Webgiornale 10-23 gennaio 2022

Inhaltsverzeichnis

1.     L’anno che ci aspetta, tra luci e ombre. 1

2.     Nel 2022 non navighiamo a vista ma seguiamo la rotta Ubuntu per la salvezza dell'umanità intera. 1

3.     Capitol Hill: la ferita aperta della Democrazia americana. 1

4.     Green Pass Ue per i viaggi vale 9 mesi 1

5.     Guerre, 22 in atto con più di 82 milioni di sfollati quasi invisibili 1

6.     Governo Scholz tra continuità e cambiamento. 1

7.     Green Pass Ue in vigore dal primo febbraio. 1

8.     In un video messaggio di auguri per le festività dell’Ambasciatore d’Italia a Berlino Armando Varricchio. 1

9.     Ad Heidelberg il 26 gennaio conferenza del prof. Cannella sui 100 anni di ‘Zingarelli’ 1

10.  I recenti temi di Radio Colonia, la trasmissione italiana in Germania. 1

11.  Magonza festeggia il successo di BioNTech, dal vaccino introiti miliardari per la città. 1

12.  “Amara terra mia- Mein bitteres land”: proiezione ad Amburgo del documentario sull’emigrazione italiana in Germania. 1

13.  “Il Fuoco dell’amicizia”: raid automobilistico di 2605 km in 4 giorni da Venezia, attraverso Austria e Germania, 1

14.  Amburgo: riprende il 10 gennaio la rassegna “Prospettive sul Cinema Italiano”. 1

15.  Nagel è il nuovo presidente della Bundesbank. 1

16.  Si é costituito il nuovo Com.It.Es. di Monaco di Baviera. 1

17.  Il Presidente del Consiglio Draghi ha incontrato il Cancelliere tedesco Scholz. 1

18.  La nuova strada della solidarietà: una sfida anche per la Germania. 1

19.  L'Inps censisce i pensionati italiani all'estero: "Dovete dimostrare di essere in vita". 1

20.  Per Famiglia Cristiana Sergio Mattarella è l’italiano dell’anno: “Ha ricucito il Paese”. 1

21.  Italiani nel mondo. 1

22.  Giorgio Brignola: 45 anni di collaborazione al Corriere d’Italia e 20 al Webgiornale. 1

23.  Bilancio 2021 di Angela Schirò. 1

24.  L’impegno della Farnesina per la promozione del “turismo delle radici”. 1

25.  Farnesina. Il bilancio 2022 del coordinamento esteri Confsal Unsa. 1

26.  XIV Conferenza Ambasciatori e Ambasciatrici d’Italia, La sessione di chiusura. 1

27.  La situazione. 1

28.  Elezione presidente Repubblica, Fico convoca Parlamento il 24 gennaio. 1

29.  XIV Conferenza Ambasciatori e Ambasciatrici d’Italia: dopo due anni torna l’appuntamento in presenza alla Farnesina. 1

30.  Si avvia a conclusione il percorso progettuale di Words4link-Scritture migranti per l’integrazione. 1

31.  XIV Conferenza Ambasciatori e Ambasciatrici d’Italia, il dibattito sul ruolo delle donne in diplomazia. 1

32.  Solo supponiamo. 1

33.  "Imu, per Aire prima casa, è un'ingiustizia. Da Italia Viva battaglia per esenzione”. 1

34.  Nuovo regime fiscale per i frontalieri 1

35.  Lettera della Garavini agli amici in Europa. 1

36.  Inps: accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero. 1

37.  Pensionati all'estero: altre indicazioni Inps sulla campagna accertamento esistenza. 1

38.  Il 2021 visto dalla Garavini 1

 

 

1.     Ja zum „Einwanderungsland”. 1

2.     „Wer Religion geringschätzt, ist weltfremd“. 1

3.     Zahl ausländischer Studierender in Deutschland steigt trotz Pandemie. 1

4.     Fortschritt ist auch: Aus Deutschland eine gute Einwanderungsgesellschaft machen. 1

5.     Italiens Premier: Weltweite COVID-19-Impfquote muss 70% in der ersten Hälfte von 2022 erreichen. 1

6.     Deutsche gehen optimistisch ins neue Jahr – trotz negativer Corona-, Wirtschafts- und Klimaprognosen. 1

7.     Infektionsgeschehen bleibt auf hohem Niveau: Kontakte reduzieren, Impfen und Vorsicht bleiben das Wichtigste. 1

8.     „Humanitäre Hilfe wurde Instrument westlicher Außenpolitik“. 1

9.     Draghi und Scholz einigen sich auf nationale Konjunkturprogramme, keine Reform des Stabilitätspakts. 1

10.  Bundesinnenministerium: Nancy Faeser wirbt für modernen Begriff von „Heimat“. 1

 

 

 

L’anno che ci aspetta, tra luci e ombre

 

In Italia, in Europa e nel mondo il 2021 è stato l’anno della ripresa, della ricostruzione e della fiducia. Superata la fase più acuta della pandemia, si era tornati a vivere in una situazione di quasi normalità, le economie avevano ripreso a crescere, si stavano faticosamente metabolizzando nuove forme di socialità e nuove modalità di organizzazione del lavoro. Il 2022 si apre invece all’insegna della grande incertezza: il Covid-19 è ancora una minaccia, a causa delle continue mutazioni del virus, e la sua evoluzione resta imprevedibile, anche se la diffusione dei vaccini ne riduce le conseguenze. L’economia a sua volta sconta l’imprevedibilità della pandemia, l’aumento dei prezzi delle fonti energetiche e delle materie prime, le strozzature nelle catene delle forniture, una ripresa dell’inflazione e la crescita del debito pubblico e privato. Il contesto internazionale resta caratterizzato da una nuova bipolarità senza regole certe, e da numerosi conflitti e fattori di instabilità.

Il quadro politico italiano

L’Italia nel 2021 ha avuto un governo unico nel suo genere, sostenuto da un’inedita ampia maggioranza e guidato da un tecnico prestato alla politica, di grande prestigio e autorevolezza. Grazie anche all’azione di questo governo, il Paese ha ottenuto risultati importanti nel contenimento del Covid-19, e nella campagna di vaccinazioni; ha fatto registrare una importante ripresa dell’economia, con un tasso di crescita del Pil superiore alla media dei nostri partner europei; ha avviato l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza nei termini concordati con la Commissione europea; ha riguadagnato un protagonismo sulla scena europea e internazionale, che ci è stato riconosciuto dai nostri principali interlocutori e dalla stampa internazionale.

Eppure le incertezze non mancano in questo inizio del 2022. La tenuta del quadro politico potrebbe essere messa alla prova dalle imminenti elezioni del presidente della Repubblica. La coesione di questa ampia e inedita maggioranza che ha sostenuto il governo, in maniera leale e convinta (anche per assenza di alternative), potrebbe essere messa alla prova sia nell’ipotesi che Draghi si trasferisca al Quirinale, che nell’ipotesi di un altro/a presidente eletto con una maggioranza che non coincida con quella che ora sostiene il governo. C’è quindi un rischio assai concreto che l’elezione del presidente della Repubblica provochi una destabilizzazione dell’attuale quadro politico. E anche se a parole tutte (o quasi) le forze politiche si dichiarano contrarie alle elezioni anticipate, va ugualmente messa in conto l’ipotesi di una interruzione anticipata della legislatura.

La ripresa economica di “rimbalzo”

L’economia ha fatto registrare tassi di crescita superiori al 6%. Ma si tratta di un risultato che va preso con beneficio di inventario, in larga misura dovuto a un rimbalzo tecnico, che non deve far perdere di vista le numerose debolezze strutturali che caratterizzano l’economia e la struttura produttiva del Paese: competitività ancora insufficiente, carenze nei settori della formazione, della ricerca e dell’innovazione, eccessivi divari territoriali, sociali e economici, una transizione energetica ostacolata da un dibattito politico polarizzato e ideologizzato, un tessuto produttivo ancora troppo caratterizzato da aziende medio-piccole, e un debito pubblico per ora sostenibile, ma che nel medio periodo potrebbe diventare un serio limite per politiche di bilancio espansive.

La fase di attuazione del Pnrr è stata avviata e le prime riforme sono stata messe in cantiere. Ma sia per gli investimenti che per le riforme i prossimi anni saranno quelli decisivi. E infine la pandemia ha ripreso a diffondersi con esiti allo stato attuale imprevedibili. In sintesi sarebbe un errore abbassare la guardia e ritenere che il peggio sia passato. Ora più che mai il Paese ha bisogno di stabilità e di un governo competente, responsabile e credibile nella gestione interna e nella proiezione internazionale del Paese.

Il ruolo determinante dell’Unione europea

Il 2021 è stato un anno positivo anche in Europa. L’Ue ha reagito efficacemente alla crisi pandemica sia sul piano delle misure adottate per fronteggiare l’emergenza sanitaria – soprattutto con la gestione centralizzata degli acquisti dei vaccini – che con l’adozione di misure straordinarie necessarie per contrastare l’emergenza economica. In questo senso il Next generation Eu è stato l’ultima in ordine di tempo, e la più importante, di una serie di misure che hanno dimostrato un’inattesa capacità di reazione di Bruxelles. Un programma straordinario per il volume complessivo delle risorse mobilitate, per le modalità del suo finanziamento, per i criteri di allocazione dei fondi europei ai Paesi beneficiari, e infine per il suo collegamento con i due obiettivi strategici della transizione energetica e quella digitale.

Ora però l’Ue deve fare di più, proprio a partire da una ritrovata fiducia delle opinioni pubbliche nazionali, per dimostrare che anche altre sfide vanno affrontate e non ci si può sedere sugli allori. Si tratta di definire una governance europea dell’economia più efficace e rispondente alle sfide della congiuntura, a partire dalla imminente revisione delle regole in materia di disciplina di bilancio. Si tratta di adottare misure concrete e operative in materia di contrasto del cambiamento climatico e per la transizione energetica, che consentano di raggiungere gli obiettivi fissati dal Green deal senza distruggere il tessuto industriale europeo e imporre costi insostenibili a imprese e famiglie. Si tratta di definire una politica migratoria che sappia conciliare la protezione delle frontiere esterne comuni con le esigenze di un mercato del lavoro, che in Europa ha sempre più bisogno di migranti legali. Si tratta di recuperare un protagonismo sulla scena internazionale, che consenta all’Europa di tutelare i propri interessi più autenticamente europei. Si tratta infine di ritrovare una autentica visione condivisa sia su obiettivi di “policy” che su valori e principi, a partire da quelli della democrazia e lo stato di diritto all’interno dell’Unione. E non c’è dubbio che su queste e su numerose altre sfide c’è ancora molta strada da percorrere.

Il 2022 tra tensioni e multilateralismo

Infine, il 2021 ha visto un sistema internazionale caratterizzato sia dalla rivalità globale tra Stati Uniti e Cina che dal rilancio dei rapporti transatlantici e del multilateralismo. Se è vero che lo scontro tra Usa e Cina ha assunto le sembianze di una nuova guerra fredda in cui dietro alle divergenze in ambito militare, diplomatico, economico o tecnologico si cela uno scontro tra sistemi e ideologie politiche, è altrettanto vero che il sistema internazionale nel 2021 ha assistito a una timida ripresa del multilateralismo e dei rapporti transatlantici. I disaccordi transatlantici non sono mancati, tra cui quello sul ritiro caotico dall’Afghanistan, ma sono stati litigi che, a differenza dei traumatici anni Trump, si sono svolti all’interno dell’arco valoriale che unisce le due sponde dell’Atlantico. A livello multilaterale il bicchiere è solamente mezzo pieno, ma gli accordi raggiunti in ambito Ocse e Cop26 riguardo alla tassazione minima delle multinazionali e il clima rispettivamente, coadiuvate dal G20, rappresentano un salto quantico rispetto all’anno precedente.

L’anno che ci aspetta si prospetta profondamente incerto. La cristallizzazione di un sistema internazionale diviso tra democrazie e autocrazie vede l’acuirsi delle tensioni in Europa, con lo scontro tra Occidente e Russia soprattutto sullo scacchiere ucraino. In Asia orientale non è nell’interesse né di Washington né di Pechino uno scontro militare a Taiwan, ma l’assertività cinese e l’ambiguità statunitense fanno sì che lo scenario non possa essere escluso. L’Italia e l’Europa rivendicano la loro autonomia e rigettano l’idea di essere obbligati a scegliere un solo polo. Ma un’autonomia strategica europea in ambito tecnologico, energetico ed economico, per non parlare di quello militare, richiederà una proiezione globale decisamente più convinta e pronunciata nell’anno che ci attende. Ferdinando Nelli Feroci - Nathalie Tocci AffInt 2

 

 

 

 

Nel 2022 non navighiamo a vista ma seguiamo la rotta Ubuntu per la salvezza dell'umanità intera

 

-Si salvi chi può! - verrebbe da urlare a squarciagola in questi giorni in cui la pandemia da Covid-19 con la sua variante Omicron mette a dura prova tutti noi. Nel nostro Paese, ieri 30 dicembre, si sono avuti circa 127mila contagi con il tasso di positività che è salito all'11%, tra i contagiati risultano anche molti bambini, poiché il virus in versione modificata attacca i non vaccinati e quindi soprattutto la fascia di età che va dai 6 agli 11 anni. Gli ospedali sono presi d'assalto e le terapie intensive tornano ad essere nuovamente intasate, perché ormai occupate al 13%, ben oltre la soglia del 10% disponibile. Si continua a morire in modo esponenziale, le vittime ieri sono state 156, 20 in più rispetto al giorno prima. La paura è tornata più forte a sconvolgere gli animi. La fine del lockdown con le graduali riaperture delle attività scolastiche, di ristoro, sportive e di spettacolo che avevano offerto a tutti noi un po' di ossigeno, è proprio il caso di dirlo, forse potrebbero sparire e a breve potremmo piombare nuovamente nello smartworking, nelle DAD e peggio ancora nell'isolamento totale, chiusi nelle nostre abitazioni. Ovviamente ci auguriamo di no. E non abbiamo alcuna intenzione di fomentare una psicosi che, purtoppo, esiste già.

Vogliamo salutare questo 2021 con la speranza, perché ancora non è andato tutto bene, la rinascita non c'è stata, ma possiamo sperare in una ripresa, almeno parziale di una vita pseudo normale, anche se il nuovo decreto legge ripropone, già dal nuovo anno, mascherine all'aperto e nuovi diktat, come il super Green Pass per fronteggiare l'avanzata di Omicron ed una evidente emergenza. Del resto cosa potremmo fare, se non proteggerci per evitare di ammalarci? Non disquisiamo in questo articolo di cosa dovrebbero attuare i governi per far stare meglio tutti, non abbiamo conoscenze mediche tali per poter affrontare tale argomentazioni e non siamo politici, ma chiunque, anche un ragazzino di 10 anni non avrebbe difficoltà a capire una cosa fondamentale: se non vacciniamo tutti gli abitanti della terra, visto che è in atto una pandemia, compresi quelli che abitano nei paesi più poveri, già investiti da guerre, carestie, epidemie di altra natura e fenomeni naturali disastrosi, non ne usciremo fuori. Da questa pandemia, ovviamente. Occorreranno anni, almeno una decina, perché il Covid-Sars 2 venga vissuto come una banale influenza e non lo diciamo noi, ma insigni scienziati.

Quindi? La risposta è semplice, quasi banale e arriva dall'Africa sub Sahariana, in specifico dalla repubblica Sudafricana di cui è il principio fondamentale e si chiama: "Ubuntu". Il termine è un'espressione in lingua bantu che può essere tradotto in questo modo: "Io sono perché noi siamo, oppure Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti o ancora Umanità verso gli altri." Ubuntu, quindi, è senso della comunità, rispetto e benevolenza verso il prossimo. Non serve essere cattolici, ortodossi, musulmani, buddisti o atei per capire questo concetto perché, come già detto, è un pensiero così semplice che lo capiscono anche i più piccoli. Allora cosa aspettiamo? Ad aiutarci reciprocamente, a sostenerci e a prendere coscienza dei nostri doveri in una visione più ampia che non navighi a vista, ma segua una rotta ben precisa quella che porta alla salvezza dell'umanità intera? I vaccini costano, i paesi poveri non riescono a coprire la spesa, spetterebbe all'Occidente pagare per far vaccinare tutti, ma a due anni dall'inizio della pandemia questo non è ancora avvenuto. Chi è credente prega, chi non lo è forse impreca, ma il risultato non cambia. Forse la condivisione potrebbe rappresentare la soluzione più semplice, oltre le etichette, i credi, i partiti, i poteri più o meno occulti, gli interessi economico-finanziari delle lobby e delle multinazionali del farmaco, forse ognuno di noi dovrebbe far proprio il termine Ubuntu e provare a metterlo in pratica cominciando dalle piccole cose del quotidiano: l'aiuto al vicino in quarantena, ad esempio, e non l'esclusione dalla propria sfera emotiva. Ubuntu è empatia verso l'altro. Ove troviamo il denaro, la smania di potere, l'ambizione sfrenata a governare le menti e i cuori dei leaders e di conseguenza dei popoli, Ubuntu resterà un suono inarticolato e non potrà essere realizzato. Nel 2022, che speriamo sia comunque migliore dell'anno che sta per lasciarci, auguriamo a tutti di vivere: "Ubuntu". Francesca Lippi, De.it.press 2

 

 

 

 

Capitol Hill: la ferita aperta della Democrazia americana

 

La presidenza di Joseph R. Biden si è complicata prima ancora del suo insediamento alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2021. Appena due settimane innanzi si era assistito al primo tentativo nella storia degli Stati Uniti di sovvertire con il sotterfugio, le menzogne e finanche la violenza il pacifico passaggio di potere tra un’amministrazione e l’altra.

L’assalto al Campidoglio del 6 gennaio, quando una folla di dimostranti è irrotta nella sede del Congresso (causando diverse vittime), è stato il risultato di una campagna politica e legale con la quale l’allora presidente Donald Trump ha tentato di invalidare l’elezione di Biden sul piano legale e delegittimarla su quello politico.

I Repubblicani fedeli a Trump

Le iniziative legali intraprese dall’entourage di Trump si sono risolte in un nulla di fatto, se si eccettuano alcuni isolati risultati di natura procedurale. L’assalto al Campidoglio, che seguì un comizio a poche centinaia di metri in cui il presidente usò una retorica incendiaria che sembrò dare il la alle violenze (per ore Trump si rifiutò di esortare i manifestanti a tornare a casa), sembrava aver affossato anche la campagna di delegittimazione.

Ma non è stato così. L’attacco alla sede del Congresso non è stato sufficiente a dissuadere la maggioranza di Repubblicani membri di quello stesso Congresso a votare contro la certificazione dell’esito dell’elezione presidenziale (che tra l’altro è un atto puramente formale, visto che la vera certificazione avviene a livello di stato). Tecnicismi di nessun conto furono addotti a motivare la scelta, che aveva in realtà una ragione politica: nell’elettorato repubblicano Trump godeva, e gode ancora, di un favore così forte che metterglisi contro significa rischiare di compromettere la propria carriera politica.

Questa è la stessa motivazione per la quale la quasi totalità dei Repubblicani alla Camera – 197 su 207 totali – votò contro l’impeachment di Trump (il secondo) per “incitamento all’insurrezione” e il Senato mancò di raggiungere la supermaggioranza di due terzi (67 su cento) necessaria a deporre il presidente. Si fermò a 57, di cui solo sette Repubblicani.

Nei mesi successivi i Repubblicani che si erano opposti a Trump hanno subito attacchi dall’interno del partito. Il caso più esemplare ha riguardato Liz Cheney, rappresentante del Wyoming e una delle voci più critiche dell’ex presidente, che è stata oggetto di una violenta campagna diffamatoria sfociata nella sua destituzione da presidente della conferenza dei Repubblicani alla Camera (sostanzialmente la numero 3 nella leadership del partito alla Camera). Il leader dei Repubblicani alla Camera, Kevin McCarthy, che aveva pubblicamente riconosciuto le responsabilità di Trump nei fatti del 6 gennaio, ha presto invertito la rotta ed è tornato a sostenere l’illegittimità di Biden, implicitamente se non apertamente.

“The Big Lie”

La campagna di delegittimazione dell’elezione del 2020 avviata da Trump infatti non si è mai arrestata. Al contrario, ha messo radici profonde nell’elettorato repubblicano – oltre il 60 percento del quale ritiene l’elezione fraudolenta – e conseguentemente influenza le posizioni del partito.

Non a caso McCarthy si è opposto alla costituzione di una commissione d’inchiesta bipartisan alla Camera sui fatti del 6 gennaio, adducendo come motivazione che i Democratici intendessero farne un uso politico. La commissione si è formata lo stesso (con la partecipazione di due Repubblicani ribelli, tra cui Liz Cheney), ma l’atteggiamento della leadership repubblicana ha fatto sì che sia vista dall’elettorato conservatore esclusivamente in chiave partigiana.

Per buona parte di elettori repubblicani infatti la ‘Grande Menzogna’ (The Big Lie, l’espressione con cui Trump si riferisce alle elezioni 2020) è diventata, come in 1984 di George Orwell, verità indiscussa e incontrovertibile. E la Big Lie non è solo un’operazione di propaganda. Ha fatto anche da sostrato ideale a una serie di misure potenzialmente antidemocratiche adottate in molti stati dove governano i Repubblicani.

Controllo politico sul voto

Le misure più comuni sono quelle che i critici solitamente definiscono di ‘soppressione’ o quanto meno restrizione del voto. Diciannove stati a guida repubblicana hanno approvato limitazioni al voto per posta (una soluzione largamente preferita dai Democratici nel 2020) e l’accorciamento dei tempi del voto anticipato (di nuovo una prassi preferita dall’elettorato progressista). Hanno anche proceduto all’eliminazione della registrazione (necessaria per votare negli Stati Uniti) automatica o lo stesso giorno delle elezioni o a più frequenti ‘purghe’ dei registri elettorali, due misure che storicamente interessano l’elettorato nero e quello latino, che tendono a votare democratico. Più preoccupanti sono le iniziative (introdotte in quattordici stati) volte a rafforzare il controllo politico delle autorità statali di supervisione e certificazione elettorale.

I Repubblicani sostengono che questa sia un’agenda di salvaguardia dell’integrità del voto. Tuttavia si tratta di misure che, in un modo o nell’altro, tendono a favorire i loro candidati. I Democratici ne sono persuasi, ma i loro sforzi di contrastare la propaganda della Big Lie non hanno fatto alcuna strada conservatori. Né i loro tentativi di adottare contromisure legislative hanno fatto strada. Un disegno di legge federale che proibirebbe o modererebbe l’effetto di buona parte delle misure adottate negli stati repubblicani è passato alla Camera ma si è arenato al Senato, dove mancano i 60 voti necessari ad aggirare l’ostruzionismo (filibuster) dei Repubblicani.

Sommato alla declinante popolarità di Biden (di poco superiore al 40 percento), l’insieme di queste misure sembra garantire una vittoria schiacciante dei Repubblicani alle elezioni di metà mandato (mid-term) del prossimo novembre.

Se avessero il controllo del Congresso nei due anni precedenti alle presidenziali del 2024, i Repubblicani avrebbero ancor meno incentivi a ricercare una narrazione comune del 6 gennaio 2021 di quanti ne hanno ora. Al contrario, avrebbero un interesse di parte ad avviare iniziative – inchieste e testimonianze parlamentari – che rafforzino la narrazione della Big Lie, più o meno esplicitamente. La polarizzazione politica, già consolidatasi, si cristallizzerebbe, così come la radicalizzazione del Partito Repubblicano.

La campagna per le primarie e poi quella presidenziale si svolgerebbe dunque su un terreno inaridito di contenuti politici, più simile a un campo di battaglia che un’arena elettorale. Un anno dopo la ferita del 6 gennaio non solo non si è rimarginata, ma si è infettata. Riccardo Alcaro, AffInt 5

 

 

 

Green Pass Ue per i viaggi vale 9 mesi

 

Bruxelles - La Commissione europea ha adottato oggi, 21 dicembre, norme relative al certificato COVID digitale dell'UE che stabiliscono un periodo obbligatorio di nove mesi (per la precisione 270 giorni) per l'accettazione dei certificati di vaccinazione ai fini dei viaggi all'interno dell'UE. Un periodo di accettazione chiaro e uniforme per i certificati di vaccinazione garantirà che le misure sui viaggi introdotte dagli Stati membri continuino a essere coordinate, come richiesto dal Consiglio europeo in seguito alla sua ultima riunione del 16 dicembre 2021. Le nuove norme faranno sì che le restrizioni siano basate sulle migliori evidenze scientifiche disponibili e su criteri obiettivi. Continuare a coordinarsi è essenziale per il funzionamento del mercato unico e fornirà chiarezza ai cittadini dell'UE nell'esercizio del diritto di libera circolazione.

Il certificato COVID digitale dell'UE “è stato un successo”, e continua a facilitare i viaggi in sicurezza per i cittadini di tutta l'Unione europea in questi tempi di pandemia. Finora sono stati rilasciati nell'UE 807 milioni di certificati. Il certificato COVID digitale dell'UE, come spiega la Commissione stessa, è diventato un punto di riferimento su scala mondiale: 60 paesi e territori, in cinque continenti, hanno già aderito a questo sistema.

Le nuove norme sui viaggi all'interno dell'UE armonizzano le diverse norme adottate dagli Stati membri. Il periodo di validità è stato stabilito tenendo conto degli orientamenti del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che raccomandano di somministrare dosi di richiamo al più tardi sei mesi dopo il completamento del ciclo di vaccinazione primario. Il certificato rimarrà valido per un periodo di tolleranza aggiuntivo di tre mesi dopo i sei mesi raccomandati, per consentire l'adeguamento delle campagne di vaccinazione nazionali e l'accesso dei cittadini alle dosi di richiamo.

Le nuove norme sul periodo di accettazione dei certificati di vaccinazione si applicano ai fini dei viaggi. Quando introducono disposizioni diverse per l'uso dei certificati a livello nazionale, gli Stati membri sono incoraggiati ad allinearle a queste norme per fornire certezza ai viaggiatori e ridurre le perturbazioni.

Oggi la Commissione ha inoltre adeguato le norme per la codifica dei certificati di vaccinazione. La modifica è necessaria per garantire che i certificati di vaccinazione attestanti il completamento del ciclo primario possano essere sempre distinti da quelli rilasciati a seguito di una dose di richiamo.

Le dosi di richiamo saranno registrate nel seguente modo: 3/3 per una dose di richiamo successiva a un ciclo di vaccinazione primario a due dosi; 2/1 per una dose di richiamo successiva a un ciclo di vaccinazione monodose o a una dose di un vaccino bidose somministrato a una persona guarita.

"Un periodo di validità armonizzato per il certificato COVID digitale dell'UE è necessario per la libera circolazione in condizioni di sicurezza e per il coordinamento a livello dell'Unione - ha dichiarato Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare -. La forza e il successo di questo strumento prezioso per i cittadini e le imprese si fondano sul suo uso coerente nell'intera UE. Ora bisogna fare in modo che la campagna di richiamo proceda con la massima rapidità, che il maggior numero possibile di cittadini sia protetto da una dose addizionale e che i nostri certificati rimangano uno strumento cruciale per i viaggi e la protezione della salute pubblica".

"Il certificato COVID digitale dell'UE è stato un successo - ha aggiunto Didier Reynders, Commissario per la Giustizia -. Dobbiamo mantenerlo tale e adeguarlo alle circostanze in evoluzione e alle nuove conoscenze. Se gli Stati membri adottassero misure unilaterali ritorneremmo alla frammentazione e alle incertezze che abbiamo sperimentato la primavera scorsa. Il periodo di accettazione di nove mesi per i certificati di vaccinazione darà ai cittadini e alle imprese la certezza di cui hanno bisogno per pianificare i viaggi con fiducia. Spetta ora agli Stati membri avviare rapidamente la somministrazione delle dosi di richiamo per proteggere la nostra salute e garantire viaggi sicuri".

Anche il Commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, ha commentato: "Il certificato COVID digitale dell'UE è diventato un punto di riferimento su scala mondiale; riflettendo le conoscenze scientifiche più aggiornate sulle dosi di richiamo, rimane uno strumento essenziale per combattere le varie ondate della pandemia. Insieme alla produzione e alla fornitura di vaccini su larga scala, il certificato aiuterà gli Stati membri ad accelerare la somministrazione dei richiami, necessaria per proteggere la salute pubblica salvaguardando al contempo la libera circolazione dei nostri cittadini". (aise/dip 21) 

 

 

 

Guerre, 22 in atto con più di 82 milioni di sfollati quasi invisibili

 

Le conseguenze più gravi nello Yemen, in Siria, in Sud Sudan

In questi ultimi due anni, la pandemia è stata accompagnata anche da un aumento dei conflitti in tutto il mondo, che ormai sono 22, che hanno avuto come immediata conseguenza un aumento delle disuguaglianze, delle violenze e l'aumento dei profughi e degli sfollati in tutto il Pianeta. Secondo uno studio pubblicato da Caritas Italiana, le popolazioni civili costrette a fuggire, sospite dal fuoco delle guerre, dai luoghi di residenza, abbandonando tutto ciò che avevano, sono ormai 82,4 milioni di individui. Undici conflitti nella sola Africa subsahariana, ai quali va aggiunta la crisi sanguinosa nell’Est del Congo, che si trascina da più di dieci anni. C'è poi allarme per la crescita delle persone che hanno bisogno di aiuti umanitari, il 40% in più tra 2020 e 2021 – 235 milioni – vittime di conflitti e mutamenti climatici. Erano 62 milioni nel 2012. Sono solo alcuni dei dati emersi dal rapporto «Falsi equilibri» di Caritas italiana sulle diseguaglianze e i conflitti dimenticati, pubblicato da Edizioni San Paolo e realizzato in collaborazione con Avvenire, Famiglia Cristiana e il Ministero dell’Istruzione.  

  

Gli scarsi margini di manovra dell'ONU. 

«Le agenzie delle Nazioni Unite, la comunità internazionale e l’Ue – spiega il vicedirettore di Caritas Paolo Beccegato – hanno dichiarato di non riuscire a raggiungere più di 165 milioni di persone in 56 Paesi del mondo, quindi 70 milioni restano scoperte dagli aiuti. Una cifra record e un segnale molto negativo». Il rapporto richiama anche sulle disuguaglianze, causa prima delle violenze, che tutti gli indicatori danno in aumento, e sul Covid, «che se non ha causato conflitti – precisa Walter Nanni, responsabile dell’ufficio studi – può averli aggravati, perché alcuni governi hanno strumentalizzato la situazione per frenare le opposizioni. In altri casi ci sono stati accordi per il cessate il fuoco».

   

Le speculazioni sul cibo, più povertà e fame. 

Cresce la povertà e la fame, che a loro volta producono instabilità. Le speculazioni finanziarie sui prezzi del cibo, che si ripetono in queste settimane, denuncia la Caritas, alimentano gli stati di indigenza diffusa e quindi le guerre. A chiudere il cerchio delle cause all'origine dei conflitti, c'è la produzione delle armi e il loro disinvolto e spregiudicato commercio. Le armi arrivano con estrema velocità fin nelle zone più remote del Pianeta, non appena si accendono focolai di guerra, spesso alimentati proprio dal cinismo di produttori e mercanti.  

   

L'impopolarità della democrazia. 

Altro segnale pericoloso, secondo Francesco Strazzari, docente di Scienza della politica al Sant’Anna di Pisa, è il declino della democrazia, aspetto sul quale anche Papa Francesco recentemente ha voluto porre l'accento. «Secondo vari metodi di rilevazione – ha segnalato Strazzari – nel 70% dei Paesi del mondo la democrazia è entrata in recessione e il Covid usato per limitare le proteste e reprimere libertà e dissenso».

Il 60%: "No al commercio delle armi", meglio la diplomazia che le guerre La maggior parte delle persone intervistate durante un sondaggio mostra di credere ad opzioni non violente, sebbene aumenti la sfiducia nei confronti delle istituzioni internazionali. Un'analisi di Demopolis per Caritas, il 62% degli italiani di fronte ad un conflitto pensa sia più efficace la mediazione politica che un intervento militare. Un'opzione alla quale crede invece il 26% del campione preso in esame. Tre quarti vorrebbero ridurre le disuguaglianze economiche e e sociali per prevenire conflitti e il 60% vorrebbe infine proibire il commercio delle armi.

    

Fenomeni di una storia più ampia. 

La settima ricerca sui conflitti dimenticati - scrivono nella presentazione del complesso e preziosissimo dossier Antonio Rizzolo, Francesco Soddu e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire - vuole proseguire il lavoro fatto nelle precedenti edizioni, nel suscitare una più diffusa consapevolezza su quanto i conflitti che lacerano l’umanità siano allo stesso tempo causa e conseguenza delle trasformazioni sociali, economiche, politiche che caratterizzano la nostra epoca. Non quindi eventi casuali, in qualche modo episodici e circoscrivibili; ma fenomeni di una storia più ampia, tappe tragiche ed evitabili di processi di cambiamento di cui tutti noi in qualche modo siamo parte. Riflettere sulle tensioni e le contraddizioni che si manifestano a livello locale, nella vita concreta di donne e uomini reali, richiede di riconoscerne le connessioni con quanto si verifica a livello globale".

   

L'economia in crescita non "sgocciola" benessere sui più poveri. 

"È proprio il riconoscimento di tali connessioni a svolgere un ruolo fondamentale nel costruire una coscienza di cittadinanza, attraverso la quale realizzare una società più giusta e solidale. Perché è necessario occuparsi di disuguaglianze e conflitto? - si legge ancora nella presentazione del rapporto della Caritas - In cosa il collegamento tra questi elementi gioca un ruolo fondamentale nel mondo di oggi? Fino a tempi relativamente recenti, le disuguaglianze non venivano generalmente considerate una questione di particolare rilevanza, sia perché si preferiva focalizzare lo sguardo su obiettivi considerati più concreti, sia perché una certa misura di disuguaglianza era considerata fisiologica, se non addirittura un elemento positivo nel liberare la creatività delle forze produttive più vitali, con la promessa che i benefici di una rapida crescita economica sarebbero “sgocciolati” anche sulle fasce sociali più deboli. Autorevoli studi - si sottolinea - hanno invece confermato una realtà diversa: la crescita economica, quando c’è stata, non è andata a beneficio dei più poveri e ha invece in massima parte favorito un aumento delle disuguaglianze".

   

La realtà delle cose è superiore ad ogni teoria. 

"Si tratta quindi di ragionare a partire dalla realtà - recita ancora la presentazione del dossier - che, come ricorda Papa Francesco nella Evangelii Gaudium, è superiore a ogni teoria. La realtà di cui stiamo facendo esperienza in questo periodo così difficile ci parla non solo di un mondo segnato dall’esperienza della pandemia, ma anche di lacerazioni della famiglia umana che affondano le proprie radici in una storia ben più lunga. L’ultimo Rapporto SOFI1, ad esempio - “State of Food Security and Nutrition in the World 2021” che presenta una valutazione dell'insicurezza alimentare e della malnutrizione - ha confermato l’impatto tremendo della pandemia sui più deboli offrendo una prima stima di coloro che soffrono la fame, 811 milioni di persone, con un balzo compreso tra i 118 e i 161 milioni.

   

Peggiora la sotto-nutrizione. 

Questo rapporto sottolinea però anche un secondo elemento: da almeno 5 anni le statistiche relative alla sotto-nutrizione della popolazione del pianeta stanno peggiorando, a causa di quanto avviene nei Paesi colpiti da conflitti, eventi climatici estremi, recessioni economiche, e con un’alta disuguaglianza di reddito. I conflitti violenti che sconvolgono l’umanità rappresentano dunque una delle prime cause dirette della fame e della povertà, oltre che della negazione della dignità umana. LR 11.12

 

 

 

 

Governo Scholz tra continuità e cambiamento

 

Dal momento in cui si è insediato il governo della coalizione “semaforo” guidato da Olaf Scholz, le domande su quali saranno gli orientamenti del nuovo governo in tema di politica europea ed internazionale hanno iniziato a moltiplicarsi.

Quasi tutte le analisi muovono dall’assunto principale che vi sarà una certa continuità con il passato: questa continuità deriverebbe sia dalla scelta del cancelliere, che rappresenta per la sua storia personale, un trait d’union con l’era Merkel sia dalla particolare conformazione della coalizione. Questa, infatti, è formata da tre partiti – i socialdemocratici, i liberali e i verdi – che per ragioni diverse hanno un interesse a portare avanti una strategia di governo di medio-lungo periodo nel quadro di un paradigma social-riformista moderato. Va infine ricordato che il sistema politico tedesco è fondato su una prassi che premia chi promuove le svolte moderate e condivise trasversalmente dall’elettorato.

Governare il cambiamento

Pur immaginando un quadro politico tedesco che muta senza scossoni, rimane l’imperativo di ragionare sul contenuto di una mutazione, che riteniamo obbligata almeno per due motivi principali. La prima è legata al concetto di Wandel (cambiamento), che nell’immaginario socialdemocratico indica la volontà di mutare un assetto ritenuto lontano dai valori di crescita civile, politica ed economica auspicata; la seconda dipende da circostanze oggettive, in particolare dal fatto che la pandemia ha accelerato una serie di processi trasformativi che modificano priorità e politiche dei governi e che ridefiniscono le regole di interazione del sistema internazionale.

La necessità di governare il cambiamento sembra essere fortemente sentita da Scholz, che già durante la campagna elettorale ha posto l’accento sull’imperativo della transizione da realizzare all’interno di un contesto di giustizia sociale. Guardando all’autorappresentazione dell’Spd e al programma di coalizione, si vede con chiarezza come Scholz dia particolare importanza al discorso valoriale e identitario. In questo marca una profonda differenza rispetto ad Angela Merkel, che aveva basato il suo riformismo su un forte pragmatismo, che le ha peraltro permesso di definire politiche efficaci in un contesto sociale ed economico profondamente mutevole.

In continuità con Merkel

L’importanza di definire le politiche sulla base di chiare scelte di principio tocca anche la dimensione internazionale della Germania. Rielaborando quel modello “normativo” che da sempre rappresenta un tratto distintivo della politica estera tedesca, il governo Scholz sembra voler marcare ancora una volta una soluzione di continuità con l’era Merkel, quanto meno in termini di rappresentazione. Quanto sarà una svolta di sostanza lo si vedrà già nei prossimi mesi, che vedranno la Germania in posizione di guida in una serie di serie di vertici e iniziative internazionali, a partire dal G7. Qui il governo tedesco ha voluto mostrare, fin da subito, un atteggiamento meno dialogante rispetto al passato con la Russia di Vladimir Putin, lasciandola di fatto sulla porta. Molti segnali fanno inoltre presagire un irrigidimento di Berlino nei confronti di Pechino.

Una politica estera più assertiva e consona ai valori tedeschi (in particolare quelli legati alla tutela dei diritti umani e alla centralità del diritto e delle organizzazioni internazionali) è sicuramente nelle corde dei Verdi. Questo è stato ben chiarito da Annalena Baerbock in una recente intervista alla DPA, nella quale il ministro degli Esteri ha peraltro sottolineato come la politica estera sia il risultato della confluenza di visioni e proposte tra loro diverse. Su molti temi, però, la posizioni dei tre partiti della coalizione non sono sempre convergente e il rischio di incoerenza o scarsa incisività è reale.

I valori socialdemocratici

Questo riporta l’attenzione su Olaf Scholz e sul suo moderato pragmatismo, una virtù che è stata sempre attribuita ai socialdemocratici che prima lui hanno governato il paese, nello specifico a Helmut Schmidt e a Gerhard Schröder. Quello di Scholz sempre essere un pragmatismo che lo avvicina forse più a Schmidt che a Schröder, in quanto muove da una più sentita appartenenza della Germania alla dimensione europea e occidentale.

Questo senso di appartenenza non deriva solo dalla convergenza con i principali paesi europei (Francia e Italia) o dalla ritrovata sintonia con Washington, quanto dalla convinzione che, in un momento di ripolarizzazione delle relazioni internazionali, l’identità euro-atlantica sia una bussola sia per definire i rapporti con gli altri attori globali, sia per sviluppare strategie verso aree potenzialmente strategiche, a partire dall’Africa. È su questa base che Scholz potrà cercare di trovare anche quella sintesi, preliminare a ogni azione, tra le politiche estere dei partiti della coalizione semaforo. Federico Niglia, AffInt 4

 

 

 

Green Pass Ue in vigore dal primo febbraio

 

La Commissione Europea "ha adottato nuove regole collegate al certificato Covid digitale Ue", o Green Pass, stabilendo "un periodo di accettazione di 9 mesi, o 270 giorni, per il certificato di vaccinazione a scopi di viaggio all'interno dell'Ue". Lo dice il portavoce dell'esecutivo Ue Christian Wigand, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

La nuova regola si applicherà a partire dal primo febbraio 2022, vale a dire che, a partire da quella data, gli Stati membri, tutti, accetteranno il certificato per una validità di 270 giorni a partire dal completamento del primo ciclo vaccinale, cioè dalla data della seconda dose per Pfizer, Moderna e AstraZeneca, e dalla data dell'unica dose per Janssen.

La regola, introdotta tramite atto delegato dalla Commissione, è vincolante per tutti gli Stati membri ed arriva dopo che il Consiglio Europeo ha auspicato un approccio coordinato per quanto riguarda le restrizioni di viaggio. Un periodo di validità uniforme del Pass aiuterà i Paesi Ue a coordinarsi meglio. Il periodo di validità è stato deciso sulla base del parere dell'Ecdc, secondo il quale la terza dose di vaccino è raccomandata "al più tardi" sei mesi dopo il completamento del primo ciclo vaccinale contro la Covid-19. Una raccomandazione che non è sempre possibile rispettare, dato che non pochi Paesi sono in ritardo nella somministrazione delle terze dosi.

A questi sei mesi ne vengono aggiunti tre, un periodo di grazia che dovrebbe consentire agli Stati di accelerare nella somministrazione dei booster. La durata del certificato dopo la vaccinazione con la terza dose non è stata ancora determinata, perché "dobbiamo ancora raccogliere le evidenze" scientifiche relative all'immunità conferita dal booster, spiega il portavoce Christian Wigand. Finora nell'Ue sono stati rilasciati in tutto circa 807 mln di certificati: 60 Paesi in tutti i continenti hanno aderito al sistema. Adnkronos 21

 

 

 

 

In un video messaggio di auguri per le festività dell’Ambasciatore d’Italia a Berlino Armando Varricchio

 

Berlino – Auguri natalizi in un video messaggio da parte dell’Ambasciatore d’Italia a Berlino Armando Varricchio davanti a una ricostruzione di un presepe tradizionale napoletano. “E’ per me un grande onore e motivo di orgoglio rappresentare l’Italia. Anche quest’anno si chiude portandosi con sé le conseguenze della pandemia ma sappiamo di essere più forti con la forza della scienza. Avvertiamo la voglia di ripresa ed il ritorno ad una normalità fortemente desiderata”, ha rilevato Varricchio evidenziando l’alta percentuale di vaccini in Italia invitando a continuare in questo sforzo collettivo. “La bellissima collettività italiana in Germania continua a crescere: sono donne e uomini con radici e cuore in Italia che qui hanno trovato la loro casa. Ognuno con il suo impegno quotidiano dà lustro al Made in Italy per un rapporto sempre più stretto che unisce i nostri due Paesi. Particolare attenzione ho rivolto a promuovere la nostra lingua quale straordinario biglietto da visita italiano insieme al nostro design”, ha spiegato Varricchio sottolineando come si stia già lavorando per il prossimo vertice intergovernativo tra Italia e Germania per il rilancio delle relazioni tra i due Paesi. “A livello economico dobbiamo concentrare la nostra attenzione nei settori avanzati con maggiori potenzialità di crescita per gestire insieme le transizioni gemelle: quelle sostenibili e quelle digitali”, ha aggiunto Varricchio che in campo culturale ha ricordato come l’Italia sarà protagonista di eventi quali l’European Film Market nell’ambito della mostra cinematografica berlinese. Dalla regia alla sceneggiatura passando per il trucco, i costumi e gli effetti speciali: sarà l’occasione per mostrare l’avanguardia del cinema italiano.  Per il video integrale https://www.youtube.com/watch?v=MWgFdrJVrwI.  (Dip)

 

 

 

 

Ad Heidelberg il 26 gennaio conferenza del prof. Cannella sui 100 anni di ‘Zingarelli’

 

Sono passati 100 anni dalla pubblicazione della prima edizione in volume del Vocabolario della lingua italiana Zingarelli (uscito in fascicoli dal 1917, ndr). Un importante anniversario che sarà ricordato a Heidelberg con una conferenza del lessicografo Mario Cannella. Il prof. Cannella, nato a Trieste, collabora dal 1983 con la casa editrice Zanichelli. Dal 1995 si occupa soprattutto dell’edizione maggiore dello Zingarelli, come autore di vari interventi lessicografici e come responsabile della revisione e dell’aggiornamento annuale del dizionario e, negli ultimi anni, della scelta e delle definizioni dei neologismi. La conferenza “100 anni di ‘Zingarelli’ (1922–2022). La fabbrica delle parole di una lingua che cambia” – organizzata dal Centro Studi Italiani dell’Università di Heidelberg (Romanisches Seminar, Seminarstr. 3) in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda – si terrà il prossimo 26 gennaio, alle ore 18.00, Romanisches Seminar, Ernst-Robert-Curtius-Saal, Seminarstr. 3. Un incontro promosso per far conoscere la lunga storia del dizionario Zanichelli. Verrà spiegato in che cosa consiste il lavoro del lessicografo, che deve confrontarsi con una lingua in continua evoluzione.  (Inform/dip)

 

 

 

I recenti temi di Radio Colonia, la trasmissione italiana in Germania

 

Guarda il nuovo video di “Vivere in Germania”. Questa volta ti spieghiamo 8 cose da sapere se stai cercando casa in affitto in Germania:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/vivere-in-germania-cercare-casa-100.html

 

Web channel tutto di musica italiana. Due ore di musica, per 24 ore al giorno, che puoi ascoltare sulla nostra pagina internet, sulla app di Cosmo e su Spotify. E sulle frequenze di Cosmo il sabato mattina dalle 6 alle 8. Ascoltalo qui: https://www1.wdr.de/radio/cosmo/channels/italia-channel-100.html

 

23.12.2021. Donne oscurate in Afghanistan. Via tutte le immagini di donna dalle strade e dalle vetrine in Afghanistan: i talebani cancellano le donne e i loro diritti. La situazione è drammatica, anche per l'emergenza fame. Ma alcune di loro riescono a scappare. Ne parliamo con Luca Lo Presti, presidente di Pangea.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/donne-afghane-oscurate-100.html  

 

Storie di donne con lavori "da uomini". Ci sono mestieri come quello di pilota, meccanico o ingegnere che rimangono di appannaggio maschile. Come mai? Marina Collaci ha parlato con alcune donne in questi ruoli.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/donne-lavoro-maschile-100.html  

 

22.12.2021. Genova, capitale europea del Natale

Premiato il capoluogo ligure per i valori legati al Natale: integrazione, tolleranza, convivenza e pace. Laura Gaggero, assessore al turismo, racconta la soddifazione di un premio che porta Genova al centro dell'Europa.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/genova-capitale-europea-natale-100.html  

 

Jolly Mare. Il progetto Jolly Mare nasce da un'idea di Fabrizio Martina, produttore, poli-strumentista e ricercatore musicale. Il nuovo album “Epsilon” sintetizza protoelettronica, musica folk, rock progressivo e ritmi dal mondo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/jolly-mare-100.html  

 

Risorse umane. Deborah Moschioni, friulana da 7 anni a Berlino, è responsabile delle risorse umane per una torrefazione nel quartiere di Wedding che vende caffè online e offline. La selezione del personale è una delle mansioni che al momento le richiedono maggior tempo, essendo l’azienda in forte espansione.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/la-mia-berlino/deborah-moschioni-104.html  

 

21.12.2021. Italia premiata ma divisa

L’Economist premia l’Italia paese dell’anno: il corrispondente da Roma John Hooper ci spiega le ragioni di questo successo. Ma l’Italia resta un paese con profonde disuguaglianze, come ricorda il sociologo Marco Revelli.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/economist-premia-italia-ma-disuguaglianze-societa-100.html  

 

Ricerche premiate: Alessandra Buonanno. Prima donna italiana a vincere la prestigiosa Medaglia Dirac per i suoi studi sulle onde gravitazionali, dirige l’Istituto Max Planck di fisica gravitazionale a Potsdam.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/eccellenze-italiane/alessandra-buonanno-104.html  

 

20.12.2021. Accordo Italia-Germania. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz in visita oggi a Roma ha incontrato Mario Draghi. Italia e Germania hanno gettato le basi per un piano congiunto con cui affrontare le grandi sfide europee. Angelo Bolaffi, grande conoscitore di entrambi i paesi: si apre una nuova fase nella politica dei due paesi e nel processo di unificazione europea.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/accordo-italia-germania-olaf-scholz-incontra-mario-draghi-100.html  

 

Vaccinazioni anche durante le feste. La campagna vaccinale in Germania proseguirà anche durante le vacanze natalizie. Domani vertice tra governo e Länder per mettere a punto la strategia per arginare Omicron. L'appello del ministro della Salute, Lauterbach: "Il Natale si può festeggiare, ma in piccoli gruppi con persone completamente vaccinate e provviste di un test negativo."

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/vaccinazioni-anche-durante-le-feste-100.html  

 

17.12.2021. I lavoratori italiani del Terzo Reich

Un milione e 200mila storie di italiani, donne e uomini, impiegati come manodopera utile all'economia di guerra della Germania nazionalsocialista. Ai nostri microfoni lo storico Brunello Mantelli che ha da poco realizzato un'approfondita ricerca su questa rilevante pagina di storia nelle relazioni tra Germania e Italia.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/lavoratori-italiani-terzo-reich-100.html  

 

Italiano in 500. Promuovere la scelta dell'italiano come lingua straniera nelle scuole in Germania. È questo l'obiettivo del progetto lanciato dall'Ambasciata d'Italia a Berlino. Francesco Marzano ne parla con la dirigente dell'Ufficio Scuola Annamaria Marzorati.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/lingua-italiana-in-fiat-cinquecento-100.html  

 

Speciale: Coronavirus. Ascolta e riascolta qui tutti i nostri approfondimenti tra Italia e Germania, ma non solo, sul virus che sta cambiando la vita di milioni di persone in tutto il mondo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/coronavirus-italia-germania-100.html

 

Vivere in Germania. Scopri il nostro formato video per rispondere alle domande più frequenti degli italiani che vivono in Germania. O che stanno pensando di trasferirsi. Guarda i video con Luciana Mella sulle cose più importanti da sapere sull’AIRE, sull’assicurazione sanitaria - la Krankenkasse -, sul sistema scolastico ma anche sul mondo del lavoro, su Hartz IV e altri sussidi e sulla ricerca di una casa: https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/vivere-in-germania-100.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi e Elisabetta Gaddoni

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-650.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati. I commenti sportivi di Agnese Franceschini

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/sport-106.html  RC/De.it.press

 

 

 

 

Magonza festeggia il successo di BioNTech, dal vaccino introiti miliardari per la città

 

Grazie al siero anti Covid, le tasse versate alla città tedesca sono passate a 173 milioni di euro a oltre miliardo.

A Magonza, in Germania, c’è un motivo in più per festeggiare il Natale. L’antica roccaforte romana sulle rive del Reno, fino a ieri parente povera della vicina Francoforte, beneficerà quest’anno di una manna fiscale di un miliardo di euro, in gran parte grazie a BioNTech, il laboratorio farmaceutico fondato nella città nel 2008 e che ha messo a punto uno dei vaccini più utilizzati nel mondo contro il Covid-19.

Ad oggi in tutto il mondo sono stati consegnati più di 2 miliardi di dosi del vaccino Pfizer/BioNTech e si calcola che solo il laboratorio tedesco realizzerà un utile netto di oltre 10 miliardi di euro nel 2021. Fino alla fine di settembre l’azienda, che ha sedi negli Stati Uniti e in altre città tedesche, ha pagato più di 3 miliardi di euro in tasse, ma le autorità tedesche locali possono imporre imposte sulle società.

Non è chiaro quanto degli introiti fiscali di Magonza dipendano dalla società farmaceutica, ma secondo il Financial Times il laboratorio “pesa” per la stragrande maggioranza nelle casse dell’erario, le cui entrate sono passate da 173 milioni di euro nel 2020 a oltre 1 miliardo nel 2021.

Le autorità locali hanno promesso di utilizzare il guadagno per ripianare il debito; al bando dunque spese folli, come per esempio quelle di Sindelfingen, la città del Baden-Wurttemberg che ospita gli stabilimenti della Mercedes-Benz, che ha installato strisce pedonali in marmo. LS 28

 

 

 

“Amara terra mia- Mein bitteres land”: proiezione ad Amburgo del documentario sull’emigrazione italiana in Germania

 

Amburgo – “Amara terra mia- Mein bitteres land”: il documentario del 2020 di Eduard Erne, Dania Hohmann e Ulrich Waller sarà proiettato al cinema Zeise Kino di Amburgo –  in tedesco e in italiano (con sottotitoli in tedesco)  il 17 gennaio (ore 20)  e il 23 gennaio (ore11)  in presenza della regia e con ospiti. L’evento è segnalato dall’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo sul suo sito: “‘Studiate una lingua e andatevene!’ Così il premier italiano De Gasperi, nei primi anni 50, spinse i giovani dell‘Italia centrale e meridionale a lasciare la loro terra per cercare fortuna in terra straniera. L‘Italia non riusciva più a sfamarli. Tanti di loro arrivarono in Germania come “Gastarbeiter”, lavoratori ospiti. Che cosa hanno vissuto quando sono arrivati, com’è stata allora la “Willkommenskultur”, la cultura d‘accoglienza? Come è stato per loro dover lasciare la famiglia, la patria e la propria lingua? Il docufilm cerca di dare una risposta a queste domande sulla base della storia fittizia di un migrante toscano. Due donne (rappresentate da Adriana Altaras e Daniela Morozzi) si trovano a Wolfsburg per ritirare le ceneri del padre deceduto. Che siano sorellastre, che il loro padre avesse due famiglie, una in Germania e l’altra in Italia, lo scoprono solo sul momento. Insieme si mettono in viaggio verso la casa natale del padre. Lì rivivono le tappe più importanti della sua vita vissuta tra due paesi e due culture. I racconti dei testimoni della prima e seconda generazione di lavoratori emigrati a Wolfsburg Rocco Artale, Lorenzo Annese, Antonino Spinello e Luigi Cavallo e il materiale documentario dagli anni 60 completano il lavoro di Eduard Erne, Dania Hohmann e Ulrich Waller. L’integrazione degli italiani, oggi considerata riuscita, ha incontrato molte difficolta? iniziali. Pregiudizi come: “Gli italiani sono inaffidabili e lesti con i coltelli”, “ci hanno traditi durante la guerra”, erano diffusi e ricordano discussioni del tutto simili in seguito all’ondata di rifugiati del 2015. Il film si basa sul dramma “La grande gelata/Der grosse frost”, un progetto teatrale sugli emigranti italiani in Germania di Matteo Marsan/Dania Hohmann/Ulrich Waller. (testo: Teatro Vittorio Alfieri)”. (Inform/dip)

 

 

 

“Il Fuoco dell’amicizia”: raid automobilistico di 2605 km in 4 giorni da Venezia, attraverso Austria e Germania,

 

Jesusleny Gomes, imprenditrice brasiliana di nascita, veneta di adozione, si appresta a vivere una sfida avvincente: alla guida di un’auto d’epoca del Club Aci di Venezia (fondato nel 1899 dalla contessa Elsa Albrizzi), percorrerà 2605 chilometri, visitando 21 Comuni in territorio tedesco e austriaco.

Partenza da Venezia il 9 gennaio, ritorno il giorno 13 nel capoluogo lagunare. Quattro giorni per portare ‘Il Fuoco dell’amicizia’, per promuovere valori fondamentali quali amicizia, solidarietà, speranza, impegno, tenacia, resilienza e positività, soprattutto durante la pandemia che ancora stiamo vivendo.

E’ stato presentato nei giorni scorsi a Venezia, a palazzo Ferro Fini, il raid automobilistico patrocinato da Regione e Consiglio regionale del Veneto, promosso e organizzato da Aci Italia e Venezia, che ha l’obiettivo di creare un gemellaggio di amicizia e solidarietà tra le amministrazioni dei territori attraversati e gli Automobile Club locali, austriaci e tedeschi. In ogni località estera toccata vi sarà una tappa mediatica, nella quale i rappresentanti del governo territoriale e degli Automobile Club locali riceveranno un dono simbolico di quel legame che unisce Italia, Austria e Germania: il Fuoco dell’amicizia, che incarna bene lo spirito che accomuna questi popoli, ovvero la capacità di lavorare duramente senza mai arrendersi, per lasciarsi finalmente la pandemia alle spalle e riconquistare la libertà e la quotidianità perdute ma mai dimenticate.

L’importanza dell’evento è stata sottolineata dalla presenza del presidente della Regione del Veneto Luca Zaia.  “Trovo questa sfida innovativa e avvincente – ha sottolineato – Un viaggio nelle terre dell’autonomia, in cui i discepoli vanno dai maestri, per cercare di lasciarci alle spalle i drammi legati alla pandemia e riprenderci le nostre vite, lanciando al contempo un messaggio di positività. Soprattutto, il raid automobilistico potrà rinsaldare i rapporti con Adac, l’Automobile Club tedesco, per portare a casa importanti ricadute in termini economici e, soprattutto, turistici, anche alla luce del fatto che la nostra regione è leader in questo comparto”.

Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, ha ringraziato Jesusleny Gomes, ormai diventata “una camminatrice seriale che, dopo aver intrapreso il cammino di Santiago dalla parte portoghese, si appresta a vivere un’altra straordinaria esperienza per avvicinare e stringere ancora di più i legami con Germania e Austria, territori con cui il Veneto intrattiene importanti rapporti economici e turistici. Il raid automobilistico porterà a questi popoli, duramente colpiti dalla pandemia, un incoraggiamento e un invito a guardare al futuro con ottimismo, nonostante e oltre il Covid”.

Il presidente di Aci Italia, l’ingegnere Angelo Sticchi Damiani, ha sottolineato che il raid automobilistico “rappresenta una iniziativa simbolica ma importante: da un lato, dobbiamo reagire dopo il Covid, promuovendo un messaggio di ottimismo; dall’altro, vogliamo rinsaldare i rapporti con l’Adac tedesco”  Nell’impresa di Jesuleny Gomes “si realizza un perfetto connubio tra mobilità, sport e industria, comparti a cui guardiamo da sempre con interesse e passione”.

Per l’avvocato Giorgio Capuis, presidente dell’Automobile Club di Venezia e del Comitato Veneto Automobile Club, è importante “immaginare un futuro positivo, spinti da forza e tenacia”. “La fiaccola dell’amicizia, affidata alla nostra ambasciatrice Jesusleny Gomes, ricorda quella olimpica, emblema di cooperazione tra i popoli e che incarna i valori più nobili dello sport”, ha aggiunto.

Jesusleny Gomes ha spiegato di “aver accettato molto volentieri e spinta da grande entusiasmo la sfida che mi è stata lanciata da Aci Venezia: guidare per più di duemila chilometri auto storiche non è sicuramente facile, ma da imprenditrice, da donna e mamma credo che sia utile diffondere un messaggio di positività e ottimismo, abbattendo negatività e pregiudizi. Ritengo anche che dobbiamo promuovere le ricchezze di cui il nostro Veneto dispone in abbondanza. E poi, trovo che siano molti i valori che accomunano e legano tra loro i popoli veneti e tedeschi: l’ho sperimentato durante il cammino intrapreso dalla Baviera a Verona in occasione dei 61 anni del gemellaggio tra queste due terre”. (Inform 3)

 

 

 

Amburgo: riprende il 10 gennaio la rassegna “Prospettive sul Cinema Italiano”

 

Amburgo. Riprende il 10 gennaio la rassegna “Prospettive sul Cinema Italiano”, organizzata nell’ambito della cooperazione tra l’Istituto di Romanistica dell’Università di Rostock e l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo e che ha come focus alcuni dei grandi classici della cultura italiana, ma tratta anche questioni sociali contemporanee: Dante, Fellini e il femminismo italiano. Da lunedì 10 gennaio, ore 18:00 a martedì 11 gennaio, ore 23:00 verrà proiettato in streaming, in italiano con sottotitoli in inglese, il film “Vogliamo anche le rose” (2007) di Alina Marazzi (85 min). L‘introduzione al film a cura della regista con la possibilità di dialogo virtuale tra lei e il pubblico si svolgerà martedì 11 gennaio alle ore 18.45 sulla piattaforma Zoom. I dati utili alla registrazione sono pubblicati sul sito web dell’Università di Rostock (https://www.romanistik.uni-rostock.de/aktuelles/italienische-filmreihe-cinema-italiano/ueber-die-filmreihe/) La partecipazione all’introduzione e allo streaming sono gratuiti. L’evento è organizzato dal dr. Gabriele Lenzi, Lettore ministeriale di Italiano e dalla dr. Julia Dettke, Assistente di ricerca per studi letterari (francese e italiano), dell’Università di Rostock, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo. Il film “Vogliamo anche le rose” racconta il profondo cambiamento portato dalla liberazione sessuale e dal movimento femminista in Italia a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, attraverso archivi filmati dell’epoca, provenienti dalle fonti più diverse. Il film si propone di raccontare fatti della Storia recente con l’originalità di uno sguardo ‘al femminile’ su vicende che videro protagoniste proprio le donne. Storie personali di lotte di donne in un’Italia che sembra più lontana di quanto non sia e che si vorrebbe capace di non dimenticare il suo passato e alcune tappe della sua crescita culturale e civile. Ma anche un modo per guardare, attraverso la particolarità del caso italiano, la storia delle lotte delle donne dovunque ci siano o ci siano state, con la convinzione che non bisogna mai dare per acquisita nessuna conquista. (Fonte: Swissfilms.ch). (Inform/Dip)

 

 

 

Nagel è il nuovo presidente della Bundesbank

 

L’economista di 55 anni è membro Spd di Scholz: prende il posto del numero uno di lunga data, Jens Weidmann

Sarà l'economista tedesco Joachim Nagel il nuovo capo della Bundesbank su proposta del governo di Olaf Scholz, che imbocca così una scelta di «continuità» per la massima istituzione finanziaria in un contesto di impennata dei prezzi. È una delle prime nomine importanti del cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz, che è da poco salito al potere a capo di una coalizione con i Verdi e i liberali della FDP. La sua candidatura è stata proposta dal governo per sostituire l'attuale presidente dimissionario Jens Weidmann, il quale lascerà il suo incarico il 31 dicembre prossimo. Nagel «è una figura esperta che assicurerà la continuità» alla Bundesbank, ha detto il ministro delle finanze Christian Lindner in un tweet. In effetti Nagel, 55 anni, conosce bene la banca centrale, avendoci lavorato per 17 anni. Vicino al Partito Socialdemocratico (SPD), è visto come un candidato di compromesso per la "Buba", cosi' come viene chiamata la Banca centrale tedesca. 

La nomina di Nagel, che sarà ufficiale nei prossimi giorni, arriva in un momento di tensione per la Bundesbank, mentre l'inflazione è salita in Germania a più del 5%, sopra la media della zona euro, e ben al di sopra dell'obiettivo del 2% della Banca Centrale Europea (BCE). «Di fronte al rischio di inflazione, cresce l'importanza di una politica monetaria orientata alla stabilità» ha twittato anche Lindner, leader del partito liberale e sostenitore dell'ortodossia fiscale e monetaria. In un paese ossessionato dalla stabilità dei prezzi, dove la Bundesbank una volta era venerata per la sua implacabile lotta contro l'inflazione, la politica più accomodante della Banca Centrale Europea non piace ad alcune persone. Jens Weidmann, un membro influente del consiglio direttivo della Banca centrale europea, è stato regolarmente messo in minoranza negli ultimi tempi dalle "colombe" dell'istituzione, che sono riluttanti a stringere la vite del credito troppo rapidamente. Il suo mandato, il secondo dal 2011, in realtà scadeva nel 2027, ma a ottobre ha annunciato le sue dimissioni chiamando in causa motivi personali. Weidmann, un ex consigliere di Angela Merkel, ha spesso espresso il suo disagio con il generoso corso della Bce di acquistare grandi quantità di titoli di stato sul mercato per ridurre i costi di prestito dei paesi della zona euro, temendo che questo possa frenare la disciplina della politica di bilancio dei paesi più indebitati.

Chi è Joachim Nagel

Joachim Nagel ha un dottorato in economia presso l'Istituto di Tecnologia di Karlsruhe (Ovest) ed è un membro del Partito Socialdemocratico. È stato vice capo della divisione bancaria alla Banca dei Regolamenti Internazionali, l'organismo ombrello delle banche centrali del mondo, dal 2020, dopo aver trascorso la maggior parte della sua carriera alla Bundesbank. Durante il suo periodo alla Buba, fino al 2016, è stato responsabile delle operazioni di mercato e dell'informatica. Weidmann ha elogiato la sua «determinazione», «capacità di comunicazione» e «conoscenza approfondita dei mercati finanziari» quando ha lasciato la banca centrale per entrare nel consiglio della banca statale di sviluppo KfW, incarico che ha detenuto per quattro anni. Il quotidiano economico "Handelsblatt" si riferisce a lui come «un sostenitore ordo-liberale dell'economia di mercato». In Joachim Nagel, ha commentato Carsten Brzeski, economista di ING, la Bundesbank ha guadagnato un successore «quasi naturale e formato internamente», che dovrebbe «assumere la posizione del signor Weidmann come guardiano di una politica monetaria più conservatrice». Congratulandosi con Nagel, il presidente della Bce Christine Lagarde ha scritto un tweet in lingua tedesca nel quale rivela di sentirsi «impaziente di lavorare con un banchiere centrale così esperto nel Consiglio direttivo e di attuare il mandato della Bce».

LS 20.12.

 

 

 

Si é costituito il nuovo Com.It.Es. di Monaco di Baviera.

 

La seduta costitutiva, resa pubblica attraverso un collegamento in streaming, é ancora disponibile al link https://youtube.com/watch?v=CSX9fG43UB0&feature=share,  é stata aperta dal Console Generale Min. plen. Enrico De Agostini.

Il Ministro, aprendo i lavori, ha rivolto un apprezzamento al lavoro costante, sempre positivo e collaborativo del Com.It.Es. uscente e ha augurato di proseguire con il costituendo Comitato una collaborazione almeno altrettanto forte in un'ottica di miglioramento continuo e rafforzamento reciproco.

La direzione dei lavori passa al consigliere piú votato, la Presidente uscente, Daniela Di Benedetto la quale, verificate all'unanimità le condizioni di eleggibilità di tutti i candidati, passa all'elezione del Presidente, con due candidati: Salvatore Bufanio e la stessa Daniela Di Benedetto.

Bufanio annuncia la propria candidatura con parole incoraggianti che invitano alla collaborazione e ad una strenua e necessaria promozione del lavoro del Com.It.Es. augurando a tutti un lavoro armonioso e proficuo per il quale desidera impegnarsi in prima linea.

Di Benedetto apre il proprio discorso con un'analisi del voto che va certamente approfondita e che vede almeno due elementi distinti: la scarsa affluenza alla richiesta di voto e l'ancora piú bassa partecipazione al voto tra gli stessi optanti. Quest'ultimo dato si attesta particolarmente basso in Baviera e in Baden-Wüttenberg: il peggiore di tutta la Germania, con dati che vanno dal 42% di Norimberga alla punta massima di 60% di Friburgo, serviti dalla stessa agenzia di stampa e logistica. Questa analisi merita un approfondimento da parte di chi continuerà il lavoro sul territorio, ma non può prescindere da elementi che precedono l'elezione e che riguardano, prima ancora che l'operato stesso dei Com.It.Es., la loro collocazione sul territorio e l'accreditamento istituzionale.

Il programma presentato si articola su piú filoni e puó essere consultato con il discorso sulla pagina del Com.It.Es. di Monaco di Baviera www.comites-monaco.de. 

A sorpresa e contrariamente alle aspettative di un necessario pareggio e voto ad oltranza, Di Benedetto viene confermata Presidente alla prima votazione.

Il nuovo Com.It.Es. di Monaco di Baviera risulta quindi così composto:

Daniela Di Benedetto – Presidente; Marco Berruti – Vicepresidente;

Giorgia Capozzi - membro Esecutivo; Silvia Alicandro - membro Esecutivo

Teresa Barberio – segretaria; Enrico Bianco, Salvatore Bufanio, Barbara Cadelano, Michele Cagnoli, Daniele De Filippis, Sara Ingrosso, Michela Pavan.

La prima riunione del Com.It.Es di Monaco di Baviera e del suo Esecutivo avrà luogo in Gennaio.

Ringraziando i membri del precedente Com.It.Es. per il servizio reso, facciamo i migliori auguri di buon lavoro in armonia ed efficacia al nuovissimo Comitato e grandi auguri di buone feste e felice anno nuovo a tutte le Concittadine e Concittadini! Daniela Di Benedetto, de.it.press 21

 

 

 

 

Il Presidente del Consiglio Draghi ha incontrato il Cancelliere tedesco Scholz

 

ROMA – Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato ieri a Palazzo Chigi il Cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Olaf Scholz. A seguire le dichiarazioni alla stampa nel Salone dei Galeoni del Presidnte Draghi.

È stato un grandissimo piacere ospitare oggi il Cancelliere Scholz. Questa visita, a pochi giorni dall’insediamento del Governo, contribuisce e conferma la profondità del legame che c’è tra i due Paesi. Ed è nostra volontà, come abbiamo discusso, collaborare per affrontare le grandi sfide europee: la gestione della pandemia, la ripresa economica e la lotta cambiamento climatico.

Uno dei primi temi che abbiamo toccato è la necessità di lavorare insieme per rafforzare l’integrazione europea e anche se possibile accelerare il processo di integrazione. Un’Unione più forte e coesa è nell’interesse di tutti, nell’interesse della Germania, nell’interesse dell’Italia.

Vogliamo rafforzare la cooperazione in ambito scientifico, tecnologico, della ricerca. Penso a progetti di interesse europeo comune, in campi cruciali per il nostro futuro, come l’idrogeno, la microelettronica, e le batterie per auto elettriche.

Vogliamo anche un più stretto coordinamento nella transizione ambientale. Noi ci siamo dati come europei dei traguardi molto ambiziosi, e anche molto difficili da raggiungere. La cooperazione tra Paesi è un elemento fondamentale per il raggiungimento di questi obiettivi.

Siamo stati anche d’accordo nel ricordare che dobbiamo essere vicini a coloro che, famiglie e imprese, vengono più toccati dalla transizione ecologica e in una certa misura anche dalla transizione digitale. La coesione sociale è un ingrediente fondamentale per fare progressi su tutti i fronti in realtà.

Abbiamo anche brevemente discusso di quali sono i cambiamenti richiesti a livello di regole di bilancio, regole degli aiuti di Stato per poter essere coerenti con gli obiettivi che l’Unione europea si è prefissa, in termini di transizione ecologica, in termini anche di come affrontare questi ingenti investimenti nel settore dell’ambiente, nel settore della lotta al cambiamento climatico, nel settore della transizione digitale ma anche nel settore della difesa.

Ci siamo anche detti che vogliamo essere vicini e il più possibile in consultazione nei vari temi di politica estera che affrontano i nostri Paesi. Ci siamo detti d’accordo sulla necessità di costruire una difesa comune a livello europeo e naturalmente, come ci siamo detti più volte in vari Consigli europei, questo deve avvenire non in antitesi con la Nato ma come forza di complementarietà alla Nato. Abbiamo, brevemente, discusso anche dei rapporti con i Paesi esteri vicino. Fondamentalmente non posso che dire che c’è una forte coincidenza di vedute su tutti questi temi.

Rispondendo ad alcune domande di giornalisti, il Pesidente Draghi ha fatto poi alcune precisazioni.

Sono d’accordo su tutti i temi che il Cancelliere ha toccato e lo ringrazio degli elogi che ha fatto alla campagna di vaccinazione italiana, ma ancora c’è da lavorare e essere attenti in particolare ora. In questa settimana faremo una cabina di regia in cui passeremo in rassegna eventuali provvedimenti da prendere in vista delle vacanze di Natale. Nulla è stato ancora deciso. La decisione verrà presa sulla base dei dati dell’ultimo sequenziamento per vedere la velocità di diffusione della variante Omicron, e per questo abbiamo aspettato e aspettiamo fino a mercoledì o giovedì. La cosa fondamentale è procedere con la massima velocità alla terza somministrazione.

Per quanto riguarda la politica estera, su un’eventuale costruzione di una Difesa comune ma anche su tante altre questioni, l’unanimità è diventata veramente un ostacolo alla capacità di agire che ha l’Unione Europea. Non è semplice e anzi, per temi come la politica estera e la Difesa, è molto complessa. Perché se uno riflette un momento, e si chiede cosa significa rinunciare all’unanimità quando si deve prendere la decisione di mandare i tuoi soldati in un in un campo di battaglia, si vede che è piuttosto complesso. Per questo, il Cancelliere ha detto giustamente, occorre superare l’unanimità ma trovare un’intesa, sempre.

Credo che ci sarà un avvicinamento delle posizioni. Ci sono molte considerazioni, in un certo senso abbastanza immediate. Il dopo pandemia chiama tutti i nostri Paesi a finanziare progetti senza precedenti nel campo della transizione ambientale, della transizione digitale, della Difesa e nel campo stesso del coordinamento. Sono progetti imponenti e occorrerà vedere come possano innestarsi in nuove regole di bilancio. Quindi, secondo me, su questo sarà trovata un’intesa perché è un campo, e forse sono eccessivamente ottimista, più semplice di altri da affrontare.

Abbiamo appena cominciato un percorso insieme, non se ne parlava neanche fino a tre giorni fa. Ancora è prematuro sapere qual è il punto finale, se un trattato oppure un accordo oppure un protocollo o un memorando di intesa. Per ora abbiamo individuato e iniziato a individuare una serie di aree, di temi. Poi i nostri vari ministeri competenti, in primis gli Esteri e i nostri ambasciatori, identificheranno un metodo e andremo avanti. Lo giudicheremo alla fine del percorso. (Inform/dip 21)

 

 

 

La nuova strada della solidarietà: una sfida anche per la Germania

 

Gli orientamenti favorevoli alla solidarietà finanziaria fra Paesi sono diventati maggioritari in tutta l’Unione, in buona parte per effetto della pandemia - di Maurizio Ferrera

 

Le lodi all’Italia del neo-cancelliere Olaf Scholz durante la sua visita a Roma sono state un ottimo segnale. Con il programma Next Generation Eu, l’Unione ha fatto una importante scommessa sul nostro Paese e la sua capacità di ripresa e resilienza. Durante i negoziati del primo semestre 2020, la diffidenza di alcuni Paesi era altissima, tanto che essi hanno imposto che i Piani nazionali e i loro rapporti periodici possano essere vagliati dal Consiglio europeo su eventuale richiesta di un governo dubbioso. La fiducia accordata al nostro premier sulla base dei risultati già ottenuti è preziosa anche per affrontare le cruciali discussioni del prossimo anno in merito alla riforma del patto di Stabilità e Crescita. In prospettiva si proporrà anche il tema della trasformazione di alcuni strumenti dello stesso Ngeu (come il debito comune) da temporanei a permanenti.

Lucrezia Reichlin ha bene illustrato sul Corriere del 18 dicembre le opzioni sul tappeto circa il Patto, che dovrebbe essere reso più flessibile per non ingabbiare di nuovo alcune economie nazionali, come la nostra, nelle maglie dell’austerità. Giustamente, Reichlin precisa che le scelte finali dipenderanno dalla «volontà politica»: un costrutto complesso e difficile da formare in un’Unione di 27 Paesi, con preferenze e culture diverse.

Sui temi economici si fronteggiano oggi tre diversi gruppi di Paesi. Il primo, guidato da Francia e Italia e composto dai Paesi del Sud, si può definire coalizione della solidarietà, favorevole a maggiore integrazione delle politiche fiscali, al debito comune e a trasferimenti condizionali fra Paesi. Il Trattato del Quirinale e l’intesa personale fra Macron e Draghi hanno confermato che l’alleanza del Sud è ancora viva e vegeta anche grazie all’editoriale firmato da entrambi che chiede regole fiscali più flessibili, pubblicato ieri dal Financial Times e oggi dal Corriere a pagina 19. C’è poi la coalizione dei Paesi frugali, capitanata dall’Olanda, che include l’Austria e i nordici. Questi Paesi si erano strenuamente opposti al Ngeu, lo hanno accettato malvolentieri solo come strumento provvisorio e sono contrari a qualsiasi meccanismo permanente di solidarietà. Vorrebbero anche ripristinare le vecchie regole rigide del Patto di Stabilità. L’Austria attraversa oggi una difficile crisi politica, ma il campione della frugalità, il conservatore Mark Rutte, è stato appena riconfermato come premier dei Paesi Bassi. L’Olanda è il più grande dei piccoli Paesi, la sua capacità di aggregazione del consenso e di influenza sulle decisioni Ue non deve essere sottovalutata. Infine c’è la coalizione sovranista, guidata da Polonia e Ungheria, composta dagli altri Paesi centro-orientali seppure con gradi diversi di convinzione. Questo gruppo è fortemente interessato ai fondi Ue, sui quali però si percepisce in concorrenza con i Paesi del Sud. Su molti temi, poi, Polonia e Ungheria contestano uno dei principi cardine del diritto europeo: la priorità delle norme Ue su quelle nazionali, a cominciare da quelle che riguardano lo stato di diritto. Poiché ha platealmente violato queste norme, la Polonia è oggi sotto accusa delle istituzioni Ue, che hanno bloccato i trasferimenti finanziari già previsti. Questa controversia è destinata a interferire pesantemente sulle future discussioni, inclusa quella che riguarda il Patto.

Dove si colloca la Germania? La risposta a questa domanda è cruciale, visto il peso economico e politico di Berlino. Nei primi mesi della pandemia, la cancelliera Merkel si era tiepidamente schierata dalla parte dei frugali. Col passare del tempo si è tuttavia convertita alla logica della solidarietà, anche grazie all’insistenza di Macron e a una certa fiducia per Giuseppe Conte. Merkel è riuscita nell’operazione che sembrava impossibile, ossia costruire una volontà politica comune sullo Ngeu, tessendo una trama di accordi e concessioni ai frugali e ai Paesi centro-orientali. Il problema è di stabilire da che parte sta oggi il nuovo governo di Berlino.

Come ministro delle Finanze, Scholz aveva svolto un ruolo positivo nei negoziati Ngeu, in stretto contatto con la sua controparte francese Bruno Le Maire e a fianco della cancelliera. Ma la nuova coalizione di governo include anche i liberali, che in tema fiscale sono molto più conservatori, così come lo è la Bundesbank. I Verdi sono favorevoli alla solidarietà, ma il contratto di coalizione siglato fra i tre partiti dice poco sul tema del Patto e del debito comune, e ciò che dice è prudente se non ambiguo.

La volontà politica espressa dai governi deve tenere necessariamente conto dell’opinione pubblica. E su questo fronte arriva per fortuna una buona notizia. Gli orientamenti favorevoli alla solidarietà finanziaria fra Paesi sono diventati maggioritari in tutta l’Unione, in buona parte per effetto della pandemia. La percentuale media di cittadini solidali è pari al 68% nei Paesi del Sud e al 72% in quelli dell’Est. Persino nei Paesi frugali i solidali rappresentano il 59%, mentre in Germania sono il 62%. In quest’ultima nazione, più della metà dei solidali sarebbe addirittura disposta a finanziare con un contributo personale di solidarietà pari all’1% del proprio reddito trasferimenti ad altri Paesi in caso di forte disoccupazione, impatto del mutamento climatico, epidemie e disastri naturali. Certo, vi sono anche non trascurabili minoranze contrarie. Ma l’alibi che nello scorso decennio i Paesi del Nord, Germania compresa, ha giustificato la predilezione per l’austerità è sempre stato: i nostri contribuenti non vogliono. Forse è stata anche la consapevolezza del nuovo umore della propria opinione pubblica che ha a suo tempo spinto Angela Merkel ad abbandonare i frugali. C’è da sperare che così resti anche per i nuovi leader di Berlino, in modo che la coalizione «semaforo» possa mantenere il colore verde per la costruzione di una solidarietà pan-europea. Non nel nome di una Unione di trasferimenti «assistenziali», ma per salvaguardare l’interesse comune di tutti i Paesi alla crescita e alla prosperità. CdS 23

 

 

 

 

L'Inps censisce i pensionati italiani all'estero: "Dovete dimostrare di essere in vita"

 

ROMA - A partire dal 7 febbraio 2022, i pensionati residenti nel Continente americano, nei Paesi scandinavi, negli Stati dell'Est Europa e Paesi limitrofi, in Asia, Medio ed Estremo Oriente, riceveranno da Citibank NA i moduli di richiesta di attestazione dell'esistenza in vita.

L'accertamento dell'esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all'estero è importante per l'Istituto. La difficoltà di acquisire informazioni complete, aggiornate e tempestive in merito al decesso dei pensionati espone al concreto rischio di erogare pagamenti non dovuti. L'accertamento, informa una nota, viene effettuato da Citibank NA, l'Istituto di credito che esegue i pagamenti al di fuori del territorio nazionale per conto dell'Inps.

La scadenza di giugno 2022

I pensionati residenti in queste aree geografiche dovranno restituire i moduli alla banca entro il 7 giugno 2022. Qualora l'attestazione non sia prodotta, il pagamento della rata di luglio 2022 avverrà in contanti nelle Agenzie di Western Union. In caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell'attestazione entro il 19 luglio 2022, il pagamento della pensione sarà sospeso a partire dalla successiva rata di agosto 2022.

L'Istituto ha previsto un periodo di quattro mesi per attestare l'esistenza in vita, per cui non è necessario che i pensionati, come in passato, si rechino da subito, non appena ricevute le lettere, presso gli uffici consolari, Patronati o autorità locali, anche in considerazione della necessità di evitare assembramenti pericolosi, vista l'emergenza sanitaria in corso.

Il documento d'identità

Inoltre l'Inps e il Ministero degli Affari Esteri hanno condiviso un progetto che permette ai pensionati di rapportarsi con gli uffici consolari tramite un servizio di videochiamata. Ecco come funziona. Il pensionato:

- riceve per posta ordinaria da Citibank NA il modulo di richiesta di attestazione dell'esistenza in vita, contenente tra l'altro le generalità anagrafiche, il numero Inps e il codice Citibank NA identificativi del pensionato stesso,

- lo compila, indicando anche il recapito telefonico e l'indirizzo email, apponendo sullo stesso la propria firma autografa e la data di sottoscrizione,

- invia copia digitale del modulo e di un documento d'identità all'indirizzo di posta elettronica istituzionale dell'ufficio consolare del Paese di residenza, che contatta il pensionato utilizzando l'indirizzo email, se presente sul modello, tramite videochiamata, attraverso gli applicativi ad oggi più diffusi come ad esempio Skype, Zoom, Microsoft Teams, Webex o WhatsApp, se sul modello è presente il recapito telefonico.

L'Ufficio consolare verifica per diretta visione l'esistenza in vita del pensionato e la corrispondenza dei dati contenuti nel modulo, già arrivato tramite email insieme alla copia digitale del documento d'identità. Durante la videochiamata, il pensionato esibirà l'originale del documento.

Il Portale dedicato

Se abilitato, il funzionario dell'Ufficio consolare attesta l'esistenza in vita attraverso al Portale Agenti messo a disposizione da Citibank NA. In questo caso il funzionario dell'Ufficio consolare abilitato invita comunque il pensionato a spedire per posta ordinaria il modulo originale, datato e sottoscritto, all'indirizzo dell'ufficio consolare, per esigenze di conservazione degli atti.

Se non abilitato al Portale Agenti, il funzionario nel corso della videochiamata invita il pensionato a spedire per posta ordinaria il modulo originale di attestazione, datato e sottoscritto, all'indirizzo dell'ufficio consolare, affinché possa completare la validazione del modulo con le consuete modalità. Successivamente l'ufficio consolare invia, tramite posta ordinaria, l'originale del modulo a Citibank NA, all'indirizzo "PO Box 4873, Worthing BN99 3BG, United Kingdom".

L'emergenza sanitaria

Avranno quattro mesi a disposizione per assolvere ai propri obblighi anche i soggetti qualificati che, ai sensi delle legislazioni locali, sono autorizzati ad attestare l'esistenza in vita dei pensionati. Se il pensionato non può produrre l'attestazione standard, Citibank NA accetta i moduli di certificazione di esistenza in vita emessi da autorità locali (testimoni accettabili), le cui liste, distinte per Aree geografiche, sono consultabili nel sito di Citibank NA alla pagina web dedicata.

Inoltre, con riferimento agli uffici consolari, il Ministero degli Affari Esteri, su proposta dell'Istituto, ha emanato una circolare nella quale si invitano le strutture consolari a considerare gli adempimenti relativi all'accertamento dell'esistenza in vita tra i servizi urgenti, indifferibili e garantiti ai pensionati residenti all'estero anche in caso di chiusura a causa dell'emergenza sanitaria. LR 24

 

 

 

 

Per Famiglia Cristiana Sergio Mattarella è l’italiano dell’anno: “Ha ricucito il Paese”

 

Milano. Famiglia Cristiana non ha dubbi: Sergio Mattarella è l’italiano dell’anno. «La scelta», spiega la direzione nell’editoriale che apre il numero da domani in edicola, «è dovuta non solo a quanto il Capo di Stato ha trasmesso negli ultimi 12 mesi, segnati dalla pandemia e da altri problemi che hanno messo a dura prova le famiglie e l’equilibrio nelle relazioni sociali, ma soprattutto alla statura e allo spessore del messaggio che è riuscito a imprimere in tutto il settennato, spingendo sempre alla pacatezza e alla riflessione positiva l’intera popolazione persino nei momenti di maggiore incertezza o di aspri contenziosi, spesso ponendo un argine a pericolose derive populistiche». 

«Con la sua guida ferma e gentile», puntualizzano il direttore, don Antonio Rizzolo, e i condirettori, Luciano Regolo e don Stefano Stimamiglio, «da vero garante della Costituzione e di tutti i valori cui è improntata, Sergio Mattarella è riuscito a ricucire gradatamente il senso dell’identità e della sicurezza nazionale, di un orgoglio patrio costruttivo, positivo e incline alla concordia internazionale che non ha nulla a che vedere con il nazionalismo becero e aggressivo».

Al Presidente della Repubblica Famiglia Cristiana dedica la copertina e tre servizi interni che ospitano, tra l’altro, un ritratto firmato dallo storico ed ex ministro Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. «Il Presidente», scrive Riccardi, «ha interpretato l’unità nazionale con le sue parole, pacate, non formali, con viaggi e incontri. Gli italiani hanno recepito, in maniera crescente, la rappresentatività della figura di Mattarella, scoprendolo come un interlocutore non solo della politica, ma della società e della vita quotidiana con le sue difficoltà. I suoi discorsi sono penetrati nella coscienza della gente comune in un periodo di distacco dalle istituzioni, evidenziato dall’astensionismo elettorale». 

«Sentirsi rappresentati da una personalità non di parte (anche se con una sua storia politica e un’identità ben profilate)», osserva ancora Riccardi, «ha fatto bene agli italiani in un periodo sia di disaffezione politica che di gravi difficoltà per la pandemia del Covid-19. Il Presidente ha offerto, senza presunzione, alcune risposte importanti in un Paese attraversato da un profondo spaesamento. E la gente ha percepito tutto questo, mostrando affetto per l’uomo e dispiacere che non sia più al Quirinale». Alessandro Fuso, dip 29

 

 

 

Italiani nel mondo

 

Gli italiani all’estero sono milioni e la nostra emigrazione resta un fenomeno sociale ancora meritevole d’essere monitorata. 

Col tempo, l’integrazione è riuscita a fornire una nuova dimensione di vita per i Connazionali nei Paesi ospiti. Molti hanno cambiato cittadinanza e per chi ha mantenuto quell’italiana, al voto nazionale non manifesta particolare interesse.  Eppure, limitandoci al Vecchio Continente, gli italiani sono quasi tre milioni. Molti sono figli, se non nipoti, di chi, negli anni 50/60, si erano recati al lavoro nelle miniere con contratti di “scambio” (braccia per carbone).

 

 Rammentiamo, con profonda amarezza, che la nostra Emigrazione è stata “tribolata”. Tutto, ora, sembra lontano. Eppure è storia di ieri. Oggi impensabile, ma che ha segnato almeno una Generazione. Ora, in UE, i problemi si sono modificati; pur essendo, in parte, presenti ancora alcuni. È di scena il Parlamento Europeo, la moneta unica, La Banca Centrale, ma i nazionalismi, anche in questo 2022 avranno preponderanza sul concetto di tutela dei problemi socio/economici del Vecchio Continente. L’apprezzamento per chi ha conservato la cittadinanza d’origine, è indiscutibile, ma non basta. Insomma, l’Europa “stellata” non brilla sempre di luce propria.

 

Anche la posizione d’italiani all’estero non dovrebbe essere equiparata ai residenti nella penisola unicamente al momento del voto. Ai Connazionali nel mondo spetta un trattamento più consono al loro stato. Ma quando? E come? Sono interrogativi che non sono stati ancora risolti; perché mai affrontati. Quelli che scarseggiano restano i “fatti” irrisolti. Lo scriviamo perché l’Italianità non è un termine vago e indistinto; ma una realtà che può essere di supporto anche per il Paese d’origine. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Giorgio Brignola: 45 anni di collaborazione al Corriere d’Italia e 20 al Webgiornale

 

Il giornalista Giorgio Brignola festeggia quest’anno i 45 anni di collaborazione con il mensile delle Comunità cattoliche di lingua italiana in Germania “Corriere d’Italia” e i 20 anni di collaborazione con il Webgiornale. “In tanti anni di collaborazione - ci scrive - non credevo che i lettori seguissero con interesse le mie riflessioni. Ieri m'è stato ricordato anche il mio ventennale rapporto col Webgiornale. Anche se CdI ha prevalenza per l'aspetto sociale/previdenziale della mia collaborazione, m'è stato scritto che le mie riflessioni politiche sul Webgiornale sono coerenti e lasciano spazio alla libera opinione. Ringrazio i connazionali ‘anziani’, ma anche i loro figli, per l'opinione positiva sul mio modo d'esporre gli eventi nazionali sul tuo quindicinale. Ricorda anche i miei vent'anni di Webgiornale, che è più seguito di quanto avrei potuto immaginare”.

Lo facciamo evidentemente molto volentieri, e con tanta gratitudine. La collaborazione di Giorgio Brignola con le testate italiane nel mondo, specialmente quelle in Europa, dura da diversi decenni, e sempre nell’ambito del volontariato. Aiuta a capire l’evoluzione e i diritti dei connazionali all’estero, le vicende politiche e sociali dell’Italia, i problemi pensionistici, e tante altre tematiche di carattere pratico che i lettori gli sottopongono, in particolare sul Corriere d’Italia, dove stabilmente cura la rubrica sociale.

Nel primo numero dell’anno il Corriere d’Italia pubblica una sua intervista e gli dedicherà la seduta redazionale in videoconferenza del 20 gennaio. Il Webgiornale ospita ogni volta diversi suoi contributi, che non si perdono mai nelle cronache nel momento, ma sanno spaziare sui temi di fondo, cercando di andare alle radici più generali dei problemi e delle situazioni, senza impantanarsi nelle partigianerie partitiche. Grazie di cuore e auguri per questi traguardi. ndr

 

 

 

Bilancio 2021 di Angela Schirò

 

Fine d’anno, tempo di bilanci. E che anno, seguito a un 2020 che ci ha fatto capire quanto imprevisti e profondi possano essere i baratri che si aprono, quando meno ce lo aspettiamo, sulle strade che percorriamo nella nostra tranquilla quotidianità.

 

È stata una lezione che non ha risparmiato nessuno, anche se c’è sempre chi è più protetto e chi paga un prezzo più salato. Il mio pensiero, comunque, va alle persone, a quelli che hanno sofferto di più per la loro salute, per la difficoltà di far vivere i legami umani, per il loro isolamento, per il disagio psicologico che li ha accompagnati in questa difficile traversata; ai fragili, ai tanti che nel mondo sono stati colpiti dalla pandemia e che non possono curarsi e vaccinarsi, agli uomini, alle donne e ai bambini che lasciano il proprio paese per fame, guerre e violenze e che non trovano pace e rifugio ma continuano a imbarcarsi e a camminare nella speranza di trovare una casa da qualche parte.

 

In questo periodo abbiamo dovuto affrontare tante difficoltà degli stessi italiani all’estero: prima i rientri, nonostante il blocco e le limitazioni dei voli, poi un sostegno a chi ha perso lavoro e stabilità, l’ammissione alla vaccinazione, non essendo inclusi, gli iscritti AIRE, nel Servizio sanitario nazionale; il riconoscimento, ai fini dei permessi di ingresso e delle autorizzazioni alla mobilità, delle certificazioni vaccinali estere e anche dei vaccini non inseriti nei protocolli dell’EMA; il Green pass per i vaccinati all'estero, la possibilità di assumere la terza dose, anche questa non scontata in partenza.

 

Su tutte queste situazioni ho avuto una continua interlocuzione con il Ministero della Salute e con la struttura del Commissario Figliuolo, che si sono dimostrati sempre attenti e disponibili, anche se la risposta delle singole Regioni, titolari del servizio sanitario, è stata più lenta e alterna.

 

Alla fine è passata l’idea che non solo chi si trovi in condizione di bisogno di fronte a un pericolo così grande è giusto che sia aiutato e riceva solidarietà, ma che – ed è questo il punto al quale tengo di più – i diritti di cittadinanza degli italiani all’estero non sono né mai devono essere diversi o minori di quelli di qualsiasi altro cittadino.

 

Su questo filo di ragionamento mi è sembrato urgente e necessario affrontare, assieme ad altri colleghi del PD e al responsabile del PD Mondo, Luciano Vecchi, la più grave questione che oggi attraversa la nostra comunità: la disfunzione dei servizi consolari per i connazionali.

 

La situazione, già aggravatasi nel corso degli anni per la progressiva mancanza di personale a fronte della crescita costante della comunità italiana nel mondo, è diventata ormai insostenibile. 

 

Anche in questo caso, sono partita da un punto di principio, l’uguaglianza dei diritti di cittadinanza di fronte allo Stato e alla Pubblica Amministrazione, che non consente vi siano cittadini di serie A e cittadini di serie B.

 

Per questo, ho suggerito, fortemente voluto e sottoscritto una risoluzione in Commissione Esteri della Camera – non potendolo fare personalmente in quanto io sono componente della Commissione Affari sociali -  che chiede al Governo un piano di emergenza per riattivare subito la funzionalità dei consolati e assorbire gli arretrati e che, in prospettiva, reintegri il personale adibito ai servizi, venuti a mancare sulle piante organiche. Alla nostra risoluzione ne sono seguite altre simili. Sta di fatto che è stata approvata, con la sola astensione della Lega, sempre pronta a far prevalere gli interessi di parte su quelli generali.

 

Ora il Governo si trova di fronte a un’espressione di volontà del Parlamento e, avendone accettato le indicazioni, deve tenerne conto.

 

Già in questi giorni con la legge del bilancio, partita dal Senato e giunta alla Camera "blindata", senza la possibilità per i deputati di fare proposte, abbiamo raggiunto dei risultati positivi con l'approvazione di emendamenti del Partito Democratico. Ricordo, l’adeguamento retributivo dei lavoratori contrattisti della nostra rete consolare nel mondo, il recupero di risorse per inviare più personale all’estero, l’aumento dei fondi per il capitolo relativo ai consolati onorari e finanziamenti aggiuntivi, nella misura di 600.000 euro per il 2022, per i corsi di lingua e cultura italiana all’estero. Segnali che vanno nella giusta direzione. Ma è necessario fare di più e a più lungo termine, sicché occorrerà altro impegno e altro lavoro, che non mancheranno.

 

Un altro importante risultato, arrivato proprio a fine anno, è stato quello relativo all’Assegno unico universale.

 

Ho più volte allertato Governo e Parlamento sul fatto che la legge approvata avrebbe comportato per gli italiani all’estero la cancellazione sia delle detrazioni Irpef per i figli a carico che l’assegno per il nucleo familiare (ANF). In Italia, l’abolizione di queste misure sarà sostituita dall’Assegno unico, ma all’estero? Ho segnalato prima al Ministro del lavoro Orlando e poi all’intero governo tale incongruenza, mentre un’analoga azione ho svolto a livello parlamentare: finché, grazie anche al sostegno del PD, nel parere finale della Commissione affari sociali, il relatore Lepri ha accolto interamente questa mia segnalazione e l’ha trasmessa al Governo, chiedendo di ritornare sulla decisione riguardante gli italiani all’estero. Si tratterà ora di monitorare la situazione e spingere il governo ad operare positivamente per risolvere la questione. 

 

Infine, non ho mollato per un attimo la presa sulle politiche di promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. Vengo dal mondo dell’emigrazione, mi sono formata e professionalizzata in un Paese straniero e so di persona cosa significhi avere la fortuna di potere incontrare e studiare la lingua italiana. Non solo perché ti aiuta a costruire un’identità plurima e moderna, ma anche perché ti spinge in una dimensione di interculturalità e di plurilinguismo, che è il vero orizzonte del presente e del futuro.

 

Nel settore si sentono scricchiolii e si avvertono sintomi di crisi. Prima i passaggi normativi tra la vecchia legge 153 e i Decreto 64 del 2017, poi la transizione regolamentare tra la vecchia e la nuova circolare, tra poco la formazione di una nuova Direzione generale che assorbirà tutte le funzioni in questo campo. Morale della favola: ci sono stati ritardi nell’assegnazione del personale docente all’estero e nel trasferimento dei contributi agli enti gestori, che hanno aggravato le loro difficoltà. In più, una volta che verrà a mancare il ristoro di un supplemento di finanziamento dovuto a un mio precedente emendamento, si rischia che nel ’23 e nel ’24 ci possa essere una contrazione di risorse. Dopo un’interrogazione in merito, in occasione del Bilancio per il 2022 ho presentato un ordine del giorno che è stato accolto dal Governo. Anche qui, ci aspettiamo i fatti.

 

Continuo a credere che quello che il nuovo anno ci porterà sarà frutto del lavoro e dell’impegno. Per questo mi sono forse dilungata sulle orme già tracciate, perché da quelle partiranno i passi futuri.

 

Bene, facciamolo insieme questo cammino, seguendo la stella polare dei diritti di cittadinanza, tenendoci per mano in un patto di solidarietà, spiegando con pazienza quale grande valore rappresenti la comunità italiana all’estero. Per l’Italia. Buon Anno a tutte e a tutti! Angela Schirò, dip 31

 

 

 

 

L’impegno della Farnesina per la promozione del “turismo delle radici”

 

ROMA – Il consigliere del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Giovanni Maria De Vita è intervenuto giovedì scorso all’evento “BestMed Project”, svoltosi a Roma, per illustrare l’impegno della Farnesina per la promozione del “turismo delle radici” in Italia.

“Il turismo delle radici – ha spiegato De Vita –  rappresenta uno specifico segmento turistico che si rivolge alle comunità italiane e ai discendenti italiani all’estero, per un totale stimato di circa 80 milioni di persone. Il Maeci ne ha sempre riconosciuto le potenzialità, ed esso anzi oggi gioca un ruolo essenziale nella ripresa del turismo in Italia”.

“I tour delle radici vanno oltre i percorsi turistici tradizionali. Arricchiscono i borghi antichi non solo economicamente, in termini di produzione, investimenti e aumento dell’occupazione giovanile, ma preservano anche gli edifici storici, generando un turismo ecosostenibile – ha rilevato De Vita, ricordando che il “Maeci si sta ponendo come riferimento nazionale per tutti gli attori che operano in tale segmento, grazie ai suoi uffici all’estero e ai suoi contatti con le associazioni e gli organismi di rappresentanza locali”. A questo proposito ha richiamato il tavolo tecnico di coordinamento sul tema presieduto dal Ministero, che si svolge annualmente, e che riunisce 80 soggetti tra amministrazioni centrali, autorità locali, centri accademici e di ricerca e associazioni, tutti interessati “alla realizzazione e alla promozione di un’offerta turistica integrata a livello nazionale dedicata alle comunità italiane nel mondo”.

Proprio con la collaborazione di alcuni partecipanti al tavolo di coordinamento, il Maeci ha sostenuto già alcuni progetti in questo ambito, come ad esempio la collana di guide turistiche dal titolo “Guida alle radici italiane. Un viaggio sulle orme dei tuoi avi” a cura dell’associazione “Raiz italiana”. Si tratta di guide che progettano itinerari delle radici per aiutare i visitatori a riscoprire i loro luoghi d’origine. La serie – fa sapere De Vita – ha già esplorato otto regioni italiane e l’auspicio è che “le copra presto tutte”. Altri progetti richiamati sono un sondaggio promosso dall’associazione AsSud da cui si evince una “profilazione del viaggiatore della radici”; il master di primo livello in progettazione e gestione dei tour della radici, istituito quest’anno dall’Università della Calabria per formare professionisti nella progettazione del turismo ecosostenibile e nella promozione del territorio; il “Primo Rapporto sul Turismo delle Radici in Italia”  realizzato dall’Università della Calabria a seguito di una ricerca accademica condotta in collaborazione con l’Università di Mar del Plata e l’Università di Torino che indaga il profilo di questo tipo di turista, con un focus specifico sulla comunità italiana in Argentina.

“I risultati di questo Rapporto – segnala De Vita – hanno evidenziato quattro aree di intervento per favorire un’efficace politica di marketing del turismo delle radici: una pianificazione nazionale e regionale che raccolga, elabori e monitorizzi costantemente dati statistici e informazioni sulla crescita della domanda, sui trend di mercato, sui temi socio-culturali in corso, sull’evoluzione dell’offerta e così via; un’offerta mirata, in grado di soddisfare le esigenze e le aspettative dei viaggiatori di questo tipo; la partecipazione degli stakeholder nei processi decisionali e di pianificazione strategica, nonché la creazione di una rete che colleghi tutti gli attori pubblici e privati che operano in questo settore; l’attività di comunicazione, che fluisce sia attraverso i canali tradizionali che i nuovi canali digitali, perseguendo la creazione di un legame duraturo tra le comunità italiane all’estero e la città o regione d’origine”.

Il progetto “Turismo delle radici” promosso dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie è ora finanziato anche dal Piano di ripresa e resilienza e “mira a sensibilizzare le comunità locali in Italia, da un lato, e le comunità italiane all’estero, dall’altro, attraverso specifiche attività di formazione, rivolte soprattutto ai giovani, ricerche accademiche e la promozione di una grande campagna di comunicazione, realizzata attraverso la rete diplomatico-consolare”. “Inoltre – prosegue De Vita – favorisce la promozione della digitalizzazione, semplificando la ricerca dei documenti necessaria ad una ricostruzione genealogica, e la valorizzazione delle tradizioni regionali, sostenendo i settori dell’artigianato e della gastronomia. Infine, l’iniziativa rappresenta uno sforzo significativo realizzato in stretta collaborazione con le autorità locali e le amministrazioni regionali responsabili delle politiche pubbliche di sviluppo turistico nel loro territorio”.

De Vita assicura in conclusione che un’attenzione particolare verrà dedicata al “monitoraggio delle attività svolte durante l’attuazione dell’iniziativa e al flusso dei turisti che visiteranno i territori e approfitteranno dell’offerta appositamente progettata. Ciò avverrà attraverso una rete concordata con alcune Università italiane in diversi settori”. (Inform/dip 20)

 

 

 

 

Farnesina. Il bilancio 2022 del coordinamento esteri Confsal Unsa

 

“Erano molteplici gli emendamenti depositati nell’ambito della legge di bilancio per il 2022 per l’integrazione del fondo per il riadeguamento stipendiale degli impiegati a contratto e,  malgrado le premesse di “contenimento” esplicitate dall’Amministrazione, che sembrava non volesse legittimare più di qualche spiccio, durante la seduta notturna della Commissione bilancio del Senato è stato approvato l’emendamento 112.0.29 a prima firma del Sen. Francesco Giacobbe, che prevede, tra le altre cose, un rifinanziamento di ulteriori 800mila del suddetto fondo a decorrere dal 2022. Dopo quasi 24 mesi di solleciti, iniziative, confronti in Parlamento e nelle stanze del MAECI e svariati impegni del Governo, abbiamo finalmente ottenuto il risultato più atteso, che consentirà ai nostri lavoratori all’estero di avere un po’ d’ossigeno con un riadeguamento stipendiale che, anche in ragione dell’entrata in vigore della legge 62 del 2021, dovrebbe essere certo e legittimo”. Lo dichiara in una nota Iris Lauriola, segretario nazionale della Confsal Unsa Esteri.

“Infatti – prosegue Lauriola - sebbene il personale a contratto impiegato nella rete estera rappresenti il motore dell’amministrazione oltre confine, in ragione della conclamata carenza di personale e della oggettiva vacanza di organici, allo stato attuale la carenza di risorse nell’ambito del fondo per il riadeguamento salariale risulta un elemento ostativo alla rimodulazione degli stipendi in loco, anche alla luce delle garanzie offerte dall’articolo 157 del dpr18/67 come novellato dalla legge 62 del 2021. Pertanto, tale legge risultava lettera morta in assenza di un attuativo finanziario che la potesse rendere pienamente applicabile alimentando uno scenario di illegittimità che avrebbe condotto a riverberi drammatici tra i nostri lavoratori nelle nostre sedi oltre confine, in una stagione pregna di sfide per il nostro sistema-Paese”.

“Questo emendamento – sottolinea Lauriola -  è da leggersi anche in combinato disposto con l’articolo 34-bis del decreto attuativo del PNRR, il cui iter si sta concludendo in queste ore alla Camera e che ha autorizzato l’incremento di 100 unità di personale a contratto nella rete estera del MAECI. Pertanto era da considerarsi inevitabile e razionalmente prioritario procedere con un incremento proporzionale delle risorse, anche in considerazione della sua attuale incapienza che non lo rende in grado nemmeno di far fronte alle istanze di incremento attualmente in stand-by”.

Lauriola conclude: “La nostra sigla intende rivolgere i più sentiti ringraziamenti ai Senatori Giacobbe e Alfieri, unitamente a tutti i senatori che hanno inteso sottoscrivere l’emendamento ed hanno parimenti inteso condividere questa battaglia fondata sui valori del nostro Paese e sulla inderogabilità dei diritti dei lavoratori. Quanto ottenuto è un enorme risultato, ma una goccia nel mare delle carenze sul fronte delle garanzie e delle tutele per i nostri impiegati a contratto. Siamo certi che la sensibilità dimostrata dal Parlamento ed il confronto animatosi in queste ore possa rappresentare la premessa per le iniziative future che potranno andare in una prospettiva di crescente valorizzazione di uno dei baluardi operativi del nostro Paese nel mondo”. Confsal Unsa Esteri, de.it.press 21

 

 

 

 

XIV Conferenza Ambasciatori e Ambasciatrici d’Italia, La sessione di chiusura 

 

ROMA – La XIV Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia svoltasi alla Farnesina si è chiusa con gli interventi del Ministro degli Esteri Di Maio e del Premier Draghi. Il Segretario Generale della Farnesina Ettore Sequi ha ricordato come le risorse umane siano l’asset più importante della del Maeci insieme all’intera rete estera. “Per tutti noi da oltre venti anni questa Conferenza ha un significato superiore al semplice radunarci per delineare percorsi d’azione futuri; il vero valore è rafforzare la coesione e lo spirito di squadra della Farnesina. Questo spirito ha bisogno di innovarsi nei metodi di lavoro, nelle tecnologie e nelle competenze da valorizzare per un’amministrazione al passo coi tempi”, ha rilevato Sequi che avverte l’esigenza di più diplomazia e di più Farnesina. “E’ indispensabile che questa conferenza sia incubatore di iniziative concrete perché da ogni singola nostra azione di diplomatici ne tragga vantaggio l’intero Paese. Occorre un multilateralismo efficace per promuovere la nostra immagine, il Made in Italy e la nostra cultura. Ci sono buone idee che ora dobbiamo realizzare”, ha aggiunto Sequi segnalando interessanti proposte emerse dalla Conferenza come la convocazione dei giovani imprenditori del Mediterraneo, l’istituzione dell’inviato speciale per la parità di genere e quella del Global Heatlh Ambassador ed infine il rendicontare all’Europa i progressi del PNRR e l’uso responsabile di queste risorse.

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha parlato di molti spunti di riflessione in due giorni d’intenso dibattito per attuare le linee di politica estera dell’Italia ma anche per le linee di lavoro del Maeci con la sua rete diplomatico-consolare. “Quattro sono le dimensioni sulle quali lavorare: pace, persone, prosperità e pianeta”, ha subito evidenziato Di Maio affermando la centralità di quei valori cardine della politica estera italiana quali l’appartenenza all’occidente e il sostegno al multilateralismo. “Ue ed alleanza atlantica sono il primo cerchio di riferimento della politica estera italiana”, ha rilevato il Ministro sottolineando come, nell’ambito del coordinamento con i partner europei e con la Nato, ci siano l’attenzione a quanto avviene in Africa e nel Mediterraneo allargato ma anche la risposta alle politiche globali, dalla salute all’ambiente passando per il contrasto al terrorismo. “Non mancherà – ha aggiunto Di Maio – un’interlocuzione franca anche con attori che non appartengono all’occidente e che hanno valori diversi dai nostri, senza però per questo arretrare sui nostri principi”, con un riferimento per esempio al dialogo con potenze come Cina, Russia e paesi chiave del cosiddetto Mediterraneo allargato. “La predisposizione al dialogo allargato nella cooperazione internazionale e il multilateralismo non vogliono sminuire l’interesse nazionale; anzi, agendo in contesti globali, potremmo continuare a tutelare l’interesse nazionale concorrendo al contempo agli sforzi della comunità internazionale”, ha puntualizzato Di Maio ricordando l’importante risultato nel quadro della presidenza italiana del G20, nella consapevolezza che la politica estera incide sempre più sul vissuto quotidiano delle persone. Il Ministro ha rievocato alcuni passaggi salienti degli ultimi due anni della Farnesina che ha intrapreso un percorso innovativo: sviluppo della diplomazia economica, cooperazione allo sviluppo, comunicazione pubblica, risorse e revisione dei metodi di lavoro. Nell’ambito della diplomazia economica è stata menzionata la riforma che ha visto nel 2019 l’attribuzione al Maeci di funzioni antecedentemente spettanti al Mise in materia di internazionalizzazione, mettendo così in campo strumenti come il Patto per l’Export che prevede una finanza agevolata all’interno di un totale di investimenti pari a 5,7 miliardi di euro, a garanzia di una performance nelle esportazioni che nel 2021 ha registrato già medie superiori a quelle di Germania e Francia: l’obiettivo è rendere strutturali in legge di bilancio questi interventi. Di Maio ha ricordato anche eventi come la Innovation League dedicata alle giovani start-up e la prossima apertura a San Francisco di un centro italiano per servizi integrati. Anche la cooperazione allo sviluppo ha visto un incremento di risorse: la legge di bilancio ha aumentato fino al 2026 i fondi per la cooperazione internazionale. Sulle strategie per una nuova comunicazione pubblica, Di Maio ha ricordato il recente lancio della prima campagna di nation branding italiano chiamata BeIT. Ci sarà poi da gennaio prossimo la nuova Direzione generale per la diplomazia pubblica che si occuperà della proiezione del Paese nel mondo insieme ad enti già esistenti come gli Istituti Italiani di Cultura.  Di Maio ha poi parlato dell’inversione di rotta della Farnesina circa il personale attivo nella rete estera attraverso un piano di assunzioni che vedrà i risultati prodursi nell’arco del prossimo triennio in quanto a risorse umane. Vi è infine una rimodulazione interna del lavoro volto a portare avanti nuove misure: su tutte la parità di genere e la conciliazione tra lavoro e sfera privata. Il Ministro ha menzionato la digitalizzazione dei servizi consolari come i portali Fast It ed Export.gov, quindi, per quanto riguarda gli italiani all’estero, la sperimentazione del voto elettronico in alcune circoscrizioni consolari nelle recenti elezioni per il rinnovo dei Comites.

Il Premier Mario Draghi nel suo intervento ha in primo luogo ricordato l’ambasciatore Luca Attanasio ucciso in Congo insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista Mustapha Milambo in un contesto difficile come quello in cui operano molti ambasciatori: l’auspicio di Draghi è che siano accertate le responsabilità di questi omicidi. “L’Italia – ha proseguito il Presidente del Consiglio passando al tema della pandemia – ha dimostrato di saper reagire alle crisi con determinazione e unità”. In questo ambito Draghi ha anche evidenziato come la nostra economia sia in ripresa. Soddisfazione è stata espressa dal Premier in merito all’esito del recente G20 dove “si sono fatti passi in avanti sul fronte della tassazione globale, della distribuzione dei vaccini e della lotta al cambiamento climatico”, ha sottolineato Draghi parlando quindi della necessità di un vertice straordinario sull’Afghanistan per dare una risposta comune per gli aiuti umanitari e per la lotta al terrorismo. “Il nostro è stato un multilateralismo efficacie partendo dal presupposto che le crisi globali meritano risposte collettive”, ha aggiunto Draghi esprimendo soddisfazione anche sul fronte dei rapporti bilaterali, citando su tutti il Trattato del Quirinale con la Francia ed il piano d’azione in divenire con la Germania per un maggiore coordinamento politico tra i due Paesi. La prossima sfida sarà l’attuazione del PNRR per la riduzione dei divari e l’accelerazione nelle transizioni digitali ed ecologiche nonché per un rilancio della produttività anche attraverso la semplificazione della burocrazia. “Il PNRR è un piano di rilancio per tutto il Paese e non solo per questo Governo”, ha commentato Draghi soffermandosi poi sulla crisi sanitaria e sulla campagna di vaccinazione per le quali “occorre massima attenzione nei prossimi mesi”. Sempre sulla pandemia Draghi ha ricordato come il Global Health Summit sia un invito ai Paesi più ricchi e alle case farmaceutiche verso la donazione di dosi assicurando che i vaccini arrivino a chi ne ha bisogno: l’obiettivo è la vaccinazione di almeno il 70% della popolazione in tutti i Paesi entro metà 2022. Sui cambiamenti climatici Draghi ha invece ricordato l’iter del processo di ‘decarbonizzazione’ che dipenderà però dagli sviluppi nei singoli stati di questo impegno lanciato dal G20 di Roma, puntando alla neutralità climatica entro metà secolo. Il Premier ha anche plaudito a eventi come Youth for Climate quale modello di partecipazione ai processi negoziali da ripetere in futuro. Tra gli obiettivi in politica estera vi sono poi la stabilizzazione della Libia, che attende elezioni libere quanto prima per una pace duratura, e le relative questioni migratorie dove sarà essenziale che l’Ue adotti una gestione condivisa, umana e sicura con corridoi umanitari e accordi di rimpatrio giusti ed efficaci. Draghi ha inoltre puntato l’attenzione su quanto sta accadendo lungo i confini orientali d’Europa ammonendo sull’uso dei migranti “come strumento di pressione geopolitica che è un qualcosa di inaccettabile”. L’invito del Premier è stato infine rivolto all’accelerazione verso una difesa europea complementare alla Nato per una politica estera chiara e forte, con meccanismi decisionali efficaci anche in ambito europeo. (Simone Sperduto, Inform/dip 21)

 

 

 

La situazione

 

Il disagio è palese. La frenata politica anche. L’attuale momento ha solo accelerato i tempi per una situazione della quale non siamo ancora in grado di stimare gli effetti. Chi si azzarderebbe a negarlo?

 

L’arcano resta fitto. Dopo gli abbagli per un’Italia meno povera, con una pandemia in atto, si è tornati a fare i conti con un’economia assai variegata. I servizi sociali, quelli di pubblica utilità, sono stati i primi a soffrirne. Tutto il resto, che non è poco, non è stato risparmiato. L’idea di uno Stato protezionista si è tramutata nell’immagine di un Paese delle presunte riforme e dell’incoerenza.

 

Intanto, molti politici continuano a essere comparse su una scena la cui potenzialità non può essere trascurata. Ciò che à stato impossibile alle loro alleanze di cordata, sembra raggiunto, almeno nella sua fase iniziale, da un’emergenza politica da tamponare. Ora non ci sarebbero le premesse per un rinnovamento senza dover ricorrere al voto con una legge elettorale assurda. La situazione resta in evoluzione. I problemi del Paese ci sono ancora tutti e, forse, se ne aggiungeranno degli altri. Non è il caso d’ipotizzare miglioramenti che potrebbero non esserci.

 

Potrà sembrare strano, ma anche da noi si stanno schematizzando, pur senza una tattica combinata, due “fronti”. Come a scrivere che chi è da una “parte”non dovrebbe, poi, transitare a un’’”altra”. Nel Paese è già successo. Da noi, la politica del “passaggio” non è una novità.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Elezione presidente Repubblica, Fico convoca Parlamento il 24 gennaio

 

La seduta convocata per l’elezione del presidente della Repubblica è unica e si svolge a Montecitorio senza soluzione di continuità per concludersi al momento in cui viene eletto il nuovo capo dello Stato, con votazioni tutti i giorni e anche più scrutini nella stessa giornata.

Saranno 1009 i grandi elettori chiamati ad eleggere il capo dello Stato: 321 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali, tre per ogni Regione, ad eccezione della Valle d’Aosta che ne ha uno, designati in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. Nei primi tre scrutini per essere eletti occorre il quorum dei due terzi i componenti l’Assemblea, vale a dire 673 voti, dal quarto la maggioranza assoluta, 505. In realtà attualmente il plenum è fermo a 1007 componenti: i senatori sono 320, in attesa che l'Aula del Senato convalidi il subentro del senatore del Pd Fabio Porta a quello del Maie Adriano Cario, dichiarato decaduto. I deputati attualmente in carica sono invece 629, essendo vacante il seggio lasciato libero dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ma per domenica 16 gennaio sono state convocate le elezioni suppletive, pertanto il nuovo eletto si aggiungerà al plenum appena verrà proclamato.

Al momento nessuno schieramento ha i numeri per riuscire ad eleggere da solo il presidente, neanche quando il tetto si abbassa. Anche perché risulta difficile incasellare in uno dei due principali poli, centrodestra e centrosinistra, forze che potrebbero giocare un ruolo determinante di ago della bilancia. In particolare la Lega può contare su 64 senatori e 133 deputati; Forza Italia su 50 senatori e 79 deputati; Fratelli d’Italia su 21 senatori e 37 deputati. Complessivamente 384 parlamentari, 383 considerando che da prassi il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, non dovrebbe votare, ai quali aggiungere probabilmente 32 delegati regionali, per un totale 415 grandi elettori. Un dato che tuttavia andrà definito con più precisione quando si conosceranno i nomi dei prescelti e la loro appartenenza partitica.

Già da adesso può essere portato a 414, considerando che tra di loro ad esempio ci sarà il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, leader di Coraggio Italia, una formazione che attualmente non può essere aggregata al centrodestra tout court e che, viceversa, al momento dell’elezione potrebbe far valere un peso specifico notevole. Come del resto tutta quell’area di centro che può contare su numeri in grado di condizionare la scelta del Capo dello Stato, soprattutto se non si dovesse arrivare ad un ampio accordo tra le forze politiche più consistenti e se i franchi tiratori riuscissero comunque a neutralizzarlo.

Scendendo più nello specifico, Coraggio Italia alla Camera conta su 21 deputati, ai quali si aggiungono i 9 senatori di Idea-Cambiamo (totale 30). Se poi si considerano i 15 senatori e i 29 deputati di Italia viva (complessivamente 44), i 5 deputati della componente Noi con l’Italia della quale fa parte anche Vittorio Sgarbi, i 6 deputati della componente del Centro democratico di Bruno Tabacci, ecco che si arriva ad una forza d’urto di 85 grandi elettori, 86 con Toti. Non solo. Si possono poi aggiungere il senatore Ricardo Merlo del Maie e, tornando alla Camera, gli ex Forza Italia Giusi Bartolozzi, Stefano Benigni e Claudio Pedrazzini e Mario Borghese del Maie, con il totale che sale a 91.

Se Coraggio Italia e Noi con l'Italia si schierassero con il centrodestra, considerando la partecipazione dei rispettivi leader al vertice di coalizione svoltosi prima di Natale, lo schieramento si fermerebbe comunque a 450.

Non meno determinante può risultare l’ampia galassia ex M5S, costituita da parlamentari collocatisi prevalentemente nel Gruppo Misto, apparentemente senza un collante politico che li tenga insieme e che proprio per questo potrebbero rivelarsi schegge impazzite, agendo da veri e propri guastatori. Nel Gruppo Misto di palazzo Madama se ne contano 24, 6 dei quali espulsi e poi riammessi dopo un ricorso nel Gruppo M5S, alla Camera 20, ai quali occorre aggiungere i 4 inseriti nel Maie-Psi-Facciamoeco e i 16 dell’’Alternativa’, che ha anche 2 senatori, arrivando alla ragguardevole cifra di 66.

Lo schieramento giallorosso può invece mettere in campo 382 parlamentari (381 se non si considera il presidente della Camera, Roberto Fico): 74 senatori e 158 deputati (157 escludendo Fico) M5S; 38 senatori e 94 deputati Pd; 6 senatori e 12 deputati Leu. Sommando 24 delegati regionali si dovrebbe arrivare a 405 o 407 quando si aggiungerà il senatore Porta e se il Pd conquisterà il seggio lasciato libero da Gualtieri.

Ci sono poi 4 deputati e 4 senatori delle minoranze linguistiche, cui dovrebbero aggiungersi due delegati regionali, per un totale di 10 esponenti. Al Senato sono nel Gruppo delle Autonomie, di cui fanno parte anche Pier Ferdinando Casini e Gianclaudio Bressa.

Proseguendo nello scandagliare i Gruppi Misti di Senato e Camera tra componenti e singoli, Azione e Più Europa contano su 2 senatori e 3 deputati. Ci sono poi la senatrice ex leghista Rosellina Sbrana, il senatore Leonardo Grimani, che ha lasciato recentemente Italia viva, e i deputati Fausto Longo, eletto all’estero con il Pd; Alessandro Fusacchia, ex Più Europa; Rossella Muroni e Michela Rostan, ex Leu. Infine 6 sono i senatori a vita: Giorgio Napolitano ed Elena Cattaneo, iscritti al Gruppo delle Autonomie; Mario Monti e Liliana Segre, nel Gruppo Misto; Renzo Piano e Carlo Rubbia, non iscritti ad alcun Gruppo. Adnkronos 4

 

 

 

 

XIV Conferenza Ambasciatori e Ambasciatrici d’Italia: dopo due anni torna l’appuntamento in presenza alla Farnesina

 

ROMA – Dopo due anni torna alla Farnesina in presenza la Conferenza Ambasciatori e Ambasciatrici d’Italia giunta alla XIV edizione: presenti i vertici della rete diplomatica italiana nella prestigiosa sala delle conferenze internazionali. Nel corso dell’intervento di apertura il Segretario Generale Maeci Ettore Sequi ha annunciato l’intitolazione della sala concorsi all’Ambasciatore Luca Attanasio, che sarà altresì omaggiato del titolo onorifico di ‘ambasciatore di grado’. Ricordata anche la figura del console Tommaso Claudi che ha vissuto in prima linea l’emergenza di Kabul.

Sequi ha quindi parlato di evoluzione degli equilibri mondiali dove serve una risposta non scontata per avere sempre più diplomazia e più Farnesina, partendo da quello che è stato un anno cruciale che ha visto la presidenza italiana al G20 e la copresidenza alla Cop26. “La diplomazia si innovi per essere al passo coi tempi che corrono veloci: questo perché siamo entrati in un cambiamento d’epoca”, ha spiegato Sequi precisando come altrimenti ci sia il rischio di una percezione collettiva che sottovaluti l’utilità di questo strumento. “Occorrono strategie preventive per rendere servizi a cittadini e imprese sempre più efficaci con una diplomazia pubblica moderna”, ha aggiunto Sequi evidenziando le riforme degli ultimi due anni rispetto alle competenze del Maeci e la imminente creazione di una Direzione generale per la diplomazia pubblica che sarà in primo luogo finalizzata a promuovere una nuova immagine del nostro Paese. Sequi ha ricordato alcuni dati sull’export e i numeri di interventi dell’assistenza consolare, così come la crescita di prodotti multimediali. Il Segretario Generale si anche soffermato sui tanti giovani ambasciatori portatori di talento e coraggio. Energie vitali per il Maeci che vanno tutelate e promosse. “E’ doveroso aspettarsi molto dai colleghi più giovani per una comunità nazionale impegnata nella modernizzazione. Quando parliamo di risorse non intendiamo solo quelle finanziarie ma sono quelle umane che sono la vera ricchezza del Maeci”, ha concluso Sequi.

Ha poi preso la parola il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio che nel suo intervento ha ricordato eventi come il Global Health Summit, il G20 e la Cop26. “Oggi siamo di fronte a uno scenario globale con relazioni internazionali non più statiche ma legate da connessioni dinamiche. La politica estera deve essere in grado di anticipare i tempi con profondità strategica”, ha spiegato Di Maio per il quale servono però strumenti innovativi e risorse adeguate a tutela dell’interesse nazionale. “L’azione degli Ambasciatori è importante: oggi più che mai, col sostegno del Parlamento”, ha evidenziato il Ministro parlando della centralità dell’ancoraggio dell’occidente ad una più ampia comunità euro-atlantica. Il Ministro ha anche citato il recente Trattato del Quirinale con la Francia all’insegna di un progetto europeo fatto di rapporti bilaterali. Cultura inclusiva in politica estera e vocazione ad una società aperta e multilaterale sono stati i punti chiave dell’intervento di Di Maio che ha ricordato le quattro parole d’ordine del G20: pace, persone, pianeta e prosperità. Sulla pace Di Maio ha parlato di questioni migratorie e aree di crisi in Africa e Medioriente, ma anche della coalizione anti Daesh e di processo di stabilizzazione di Libia e Afghanistan. “La crisi in Afghanistan è stato uno spartiacque importante e l’Italia non abbandonerà il popolo afghano”, ha sottolineato Di Maio che, sulla tutela delle persone, ha altresì ricordato il caso ormai divenuto giudiziario dell’omicidio di Giulio Regeni in Egitto e la recente scarcerazione di Patrick Zaki. Il Ministro ha quindi rilevato la necessità di maggiore attenzione ai programmi vaccinali nel mondo e al ruolo dei giovani nelle rivoluzioni epocali da mettere in atto anticipate da eventi come Youth for Climate e Innovation League, il Forum dei giovani dei Balcani e il Med Dialogues. Sulla questione ambientale Di Maio ha ricordato la riduzione dei ghiacci artici e l’obiettivo ‘fame zero’ per il 2030. Il Ministro si anche soffermato sull’impianto di rimodulazione della strategia per l’export volto a sostenere il tessuto economico italiano: per esempio il Patto per l’Export con 5,7 miliardi di euro quale cuore di questa strategia ed il rifinanziamento del Fondo 394. Di Maio ha anche parlato dell’importante presenza di italiani all’estero: 6,5 milioni di iscritti Aire. Uomini e donne nel mondo che rappresentano un patrimonio da mantenere vivo in un costante dialogo che consenta di cogliere le opportunità della mobilità dei nostri connazionali nel mondo e di agire per tutelare i loro diritti e la loro sicurezza, nonché di promuovere le nostre imprese e la nostra lingua. Per il Ministro il rilancio del Sistema Paese passa dunque anche per la valorizzazione degli italiani all’estero. Una risorsa formata dalla duplice anima degli espatriati da lungo tempo e dei giovani di talento che vivono la nuova mobilità internazionale.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo intervento ha rilevato come questi suoi sette anni di mandato siano stati ricchi di azioni orientate all’estero grazie alla disponibilità e al sostegno della Farnesina: “Grazie al concorso delle vostre professionalità e della vostra dedizione – ha affermato Mattarella rivolgendosi agli Ambasciatori – la Repubblica continua nell’opera di promozione dei propri obiettivi, nell’azione di testimonianza e di affermazione dei propri valori iscritti nella Carta costituzionale, a cominciare dalla pace e dalla cooperazione internazionale, contribuendo alla costruzione nel mondo di condizioni migliori. La politica estera dell’Italia repubblicana ha sempre cercato di ispirarsi a questi criteri, non ignorando il valore dell’accoglienza favorevole che spesso accompagna all’estero l’immagine italica e che si traduce in un rafforzamento di quello che si ama definire soft-power”.

“Ogni epoca ha i propri mutamenti di grande portata: dalle due guerre mondiali alla guerra fredda arrivando alla fase del tramonto del bipolarismo con l’avvento di un mondo multipolare e fortemente globalizzato. La pandemia ha evidenziato le contraddizioni nel processo in atto, accelerando dinamiche già profilatesi”, ha ricordato Mattarella puntando quindi l’attenzione sul cambio di approccio tra Usa e UE sempre fianco a fianco ma con la richiesta di maggiore protagonismo da parte dell’Europa che non può più giocare un ruolo marginale. “C’è una richiesta di maggior condivisione di responsabilità nel quadro di un rapporto equilibrato, dove l’Europa abbia un ruolo più rilevante nella strategia euro-atlantica”, ha sostenuto Mattarella convinto che l’UE saprà essere efficace nella costruzione di un’azione comune frutto della consapevolezza di un destino comune per i popoli europei. Sempre per quanto riguarda l’Europa il Capo dello Stato ha aggiunto: “La difesa dei valori liberal-democratici e dello Stato di diritto all’interno del nostro continente e fuori di esso – a cominciare da quel principio cardine della costruzione europea rappresentato dal primato del diritto comunitario – è, in questo senso, essenziale. Sono valori che vanno tuttavia praticati e vissuti, sia attraverso il rafforzamento del carattere irreversibilmente democratico della cittadinanza europea, sia nella gestione delle crisi di fronte alle quali l’Europa si trova. L’atteggiamento di ‘Fortezza Europa’ – ha continuato Mattarella – che, con scarso rispetto dei diritti umani, alcuni manifestano, non corrisponde alle ambizioni di questa Unione Europea. In secondo luogo, la riforma delle Istituzioni e dei processi decisionali dell’Unione, incluse le regole di bilancio, è condizione necessaria per il completamento dei tanti “cantieri aperti” al suo interno, oltre che per il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo prefissati con le agende verde e digitale. Infine, l’Europa non potrà esprimersi con efficacia sulla scena internazionale senza aver dato risposta ai crescenti squilibri in termini di reddito, di accesso all’istruzione e alla sanità, di garanzie e di diritti che affliggono le nostre società e che rischiano di minare alle fondamenta la coesione delle nostre democrazie”.

“Oggi vediamo il superamento della debolezza dettata dai limiti che sono stati quelli del secolo scorso con le guerre civili europee”, ha poi aggiunto Mattarella concludendo con un focus sugli obiettivi della cosiddetta agenda verde e digitale, ma anche con l’auspicio di risposte agli squilibri in termini di garanzia dei diritti che rischiano altrimenti di minare alle fondamenta la coesione della democrazia. (Simone Sperduto, Inform/dip 20)

 

 

 

Si avvia a conclusione il percorso progettuale di Words4link-Scritture migranti per l’integrazione

 

In tre anni di attività sono molteplici le esperienze e gli strumenti realizzati

per promuovere la conoscenza di autori e autrici di origine migrante che scrivono in lingua italiana e valorizzarne la capacità di rinnovare il dibattito sulle migrazioni e sul profilo interculturale delle nostre società

 

È partito nel 2019 Words4link – Scritture migranti per l’Integrazione, il progetto promosso dalla Coop. sociale Lai-momo, il Centro Studi e Ricerche Idos e l’Associazione Culturale Mediterraneo con l’obiettivo di promuovere a tutto tondo il composito universo delle cd. “scritture migranti” e valorizzare il ruolo degli autori/autrici con background migratorio nel panorama culturale e nel dibattito pubblico del Paese.

Oggi, dopo tre anni di attività, sono molteplici le azioni realizzate e i risultati raggiunti: esperienze e strumenti che restano in circolo e potranno continuare a contribuire a una più ampia conoscenza dell’opera e del pensiero degli scrittori e delle scrittrici di origine migrante, sostenendo – allo stesso tempo – il riconoscimento del loro contributo all’analisi della contemporaneità e all’avanzamento dei processi di confronto, interazione e scambio tra la popolazione immigrata e il resto delle comunità locali. 

 

Sul sito del progetto, nella sezione ricerca, è possibile consultare l’ampia ricognizione dei principali protagonisti dell’universo di riferimento avviata all’inizio del percorso progettuale, che ha portato alla raccolta di oltre 250 “schede” di autori/autrici con background migratorio attivi/e nel Paese (di cui si ritrovano tutte le principali informazioni bio-bibliografiche), affiancati dagli enti e le strutture che a vario titolo operano nel campo delle cd. “scritture migranti” (associazioni, media, case editrici, librerie…).

 

Dalla sezione materiali, invece, è possibile consultare e scaricare interamente i tre volumi collettivi tematici targati Words4link e pubblicati all’inizio del 2021 che raccolgono, insieme a contributi critici di esperti ed esperte del settore e a una rassegna ragionata delle tematiche emerse nel corso dei convegni di scambio di buone pratiche organizzati alla fine del 2019, le opere nate dai laboratori di scrittura interculturale realizzati nel corso del 2020 (dedicati, rispettivamente, alla narrativa Vol. 1. Metamorfosi; alla poesia Vol. 2 Viaggiare nella poesia; e al fumetto Vol. 3 Dall’esperienza al fumetto) e gli estratti delle opere nate da alcune delle esperienze più significative nel panorama attuale e storico delle “scritture migranti” in Italia (il concorso letterario Eks&Tra, il Concorso letterario nazionale Lingua Madre, la rivista El-Ghibli, il corpus testuale di DiMMi - Diari Multimediali Migranti).                    

 

Dalla stessa pagina, inoltre, è anche possibile visionare (e condividere) i video di autopromozione realizzati dai e dalle partecipanti al workshop “Diffondere le parole”, anche questo realizzato nel corso del 2020, e scaricare gli atti del seminario europeo di scambio di buone pratiche che si è tenuto alla fine dell’anno precedente.

 

I temi e le questioni emersi nei primi due anni di attività e compendiati nelle pubblicazioni del progetto sono infine stati al centro di un’ampia campagna di eventi di promozione e di approfondimento, che si è realizzata nel corso del 2021 anche grazie a un’ampia rete di collaborazioni (Razzismo Brutta Storia, Le Réseau, Ottobre Africano, il Festival delle Culture di Ravenna, il Concorso letterario nazionale Lingua Madre, la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo…): incontri e conferenze che da giugno a dicembre hanno messo al centro la voce degli autori e delle autrici attualmente più attivi/e e che in larga parte è possibile rivedere nella sezione Video della pagina facebook di Words4link.

 

Con l’auspicio che quanto realizzato continui a stimolare la conoscenza e il confronto e trovi nuove vie di evoluzione, il team progettuale ringrazia tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di questo lungo e proficuo percorso di scambio e approfondimento: dai soggetti aderenti (Eks&Tra, Le Réseau, Razzismo Brutta Storia, la BJCEM) a tutti gli autori e le autrici che hanno partecipato ai convegni e agli eventi, ai formatori e le formatrici e tutte le altre realtà e i singoli professionisti e professioniste che hanno supportato il progetto.

Idos/De.it.press

 

 

 

 XIV Conferenza Ambasciatori e Ambasciatrici d’Italia, il dibattito sul ruolo delle donne in diplomazia

 

ROMA – Nell’ambito della XIV Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia, in corso alla Farnesina, si è svolto un dibattito dedicato al ruolo delle donne in diplomazia. Per il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervenuto in apertura della discussione, “bisogna implementare il ruolo delle donne anche all’interno dell’articolata struttura della Farnesina, per giungere a modelli di sviluppo equi e sostenibili: in questo senso la parità di genere è da mettere al centro delle politiche”. Secondo le proiezioni dell’Istituto europeo per le uguaglianze di genere – citate dal Ministro – politiche in tal senso farebbero implementare il prodotto interno lordo. “L’impegno a ricostruire meglio nel post-pandemia deve farci riflettere sul più immediato ambito economico: il Next Generation EU contiene indirizzi in questa direzione. La diplomazia dei diritti e la promozione dell’uguaglianza di genere sono priorità dell’azione internazionale dell’Italia anche nei teatri di crisi. La crisi afghana e il ritorno dei talebani al potere ci fanno ritenere sul fatto che non si possono vanificare venti anni di progressi”, ha evidenziato Di Maio che, a livello globale, vede questa priorità per la parità di genere inquadrata nell’Agenda 2030 e nella stessa cooperazione allo sviluppo. Il Ministro ha altresì sottolineato come proprio quest’anno, durante la presidenza italiana del G20, per la prima volta sia stata organizzata una riunione incentrata sullo sviluppo del ruolo femminile. “Alla luce dell’aumento della violenza di genere registrato nel contesto pandemico sarà ancora più importante portare avanti la Convenzione di Istanbul. Dobbiamo fare in modo che le donne possano partecipare alla pace e alla prosperità internazionale, in linea con l’Agenda sulle donne delle Nazioni Unite”, ha inoltre evidenziato Di Maio. I dati tratteggiano l’importanza dell’inclusione delle donne nei processi di pace e mediazione. “Abbiamo lanciato un network di donne mediatrici nell’area del Mediterraneo, ma dobbiamo accompagnare il tutto con azioni di riequilibrio all’interno della stessa Farnesina. Nel 2015 abbiamo visto le prime donne ambasciatrici di grado. La percentuale di donne diplomatiche al 15,4% certamente non è elevata. Abbiamo la responsabilità di attrarre sempre più giovani verso questa carriera aumentando la componente femminile con politiche attive di promozione della parità di genere”, ha aggiunto Di Maio ricordando come lo scorso 15 ottobre sia stata adottata una circolare in tal senso, includendo la tutela della genitorialità. “La Farnesina dei diritti deve conciliare vita privata e professionale rendendoci più capaci di rappresentare l’Italia. Per dare slancio alle politiche attive servono modelli propositivi. L’aumento delle donne negli incarichi di responsabilità rimane un impegno cruciale della Farnesina: l’obiettivo è chiaro, la sensibilità è massima, ora serve il contributo di tutti. L’occasione di oggi è un passaggio in questa direzione per rafforzare la nostra capacità di conseguire gli obiettivi prefissati”, ha concluso Di Maio. Il Segretario Generale della Farnesina Ettore Sequi in merito alla centralità del dibattito sul ruolo delle donne in plenaria ha parlato di eccezionalità che deve diventare regolarità. Sequi ha ricordato il ruolo delle donne nella Farnesina, tema lanciato già nel discorso della seduta d’apertura della Conferenza dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. “Fiducia, qualità e speranza abbondano al Ministero degli Esteri e speriamo che tutto ciò cresca sempre di più. Questi elementi devono divenire parte integrante delle nostre strategie per perseguire gli obiettivi nella nostra attività amministrativa. L’importanza di lavorare per affermare il valore della parità di genere non serve solo per ragioni ovvie di giustizia ma lo si può declinare in termini di considerazioni economiche ed efficienza. Una perfetta eguaglianza tra uomini e donne comporterebbe un incremento del prodotto interno lordo sostanziale. L’idea della circolare della Farnesina si basa sul concetto di ecologia sociale: essa è uno strumento per realizzare un ambiente di lavoro inclusivo, dove il contributo della componente femminile sia valorizzato. Vogliamo porci all’avanguardia all’interno dell’amministrazione italiana”, ha spiegato Sequi ricordando che la circolare del 15 ottobre della Farnesina si associa ad una che sta per uscire e che riguarda i metodi di lavoro. Sequi ha parlato di benessere e di equilibrio tra vita sociale e professionale: “un presupposto di base è la tutela della genitorialità rendendola compatibile con il lavoro”, ha precisato Sequi evidenziando infine che il 75% della segreteria generale del Maeci è ad oggi composto da donne. La giovane diplomatica Marta Dionisio ha poi dato lettura del messaggio della senatrice Liliana Segre. Segre ha sottolineato come soprattutto in un momento come questo, fatto di sconvolgimenti epocali, “un nuovo protagonismo femminile è sicuramente un modo di rivedere un modello di sviluppo”. Questa occasione va dunque colta perché “le donne siano protagoniste di una nuova fase: non può trattarsi solo di allocazione quantitativa dei fondi del PNRR – ha aggiunto Segre – ma qualitativa del lavoro, della vita e delle relazioni internazionali”. La senatrice ha auspicato che le donne possano promuovere questa ampiezza di vedute, “imponendo una diversa sensibilità ed empatia”. La giornalista della Rai Monica Maggioni – moderando il dibattito – ha ricordato la frase “Farnesina dei diritti e della pari opportunità” pronunciata da Di Maio evidenziando l’importanza di questa nuova prospettiva. “La questione dei diritti va vista in via strutturale per introdurre uno sguardo diverso”, ha aggiunto Maggioni. Mariangela Zappia (Ambasciatrice d’Italia negli USA) ha espresso soddisfazione per un cambio di passo per il quale ha ringraziato il Ministro e l’amministrazione. Zappia ha voluto evidenziare il ruolo avuto in questi ultimi venti anni dall’Associazione Donne Diplomatiche e Dirigenti. “Molta della sensibilità che abbiamo oggi su questi temi la dobbiamo a questa associazione”, ha spiegato Zappia delineando anche alcuni passaggi del messaggio della senatrice Segre lì dove si parla di “diversa sensibilità ed empatia”. “Bisogna cominciare dalle università e spiegare che è possibile per le donne accedere alla carriera diplomatica aumentando i reclutamenti. Dobbiamo essere ancora più coraggiosi perché altrimenti ci metteremmo troppo tempo a cambiare. Serve il coraggio di capire che c’è un tema sociale che passa per la promozione delle donne. Il vertice della nostra carriera è ancora fortemente maschile nonostante i progressi fatti che sono innegabili”, ha rilevato Zappia auspicando l’istituzione della figura dell’inviato speciale della Farnesina per le donne.

L’Ambasciatrice ha inoltre sottolineato quanto per esempio fatto per la parità di Genere da Paesi europei come Francia, Germania, Spagna o Svezia.  Zappia ha infine espresso soddisfazione per il ruolo del mentoring, ossia dell’esempio femminile da seguire per avanzare in una carriera come quella diplomatica. L’Ambasciatore Terracciano ha positivamente sottolineato il ruolo dell’equa suddivisione tra uomini e donne anche negli spazi comunicativi come per esempio i podcast della Farnesina. “Dobbiamo promuovere il bilanciamento di genere: è una nuova direzione per amplificare il cosiddetto soft power italiano come promozione dei nostri modelli. Sarebbe inimmaginabile una cultura non inclusiva”, ha commentato Terracciano. Il Vicesegretario generale Gabriella Biondi ha espresso soddisfazione per il cambio di prospettiva nel reclutamento. “Mentre lavoriamo per far entrare nuove colleghe non dimentichiamoci di quelle che già ci sono”, ha commentato Biondi sottolineando che c’è un problema di distribuzione sul territorio: “su 17 Ambasciate asiatiche solo 4 sono dirette da donne e sono in Australia, Myanmar, Mongolia e Sri Lanka”, ha spiegato Biondi. Il Direttore del personale Renato Varriale ha sottolineato la necessità di trovare un punto di equilibrio nell’attività lavorativa, come ad esempio la convocazione delle riunioni in orari ben precisi.  Evidenziata anche l’importanza del rispetto dei carichi di lavoro, mettendo nelle condizioni la donna di organizzarsi da casa con flessibilità per esempio con lo smart working. La funzionaria di direzione Beatrice Vecchioni ha auspicato un coordinamento ed una strategia per integrare in modo trasversale e sistematico l’uguaglianza di genere, ponendosi obiettivi triennali con programmi sistematici e ambiziosi. Luigi Maria Vignali (Direttore Generale per gli Italiani all’Estero del Maeci) ha ricordato come servano pazienza ed empatia per la disponibilità all’ascolto all’interno delle sedi consolari. “La qualità della leadership si declina in capacità di adattarsi in contesti difficili. Queste esperienze, anche ad un livello medio, vengano riconosciute dall’amministrazione”, ha auspicato Vignali. L’Ambasciatore Benassi ha invitato a rendere equilibrato il rapporto tra vita privata e lavorativa. L’Ambasciatrice Favi ha parlato di quote rosa, ruolo delle donne e Farnesina. “Le donne in politica hanno le quote rosa mentre in altri ambiti questo manca”, ha lamentato Favi sottolineando la necessità di riflettere “su una strategia di lungo periodo per la promozione della leadership femminile nel Ministero”. L’Ambasciatore Guariglia ha ricordato come la parità di genere sia anche uno strumento di efficienza: “i migliori capi che ho avuto sono state donne”, ha commentato Guariglia invitando a inserire più donne nelle delegazioni che seguono il Ministro e rilanciato l’idea di nominare un inviato speciale femminile, nonché riservare il 50% dei posti concorsuali alle donne. Il consigliere Fedele ha parlato della sua esperienza in Palestina e del ruolo delle donne in quella terra che chiedono la possibilità di sviluppo e formazione. Ettore Sequi ha chiuso il dibattito lanciando l’idea di unificare gli spunti raccolti nel corso del dibattito.

Simone Sperduto, Inform/dip 20

 

 

 

Solo supponiamo

 

Ammettiamo che questo Esecutivo Draghi, per una serie d’alchimie politiche, possa rimanere al suo posto. Concediamo, sempre per eccesso d’ottimismo, che la Legislatura sia rinvigorita da un programma di “salvamento” per la Penisola anche in tempo di pandemia. Lo scriviamo in via suppositiva perché, almeno per quanto c’è dato sapere, non ci sono opportunità per fare “conto” su altri Partiti del “vecchio” sistema ancora presenti in Parlamento.

 

 Però, tanto per rimanere in tema, ipotizziamo che un’apertura sia credibile. In ogni caso, meglio sarebbe chiamarlo “breccia” per i coinvolgimenti che andrebbe a determinare nell’Esecutivo. Col rischio di sgretolamento di questa Maggioranza eterogenea. La conseguenza, oltre al caos politico, che ne deriverebbe, sarebbe l’ingovernabilità d’Italia.

 

Il buon senso, nonostante tutto, dovrebbe vincere. Come a scrivere: Il Parlamento potrebbe dare attuazione a provvedimenti indispensabili per il Paese. Al punto in cui siamo, anche le presunzioni, non proprio ipotetiche, potrebbero avere un loro valore politico. La “quarantena” politica, da quest’anno, non dovrebbe esserci più. Senza altre garanzie, non ci resta che quella delle ipotesi.

 

 Anche se non è di questo, certamente, di cui ha bisogno l’Italia per ritrovare un ruolo che le consenta di frenare lo “slittamento” in UE e l’affidabilità politica all’interno. E’ vero che queste restano, per ora, nostre supposizioni; ma non troviamo altra condizione per restituire alla Penisola la fiducia smarrita. Le potenziali “novità” troveranno il loro spazio in questo nuovo anno. Se ci saranno, non mancheremo di commentarle. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

"Imu, per Aire prima casa, è un'ingiustizia. Da Italia Viva battaglia per esenzione”

 

Roma. "Grazie al nostro impegno, già lo scorso anno siamo riusciti a ottenere l'agevolazione al 50 per cento sull'Imu sulla prima casa per i pensionati residenti all’estero. Riuscendo a superare i vincoli posti da una misura di infrazione europea che pendeva sull’Italia. Ora il nostro obiettivo è estendere l'esenzione, in risposta alle istanze dei nostri connazionali. Che richiedono giustamente di usufruire dell’esenzione sulla prima casa, analogamente a chi risiede in Italia". Lo dichiara la senatrice Laura Garavini, Vicepresidente commissione Esteri e Vicecapogruppo vicaria Italia Viva-Psi.

"Dallo scorso anno, infatti, grazie al nostro lavoro parlamentare, i pensionati Aire con contributi in Italia e in un Paese europeo, hanno nuovamente ottenuto l’esenzione Imu sulla prima casa di proprietà in Italia, per la metà dell’importo. Un'agevolazione che è stato possibile reintrodurre dopo mesi di personale confronto con i tecnici del ministero dell'Economia e con il sostegno delle colleghe ed i colleghi di Italia Viva tutta. Ora è importante che questa misura sia potenziata nella prossima manovra, attualmente al vaglio della commissione Bilancio in Senato, attraverso l'approvazione di uno specifico emendamento da me presentato. Che prevede l’ampliamento dell'esenzione sull'Imu per questa stessa categoria di pensionati Aire".

"L'auspicio è che, come accaduto lo scorso anno, anche stavolta si registri la convergenza degli altri gruppi. E che si approvi quella che è una misura di buon senso. Sulla quale si è espresso anche il Mef nel mese di giugno. Ribadendo, attraverso la risposta a una mia interrogazione, come coloro che abbiano maturato contributi anche figurativi in Italia e in un ulteriore Paese europeo possano usufruire dell'agevolazione sul pagamento dell'Imu sull'immobile posseduto in Italia e non locato".

"In questo modo veniamo incontro alle esigenze degli italiani residenti all'estero, che sono tenuti a pagare le tasse come se fosse seconda casa, nonostante sia l’unico immobile di proprietà. Un peso fiscale troppo elevato che rischia di indurre i connazionali oltreconfine a vendere l'immobile italiano. Disperdendo così il legame con le nostre comunità" dice la senatrice.

 

E continua: "Nel 2022 gli italiani all’estero che prendono una pensione in pro-rata (cioè una pensione che sia maturata in un altro paese, oltre che in Italia) potranno godere di una maggiore esenzione Imu, sul primo immobile di proprietà in Italia. Un’esenzione maggiore rispetto all’anno scorso. Grazie all’approvazione di un mio emendamento alla legge di bilancio 2022 l’esenzione viene aumentata al 62,5%. Significa che i connazionali dovranno pagare solamente circa un terzo delle tasse (esattamente il 37,5% dell’importo).

Lo scorso anno grazie ad un intenso lavoro parlamentare mio personale, in stretta sinergia con il collega Ungaro alla Camera e con l’appoggio di Italia Viva tutta, eravamo riusciti a superare la misura di infrazione europea che pendeva sull’Italia, a ripristinare l’esenzione sull’Imu ed a ridurre le tasse del 50 per cento. Con l’ulteriore intervento odierno, nel 2022 si dovrà pagare all’incirca soltanto un terzo dell’Imu. Per gli anni a venire saranno necessari ulteriori interventi, volti a rendere strutturale l’esenzione eccedente il 50%”.

“Si tratta di un risultato parziale. Conseguito dopo una lunga e faticosa battaglia politica. Dispiace doversi sempre scontrare con il continuo boicottaggio del gruppo dei 5stelle.

Chi risiede all'estero, ma mantiene la propria abitazione in Italia, rende un servizio al paese. Perché contrasta lo spopolamento e la decadenza architettonica dei nostri borghi. Per questo é giusto prevedere l’esenzione sulla prima casa in Italia anche per gli italiani all’estero, analogamente a chi risiede in Italia”, conclude la senatrice Laura Garavini.  Dip 21

 

 

 

 

Nuovo regime fiscale per i frontalieri

 

Il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato il Disegno di legge che recepisce i contenuti della nuova intesa tra Italia e Svizzera in materia di eliminazione delle doppie tassazioni per i lavoratori frontalieri.

 

Si ricorderà che l’ennesimo e ultimo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione contro le doppie imposizioni tra i due Paesi (inclusivo di uno scambio di lettere) era stato firmato a Roma il 23 dicembre 2020 ed aveva modificato la normativa vigente in maniera sostanziale.

Infatti il Governo ha comunicato che il nuovo accordo definisce ora il quadro giuridico volto a eliminare le doppie imposizioni sui salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe ricevuti dai lavoratori frontalieri, con la previsione del principio di reciprocità, a differenza del precedente accordo del 1974, che regola unicamente il trattamento dei lavoratori frontalieri italiani che lavorano in Svizzera.

 

Il Governo ha inoltre ribadito che l’Accordo stabilisce per i “nuovi frontalieri” un nuovo metodo di tassazione concorrente, che attribuisce i diritti di imposizione sia allo Stato di residenza del lavoratore frontaliero sia allo Stato della fonte del reddito da lavoro dipendente. In particolare, i salari sono imponibili nel Paese di svolgimento dell’attività lavorativa, ma entro il limite dell’80% di quanto dovuto nello stesso Paese in base alla normativa sulle imposte sui redditi delle persone fisiche (incluse le imposte locali). Lo Stato di residenza applica poi le proprie imposte sui redditi ed elimina la doppia imposizione relativamente alle imposte prelevate nell’altro Stato.

 

Il testo fornisce anche una definizione di aree di frontiera, nonché una definizione di lavoratori frontalieri (che include i lavoratori che risiedono entro 20 km dalla frontiera e che, in linea di massima, rientrano ogni giorno al loro domicilio. Essa si applica a tutti i frontalieri - nuovi e attuali - a partire dall’entrata in vigore dell’accordo) e prevede alcune disposizioni transitorie relative agli attuali lavoratori frontalieri residenti in Italia che lavorano in Svizzera, ai quali si applica il regime di tassazione esclusiva in Svizzera.

 

Tuttavia oltre a quanto già previsto nell’accordo in termini di tutela degli attuali frontalieri che continueranno ad essere tassati solo in Svizzera, vengono previsti:

1) l’innalzamento della franchigia a 10.000 euro per i frontalieri che pagano o pagheranno le tasse in Italia; 2) la deducibilità dei contributi obbligatori per i prepensionamenti dei lavoratori frontalieri; 3) la non imponibilità degli assegni familiari erogati in Svizzera; 4) il mantenimento anche in futuro delle stesse risorse ai Comuni garantite oggi dal sistema dei ristorni; e soprattutto 5) l’istituzione di un Fondo per lo sviluppo economico e il potenziamento delle infrastrutture nelle zone di confine Italo-elvetiche, alimentato con risorse provenienti dal nuovo sistema fiscale.

 

Nel merito dell’accordo sono quindi in molti a sostenere che finalmente si mettono in sicurezza gli equilibri della nostra economia di frontiera, si mette fine ad una tensione diplomatica ed economica che si protraeva da troppo tempo e vedeva i nostri lavoratori frontalieri e le finanze dei Comuni di frontiera esposti ogni anno ad iniziative e campagne politiche oltre confine, spesso a sfondo xenofobo. Si mettono inoltre al sicuro il percorso lavorativo degli attuali frontalieri e i servizi erogati dai Comuni ai cittadini grazie al nuovo sistema dei ristori e si costruisce un sistema fiscale di favore per i futuri frontalieri.

L'intesa dovrebbe essere sottoposta a riesame ogni cinque anni. Inoltre, una clausola dispone che siano previste consultazioni ed eventuali adeguamenti periodici in materia di telelavoro. Ora la fase finale spetta al Parlamento a partire dai primi mesi del nuovo anno.

 

Fondi aggiuntivi nel 202 per i corsi di lingua

È sicuramente una buona notizia quella dell’emendamento approvato al Senato, per iniziativa del gruppo del Partito Democratico, con il quale si assicurano finanziamenti aggiuntivi per l’adeguamento retributivo del personale a contratto, per il sostegno ai consolati onorari e, nella misura di 600.000 euro per il 2022, per i corsi di lingua e cultura italiana all’estero.

 

Ringrazio i colleghi senatori Giacobbe e Alfieri, primi firmatari dell’emendamento, che hanno insistito su una giusta esigenza, e la Presidente del gruppo Malpezzi, che ha reso possibile tutto questo. 

 

Poiché nel lavoro di squadra che come eletti all’estero del PD abbiamo fatto, insieme al responsabile del PD per gli italiani all'estero, Luciano Vecchi, mi sono ancora una volta spesa per un intervento a sostegno dei corsi di lingua e cultura italiana, mi preme sottolineare che la somma aggiuntiva di 600.000 euro per il 2022 è un positivo passo in avanti per il settore, che in un momento di transizione, può beneficiare dunque di un respiro ulteriore.

 

Si tratterà ora di continuare a lavorare nella stessa direzione affinché anche negli anni successivi – 2023 e 2024 – non sia messa in discussione la spesa storica in questo settore, una spesa che negli ultimi anni si è attestata costantemente oltre i 14 milioni di euro.

 

Fino al 2022 questo livello è stato assicurato in virtù di un mio emendamento triennale che ha permesso un’integrazione di circa 2,2 milioni di euro. Si tratterà ora di garantire una prospettiva rassicurante per questo intervento strategico per l’Italia che sta attraversando una delicata transizione organizzativa e normativa dalla quale, con avvedutezza e senso di responsabilità, bisognerà fare scaturire un nuovo equilibrio che rassicuri famiglie, studenti, operatori ed enti promotori.

 

Il passaggio della legge di bilancio alla Camera in seconda lettura, che pure ha ridotto di fatto le possibilità per noi parlamentari di intervenire con emendamenti integrativi, è stato comunque l’occasione per rinnovare il mio impegno prioritario per i corsi di lingua e cultura italiana nel mondo.

 

Ho presentato, infatti, un ordine del giorno alla legge di bilancio nel quale, dopo avere sottolineato le grandi potenzialità che l’Italia comunque possiede nel campo della competizione culturale, ho richiamato le difficoltà che negli ultimi tempi famiglie, alunni, enti ed operatori hanno dovuto affrontare: il passaggio normativo dalla legge 153 al Decreto 64/2017, la transizione dalla circolare 13 alla recente circolare 3 sull’organizzazione dei corsi di lingua e cultura, i ritardi nell’invio di personale scolastico all’estero e quelli nel trasferimento dei contributi agli enti gestori. Fino alla prospettiva di oggi, che è quella dell’assorbimento dell’intero settore in una nuova Direzione generale in via di formazione all’interno del Ministero degli esteri.

 

La lettura del bilancio triennale 2022-’24, inoltre, ha evidenziato un’altra potenziale criticità, dal momento che per gli anni 2023 e 2024 si prevede una contrazione di 1,9 milioni di euro del livello di finanziamento per i corsi, ammontante finora a 14,3 milioni di euro, grazie anche a un mio precedente emendamento che lo ha reintegrato di oltre 2 milioni.

 

Per questo, con il mio ordine del giorno ho chiesto al Governo di operare per superare le criticità degli ultimi tempi e, in particolare, di dotare la nuova Direzione generale del personale necessario per adempiere ai compiti sempre più complessi, nonché di garantire per il ’23 e il ’24 lo stesso livello di finanziamento degli anni precedenti.

 

L’ordine del giorno è stato accolto dal Governo. Il mio impegno, ora, sarà quello di verificare che il Governo trasformi in decisioni concrete l’impegno assunto con l’ordine del giorno. Angela Schirò, dip 30

 

 

 

 

Lettera della Garavini agli amici in Europa

 

Buone notizie, in vista del Natale, per gli italiani all’estero. Con la legge di bilancio 2022 siamo riusciti a portare a casa una maggiore esenzione sull’Imu. Significa che a partire dalla prossima primavera i residenti all’estero, che prendono una pensione maturata in almeno un altro paese oltre all’Italia, godranno di una riduzione delle tasse di quasi due terzi e dovranno pagare solo il 37,5% dell’Imu sull’immobile di proprietà in Italia. Un risultato per niente scontato, ottenuto grazie all’approvazione di un mio emendamento alla legge di bilancio, nonostante, purtroppo, la netta contrarietà dei Cinque Stelle.

 

Investimenti per gli italiani all’estero, perché li si considera una risorsa

Ci sono ulteriori novità con la manovra di quest’anno per i nostri connazionali all’estero. Ci sono risorse per potenziare il personale dei Consolati, sia di ruolo che contrattisti. Così da smaltire la montagna di ritardi accumulati nei Consolati a causa del covid. Poi ci sono soldi aggiuntivi per lingua e cultura italiana: accanto al fondo cultura si stanziano ottocentomila euro in più per gli enti gestori che organizzano corsi di lingua per i nostri ragazzi. Si prevedono inoltre risorse per le comunità italiane operanti nei territori della ex Jugoslavia a favore delle nostre minoranze lì residenti. Insomma, investimenti consistenti che danno il senso di quanto le comunità degli italiani all’estero siano considerate una risorsa da questo Governo. In una fase che ci vede protagonisti, come Sistema paese, grazie ad un governo autorevole che dà fiducia e riceve apprezzamenti a livello internazionale. Ne ho parlato al Tg1.

 

Congratulazioni ed auguri di buon lavoro ai nuovi Comites

Un paio di settimane fa si sono concluse le elezioni per il rinnovo dei Comites. Sono state elette/i tante/i candidate/i valide/i, chiamati a rappresentare le nostre comunità sui territori. Ai nuovi componenti dei Comites va il mio più sentito augurio di buon lavoro. Si tratta di un ruolo prezioso, in un momento storico nel quale c’è il rischio di un indebolimento della rappresentanza estera. Ne ho parlato a Gente d’Italia.

 

Anagrafe on line anche per i cittadini Aire

La digitalizzazione procede. Anche i cittadini italiani residenti all'estero possono usufruire dell'anagrafe online. Il nuovo sistema di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione grazie al quale è possibile scaricare 14 certificati digitali, accedendo ai siti www.anagrafenazionale.interno.it oppure www.anagrafenazionale.gov.it Per chi ne é già in possesso, si può accedere attraverso lo Spid, la Carta d’Identità Elettronica oppure la Carta Nazionale dei Servizi. I certificati attualmente disponibili sono i seguenti: il certificato anagrafico di nascita, l'anagrafico di matrimonio, quello di cittadinanza, di esistenza in vita, di residenza, di residenza Aire, di stato civile, di stato di famiglia, di stato di famiglia e di stato civile, di residenza in convivenza, di stato di famiglia Aire, di stato di famiglia con rapporti di parentela, di stato libero, l'anagrafico di unione civile, il certificato di contratto di convivenza. È possibile chiedere una certificazione anche per i familiari componenti del nucleo famigliare. Ricorrere alle nuove tecnologie significa rendere la vita più facile alle persone.

 

Indipendenza femminile come contrasto alla violenza sulle donne

La violenza sulle donne è una pandemia parallela. Per sconfiggerla, dobbiamo contrastarla tutti insieme. Partendo da un cambio di mentalità comune. Che veda nella società la donna equiparata all’uomo. In questa direzione vanno l'assegno unico universale e le misure per la conciliazione promosse da Italia Viva al Governo, attraverso la nostra Ministra. Per fare in modo che ogni donna abbia la possibilità di costruirsi una propria dimensione professionale ed economica. E abbia la forza di denunciare un uomo violento, spezzando le catene di un rapporto malato. Ne ho parlato intervenendo in Senato al convegno ‘Femminile, Plurale’ con la Ministra per le Pari Opportunità, Elena Bonetti, la sottosegretaria Bellanova, Maria Elena Boschi e le altre colleghe dei gruppi parlamentari. Insieme alle associazioni impegnate contro la violenza di genere.

 

A Glasgow. In difesa del pianeta

Ci sono stati tanti commenti critici sui risultati della COP26. Alcuni giusti, altri meno. Personalmente ritengo che abbiamo fatto qualche piccolo passo avanti. Anche grazie agli stimoli da parte italiana durante il G20 a Roma, attraverso i quali si è arrivati a fissare ad un grado e mezzo l'obiettivo per il contenimento del surriscaldamento globale. Secondo diversi scienziati si tratta del minimo indispensabile per fermare il cambiamento climatico. Adesso dovranno seguire azioni concrete per la riduzione delle emissioni di metano e per la rinuncia al carbone. L’ho detto nell’incontro con il Ministro per la Transizione energetica Cingolani alla Cop26 di Glasgow, dove sono intervenuta come osservatrice per la commissione Ambiente del Senato. Sono stati giorni di lavoro intensi ed emozionanti. Dobbiamo agire oggi, se vogliamo salvaguardare il pianeta di domani.

 

Italiani nel mondo protagonisti alla Leopolda

Ci sono tante donne italiane all’estero, come me, che hanno spesso trovato nei sistemi di welfare dei Paesi in cui vivono, la possibilità di crescere personalmente e professionalmente. Proprio perché sono testimone di quanto la conciliazione tra famiglia e lavoro possa essere leva di progresso per la società tutta, sono orgogliosa di aver contribuito all’approvazione dell'assegno unico universale. Una misura con la quale abbiamo reso l'Italia più equa. Più giusta. A misura di donne. Finalmente europea. Un risultato concreto, possibile solo grazie a Italia Viva. Ne ho parlato intervenendo alla Leopolda. Dove ho incontrato anche i tanti nostri dirigenti ed iscritti dei circoli di IV Europa. Una valanga di entusiasmo. Grinta. Determinazione. Un’Italia veramente viva e vivace. Attraverso i cui sorrisi, vorrei mandare i migliori auguri di buon Natale e di un 2022 ricco di salute e di ogni bene. Laura Garavini, dip 21

 

 

 

 

Inps: accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero

 

A partire dal 7 febbraio 2022, i pensionati residenti nel Continente americano, Paesi scandinavi, negli Stati dell’est Europa e paesi limitrofi, in Asia, Medio ed Estremo Oriente, riceveranno da Citibank NA i moduli di richiesta di attestazione dell’esistenza in vita.

L’accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero riveste particolare importanza per l’Istituto, in quanto la difficoltà di acquisire informazioni complete, aggiornate e tempestive in merito al decesso dei pensionati espone al concreto rischio di erogare pagamenti non dovuti. L’accertamento viene effettuato da Citibank NA, l’Istituto di credito che esegue i pagamenti al di fuori del territorio nazionale per conto dell’INPS.

Pertanto, a partire dal 7 febbraio 2022, Citibank curerà la spedizione dei moduli ai pensionati residenti nelle suddette Aree geografiche, da restituire alla banca entro il 7 giugno 2022. Qualora l’attestazione non sia prodotta, il pagamento della rata di luglio 2022 avverrà in contanti presso le Agenzie di Western Union e, in caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell’attestazione entro il 19 luglio 2022, il pagamento della pensione sarà sospeso a partire dalla successiva rata di agosto 2022.

L’Istituto ha previsto un periodo di quattro mesi per attestare l’esistenza in vita, per cui non è necessario che i pensionati, come in passato, si rechino da subito, non appena ricevute le lettere, presso gli uffici consolari, Patronati o autorità locali, anche in considerazione della necessità di evitare assembramenti pericolosi, vista l’emergenza sanitaria in corso.

Si ricorda, inoltre, che l’INPS e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale hanno condiviso un progetto che prevede la possibilità per i pensionati di rapportarsi con gli uffici consolari tramite un servizio di videochiamata. L’accordo prevede che sia possibile attestare l’esistenza in vita anche con la seguente modalità:

• il pensionato che riceve per posta ordinaria da Citibank NA il modulo standard di richiesta di attestazione dell’esistenza in vita, contenente tra l’altro le generalità anagrafiche del pensionato, il numero INPS e il codice Citibank NA identificativi del pensionato, lo compila, indicando anche il recapito telefonico e l’indirizzo mail, apponendo sullo stesso la propria firma autografa e la data di sottoscrizione;

• il pensionato invia copia digitale di tale modulo, e di un documento d’identità, all’indirizzo di posta elettronica istituzionale del locale ufficio consolare del paese di residenza, che contatta il pensionato utilizzando l’indirizzo mail, se presente sul modello, tramite videochiamata, attraverso gli applicativi ad oggi più diffusi come ad esempio Skype, Zoom, Microsoft Teams, Webex o WhatsApp, se sul modello è presente il recapito telefonico;

• l’ufficio consolare, attraverso tale modalità, verifica per diretta visione l’esistenza in vita del pensionato e la corrispondenza dei dati contenuti nel modulo, già pervenuto all’ufficio consolare tramite mail insieme alla copia digitale del documento d’identità, con i dati contenuti nel documento d’identità originale, che il pensionato sarà invitato ad esibire nella videochiamata;

• se abilitato al Portale Agenti messo a disposizione da Citibank NA, il funzionario dell’ufficio consolare attesta l’esistenza in vita attraverso il medesimo portale. In questo caso il funzionario dell’ufficio consolare abilitato invita comunque il pensionato a spedire per posta ordinaria il modulo originale, datato e sottoscritto, all’indirizzo dell’ufficio consolare, per esigenze di conservazione degli atti;

• se non abilitato al Portale Agenti, il funzionario nel corso della videochiamata invita il pensionato a spedire per posta ordinaria il modulo originale di attestazione, datato e sottoscritto, all’indirizzo dell’ufficio consolare, affinché possa completare la validazione del modulo con le consuete modalità; successivamente l’ufficio consolare invia, tramite posta ordinaria, l’originale del modulo a Citibank NA, all’indirizzo “PO Box 4873, Worthing BN99 3BG, United Kingdom”.

I pensionati, pertanto, per rendere operativo tale servizio di videochiamata, sono invitati ad indicare l’indirizzo di posta elettronica e il recapito telefonico nel modulo di attestazione dell’esistenza in vita da inviare a Citibank NA.

La modalità di attestazione dell’esistenza in vita tramite videochiamata, che si aggiunge e non sostituisce le consuete modalità che prevedono la presenza fisica del pensionato presso un soggetto qualificato cd. testimone accettabile, abilitato ad avallare la sottoscrizione del modulo di dichiarazione dell’esistenza in vita, potrà essere utilizzata anche dagli operatori di patronato accreditati come testimoni accettabili, abilitati al Portale Agenti.

Si ricorda, inoltre, che non solo i pensionati avranno quattro mesi a disposizione per assolvere ai propri obblighi, ma che numerosi sono i soggetti qualificati che, ai sensi delle legislazioni locali, sono autorizzati ad attestare l’esistenza in vita dei pensionati. Nei casi in cui il pensionato non possa produrre l’attestazione standard, Citibank NA accetta i moduli di certificazione di esistenza in vita emessi da autorità locali, quali testimoni accettabili, le cui liste, distinte per Aree geografiche, sono consultabili nel sito di Citibank NA alla pagina web dedicata. Inoltre, con riferimento agli uffici consolari, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, su proposta dell’Istituto, ha emanato una circolare nella quale si invitano le strutture consolari a considerare gli adempimenti relativi all'accertamento dell’esistenza in vita tra i servizi urgenti, indifferibili e garantiti ai pensionati residenti all’estero anche in caso di chiusura a causa dell’emergenza sanitaria.

Infine, è stata condivisa con la banca anche la tempistica relativa alla seconda fase della campagna di accertamento dell’esistenza in vita, riferita agli anni 2022 e 2023, che interesserà i pensionati residenti in Europa, Africa e Continente australe, ad esclusione dei Paesi Scandinavi e dei Paesi dell’Est Europa. Pertanto, a partire dal 14 settembre 2022 Citibank curerà la spedizione delle richieste di attestazione dell’esistenza in vita nei confronti dei pensionati residenti nelle sopraindicate Aree geografiche, che dovranno essere restituite alla banca entro il 12 gennaio 2023. Qualora il processo di verifica non sia portato a termine entro tale temine ordinario, il pagamento della rata di febbraio 2023 avverrà in contanti presso le Agenzie di Western Union e, in caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 febbraio 2023, il pagamento della pensione sarà sospeso dalla banca a partire dalla successiva rata di marzo 2023.

Sul portale internet dell’Istituto è consultabile un’apposita pagina dedicata, intitolata Accertamento esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all'estero, contenente informazioni aggiornate sulla campagna di verifica dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero. Inps 24

 

 

 

Pensionati all'estero: altre indicazioni Inps sulla campagna accertamento esistenza

 

ROMA - Con un comunicato diffuso il 24 dicembre scorso l’INPS ha divulgato le modalità di svolgimento, la modulistica e la tempistica relativa al processo di accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero relativo agli anni 2022/2023.

Tale processo, ribadisce oggi l’Inps in una nuova nota, “riveste particolare importanza per l’Istituto, in quanto la difficoltà di acquisire informazioni complete, aggiornate e tempestive in merito al decesso dei pensionati espone l’Istituto al rischio di erogare pagamenti non dovuti. L’accertamento viene effettuato da Citibank NA, l’Istituto di credito che esegue i pagamenti al di fuori del territorio nazionale per conto dell’INPS”.

I pensionati residenti nel Continente americano, nei Paesi scandinavi, negli Stati dell’est Europa e paesi limitrofi, in Asia, Medio ed Estremo Oriente riceveranno da Citibank NA i moduli di richiesta di attestazione dell’esistenza in vita a partire dal 7 febbraio 2022.

Qualora l’attestazione non sia restituita alla banca entro il 7 giugno 2022, il pagamento della rata di luglio 2022 avverrà in contanti presso le Agenzie di Western Union e, in caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell’attestazione entro il 19 luglio 2022, il pagamento della pensione sarà sospeso a partire dalla successiva rata di agosto 2022.

Relativamente alla seconda fase della campagna di accertamento dell’esistenza in vita per gli anni 2022 e 2023, che interesserà invece i pensionati residenti in Europa, Africa e Continente australe, a esclusione dei Paesi Scandinavi e dei Paesi dell’Est Europa, è stato concordato che Citibank curerà la spedizione delle richieste di attestazione dell’esistenza in vita nei confronti dei pensionati residenti nelle sopraindicate aree geografiche, a partire dal 14 settembre 2022.

Le attestazioni dovranno essere restituite alla banca entro il 12 gennaio 2023 e qualora la verifica non sia stata portata a termine entro tale temine, il pagamento della rata di febbraio 2023 avverrà in contanti presso le Agenzie di Western Union. In caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 febbraio 2023, il pagamento della pensione sarà sospeso dalla banca a partire dalla successiva rata di marzo 2023.

Informazioni aggiornate sulla campagna di verifica dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero sono consultabili sulla pagina Internet dell’Inps dedicata all’Accertamento esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all'estero. (aise/dip 29)

 

 

 

Il 2021 visto dalla Garavini

 

C’è voluto coraggio. Per dare vita al governo Draghi. E la capacità di prendere decisioni difficili, in situazioni complesse. Oggi, a neanche un anno di distanza, possiamo dire con certezza che è stata la scelta giusta. E che ne valeva la pena. Nonostante potesse sembrare una scelta azzardata.

Dodici mesi fa l’Italia era lo Stato più colpito dal Covid. Sia per numero di vittime, che per decrescita economica. Oggi possiamo vantare un tasso di vaccinazione che fa invidia nel mondo. E l’economia cresce come da nessun’altra parte. L’Italia è la locomotiva d’Europa. E con il G20 a Roma abbiamo riaffermato la nostra autorevolezza a livello internazionale.

Ecco perché mi sento di dire che il 2021 è stato l’anno del coraggio. Un anno che si conclude meglio di quanto non potessimo immaginare a gennaio. Il ché ci rende ottimisti per il 2022.

 

Aumentata esenzione Imu per i percettori di pro-rata, residenti all’estero

Il nuovo anno si apre con una bella novità per gli italiani nel mondo. Grazie ad un mio emendamento approvato nella Legge di Bilancio, nel 2022 si pagherà meno Imu. Soltanto circa un terzo dell’importo, anziché la metà. Infatti l’esenzione passa dal 50% al 62,5% per i possessori di un immobile in Italia che, residenti all’estero, percepiscono una pensione maturata oltre che in Italia, in almeno un altro paese.

Ripristinare l’esenzione Imu per i connazionali Aire è da sempre una mia priorità. Lo scorso anno, con un lungo lavoro preliminare, siamo riusciti a far reintrodurre l’agevolazione al 50 per cento per i pensionati residenti all’estero, che abbiano maturato contributi sia in Italia che in un altro Paese. Una misura ottenuta dopo mesi di impegno personale, con un confronto costante con il ministero dell’Economia, con Bruxelles e con il Governo. Una misura che quest’anno siamo riusciti ad ampliare quantitativamente, per la stessa platea di beneficiari, vale a dire per chi percepisce una pensione, maturata considerando periodi contributivi italiani e di almeno un altro paese. Una buona notizia per il nuovo anno.

 

Una legge di bilancio per gli italiani nel mondo

Nella legge di bilancio che abbiamo votato pochi giorni fa abbiamo previsto stanziamenti specifici per gli italiani nel mondo. Risorse dirette, volte a sostenere i capitoli più importanti, a cominciare dal personale dei Consolati.

Molti connazionali negli ultimi mesi hanno lamentato ritardi nell'erogazione dei servizi, a causa della pandemia. Per far fronte ai quali il Governo ha stanziato risorse utili ad inviare all’estero oltre un centinaio di funzionari e addetti di ambasciata. Così come ulteriori fondi per sostenere il personale a contratto (800.000 euro) ed i Consoli onorari (600.000). 

Abbiamo stanziato risorse anche per un altro segmento centrale, quello della promozione culturale. Aumentando, come da programma, il Fondo a sostegno della lingua e cultura italiana con 47 milioni per il 2022 e prevedendo 800.000 euro aggiuntivi ad hoc per gli enti gestori dei corsi di italiano e due milioni per la Dante Alighieri. Realtà preziose, che si occupano dell'insegnamento della lingua italiana ai nostri ragazzi, nei tanti luoghi in cui non è possibile impiegare insegnanti di ruolo dall’Italia. Con mia grande soddisfazione, grazie all’impegno di tutti i gruppi, si é riusciti anche a rinnovare i finanziamenti per le Comunità italiane in Croazia, Slovenia e Montenegro. Un presidio rilevante a sostegno delle nostre minoranze presenti nella ex Jugoslavia.

 

Risorse anche per i nostri ricercatori, in Italia e fuori dai confini

Un ulteriore bel risultato, al quale ho contribuito personalmente e di cui sono contenta, è la previsione di risorse a sostegno delle collaborazioni scientifiche e tecnologiche tra Italia e Repubblica Federale tedesca. Fino a 15 milioni in tre anni. Fondi che avranno una doppia ricaduta positiva. Da un lato rafforziamo il legame con la Germania. Dall'altro favoriamo la mobilità ed il rientro dei nostri, tanti, talenti che operano sul territorio tedesco.

Mentre, sulla questione ‘rientro dei cervelli’, va salutato positivamente il fatto che sia stato esteso l’incentivo fiscale previsto per i cosiddetti 'cervelli rimpatriati' anche ai docenti e ricercatori rientrati in Italia prima del 2020, che attualmente ne erano esclusi. In questo modo motiviamo tante nostre risorse umane a restare in Italia.

 

Assegno unico, l’Italia è più europea

Tra i risultati ottenuti nel 2021, ce n’è uno che ci rende particolarmente fieri. Perché ha permesso di rendere l’Italia più europea. Ossia più giusta ed equa. È l’approvazione dell’assegno unico universale, grazie al quale lo Stato erogherà un contributo mensile per ogni figlio fino ai 21 anni, sul modello di quanto succede in diversi paesi europei. Una misura concreta e già diffusa in Nord Europa. Che per l’Italia rappresenta una sorta di rivoluzione copernicana. Perché finalmente rimette al centro la genitorialità e la parità di genere. E permette di perseguire due obiettivi. Da un lato, contrasta il drammatico calo di nascite che affligge il nostro Paese. Dall’altro, promuove l’occupazione femminile, dando alle mamme un sostegno per crearsi una propria dimensione personale e professionale. Questo significa fare il bene del Paese. Questa è buona politica.

 

L'importanza del Green Pass

Ad inizio anno eravamo ancora molto limitati negli spostamenti. Certo, il blocco delle frontiere a causa del covid è stato difficile per tutti. Ma ancor di più lo è stato per noi italiani nel mondo. Abituati ad essere sempre in viaggio, tra più Paesi e più culture. Anche per questo, ho creduto da subito all’utilità del green pass. Ossia di un passaporto vaccinale grazie al quale agevolare, sia a livello europeo che in Italia, gli spostamenti delle persone vaccinate, di chi è guarito o di chi è in possesso di un tampone negativo.

Una misura che si è dimostrata un vero e proprio strumento di libertà. Perché ha reso possibile il ritorno a una mobilità libera e, allo stesso tempo, protetta rispetto al contagio. Un modello che l’Italia ha potenziato al massimo. Prevedendo per prima in Europa l’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro. E, da questo mese, del super green pass per le attività al chiuso come cinema e ristoranti. In questo modo abbiamo innescato un boom di vaccinazioni. E oggi facciamo scuola a livello mondiale.

 

Aire vaccinati in Italia

Con il cambio di Governo abbiamo innescato una campagna di vaccinazioni serrata. Della quale hanno potuto usufruire anche gli Aire rientrati temporaneamente in Italia. Che si sono potuti vaccinare nel loro luogo di domicilio, registrandosi attraverso la propria regione, pur non essendo in possesso della tessera sanitaria richiesta per i residenti in Italia. Un risultato ottenuto dopo aver sollevato la questione sia in Senato che alla Camera, grazie ad un lavoro di squadra con i colleghi di Italia Viva.

 

Una digitalizzazione che non lascia indietro nessuno

Dal marzo scorso avrebbe dovuto entrare in vigore l’obbligo di accesso ai servizi consolari solo attraverso un codice identificativo Spid (Sistema Unico di Accesso con Identità Digitale) oppure attraverso la carta di identità elettronica. Ma tanti nostri connazionali all’estero non possiedono ancora questi documenti elettronici. E sarebbe stato quindi impossibile, per tutti noi iscritti all’Aire, svolgere qualsiasi tipo di pratica, dal rinnovo del passaporto al cambio di residenza. Per evitare ogni possibile disservizio, ho chiesto al Governo di concedere più tempo agli italiani all’estero per adeguarsi alle nuove modalità digitali dei servizi consolari. Il Governo ha accolto la mia sollecitazione. Gli iscritti all’Aire hanno quindi tempo aggiuntivo, fino al 2023, per dotarsi di queste chiavi di ingresso elettroniche, necessarie al disbrigo di tutte le pratiche in rete. Sono convinta che rendere più moderna la pubblica amministrazione, ricorrendo alle nuove tecnologie digitali, sia fondamentale. Ma ritengo con altrettanta convinzione che questo passaggio debba avvenire senza lasciare indietro nessuno.

 

Un momento difficile per gli equilibri internazionali

La ripartenza italiana é motivo di grande soddisfazione. Contemporaneamente non possiamo ignorare le gravi tensioni internazionali e le crisi dei diritti umani in corso in diverse aree del pianeta. L’estate è stata funestata dal dramma afghano, con il ritorno dei talebani dopo il ritiro delle missioni internazionali. Estremisti che rappresentano una minaccia. Soprattutto per le donne e per gli attivisti interni. In qualità di Vicepresidente della commissione Esteri, ho avuto modo di seguire questo drammatico dossier. Ed altri, di preoccupante attualità: la politica autoritaria di Pechino verso Hong Kong. La crisi al confine tra Bielorussia e Polonia. Tutte questioni irrisolte, destinate a caratterizzare il nuovo anno. L’unico sollievo è pensare che il 2021 si chiude con una bellissima notizia. Lo studente dell’Università di Bologna Patrick Zaki è stato finalmente scarcerato, dopo 22 mesi di detenzione in Egitto. Mesi nei quali l’Italia non ha mai smesso di lavorare alla sua liberazione. Sapere che Patrick ha potuto riabbracciare i suoi affetti è un pensiero che rincuora.

 

Un premio per le mie idee

Ad ottobre mi è stato conferito il premio ‘A voce alta’. Un riconoscimento che l’Akademie di Karlsruhe assegna da 38 anni a personalità internazionali che si siano distinte in campo sociale e politico. Ricevendolo, ho pensato a tutti coloro che mi hanno sostenuto in questi anni. Questo premio va anche alle elettrici ed agli elettori che con la loro fiducia mi spronano sempre ad agire per il meglio. A tutte/i quante/i il mio ringraziamento più sincero, per il sostegno di questi anni e per quello che vorrete continuare a darmi anche nel prossimo.

 

Next stop 2022, pronti per un bellissimo viaggio

Il 2022 si apre sotto buoni auspici. Abbiamo un Paese di nuovo autorevole. E possiamo contare sulle risorse europee del Next Generation Eu. Che impiegheremo in Italia attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Dove sono incluse molte misure sollecitate da Italia Viva. Come gli investimenti per le infrastrutture. O la realizzazione di oltre 22mila nuovi posti per bambini negli asili nido. Tutte misure che perseguono gli stessi obiettivi per i quali abbiamo fondato Italia Viva. Semplificazione, parità di genere, investimenti per rimettere in moto l’economia.

L'Italia riparte. E sono ottimista che il 2022 diventerà un bellissimo viaggio per il nostro Paese. Buon anno nuovo a tutte/i. Laura Garavini, dip 31

 

 

 

 

 

Ja zum „Einwanderungsland”

 

Manch Erhofftes fehlt im Koalitionsvertrag, einiges hätte unter „Jamaika” auch nicht anders geklungen – aber vieles macht Mut nach den 16 Jahren der Unions-Starre. Nicht nur wegen des Bekenntnisses zum „modernen Einwanderungsland“ fielen die meisten Reaktionen auf die migrationspolitischen Vorhaben der neuen Ampel-Regierung eher optimistisch aus.

Das neue Regierungsbündnis mache „freie Fahrt für gesellschaftlichen Aufbruch“, befand etwa die Türkische Gemeinde in Deutschland (TGD). „Ob Partizipationsgesetz, Partizipationsrat, Demokratiefördergesetz, Mehrstaatigkeit oder Aufenthalts- und Bleiberecht“ – die Zivilgesellschaft werde „in ihrer ganzen Vielfalt ernst genommen“, sagte etwa der TGD-Vorsitzende Gökay Sofuoglu. Auffällig sei, dass sich die Art und Weise verändert habe, wie über Migration gesprochen wird, sagte der Osnabrücker Migrationshistoriker Jochen Oltmer. Sie werde „nicht mehr vorrangig als Sicherheitsgefahr dargestellt, auf die man mit Abwehrmaßnahmen reagieren müsse“. Die Göttinger Migrationsforscherin Sabine Hess sprach von einer „Rückkehr zu einem humanitären, von Menschenrechten geprägten Diskurs“. Im Koalitionsvertrag sind viele Verbesserungen für Migrant_innen und Schutzsuchende angekündigt, darunter eine staatliche Seenotrettungsmission. Viele von Ex-Innenminister Horst Seehofer (CSU) durchgedrückte Verschärfungen sollen aufgehoben werden, darunter die Unterbringung in so genannten Ankerzentren. Allerdings hängt die Wirkung der angekündigten Reformen meist stark von ihrer noch offenen rechtlichen Ausgestaltung ab. Im Sondierungspapier hatten die Ampel-Parteien etwa die Einführung des „Spurwechsels“ angekündigt – die Möglichkeit für abgelehnte Asylsuchende gemeint, einen Aufenthaltstitel zur Erwerbstätigkeit zu beantragen. Im Koalitionsvertrag findet sich der Begriff nicht wieder. Eine Reihe einzelner Regelungen sollen aber Geduldeten den Weg zur Erwerbstätigkeit oder Ausbildung eröffnen.

Lesen Sie hier Auswertungen des Koalitionsvertrages:

DGB
Heinrich-Böll-Stiftung
Mediendienst Integration
Pro Asyl
Migazin
Amnesty International

Gastkommentar

Forum Migration Januar 2022

 

 

 

„Wer Religion geringschätzt, ist weltfremd“

 

Kirchenaustritte, Stimmung gegen Muezzinrufe oder antisemitische Angriffe: Religion und Religionsfreiheit sind in Deutschland keine Selbstverständlichkeit. Auch der internationale Trend geht ins Negative, trotz einiger weniger Lichtblicke. Über den Stand der Religionsfreiheit in Deutschland sprach das Kölner Domradio mit Markus Grübel. Der CDU-Abgeordnete ist (scheidender) Beauftragter der Bundesregierung für die weltweite Religionsfreiheit.

 

Grübel: Religion hat Bedeutung. Für manche Deutsche ist Religion allerdings so etwas wie eine Kinderkrankheit der Menschheitsgeschichte. Aus einer Zeit, als man sich Krankheiten oder Naturphänomene nicht gut erklären konnte.

Ich sage aber immer: Wer Religion geringschätzt, ist weltfremd. Denn Religion hat ein großes Potenzial für soziales Engagement, in der Kultur, für eine nachhaltige Entwicklung, für ein friedliches Miteinander, … Und diese Bedeutung der Religion gilt es immer wieder deutlich zu machen. Das versuche ich gerade auch in Deutschland, um das Verständnis dafür zu wecken, wie wichtig den Menschen in der Welt ihre Religion ist; wie wichtig darum auch die Religionsfreiheit ist; und wie wichtig auch das Potenzial der Religionen ist, weil das nur umgesetzt werden kann, wenn die Menschen ihre Religion frei leben können. Darum ist es wichtig, dass wir uns für Religionsfreiheit in Deutschland, aber auch in der Welt engagieren.

„Religionen und religiöse Bräuche nicht lächerlich machen“

Wie können sich denn alle persönlich um Religionsfreiheit bemühen?

Grübel: Es gibt da die goldene Regel der Menschheit: Behandle andere so, wie du von ihnen behandelt werden willst. Diese Regel findet sich im Alten Testament, im Neuen Testament, findet sich aber auch in jeder größeren Religion in ähnlicher Formulierung. Also müssen sich alle immer überlegen, wie sie vom anderen behandelt werden möchten und so ihre Mitmenschen behandeln. Dann ist es schon gut.

Und überall auf der ganzen Welt gilt es Respekt zu haben gegenüber anderen Religionen. Das heißt, Religionen und religiöse Bräuche nicht lächerlich zu machen und Religionen und Weltanschauungen, auch wenn sie anders sind als unsere, wertzuschätzen.

„Mir selbst hat mein Glaube sehr geholfen, um andere gläubige Menschen in der Welt zu verstehen“

Sie scheiden aus dem Amt. Was sollte der oder die neue Beauftragte für den Job mitbringen?

Grübel: Ja, ich selbst bin noch im Amt, bis die neue Regierung einen neuen Beauftragten oder eine neue Beauftragte ernennt. Er oder sie muss Respekt haben vor den unterschiedlichen Religionen und Weltanschauungen.

Mir selbst hat mein Glaube sehr geholfen, um andere gläubige Menschen in der Welt zu verstehen. Es braucht Mut laut aufzuschreien, wenn die Religionsfreiheit verletzt wird. Und man muss sich gut vernetzen, Verbündete finden in Deutschland, Europa und in der Welt. Denn nur gemeinsam kann man viel erreichen für die Menschen in der Welt.

„Ein Lichtblick: Irak“

Sie sind der erste Beauftragte für Religionsfreiheit. Das Amt gibt es erst seit 2018. Wie hat sich die Religionsfreiheit seitdem weltweit entwickelt?

Grübel: Die Religionsfreiheit als ein fundamentales Menschenrecht wird zunehmend eingeschränkt oder völlig infrage gestellt. Daher ist die Entwicklung leider negativ. In meinem Bericht habe ich deutlich gemacht, dass sowohl die Einschränkungen durch Staaten zugenommen hat, als auch die Einschränkung durch die Gesellschaft, die eigene Familie, die Dorfgemeinschaft oder Terrorgruppen.

Aber es gibt auch ein paar Lichtblicke. Zum Beispiel wurde im Irak der Weihnachtstag, der 25. Dezember zum Feiertag erklärt, obwohl Christen dort eine Minderheit sind und der Irak ein muslimisch geprägtes Land ist. Oder der Sudan, dort hat die Übergangsregierung Beschränkungen für Christen und andere Religionsgemeinschaften aufgehoben; in Indonesien wurde ein toleranter, weltoffener Präsident gewählt. Es gibt also Licht und Schatten, aber leider überwiegen die Schatten.

Einer der Schatten ist wahrscheinlich China. Dort ist Weihnachten als schädliches westliches Fest bezeichnet worden und es wurden Beschränkungen angekündigt. Es ist quasi verboten, in China Weihnachten zu feiern. Wie sollte Deutschland solche Angriffe auf die Religionsfreiheit beantworten?

Grübel: Die Kommunistische Partei Chinas möchte alles kontrollieren und deuten können. Deutschland und die Europäische Union müssen daher eine Strategie gegenüber China erarbeiten. Wir sind zwar von China abhängig, aber China ist auch von Europa abhängig.

China ist nicht nur unser Geschäftspartner und Wettbewerber, sondern auch systemischer Rivale. Gegenüber der Kommunistischen Partei Chinas und gegenüber der chinesischen Regierung müssen wir daher immer wieder die Menschenrechte deutlich ansprechen und klar machen, dass die Einhaltung von grundlegenden Menschenrechten in China für ein gutes Miteinander wichtig ist.

(domradio 28)

 

 

 

Zahl ausländischer Studierender in Deutschland steigt trotz Pandemie

 

Die Zahl ausländischer Studierender in Deutschland steigt auch während der Pandemie weiter an. Der Akademische Austauschdienst prognostiziert bis zu 350.000 ausländische Studierende an deutschen Hochschulen.

Trotz der andauernden Corona-Pandemie ist die Zahl der aus dem Ausland stammenden Studenten in Deutschland offenbar gestiegen. Wie der Deutsche Akademische Austauschdienst (DAAD) am Dienstag in Bonn mitteilte, werden laut einer umfragebasierten Prognose im Wintersemester 2021/22 zwischen 330.000 und 350.000 Studierende aus dem Ausland an den deutschen Hochschulen eingeschrieben sein. Das entspräche im Vergleich zum Wintersemester 2020/21 einem Zuwachs von zwei bis acht Prozent.

Noch deutlicher dürfte der Anstieg den Angaben zufolge bei den Erstsemestern ausfallen. In diesem Bereich sind laut den Berechnungen zwischen 72.000 und 80.000 Studienanfänger aus dem Ausland gemeldet. Das wäre gegenüber dem vergangenen Wintersemester ein Zuwachs von 13 bis 26 Prozent. Im Vorjahr war noch ein Rückgang von 19 Prozent in dieser Gruppe verzeichnet worden.

„Die Umfrage unter unseren Mitgliedshochschulen lässt uns hoffnungsfroh ins neue Jahr blicken: Trotz der Corona-Pandemie nimmt die Zahl internationaler Studierender in Deutschland weiter zu“, erklärte DAAD-Präsident Joybrato Mukherjee. Knapp 160 Hochschulen aus ganz Deutschland hatten sich an der Erhebung des DAAD beteiligt, dort sind rund 65 Prozent aller internationalen Studierenden in Deutschland eingeschrieben. Auf Basis der Rückmeldungen hatte der DAAD seine Hochrechnung für alle deutschen Hochschulen erstellt.

Attraktivität Deutschlands

Die Zahlen seien „ein sehr gutes Zeichen für die Attraktivität des Studienstandorts Deutschland“, betonte Mukherjee. „Sie zeigen zudem, dass sich das gemeinsame Engagement von Mitgliedshochschulen und DAAD für die Gewinnung und Betreuung internationaler Studierender gerade auch in der schlimmsten Pandemie seit 100 Jahren auszahlt.“

Trotz der anhaltenden Pandemie zeige die Abfrage zudem eine klare Rückkehr der internationalen Studierenden auf den Campus, hieß es. Rund 80 Prozent der befragten Hochschulen schätzten, dass mindestens drei Viertel der internationalen Studienanfänger inzwischen in Deutschland seien. 63 Prozent gingen sogar von einer Anwesenheit von 90 bis 100 Prozent aus. Nur sieben Prozent der Hochschulen schätzten, dass weniger als die Hälfte ihrer Studierenden aus dem Ausland tatsächlich vor Ort seien. (epd/mig 21)

 

 

 

 

Fortschritt ist auch: Aus Deutschland eine gute Einwanderungsgesellschaft machen

 

Kommentar von Elizabeth Beloe, Vorsitzende des Bundesverbandes Netzwerke von Migrantenorganisationen (BV NeMO)

 

Die Ampel-Koalition bezeichnet sich selbst als Fortschrittskoalition. Der BV NeMO sagt: Fortschritte sind in vielen Feldern nötig, vor allem auch beim Klima. Zugleich müssen aber der Anerkennung der Tatsache, dass Deutschland eine Einwanderungsgesellschaft ist, nun auch Taten folgen. Dieses ist umso dringlicher, weil die Corona-Krise wie in einem Brennglas zeigt, dass sich Deutschland als eine Einwanderungsgesellschaft in einer tiefen Krise befindet.

Viele Menschen mit Einwanderungs- und Fluchtgeschichte sind von Corona und ihren Folgen in besonders negativer Weise betroffen, weil ihre soziale Lage schon vorher problematisch war: im Gesundheitswesen, bei der Bildung, auf dem Arbeitsmarkt, in Hinblick auf beengte Wohnverhältnisse und durch verstärkten Rassismus, der auch eine Begleiterscheinung der Corona-Krise ist.

Der BV NeMO weiß, wovon er spricht: mit lokalen, herkunftsübergreifenden Verbünden in bundesweit mehr als 20 Städten und 800 Mitgliedsvereinen sind wir nahe bei den Menschen.

Nun liegt der Koalitionsvertrag vor und die neue Regierung ist gebildet. Der Koalitionsvertrag ist so etwas wie die Blaupause für das künftige Regierungshandeln und damit auch das Rahmenpapier für die ersten 100 Tage.

Bei einer ersten Durchsicht des Koalitionsvertrags zeigt sich: Es gibt viele Berührungs- und Anknüpfungspunkte mit unseren Forderungen. In Wort und Geist zeigt sich eine viel größere Aufgeschlossenheit gegenüber den Fragen, die mit einer guten Gestaltung der Einwanderungsgesellschaft verbunden sind. Programmatisch deutlich wird dies in folgendem Satz: „Wir wollen einen Neuanfang in der Migrations- und Integrationspolitik gestalten, der einem modernen Einwanderungsland gerecht wird. Dafür brauchen wir einen Paradigmenwechsel.“ 

Vieles im Koalitionsvertrag liest sich auch deswegen sehr fortschrittlich und frisch, weil es eben in wichtigen gesellschaftlichen Feldern, vor allem was Migration und Asyl betrifft, jahrelang Stagnation und sogar Rückschritt gegeben hat und ein hoher Nachholbedarf besteht. Dass es jetzt diesen Veränderungswillen gibt, begrüßen wir sehr.

Unsere 10 Forderungen für die ersten 100 Tage an die Ampel sind: Gute Bildung für alle und Gesundheit in und nach der Corona-Pandemie, jetzt besonders dringlich, eine humane Asylpolitik. Wir fordern Umweltgerechtigkeit und globale Solidarität, Teilhabe mit guter Arbeit, Vielfalt, vor allem auch im Öffentlichen Dienst. Gegen Fachkräftemangel setzen wir auf Ausbildung und Einwanderung. Wir erwarten, dass der Staat Rassismus und Diskriminierung bekämpft und allen gleiche politische Rechte einräumt. Statt der leerlaufenden „Integrationsgipfel“ wollen wir einen „Pakt für Teilhabe in der Einwanderungsgesellschaft“. Migrant_innen-Organisationen halten wir für unverzichtbar und, „über Corona hinaus“ soll ein Masterplan führen: ein Sofortprogramm gegen die sozialen Folgen der Corona-Krise, insbesondere auch für Menschen mit Einwanderungsgeschichte.

Zu fast allen diesen Punkten finden sich an verschiedenen Stellen des Koalitionsvertrags Aussagen und Vorhaben, die weiterführen und deren Umsetzung tatsächlich zu einem erheblichen gesellschaftlichen Fortschritt führen würden. Eine detaillierte Bewertung von unserer Seite aus ist in Arbeit.

Aber: Der Vertrag ist klassisch nach Politikbereichen und Zuständigkeiten aufgebaut. Fragen der Einwanderungsgesellschaft werden also wieder auf ein spezielles Politikfeld verengt und ebenso traditionell vor allem unter dem Stichwort „Integration“ behandelt, wo nach 60 Jahren Einwanderung endlich Teilhabe angemessen wäre. Unsere zehn Punkte aber weisen daraufhin: Einwanderungsgesellschaft ist Wirklichkeit in allen Politikbereichen und deshalb eine Querschnittsfrage. Von daher fehlt eine Gesamtsicht auf den Zustand der Einwanderungsgesellschaft.

Unsere Wahrnehmung, dass die Einwanderungsgesellschaft in der Krise ist, findet im Koalitionsvertrag keine Entsprechung. Folglich finden Migrant_innenorganisationen im Koalitionsvertrag auch nur beiläufig Erwähnung, während sie de facto für die gute Gestaltung der Einwanderungsgesellschaft von erheblicher Bedeutung sind. Auch unser wichtiges Anliegen findet keinen Ankerpunkt, nämlich ein Masterplan „Über Corona hinaus“.

Die 10-Punkte-Positionierung des BV NeMO ist also durch den Koalitionsvertrag erstens nicht erledigt und zweitens ist der Koalitionsvertrag erst einmal Programm. Es wird sehr darauf ankommen, was in den ersten 100 Tagen an Weichenstellungen wirklich passiert. Der BV NeMO trifft sich zu einer Zwischenbilanz nach 100 Tagen am 21. März 2022 in Berlin.

Forum Migration Januar 2022

 

 

 

 

Italiens Premier: Weltweite COVID-19-Impfquote muss 70% in der ersten Hälfte von 2022 erreichen

 

„Italien unterstützt das Ziel, 70% der Weltbevölkerung in der ersten Hälfte des Jahres 2022 gegen COVID-19 zu impfen“, sagte Ministerpräsident Mario Draghi am Dienstag auf dem jährlichen Treffen der italienischen Botschafter:innen. Von: Eleonora Vasques

 

Nach der erfolgreichen Ausrichtung des G20-Gipfels kann Italien laut Draghi diese Ambition anführen. „Italien ist einflussreicher, glaubwürdiger und stärker in der Außenpolitik“, fügte er hinzu.

Erst kürzlich hatte er Treffen mit Frankreichs Präsident Emmanuel Macron sowie Bundeskanzler Olaf Scholz abgehalten, um die internationale Koordination mit beiden Ländern zu verbessern.

„Auf bilateraler Ebene will ich Sie an den Quirinale-Vertrag erinnern, den wir am 26. November unterzeichnet haben. Er stellt einen historischen Moment in den italienisch-französischen Beziehungen dar. Und ich erinnere Sie auch an den mit Deutschland begonnenen Aktionsplan, der auf eine bessere Koordination zwischen uns und ihnen abzielt“, sagte er.

Draghi ist der Ansicht, dass effiziente Ausgaben der Mittel des nationalen Aufbau- und Resilienzplans (NRRP) von entscheidender Bedeutung ist. „Mit dem NRRP und anderen Darlehen stehen uns in den nächsten fünf Jahren 235 Milliarden Euro zur Verfügung“, sagte er.

Am Ende seiner Rede ging er auch auf die Position Italiens zur Situation in Libyen ein.

„In Libyen müssen wir unsere Bemühungen um eine vollständige Stabilisierung des Landes fortsetzen und dabei den von den Vereinten Nationen vorgezeichneten Weg verfolgen. Es ist ein Prozess, der unter libyscher Führung bleiben muss. Aber die internationale Gemeinschaft muss ihn unterstützen und begleiten. Trotz der Verschiebung der Abstimmung auf den 24. Dezember ist es wichtig, dass so bald wie möglich freie, glaubwürdige und inklusive Wahlen stattfinden, die das Land einen und zu einem dauerhaften Frieden führen können“, sagte der italienische Premierminister. EA 21

 

 

 

 

Deutsche gehen optimistisch ins neue Jahr – trotz negativer Corona-, Wirtschafts- und Klimaprognosen

 

Hamburg – Eine Mehrheit der Deutschen schaut trotz neuer Rekordwerte bei den Corona-Neuansteckungen und der höchsten Inflationsrate seit Jahrzehnten optimistisch ins neue Jahr. Das ist das Ergebnis einer aktuellen Umfrage des Markt- und Meinungsforschungsinstituts Ipsos, die weltweit in 33 Ländern durchgeführt wurde. Zwei Drittel der Bundesbürger (65%) zeigen sich zuversichtlich, dass 2022 für sie ein besseres Jahr wird als die vergangenen zwölf Monate.

 

Deutsche bewerten 2021 besser als 2020, aber schlechter als 2019

Obwohl auch dieses Jahr wieder stark von COVID-19 geprägt wurde, scheint sich die persönliche Situation der Menschen etwas normalisiert zu haben. Denn nach dem Negativrekord vor einem Jahr, als noch sechs von zehn Deutschen (60%) angaben, dass 2020 für sie und ihre Familie ein schlechtes Jahr war, bewegen sich die Zahlen mittlerweile fast wieder auf vorpandemischem Niveau. Inzwischen schätzen nur noch 47 Prozent der Deutschen ihr persönliches 2021 als eher schlecht ein – lediglich sechs Prozentpunkte mehr als 2019 (41%).

 

Prognosen zu COVID-19 und gesellschaftlichen Entwicklungen

Danach gefragt, wie sie den weltweiten Impffortschritt im nächsten Jahr einschätzen würden, äußern sich die Deutschen eher pessimistisch. Nur jeder dritte Befragte (33%) geht momentan davon aus, dass bis Ende 2022 mehr als 80 Prozent der Weltbevölkerung mindestens eine Dosis eines Corona-Impfstoffs erhalten werden, mehr als die Hälfte (54%) zweifelt daran.

Dafür glauben mehr als zwei Drittel (67%) aller Bundesbürger, dass 2022 in deutschen Innenstädten wieder mehr los sein wird, da die Menschen wieder regelmäßig im Büro arbeiten werden. Zu mehr Toleranz in der Gesellschaft wird das aus Sicht der Bevölkerung allerdings nicht führen: Lediglich jeder fünfte Befragte (20%) ist zuversichtlich, dass die Menschen in Deutschland nächstes Jahr anderen gegenüber wieder mehr Toleranz zeigen werden. Eine klare Mehrheit (67%) macht sich diesbezüglich wenig Hoffnung.

 

Wirtschaftsaussichten: Steigende Preise erwartet

Etwas positiver fallen dagegen die Prognosen für die Weltwirtschaft aus: Gut jeder zweite Bundesbürger (54%) ist optimistisch, dass die Weltwirtschaft 2022 leistungsstärker sein wird als 2021. Im weltweiten Durchschnitt ist die Zustimmung zu dieser Aussage sogar noch etwas größer (61%), insbesondere in China (87%), Indien (80%) und Saudi-Arabien ist man mehrheitlich von einer positiven Wirtschaftsentwicklung überzeugt. In der Türkei (40%), Belgien (44%) und Russland (45%) rechnen die Menschen weitaus seltener mit einer Stärkung der Weltwirtschaft im bevorstehenden Jahr.

Deutlich mehr Sorgen bereitet den Deutschen jedoch die steigende Inflation. Mehr als vier von fünf Deutschen (81%) sind der Überzeugung, dass die Preise im Jahr 2022 schneller steigen werden als die Einkommen der Menschen, nur 14 Prozent erwarten nächstes Jahr keine höhere Inflationsrate in Deutschland. Global gesehen rechnet ebenfalls ein Großteil der Befragten (75%) mit steigenden Preisen, in Russland (88%), Chile und den Niederlanden (je 85%) sind die Befürchtungen der Menschen diesbezüglich besonders groß.

 

Klima: Extremwetter wird zur Normalität

Sorgen bereiten vielen Bürgern auch die Folgen des Klimawandels. Beinahe sechs von zehn Befragten (56%) prognostizieren, dass es 2022 in Deutschland noch extremere Wetterereignisse geben wird als im Jahr des Jahrhundert-Hochwassers 2021. In den Niederlanden (72%), Großbritannien (69%) und Australien (68%) sagen die Menschen sogar noch deutlich häufiger Extremwetter voraus als hierzulande. Mehr als jeder dritte Bundesbürger (36%) befürchtet darüber hinaus, dass im nächsten Jahr eine Naturkatastrophe eine große Stadt in Deutschland heimsuchen wird, etwa ebenso viele (41%) bezweifeln das. In den USA (63%), Chile (61%) und Japan (60%) ist die Angst vor Naturkatastrophen momentan am stärksten ausgeprägt. Ipsos 21

 

 

 

Infektionsgeschehen bleibt auf hohem Niveau: Kontakte reduzieren, Impfen und Vorsicht bleiben das Wichtigste

 

Berlin - Akkreditierte Labore in der Medizin – ALM e.V. stellen SARS-CoV-2-PCR-Daten aus der KW 50 vor.

Die aktuelle Datenerhebung der Akkreditierten Labore in der Medizin – ALM e.V. zeigt ein rückläufiges Infektionsgeschehen auf hohem Niveau. Wie der Expertenrat der Bundesregierung weisen auch die Mitgliedslabore des ALM e.V. darauf hin, wie wichtig über die Feiertage besondere Vorsicht und Umsicht sind, um die Ausbreitung von Omikron zu bremsen: „SARS-CoV-2 und somit auch die Pandemie machen keine Weihnachtspause. So gilt es auch in diesen Tagen, Kontakte auf das Notwendigste zu reduzieren und die bewährten Corona-Regeln einzuhalten“, sagt Dr. Michael Müller. „Die aktuellen Inzidenzen sind kein Zeichen der Entspannung, denn die zunehmende Ausbreitung der Omikron-Variante führt in einigen Regionen wieder zu einer steigenden Neuinfektionsrate“, so der 1. Vorsitzende des ALM e.V. Bei erneut sinkender Zahl an angeforderten SARS-CoV-2-PCR-Tests in den fachärztlichen Laboren (1.472.884 auf 1.634.885 in der Vorwoche, minus 10 Prozent), ist auch die Zahl an positiv berichteten Befunden in der vergangenen Woche gesunken – von 323.286 in der KW 49 auf nun 273.363 in der KW 50. Insgesamt lag die Positivrate bei 18,6 Prozent (Vorwoche: 19,8 Prozent) aller durchgeführten SARS-CoV-2-Tests. An der aktuellen Datenerhebung des ALM e.V. für die KW 50 (13.12.2021–19.12.2021) haben sich diesmal 181 Labore beteiligt. Mit 68 Prozent liegt die bundesweite Auslastung der Labore in einem akzeptablen Bereich mit deutlichen regionalen Unterschieden.

„Die Zahlen bleiben auf hohem Niveau“, sagt Dr. Michael Müller. Da die Omikron-Variante viel leichter übertragbar sei, verbreite sie sich schneller. So blieben Kontaktreduzierung, Abstand halten und das möglichst ständige Tragen von FFP2-Masken – dort, wo sich Kontakt nicht vermeiden lässt, – neben dem Schließen von Impflücken und möglichst vielen Auffrischungsimpfungen („Booster“) das wichtigste Instrument bei der Bekämpfung der Pandemie, so der Facharzt für Laboratoriumsmedizin. Umsicht sei deswegen auch an den Weihnachtsfeiertagen und zum Jahreswechsel wichtig und maßgeblich für den weiteren Verlauf der Pandemie, auch wenn alle eigentlich das Bedürfnis hätten, in der Familie mit allen gemeinsam zu feiern und näher zusammenzurücken.

Letztlich geht es auch um die Leistungsfähigkeit des gesamten Gesundheitswesens

„Es geht hier neben dem Schutz der Gesundheit des Einzelnen und seiner Mitmenschen auch um den Erhalt der Leistungsfähigkeit des Gesundheitswesens und kritischer Infrastrukturen, die das öffentliche Leben ermöglichen. Sollte sich Omikron rasch und ungebremst in Deutschland verbreiten, so besteht das Risiko, dass viele Menschen zeitgleich krank oder in Quarantäne sind. Das könnte zu Konsequenzen für das Gesundheitssystem führen sowie für Unternehmen, die ebenfalls zur kritischen Infrastruktur gehören und der Aufrechterhaltung des öffentlichen Lebens dienen, wie Polizei und Feuerwehr, öffentlicher Personennahverkehr, Müllabfuhr, Wasser- und Stromversorgung“, erklärt Dr. Müller.

Die aktuelle Auslastung der fachärztlichen Labore liegt im bundesweiten Durchschnitt bei 68 Prozent (Vorwoche: 76 Prozent), in Bundesländern mit hohem Infektionsgeschehen bleibt sie jedoch weiterhin über der Belastungsgrenze. Mit rund 2,15 Millionen SARS-CoV-2-PCR-Tests an Kapazität für die laufende Woche könne der medizinische Bedarf zur Diagnostik bei erkrankten Personen, Kontaktpersonen sowie zum Schutz der besonders vulnerablen Gruppen gut gedeckt werden. „Wir haben jedoch gesehen, wie schnell unsere Labore auch wieder an die Belastungsgrenze und darüber hinaus und die Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter unter zusätzlichen Druck geraten können“, sagt Evangelos Kotsopoulos, Vorstand im ALM e.V. Die fachärztlichen Labore hielten selbstverständlich auch über Weihnachten die Versorgung aufrecht und stellten ausreichend SARS-CoV-2-PCR-Testkapazitäten zur Verfügung. Kotsopoulos: „Dafür danken wir schon heute unseren Mitarbeitenden, die hier wieder einmal Außerordentliches leisten. Ihnen wie allen Beschäftigten im Gesundheitswesen, die über die Feiertage Patientinnen und Patienten versorgen, gebührt unsere Dankbarkeit und Anerkennung.“ GA 21

 

 

 

 

 „Humanitäre Hilfe wurde Instrument westlicher Außenpolitik“

 

„Ärzte ohne Grenzen“ starteten vor 50 Jahren ihren ersten Einsatz in Afghanistan. Ulrike von Pilar erklärt im Gespräch, wie die humanitäre Hilfe am Hindukusch zum Spielball der Außenpolitik wurde. Von Mey Dudin

 

In den 1980er Jahren starteten die „Ärzte ohne Grenzen“ ihren ersten Einsatz in Afghanistan. Mit Karawanen überwanden die Mediziner hohe Bergpässe, um zu den notleidenden Menschen zu kommen. Zum 50. Jubiläum der internationalen Organisation erklärt die Mitgründerin der deutschen Sektion, Ulrike von Pilar, die Entwicklung der humanitären Hilfe am Hindukusch im Laufe der Jahrzehnte.

Die Arbeit in Afghanistan wurde anfangs geheim gehalten. Wie war das damals und warum sind die „Ärzte ohne Grenzen“ später doch an die Öffentlichkeit gegangen?

Ulrike von Pilar: Es war kurz nach der Invasion sowjetischer Truppen in Afghanistan Anfang der 1980er Jahre. Die Hilfe war nur ein Tropfen auf dem heißen Stein, aber eine der ersten großen Unternehmungen, die Medizin und Hoffnung in entlegene Gebiete des Landes gebracht hat.

Wir arbeiteten damals nur auf einer Seite des Konflikts und zwar dort, wo die Mudschaheddin die Kontrolle hatten. Damit hatten wir das Gebot der Neutralität in der humanitären Hilfe zwar eigentlich verletzt. Aber wir arbeiteten genau dort, wo die bedürftigsten Menschen waren – und folgten damit dem Ideal der Unparteilichkeit. Die Mitglieder des Teams mussten zum Teil 35-tägige Märsche auf sich nehmen, um zum Ziel zu gelangen und dort Monate bleiben, bis die Bergpässe wieder passierbar waren. Doch dann wurden unsere Kliniken von der sowjetischen Seite bombardiert und wir entschieden, zum Nutzen unserer Patientinnen und Patienten an die Öffentlichkeit zu gehen.

Was ist dann passiert?

Der US-Kongress hat uns 1985 nach Washington eingeladen. Juliette Fournot, die diese extrem mutige Mission in Afghanistan leitete, plädierte für eine Verstärkung der humanitären Hilfe. Es wurde mit großer Sympathie gehört, aber die Konsequenz war eine ganz andere: Die Amerikaner beschlossen, anstelle der humanitären Hilfe Finanzmittel in Millionenhöhe in die entstehenden Oppositionsgruppen in den Flüchtlingslagern in Pakistan zu lenken. Aus diesen Gruppen erwuchs dann, was wir heute als die Taliban kennen. Juliette Fournot hat sich sehr instrumentalisiert gefühlt.

Wie erlebten Sie später den politischen Umgang mit humanitärer Hilfe?

In den 1990ern wurde bemerkenswerterweise die humanitäre Hilfe zum Instrument der Außenpolitik, insbesondere der westlichen Regierungen. Wir hatten große Schwierigkeiten, uns immer wieder abzugrenzen gegen diese militärischen Interventionen, die von den Regierungen als humanitär bezeichnet wurden.

In Afghanistan wurde von den Hilfsorganisationen ab den 2000er Jahren erwartet, dass sie sich den Zielen des sogenannten Kriegs gegen den Terror unterordnen. Wir haben es trotzdem geschafft, unabhängige Verhandlungskanäle mit allen beteiligten politischen Gruppierungen zu etablieren – dazu gehörten auch die Taliban.

Eigentlich ist humanitäre Hilfe das unpolitischste überhaupt: es geht darum, das Überleben zu garantieren und um Respekt für die grundlegende Würde aller Menschen. Damit ist humanitäre Hilfe aber auch immer ein Stachel im Fleisch derjenigen, die nicht möchten, dass die Gegenseite als menschlich anerkannt wird. (epd/mig 21)

 

 

 

Draghi und Scholz einigen sich auf nationale Konjunkturprogramme, keine Reform des Stabilitätspakts

 

Bundeskanzler Olaf Scholz und der italienische Premierminister Mario Draghi begrüßten die nationalen Konjunktur- und Resilienzpläne als eine EU-koordinierte Strategie zur Rettung der Mitgliedstaaten vor den Auswirkungen der Pandemie. Ihr Treffen fand in Rom während des offiziellen Antrittsbesuchs des neuen deutschen Kanzlers statt. Von: Eleonora Vasques

Es bleibt unklar, ob die beiden Staatschefs sich in Bezug auf die Fiskalregeln einig sind, insbesondere wenn es um die Reform des Stabilitäts- und Wachstumspakt geht – die Vereinbarungen, die finanzpolitische Stabilität innerhalb der Europäischen Wirtschafts- und Währungsunion garantieren sollen.

Der Besuch des Kanzlers in Rom zeigte die engen Beziehungen zwischen Scholz und der derzeitigen italienischen Regierung unter Draghi. Beide erklärten, sie wollen die Zusammenarbeit in den Bereichen wissenschaftliche Forschung, Digitalisierung, ökologische Umstellung und europäische Verteidigung unter dem Dach der NATO verstärken.

Sie teilten auch ihre Entschlossenheit, die Pandemie durch mehr Einschränkungen in ihren Ländern zu bekämpfen, um die Omicron-Variante einzudämmen und die Impfraten zu erhöhen.

In Fragen der Verteidigungs- und Außenpolitik halten die beiden es für notwendig,  Einstimmigkeit im Rat der Europäischen Union in Frage zu stellen. „Im Bereich der Verteidigung sollte die EU mehr Entscheidungen ohne Einstimmigkeit treffen. Aber zuerst brauchen wir ein allgemeines Verständnis in der EU“, sagte Scholz. Draghi stimmte seinem Amtskollegen zu.

In Bezug auf den Stabilitätspakt schienen die Staats- und Regierungschefs jedoch nicht einer Meinung zu sein.

Draghi sagte vor Journalist:innen: „Ich glaube, es wird eine Annäherung der Positionen geben. Die Post-Pandemie verlangt von den Ländern die Finanzierung noch nie dagewesener Projekte in den Bereichen ökologischer Wandel, Digitalisierung und Verteidigung sowie im Bereich der Koordinierung. Es wird sich zeigen müssen, ob dies neue Haushaltsregeln auslösen wird. Es ist einfacher, damit umzugehen als mit anderen Dingen“.

Scholz hingegen erklärte: „Europa [hat] eine gemeinsame Antwort auf die Krise gefunden. […] Dieses Wiederaufbauprogramm wird jetzt in den nächsten Jahren unsere Politik begleiten […] Deshalb war das jetzt so in der letzten Zeit und ist aktuell auch so das die Regeln ihre Flexibilität gezeigt haben und auf der Basis werden wir sicherlich auch in der Zukunft miteinander agieren können und die Flexibilität dieser Regeln nutzen können.“ EA 21

 

 

 

Bundesinnenministerium: Nancy Faeser wirbt für modernen Begriff von „Heimat“

 

Nancy Faeser will den Zusatznamen „Heimat“ im Bundesinnenministerium neu verstehen. Der Begriff umfasse alle Menschen, unabhängig von ihrer Herkunft oder ihrem Glauben. Im Netz will die neue Ministerin den Druck auf Hass und Hetze verstärken.

Bundesinnenministerin Nancy Faeser (SPD) hat den Beibehalt des Zusatznamens „Heimat“ im Titel ihres Ministeriums verteidigt. „Der Begriff soll signalisieren, dass wir die Gesellschaft zusammenhalten wollen“, sagte sie dem Nachrichtenmagazin „Der Spiegel“. Heimat umfasse alle Menschen, „egal wo sie herkommen, was sie glauben, wen sie lieben“, ergänzte Faeser.

„Ich glaube, wenn man ihn so offen und modern versteht, können sich viele Menschen etwas sehr Positives darunter vorstellen“, zeigte sich die neue Ministerin überzeugt. Amtsvorgänger Horst Seehofer (CSU) hatte aus dem Bundesinnenministerium ein Ministerium für Inneres, Bau und Heimat gemacht. Der Zusatz „Heimat“ wurde zu Beginn auch belächelt, zumal Seehofer selbst mit dem Versprecher „Heimatmuseum“ für Spott sorgte.

In der Abteilung des Ministeriums geht es um die Arbeit für gleichwertige Lebensverhältnisse in den verschiedenen Regionen Deutschlands und Fragen des gesellschaftlichen Zusammenhalts. Auch die Beziehung zu den Religionsgemeinschaften, für die traditionell das Innenministerium zuständig ist, wanderte in diese Abteilung. Die Zuständigkeit für Bauen wird in dieser Wahlperiode aus dem Innenministerium wieder herausgenommen. Dafür gibt es nun ein eigenes Ressort.

Faeser will mehr Ermittlungsdruck bei Hass im Netz

In der Debatte um den Umgang mit strafbaren Inhalten bei Messengerdiensten geht es indes um eines der Kernzuständigkeiten des Innenministeriums. Hier will Faeser eine konsequentere Verfolgung von hasserfüllten Inhalten. „Wir müssen den Ermittlungsdruck erhöhen“, sagte Faeser dem „Spiegel“. „Es muss für alle klar sein: Wer im Netz Hass und Hetze verbreitet, bekommt es mit der Polizei zu tun“, ergänzte sie. Solche Delikte müssten konsequent verfolgt werden, auf allen Ebenen.

Angesichts von zunehmend radikalen Inhalten berät die Bundesregierung über Konsequenzen. Die vorherige Regierung hatte den Dienst bereits aufgefordert, einfache Meldewege für strafrechtlich relevante Inhalte zu schaffen und einen Bevollmächtigten für Deutschland zu benennen, wie es das Netzwerkdurchsetzungsgesetz vorsieht. Passiert ist bislang nichts. „Es kann nicht sein, dass ein App-Betreiber unsere Gesetze ignoriert“, sagte Faeser. Der Messengerdienst wird Experten zufolge verstärkt von Rechtsextremen genutzt.

Druck auch auf Google und Apple

Nach ihren Worten wird derzeit geprüft, ob auch über Unternehmen wie Google oder Apple der Druck erhöht werden könne. „Diese Unternehmen haben die Telegram-Anwendung in ihren App-Stores und könnten sie aus dem Angebot nehmen, wenn Telegram permanent gegen Regeln verstößt“, sagte sie. Zudem könne Deutschland zusammen mit anderen Staaten auf die Vereinigten Arabischen Emirate zugehen, wo Telegram seinen Sitz hat. Die Niederlande stellten sich die gleichen Fragen, sagte Faeser. Dort sei die Gewaltbereitschaft der Impfgegner sehr hoch.

Mit Blick auf die hiesigen Impfgegner und die Debatte um die Impfpflicht sagte Faeser: „Wenn wir zu der Überzeugung kommen, dass wir ohne diesen Schritt nicht aus der Pandemie herauskommen, dürfen wir uns nicht von einer radikalen Minderheit einschüchtern und davon abhalten lassen.“ Man müsse aus Überzeugung und mit Argumenten das tun, was für die Gesellschaft am besten sei, ergänzte sie. (epd/mig 20)