Webgiornale 16-31 maggio 2024

 

Inhaltsverzeichnis

1.     Proposte per la nuova Commissione europea. 1

2.     Governi sordi alle proteste dei giovani 1

3.     Il Parlamento europeo approva la direttiva contro la tratta di esseri umani 1

4.     Ue, una campagna elettorale con molte polemiche e poche idee. 1

5.     Voto europeo: per gli iscritti Aire nell’Ue certificati elettorali entro il 25 maggio. 1

6.     Con SIGN cresce la cooperazione scientifica tra Italia e Germania. 1

7.     Le recenti puntate di Cosmo, ex-Radio Colonia. 1

8.     Novità dal Cgie-Germania. 1

9.     A Francoforte e Darmstadt Galileo Galilei Science & Space Festival 1

10.  A Francoforte e Darmstadt il “Galileo Galilei Science&Space Festival”. 1

11.  A Francoforte va in scena lo spettacolo “Nature and Space are bigger than us” con Pievani e Ferri il 26 maggio. 1

12.  Mostra a Berlino nel centenario della morte di Puccini 1

13.  A Berlino fino al 2 settembre la mostra “Andiamo in Italia”. 1

14.  Kempten, la Festa del 1° Maggio 2024. 1

15.  ReteDonne – coordinamento donne italiane all’estero, l’appello a non modificare la legge 194. 1

16.  La IV edizione del “Galileo Galilei Science & Space Festival dal 23 al 26 maggio 2024. 1

17.  Dresda: “La nuova emigrazione italiana in Germania fra opportunità e precarietà”. 1

18.  Le Domeniche sulla Memoria con il Comites di Berlino. 1

19.  Acli Baviera, 25 aprile. Il senso della Resistenza. 1

20.  A Francoforte in scena il 26 maggio lo spettacolo con Telmo Pievani e Paolo Ferri 1

21.  In corso la mostra sui Campionati Europei di Calcio attraverso le figurine Germania-Italia. 1

22.  Berlino: concorso “Il migliore gol delle nostre nazionali: fai gol anche tu”. Il bando si chiuderà il 27 maggio. 1

23.  Ad Amburgo il 30 maggio: “Crescere bilingue italiano-tedesco in Germania”. 1

24.  Truffe fiscali: quoque tu, Deutschland! 1

25.  Brevi di politica e di cronaca tedesca. 1

26.  l Ministro Tajani incontra la Ministra tedesca Annalena Baerbock. 1

27.  “Corridoi Lavorativi”: al via il progetto sperimentale. 1

28.  Come e perché sostenere la difesa dell’Ucraina. 1

29.  Sconfortanti Europee. 1

30.  Esserci per contare. 1

31.  Il CGIE in lutto verso la plenaria a giugno. 1

32.  Violenza psicologica: parole che lasciano il segno nella coppia. 1

33.  Le missioni internazionali 2024: quanti e dove sono i militari italiani 1

34.  Turismo delle radici, il progetto “Italea”. 1

35.  Il sole dentro. 1

36.  La scommessa del Green Deal 1

37.  Anpi Germania: preoccupa la repressione contro i movimenti per la Pace in Medio Oriente. 1

38.  Guerra chiama guerra. 1

39.  La realtà. 1

40.  "Italia: un valore nel mondo": Unioncamere e le CCIE per la Giornata del Made in Italy. 1

41.  Basilicata: Bardi confermato, alle urne meno della metà degli elettori 1

42.  L’inaccettabile deportazione. 1

43.  Generazioni 1

44.  Green pass, Ricciardi: "Il no dell'Italia è una scelta grave". 1

45.  Nave Iuventa, dopo 7 anni tutti prosciolti: nessun favoreggiamento dell'immigrazione. 1

46.  A Taranto Meeting internazionale sul Turismo delle Radici italiane nel mondo. 1

47.  Facciamo il punto. 1

48.  Festa per i 50 anni del monumento ai “Piemontesi nel Mondo” di San Pietro Val Lemina dal 21 al 23 giugno. 1

49.  Opzione donna e quota 103 per l’estero, non arrivano i chiarimenti dell’Inps. 1

50.  Percorso formativo per i giovani italiani all’estero. Sei incontri online dal 14 maggio al 23 luglio. 1

51.  Eletto il nuovo direttivo della Trentini nel mondo. 1

52.  Assosinderesi, terza edizione del premio letterario e cultura etica. 1

53.  50° Festival della Valle d’Itria. 1

54.  Riunito il Comitato di Presidenza del Cgie, il primo dopo la scomparsa del Segretario Generale Michele Schiavone. 1

55.  De Vita (Dgit): turismo delle radici per una nuova stagione con i connazionali all’estero. 1

56.  Voto all’estero: la Giunta delle elezioni della Camera inizia le verifiche. 1

57.  “Guida alle radici italiane”: al Salone del Libro di Torino la presentazione del IV volume. 1

 

 

1.     Verfassungsschutz darf AfD weiter als rechtsextremer Verdachtsfall beobachten. 1

2.     Frieden mit wem?. 1

3.     Söder lobt Pakt. Bau italienischer Flüchtlingslager in Albanien dauert länger 1

4.     Staatspräsidenten appellieren zu Europawahl. Demokratie verteidigen. 1

5.     Wahlen: Jungen Menschen (mehr) Gehör verschaffen! 1

6.     #CDUnchristlich: Theologen protestieren gegen Migrationspolitik. 1

7.     Ökonomische Erpressung. Schulden als Waffe in der Flüchtlingspolitik. 1

8.     Die YouGov-Sonntagsfrage im Mai 2024. Einwanderung & Asylpolitik bleibt wichtigstes Thema. 1

9.     Aus Hetze wird Gewalt. 1

10.  Demokratiefest in Berlin zum 75. Jubiläum des Grundgesetzes. 1

11.  Studie. Rassismus erhöht das Risiko für Armut. 1

12.  Befreiung aus der Schockstarre. 1

13.  Studie. Hohe Akzeptanz für Grundgesetz und Asylrecht in der Bevölkerung. 1

14.  Am Kipppunkt. Krisen über Krisen setzen Demokratien weltweit zu. 1

15.  Ökumenischer Aufruf zur Europawahl am 9. Juni 2024. „Für unsere gemeinsame Zukunft in einem starken Europa“. 1

16.  Werte, Traditionen, Gepflogenheiten. Merz verteidigt Leitkultur im CDU-Grundsatzprogramm.. 1

17.  Appel. An die CDU: Verratet die Geflüchteten nicht! 1

18.  Erstes Quartal 2024. Zahl der Abschiebungen gestiegen. 1

19.  Superwahljahr 2024: Unabhängigkeit der Medien erhalten! 1

20.  Im Osten nichts Neues. 1

21.  Bischof von Odessa: Das ist ein echter Völkermord. 1

22.  Entfremdung und Radikalisierung an Amerikas Hochschulen. 1

23.  Katholische Unternehmer üben Kritik am Bürgergeld. 1

24.  Flüchtlingspolitik. Neuer Milliarden-Deal der EU soll Ankunft von Flüchtlingen verhindern. 1

25.  Europäische Hochschulen: Grenzüberschreitend für Europa. 1

26.  Pilotprojekte angelaufen. EU macht Druck bei Umsetzung der Asylrechtsverschärfung. 1

27.  D/UNO: Kritik an EU-Asylreform.. 1

28.  Vatikan: „Der Mensch ist kein Hindernis für Entwicklung“. 1

29.  Keine Zeit für Alleingänge. 1

30.  Asylverschärfung gegen Rechtsruck. EU will Asylreform schnellstmöglich umsetzen. 1

31.  Gedenkstätte: Gästebücher voll mit Hass. 1

32.  Biennale: „Jenseits jeder Grenze gibt es einen offenen Raum“. 1

33.  Papst Franziskus nimmt an G7-Sitzung zu KI teil 1

34.  Vorteil David?. 1

35.  Asylpolitik. FDP fordert britisches Ruanda-Modell für Deutschland. 1

36.  Vatikan für Schuldenerlass von Entwicklungsländern. 1

37.  Europaparlament billigt EU-Lieferkettengesetzchen. 1

38.  Studie: Stimmungstief und Rechtsruck bei junger Generation. 1

39.  Stockende Zeitenwende. 1

40.  Entwicklungshilfe zwischen „Gedöns“ und Fluchtursachenbekämpfung. 1

41.  „Schmierkampagne“ vorbei. Verfahren gegen Seenotretter in Italien eingestellt. 1

42.  UNICEF: Über 23.000 Kinder von 2018 bis 2022 durch Sprengstoffwaffen getötet. 1

43.  „Wir sind alle eins“. Gefühl des Fremdseins auf der Kunstbiennale Venedig. 1

44.  Freispruch für Seenotretter*innen der Iuventa. 1

45.  Studie. Online-Antisemitismus: „Wir kennen nur die Spitze des Eisbergs“. 1

46.  Der Berliner Blob. 1

47.  Earth Day 2024: Beim Geld hört das Engagement für den Klimaschutz schnell auf. 1

48.  Schmerzgrenze Geld. 1

49.  Indien vor der Wahl: Missio fürchtet weitere Spaltung. 1

50.  'TheMuseumsLab'. DAAD fördert internationale Vernetzung von Museumsfachkräften. 1

51.  Ein Jahr Sudan-Krieg. Die weltweit größte vergessene Flüchtlingskrise. 1

52.  Königsweg gesucht 1

53.  Sant’Egidio: „Arbeitskorridore“ für Fachkräfte aus Nicht-EU-Ländern. 1

54.  „Die westliche Hegemonie ist lange vorbei“. 1

 

 

 

 

Proposte per la nuova Commissione europea

 

Il 17 aprile Enrico Letta ha presentato al Consiglio europeo il suo rapporto sul rilancio del mercato interno europeo. Pochi giorni prima Mario Draghi, con un intervento pubblico in un evento nei pressi di Bruxelles, aveva anticipato i contenuti del suo rapporto sul rafforzamento della competitività dell’economia europea. Si tratta di due contributi di origini differenti ma, in qualche modo, inevitabilmente complementari e convergenti. Entrambi si propongono di individuare una strategia mirata a invertire il declino economico (e politico) dell’Europa, chiamando in causa le responsabilità di governi nazionali e istituzioni comuni per la definizione di un’agenda per la prossima legislatura dell’Ue. Due strategie con obiettivi ambiziosi, la cui attuazione richiederà scelte coraggiose, ma che potrebbero non essere necessariamente consensuali.

“Much more than a market”: il rapporto Letta

Il rapporto di Letta (ben 146 pagine dense di proposte anche operative) parte dal presupposto che il mercato interno europeo è stato un progetto di successo e uno strumento essenziale per realizzare in concreto – grazie all’utilizzo combinato di processi di armonizzazione di legislazioni nazionali e, laddove possibile, con il ricorso al principio del mutuo riconoscimento di regole e standard – quelle libertà di circolazione di merci, servizi, capitali e persone alla base del processo di integrazione. Secondo il rapporto, questo progetto va ora aggiornato e completato alla luce del contesto interno e internazionale in cui l’Ue si trova a operare: impegnata ad attuare le transizioni energetica e digitale, dovrà garantire il successo di una nuova fase di allargamenti e, di più e meglio, la propria sicurezza in un contesto internazionale complesso e sfidante.

Le numerose e articolate proposte contenute nel rapporto non sono sintetizzabili in questa sede. Mi limito a ricordare l’idea di prevedere una quinta libertà (oltre alle quattro originarie) mirata a creare uno spazio comune per la ricerca, l’innovazione e la formazione. Si propone, inoltre, di estendere il mercato interno ai settori delle telecomunicazioni, dell’energia, dei servizi finanziari e dell’industria della difesa. Il rapporto evidenzia anche la necessità di una revisione delle regole in vigore in materia di concorrenza e aiuti di Stato, con l’obiettivo di sostenere la crescita dimensionale delle imprese europee. In aggiunta, si propone il completamento di un’unione del mercato dei capitali in grado di favorire l’utilizzo del risparmio privato per il finanziamento degli investimenti necessari per la duplica transizione. In sintesi, un ambizioso progetto di rilancio del mercato interno da coniugare con una speciale attenzione alla dimensione della coesione territoriale e dell’inclusione sociale.

“L’Europa deve reinventarsi”: le parole di Draghi

L’intervento di Draghi voleva essere una prima anticipazione dei contenuti del rapporto sul rafforzamento della competitività dell’Europa che presenterà alle istituzioni europee dopo le elezioni del prossimo giugno. Il suo intervento ha però preso la forma di un manifesto politico – caratterizzato da un forte richiamo a cambiamenti radicali necessari per consentire all’Europa di invertire la tendenza in atto al declino demografico, industriale e tecnologico – e di un appello alla necessità di rimettere in discussione modus operandi, processi decisionali e modalità di finanziamento delle politiche comuni, come condizioni necessarie per recuperare i ritardi accumulati. Draghi ha sottolineato l’urgenza di misure e incentivi mirati a creare economie di scala necessarie per consentire all’Europa di competere con Usa e Cina. Ha insistito sulla necessità di individuare beni pubblici condivisi da implementare a livello europeo, per i quali la dimensione nazionale sarebbe inadeguata, a patto che si riesca a definirne le modalità di finanziamento. Ha, infine, evidenziato l’importanza di una strategia comune per l’approvvigionamento di materie prime, risorse e fattori produttivi necessari per garantire catene del valore funzionali alle necessità dell’economia europea.

Due proposte per un’Europa più forte

I due contributi sono ovviamente di natura diversa: quello di Letta è un rapporto articolato e approfondito corredato di numerose proposte; quello di Draghi per ora solo un’anticipazione di alcuni elementi che figureranno nel rapporto finale, accompagnata da un forte appello politico (che ha scatenato speculazioni su possibili incarichi in Europa per Draghi). Si tratta comunque di due proposte che partono dalla stessa premessa: l’Europa sta perdendo di peso nella competizione globale ed è necessario un rinnovato impegno politico per restituire dinamismo all’economia europea e costituire le basi per un’autentica soggettività politica dell’Ue. Entrambi escludono che a questo stadio sia opportuno mettere in cantiere revisioni dei trattati che si rivelerebbero inutilmente divisivi e riconoscono che occorre lavorare con gli strumenti e le regole di cui l’Ue dispone malgrado i loro limiti. Infine, non nascondono che il successo di queste strategie dipenderà dalla determinazione delle prossime istituzioni europee e dalla volontà politica dei governi nazionali.

Vedremo nei prossimi mesi quanto la prossima Commissione vorrà recepire dalle proposte degli ex primi Ministri italiani, entrambe sicuramente ambiziose e che disegnano un’Ue più consapevole e protagonista. Non è detto, però, che siano altrettanto consensuali, come è apparso già dalle prime reazioni al Consiglio europeo su alcune delle proposte di Letta (ad esempio sulla tassazione delle imprese, sull’utilizzo degli aiuti di Stato o sull’idea di un’autorità unica di sorveglianza dei mercati finanziari). Non sarà facile passare dalle parole ai fatti, ma la strada per un’Ue più autorevole e all’altezza delle sfide è in parte già tracciata. Ferdinando Nelli Feroci, AffInt 14

 

 

 

Governi sordi alle proteste dei giovani

 

Cosa hanno in comune le proteste nelle università americane e le manifestazioni in Georgia? Apparentemente poco. L’oggetto è anzitutto diverso. Nel primo caso, gli studenti hanno occupato i campus universitari per protestare contro la guerra di Israele a Gaza, invocando un cessate il fuoco immediato. I giovani hanno denunciato non solo il governo israeliano di Benjamin Netanyahu ma anche l’amministrazione di Joe Biden per il massacro di 35 mila palestinesi, la distruzione pressoché totale di Gaza e la carestia dilagante causata dalle restrizioni degli aiuti umanitari nella Striscia. In Georgia la manifestazione è contro la cosiddetta “legge russa”, ossia una normativa – attualmente al vaglio del parlamento a Tbilisi dove il partito governativo filorusso Sogno georgiano ha la maggioranza – che ricalca una legge russa usata per sopprimere la società civile, erodendo la democrazia in una delle sue dimensioni vitali. La normativa prevede che un’organizzazione debba autodenunciarsi come “agente straniero” qualora riceva più del 20% dei finanziamenti da fonti non-georgiane. La legge, oltre che minare la sopravvivenza di una società civile libera e quindi della democrazia liberale, rappresenta un segnale preoccupante della potenziale influenza di Mosca sul Paese, nonostante il suo recente riconoscimento come candidato per entrare nell’Unione europea. Bidzina Ivanishvili, il magnate georgiano e fondatore del partito Sogno georgiano, è noto per le sue simpatie filorusse e le sue critiche virulente contro l’Occidente. Il contenuto delle due proteste è quindi totalmente diverso: in un caso riguarda la guerra in Medio Oriente, il rispetto del diritto internazionale e la politica estera americana, nell’altro le pulsioni imperialiste della Russia e la difesa della democrazia in Georgia.  

Luci e ombre delle proteste dei giovani

La forma e l’evoluzione delle manifestazioni sono altrettanto diverse. Quella nei campus americani non è priva d’ombre: le posizioni espresse da alcuni studenti hanno rasentato l’antisemitismo o il sostegno aperto a Hamas. Inoltre, si sono verificati casi di vandalismo e intimidazione. Il Presidente Biden ne ha denunciato la violenza e le espressioni di antisemitismo, ribadendo tuttavia che le proteste pacifiche e la piena libertà d’espressione sono sacrosante in una democrazia liberale ed escludendo dunque l’intervento della Guardia Nazionale per sopprimerle. In Georgia le cose sono andate in modo drammaticamente diverso: la polizia è intervenuta violentemente, con lacrimogeni, cannoni d’acqua e bombe a mano contro i manifestanti, ferendone centinaia e arrestandone decine. L’uso spropositato della violenza è stato denunciato non solo dalla società civile georgiana, ma anche da quella internazionale, dalle istituzioni europee e dalla Presidente della Georgia Salome Zourabichvili, il cui ruolo è però sostanzialmente cerimoniale. Mentre dunque negli Stati Uniti il governo, pur sotto accusa dei manifestanti, ne difende i diritti, in Georgia quest’ultimi vengono calpestati violentemente dalle forze governative. 

Quali sono i punti comuni tra le due proteste?

È altrettanto importante sottolineare ciò che accumuna le due proteste: entrambe sono guidate da giovani manifestanti. Gli studenti americani, in netto contrasto alle generazioni più vecchie nel Paese, reclamano con forza la responsabilità del loro governo, ma anche dei loro atenei, nel mettere fine alla catastrofe umanitaria a Gaza. Invocano il disinvestimento delle università da Israele e reclamano la sospensione degli aiuti militari americani, senza i quali la guerra di Netanyahu probabilmente volgerebbe al termine. La critica nei confronti dell’amministrazione Biden è di non fare abbastanza e sicuramente di non fare tutto ciò che è nel suo potere per mettere fine a quella che gli studenti considerano, giusto o sbagliato, una guerra genocida. Al netto delle opinioni sulla guerra a Gaza e fatta naturalmente eccezione dei casi di violenza e discriminazione, è una generazione di ragazzi che ha a cuore i diritti nel loro Paese e nel mondo. Anche la stragrande maggioranza dei manifestanti nelle strade e piazze di Tbilisi sono ragazzi, attaccati all’indipendenza, alla libertà e alla democrazia del loro Paese, convinti che l’unico modo per proteggerle dalle ambizioni imperiali russe sia attraverso l’integrazione nelle organizzazioni euroatlantiche. È difficile immaginare che queste proteste non avranno un forte impatto sulle elezioni parlamentari del prossimo autunno.

In entrambi i casi, il governo rimane impassibile. Biden, pur difendendo il diritto di protestare pacificamente, ha esplicitamente rifiutato di rivedere la propria politica (a oggi fallimentare) in Medio Oriente: gli studenti sono liberi di manifestare dunque, ma le loro richieste verranno ignorate. Il governo georgiano è deciso a fare altrettanto e il parlamento procede imperterrito: la legge russa – la cui approvazione era stata sospesa lo scorso anno a seguito di proteste simili – è ora passata in seconda lettura e si avvia a breve alla terza e ultima lettura in parlamento. Tuttavia, né in Georgia né negli Stati Uniti le proteste cesseranno, che siano in strada oppure espresse alle urne a tempo debito. Sarebbe bene che gli adulti, testardamente aggrappati alle proprie posizioni, iniziassero finalmente ad ascoltare. Nathalie Tocci, AffInt 14

 

 

 

 

Il Parlamento europeo approva la direttiva contro la tratta di esseri umani

 

Roma – Nella seduta del 23 aprile u.s. con 563 a favore, 7 contro e 17 astensioni il Parlamento europeo ha approvato una direttiva che “modifica la direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime”. Adottando il nuovo testo, il Parlamento ha fornito risposte alle richieste dei cittadini formulate nelle conclusioni della Conferenza del futuro dell’Europa, in particolare: la proposta 24, paragrafo 6, sulla lotta alla tratta di esseri umani in cooperazione con i paesi terzi, la 42, paragrafo 2, sull’affrontare le sfide alle frontiere esterne e la 43, paragrafo 1, sulla sicurezza dei migranti.  Il provvedimento amplia il campo di applicazione delle attuali misure al fine di affrontare e prevenire la tratta di esseri umani e sostenere meglio le sue vittime.

Per sostenere le azioni dell’UE contro la tratta di esseri umani anche al di là del lavoro e dello sfruttamento sessuale, la nuova direttiva criminalizza a livello europeo anche il matrimonio forzato, l’adozione illegale e lo sfruttamento della maternità surrogata. Essa provvederà inoltre a:

* rafforzare il coordinamento tra le autorità antitratta e quelle in materia di asilo, in modo che le vittime che necessitano anche di protezione internazionale ricevano un sostegno e una protezione adeguati e che il loro diritto di asilo sia rispettato;

* criminalizzare l’uso dei servizi forniti da una vittima della tratta, qualora l’utente sappia che la vittima è sfruttata, al fine di ridurre la domanda di sfruttamento;

* introdurre sanzioni per le imprese condannate per tratta, ad esempio escludendole dalle procedure di appalto e dall’ottenimento di aiuti pubblici o sovvenzioni; garantire che i pubblici ministeri possano scegliere di non perseguire le vittime per atti criminali che sono stati costretti a commettere e che le vittime ricevano sostegno indipendentemente dal fatto che collaborino o meno con le indagini;

* fornire sostegno alle vittime, compreso l’accesso a rifugi e alloggi sicuri, con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili; garantire i diritti delle persone con disabilità e un adeguato sostegno, compresa la nomina di tutori o rappresentanti, ai minori non accompagnati; e a

* consentire ai giudici di considerare la diffusione non consensuale di immagini o video sessuali come una circostanza aggravante nell’emettere sentenze.

Il Consiglio della UE dovrà ora approvare formalmente l’accordo. La direttiva entrerà in vigore venti giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE e gli Stati membri avranno due anni per attuare le sue disposizioni.

Come accennato, la nuova direttiva vieta, insieme ai matrimoni forzati e le adozioni illegali, lo sfruttamento della maternità surrogata. L’ambito è quello delle vittime del traffico di esseri umani, includendo tutte quelle situazioni in cui la madre surrogata non è consenziente perché forzata o indotta. Diversi esponenti politici auspicano a questo punto di compiere un ulteriore passaggio, che però non ha nulla a che vedere con la motivazione alla base di questa direttiva, per vietare in tutto e per tutto la maternità surrogata, a prescindere dal consenso.

Per il momento, però, le leggi restano quelle attualmente vigenti e la novità in ambito europeo non riguarda i dibattiti intorno al cosiddetto utero in affitto, ma il principio di libertà, dignità e autodeterminazione di ogni essere umano in quanto tale.

Al riguardo, i Paesi europei hanno diverse disposizioni circa la maternità surrogata, che è completamente legale in: Grecia, Olanda, Albania, Ucraina, Polonia, Russia, Stati Uniti (alcuni Stati).

In altri paesi, invece, è consentita esclusivamente la maternità surrogata a titolo gratuito, si tratta di: Gran Bretagna, Paesi Bassi, Cipro, Australia, Canada, Danimarca, Ungheria, Israele, Alcuni paesi degli Stati Uniti.

In Belgio e Repubblica Ceca, invece, la maternità surrogata non è espressamente regolamentata dalla legge. Tutti gli altri paesi sono quindi contrari, proprio come l’Italia. Infatti, nel nostro Paese la maternità surrogata è illegale essendo vietata dalla legge n. 40 del 2004, secondo cui:

Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.

La ragione di questo divieto è la tutela delle donne, in particolar modo di quelle economicamente più fragili, che potrebbero prestarsi come madri surrogate per il compenso economico, ma soffrendone. Questo il motivo per cui diversi Stati hanno scelto di legalizzare soltanto la maternità surrogata a titolo gratuito, in modo da limitare eventuali situazioni di abuso. Ciò potrebbe però non essere sufficiente, in quanto ci sono vari modi per aggirare il divieto di pagamento, come i rimborsi spese. Alessandro Pertici, Mig.on. 24.4.

 

 

 

 

Ue, una campagna elettorale con molte polemiche e poche idee

 

Con un’iniziativa che si proponeva di aprire un dibattito pubblico in vista delle elezioni del Parlamento europeo, qualche mese fa due autorevoli personalità italiane (Marco Buti e Marcello Messori) avevano pubblicato un manifesto sulle cose da fare in Europa e per l’Europa, poi sottoscritto da importanti esponenti europei.

Si trattava di proposte che miravano a rilanciare il mercato interno europeo,  a riformare il bilancio comune dell’Ue per finanziare beni pubblici europei (anche con un nuovo ricorso a prestiti comuni), a realizzare un’autentica politica industriale a livello europeo, a promuovere investimenti pubblici e privati a sostegno delle transizioni energetica e digitale, a completare l’unione bancaria e l’unione dei capitali, a mettere in cantiere una strategia comune per l’istruzione e la formazione come condizione per un’economia più competitiva, e infine a realizzare  un’autentica politica estera e di difesa comune.

Più di recente Enrico Letta ha presentato al Consiglio Europeo un articolato progetto di rilancio del mercato interno europeo. Mario Draghi, invece, ha fornito alcune anticipazioni sul rapporto sul rafforzamento della competitività dell’economia europea, che presenterà dopo le elezioni del Parlamento europeo. Due iniziative in qualche modo complementari e convergenti che si pongono l’obiettivo di individuare una strategia mirata a invertire il declino economico (e politico) dell’Europa e che chiamano in causa le responsabilità di governi nazionali e istituzioni comuni per la definizione di un’agenda per la prossima legislatura dell’Unione europea. Due strategie con obiettivi ambiziosi, la cui attuazione richiederà scelte coraggiose e non necessariamente consensuali.

I temi della campagna elettorale in Italia

Ebbene nessuna (o quasi) di queste idee, o altre misure che pure verosimilmente saranno oggetto di discussione nel corso della prossima legislatura europea, è finora stata oggetto di attenzione nella campagna elettorale in Italia. Nessuna di quelle proposte sembra aver suscitato un minimo di dibattito nel nostro Paese, al di fuori della cerchia ristretta degli addetti ai lavori o degli specialisti della materia, se si esclude qualche speculazione su un ipotetico futuro di Draghi in Europa.

Il confronto fra le forze politiche si sta quindi sviluppando, secondo un copione già sperimentato, più che sulle sfide per l’Europa, su questioni – e relative polemiche – che poco o nulla hanno a che vedere con il futuro dell’Europa. Da un recupero tardivo della questione morale in politica, a scontri su beghe localistiche, a surreali discussioni sulla composizione delle liste elettorali e su discutibili candidature. O tutt’al più attorno a temi distanti dalle sfide per l’Europa e dalle responsabilità del Parlamento europeo (e dalle sensibilità dei cittadini), come ad esempio la contestata revisione della forma di governo, una divisiva proposta per l’autonomia differenziata, o una controversa riforma della giustizia.

Certo non è un mistero che le elezioni del Parlamento europeo, anche quest’anno come in precedenti occasioni, si giocheranno su un duplice piano. Dovrebbero quindi costituire un’occasione di confronto fra le forze politiche su temi che hanno a che vedere con l’agenda, le politiche e la collocazione internazionale dell’Ue. Ma saranno inevitabilmente anche un momento di verifica dei rapporti di forza fra i vari partiti nelle rispettive realtà nazionali, ovviamente anche all’interno di maggioranza e opposizione.

Questo perché, non essendo stato finora possibile trovare un accordo su una legge elettorale comune, queste elezioni si svolgeranno in ciascun Paese europeo secondo regole nazionali. E con leggi elettorali che sono generalmente organizzate su base proporzionale, con soglie di sbarramento più o meno alte, e con collegi elettorali più o meno grandi. Con il risultato che questa consultazione sarà l’occasione ideale per misurare il grado di consenso dei vari partiti, come una sorta di grande sondaggio, su scala europea, sulla rappresentatività delle singole forze politiche. Di conseguenza la campagna elettorale non esige posizionamenti tattici funzionali rispetto a future ipotetiche coalizioni per governare (o per fare opposizione). Si presenta, anzi, come un’occasione irripetibile per esaltare i rispettivi profili identitari nella ricerca di consensi nei propri potenziali bacini elettorali.

È quindi per certi aspetti comprensibile che lo scontro fra i partiti si sia articolato finora su questioni sostanzialmente estranee ai programmi per il futuro dell’Europa, con dinamiche di contrapposizione che si sviluppano, sia fra maggioranza e opposizioni ma anche e soprattutto all’interno dei rispettivi schieramenti. Con il risultato che l’attenzione dei media e della politica si è concentrata sulla scelta dei candidati e la composizione delle liste o al massimo sulle dinamiche che si potranno sviluppare attorno all’elezione del prossimo presidente della Commissione.

La necessità di una visione del futuro del Paese in Europa e con l’Europa

Eppure mai come in questa congiuntura l’Ue si trova a fronteggiare un contesto interno e internazionale così complicato e sfidante. Mai come nei prossimi anni l’Europa si gioca la prospettiva di una progressiva irrilevanza in un sistema di relazioni internazionali dove sembra prevalere le logica del più forte. Mai come ora l’Europa rischia una strisciante marginalizzazione se non riuscirà a invertire la rotta sulla demografia, sulla competitività, sulla capacità di stare al passo dei suoi concorrenti su ricerca, innovazione e sviluppo di nuove tecnologie. Mai come ora all’Europa si dovrà chiedere di contribuire a una crescita inclusiva e sostenibile con provvedimenti che siano condivisi dai suoi cittadini.

È vero che non è facile mobilitare consensi elettorali su temi che rischiano di essere percepiti come astratti, o proiettati su scenari apparentemente remoti. Ma è proprio in vista di una scadenza di questo tipo che ci si dovrebbe attendere dalla classe politica (senza distinzioni fra maggioranza e opposizioni) la capacità di una visione proiettata sul futuro. La capacità di uscire dalla logica di fin troppo prevedibili polemiche di bottega per mobilitare gli elettori su una visione del futuro del Paese in Europa e con l’Europa. Ferdinando Nelli Feroci, AffInt 22.4.

 

 

 

Voto europeo: per gli iscritti Aire nell’Ue certificati elettorali entro il 25 maggio

 

ROMA - È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’11 aprile scorso il decreto con cui il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha indetto i comizi elettorali per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia, datato 10 aprile.

Da queste date dipendono diverse scadenze, anche per gli elettori italiani all’estero che, se residenti in uno dei Paesi dell’Ue, potranno votare nei seggi allestiti presso Ambasciate e Consolati il 7 e 8 giugno prossimi, cioè con un giorno di anticipo rispetto al voto in Italia.

Come noto, potranno votare nei seggi anche gli italiani temporaneamente all’estero che ne hanno fatto richiesta entro il 21 marzo scorso.

Ad entrambi – sia agli iscritti all’AIRE che non abbiano optato per il voto ai membri spettanti al Paese UE di residenza, che ai temporaneamente all’estero che ne abbiano fatto richiesta – il Ministero dell’Interno invierà entro il 25 maggio il certificato elettorale con indicati gli orari e la località della votazione.

Gli elettori che, entro il quinto giorno precedente quello della votazione non avranno ricevuto al proprio domicilio il certificato elettorale, potranno farne richiesta al Capo dell’Ufficio consolare della circoscrizione di competenza (a partire, quindi, dal 4 giugno).

Gli italiani all’estero residenti nei Paesi extra Ue, invece, se vorranno votare dovranno tornare in Italia nel comune di iscrizione Aire. (aise/dip) 

 

 

 

Con SIGN cresce la cooperazione scientifica tra Italia e Germania

 

BERLINO - La Germania, primo partner commerciale dell’Italia, ospita una vasta comunità di accademici e scienziati di formazione italiana, con oltre 5000 ricercatori, molti in posizioni apicali, e più di 300 professori universitari, primo gruppo non germanofono attivo nel Paese.

Per consolidare le relazioni interpersonali e con l’Italia, dal 2022 è attiva per iniziativa dell’ambasciatore d’Italia a Berlino, Armando Varricchio, l’associazione SIGN (Scienziati Italiani in Germania Network) che collabora intensamente con l’Ambasciata nella realizzazione di eventi scientifici, nel solo 2023, diciannove, di cui otto nella città di Berlino.

Tra gli eventi ha avuto particolare rilevanza il workshop sull’economia dell’idrogeno, con gli interventi delle Ministre della Ricerca Bernini e Stark-Watzinger, e la cooperazione per il lancio di un bando congiunto per progetti di ricerca finanziato in parte uguale dai due Paesi per complessivi 6 milioni di euro.

Significativo è stato inoltre l’incontro tra il presidente della Max-Planck-Gesellschaft Cramer e la presidente del CNR Carrozza, realizzato in Ambasciata in occasione di rispettivi anniversari della fondazione, che ha dato vita ad azioni di rinnovata cooperazione tra le due istituzioni, particolarmente nell’ambito dell’intelligenza artificiale, attraverso un accordo firmato presso il Centro italo-tedesco per il dialogo europeo di Villa Vigoni.

Il coinvolgimento della cittadinanza in iniziative di open science, grande vetrina per i successi del ”Discovered and invented in Italy”, è stato particolarmente evidente nei due eventi organizzati nell’ambito della Berlin Science Week, della quale l’Italia è stato per la prima volta Paese partner. Nel primo è stato evidenziato il ruolo dell’eccellenza scientifica e tecnologica italiana nei grandi progetti internazionali per la fusione nucleare, mentre il secondo è stato l’occasione per presentare la candidatura italiana ad ospitare l’Einstein Telescope, con l’intervento del vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Pallavicini.

Infine la Giornata Nazionale dello Spazio ha offerto l’occasione per affrontare le sfide relative alla sicurezza favorendo l’incontro tra le aziende nazionali operanti in Germania e gli interlocutori istituzionali tedeschi.

Oltre al summenzionato bando relativo alla ricerca in tema di idrogeno verde, con scadenza il 7 giugno 2024, altri bandi hanno riguardato l’accesso di ricercatori italiani alle grandi infrastrutture di ricerca presenti sul territorio tedesco, per oltre quattro milioni di euro nel triennio, e la realizzazione di percorsi di accelerazione per startup high-tech italiane in Germania.

Nei prossimi anni la cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia e Germania, nell’ambito di una rafforzata prospettiva europea, è destinata a intensificarsi su molti fronti, primo fra tutti quello delle tecnologie sostenibili per l’energia, e in particolare l’idrogeno, l’intelligenza artificiale, grazie anche al recente AI Act europeo, le scienze e l’economia dello spazio con l’imminente EU Space Law, e le grandi infrastutture comuni per la ricerca di punta nelle scienze fisiche, dei materiali e della vita. (aise/dip 19.4.)

 

 

 

Le recenti puntate di Cosmo, ex-Radio Colonia

 

08.05.2024 Calo delle nascite e la scelta di non diventare madri. In vista della festa della mamma parliamo di natalità ancora in calo in Germania, con Enzo Savignano, e in Italia, con il demografo Alessandro Rosina: quali le cause, le conseguenze e le misure necessarie per invertire la rotta? Delle donne che scelgono di non avere figli, per convinzione o per le circostanze e le condizioni del mondo del lavoro, parliamo con Ilaria Maria Dondi, autrice del saggio "Libere di scegliere se e come avere figli". Senza dimenticare il ruolo dei padri.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/calo-nascite-germania-italia-festa-mamma-100.html

 

07.05.2024 Tutto quello che c'è in gioco alle prossime elezioni europee

Tra il 6 e il 9 giugno si terranno le elezioni europee. Di solito si tratta di un voto un po' snobbato dagli elettori, ma questa volta il Parlamento che uscirà dalle urne, e la nuova Commissione, saranno chiamati a scelte decisive in politica estera ed economica. Ne parliamo col giornalista Beda Romano. Ma per noi è anche l'occasione per ricapitolare insieme a Enzo Savignano le differenze tra i sistemi elettorali in Germania e in Italia e come possiamo votare noi italiani in Germania.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/elezioni-europee-100.html

 

06.05.2024 Banche: sempre meno filiali e sportelli. Gli esperti parlano di "desertificazione bancaria": le filiali delle banche, inclusi i relativi bancomat, stanno scomparendo dalle città. Enzo Savignano ci parla della situazione in Germania, mentre Andrea Franceschi de Il Sole 24 ore ci spiega perché gli istituti bancari stanno rinunciando alla loro tradizionale presenza sul territorio.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/banche-filiali-chiusure-100.html

 

03.05.2024 Quando abortire è complicato, in Italia e in Germania

Una commissione governativa si è espressa di recente a favore della decriminalizzazione dell'aborto in Germania, che al momento viene eseguito sempre come eccezione e solo dopo un colloquio in un consultorio. Ma trovare medici disposti a praticarlo è molto difficile in certe zone della Germania. In Italia il cinquantennale dibattito sull'aborto si è riacceso per la decisione del governo di facilitare l'attività dei movimenti pro vita nei consultori familiari. Ne parliamo con Cristina Giordano e Silvana Agatone della Laiga.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/abortire-diventa-complicato-italia-germania-100.html

 

02.05.2024 Come cambia il mondo del lavoro con la generazione Z?

Non si sono mai registrate così tante ore di lavoro in Germania come l'anno scorso, eppure molte donne rimangono sottooccupate. Cristina Giordano ci parla di un recente studio su questo tema e delle proposte degli esperti alla politica. E mentre decine di aziende tedesche sperimentano la settimana corta, si discute molto dell'approccio e delle richieste della generazione Z al mondo del lavoro. Ne parliamo con una giovane lavoratrice italiana in Germania e con il sociologo Maurizio Ferrera.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/lavoro-germania-giovani-condizioni-diritti-primo-maggio-100.html

 

30.04.2024 Spionaggio di ieri e di oggi in Germania

Fanno scalpore i casi di sospetto spionaggio a favore di Cina e Russia che hanno riempito le cronache tedesche nelle ultime settimane. Cristina Giordano ci riassume le vicende nei dettagli. Con l'esperto di intelligence Gianni Cipriani proviamo a capire quali sono le dinamiche dello spionaggio contemporaneo. Mentre col giornalista Roberto Giardina ripercorriamo una storia di spionaggio di 50 anni fa: il caso Guillaume che portò alle dimissioni del cancelliere Brandt.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/storie-spionaggio-germania-cina-russia-100.html  

 

29.04.2024. Riparare gli apparecchi difettosi: è un diritto. L'unione Europea ha approvato una direttiva per rendere la riparazione degli apparecchi più conveniente per il consumatore, entriamo nei dettagli con Cristina Giordano. Claudia Ehrlich, coordinatrice dell'Interkultureller Garten Lichtenberg di Berlino, ci racconta l'attività dei "Repair Cafes". Con Francesco Avallone, vicepresidente del Centro Consumatori Italia, parliamo di "obsolescenza programmata".

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/diritto-riparazione-elettronica-europa-germania-100.html

 

Musica italiana non stop. Il nostro web channel COSMO Italia inoltre ti offre due ore di musica non stop, che puoi ascoltare 24 ore su 24 sulla nostra pagina internet, sulla app di COSMO e su Spotify.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/channels/italia-channel-100.html

 

26.04.2024. Il nuovo patto dell'Unione Europea sui Migranti

Dopo tre anni di negoziato l'Europarlamento ha approvato Il nuovo accordo tra i 27 Paesi membri, un "Pact on Migration" che si basa su cinque pilastri fondamentali. Ce li descrive Agnese Franceschini. Ma le nuove procedure sono già state criticate da Caritas ed Amnesty International e da numerose associazioni che operano con migranti e rifugiati, ne parliamo con Eleonora Celoria dell'Associazione italiana Studi giuridici sull'immigrazione ASGI.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/nuovo-patto-unione-europea-migranti-germania-italia-100.html

 

25.04.2024. Biglietto d'ingresso a Venezia e tasse turistiche in Germania

Fino al 5 maggio i turisti che non pernottano dovranno pagare un biglietto di 5 euro per entrare a Venezia, ce ne parla Cristina Giordano. In Germania la Kurtaxe garantisce la copertura delle spese dovute alla manutenzione delle infrastrutture turistiche, Norbert Kunz (Deutscher Touristenverband) ci ha spiegato come funziona il sistema. E intanto aumenta il numero di quelli che in vacanza lavorano, sono gli holiday workers: ce ne parla Mascia Di Torrice dell'Istat.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/biglietto-entrata-venezia-kurtaxe-germania-overturismo-100.html

 

24.04.2024. Il 25 aprile e l'antifascismo italiano e tedesco. La stampa tedesca punta i riflettori sulla stretta alla libertà di espressione messa in atto dal governo Meloni. Dal caso Scurati all’emendamento che azzera la par-condicio in vista delle Europee. Ce ne parla Cristina Giordano. Anche le ANPI in Germania si preparano a ricordare la Festa della Liberazione, Elisa Locori ci spiega perché, anche all'estero, è importante ricordare i Partigiani. Di Resistenza al nazismo parliamo invece con lo storico Tommaso Speccher, che ci racconta la storia di Erika e Saskia von Brockdorff. 

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/festa-liberazione-resistenza-italiana-tedesca-fascismo-nazismo-scurati-100.html

 

23.04.2024. La carne dovrebbe costare di più in Germania?

Bistecche, salsicce e salami potrebbero diventare più costosi in futuro. Fa molto discutere la proposta della "Zukunftskommission Landwirtschaft" di aumentare dal 7% al 19% l'IVA sulle carni. Agnese Franceschini ci riassume i dettagli della proposta e le reazioni del mondo politico. Con il macellaio italiano di Stoccarda Salvatore Mezzapelle parliamo del suo lavoro e dei gusti dei suoi clienti. Infine riassumiamo le ultime proposte del "Bürgerrat Ernährung im Wandel", l'organismo che consiglia la politica tedesca in tema di alimentazione.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/carne-iva-nutrizione-allevamenti-germania-100.html

 

22.04.2024. Doppio cognome ai bambini e altre novità all’anagrafe tedesca

Rivoluzione del sistema anagrafico tedesco: i bambini potranno avere un doppio cognome, Agnese Franceschini ci spiega le nuove regole nei dettagli. Il parlamento ha anche approvato una serie di misure sull'autodeterminazione del genere sessuale che semplificano notevolmente le procedure per le persone transessuali. In Italia invece, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale sul doppio cognome, sembra ancora tutto fermo, ne parliamo con Sandra Sarti, della Rete per la parità.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/doppio-cognome-figli-germania-italia-identita-genere-100.html

 

19.04.2024. La gestione della pandemia nel mirino in Germania e in Italia

Pubblicati in Germania i verbali finora riservati del Robert Koch Institut, per ordine di un tribunale. A fare causa un giornalista vicino ad ambienti negazionisti, che solleva dubbi sulle restrizioni anti-Covid del governo tedesco. Ce ne parla Cristina Giordano. Sulla commissione parlamentare d'inchiesta che vuole far luce sulla gestione dell'emergenza Covid in Italia, sentiamo la giornalista Francesca Nava. E intanto, gli scienziati si chiedono da dove potrebbe arrivare la prossima pandemia. Ne parliamo con Calogero Terregino, direttore del Laboratorio di referenza europeo (Eurl) per l'influenza aviaria.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/gestione-pandemia-mirino-italia-germania-100.html

 

18.04.2024. Il clima cambia, la politica arranca: è ora di agire. Dopo mesi di negoziati, la coalizione semaforo del governo tedesco ha raggiunto un accordo sulla nuova legge per la protezione del clima in Germania. Agnese Franceschini ci spiega come ci si è arrivati e che cosa dice la legge. Della storica sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo che ha condannato la Svizzera perché non fa abbastanza per rallentare il riscaldamento globale ci parla il giornalista Maurizio Canetta, mentre con lo scienziato e meteorologo italiano Luca Mercalli affrontiamo il problema della sparizione dei ghiacciai.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/clima-legge-ghiacciai-svizzera-germania-100.html

 

17.04.2024. 60 anni di Nutella in Italia e in Germania

Il 20 aprile 1964 nasce la Nutella. Se la crema di nocciole più famosa al mondo si chiama così, lo si deve anche al mercato tedesco: la storia e le curiosità di un alimento diventato pop, raccontate da Cristina Giordano. Restano tuttavia le critiche sull’alta concentrazione di zucchero e sulla sua sostenibilità, come evidenziato da alcuni test tedeschi. Ma come viene usata in cucina? Ne parliamo con il pasticcere di Colonia Nunzio Pappalardo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/60-anni-nutella-italia-germania-100.html

 

16.04.2024. Criminalità in Germania e Italia, fra stranieri e baby gang

La recente statistica della polizia tedesca sulla criminalità ha riacceso puntuale il dibattito sull'immigrazione. Ma fa discutere anche l’aumento della criminalità tra i giovani in Germania. I dati e la discussione politica raccontati da Cristina Giordano. Ma cosa si intende per criminalità giovanile e per "gang" in Italia? Ne abbiamo parlato con Marco Dugato, ricercatore di Transcrime.

 

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/criminalita-giovanile-baby-gang-immigrazione-germania-italia-100.html

 

15.04.2024. Povertà infantile in Germania: Kindergrundsicherung e alimenti

Un nuovo sussidio per combattere meglio la povertà infantile: la Kindergrundsicherung dovrebbe sostituire presto il Kindergeld e gli altri sussidi per le famiglie. Ma è da mesi oggetto di dibattito nella coalizione e avrà a disposizione molti meno fondi rispetto ai piani della ministra della famiglia Lisa Paus dei Verdi. L‘approfondimento è di Cristina Giordano. Inoltre gli alimenti per i figli dopo i divorzi spesso non vengono pagati: a volte lo Stato tedesco li anticipa, spesso senza recuperarli. Ne parliamo con l'avvocata Viviana Ramon.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/kindergrundsicherung-aiuti-contro-poverta-bambini-germania-100.html

 

12.04.2024 Emergenza asili: in Germania mancano 430.000 posti

L'allarme è stato lanciato da uno studio della Bertelsmann Stiftung, sono sempre di più le famiglie che non ricevono un posto negli asili nido o nelle scuole materne per i propri piccoli. Mancano i posti garantiti per legge ma mancano soprattutto le educatrici e gli educatori, spesso stressati e sottopagati. Ne parliamo col collega Enzo Savignano, con Doreen Siebernik del sindacato GEW e con l'educatrice italiana di Colonia, Luciana Pucci.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/emergenza-asili-mancano-posti-germania-100.html

 

11.04.2024 Poche tasse in Germania per eredità e grandi patrimoni

In Germania più ricco sei, meno tasse paghi: in molti sottolineano da tempo l'iniquità del sistema fiscale tedesco, con vantaggi e scappatoie per chi eredita o possiede grandi patrimoni. Ce ne parla Enzo Savignano. Intanto diversi multimilionari nei paesi di lingua tedesca alzano la voce per pagare più tasse: è il movimento per la giustizia sociale "Tax me now" di Marlene Engelhorn, erede milionaria austriaca. Di eredità fra Italia e Germania parliamo con l'avvocato Ernesto Vecchio.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/successioni-germania-italia-eredi-tasse-imposte-patrimoniale-100.html

 

10.04.2024 10 anni di salario minimo in Germania: un bilancio. Sono passati 10 anni da quando l'allora governo di grande coalizione a guida Merkel approvò la legge sul salario minimo che fu poi introdotto a partire dal 2015. Da 8,50, il salario minimo in un decennio è passato a 12,41euro all'ora. Enzo Savignano ci racconta la storia di questa riforma. Con l'economista Oliver Holtemöller tracciamo un bilancio delle conseguenze del salario minimo. Mentre con la ricercatrice Silvia Spattini spieghiamo come mai in Italia non sia stato ancora introdotto. https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/salario-minimo-germania-dieci-anni-100.html

 

09.04.2024 Speciale: Tonia Mastrobuoni, attenta osservatrice della Germania

È lei che da anni sul quotidiano "La Repubblica" racconta puntuale cosa succede in Germania, soprattutto per quanto riguarda la politica e l'economia: ma Tonia Mastrobuoni è corrispondente anche per i Paesi dell'Europa dell'est, alle cui democrazie in sofferenza ha dedicato di recente un libro. Un monito per l'Italia e la Germania, come racconta in questa puntata speciale, in cui commenta con noi l'operato del governo tedesco, ci parla di techno berlinese e di molto altro. 

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/speciale-tonia-mastrobuoni-germania-berlino-corrispondente-100.html

 

08.04.2024 I 50 anni della Golf: una storia di successo italo-tedesca

La storia dell'auto più amata dai tedeschi prodotta per la prima volta nel 1974 su design italiano, ce la racconta Enzo Savignano. In molti ci avete raccontato le "vostre" Golf sulla nostra pagina facebook. Con Paolo Tumminelli, architetto e docente di design, abbiamo parlato dei segreti del successo di mercato di questa macchina ormai leggendaria.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/golf-auto-50anni-100.html

 

05.04.2024 Lo sfruttamento nel piatto: le ombre sulla filiera agroalimentare in Italia e Germania. Il Parlamento europeo ha di recente approvato una direttiva sulle filiere produttive. Come ci spiega Giulio Galoppo, i Paesi membri si impegnano a controllare il rispetto dei diritti umani e dell'ambiente in tutti i passaggi della catena produttiva, dentro e fuori l'Ue. Una normativa che vuole porre rimedio allo sfruttamento, ad esempio, nel settore agroalimentare. Tema su cui fa luce il documentario "Bittere Früchte – Ausbeutung in der Landwirtschaft", di Elke Sasse. Marco Omizzolo ci parla, invece, di caporalato nelle campagne italiane. https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/sfruttamento-filiera-agroalimentare-italia-germania-100.html  

 

04.04.2024 Il digiuno tra salute spirituale e fisica

Si sta per concludere il digiuno religioso del Ramadan, osservato da milioni di musulmani in tutto il mondo, ce ne parla Giulio Galoppo. Hatice Cevig lo pratica e ci racconta la sua esperienza. L'abitudine del digiuno si sta diffondendo in Europa anche per motivi di benessere e salute, alla nutrizionista Roberta Occhinegro abbiamo chiesto qualche consiglio su come praticarlo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/ramadan-digiuno-intermittente-germania-italia100.html  

 

03.04.2024 La Baviera vieta il linguaggio inclusivo a scuola e negli uffici

Il divieto riguarda l'uso del linguaggio inclusivo nelle scuole e nella pubblica amministrazione, ce ne parla Giulio Galoppo. Fortemente contraria a queste misure Simone Fleischmann, presidente dell'associazione degli insegnanti bavaresi. Sulla modalità di evoluzione di una lingua in senso inclusivo e sul dibattito in Italia abbiamo sentito la docente e sociolinguista Vera Gheno. 

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/linguaggio-genere-divieto-baviera-germania-100.html

 

02.04.2024 La NATO compie 75 anni... e si vedono tutti. Il 4 aprile l'Alleanza atlantica compie 75 anni. Nata con intento difensivo durante la Guerra fredda, la NATO si è estesa di recente a molti Paesi dell'ex Patto di Varsavia e ha accolto anche due Stati storicamente neutrali, come Svezia e Finlandia. Eppure l'esistenza della NATO e la sua funzione sono messe in dubbio dagli stessi USA, Paese guida della NATO, che hanno sempre meno interessi strategici in Europa. Ne parliamo con Giulio Galoppo, Federico Petroni e Maurizio Simoncelli.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/nato-anniversario-germania-italia-100.html

 

Musica italiana non stop. Il nostro web channel COSMO Italia inoltre ti offre due ore di musica non stop, che puoi ascoltare 24 ore su 24 sulla nostra pagina internet, sulla app di COSMO e su Spotify.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/channels/italia-channel-100.html

Ascolta COSMO italiano. Podcast, streaming e radio:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/index.html

Nella app gratuita di COSMO:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/nuova-app-cosmo-100.html

Seguici su Facebook 

https://www.facebook.com/cosmoitalienisch Cosmo/de.it.press

 

 

 

 

Novità dal Cgie-Germania

 

Il gruppo di lavoro 3 “Servizi consolari”, Coordinato dal Consigliere Giuseppe Scigliano, ha già consegnato alla Segreteria del CGIE il Piano d’azione con diverse proposte che mirano a migliorare i servizi consolari.

Di seguito alcuni punti riportati nel piano d’azione:

1)  Carta d’identità a tempo indeterminato a partire dai settanta anni (modello spagnolo);

2) Il portale Fast-It che consente al cittadino di comunicare con il proprio Consolato, pur se reso più fruibile e maggiormente intuitivo, non può essere l’unico strumento di contatto;

3) Molti sono i cittadini che non sono in possesso di strumenti informatici adeguati e competenze necessarie, a tal scopo si ritiene necessario che sia opportuno continuare ad avere un canale preferenziale e ben strutturato a favore dei tanti cittadini che necessitano di mettersi in contatto con la struttura consolare di pertinenza;

4) Estensione degli orari di apertura al pubblico;

5) Maggiore concentrazione dei Consolati sui servizi ai connazionali (Carte d'identità, Passaporti, Stato Civile e AIRE) con relativa economia di energie sino a ora dedicate alle azioni culturali e di proiezione esterna, delegando detti servizi completamente agli Istituti Italiani di Cultura, alle Agenzie Italiane di Commercio e all'ENIT;

Si ricorda che la  Germania, in seno al CGIE, ha espresso Tommaso Conte nel Comitato di presidenza, Marilena Rossi Coordinatrice del Gruppo di lavoro “Inclusione donna”, Silvestro Gurrieri coordinatore del gruppo di lavoro “Monitoraggio spese capitolo 3131”, Giuseppe Scigliano coordinatore del gruppo di lavoro “Servizi consolari”, Giulio Tallarico e Gianluca Errico  rispettivamente nelle commissioni “Nuove Migrazioni e Generazioni Nuove, Mobilità” e “Digitalizzazione, Innovazione Ricerca, Studi, Università”.

Giuseppe Scigliano, de.it.press

 

 

 

 

A Francoforte e Darmstadt Galileo Galilei Science & Space Festival

 

Siamo alla quarta edizione del Galileo Galilei Science & Space Festival che quest’anno si terrà sia a Francoforte che a Darmstadt dal 23 al 26 maggio 2024 e che vi riserva alcune novità. 

Volete sapere chi saranno gli ospiti di questa edizione?

Vediamo di farveli conoscere: il Direttore italiano del Dipartimento di Fisica Teorica del CERN di Ginevra -  il laboratorio europeo di fisica delle particelle - Prof. Gian Francesco GIUDICE,  il direttore scientifico di EUMETSAT Dr. Paolo RUTI, il Direttore del Dipartimento di Biofisica al GSI-FAIR Helmhotz Center di Darmstadt  Prof. Marco Durante, l’ingegnere responsabile della missione “Juice” di ESA, una missione verso il pianete Giove,  Dr. Giulio Pinzan, e per una breaking news sul tema Comunicare la scienza il Prof. Telmo Pievani dell’Università di Padova.

Ed infine quest’anno il festival si chiuderà domenica 26 maggio, ore 19:00, all’Internationales Theater di Francoforte (Hanauer Landstr. 7 /FFM – Zoo-Passage) con uno spettacolo teatrale, in lingua inglese, “Science meets Music” dal titolo: Space and nature are bigger than us – Six memos for Humankind.

Un Reading and Music Show con Telmo Pievani e Paolo Ferri con musiche originali composte da Marta Cametti e la direzione artistica di Donato Lospalluto.

 

Le informazioni sullo spettacolo (in lingua italiana, inglese e tedesca) e la prenotazione dei biglietti li trovate a questo link:

https://www.internationales-theater.de/programm-ticketkauf/alle-anzeigen/science-meets-music#science-meets-music-de

Scoprite al link qui di seguito tutto il programma completo bilingue (italiano-inglese) del festival, edizione 2024.

Oppure oppure cliccate sulla nostra pagina bilingue del "Galileo Galilei Science & Space Festival".

Versione italiana: https://consfrancoforte.esteri.it/it/news/dal_consolato/2024/04/galileo-galilei-science-space-festival-23-05-26-05-24-a-francoforte-e-darmstadt/

English version: https://consfrancoforte.esteri.it/de/news/dal_consolato/2024/04/galileo-galilei-science-space-festival-23-05-26-05-24-a-francoforte-e-darmstadt/

La lectio magistralis del 23 maggio al Physikalischer Verein del Prof. Giudice è ad ingresso libero senza obbligo di prenotazione.

Mentre per partecipare agli eventi gratuiti di sabato 25 maggio presso EUMETSAT è obbligatoria la prenotazione fino al 21 maggio 2024, scrivendo a: francoforte.culturale@esteri.it

Un programma quindi che vi permetterà di incontrare e chiacchierare con i conferenzieri dal vivo in bellissimi luoghi delle due città, nei quali siete calorosamente invitati anche per stare insieme in alcuni momenti conviviali.  

Vi aspettiamo e…rimanete sempre sintonizzati con @Italyinffm  

Consolato Generale d’Italia a Francoforte sul Meno, Affari culturali e comunicazione / Kultur -und Pressebüro (de.it.press)

  

 

 

 

A Francoforte e Darmstadt il “Galileo Galilei Science&Space Festival”

 

FRANCOFORTE.  - Dal 23 al 26 maggio prossimi avrà luogo a Francoforte e a Darmstadt, in Germania, la quarta edizione del “Galileo Galilei Science&Space Festival”, un festival dedicato alla divulgazione della cultura e dei temi scientifici e alla valorizzazione della straordinaria rete di ricercatori italiani presenti in Italia e all’estero.

Questa rassegna sulla scienza, gratuita e aperta al pubblico, previa prenotazione, vuole essere anche quest’anno testimonianza concreta del ruolo di primissimo piano svolto dall’Italia nel campo della scienza di base e della ricerca tecnologica.

La quarta edizione presenta alcune importanti novità. Si inizia giovedì 23 maggio, alle ore 19:00, al Physikalischer Verein di Francoforte – che quest’anno celebra i 200 anni dalla sua fondazione – con una lectio magistralis di Gian Francesco Giudice, direttore del Dipartimento di Fisica Teorica del CERN, il laboratorio europeo di fisica delle particelle con sede a Ginevra che ci parlerà, del tema “Before the Big Bang. How the Universe began and what came before – Prima del Big Bang. Come è iniziato l’universo e cosa è avvenuto prima“. Modererà l’incontro, in lingua inglese, Luciano Rezzolla della J. W. Goethe-Universität di Francoforte.

Sabato 25 maggio il Festival si è sposterà a Darmstadt, questa volta presso la Gallery Room di EUMETSAT, dove, a partire dalle 16:45, si avrà modo di ascoltare Paolo Ruti, chief scientist di EUMETSAT, che terrà una conferenza su “EUMETSAT operation and innovation. A direct linking with the international user community to enhance daily life”. Introduce e modera Flavio Murolo. Successivamente vi saranno la conferenza di Marco Durante di GSI-FAIR su “Space radiation to cure cancer on Earth”, con la moderazione di Silvia Masciocchi, una breaking new in italiano di Telmo Pievani dell’Università di Padova su “Comunicare la scienza: un intreccio di linguaggi”, introdotta da Alberica Toia, e infine l’intervento di Giulio Pinzan dell’ESA su “Scoprire le Lune di Giove: Juice una missione senza precedenti”, con la moderazione di Paolo Ferri.

Al fine della giornata di sabato il pubblico sarà invitato dal Consolato Generale di Francoforte ad un momento conviviale con i conferenzieri del Festival per degustare insieme prodotti italiani e continuare a parlare di scienza.

Per partecipare agli eventi gratuiti di sabato 25 maggio presso EUMETSAT è obbligatoria la prenotazione, che sarà possibile fino al 21 maggio scrivendo a francoforte.culturale@esteri.it.

Quest’anno il festival si chiuderà domenica 26 maggio, alle ore 19:00, presso l’Internationales Theater di Francoforte con uno spettacolo teatrale, in lingua inglese, “Science meets Music” dal titolo “Space and nature are bigger than us – Six memos for Humankind”. Un reading e spettacolo musicale con Telmo Pievani e Paolo Ferri, con le musiche originali composte da Marta Cametti e la direzione artistica di Donato Lospalluto.

Il festival è reso possibile grazie alla collaborazione di EUMETSAT, ESA-ESOC, GSI-FAIR di Darmstadt, Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte (Dipartimento di Fisica) e Physikalischer Verein Frankfurt, Circolo culturale italiano ESOC- EUMETSAT, Società Dante Alighieri (comitato di Darmstadt) ed infine Rizzoli Editore. (aise/dip 3)

 

 

 

A Francoforte va in scena lo spettacolo “Nature and Space are bigger than us” con Pievani e Ferri il 26 maggio

 

Francoforte sul Meno – Due linguaggi universali, quello della scienza e quello della musica, due personalità italiane molto apprezzate e conosciute sia in  Italia che in Germania, quali Telmo Pievani –  filosofo della scienza e biologo evoluzionista – e Paolo Ferri  – fisico, responsabile per circa 40 anni all’ESA di moltissime importanti missioni robotiche interplanetarie –  entrambi accomunati da una passione per la divulgazione di temi attuali e complessi che riguardano la ricerca e la cultura scientifica nei rispettivi settori, incontrano due giovani e talentuosi artisti come la pianista Marta Cametti e l’art director Donato Lospalluto e decidono di portare in scena un confronto-colloquio-recital con  musiche e scenografie originali.

Titolo dello spettacolo è “Nature and Space are bigger than us – Six Memos for Humankind  (La natura e lo spazio sono più grande di noi – Sei brevi lezioni per l’umanità). Uno show in lingua inglese adatto anche ad un pubblico non solo italiano ma anche internazionale, quale quello della città di Francoforte, così come per gli studenti delle scuole e dell’università. Tutto questo all’ Internationales Theater (teatro internazionale) di Francoforte (Hanauer Landstr 7 – Zoo Passage) domenica 26 maggio, con inizio alle ore 19.00, nell’ambito, e a chiusura, della quarta edizione del Galileo Galilei Science and Space Festival, festival ideato e organizzato dall’ufficio culturale del Consolato Generale d’Italia a Francoforte.

Uno spettacolo costruito come una lettura scenica-dialogo col pubblico, con intermezzi musicali che spaziano dalla musica classica, al jazz, alla musica contemporanea, ed una scenografia che ci porterà con suggestive immagini e giochi di luce dalle origini del nostro pianeta  al presente della nostra attuale situazione connotata dal cambiamento climatico e dalla riduzione della biodiversità, per proiettarci in un futuro più co-evolutivo, saggio e rispettoso sia della madre terra che della nostra prossima presenza stabile  nell’universo.

Un recital teatrale che prendendo le mosse da semplici domande su cosa e come l’homo sapiens sia riuscito a inserirsi, adattarsi  e coesistere nell’ecosistema del nostro pianeta, che forse non ci prevedeva –  siamo infatti l’unica specie umana sopravvissuta nel gioco dell’evoluzione e che per contingenza evolutiva domina da migliaia di anni la Terra –  e fin dagli albori ha osservato il cielo sia per orientarsi che per proiettare le proprie mitologie fondative, oppure realizzare le prime osservazioni ed ipotesi scientifiche o forse anche come luogo di autoconsapevolezza della propria solitudine e finitudine. I due relatori proporranno infatti riflessioni profonde ed originali sul rapporto degli esseri viventi con la Terra, che pazientemente ci ospita da 200 millenni, e ci parleranno inoltre di quali sfide bisognerà affrontare per l’avventura nello spazio profondo nella consapevolezza che entrambi gli habitat hanno proprie dinamiche evolutive e specificità che vanno lette, interpretate e conosciute con attenzione e rispetto.

Di certo è che l’essere umano rimane connotato da innata ed immensa curiosità, da una capacità di adattamento e sopravvivenza in diversi ambienti, anche ostili, di ideazione e realizzazione di imprese e sfide con forte spirito di scoperta ed avventura, non solo sul nostro pianeta, ma negli ultimi 70 anni parimenti affrontando affascinanti missioni spaziali nel sistema solare. Tuttavia la natura e lo spazio sono veramente più grandi di noi e sulla base delle nostre attuali conoscenze scientifiche, il dialogo tra Telmo Pievani e Paolo Ferri, fatto da sei brevi note per l’umanità, si incentrerà su alcune importanti e rilevanti questioni sollevate dalla scienza. Insomma sei quadri o finestre che si apriranno ed inviteranno il pubblico presente in sala  alla riflessione su chi siamo, come interagiamo, pensiamo e modifichiamo, nel bene e nel male, gli ecosistemi o lo spazio dove lasciamo la nostra impronta ecologica, luoghi nei quali, in fin dei conti, siamo solo una specie, una parte, e non i dominatori, di questi immensi e complessi habitat con i quali continuamente ci relazioniamo e siamo connessi.

Uno spettacolo che si realizza grazie al supporto e la collaborazione del Circolo culturale italiano ESOC – EUMETSAT di Darmstadt e del Consolato Generale d’Italia a Francoforte e che concluderà, con questa novità, l’edizione 2024 dell’atteso festival della scienza e dello spazio anche quest’anno presente nelle città di Francoforte e Darmstadt.  Ulteriori informazioni in italiano, inglese e tedesco sugli artisti e lo spettacolo si possono trovare a questo link: https://www.internationales-theater.de/programm-ticketkauf/alle-anzeigen/science-meets-music#science-meets-music-de  (Inform/dip 10)

 

 

 

 

Mostra a Berlino nel centenario della morte di Puccini

 

Berlino - L’ambasciatore d’Italia Berlino, Armando Varricchio, ha partecipato il 17 aprile all’inaugurazione della mostra “L’Opera incontra i nuovi media – Puccini, Ricordi e l’ascesa della moderna industria dell’intrattenimento”, curata dall’Archivio Storico Ricordi in occasione del centenario della morte di Giacomo Puccini.

L’esposizione è stata allestita presso la sede di rappresentanza berlinese del Gruppo Bertelsmann e resta aperta fino al 16 maggio, per fare poi tappa in Italia presso il Museo Teatrale alla Scala in ottobre.

L’esposizione presenta le nuove tecnologie nate nell’inizio del ‘900, come le registrazioni sonore e l’immagine in movimento, e la capacità che hanno avuto il Maestro Puccini e la casa editrice musicale Ricordi ad adattarsi alle sfide da esse poste. Attraverso documenti d’epoca dell’Archivio Ricordi, ma anche tramite animazioni create dall’intelligenza artificiale, i visitatori hanno l’occasione di esplorare il fenomeno Puccini, ancora adesso uno dei compositori più eseguiti al mondo.

“Le nuove tecnologie, oggi come all’inizio del Ventesimo secolo, cambiano radicalmente settori come quelli della musica e della comunicazione, aprendo strade inedite alla creatività e all’innovazione”, ha detto Varricchio. “Al contempo pongono la cultura e la società dinanzi a importanti sfide che vanno affrontate con ingegno, come fecero il Maestro Puccini e gli editori musicali dell’epoca, a partire da Ricordi”. Ma non solo: “il personaggio di Puccini è particolarmente moderno anche per la sua capacità di salvaguardare le tradizioni continuando a promuovere il rinnovamento e il progresso, che sono aspetti qualificanti dell’identità italiana, oggi al centro del messaggio che portiamo in Germania in un anno particolarmente significativo per la cultura italiana”.

Presenti all’inaugurazione anche: la Segretaria di Stato per la Cultura di Berlino Sarah Wedl-Wilson; il CEO di Bertelsmann Thomas Rabe; il Maestro Alberto Veronesi, Presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni pucciniane; il curatore della mostra Gabriele Dotto, il Direttore di Archivio Ricordi Pierluigi Ledda e la Direttrice del Museo della Scala Donatella Brunazzi. L’inaugurazione è stata accompagnata musicalmente da membri della Staatskapelle di Berlino e degli Internationale Opernstudios della Staatsoper Unter den Linden.

Per celebrare la ricorrenza del centenario, lo scorso 14 marzo l’Ambasciata aveva ospitato una serata con un concerto dei giovani talenti del Festival Virtuoso & Belcanto. Inoltre, lo scorso 31 marzo la Stagione dei Concerti Popolari ospitati dalla Filarmonica di Berlino ha dedicato a Puccini il tradizionale Concerto di Pasqua nella Grande Sala della storica Filarmonica. (aise/dip)

 

 

 

A Berlino fino al 2 settembre la mostra “Andiamo in Italia”

 

BERLINO - Ambasciatore italiano a Berlino, Armando Varricchio venerdì scorso ha partecipato all’inaugurazione della mostra “Andiamo in Italia! Con Liebermann a Venezia, Firenze e Roma” al museo Villa Liebermann, curata dalla storica dell’arte italo-tedesca Alice Cazzola e dedicata al fecondo e poliedrico rapporto dell’artista berlinese Max Liebermann (1847–1935) con l’Italia e il suo paesaggio culturale. L’attenzione si concentra sulle opere “italiane” del pittore, le sue mostre in Italia e la ricezione della sua arte nel paese.

Come sottolineato dall’Ambasciatore, l’esposizione mostra come “Liebermann, grazie al suo approccio critico e articolato, superò una visione statica dell’arte italiana, come qualcosa di grandioso che dal passato continua a ispirare il presente, per prediligere la scoperta di vene contemporanee ed entrare in dialogo con esse. L’Italia costituì inoltre, anche per Liebermann, un indispensabile terreno di confronto rispetto alla propria creatività, così come la sua opera consente oggi a noi italiani di guardare con emozione e ammirazione a un periodo affascinante della pittura tedesca”.

Sono intervenuti all’inaugurazione anche il Senatore per la Cultura del Land di Berlino Joe Chialo, il Presidente della Max-Liebermann-Gesellschaft Johannes Nathan, la Direttrice uscente di Villa Liebermann Lucy Wasensteiner e la curatrice Alice Cazzola.

Organizzata in collaborazione con il Museo Casa di Goethe di Roma e con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Berlino e dell’Ambasciata tedesca a Roma, la mostra sarà aperta fino al 2 settembre 2024 per poi fare tappa al Museo Casa di Goethe, dal 20 settembre 2024 al 09 febbraio 2025.

L’esposizione è accompagnata dal catalogo “Max Liebermann in Italien”, recante una prefazione dell’Ambasciatore Varricchio e numerose illustrazioni e saggi sui legami italiani di Liebermann. (aise/dip 6) 

 

 

 

Kempten, la Festa del 1° Maggio 2024

 

Il 1° Maggio scorso – secondo la Confederazione dei Sindacati Tedeschi (DGB), in occasione della Festa dei Lavoratori – 330.000 sono state le persone che hanno preso parte a livello federale alle centinaia di manifestazioni, da essi organizzate all'insegna del motto: Mehr Lohn, mehr Freizeit, mehr Sicherheit /

Più salario, più tempo libero, più sicurezza.

Negli interventi è stato insistentemente raccomandato a tutti di non sentirsi indifesi nei tanti sconvolgimenti del nostro tempo (si pensi alle guerre in atto!), ricordando che quasi 6 milioni di aderenti lottano ogni giorno per i diritti dei lavoratori, aggiungendo con soddisfazione che, l'anno scorso, ad essi, si sono aggiunti altri 437.000 nuovi colleghi. Un indiscutibile vantaggio ogni qual volta si vogliano ottenere maggiori diritti e protezione per i lavoratori. Solidarietà, quindi, la parola d'ordine!

E dato che sempre più datori di lavoro si sottraggono alla propria responsabilità sociale, sarà necessario battersi collettivamente per ottenere un rapido aumento dei salari. Con questo cambiamento si otterranno molti vantaggi: più soldi, migliori condizioni di lavoro, prospettive sicure per il futuro, migliore qualità della vita. Con un contratto collettivo si otterranno maggiori diritti: più retribuzione, più tempo libero, più sicurezza.

E dato che l’economia, la società e il mondo del lavoro stanno diventando climaticamente neutrali e digitali, compito dei Sindacati sarà quello di dare forma al cambiamento in modo socialmente giusto. È per questo che essi, i Sindacati, avranno bisogno di un maggiore coinvolgimento da parte dei lavoratori, dato che senza questa codeterminazione la trasformazione non potrà avere successo. In questo modo si apriranno nuove prospettive per i lavoratori: qualificazione, formazione e perfezionamento, distribuendone equamente l’onere e trasformando il cambiamento tecnico in progresso sociale.

Una maggiore sicurezza si potrà avere soltanto se lo Stato tornerà ad agire, dato che ogni euro adeguatamente investito adesso porterà una maggiore prosperità in futuro. Quindi il freno all’indebitamento che argina gli investimenti dovrà venir riformato. E lo stato sociale dovrà rimanere affidabile. In caso di malattia, vecchiaia, disoccupazione i dipendenti dovranno poter usufruire di una maggiore sicurezza nel mondo del lavoro.

La sola soluzione alle sfide attuali starà nell’unione e non nell’odio e nella divisione: sul posto di lavoro, sui banchi e sulle scrivanie e per le strade. In occasione delle prossime elezioni si dovrà tenere conto soprattutto di una cosa: i razzisti e i populisti non rappresentano gli interessi dei lavoratori, per i quali  saranno importanti: buoni salari, lavoro sicuro, giusti diritti, alloggi a prezzi accessibili, buona istruzione e sicurezza nella vecchiaia.

Molte di queste intenzioni dichiarate in campo federale sono state espresse – integrate opportunamente con diverse notizie a livello locale – alla Manifestazione di Kempten (Allgäu), in occasione della Festa dei Lavoratori del 2024, che, – iniziata alle ore 10:00 e durata sino al primo pomeriggio – si è svolta nella Markthalle, nella Königspklatz.

Si sono succeduti sul palco, tra gli altri: il Presidente Distrettuale della Federazione dei Sindacati, DGB, Ludwin Debong, che ha aperto l'incontro, ribadendo, tra l'altro, quanto richiesto – da sempre – dai Sindacati: Non interrompere la solidarietà evitando le divisioni di parte.

Subito dopo ha preso la parola Werner Gloning, già Presidente Regionale del DGB Allgäu-Donau-Iller, che, anche da parte sua, ha ribadito quanto richiesto dai Sindacati. E facendo, a sua volta, accenni all'attuale pericolosissima situazione mondiale con le attuali guerre in corso e commentando anche i recenti scioperi a livello federale. Non dimenticando anche le recenti chiusure di diverse aziende, che hanno toccato anche Kempten.

Coinvolgenti anche gli altri interventi. Tra cui quello di altri giovani sindacalisti, che hanno fatto interessanti considerazioni dal punto di vista delle giovani generazioni e di ciò che esse si augurano per il loro futuro.

Durante l'incontro – inframmezzato da momenti musicali offerti dal Complesso Vokales – gli intervenuti hanno avuto modo di gustare alcuni piatti tipici del Ristorante Smoker Deifi, accompagnati da qualche dissetante boccale di birra, e di commentare con i vicini quanto appena ascoltato. La Festa si è protratta ancora sino al primo pomeriggio.

A questa manifestazione – tra il numeroso pubblico intervenuto e  alle persone precedentemente nominate, erano presenti: alcuni Consiglieri Comunali, anche delle Amministrazioni precedenti. Inoltre, hanno preso parte all'evento: il Presidente  Circoscrizionale del KAB, Signor Manfred Stick e Signora, il Segretario Circoscrizionale del KAB, Signor Wolfgang Seidler, il Signor Ewald Lorenz-Haggenmüller, già Assistente Spirituale del KAB e tuttora molto attivo in diversi progetti come nel Weltladen , Il Presidente delle Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani  della Baviera (ACLI), nonché Vicepresidente delle ACLI Germania, Comm. Carmine Macaluso, e   il Vicepresidente Vicario delle ACLI Baviera, e Presidente del Circolo locale (ACLI), nonché Corrispondente Consolare per il Circondario di Kempten, Dr. Fernando A. Grasso i Coniugi Haertle, il Signor Kloos,  e tanti altri rappresentanti di Enti e Organizzazioni.

Grasso, in questa occasione, oltre ad avere avuto il piacere di incontrarsi con le persone di cui sopra – persone, alcune delle quali conosce personalmente e apprezza da tempo – ha avuto la piacevole sorpresa di ritrovare tra i molti giovani del Sindacato Ver-di uno dei suoi allievi più affezionati degli Anni Novanta: Daniele Lupo. Fernando A. Grasso, de.it.press

 

 

 

ReteDonne – coordinamento donne italiane all’estero, l’appello a non modificare la legge 194

 

AMBURGO – In un appello congiunto le associazioni ReteDonne e V – coordinamento donne italiane all’estero e ReteDonne Paesi Bassi chiedono al Governo italiano di riconsiderare l’emendamento approvato in prima lettura alla Camera, che permette alle realtà del terzo settore, che abbiano una qualificata esperienza a sostegno della maternità, di avere un ruolo attivo nei consultori. Una norma che per le associazioni ReteDonne consentirebbe ai sodalizi Pro vita di operare all’interno dei consultori, non in linea con il principio di imparzialità della legge 194 sull’interruzione della gravidanza.  “La Legge 194, fondamentale per la salute e l’autodeterminazione delle donne, venne scritta per legalizzare l’accesso all’aborto, ma anche per accompagnare e affiancare le donne verso una maternità consapevole, attraverso informazioni neutre e scientifiche”, si sottolinea nell’appello, firmato dalla presidente di ReteDonne e.V. – coordinamento donne italiane all’estero Luciana Mella, e dalla coordinatrice di ReteDonne – Paesi Bassi, Letizia Maulà. Nel testo si segnala inoltre che in Germania, “una commissione istituita dal Governo consiglia di rendere legali le interruzioni di gravidanza nelle prime dodici settimane, aprendo un nuovo dibattito per la totale depenalizzazione dell’aborto” , e quanto succede nei Paesi Bassi, “che restano una delle nazioni tra le più virtuose in Europa nella difesa del diritto all’aborto”,  dove si fornisce “alle donne tutta l’assistenza prima e dopo l’intervento”. In proposito, nell’appello viene anche ricordato il voto favorevole del Parlamento europeo all’inserimento dell’interruzione di gravidanza nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. (Inform/dip 19.4.)

 

 

 

 

La IV edizione del “Galileo Galilei Science & Space Festival dal 23 al 26 maggio 2024

 

Cosa succede se due linguaggi universali, scienza e musica, si incontrano per far dialogare un filosofo della scienza e biologo evoluzionista con un fisico ed esperto di missioni interplanetarie? E a loro due si affianca una pianista che propone brani di musica classica, contemporanea e jazz per creare uno spazio musicale e scenico capace di unire i temi scelti dai due interlocutori e rendere intrigante e sonoro questo confronto? Probabilmente potrebbe nascere una nuova narrazione della scienza?

Porsi domande su cosa e come l’homo sapiens sia riuscito a inserirsi, adattarsi  e coesistere nell’ecosistema del nostro pianeta che forse non ci prevedeva -  unica specie umana sopravvissuta nel gioco dell’evoluzione e che per contingenza evolutiva domina da migliaia di anni la Terra -  e fin dagli albori abbia osservato il cielo sia per orientarsi che come dimensione celeste per proiettare le proprie mitologie fondative, oppure dove realizzare le prime osservazioni scientifiche o forse anche come luogo di autoconsapevolezza della propria solitudine e finitudine, non sono questioni di poco conto. Di certo l’essere umano è connotato da innata ed immensa curiosità, capacità di adattamento e sopravvivenza in diversi ambienti, anche ostili, di ideazione e realizzazione di imprese e sfide con forte spirito di scoperta ed avventura, non solo sul nostro pianeta, ma negli ultimi 70 anni anche con affascinanti missioni spaziali nel sistema solare.

Nasce quindi proprio dal confronto e soprattutto dalla consapevolezza che la natura e lo spazio sono più grandi di noi, sulla base delle nostre attuali conoscenze scientifiche, il dialogo tra Telmo Pievani e Paolo Ferri fatto da sei brevi note per l’umanità in cui alcune di queste questioni sollevate dalla scienza si intrecciano e si lasciano condurre dalla musica eseguita dalla pianista Marta Cametti. 

Sei quadri o finestre che si aprono e ci invitano alla riflessione su chi siamo, come interagiamo, pensiamo e modifichiamo, nel bene e nel male, gli ecosistemi o lo spazio dove lasciamo la nostra impronta ecologica, luoghi nei quali, in fin dei conti, siamo solo una specie, una parte, e non i dominatori, di questi immensi e complessi habitat con i quali continuamente ci relazioniamo e siamo connessi.

 

Telmo PIEVANI: è professore di Filosofia delle Scienze Biologiche all'Università di Padova. È direttore di "Pikaia", il portale italiano sull'evoluzione, e collabora con il "Corriere della Sera", "Le Scienze" e "Micromega". Ha pubblicato La vita inaspettata (2011), Imperfezione (2019), Finitudine (2020) Serendipità (2021) and e La natura è più grande di noi (2022).

Paolo FERRI: è un fisico che ha lavorato per quasi quarant'anni per l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) a Darmstadt. Ha diretto il Dipartimento operazioni spaziali dell'Agenzia ed è stato responsabile di diverse missioni, tra cui Rosetta, Mars Express ed ExoMars. Ha pubblicato tre libri in italiano per il grande pubblico: Il cacciatore di comete (2020), Il lato oscuro del sole (2022) and Le sfide di Marte (2023).

Marta CAMETTI: si è diplomata in pianoforte nel 2003 sotto la guida di Ida Scognamiglio presso il Conservatorio "O. Respighi" di Latina.  Ha sperimentato diverse formazioni cameristiche, cori ed ensemble jazz. I suoi interessi l'hanno portata a indagare la potenza di tutte le arti performative attraverso collaborazioni musicali con attori, danzatori, pittori. Con la violinista Flavia Succhiarelli ha fondato nel 2016 il Duo Kham.

Donato LOSPALLUTO: ha preso lezioni di danza moderna e di canto. Si è esibito su palcoscenici prestigiosi a Milano, Lodi e in Toscana. Ha cantato nel coro Gospel Blues for peace e nel Musical Show Stasera che Sera, dove è stato anche ballerino e coreografo. Nel 2016 ha dato vita al duo musicale Whisky and Soda con Bianca Tonali. Dal 2021 è anche Direttore Artistico, collaborando con la pianista Marta Cametti.

Ideazione e realizzazione: Telmo Pievani, Paolo Ferri, Marta Cametti, Donato Lospalluto, Achille Tonsa. (de.it.press)

 

 

 

 

Dresda: “La nuova emigrazione italiana in Germania fra opportunità e precarietà”

 

Dresda - La Facoltà di linguistica, letteratura e studi culturali della Technische Universität di Dresda ha organizzato il 14 maggio una lezione online dal titolo “La nuova emigrazione italiana in Germania fra opportunità e precarietà”. Relatrice la dr. Edith Pichler, docente presso la Facoltà di Economia e Scienze Sociali dell’Università di Potsdam.  Moderatore il prof. Gherardo Ugolini, docente di Filologia classica all’Università degli Studi di Verona. L’iniziativa è promossa nell’ambito del seminario “L’italiano come lingua di origine in Germania” del prof.  Enrico Serena, docente di Lingua e traduzione italiana presso l’Istituto di Romanistica della Technische Universität di Dresda.

 “Dopo una fase di stagnazione, negli anni 1970-1980, durante la quale le comunità straniere si stabilizzano anche attraverso il ricongiungimento famigliare, negli anni 1990 si può osservare fra gli italiani una ripresa dell’emigrazione verso la Germania – si legge sul sito della Technische Universität di Dresda. Come per altri giovani della UE, si tratta di una di una “nuova mobilità europea” favorita anche dal processo d’integrazione attraverso i vari progetti di cooperazione come il Progetto Erasmus.

Le migrazioni degli anni 2000 sono così favorite dal processo d’integrazione europea, dai diversi progetti formativi e di studio, così come dal moltiplicarsi delle possibilità e dei mezzi di trasporto (per esempio il comparire delle compagnie low-cost) che facilitano gli spostamenti. Si può così parlare di una nuova mobilità europea di giovani che si spostano nelle metropoli europee come Londra, Barcellona, e dunque anche Berlino, città che, infatti, ha visto più che raddoppiare negli ultimi il numero ufficiale della popolazione italiana.

Questa generazione era ed è in parte ancora caratterizzata da una mobilità dove attraverso nuove pratiche di vita si creano degli spazi sociali transnazionali, nei quali non si spostano/trasferiscono solo persone, capitali e merci, ma anche informazioni, idee, simboli e cultura. Non più la necessità, ma fattori soggettivi e un «habitus europeo» erano principalmente motivo della nuova mobilità giovanile o meno europea.

Con la crisi finanziaria ed economica, avviatasi in Europa nel 2008, è iniziata una nuova fase di migrazione interna dettata questa volta anche da condizioni di necessità e bisogno. Fra i nuovi arrivati non ci sono solo giovani “expat”, single e laureati, ma anche tante persone con un diploma di scuola secondaria e molti gruppi famigliari.  Questa nuova migrazione, pur mostrando alcuni aspetti positivi come l’incremento dell’occupazione nell’informazione e comunicazione, nell’educazione e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, rimane spesso occupata nei settori, dove non è richiesta alcuna qualifica: per esempio, nel ramo delle pulizie, in alcuni segmenti della gastronomia e nel settore assistenziale. In molti casi come nel passato anche i nuovi mobili contribuiscono a soddisfare la richiesta di manodopera che non viene coperta (e spesso evitata) dalla popolazione locale e questa funzione li accomuna al ruolo avuto dai Gastarbeiter”. Inform/dip 16.4.

 

 

 

Le Domeniche sulla Memoria con il Comites di Berlino

 

Berlino - Il Comites della circoscrizione consolare di Berlino in collaborazione con ANPI Berlino-Brandeburgo organizza una serie di passeggiate dedicate alla Memoria, che saranno accompagnate dalla voce narrante di Tommaso Speccher, ricercatore presso alcune istituzioni museali berlinesi tra cui il Museo ebraico, la Topografia del terrore e La Casa della conferenza di Wannsee, e Ugo Fazio, docente e responsabile educativo presso il Memoriale della resistenza.

Le passeggiate dedicate alla Memoria sono tutte gratuite, previa iscrizione via e-mail all’indirizzo info@comites-berlin.de, segnalando il giorno in cui si intende partecipare all’iniziativa.

Nel corso delle quattro visite si affronta il tema della cultura della memoria in Germania, analizzandone motivi, evoluzione e valenza politica. La visita di questi quattro luoghi basilari permette di comprendere quanto radicata sia l’elaborazione del passato per le categorie politiche della Germania odierna, ma anche di capire le contraddizioni e le difficoltà attuali.

 

Si è cominciato domenica 5 maggio, con la visita guidata alla mostra della Haus der Wannsee Konferenz, centro didattico ed educativo che ripercorre le vicende criminali e tragiche dell’evoluzione della Shoah. Presente Tommaso Speccher. Fu proprio in questo luogo che il 20 gennaio 1942 15 alti rappresentanti dello stato nazista si trovarono per decidere della soluzione finale. La mostra attuale ricostruisce il contesto storico, ideologico e politico di quegli eventi.

 

Domenica 19 maggio, alle 10:30, ci sarà la visita guidata alla mostra Topografia del Terrore. Nell’area dell’attuale Topografia del terrore, accanto al Gropius Bau e a due passi dalla Potsdamer Platz, dal 1933 al 1945 avevano sede le centrali del terrore nazionalsocialista: la Gestapo (Geheime Staatspolizei) con una propria prigione, il comando delle SS, il servizio di sicurezza (SD) e la cancelleria del Reich. La mostra, aperta nel 2010 all’interno del centro di documentazione, ripercorre la storia di questo luogo, delle istituzioni del terrore site nelle immediate vicinanze del quartiere di governo nazionalsocialista e dei crimini che esse perpetrarono in tutta Europa.

 

Sarà Ugo Fazio ad accompagnare i partecipanti alla visita di domenica 16 giugno al Memoriale della Resistenza tedesca. Situato nel complesso edilizio Bendlerblock, il memoriale ricorda la resistenza contro il Nazionalsocialismo. Il centro del memoriale è costituito dal “cimitero dei caduti” nel quale sono stati giustiziati i combattenti della resistenza del 20 luglio 1944. La mostra permanente illustra l’attività dei molti tedeschi che sacrificarono la propria vita in nome della libertà o che si opposero alla dittatura.

 

Infine domenica 30 giugno, ci sarà la visita al Museo Ebraico di Berlino, di nuovo in compagnia di Tommaso Speccher. Da quando è stato inaugurato nel settembre del 2001 il Museo Ebraico, progettato dall’architetto statunitense (nato in Polonia e con passaporto tedesco) Daniel Libeskind, è diventato una delle attrazioni più conosciute della città. La sfida lanciata dal progetto di Libeskind è duplice: da un lato l’architettura decostruttivista, composta in questo caso da pareti storte e spazi angusti, mette ogni singolo visitatore in una condizione di totale perdita di riferimento spaziale, dall’altra la mostra storica presente all’interno dell’edificio cerca di sfidare il senso comune raccontando la storia ebraica non tanto a partire dall’Olocausto ma dal punto di vista di duemila anni di vita e cultura ebraica in Germania. (dip 15.4.)

 

 

               

Acli Baviera, 25 aprile. Il senso della Resistenza

 

Le Acli Baviera, lontane dall’alimentare polemiche sulla giornata della Liberazione, ad oltre mezzo secolo di distanza, intendono onorare il ruolo svolto dalle truppe alleate in Italia, Americani, Inglesi, Polacchi  e quanti altri, che nella fase finale della seconda guerra  mondiale, a partire dal settembre 1943, sostenuti dal movimento partigiano, una Resistenza fondamentale nel recupero di una dignità nazionale antifascista, hanno creato le condizioni, in Italia, per la riaffermazione della libertà e democrazia.

Le ACLI Baviera desiderano contribuire a rendere questa memoria storica responsabilità comune, diffusa e popolare, radicata negli uomini e donne di buona volontà, perché costituiscono il fondamento e i valori della Costituzione attuale della Repubblica italiana, che senza quell’esperienza di sacrificio ed abnegazione non sarebbe fiorita dalle ceneri della guerra e del fascismo. Esso non  produsse singoli responsabili di episodi efferati; dietro ai sicari, una moltitudine che quei delitti ha coperto con il silenzio e una codarda rassegnazione, una classe dirigente sospinta dall’inettitudine e dalla colpa verso la totale rovina. La Resistenza rappresenta la risposta di coraggio ed opposizione al regime fascista persecutorio e soggiogante.

Carmine Macaluso, Acli Baviera

 

 

 

A Francoforte in scena il 26 maggio lo spettacolo con Telmo Pievani e Paolo Ferri

 

Due linguaggi universali, quello della scienza e quello della musica, due personalità italiane molto apprezzate e conosciute sia in  Italia che in Germania, quali Telmo Pievani -  filosofo della scienza e biologo evoluzionista – e Paolo Ferri  - fisico, responsabile per circa 40 anni all’ESA di moltissime importanti missioni robotiche interplanetarie -  entrambi accomunati da una passione per la divulgazione di temi attuali e complessi che riguardano la ricerca e la cultura scientifica nei rispettivi settori, incontrano due giovani e talentuosi artisti come la pianista Marta Cametti e l’art director Donato Lospalluto e decidono di portare in scena un confronto-colloquio-recital con musiche e scenografie originali.

 

Titolo dello spettacolo è “Nature and Space are bigger than us – Six Memos for Humankind (La natura e lo spazio sono più grande di noi – Sei brevi lezioni per l’umanità). Uno show in lingua inglese adatto anche ad un pubblico non solo italiano ma anche internazionale, quale quello della città di Francoforte, così come per gli studenti delle scuole e dell’università.

Tutto questo all’Internationales Theater (teatro internazionale) di Francoforte (Hanauer Landstr 7 – Zoo Passage) domenica 26 maggio, con inizio alle ore 19.00, nell’ambito, e a chiusura, della quarta edizione del Galileo Galilei Science and Space Festival, festival ideato e organizzato dall’ufficio culturale del Consolato Generale d’Italia a Francoforte.

Uno spettacolo costruito come una lettura scenica-dialogo col pubblico, con intermezzi musicali che spaziano dalla musica classica, al jazz, alla musica contemporanea, ed una scenografia che ci porterà con suggestive immagini e giochi di luce dalle origini del nostro pianeta  al presente della nostra attuale situazione connotata dal cambiamento climatico e dalla riduzione della biodiversità, per proiettarci in un futuro più co-evolutivo, saggio e rispettoso sia della madre terra che della nostra prossima presenza stabile  nell’universo.

Un recital teatrale che prendendo le mosse da semplici domande su cosa e come l’homo sapiens sia riuscito a inserirsi, adattarsi  e coesistere nell’ecosistema del nostro pianeta, che forse non ci prevedeva -  siamo infatti l’unica specie umana sopravvissuta nel gioco dell’evoluzione e che per contingenza evolutiva domina da migliaia di anni la Terra -  e fin dagli albori ha osservato il cielo sia per orientarsi che per proiettare le proprie mitologie fondative, oppure realizzare le prime osservazioni ed ipotesi scientifiche o forse anche come luogo di autoconsapevolezza della propria solitudine e finitudine. 

I due relatori proporranno infatti riflessioni profonde ed originali sul rapporto degli esseri viventi con la Terra, che pazientemente ci ospita da 200 millenni, e ci parleranno inoltre di quali sfide bisognerà affrontare per l’avventura nello spazio profondo nella consapevolezza che entrambi gli habitat hanno proprie dinamiche evolutive e specificità che vanno lette, interpretate e conosciute con attenzione e rispetto.  

Di certo è che l’essere umano rimane connotato da innata ed immensa curiosità, da una capacità di adattamento e sopravvivenza in diversi ambienti, anche ostili, di ideazione e realizzazione di imprese e sfide con forte spirito di scoperta ed avventura, non solo sul nostro pianeta, ma negli ultimi 70 anni parimenti affrontando affascinanti missioni spaziali nel sistema solare.

Tuttavia la natura e lo spazio sono veramente più grandi di noi e sulla base delle nostre attuali conoscenze scientifiche, il dialogo tra Telmo Pievani e Paolo Ferri, fatto da sei brevi note per l’umanità, si incentrerà su alcune importanti e rilevanti questioni sollevate dalla scienza.

Insomma sei quadri o finestre che si apriranno ed inviteranno il pubblico presente in sala  alla riflessione su chi siamo, come interagiamo, pensiamo e modifichiamo, nel bene e nel male, gli ecosistemi o lo spazio dove lasciamo la nostra impronta ecologica, luoghi nei quali, in fin dei conti, siamo solo una specie, una parte, e non i dominatori, di questi immensi e complessi habitat con i quali continuamente ci relazioniamo e siamo connessi.

Uno spettacolo che si realizza grazie al supporto e la collaborazione del Circolo culturale italiano ESOC – EUMETSAT di Darmstadt e del Consolato Generale d’Italia a Francoforte e che concluderà, con questa novità, l’edizione 2024 dell’atteso festival della scienza e dello spazio anche quest’anno presente nelle città di Francoforte e Darmstadt.  

Ulteriori informazioni in italiano, inglese e tedesco sugli artisti e lo spettacolo si possono trovare a questo link: https://www.internationales-theater.de/programm-ticketkauf/alle-anzeigen/science-meets-music#science-meets-music-de  Cons.Ffm/dip 10

 

 

 

In corso la mostra sui Campionati Europei di Calcio attraverso le figurine Germania-Italia

 

Berlino - La passione per il calcio incontra la creatività italiana in una mostra dedicata alle figurine dei calciatori dal titolo “Germania-Italia: un classico. La storia dei Campionati Europei di Calcio attraverso le figurine”.

L’esposizione, un vero e proprio racconto visivo e narrativo attraverso figurine, album, card e materiale diventato di culto, ma anche illustrazioni e materiale grafico, è stata inaugurata l’8 maggio dall’ambasciatore d’Italia a Berlino, Armando Varricchio, e sarà visitabile sino al 31 maggio presso l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda, per poi spostarsi in quelli Amburgo (dal 12 giugno al 30 agosto) e Monaco di Baviera (dal 13 giugno al 15 luglio) con tre differenti allestimenti, arricchiti da sezioni dedicate alle squadre di club delle rispettive città, dall’Amburgo Sv al Sankt Pauli, dal Bayern Monaco al Monaco 1860, fino allo Stoccarda.

La mostra, prevista nell’ambito di una serie di eventi organizzati dalla rete degli Istituti Italiani di Cultura in Germania con il coordinamento dell’Ambasciata in occasione della diciassettesima edizione del Campionato Europeo di Calcio, è nata grazie al collettivo modenese Mo’ Better Football, con la collaborazione con Panini e la partecipazione di Gianni Bellini, il più importante collezionista al mondo di figurine sul calcio, e Simone Ferrarini, artista autore di una serie di disegni realizzati per la mostra.

“Le figurine sono divenute un oggetto strettamente associato alla modalità con cui gli italiani vivono il calcio e lo sport”, ha ricordato l’ambasciatore Varricchio. Non si tratta però solo di omaggiare la passione e la creatività italiane: “La diplomazia sportiva è un elemento di crescente importanza nei rapporti tra Paesi e società civili, tanto più nel caso di due popoli appassionati come italiani e tedeschi”, ha sottolineato l’ambasciatore. “Questi appuntamenti”, ha aggiunto, “arricchiscono un insieme di attività nel campo della cultura, della creatività, dell’innovazione che l’Ambasciata e la rete dei Consolati e degli Istituti di Cultura stanno curando in tutta la Germania nel corso del 2024”. (aise/dip 9)

 

 

 

 

Berlino: concorso “Il migliore gol delle nostre nazionali: fai gol anche tu”. Il bando si chiuderà il 27 maggio

 

Berlino – “Il migliore gol delle nostre nazionali: fai gol anche tu!”: è il concorso rivolto alle scuole e ai club di calcio in Germania indetto dall’Ambasciata italiana a Berlino. Il concorso è promosso in collaborazione con la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), in occasione del Campionato europeo di calcio 2024 che si disputerà in Germania dal 14 giugno al 14 luglio . Il concorso è aperto a tutti gli alunni e le alunne di ogni ordine e grado delle scuole in Germania, compresi gli studenti frequentanti i corsi di italiano extracurricolari, dalla scuola primaria alla scuola secondaria di II grado. Esso è inoltre aperto alla partecipazione dei membri dei club di calcio in Germania, di età inferiore ai 18 anni. L’Ambasciata invita a realizzare un breve video o un’opera artistica (es. disegno, fumetto, manufatto, poster etc.), che riproduca i gol più famosi che hanno fatto la storia delle nazionali di calcio della Germania e dell’Italia. I primi tre classificati nella categoria video e il primo classificato nella categoria opera artistica saranno premiati alla presenza di illustri ospiti del mondo calcistico domenica 16 giugno a Iserlohn, sede di Casa Azzurri, quartier generale della nazionale italiana durante gli Europei 2024, dove i vincitori potranno incontrare giocatori che vestono o hanno vestito la maglia degli Azzurri e ricevere altre sorprese. Bando: https://ambberlino.esteri.it/wp-content/uploads/2024/05/CONCORSO-EURO-2024-IT.pdf  (Inform/dip)

 

 

 

Ad Amburgo il 30 maggio: “Crescere bilingue italiano-tedesco in Germania”

 

Amburgo – “Crescere bilingue italiano-tedesco in Germania: lo sviluppo linguistico”: ne parlerà il prossimo 30 maggio, ore 19, all’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo in una conferenza-dibattito in lingua italiana con la Prof.ssa  Katrin Schmitz (Bergische Universität Wuppertal). L’incontro sarà moderato dal Prof.  Luigi Andriani (Institut für Romanistik der Universität Hamburg).

Questo intervento presenta i risultati più recenti della ricerca sul bilinguismo e una serie di esempi concreti che toccano domande importanti della vita quotidiana delle famiglie che educano i loro figli bilingue, per esempio: quale tipo e quanta esposizione all’italiano è necessaria per il bambino? È vero che i calchi di strutture tedesche nell’italiano ereditario sono un problema diffuso ma sono destinati a sparire con il tempo? È vero che il bambino è svantaggiato a scuola a causa del suo bilinguismo?

Sulla base dei risultati delle ricerche scientifiche, verrà dimostrato che vale la pena affrontare il percorso bilingue, nonostante la sua complessità. Anche se l’italiano parlato dai giovani italo-tedeschi è diverso da quello dei genitori e dei nonni, i bambini bilingui risultano pur sempre parlanti nativi. Nonostante attraversino delle fasi di rifiuto dell’uso della lingua italiana, i giovani infatti acquisiscono un’importante competenza metalinguistica che li aiuterà nell’acquisizione delle lingue straniere a scuola. 

Il multilinguismo individuale rappresenta sempre più una condizione di normalità nella nostra società caratterizzata da globalizzazione e migrazione. Questo vale anche per molte famiglie stabilitesi in diverse regioni e città della Germania, dove la popolazione italo-tedesca di seconda e terza generazione è nata e cresciuta. Di norma questi bambini acquisiscono l’italiano, la lingua minoritaria “ereditaria”, in ambito domestico da uno o da entrambi i genitori, mentre l’acquisizione del tedesco, la lingua maggioritaria, può avvenire da subito in casa come seconda lingua madre oppure, al più tardi, nel contesto scolastico come seconda lingua. In molti casi il tedesco diventa la lingua dominante di questi ragazzi.

La ricerca scientifica svolta negli ultimi decenni dimostra che i bambini che crescono bilingui sono in grado di acquisire perfettamente i due sistemi linguistici (si veda, tra gli altri lavori, la sintesi dei risultati in Müller et al. 2023). Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sulle famiglie con entrambi i genitori italofoni, includendo anche alcuni studi sugli adolescenti.

L’ingresso è libero, ma è richiesta la prenotazione tramite il portale Eventbrite. Katrin Schmitz è professoressa straordinaria di linguistica romanza (francese, italiano, spagnolo) della Bergische Universität Wuppertal. La sua ricerca si concentra sul multilinguismo di giovani e adulti e sull’acquisizione in età precoce di sintassi, semantica e morfologia. I suoi progetti di ricerca includono lo studio dei soggetti e degli oggetti prodotti dai parlanti italiani e spagnoli ereditari in Germania (progetto finanziato dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft (DFG), 2011-2015). È (co-)autrice di numerosi articoli e libri. I suoi contributi alla ricerca sono stati pubblicati in riviste scientifiche internazionali, come Acquisition et Interaction en Langue Etrangère, Bilingualism: Language and Cognition, First Language, Heritage Language Journal e Lingua. (Inform/dip)

 

 

 

Truffe fiscali: quoque tu, Deutschland!

 

Chapeau ad Anne Brorhilker, il pubblico ministero di Colonia, che per anni è stata l’investigatore capo per le indagini legali sulle frodi fiscali cosiddette cum-ex, per aver annunciato che lascerà la magistratura per l’inattività politica dei governi tedeschi in merito. La truffa consisteva nel farsi rimborsare dai governi tasse mai pagate. Si teme continui ancora in modi più subdoli.

Il metodo di base è semplice: vendere a un compratore estero, tramite banca, azioni quotate in borsa e prossime al pagamento dei dividendi, a volte basta l’opzione di acquisto che in molti paesi europei è interpretata dal fisco come proprietà a tutti gli effetti; dopo di che i soggetti residenti all’estero, agevolati dalla legge, chiedono il rimborso delle tasse mai versate; il “bottino” a spese del fisco viene poi suddiviso tra i vari attori coinvolti, tra cui azionisti, complici esteri, numerose banche e importanti studi legali e fiscali. In Italia, per esempio, la tassa sui dividendi azionari è del 26%, più o meno come quella tedesca.

Come per i derivati finanziari speculativi, anche della frode cum-ex sono state sperimentate altre versioni più elaborate e aggressive.

Si tratta di uno dei più grandi scandali fiscali della storia. Si è parlato di almeno 150 miliardi di euro a livello internazionale, di cui oltre 55 in Europa. Si stima che la frode abbia avuto il suo periodo di punta dal 2006 al 2011. Che anche l’Italia sia coinvolta non sorprende, visto il nostro livello di evasione ed elusione fiscale, ma che la Germania lo sia per parecchie decine di miliardi potrebbe essere per molti una sorpresa, uno choc. Si teme che l’ammontare totale possa essere di gran lunga maggiore.

La macchina truffaldina era operativa almeno dal 2002. Sembra che inizialmente fosse gestita da manager dalla sempre critica Germania per poi allargarsi al resto dell’Europa e a livello internazionale. Gli ideatori avrebbero agito con la complicità di quasi tutte le grandi banche del loro paese. La politica tedesca sarebbe stata coinvolta almeno attraverso peccaminosi assensi e silenzi, tanto che molti governi europei sarebbero stati informati dei giochi sporchi soltanto nel 2015

In Italia la truffa, stranamente, ha avuto un effetto limitato per due ragioni. La prima è stata l’indagine “easy credit” condotta dalla procura di Pescara nel 2007 che aveva indicato il coinvolgimento di grandi gruppi bancari, quali Goldman Sachs, Merryl Lynch, Bnp Paribas, e alcuni fondi pensione inglesi e americani costringendo i partecipanti a restituire i rimborsi delle tasse per archiviare il caso. In secondo luogo, i rimborsi del nostro fisco non sono automatici, anzi spesso richiedono molti anni. Ecco un caso, forse l’unico, dove le lungaggini burocratiche hanno dato una mano…

La truffa, già conosciuta e indagata in alcune procure europee, venne alla luce in modo esplosivo nel 2018 attraverso una documentata indagine congiunta di parecchie testate giornalistiche con grande risalto mediatico. È difficile trovare una banca non coinvolta, o almeno qualche suo manager corrotto.

La Brorhilker ha così giustificato le ragioni della sua decisione di lasciare le indagini: "Sono sempre stata una procuratrice con cuore e anima, soprattutto nel campo della criminalità economica, ma non sono per nulla soddisfatta del modo in cui viene perseguita la criminalità finanziaria in Germania". "Spesso si tratta di autori di reati con molti soldi e buoni contatti, che si scontrano con un sistema giudiziario debole", ha affermato.

Inoltre, gli imputati potrebbero, come spesso accade, comprare la via d'uscita dal procedimento legale se, ad esempio, esso venisse archiviato in cambio di una multa. "Quindi, i piccoli vengono impiccati, i grandi sono lasciati andare", ha detto con amarezza la magistrata.

Undici anni dopo la scoperta dei primi casi cum-ex, i politici tedeschi non hanno ancora reagito adeguatamente. Il furto fiscale non si è fermato; ci sono modelli successori della frode cum-ex. Vi è la mancanza di controlli su ciò che accade nelle banche e sui mercati azionari. Ciò ha portato il più importante investigatore tedesco a lasciare la magistratura, a lasciare il dipartimento principale per le indagini cum-ex in Germania, creato nel 2012 appositamente a questo scopo presso la procura di Colonia. Con i suoi colleghi sta in questo momento indagando su oltre 1.700 sospetti. Adesso intende operare con il movimento dei cittadini per la transizione finanziaria, Finanzwende, un’associazione della società civile.

In Germania la Brorhilker ha svelato un gravissimo caso di acquiescenza politica di fronte alla grande frode fiscale: soldi dei cittadini sottratti e dirottati dai bilanci sociali, dalla sanità e dall’istruzione, verso le tasche di grossi truffatori. La Germania, che ha sempre fatto le pulci e bacchettato gli altri paesi per la corruzione e l’inefficacia dei controlli, oggi si trova al centro di questo grande scandalo. Purtroppo, si conferma il detto “tutto il mondo è paese”!

Mario Lettieri, già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista (aise/dip 10)

 

 

 

Brevi di politica e di cronaca tedesca 

 

La campagna elettorale delle Europee oscurata dalla violenza

La violenza nella campagna elettorale contro i politici è un fenomeno crescente: i brutali attacchi a Matthias Ecke, il principale candidato sassone dell’SPD per le elezioni europee, e all’ex sindaco di Berlino, Franziska Giffey, hanno suscitato forti reazioni in tutto il Paese. Tutti i politici democratici hanno condannato con fermezza gli atti di violenza. Il Presidente dello Stato Frank-Walter Steinmeier si è mostrato scioccato dalla frequenza degli attacchi violenti ai politici dei giorni precedenti: “È intollerabile che rappresentanti di organi costituzionali come la Vicepresidente del Bundestag della Germania Katrin Göring-Eckardt, candidati alle elezioni europee come Matthias Ecke e altri funzionari vengano attaccati, ostacolati o addirittura colpiti e feriti mentre svolgono la loro attività democratica. Faccio appello a tutti affinché conducano il confronto politico in modo pacifico, con argomentazioni e rispetto. Non lasciamo che la brutalità degli estremisti distrugga ciò che caratterizza le democrazie in una campagna elettorale: una volontà politica pacifica esente da qualsiasi paura. Il Presidente Steinmeier ha quindi ammonito che “una società democratica deve sapersi mostrare in grado di difendersi”.

Il Cancelliere Olaf Scholz ha commentato con parole affini: “Dobbiamo restare uniti contro tutto ciò”, dichiarando anche che “attacchi di tale natura sono direttamente correlati all’incitamento all’odio e alla propaganda”. Il leader della CDU Friedrich Merz ha definito gli attacchi inaccettabili e ha esortato a condurre una campagna elettorale incentrata sul dovuto rispetto, senza aggressioni e, soprattutto, senza violenza. Nel frattempo, i gruppi parlamentari stanno pensando di classificare gli atti di violenza fisica perpetrati a danno di politici come reato particolarmente grave.

 

La CDU conferma Merz leader del partito            

“Friedrich Merz Cancelliere? Faremo bene ad abituarcene”. Lo ha scritto un noto quotidiano tedesco in occasione del congresso di partito CDU a Berlino. Secondo i sondaggi se si votasse si tradurrebbe in un governo guidato da CDU/CSU con Merz a capo del governo – i due partiti sono costantemente intorno al 30%. Nel suo discorso, il leader della CDU ha per prima cosa promesso ai delegati un ritorno al potere su scala nazionale: “La CDU è tornata”. Con l’adozione del nuovo programma politico di base, “la CDU è pronta a riassumersi la responsabilità di governo per la Germania, e questo al più tardi nell’autunno del prossimo anno”. Con circa il 90% dei voti, Merz è stato riconfermato nel suo ruolo di Presidente, e molti membri considerano già il risultato una sorta di investitura anticipata a candidato della Cancelleria. 

Proseguendo nel suo discorso, il leader della CDU ha attaccato il governo, in particolare i Verdi, 'colpevoli' di un’eccessiva ingerenza politica nella vita quotidiana dei cittadini. La CDU ha “un’idea diversa del rapporto tra Stato e cittadini”, la Germania deve tornare a essere finalmente “governata bene”. Il leader Merz ha criticato duramente la politica sociale ed economica della coalizione semaforo chiedendo “l’adozione di un programma per tutti coloro che lavorano sodo in Germania”, di abolire il Bürgergeld (reddito di cittadinanza) avviato dal governo in carica, un aumento della spesa per gli armamenti e un approccio più duro nei confronti dell’estrema destra e degli islamisti: “Dichiariamo guerra a tutti coloro che vogliono distruggere i nostri valori, la nostra Europa e la nostra democrazia”. A tal riguardo, il Presidente della CDU ha parlato della “forza di smembramento” degli estremisti dell’AfD e ha investito il suo partito di una responsabilità speciale: “Solo la CDU ha la forza di opporsi a questa AfD”.

 

La Presidente Von der Leyen dichiara guerra agli estremisti

Al congresso della CDU, la candidata alle Europee Ursula von der Leyen (CDU), in lizza per un secondo mandato, ha lanciato un monito urgente contro l’AfD. “L’AfD fa propaganda per Putin e spionaggio per la Cina in vista delle elezioni europee”, queste le sue parole contro il partito di estrema destra. “L’AfD si riempie prima la bocca di popolo e patria, e poi tradisce questa patria alle spalle vendendosi agli autocrati”. Von der Leyen ha esortato a difendere i valori e le conquiste europee contro i populisti e gli estremisti nelle elezioni europee di giugno: “Con i servi del Cremlino, chi ha in odio la democrazia e gli estremisti non c’è alcun Stato da costruire, tantomeno un’Unione Europea. La democrazia in Europa non è una cosa scontata, la sua difesa deve essere continua”.

La Presidente della Commissione europea ha espresso parole molte dure anche nei confonti della politica economica dell’AfD, il cui programma elettorale è un “programma di distruzione dei posti di lavoro”. L’AfD mette in discussione il progetto di unificazione europea e mira a una “Dexit”, un’uscita della Germania dall’UE. “Chiunque appicchi il fuoco alla nostra casa europea, mette duramente a repentaglio il nostro mercato interno, garante del nostro benessere”, ha ammonito von der Leyen. Per quanto riguarda la Russia, nel suo discorso, ha chiesto chiarezza e compattezza nell’UE nei confronti di Mosca, dichiarando anche che il leader del Cremlino Vladimir Putin ha attaccato il progetto di pace europeo, e proprio per questo motivo gli europei “devono essere saldamente al fianco dell’Ucraina, oggi e in futuro”, perché se “i freddi calcoli di Putin vanno in porto in Ucraina, qui in Europa non saremo più al sicuro”. In una delibera presa all’unanimità, il congresso di partito CDU si è impegnato a favore di un sostegno massiccio dell’Ucraina nella guerra contro la Russia.

 

Reintroduzione del servizio di leva obbligatorio: la CDU a favore

A grande maggioranza, i delegati del congresso della CDU si sono espressi per la reintroduzione graduale del servizio militare obbligatorio alla luce dell’aggressione russa contro l’Occidente. La Bundeswehr, le forze armate tedesche, soffre di gravi carenze di personale: con solo 180.000 soldati, le forze armate tedesche, misurate su una popolazione di 82 milioni di abitanti, sono al livello minimo mai registrato da quando esistono. Secondo gli esperti, in caso di emergenza la loro capacità difensiva sarebbe insufficiente. Il servizio di leva obbligatorio è stato sospeso in Germania nel 2011. Nel suo programma, la CDU chiede anche un anno di servizio sociale obbligatorio per tutti i giovani.

Il governo è alla ricerca di soluzioni per garantire un aumento della forza militare. Tuttavia, non è più intenzionato a deliberare il ritorno al servizio militare obbligatorio nella legislatura in corso. Il ministro della Difesa Boris Pistorius (SPD) sostiene, tra le altre cose, che il ripristino della leva obbligatoria richiede non solo una relativa decisione politica, ma anche la ricostruzione delle infrastrutture necessarie, smantellate dopo l’abolizione.

 

Gli hacker di Mosca attaccano la Germania

Dopo gli attacchi informatici contro i principali politici dell’SPD e le aziende tedesche, il governo ha richiamato a Berlino per consultazioni l’ambasciatore tedesco a Mosca, Alexander Graf Lambsdorff. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri tedesco. Il ritorno dell’ambasciatore in Russia è previsto nel giro di una settimana. Il governo considera con massima serietà l’incidente, perché si inserisce in una serie di eventi simili degli ultimi mesi.

Per gli organi di sicurezza il responsabile è il gruppo di hacker APT 28, controllato dall’intelligence militare russa GRU, colpevole di aver sfruttato almeno da marzo 2022, una vulnerabilità critica allora sconosciuta nell’Outlook Microsoft della sede centrale SPD con lo scopo di compromettere soprattutto gli account di posta elettronica. Gli attacchi informatici sono stati diretti anche contro i dipartimenti governativi e le aziende dei settori della logistica, degli armamenti, dell’aerospazio e dell’IT, nonché a scapito di fondazioni e associazioni.

 

Sempre meno fedeli nella Chiesa evangelica 

La Germania sta diventando in gran parte atea? La domanda appare giustificata se consideriamo che l’emorragia di fedeli delle due grandi Chiese non cessa a diminuire in Germania. Particolarmente colpiti sono anche i protestanti: l’anno scorso la Chiesa evangelica ha perso oltre mezzo milione di membri. Secondo i dati divulgati dalla Chiesa evangelica, in Germania nel 2023 il numero totale di membri è diminuito di circa 590.000 persone. Alla fine del 2023, le 20 chiese locali luterane contavano circa 18,56 milioni di membri. “Diventeremo una Chiesa più piccola e più povera, questo è un fatto che dobbiamo affrontare”, ha affermato la Presidente del Consiglio dell’associazione delle Chiese evangeliche, il vescovo Kirsten Fehrs.

Anche con meno membri, compito della Chiesa rimane quello di impegnarsi per la carità, l’umanità e la trasmissione della fede cristiana. Stando invece ai dati della Conferenza episcopale tedesca, nel 2022 quasi 523.000 persone hanno abbandonato la Chiesa cattolica. Secondo il diritto tedesco, a differenza dell’Italia in Germania l’appartenenza a una confessione religiosa rientra nei compiti di pertinenza delle anagrafi, presso le quali è possibile presentare domanda formale di uscita da una Chiesa.

 

Luoghi in Germania: Dortmund                       

All’estero il nome di questa città è noto soprattutto agli appassionati di calcio. Il BVB-Borussia Dortmund ha conquistato per la prima volta la finale di Champions League dopo una vittoria ottenuta sulla grande squadra del Paris Saint Germain. Il “Westfalen-Stadion” è una delle più grandi arene calcistiche della Germania e sarà una delle sedi più importanti dei campionati europei che inizieranno a metà giugno.

Dortmund (587.000 abitanti, Land Renania Settentrionale-Vestfalia), un tempo centro dedito all’estrazione mineraria, ha un importante museo di arte moderna, ma le principali attrazioni turistiche si possono trovare nella campagna circostante, come le rovine romantiche del castello di Hohensyburg, il parco a tema Phoenix situato sull’ex sito di Hoesch o le piste ciclabili lungo il canale dell’Ems. In quanto capitale della regione della Ruhr, una volta nota in tutto il mondo per l’estrazione del carbone e le acciaierie fino allo smantellamento delle stesse, Dortmund mantiene un’importante funzione economica e amministrativa. 

 

Congresso della CSU per le Europee: Weber eletto candidato di punta

Al congresso del suo partito per le elezioni europee a Monaco, dove Manfred Weber è stato eletto candidato di punta della CSU, il leader della CSU Markus Söder conferma il rifiuto per una coalizione con i Verdi e, nella sua Baviera, preferisce governare con i Freie Wähler (Liberi elettori), un’associazione di liste comunali conservatori. Secondo gli ultimi sondaggi, il Cancelliere Olaf Scholz (SPD) perderebbe le elezioni. In tal caso, per Söder, ci sarebbe “un’SPD senza Scholz”, e l’attuale ministro della Difesa Boris Pistorius (SPD) potrebbe diventare il loro nuovo leader.

Söder ha poi ribadito che: “Noi CSU non vogliamo una coalizione nero-verde”. Tuttavia, il suo rifiuto verso i Verdi non è condiviso dalla CDU, in quanto causa una limitazione degli spazi di manovra politica e il leader della CDU Friedrich Merz si mostra più aperto nei loro confronti. Lo stesso Söder non si attende, ad ogni modo, una caduta del governo: “Per la Germania si tratta di un altro anno perso. La coalizione semaforo non sarà più in grado di risolvere i problemi. La coalizione semaforo è il problema”.

 

Söder in visita a Roma incontrerà Giorgia Meloni

Per il leader della CSU che finora aveva preferito mantenere le distanze da Giorgia Meloni, sembra arrivato il momento di tentare un approccio. Secondo le sue stesse indicazioni, nel suo colloquio a Roma, il prossimo 10 maggio, con la Presidente del Consiglio, il leader bavarese intende affrontare le questioni energetiche, la politica migratoria e la controversia sul Brennero con l’Austria.

Söder afferma inoltre di essere pronto a: “Conoscere le sue valutazioni, la visione del mondo, le sue prospettive politiche, l’atteggiamento nei confronti dell’Europa”. Il Presidente della CSU vuole inoltre capire quale sia la posizione di Meloni nei confronti dell’AfD e quanta la sua distanza dallo stesso. Söder verrà inoltre ricevuto da Papa Francesco in udienza privata.

 

Congresso della FDP: i liberali presentano il loro documento 'di divorzio' dalla coalizione semaforo

Al congresso della FDP a Berlino, i delegati hanno approvato con ampia maggioranza il “Programma in dodici punti per una svolta economica” presentato dal direttivo dell’FDP, con un netto rifiuto dell’SPD e dei Verdi. Tuttavia, il Segretario generale Bijan Djir-Sarai ha sottolineato che l’FDP non mira a una rottura: “Questa non è una richiesta di divorzio alla coalizione, questa è una dichiarazione d’amore per la Germania.” Nel catalogo in dodici punti, l’FDP chiede tagli fiscali alle imposte, riduzione della burocrazia, più flessibilità nel mercato del lavoro e un bilancio statale consolidato. Secondo il partito, la Germania ha bisogno di “un pacchetto di ripartenza che vada oltre tutto ciò che è stato pianificato finora”, si legge nel documento. Altre richieste riguardano tagli all’indennità di cittadinanza (Bürgergeld), una sospensione del finanziamento statale per le energie rinnovabili e l’abolizione della pensione a importo pieno per i contribuenti di lungo corso che decidono di andare in pensione prima. Questi punti incontrano una forte resistenza da parte dell’SPD e dei Verdi. 

Il leader del partito e ministro delle Finanze Christian Lindner aveva già fatto appello a un’inversione di marcia nella politica economica: “Il nostro Paese si trova troppo spesso impantanato. Ciò di cui abbiamo bisogno è un sobrio realismo”. “La crescita ha un senso più profondo”, ha sottolineato il ministro Lindner riferendosi alle guerre e alle crisi geopolitiche globali. Il sostegno militare all’Ucraina e il finanziamento delle spese militari tedesche sul lungo termine “non possono diventare un debito permanente”, ha ammonito il leader del partito, “per questo c’è bisogno di una forte performance economica”. 

 

L’AfD alle prese con le accuse di spionaggio           

Il candidato di punta dell’estrema destra dell’AfD è un “corrotto” al soldo della Russia e della Cina? Lo scandalo dell'eurodeputato Maximilian Krah, noto per le sue controverse opinioni (per sua ammissione, le donne avrebbero un “quoziente intellettivo inferiore agli uomini”), continua a espandersi. Dopo le accuse di spionaggio nei riguardi del suo più stretto collaboratore, che avrebbe trasmesso documenti segreti provenienti dalla Commissione per il commercio del Parlamento europeo a intermediari cinesi, ora anche lui rischia di finire nei guai con la giustizia.

La procura generale della Repubblica federale tedesca ha avviato due indagini nei confronti del filorusso Krah: in un caso Krah avrebbe ricevuto denaro dalla Russia, mentre nell’altro avrebbe accettato pagamenti provenienti dalla Cina. La magistratura sta ora esaminando entrambe le accuse. Lo stesso politico dell’AfD nega e parla di una “campagna orchestrata” contro la sua persona. In Europa, l’AfD è alleata con la Lega di Matteo Salvini.

 

A processo i Reichsbürger ('Cittadini del Reich')

A Stoccarda è iniziato il primo dei tre grandi processi al gruppo dei Reichsbürger, i 'Cittadini del Reich', che si erano prefissi di sovvertire la democrazia tedesca, rifiutando l’ordine democratico. In Germania è la prima volta che un processo per terrorismo ha coinvolto così tanti arresti in contemporanea. Secondo i pubblici ministeri, gli imputati sono convinti che la Germania sia governata da una “setta cospirativa di élite pedofile”, avversata da una cosiddetta alleanza – una società segreta composta da governi, servizi segreti e militari di vari Stati come la Russia e gli Stati Uniti. 

La speranza dei Cittadini del Reich è che appunto questa alleanza, in realtà inesistente, avrebbe liberato la Germania. Il gruppo avrebbe quindi inizialmente pianificato di arrivare al colpo di stato con un attacco al Bundestag, con il conseguente arresto di deputati e membri del governo, convinto che la popolazione si sarebbe “svegliata” e avrebbe fatto quadrato dietro di esso, ha spiegato la magistratura. I membri erano anche coscienti del fatto che durante la presa del potere ci sarebbero stati dei morti. A colpo di stato avvenuto, il principe Enrico XIII Reuss, destinato a essere il capo di Stato provvisorio, avrebbe dovuto negoziare il nuovo ordine statale tedesco con le potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale.  

 

Conflitto israelo-palestinese: l’Aia respinge le accuse contro Berlino

Il Nicaragua, governato dal dittatore del clan Ortega, ha citato in giudizio la Germania davanti alla Corte internazionale di Giustizia dell’Aia per favoreggiamento nel genocidio, in quanto fornisce armi a Israele.

Le richieste del Nicaragua avanzate come richiesta urgente sono state ora respinte, con la delibera dei giudici che affermano che la Germania non dovrà bloccare le esportazioni di armi verso Israele. “La Corte ritiene che le circostanze non siano tali da richiedere l’esercizio del suo potere di disporre misure provvisorie”, ha dichiarato la Corte. La decisione in merito alla causa verrà presa solo nel contesto di un procedimento principale, il quale potrà protrarsi per anni. 

 

Corteo di Amburgo: gli islamisti sfidano lo Stato di diritto

I politici tedeschi chiedono di assumere misure dopo la manifestazione dei fondamentalisti islamici ad Amburgo: “Tutto ciò che succede nelle attività islamiche deve essere affrontato avvalendosi delle possibilità messe a disposizione dal nostro Stato di diritto”, questa la richiesta del Cancelliere Olaf Scholz (SPD). Il ministro della Giustizia Marco Buschmann (FDP) ha quindi scritto: “Chi preferisce un califfato allo Stato di diritto è libero di emigrare”. Sabato scorso, più di 1.000 persone hanno risposto all’appello della manifestazione indetta ad Amburgo da islamisti radicali, in cui si è protestato per una politica percepita come anti-islamica e per la conseguente campagna mediatica in Germania. Sui manifesti slogan come “Il califfato è la soluzione”. 

La manifestazione era stata organizzata dal gruppo “Muslim Interaktiv”, classificato come estremista dalle autorità tedesche. Jens Spahn (CDU) si è espresso per: “Porre fine ai finanziamenti esteri delle comunità delle moschee, vietare le associazioni radicali, mantenere uno Stato di diritto rigido. Altrimenti tra qualche anno ci attenderà un brusco risveglio”. Per Spahn c’è quindi bisogno di un consenso dei partiti moderati di centro contro l’Islam fondamentalista: “La nuova marcia del califfato deve essere un campanello d’allarme per chi è in buona fede”.

 

Luoghi in Germania: Alta Baviera                            

È un’antica usanza delle città e villaggi tra Monaco di Baviera e il margine alpino. Il 1° maggio nei luoghi dell’Alta Baviera si procede all’allestimento dei Maibäume, gli “alberi di maggio”. Tronchi da cui vengono rimossi rami e corteccia, spesso verniciati nei colori bianco e blu della Baviera.

 

Su di essi vengono applicati motivi intagliati e dipinti della vita locale, dell’artigianato tradizionale o simboli storici. L’albero di maggio addobbato a festa viene trasportato a destinazione con un corteo accompagnato da musica, gruppi in costume tradizionale, cibo, birra e danze. 

 

La Germania esorta Israele alla moderazione militare

Il Cancelliere si era sicuramente immaginato diversamente il suo viaggio in Cina, preparato da tempo con cura: era infatti a Pechino quando ha appreso dell’attacco missilistico dell’Iran contro Israele. Nel frattempo, a Berlino i leader di tutti i partiti democratici si sono uniti in sostegno a Israele, condannando all’unanimità l’attacco senza precedenti di Teheran, pur manifestando la crescente preoccupazione di un’ulteriore escalation. 

Il ministro degli Esteri Annalena Baerbock (Verdi) si è subito recata in visita in Israele per esprimere la solidarietà della Germania, ma anche per esortare il governo israeliano a moderare la sua risposta militare. Il Presidente dello Stato Frank-Walter Steinmeier afferma che Israele abbia ancora come priorità quella di “portare verso di sé i partner sunniti della regione e di non perdere l’America”, rifiutando dunque la prospettiva di una “guerra infinita”. Il leader del Partito popolare europeo (PPE), Manfred Weber (CSU), chiede invece di seguire una linea più dura nei confronti del regime dei mullah, affermando che “l’’Europa deve fare tutto il possibile affinché l’Iran non diventi una potenza nucleare”. In Germania si è guardato con soddisfazione alla difesa antimissilistica israeliana capace di intercettare pressoché tutti i missili provenienti dall’Iran, e questo perchè un anno fa la Germania aveva già ordinato per la propria difesa aerea l’”Iron Dome”, il sistema di difesa area con tecnologia ultramoderna sviluppato da Israele. Per la Germania la maggior preoccupazione resta infatti la possibilità di eventuali attacchi da Mosca.

 

Visita del Cancelliere Scholz in Cina: Xi Jinping non dà risposte

A Pechino il Cancelliere Olaf Scholz ha invitato il Presidente cinese Xi Jinping a contribuire a una “pace giusta in Ucraina”, dichiarando che “la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina e il riarmo russo stanno avendo ripercussioni molto negative sulla sicurezza in Europa, perché compromettono direttamente i nostri interessi fondamentali e danneggiano indirettamente l’intero ordine internazionale, violando il principio dell’inviolabilità dei confini nazionali“. Il Presidente Xi Jinping si è espresso inoltre a favore di una stretta collaborazione con la Germania, convinto che insieme i due Paesi possano “dare al mondo maggiore stabilità e sicurezza”, in quanto finché ci si attiene “ai principi del rispetto reciproco, della ricerca di punti in comune nonostante le differenze e degli insegnamenti reciproci” le relazioni bilaterali potranno continuare a svilupparsi in modo stabile. 

Il capo di Stato cinese ha parlato anche di “una nuova epoca caratterizzata da turbolenze e sconvolgimenti” in cui i rischi per l’intera umanità si stanno facendo via via più forti. In questo senso, una solida cooperazione tra due grandi economie quali Germania e Cina è quanto mai importante, ma da parte del Presidente Xi Jinping non si sono viste proposte concrete per un cessate il fuoco in Ucraina. Prima del suo arrivo a Pechino, il Cancelliere Scholz si è recato in visita a Chongqing e Shanghai, importanti centri economici, accompagnato da una delegazione di economisti. La Cina è il principale partner commerciale della Germania e la seconda economia più grande a livello globale. Ma il viaggio del Cancelliere ha scatenato anche forti critiche in Germania. Nell'opinione pubblica è prevalso il sentimento che il Cancelliere si stesse prostrando ai voleri del governo di Pechino, e questo nonostante la Cina sotto Xi Jinping sia diventata sempre più aggressiva in politica estera, imponendo i suoi interessi nella politica commerciale. Anche l’opposizione ha criticato l’atteggiamento di Scholz. “Dobbiamo mostrare una maggiore sovranità nei confronti della Cina e dar prova di un atteggiamento solido”, ha chiesto il Vicecapo del gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag, Jens Spahn: “Se non ci saranno progressi nella reciprocità delle condizioni sul piano economico, il governo della coalizione semaforo dovrà bloccare ulteriori investimenti tedeschi ed europei in Cina”.

 

In Germania si discute sulla liberalizzazione dell’aborto

Dopo gli Stati Uniti e la Francia, anche in Germania è arrivato il momento di affrontare una “battaglia culturale” e sociale sul tema dell’aborto. A seguito delle proposte controverse di una commissione di esperti che ha chiesto di legalizzare completamente l’aborto entro la 12esima settimana di gestazione e di liberalizzarlo oltre questa finestra temporale, il governo tedesco ha deciso di prendersi il tempo necessario, dichiarando di non prevedere nuove regolamentazioni nel breve termine: “Si tratta di un tema estremamente sensibile, che coinvolge ambiti davvero molto personali. Bisogna ponderare con precisione interessi diversi tra loro. Un tale dibattito non può essere condotto se si è esposti a una pressione dettata dai tempi.

La relazione degli esperti dovrebbe servire come base per un dibattito tra politica e società”, come emerge dai partiti della coalizione di governo. Il Cancelliere Olaf Scholz è intenzionato a garantire che questa discussione venga condotta con la calma e la sensibilità che il tema merita. Detto in altri termini, il governo della coalizione semaforo, già di suo così sotto pressione, ha intenzione di impedire una polarizzazione sul tema, visto che il dibattito potrebbe sfuggire di mano e provocare una profonda spaccatura nella società tedesca.

 

Come è regolato l’aborto in Germania                   

Al momento, l’aborto è per principio illegale in Germania. Vi è comunque impunità se effettuato entro le prime dodici settimane di gestazione. Inoltre, la donna incinta è tenuta a sottoporsi a una consulenza preventiva, e tra la consulenza e l’interruzione di gravidanza devono trascorrere almeno “tre giorni di riflessione”. L’interruzione di gravidanza a seguito di uno stupro e in caso di pericolo per la vita, la salute fisica o mentale è legale. Questo compromesso è il frutto di una lunga lotta intercorsa tra partiti, chiese e gruppi di azione dopo la Riunificazione negli anni ’90, e da allora contribuisce alla pace sociale.  

Si può quindi ben capire come i rappresentanti delle Chiese cattoliche abbiano reagito con dure critiche alle proposte di riforma della legge sull’aborto. La Conferenza episcopale tedesca ha criticato in particolare l’atteggiamento della commissione di esperti, secondo cui un bambino acquisisce il suo pieno diritto alla vita solo al momento della nascita. “Le raccomandazioni poggiano sul presupposto errato che un bambino non ancora nato non sia in possesso della piena dignità umana”, ha dichiarato il Presidente della Conferenza episcopale cattolica, Georg Bätzing.

 

Il Governo si accorda sulla nuova legge sul clima 

Dopo lunghe contrapposizioni i partiti di governo SPD, Verdi e FDP si sono accordati sulla riforma della legge sulla tutela del clima e su un pacchetto per promuovere l’industria dell’energia solare. L’accordo metterà fine a interventi di vasta portata come il divieto di circolazione per gli automobilisti nel fine settimana, proposta avanzata dal ministro dei Trasporti – il liberale Volker Wissing (FDP) - che aveva letteralmente seminato il panico tra gli automobilisti. La legge sulla tutela del clima prevede obiettivi annuali per i settori dell’energia, dei trasporti, dell’industria, dell’edilizia, dell’agricoltura e dei rifiuti.

Tuttavia, questi settori fissi, con obiettivi altrettanto rigidi, sono stati a lungo oggetto di controversia all’interno della coalizione di governo. Ora però i partiti della coalizione semaforo annunciano che con l’approvazione della nuova legge, più flessibile e senza obiettivi fissi per le emissioni di gas serra, si potrà finalmente dare il via libera al pacchetto per la promozione dell’energia solare, che abbatterà gli ostacoli burocratici all’espansione dell’energia solare in Germania, accelerandone l’estensione. Anche la gestione delle centrali elettriche da balcone punta a diventare più semplice, così come l’uso nei condomini di energia elettrica autoprodotta attraverso il fotovoltaico. La legge prevede anche un ampliamento delle opzioni legate agli impianti solari installati nei campi e nei terreni agricoli.

 

L’FMI dà il bollino rosso alla Germania                  

Il Fondo monetario internazionale di Washington (FMI) ha abbassato significativamente le sue stime per l’economia tedesca, ritenendo possibile solo una magra stima di crescita dello 0,2%. Alla fine di gennaio, le stime dell’FMI prevedevano un aumento dello 0,5% per la Germania. Nessuna tra le altre grandi nazioni dovrà accontentarsi di valori così negativi a livello globale. 

A sostegno delle stime, l’FMI ha citato, tra le altre cose, la persistente debolezza nei consumi. L’attacco russo all’Ucraina ha colpito la Germania più duramente rispetto ad altre grandi economie, comportando l’aumento esponenziale dei costi energetici in questo Paese. L’anno scorso l’economia tedesca ha subito una contrazione dello 0,3%, mentre molti altri Paesi in Europa, tra cui l’Italia, e oltreoceano hanno registrato una forte crescita. Per il 2025, gli esperti finanziari dell’FMI ritengono che la Germania registrerà una crescita dell’1,3%, ben 0,3 punti in meno rispetto alle previsioni annunciate a gennaio. Delle sette grandi nazioni industrializzate del G7, la Germania risulta quindi essere il fanalino di coda.

 

Luoghi in Germania: Leverkusen                            

Quest’anno il vincitore della serie A tedesca, la “Bundesliga”, è il Bayer Leverkusen. Il “Bayer” presente nel nome della squadra non ha nulla a che fare con il Land della Baviera, ma con il più grande gruppo farmaceutico-chimico tedesco, sponsor principale della storica squadra, e che ha la sua sede nella città di Leverkusen, sulla riva destra del Reno, nei pressi di Colonia. Qui è stata inventata l’aspirina, farmaco famoso in tutto il mondo.

Per lo storico club si tratta del primo titolo acquisito nella sua storia. Il Bayer Leverkusen è così riuscito a spezzare dopo undici anni la serie ininterrotta di vittorie del suo competitor, l’FC Bayern Monaco. La città industriale (164.000 abitanti, Land Renania Settentrionale-Vestfalia), nata solo nel 1930 per ospitare gli operai degli stabilimenti Bayer, non riserva grandi attrazioni ma i suoi dintorni, il Bergisches Land – zona di bassa montagna ricca di incantevoli villaggi – meritano una sosta. Kas 13

 

 

 

 

l Ministro Tajani incontra la Ministra tedesca Annalena Baerbock

 

CAPRI – Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, on. Antonio Tajani, ha avuto un incontro bilaterale con la Ministra degli Affari Esteri della Repubblica Federale di Germania, Annalena Baerbock. Il colloquio, che si è svolto a margine della Ministeriale Esteri G7 a Capri, è stato l’occasione per approfondire la collaborazione, nello spirito del Piano d’Azione, sui temi prioritari in uno scenario internazionale caratterizzato da fortissime tensioni.

In primo piano la necessità di fermare la spirale di violenza in Medio Oriente, ulteriormente acuitasi dopo l’attacco dell’Iran a Israele. “L’Italia, anche in qualità di presidente del G7, ha condannato fermamente l’attacco iraniano di sabato scorso. Ho personalmente espresso solidarietà al Ministro degli Esteri israeliano, ma gli ho anche detto che bisogna essere prudenti e astenersi da ogni risposta o rappresaglia” ha affermato Tajani durante il colloquio con Baerbock, sottolineando l’importanza che Israele non conduca alcuna azione sia contro l’Iran che a Rafah.  Il Vice Presidente ha poi espresso l’auspicio che si possa raggiungere un cessate il fuoco a Gaza in linea con la Risoluzione 2728 del Consiglio di Sicurezza ONU, fondamentale per portare aiuti umanitari per la popolazione civile e favorire una de-escalation più ampia, di cui premessa importante è anche il rilascio di tutti gli ostaggi. Tema centrale dei colloqui anche la situazione in Ucraina, una priorità della presidenza italiana del G7. Tajani ha evidenziato come Italia e Germania, paesi G7 e membri fondatori dell’Unione europea, possano giocare un ruolo cruciale nel portare avanti a tutti i livelli l’azione di pace. Azione che l’Italia continua a perseguire anche attraverso il sostegno politico, finanziario e militare a Kiev, “essenziale per permettere all’Ucraina di sedere al tavolo di pace in condizioni di parità”. (Inform/dip 18.4)

 

 

 

 

“Corridoi Lavorativi”: al via il progetto sperimentale

 

ROMA - È stato firmato lo scorso venerdì, 12 aprile, al Viminale, un importante protocollo di intesa per la realizzazione di un progetto sperimentale per l’"Apertura di Corridoi Lavorativi" tra i Ministeri dell’Interno, degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Lavoro e delle Politiche sociali e la Comunità di Sant’Egidio. A siglare l’intesa per la Farnesina è stato il Direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche Migratorie Luigi Maria Vignali.

Come evidenziato dal capo del dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, prefetto Laura Lega, l’accordo si innesta nel quadro delle iniziative nazionali volte a garantire una migliore governance del fenomeno migratorio attraverso una valorizzazione di ingressi legali realizzati nell’ambito di un sistema organizzato, che consentiranno l’inserimento nel tessuto produttivo di figure professionali specifiche attraverso cui colmare carenze di risorse umane in determinati settori.

Obiettivo principale dell’intesa, infatti, è quella di predisporre e favorire l’incontro dell’offerta di lavoro, espressa dalle imprese sul territorio nazionale, con le competenze lavorative e la disponibilità a trasferirsi in Italia da parte di stranieri che si trovano all’estero, con particolare riferimento a quelle professioni di cui risulta accertata la perdurante carenza sul mercato del lavoro nazionale.

L’elaborazione dei progetti di formazione pre-partenza e di inserimento lavorativo, e l’individuazione dei relativi partecipanti, verranno effettuate dalla Comunità di Sant’Egidio che, avvalendosi della rete di rapporti e di collaborazioni instaurate negli anni col progetto dei Corridoi Umanitari, si impegna con proprie risorse professionali ed economiche.

L’iniziativa interesserà complessivamente trecento stranieri nel biennio.

I relativi progetti verranno realizzati, per quanto riguarda le attività da svolgere prima della partenza, sul territorio degli Stati del Libano, dell’Etiopia e della Costa d’Avorio, e saranno indirizzati in via preferenziale a stranieri cittadini di questi Paesi nonché, in misura residuale, a stranieri di altri Paesi dell’area residenti nei paesi indicati da un periodo consistente.

Per le attività da svolgere successivamente all’arrivo, verranno promossi dei progetti pilota nelle regioni Calabria, Lazio e Veneto, ferma restando la facoltà di estendere il perimetro dell’iniziativa in ulteriori ambiti territoriali del Paese in ragione della localizzazione dei luoghi di inserimento lavorativo. (aise/dip 15.4.) 

 

 

 

Come e perché sostenere la difesa dell’Ucraina

 

La recente approvazione da parte della Camera statunitense del pacchetto di aiuti militari all’Ucraina, da 61 miliardi di dollari, segna una svolta fondamentale che si comprende meglio alla luce di questi 26 mesi di conflitto, e rende sostenibile la difesa ucraina a patto che cambi la strategia di Kyiv e che l’Europa faccia la sua parte.

La situazione sul fronte orientale e su quello euro-atlantico

Due anni fa in questo periodo l’Ucraina respingeva le forze di invasione russe alle porte di Kyiv. A fine 2022 gli ucraini liberavano la città occupata di Kherson e l’area intorno a Kharkiv, mentre nel 2023 la controffensiva è purtroppo fallita di fronte alle difese allestite dai russi nei territori occupati. Da più di otto mesi il fronte è relativamente stabile nonostante furiosi combattimenti, con un’avanzata russa di pochi chilometri ad Avdiivka che è costata alte perdite a entrambe le parti.

Rispetto al 23 febbraio 2022, l’Ucraina ha salvato circa l’80% del suo territorio da un’invasione su larga scala, su tre direttrici nord-est-sud, volta a controllare l’intero Paese tramite annessione diretta – poi attuata nell’area intorno al Mar d’Azov – e/o un governo fantoccio al posto di quello democraticamente eletto in uno stato sovrano. La società ucraina a ovest del fronte continua a funzionare nonostante gli enormi sacrifici e i continui bombardamenti aerei, riuscendo anche a esportare i propri prodotti attraverso il Mar Nero.

La Russia prepara una nuova offensiva, facendo leva su un bacino demografico più ampio di quello ucraino e che non ha possibilità di protestare, e su un’economia di guerra che da la priorità alla produzione bellica fino al punto di punire come un crimine il mancato raggiungimento degli obiettivi di produzione. Offensiva da svolgersi questa estate, oppure da giocarsi con una eventuale presidenza Trump decisamente propensa ad abbandonare Kyiv a Mosca, magari in cambio di possibili contro-partite nel suo scontro con la Cina. Per far fronte alla massa russa l’Ucraina ha preso la sofferta decisione di abbassare l’età di reclutamento a 25 anni senza darsi una scadenza temporale rigida per la smobilitazione, dimostrando come una democrazia possa e debba cercare di difendere la propria stessa esistenza da una guerra di invasione rinegoziando il patto sociale alla sua base.

Il pacchetto di aiuti ormai quasi approvato al Congresso prevede 23 miliardi per donare munizioni e mezzi come quelli già dati, 14 miliardi per nuovi sistemi più avanzati, 8 miliardi per pagare il personale militare e civile ucraino, e 11 miliardi per finanziare le attività militari relative alla guerra, dall’addestramento alla fornitura di intelligence. Gli europei potrebbero e, in alcuni casi, vorrebbero donare di più all’Ucraina, ma in molti altri hanno già raschiato il fondo del barile dei propri stock di equipaggiamenti: in più di due anni di guerra non c’è stato un cambio di passo dell’industria europea della difesa, che purtroppo continua a lavorare a ritmi e su volumi da tempo di pace e non per un’economia di emergenza.

Perché è nell’interesse dell’Europa aiutare l’Ucraina

Questo è per sommi capi il difficile quadro strategico in cui molti in Italia si pongono due domande: 1) che interesse ha l’Europa a continuare a sostenere l’Ucraina; 2) come farlo nelle circostanze attuali e prevedibilmente future, che sono parzialmente diverse rispetto sia al 2022 sia al 2023.

La risposta alla prima domanda è che abbandonare l’Ucraina alla Russia molto probabilmente non porterà la pace perché Putin trarrà da una sua eventuale vittoria una lezione molto semplice: che se invade un Paese confinante dopo qualche anno gli occidentali gettano la spugna, ed è quindi giunto il momento di ri-sottomettere prima la piccola e neutrale Moldavia – obiettivo a portata di mano ricongiungendo le truppe russe in Transnistria con quelle occupanti l’Ucraina – e poi i Paesi Baltici, ripristinando così gli agognati confini dell’Unione Sovietica. Poiché le Repubbliche Baltiche sono da 20 anni membri di Nato e Ue, una loro occupazione militare russa, anche parziale, comporta due scenari: o una guerra tra la Russia e tutti o alcuni alleati Nato, oppure la distruzione politica sia dell’Alleanza atlantica che dell’Unione europea, a beneficio dell’influenza russa su un’Europa divisa e con conseguenze negative enormi per l’economia, la sicurezza e la stabilità di tutti gli stati membri – Italia inclusa.

Chi ritiene questi due scenari improbabili o impossibili dovrebbe ricordarsi come nel dibattito pubblico italiano si riteneva un’invasione russa dell’Ucraina improbabile o impossibile fino al 23 febbraio 2022, appena 26 mesi fa. L’attuale leadership a Mosca ha dimostrato di essere così propensa al rischio, così solida, e così in grado di far sopportare alla propria nazione sacrifici impensabili in Europa occidentale, da rendere lo scenario di un attacco ai Paesi Baltici possibile una volta che le truppe di Mosca arrivassero ai confini (ex) ucraini con la Polonia.

Dissuadere un attacco russo a Paesi Ue e Nato è, quindi, il principale motivo per sostenere l’Ucraina, ma ovviamente non l’unico se si attribuisce valore al rispetto del diritto internazionale e soprattutto all’effetto destabilizzante di una vittoria russa su altri quadranti quali l’Indo-Pacifico, dove di fronte alla resa di Kyiv il ragionamento di Pechino sarebbe simile a quello di Mosca: si può invadere Taiwan perché, dopo qualche anno di sanzioni all’invasore e aiuti militari all’invaso, l’Occidente abbandonerà i taiwanesi come fatto con gli ucraini. E così via con un potenziale effetto domino di aggressioni a partire dalla Corea del Nord.

In una prospettiva storica, niente di particolarmente nuovo, piuttosto un ritorno a quella che è stata la normalità in Europa per circa 15 secoli dalla fine dell’impero romano all’istituzione di Nato e Ue – proprio le due istituzioni nel mirino di Putin. Un ritorno al passato contro cui vale la pena fare tutto il possibile.

Come rendere la difesa ucraina sostenibile negli anni

Fare cosa è la seconda domanda chiave sulla quale regna una certa confusione in Italia, specie alla luce delle dichiarazioni francesi dei mesi scorsi su un eventuale invio di forze armate europee in Ucraina. La riflessione su come aiutare al meglio possibile Kyiv deve partire dal realistico presupposto che non è più possibile liberare militarmente i territori oggi occupati, né in Donbas, a Zaporizhzhia o Kherson, né in Crimea.

Ma è possibile proteggere quel 80% di territorio ucraino che il Paese ha salvato a caro prezzo respingendo l’invasione russa nel primo anno di guerra. Occorre, quindi, concentrare tutte le risorse sia ucraine che dei partner internazionali nel fortificare in profondità la linea del fronte meglio difendibile in termini operativi, evacuando se serve centri abitati, allestendo difese stratificate basate su estesi campi minati, bunker, trincee, sistemi di sorveglianza, e tutte le misure adottate con successo, purtroppo, dagli occupanti russi nel 2023. Per difendere il territorio ucraino servono anche e soprattutto sistemi di difesa anti-aerea e anti-missile in grado di proteggere sia le infrastrutture critiche, in primis quelle energetiche, sia la linea del fronte, sia la popolazione civile. E servono artiglieria e missili a lunga gittata per colpire i nodi logistici, i centri di comando e controllo, e in generale le retrovie che alimentano l’offensiva russa al fronte.

Commisurare il livello di ambizione della strategia militare ucraina alle risorse effettivamente disponibili, sia interne che internazionali, è il primo passo per evitare il successo della prossima offensiva russa. Nelle condizioni attuali, lo scenario più positivo per l’Ucraina nel breve termine è una situazione paragonabile alla penisola coreana, con chilometri di confine militarizzato come avviene da decenni sul 38° parallelo. Solo se l’attuale leadership russa non avrà più alcuna speranza o illusione di poter sfondare quel fronte fortificato, allora prenderà in seria considerazione una trattativa diplomatica con l’Ucraina e i suoi alleati. Fino a quando ciò non si verificherà, l’obiettivo di Putin resterà sempre e comunque il controllo diretto o indiretto su tutta l’Ucraina, e quindi uno scenario di minaccia imminente per la Moldova e per i Paesi Baltici membri di Nato e Ue.

Con i 61 miliardi di aiuti militari in dirittura di arrivo gli Stati Uniti stanno facendo la loro parte, sebbene con un ritardo di sei mesi su quanto promesso che è costato vite ucraine sia al fronte che nelle città bombardate dalla Russia. In Europa, invece, mentre alcuni Paesi come la Finlandia aumentano e/o accelerano gli aiuti, molti altri tentennano, come nel caso della Germania. È adesso fondamentale che gli stati europei accelerino, aumentino e programmino in un’ottica pluriennale le forniture militari alla difesa ucraina, specie se vogliono evitare proprio lo scenario prospettato da Macron di un invio di loro truppe in Ucraina domani – o nei Paesi Baltici invasi dalla Russia dopodomani.

L’economia di emergenza in Europa

Realisticamente, e onestamente, aumentare e accelerare i trasferimenti a Kyiv comporta però assottigliare i propri stock vicino, o al di sotto, delle soglie minime per la deterrenza e difesa dei Paesi Nato. Ciò è possibile senza mettere a rischio la sicurezza nazionale solo se vengono immediatamente firmati contratti pluriennali con l’industria europea della difesa per riempire proprio quei magazzini che si stanno svuotando. Quindi non più solo “incentivi”, “coordinamento”, “strategie”, “roadmap” o meccanismi complessi con pochi fondi. Per produrre più artiglieria o più munizioni servono in primo luogo tre elementi: contratti; contratti; contratti. Ovvero degli impegni legalmente vincolanti firmati dai ministeri della difesa degli stati europei che allochino ogni anno per 5-10 anni centinaia di milioni di euro, vincolando così l’industria del settore a raggiungere determinate produzioni. Solo questo può portare grandi e medie imprese a costruire ex novo fabbriche, acquistare nuovi macchinari, componenti e materie prime, assumere e formare manodopera qualificata.

Per permettere tale salto l’Unione Europea dovrebbe fare la sua parte, aumentando gli stanziamenti dal bilancio comunitario per sostenere il passaggio da un’economia di pace ad un’economia di emergenza come è quella in cui dobbiamo abituarci a vivere per lo meno nel breve-medio periodo. Questo significa, fra l’altro: continuare a co-finanziare i programmi di cooperazione europea di ricerca e sviluppo; incentivare la cooperazione europea attraverso l’esenzione fiscale e l’utilizzo dei finanziamenti della Banca Europea degli Investimenti; favorire gli investimenti industriali consentendone il diretto finanziamento pubblico; assumere l’onere e la gestione degli indennizzi nel caso di cancellazione o rinvio di esportazioni a Paesi terzi per far fronte alle esigenze europee; abbattere i costi indiretti provocati dalla mancata integrazione del mercato europeo della difesa; continuare a rimborsare gli stati membri che donano all’Ucraina secondo criteri semplici e stabili. Ma, anche, contribuire a far comprendere all’opinione pubblica che su queste scelte si sta giocando la sopravvivenza di quell’Unione che negli ultimi settant’anni ha consentito agli europei di raggiungere un benessere senza precedenti nella storia e nel mondo.

L’impossibile isolazionismo dell’Europa dall’Ucraina

Se il passaggio da una economia di pace a una economia di emergenza fosse stato avviato due anni fa, oggi se ne vedrebbero già i frutti. Farlo adesso vuol dire meglio tardi che mai, perché le necessità ucraine nel 2024 sono ben maggiori degli aiuti stanziati da Washington e perché gli europei devono prepararsi a sostenere l’Ucraina anche nel caso di un abbandono di Kyiv da parte di una eventuale presidenza Trump. Gli Stati Uniti possono forse permettersi un certo isolazionismo rispetto a una guerra in Europa ponendosi al riparo di due oceani – anche se due guerre mondiali provano il contrario – ma gli stati europei membri di Ue e Nato che confinano direttamente con Russia e Ucraina di certo no e, conseguentemente, nemmeno gli altri – Italia compresa. Alessandro Marrone | Michele Nones, AffInt 22.4.

 

 

 

Sconfortanti Europee

 

La campagna elettorale per le Europee è iniziata da circa due mesi, e ha ancora un mese davanti a sé. Ma c’è solo un aggettivo per definirla sin qui: sconfortante.

Per chi ha avuto voglia e coraggio di seguire giornali, social, talk show politici, è chiarissimo. L’unico tema di cui si è discusso, praticamente, è la composizione delle liste. La discesa in campo o meno dei leader o delle leader, e la loro posizione in elenco.

Finalmente, dopo settimane e settimane di patemi, sappiamo che la Segretaria Elly Schlein e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni (anzi, Giorgia tout court) saranno della partita. Con grande sollievo e conforto per tutti. E, di conseguenza, dietro a loro, non potevano mancare Renzi, Calenda e Tajani. Tutti pronti, ovviamente, a prendere quotidianamente l’aereo per Bruxelles e per Strasburgo…

Unica eccezione allo schieramento dei leaders, tra i partiti “maggiori”, i M5S, l’Alleanza Verdi/Sinistra e la Lega. Che però hanno largamente supplito all’assenza di Conte, Bonelli/Fratoianni e Salvini con altri nomi “di cartello”, capaci di monopolizzare il dibattito, come e più della discesa in campo dei big di partito. In particolare, la candidatura di Ilaria Salis, capolista AVS al Nord–ovest, ha suscitato ampie discussioni e grande attenzione nel dibattito pubblico nazionale. Ma non quanto la discesa in campo dell’ineffabile generale Roberto Vannacci (anzi, il Generale tout court), presente in tutte le liste della Lega, e addirittura capolista nelle circoscrizioni Centro e Sud.

Se non temessimo di essere quasi blasfemi, ci verrebbe da citare quel famoso passaggio del film Schindler’s List”: “La lista è il bene assoluto. Fuori dalla lista, il nulla”. Non si potrebbero fotografare meglio le attuali priorità della nostra classe politica.

L’assoluto della lista. Tre corollari

Non spenderemo allora una parola in più per unirci ai commenti sui nomi che compongono le liste. Giacché – come dicevamo – non si è parlato d’altro, sin qui.

Ci asterremo quindi da ogni giudizio e commento, in rigorosa par condicio, per insistere invece su una analisi puramente fattuale, come ci avrebbero insegnato, nella grande tradizione italiana, Machiavelli e Guicciardini.

Non possiamo in questo senso esimerci da far risaltare tre grandi fatti impliciti, tre “corollari” dello spettacolo elettorale puramente nominalistico cui abbiamo sin qui assistito (e il termine spettacolo è scelto con cognizione di causa).

* La politica italiana non ha nessun reale interesse verso le elezioni Europee, se non come sondaggio sul consenso.

È necessario commentare l’asserto? Quello cui abbiamo assistito sin qui ci dice, senza tema di smentite, che l’obiettivo reale dell’azione dei partiti non è quello di garantire la massima competenza e qualità nella pattuglia italiana a Bruxelles e Strasburgo. Bensì, quello di massimizzare i voti e la visibilità. Ribadiamo: questa è l’analisi da un punto di vista oggettivo, fattuale, non retorico.

Le Europee, per la politica italiana, sono un gigantesco sondaggio gratuito (gratuito per i partiti, non per gli elettori, ovviamente). Un’occasione per misurarsi e – auspicabilmente – uscire rafforzati, anche solo da un piccolo miglioramento nelle percentuali. Giù giù verso la più pronunciata deriva proporzionalista. Ma, soprattutto, giù verso l’unica reale preoccupazione di confermare la propria forza: nel Paese ma – ancor di più – verso gli alleati e – ancora di più – verso i rivali interni.

Ecco allora perché per Meloni, Schlein, per la coppia Salvini/Vannacci e via dicendo questa impostazione “sondaggistica” è, insieme, una grande opportunità, e un piccolo rischio. Una scommessa, in cui probabilmente nessuno perderà. Al peggio, proporzionalmente, tutti “avranno tenuto”.

* Le Europee sono un esame di riparazione. Servono (quasi solo) a rilanciare carriere personali.

Dietro ai celebrati capilista, ci sono elenchi di dieci e più nomi a partito e a collegio, di cui il grande pubblico – viceversa – non sa niente o quasi.

In quelle liste trovano posto quasi solo dei “problemi” che le Europee consentono di risolvere. Uomini e donne di partito che hanno esaurito le tappe del cursus honorum in Italia; o che hanno perso battaglie decisive e ora – per proseguire la professione politica – devono per forza passare da Bruxelles. Che, notoriamente, è lontanissima dai riflettori. Ma sempre meglio che niente.

Così le persone realmente competenti, che conoscono i dossier europei, e che vanno in lista per fare davvero il lavoro del parlamentare, si riducono a pochissime unità. Beato l’elettore che sa individuarli nelle popolosissime liste (perché alcuni ci sono!) e saprà far cadere su di loro la propria (tripla) preferenza.

Intanto, però, le liste danno contentini a tanti rampanti e delusi, ed evitano ai segretari di avere troppi arrabbiati in casa da gestire. Che son sempre grane.

* Ormai in politica conta solo il nome. Della persona, non del partito.

I politologi segnalano da tempo la fluidità del voto. Non ci sono più appartenenze, o sono molto fragili. Circa il 60% degli elettori ha cambiato partito sulla scheda nelle ultime tre elezioni. Pensate ai tempi in cui si nasceva e si moriva democristiani, o comunisti: completamente andati.

Così ormai la gente non vota più i partiti. Fate un sondaggio coi vostri amici… Chiedete: chi voti alle Europee? Vediamo quanti vi risponderanno col nome di un partito. La maggior parte – se vi risponderà – lo farà con un nome di persona: “voto Calenda”, “voto Renzi”, “voto la Meloni” (anzi, “voto Giorgia”).

È possibile che di alcuni partiti (come quelli delle complicate galassie centriste o di sinistra) gli elettori di base non conoscano nemmeno il nome esatto, o il simbolo.

Ecco perché, alla fine della fiera, nel simbolo ci va scritto ormai quasi obbligatoriamente il nome del leader: Renzi, Calenda, Meloni… Persino la Schlein – che pure ha ancora a mano uno dei pochi partiti conosciuto col suo nome statutario – ha avuto la tentazione di inserire il suo nome proprio nel simbolo. Uno dei passaggi più tristi e sconfortanti – opinione personale – di questo primo scorcio di campagna europea.

Dunque, se conta solo il nome e se la gente, ormai, guarda solo quello, di cos’altro mai dovremmo parlare in campagna? È ovvio: di nomi. Solo di nomi.

La personalizzazione definitiva

Per la verità, ci starebbe bene anche un quarto corollario. O, meglio, la sintesi di tutti i precedenti. Lo enunciamo in una sola parola: personalizzazione.

Questa campagna ci dimostra che la curva verso la personalizzazione della politica, iniziata in Italia almeno dai tempi di Craxi prima e Berlusconi poi, è ormai avanzatissima, e incontrovertibile.

Ridicolo anche solo pensare che i programmi contino ancora qualcosa. Al massimo, qualche tema di bandiera. “Famiglia”, “diritti”, “migranti”, “grilli da mangiare”. Anche questi puri nomi, specchietti per allodole, sotto cui sta il nulla. Slogan destinati a durare il tempo di una campagna: poche settimane. E la cui coerenza organica non ha nessun peso. Tanto che Tajani può correre con lo slogan “L’Europa al Centro” e Salvini – suo alleato e suo collega vicepresidente dello stesso medesimo governo – può correre con lo slogan opposto, “Meno Europa”.

Parole, parole, soltanto parole. Utili per solleticare e attirare qualche voto dai manifesti jumbo sulle tangenziali. E che poi saranno ricoperti, a breve, da quelli dei resort per le vacanze o dei discount alimentari.

Tutto questo, mentre quelli che avremo votato decideranno, nel nostro disinteresse a posteriori, se la futura Europa sarà in mano ancora all’asse “storico” tra popolari e socialdemocratici, o se troverà un nuovo equilibrio basato su partiti conservatori, destre e nazionalisti. Roba da nulla, rispetto al problema dei nomi…

In questa totale personalizzazione e perdita di peso del contenuto, c’è una sola certezza, che solo un ingenuo o un idealista potrebbe non vedere chiaramente: l’Italia finirà dentro a piedi pari nel presidenzialismo. In quello tutto nomi e slogan, un po’ alla sudamericana (in quanto, di per sé, il presidenzialismo, quello vero, è cosa tutt’altro che da sdegnare).

Presidenzialismo che, ad essere sinceri, in Italia c’è sostanzialmente già. È solo questione di qualche anno, un decennio al massimo, e troverà spazio anche nel dettato normativo.

Le nostre Europee ci dicono che la china è quella, ed è irreversibile, almeno nel breve. Per la destra come – sia chiaro – per la sinistra, che ha dimostrato di non avere un linguaggio culturalmente e antropologicamente diverso.

Per parlare di Europa

Dopo un bagno così profondo di realismo guicciardiniano (“il mondo com’è” e non come dovrebbe essere, direbbe il povero Francesco De Sanctis) quel tanto di serietà, idealismo e senso di cittadinanza che sopravvive in noi grida con gemiti inesprimibili. E ritengo avvenga così per tanti altri cittadini.

Concediamoci allora il lusso – perché di questo si tratta – di pensare ancora una volta, forse un’ultima volta, che il merito conti, che la politica si occupi ancora del nostro futuro e delle questioni strategiche della nostra vita, della nostra Europa. Di quel sogno che i poveri De Gasperi, Schumann, Monnet o Spinelli stenterebbero oggi a riconoscere.

Lo facciamo necessariamente per punti, tre punti, per non tediare un pubblico (ché dire elettorato ormai par troppo) ormai avvezzo solo a parlare di nomi. E per suggerire solo qualche tema che sarebbe bello, quasi commovente, sentire discutere dai candidati alle Europee e dai loro partiti.

L’Europa e la pace

Siamo tutti preoccupati della pace nel mondo. Anche un po’ della nostra, e dei nostri figli, per chi ancora ne ha. Ripartiamo allora col dire che l’Unione Europea (allora Comunità Europea) è nata proprio e soprattutto per garantire la pace. A guerra mondiale appena finita. Per intuizione di politici che ancora meritavano quel nome. E che si chiesero: come facciamo a far sì che non capiti mai più? La risposta fu: l’Europa. Condividiamo in un unico mercato tutte le cose per le quali fino ad oggi abbiamo litigato e fatto guerra: i confini commerciali, il carbone della Ruhr e della Saar, un domani anche l’energia atomica…

E qui sia chiara l’enorme differenza col dibattito odierno. Oggi si discute di pace in termini di riarmo, di esercito europeo. Si vis pacem, para bellum. Allora, alla nascita dell’Europa, se ne parlò in termine di eliminazione delle cause delle guerre. Si vis pacem, para pacem. Cioè, previeni. Elimina il conflitto commerciale, economico e strategico sulle risorse-chiave. Sarebbe bello riparlarne oggi.

L’Europa e la legge

Come sappiamo bene, ma sembriamo dimenticare, le nostre leggi si fanno più a Bruxelles e Strasburgo, che a Roma. L’80% delle nostre leggi sono puri recepimenti di norme europee. Ne deriverebbe – a esser logici – che il parlamentare europeo è più importante di quello italiano. E che a Bruxelles bisogna mandare i migliori, e semmai a Roma quel che resta. Non viceversa.

Né si può dire che al Parlamento europeo si occupino solo di farina di grilli e di dimensioni delle sardine. Dalla concorrenza al PNRR, dall’intelligenza artificiale al futuro dell’automobile, dal nostro debito pubblico alle politiche sociali: gran parte del nostro futuro, e della nostra vita reale, verrà deciso più in Europa che in Italia. Ma facciamo finta di non accorgercene, tutti.

E in campagna parliamo di nomi. Non di economia globale, non di transizione ecologica. Non del nuovo patto di stabilità che, col nostro debito pubblico, rischia di spazzarci via come Paese, per sempre. Ci meritiamo, tutti e tutto, il futuro che ci costruiamo con questa campagna sconfortante.

L’Europa e l’Est

Terzo e ultimo tema che – scusandoci con tutti per la noia provocata – ci parrebbe utile affrontare in campagna europea, sta in una sola parola: Est. Anzi, se preferite, Est, Est, Est. Non il vino, ma tre volte il tema dell’Est, che, per l’Europa, sembra essere ormai il vero destino. Anche l’orizzonte nella cui direzione guardare, un po’ come se aspettassimo da là i Tartari di Buzzati.

Est, innanzitutto, è il tema della Cina: dell’avere ormai là tutta la capacità produttiva di chip, di auto elettriche, di pannelli solari. E il controllo di buona parte dei minerali, in giro per il mondo. Come recuperare sulle industrie strategiche per il futuro nostro e dei nostri figli? Potrà farlo Roma, anzi, Montecitorio, se a stento ci riesce Bruxelles?

Est, poi, è ciò che sta ai nostri confini: la Russia e il Medio Oriente. Come scenari di guerra, ma anche come potenze energetiche da cui non possiamo prescindere, e che ormai condizionano pesantissimamente le nostre “democrazie”, comprando industrie, media strategici, persino calciatori e – probabilmente – anche diversi dei nostri opinionisti e politici.

Che fare davvero col mondo islamico, che ormai popola metà delle nostre città (specie delle nostre periferie) e con cui non riusciamo a trovare un equilibrio, come anche quel mondo fatica, tra integrazione e conflitto, tra modernità e tradizione?

E, già che guardiamo a oriente, che ruolo dare ai paesi dell’Est Europa, che chiedono l’accesso all’Unione, e che sono “cuscinetti” di questo scenario? Allargamento, a rischio di paralisi e crisi di valori non più davvero condivisi, come in Ungheria? O vera integrazione, in un’Europa anche a più velocità, ma davvero spazio comune come faro di diritto e umanesimo integrale?

Est, infine, è il tema delle migrazioni (e quindi, un po’ anche del Sud, in questo caso). Est è il tema del Mediterraneo che per l’Europa non è più una periferia marginale rispetto al Reno, ma un nuovo baricentro, dove trovare – come disperatamente ci segnala da dieci anni papa Francesco – una soluzione di sviluppo e di equità ai flussi migratori che non possono essere contenuti, ma che vanno gestiti nella giustizia, con visione strategica globale.

Semplicemente, perché non c’è alternativa. Ogni muro della storia, che fosse muraglia cinese, vallo romano o cemento armato a Berlino, è stato sempre scavalcato. La storia non si è mai fermata alzando barriere. Altro bel tema da Europa e da Europee.

Domande a un candidato

Ci capiterà in questi giorni – da cittadini, da elettori, forse più facilmente da spettatori e consumatori di politica, quali ormai siamo – di incontrare, vedere, sentire candidati alle Europee. Leader e capilista, bravi e seri parlamentari europei (perché ce ne sono, pochi, ma ci sono) o riempitivi in cerca di un futuro personale. Non importa, a tutti possiamo fare, magari idealmente, una domanda, delle domande. Come forma di resistenza al nominalismo, alla personalizzazione. Come forma di igiene della politica. Come ultimo, disperato, insensato attaccamento a quando la politica si occupava ancora davvero del nostro futuro.

Come mio esercizio di igiene mentale personale ho buttato giù una lista di dieci domande che mi piacerebbe porre, idealmente, ad ogni candidato alle Europee, per capire chi sto votando e se merita il mio voto. Condivido qui questa mia lista, ma ovviamente ognuno può – e dovrebbe – costruirsi la propria.

1. Qual è la cosa più importante da fare per assicurare ancora in futuro la pace in Europa?

2. Quali sono le risorse strategiche su cui va prevenuto un conflitto europeo/mondiale?

3. Sei favorevole all’esercito europeo? Se sì, fatto come? Con che rapporto con la NATO?

4. Sei favorevole all’ingresso in Europa di Turchia, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Albania, Ucraina, Moldavia, Bosnia-Erzegovina e Georgia? Se sì, riformando come il voto in Commissione?

5. Voteresti una Commissione in cui vi siano gruppi politici europei che ospitano Orban e Le Pen?

6. Come dobbiamo modificare ancora le politiche migratorie e di asilo europee?

7. Quali sono i temi più importanti su cui vorresti che l’Europa intervenisse con regolazione comune?

8. Tra questi temi, ci sono i servizi sociali e la sanità pubblica universalistica?

9. Cosa deve fare l’Europa sul tema dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale?

10. E, infine: sei favorevole agli Stati Uniti d’Europa? Se sì, come e in che termini? Se no, perché?

Quest’ultima domanda è davvero la più importante. La madre di tutte le domande. Perché ormai è chiaro che allargamento, voto all’unanimità, innovazione, politica estera, difesa, insomma tutti i temi strategici sopra richiamati, non si possono affrontare efficacemente nell’attuale assetto istituzionale europeo.

Del resto, ci direbbero Machiavelli e Guicciardini col loro sano realismo, finché le “vere” elezioni sono quelle nazionali, i leader europei guarderanno sempre prima a quelle, e daranno ai loro elettorati slogan (e nomi) che pagano a livello nazionale: l’Europa sarà sempre un secondo livello, una seconda scelta, persino un ripiego.

Solo quando voteremo davvero per un Parlamento che determina un Governo o un Presidente europeo, in qualsiasi forma, quelle elezioni diventeranno importanti e decisive sul serio. E non mega-sondaggi proporzionali destinati al mercato politico nazionale.

Se non sapremo porre oggi, in campagna, domande come queste, poi non potremo lamentarci se il futuro non assomiglierà a quello che Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli avevano sognato per noi, loro nipoti e pronipoti. Giuseppe Boschini, SettNews 7

 

 

 

 

Esserci per contare

 

Vivere nel Bel Paese resta complesso e i mesi che verranno potrebbero riservarci altre amare sorprese. La cura per l’Italia è ancora tutta da verificare. La Pandemia ha solo complicato il nostro tenore di vita e la sopravvivenza in generazionale. Intanto, dovremo fare i conti con un compromesso politico contraddittorio.

 

Entro l’anno, pure se nessuno è profeta in Patria, potrebbe essere varata una nuova legge elettorale. Certo è che la panacea ai nostri mali peggiori ha smarrito anche l’ottimismo di facciata. Tanto meno le esternazioni di chi governava e ora è all’opposizione. Tramontati i tempi delle promesse non mantenibili, ora si confida sulle sorti di un’Italia in avvicendamento. Di fatto, ci siamo resi conto che basterebbe una certa tenacia per dare una spallata a questa politica nazionale; nata e sviluppata in un’Europa in trasformazione socio/politica.

 

 L’evoluzione del sistema sta avvenendo in tempi e in modi imprevisti e, oggettivamente, non sempre coerenti. Il difficile, di conseguenza, è capire dove si assesterà l’“apparato” politico. I nostri dubbi dello scorso anno restano, così, a tutto campo. Come a scrivere che anche a livello UE la posizione nazionale non resta tra le migliori. Insomma, “esserci per contare” non può restare solo un motto verbale. Le prossimo elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo sarà anche il banco di prova per l’evoluzione politica nazionale. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Il CGIE in lutto verso la plenaria a giugno

 

ROMA - Si è riunito l’8 maggio alla Farnesina il Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – CGIE. Una riunione nel segno della commozione per la recente scomparsa del Segretario Generale del CGIE, Michele Schiavone. “Un momento di grave sofferenza umana”, l’ha definita Silvana Mangione, Vicesegretaria Generale del CGIE per i Paesi Anglofoni extraeuropei. Ma anche una riunione utile per discutere degli argomenti topici che riguardano il mondo dell’emigrazione italiana e che faranno parte della plenaria del CGIE che si svolgerà a Roma tra il 17 e il 21 giugno prossimi. Primo fra tutti, l’elezione del nuovo Segretario Generale che prenderà il posto di Schiavone. Ma non solo.

A condurre i lavori di questa mattina a Roma è stata Mirta Gentile, Segretaria Esecutiva del CGIE, che, al fianco di una sedia vuota in onore di Schiavone, ha passato la parola a tutti componenti del CDP. E non si poteva partire dal ricordo che la Vicesegretaria Mangione ha voluto rivolgere a Schiavone: “Michele è stata sempre persona aperta al dialogo con tutti, buona e colta, che ha guidato il CGIE fin dal 2015/2016”. Nei giorni della Plenaria, ha informato che ci sarà anche un momento di ricordo all’inizio della riunione. E per arrivarci nel migliore dei modi e preparati, il CDP, per voce della Vicepresidente Mangione ha affermato di star dialogando in modo “ecumenico” e “senza conflitto” con tutti i componenti delle commissioni del CGIE, compresi i “molti consiglieri nuovi di questa consiliatura”; “discuteremo serenamente delle possibili candidature e del riassetto interno. Un riassetto che deve essere trasversale e rappresentare tutte le anime degli italiani nel mondo”. Ma non solo, si è discusso anche della stagione delle riforme che deve contraddistinguere questa consiliatura, a partire dal regolamento interno, per la quale il CDP sta lavorando con la III commissione: “stiamo affinando la proposta proprio in questi giorni”. Ma le proposte di riforma comprenderanno anche quella riguardo la legge istitutiva dei Comites, che Mangione ha definito una “proposta solida”. Tassello importante è anche quello riguardo la promozione e diffusione dell'italiano nel mondo, la cui proposta deve “considerare le differenze delle diverse aree di emigrazione”, distinguendo dunque quella europea da quella sudamericana così come quella anglofona extra-Ue.

Dopo un breve intervento del Consigliere Walter Petruzziello, che ha voluto mandare un messaggio di solidarietà al Brasile, e agli italiani del Rio Grande do Sul colpito dell’alluvione, è intervenuta la Vicesegretaria Generale per l’Europa e l’Africa del Nord, Maria Chiara Prodi, che ha spiegato come questi siano stati “giorni di lavoro in un momento delicato”, ma “nel suo insieme il CGIE ha continuato a lavorare”. Specie riguardo le imminenti elezioni europee: “è importante ringraziare la rete diplomatico-consolare e i connazionali che hanno fatto in modo che i seggi in Europa esistano. Questa è un'opportunità per ragione sull'essere cittadini europei e cittadini italiani”. Per questo, Prodi ha voluto segnalare che nonostante gli sforzi, “non c'è stata la possibilità di voto per gli italiani che vivono in Stati extra UE”. Prodi ha poi voluto anche ricordare che c’è la possibilità di segnalarsi come “temporaneamente all’estero” così come è possibile, invece, fino all’ultimo, registrarsi in Italia e votare nel proprio comune di residenza. In seguito, la Vicesegretaria Generale per l’Europa e l’Africa del Nord ha voluto riferire del dibattito interno al CGIE sulla “libertà di scelta” e “sulla mobilità europea in liste transnazionali che diano la possibilità di vivere l’UE”.

In seguito è intervenuto anche Tommaso Conte, Componente del CDP per l’Europa e l’Africa del Nord, che prima ha ricordato Schiavone, poi, passando alle elezioni Ue, ha informato come lui e i componenti del CGIE della Germania voteranno per candidati tedeschi in quanto ritengono “importantissimo, se si vuole attuare l’integrazione, votare in loco”. E infine, ha voluto commentare anche la Relazione di Governo, presentata in mattinata dal Sottosegretario agli Affari Esteri, Giorgio Silli, accompagnato dal Direttore Generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina, Luigi Maria Vignali: “in 33 anni di esistenza del CGIE non c’era mai stata una relazione di Governo dove non si parlasse, almeno in una pagina, dell'intervento scolastico per gli italiani all'estero. Non c'è una parola. Ci troviamo in una situazione gravissima, anche aldilà del fatto che ci sono diversi enti che chiuderanno e che qualcuno fallirà. C'è noncuranza verso questo argomento”.

Dopo di lui, è intervenuto anche Mariano Gazzola, Vice Segretario Generale per l’America Latina, che dopo aver ricordato la figura di Schiavone, sempre “attento alla comunità italiani in America Latina per la quale aveva un amore speciale”, ha voluto sottolineare la problematica delle “cittadinanze che vengono fatte tramite tribunali”, esprimendo “grande preoccupazione” e invocando un “intervento politico”: “i tribunali non possono prendere il posto dei consolati”, ha detto. E questo, secondo lui, si allaccia al “tema dell'identità italiana” di cui si discuterà in plenaria.

Anche il Vice Segretario Generale di Nomina governativa, Gianluca Lodetti, ha parlato di questo “CDP triste e particolare ma che ha anche segnato un momento di ritorno all'attività” ragionando su quella che sarà la plenaria: “abbiamo fatto un lavoro in prospettiva. Siamo tenuti a portare avanti una stagione di riforme”. Tra queste, “ci concentreremo per primi sui Comites, poiché riteniamo il tema della rappresentanza fondamentale”. “Abbiamo consapevolezza che la politica non si è attivata in maniera opportuna né sulla vecchia né sulla nuova emigrazione. Siamo rimasti molto arretrati. Vogliamo affrontare questa riforma”.

Poi, Lodetti ha voluto dare anche alcuni altri spunti riguardo altre tematiche, in particolare sui servizi consolari e la mobilità. “Il DG Vignali - ha affermato - nella sua relazione di governo ha parlato di aumento dei connazionali all'estero. Con un incremento di 100mila unità nel solo 2024. Adesso si contano dunque 7 milioni e 100 mila italiani iscritti all’AIRE”. “La mobilità, dunque, non si è fermata e non si ferma”. Anche per questo, Lodetti ha spiegato di appoggiare la digitalizzazione, “perché fa parte del progresso”, ma si è anche auspicato, a nome del CGIE, che “le persone siano sempre sostenute con una politica di prossimità, non possono lasciare le persone solo alla digitalizzazione spinta. Senza prossimità non ci sono servizi di qualità”.

Infine, interrogandosi sulla questione mobilità, ha spiegato: “è poco circolare, perché abbiamo scarsa attrattività. Dal Governo abbiamo avuto segnali negativi, tipo lo stop ai vantaggi fiscali per impatriati”. Quando invece “abbiamo bisogno di aiutare la circolarità”.

Nonostante questo, il MAECI, ha spiegato ancora il Vicesegretario di Nomina Governativa, “è riuscito a trovare 200 mila euro per il CGIE. Li ringraziamo per questo, ma non abbiamo neanche la metà del budget per portare avanti neanche la metà del nostro organismo. Spetterà alla politica risolvere questo vulnus”.

In un breve intervento, infine, Rocco Di Trolio, Componente per i Paesi Anglofoni extraeuropei, ha informato della discussione del CDP riguardo le CIE e la volontà di aumentare i consoli onorari. (l.m., aise/dip 8) 

 

 

 

Violenza psicologica: parole che lasciano il segno nella coppia

 

La violenza psicologica è una forma di maltrattamento in cui vengono utilizzate parole offensive e denigratorie verso la persona che si ha di fronte, al fine di sopraffarla, sminuirla o umiliarla

È un abuso emotivo che mira a instillare paura nella vittima, per poterla controllare e manipolare.

Secondo la definizione dell’antropologa Franciose Heritier, la violenza è “qualsiasi costrizione di natura fisica o psichica, che porti con sé il terrore, la fuga, la disgrazia, la sofferenza o la morte di un essere animato; o ancora qualunque atto intrusivo che ha come effetto volontario o involontario l’espropriazione dell’altro, il danno, o la distruzione di oggetti inanimati”.

Mentre la violenza fisica è inflitta sul corpo, l’arma della violenza psicologica è la parola, che viene usata per colpire la sfera mentale e psichica della persona, minandone il valore, l’autostima, la dignità e il senso d’identità. La violenza psicologica è sempre presente insieme alle altre forme di violenza come quella fisica, ma può presentarsi anche da sola.

Nell’immaginario collettivo, la violenza psicologica è considerata una violenza “meno grave”, “più pulita” o “più ammissibile” di quella fisica. In realtà, le sue conseguenze possono essere altrettanto devastanti per le vittime e i danni possono essere gravi come quelli della violenza fisica.

La violenza psicologica è una violenza subdola. Non lasciando i segni visibili tipici della violenza fisica, frequentemente rimane nascosta a lungo. Poiché rientra nell’area della soggettività, viene sottovalutata o non viene riconosciuta, né da chi la subisce né dalle altre persone. Di conseguenza, è particolarmente difficile intervenire e porre rimedio a una situazione di violenza psicologica.

Tipi di violenza psicologica

Possiamo distinguere delle tipologie di violenza psicologica in base al contesto in cui si manifesta:

1. Nella coppia: la violenza psicologica si presenta soprattutto nella relazione di coppia. Può essere esercitata da parte dell’uomo nei confronti della donna, il che è statisticamente più frequente, o viceversa. Secondo una stima dell’OMS, ben il 35% delle donne in tutto il mondo ha subito una violenza psicologica. In Italia il 26,4% delle donne ha subito una violenza psicologica da parte del compagno, con circa 7 milioni di donne vittime ogni anno. Sarebbero invece 3 milioni gli uomini che la subiscono, nella forma di denigrazione riguardo alle capacità familiari, sessuali e lavorative e di alienazione parentale in seguito a una separazione.

2. In famiglia: i bambini possono essere vittima di violenza psicologica esercitata dai genitori in forma di rimproveri continui, disapprovazione e manipolazione. Le conseguenze sono danni psicologici profondi e traumi, con conseguente scarsa autostima, problemi nello sviluppo e comportamenti devianti da adulti. Questo tipo di violenza può avvenire anche tra altri membri della famiglia.

3. Al lavoro: la violenza psicologica avviene anche sul lavoro. Degli esempi sono il mobbing (bullismo sul posto di lavoro) e il gender gap (differenza di trattamento, di retribuzione e di opportunità tra donne e uomini). In questi casi, è particolarmente difficile sia trovare supporto da parte dei colleghi sia dimostrare l’abuso.

4. A scuola, nelle amicizie e in altri ambiti della società: si può parlare di violenza psicologica in qualsiasi contesto avvengano aggressioni verbali che causano sofferenza, per esempio quando un docente sgrida e umilia ripetutamente un alunno.

Esiste anche una classificazione della violenza psicologica in cui si distinguono 10 categorie, che si riferiscono a diversi modi di assoggettare l’altro. Queste sono:

1. controllo della libertà di movimento;

2. delle frequentazioni;

3. del comportamento;

4. dei mezzi finanziari;

5. dei gusti;

6. del pensiero;

7. dello spazio sonoro;

8. del tempo;

9. dello spazio fisico,

10. della comunicazione.

Caratteristiche

La violenza psicologica non ha un solo aspetto. I comportamenti che possono essere messi in atto sono molteplici e possono variare in intensità e frequenza, ma ci sono due caratteristiche che sono sempre presenti e facilmente riscontrabili:

1. La ripetitività: la violenza psicologica non avviene in un singolo episodio, ed è per questo che si genera un danno psicologico sulla vittima. Si presenta con schemi reiterati e frequenti, che possono;

• rafforzarsi nel tempo: assumono sempre maggior gravità (per esempio, all’inizio telefonate insistenti e con il tempo umiliazioni verbali), essendo più facili da smascherare e frenare;

• avere un andamento ciclico: si alternano momenti di apparente riappacificazione e armonia, il che rende la violenza ancor più subdola.

2. L’asimmetria della relazione: esiste una dinamica di potere e possesso. I due partner non sono sullo stesso piano, ma uno prevale sull’altro.

Come riconoscere la violenza psicologica?

Ci sono dei comportamenti e delle parole a cui prestare attenzione per cercare di identificare questa forma di violenza.

Ecco alcuni dei comportamenti psicologicamente violenti più comuni, con relativi esempi di frasi violente che possono essere pronunciate:

1. Umiliazioni, svalutazioni, critiche, commenti negativi, ridicolizzazioni, generalizzazioni, per esempio:

“Non vali nulla”, “Sei stupido/a”, “Sei un fallimento”, “Sbagli sempre”, “Ma che moglie/marito sei”, “Non capisci mai niente”, “Non te lo spiego perché potresti arrivarci”, “Un bambino farebbe meglio”, “Ma come sei vestito/a”.

2. Intimidazioni e minacce, per esempio:

“Me la pagherai”, “Vedrai che te ne farò pentire”, “Non vedrai più i tuoi figli”, “Se non lo fai ne pagherai le conseguenze”.

3. Controllo (di telefono/e-mail, dell’abbigliamento, degli spostamenti, etc), per esempio:

“Perché hai mandato un messaggio a quella persona?”, “Chi ti ha chiamato ieri?”, “Dammi il tuo telefono”, “Indossa questo abito”, “Dove sei andato/a?”.

4. Isolamento da amici e familiari e gelosia patologica, per esempio:

“Ti sembra il caso di uscire con quella persona?”, “Non ti rendi conto che ti stanno usando?”, “Non uscire con quei tuoi amici”.

5. Ordini, per esempio:

“Portami da mangiare adesso”, “Non truccarti”.

6. Accuse e negazione dell’abuso, per esempio:

“È colpa tua se faccio così”, “Mi stai trattando male”, “Sei tu che mi hai fatto arrabbiare”, “Te la sei andata a cercare”, “Se ti comportassi meglio questo non accadrebbe”.

7. Trascuratezza emotiva: abbandono, indifferenza alle richieste di affetto, violenza del silenzio (negare la parola finché non si ottiene ciò che si desidera).

8. Gaslighting: è una manipolazione psicologica in cui si destabilizza la vittima attraverso la negazione di fatti realmente accaduti con l’intento di farla dubitare di sé stessa e confonderla. Degli esempi sono:

“Ti ricordi male”, “Non è mai successo”, “Perché ti inventi le cose?”.

Conseguenze per la vittima

Le conseguenze della violenza psicologica per la vittima possono essere molto serie, sia sul benessere mentale che fisico.

L’impatto più forte che la violenza psicologica esercita è quello sull’autostima e sul senso d’identità. Le vittime si sentono inadeguate, incapaci e impotenti. Terrorizzate, indifese e silenziose, spesso si sentono responsabili e provano sentimenti di colpa e vergogna. Capita persino che si convincano di meritarsi gli abusi che subiscono e che sviluppino una dipendenza dall’abusante, creando così un circolo vizioso di maltrattamenti.

La psichiatra americana Herman afferma che questi maltrattamenti “sono paragonabili, negli effetti psicologici che provocano sulle vittime, ad altre situazioni traumatizzanti come i disastri naturali, le guerre i sequestri di persona”.

La violenza psicologica può persino portare allo sviluppo di disturbi psicosomatici e mentali come disturbi del sonno, ansia e panico. Secondo degli studi, una donna vittima di violenza corre un rischio di cadere in un disturbo depressivo 5 o 6 volte più alto rispetto a chi non ha subito violenza e ha anche una probabilità significativamente più elevata di sviluppare un disturbo da stress-post-traumatico.

Inoltre, secondo gli esperti, una vittima di violenza di qualsiasi tipo presenta un rischio maggiore di incorrere in un problema di salute. Per esempio, il rischio di sviluppare un cancro alla cervice uterina è dalle 2 alle 6 volte più elevato in chi ha subito una violenza rispetto a chi non ne ha subito.

Come sono gli uomini violenti?

Un uomo che mette in atto forme di violenza psicologica è tendenzialmente possessivo, ha un forte bisogno di controllare il/la partner e di essere ammirato e manca di empatia.

Dietro a queste caratteristiche si celano sempre delle profonde insicurezze e una scarsa autostima.

Questi tratti della personalità sono talvolta riconducibili a un disturbo della personalità, come il disturbo narcisistico o il disturbo antisociale di personalità.

Relazioni “tipo” in cui spesso si instaurano queste dinamiche

Secondo gli esperti, i maltrattamenti psicologici si sviluppano maggiormente nelle relazioni tossiche e perverse, caratterizzate da un’asimmetria tra i membri della coppia e da un senso di distorsione della realtà da parte dell’abusante.

In queste relazioni esiste un senso di competitività e una lotta per la supremazia, incitati da uno dei partner nel tentativo di prevaricare sull’altro. Come risultato, si avranno delle dinamiche disfunzionali nel rapporto, che possono condurre a una crescente spirale di violenza.

Perché è difficile “uscirne”?

Una delle caratteristiche di queste modalità relazionali è la circolarità. In molti casi, ai momenti di abusi e maltrattamenti, seguono fasi di riconciliazione, equilibrio e richieste di perdono. In questo modo il legame affettivo si riconsolida ed è sempre più complicato riconoscerne la tossicità.

In più, le continue manipolazioni portano la vittima a pensare che “sia normale”, che “stia scherzando”, che “è il suo modo di dimostrare amore” o addirittura che si è colpevoli, che ci si merita l’abuso o che è piacevole ricevere questo trattamento.

È normale che sia difficile venirne fuori. È per questo che è fondamentale chiedere aiuto per abbandonare la relazione, insieme a un lavoro interno per accrescere la consapevolezza e l’amore per sé stessi.

Come difendersi e reagire?

Di fronte alla violenza psicologica, è importante trovare il coraggio di reagire, e smettere di pensare che si può “conviverci”.

Ecco dei consigli pratici su come difendersi e reagire:

1. Non minimizzare i suoi comportamenti e ammetti a te stesso/a di stare subendo una violenza.

2. Ripeti a te stesso/a che non ti meriti questi maltrattamenti e che non è colpa tua. Concentrati su te stesso/a, riconoscendo il tuo valore.

3. Stabilisci dei confini ed inizia ad esigere rispetto. Trova il coraggio di dire frasi come: “Non è colpa mia”, “Prenditi le tue responsabilità” o “Non urlarmi mai più”.

4. Smettila di compiacere l’altro e non entrare in discussioni inutili. Evita di scusarti e di giustificarti.

5. Abbandona la speranza che l’altra persona possa cambiare e rendi la tua salute mentale una priorità.

6. Allontanati prima possibile e taglia tutti i contatti. Se non ti è possibile immediatamente, inizia a pensare a un piano di uscita dalla violenza. Non esitare a chiedere aiuto ai tuoi cari, a uno psicologo e a dei centri antiviolenza.

7. Dedicati del tempo per sanare le tue ferite ed abbi pazienza. Anche qui, richiedere aiuto è di fondamentale importanza.

Come farsi aiutare?

Chiedere aiuto è fondamentale, e non solo ad amici e familiari, ma anche alle strutture specializzate. I centri antiviolenza offrono ascolto, accompagnamento nel percorso di uscita dalla violenza e supporto legale alle vittime.

La violenza psicologica fa parte del reato di maltrattamento intrafamiliare. È consigliabile denunciare alle Forze dell’Ordine prima possibile, da un lato perché esiste la prescrizione (dopo alcuni mesi le accuse decadono) e dall’altro perché non si deve aspettare che la situazione degeneri e che le conseguenze divengano ancor più disastrose. Claudia Bassanelli, CdI aprile

 

 

 

Le missioni internazionali 2024: quanti e dove sono i militari italiani

 

Ogni anno il governo è chiamato a decidere quali missioni internazionali rinnovare e quali avviare ex novo. Roma è impegnata in diversi tipi di operazioni all’estero, per lo più di peace-keeping, stabilizzazione, formazione e addestramento di forze locali. Gli impegni spaziano dalle missioni Ue a quelle Nato e Onu, seguite da un numero notevole e crescente di missioni bilaterali o in coalizione con i partner euro-atlantici. Anche la dimensione dei singoli contingenti nazionali è molto varia, da quelli con pochissime unità – spesso osservatori o addestratori – a quelli molto più consistenti, come le Nato EnhancedVigilance Activities che contano 2340 unità massime. L’Italia vanta infatti all’attivo più di 40 missioni nel 2024, posizionandosi come primo contributore per le operazioni dell’Ue, secondo contributore della Nato dopo gli Usa – quindi primo tra gli europei – e primo tra i contributori occidentali alle missioni delle Nazioni Unite.

Le nuove missioni

Sono tre le nuove missioni internazionali italiane previste per il 2024, per un fabbisogno finanziario di circa 45,93 milioni di euro. In particolare, l’Operazione Levante, che prevede 192 unità massime (nei documenti ufficiali, così come nel seguente articolo, quando si parla di unità di personale si fa sempre riferimento al numero massimo), il cui mandato ufficiale recita che: “A seguito dello scoppio del conflitto Israele-Hamas, avvenuto il 7 ottobre 2023, la Difesa è stata chiamata a fornire contributi per fronteggiare una situazione che prefigura una potenziale escalation e impone un approccio integrato”.

Spicca poi “la proroga dell’impiego di un dispositivo multidominio in iniziative di presenza, sorveglianza e sicurezza nell’area del Mar Rosso e Oceano Indiano Nord-Occidentale”, che ricomprende in realtà missioni già attive come Atalanta e Agenor e la nuova operazione dell’UE EUNAVFOR Aspides, per un totale di 642 unitàdi personale.

Aspides, avviata il 19 febbraio, mira a salvaguardare la libertà di navigazione nelle aeree che vanno dal Mar Rosso al Golfo di Aden fino al Golfo Persico con compiti difensivi, e vede il contrammiraglio italiano Stefano Costantino a guida delle operazioni nel teatro operativo.

Le missioni riconfermate

La legge prevede che ogni anno, entro il 31 dicembre, il governo presenti al Parlamento un rapporto dettagliato sullo stato delle missioni internazionali in corso. Purtroppo nella prassi raramente le tempistiche sono state rispettate, con ritardi che possono impattare la stessa efficienza del contingente nazionale all’estero, basti pensare che nel 2020 la delibera è arrivata il 21 maggio, nel 2021 il 17 giugno, nel 2022 il 15 giugno e nel 2023 il 1° maggio.

Per le missioni per cui si propone il rinnovo nel 2024, si stabilisce una consistenza massima annuale complessiva dei contingenti delle Forze Armate impiegati nei teatri operativi pari a 11.166 unità, e una consistenza media di 7.632 unità. Ciò comporta un fabbisogno finanziario a carico del Ministero della Difesa pari a circa 1,365 miliardi di euro, di cui 1,075 miliardi nel 2024 e i restanti nel 2025. A questa cifra vanno però aggiunti anche i fondi degli altri Ministeri (Interno, Giustizia, Economia e finanze, MAECI) e della Presidenza del Consiglio, per una spesa complessiva per il totale delle missioni italiane di 1,825 miliardi di euro (in aumento rispetto agli 1,72 miliardi del 2023).

Europa: NATO e UE

Guardando alla ripartizione geografica delle missioni, si nota come nel continente europeo l’Italia sia fortemente impegnata nel quadro Nato, dall’Air Policinge Air Shielding (300 unità) alla Nato Joint Enterprise nei Balcani occidentali (1550 unità). Quest’ultimo è uno degli impegni più duraturi nella storia dell’Alleanza, iniziato negli anni ‘90, e vede Roma mantenere una forte presenza per favorire la stabilità e la sicurezza dell’area.

Ma non solo, l’Italia è anche partecipe di diverse missioni dell’Ue sul suolo del Vecchio Continente, come EUFOR ALTHEA (247 unità) per addestrare le forze armate bosniache o EUMAM Ucraina (80 unità) per supportare il Paese nella difesa dall’invasione russa addestrando le sue Forze Armate.

Mar Mediterraneo: presenza navale e cooperazione

Nel Mar Mediterraneo lo scopo è mantenere una presenza adeguata e ampliare le cooperazioni bilaterali con il Nord Africa, anche ma non solo per cercare di mitigare il fenomeno migratorio. Tra le missioni principali nel quadrante è bene richiamare Mediterraneo Sicuro (822 unità), EUNAVFOR MED Irini (459 unità) e NATO Sea Guardian (268 unità).

Africa: partnership bilaterali

In Africa si vedono invece numerose missioni bilaterali – come in Nord Africa, Sahel, nel Golfo di Guinea e nel Corno d’Africa – e ancora la volontà di mantenere una forte presenza navale. Tra le prime si ricordano: la Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (500 unità) – Paese molto importante dal punto di vista energetico –,la Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (200 unità) e quella di addestramento delle forze somale, gibutiane e yemenite (115 unità). Anche se con contingenti più ridotti, l’Italia partecipa inoltre a diverse missioni UE nel continente africano come EUTM Somalia (171 unità) ed EUTM Mozambico (15 unità).

Medio Oriente

Anche in Medio Oriente le priorità nazionali si traducono per lo più nell’intento, esplicitato dai documenti istituzionali, di “incrementare le cooperazioni bilaterali”, con grande attenzione alla sicurezza energetica, e di “mantenere una presenza aeronavale” soprattutto per “salvaguardare la libertà di navigazione”. Con 105 unità massime dispiegate, la Missione bilaterale di addestramento delle Forze armate libanesi (MIBIL) è una delle più importanti sul piano bilaterale e vede l’impegno italiano fin dai suoi albori nel 2015. Tuttavia, tra le missioni di maggiore portata per Roma nella regione vi è la United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL), che vede impiegate ben 1292 unità, e la Coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh (1055 unità). La NATO Mission in Iraq, invece, console 75 unità segna una diminuzione rispetto al passato dell’operazione “Antica Babilonia”.

Uno sguardo al futuro

Da questo quadro è evidente quanto l’impegno nazionale all’estero sia diffuso e radicato, coprendo aree strategiche che spaziano dall’importanza storica nel Mediterraneo allargato alla difesa del fianco orientale dell’Alleanza. Il numero di missioni italiane all’estero è infatti aumentato considerevolmente negli ultimi decenni, senza però veder corrispondere un adeguato aumento del bilancio.

Secondo gli ultimi dati disponibili del Documento programmatico pluriennale (Dpp) della Difesa per il 2023-2025, i fondi destinati alla Difesa per il 2023 ammontavano a circa 27,75 miliardi di euro (corrispondenti all’1,38% del Pil nazionale). Ben lontano dal raggiungimento della soglia del 2% del Pil concordato con l’Alleanza Atlantica nel 2014, originariamente previsto per il 2024 e già rinviato dal Parlamento italiano al 2028 con la mozione approvata alla quasi unanimità nel 2022.

Viene quindi da chiedersi come l’Italia possa mantenere una proiezione sempre più consistente nelle operazioni all’estero, aggiungendo ogni anno nuove missioni alla già lunga lista di quelle in corso, senza far corrispondere un aumento proporzionale e congruo del budget. Se Roma intende conservare i primati descritti in apertura e non contraddire le proprie ambizioni quanto a tutela degli interessi nazionali anche tramite l’impiego delle forze armate, dovrà quindi fare una profonda riflessione sulle dotazioni finanziarie per non rischiare ripercussioni per il posizionamento e la credibilità del Paese oltre confine, e soprattutto per la sostenibilità di uno strumento militare già fortemente sotto pressione. Gaia Ravazzolo, AffInt 29.4.

 

 

 

Turismo delle radici, il progetto “Italea”

 

Programma di promozione dei viaggi delle radici del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. E’ rivolto agli italiani residenti all’estero e agli italodiscendenti: accoglienza, agevolazioni e iniziative per chi vuole viaggiare in Italia sulle orme della propria storia familiare

 

ROMA – Il progetto “Italea” rivolto agli italiani residenti all’estero e agli italodiscendenti. Italea – segnalato dalla Rete diplomatica italiana all’estero – è il programma di promozione ufficiale dei viaggi delle radici del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale all’interno del PNRR e finanziato da NexGenerationEU per il periodo 2022-2025. Italea – il cui nome deriva da “talea”, una pratica con cui si consente ad una pianta di propagarsi; recidendone una parte e ripiantandola, le si può dare nuova vita, facendo crescere nuove radici: proprio come accade con le migrazioni – invita gli italiani residenti all’estero e gli italodiscendenti a scoprire i luoghi e le tradizioni delle loro origini. Il progetto fornisce un insieme di servizi turistici – itinerari, laboratori, vantaggi, sconti – per agevolare il viaggio in Italia, grazie al lavoro di una fitta rete di professionisti che in ogni regione d’Italia avranno cura di informare, accogliere e assistere i viaggiatori. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito dedicato al progetto italea.com, che offre supporto in ogni passo del percorso di riscoperta: dalle ricerche storico-familiari all’organizzazione dell’esperienza personalizzata in Italia. Il programma propone, inoltre, una serie di laboratori delle radici, attività che consentono di approfondire la conoscenza della cultura d’origine, quindi legate agli antichi mestieri, alla cucina tradizionale, alla musica e alla danza popolare, ai dialetti. Italea si rivolge sia a chi conosce già le proprie origini italiane, sia a chi deve ancora scoprirle, che può affidarsi ad una rete di genealogisti esperti che aiuteranno a rintracciare e ricostruire la propria storia familiare. Il 2024 è l’Anno delle radici italiane nel mondo, dedicato all’accoglienza degli italodiscendenti nei territori d’origine con eventi e iniziative locali, e si presenta come il momento ideale per un viaggio nel Belpaese. Ad attendere gli ospiti ci sono eventi e iniziative organizzate da più di 800 comuni, in tutto il territorio nazionale. Grazie al programma di fidelizzazione Italea Card, si potranno ottenere sconti, agevolazioni e servizi di ogni tipo da parte delle aziende che vi aderiscono. Queste possono essere strutture ricettive, ristoranti, cantine, negozi di artigianato, aziende di trasporto, noleggio auto e tante altre attività che consentono al viaggiatore delle radici di vivere un’esperienza indimenticabile. Oltre a rafforzare il legame con le comunità italiane all’estero, Italea si propone di promuovere un modello di turismo sostenibile, responsabile e accessibile, per la valorizzazione dei piccoli comuni e di tutte quelle aree che, sia in passato che oggi, subiscono lo spopolamento a causa dei flussi migratori. Per informazioni: comunicazione@italea.com (Inform/dip 5)

 

 

 

Il sole dentro

 

La natura non è sempre generosa con tutti gli esseri umani. Anche se la società ha l’orgogliosa pretesa di contenere, se non vincere, il dolore. A fronte della realtà di drammi che pongono creature innocenti ai margini della società, l’uomo continua a tentare di sconfiggere la sofferenza. Nell’incapacità di raggiungere sempre lo scopo, c’è chi preferisce non “vedere”. Da qui le case di cura ben celate tra il verde. Anche il dolore ha una sua dignità che ha da essere rispettata. L’indifferenza, le polemiche, i fatalismi non risolvono e, spesso, contribuiscono a rendere, ancora più disagevole, un percorso che potrebbe capitare a ciascuno di noi.

 

Col Nuovo Millennio, le tecnologie socio/sanitarie si sono evolute; ma la matrice del “dolore” resta una parte della natura umana. L’importante è che l’opinione pubblica non si dimostri apatica agli eventi infausti per l’umanità. Non bastano, quindi, i contributi economici, non sempre sufficienti, per rimuovere certi eventi. Non neghiamo, però, le oggettive difficoltà nel concretare un progetto globale in tal senso. Anche perché resta improbabile realizzarlo appieno.

 

 Infatti, quest’aspetto angosciato della vita non è solo un problema d’amore da affidare ai generosi. C’è, per di più, un preciso impegno morale e civile per tentare di garantire a tutti un’esistenza meno sofferente. Le polemiche non servono. Se tale impegno non dovesse essere compreso, guardiamo i nostri cari e riflettiamo sull’immensa felicità d’offrire loro un sorriso.

 

Essere al servizio degli altri è un’azione importante, ma anche l’occasione per sentirci più utili. Tra tanta incertezza, in direzione di un futuro progettato per dividerci, più che unirci, ci sembra d’essenziale importanza porci una domanda: cosa abbiamo fatto noi per meritarci la salute e il benessere? A questo interrogativo potremmo individuare una razionale risposta solo valutando, con più condivisione, la concreta dimensione del dolore umano. In sostanza, si potrebbe vivere meglio tendendo la mano a chi ne ha bisogno. La “mano testa” non ha bandiere, né ragioni di Stato ed implica l’Umanità. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

La scommessa del Green Deal

 

Rendere l’Europa il primo continente al mondo a impatto climatico zero è l’impegno vincolante della normativa europea sul clima, nata nel 2021 nel contesto del Green Deal Europeo. Per l’Italia questo percorso è l’unico possibile: la probabilità del rischio di eventi climatici estremi è aumentata del 9% negli ultimi vent’anni e il Mediterraneo e? riconosciuto come uno degli hot-spot del cambiamento climatico. Nel nostro Paese gli impatti sono già largamente evidenti e i dati contenuti nel recente report della European Environment Agency non fanno che rimarcare la progressione dei cambiamenti in atto.

Il Green Deal e la strada verso una decarbonizzazione europea

Da decenni, l’Ue traina gli impegni di decarbonizzazione dell’Italia. E non potrebbe essere diversamente, per molte ragioni. In primis perché la transizione richiede la trasformazione del paradigma economico del continente e quindi di tutti i suoi pilastri – dall’industria ai trasporti, dall’approvvigionamento energetico alla fiscalità. In secondo luogo, perché i cambiamenti climatici intervengono in maniera trasversale su tutti i settori interni ed esterni all’Ue, con impatti su sicurezza, salute, politica estera e commerciale, catene del valore e sui comportamenti delle persone. Terzo, perché la transizione necessita di cooperazione e solidarietà tra paesi per costruire sistemi energetici interconnessi e, quarto, perché servono strumenti comuni per supportarla. Quinto, perché non ci possiamo decarbonizzare da soli mentre il resto del mondo va in direzione opposta, altrimenti rischiamo di subire un contraccolpo interno e l’isolamento a livello internazionale. La lista potrebbe andare avanti.

Ma la strada del Green Deal non è stata semplice. Nato cinque anni fa, ha dovuto fare i conti con le tradizionali divisioni intra-europee – come l’inesauribile dibattito sul nucleare – ma anche con shock esterni molto violenti – la pandemia e la crisi energetica. Ha però sorprendentemente mostrato una grande resilienza: con Next Generation EU (nato per supportare la ripresa post-Covid) e tramite il pacchetto RepowerEU (parte della risposta europea all’invasione russa in Ucraina), il blocco ha rafforzato la propria ambizione climatica. In Italia il PNRR ha una componente ingente di fondi a supporto della transizione energetica e la dimensione securitaria della decarbonizzazione è ora più chiara.

Il ruolo degli stati membri nel processo di transizione energetica

A fronte di target al rialzo, i 27 Stati membri si devono pian piano adattare. I piani nazionali energia e clima sono infatti gli strumenti che ogni stato ha per chiarire il proprio percorso, permettendo alla Commissione di capire se, sommando gli sforzi di tutti, si stia realmente percorrendo la strada verso la neutralità climatica. Nuove bozze di aggiornamento dei piani sono state preparate nel 2023 (anche dall’Italia) e la Commissione ha proceduto a fare delle raccomandazioni su come migliorarle dato che permangono lacune sostanziali per il raggiungimento degli obiettivi. Nella loro forma più recente, le bozze di aggiornamento porterebbero a una riduzione delle emissioni di gas serra del 51% rispetto al 1990 contro l’obiettivo del 55% dell’Unione. Le rinnovabili rappresenterebbero una quota del 38,6-39,3% del consumo finale lordo di energia nel 2030, rispetto al 42,5%, mentre un divario ancora più sostanziale permane per quanto riguarda l’efficienza energetica. Su queste basi gli stati devono definire piani finali per giugno 2024, proprio a ridosso delle elezioni. La Commissione ha inoltre già provveduto a fissare un target di riduzione delle emissioni nette di gas serra entro il 2040 per tracciare il percorso verso il 2050. Questo doppio binario – europeo e domestico – è sicuramente complesso ma fondamentale per “governare” la transizione, comprendendo via via dove si possono rafforzare le sinergie o le interconnessioni tra stati e dove occorre, d’altra parte, prevedere strumenti di supporto più adeguati.

L’agenda climatica otterrà un’attenzione senza precedenti nelle prossime elezioni europee e nazionali, i cui risultati potrebbero avere un impatto sugli sviluppi delle politiche Ue – in particolare sulla pianificazione finanziaria e sulla tempistica della transizione. Una crescente polarizzazione sul tema costituisce un rischio per la fase di implementazione nei contesti nazionali delle misure adottate finora, che potrebbe così rallentare. Un certo livello di contrapposizione tra istanze diverse e?, d’altra parte, fisiologico e dimostra come il cambiamento sia effettivamente in atto. Tuttavia, per attuare la transizione nei tempi stabiliti e per coglierne a pieno i vantaggi occorre la progressiva istituzionalizzazione della politica climatica nei livelli nazionali ed europei e al contempo bisogna prevenire i rischi di fratture negli e tra gli Stati membri, impegnandosi nella costruzione di strumenti europei comuni a supporto della decarbonizzazione. La posizione di finanza pubblica italiana rimane per esempio affetta da grosse fragilità strutturali, che potrebbero portare a crescenti difficolta? nel raggiungimento degli obiettivi verdi e nello sfruttamento di opportunità di ricollocazione industriale in settori sempre più strategici. Un antagonismo rispetto all’agenda climatica rischierebbe poi di ridurre le opportunità di influenza sulle prossime fasi della transizione, non consentendo di sfruttare appieno congiunture potenzialmente favorevoli all’Italia. Margherita Bianchi, AffInt 6

 

 

 

Anpi Germania: preoccupa la repressione contro i movimenti per la Pace in Medio Oriente

 

BERLINO - "Al di là degli specifici posizionamenti politici e delle questioni terminologiche, condanniamo la repressione portata avanti dalle autorità tedesche nei confronti dei movimenti che lottano per una pace giusta in Medio Oriente. Ci uniamo ad Amnesty International Europa nell’esprimere la nostra preoccupazione per le restrizioni al diritto di associazione e alla libertà di parola che lo stato tedesco ha messo in pratica per contrastare lo svolgersi del congresso". È quanto diramato dall'ANPI Germania esprimendo solidarietà agli organizzatori e ai partecipanti del Congresso per la Palestina 2024, che si sarebbero dovuto tenere tra il 12 e il 14 aprile, ma che ha subito fin da subito "la repressione delle istituzioni tedesche".

La repressione delle istituzioni tedesche, che è il secondo paese per fornitura di armi in Israele, è iniziata con il blocco della cassa di risparmio Berliner Sparkasse, poche settimane prima dell’inizio del congresso, del conto in banca dell’associazione “Voce ebraica per una pace giusta in Medio Oriente” (“Jüdische Stimme für gerechten Frieden in Nahost”), una delle associazioni promotrici del congresso. Jüdische Stimme è una associazione di ebrei che si oppongono alle politiche nazionaliste di Israele e alla repressione del popolo palestinese. Negli ultimi giorni, numerosi partiti tedeschi (da sinistra a destra) hanno chiesto alle autorità di intervenire per impedire il congresso, accusando gli organizzatori di antisemitismo e di sostenere gruppi terroristici".

Poi, il 12 aprile, "le forze dell’ordine tedesche hanno bloccato all’aeroporto di Berlino Ghassan Abu Sittah, rettore dell’università di Glasgow e chirurgo per Medici Senza Frontiere che ha prestato servizio recentemente a Gaza. Le autorità tedesche hanno fermato il Dr. Ghassan Abu Sittah per impedirgli di partecipare al Congresso sulla Palestina, dove avrebbe riferito delle atrocità a cui aveva assistito durante i mesi di lavoro come chirurgo a Gaza. Dopo ore di attesa, al Dr. Ghassan Abu Sittah è stato negato l’ingresso in Germania, ed è stato costretto dalle autorità a prendere un volo di ritorno per il Regno Unito".

"Nella mattinata del 12 aprile, un ingentissimo schieramento di forze di polizia ha impedito l’inizio del congresso all’orario prestabilito - ha proseguito l'ANPI Germania -. Circa 900 agenti hanno circondato l’edificio nel quartiere di Tempelhof in cui il Congresso si sarebbe dovuto svolgere, impedendo l’ingresso dei partecipanti. La folla di partecipanti e solidali fuori dall’edificio è stata circondata dalle forze dell’ordine per qualche ora. Abbiamo notizia che la polizia ha arrestato alcuni dei presenti. Circa verso le 15.30 la polizia ha intimato alla folla di disperdersi minacciando di intervenire. Nel frattempo all’interno dell’edificio il congresso è iniziato. Dopo il primo intervento della giornalista palestinese Hebh Jamal, gli organizzatori hanno proiettato un intervento registrato del ricercatore Salman Abu Sitta. Durante la proiezione del video, tuttavia, la polizia ha interrotto il congresso, intimato ai giornalisti presenti di interrompere le dirette, e staccato la corrente elettrica. Dopo aver arrestato un altro attivista ebreo, la polizia tedesca ha dichiarato la fine del Congresso. Il Congresso sarebbe dovuto durare 3 giorni, ed è durato invece circa 20 minuti. La polizia ha dichiarato che il congresso è stato interrotto perché a Salman Abu Sitta non è permesso fare attività politica in Germania a causa di sue dichiarazioni antisemite".

ANPI Germania si è dunque unito ad Amnesty International Europa nell’esprimere la preoccupazione per le restrizioni al diritto di associazione e alla libertà di parola che lo stato tedesco ha messo in pratica per contrastare lo svolgersi del congresso. "Le autorità tedesche continuano una operazione di repressione in cui l’opposizione alle politiche sioniste e nazionaliste del governo israeliano viene etichettata come antisemitismo. Portando al paradossale risultato di arrestare due attivisti ebrei per fermare un congresso (assolutamente non-violento) sulla Palestina".

L'ANPI ha dunque ribadito con forza che il governo di Israele è in ripetuta violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. "Già nel 2013, Israele era stato condannato in 45 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza nelle Nazioni Unite. Cioè dalla nascita del Consiglio nel 2006, Israele è stato condannato più di tutti gli altri stati messi insieme. Più recentemente il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha passato una risoluzione per richiedere il cessate il fuoco a Gaza durante il Ramadan e la liberazione degli ostaggi. Più di 30 mila palestinesi sono morti da ottobre 2023 a oggi, il 75% della popolazione di Gaza è stata costretta a lasciare le proprie case, il segretario generale delle Nazioni Unite ha definito la guerra a Gaza uno dei conflitti più mortali in termini di velocità, scala, e ferocia verso i civili, i giornalisti, i medici e gli aid workers. Secondo le Nazioni Unite, in 4 mesi di conflitto a Gaza sono morti più bambini che in 4 anni di conflitti in tutto il mondo".

"Condanniamo questo massacro di civili, chiediamo che tutti gli ostaggi vengano rilasciati e che Israele rispetti le risoluzioni delle Nazioni Unite e il diritto internazionale", ha spiegato ancora ANPI Germania. "Riteniamo che protestare per chiedere un cessate il fuoco immediato e per una pace giusta in Medio Oriente che riconosca il diritto di autodeterminazione dei popoli e metta fine a ogni discriminazione, sia un dovere di tutti gli antifascisti e i sinceri democratici".

L'Associazione Nazionale Partigiani Italiani in Germania ha poi invitato tutti a partecipare alla manifestazione organizzata da StopArmingIsrael che si terrà sabato prossimo, 20 aprile, alle 14.00 a Potsdamer Platz (Berlino), per protestare contro l'esportazione verso Israele delle armi prodotte in Germania.

(aise/dip 17.4.) 

 

 

 

Guerra chiama guerra

 

A quel che sembra, guerra chiama guerra. L’avidità imperialista che ha spinto la Russia ad attaccare l’Ucraina sta accrescendo il coinvolgimento di tutto il continente europeo in quelle regioni dove la guerra non si è mai arrestata, in Medio Oriente e in Africa. 

L’attentato terrorista dell’Isis al Crocus City Hall di Mosca è stato concepito e diretto dalle basi che questa organizzazione ha in Afghanistan. L’Isis, a sua volta, è stato certamente stimolato a un maggiore attivismo, anche al di fuori delle sue aree tradizionali di intervento, dal mostruoso attacco condotto da Hamas contro Israele, il 7 ottobre scorso. Dapprima si era mosso in Iran, con l’attentato di Kerman, puntando con un certo successo ad alimentare il conflitto con il Pakistan. Contemporaneamente aveva sviluppato un maggiore attivismo in Iraq e in Siria, contro americani, russi, il governo di Assad, e in concorrenza con Hezbollah (che appoggia Assad, ma è anti americano e anti israeliano), quest’ultimo sinora tenuto parzialmente a freno da Teheran, per evitare uno scontro diretto con Israele.

Ecco dunque che il fronte orientale dell’Europa comincia a saldarsi con quello mediterraneo e medio orientale, già sollecitato dai drastici mutamenti sopravvenuti nel mercato energetico in seguito al forzato riorientamento verso l’Asia delle esportazioni russe (e iraniane). La Cina e qualche altro stato, come l’India, ne approfittano tatticamente per ridurre la loro bolletta energetica, ma nel complesso le guerre influenzano negativamente la crescita dell’economia globale. Anche perché gli effetti di conflitti solo apparentemente circoscritti geograficamente sono a volte sorprendenti. Chi aveva previsto che la guerra a Gaza avrebbe avuto un forte impatto negativo sulla libertà di navigazione e sulle rotte e i costi del commercio navale?

Gli effetti sociali della guerra e le conseguenze della nuova rivoluzione tecnologica 

Gli effetti possono essere perfino più complessi. La crescita tumultuosa dell’antisemitismo ha ormai investito anche i maggiori e più prestigiosi centri di formazione della gioventù occidentale, da Harvard alla Normale di Pisa. Per tali vie cresce la frammentazione e la litigiosità all’interno della società occidentale, risvegliando antichi spettri e alimentando la faziosità tipica dei social media, con effetti devastanti sul dibattito politico e quindi sulla tenuta stessa dei nostri sistemi democratici.

Alcuni leader politici si stagliano come i maggiori profittatori e, allo stesso tempo, come coloro che più contribuiscono ad alimentare questo disordine, da Vladimir Putin a Benjamin Netanyahu, passando per Donald Trump. Ma non sono certamente i soli: la tentazione di cavalcare assieme ai cavalieri dell’apocalisse è forte anche in molti altri casi.

In questo disordine stiamo anche sperimentando i primi passi di quella che si annuncia come una nuova grande rivoluzione tecnologica destinata a ridisegnare gli equilibri nati dalla rivoluzione industriale del passato (e quindi anche le forme di aggregazione sociale, lo svolgimento delle guerre, la tenuta e l’evoluzione dell’attuale sistema di Stati nazionali, e molto altro ancora). Se attualmente le promesse di questa rivoluzione sono appena abbozzate, già cominciano invece a sentirsi gli effetti trasformativi sul mercato del lavoro e sul tessuto connettivo delle società più sviluppate (che più hanno guadagnato dalle rivoluzioni passate). La protesta e il timore del mutamento sono quindi più forti delle promesse per il futuro e accrescono le difficoltà della transizione.

D’altro canto il processo innescato è ormai irreversibile, anche perché sembra offrire al cosiddetto Sud del Mondo, che meno aveva potuto profittare delle passate rivoluzioni industriali, un’occasione per accrescere significativamente il suo peso e la sua concorrenzialità. Si tratta quindi, dal nostro punto di vista, di cercare di dare ordine e significato alla rivoluzione tecnologica, perché essa non vada a contrapporsi alle conquiste politiche e sociali che caratterizzano in positivo i nostri paesi. Si tratta, altresì, di non abbandonare il controllo e il governo di questa rivoluzione tra le mani di sistemi antagonisti che vorrebbero piuttosto rompere tale continuità.

Non uno scenario facile dunque, perché alla conflittualità più tradizionale, alimentata dal fanatismo o dalla volontà di potenza, se ne accompagna anche una di tipo sistemico – o quanto meno una fortissima competizione – per decidere sulle forme future del governo della globalizzazione.

L’importanza di trovare soluzioni comuni a problemi globali

Ma naturalmente anche gli scenari più disastrosi e conflittuali hanno al loro interno importanti controspinte. Il sistema internazionale è ancora forte e non sembra voler cedere facilmente alle spinte autodistruttive. Pensiamo alla flessibilità con cui riesce a gestire i mutamenti, anche quelli apparentemente più complessi, come la riorganizzazione del mercato energetico, e soprattutto alla resilienza delle catene di produzione del valore, che sopravvivono alle divergenze politiche e impongono un livello accettabile di cooperazione tra opposti sistemi.

C’è una generale e diffusa consapevolezza sulla necessità di trovare soluzioni comuni a problemi globali, che i singoli Stati, per grandi e potenti che siano, non riescono in realtà ad affrontare da soli – dall’ambiente alle pandemie, alla gestione delle conseguenze della rivoluzione tecnologica in atto –, anche se i diversi punti di partenza a volte mascherano l’esistenza di un forte interesse comune e rendono lento e difficile questo processo. C’è persino una confusa, ma reale ripresa dell’iniziativa europea, ancora molto parziale e insufficiente, ma comunque in netta controtendenza con le spinte disgregatrici e conflittuali.

Gli scenari di guerra tendono a polarizzare l’attenzione delle opinioni pubbliche e ad accrescere divisioni artificiose tra i partigiani dei campi contrapposti, quasi ci si trovasse ad assistere allo scontro tra opposte tifoserie. In realtà non possiamo puntare a chiarissime soluzioni che individuano senza possibili dubbi i vincitori e i vinti. Certamente la guerra di Gaza non si concluderà con una resa incondizionata e la guerra in Ucraina passerà probabilmente, nel migliore dei casi, per un difficile compromesso. D’altro canto, al di là di Putin e delle ossessioni che sembrano oggi mobilitare troppa parte della leadership russa, è forse interesse dell’Europa spingere la Russia sempre più verso l’Asia e rinnegare secoli di ravvicinamento tra Mosca e l’Occidente? Stefano Silvestri, AffInt. 22.4.

 

 

 

La realtà

 

Questo quindicinale è una certezza che merita d’essere approfondita. Intendiamo valorizzarne le specifiche competenze. Non solo per una questione di criterio. Saremo, infatti, operativi nella misura in cui i Lettori intenderanno servirsene.

 

Il nostro “Progetto” vuole essere un naturale polo d’informazione su quanto può interessare la nostra Comunità in Germania. I problemi, di norma, non hanno confini geografici; semmai politici. Ed è per questo motivo che il nostro impegno resta distribuito a livello internazionale.

 

In seguito, andremo a specificare anche distinte realtà continentali. La nostra disponibilità resta a tutto campo. Con l’opportunità di fornire un contributo informativo a chi è intenzionato a chiederlo.

 

Siamo sicuri che l’iniziativa non sarà messa in disparte; anche perché è l’unica a prendere atto dei molteplici settori che possono interessare i Connazionali all’estero e non solo. L’invito resta evidente: “Fateci conoscere ciò che vi può interessare sia nei Paesi ospiti, sia in Patria”.

La realtà è, riepilogando, come l’abbiamo rilevata. Siamo certi che l’operatività del “Progetto” continuerà ad avere utili riscontri. Intanto, invitiamo i Lettori a segnalarci i loro punti di vista; anche perché il nostro impegno non ha né confini politici né, tantomeno, territoriali. Questa realtà editoriale è, e rimane, un servizio.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

"Italia: un valore nel mondo": Unioncamere e le CCIE per la Giornata del Made in Italy

 

ROMA - Il sistema camerale italiano all'estero si è riunito oggi a quello italiano nei festeggiamenti della Prima Giornata del Made in Italy, iniziativa patrocinata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy introdotta da quest’anno con la Legge quadro 206/2023. Oltre 40 i collegamenti dall’estero delle CCIE impegnate in questi giorni con eventi di celebrazione nei loro paesi.

L'evento, dal titolo “Italia: un valore nel mondo”, è stato introdotto da Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, che ha spiegato: "L'Italia ha una storica vocazione all'universalità, con la capacità di legare locale e globale. E questa ricetta trova espressione nell'attività straordinaria delle sue imprese, piccole medie grandi e grandi, capaci di entrare nei mercati internazionali, di investire in numerosi paesi esteri, di essere parte delle catene di fornitura esistenti a livello globale. La presenza della Repubblica è fatta di questo, della sua cultura e dello stile di vita dei suoi abitanti, apprezzato in tutto il mondo; del servizio e della testimonianza di pace recata nei rapporti diplomatici grazie alla scelta di operare attorno ad un assetto internazionale basato sul multilateralismo; delle relazioni economiche, che i suoi imprenditori hanno saputo creare; dell’apporto intelligente dei suoi lavoratori impiegati all'estero".

Passando al tema dell'incontro di oggi, Mattarella ha voluto aggiungere: "anche “del mondo” della civiltà, un valore sinonimo di qualità e che ha dato vita a una definizione di affezionati all'Italia, gli “italici”. La presenza italiana viene spesso definita come una presenza nutrita di saggio soft power, senza vocazione di dominazione o imposizione nei confronti di alcuno. Accanto ai grandi campioni dell'energia o del settore delle grandi opere, le esperienze italiane - dall'agricoltura al turismo, all'industria al commercio – attirano l'attenzione".

"E per me è sempre motivo di grande incoraggiamento, come avvenuto ancora una volta pochi giorni fa in Africa, raccogliere l'appello di governanti e di operatori locali affinché il sistema Italia, dalla formazione dalla ricerca al tema dei trasporti fino alla partecipazione alla valorizzazione delle risorse locali, prenda parte alle iniziative di sviluppo che si intendono promuovere - ha proseguito il Capo dello Stato -. Il modello delle piccole medie imprese viene spesso invocato: non è un caso che quasi la metà di esse sia impegnata nella internazionalizzazione della nostra struttura produttiva, rappresentando un pilastro dai privati mondiali del made in Italy".

"Mi capita sovente di ripetere che il volto dell'Italia all'estero, accanto alla rete diplomatica e degli altri servizi, è ogni giorno quello delle italiane e degli italiani che vi vivono e vi lavorano. Il contributo offerto alla nostra economia dall'attività Internazionale delle imprese assomma, come noto, a circa 1000 miliardi di euro, tra export e fatturato realizzato all'estero - ha proseguito poi ancora Mattarella -. L’Italia partecipa, come ci ricorda anche l’Ice, con una quota rilevante del 2,6% al complesso degli scambi a livello mondiale. Si coglie qui quale sia l'interesse del nostro Paese a coltivare la libertà dei commerci, contro anacronistiche restrizioni e protezionismi e anche il valore del mercato unico dell'Unione Europea. e si coglie altresì quanto la guerra e le tensioni internazionali siano di ostacolo alla crescita e allo sviluppo, oltre a essere fonte di distruzione e di morte".

"Le camere di commercio Italiane all'Estero sono insieme comunità e piattaforma del successo ottenuto dalle risorse italiane nel mondo. per tutte queste ragioni Sono molto lieto di rivolgere il mio saluto ed esprimervi l’apprezzamento per quanto fate", ha concluso il Presidente Mattarella.

Dopo il Capo dello Stato, è stata presentata la ricerca “Quale valore del brand Made in Italy nel mondo”, realizzata da Unioncamere in collaborazione con Assocamerestero e la rete delle Camere di Commercio Italiane all’estero, dalla quale fuoriesce che l'elevata pregevolezza dei materiali, l'iconicità e il design di altissima qualità dei prodotti italiani, rappresentano le caratteristiche che i consumatori stranieri apprezzano di più del brand “Made in Italy”.

L’indagine ha coinvolto 3 mila rispondenti, tra cui aziende italiane iscritte alla rete delle CCIE e i loro rappresentanti, imprese italiane esportatrici, distributori e fornitori di prodotti italiani. Cinque invece i focus group organizzati con le Camere di Commercio Italiane all’Estero di Johannesburg, Londra, New York, San Paolo e Tokyo.

A presentarla e commentarla ci hanno pensato Andrea Prete, Presidente di Unioncamere, e Mario Pozza, Presidente di Assocamerestero, intervenuto dall'Uruguay.

“Il Made in Italy è un brand trasversale che accomuna tutte le nostre imprese: è il biglietto da visita dell’Italia all’estero”, ha commentato Andrea Prete, Presidente di Unioncamere. “Racchiude una cultura imprenditoriale che simboleggia l’eccellenza nei campi più svariati, dall’arredamento al design, dalla moda all’agroalimentare. Raccontare il Made in Italy, oggi, significa raccontare la storia delle persone che alimentano il nostro tessuto imprenditoriale giorno dopo giorno, la storia di due milioni di lavoratori, ed è anche per questo che va sempre più tutelato, promosso e valorizzato”.

"Le Camere italiane all’estero rappresentano un valore per l’Italia: grazie al ruolo che occupano nelle comunità d’affari dei paesi in cui vivono e operano – ha affermato Mario Pozza, Presidente di Assocamerestero – sono sempre più “rete di reti”, non solo di business ma anche istituzionali. Il cuore della nostra attività resta il sostegno all’export delle filiere chiave del made in Italy – dall’alimentare alla meccanica - e la promozione dei territori, in termini sia di produzioni tipiche, sia di attrattività turistica. Ma lo stiamo facendo in maniera diversa dal passato: integrando servizi e fonti di finanziamento, digitalizzando le modalità di erogazione, orientando le imprese a incorporare la sostenibilità ambientale e sociale tra le loro leve di competitività”. (aise/dip 17.4.) 

 

 

 

Basilicata: Bardi confermato, alle urne meno della metà degli elettori

 

Vito Bardi, centro-destra, è stato confermato alla presidenza della Regione Basilicata con il 56,63% dei voti. Piero Marrese, centro-sinistra, ha ottenuto il 42,16. Eustachio Follia, candidato dalla lista Volt, si è fermato all’1,21%. La partecipazione al voto è stata addirittura inferiore alla metà degli aventi diritto: 49,80%, contro il 53,52% del 2019 quando per giunta si era votato nel solo giorno di domenica. Non si tratta peraltro di un record negativo perché nel 2013 l’affluenza era stata di poco superiore al 47%, ma in quel caso si trattava di elezioni anticipate a seguito della cosiddetta “rimborsopoli” lucana. Netta l’affermazione del presidente uscente, esponente di Forza Italia, sostenuto da una coalizione che alle forze della maggioranza nazionale ha visto aggiungersi il sostegno di Calenda e Renzi, a conti fatti rivelatosi decisivo in termini numerici. Il partito più votato è stato Fratelli d’Italia con il 17,39%, seguito dal Pd (13,87%) e da Forza Italia (13,01%). Nel centro-destra la Lega ha ricevuto il 7,81% dei consensi, appena sopra Orgoglio lucano (in cui erano confluiti i renziani) e Azione. Gli analisti sottolineano che la somma dei risultati delle due liste ha superato il 14%. Nel centro-sinistra la “civica” Basilicata casa comune ha conseguito un risultato a due cifre (11,18%) mentre il M5S ha registrato il suo minimo storico con il 7,66% (alle precedenti regionali e alle ultime politiche aveva superato il 20%). Per quanto riguarda le preferenze dei candidati i più votati sono stati Angelo Chiorazzo (Basilicata casa comune) con 7.284 voti e l’ex-governatore Marcello Pittella (Azione) con 7.157. Stefano De Martis, sir 23

 

 

 

L’inaccettabile deportazione

 

Milano – Entro tre mesi il governo conservatore britannico di Rishi Sunak inizierà le deportazioni in Ruanda dei richiedenti asilo arrivati illegalmente nel Regno Unito dopo il 2022. I cargo sono pronti a lavorare tutta l’estate per “trasferire” 2.220 persone nel cuore dell’Africa. La notizia, arrivata dopo l’ennesimo naufragio nella Manica sulle coste francesi costata la vita a cinque persone, svela la versione 2024 del famoso piano Ruanda, più volte presentato in Parlamento e bocciato lo scorso novembre dalla Suprema corte per gli sfregi al diritto internazionale. Perché i profughi verranno espulsi nei Grandi Laghi in pratica prima che vengano esaminate le richieste d’asilo. Infatti, avranno solo una settimana di preavviso sulla deportazione e cinque giorni per presentare eventuale ricorso, tempi troppo stretti. Del resto, il principio ispiratore del governo Sunak è quello di negare il diritto di restare sul suolo britannico agli irregolari. Il governo conservatore ha così inventato la nuova frontiera della esternalizzazione: dal controllo dei confini è passato all’esame dei diritti, cedendo a pagamento la valutazione delle domande di asilo a un Paese nel cuore dell’Africa definito sicuro per legge e non certo famoso per la democrazia e il rispetto dei diritti umani.

Norme che hanno già allarmato il numero uno dell’Unhcr Filippo Grandi e l’Alto commissario Onu per i diritti umani Voelker Turk, che hanno richiamato Londra al contrasto dei flussi di irregolari di rifugiati e migranti sulla base della cooperazione internazionale e del rispetto del diritto internazionale umanitario. Norme per inciso spesso promosse da Londra o che l’hanno vista in prima linea per farle approvare in un tempo ormai lontano. Sunak, con la nuova legge, si è dato la facoltà di ignorare le ingiunzioni della Corte europea dei diritti dell’uomo e ha annunciato pubblicamente che i tribunali internazionali non lo fermeranno. Una iniziativa di propaganda in vista delle elezioni di fine anno per risollevare sondaggi in picchiata per i Tories sulla pelle di poche migliaia di disperati che hanno attraversato il Mediterraneo e le frontiere secondarie dell’Ue per raggiungere un Paese che, grazie al passato imperiale e coloniale, vanta numerose comunità di rifugiati.

La domanda è se la terribile “ricetta” inglese, le deportazioni dei potenziali richiedenti asilo irregolari, non rischi di corrodere anche l’Ue, che già con nuovo il patto sulle migrazioni e l’accoglienza ha ammainato la bandiera della solidarietà in favore dell’innalzamento di nuovi muri. Non è improbabile. Ieri è arrivato in Italia in visita il ministro dell’interno britannico James Cleverly per incontrare la guardia costiera e «accelerare il lavoro congiunto volto ad arginare l’immigrazione clandestina dal Nord Africa». Non a caso la scelta è caduta su Roma, che più di tutte le capitali mediterranee europee punta non più sulla redistribuzione tra i 27, ma sul blocco degli arrivi rafforzando l’intesa con libici e tunisini e ostacolando le operazioni delle Ong in mare. Perché quando con la bella stagione si intensificheranno i flussi, in base alle nuove norme europee, Roma rischia di avere dai partner i soldi per tenersi i migranti sbarcati.

Se invece i flussi dell’Africa occidentale e della Libia orientale in mano all’Africa Corps (ex Wagner Group) russa si indirizzeranno soprattutto verso le Canarie e la Grecia, rischia di doversi prendere i migranti sbarcati negli altri Paesi a meno di pagare a sua volta.

L’altro progetto assai apprezzato in Ue e che interessa Londra è la discussa apertura di due centri per migranti in Albania per contenere 3mila migranti e che costeranno un miliardo di euro. Somma che si potrebbe impiegare meglio in accoglienza e integrazione. L’auspicio è che a Roma nessuno voglia copiare il piano Ruanda, inutile e costoso perché dai Grandi Laghi con i trafficanti si può ripartire facilmente verso nord. Bloccare i profughi in Paesi terzi insicuri, piaccia o no ai governi, è una palese violazione dei diritti umani. Sarebbe invece più razionale governare i flussi, a partire dal potenziamento dei corridoi umanitari, anziché sprecare tempo e grandi somme di danaro pubblico provando invano a fermarli, vista l’ormai cronica mancanza di braccia e di giovani che affligge Regno Unito e Ue. Paolo Lambruschi, Mig.on. 24.4.

 

 

 

Generazioni

 

Sono presente, da parecchio tempo, nella stampa d’Emigrazione. Sino ad ora, sono stato testimone dei cambiamenti che si sono succeduti e che hanno mutato la nostra realtà “altrove”. Ho assistito al progressivo calo della Prima Generazione di Migranti, ho salutato la nascita della seconda, terza e quarta. Quest’ultima (2000), tutta d’impronta cosmopolita, tranne, appunto, che per la cittadinanza. Ora intendo fare un passo avanti.

 

 

 In quest’ultimo decennio, la nostra Collettività all’estero vive una fase di comp