WEBGIORNALE  16-29   settembre  2019

 

Inhaltsverzeichnis

1.       UE. Attribuiti gli incarichi. La sfida von der Leyen, includere e responsabilizzare  1

2.       Gentiloni nominato Commissario agli Affari Economici e Monetari 1

3.       La nascita del Conte 2. Italia/Ue: governo, test Europa e collocazione internazionale  1

4.       Intervista al presidente della Sioi. Italia/Ue: Frattini, per Gentiloni una partita in salita  2

5.       Amendola: “Ora bisogna cambiare Dublino e creare corridoi umanitari”  2

6.       Dalla Corte costituzionale tedesca. Ue: Unione bancaria, sì con riserva da Karlsruhe  3

7.       La democrazia liberale e il fantasma di Rousseau  3

8.       Boom dell'ultradestra in Brandeburgo e Sassonia. Ma non c'è il sorpasso  3

9.       Germania Est, l’ultradestra in volata. Ma l’AfD è il secondo partito  4

10.   Merkel, la sera che accolse i migranti diventa una fiction sulla tv di Stato  4

11.   A Wolfsburg fino al 27 settembre la mostra multimediale “Italiani di Germania”  4

12.   A Francoforte il progetto Postcards from Europe  4

13.   I recenti temi di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo  5

14.   Dal 18 al 23 settembre ad Amburgo e Berlino il Festival della cucina italiana  6

15.   Wolfsburg città italo-tedesca! Inaugurata la mostra itinerante “Italiani di Germania”  6

16.   Festival “Cinema! Italia!” Il 14 settembre inaugurata ad Amburgo la 22ª edizione  6

17.   “Visioni sarde” a Monaco di Baviera  7

18.   Francoforte, il 18 settembre un omaggio ad Andrea Camilleri. Il 25 settembre “Un libro al mese”  7

19.   A Stoccarda il 12 ottobre lo spettacolo “Bianco e Nero”  7

20.   Buon lavoro alla neonata Associazione Lucani di Berlino  7

21.   Incontro al Consolato di Hannover. Elezioni dei Comites: prima la riforma  7

22.   Weilheim-Schongau (Baviera) nelle Marche per la Fiera della Birra di Monte San Vito  8

23.   “VigoniForEurope”: Italia e Germania a confronto  8

24.   Germania, la crisi si aggrava: ordini alle imprese giù del 2,7%   8

25.   Brexit: quel martello invisibile che incombe sul Regno Unito  8

26.   L'auto tedesca è in panne. Ma dalla crisi può nascere un nuovo modello economico  9

27.   Quando storia e attualità s'intrecciano. Noi e l’Africa: colonie e schiavi, il passato del presente  9

28.   Oltre la speranza  10

29.   La nascita del Conte 2. Italia/Ue: governo, con una piroetta, siamo di nuovo europei 10

30.   Luigi Di Maio nuovo Ministro degli Esteri 10

31.   Il Segretario Generale Michele Schiavone sull’avvicendamento alla guida della Farnesina  11

32.   I muri 11

33.   Nasce il nuovo governo Conte  11

34.   Garavini (PD): "Nuovo Governo: riformista, solidale ed europeista, per marcare differenza con le destre"  11

35.   Moavero: “L'Italia resti aperta al mondo. Non scordiamo i nostri interessi”  12

36.   Il Premier Giuseppe Conte interviene nell’Aula di Montecitorio per il dibattito sulla fiducia al nuovo Governo  12

37.   Conte perora patto con Ue, riforme in cambio di investimenti 12

38.   L’utopia  13

39.   Manovra, legge elettorale e sicurezza: l'agenda del governo  13

40.   Schirò (PD): scelta di necessità e rinnovamento  14

41.   Piccoli gruppi e approdi nascosti: l’80 per cento dei migranti in Italia con «sbarchi fantasma»  14

42.   Speciale  14

43.   PD estero e Nuovo Governo: “Un atto di responsabilità verso l’Italia, un diverso orizzonte per il Paese”  15

44.   Governo, fiducia degli elettori, Conte supera Salvini. Il segretario della Lega paga l'effetto Papeete  15

45.   Il carattere dei politici 15

46.   Nuova emigrazione non solo giovani, ma anche 50enni 15

47.   Crescono in Italia le imprese degli stranieri 16

48.   Alla Festa dell’Unità di Ravenna il dibattito “Migrazione è percezione?”  16

49.   Numeri indicativi 16

50.   La circolare di Laura Garavini ai democratici in Europa  17

51.   Maria Chiara Prodi sul Seminario Cgie di Palermo  17

52.   L’incertezza  18

53.   Candidature per la “Stella al Merito del Lavoro” 2020: da segnalare entro il 15 novembre all’Ambasciata o al Consolato  18

54.   I primi 70 anni del Patronato Inas Cisl 18

55.   Idos, conclusa la fase di mappatura del progetto “Words4Link – Scritture migranti per l’integrazione”  18

56.   Emigrazione: in Sicilia il Carse riparte  18

 

 

1.       Contes „Pakt“ und Italien-EU Flitterwochen  19

2.       Ende der Odysseen? Neue Regierung in Rom weckt Erwartungen auf Umschwung in Flüchtlingspolitik  19

3.       Verteilung von Flüchtlingen. Es braucht kein Dorf 20

4.       Statistikamt. In den meisten Haushalten mit Migranten wird Deutsch gesprochen  20

5.       Asylblockade lösen, Gemeinden stärken  20

6.       Israel/UNO: Internationale Kritik an Netanjahus Annektierungsplänen  21

7.       Neue Regierung in Italien steht – Di Maio wird Außenminister 21

8.       Italien. Mehr als eine Zweckehe  22

9.       Neue Kommission verspricht „Green Deal“  22

10.   Russisch-ukrainischer Gefangenenaustausch als Meilenstein  23

11.   Mosambik: An vorderster Front bei AIDS-Bekämpfung  23

12.   Hongkong als „Test für die europäische Führungskraft“  24

13.   Studie: Konflikte und Verfolgung trieben zur Flucht nach Europa  24

14.   „Russland nicht in die Arme Chinas treiben“  24

15.   Allensbach-Studie. Wachsende Fremdenfeindlichkeit und weniger Toleranz im Alltagsleben  25

16.   AfD: Neue Regierungen werden „so fragil wie nie zuvor“  25

17.   Wahlen in Ostdeutschland: Hoffnung auf Stärkung der Mitte  26

18.   Studie: Jeder zweite lehnt weitere Immigration ab  26

19.   „Prävention hängt zu oft vom Zufall ab“  26

20.   Monitoring zum Stand der Prävention in Deutschland  27

21.   Rechtsextreme AfD verfehlt bei beiden Landtagswahlen den ersten Platz  27

22.   Bayerns Katholiken mit 15-Punkte-Programm zur Flüchtlingsfrage  27

23.   Obergrenze halbiert. Netto-Fluchtmigration deutlich weniger als Vorgegeben  27

24.   Zweite Jahrestagung der Initiative kulturelle Integration. Grütters: Kritischer Journalismus ist ein Wächter der Demokratie  28

25.   CDU-Chefin: Abtreibung „nie ein Bagatelldelikt“  28

26.   Vereinte Nationen. Ein Drittel weniger Bootsflüchtlinge  28

27.   2. Jahrestagung Initiative kulturelle Integration. Medien als Vermittler der Kulturen  28

28.   "Grüner Knopf". Menschenrechtler kritisieren Siegel als unzureichend  29

29.   Diabetes Typ 2: mit gesunder Ernährung das Risiko verringern  29

30.   Migranten besonders betroffen. Mängel im Deutschunterricht an Grundschulen  29

31.   „Radiobrücke“ 2019: radioeins sendet live aus dem Goethe-Institut Neapel 30

32.   Studie. Stiftung warnt vor Altersarmut 30

 

 

 

 

UE. Attribuiti gli incarichi. La sfida von der Leyen, includere e responsabilizzare

 

Vi è una sola consistente novità fra la futura Commissione europea e quella uscente di Jean-Claude Junker. Ursula von der Leyen, per tutti ormai UvdL, è riuscita nel suo obiettivo, dichiarato fin dall’inizio, di bilanciare in termini di genere il nuovo team. Oggi gli uomini sono 14 e le donne 13; prima il rapporto era di 19 a nove. Nella storia della Commissione, dal 1958 ad oggi, il genere femminile è stato al di sotto del 20% rispetto a quello maschile: 183 contro sole 35 donne. Non male, quindi, questo primo risultato.

Per il resto il nuovo Esecutivo di Bruxelles rispetta il diverso peso dei partiti politici nell’Unione europea di oggi con 10 socialisti (contro i precedenti otto), nove popolari (da 14), sei liberali (cinque) e un rappresentante dei verdi. Stranamente, nel generale ringiovanimento delle classi politiche, la media dell’età dei commissari sale a 55,9 anni contro i 53,4 della precedente Commissione.

La distribuzione delle competenze nella nuova Commissione

A lasciare un po’ più perplessi è lo sdoppiamento di alcune competenze sull’asse est/ovest a cominciare da quello sull’economia fra il già noto Valdis Dombrovskis, lettone, e l’italiano Paolo Gentiloni o, per quanto riguarda l’energia e l’ambiente, fra l’estone Kadri Simson e l’olandese Frans Timmermans o ancora sulla democrazia nell’Unione fra Vera Jourova della Repubblica Ceca e il belga Didier Reynders.

Non è tanto l’idea, tipica di una presidente tedesca, di mettere assieme rappresentanti dell’est e dell’ovest (vecchia e nuova Europa, verrebbe da dire) a preoccupare, quanto la possibilità per nulla remota di conflitti fra commissari sulle singole responsabilità. E’ vero che all’interno di questi tandem vi è una gerarchia da rispettare: infatti Timmermans e Dombrovskis sono vicepresidenti esecutivi e la Jourova vicepresidente, mentre gli altri tre sono semplici commissari. Ma ciò non esclude che possano nascere contrasti difficili da gestire nel caso di decisioni a cavallo fra le competenze condivise.

Includere e responsabilizzare: il tentativo von der Leyen

A ciò va aggiunta un’altra stranezza di questa Commissione. La von der Leyen ha infatti pensato di attribuire dei portafogli particolarmente sensibili ai rappresentati di quegli Stati membri che sono direttamente coinvolti nelle materie attribuite. E’ il caso di Gentiloni, responsabile dell’economia, che viene da un Paese a dir poco problematico sul rispetto delle regole di convergenza macroeconomica sulle quali dovrà vegliare.

O ancora la ceca Jourova che dovrà giudicare il rispetto dei valori e della regole democratiche messi a dura prova proprio all’interno del gruppo di Visegrad (vedi Polonia e Ungheria) da cui lei stessa proviene. Ciò vale anche per il responsabile dell’agricoltura, il polacco Janusz Wojciechowski, il cui Paese è uno dei massimi beneficiari dei fondi comunitari del settore. Analogo discorso vale per l’ungherese László Trocsanyi cui è stata attribuita la delicata competenza dell’allargamento, che, guarda caso, potrebbe in primis riguardare i Balcani, area di vitale interesse per Budapest.

Rischi e opportunità

Sembra, in altre parole, che la von der Leyen abbia voluto seguire una strada di inclusione / responsabilizzazione dei rappresentanti di Stati direttamente coinvolti nelle tematiche loro attribuite, anche quando l’interesse nazionale da cui derivano possa essere in contrasto con le politiche dell’Unione. Sarà interessante vedere se una tale pratica potrà davvero funzionare, chiamando i Paesi problematici ad una maggiore attenzione verso gli interessi comuni dell’Unione.

Va anche osservato, di fronte a questa complessità e ai dubbi e alle difficoltà che essa che può generare, come la nuova presidente della Commissione abbia immaginato una diversa struttura della Commissione attraverso la creazione di una specie di comitato ristretto di presidenza con la partecipazione dei tre vice esecutivi, Timmermans, Margrethe Vestager e Dombrovskis, che la aiuteranno nel dettare le linee politiche agli altri commissari. In aggiunta essa ha nominato altri 5 vicepresidenti (non esecutivi) con il compito di coordinare le azioni dei commissari. Insomma una struttura verticistica piuttosto macchinosa che rischia di creare più problemi di quanti non ne potrà davvero risolvere.

Riformare l’Ue per non rischiare la frammentazione

La prossima tappa, come è noto, saranno gli hearings delle commissioni del Parlamento europeo con i singoli commissari e poi, dopo la conferma del Consiglio europeo di metà ottobre, l’avvio della nuova Commissione il primo di novembre. Sono quindi ancora ipotizzabili cambiamenti nella struttura e nelle competenze, senza contare che alcuni commissari, fra cui la stessa presidente, hanno pendenze amministrative e giudiziarie nei Paesi di provenienza o a livello comunitario derivanti dalle loro precedenti esperienze.

La parola fine non è quindi ancora scritta. Va tuttavia sottolineato come questa nuova Commissione abbia un compito che va ben al di là dei dubbi sulla sua struttura e sull’attribuzione delle competenze. Essa deve ridare “un volto umano”, come sottolineato dalla von der Leyen, alle politiche dell’Ue, ma soprattutto deve rilanciare per davvero un progetto federativo più convincente dell’attuale.

Non è possibile affrontare le prossime sfide dell’Unione, ambiente, tecnologia, democrazia, multilateralismo come indicato nel programma annunciato, senza istituzioni in grado di dare risposte rapide ed efficaci. Prima o poi, il dossier della riforma dell’Unione dovrà ritornare sul tavolo della nuova Commissione, altrimenti la frammentazione sarà alle porte. I prossimi mesi saranno quindi cruciali per vedere se questa convinzione riuscirà ad emergere: per ora non se ne vede traccia. AffInt 13

 

 

 

 

Gentiloni nominato Commissario agli Affari Economici e Monetari

 

L'ex premier italiano Paolo Gentiloni è stato nominato Commissario agli Affari Economici e Monetari: "Gentiloni, ex primo ministro italiano, condividerà la sua vasta esperienza negli affari ecomomici", ha annunciato Von der Leyen. "Dovrà collaborare moltissimo con Valdis Dombrovskis", ex primo ministro lettone e attuale vicepresidente della Commissione europea per l'Euro, nominato vicepresidente esecutivo per l'Economia. Tutte le decisioni, ha spiegato "saranno prese dal collegio dei commissari". "Gentiloni sa bene le sfide che dobbiamo affrontare. Volevamo avere un equilibrio di punti di vista diversi". 

 

L'ex premier italiano Paolo Gentiloni è stato nominato Commissario agli Affari Economici e Monetari: "Gentiloni, ex primo ministro italiano, condividerà la sua vasta esperienza negli affari ecomomici", ha annunciato Von der Leyen. "Dovrà collaborare moltissimo con Valdis Dombrovskis", ex primo ministro lettone e attuale vicepresidente della Commissione europea per l'Euro, nominato vicepresidente esecutivo per l'Economia. Tutte le decisioni, ha spiegato "saranno prese dal collegio dei commissari". "Gentiloni sa bene le sfide che dobbiamo affrontare. Volevamo avere un equilibrio di punti di vista diversi".  In conferenza stampa la Von der Leyen ha parlato anche del fatto che Gentiloni rappresenta un Paese con un alto debito pubblico. "È un tema importante: ne ho parlato in grande dettaglio sia con Paolo Gentiloni che con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Paolo Gentiloni è un ex primo ministro, con una grande esperienza: sa perfettamente quali sono le questioni difficili che dovremo affrontare". 

 

Poi nella lettera di ingaggio di Paolo Gentiloni, Von der Leyen ha scritto: "Dovrà guidare il lavoro sulla costruzione dello schema di assicurazione contro la disoccupazione, per proteggere i nostri cittadini". "Garantire che l'Europa aumenti la sua capacità di resistenza agli choc e la stabilità in caso di un'altra recessione economica". Inoltre Gentiloni, dovrà coordinare il lancio del futuro programma InvestEU, che "contribuisce ai nostri obiettivi generali, in particolare la neutralità climatica e la transizione digitale".

 

Von der Leyen ha espresso parole di elogio anche per il neo ministro italiano dell'Economia Roberto Gualtieri: "Ha lunga esperienza in Parlamento, conosce bene gli accordi presi delle istituzioni europee e sa quali sono le aspettative nei confronti dell'Italia". "Noi vogliamo una Unione europea forte, con una economia forte: le norme sono chiare, i limiti sono chiari, la flessibilità è chiara. All'interno di queste regole affronteremo le diverse possibilità con Gentiloni, con Gualtieri e con Dombrovskis. Vedremo quali quali saranno i passi futuri", ha concluso la presidente Ue. LR 10

 

 

 

 

La nascita del Conte 2. Italia/Ue: governo, test Europa e collocazione internazionale

 

A conclusione di una crisi di governo inattesa, dai numerosi colpi di scena e per molti aspetti rocambolesca, che ha appassionato gli italiani in piena estate, l’Italia ha ora un nuovo esecutivo. L’inspiegabile decisione di Matteo Salvini di chiudere bruscamente (e nel momento peggiore) l’esperienza del governo giallo-verde non ha prodotto il risultato da lui sperato di elezioni anticipate, ma una nuova maggioranza tra i Cinque Stelle e il Partito democratico, nel pieno rispetto della lettera e dello spirito della Costituzione.

Nessun ribaltone quindi, anche perché a rigore l’alleanza tra la Lega e i Cinque Stelle avrebbe dovuto esser considerata a sua volta un ribaltone rispetto agli schieramenti annunciati prima delle elezioni del 4 marzo 2018. Ma una nuova alleanza tra due formazioni politiche complessivamente più omogenee, malgrado le differenze di fondo che continuano a caratterizzare le rispettive culture politiche. E un governo che nasce sulla base di un programma apparentemente condiviso (anche se molto troppo generico), anziché di un contratto che si era limitato a elencare una lunga lista di priorità rispettive (e spesso contrapposte) di Lega e Cinque Stelle.

L’incognita della durata e un programma vago

Il quesito che è oggi legittimo porsi è quanto questo governo potrà durare date queste premesse. Ci sono però alcuni elementi, al di là delle vaghe convergenze programmatiche, che lasciano ritenere che questa inedita alleanza possa avere una vita non troppo effimera: un nuovo protagonismo del presidente del Consiglio a cui i i due partiti della nuova e inedita coalizione hanno riconosciuto il ruolo di autentico capo dell’esecutivo (e a cui va dato atto di avere saputo prendere le distanze da Salvini al momento giusto); la volontà condivisa di ridimensionare il leader della Lega e il desiderio, ugualmente condiviso, di evitare elezioni anticipate; e infine, in prospettiva, l’intenzione di far sì che sia questo Parlamento ad eleggere nel 2022 il prossimo presidente della Repubblica.

Il programma di governo è troppo vago perché si possa darne un giudizio compiuto. Molto dipenderà da come i vari punti programmatici verranno declinati nell’azione del Governo dei prossimi mesi, a partire naturalmente dalla prossima legge di bilancio e relativa manovra. Ma si può già trarre qualche indicazione perlomeno per quanto riguarda il tema della collocazione internazionale del Paese (su cui a dire il vero il programma spende pochissime e prevedibili parole) e il tema dei rapporti con l’Europa.

La sfida della discontinuità su Europa e politica estera

Su entrambi questi aspetti la sfida maggiore per il nuovo esecutivo sarà quella di prendere le distanze e marcare la più netta discontinuità dall’azione del governo giallo-verde, che si era caratterizzata per scelte sbagliate, incertezze, ambiguità, contraddizioni e per una complessiva perdita di credibilità e peso specifico del Paese sulla scena europea e internazionale. Difficile fare peggio del precedente Governo in politica estera ed europea. Ma la prudenza resta necessaria.

Sul fronte dei rapporti con l’Europa le premesse sono senz’altro positive. Al di là delle prevedibili formulazioni dello scarno programma di governo per una Ue più impegnata a sostegno di crescita e occupazione, con regole più flessibili in materia di disciplina di bilancio e più attenta alla dimensione sociale, colpisce il tono positivo e costruttivo di quelle formulazioni. Siamo ad anni luce di distanza dai proclami sovranisti e anti-europei del governo giallo verde, dalle polemiche contro gli euro-burocrati non eletti, dagli attacchi scomposti contro l’Ue che ci avrebbe imposto camicie di forza.

Premesse europee positive, perplessità internazionali

Ma colpisce ancora di più la scelta di alcune figure chiave per posizioni di particolare responsabilità. Penso naturalmente in primis a Roberto Gualtieri, nuovo ministro dell’Economia, dall’ineccepibile curriculum professionale e reduce da una lunga e brillante prestazione al Parlamento europeo, che sembra essere stato scelto soprattutto per inviare un segnale rassicurante a Bruxelles e alle maggiori capitali europee. Penso anche a Vincenzo Amendola, nuovo ministro delle Politiche europee. E penso infine alla candidatura di Paolo Gentiloni per la posizione di commissario italiano. Tutti nomi che sembrano confermare l’impressione di un governo che vuole effettivamente voltare pagina, e riaprire una stagione di collaborazione costruttiva con le Istituzioni dell’Ue  e con i nostri tradizionali partners in Europa, dopo la stagione del sovranismo, degli attacchi polemici all’Ue e delle alleanze sbagliate.

Qualche perplessità può se mai destare la scelta di Luigi Di Maio al ministero degli Esteri in considerazione della sua scarsa conoscenza di dossier di politica estera e di certe pregresse performances sulla scena internazionale. Verrebbe da pensare che il presidente del Consiglio, memore delle sue recenti esperienze nel governo precedente, abbia voluto dirottare Di Maio verso la Farnesina (un incarico che lo costringerà a viaggiare molto) per non avere un interlocutore ‘pesante’ troppo presente Roma e troppo ingombrante nel Governo.

Gli errori da fare dimenticare

A Di Maio alla Farnesina spetterà il compito non facile di fare dimenticare tutti gli errori del precedente governo: dalla erraticità e imprevedibilità complessive  della nostra collocazione internazionale, ai rapporti opachi con la Russia, all’eccesso di entusiasmi per la Cina, al caso del Venezuela, alle polemiche con i nostri maggiori partner europei alle inspiegabili aperture di credito per i Paesi di Visegrád.

Dovrà confermare a Washington che l’Italia resta fedele agli impegni e coerente con le linee condivise in ambito occidentale, ad esempio sul tema dei rapporti con la Russia. Dovrà gestire con accortezza il rapporto con Mosca, riconoscendo alla Russia il ruolo di protagonista sulla scena internazionale, ma senza dare l’impressione che ci mobiliteremo senza condizioni per rimuovere le sanzioni.

Dovrà fare capire a Pechino che siamo aperti ad una ambiziosa collaborazione su commercio e investimenti, ma che ci aspettiamo dalla Cina maggiore apertura del mercato interno e protezione degli investimenti esteri. Dovrà infine riprendere l’iniziativa su alcuni dossier di speciale interesse per l’Italia (a partire della Libia), sui quali il Governo precedente ha brillato soprattutto per inerzia.

In conclusione, questo governo sicuramente ci rassicura rispetto al precedente anche sul fronte della collocazione internazionale e del rapporto con l’Europa. Ma l’apertura di credito resta per ora condizionata. Le incognite sono ancora numerose e un giudizio più articolato sarà possibile solo alla luce dell’azione che concretamente saprà sviluppare nei prossimi mesi. Ferdinando Nelli Feroci AffInt. 5

 

 

 

 

Intervista al presidente della Sioi. Italia/Ue: Frattini, per Gentiloni una partita in salita

 

Il rapporto tra il commissario europeo Paolo Gentiloni e il vicepresidente esecutivo della Commissione Valdis Dombrovskis si giocherà molto sulla capacità dell’ex premier italiano – che non ne difetta – di avere un rapporto diretto con quelli che contano. “Se Gentiloni convince Angela Merkel e Emmanuel Macron i messaggi indiretti arrivano immediatamente sul tavolo di Dombrovskis e le cose si calmano. Ma sarà una partita in salita”: lo afferma Franco Frattini, già commissario europeo alla Giustizia, Libertà e Sicurezza (2004-2008) e ministro degli Esteri e, dal 2012, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi).

 

Presidente, martedì Ursula von der Leyen (UvdL) ha ufficializzato la composizione dell’Esecutivo comunitario per i prossimi cinque anni. Che tipo di Commissione europea sarà?

Frattini – È sicuramente una Commissione molto accentrata nelle mani dei referenti francesi e tedeschi. Perché UvdL ha un rapporto particolarmente stretto con la Merkel; e la commissaria francese, Sylvie Goulard (responsabile del mercato interno, ndr), ha una delega così sterminata che io francamente non avevo mai visto: le è stata anche attribuita una nuova direzione generale che si chiama nientemeno che ‘Difesa e spazio’… UvdL e Goulard sono due personalità che avranno un ruolo estremamente forte. Inoltre, oggi ci sono sei vicepresidenti, tre esecutivi e tre non esecutivi. Ai tempi miei, non c’era questa distinzione: per di più, ai vicepresidenti non esecutivi non è stata data neanche una delega…

C’è stata anche una rimodulazione dei portafogli…

Frattini – Mi ha colpito molto come sono stati ripartiti i vari portafogli. Io, per esempio quando ero commissario ero responsabile di Giustizia e affari interni. Ecco, oggi non solo ci sono due commissari diversi per quei due portafogli, ma al commissario alla Giustizia, il belga Didier Reynders, è stato tolto il tema dei crimini finanziari e dell’Olaf, l’ufficio europeo per la lotta anti-frode. Questa è una decurtazione che io, da commissario alla Giustizia, non avrei neanche immaginato. Poi a Gentiloni, commissario agli Affari economici, viene sottratta una parte della direzione generale Ecfin, che va a finire al commissario al Bilancio, l’austriaco Johannes Hahn, mentre prima era nelle mani di Moscovici… Tutto ciò è il frutto di un’accurata volontà politica di ridisegnare alcune deleghe in favore dei commissari che sono ritenuti i più forti: Frans Timmermans, Margrethe Vestager e Hahn, fedelissimo alleato della Germania.

Contro molte aspettative, alla Francia però non è stata data la delega alla Concorrenza…

Frattini – Non gliel’hanno data perché lì c’è stata una scelta personale a favore della Vestager e le scelte personali sui commissari pesano moltissimo. La pretesa della Vestager di essere riconfermata è un’altra delle cose che andranno chiarite perché è quasi la prima volta nella storia della Commissione che un portafoglio rimane per due mandati nelle mani dello stesso commissario. Sento dire che il Parlamento voglia ridiscutere l’assetto della Commissione in plenaria…

Che cosa ne pensa del fatto che alcuni personaggi stiano consolidando la loro carriera politica all’interno della Commissione?

Frattini – Quello che hanno fatto con la Vestager lo hanno fatto anche con Valdis Dombrovksis che era vice-presidente coordinatore dell’area euro e resta vice-presidente con la stessa responsabilità. Facendo così si è rotta la regola, quasi sempre osservata, che dopo cinque anni si cambia portafoglio per evitare la concentrazione di potere nelle mani di una persona. E questo non è sano, quando si parla dell’Esecutivo comunitario. Io sono stato più volte ministro degli Esteri: capisco che in molti casi si investe su persone che sono già competenti. Ma nella Commissione non si può fare, soprattutto quando si parla di portafogli come la concorrenza o la vigilanza sull’intera zona euro…

La nomina di Gentiloni a commissario agli Affari economici è stata giudicata un traguardo, ma anche una mezza sconfitta dato che il suo ruolo appare ad alcuni sorvegliato da Dombrovskis. Anche lei la vede così?

Frattini – Non è detto affatto che si tratti di un commissariamento di Gentiloni. In questo caso si giocherà molto sulla capacità, che a Gentiloni non manca, di avere un rapporto diretto con quelli che contano. Se l’ex premier convince la Merkel e Macron, i messaggi indiretti arrivano immediatamente sul tavolo di Dombrovskis e le cose si calmano. Ricordo a tutti che anche Pierre Moscovici ha avuto difficoltà con Dombroskis proprio quando proponeva più flessibilità per l’Italia, ma poi la cosa si è fatta.

Questo perché la Commissione funziona in un modo che non credo sia cambiato da quando sono andato via: il vice-presidente non dà gli ordini al commissario che sta nel suo settore, esprime una sua opinione e poi si fa una sintesi. Giocano un ruolo molto forte le capitali. Quindi se Gentiloni convincerà i suoi interlocutori che la flessibilità per l’Italia è necessaria – come io credo – e questo sarà condiviso a Parigi o a Berlino è molto difficile che Dombrovskis riesca a ottenere la rigidità che vorrebbe. Ciò detto, sarà una partita in salita.

La cosa che però colgo con più preoccupazione è che dall’Ecfin, che è il core-business del commissario agli Affari economici, a Gentiloni hanno tolto la direzione che riguarda proprio tesoro e affari finanziari, che è andata a finire nel portafoglio di Hahn. Questa è una decurtazione che francamente non si è molto notata ma, conoscendo l’importanza della direzione generale Ecfin, credo che peserà…

Per definizione, i commissari agiscono in nome dell’Unione, ma è anche vero che hanno  ampi margini di discrezionalità. Cosa significa quindi in pratica per l’Italia il fatto che Gentiloni sia responsabile degli affari economici?

Frattini – Significa due cose. La prima è che Gentiloni avrà una leva di negoziato su altri dossier mentre sul dossier economico l’Italia dovrà essere la prima a fare i compiti a casa. Non può permettersi di fare violazioni significative e dico “significative”, perché con Moscovici la Francia non ha rigato dritto, anzi. C’è un margine di discrezionalità che Gentiloni, da persona equilibrata, utilizzerà ragionevolmente.

La seconda è che se un Paese punta il dito contro l’Italia perché l’Italia non fa i compiti a casa il commissario italiano ha pochi margini di manovra. Può solo proporre quello che ha detto il presidente Mattarella, ovvero flessibilità all’interno delle regole. Dubito quindi che con la spinta di Gentiloni si riuscirà a modificare il patto di stabilità…Francesca Caruso, AffInt 13

 

 

 

 

Amendola: “Ora bisogna cambiare Dublino e creare corridoi umanitari”

 

Il neo ministro per gli affari europei, Enzo Amendola, intervistato da Francesca Schianchi per il quotidiano “La Stampa” 

 

“Per l’Italia è un onore ottenere la delega agli Affari economici della Commissione Ue. Importante e prestigiosa”, twitta soddisfatto il ministro degli Affari europei Enzo Amendola. “L’Italia deve fare squadra: una volta al mese organizzerò riunioni a Bruxelles con i funzionari italiani che lavorano nelle istituzioni comunitarie”, annuncia.

Mentre a Roma il governo giallorosso ottiene la fiducia al Senato, a Bruxelles Paolo Gentiloni viene nominato commissario con delega all’Economia: “Non solo un successo di questo governo, ma un patrimonio delle opposizioni e di tutta l’Italia”.

D. È sicuro, ministro? L’ex vicepremier Salvini non la pensa così…

R. Salvini ha subito una sconfitta madornale sul tema nuova Europa. Era convinto che si sarebbe formato un asse dei moderati coi sovranisti, invece ha scoperto dopo le Europee che chi vuole distruggere l’Europa è minoranza.

D. Mentre voi gettavate le basi di un dialogo con il M5S, votando insieme per la Von der Leyen.

R. Non era un patto preventivato, ma l’esigenza comune di dare credibilità alla definizione “svolta europea”. Do atto al M5S di un approccio pragmatico per cambiare le cose, Salvini invece ha scelto la strada della distruzione, e i suoi stessi alleati lo hanno isolato. Lì si è rotto il rapporto tra due forze politiche: la scelta di votare la presidente Von der Leyen per il M5S è stata una scelta di campo.

D. Crede nell’europeismo del M5S? In passato hanno avuto posizioni euroscettiche.

R. Il voto alla Von der Leyen è stato per chiedere insieme una svolta alla Ue: così com’è vissuta, non regge alla sfida della globalizzazione. Dobbiamo cambiare marcia. E la loro scelta di sostegno a questo processo è profonda e radicale.

D. La vostra è una squadra europeista. Anche troppo, per le opposizioni: il governo di Merkel e Macron, dicono.

R. È un’accusa ridicola: il governo non nasce dalla volontà di governi stranieri ma dalla sconfitta del progetto di Salvini. Proponeva un sovranismo isolazionista, è finita che si è trovato isolato in Europa e in Italia.

D. Quali sono le riforme di cui l’Europa ha bisogno?

R. Bisogna accelerare gli investimenti per la crescita e quelli sulla svolta ambientale. Ci vuole un impegno per cambiare il trattato di Dublino. E servono nuovi strumenti sull’immigrazione, come i corridoi umanitari.

D. L’immigrazione è un tema delicato per il governo e le dichiarazioni di Conte sono sembrate piuttosto vaghe. Come lo affronterete?

R. Innanzitutto dicendo la verità: si tratta di un fenomeno strutturale. Ci vuole molta

più politica estera: dobbiamo essere presenti in Africa e darci nuove regole europee, tipo, appunto, corridoi umanitari gestiti da Onu e Ue che, a regime, eviterebbero i viaggi della morte in mare.

D. Il premier ha parlato di migliore integrazione: come?

R. Vere politiche di integrazione in Italia non sono mai state fatte: occorre modificare la legislazione in modo da rendere meno ostile un fenomeno che si governa se, dall’Europa all’Africa, viene affrontato nella logica della solidarietà e della sicurezza.

D. A cosa si riferisce quando parla di modificare la legislazione?

R. Penso che si debba modificare la legge Bossi-Fini, visti gli insuccessi.

D. Come pensa di fare innamorare i cittadini italiani dell’Europa?

R. In passato molti politici non hanno detto la verità: la bugia dei sovranisti è dire che da soli possiamo affrontare il mondo globalizzato. Non nego che l’euro-ottimismo per molte fasce popolari sia ancora distante, ma dobbiamo essere consapevoli che per difendere l’interesse nazionale non abbiamo alternativa al processo d’integrazione. Siamo a metà: i sovranisti vorrebbero tornare indietro, a

noi tocca completarlo dimostrando che, andando avanti, possiamo tornare a crescere”. LS 11

 

 

 

Dalla Corte costituzionale tedesca. Ue: Unione bancaria, sì con riserva da Karlsruhe

 

Il 30 luglio scorso è arrivata una nuova sentenza della Corte costituzionale tedesca in materia di diritto Ue, che ripropone lo schema “Ja-aber-Urteil” (sentenza-sì-però). E’ uno schema che troviamo già nelle decisioni Solange 2 (1986) e Maastricht (1993) e più di recente nelle pronunce Lisbona (2009), Mes (2014), Omt (2016). Questa volta era in discussione l’Unione bancaria (Ub), comprensiva del regolamento  del 2013 istitutivo del Meccanismo di Vigilanza unico (Mvu) e di quello del 2014 riguardante il Meccanismo di Risoluzione unico (Mru). I giudici di Karlsruhe hanno mandata assolta l’Ub, ma con riserva, richiedendo in particolare che le sue norme  siano interpretate in modo restrittivo.

A questo risultato la Corte è giunta attraverso una poderosa sentenza di ben 138 pagine e 320 paragrafi. I regolamenti alla base dell’Unione bancaria sono ivi assoggettati a una approfondita verifica delle due tradizionali condizioni suscettibili di bloccarne l’applicabilità in Germania: conferimento di competenze al di là dei Trattati (Ultra-vires Kontrolle) e contrarietà a principi costituzionali inderogabili (Verfassungsidentität Kontrolle). Non è questa la sede per analizzare in dettaglio le serrate argomentazioni della Corte; mi limiterò qui a fornirne una sintesi, salvo soffermarmi alla fine su di un punto che mi pare meritevole di speciale attenzione.

I dubbi della Corte sulle prerogative della Bce

La Corte non nasconde di nutrire  dubbi sulle estese prerogative attribuite alla Banca centrale europea (Bce) in tema di vigilanza bancaria. Ritiene tuttavia di poterli superare stando a una lettura restrittiva dell’art. 127.6 Tfue, che parla di “compiti specifici” da conferire alla Bce. Ad avviso della Corte, questo esclude che alla Bce possa essere riconosciuta una  supervisione piena ed esclusiva del settore bancario, a detrimento delle autorità nazionali. Diversamente, si andrebbe oltre quanto consentito dai Trattati.

Un analogo pericolo è prospettato a proposito delle competenze attribuite al Comitato per la risoluzione delle crisi bancarie (Comitato), istituito in base all’art. 114.1 Tfue. Anche le competenze di questo Comitato devono essere interpretate restrittivamente, per non ledere il principio di attribuzione. Il che la Corte ritiene possibile in linea con la giurisprudenza della Corte di Giustizia relativa al citato  art. 114.1 Tfue.

I controlli della Corte “ultra vires” e sul rispetto della “identità costituzionale”

A proposito del controllo “ultra vires”, noto che la Corte si attiene ai temperamenti introdotti nella sua sentenza Honeywell (2010). Qui si legge che un atto dell’Unione può essere censurato  solo nel caso di una lesione palese e sufficientemente qualificata del principio di attribuzione, tale da incidere in modo strutturalmente significativo sulle prerogative nazionali. Sconfinamenti marginali o discutibili non sono di per sé decisivi. Non a caso, dunque, la sentenza in esame esclude, in più passaggi, che le competenze conferite alla Bce e al Comitato eccedano in maniera palese quanto consentito dai Trattati.

Sempre in tema di controllo “ultra vires”, va rimarcata l’adesione della Corte alla giurisprudenza della Corte di Giustizia in tema di art. 114.1 Tfue. I giudici europei hanno progressivamente esteso la portata di questa norma: non più solo da utilizzare per l’armonizzazione, ma anche per l’unificazione delle legislazioni nazionali, come pure per la creazione di meccanismi centralizzati volti ad assicurare l’uniforme applicazione del diritto dell’Unione. La Corte non si oppone a questi sviluppi, che vanno peraltro al di là di una lettura letterale dell’art. 114.1 Tfue; anzi, su di essi si basa per giustificare l’istituzione del Comitato nella forma di un’agenzia Ue dotata di indipendenza e personalità giuridica autonoma.

Un rapido cenno ora all’altra tradizionale condizione di applicabilità delle norme Ue, quella inerente al rispetto della “identità costituzionale”. La Corte manifesta preoccupazioni anche a questo riguardo. Essa osserva che le notevoli competenze attribuite a enti indipendenti come la Bce e il Comitato creano inevitabili tensioni con il principio democratico che permea l’intera costituzione tedesca. L’affievolimento di legittimazione democratica che ne consegue è ritenuto tuttavia accettabile in presenza di garanzie compensative di natura amministrativa, giudiziaria e parlamentare a livello europeo e nazionale.  Come nota la Corte, queste garanzie esistono ma devono effettivamente funzionare. È notevole in proposito l’espresso richiamo alla funzione di controllo che deve esercitare il Parlamento tedesco.

Un contrasto in materia di supervisione bancaria

Vengo da ultimo al punto che, come sopra anticipato, merita speciale attenzione: riguarda i ruoli rispettivi della Bce e delle autorità nazionali in materia di supervisione bancaria. Su questo punto la Corte prende una posizione opposta a quella dei giudici europei. In effetti, il Tribunale prima (sentenza 16.5.2017) e la Corte di Giustizia poi in sede di convalida della decisione del Tribunale (sentenza 8.5.2019) si sono pronunciati nel senso che in tema di supervisione bancaria spetti alla Bce una competenza esclusiva; e questo su tutte le banche, siano esse da qualificarsi come significative o non significative. I compiti assegnati alle autorità nazionali rispetto alle banche non significative dovrebbe pertanto considerarsi come frutto di un decentramento operato dalla Bce.

La Corte si oppone a questa impostazione dei giudici europei, che peraltro puntualmente analizza. A suo avviso le autorità nazionali sono titolari di una competenza propria, non delegata dalla Bce. In altri termini, la competenza in materia di supervisione bancaria dovrebbe intendersi come suddivisa tra la Bce (per le banche significative) e le autorità nazionali (per le banche non significative). Diversamente, la normativa europea sarebbe in contrasto con il principio di sussidiarietà. Per la Corte, il ruolo della Bce si giustifica nei confronti delle banche significative, a motivo delle loro attività normalmente transfrontaliere; non invece nel caso delle banche non significative, che possono essere adeguatamente vigilate a livello nazionale.

Che dire di questo contrasto? Una interpretazione letterale delle norme rilevanti e la ratio ad esse sottostanti sembrano dar ragione ai giudici europei, ma l’argomento della sussidiarietà ha il suo peso. La questione riveste un evidente interesse teorico. Si tratta di stabilire la portata di un trasferimento di poteri sovrani dagli Stati membri all’Unione. Per i giudici europei la supervisione bancaria sarebbe stata attribuita in toto alla Bce, per la Corte solo parzialmente.  Nel primo caso il Mvu dovrebbe costruirsi allo stesso modo del Sebc (Sistema europeo di Banche centrali), caratterizzato dal primato della Bce e da un ruolo ausiliario delle banche centrali nazionali. Nel secondo caso si rientra in altri modelli di reti che legano autorità nazionali ed europee nell’esercizio di competenze concorrenti (ad esempio, telecomunicazioni, energia).

La questione ha anche un rilievo pratico non trascurabile. Può incidere sulla portata e limiti della discrezionalità di cui gode la Bce: alla quale spetta decidere se “particolari circostanze” giustifichino di non considerare significativa una banca che in principio dovrebbe qualificarsi tale. Da una tale decisione dipende se sottoporre una banca alla vigilanza diretta della Bce o delle autorità nazionali. Di questo appunto si è discusso nella causa davanti ai giudici europei, che hanno risolto la questione riconoscendo alla Bce un ampio potere discrezionale. Gian Luigi Tosato, AffInt. 2

 

 

 

 

La democrazia liberale e il fantasma di Rousseau

 

In Italia c’è un movimento politico che ha riportato in auge Jean-Jacques Rousseau (1712-1778). ‘Rousseau’ è il nome di una piattaforma virtuale attraverso la quale i militanti di questo movimento si esprimono su questo o quel tema politico o propongono l’approvazione di una determinata legge. Sono i propugnatori di forme sempre più accentuate di democrazia diretta. Il filosofo ginevrino proponeva infatti, tra l’altro, forme di democrazia diretta che scavalcassero la rappresentanza politica mediata dalle assemblee parlamentari. Forse pensava alla prassi politica vigente nelle antiche città-stato greche. Un esempio per tutte: l’Atene di Socrate e di Pericle.

 

Ma – ci si chiede – è realistica oggi una siffatta prassi politica? Sarebbe mai possibile governare le nostre società complesse e composte da milioni di persone con forme di democrazia diretta, ancorché lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa abbia trasformato il mondo in un villaggio globale? E quand’anche fosse tecnicamente possibile, sarebbe politicamente auspicabile? Giova rammentare che la differenza tra «la libertà presso gli antichi», come si esprimeva Benjamin Constant (1767-1830) pensando all’Atene di Pericle, e «la libertà presso i moderni» è di tipo qualitativo, cioè sostanziale.

 

La moderna democrazia liberale, che è da considerare una irrinunciabile conquista dello spirito umano e non una forma transuente legata ad un determinato periodo storico, prevede necessariamente la rappresentanza politica mediata da istituzioni, ancorché elettive sulla base di una libera competizione tra una pluralità di soggetti politici, giacché, con buona pace di Rousseau e dei suoi remoti discepoli, il governo delle complesse società moderne richiede un personale specializzato e competenze particolari. Rispetto e decisioni articolate su materie complesse, come ci si può illudere di pronunciarsi con un semplice ‘sì’ o con un semplice ‘no’?

 

È pur vero che la nostra Costituzione prevede una forma di democrazia diretta quale il referendum abrogativo, ma gli conferisce una funzione integrativa e marginale, limitando le materie che ne possono essere oggetto, e subordinando la validità del pronunciamento popolare ad un giudizio preventivo della Corte Costituzionale e a una soglia di partecipazione minima degli aventi diritto. Insomma: la moderna democrazia liberale, vale a dire la migliore forma di governo che si conosca, o è democrazia mediata, o, semplicemente, non è. Le derive plebiscitarie precedono o sanciscono le svolte illiberali.

 

C’è poi da aggiungere che la democrazia liberale, per poter funzionare bene, ha bisogno che, accanto alle istituzioni giuridiche, agisca in via permanente una sorta di camera di decompressione delle passioni, a formare una cittadinanza cosciente e informata, affinché gli elettori non si lascino incantare dalle ricorrenti sirene del populismo e della demagogia. Siffatta camera di decompressione delle passioni non può essere, evidentemente, un organo costituzionale. Deve essere il risultato di una continua opera di educazione i cui soggetti non possono che essere la scuola, la famiglia, la chiesa, gli intellettuali, una stampa e una televisione responsabili, che formino e non deformino. Al maturo esercizio della democrazia non ci sono scorciatoie, non ci sono piattaforme virtuali che tengano.

 

La democrazia liberale implica partecipazione matura dei cittadini alla cosa pubblica, una partecipazione delle menti prima ancora che dei cuori che non si può esaurire nel pigiare un tastino. La sovranità, poi, come sancisce la nostra Costituzione, ancorché appartenga al popolo, la si esercita nelle forme stabilite dalla Costituzione stessa. Per il resto, mi sento di dire che Jean-Jacques Rousseau, che molti citano e pochi hanno veramente letto, è un cattivo maestro, padre intellettuale di tanti errori commessi nel Novecento. Molta della fortuna che ha trovato presso i posteri è da ascrivere al fatto che i suoi scritti, in un momento storico propizio, fecero vibrare corde assai sensibili, ma non profonde, dell’animo umano. Sul suo pensiero, Deo adiuvante, conto di scrivere in un prossimo futuro un articolato ed argomentato saggio, per quel poco che potrà contare.

Giuseppe Lalli, De.it.press 5

 

 

 

Boom dell'ultradestra in Brandeburgo e Sassonia. Ma non c'è il sorpasso

 

Al voto le due regioni dell'Est. Scongiurato, secondo le proiezioni, il sorpasso dell'Afd. I partiti al governo Cdu e Spd crollano. Cala anche la Linke, mentre salgono i Verdi  - di Tonia Mastrobuoni

 

BERLINO - È uno scossone ma non il terremoto che tutti temevano. Il sorpasso dell’ultradestra Afd (Alternative für Deutschland), a giudicare dalle prime proiezione, è stato scongiurato. In due Land cruciali, Sassonia e Brandeburgo, i partiti al governo, rispettivamente Cdu e Spd, crollano rispetto alle ultime elezioni regionali ma recuperano rispetto a un mese fa quando i sondaggi li davano testa a testa con l’ultradestra. 

In Sassonia la Cdu è data al 32%, quasi dieci punti in meno rispetto al 2014 ma il distacco con l’Afd è netto: l’ultradestra si ferma al 27,5%. È comunque un boom: triplicano i consensi rispetto al 9,7% del 2014. La Spd scende sotto la soglia psicologica del 10, ossia all’8%. I Verdi salgono all’8% dal 5,7% ma non c’è l’exploit che i sondaggisti pronosticavano. I liberali della Fdp non hanno superato la soglia di sbarramento del 5%. Molto difficile per il governatore Michael Kretschmer una riedizione della Grande coalizione con la Spd. Dovrà allargare ad altri partiti. 

Anche in Brandeburgo sospiro di sollievo per il governatore uscente, il socialdemocratico Dietmar Woidke. La Spd perde cinque punti rispetto al 2014, passa dal 31,9% al 27% - i sondaggi parlavano di un testa a testa al 22% con l’ultradestra. L’Afd si ferma al 22,7%, raddoppia quasi, comunque, rispetto a cinque anni fa, quando prese 12,2. I Verdi salgono al 10% ma negli ultimi giorni sembrava potessero più che raddoppiare anche loro il numero incassato nel 2014, ossia il 6,2%. La Linke  scende all’11% e perde quasi otto punti rispetto al 18,6% della scorsa tornata elettorale. Anche qui il partito regnante, la Spd, non ha abbastanza voti per continuare la coalizione attuale con la Linke. Probabile che ci sia un’alleanza allargata ai Verdi.

"La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile" LR 1

 

 

 

Germania Est, l’ultradestra in volata. Ma l’AfD è il secondo partito

 

A seggi chiusi i primi risultati: nel Lander di Brandeburgo l’AfD dato al 23,8 per cento. In Sassonia la Cdu rimane il primo partito con il 32,5 per cento - di Paolo Valentino, corrispondente da Berlino

 

Il vento dell’Est spinge in alto l’estrema destra, ma non abbastanza da sconvolgere il quadro politico tedesco. Almeno per il momento. Nel voto regionale in Brandeburgo e Sassonia, l’AfD raddoppia nel primo e addirittura triplica i suoi voti nel secondo, ma manca l’obiettivo dichiarato di diventare il partito più forte in entrambi i Land. Sia pure con una forte emorragia di voti, la Cdu della cancelliera Merkel rimane al primo posto a Dresda e continuerà a governare, anche se dovrà cercarsi un nuovo alleato al posto dei socialdemocratici. Più grave la sconfitta della Spd, che in Sassonia crolla al minimo storico e a Potsdam riesce faticosamente a rimanere primo partito, superando di pochi punti l’AfD.

Le proiezioni danno in Sassonia la Cdu al 32,5%, in calo di 7 punti rispetto al 2014. L’AfD balza al 27,8% (aveva il 9,7%) e il suo leader regionale, Jörg Urban, parla di un «giorno storico», anche se non può nascondere la delusione di aver mancato il sorpasso della Cdu, che i sondaggi consideravano possibile ancora poche settimane fa. A sinistra sono in calo drammatico sia la Spd, scesa dal 12,4% all’8%, sia la Linke, che dal 18,9% del 2014 è ora ferma al 10,5%. Bene i Verdi, che sfondano nel Land, passando dal 5,7% all’8,5%. Se confermati, i nuovi rapporti di forza rendono complicata per la Cdu la formazione di una coalizione. Il ministro-presidente Michael Kretschmer, l’uomo che nell’ultimo scorcio della campagna ha trascinato la rimonta della Cdu, ha escluso ogni ipotesi di alleanza con AfD e questo rende possibili solo due alternative: un’alleanza a due Cdu-Verdi, che però disporrebbe di una maggioranza di appena un paio di seggi. Ovvero una coalizione Kenya, cioè nero-rosso-verde, tra Cdu, Spd e Grünen. Inoltre in Sassonia pende la questione dei seggi di AfD, che in base ai risultati ne ha ottenuti 38, ma ne avrà solo 30, il numero dei candidati rimasti in lista dopo che la commissione elettorale aveva bocciato per irregolarità una parte dei nomi.

Nel Brandeburgo, dove governa sin dalla riunificazione, la Spd viene data al 26,5% (aveva il 31,9%) e ora avrà bisogno di almeno due partiti per rimanere al vertice del Land. A Potsdam, dov’è guidata da uno dei leader dell’ala dura, Andreas Kalbitz, in passato legato ad ambienti neonazisti, l’AfD sale dal 12,2% al 23,8%. La Linke, fin qui alleata della Spd, crolla dal 18,6% al 10,7%, facendo venire meno la maggioranza uscente nel Parlamento regionale. In calo anche la Cdu, che passa dal 23% al 15,7% di ieri. Ancora più smagliante che in Sassonia è il successo dei Verdi, che dal 6,2% passano al 10,5% e diventano l’eventuale ancora di salvezza per il ministro-presidente socialdemocratico Dietmar Woidke, che potrebbe ora ampliare a loro l’alleanza con la Linke.

Il voto in Brandeburgo e Sassonia conferma la crisi dei grandi partiti di massa e il radicamento ormai profondo della AfD nelle regioni della ex Germania Est, dove il partito di estrema destra ha giocato tutto sulla retorica della promessa tradita della riunificazione, rivendicando per sé la missione di completare la Wende, la svolta del 1989. Fortemente influenzato dalla Flügel, l’ala più estremista, il messaggio di AfD ha infatti puntato non solo sui temi dell’immigrazione e delle ansie economiche causate dalla chiusura delle miniere di carbone, ma anche sulla narrazione della “memoria negata”, la percezione diffusa nella ex Ddr di essere considerati “tedeschi di seconda classe”, la leggenda della democrazia incompiuta.

Sul piano federale, il voto di Dresda e Potsdam lancia un nuovo, serio avviso alla Grosse Koalition in carica a Berlino. In un certo senso la stabilizza nel breve periodo, ricordando alla Cdu e soprattutto alla Spd quanto poco avrebbero da guadagnare da una rottura e da eventuali elezioni. La “coalizione va avanti”, ha detto Thorsten Schäfer-Gümbel, uno dei tre reggenti della Spd. Per quanto ancora non è chiaro. Prossima verifica, a fine ottobre in Turingia. CdS 2

 

 

 

 

Merkel, la sera che accolse i migranti diventa una fiction sulla tv di Stato

 

Un documentario racconta la decisione della Cancelliera di aprire le frontiere ai rifugiati, che arrivavano a piedi dall’Ungheria. Tra memorie dell’89 e l’opposizione sovranista - di Paolo Valentino

 

«È come nel 1989, dobbiamo evitare una catastrofe umanitaria», dice Angela Merkel a Beate Baumann. «Si ricordi che lei e soltanto lei personalmente verrà considerata responsabile di questa scelta», risponde la sua fedelissima. È la tarda serata del 4 settembre 2015, l’ora in cui la cancelliera prende la madre di tutte le decisioni, l’apertura delle frontiere tedesche a migliaia di rifugiati che dall’Ungheria a piedi si stanno dirigendo verso la Germania. È il vero spartiacque della recente storia europea, dopo nulla sarà più come prima. Per Merkel e per la Germania, che prima applaude poi si rivolta contro la sua cancelliera. E per tutta l’Unione europea, che da quel momento assiste al rilancio in forza dei movimenti sovranisti. La Zdf, la seconda rete tedesca, ricostruisce quella giornata minuto per minuto in uno straordinario docu-fiction, che va in onda questa sera. Somiglia incredibilmente a Merkel l’attrice Heike Reichenwallner, che la interpreta nelle parti sceneggiate.

La cancelliera agì per ragioni etiche, ovvero ebbe paura di un’escalation violenta che ogni tentativo di fermare la «marcia della speranza» avrebbe probabilmente innescato? È il quesito centrale, cui gli autori non danno una risposta, scegliendo di offrire tutti gli elementi perché ognuno si faccia la sua idea. Di certo, Merkel fu messa con le spalle al muro dal premier ungherese Viktor Orbán, quando questi pose l’alternativa tra l’uso delle forze di sicurezza e il sì di Berlino («è un problema della Germania, è lì che vogliono andare») ad accoglierli.

 

Ma la memoria del 1989, quando i tedeschi dell’Est arrivarono a migliaia a Praga, fu decisiva in una scelta della quale Merkel nonostante tutto non si è mai pentita: «Se dovessi scusarmi di aver avuto un atteggiamento aperto in quella emergenza, allora questo non è il mio Paese». Fra le curiosità di quelle ore, l’impossibilità per Merkel di raggiungere al telefono l’allora premier bavarese, Horst Seehofer. «Succede in politica — commenta l’ex ministro degli Interni Thomas de Maizière — che uno non facendosi trovare pensi di essere risparmiato dalle conseguenze di una decisione». CdS 3

 

 

 

 

A Wolfsburg fino al 27 settembre la mostra multimediale “Italiani di Germania”

 

Wolfsburg - Il 10 settembre 2019, presso il Municipio di Wolfsburg, a partire dalle 18, è stata inaugurata la mostra “Italiani di Germania” e e presentati gli omonimi libro e web documentary. All’evento hanno partecipato l’Ambasciatore d’Italia in Germania Luigi Mattiolo, il Direttore Generale per gli Italiani all’estero presso il Maeci Luigi Maria Vignali, il Sindaco di Wolfsburg Klaus Mohrs, gli autori Riccardo Venturi e Lorenzo Colantoni, e numerosi altri ospiti e rappresentanti della collettività italiana.

Prima tappa di una serie che toccherà le principali città tedesche, la mostra è un evento multimediale che, tramite quaranta foto, video e testi, racconta le comunità italiane in Germania dai primi del Novecento fino ai giorni d’oggi, il loro arrivo, la loro integrazione e il contributo che hanno dato – e tuttora danno – a costruire la Germania per come la conosciamo.

La mostra è organizzata dall’Ambasciata d’Italia in Germania e dall’associazione Akronos. La tappa inaugurale, Wolfsburg, è stata scelta per l’importanza storica del luogo per la storia della migrazione italiana in Germania e in particolare per i Gastarbeiter, le centinaia di migliaia di “lavoratori ospiti” che, dalla fine degli anni ’50 ai primi anni ’70, arrivarono in tutto il paese per lavorare nelle fabbriche tedesche – tra queste, in particolare, la Volkswagen di Wolfsburg, che gli italiani stessi costruirono nella seconda metà degli anni ’30.

L’evento inaugurale di Wolfsburg si è tenuto nella prestigiosa Bürgerhalle, la sala del comune della città, ed è organizzato in collaborazione con il Comune, l’Agenzia consolare ed il Comites di Wolfsburg. La mostra rimane aperta e visitabile a Wolfsburg fino al 27 settembre. Il progetto “Italiani di Germania” nasce come libro e web documentary pubblicati con National Geographic.

Italia e con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione italiano (Dgit) nel novembre 2018, parte del più ampio “Italiani d’Europa” che, tramite altri tre capitoli (“Italians and the UK”, “Italiani del Belgio” e “Italiani dell’Est”) cerca di fornire uno sguardo ampio sulle grandi migrazioni italiane del passato e del presente.

Prodotto dal giornalista Lorenzo Colantoni e dal fotoreporter Riccardo Venturi in una serie di viaggi dal 2017 al 2018, “Italiani di Germania” ha vinto nel giugno 2018 il “Premiolino”, il più antico riconoscimento giornalistico italiano.

Il progetto è un viaggio attraverso comunità storiche, nuova mobilità, storie di famiglia e avventure individuali in otto città tedesche: Stoccarda, Francoforte, Colonia e la Ruhr, Wolfsburg, Amburgo, Berlino, Lipsia e Monaco. La mostra spazia così da storie di successo, come quella del direttore del Die Zeit Giovanni di Lorenzo, fino agli start-upper di Berlino e alla nuova e vecchia comunità operaia nata grazie alla Volkswagen di Wolfsburg. Un percorso ampio e complesso, che è stato e tuttora è fondamentale per la costruzione della comune identità europea. (Inform/dip)

 

 

 

 

A Francoforte il progetto Postcards from Europe

 

Ottavio Sellitti: Postcards from Europe, 6 settembre – 25 ottobre 2019, Deutsch-Italienische Vereinigung e.V., Frankfurt am Main

 

L’Unione Europea, nata nel secondo dopoguerra come una serie di accordi economici tra alcuni stati europei del blocco occidentale, si è da allora evoluta sino a rappresentare una delle idee più preziose ed avanzate che gli sforzi umani hanno prodotto, non tanto perché europea, ma perché unione fondata sull’uguaglianza di cittadini di stati distinti.  Negli ultimi anni, per ragioni varie e diverse, subisce attacchi continui e sempre più efficaci, portati soprattutto da istanze che dietro la denominazione di sovranismo celano la via populista al nazionalismo. L’arma principale di questi attacchi è sottolineare e rivendicare le differenze tra i vari Stati che compongono l’Unione Europea attizzando antiche rivalità con patriottismo distorto. Ovviamente, tali differenze esistono, discendono tanto da fattori ambientali quanto culturali, una manciata di decenni di avvicinamento non possono spazzarle via, né è necessario accada.  Infatti questi decenni hanno mostrato che un altro approccio è possibile, e che è possibile stabilire un terreno comune di convivenza fondato sulle necessità comuni di paesi distinti. Che è possibile, ovvero, individuare elementi identici in società distanti come possono esserlo quella svedese e quella greca. Tali elementi, tuttavia, sono spesso astratti, si tratta di valori, di morale, di idee, entità astratte che richiedono un certo impegno per essere colte. Sfruttando un cospicuo supporto visivo ed un dispositivo interattivo di analisi di queste, Postcards from Europe confronta gli spettatori in maniera diretta ed immediata con la nozione di identità degli europei.

 

La mostra si compone di quattro pannelli di grande formato sui quali sono presenti quattro personali visioni d’Europa dell’artista: composizioni di centinaia di fotografie scattate in diversi paesi europei che, pur presentando dettagli di unicità, restituiscono per accumulazione numerosi elementi ricorrenti, che sottolineano quanto “We are all alike”. Le stampe, in bianco e nero, sono realizzate in analogico e sono sviluppate dall'artista stesso su carta fotografica baritata.

 

Ogni fotografia è numerata, permettendo di ritrovare, su una brochure separata, il luogo e la data in cui la fotografia è stata scattata. La legenda non immediatamente fruibile spinge gli spettatori a cercare di indovinare, ed a rendersi conto ad ogni errore quanto sia facile confondere le città e le nazioni. Inoltre ad alcune immagini corrisponde un breve testo scritto dall’artista che, partendo da dettagli dell’immagine, gli offre la possibilità di giungere a considerazioni di vario genere. I testi saranno redatti sul dorso di cartoline che saranno esposte assieme ad i pannelli; sin dal vernissage, tenuto il 6 settembre, i visitatori sono invitati a scrivere i propri commenti sulle cartoline disponibili. Fino al 25 ottobre, giorno in cui si terrà il Finissage / "Happy Art Hour" con l'artista, la mostra sarà ampliata dai contributi del pubblico e così potranno essere letti i nuovi testi scritti durante le precedenti settimane. Div, De.it.press

 

 

 

 

I recenti temi di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo

 

12.09.2019. Cottarelli: "Un piano di investimenti europeo"

È la proposta che il noto economista Carlo Cottarelli lancia intervenendo a Radio Colonia. Con lui diamo uno sguardo alla politica economica del Conte bis.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/cottarelli-economia-100.html

 

Vieni in Molise! Il Reddito di residenza attiva finanzia con 700 euro al mese per tre anni chi apre un'attività nei Comuni con meno di duemila abitanti. I dettagli ce li spiega il consigliere regionale Antonio Tedeschi, promotore dell'iniziativa.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/molise-reddito-100.html  

 

11.09.2019. I SUV della discordia

Il terribile incidente nel centro di Berlino apre una discussione sull'utilizzo di queste auto nel traffico cittadino. I Verdi e gli ambientalisti vorrebbero vietarne la circolazione, ma sono le auto più vendute. Ce ne parla Enzo Savignano.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/suv-discordia-100.html  

 

Coi profughi nei campi greci

Aumentano gli sbarchi sulle isole greche di profughi in arrivo dalla Turchia. E alle dure condizioni nei campi si aggiunge il continuo rinvio della speranza. 

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/migranti-grecia-100.html  

 

I film di "Cinema! Italia!" 2019. Ormai appuntamento imperdibile, riparte la rassegna "Cinema! Italia!". La miglior filmografia d'autore prodotta nel Belpaese arriva in 37 città tedesche. Si tratta di commedie che, nella grande tradizione del cinema italiano, aprono degli squarci sul sociale.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/cinema-italia-118.html  

 

10.09.2019. Ecco la nuova Commissione europea

La neoeletta presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato ufficialmente la sua squadra europea che si insedierà dal 1 novembre.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/vonderleyen-commissione-100.html

 

5G: Progresso o regresso?

Dal 2020 saremo interconnessi grazie ad una rete di quinta generazione che promette miracoli, velocità supersoniche. Ma allo stesso tempo saremo anche tutti esposti per 24 ore al giorno a radiazioni potenzialmente nocive.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/5g-abruzzo-100.html  

 

09.09.2019. I manager ThyssenKrupp ancora liberi

I due manager di ThyssenKrupp Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz non hanno ancora iniziato a scontare la pena per il rogo di Torino in cui morirono sette operai. Perché? Vi spieghiamo il motivo e vi sveliamo nuovi dettagli.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/thyssen-krupp-146.html  

 

Le "perle" degli studenti. Laura Moro, insegnante di inglese ha raccolto nel libro "Senti chi perla" (Grafica e Arte ) i divertenti strafalcioni degli studenti. La professoressa ai nostri microfoni ci ha raccontato come è nata l'idea del libro e ci ha ricordato alcune delle gaffe più divertenti.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/perle-studenti-100.html  

 

06.09.2019. Il fantasma della recessione si aggira per la Germania

I dati sullo stato dell'economia tedesca sono negativi. La Bundesbank prevede una riduzione del Pil anche nel terzo trimestre. Cresce la preoccupazione tra gli imprenditori tedeschi ed italiani che operano in Germania.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/fantasma-della-recessione-germania-100.html  

 

Le reazioni degli eletti all'estero. Il nuovo esecutivo, "il Conte bis", si è insediato ieri, 5 settembre, giurando di fronte al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Radio Colonia ha raccolto le reazioni dei deputati eletti nella Circoscrizione Estero, Ripartizione Europa.  

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/reazioni-eletti-all-estero-100.html  

 

La storia del comandante Rodolfo

 Rudolf Jacobs, disertore della Kriegsmarine nazista, scelse di combattere dalla parte dei partigiani italiani e cadde per la libertà d'Italia nel novembre 1944 a Sarzana, in Liguria. La giornalista Ulrike Petzold ne ha ripercorso la storia che Radio Bremen 2 presenta domani (07.09) alle 18:05.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/storia-comandante-rodolfo-jacobs-100.html  

 

La nostra Europa. Scopri il nostro speciale sull’Europa e tutti gli approfondimenti: https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/speciale/storia-europa-102.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti. Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-406.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati. I commenti sportivi di Agnese Franceschini

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/sport-106.html  

 

 05.09.2019. Giallorosso, europeista. I ministri del nuovo governo giallorosso hanno giurato e hanno proposto, come primo atto di governo, Paolo Gentiloni quale commissario Ue. È l’inizio di una nuova fase politica dal destino ancora incerto. https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/conte-bis-100.html  

 

04.09.2019. Cnr e Infn: eccellenze italiane nel mondo

Infn e Cnr fra i dieci enti pubblici più innovativi del mondo. Nel 2018, al nono e decimo posto per numero di pubblicazioni. È quanto risulta da una classifica della rivista “Nature”. Una notizia che sorprende, visti i tagli e la fuga dei cervelli.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/cnr-infn-100.html

 

Doppia laurea a Bielefeld. Dal 2012 l‘Università di Bielefeld, in cooperazione con l‘Università di Bologna e La Sapienza di Roma, ha attivato progressivamente sei corsi di lauree magistrali di doppio titolo, i cosiddetti "double degree".

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03.09.2019. Titoli di studio: un aiuto a Berlino

È attivo a Berlino uno sportello di consulenza gratuita in italiano per il riconoscimento di titoli di studio o qualifiche italiane in Germania: LaRA – La Red Anerkennungs- und Qualifizierungsberatung. Ce ne parla Laura Sajeva.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/riconoscimento-titoli-di-studio-100.html  

 

Voto digitale e decisivo. La consultazione online fra gli iscritti alla piattaforma Rousseau decide se dare il via libera all’alleanza di governo fra Movimento 5 Stelle e Pd. Una controversa novità per la politica italiana.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/piattaforma-rousseau-100.html  

 

Le ferite del mondo a Venezia. Il nostro sguardo sulla Mostra del Cinema di Venezia 2019: una rassegna di qualità, che quest'anno ha l'ambizione di raccontare le fragilità e le ingiustizie del nostro mondo contemporaneo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/cinema-venezia-100.html

 

02.09.2019. AfD seconda forza in Sassonia e Brandeburgo. Sassonia e Brandeburgo hanno votato: boom dell’estrema destra, ma reggono socialdemocratici e Cdu. A Radio Colonia ne abbiamo parlato con Giulio Galoppo. https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/sassonia-brandeburgo-100.html

 

30.08.2019. Il ritorno della patrimoniale?  Una tassa sul patrimonio dei milionari tedeschi potrebbe arrivare fino a 10 miliardi di euro, dice la SPD. Giacomo Corneo, docente di Economia politica alla Freie Universität di Berlino, commenta la proposta. https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/ritorno-della-patrimoniale-100.html  

 

Noi restiamo al sud. L'emigrazione giovanile italiana continua a crescere, ma cosa spinge i giovani a rimanere in un piccolo centro dove il lavoro non c'è? Alcune storie che fanno ben sperare da Gangi, piccolo borgo siciliano.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/ritorno-della-patrimoniale-102.html  

 

La nostra Europa. Scopri il nostro speciale sull’Europa  e tutti gli approfondimenti: https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/speciale/storia-europa-102.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti. Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi. https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-404.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati. I commenti sportivi di Agnese Franceschini

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/sport-106.html

 

 

 

 

Dal 18 al 23 settembre ad Amburgo e Berlino il Festival della cucina italiana

 

Amburgo - Dalle 17 di mercoledì 18 settembre alla sera di sabato 21 settembre 37 locali italiani parteciperanno al festival della cucina italiana organizzato da Berlin Italian Communication, True Italian in collaborazione con Campari, Aperol Spritz e Averna e il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo.

Dopo il successo a Berlino, il conosciuto festival della cucina italiana raggiunge un’altra città cardine della Germania: Amburgo.

Amburgo sarà per la prima volta la location di un festival dedicato interamente alla cucina italiana che si svolgerà contemporaneamente anche a Berlino. Dal 18 al 21 settembre 2019. 37 ristoranti apriranno le loro porte e offriranno alla clientela i tipici piatti della tradizione al prezzo speciale di soli 7€ assieme ad un drink a scelta tra Aperol Spritz e Campari Amalfi (cocktail a base di Campari e bitter lemon).

L’obiettivo del festival è quello di promuovere e far conoscere la cucina italiana all’estero, soprattutto proponendo specialità tipiche e non conosciute o sottovalutate anche dagli italiani stessi.

Come funziona il 72 hrs True Italian Food Festival?

Per prendere parte a questo tour del gusto unico nel suo genere, basta recarsi tra le ore 17 di mercoledì 18 e la sera di sabato 21 settembre in uno dei locali partecipanti all’evento e chiedere la specialità dell’evento True Italian. Che sia una vera e propria sfida all’ultimo ristorante o una semplice degustazione di specialità poco conosciute, potrete divertirvi a scegliere il ristornate e la specialità che più vi incuriosiscono e godervela accompagnata da un Aperol Spritz o Campari Amalfi.

Per potersi orientare tra i vari locali verrà realizzata la 72 hrs True Italian Food Map, una mappa ricalcata sulla cartina della metropolitana di Amburgo in cui verranno rappresentati i locali partecipanti di tutte le zone della città. Per ogni ristorante il relativo indirizzo, gli orari di apertura e specialità offerta. La mappa è disponibile come pdf scaricabile e su Google Maps e presto anche come flyer cartaceo reperibile nei locali partecipanti.

Il network True Italian ha lo scopo di preservare e promuovere i locali e food truck italiani in Germania che rappresentano l’autentica tradizione culinaria italiana. Per renderli identificabili, viene conferito loro il marchio (registrato presso il Deutsches Patent und Markenamt, l’ufficio marchi e brevetti tedeschi). Aderire al marchio True Italian significa offrire ingredienti di alta qualità, mescolati per creare piatti che portano con sé l’autentica tradizione italiana. La 72 hrs True Italian Food Festival – Hamburg segue progetti di successo come l’Italian Street Food Festival Berlin, lo Spritz & Italian Food Night Festival, la 72hrs True Italian Food – Berlin, l’Italian Pizza Week e la True Italian Pasta Week. (Inform/Dip  6)

 

 

 

 

Wolfsburg città italo-tedesca! Inaugurata la mostra itinerante “Italiani di Germania”

 

Dal dieci al ventisette settembre la città di Wolfsburg ospita la mostra fotografica itinerante “Italiani di Germania”. Grande successo ha riscosso l’inaugurazione che ha coinciso con la presentazione dell’omonimo libro e la sua web documentary. La grande sala Comunale di Wolfsburg gremita di pubblico. Presenti anche molte persone venute espressamente da paesi e località diverse.

 

La manifestazione è stata preceduta da un incontro formale nella sala consiliare, dove il Sindaco “Oberbürgermeister” Klaus Mohrs assieme alla giunta comunale  e l’ambasciatore italiano in Germania, Luigi Mattiolo, al cospetto delle rappresentanze istituzionali, tra le quali: il direttore generale Luigi Vignali; il Console di Hannover, Giorgio Taborri; la consigliere d’Ambasciata, Susanna Schlein; l’agente consolaredi Wolfsburg, Barbara Tarullo; Il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone; il consigliere Cgie, Paolo Brullo; il presidente del Com.It.Es. Luigi Cavallo,  hanno espressamente riconosciuto l’apporto dei nostri connazionali allo sviluppo esemplare di Wolfsburg e della Germania.

Il Sindaco Klaus Mohrs ha aperto la mostra, allestita in collaborazione con il locale Com.It.Es, l’Agenzia Consolare d’Italia Wolfsburg e con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Ambasciata d’Italia Berlino e la città di Wolfsburg, ringraziando le istituzioni italiane che hanno scelto Wolfsburg per presentare questo progetto itinerante che sarà presentato in undici città tedesche.

Nelle parole del sindaco sono emersi in maniera inequivocabile i meriti e l’apprezzamento del lavoro dei cittadini italiani operosamente attivi alla nascita concreta, mattone per mattone, di questa città. Loro sono stati tra gli artefici, un vero motore di crescita economica e culturale del progresso di questa città. In mezzo secolo da “Gastarbeiter” sono diventati cittadini wolfsburghesi, contribuendo a dare vita e sostanza ad una composita comunità, che conta oltre cento rappresentanze e dove si materializza con rispetto reciproco quello spirito e quel sentimento europeo al quale si ispirarono i padri costituenti

Questo modello vincente di interazione che configura questa comunità composita è il risultato di tante storie di persone, dei loro sentimenti, di lotte comuni per migliorare le proprie condizioni di vita, riprodotte nella rappresentazione urbana di una città che in breve tempo è diventata protagonista a livello mondiale.

Wolfsburg è narrata e trova un suo spazio nella pubblicazione curata da “National geographics Italia”, nelle foto che compongono la mostra e nella web documentary. A detta del sindaco Mohrs la città di Wolfsburg si sente onorata della presenza italiana. In tutte le sue espressioni sia associative che istituzionali: l’Agenzia d’Italia, l’ufficio culturale, il Com.It.Es. e il Centro italiano ubicati in Piazza Italia sono vetrine dell’aspetto urbano, civile e istituzionale.

All’intervento del sindaco è seguito il ringraziamento dell’Ambasciatore Luigi Mattiolo, che oltre a ringraziarlo per il sostegno e per l’ospitalità a questo evento, ha sottolineato la riconoscenza del nostro Paese verso la città e le istituzioni di Wolfsburg, e da qui la scelta voluta e oculata di inaugurare la mostra in questa città.

“E’ il regalo che il nostro paese - ha sottolineato l’Ambasciatore - ha sentito di fare al continuo processo integrativo nel quale la presenza italiana assurge al ruolo pioneristico, tracciando modelli di convivenza da imitare e da promuovere ovunque, in particolare in un’epoca caratterizzata dal fenomeno della mobilità diffusa. Le storie delle famiglie dei nostri connazionali, che hanno costruito Wolfsburg e che hanno trovato lavoro presso la Volkswagen, vengono vissute in positivo, tant’è che hanno scelto di realizzare qui il loro futuro dando prova di inserirsi progressivamente in tutti i settori, creando e diffondendo l’italianità tanta amata dai tedeschi”.

Molto applaudito  è stato  anche l’intervento dell’ispiratore del progetto, il direttore generale del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale responsabile per gli affari italiani nel mondo, Luigi Maria Vignali, il quale ha ripreso le qualificanti e sincere parole del sindaco della città di Wolfsburg, Klaus Mohrs, gemellata con la provincia di Pesaro – Urbino e con il comune di Popoli, apprezzandone la sottolineatura di   sentirsi in dovere di dare all’Italia una parte del proprio benessere, come è successo in occasione dell’ultimo terremoto che ha colpito l’Abruzzo, contribuendo materialmente alla  costruzione di una scuola nel Comune di Popoli, in provincia di Pescara. 

Questi esempi di solidale collaborazione tra la Germania e l’Italia sono segnali forti che rafforzano il sentimento di convivenza pacifica e la creazione di quell’Europa dei cittadini tanto sognata da Altiero Spinelli. Nella pratica quotidiana l’amicizia tra i due paesi viene continuamente rafforzata anche dalle gesta dei Presidenti della Repubblica italiana e quella federale tedesca. Ultimo di questi episodi, l’incontro tra i Presidenti Sergio Mattarella e Frank-Walter Steinmeier lo scorso 25 agosto a Fivizzano in occasione del 75° anniversario degli eccidi di Vinca, San Terenzo Monti Mommio, Tenerano.

Il progetto “italiani di Germania” è parte integrante di una proposta culturale e storiografica composita che contempla la narrazione di storie vissute dai nostri connazionali emigrati nel Regno Unito, in Belgio e nei paesi dell’Est, fortemente voluto dal direttore Luigi Vignali, che ha voluto rappresentarle per farle conoscere ai più, renderle vive per creare opinione e recuperare l’apporto storiografico di un tratto caratterizzante della storia del nostro paese, affinché non rimangono dimenticate negli archivi della storia, ma renderle presenti, visibili per diventare esempi positivi.

Si sono succeduti alla tribuna anche i rappresentanti della comunità: il presidente del Com.It.Es. Luigi Cavallo e il Consigliere del Consiglio generale degli italiani all’estero Paolo Brullo, che hanno contribuito attivamente assieme con le autorità tedesche e italiane alla realizzazione dell’eccellente evento di Wolfsburg. Entrambi hanno narrato episodi e aneddoti della presenza italiana a Wolfsburg, ne hanno tessuto le lodi ed hanno ricordato i sacrifici di operai, professionisti e accademici, del susseguirsi di un’evoluzione sociale e culturale che oggi si vive passeggiando per piazza Italia, nei quartieri, nelle vie e nei luoghi dove l’italianità si amalgama indistintamente con colori e costumi tedeschi. Entrambi hanno ringraziato il Segretario del Cgie, Michele Schiavone, presente all’incontro, che ha li ha sostenuti in questa loro parte del progetto.

Gli autori della mostra, Riccardo Venturi e Lorenzo Colantoni, hanno ripercorso il lavoro minuzioso espresso nelle fotografie e registrato nei documenti audiovisivi, ricordando aspetti ed episodi delle tante persone di diversa età e di diversa provenienza, che hanno incontrato nel recupero dell’ampia documentazione. Si tratta di personaggi unici e rappresentativi di storie vere, storie di vita, storie di lavoro documentate attraverso gli scatti e i fotogrammi, in bianco e nero e a coloro, riprodotti in maniera tale da renderli parlanti.

L’evento ha avuto delle pause musicali sulle note del maestro Nicola Piovani ed è terminata con un rinfresco offerto dal Comune di Wolfsburg, che ha permesso ai partecipanti di commentare e scambiarsi opinioni su una tante storie e diverse generazioni di cittadini, che hanno oramai nel loro orizzonte l’idea di una comunità sovranazionale qual è quella europea. Cgie/de.it.press 12

 

 

 

 

Festival “Cinema! Italia!” Il 14 settembre inaugurata ad Amburgo la 22ª edizione

 

Amburgo. È stata inaugurata il 14 settembre la 22ª edizione del Festival “Cinema Italia”, che vede in programma le opere di maestri come i fratelli Taviani, Roberto Andò, Riccardo Milani o Gianni Zanasi, ma anche quelle di giovani registi come Ciro d'Emilio e Bonifacio Angius. Come da tradizione il Festival s’inaugura ad Amburgo e terminerà a Berlino: la data di chiusura sarà il 18 dicembre 2019 con la premiazione del film più acclamato dagli spettatori e che verrà tradotto e proiettato poi nelle sale di tutte le città tedesche.

La kermesse tocca 37 città tedesche. Nel nord della Germania i film potranno essere visti a Brema (Cinema Atlantis/Schauburg dal 26/9 al 2/10), a Kiel (Kino in der Pumpe dal 31/10 al 6/11) e Lubecca (KoKi dal 21 al 27/11/2019).

Il film che ha inaugurato la 22ª edizione del Festival Cinema! Italia! ad Amburgo è stato "Troppa grazia" di Gianni Zanasi, un film coraggioso e sorprendente. Dopo “Non pensarci” e “La felicità è un sistema complesso”, Zanasi ritorna col suo cinema personalissimo e originale, quello che è più vicino di tutti in Italia alle sensibilità del nuovo cinema indipendente americano, raccontando con leggerezza e disincanto di questioni spesso molto serie.  Il regista ha partecipato come ospite all’evento, rispondendo alle domande del pubblico al termine della proiezione, in un dibattito moderato da Francesca Bravi dell’Universitá CAU di Kiel.

 

Il Festival è organizzato da Made in Italy, Kairos-Filmverleih, in collaborazione con il Metropolis Kino e l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo. Gli altri film selezionati per quest‘anno sono: “Un giorno all’improvviso” (Regia di Ciro D’Emilio), “Ma cosa ci dice il cervello” (Regia di Riccardo Milani), “Ovunque proteggimi” (Regia di Bonifacio Angius), “Una questione privata” (Regia di Paolo e Vittorio Taviani), “Una storia senza nome” (Regia di Roberto Andò). Tutti i film sono proiettati in originale con sottotitoli in tedesco. Il Festival Cinema! Italia! gode del patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Berlino. Ad Amburgo il Festival durerà da sabato 14 settembre a domenica 22 settembre. Tutti i film elencati saranno proiettati presso il Cinema Metropolis. Anche in questo caso i soci dell’Istituto Italiano di Cultura, previa presentazione della tessera, avranno diritto a un prezzo ridotto per tutte le proiezioni. (Inform/dip)

 

 

 

 

 

“Visioni sarde” a Monaco di Baviera

 

Monaco di Baviera - Mercoledì 18 settembre, dalle ore 18.30 alle 20.30, avrà luogo, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera la proiezione della rassegna di cortometraggi "Visioni sarde", che si propone di promuovere e valorizzare nel mondo il cinema sardo.

I temi spaziano dall’immigrazione, alla guerra, dalla multiculturalità all’analisi introspettiva dell’animo umano. Il tutto è incastonato sullo sfondo di una Sardegna allo stesso tempo attuale e selvaggia.

Il programma prevede la proiezione di: “Dans l’attente” di Chiara Porcheddu, “Eccomi (Flamingos)” di Sergio Falchi, “Il nostro concerto” di Francesco Piras, “La notte di Cesare” di Sergio Scavio, “Sonus” di Andrea Mura, “Spiritosanto – Holy spirit” di Michele Marchi, “The wash – la lavatrice” di Tomaso Mannoni, “Warlords” di Francesco Pirisi e “L'Unica Lezione” di Peter Marcias.

Tutti i film saranno sottotitolati in inglese.

Nata nel 2014, “Visioni sarde” si propone di promuovere e valorizzare nel mondo il cinema sardo. La rassegna è diventata sempre più grande mantenendo la sua vocazione di luogo di vetrina per cinema di qualità prodotto in Sardegna e di scoperta e di valorizzazione dei giovani talenti sardi a cui offre l’occasione di raggiungere il più vasto pubblico nazionale e anche internazionale. Il progetto “Visioni Sarde nel Mondo” si propone infatti di diffonderne le opere in più continenti attraverso la rete dei circoli sardi, degli Istituti Italiani di Cultura, dei Comites e del la Società Dante Alighieri grazie ai contribuiti della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato del Lavoro (ai sensi della L.R. n.7/1991 art.19, nell’ambito del programma per l’emigrazione 2019).

Quest’anno i compiti organizzativi sono stati affidati al Circolo “Su Nuraghe” di Alessandria. I film giunti alla finale del Festival Visioni Italiane sono stati raccolti e preselezionati nei mesi passati dagli esperti della Cineteca di Bologna. (aise/dip)

 

 

 

 

Francoforte, il 18 settembre un omaggio ad Andrea Camilleri. Il 25 settembre “Un libro al mese”

 

Francoforte - Il 18 settembre, a due mesi dalla scomparsa dell’amatissimo - e ben conosciuto anche in Germania - scrittore, sceneggiatore, regista e drammaturgo Andrea Camilleri,  il Consolato Generale d’Italia a Francoforte dedicherà una serata  a questa eccezionale personalità della cultura italiana, proiettando in Sala Europa, alle ore 19, il film “ La mossa del Cavallo”, regia di Gianluca Maria Tavarelli, tratto dall’omonimo romanzo storico pubblicato venti anni orsono. Un omaggio al maestro Camilleri che in questo romanzo storico - ambientato nel 1877 a Vigata - crea un intreccio a sfondo poliziesco che si sviluppa e si scioglie grazie all'uso del dialetto siciliano “vigatese”: lingua ormai conosciuta dai tanti ammiratori del Commissario Montalbano. Il docente Massimo Fagioli, dell’Associazione Italiani in Deutschland  e.V. di Francoforte, presenterà al pubblico il film nonché alcuni aspetti  di questo romanzo, la cui vicenda prende lo spunto da una nota di Leopoldo Franchetti per la sua inchiesta controgovernativa sulle condizioni socio-economiche della Sicilia nel 1876.

Il 25 settembre, invece, sempre in Sala Europa, alle ore 19.00, tornerà il ciclo “Un libro al mese”: ospite sarà l’avvocato Rodolfo Dolce, con il suo libro appena uscito dal titolo “La mosca bianca” (Villa Vigoni editore, 2019). Un libro ricco di storie, osservazioni acute e spiritose, di memorie degli autori, padre e figlio, che raccontano l’emigrazione italiana degli anni ‘60 e ‘70 in Germania con uno sguardo, una sensibilità e una biografia personale altra rispetto agli “operai ospiti” di quegli anni. La loro esperienza - quella di Giuliano (ricercatore, medico-psichiatra) e Rodolfo Dolce (primo avvocato italiano a Francoforte) - appare come un vissuto da “mosca bianca”, ma in realtà è specchio e rilettura attenta delle grandi trasformazioni sociali dei due Paesi, Italia e Germania, durante quei due decenni del secolo scorso. Sono ricordi ed esperienze di chi si muove tra la cultura tedesca ed italiana, di chi vive in prima persona le contraddizioni, gli stereotipi e i pregiudizi, ma anche le potenzialità, le chance e i profondi mutamenti di due nazioni economicamente, storicamente e culturalmente diverse ma interdipendenti. Intervistano l’autore e moderano la serata Maria Cristina Belloni (docente e lettrice ministeriale alla J.W. Goethe Universität) e la presidente della DIV di Francoforte, Caroline Lüderssen. (Inform/dip)

 

 

 

 

A Stoccarda il 12 ottobre lo spettacolo “Bianco e Nero”

 

Stoccarda. Le ACLI Baden-Württemberg in collaborazione con l’associazione Su Nurage e.V., KAOS LAB, la Regione Autonoma della Sardegna, l’IFS e il KURSAAL Bad Cannstatt, hanno il piacere d’invitare alla visione dell’opera foto-musicale di Lorenzo Fasolo “Bianco e Nero”. Lo spettacolo si terrà sabato 12 ottobre alle ore 19:00 (entrata già dalle ore 18:00) presso il Kursaal Bad Cannstatt, Königplatz 1, Stuttgart. L’ingresso gratuito.

Bianco e Nero è uno spettacolo ideato da Lorenzo Fasolo: grazie alle musiche e parole di Beppe Dettori e alle fotografie di Luigi Corda vengono celebrati i più longevi testimoni sardi del XX secolo, che nei loro volti e nelle loro anime segnate dal tempo custodiscono il segreto della longevità.

La familiarità dei volti e la saggezza dei centenari viene rivelata nella semplicità disarmante delle loro parole che, emergendo come ricordi alle spalle del musicista, permettono la nascita nello spettatore di uno stato emotivo intenso e primordiale, trascendente lo spazio e il tempo.

I testimoni dello Spettacolo sono accompagnati in un percorso che li porta a scontrarsi con i temi cardine della propria esistenza, tra stato vitale e consapevolezza, ragione e spiritualità, umiltà ed ego, sacrificio e beneficio, vita e morte, luce e oscurità. Bianco e nero.

L’impatto culturale dell’opera offre l’opportunità di riflettere su questioni attuali riguardanti la migrazione, l’integrazione razziale, l’importanza della musica popolare, elementi di valorizzazione di ogni popolo, delle radici e delle tradizioni popolari.

Pino Tabbì, delle Acli Baden-Württemberg, nell’invito si augura una “numerosa partecipazione”. Per ulteriori informazioni: Tel. 0711 9791482; e-Mail: aclibw@yahoo.de.  De.it.press 13

 

 

 

 

Buon lavoro alla neonata Associazione Lucani di Berlino

 

“Sono sicuro saprete mettere a valore le esperienze, aprendovi all’importante contributo delle nuove generazioni”. Sono state queste le parole con le quali il Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Carmine Cicala, ha voluto ringraziare e augurare un buon lavoro, attraverso un messaggio, a Piero Rosano e Anna Piccardi, rispettivamente presidenti della neonata Associazione lucani a Berlino e della Federazione lucani nel mondo.

“Sono sicuro saprete raccontare con orgoglio le vostre origini, la storia e la bellezza del luogo natio - ha continuato Cicala - vi adopererete per valorizzarlo e promuoverlo, offrirete il vostro tempo per trasmettere il senso di comunità e appartenenza, ma manifesterete sempre, come è giusto che sia, un’attenzione genuina e profonda verso la società che vi ha accolti”.

“La nascita di nuove forme associative, che sanno mettere a valore le esperienze, aprendosi all’importante contributo delle nuove generazioni, come l’Associazione dei lucani a Berlino saprà fare - ha detto ancora Cicala - consente di guardare all’associazionismo di emigrazione non come un fenomeno superato, ma come una realtà dinamica, un ponte tra il qui, la Basilicata che vive entro i confini regionali, e quella che vive in giro per il mondo, capace di aprirsi al confronto con altre culture e di raggiungere traguardi sempre più ambiziosi e importanti nei più disparati ambiti lavorativi. Una forza associativa, la vostra, che si interroga, programmando sfide interessanti come il progetto che vi siete dati teso a far conoscere angoli meno noti della Basilicata e quello legato alla creazione di un luogo di supporto virtuale e fisico per i nuovi arrivati”.

“A tutte le Associazioni dei lucani che lavorano ogni giorno, a voi, eccezionale strumento di aggregazione e sostegno di identità - ha detto il Presidente del Consiglio regionale della Basilicata - va il nostro ringraziamento per tutto ciò che avete fatto e continuerete a fare. A tutti voi che avete sperimentato sulla vostra pelle cosa vuol dire interazione con la società ospitante, trasformandola in occasione di conoscenza e quindi di arricchimento, va l’invito a costruire nuovi percorsi per alimentare il profondo legame con la nostra Basilicata”. (aise/dip) 

 

 

 

Incontro al Consolato di Hannover. Elezioni dei Comites: prima la riforma

Hannover. Mecoledì 11 settembre il  Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE) Michele Schiavone insieme ai presidenti Comites Giuseppe Scigliano (Comites di Hannover)  e  Cavallo Luigi (Presidente del Comites di Wolfsburg)  hanno incontrato il Console Generale di Hannover Giorgio Taborri presso la sede del Consolato Generale.

Tanti i temi trattati tra cui: i servizi consolari, l’offerta della lingua italiana, la lingua materna, l’assistenza scolastica, i nuovi arrivi, le elezioni Comites. Proprio su questo ultimo tema, si sono soffermati a lungo i presidenti Scigliano e Cavallo ed hanno fatto notare che fare le elezioni senza prima riformare questi organismi e senza prima cambiare le modalità di voto, sarebbe come decretarne la fine.

Entrambi i presidenti hanno messo in risalto tanti punti che andrebbero corretti prima di indire le elezioni e sperano in un incontro tra le autorità competenti, gli eletti all'estero ed il CGIE per discutere come procedere. Hanno fatto notare anche che in diverse circoscrizioni quasi tutti i Membri hanno già due mandati sulle spalle e quindi, in base alla legge vigente, non saranno più candidabili e che le nuove generazioni, con qualche eccezione, sono poco attive nelle associazioni italiane esistenti e nei Comites.

L’incontro è stato costruttivo e cordiale ed alla fine il Segretario Generale ed i due Presidenti si sono complimentati con il Console Taborri per come i servizi ad Hannover vengono erogati e per la sintonia che esiste tra Consolato e Comites.
G.S, de.it.press 15

 

 

 

Weilheim-Schongau (Baviera) nelle Marche per la Fiera della Birra di Monte San Vito

 

Un “ponte di birra” collega le Marche con l’Alta Baviera, grazie alla Fiera della Birra di Monte San Vito, giunta alla 15esima edizione. Dopo un’interruzione di due anni, a causa del terremoto, la cittadina dell’Anconetano è tornata a richiamare famiglie intere nel centro storico per gustare specialità originali, piatti locali e tipici, prodotti bavaresi e delle nazioni ospiti. Un legame, quello della Baviera con le Marche e Monte San Vito, nato nel lontano 2003, con un tour enogastronomico guidato dall’allora presidente della Camera di commercio italiana a Monaco, Klaus Gerard, che ha anche acquistato casa nel paese marchigiano. Una collaborazione sempre più stretta e convinta ha unito il comune alla Germania, sancita quest’anno dalla presenza alla Fiera dell’amministratore del distretto provinciale Weilheim-Schongau, signora Andrea Jochner-Weiss, ricevuta in Regione dall’assessora alle Attività produttive, Manuela Bora. La delegazione tedesca era accompagnata dal sindaco di Monte San Vito, Thomas Cillo.

“Da sempre i rapporti tra le Marche e la Germania, in particolare con il Land della Baviera, sono ampi e consolidati, basati sulla piena collaborazione, non solo commerciale - ha sottolineato l’assessora - La vostra presenza è un grande segnale di amicizia che apprezziamo e che consideriamo come base per sviluppare ulteriori rapporti”. Bora ha indicato tre assi strategici da valorizzare: collegamenti aerei, turismo, l’export. “La città di Monaco di Baviera e il suo aeroporto rappresentano il nostro grande hub verso l’Europa e il mondo. Nel 2018 su 109 passeggeri da/per Monaco, soltanto 26 mila hanno volato la tratta diretta; i restanti hanno utilizzato Monaco come scalo per altre destinazioni. Potenziare i collegamenti garantirebbe notevoli benefici. La Germania è il primo mercato di provenienza dei flussi turistici stranieri verso le Marche: nel 2018 sono stati oltre 64 mila, con un incremento del 14% sul 2017. Anche per quanto riguarda l’esportazione, la Germania è il primo paese per le Marche, con una quota del 10,9% mentre le importazioni raggiungono un livello del 7,3%. La Regione Marche, in questo rapporto proficuo con la Germania, assegna un ruolo prevalente alla Provincia della Baviera”.

L’amministratrice Jochner-Weiss ha sottolineato l’importanza del turismo per rafforzare i rapporti: “Vanno ulteriormente sviluppati, trovando opportunità vantaggiose per i reciproci mercati”. Il sindaco Cillo ha ricordato come la collaborazione sia nata “attraverso un’idea sviluppata, negli anni, dalla Pro Loco montesanvitese. La Fiera ha raggiunto un’importanza molto apprezzata. L’impegno comune è quello di svilupparla ancora di più, con nuove idee e nuove e iniziative. Quest’anno la novità è rappresentata da una birra speciale per gli intolleranti al glutine”. (Inform/Dip 2)

 

 

 

 

 

“VigoniForEurope”: Italia e Germania a confronto

 

Martedì 17 settembre alle ore 10 appuntamento alla Triennale Milano dove si svolgerà l’incontro "VigoniForEurope: re-thinking creativity in a changing society".

L’evento è organizzato dal centro italo-tedesco per l’eccellenza europea Villa Vigoni, con la Triennale Milano, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il Ministero Federale degli Affari Esteri, e vedrà la partecipazione, tra gli altri, dei due ministri italiano Dario Franceschini e tedesco Michelle Müntefering.

L'incontro verrà inaugurato proprio dal ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, a testimonianza del valore fondante della cultura nelle relazioni italo-tedesche. Eredi di una storia secolare di reciproci influssi, oggi Italia e Germania reinterpretano in chiave contemporanea le proprie tradizioni grazie a un dialogo virtuoso fra creatività e territorio, in cui artigianalità delle produzioni e attenzione alla sostenibilità si coniugano nel reciproco rispetto del rapporto tra uomo e natura.

VigoniForEurope, ideato da Villa Vigoni e realizzato in collaborazione con i Ministeri degli Esteri italiano e tedesco, è un forum dedicato alle politiche culturali, che intende offrire una piattaforma di discussione tra i maggiori interlocutori del mondo delle istituzioni, dell’università, della politica, delle imprese e delle associazioni a livello europeo, al fine di individuare le più efficaci buone pratiche europee e analizzare come esse vadano correlate e condivise.

Particolare attenzione viene dedicata alla cooperazione italo-tedesca sui temi culturali, poiché Italia e Germania esprimono da sempre il forte convincimento che la cultura debba ricoprire un ruolo centrale nel dibattito europeo.

A partire dai settori del design e della moda, del VigoniForEurope 2019 mira riflettere sul valore della creatività, assegnandole un ruolo sostanziale nel dibattito in corso sul futuro dell’umanità. Decisiva è infatti la capacità creativa degli esseri umani di conciliare i più diversi requisiti di efficienza, estetica e funzionalità.

Il programma della giornata sarà aperto dagli indirizzi di saluto di Stefano Boeri, presidente Triennale Milano, Michele Valensise, presidente per parte italiana di Villa Vigoni, e Michelle Müntefering, ministro degli Esteri tedesco.

Seguiranno due panel di discussione, il primo dei quali teso ad approfondire il tema "Sostenibilità e tecnologia". Moderati da Marco Sammicheli della Triennale Milano, interverranno: Carlo Capasa, presidente Camera Nazionale della Moda Italiana; Christiane Arp, caporedattore Vogue Germany e presidente del Consiglio della Moda tedesco; Orsola De Castro, co-fondatrice di Fashion Revolution; Julia Leifert, fondatrice e amministratore delegato della sua azienda di moda e membro del Consiglio della Moda in Germania; Magdalena Schaffrin, amministratore delegato di Kaleidoscope Berlin e direttore creativo di Neonyt; e Barbara Trebitsch, direttore dei programmi dell’Accademia Costume & Moda.

"Italia, Germania e Unione Europea: il ruolo dell’industria culturale e creativa nel modellare la politica culturale europea" sarà il tema del secondo panel, che sarà moderato da Serena Bertolucci, direttrice del Palazzo Ducale di Genova. Interverranno: Stefania Lazzaroni, direttrice generale Altagamma; Joseph Grima, direttore del Museo del Design Italiano alla Triennale Milano; Barbara Gessler, capo unità dell’Agenzia per l’Istruzione, l’Audiovisivo e la Cultura della Commissione Europea; Roberto Vellano, vice direttore generale per Promozione del Sistema Paese della Farnesina; Gitte Zschoch, direttore EUNIC; e Katrin Ostwald-Richter, direttore del Goethe-Institut Mailand.

Tracceranno le conclusioni dei lavori gli interventi di Stefano Boeri, Michelle Müntefering e del ministro italiano per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini. (aise/dip 13)

 

 

 

 

Germania, la crisi si aggrava: ordini alle imprese giù del 2,7%

 

L'Istituto di Statistica dà notizia della contrazione a luglio del 2019. La responsabilità è della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Pesano anche le incertezze della Brexit

 

ROMA - La crisi dell'economia tedesca si aggrava. A luglio 2019, le fabbriche del Paese hanno ricevuto ordini in calo del 2,7 per cento rispetto al mese precedente. A giugno, invece, gli ordini erano aumentati (sempre del 2,7 per cento). 

 

In dato di luglio è peggiore delle attese degli analisti che avevano previsto un calo, ma solo nell'ordine dell'1,4%. Su base annua, dunque da un anno all'altro, l'Istituto federale di Statistica registra poi un vero e proprio crollo, del 5,6%. La flessione interessa soprattutto gli ordini di fascia alta, con un elevato importo economico. Se si escludono questi, l'andamento registra una crescita dello 0,5%.

Il calo è imputabile soprattutto all'andamento degli ordinativi che arriva dal resto del mondo, dunque dall'area "non euro". E il ministero dell'Economia - che chiama in causa la politica protezionistica degli Stati Uniti e la lotta commerciale con la Cina - vede buio anche per il futuro. Non si aspetta un miglioramento della situazione, per le difficoltà ormai strutturali del settore manifatturiero.

 

Anche il dato di agosto, dunque, dovrebbe essere negativo, per le incertezze che arrivano peraltro da un altro fronte: quello della Brexit. 

 

Se gli ordinativi industriali non dovessero miracolosamente riprendersi, la Germania andrebbe incontro a una contrazione del Pil anche nel terzo trimestre dell'anno. E ormai lo stesso settore dei servizi, in Germania, avverte su si sé il vento gelido della crisi economica. LR 5

 

 

 

 

 

Brexit: quel martello invisibile che incombe sul Regno Unito

 

Sviluppato dal Civil Contingencies Secretariat (Ccs), un dipartimento dell’ufficio del governo responsabile della pianificazione delle emergenze, l’Operazione Yellowhammer ha lo scopo di mitigare, nel Regno Unito, gli effetti dirompenti della Brexit e dovrebbe durare per circa tre mesi. Per preparare al meglio i britannici all’eventualità di un’uscita senza accordo, era attesa la pubblicazione di estratti del documento martedì 3 settembre, proprio nel giorno in cui alla Camera dei Comuni andava in scena lo scontro tra la ormai defunta maggioranza del primo ministro Boris Johnson e l’opposizione – rafforzata da una ventina di voti di alcuni Tory ribelli – per impedire al governo di Sua Maestà di arrivare a una no-deal Brexit il prossimo 31 ottobre.

Durante il fine settimana precedente il voto, funzionari del governo avevano lavorato in modo frenetico alla revisione del documento Operation Yellowhammer: una tempistica che aveva fatto Michael Gove, ministro responsabile per la pianificazione di un’uscita dall’Unione europea senza accordo, di poterlo utilizzare pubblicamente per dimostrare che il governo fosse in controllo della situazione. Ma pochi giorni dopo, Gove e altri ministri hanno deciso di abbandonare l’ipotesi della pubblicazione di un documento “annacquato”. Fonti interne hanno rivelato che “la riunione non è andata bene; e lo scenario di no-deal delineato nel piano è stato giudicato troppo pessimistico”.

L’inferno di un’uscita senza accordo

Il mese scorso, il Sunday Times aveva pubblicato alcuni estratti dell’Operazione Yellowhammer secondo cui, in caso di una no-deal Brexit, la Gran Bretagna dovrà affrontare carenze di carburante, cibo e medicine, e tre mesi di caos nei suoi porti. Il documento, contrassegnato come “ufficiale riservato”, avverte che i camion potrebbero subire ritardi di due giorni e mezzo nei porti e che le forniture mediche potrebbero essere soggette “a gravi ritardi prolungati”. Affermava inoltre che il governo si aspettava il ritorno di un hard border sull’isola d’Irlanda.

Sebbene i funzionari che lavoravano alla riscrittura affermassero che il documento era stato deliberatamente “neutralizzato“, era ancora considerato troppo cupo per renderlo pubblico. Hilary Benn, presidente della Commissione Brexit alla Camera dei Comuni e primo firmatario della proposta di legge volta a bloccare un’uscita senza accordo il 31 ottobre prima della sospensione del Parlamento voluta da Johnson, ha dichiarato: “Una versione ripulita del rapporto Operazione Yellowhammer non sarà sufficiente. Il governo deve essere completamente aperto e trasparente con i parlamentari e il pubblico in merito alle piene implicazioni del danno che una Brexit senza accordo infliggerebbe al paese”.

Il Parlamento prova a reagire

Ricapitoliamo. Manca poco più di un mese a una possibile uscita senza accordo del Regno Unito dall’Unione europea, opzione a cui l’attuale governo guidato da Boris Johnson sembra propenso, anche alla luce delle innumerevoli indiscrezioni da fonti Ue e irlandesi secondo cui dal suo insediamento il governo britannico non ha avanzato alcuna proposta alternativa per un nuovo accordo. Tra pochi giorni scatterà – come deciso dal governo – la sospensione del Parlamento britannico, che nel frattempo si sta battendo con forza per prevenire lo scenario di un’uscita senza accordo il 31 ottobre, mettendo il premier in netta minoranza. Destino simile ha incontrato anche la mozione di Johnson per delle elezioni anticipate il 15 ottobre – un voto che sarebbe stato monopolizzato dal tema Brexit – così da “decidere chi andrà a Bruxelles due giorni dopo a trattare con l’Ue” .

In questa cornice, il governo si rifiuta di informare Westminster e cittadini elettori di quelli che sarebbero gli effetti della proposta di una no-deal Brexit che continua a difendere a spada tratta – e che sarebbero affrontati nei documenti dell’Operazione Yellowhammer – contro i sempre più numerosi “traditori della volontà popolare”, perché lo scenario è “troppo negativo”.

No-deal e diritto alla conoscenza

Al di là delle posizioni a favore o contro la linea governativa che uno può nutrire, è evidente, purtroppo, che poco si è imparato dalla decisione scellerata dell’allora premier Tony Blair di entrare in guerra in Iraq sulla base di informazioni “confezionate” e “riservatissime”, come rivelato in seguito dal rapporto Chilcot.

È difficile non vederne un disprezzo profondo nei confronti dei cittadini britannici che dovranno pagare il prezzo di questa ulteriore violazione del loro diritto a conoscere. Più che essere sepolto in qualche cassetto di Downing Street, il “martello giallo” pende sopra la testa del popolo sovrano. Laura Harth, AffInt. 9

 

 

 

 

L'auto tedesca è in panne. Ma dalla crisi può nascere un nuovo modello economico

 

La principale industria del paese è in crisi: vale il 12 per cento del Pil. La sua frenata può travolgere anche l'Italia. Ma può anche indurre (finalmente) Berlino a investire in infrastrutture e innovazione. Con un beneficio diffuso a tutta l'Europa - di Maurizio Ricci

 

L'ultimo rapporto sullo stato di salute - ad agosto - dell'industria dell'auto tedesca è una lettura deprimente. Le grandi case sono riuscite a smaltire una buona fetta di auto invendute che si accumulavano nei piazzali, ma le prospettive - fra Brexit e guerre commerciali di Trump - restano segnate dal pessimismo: i grafici puntano tutti in giù. Per l'intera economia tedesca è una sciagura incombente. L'auto occupa 850 mila persone, che raddoppiano con l'indotto, rappresenta il 16 per cento delle esportazioni e il 20 per cento del fatturato industriale. Vale direttamente il 12 per cento del Pil, ma con l'indotto si arriva al 36. Insomma, l'auto è l'ingranaggio principale della locomotiva tedesca e la sua crisi ci riguarda da vicino: il 5 per cento delle esportazioni italiane sono componenti per auto e, per un quinto, vanno a finire sulle macchine tedesche. E' una partita, per noi, da 4 miliardi di euro l'anno.

 

Eppure, un vero cinico può trovare modo di rallegrarsi per questa crisi incombente. Il passaggio sarà duro, penoso, carico di vittime e doglianze. Ma il risultato finale può essere una serie di trasformazioni dell'economia tedesca e, con essa, di quella europea, di cui sia la Germania che l'Europa hanno un disperato bisogno e che, finora, non si è riusciti, in un contesto meno drammatico, ad impostare.

La prima trasformazione riguarda la direzione generale della politica economica. L'ombra della recessione può indurre i politici tedeschi ad ascoltare, finalmente, gli appelli che vengono dagli economisti di tutto il mondo, perché, invece di spingere solo sul pedale delle esportazioni, ridiano slancio alla domanda interna con una massiccia politica di investimenti. Puntare meno sull'export - che, dice una recente indagine del Fondo monetario ha favorito soprattutto i ricchi - alleggerirebbe le disuguaglianze sociali che, negli ultimi anni, si sono fatte vistose. Contemporaneamente, gli investimenti pubblici (ne occorrono, dicono i tecnici, per almeno 150 miliardi di euro per riparare ponti pericolanti, scuole fatiscenti e allestire una rete informatica all'altezza dei tempi) aumenterebbero anche direttamente, con migliori infrastrutture, il benessere del tedesco medio. Ma ne beneficerebbero anche gli altri paesi europei: una Germania più disposta ad indebitarsi e a spendere attirerebbe investimenti extraeuropei e favorirebbe le importazioni dagli altri paesi della Ue.

 

Ma c'è un motivo più di fondo. A Silicon Valley definiscono, con qualche sarcasmo, l'economia tedesca - che domina quella europea - "la più avanzata del '900": troppo centrata su una sofisticatissima capacità manifatturiera, a cominciare dall'auto. La Germania è titolare del 30 per cento dei brevetti mondiali del settore auto, ma riguardano tutti innovazioni dei motori a benzina o a gasolio. Il futuro è altrove. L'auto elettrica è, però, molto più semplice di una Bmw. I sindacati hanno già calcolato che, nel 2030, un terzo degli attuali posti di lavoro nel settore "motori e trasmissioni" saranno stati eliminati. Un'auto elettrica, in fondo, è batterie e software. Oggi, vuol dire batterie cinesi e software americano.

 

La riconversione di una industria tedesca - e, di conserva, europea - oggi in larga misura a media tecnologia, verso settori più avanzati è un passaggio difficile, ma anche un'occasione straordinaria. Oggi, nel campo della ricerca informatica, l'Europa è dietro sia a Usa che a Giappone. Non è in testa nella ricerca in nessuno dei settori chiave: fotonica, nanotecnologie, biotecnologie, nuovi materiali (pensate al grafene). Se la crisi dell'auto tradizionale liberasse risorse da utilizzare nelle industrie del futuro non sarebbe stata una pena inutile. LR 7

 

 

 

 

Quando storia e attualità s'intrecciano. Noi e l’Africa: colonie e schiavi, il passato del presente

 

Può sembrare paradossale che alcuni dei popoli e delle etnie che più hanno sofferto – e continuano a subire – i risvolti del colonialismo moderno siano legati a un passato che affonda nello sfruttamento sistematico di milioni di schiavi.

Si pensi ad esempio al caso degli arabi, che tra il 650 e il XIX secolo hanno deportato oltre nove milioni di schiavi africani al di fuori del continente, in particolare in direzione dell’Arabia e delle regioni limitrofe, ma anche, in misura minore, dell’India e dell’Estremo Oriente.

Una conferma indiretta di ciò può essere rintracciata in Ta?r?kh al-rusul wa l-mul?k (‘Storia dei profeti e dei re’), il manoscritto nel quale lo storico iraniano ?abar? descrisse la rivolta degli Zanj, una cruenta ribellione innescata a Bassora (Iraq meridionale) da schiavi neri originari dell’Africa: tra l’869 e l’883 coinvolse l’intera regione e creò serie problemi alla dinastia califfale degli Abbàsidi.

L’espressione “mercanti arabi” di schiavi, dovrebbe essere intesa in senso culturale e non etnico o ‘razziale’. Molto di frequente, infatti, non sussisteva una distinzione netta tra i mercanti arabi e gli africani che essi hanno schiavizzato e venduto.

La cultura ‘swahili’ (dall’aggettivo arabo sawahili, plurale di sawahil, ‘costiero’) – rintracciabile nella costa della Tanzania, del Kenya, del Mozambico e delle aree antistanti presenti nell’Oceano Indiano – è nata ad esempio in larga parte dall’incontro e dal mescolamento dei mercanti arabi con le genti autoctone.

La nascita della schiavitù permanente

Fatte salve queste premesse e senza sminuire gli effetti nefasti dello schiavismo di matrice araba, va però chiarito che è stata la tratta atlantica, ovvero il commercio di circa 12 milioni di schiavi africani verso le Americhe tra il XVI e il XIX secolo, a rappresentare “the largest forced migration in history”.

L’avvio di quest’ultima ha coinciso con una svolta senza precedenti nella storia dell’umanità in generale e del sistema della schiavitù in particolare. È infatti solo con l’avvio della tratta atlantica che l’essere schiavo divenne, per la prima volta nella storia, un tratto permanente.

La qualifica di schiavo divenne infatti ereditaria proprio nel contesto dello sviluppo delle colonie e delle vaste piantagioni – di prodotti molto richiesti, come tabacco, cotone, zucchero e caffè – del Nuovo Mondo.

Al contrario, il sistema sviluppato nei secoli precedenti in Africa e in altre parti del mondo prevedeva che il figlio di uno schiavo non acquisisse ipso facto il medesimo status. In altre parole, quanti venivano fatti schiavi nelle fasi storiche antecedenti all’avvio della tratta atlantica erano socialmente e politicamente ‘mobili’, ovvero non soggetti ad alcun vincolo ereditario di matrice schiavista.

Capitalismo moderno e “spazio atlantico”

La tratta atlantica ha assunto una rilevanza senza precedenti per molteplici altre ragioni. Ha infatti gettato le basi del capitalismo moderno, influenzando in maniera determinante i processi di industrializzazione di larga parte dell’Europa e contribuendo a dare forma all’idea di “spazio atlantico”.

Per converso, ha avuto un effetto nefasto su larga parte dell’Africa, privando ampie aree del continente delle migliori risorse (umane e non), con inevitabili ripercussioni anche in relazione al tessuto sociale delle etnie e delle comunità locali.

La mission civilisatrice

Furono proprio pratiche come lo ‘schiavismo’ ad avere sovente fornito – in particolare dalla metà dell’Ottocento – il pretesto per giustificare l’intervento delle potenze europee in numerose aree dell’Africa. Gli attori che più avevano tratto beneficio dallo sfruttamento di milioni di esseri umani penetrarono contesti come il continente africano con il pretesto di ‘aiutare’ i popoli locali a liberarsi di ‘pratiche inumane’, come appunto lo schiavismo.

Poco importava, agli occhi di molti tra quanti si auto-investivano di tale ‘missione’ (ciò che i francesi chiamarono mission civilisatrice), quanto l’Europa avesse contribuito a sviluppare quelle medesime ‘pratiche inumane’, o il fatto che, ad esempio, un Paese come la Tunisia avesse abolito la schiavitù nel 1846, dunque 19 anni prima degli Stati Uniti (1865).

Ciò che invece interessava, nelle parole di re Leopoldo II del Belgio (1835-1909), era “squarciare l’oscurità che avvolge intere popolazioni [dell’Africa]”, utilizzando il più possibile la religione e le organizzazioni missionarie come una sorta di grimaldello. Caustica l’interpretazione offerta al riguardo dal leader keniota Jomo Kenyatta (1889-1978): “When the [European] missionaries came to Africa they had the Bible and we had the land. They said, ‘Let us pray’. We closed our eyes. When we opened them we had the Bible and they had the land”.

Materie prime e armi

Dietro ai tentativi di ‘illuminare’, ‘indottrinare’ o ‘civilizzare’ le popolazioni autoctone si sono celati alcuni tra i peggiori crimini a danno di civili che siano stati documentati in epoca moderna. Proprio Leopoldo II, il quale negli anni Ottanta dell’Ottocento riuscì a prendere possesso di un’area dell’Africa (odierno Congo e aree limitrofe) 70 volte più grande del Belgio, utilizzò ad esempio la retorica della ‘civilizzazione’ per giustificare il massacro milioni di individui. A decine di migliaia di bambini, accusati di non essere sufficientemente produttivi (molti di essi furono accusati di non avere “raccolto abbastanza gomma”), fece mozzare entrambe le mani.

Sebbene Leopoldo II abbia fatto bruciare larga parte degli archivi contenenti la documentazione relativa alle sue politiche criminali – silenziando dunque una parte significativa della storia della dominazione europea in Africa –, un numero contenuto di diplomatici, missionari e giornalisti riuscì comunque a documentare tali atrocità.

Tra essi il giornalista britannico Edmund Dene Morel (1873-1924), il quale, oltre a fornire prove dei massacri, scoprì che le navi che giungevano in Belgio (ad Anversa) cariche di gomma e avorio, ripartivano verso il Congo con armi e munizioni: un passato che, per alcuni versi, non è mai del tutto passato.

Passato-presente

Grazie anche ai mezzi di comunicazione di massa, politiche come quelle documentate da Morel non sono più pensabili ai giorni nostri. Il ‘prosciugamento’ dell’Africa e l’ ‘inondazione’ del continente con armi di ogni tipo è per contro più attuale che mai. Entrambi gli aspetti, tuttavia, hanno assunto sembianze più sofisticate e/o subdole.

Si pensi ad esempio al fatto che la quasì totalità degli apparecchi elettronici che vengono gettati in Europa finiscono in discariche dislocate in Africa e in Asia, contribuendo ad avvelenare – attraverso il rilascio di arsenico, mercurio e altre sostanze tossiche – il suolo e l’acqua utilizzati da milioni di essere umani.

A ciò si aggiunga che le risorse naturali (petrolio, oro, gas ecc.) presenti nella quasi totalità dei Paesi africani sono pilotati attraverso società off-shore che, in larga misura, sono collegate a imprese e uomini d’affari operanti in Europa e in America.

Paesi come la Francia mantengono il completo controllo delle politiche monetarie di un ampio numero di Paesi africani: un sistema che li vincola a rimanere esclusivamente esportatori di materie prime.

D’altro canto, come ai tempi di Leopoldo II, ancora oggi l’Africa viene inondata di armi di fabbricazione occidentale (e cinese). Come accade in larga parte del Medio Oriente, le risorse naturali presenti nel continente sono oggi sempre più drenate dall’economia civile verso quella militare: anche in questo caso diversi attori europei svolgono il ruolo di co-protagonisti nell’intero processo.

Quando sentiamo invocare slogan facili come “non possiamo accoglierli tutti”, “difendiamo la nostra identità”, “aiutiamoli a casa loro”, “logica buonista”, dovremmo sempre includere nell’equazione il peso della Storia, passata e presente. Lorenzo Kamel AffInt 2

 

 

 

 

Oltre la speranza

 

Se ancora ci fosse bisogno di ripeterlo, lo facciamo di buon grado: la situazione politica italiana è ancora da chiarire. L’accordo PD/5S dovrà superare un “rodaggio”. Il Paese ne ha preso atto; senza eccessivo entusiasmo. Il 2019 resterà, comunque, il banco di prova per un Potere Legislativo “differente” da quello nato con la Terza Repubblica. Certo è che gli eventuali segnali per un futuro migliore dovrebbero avere una dimensione più concreta e meno speculativa.

 

 Lo scriviamo convinti che sia l’aspetto meno facile di questa realtà. L’emergenza non è finita. Tra effettività e speranza, i confini non sono bene definiti. Certo è che se si riuscisse a offrire una dimensione più realistica alla politica che ci sovrasta, forse, la realtà nazionale potrebbe essere meglio gestita. Del resto, comprendiamo che non sia facile accettare quest’ottica che, però, ci sembra l’unica percorribile. E’ inutile negarlo: le ingiustizie del sistema dipendono anche da variabili che vengono da lontano. Secondo noi, alla base della speculazione politica esistono motivi, culturali e ideologici, che hanno le loro origini nel secolo scorso.

 

Pur se concentrati sulla “meta”, non s’è tenuto conto del “percorso” per raggiungerla. In questi anni, chi ci ha governato ha consentito il radicarsi di una situazione che ci ha portato dove siamo. Se ne sono resi conto tutti, ma si è preferito continuare per la strada delle complicità o della polemica. Poi, a sorpresa, questo Esecutivo di Centro/Sinistra. Ora, per recuperare l’utile, è indispensabile puntare al futuro. Certe “scelte” faranno bene al Popolo Italiano. Però, avranno un prezzo. Comunque, oltre le “speranze”, mancano le “certezze”. Col prossimo anno, si dovranno ottenere. Insomma, le attese dovrebbero mutare in certezze. Sempre che il tutto non resti un pio progetto. Purtroppo, è già capitato. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

La nascita del Conte 2. Italia/Ue: governo, con una piroetta, siamo di nuovo europei

 

Con una piroetta di 180 gradi ritorniamo a un governo “quasi-normale”. Dai toni e discorsi sovranisti e fortemente anti-europei degli esponenti leghisti dell’esecutivo giallo-verde, siamo passati in poco meno di un mese a una compagine governativa che in politica estera ed europea fa intravvedere una direzione del tutto opposta. Al di là del programma di governo, ancora troppo generico per essere giudicato, i punti di forza sono nei nomi dei responsabili di alcuni ministeri chiave. Roberto Gualtieri all’economia, Enzo Amendola alle politiche comunitarie, Lorenzo Guerini alla Difesa costituiscono, assieme al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, un gruppo europeista credibile e impegnato sul fronte di una costruttiva partecipazione alle politiche e alle future iniziative dell’Unione. L’aggiunta di Paolo Gentiloni come commissario nel nuovo Esecutivo di Bruxelles non fa altro che rafforzare questa impressione.

La vittoria di Pirro e il mantra del complotto

Di fronte a questi ultimi eventi il successo politico della Lega alle elezioni europee assomiglia molto ad una vittoria di Pirro. L’avanzamento del fronte sovranista nell’Unione è stato piuttosto contenuto e i grandi rivolgimenti sognati da Matteo Salvini non ci sono stati. Anzi, le nomine di Ursula von der Leyen alla testa della Commissione, di David Sassoli alla presidenza del Parlamento e di Christine Lagarde alla Bce non hanno fatto altro che confermare la volontà di procedere con maggiore decisione sulla strada di una maggiore integrazione, magari dal volto più ‘umano’ di quanto non sia stato fino ad oggi.

Ed è anche patetico risentire il mantra salviniano di una congiura europea contro di lui e a spese dell’Italia attraverso l’imposizione di un governo più in linea con le politiche dell’Unione. Non vi è dubbio che i leader europei guardino con maggiore speranza ad un governo che appaia intenzionato a collaborare e a condividere le decisioni comuni. D’altronde dovrebbero comprendere tutti, a cominciare dai leader politici, che l’essere membri (per di più fondatori) di un’Unione di Stati significa condividere anche le vicende politiche interne.

Le elezioni nazionali e le crisi politiche di ciascun Paese membro riguardano l’insieme dell’Unione. Ricordiamoci ad esempio l’ansia con cui erano seguite le vicende governative ed elettorali in Grecia ai tempi della grande crisi dell’euro o come in tempi più recenti ci si preoccupi collettivamente del tormentato sviluppo a Londra del futuro della Brexit. Non vi sono quindi complotti (plutocratici, verrebbe da dire!) contro il nostro Paese, ma la giusta e ovvia preoccupazione sui nostri comportamenti nei confronti di un’Unione i cui destini dipendono in grande parte anche dalle vicende politiche di ciascuno dei suoi Paesi partecipanti.

Coperti sull’Europa, scoperti sull’estero

Se quindi, dal punto di vista delle politiche nei confronti dell’Europa, appaia oggi possibile intravvedere un futuro meno conflittuale e maggiormente costruttivo, sia sul fronte della flessibilità e della crescita economica che su quello della gestione dei flussi migratori, più problematico appare il settore della politica estera in senso stretto.

La nomina di Luigi Di Maio a gestire la Farnesina è un punto di domanda che avrà bisogno di tempo per trovare risposte positive. A parte la sua ovvia inesperienza in materia, a preoccupare sono le sue passate posizioni soprattutto sul fronte dei rapporti bilaterali, fronte in cui si sostanzia gran parte della politica estera di un Paese dell’Unione.

Nella precedente esperienza governativa sono entrate in crisi le relazioni con due partner chiave per i nostri interessi nazionali: la Francia e la Germania. Nel primo caso con Parigi si è sfiorata la rottura diplomatica, proprio a causa di alcune imprudenti iniziative del neo-ministro degli Esteri (gli incontri con i Gilet Gialli); nei confronti di Berlino, invece, s’è assistito ad un vuoto di rapporti che non s’era mai visto nel passato. E’ quindi abbastanza evidente che è nostro interesse ristabilire un forte legame con questi nostri partner.

Oggi che la Gran Bretagna è sulla via dell’abbandono dell’Unione sarebbe più che mai opportuno cercare di fare rinascere (come è stato molto spesso in passato) un triangolo di rapporti virtuosi all’interno dell’Ue con un’Italia fattore di collegamento e “comunitarizzazione” delle iniziative bilaterali che dovessero nascere fra Parigi e Berlino. Ma è ovvio che per riuscirci bisogna ristabilire i rapporti sotto tutti gli aspetti, anche quello delle politiche bilaterali.

Una politica estera italiana, non tante politiche estere

Certamente Di Maio potrà avvalersi, oltre che del qualificato staff della Farnesina, anche della copertura di un presidente del Consiglio che nella precedente esperienza di governo era riuscito a mantenere un certo livello di cooperazione con i due partner. Ma gli equivoci del passato vanno rapidamente superati.

Più in generale l’intero spettro delle relazioni bilaterali, anche al di là dell’Ue, va ripensato e rimediato, a cominciare dal Venezuela, dalla Russia, dalla Cina per finire allo spinosissimo dossier della Libia, su cui abbiamo assistito nel recente passato a prese di posizioni e decisioni erratiche e spesso contraddittorie fra di loro.

Alla luce di queste considerazioni, è assolutamente necessario che la politica europea ed estera di questo nuovo governo trovi una capacità di coordinamento e coesione di gran lunga superiore a quella che abbiamo vissuto nei mesi precedenti. Sarà perciò di vitale importanza che tale sintesi ritorni appieno nelle mani della Presidenza del Consiglio e non si assista più allo squallido e dannoso spettacolo di singole politiche estere ed europee da parte dei singoli ministri del governo. Ne va della nostra credibilità e del nostro interesse nazionale.

Gianni Bonvicini, AffInt 6

 

 

 

Luigi Di Maio nuovo Ministro degli Esteri

 

ROMA - È Luigi Di Maio il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale del nuovo Governo Conte. 33 anni, Di Maio succede a Enzo Moavero Milanesi. Nel primo Governo Conte, come noto, oltre ad essere uno dei Vicepremier, con Salvini, Di Maio era Ministro del lavoro e dello Sviluppo Economico.

Nato ad Avellino il 6 luglio 1986, si diploma al Liceo classico “Vittorio Imbriani” di Pomigliano d’Arco (Napoli). Dopo il liceo, frequenta per alcuni mesi la facoltà di Ingegneria informatica, passando poi a Giurisprudenza.

Nel 2007-2008 riveste la carica di Consigliere di Facoltà e Presidente del Consiglio degli Studenti e fonda, con alcuni studenti del primo anno, l’Associazione studentesca studentigiurisprudenza.it, un’associazione indipendente attiva ancora oggi che si occupa di tutelare i diritti degli studenti. Nello stesso periodo in cui ha frequentato l’Università “Federico II” di Napoli, ha avviato un progetto imprenditoriale di e-commerce, web marketing e social media marketing, ad oggi portato avanti dai suoi ex soci.

Nel 2007 si iscrive come giornalista pubblicista presso l’Ordine nazionale dei giornalisti.

Nel 2013, a 26 anni, è stato il più giovane vicepresidente della Camera dei Deputati, carica ricoperta nel corso della XVII Legislatura fino al 22 marzo 2018.

Durante la XVII Legislatura ha fatto parte della XIV Commissione, che si occupa delle politiche dell’Unione Europea ed è stato Presidente del Comitato di Vigilanza sull'attività di documentazione e sulla Biblioteca della Camera. Insieme ai collaboratori ha attivato il Fondo per il Microcredito per le imprese, alimentato dai versamenti stipendiali dei deputati e senatori M5S.

Dal 2 giugno 2018 e fino alla caduta del primo Governo Conte è stato Vicepresidente del Consiglio, Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche Sociali.  

 

Ecco il messaggio di saluto che il neo Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha inviato, subito dopo il passaggio di consegne, al personale della Farnesina in servizio in Italia e all’estero. "Assumo con grande entusiasmo e profondo senso di responsabilità l’incarico di Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Rivolgo un caloroso saluto a tutte le donne e gli uomini della Farnesina, in particolare i più giovani, presso l’Amministrazione centrale, nelle Rappresentanze Diplomatiche e negli Uffici consolari, negli Istituti di Cultura, presso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Già come Vicepresidente della Camera, Ministro dello Sviluppo Economico e Vicepresidente del Consiglio ho avuto occasione di relazionarmi in varie occasioni con il nostro corpo diplomatico. Proprio in quelle circostanze, ho saputo apprezzare qualità e competenze della diplomazia italiana non solo nel processo di mantenimento e rafforzamento delle nostre relazioni internazionali, ma anche nella promozione del Made in Italy nel mondo e dell’internazionalizzazione del sistema economico italiano.

Come Governo siamo consapevoli della delicatezza degli impegni che ci attendono e delle aspettative delle italiane e degli italiani. Ogni sfida che ci troveremo davanti sarà affrontata a viso aperto. La politica estera, che sarà una componente essenziale dell’azione di questo Governo, avrà come obiettivo prioritario l’interesse nazionale in Europa e nel mondo, nel rispetto reciproco nei confronti dei nostri partner e con l’autorevolezza che spetta ad un grande Paese come l’Italia e alla sua riconosciuta e apprezzata tradizione di equilibrio e apertura al dialogo con gli altri. La politica estera è uno strumento insostituibile nell’attuale contesto globale, sempre più complesso, mutevole e competitivo, in cui le azioni della diplomazia contribuiscono a rispondere a interrogativi concreti e hanno ripercussioni immediate sul benessere quotidiano dei cittadini.

Per questo, intendiamo affrontare le trasformazioni in corso a livello globale mantenendo un dialogo franco e aperto con i nostri partner, senza ovviamente rinunciare ai comuni valori europei e atlantici che caratterizzano la storia del nostro Paese.

Attenzione prioritaria sarà dedicata alle sfide e alle urgenze più immediate, come il Mediterraneo allargato, l’Africa e la questione migratoria, sulla quale intendiamo lavorare per una maggiore responsabilizzazione dell’Europa e un superamento del regolamento di Dublino. L’Africa, in particolare, non può essere più vista solo come motivo di preoccupazione, bensì come opportunità per individuare nuovi partner strategici attraverso i quali incrementare lo sviluppo e la crescita del nostro Paese.

Investimenti nei mercati emergenti, innovazione tecnologica, ricerca scientifica sono volàni importanti per l’internazionalizzazione dell’intero Sistema Paese, per alimentarne le dinamiche di crescita sostenibile e attenta agli equilibri climatici e ambientali, per innescare circoli virtuosi di crescita e sviluppo a beneficio delle generazioni future. Anche questo sarà un punto fondamentale dell'attività che ho intenzione di portare avanti, con costanza e determinazione.

Professionalità, dedizione allo Stato e impegno sono qualità essenziali, così come il servizio che siamo chiamati a svolgere è un bene pubblico, tangibile e prezioso per i cittadini, le istituzioni e le imprese, verso i quali abbiamo l’obbligo di mantenere un dialogo continuo e trasparente.

Gli obiettivi ambiziosi che ci poniamo richiedono l’impegno costante di ciascuno di noi.

Come già ho avuto modo di constatare più volte, sono certo di poter contare sulla piena collaborazione di tutto il personale della Farnesina e della rete estera che ne costituisce una risorsa insostituibile. Desidero pertanto rivolgere a tutti voi, specialmente a coloro che prestano servizio con grande spirito di sacrificio in teatri di crisi e bellici, un sincero ringraziamento e un augurio di buon lavoro. Luigi Di Maio". (dip)

 

 

 

Il Segretario Generale Michele Schiavone sull’avvicendamento alla guida della Farnesina

 

“Ringraziamenti a Moavero Milanesi e auguri a Di Maio!” Il Cgie invita il nuovo Ministro degli Esteri a procedere nell’ambito delle tematiche per gli italiani all’estero con le proposte presentate negli ultimi anni e a legiferare sui dossier già pronti

 

ROMA- “Dopo il giuramento di fronte al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio si è insediato alla Farnesina dove è avvenuto il passaggio di consegne con il predecessore Enzo Moavero Milanesi. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero esprime il proprio ringraziamento a Enzo Moavero Milanesi per il lavoro svolto nei quattordici mesi di guida dell’importante dicastero degli Esteri e formula gli auguri più sinceri al nuovo ministro del Maeci Luigi Di Maio per gli importanti impegni che attendono l’Italia in Europa, nel Mediterraneo e nel Mondo”. Lo scrive in una nota il Segretario del Cgie Michele Schiavone che prosegue “Nell’attesa di conoscere a chi sarà affidata la delega per gli Italiani all’estero, il Cgie si riserva di inviare al nuovo Capo della Farnesina, nonché Presidente del nostro organismo, un documento relativo ai principali dossier prodotti nella presente consiliatura, chiedendogli di portarli a compimento per rinnovare profondamente il ruolo della rappresentanza delle Comunità italiane all’estero nell’architettura costituzionale del nostro Paese.  L’ambizioso programma del nuovo governo – continua Schiavone - deve compiere uno sforzo straordinario, in discontinuità con le pratiche del passato, valorizzando, con attenzione nuova e qualificata, le potenzialità rappresentate dagli italiani all’estero.  Così facendo risulterebbe molto più semplice dare gambe e vigore agli enunciati obiettivi programmatici e, quindi, creare davvero le condizioni affinché chi ha dovuto lasciare l’Italia possa ritornarvi e trovare un adeguato riconoscimento del merito. Gran parte di questo lavoro è già stato prodotto dal Cgie assieme ad alcune commissioni parlamentari per essere messo a disposizione del Parlamento.  

Il Cgie – prosegue il Segretario Generale - invita il nuovo Ministro Di Maio a procedere con le proposte presentate negli ultimi anni e a legiferare sui dossier già pronti tra i quali: riforma dei Comites e del Cgie; revisione delle modalità e delle procedure del voto all’estero;  rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero; armonizzazione delle norme per l’acquisizione e recupero della cittadinanza; costituzione di una rete dei giovani italiani all’estero; semplificazione e potenziamento della promozione della lingua e della cultura italiana integrata nel sistema paese;  digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione nella rete consolare e nei servizi erogati all’estero; coinvolgimento del mondo associativo e della rappresentanza nella promozione del turismo di ritorno o delle radici;  realizzazione della Conferenza permanente Stato-Regioni-Province autonome e Cgie come passaggio intermedio per aggiornare gli obiettivi delle politiche verso gli italiani all’estero del prossimo triennio e giungere alla convocazione della nuova conferenza degli italiani nel mondo.

Il numero dei connazionali residenti all’estero (iscritti all’Aire) – conclude Schiavone - sfiora ormai i 6 milioni, cui si aggiungono le cd. ‘nuove mobilità’, con altre centinaia di migliaia di persone che ogni anno si recano all’estero, rimanendo tuttavia escluse dalle rilevazioni ufficiali. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si pone come organo di rappresentanza dell’emigrazione storica, ma anche di questi nuovi flussi che, costituiti in maggioranza da giovani, avrebbero necessità di maggiore assistenza e sostegno da parte della rete diplomatica e consolare e dalle politiche del nostro Paese”. (Inform 6)

 

 

 

 

I muri

 

Quando si vuole “isolare” una parte da un’altra, s’ipotizzano dei muri. Strutture solide, ma che potrebbero essere anche ideologiche, varate per impedire il superamento fisico di un confine o per limitare un certo ordine di “pensiero”. Da noi, ora, è più che palese.

 

 In Italia, più comune di quanto potrebbe apparire, ci troviamo di fronte a muri di questo tipo. Insomma, i “muri”, concreti o ideologici, servono per dividere, sempre e comunque.

 Dopo la caduta del muro di Berlino nel novembre 1986 e il successivo crollo del comunismo internazionale, i “muri” sono tornati d’attualità anche in Italia e con gli stessi scopi di quelli già in essere nel secolo scorso.

 

La Democrazia non può essere cinta da “muri” né fisici, né ideologici. Ci sono realtà da verificare e dottrine da raffrontare. Senza questa premessa, i “muri” tendono a dividere senza chiarire le cause per le quali sono stati eretti.

 

 Dalle colonne del Webgiornale intendiamo aprire un dialogo produttivo che non sia delimitato dalla possibile costruzione di nuovi “muri" fisici o ideologici. Oltre i “miti” dell’attuale politica. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Nasce il nuovo governo Conte

 

Il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte ha sciolto la riserva al Quirinale, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il giuramento dei ministri del nuovo governo si tiene giovedì mattina alle 10. Secondo step lunedì 9 settembre, alle 10, quando si riunirà la capigruppo della Camera per definire i tempi del dibattito sulla fiducia al governo. A quanto si apprende da fonti parlamentari, il dibattito dovrebbe iniziare in aula a Montecitorio alle 11.

La squadra annunciata è composta da Luigi Di Maio al ministero degli Esteri, all'Interno Luciana Lamorgese , resta Alfonso Bonafede alla Giustizia, Lorenzo Guerini alla Difesa, ministro dell'Economia Roberto Gualtieri mentre Stefano Patuanelli va allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova alle Politiche Agricole e all'Ambiente resta Sergio Costa .

 

Il ministero dell'Infrastrutture va a Paola De Micheli , quello del Lavoro a Nunzia Catalfo , l'Istruzione, Università e Ricerca a Lorenzo Fioramonti mentre a quello dei Beni culturali, con delega al Turismo, torna Dario Franceschini ; cambio al dicastero della Salute, dove arriva Roberto Speranza . Nella 'stanza dei bottoni' a palazzo Chigi, c'è in veste di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, l'esponente pentastellato Riccardo Fraccaro.

SENZA PORTAFOGLIO - Tra i componenti del governo senza portafoglio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà , Paola Pisano all'Innovazione tecnologica, Fabiana Dadone alla Pubblica Amminstrazione, Francesco Boccia agli Affari Regionali e alle Autonomie, Giuseppe Provenzano ministro per il Sud, Vincenzo Spadafora allo Sport e Politiche giovanili, Elena Bonetti alle Pari Opportunità e Famiglia ed Enzo Amendola agli Affari Europei.

Sono 21 i ministri del Conte bis, 13 con portafoglio e 8 senza: dieci ai Cinque Stelle, nove al Pd, uno in quota Leu. Sette le donne, un terzo del totale, e tra queste spicca l'unico tecnico, Luciana Lamorgese, che occupa la poltrona del Viminale.

CONTE - "Forti di un programma che guarda al futuro, indicheremo con questa squadra le nostre migliori energie, le nostre competenze, la nostra più intensa passione a rendere l'Italia migliore nell'interesse di tutti i cittadini da Nord a Sud" ha detto Giuseppe Conte, dopo aver letto la lista dei ministri al Quirinale.

MATTARELLA - "Una volta che, in base alle indicazioni di una maggioranza parlamentare, si è formato un governo, la parola compete al Parlamento e al governo", che "nei prossimi giorni - ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella -?si presenterà davanti alle Camere per chiedere la fiducia e presentare il suo programma". Adnkronos 4

 

 

 

 

Garavini (PD): "Nuovo Governo: riformista, solidale ed europeista, per marcare differenza con le destre"

 

Roma, 10 sett. - "Riformista, solidale ed europeista. Il nuovo Governo non può che ispirarsi a questi valori. Così da essere duraturo e marcare la differenza con l'isolamento nel quale le destre hanno provato a trascinare il Paese. L'esecutivo che nasce oggi è chiamato a invertire la rotta sull'economia e sui diritti. E anche sulle politiche per gli italiani nel mondo.

È positivo che nel suo discorso il premier Conte abbia toccato temi centrali, cruciali per noi democratici. Come il diritto al lavoro, l'accesso alla scolarizzazione, l'ambiente e la digitalizzazione. Di buon auspicio anche il richiamo ai tanti italiani all'estero, giovani e meno giovani. E la sottolineatura di come un lavoro dignitoso sia la chiave di svolta per sostenere il loro rientro. Ora è tempo di passare dalle parole ai fatti. Avviando quelle riforme giuste per l'Italia, incardinate nel quadro di un più generale equilibrio europeo.

Basta poi con il clima di odio. Basta con le suggestioni nazionaliste. L'alleanza tra Partito Democratico e 5stelle probabilmente non sarà facile. Ma certamente è necessaria. Nello scorso anno, con la Lega in maggioranza, abbiamo sperimentato i danni che può produrre il sovranismo al Governo. Danni di carattere culturale ed economico. Danni che hanno raggiunto anche i nostri connazionali nel mondo. E ancora di più ne sarebbero derivati da un ritorno alle urne". È quanto dichiara la Senatrice Pd Laura Garavini, Vicepresidente della Commissione Difesa, in occasione del voto di fiducia in corso al Senato. De.it.press

 

 

 

Moavero: “L'Italia resti aperta al mondo. Non scordiamo i nostri interessi”

 

ROMA - Enzo Moavero Milanesi, 65 anni, ministro degli Esteri da 15 mesi, usa i pomeriggi della domenica per mettere a posto il suo studio in una Farnesina avvolta nel silenzio.

II suo collega Giovanni Tria dice che le divisioni interne all'Italia fanno sì che non ci accorgiamo di ciò che accade fuori. Concorda?

«È inevitabile che una nazione dia peso alle proprie questioni. E’ tipico della democrazia, specie nei momenti di fermento e non accade solo in Italia. Ma è vero: non bisogna eccedere in un'ottica centrata su dinamiche interne. Questo fa sottovalutare l'orizzonte più ampio, come è accaduto in Gran Bretagna».

Teme che la crisi politica porti il Paese a perdere di vista i propri interessi in Europa e nel mondo?

«Spero di no. L'Italia non è un sistema chiuso, né autosufficiente o marginale. Restiamo protagonisti sul piano internazionale. Siamo una realtà globale importante. L'industria realizza il quinto maggior surplus commerciale al mondo e la nostra economia funziona in interdipendenza con gli altri Paesi».

Qual è l'orizzonte che rischiamo di non vedere?

«Sta cambiando il contesto in cui eravamo inseriti e inseriti bene. Le tecnologie accelerano la fluidità. Pensiamo al G7, nato negli anni `70 con le prime sette economie del mondo di allora. Oggi due di queste, Italia e Canada, non sono più fra le prime sette e altre due fuori dal G7, Cina e India, lo sono. Fra vent'anni nessuno Stato europeo avrà un'economia fra le prime sette del mondo. Invece l'Unione europea e la stessa area euro, nel loro insieme, saranno saldamente sul podio delle tre grandi».

Lei conosce le critiche: con questo governo l'Italia si è isolata e ha perso peso.

«Non vedo l'Italia isolata. II vero punto, però, è l'influenza: tutti ambiremmo averne di più. Ma non è certo un problema nato oggi ed è una sindrome che ritrovo in tanti altri Paesi. L'Italia conta e aggrega quando presenta agli altri idee di qualità: per esempio, al Consiglio Esteri dell'Unione europea ho portato proposte concrete per governare i flussi migratori che stanno ricevendo attenzione e sostegno. Un altro esempio: si è detto che ci siamo isolati sulle sanzioni alla Russia, in realtà siamo sempre rimasti allineati ai nostri partner».

Si è sentito a disagio per l'adesione del governo alla Via della Seta della Cina?

«Semmai stupito, per la percezione fuorviante dell'accordo stesso. Anche in questo caso, non ho mai avuto dubbi sulla netta precedenza da dare alla lealtà verso le alleanze dell'Italia e alla sua sicurezza, rispetto ai rapporti commerciali. L'odierna fluidità delle relazioni internazionali scompiglia riferimenti, ma penso che dobbiamo mantenerne tre ben saldi: l'Onu, foro di discussione per la pace; il processo d'integrazione europea, via maestra per il futuro dei popoli d'Europa; la Nato e l'amicizia con gli Stati Uniti, garanzia di sicurezza di fronte a rischi vecchi e nuovi».

Non è una cornice multilaterale in crisi?

«Organismi come il G7, l'Organizzazione mondiale del Commercio, l'Onu o la stessa Ue necessitano di riforme. Occorre rinnovarli per rafforzarli. Ma ancor più, credo che l'Italia debba anche darsi alcune linee di proprio diretto interesse».

Quali sono le priorità?

«In questi mesi ne ho perseguite quattro. Primo, un Mediterraneo finalmente stabilizzato e pacificato, senza conflitti, che divenga una zona economica di libero scambio e un'occasione enorme per noi. Secondo, esiste una via marittima a semicerchio dall'estremo Oriente, via Sud Est asiatico, India e Golfo, fino al Canale di Suez e al Mediterraneo: una rotta che tocca aree fra le più dinamiche al mondo e al termine, i nostri porti in grado di imporsi quale porta d'ingresso in Europa. È un'opportunità eccezionale. Terzo, smettiamo di pensare all'Africa solo come origine dei migranti: è un continente dall'economia in crescita notevole, dove la democrazia avanza: lì possiamo fare investimenti, dare lavoro e favorire la formazione di dirigenti qualificati. Quarto, l'America del Sud con le naturali affinità, dove molti discendono da italiani: c'è grande interesse verso le nostre aziende e università».

Con questa visione di un'Italia aperta, si è mai sentito incompatibile nel governo uscente?

«Ho sempre lavorato proprio per prevenire o smussare quanto avrebbe potuto creare difficoltà. Di qui la necessità di operare il più sovente in silenzio, con lealtà, evitando la ribalta dichiaratoria e i battibecchi».

E se ora la Ue facilitasse la vita di un governo Pd-M5S, chiudendo un occhio su tutto pur di liberarsi del sovranismo leghista?

«Affinità o contrasti politici in Europa ci sono sempre stati e cresceranno con l'europeizzarsi dell'arena politica. Ma le regole restano le stesse ed è corretto attendersi dalle istituzioni Ue linee d'azione, valutazioni e decisioni assolutamente conformi ai loro doveri di indipendenza». Federico Fubini, CdS 26.8. 

 

 

 

 

Il Premier Giuseppe Conte interviene nell’Aula di Montecitorio per il dibattito sulla fiducia al nuovo Governo

 

Nel discorso a 360 gradi anche riferimenti alla nuova emigrazione e alla promozione all’estero del Made in Italy e della lingua italiana. “La legge sull'acquisto della cittadinanza italiana da parte di cittadini residenti all’estero che discendono da famiglie italiane appare meritevole di una revisione”

 

ROMA - Il Premier Giuseppe Conte è intervenuto oggi nell’Aula di Montecitorio nel dibattito sulla fiducia per il nuovo Governo. Il Presidente del Consiglio ha in primo luogo evidenziato come il progetto politico dell’esecutivo segni “l’inizio di una nuova, che confidiamo risolutiva, stagione riformatrice… Lavoriamo ogni giorno, - ha proseguito Conte - nelle Aule parlamentari, nelle Commissioni e nel Governo per promuovere una democrazia autenticamente umana. In questa prospettiva il nostro Governo si richiamerà costantemente a un quadro consolidato di principi e valori in grado di offrire respiro e orizzonte alle proprie politiche”. Valori come  “il primato della persona, alla quale la Repubblica riconosce i diritti inviolabili e allo stesso tempo richiede l’adempimento di inderogabili doveri di solidarietà; il lavoro come supremo valore sociale, in quanto rende ogni uomo cittadino pleno iure in grado di concorrere insieme agli altri al progresso materiale e spirituale della società; l’uguaglianza, nelle sue varie declinazioni, formale, sostanziale; il principio di laicità e la tutela della libertà religiosa; il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti e la promozione della pace e della giustizia tra le nazioni. All'interno di questi valori, - ha continuato Conte - in questa cornice di riferimento costituzionalmente caratterizzata, si ascrive la nostra azione riformatrice”. Un progetto riformatore, quello illustrato dal Premier , che mira a far rinascere il Paese nel segno dello sviluppo, dell’innovazione, dell’equità sociale e che dovrà affrontare molte sfide, come ad esempio la prossima sessione di bilancio: Una manovra   “che dovrà indirizzare il Paese verso una solida prospettiva di crescita e di sviluppo sostenibile pur in un quadro macroeconomico internazionale caratterizzato da profonda incertezza”. In proposito il Presidente del Consiglio ha segnalato la necessità di offrire, in primo luogo ai giovani e alle donne, opportunità di lavoro e salari adeguati.

Conte, dopo aver rilevato che un primo intervento del Governo sarà quello volto all’azzeramento delle rette degli asili nido, ha sottolineato la necessità di intervenire per contrastare la dispersione scolastica,  per combattere il precariato dei docenti nella scuola e  per valorizzare il nostro sistema universitario e di ricerca favorendone l’internazionalizzazione. “Purtroppo – ha aggiunto Conte - tra le tante eccellenze del nostro Paese ve ne è una che da troppi anni ormai stiamo esportando al di là delle nostre intenzioni, mi riferisco alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, soprattutto quelli del Sud, costretti ad abbandonare i propri affetti, i territori in cui sono cresciuti, per trovare all’estero nuove opportunità di vita. Occorre invertire questa tendenza che espone la nostra nazione al rischio di un inesorabile declino. I giovani sono la spinta propulsiva, senza la quale ogni tentativo di rinnovamento si rivelerebbe vano”.

 

Il Premier si è poi soffermato sull’esigenza di innovare e di far crescere gli investimenti nel campo della digitalizzazione, della robotizzazione, dell’intelligenza artificiale e anche delle tradizionali infrastrutture.  Conte ha anche sottolineato, sia la volontà di introdurre una normativa che non consenta più il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per estrazione di idrocarburi, sia l’esigenza di rilanciare un piano straordinario per il Mezzogiorno, anche attraverso l’istituzione di una banca pubblica per gli investimenti  che aiuti le imprese. “Dobbiamo creare le premesse e le condizioni – ha proseguito il Presidente del Consiglio - affinché le imprese che vogliano crescere, competere più a largo raggio, possano farlo consolidando la propria posizione anche nei mercati globali….  Significa favorirne l’internazionalizzazione e, quindi, incentivare anche il nostro export. Su questo fronte il Governo perseguirà una strategia di integrale rafforzamento di tutti gli strumenti che consentono alle nostre aziende di navigare meglio nella competizione globale. Promuoveremo ancor più intensamente il nostro made in Italy universalmente apprezzato; coinvolgeremo tutte le nostre ambasciate in questa articolata strategia; porremo le basi per potenziare tutte le connesse attività di sostegno alle nostre imprese esportatrici (consulenza giuridica ed economica, agevole accesso a un ampio ventaglio di strumenti finanziari e assicurativi)”.

Conte, dopo aver segnalato l’impegno del Governo sulla riduzione del cuneo fiscale, sull’introduzione del giusto compenso e contro l’aumento automatico dell’Iva, ha annunciato la rapida calendarizzazione alla Camera di Deputati del disegno di legge costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari, contestualmente allo sviluppo di una riforma dei requisiti di elettorato attivo e passivo per le elezioni del Senato e della Camera.

Il presidente del Consiglio ha altresì rilevato come il Governo, che sarà particolarmente sensibile alla promozione del pluralismo nell’informazione, lavorerà per il rilancio e il rinnovamento dell’Ue, per costruire un’Europa più solida, inclusiva e vicina ai cittadini, nonché più attenta alla sostenibilità ambientale, alla coesione sociale e territoriale.

 

Per quanto riguarda invece la tematica dell’immigrazione Conte ha annunciato la rivisitazione dei decreti in materia di sicurezza alla luce delle osservazioni formulate dal Presidente della Repubblica. Sul piano della politica estera il Presidente del Consiglio ha ribadito l’appartenenza dell’Italia alla Nato, l’imprescindibile legame con gli Stati Uniti e l’importanza della stabilizzazione e dello sviluppo del Mediterraneo allargato.

“Anche sul terreno culturale – ha proseguito Conte - dovremo ancora con più determinazione promuovere l’Italia, il nostro brand anche culturale, nel mondo, valorizzando, anche attraverso gli istituti di cultura, lo studio e la diffusione della lingua italiana e, se mi permettete, preparandoci in questo modo nel modo migliore a celebrare il settimo centenario della morte di Dante Alighieri nel 2021… Anche la legge sull'acquisto della cittadinanza italiana da parte di cittadini residenti all'estero che discendono da famiglie italiane – ha aggiunto il Premier - appare meritevole di una revisione, che, da una parte, valga a rimuovere alcuni profili di disciplina discriminatori e, dall’altra, valga ad introdurre eventuali e anche ulteriori criteri rispetto a quelli vigenti. Ci aspetta un lavoro intenso: servono idee, determinazione, visione, per procedere senza incertezze nella consapevolezza che abbiamo un’occasione unica per migliorare il Paese in cui viviamo e che affideremo ai nostri figli”. (Inform 9)

 

 

 

 

Conte perora patto con Ue, riforme in cambio di investimenti

 

Un patto con l'Unione Europea. Un programma di riforme per modernizzare l'Italia, in un "po' di tempo", in cambio della possibilità di effettuare investimenti "produttivi". Con l'impegno di ridurre il debito pubblico in rapporto al Prodotto interno lordo, puntando sulla "crescita economica". E' lo scambio che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha proposto all'Ue, nei colloqui istituzionali tenuti oggi a Bruxelles, nella prima uscita pubblica dopo aver ricevuto la fiducia, in particolare alla presidente eletta della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che ha nominato commissario all'Economia Paolo Gentiloni.

 

Sull'altro fronte politicamente più sensibile, quello delle politiche migratorie, il premier punta ad un accordo "temporaneo" a livello Ue, che consenta di ricollocare i migranti salvati in mare e sbarcati sulle coste dei Paesi italiane. E chiedendo penalizzazioni finanziarie per i Paesi "riluttanti" a prendere la propria quota: un chiaro riferimento ai Paesi del gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), grandi beneficiari dei fondi Ue. E poi, il Mezzogiorno, per il quale, ha detto il premier, servono "interventi straordinari". In sintesi, dunque, "la modifica del Patto di stabilità a favore della crescita, il superamento del Regolamento di Dublino, un regime interventi straordinari che favoriscano la crescita e lo sviluppo del nostro Mezzogiorno".

 

Con von der Leyen, il primo degli incontri che Conte ha avuto a Bruxelles nella sua prima uscita pubblica dopo la fiducia, "abbiamo parlato di quello che ci aspetta, della manovra economica. E anche del tema immigrazione". Fonti vicine alla presidente eletta confermano che i due hanno parlato anche della nuova situazione politica determinatasi in Italia, dopo la caduta del Conte uno e il passaggio della Lega dal governo all'opposizione.

Dopo von der Leyen, Conte ha visto anche il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, quello del Parlamento David Sassoli, a colazione, poi il presidente della Commissione in carica Jean-Claude Juncker e quello designato del Consiglio Europeo, il premier belga Charles Michel. Da tutti sono arrivati commenti positivi, complimenti e cortesie istituzionali di varia natura nei confronti di Conte.

Segno, se ce ne fosse bisogno, del sollievo con cui la svolta politica avvenuta con la caduta del governo gialloverde è stata accolta qui a Bruxelles. Conte, sul fronte economico, ha dato la linea generale, senza scendere nei dettagli: come l'auspicato "patto" con l'Ue verrà declinato nel concreto, rispettando le regole del patto di stabilità, pur con tutta la "flessibilità" prevista, come ha sottolineato von der Leyen nella lettera d'incarico a Gentiloni, il premier non lo ha detto.

Spetterà al ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, forte della sua profonda conoscenza delle regole comunitarie (ha presieduto a lungo la nevralgica commissione Econ del Parlamento Europeo), sbrogliare la matassa e trovare il punto d'equilibrio per la legge di stabilità 2020, a partire dall'Eurogruppo e dall'Ecofin informale che si terranno venerdì e sabato a Helsinki.

Con l'Europa, ha detto il presidente del Consiglio, l'Italia intende stabilire un "patto", per una "stagione riformatrice", che "non si esaurisce in qualche mese, evidentemente". Al nostro Paese serve "un po' di tempo", per "digitalizzare" ed orientare il sistema industriale verso "la green economy". Tutte cose che richiedono "investimenti che ci consentano crescita economica, che ci consentano di orientare il Paese verso lo sviluppo sostenibile, verso una maggiore occupazione, anche di maggiore qualità".

Per questo l'Italia del governo Pd-M5S, "in modo trasparente", vuole "fare un patto con l'Europa: queste sono le nostre carte e il nostro programma. Consentiteci di realizzare questi investimenti e per un periodo di tempo lasciateci realizzare questo progetto". Quindi, pare di capire, si penserebbe allo scorporo degli investimenti produttivi dal calcolo del deficit o a meccanismi dal risultato analogo. Che su questi temi a livello Ue siano in corso riflessioni, davanti alla recessione tecnica in cui è caduta anche la 'locomotiva' tedesca, non è un mistero.

Sul tipo di investimenti che l'Italia dovrebbe fare, viene in aiuto un rapporto dello European Fiscal Board pubblicato oggi: "Una strategia di spesa che miri ad aumentare la quota di investimenti pubblici - si legge - avrà probabilmente effetti che amplificano la crescita. Un risultato che pare vero specialmente per gli investimenti produttivi nel campo dell'educazione, della ricerca e sviluppo, delle infrastrutture pubbliche e dei trasporti".

"Attenzione - ha precisato Conte - il nostro obiettivo è la riduzione del debito", attraverso "la crescita economica, una crescita ragionata, con investimenti produttivi". Investimenti "produttivi", dunque, esattamente come quelli raccomandati dallo European Fiscal Board. L'obiettivo è far crescere il denominatore, il Pil, oggi pressoché fermo, più rapidamente rispetto al numeratore, il debito, che lievita inerzialmente, anche se i rendimenti in calo dei titoli di Stato aiutano.

Lo spread Btp-Bund è intorno a 153 punti, ma il rendimento della carta italiana è dello 0,97% a dieci anni: la Germania ha tassi negativi a 10 anni, a -0,56%, come gli Oat francesi, a -0,25%. Finanziare gli investimenti, a maggior ragione nell'Eurozona 'core', è estremamente conveniente. Restando al fronte economico, Conte ha rivendicato il risultato portato a casa con la nomina di Paolo Gentiloni a commissario agli Affari Economici, con deleghe, ha sottolineato, "aumentate".

L’Italia, ha aggiunto il premier, "si rafforza, è un portafoglio di primaria importanza. Se siamo italiani dobbiamo essere contenti". Sul fronte migrazioni, ha sostenuto il premier, a livello Ue "c'è grande disponibilità a trovare subito un accordo" per la redistribuzione dei migranti salvati in mare, "ancorché temporaneo". Perché, ha continuato, "assolutamente dobbiamo uscire dalla gestione dei casi emergenziali affidati alla sola Italia".

Qui "abbiamo la massima disponibilità: adesso dobbiamo definire un po' i dettagli. Sicuramente - ha rimarcato il presidente del Consiglio - l'Italia vuole che anche in questo meccanismo temporaneo ci sia la sostanziale condivisione e ripartizione" dei migranti soccorsi in mare.

Una volta stabilito un meccanismo di redistribuzione, ha detto ancora Conte, "in prospettiva, quando perfezioneremo" l'accordo temporaneo per ridistribuire tra i vari Paesi Ue i migranti salvati in mare, "probabilmente avremo dei Paesi riluttanti. C'è consapevolezza però che chi non parteciperà ne risentirà sul piano finanziario, in modo consistente". "Se siamo in Europa - ha continuato Conte - tutti devono partecipare a meccanismi di redistribuzione: quindi un meccanismo di solidarietà non può essere disatteso, se non a grave prezzo, per quanto mi riguarda".

I Paesi del gruppo di Visegrad fin dall'inizio della crisi migratoria del 2015 si sono opposti con vigore, e finora con successo, ai piani di ricollocamento dei migranti salvati in mare i quali, con il regolamento di Dublino che non si è ancora riusciti a riformare, rimangono a carico dei Paesi di primo arrivo, cioè, in questi anni, quelli che si affacciano sul Mediterraneo. E il sistema dei rimpatri di chi non ha diritto a rimanere sul suolo Ue, ha aggiunto Conte, "dovrà essere gestito a livello europeo e soprattutto integrando gli accordi" con i Paesi di origine.

Accordi che, insiste il premier, "devono essere a livello europeo, e non possono essere affidati bilateralmente ai singoli Stati, come l'Italia". Questo per aumentare la forza negoziale nei confronti di Paesi spesso molto riluttanti a firmarli, dato che gli accordi in questo campo tendono a rendere molto impopolari i governi che li stipulano. Infine, il Mezzogiorno. Alla von der Leyen, ha detto il premier, "ho spiegato che, nell'ambito del progetto" di riforme del Paese, "un pilastro importante è ottenere una sorta di regime agevolato, ma non vorrei essere frainteso, per il Mezzogiorno.

Dobbiamo tenere conto - ha ricordato - che ci sono delle aree che sono disagiate sul piano economico e sociale e per queste aree bisogna creare una cintura di protezione, misure e un piano di interventi che sia nel segno della straordinarietà", ha concluso il premier, nativo di Volturara Appula. Adnkronos 11

 

 

 

 

L’utopia

 

 In Italia capire il “sistema” politico è sempre difficile. Ma, con obiettività, che cosa rappresenta la “politica”? Il termine deriva dal greco antico e significa scienza per guidare lo Stato e regolarne le relazioni con gli altri Paesi. Certo è che, per noi, il termine implica considerazioni più pratiche e, di conseguenza, tangibili.

 

 La politica può essere la fortuna o la disgrazia di un Paese. In Italia, le due realtà coesistono con sventurate prevalenze. Basta vivere l’attuale periodo politico per comprenderlo in modo esaustivo.

Da un’analisi, molto pratica, sembra che la “scienza” di “guida” non sia adeguata all’impegno dei governi. I partiti italiani non sono più in grado d’assumere coerenti posizioni e anche l’attuale maggioranza manca di chiarezza operativa. Per ora, non siamo in grado d’offrire, a chi ci segue, impressioni percorribili e, ancor meno, realizzabili. C’è poco da fare: in Italia i “mali” della politica vengono da lontano e le responsabilità pure.

 

 L’assioma è anche l’onestà. Quella che non si nasconde dietro la “lana caprina”. L’epopea delle larghe intese s’è usurata; anche perché i patti sono cambiati. Ci sono alternative a questo stato di fatto? L’interrogativo è interessante, ma non siamo nelle condizioni d’azzardare delle tesi. Ci mancano, infatti, l’argomentazione sulla quale soppesare le nostre riflessioni.

 

 Questa resta una situazione complessa e non è detto che l’assetto parlamentare sia una garanzia politica per il Paese. A questo punto, c’è solo da verificare gli eventi se, e quando, ci saranno. Compendiamo che è poco, ma sempre meglio che niente.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Manovra, legge elettorale e sicurezza: l'agenda del governo

 

La manovra e una nuova legge elettorale. E poi i capitoli sicurezza, ambiente, tasse e migranti. Si fonda su questi pilastri il programma di governo che Giuseppe Conte ha presentato alla Camera nel suo discorso per ottenere la fiducia. Un programma di cui, ha assicurato, "sarò il garante e il primo responsabile". Il premier ha iniziato il suo discorso rivolgendo un saluto al Capo dello Stato, accompagno da un applauso corale dell'Aula di Montecitorio dedicato a Sergio Mattarella.

Seduto tra il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio, Conte ha spiegato che "il programma non è l'elencazione di proposte eterogenee che si sovrappongono, né la sommatoria delle diverse posizioni politiche che sostengono questa iniziativa. E', al contrario, una sintesi programmatica che disegna l'Italia del futuro, un progetto di governo del Paese fortemente collocato sul piano politico". Quindi ha ribadito che il governo M5S-Pd "è un progetto politico di ampia portata, anche culturale che si sviluppa su un orizzonte temporale ampio, che finisce per abbracciare l'intero arco della legislatura".

LESSICO E SOCIAL - Nel suo discorso, Conte ha invitato a un'invenzione di rotta sul linguaggio del governo, auspicando un lessico rispettoso: "Vogliamo volgerci alle spalle il frastuono dei proclami inutili e delle dichiarazioni bellicose e roboanti" ha spiegato il premier, contrastato da brusii e polemiche dai banchi dell'opposizione. "Io e tutti i miei ministri prendiamo il solenne impegno, oggi davanti a voi, a curare le parole, ad adoperare un lessico più consono e più rispettoso delle persone, della diversità delle idee - ha aggiunto -. Ci impegniamo a essere pazienti anche nel linguaggio, misurandolo sull'esigenza della comprensione. La lingua del governo sarà una lingua 'mite', perché siamo consapevoli che la forza della nostra azione non si misurerà con l'arroganza delle nostre parole". Per Conte serve "sobrietà che, mi auguro, possa essere contagiosa e orientare positivamente i comportamenti dei cittadini, a iniziare dall'uso responsabile dei social-network, che non di rado diventano ricettacoli di espressioni ingiuriose e di aggressioni verbali".

Quanto al progetto di governo, Conte ha spiegato che "segna l'inizio di una nuova, risolutiva stagione riformatrice, è un progetto che presenta forti caratteristiche di novità". "Nuovo - ha argomentato - nella sua impostazione, nuovo nell'impianto progettuale, nuovo nella determinazione a invertire gli indirizzi meno efficaci delle azioni pregresse; nuovo nelle modalità di elaborazione delle soluzioni ai bisogni dei cittadini, alle urgenze che assillano la società; nuovo nel suo sforzo di affrontare con la massima rapidità le questioni più sensibili e critiche".

Conte ha poi citato l'ex presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat: "Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide'".

MANOVRA, IVA E CUNEO FISCALE - Nello specifico, il discorso ha affrontato diversi temi, dalla scuola all'ambiente, passando per il sociale e il fisco fino all'annuncio di una banca pubblica per il rilancio degli investimenti al Sud. La priorità, comunque, resta la legge di Bilancio, che dovrà rispondere alle esigenze di crescita e di sostenibilità finanziari e che secondo Conte "sarà impegnativa".

"La sfida più rilevante, per quest'anno, sarà evitare l'aumento automatico dell'Iva e avviare un alleggerimento del cuneo fiscale - ha spiegato -. Le risorse saranno reperite con una strategia organica e articolata, che includerà un controllo rigoroso della qualità della spesa corrente - a questo riguardo vanno completate e rese efficaci le attività di spending review - e includerà, altresì, un attento riordino del sistema di tax expenditures, che salvaguardi l'importante funzione sociale e redistributiva di questo strumento, nonché un'efficace strategia di contrasto all'evasione, da condurre con strumenti innovativi e un ampio ricorso alla digitalizzazione".

DECRETO SICUREZZA - Tra i punti fondamentali, ha detto Conte, ci sarà anche la revisione della "disciplina in materia di sicurezza alla luce delle osservazioni critiche formulate dal Presidente della Repubblica, il che significa recuperare, nella sostanza, la formulazione originaria del più recente decreto legge, prima che intervenissero le integrazioni che, in sede di conversione, ne hanno compromesso l'equilibrio complessivo".

TAGLIO PARLAMENTARI - Per quanto riguarda invece il tema delle riforme costituzionali, Conte ha spiegato che "è nostra intenzione chiedere l'inserimento, nel primo calendario utile della Camera dei deputati, del disegno di legge costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari". Una riforma che "dovrà essere affiancata da un percorso volto a incrementare le garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica, anche favorendo l'accesso democratico alle formazioni minori e assicurando il pluralismo politico e territoriale".

RIFORMA ELETTORALE - "In particolare - ha ribadito Conte - occorrerà avviare un percorso di riforma, quanto più possibile condiviso in sede parlamentare, del sistema elettorale. Contestualmente, è nostro obiettivo procedere a una riforma dei requisiti di elettorato attivo e passivo per l'elezione del Senato e della Camera, nonché avviare una revisione costituzionale volta a introdurre istituti che assicurino più equilibrio al sistema e contribuiscano a riavvicinare i cittadini alle istituzioni".

ASILI NIDO, FAMIGLIA E ISTRUZIONE - "Scuole e università di qualità, asili nido e servizi alle famiglie, specialmente quelle con figli, saranno le prime leve sulle quali agire" ha spiegato Conte. Tra le prime misure di intervento a favore delle famiglie del Conte 2, ha spiegato il premier sarà l'azzeramento delle "rette per la frequenza di asili-nido e micro-nidi a partire dall'anno scolastico 2020-2021 e per ampliare, contestualmente, l'offerta dei posti disponibili, soprattutto nel Mezzogiorno".

Per quanto riguarda la scuola, invece, "occorre intervenire per migliorare la didattica e per contrastare la dispersione scolastica e contrastare il precariato". Sul fenomeno dei giovani italiani all'estero, "occorre invertire questa tendenza - ha rimarcato - che espone la nostra Nazione al rischio di un inesorabile declino". Le deleghe alla disabilità, invece "saranno in capo direttamente alla Presidenza del Consiglio" ha spiegato.

MIGRANTI - Nel suo discorso, Conte ha dedicato spazio anche al tema migranti. "Non possiamo più prescindere da un'effettiva solidarietà tra gli Stati Membri dell'Unione Europea. Questa solidarietà finora è stata annunciata, ma non ancora realizzata" ha detto il premier".

FISCO - Conte ha poi affrontato il capitolo tasse. "Occorre perseguire una riforma fiscale che contempli la semplificazione della disciplina, una più efficace alleanza tra contribuenti e Amministrazione finanziari - ha detto - l'obiettivo primario è alleggerire la pressione fiscale, nel rispetto dei vincoli di equilibrio del quadro di finanza pubblica". Tra gli obiettivi, ha osservato ancora, c'è poi quello di "introdurre una legge sulla parità di genere nelle retribuzioni: è una battaglia che vogliamo portare a termine al più presto in omaggio a tutte le donne". La strategia del governo, ha spiegato ancora Conte, "è molto chiara: tutti devono pagare le tasse, affinché tutti possano pagare meno".

POVERTA' - Contro la povertà, la ricetta del Conte 2 sarà quella di "creare le condizioni affinché il tessuto del Paese sia forte e altamente produttivo e basi la sua capacità di 'stare sui mercati' non sul lavoro precario e a basso costo, ma sulla qualità e l'innovazione dei prodotti". Parole d'ordine "una crescita integrale e inclusiva, che ponga al centro il benessere del cittadino e del lavoratore, nella prospettiva di uno sviluppo equo e solidale".

BANCA PER IL SUD - Conte ha poi annunciato "un piano straordinario di investimenti per il Mezzogiorno, anche attraverso l'istituzione di una banca pubblica per gli investimenti, che aiuti le imprese in tutta Italia e dia impulso all'accumulazione di capitale fisico, umano, sociale e naturale del Sud".

AMBIENTE - Tra gli obiettivi del governo c'è poi la realizzazione di Green New Deal, "che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici". Sulle trivellazioni, "siamo determinati a introdurre una normativa che non consenta più il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per estrazione di idrocarburi - ha detto Conte -. Chi verrà dopo di noi, se mai vorrà assumersi l'irresponsabilità di far tornare il Paese indietro, dovrà farlo modificando questa norma di legge".

AUTOSTRADE - Spazio anche al tema della revisione delle concessioni autostradali, avviata dopo il crollo del ponte Morandi. Conte ha assicurato che il governo "porterà a completamento il procedimento senza nessuno sconto per gli interessi privati, avendo quale obiettivo esclusivo la tutela dell'interesse pubblico e, con esso, la memoria delle 43 vittime, una tragedia che rimarrà una pagina indelebile della nostra storia patria". Adnkronos 9

 

 

 

 

Schirò (PD): scelta di necessità e rinnovamento

 

La crisi di governo causata da Salvini tra un selfie e un mojito ha aperto una voragine nella già dissestata situazione politica italiana, nella quale il Paese ha corso il serio rischio di precipitare, con conseguenze di non poco conto, forse pesanti.

Sarebbero stati messi in discussione la tempestiva approvazione di un bilancio chiamato a risanare le finanze di dissennate politiche populistiche, l'interlocuzione attiva con i nuovi dirigenti degli organismi europei fin dall'avvio della nuova legislatura, soprattutto l'adozione delle misure atte a scongiurare l'aumento dell'IVA, che avrebbe determinato aumento dei prezzi, restrizione dei consumi e stagnazione dell'economia.

In più, precipitare l'Italia verso le elezioni avrebbe significato quasi certamente consegnarla all'estrema destra, in particolare a quel Salvini che ha diviso e incattivito gli italiani, perseguitato per motivi propagandistici gli ultimi della terra a prezzo anche della loro vita, tra un bacio al Crocifisso e una dedica al Cuore immacolato di Maria, chiesto al "popolo" "pieni poteri" e fatto appello alle piazze come metodo di lotta politica. Troppo, francamente troppo per un Paese che ha conosciuto il fascismo. Con un corretto ricorso agli strumenti che la Costituzione offre, e non con una manovra di palazzo, come la destra va dicendo, si è potuto evitare e questo è un bene non per noi, ma per la democrazia.

La decisione, faticosa, non semplice, ma necessaria, di aprire un rapporto con un movimento così articolato, liquido sul piano dei principi e aggressivo nella prassi politica, per quanto ci riguarda come democratici, è stato solo il frutto di un atto di responsabilità nazionale. Un profilo intorno al quale nessuno ci deve insegnare niente.

Sempre per senso di responsabilità non mi soffermo sulle dichiarazioni e posizioni di volta in volta assunte da Di Maio né sull'abnorme peso attribuito alla consultazione sulla piattaforma Rousseau in una democrazia rappresentativa che riserva alla convergenza dei gruppi parlamentari, e solo a loro, la possibilità di costituire un governo. Certo nessuno, nemmeno Conte, può far finta di niente sulle cose abnormi fatte dal governo giallo-verde in questi 14 mesi.In particolare i decreti Sicurezza pesano come macigni, sicché deve essere chiaro che sul piano dei diritti umani e di quelli civili c'è un serio restauro da fare.

Guardiamo, comunque, alle cose positive, alle risposte che i cittadini si aspettano. Da questo punto di vista, devo dire che i passaggi del programma a base dell'accordo sono soddisfacenti, più convincenti del quadro politico perché danno un'idea di consapevolezza sia delle urgenze sociali da affrontare sia delle prospettive da aprire.

Tanto per fare degli esempi, il taglio del cuneo fiscale risponde all'esigenza di alleggerire il carico fiscale, ma partendo da chi lavora e ha salari e stipendi talvolta al limite delle necessità primarie.

Ma ci sono alcuni punti che mi convincono particolarmente. Il primo - lo dico con consapevolezza di insegnante - è la detassazione per i figli delle famiglie meno abbienti dall'asilo all'università. Un atto di giustizia sociale e un incremento alla formazione in un Paese che ha uno dei più alti indici di abbandono scolastico e dei più bassi indici di laureati. Il secondo è l'attenzione per i giovani, per il loro lavoro ma anche per la loro vita, aiutandoli a costruire una pensione dignitosa se oggi non hanno la possibilità di lavorare e fare versamenti adeguati; aiutando in pari tempo a rientrare chi è andato all'estero per lavoro, se lo desidera. Il terzo è la lotta contro ogni forma di disuguaglianza, sociale, territoriale e di genere. Il quarto è il Green New Deal, un grande piano orientato alla protezione dell'ambiente, allo sviluppo delle rinnovabili e alla protezione del territorio, che di per se' è una grande risorsa.

Bene, mettiamo in campo dunque la responsabilità che gli elettori ci hanno affidato e andiamo avanti. Non sarà facile, voglio essere onesta con me stessa e con gli altri. Le distanze tra noi e i 5Stelle sul piano delle idealità, della cultura politica e della prassi democratica fino a ieri sono state ampie e non si può pensare che dall'oggi al domani si accorcino d'incanto. Ma la democrazia è fatta così: di confronto, di concorrenza e anche di incontro. Questa volta le necessità del Paese ci chiedono di fare ogni sforzo per far prevalere le ragioni dell'incontro. Da questo punto di vista, mi auguro che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha creduto alla strada di un programma condiviso, ricopra il suo ruolo assicurando che questo percorso si realizzi pienamente.

Per quanto mi riguarda, la bussola che mi darà costantemente la direzione è quella dei diritti: umani, sociali, civili. Lungo questa strada camminerò con lealtà verso il nuovo governo e verso la nuova maggioranza, mettendo al primo posto, sempre, gli interessi di tutti. De.it.press 6

 

 

 

Piccoli gruppi e approdi nascosti: l’80 per cento dei migranti in Italia con «sbarchi fantasma»

 

Arrivati così almeno 4.300 stranieri. Il paradosso e il nodo divieti: mentre il ministro dell’Interno Salvini annunciava «la chiusura dei porti», sulle spiagge e negli approdi più nascosti continuavano ad attraccare gommoni e barchini

di Fiorenza Sarzanini

L’80 per cento dei migranti giunti in Italia quest’anno lo ha fatto con «sbarchi fantasma». Mentre il ministro dell’Interno Matteo Salvini annunciava «la chiusura dei porti», sulle spiagge e negli approdi più nascosti, sono arrivati oltre 4.300 stranieri. Ai quali bisogna aggiungere le persone che non sono state rintracciate, circa 2.000 secondo le stime degli analisti.

I divieti del Viminale

Il numero complessivo rimane comunque molto basso visto che al 2 settembre 2019 i migranti identificati sono poco più di 5.000. Ma il problema rimane quello dei divieti, perché è accaduto che mentre al Viminale veniva firmato il decreto per impedire l’ingresso di navi che trasportavano qualche decina di persone, a pochi chilometri di distanza attraccavano gommoni e barchini con un numero molto superiore.

La Mare Jonio

Il caso più eclatante risale al 29 agosto scorso quando la «Mare Jonio» della Ong Mediterranea chiede di poter arrivare a Lampedusa. Permesso negato con un provvedimento di Salvini — controfirmato dai colleghi di governo Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli — che autorizza soltanto lo sbarco di donne, bambini e malati stremati da una traversata di giorni.

E dunque le motovedette della Guardia Costiera portano a terra 64 migranti, mentre rimangono a bordo altri 34 che soltanto ieri, alla fine di una vera e propria odissea, sono stati fatti scendere. Ebbene in quelle stesse ore un gruppo di 78 tra siriani e bengalesi viene rintracciato a Lampedusa: è appena sbarcato senza innescare alcun allarme.

I 208 sbarchi

Negli ultimi otto mesi è accaduto ben 208 volte, come dimostrano i dati ufficiali del Viminale. Fino a ieri risultano giunti via mare 5.253 stranieri. Sono 947 quelli portati con le navi dell Ong con 26 sbarchi. Ma la maggior parte ha evidentemente scelto modalità alternative: sono stati infatti 208 gli «sbarchi fantasma» che hanno consentito a 4.306 migranti di arrivare a terra. In ben 110 casi — e per 1.979 persone — il «rintraccio» è avvenuto dopo l’approdo.

Una situazione analoga, sia pur con numeri leggermente più elevati (per un raffronto effettivo bisognerà attendere la fine dell’anno) era accaduta nel 2018. Al 31 dicembre risultano effettuati ben 341 sbarchi e arrivate 5.999 persone. Di queste 2.331 sono state trovate appena scese dai barchini e altre 3.668 sono state rintracciate a terra.

Le nuove rotte

È stata proprio la Guardia Costiera a evidenziare quali siano le rotte battute da queste piccole imbarcazioni per sfuggire ai controlli che sono «lontane e diverse da quelle che hanno come punto di partenza la Libia visto che i natanti utilizzati provengono principalmente da Tunisia, Algeria e Turchia. Si tratta di piccoli pescherecci, a differenza dei gommoni monotubolari o barconi in legno più largamente impiegati nel Mediterraneo centrale che generalmente portano un numero non elevato di migranti», anche se in alcuni casi sono arrivati anche a 100 persone.

Le barche «sono prive di qualsiasi sistema di rilevazione che ne consenta il monitoraggio attraverso le tecnologie di cui sono dotate le Sale Operative». In alcuni casi vengono utilizzate «barche a vela provenienti da Est, che possono essere facilmente scambiate per quelle dedite ad una regolare navigazione da diporto o comunque ad un “normale” uso del mare e, pertanto, non immediatamente associabili all’evento migratorio». In alcuni casi «le imbarcazioni sono trainate da una nave madre che a poche miglia dalla costa le lascia e fa perdere le proprie tracce allontanandosi a grande velocità». CdS 2

 

 

 

 

Speciale

 

Gli sviluppi politici, ma anche socio/economici, avranno un’importanza particolare nel futuro d’Italia. I prossimi mesi saranno diversi da quelli che ci stiamo lasciando alle spalle. Le prospettive della Penisola, all’interno e nel mondo, cambieranno. Non faranno difetto, di conseguenza, le novità.

 

Per questi motivi, che potrebbero essere accompagnati da nostre riflessioni, riteniamo conveniente offrire uno spazio speciale aperto a tutti. Con l’opportunità di rendere note le idea per evidenziare una panoramica degli schemi ritenuti utili per tornare ad auspicare un futuro migliore. Anche riguardo alla nostra situazione comunitaria.

 

 Lo spazio che prospettiamo dovrebbe rappresentare un riferimento per offrire una panoramica obiettiva di quella che sarà la realtà nazionale. Chiaramente, la nostra proposta vuole essere un contenitore d’idee e concetti. Nulla di più. Come avevamo annunciato, l’attenzione sarà dedicata particolarmente a chi prenderà contatto dall’estero. Però, lo spazio continuerà a essere a disposizione di tutti.

 

Questo quindicinale internazionale, proprio per il suo profilo informativo resterà utilizzabile nei confronti di chi ritiene di scrivere la sua. Con la finalità d’offrire a tutti un quadro, il più possibile chiaro, anche nei confronti di chi desidera, essere aggiornato. Pure per quest’iniziativa, la cui utilità non può sfuggire, restiamo a disposizione per gli interessati. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

PD estero e Nuovo Governo: “Un atto di responsabilità verso l’Italia, un diverso orizzonte per il Paese”

 

ROMA - I ministri del nuovo Governo M5S-PD-Leu hanno giurato sulla Costituzione e ora la parola passa al Parlamento per il varo definitivo dell’esecutivo che guiderà l’Italia, ci auguriamo, fino alla scadenza della legislatura. Il voto favorevole che esprimeremo in sede parlamentare va inteso prima di tutto come un atto di responsabilità verso l’Italia e verso la democrazia repubblicana. Lo scrivono in una nota congiunta i parlamentari del Pd eletti nella circoscrizione Estero Laura Garavini, Francesco Giacobbe, Nicola Carè, Francesca La Marca, Angela Schirò e Massimo, Ungaro.

Precipitare il Paese in un acre scontro elettorale, a distanza di un anno e mezzo dall’ultima consultazione, - proseguono i parlamentari del Pd - dopo una crisi sbandierata dalle assolate spiagge agostane, avrebbe impedito di mettere in sicurezza i conti pubblici, dissestati da avventurose politiche populiste, di evitare gli aumenti recessivi dell’Iva e di partecipare attivamente, a difesa degli interessi nazionali, alla fase di avvio della nuova legislatura europea.

Custodire l’Italia e la sua democrazia rappresentativa, tuttavia, - proseguono Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro - non sarebbe bastato per arrivare all’accordo di due forze molto diverse tra loro, come il PD e il M5S. Diverse per storia, idealità e cultura politica, per prassi democratica e per etica nei rapporti politici e personali. Occorreva anche uno sforzo di incontro programmatico per delineare una visione di Paese e una bussola per navigare nel mondo di oggi, soprattutto dopo le recenti sbandate sovraniste. Il nostro voto, dunque, terrà conto anche del convincente programma messo alla base della nuova maggioranza e del nuovo esecutivo. Esso ci restituisce il profilo di un’Italia più giusta, impegnata ad alleggerire il peso delle tasse sulle buste paga dei lavoratori, a definire una soglia dignitosa per il salario minimo, a ridurre le ineguaglianze, sociali territoriali e di genere; un’Italia più solidale che volge in modo organico la sua attenzione verso i suoi giovani, garantendo la gratuità degli studi a quelli di famiglie meno abbienti, un maggior riconoscimento del merito nella selezione professionale, condizioni migliori per il rientro di chi è andato all’estero, primi passi per la formazione di una pensione di garanzia per chi oggi fa lavori precari e domani potrebbe trovarsi senza coperture adeguate; un’Italia più veloce, che dà maggiore impulso alla riforma della sua pubblica amministrazione e alla rivoluzione digitale; un’Italia più umana, che supera la dimensione puramente emergenziale e propagandistica sugli immigrati, accogliendo una visione strutturale del fenomeno, aggiungendo all’esigenza del contenimento degli sbarchi quella dell’integrazione e aprendo in modo costruttivo un duro confronto con l’Ue sulle modifiche delle normative e sulle politiche di redistribuzione dell’accoglienza; un’Italia più verde, che si muove sulla strada del Green New Deal, nostro obiettivo primario da alcuni anni.

Un programma che, - concludono Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro - dopo avere reinquadrato il posto del nostro Paese nella nostra storica dimensione euroatlantica ed europea, promette provvedimenti volti alla tutela dei cittadini italiani all’estero e alla riforma dell’AIRE. Obiettivi impegnativi, sui quali ci sarà da vigilare perché siano realmente perseguiti e riempiti di contenuto. È quello che faremo, con l’impegno a rendere gli italiani all’estero protagonisti sempre più riconosciuti di questo ritorno dell’Italia nel mondo e a fare in modo che si proceda ad un serio rinnovamento, di contenuti e di metodo, della gestione delle politiche nel nostro campo. (Inform 6)

 

 

 

 

Governo, fiducia degli elettori, Conte supera Salvini. Il segretario della Lega paga l'effetto Papeete

 

Estate disastrosa per l'ex ministro dell'Interno che si vede scavalcare dal premier. I leghisti perdono nei sondaggi, i grillini rimbalzano e il Pd tiene - di Emanuele Lauria

 

Il premier Giuseppe Conte 

Quella che doveva essere l'estate dei portenti si è trasformata nella stagione del crollo. Salvini esce dalla crisi d'agosto ridimensionato dai numeri: netto calo della fiducia in lui da parte degli italiani e flessione dei consensi per la Lega. È quello che i sondaggisti chiamano "effetto Papeete", ovvero il risultato delle decisioni prese dall'ex ministro dai giorni della vacanza a Milano Marittima in poi. Con una significativa postilla: non è vero, come dice il leader del Carroccio, che "il governo giallo-rosso non rispecchia affatto la maggioranza del Paese". Le ultime rilevazioni dicono che le percentuali della coalizione di governo sono più o meno analoghe a quelle dell'opposizione.

 

Alessandra Ghisleri, direttore di Euromedia Research, ha condotto un'analisi del sentiment degli elettori nei confronti della crisi: "A prevalere sono stati confusione e rabbia, unite allo sconcerto per non aver capito. Ai più questa rottura del sodalizio gialloverde è apparsa personale, non sui temi. E Salvini ha pagato in termini di fiducia: dal 40 per cento è sceso al 37 ma soprattutto è stato scavalcato dal premier Conte".

Emg Acqua di Fabrizio Masia ha fatto una prima rilevazione del consenso delle forze politiche, proprio sul finire della crisi: "Il Pd non è distante dal voto delle Europee (22,7%) e dunque non ha subito sconquassi, mentre i 5Stelle hanno avuto un rimbalzo positivo, attestandosi al 19-20%.

 

La Lega è scesa rispetto alle rilevazioni di inizio agosto, dal 38 al 34: ha perso quello che aveva guadagnato dopo il voto per Strasburgo. Fi e Fdi sono entrambe attorno al 7 per cento". E soprattutto, conferma Masia, gli ultimi sondaggi testimoniano le perdite di Salvini negli indici di popolarità e fiducia: "Quaranta giorni superavano il 50 per cento. Ora siamo 8 punti più giù. Conte, se non ha superato l'ex ministro, lo ha raggiunto". Quale fattore ha spinto di più il leader leghista nella sua discesa? "Io credo che Salvini non abbia sofferto semplicemente un errore politico ma con quello abbia perso il suo alone vincente: l'impressione prevalente è che ci sia stato qualcuno più bravo di lui a muovere gli scacchi".

 

La permanenza all'opposizione logorerà o rafforzerà il capo dei lumbard? "Il sentimento degli italiani cambia presto: se il nuovo governo riesce a realizzare almeno una parte dei 26 punti, se bloccherà l'aumento dell'Iva e inciderà subito su tasse e lavoro, credo che il trend di crescita di Pd e M5S possa accentuarsi". Attualmente le distanze fra maggioranza e opposizione non sono forti. Secondo Youtrend, che registra da luglio un calo del 4,5% della Lega e una crescita sensibile di M5S (+3) e Pd (+0,9), lo schieramento giallo-rosso è distante di appena 0,4 punti dal centrodestra. Per Demopolis l'alleanza fra dem e grillini, assieme a Leu, potrebbe addirittura essere avanti.

 

"Il dato certo - commenta Pietro Vento (Demopolis) - è che allo stato attuale Salvini per essere competitivo ha bisogno di Berlusconi. Fino a un mese fa non era così". Demopolis ha stimato non solo la fiducia in Conte (pari al 53%) ma ha sondato anche il giudizio degli elettori "rosso" e "giallo" nei confronti del nuovo esecutivo: "Lo valuta positivamente il 75 per cento di chi vota il M5S e quasi l'80 per cento degli elettori del Pd. Elemento non scontato: si tratta di due elettorati che, in un mese, hanno modificato in modo significativo orientamento: ha convinto quasi tutti l'obiettivo di evitare il ritorno alle urne". LR 7

 

 

 

 

Il carattere dei politici

 

Dopo i recenti fatti politici nazionali, lasciamo che gli “esperti” ne analizzino le finalità. Noi ci abbiamo rinunciato e lo abbiamo scritto da subito. Invece, ci interesseremo al carattere dei politici che, ma non solo per noi, è tutt’altra cosa.  Dato che ogni uomo è condizionato dal suo carattere.

 

 In definitiva, un modo d’essere che li accompagnerà per tutta la vita e influenzerà il loro comportamento anche nei confronti degli altri; pure degli “alleati”. Ne consegue che anche i politici non sfuggono a questo palese stato di fatto.

 

E’ normale. Si tratta di un criterio di giudizio che non può essere modificato; pur con tutta la migliore volontà. Ce ne siamo resi maggiormente conto proprio per il clima che s’è venuto a evidenziare tra i politici di governo.

 

 Gli effetti si renderanno evidenti soprattutto nel prossimo futuro. Insomma, il carattere ha la possibilità di “rafforzare” il comportamento di chi prevale; con possibili ripercussioni su gli atti nei confronti di un Potere Legislativo sempre meno originale nelle proposte a beneficio del Popolo italiano.

 

Con l’autunno, l’anno si sgranerà con una serie di espedienti nei quali il “carattere” avrà una sua rilevanza. Non sarà solo una questione d’imporsi, ma anche di rivedere gli accordi di programma che, col carattere dei nostri politici rampanti, non dovrebbero entrarci nulla.

 

 Com’è nostro uso, monitoreremo l’evoluzione socio/politica degli eventi che potrebbero andare a influenzare l’evoluzione di un’ipotetica Legislatura.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Nuova emigrazione non solo giovani, ma anche 50enni

 

È di certo uno degli appuntamenti più seguiti e attesi in tutto il mondo degli italiani all’estero – scrive ‘Gente d’Italia’, ed è anche uno dei rari eventi in cui i dati e le problematiche di chi vive fuori dall’Italia, diventano materia di attenzione anche per i media nazionali, notoriamente poco sensibili nei confronti dell’emigrazione. Stiamo parlando del Rapporto Italiani nel Mondo, edito dalla Fondazione Migrantes, curato da Delfina Licata che racconta come è nata l’idea… ”Più che il come, è interessante raccontare il perché ben 14 anni fa la Chiesa italiana, nell’ambito dei suoi organi preposti allo studio e alla ricerca, ha accettato di dare l’avvio a un progetto editoriale dedicato all’emigrazione italiana. Erano anni in cui le maggiori risorse venivano investite per l’immigrazione e ci fu chiesto di tentare di trovare nuove strade per sensibilizzare all’arrivo di persone provenienti da altri territori. C’è chi pensò che una via percorribile potesse essere quella della memoria, e quindi ricordare agli italiani quando ad emigrare erano loro. Fu un’idea vincente, non solo perché riuscì nell’intento, ma perché aprì un mondo sconosciuto a noi ricercatori per primi, in quanto scoprimmo che di mobilità italiana non sapevamo nulla, e all’Italia in generale perché si iniziò a raccontare la storia di un paese e di un popolo che praticamente nessuno conosceva e della quale non si percepiva l’esistenza. Da un volume che doveva nascere e morire nel 2006, il Rapporto Italiani nel Mondo è diventato un appuntamento fisso annuale’.

Ribadisco che è uno dei rari casi in cui una pubblicazione dedicata all’emigrazione, viene recensita e richiesta non solo dagli addetti ai lavori ma anche dai media nazionali: quali sono gli aspetti, i dati che maggiormente interessano?

‘Il nostro è un Paese strano perché è come se fosse ‘malato’ di numeri. Per tanti anni si è pensato, e probabilmente ancora oggi, che il RIM sia un volume di statistica. Il dato è stato ed è alla base della conoscenza, ma nel tempo la metodologia statistica è stata arricchita da metodologia qualitativa: interviste, storie di vita, apparato fotografico e iconografico, persino disegni e illustrazioni. È stato necessario vista la ricchezza del tema e del suo declinarsi davvero in mille diverse sfaccettature. Ed è proprio questa ricchezza che ne determina l’interesse: ognuno, rispetto al proprio ambito, sia esso pubblico o privato, appartenente a una istituzione o meno e quindi giornalisti, accademici, ricercatori, possono trovare cose interessanti per loro. Persino i musicisti, ad esempio, leggono il RIM, e il pubblico più vasto in generale, compresi gli stessi immigrati in Italia. C’è chi lo legge per conoscere la storia recente e l’attualità dell’Italia, c’è chi si informa dei dati e delle storie, c’è chi rintraccia i profili sociali, c’è chi è curioso di usi e costumi. Ogni lettore trova nelle pagine del RIM quello che cerca, nella maggior parte dei casi, o comunque resta affascinato dalla lettura di argomenti curiosi, accattivanti dei quali non aveva alcuna idea. Questo, almeno, è quanto mi ritorna da caporedattrice’. Ascanews 3

 

 

 

 

Crescono in Italia le imprese degli stranieri

 

ROMA - Una impresa su 10 in Italia è gestita da stranieri. Alla fine di giugno queste aziende hanno superato le 600mila unità, grazie ad una crescita - nel secondo trimestre dell’anno - di 6.800 unità (+1,1% rispetto al trimestre precedente, il doppio della media delle imprese nello stesso periodo: +0,5%). Le imprese guidate da stranieri si concentrano soprattutto nel commercio, nei lavori di costruzione e nella ristorazione e, in 8 regioni su 20, rappresentano oltre il 10% delle attività economiche. È quanto risulta dalla fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sulle imprese di stranieri nel periodo aprile-giugno dell’anno in corso.

Il 40% di queste imprese si concentra nelle grandi province, a cominciare da Roma, che ha oltre 69mila attività di imprenditori stranieri. In termini di crescita, però, nel periodo aprile-giugno sono state alcune realtà di minor dimensione a far segnare le variazioni più elevate: Brindisi in primo luogo (+3,1%), seguita da Taranto (2,9%) e Terni (+2,8%).

Commercio al dettaglio” (161mila), “lavori di costruzione specializzati” (113mila) e “servizi di ristorazione” (quasi 47mila) sono i settori in cui le imprese di stranieri sono più numerose. Nei primi due ambiti, inoltre, così come nelle “attività di supporto per le funzioni d'ufficio e altri servizi alle imprese”, nelle “attività di servizi per edifici e paesaggio” e nella “fabbricazione di articoli in pelle”, una impresa su 5 è guidata da persone di origine non italiana. In altri due settori, però, le imprese di stranieri arrivano a rappresentare un terzo del totale. E’ il caso delle 17mila attività di “confezione di articoli di abbigliamento”, pari al 31,4% delle imprese del comparto, e delle 3.400 imprese del settore delle “telecomunicazioni”, che sono il 33,2% del totale.

Ma da dove provengono gli imprenditori stranieri?

L’analisi delle sole imprese individuali (oltre 470mila, il 77,1% del totale, per le quali è possibile associare il paese di nascita al titolare) mostra che le componenti più consistenti sono quella marocchina, cinese e romena, attive in prevalenza nel settore commerciale (le prime due) e nelle costruzioni (i romeni). Mentre le due comunità più numerose (marocchina e cinese) sono distribuite in modo diffuso su tutto il territorio nazionale, per altre nazionalità si assiste a veri e propri fenomeni di clusterizzazione territoriale.

È il caso di Milano, dove ha sede la più corposa comunità di imprenditori egiziani (il 43,5% del totale), di Roma, ormai area di elezione dei capitani d’azienda provenienti dal Bangladesh (più del 40% delle imprese bengalesi è all’ombra del Cupolone) e di Napoli, dove ha sede il 20,5% di tutte le imprese guidate da persone originarie del Pakistan. (aise/dip) 

 

 

 

 

Alla Festa dell’Unità di Ravenna il dibattito “Migrazione è percezione?”

 

Presentato il libro di Concetto Vecchio “Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi”. Gli interventi dei parlamentari Pd della circoscrizione Estero Giacobbe, Garavini,  Schirò e Ungaro, di Fabio Porta (Pd), del Segretario Generale del Cgie, Michele Schiavone e del presidente del Comites di San Marino Alessandro Amadei

 

RAVENNA – E’ stato presentato alla Festa Nazionale dell’Unità di Ravenna il libro del giornalista Concetto Vecchio dal titolo “Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi”, edito da Feltrinelli nel 2019. Il testo affronta in maniera attenta e puntuale il tema della percezione legato ai fenomeni migratori di ogni tempo e luogo, partendo dall’emigrazione storica italiana in Svizzera del secondo dopoguerra. “Migrazione è percezione?”  è stato anche il titolo del dibattito dell’incontro incentrato sul superamento delle paure verso il diverso e lo straniero, situazione patita a suo tempo dagli italiani emigrati, e al contempo sulla necessità di politiche volte a divulgare la conoscenza della storia dell’emigrazione italiana nel nostro Paese, a cominciare proprio dalle scuole. Dunque un momento di confronto che ha toccato i temi del presente e al quale hanno preso parte diversi parlamentari del Pd eletti nella circoscrizione estero: Francesco Giacobbe, Laura Garavini, Angela Schirò e Massimo Ungaro e il già eletto all’estero Fabio Porta. Ha partecipato all’incontro il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone. Fra i presenti anche presidente del Comites della vicina Repubblica di San Marino Alessandro Amadei.

Ha introdotto la presentazione Massimiliano Picciani, Presidente Assemblea Estero Pd, parlando di una città, Ravenna, che è nata dall’incontro tra popoli migranti e romani: questo proprio perché “l’emigrazione non è un fenomeno di oggi ma è sempre esistito e bisogna tenerne conto”, ha sottolineato Picciani. Toni Ricciardi, Storico delle migrazioni dell’Università di Ginevra ha quindi intervistato l’autore del libro che “ha avuto il merito di narrare l’emigrazione della provincia italiana del profondo sud, vissuta tra percezioni ed emozioni”. La parola è passata quindi a Concetto Vecchio che ha spiegato come questa storia di famiglia, narrata nel volume, sia di fatto iniziata il 2 ottobre 1962: la data dell’emigrazione di suo padre in Svizzera. Il fulcro del libro ruota attorno alla figura del controverso leader populista Schwarzenbach, promotore nel 1970 di un referendum teso ad allontanare dalla Svizzera circa 300 mila stranieri, tra cui tantissimi italiani. “Spesso non conosciamo le storie di sradicamento che hanno subìto gli emigrati, sul piano storico e sentimentale. In questo libro volevo però raccontare soprattutto quel senso di pregiudizio e di isolamento che vivevano i nostri emigrati in un’epoca in cui essere lontani dall’Italia significava non poter contare sui moderni mezzi di comunicazione per restare in contatto con casa né tantomeno poter usufruire dei voli low cost. Parlo di quei sentimenti universali che riguardano i nostri fratelli che arrivano per mare ogni giorno”, ha spiegato l’autore entrando nel dettaglio della vicenda narrata nel volume. In Svizzera si arrivava a quel tempo in virtù di un accordo bilaterale che ha consentito alla manodopera italiana di trovare una condizione lavorativa in un Paese in cui il problema della disoccupazione interna era pressoché marginale. Per l’autore i populisti svizzeri dell’epoca, visto che in Svizzera in quegli anni non c’era disoccupazione,  percepivano gli italiani come una sorta di concorrenza in grado di rompere un ordine di tipo identitario.  “Anche parte della stampa italiana – ha proseguito Concetto Vecchio - si occupò della questione, incredula di fronte a quell’atteggiamento degli svizzeri verso i fenomeni migratori. Il disagio maggiore lo avevano gli stagionali che non avevano di fatto diritti: gente che aveva famiglia trovava serie difficoltà a portare con sé i propri congiunti. Non dimentichiamo che spesso i lavoratori italiani vivevano in baracche, secondo un’accettazione fatalistica della povertà. Tuttavia oggi sappiamo che i destini si possono cambiare e molti italiani ce l’hanno fatta”, ha concluso l’autore.

 

Dal canto suo Fabio Porta (Pd) ha invitato a trasferire nelle scuole italiane queste narrazioni. “Il tema della percezione purtroppo riguarda molto da vicino l’Italia, dove su questo tema la distanza tra il reale e il percepito è tra le più elevate al mondo…Oggi. Siamo di fronte a una sfida culturale nuova”. Sono poi intervenuti i parlamentari del Pd eletti nella circoscrizione Estero. Il senatore Francesco Giacobbe ha voluto elogiare un aspetto del libro: “il saper parlare del presente raccontando il passato, che è un merito giacché noi non abbiamo spesso una buona conoscenza del passato”, ha rilevato Giacobbe invitando a superare le errate percezioni ma anche il senso di paura per la diversità. “Occorre condividere la memoria e istituire dei corsi di storia delle emigrazioni nelle scuole italiane”, ha aggiunto il senatore, eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, precisando come per esempio le politiche australiane siano volte da tempo al multiculturalismo in maniera efficiente. Anche la senatrice Laura Garavini si è detta favorevole a portare avanti un lavoro incentrato sul ricordo e la memoria, affinché le politiche partano da una base di conoscenza del problema migratorio. “Le tematiche del libro purtroppo appaiono spesso ancora sconosciute ai più in Italia. Bisogna inoltre riflettere e interpretare questi fenomeni, senza sottovalutare con snobismo queste paure perché può essere umano aver paura del diverso ma occorre far capire che quei diversi, con buone politiche integratorie, possono diventare motori delle società in cui si sono inseriti”, ha affermato la senatrice Pd eletta nella ripartizione Europa. Si questo punto si è soffermata anche la deputata Angela Schirò sottolineando a su volta la necessità dell’insegnamento dell’emigrazione nelle scuole italiane ma soprattutto l’urgenza di un piano d’integrazione, per l’inserimento scolastico e lavorativo di chi arriva da fuori. “Non ci può essere alcun futuro con i porti chiusi e i muri alzati. La stessa Germania ad esempio ha commesso in passato tanti errori ma poi ha saputo proporre anche politiche in favore dei cosiddetti Gasterbeiter”, ha evidenziato la deputata eletta nella ripartizione Europa. Dal canto suo il deputato eletto nella ripartizione europa Massimo Ungaro ha definito, quella narrata nel libro, “una fondamentale lezione di tolleranza, ricordando che anche noi siamo stati trattati male all’estero”, ha rilevato Ungaro invitando a contrastare la disoccupazione giovanile in Italia ma anche a promuovere il dialogo tra l’emigrazione storica e la nuova mobilità. E’stata poi la volta di Michele Schiavone, segretario generale del Cgie, che si è detto felice per l’inserimento di questi temi nello spazio della Festa dell’Unità. “Quello che ci riguarda più da vicino è l’aspetto legato all’emigrazione italiana che non trova purtroppo spazio nel discorso pubblico di questo Paese, come se ci fosse una vergogna a parlarne. Oggi abbiamo circa 6 milioni di italiani all’estero e diversi milioni di italo-discendenti ai quali bisogna dar voce all’interno delle istituzioni. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo assistito a una politica che ha alzato i toni contro gli immigrati. Adesso abbiamo la possibilità di ancorare, attraverso leggi nuove, quelle garanzie necessarie a poter governare al meglio il vivere in comune tra persone di culture diverse. Per esempio a Palermo il sindaco Leoluca Orlando parla di interazioni tra cittadini che hanno gli stessi diritti pur avendo origini diverse: questo sia dunque l’impegno, rinnovando la stessa legge Bossi-Fini. Serve un cambio di mentalità: ormai viviamo in un mondo globale dove tutti, e non per buonismo, devono poter godere della libertà di muoversi”, ha commentato Schiavone. E’ infine intervenuto il vice presidente del Comites di San Marino, Alessandro Amadei, che ha lamentato la questione non ancora risolta delle targhe delle auto, creatasi a seguito del decreto sicurezza, causando problemi soprattutto ai frontalieri e alle aziende sammarinesi. Amadei ha ricordato anche il problema legato all’acquisizione della cittadinanza sammarinese per naturalizzazione, che comporta la rinuncia a quella italiana. “Il riaffiorare dei populismi forse dovrebbe portare a un’analisi introspettiva su ciò che non ha funzionato, anche all’interno della sinistra e delle stesse istituzioni europee”, ha aggiunto in conclusione Amadei. (Simone Sperduto/Inform 9)

 

 

 

Numeri indicativi

 

I Connazionali all’estero sono 5.051.000. Il 57% è residente in Europa (2.879.070.). Nelle Americhe, c’è da fare un distinguo. Il 17% vive negli Stati Uniti e Canada. Il restante 25% è presente nell’America Centrale e Meridionale. In Africa, siamo presenti con l’1,3%, in Oceania col 3,8% e in Asia, ultima nostra frontiera, gli italiani sono solo lo 0,6%. Questo sotto il profilo percentuale. Andando nello specifico, la distribuzione europea della nostra gente determina una classifica ben chiara e determinata. La Comunità più numerosa vive in Germania con oltre 588.000 presenze. Subito dopo, troviamo la Svizzera con oltre 550.000 italiani. In Francia siamo 385.000. Più di 300.000 nel Regno Unito.

 

Il rimanente vive altri Stati UE. Quindi, è nel Vecchio Continente che gli italiani sono più numerosi. Anche in Patria, il flusso migratorio, quando era considerato ancora tale, appare diverso. Gli aventi diritto al voto sono poco più di 3.290.000. Con una netta prevalenza per la Circoscrizione Europa. Tutto questo preambolo ha lo scopo di focalizzare la “forza” politica che potrebbe assumere, se non dispersa, la nostra Comunità nel mondo. Basterebbe solo la realtà d’Europa per determinare un “peso” politico nazionale. Purtroppo, com’è noto, la percentuale dei votanti all’estero resta contenuta.

Certamente, se esistesse un Partito per gli Italiani d’oltre confine senza apparentamenti, come ora accade, con le formazioni politiche nazionali, la percentuale dei votanti, forse, potrebbe anche incrementarsi. Con nuova sensibilità per lo status, oggi sono marginalmente congetturato, di una Grande Comunità oltre frontiera capace d’offrire alla politica nazionale l’esperienza maturata sotto una differente realtà anche sociale.

 

Lo scriviamo con l’augurio che sia un’accessibile certezza. Intanto, ripetiamo l’opportunità di varare una “Giornata degli Italiani nel Mondo”. Un altro segnale concreto del nostro impegno al servizio dei Connazionali all’estero.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

La circolare di Laura Garavini ai democratici in Europa

 

Solo tre settimane fa nessuno se lo sarebbe potuto immaginare. Lo scenario politico italiano è cambiato. Radicalmente. Abbiamo fermato Salvini che voleva prendersi l'Italia, piegando Parlamento e istituzioni al suo volere. Quel Salvini che ha fatto cadere la vecchia maggioranza con l'obiettivo di mandare l'Italia al voto e approfittare dei sondaggi a lui favorevoli. Infischiandosene delle conseguenze economiche e con un atteggiamento del tutto irresponsabile. Questo uomo con fantasie di onnipotenza si è sbagliato di grosso. Adesso si apre un nuovo capitolo. E lo stesso invito tutti a rimanere realistici. La vita in questa nuova alleanza di Governo, con il Movimento 5 Stelle, non sarà una passeggiata. Però, viste le difficoltà che l'Italia deve affrontare, vale la pena provarci, per il bene del paese. Ne ho parlato su diversi organi dei media stranieri, interessati all'evolversi della situazione politica italiana. Ad esempio in un'intervista al TG del secondo canale pubblico tedesco.

 

Con il Pd al Governo l'Italia torna ad essere autorevole

Nel nuovo Governo il Partito Democratico è rappresentato da una squadra giovane e al tempo stesso preparata. Una squadra pronta a lavorare per quelle riforme strutturali di cui il paese ha urgentemente bisogno. Con figure di spessore e competenza. Penso ad esempio al neoministro all'economia Roberto Gualtieri, che ha seguito come negoziatore la Brexit in Europa, o al titolare degli Affari Europei Enzo Amendola, che conosce le nostre comunità italiane nel mondo. Come pure la Ministra alle infrastrutture Paola De Micheli, un tempo giovane imprenditrice all'estero. Ho avuto modo di commentare la formazione del nuovo Governo a Radio Colonia. Qui la mia intervista. Ottima notizia è anche l'indicazione di Paolo Gentiloni a Commissario Europeo agli affari economici. Un convinto europeista, capace di agire a Bruxelles per il meglio dell'Italia e dell'Europa.

 

Un accordo coi 5 stelle per evitare una stangata agli italiani

Con il nuovo Governo si tratta anche di dare una svolta alle politiche per gli italiani all'estero, che in questi mesi hanno subito un vero regresso. Di certo questa alleanza sarà molto complicata. E non è detto che ci riesca di conseguire gli obiettivi a cui puntiamo, vista la complicata situazione finanziaria. Ma è il momento della responsabilità. Non potevamo lasciare che i giochetti politici di Salvini creassero ulteriori disastri al paese. Come Partito Democratico abbiamo sentito il dovere di fermare quella deriva. Ne ho spiegato dettagli e retroscena nel corso di una intervista alla radio pubblica svizzera. Abbiamo fatto una scelta strategica: sperimentare un'alleanza, quella coi 5stelle, che avevamo escluso a lungo e che adesso si rende necessaria. Innanzitutto per evitare che il paese finisca nelle mani di una destra becera e xenofoba. Inoltre per scongiurare un probabile tracollo dell'economia, a seguito dell'aumento dell'Iva. 

 

Il futuro dell'Europa

In Europa adesso possiamo aprire un nuovo capitolo. Ho avuto il privilegio di parlarne a Ventotene, ad un seminario di formazione. Accanto a me sono intervenuti Romano Prodi, Mario Monti e la collega francese Sylvie Gaulard, prossima Commissaria Europea. In Italia prima c'era un Governo antieuropeista, sovranista, xenofobo. Adesso si delinea un Governo pro europeo, solidale, convinto dell'importanza di essere protagonista in Europa. Questo è un bene. Non soltanto per l'Italia, ma per l'intera Unione Europea, alle prese con una nuova legislatura che si appresta ad essere decisiva per il futuro. È stato un piacere, confrontarmi a Ventotene su questo, davanti a centinaia di giovani provenienti da tutto il mondo in un luogo simbolo - quell'isola in cui negli anni quaranta grandi politici costretti al confino, idearono lo straordinario progetto dell'Europa.

 

Un'estate ricca di eventi

È stata un'estate intensa. Senza un giorno di vacanza. Ma ricca di emozioni e di novità molto positive. Un'estate caratterizzata anche da diverse iniziative, a cui ho partecipato con piacere. Ad esempio il Festival delle Spartenze, promosso in Calabria da Giuseppe Sommario, conclusosi a Paludi con la Notte dei ricercatori nel mondo. O come l'Assemblea del Pd Germania a Francoforte, che è servita a rimarcare l'ottimo lavoro svolto in questi anni da Franco Garippo e dalla sua segreteria, presieduta da Giulia Manca. O come i dibattiti sulle migrazioni e sull'Europa, tenuti alle feste dell'Unità di Ravenna e di Modena. Insomma. Neanche un attimo di riposo. Ma tante soddisfazioni. E sono convinta che il meglio debba ancora venire. On. Laura Garavini, de.it.press 10

 

 

 

 

 

Maria Chiara Prodi sul Seminario Cgie di Palermo

 

Maria Chiara Prodi, consigliera del Cgie e presidente della Commissione “Nuove migrazioni e generazioni nuove” è tra le organizzatrici della conferenza dei giovani italiani nel mondo che si è tenuta a Palermo dal 16 al 19 aprile.

All’incontro hanno partecipato 115 giovani (under 35) di cittadinanza italiana, di cui una trentina «emigrati» negli ultimi anni, e il resto discendenti, oltre a numerosi politici, operatori ed esperti tra cui Domenico De Maio (Agenzia Nazionale per i Giovani), Stefano Queriolo Palmas (Direzione Generale Sistema Paese del MAE), Giovanna Fadda (coordinatrice marketing dell'ICE) Gaetano Calà (Associazione Nazionale Famiglie Emigrate-ANFE).

 

Prima di parlare della conferenza, ci vuol raccontare brevemente la sua storia “migratoria” o di mobilità? Metto le virgolette perché mi piacerebbe anche sapere come lei si definisce.

Ogni definizione nasconde un inganno. Quindi di solito le uso tutte (migrante, europea, mobile...), in chiave dialettica rispetto al mio interlocutore.

In origine sono partita, come tanti, per un Erasmus. Poi, al termine di un master in Italia, mi sono trovata a dover scegliere tra fare lo stage di convalida degli studi restando nel Belpaese (non remunerata) o all’estero (con una borsa Leonardo). Tra lavorare gratis o essere pagata ho fatto la mia piccola scelta di autonomia e di buonsenso, che poi ha generato tutte le altre.

 

Vorrei chiederle di iniziare con un profilo dei giovani partecipanti: come sono stati selezionati, la percentuale di maschi e femmine e degli oriundi rispetto ai nuovi migranti; i paesi di provenienza...

Come Cgie volevamo prenderci la responsabilità di coordinare e offrire alle comunità un progetto ambizioso di coinvolgimento e formazione giovanile, rispondendo a un bisogno reale. Ma volevamo che tutti i 107 Comites e le Consulte regionali avessero la libertà di selezionare i propri delegati in maniera corrispondente ai propri bisogni. Abbiamo quindi dato solo tre criteri: età compresa tra i 18 e i 35 anni, cittadinanza italiana (e padronanza della lingua), motivazione. La selezione così ottenuta ha visto una totale parità di genere, 40 per cento dei delegati erano di nuova emigrazione, mentre il 60 per cento di seconde e terze generazioni. Senza sorpresa i territori più rappresentanti erano quelli con comunità italiane radicate, mentre non abbiamo avuto delegati dalla Cina e dal Nord Africa.

 

Nella prima giornata i giovani sono stati divisi in gruppi a seconda della area di provenienza, mi sembra classificata secondo le circoscrizioni elettorali, mi corregga se sbaglio, e poi invitati a discutere e a rispondere a una serie di domande, ce le può elencare e dire come sono state elaborate?

Il senso di avvalersi delle tecniche partecipative (e di due facilitatori professionisti) era quello di dare le chiavi del successo dell’evento direttamente e immediatamente ai ragazzi. Per poter arrivare, il secondo giorno, direttamente a elaborare progetti ed essere molto operativi, era necessario «rompere il ghiaccio» e soprattutto offrire ai ragazzi (che prima non si conoscevano) elementi insieme ludici e sostanziali per capire con chi si aveva a che fare. Sullo spazio circolare della “Sala Onu” del Teatro Massimo, abbiamo quindi chiesto ai ragazzi di disporsi secondo paesi di provenienza, secondo anni di nascita, a seconda  se fossero studenti o lavoratori, se avessero entrambi i genitori italiani o no. Poi i gruppi, divisi per paese di provenienza, hanno elaborato dei cartelloni per presentare l’italianità “filtrata” dalla cultura del loro paese di residenza: in cosa restiamo riconoscibili, che qualità o difetti trasmettiamo? I risultati di questa sessione non sono rimasti oggetto degli atti, perché ci premeva ci fosse un tempo di parola per dirsi anche l’ovvio, gli stereotipi, il contesto. E poterci sbarazzare di tutto questo nei giorni a venire.

 

Attraverso la sua esperienza, quali sono le novità emerse da questo incontro?

La capacità di fare immediatamente squadra di questi ragazzi è di una forza contagiosa. Rispetto alla Conferenza Mondiale dei Giovani del 2008, avevamo poi dalla nostra una quantità di nuovi strumenti di comunicazione e di lavoro che si stanno rilevando essenziali. I social network, le applicazioni di chat, le piattaforme di videoconferenza. La novità è una generazione che ha strumenti propri, canali nei quali le nostre rappresentanze erano totalmente sconosciute. Per fare una battuta, si può dire che ci abbiano aiutato a rendere i Comites e il cgie molto «cool» e trasmettere voglia di impegnarsi e, perché no, di candidarsi.

 

Ritiene che si siano superati i tempi in cui gli italiani all’estero erano considerati un bacino di voti e che siano diventai sempre più ambasciatori del soft power italiano?

Devo confessare che di base i giovani italiani (che siano in Italia o all’estero) non si aspettano molto dalle istituzioni, e il mito del bacino elettorale è in fase assai calante. Però frequentare noi consiglieri Cgie, sentirsi investiti di un incarico dai loro Comites, sentire che le istituzioni vivono, tra la gente, del nostro impegno di volontari, ha fatto capire a loro (e ricordato a noi) che tanto dipende dalla nostra capacità di agire e occupare spazi. Diciamo con una logica più progettuale che legata alle cariche.

 

Si è avuta la sensazione, durante la conferenza, che stesse nascendo qualcosa di nuovo, che si iniziasse davvero a fare rete, è d’accordo?

Sì, assolutamente, e ben oltre le mie aspettative. Penso che ci siano stati dei fattori essenziali: l’attesa che abbiamo creato prima del Seminario, con due mesi di videoconferenze preparatorie; l’aver circondato i delegati di arte e bellezza da togliere il fiato; la presenza di politici, anche giovani, capaci di motivare i delegati e restituire con schiettezza le sfide da cogliere in un’ottica collaborativa e non oppositiva. Cinque giorni dopo la conferenza eravamo già di nuovo riuniti in videoconferenza, e i delegati si sono autonomamente organizzati per gruppi territoriali, confrontandosi per organizzare eventi di restituzione e procedere nel lavoro dei progetti.

 

Può sintetizzare le istanze che sono emerse dai lavori e presentate dai gruppi di giovani l’ultimo giorno?

La Carta del Seminario di Palermo è stata redatta a seguito dei primi due giorni di tecniche partecipative. Fa eco alla Carta di Palermo del 2015, che riconosce il diritto di esprimere cittadinanza nel luogo di residenza, ma soprattutto è un grido accorato per rendere le istituzioni più capaci di rapportarsi ad una generazione mobile, molto diversa nell’immaginare l’impegno e l’identità, rispetto alle generazioni precedenti. Laddove alcuni vedono una zona grigia del disimpegno e della non appartenenza, le nuove generazioni vedono nuove modalità capaci di impatto significativo e trasformativo. Nell’ultima giornata di lavoro sono stati presentati una dozzina di progetti: da piattaforme per il networking artistico, culturale e di orientamento, a progetti di natura sportiva, di servizio, fino a Instagram@giovaniitalianinelmondo che raccoglie e diffonde profili per rendere conto della diversità e bellezza della Giovane Italia fuori dall’Italia. Alla plenaria Cgie di inizio luglio questi progetti saranno stati approfonditi da due mesi di lavoro, e saranno presentati ai colleghi e alla stampa.

Maddalena Tirabassi, Altreitalie 1

 

 

 

 

L’incertezza

 

Il clima d’apprensione socio/politica in Italia rimane. Ma, se non altro, ci ha consentito di prendere migliore coscienza dei complessi problemi interni del Paese. Con la premessa che il futuro potrebbe essere una “riproduzione”, in negativo, del recente passato.

 

Dato che i politici di razza non s’improvvisano, anche l’affidabilità governativa potrebbe venir meno. Il “trasformismo” dei partiti d’Italia, però, non ha persuaso nessuno. Siamo convinti che il nostro tenore di vita debba viaggiare su altri binari e con specifiche mete da raggiungere anche a livello istituzionale.

 

 Con un presupposto: chi dimentica il passato, sarà costretto a riviverlo. Come a scrivere che gli errori politici ed economici non sono da accantonare, ma da correggere.

 Da noi, il binomio che riteniamo inscindibile è: Politica e Governabilità. Non ci sono altre formule migliori per garantirci un futuro meno turbato. Anche se certe posizioni dovrebbero essere meglio considerate. Pure la “bonifica” della nostra economia dovrebbe partire dall’alto.

 

 La stessa riforma della legge elettorale ci ha fatto comprendere che gli “onori” hanno sempre la meglio sugli “oneri”. Il tutto può apparire anacronistico; ma è proprio così. In quest’ultimo periodo non s’è evidenzia la via per offrire all’Italia i mezzi per superare i tanti compromessi dipendenti da un sistema che continua a dimostrarsi contraddittorio. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Candidature per la “Stella al Merito del Lavoro” 2020: da segnalare entro il 15 novembre all’Ambasciata o al Consolato

 

ROMA - Il 29 maggio 2019 sono state assegnate 27 “Stelle al Merito del Lavoro” agli italiani residenti all’estero. Da quando sono state varate le nuove norme per l’assegnazione dell’onorificenza, con la legge del 5 febbraio 1992 (n. 143), fino ad oggi i decorati sono stati oltre mille. La decorazione della “Stella al Merito del Lavoro” venne istituita con il Regio decreto 30 dicembre 1923 (n. 3167). Essa consiste in una stella a cinque punte in smalto bianco: al centro è in smalto color verde chiaro e reca sulla faccia diritta un rilievo in argento dorato, raffigurante la testa d’Italia turrita e sul rovescio la scritta “Al merito del lavoro” con l’indicazione dell’anno di fondazione (1924). Informa il sito del Cgie.  

Le Ambasciate e i Consolati italiani nel mondo invitano gli organismi di rappresentanza delle comunità italiane all’estero delle rispettive circoscrizioni consolari a collaborare con la rete diplomatico-consolare per individuare i connazionali da proporre per l’onorificenza della “Stella al Merito del Lavoro”. Ambasciate e Consolati provvederanno poi ad inoltrare tali segnalazioni, ricevute entro il prossimo 15 novembre, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. La decorazione è per i lavoratori dipendenti, anche se già pensionati, e per i lavoratori italiani all’estero, che abbiano dato prove esemplari di patriottismo, laboriosità e probità. Inoltre, l’onorificenza può essere conferita per onorare la memoria dei lavoratori italiani, anche residenti all’estero, periti o dispersi a seguito di eventi di eccezionale gravità, determinati da particolari rischi connessi al lavoro in occasione del quale detti eventi si sono verificati; in questo caso si prescinde dai requisiti di età o anzianità di lavoro.

I documenti necessari sono: curriculum vitae firmato dall’interessato, attestato di servizio rilasciato dal datore di lavoro, dichiarazione sostitutiva di certificazione (autocertificazione) di nascita e cittadinanza, dichiarazione sostitutiva (autocertificazione) relativa alle condanne penali. Tutti i documenti da presentare per la candidatura dovranno essere stati rilasciati in data recente. Sulla piattaforma internet YouTube è disponibile un video realizzato su iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che illustra le caratteristiche dell’onorificenza. Per informazioni più dettagliate si consiglia di rivolgersi ai rispettivi Consolati e Ambasciate. Cgie

 

 

 

 

I primi 70 anni del Patronato Inas Cisl

 

ROMA - “Il patronato ha da sempre rappresentato un’esperienza importante di coesione sociale, di solidarietà e sussidiarietà”. Così la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha descritto questa mattina a Roma il lavoro dell’Inas Cisl, l’istituto che domani compie 70 anni e che ha dato il via oggi alle celebrazioni in un incontro dedicato ai propri operatori più giovani.

“Solo nel 2019, 4 milioni di persone hanno varcato la soglia dei nostri uffici in Italia e nel mondo. Di questi, ben 2 milioni hanno deciso di aprire una pratica, affidandosi a 1.184 esperti nell’ambito previdenziale e socio-assistenziale, 331 comandati e 3.148 collaboratori volontari”: con questi numeri, Gigi Petteni, presidente dell’istituto, ha raccontato la “rivoluzione di prossimità solidale” che l’istituto porta avanti ogni giorno.

In 700 sedi e 922 recapiti in tutta Italia e in 20 Paesi all’estero, “l’attività di coesione sociale” dell’Inas da gennaio ha registrato 250.000 interventi per pratiche di sostegno al reddito; oltre 130.000 procedure di invalidità civile; 59.000 richieste di prestazioni per mamme e papà e 89.000 per i nuclei familiari; più di 17.000 per misure di contrasto alla povertà.

Rivolgendosi ai giovani operatori presenti, la segretaria generale della Cisl li ha ringraziati: “Voi coniugate professionalità e capacità di sentire come preziose le parole delle persone che si rivolgono a noi. Voi giovani create un legame tra generazioni, ascoltando i più anziani che entrano nei nostri uffici”, ha detto.

Grazie alla passione di tutti gli operatori, il patronato accetta oggi la sfida di riallacciare la trama di “un welfare scollegato, progettando e condividendo soluzioni che mettano persona al centro di un sistema di risposte a 360° anche su welfare contrattuale, previdenza complementare e periferie, insieme alla Cisl”, ha concluso Petteni. (aise/dip 13) 

 

 

 

 

Idos, conclusa la fase di mappatura del progetto “Words4Link – Scritture migranti per l’integrazione”

 

Raccolte oltre 220 schede di autori e di autrici con backgrond migratorio, che operano in Italia in campo letterario e in quello giornalistico

 

ROMA - Sono on-line i primi risultati della mappatura degli autori e delle autrici di origine immigrata e degli enti e iniziative che lavorano sulle “scritture migranti”, curata dal Centro Studi e Ricerche Idos. Si è conclusa la prima fase del progetto dedicato alla valorizzazione delle cosiddette “scritture migranti” in Italia: la “mappatura” dei principali protagonisti dell’universo di riferimento. Grazie a un’accurata ricognizione delle fonti disponibili e a una campagna di scouting condotta on-line e finalizzata al coinvolgimento diretto dei soggetti interessati, sono state raccolte oltre 220 schede di autori e di autrici con backgrond migratorio, che operano sia nel campo letterario (207) che in quello giornalistico (19) utilizzando la lingua italiana (e con almeno una pubblicazione all’attivo negli ultimi 10 anni). A completare il quadro, sono state raccolte 34 schede dedicate agli enti impegnati, a vario titolo, nella promozione delle loro opere e della “scrittura interculturale o transnazionale” in Italia (associazioni, librerie, case editrici, gruppi di ricerca che hanno promosso concorsi, festival, laboratori, riviste specializzate): un panorama a sua volta diversificato di cui si vuole favorire la conoscenza.

Ne risulta un quadro sempre più articolato e in continua evoluzione. La narrativa (spesso associata ad altri generi: poesia, saggistica, drammaturgia) appare la forma di scrittura più praticata (174) e le questioni inerenti la “cultura italiana o del Paese di origine” rappresentano i principali temi di interesse, cui si può ricondurre l’opera degli autori o delle autrici. Rilevante anche l’attenzione ai temi della migrazione e dell’asilo (centrali in quasi un terzo dei casi) e delle discriminazioni e del dialogo interculturale (oltre un quinto). Nella larga maggioranza dei casi si tratta di autori nati all’estero (oltre 200), ma la ricerca ha evidenziato anche il ruolo, crescente, delle cosiddette “seconde generazioni”: i figli dei migranti propriamente detti, nati e cresciuti in Italia, interpreti originali e innovativi dei temi dell’identità e dell’appartenenza e della loro declinazione all’interno del dibattito pubblico contemporaneo. Le schede raccolte verranno progressivamente pubblicate on-line nella sezione ricerca del sito di Words4Link, realizzato dalla società Lai-Momo, dove è già possibile consultarne circa la metà. In questo modo la piattaforma si propone sia come uno strumento utile a creare contatti e favorire le collaborazioni, sia come un vettore di conoscenza di queste voci del panorama letterario italiano contemporaneo, costituito da una pluralità di esperienze e appartenenze di cui anche i cittadini di origine migrante fanno pienamente parte. Il materiale presentato, in altri termini, lungi dall’essere esaustivo, non intende sostituirsi a importanti banche dati già esistenti, ma vuole contribuire a un confronto “rinnovato” sul ruolo delle “scritture migranti”, che ne aumenti la visibilità e favorisca il pieno riconoscimento degli autori coinvolti. I soggetti interessati a far parte della mappatura possono iscriversi attraverso il sito di Words4Link. (Inform 10)

 

 

 

Emigrazione: in Sicilia il Carse riparte

 

Fortemente voluta dal presidente Salvatore Augello e da tutte le associazioni presenti nel nuovo Coordinamento delle Associazione Regionale Siciliane dell’Emigrazione (CARSE), con la preziosa collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Raddusa guidata dal Prof. Giovanni Allegra che è anche presidente dell’AITEF Sicilia, si è svolto sabato un convegno dal tema “LA RISORSA DIMENTICATA”. Dopo i saluti del Sindaco, il moderatore Dr. Salvo Li Castri, Vice Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, ha dato la parola al relatore Salvatore Augello.

 

Una relazione fuori dagli schemi, che ha messo a nudo tutti i ritardi della Regione Sicilia e la necessità di reinventare una politica in direzione dei siciliani all’estero, che da un ventennio sono messi al margine dalla politica siciliana. Ritardi, mancata nomina della Consulta, cancellazione dei diritti dei siciliani all’estero previsti da una legge regionale, la 55/80, modificata con legge n.38/84, il mancato riconoscimento del ruolo delle associazioni, la necessità di rilanciare il settore per potere utilizzare la immensa risorsa potenziale che esso rappresenta, sono stati alcuni dei tempi guida della relazione.

 

Ampio ed articolato il dibattito che si è sviluppato, intercalato dagli interventi del moderatore. Il Sen. Francesco Giacobbe ha parlato che dopo essersi complimentato per la costanza degli organizzatori ed avere biasimato l’assenza del Presidente Musumeci, si è dilungato sull’emigrazione italiana in Australia che ha anche permesso la penetrazione dei prodotti siciliani nei mercati australiani, resa possibile dalla presenza di tanti italiani che non solo conservano le abitudini culinarie della loro terra, ma trasmettono gli stessi alla popolazione indigena con grande vantaggio per le aziende italiane.

 

Il Sen. Giacobbe ha quindi richiamato la italianità che alberga nelle giovani generazioni all’estero, affermando che le associazioni devono fare di tutto per intercettare tali sentimenti e per avvicinare i giovani all’associazionismo. Non avvalersi di questa risorsa, della possibilità di stimolare investimenti privati, la nascita di nuove aziende dove si incontrano l’esperienza dei produttori siciliani ed il capitale degli emigrati è davvero essere ottura e non capire l’emigrazione. Ad intervenire dopo Giacobbe, il Presidente dell’USEF Sen. Angelo Lauricella, che ha ripreso alcune delle cose citate in relazione, mentre si è soffermato sulla politica del governo in marito agli italiani nel mondo alla nascita del diritto di voto all’estero ed alla necessità di rafforzare gli organi di rappresentanza.

 

Arrivano gli interventi dei presidenti delle associazioni che compongono il CARSE. Prende la parola Vittorio Inastasi Presidente dei Siracusani nel mondo, che attingendo alla filovia di Giambattista Vico sui corsi e ricorsi della storia ed alla saggezza di Bertoldo che auspicava l’arrivo del bello dopo il brutto, esplicita il fatto che il CARSE si è rivolto alla politica siciliana facendo ad essa una domanda precisa: l’emigrazione è una risorsa SI o NO? A domanda precisa si chiede una precisa e chiara risposta. Se la risposta è SI come da tanti parti si dice, allora bisogna avere anche una risposta precisa per sapere quali sono le intenzioni e verso quale direzione dobbiamo muoverci. Una risposta precisa ci serve per mettere finalmente ordine nella confusione attuale e fare chiarezza.

 

Interviene Salvatore Arnone componente dell’Ufficio di Presidenza dell’USEF e consigliere comunale di La Louviere che parla della sua emigrazione che dura da 49 anni duranti i quali ha fatto di tutto in mezzo alla comunità: il sindacalista, il presidente del COMITES, il componente del consiglio consultivo del emigrati fino ad arriva ad essere eletto consigliere comunale. Fa rilevare che si parla di nuova emigrazione, ma l’emigrazione sia essa nuova o vecchia, sempre emigrazione è e sarebbe bene non dimenticarlo mai.

 

Prende la parola Gaetano Calà, presidente dell’ANFE provinciale di Palermo e già componente del CGIE, il quale entra subito in argomento richiamando il lavoro fatto per organizzare il seminario dei giovani italiani nel mondo, un lavoro che ancora continua su una piattaforma internet e che continua a dare i suoi frutti. Sottolinea il fatto che dietro la crisi si è nascosto un preciso disegno politico che è quello di cancellare l’emigrazione. Sarebbe sbagliato eliminare il CGIE, che resta il luogo dove si fa la sintesi delle problematiche dell’emigrazione per sottoporle a chi di dovere. Bisogna invece incitare le regioni a lavorare di più. Da anni non si tiene la conferenza Stato Regioni che in passato ha avuto un grande ruolo. Tutto quello che oggi bisogna volere è che qualcuno ci ascoltasse, sentisse le cose che da tempo andiamo dicendo.

 

Sebastiano D’Angelo dei Ragusani nel Mondo prende la parola per portare il saluto dell’associazione al convegno e per sottolineare il successo della grande manifestazione del Premio Ragusani nel Mondo, giunto alla sua 25^ edizione. In quella occasione, ben 50 dei 160 premiati fino ad ora, erano presenti alla manifestazione, per dare la loro preziosa testimonianza di un evento che ormai a pieno titolo è entrato nella storia dell’emigrazione siciliana. Paola Nicolosi, invece, porta il saluto della Senatrice catanese Urania Papatheu impossibilitata ad essere presente per impegni politici.

 

A concludere i lavori l’On. Alfio Papale, che afferma di essersi reso conto che l’emigrazione è un problema da affrontare seriamente e che occorre parlarne di più, portare in Parlamento l’argomento, rendere edotti tutti quei parlamentari che hanno bisogno di informazioni. Il problema di sopravvivenza delle associazioni assumere carattere importante, dopo che il Presidente Crocetta ha distrutto la tabella H e con essa tanti soggetti organizzati che si occupavano di sociale, comprese le associazioni degli emigrati. Siamo ancora in tempo per intervenire, afferma Papale, visto che la finanziaria è ancora in corso. Si tratta di chiedere subito alcune audizioni e portare il problema nelle commissioni competenti quale ad esempio quella delle attività produttive, considerato che l’emigrazione va trattata come una risorsa. Alla fine della manifestazione, il sindaco Prof. Allegra, ha voluto regalare ai relatori il volume di Salvatore Augello “Eroi con la valigia”, il libro della storia di Raddusa ed una targa ricordo della 25^ edizione della Festa del Grano iniziata il 6 settembre e conclusa con grande successo l’8 settembre. (Carse 11)

 

 

 

 

 

Contes „Pakt“ und Italien-EU Flitterwochen

 

Giuseppe Conte, der gerade wieder zum italienischen Premierminister ernannt wurde, hat Brüssel und die EU-Institutionen für seinen ersten offiziellen Besuch ausgewählt, mit dem Ziel, Streitigkeiten beizulegen und eine neue konstruktive Beziehung mit der Europäischen Kommission einzugehen. Von: Gerardo Fortuna

 

Am Mittwoch, den 11. September, dem Tag nachdem er das letzte Vertrauensvotum im Senat gewonnen hatte, flog Conte nach Brüssel, um alle wichtigen Persönlichkeiten der gegenwärtigen und zukünftigen EU-Institution zu treffen.

Der offizielle Besuch formalisierte den Kurswechsel der neuen Regierung gegenüber der EU: Nach 14 Monaten, in denen sie gefährlich unter dem Einfluss der rechten Lega lebte, wurde die Feindseligkeit durch den guten Willen der neuen verbündeten Mitte-Links-Demokratischen Partei (PD) gegenüber Brüssel ersetzt.

„Ich wollte unbedingt die europäischen Institutionen auf meiner ersten öffentlichen Reise besuchen“, so Conte vor einem Arbeitsessen mit dem Präsidenten des Europäischen Parlaments, dem italienischen Kollegen David Sassoli. Er ergänzte, dass Italien seinen Beitrag dazu leisten will, Europa gerechter, integrativer und stärker zu machen.

Diese neue freundliche Atmosphäre ist weit entfernt von den Spannungen der letzten Monate, als Conte nach Brüssel kam, nur um zu verhandeln, wie Italien davor bewahrt werden kann, in ein Defizitverfahren der Kommission zu geraten.

Auf der Tagesordnung von Conte stand auch ein Treffen mit der designierten Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen und dem derzeitigen Kommissionspräsidenten Jean-Claude Juncker sowie mit dem neuen Präsidenten des Europäischen Rates Charles Michel und seinem Vorgänger, Conte’s „wunderbarem Freund“ Donald Tusk.

Europa hat den Kontakt zu seinen Bürgern verloren, kritisierte Italiens Ministerpräsident Giuseppe Conte vor dem Europäischen Parlament in Straßburg.

Ein ‘Pakt’ mit der EU

Conte brachte aber auch die Absicht seiner Regierung zum Ausdruck, für das nächste Jahr ein expansives Haushaltsgesetz vorzulegen. Ziel sei es, die riesige Staatsverschuldung durch Wachstum zu reduzieren, das aus einem riesigen Plan von Investitionsausgaben entstanden sei.

„Ich habe darum gebeten, einen Pakt mit der EU zu schließen, um Investitionen in Digitalisierung, grüne und Kreislaufwirtschaft zu tätigen“, bekräftigte Conte während einer Pressekonferenz.

Die dargestellte Strategie zielt darauf ab, mehr Defizitausgaben zu fordern, um die Prioritäten der von der Leyen Kommission durch digitale und grüne Investitionen zu erfüllen, anstatt Wohlfahrtsunterstützung zu finanzieren, wie es bei den Leitmaßnahmen der Rentenreform und dem Grundeinkommen der Fall war, die vom vorherigen Kabinett im Haushalt des Vorjahres festgelegt wurden.

„Das sind die Karten, die wir spielen wollen, und das ist unser Programm. Erlauben Sie uns, diese Investitionen für eine Weile zu tätigen“, so Conte. Er forderte damit die neue Kommission auf, bei höheren Staatsausgaben im Wesentlichen ein Auge zuzudrücken.

Neben der praktischen Unterstützung bei der Umsetzung der von der Leyen Agenda kann die neue italienische Regierung im Gegenzug auch die Stimmen anbieten, die sie benötigt, um ihre EU-Exekutive im Oktober im Europäischen Parlament bestätigen zu lassen, da die Abgeordneten der neuen Regierungskoalition zu der Mehrheit gehörten, die im Juli für sie gestimmt hat.

Doch das größte Anliegen Italiens für seinen neu ernannten Kommissar Paolo Gentiloni ist es nicht, Italien bei der Vermeidung von Vertragsverletzungsverfahren in der Zukunft zu unterstützen, sondern eine aktive Rolle bei der Reform der Wirtschaftsführung des Blocks zu spielen.

„Wir wollen den Stabilitäts- und Wachstumspakt überprüfen, um sicherzustellen, dass die EU-Vorschriften das Wirtschaftswachstum und die nachhaltige Entwicklung Italiens und ganz Europas stärken“, betonte Conte in seiner 90-minütigen Rede im Senat, bevor er das zweite Vertrauensvotum gewann.

Die neue italienische Regierung aus Populisten und Sozialdemokraten wurde am Montag vom Parlament bestätigt. Die Koalition überlebt vielleicht länger als man denkt, sagt Italien-Experte Lutz Klinkhammer im Interview mit der Deutschen Welle.

PD als Garantie

Die neue Regierungspartei PD wird eine Schlüsselrolle bei der Verbesserung der guten Beziehungen und der Sicherstellung der Beständigkeit der neuen Flitterwochen zwischen Italien und der EU spielen, da vertrauenswürdige Persönlichkeiten von Mitte-Links in Schlüsselrollen für europäische Angelegenheiten ernannt werden.

Die neue Regierung erwartet keine harte Konfrontation mit der Kommission, solange der erfahrene Paolo Gentiloni für die wirtschaftlichen Angelegenheiten im Berlaymont-Gebäude zuständig ist. Allerdings wird Lettlands „Falke“ Valdis Dombrovskis ihn und die öffentlichen Finanzen Italiens genau im Auge behalten.

Die Reaktionen in Rom waren bittersüß auf das Kontrollsystem, das von der Leyen eingeführt hat. Die Befugnisse von Gentiloni scheinen durch die Vizepräsidentschaft von Dombrovskis ausgewogen und begrenzt zu sein.

Contes Exekutive ist sich jedoch voll und ganz bewusst, dass Italien nicht mehr verlangen konnte und dass sich die doppelte Führung der EU-Wirtschaftsregierung in der letzten Amtszeit der Kommission als gut mit dem Good-Cop-Bad-Cop-Ansatz von Moscovici und Dombrovskis bewährt hat.

Proeuropäischer Neuanfang in Italien: Staatschef Sergio Mattarella hat am Donnerstag die Regierung aus populistischer Fünf-Sterne-Bewegung und sozialdemokratischer PD unter der Führung des parteilosen Ministerpräsidenten Giuseppe Conte vereidigt.

Von der Leyen verkündete bei der Vorstellung ihres Kabinetts auch, dass die Teamarbeit einfacher wäre, da der ehemalige Europaabgeordnete Roberto Gualtieri, ebenfalls von PD, zum Wirtschafts- und Finanzminister ernannt wird.

„Er weiß genau, was passiert ist, was vereinbart wurde und was die Erwartungen auf europäischer Ebene sind“, sagte sie und verwies auf Gualtieris Erfahrungen als Vorsitzender des ECON-Ausschusses im Europäischen Parlament.

Die PD will diesen Posten nicht mit Gualtieris Ausscheiden verlieren, da Gerüchte besagen, dass die italienische sozialistische Abgeordnete Irene Tinagli als Spitzenkandidatin ihn als Vorsitzende des ECON-Ausschusses ersetzen soll.

Der neue EU-Außenminister, PD’s Enzo Amendola, vervollständigt das Bild, dass Mitte-Links-Botschafter beauftragt werden, sich um den Dialog mit Brüssel zu kümmern und sich von der euroskeptischen Haltung der ersten Conte-Regierung zu lösen. [Bearbeitet von Britta Weppner] EA 12

 

 

 

 

Ende der Odysseen? Neue Regierung in Rom weckt Erwartungen auf Umschwung in Flüchtlingspolitik

 

Er war das Gesicht und für manche die Fratze der italienischen Migrationspolitik: Matteo Salvini blockierte als Innenminister in Rom das Anlanden von Rettungsschiffen. Sein Weggang könnte frischen Wind in die EU-Migrationspolitik bringen. Von Bettina Gabbe, Phillipp Saure

 

Drei Tage, fünf Tage, eine Woche, zwei Wochen… Erst dürfen Kinder und Kranke von Bord, am Ende auch die anderen: In den vergangenen Monaten hat sich dieses Schauspiel so oder ähnlich auf dem Mittelmeer wiederholt. Italien und auch Malta verboten, dass Schiffe mit geretteten Migranten und Flüchtlingen in ihre Häfen einlaufen. Erst wenn andere Staaten versprachen, die Menschen aufzunehmen, war die Odyssee beendet. Jetzt ist in Italien eine neue Regierung an der Macht – und weckt Erwartungen auf einen Umschwung in der Flüchtlingspolitik.

„Es gibt eine gewisse Hoffnung, dass man weiterkommt“, sagt ein Brüsseler Diplomat mit Blick auf Rom und schränkt sogleich ein: „Allerdings war die Fünf-Sterne-Bewegung auch in der Vorgängerregierung und hat die harte Migrationspolitik von Salvini mitgetragen.“

Sozialdemokraten statt Lega

An Matteo Salvini, Italiens Innenminister von der rechten Lega, kam bis vor kurzem in der EU-Flüchtlingspolitik niemand vorbei. Doch nun ist die neue italienische Regierung im Amt. Anstelle der Lega sind die Sozialdemokraten eine Koalition mit der populistischen Fünf-Sterne-Bewegung eingegangen. Für Salvini rückte die parteilose Luciana Lamorgese an die Spitze des Innenministeriums. Diese kritisierte in der Vergangenheit als Präfektin in Mailand die Behandlung von Flüchtlingen durch Lokalverwaltungen unter der Leitung der rechtsnationalen Lega, warb stattdessen für Integration und Wertschätzung von Migranten.

Auch inhaltlich stellt sich die Regierung neu auf. In ihrem Programm kündigte sie Bemühungen um eine Reform des Dublin-Abkommens an, demzufolge Flüchtlinge in dem Land Asyl beantragen müssen, in dem sie in die EU einreisen. Eine Logik, nach der einzig auf Notfälle reagiert werde, müsse einem „strukturellen Ansatz“ weichen. Das Regierungsprogramm sieht ferner eine Reform des sogenannten Sicherheitsdekrets vor. Seenotrettern droht das Gesetz mit Bußgeldern von bis zu einer Million Euro und der Beschlagnahmung ihrer Schiffe.

Experte fordert Angebot an Italien

Aus Brüssel wird die neue Regierung aufmerksam beobachtet. Schon seit längerem wird ein Mechanismus für das Anlanden von Geretteten diskutiert, bei dem aufnahmewillige Länder im Vorhinein feststehen sollen. Das könnte den Menschen an Bord zusätzliche Odysseen vor Italiens oder auch Maltas Küste ersparen. Mit der neuen Innenministerin könnte hier eine Einigung klappen.

Der Politikexperte Raphael Bossong fordert, das „Zeitfenster für Fortschritte in der EU-Migrationspolitik“ zu nutzen. Deutschland und andere EU-Staaten sollten „zügig klare Angebote machen, wie die Öffnung der italienischen Häfen mit einer verlässlichen Verteilung von Bootsflüchtlingen einhergehen kann“, erklärt der Forscher der Stiftung Wissenschaft und Politik in Berlin.

Gedämpfte Hoffnung

Eine gedämpfte Hoffnung in dieser Richtung hegt auch die Linken-Europaabgeordnete Cornelia Ernst. Italien werde einen Kurswechsel vornehmen und es werde sich wohl etwas bewegen, fraglich sei aber, inwieweit. Viele Italiener fänden es schließlich toll, dass nicht mehr so viele Flüchtlinge ankämen, macht Ernst geltend. Damit „die unmenschliche Art der Verweigerung der Flüchtlingsaufnahme“ aufhöre, müssten zudem die anderen Mitgliedstaaten mitspielen.

Anders sieht es die AfD. Der Europaabgeordnete Lars Patrick Berg spricht sich zwar für Seenotrettung auf dem Mittelmeer aus – „das ist absolut unterstützenswert“ – aber die Menschen sollten in nordafrikanische Länder gebracht werden. Außer in Libyen sei dies auch machbar, die EU müsse dafür kurzfristig mehr Druck und Geld einsetzen. In Europa könnte der Großteil der Geretteten nämlich langfristig weder seinen Lebensunterhalt verdienen noch sich integrieren, meint Berg. Der Parlamentarier hadert deshalb mit der künftig wohl liberaleren Haltung der Regierung in Rom gegenüber Flüchtlingen und Migranten: „Die Vollbremsung unter Salvini war ok.“ (epd/mig 13)

 

 

 

Verteilung von Flüchtlingen. Es braucht kein Dorf

 

Die Verteilung von Flüchtlingen über die Kommunen führt in die Irre. Die Entscheidung muss beim Nationalstaat bleiben. Von Nils Heisterhagen

 

In der Diskussion über die Verteilung von Flüchtlingen in Europa geistert seit einiger Zeit ein vermeintlich salomonischer Vorschlag durch die öffentliche Debatte: Anstatt weiterhin politischen, moralischen und finanziellen Druck auf renitente EU-Mitgliedstaaten auszuüben, die sich der Aufnahme von Flüchtlingen verweigern, solle sich Europa über einen „europäischen Flüchtlingsfonds“ direkt an die aufnahmebereiten Kommunen wenden.

Durch finanzielle Anreize zur Aufnahme direkt an die Kommunen könnte die nationale Blockadehaltung gerade osteuropäischer EU-Mitgliedsstaaten umgangen werden und, so hoffen Befürworter wie die Politikwissenschaftlerin und Sozialdemokratin Gesine Schwan, nicht nur endlich Schwung in die verfahrene Verteilungsdebatte kommen, sondern auch der europäische Zusammenhalt gestärkt werden.

Wenn es doch nur so einfach wäre. Tatsächlich aber führt dieser Vorschlag in die Irre. Denn er löst entgegen der verbreiteten Zuversicht kein einziges wirkliches strukturelles Problem der anhaltenden Flüchtlingskrise.

Problematisch erscheint der Vorschlag zunächst, weil er rechtlich aus gutem Grund unmöglich ist. Das gestehen auch die Fürsprecher des Ansatzes durchaus zu. Sie wissen: Am Ende des Tages geht es nicht ohne die Zustimmung der Nationalstaaten, die der Ansiedlung in den Kommunen grünes Licht erteilen müssten. Die Rede vom europäischen Flüchtlingsfonds ist Rhetorik-Zauberei, die am Ende verschleiert, dass die Umverteilung der Flüchtlinge nicht nur nationalstaatlich entscheidungsfähig bleibt, sondern eigentlich sogar besser nationalstaatlich organisiert werden sollte. Die früheren Vorschläge der Belohnung von Kommunen für die Flüchtlingsaufnahme waren konsequenterweise auch eher erstmal im nationalstaatlichen Rahmen gedacht.

Es geht bei dem Vorschlag deshalb eigentlich lediglich um die Eröffnung einer weiteren Ebene des politischen Drucks auf vermeintlich halsstarrige Solidaritätsverweigerer in nationalen Hauptstädten. Asyl und Einwanderung jedoch gehören nicht von ungefähr zu den Kernkompetenzen der nationalstaatlichen Ebene. Nicht zuletzt werden Entscheidungen über Einwanderung gerade dort regelmäßig zu wahlentscheidenden Fragen in Abstimmungen und Referenden. Die dabei erfolgende – und in vielen Fällen klare – Mandatierung europäischer Regierungen zur Einhegung und Begrenzung von Migration nun durch die kommunale Ebene offensiv zu unterlaufen, um Druck auf die nationale Ebene auszuüben, ist brandgefährlich.

Der Ansatz spielt zwei Ebenen mit geringer demokratischer Legitimation, die kommunale und die europäische, gegen die Ebene mit der stärksten demokratischen Legitimation aus: die nationalstaatliche. Dabei will der Ansatz die aktuellen kontroversen Debatten um Migration letztlich durch eine Umgehungsstrategie beenden. Dieser Versuch aber ist angesichts der unterschiedlich stark ausgeprägten Legitimitätsniveaus nicht nur unlauter, sondern auch latent undemokratisch und vor allem unklug.

Sind wir wirklich der Auffassung, dass nationale Entscheidungen dem Ermessen kommunaler Verwaltungsstrukturen überlassen bleiben sollten? Die Absurdität dieses Ansatzes wird deutlich, wenn sie in anderen Politikfeldern angewendet wird. Konterkarieren Kommunen künftig auch den Atom-Ausstieg?

Grundsätzlich erscheint bei dem Vorschlag nicht zuletzt der Fokus auf finanzielle Anreize fehlgeleitet. Es ist doch zumindest fraglich, ob die Umsiedlung von Flüchtlingen in Europa nun durch europäisch mandatierte Zahlungen an bedürftige Kommunen tatsächlich den Interessen der von der Umsiedlung betroffenen Menschen dient. Tatsache ist, dass sich durchaus europäische Kommunen finden, die an einem europäisch finanzierten demographischen Zuzug Interesse hätten.

Tatsache ist aber auch, dass eben diese Kommunen für Migranten aus ökonomischen und kulturellen Gründen meist weitestgehend uninteressant sind. Wie gut kann Integration in den von Abwanderung geprägten Landstrichen gelingen, die verzweifelt genug sind, sich beim europäischen Fonds zu bewerben? Und wie dürfte das auf die betroffenen Neubürger wirken, die sich vollständig darüber im Klaren wären, dass sie ihr Willkommen allein einem Finanztransfer zu verdanken haben?

Daran aber hängen auch ganz konkrete Fragen: So müsste der Aufenthalt in den marginalisierten Kommunen mit permanenten Aufenthaltsverpflichtungen verbunden werden, um ein unmittelbares Abwandern der Menschen zu unterbinden. Genau das aber ist das Gegenteil von gelungener Integrationsarbeit. Zudem: Auch bei der Frage der Aufenthaltsverpflichtungen müsste der Nationalstaat wieder Regeln setzen. Eine rein „europäische“ Antwort wäre ein europäischer Flüchtlingsfonds also keineswegs.

Nicht zuletzt übersieht der neue Vorstoß zum europäischen Flüchtlingsfonds, dass die schon etwas ältere Idee nicht mehr zur neuen politischen Realität passt. Überall in Europa haben es Rechtspopulisten mit deutlichen Prozentpunkten ins Parlament geschafft oder stellen sogar gleich die Regierung. Ein „europäischer Flüchtlingsfonds“ wäre ein gefundenes Fressen für die Matteo Salvinis Europas, die aus dem Kampf gegen diesen Vorschlag politisches Kapital schlagen könnten. Am Ende könnten nicht nur Kommunen gegeneinander ausgespielt werden. Auch kommunale Wahlkämpfe dürften dann zukünftig um die Frage gehen: „Wollen wir hier Migranten oder nicht?“ Bei der Stimmungslage in Europa, und insbesondere in unserem Land, kann das keiner wirklich wollen.

Die Fürsprecher des Vorschlags, die Umverteilung von Flüchtlingen durch europäische Finanztransfers an die Kommunen zu forcieren, haben sicher die besten Intentionen. Doch politische Ideen haben ihre Zeit. Was vor zwei Jahren als eine kluge Lösung erschien, muss heute überdacht werden. Im Herbst 2019 jedenfalls wird deutlich, dass der Vorschlag in die Irre führt. Er löst vermeintlich ein Problem, schafft aber dabei eine ganze Reihe von neuen.

Europa zu stärken, ist zentral. Nationalismus darf keinen Fuß in die Tür bekommen. Aber wir sollten klug abwägen, wo politische Ziele erreicht werden können und auf welchen Ebenen wir Probleme beheben. Bringt man Kommunen, Länder, Bund und Europa in einen dauerhaften Prozess des Gerangels, ist ewiger Streit das Ergebnis. Und das gilt nicht nur bei uns in Deutschland. Angesichts der postmodernen Profilierungssucht, die einige unserer politischen Repräsentanten erfasst hat, kann dieses Gerangel am Ende nur Nachteile bringen.

So kann man zusammenfassen: Der europäische Flüchtlingsfonds verspricht zwar mehr Einheit. Aber er könnte letztlich zu mehr Spaltung führen. Er ist moralisch, strategisch und praktisch fragwürdig. IPG 11

 

 

 

 

Statistikamt. In den meisten Haushalten mit Migranten wird Deutsch gesprochen

 

In zwei Dritteln der Haushalte, in denen Migranten leben, wird Deutsch gesprochen. Das zeigen Daten aus dem Mikrozensus. Türkisch ist die überwiegend gesprochene Sprache.

 

In Haushalten, in denen Personen mit Migrationshintergrund leben, wird überwiegend deutsch gesprochen. Das teilt das Statistische Bundesamt anlässlich des Tages der deutschen Sprache am 14. September mit. Die Daten entstammen dem Mikrozensus 2018.

Danach wurde im vergangenen Jahr in 63 Prozent der Mehrpersonenhaushalte, in denen mindestens eine Person einen Migrationshintergrund hat, überwiegend deutsch gesprochen. In 7 Prozent dieser Mehrpersonenhaushalte war Türkisch die überwiegend gesprochene Sprache, gefolgt von Russisch (5 Prozent), Polnisch (3 Prozent) und Arabisch (3 Prozent).

Zahl der Migranten entscheident

Ob in einem Haushalt überwiegend deutsch oder eine andere Sprache gesprochen wird, hängt vor allem von der Zahl der Haushaltsmitglieder mit Migrationshintergrund ab. In 95 Prozent der Haushalte, in denen nur ein Teil der Haushaltsmitglieder einen Migrationshintergrund hatte, verständigte man sich überwiegend auf Deutsch. Hatten hingegen alle Haushaltsmitglieder einen Migrationshintergrund, sank der Anteil auf 44 Prozent.

Eine Person hat dann einen Migrationshintergrund, wenn sie selbst oder mindestens ein Elternteil nicht mit deutscher Staatsangehörigkeit geboren wurde. Im Jahr 2018 hatten rund 20,8 Millionen Menschen in Deutschland einen Migrationshintergrund. (mig 12)

 

 

 

 

Asylblockade lösen, Gemeinden stärken

 

Städte und Kommunen sollten selbst über die Aufnahme von Geflüchteten entscheiden. Davon könnten sie mehrfach profitieren. Von Gesine Schwan, Malisa Zobel

 

Die Debatte um Flucht und Migration ist weiterhin aufgeheizt, obwohl die Zahl der ankommenden Geflüchteten innerhalb der EU abnimmt. Dabei geht auch begrifflich einiges durcheinander. Nicht nur werden Asyl- und Schutzsuchende oft pauschal zu ‚illegalen Migranten‘ erklärt, auch die nach internationalem Recht (und moralisch) gebotene Seenotrettung wird zunehmend kriminalisiert und als sogenannter ‚Pull-Effekt‘ bezeichnet. Doch nicht nur die Seenotrettung, sondern jeder Vorschlag, der für beide Seiten – die aufnehmende Gesellschaft und die ankommenden Schutzsuchenden – gut wäre, scheint momentan aus Angst vor diesen vermeintlichen Pull-Effekten nicht umsetzbar. Viele politische Akteure sind offenbar von der impliziten Annahme getrieben, jede gute Regelung schaffe einen weiteren Anreiz für mehr Migration.

Das Paradox der Debatte ist, dass man sich über zu viele und gleichzeitig über zu wenige Migrantinnen und Migranten beklagt. Dabei ist es für viele europäische Städte und Gemeinden wichtig, Wege zu finden, den demographischen Wandel abzuschwächen und Fachkräfte für ihre Wirtschaft zu gewinnen. Insbesondere die Fluchtzuwanderung seit 2016 wurde deshalb von vielen Städten begrüßt. Zum Beispiel konnte die Kleinstadt Altena in NRW durch die zusätzliche Aufnahme von Geflüchteten ihre Einwohnerzahlen stabilisieren und das kleine Dorf Golzow in der Uckermark seine durch einen Langzeitdokumentarfilm bekannte Dorfschule erhalten, die sonst geschlossen worden wäre.

Darüber hinaus zeigt das Angebot zahlreicher Städte und Gemeinden, Geflüchtete freiwillig aufzunehmen, dass viele Kommunen sich durchaus für das Gemeinwesen in Deutschland und Europa zuständig fühlen und Europas humanitären und menschenrechtlichen Verpflichtungen nachkommen wollen. Die deutschen Städte sind hier nicht allein, auch andere europäische Städte wie Barcelona, Danzig, Neapel und Palermo haben deutlich gemacht, dass sie weiterhin bereit sind, Geflüchtete aufzunehmen.

Die Bereitschaft zur freiwilligen Aufnahme der europäischen Städte und Gemeinden hat noch einmal mehr Gewicht bekommen, seit Italien und Malta das Anlegen von Schiffen mit aus Seenot Geretteten davon abhängig machen, ob es eine Zusage für die Verteilung und Aufnahme (die sogenannte ‚Relocation‘) der ankommenden Menschen gibt. Das Schließen der Häfen ist weder mit internationalem noch mit EU-Recht zu vereinbaren, da eine Rückführung nach Libyen den Grundsatz der Nichtzurückweisung verletzt und den Schutzsuchenden nach EU-Recht der Zugang zu einem Asylverfahren gewährt werden muss. Gleichzeitig stellt die aktuelle europäische Rechtslage (insbesondere die Dublin-Verordnung) die EU-Außengrenzstaaten vor eine große Herausforderung, da sie als Ersteinreisestaaten faktisch für den Großteil aller Asylverfahren zuständig sind.

Die ungleiche Lastenteilung und fehlende Solidarität zwischen den EU-Mitgliedstaaten ist seit langem bekannt und zentraler Zankapfel in den Verhandlungen über eine Reform des Gemeinsamen Europäischen Asylsystems (GEAS). Schon 2016 wurde eine Reform des GEAS angestrebt und 2017 noch einmal bekräftigt. Trotz drei Jahren Verhandlung mit Reformvorschlägen des Europäischen Parlaments und der Europäischen Kommission konnte der Europäische Rat sich jedoch bisher nicht auf eine Reform verständigen.

Vor dem Hintergrund dieser Reformblockade hat sich die Anlandungs- und Ausschiffungskrise der Seenotrettungsschiffe im zentralen Mittelmeer immer mehr zugespitzt, da für jedes ankommende Schiff die Aufnahme und Verteilung der Schutzsuchenden auf verschiedene Mitgliedstaaten durch die EU-Kommission und die Innenminister der EU-Mitgliedstaaten neu ausgehandelt werden muss. Diese zugespitzten ad-hoc Verhandlungen verstärken noch den Eindruck einer vermeintlichen ‚Flüchtlingskrise‘ und lenken den Blick ab von mittel- und langfristigen Lösungskonzepten.

Deshalb hat die organisierte Zivilgesellschaft in Deutschland schon im April 2019 in einem offenen Brief an die Bundeskanzlerin gefordert, dass sich die Bundesregierung auf europäischer Ebene für einen verlässlichen Verteil- und Aufnahmeschlüssel für die im Mittelmeer geretteten Schutzsuchenden einsetzen sowie den Kommunen, die Aufnahmebereitschaft signalisiert haben, diese auch ermöglichen sollen. Der offene Brief baut auf einem Vorschlag des Europäischen Rats für Flüchtlinge und Exilierte (ECRE) auf. Dieser schlägt ein mittelfristiges ‚Relocation‘-Verfahren mit einer Koalition von hilfsbereiten EU-Mitgliedstaaten vor, welches vom Asylunterstützungsbüro EASO koordiniert und unter Anwendung der Humanitären Klausel in der Dublin-Verordnung eine Übernahme der Asylverfahren aus dem EU-Außengrenzstaat erlauben würde.

Langfristig gibt es keine Alternative zu einer grundlegenden Reform des Gemeinsamen Europäischen Asylsystems (GEAS). Da jedoch die Positionen der Mitgliedstaaten verhärtet sind, was die Aufnahme und Verteilung der Schutzsuchenden betrifft, lohnt es sich, auch an dieser Stelle die Städte und Gemeinden enger in den Blick zu nehmen. Anstelle einer obligatorischen Verteilungsquote auf der Ebene der Mitgliedstaaten könnten die aufnahmebereiten Mitgliedstaaten ihren Städten und Gemeinden eine Aufnahme erlauben.

Die Städte und Gemeinden könnten ihre Bedarfe (Ausbildungsplätze, Wunsch nach Familien mit Kindern, etc.), aber auch Potentiale (Willkommenslotsen, interkulturelle Projekte, schon bestehende Verbindungen zu Herkunftsländern, etc.) auf einer Plattform einspeisen. Schutzsuchende könnten, nachdem sie registriert wurden und Zugang zum Asylverfahren bekommen haben, eine Abfrage ihrer eigenen Präferenzen ausfüllen. Nach einem Abgleich der Präferenzen von Kommunen und Schutzsuchenden könnten Schutzsuchende aus den Treffern (‚matches‘) eine Kommune auswählen.

Bei solch einem ‚Matching-Verfahren‘ geht es nicht darum, die am besten vermittelbaren Menschen in den Kommunen unterzubringen. Vielmehr könnten die Vielfalt und Unterschiedlichkeit der Kommunen und Menschen genutzt und auch die gegenseitigen Erwartungen sichtbar gemacht werden. Eine kleine, eher ländlich geprägte Kommune, die dringend neue Einwohnerinnen und Einwohner sucht, kann durchaus attraktiv gegenüber einer Großstadt sein, wenn sie Geflüchtete willkommen heißt und aktiv Teilhabe ermöglicht. Genauso wie nicht jeder in Deutschland unbedingt in die Großstadt ziehen möchte, sind auch die Präferenzen der Schutzsuchenden divers. Die Natur, eine gute Schule für die Kinder und eine Gemeinschaft, in der man sich willkommen fühlt, machen auch ländliche Gemeinden attraktiv.

Zudem könnte Europa die freiwillige Aufnahme der Städte und Gemeinden durch eine Investitionsinitiative stärken. Diejenigen Kommunen, die zur Aufnahme bereit sind, sollten die Kosten der Aufnahme und Integration direkt von der EU erstattet bekommen und als zusätzlichen Anreiz noch Mittel in gleicher Höhe für die eigene kommunale Entwicklung. Die EU könnte dafür im nächsten mittelfristigen Finanzrahmen 2021-2027 (MFR) einen Fond auflegen und daraus die europäischen Kommunen direkt finanzieren. Das wäre gerecht und solidarisch, da dann diejenigen Kommunen, die mehr Verantwortung übernehmen, auch die finanziellen Mittel dafür hätten.

Zudem könnte es die Städte und Gemeinden nicht nur wirtschaftlich, sondern auch kulturell wiederbeleben, da z.B. Mittel für Kulturprojekte zur Verfügung stünden. Außerdem könnte es eine positive Dynamik innerhalb der europäischen Regionen auslösen. Wenn einige Städte mit gutem Beispiel vorangehen und zeigen, dass die gesamte Gemeinde – Ansässige und Neuankommende – profitiert, dann ziehen andere Städte eher nach oder üben Druck auf ihre Regierung aus, ihnen auch eine Aufnahme und damit Zugang zu EU-Mitteln zu ermöglichen.

Die Bewerbung auf die Mittel aus solch einem EU Integrations- und Investmentfond könnte von einer lokalen Partizipationsoffensive flankiert werden. Beratende Multi-Stakeholder-Beiräte auf lokaler Ebene könnten in einem deliberativen Verfahren eine Empfehlung erarbeiten, ob aufgenommen werden soll und wie die Gemeinde die Integration der Neuankommenden am besten ermöglichen kann. Durch die Einbindung der verschiedenen Stakeholdergruppen auf lokaler Ebene hat die Empfehlung zur Aufnahme eine breite Legitimation. Zudem wird die Verantwortung gemeinsam getragen, da sich viele verschiedene Akteure beteiligen. Durch die Entscheidung, was mit den zusätzlichen Mitteln geschehen soll, kommt die Gemeinde zudem in eine Entwicklungsperspektive. Die Aufnahme und Integration von Geflüchteten ist hier zwar wichtiger Bestandteil, das Hauptaugenmerk liegt jedoch darauf, wo man als Gemeinde gemeinsam hinsteuern möchte.

Europa braucht dringend eine solche mittel- und langfristige Strategie, die die Ankunft von Schutzsuchenden nicht als Bedrohung und Krise versteht, sondern als Chance für eine nachhaltige Entwicklung. Diese Strategie sollte Europa von unten durch Investitionen und mehr Partizipation auf lokaler Ebene beleben, anstatt eine Externalisierung der EU-Migrations- und Flüchtlingspolitik anzustreben, die EU-Mittel außerhalb Europas investiert und weder humanitär noch nachhaltig ist. Die einseitige Versteifung auf das Verhindern von Migration vergiftet die Beziehung zu den Ländern Afrikas. Verhandlungen über künftige Handels- und Wirtschaftsbeziehungen sollten auf Augenhöhe geführt werden, anstatt diese an eine Bereitschaft zur Migrationskontrolle zu knüpfen. Europa kann es sich nicht leisten, seine Werte im Mittelmeer ertrinken zu lassen, denn – in den Worten Leoluca Orlandos, Bürgermeister von Palermo – „Menschenleben in Seenot retten heißt: unsere Menschlichkeit retten!“. Ipg 10

 

 

 

Israel/UNO: Internationale Kritik an Netanjahus Annektierungsplänen

 

Israels Ministerpräsident Benjamin Netanjahu hat mit Plänen für scharfe Kritik gesorgt, im Fall eines Wahlsieges die israelische Souveränität auf das Jordantal und das nördliche Tote Meer auszuweiten. Die Ankündigung sei eine gefährliche israelische Eskalation und eine schreiende Verletzung internationalen Rechts, kritisierten die arabischen Außenminister der Arabischen Liga in einer Stellungnahme. Die Ankündigung Netanjahus unterminiere jegliche Aussichten auf Frieden.

Israels Pläne reihten sich ein in „Israels lange Geschichte der Verletzungen internationalen Rechts“, sagte der Generalsekretär der Palästinensischen Befreiungsorganisation (PLO), Saeb Erekat, in einer Stellungnahme von Dienstagabend. Einzige Erklärung für Netanjahus Vorgehen sei die durch „internationale Untätigkeit“ ermöglichte „beispiellose Kultur der Straflosigkeit“ für Israel. Er rief die internationale Gemeinschaft dazu auf, Netanjahu an seinem Vorhaben zu hindern. Dazu müsse die Anerkennung eines Staates Palästina in den Grenzen von 1967 mit Ostjerusalem als Hauptstadt gehören.

Der jordanische Außenminister Ayman Safadi bezeichnete die Ankündigung laut der örtlichen Nachrichtenagentur Petra ebenfalls als gefährliche Eskalation. Sie zerstöre den Friedensprozess und dränge die gesamte Region in Richtung Gewalt und Konflikt. Er rief die internationale Gemeinschaft auf, ihre Verantwortung wahrzunehmen und Israels Pläne zurückzuweisen.

 

“ Entscheidung ohne internationale rechtliche Wirkungen ”

Ein Sprecher des UN-Generalsekretärs warnte vor unilateralen Handlungen in dem Konflikt. „Jedwede israelische Entscheidung, seine Gerichtsbarkeit und Gesetzgebung auf die besetzte Westbank auszuweiten, ist ohne internationale rechtliche Wirkungen“, sagte er laut Bericht der „Jerusalem Post“ vom Mittwoch.

Der türkische Außenminister Mevlut Cavusoglu kündigte laut Medienberichten an, die Interessen und Rechte der Palästinenser zu verteidigen. „Das Wahlversprechen Netanjahus, der alle möglichen illegalen, unrechtlichen und aggressiven Botschaften vor der Wahl verlauten lässt, ist ein rassistischer Apartheidsstaat“, sagte er in einem Twitterbeitrag.

Netanjahu hatte seine Pläne laut Medienberichten am Dienstagabend auf einer Pressekonferenz öffentlich gemacht. Aus Respekt für US-Präsident Donald Trump werde er mit der Umsetzung bis nach der Vorstellung des US-Friedensplans warten. Dieser stelle eine „historische Gelegenheit“ zur Annexion der Westbank dar. Das 2.400 Quadratkilometer große Jordantal macht knapp 30 Prozent der Fläche der Westbank aus. Nach Angaben der israelischen Menschenrechtsorganisation „B'Tselem“ leben in dem Gebiet 65.000 Palästinenser und 11.000 israelische Siedler. (kna 11)

 

 

 

Neue Regierung in Italien steht – Di Maio wird Außenminister

 

Die neue Regierung in Italien steht: Der designierte Ministerpräsident Giuseppe Conte legte Präsident Sergio Mattarella am Mittwoch, 4. September, die Kabinettsliste der neuen Koalitionsregierung aus der populistischen Fünf-Sterne-Bewegung und der sozialdemokratischen PD vor. Neuer Außenminister soll nach Angaben von Conte Fünf-Sterne-Chef Luigi di Maio werden, Wirtschafts- und Finanzminister wird der pro-europäische Europaabgeordnete Roberto Gualtieri von der PD. Damit geht in Italien eine wochenlangen Regierungskrise zu Ende.

Conte gab unmittelbar nach seinem Treffen mit Mattarella die Namen seines neuen Kabinetts bekannt. Die ehemalige Präfektin von Mailand, Luciana Lamorgese, wird demnach neue Innenministerin. Sie folgt damit dem Chef der rechtsradikalen Lega, Matteo Salvini, nach, der einen extrem harten Kurs in der Einwanderungspolitik verfolgte. Verteidigungsminister wird PD-Parteivize Lorenzo Guerini. Die neuen Minister sollen am Donnerstag um 10.00 Uhr im Quirinalspalast, dem Sitz des Präsidenten in Rom, vereidigt werden.

In Italien sind die Bemühungen zur Bildung einer Regierung einen entscheidenden Schritt vorangekommen. Die Mitglieder der 5-Sterne-Bewegung stimmten am Dienstag mit großer Mehrheit für ein Bündnis mit ihrem einstigen Erzrivalen, der sozialdemokratischen PD.

Salvini hatte Anfang August das erst 14 Monate alte Regierungsbündnis mit der Fünf-Sterne-Bewegung platzen lassen. Sein Ziel waren Neuwahlen, seine Partei lag in den Umfragen weit vorn.

Der parteilose Regierungschef Conte erklärte daraufhin seinen Rücktritt. Er wurde jedoch Ende August von Präsident Mattarella erneut mit der Regierungsbildung beauftragt, nachdem sich die Fünf-Sterne-Bewegung und die PD, die bisher in der Opposition gewesen war, auf ein Bündnis gegen Salvini und auf Conte als ihren Ministerpräsidenten geeinigt hatten.

Am Dienstag hatte dann auch die Basis der Fünf-Sterne-Bewegung den Weg für die neue Regierung frei gemacht: In einer Online-Abstimmung entschied sie sich mit überwältigender Mehrheit für das Bündnis mit der PD. EA 4

 

 

 

Italien. Mehr als eine Zweckehe

 

Die italienischen Sozialdemokraten und die Fünf Sterne haben politisch weitaus mehr gemeinsam als nur die Furcht vor Matteo Salvini.

 

Eine Koalition zwischen Partito Democratico (PD) und Fünf Sternen? Noch vor vier Wochen schien diese Idee in Italien völlig absurd. Insbesondere die Mitglieder und Politiker der PD selbst hätten sie weit von sich gewiesen.

Doch jetzt steht die Koalition zwischen diesen beiden politischen Kräften, die einander bis gestern als Intimfeinde behandelten. Der Anti-Establishment-Formation des Movimento5Stelle (M5S – 5-Sterne-Bewegung) galt die PD als Inkarnation der zu bekämpfenden „politischen Kaste“. Und in den Augen der PD waren die Fünf Sterne eine den Bestand der Demokratie gefährdende Populistentruppe.

Ausgerechnet diese beiden Kräfte wollen jetzt zusammen Italien regieren.  Ministerpräsident bleibt Giuseppe Conte, der selbst parteilos ist. Lega-Chef Matteo Salvini, der durch sein Streben nach Neuwahlen diese Regierungsbildung überhaupt erst auf den Weg brachte, verkündete entsprechend bereits, die neue Regierung werde nur kurz bestehen. Lediglich die „Angst vor der Lega“ und die Gier nach Posten würde sie zusammenhalten.

Doch ein genauerer Blick in die Geschichte des M5S zeigt, dass die Schnittmenge mit der PD deutlich größer sein könnte als gemeinhin angenommen. Das M5S gehört keineswegs zu den klassischen rechtspopulistischen Bewegungen in Europa, es hat mit dem Rassemblement National, der AfD oder der FPÖ kaum Gemeinsamkeiten.

Im Gegenteil: Die Fünf Sterne entsprangen der Absicht ihres Gründers, des Komikers Beppe Grillo, auf das italienische Mitte-Links-Lager Einfluss zu nehmen - vorneweg auf die PD. Grillo gründete im Jahr 2005 zunächst einen Blog, der umweltpolitische Themen sowie den Kampf für eine korruptionsfreie Politik in den Mittelpunkt stellte. Damit zielte er insbesondere auf Silvio Berlusconi, der in den Jahren 2001-2006 und 2008-2011 Italien regierte. Grillo suchte damals systematisch das Gespräch mit dem Mitte-Links-Lager. Im Juni 2006 wurde er mit 1,5 Millionen Unterschriften unter der Forderung nach einer ökologischen Wende beim damaligen Ministerpräsidenten Romano Prodi vorstellig. Später beschwerte er sich, Prodi sei bei diesem Gespräch „eingeschlafen“.

Im September 2007 dann organisierte Grillo den „Vaffa day“ (den „Schert-euch-zum-Teufel-Tag“) mit Kundgebungen im ganzen Land, auf denen Unterschriften für ein Gesetzesvolksbegehren gesammelt wurden. Zentrales Anliegen war es, vorbestraften Politikern die Kandidatur fürs Parlament zu untersagen, die Höchstdauer für parlamentarische Mandate auf zwei Legislaturperioden zu beschränken und bei Wahlen ein System der Präferenzstimmen auf den Parteilisten einzuführen. Binnen eines Tages konnten 330 000 Unterschriften gesammelt werden – auch sie waren Unterschriften vor allem gegen die Berlusconi-Rechte. Grillo war zum Sprachrohr hunderttausender unzufriedener Bürgerinnen und Bürger geworden.

Seine Bewegung entstand zunächst auf lokaler Ebene; bei Kommunalwahlen traten „Listen der Freunde Beppe Grillos“ an. Zu jenem Zeitpunkt gab es noch nicht das Vorhaben, sich als nationale politische Kraft zu organisieren.

Grillo bemühte sich im Jahr 2009 gar selbst um eine Kandidatur bei den Urwahlen des neuen Parteichefs der PD und trat aus diesem Grund in die Partei ein. Dieses Ansinnen wurde jedoch von der Partei abgelehnt. Piero Fassino, einer der führenden PD-Politiker, sagte damals, wenn Grillo Politik machen wolle, solle er doch eine Bewegung gründen - „dann sehen wir, wie viele Stimmen er erhält“.

Grillo nahm Fassino beim Wort; er gründete noch im Herbst 2009 das M5S. Die Bewegung steht programmatisch auf zwei Beinen. Einerseits hat sie eine starke ökologische Komponente: Die Fünf Sterne stehen für öffentliche Wasserversorgung, Umweltschutz und radikale Müllvermeidung, die Stärkung öffentlicher Verkehrsmittel, eine Energiepolitik zugunsten Erneuerbarer Energien und gesteigerter Energieeffizienz sowie den Ausbau des Internets.

Es war jedoch die zweite programmatische Achse, die den Gegensatz zur PD begründete: der Kampf gegen die „politische Kaste“. Das M5S ging weit darüber hinaus, die Verbannung von Korruption und Klientelismus aus der Politik zu fordern. Es theoretisierte nunmehr die Utopie einer direkten Demokratie ohne Parteien, in der die Bürgerinnen und Bürger über das Internet die Entscheidungsbildung selbst in die Hand nehmen.

Darüber ging beim M5S die bis dato gepflegte Unterscheidung zwischen dem rechten Berlusconi-Lager und der gemäßigt linken PD verloren. Nun waren sie alle „Altparteien“, in denen „Mumien“ den Ton angaben. Die Reaktion der PD fiel ebenfalls scharf aus: Sie erhob das M5S in den Rang einer mehr oder minder verfassungsfeindlichen Kraft.

Dennoch gab es in den folgenden Jahren immer wieder Momente, in denen eine Annäherung möglich gewesen wäre. Im Jahr 2013 erlebte das M5S bei den Parlamentswahlen mit 25,9 Prozent einen sensationellen Durchbruch. Die PD hatte ebenfalls 25 Prozent erzielt, verfügte aber unter ihrem damaligen Vorsitzenden Pierluigi Bersani nicht über eine eigene parlamentarische Mehrheit. Bersani bot daraufhin dem M5S Gespräche an, musste sich von deren Vertretern aber in einem öffentlich übertragenen Treffen demütigen lassen. Das M5S vertrat seinerzeit die radikale Position, keinerlei Koalitionen eingehen zu wollen. Stattdessen wurde mittelfristig eine eigene Mehrheit angestrebt, um Italien umzugestalten.

Nur wenige Wochen nach den Parlamentswahlen stand die Wahl des Staatspräsidenten (durch das Parlament) an. Das M5S – das sich als „weder rechts noch links“ bezeichnete – legte den eigenen Mitgliedern eine Liste von zehn Kandidaten zur Auswahl vor. Die Überraschung: Auf ihr figurierten ausschließlich Linke, unter ihnen der hoch angesehene Verfassungsrechtler Stefano Rodotà, der am Ende vom M5S aufgestellt wurde. Doch jetzt verweigerte die PD jegliche Unterstützung, obwohl Grillo in einer überraschenden Volte erklärt hatte, diese könne eine neue Ära zwischen den beiden politischen Kräften öffnen.

Eine neue Ära war dann spätestens 2014 ausgeschlossen, als Matteo Renzi zum Vorsitzenden der PD und anschließend zum Ministerpräsidenten gewählt wurde. Renzi setzte auf Totalkonfrontation mit den Fünf Sternen. Dennoch legte das M5S im Jahr 2015, als die Neuwahl des Staatspräsidenten anstand, den Mitgliedern erneut eine Neunerliste vor, auf der mit dem PD-Gründer und ehemaligen Ministerpräsidenten Romano Prodi und mit Pierluigi Bersani gleich zwei Politiker der „verfeindeten“ Partei standen. Prodi platzierte sich bei dem internen Basisvotum mit 20 Prozent an zweiter Stelle, Bersani wurde mit 11 Prozent vierter.

Alle diese Signale gingen jedoch in der täglichen Polemik unter und wurden öffentlich kaum wahrgenommen. Erneut lud sich die Konfrontation im Jahr 2016 auf, als Renzi sowohl eine Verfassungs- als auch eine Wahlrechtsreform vorantrieb. Das M5S stellte sich an die Spitze der Bewegung gegen die Reformen und trug dazu bei, dass Renzi in der Volksabstimmung vom Dezember 2016 eine herbe Niederlage erlitt.

Die Wahlen vom März 2018 führten zum Triumph des M5S, das 32,7 Prozent holte, während die PD auf 18,7 Prozent abstürzte. Renzi trat daraufhin als Parteichef zurück, hatte aber weiterhin die Mehrheit der PD-Fraktionen in Abgeordnetenhaus und Senat hinter sich.

Das M5S unter seinem Chef Luigi Di Maio tat als Wahlsieger nun spiegelbildlich das, was die PD im Jahr 2013 unternommen hatte: Es trat auf die PD mit einem Koalitionsangebot zu. Dieses wurde jedoch von Renzi – obwohl er gerade als Parteichef zurückgetreten war – rüde ausgeschlagen. Erst daraufhin kam es zur Bildung der Koalition zwischen M5S und rechtspopulistischer Lega.

Renzis Kalkül war es, dass das „Bündnis der Populisten“ sich an der Macht schnell selbst entzaubern werde. Dieses Kalkül ging jedoch in keiner Weise auf. Die neue Regierung blieb während ihrer gesamten Amtszeit ungebrochen populär, die Zustimmungswerte für die beiden sie tragenden Parteien verharrten in der Summe konstant über 50 Prozent. Allerdings drehten sich binnen eines Jahres die Kräfteverhältnisse in der Koalition komplett um. Das M5S sackte bei den Europawahlen vom Mai 2019 auf 17 Prozent ab, die Lega unter Matteo Salvini dagegen konnte ihren Stimmanteil von 17 auf 34 Prozent verdoppeln.

Während Salvini seinen scheinbar unaufhaltsamen Aufstieg vollzog, fuhr die PD fort, das M5S als zentralen Gegner zu behandeln. Erst die neue Parteiführung unter dem im März 2019 in einer offenen Urwahl gewählten Nicola Zingaretti rückte vorsichtig von dieser Linie ab. Auch Zingaretti schloss allerdings jede Möglichkeit einer Koalition mit dem M5S aus. Stattdessen wollte er „das Gespräch mit den Wählern der Fünf Sterne“ suchen. Renzi als sein innerparteilicher Gegenspieler wiederum drohte Zingaretti offen mit Parteispaltung, sollte die PD Annäherungsversuche an das M5S unternehmen.

Vor diesem Hintergrund schien in der am 8. August von Salvinis Lega ausgelösten Regierungskrise nur ein Weg offen: der zu Neuwahlen. Es war dann ausgerechnet Renzi, der angesichts eines drohenden Erdrutschsiegs für Salvini die Initiative ergriff. Er forderte seine Partei auf, eine Regierung mit dem M5S zu bilden. Und auf der anderen Seite lancierte Fünf-Sterne-Gründer Grillo den Appell, die „neuen Barbaren“ der Lega zu stoppen: „Von wegen Neuwahlen!“

Damit war der Boden bereitet für die neue Koalition, die man als echtes politisches Wunder bezeichnen muss, die sich aber natürlich vorderhand als reine Negativkoalition darstellt, zusammengehalten von der Angst vor Salvinis Sieg und einer radikalen Rechtswende Italiens.

Doch in den Koalitionsverhandlungen schälte sich ein Befund heraus, der eigentlich so überraschend nicht ist: Zwischen M5S und PD sind die programmatischen Schnittmengen größer, als sie es zwischen M5S und Lega waren. Ob in der Sozial- oder der Steuerpolitik, der Haltung zu Europa, der Bildungs- oder Innovationspolitik: Beide Seiten entdeckten Gemeinsamkeiten, die sie über Jahre geflissentlich ignoriert haben.

Grillo ließ sich gar dazu hinreißen, von den Anhängern der jetzt koalierenden Kräfte "Euphorie" angesichts des neuen Bündnisses zu fordern. In der PD wiederum setzte sofort die Debatte ein, ob man mit dem M5S nicht bei den in den nächsten Monaten anstehenden Wahlen in diversen Regionen gleich Wahlbündnisse schließen solle, um die Rechte zu schlagen. Diese Signale wirken ein wenig überstürzt, doch sie zeigen: Bei einer Negativkoalition muss es nicht bleiben, wenn die beiden Allianzpartner wirklich aus ihren Schützengräben steigen. Michael Braun, Tobias Mörschel, IPG 5

 

 

 

Neue Kommission verspricht „Green Deal“

 

„Ich möchte, dass der Green Deal Europas Markenzeichen wird,“ erklärte die designierte EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen gestern bei der Präsentation ihres neuen Teams. Sie beauftragte ihren Vize Frans Timmermans mit der Kontrolle über das Ziel, bis Mitte des Jahrhunderts „Klimaneutralität“ zu erreichen. Von Frédéric Simon and Sam Morgan

 

Ein Hauptziel für von der Leyens neue Kommission sei demnach, Europa zum „ersten klimaneutralen Kontinent der Welt“ zu machen.

Als von der Leyen gestern ihr Team präsentierte, stand die Ernennung von Frans Timmermans zum geschäftsführenden Vizepräsidenten mit Zuständigkeit für den europäischen Green Deal an erster Stelle. Sie betonte dabei, Klimaneutralität sei auch ein wirtschaftliches Muss: “Wer zuerst und am schnellsten handelt, wird am ehesten von den Möglichkeiten des ökologischen Wandels profitieren.”

Weiter forderte von der Leyen: „Ich möchte, dass Europa Vorreiter ist. Ich möchte, dass Europa Wissen, Technologien und bewährte Verfahren exportiert.“

Timmermans wird in der neuen Kommission außerdem für Klimaschutz zuständig sein und somit die Aufgaben des Spaniers Miguel Arias Cañete übernehmen.

Im Gegensatz zur bisherigen Struktur der Juncker-Kommission haben die Spitzenbeamten nun Zugang zu den Diensten der Generaldirektionen der Exekutive. Im Falle von Timmermans ist das die GD Klima.

„Wir brauchen einen ehrgeizigen Green New Deal für Europa, der die Zukunft unserer Kinder gestaltet und ihre Gesundheit, ihren Wohlstand und ihre Sicherheit auf einem grünen und florierenden Planeten gewährleistet,“ tweete der Niederländer nach seiner Ernennung und fügte hinzu, er freue sich, „in den kommenden fünf Jahren daran zu arbeiten“.

Timmermans‘ Aufgaben und Herausforderungen

Von der Leyen hat in ihrem sogenannten „Mission Letter“ bereits konkrete Anfragen an Timmermans gerichtet. So ist er nun damit beauftragt, eine Reihe von Zusagen zu erfüllen, die von der Leyen während ihrer Wahlkampagne gemacht hat, um den Segen des Europäischen Parlaments für ihre Präsidentschaft zu erhalten.

Dazu gehört die Anhebung des Emissionsminderungsziels der EU für das Jahr 2030 von 40 Prozent „auf mindestens 50 Prozent“ sowie „ein umfassender Plan zur Erhöhung […] in Richtung 55 Prozent“ bis 2021.

Timmermanns soll innerhalb der ersten 100 Amtstage der neuen Kommission auch „das erste europäische Klimagesetz“ vorschlagen. Diese Gesetzgebung muss die Verpflichtung des Blocks beinhalten, bis 2050 klimaneutral zu werden.

In der Praxis bedeutet dies, dass sich der Niederländer darauf verlassen muss, dass endlich alle Mitgliedstaaten das 2050er-Ziel einstimmig unterstützen. Bisher hat sich dies aufgrund der Einwände der Tschechischen Republik, Estlands, Ungarns und Polens als schwer umsetzbar erwiesen.

Bundesumweltministerin Svenja Schulze hat angekündigt, Gespräche mit den Vertretern jeder Staaten zu führen, die sich bislang dem Ziel der EU-Klimaneutralität 2050 nicht anschließen wollen.

Diplomaten des EU-Rates haben gegenüber EURACTIV allerdings mitgeteilt, sie seien „relativ zuversichtlich“, dass zumindest auf dem EU-Gipfel am 12. Dezember in Brüssel ein endgültiges Abkommen ausgehandelt werde. Ein Grund für den Optimismus: In Polen ist dann das heikle Hindernis „Parlamentswahlen“ abgehakt.

Die ersten 100 Tage im Amt werden Anfang Februar erreicht, während der erste Gipfel im Jahr 2020 erst Anfang März stattfinden wird. Die EU-Mitgliedstaaten müssten sich daher das Ziel setzen, tatsächlich bis zum Jahresende einen Deal zu erzielen. Die vier Bremser müssen jedoch insbesondere hinsichtlich finanzieller Bedenken wohl weiterhin überzeugt werden.

Um die Unterstützung Polens zu gewinnen, verwies von der Leyen erneut auf den „Energiewendefonds“ (Just Transition Fund), ein Finanzinstrument, das mit dem Kohlenstoffmarkt der EU verbunden ist und sich gerade an Länder wie Ungarn und Polen richtet. Mit ihm sollen die wirtschaftlichen, finanziellen und auch sozialen Folgen des Kohleausstiegs abgefedert werden.

Timmermans wurde mit der Koordination der Umsetzung beauftragt; der Fonds selbst wird aber von der für Regionalpolitik zuständigen Kommissarin Elisa Ferreira verwaltet.

Der vom EU-Parlament geforderte Energiewendefonds ist mehr als nur ein Topf zur Unterstützung kohleabhängiger Regionen, findet Claude Turmes.

Estnische Kommissarin für Energie zuständig

Timmermans wird den Klima-Kampf natürlich nicht alleine führen. Im Rahmen seiner Aufgaben als Exekutivpräsident wird er seine Arbeit auch mit den für Energie, Verkehr, Landwirtschaft und auch Handel zuständigen Kommissionsmitgliedern koordinieren (müssen).

Kadri Simson, die estnische Kommissarin, wird sich indes um die Energiepolitik kümmern. Diese Portfolio wird unter von der Leyen also vom Bereich Klima abgetrennt und eigenständig behandelt. Die ehemalige Wirtschaftsministerin Estlands ist keine Unbekannte in diesem Bereich: Während der estnischen Ratspräsidentschaft hatte sie die interinstitutionellen Gespräche über die Reform der europäischen Strommärkte geleitet.

In ihrem Aufgaben-Brief an Simson fordert von der Leyen, Simson solle dafür sorgen, dass Europa dem Grundsatz „Energieeffizienz zuerst“ in allen Bereichen folgt und die Nutzung erneuerbarer Energien weiter fördert.

CO2-Steuer an den EU-Grenzen?

Die potenziell brisanteste Initiative dürfte jedoch der Vorschlag für eine sogenannte CO2-Grenzsteuer sein, den von der Leyen dem zukünftigen Wirtschaftskommissar Paolo Gentiloni zugewiesen hat.

„Sie sollten die Führung bezüglich des Vorschlags für eine CO2-Grenzsteuer übernehmen und eng mit dem Exekutiv-Vizepräsidenten für den European Green Deal zusammenarbeiten,“ schreibt von der Leyen in ihrem Mission Letter an Gentiloni. Ihrer Ansicht nach sei die Steuer „ein wichtiges Instrument, um CO2-Verlagerungen zu vermeiden und sicherzustellen, dass EU-Unternehmen unter gleichen Wettbewerbsbedingungen wettbewerbsfähig sind“.

Sie fügte hinzu: „Die CO2-Grenzsteuer sollte vollständig mit den WTO-Regeln vereinbar sein.“

Während ihrer gestrigen Pressekonferenz wollte die neue Kommissionspräsidentin derweil nicht weiter auf die Steuer eingehen.

Ursula von der Leyen hat große Pläne für den Umweltschutz. Einige ihrer Ideen sind von Frankreich lange propagiert, von Deutschland bisher aber stets ignoriert worden. Kann sie das ändern?

Während die CO2-Grenzsteuer aufgrund der befürchteten Handelsstreitigkeiten, die sie auslösen könnte, insbesondere in Deutschland zunächst als „No-Go“ galt, scheint sie inzwischen immer mehr Anhänger in Berliner und europäischen Wirtschaftskreisen zu finden.

Anfang des Jahres teilte Europas größte Unternehmenslobbygruppe BusinessEurope mit, man diskutiere die Idee. Ziel müsse es sein, gleiche Wettbewerbsbedingungen mit Ländern wie China oder den USA wiederherzustellen, die ihren heimischen Industrien keine oder kaum Umweltverschmutzungsregeln auferlegen. „Wir versuchen, anderen großen Akteuren in der Welt zu zeigen, dass wir uns nicht nur dafür einsetzen, unsere Klikmaziele zu erreichen, sondern sie auch durchzusetzen,“ so der (deutsche) Generaldirektor von BusinessEurope, Markus J. Beyrer.

Jetzt geht’s ans Eingemachte: Die Anhörungen im EU-Parlament

Da die Aufgabenverteilung und die Ernennung der Kandidatinnen und Kandidaten von Seiten der Kommission abgeschlossen sind, übernimmt das Europäische Parlament nun die Initiative: Die Abgeordneten führen bald Anhörungen zu den Personalentscheidungen von der Leyens durch und befragen die potenziellen Kommissionsmitglieder. Diese müssen in einer Parlamentsabstimmung bestätigt werden.

Im Bereich Umwelt/Klima dürfte es dabei im Vergleich zu einigen anderen Ressorts und Kandidaten verhältnismäßig ruhig zugehen.

Der Vorsitzende des Umweltausschusses, Pascal Canfin (Renew Europe), erklärte gestern bereits, er begrüße „die neue Organisation der Europäischen Kommission. Der ökologische Wandel wird als Priorität behandelt; unter der Verantwortung des ersten Vizepräsidenten“.

Timmermans seinerseits sagte, er „freue“ sich auf seine Anhörung im Parlament.

Während seines Wahlkampfs um den Kommissionsvorsitz hatte er sich verpflichtet, „persönlich für den Kampf gegen den Klimawandel einzustehen“.

[Bearbeitet von Tim Steins] EA 12

 

 

 

 

Russisch-ukrainischer Gefangenenaustausch als Meilenstein

 

Nach langen Verhandlungen haben Russland und die Ukraine im großen Still Gefangene ausgetauscht. Der Prominenteste ist der ukrainische Filmregisseur Oleh Senzow. Und doch hat wohl Russland den Austausch „gewonnen“. EURACTIVs medienpartner Deutsche Welle berichtet.

 

Es war der größte direkte Gefangenenaustausch zwischen Russland und der Ukraine seit 2014: Am Samstagmittag ließ jede Seite 35 Menschen frei. Die ukrainische Seite nennt sie „Gefangene“, in Russland sprechen Politiker und staatliche Medien von „festgehaltenen Personen“. Seit dem Ausbruch des bewaffneten Konflikts in der Ostukraine wurden Hunderte Gefangene zwischen Kiew und den Separatistengebieten Donezk und Luhansk ausgetauscht – zuletzt jedoch immer weniger. Der Austausch ist in den Minsker Vereinbarungen festgehalten, vorgesehen ist er nach dem Prinzip „alle gegen alle“.

Der jetzige umfangreiche Austausch scheint ein Meilenstein auf diesem Weg, denn mit der Freilassung von prominenten Häftlingen wie dem ukrainischen Filmemacher Oleh Senzow und dem MH17-Zeugen Wolodymyr Zemach ist offenbar das größte Hindernis aus dem Weg.

Durchbruch wegen Zeugen im Fall MH17?

Dabei wurden Verhandlungen in manchen Fällen jahrelang ergebnislos geführt. Der Durchbruch kam erst im Sommer. Beobachter in Kiew und Moskau erklären das mit der Wahl von Wolodymyr Selenskyj zum Präsidenten. Danach sei die Bereitschaft zu Kompromissen auf beiden Seiten gestiegen.

Manche vermuten jedoch, dass die Bewegung auf russischer Seite mit der überraschenden Verhaftung des ehemaligen Separatisten-Kämpfers Wolodymyr Zemach zu tun haben könnte. Das glaubt unter anderem der ehemalige russische Ölmilliardär und Kreml-Kritiker Michail Khodorkowski. Moskau wolle mit dem Austausch von Zemach den für 2020 geplanten Prozess im Fall MH17 in den Niederlanden behindern, sagte er in einem Interview mit dem Radiosender „Echo Moskwy“. Zemach gilt als ein wichtiger Zeuge beim Abschuss des Flugs MH17 über der Ostukraine und wurde Ende Juni vom ukrainischen Geheimdienst tief im Separatistengebiet festgenommen. Der 58-Jährige saß in Kiew wegen Terrorismus in Untersuchungshaft und wurde kurz vor dem Austausch freigelassen.

Der ungleiche Austausch

Trotz gleicher Personenzahl auf beiden Seiten sprechen mehrere Umstände dafür, dass dies ein ungleicher Austausch war. Ein kleines aber symbolisches Detail: Während die Ukrainer kurz vor dem Austausch in Untersuchungshaft in Moskau gehalten wurden, waren die Personen auf der ukrainischen Seite Medienberichten zufolge in einem Sanatorium untergebracht. Manche wurden Tage zuvor von Gerichten aus der Untersuchungshaft entlassen. Insgesamt ist nur ein Dutzend der von der Ukraine übergebenen Personen russische Staatsbürger. Alle anderen sind Ukrainer, die mit Separatisten zu tun hatten.

Die größte Ungleichheit ergibt sich beim genauen Blick auf diejenigen, die Moskau freigelassen hat. 24 der 35 Personen sind ukrainische Seemänner, die im November 2018 vom russischen Grenzschutz festgehalten wurden, als sie versuchten, die Straße von Kertsch auf Booten der ukrainischen Marine zu passieren. Russland hätte sie ohnehin freilassen müssen, der in Hamburg ansässige Internationale Seegerichtshof hatte das im Mai angeordnet.

Die prominentesten Rückkehrer in die Ukraine 

Der prominenteste nun freigelassene Häftling ist wohl der 43-jährige Oleh Senzow, Filmemacher von der Krim, der sich während der Annexion als proukrainischer Aktivist engagierte und später in Russland wegen Terrorismus zu 20 Jahren Haft verurteilt wurde. Trotz vieler Aufrufe westlicher Spitzenpolitiker und internationaler Kampagnen hatte sich Russland bisher geweigert, Senzow freizulassen oder auszutauschen. Auch sein Mitstreiter Olexander Koltschenko wurde wegen ähnlicher Vorwürfe zu zehn Jahren Haft verurteilt und jetzt ebenfalls getauscht.

Ebenfalls prominent sind Mykola Karpjuk und Stanislaw Klych, die in Russland zu besonders hohen Strafen von 22 und 20 Jahren Haft verurteilt wurden. Der Vorwurf: Beteiligung am Tschetschenien-Krieg in den 1990er Jahren auf der Seite der Separatisten. Die renommierte russische Menschenrechtlerin Soja Swetowa sagte früher in Interviews, Klych sei offenbar in Russland gefoltert worden und habe schwere psychische Schäden davongetragen.

Zu den medial bekannten Fällen zählen auch der ukrainische Journalist Roman Suschtschenko, der in Russland wegen Spionage verurteilt wurde, und der Student Pawlo Hryb, der in Weißrussland festgenommen und in Russland wegen mutmaßlicher Beihilfe zu Terrorismus verurteilt wurde.

Diese Personen hat Russland freibekommen 

Bevor der Name Wolodymyr Zemach auf der Austauschliste bekannt wurde, galt der Journalist Kiril Wyschynskyj als die Nummer eins auf der russischen Wunschliste. Der 52-jährige gebürtige Ukrainer hat inzwischen auch russische Staatsbürgerschaft. Wyschynskyj leitete das Kiewer Büro des ukrainischen Ablegers der staatlichen russischen Nachrichtenagentur RIA Novosti. In der Ukraine wurde ihm Hochverrat vorgeworfen, zu einem Prozess kam es bisher nicht.

Unter den wenigen ausgetauschten russischen Staatsbürgern befinden sich einige, die im Donbass auf der Seite der Separatisten gekämpft haben, wie der russische Soldat Viktor Agejew, der im Gebiet Luhansk in Gefangenschaft geriet und von dem sich das russische Verteidigungsministerium distanziert hatte. Russland bestreitet, dass seine Militärs auf der Seite der Separatisten kämpfen. Außerdem ist zumindest ein Russe dabei, der nach ukrainischen Angaben 2014 bei Unruhen in Odessa eine Abspaltung von der Ukraine vorantreiben wollte.

Zwei bekannte Fälle mit doppelter Staatsangehörigkeit sind Maxim Odinzow und Alexander Baranow. Beide waren ukrainische Militärs auf der Krim, die während der Annexion die Seite wechselten. Sie wurden später in der Südukraine festgenommen und wegen Fahnenflucht zu hohen Haftstrafen verurteilt. Die meisten Namen auf der russischen Austauschliste, die größtenteils erst nach dem Austausch publik gemacht wurde, sind kaum bekannte ukrainische Männer, die für die Separatisten in der Ostukraine gekämpft haben sollen. Eine der wenigen Frauen heißt Julia Prosolowa, der die Ermordung eines ukrainischen Geheimdienstoffiziers 2017 vorgeworfen wird.

Roman Goncharenko, Deutsche Welle 8

 

 

 

Mosambik: An vorderster Front bei AIDS-Bekämpfung

 

Der Besuch des Papstes am Freitagmorgen im Krankenhaus von Zimpeto ist für die Patienten ein „Segen und Hoffnungszeichen“. Das sagt uns Paola Germano, die den Papst empfangen wird. Die Italienerin ist in Mosambik verantwortlich für das Projekt DREAM, das durch die Basisgemeinschaft Sant-Egidio ins Leben gerufen wurde und durch das deutsche Hilfswerk Die Sternsinger unterstützt wird. DREAM kümmert sich insbesondere um die gesundheitliche Versorgung von AIDS-Kranken.  Mario Galgano und Fabio Colagrande – Vatikanstadt

Wer an Afrika und seine Herausforderungen denkt, dem wird wohl auch die Tragweite des Problems mit Epidemien wie AIDS bewusst sein. Die katholische Kirche und ihre Hilfswerke sind an vorderster Front, was die Bekämpfung dieser Krankheiten betrifft. Vor allem aber sind viele katholische Ärzte und Seelsorger damit beschäftigt, Kranken in Afrika beizustehen, die von der Gesellschaft ausgeschlossen und verdrängt werden, wie uns Paola Germano erläutert. Sie ist nationale Leiterin des DREAM-Projekts in Mosambik, das von der katholischen Basisgemeinschaft Sant´Egidio getragen wird und die gesundheitliche Versorgung für die Menschen sicherstellen will, die an der Immunschwächekrankheit leiden - aber nicht nur:

„Ich würde sagen, das wir von Anfang an ein Programm wollten, das nicht nur der Verteilung von Medikamenten dienen sollte, sondern auch dazu beitragen,  das Recht auf Gesundheit für alle zu garantieren, für AIDS-Kranke, aber nicht nur. Heute kümmern wir uns nicht mehr nur um AIDS, sondern auch um chronische Krankheiten und Krebsvorsorge. Gleichzeitig wollten wir die Kranken ins Programm einbeziehen, mit einem Hauptaugenmerk auf die Frauen. Von Anfang standen HIV-infizierte schwangere Frauen im Zentrum des Programms und damit die Vorsorge, dass ihre Kinder gesund zur Welt kommen können. Das war sehr wichtig, denn heute, nach vielen Jahren, haben wir eine Generation von jungen Menschen, die keine Kinder mehr sind und gesund zur Welt kamen - und die Zukunft der Nation darstellen.“

Recht auf Gesundheit fördern und Aids und Unterernährung bekämpfen

Am Freitag, den 6. September, dem letzten Tag der Etappe seiner 31. Apostolischen Reise in Mosambik, plant Papst Franziskus einen Besuch im Krankenhaus von Zimpeto am Rande der Hauptstadt Maputo. In dem im Juni 2018 eingeweihten Krankenhaus befindet sich eines der 13 nationalen Zentren des DREAM-Projekts der Gemeinschaft Sant´Egidio, das 2002 gegründet wurde, um das Recht auf Gesundheit zu fördern und Aids und Unterernährung in Afrika zu bekämpfen. Bei seinem Besuch wird der Papst von rund 2.000 Patienten aus allen DREAM-Einrichtungen empfangen.

„Ich kam im August 2001 zum ersten Mal nach Mosambik“, erzählt uns die Projekt-Verantwortliche Germano. „Das Zentrum in Zimpeto ist das jüngste der 13 landesweiten Projekte und wächst stark: bereits 3.800 Menschen, vor allem Frauen, sind dort in Behandlung.“ Doch das Land habe sich im Lauf der letzten Jahre gewandelt, ein großer Fokus liege mittlerweile auf der Prävention von Krebserkrankungen, so Giordano. Dem trägt auch das Zentrum in Zimpeto Rechnung:

„Es ist ein Zentrum für schwangere Mütter, zur Vorbeugung von Gebärmutterhalskrebs, einer in Afrika sehr häufigen Krankheit. Der Impfstoff, den es gibt, ist hier noch nicht erhältlich und so sterben noch viele Frauen an dem Krebs, auch wenn wir wissen, dass er in Europa bereits erfolgreich eingesetzt wird. Wir konzentrieren uns darauf, dass die Frauen nicht krank werden oder zumindest eine gute Prävention erhalten. Man kann zum Glück die Infektion behandeln, bevor sie zum Tumor wird, der dann verheerende Auswirkungen hat.“

Gespräch mit Müttern suchen

Doch die Prävention des HI-Virus bleibe nach wie vor eine Priorität für DREAM, betont Paola Germano. Dabei konzentriere sich das Zentrum vor allem auf Gespräche mit Müttern:

„Was mich immer sehr glücklich gemacht hat, ist die Mitarbeit so vieler Kranker und vor allem von Frauen, die unter den ersten Kranken waren und sich nach und nach dem Programm angeschlossen haben. Sie haben uns am Anfang dabei geholfen, die anderen Kranken zu behandeln, indem sie sie erst einmal überzeugt haben, sich vernünftig behandeln zu lassen. Vor allem die Mütter mit Kindern, die älteren Frauen, die verwaiste Kinder betreuten, folgten ihnen Schritt für Schritt und wurden so fast zu Müttern anderer Kinder. Im Laufe der Zeit haben diese Frauen dann eine echte Vereinigung für die Verteidigung von HIV-positiven Kranken gebildet, aber auch für das Recht auf Gesundheit, für die Verteidigung des Lebens, das Recht auf Leben der Kinder, der Jüngsten. Das sind Frauen, die auch eine wichtige Rolle beim Aufbau der Zivilgesellschaft in Mosambik und in 11 weiteren afrikanischen Ländern gespielt haben, in denen DREAM aktiv ist und die gesellschaftlichen Strukturen zu wünschen übrig lassen.“ (vatican news 4)

 

 

 

Hongkong als „Test für die europäische Führungskraft“

 

Diverse Gewerkschaften haben sich am Montag solidarisch mit den Protesten in Hongkong gezeigt. In Brüssel forderte die Gruppe Europa auf, eine Vorreiterrolle zu übernehmen und sicherzustellen, dass die Menschenrechte in der Region – angesichts des stetig wachsenden politischen Drucks aus Peking – nicht weiter untergraben werden. Von Samuel Stolton

 

Bereits seit zwölf Wochen kommt es zu Protesten in Hongkong, nachdem zunächst gegen ein geplantes Auslieferungsgesetz demonstriert wurde. Dieses hätte den Hongkonger Behörden das Recht gegeben, „Kriminelle“ aus der Stadt leichter auf das chinesische Festland abzuschieben. Die Protestierenden fürchteten dabei vor allem, dass die neuen Auslieferungsbestimmungen „zu freigiebig“ angewandt und prodemokratische Aktivisten nach China ausgeliefert werden könnten.

Der Aufruf der Gewerkschaften am Montag kommt nur wenige Tage, nachdem die Hohe Außenbeauftragte der EU, Federica Mogherini, die jüngsten Entwicklungen in Hongkong ebenfalls als „äußerst beunruhigend“ bezeichnet hatte. Zuvor waren mehrere einflussreiche prodemokratische Aktivisten in der Stadt verhaftet worden.

Hongkong wurde 1997 nach 156 Jahren britischer Herrschaft an China „zurückgegeben“ und gilt seither als teilautonome Region des chinesischen Staates nach dem Prinzip „ein Land, zwei Systeme“. Somit genießen die Bürgerinnen und Bürger Hongkongs gewisse Freiheiten, die chinesischen Mitbürgern nicht gewährt werden.

Viele in der Stadt haben jedoch das Gefühl, dass diese Rechte allmählich entzogen werden, unter anderem durch Reformen, die ihrer Einschätzung nach auf Betreiben der chinesischen Zentralregierung in Peking unternommen werden. Dazu zählen neben dem angedachten Auslieferungsgesetz beispielsweise die versuchte Bildungsreform 2012 und die Wahlreform 2014.

Gewerkschaften: EU muss ihre Grundwerte konsequent vertreten

Die Gewerkschaftsgruppe unter der Leitung des Internationalen Gewerkschaftsbundes (IGB) war am Montag in der Wirtschafts- und Handelskammer Hongkongs in Brüssel zu Gast und äußerte dort ihre Ansichten und Besorgnis zur aktuellen Situation gegenüber Vertretern der Kammer.

Jeroen Beirnaert, Direktor der Abteilung für Menschen- und Gewerkschaftsrechte beim IGB, sagte gegenüber EURACTIV, die EU könne ihr Engagement für ihre liberalen Grundwerte unter Beweis stellen, indem sie die „Erosion der Menschenrechte“ in Hongkong bei zukünftigen Handelsverhandlungen anspreche: „Wenn die EU an künftigen Handelsverhandlungen mit Hongkong teilnimmt, sollte sie diese Fragen [nach Rechten und Freiheiten] als Voraussetzung für weitere wirtschaftliche Zusammenarbeit behandeln – und nicht umgekehrt.“

Beirnaert fügte hinzu, die EU solle ihre Grundwerte konsequent und mit gemeinsamer Stimme vertreten. Es müsse sichergestellt werden, dass, wenn solche Grundsätze auf der globalen Ebene missachtet werden, der Block nicht ängstlich auftritt und seine Überzeugungen deutlich vorbringt.

David Edwards, Generalsekretär von Education International, einer Gewerkschaft, die rund 32 Millionen Lehrerinnen und Lehrer in 174 Staaten der Erde vertritt, bezeichnete die Situation in Hongkong gar als „Test“ für die europäische Führungskraft und -ansprüche.

Seine Gewerkschaft war kürzlich Teil der Debatte in Hongkong geworden, nachdem über mutmaßliche Polizeibrutalität gegen Lehrkräfte und andere Bildungsfachkräfte, die an friedlichen Demonstrationen in der Stadt teilgenommen hatten, berichtet wurde.

„Für die neue Europäische Kommission ist dies ein echter Test für ihre Führungskraft,“ bekräftigte Edwards gegenüber EURACTIV erneut. Europa werde „mehr denn je gebraucht; in einer Welt, in der sich die führenden Politiker von ihrer Verantwortung für Demokratie und grundlegende Menschenrechte lossagen.“

Unterstützung für die Protestierenden

Aufgrund der beobachteten „Erosion der Menschenrechte“ in Hongkong hat sich der IGB am Montag auch hinter die fünf Forderungen der Demonstrierenden gestellt, zu denen eine vollständige Rücknahme des Auslieferungsgesetzes, der Rücktritt der Hongkonger Regierungschefin Carrie Lam, die Freilassung verhafteter Demonstranten, die Streichung des Begriffs „Aufruhr“ aus Regierungmitteilungen sowie eine unabhängige Untersuchung von Berichten über Polizeigewalt während der Proteste zählen.

Diese Forderungen unterstützte auch der stellvertretende Generalsekretär des IGB, Owen Tudor, der gegenüber EURACTIV betonte, ohne die liberalen Freiheiten, die Hongkong seit Jahren genießt und die nun Gefahr liefen, nach und nach aufgehoben zu werden, hätte die Stadt „niemals zu so einem effektiven Finanzplatz werden können“.

Tudor begrüßte auch die jüngsten Kommentare von Federica Mogherini, die am vergangenen Freitag ihre bisher deutlichste Unterstützung für die Protestierenden in Hongkong äußerte: „Wir erwarten, dass die Behörden in Hongkong die Meinungs- und Versammlungsfreiheit sowie das Recht der Menschen auf friedliche Demonstrationen achten,“ sagte sie nach einem Treffen der EU-Außenminister in Helsinki.

Zuvor waren zwei prominente Aktivisten und Mitglieder der pro-demokratischen Gruppe Demosisto, Joshua Wong und Agnes Chow, verhaftet worden. Beide wurden inzwischen gegen Kaution freigelassen. Eine entsprechende Verhandlung wurde zunächst auf November vertagt.

Im Gespräch mit EURACTIV hatte Wong schon Ende Juli appelliert, die prodemokratische Bewegung benötige internationale Unterstützung, insbesondere aus Europa und anderen westlichen Staaten.

Ebenfalls im Juli nahmen die Europaabgeordneten in Straßburg einen Antrag zur Unterstützung der Demonstrierenden in Hongkong an. Sie forderten damit die Regierung der autonomen Region auf, friedliche Protestierende „umgehend freizulassen und sämtliche gegen sie gerichtete Anklagepunkte fallenzulassen“. Außerdem müsse es eine „unabhängige, unparteiische, effiziente und zügige“ Untersuchung der Polizeigewalt geben.

Sowohl die Europäische Kommission als auch die EU-Mitgliedstaaten haben hingegen bisher davon abgesehen, sich allzu direkt in die aktuelle Situation einzumischen. [Bearbeitet von Sam Morgan und Tim Steins] EA 4

 

 

 

 

 

Studie: Konflikte und Verfolgung trieben zur Flucht nach Europa

 

München - Konflikte und Verfolgung bewegten 2015 und 2016 deutlich mehr Menschen zur Flucht nach Europa als wirtschaftliche Gründe oder Naturkatastrophen. Das ist das Ergebnis einer Studie des ifo Instituts. Sie analysiert erstmals umfassend Befragungsdaten von Menschen, die sich 2015 und 2016 auf der Flucht befanden. 77 Prozent der Befragten geben Konflikte im Heimatland als Hauptursache an, 21 Prozent wirtschaftliche Gründe, 2 Prozent Naturkatastrophen oder andere Gründe.

"Unsere Ergebnisse schaffen Transparenz und Objektivität in der Debatte", sagt Panu Poutvaara, Leiter des ifo Zentrums für Internationalen Institutionenvergleich und Migrationsforschung. "Anders als oft angenommen zeigen wir, dass die Flüchtlinge vor den Konflikten, die 2015 und 2016 über das Mittelmeer kamen, besser ausgebildet sind als der jeweilige Durchschnitt in ihren Ursprungsländern. Wir studieren auch, wie sich die Demografie der Flüchtlinge unterscheidet von jenen, die in ihrer Heimat geblieben sind. Darüber hinaus liefern wir Anhaltspunkte für geeignete Integrationsmaßnahmen im Zielland."

Poutvaara und sein Ko-Autor Cevat Giray Aksoy, leitender Ökonom bei der Europäischen Bank für Wiederaufbau und Entwicklung, haben die anonymisierten Antworten von Migranten ausgewertet, die zwischen 2015 und 2016 über die Mittelmeerrouten in Europa ankamen. Die Motivation, das Heimatland zu verlassen, ist sehr unterschiedlich, je nachdem woher die Migranten stammen: Mehr als 90 Prozent der Antwortenden aus Afghanistan, Irak, Somalia, Sudan und Syrien flohen aufgrund von Konflikten in ihrem Heimatland, während dieses Motiv für weniger als 10 Prozent der Befragten aus Algerien und Marokko entscheidend war.

Weitere Ergebnisse der Studie geben Einblick in die sozio-demografische Zusammensetzung der Migranten: Mehr als 80 Prozent, die in europäischen Transitzentren interviewt wurden, sind Männer. Zudem verlassen mehr junge Leute ihr Heimatland als alte. Geflüchtete aus Krisenländern sind im Durchschnitt besser gebildet und haben ein höheres Einkommen als diejenigen die zuhause zurückgeblieben sind. Das gleiche gilt für Frauen, die aus wirtschaftlichen Gründen gekommen sind. Auch sie besitzen eine bessere Bildung als Frauen, die im Herkunftsland geblieben sind. 61 Prozent derer, die in Bulgarien, Kroatien, Griechenland, Ungarn, Nord-Mazedonien, Serbien und Slowenien befragt wurden, gaben Deutschland als Ziel an.

Papier (auf Englisch): "Refugees' and Irregular Migrants' Self-Selection into Europe: Who Migrates Where?", von Aksoy, Cevat Giray und Poutvaara, Panu, München 2019, CESifo Working Paper No. 7781; nachzulesen hier: http://www.cesifo.org/en/publikationen/2019/working-paper/refugees-and-irregular-migrants-self-selection-europe-who-migrates   Ifo 3

 

 

 

 

„Russland nicht in die Arme Chinas treiben“

 

Annäherung an Moskau, Psychologie statt Geopolitik gegenüber Trump und ein starkes Tandem Berlin-Paris - Pascal Boniface über Macrons Außenpolitik. Interview von Claudia Detsch

 

Der französische Präsident Emmanuel Macron scheint die außenpolitische Führungsrolle in Europa übernommen zu haben. Welche Ziele verfolgt er in der Außen- und Sicherheitspolitik?

Emmanuel Macron will sich auf eine europäische strategische Autonomie hinbewegen. Er greift damit auf ein  altbekanntes französisches Projekt im Stile De Gaulles und Mitterrands zurück, zu dem er sich bekennt. Diese europäische strategische Autonomie soll nicht gegen die Vereinigten Staaten gerichtet sein. Sie besteht einfach darin, aus einer Abhängigkeit herauszukommen, deren historische Wurzeln (der Kalte Krieg und die drohende sowjetische Übermacht) nicht mehr existieren. Aber Gewohnheiten überleben die Realität. Diese europäische strategische Autonomie war lange Zeit nicht möglich wegen der Schwäche Europas, das nach dem Zweiten Weltkrieg zerstört war. Es geht darum, mit den Vereinigten Staaten verbündet zu sein, ohne sich nach ihnen auszurichten. Die derzeitige Haltung von Donald Trump, der den Europäern regelmäßig Botschaften der Feindseligkeit sendet und sogar die Europäische Union als Feind bezeichnet, macht dies notwendiger denn je.

Hat er das Ziel, die gegen Russland verhängten Sanktionen zu lockern und generell eine versöhnlichere Position einzunehmen? 

Unsere Beziehungen zu Russland können nicht so bleiben, wie sie derzeit sind. Es ist paradox, dass wir heute schlechtere Beziehungen zu Moskau haben als zu Zeiten der Sowjetunion. Wir haben ernsthafte Meinungsverschiedenheiten mit Russland, was  Syrien und die Ukraine angeht. Wir stimmen mit Moskau überein, wenn es um den Iran geht. Aber sollen wir ewig an den Sanktionen  festhalten, wenn wir Fortschritte erzielen wollen? Ich persönlich würde sagen (im Elysée-Palast oder im Außenministerium würde das niemand offiziell sagen), dass es aus rein logischer Sicht paradox erscheinen mag, Sanktionen gegen Russland wegen der illegalen Annexion der Krim zu verhängen, aber die Vereinigten Staaten und Großbritannien nicht für den Irakkrieg 2003 sanktioniert zu haben, der ebenfalls illegal war und viel katastrophalere strategische Folgen hatte.

Es liegt nicht in unserem Interesse, Russland in die Arme Chinas zu treiben. Am Ende des Zweiten Weltkriegs haben wir die Annexion der baltischen Staaten nicht anerkannt. Das hat uns nicht daran gehindert, eine Entspannungspolitik mit der Sowjetunion zu initiieren, die im Helsinki-Abkommen ihren Höhepunkt fand. Wir können die Normalisierung unserer Beziehungen zu Russland nicht von der Wiedereingliederung der Krim in die Ukraine abhängig machen, die zudem die Bevölkerung der Krim nicht will. Der neue ukrainische Präsident sendet Öffnungssignale und Russland müsste sich um eine Entspannung der Lage in der Ostukraine bemühen und die vollständige Umsetzung des Minsker Abkommens ermöglichen.

Wie schätzen Sie die Interessen Frankreichs gegenüber denen der deutschen Bundesregierung ein, ist eine Kollision möglich?

Wir haben vielleicht manchmal abweichende Interessen, bei Themen, in denen wir konkurrieren. Insgesamt aber sind unsere Interessen auf globaler Ebene nicht nur kompatibel, sie stimmen sogar überein. Das französische Projekt der europäischen strategischen Autonomie ist ohne ein starkes und handlungsfähiges Deutschland nicht möglich. Im Moment verhält Deutschland sich aus Sorge um seine Absatzmärkte Donald Trump gegenüber  zurückhaltend, obwohl dieser Angela Merkel gegenüber viel brutaler und unhöflicher auftritt als gegenüber Emmanuel Macron. Das deutsch-französische Tandem bleibt die wesentliche Triebkraft der europäischen Integration. Auch wenn es in einem Europa der 28 oder 27 nicht mehr die gleiche treibende Kraft hat wie in einem Europa der 12: die Vorstellung, dass Frankreich Interesse an einem schwachen Deutschland haben könnte, ist längst hinfällig – seit den Zeiten De Gaulles und Mitterrands. Wir müssen zusammenarbeiten, um den derzeit stark bedrohten Multilateralismus zu verteidigen und zu fördern. 

Welche Strategie verfolgt die französische Regierung gegenüber den Vereinigten Staaten – möchte Macron sich als zentraler Widersacher Donald Trumps positionieren?

Emmanuel Macrons Haltung gegenüber Trump lässt sich so zusammenfassen: Trump ist Präsident der Vereinigten Staaten,  damit müssen wir leben, auch wenn es unangenehm ist. Es ist daher notwendig, den Schaden möglichst in Grenzen zu halten und zu versuchen, so viel Handlungsspielraum wie möglich zu schaffen. Zuerst versuchte Macron, Trump über eine Charmeoffensive davon zu überzeugen, seine Meinung zu ändern. Das war erfolglos. Derzeit versucht er eher, Trumps Fähigkeit, Schaden anzurichten, einzudämmen und gleichzeitig die Charmeoffensive fortzusetzen. Trump gegenüber bedient er sich eher psychologischer statt geopolitischer Mittel. Er versucht, ihn zu erweichen, ja sogar ihm zu schmeicheln, aber ab einem gewissen Punkt muss man standhaft sein und die Unterschiede deutlich machen. Frankreich braucht dafür jedoch Partner, bei denen Deutschland an erster Stelle steht. Es ist zu hoffen, dass eine neue Regierung in Italien wieder handlungsfähiger ist und auch Spanien seine Gestaltungskraft wiederfindet.

Wie bewerten Sie den jüngsten G7-Gipfel: Ist das Format noch gerechtfertigt? Hat der Gipfel konkrete Fortschritte erwirkt?  

Im Vergleich zu der im Vorfeld befürchteten Katastrophe war der G7-Gipfel produktiv. Die Ergebnisse sind natürlich nur vorläufig. Aber die Spannungen um den Iran konnten etwas abgebaut werden und die Amazonasfrage rückte ins Zentrum der Aufmerksamkeit. Diplomatie bringt keine spektakulären Sofortergebnisse, sondern  muss langfristig wirken. Wir wissen sehr wohl, dass die G7 nicht mehr dieselbe Bedeutung hat wie früher und dass die westliche Welt, auf der sie basiert, nicht mehr so allmächtig ist, wie sie einmal war. Dennoch kann man nicht sagen, dass es in der heutigen Welt zu viele diplomatische  Bemühungen gibt. Diese Treffen sind immer nützlich.

Aus dem Franzözischen von Claudia Detsch und Benjamin Schreiber. IPG 3

 

 

 

 

Allensbach-Studie. Wachsende Fremdenfeindlichkeit und weniger Toleranz im Alltagsleben

 

Aggressivität, Zeitdruck, Egoismus, Fremdenfeindlichkeit und weniger Toleranz – die mittlere Generation in Deutschland findet überwiegend, dass sich der Alltag zum Negativen verändert. Und das, obwohl es den 30- bis 59-Jährigen materiell bessergeht denn je. VON Bettina Markmeyer

Der mittleren Generation in Deutschland geht es wirtschaftlich gut – sie fühlt sich aber nicht gut und blickt mit Sorge in die Zukunft. Der diesjährigen „Mitte-Studie“ des Allensbach-Instituts zufolge sieht eine Mehrheit überwiegend negative Veränderungen und beklagt sich über eine wachsende Aggressivität sowie mehr Fremdenfeindlichkeit und weniger Toleranz im Alltag.

Dabei hat die Zufriedenheit mit der eigenen wirtschaftlichen Lage in diesem Jahr einen Höchststand erreicht. Fast 60 Prozent der 30- bis 59-Jährigen geht es gut. 44 Prozent sagen, verglichen mit ihrer Lage vor fünf Jahren, gehe es ihnen besser, im Osten sind es sogar 46 Prozent.

Die Frage, was den gesellschaftlichen Zusammenhalt gefährdet und wo die Trennlinien verlaufen, beantworten die Ostdeutschen anders als die Westdeutschen. Zwei Drittel der Ostdeutschen (Westdeutsche: 59 Prozent) sagen, die politische Einstellung spalte die Bevölkerung. Der Osten gehe überwiegend von einer politischen Polarisierung und Ost/West-Spaltung aus, bilanzierte Allensbach-Chefin Renate Köcher. Ein Ergebnis, mit dem sich die Politik dringend auseinandersetzen müsse, um einer weiteren Polarisierung der Gesellschaft entgegenzuwirken.

Schwacher gesellschaftlicher Zusammenhalt

Insgesamt haben zwei Drittel der 30- bis 59-Jährigen den Eindruck, dass der gesellschaftliche Zusammenhalt schwach ist, die Hälfte glaubt, dass die negativen Entwicklungen überwiegen und 80 Prozent sagen, die Aggressivität nehme zu.

Hauptkampfplatz ist offenbar die Straße: 90 Prozent aller Befragten sehen sich im Straßenverkehr regelmäßig mit aggressivem und rücksichtlosem Verhalten konfrontiert. Die meisten fühlen sich auch auf öffentlichen Plätzen und in Bussen und Bahnen nicht wohl. Für mehr als die Hälfte (54) ist zudem das Internet ein Hort der Aggression. Allensbach-Chefin Köcher sagte, das Problem mit der wachsenden Aggressivität habe sich in vorbereitenden Befragungen abgezeichnet und sei deshalb erstmals in die Studie aufgenommen worden. Viele Menschen hätten von sich aus berichtet, dass sie die zunehmende Aggression überall beobachten.

Ellenbogengesellschaft

Zwei Drittel der 30- bis 59-Jährigen – in Ostdeutschland drei Viertel – erleben Deutschland als eine Ellenbogengesellschaft, in den Städten etwas mehr als auf dem Land. Der Trend hat sich gegenüber früheren Umfragen verstärkt. Zeitdruck, Egoismus, mangelnder Respekt, Anonymität – das alles nehme zu, findet die mittlere Generation und hofft darauf, dass Elternhäuser, Schulen und Medien sich dagegen stemmen. Von der Politik (29 Prozent im Westen und 26 Prozent im Osten) und den Kirchen (16 Prozent im Westen und elf Prozent im Osten) erwarten die Menschen wenig.

Die Studie „Generation Mitte“ wird seit 2013 jedes Jahr im Auftrag der deutschen Versicherungswirtschaft (GDV) erstellt. Die repräsentative Befragung gibt Auskunft über das Lebensgefühl der beruflich und familiär besonders geforderten mittleren Generation und beschäftigt sich auch mit Fragen der Altersvorsorge und Gleichberechtigung. (epd/mig)

 

 

 

 

AfD: Neue Regierungen werden „so fragil wie nie zuvor“

 

Die Landtagswahlen in Sachsen und Brandenburg haben die Machtverhältnisse in den Ländern verändert. Die AfD verzeichnet deutliche Gewinne während CDU und SPD weitere Verluste einfahren. Heute haben die Parteispitzen die Ergebnisse kommentiert – ein Überblick über die Reaktionen. Florence Schulz

Die AfD ist selbstbewusst. Als „strahlender Wahlsieger“ bezeichnete Parteivorsitzender und Europaabgeordneter Jörg Meuthen auf einer Pressekonferenz am Montag, den 02. September, seine Partei angesichts des starken Zuwachses an Stimmen. 17,7 Prozent hat die Partei in Sachsen dazugewonnen, in Brandenburg sind es 11,3 Prozent. Das zeige, dass man längst keine Protestpartei mehr sei, schlussfolgert Meuthen, sondern mit einem „glaubwürdigen und authentischen“ Wahlangebot überzeugt habe. Die AfD, so der Konsens der Parteivertreter, sei eine Partei der Bürger, so wie es beispielsweise die Lega in Italien sei.

Darauf folgte prompt eine Antwort des CSU Vorstandsmitglieds und ehemaligen EU-Parlamentariers Bernd Posselt. Die AfD sei weder konservativ noch bürgerlich: „Die AfD-Führungsleute sind entweder mühsam getarnte Rechtsradikale oder ewig gestrige Nationalisten.“

Obwohl sämtliche andere Parteien eine Koalition mit der AfD ausgeschlossen haben, trübt das den Optimismus der AfD-Landesverbände keineswegs. Denn die Regierungskoalitionen, die sich nun formen werden, seien „so fragil wie nie zuvor“. Das in Sachsen notwendige Dreier-Bündnis aus CDU, SPD und den Grünen bezeichnete der Landesvorsitzende der AfD Jörg Urban als „nicht tragfähig“.

Die Grünen werden zum Königsmacher

Tatsächlich dürfte die Koalitionsbildung schwierig werden. Für Grünen-Chef Robert Habeck stehen „schwierigste Verhandlungen“ um eine schwarz-rot-grüne Koalition in Sachsen an, denn die Christdemokraten und seine Partei stünden „in eigentlich allen inhaltlichen Positionen gegeneinander“.

Und auch seitens der CDU, die auf die Grünen angewiesen sein wird, ist man wenig begeistert angesichts einer Zwecksehe. Doch dazu wird es wohl kommen müssen, denn die Christdemokraten schließen eine Kooperation mit AfD oder Linken kategorisch aus.

Entsprechend verhandlungsbereit zeigte sich auf der CDU-Pressekonferenz heute Landesvorsitzender Michael Kretschmer. Obwohl er sich selber noch vor wenigen Tagen als prominenteste Gegner einer Koalition mit den Grünen bezeichnet hatte, verkündete er nun, für Gespräche offen zu sein: „Es gibt eine Zeit vor und eine Zeit nach der Wahl. Jetzt müssen wir mit dem Wahlergebnis umgehen. Ich bin dazu bereit.“ Was nun zählte, seien Inhalte, ergänzte CDU-Spitzenkandidat Ingo Senftleben. Er kann sich vorstellen, seine Partei in Brandenburg aus der Opposition und hinein in eine Regierung mit der SPD und den Grünen zu bewegen. „Eine andere Option gibt es nicht“.

Es gehe für die CDU nun darum, Brücken zu bauen, gleichzeitig aber weiterhin den Kurs zur klaren Abgrenzung zur AfD beizubehalten, sagte CDU-Chefin Annegret Kramp-Karrenbauer. Ihre Partei habe einige Hürden wie den Klimaschutz nicht bewältigt, wie sie es sich vorgenommen habe. „Es ist ein schwieriges Ergebnis, das ich sehr ernst nehme“, sagte sie. Umso entschlossener werde die CDU den internen Erneuerungsprozess fortführen. Die Christdemokraten sind in beiden Bundesländern über sieben Prozentpunkte abgerutscht; in Sachsen liegt sie nur noch mit knappen fünf Prozentpunkten vor der AfD.

Woidke: „grandiose Aufholjagd“ der SPD in Brandenburg

Auch die Sozialdemokraten haben jeweils über fünf Prozent verloren – doch angesichts der Prognosen hatten die Sozialdemokraten unter Ministerpräsident Dietmar Woidke in den vergangenen Wochen noch deutlich aufholen können. Eine „grandiose Aufholjagd“ sei das gewesen, sagte Woidke heute dem ZDF. Angesichts des harten Wahlkampfes sei die Tatsache, dass seine Partei noch immer die stärkste in Brandenburg sei ein „sehr, sehr gutes Ergebnis“. Er wolle noch diese Woche die Sondierungsverhandlungen antreten, auch wenn es nicht „um eine Liebesheirat“ gehen würde.

Die Sozialdemokraten haben bisher zusammen mit den Linken die Regierung in Brandenburg gestellt. Doch die Linken haben stark an Stimmen verloren, knapp acht Prozent. Ein „beispielloses Desaster“ befand Dietmar Bartsch, Fraktionschef im Bundestag heute, sein Kollege Stefan Liebich sprach gar von einer „schallenden Ohrfeige“. Um auf die nötige Mehrheit von 45 Stimmen zu kommen, werden die Brandenburger Sozialdemokraten daher ihre Koalition mit den Linken um die Grünen oder die freien Wählern erweitern müssen. EA 3

 

 

 

Wahlen in Ostdeutschland: Hoffnung auf Stärkung der Mitte

 

Thomas Arnold, Direktor der Katholischen Akademie des Bistums Dresden-Meißen, hofft nach den Wahlen ist Ostdeutschland auf eine stärkere Positionierung der Politik in der Mitte. Im Interview mit uns appelliert er an Gesellschaft und Kirchen, sich weiter einzubringen und politische Debatten zu fördern.

Vatican News: Herr Arnold, Missmut oder Erleichterung, welche Gefühle haben Sie heute nach dem Wahlsonntag?

Arnold: Hoffnung! Hoffnung, dass jetzt eine Regierung möglich wird, die in der Mitte der Gesellschaft eine Mehrheit bilden kann. Der Grund dafür ist, dass eine offensichtlich rechtspopulistische Partei jetzt fünf Jahr lang nur in der Opposition arbeiten kann. Weiter hoffe ich, dass die Gespräche in der Gesellschaft jetzt wieder mehr angekurbelt und Positionen überdacht werden. Ich würde mir wünschen, dass wir dadurch eine stärkere Positionierung in der Mitte wiederfinden.  Ich glaube, dass die Thematiken des demographischen Wandels und die Erfahrungen nach der Friedlichen Revolution dabei wichtige Punkte sind, die uns vom Rest der Republik unterscheiden. In der Wahlanalyse müssen wir sehr genau hinschauen, wie die Gesellschaft, die Parteien, aber auch die Kirche damit umgehen.

Vatican News: Die AfD ist dennoch zweitstärkste Kraft in Sachsen. Was braucht Sachsen, was braucht Ostdeutschland jetzt?

Arnold: Sachsen braucht den Mut, nicht immer nur über eine rechtspopulistische Partei zu sprechen. Wir müssen stattdessen weiter das Gespräch darüber suchen, was dieses Land bewegt. In den vergangenen Wochen ist es zum ersten Mal gelungen, dass wir wieder wirklich eine politische Debatte hatten. Man hat sich über verschiedene Positionen ausgetauscht, die in den Wahlkampf eingebracht worden. Jetzt beginnt aber auch ein Ringen um die Macht nach der Wahl. Es geht darum, welche Positionen in den Koalitionsverhandlungen durchgesetzt werden können. Ich hoffe, dass die Leitmotive dabei Frieden, Bewahrung der Schöpfung und Gerechtigkeit sein werden. Diese Motive haben das Land schon vor 1989 geprägt. Es tut aber auch gut, wenn ein neuer Koalitionspartner mit ins Spiel kommt. Dadurch kann eine Veränderungsdynamik angestoßen werden. Dennoch ist es wichtig, dass die bewährten Kräfte mit ihren Erfahrungen in den politischen Prozessen weiter agieren können. Mir ist eines ganz besonders wichtig: Sachsen hört auch nach dem 2. September nicht auf, politisch zu sein – das sage ich in Hinblick auf alle gesellschaftlichen und politischen Kräfte, aber auch auf die Kirchen. Wir als Land müssen lernen, dass wir auch zwischen Wahlen und Wahlkämpfen Verantwortung tragen. Wir tragen Verantwortung für das Gemeinwohl und für die Gesellschaft. Dort gilt es, sich einzubringen. Dazu gehört es, sich auch öffentlich zu äußern. Debatten dürfen nicht nur am Stammtisch geführt werden. Sie müssen mit Argumenten der Vernunft angereichert und mutig in der Öffentlichkeit geführt werden. Dazu gehört es auch, eine Sprache zu pflegen, die die Würde des Anderen als Prämisse hat. Außerdem darf die Suche nach einem Konsens nie enden. Dennoch: Streit gehört zur Demokratie. Wir haben jedoch gestern gesehen, dass Demokratie funktioniert. Jetzt geht es darum, wie wir diese Demokratie gestalten.

Vatican News: Ändert der Ausgang der Wahl etwas am Umgang mit der AfD?

Arnold: Wir müssen lernen, mit den Menschen, die diese Positionen vertreten, die diese Partei gewählt haben oder Mitglied der Partei sind, ordentlich umzugehen. Wir dürfen diese Menschen nicht als Person diffamieren. Wir müssen allerdings diese Positionen sehr klar anschauen und mit unserem christlichen Wertefundament prüfen. Im Ernstfall müssen wir auch an einigen Stellen unsere Stimme erheben. Weiter müssen wir deutlich benennen, wo es radikalisierende Tendenzen gibt.

Vatican News: Sie sprechen von christlichen Werten. Was kann Kirche in Ostdeutschland überhaupt leisten?

Arnold: Der Einfluss der Kirche in Ostdeutschland ist höher als wir einschätzen. Natürlichen bilden Katholiken bei uns eine Minderheit von drei bis vier Prozent. Christen allgemein sind bei uns mit 20 bis 25 Prozent in der Minderheit. Wie selten zuvor habe ich jedoch in den letzten Monaten und Jahren erlebt, dass die Menschen Orte der Kirche aufsuchen. Das passiert nicht unbedingt aus liturgischen Gründen, sondern weil sie dort Formen finden, wo sie als Menschen akzeptiert werden. Wo sie mit ihrer Meinung akzeptiert werden und wo sie eine Institution vorfinden, die nicht politisch vorgeprägt ist. Sie finden dort auch ein Wertekorsett oder besser gesagt ein Wertefundament, das ihnen helfen kann. Als Kirchen sind wir an vielen Orten vertreten, wo wir auch Einblick in Konflikte haben. Dieses Potenzial müssen wir nutzen. Wir können das friedliche Miteinander in der Gesellschaft befördern, indem wir die Foren dafür zur Verfügung stellen und diesen Diskurs anbieten.

Vatican News: Gerade in Ostdeutschland taucht an dieser Stelle jedoch ein Begriff immer wieder auf: die Vereinnahmung. Vereinnahmung durch politische Positionen – geschichtlich bedingt. Was ist nötig, damit bei den Menschen in Ostdeutschland kein neues Gefühl der Vereinnahmung hervorgerufen wird?

Arnold: Der große Wert der Kirchen – das haben wir 1989 gezeigt – ist, dass wir auch andere Positionen aushalten. Wir haben ein Menschenbild, das uns jeden Menschen akzeptieren lässt. Wir können Gesprächsforen bieten, dürfen dort aber unsere Positionen im Dialog miteinbringen. Dialog heißt immer, gegenseitig aufeinander zu hören und Argumente auszutauschen. Wenn ich mich mit anderen – auch mit AfD-Vertreten – austausche, fordert es von mir, meine eigenen Positionen zu hinterfragen und wenn nötig, auch zu revidieren. Es gehört dazu, die Freude und die Trauer der anderen zuerst anzunehmen, aber dann auch meine eigene christliche Position anzubieten. Wir als Christen können unserer gesamten Gesellschaft viele aus dem Glauben gespeiste sozial-ethische Positionen anbieten. Wir können eine Hoffnungsperspektive aus dem Glauben anbieten. Das ist kein billiger Optimismus. Diesen Wert können und müssen wir in die Debatte einbringen.  

Vatican News: Sie selbst haben versucht im Projekt „SachsenSofa“ mit Menschen in strukturschwachen Regionen in Sachsen – potenziellen AfD-Wählern – ins Gespräch zu kommen. Braucht es in Zukunft noch mehr solcher Initiativen in Ostdeutschland?

Arnold: Für unser eigenes Projekt würde ich mir wünschen, dass sich das SachsenSofa „go west“ auf den Weg macht, das heißt, dass wir es schaffen, dass die Debatten, die wir hier haben, auch in den alten Bundesländern geführt werden. Damit meine ich insbesondere die Debatten zwischen Jung und Alt und zwischen Stadt und Land. Mit unserem Projekt haben wir viel im Hintergrund gereicht. Wir haben einen Teil dazu beigetragen, Vorurteile abzubauen und neue Anstöße zu geben. Unser Projekt lebt auch nach der Wahl weiter, denn wir müssen im Gespräch bleiben. Das Gespräch führte Julia Rosner. (vatican news 2)

 

 

 

 

Studie: Jeder zweite lehnt weitere Immigration ab

 

Eine Studie hat die Einstellung der Deutschen zu Ausländern analysiert – vor und nach dem „Flüchtlingskrise“ von 2015. Die Aufnahmebereitschaft hat seitdem gelitten, denn viele sehen Immigration durchaus als Chance.

Deutschland ist ein Einwanderungsland – oder nicht? Diese Frage, angefacht im Migrationsjahr 2015, dominiert seitdem die deutsche Politik wie kaum ein anderes Thema. Profitieren tut davon vor allem die Alternative für Deutschland (AfD), die trotz stark zurückgegangener Asylzahlen noch immer regelmäßig vor Überfremdung warnt und sich auf gute Wahlergebnisse bei an am Sonntag anstehenden Wahlen in Sachsen und Brandenburg einstellt.

Doch wie steht es wirklich um die Willkommenskultur in der Bundesrepublik? Und wie hat sie sich in den vergangenen Jahren verändert? Dieser Frage ist eine Langzeitstudie der Bertelsmann-Stiftung nachgegangen, deren Ergebnisse gestern 29. August publiziert wurden. Dazu wurden über 2000 Personen befragt und die Ergebnisse mit vergleichbaren Umfragen der vergangenen sieben Jahre verglichen. Es zeigt sich ein unklares Bild. „Die Wahrnehmung von Immigration ist ambivalent, denn das Thema ist ja nicht schwarz und weiß. Die Menschen sehen darin sowohl Chancen als Risiken“, fasst Orkan Kösemen, einer der Verfasser der Studie, für EURACTIV zusammen.

Fünf Jahre ist es her, dass sich die Gründer von „Teachers on the Road“ zum ersten Mal auf den Weg in fünfzig Flüchtlingsheime in Rheinland-Pfalz machten. Seitdem ist viel passiert – nicht immer zum Besseren.

Demnach sind zwei Drittel der Bevölkerung der Ansicht, Einwanderer seien bei ihnen vor Ort willkommen. 65 Prozent der Befragten sehen darin eine Chance für die Wirtschaft, die seit Jahren über leere Ausbildungsplätze und Fachkräftemangel klagt. Denn Deutschland spürt schon jetzt den demografischen Wandel, Unternehmen suchen oft händeringend nach Nachwuchs. Ein neues Fachkräfteeinwanderungsgesetz, das Anfang 2020 in Kraft tritt, soll gezielt qualifizierte Ausländer nach Deutschland locken. Die Deutschen seien sich den wirtschaftlichen Chancen von Immigration klar bewusst, meint Kösemen, machten aber einen Unterschied zwischen Arbeitsmigranten und Geflüchteten. Gleichzeitig heißen 64 Prozent der Teilnehmer Migranten willkommen, um der Überalterung der Gesellschaft vorzubeugen.

Vielfalt muss man lernen

Doch es herrscht auch Skepsis, denn die Aufnahmebereitschaft vieler Deutscher ist im Migrationsjahr 2015 strapaziert worden. Auf dem Höhepunkt der Immigrationsperiode in den Jahren 2015 und 2016 wuchs die Zahl der in Deutschland gemeldeten Ausländer um fast 1,9 Millionen Menschen an. Damit hat sich der Ausländeranteil – also jene Bürger ohne deutschen Pass – laut Eurostat in den letzten 10 Jahren um ca. 62 Prozent erhöht. Seitdem wächst die Offenheit für Immigration im Vergleich zu den Werten vor 2015 nur langsam wieder an. Denn heute findet immerhin jeder zweite Deutsche, dass das Land keine weiteren Geflüchteten mehr aufnehmen könne, weil die Belastungsgrenze erreicht sei. Vor der „Flüchtlingskrise“ lag der Wert der Migrationskritiker nur bei 40 Prozent.

Österreich debattiert einen Maßnahmenkatalog des Innenministers, der das Asylrecht verschärfen soll. Demnach sollen Verfahren schneller und Asylbewerber streng kontrolliert werden.

Weit verbreitet ist vor allem die Sorge, dass Migranten die Sozialsysteme belasten. 71 Prozent der Befragten sind dieser Ansicht, und gut zwei Drittel sehen darüber hinaus die Gefahr, dass es zu Konflikten zwischen Eingewanderten und Einheimischen kommt. Dabei finden die Autoren der Studie teilweise große regionale Unterschiede zwischen Ost- und Westdeutschland. Das hat unter anderem historische Grüne, erklärt Kösemen: „Es braucht Erfahrung im Umgang mit Immigration, die in Ostdeutschland teilweise noch fehlt. Auch in Westdeutschland hat man schließlich Jahrzehnte gebraucht, um sich als Einwanderungsland wahrzunehmen. Der Begriff ‚Willkommenskultur‘ ist der Öffentlichkeit erst seit einem guten Jahrzehnt bekannt.“

Und auch Bildung scheint bei der Einstellung zu Immigration eine Rolle zu spielen: „Personen mit geringerem Bildungsstand arbeiten oft in Berufen mit niedrigerem Einkommen. Da entsteht schnell die Sorge, dass neue Immigration den Wettbewerb im eigenen Lohnsektor verstärkt“, so Kösemen.

Die einen betonen, dass Uno-Migrationspakt nur einen Rahmen für geregelte Migration bieten soll. Die anderen warnen vor einer Verherrlichung illegaler Einwanderung. Was steckt dahinter? Eine Gegenüberstellung zweier Positionen.

Deutschland hat seit 2015 so viele Geflüchtete aufgenommen wie kein anderes europäisches Land. Im Vergleich hat die Bundesrepublik aber keineswegs die höchsten Ausländerzahlen in der EU. So lebten Ende des Jahres 2018 ca. 10,92 Millionen Ausländer in Deutschland, das entspricht laut statistischem Bundesamt 12,2 Prozent der Gesamtbevölkerung. Im Vergleich dazu liegt der Wert in Österreich bei 15,7 Prozent, in Irland bei knapp zwölf und in Frankreich bei sieben Prozent.

„Deutschland ist ein Land, das seit jeher Einwanderung erlebt hat. Das anzuerkennen ist nur realistisch“, meint Kösemen. Länder wie Kanada zeigten, dass man Leben in Vielfalt erlernen kann. Florence Schulz, EA 2

 

 

 

„Prävention hängt zu oft vom Zufall ab“

 

Um Kinder und Jugendliche vor sexueller Gewalt zu schützen, braucht es mehr gesetzliche Vorgaben. Das geht aus einem unabhängigen Monitoring zum Stand der Prävention in Deutschland hervor. „Der Schutz von Kindern vor sexueller Gewalt hängt in Deutschland noch viel zu oft vom Zufall oder Engagement Einzelner ab“, sagte der Missbrauchsbeauftragte Johannes Wilhelm Rörig bei der Präsentation der Ergebnisse am Mittwoch.

Der Bericht schließt in Teilen auch die Situation in kirchlichen Pfarreien ein. „Der Bericht zeigt deutlich: Kitas, Schulen oder auch Sportvereine benötigen gesetzliche Vorgaben und zusätzliche Ressourcen, damit Schutz und Hilfen überall selbstverständlich werden“, resümierte der Missbrauchsbeauftragte Rörig.

Die vom Deutschen Jugendinstitut und der Bundesregierung in Auftrag gegebene Untersuchung nimmt den Stand der Prävention in Einrichtungen und Organisationen in Deutschland in den Blick. Zwar konnte die ausschließlich qualitative Erhebung katholische Pfarreien nur in kleinen Teilen erfassen, sie gebe aber dennoch Impulse zur Umsetzung der Präventionsarbeit in der katholischen Kirche, heißt es in einer Pressemitteilung, die die Deutsche Bischofskonferenz mit Blick auf den Bericht ebenfalls am Mittwoch verschickte.

Das Monitoring zeige, dass „vorhandene Anstrengungen weiter verstärkt werden müssen,“ zeigen sich die deutschen Bischöfe selbstkritisch. Im Jahr 2016 hatten sie sich verpflichtet, Schutzkonzepte gegen sexuelle Gewalt an Kindern und Jugendlichen in ihren Strukturen bestmöglich zu unterstützen.

Der Abschlussbericht des Montorings sowie Factsheets zu den zentralen Handlungsfeldern (Kita, Schule, Heime, Gesundheit, Freizeit) sind auf der Internetseite des Unabhängigen Missbrauchsbeauftragten für Fragen des sexuellen Missbrauchs verfügbar. (pm 5)

 

 

 

Monitoring zum Stand der Prävention in Deutschland

 

Unabhängiger Beauftragter für Fragen des sexuellen Kindesmissbrauchs der Bundesregierung und Deutsches Jugendinstitut stellen Ergebnisse vor

 

Ein Monitoring zum Stand der Prävention in Einrichtungen und Organisationen in Deutschland (2015–2018) hat das Deutsche Jugendinstitut (DJI) im Auftrag des Unabhängigen Beauftragten für Fragen des sexuellen Kindesmissbrauchs der Bundesregierung (UBSKM) erarbeitet. Die Ergebnisse haben heute (4. September 2019) der UBSKM, Johannes-Wilhelm Rörig, und die stellvertretende Forschungsdirektorin des DJI, Prof. Dr. Sabine Walper, in Berlin vorgestellt. Das Monitoring nimmt auch die Situation katholischer Pfarreien in den Blick. Zwar konnte die ausschließlich qualitative Erhebung nur einen kleinen Ausschnitt der Situation katholischer Pfarreien erfassen, sie gibt aber wichtige Anregungen und Impulse zur Unterstützung und Umsetzung der intensiven Präventionsarbeit in der katholischen Kirche.

 

„Ich bin dankbar für die differenzierten Hinweise, die das Monitoring gibt. Sie werden Berücksichtigung finden können in den überarbeiteten Fassungen der Leitlinien sowie der Rahmenordnung zur Prävention von sexuellem Missbrauch an Minderjährigen“, so Bischof Dr. Stephan Ackermann, Beauftragter der Deutschen Bischofskonferenz für Fragen des sexuellen Missbrauchs im kirchlichen Bereich und für Fragen des Kinder- und Jugendschutzes.

 

Schon heute können Pfarreien bei der Etablierung von Schutzkonzepten auf förderliche innerkirchliche Rahmenbedingungen aufbauen, beispielsweise die Unterstützung durch diözesane Präventionsfachkräfte. Auch können positiv wahrgenommene Elemente vorhandener Schutzkonzepte, wie abgestufte Schulungssysteme für Haupt- und Ehrenamtliche oder ein konkret ausformulierter Verhaltenskodex, Anregungen für die weitere lokale Arbeit bieten. Die Ergebnisse des Monitorings zeigen aber auch, dass die vorhandenen Anstrengungen weiter verstärkt werden müssen. Die stark gewachsene Bedeutung digitaler Medien schafft zudem neue Herausforderungen für die Präventionsbemühungen.

 

Hintergrund. Im Jahr 2016 haben der Beauftragte der Deutschen Bischofskonferenz für Fragen des sexuellen Missbrauchs im kirchlichen Bereich und für Fragen des Kinder- und Jugendschutzes, Bischof Dr. Stephan Ackermann (Trier), und der Unabhängige Beauftragte für Fragen des sexuellen Kindesmissbrauchs der Bundesregierung (UBSKM), Johannes-Wilhelm Rörig, eine Vereinbarung geschlossen, in der sich die Deutsche Bischofskonferenz verpflichtet hat, die Einführung von Schutzkonzepten gegen sexuelle Gewalt an Kindern und Jugendlichen in ihren Strukturen bestmöglich zu unterstützen. Die katholische Kirche in Deutschland und alle ihr zugehörigen Einrichtungen sollen ein sicherer Ort für die verletzlichsten Mitglieder der Gesellschaft sein.

 

Hinweise. Der Abschlussbericht des Montorings sowie Factsheets zu den zentralen Handlungsfeldern (Kita, Schule, Heime, Gesundheit, Freizeit) sind auf der Internetseite des UBSKM www.beauftragter-missbrauch.de verfügbar.

Weitere Informationen zu den Themen Missbrauch und Prävention sind unter www.dbk.de auf der Themenseite Sexueller Missbrauch zu finden. Dbk 5

 

 

 

Rechtsextreme AfD verfehlt bei beiden Landtagswahlen den ersten Platz

 

Die rechtsextreme Alternative für Deutschland (AfD) hat in den ostdeutschen Bundesländern Sachsen und Brandenburg bei wichtigen Wahlen historische Erfolge erzielt. Die CDU von Bundeskanzlerin Merkel und ihr Koalitionspartner SPD bleiben jedoch die stärksten politischen Parteien, die es der derzeitigen großen Koalition ermöglichen, bis 2021 bestehen zu bleiben.

Die CDU von Bundeskanzlerin Angela Merkel bleibt mit 32 Prozent (nach 39,4 Prozent bei den letzten Wahlen 2014) die stärkste Partei in Sachsen, wobei die rechtsgerichtete Alternative für Deutschland (AfD) und die Grünen ihre besten Wahlergebnisse in der Geschichte der sächsischen Landtagswahlen erzielten (27,3 Prozent bzw. 8,8 Prozent gegenüber 9,7 Prozent und 5,7 Prozent). Die Sozialdemokraten (SPD) erreichten mit 7,9 Prozent ein Rekordtief, verglichen mit 12,4 Prozent vor fünf Jahren.

In Brandenburg konnte die SPD mit 27,2 Prozent die Spitze halten, allerdings lag sie unter dem ehemaligen Wert von 31,9 Prozent im Jahr 2014. Unterdessen kletterte die AfD von 12,2 Prozent bei den letzten Wahlen auf 22,7 Prozent. Die Grünen erreichten 10,2 Prozent, gegenüber den 6,2 Prozent von vor fünf Jahren.

Die Linke, die in Ostdeutschland in der Vergangenheit gut abgeschnitten hat, entpuppt sich in beiden Staaten als großer Verlierer. In beiden Bundesländern haben sich Wähler, die traditionell die Partei als eine Form des Protestes gewählt haben, eindeutig der AfD zugewandt.

Die rechtsextreme Alternative für Deutschland (AfD) ist die bedeutendste Oppositionspartei im Deutschen Bundestag und verfügt in jedem Landtag über gewählte Mitglieder.

Genau dreißig Jahre nach dem Fall der Berliner Mauer zeigen diese Ergebnisse eine zunehmende Fragmentierung der traditionellen politischen Landschaft in Deutschland, die dem europäischen Trend der letzten Europawahl im Mai entspricht: Konservative und Sozialdemokraten verlieren an Boden, während rechtsextreme Parteien und die Grünen als klare Alternativen auftreten – und eindeutige politische Gegner.

Die Wahlen in Brandenburg und Sachsen dürften auch über die Landesgrenzen hinweg Wogen schlagen. Aus Brüssel schaut alles auf die AfD – entscheidender könnte es sein, ob die FDP in den Landtag schafft. 

Konsolidierung der deutschen Grünen

„Die Grünen haben ihren Anteil in schwieriger Umgebung erhöht und die gute Leistung bei den Europawahlen bestätigt. In Brandenburg erzielten sie in einem ostdeutschen Land das bisher beste Ergebnis. Ein kleiner Nachteil für sie ist, dass sie in den Prognosen stärker waren. Wenn die Prognosen für heute Abend als Endergebnis bestätigt werden, werden die Grünen ihre Macht ausbauen“, so Arne Jungjohann, Politikwissenschaftler und Mitglied der Green Academy, einem mit den Grünen verbundenen Think Tank, gegenüber EURACTIV.

Die heutigen Landtagswahlen haben Auswirkungen auf die Bundesgesetzgebung in Deutschland, erklärte er. Brandenburg und Sachsen haben beide 4 Stimmen im Bundesrat, der zweiten Kammer.

Er wies darauf hin, dass die deutschen Grünen in neun Koalitionen über das politische Spektrum hinweg regieren und sich als Scharnierpartei im deutschen Parteiensystem etabliert haben.

„In beiden Bundesländern ist es wahrscheinlich, dass sie gebeten werden, einer Koalitionsregierung beizutreten. Trotz der starken Leistung der AfD könnten wir also Koalitionen sehen, die progressiver sind, und nicht weniger“, betonte er.

Das bedeutet zum Beispiel, dass Sachsen in den kommenden Wochen eine Dreierkoalition zwischen CDU, Grünen und SPD bilden könnte – eine sogenannte „Kenia-Koalition“, da eine Koalition mit der AfD bereits von allen anderen Parteien ausgeschlossen wurde.

Die CDU will eigentlich nichts mit der AfD zu tun haben – so wurde es beschlossen. Doch im Osten ist die Annäherung schon da. Im Herbst wird dort gewählt. Das könnte alles noch schwieriger machen. EURACTIVs Medienpartner Deutsche Welle berichtet.

„Wenn die Grünen einer oder sogar beiden Landesregierungen beitreten, erhöhen sie ihren Einfluss auf die Politik des Bundes und werden Politik in Bundesländern gestalten, die beispielsweise für Deutschland sehr relevant sind, um Kohle abzubauen“, sagte Arne Jungjohann ebenfalls.

Allein in Sachsen werden 20 Prozent der deutschen Rohbraunkohle gefördert. Das entspricht rund 3,5 Prozent der weltweit geförderten Rohbraunkohle. In Brandenburg sind rund 4.500 Menschen in der Branche beschäftigt. Die Beschäftigten der dortigen Braunkohleindustrie befürchten, dass sie nach dem Austritt aus dem Kohlebergbau keine Beschäftigung mehr finden werden.

Mit dem neuen Strukturverstärkungsgesetz, das am Mittwoch, den 27. August, vorgestellt wurde, versucht das Bundeskabinett, diese Bedenken der Wähler auszuräumen.

Den Kohleregionen Nordrhein-Westfalen, Brandenburg, Sachsen und Sachsen-Anhalt wurden 40 Milliarden Euro zugesagt, um ihnen zu helfen, bis 2038 die Kohlegewinnung einzustellen. Claire Stam [Bearbeitet von Britta Weppner] EA 2

 

 

 

Bayerns Katholiken mit 15-Punkte-Programm zur Flüchtlingsfrage

 

Das Landeskomitee der Katholiken in Bayern hat ein 15-Punkte-Programm zum Thema Flüchtlinge und zu erstarkendem Rechtspopulismus erarbeitet. Dieses Programm überreichte das höchste Laiengremium der katholischen Kirche im Freistaat Innenminister Joachim Herrmann (CSU) bei einer Unterredung am Mittwochabend in München.

Bayern, Deutschland und Europa werden darin aufgefordert, noch stärker die Fluchtursachen in den Herkunftsländern zu bekämpfen. Lebens- und Wirtschaftsbedingungen zu schaffen, die die Menschen zum Bleiben bewögen, sei die beste Unterstützung. Dabei dürfe man nicht nur die Interessen der eigenen Wirtschaft im Blick haben.

Klar positioniert sich das Gremium auch zur Rettung von Flüchtlingen aus Seenot. Dabei handle es sich um eine „humanitäre Hilfe“, die nicht diskreditiert oder behindert werden dürfe. Zugleich müssten aber die EU-Mittelmeerländer, deren Häfen bisher vorrangig von Rettungsschiffen angelaufen würden, entlastet werden. Die EU müsste sich umgehend auf ein Seenot-Abkommen verständigen, um Flüchtlinge zügig und gleichmäßig auf alle EU-Länder zu verteilen. Die zahlreichen Städte und Gemeinden in Deutschland, die gerettete Flüchtlinge unmittelbar aufnehmen wollten, sollten von Bund und Freistaat unterstützt werden.

Verfahren sollen beschleunigt werden

Wohlfahrtsverbände, Helferkreise und Wirtschaft in Bayern hätten großes Interesse, dass die Entscheidungen über das Bleiberecht eines Flüchtlings nicht zu lang auf sich warten ließen. Nur dann könne Integration auch gelingen. Jedoch sollten schon während der Verfahrensdauer Integrationskurse sowie Schul- und Berufsausbildung möglich sein. So könnten auch bei einer etwaigen Rückführung wertvolle Grundlagen zur Sicherung des Lebensunterhalts im Heimatland gelegt werden.

Erneut kritisierte das Gremium die Situation in den Ankerzentren. Insbesondere für Kranke, Traumatisierte, Schwangere und Kinder seien die Lebensbedingungen zum Teil unerträglich. Auch müsse es der Asylsozialarbeit der Wohlfahrtsverbände möglich sein, nach den vereinbarten Richtlinien handeln zu können. Weiter ruft das Landeskomitee alle politischen und gesellschaftlichen Kräfte dazu auf, rechtspopulistischen und rechtsextremistischen Strömungen zu widerstehen. Für die Würde und das Lebensrecht des Menschen nehme das Grundgesetz bewusst keine Einschränkungen vor. Dies gelte es zu betonen.

(kna 6)

 

 

 

 

Obergrenze halbiert. Netto-Fluchtmigration deutlich weniger als Vorgegeben

 

Die Obergrenze von 200.000 Personen wird der Bundesregierung zufolge auch 2019 deutlich unterschritten. Bereinigt man die Zahl, ist die Netto-Einwanderung sogar weit unter 100.000 Personen. Die Linke fordert ein Ende des Panikmodus‘.

Nach einem langen und erbittert geführten Streit einigte sich die große Koalition im Oktober 2017 auf die sogenannte Obergrenze. Danach sollte die Zahl der in Deutschland aufzunehmenden Menschen die Grenze von 200.000 pro Jahr nicht überschreiten. Das Thema hatte ganz Deutschland über Monate beschäftigt und gespalten. Experten warnten, die hysterisch geführte und populistisch aufgeladene Debatte spiele der AfD in die Hände. Die Opposition warf Bundesinnenminister Horst Seehofer Populismus vor. Er operiere mit falschen Zahlen und schüre Angst.

Tatsächlich behauptete Seehofer noch im Juni 2018, es sei damit zu rechnen, dass der im Koalitionsvertrag vereinbarte „Korridor für die jährliche Zuwanderung nach Deutschland in Höhe von 180.000 bis 220.000 Personen … in diesem Jahr erreicht oder sogar überschritten werden“ könnte.

Bereinigte Zahl unter 100.000

Wie die Bundesregierung in einer Antwort auf eine parlamentarische Anfrage der Linksfraktion einräumt muss (liegt dem MiGAZIN vor), bliebt die Einwanderungszahl im vergangenen Jahr mit 159.000 weit unterhalb der Obergrenze. Die Prognose für 2019 beziffert die Bundesregierung sogar auf 140.000 bis 150.000 bei einer Halbjahresbilanz von 68.600 Einwanderungen.

Bei genauer Betrachtung erweist sich auch diese Zahl als zu hoch. Bei etwa 20 Prozent der formell registrierten Asylsuchenden handelt es sich um in Deutschland geborene Kinder von Asylsuchenden. Sie sind im Wortsinn gar nicht zugewandert. Auf das Jahr hochgerechnet sind das ca. 31.000 Personen. Nicht mitberücksichtigt sind zudem freiwillige Ausreisen oder Doppelzählungen. Bereinigt man die Zahl des Ministeriums um diese Faktoren ergibt sich im Kontext der Fluchtmigration eine Netto-Einwanderungsprognose von weit unter 100.000 Personen.

Jelpke: Panikmodus verlassen

Angesichts dieser Zahlen fordert Innenpolitikerin Ulla Jelpke (Die Linke), den „Panikmodus“ in der Asylpolitik zu verlassen. „Statt unbarmherzig immer mehr Abschiebungen einzufordern, brauchen wir im Gegenteil mehr Humanität im Umgang mit Geflüchteten und effektive Bleiberechtsregelungen für die Menschen, die bereits länger im Land leben“, so die Linkspolitikerin.

Selbst nach den „engherzigen Kriterien der CSU-Hardliner“ verfüge Deutschland derzeit über große humanitäre Aufnahmekapazitäten. Diese sollten genutzt werden. „Handlungsbedarf gibt es genug: bei der Aufnahme von aus Seenot geretteten Flüchtlingen, bei der Übernahme von Schutzsuchenden aus überforderten Erstaufnahmeländern, bei der Wiederherstellung des Rechts auf Familiennachzug für subsidiär Geschützte und hinsichtlich einer humanitären Bleiberechtsregelung, etwa auch für afghanische Flüchtlinge“, erklärt Jelpke.

(es 5)

 

 

 

Zweite Jahrestagung der Initiative kulturelle Integration. Grütters: Kritischer Journalismus ist ein Wächter der Demokratie

    

Bei der zweiten Jahrestagung der Initiative Kulturelle Integration hat Kulturstaatsministerin Monika Grütters die wichtige Rolle der Medien in der Integrationsdebatte hervorgehoben: „Medien können Verständnis für fremde Perspektiven und für andere Ansichten schaffen. Sie können maßgeblich dazu beitragen, das, was uns fremd ist, einzuordnen und zu bewerten. So sind die Medien dafür mitverantwortlich, ob wir kulturelle Vielfalt als beängstigend oder als bereichernd wahrnehmen.“

 

Gerade bei so komplexen Themen wie Globalisierung und Digitalisierung brauche es umso dringender eine ausgewogene, differenzierte Berichterstattung, so die Kulturstaatsministerin weiter. Angesichts des digitalen Wandels appellierte sie daran, Themen nicht auf unangemessene Weise zuzuspitzen oder zu verkürzen. Kritischer Journalismus, so Monika Grütters weiter, sei vielmehr ein Wächter der Demokratie und ein Vermittler zwischen den Kulturen.

 

„In einer digitalen Gesellschaft, in der in Sozialen Medien gehetzt, gepöbelt und Hass gesät wird, sind Glaubwürdigkeit und Vertrauen in traditionelle Medien unverzichtbar. Gerade wo Algorithmen Filterblasen technisch verstärken, ist der Zugang zu einem medialen Themen- und Meinungsspektrum das beste Bollwerk gegen Populismus“, erklärte Monika Grütters.

 

Die zweite Jahrestagung der Initiative Kulturelle Integration fand unter dem Motto „Integration, Demokratie und Medien“ in Berlin statt. Organisiert wurde sie vom Deutschen Kulturrat. Die Kulturstaatsministerin ist Mitgründerin und Schirmherrin der Initiative Kulturelle Integration und finanziert diese seit der Gründung im Jahr 2016. Weitere Mitglieder sind 27 hochrangige Vertreterinnen und Vertreter aus Staat, Religionsgemeinschaften, Medien, Sozialpartnern und Zivilgesellschaft.

Link zur Meldung im Webangebot: https://www.bundesregierung.de/breg-de/aktuelles/zweite-jahrestagung-der-initiative-kulturelle-integration-gruetters-kritischer-journalismus-ist-ein-waechter-der-demokratie-1666936. Pib

 

 

 

 

CDU-Chefin: Abtreibung „nie ein Bagatelldelikt“

 

Eine Abtreibung kann nach den Worten der CDU-Vorsitzenden Annegret Kramp-Karrenbauer für ihre Partei „nie ein Bagatelldelikt, eine Bagatellentscheidung“ sein.

Denn das „C“ mache deutlich, dass jeder einzelne Mensch nach dem Abbild Gottes geschaffen sei und daher eine eigene personelle Würde habe, sagte Kramp-Karrenbauer am Samstagabend in Villingen-Schwenningen am Rande des Schwarzwalds. Dies gelte unabhängig etwa von Geschlecht und Geburtsort. „Wir machen Politik auf Grundlage des christlichen Menschenbildes“, so die CDU-Chefin.

Kramp-Karrenbauer, die auch Verteidigungsministerin ist, äußerte sich bei einem Symposium mit dem Titel „Christliche Werte in der Gesellschaft von heute und morgen“. Sie betonte, im Rahmen des christlichen Menschenbildes sei der Einzelne zu Entscheidungen befähigt. Das heiße für die CDU, sie mache keine Politik, „die bevormundet von der Wiege bis zur Bahre“.

“ Eine Einladung, keine Schmollecke ”

In einer pluraler und säkularer gewordenen Gesellschaft müsse die CDU zu ihrer eigenen Positionierung mehr auf die Menschen zugehen und diese stärker überzeugen. Dabei gelte es, auch für den Platz von Religionen in der Gesellschaft einzutreten. „Der Herrgottswinkel war für uns immer eine Einladung, keine Schmollecke, aus der man andere ausschließt.“

In Bezug auf Ethik-Debatten sagte Kramp-Karrenbauer, Entscheidungen über Leben und Tod dürften nie an Maschinen delegiert werden. Sie fügte an: „Die Zeiten werden noch komplexer und schnelllebiger werden. Umso wichtiger ist es, dass wir das „C“ als klaren Leuchtstern und als Richtschnur haben. Wir sollten es auch anwenden.“

Die Einführung zu dem Symposium hatte die frühere deutsche Vatikan-Botschafterin und Bundesbildungsministerin Annette Schavan (CDU) übernommen. Sie erklärte, dass Deutschland ein religiös plurales Land geworden sei, bedeute nicht, dass Religionen bedeutungslos geworden seien und dass das Christentum verschwinde. (kna 8)

 

 

 

 

Vereinte Nationen. Ein Drittel weniger Bootsflüchtlinge

 

Die Zahl der Flüchtlinge, die über das Mittelmeer nach Europa gekommen sind, ist im Vergleich zum Vorjahr deutlich zurückgegangen. Das teilt das die Internationale Organisation für Migration der UN mit.

Rund 46.500 Migranten und Flüchtlinge sind laut den Vereinten Nationen seit Beginn des Jahres mit Booten über das Mittelmeer nach Europa gekommen. Damit hätten von Januar bis August etwa ein Drittel weniger Menschen die Küsten Europas erreicht als im Vergleichszeitraum des Vorjahres, teilte die Internationale Organisation für Migration der UN (IOM) am Freitag in Genf mit. Von Januar bis August 2018 seien 68.000 Migranten und Flüchtlinge in Europa an Land gegangen.

Die UN-Organisation erklärte den Rückgang mit der restriktiven Flüchtlingspolitik europäischer Staaten. So verbietet Italien privaten Seenotrettungsschiffen mit Migranten an Bord die Einfahrt in seine Häfen.

Die meisten Menschen erreichten laut IOM von Januar bis August 2019 Griechenland, es seien 23.200 gewesen. Danach folgten Spanien, Italien, Malta und Zypern. Bei der Passage über das Mittelmeer mit Schlepperbooten seien in diesem Jahr bereits 909 Menschen ums Leben gekommen. Im Vorjahreszeitraum seien es 1.562 Todesfälle gewesen. Die Dunkelziffern könnten jeweils weitaus höher liegen, hieß es. (epd/mig 4)

 

 

 

2. Jahrestagung Initiative kulturelle Integration. Medien als Vermittler der Kulturen

     

Bei der zweiten Jahrestagung der Initiative Kulturelle Integration unter dem Motto "Integration, Demokratie und Medien" hat Kulturstaatsministerin Grütters die Rolle der Medien als Vermittler in der Integrationsdebatte unterstrichen: Medien seien dafür mitverantwortlich, "ob wir kulturelle Vielfalt als beängstigend oder als bereichernd wahrnehmen", erklärte sie zur Eröffnung der Tagung in Berlin.

       

Welchen Beitrag kann Kultur zur Integration und zum gesellschaftlichen Zusammenhalt leisten? Mit dieser Frage hat sich die Initiative kulturelle Integration seit ihrer Gründung 2016 auseinandergesetzt. In 15 Thesen hatte sie 2017 Vorschläge unterbreitet, die unter anderem auch Bezug nehmen auf die Rolle der Medien für eine demokratische Debatten- und Streitkultur.

 

Wie es um das Verhältnis von Integration, Demokratie und Medien bestellt ist, das diskutierten die Teilnehmerinnen und Teilnehmer der zweiten Jahrestagung der Initiative im Jüdischen Museum Berlin. Eröffnet hat sie Kulturstaatsministerin Monika Grütters gemeinsam mit der Präsidentin des Deutschen Kulturrates,

Susanne Keuchel.

 

Mitglieder der Initiative kulturelle Integration sind neben der Staatsministerin für Kultur und Medien, das Bundesinnenministerium, das Bundesministerium für Arbeit und Soziales und die Beauftragte der Bundesregierung für Migration, Flüchtlinge und Integration sowie der Deutsche Kulturrat. Neben den Initiatoren gehören 23 weitere Mitglieder aus der Zivilgesellschaft, den Kirchen und Religionsgemeinschaften, den Medien, den kommunalen Spitzenverbänden und der Sozialpartner sowie der Kultusministerkonferenz der Initiative an.

 

Wächter der Demokratie

In ihrer Rede wies die Staatsministerin für Kultur und Medien darauf hin, dass die Konfrontation mit anderen Lebensweisen und Weltanschauungen auch Ängste auslöst und mit ihnen ein Bedürfnis nach Selbstvergewisserung und klaren Regeln wächst. Weil jegliche Form von Vielfalt Verständigung brauche, erfordere das Fremde Kommunikation, so Grütters: "Nicht, um das Fremde aufzuheben – sondern, um es zu benennen, um uns darüber zu verständigen, wie wir trotz und gerade mit dem Fremden gut miteinander leben können."

 

Während in Sozialen Medien gehetzt, gepöbelt und Hass gesät werde, fuhr Grütters fort, "sind Glaubwürdigkeit und Vertrauen in traditionelle Medien unverzichtbar. Dort wo Algorithmen Filterblasen technisch verstärken,

ist der Zugang zu einem medialen Themen- und Meinungsspektrum das beste Bollwerk gegen Populismus". Der kritische Journalismus sei deshalb ein Wächter der Demokratie und ein Vermittler zwischen den Kulturen.

 

These sechs. Diese wichtige Funktion der Medien hatte die Initiative kulturelle Integration auch in ihren 15 Thesen aufgegriffen. In These sechs heißt es dazu: "Eine demokratische Debatten- und Streitkultur trägt zur Entwicklung individueller und gesellschaftlicher Positionen bei." Unverzichtbar für diese Meinungsbildung sind demnach Medien, indem sie Hintergrundinformationen bieten, Diskussionen anregen und Werte vermitteln.

Gerade bei so komplexen Themen wie Globalisierung und Digitalisierung brauche es umso dringender eine ausgewogene, differenzierte Berichterstattung, betonte auch die Staatsministerin bei der diesjährigen Tagung.

 

Klimawandel in der Kommunikation

Medienwissenschaftler Bernhard Pörksen von der Universität Tübingen forderte in seinem Vortrag gar einen "Klimawandel in der Kommunikation" weg von der "Empörungsdemokratie". Zudem machte er sich stark für die Einführung des Unterrichtsfaches "Medienkompetenz", weil es immer wichtiger werde, die Mechanismen, insbesondere der digitalen Medien, zu verstehen.

 

Im Anschluss diskutierten Vertreterinnen und Vertreter verschiedener Medienrichtungen über die Demokratiewachsamkeit in Zeiten digitaler Medien. In der zweiten Diskussionsrunde am Nachmittag gingen die Teilnehmer der Frage nach, was getan werden muss, um Bürgerinnen und Bürgern die Chance zu geben, sich umfassend zu bilden und zu informieren, um an demokratischen Prozessen teilhaben zu können - unabhängig davon, ob es sich um Menschen mit oder ohne Migrationshintergrund handelt. Pib 4

 

 

 

"Grüner Knopf". Menschenrechtler kritisieren Siegel als unzureichend

 

Bundesentwicklungsminister Müller stellt das Textilsiegel „Grüner Knopf“ vor. Kritik gibt es daran, dass dessen Vergabe keine existenzsichernden Löhne für Arbeiter vorsieht – und vermutlich unzureichende Kontrollen. Die Textilbranche wehrt sich.

Erstmals gewährleistet ein staatliches deutsches Gütesiegel die sozial- und umweltverträgliche Produktion von Kleidung, Bettwäsche und anderen Textilien. Bundesentwicklungsminister Gerd Müller (CSU) stellte den „Grünen Knopf“ am Montag in Berlin vor. „Es geht um Menschlichkeit in einer globalen Welt“, sagte er. Menschenrechtsorganisationen und Umweltschützer äußerten jedoch scharfe Kritik.

Müller betonte, im Textilbereich gebe es eine der vielen Lieferketten, die in Entwicklungsländern anfingen und in deutschen Kaufhäusern endeten. Die Menschen arbeiteten dabei zum Teil wie Sklaven auf Plantagen und in Fabriken. Der Minister verwies auf den Einsturz des Fabrikhochhauses Rana Plaza im April 2013 in Bangladesch, bei dem mehr als 1.100 Beschäftigte von Textilfirmen getötet wurden. Der Wille, diese Bedingungen zu ändern, habe ihn angetrieben, den „Grünen Knopf“ voranzubringen.

Noch weit entfernt

70 Unternehmen haben laut Ministerium bislang ihr Interesse an dem Siegel bekundet. 27 von ihnen können ab sofort Produkte verkaufen, die damit ausgezeichnet sind. Dazu gehören die Discounter Aldi und Lidl, die Firmen Hess Natur und Vaude sowie Rewe und Tchibo. Im Prüfprozess sind unter anderem Hugo Boss und die Otto-Group. Die Einführungsphase ist daher bis Ende Juni 2021 vorgesehen.

Minister Müller forderte, dass der „Grüne Knopf“ auch bei der öffentlichen Beschaffung zum Maßstab werden müsse, indem die Bundeswehr, die Polizei und Krankenhäuser künftig Textilien verwenden, die staatlich ausgezeichnet sind. Noch sei man aber weit davon entfernt, räumte er ein.

Siegel soll ausgeweitet werden

Seinen Worten nach deckt der „Grüne Knopf“ zunächst die Arbeitsschritte „Nähen“ und „Färben“ ab. Er versicherte, dass das Siegel in den kommenden Jahren auf weitere Produktionsschritte wie den Baumwollanbau ausgeweitet werde. Auch die Sozial- und Umweltkriterien würden kontinuierlich weiterentwickelt. Hier soll ein Beirat aus Wirtschaft, Wissenschaft und Zivilgesellschaft mitwirken. Müller sprach sich für europäische gesetzliche Standards aus, für die er sich einsetzen wolle.

Der Ratsvorsitzende der Evangelischen Kirche in Deutschland (EKD), Heinrich Bedford-Strohm, lobte das Siegel als „sehr konkreten Schritt in die richtige Richtung“.

Siegel geht an Ausbeutung vorbei

Die Organisation „terre des hommes“ kritisierte indes, dass das Siegel nicht besonders ausbeuterische Produktionsschritte in den Blick nehme, nämlich „Kinderarbeit im Baumwollanbau, Sklaverei in Spinnereien“.

Greenpeace hob hervor, dass nach jetzigem Stand der „Grüne Knopf“ auch auf einem T-Shirt aus pestizidbehandelter Gentechnik-Baumwolle kleben könnte. Denn die Prüfprozesse gebe es quasi erst beim Färben. Andere Siegel gingen da bereits weiter.

Textilbranche wehrt sich

Der Gesamtverband textil+mode erklärte, kein Vertrauen in das neue Siegel zu haben und kritisierte, dass „die international etablierten Siegel und Zertifizierungssysteme, in die unsere Unternehmen seit langem viel investieren, Schaden nehmen“.

Die christliche Initiative Romero rief im Radioprogramm SWR Aktuell dazu auf, den „Grünen Knopf“ noch mindestens ein Jahr zu ignorieren. Standards von bereits bestehenden Textilsiegeln könnten ausgehöhlt werden, wenn Unternehmen das staatliche Siegel bevorzugten, weil die Richtlinien weniger streng seien.

Praktisch Wirkungslos

Die Menschenrechts- und Hilfsorganisation medico international kritisierte, das Siegel setze auf Freiwilligkeit und sei daher praktisch wirkungslos. Müller betreibe „Schaufensterpolitik“, statt endlich das Lieferkettengesetz auf den Weg zu bringen.

Das steht allerdings frühestens für das nächste Jahr an: Die Bundesregierung befragt derzeit 1.800 deutsche Unternehmen zur Einhaltung menschenrechtlicher Standards bei der Produktion im Ausland. Wenn im Ergebnis weniger als die Hälfte der befragten Unternehmen der menschenrechtlichen Sorgfaltspflicht nachkommen, will die Bundesregierung weitergehende Schritte bis hin zu gesetzlichen Maßnahmen prüfen. (epd/mig 10)

 

 

 

 

Diabetes Typ 2: mit gesunder Ernährung das Risiko verringern

 

Bad Homburg - Es gibt verschiedene Faktoren, die die Wahrscheinlichkeit erhöhen, an Diabetes Typ 2 zu erkranken. Diese Risikofaktoren können eine genetische Veranlagung, chronischer Stress, Depressionen oder eine ungesunde Lebensweise sein. Mit einer gesunden Ernährung kann das Risiko, an Diabetes Typ 2 zu erkranken, deutlich gesenkt werden. Die AOK Hessen informiert über die Risikofaktoren und bietet einen gesunden Tages-Menüvorschlag.

Diabetes Typ 2 kann im Anfangsstadium lange unentdeckt bleiben, da zuerst kaum Beschwerden auftreten. Doch dauerhaft hohe Zuckerwerte schaden dem Körper. Dadurch entsteht die sogenannte Insulinresistenz. Der Körper kann dann den Zucker nicht mehr richtig in den Zellen aufnehmen und in Energie umwandeln. Die Folge: der Blutzuckerspiegel steigt. Erste Warnzeichen können ein erhöhter Harndrang in Kombination mit trockener Haut und ständigem Durstgefühl sowie ein Gefühl von Schwäche und Abgeschlagenheit sein.

Risikofaktoren, die Diabetes Typ 2 begünstigen können:

Überangebot an Kohlenhydraten: Der Körper ist durch zuckerhaltige Getränke, süße Snacks und üppige Mahlzeiten mehrfach am Tag einer ständigen Befeuerung mit Kohlenhydraten ausgesetzt. Irgendwann schaffen die zuständigen Zellen im Körper den Ausgleich nicht mehr und eine Insulinresistenz entsteht. Dies ist die Ursache der sogenannten Zuckerkrankheit.

Vorsicht mit Alkohol: Alkohol ist sehr kalorienreich und steigert zudem das Hungergefühl. Außerdem kann sich eine Fettleber bilden, die wiederum zur Insulinresistenz führen kann.

Falsche und zu viele Fette: Besonders gesättigte Fettsäuren, die überwiegend in tierischen Lebensmitteln wie Fleisch, Wurst und Aufschnitt vorkommen, sind ein Risikofaktor. Das überschüssige Fett wird vom Körper vor allem als Bauchfett gespeichert. Im Bauchfett sind Hormone aktiv, die die Fähigkeit, Insulin auszuschütten, verringern. Dahingegen scheinen ungesättigte Fettsäuren, nämlich pflanzliche Fette aus Walnüssen, Cashewkernen oder Leinsamen, das Diabetesrisiko eher zu senken. ga 9

 

 

 

Migranten besonders betroffen. Mängel im Deutschunterricht an Grundschulen

 

Knapp jeder Fünfte Grundschüler in Deutschland kann nicht ausreichend lesen und schreiben. Ursächlich ist laut Expertin Brendel auch die mangelnde Lehrerbildung. Darunter litten vor allem Kinder mit Migrationshintergrund. Von Cristina Marina

 

Rund 19 Prozent aller Kinder in Deutschland können nach Angaben der Hildesheimer Sprachwissenschaftlerin Ursula Bredel nach der Grundschule nicht ausreichend lesen und schreiben. Das liege auch an der Lehrerbildung, sagte die Professorin für deutsche Sprache und Literatur an der Universität Hildesheim dem „Evangelischen Pressedienst“. Die niedersächsische Ausbildungsverordnung erlaube es Lehrkräften bislang, an Grundschulen zu arbeiten, ohne Deutsch studiert zu haben. So unterrichteten oft Fachfremde als Klassenlehrer das Fach. „Da kann es zu Schwierigkeiten kommen.“

Insgesamt bekämen Lehrer in ihrer Ausbildung zu wenig fachliches Wissen, um zu verstehen, was die Kinder am Lernen hindere, erläuterte Bredel. So verließen sie sich auf Schulbücher. „Viele gängige Lehrmethoden und Schulmaterialien sind aber fehlerhaft“, sagte die Professorin. Eines der größten Probleme sei die weit verbreitete Annahme, dass die Schrift das Gesprochene abbilde.

Dabei werde den Lernenden gesagt, um ein Wort zu lesen, müssten sie lediglich jedem Buchstaben einen Laut zuordnen und die Laute anschließend zusammenfügen. Mit dieser Methode entstünden jedoch keine Wörter, sondern Lautfolgen, die kaum Ähnlichkeit mit den gemeinten Wörtern hätten. So sei weder in „roh“ noch in „Ohr“ ein „h“ zu hören. Und das „r“ sei zwar in „roh“, nicht aber in „Ohr“ hörbar. Kinder, die sich auf eine solche Logik verließen und deshalb die Logik der Schrift nicht von sich aus entdeckten, gerieten schnell ins Abseits.

Problem verstärkt sich bei Migranten

Darunter litten vor allem Kinder aus Elternhäusern, in denen kaum vorgelesen werde oder Hörbücher gehört würden, sagte Bredel. Bei Kindern aus zugewanderten Familien verstärkten sich die Probleme, weil sie häufig nicht sicher genug auf die deutsche Sprache zurückgreifen könnten. Von den Viertklässlern, die 2016 an der „Internationalen Grundschul-Lese-Untersuchung“ (Iglu-Studie) beteiligt waren, hatten 19 Prozent einen Migrationshintergrund. Bei der Vorgänger-Studie 2011 waren es 16 Prozent.

 „Je nachdem, was die Kinder von zu Hause mitbringen, kommt es schon in den ersten Schuljahren zu einer riesigen Spaltung“, erläuterte Bredel. Allein deshalb müssten Lehrkräfte fort- und weitergebildet und vor allem die Seiteneinsteiger eng begleitet werden. Notwendig seien auch bessere Schulbücher. Aufgrund des akuten Personalmangels könnten sich die Schulen aber nicht selbst helfen, betonte die Wissenschaftlerin. „Da ist die Politik gefragt: Die Schulen brauchen strukturierte Unterstützung.“ (epd/mig 11)

 

 

 

„Radiobrücke“ 2019: radioeins sendet live aus dem Goethe-Institut Neapel

 

Welche Fragen beschäftigen die italienische Bevölkerung derzeit am meisten? Wie steht sie zur aktuellen Politik Italiens und zur Rolle Europas? Um diesen Fragen nachzugehen, schlägt radioeins vom Rundfunk Berlin-Brandenburg (rbb) in diesem Jahr die „Radiobrücke“ nach Neapel. Vom 16. bis zum 19. September sendet radioeins täglich von 16 bis 19 Uhr live aus dem Goethe-Institut in Neapel und diskutiert mit italienischen und deutschen Kulturschaffenden, Politikern und Wissenschaftlerinnen vor Ort.

 

Nach Stationen in Athen, Istanbul, Warschau und New York ist die „Radiobrücke“ 2019 zu Gast in Neapel. Unter dem Titel „Ciao Napoli!“ sendet das Team von radioeins vier Tage lang aus dem Goethe-Institut in der italienischen Metropole und widmet sich der vielfältigen politischen, gesellschaftlichen und kulturellen Situation im Land: Zu Gast ist unter anderem der Bürgermeister Neapels Luigi de Magistris, einer der bekanntesten italienischen Politiker und Intellektuellen. Ein wichtiges Thema der „Radiobrücke“ werden die aktuellen Entwicklungen in der italienischen Politik und der Stand Italiens in der EU sein. Nach dem Bruch des italienischen Bündnisses und der Regierungsneubildung ist die politische Lage unsicher, die Staatsverschuldung weiterhin hoch. Neben politischen Diskussionen gehen die radioeins-Reporterinnen und -Reporter der Frage nach, was Neapel mit Berlin verbindet: Die berühmte neapolitanische Pizza ist in Berlin genau so beliebt wie umgekehrt bayerische Bierstuben und Berliner Eckkneipen in Neapel. Aber auch Kriminalität, Müllentsorgung und der Öffentliche Personennahverkehr sind in beiden Städten Dauerthemen. Weitere Gäste der Live-Sendung sind u.a. Vertreterinnen und Vertreter der „Fridays for Future“-Bewegung, die Vulkanologin Lucia Pappalardo sowie die Politikerin Eleonora de Majo.

 

Darüber hinaus geben die Reporterinnen und Reporter vielfältige Einblicke in das Leben der Stadt: Vom Pizza-Festival über die Katakomben von Neapel zu Diego Maradona. Dazu gibt es Musik aus einer der reichhaltigsten Musikszenen Italiens: Neapolitanische Künstlerinnen und Künstler wie die Sängerinnen Flo oder Fabiana Martone stellen auf der Terrasse des Goethe-Instituts den Sound ihrer Stadt vor. Täglich neu: Eine Mini-Lektion zur neapolitanischen Sprache und Kultur mit Deutschlehrenden und -lernenden des Goethe-Instituts.

 

Die erste „Radiobrücke“ schlug radioeins 2013 im Vorfeld der Fußball-Weltmeisterschaft in Brasilien aus dem Goethe-Institut in São Paulo. Neben den Radio-Sendungen vor Ort berichtet radioeins auf seiner Homepage www.radioeins.de in Blogs, Audios und Videos über das Projekt.

 

Sendezeiten: 16. bis 19. September 2019, jeweils von 16 bis 19 Uhr live auf radioeins moderiert von Katja Weber. Weitere Informationen: www.goethe.de/radiobruecke; www.goethe.de/neapel; www.radioeins.de GIN

 

 

 

 

Studie. Stiftung warnt vor Altersarmut

 

Trotz bisheriger Reformen steigt laut einer aktuellen Studie das Risiko der Altersarmut weiter –betroffen sind insbesondere Personen mit Migrationshintergrund. Sozialverbände mahnen Einigung über Grundrente an.

Bis 2039 könnte laut einer Studie jeder fünfte Rentner von Altersarmut betroffen sein. Innerhalb von 20 Jahren könnte der Anteil der von Armut bedrohten Senioren von derzeit 16,8 Prozent auf 21,6 Prozent steigen, erklärte die Bertelsmann Stiftung in einer am Donnerstag veröffentlichten Studie.

Zu den größten Risikogruppen gehören demnach Alleinstehende, Geringqualifizierte und Menschen mit Migrationshintergrund. Sozialverbände und die Diakonie forderten die rasche Einführung einer Grundrente sowie leichteren Zugang zu Rentenleistungen. Als armutsgefährdet gilt laut Studie, wer ein monatliches Nettoeinkommen unter 905 Euro hat.

Der Anteil der Rentner, die auf staatliche Unterstützung zur Existenzsicherung angewiesen sind (Grundsicherungsquote), könnte der Studie zufolge bis 2039 von aktuell neun Prozent auf knapp zwölf Prozent steigen. Die Grundsicherungsschwelle liegt laut Studie für einen Ein-Personen-Haushalt bei etwa 777 Euro.

Grundsicherungsquote von Migranten

„Für die Personen mit Migrationshintergrund liegt die Grundsicherungsquote deutlich über dem Durchschnitt in der Bevölkerung“, heißt es in der Studie. Allerdings steigt die Grundsicherungsquote von Migranten nur wenig und geht ab den 2030er-Jahren sogar etwas zurück – allerdings auf vergleichsweise hohem Niveau.

„Selbst bei einer positiven Arbeitsmarktentwicklung müssen wir mit einem deutlichen Anstieg der Altersarmut in den kommenden 20 Jahren rechnen“, erklärte Studienleiter Christof Schiller von der Bertelsmann Stiftung. Das im Koalitionsvertrag vorgesehene Modell einer Grundrente würde das Armutsrisiko bis 2039 lediglich um 0,4 Prozentpunkte auf 21,2 Prozent reduzieren, erklärten die Autoren der Studie. Auch die von Arbeitsminister Hubertus Heil (SPD) vorgeschlagene bedingungslose Grundrente würde die Quote auf lediglich 18,4 Prozent verringern.

Experten fordern Reform

Die Studie plädiert dafür, die von Heil geplante Reform um eine einfache Einkommensprüfung ohne Vermögensprüfung und eine flexiblere Auslegung der anerkannten Versicherungszeiten zu ergänzen. Durch die Einkommensprüfung werde sichergestellt, dass nur einkommensschwache Haushalte die Aufwertung der Rentenanwartschaften bekämen.

Der Sozialverband VdK forderte, die Regierungskoalition müsse endlich ihren Streit über die Grundrente beenden. Rentner, die auf Grundsicherung im Alter angewiesen sind, benötigten einen Freibetrag von 212 Euro im Monat, erklärte die VdK-Präsidentin Verena Bentele. Menschen, die wegen Krankheit nicht mehr arbeiten können, sollten zudem eine reformierte Erwerbsminderungsrente erhalten, die sie ausreichend absichere. Auch der Sozialverband Deutschland (SoVD) mahnte die zügige Einführung der Grundrente ohne Bedürftigkeitsprüfung an.

Diakonie warnt

Die Diakonie warnte, dass vormals alleinerziehende und pflegende Frauen, die in der Rente Beitragslücken haben, am stärksten von Altersarmut bedroht seien. Deshalb müssten auch Phasen der Teilzeit wegen Pflege und Erziehung stärker bei der Rentenberechnung gewichtet werden, sagte Maria Loheide vom Vorstand Sozialpolitik dem „Evangelischen Pressedienst“. Zudem sei eine Mindestrente nötig, die langjährig Erwerbstätige im Alter versorgt, aber auch flexible Anspruchsvoraussetzungen für die Anrechnung von Pflege und Erziehung beinhalte.

Für die Studie „Anstieg der Altersarmut in Deutschland: Wie wirken verschiedene Rentenreformen?“ wurde der gesamte zukünftige Einkommensmix im Alter, bestehend aus gesetzlicher, betrieblicher und privater Altersvorsorge berechnet. Die Studie basiert nach Angaben der Bertelsmann Stiftung auf einer Simulation der Alterseinkommen 2015 bis 2050 durch das Deutsche Institut für Wirtschaftsforschung in Berlin. Grundlage für die Simulationsrechnungen seien repräsentative Haushaltsdaten des sozio-oekonomischen Panels (SOEP), bei dem etwa 30.000 Bürger in fast 12.000 Haushalten befragt wurden. (epd/mig 13)