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    Notiziario Religioso della comunità italiana in Germania  - redazione: T. Bassanelli    - Webmaster: A. Caponegro  IMPRESSUM

 

Notiziario religioso 1-20 giugno 2024

 

Inhaltsverzeichnis

1.     L'arcivescovo Fisichella racconta il Giubileo del 2025, fede e cultura. 1

2.     Katholikentag: i cattolici tedeschi si misurano su fede, pace e politica. 1

3.     Taiwan, i 400 anni di evangelizzazione di Tainan. 1

4.     Abusi su minori: la Chiesa conferma di essere dalla parte dei più piccoli 1

5.     Papa Francesco, “non possiamo risanare il caos esterno senza risanare quello interno”. 1

6.     Giubileo 2025. Card. De Donatis: “L’indulgenza plenaria appiana tutti i conti in sospeso con Dio”. 1

7.     Carlo Acutis sarà proclamato santo. Le reazioni del Vescovo di Assisi e della Chiesa di Milano. 1

8.     Al monastero di Heiligenkreuz crescono le vocazioni, perché i giovani attraggono i giovani 1

9.     Carlo Acutis sarà santo. Il Postulatore racconta il miracolo e la preziosa eredità del giovane. 1

10.  Papa Francesco e i bambini, una grande festa per chiedere la pace. 1

11.  Il martirio è la missione di oggi. L'udienza alle Pontificie Opere Missionarie. 1

12.  Un premio per l'Africa intitolato a Giovanni Paolo II 1

13.  Il coraggio della profezia. 1

14.  I vescovi bocciano l’autonomia differenziata: “Mina il principio di solidarietà”. 1

15.  Papa Francesco: "Dobbiamo passare dalla cultura dell'io alla cultura del noi". 1

16.  Cei. Card. Zuppi: “L’autonomia differenziata riguarda tutto il Paese”. 1

17.  Papa Francesco: "La tratta di persone è un male sistemico". 1

18.  Diocesi di Rottenburg-Stoccarda. Pellegrinaggio delle comunità italiane a Zwiefalten. 1

19.  Pellegrinaggio a Zwiefalten della Missione di Kempten. 1

20.  "Seguiamo Maria. L’umiltà è tutto. È ciò che ci salva dal Maligno". 1

21.  Il Cardinale Zuppi: "Il nostro mondo è deformato dall’onnipotenza dell’io". 1

22.  CEI, la preghiera per la pace. Il Cardinale Zuppi: "La povertà in Italia ci preoccupa". 1

23.  Il Cardinale Zenari: "Siamo tutti coinvolti nella costruzione della pace". 1

24.  Il 53° Congresso Eucaristico Internazionale: a Quito (Ecuador) l’8-15 settembre. 1

25.  Il dono dello Spirito Santo ridona dignità all’uomo. Solennità di Pentecoste. 1

26.  Papa Francesco: "L’azione dello Spirito in noi è forte e gentile". 1

27.  "La Parola di Dio fa tacere le nostre chiacchiere superficiali". 1

28.  Papa a Verona: incontro con detenuti. “La vita è sempre degna di essere vissuta”. 1

29.  Papa Francesco a Verona: "Gli accordi di pace nascono dalla realtà, non da ideologie". 1

30.  Il lavoro in Vaticano. 1

31.  Le nuove Norme sui fenomeni di presunta origine soprannaturale. 1

32.  Cosa può essere definito soprannaturale?. 1

33.  La Chiesa cambia le norme su «apparizioni» e «messaggi divini». 1

34.  www.borsepermeritouc.it. Premi e borse di studio dell’Università Cattolica. 1

35.  Astenersi dal futile, ritrovare l’essenziale. 1

 

 

1.     Katholikentag startet mit Regen. 1

2.     Katholikentag: Klimaprotest beim Kanzler-Podium.. 1

3.     Seelsorger gesucht: Fachkräftemangel in den Kirchen. 1

4.     Theologen und Mediziner fordern Ächtung von Atomwaffen. 1

5.     Beate Gilles beim Katholikentag: „Ganz selbstverständliche Ökumene“. 1

6.     Papst: Inneres Chaos beseitigen, um Chaos in der Welt zu heilen. 1

7.     Katholikentag startet - Wohin steuern Kirche und Gesellschaft. 1

8.     Papst zum Katholikentag: „Ich wünsche euch fruchtbare Tage“. 1

9.     Weihbischof Dr. Dominicus Meier OSB wird neuer Bischof von Osnabrück. 1

10.  Ein Benediktiner wird neuer Bischof von Osnabrück. 1

11.  Italien: Mafia-Mentalität ist dort, wo Individualismus herrscht. 1

12.  Papst bittet im Juni um Gebet für Migranten. 1

13.  Reaktion auf Medienberichte: „In der Kirche ist Platz für alle“. 1

14.  „Lust auf Leistung – oder das Ende der Leistungsgesellschaft?“ Jahrestagung des Cusanuswerks 2024. 1

15.  Bischof Bätzing: „Rom ist kein Gegner“. 1

16.  Katholisches Bistum und evangelische Landeskirche kooperieren. 1

17.  Unicef-Direktorin beim Papst: Frieden und Schutz der Kinder 1

18.  Solidarität mit dem ukrainischen Volk. 1

19.  Ditib verklagt Land wegen Islamunterricht 1

20.  Küsschen für Franziskus: „Ich bin voller Freude“. 1

21.  Papstmesse: Papst erklärt Kindern die Dreifaltigkeit. 1

22.  Papst an Missionswerke-Direktoren: Unermüdliches Zugehen. 1

23.  Deutscher Militärbischof: Freiheit notfalls mit Waffen verteidigen. 1

24.  Weltkindertag: Papst und Kinder setzen Friedenszeichen. 1

25.  Ökumenischer Gottesdienst zum DFB-Pokalfinale. Bischof Oster und Präses Latzel ermutigen zu „Teamgeist“. 1

26.  Missbrauchsaufarbeitung: Italiens Bischöfe wollen Kongress. 1

27.  Jugend auf Kurs für Synode, Heiliges Jahr und WJT. 1

28.  Internationale Ministrantenwallfahrt vom 29. Juli bis 3. August 2024. 1

29.  Ein Erfahrungsbericht. Was uns die Toten über das Leben lehren. 1

30.  Hollerich warnt vor Faschismus - und vor Gleichgültigkeit 1

31.  75 Jahre Grundgesetz der Bundesrepublik Deutschland. Ökumenischer Gottesdienst zum Auftakt der Feierlichkeiten. 1

32.  Carlo Acutis wird heiliggesprochen. 1

33.  Deutschland feiert das Grundgesetz. Katholische Kirche beim Demokratiefest in Berlin vertreten. 1

34.  Weltsynode: Kirche in Deutschland für starke Erneuerung. 1

35.  „Demut ist alles“. 1

36.  Weltsynode: „Für eine synodale Kirche“. 1

37.  Synodales Gremium im Erzbistum München am Start 1

38.  Papst spricht hinter verschlossenen Türen mit Italiens Bischöfen. 1

39.  Schweiz: Religionsgemeinschaften rufen zur Flüchtlingshilfe auf 1

40.  Papst: Jede Ideologie ist böse, besonders der Antisemitismus. 1

41.  Für ein baldiges Ende der Kriege. 1

42.  Papst in Verona: Der Heilige Geist schafft die Harmonie in der Kirche. 1

43.  Papst in Verona: „Habt keine Angst vor Konflikten“. 1

44.  Indien. Gefahr der Abspaltung. 1

45.  „Entspannt leben ist anders“. 1

46.  Offen für das Geheimnis. 1

47.  Priesterstudie veröffentlicht. Junge Priester kommen aus meist volkskirchlichen Strukturen. 1

48.  Vatikan: Neue Normen zu mutmaßlichen übernatürlichen Phänomenen. 1

49.  Katholischer Kinder- und Jugendbuchpreis 2024 verliehen. 1

50.  „Bei Ihnen sein“: Jerusalemer Kardinal Pizzaballa in Gaza. 1

51.  Klimacrise. Papst: „Neue Finanzarchitektur erforderlich“. 1

 

 

 

L'arcivescovo Fisichella racconta il Giubileo del 2025, fede e cultura

 

Città del Vaticano. L'arcivescovo Rino Fisichella è il pro-prefetto per la Sezione della Nuova Evangelizzazione del Dicastero per l'Evangelizzazione.

Di recente, in un'intervista con Andreas Thonhauser, capo ufficio di Roma di EWTN, ha parlato dei preparativi del Giubileo 2025 e del perché è importante prepararsi al giubileo pregando come pellegrini della speranza.

L'arcivescovo Fisichella, 72 anni, spiega anche le sfide in un contesto di declino del cristianesimo e di crisi della fede in Occidente, e la speranza che sta nascendo dalla Chiesa cattolica in Africa e in Asia.

Eccellenza, lei è responsabile della preparazione e dell'organizzazione del Giubileo 2025. Come procedono le cose?

Le cose vanno bene. Dobbiamo aspettare qualche settimana per il primo evento ufficiale del Giubileo, ma devo dire che la preparazione è a buon punto. È complicato perché vorrei che più persone si impegnassero, che non fosse solo qualcosa che viene dal dicastero, visto che il giubileo è un evento popolare, qualcosa del popolo. È la nostra gente che ama fare un'esperienza spirituale come questa. Per questo motivo, il mio desiderio è di avere persone di diverse associazioni, movimenti, parrocchie, sacerdoti, vescovi, laici tutti impegnati nella preparazione.

Ci sono più di 700 persone coinvolte in questo giubileo che lavorano con voi. È un evento piuttosto importante che dura un anno, anche per la città di Roma.

Sì, non c'è bisogno che me lo dica lei, perché questo è un momento molto partecipato. Posso dire che quasi ogni giorno contatto il governo italiano e la città di Roma. Questo è importante, perché ci aspettiamo circa 32 milioni di pellegrini a Roma. E poi, prima di tutto, dovreste essere in grado di dare la possibilità di un'accoglienza in città garantendo la sicurezza.

Sappiamo che questo è un momento particolare in tutto il mondo, ma Roma è percepita come una città sicura perché è davvero una macchina molto complessa che è in grado nell'organizzazione di fornire una città sicura. E poi i trasporti, che sono un grosso problema per la città di Roma. Stiamo studiando il modo migliore per facilitare i trasporti da una parte all'altra della città. Poi la salute, la garanzia della salute. Ci sono così tante cose quando si pensa all'accoglienza dei pellegrini per un anno intero. Solo immaginare come possa essere l'organizzazione fa diventare più o meno matti. Le nostre nuove stime mostrano anche quanti pellegrini arriveranno per tutto l'anno.

Non è il mio studio, quindi quando il governo italiano mi ha chiesto quante persone sarebbero potute venire per il giubileo non ho saputo rispondere. Anche per me era una domanda senza risposta. Ho chiesto alla facoltà di sociologia della città di Roma di preparare una proiezione di quante persone sarebbero dovute venire.

Hanno detto 32 milioni. Anche dagli Stati Uniti ci aspettiamo che vengano circa 2,5 milioni di persone per il Giubileo.

Alcuni commentatori dei media hanno detto subito che Roma potrebbe non essere preparata. C'è il timore che non sia una buona esperienza se la gente viene qui. Perché dovrebbe incoraggiare le persone a venire a Roma di persona?

No, non sono assolutamente d'accordo con questo commento. Roma sarà pronta e sarà anche una città sicura. Questo è certo. Come responsabile della Santa Sede a questo proposito e come responsabile della partecipazione a tutti gli incontri con il governo e la città di Roma, posso assicurarle che dal momento dell'inizio del giubileo, e per tutto l'Anno Santo, la città sarà pronta a dare la migliore accoglienza a tutti.

Lei ha spesso ripetuto che siamo tutti “pellegrini della speranza”. Questo è anche il motto dell'anno giubilare. Potrebbe spiegare meglio questo concetto? Perché la speranza è così importante, soprattutto oggi?

Penso che Papa Francesco abbia avuto un'ottima intuizione al riguardo. In due parole si può racchiudere una questione molto importante per tutti, non solo per i credenti: pellegrini e speranza. Pellegrino, perché questo è il simbolo della nostra vita. Stiamo camminando, e dall'inizio alla fine è un cammino. Dobbiamo capire come e dove stiamo andando, perché il pellegrino sa dove sta andando. Altrimenti non è un pellegrinaggio, è un'altra cosa. È qualcuno che cammina per strada, ma non è un pellegrino. Per essere un pellegrino, bisogna camminare e conoscere la meta del proprio cammino.

E poi, la speranza. La gente oggi ha bisogno di speranza. Siamo abituati a parlare di fede e di carità. Nelle nostre catechesi e nelle nostre omelie, il nostro annuncio è essenzialmente sulla fede e sulla carità. E dimentichiamo la speranza. E questo è davvero un rischio per l'evangelizzazione.

C'è una storia molto interessante scritta nel secolo scorso da un autore francese, Charles Péguy. Charles Péguy ha scritto delle due sorelle maggiori: Fede e Carità.

Sembra che le persone, i cristiani, guardino solo alla fede e alla carità. Non si accorgono che c'è un'altra figlia, la terza sorella che è nascosta, perché nessuno la cerca. È la più importante perché prende la mano della fede e della carità e ci permette di andare a Dio. Penso che una riflessione sulla speranza sia molto importante, perché abbiamo molte domande a cui non sappiamo rispondere se non abbiamo speranza. Andreas Thonhauser, Aci 31

 

 

 

Katholikentag: i cattolici tedeschi si misurano su fede, pace e politica

 

Cinque giorni a Erfurt, capitale della Turingia, fra dibattiti, arte e cultura, momenti di preghiera. Il tradizionale appuntamento dei cattolici tedeschi è giunto all'edizione numero 103. La comunità cristiana fa i conti con la secolarizzazione e con il delicato momento politico ed elettorale

Ha preso avvio a Erfurt, capitale della Turingia, nel cuore della Germania, la 103ma Giornata cattolica tedesca, il Katholikentag. Alla cerimonia di apertura di ieri sera (i lavori proseguiranno fino al 2 giugno) sulla piazza del Duomo ha partecipato anche il Presidente federale Frank-Walter Steinmeier. All’incontro sono attesi 20.000 partecipanti provenienti da tutta la Germania, tra cui molti rappresentanti di spicco della Chiesa e della politica, tra cui il cancelliere Olaf Scholz e diversi ministri. Fino a domenica sono previsti circa 500 eventi, tra cui numerosi dibattiti su temi attuali, socio-politici ed ecclesiali. Il motto della Giornata cattolica è: “Il futuro appartiene all’uomo di pace”. I temi guerra e pace, progresso digitale, democrazia, cambiamento climatico, giustizia sociale e lotta all’estremismo determinano il contenuto del programma, ha sottolineato in qualità di organizzatore il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK).

Dialogo a 360 gradi. L’organizzazione unitaria dei laici cattolici tedeschi organizza la Giornata cattolica insieme alla diocesi ospitante di Erfurt. Oltre ad un’ampia offerta religiosa, sono previsti circa 150 eventi culturali con musica, teatro, danza e cabaret. Mons. Ulrich Neymeyr, vescovo di Erfurt, ha evidenziato come il Katholikentag “non cerchi solo il dialogo con i cristiani, ma con tutte le persone”. Il tema in Turingia è quotidiano, dato che nel Land solo circa un quarto della popolazione si dichiara cristiana.

Elezioni e pace. Il fatto che il Katholikentag sia posizionato nel mezzo di un anno con molti appuntamenti elettorali, nel mondo, europei e locali, rende particolarmente importante l’appuntamento, a scanso dei pochi partecipanti (negli anni passati la partecipazione era stata molto più elevata). Domenica scorsa si sono svolte le elezioni locali nello stato della Turingia, la cui capitale è Erfurt. Una settimana dopo il grande evento cristiano, il 9 giugno, si terranno le elezioni europee e quelle locali in altri otto Länder federali. A settembre si terranno le elezioni regionali in Turingia, Sassonia e Brandeburgo: in tutti e tre i Länder l’AfD (Alternative für Deutschland – Alternativa per la Germania, partito populista di estrema destra) è chiaramente in vantaggio nei sondaggi. Il fatto che l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione classifichi le loro associazioni regionali in Sassonia e Turingia come estremiste di destra non ne sminuisce la popolarità. Il Katholikentag si è tuttavia espresso esplicitamente contro la presenza sul palco di rappresentanti dell’AfD come ospiti in dialogo. I cattolici a Erfurt “non possono essere neutrali, debbono prendere una posizione netta”, ha ribadito in questi giorni la presidente della ZdK, Irme Stetter-Karp: “La nostra posizione è: la pace ha bisogno di qualcosa di più dell’assenza di guerra. La pace ha bisogno di persone che si impegnano ogni giorno per garantire che la violenza, l’esclusione, l’odio non abbiano posto”.

Temi d’attualità. Nelle intenzioni dei promotori il Katholikentag riprende il ruolo di “motivatore” della comunità cattolica, segnata da un ulteriore processo di secolarizzazione nel Paese. Importante anche l’aspetto del dialogo tra i cattolici e le altre confessioni cristiane. “Ciò promuove il senso di comunità e rafforza la solidarietà all’interno della Chiesa”, viene spiegato. L’evento fornisce inoltre “una piattaforma per lo scambio di esperienze e idee tra credenti, organizzazioni ecclesiali e comunità”. Il Katholikentag offre allo stesso tempo l’opportunità di discutere le attuali questioni sociali e politiche dal punto di vista della fede. Temi come la giustizia sociale, la pace, la tutela dell’ambiente e la tutela della vita “sono più attuali che mai e necessitano non solo di spazio di dibattito, ma anche di chiare posizioni” dalla comunità cristiana. Massimo Lavena, sir 30

 

 

 

Taiwan, i 400 anni di evangelizzazione di Tainan

 

Comincia con 89 battesimi il “Giubileo” della diocesi di Tainan, nel Sud di Taiwan. Per raccontare una storia di evangelizzazione - Di Andrea Gagliarducci

Tainan. La città di Tainan dista 90 minuti di treno alta velocità della capitale di Taiwan Taipei. È nata su un antico insediamento olandese, e quest’anno la città ha lanciato un grande piano per commemorarne il 400esimo anniversario dalla Fondazione. Ma la diocesi non è da meno, e ha lanciato il grande Giubileo per i 400 anni di evangelizzazione. Perché Tainan, già capitale culturale dell’antica isola di Formosa, è stata da sempre meta di Evangelizzazione.

Così, al programma civile “Tainan 400” si è affiancato il programma religioso “Tainan 400. Evangelizzazione 400”. Il 6 aprile, il grande giubileo della diocesi di Taiwan è stato lanciato con una messa del vescovo John Baptist Huang min-Cheng, durante la quale sono stati celebrati ben 89 battesimi. Erano oltre mille i fedeli che hanno assistito alla cerimonia, tra cui l’incaricato di affari della Santa Sede in Cina, monsignor Stefano Mazzotti, e tutti gli altri vescovi taiwanesi.

Il vescovo Huang ha descritto la chiesa come una barca, e ha affermato che “con la protezione di Dio, tutti lavorano duramente per farla avanzare”.

Il programma “Evangelizzazione 400” prevede anche corsi di formazione per i catechisti e attività culturali. SI concluderà a dicembre con l’apertura del Giubileo 2025.

Il programma si affianca a quello della città di Tainan, che nel 1624, nell’età delle scoperte, divenne un punto nevralgico per gli esploratori. La città nasce da quella che una volta era una fortezza olandese.

Sebbene la prima evangelizzazione dell’isola è collegata alla missione portoghese in Asia, i cattolici della città si vedono come connessi nella storia e nella cultura della città. I primi europei ad arrivare a Taiwan furono i primi europei ad arrivare a Taiwan nel 1517. La chiamarono Ilha Formosa, Bellissima Isola, ma non la reclamarono perché si erano già basati in India.

Gli olandesi approdarono a Penghu, nello Stretto di Taiwan, nel 1622 e le autorità cinesi gli spinsero sull’isola non occupata. Nel 1624, costruirono un forte nell’attuale area di Tainan, che divenne la base per il loro commercio nei successi 40 anni.

Tainan è stata la capitale politica e culurale di Taiwan durante il periodo coloniale e sotto la dinastia Qing.

La diocesi di Tainan è stata stabilita nel 1961, e conta circa 8300 cattolici divisi in 47 parrocchie. Aci 30

 

 

 

 

Abusi su minori: la Chiesa conferma di essere dalla parte dei più piccoli

 

Una botola che immette in uno scenario spaventoso, non solo per la crudeltà dei reati, ma perché a soffrire sono i bambini, a volte, persino i neonati. Il tema degli abusi sui minori necessita di attenzione da parte di ogni attore della società: ciascuno infatti può avere davanti agli occhi i segnali che permettono di salvare le vittime. Sui passi compiuti nella lotta alla piaga, si è parlato a Roma, al convegno “Abusi sui minori. Una lettura del contesto italiano (2001-2021)”, promosso dalla Conferenza episcopale italiana e dall’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.

Una botola che immette in uno scenario spaventoso, non solo per la crudeltà dei reati, ma perché a soffrire sono i bambini, a volte, persino i neonati. Il tema degli abusi sui minori necessita di attenzione da parte di ogni attore della società: ciascuno infatti può avere davanti agli occhi i segnali che permettono di salvare le vittime. Sui passi compiuti nella lotta alla piaga, si è parlato a Roma, al convegno “Abusi sui minori. Una lettura del contesto italiano (2001-2021)”, promosso dalla Conferenza episcopale italiana e dall’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.

I numeri sono impressionanti: nel mondo, secondo l’indagine Childlight, pubblicata dall’Università di Edimburgo a maggio di quest’anno, sono 300 milioni i bambini vittime di abusi sessuali online e di sfruttamento. In particolare, un bambino su otto a livello globale è stato vittima di acquisizione, condivisione di immagini e video di natura sessuale negli ultimi dodici mesi.

Di fronte a questo scenario, la Chiesa non si volta dall’altra parte. Nel 2019 la Cei ha pubblicato delle linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Da allora, sono stati aperti centri di ascolto e attivati i servizi diocesani. “Ci siamo impegnati a cercare il bene dei piccoli, in un clima di dialogo e stima verso tutti i soggetti vivi della società civile”, spiega monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei. “La persona – sottolinea – è libera di rivolgersi alla Chiesa e allo Stato o solo alla Chiesa o allo Stato. Nelle linee guida abbiamo scritto che c’è un impegno nostro a segnalare, una volta fatte le prime indagini, per dialogare con l’autorità giudiziaria. Quando c’è l’evidenza di un pericolo imminente lo facciamo senz’altro”. “Se l’indagine previa – aggiunge – verifica la fondatezza dell’accusa, c’è un dovere morale di riferirci all’autorità giudiziaria, tranne che non ci siano evidenti ragioni per cui una persona adulta si opponga a questo. Se invece, constatiamo che vi è un pericolo imminente o una situazione in corso, nelle linee guida, ci siamo impegnati a ricorrere all’autorità giudiziaria per segnalare il caso”. Il segretario della Cei sottolinea inoltre che lo sforzo della Chiesa è orientato all’emersione degli abusi attraverso “un clima di fiducia”, una fiducia che “dipende dalla diffusione – precisa – di una cultura che ci stiamo impegnando a fare, creando luoghi di emersione tramite incontri e seminari”.

A sottolineare il ruolo della Chiesa nel percorso culturale e sociale del nostro Paese contro il genere di delitti, è Ketty Vaccaro, responsabile del settore salute e welfare del Censis. In base ai dati Istat, in Italia nel 2022, i minori vittime sono stati 5mila, di cui 2500 per reati sessuali, cresciuti del 23% rispetto alla rilevazione del 2007. “Sono comunque numeri piccoli – critica Vaccaro – rispetto all’entità del fenomeno”. C’è poi una specificità di genere che si riscontra nei reati sessuali perché l’83% delle vittime è di sesso femminile. Al contrario, le vittime con meno di 14 anni sono soprattutto i maschi mentre, sopra i 14 anni, la quota femminile è più alta. “Ciò segnala – commenta Vaccaro – che dal punto di vista sociologico l’oggettivazione dei bambini maschi è più forte sotto questa soglia”.

Negli ultimi anni, l’esplosione della diffusione di internet ha prodotto delle conseguenze; nel 2022 secondo l’Istat, la quota degli utenti dai 6 anni in su è del 78,5%. “Questo – suggerisce l’esperta – è un elemento sentinella che deve farci allarmare, è chiaro che sono più esposti a tutti i rischi”.

Anche nello sport, il fenomeno è rilevante e si è iniziato a prendere provvedimenti per permettere alle vittime di denunciare. Ciò che emerge però è solo la punta dell’iceberg. “Nel 2021 – rammenta l’avvocato Fabrizio Cacace – il legislatore ha imposto il certificato penale per coloro che entrano in contatto con i minori nel mondo dello sport. Nel 2018, il fenomeno era in aumento, stessa cosa nel 2019. Nel 2020 e 2021 sono diminuiti i casi grazie alla mancanza di contatti per colpa del Covid-19, ma nel 2022 il numero è salito del 122% e nel 2023 dell’80%. Il primo sport ad avere più segnalazioni, è la scherma, seguito dagli sport equestri. Quando ho cominciato a interessarmi del problema, come procuratore federale, ho cominciato a vedere, ascoltando le vittime. Il problema più serio deriva dalla comunità che non vede o non vuole vedere. La prevalenza degli abusi – rileva – avviene negli sport agonistici perché danno maggiore possibilità di isolamento”.

A descrivere l’azione svolta dalla Chiesa è poi monsignor Luis Manuel Ali Herrera, neo segretario Pontificia Commissione tutela minori. “Voglio sottolineare – afferma – l’importanza di continuare a lavorare insieme. Insieme possiamo promuovere ulteriormente la cultura della tutela in tutto il territorio, in modo che le vittime possano riacquistare la fiducia perduta e sentirsi libere di denunciare quanto loro accaduto senza la paura di non essere ascoltati”.

Un’altra testimonianza è portata da monsignor John Joseph Kennedy, segretario della sezione disciplinare del Dicastero per la dottrina della fede. “I nostri casi – spiega, a proposito dell’attività svolta nella sezione – appartengono alla condizione e alla fragilità umana. Per me, ogni caso è urgente e la nostra sfida è di iniziare bene ogni caso e concluderlo in breve tempo. Ho provato in questi anni a capire che cosa spinge una persona a compiere questi delitti e non sono ancora arrivato ad una risposta adeguata. Il nostro lavoro è di aiutare il Santo Padre nella sua missione universale e di essere uno strumento nelle sue mani”.

Dal punto di vista di chi svolge le indagini sui reati, arriva l’invito a far crescere la consapevolezza nell’opinione pubblica riguardo agli abusi. Solo nel 2023, il Centro nazionale per contrasto alla pedopornografia online della Polizia di Stato ha trattato 2702 casi, indagato 1239 persone, condotto 927 perquisizioni e messo in black list 2739 siti. “I numeri – osserva Barbara Strappato, dirigente della Polizia postale – ci dicono che si denuncia di più rispetto a prima e che l’attività di repressione funziona e che gli autori dei reati sono più giovani (meno di 50 anni) e vittime sempre più giovani”. Ai genitori, in particolare, la dirigente della Polizia postale chiede di non pubblicare filmati e foto dei minori sui social che potrebbero essere modificate dall’intelligenza artificiale per altri scopi illeciti e di evitare l’accesso ai social prima dei 14 anni, così come stabilito dalle norme.

Da pioniere della lotta alla pedopornografia on line, don Fortunato Di Noto, fondatore della associazione Meter nata 33 anni fa, lancia la necessità di rivedere i sistemi di contrasto. “Le società di informatica potrebbero fornire alle forze di polizia l’individuazione dei soggetti che divulgano i contenuti pedopornografici, così come potrebbero individuare i bambini vittime”. La sfida alla pedopornografia “non è un gioco”, sottolinea ancora. “Solo in Europa abbiamo 19 milioni di abusi. Se lo dice un prete, viene criticato, sebbene i numeri siano quelli. C’è una diffusa diffidenza sociale. Per tutta la mia vita ho denunciato anche i preti che si sono macchiati di questi reati. Evidentemente bisogna creare una coscienza collettiva perché, ancora oggi, di fronte a questi numeri, c’è qualcuno che fa negazionismo”.

Al termine del convegno, Chiara Griffini, psicologa forense, neo presidente del Servizio Nazionale per la tutela dei minori della Cei, ha presentato una ricerca, che partirà a breve e terminerà a fine 2015, per conoscere, dal punto di vista quantitativo e qualitativo, i crimini, le vittime e la reazione della Chiesa ai casi. M. Elisabetta Gramolini, Sir 29

 

 

 

Papa Francesco, “non possiamo risanare il caos esterno senza risanare quello interno”

 

Papa Francesco inizia un nuovo ciclo di catechesi sullo Spirito Santo come guida verso Gesù Nostra Speranza - Di Andrea Gagliarducci

Città del Vaticano. “C’è un caos esterno – sociale e politico – e un caos interno ad ognuno di noi. Non si può sanare il primo, se non si comincia a risanare il secondo”. Papa Francesco lo sottolinea al termine della catechesi dell’udienza generale, la prima di un nuovo ciclo che Papa Francesco definisce come “un percorso dall’alba fino al meriggio”, e che toccherà “le tre grandi tappe della storia della Salvezza” (Antico Testamento, Nuovo Testamento, Tempo della Chiesa). Titolo della serie è: “Lo Spirito e la Sposa. Lo Spirito Santo guida il popolo di Dio incontro a Gesù nostra speranza”.

Si comincia, insomma, con l’Antico Testamento, che non è “archeologia biblica”, spiega Papa Francesco in una assolata piazza San Pietro, anzi serve a capire che “quanto è donato come promessa nell’Antico Testamento si è realizzato pienamente in Cristo”.

Papa Francesco comincia proprio con i primi versetti della Bibbia, dove lo Spirito di Dio appare “come la potenza misteriosa che fa passare il mondo dal suo iniziale stato informe, deserto e tenebroso, al suo stato ordinato e armonioso. In altre parole, è Colui che fa passare dal caos al cosmo, cioè dalla confusione a qualcosa di bello e di ordinato”, perché questo significa cosmo.

Nel Nuovo Testamento, aggiunge il Papa, viene poi descritto “l’intervento dello Spirito Santo nella nuova creazione, servendosi proprio delle immagini che si leggono a proposito dell’origine del mondo”, dalla colomba che aleggia sul Giordano nel Battesimo Gesù, al soffio sui discepoli di Gesù nel cenacolo, e poi nella novità introdotta da Paolo, che nella lettera ai Romani parla di un universo che “geme e soffre come nelle doglie del parto”.  

E la sofferenza è causata dall’uomo, dato che “l’Apostolo vede la causa della sofferenza del creato nella corruzione e nel peccato dell’umanità che lo ha trascinato nella sua alienazione da Dio. Questo resta vero oggi come allora”.

Osserva Papa Francesco: “Vediamo lo scempio che del creato ha fatto e continua a fare l’umanità, soprattutto quella parte di essa che ha maggiori capacità di sfruttamento delle sue risorse”. Il Papa indica in San Francesco d’Assisi un esempio con la sua via della contemplazione e della lode, e in fondo – dice Papa Francesco, citando San Paolo – nel Gloria si dice “i cieli e la terra sono pieni della tua gloria”, ne sono “gravidi” ma hanno “bisogno delle mani di una buona levatrice”, cosa che significa che si deve “anteporre la gioia del contemplare a quella del possedere”.

Papa Francesco sottolinea che “il nostro cuore assomiglia a quell’abisso deserto e tenebroso dei primi versetti della Genesi”, in cui “si agitano sentimenti e desideri opposti: quelli della carne e quelli dello spirito”.

Conclude dunque Papa Francesco: “C’è un caos esterno – sociale e politico – e un caos interno ad ognuno di noi. Non si può sanare il primo, se non si comincia a risanare il secondo! Facciamo un bel lavoro per fare chiarezza interiore, è la potenza di Dio che fa questo, apriamo il cuore perché possa farlo. Che questa riflessione susciti in noi il desiderio di fare esperienza dello Spirito Santo creatore”. Aci 29

 

 

 

Giubileo 2025. Card. De Donatis: “L’indulgenza plenaria appiana tutti i conti in sospeso con Dio”

 

"Il fedele che adempie alle condizioni stabilite e ottiene l’indulgenza è come se uscisse di nuovo, in quel momento, dal fonte battesimale, tornando cioè allo stato di grazia originale del Battesimo". Parla il card. Angelo De Donatis, penitenziere maggiore - Riccardo Benotti

 “Amministrare la misericordia, dalla prospettiva della Penitenzieria, significa veramente sperimentare quanto sia infinito l’amore del Padre per ognuno di noi”. Il card. Angelo De Donatis, penitenziere maggiore, spiega le nuove norme per ottenere l’indulgenza durante il Giubileo 2025.

Eminenza, Lei è alla guida di un organismo speciale all’interno della Chiesa: il Tribunale della Misericordia.

La Penitenzieria Apostolica è l’organismo della Curia Romana che si occupa di amministrare la misericordia di Dio a nome e per conto del Santo Padre. È perciò un tribunale, ma un tribunale del tutto speciale: la sua giurisdizione, infatti, si estende sul solo foro interno, cioè l’ambito intimo dei rapporti tra il fedele e Dio, e non ha ricadute nella sfera pubblica. Questo conferisce al suo agire alcune caratteristiche peculiari – l’iniziativa libera da parte del fedele, la assoluta riservatezza, la natura giuridica remissiva – che lo rendono a tutti gli effetti un “Tribunale della Misericordia”:

l’unica sentenza che può essere emessa è il perdono, la dispensa, la grazia!

Lo stesso Papa Francesco, qualche anno fa, ha riconosciuto che “questo della Penitenzieria è il tipo di Tribunale che mi piace davvero! Perché è un ‘tribunale della misericordia’, al quale ci si rivolge per ottenere quell’indispensabile medicina per la nostra anima che è la Misericordia Divina!”.

Cosa significa amministrare la misericordia?

La Penitenzieria Apostolica nel foro interno concede principalmente l’assoluzione dalle censure riservate, la dispensa dalle irregolarità per ricevere o esercitare il sacramento dell’Ordine ed altre grazie, normalmente per il tramite dei confessori. Essa è inoltre competente per la concessione e l’uso delle indulgenze, che potremmo definire un “surplus” della misericordia divina e che saranno al centro in maniera particolare del prossimo tempo giubilare. Posso perciò testimoniare che amministrare la misericordia, dalla prospettiva della Penitenzieria, significa veramente sperimentare quanto sia infinito l’amore del Padre per ognuno di noi e quanta sia sconfinata la compassione di un Dio che non si stanca mai di riabbracciare a sé il figlio che si era perduto, per quanto grande sia stata la sua colpa, per quanto lontano egli si sia allontanato!

Il Giubileo alle porte sarà anche un tempo di grazia personale?

Certamente, l’auspicio del Santo Padre e di tutta la Chiesa è che il prossimo Anno Santo possa essere vissuto da ciascuno come un tempo propizio, un vero anno di grazia per riscoprire l’intimità con il Signore, attraverso le molteplici occasioni offerte e, soprattutto, nella preghiera personale e comunitaria. Proprio per recuperare il desiderio di stare alla presenza del Signore, ascoltarlo e adorarlo, Papa Francesco ha voluto che il Giubileo del 2025 fosse preparato da un anno particolarmente dedicato alla preghiera.

Perché un Anno della preghiera?

Grazie alla preghiera potremo arrivare con cuore pronto ad accogliere i doni spirituali che il Giubileo offre e sperimentare così la tenerezza dell’amore di Dio nel sacramento della Riconciliazione e nell’ottenimento delle Indulgenze. Ogni battezzato, rinnovata e vivificata la propria relazione con Dio, si farà a sua volta testimone con i suoi fratelli e le sue sorelle, vivendo la legge dell’amore nei diversi ambiti in cui si trova. Nessuno sforzo verso il mondo avrà successo se prima non avviene in ciascuno di noi l’incontro personale con il Creatore, in un dialogo “cuore a cuore” capace di trasformare la vita.

Nella Bolla di Indizione, il Santo Padre parla di un momento storico in cui “immemore dei drammi del passato, l’umanità è sottoposta a una nuova e difficile prova che vede tante popolazioni oppresse dalla brutalità della violenza” e chiama tutti i cristiani a farsi pellegrini di speranza. Cosa significa?

Tutti i Giubilei portano in sé un anelito di speranza, l’occasione per ristabilire il giusto rapporto con Dio e con i fratelli. Papa Francesco però ha voluto richiamare i fedeli ancor più esplicitamente, nel prossimo Anno Santo, a farsi pellegrini di speranza. Questo perché gli eventi politici e sociali che stiamo vivendo a livello mondiale – penso alle tante guerre vicine e lontane, alle violenze perpetrate contro vittime innocenti, alle difficoltà economiche dovute allo sfruttamento e all’ingiustizia sociale – sembrano contraddire e soffocare in tutti i modi questo orizzonte di speranza. Anche a livello personale, quanti di noi sono oppressi dalle preoccupazioni, dalla mancanza di lavoro, dalle difficoltà affettive e familiari al punto da aver smarrito, in alcuni casi, la speranza di risollevarsi.

La ricorrenza giubilare ci vuole mostrare che un mondo diverso è possibile, se si ha Cristo nel cuore e se si fa di Lui la bussola sulla quale orientare tutta la nostra vita, la pietra sulla quale fondare la nostra speranza.

Un Anno Santo per ricominciare?

L’Anno Santo può essere veramente un anno di Grazia e di grande rinnovamento, personale e comunitario. Solo qualche giorno fa, rivolgendosi ai detenuti e al personale del carcere di Montorio, presso Verona, il Santo Padre incoraggiava gli ascoltatori con queste parole: “Tra pochi mesi inizierà l’Anno Santo: un anno di conversione, di rinnovamento e di liberazione per tutta la Chiesa; un anno di misericordia, in cui deporre la zavorra del passato e rinnovare lo slancio verso il futuro; in cui celebrare la possibilità di un cambiamento, per essere e, dove necessario, tornare ad essere veramente noi stessi, donando il meglio. Sia anche questo un segno che ci aiuti a rialzarci e a riprendere in mano, con fiducia, ogni giorno della nostra vita”. Facciamo nostre queste parole, custodiamole nel nostro cuore!

Qual è la differenza tra l’assoluzione sacramentale della confessione e l’ottenimento dell’indulgenza plenaria?

Fin dal primo Giubileo della storia, quello del 1300, Papa Bonifacio VIII ha voluto che l’indulgenza giubilare potesse ottenere ai pellegrini la cancellazione non solo del peccato – che si ottiene ordinariamente con la confessione sacramentale – ma anche di tutte quelle “scorie” che ci portiamo dietro come conseguenza del peccato. A livello tecnico,

la Chiesa definisce l’indulgenza come la remissione delle pene temporali per i peccati commessi. Anche dopo l’assoluzione sacramentale della colpa, infatti, rimangono le conseguenze per i peccati commessi e il dovere della riparazione in capo al penitente. L’indulgenza condona anche questi debiti, appiana tutti i conti rimasti in sospeso con Dio.

In pratica, il fedele che adempie alle condizioni stabilite e ottiene l’indulgenza è come se uscisse di nuovo, in quel momento, dal fonte battesimale, tornando cioè allo stato di grazia originale del Battesimo. Un vero miracolo della grazia!

L’indulgenza plenaria, dunque, come segno tangibile della misericordia di Dio?

Potremmo definire l’indulgenza come il dono totale e pienissimo della misericordia di Dio, a complemento, in un certo senso, del perdono delle colpe che riceviamo quando il sacerdote ci assolve dai peccati. Essa è il segno di come l’amore di Dio ecceda in ogni caso tutto il possibile male compiuto dall’uomo. La concessione dell’indulgenza giubilare è una prerogativa propria del Papa in quanto successore dell’apostolo Pietro, al quale Gesù ha promesso: “Tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,9). Egli attinge questo “surplus” di misericordia divina, che ottiene non solo il perdono dei peccati ma anche la remissione delle pene temporali ad essi legate, dall’infinito tesoro spirituale della Chiesa, costituito dal sacrificio di Cristo sulla croce e dai meriti di Maria SS.ma e di tutti i santi.

In un mondo così segnato dalla corporeità, è difficile immaginare che si possano ottenere benefici per l’anima. Eppure l’indulgenza ricorda a tutti che c’è una dimensione interiore che deve essere coltivata…

È oggi quanto mai urgente ritrovare la dimensione spirituale, in un contesto che in ogni modo tende a mettere al primo posto, invece, i desideri del corpo, così che a volte abbiamo la sensazione di essere ripiegati sulle cose della terra e sempre più incapaci di alzare gli occhi al cielo. Le indulgenze sono un prezioso strumento che ci aiuta a riscoprire questa dimensione spirituale.

Penso alle indulgenze che possiamo facilmente conseguire durante la giornata attraverso semplici pratiche, per esempio recitando una giaculatoria, compiendo un piccolo gesto penitenziale o un atto di carità, dedicando un breve tempo per la lettura di un brano delle Scritture.

Tutti questi atti, ai quali è connessa l’indulgenza parziale come previsto dall’Enchiridion indulgenziarum, ci aiutano a mantenere il nostro cuore sintonizzato con quello di Gesù, a non farci distrarre dalle numerose occupazioni che scandiscono la nostra giornata. Questo vale a maggior ragione nel caso dell’indulgenza plenaria legata al Giubileo. Prendiamo solo l’immagine del pellegrinaggio, fin da subito indissolubilmente legata alle pratiche giubilari: chi si mette in cammino intraprende (anche fisicamente) un’esperienza di conversione, di ri-orientamento della propria vita verso la santità.

Ma l’indulgenza non riguarda soltanto l’aspetto spirituale?

La pratica delle indulgenze riesce a coniugare in splendida sintesi entrambe le dimensioni della persona: quella spirituale e quella corporale. Sarebbe infatti altrettanto riduttivo prediligere esclusivamente l’aspetto spirituale, ignorando del tutto i bisogni fisici e materiali che tutti noi abbiamo. La sapienza della Chiesa ha sempre insegnato il giusto equilibrio tra le due componenti e non a caso, nelle Disposizioni emanate dalla Penitenzieria Apostolica per l’ottenimento dell’indulgenza nel prossimo Anno Santo, essa viene concessa, per esempio, a quanti compiono opere di carità e di misericordia, anche corporale, nei confronti dei fratelli. Potremo così realizzare l’auspicio di Papa Francesco di “essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio” (Spes non confundit, 10).

Perché tra le opere di penitenza è stata prevista anche l’astinenza di almeno un giorno da futili distrazioni “reali ma anche virtuali, indotte ad esempio dai media e dai social network”?

Distaccarsi per un certo tempo dalle nostre tante occupazioni, talvolta superflue, e dagli innumerevoli stimoli che la società odierna ci propone, soprattutto attraverso i dispositivi digitali e i social network a cui difficilmente rinunciamo, significa fermarsi a riscoprire quell’“unum necessarium” indicato da Gesù: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10,41-42). Si tratta di un esercizio assai utile, una pratica di penitenza che, tuttavia, non deve essere intesa come fine a sé stessa: essa vuole permetterci di fissare lo sguardo su Gesù Cristo lasciando da parte tutto il resto. Il fine di una auspicata riscoperta del silenzio e dell’interiorità, infatti, non è un ripiegamento sterile su di sé, ma la predisposizione all’incontro con Colui che ci viene ad abitare. La nostra cella interiore – come tanti santi e mistici hanno indicato la nostra intimità – diventa così una “porta santa” spalancata verso il Cielo.

È anche un’opportunità per riappropriarsi del tempo troppe volte mal impiegato?

L’astinenza dalle futili distrazioni è anche un invito a restituire valore al tempo. Esso è l’unico bene che non possiamo acquistare.

Spesso ci lamentiamo di non aver mai tempo per pregare o per ritagliarci dello spazio per stare da soli con il Signore. Ma se proviamo a riflettere quanti minuti sprechiamo durante le nostre giornate, ci rendiamo conto di come avremmo potuto amministrare diversamente il nostro tempo e di quanti momenti avremmo potuto dedicare a Dio e al prossimo! 

L’indulgenza plenaria ha un grande valore anche per le anime del Purgatorio?

Il fondamento teologico delle indulgenze risiede nella dottrina della communio sanctorum, perché esse attingono a quel tesoro inesauribile di grazia costituito dai meriti di Cristo, della Vergine Maria e di tutti i martiri e i santi che popolano la storia bimillenaria della Chiesa, in una sorta di commercio tutto spirituale. Questo collegamento tra la Chiesa pellegrinante sulla terra e la Chiesa trionfante in paradiso si apre anche alla Chiesa purgante, formata dai battezzati che devono ancora compiere un cammino di purificazione prima di giungere alla piena visione beatifica.

La Chiesa prevede perciò fin dalle origini la possibilità di applicare l’indulgenza non per sé stessi, bensì a favore di un defunto.

Si tratta di un gesto altissimo di pietà e di amore, che non si pone in contrasto con la libertà personale – si può ottenere l’indulgenza solo per sé o per un fedele defunto, non per un altro uomo ancora in vita che, in quanto creato libero, può scegliere personalmente di accogliere o meno il dono della misericordia – ma che realizza un vincolo di carità per quanti non possono più meritare sulla terra. Sir 28

 

 

 

Carlo Acutis sarà proclamato santo. Le reazioni del Vescovo di Assisi e della Chiesa di Milano

 

Roma. Carlo Acutis sarà proclamato santo. Questa la decisione presa da Papa Francesco che ha riconosciuto un miracolo attribuito al giovanissimo beato nato a Monza e che ora riposa in pace ad Assisi, terra cara alla famiglia Acutis e al beato patrono di Internet. Tante le dichiarazioni e le reazioni di questi giorni. Come quella del Vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino. Ma anche gioia da parte della Chiesa di Milano.

"Grande gioia e commozione nella chiesa di Santa Maria Maggiore-Santuario della Spogliazione giovedì mattina all’Angelus, presieduto dal vicario generale della diocesi, don Jean Claude Kossi Anani Djidonou Hazoumé, durante il quale è stata letta, dal cancelliere diocesano, suor Alessandra Rusca, la nota del vescovo monsignor Domenico Sorrentino nella quale si annuncia la prossima canonizzazione del Beato Carlo Acutis. Presenti al momento di preghiera anche i genitori del giovane, Antonia e Andrea Acutis, il sindaco Stefania Proietti, il custode del Sacro Convento, le massime autorità civili, militari e religiose", racconta la Diocesi di Assisi.

"La Chiesa di Assisi è in festa. Sia lode al Signore, che sta facendo grandi cose, per dare un colpo d’ala al nostro entusiasmo nella coerenza cristiana e nell’annuncio del Vangelo. Grazie anche al Santo Padre che sta assecondando l’opera di Dio. Voglia il Signore continuare la sua opera attraverso la testimonianza del beato Carlo. Egli potrà essere chiamato “Santo” e venerato con il culto liturgico dovuto ai Santi solo dopo la canonizzazione. Liturgicamente, pertanto, tutto rimane come prima. Ma esprimiamo con esultanza la nostra gioia in unione con la famiglia, specie il papà Andrea e la mamma Antonia, e tutti i devoti di Carlo sparsi nel mondo. Egli ci ottenga dal Signore di amarlo come lo ha amato lui, soprattutto nella Santa Eucaristia", queste le dichiarazioni del Vescovo di Assisi subito dopo aver ricevuto la notizia.

Il direttore della Fondazione oratori milanesi don Stefano Guidi ha pubblicato sul sito della Chiesa di Milano un'intervista dove esprime tutta la sua gioia. "La forza di una figura di santità – dice don Guidi – è infatti quella di interpretare il proprio tempo, di portare nel proprio tempo l’esperienza del Vangelo. Carlo ha fatto entrare il Vangelo nella sua vita di ragazzo, mettendosi a servizio degli altri nei diversi ambiti della sua quotidianità: in famiglia, a scuola e in parrocchia, dove, come quindicenne, aveva iniziato ad assumersi qualche compito, come quello di aiuto catechista".

"La vita di Carlo è la vita di un ragazzo semplice, di un normale adolescente degli anni ’90. È un santo vicino a questa generazione di giovani, con i quali condivide una stagione culturale, l’epoca di Internet. Nella sua esperienza di crescita ci sono molti tratti in cui i ragazzi di oggi si possono ritrovare, diversamente con quanto magari accade per altri santi giovani, ma vissuti in un tempo storico culturale sociale completamente diverso", continua don Stefano.

Nel 2023 gli oratori ambrosiani hanno posto una lampada accanto all’urna che contiene il corpo di Carlo. La “lampada degli oratori” è il "simbolo di un’unione nella preghiera".

Sul sito Chiesa di Milano c'è anche la gioia di don Maurizio Corbetta, parroco della chiesa milanese frequentata dal ragazzo. Si tratta della parrocchia di Santa Maria Segreta a Milano.

"C’è un pellegrinaggio costante di persone che chiedono una preghiera e di gruppi, specialmente degli oratori: ragazzi della Cresima, preadolescenti, per l’apertura dell’anno oratoriano o per l’avvio di una fiaccolata. Io mi metto a disposizione per guidarli in un piccolo itinerario nella nostra chiesa. Davanti alla pala dell’Incoronazione della Vergine del Befulco spiego che, come diceva lui [ma la fonte è il pastore anglicano del XVIII secolo Edward Young, ndr], tutti nasciamo originali, ma molti muoiono come fotocopie. Poi andiamo davanti al Tabernacolo, perché per lui l’Eucaristia era l’autostrada per il Cielo", racconta il parroco che ormai è lì da 7 anni.

"La notizia è stata accolta con gioia dai Vescovi italiani per i quali la proposta di nuovi esempi di vita cristiana e di santità rappresenta un’importante occasione di evangelizzazione per le comunità ecclesiali del Paese", questa anche la reazione dei Vescovi della CEI durante l'Assemblea generale di giovedì scorso.

Veronica Giacometti, Aci 28

 

 

 

Al monastero di Heiligenkreuz crescono le vocazioni, perché i giovani attraggono i giovani

 

Vienna. Era dicembre del 2023, e alcuni monaci dell’abbazia cistercense di Heiligenkreuz presso Vienna erano in esplorazione a Sabiona. Poi la decisione del capitolo dei monaci di Heiligenkreuz di accettare l'invito del vescovo di Bressanone Ivo Muser di insediarsi nel monastero di Sabiona e di assumere la cura pastorale dei pellegrini che giungono sulla rocca sopra Chiusa. L’obiettivo dei monaci è quello di sviluppare il sito religioso come centro spirituale per la popolazione e il territorio. Soprattutto, nelle intenzioni dei cistercensi, Sabiona dovrà essere vissuto anche come luogo di preghiera.

Ma perché proprio i cistercensi di Heiligenkreuz? Loro precisano che non verrà fondato alcun priorato. Gli edifici rimarranno nell'istituzione ecclesiastica "Monastero di Sabiona", amministrata dalla diocesi di Bolzano-Bressanone.

Perché a Heiligenkreutz abbondano le vocazioni. Le benedettine avevano lasciato il convento nel 2021, e per il vescovo Moser "i monaci di Heiligenkreuz sono la garanzia che il monastero di Sabiona tornerà a essere un luogo spirituale con carisma pastorale".

Ne abbiamo parlato con uno di loro Padre Johannes Paul Chavanne, priore della Abazia di Heiligenkreuz

La realtà di Stift Heiligenkreuz, un'abbazia molto antica. Oggi, quanti monaci ci sono, chi vi studia e qual è la vostra vita, le attività?

La nostra abbazia fu fondata nel 1133 come monastero cistercense. I primi monaci provenivano dalla Francia, dove era stato fondato l'ordine cistercense. Oggi più di 100 monaci appartengono alla nostra comunità. Lavoriamo in più di 20 parrocchie e tre priorati - l'ultimo è stato fondato nel 2018 a Neuzelle, nel nord-est della Germania, dove è stato riportato in vita un antico monastero. Qui abbiamo anche un collegio: alla Hochschule Heiligenkreuz abbiamo circa 300 studenti provenienti da tutto il mondo, che studiano teologia. Molti di loro si preparano al sacerdozio.

Può raccontarci la storia di padre Karl Braunstorfer (1895-1978), che fu abate dal 1945 fino alla sua morte e che partecipò al Concilio Vaticano II ....? Era molto significativo ....

Abt Karl Braunstorfer († 1978) è stato abate di Stift Heiligenkreuz fino al 1969. È stato uno dei padri del Concilio Vaticano II. L'esperienza della Chiesa universale fu molto forte per lui. Dopo il Concilio ha lavorato per il rinnovamento liturgico. Nel monastero celebriamo la liturgia secondo i libri liturgici rinnovati in lingua latina. Abt Karl era un monaco molto orante e sincero. Ha avuto un forte impatto spirituale sui monaci della sua generazione. Molti ritengono che egli abbia costituito il terreno per la successiva crescita di Stift Heiligenkreuz.

Avete un numero molto alto di vocazioni. Secondo lei, perché?

Al momento abbiamo cinque novizi e diversi candidati. La nostra comunità è unita, cerchiamo di vivere secondo la nostra tradizione monastica nel nostro tempo attuale, accogliamo sempre i giovani e abbiamo una buona pastorale giovanile. Le vocazioni sono un dono di Dio. Dio deve essere al centro. Un altro fatto è che i giovani attraggono i giovani.

Cosa cercano i giovani che vengono da voi?

I contesti sono diversi. Ma in generale i giovani cercano autenticità e una testimonianza credibile della vita cristiana.

Il modello di Heilingenkreutz è esportabile? Avete mandato dei monaci a Sabiona...

A Sabiona non fonderemo un monastero al momento, ma aiuteremo nella cura pastorale dei pellegrini. Siamo in stretto contatto con molte comunità e impariamo tutti gli uni dagli altri. Angela Ambrogetti, Aci 28

 

 

 

Carlo Acutis sarà santo. Il Postulatore racconta il miracolo e la preziosa eredità del giovane

 

Assisi. Carlo Acutis diventerà santo. Lo ha deciso Papa Francesco, riconoscendo il miracolo per il quale ha autorizzato il Dicastero per le cause dei Santi a pubblicare un decreto di canonizzazione. C'è stata grande gioia nel cuore di tutti. Ad Assisi, a Milano, in tutti quei luoghi dove Carlo non è mai stato dimenticato. Patrono di Internet, giovane come tanti, ha saputo mettere al centro l'Eucarestia e il prossimo. Ancora non si conosce la data esatta in cui sarà proclamato santo, ma Nicola Gori, Postulatore della causa di canonizzazione di Carlo, racconta ad ACI stampa emozioni e dettagli di un momento intenso.

La prima domanda che mi viene in mente è: qual è il miracolo che ha portato Carlo alla santità? Ce lo può raccontare?

Posso dire che si tratta della guarigione di una giovane che ha subito un grave incidente e che ha riportato dei danni che potevano avere conseguenze molto serie. Tutto ciò non è avvenuto. Vorrei sottolineare che la persona che ha avuto un ruolo fondamentale nella guarigione della ragazza è stata sua madre. Questa donna, con grandissima fiducia, mentre sua figlia stata ricoverata si è recata a pregare sulla tomba di Carlo ad Assisi e vi è rimasta mezza giornata. La sua preghiera è stata accolta, perché quando è uscita dal santuario, è stata contattata dai medici dell'ospedale che la giovane stava mostrando i primi segni di ripresa.

Cosa avete provato tu e Antonia Salzano, la mamma di Carlo, alla notizia che il Papa aveva riconosciuto questo miracolo? Qual è la prima cosa che avete fatto?

Prima di tutto un tuffo al cuore, perché anche se preparati, quando la notizia è stata resa pubblica l'emozione è stata grande. Subito dopo, ho provato un sentimento di gratitudine al Papa per aver firmato il decreto sul miracolo. E, da quel momento in poi, il telefono non ha più smesso di squillare e di annunciare l'arrivo di messaggi da ogni parte del mondo. LO stesso e ancor di più è successo ad Antonia. Tutti volevano condividere la gioia per la bella notizia. È veramente incredibile constatare l'universalità della fama di santità di questo ragazzo.

Assisi è in festa. Assisi, la città amata da Carlo che qualche anno fa lo ha accolto come Beato presso il Santuario della Spogliazione. Qual è il clima? Ci sono delle iniziative imminenti?

Sicuramente, la firma del Papa che autorizza il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare il decreto sul miracolo attribuito a Carlo è stata accolta con grande entusiasmo e gioia nella Chiesa e in tutto il mondo. In modo particolare, a Milano e ad Assisi, città che vantano un legame profondo con il futuro santo. Il Vescovo di Assisi, dopo l'annuncio della firma del Papa, ha fatto suonare in città tutte le campane a festa. D'altra parte, siamo testimoni delle lunghe file di pellegrini che si recano nel Santuario della spogliazione in Assisi per venerare i resti mortali di Carlo. Così il vincolo tra lui e la città è ormai indissolubile.

Lei Nicola Gori è il postulatore della Causa di Canonizzazione di Carlo...lei che si può dire lo "conosce" così bene e conosce tutte le grazie che dispensa nel mondo, perchè Carlo è così vicino ai giovani, ai ragazzi, a tutti noi?

Essenzialmente, perché Carlo è un ragazzo dei nostri tempi. I giovani lo sentono uno di loro, è cresciuto nell'era digitale, parla il loro linguaggio, si fa comprendere con facilità. È una figura di santità semplice, diretta, non ci ha lasciato grandi discorsi, ma poche frasi profonde che colpiscono le coscienze. Con la sua testimonianza indica al mondo che ci sono dei valori intramontabili. Mostra a tutti che esiste una dimensione che va al di là dell'orizzonte terreno. Non dimentichiamo che Carlo suscita fiducia e tenerezza e per questo ha attirato la simpatia della gente di ogni parte del mondo. Veronica Giacometti, Aci 27

 

 

 

Papa Francesco e i bambini, una grande festa per chiedere la pace

 

Città del Vaticano. Tutto è iniziato questa mattina quando in Vaticano Padre Marcin Schmidt, segretario generale della “Fondazione 5P Global”, ha accompagnato i un gruppo di bambini provenienti in prevalenza da zone di guerra che hanno incontrato il Papa. Intanto lo Stadio Olimpico si riempiva di bambini per la prima GMB la Giornata mondiale dei bambini. Papa Francesco è arrivato alle 16.40 allo stadio per l'evento patrocinato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione.

Canti, testimonianze, danze, intrattenimento fin dalla mattina e poi le domande dei bambini al Papa. Il Canto della Giornata è "Bello mondo" e di lì è partito il Papa per la sua riflessione.

"So che siete tristi per le guerre" ricorda i bimbi ucraini ricevuti la mattina, e prosegue "siete addolorati perché tanti vostri coetanei non possono andare a scuola" che hanno fame sono malati.

Poi parla del motto: Ecco io faccio nuove tutte le cose. "Dio, che regna su tutto l’universo, dice solennemente: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Tutto ciò che è “vecchio”, cioè tutto ciò che è male, che è negativo, che porta morte e sofferenza, tutto questo sparirà, non ci sarà più. E ci saranno «un cielo nuovo e una terra nuova» (Ap 21,1), dove regnano amore, gioia e pace. Questo è il “sogno” di Dio! Vi piace?"

Poi conclude con una domanda: Dio vi vuole bene?  E invita tutti a recitare l' Ave Maria.

Al Papa i bambini portano dei doni e delle domande: la pace è sempre possibile. E come si fa la pace?  Il Papa fa parlare i bambini, parla di scuola e quartiere e come gesto di pace il Papa da la mano ad un bambino.

Cosa fare per rendere migliore il mondo? Il Papa di nuovo fa delle domande ai bambini, poi come si fa ad amare tutti, tutti, tutti? Non è facile dice il Papa, si deve iniziare con i più vicini. Siamo tutti fratelli e sorelle? Si è vero, dice il Papa, e quindi siamo amici. 

Un ragazzo chiede perché ci sono persone senza casa e lavoro? Il Papa dice, è una domanda reale: è una ingiustizia. Per il Papa è il frutto della malizia dell'egoismo e della guerra. Tanti spendono soldi per le armi e non per il cibo. Ci sono bambini che non hanno da mangiare e questa è una colpa dell'umanità. Allora pregate per i bambini che soffrono questa ingiustizia. Perchè per il Papa tutti abbiamo colpa per questa ingiustizia.

E perchè non tutti i bambini hanno il necessario e accade perchè la gente è egoista ed è ingiusta dice il Papa. Tutti siamo uguali, ma sempre lo è davvero. 

E se potessi fare un miracolo? Che tutti i bambini avessero il necessario per vivere e che tutti i bambini fossero felici.

Uno spazio anche per i nonni. Il Papa ripete che gli anziani si trovano soli e abbandonati, non è giusto fa dire ai bambini: dobbiamo vistare i nonni dice il Papa ai bambini.  Poi ci sono domande sul calcio, e una bimba australiana chiede se il Papa è felice di passare il tempo con i bambini. Si certo perchè i bambino sono gioiosi e la speranza per il futuro. 

E come aprire le porte del cuore? Il Papa dice ai bambini, dovete avere la speranza di fare cose che fanno pensare i grandi. Esempi perché i grandi vedano. I bambini possono fare una vera rivoluzione con le domande sul perchè ci sono persone povere. 

Lo spettacolo prosegue con canti e intrattenimento con calcio e consegne di doni al Papa. Ci sono anche i bambini arrivati con i corridoi umanitari in Italia. E un gruppo di bambini palestinesi accompagnati dai francescani di Terra Santa.

In conclusione il Papa ha ringraziato i bambini e gli organizzatori con la benedizione finale. Angela Ambrogetti, Aci 25

 

 

 

Il martirio è la missione di oggi. L'udienza alle Pontificie Opere Missionarie

 

Città del Vaticano. "La comunione, la creatività e la tenacia" sono le tre parole chiave proposte da Papa Francesco ai partecipanti all’Assemblea Generale delle Pontificie Opere Missionarie.

Comunione così come è nella Trinità, "l’amore con cui Dio ci viene a cercare e salvare" non per fare proselitismo ma per "permettere a coloro che incontriamo di poter fare l’esperienza fondamentale dell’amore di Dio".  Anche per questo, dice il Papa, "è importante che gli statuti siano aggiornati" ed necessario per tutti "un cammino di conversione missionaria". Infine "non dimentichiamo che la chiamata alla comunione implica uno stile sinodale".

C'è poi la creatività, perché seguiamo "l’opera creativa di Dio, che fa nuove tutte le cose"  e "la creatività evangelica nasce dall’amore, dall’amore divino, e che ogni attività missionaria è creativa nella misura in cui la carità di Cristo è la sua origine, la sua forma e il suo fine".

Infine c'è la tenacia, "cioè la fermezza e la perseveranza nei propositi e nell’azione. Anche questo tratto possiamo contemplarlo nell’Amore di Dio Trinità che, per realizzare il disegno di salvezza, con fedeltà costante ha inviato i suoi servi nel corso della storia e nella pienezza dei tempi ha donato sé stesso in Gesù". Darsi anche fino al martirio. E il Papa ricorda i cattolici del Congo, del nord Kivu: "Sono stati sgozzati, semplicemente perché erano cristiani e non volevano passare all’islam".

Il Papa ricorda anche i martiri copti della Libia e dice. "la Chiesa martiriale è la Chiesa della tenacia del Signore che porta avanti". Quindi " Non lasciatevi scoraggiare!" E aggiunge il Papa bisogna accompagnare chi cade: "una delle cose che a me tocca il cuore del Signore è la pazienza: sa aspettare, sa aspettare. Guardiamo di più agli aspetti positivi e, in questa gioia che nasce dal contemplare l’opera di Dio, sapremo affrontare con pazienza anche le situazioni problematiche, per non rimanere prigionieri dell’inattività e dello spirito rinunciatario. Tenaci e perseveranti, andate avanti nel Signore! E con i fratelli e sorelle che scivolano e cadono, ricordate che soltanto in una occasione è lecito guardare una persona dall’alto in basso, una sola: per aiutarlo a sollevarsi". Angela Ambrogetti, Aci 25

 

 

 

Un premio per l'Africa intitolato a Giovanni Paolo II

 

Città del Vaticano. "La Dottrina sociale cattolica non è una terza via tra il capitalismo liberale e il collettivismo marxista, ma una realizzazione profetica dell'insegnamento contenuto nel Vangelo". Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin Segretario di Stato vaticano in occasione della consegna del Premio San Giovanni Paolo II, il 22 maggio scorso nella sala Regia del Palazzo Apostolico. Il Premio è stato assegnato a padre Leonard Olobo come presidente del John Paul II Justice and Peace Center (Kampala, Uganda). La prima edizione del premio è stata una occasione per parlare di Giustizia e Pace e di Africa, continente molto amato dal Papa Polacco. Con l'Africa iniziarono i sinodi continentali e per Africa Giovanni Paolo II sviluppò molta della sua dottrina sociale. 

"Se vogliamo descrivere il rapporto tra San Giovanni Paolo II e l'Africa, possiamo dire che Giovanni Paolo II mirava soprattutto ad aprire orizzonti di speranza in questo continente, -ha aggiunto il cardinale - senza dubbio, il lavoro del JP2JPC a Kampala, in Uganda, è una realizzazione concreta di questa missione".

Il Premio San Giovanni Paolo II, un'iniziativa della Fondazione vaticana Giovanni Paolo II per onorare gli sforzi compiuti per incarnare l'eredità del Papa-Polacco, è stato assegnato quest'anno per la prima volta. Il John Paul II Justice and Peace Center (JP2JPC) di Kampala, Uganda, fondato nel 2006 su iniziativa di sette congregazioni religiose operanti in Uganda e ispirato all'esortazione post- sinodale Ecclesia in Africa (1995). L'organizzazione, diretta da padre Leonard Olobo, lavora da anni per promuovere la giustizia sociale e la pace nella regione. Padre Leonard Olobo, presidente del JP2JPC, ha ringraziato per il premio e ha sottolineato l'importanza del sostegno internazionale al lavoro di giustizia e pace: "Preghiamo e agiamo per continuare l'eredità di Giovanni Paolo II per la giustizia sociale in Uganda e in altri Paesi".

Il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Dicastero per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, che ha presentato il vincitore del Premio San Giovanni Paolo II di quest'anno, ha sottolineato l'importanza del lavoro del John Paul II Justice and Peace Center nel campo sociale, economico e politico dell'Uganda. L'arcivescovo Marek J?draszewski responsabile della Fondazione

Vaticana Giovanni Paolo II, ha spiegato che la Fondazione vuole sostenere persone e istituzioni che si rifanno all'eredità di Giovanni Paolo II o che si ispirano a lui. Il Premio San Giovanni Paolo II è stato istituito il 7 febbraio 2023 con una decisione del Consiglio di amministrazione della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo II per onorare persone, organizzazioni o iniziative che, nelle loro attività scientifiche, culturali e sociali, si ispirano all'insegnamento o all'ispirazione di San Giovanni Paolo II e contribuiscono alla promozione della sua eredità. Angela Ambrogetti, Aci 25

 

 

 

Il coraggio della profezia

 

“In un tempo di forti contrapposizioni e di depotenziamento della verità, occorre avere il coraggio della profezia, non per imporre un punto di vista, ma per dare un contributo culturale di speranza”. Nella ricchezza delle riflessioni della 79ª Assemblea Generale della CEI, conclusa da poco in Vaticano, è emersa con chiarezza un’indicazione di senso sull’impegno culturale in questo momento storico. Il tracciato aperto dalla profezia, con l’orizzonte della speranza, sostiene un percorso che dal dialogo interiore apre a visioni altre rispetto ai paradigmi più in voga. La profezia chiede di attivare le energie migliori perché tutto venga ricomposto attraverso un’attenta lettura del passato e, in tal modo, riconsegnato all’oggi per un futuro di speranza.

In questo contesto nasce e si sviluppa il rapporto tra cultura e comunicazione, più che un semplice punto di contatto. Il dono della profezia aiuta a non disperdere un tesoro prezioso, ma a farlo fruttificare in un passaggio davvero epocale. Si tratta d’inserirsi all’interno di una storia che precede e che seguirà. Con apertura totale di sé e disponibilità a essere a servizio della comunità.

Vincenzo, Uncs 25

 

 

 

I vescovi bocciano l’autonomia differenziata: “Mina il principio di solidarietà”

 

La Cei, la Conferenza episcopale italiana, esprime le sue preoccupazioni sul progetto di legge per l'autonomia: "Da sempre ci sta a cuore il benessere di ogni persona, delle comunità, dell'intero Paese, mentre ci preoccupa qualsiasi tentativo di accentuare gli squilibri già esistenti tra territori, tra aree metropolitane e interne, tra centri e periferie. In questo senso, il progetto di legge con cui vengono precisate le condizioni per l'attivazione dell'autonomia differenziata" per i vescovi "rischia di minare le basi di quel vincolo di solidarietà tra le diverse Regioni, che è presidio al principio di unità della Repubblica".

E' la sanità il settore che maggiormente rischia di vedere un aumento delle disuguaglianze alla luce del progetto sull'autonomia differenziata. Lo afferma la Cei. "Tale rischio - sottolineano i vescovi - non può essere sottovalutato, in particolare alla luce delle disuguaglianze già esistenti, specialmente nel campo della tutela della salute, cui è dedicata larga parte delle risorse spettanti alle Regioni e che suscita apprensione in quanto inadeguato alle attese dei cittadini sia per i tempi sia per le modalità di erogazione dei servizi".

Per la Conferenza episcopale italiana "gli sviluppi del sistema delle autonomie - la cui costruzione con Luigi Sturzo, nel secolo scorso, è stata uno dei principali contributi dei cattolici alla vita del Paese - non possono non tener conto dell'effettiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni relative ai diritti civili e sociali che devono essere garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale". LR 24

 

 

 

Papa Francesco: "Dobbiamo passare dalla cultura dell'io alla cultura del noi"

 

Città del Vaticano. “Le scuole dei gesuiti hanno indubbiamente permesso di continuare a far sentire il messaggio del Vangelo alle nuove generazioni, accompagnato dal rigore accademico e intellettuale che le caratterizza”. Lo ha detto il Papa, stamane, ricevendo i membri della Commissione Internazionale sull’Apostolato dell’Educazione dei Gesuiti.

“Il centro – ha aggiunto - è stato e deve continuare ad essere Gesù. Per questo i gesuiti, attraverso i loro programmi e le loro attività nelle scuole, hanno fatto in modo che il centro fosse Gesù, hanno fatto ogni sforzo per portare i giovani a contatto con il Vangelo, con il servizio agli altri, e contribuire così al bene comune”.

“Dobbiamo passare – ha ribadito il Pontefice - dalla cultura dell'io alla cultura del noi, dove l'educazione di qualità è definita dai suoi risultati umanizzanti e non da quelli economici. Questo significa mettere la persona al centro del processo. Mettere al centro la persona significa decentrarsi per percepire gli altri, soprattutto quelli che hanno bisogno, quelli che sono ai margini delle nostre società e che non solo hanno bisogno del nostro aiuto, ma che hanno molto da offrire. Tutti guadagniamo quando accogliamo i più poveri tra noi”.

“Educare – ha concluso - è un lavoro di semina. L'educazione è un compito a lungo termine, con pazienza, dove i risultati a volte non sono chiari; anche Gesù all'inizio non ha avuto buoni risultati con i discepoli, ma fu paziente e continua a esserlo con noi  per insegnarci che educare è aspettare, perseverare e insistere con amore”. Aci 24

 

 

 

Cei. Card. Zuppi: “L’autonomia differenziata riguarda tutto il Paese”

 

Premierato, mafia, corruzione, migrazioni, povertà: sono alcuni temi della conferenza stampa di chiusura dell'assemblea della Cei affrontati dal card. Zuppi, che ha annunciato un documento della Cei sull'autonomia differenziata e si è soffermato sulle prossime elezioni europee. Tra le nomine: una donna a capo del Servizio nazionale per la tutela dei minori – di M. Michela Nicolais

 “L’autonomia differenziata è un problema che riguarda tutto il Paese, e quindi la Chiesa italiana nel suo insieme”. A sottolinearlo è stato il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa di chiusura dell’assemblea generale dei vescovi italiani. “Domani – ha annunciato – uscirà in merito una dichiarazione del Consiglio episcopale permanente, frutto di una valutazione e di uno studio attento”. “C’è preoccupazione”, ha aggiunto il cardinale: “alcuni vescovi si sono già pronunciati, altri aspettano una posizione ufficiale”. Quella di domani, ha anticipato Zuppi, “sarà una dichiarazione molto chiara, difficilmente interpretabile”.

Una donna contro gli abusi. Tra le novità dell’ultima Assemblea della Cei, la nomina di una donna a presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori. “Non è telecomandata”, ha assicurato il cardinale riguardo alla nomina di Chiara Griffini, che succede nell’incarico finora svolto da mons. Lorenzo Ghizzoni. “È una psicoterapeuta, una professionista seria”, ha proseguito: “Continuerà ad impegnarsi su un tema che sappiamo quanto ha ferito le vittime e fatto male alla Chiesa”. “Il fatto che la presidenza del Servizio nazionale per la tutela dei minori ci sia una donna, e non un vescovo, non è un fatto secondario”, ha spiegato mons. Gianluca Marchetti, sottosegretario della Cei: “È stato appositamente cambiato lo statuto, è un segnale di assoluto interesse. Neppure in altre Conferenze episcopali c’è una figura di questo rilievo”. “Non è una persona qualsiasi”, ha rimarcato riguardo a Griffini: “È stata scelta una persona esperta nell’ascolto delle vittime, e non un giurista o una figura istituzionale. Una persona, insomma, che le mani in pasta le ha messe: si tratta di una scelta forte per implementare la tutela dei minori”.

Premierato. “Gli equilibri istituzionali vanno toccati sempre con molta attenzione”, il monito del presidente della Cei sul premierato, tema che “qualche vescovo ha ripreso, esprimendo preoccupazione” e che va affrontato “con lo spirito della Costituzione: come qualcosa di non contingente, che non sia di parte”. “È un discorso ancora aperto, vediamo come va la discussione”, ha osservato il presidente della Cei, ricordando che due anni fa il Consiglio episcopale permanente “ha indicato la legge elettorale come uno dei primi banchi di prova”.

Mafia e corruzione. Anche la mafia, secondo Zuppi, “è un problema che riguarda tutto il Paese”. “La preoccupazione della Cei – ha spiegato – è che il problema delle mafie riguarda non solo le regioni meridionali, che vivono per tradizione questa tragedia, ma tutto il Paese. Paradossalmente, le regioni del Nord hanno meno anticorpi, e le chiese del Sud le aiutano a rendersi conto delle modalità, dei trasformismi, che sono ancora più pericolosi perché più invisibili, nascosti negli interstizi legali o entrati dentro la legalità e quindi pericolosissimi”. Interpellato sulla corruzione, nel giorno dell’interrogatorio del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, il cardinale ha risposto: “Continua a preoccuparci. E’ un fenomeno che non va combattuto solo in maniera giudiziaria, ma con la legalità e l’attenzione al bene comune”. Tutti temi, questi, al centro della 5oª edizione della Settimana sociale, in programma a luglio a Trieste: “La partecipazione – ha spiegato il presidente della Cei – è l’ossigeno della democrazia, quello che aiuta a contrastare i tanti modi della corruzione, che indebolisce il Paese ed è inaccettabile”.

Europa. “Le difficoltà che hanno i partiti ad essere un noi non può non preoccupare, perché vuol dire che i meccanismi di rappresentatività sono in crisi”. Per la Cei, “non è possibile la cura del bene comune per delega: non può non esserci un coinvolgimento personale, altrimenti qualcuno decide per te e si mina tutto l’organismo”. A proposito delle cosiddette “candidature civetta” alle prossime elezioni europee, Zuppi ha argomentato: “Da una parte si può contestarle dicendo che i candidati se verranno eletti non andranno mai a Bruxelles, dall’altra si potrebbe dire che i candidati ci mettono la faccia, come a voler dire ‘garantisco io’”. “Per fortuna nella Chiesa non c’è questo problema”, ha scherzato il presidente della Cei, osservando che su questo tema “la risposta si vedrà dagli elettori”. Sempre in merito all’imminente tornata elettorale, Zuppi ha citato la lettera scritta congiuntamente dalla Cei e dalla Comece e ha ribadito: “Siamo preoccupati, perché l’Europa rischia di dimenticare l’eredità straordinaria di chi ha combattuto per la libertà dal nazifascismo. L’auspicio è che la scelta sia per un futuro maggiore, e non minore, dell’Europa. In un tempo in cui ci si confronta della pandemia della guerra, l’augurio è che l’Europa si ricordi delle sue radici: perché non ci sia più guerra. Non una tregua, ma la pace, la capacità di risolvere i conflitti non con le armi”. “I conflitti finiscono quando impariamo a stare insieme”, ha concluso: “L’impegno per la pace è costitutivo, e quindi deve crescere per l’Europa”.

Migrazioni e povertà. “Mi stupisce che ancora qualcuno metta in discussione il principio di salvare le vite: è gravissimo”, il riferimento al tema delle migrazioni. Altra preoccupazione della Chiesa italiana, la povertà, che “tende a cronicizzarsi: molte famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese”, ha sottolineato il presidente della Cei citando gli ultimi dati Istat. “Da una parte c’è la povertà cronica, dall’altro l’impoverimento, che richiede uno sforzo ulteriore”, l’analisi di Zuppi, che ha indicato nel microcredito “uno dei modi con cui la Chiesa cerca di aiutare”. Quanto agli ultimi dati sull’otto per mille, che lo vedono in calo per il 2024 dell’1.4%, Zuppi ha osservato che “c’è un cambiamento di modalità che ci preoccupa un po’, perché possono ridurre il numero di firme”. Sir 23

 

 

 

Papa Francesco: "La tratta di persone è un male sistemico"

 

Città del Vaticano. Papa Francesco ha inviato un discorso ai partecipanti all’Assemblea Generale di “Talitha Kum”. "Nel mio cuore c’è tanta gratitudine per quanto fate, sia ognuno personalmente sia tutti insieme, per sconfiggere la tratta di persone, una delle piaghe più terribili del nostro tempo", commenta subito il Pontefice.

"La tratta di persone è un male sistemico, e quindi possiamo e dobbiamo eliminarlo mediante un approccio sistematico a molteplici livelli. La tratta si rafforza con le guerre e i conflitti, trae beneficio dagli effetti dei cambiamenti climatici, dalle disparità socio-economiche, approfitta della vulnerabilità delle persone costrette a migrare e della condizione di disuguaglianza in cui si trovano, soprattutto, donne e bambine", aggiunge Papa Francesco.

Il titolo del Convegno è “Camminare insieme per porre fine alla tratta: compassione in azione per la trasformazione”. Talitha Kum riunisce 5.500 religiose, religiosi e laici. Quest’anno il network mondiale voluto dall’Uisg (Unione internazionale delle superiori generali) celebra anche i 15 anni di vita.

Sempre per il Papa "la tratta è un’attività che non rispetta e non guarda in faccia a nessuno, garantendo grandi profitti a persone senza scrupoli morali. La tratta è in continua evoluzione e trova sempre nuovi modi per svilupparsi, com’è accaduto durante la pandemia. Tuttavia non dobbiamo scoraggiarci. Con la forza dello Spirito di Gesù Cristo e la dedizione di tanti possiamo riuscire ad eliminarla".

"Per essere davvero efficaci contro questo fenomeno criminale tanto odioso è necessario essere una comunità. Talitha Kum è diventata una rete capillare e globale e, nel medesimo tempo, anche ben radicata nelle Chiese locali. Essa è diventata un punto di riferimento per le vittime, per le loro famiglie, per le persone a rischio e per le comunità più vulnerabili. Inoltre, i vostri appelli costituiscono un forte richiamo alla responsabilità per Governi e istituzioni nazionali e locali. Vi incoraggio a proseguire su questa strada", conclude il Papa nel suo discorso. Aci 23

 

 

 

Diocesi di Rottenburg-Stoccarda. Pellegrinaggio delle comunità italiane a Zwiefalten

 

Da diversi decenni le nostre comunità italiane della diocesi di Rottenburg-Stoccarda s’incontrano il lunedì di Pentecoste a Zwiefalten, una piccola località della Schwäbische Alb, dove si trova una bellissima Basilica dedicata alla Madonna. Nel 1988 l’allora vescovo Georg Moser regalò alle comunità italiane la “Statua della Madonna di Pompei”, statua che fu benedetta nel luglio 1988 da mons. Jürgen Adam, allora referente per le missioni straniere della nostra diocesi.

Da allora questa statua ha fatto il giro di tutte le nostre comunità e, ormai, è consuetudine che a Zwiefalten ogni anno venga fatto il passaggio da una comunità all’altra. Così anche quest’anno: la comunità di Ulm l’ha portata al Santuario Unserer lieben Frau e la comunità di Rottweil alla fine della giornata l’ha presa in consegna. Ora per un anno sarà ospitata nella Kapellenkirche a Rottweil, chiesa dove gli italiani del luogo celebrano abitualmente la S. Messa. In suo onore domenica 26 maggio verrà fatta una messa plurilingue a cui seguirà un rinfresco.

Quest’anno a Zwiefalten il vescovo ausiliare mons. Matthäus Karrer, assieme al parroco Schänzle e ai numerosi sacerdoti e missionari delle diverse comunità, ha celebrato in una chiesa gremita da più di 2.500 pellegrini una liturgia sentita e partecipata, resa ancor più festosa dal coro della comunità di Rottweil, diretto dalla collaboratrice pastorale Mariangela Mariano. Il parroco Schänzle e la sindaca Alexandra Hepp ci hanno dato il benvenuto sottolineando che per loro è un onore seguire lo spirito di San Benedetto da Norcia, che ha operato in questa zona, per il quale “accogliere l’ospite è un obbligo piacevole”. Nell’omelia mons. Karrer ci ha ricordato come poter seguire l’esempio di Maria, lei che per prima ha detto il suo sì a Dio ed è stata capace di meditare tutto quello che ha vissuto con Gesù nel suo cuore. Lei, donna dell’ascolto, donna che ha posto tutta la sua fiducia in Dio e ha saputo cogliere la missione che Lui le aveva affidato, ci aiuti a dire il nostro “Sì” anche nei momenti più difficili della nostra vita.

La festa poi è continuata sotto il grande tendone che le associazioni di Zwiefalten costruiscono ogni anno proprio in occasione di questo nostro pellegrinaggio. Diversi gruppi di bambini, ragazzi e adulti si sono esibiti con canti, balletti ed hanno contribuito a rendere anche il pomeriggio un momento di allegria e di scambio. Il lunedì di Pentecoste per noi è un’occasione per ritrovarci, per vivere una esperienza di fede e di amicizia, e ogni volta quando la giornata volge al termine ci lasciamo con un “arrivederci all’anno prossimo”.

Sonia Cussigh, delegazione-mci.de

 

 

 

Pellegrinaggio a Zwiefalten della Missione di Kempten

 

Zwiefalten. Il 20 Maggio scorso, Lunedì di Pentecoste, noi della Missione Cattolica Italiana di Kempten, ci siamo recati in Pellegrinaggio a Zwiefalten per andare a venerare la Vergine Maria nel bellissimo Santuario di Nostra Signora, insieme ad altre centinaia di pellegrini provenienti da ben 35 Missioni Cattoliche Italiane della Diocesi di Rottenburg-Stoccarda. Guidati dal nostro Rettore, Padre Bruno Zuchowski, siamo partiti da Kempten verso le nove e siamo arrivati a destinazione poco prima delle undici.

Giunti al grande spiazzo erboso dove è montato un enorme tendone, messo a disposizione dei pellegrini, dopo aver cercato e trovato con una certa difficoltà il parcheggio per i nostri mezzi, ci siamo incontrati nel padiglione con il Gruppo della Missione Cattolica Italiana di  Ulm e Neu-Ulm e con il  suo Rettore, Don Giampiero Fantastico e con altri Gruppi delle  Missioni Cattoliche Italiane incontrati negli anni passati. Dove, prima di uscirne, non abbiamo mancato di occupare un buon numero di posti ai tavoli ivi allestiti.

Ci siamo avviati quindi verso il bellissimo Santuario di Nostra Signora, dove, dopo una solenne Processione con: decine di Sacerdoti, il Vescovo, gli stendardi di numerose Missioni e gruppi di giovani, ha avuto luogo una magnifica celebrazione seguita da centinaia di fedeli. Suggestive e coinvolgenti le letture, il brano evangelico e l'omelia del vescovo, che ne è seguita. Il tutto tradotto anche in italiano. Ha parlato anche il Delegato nazionale per le Comunità Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, Don Gregorio Milone, giunto appositamente da Francoforte.

Al termine del solenne rito, moltissimi pellegrini sono ritornati al grande tendone e hanno preso posto ai tavoli.  Dopo l'arrivo poi di tutti i Gruppi delle Missioni con i gagliardetti e una preghiera di apertura diretta da una spigliata moderatrice, è iniziata la seconda parte dell'incontro. Molti dei presenti si sono serviti dei variegati cibi e bevande in vendita ai numerosi banchi, posti lateralmente nel padiglione; altri, invece, hanno tirato fuori i loro deliziosi manicaretti, portati da casa; vere leccornie che hanno condiviso fraternamente con i vicini.

Il pomeriggio è stato rallegrato da interessanti interventi, divertenti esibizioni e presentazioni da parte di Gruppi di varie Missioni, e non per ultimo quello dei Sacerdoti presenti, tra cui quello di diversi Missionari, tra cui quello del già citato Delegato delle Missioni, Don Gregorio Milone, con cui ho avuto il piacere di far conoscenza e di scambiare qualche parola, dato che io, spesso, mando articoli, come questo, al Corriere d'Italia - di cui lui è editore - oltre che al Webgiornale di cui si occupa il suo predecessore, Padre Tobia Bassanelli.

Dei Gruppi che si sono esibiti, ricordo con piacere un simpaticissimo Gruppo che ha letteralmente coinvolto emotivamente tutti i presenti con le sue canzoni e sceneggiate: Tu vuo fa' l'americano.., e, soprattutto ho gradito un Gruppo folcloristico di canterini e ballerini siciliani –  non più giovanissimi –  di Schwäbisch Gmünd, che con le loro scatenate tarantelle e marranzanate hanno trascinato nel ballo molti dei presenti.

Del gruppo dei nostri partecipanti ricordo il primo luogo il già citato Padre Zuchowski, Assistente Spirituale e Membro della Presidenza delle ACLI Baviera, Suor Bernarda e Suor Teresa (della Clinica di Oberstdorf), con cui ho fatto il viaggio di andata e ritorno, interrompendo quello di ritorno, per visitare ben tre bellissime basiliche della zona.

Del nostro gruppo di Kempten ricordo inoltre la gentile Segretaria della Missione e del Circolo ACLI, Signora Pina Baiano-Polverino con la figlia Aurora, il Signor Giampiero Trovato, Presidente del Consiglio Pastorale della MCI, nonché Segretario per le Risorse del Circolo ACLI e la sua gentile Signora Gisella e il figlio Ruben, la Signora Leanza, la Signora Mangano con la Nipote Elena (una mia ex alunna), il Signor Romano e figlio, la Signora Petralia, il Signor Frau e la Signora Calledda, e le due Signore Orlando.

Parlando degli Amici della Missione di Ulm e Neu-Ulm, oltre al suo già citato Rettore Don Fantastico, ho rivisto inoltre, con molto piacere, il caro Amico e Collega Valerio Tringali, che – agli inizi della mia carriera d'insegnante  –  mi ha aiutato tanto con i suoi consigli e la sua esperienza. In più ho fatto conoscenza con una valente Operatrice Sociale del Patronato ACLI di Ulm e Neu-Ulm, la Signora Gianna di Marco, che presta la sua opera anche presso la Missione di Ulm e Neu-Ulm.

Purtroppo, nel bel mezzo dei festeggiamenti, prima delle 17:00, Padre Zuchowski, io e le due Suore abbiamo dovuto lasciare gli amici: e perché volevamo visitare – come già detto prima – alcune chiese dei dintorni e perché le Suore, una volta giunte a Kempten, avrebbero dovuto prendere il treno per Oberstdorf.

Dagli Amici di Kempten mi è stato assicurato, però, che l'incontro si è protratto per qualche ora ancora in modo fantastico.

Fernando A. Grasso, del Consiglio Pastorale della MCI di Kempten

 

 

 

"Seguiamo Maria. L’umiltà è tutto. È ciò che ci salva dal Maligno"

 

Udienza Generale di Papa Francesco, oggi parliamo dell'umiltà, "l'umiltà è tutto" - Di Veronica Giacometti

Città del Vaticano. Il Papa conclude il ciclo di catechesi su “I vizi e le virtù” incentrando la sua riflessione sul tema "L’umiltà". Una virtù "che non fa parte del settenario di quelle cardinali e teologali, ma che è alla base della vita cristiana", dice Francesco introducendo la catechesi in piazza San Pietro.

"Essa è la grande antagonista del più mortale tra i vizi, vale a dire la superbia. Mentre l’orgoglio e la superbia gonfiano il cuore umano, facendoci apparire più di quello che siamo, l’umiltà riporta tutto nella giusta dimensione: siamo creature meravigliose ma limitate, con pregi e difetti. Eppure nel cuore umano sorgono spesso deliri di onnipotenza, tanto pericolosi!", commenta il Pontefice.

"Beate le persone che custodiscono in cuore questa percezione della propria piccolezza: queste persone sono preservate di un vizio brutto, dall’arroganza", sottolinea Francesco.

Esempio di umiltà per eccellenza è Maria. "L’eroina prescelta non è una reginetta cresciuta nella bambagia, ma una ragazza sconosciuta: Maria. La prima ad essere stupita è lei stessa, quando l’angelo le porta l’annuncio di Dio. E nel suo cantico di lode risalta proprio questo stupore Dio – per così dire – è attratto dalla piccolezza di Maria, che è soprattutto una piccolezza interiore. Anche dalla nostra piccolezza quando noi l'accettiamo", continua il Papa.

"Possiamo immaginare che anche lei abbia conosciuto momenti difficili, giorni in cui la sua fede avanzava nell’oscurità. Ma questo non ha mai fatto vacillare la sua umiltà, che in Maria è stata una virtù granitica: questa sua piccolezza è la sua forza invincibile: è lei che rimane ai piedi della croce, mentre l’illusione di un Messia trionfante va in frantumi", dice ancora il Pontefice.

Il Papa conclude così: "L’umiltà è tutto. È ciò che ci salva dal Maligno. È la fonte della pace nel mondo e nella Chiesa. Dio ce ne ha dato l’esempio in Gesù e in Maria. L''umiltà è la via e il cammino". Ac 22

 

 

 

Il Cardinale Zuppi: "Il nostro mondo è deformato dall’onnipotenza dell’io"

 

La Messa all’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi ha dato il via stamane alla terza giornata di lavori della 79/ma Assemblea Generale della CEI - Di Marco Mancini

Città del Vaticano. La Messa all’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi ha dato il via stamane alla terza giornata di lavori della 79/ma Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

“Il nostro mondo – ha detto il Presidente della CEI nell’omelia - è deformato dall’onnipotenza dell’io, dal perseguire stoltamente i propri affari, attività che enfatizza e deprime. Questi poi facilmente animano le discussioni infinite su chi è il più grande, spingono ad affermare e verificare la propria considerazione, ad occupare i primi posti nelle sinagoghe o moltiplicare i saluti nelle piazze, antesignani dei digitali link. Le passioni dell’io senza l’amore per Dio e per il prossimo finiscono per farci dimenticare il nostro limite e rendono sconsiderati perché siamo sempre vapore che appare per un istante e poi scompare, come tante esaltazioni che lasciano l’amaro del fallimento, della disillusione. Quanti semi di odio, di ignoranza, di insoddisfazione crescono nel cuore delle persone quando viene cancellato il limite stesso, illudendo di trovare sé stessi nell’arroganza e non nell’umiltà, nell’affermazione di sé e non nel dono di sé”.

“Lo Spirito soffia dove vuole e può manifestarsi in modi inaspettati e attraverso persone che non fanno necessariamente parte della nostra comunità ecclesiale. Le nostre comunità – ha concluso il Cardinale Zuppi – incontrano tanti uomini e donne, anche tanti giovani, che aiutano, che vogliono aiutare, mettersi in gioco. Fa parte della nostra missione profetica anche questo: riconoscere questi semi di bene e aiutarli a crescere, a incontrarci e incontrare Gesù, perché non siano soffocati dal maligno o semplicemente dispersi perché non amati e resi preziosi”. Aci 22

 

 

 

CEI, la preghiera per la pace. Il Cardinale Zuppi: "La povertà in Italia ci preoccupa"

 

Circa un’ora e mezza. Tanto è durato ieri il colloquio a porte chiuse tra Papa Francesco e i Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana riuniti in Vaticano per la 79/ma Assemblea Generale - Di Marco Mancini

Città del Vaticano. Circa un’ora e mezza. Tanto è durato ieri il colloquio a porte chiuse tra Papa Francesco e i Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana riuniti in Vaticano per la 79/ma Assemblea Generale. Secondo Vatican News nel dibattito si è discusso di diversi temi, tra i quali migrazioni, calo delle vocazioni, accorpamento delle diocesi in persona episcopi, sinodalità e preghiera.

Ieri sera poi il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della CEI, ha presieduto in San Pietro la preghiera per la pace e la recita del Rosario. “La Chiesa è una madre che ama e per questo non può arrendersi alla logica terribile del male. La Chiesa è una madre che porta nel suo cuore quella sofferenza terribile, indicibile, delle vittime, delle tante madri che non vogliono essere consolate perché i loro figli non ci sono più. Nessuno esiste senza gli altri e se gli altri non esistono più, anche noi smettiamo di esistere”, le parole dell’Arcivescovo di Bologna.

Trasmesso anche un videomessaggio del Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, registrato da Gaza.

La “piccola comunità” di Gaza la “ho trovata molto colpita, anche concretamente, con diversi morti, ma molto unita e molto forte. Ho trovato – ha detto il porporato - tanto dolore e tanta sofferenza, ma non rabbia né rancore. Questo mi ha colpito e dice molto di questa comunità che vive qui proprio fuori da queste mura: in certi momenti non si possono risolvere i problemi, ma bisogna esserci. Stare lì e dire che ci siamo. Stiamo facendo tutto il possibile per cercare di aiutare tutti, per venire fuori da questa situazione, perché questo circolo vizioso di violenza si possa interrompere quanto prima. Pregate per noi e noi continueremo, per quanto possibile, nonostante tutto, in questa circostanza a pregare e ringraziarvi”.

Stamane, nell’Aula del Sinodo, la prolusione del Cardinale Zuppi. Il porporato ha offerto una fotografia della realtà italiana. “In Italia, il 9,8% della popolazione, circa un italiano su dieci, vive in condizioni di povertà assoluta. A loro si aggiungono le storie di chi vive in una condizione di rischio di povertà e/o esclusione sociale: si tratta complessivamente di oltre 13 milioni di persone, pari al 22,8% della popolazione. Lo stato di salute del Paese desta dunque particolare preoccupazione. È necessario promuovere azioni solidali e definire, con urgenza, soluzioni inclusive e realmente incisive, in grado di rafforzare il senso di comunità e di reciproca cura, affinché nessuno sia tagliato fuori o venga lasciato indietro. Abbiamo poi bisogno di una legalità certa ed efficace che combatta gli abusi, garantendo diritti e doveri e che permetta, tra l’altro, anche di rispondere ad una domanda di mano d’opera che diventa in alcuni casi una vera emergenza. Non vogliamo vivere una cultura del declino.  Pensiamo anche all’inverno demografico che chiede interventi lungimiranti. Non bisogna chiudersi alla vita”. Aci 21

 

 

 

Il Cardinale Zenari: "Siamo tutti coinvolti nella costruzione della pace"

 

Sabato scorso a Verona, ad ascoltare il Papa all’Arena vi era anche il Cardinale Mario Zenari, Nunzio Apostolico in Siria - Di Marco Mancini

Verona. Sabato scorso a Verona, ad ascoltare il Papa all’Arena vi era anche il Cardinale Mario Zenari, Nunzio Apostolico in Siria. Al porporato, nativo della provincia di Verona, Aci Stampa ha chiesto un commento al discorso pronunciato dal Pontefice.

Il Papa parla molto chiaramente e ci ha anche un po’ svegliati. Qui lui ha incoraggiato una pace che deve partire anche dal basso, soprattutto dal basso con il popolo che deve essere l’attore principale della pace, non solo i leaders. Portare avanti la voce della gente, che è una voce di pace. Abbiamo visto le testimonianze qui, degli esempi molto toccanti: è possibile! La gente, il popolo, ama la pace, i politici, i leaders ascoltino il popolo.

Si torna a quell’artigianato di pace di cui il Papa parla molto spesso…

E’ chiaro. Siamo tutti coinvolti nella costruzione della pace. Costruire la pace in piedi, come ha detto il Papa. Io vorrei aggiungere anche un’altra cosa: è da 15 anni che sono in Siria, bisogna prevenire i conflitti e non agire dopo quando tutto è distrutto, ma prevenire le guerre. Certi conflitti sono prevedibili. Quello mediorientale ora in corso era prevedibile. Bisogna muoversi prima.

E l’arma – per così dire – è quella del dialogo?

Con il dialogo, la promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali, della dignità umana, altrimenti è chiaro che arriva la guerra. Ricordo poi che Papa San Paolo VI diceva che il nome della pace è anche lo sviluppo: se un popolo è in miseria non è in pace, Paolo VI ebbe questa bella intuizione. Il nome della pace è sviluppo. Io vivo in una popolazione distrutta, che fa la fame, che è ammalata, non è un popolo in pace. Il nome della pace, ripeto, è sviluppo.

Eminenza, Lei è Nunzio Apostolico in Siria, una nazione devastata dalla guerra. Cosa chiede alla comunità internazionale?

Da tre, quattro anni è una guerra dimenticata. E’ sparita dai radar, e questa è un’altra botta per la Siria. Nessuno più ne parla. Bisogna ricominciare a parlarne, a interessarsi, e fare qualcosa. Non dimenticare una nazione così importante nel Medio Oriente. Aci 21

 

 

 

Il 53° Congresso Eucaristico Internazionale: a Quito (Ecuador) l’8-15 settembre

 

Città del Vaticano. “Il 53° Congresso di Quito in Ecuador risuona come un deciso appello alla fraternità vista come dono del Cielo ed insieme impegno umano a convertire le relazioni inimicali in legami fraterni, dentro il travaglio del presente. Il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo ha portato tutti, pur per strade diverse, a maturare la convinzione che «nessuno si salva da solo» come ama ripetere Papa Francesco”. Lo ha detto P. Corrado Maggioni, Presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali, presentando in Vaticano il 53° Congresso Eucaristico Internazionale (IEC2024), che si terrà a Quito, in Ecuador, dall’8 al 15 settembre 2024, sul tema “Fraternidad para sanar el mundo”.

“L’idea di chiamare a Congresso gente di vari Paesi per celebrare l’Eucaristia e riflettere sulla sua portata ecclesiale e sociale – ha spiegato P. Maggioni - ha avuto fin dall’inizio l’intento di ravvivare la coscienza che la presenza di Cristo in mezzo a noi e attraverso di noi è il cuore della Chiesa e della sua missione. Riguarda infatti tutte le Chiese, ogni parrocchia, in tutti i Paesi. Riunirsi insieme per l’Eucaristia, con diverse sensibilità, culture, storie, nonostante le differenze linguistiche, forse con ferite ancora aperte da ostilità fratricide, significa puntare sull’unico Fermento capace di lievitare davvero la storia umana rendendola pasta nuova per il Regno dei cieli”.

“L’internazionalità del Congresso – ha aggiunto - manifesta l’universalità del Mistero eucaristico che plasma ogni battezzato, come ogni famiglia cristiana, comunità religiosa, parrocchia, diocesi. La città di Quito si vestirà a festa e allargherà le sue tende per ospitare, al 53° Congresso Eucaristico, delegazioni delle varie Chiese sparse nel mondo, specialmente dell’America Latina”.

Il Congresso Eucaristico Internazionale – ha concluso P. Maggioni – “ancora oggi si deve dire che ha conservato, a differenza di altri eventi, l’impronta di una convocazione di popolo, del popolo santo di Dio chiamato per vocazione ad accogliere tutti senza scartare nessuno”.

Il Congresso Eucaristico sarà presieduto per tutta la sua durata da un legato pontificio nominato dal Papa, ha precisato Monsignor Alfredo José Espinoza Mateus, Arcivescovo di Quito e Presidente del Comitato locale. Finora non sono state fornite dalla Santa Sede – ha aggiunto – notizie su eventuale presenza del Papa, ma bisogna ricordare che dal 2 al 13 settembre il Pontefice sarà impegnato in un lungo viaggio apostolico in Indonesia, Timor Est, Papua Nuova Guinea e Singapore.

Il Legato Pontificio sarà il Cardinale Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. La nomina è stata notificata al termine della conferenza stampa. Aci 20

 

 

 

Il dono dello Spirito Santo ridona dignità all’uomo. Solennità di Pentecoste

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Carpi. La Pentecoste celebra la terza Persona della Santissima Trinità, lo Spirito Santo. Gesù, prima di lasciare questo mondo, cioè prima della sua morte, annuncia, con parole singolari, la venuta dello Spirito Santo: “E’ meglio per voi che io me ne vada” (Gv. 16.7). I discepoli nella dichiarazione del Maestro colgono solo l’aspetto della separazione, che suscita in loro un sentimento di tristezza. Possiamo ben immaginare le obiezioni degli apostoli: “Ma come! Tu sei venuto per salvarci, per essere la nostra guida; tu che ti sei dichiarato nostro amico ora vuoi andartene?”.

Gesù, per tranquillizzare i suoi, spiega il motivo per il quale deve “andarsene”: “Se non me ne vado non verrà a voi il Consolatore, ma se me ne vado, ve lo invierò”. Con queste parole, Egli afferma che la sua partenza sarà un vantaggio per i suoi amici perché renderà possibile l’invio del Paraclito, cioè del Consolatore (sono nomi diversi dello Spirito Santo), il quale ha la missione di rendere presente Cristo. Gesù, infatti, fa una promessa: Non vi lascerò orfani; io torno a voi (14.18); Vado, ma torno a voi (14.28).

Lo Spirito Santo, dunque, è Qualcuno del tutto simile a Cristo il quale prenderà il suo posto, ma non si sostituirà a Lui in quanto ha il compito di rendere contemporaneo Cristo ad ogni generazione che si succederà sulla terra. Una contemporaneità non più secondo la carne, ma secondo lo Spirito, come “dolce ospite dell’anima”. Lo Spirito appare tutto in funzione di Gesù. Non ha un vangelo suo da annunciare. Non è un “concorrente” di Cristo.

Lo Spirito Santo, oltre a rendere presente Cristo, ha anche la missione di portare a compimento l’opera da Lui iniziata, in quanto ha il compito di guidare i discepoli alla conoscenza di “tutta la verità”. Grazie allo Spirito Santo il discepolo ha la possibilità di comprendere, approfondire, assimilare e vivere le parole di Gesù. Lo Spirito ci dice che tutto quello che Gesù ha insegnato, quando era in mezzo agli uomini, non è arida dottrina, ma legge di vita. Ci insegna che il Vangelo non è un testo di studio, ma è codice esistenziale, segnaletica per una vita nuova, via per l’eternità. Solo accogliendo la parola di Cristo si vive nella verità perché essa si identifica con “conoscere” la verità è sapere Gesù Cristo. Dire vero e dire falso significa, in ultima analisi, dire come Gesù o difforme da Gesù.

Ma la missione dello Spirito Santo non si ferma qui. Egli è inviato dal Padre e da Cristo ai discepoli perché essi siano in grado di affrontare l’ostilità e la persecuzione da parte del mondo. Quando queste situazioni si manifesteranno i discepoli subiranno lo scandalo, saranno portati a rinnegare la loro fede, conosceranno il dubbio, lo scoraggiamento, lo smarrimento interiore. La Spirito Santo avrà il compito, non solo di infondere coraggio e fortezza, ma di mostrare che l’ostilità del mondo nei confronti di Cristo, nonostante possa essere diffusa, in realtà è inconsistente. Infatti, il Signore risorgendo dai morti ha sottomesso a sé tutte le cose. Pertanto, lo Spirito fa comprendere ai cristiani la grazia e la bellezza di essere discepoli, fa conoscere l’autenticità e la verità del messaggio di Cristo ed il valore della salvezza da Lui portata.

Da ultimo, lo Spirito Santo ha la missione di difendere Cristo dalle nostre deformazioni, dalle nostre contraffazioni, dalla tendenza, sempre ricorrente, di inventare un Cristo conforme alla nostra sapienza, di ridurlo a nostra misura, dimenticando che siamo noi a dover essere misurati su di Lui perché Lui è l’uomo vero, il modello sul quale siamo stati creati. Il dono dello Spirito Santo, in definitiva, ridona dignità all’uomo perché svela all’uomo la sua appartenenza a Cristo, ed in Lui la sua elevazione a figlio di Dio. Preghiamo, dunque: “Vieni Santo Spirito e riempi i nostri cuori della tua visita”.

Mons. Francesco Cavina, Aci 19

 

 

 

Papa Francesco: "L’azione dello Spirito in noi è forte e gentile"

 

L'omelia del Papa per la Messa di Pentecoste, lo Spirito in noi è forte e gentile - Di Veronica Giacometti

Città del Vaticano. "Nel racconto della Pentecoste, gli Atti degli Apostoli ci mostrano due ambiti dell’azione dello Spirito Santo nella Chiesa: in noi e nella missione, con due caratteristiche: la forza e la gentilezza". Sono le parole su cui meditare per Papa Francesco, nell'omelia pronunciata per la Santa Messa di Pentecoste nella Basilica di San Pietro.

"L’azione dello Spirito in noi è forte, come simboleggiano i segni del vento e del fuoco", commenta subito il Pontefice. "Senza questa forza non riusciremo mai a sconfiggere il male", continua il Papa.

Ma "l’agire del Paraclito in noi è anche gentile". "Il vento e il fuoco non distruggono né inceneriscono quello che toccano: l’uno riempie la casa in cui si trovano i discepoli e l’altro si posa delicatamente, in forma di fiammelle, sul capo di ciascuno. E anche questa delicatezza è un tratto dell’agire di Dio che ritroviamo tante volte nella Bibbia”, dice il Papa.

"Lo Spirito è forte e delicato, lo Spirito ci unge è con noi. Dal “cenacolo” di questa Basilica, come gli Apostoli, siamo inviati ad annunciare il Vangelo a tutti, andando sempre oltre", commenta il Pontefice.

"Con la stessa forza: non con prepotenza e imposizioni, il cristiano non è prepotente, e nemmeno coi calcoli e colle furbizie, ma con l’energia che viene dalla fedeltà alla verità, che lo Spirito insegna ai nostri cuori e fa crescere in noi. E così non ci arrendiamo alla forza del mondo, ma continuiamo a parlare di pace a chi vuole la guerra, a parlare di perdono a chi semina vendetta, di accoglienza e solidarietà a chi sbarra le porte ed erige barriere, di vita a chi sceglie la morte, di rispetto a chi ama umiliare, insultare e scartare, di fedeltà a chi rifiuta ogni legame, confondendo la libertà con un individualismo superficiale, opaco e vuoto", dice Francesco.

"Lo Spirito ci da la forza di andare avanti e chiamare tutti, accogliere tutti", dice a bracccio il Pontefice.

"Tutti noi, fratelli e sorelle, abbiamo tanto bisogno di speranza, di alzare gli occhi su orizzonti di pace, di fratellanza, di giustizia e di solidarietà. È questa l’unica via della vita, non ce n’è un’altra. Certo, purtroppo, spesso non appare facile, anzi a tratti si presenta tortuosa e in salita. Ma noi sappiamo che non siamo soli, che con l’aiuto dello Spirito Santo, con i suoi doni, insieme possiamo percorrerla e renderla sempre più percorribile anche per gli altri", continua il Papa.

Il Pontefice conclude invocando il Consolatore:

"Vieni, Spirito Creatore, illumina le nostre menti,

riempi della tua grazia i nostri cuori, guida i nostri passi,

dona al nostro mondo la tua pace. Amen". Aci 19

 

 

 

"La Parola di Dio fa tacere le nostre chiacchiere superficiali"

 

Le parole del Papa alla recita del Regina Caeli di oggi, Solennità di Pentecoste - Di Veronica Giacometti

Città del Vaticano. "Oggi, Solennità della Pentecoste, celebriamo la discesa dello Spirito Santo su Maria e sugli Apostoli. Nel Vangelo della liturgia Gesù parla dello Spirito Santo e dice che Egli ci insegna tutto ciò che ha udito. Ma cosa significa questa espressione?". Papa Francesco, dopo la Messa di Pentecoste in Basilica, si affaccia alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Caeli con i fedeli ed i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.

"Sono parole che esprimono sentimenti meravigliosi, come l’affetto, la gratitudine, l’affidamento, la misericordia. Parole che ci fanno conoscere un rapporto bello, luminoso, concreto e duraturo come è l’Amore eterno di Dio. Sono proprio le parole trasformanti dell’amore, che lo Spirito Santo ripete in noi, e che ci fa bene ascoltare, perché fanno nascere e crescere nel nostro cuore gli stessi sentimenti e gli stessi propositi", commenta il Pontefice.

"Per questo è importante che ce ne nutriamo ogni giorno delle parole di Dio e Gesù ispirate dallo Spirito Santo, tante volte dico leggendo un pezzo del Vangelo, un Vangelo tascabile, approfittando dei momenti favorevoli", suggerisce Francesco.

"La Parola di Dio fa tacere le nostre chiacchiere superficiali. Ecco come dare spazio in noi alla voce dello Spirito Santo. E poi nell’Adorazione e nella preghiera, specialmente quella semplice e silenziosa. E anche nel dirci tra noi parole buone, gli uni per gli altri e così viene dalla voce dolce del Consolatore. Leggere e meditare il Vangelo, possiamo farlo tutti, sono più facile che insultare e arrabbiasi...", conclude il Papa.

Subito dopo la preghiera mariana il Papa passa ai consueti saluti. "Lo Spirito Santo è colui che crea l'armonia e la crea a partire da realtà differenti, oggi preghiamo lo Spirito perchè crei armonia nei cuori, nelle famiglie, nella società. Faccia crescere la comunione tra cristiani delle diverse confessioni, doni ai governanti coraggio di porre fine alle guerre. "Le tante guerre di oggi: pensiamo all’Ucraina – il mio pensiero va in particolare alla città di Kharkiv, che ha subito un attacco due giorni fa –; pensiamo alla Terra Santa, alla Palestina, a Israele; pensiamo a tanti posti dove ci sono le guerre. Che lo Spirito porti i responsabili delle nazioni e tutti noi ad aprire porte di pace."

Un grazie ai Veronesi per la giornata di ieri. Anche al carcere di Verona, ai detenuti e alle detenute che hanno testimoniato che dietro al carcere ci sono "vita, umanità, speranza".

Poi il Papa saluta i pellegrini di "Timor Est" e dice "vi andrò a trovare presto". Aci 19

 

 

 

 

Papa a Verona: incontro con detenuti. “La vita è sempre degna di essere vissuta”

 

“Per me entrare in un carcere è sempre un momento importante, perché il carcere è un luogo di grande umanità. Di umanità provata, talvolta affaticata da difficoltà, sensi di colpa, giudizi, incomprensioni e sofferenze, ma nello stesso tempo carica di forza, di desiderio di perdono, di voglia di riscatto. E in questa umanità, qui, in tutti voi, in tutti noi, è presente oggi il volto di Cristo, il volto del Dio della misericordia e del perdono. Dio persona tutti e perdona sempre”. Così Papa Francesco ha salutato gli agenti di Polizia Penitenziaria, i detenuti e le detenute e i volontari della casa circondariale di Montorio, a Verona, con i quali si fermerà a pranzo. “Conosciamo la situazione delle carceri, spesso sovraffollate, con conseguenti tensioni e fatiche – ha aggiunto –. Per questo voglio dirvi che vi sono vicino, e rinnovo l’appello, specialmente a quanti possono agire in questo ambito, affinché si continui a lavorare per il miglioramento della vita carceraria”.

Seguendo le cronache dell’istituto, il Papa ha riferito di aver “appreso con dolore che purtroppo qui, recentemente, alcune persone, in un gesto estremo, hanno rinunciato a vivere”. “È un atto triste, questo, a cui solo una disperazione e un dolore insostenibili possono portare. Perciò, mentre mi unisco nella preghiera alle famiglie e a tutti voi, voglio invitarvi a non cedere allo sconforto. La vita è sempre degna di essere vissuta, e c’è sempre speranza per il futuro, anche quando tutto sembra spegnersi”. Poi, Papa Francesco ha ricordato come “la nostra esistenza, quella di ciascuno di noi, è importante, è un dono unico per noi e per gli altri, per tutti, e soprattutto per Dio, che mai ci abbandona, e che anzi sa ascoltare, gioire e piangere con noi”. “Con Lui al nostro fianco, possiamo vincere la disperazione, e vivere ogni istante come il tempo opportuno per ricominciare. Perciò – ha aggiunto –, nei momenti peggiori, non chiudiamoci in noi stessi: parliamo a Dio del nostro dolore e aiutiamoci a vicenda a portarlo, tra compagni di cammino e con le persone buone che ci troviamo al fianco. Non è debolezza chiedere aiuto: facciamolo con umiltà e fiducia. Tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri, e tutti abbiamo diritto a sperare, al di là di ogni storia e di ogni errore o fallimento”. Sir 18

 

 

 

Papa Francesco a Verona: "Gli accordi di pace nascono dalla realtà, non da ideologie"

 

Papa Francesco ha risposto alle domande di alcuni partecipanti all’incontro “Arena di Pace – Giustizia e Pace si baceranno”, che si è svolto all’Arena della città scaligera. Di Marco Mancini

Verona. “La cultura fortemente marcata dall’individualismo rischia sempre di far sparire la dimensione della comunità, dove c’è forte individualismo sparisce la comunità. Chi ricopre un ruolo di responsabilità rischia di sentirsi investito del compito di salvare gli altri come se fosse un eroe e questo avvelena l’autorità. E questa è una delle cause della solitudine che tante persone in posizione di responsabilità confessano di sperimentare, come pure una delle ragioni per cui siamo testimoni di un crescente disimpegno. Se l’idea che abbiamo del leader è quella di un solitario, al di sopra di tutti gli altri, chiamato a decidere e agire per conto loro e in loro favore, allora stiamo facendo nostra una visione impoverita e impoverente, che finisce per prosciugare le energie creative di chi è leader e per rendere sterile l’insieme della comunità e della società”. Lo ha detto Papa Francesco rispondendo alle domande di alcuni partecipanti all’incontro “Arena di Pace – Giustizia e Pace si baceranno”, che si è svolto all’Arena della città scaligera.

“L’autorità di cui abbiamo bisogno – ha ribadito - è quella che innanzi tutto è in grado di riconoscere i propri punti di forza e i propri limiti, e quindi di capire a chi rivolgersi per avere aiuto e collaborazione. L’autorità per costruire processi solidi di pace sa valorizzare quanto c’è di buono in ognuno, sa fidarsi. Se non c’è partecipazione le cose non funzionano, una grande sfida oggi è risvegliare nei giovani la passione per la partecipazione. Insieme. La strada per il futuro non può passare solo attraverso l’impegno di un singolo, per quanto animato delle migliori intenzioni e con la preparazione necessaria, ma passa attraverso l’azione di un popolo, in cui ognuno fa la propria parte, ciascuno in base ai propri compiti e secondo le proprie capacità”.

“È il Vangelo – ha aggiunto - che ci dice di metterci dalla parte dei piccoli, dei deboli, dei dimenticati. Con le sue azioni Gesù rompe convenzioni e pregiudizi, rende visibili le persone che la società del suo tempo nascondeva o disprezzava, non nascondere le limitazioni, e lo fa senza volersi sostituire a loro, senza strumentalizzarle. A me piace quando vedo persone con limitazioni fisiche che partecipano a questi incontri, perché Gesù non escludeva. Ognuno ha la propria voce, sia che parli con la lingua, sia che parli con l’esistenza e a volte non sappiamo ascoltarla. Per porre fine ad ogni forma di guerra e di violenza bisogna stare a fianco dei piccoli, rispettare la loro dignità, ascoltarli e fare in modo che la loro voce possa farsi sentire senza essere filtrata. Usciamo dalla cultura dell’indifferenza. Pensiamo ai bambini costretti a lavorare, ce ne sono tanti che non sanno giocare perché la vita li ha costretti a vivere così. I piccoli soffrono per colpa nostra, siamo noi i responsabili. Tutti siamo responsabili di tutti. Possiamo dare a molti il Premio Nobel del Ponzio Pilato, perché siamo maestri del lavarci le mani. Le istituzioni non sono esterne o estranee a questo processo di conversione. Il primo passo è riconoscere che non siamo noi al centro. E poi accettare che il nostro stile di vita inevitabilmente ne sarà toccato e modificato”.

“Nella nostra società – ha proseguito il Papa rispondendo ad altre domande - viviamo questa tensione: da un lato, tutto ci spinge ad agire velocemente, siamo abituati ad avere una risposta immediata alle nostre richieste e diventiamo impazienti se si verifica qualche ritardo. Nella nostra società si respira un’aria stanca, la pace non si inventa, va curata, se non la curiamo ci sarà la guerra e oggi nel mondo c’è il peccato grave di non curare la pace. Occorrerebbe a volte saper rallentare la corsa, non lasciarci travolgere dalle attività e fare spazio dentro di noi all’azione di Dio. Rallentare è l’invito a ricalibrare le nostre attese. Si tratta di fare una “rivoluzione”, la pace si fa con il dialogo: la sfida enorme che abbiamo davanti è quella di andare controcorrente. Dobbiamo avere la pazienza di costruire la pace, la pazienza è la parola che va ripetuta continuamente”.

“Se c’è vita, se c’è una comunità attiva, se c’è un dinamismo positivo nella società, allora ci sono anche conflitti e tensioni. È un dato di fatto: l’assenza di conflittualità – ha precisato Papa Francesco - non significa che vi sia la pace, ma che si è smesso di vivere, di pensare, di spendersi per ciò in cui si crede. Saremo sempre chiamati a fare i conti con le tensioni e i conflitti e non si può star fermi, bisogna essere creativi. Il conflitto è una sfida alla creatività. Da un conflitto non si uscirà mai da solo, il conflitto è un labirinto da cui non si esce da soli, si esce da sopra per essere migliori. Si esce con realismo, non con l’anestesia. Spesso siamo tentati di pensare che la soluzione per uscire dai conflitti e dalle tensioni sia quella della loro rimozione. Così facendo amputo la realtà di un pezzo scomodo ma anche importante. Sappiamo che l’esito finale di questo modo di vivere i conflitti è quello di accrescere le ingiustizie e generare reazioni di malessere e frustrazione, che possono tradursi anche in gesti violenti. Lo vediamo nella politica, in famiglia, nella società. Quando ci sono problemi bisogna parlare. Ma da soli non se ne esce. Non bisogna aver paura della pluralità. Il primo passo da fare per vivere in modo sano tensioni e conflitti è riconoscere che fanno parte della nostra vita, sono fisiologici, quando non travalicano la soglia della violenza. Quindi non averne paura. Non temere se ci sono idee diverse che si confrontano e forse si scontrano. Lasciarci interpellare dal conflitto, lasciarci provocare dalle tensioni, per metterci in ricerca dell’armonia e non si abituati a farlo. Il dialogo ci aiuta a risolvere il conflitto, condividere la pluralità. Le dittature non ammettono la pluralità. Una società senza conflitti è una società morta”.

Il Papa ha poi abbracciato Maoz Inon, israeliano, e Aziz Sarah, palestinese. I due hanno perso familiari durante la guerra in Medio Oriente. Il primo i genitori  uccisi il 7 ottobre, il secondo ha perso il fratello.

“Davanti alla sofferenza di questi due fratelli, che è la sofferenza di due popoli non si può dire nulla. Loro – ha detto il Papa - hanno avuto il coraggio di abbracciarsi e questo non solo è coraggio ma è testimonianza di pace e un progetto di futuro. Abbracciarsi. Ambedue hanno perso i familiari con la guerra. A che serve la guerra? Non si può parlare troppo, ognuno preghi nel suo cuore per la pace e decida interiormente di fare qualcosa per far finire le guerre. I bambini nella guerra perdono il sorriso”.

“Abbiamo ascoltato le donne – ha concluso Papa Francesco - e il mondo ha bisogno di guardare alle donne per trovare la pace. Le testimonianze di queste coraggiose costruttrici di ponti fra israeliani e palestinesi ce lo confermano. Sono sempre più convinto che «il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle élite. È soprattutto nelle mani dei popoli; nella loro capacità di organizzarsi e anche nelle loro mani che irrigano, con umiltà e convinzione, questo processo di cambiamento. Voi tessitrici e tessitori di dialogo in Terra Santa, chiedete ai leader mondiali di ascoltare la vostra voce, di coinvolgervi nei processi negoziali, perché gli accordi nascano dalla realtà e non da ideologie: la pace si fa con i piedi, le mani e gli occhi dei popoli coinvolti. La pace non sarà mai frutto della diffidenza, dei muri, delle armi puntate gli uni contro gli altri”. Aci 18

 

 

 

Il lavoro in Vaticano

 

Il «codice» che regola l'impiego dei 5mila dipendenti del Papa. Dalle ferie ai divieti, discrezionalità e mancanza di tutele. Agli stagisti è chiesto di firmare un documento in cui rinunciano a paga e assicurazione. E il Washington Post commenta la class action dei 49 addetti dei Musei: «Sfida pubblica al governo di Francesco» - Di Giovanni Viafora

 

«Un’insolita sfida pubblica al governo di Papa Francesco», scrive il Washington Post a proposito della «class action» dei 49 dipendenti dei Musei vaticani che, tramite una delega collettiva all'avvocata Laura Sgrò, hanno chiesto al Governatorato della città-Stato il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali in tema di lavoro, non tutelati tra le mura di San Pietro (qui la notizia data dal Corriere domenica scorsa, dove sono riportate nel dettaglio tutte le doglianze). Un articolo, quello del quotidiano americano, che ricorda come «leggi, regolamenti e pratiche vaticane risultino spesso incompatibili con le norme italiane ed europee».

D'altronde si è già detto: se la Chiesa, negli anni, è riuscita a maturare, anche in campo giuslavoristico, una moderna e sofisticata rete di prescrizioni e di convinzioni (si vedano i principi e gli insegnamenti della Dottrina sociale); l'impressione è che quegli stessi principi non siano ancora arrivati a permeare la legislazione interna. Quella del piccolo «Stato pontificio», alle cui dipendenze opera una flottiglia di circa 5mila dipendenti (molti dei quali sono cittadini italiani) e che resta a tutti gli effetti una «monarchia assoluta» (si pensi solo, tra le altre cose, che il Vaticano non ha mai sottoscritto la Convenzione europea dei diritti dell'uomo: anche questo è stato annotato dal Washington Post).

Niente sindacati

Il testo della «class action» dei custodi dei Musei vaticani ha messo in rilievo alcune delle criticità più evidenti a livello di sistema: sindacati non riconosciuti; assenza di ammortizzatori sociali; mancanza di chiarezza nei processi di valutazione interni (vedi in tema di maturazione degli scatti di anzianità o dei progressi di carriera); decisioni abnormi dal punto di vista salariale («il monte ore negativo» computato a ciascun dipendete rimasto forzatamente a casa durante il lockdown, che ora viene riappianato con trattenute in busta paga). Ma quali sono, quindi, le norme che regolano i rapporti di lavoro in Vaticano? Quali sono le specificità e quali sono le tutele che vengono garantite?

Il Regolamento del Governatorato

Il codice di riferimento è il «Regolamento per il personale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano», un testo promulgato nel 2010 al termine di un lavoro biennale, affidato all'epoca ad una commissione guidata da monsignor Giorgio Corbellini, che aggiornò alcuni documenti precedenti, a partire dal «Regolamento per gli Uffici e Servizi del Governatorato» risalente al 1932 (si tenga presente che il Governatorato, l'organismo che esercita il potere esecutivo nella città-Stato e da cui dipendono le varie Direzioni amministrative, dalla Logistica ai Musei, è del 1929), con l'obiettivo di «elaborare una legislazione che meglio tutelasse la dignità del lavoro». L'abbiamo letto ed ecco cosa contiene.

«Servire Cristo»

La prefazione al testo, composto di 11 titoli per soli 94 articoli (in Italia le fonti principali sono il Titolo V del Codice civile, dagli articoli 2082 a 2134 e lo Statuto dei lavoratori), mette subito in chiaro quale sia la cornice peculiare della legislazione vaticana: «Il nostro lavoro - si legge - costituisce un supporto al ministero del Papa. (...) Dovrebbe essere per tutti noi motivo di orgoglio, un orgoglio illuminato dalla fede di chi sa di servire, con la propria vita e la propria attività, alla Chiesa e a Cristo stesso». Le nomine dei vertici del Governatorato quindi sono tutti di nomina papale: Presidente, Vice-segretario, i Direttori e i vice-direttori. E sono proprio i Direttori che hanno «competenza sui provvedimenti riguardanti l'organizzazione del lavoro» (art 5, comma 2). Il lavoratore vaticano deve fare i conti - da solo - con loro.

La «professione di fede» 

Si parte con le norme che regolano le «assunzioni». I criteri di scelta sono: «Sicura onestà, solidi principi morali e religiosi e comprovata competenza». E si può comprendere. Nelle assunzioni, si legge inoltre, «si tiene in particolare considerazione l'impegno nella comunità ecclesiale». Per l'«assunzione di richiede «professione di fede cattolica e vita secondo i suoi principi» . Per i livelli più alti, inoltre, il Vaticano chiede ogni due anni una dichiarazione in cui si attesti, tra le altre cose, «di non detenere partecipazioni di qualsiasi genere in società o aziende che operino con finalità e in settori contrari alla Dottrina Sociale della Chiesa». «Prima di ogni assunzione - precisa dunque l'articolo 12 - si provvederà nel modo ritenuto più opportuno ad accertare l'idoneità morale e religiosa del candidato» (una prescrizione che, in Italia, incontrerebbe il divieto dell'art. 8 dello Statuto dei lavoratori).

Periodo di prova fino a due anni

Dopo l'assunzione il periodo di prova dura però «almeno un anno, non prorogabile oltre un biennio» (in Italia di norma non supera i 6 mesi). Questo aspetto rende il lavoratore più debole per un periodo straordinariamente lungo (in Italia, di norma, non si possono superare i 6 mesi). Durante il periodo di prova, infatti, il «dipendente ritenuto non idoneo può essere dimesso con provvedimento insindacabile del Presidente del Governatorato (un cardinale, come è stato detto, ndr)».  Ogni tre mesi è prevista una «circostanziata valutazione sulla condotta e sul rendimento professionale». Ci possono essere «stage» (art.32), ma «studenti o giovani già qualificati» (...) devono fare una «dichiarazione scritta secondo cui il candidato non attende un compenso economico né una copertura assicurativa da parte del Governatorato».

Le continue valutazioni

Il tema delle «valutazioni» è centrale e ritorna più volte nel Regolamento. «Il responsabile immediato è tenuto ad informare annualmente il Direttore (...) circa la dedizione, la professionalità, il rendimento e la correttezza di ciascun dipendente», recita l'articolo 16. E «qualora la valutazione complessiva risultasse insufficiente potranno essere avviate le procedure disciplinari». I criteri di queste valutazioni, tuttavia, non sono esplicitati.  Ugualmente per quanto riguarda gli «scatti biennali», il Regolamento sostiene che «sono assegnati ogni due anni». Ma «la misura è le modalità di pagamento sono stabilite da apposite norme». Dicono i dipendenti: «Nessuno le conosce, sono esclusiva dei superiori». 

«Curare l'aspetto esteriore»

Si arriva ai «Doveri» dei dipendenti, disciplinati dall'articolo 18. Forse il capitolo più «sensibile». I dipendenti - si legge - «hanno il dovere di svolgere il proprio lavoro (...) in spirito di (...) disponibilità a prestare la propria opera, ovunque sia necessario». Devono essere «pronti anche, in caso di necessità a collaborare in compiti non attinenti alle proprie funzioni». Sono «tenuti ad osservare rigorosamente il segreto d'ufficio anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro» e «a professare la fede cattolica anche nella vita privata, a comportarsi secondo i suoi principi e a tenere una esemplare condotta morale e civile». Una prescrizione, quest'ultima, di ampia discrezionalità, che infatti è causa di contenziosi delicatissimi con il personale. Ancora: i dipendenti «sono tenuti - recita il comma 6 - ad avere cura del proprio aspetto esteriore in conformità alle esigenze e alle consuetudini»; nonché a «comunicare tempestivamente le variazioni concernenti la composizione della propria famiglia». È vietato, infine, «prendere parte a manifestazioni che non siano confacenti al carattere di collaboratore del Governatorato». Tutte questioni personali (se non proprio di natura etica), come si può ben capire, che incidono però direttamente sul rapporto di lavoro.  

«Condotta disdicevole nella vita privata»

Tutti temi che ritroviamo nel capitolo sulla «Disciplina» (art.50). «La condotta del dipendente nella vita privata, se contrasta con i principi della fede e della morale cattolica o può recare pregiudizio alla dignità ed al decoro del servizio svolto (...) può fare luogo a procedimenti disciplinari». Anche questa una prescrizione in cui la discrezionalità è amplissima e lascia molti margini di manovra al datore di lavoro. Per esempio: una relazione omosessuale contrasta con i principi della fede? Può essere causa di contestazione? La «condotta disdicevole nella vita privata» è causa di ammonizione (una delle sanzioni previste contro cui non si può fare ricorso, tra l'altro).  

In caso di ritardo...taglio della busta paga

Sull'orario di lavoro il Regolamento esplicita che esso «è stabilito in 36 ore settimanali». Le prescrizioni sono severe. In caso di «inosservanze occasionali», come i ritardi, «è applicata una ritenuta sulla retribuzione in ragione del tempo sottratto al servizio». Il «ricorso agli straordinari» deve essere «limitato ai casi di effettiva necessità», dice il testo del «codice». Nella «class action», tuttavia, i 49 dipendenti dicono che lo «strumento è abusato» dal datore di lavoro. E, soprattutto, che oggi - dopo il Rescritto del 2015 «Ex Audienza Ss.mi», una sorta di aggiornamento al Regolamento - viene «pagato meno del lavoro ordinario». Sulle festività e i riposi, vi sono delle peculiarità: «Si dovrà garantire nei giorni di domenica e negli altri giorni di Precetto la possibilità di partecipare alla Santa Messa». Mentre sono giorni di vacanza, tra gli altri, «l'anniversario della elezione del Sommo Pontefice e il suo onomastico». 

Le ferie? Non cumulabili. Le norme su malattia e nascita dei figli

Gli aspetti controversi non finiscono. «Le ferie non sono cumulabili con quelle godute nell'anno solare precedente». Per esigenze, e «previa autorizzazione», possono essere fruite entro il 31 marzo dell'anno successivo. In ogni caso si azzerano ogni anno. Il Papa parla di famiglia, tuttavia, «in occasione della nascita di un figlio» al dipendente spetta un solo giorno di permesso (art. 35), da «fruire entro 30 giorni dall'evento» (in Italia sono 10 giorni). E si arriva alla malattia (art. 36), uno degli articoli più critici e contestati (non a caso, è la prima doglianza dei 49 addetti dei Musei vaticani contenuta nell'istanza): «Nel caso di malattia», dice infatti il Regolamento, il dipendente deve indicare «il luogo dove in qualsiasi momento egli possa essere reperito», perché «in qualsiasi momento può essere disposto il controllo».  Significa che non ci si può spostare di casa, neanche per andare dal medico per 24 ore. «Come se fossimo in custodia obbligata», hanno denunciato i dipendenti. In Italia, come si sa, a tutela dei lavoratori sono indicate delle «fasce orarie», naturalmente. E sempre all'interno del normale orario di lavoro.   

Se il provvedimento è del Papa... non ci si può appellare

A gestire tutti i contenziosi è l'Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, l'Ulsa, istituita con motu proprio da Giovanni Paolo II, il quale fu il primo pontefice a comprendere la delicatezza dei temi legati ai rapporti di lavoro in Vaticano (è stato l'unico anche a dare una certa dignità all'Associazione dei dipendenti laici del Vaticano, l'Adlv, che tuttavia non ha mai preso le forme di un vero sindacato). A regolare la procedura è un apposito Statuto (composto da soli 21 articoli). La competenza dell'Ufficio «si riferisce al lavoro in tutte le sue forme», è scritto. Il Presidente è nominato dal Papa in persona, così come anche i Direttori, giusto a mettere le cose in chiaro. Ci sono vari gradi di giudizio, si parte dal tentativo di conciliazione: «Il ricorrente deve comparire personalmente», dettaglia l'articolo 15. Nessuna tutela sindacale. C'è la possibilità di «farsi assistere» da un collega o «da un pensionato della propria amministrazione».  Per quanto riguarda la controversie «chiunque ritiene di essere leso da un provvedimento amministrativo in materia di lavoro - dice l'articolo 11 - può proporre istanza», «salvo che lo stesso provvedimento risulti approvato in forma specifica dal Sommo Pontefice». Contro il successore di Pietro, non ci sono santi a cui appellarsi. CdS 18

 

 

 

Le nuove Norme sui fenomeni di presunta origine soprannaturale

 

Diffuse oggi dal Dicastero per la Dottrina della Fede le nuove Norme sui presunti fenomeni soprannaturali. Solo il Papa può, "in via del tutto eccezionali", dichiararli tali. La dichiarazione di "soprannaturalità" viene sostituita dal "Nihil obstat". Ai vescovi spetta il discernimento, al Dicastero l' "approvazione finale". Sei le categorie di voto conclusivo sui presunti fenomeni, al posto delle tre preesistenti – di M. Michela Nicolais

Solo il Papa può autorizzare, “in via del tutto eccezionale”, una procedura di dichiarazione di “soprannaturalità” dei presunti fenomeni soprannaturali, come di fatto è avvenuto negli ultimi secoli “solo in pochissimi casi”. È quanto si legge nelle nuove Norme del Dicastero per la Dottrina della Fede per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali, in cui si stabilisce che la dichiarazione di “soprannaturalità” venga sostituita o da un “Nihil obstat”, che autorizza un lavoro pastorale positivo, o “da un’altra determinazione adatta alla situazione concreta”. Le procedure previste dalle nuove Norme, con la proposta di sei possibili decisioni prudenziali, “permettono di giungere in un tempo più ragionevole a una decisione che aiuti il vescovo a gestire la situazione relativa a eventi di presunta origine soprannaturale, prima che essi acquistino dimensioni molto problematiche, senza un necessario discernimento ecclesiale”, spiega il card. Victor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, nell’introduzione al documento. Nelle nuove Norme, inoltre, resta ferma la possibilità di una dichiarazione di “non soprannaturalità” solo “quando emergono segni oggettivi e chiaramente indicativi di una manipolazione presente alla base del fenomeno, ad esempio quando un presunto veggente dichiara di aver mentito, o quando le prove indicano che il sangue di un crocifisso appartiene al presunto veggente, eccetera”.

Il “discernimento” su un presunto fenomeno soprannaturale “è compito del vescovo diocesano”, ma poiché, “oggi più che mai, questi fenomeni coinvolgono molte persone che appartengono ad altre diocesi e si diffondono rapidamente in diverse regioni e Paesi”, le nuove Norme dispongono che il Dicastero per la dottrina della fede “deve essere consultato e intervenire sempre per dare un’approvazione finale a quanto deciso dal vescovo, prima che quest’ultimo faccia pubblica una determinazione su un evento di presunta origine soprannaturale”.

In sintesi, “il discernimento dei presunti fenomeni soprannaturali è fatto sin dall’inizio dal vescovo diocesano, o eventualmente da altra autorità ecclesiastica, in dialogo con il Dicastero”, che “si riserva la possibilità di valutare gli elementi morali e dottrinali di tale esperienza e l’uso che ne viene fatto”. A volte, si precisa nelle nuove norme, “il discernimento può occuparsi anche di delitti, manipolazioni delle persone, danni all’unità della Chiesa, profitti economici indebiti, gravi errori dottrinali, che potrebbero provocare scandali e minare la credibilità della Chiesa”. In alcuni casi, inoltre, il Dicastero può intervenire “motu proprio”: “dopo essere arrivati ad una “determinazione chiara”, le nuove Norme prevedono che “il Dicastero si riserva, in ogni caso, la possibilità di intervenire nuovamente a seguito dello sviluppo del fenomeno” e chiedono al vescovo di “continuare a vigilare” per il bene dei fedeli.

“In alcuni casi di eventi di presunta origine soprannaturale si rilevano delle criticità molto serie a danno dei fedeli”, il monito del testo, in cui si stigmatizza “un uso di simili fenomeni per trarre lucro, potere, fama, notorietà sociale, interesse personale, che può arrivare persino alla possibilità di compiere atti gravemente immorali o addirittura come mezzo o pretesto per esercitare un dominio sulle persone o compiere degli abusi”. “Non si deve ignorare neppure, in occasione di simili eventi, la possibilità di errori dottrinali, di indebiti riduzionismi nella proposta del messaggio del Vangelo, la diffusione di uno spirito settario”, prosegue Fernandez nell’introduzione, secondo il quale “esiste pure la possibilità che i fedeli siano trascinati dietro a un evento, attribuito ad un’iniziativa divina, ma che è soltanto frutto della fantasia, del desiderio di novità, della mitomania o della tendenza alla falsificazione di qualcuno”.

Senza considerare il sensazionalismo dei media, che può “attirare l’attenzione o suscitare la perplessità di molti credenti”. Nel caso in cui venga concesso da parte del Dicastero per la dottrina della fede un “Nihil obstat”, i fenomeni di presunta origine soprannaturale “non diventano oggetto di fede”. A volte, certi fenomeni di presunta origine soprannaturale “appaiono connessi ad esperienze umane confuse, ad espressioni imprecise dal punto di vista teologico o ad interessi non del tutto legittimi”,

il grido d’allarme del testo. Secondo le nuove Norme, la Chiesa potrà compiere il dovere di discernere: ”se sia possibile scorgere nei fenomeni di presunta origine soprannaturale la presenza dei segni di un’azione divina; se negli eventuali scritti o messaggi di coloro che sono coinvolti nei presunti fenomeni in parola non vi sia nulla che contrasti con la fede e i buoni costumi; se sia lecito apprezzarne i frutti spirituali, o risulti necessario purificarli da elementi problematici o mettere in guardia i fedeli dai pericoli che ne derivano” se sia consigliabile una loro valorizzazione pastorale da parte dell’autorità ecclesiastica competente”. Tra i “criteri positivi” da valutare, “la credibilità e buona fama delle persone, l’equilibrio psichico, l’onesta e la rettitudine nella vita morale”. Tra i “criteri negativi”: errori dottrinali, ricerca evidente di lucro, potere, fama, notorietà sociale, interesse personale, “atti gravemente immorali compiuti nel momento o in occasione del fatto dal soggetto o dai suoi seguaci, alterazioni psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto”. Nelle nuove norme, infine, Vengono introdotte 6 categorie di voto conclusivo sui presunti fenomeni, al posto delle 3 preesistenti. Sir 17

 

 

 

 

Cosa può essere definito soprannaturale?

 

I vescovi locali devono riferirsi al Dicastero e solo il Papa può definire la soprannaturalità - Di Angela Ambrogetti

Città del Vaticano. Una serie di norme che non venivano riviste dal 1978, che nei tempi della Chiesa non è tantissimo, ma per i ritmi dei media contemporanei e dei social in effetti è molto.

Il documento atteso e presentato oggi alla stampa accreditata in Vaticano sul discernimento dei presunti fenomeni soprannaturali, scritto dal Dicastero per la Dottrina della Fede, è di fatto un Vademecum per i vescovi delle Chiese locali. Più pastorale e meno dottrina. Solo il Papa in persona può decidere se un fenomeno è soprannaturale o no, per il resto ci sono i vescovi e  le conferenze episcopali che lavorano con il Dicastero. 

Sei gradi di “certezza” di un fenomeno come le visioni o le lacrimanzioni, che devono gestire i vescovi in primo luogo, poi devono inviarli al Dicastero che valuta il caso, e semmai si può istituire una Commissione. 

Le norme procedurali prevedono sempre una certa prudenza, ma soprattutto sembra che il Dicastero abbia un ruolo più amplio. 

Un invito alla prudenza e un ricordo ai fedeli: nessuno è obbligato a credere ad apparizioni od altro. 

Insomma un modo per dire che la soprannaturalità è rara e prevede uno studio lungo nel tempo.

Intanto i vescovi devono invece avere una dichiarazione prudenziale e pastorale. Sono sei i casi possibili, ecco il testo: 

“Nihil obstat — Anche se non si esprime alcuna certezza sull’autenticità soprannaturale del fenomeno, si riconoscono molti segni di un’azione dello Spirito Santo “in mezzo” a una data esperienza spirituale, e non sono stati rilevati, almeno fino a quel momento, aspetti particolarmente critici o rischiosi. Per questa ragione si incoraggia il Vescovo diocesano ad apprezzare il valore pastorale e a promuovere pure la diffusione di questa proposta spirituale, anche mediante eventuali pellegrinaggi a un luogo sacro.

 Prae oculis habeatur — Sebbene si riconoscano importanti segni positivi, si avvertono altresì alcuni elementi di confusione o possibili rischi che richiedono un attento discernimento e dialogo con i destinatari di una data esperienza spirituale da parte del Vescovo diocesano. Se ci fossero degli scritti o dei messaggi, potrebbe essere necessaria una chiarificazione dottrinale. Curatur — Si rilevano diversi o significativi elementi critici, ma allo stesso tempo c’è già un’ampia diffusione del fenomeno e una presenza di frutti spirituali ad esso collegati e verificabili. Si sconsiglia al riguardo un divieto che potrebbe turbare il Popolo di Dio. Ad ogni modo, il Vescovo diocesano è sollecitato a non incoraggiare questo fenomeno, a cercare espressioni alternative di devozione ed eventualmente a riorientarne il profilo spirituale e pastorale.

Sub mandato — Le criticità rilevate non sono legate al fenomeno in sé, ricco di elementi positivi, ma a una persona, a una famiglia o a un gruppo di persone che ne fanno un uso improprio. Si utilizza un’esperienza spirituale per un particolare ed indebito vantaggio economico, commettendo atti immorali o svolgendo un’attività pastorale parallela a quella già presente nel territorio ecclesiastico, senza accettare le indicazioni del Vescovo diocesano. In questo caso, la guida pastorale del luogo specifico in cui si verifica il fenomeno è affidata o al Vescovo diocesano o a un’altra persona delegata dalla Santa Sede, la quale, quando non sia in grado di intervenire direttamente, cercherà di raggiungere un accordo ragionevole.

Prohibetur et obstruatur — Pur in presenza di legittime istanze e di alcuni elementi positivi, le criticità e i rischi appaiono gravi. Perciò, per evitare ulteriori confusioni o addirittura scandali che potrebbero intaccare la fede dei semplici, il Dicastero chiede al Vescovo diocesano di dichiarare pubblicamente che l’adesione a questo fenomeno non è consentita e di offrire contemporaneamente una catechesi che possa aiutare a comprendere le ragioni della decisione e a riorientare le legittime preoccupazioni spirituali di quella parte del Popolo di Dio.

Declaratio de non supernaturalitate — In questo caso il Vescovo diocesano è autorizzato dal Dicastero a dichiarare che il fenomeno è riconosciuto come non soprannaturale. Questa decisione si deve basare su fatti ed evidenze concreti e provati. Ad esempio, quando un presunto veggente dichiara di aver mentito, o quando testimoni credibili forniscono elementi di giudizio che permettono di scoprire la falsificazione del fenomeno, l’intenzione errata o la mitomania”.

Una testimonianza interessante è quella dell' Osservatorio sulle apparizioni mariane con la presenza di Suor Giuseppina Daniela Del Gaudio. 

In pratica i vescovi locali ora sono obbligati a lavorare con il Dicastero per arrivare auna dichiarazione che sia chiara, senza però dover arrivare alla dichiarazione di soprannaturilità. Meglio sviluppare la pastorale senza pressioni. Solo in casi eccezionali un Pontefice può chiedere uno studio su un fenomeno per arrivare alla dichiarazione di soprannaturalità. Aci 17

 

 

 

La Chiesa cambia le norme su «apparizioni» e «messaggi divini»

 

Le nuove norme approvate da papa Francesco rappresentano una stretta dopo gli eccessi del «caso Medjugorje»: sei i gradi di giudizio che entreranno in vigore domenica, giorno di Pentecoste - Di Gian Guido Vecchi

 

CITTÀ DEL VATICANO - Non più una dichiarazione impegnativa di «soprannaturalità» ma, al massimo, un più prudente «nihil obstat», un nulla osta della Santa Sede di fronte a presunte apparizioni della Madonna, messaggi divini o simili: significa che i fedeli «sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione», come diceva Benedetto XVI, ma «non sono obbligati a prestarvi un assenso di fede».

Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato le nuove norme per «il discernimento di presunti fenomeni soprannaturali», firmate dal cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández e approvate da Papa Francesco il 4 maggio: entreranno in vigore domenica, giorno di Pentecoste. 

Le nuove norme erano attese perché le ultime risalivano al 1978, tre anni prima che iniziassero le «apparizioni» di Medjugorje, e nel frattempo la Rete e la moltiplicazione delle informazioni in tempo reale richiedevano alla Chiesa delle regole che rispondessero con maggiore agilità, senza dover attendere decenni, per evitare che i fedeli fossero confusi o magari ingannati. Le segnalazioni sono ricorrenti e ci sono casi più sottili e complicati della moltiplicazione di gnocchi e pizza raccontate di recente dalla presunta «veggente» di Trevignano, Gisella Cardia, una vicenda nella quale il vescovo di Civita Castellana, Marco Salvi, ha concluso l’indagine diocesana stabilendo che non c’è stato nulla di sovrannaturale.

La vicenda Medjugorje

 Proprio la vicenda di Medjugorje è esemplare di quanto un caso possa essere complesso. La commissione d’indagine voluta da Benedetto XVI e affidata al cardinale Camillo Ruini aveva ritenuto credibili le prime sette apparizioni, ma lo stesso Papa Francesco spiegò che, se su quelle si diceva di «continuare a investigare», sulle altre che proseguirebbero ogni giorno c’erano molti dubbi e «non hanno tanto valore» perché «la Madonna non è un postino o il capo di un ufficio telegrafico». D’altra parte, però, il fenomeno Medjugorje ha generato milioni di pellegrini, «gente che va lì e si converte, incontra Dio, cambia vita», ha riconosciuto Francesco, pure un teologo raffinato come il cardinale Schönborn ha parlato di «fiumi di grazia». E allora, come si fa? 

Le nuove norme e i 6 livelli di giudizio

Le nuove norme offrono una via d’uscita a dilemmi simili. E definiscono sei livelli di giudizio o «dichiarazioni prudenziali», dal «Nihil obstat» - il riconoscimento massimo, ma senza impegno - alla «Declaratio de non supernaturalitate» per i casi evidenti di inganno. Ma prima è bene chiarire di che si tratta, per la Chiesa cattolica.

Che cos'è una «apparizione», per la Chiesa?

Cosa sono, per la Chiesa, le cosiddette apparizioni? Come premessa generale, le parole più lucide e chiare sono quelle che l’allora cardinale Joseph Ratzinger, da prefetto dell’ex Sant’Uffizio, scrisse nel commento teologico che accompagnava la pubblicazione, nel 2000, della terza parte del «segreto di Fatima». 

La Chiesa, anzitutto, distingue tra la «rivelazione pubblica» e le «rivelazioni private». La «rivelazione pubblica» è quella di Dio all’umanità e trova la sua espressione letteraria nella Bibbia, ovvero le due parti che per i cristiani sono l’Antico e il Nuovo Testamento. È la «Rivelazione» propriamente detta ed è «compiuta», definitiva e completa: «In Cristo Dio ha detto tutto, cioè sé stesso».

Le «rivelazioni private», invece, sono quelle visioni e quei messaggi che si presumono accaduti dopo la conclusione del Nuovo Testamento. Alcune, ad esempio Fatima, sono state riconosciute come autentiche dalla Chiesa. Ma la loro autorità resta «essenzialmente diversa» rispetto alla «rivelazione pubblica». 

Solo la «rivelazione pubblica» espressa nella Bibbia «esige la nostra fede», se uno si dice cristiano. Nessun fedele è invece obbligato a credere alle «rivelazioni private» che non possono aggiungere né completare nulla, anche se riconosciute autentiche, e vengono considerate solo un «aiuto» per la fede: sono «credibili» quando e perché rimandano «all’unica rivelazione pubblica». Nelle parole di Ratzinger c’era già la regola essenziale per valutare presunte apparizioni: «Il criterio per la verità e il valore di una rivelazione privata è il suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da lui, quando essa si rende autonoma o addirittura si fa passare come un altro e migliore disegno di salvezza, più importante del Vangelo, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo, che ci guida all'interno del Vangelo e non fuori di esso».

Come farà la Chiesa a decidere su un'apparizione

D’ora in poi l’ex Sant’Uffizio «deve essere consultato e intervenire sempre per dare un’approvazione finale a quanto deciso dal Vescovo, prima che quest’ultimo faccia pubblica una determinazione su un evento di presunta origine soprannaturale». 

Le notizie delle presunte «apparizioni» ormai si diffondono subito ben oltre una diocesi, per quanto remota. Il punto fondamentale è che la Santa Sede eviterà, di norma, il riconoscimento della «soprannaturalità». In passato è accaduto che alcuni fenomeni fossero riconosciuti e poi negati, o viceversa. Tutti questi giudizi «erano in contrasto con la convinzione della Chiesa che i fedeli non sono obbligati ad accettare l’autenticità di questi eventi», si legge nel testo che introduce le nuove norme. Così «queste situazioni complicate, che producono confusione nei fedeli, debbano essere sempre evitate». Così si eviterà che «il discernimento punti verso una dichiarazione di “soprannaturalità”, con forti aspettative, ansie e persino pressioni al riguardo».

 La dichiarazione di «soprannaturalità» viene «sostituita o da un Nihil obstat, che autorizza un lavoro pastorale positivo, o da un’altra determinazione adatta alla situazione concreta», i sei casi definiti dalle nuove regole. Solo il Papa può intervenire «autorizzando, in via del tutto eccezionale, a intraprendere una procedura al riguardo di un’eventuale dichiarazione di soprannaturalità degli eventi: si tratta di un’eccezione, che di fatto è avvenuta negli ultimi secoli solo in pochissimi casi».

Quali sono i criteri positivi e quali quelli negativi

Le norme definiscono una serie di criteri per valutare ogni caso. 

Tra quelli «positivi» c’è «la credibilità e la buona fama» di chi afferma di essere coinvolto, l’ortodossia del messaggio, il «carattere imprevedibile» dell’evento «da cui appare chiaramente che non sia frutto dell’iniziativa delle persone coinvolte» e i «frutti» delle apparizioni o dei messaggi, «spirito di preghiera, conversioni, vocazioni sacerdotali e alla vita religiosa, testimonianze di carità, una sana devozione e frutti spirituali abbondanti e costanti» e «la crescita della comunione ecclesiale». 

E poi ci sono i criteri «negativi», a cominciare dagli «errori» evidenti o dagli «errori dottrinali», non necessariamente in malafede: «Occorre tenere conto della possibilità che il soggetto che afferma di essere destinatario di eventi di origine soprannaturale abbia aggiunto – anche inconsciamente – ad una rivelazione privata, elementi puramente umani oppure qualche errore d’ordine naturale non dovuto a una cattiva intenzione, ma alla percezione soggettiva del fenomeno». 

Altri segni negativi sono «uno spirito settario che genera divisione nel tessuto ecclesiale», la «ricerca evidente di lucro, potere, fama, notorietà sociale, interesse personale», «atti gravemente immorali compiuti nel momento o in occasione del fatto dal soggetto o dai suoi seguaci» e «alterazioni psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto, che possano aver esercitato un’influenza sul presunto fatto soprannaturale, oppure psicosi, isteria collettiva o altri elementi riconducibili a un orizzonte patologico».

Quali sono i 6 livelli di valutazione su una apparizione

«Nihil obstat»: «Anche se non si esprime alcuna certezza sull’autenticità soprannaturale del fenomeno, si riconoscono molti segni di un’azione dello Spirito Santo “in mezzo” a una data esperienza spirituale, e non sono stati rilevati, almeno fino a quel momento, aspetti particolarmente critici o rischiosi. Per questa ragione si incoraggia il Vescovo diocesano ad apprezzare il valore pastorale e a promuovere pure la diffusione di questa proposta spirituale, anche mediante eventuali pellegrinaggi a un luogo sacro».

 

Secondo, «Prae oculis habeatur»: «Sebbene si riconoscano importanti segni positivi, si avvertono altresì alcuni elementi di confusione o possibili rischi che richiedono un attento discernimento e dialogo con i destinatari di una data esperienza spirituale da parte del Vescovo diocesano. Se ci fossero degli scritti o dei messaggi, potrebbe essere necessaria una chiarificazione dottrinale»

Terzo, «Curatur»: «Si rilevano diversi o significativi elementi critici, ma allo stesso tempo c’è già un’ampia diffusione del fenomeno e una presenza di frutti spirituali ad esso collegati e verificabili. Si sconsiglia al riguardo un divieto che potrebbe turbare il Popolo di Dio. Ad ogni modo, il Vescovo diocesano è sollecitato a non incoraggiare questo fenomeno, a cercare espressioni alternative di devozione ed eventualmente a riorientarne il profilo spirituale e pastorale». 

Quarto, «Sub mandato»: «Le criticità rilevate non sono legate al fenomeno in sé, ricco di elementi positivi, ma a una persona, a una famiglia o a un gruppo di persone che ne fanno un uso improprio. Si utilizza un’esperienza spirituale per un particolare ed indebito vantaggio economico, commettendo atti immorali o svolgendo un’attività pastorale parallela a quella già presente nel territorio ecclesiastico, senza accettare le indicazioni del Vescovo diocesano. In questo caso, la guida pastorale del luogo specifico in cui si verifica il fenomeno è affidata o al Vescovo diocesano o a un’altra persona delegata dalla Santa Sede, la quale, quando non sia in grado di intervenire direttamente, cercherà di raggiungere un accordo ragionevole».

Quinto, «Prohibetur et obstruatur»: «Pur in presenza di legittime istanze e di alcuni elementi positivi, le criticità e i rischi appaiono gravi. Perciò, per evitare ulteriori confusioni o addirittura scandali che potrebbero intaccare la fede dei semplici, il Dicastero chiede al Vescovo diocesano di dichiarare pubblicamente che l’adesione a questo fenomeno non è consentita e di offrire contemporaneamente una catechesi che possa aiutare a comprendere le ragioni della decisione e a riorientare le legittime preoccupazioni spirituali di quella parte del Popolo di Dio».

E infine, sesto, la «Declaratio de non supernaturalitate»: «In questo caso il Vescovo diocesano è autorizzato dal Dicastero a dichiarare che il fenomeno è riconosciuto come non soprannaturale. Questa decisione si deve basare su fatti ed evidenze concreti e provati. Ad esempio, quando un presunto veggente dichiara di aver mentito, o quando testimoni credibili forniscono elementi di giudizio che permettono di scoprire la falsificazione del fenomeno, l’intenzione errata o la mitomania». CdS 17

 

 

 

www.borsepermeritouc.it. Premi e borse di studio dell’Università Cattolica

 

L’Università Cattolica e l’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore e garante dell’Ateneo, sostengono gli studenti meritevoli anche grazie ai fondi raccolti nelle parrocchie in occasione della Giornata per l’Università Cattolica.

 

Mercoledì 15 maggio 2024 sono stati premiati 200 studenti individuati in base al loro impegno negli studi. 100 di loro erano diplomandi che nel mese di maggio 2023 hanno vinto un concorso nazionale con oltre 2mila partecipanti ottenendo una borsa per iscriversi in Università Cattolica (Borse START e RUN). Gli altri 100 sono, invece, studenti già iscritti all’Ateneo e verranno premiati poiché hanno conseguito la media accademica più alta nel rispettivo corso di laurea (Premi SMART).

 

All’evento (Aula Magna, largo Gemelli 1 sede di Milano alle ore 17.45) sono intervenuti il Rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli, Elena Marta, Presidente Fondazione EDUCatt, Michele Lenoci, componente del Comitato di Indirizzo dell’Istituto Toniolo, Carlo Consonni, Amministratore BDO Italia. Il tradizionale speech ai borsisti è stato affidato ad Angela Mastronuzzi, responsabile della struttura di Neuro-oncologia presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

 

Sulla scia di una consolidata collaborazione tra Università e mondo del lavoro, questa iniziativa si rivolge anche alle aziende che vogliono investire sugli studenti meritevoli. In particolare, a sostenere l’edizione in corso è stata BDO Italia, parte del network globale di revisione contabile e consulenza alle imprese (www.bdo.it), con l’offerta di ulteriori 15 Premi di studio per i 15 migliori studenti iscritti al II anno del Corso di Laurea Magistrale in Economia.

 

Per effetto dell’azione coordinata degli enti coinvolti, nell’anno accademico 2023/24 è stata disposta l’erogazione di oltre 370 borse inerenti la presente iniziativa: un accresciuto impegno dell’Ateneo sostenuto interamente con risorse proprie a sostegno di studenti meritevoli, e che si somma agli oltre 3 mila esoneri totali dalle tasse universitarie riservati a studenti bisognosi.

 

100 borse di studio Start e Run

Queste borse di studio sono state erogate attraverso un concorso nazionale che si è tenuto completamente online lo scorso mese di maggio 2023.

Gli studenti coinvolti erano i diplomandi o laurendi di primo livello, oggi iscritti al primo anno di una laurea triennale o magistrale a ciclo unico (60 Borse Start di € 2.000), oppure al primo anno di un biennio magistrale (40 Borse Run di € 2.000), erano complessivamente oltre 2.000.

 

L’impegno dell’Università Cattolica per le agevolazioni agli studenti

Anche per l’anno accademico 2023/2024 l’Università Cattolica ha ricevuto oltre 4.000 domande di borsa di studio con, ad oggi, più di 3.300 idonei, già esonerati dunque dal pagamento della tassa di iscrizione e dai contributi universitari.

 

Ancora una volta l’Università Cattolica, con Fondazione EDUCatt, ha scelto di non escludere nessuno studente dal beneficio della borsa di studio: un impegno importante quello dell’a.a. 2023/24, pari a € 4.000.000, e che si aggiunge agli esoneri dalle tasse universitarie cui tutti gli idonei hanno diritto.

La manovra a favore degli idonei non beneficiari è ormai un’azione che l’Università Cattolica, con EDUCatt e Istituto Toniolo, sostengono dal 2011 ad oggi e conferma la volontà di non ignorare la necessità di famiglie e studenti bisognosi, che trovato nelle spese economiche un ostacolo per il loro futuro.

 

L’erogazione della borsa di studio si aggiungerà a un più ampio ventaglio di azioni già introdotte dall’Ateneo, in uno sforzo coordinato con EDUCatt e Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori per garantire e attuare l’accesso allo studio in Università.

Per maggiori informazioni: Università Cattolica, libera ma non elitaria: 4 milioni per gli studenti – EDUCatt EPeople https://www.educattepeople.it/2024/05/15/universita-cattolica-libera-ma-non-elitaria-4-milioni-per-gli-studenti/  de.it.press 17

 

 

 

 

Astenersi dal futile, ritrovare l’essenziale

 

L’indicazione è intrigante e senz’altro controcorrente rispetto alla quotidianità: si può anche conseguire l’indulgenza plenaria giubilare “astenendosi, in spirito di penitenza, almeno durante un giorno da futili distrazioni (reali ma anche virtuali, indotte ad esempio dai media e dai social network) e da consumi superflui”. Ci sono almeno tre aspetti da sottolineare. Il primo, forse ovvio, riguarda proprio il Giubileo del 2025: Anno Santo ordinario, vissuto cioè ogni 25 anni, segnato dall’ibridazione e dalla pervasività mediatica. Il secondo concerne lo spirito penitenziale che resta essenziale: “è come l’anima del Giubileo”, si legge nelle Norme sulla concessione dell’indulgenza. Il terzo aspetto emerge dall’aggettivo “futili” per meglio specificare la natura delle “distrazioni”, ovvero azioni banali, di cui si può tranquillamente fare a meno. Una visione unitaria dei tre rilievi aiuta a cogliere la novità della proposta: l’ambiente disegnato dall’innovazione tecnologica non deve estraniare ma, in una dimensione integrale della vita, è anch’esso interessato dal messaggio cristiano. L’annuncio di speranza del Giubileo 2025 non conosce dunque confini, neppure quelli digitali. Qui si gioca la partita della creatività: rinunciare un giorno alle distrazioni dell’ambiente digitale può favorire una riscoperta delle relazioni con se stessi e con gli altri.

Vincenzo

Crisi climatica: "Sono i poveri della terra a soffrire maggiormente"

Papa Francesco: "La crisi climatica richiede una sinfonia di cooperazione e solidarietà globale. Il lavoro dev’essere sinfonico" - Di Marco Mancini

Città del Vaticano. "I dati sul cambiamento climatico si aggravano di anno in anno, ed è pertanto urgente proteggere le persone e la natura. La domanda dunque è: stiamo lavorando per una cultura della vita o una cultura della morte?". Lo ha detto il Papa, questa mattina, incontrando i partecipanti all’Incontro promosso dalle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali sul tema Dalla crisi climatica alla resilienza climatica.

"Ci troviamo di fronte - ha osservato Francesco - a sfide sistemiche distinte ma interconnesse: il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, il degrado ambientale, le disparità globali, l’insicurezza alimentare e una minaccia alla dignità delle popolazioni coinvolte. A meno che non vengano affrontati collettivamente e con urgenza, questi problemi rappresentano minacce esistenziali per l’umanità, per gli altri esseri viventi e per tutti gli ecosistemi. Ma sia chiaro: sono i poveri della terra a soffrire maggiormente, nonostante contribuiscano in misura minore al problema".

"La vostra ricerca - ha sottolineato ancora il Papa - mostra la tragica realtà che le donne e i bambini sopportano un peso sproporzionato. Spesso le donne non dispongono del medesimo accesso alle risorse degli uomini; inoltre, la cura della casa e dei bambini può ostacolare la possibilità di migrare in caso di catastrofe. Tuttavia, le donne non sono solo vittime del cambiamento climatico: esse sono anche potenti agenti di resilienza e di adattamento. Riguardo ai bambini, quasi un miliardo di essi risiedono in Paesi che affrontano un rischio estremamente elevato di devastazione legata al clima. L’età evolutiva li rende più suscettibili agli effetti, sia fisici che psicologici, del cambiamento climatico".

"Il rifiuto di agire rapidamente - è la denuncia di Papa Francesco - per proteggere i più vulnerabili esposti al cambiamento climatico provocato dall’uomo è una colpa grave. Un ordinato progresso è poi ostacolato dalla vorace ricerca di guadagni a breve termine delle industrie inquinanti e dalla disinformazione, che genera confusione e ostacola gli sforzi collettivi per un’inversione di rotta. Il cammino è difficoltoso e irto di pericoli. Lo spettro del cambiamento climatico incombe su ogni aspetto dell’esistenza, minacciando l’acqua, l’aria, il cibo e i sistemi energetici. Altrettanto allarmanti sono le minacce alla salute pubblica e al benessere".

"Oltre tre miliardi e mezzo di persone - ha ricordato - vivono in regioni altamente sensibili alle devastazioni del cambiamento climatico, e questo spinge alla migrazione forzata. Vediamo in questi anni quanti fratelli e sorelle perdono la vita nei viaggi disperati, e le previsioni sono preoccupanti. Difendere la dignità e i diritti dei migranti climatici significa affermare la sacralità di ogni vita umana ed esige di onorare il mandato divino di custodire e proteggere la casa comune. Di fronte a questa crisi planetaria, unisco al vostro il mio accorato appello".

Il Papa chiede di "adottare un approccio universale e un’azione rapida e risoluta, in grado di produrre cambiamenti e decisioni politiche. In secondo luogo, bisogna invertire la curva del riscaldamento, cercando di dimezzare il tasso di riscaldamento nel breve arco di un quarto di secolo. Allo stesso tempo, occorre puntare a una de-carbonizzazione globale, eliminando la dipendenza dai combustibili fossili. In terzo luogo, vanno rimosse le grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, mediante una gestione ambientale che abbraccia diverse generazioni. È un lavoro lungo, ma è anche lungimirante, e dobbiamo intraprenderlo tutti insieme. La crisi climatica richiede una sinfonia di cooperazione e solidarietà globale. Il lavoro dev’essere sinfonico, armonicamente, tutti insieme. Infine, va sviluppata una nuova architettura finanziaria che risponda alle esigenze del Sud del mondo e degli Stati insulari gravemente colpiti dai disastri climatici. La ristrutturazione e riduzione del debito, insieme allo sviluppo di una nuova Carta finanziaria globale entro il 2025, riconoscendo una sorta di “debito ecologico” possono essere di valido aiuto alla mitigazione dei cambiamenti climatici". Aci 16

 

 

 

 

Katholikentag startet mit Regen

 

In der thüringischen Landeshauptstadt Erfurt hat am Mittwochabend der 103. Deutsche Katholikentag begonnen. Die Veranstaltung steht unter dem Leitwort „Zukunft hat der Mensch des Friedens“. Hier sind ein paar Eindrücke vom Radio-Vatikan-Stand. Stefan von Kempis – Erfurt

Wenn man mich fragen würde, wie es auf dem Katholikentag so ist, würde ich antworten: Nass. Es hat am Donnerstagmorgen viel geregnet. Der zweite Eindruck? Ökumenisch. Auf einem der Plätze in der Altstadt werden direkt vor einem Lutherdenkmal katholische Kirchenlieder gesungen. Der dritte Eindruck? Klassentreffen. Viele der Menschen, die hier mit Ständen vertreten sind, kennen sich untereinander von früheren Katholikentagen, wir werden alle älter und grauer, der Publikumsandrang ist nicht so massenhaft wie bei früheren Veranstaltungen in Nicht-Diaspora-Gebieten, darum kann man gute Gespräche führen.

Mit Regenschirm von Stand zu Stand

Die Besucher laufen mit Regenschirmen von Stand zu Stand, versuchen, kostenlose Kugelschreiber oder dergleichen zu ergattern, und die Stimmung ist freundlich, auch das ist auffallend – es gibt weniger Leute, die bei uns mal so richtig Dampf ablassen und ihre (üble) Meinung über Papst und/oder Kirche loswerden wollen. Aber vielleicht kommen die ja noch…

Bei der Eröffnung ist eine Botschaft von Franziskus vorgetragen worden, in der der Papst sich sehr deutlich gegen „zunehmenden Antisemitismus, Rassismus und weitere, zu Extremismus und Gewalt tendierende Ideologien“ ausgesprochen hat. Das war eine klare Positionierung in einem Bundesland wie Thüringen, wo Anfang September ein neuer Landtag gewählt wird und viele einen Durchmarsch der AfD befürchten. In politischer Hinsicht wird vom Erfurter Katholikentreffen wohl eine unmissverständliche Botschaft ausgehen. Ob das auch für kirchliche Belange gelten wird, wird man sehen. (vn 30)

 

 

 

Katholikentag: Klimaprotest beim Kanzler-Podium

 

Bei Veranstaltungen mit hochrangigen Bundespolitikern ging es am Freitag auf dem Katholikentag um Klimapolitik, Extremismus und den Ukraine-Krieg. Bundeskanzler Scholz wurde von Störern übertönt, die ihm Untätigkeit beim Klimaschutz vorwarfen.

Beim Podium mit Bundeskanzler Olaf Scholz am Freitag auf dem 103. Deutschen Katholikentag in Erfurt gab es massive Störungen durch Klima-Aktivisten der Letzten Generation. Olaf Scholz reagierte genervt auf die Zwischenrufer. "Sie müssen ein bisschen zuhören und nicht Ihr Theater-Sprech aufsagen, den Sie vorher in Agitationsgruppe geübt haben, das geht so nicht", sagte der Kanzler in Richtung der Aktivsten und erntete dafür Applaus.

Klimaaktivisten stören Kanzler-Auftritt

Die Störer rollten ein Banner der Protestgruppe Letzte Generation aus und stimmten Sprechchöre an: "Wo, wo, wo ist der Klimakanzler". Mehrere Personen wurden der Veranstaltung verwiesen. Die Organisatoren des Katholikentags boten ihnen jedoch weitere Gespräche an. Scholz sprach bei einer Veranstaltung im Theater Erfurt zum Thema "Gemeinschaft stärken – Gesellschaft gestalten" vor etwa 800 Menschen und besuchte außerdem verschiedene kirchliche Verbände und Organisationen auf der Kirchenmeile.

Zum Ukraine-Krieg sagte Scholz: "Deutschland ist einer der größten Waffenlieferanten. Das ist wichtig und richtig. Ich verspreche aber, die Dinge immer nur mit Besonnenheit in dieser schwierigen Lage zu entscheiden." Außerdem, betonte der Kanzler, ein "großer Krieg" zwischen Nato und Russland müsse unter allen Umständen verhindert werden. "Und gleichzeitig müssen wir sicherstellen, dass die Ukraine ihre Souveränität verteidigen kann. Ländergrenzen können nicht mit Waffengewalt verschoben werden."

Es ist für das Zentralkomitee der Deutschen Katholiken, das größte katholische Laiengremium, ein etwas anderer Katholikentag als in den vergangenen Jahren, da dieser in Thüringen in einem überwiegend säkular geprägten Umfeld stattfindet. Gastgeber ist das Bistum Erfurt mit seinen rund 137.000 Katholiken. Diese sind mit 7,5 Prozent Bevölkerungsanteil in Thüringen eine Minderheit. Wie beim letzten Katholikentag haben sich die Veranstalter auch in Erfurt explizit dagegen entschieden, AfD-Vertreter zu den Veranstaltungen einzuladen.

Scholz: AfD-Verbotsverfahren "steht jetzt nicht an"

Bundeskanzler Olaf Scholz hat sich bei seinem Besuch des Katholikentags ablehnend zur Frage nach einem Verbotsverfahren gegen die AfD zum jetzigen Zeitpunkt geäußert. "Ein Verbot ist eine ganz schwierige Sache in der Demokratie, und deshalb bestehen da sehr hohe Hürden", sagte Scholz in Erfurt. Aus seiner Sicht solle zunächst der Verfassungsschutz seine Arbeit tun, Gesetze müssten umgesetzt werden. Handlungsspielräume sieht der Kanzler bei der öffentlichen Parteienfinanzierung. "Das Verbot, das glaube ich, steht jetzt nicht an."

Um soziale Gerechtigkeit in der Klimapolitik ging es auch auf dem Podium mit Vizekanzler Robert Habeck. So warf Habeck etwa die Frage auf, ob die geplante Pro-Kopf-Auszahlung des Klimagelds sozial gerecht sei. "Man kann auch die Frage stellen, sollen alle das Gleiche kriegen? Der Gedanke ist ja: Gibt es eine soziale Grenze? Brauchen Millionäre, oder sagen wir Milliardäre, 200 Euro im Jahr dazu?"

Habeck regt Bürgerrat zum Klimageld an

Um das Klimageld sozial gerecht zu gestalten, sei es sinnvoll, darüber mit Bürgern zu diskutieren, so Habeck. Die Ergebnisse eines solchen Bürgerrates seien zwar für die Politik nicht bindend, aber er sei dafür, dass sich alle Parteien und Fraktionen damit auseinandersetzen müssten.

Zum Thema bezahlbare Elektromobilität räumte der Vizekanzler ein, nicht jeder könne sich den gegebenenfalls geförderten Kauf eines 50.000 Euro teuren E-Autos leisten. Sein Vorschlag: ein sogenanntes "Social Leasing"-Modell. "E-Autos, die geleast werden, werden ein Stück weit subventioniert und werden dadurch günstiger als fossile Autos, die geleast werden", so Habeck. 

Katholikentag noch bis Sonntag in Erfurt

Das Klimageld soll nach den Vorstellungen der Ampel-Koalition die Mehrbelastung für Bürgerinnen und Bürger durch einen steigenden CO?-Preis fürs Tanken und Heizen mit fossilen Energien ausgleichen. Laut Bundesfinanzminister Christian Lindner (FDP) ist ab 2025 technisch eine Pro-Kopf-Auszahlung möglich. Bisher ist aber umstritten, ob und wann das Klimageld tatsächlich kommt.

Noch bis Sonntag findet der 103. Deutsche Katholikentag in Erfurt statt. Bei rund 500 Veranstaltungen feiern und diskutieren die 20.000 Besucher des Christentreffens zu Themen aus Kirche, Politik und Gesellschaft. Dpa/BR 31

 

 

 

Seelsorger gesucht: Fachkräftemangel in den Kirchen

 

Der Fachkräftemangel ist auch in den beiden großen Kirchen angekommen. Die Folgen: Es fehlen Seelsorger für Beerdigungen und Taufen, für Gottesdienste und die Leitung von Gemeinden. Was lassen sich die Kirchen einfallen, um Personal zu gewinnen? Von Axel Mölkner-Kappl

Pappenheim im Altmühltal: Die Kleinstadt im mittelfränkischen Landkreis Weißenburg-Gunzenhausen ist evangelisch geprägt. Gerd Schamberger ist Pfarrer der evangelischen Stadtkirche. Seine nüchterne Bilanz: "Die Kirchengemeindegliederzahlen gehen zurück, und auch das hauptamtliche Personal in der Kirche wird weniger. Mit dieser Situation müssen wir jetzt zurechtkommen und entsprechend Wege finden."

Einer der Wege: Weniger Pfarrerinnen und Pfarrer sind für immer mehr Orte zuständig. Pfarrer Gerd Schamberger kümmert sich derzeit um die Gemeindeglieder von fünf Ortschaften. Deshalb ist nicht in jeder Kirche an jedem Sonntag auch ein Gottesdienst. "In den Dörfern, die ich bislang betreut habe, ist das tatsächlich die Normalität", sagt Schamberger.

Evangelische Kirche: Weniger Kirchensteuer, weniger Personal

Es ist eine Spirale: Mehr Kirchenaustritte bedeuten weniger Kirchensteuermittel. Und die bedeuten ein ausgedünntes Programm für die Gläubigen. "Und doch muss man einigermaßen versuchen, die Balance zu halten und die Angebote dann so zu setzen, dass wirklich auch die Gemeindeglieder in den Dörfern nicht ganz hinten runterfallen und sich die Kirche aus dem ländlichen Raum zurückzieht." Ein gemeinsamer Gemeindebrief mehrerer Pfarreien und eine größere Rolle für die Ehrenamtlichen sind zwei Maßnahmen, um den Mangel aufzufangen.

Wer soll die vielen Pfarreien in Zukunft versorgen?

Die Diskussion, wie man die vielen Kirchen im Dekanat Pappenheim und anderswo in Zukunft versorgen kann, ist entbrannt. Denn die Zahlen sind eindeutig. Die Evangelische Landeskirche rechnet in den nächsten zehn Jahren nur noch mit etwas mehr als halb so vielen Pfarrerinnen und Pfarrern wie heute. Schon jetzt baut die Landeskirche Stellen ab, weil die Kirchensteuereinnahmen sinken.

Die Berufsvertreter der Pfarrer üben Kritik. "Ich akzeptiere, dass man aufs Geld schauen muss. Und dass man nicht Dienstverhältnisse eingehen kann, die man vielleicht in 30 bis 40 Jahren gar nicht mehr bezahlen kann", sagt Daniel Tenberg vom Pfarrer- und Pfarrerinnenverein. "Trotzdem empfinde ich den Personalabbau, der aktiv betrieben wird, indem man einfach nicht nachbesetzt, zu stark. Denn irgendwann wird die Kurve nach unten zu steil."

Der Personalchef der bayerischen Landeskirche Stefan Reimers setzt unter anderem auf stärkere Zusammenarbeit. "Dekanate schließen sich zusammen, Kirchengemeinden beginnen zu kooperieren, die Verwaltung von Gemeinden wird zusammengelegt. Da probieren ganz viele ganz viel aus, und wir machen gute Erfahrungen." Allerdings werden auch Erfahrungen gemacht, dass Dinge nicht gelängen. Trotzdem sei es immer Ziel, einen attraktiven Arbeitsmarkt für Menschen zu bieten, die in der Kirche arbeiten wollen.

Der Wunsch nach Gottes Segen ist da – doch wer gibt ihn in Zukunft?

In der katholischen Kirche gibt es nicht nur zu wenige Priester. Der Fachkräftemangel trifft auch auf Gemeinde- und Pastoralreferenten zu. In beiden Kirchen werden in den nächsten zehn Jahren viele Theologen der Babyboomer-Generation in den Ruhestand gehen.

Der katholische Pfarrer Konrad Bayerle im mittelfränkischen Weißenburg macht die Erfahrung: "Die Individualität der Leute steigt, das erlebe ich bei jeder Beerdigung, bei jeder Trauung, das erlebe ich bei sonstigen Anfragen: Es ist die Bereitschaft da, Gottes Segen für verschiedene Lebenssituationen in den Blick zu nehmen, aber eben in der Gestaltung, wie ich es gerne hätte, vom Einzelnen ausgedacht." Und das wird zunehmend schwieriger, weil die Personaldecke immer dünner wird.

Beide Kirchen suchen händeringend nach Nachwuchs

Und das macht es für die wenigen Seelsorger nicht leichter. Beide Kirchen suchen händeringend nach neuen Wegen, um Nachwuchs für die theologischen Berufe zu finden. Stefan Koch ist Pfarrer und Unternehmensberater. Er rät: "Ich könnte mir vorstellen, dass es spannend sein könnte, mit Menschen ins Gespräch zu kommen, die nicht studieren. Müssen Pfarrerinnen und Pfarrer akademisiert sein oder wäre es auch möglich, ohne Studium Priester zu werden?"

Pfarrer werden ohne Theologiestudium? Beide Kirchen testen in Bayern neue Zugänge und werben auf modernen Kommunikationswegen zum Beispiel mit Imagefilmen dafür. Die katholische Kirche bietet ab Herbst ein duales Onlinestudium für Religionspädagogik. Und die Evangelische Kirche versucht, mit einem nur dreijährigen Fernstudium für Quereinsteiger neue Pfarrerinnen und Pfarrer zu gewinnen. BR 30

 

 

 

Theologen und Mediziner fordern Ächtung von Atomwaffen

 

In einer gemeinsamen Erklärung betonen Persönlichkeiten aus den Bereichen der Naturwissenschaften und der evangelischen Kirche die Dringlichkeit einer neuen Debatte über Nuklearwaffen. Sie unterstreichen, dass es keine Sicherheit mit nuklearen Massenvernichtungsmitteln gibt und warnen vor den wachsenden Gefahren, die von solchen Waffen ausgehen.

Die „Wiesbadener Erinnerung" wurde am Mittwoch von führenden Köpfen wie Volker Jung, Kirchenpräsident der Evangelischen Kirche in Hessen und Nassau (EKHN), die Ärztin Angelika Claußen, Präsidentin der International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW Europa) , sowie dem Umweltwissenschaftler Ernst Ulrich von Weizsäcker, verabschiedet. Veröffentlicht wurde sie von der Martin-Niemöller-Stiftung. In der Erklärung bitten sie die Gesellschaft, die Bundesregierung und die Bundeswehr eine neue Debatte zu führen und dabei vier konkrete Handlungsoptionen zu prüfen, um die nukleare Gefahr zu verringern.

Dazu gehören die Förderung einer gesamteuropäischen atomwaffenfreien Zone, die Beendigung der nuklearen Teilhabe Deutschlands, der Beitritt zum Atomwaffenverbotsvertrag und die Wiederaufnahme von Abrüstungsverhandlungen. 

Fundamentaler Gegensatz zur biblischen Lehre

Bereits Martin Niemöller, der erste Kirchenpräsident der EKHN, habe erkannt, dass diese Art von Waffen in fundamentalem Gegensatz zur biblischen Lehre stünden. IPPNW-Präsidentin Claußen sagte mit Blick auf die Vielzahl von Stellvertreterkriegen in aller Welt, die Behauptung, Atombomben hätten in den vergangenen Jahrzehnten den Weltfrieden gesichert, seien nachweislich falsch. 

Hintergrund: Das historische Treffen von Wiesbaden

Die „Wiesbadener Erinnerung" knüpft an ein historisches Treffen vor 70 Jahren in Wiesbaden an, bei dem führende Atomphysiker und evangelische Theologen über die ethischen und technischen Aspekte von Atomwaffen diskutierten. Dieses Treffen lieferte wesentliche Impulse für die Friedensbewegung und die Sicherheitspolitik Deutschlands. (domradio/pm 30)

 

 

 

Beate Gilles beim Katholikentag: „Ganz selbstverständliche Ökumene“

 

Die Generalsekretärin der Deutschen Bischofskonferenz Beate Gilles zeigt sich beeindruckt von der selbstverständlichen Ökumene, die beim Katholikentag in Erfurt aufscheint. Insgesamt tue es gut, unter Menschen zu sein, mit denen man den Glauben einfach teilen könne, so Gilles in einem Gespräch am Stand von Radio Vatikan.

Angesprochen auf das erst jüngst wieder in einem Interview geäußerte „Nein“ des Papstes zum Frauendiakonat betonte Gilles, sie wünsche sich, dass diese auch bei der jüngsten Synodenrunde mit viel Leidenschaft geäußerte ernsthafte Bitte vieler Frauen „nicht mit einem Satz weggewischt“ werde.

Frau Gilles, was erwarten Sie sich vom Katholikentag in Erfurt? Außer Regen?

Beate Gilles (Generalsekretärin Deutsche Bischofskonferenz): Also erst mal ist es wunderbar, dass der Regen den Leuten hier überhaupt nichts ausmacht. Die Stimmung ist super. Der Gottesdienst heute Morgen war ein wirklich sehr schönes Erlebnis und ich erwarte mir einfach ein Fest des Glaubens und der Freude. Und das tut einfach gut, auch mal einfach wieder unter Menschen zu sein, wo wir den Glauben teilen können.

Es ist so ein bisschen seltsam, hier unter Lutherdenkmälern entlang zu laufen und die Leute fragen: Katholikentag Was machen die denn hier? Ja, es ist so ein Diasporafeeling.

Beate Gilles: Ich finde es interessant, weil ich nehme das auch wahr, dass es anders ist, als ich es auch in meiner sonstigen Umgebung kenne. Ich bin ja im Rheinland groß geworden, aber ich nehme es anders wahr, nicht als Defizit, sondern dass es hier eine ganz selbstverständliche Ökumene gibt. Ich nehme wahr, dass die amtierende Ratsvorsitzende hier sehr präsent ist. Das ist ein sehr, sehr starkes Zeichen, hier auf diese Weise zu Gast zu sein und auch damit zu zeigen: Wir machen das gemeinsam.

„Können wir es uns doch alleine leisten?“

Das ist ein Katholikentag in Ökumene-Land sozusagen. Rutscht damit der Katholikentag allmählich hinüber in eine Zeit, wo er nur noch ökumenisch ausgerichtet werden wird, weil es sowohl auf katholischer wie auf evangelischer Seite einfach zu teuer wird, das noch getrennt zu lassen? Oder ist das eine falsche Interpretation?

Beate Gilles: Ich glaube, wir dürfen nicht diese Frage stellen. Oder auch so eine Frage wie: Ist es besser als alleine? Können wir es uns doch alleine leisten? Es macht Sinn, dass wir viele Sachen zusammen machen und das stärkt. Nicht nur im finanziellen Bereich, sondern auch in anderen Kontexten ist das wichtig. Und das auch hier zu merken, dass es einfach trägt, ist eine sehr, sehr gute Erfahrung.

Frauendiakonat: „Nicht einfach wegwischen“

Wie haben Sie es eigentlich als Frau aufgenommen, als Frau in der Kirche, dass der Papst vor kurzem in einem Interview auf die Frage, ob er sich eine Frau als geweihte Diakonin vorstellen könnte, spontan mit Nein geantwortet hat?

Beate Gilles: Das ist immer schwierig, weil solche Sachen einfach auch manchmal aus dem Kontext sind. Das war kein wirklich dezidiertes Interview zu diesem Thema, sondern im Rahmen eines Interviews zum Kindertag. Dann kommt sowas sozusagen im Vorbeigehen. Da tue ich mich immer schwer mit. Aber erst mal saß ich da und es trifft mich einfach, weil ich weiß auch aus der Situation der letzten Synode im Oktober vergangenen Jahres, was das für eine Power hatte. Ich habe die Bischöfe, unsere deutschen Bischöfe, die Delegierte sind bei der Synode, erlebt, wie sie aus dieser Sitzung zurückkamen und wie beeindruckt sie davon waren, wie auch Frauen ihre Stimme erhoben haben und sich danach sehnen. Und das kann man nicht mit einem Satz einfach wegwischen. Weil da steht ja die Frage im Raum, nicht: wann kommt es? Sondern: wie geht man mit dieser ernsthaften Bitte um? (vn 30)

 

 

 

Papst: Inneres Chaos beseitigen, um Chaos in der Welt zu heilen

 

Wenn wir nicht damit beginnen, das Chaos in unserem eigenen Inneren aufzuräumen, können wir auch nicht die Probleme der Welt lösen. Das gab Papst Franziskus bei seiner Generalaudienz an diesem Mittwoch auf dem Petersplatz zu bedenken. Die Menschheit richte auch heute noch, wie schon der Apostel Paulus beklagte, Verwüstungen an der Schöpfung an, „eine Realität, die uns sehr stark und dramatisch betrifft“, so das Kirchenoberhaupt.

Seine neue Katechesereihe zum Thema „Der Heilige Geist und die Braut. Der Heilige Geist führt das Volk Gottes zu Jesus, unserer Hoffnung“ führte Franziskus mit den ersten Versen der Bibel, der Entstehungsgeschichte im Buch Genesis, ein. Er wolle keine „biblische Archäologie“ auf dieser gemeinsamen Reise betreiben, sondern man werde entdecken, dass die Verheißung des Alten Testamentes sich in Jesus „vollständig verwirklicht“ hat, so der Papst.

Mit Blick auf die ersten beiden Verse des Buchs Genesis, die auch als einführende Bibelstelle in den verschiedenen Sprachen verlesen worden waren und in der die Erde als „wüst und wirr“ beschrieben wird, während „der Geist Gottes über dem Wasser schwebte“ („Im Anfang erschuf Gott Himmel und Erde. Die Erde war wüst und wirr und Finsternis lag über der Urflut und Gottes Geist schwebte über dem Wasser“, Gen 1, 1-2) betonte er:  „Der Geist Gottes erscheint uns hier als die geheimnisvolle Kraft, die die Welt aus ihrem anfänglichen formlosen, verlassenen und düsteren Zustand in ihren geordneten und harmonischen Zustand versetzt. Denn der Heilige Geist stellt Harmonie her, Harmonie im Leben, Harmonie in der Welt.“

Diese „noch vage Andeutung“ des Wirkens des Geistes werde jedoch im weiteren Verlauf noch weiter präzisiert, indem das Eingreifen des Heiligen Geistes in die neue Schöpfung mit Bildern beschrieben werde, die wir noch im Zusammenhang mit der Entstehung der Erde kennen, so Franziskus mit Blick auf die Taube bei Jesu Taufe oder die Szene, in der Jesus im Abendmahlssaal seine Jünger anhaucht, weiter. Es sei dann der Apostel Paulus, der ein „neues Element“ in diese Beziehung zwischen dem Heiligen Geist und der Schöpfung einbringe:

„Er spricht von einem Universum, das ,seufzt und in Geburtswehen liegt' (vgl. Röm 8,22). Es leidet wegen des Menschen, der es der ,Knechtschaft der Vergänglichkeit' unterworfen hat (vgl. V. 20-21). Das ist eine Realität, die uns sehr stark und dramatisch betrifft. Der Apostel sieht die Ursache für das Leiden der Schöpfung in der Verderbnis und der Sünde der Menschheit, die sie in die Entfremdung von Gott hineingezogen hat. Das gilt heute noch genauso wie damals. Wir sehen die Verwüstungen, die der Mensch an der Schöpfung angerichtet hat und immer noch anrichtet, vor allem der Teil der Menschheit, der die größeren Möglichkeiten hat, ihre Ressourcen auszubeuten.“

Freude am Betrachten vor die Freude am Besitzen stellen

Der heilige Franz von Assisi habe uns jedoch mit dem Weg der Kontemplation und des Lobpreises einen „schönen“ Ausweg gezeigt, um zur vermissten Harmonie des Geistes zurückzukehren, unterstrich Franziskus. Wiederum der Apostel Paulus habe daran erinnert, dass unsere Berufung in der Welt darin bestehe, „Lob seiner Herrlichkeit“, also der Herrlichkeit Gottes zu sein. „Es geht darum, die Freude am Betrachten vor die Freude am Besitzen zu stellen. Und niemand hat sich mehr über die Geschöpfe gefreut als Franz von Assisi, der keine besitzen wollte.“

Der Heilige Geist, „der am Anfang das Chaos in den Kosmos“ verwandelte, sei am Werk, um diese Verwandlung in jedem Menschen zu bewirken, fuhr Franziskus fort:

„Denn unser Herz gleicht jenem verlassenen, dunklen Abgrund aus den ersten Versen der Genesis. In ihm regen sich gegensätzliche Gefühle und Begierden: die des Fleisches und die des Geistes.“

Neue Menschen werden

Wir alle seien in gewisser Weise das „in sich gespaltene Reich“, von dem Jesus im Evangelium (vg. Mk 3, 24) spreche, gab der Papst in diesem Zusammenhang zu bedenken:

„Wir können sagen, das um uns ein äußeres Chaos herrscht - ein soziales Chaos, ein politisches Chaos: denken wir an die Kriege, an die vielen Mädchen und Jungen, die nichts zu essen haben, an die vielen sozialen Ungerechtigkeiten; das ist das äußere Chaos. Aber es gibt auch ein inneres Chaos in jedem von uns. Ersteres kann nicht geheilt werden, wenn wir nicht damit beginnen, letzteres zu heilen! Brüder und Schwestern, bemühen wir uns, unsere innere Verwirrung zu einer Klarheit des Heiligen Geistes zu machen: Es ist die Kraft Gottes, die das tut, und wir öffnen unsere Herzen, damit er es tun kann.“

Der Heilige Geist möge uns dabei helfen, zu neuen Menschen zu werden, so der abschließende Wunsch des Papstes. (vn 29)

 

 

 

Katholikentag startet - Wohin steuern Kirche und Gesellschaft

 

Kurz vor den wichtigen Wahlen in Ostdeutschland und Europa haben die Katholiken in Deutschland ihren Katholikentag in Erfurt begonnen. Beim dritten Treffen in Ostdeutschland nach 1990 werden mehr als 20.000 Teilnehmer in der thüringischen Landeshauptstadt erwartet. Erfurt ist erstmals Gastgeber; in Thüringen sind nur rund sieben Prozent der Bevölkerung katholisch.

Er ist wohl das größte kirchliche Ereignis in diesem Jahr in Deutschland – der Katholikentag, der am Abend in Erfurt beginnt. Bis Sonntag sind rund 500 Veranstaltungen geplant, darunter zahlreiche Diskussionen zu aktuellen gesellschaftspolitischen und kirchlichen Fragen. Der Katholikentag steht unter dem biblischen Leitwort: „Zukunft hat der Mensch des Friedens“.

Zum Auftakt rief die Präsidentin des Zentralkomitees der Katholiken (ZdK), Irme Stetter-Karp, zum Einsatz für die Demokratie auf, die akut bedroht sei. „Wir alle haben hier in Deutschland Verantwortung für den Frieden im Land. Aber nicht nur hier: Wir sind Teil Europas, wir sind Teil der Weltgemeinschaft.“

Klare Abgrenzung von der AfD

Ohne die Partei direkt beim Namen zu nennen, erläuterte die ZdK-Präsidentin, warum die Gastgeber beschlossen haben, keine AfD-Politiker zu den Foren einzuladen. Der Katholikentag fördere Debatten und lasse unterschiedliche Meinungen zu Wort kommen. Doch sei er „kein Ort für populistische Parolen, für Diffamierung von Menschen und das Verächtlichmachen der Demokratie“, fügte sie hinzu: „Menschen, die sich in Parteien organisieren, die auf Ausgrenzung und völkischen Nationalismus setzen, haben auf unseren Podien keinen Platz.“

Der Erfurter Bischof Ulrich Neymeyr hatte bereits am Morgen im ZDF betont: „Wir haben die Erfahrung gemacht, dass mit Vertretern der AfD kein wirklich fruchtbares Gespräch möglich ist.“ Ihnen gehe es nur darum, ihre radikalen Botschaften zu vermitteln.

Einsatz für den Frieden Neymeyr verwies auf das Motto der Großveranstaltung, die alle zwei Jahre in einer anderen Stadt stattfindet: Das Leitwort „Zukunft hat der Mensch des Friedens“ müsse ein Ansporn sein: „Hoffentlich gehen von diesen Tagen Impulse aus für den Frieden in unserer Welt, unserer Gesellschaft und unserer Kirche.“

In zahlreichen Veranstaltungen wird sich der Katholikentag auch mit der Situation der katholischen Kirche befassen. Sie hat ebenso wie die evangelische Kirche durch den Missbrauchsskandal massiv an Vertrauen eingebüßt und verliert dramatisch an Mitgliedern.

Papst soll Ruder herumwerfen

Stetter-Karp mahnte rasche Reformen an und hielt Bischöfen und Papst vor, dabei zu bremsen. Grundlegende Veränderungen seien die einzige Chance, die selbst mitverschuldete Krise zu bewältigen. Beim Reformprojekt Synodaler Weg habe man Beschlüsse gefasst, die „Machtmissbrauch eindämmen, Gleichberechtigung der Menschen in der Kirche ermöglichen sollen, freie Lebens- und Beziehungsentscheidungen wichtig nehmen“. Doch die Umsetzung komme nicht voran: „In einer Weltkirche, die die Verantwortung und Macht ihrer Bischöfe betont, erwarte ich von eben jenen Bischöfen - auch dem Bischof von Rom, unserem Papst -, dass nun endlich das Ruder herumgeworfen wird. Es ist genug geredet. Es muss gehandelt werden!“

Mit Blick auf die vergleichsweise niedrige Teilnehmerzahl in Erfurt sagte ZdK-Generalsekretär Marc Frings, große Christentreffen hätten aus seiner Sicht auch weiterhin Zukunft. Solche „Lagerfeuer“ würden gebraucht. Mit mehr als 20.000 Gästen sei Erfurt an die Grenzen der Logistik gekommen: „Wir machen gezielt einen kleineren Katholikentag, um Neues zu erproben.“ Dazu gehörten auch deutlich weniger Veranstaltungen.

ZdK: Besetzung ist politisch ausgewogen

Zur Eröffnungsfeier am Abend kommt Bundespräsident Frank-Walter Steinmeier. Bis Sonntag sind auch Bundeskanzler Olaf Scholz (SPD), zahlreiche Minister, Bischöfe und andere Prominente angekündigt.

Das ZdK wies den Vorwurf zurück, der Katholikentag sei politisch unausgewogen besetzt. Weil die Union derzeit nicht an der Regierung sei, sei es normal, dass mehr Vertreter der Ampel auf den Podien säßen. Aber auch viele führende Politiker von CDU und CSU seien beteiligt, darunter mit Manfred Weber (CSU) der Spitzenkandidat der Europäischen Volkspartei bei der Europawahl. CDU-Parteichef Friedrich Merz kommt zur Eröffnung und ist bei einem Empfang der Adenauer-Stiftung dabei, sitzt aber auf keinem Podium. Er sei danach auf einer Auslandsreise, hieß es. (kna 29)

 

 

 

Papst zum Katholikentag: „Ich wünsche euch fruchtbare Tage“

 

Franziskus hat zum 103. Katholikentag eine Botschaft gesandt, die zu Beginn des Treffens in Erfurt veröffentlicht wurde. Darin geht er auf die Bedeutung des Friedens, der Ökumene und des Lebensschutzes ein. Der Katholikentag hat mit Appellen zu Frieden, Demokratie und Kirchenreformen begonnen. Das Motto „Zukunft hat der Mensch des Friedens“ müsse ein Ansporn für alle sein, betonten die Organisatoren bei der Eröffnungspressekonferenz am Mittwoch. Hier die Papst-Botschaft an die Gäste in Erfurt:

 

Liebe Brüder und Schwestern,

von Herzen grüße ich Euch alle, die Ihr zum 103. Katholikentag in Erfurt zusammengekommen seid, um gemeinsam zu beten, euch auszutauschen, einander im Glauben zu bestärken und Zeugnis abzulegen für das Evangelium Christi.

„Zukunft hat der Mensch des Friedens.“ So lautet das Motto dieser Tage. Psalm 37 benennt den Grund, warum dem Menschen des Friedens Zukunft verheißen ist: Weil er gerecht ist, weil er tut, was Gott gefällt, weil er auf Gott vertraut. Die Tragik des Menschen ist es jedoch von Anfang an, dass er Gott nicht vertraut, sondern misstraut; dass er nicht tut, was Gott gefällt, sondern eigene Wege geht. Die ursprüngliche gottgewollte Einheit und Harmonie alles Geschaffenen ist so „aus den Fugen geraten“: Der Mensch gebraucht die Schöpfung nicht mehr im Sinne des Schöpfers, sondern missbraucht und misshandelt sie in egoistischem Macht- und Gewinnstreben. So kam Leid und Tod in die Welt (vgl. Gen 3). Was hier gemeint ist, empfinden und benennen heute viele Menschen – insbesondere junge Menschen – ganz unterschiedlicher kultureller und weltanschaulicher Herkunft. Sie spüren, dass etwas mit dem Menschen und mit der Welt nicht stimmt, dass wir nicht einfach so weitermachen können wie bisher, dass es einer Umkehr, einer echten Neuorientierung bedarf.

Menschliche Logik auf den Kopf stellen

Die Sendung Jesu stand ganz im Zeichen eben dieser Neuausrichtung des Menschen auf Gott hin – und damit auch einer Erneuerung und Heilung seiner Beziehungen zu den Mitmenschen, zur Schöpfung und nicht zuletzt zu sich selbst. Der Friede, den Christus bringt, wird sichtbar, wenn er den Menschen neue Hoffnung schenkt, Zukunft in schwierigen Zeiten: denen, die ausgegrenzt waren, den Kranken, denen, die in Schuld verstrickt waren. Christus hat das Unrecht beim Namen genannt und Missverhältnisse verurteilt. Um die göttliche Ordnung wiederherzustellen, musste Jesus nicht selten die menschliche Logik und Werteordnung auf den Kopf stellen, was insbesondere in der Bergpredigt deutlich wird.  Aber gerade so stiftet er Frieden: „am Kreuz durch sein Blut“ (Kol 1,20). Ja, schauen wir auf zum Kreuz: „Dort wurde auf die Gewalt nicht mit Gewalt reagiert, auf den Tod nicht mit der Sprache des Todes geantwortet. Im Schweigen des Kreuzes verstummt das Getöse der Waffen und kommt die Sprache der Versöhnung, des Verzeihens, des Dialogs und des Friedens zu Wort“ (Predigt am 7. September 2013). Der Friede Christi entsteht aus Liebe und Hingabe. An Ostern wird offenbar: Zukunft hat der Mensch des Friedens.

Sendung fortführen

Wir Christen sind gerufen, seine Sendung fortzuführen: So wie er wollen wir den verlassenen, ausgegrenzten und einsamen Menschen neues Ansehen schenken und sie erfahren lassen, dass sie nicht allein sind. Wir wollen uns aber auch öffentlich, politisch, für bessere Lebensbedingungen einsetzen und besonders denen eine Stimme verleihen, die kein Gehör finden. Ohne Gerechtigkeit gibt es keinen Frieden. Nicht nur in Europa, sondern auch an anderen Orten der Welt scheinen momentan grundlegende Menschenrechte gefährdet: durch zunehmenden Antisemitismus, durch Rassismus und weitere zu Extremismus und Gewalt tendierende Ideologien.

Alle Krisen sind miteinander verbunden

Die vielen moralischen, sozialen, wirtschaftlichen und politischen Krisen, die wir erleben, sind alle miteinander verbunden.  Die Sorge um die Natur, die Gerechtigkeit gegenüber den Armen, das Engagement für die Gesellschaft, der Schutz des Lebens und der Familie, die Verteidigung der Würde allen menschlichen Lebens sowie der äußere und innere Frieden gehören zusammen. Die Probleme betreffen alle und können nur gemeinsam gelöst werden. Und entsprechend bedarf es eines weit angelegten, möglichst vielstimmigen Dialogs auf allen Ebenen des sozialen, ökonomischen und politischen Lebens. Die zahlreichen Diskussionsveranstaltungen auf dem Katholikentag mit vielen hochrangigen Vertretern und Repräsentanten aus wichtigen Bereichen des gesellschaftlichen Lebens bieten eine gute Gelegenheit dazu.

Ort des ökumenischen Miteinanders

In diesem Zusammenhang ist es schön und von Bedeutung, dass der Katholikentag auch ein Ort des ökumenischen Miteinanders und des interreligiösen Dialogs ist. Denn es braucht die Zusammenarbeit mit allen Menschen guten Willens, die bereit sind, an einer friedlichen Zukunft zu bauen. Wie kraftvoll das gemeinsame Zeugnis der Christen sein kann, konnte man 1989 erleben, als Menschen des Friedens, mit einer Kerze in der Hand die Friedliche Revolution ausgelöst haben. Hier in Erfurt fanden die Friedensgebete in der Lorenzkirche und in der evangelischen Predigerkirche statt. Dieses Wunder der friedlichen Wende, ausgelöst durch betende Menschen, zeigt uns, was das Gebet vermag. Und so ist diese Erinnerung auch eine Ermutigung für uns heute!

Der Mensch des Friedens hat Zukunft. Diese Gewissheit mahnt uns und ermutigt uns. Beten wir um den Frieden. Beten wir auch füreinander, dass die Kraft des Heiligen Geistes uns mit Hoffnung und Freude erfüllt. Von Herzen wünsche ich euch geistlich bereichernde fruchtbare Tage! Ich begleite euch im Gebet – bitte betet auch für mich. Der Gott des Friedens segne Euch.

Aus dem Vatikan, im Mai 2024 FRANZISKUS

 

 

 

Weihbischof Dr. Dominicus Meier OSB wird neuer Bischof von Osnabrück

 

Papst Franziskus hat heute (28. Mai 2024) Weihbischof Dr. Dominicus Meier OSB, bisher Weihbischof im Erzbistum Paderborn, zum neuen Bischof von Osnabrück ernannt. Er wird die Nachfolge von Bischof em. Dr. Franz-Josef Bode antreten, der am 25. März 2023 in den Ruhestand getreten ist.

 

Der Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz, Bischof Dr. Georg Bätzing, gratuliert dem künftigen Osnabrücker Bischof. „Deine Ernennung zum Bischof von Osnabrück empfinde ich als ausgezeichnete Entscheidung aller Verantwortlichen – in Rom und in Deiner künftigen neuen Heimat. Du bringst für die Aufgabe vielfältige Erfahrungen mit, die Dir sicherlich in jeder Hinsicht nutzen werden. Das sind zunächst Deine mehr als vier Jahrzehnte währende Zeit im Benediktinerorden, Deine 35 Jahre priesterlichen Wirkens, die Du in diesem Jahr feiern kannst, Deine zwölfjährige Verantwortung als Abt von Königsmünster und Deine bald neun Jahre als Weihbischof im Erzbistum Paderborn“, so Bischof Bätzing in seiner Gratulation. Er fügt hinzu: „Das ist schon eine Vielfalt von Diensten und Verantwortlichkeiten, die Dich zu einem allseits geschätzten Seelsorger haben werden lassen. Gleichzeitig bringst Du eine ausgezeichnete und von uns in der Bischofskonferenz sehr geschätzte kirchenrechtliche Expertise mit.“

 

Bischof Bätzing geht in seinem Brief vor allem auf die Erfahrung Meiers als Ordensmann ein. Er sei sich sicher, dass Weihbischof Meier ein Bischof sein werde, „der auf die Menschen zugeht, den Suchenden hilft, den Fragenden Antworten gibt und den Unsicheren Zuversicht vermittelt. Genau dieses Handeln und Deine Dich prägende Überzeugung kommen in Deinem bischöflichen Leitwort ‚Durch Christus werden wir zusammengeführt‘ besonders zum Tragen“. Der Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz schreibt weiter: „Ausdrücklich danke ich Dir, dass Du den Synodalen Weg mit uns gegangen bist. Es liegen noch wichtige spannende Etappen vor uns und ich bin froh, im Ständigen Rat mit Dir jemanden zu wissen, der sie mit Umsicht und Weitblick mitgestaltet“, so Bischof Bätzing. „Dieser Weg führt Dich jetzt also von Paderborn nach Osnabrück. Westfalen und Ostwestfalen grenzen an Niedersachsen, so wird Dir die Umstellung nicht schwerfallen. Dabei wirst Du auch liebgewonnene Traditionen wie das Libori-Fest nicht vermissen müssen, denn so weit bist Du von Deiner alten Heimat nicht entfernt. Und doch gibt es in Osnabrück viel Neues zu entdecken: die Gläubigen, die pastoralen Räume mit ihren Seelsorgerinnen und Seelsorgern, die Ehrenamtlichen, manchen schönen Wallfahrtsort und vieles mehr.“

 

Weihbischof Dr. Dominicus Meier OSB wurde 1959 in Heggen (Meschede) geboren. 1982 trat er in der Abtei Königsmünster in den Benediktinerorden ein, studierte in den folgenden Jahren Theologie und Philosophie in Würzburg und Münster und wurde 1989 zum Priester geweiht. Sein Promotionsstudium in Salzburg schloss er 1991 mit einem Doktor der Theologie ab. 1999 habilitierte sich Meier im Fach Kirchenrecht. Von 2001 bis 2013 war er Abt der Abtei Königsmünster. Offizial des Erzbistums Paderborn war er von 2013 bis 2022. Die Ernennung zum Weihbischof im Erzbistum Paderborn erfolgte 2015. In der Deutschen Bischofskonferenz ist Weihbischof Meier stellvertretender Vorsitzender der Migrationskommission und Beauftragter für die Gläubigen der mit Rom unierten Ostkirchen. Dbk 28

 

 

 

Ein Benediktiner wird neuer Bischof von Osnabrück

 

Dominicus Meier, bisher Weihbischof der Erzdiözese Paderborn, wird Bischof von Osnabrück. Das wurde an diesem Dienstag zeitgleich in Osnabrück und im Vatikan bekannt gegeben. Der bald 65 Jahre alte Bischof ist Benediktiner. Er folgt in seinem neuen Amt auf Franz-Josef Bode, dessen Rücktritt Papst Franziskus im März 2023 angenommen hatte.

Meier ist promovierter Theologe und Kirchenrechtler, Universitätsprofessor und wirkte acht Jahre lang als Abt von Königsmünster in Meschede. Innerhalb der deutschen Bischofskonferenz ist er Vizepräsident der Kommission für Migration und Beauftragter für die Gläubigen der mit Rom unierten Ostkirchen. Zum Weihbischof in Paderborn ernannte ihn Papst Franziskus 2015.

Geboren wurde Dominicus Meier 1959 in Heggen, Meschede, im Erzbistum Paderborn. 1982 trat er in der Abtei Königsmünster in den Benediktinerorden ein, studierte in den folgenden Jahren Theologie und Philosophie in Würzburg und Münster und wurde 1989 zum Priester geweiht. Sein Promotionsstudium in Salzburg schloss er 1991 mit einem Doktor der Theologie ab, zeitgleich wirkte er zwei Jahre als Richter am Diözesangericht Salzburg. 1999 habilitierte sich Meier im Fach Kirchenrecht.

Professor für Kirchenrecht

Seit 2000 ist Meier ordentlicher Professor für Kirchenrecht an der Philosophisch-Theologischen Hochschule der Pallottiner in Vallendar. Zum Abt von Königsmünster wählten ihn die Mitbrüder 2001.

Der Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz, Bischof Georg Bätzing, gratuliert dem künftigen Osnabrücker Bischof. „Das ist schon eine Vielfalt von Diensten und Verantwortlichkeiten, die Dich zu einem allseits geschätzten Seelsorger haben werden lassen“, zitiert eine Mitteilung der Bischofskonferenz den Vorsitzenden in seinen Worten an den Ordensmann. Gleichzeitig bringe Meier „eine ausgezeichnete und von uns in der Bischofskonferenz sehr geschätzte kirchenrechtliche Expertise mit.“

Bätzing dankte Meier ausdrücklich für sein Wirken beim Synodalen Weg, das Reformprojekt der katholischen Kirche in Deutschland. „Es liegen noch wichtige spannende Etappen vor uns und ich bin froh, im Ständigen Rat mit Dir jemanden zu wissen, der sie mit Umsicht und Weitblick mitgestaltet“, so Bätzing. Er sei sich sicher, dass Weihbischof Meier ein Bischof sein werde, „der auf die Menschen zugeht, den Suchenden hilft, den Fragenden Antworten gibt und den Unsicheren Zuversicht vermittelt“.

In Osnabrück ins Amt eingeführt wird der neue Bischof mit einer feierlichen Messe am 8. September. (vn/pm 28)

 

 

 

Italien: Mafia-Mentalität ist dort, wo Individualismus herrscht

 

„Die katholische Kirche in Kalabrien braucht eine synodale Seelsorge, weil der Individualismus und die Selbstreferenzialität die Gesellschaft prägen. Die Mafia-Mentalität wurzelt vor allem dort, wo Individualismus, Partikularismus sowie individuelle und familiäre Interessen herrschen, die vom Wohl der Gemeinschaft abgekoppelt sind.“ Das sagte Bischof Francesco Savino von Cassano all'Ionio bei der Veranstaltung „Barmherzigkeit und Gerechtigkeit. Sind die Mafiosi unsere Brüder?“.

Der Runde Tisch zu zehn Jahre nach dem Besuch von Papst Franziskus in Kalabrien wurde von der Diözese Cassano unter der Schirmherrschaft der Kalabrischen Bischofskonferenz, der Päpstlichen Theologischen Fakultät Süditaliens und des Kalabrischen Theologischen Instituts organisiert.

Bischof Savino sagte: „Wenn wir der 'ndrangheta einen Gefallen tun wollen, müssen wir einen pastoralen Ansatz verfolgen, der auf Individualismus und nicht auf gemeinsamem Gehen basiert.“ „Das Problem Kalabriens“, fuhr der Bischof fort, „ist ein kulturelles und anthropologisches Problem“, bei dem „die Seelsorge Wirkung zeigen, das Gewissen berühren und das Gewissen von Frauen und Männern dazu bringen muss, sich auf eine andere Art und Weise neu zu denken: zum Beispiel indem wir über jede Haltung des Schweigens, des mitschuldigen Schweigens und der Nähe hinausgehen.“

Der Bischof von Cassano erinnerte an das Thema der „pastoralen Bekehrung“ und bot als Weg der Reflexion auch „die christlichen Sakramente der Taufe und Firmung an, bei der nicht das Kind, sondern die Familie im Mittelpunkt stehen soll“. Bischof Savino erläutert dazu: „Wir müssen einen echten Schritt in der Seelsorge machen, denn leider ist unsere Gesellschaft ist nicht mehr christlich.“

(sir 28)

 

 

 

Papst bittet im Juni um Gebet für Migranten

 

Christliche Gläubige befürworten keine Mauern, die Migranten abwehren sollen. Das sagte Papst Franziskus in einem Video, in dem er seine Gebetsmeinung für Juni vorstellte.

„Ich möchte, dass wir in diesem Monat für diejenigen beten, die aus ihrem Land fliehen“, so der Papst. Wegen Krieg und Armut die eigene Heimat verlassen zu müssen, sei eine dramatische Erfahrung, hinzu komme „oft das Gefühl der Entwurzelung“. In den Zielländern hingegen schauten Menschen oft mit Sorge und Angst auf die Ankommenden.

„Dann taucht das Schreckgespenst der Mauern auf: Mauern auf der Erde, die Familien trennen, und Mauern im Herzen.  Wir als Christen können diese Mentalität nicht teilen. Wer einen Migranten aufnimmt, nimmt Christus auf“, erklärte der Papst.

Franziskus rief die Gläubigen in seinem Video dazu auf, in ihren Ländern „eine soziale und politische Kultur“ zu fördern, die die Rechte und die Würde der Ankommenden schützt. „Ein Migrant muss begleitet, gefördert und integriert werden. Wir beten, dass Migranten, die vor Krieg oder Hunger fliehen und zu einer Reise voller Gefahren und Gewalt gezwungen sind, Akzeptanz und neue Lebenschancen finden mögen.“

Konstantes Eintreten für Geflüchtete

Papst Franziskus hat in seinem seit elf Jahren währenden Pontifikat den Einsatz der Kirche für Migranten und Flüchtlinge gestärkt. Seine erste Reise als Papst führte ihn 2013 auf die italienische Flüchtlingsinsel Lampedusa. Er unterstützt private Seenotrettung auf dem Mittelmeer und erinnert Regierende in Europa und anderen wohlhabenden Zielländern beständig an ihrer Pflichten gegenüber Migranten und Geflüchteten. Auch mehrere Gebetsanliegen zum Thema hat Franziskus bereits lanciert.

Tradition seit 1844

Der Papst legt jeden Monat eine Gebetsmeinung vor. Die Tradition besteht seit 1844. Das weltweite Gebetsnetzwerk des Papstes kümmert sich um die Ausformulierung der Anliegen und erstellt seit mehreren Jahren auch ein monatliches Video, in dem Franziskus die Gebetsmeinung genauer erklärt.

(vn 28)

 

 

 

Reaktion auf Medienberichte: „In der Kirche ist Platz für alle“

 

Papst Franziskus ist über die Artikel informiert, die infolge eines Gesprächs des Kirchenoberhauptes mit den italienischen Bischöfen hinter verschlossenen Türen erschienen sind und in dem er eine angeblich homophobe Aussage getätigt haben soll. Wie der Pressesprecher des Vatikans, Matteo Bruni unterstreicht, habe der Papst „nie die Absicht gehabt, sich beleidigend oder auf homophobe Weise auszudrücken, und er bittet bei denen um Entschuldigung, die sich beleidigt fühlten.“

 „Der Papst hatte nie die Absicht, zu beleidigen oder sich in homophober Weise auszudrücken, und er bittet diejenigen um Entschuldigung, die sich durch die Verwendung eines Begriffs, über den andere berichtet haben, beleidigt fühlten“: Mit dieser Mitteilung reagierte der Pressesprecher des Vatikans, Matteo Bruni, an diesem Dienstag auf Journalistenanfragen. Diese kamen auf, nachdem jüngst Artikel erschienen, die dem Papst die Verwendung einer negativ konnotierten umgangssprachlichen Bezeichnung für Homosexuelle zuschreiben.

Der Ausdruck sei in Zusammenhang mit der Frage zum Eintritt von erklärt Homosexuellen ins Priesterseminar gefallen, die der Papst in der Audienzhalle am 20. Mai bei einem Gespräch hinter verschlossenen Türen mit den italienischen Bischöfen erörtert habe, hieß es in italienischen und internationalen Medien unter Berufung auf Ohrenzeugen.

„Papst Franziskus ist sich der Artikel bewusst, die kürzlich über ein Gespräch hinter verschlossenen Türen mit den Bischöfen der Italienischen Bischofskonferenz (CEI) erschienen sind“, heißt es in der Mitteilung Brunis, in der neben der Klarstellung und Entschuldigungsbitte auch an die Worte erinnert wird, die Papst Franziskus des Öfteren bekräftigt: „In der Kirche ist Platz für alle, für alle! Niemand ist unnütz, niemand ist überflüssig, es ist Platz für alle. So wie wir sind, alle.“ (vn 28)

 

 

 

„Lust auf Leistung – oder das Ende der Leistungsgesellschaft?“ Jahrestagung des Cusanuswerks 2024

 

Über 700 Geförderte, Ehemalige und Gäste der Bischöflichen Studienförderung Cusanuswerk widmeten sich auf ihrer Jahrestagung vom 24. bis 26. Mai 2024 im niederländischen Kasteel de Berckt (Baarlo bei Venlo) dem Thema Leistung.

 

„Begabung verpflichtet zu Leistung. Als kooperative Elite verwirklichen unsere Geförderten und Ehemaligen ihre Begabungen im Dienst am Nächsten. Natürlich soll und will man auch selbst vorankommen; aber wir fördern keine Einzelkämpfer, sondern Menschen, die Verantwortung übernehmen wollen, die bereit sind, etwas zu wagen und sich für Gesellschaft und Kirche einzusetzen. In gewisser Weise sind die so verstandene Leistungsbereitschaft und der Wille, etwas zu gestalten, die Existenzbedingung der Begabtenförderung – zumal einer wertesensiblen, christlichen Begabtenförderung“, erklärte Prof. Dr. Georg Braungart, Leiter des Cusanuswerks. Die Kölner Historikerin PD Dr. Nina Verheyen nahm in ihrem Impulsvortrag die historischen Bedingungen für die Entwicklung unseres heutigen Leistungsverständnisses in den Blick. Als besonders interessant hob sie dabei hervor, dass zum Beispiel der Soziologe Georg Simmel (1858 bis 1918) Leistung auch als „soziale Beziehung“ verstanden habe: Der, der etwas leistet, leistet etwas für andere; Leistung sei in diesem Sinne ein Dienst für den bzw. am Mitmenschen. Dieses Verständnis kontrastiere, so Nina Verheyen, mit vielen aktuellen Leistungsdebatten, in denen es nicht darum gehe, etwas für andere zu tun, sondern schlicht darum, etwas besser zu tun.

 

Bei der größten Veranstaltung des Begabtenförderungswerks der katholischen Kirche in Deutschland gingen ehemalige und aktuelle Stipendiatinnen und Stipendiaten mit Expertinnen und Experten aus Wissenschaft, Kirche, Wirtschaft, Politik, Kultur und Medien den Fragen nach, welche Rolle Leistung für die Gesellschaft, die Wirtschaft und das Gemeinwesen spielt: Wie gestaltet sich das Verhältnis des Individuums zur Leistung, zu Verantwortung und Führung? Welche individuellen und sozialen Voraussetzungen von Leistungsfähigkeit gilt es zu berücksichtigen? Wie hoch sind die Risiken, die sich beispielsweise in Leistungsdruck, Entsolidarisierung oder Versagensangst manifestieren?

 

„Etwa die Hälfte der Berufstätigen in Deutschland würde gerne in Teilzeit arbeiten, fast 80 Prozent sind für die 4-Tage-Woche“, erläuterte Dr. Thomas Scheidtweiler, Generalsekretär des Cusanuswerks, den aktuellen Trend. „Diese Umfrageergebnisse beziehen sich nur mittelbar auf die Leistungsbereitschaft der Berufstätigen, aber sie führen schon zu der Frage, welche möglichen Auswirkungen dies auf die soziale, wirtschaftliche und ökologische Nachhaltigkeit unseres Landes hat.“ Das nahm auch der stellvertretende Vorsitzende der Kommission für Wissenschaft und Kultur der Deutschen Bischofskonferenz, Weihbischof Dr. Christoph Hegge (Münster), in den Blick, der vor allem die Würde des Menschen und die Bedeutung von Arbeit für das Gemeinwohl hervorhob: „Wir benötigen eine Neubewertung von Arbeit, eine Neubewertung von Leistung. Wir müssen uns fragen, inwieweit alle Menschen, die einen Beitrag zur Gesellschaft leisten, unabhängig von dessen Höhe, Wertschätzung und Anerkennung bekommen. Dabei muss auch die Würde der Arbeit stärker in den Fokus gerückt werden.“ An die Stipendiatinnen und Stipendiaten des Cusanuswerkes gerichtet, betonte Weihbischof Hegge: „Die Leistung, die Sie erbringen, beruht nicht auf Ihrer sozialen Herkunft, sondern geschieht aus der inneren Motivation heraus, sich selbst als christliche Persönlichkeiten zu entfalten und das Beste Ihrer Inspiration und Schaffenskraft in unsere freiheitlich demokratische und soziale Marktwirtschaft und damit für das Gemeinwohl einzubringen. Das ist wirklich bewundernswert und verdient unser aller Dank.“

 

Im Festvortrag heute Vormittag (26. Mai 2024) stellte Prof. Dr. Nils Goldschmidt, Professor für Kontextuale Ökonomik und Ökonomische Bildung an der Universität Siegen und Vorsitzender der Aktionsgemeinschaft Soziale Marktwirtschaft, den Zusammenhang von Leistung und gesellschaftlichem Zusammenhalt heraus: „Die Voraussetzung für Leistungsbereitschaft und eine gute wirtschaftliche Performance ist gesellschaftlicher Zusammenhalt. Menschen brauchen das Vertrauen, dass sie neue Ideen ausprobieren und ihre Kreativität einbringen können. Eine leistungsbereite Haltung braucht gesellschaftlichen Halt“, so Prof. Goldschmidt.

 

Den Abschluss der Jahrestagung, die in Kooperation mit dem Katholischen Akademischen Austauschdienst stattfand, bildete die Eucharistiefeier. Der Vorsitzende der Österreichischen Bischofskonferenz, Erzbischof Dr. Franz Lackner OFM (Salzburg), sagte in seiner Predigt, dass der Raum, in dem menschlich-göttliche Begegnung exemplarisch geschehe, die Kirche sei: „Papst Franziskus, für mich ein Papst der Überraschungen, versucht dieser Kirche unserer Zeit ein neues ‚Outfit‘ zu geben, indem er eine Bischofssynode zum Thema Synodalität ausgerufen hat. Eine höchst erstaunliche Sache: offenbar hat die Kirche vergessen, wozu sie eigentlich da ist, nämlich Sakrament, das heißt Zeichen und Werkzeug für die innigste Einheit mit Gott wie für die Einheit der ganzen Menschheit zu sein. So zumindest sagt es uns das Zweite Vatikanische Konzil.“ Erzbischof Lackner fügte hinzu: „Zu Beginn des synodalen Prozesses hörte ich von Rom kommend eine Ortsbestimmung von Kirche auf ihrem Weg durch die Geschichte: ‚Die Kirche ist wesentlich synodal und wesentlich hierarchisch.‘ In den vergangenen Monaten und Jahren ist es still geworden um diese Ansage. Das finde ich schade. Denn wie zwei Leuchttürme markieren Hierarchie und Synodalität den Weg der Kirche.“

 

Während der Jahrestagung wurde zudem der „Preis für innovative Netzwerkideen“ – gefördert von der Evonik Stiftung – verliehen. Der mit insgesamt 13.000 Euro dotierte Preis ging an drei Projekte, die sich in herausragender Weise für Demokratieförderung sowie gesellschaftlichen sowie internationalen Dialog einsetzen: Mit „Der Profcast“ wird ein Podcast ausgezeichnet, der wissenschaftlich fundierte Informationen zu Zukunftsthemen wie Klimawandel oder Künstliche Intelligenz aufbereitet. Das Projekt „Cusanus meets Politics and Administration“ fördert den Austausch und die Vernetzung von Stipendiaten und Ehemaligen des Cusanuswerks, die im Kontext Politik beruflich tätig bzw. politisch interessiert sind. „BridgesEast. Artistic Horizons“ hat das Ziel, das kulturelle Netzwerk innerhalb des Cusanuswerks und darüber hinaus in Richtung Mittel-, Südost- und Osteuropa zu stärken. Außerdem wurde das Projekt „Leben heute – Retten morgen“ mit einem Anerkennungspreis ausgezeichnet, das eine interaktive Lernplattform entwickelt, mit der Kenntnisse über lebensrettende Sofortmaßnahmen leicht zugänglich gemacht werden. In seinem Grußwort zur Verleihung des Netzwerkpreises hob der Geschäftsführer der Evonik Stiftung, Markus Langer, hervor, der Netzwerkbegriff werde zwar mehrheitlich positiv konnotiert, sei aber grundsätzlich ambivalent. Neben Netzwerken, die dem Einzelnen durch die Vielfalt ihrer Impulse ermöglichen würden, über seine Grenzen hinauszuwachsen, stünden auch „closed shops“, die eine fatale Rolle in der Menschheitsgeschichte gespielt hätten. Die mit dem Preis ausgezeichneten Projekte unterstützten Netzwerke, so Markus Langer, auf die der Begriff in paradigmatisch positiver Weise zutreffe.

 

Hintergrund. Die Bischöfliche Studienförderung Cusanuswerk ist das Begabtenförderungswerk der katholischen Kirche in Deutschland. Mit staatlichen, kirchlichen und privaten Zuwendungen fördert das Cusanuswerk herausragend begabte katholische Auszubildende, Studierende und Promovierende – ideell und finanziell. Mehr als 12.000 ehemalige und aktuell geförderte Cusanerinnen und Cusaner tragen mit fachlicher und beruflicher Exzellenz sowie herausragendem Engagement zum Gemeinwohl bei, ein Leben lang und vielfach in besonders verantwortungsvollen Positionen von Kirche und Gesellschaft, von Wissenschaft, Politik und Wirtschaft. Das Cusanuswerk wurde 2019 und 2024 von der Initiative Ludwig-Erhard-Preis e.V. (ILEP) mit dem Zertifikat „Recognised for Excellence – 4 Star“ nach den Grundsätzen der European Foundation for Quality Management (EFQM) ausgezeichnet. Es hat damit eine der höchsten Qualitätsauszeichnungen erhalten.

 

Hinweise: Das Grußwort von Weihbischof Dr. Christoph Hegge und die Predigt von Erzbischof Dr. Franz Lackner OFM finden Sie unter www.dbk.de. 

Weitere Informationen zur Jahrestagung, dem Preis für innovative Netzwerkideen und dem Cusanuswerk insgesamt finden Sie ebenfalls auf www.cusanuswerk.de.  Dbk 26

 

 

 

Bischof Bätzing: „Rom ist kein Gegner“

 

Er sieht sich als Moderator in der Bischofskonferenz. Doch Bischof Georg Bätzing scheut auch nicht die Auseinandersetzung mit Papst und Amtsbrüdern. In einem neuen Buch gibt der Limburger Oberhirte Einblicke in sein Denken.

Bätzing charakterisiert sich selbst als „gut konservativ“ und als „bis in die Knochen“ katholisch geprägt. Schon als Kind wollte Georg Bätzing katholischer Priester werden. Doch auch als Limburger Bischof und Vorsitzender der Bischofskonferenz sieht der gebürtige Westerwälder Glauben und Kirche auch mit einem kritischen Blick.

„Der Glaube ist nicht unhinterfragt da, sondern muss einem erst zur Frage werden, um anderen Auskunft geben zu können“, sagt Bätzing in einem am Montag erscheinenden Gesprächsband unter dem Titel „Rom ist kein Gegner“ in der Edition Herder Korrespondenz (HK). Darin gibt der 63-Jährige HK-Chefredakteur Stefan Orth Auskunft zu seiner Biografie und zu aktuellen kirchlichen Fragen.

Kirche als Heimat - aber mit Fragezeichen

„Ich selbst habe Kirche immer als fördernd erfahren“, beschreibt der 1961 im Westerwald geborene Bischof seinen familiären Hintergrund. „Der Glaube meiner Eltern war nie bigott, nie eng, und sie haben immer Fragen gestellt.“ Kirche als Heimat - aber mit Fragezeichen: „Es gibt keine Heimat, die ohne Brüche wäre und ohne eine kritische Auseinandersetzung mit ihr auch Heimat bliebe“, sagt der 63-Jährige, der seit 2012 Generalvikar im Bistum Trier war und 2016 Bischof im krisengeschüttelten Limburg wurde.

Der Missbrauchsskandal sei aus seiner Sicht ein zentraler, aber nicht der einzige Grund für Reformen. „Was ich zu bewahren suche, ist die besondere sakramentale Struktur der katholischen Kirche“, unterstreicht er: Dass Gott den Menschen in Zeichen, in Personen, in Worten, in Handlungen und in Ritualen entgegenkomme.

Nachdenken über ein neues Priesterbild

Der Bischof plädiert für eine Abkehr „von einer sakral überhöhten und stattdessen hin zu einer weniger theologisch aufgeladenen existienziellen Beschreibung des priesterlichen Dienstes“. Zudem brauche es transparente Verfahren der Rechenschaftslegung, der Gewaltenteilung und Machtkontrolle für jedes Amt in der Kirche. Zugleich müsse eine funktionale Überfrachtung verhindert werden: „Was Pfarrer alles können müssen, ist letztlich eine Überforderung.“

Die „Frauenfrage“ bezeichnet der Limburger Bischof als die entscheidende Zukunftsfrage in der katholischen Kirche. Kaum jemand in Deutschland habe noch Verständnis dafür, dass Frauen von Weiheämtern ausgeschlossen würden. „Sagt das etwas über das Wirken des Heiligen Geistes in unserer Zeit? Oder muss ich annehmen, dass 90 oder gar 95 Prozent des Gottesvolkes in unserem Land dann eben falsch liegen?“, fragt er. Es gebe viele gute theologische Argumente für eine Priesterweihe von Frauen.

Der Limburger Bischof zeigt sich überzeugt, dass Reformen kein Allheilmittel sind. Umgekehrt aber werde sich die Krise ohne Reformen verschärfen. Damit die junge Generation an das Evangelium herangeführt werden könne, müsse die Kirche Fragen der Geschlechtergerechtigkeit und die Akzeptanz von Lebensformen, wie sie heute gelebt werden, klären. Es brauche eine positive Sicht auf Sexualität auch außerhalb der Ehe und eine neue Wertschätzung für homosexuelle Menschen.

Schwieriges Verhältnis zum Vatikan

In dem Gesprächsband lässt der Limburger Bischof durchblicken, dass er mit Papst Franziskus und dem Vatikan durchaus seine Mühe hat: „Rom ist kein Gegner. Rom ist mehr wie Familie, in der es natürlich auch immer wieder zu Auseinandersetzungen kommt“, betont er. Papst Franziskus tue sich schwer mit der Kirche in Deutschland, so Bätzings Einschätzung. Er führt das unter anderem auf Fremdheitsgefühle zurück, die Jorge Mario Bergoglio während eines kurzen Studienaufenthaltes in Deutschland gehabt habe. Zur Realität gehöre allerdings auch, dass viele andere dem Papst ein Bild der Kirche in Deutschland zeichneten, das mit Bätzings eigenen Erleben nicht übereinstimme.

Mit Blick auf das Ziel von Papst Franziskus, die Synodalität in der Kirche zu fördern, sieht der Limburger Bischof sein Bistum als Vorbild. Dabei ist für ihn klar: Synodalität darf nicht bei einem rein spirituellen Verständnis stehenbleiben. „Synodalität braucht Strukturen.“ Notwendig seien klar geregelte Verfahren, die auch rechtlich verbrieft sind. (kna 27)

 

 

 

Katholisches Bistum und evangelische Landeskirche kooperieren

 

Stärker zusammenarbeiten - das ist das Ziel des katholischen Bistums Fulda und der Evangelischen Kirche von Kurhessen-Waldeck (EKKW). Dafür haben sie nun eine Kooperationsvereinbarung unterzeichnet, wie sie am Montag gemeinsam mitteilten. Künftig wollen EKKW und Bistum Fulda etwa in der Altenheim-, der Telefon- sowie der Notfallseelsorge, im Religionsunterricht sowie der Religionspädagogik, den Akademien und bei kirchlichen Immobilien stärker zusammenarbeiten.

 

Dafür gebe es bereits Beispiele; so haben beide Kirchen 2021 eine Rahmenvereinbarung für ihre ökumenische Zusammenarbeit in der Krankenhausseelsorge unterzeichnet. Und seit 2017 sind die Regionalstelle des Religionspädagogischen Instituts der beiden hessischen evangelischen Landeskirchen und das Dezernat Religionsunterricht des Bistums Fulda zusammen im „Haus der Religionspädagogik“ in Fulda untergebracht.

Gegenseitig bereichern, ergänzen und auch vertreten

„Wir wollen uns gegenseitig in unserem Zeugnis für das Evangelium von Jesus Christus bereichern und ergänzen und manchmal auch gegenseitig vertreten“, erläuterte Beate Hofmann, Bischöfin der EKKW. Dies sei ein Zeichen des gewachsenen Vertrauens. „Wir sind mittendrin in unserer Gesellschaft, wir gestalten sie in ganz unterschiedlichen Bereichen mit“, betonte der Fuldaer Bischof Michael Gerber.

In der am Sonntag in Fritzlar unterzeichneten Vereinbarung verpflichten sich beide Kirchen auch „zu weiteren Schritten auf dem Weg hin zur sichtbaren Einheit“. Sie begrüßen ausdrücklich die ökumenische Zusammenarbeit von Pfarreien, Kirchengemeinden, Kirchenkreisen und kirchlichen Einrichtungen. „Die Ökumene hat in unserer Region eine lange und reichhaltige Geschichte“, erklärten Hofmann und Gerber. Man wolle künftig in möglichst vielen Bereichen gemeinsam oder zumindest in enger Absprache unterwegs sein. (kna 27)

 

 

 

Unicef-Direktorin beim Papst: Frieden und Schutz der Kinder

 

Die Leiterin des UN-Kinderhilfswerks hat am Sonntag einen dreitägigen Besuch in Rom beendet, wo sie auch am ersten Weltkindertag teilgenommen hatte. Anschließend fand ein privates Treffen in Santa Marta mit Franziskus statt, begleitet von zehn Kindern: als Geschenk überreichte Catherine Russell zwei von Kindern aus der Demokratischen Republik Kongo gemalte Bilder. Mario Galgano - Vatikanstadt

Unicef-Generaldirektorin Catherine Russell hatte an dem ersten Weltkindertag im Vatikan teilnehmen wollen, „um zu weltweiten Aktionen zugunsten von Millionen von Kindern zu ermutigen, die von Armut, Konflikten und Klimakrisen betroffen sind“. „Es ist nicht leicht, in der heutigen Welt ein Kind zu sein. Hunderte Millionen Kinder werden weiterhin durch Kriege und Gewalt, Armut und Ungleichheit sowie durch die Auswirkungen des Klimawandels wie Dürren, Brände, stärkere Stürme und Umweltverschmutzung aus ihrem Leben gerissen“, sagte Russell. „Papst Franziskus hat vor einer Globalisierung der Gleichgültigkeit gewarnt. Wir müssen Gleichgültigkeit und Missachtung der Rechte und des Wohlergehens von Kindern in eine Globalisierung des Friedens, der Freundlichkeit und der Fürsorge für jedes Kind überall umwandeln.“

Treffen mit dem Papst

Russell traf im Olympiastadion in Rom am Samstag mit Papst Franziskus und Zehntausenden von Kindern aus der ganzen Welt, darunter auch aus Kriegsländern, gemeinsam mit Eltern, lokalen Prominenten und Hunderten von Unicef-Freiwilligen zusammen, heißt es in einer Unicef-Mitteilung. Während der Veranstaltung, die vom Dikasterium für Kultur und Bildung des Heiligen Stuhls organisiert wurde, forderte Russell die Kinder im Stadion und die Zuschauer in aller Welt auf, sich für eine friedlichere, gerechtere und lebenswertere Welt einzusetzen. In Begleitung von zehn Kindern traf die Leiterin der UN-Organisation mit Papst Franziskus in der Casa Santa Marta zusammen; ebenfalls anwesend waren Pater Enzo Fortunato und Aldo Cagnoli, die Organisatoren des Weltkindertreffens in Rom. Russell übergab zwei Bilder von Kindern aus der Demokratischen Republik Kongo, einem vom Krieg zerrissenen Land, in dem Kinder unter schrecklicher Gewalt und Entbehrungen leiden und das sowohl der Papst als auch Russell in den letzten Jahren besucht haben.

Eine kinderfreundliche Welt schaffen

„Bei Konflikten oder Katastrophen sind Kinder immer die ersten, die leiden, und sie sind diejenigen, die am meisten leiden“, sagte Russell. „Wir müssen auf die Stimmen der Kinder hören und eine kinderfreundliche Welt schaffen. Wir dürfen nicht tatenlos zusehen, wie Kinder getötet, verletzt und ihrer Zukunft beraubt werden.“

Nach Angaben von Unicef leben etwa 400 Millionen Kinder - oder etwa jedes fünfte weltweit - in Konfliktgebieten wie Gaza, Haiti, der Demokratischen Republik Kongo, dem Sudan, der Ukraine und Jemen oder sind auf der Flucht. Gleichzeitig leben derzeit mehr als eine Milliarde Kinder in Ländern, die durch die Auswirkungen des Klimawandels extrem gefährdet sind.

Begrüßung von Präsident Mattarella

Am ersten Tag ihres Besuchs in Italien traf Russell mit Staatspräsident Sergio Mattarella zusammen, um zu erörtern, wie gefährdete Kinder auf der ganzen Welt besser geschützt werden können, einschließlich derjenigen, die in humanitären Notsituationen leben, sowie Migranten- und Flüchtlingskinder. Bei Russell war auch die junge Unicef-Aktivistin Hannah Imordi, heute 23, die von ihrer erschütternden Reise von Nigeria nach Italien im Alter von 17 Jahren berichtete. Durch ihre Erfahrungen stärkt sie nun andere und verleiht den Stimmen von unbegleiteten Kindern, jungen Migranten und Flüchtlingen Gehör.

Russells Besuch fiel mit dem 50. Jahrestag der Aktivitäten des Unicef-Nationalkomitees in Italien zusammen, die in diesem Jahr gefeiert werden. Während ihres Besuchs dankte Russell der italienischen Regierung und Bevölkerung für ihre langjährige Unterstützung der Arbeit der Organisation für Kinder in aller Welt. (vn 27)

 

 

 

Solidarität mit dem ukrainischen Volk

 

65. Jahrestag der Errichtung der Apostolischen Exarchie für die katholischen Ukrainer des byzantinischen Ritus

Mit der Feier der „Göttlichen Liturgie“ ist heute (26. Mai 2024) in München der 65. Jahrestag der Errichtung der Apostolischen Exarchie für die katholischen Ukrainer des byzantinischen Ritus in Deutschland begangen. An dem Festgottesdienst wirkten das weltweite Oberhaupt dieser griechisch-katholischen Kirche, Großerzbischof Swiatislav Shewchuck (Kiew/Kyjiv), der Apostolische Exarch Bischof Dr. Bohdan Dzyurakh (München) sowie weitere ukrainische Bischöfe mit. Die Deutsche Bischofskonferenz wurde durch Bischof Dr. Stefan Oster SDB (Passau) vertreten.

Bischof Oster würdigte die pastorale Arbeit der Exarchie, deren Aufgaben nach dem russischen Generalangriff auf die Ukraine im Februar 2022 und der Fluchtwelle nach Deutschland deutlich gewachsen seien. Eine Reihe deutscher Diözesen habe mit der Anstellung zusätzlicher ukrainischer Priester auf diese veränderte Realität reagiert. Er dankte für die Zusammenarbeit zwischen den Diözesen und der Deutschen Bischofskonferenz mit dem ukrainischen Exarchen, der als beratendes Mitglied der Deutschen Bischofskonferenz angehört und zugleich Mitglied der Synode der Ukrainischen griechisch-katholischen Kirche ist. Zur politischen Situation führte Bischof Oster aus: „Die katholische Kirche in Deutschland steht auch weiterhin solidarisch zum ukrainischen Volk, das sich angesichts des Angriffskriegs Russlands seiner Haut erwehren muss. Die Ukrainer sind ein eigenständiges Volk, das frei sein will und sich zur europäischen Familie bekennt. Sie dürfen nicht gegen ihren Willen zum Teil einer ‚russischen Welt‘ und zum Anhängsel der Russischen Föderation gemacht werden.“ Deshalb „anerkennen wir als Kirche unzweideutig das Recht dieses Landes, sich entschlossen zu verteidigen“.

Aus Anlass des Gründungsjubiläums der Exarchie hat die Ständige Synode der Ukrainischen griechisch-katholischen Kirche vom 21. bis 24. Mai 2024 ihre Frühjahrssitzung in München abgehalten. Die Anwesenheit von Großerzbischof Shewchuk und vier weiterer ukrainischer Bischöfe gab auch Gelegenheit zum Austausch mit Vertretern der Deutschen Bischofskonferenz. So kam die Ständige Synode mit Erzbischof Dr. Stefan Heße (Hamburg), dem Vorsitzenden der Migrationskommission, und Bischof Dr. Bertram Meier (Augsburg), Vorsitzender der Kommission Weltkirche, zusammen. Der Leiter des Katholischen Büros in Berlin, Prälat Dr. Karl Jüsten, referierte vor den ukrainischen Bischöfen zur politischen Situation in Deutschland. Als Ortsbischof von München und Freising richtete Kardinal Reinhard Marx einen Empfang für die Gäste aus der Ukraine aus. Wiederholt wurden in diesen Begegnungen die engen Beziehungen zwischen der Kirche in Deutschland und der Ukrainischen griechisch-katholischen Kirche herausgestellt. In diesen Zusammenhang gehören auch die Hilfsmaßnahmen der Werke Renovabis und Caritas international sowie die Bemühungen um die Integration der ukrainischen Flüchtlinge in Deutschland.

Hintergrund. Am 17. April 1959 errichtete Papst Johannes XXIII. die Apostolische Exarchie für die katholischen Ukrainer des byzantinischen Ritus in Deutschland. Erster Apostolischer Exarch wurde Platon Kornyljak, der die Exarchie bis zu seiner Emeritierung 1996 leitete. Ihm folgte im Jahr 2000 Bischof Petro Kryk, der 2021 durch Bischof Bohdan Dzyurakh CSsR abgelöst wurde. Schon vor 1959 gab es in Deutschland eine seelsorgliche Betreuung der hier lebenden grichisch-katholischen Ukrainer. Aufgebaut wurde diese seit 1927 wesentlich von Pater Petro Werhun, der 1945 in die Sowjetunion verschleppt wurde und dort 1957 in Sibirien an den Folgen von Lagerhaft und Zwangsarbeit verstarb. Er wird seit 2001 als Seliger und Märtyrer in der gesamten römisch-katholischen Kirche und den unierten Kirchen verehrt. Reliquien zur Erinnerung an diesen Gründervater der ukrainischen Seelsorge in Deutschland werden in der orthodoxen unierten Kirche in Berlin und im Kloster Niederaltaich aufbewahrt.

Die Notwendigkeit der besonderen Seelsorge für Gläubige der Ukrainischen griechisch-katholischen Kirche ergab sich nach dem Ersten Weltkrieg aus der hohen Zahl der vor dem Kommunismus geflohenen Ukrainer. Im Zweiten Weltkrieg stieg die Zahl der Ukrainer in Deutschland auf über zwei Millionen an; überwiegend waren sie als Zwangsarbeiter hierher verschleppt worden. Viele blieben nach 1945 im Westen und hielten in Deutschland die Tradition der in der Sowjetunion verbotenen Kirche lebendig. Seit dem russischen Angriff auf die gesamte Ukraine hat die Anzahl der Gläubigen im Bereich der Exarchie erneut stark zugenommen.

Die Jurisdiktion des Apostolischen Exarchen erstreckte sich zunächst nur auf das Territorium der Bundesrepublik Deutschland, 1984 wurde sie auf die Länder Skandinaviens ausgeweitet. Sitz der Exarchie ist München, seit 1976 mit der Kathedralkirche Maria Schutz und St. Andreas. Dbk 27

 

 

 

Ditib verklagt Land wegen Islamunterricht

 

Die islamische Religionsgemeinschaft Ditib dringt in Hessen auf einen Stopp des staatlichen Schulversuchs mit Islamunterricht. Nun ist ein Gericht am Zug. Das Ministerium zeigt sich überrascht.

Die islamische Religionsgemeinschaft Ditib hat in der Debatte über islamischen Religionsunterricht das Land Hessen verklagt. Das Verwaltungsgericht Wiesbaden teilte am Freitag den Eingang einer Unterlassungsklage mit. Darin dringt DITIB auf eine Einstellung von Hessens sogenanntem Schulversuch Islamunterricht. Dieser wird in staatlicher Verantwortung mit Wissens- und ohne Glaubensvermittlung parallel zum bekenntnisorientierten Islamunterricht angeboten. Das Land hat den eigenen Versuch vor vier Jahren begonnen nach seinem Stopp der Zusammenarbeit mit Ditib wegen verfassungsrechtlicher Bedenken beim bekenntnisorientierten Religionsunterricht.

Hintergrund waren Zweifel, ob Ditib ausreichend unabhängig von der Religionsbehörde des türkischen Staates und somit als Kooperationspartner geeignet war. 2022 entschied der Hessische Verwaltungsgerichtshof jedoch, das Land Hessen sei nicht befugt gewesen, den 2013 begonnenen islamischen Religionsunterricht landesweit einzustellen.

Gutachten entlastet Ditib

Das Land führte daher den bekenntnisorientierten Islamunterricht 2022 wieder ein. Ein neues Gutachten zur Beziehung zwischen Ditib Hessen und dem türkischen Staat hielt zwar eine abstrakte Gefahr der politischen Einflussnahme für möglich. Die Kooperation könne aber erst bei einer konkreten politischen Instrumentalisierung von Ditib Hessen widerrufen werden.

Der Islamverband teilte der Deutschen Presse-Agentur mit, der staatliche Schulversuch Islamunterricht hätte daher beendet werden müssen: „Allerdings ist dies bis heute weder angekündigt noch umgesetzt worden. Es deutet sich im Gegenteil an, dass das Land Hessen mit dem Islamunterricht ein dauerhaftes identisches Parallelangebot etabliert, um den verfassungsgemäßen Religionsunterricht für Musliminnen und Muslime auszuhöhlen.“

Ähnliche Modelle gibt es für muslimische Schülerinnen und Schüler in mehreren Bundesländern. Sie stehen verfassungsrechtlich mehr oder weniger auf dünnem Eis. Der Staat habe neutral zu sein und dürfe nicht in die Rolle einer Religionsgemeinschaft schlüpfen, so die Kritik. Es sei Sache von Religionsgemeinschaften, Gläubigen zu erklären, was ihre Religion sagt, woran sie zu glauben haben. Deshalb stößt Islamunterricht in staatlicher Hand in der Fachwelt auf Kritik.

Überraschtes Kultusministerium

Ein Sprecher des Kultusministeriums zeigte sich überrascht, zumal Ditib Hessen bereits einmal gerichtlich mit dem Versuch gescheitert sei, den staatlichen Schulversuch Islamunterricht zu verhindern. Dieser laufe gegenwärtig mit insgesamt rund 2.200 Mädchen und Jungen an 20 Grundschulen und fünf weiterführenden Schulen und sei vorerst bis zum Schuljahr 2025/2026 befristet. Die Teilnahme sei freiwillig.

Den Religionsunterricht in Kooperation mit Ditib Hessen besuchen fast 1.700 Schüler an 27 Grundschulen und fünf weiterführenden Schulen. Weiterer islamischer Religionsunterricht wird in Hessen in Zusammenarbeit mit Ahmadiyya Muslim Jamaat Deutschland an fünf Grundschulen für insgesamt 225 Kinder erteilt. Der Ministeriumssprecher betonte, dass auch all diese Unterrichtsstunden von staatlichen Lehrern mit hiesigem Studium gehalten würden.

Das Verwaltungsgericht Wiesbaden wies darauf hin, dass es sich bei der Klage nicht um einen Eilantrag handele. Insofern müsse eher von mehreren Monaten als Wochen bis zu einer Entscheidung ausgegangen werden. (dpa/mig 27)

 

 

 

Küsschen für Franziskus: „Ich bin voller Freude“

 

Papst zu werden, war sein Traum. Am Ende wurde er aber doch Komiker: der italienische Entertainer Roberto Benigni brachte das Publikum auf dem Petersplatz am Sonntag zum Lachen. Vorher hatte eine große Messe mit dem Papst zum Weltkindertag stattgefunden.

Ich Papst, ihr Kinder Papst, die erste Päpstin auf dem Mond – der Oscar-Preisträger Begnini schwang sich am Sonntag in seinem Monolog vor Franziskus in unwahrscheinliche Höhen. Der Papst hörte interessiert zu, die kleinen Zuhörer auf dem Petersplatz hielten sich die Bäuche. Die Schweizer Gardisten griffen nicht ein, auch nicht, als der schlacksige Entertainer dem Papst prompt zwei Küsschen auf die Wangen drückte – dabei habe man ihm das doch vorher verboten.

„Ihr seid die Helden eures Lebens“

„Ich bin voller Freude“, so Benigni entzückt, der den Kinder Mut machte, ihr Leben in die Hand zu nehmen und eine bessere Welt zu bauen: „Ihr seid die Helden eures Lebens“, schärfte er ihnen ein, „Fehler sind nützlich und schön – denkt an den schiefen Turm von Pisa“. Und er ermutigte sie zum Zweifeln – wenn was nicht gehe, könne man immer noch um Hilfe bitten. Jeder von ihnen könne die Welt besser und schöner machen. „Seid glücklich, und werdet die Erwachsenen, die ihr selber als Kinder an eurer Seite hättet haben wollen“.

 „Seid gut!“

Eine Botschaft an die Kinder, Helden von morgen

„Seid gut!“, appellierte Benigni an die Kinder, das sei im Übrigen „das einzig Vernünftige, das er selbst und in der Geschichte der Menschheit gehört habe“, so Begnini, der auf Jesu Bergpredigt verwies – die er als Text „von unglaublicher Schönheit“ weiterempfahl. Der Krieg müsse aufhören, und wenn alle Kinder einmal gemeinsam lachen könnten, wäre dies „der schönste Tag in der Geschichte der Welt“. (vn 26)

 

 

 

Papstmesse: Papst erklärt Kindern die Dreifaltigkeit

 

Franziskus rief die kleinen Zuhörer in seiner Predigt dazu auf, auf den Heiligen Geist zu hören und für Kinder in Not zu beten. Der nächste Weltkindertag soll im September 2026 stattfinden, wie am Ende der Papstmesse am Sonntag auf dem Petersplatz bekanntgegeben wurde.  Anne Preckel – Vatikanstadt

Die große Papstmesse auf dem Petersplatz bildete den Abschluss des ersten katholischen Weltkindertages, der am 25. und 26. Mai erstmals stattfand. Ähnlich wie am Vortag im römischen Olympiastadion nahmen auch am Sonntag rund 50.000 Menschen teil.

Vater, Sohn, Heiliger Geist

Franziskus nutzte seine Predigt dazu, um mit den Kindern in einen Dialog über die Dreifaltigkeit gemäß dem christlichen Glaubensbekenntnis einzutreten - den Vater, den Sohn und den Heiligen Geist. Dabei nutzte er einfache Worte und wandte sich direkt an seine Zuhörer. Den vorbereiteten Redetext legte er beiseite.

„Jesus vergibt alles und vergibt immer, und wir müssen die Demut haben, um Vergebung zu bitten.“

„Wie viele ,Götter‘ gibt es? Einen in drei Personen“, formulierte der Papst und fragte die Kinder nach dem Vaterunser-Gebet, nach Jesus und nach der Kommunion. Zum Thema Vergebung führte er aus:

„Ist es wahr, dass Jesus alles vergibt? Stimmt das? Ja! Aber vergibt er wirklich auch immer alles? Ja. Und wenn es einen Mann oder eine Frau gibt, einen Sünder, eine Sünderin mit vielen Sünden, vergibt Jesus ihnen? Ja! Vergesst es nicht: Jesus vergibt alles und vergibt immer, und wir müssen die Demut haben, um Vergebung zu bitten.“

Stimme im Herzen

„Und wer ist der Heilige Geist?“, fragte Franziskus weiter. Das sei gar nicht so leicht zu erklären: „Denn der Heilige Geist ist Gott, er ist in uns. Wir empfangen den Heiligen Geist in der Taufe, wir empfangen ihn in den Sakramenten. Der Heilige Geist ist das, was uns im Leben begleitet. Er ist derjenige, der uns in unserem Herzen sagt, was wir Gutes tun sollen. Der Heilige Geist ist derjenige, der uns Kraft gibt, der uns in Schwierigkeiten tröstet.“

Franziskus ließ die Kinder alle gemeinsam aufsagen: „Der Heilige Geist begleitet uns im Leben“. Glaube mache glücklich, fuhr er fort. Die Christen hätten „auch eine Mutter“, ergänzte er dann und betete gemeinsam mit den Kindern das Ave Maria. Abschließend rief er dazu auf, für Angehörige, leidende Kinder und den Frieden zu beten:

„Betet für die Eltern, betet für die Großeltern, betet für die kranken Kinder. Es gibt so viele kranke Kinder... Betet immer, und betet vor allem für den Frieden, damit es keine Kriege gibt.“

An dem Gottesdienst nahmen auch Roms Bürgermeister Roberto Gualtieri und Italiens Regierungschefin Giorgia Meloni teil. Die Feier war Höhepunkt und Abschluss des Weltkindertags, der vom Vatikan ausgerufen und am Wochenende erstmals begangen wurde. Anders als bei den Weltjugendtagen stellten italienische Kinder und Familien mehr als 95 Prozent der Teilnehmer. 100 weitere Länder waren mit kleinen Gruppen vertreten. (vn 26)

 

 

 

Papst an Missionswerke-Direktoren: Unermüdliches Zugehen

 

Die Mission „ist ein unermüdliches Zugehen auf die ganze Menschheit, um sie zur Begegnung und zur Gemeinschaft mit Gott einzuladen“. Dies bekräftigte der Papst in seiner Ansprache an die nationalen Direktoren der Päpstlichen Missionswerke (POM), die er an diesem Samstagvormittag in Audienz empfing. Mario Galgano - Vatikanstadt

Gemeinschaft, Kreativität und Beharrlichkeit: das sind die drei Schlüsselwörter, die für Papst Franziskus „für die Kirche in ständiger Mission“ und für die Päpstlichen Missionswerke (POM) in besonderer Weise gelten würden. Die Missionswerke seien aufgerufen, „zur Erneuerung für einen immer prägnanteren und wirksameren Dienst beizutragen“. Dies betonte der Papst in seiner Ansprache an die Teilnehmer der Generalversammlung des Netzwerks „Universelles Gebet und Nächstenliebe“, das unter der Leitung des Dikasteriums für Evangelisierung die Beteiligung aller katholischen Gläubigen am apostolischen Leben der Kirche fördern will. Franziskus empfing an diesem Samstag im Vatikan die Delegierten, die aus mehr als 120 Ländern der fünf Kontinente angereist waren; es handelt sich zumeist um die nationalen Leiter der Päpstlichen Missionswerke, begleitet von Kardinal Tagle, dem Propräfekten des zuständigen Dikasteriums, dem Sekretär, Erzbischof Nwachukwu, dem stellvertretenden Sekretär, Erzbischof Nappa, der Präsident der POM ist, und den vier Generalsekretären.

Spiritualität der missionarischen Gemeinschaft

In Bezug auf das erste Thema, die Gemeinschaft, betonte der Papst, dass die christliche Mission nicht darin bestehe, abstrakte Wahrheiten oder religiöse Überzeugungen zu vermitteln, „sondern vor allem darin, denen, denen wir begegnen, die grundlegende Erfahrung der Liebe Gottes zu ermöglichen, die sie in unserem Leben und im Leben der Kirche finden können, wenn wir leuchtende Zeugen dafür sind und einen Strahl des trinitarischen Geheimnisses widerspiegeln“. Er fügte hinzu, dass die Mission vor allem keine Proselytenmacherei sei; und er vertraute in diesem Zusammenhang eine persönliche Erfahrung an, die er bei einem der Weltjugendtage gemacht hatte, als eine Frau aus einer konservativen Gruppe sich damit brüstete, einen Jungen und ein Mädchen bekehrt zu haben: Es sei sehr hässlich, einen Katalog von Bekehrungen zu präsentieren, sagte der Papst. Daher die Ermahnung, stattdessen in der „Spiritualität der missionarischen Gemeinschaft voranzuschreiten, die die Grundlage des synodalen Weges der Kirche heute ist“ und fügte an:

„Ein Weg der missionarischen Bekehrung ist für alle notwendig, und deshalb ist es wichtig, dass es Möglichkeiten zur persönlichen und gemeinschaftlichen Weiterbildung gibt, um in der Dimension der missionarischen Gemeinschaftsspiritualität zu wachsen.“

Ohne zu vergessen, „dass der Ruf zur Gemeinschaft einen synodalen Stil enthält: gemeinsam gehen, einander zuhören, miteinander reden. Das erweitert unser Herz und lässt uns eine immer universellere Sichtweise entwickeln“, sagte der Papst und erinnerte an die Worte der seligen Pauline Jaricot bei der Gründung des ersten POM, des „Werkes für die Verbreitung des Glaubens“.

Lasst euch die kreative Freiheit der Missionare nicht stehlen

In Bezug auf den zweiten Begriff, die Kreativität, wies Franziskus darauf hin, dass diese „mit der Freiheit verbunden ist, die Gott besitzt und uns in Christus und im Geist schenkt“. Daher die Aufforderung, sich die „missionarische schöpferische Freiheit nicht stehlen zu lassen“. Es folgte eine Klarstellung:

„Wie der heilige Maximilian Maria Kolbe, Franziskanermissionar in Japan und Märtyrer der Nächstenliebe, zu sagen pflegte, 'nur die Liebe erschafft etwas'“, erinnerte der Papst. „Erinnern wir uns also daran, dass die Kreativität des Evangeliums der göttlichen Liebe entspringt und dass jede missionarische Tätigkeit in dem Maße kreativ ist, wie die Liebe Christi ihr Ursprung, ihre Form und ihr Ziel ist. So bringt sie mit unerschöpflicher Phantasie immer neue Wege hervor, um zu evangelisieren und unseren Brüdern und Schwestern, besonders den Ärmsten, zu dienen.“

In dieser Hinsicht seien auch die traditionellen Kollekten für die universalen Solidaritätsfonds für die Missionen ein Ausdruck dieser Nächstenliebe, die, wie der Papst bekräftigte, „auch dadurch gefördert werden müssen, dass neue Wege gefunden werden, um die Beteiligung von Einzelpersonen, Gruppen und Institutionen zu fördern, die im Geiste der Solidarität die Arbeit für die Armen unterstützen können“.

Festigkeit und Beharrlichkeit, ohne sich entmutigen zu lassen

Schließlich sprach Franziskus über das dritte Wort, Hartnäckigkeit, d.h. „Festigkeit und Beharrlichkeit in der Zielsetzung und im Handeln“, und dankte Gott für das Zeugnis der Märtyrer, das eine Gruppe von Katholiken aus dem Kongo, Nord-Kivu, kürzlich vorgestellt hat. Sie erzählten von Gläubigen, deren Kehle durchgeschnitten wurden, nur weil sie Christen waren und nicht zum Islam konvertieren wollten. So wie es für die 21 Kopten vor fünf Jahren am Strand von Libyen geschehen sei. Der Papst sagte, er sei sich bewusst, dass die Mitarbeiter der Päpstlichen Missionsgesellschaften, die mit so vielen verschiedenen Realitäten in allen Kontinenten in Berührung kämen, auf viele Herausforderungen, komplexe Situationen, Belastungen und Müdigkeit stoßen könnten. Aber gleichzeitig bat er sie, sich nicht entmutigen zu lassen, und schloss mit einem besonderen Dank „für die Sorge um die Kinder“ durch das Werk der Heiligen Kindheit. (vn 25)

 

 

 

Deutscher Militärbischof: Freiheit notfalls mit Waffen verteidigen

 

Militäreinsätze zur Verteidigung wie in der Ukraine und Waffenlieferungen können nach Worten des deutschen katholischen Militärbischofs Franz-Josef Overbeck moralisch vertretbar sein. Dabei müsse man sich jedoch die „Tragik“ vor Augen halten, dass zur Friedensstiftung Gewalt angewandt werde, die auch Menschen töte.

Die Klärung der Verhältnismäßigkeit müsse sich an Prinzipien orientieren, könne aber „situationsspezifisch variieren“, sagte Overbeck, der auch Bischof von Essen ist, anlässlich der Internationalen Soldatenwallfahrt im französischen Lourdes am Samstag. „Eindeutige, einfache, schablonenartige und in jeder Lage passende Antworten gibt es nicht.“

Den Angriffskrieg Russlands gegen die Ukraine nannte Overbeck einen „Systemkrieg“. Es gehe nicht nur um das Recht des angegriffenen Staates auf Selbstverteidigung, „sondern auch um die Verantwortung, die wir gemeinsam haben, für Recht, Freiheit und Einheit Sorge zu tragen“. Auf dem Spiel stünden die Bewahrung der Freiheit des Einzelnen mit seiner Würde als Person wie auch die Freiheit einer gesamten Gesellschaft.

 „Keine Politik mit der Bergpredigt“

Das Selbstverteidigungsrecht wie im Fall der Ukraine berühre politische, rechtliche und moralische Fragen, „die allein durch einen unterkomplexen Verweis auf das Gebot der Feindesliebe nicht zu lösen sind“, sagte der Militärbischof. Er bezog sich dabei auf die sogenannte Bergpredigt Jesu mit Aussagen wie „Selig die Sanftmütigen“ und „Liebt eure Feinde und betet für die, die euch verfolgen“.

Overbeck sagte dazu, in den politischen Dimensionen eines Angriffskriegs würde eine „Instrumentalisierung der Bergpredigt ihren Inhalt eben schnell ins genaue Gegenteil verkehren“. Der Bischof weiter: „Die Bergpredigt verbietet aus sich heraus Selbstverteidigung nicht, genauso wenig wie legitime Selbstverteidigung die primäre Option für ein Ethos der Gewaltfreiheit generell infrage stellt.“

Ebenso müsse die Rüstungsproduktion über die Landes- und Bündnisverteidigung hinaus „ein angemessenes Engagement im Rahmen internationaler Krisenbewältigung" ermöglichen, sagte Overbeck. Waffenlieferungen zur Notwehr könnten „im Sinne einer verhältnismäßigen Ausnahme als moralisch vertretbar erachtet werden“, blieben aber auch mit „unkalkulierbaren Risiken“ verbunden. (kna 24)

 

 

 

Weltkindertag: Papst und Kinder setzen Friedenszeichen

 

Mit Kindern aus aller Welt, darunter Kriegsgegenden wie Gaza und Ukraine, hat Franziskus am Samstagnachmittag im römischen Olympiastadion den ersten katholischen Weltkindertag eröffnet. Dabei ermutigte der Papst zu Gesten des Friedens und der Freundschaft und klagte Ungerechtigkeit und Egoismus an; gemeinsam gelte es eine bessere Welt aufzubauen. Anne Preckel – Vatikanstadt

Bei der Begegnung mit Kindern aus über 100 Ländern der Welt wies der Papst Frieden, Geschwisterlichkeit und die Sorge um die Schöpfung als Anliegen des Weltkindertages aus. Gemeinsam gelte es eine „Welt des Friedens und der Zukunft“ aufzubauen, die durch Geschwisterlichkeit und die Hoffnung auf ein besseres Morgen geprägt sei.

Kinder seien Hoffnungsträger, und die Kirche stehe an ihrer Seite: „Bei euch, Kinder, spricht alles vom Leben und Zukunft. Und die Kirche, die Mutter ist, heißt euch willkommen und begleitet euch liebevoll und mit Hoffnung“, betonte der Papst.

„,Startschuss‘ für eine Bewegung von Mädchen und Jungen, die eine Welt des Friedens aufbauen wollen, in der wir alle Brüder und Schwestern sind, eine Welt, die eine Zukunft hat, weil wir uns um die Umwelt um uns herum kümmern wollen.“

Nein zu Krieg, Ja zu Frieden

„Ich weiß, dass ihr über die Kriege traurig seid“, kam Franziskus auf das Leid von Kindern in vielen Weltregionen zu sprechen. Er berichtete von einer Begegnung mit Kindern aus der Ukraine und aus Palästina am Samstagmorgen im Vatikan. „Einige von ihnen waren verwundet…“, so Franziskus, den das Treffen tief bewegt hat.

„Seid ihr traurig über die Kriege? Ja! Ist Frieden schön? Ja!“

„Lasst uns für die Kinder beten, die nicht zur Schule gehen können, für die Kinder, die unter Kriegen leiden, für die Kinder, die nichts zu essen haben, für die Kinder, die krank sind und die niemand heilt“, appellierte er. Franziskus ließ die Kinder dann das Motto des Weltkindertages wiederholen: Seht, ich mache alles neu (Offb 21,5).

„Das ist das Motto. Es ist wunderschön. Denkt daran: Gott ist die Neuheit. Der Herr schenkt uns immer wieder Neues! Lasst uns vorwärts gehen, liebe Kinder, und Freude haben. Freude ist Gesundheit für die Seele. Jesus liebt euch. Mutig und vorwärts! Möge Gott euch segnen“, so Franziskus, der mit den Kindern ein ,Ave Maria' betete.

Der Papst im Dialog mit Kindern 

Kinder aus verschiedenen Kontinenten bereiteten dem Papst im Olympiastadion ein gutgelauntes Willkommen. „Wir Kinder aus Ozeanien freuen uns, hier bei dir zu sein, auch wir kommen vom anderen Ende der Welt“, spielte ein Mädchen aus Ozeanien humorvoll auf die Worte von Jorge Mario Bergoglio kurz nach seiner Wahl zum Papst an. Ein buntes Kultur- und Sportprogramm sorgte beim Auftakt des Weltkindertages für Abwechslung. Kinder in traditioneller Kleidung zogen fahnenschwenkend Runden. Ein Fußballspiel zwischen Kindern und internationalen Fußballstars unter Führung von Torwart-Legende „Gigi“ Buffon wurde ausgetragen, es gab Live-Gesangseinlagen von jugendlichen und erwachsenden Künstlern und religiöse Impulse. Sportvertreter aus Italien unterzeichneten eine Selbstverpflichtungserklärung zum Kinderschutz in der Welt des Sports.

Franziskus trat zwischendurch in einen Frage-Antwort-Dialog mit den jungen Teilnehmern ein. Stimmt es, dass Frieden immer möglich ist? Wie können wir die Welt besser machen? Wie können wir alle lieben? Sind wir wirklich alle Brüder und Schwestern? - wollten die Kinder von ihm wissen. Der ehemalige Lehrer Franziskus gab die Fragen an die jungen Leute zurück und ließ sie teils selber am Mikrofon antworten. Und er zeigte ihnen ganz konkret, was „Friedenschließen" heißen kann und schüttelte einem kleinen Jungen die Hand, um den Friedensgruss danach allen anderen weiterzuempfehlen. Freundlich miteinander sprechen, nicht streiten, anderen helfen, Freunde sein, die Nächsten lieben und damit „immer weitermachen" waren Tipps, die Franziskus den Kindern aus aller Welt mit auf den Weg gab. 

Ungerechtigkeit ist Frucht von Egoismus und Krieg

„Es gibt so viel Bosheit und Egoismus, viele Länder geben Geld aus für Waffen, die Zerstörung bringen. Und dabei gibt es doch so viele Menschen, die nichts zu essen haben, keine Arbeit - das ist die Schuld der Menschheit.“

Deutlich wurde der Papst mit Blick auf Ungerechtigkeit und Krieg in der Welt: „Es gibt Menschen, die weder Wohnung noch Arbeit noch Essen haben. Ist das gerecht? – Nein, es ist eine Ungerechtigkeit! Das ist Frucht des Egoismus, des Krieges. Wenn jemand versucht, auf Kosten anderer voranzukommen, ohne Rücksicht, ist das schlecht. Es gibt so viel Bosheit und Egoismus, viele Länder geben Geld aus für Waffen, die Zerstörung bringen. Und dabei gibt es doch so viele Menschen, die nichts zu essen haben, keine Arbeit - das ist die Schuld der Menschheit", so der Papst, der zum Gebet und zu einem Moment der Stille für die Opfer von Krieg und Ungerechtigkeit aufrief. „Bitten wir den Herrn, dass er hilft, diese Ungerechtigkeit zu beseitigen, an der wir alle etwas Schuld haben." 

Wenn er Wunder wirken könnte, würde er dafür sorgen, „dass alle Kinder das Notwendige haben, um zu essen, zu spielen, in die Schule zu gehen, dass alle Kinder glücklich sind", beantwortete Franziskus eine weitere Frage. Und er rief seine jungen Zuhörer in aller Welt dazu auf, gemeinsam eine „Revolution" des Friedens und der Geschwisterlichkeit zu starten. 

Bewegende Zeugnisse aus allen Erdteilen

Junge Leute aus Regionen, wo Krieg oder Armut herrschen, trugen bei der Veranstaltung bewegende Zeugnisse aus ihrem Leben vor. „Schluss mit dem Krieg, wir wollen Frieden“, appellierte Eugenia aus der Ukraine. Kinder könnten „besser verstehen, wie schlimm Kriege sind“, so das Mädchen, das in ihrer Heimat Raketenangriffe erlebte und heute als Kriegsflüchtling in Italien lebt.

„Und als ob das alles nicht schon genug wäre, war unser Himmel auch noch voller Raketen, die über unsere Köpfe hinwegflogen…“

„Was können wir Kinder dafür, dass wir in Bethlehem, in Jerusalem oder Gaza geboren wurden?“, fragte Victor, ein junger Christ aus Nahost. „Wir wollen doch nur spielen, lernen, in Freiheit leben - wie so viele andere Kinder auf der Welt!“ Seit Kriegsausbruch könne seine Familie Bethlehem nicht mehr verlassen, seine Eltern hätten monatelang nicht gearbeitet, weil keine Pilger mehr kämen. „Und als ob das alles nicht schon genug wäre, war unser Himmel auch noch voller Raketen, die über unsere Köpfe hinwegflogen…“

„Ich habe unvorstellbare Situationen erlebt, die mich an der Güte der Menschheit zweifeln ließen“, berichtete die junge Nigerianerin Hannah Imordi, die nach einer 20-monatigen Reise durch Afrika, Libyen und über das Mittelmeer nach Italien kam, wo sie heute in Rom studiert. Sie machte Kindern und jungen Frauen auf der ganzen Welt Mut, trotz aller Schwierigkeiten niemals aufzugeben und ihre Träume zu verwirklichen.

„Wir alle sind dafür verantwortlich, eine Welt zu schaffen, in der sich Kinder glücklich, sicher und geliebt fühlen können“, appellierte die junge Afghanin Rahil Saya. Sie selbst komme „aus einem Land, in dem es als Verbrechen gilt, eine Frau zu sein. Deshalb ist es für mich nicht nur eine Ehre, heute hier zu sein, sondern auch eine Gelegenheit, für alle Frauen in Afghanistan zu sprechen“, so die angehende Journalistin.

Mila aus Neuseeland berichtete, in ihrem Land gebe es wunderschöne Nationalparks. Sie appellierte an alle Menschen guten Willens: „Lasst uns den Planeten wieder lebenswert machen, lasst uns Bäume pflanzen, lasst uns nicht zu viel konsumieren, lasst uns die öffentlichen Verkehrsmittel benutzen!“ - und machte sich damit die Botschaft des Papstes in seiner Enzyklika Laudato si zu eigen.

Wie es am Sonntag weitergeht

Als Abschluss des ersten katholischen Weltkindertages ist am Sonntagmittag ein Auftritt des Oscar-Preisträgers Benigni geplant. Nach einem Gottesdienst auf dem Petersplatz und dem traditionellen Mittagsgebet unter Leitung des Papstes wird der auch als Komiker bekannte Künstler einen seiner berühmten Monologe halten. Radio Vatikan überträgt live und mit deutschem Kommentar. An den beiden Tagen werden in Rom bis zu 100.000 Teilnehmende erwartet.

Der katholische Weltkindertag ist eine Initiative des Papstes. Mit der Organisation betraute er das vatikanische Dikasterium für die Kultur und die Bildung; hier die offizielle Webseite zu der Veranstaltung. Angekündigt wurde das Projekt im vergangenen Dezember, Anfang März veröffentlichte der Papst eine Botschaft zum Treffen, in der er an die Bedeutung des Glaubens, der Freundschaft und der Solidarität mit Armen, Kranken und Gewaltopfern erinnerte. (vn 25)

 

 

 

 

Ökumenischer Gottesdienst zum DFB-Pokalfinale. Bischof Oster und Präses Latzel ermutigen zu „Teamgeist“

 

Die Deutsche Bischofskonferenz und die Evangelische Kirche in Deutschland (EKD) haben heute (25. Mai 2024) vor dem DFB-Pokalfinale wieder gemeinsam mit Vertretern des Deutschen Fußballbundes (DFB), Fans und freiwilligen Helferinnen und Helfern in der Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche in Berlin einen ökumenischen Gottesdienst gefeiert. Er stand unter dem Thema „Teamgeist“.

Der EKD-Sportbeauftragte und leitende Geistliche der Evangelischen Kirche im Rheinland, Präses Dr. Thorsten Latzel, bezog sich in seiner thematischen Einführung auf die Bedeutung von Fußball: „Fußball ist ein starkes Stück Leben, eine der schönsten Nebensachen der Welt. An diesem Wochenende findet das DFB-Pokal-Finale der Männer statt - und das hat seine ganz eigenen Gesetze. Etwa, wenn in diesem Jahr der Deutsche Meister Bayer Leverkusen gegen den 13. der zweiten Liga, Kaiserslautern, antritt. Wie jedes Jahr begleiten wir das Spiel wieder mit einem ökumenischen Gottesdienst, beten für eine gute, faire und friedvolle Begegnung, für die Gesundheit der Spieler, der Fans und aller Einsatzkräfte. Gott segne alle, die an dem Spiel teilnehmen!“

Bischof Dr. Stefan Oster SDB, Bischof von Passau und Sportbischof der Deutschen Bischofskonferenz, stellte in seiner Predigt die Frage nach dem, was trage und was zum Erfolg einer Mannschaft führe: „Offenbar spielen […] die Trainerpersönlichkeiten eine wesentliche Rolle. Fußballexperten sprechen davon, dass ein Trainer einer Mannschaft eine Idee geben kann. Seine Idee von einer bestimmten Art, Fußball zu spielen, Stärken der Einzelnen und der Mannschaft zu entwickeln, Schwächen auszumerzen und das Team zusammenzuschweißen.“ Wenn es von Trainer und Mannschaft eine Art gemeinsame Verständigung auf die Idee gebe, „wenn die Spieler sich nach und nach mit Vertrauen auf diesen Geist einlassen – und vor allem auch füreinander kämpfen, dann geht was, dann trägt es“, so Bischof Oster. Es gehe also um die Qualität von Beziehungen, die tragen. Im Glauben sei für ihn der Trainer Jesus. „In seinem Kommen findet er uns Menschen vor wie ein auseinanderlaufender Hühnerhaufen von lauter Egoisten. Er spielt selbst mit, lebt vor, was seine Vision ist, seine Idee für uns. Sie heißt: Reich Gottes. Sie besteht darin, dass wir uns von innen her berühren und verändern lassen – aufeinander hin. Der Trainer gibt alles dafür, er gibt sogar sein Leben – und wundersamer Weise setzt genau diese Lebenshingabe einen Geist frei, der bis heute die Menschen auf der ganzen Welt bewegt.“ Bischof Oster fügte hinzu: „Wenn wir treu bleiben, wenn wir mit dem Trainer verbunden bleiben – auch in schwierigen Zeiten, wenn wir unsere Egoismen überwinden und wirklich lernen, einer für den anderen zu spielen, dann kommen wir ins große Finale unseres Lebens. Dann werden wir erfahren dürfen, wie groß die Vision unseres großen Trainers eigentlich ist. Und wie es schon in diesem Leben einen Vorgeschmack gibt auf das Ziel hin.“

Für den DFB haben Präsident Bernd Neuendorf sowie Fanvertreter von Bayer 04 Leverkusen und dem 1. FC Kaiserslautern, Vertreter der Volunteers und Polizei, sowie die Sportseelsorgerin der Deutschen Bischofskonferenz, ein Vorstandsmitglied des Arbeitskreises Kirche und Sport der EKD und die Pfarrerin der Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche mitgewirkt. Der Einladung zum ökumenischen Gottesdienst folgten zahlreiche Fußballfans.

Hinweise: Die Predigt von Bischof Dr. Stefan Oster SDB finden Sie als PDF-Datei in der Anlage sowie unter www.dbk.de. Dbk 25

 

 

 

Missbrauchsaufarbeitung: Italiens Bischöfe wollen Kongress

 

Die katholischen Bischöfe Italiens wollen einen wissenschaftlichen Kongress über sexuellen Missbrauch in Kirche und Gesellschaft veranstalten. Außerdem setzten sie erstmals eine Frau an die Spitze des kirchlichen Kinderschutzes.

Das geht aus dem Schlussbericht zur am Donnerstag in Rom zu Ende gegangenen Frühjahrsvollversammlung der Bischofskonferenz hervor.

Darin heißt es, die Bischöfe wollten als „prophetische Stimme" dazu beitragen, dass sichere Räume für Minderjährige und für gefährdete Personen gefördert werden. Sie seien „dem Schmerz der Missbrauchsopfer nahe" und „bereit zum Zuhören, zum Dialog und zur Suche nach Wahrheit und Gerechtigkeit".

Um dies voranzubringen, werde es am 29. Mai in der Italienischen Botschaft beim Heiligen Stuhl einen Kongress mit Beteiligung der vatikanischen Glaubensbehörde geben. Als Thema wurden die „soziologischen Rahmenbedingungen von Missbrauch in den Jahren 2001 bis 2021" genannt. Dabei solle auch die Entwicklung der italienischen Gesellschaft im Allgemeinen in diesem Zeitraum zur Sprache kommen. Der Kongress solle dazu beitragen, Missbrauch in jeder Form zu bekämpfen und zu verhindern.

Kirchlicher Kinderschutz: Erstmals Frau als nationale Beauftragte

Von der Vollversammlung der italienischen Bischöfe wurde ebenfalls bekannt, dass der „Nationale Dienst zum Schutz von Minderjährigen“ der katholischen Kirche in Italien künftig von Laien verantwortet werden kann. Das Statut sei entsprechend verändert worden.

Die Bischofskonferenz gab dazu direkt bekannt, dass die italienische Psychologin Chiara Griffini aus Brembio das Amt der Präsidentin bekleiden soll. Es ist das erste Mal, dass eine nicht-geweihte Person und eine Frau dieses Amt in Italiens Kirche innehat.

Aufgrund ihres Berufs als Psychotherapeutin habe Griffini „eine große Fähigkeit, den Opfern zuzuhören“, betonte der Vorsitzende der italienischen Bischofskonferenz, Kardinal Matteo Zuppi, auf der Pressekonferenz zu Abschluss der CEI-Vollversammlung in der vatikanischen Audienzhalle. Bei der neuen Beauftragten handelt es sich nach den Worten des Bischofskonferenz-Vorsitzenden um eine ausgewiesene Expertin, die „nicht ferngesteuert“ sei. (vn/kna 24)

 

 

 

Jugend auf Kurs für Synode, Heiliges Jahr und WJT

 

Drei wichtige Termine für die Evangelisierung der Jugendlichen und einen gemeinsamen Zweck: gemeinsam die Liebe des Herrn erfahren. So beschrieb Kardinal Kevin Farrell, Präfekt des Dikasteriums für die Laien, die Familie und das Leben, den Internationalen Jugendpastoralkongress, der am Donnerstag, 23. Mai, wenige Kilometer von Rom entfernt begann. Mario Galgano - Vatikanstadt

Das Treffen, an dem etwa 300 Delegierte von Bischofskonferenzen aus 110 Ländern teilnehmen, endet am Samstag, den 25. Mai, mit einer Audienz beim Papst am Vormittag und einem offenen Dialog mit dem Generalsekretariat der Synode. Dazu wird es eine Begegnung mit der Untersekretärin, Schwester Nathalie Becquart, am Nachmittag geben.

Die Teilnehmer, die mit dem Enthusiasmus derer, die von weit her kommen, die Arbeit begannen, beteten und bereiteten sich dann auf ein fruchtbares Zuhören vor. Zunächst einmal, so Kardinal Farrell in seinem einleitenden Grußwort, „liegen wir zwischen dem Weltjugendtag in Lissabon und dem nächsten WJT in Seoul im Jahr 2027. Ein zweiter Jahrestag ist auch das Heilige Jahr der Jugendlichen, die vom 28. Juli bis zum 3. August 2025 vom Papst nach Rom gerufen werden, um 'Pilger der Hoffnung' zu werden“, so Kardinal Kevin Farrell, Präfekt des Dikasteriums für die Laien, die Familie und das Leben.

Erinnerung an Christus vivit

Schließlich falle der Kongress in das Jahr, in dem sich die Veröffentlichung des nachsynodalen apostolischen Schreibens Christus vivit zum fünften Mal jährt. Die Erinnerung daran, so Farrell weiter, „gibt uns die Gelegenheit, einige grundlegende Aspekte für die Jugendpastoral wieder in den Vordergrund zu rücken“, wie die Bedeutung der Jugend, Synodalität, Ausbildung und geistliche Begleitung“.

Die Überlegungen des Kardinals gingen auf die synodalen Erfahrungen mit jungen Menschen zurück, die er 2018 sowohl in der Vorsynode als auch in der ordentlichen Sitzung zum Thema „Junge Menschen, Glaube und Berufungsentscheidung“ gemacht hat. Bei jener Gelegenheit, so der Präfekt des veranstaltenden Dikasteriums, „war der Beitrag der Jugendlichen grundlegend für die Ausarbeitung von Christus vivit“. Die Synode 2018 markierte auch einen neuen Stil des Arbeitens und Zuhörens, den Farrell als „beispielhaft für alle, also auf die gesamte Kirche ausgedehnt“, bezeichnete und der, wie es im Schlussdokument der Synode heißt, „zur 'Erweckung' der Synodalität beigetragen hat, die eine konstitutive Dimension der Kirche ist“: „Dieses 'Erwachen der Synodalität' erleben wir auf verschiedenen Ebenen mit der gegenwärtigen Synode über die Synodalität", und es schließt auch die Tage des gegenwärtigen Kongresses ein, der als synodale Erfahrung des Zuhörens und des Austauschs im Lichte der geistlichen Unterscheidung konzipiert ist“, erläuterte Farrell.

„Heiliges Jahr der Jugend“

An dem ersten Tag des Treffens sprach auch Erzbischof Rino Fisichella, Pro-Präfekt des Dikasteriums für Evangelisierung, der die laufenden Vorbereitungen für das „Heilige Jahr der Jugend“ darlegte. Der italienische Kurienerzbischof sagte, dass es während des Heiligen Jahres keine besondere Katechese geben wird, da die Vorbereitung in der Zeit davor in jeder Diözese mit den eigenen Bischöfen, Pfarrern und Katechisten stattfinden soll. Es werden stattdessen die Jugendlichen von Rom sein, die die Pilger – ob jung oder alt – aus aller Welt empfangen werden, denn „die Diözese Rom hat den Papst als Bischof, und es ist sehr schön, dass junge Menschen anwesend sein können, um junge Menschen zu einem ganz besonderen Ereignis zu empfangen“.

Fisichella erklärte, dass dieser Moment wahrscheinlich auf dem Petersplatz stattfinden werde, aber auch der Lateranplatz könnte aufgrund der Bedeutung des Platzes, der die Kathedrale von Rom beherbergt, geeignet sein. Außerdem sei eine Pilgerreise zu allen vier heiligen Pforten der Stadt geplant. Die Bußliturgie soll im Circus Maximus stattfinden, und das Herzstück werde dann die Begegnung mit dem Papst in Tor Vergata sein, wie vor 25 Jahren.

„Wir haben versucht, die hier versammelten jungen Menschen aus der ganzen Welt, aus den verschiedenen Bischofskonferenzen, zu ermutigen, die pastorale Chance des Heiligen Jahres zu nutzen“, sagte Fisichella den vatikanischen Medien, „und das bedeutet Reflexion, Katechese und die Fähigkeit, bereits geistig vorbereitet nach Rom zu kommen“.

Zeichen der Hoffnung

Der Erzbischof forderte dann die Teilnehmer des Kongresses auf, „nicht nur Boten der Hoffnung“ zu sein, sondern auch „konkrete Zeichen der Hoffnung“ zu setzen, die in ihren jeweiligen Gemeinschaften verwirklicht werden sollen. „Hoffnungen, die die Frucht der Technologie sind, sind auch sehr wichtig, weil sie uns helfen, besser zu leben, aber sie können nicht das Heil geben, sie können dem Sinn des Lebens keinen Sinn geben, und deshalb müssen wir versuchen, von der Hoffnung zur Hoffnung zu kommen. Und die Hoffnung, die wir haben, ist die christliche Hoffnung“, so Fisichella.

Der Weg zum „Heiligen Jahr der Jugend“ führe über die „Wiederentdeckung des Glaubens“ und „die Hoffnung als authentische Vorbereitung, damit die Jugendlichen sich für die Evangelisierung verantwortlich fühlen“. Die Anmeldung zum „Heiligen Jahr der Jugend“ ist bei den jeweiligen Bischofskonferenzen für junge Menschen zwischen 18 und 30 Jahren vom 24. November bis zum 31. März 2025 möglich. (vn 24)

 

 

 

Internationale Ministrantenwallfahrt vom 29. Juli bis 3. August 2024

 

Für die bevorstehende XIII. Internationale Ministrantenwallfahrt nach Rom wurde das offizielle Pilgerbuch fertiggestellt und steht zur Auslieferung bereit. Unter dem Motto „mit dir“ werden vom 29. Juli bis 3. August 2024 rund 35.000 Ministrantinnen und Ministranten aus vielen europäischen Ländern – und vor allem aus Deutschland – in die Ewige Stadt pilgern, um gemeinsam ihren Glauben zu feiern.

 

Das Pilgerbuch, das alle deutschen Teilnehmerinnen und Teilnehmer erhalten, enthält Lieder, Informationen zur Wallfahrt, Sicherheitshinweise, Notfallkontakte sowie praktische Tipps für den Aufenthalt in Rom. Hervorzuheben sind die im Pilgerbuch enthaltenen Informationen für Menschen mit Behinderungen zur Teilnahme an der Wallfahrt. Die Gestaltung des Pilgerbuches orientiert sich am Motiv des deutschen Wallfahrtsschals.

 

In einer Videobotschaft, die über einen QR-Code abrufbar ist, wenden sich Weihbischof Johannes Wübbe, Vorsitzender der Jugendkommission der Deutschen Bischofskonferenz, und Kardinal Jean-Claude Hollerich, Präsident des Internationalen Ministrantenbundes CIM (Coetus Internationalis Ministrantium), direkt an die Ministrantinnen und Ministranten.

 

Neu bei dieser Wallfahrt ist das deutsche Wallfahrtszentrum in Rom. Es befindet sich im Auditorium in der Via della Conciliazione 4 und bietet Platz für über 2.000 Ministrantinnen und Ministranten. Neben Erfrischungen und Ruhepausen wird das Zentrum kulturelle Angebote wie Theater, Musik und Film bereitstellen. Auch wird es Angebote des Zentrums für Berufungspastoral geben. Programm und Öffnungszeiten werden vor der Wallfahrt über die Internetseite ministranten.de/romwallfahrt-2024 und den QR-Code im Pilgerbuch abrufbar sein.

Hinweis: Weitere Informationen zur Internationalen Ministrantenwallfahrt sind auf der Themenseite Internationale Ministrantenwallfahrt 2024 nach Rom sowie unter ministranten.de/romwallfahrt-2024 zu finden. Dbk 24

 

 

 

Ein Erfahrungsbericht. Was uns die Toten über das Leben lehren

 

Kriege, Hunger, Naturkatastrophen – noch nie war der Tod so gegenwärtig. Kein Zufall, dass sich immer mehr Muslime für das islamische Bestattungsritual interessieren – eine Erfahrung fürs Leben. Von Dr. Zeyneb Sayilgan

Anhaltende Kriege in Palästina und in der Ukraine, die Hungersnot im Sudan, Pandemien, Klimakatastrophen und die weltweite Flüchtlingskrise – Die Todeswahrnehmung vieler junger Muslime ist größer denn je. Viele Moscheen verzeichnen großes Interesse über das Erlernen von islamischen Bestattungsritualen, um direkt den Tod zu konfrontieren. Warum die Auseinandersetzung mit dem Tod zu einem gesünderen Lebensbewusstsein führen kann? Eine junge Muslima berichtet.

Ich wasche Tote in meiner Freizeit. Zusammen mit siebzig Frauen engagiere ich mich ehrenamtlich für die Bestattung von Muslimen. Im Islam ist dies eine kollektive Pflicht: Einige Gläubige müssen dieser Verpflichtung nachkommen – andernfalls werden alle von Gott zur Rechenschaft gezogen. Moscheen bieten Seminare an, um diese Rituale zu erlernen. Ich schrieb mich für einen Kurs ein und war beeindruckt von der hohen Anzahl junger Muslime im Saal. „Warum seid ihr hier?“, fragt die Seminarleiterin. „Angesichts der vielen Toten in Palästina habe ich den Tod immer mehr vor Augen. Ich möchte vorbereitet sein“, antwortet eine junge Muslima.

Anhaltende Kriege in Palästina und in der Ukraine, die Hungersnot im Sudan, Pandemien, Klimakatastrophen und weltweit Flüchtlingstote wie nie zuvor – tatsächlich ist der Tod präsenter denn je. Nachdem meine dreijährige Tochter Meryem auf tragische Weise von einem LKW-Fahrer getötet wurde, wollte auch ich mich mit dem Tod bewusster auseinandersetzen. Als ich mein völlig zerstörtes Auto betrachtete, weigerte ich mich zu akzeptieren, dass Zerstörung und Chaos das Ende meiner Geschichte sein würden. Inmitten dieser Grausamkeit wollte ich Weisheit und Schönheit entdecken. Diese Tragödie wollte ich nicht nur überleben. Ich wollte mit ihr wachsen und reifer werden. Den Schmerz und die Trauer begann ich auf meinem Podcast aufzuarbeiten. Weiterhin organisierte ich eine Vortragsreihe zur muslimischen Todeserfahrung in meiner Gemeinde und veranstaltete an meinem Institut verschiedene Seminare über dieses Thema.

Der Andrang für diese Angebote war überwältigend. Das Seminar allein verzeichnete 460 Teilnehmer: Muslime und Nichtmuslime aus allen Gesellschaftsschichten kamen zusammen, um sich mit dem Tod gesund auseinanderzusetzen. Wir alle begegnen derselben schmerzhaften Erfahrung, können sie aber selten offen teilen. Tatsächlich können viele Menschen diese unvermeidbare Realität in unserer Mehrheitsgesellschaft nicht natürlich diskutieren. Die existenzielle Auseinandersetzung mit dem Tod wird oft ignoriert.

Dabei können solche Bemühungen transformativ und lebensspendend sein: Er, Der den Tod und das Leben erschuf, um kenntlich zu machen, wer von euch sich am besten verhält. Und Er ist der Allmächtige, der Vergebungsvolle, erklärt der Koran, (Vers 2) provokativ. Der Tod ist demnach von Gott willentlich erschaffen. Die Sterblichkeit des Menschen ist eine Kreation, eine Schöpfung Gottes, die dazu dient, das höchste Potenzial des Menschen zum Vorschein zu bringen. Somit kann der Tod nicht zufällig oder bedeutungslos sein. Ganz im Gegenteil: er vermittelt lebenswichtige Lektionen. Also, tauche ich ein in die muslimische Praxis des memento mori (Latein: Gedenke des Todes). Eine meditative Erfahrung zur Kultivierung eines gesunden Todesbewusstseins.

Fast jede Woche sendet das muslimische Bestattungsinstitut eine Nachricht mit der Bitte um Hilfe. An der öffentlichen Beerdigung können alle erscheinen. Der Tod ist kein Tabuthema und regelmäßig sichtbar. Dies erinnert mich an Türkiye, wo die Todesnachricht über die Moschee laut verkündet wird. Jeder kann an der Beisetzung teilnehmen. Während meiner Spaziergänge durch Istanbul, komme ich an den vielen Friedhöfen vorbei und begrüße, gemäß der Empfehlung des Propheten Muhammad, die Bewohner des Grabes. Der Tod ist vollständig in den Alltag traditioneller muslimischer Gesellschaften integriert. Die örtliche Gemeinde übernimmt die Kosten und stellt Bestattungsflächen zur Verfügung.

Der Tod diskriminiert nicht und behandelt alle gleich. Jede Seele wird den Tod kosten, heißt es im Koran (Vers 185). Dennoch stirbt jeder Mensch auf ganz einzigartige Weise. Manche Todesfälle sind schmerzhafter als andere. Ich denke an die Frau, die neben meiner Tochter begraben ist und denselben Namen trägt. Eine Französischlehrerin, die brutal ermordet wurde. Ihr zerstückelter Leichnam konnte nicht vollständig geborgen werden. Ist es seltsam, dass ich nun Dankbarkeit dafür verspüre, dass mein Kind nicht in böswilliger Absicht getötet wurde und dass ihr Körper völlig intakt blieb? Auch Friedhöfe sind Teil der Debatte zur deutschen Integrationspolitik geworden. Mein verstorbener Sohn wurde auch in einem muslimischen Friedhof beigesetzt. Ich frage mich, ob es für Integrationspolitiker einen Unterschied macht zu wissen, dass die Hälfte des Friedhofs toten Kindern gewidmet ist.

Bevor ich zum Bestattungsunternehmen gehe, nehme ich meine rituelle Waschung vor. Als Symbol der spirituellen Reinigung hilft dies sich in den richtigen Geisteszustand zu versetzen. Ich bin etwas nervös vor meinem ersten Besuch. Wie wird der Leichnam aussehen?

Es werden sechs Freiwillige benötigt. Die Beerdigung findet sofort am nächsten Tag statt. Bestattungen zu verzögern ist verwerflich. Die Seelen sehnen sich nach der Wiedervereinigung mit dem Schöpfer. Ich bin erstaunt, dass sich innerhalb von fünf Minuten nach der Ankündigung viele Frauen melden. Kein Zögern, keine Ausreden. Wir werden da sein und sie würdigen – eine völlig Fremde, unsere Schwester im Islam. Allein darin liegt so viel Schönheit. Ich habe soviel Bewunderung und Respekt für diese Frauen, die diesem Aufruf selbstlos antworten. Ich bin dankbar, dass der Islam diese Verpflichtung nicht ausgesondert und kommerzialisiert hat, sondern die Gläubigen motiviert, an dieser wichtigen Zeremonie teilzunehmen. Wer sie durchführt, hofft, Gottes Liebe zu erlangen. Ich schätze es sehr, dass der Islam Menschen dazu ermutigt, sich in diese emotional herausfordernden Situationen zu begeben. Die Sonne und der Mond, der Winter und der Sommer, das Licht und die Dunkelheit, die Höhen und Tiefen – aller Wechsel und Wandel ist wichtig für das menschliche Wachstum. Für die persönliche Reife und Charakterbildung des Menschen wird eine Portion gesunde, psychische Herausforderung benötigt. Die Nähe zu Gott wird durch den Aufenthalt in diesen unbequemen Situationen erreicht, heißt es in der muslimischen Tradition.

Aufgrund meiner Verletzungen musste ich im Krankenhaus bleiben. Als ich darum bat, meine Tochter zu sehen, um sie zum letzten Abschied in meine Arme einzuschließen, musste ich akzeptieren, dass sie zu ihrer wahren Heimat zurückgekehrt ist. Ich konnte nicht an ihrer Beerdigung teilnehmen. Vielleicht fühle ich mich ihr näher, wenn ich in der Gegenwart der Gemeinschaft bin, der sie sich nun angeschlossen hat: den Bewohnern im Grab. Inmitten von denjenigen, die die Sprache des Verlusts verstehen, fühlt sich die Trauer weniger einsam an. Es tröstet mich, an einem Ort zu sein, der den Menschen als Ganzes umfasst: Freude und Leid, Schmerz und Glück, Dunkelheit und Licht – wie die Jahreszeiten in der Schöpfung sind alle Veränderungen notwendig, damit das Leben gedeihen kann. Ich heiße sie alle willkommen. Mein Engagement hier ist auch ein Ausdruck der Dankbarkeit gegenüber meiner Gemeinde, die meine Familie und mich unterstützt hat. Ein soziales Netzwerk ist für das Leben unerlässlich – es fängt einen insbesondere in tragischen Zeiten auf. Wenn wir uns zusammendrängen, scheint der Schmerz nicht so intensiv.

Als ich den Leichnam sehe, der in eine große schwarze Plastiktüte gewickelt ist, werde ich in einen inneren Aufruhr versetzt. Die Vorstellung, dass meine Tochter – der wertvollste Mensch in meinem Leben – so behandelt wurde, versetzt mich in Schock. Sie wurde in eine eiskalte, dunkle Leichenhalle gebracht – allein und ohne jemanden an ihrer Seite. In ihren letzten Augenblicken war sie hier – in diesem kalten und unwillkommenen Keller. Ich schreie innerlich. Keine kuschelige Decke um sie herum, die ihren kostbaren Körper warm hielt. Tränen fließen. Der Tod ist der absolute Horror. Grausam und unwürdig.

„Möchtet ihr vielleicht ein wenig über eure Schwester erzählen?“, frage ich die Familienmitglieder, die sich uns nun angeschlossen haben. Menschen sind dankbar, wenn sie ein wenig über das Leben teilen können, das ihr eigenes Leben bereichert hat. Sie war eine 57-jährige Frau, die nach einer Operation nach Hause kam und dann plötzlich an Komplikationen verstarb. Wie jung, dachte ich. Der Tod respektiert niemanden. Dein Alter oder deine Ambitionen sind unwichtig. Den Tod hat es nicht gekümmert, dass ich mein Bestes in meine Tochter investiert hatte. Mit dem Tod kann man nicht verhandeln. Man kann ihm auch nicht entkommen. Nach islamischer Überzeugung, wird der Tod von Gott allein bestimmt – unabhängig von den äußeren Umständen: Und wenn (das Ende) ihrer Frist gekommen ist, können sie diese weder hinauszögern noch vorverlegen (Koran, Vers 61). Diese Auffassung spendet mir Trost. Der Mensch hat keinerlei Einfluss am ultimativen Entschluss und muss sich nicht mit Schuldgefühlen quälen. Zu wissen, dass eine höhere Macht mit dem besten Urteilsvermögen letztendlich für mein absolutes Ende verantwortlich ist, gibt mir Frieden. Dennoch fordert mich der Koran dazu auf, leere Behauptungen der menschlichen Kontrolle aufzugeben und mich dem Ungewissen hinzugeben.

Die Schwestern reden nicht viel, sie vergießen keine Tränen. Die Atmosphäre ist still und düster. Ich wundere mich über ihre geschwisterlichen Beziehungen. Haben sie sich im Guten getrennt? Ich hoffe, dass ich mich früh genug mit denen versöhne, die ich verletzt habe. Ich verspreche mir öfter „Es tut mir leid“, „Verzeih mir“, „Ich liebe dich“ und „Danke“ zu sagen.

Der menschliche Körper gilt als ein von Gott anvertrautes, heiliges Gut. Wir behandeln ihn mit größtem Respekt. Die Einäscherung ist verboten. Muslime folgen der Überzeugung, dass die menschliche Seele des Leichnams alles beobachtet. Daher sorgen wir dafür, dass das Wasser die ideale warme Temperatur erreicht, damit sich die Verstorbene wohlfühlt. Die Bedeckungsvorschrift gilt auch für den Leichnam und darf nur vom gleichen Geschlecht behandelt werden. Wir müssen die Würde des Menschen bewahren, indem wir den Körper bedeckt halten. Wir senken unsere Blicke und waschen den Körper mit sanften, vorsichtigen Bewegungen. Wir kämmen und flechten ihr Haar und tragen ihr einen angenehmen Duft auf. Es ist verboten, Details über ihren Körper preiszugeben. Schließlich hüllen wir sie in fünf weiße Laken ein und binden ihr ein weißes Kopftuch um. Jedes Mal, wenn wir das Ritual beendet haben, staune ich über den friedlichen Ausdruck der Erleichterung in ihren Gesichtern. Sie sehen so schön aus. Als ob sie sagen würden: „Ich danke Dir, dass du mich für meine Rückkehr und für mein Treffen mit meinem Schöpfer vorbereitet hast.“

Wenn sich der Islam so sehr um die Bedürfnisse der Toten kümmert, wie sehr sorgt er sich dann um jedes lebende Wesen auf Erden? Kann eine Religion, die die Würde des Verstorbenen derart schützt, eine Bedrohung für die Gesellschaft darstellen? Hier in diesem Raum behandeln wir jeden mit dem gleichen Respekt. Wir transzendieren ethnische, nationale, soziale und politische Grenzen. Der Tod ist universell und eine kollektive menschliche Erfahrung. Fürwahr, wir gehören Gott, und zu Ihm werden wir zurückkehren. Keine Ausnahmen, wie der Koran (Vers 156) betont. Keiner von uns wird auf dieser Welt bleiben. Migration ist Teil unserer spirituellen DNA, so sehr wir dies auch leugnen wollen. Niemand kann einen absoluten Besitzanspruch auf Ressourcen, Territorien, materielle Güter und geliebte Menschen erheben. Nichts gehört in Wahrheit uns. Sei auf dieser Welt wie ein Fremder oder ein Reisender, empfehlt eine prophetische Weisheit. Ich verstehe darunter, gesunde Bindungen zu allen und allem zu pflegen und dieser Welt ein geistiges, spirituelles Erbe zu hinterlassen. Was im Namen Gottes gelebt wurde, wird Ewigkeit und Beständigkeit erlangen.

Erinnere dich oft an den Tod – den Zerstörer der Freuden, lehrt eine andere prophetische Maxime. Und zerstören tut er – der Tod. Wenn ich mir vorstelle, wie ich auf diesem Tisch liege und meiner Entscheidungsfreiheit beraubt werde, schreie ich innerlich: Wo ist meine Autonomie, meine Persönlichkeit? Ich verdiene diese Entwürdigung nicht. Ich bin mehr als ein steifer, gefrorener Körper. Doch der Tod schreit mir ins Gesicht, dass das alles keine Rolle mehr spielt: Du bist nackt auf diese Welt gekommen, hast nichts besessen. Jetzt verlässt du diese Welt wieder ohne jeglichen Besitz. Ich kann meine Familie, meinen Reichtum, meine Gesundheit, meine Schönheit, meine Titel, mein Ansehen nicht mitnehmen. Alles ist vergänglich, außer Seinem Antlitz. Ihm gehört die Herrschaft, und zu Ihm werdet ihr zurückkehren, betont der Koran, (Vers 88). Hoffnung kommt in mir auf. Alles, was in Seinem Namen getan wird, wird Bestand haben. Solange mein Denken, Fühlen und Handeln im Namen Gottes geschieht, geht wirklich nichts verloren oder wird jemals vergessen. Was für die Ewigkeit ist, wird ewig werden.

Der Tod wird im Islam weder verherrlicht noch vermieden. Die Annäherung an den Tod ist realistisch. Die Angst vor dem Tod liegt in der menschlichen Natur und ist im Grunde genommen lebenserhaltend. Zu wenig davon führt zu Achtlosigkeit, zu viel davon paralysiert. „Obwohl uns die Physikalität des Todes zerstört, kann uns die Todesvorstellung retten,“ bemerkt der Psychiater Irvin D. Yalom. Indem ich die qualvolle Wahrheit meiner Sterblichkeit akzeptiere, werde ich mir meiner begrenzten Zeit auf dieser Erde bewusst. Mit dieser Einsicht setze ich meine Ressourcen und gottgegebenen Talente klüger ein. Oder in den Worten von Imam Ali Führe ein solches Leben, damit die Menschen nach deinem Tod um dich trauern und sich zu Lebzeiten nach deiner Gesellschaft sehnen.

Zurück am Grab meiner Tochter verstehe ich, was es heißt das höchste Glück zu erlangen. Es geht darum, ein Leben mit all seinen Liebsten zu führen. Ihre Abwesenheit ist überall so spürbar, so schmerzhaft. Im Jenseits gibt es keine Trennung mehr, kein Kummer, kein Herzschmerz. Unsterblichkeit ist die ultimative Sehnsucht. Ich komme zu einer einfachen, existenziellen Einsicht und weiß, dass dies nicht das Ende der menschlichen Geschichte ist. Ich schaue mich um. Der Frühling ist angekommen und wie im Koran (Vers 50) versprochen, wird die Wiederauferstehung das menschliche Leben vollenden, Schau doch auf die Spuren von Gottes Barmherzigkeit, wie Er die Erde nach ihrem Tod wiederbelebt. (Ebenso) ist Er Derjenige, der die Toten (am Tag der Auferstehung) wieder zum Leben erwecken wird, denn Er ist der Fähige, (Der alles bestimmt und verordnet). Wachstum findet immer statt – sogar in der dunklen, kalten, langen Winternacht. Langsam, stetig, ausdauernd.

Ich fühle mich durch diese spirituellen Erkenntnisse wiederbelebt. Also kehre ich mit diesen lebensspendenden Lektionen, die ich dankbar von den Toten erhalten habe, wieder in die Welt zurück. MiG 24

 

 

 

Hollerich warnt vor Faschismus - und vor Gleichgültigkeit

 

Für den Papstberater und Kardinal Jean-Claude Hollerich ist ein neuer Faschismus in Europa bereits Realität. „Er ist schon da“, sagte der Luxemburger Erzbischof im Interview der Zeitung „La Croix“ (Donnerstag) in Rom. Die regierende Partei in Italien sei postfaschistisch. „Das macht mir Angst, besonders weil ich aus einer Familie stamme, in der jeder im Widerstand war“, so der frühere Vorsitzende der EU-Bischofskommission COMECE.

Mit Blick auf die erwartete geringe Wahlbeteiligung bei den Europawahlen und das verbreitete Phänomen eines Rückzugs auf die Nation warnte der Kardinal: „Wir haben uns an die Europäische Union gewöhnt.“ Ihr Nutzen und der politische Wille dahinter seien uns nicht mehr bewusst. Demokratie sei wertvoll und müsse unterstützt werden, so Hollerich. Gleichzeitig befinde sich Europa in einer Krise. Volkswirtschaften erlebten eine Stagnation; das schaffe Ängste. In einer komplexen Welt liefere Populismus einfache Erklärungen, die bei jenen, die Angst vor dem Verlust ihrer Identität haben, großen Anklang fänden.

„Offensichtlich stehen Europa und der Westen nicht mehr im Mittelpunkt der Welt“, so der Luxemburger Erzbischof. Der Krieg in der Ukraine sei in diesem Sinne entlarvend: Der Westen sei nicht in der Lage, eine globale Koalition gegen Russland zu bilden. Zugleich verspiele der Kontinent auf anderer Bühne sein Ansehen.

„Der neue europäische Einwanderungspakt ist eine Katastrophe“, sagte Hollerich. „Wir vergessen die Menschenrechte. Natürlich können wir nicht alle Migranten aufnehmen. Aber wir müssen Menschen immer so behandeln, dass wir ihre Menschenwürde anerkennen.“ Es brauche dringend einen würdevollen Umgang mit Menschen und den Dialog mit anderen Kulturen.

Katastrophale Kolonialpolitik

Frankreichs einstige Kolonialpolitik in Afrika nannte der Jesuit katastrophal; und: „England schnitt nicht viel besser ab.“ Heute zahle Europa den Preis: Man glaube dort nicht mehr an europäische Werte. „Dennoch reden wir weiter mit anderen wie eine Lehrerin mit ihren Schülern“, so der Kardinal, der im Kardinalsrat von Papst Franziskus Europa vertritt. „Wenn Europa so weitermacht, wird es gehasst.“ Man müsse ja gar nicht unbedingt die Positionen anderer teilen; aber zumindest „anerkennen, dass Europa nur ein Akteur unter anderen ist“.

Er werde eine unvollkommene EU immer überhaupt keiner EU vorziehen, betonte Hollerich. Das hindere ihn allerdings nicht daran, bestimmte Punkte kritisch zu hinterfragen: „etwa eine bestimmte Auffassung von Geschlechtertheorie, die in Mode gekommen ist und die jeder wiederholt, ohne wirklich zu wissen, was sie ist“. Manchmal habe er auch den Eindruck, „dass wir von Beamten regiert werden, die eine Vision durchsetzen, die nur einem soziologischen Anliegen entspricht“. Dies sei ein Zeichen einer Krise der Demokratie.

Zum Thema Abtreibung sagte der Kardinal: „Es ist tragisch, dass so wohlhabende Gesellschaften wie unsere als einzige Lösung finden, ungeborene Kinder zu töten.“ Das werde einst die Geschichte beurteilen. (kna 23)

 

 

 

 

75 Jahre Grundgesetz der Bundesrepublik Deutschland. Ökumenischer Gottesdienst zum Auftakt der Feierlichkeiten

 

Mit einem ökumenischen Gottesdienst in der St. Marienkirche zu Berlin haben heute Morgen (23. Mai 2024) die Feierlichkeiten zum 75-jährigen Jubiläum des Grundgesetzes der Bundesrepublik Deutschland begonnen. Der Gottesdienst, an dem neben Bundespräsident Frank Walter Steinmeier die Spitzen aller Verfassungsorgane teilnahmen, ging dem Staatsakt unmittelbar voraus.

 

Der stellvertretende Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz, Bischof Dr. Michael Gerber, und die amtierende Ratsvorsitzende der Evangelischen Kirche in Deutschland (EKD), Bischöfin Kirsten Fehrs, ermutigten während des Gottesdienstes zum Einsatz für das Grundgesetz als Garant für ein gutes Zusammenleben in der Gesellschaft.

 

Bischof Gerber betonte angesichts der gesellschaftlichen Dynamiken unserer Tage, dass jeder herausgefordert sei, „in der Spur der Mütter und Väter des Grundgesetzes, in der Spur des Glaubens Israels und der Kirche, die Freiheit und den Frieden in unserem Land als Geschenk und als Verpflichtung zu begreifen. Was wir haben, wurde uns zu einem großen Teil geschenkt und verpflichtet uns zugleich, es zu wahren.“ Dabei sei es notwendig, stets einen kritischen Blick auf die eigene Geschichte zu richten: „Anders die Art und Weise, wie etwa im Russland Wladimir Putins Geschichte umgeschrieben wird und dunkle Episoden sowie eigene Verbrechen negiert werden: Dadurch wird uns neu bewusst, dass es fatale Konsequenzen hat, wenn der Blick auf die eigene Geschichte manipuliert wird“, so Bischof Gerber. Er fügte hinzu: „Unsere Verfassung gibt Zeugnis davon, dass Verantwortung vor der Geschichte nicht nur eine individuelle, sondern auch eine strukturelle, eine institutionelle Dimension hat … Die Frage von Macht und Gewaltenteilung ist ähnlich wie die Frage der sozialen Gerechtigkeit nicht nur eine Frage der Individualethik, sondern hat wesentlich eine strukturelle und eine soziale Komponente.“ Die ersten Worte des Grundgesetzes: „In Verantwortung vor Gott …“ könnten, so Bischof Gerber, aufmerksam machen auf „unsere gemeinsame Verantwortung in unserem Land, unabhängig davon, ob wir einer Religion angehören oder welche politische Überzeugung wir teilen. Es ist die Verantwortung vor der Unverfügbarkeit der Würde des Menschen, die Verantwortung vor der prophetisch-kritischen Dimension unserer Geschichte und die Herausforderung, individuelle und gemeinschaftlich-strukturelle Verantwortung in angemessener Weise einander zuzuordnen.“

 

Bischöfin Fehrs hob in ihrem geistlichen Wort die Leid- und Ohnmachtserfahrungen hervor, aus denen heraus das Grundgesetz geschrieben wurde: „Das Grundgesetz vollendet eben nicht eine erfolgreiche nationale Entwicklung. Es bietet vielmehr Halt nach der Katastrophe von nationalsozialistischer Gewaltherrschaft, einem an Grauen nicht zu überbietenden Holocaust und einem mörderischen Zweiten Weltkrieg. Zutiefst gebrochen galt es, den Rücken gerade zu machen für eine neue Ordnung der Mitmenschlichkeit – unantastbar die Würde des Menschen“, so die amtierende Ratsvorsitzende. Entsprechend leise und im „besten Sinne demütig“ komme der Text des Grundgesetzes daher: „Das ,Nie wieder ist jetzt!‘ klingt darin mit. Menschen können Macht missbrauchen und andere abwerten, niedertreten, mit Hass überziehen – aber trotzdem und gerade deswegen halten wir an der Würde des Menschen, an seiner Gottesebenbildlichkeit und am Schutz des Lebens fest“, so Bischöfin Fehrs. Entsprechend baue die Demokratie ausdrücklich auf die verbindende Kraft der Religionen. „Die Demokratie lebt von unserer Versöhnungsarbeit, von der Dialogstärke, vom Hoffnungsmut.“ Die im Grundgesetz verankerte Religionsfreiheit berechtige und verpflichte zugleich zu Toleranz, Respekt und Vielsprachigkeit. „Wir stehen ein für einen Dialog, der mit extremistischen Verirrungen, die alle Religionen leider auch kennen, nicht vereinbar ist.“ Die Gesellschaft insgesamt lebe vom Engagement aller: „Lasst uns mutig einen Demokratiesommer 2024 ausrufen und damit die Vision der Väter und Mütter des Grundgesetzes aufrecht halten.“

 

In den Gottesdienst führten Prälatin Dr. Anne Gidion und Prälat Dr. Karl Jüsten ein, die die beiden großen Kirchen in Berlin vertreten. Im Gottesdienst wirkten auch viele junge Menschen mit, die sich aufgrund ihrer christlichen, jüdischen und muslimischen Überzeugungen für die freiheitlich-demokratische Grundordnung engagieren. Den Schlusssegen spendete Erzpriester Radu Constantin Miron, Vorsitzender der Arbeitsgemeinschaft Christlicher Kirchen in Deutschland. Dbk 23

 

 

 

Carlo Acutis wird heiliggesprochen

 

Der Papst macht den Weg frei für eine Heiligsprechung mehrerer herausragender Christen. Unter ihnen ist auch Carlo Acutis, der „Influencer Gottes“.

Der Vatikan teilte an diesem Donnerstag mit, dass der Papst gegenüber dem Präfekten der Heiligenkongregation, Kardinal Marcello Semeraro, mehrere Dekrete gebilligt hat. Damit ist das letzte Hindernis für die Heiligsprechung von Carlo Acutis, dem Ordensgründer Giuseppe Allamano sowie einer Gruppe von Franziskaner-Märtyrern überwunden.

Der computerbegeisterte Italiener Carlo Acutis ist 2006 im Alter von nur 15 Jahren an Leukämie gestorben. Seine Seligsprechung 2020 in Assisi, wo er begraben ist, hat viel Aufmerksamkeit für seine Lebensgeschichte geweckt. Manche sehen in ihm schon einen künftigen Patron des Internet. Franziskus hat an diesem Donnerstag ein Wunder anerkannt, das sich auf die Fürsprache von Carlo Acutis hin ereignet haben soll.

Wunder anerkannt

Giuseppe Allamano (1851-1926) gründete 1906 das Consolata-Missionsinstitut. Auch er ist jetzt zusammen mit Carlo Acutis unterwegs zur Ehre der Altäre, wobei ein Termin für die Heiligsprechungen noch nicht feststeht. Das gilt auch für sieben Franziskaner und mehrere Laien, die 1860 im syrischen Damaskus das Martyrium erlitten.

Franziskus unterzeichnete an diesem Donnerstag auch Dekrete, die Seligsprechungen betreffen. Der Italiener Giovanni Merlini (1795-1873) war der geistliche Berater von Pius IX.; der polnische Gemeindepfarrer Stanislao Kostka Streich (1902-1938) wurde während der Messfeier von einem Kommunisten erschossen; die ungarische Arbeiterin Maria Magdalena Bódi (1921-1945) war eine Gott geweihte Jungfrau, die beim Einmarsch sowjetischer Truppen in ihr Dorf ums Leben kam. (vn 23)

 

 

 

Deutschland feiert das Grundgesetz. Katholische Kirche beim Demokratiefest in Berlin vertreten

 

Als zivilgesellschaftliche Stimme ist die Deutsche Bischofskonferenz für die katholische Kirche – zusammen mit dem Deutschen Caritasverband und dem Hilfswerk missio Aachen in Vertretung für alle kirchlichen Hilfswerke – mit einer eigenen Präsentation beim Demokratiefest der Bundesregierung in Berlin vertreten. Rund um das Bundeskanzleramt und den Deutschen Bundestag wird sich die katholische Kirche mit ihrer Arbeit vorstellen und zwei Podien für eine öffentliche Debatte anbieten. Das Demokratiefest findet vom 24. bis 26. Mai 2024 statt.

 

Am 26. Mai 2024 werden um 17.30 Uhr Erzbischof Dr. Heiner Koch (Berlin), Eva Maria Welskop-Deffaa, Präsidentin des Deutschen Caritasverbandes (DCV, Freiburg) und Frank Kraus, Leiter der Auslandsabteilung von missio Aachen über das Thema „Frieden im Lichte des Grundgesetzes“ diskutieren. Das Podium blickt auf Bedingungen von und für Frieden und beleuchtet den Beitrag der katholischen Kirche, des Caritasverbandes sowie der katholischen Hilfswerke. Um 18.00 Uhr beginnt das Podium „Entwicklungen der Demokratie in Deutschland“, bei dem Bischof Dr. Gerhard Feige (Magdeburg) und die Journalistin Dr. Ursula Weidenfeld (Berlin) der Frage nachgehen, wie mit einer gesamtdeutschen Perspektive Lösungen für gegenwärtige Herausforderungen gerade angesichts eines erstarkenden Rechtsradikalismus gefunden werden können. Die Diskussionen werden von Dr. Thomas Arnold (Dresden) moderiert.

 

Der Stand der Deutschen Bischofskonferenz, missio Aachen und dem DCV stellt zwei Game-Projekte vor. Als besonderes Angebot für Kinder und Jugendliche rückt der Kooperationspartner QM Interactive mit dem Computergame „Captain Hog’s Inselabenteuer“, einem unterhaltsamen Lernspiel, die Themen Nachhaltigkeit, Verantwortung für die Umwelt und Schutz der Schöpfung altersgerecht und spielerisch in den Blickpunkt. Auch das zweite Game „Oddy und die Suche nach der Quelle“ von der Arbeitsstelle für Jugendseelsorge der Deutschen Bischofskonferenz (afj) veranschaulicht Jugendlichen auf spielerische Art und Weise die Bedeutung von Solidarität und Kooperation. „Unser Ziel ist es, ohne erhobenen Zeigefinger und humorvoll gesellschaftlich relevante Themen wie Zwischenmenschlichkeit, Klimawandel oder Umweltzerstörung subtil zu vermitteln. Die ansprechende Comicwelt unseres Protagonisten Captain Hog bietet eine harmonische Umgebung mit einem niedrigschwelligen Angebot zur optimalen Wissensvermittlung“, sagt Quirin Münch, Geschäftsführer der QM Interactive. „Gerade so etwas beim Demokratiefest in Berlin zu zeigen, ist eine Chance, wo Kirche überall präsent ist und wie vielfältig demokratische Werte vermittelt werden können.“

 

Dirk Bingener, Präsident von missio Aachen, betont: „Die katholischen Hilfswerke der Kirche in Deutschland arbeiten eng mit ihren Partnerinnen und Partnern in Afrika, Asien, Lateinamerika, Ozeanien und Osteuropa zusammen. Sie engagieren sich gemeinsam für die Würde jedes einzelnen Menschen, unabhängig von dessen Herkunft, Religion oder sexueller Orientierung. Missio Aachen präsentiert auf dem Bürgerfest seine Menschenrechtsarbeit im Bereich der Religionsfreiheit. Wir wollen zeigen, dass das Grundgesetz an seinem 75. Geburtstag mit seinem Anliegen des Schutzes der universalen Menschenrechte aktueller denn je ist.“ Die Präsidentin des DCV, Eva Maria Welskop-Deffaa, erklärt: „In Verantwortung vor Gott und den Menschen haben die Mütter und Väter des Grundgesetzes 1949 eine demokratische Verfassung gestaltet. Sie war Grundlage dafür, dass in Deutschland nach den Schrecken der Nazizeit ein echter Neuanfang möglich wurde. Mit diesem Grundgesetz tragen wir bis heute Verantwortung für Frieden und Gerechtigkeit in einem geeinten Europa. Deshalb würdigen wir als größter deutscher Verband der Wohlfahrtspflege an diesem Wochenende unser Grundgesetz.“ Der Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz, Bischof Dr. Georg Bätzing, fügt mit Blick auf das Jubiläum hinzu: „Das Grundgesetz ist ein kostbarer Schatz. Es wurde als Gegenentwurf zu einem totalitären System formuliert, darum benennt es ganz zu Anfang zurecht die Bezugspunkte aller Verantwortung: Gott und die Menschen. Auf dem Fundament dieser Verantwortung steht unsere freiheitliche Demokratie. Die darin verankerten Grundrechte und Prinzipien sind für mich zeitlos und unverrückbar. Als Bürgerinnen und Bürger tragen wir Verantwortung dafür, das Grundgesetz und seine Normen zu achten und zu schützen. Wir dürfen dieses Pfund nicht als selbstverständlich gegeben hinnehmen, sondern wir müssen uns jeden Tag neu darum bemühen.“

 

Hinweise: Das Programm des Demokratiefestes mit den katholischen Angeboten finden Sie im Veranstaltungskalender der Bundesregierung. Dort ist auch ein Lageplan des Veranstaltungsortes zu finden.

 

Den Auftakt für die Feiern zum 75-jährigen Jubiläum des Grundgesetzes bildet ein Staatsakt mit einem davor stattfindenden ökumenischen Gottesdienst am Donnerstag, den 23. Mai 2024, um 10.00 Uhr in Berlin. Dieser Gottesdienst, bei dem der stellvertretende Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz, Bischof Dr. Michael Gerber, und die amtierende Ratsvorsitzende der Evangelischen Kirche in Deutschland, Bischöfin Kirsten Fehrs, predigen werden, wird als Livestream auf dem YouTube-Kanal der Deutschen Bischofskonferenz angeboten.

 

Hintergrund zu den Game-Projekten: „Captain Hog’s Inselabenteuer“ ist eine Mischung aus Simulations-, Plan- und Rollenspiel mit pädagogischem Hintergrund. Es wurde für ein junges Zielpublikum im Alter von sechs bis zwölf Jahren entwickelt. Die jungen Nutzerinnen und Nutzer können in eine Welt voller Spannung, Abenteuer und nachhaltigem Lernen eintauchen. Die Marke sowie die grafische Gestaltung des Spiels wurde von der Unger & Fiedler Transmedia Studio GmbH basierend auf dem Hörbuch kreiert. QM Interactive hat sich in den vergangenen Jahren unter anderem für spirituell-pastorale Digitalprojekte eingesetzt.

 

„Oddy und die Suche nach der Quelle“ ist ein kooperatives VR-Game und richtet sich an Jugendliche zwischen zwölf und 18 Jahren. Sie müssen gemeinsam Herausforderungen bewältigen, um herauszufinden, wieso die Quelle ihres Dorfes versiegt ist. Dabei stellen sie fest, dass die Probleme nur zusammen gelöst werden können. Zum Game hält die afj einen religionspädagogischen Leitfaden bereit. Dbk 22

 

 

 

Weltsynode: Kirche in Deutschland für starke Erneuerung

 

Die katholische Kirche in Deutschland hat die Vorschläge publik gemacht, die Gläubige bei der Sitzung der Weltsynode kommenden Oktober in Rom berücksichtigt sehen wollen. Es geht um Teilhabe, das Schlüsselthema Frauen, Dezentralisierung und eucharistische Gastfreundschaft. Stark geäußert wurde allgemein der Wunsch nach Reformen und Erneuerung der Kirche.

Das geht aus einem zehnseitigen Papier hervor, das die Deutsche Bischofskonferenz an diesem Mittwoch veröffentlichte. Das Dokument bündelt die Reflexionsberichte aus den deutschen (Erz-)Diözesen und Laienverbänden zur Vorbereitung auf die zweite und letzte Sitzung der Weltsynode im Oktober 2024. Dem Generalsekretariat der Synode in Rom wurde es nach Angaben der Bischofskonferenz bereits vergangene Woche übermittelt.

Insgesamt seien die Katholikinnen und Katholiken in Deutschland „in großer Einmütigkeit davon überzeugt, dass die Kirche einen Prozess der Reformen und der Erneuerung braucht, um ihrer Sendung gerecht zu werden“, heißt es in dem Synthesebericht mit dem Titel „Wie können wir eine synodale Kirche in der Sendung sein?“.

Thema Frauen

Als wichtigen Punkt nannte das Papier die Teilhabemöglichkeit von Frauen. Dabei gehe es nicht nur um einen höheren Anteil von Frauen in kirchlichen Leitungspositionen. „Vielfach wird zudem der dringende Wunsch nach einer Öffnung des sakramentalen Diakonats auch für Frauen und nach einer Fortführung der Diskussion über die Möglichkeit der Zulassung von Frauen zur Priesterweihe geäußert“. Gerade junge Katholikinnen fragten in Deutschland „nach der spezifisch weiblichen Perspektive in der Glaubensverkündigung und auch in der Sakramentenpastoral“. Diese Anliegen seien „ausgesprochen eng mit den Zukunftsperspektiven der Kirche verbunden“, hält der Bericht fest.

„Kirche, die nicht ausschließt, sondern sich für die Menschen und ihre Anliegen öffnet“

Unter dem Stichwort Teilhabe wünschen sich die Gläubigen in Deutschland eine „Kirche, die nicht ausschließt, sondern sich für die Menschen und ihre Anliegen öffnet“. Es gehe darum, viele miteinzubeziehen, „die Armen und die am Rand Stehenden einzuladen und das ,Wir´ in der Kirche zu stärken“. Nur so könne die Kirche „eine Anziehungskraft entwickeln“. Verwiesen wird auf den herausfordernden Rahmen: Die Kirche in Deutschland hat auch im Zug der Missbrauchskrise viel Vertrauen verloren, die Glaubenspraxis ist rückläufig, und nur noch ein Drittel der katholischen Kirchenmitglieder teilten laut Kirchenmitgliedschaftsuntersuchung von 2023 die zentrale Botschaft des Christentums, wonach es „einen Gott gibt, der sich in Jesus Christus zu erkennen gegeben hat“.

Thema Dezentralisierung

Viele Gläubige in Deutschland äußerten dem Bericht zufolge bei den Synodenbefragungen den Wunsch nach dezentralen Entscheidungen in der Kirche. Hilfreich wäre „eine größere Entscheidungsbefugnis der jeweiligen Ortskirchen“. Eine Gefahr für die Einheit der Kirche sähen die Gläubigen in Deutschland dadurch nicht. „Ohne die ,rote Linie‘ der weltweiten Gemeinsamkeit in Glaubens- und Sittenlehre zu überschreiten, muss es einen Korridor geben, in dem sich Ortskirchen bewegen und entfalten dürfen“, heißt es mit einem Zitat aus der Diözese Eichstätt. 

Außerdem beschäftigt die Gläubigen in Deutschland die Beziehung der Kirche mit der Wissenschaft und der modernen Welt. Angeregt worden sei „der lernende Dialog mit den Wissenschaften, etwa den Humanwissenschaften, wenn es darum geht, anthropologische Erkenntnisse und Lehraussagen epistemisch auf der Höhe der Zeit zu halten“. Mit Blick auf die in Deutschland seit jeher stark ausgeprägte Ökumene sei besonders die eucharistische Gastfreundschaft in konfessionsverbindenden Ehen Thema.

In Deutschland seien die Gläubigen bereits erfahren in synodalen Strukturen, hält der Bericht fest. Sie hielten die Gremien des gemeinsamen Beratens und „in bestimmten Fällen auch des Entscheidens“ in der katholischen Kirche für selbstverständlich und positiv und fragten sich zugleich, „wie Synodalität stärker zum Ausdruck kommen“ könne. Synodalität sei „nicht nur Stil der Kommunikation in der Kirche“, sondern auch „Strukturaspekt der Beteiligung“. Deshalb solle die Kirche geeignete Beteiligungsformen weiterentwickeln, die freilich „mit der hierarchischen und sakramentalen Grundstruktur der Kirche vereinbar“ sein müssten. Parallelen mit staatlichen oder demokratischen Beteiligungsformen seien dabei für die Gläubigen in Deutschland „kein Negativkriterium“, streicht das Papier hervor. Gewünscht werde eine „Rückbindung von Entscheidungen der jeweiligen Amtsträger an die Beratungen und Beschlüsse synodaler Gremien, eine Kultur der Rechenschaftspflicht, ein synodales Bemühen um weitgehende Einmütigkeit und auch eine stärker partizipative und synodale Praxis bei der Besetzung von Leitungsämtern”.

Die Deutsche Bischofskonferenz stellte die Zusammenfassung aller Reflexionsberichte aus den deutschen Diözesen und Verbänden auch in einer englischen und italienischen Fassung zur Verfügung. Die entsprechenden Berichte aus Österreich und der Schweiz liegen im Vatikan bereits vor.

(vatican news 22)

Passaus Bischof Oster zieht 10-Jahres-Bilanz: „Ich brauche Geduld“

Seit zehn Jahren ist der Salesianerpater Stefan Oster (58) Bischof von Passau. Im Interview mit der Katholischen Nachrichten-Agentur (KNA) zieht der Ordensmann eine Zwischenbilanz seiner Amtszeit. Eine synodalere Kirche entscheide sich an Leitung, meint er dort. Und legt offen, dass es in seiner WG sein Job ist, den Müll rauszutragen.

Der Passauer Bischof Stefan Oster sieht in den unterschiedlichen synodalen Prozessen in der katholischen Kirche „eine Schnittmenge und größtes Lernfeld zugleich“: die Frage nach der Leitung. In einem am Montag veröffentlichten Interview mit der Katholischen Nachrichten-Agentur (KNA) sagte Oster: „Leitung gelingt, wenn ich Menschen, die neben und mit mir unterwegs sind, helfen kann, das Beste aus ihren Möglichkeiten und Fähigkeiten für die Gemeinschaft zu machen.“

Im Bistum Passau sei diesbezüglich „schon einiges umgestellt“ worden. So gehörten dem Hauptleitungsgremium inzwischen nicht nur Domkapitulare, Dekane und leitende Angestellte des Ordinariats an, sondern auch Ehrenamtliche aus den Reihen des Diözesanrats.

„Brauche auf jeden Fall Geduld“

Oster wurde am 24. Mai vor zehn Jahren zum Bischof geweiht. Er sagte, zu Beginn seiner Amtszeit in Passau habe er „bestimmte Themen schon ein wenig stürmisch platziert und dafür auch bei manchen fragende Blicke geerntet“. Der frühere Theologieprofessor bezog dies auf die von ihm stark gemachten Themen Glaubensvertiefung und Evangelisierung. „Also ich brauche da auf jeden Fall Geduld.“ Natürlich wolle er auch die Breite erreichen. Aber: „Ich glaube, die Kirche hat immer davon gelebt, dass einige aus der Tiefe des Evangeliums überzeugend gewirkt haben und so andere mitnehmen konnten.“

Lebensschutz großes Anliegen

Der 58-Jährige ist in sozialen Medien aktiv und lädt dort auch zu Diskussionen über seine Positionen ein. Zuletzt äußerte er Bedenken hinsichtlich des „Marsches für das Leben", an dem er früher teilgenommen hatte. „Ich bin da hin- und hergerissen“, sagte er der KNA. „Das Thema Abtreibung und Lebensschutz polarisiert ja stark, auch geht es um die Abgrenzung zu bestimmten Positionen, deshalb ist das Format des Marsches umstritten.“

Oster fügte hinzu: „Aber die Leute, die ich dort erlebt habe, sind in der Regel mit einem echten Herzensanliegen unterwegs. Die sind gläubig und kommen aus der Mitte der Kirchen - die dann als Bischof alleinzulassen, das ist auch so eine Sache. Daher neige ich dazu, auch wieder mitzugehen“, so Oster.

WG erleichtert eheloses Leben

Angesprochen auf seine Wohnsituation in einer „WG“ erzählte der Passauer Bischof, dass es um die haushälterischen Pflichten keinen Streit gebe: „Die Dinge sind bei uns ziemlich klar aufgeteilt“, so Oster. Er sei der „Müllbeauftragte und der Mesner für unsere Hauskapelle." Für seinen persönlichen Haushalt und die Wäsche habe er jemanden, der einmal die Woche von außen komme und das für ihn mache.

Der Salesianerpater ist seit zehn Jahren Bischof von Passau. Seine damalige Ankündigung, nicht allein ins Bischofshaus zu ziehen, hatte zunächst einiges Aufsehen erregt. Bei seinen Mitbewohnern handle es sich um „drei Leute“, denen eine bestimmte Art des Miteinanders wichtig sei, vor allem gemeinsame Mahl- und Gebetszeiten, sagte er damals. Ein Kloster sei die WG nicht, sie erleichtere ihm aber auch das ehelose Leben. (kna 22)

 

 

 

„Demut ist alles“

 

Ein Loblied auf die Demut hat Papst Franziskus an diesem Mittwoch auf dem Petersplatz angestimmt. „Demut ist alles“, sagte er bei seiner Generalaudienz. Stefan v. Kempis – Vatikanstadt

Zwar taucht die Demut, wie der Papst einräumte, in den offiziellen kirchlichen Listen der Tugenden gar nicht auf. Aber dennoch bilde sie „das Fundament des christlichen Lebens“.

„Sie ist der große Gegenspieler des tödlichsten aller Laster, d.h. des Hochmuts. Während Stolz und Hochmut das menschliche Herz aufblähen und uns größer erscheinen lassen, als wir sind, rückt die Demut alles wieder ins rechte Licht: Wir sind wunderbare, aber begrenzte Geschöpfe mit Tugenden und Schwächen.“

„Sich vom Dämon des Hochmuts befreien“

Was also tun, um sich vom „Dämon des Hochmuts“ zu befreien? Franziskus nannte dafür ein einfaches Rezept, nämlich: den Sternenhimmel betrachten. Dann rücke alles wieder ins rechte Maß. „Wie es der Psalm sagt: ‚Wenn ich den Himmel sehe, das Werk deiner Finger, den Mond und die Sterne, die du gemacht hast: Was ist der Mensch, dass du an ihn denkst, des Menschen Kind, dass du dich seiner annimmst?‘ (8,4-5).“

Der Papst preist die Demut - ein Bericht von Radio Vatikan

Demut, das sei das „Gefühl des eigenen Kleinseins“. Genau darauf ziele Jesus mit seiner ersten Seligpreisung: „Selig sind die Armen im Geiste, denn ihrer ist das Himmelreich“ (Mt 5,3). „Es ist die erste Seligpreisung, weil sie die Grundlage für die folgenden ist: Sanftmut, Barmherzigkeit, Reinheit des Herzens entspringen ja aus diesem inneren Gefühl des Kleinseins. Die Demut ist das Tor zu allen Tugenden.“

„Eine Tugend aus Granit“

Als Modell der Demut stellte Franziskus Maria, die Mutter Jesu, vor. „Sie selbst ist die erste, die staunt, als der Engel ihr die Ankündigung Gottes überbringt… Gott ist sozusagen vom Kleinsein Mariens angezogen... Er wird auch von unserem Kleinsein angezogen…“ Demut, das sei „eine Tugend aus Granit“: die Quelle des Friedens in der Welt und in der Kirche. „Wo keine Demut ist, herrschen Krieg, Unfrieden, Spaltung.“

Nächste Woche kommt etwas Neues

Es war nach Franziskus‘ Angaben der letzte Teil seiner Katechesenreihe über Laster und Tugenden. Und das bedeutet: Nächste Woche startet bei der Generalaudienz ein neuer Zyklus. Wozu genau, das kann man bislang nur raten.

(vn 22)

 

 

 

 

Weltsynode: „Für eine synodale Kirche“

 

Deutsche Bischofskonferenz veröffentlicht Dokument für den weltweiten synodalen Prozess in Rom

 Das Generalsekretariat der Weltsynode in Rom hat am 13. Dezember 2023 ein Dokument zu den weiteren Schritten des weltweiten synodalen Prozesses veröffentlicht. Es legt fest, wie der Weg bis zur nächsten Zusammenkunft der Weltsynode im Oktober 2024 aussieht. Angestoßen durch dieses Dokument, haben sich Katholikinnen und Katholiken in den deutschen (Erz-)Diözesen und auch in den katholischen Verbänden sowie dem Zentralkomitee der deutschen Katholiken (ZdK) mit den Impulsen und Perspektiven des Syntheseberichts der Weltsynode 2023 befasst und entsprechende Berichte an die Deutsche Bischofskonferenz eingesandt. Der Bitte des Generalsekretariats der Synode in Rom folgend, fokussierten die Rückmeldungen vor allem auf die Frage: „Wie können wir eine synodale Kirche in der Sendung sein?“ Soweit in der knappen Zeit möglich, wurden diese Reflexionsberichte in den synodalen Strukturen und Gremien der jeweiligen Ortskirchen zusammengetragen und behandelt. Diese Berichte, die Perspektiven des Synodalen Weges und die Beratungen auf verschiedenen Ebenen der katholischen Kirche in Deutschland sind Grundlage der Zusammenfassung, die der Ständige Rat der Deutschen Bischofskonferenz nach Konsultation des ZdK verabschiedet hat. Diese Zusammenfassung veröffentlicht die Deutsche Bischofskonferenz heute (22. Mai 2024), nachdem sie in der vergangenen Woche dem Generalsekretariat der Synode in Rom zugesandt wurde.

 

Der so entstandene Bericht nimmt insbesondere in den Blick, welche Aspekte des bisherigen Synodalen Weges der Weltkirche sich in den Ortskirchen als besonders anregend und fruchtbar auf dem Weg zu einer noch stärker synodal geprägten Kirche der Sendung erwiesen haben. Gleichzeitig zeigt er Perspektiven auf, mit denen für den weiteren Synodalen Weg besonders viele Hoffnungen verbunden sind. Auf diese Weise will der Bericht nicht nur zurückschauen, sondern den Blick auch nach vorne, auf die Sitzung der Weltsynode im Oktober 2024 in Rom, richten.

 

Die Deutsche Bischofskonferenz stellt die heute veröffentlichte Zusammenfassung aller Reflexionsberichte auch in einer englischen und italienischen Fassung zur Verfügung.

Hinweise: Die Dokumente der Zusammenfassung aller Reflexionsberichte aus (Erz-) Bistümern, Verbänden und dem ZdK finden sich auf www.dbk.de unter dieser Pressemitteilung sowie auf der Themenseite Bischofssynode Synodale Kirche 2021–2024. Dbk 22

 

 

 

 

Synodales Gremium im Erzbistum München am Start

 

Ein neu eingerichtetes Synodales Gremium im Erzbistum München und Freising ist unter dem Vorsitz von Kardinal Reinhard Marx am Samstag zu seiner ersten konstituierenden Sitzung zusammengetreten. 

Das teilte das Erzbistum an diesem Dienstag mit. Mit der Gründung des Gremiums habe das Erzbistum „einen verlässlichen Ort der synodalen Beratung und Abstimmung auf diözesaner Ebene geschaffen“.

Das Gremium bezieht sich auf den von Papst Franziskus initiierten synodalen Prozess in der Weltkirche und auf den Reformprozess „Synodaler Weg“ in Deutschland. Es soll beraten, „bei welchen der dort verhandelten Themen mit konkreten Schritten im Erzbistum München und Freising die Verkündigung des Evangeliums gestärkt werden kann“.

„Wichtiger Schritt hin zu einer synodalen Kirche“

Kardinal Marx sprach von einem „weiteren wichtigen Schritt hin zu einer synodalen Kirche in unserem Erzbistum“. Er hoffe bei den künftigen Beratungen auf eine „möglichst große Einmütigkeit im Hinblick auf anstehende Entscheidungen“.

Das Gremium verständigte sich darauf, sich zunächst mit den Fragen der Trauassistenz, sowie dann in weiterer Folge der Predigterlaubnis in der Eucharistiefeier und den Möglichkeiten einer Taufbefugnis für Laien auseinanderzusetzen. Ein regelmäßiger Rechenschaftsbericht des Erzbischofs soll ebenfalls Thema der Beratungen in der nächsten Zeit sein.

Das Synodale Gremium soll künftig zwei Mal pro Jahr tagen. Es setzt sich aus insgesamt 15 Vertreterinnen und Vertretern der im Kirchenrecht vorgesehenen Gremien und der Diözesanleitung zusammen. (pm 21)

 

 

 

Papst spricht hinter verschlossenen Türen mit Italiens Bischöfen

 

Die italienische ist die größte Bischofskonferenz Europas. Am Montagabend hatte sie ein Treffen mit Papst Franziskus, dem Bischof von Rom.

Der Papst eröffnete die Vollversammlung mit einem Gebet; dann ließ er sich in der Synodenaula des Vatikans mit den etwa 200 Bischöfen auf einen Dialog ein, anderthalb Stunden lang. Eines der Hauptthemen war dabei die Zusammenlegung von italienischen Bistümern: In den vergangenen Jahren hat sich in dieser Hinsicht schon einiges getan, doch allmählich kommt es zu einem Umdenken. Die Sorge ist, dass sich die Seelsorge zu weit von den Menschen vor Ort entfernt. Darum soll jetzt stärker auf eine Vereinheitlichung der Strukturen in benachbarten Bistümern gesetzt werden - und beispielsweise auf überdiözesane Priesterseminare.

Den Enthusiasmus nicht verlieren

Außerdem ging es um den Rückgang von Berufungen zum Priester- und Ordensleben. Franziskus wies dabei auf das Beispiel mehrerer Ortskirchen vor allem in Lateinamerika hin, wo das Pfarreileben maßgeblich von Laien, darunter Ordensfrauen geleitet wird.

Angesichts der Probleme ermutigte der Papst dazu, den Enthusiasmus nicht zu verlieren, sondern den Schwierigkeiten mit einer neuen Mentalität und Haltung zu begegnen. Er forderte nachdrücklich dazu auf, eine synodale Kirche zu leben und eine solide Ausbildung von Priestern und Laien zu erreichen, um nicht in die hässliche Versuchung des Klerikalismus zu geraten. (vatican news 21)

 

 

 

Schweiz: Religionsgemeinschaften rufen zur Flüchtlingshilfe auf

 

Zum Flüchtlingstag am 15. und 16. Juni lenken die christlichen Kirchen und die jüdische Gemeinschaft der Schweiz ihre Aufmerksamkeit auf betroffene Minderjährige. „Kind sein dürfen, auch nach der Flucht. Alle Kinder haben die gleichen Rechte“ lautet das diesjährige Motto, das an diesem Montag bekannt gegeben wurde.

Als religiöse Gemeinschaften bieten die christlichen Kirchen und die jüdische Gemeinschaft Flüchtlingsfamilien und unbegleiteten Minderjährigen Unterstützung an, heißt es in der Aussendung. Der Staat habe die Pflicht, die Rechte der Kinder auf Bildung, Gesundheitsversorgung und Sicherheit zu gewährleisten – dies gelte vor allem für diejenigen Kinder, die in der Schweiz Zuflucht suchen. Dies erklärten die katholische Schweizer Bischofskonferenz, die Evangelische-reformierte Kirche Schweiz, die Christkatholische Kirche in der Schweiz sowie der Schweizerische israelische Gemeindebund in einer gemeinsamen Stellungnahme.

Liebe, Fürsorge und Unterstützung

Zusammen mit zivilgesellschaftlichen Akteuren setzen sich die Organisationen dafür ein, dass Flüchtlingskinder die Liebe, Fürsorge und Unterstützung erhalten, die sie benötigen, um sich entfalten zu können und sich zu gesunden, starken Mitgliedern der Gesellschaft zu entwickeln.

„Die christlichen Kirchen und die jüdische Gemeinschaft in der Schweiz engagieren sich aktiv in der Betreuung und Unterstützung von unbegleiteten Minderjährigen. Sie bieten Unterkünfte, Bildungsprogramme, psychosoziale Unterstützung und Integrationsmaßnahmen an, um diesen Kindern beim Aufbau eines neuen Lebens in der Schweiz zu helfen“, so die Medienmitteilung weiter. Unterstützung bieten sie auch für bedürftige Familien in Bereichen, in denen die Hilfe vom Staat nicht ausreicht oder für die er sich nicht zuständig sieht.

Die Unterstützung reiche von materieller Hilfe in Form von Lebensmittelspenden, Kleidung und Schulmaterialien bis hin zu finanzieller Unterstützung für medizinische Behandlungen oder Bildungsausgaben. (woz 20)

 

 

 

Papst: Jede Ideologie ist böse, besonders der Antisemitismus

 

Antisemitismus ist eine Ideologie, und sie ist ein Übel. „Jedes 'Anti' ist immer negativ.“ Dies sagte der Papst in einem Interview mit dem US-Sender CBS auf eine Frage zu den Protesten an amerikanischen Universitäten und zum Anstieg des Antisemitismus. Mario Galgano - Vatikanstadt

„Man kann die eine oder die andere Regierung kritisieren, die israelische Regierung, die palästinensische Regierung. Man kann kritisieren, was man will, aber man kann nicht 'gegen' ein Volk sein. Weder antipalästinensisch noch antisemitisch. Das geht nicht!“, wiederholte der Papst. Das Interview wurde vor drei Wochen aufgezeichnet und unmittelbar danach in einer Vorab-Version ausgestrahlt, an diesem Montag dann in voller Länge.

Vorurteile gegenüber Migranten

In dem Interview wiederholte das katholische Kirchenoberhaupt: „Migration ist etwas, das ein Land wachsen lässt. Man sagt, dass ihr Iren ausgewandert seid und den Whisky mitgebracht habt, und dass die Italiener ausgewandert sind und die Mafia mitgebracht haben.“ Der Papst sagte dies in dem CBS-Interview als Antwort auf die Journalistin, die von ihren irischen Großeltern gesprochen hatte, die in die Vereinigten Staaten ausgewandert waren. „Das ist aber alles nur ein Scherz“, fügte der Papst hinzu. „Verstehen Sie mich nicht falsch. Denn Migranten leiden manchmal sehr unter solchen Vorurteilen. Sie leiden sehr.“

Adoption als Alternative

Auch zu einem weiteren kontroversen Thema äußerte sich der Papst: Franziskus sieht in Adoption eine Alternative zu Leihmutterschaft. In dem Interview der vom US-amerikanischen TV-Sender CBS am Sonntagabend (Ortszeit) ausgestrahlten Sendung „60 Minutes“ verurteilte er insbesondere das Geschäft mit der Leihmutterschaft. Der Papst bezeichnete dies als „sehr hart“ und „sehr schwer“. Ein alternativer Weg dazu sei die Adoption. „Ich würde sagen, dass man in jedem Fall die Situation genau abwägen muss, medizinisch und dann moralisch“, so Franziskus.

Globalisierung der Gleichgültigkeit 

Dann kam er nochmals auf die Migration zurück und sprach über Grenzschließungen: „Das ist Wahnsinn. Reiner Wahnsinn. Die Grenze zu schließen und sie dort zu lassen, ist Wahnsinn. Der Migrant muss willkommen geheißen werden. Danach wird man sehen, wie man mit ihm umgeht. Vielleicht muss er zurückgeschickt werden, ich weiß es nicht, aber in jedem Fall müssen Migranten menschlich betrachtet werden“, so der Papst. Er kommentierte hier das Problem der Zurückweisung von Migranten, die Mexiko durchqueren, an der Grenze der USA.

Papst Franziskus fügte hinzu: „Viele waschen ihre Hände in Unschuld! Es gibt so viele Pontius Pilatus da draußen... die sehen, was vor sich geht, die Kriege, die Ungerechtigkeit, die Verbrechen.... 'Schon gut, schon gut', sagen sie und sie waschen ihre Hände in Unschuld. Das ist Gleichgültigkeit. Das ist es, was passiert, wenn das Herz verhärtet und gleichgültig wird. Bitte, wir müssen unsere Herzen wieder mit Mitgefühl füllen. Wir können gegenüber solchen menschlichen Dramen nicht gleichgültig bleiben. Die Globalisierung der Gleichgültigkeit ist eine hässliche Krankheit. Sehr hässlich.“

Homosexualität ist eine Bedingung

Franziskus äußerte sich weiter zur vatikanischen Segenserlaubnis „Fiducia Supplicans“. Die Kirche segne alle Menschen, aber nicht homosexuelle Partnerschaften. Der Papst erklärte dies in dem Interview mit CBS. „Was ich erlaubt habe, war nicht, die Vereinigung zu segnen. Das kann man nicht tun, weil das nicht das Sakrament ist. Ich kann das nicht. Der Herr hat die Sakramente geschaffen. - Aber jede Person zu segnen, das ist etwas anderes. Der Segen ist für alle da. Für alle.“

„Einige haben sich darüber empört. Aber warum?“

Eine gleichgeschlechtliche Vereinigung zu segnen, verstoße jedoch gegen das gegebene Recht, gegen das Gesetz der Kirche, präzisierte der Papst. „Aber jeden Menschen zu segnen, warum nicht? Der Segen ist für alle da. Einige haben sich darüber empört. Aber warum? Alle! Alle!“, betonte Papst Franziskus und fügte hinzu, dass Homosexualität „eine menschliche Gegebenheit“ sei. (vn 20)

 

 

 

Für ein baldiges Ende der Kriege

 

Der Bischof von Hildesheim, Heiner Wilmer, spricht sich für ein baldiges Ende der Kriege in der Ukraine und dem Nahen Osten aus.

„Es muss Verhandlungen geben, die Waffen müssen schweigen“, erklärte Wilmer mit Blick auf die Ukraine am Sonntag im Interview der Woche des Deutschlandfunks. Zugleich bekannte der Bischof sich solidarisch mit Israel. Trotzdem brauche es auch im Gazastreifen einen Waffenstillstand.

Wilmer erklärte, jedes Land habe das Recht, sich gegen einen Aggressor zu wehren. Doch nehme in der Ukraine das Entsetzen zu, „dass der Krieg nicht ende und dass Blut fließt wie in Schlachthäusern“.

„Meine Solidarität mit Israel ist eindeutig und sie endet nicht“

Zu Israel sagte Wilmer: „Meine Solidarität mit Israel ist eindeutig und sie endet nicht“. Nicht alle Israelis seien auf der Linie von Ministerpräsident Benjamin Netanyahu und nicht alle Palästinenser auf jener der Hamas. Es brauche daher „unbedingt einen Waffenstillstand in Gaza und unbedingt die Freilassung aller israelischen Geiseln ohne Bedingungen“.

Nein zur AfD

Außerdem betonte der Bischof, Antisemitismus dürfe in Deutschland keinen Platz haben. Und er warnte vor der AfD. „Es kann doch nicht sein, dass Politiker einer Partei, die demokratisch gewählt wird, öffentlich über Deportation nachdenken“. Menschen mit ausländischen Wurzeln zu deportieren, sei fürchterlich. Manche Positionen erinnerten ihn an die dunkelste Zeit Deutschlands im 20. Jahrhundert.

Im Februar hatte die Deutsche Bischofskonferenz zum Abschluss ihrer Frühjahrsvollversammlung in Augsburg einstimmig eine Erklärung mit dem Titel „Völkischer Nationalismus und Christentum sind unvereinbar“ verabschiedet. Darin grenzen sich die Bischöfe deutlich von der AfD ab und bezeichnen sie als für Christen nicht wählbar. (kna 19)

 

 

 

 

Papst in Verona: Der Heilige Geist schafft die Harmonie in der Kirche

 

Die Pfingstmesse im Fußball-Stadion „Marco Antonio Bentegodi“ hat den Abschluss des Pastoralbesuchs von Papst Franziskus in Verona gebildet. Die Feier begann etwa eine Stunde später als geplant, weil der Papst in die Residenz von Bischof Domenico Pompili ging, um seine alte Mutter zu besuchen. Mario Galgano - Vatikanstadt

Etwa 32.000 Gläubige nahmen im Stadion an dem Gottesdienst mit dem Papst teil. Der Heilige Geist, so der Papst in seiner Predigt, „ist der Protagonist unseres Lebens, er lässt uns unser christliches Leben entwickeln. Aber höre ich auf den Geist, der das Herz bewegt? Oder existiert der Heilige Geist für mich nicht. Heute feiern wir das Fest der Ankunft des Heiligen Geistes. Die Apostel waren verschlossen, der Geist hat ihre Herzen verändert. Der Heilige Geist gibt uns Mut, das christliche Leben zu leben.“

Die Kraft des Heiligen Geistes

Es folgte die Einladung, zum Heiligen Geist zu beten und es sei der Herr, der unser Leben verändern werde. „Mit nur einem Tag verändert der Geist dein Leben“, führte Franziskus aus. Der Heilige Geist verändere unser Leben. „Wir finden aber Christen wie lauwarmes Wasser, weil ihnen der Mut fehlt. Vertrauen wir uns also dem Heiligen Geist an, der uns Mut gibt, als Christen zu leben. Bitten wir den Geist, dass er uns hilft, vorwärts zu gehen“, so das katholische Kirchenoberhaupt in der norditalienischen Stadt.

Der Heilige Geist, so schloss der Papst, „baut die Kirche auf“. Er mache uns nicht alle gleich, aber er vereine uns in der Liebe. „Er bewahrt uns vor der Gefahr, dass wir alle gleich sind. Der Geist lässt uns alle zusammenstehen“, so Franziskus weiter. Der Heilige Geist sorge für Harmonie in der Kirche. Das Gegenteil von Harmonie sei Krieg. Auch erinnerte der Papst daran, dass als der Herr zu den Aposteln kam, Maria da war. „Wir bitten sie um die Gnade, dass wir lernen, den Heiligen Geist zu empfangen“, schloss Franziskus seine Predigt ab. (vn 18)

 

 

 

 

Papst in Verona: „Habt keine Angst vor Konflikten“

 

Dort, wo es Leben gibt, da gibt es auch Konflikte und Spannungen. Dies sei eine Tatsache, erinnerte der Papst an diesem Samstag in der Arena von Verona auf die Fragen einiger Vertreter der verschiedenen Arbeitstische, die an dem Treffen „Arena des Friedens - Gerechtigkeit und Frieden werden sich küssen“ teilnahmen. Mario Galgano – Vatikanstadt

Friede bedeute nicht die Abwesenheit von Konflikten, sondern dass man nicht aufgehört habe, „für das zu leben, zu denken, sich für das einzusetzen, woran man glaubt“. Gemeinsam mit den vielen Menschen, die Zeugnis über belastende Situationen ablegten, waren auf der Bühne in der vollbesetzten Veroneser Arena auch Andrea Riccardi, Gründer der Gemeinschaft Sant'Egidio, und Sergio Paronetto von Pax Christi. „Aus einem Konflikt kann man nie allein herauskommen, man braucht die Gemeinschaft. Aus einem Konflikt kommt man heraus, um besser zu werden, von oben. Wir müssen in der Lage sein, den Konflikten Namen zu geben und sie an die Hand zu nehmen. Und von oben herauskommen und begleitet werden“, so der Papst.

Rolle der Politik

Mit Blick auf die Politik bekräftigte der Papst: „Wenn Konflikte in der Politik versteckt werden, brechen sie später aus, und zwar schlimm. Weder in der Familie noch in der Gesellschaft können Konflikte versteckt werden“, fügte er hinzu:

„Wenn es also in der Familie Probleme gibt, müssen wir darüber sprechen und sie klären. Wenn es Probleme in der Gesellschaft gibt, müssen wir sie teilen. Aber allein kommen wir nicht heraus.“

Eine weitere „kurzsichtige Reaktion“ sei es, „Spannungen zu lösen, indem man die Pole durchsetzt, und das ist Selbstmord, weil es die Vielfalt der Positionen auf eine einzige Perspektive reduziert“. „Wir brauchen keine Einheitlichkeit, wir brauchen Einheit. Und um Einheit zu erreichen, muss man mit Konflikten arbeiten. Habt keine Angst vor Konflikten, wir müssen lernen, sie zu lösen. Wir sind aufgerufen, uns von Konflikten herausfordern zu lassen, um nach Lösungen für die Harmonie zu suchen.“

Die Hässlichkeit der Waffenproduktion

Er schaue auf ein Schild mit der Aufschrift „Entmilitarisieren wir Geist und Territorium“. Man spreche viel über Frieden. „Aber wissen Sie, dass die Waffenfabriken in einigen Ländern die größten Gewinne abwerfen? Das ist sehr schlimm.“ Mit diesen Worten antwortete Papst Franziskus in der Arena von Verona auf die Fragen einiger Vertreter der verschiedenen Arbeitstische, die an dem Treffen „Arena des Friedens - Gerechtigkeit und Frieden werden sich küssen“ teilnahmen. „Was für eine hässliche Sache, sich auf den Tod vorzubereiten“, so das katholische Kirchenoberhaupt.

Der Papst wandte sich an Annamaria Panarotto von den No-Pfas-Müttern von Vicenza, einer Gruppe von Eltern, die gegen die Wasserverschmutzung kämpfen, die ihre Kinder tötet, und an Vanessa Nakate, eine junge ugandische Klimaaktivistin.

Die Herausforderung der digitalen Revolution

Mit Blick auf die digitale Revolution, die es uns ermöglicht habe, immer verbunden zu sein, bekräftigte der Papst, dass „wir mehr Zeit zur Verfügung haben sollten, aber wir stellen fest, dass wir immer in Eile sind“.

„Wir spüren, dass das alles nicht natürlich ist. In unserer Gesellschaft herrscht eine müde Luft. Frieden kann nicht von einem Tag auf den anderen erfunden werden, er muss gepflegt werden. In der heutigen Welt gibt es diese schwere Sünde: den Frieden nicht zu heilen. Die Welt befindet sich in einem Wettlauf. Entschleunigung mag wie ein unangebrachtes Wort klingen, in Wirklichkeit ist es eine Aufforderung, unsere Erwartungen und Handlungen neu zu kalibrieren, indem wir einen tieferen und weiteren Horizont einnehmen. Es geht darum, eine ,Revolution´ im astronomischen Sinne zu machen: sich für den Frieden einzusetzen. Frieden wird durch Dialog geschaffen. Den Anderen anerkennen, ist sehr wichtig.“ Schließlich die Aufforderung, „die Aggression zu stoppen“, die sich „vervielfacht“ habe. (vn 18)

 

 

 

Indien. Gefahr der Abspaltung

 

Die Katholiken in Indien sind zerstritten – eine Gruppe Priester und Laien droht gar mit Abspaltung. Grund für den Konflikt ist eine Liturgiereform. Der Papst fand nun deutliche Worte.

Papst Franziskus hat die zerstrittenen Katholiken in Indien zur Einheit untereinander und mit dem Papst aufgerufen. Bei einer Audienz für die mit Rom verbundene syro-malabarische Kirche in Indien sagte der Papst am Montag im Vatikan, Einheit zu bewahren, sei eine Pflicht. Und weiter: "Wo Ungehorsam ist, ist Schisma."

Franziskus ging auf die aktuelle Eskalation im Liturgiestreit in Südindien ein. Eine Gruppe Priester und Laien in der südindischen Erzdiözese Ernakulam-Angamaly droht mit Abspaltung wegen einer von der dortigen Synode beschlossenen Liturgieform. Unter anderem geht es bei dem Streit um die Zelebrationsrichtung in der Messe.

"Mangelndem Respekt vor der Eucharistie"

Es sei eine "gefährliche Versuchung", sich auf solche Details zu konzentrieren, kritisierte der Papst. Er hatte sich bereits mehrfach in eindringlichen Botschaften an die Gläubigen gewandt, um den Streit zu schlichten. Dass eine Gruppe, der auch Leitungsmitglieder des Erzbistums angehören, bei dem Streit nicht einlenke, sei "zum Nachteil des Gemeinwohls der Kirche" und "selbstbezogen", so Franziskus. "Genau hier schleicht sich der Teufel, der Spalter ein", warnte er.

Ferner zeuge es von mangelndem Respekt vor der Eucharistie - jenes Sakramentes, das doch gerade für die Einheit mit Gott und innerhalb der christlichen Gemeinschaft stehe. Wörtlich erklärte der Papst: "Es ist mit dem christlichen Glauben unvereinbar, das Allerheiligste Sakrament, das Sakrament der Liebe und der Einheit, ernsthaft zu entehren, indem man über die feierlichen Einzelheiten dieser Eucharistie, die den Höhepunkt seiner angebeteten Gegenwart unter uns darstellt, diskutiert."

Einheit und Dialogbereitschaft priöritär

Angeführt wurde die Delegation vom neuen Großerzbischof der Syro-Malabarischen Kirche Raphael Thattil, den der Papst besonders begrüßte. Er war im Januar gewählt worden, um den Konflikt zu befrieden.

Der Papst forderte den Großerzbischof auf, sich "mit Entschlossenheit" und "unermüdlich" für die Einheit stark zu machen und zugleich dialogbereit zu bleiben. Franziskus erinnerte an das Gleichnis vom verlorenen Sohn, der vom Vater mit offenen Armen empfangen wird.

Die syro-malabarische Kirche im Südwesten Indiens ist die größte der heutigen Kirchen der sogenannten Thomas-Christen, die im 1. Jahrhundert durch den Apostel Thomas gegründet worden sein sollen.

Sie feiert ihre Liturgie im ostsyrischen Ritus. Insgesamt stellen die Katholiken mit etwa 18 Millionen unter den rund 1,4 Milliarden Indern eine kleine, aber sehr sichtbare Minderheit dar. Domradio.de 18

 

 

 

„Entspannt leben ist anders“

 

… höre oder empfinde ich selber immer wieder. Die To-do-Listen werden nicht kürzer, die Nachrichten nicht besser, die Sorgen nicht weniger. Das Leben in dieser krisenhaften Zeit verlangt uns viel ab, kostet Kraft. Es gibt viel auszuhalten. Wir brauchen Verstärkung. Beim Nachdenken über das Pfingstfest 2024 und den Heiligen Geist, dessen Kommen wir an Pfingsten feiern, komme ich von diesem Wort nicht los. von Michael Kemper

Vielleicht auch deshalb, weil Jesus ein ähnliches Wort benutzt, wenn er vom Heiligen Geist spricht: „Der Vater wird euch in meinem Namen den BEISTAND senden: den Heiligen Geist. Der wird euch alles lehren und euch an alles erinnern, was ich selbst euch gesagt habe.“ (Joh 14,26) Jesus verspricht den Seinen einen Beistand, der am ersten Pfingstfest im Windrausch und im Züngeln der Flammen auf sie herabkommt. So werden sie gestärkt und ermutigt, von Jesus zu erzählen. Als frischer Wind, langer Atem, neue Energie und als Erleuchtung, Klarheit, Erkenntnis durch die Erinnerung an Jesus will Gottes Geistkraft auch uns stärken und ermutigen. Unsere innere Verstärkung ist die göttliche Geistkraft, in der Jesus gelebt und gewirkt hat.

Wenn ich mich an seine Worte und Wunder erinnere, sie auf mein Leben beziehe und mich von ihnen ansprechen lasse, dann spüre ich eine Kraft, die nicht aus mir kommt. Wie man das erfahren kann? Ein Spaziergang durch Ihr Quartier, Ihre Stadt oder den Stadtpark kann zu einem geistlichen Erleben werden, wenn Sie sich zu Beobachtungen von Menschen fragen, welche Szene aus dem Leben Jesu Ihnen dazu einfällt. So entstehen Assoziationen: gedankliche Verbindungen von Wahrnehmungen, Ideen, Vorstellungen oder Erinnerungen. Lassen Sie eine Assoziation auf sich wirken …

Verstärkung wird von vielen Menschen in schwierigen Lebenslagen gesucht – selten ausgesprochen, ganz oft ersehnt: Menschen mit einem offenen Ohr und Herzen, mit Rat und Tat zur rechten Zeit, mit Interesse am Mitmenschen und Mitgefühl. Menschen, die „der Himmel schickt“.

Lassen Sie sich mit Freude begeistern … und womöglich ermutigen, selbst beizutragen an der Verstärkung für andere. Trauen wir der heiligen Geistkraft in uns, der göttlichen Verstärkung!

Frohe und gesegnete Pfingsten wünscht, Propst Michael Kemper (Stadtdechant von Bochum und Wattenscheid) Kath.de 18

 

 

 

Offen für das Geheimnis

 

Ein Kommentar zu den neuen Normen über mutmaßliche übernatürliche Phänomene. ANDREA TORNIELLI

„,Das Lehramt der Kirche schützt den Glauben der Einfachen - derer, die nicht Bücher schreiben, nicht im Fernsehen sprechen und keine Leitartikel in den Zeitungen verfassen können. Das ist sein demokratischer Auftrag. Es soll denen Stimme geben, die keine haben“ (Silvesterpredigt, 1979). Diese Worte von Kardinal Joseph Ratzinger kommen mir in den Sinn, nachdem ich die Normen des Glaubensdikasteriums über mutmaßliche übernatürliche Phänomene gelesen habe.

Das Dokument spiegelt den pastoralen Ansatz wider, der das Pontifikat von Franziskus prägt und der nötig war, um Schwierigkeiten, Sackgassen und offene Widersprüche zu überwinden, die im letzten halben Jahrhundert aufgetreten sind – mit manchmal völlig konträren Verlautbarungen zu ein und demselben Phänomen.

„Das kirchliche Lehramt schützt den Glauben der Einfachen“

Der Glaube der einfachen Menschen wird in erster Linie dadurch geschützt, dass der Text klar bekräftigt, dass die Offenbarung mit dem Tod des letzten Apostels zu einem Ende gekommen ist. Kein Gläubiger ist daher verpflichtet, an Erscheinungen oder andere übernatürliche Phänomene zu glauben, selbst wenn sie im Laufe der Jahrhunderte von der kirchlichen Autorität gebilligt und ausdrücklich für übernatürlich erklärt wurden. Gleichzeitig wird in dem Text anerkannt, dass außergewöhnliche Erscheinungen in einigen Fällen eine Fülle geistlicher Früchte und ein Wachstum im Glauben bewirkt haben. Darum darf die Autorität der Kirche nicht a priori zu einem negativen Urteil kommen – als ob Gott oder die Jungfrau Maria die Genehmigung der Kurie oder einer vatikanischen Behörde bräuchten, um sich zu offenbaren.

Ebenfalls sehr deutlich wird die Absicht, den Glauben der einfachen Menschen vor Phantastereien, Fanatismus, Betrug, religiösen Marketingphänomenen sowie vor der Besessenheit zu schützen, dieser oder jener apokalyptischen Botschaft nachzujagen und darüber das Wesentliche des Evangeliums zu vergessen.

„Auffallend ist die Entscheidung, nicht mehr zu verbindlichen Erklärungen der Echtheit und Übernatürlichkeit des Phänomens kommen zu wollen“

Auffallend ist die Entscheidung, nicht mehr zu verbindlichen Erklärungen der Echtheit und Übernatürlichkeit des Phänomens kommen zu wollen - außer in sehr seltenen Fällen, die direkt in die Autorität des Nachfolgers Petri fallen. Auch dies ist ein Weg, um den Glauben des Gottesvolkes zu schützen und mehr Freiheit zu lassen, an Andachten und Pilgerfahrten festzuhalten, wenn keine Gründe dagegen sprechen. Das Phänomen weiter zu studieren, die Seher zu begleiten, ohne sie allein zu lassen (wie es leider verschiedentlich geschehen ist), pastorale und katechetische Aktivitäten durchzuführen, die helfen, gute geistliche Früchte zu tragen.

 „Mehr Möglichkeiten und Nuancen“

Statt der bisherigen drei werden sechs Kategorien für das abschließende Urteil über die mutmaßlichen Phänomene eingeführt. Nach den alten Normen von 1978 konnte das Urteil mit einer Erklärung der Übernatürlichkeit (constat de supernaturalitate) schließen, mit einer negativen, aber für eine mögliche Weiterentwicklung offenen Erklärung (non constat de supernaturalitate) oder mit einer entschieden negativen Erklärung, wenn die Nicht-Natürlichkeit offensichtlich war (constat de non supernaturalitate). Heute gibt es mehr Möglichkeiten und Nuancen, auch um den Glauben der Einfachen zu schützen, und in der Regel wird das positivste Urteil das des nihil obstat. Ein Urteil, das allerdings die Kirche nicht dazu zwingt, sich zur Übernatürlichkeit zu äußern, sondern das lediglich bezeugt, dass die positiven Elemente überwiegen und es sich daher um ein zu förderndes Phänomen handelt.

Einiges von dem, was in den letzten Jahrzehnten geschehen ist, hilft auch zu verstehen, warum von nun an immer die Beteiligung des Dikasteriums für die Glaubenslehre erwartet wird und der Diözesanbischof in Übereinstimmung mit dem Heiligen Stuhl entscheiden soll. Die Maßnahme wurde nötig, weil es in der Vergangenheit Fälle widersprüchlicher Verlautbarungen gab. Und weil es offensichtlich unmöglich ist, solche Phänomene allein von einem lokalen Standpunkt aus zu beurteilen. (vn 17)

 

 

 

Priesterstudie veröffentlicht. Junge Priester kommen aus meist volkskirchlichen Strukturen

 

Die Deutsche Bischofskonferenz und das Zentrum für angewandte Pastoralforschung (zap:bochum) haben heute (17. Mai 2024) die Studie „Wer wird Priester? Ergebnisse einer Studie zur Soziodemografie und Motivation der Priesterkandidaten in Deutschland“ vorgestellt. Die Studie war von der Kommission für Geistliche Berufe und Kirchliche Dienste der Deutschen Bischofskonferenz in Auftrag gegeben worden. 

 

Ziel der Studie war es, die sozial-religiösen Herkünfte und Motivlagen neugeweihter Priester zu erforschen, um mit den Ergebnissen personalstrategische Entscheidungen treffen zu können. Die Forscherinnen und Forscher des zap:bochum haben alle 847 Priester, die von 2010 bis 2021 geweiht wurden, für die Studie angefragt. Insgesamt nahm eine repräsentative Stichprobe von 17,8 Prozent teil.

 

Prof. Dr. Matthias Sellmann, Direktor des zap:bochum, fasste bei der Vorstellung die wichtigsten fünf Herausforderungen der Berufungspastoral aus pastoraltheologischer Sicht zusammen: „Priesterberufungen haben genau in jenen Konstellationen die größte Wahrscheinlichkeit, die demografisch, gesellschaftlich und innerkirchlich austrocknen.“ Zu diesen Konstellationen gehören u. a. eine kinderreiche Familie, Präsenz katholisch prägender Personen und viele Möglichkeiten liturgischer Fremd- und Selbsterfahrung vor Ort. Die Mehrheit der Priester sehen sich zudem selbst nicht als „gestalterische Führungskräfte; ohnehin scheinen sie in der Mehrzahl mit den Settings und Werten der modernen Gesellschaft zu fremdeln“. Dazu gehören auch die Anliegen von Kirchenreform. Daraus lässt sich schließen, dass sie „wenig dazu beitragen werden, Kirche und Gegenwartsgesellschaft miteinander kreativ zu erschließen“. Priester strebten außerdem ein Kompetenzprofil an, das auf „Person“ und „Spiritualität“ setze. Die meisten Aspekte rund um „Organisation“ und „Rolle“ würden ausgeblendet, so Prof. Sellmann. Das kann zu Problemen führen, denn auf Dauer werden sie „als Führungskräfte von immer größeren und ressourcenreicheren Komplexen eingesetzt werden. Ihre Überforderung im Ausfüllen von Führungspositionen ist vorprogrammiert“. Viele Priester verweigern sich der intensiven Gemeindebeziehung, wechseln stattdessen in die formale Rollenausfüllung und suchen die sie inspirierenden Orte im Jenseits der Gemeinde. „Hier muss Arbeitgeberfürsorge sehr aufmerksam sein.“ Kritisch äußerte sich Prof. Sellmann zur Berufungspastoral, von der bisher kirchen- und gesellschaftsöffentlich wenig zu erkennen sei, dass man an neuen und überraschenden Priesterbildern arbeite. Von römischer Theologie her werde der Priester abgegrenzt und sakral idealisiert. Die Missbrauchsskandale hätten das allgemeine Bewusstsein für Klerikalismus geschärft. „Es bedarf einer entschlossenen, konsistenten und sowohl geistlich wie theologisch gut begründeten Willensbildung zum Umsteuern“, betonte Prof. Sellmann.

 

Bischof Dr. Michael Gerber (Fulda), Vorsitzender Kommission für Geistliche Berufe und Kirchliche Dienste der Deutschen Bischofskonferenz, würdigte die Studienergebnisse, weil sie unter anderem praktische Hinweise für die Arbeit in der Berufungspastoral gebe: „Mehr als 70 Prozent der Befragten gaben an, dass das stille Gebet der Ort war, an dem sie ihre Berufung erfahren haben. Wo schaffen wir folglich solche Orte des stillen Gebets in unserer pastoralen Landschaft? Wo ermöglichen wir den Raum für solche Erfahrungen der Stille? Wo befähigen wir insbesondere jüngere Menschen, die es als ‚Digital Natives‘ gewohnt sind, permanent über digitale Endgeräte online und erreichbar zu sein, Zeiten der wirklichen Stille und Konzentration auszuhalten, um aus dieser heraus zu Erfahrungen mit Christus zu gelangen, die zu Lebensentscheidungen führen? Es sind somit wirklich große Fragen, die wir uns im Anschluss an die empirische Erhebung stellen müssen.“ Die Studie gebe außerdem wichtige Erkenntnisse für den Bereich der Seminarausbildung und der Formation der Priesterkandidaten insgesamt. „Der starke Wunsch der Befragten etwa nach der Förderung der Persönlichkeitsentwicklung (71 Prozent) und einer Einübung in die eigene Spiritualität (63 Prozent) kann vor dem Hintergrund der Erfahrungen mit sexualisierter Gewalt und Geistlichem Missbrauch in unserer Kirche nur nachdrücklich begrüßt und gefördert werden. Die Bedeutung der menschlichen Reife ist aber für den Priesterberuf auch deshalb zentral, weil er immer auch als eine Rolle in einer Institution und als ein Seelsorger in oftmals komplexen sozialen Gefügen ausgeübt wird, in denen er nicht selten als Pfarrer leitend oder moderierend tätig ist. Hier kommen persönliche Bedürfnisse und berufliche Erfordernisse zusammen“, betonte Bischof Gerber. Dbk 17

 

 

 

Vatikan: Neue Normen zu mutmaßlichen übernatürlichen Phänomenen

 

Von „Nihil obstat“ bis „Da ist nichts dran“: Der Vatikan hat die Normen für die Beurteilung mutmaßlicher übernatürlicher Phänomene aktualisiert. Das neue Dokument des Glaubensdikasteriums, das an diesem Freitag veröffentlicht wurde, tritt schon am Sonntag in Kraft.

Der Text hält einige Neuerungen bereit. So werden künftig schnellere Stellungnahmen zum Bereich der Volksfrömmigkeit möglich sein. Andererseits wird die kirchliche Autorität in der Regel die Übernatürlichkeit eines Phänomens nicht mehr offiziell erklären. Eine weitere Neuerung: die ausdrücklichere Einbeziehung des Dikasteriums für die Glaubenslehre. Es muss künftig die endgültige Entscheidung des Bischofs genehmigen und bekommt zudem die Befugnis, jederzeit auf eigene Initiative (motu proprio) einzugreifen.

In vielen Fällen der letzten Jahrzehnte, in denen sich einzelne Bischöfe geäußert haben, war das frühere „Heilige Offizium“ durchaus involviert – aber fast immer hinter den Kulissen. Die ausdrückliche Einbeziehung des Dikasteriums liegt auch in der Schwierigkeit begründet, auf rein lokaler Ebene mit Phänomenen umzugehen, die in einigen Fällen nationale oder sogar globale Dimensionen erreichen. Das heute veröffentlichte Regelwerk weist in diesem Zusammenhang darauf hin, „dass eine Entscheidung, die eine Diözese betrifft, auch anderswo Auswirkungen hat“.

Die Gründe für die neuen Normen

Dass der Vatikan sich zum Erstellen solcher Normen veranlasst sieht, hat mit gewissen Erfahrungen des 20. Jahrhunderts zu tun. Da habe es Fälle gegeben, in denen der Ortsbischof sehr schnell die Übernatürlichkeit eines Phänomens erklärte, das Heilige Offizium dann aber zu anders akzentuierten Urteilen kam. Oder Fälle, in denen sich zum selben Phänomen ein Bischof auf die eine Weise, sein Nachfolger hingegen auf die entgegengesetzte Weise äußerte. Ein weiterer Grund sind die langen Zeiträume, die nötig sind, um alle Elemente zu bewerten und zu einer Entscheidung über die Übernatürlichkeit oder Nicht-Natürlichkeit eines Phänomens zu gelangen. Zeiträume, die manchmal mit der Dringlichkeit kollidieren, pastorale Antworten zum Wohle der Gläubigen zu geben.

Geistliche Früchte…

In einer Hinführung erläutert Kardinalpräfekt Víctor Manuel Fernández: „Oft haben diese Ereignisse einen großen Reichtum an geistlichen Früchten, an Wachstum im Glauben, an Frömmigkeit und Geschwisterlichkeit und Dienstbereitschaft hervorgebracht, und in einigen Fällen sind dadurch verschiedene Wallfahrtsorte über die ganze Welt verstreut entstanden, die heute zu einem Kernteil der Volksfrömmigkeit vieler Völker geworden sind.“

… und Risiken

Aber andererseits könnten „in einigen Fällen von Ereignissen, die mutmaßlichen übernatürlichen Ursprungs sind, sehr ernste Probleme zum Schaden der Gläubigen auftreten“. Etwa, wenn solche mutmaßlichen Phänomene „zur Erlangung von Profit, Macht, Ruhm, sozialer Berühmtheit, persönlichen Interessen“ dienten. Oder sogar „als Mittel oder Vorwand, um Menschen zu beherrschen oder Missbrauch zu begehen“. Außerdem könne es „bei solchen Ereignissen zu Irrtümern in der Glaubenslehre, zu einer unangemessenen Verkürzung der Botschaft des Evangeliums, zur Verbreitung eines sektiererischen Geistes usw. kommen“.

Warum aktualisiert der Vatikan seine Regeln zur Beurteilung von Erscheinungen? Ein Kollegengespräch, von Radio Vatikan

Nicht zuletzt warnt Kardinal Férnandez in diesem Zusammenhang vor der Gefahr, „dass die Gläubigen in den Bann eines einer göttlichen Initiative zugeschrieben Ereignisses geraten“, das in Wirklichkeit auf Phantasie beruht, auf „Mythomanie“, auf der „Neigung zur Verfälschung“.

Die sechs möglichen Urteile

Das Dokument aus dem Vatikan stellt klar, „dass auf ordentlichem Wege keine positive Anerkennung des göttlichen Ursprungs mutmaßlicher übernatürlicher Phänomene durch die kirchliche Autorität zu erwarten ist“ (I, 11). Daher werden „weder der Diözesanbischof noch die Bischofskonferenzen, noch das Dikasterium in der Regel erklären, dass diese Phänomene übernatürlichen Ursprungs sind“; nur der Papst könne „ein diesbezügliches Verfahren genehmigen“ (I, 23).

Das Regelwerk legt eine Liste von sechs möglichen Urteilen vor, die am Ende einer Untersuchung stehen können.

Nihil Obstat: Keine Gewissheit über die übernatürliche Echtheit, aber doch Anzeichen für ein Wirken des Heiligen Geistes.

Prae oculis habeatur: Wichtige positive Zeichen, aber auch Elemente der Verwirrung oder mögliche Risiken, die eine sorgfältige Entscheidung und Dialog mit den Empfängern (z.B. Sehern) bestimmter geistlicher Erfahrungen erfordern.

Curatur: Kritische Elemente, aber eine weite Verbreitung des Phänomens mit nachweisbaren geistlichen Früchten. Von einem Verbot, das die Gläubigen verwirren könnte, wird abgeraten, aber der Bischof wird aufgefordert, das Phänomen nicht zu fördern.

Sub mandato: Kritische Punkte, die sich nicht auf das Phänomen selbst beziehen, sondern auf den Missbrauch durch Einzelne oder Gruppen. Der Heilige Stuhl betraut den Bischof oder einen Delegierten mit der pastoralen Leitung des Ortes.

Prohibetur et obstruatur: Trotz einiger positiver Elemente sind die kritischen Aspekte und Risiken schwerwiegend. Der Bischof soll öffentlich erklären, dass das Festhalten an diesem Phänomen nicht zulässig ist.

Declaratio de non supernaturalitate: Der Bischof wird ermächtigt, auf der Grundlage konkreter Beweise zu erklären, dass das Phänomen nicht als übernatürlich zu betrachten ist. VN 17

 

 

 

Katholischer Kinder- und Jugendbuchpreis 2024 verliehen

 

Zum 35. Mal hat die Deutsche Bischofskonferenz heute (16. Mai 2024) den Katholischen Kinder- und Jugendbuchpreis verliehen. Bei einem Festakt im Erbacher Hof in Mainz übergaben der gastgebende Bischof Dr. Peter Kohlgraf (Mainz) und Weihbischof Robert Brahm (Trier), Vorsitzender der Jury des Katholischen Kinder- und Jugendbuchpreises, den mit 5.000 Euro dotierten Preis und die dazugehörige Statuette an die Autorin und Künstlerin Linda Wolfsgruber für ihr Werk sieben. die schöpfung. Die Jury hatte das Preisbuch, das im Tyrolia Verlag (Innsbruck) erschienen ist, aus insgesamt 151 Titeln ausgewählt, die von 63 Verlagen eingereicht wurden. Linda Wolfsgruber hatte bereits 2010 zusammen mit Heinz Janisch den Kinder- und Jugendbuchpreis für das Buch Wie war das am Anfang erhalten.

 

„Ihr Werk steckt voller Leben und sprüht vor Freude über die Schöpfung und zugleich haben Sie Raum gefunden, dies auch mit einer Kritik am Umgang des Menschen mit der Schöpfung zu verbinden“, hob Bischof Kohlgraf in seinem Grußwort hervor. Es sei ein Appell an uns alle, die uns anvertraute Schöpfung zu schützen und zu wahren. „Das Buch ist ein Anlass, die Wunder und die Schönheit der Schöpfung Gottes bewusster wahrzunehmen, und gleichzeitig zu erkennen, wie fragil dieses Geschenk ist. Es braucht unsere volle Aufmerksamkeit und Achtsamkeit“, so Bischof Kohlgraf. Die deutschen Bischöfe seien überzeugt, dass eine katholische Auszeichnung für Kinder- und Jugendliteratur wichtig und richtig sei.

 

Linda Wolfsgruber stellt in ihrem Buch jeden der sieben Tage der Schöpfung in je sieben ausdrucksstarken Bildern dar. Einfache, fast monochrome Collagen verwandeln sich nach und nach zu Tier- und Pflanzenbildern. Sie verbindet darin in einer künstlerischen Neuinterpretation der biblischen Schöpfungsgeschichte „Mythos und Wissenschaft harmonisch sanft miteinander“, wie es in der Begründung der Jury heißt. Die Zahl sieben sei dabei sowohl inhaltliches wie auch dramaturgisches Konzept. Mit der schlicht formulierten und dennoch zentralen Erkenntnis „Weil sie uns anvertraut ist“ leitet Linda Wolfsgruber in den Schöpfungshymnus ein und setzt ihn in seiner theologisch-zeichenhaften Fülle um. Die Jury empfiehlt das Preisbuch ab vier Jahren und gleichzeitig zur Lektüre für alle, die sich für einen alternativen Zugang zu Themen wie Schöpfungsverantwortung und nachhaltiges Leben interessieren.

 

„Im Buch liegt die Vielfalt der Schöpfung und das, was uns anvertraut ist. Ganz wichtig war mir, den Reichtum und die ganze Vielfalt der Schöpfung in das Buch hineinzugeben“, sagte Linda Wolfsgruber und fügte hinzu: „Die Schöpfung beginnt im Kopf – deshalb gibt es zwei Fabelfiguren im Buch, Nixe und Einhorn, die für das Schöpfen im eigenen Kopf stehen und die Fantasie. Es ist großartig, dass solch eine Auszeichnung gerade dieses Buch, das natürlich einen religiösen Hintergrund hat, aber auch eine sehr weltliche Perspektive einnimmt, auszeichnet.“ Mit Blick auf den Preis betonte Linda Wolfsgruber: „Die Auszeichnung hat für mich persönlich eine große Bedeutung, da sie eine Arbeit von mir würdigt, für die ich mich über mehrere Monate hinweg intensiv mit Recherche, Auseinandersetzung und viel Vergnügen der Schöpfungsgeschichte gewidmet habe. Der Katholische Kinder- und Jugendbuchpreis ist besonders wertvoll, da er Bücher mit religiösen, spirituellen und humanen Inhalten würdigt. Daher zählt er in meinen Augen zu den bedeutendsten Auszeichnungen im Bereich der Kinder- und Jugendliteratur im deutschsprachigen Raum.“ Bei der Preisverleihung vor Ort wurden die Arbeiten der Illustratorin im Rahmen eines Werkstattgesprächs vorgestellt. Das Publikum konnte in Echtzeit Einblicke in ihr künstlerisches Schaffen erhalten.

 

Für den Juryvorsitzenden des Katholischen Kinder- und Jugendbuchpreises zeigt sich in der Auszeichnung eine Verantwortung der Kirche. Am Rande der Preisverleihung betonte Weihbischof Robert Brahm: „Mit dem Kinder- und Jugendbuchpreis nimmt die katholische Kirche ihre Verantwortung für eine Lesekultur in unserem Land wahr. Wer liest, weiß mehr. Gerade in unseren Zeiten ist das Lesen unabdingbar – vor allem, um mit Hintergrund und Vordergrund Wichtiges vom Unwichtigen zu unterscheiden, Wahrheit von Falschem zu trennen. Lesen ist so ein Beitrag zur gesellschaftlichen Bildung. Genau diesem Auftrag weiß sich auch die Kirche verpflichtet. So stiftet unser Preis das, was Kirche mit ihrem Einsatz für das (religiöse) Buch will: Verantwortung und Bildung für das Gemeinwohl zu übernehmen.“ dbk 17

 

 

 

„Bei Ihnen sein“: Jerusalemer Kardinal Pizzaballa in Gaza

 

Der Lateinische Patriarch von Jerusalem, Kardinal Pierbattista Pizzaballa, ist am Donnerstag zu einem Pastoralbesuch in Gaza-Stadt eingetroffen, der zugleich Auftakt einer humanitären Mission ist.

Die Hilfsaktion des Patriarchates soll in Zusammenarbeit mit dem Malteserorden, dem Hilfswerk Malteser International und weiteren Partnern durchgeführt werden, teilte das Patriarchat in Jerusalem am Donnerstag mit.

„Der Zweck dieses Besuchs besteht in erster Linie darin, bei Ihnen zu sein, sie zu umarmen und zu unterstützen und zu versuchen zu verstehen, was getan werden kann, um Ihnen in irgendeiner Weise zu helfen“, so Patriarch Pizzaballa. Er appellierte dann an die gesamte christliche Gemeinschaft, sich „der christlichen Gemeinschaft von Gaza im Gebet anzuschließen“.

„Bei Ihnen sein, sie zu umarmen und zu unterstützen und zu versuchen zu verstehen, was getan werden kann...“

Nähe, Nahrung, Medizin

Ziel der Mission ist, Nahrung und medizinische Hilfsgüter für die Bevölkerung in Gaza bereitzustellen. Gleichzeitig wolle der Besuch „eine Botschaft der Hoffnung, Solidarität und Unterstützung“ überbringen.

Den Angaben zufolge feierte Pizzaballa mit der katholischen Gemeinde in Gaza-Stadt einen Gottesdienst und besuchte auch die griechisch-orthodoxe Gemeinde. Von dem Besuch, der am Freitag enden soll, wurden Fotos publiziert.

Viele Gemeindemitglieder starben

Begleitet wurde der Patriarch unter anderen vom katholischen Pfarrer der Gemeinde in Gaza, Gabriel Romanelli. Der argentinische Ordensmann hatte sich bei Kriegsbeginn am 7. Oktober außerhalb des Gazastreifens aufgehalten und seither wiederholt vergeblich versucht, seine Gemeinde zu erreichen. Er werde seine Arbeit als Pfarrer vor Ort nun wieder aufnehmen, so das Patriarchat auf Nachfrage der Katholischen Nachrichten-Agentur (KNA) in Jerusalem.

 

Vor Beginn des Krieges lebten nach Angaben von Romanelli 1.017 Christen in Gaza, darunter 135 Katholiken. Seither ist ihre Zahl durch mindestens 31 Todesopfer gesunken, unter anderem bei einem israelischen Luftanschlag in der Nähe der griechisch-orthodoxen Porphyrios-Kirche; ferner durch medizinische Unterversorgung, aber auch durch Abwanderung von Christen mit doppelter Staatsbürgerschaft. Die christliche Minderheit hatte sich den Evakuierungsaufforderungen der israelischen Armee für den nördlichen Teil des Gazastreifens widersetzt und in kirchlichen Einrichtungen Zuflucht gesucht.

 (vn/pm/kap 16)

 

 

 

Klimacrise. Papst: „Neue Finanzarchitektur erforderlich“

 

Die gegenwärtige Klimakrise erfordert eine bessere globale Zusammenarbeit und Solidarität als bisher. Die Arbeit an sich müsse „symphonisch“ sein, also „harmonisch und mit Gemeinschaftssinn“. So lautet der Vorschlag des Papstes in seiner Ansprache an die Teilnehmer der von den Päpstlichen Akademien der Wissenschaften und der Sozialwissenschaften veranstalteten Tagung zum Thema „Von der Klimakrise zur Klimaresilienz“. Mario Galgano - Vatikanstadt

„Durch die Verringerung der Emissionen, die Erziehung zu einem nachhaltigen Lebensstil, innovative Finanzierungen und den Einsatz bewährter naturbasierter Lösungen stärken wir die Widerstandsfähigkeit, insbesondere die Widerstandsfähigkeit gegen Dürren“, erklärte Franziskus, dem zufolge „eine neue Finanzarchitektur entwickelt werden muss, die den Bedürfnissen des globalen Südens und der von Klimakatastrophen schwer betroffenen Inselstaaten gerecht wird“.

„Schuldenrestrukturierung und Schuldenerlass, zusammen mit der Entwicklung einer neuen globalen Finanzcharta bis 2025, die eine Art von ökologischer Schuld anerkennt - man muss an diesem Wort arbeiten - kann eine wertvolle Hilfe für die Abschwächung des Klimawandels sein“, schlug der Papst weiter vor und forderte die Anwesenden auf, „weiterhin am Übergang von der gegenwärtigen Klimakrise zur Klimaresilienz mit Gleichheit und sozialer Gerechtigkeit mitzuarbeiten“: „Wir müssen mit Dringlichkeit, Mitgefühl und Entschlossenheit handeln, denn es steht sehr viel auf dem Spiel“, fügte er an.

Folgen des Klimawandels

„Mehr als dreieinhalb Milliarden Menschen leben in Regionen, die sehr anfällig für die Folgen des Klimawandels sind, was zu erzwungener Migration führt“, führte Franziskus aus. Der Papst bekräftigte diese Zahl, als er die Teilnehmer des von den Päpstlichen Akademien der Wissenschaften und der Sozialwissenschaften veranstalteten Treffens zum Thema „Von der Klimakrise zur Klimaresilienz“ in Audienz empfing. „Wir sehen in diesen Jahren, wie viele Brüder und Schwestern auf verzweifelten Reisen ihr Leben verlieren, und die Prognosen sind besorgniserregend“, so Franziskus, für den „die Verteidigung der Würde und der Rechte der Klimamigranten bedeutet, die Heiligkeit jedes menschlichen Lebens zu bekräftigen und den göttlichen Auftrag zu ehren, das gemeinsame Haus zu hüten und zu schützen“.

Der Papst schlug drei Lösungen vor, um den Kurs umzukehren: „einen universellen Ansatz und ein schnelles und entschlossenes Handeln, das in der Lage ist, politische Veränderungen und Entscheidungen herbeizuführen; die Umkehrung der Erwärmungskurve, indem versucht wird, die Erwärmungsrate innerhalb eines Vierteljahrhunderts zu halbieren; das Ziel einer globalen Dekarbonisierung, die die Abhängigkeit von fossilen Brennstoffen beseitigt“. Für das katholische Kirchenoberhaupt müssen auch große Mengen an Kohlendioxid aus der Atmosphäre entfernt werden, und zwar durch ein Umweltmanagement, das sich über mehrere Generationen erstreckt.

Weitsichtige Aufgabe

„Es ist eine lange, aber weitsichtige Aufgabe, die wir gemeinsam angehen müssen“, fügte er abweichend vom Redemanuskript hinzu. „Lassen Sie uns die natürlichen Ressourcen schützen“, so sein Appell: „Denken wir an das Amazonas- und das Kongobecken, die Torfgebiete und Mangroven, die Ozeane, die Korallenriffe, das Ackerland und die Eiskappen, denn sie tragen zur Verringerung der globalen Kohlenstoffemissionen bei. Dieser ganzheitliche Ansatz bekämpft nicht nur den Klimawandel, sondern auch die doppelte Krise des Verlusts der biologischen Vielfalt und der Ungleichheit, indem er die Ökosysteme pflegt, die das Leben erhalten“, erläuterte er.

„Frauen und Kinder tragen eine unverhältnismäßige Last“, sagte der Papst: „Frauen haben oft nicht den gleichen Zugang zu Ressourcen wie Männer; außerdem kann die Betreuung von Haus und Kindern ihre Fähigkeit behindern, im Falle einer Katastrophe zu migrieren“, so die Analyse des Papstes, nach der „Frauen nicht nur Opfer des Klimawandels sind: Sie sind auch mächtige Akteure der Widerstandsfähigkeit und Anpassung“. In Bezug auf die Kinder, „von denen fast eine Milliarde in Ländern lebt, die einem extrem hohen Risiko klimabedingter Verwüstungen ausgesetzt sind“, so der Alarmruf von Franziskus: „Das Alter der Entwicklung macht sie anfälliger für die Auswirkungen des Klimawandels, sowohl physisch als auch psychisch. Die Weigerung, schnell zu handeln, um die Schwächsten zu schützen, die dem vom Menschen verursachten Klimawandel ausgesetzt sind, ist ein schwerer Fehler.“

Geordneter Fortschritt

„Ein geordneter Fortschritt wird dann durch das unersättliche Streben der umweltverschmutzenden Industrien nach kurzfristigen Gewinnen und durch Fehlinformationen behindert, die Verwirrung stiften und die kollektiven Bemühungen um einen Kurswechsel behindern“, so der Papst weiter: „Der Weg ist schwierig und voller Gefahren. Die Daten dieses Gipfels zeigen, dass das Gespenst des Klimawandels alle Lebensbereiche bedroht, das Wasser, die Luft, die Nahrungsmittel und die Energiesysteme. Ebenso alarmierend sind die Bedrohungen für die öffentliche Gesundheit und das Wohlbefinden.“

Wir seien Zeugen der Auflösung von Gemeinschaften und der Zwangsumsiedlung von Familien. Die Luftverschmutzung koste jedes Jahr Millionen von Menschen vorzeitig das Leben. (vn 16)