WEBGIORNALE   12-25  FEBBRAIO 2018

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Il voto per posta degli italiani all’estero. In arrivo i plichi elettorali. Votare subito e spedire al Consolato  1

2.       Le Associazioni dell’emigrazione invitano i connazionali all’estero a partecipare al voto  1

3.       Presentato alla Farnesina il “Portale elettorale”  2

4.       Le elezioni politiche del 4 marzo. Chi votare? I suggerimenti delle Colonie Libere della Svizzera  2

5.       Patto Cdu/Csu/Spd. A Berlino nasce il “governo dei responsabili”. Meno austerità e forte impronta europea  2

6.       Istituita la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo: il 15 aprile  3

7.       Gli elettori alle urne il 4 marzo. Pagnoncelli: “Da nessuna delle forze politiche una visione del futuro”  3

8.       In Italia più morti che nascite  4

9.       Il capitale umano che ci lascia e va in Europa  4

10.   Interventi. Appello per una campagna elettorale corretta e onesta. Ecco alcune mie proposte  5

11.   La psicologa. Schiavi della tecnologia? 10 modi per smettere  5

12.   A Mainz nei giorni 1-3 marzo 2018 il convegno dell'Associazione degli italianisti-germanofoni 5

13.   Ruhr, bellezza grigioverde della Germania  6

14.   I temi recenti di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo  6

15.   La mostra “Emilia-Romagna terra di cineasti” all’IIC di Berlino fino al 25 febbraio  8

16.   Garavini (PD): “La storia di Delio Miorandi esempio di buona integrazione per tutti”  8

17.   Eletto il nuovo direttivo delle Acli di Kempten  8

18.   "Basilea in italiano - Basel auf italienisch": oltre un mese di eventi in città e nei dintorni 9

19.   Ripartizione Europa. Campagna elettorale e candidati dalla Germania. E dintorni 9

20.   Nuovo progetto di collaborazione tra Tempo di Libri, Fiera internazionale dell’editoria, e Frankfurter Buchmesse  10

21.   A Francoforte il primo seminario in italiano focalizzato sul JobCenter 10

22.   Carmine Macaluso rieletto presidente del Circolo Acli di Kaufbeuren. Il 17 febbraio Congresso delle Acli-Baviera  10

23.   “Clic Donne 200” presenta il ventesimo di fondazione del giornale  10

24.   L’Italia a Fruit Logistica (Berlino, 7-9 febbraio 2018) 11

25.   Circolare dell’on. Garavini ai democratici in Europa  11

26.   Dante per l’Europa: il maestro Franco Ricordi a Berlino, Amburgo, Monaco e Colonia  11

27.   Torna la grande festa delle eccellenze italiane a Berlino  12

28.   Schulz, lo scudiero senza futuro  12

29.   I campeggi trentini protagonisti alla fiera Cmt di Stoccarda  12

30.   Corrispondenza. “La morte è una livella”. Allora: un riconoscimento per tutti 13

31.   I futuri governi di Italia e Germania. Dubbi e prospettive  13

32.   Migrazioni: da 18 associazioni cattoliche 7 proposte alla politica per una nuova "agenda"  13

33.   Campagna elettorale: convergenza su difesa e missioni 14

34.   Sparatoria a Macerata contro gli immigrati, le dichiarazioni del sindaco Romano Carancini 14

35.   L’attesa  14

36.   La Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo: “Novità e futuro: il mondo della cooperazione italiana”  15

37.   Xenofobia nella campagna elettorale italiana  16

38.   Elezioni. Il programma dei 5Stelle per l’estero visto da Di Biagio (Civ. Pop) 16

39.   “Il 4 marzo si vota in Italia e Svizzera. Ognuno conta uno”  16

40.   Il profilo d’Italia  17

41.   Corea: una tregua olimpica nella penisola senza pace  17

42.   Fissate le retribuzioni convenzionali 2018 per i lavoratori italiani inviati all’estero  17

43.   27 gennaio, Giorno della Memoria. Per non dimenticare  18

44.   Tecnica di un sistema  18

45.   A Roma la Conferenza annuale degli Addetti Scientifici: Salute 4.0 e l’innovazione che parla italiano  18

46.   Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri 19

47.   “Sessantotto!”, un numero speciale di MicroMega  20

48.   Migrantes: mercoledì 21 febbraio la presentazione del "Rapporto Asilo 2018”  20

49.   Secondo il sindacato Flc Cgil continua lo smantellamento della scuola statale italiana all’estero  21

50.   Internazionalizzazione. I risultati conseguiti 21

51.   Consumi a Prezzo “concordato”  21

52.   Il 29 aprile elezioni regionali e amministrative del Friuli Venezia  21

53.   Pensioni. Il trattamento minimo all’estero: cosa fare per evitare il rischio sospensione  21

54.   Gelato Festival World Masters 2021  22

55.   La Consulta sarda per l’Emigrazione approva il Programma di interventi per il 2018 e il Piano triennale 2018-2020  22

 

 

1.       GroKo-Koalitionsvertrag. Asyl, Migration, Außen- und Entwicklungspolitik  23

2.       „Im Koalitionsvertrag steckt mehr Juncker als Macron“  23

3.       Koalitionsvertrag steht. CSU übernimmt Innenministerium, CDU stellt Staatsminister für Integration  24

4.       Koalitionsvertrag. Der Ton macht die Musik  24

5.       Koalitionsvertrag ist „besser als sein Ruf“  25

6.       „Die Welt ist überglobalisiert“  25

7.       Papst würdigt Rettung von Migranten aus Seenot 26

8.       Flüchtlingsstreit. Verteilungsfrage könnte zurückgestellt werden  26

9.       Italien und Griechenland fordern mehr Solidarität in Migrationsfragen  27

10.   Interview mit Thomas de Maizière. „Kampf gegen Antisemitismus Teil der Staatsräson“  27

11.   Unendliche Geschichte: EU-Beitritt der Türkei nach wie vor in weiter Ferne  27

12.   Wahlen. Mehr Deutsche im Ausland wollten Stimme abgeben  28

13.   PISA-Sonderauswertung. Sozial benachteiligte Schüler nun erfolgreicher 28

14.   55 Jahre Elysée-Vertrag: Rede von Bundestagspräsident Schäuble in der Assemblée nationale  28

15.   Arbeitsmarkt im Januar. Mit Schwung ins neue Jahr 29

16.   Europa-Union Deutschland zum Koalitionsvertrag  30

17.   Studie. Einwanderinnen entlasten deutsche Familien  30

18.   Migrationsforscher. Mehr Globalisierung bedeutet mehr Migration  30

19.   20 Jahre Freie Universität Berlin Internationale Sommer- und Winteruniversität 30

20.   Deutsche Qualifikationsstandards. Ärztekammer fordert Staatsexamensprüfung für ausländische Ärzte  31

21.   Müdigkeit wirkt ähnlich wie Alkohol auf das Autofahren  31

 

 

 

Il voto per posta degli italiani all’estero. In arrivo i plichi elettorali. Votare subito e spedire al Consolato

 

Come è risaputo, per le ezioni politiche italiane del 4 marzo, i residenti all’estero votano per posta. Tra mercoledì 14 febbraio e venerdì 16 febbraio dovrebbero ricevere a casa il plico elettorale per votare.  Nel 2013 il 10 per cento dei voti sono stati annullati, per il mancato rispetto delle modalità di voto. Quindi fare attenzione alla indicazioni contenute nel plico. E per riceverlo, le donne mettano sulla cassetta postale il cognome da signorina, altrimenti si rischia che tanti postini, non vedendo il nome del destinatario, lo rimandi al mittente.

Il plico contiene le schede elettorali di camera e senato (se si ha compiuto 25 anni, altrimenti solo la scheda della camera dei deputati), il certificato elettorale, le istruzioni di voto, una busta piccola e una busta più grande già affrancata. 

Dopo aver votato, inserire le schede nella busta piccola. Successivamente, la busta piccola e il tagliando elettorale (la parte bassa del foglio elettorale) vanno messi nella busta grande già affrancata. Chiudere e spedire entro il 26 febbraio!

A partire da domenica 18 febbraio, coloro che non avranno ancora ricevuto il materiale di voto, potranno contattare il proprio consolato - ufficio elettorale - per verificare la propria posizione e richiedere, ove ricorrano le condizioni, l'emissione di un duplicato.

Le elezioni politiche del 4 marzo coinvolgeranno 4.282.990 elettori all’estero, il 20% in più rispetto al voto del 2013. Oltre a loro voteranno per corrispondenza anche 30.848 italiani temporaneamente all’estero (questi i dati del Viminale) che ne hanno fatto richiesta entro il 31 gennaio.

Tutti loro riceveranno al proprio indirizzo il plico elettorale che dovrà essere restituito al consolato di riferimento entro le 16.00 (ore locali) del 1° marzo.

Si vota tracciando un segno (ad esempio una croce o una barra) sul contrassegno corrispondente alla lista prescelta o comunque sul rettangolo della scheda che lo contiene. Si può esprimere il voto di preferenza scrivendo il cognome del candidato nell'apposita riga posta accanto al contrassegno votato.

Dopo aver votato, il connazionale deve inserire la scheda o le schede elettorali nella busta piccola e chiudere la busta. La busta piccola va quindi inserita nella busta più grande già affrancata con l’indirizzo del competente Ufficio Consolare.

Nella busta grande va inserito anche il tagliando del certificato elettorale: è importante che questo tagliando non venga inserito nella busta piccola bianca, che deve contenere solo la scheda o le schede. La busta grande – quella già affrancata – va infine spedita all’Ufficio Consolare in modo che arrivi entro e non oltre le ore 16.00 del 1° marzo 2018 (ora locale) senza, ovviamente, aggiungere il mittente. Per guidare i connazionali nell’esercizio del voto il Ministero degli Esteri e tutta la rete diplomatico-consolare pubblica da giorni sui siti ufficiali le istruzioni grafiche e su slide.

Il 3 febbraio scorso l’Ufficio centrale per la circoscrizione estero costituito nella Corte d’Appello di Roma ha proceduto al sorteggio delle liste per la loro posizione nelle schede di Camera e Senato di ciascuna ripartizione. Un’operazione, questa, fatta di fronte ai rappresentanti di lista convocati per l’occasione.

Nella ripartizione Europa, hanno presentato candidati alla Camera 9 liste. Dopo il sorteggio, la loro posizione nella scheda elettorale sarà questa: Noi con l’Italia – Udc; Lega Nord – Forza Italia – Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni; Civica Popolare Lorenzin; Movimento 5 Stelle; Partito Democratico; Movimento delle Libertà; Liberi e Uguali; Associazione +Europa; Partito repubblicano italiano – Ala.

Solo 8 le liste presentate – manca quella di Ala – per il Senato. Dopo il sorteggio, l’ordine nella scheda sarà: Lega Nord – Forza Italia – Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni; Movimento 5 Stelle; Associazione +Europa; Noi con l’Italia – Udc; Liberi e Uguali; Movimento delle Libertà; Civica Popolare Lorenzin; Partito Democratico.

Le schede votate dagli elettori all’estero e pervenute entro le ore 16.00 del 1° marzo agli uffici consolari, a loro volta vengono spedite in Italia mediante la cosiddetta «valigia diplomatica accompagnata». I plichi arrivati in Italia sono poi presi in consegna dall’ufficio centrale per la circoscrizione estero, istituito presso la Corte d’appello di Roma, dove verranno aperti e scrutinati.

Le operazioni di scrutinio dei voti degli italiani all’estero iniziano alle 23 di domenica 4 marzo. Per le liste dei candidati dell’estero vedere al link

http://www.go-italy.net/public/file/Focus/liste_candidati.pdf.  (de.it.press)

 

 

 

 

 

Le Associazioni dell’emigrazione invitano i connazionali all’estero a partecipare al voto

 

ROMA – In una nota il Comitato di Coordinamento del Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo (FAIM) rivolge agli italiani all’estero l’invito alla massima partecipazione alle consultazioni elettorali nella piena trasparenza e correttezza delle procedure e modalità del voto per corrispondenza.

C’è bisogno – si legge nel comunicato - di un voto informato e consapevole.  La delegittimazione del voto all’estero, più volte tentata, va contrastata con il rigoroso rispetto di quanto, in materia elettorale, è sancito dalla Costituzione.

La rete associativa svolgerà, autonomamente, la sua funzione di impulso alla partecipazione al voto delle cittadine e dei cittadini italiani all’estero.  Le elezioni del 4 marzo si svolgono in un contesto generale che registra una consistente crescita della presenza italiana nel mondo. Gli italiani emigrati sono passati nel corso dell’ultimo decennio, da circa 3.5 milioni, ad oltre 5 milioni. La nuova emigrazione italiana cresce al ritmo di quasi 300 mila espatri all’anno e si stima che quasi un milione di nuovi emigrati siano residenti all’estero, pur non comparendo nei dati Aire e, solo parzialmente, in quelli dell’anagrafe consolare.

Molti di loro, purtroppo, non potranno votare e ciò costituisce un vulnus democratico cui il nuovo Parlamento è chiamato a definire idonee soluzioni sul piano legislativo per garantire a tutti il pieno diritto di cittadinanza. La fase di transizione che stiamo attraversando – continua la nota del FAIM - sta mutando sensibilmente e velocemente lo scenario degli italiani nel mondo, che era rimasto sostanzialmente stabile dagli anni ‘70 al 2005. A fronte di questi cambiamenti c’è bisogno di un adeguamento serio e rapido delle politiche a favore di chi emigra o è emigrato. Si tratta di attivare un’azione mirata a tutelare diritti vecchi e nuovi, dall’orientamento, al lavoro, alla previdenza, dalla partecipazione alla cittadinanza, nel contesto dei processi economici e sociali causati dalla globalizzazione. Vi è la necessità di valorizzare, all’interno delle politiche e delle strategie di sviluppo del Paese, il grande patrimonio rappresentato dai giovani, per evitare che l’emigrazione si traduca in una perdita netta di risorse, di competenze e di opportunità”.

“Il FAIM – si ricorda nel documento - è nato sulla base di queste analisi e considerazioni, caratterizzandosi fin dall’inizio su obiettivi concreti di solidarietà, di promozione sociale e civile, sottolineando la nuova soggettività e il protagonismo che il mondo dell’emigrazione deve assumere in un contesto globale caratterizzato da emergenti contraddizioni, squilibri, precarietà e povertà, isolamento ed esclusione. La nuova frontiera dell’emigrazione italiana è definita dalla capacità di esprimere la propria specificità ed originalità sia in rapporto all’Italia, sia in relazione ai paesi di residenza; partecipando attivamente alla costruzione di un’ Europa che tuteli i diritti del lavoro e dei cittadini; esigendo l’osservanza dei principi di eguaglianza e solidarietà, il diritto alla libera circolazione e contrastando ogni misura di restringimento al diritto di accesso e soggiorno. (si pensi in particolare ai cittadini italiani in Belgio, in Germania e nell’Inghilterra post Brexit)”.

“Il FAIM – continua la nota - auspica che la campagna elettorale si svolga, anche all’estero, nel libero confronto democratico di idee e di programmi che facciano riferimento sia alla madrepatria che alle collettività emigrate. Le forze politiche che si confrontano devono assumere e mantenere impegni di fronte agli italiani nel mondo.

A fronte del raddoppio della presenza italiana all’estero, si è assistito- negli anni- ad una riduzione drastica degli interventi a favore dell’emigrazione nel suo complesso, in tutti i diversi settori: dalla scuola, alla cultura, alla formazione, all’assistenza, al funzionamento degli organi intermedi di rappresentanza (Comites e Cgie), all’associazionismo. La stessa rete consolare si trova in situazioni di grave sofferenza a fronte di una richiesta di servizi fortemente aumentata. E’ indispensabile una decisa inversione di rotta, pena il rischio che gli italiani nel mondo si allontanino definitivamente dal rapporto con la madrepatria.

I risultati della nuova legislatura saranno, da questo punto di vista, decisivi. E’ impellente l’indizione della 4° Conferenza Nazionale dell’Emigrazione per ridefinire una nuova ed organica politica dell’emigrazione, partecipata dagli italiani nel mondo e inserita nelle politiche di sviluppo che verranno assunte per il Paese. L’associazionismo è tra i fondamentali attori e pilastri del processo di cambiamento che da tanta parte del Paese viene richiesto.

Il nuovo Parlamento dovrà rispondere alla richiesta di concreto riconoscimento della sua funzione, già avanzata e posta alla discussione parlamentare nelle precedenti legislature e purtroppo rimasta, ad oggi, inevasa.

Come mostrano diversi eventi degli ultimi anni, senza una convinta valorizzazione del momento associativo, il tessuto civile e sociale dell’emigrazione è destinato a disgregarsi e a produrre forme improprie, talvolta confuse e contraddittorie, di poteri e di rappresentanza. Senza un forte associazionismo – conclude il documento - vengono pregiudicati e indeboliti i livelli di partecipazione civile e politica, si aprono spazi ai tentativi di controriforma che mirano a chiudere l’esperienza del voto all’estero e della rappresentanza, segnali che sono risultati evidenti nella modifica del voto passivo imposta con l’ultima discutibile legge elettorale e deducibili anche dalla marginalità in cui, per molti anni, sono stati lasciati i Comites e il Cgie.

Le elezioni politiche del 4 marzo costituiscono, da tutti questi punti di vista e per le molte attese, una sfida e una occasione.

Sta agli italiani all’estero individuare con il proprio voto consapevole, le persone e le liste che, meglio e con maggiore capacità, interpretano i bisogni e le prospettive della grande comunità italiana diffusa nel mondo. Tutte le associazioni aderenti al FAIM sono impegnate a coinvolgere iscritti e simpatizzanti nella promozione e nell’informazione alla partecipazione elettorale”. (dip)

 

 

 

 

 

Presentato alla Farnesina il “Portale elettorale”

 

Il sistema è stato promosso dalla Dgit per guidare in forma più sistematica la rete  diplomatica consolare nello svolgimento delle complesse attività riguardanti le operazioni di voto della circoscrizione Estero

 

ROMA - Stamattina è stato presentato presso il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il “Portale elettorale”, elaborato dalla Dgit per guidare in forma più sistematica la rete estera nello svolgimento delle complesse attività riguardanti le operazioni di voto. La presentazione è avvenuta a cura del direttore generale per gli Italiani all’estero, Luigi Maria Vignali, e si è svolta a un mese esatto dalla chiusura delle operazioni di voto degli italiani all’estero, che termineranno il 1 marzo alle ore 16 locali.

“Le elezioni all’estero – ha ricordato il direttore generale Vignali - sono uno dei momenti più importanti per quanto riguarda la capacità della Farnesina di interagire con gli italiani. Questo bellissimo portale è uno strumento innovativo creato in collaborazione tra varie direzioni generali che vuole essere  un radar che permetta alla direzione generale, alla Farnesina di interfacciarsi con le diverse problematiche”. Vignali ha sottolineato come “la presentazione abbia principalmente connotati tecnici. L’esercizio elettorale infatti è un momento di straordinaria importanza nella vita politica del paese. Il primo obiettivo è rendere più ampia possibile la partecipazione degli italiani all’estero a questo esercizio. Non è la prima volta che noi organizziamo la consultazione elettorale anzi è l’undicesima volta. Questa è una consultazione politica e quindi ha dei connotati di maggiore complessità. Vogliamo incentivare al massimo l’esercizio del voto, raccogliendo quindi l’invito che lo stesso Capo di Stato ha espresso in occasione del discorso di fine anno”.

Vignali ha poi posto l’attenzione sul fatto che quest’anno voteranno moltissimi italiani all’estero: o almeno quelli che avranno diritto di voto saranno 700.000 in più, quindi il 20%, rispetto alle precedenti tornate elettorali. Un prodotto dell’aumento degli iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Mai così tanti italiani hanno avuto diritto di votare all’estero è mai così tanti paesi sono stati coinvolti: 177 paesi coinvolti, 7 in più rispetto alla precedenti elezioni. “Davvero un esercizio su scala mondiale- ha affermato il direttore generale - inoltre per la prima volta nelle elezioni politiche potranno votare anche gli italiani residenti temporaneamente all’estero da più di tre mesi. Parliamo di studenti, di personale militare o di impiegati dello Stato in servizio temporaneamente all’estero. Potranno votare anche loro. Questo accresce la complessità dell’esercizio. In questo quadro noi ci siamo dati come obiettivo di assistere dalla Farnesina, da questa direzione generale, passo dopo passo, in ogni fase, la nostra rete diplomatica consolare. Vogliamo monitorare il processo con loro in tutte le varie fasi, vogliamo interloquire e interagire rapidamente e costantemente con le sedi e quindi abbiamo chiesto alla direzione generale per gli affari amministrativi e per l’informatica, che ringrazio per questo splendido prodotto che ci hanno dato, un radar, uno strumento che consente di assistere al meglio in ogni momento le sedi e di intervenire con velocità ed efficacia quando voi è bisogno. Uno strumento che digitalizza in qualche modo la legge Tremaglia. Abbiamo cercato di modernizzare al massimo le procedure di assistenza delle sedi e di dare loro una dimensione aggiornata in termini telematici che in passato non avevano avuto”.

A questo punto Vignali ha passato la parola al consigliere della Dg Informatica, Sarah Castellani, che ha presentato nello specifico il portale: “dalla Home page c’è l’accesso alla pagina principale del sito, così come la vedono gli operatori qui alla Farnesina. Chiaramente ogni ufficio ha il suo accesso. Dall’home page c’e un accesso immediato alle principali funzioni del sito. Si tratta di un sito molto operativo. Questo portale è come una torre di controllo che consenta di avere in tempo reale ciò che stanno facendo le sedi in un dato momento. La pagina viene costantemente aggiornata. Le sedi hanno una sorta di chat con la Farnesina in tempo reale ed è molto informale. Le sedi ci mandano le loro richieste di chiarimenti su una serie di argomenti e noi le lavoriamo in tempo reale. Fino a questo momento abbiamo avuto 527 richieste di chiarimenti dalle sedi, di cui 8 sono in lavorazione e 3 appena inviati.

La Castellani ha poi illustrato le diverse funzioni elencate nel menù: “la prima funzione è quella delle richieste, che arrivano da tutto il mondo, che vengono convogliate in categorie per essere poi smistate all’operatore competente e quindi lavorate. La seconda sezione è quella dei documenti, dove mettiamo a disposizione delle sedi tutta un’informativa che loro devono conoscere bene, perché è la base del loro lavoro. Ad esempio abbiamo un elenco di messaggi che la Farnesina invia alle sedi e in questo modo, con questo portale, l’operatore consolare, anziché averli dispersi nel sistema, può entrare nel portale e trovare tutto ciò che riguarda le elezioni. Altra sezione interessante è quella dei modelli, dove verrà caricato il materiale da mandare alle tipografie per la stampa. Quindi le sedi potranno scaricare qui il formato corretto. Questa è un’ulteriore facilitazione per la sede”.

La Castellani si è anche soffermata sulla sezione riguardante i piani di volo. In questi giorni infatti la Farnesina ha richiesto alle sedi di comunicare quando arriveranno a Roma Fiumicino i voli da tutto il mondo con le schede elettorali. Questo consentirà alla Farnesina di scaricare una lista ordinata per gestire nel modo più semplice possibile le operazioni di raccolta a Fiumicino. Vignali è intervenuto a questo proposito, sottolineando come vi siano voli che partono anche dall’Africa subsahariana e, dato che entro la mattina del 4 marzo nel centro polifunzionale di Castelnuovo di Porto dovranno arrivare tutti i plichi, è stato necessario prevedere la possibilità anche di piani B, nel caso in cui un volo venga ritardato per un qualsiasi motivo.

“Abbiamo poi lo scadenzario- ha ricordato poi la Castellani- per le scadenze relative alla Farnesina, alle sedi e agli stessi connazionali…Un’altra funzione utile è quella delle statistiche che alla fine ci daranno dati importanti , come il numero di plichi rientrati, dati che servono per un confronto operativo senza carattere di ufficialità. In un’altra sezione, infine, si seguiranno le sedi nella fase di distruzione del materiale. Al termine dell’esercizio elettorale le sedi infatti dovranno distruggere il materiale non utilizzato e fare dei verbali di distruzione. Noi prenderemo per mano le sedi, guidandole in tutte le fasi.  Interessante è la sezione relativa alle domande frequenti. Partendo dalle 500 richieste presenti oggi, e che ogni giorno aumentano, con i tag creeremo delle categorie e delle domande frequenti che metteremo a disposizione per i prossimi anni. Questo infatti non è uno strumento che butteremo via, ma che anzi affineremo col tempo”.

Dal canto suo Vignali ha sottolineato l’importante estensione della nostra rete nel mondo: “vi sono circa 200 sedi, tra ambasciate e consolati. Le richieste a cui abbiamo risposto sono ad oggi 527. Questo vi dà l’idea del live11llo di interattività. Alle 16 del primo marzo tutti i plichi dovranno essere restituiti alle sedi delle ambasciate. Vi è poi l’archivio delle istruzioni mandate alle sedi e il monitoraggio dello scadenzario che è costante e molto importante e complicato da gestire. Fatemi sottolineare la proiezione verso le future scadenze elettorali. Questo portale ci consente di incamerare le informazioni statistiche per gestire al meglio i prossimi appuntamenti. Intanto dobbiamo gestire questa elezione che sarà difficile. Ci sono infatti specifiche contingenze: il carnevale in Brasile e il capodanno cinese, situazioni che non possiamo controllare e che aggiungono complessità. Questo strumento ci consente di comunicare con la rete. Lo abbiamo fatto iniziando in maniera più tradizionale. Abbiamo iniziato a lanciare un programma di video conferenze, coinvolgendo tutti i paesi. Ci sono già state una decina di video conferenze fin qui”.

Per quanto riguarda la trasparenza e la correttezza del voto Vignali ha aggiunto: “il nostro impegno è quello di far funzionare questo processo nel modo più trasparente è corretto possibile. Per questo abbiamo messo in piedi un pacchetto di misure rafforzate perché le modalità di voto possano essere trasparenti. Abbiamo fatto contratti rafforzati con tipografie e servizi postali locali, con penalità forti e con doveri di riservatezza. Contratti che prevedono la tracciabilità del plichi. La consegna con modalità rafforzate ai soli elettori. Abbiamo previsto una serie di passaggi importanti. La nomina di un titolare del procedimento per ogni sede. È tutta una serie di verbali nei processi di consegna e restituzione del materiale da parte di tipografie e poste locali. Abbiamo anche introdotto un’innovazione importante come la stampa del codice a barre sulla busta esterna,  già adottato in alcune sedi in passato, in particolare nel Regno Unito e Argentina. Abbiamo recepito questa buona prassi e l’abbiamo estesa alle grandi circoscrizioni elettorali dove il bacino è importante, circa il 75% degli elettori verrà coperto dal codice a barre. Questo consentirà in particolare la spunta dei plichi restituiti e il controllo in maniera capillare della gestione di eventuali duplicati. Con il codice a barre avremo quindi una gestione del numero dei plichi rafforzata rispetto al passato. Per la correttezza di questa operazione è un’innovazione importante. Al di là del portale, questo tipo di situazione va monitorata direttamente. Quindi io partirò per un giro nelle tre circoscrizioni consolari più importanti del mondo: Buenos Aires con 230.000 lettori, San Paolo con 150.000 elettori e Londra con 233.000 elettori. Andrò a verificare personalmente come queste innovazioni funzioneranno. Il nostro personale andrà incontrato e sensibilizzato”. Maria Stella Rombolà- Inform

 

 

 

 

Le elezioni politiche del 4 marzo. Chi votare? I suggerimenti delle Colonie Libere della Svizzera

 

Il direttivo della Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera (FCLIS), riunitosi a Berna lo scorso 3 febbraio, ha espresso il suo più vivo ringraziamento a Claudio Micheloni, già presidente della Federazione dal 1996 al 2017, per il lavoro svolto durante tre legislature in cui è stato Senatore della Repubblica Italiana. A Micheloni è stato riconosciuto l’impegno costante e l’autonomia di giudizio con la quale ha saputo mettere sempre al primo posto gli interessi della collettività, di cui si è sempre sentito diretta espressione.

Preso atto che, per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo, non vi sono fra i candidati propri dirigenti nazionali, la FCLIS, sollecitando tutti i cittadini italiani residenti all’estero che ne hanno diritto, a far sentire la propria voce attraverso l’espressione del proprio voto, invita a sostenere quei candidati che, al di fuori della mirabolante retorica preelettorale, si riconoscono nei valori che presiedono alla nascita e all’esistenza del movimento.

Valori che danno senso e sostanza a concetti come l’antifascismo, la solidarietà, la tolleranza; che inducono a privilegiare i ponti e a rifiutare i muri, ad affermare i diritti e a riconoscere i doveri; che perseguono politiche di integrazione e di inclusione sociale; che considerano la diversità una fonte di ricchezza. Con lo stesso spirito il direttivo della FCLIS invita le singole Colonie libere a sostenere quei candidati che, condividendo i valori ricordati sopra, figurino fra i propri iscritti.

La FCLIS, ribadisce la propria contrarietà nei confronti di una legge elettorale, che ha introdotto il principio secondo il quale nella circoscrizione Estero possano esser candidati anche cittadini che non risiedono all’estero; al contempo, esprime la propria preoccupazione che la stessa non consenta la formazione di un governo stabile.

Infine, il direttivo FCLIS deplora che, nonostante le insistenti sollecitazioni e le numerose proposte, non siano stati adottati quegli accorgimenti pratici e formali che da soli avrebbero consentito di limitare l’incidenza di eventuali brogli, lasciando che, attorno a queste eventualità si moltiplichino le accuse di chi, in realtà, ha come vero obiettivo la delegittimazione dell’esercizio di voto degli italiani all’estero. FCLIS-Svizzera

 

 

 

 

Patto Cdu/Csu/Spd. A Berlino nasce il “governo dei responsabili”. Meno austerità e forte impronta europea

 

Democristiani e socialdemocratici tedeschi scelgono la linea pragmatica per assicurare un governo al Paese, salutato con favore a Bruxelles e in diverse capitali del vecchio continente. Nell'accordo sottoscritto da Angela Merkel e Martin Schulz figurano i temi che interessano concretamente i cittadini: dal lavoro alle pensioni, dai servizi per la famiglia alla scuola, fino a salute, imprese ed energie pulite. Scongiurato un ritorno alle urne che avrebbe premiato le forze estremiste - Gianni Borsa

 

Ancora una volta si impone il solido pragmatismo tedesco e, a oltre quattro mesi dalle elezioni del settembre 2017, Berlino si avvia verso una nuova “Grande coalizione”. Verificata l’impossibilità di formare un esecutivo con verdi e liberali (la cosiddetta “coalizione Giamaica”), i democristiani di Angela Merkel tornano all’accordo con i socialdemocratici guidati da Martin Schulz. La cancelliera – al quarto mandato consecutivo in un’epoca di capovolgimenti politici – ha parlato di “compromessi dolorosi” per arrivare al sodo, eppure non si è arresa: ora la Grosse Koalition sarà sottoposta a un referendum fra gli iscritti alla Spd e all’approvazione dei congressi di Cdu e Csu. Occorreranno ancora delle settimane, ma la partita sembra chiusa.

La Gro-Ko vedrà la Merkel alla guida del governo, lo stesso Schulz agli esteri, il socialdemocratico Olaf Scholz alle finanze (fino a ieri regno incontrastato del “falco dell’austerità” Schauble). Il leader bavarese della Csu Horst Seehofer guiderà il ministero degli interni con una probabile stretta sul versante immigrazione.

Angela Merkel ha commentato: “Sono stati giorni di intensi negoziati, grazie ai quali siamo riusciti ad arrivare a un accordo. Anche se a volte è stato abbastanza difficile per noi così come per i nostri partner”. Martin Schulz alza lo sguardo al continente: “Saremo portatori di un risveglio per l’Europa e di una nuova dinamica per la Germania. E saremo in grado di rafforzare la coesione in una società europea il cui rischio maggiore è la disintegrazione”.

Sono almeno tre le caratteristiche di questo accordo, che i tedeschi, e gran parte dell’Europa, attendevano con impazienza.

Si tratta anzitutto di un “governo dei responsabili”: sotto le pressioni dei populisti di destra e antieuropeisti di Alternative für Deutschland, e registrato il diniego di verdi e liberali, Merkel ha alzato il telefono e ha convinto Schulz a tornare in gioco, dopo che, incassata la batosta elettorale, la Spd si era autoesiliata. La Germania è il più grande e popoloso Paese del continente, la prima economia d’Europa e tra le prime al mondo: è sempre stata, da Adenauer in poi, simbolo di solidità socio-economica e di stabilità politica (i due elementi in un rapporto di causa-effetto). Da qui la convergenza pressoché obbligata, e appunto responsabile, dei due maggiori partiti del Paese, portatori, ciascuno a suo modo, degli interessi e delle attese dei tedeschi.

In secondo luogo la Gro-Ko sarà un “governo di programma”, più ancora che in passato: 167 pagine di impegni e progetti parlano da sé. Una lista puntuale, dettagliata (forse con qualche eccesso di meticolosità teutonica), che lascia intravvedere un minor ricorso all’austerità e qualche apertura sul piano sociale. Il bilanciamento interno al consiglio dei ministri dirà se a prevalere sarà la linea Cdu/Csu oppure quella della Spd. Ma la garanzia della linea di governo sta proprio nei capitoli da realizzare, che in Germania corrispondono a impegni assunti sul serio, ben altro dagli slogan elettorali o dalle promesse vane e irrealizzabili che circolano in altri Paesi. E nel programma figura, in sostanza, tutto ciò che interessa i cittadini, prima che i politici: lavoro, imprese, commerci, sanità, pensioni, scuole, ricerca, famiglia e natalità, sicurezza contro il terrorismo, accoglienza dei migranti e loro integrazione, energia e ambiente, cooperazione estera.

 

Non di meno, a Berlino sta per nascere un “governo per l’Europa”. Sulla scia della propensione comunitaria dimostrata dal vicino di casa francese Macron, la grande e forte Germania non teme di ricorrere a un vocabolario apertamente europeista. In barba ai nazionalismi che attraversano il continente, al Brexit e all’isolazionismo britannico, ai muri – politici ma non solo – che rinascono nell’Europa centro-orientale. La globalizzazione richiedere di fare squadra, e la Merkel come Schulz lo hanno affermato mille volte; le minacce del terrorismo, le instabilità mediorientali e africane, le derive muscolari di Erdogan e Putin, il neoprotezionsimo incarnato da Trump, invocano un’Europa unita e determinata a difendere i propri cittadini.

Su questa base il programma della Grosse Koalition dimostra una forte impronta a dodici stelle.

Il commento rilasciato dal Pierre Moscovici, commissario agli affari economici e monetari, alla notizia del patto Merkel-Schulz, è stato eloquente: “La presenza a Berlino di un governo stabile, solido, ambizioso ed europeista permetterà di prendere decisioni fondamentali per la futura coesione europea”. Bruxelles sperava in una ritrovata Germania protagonista, così come ha esultato per la vittoria di Macron. E come si augura per l’esito delle elezioni in Italia. Sir 8

 

 

 

Istituita la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo: il 15 aprile

 

L’annuncio della ministra Fedeli: sarà il 15 aprile, tra le iniziative il Bando “Leonardo da Vinci”. “Importante mantenere un saldo legame con le italiane e gli italiani che svolgono attività di ricerca all’estero”

 

ROMA - La ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha firmato ieri il decreto che istituisce la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo. Si celebrerà ogni anno il 15 aprile, giorno scelto non a caso: è quello in cui, nel 1452, è nato Leonardo da Vinci. A darne annuncio è stata la stessa ministra nel corso della riunione degli Addetti Scientifici alla Farnesina.

“Oggi, anche alla luce di tutto il lavoro svolto dal Governo e, per quanto di competenza, dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, credo di poter dire che la consapevolezza di quanto valga e pesi la ricerca italiana sia aumentata e sono convinta che il ruolo affidato agli addetti scientifici rappresenti una delle missioni più delicate e, allo stesso tempo, entusiasmanti con cui un professionista, un diplomatico, un ricercatore, possa confrontarsi”, ha sottolineato la Ministra Fedeli nel suo intervento.

Tra i risultati ottenuti nell’ultimo anno grazie alla cosiddetta diplomazia scientifica, sono stati citati “Prima” (Partenariato per la Ricerca e l’Innovazione nell’Area Mediterranea), “Sesame” (il più grande centro di ricerca internazionale del Medio Oriente), i lavori della Ministeriale G7 Scienza, Trieste capitale della Scienza europea 2020, il “Forum bilaterale Scienza, Tecnologia e Innovazione” con l’Iran e l’ottava edizione della “Settimana dell’Innovazione Italia-Cina”.

“In un’ottica di cooperazione globale, è necessario che il ruolo degli addetti scientifici diventi sempre più rilevante e che si intersechi in maniera armonica e costante con le ragioni di pace che costituiscono il filo conduttore della politica e della diplomazia italiane”, ha aggiunto la ministra. “La rete degli addetti scientifici ha anche, però, la funzione altrettanto rilevante di mantenere saldo il rapporto tra l’Italia e le ricercatrici e i ricercatori italiani all’estero, fungendo da punto di riferimento principale, incentivandoli e promuovendo iniziative significative sia per le studiose e gli studiosi stessi sia per l’Italia che ha contribuito alla loro formazione e alla loro crescita”.

E in quest’ottica la scelta di istituire la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo: “Il pensiero di questa ampia comunità, - ha spiegato così la Fedeli - legata all’Italia da un sentimento profondo, ci ha guidato nel lancio di un’iniziativa che vuole essere non solo celebrativa, ma soprattutto di sostegno e di collaborazione”. Il 15 aprile si svolgeranno, sia in Italia che all’estero, cerimonie, iniziative ed incontri, “con lo scopo di promuovere e valorizzare il lavoro delle ricercatrici e dei ricercatori e di divulgare i risultati delle ricerche portate avanti”.

Oltre all’istituzione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, il MIUR ha  individuato una serie di ulteriori iniziative, sempre nell’ottica di rafforzare la vicinanza di chi opera all’estero con il sistema nazionale della ricerca. Tra queste, il Bando “Leonardo Da Vinci” per azioni di mobilità e la Medaglia “Leonardo Da Vinci”, entrambi rivolti alle ricercatrici e ai ricercatori italiani, giovani in particolare, che si proiettano in ambiti di studio globali. Durante la Giornata, con cadenza annuale, saranno annunciati vincitrici e vincitori del bando e delle medaglie.

Altra importante iniziativa è il premio “Rita Levi Montalcini”, rivolto a coloro che, nell’anno precedente, sono stati inquadrati nel ruolo di professore di I o di II fascia in Università italiane e che erano rientrati in Italia come vincitori di un bando per giovani ricercatori “Rita Levi Montalcini”. Sarà inoltre istituito un Premio “Chiamata diretta” di studiose e studiosi dall’estero, rivolto ai tre più giovani studiosi, italiani o stranieri, assunti nell’anno precedente in Università italiane a seguito di chiamata diretta nel ruolo di professore di I o II fascia.

Ha infine sottolineato la ministra Fedeli: “Per dare un ulteriore segnale di quanto sia per noi importante mantenere un saldo legame con le italiane e gli italiani che svolgono attività di ricerca all’estero, sarà costituito uno specifico Comitato tecnico, con il compito di analizzare lo stato della ricerca italiana nel mondo e facilitare azioni volte a rafforzare ed ottimizzare l’impatto delle iniziative collegate alla Giornata della Ricerca, nonché a creare condizioni di contesto favorevoli al rientro in Italia delle ricercatrici e dei ricercatori italiani impegnati all’estero, sotto il profilo della continuità delle ricerche da essi condotte, ma anche da quello previdenziale, assistenziale e dei legami familiari”. (Inform 7)

 

 

 

Gli elettori alle urne il 4 marzo. Pagnoncelli: “Da nessuna delle forze politiche una visione del futuro”

 

Al di là delle previsioni sui risultati delle singole forze politiche, quali dinamiche di fondo si possono individuare negli orientamenti dell’elettorato, a questo punto della campagna per le politiche 2018? Lo abbiamo chiesto al presidente di Ipsos Italia, uno dei più noti e autorevoli analisti dell’opinione pubblica italiana- Stefano De Martis

 

La scadenza elettorale del 4 marzo è ormai dietro l’angolo. Fino a quindici giorni prima del voto sarà possibile diffondere e pubblicare ulteriori sondaggi, ma una volta chiusi i seggi conteranno soltanto le scelte compiute dai cittadini nel segreto dell’urna, come si è soliti dire con enfasi non ingiustificata. Al di là delle previsioni sui risultati delle singole forze politiche, quali dinamiche di fondo si possono individuare negli orientamenti dell’elettorato, a questo punto della campagna per le politiche 2018? Lo abbiamo chiesto a Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Italia, uno dei più noti e autorevoli analisti dell’opinione pubblica italiana.

Quali temi hanno avuto maggiore rilevanza, finora, nell’orientare le intenzioni di voto?

Senza dubbio il tema più rilevante è quello dell’immigrazione, anche prima dei drammatici fatti di Macerata. Il tema dei migranti ha un’elevata potenza evocativa, poiché in qualche modo tiene assieme altri aspetti centrali, quali la protezione sociale, la sicurezza, l’identità. Proprio per questo,

in diversi casi, l’immigrato diventa capro espiatorio delle nostre difficoltà, che spesso non derivano direttamente dall’arrivo dei migranti sul nostro territorio.

Come ad esempio l’impoverimento delle classi medie dei Paesi sviluppati, effetto di una globalizzazione mal gestita. O la perdita di potere degli Stati nazionali, che crea paure e difficoltà, senza che ancora gli organismi sovranazionali come l’Europa riescano a sostituire a questa crisi un potere politico efficace. In sostanza l’immigrazione condensa tutti i temi di protezione sociale che sono al centro delle attese degli elettori.

Sulla base delle rilevazioni, in che misura il fattore territoriale incide sugli orientamenti degli elettori?

La divisione territoriale del nostro Paese rimane in tutta la sua intensità e addirittura sembra amplificarsi nelle previsioni di voto. Il Nord, salvo piccole isole, è sostanzialmente patrimonio del centrodestra, le regioni centrali, anche qui con qualche probabile eccezione come le Marche, vedono la prevalenza del centrosinistra, il centro sud del Paese è invece conteso tra centrodestra e Movimento 5 Stelle. Insomma, si mantiene la classica ripartizione “subculturale” dell’Italia, per quanto sempre più sfumata.

È prevedibile un ulteriore aumento dell’astensionismo, come molti temono? E in che misura i caratteri specifici di questa campagna elettorale possono influenzare, in positivo o in negativo, la partecipazione al voto?

I segnali di allontanamento dal voto si mantengono, e vediamo crescere questo fenomeno di elezione in elezione. È quindi

probabile che ci sia una diminuzione della partecipazione,

anche se bisogna aspettare gli ultimi giorni di campagna, quando parte importante dell’elettorato prende le proprie decisioni. In generale la campagna elettorale non sembra scaldare gli animi. Le molte promesse vengono viste con un certo disincanto dagli elettori. Si pensa che servano per attirare voti, ma che non saranno percorribili effettivamente. O, ancora, si pensa che non ci siano risorse per realizzarle e che se si faranno si dovrà comunque trovare risorse togliendole ai cittadini. In generale poi non sembra emergere da nessuna delle forze che si contendono il consenso una visione del futuro. E questo è quasi un paradosso in un Paese che sta uscendo dalla crisi e che ha bisogno non solo di crescita ma di innovazione, di proiezione in avanti. Per ora la campagna non scalda e non favorisce la mobilitazione degli elettori.

Il 4 marzo sono chiamati alle urne i nuovi “ragazzi del ‘99”. Allargando il discorso dai diciottenni alle fasce più giovani della popolazione, che cosa ci si può aspettare in termini di partecipazione al voto?

I segnali che abbiamo non indicano una propensione dei più giovani ad astenersi in misura più elevata rispetto agli altri. In generale i giovanissimi che si affacciano al voto tendono a partecipare. Certo, questa è una campagna che non guarda a loro, visto che uno dei temi centrali è quello delle pensioni. Ma non ci aspettiamo diserzioni dalle urne.

Sul piano complessivo, che consapevolezza emerge riguardo al funzionamento della nuova legge elettorale?

Gli elettori normalmente non hanno particolare dimestichezza con le leggi elettorali e faticano ad approfondirne gli aspetti tecnici. Inoltre

il Rosatellum ha evidenti elementi di complessità

sia nel tentativo di coniugare l’impianto sostanzialmente proporzionale con l’iniezione di maggioritario, sia nelle modalità di computo delle liste partecipanti, a seconda che raggiungano la soglia o meno, che stiano sotto l’1% o no, sia infine nella modalità di assegnazione dei seggi. I cittadini ne sanno poco. Proprio in questi giorni inizieremo la sperimentazione del voto usando un facsimile di scheda. Cercheremo di capire i due effetti che più ci sembrano da indagare rispetto al comportamento dell’elettore: il voto maggioritario e proporzionale espressi sulla stessa scheda e l’impossibilità del voto disgiunto, a differenza di quanto avveniva con il Mattarellum. Temiamo che ci sia ancora una diffusa confusione tra gli elettori. sir

 

 

 

In Italia più morti che nascite

 

Per terremoti, nubifragi, per incidenti stradali o sul lavoro. Il crollo di natalità. L’Istat ci informa che nel 2017 il saldo negativo è stato di 183 mila unità

 

  A seguire le notizie di cronaca della nostra Penisola c’è veramente da preoccuparsi. Ogni giorno veniamo a conoscenza di omicidi, stupri, delinquenti che rubano ed uccidono, terremoti, tragedie sul lavoro con morti e feriti, femminicidi, violenze in famiglia, infortuni stradali. Fatti che ogni anno causano migliaia di vittime. Il che comporta la riduzione dei connazionali già in calo a causa delle scarse natalità dovute anche all’alto numero, per fortuna in riduzione, di aborti annuali. Che si effettuano, come rilevato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, anche in altri Stati provocando un numero di morti dieci volte superiore a quelli dell’Olocausto.

  A volte ad impugnare un’arma senza valide ragioni è un ragazzo, come successo giorni fa a Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta, dove uno studente 17ttenne dell’Istituto Tecnico Commerciale Bachelet-Majorano ha ferito con un coltello la professoressa di italiano che lo voleva interrogare. Brutalità a volte rimpiazzate da insulti pesanti a poliziotti, giornalisti, governanti e diplomatici, nazionali o stranieri.

  In Italia non c’è stata neppure, nel 2017, la riduzione degli incidenti stradali registrata nel 2016, visto che, secondo le dichiarazioni dei Carabinieri, han perso la vita migliaia di persone, sia pure in minor numero di quelle avvenute nel nostro Continente, come dichiarato dal direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per l'Europa, dove sono morte un milione e 250mila persone, 6500 dei quali bambini.

  Diverse e peggiori, purtroppo, le cifre riguardanti gli incidenti sul lavoro, nel 2017 aumentati del 1,3% in Italia, con la conseguente crescita del 5,2% di decessi, dovuti anche al fatto che molti operai, spesso ultrasessantenni, lavorano in condizioni a rischio, essendo state, a volte, abolite le strutture di sicurezza necessarie per proteggerli da possibili incidenti. Il che ha provocato, negli ultimi 10 anni, la morte di 13.000 persone ed il ferimento di molti altri. Disgrazie successe in molte Regioni, soprattutto al Nord, zona nazionale più industrializzata. Impossibile elencare tutte quelle successe per errori commessi da chi poi ci ha rimesso la vita o è rimasto ferito: 70 in Emilia Romagna, 59 nel Veneto, 57 in Lombardia, 47 in Piemonte, 1 in Puglia. Il 32,6% degli incidenti mortali è stato registrato nell’Italia Centrale, il 21,732,6% nel Sud, il 20,9% nel Nord ovest ed il 15,7% nel Nord est. Nei primi 16 giorni del 2018, han perso la vita 29 persone, quasi due al giorno.

  Certo, sarà anche la conseguenza dell’aumento di lavoratori, grazie alla crescita nazionale dell’economia e alla crescita delle ore lavorative. Ma certamente anche in quanto non sempre sono state effettuate le necessarie spese per ridurre gli incidenti.   E dovute anche all’età sempre più avanzata dei lavoratori, a causa delle riforme pensionistiche. Che non hanno tenuto conto del fatto che, invecchiando, si riducono i riflessi e la lucidità diminuisce.

  Tante morti in Italia non sono controbilanciate dalle poche nascite. L’Istituto nazionale di statistica (Istat) ci ha informato nei giorni scorsi che lo scorso anno “la popolazione italiana ha perso 100 mila residenti”, che la natalità ha migliorato al ribasso il record stabilito nel 2016 e che il saldo naturale, negativo per 183 mila unità (più morti che nascite) è giunto a un “minimo storico”. Le statistiche dimostrano come nell’arco di un decennio, tra il 2007 e il 2017, si siano persi 100mila nati e come nell’anno appena concluso si sia scesi a 464 mila unità, segnando una nuova riduzione del 2% che conferma il record al ribasso, in un Paese dove ormai da 40 anni non si riesce a mettere al mondo un numero di bambini sufficiente a garantire il semplice ricambio generazionale.

  Né d’altra parte può consolarci osservare che la discesa della natalità risulta presente pressoché in tutte le popolazioni economicamente più sviluppate e non è solo una prerogativa italiana. Anche perché altrove – Francia, Regno Unito, Svezia, Stati Uniti – il calo è più contenuto e le sue conseguenze, in termini di crescita della popolazione e di invecchiamento, appaiono meno drammatiche.

  In proposito, al 1° gennaio 2018, l’Istat ci informa che il 23% della popolazione italiana ha almeno 65 anni e stando alle previsioni salirà al 26% tra dieci anni e al 31% fra altri dieci. Così l’Italia sarà sempre più chiamata ad affrontare importanti problematiche di equilibrio tanto sul terreno del welfare (pensioni e sanità) quanto su quello della disponibilità di un potenziale produttivo (forza lavoro9 sufficiente a garantire le risorse necessarie per garantire la qualità della vita.

  Come si vede non mancano elementi che inducono a riflettere su come mai siamo arrivati a vivere una crisi demografica di questa portata e a farci chiedere con quali modalità potremmo cercare di venirne fuori, auspicabilmente in fretta e nel miglior modo possibile. Dobbiamo convincerci che la realtà demografica che stiamo vivendo è importante e pericolosa per gli equilibri del nostro paese almeno quanto la crisi economica e come tale va attentamente seguita e adeguatamente contrastata tanto con gli strumenti della politica, quanto sul piano della cultura e della difesa dei valori. Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

Il capitale umano che ci lascia e va in Europa

 

Più di mezzo milione di italiani in 5 anni sono migrati verso Paesi europei. Sono molti. E sono raddoppiati gli arrivi di italiani in Europa dal 2011 al 2015, passando da 64 mila a 136 mila. Lo dicono i dati rilevati nei Paesi di destinazione. Che cosa sta succedendo? Siamo diventati un Paese di emigrazione? O invece siamo un Paese di immigrazione-emigrazione? Analizziamo i dati. Uno sguardo al passato: in due periodi il nostro Paese ha vissuto grandi emigrazioni, tra il 1870 e il 1920 e tra il secondo dopoguerra e il 1973. Emigrazioni di massa, di milioni di persone, soprattutto dal Sud ma non solo. 

 

Emigrazioni diverse anche come destinazioni, la seconda più verso l’Europa della prima. Poi ad un certo punto, sempre negli Anni 70, anche grazie alle politiche restrittive di altri Paesi europei che hanno indotto i migranti a cambiare rotta, cambiamo pelle anche noi e ci trasformiamo in Paese di immigrazione. E comincia la crescita degli arrivi, prima alcune nazionalità poi altre da vari Paesi del mondo. E comincia anche il radicamento delle varie comunità. Guardiamo ad oggi. Ebbene l’immigrazione nel nostro Paese diminuisce, mentre l’emigrazione cresce e si evidenzia come un fenomeno emergente. Consideriamo questo dato del 2015, prodotto da Eurostat, ultimo disponibile. 250 mila arrivi in Italia di cui 185 mila di cittadini extra Ue+Efta.  

 

Se consideriamo i flussi di italiani verso i Paesi Ue27 +Efta e extraUe27 arriviamo a 172 mila, dato che potrebbe essere un po’ più alto perché sottostimato per quanto riguarda la Francia. Le due cifre sono molto vicine. Anche perché i ritorni degli italiani non sono elevati e comunque sembrano essere sostanzialmente stabili. La Germania è il principale Paese di destinazione dei nostri concittadini. In cinque anni sono stati registrati 180 mila italiani. E la cosa interessante è che gli italiani si insediano non solo dove tradizionalmente si recavano in passato i nostri connazionali, ma anche in nuove aree e in particolare in zone dell’ex Germania dell’Est. Metà dei cittadini che si spostano in Germania sono giovani da 19 a 32 anni. E tra l’altro si nota anche un aumento di immigrazione di bambini e ragazzi minori di 18 anni, indizi di emigrazioni di famiglie intere come segnala l’Istituto Statistico tedesco, con l’aumento di cittadini coniugati maggiore di quelli non coniugati.  

 

A questi si aggiungono anche quarantenni in crescita. Dopo la Germania si posiziona il Regno Unito con 87 mila arrivi di cittadini italiani registrati in cinque anni. E in questo caso è molto interessante verificare che cosa succede in termini di capitale umano formatosi in campo sanitario nel nostro Paese. Nel settembre 2015 risultavano circa 3000 italiani inseriti nel sistema sanitario inglese. Non si trattava solo di medici, ma anche di infermieri, ostetriche, portantini, autisti di ambulanze. Se analizziamo gli arrivi tra settembre 2015 e settembre 2016, ci accorgiamo che sono altri 2000, più del 30% giovani con meno di 25 anni e il 35% di 25-29 anni.  

 

D’altro canto se nella nostra sanità non si assume più, l’età media del nostro personale sanitario supera i 50 anni, non possiamo lamentarci che appena formati i nostri giovani si inseriscano nel sistema sanitario inglese. Sana reazione dovremmo dire. Questi dati ci dicono che il processo di emigrazione è sostenuto e che ha conosciuto una impennata negli ultimi anni. «Non si tratta solo di fuga di cervelli», come sottolinea il demografo Domenico Gabrielli, studioso di migrazioni «sono coinvolti i giovani formati ma non solo». E’ un fatto congiunturale o destinato ad esplodere o a perdurare? Non possiamo dirlo, ma abbiamo delle avvisaglie da tenere seriamente in considerazione, se non vogliamo tornare ad essere come in passato un Paese di elevata e patologica emigrazione. Siamo nell’era della globalizzazione.  

 

Non possiamo più considerare la mobilità come 50 anni fa quando era una impresa spostarsi da Roma a Milano, è connaturata a questa epoca. Ma se la mobilità diventa espressione del declino di un Paese o delle gravi difficoltà che incontra, bisogna correre ai ripari in tempo. E dotarci di strategie adeguate prima che sia troppo tardi.  Linda LauraSabbadini, LS 27

 

 

 

 

 

Interventi. Appello per una campagna elettorale corretta e onesta. Ecco alcune mie proposte

 

Ai partiti, ai movimenti, ai giornalisti, ai cittadini, si avvicinano le elezioni politiche. Vi rivolgo gentilmente un invito, fare un’informazione e una campagna elettorale corretta, sincera, trasparente e rispettosa.

Faccio alcune considerazioni e proposte per cercare di migliorare la nostra società, la nostra bella Italia, per Europa e per il bene comune.

1)   Cari partiti e persone candidate a governare l’Italia, la moralità, nel nostro paese va messa al primo posto nella campagna elettorale, per combattere le mafie, la corruzione, l’evasione fiscale, la fuga di capitali all’estero, il caporalato, il lavoro nero.

2)   Sanità, il servizio sanitario nazionale, vanno applicati a pieno i suoi principi universalistici, di uguaglianza di trattamento su tutto il territorio nazionale, e, siano applicati anche i suoi obiettivi, di prevenzione cura e riabilitazione. Vanno eliminati anche gli sprechi  clientelari, su appalti di strutture servizi e convenzioni. Potenziare e migliorare la sanità pubblica, con interventi più efficaci ed efficienti per migliorare tutti i servizi e prestazioni sanitarie, superando le scandalose liste di attesa. Poi un tempestivo miglioramento dei pronto soccorso, per il superamento dei disagi di attese insopportabili per gli ammalati, per le automobili , parcheggi gratuiti negli ospedali, un forte potenziamento dell’assistenza domiciliare, infermieristica e sanitaria.

3)   Istruzione e formazione scuole, qualcosa negli ultimi anni è stato fatto, però bisogna fare di più e meglio, portare la scuola dell’obbligo a 18 anni, più collegamento con il mondo del lavoro, la materia d’educazione civica obbligatoria, più preparazione degli insegnanti su problematiche specifiche, per gli studenti che hanno qualche difficoltà di apprendimento, dislessia e altre. Poi mettere in sicurezza tutti gli edifici scolastici e investire di più nella cultura, nella ricerca e per i nostri beni culturali.

4)   Rispetto dell’ambiente, puntare a un piano casa per mettere tutte le abitazioni in sicurezza, da terremoti, frane, alluvioni e obbligo di avere un’assicurazione sulle calamita naturali. Fare un piano di prevenzione interventi mirati su tutto il territorio nazionale, con il coinvolgimento dei comuni, per il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente per evitare il più possibile, incendi, frane, alluvioni, favorire con incentivi economici, l’agricoltura delle nostre colline, montagne e zone abbandonate.

5)   Sicurezza, in casa, sui posti di lavoro, sul territorio, nelle città e sulle strade, il valore della vita sia sempre la priorità nella programmazione di governo, dare più mezzi moderni, alle forze pubbliche addette ai controlli, poi un centro unico di coordinamento e più preparazione, poi ci vogliono più controlli e fermezza nel far rispettare le leggi, i codici, le regole.

6)   Lavoro, per i giovani e meno giovani, progetti nazionali e locali per favorire la creazione di posti di lavoro, per avere più lavoro e meno assistenzialismo, coinvolgendo associazioni, industrie, artigianato, commercio, sindacati e istituzioni a ogni livello.

7)   Viabilità, vanno potenziati e migliorati i mezzi di trasporto pubblici, treni, metropolitane, poi il superamento dei grandi disagi dei passeggeri in particolari i pendolari, e abbonamenti agevolati.

8)   Informazione, bisogna che le forze di sicurezza e di controllo e servizi segreti, mettano in atto velocemente una strategia per smascherare le notizie false, offensive nei confronti di persone, partiti e altre organizzazioni. Le falsità possono disgregare la società e la nostra convivenza civile, o addirittura la nostra democrazia italiana ed europea. Qui rivolgo un appello ai partiti, fate della campagna elettorale l’occasione per fare e dimostrare un’ informazione bella, limpida, veritiera, onesta, trasparente, che parli dei programmi, dei contenuti, dentro una buona e sana politica. Avrete sicuramente più credibilità e più stima, da parte dei cittadini, credetemi la gente non ha bisogno di polemiche.

9)   Ci   sarebbe bisogno di introdurre un servizio civile obbligatorio in Italia, sia per le ragazze che ragazzi, per dare loro la possibilità, di fare esperienze di formazione di lavoro sociale e civile.

10)  Un piano d'informazione educazionale per la prevenzione dell’uso di alcool e droghe, per portare i nostri giovani e meno giovani alla consapevolezza della tossicità e dei danni che provocano alla salute, alla vita, danni per la società, per le famiglie, favoriscono incidenti stradali, infortuni sul lavoro, conflitti interpersonali e familiari.

11)  Un piano per avere più servizi sociali sul territorio, per le persone più deboli,  più attenzione ai diversamente abili e anziani non autosufficienti, con migliori aiuti assistenziali ed economici in particolare a chi li assiste in casa,  in famiglia, con assistenza domiciliare, infermieristica e sanitaria. Poi una preparazione professionale obbligatoria per le badanti. Questi e altri problemi che ho elencato la gente ha bisogno che vengano migliorati e risolti, per il bene dell’Italia, della società, per il bene di tutti i cittadini e per il bene comune.

Francesco Lena, Bergamo (de.it.press)

 

 

 

La psicologa. Schiavi della tecnologia? 10 modi per smettere

 

Basta guardarci intorno: uomini e donne; bambini, adolescenti ed adulti; mamme, padri, nonne e nonni… Tutti con la testa piegata sullo schermo, a spese di quanto accade intorno a loro e dei sentimenti e delle aspettative dei loro cari. È diventato più importante scattare foto e condividere i nostri momenti più belli, che viverli veramente e pienamente.

Ecco 10 punti per “disintossicarti” dalla tecnologia:

1. Prima di tutto, dovreste chiedervi: c’è qualcosa che voglio fare per rimediare a tutto ciò?

Ciascun individuo e famiglia dovrebbe riflettere su questo e prendere la propria decisione.

2. Per molti di noi, il primo passo è ammettere, umilmente, che c’è un problema.

Affermazioni, come “Sto troppo col telefono”, “A volte ho dato priorità al telefono piuttosto che alla famiglia”, e simili, possono aiutarvi a riflettere sulla realtà e ad essere onesti.

3. Stabilite le regole in anticipo.

Per esempio, quando vado alle lezioni di nuoto di mio figlio, ho come regola che userò il telefono solo per fargli una foto mentre è in acqua o per chiedere a mia moglie riguardo la cena. Nessuna eccezione. Regole come questa, anche se per un breve periodo di tempo, non solo vi liberano, ma vi aiutano anche a prendere maggiore consapevolezza delle priorità da stabilire nella vostra vita.

4. Dividete il tempo che dedicate alla tecnologia dai momenti in cui stare in famiglia.

Quale potrebbe essere un giusto equilibrio tra questi due aspetti per voi? Immaginate che una videocamera vi riprenda tutto il giorno ed osservi la vostra divisione, sareste orgogliosi di ciò che viene visto? C’è un obiettivo per cui vorreste lavorare?

5. Mettete al primo posto gli aspetti più importanti del vostro carattere.

Quali sono i punti di forza maggiori del vostro carattere? Quali valorizzate di più? Secondo quali volete vivere? Sapere questo può aiutarvi ad effettuare la divisione, di cui abbiamo parlato sopra, più giusta per voi e a stabilire le regole secondo le quali vivere.

6. Esaminate le vostre “cause”.

Spesso, ci rivolgiamo al telefono per una stimolazione o una curiosità veloce. Lo facciamo perché siamo annoiati, arrabbiati, nell’attesa ansiosa di una risposta o di un “mi piace”, perché siamo agitati ed abbiamo bisogno di una distrazione ed una miriade di altre ragioni. Possiamo spostare la nostra piena attenzione verso questi impulsi e sottili emozioni per capirli meglio e superarli.

7. Stabilite un digiuno dalla tecnologia.

Potete scegliere in giorno della settimana o un momento al giorno in cui non utilizzate i vostri strumenti tecnologici.

8. Adibite delle zone in cui non è ammessa la tecnologia.

Organizzate delle attività e dei luoghi, in cui è vietato l’uso del telefono (per esempio, a tavola, a letto, durante un appuntamento, ecc…).

9. Ottenete un comune accordo con gli altri membri della famiglia.

Siete tutti insieme in questo, quindi organizzate digiuni, zone libere dalla tecnologia ed altri principi guida che funzionano per la vostra famiglia. Incoraggiatevi e supportatevi l’un l’altro, in un modo gentile e senza giudicare.

10. Date priorità a delle abitudini che non richiedono l’uso della tecnologia (una pratica spirituale, una meditazione giornaliera, una camminata, una seduta di yoga).

In questo modo potrete avere la giusta consapevolezza per esaminare ciò che è davvero importante nella vostra vita, con i conseguenti benefici a livello mentale.

Cominciate a seguire questi piccoli suggerimenti… La vostra vita, privata e sociale, migliorerà notevolmente, così come il vostro benessere psicofisico.

Claudia Bassanelli, CdI febbraio

 

 

 

A Mainz nei giorni 1-3 marzo 2018 il convegno dell'Associazione degli italianisti-germanofoni   

 

Magonza - Dal 1° al 3° marzo 2018 l’Associazione degli Italianisti Germanofoni – l’associazione di materia dell’italiano in scienze e insegnamento organizza l’XI Convegno di Italianistica tedesca, con la tematica “Ibridità e norma – Norm und Hybridität” all’Università Johannes Gutenberg di Magonza. I convegni ricorrenti, tenendosi in diverse regioni tedesche presso varie università, si sono fortemente stabiliti per istituire dei forum per lo scambio e per avviare un intenso contatto con il panorama scientifico italiano. Il tema centrale del convegno di quest’anno dà una prospettiva scientifica di tipo linguistico, culturale, letterario e didattico. Il programma presta particolare attenzione ai molteplici processi di cambiamento che si manifestano in rapporti di tensione tra norma (nella sua funzione di principio, di ordine o di orientamento) e ibridità (come risultato di processi di fusione, di combinazione e di infiltrazione). Processi di trasformazione del genere, talvolta, possono arrivare al punto che l’ibridità stessa diventi una manifestazione iconica delle mutate costellazioni culturali e/o sociali, dei mutati metodi e dei mutati progetti della realtà, che così probabilmente finisce nel costituire una nuova norma. Corriere d’Italia

 

 

 

 

Ruhr, bellezza grigioverde della Germania

 

"Germania: gli italiani pensano subito a Berlino, alla foresta nera, al castello di Neuschwanstein, a Monaco e all’Oktoberfest. Il bacino della Ruhr, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, non è una meta particolarmente apprezzata, né conosciuta. Perlopiù evoca reminiscenze della Repubblica di Weimar, l’iperinflazione, l’occupazione francese; è legata a spiacevoli immagini di ciminiere fumanti, lavoratori neri di carbone, acciaio e industria. Industria: altra parola non troppo popolare. Se nel secolo scorso significava ancora progresso e crescita, ora la associamo a inquinamento, metallo e tanto grigio. Eppure", come scrive Anna Castoldi in un articolo pubblicato da ildeutschitalia.com, "la Ruhr è una regione sorprendentemente verde, un verde scuro, intenso, disordinato, quasi che la foresta dei Celti, suoi antichi abitanti, abbia voluto ribellarsi al processo di industrializzazione e sia cresciuta, selvaggia, in ogni angolo non toccato dall’uomo.

Un processo di segno opposto ha interessato questi luoghi negli anni ’90 quando, dopo il declino dell’industria mineraria che ne aveva fatto la grandezza, la Ruhr decise di cambiare volto. I centri industriali fecero di storia e cultura la loro bandiera, aprendosi a eventi di ogni genere, dall’artistico Ruhrtriennale ai Ruhr Games, dal Bochum Total dedicato alla musica all’ExtraSchicht, il festival dell’industria dove attori e cabarettisti si esibiscono ai piedi delle torri di estrazione. Gasometri e altiforni restarono in piedi in veste di monumenti, testimonianze di un massiccio passato; le fabbriche divennero centri espositivi; le cave, musei. Questo intenso impegno alla riconversione da polo industriale ad appetibile fucina di cultura ha valso alla Ruhr il merito di capitale culturale d’Europa nel 2010.

Tutto questo non le rende giustizia. È lecito ammirare il Ruhrgebiet per la sua capacità di rinnovarsi e valorizzare, al contempo, il suo passato; ma è come ammirare uno studente che non ha talento e però si impegna. La Ruhr il talento ce l’ha, senza bisogno di fare le capriole tra "eventi" e "riqualificazioni" che, spesso, si limitano a creare un posticcio parco giochi pieno di "attrazioni". Sono quintali di trucco su uno strano volto, nello sforzo di avvicinarlo a una bellezza convenzionale; ma la Ruhr ha una bellezza sua propria, di cui è difficile impossessarsi. Ogni città ne custodisce un tassello: riunendo i pezzi viene fuori qualcosa di simile a una macchina, che da lontano non ci attira, ma se ci fermiamo a osservarla scopriremo che ci affascina. Il treno è il mezzo migliore per muoversi nella Ruhr: le città sono ben collegate tra loro e, studiando la cartina, si può tracciare un percorso per cui il tragitto dall’una all’altra non dura più di dieci minuti.

Nella piazza fuori dalla stazione di Hamm, le rotaie del treno sembrano proseguire nelle siepi basse e squadrate, vagoni disposti su binari asfaltati, tra grandi vasi di fiori. È una città a misura d’uomo, dove tutte le case sono all’altezza dello sguardo; svetta solo il campanile della chiesa Pauluskirche. Forse per questo Hamm è così accogliente, o forse per l’atmosfera fragrante e familiare che si respira nella grande piazza fuori dalla panetteria Kaiser. Ogni oggetto è colorato, ogni aiuola fiorita; la vita stessa si offre rigogliosa a ogni angolo. Ci sono belle case barocche mescolate alle facciate pulite e fontane con buffe statue di animali: tutto contribuisce al piacere di una passeggiata in questa città. Fuori dalla tranquillità del centro il tempio induista Sri-Kamadchi-Ampal e il castello di Heessen sembrano navigati avventurieri, che dopo tanto viaggiare abbiano deciso di stabilirsi in questa città, suoi guardiani.

Se Hamm prende il visitatore per mano, Dortmund lo stende: questa città, esplosiva e pulsante, acceca con le magliette fluorescenti esposte fuori dai negozi, con la luccicante insegna della U-Tower e le luci al neon dei locali notturni. Eppure ha anche un lato più pensoso, incarnato dalle chiese storiche nel centro: è bello scorrerne gli elementi architettonici con lentezza, apprezzando il passaggio dalle loro fattezze medievali a quelle moderne degli edifici del centro. Qui l’occhio può giocare a cercare le facciate più creative: una è dipinta di azzurro con saette gialle, quasi schegge luminose; un’altra vanta colonne da tempio greco sormontate da strani riflettori; un’altra ancora è decorata da un sinuoso pentagramma che termina in un grande violino. La musica non manca: Opernhaus, Orchesterzentrum e Konzerthaus, di vetro e metallo, contengono insieme leggerezza e peso. Lasciandosi alle spalle il vecchio mercato per immergersi nelle vie dei negozi, fino alle piazze più lontane e alla periferia meno frequentata, scorrendo teatri e giardini, case vecchie e nuove, ci si sente più vicini che mai ad afferrare il segreto della Germania: cupa e piena di vitalità, imbevuta di un passato innervato dalla modernità.

Anche il centro di Bochum, il Bermuda Dreieck, è animato da una grande vivacità: è facile scomparire tra ristoranti e karaoke, chioschi di currywurst e frotte di gente che qui, ogni weekend, si danno appuntamento. Nelle più lontane zone residenziali, la cittadina mostra un’altra vivacità: quella degli studenti dell’Università della Ruhr che percorrono il campus a piedi o in bicicletta, si rilassano nell’erba intorno agli studentati, fanno jogging nella foresta. Spingendosi di nuovo verso il centro ci si imbatte nella monumentale sagoma del Deutsche-Bergbau Museum, dedicato al passato minerario della città: davvero la sua grande trivella ha una strana bellezza, forse nella fermezza e stabilità che trasmette, forse nella spirale che ne risale la punta ed è in realtà una scala per arrivare in cima. Stesa ai piedi del suo simbolo, Bochum è un circuito la cui energia fluisce lungo le strade, fa tremolare le case e vibrare le punte degli alberi.

Un’altra grande forma della memoria si trova a Essen: il vecchio complesso minerario di Zeche Zollverein è diventato un autentico monumento all’industria. Sembra assurdo chiamare "bello" un impianto di lavaggio del carbone; eppure non si può fare a meno di ammirare i giochi geometrici dei suoi reticoli di acciaio, la simmetria di scale e ponti. Questo è il volto solido della città, il peso che schiaccia, la grandezza che lascia inermi, ma c’è anche un volto morbido, in cui pare di poter affrontare i denti: non per niente, Essen significa pasto. Tra le strade caotiche di automobili e di gente intenta a far shopping si trovano prelibatezze artistiche e storiche, come la vecchia sinagoga, il cui aspetto paffuto e invitante non è stato guastato dalle brutture della seconda guerra mondiale. La stessa placida serenità si prova nel duomo di Essen: di fronte alla Madonna Dorata il difficile passato tedesco sembra sciogliersi nell’armonia blu notte della cappella.

Mülheim an der Ruhr non vanta la stessa imponenza di Essen, ma unisce una simpatica vivacità a una tranquillità che scorre senza fretta. Occorre solo un piccolo sforzo per immaginarla come doveva essere nel Medioevo: un borgo accogliente, dove l’occhio vigile della Rathaus domina e protegge case e abitanti. Musei, teatri, cinema sono perle che corrono sul filo del fiume e impreziosiscono la città, ma il modo migliore per godersi questa principessa della Ruhr è accomodarsi nel parco all’ombra del classicheggiante Stadthalle e guardare la città accovacciata sulla riva opposta. Sembra una foto di gruppo: in mezzo la piazza, abbracciata dai tavolini fuori dai caffè, circondata da un tetto grigio con due abbaini e da un complesso commerciale di vetro grigioverde; ai lati due palazzi, uno di sapore antico, con elementi classici, l’altro più moderno, un grande condominio giallo; dietro, la torre della Rathaus spunta come un amico alzatosi in punta di piedi per farsi vedere.

A Duisburg forme, volumi e materiali si cercano e si confrontano: nell’Opernplatz la rotonda del centro commerciale Karstadt fronteggia le colonne da tempio greco dell’Opera; le statue che ornano il suo timpano triangolare guardano in basso, verso una scultura futuristica che ricorda le ossa di un grande animale. Sui lati maggiori del grande rettangolo che è questa piazza si scrutano il tribunale di pietra e la Mercatorhalle di vetro, innovativa struttura dove si tengono concerti e congressi. E così, verso il centro, accanto allatorre Shephard, avanzo delle antiche mura della città, si incontra una sfera di metallo che assomiglia al mondo: è dedicata al grande cartografo Mercatore, che passò parte della sua vita a Duisburg. Ai margini della Burgplatz si affrontano il municipio e la Salvatorkirche: le loro cime sembrano ignorarsi a vicenda, superbe, nell’aria, mentre nell’acqua sono i fiumi Reno e Ruhr a incontrarsi. Su questa confluenza è nata Duisburg, fertile di idee, colori e forme, scomposte nella città e ricomposte nella fontana Lifesaver, lungo la Königstrasse.

Il mondo non conosce solo "la grande bellezza", quella che si para davanti, indubitabile, e invade i sensi; esiste una bellezza negletta, da scovare e capire, con attenzione e apprendimento continui. Di questa bellezza la Ruhr grigioverde abbonda: i suoi frammenti sparsi nella terra tra le rotaie sono luccicanti granelli di Germania, piccole pepite che, raccolte, ci rendono più ricchi". (aise) 

 

 

 

I temi recenti di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo

  

Speciale elezioni - In vista delle elezioni del 4 marzo vi spieghiamo come votare, chi sono i candidati fra cui dovremo scegliere noi italiani in Europa. In più analizziamo i temi presenti nella campagna elettorale – e anche quelli assenti. In questo speciale trovate tutti gli approfondimenti e le interviste legate al tema.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/speciale/elezioni-italia-100.html

I candidati in Europa: https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/candidati-voto-estero-europa-100.html

 

08.02.2018. Via dalle famiglie mafiose. Chi cresce in una famiglia mafiosa, spesso non conosce altre realtà e non ha libertà di scegliere come vivere la propria vita. Il giudice Roberto Di Bella in Calabria toglie i ragazzi minacciati dalla loro stessa situazione ai genitori per dare loro più prospettive.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/via-dalle-famiglie-mafiose-100.html

 

Leonardo Monteiro. È uno dei cantanti in gara nella categoria Giovani al Festival di Sanremo di quest'anno. Tiziana Caravante lo ha intervistato prima del suo debutto a Sanremo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/leonardo-monteiro-100.html

 

07.02.2018. A volte ritornano

Un matrimonio di convenienza, quello tra l'Unione (Cdu e Csu) e l'Spd, stipulato a fatica. L'accordo di coalizione è stato raggiunto dopo quasi due settimane di trattative e a più di quattro mesi dalle elezioni politiche.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/grande-coalizione-100.html

 

Le richieste ai candidate. Quali impegni chiedono gli italiani in Germania a chi ha deciso di correre per le politiche nella ripartizione Europa? Abbiamo sentito i rappresentanti di istituzioni e associazioni.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/kandidaten-deutschland-italien-100.html

 

06.02.2018. Non è aria per noi

A Roma, Brescia e Milano migliaia di cittadini muniti di rilevatori passivi misurano, dal 2 febbraio al 2 marzo, la concentrazione di biossido di azoto (NO2) nei pressi di scuole e aree verdi. Intanto la campagna elettorale ignora completamente il tema della salute pubblica.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/luftverschmutzung-106.html

 

La canzone italiana, online. Nasce un nuovo portale dedicato alla Canzone italiana. Una enciclopedia multimediale con 200.000 canzoni, storie, interviste. Tutte da scaricare gratuitamente.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/musik-archiv-italien-100.html

 

05.02.2018. Terrorismo fascista

Luca Traini, autore della sparatoria nel centro di Macerata sabato 3 febbraio, è un simpatizzante della Lega Nord ed esponente degli ambienti più estremisti del radicalismo di destra. A un mese dalle elezioni politiche, questo evento tragico infiamma ulteriormente una campagna elettorale già avvelenata.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/angriff-macerata-100.html

 

02.02.2018. Fact checking pensioni. "La legge Fornero va azzerata": questa è la promessa elettorale della Lega per quanto riguarda le pensioni. Ma è possibile? E quali sono le proposte degli altri partiti?

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/factchecking-pensioni-100.html

 

Le assaggiatrici. Ispirato alla vera storia di Margot Wölk, berlinese scelta per testare eventuali veleni nei pasti di Hitler, il romanzo di Rosella Postorino racconta l'altra faccia del nazismo: i tedeschi piegati al regime, non per convinzione, ma per assecondare il proprio istinto di sopravvivenza.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/pagine-scelte/assaggiatrici-rosella-postorino-100.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-240.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati

I commenti sportivi di Agnese Franceschini

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/index.html

 

01.02.2018. Disfatta per l'antidoping. Il TAS, tribunale arbitrale sportivo di Losanna ha revocato per insufficienza di prove la squalifica a vita per 28 atleti russi. La credibilità delle olimpiadi è messa così in dubbio.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/olimpiadi-invernali-doping-tas-100.html

 

La Polonia e i campi di concentramento. Una nuova legge del governo di Varsavia punisce chi definisce "polacchi" i campi di concentramento nazisti. Abbiamo chiesto allo storico Marcello Pezzetti se questa decisione sia storicamente fondata.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/polinia-campi-concentramento-100.html

 

31.01.2018. Trafficanti di profughi in Germania

Retata della polizia tedesca che ha arrestato tre uomini sospettati di far parte di un'organizzazione criminale che traffica sui viaggi dei migranti. Sarebbero arrivati qui attraversando Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/trafficanti-germania-100.html

 

"Sono tornato". Esce nelle sale cinematografiche italiane il remake del film tedesco "Er ist wieder da". Ma a tornare in Italia non è Hitler ma Mussolini. E viene accolto come un calciatore.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/mussolini-film-100.html

 

30.01.2018. Servizio pubblico a rischio. Un referendum in Sizzera vuole abolire il canone senza dare alternative al servizio rediotelevisivo pubblico

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/referendum-svizzera-billag-102.html

 

Veronica Raimo. La scrittrice, romana di nascita e berlinese di adozione, racconta i suoi personaggi e la paura di invecchiare.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/veronica-raimo-102.html

 

Ruvida e creative. È la Berlino in perenne cambiamento, dai mille stili architettonici e dai cantieri che non finiscono mai la città che da quasi trent’anni accompagna nella vita e nel lavoro Monica Bonvicini, artista concettuale di fama internazionale.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/a-tu-per-tu/monica-bonvicini-102.html

 

29.01.2018. Esperimenti disumani

Non solo sulle scimmie, i gas di scarico delle auto diesel dei colossi tedeschi VW, BMW E Daimler sono stati testati anche su cavie umane.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/abgstest-test-gas-diesel-100.html

 

Guè Pequeno. Lo abbiamo intervistato in esclusiva in vista del concerto del 2 febbraio a Düsseldorf. Per vincere un biglietto scrivete una mail a cosmo@wdr.de inserendo nell'oggetto "Radio Colonia".

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/gue-pequeno-102.html

 

26.01.2018. Flat Tax e non solo

Tagli e rimodulazioni di tasse sono uno degli argomenti più caldi della campagna elettorale italiana. Enzo Savignano analizza le proposte dei diversi partiti.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/factchecking-flat-tax-102.html

 

Sopravvivere ad Auschwitz. Il neofascismo sta prendendo sempre più piede in Italia e in Europa. Secondo Piero Terracina, ex deportato ad Auschwitz-Birkenau, la conoscenza del passato è un primo passo per fermarlo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/sopravvivere-ad-auschwitz-100.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-238.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati

I commenti sportivi di Agnese Franceschini

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/index.html

 

 Verso il 4 marzo. Speciale: Elezioni in Italia

Il 4 marzo in Italia si rinnova il Parlamento. Chi vive all'estero vota per corrispondenza. Scopri come votare, chi sono i candidati all'estero, segui la campagna elettorale e i dibattiti dopo le elezioni con l'aiuto dei nostri approfondimenti, raccolti in questo speciale.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/speciale/elezioni-italia-100.html

 

25.01.2018. Per un futuro migliore? Ricchezza e benessere riguardano sempre di più una minoranza della popolazione mondiale. A Davos si cercano nuove soluzioni per una crescita sostenibile. Ne parliamo con l'esperto Alfonso Giordano.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/davos-sostenibile-102.html

 

Alessio Bondì. È un cantautore palermitano, che arriva a Berlino con il suo album “Sfardo". È un autore di razza: nasce da radici folk e le mescola con i ritmi contemporanei e il suono esotico del suo dialetto.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/allesio-bondi-100.html

 

24.01.2018. Verità per Giulio Regeni. A due anni dalla sua scomparsa in tutta Italia si organizzeranno manifestazioni e fiaccolate. A che punto è la ricerca della verità? Ne parliamo con il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/verita-giulio-regeni-100.html

 

Bilancio di cinque anni in Parlamento 2. Che cosa hanno raggiunto in questa legislatura i parlamentari eletti nella ripartizione Europa? Bilancio dei risultati ottenuti e di quelli ancora da realizzare con Laura Garavini e Mario Caruso.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/parlamentari-lavoro-svolto-102.html

 

23.01.2018. Panzer per Erdogan. La Turchia attacca milizie curde in Siria: prima con bombardamenti, poi anche con operazioni via terra con carriarmati tedeschi. Intervista a Dimitrij Bettoni da Istanbul sui motivi e sul ruolo della Germania.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/panzer-erdogan-100.html

 

Parlare di legalità non basta. Nell'attuale campagna elettorale italiana il tema della lotta alla mafia è praticamente assente. E da anni, secondo don Luigi Ciotti, il termine "legalità" viene svuotato del suo significato.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/don-ciotti-voto-100.html

 

22.01.2018. Sì ai negoziati. Ma Unione ed Spd dovranno rimuovere ancora molti ostacoli per formare il nuovo esecutivo di Berlino, il quarto consecutivo guidato da Angela Merkel, il terzo di Grande Coalizione.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/si-negoziati-100.html

 

19.01.2018. Fact checking immigrazione

"Gli immigrati ci stanno invadendo, mettono a rischio la razza bianca." Queste pesanti affermazioni di certi politici italiani in campagna elettorale sono prive di fondamento se messe di fronte ai fatti.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/fact-checking-immigrazione-100.html

 

Don Luigi Ciotti in Germania. Il prete antimafia don Luigi Ciotti in questi giorni è a Düsseldorf e Francoforte per parlare dell'associazione Libera e dell'attività dei clan mafiosi sul territorio federale. Ascolta la nostra intervista.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/don-luigi-ciotti-germania-100.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-236.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati

I commenti sportivi di Agnese Franceschini

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/index.html RC/De.it.press

 

 

 

 

La mostra “Emilia-Romagna terra di cineasti” all’IIC di Berlino fino al 25 febbraio

 

Berlino - “Partiamo da una constatazione di fatto: in questa regione è nata e si è formata gran parte dei migliori cineasti italiani”. Così Renzo Renzi racchiudeva, in poche parole, l’immensa storia cinematografica dell’Emilia-Romagna, capace nei decenni di sfoderare autori come Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Pier Paolo Pasolini, Valerio Zurlini, Florestano Vancini, Bernardo e Giuseppe Bertolucci, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Pupi Avati, Giorgio Diritti.

Ora la mostra promossa dalla Cineteca di Bologna con il sostegno della Regione Emilia-Romagna li raccoglie tutti e li porta a Berlino: “Emilia-Romagna terra di cineasti”, a cura di Gian Luca Farinelli, Antonio Bigini e Rosaria Gioia, è stata allestita all’Istituto Italiano di Cultura fino al 25 febbraio.

Perché alcuni dei maggiori cineasti italiani sono emiliano-romagnoli? E perché molti dei momenti più innovativi e sorprendenti della storia del cinema italiano sono avvenuti nella nostra regione? La Cineteca di Bologna, in collaborazione con la Regione, ha scelto di raccontare con questa mostra la straordinaria fertilità cinematografica dell’Emilia-Romagna.

La mostra, già svoltasi negli spazi storici della Sala d’Ercole a palazzo d’Accursio, si articola in un doppio percorso.

Nella parte esterna un dialogo aperto tra pellicole, testi e testimonianze permette ai visitatori di rileggere la storia del cinema italiano da una prospettiva emiliano-romagnola, evidenziando l’affinità elettiva che da sempre lega il cinema alla nostra regione. Il pubblico può così riscoprire, o incontrare per la prima volta, film di autori come Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Pier Paolo Pasolini, Valerio Zurlini, Florestano Vancini, Bernardo Bertolucci, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Pupi Avati e Giorgio Diritti.

Il percorso interno tenta invece in maniera più suggestiva di interrogarsi sulle ragioni di questa straordinaria fioritura. Muovendo dalle idee e dagli spunti seminati da Renzo Renzi, che per primo si occupò del cinema emiliano-romagnolo nell’articolo che dà il titolo alla mostra, un gioco di rimandi tra film, testi e fotografie punta l’attenzione su un retroterra culturale, geografico e sociale unico, che ha fatto dell’Emilia-Romagna una regione a naturale vocazione cinematografica.

Si tratta di una mostra che invita a viaggiare, per visitare anche i grandi archivi cinematografici che la regione ospita: quello di Cesare Zavattini a Reggio Emilia, di Michelangelo Antonioni a Ferrara, di Federico Fellini a Rimini, di Pier Paolo Pasolini a Bologna o di Tonino Guerra a Pennabilli.

In quest’ottica si inserisce anche il progetto sul cineturismo, realizzato sempre in collaborazione con la Regione. Un sito web offre una mappatura dei principali film girati sul nostro territorio, proponendo dei percorsi cineturistici rivolti agli appassionati per riscoprire luoghi più o meno noti delle nostre città attraverso gli occhi dei grandi maestri. (aise/dip) 

 

 

 

Garavini (PD): “La storia di Delio Miorandi esempio di buona integrazione per tutti”

 

“L’onorificenza di Commendatore, attribuita a Delio Miorandi dal Presidente della Repubblica su mia proposta, è motivo di grande orgoglio. Non solo per me, ma per tutta la comunità italiana all’estero. In particolare quella tedesca. Delio Miorandi, nominato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, rappresenta un riferimento importante per i connazionali che vivono in Germania.

A loro ha dedicato il suo impegno, coinvolgendoli in iniziative di integrazione fin dal suo arrivo, negli anni Cinquanta. Si è dimostrato vicino in particolare agli italiani impiegati come operai nello stabilimento Opel di Russelsheim. La sua inclinazione al prossimo prosegue tuttora nel suo impegno in attività a favore dei profughi. Non a caso ha ricevuto il Deutscher Burgerpreis nel  2016, la massima onorificenza tedesca nel mondo del volontariato.

Le storie come quella di Delio Miorandi sono un esempio per tutti. Perché ci insegnano che l’integrazione non è solo un valore astratto. Bensì può essere una realtà. Applicabile e realizzabile. L’incontro tra culture si può e si deve ricercare. Lo scontro, invece, può solo distruggere, senza costruire. Il Partito Democratico crede nell’accoglienza. Non ci arrendiamo a chi dice che bisogna chiudere le porte a chi scappa dalla fame e dalla miseria. Al contrario, siamo convinti che bisogna includere e integrare. Proprio come ha fatto, per una vita, Delio Miorandi”.

È quanto dichiara Laura Garavini, Capolista al Senato PD in Europa, in merito al conferimento dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica Italiana, consegnata il 25 gennaio dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Delio Miorandi. dip

 

 

 

 

Eletto il nuovo direttivo delle Acli di Kempten

 

La nuova Presidenza del Circolo ACLI di Kempten è stata eletta  nei locali della sua sede sociale, presso il KAB di Kempten, sabato 20 Gennaio 2018.  Per questa importante occasione sono intervenuti il Comm. Carmine Macaluso, Presidente delle ACLI Baviera, il Dr. Fernando A. Grasso, Vicepresidente Vicario delle ACLI Baviera e Corrispondente Consolare per il Circondario di Kempten,  il Comm. Antonino Tortorici, Corrispondente Consolare per Memmingen e dintorni, nonché Presidente del Comitato Consultivo degli Stranieri di Memmingen  e il signor Manfred Stick, responsabile di zona del KAB. 

Su proposta dei soci presenti, ha presieduto l'Assemblea e diretto le operazioni di voto il Presidente Macaluso, coadiuvato dal Corrispondente Tortorici in qualità di Segretario, che ha anche redatto un regolare verbale, che è stato inserito agli atti. Il Dr. Grasso si è incaricato dello svolgimento generale dell'incontro.

All'inizio dell'incontro e dopo un breve momento di riflessione, anche per ricordare i soci deceduti, a cominciare dal compianto Ilario Grenci, sia Grasso che Macaluso hanno parlato degli scopi delle Associazioni ACLI in tutto il mondo, rammentando anche le varie scadenze: il rinnovo dei Direttivi  dei vari Circoli, il XIII Congresso delle ACLI Baviera del prossimo 17 Febbraio ad Augsburg e il XII Congresso della ACLI Germania del 14 e 15 Aprile a Stoccarda. Congressi ai quali parteciperanno quattro Delegati del Circolo ACLI di Kempten.

Gli intervenuti (14 su 32 Soci, 1 socio onorario e alcuni ospiti) sono stati invitati a proporre candidature per la figura del nuovo Presidente del Circolo. Sia la Presidente uscente Grenci, che il Coordinatore Grasso e così pure altri soci presenti, hanno proposto il nome del Rag. Paolo Franco, giunto da due anni a Kempten da Padova. Un socio che, in questi ultimi mesi, ha dimostrato capacità e volontà gestionali, sia nel circolo, sia in seno al Consiglio Pastorale della Missione Cattolica Italiana di Kempten, data anche la sua lunga esperienza maturata in Italia.

La candidatura è stata accettata di buon grado dall'interessato che ha parlato brevemente del programma che intende attuare. L'elezione del nuovo Presidente è avvenuta in forma palese per volontà dei soci. Modalità con la quale sono stati successivamente confermati i seguenti membri del Direttivo subito dopo proposti dal Neopresidente:

* Vicepresidente Vicario: Dr. Fernando A. Grasso con funzioni di Coordinatore e 2. segretario organizzativo;

* Vicepresidente: Signora Emma Grenci (Presidente uscente e Vicepresidente del Consiglio Parrocchiale della Missione Cattolica Italiana di Kempten);

* Segretario per l'organizzazione: Signora Pina Baiano (Segretaria della Missione Cattolica Italiana di Kempten);

* Segretario per le risorse: Signor Giampiero Trovato (Presidente del Consiglio Parrocchiale della Missione Cattolica Italiana di Kempten);

* Consigliere Spirituale: Padre Bruno Zuchowski (Rettore delle Missioni Cattoliche Italiane di Kempten ed Augsburg e Consigliere Spirituale delle ACLI Baviera);

* Consigliere Sociale: Cav. Corrado Mangano (già Assistente Sociale della Caritas e Corrispondente Consolare);

* Contatti con il KAB: Signor Manfred Stick (Responsabile di zona del KAB);

* Consigliere: Signor Emilio Mastrostefano;

* Consigliere: Signora Cettina Leocata.

E così pure sono stati proposti dal Neopresidente e confermati dai soci in forma palese i seguenti Delegati per i prossimi congressi: Rag. Paolo Franco; Dr. Fernando A. Grasso; Signora Emma Grenci; Signor Emilio Mastrostefano.

Delegata Supplente: Signora Bambina Di Iorio.

Dopo l'acclamazione dei nuovi eletti c'è stato anche il momento di ringraziamento ai Membri del Direttivo uscente, presenti in assemblea: il Signor Genuino Di Iorio e il Signor Salvatore Campagna, che hanno assicurato tutta la loro collaborazione in seno al Circolo.

L'assemblea, si è sciolta dopo le 21:30. I neoeletti e il direttivo uscente si sono incontrati lunedì 22 febbraio  per procedere alle consegne dei materiali e per pianificare in dettaglio le attività future. F.G. de.it.press

 

 

 

 

"Basilea in italiano - Basel auf italienisch": oltre un mese di eventi in città e nei dintorni

 

Basilea - Gode del patrocinio del Consolato d’Italia a Basilea la rassegna "Basilea in italiano - Basel auf italienisch", che propone un calendario ricco di eventi in città e nei suoi dintorni dal 30 gennaio al 4 marzo.

Iniziata martedì 30 gennaio e proseguita con diverse manifestazioni, continua

venerdì 16 febbraio, alle ore 19.30, con il console Michele Camerota che illustrerà le "Informazioni sul voto all’estero e sui servizi consolari" nel corso dell’incontro organizzato da Circolo ACLI e Colonia Libera di Möhlin al Centro Parrocchiale Schallen di Möhlin.

Sabato 17 febbraio, alle ore 20.00, e domenica 18 alle ore 16.00, "Anche le befane sbagliano…" nella favola di Renzo Noberini, organizzato dalla Filodrammatica La scintilla della Chiesa Evangelica di lingua italiana a Basilea. L’entrata sarà libera

"Nachmittag all'Italiana" domenica 25 febbraio, alle ore 12.00, con la spaghettata a favore dei terremotati del centro Italia organizzata dalla Colonia Libera Italiana di Basilea con il patrocinio del Consolato presso Quartiertreffpunkt LOLA a Basilea.

La Società Dante Alighieri di Basilea ancora protagonista della rassegna martedì 27 febbraio, alle ore 19.30, con "Fruttero & Lucentini" e l’incontro con il critico letterario Domenico Scarpa.

Chiuderà il programma di eventi spettacolo teatrale "Filumena Marturano" di Edoardo De Filippo, organizzato dalla compagnia Teatro Primo Sole, che sarà in scena sabato 3 marzo, alle ore 19.30, e domenica 4 alle ore 16.30 nella Kronenmattsaal di Binningen. dip 

 

 

 

 

Ripartizione Europa. Campagna elettorale e candidati dalla Germania. E dintorni

 

Laura Garavini, Capolista del PD in Europa, spiega i motivi che la hanno indotta a candidarsi al Senato. “Mi candido al Senato affinché in Europa il Partito Democratico conquisti uno dei due soli seggi in lizza, nella circoscrizione in questo ramo del Parlamento. Dopo due Legislature la riconferma al Parlamento avrebbe potuto essere blindata per me. Ma ho voluto candidarmi al Senato, per aiutare il Partito Democratico a diventare il partito più forte in Europa e a conquistare un seggio che sarà combattuto fino all’ultimo voto”.

“A differenza dell’Italia, all’estero le destre si sono messe insieme con l‘obiettivo di farci perdere. Proprio per questo con la mia candidatura voglio dare il segno che il PD coglie la sfida ed è pronto a correre per vincere anche all’estero”.

“C‘è di che essere orgogliosi del processo di riforme che abbiamo messo in moto per il Paese. Un processo che inizia a dare i primi frutti, ma che deve essere portato avanti, affinché possa dare benefici alla gente, nel quotidiano. Questo sarà possibile solamente con un Governo a guida PD, che porti avanti il lavoro svolto. E il Senato potrebbe diventare di nuovo, come già in passato, il luogo dove si giocano risicati equilibri di maggioranza”. “Per questo ho scelto di candidarmi al Senato. Per contribuire a fare vincere il PD. In politica bisogna anche avere il coraggio di rischiare, per il bene del Paese. Mi auguro che gli elettori vorranno premiare questo mio impegno“.

 

Angela Schirò è candidata alla Camera dei Deputati per il Partito Democratico, unica esponente residente in Germania in lista. Nata nel 1985 a Gernsbach, in Baden-Württenberg, da madre calabrese (di San Lorenzo del Vallo, CS) e padre siciliano (di Santa Cristina Gela, PA), Schirò insegna Italiano e Spagnolo in un liceo di Pforzheim. Attiva nel circolo locale del Partito Democratico e nella SPD, ha al suo attivo numerose iniziative sociali rivolte ai ragazzi in età scolare.

“Integrazione, multiculturalità, Europa, attenzione ai più deboli: sono questi i pilastri del mio impegno politico”, illustra Schirò. “Mi impegnerò per favorire l’implementazione di misure semplici per migliorare la vita di tanti italiani all’estero: un sostegno maggiore per l’apprendimento linguistico e per l’integrazione sociale, percorsi facilitati di riconoscimento dei titoli di studio, seri supporti per una migrazione consapevole e lotta allo sfruttamento e al lavoro nero”. Sul piano dei diritti, convinto sostegno allo Ius soli, per dare la cittadinanza ai bambini nati e cresciuti in un paese diverso dal loro: “A 16 anni ho dovuto fare richiesta del permesso di soggiorno per poter vivere nel paese in cui sono nata. L'idea di essere considerata straniera a casa mia mi è sembrata una grande ingiustizia. Credo che sia necessario combattere per dare ai bambini stranieri nati e cresciuti in Italia la piena cittadinanza”.

Sono previste numerose tappe in Germania e in altri paesi europei. Per contatti

angela.schiro@gmx.de, +4915788277418, www.angela-schiro.de.

 

“Forza Italia in Germania auspica una forte partecipazione al voto e un successo elettorale per la propria lista di Centrodestra, per poter vincere e realizzare il proprio programma, sia in Italia che all'estero”. Così il Coordinamento Nazionale di Forza Italia in Germania in una nota in cui sintetizza i “punti salienti” del programma del partito all'estero. E cioè: “l'abolizione dell'IMU sulla prima casa per gli italiani all'estero, riduzione delle aliquote TARI, TARSU, poi la Previdenza, il lavoro e l'ambito sociale degli italiani all'estero, la Rappresentanza con la Riforma dei Comites e dei CGIE e non meno importante la difesa della lingua e cultura italiana e il sostegno al made in Italy”. Inoltre, il coordinamento ricorda che “il candidato di Forza Italia alla Camera dei deputati nella lista comune del centrodestra è Carmelo Pignataro (www.carmelopignataro.it) di Stoccarda, che questo coordinamento sostiene con convinzione”.

 

"I candidati in lista per le 4 ripartizioni della circoscrizione estero per Civica Popolare, con le loro competenze, esperienze, e il loro radicamento sul territorio tra le comunita' italiane, sono la metafora del progetto che Civica Popolare vuole realizzare in Italia. Un progetto fatto di responsabilita', di riaffermazione della credibilita' del nostro Paese e di rinnovamento del suo ruolo a livello internazionale". È quanto dichiara in una nota il ministro della Salute e leader di Civica Popolare, Beatrice Lorenzin. "Tra questi candidati ricordiamo profili giovani espressione della nuova italianita', come Marco Carretta, classe 1992 di origine marocchina, adottato in tenera eta' da una famiglia milanese, impegnato nell'associazionismo e nella difesa dei diritti di minori abbandonati, esempio integrazione. Unici parlamentari in lista, Aldo Di Biagio e Renata Bueno, rispettivamente in Ripartizione Europa e Ripartizione Sud America, che faranno da traino per l'intero progetto estero", aggiunge. "Abbiamo voluto sintetizzare nelle nostre liste un'italianita' all'estero fatta non solo di cervelli in fuga ma anche di esperienze e di integrazione interculturale che dovrebbe aprire una nuova stagione per l'immagine e la credibilita' del nostro Paese in Europa e nel mondo", conclude Lorenzin

 

Scrive in una nota Mario Caruso, deputato uscente e candidato alla Camera alle prossime elezioni politiche con “Noi con l’Italia – Udc”, che ribatte alla trasmissione di Italia Uno le Iene, accusata di rilanciare “attacchi mirati, manovrati e di chiara matrice politica nei miei riguardi”. “Come già detto più volte, la mia ricandidatura vuole essere una risposta chiara e serena ai tanti attacchi ricevuti in questi mesi, che sono stati smentiti grazie all’indagine del Collegio dei Questori della Camera, il cui esito trova conferma in una nota ufficiale della Presidente Laura Boldrini e dell’Ufficio di Presidenza della Camera. Ho agito, inoltre, legalmente con una serie di denunce che faranno il proprio corso e sono certo che smentiranno ancora una volta tutte le accuse che mi sono state mosse, prive di fondamento e prove, accuse che ritorneranno al mittente”. “Io – continua Caruso – vivo e risiedo in Germania da oltre 40 anni (non mi sono rifugiato qui come vogliono far credere negli ultimi mesi) e, nonostante questi continui attacchi, intendo continuare per la mia strada rinnovando, attraverso la candidatura con ‘Noi con l’Italia-Udc’, il mio impegno parlamentare nella tutela di noi italiani all’estero”.  

 

Appello agli elettori di Angela Ciliberto e Luca Tagliaretti. “Con la presentazione delle liste elettorali lo scorso lunedì siamo entrati nel vivo della campagna elettorale per le prossime consultazioni del 4 marzo che vedranno, per la prima volta, anche candidati non residenti all’estero. Tra i candidati ci saremo anche noi, Angela Ciliberto e Luca Tagliaretti, in lista alla Camera dei Deputati per ‘Civica Popolare’.

Accettare di candidarsi per delle elezioni così difficili, in un contesto politico così complicato e confuso, richiede molto coraggio e anche un briciolo di pazzia. Si può fare solo in un’ottica di servizio ai nostri connazionali e come argine al populismo anti europeo e al pregiudizio verso gli italiani all’estero.

Proprio gli attacchi continui contro il voto all’estero, contro la nuova emigrazione, contro Comites e CGIE ed anche, in alcune occasioni, direttamente contro alcuni membri di questi organismi democraticamente eletti, oltre ad essere intollerabili, fanno parte di una strategia tesa a delegittimare tutta la rappresentanza degli italiani all’estero. È importante, quindi, che i nuovi eletti siano persone radicate sul territorio e con la sensibilità e l’esperienza adatte a capire e difendere le complesse esigenze delle comunità italiane e dei suoi organi di rappresentanza.

L’esperienza nei Comites e nel CGIE costituisce, infatti, un valore aggiunto per chi si vuole candidare a rappresentare la comunità tutta. Riportiamo gli italiani all’estero al centro del dibattito politico!”

 

Il Movimento delle Libertà, presieduto da Massimo Romagnoli, presenta i suoi candidati, ma solo nella ripartizione Europa. I candidati per la Camera sono: Massimo Romagnoli, Calogero Virzi (Colonia), Salvatore Letizia detto Totò (Bruxelles), Marina  Bresciani, Riccardo De Filippo (Bellinzona), Gerardo Tanga (Wiesbaden), Mario Ciccocelli (Francoforte), Alessandra Agostini in Klotz (Baden Baden) , Nicoletta Albano (Francoforte), Adriano Di Pietrantonio detto Visconti (Londra). Per il Senato, sempre nella ripartizione Europa, si candidano: Carmelo Manoti (Francoforte), Maria Teresa Riggi (Liegi), Rocco Remollino (Stoccarda) e Giuseppe Ceresa (Mainz). (Inform)

 

“Fratelli d'Italia” segnala i nomi dei propri candidati nella Circoscrizione estero, che compongono l'alleanza del centro-destra al voto del 4 marzo: nella ripartizione Europa sono Sofia Darè Biancolin, Vincenzo Zaccarini e Mario Zoratto alla Camera.

 

Il Movimento 5 Stelle sarà presente con i suoi candidati in tutte le ripartizioni della circoscrizione Estero.  Per la Camera dei Deputati nella ripartizione Europa il Movimento 5 Stelle presenta: Ferruccio Cittadini, Marco Romano, Elisa Siragusa, Elena Ghizzo, Nicola Bacciu, Federico Amadei, Domenico Ciancone, Paolo Margari e Daniel Guariglia. Nella medesima ripartizione per il Senato i candidati sono: Matteo Angelo Marcello Pilato, Gabriella Creti, Caterina Natalia Geraci in Schaer, Daria Costeniero.

 

Per le liste complete dei candidati dell’estero si vada a vedere al link

http://www.go-italy.net/public/file/Focus/liste_candidati.pdf.  (de.it.press)

 

 

 

 

Nuovo progetto di collaborazione tra Tempo di Libri, Fiera internazionale dell’editoria, e Frankfurter Buchmesse

 

Nasce dagli stretti rapporti tra l’Associazione Italiana Editori (AIE) e Frankfurter Buchmesse l’iniziativa Frankfurt-Milan Fellowship, che sancisce una profonda e prestigiosa collaborazione tra Tempo di Libri, Fiera internazionale dell’editoria, e Frankfurter Buchmesse, la principale manifestazione del settore librario a livello mondiale. L’annuncio all’indomani della notizia che l’Italia è stata scelta come Ospite d’Onore della stessa Buchmesse nel 2023.

Nell’ambito di Tempo di Libri (fieramilanocity, 8-12 marzo 2018), il Frankfurt-Milan Fellowship porterà a Milano il 6 e 7 marzo una delegazione di operatori stranieri che ha partecipato lo scorso ottobre al programma di gemellaggio della Buchmesse. L’intento è quello di presentare in un contesto ristretto ed esclusivo l’editoria italiana e di contribuire al consolidamento del carattere internazionale di Tempo di Libri, anche grazie all’ottimo risultato della prima edizione del Milan International Rights Center (MIRC) nel 2017.

"L’internazionalità è un asse fondamentale per Tempo di Libri", ha commentato Ricardo Franco Levi, presidente AIE. "La collaborazione con Buchmesse, riconosciuta unanimemente come l’evento per eccellenza dell’industria editoriale libraria a livello mondiale, rende il progetto particolarmente prestigioso e rappresenta un’occasione straordinaria per l’internazionalizzazione del nostro settore".

"La partnership con Tempo di Libri consente ai partecipanti al Fellowship di conoscere a fondo la nuova fiera internazionale del libro di Milano e il mercato del libro italiano", ha detto Juergen Boos, direttore della Frankfurter Buchmesse. "Per 20 anni, il Frankfurt Fellowship Programme ha riunito editori, agenti e editor di 16 Paesi. Questo ha portato allo sviluppo di una vivace rete industriale".

Lanciato per celebrare il 50esimo anniversario della Frankfurter Buchmesse nel 1998, il Frankfurter Buchmesse Fellowship Programme offre informazioni e collegamenti nel mondo dell'editoria internazionale. Durante gli ultimi 19 anni, 288 partecipanti provenienti da 57 Paesi hanno ottenuto molto da questa esperienza.

Il Frankfurt Fellowship Program si concentra sullo scambio di informazioni, sul dialogo professionale e sulla creazione di collegamenti tra giovani editori internazionali. I partecipanti al Fellowship visitano case editrici e librai, imparano a conoscere i mercati internazionali del libro, partecipano a eventi e cene.

Giovani editor e right manager provenienti da Intermedio Editores (Colombia), Belleville editions/ Hugo & Cie (Francia), Marsilio (Italia), Iwanami Shoten Publishers (Giappone), Harper Collins Holland (Paesi Bassi), Granta & Portobello Books (Regno Unito), Rosman (Russia), New Direction (Stati Uniti), conosceranno più da vicino il mercato editoriale italiano per instaurare e consolidare rapporti con l’Italia attraverso presentazioni del settore, visite a case editrici e librerie e attraverso la partecipazione al MIRC dall’8 al 10 marzo.

Il progetto è reso possibile grazie al contributo di Aldus, il network europeo delle Fiere del Libro - supportato dal programma Europa Creativa della Commissione Europea - coordinato da AIE e di cui anche Frankfurter Buchmesse è partner, di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, e di Fondazione Fiera Milano. (aise/dip) 

 

 

 

 

A Francoforte il primo seminario in italiano focalizzato sul JobCenter

 

Francoforte - Il 17 febbraio, alle ore 15.45, si terrà presso la Salbau Griesheim- Schwarzerlenweg 57, a Francoforte, il primo seminario in italiano focalizzato sul JobCenter, l’istituto di previdenza sociale per sostenere tedeschi e immigrati in momenti di difficoltà economica. L’incontro è organizzato dal ComItEs di Francoforte sul Meno, in collaborazione con IFD e.V. (Italiani a Francoforte e dintorni), ACLI Baden-Württemberg e Assistenza legale in Germania.

Si parlerà nello specifico di cosa sia e come funzioni questo istituto, al centro troppo spesso di banalizzazioni e fraintendimenti, soprattutto da parte di chi ha intenzione di trasferirsi o è appena arrivato in Germania. Verranno evidenziate le differenze con l’Agentur für Arbeit e con il sussidio di disoccupazione e si tratterà di aiuto per i figli, casi di sanzioni, blocco del sussidio e Diritto agli aiuti.

Interverranno, in qualità di esperti, Giuseppe Tabbi, presidente ACLI, Baden-Württemberg e Davide Cuocolo, rappresentante Assistenza legale in Germania. dip

 

 

 

 

Carmine Macaluso rieletto presidente del Circolo Acli di Kaufbeuren. Il 17 febbraio Congresso delle Acli-Baviera

 

Kaufbeuren -  L’Assemblea generale dei Soci del Circolo ACLI di Kaufbeuren-Marktoberdorf, nel corso della sua ultima riunione, il 3 febbraio, ha rieletto presidente il comm. Carmine Macaluso, confermando in larga parte il Consiglio di Presidenza, così composto: vice presidente Pasquale Bibbò, segretaria Gisella Brasseler-Lain, amministratore Nicola Gueccia, coordinamento donne Barbara Eberle, rapporti con istituzioni tedesche Ursula Macaluso, coordinamento anziani Salvatore Finazzo e Lorenzo Marando, coordinamento Folk-ACLI Debora Arduino e Sara Fazio, organizzazione e promozione Luigi Veneruso.

Inoltre sono stati eletti i 20 delegati che parteciperanno al XIII Congresso delle ACLI Baviera, convocato ad Augsburg il prossimo 17 febbraio sul tema: “Le ACLI per un’Europa di pace, lavoro e solidarietà”.

Prima del voto Macaluso nel rispetto delle regole statutarie, ha tracciato un resoconto generale delle attività dell’ultimo mandato e presentato all’Assemblea il resoconto amministrativo del Circolo ACLI. In particolare,ha ricordato: la centralità del tesseramento ACLI rivolto,nell’offerta, alle tre fedeltà che le ACLI rappresentano dalla dottrina sociale della Chiesa cattolica,alla tutela e promozione  del lavoro, alla difesa dei valori della democrazia, solidarietà e giustizia sociale; la partecipazione a livello comunale ed oltre a tutta una serie di attività socio-culturali per il profilo della Comunità italiana del territorio; la celebrazione nel 2015 del 60° anniversario dei trattati bilaterali italo-tedeschi che richiamavano in Germania la prima manodopera italiana;; il servizio di consulenza ACLI per la collettività di stretta collaborazione con la sede del Consolato generale d’Italia di Monaco di Baviera e la sede del Patronato; l’appuntamento elettorale del 4 marzo per l’elezione dei rappresentanti degli Italiani all’estero al Parlamento.

Macaluso ha ricordato infine le proposte folclorico-musicali del Folk-ACLI di Kaufbeuren, fondato nel 1988, e dei suoi 25 componenti che con musiche dal vivo, scenografie, danze e canti ripropongono attraverso il musical rappresentazioni teatrali di successo: ultima in ordine cronologico ”Focuammari” ispirato dal fenomeno dei profughi in Sicilia, storia di sentimento,coraggio civile e profonda umanità. (Inform/dip 6)

 

 

 

 

“Clic Donne 200” presenta il ventesimo di fondazione del giornale

 

Francoforte - Nel primo numero del 2018 del giornale delle italiane in Germania CLIC DONNE 2000 si annuncia il ventesimo anno dalla fondazione del Giornale, una sfida vinta da un gruppo di donne con la direzione della giornalista e scrittrice Marcella Continanza che ebbe l’idea di fondarlo a Francoforte.

Il giornale è scritto da donne e per le donne, per informarle su tutto quello che interessava chi viveva in Germania, per scrivere la storia dell’emigrazione femminile e per dare voce a tutto quell’universo femminile che non trovava spazio sulla stampa “ufficiale”.

Dietro alla dura e dolorosa emigrazione degli uomini, esisteva anche lo spietato e spiacevole mondo dell’emigrazione delle donne a cui CLICDONNE 2000 offriva l’opportunità di esprimersi liberamente. Per primo, il giornale ha avuto la percezione dell’esistenza dei disagi e delle difficoltà di queste donne e ha voluto creare un tessuto connettivo che portasse alla consapevolezza dei propri diritti. Ed è proprio questo il segno distintivo del giornale che gli ha permesso per vent’anni di entrare e far parte della vita delle sue lettrici in Germania ma anche in Italia.

In 20 anni il giornale ha condotto inchieste e organizzato dibattiti come Voto italiano all’estero. Doppia cittadinanza. Come funzionano i Comites. Patronati all’estero. Storie di donne. Contratti di lavoro. Contraccezioni e doveri. Europa. L’Islam Europeo.

Inoltre CLIC DONNE 2000 è stato fra i primi giornali a condividere l’Europa “poetica” e nel 2008 ha organizzato un Festival Europeo di Poesia giunto all’undicesimo anno. Per non parlare delle “Storie di donne”, storie di integrazione come quella di Giulia Mazzei in questo numero pubblicata. Il giornale ha dato vita alla Rassegna Donne e Poesia, dedicata alle italiane residenti in Germania e che ora viene ospitata anche in Italia. E, poi, i concorsi: “Lettere d’amore”; “La mia Germania”; “Scrivere lettere ai tempi d’Internet”; “La mia Germania”; “La foto del cuore”; “Cibo e memoria” con i racconti delle italiane residenti in Germania. Le vincitrici, premiate, nella Festa dell’8 marzo, all’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda che fu il promoter con il giornale. Ora, un altro concorso “Cibo e Viaggi” e, al solito, saranno i lettori con il loro voto ed eleggere la vincitrice.

Un’agenda fitta di appuntamenti in Germania e non solo, anche in Italia, per celebrare con eventi il ventesimo.

Nel numero segnaliamo l’editoriale della scrittrice Nadia Cavalera Lontane origini del Natale da preservare; Violenza molestia e femminicidio nel linguaggio mediatico della storica Francesca Paola Celotto; Donne e mobilità: identità in movimento dell’on. Laura Garavini; Scuola che fai lavoro che ti inventi di Lucia Rosco e Carola Corleto. La testimonianza “esclusiva” scritta dalla saggista e poeta Anna Santoliquido sul poeta della Basilicata Albino Pierro che ha “sfiorato” per anni il Premio Nobel. E inoltre un appassionato ritratto di Giorgio Marchesi, attore famoso per le fiction in TV che si rivela alle lettrici del giornale, articolo firmato da Alessandra Dagostini e Con lo zaino in spalle e … di Francesca Gosti che ci fa “assaporare” i dolmaades che sono un piatto tipico dell’isola di Theresia in Grecia.

Seguono le consuete rubriche di Cinema di Alberto Pesce, critico cinematografico, che con il suo sottile e raffinato sguardo esamina il film “La parrucchiera” di Stefano Incerti ambientato in una chiassosa e passionale Napoli. Film di coinvolgente e passionale spessore; di Arte con l’articolo della direttrice Marcella Continanza sul prestigioso museo Schirn Kunsthalle inserito nel programma del Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno.

Insomma questo numero di CLIC DONNE 2000 è, come sempre, interessante, esaustivo e vitale. Valeria Marzoli 

 

 

 

L’Italia a Fruit Logistica (Berlino, 7-9 febbraio 2018)

 

Berlino - “L’Italia – dichiara l’Ambasciatore D’Italia a Berlino Pietro Benassi – è il principale partner agroalimentare della Germania e la sua presenza a Fruit Logistica, con oltre 500 espositori, lo dimostra. Siamo il primo produttore europeo di ortofrutta e la nostra produzione si caratterizza per qualità e salubrità e siamo soprattutto leader mondiali in termini di sostenibilità”.

“Il grande sforzo di CSO, Centro Servizi Ortofrutticoli  – dichiara il Presidente Paolo Bruni – che da anni tiene insieme le aziende associate in uno spazio espositivo comune a Fruit Logistica, è premiato dall’enorme visibilità che questa presenza collettiva offre, non solo alle aziende ma al “Sistema Paese”nel suo complesso. Questo risultato è stato reso possibile grazie ad una fattiva collaborazione tra CSO Italy, Fruitimprese, Italia Ortofrutta e ICE, che insieme hanno coinvolto la propria base sociale per presentarsi al meglio. Gli stessi protagonisti, organizzatori dello stand di Berlino, si sono trovati concordi nel sostenere CSO Italy come strumento operativo al Servizio del Ministero e delle Regioni per l’importantissimo supporto all’abbattimento delle barriere fitosanitarie – ha concluso Paolo Bruni”.

Sono poi intervenuti Marco Salvi, Presidente Fruitimprese, Gennaro Velardo, Presidente Italia Ortofrutta, Fabio Massimo Pallottini, Presidente Italmercati, Massimiliano Giansanti, Presidente Nazionale Confagricoltura, Gianni Cantele, Presidente Coldiretti Puglia, Giuseppe Pan, Assessore Agricoltura Caccia e Pesca del Veneto, Simona Caselli, Assessore Agricoltura Caccia e Pesca dell’Emilia Romagna.

Dagli interventi è emersa la condivisione sulla necessità dell’agire insieme, Istituzioni, Associazioni di categoria e operatori per fare crescere l’Italia nel mondo. (Inform/dip)

 

 

 

Circolare dell’on. Garavini ai democratici in Europa

 

Sono capolista al Senato per la circoscrizione Europa. I circoli del Pd Germania, all’unisono, si sono espressi per la mia candidatura alle prossime politiche e la Direzione  nazionale mi ha affidato un compito di grande prestigio: il ruolo di capolista. Ringrazio di cuore tutte/i coloro che mi esprimono la loro fiducia. Ho intenzione di spendermi con ancora maggiore impegno e passione. Perché abbiamo ottenuto tanti successi in questa legislatura, ma lo stesso è rimasto ancora tanto da fare. Per gli italiani all'estero e anche per il Paese.

 

Forte e credibile. Grata del sostegno di tanti al mio fianco

Sono molto grata del calore, della stima e dell’appoggio che si sta consolidando attorno alla mia candidatura. In questi giorni si stanno costituendo in Europa numerosi comitati elettorali a mio favore. Sono già più di cinquanta. Un grazie sincero a tutte le promotrici e promotori. Adesso inizia il lavoro di mobilitazione di vicini di casa, parenti, amici, conoscenti, colleghi. Per fare sì che possiamo essere forza di Governo e continuare la fase delle riforme che abbiamo avviato. È importante diventare prima forza politica in Europa. Al Senato ad esempio solo i due partiti maggiori manderanno un loro rappresentante in Parlamento. Ecco che è importante la massima mobilitazione, per fare sì che il PD non perda seggi in Parlamento, dal momento che le destre si presentano compatte in una unica lista. Sul mio nuovo sito www.garavini.eu si trovano tutta una serie di materiali e anche l’elenco aggiornato dei comitati a mio sostegno, così da potere contattare quello più vicino. 

 

Vuoi darmi una mano anche tu?

Ti va di promuovere anche tu un comitato elettorale a mio sostegno? Vorrebbe dire che nel giro delle prossime settimane ti mando dei materiali informativi sulla mia attività e tu potresti divulgarli tra i tuoi contatti. Se mi vuoi dare una mano a sostenere iniziative costruttive per gli italiani nel mondo rispondi semplicemente a questa mail o scrivimi a info@garavini.eu

 

Votare è un diritto. Come lo si esercita?

Gli italiani iscritti all’AIRE e chi ne ha fatto espressamente richiesta pur trovandosi temporaneamente all’estero, votano per corrispondenza. Attorno alla metà di febbraio arriva a casa il plico contenente il materiale elettorale. Votare è semplice. L’elettore può votare il PD mettendo una croce sul logo del Partito Democratico. Per esprimere la preferenza a mio favore va scritto GARAVINI, sulla scheda celeste, per il Senato, con una penna nera o blu, accanto al simbolo del PD. Dopo aver votato, si inseriscono le schede piegate nella busta piccola. Questa, una volta chiusa, va inserita nella busta grande insieme al tagliando del certificato elettorale. La busta, già pre-affrancata, va spedita per posta al Consolato di riferimento, in modo che arrivi all’Ufficio consolare entro - e non oltre - le ore 16 del 1^ marzo.

 

La collaborazione antimafia dà frutti, anche a livello internazionale

E per finire una notizia di attualità: la collaborazione nel contrasto alle mafie tra Italia e Germania è molto migliorata negli ultimi anni. Anche grazie all’introduzione di nuove leggi, di cui sollecitavo l’adozione da tempo. Ne ho parlato nel corso di due mie brevi interviste andate in onda sui TG pubblici tedeschi, Tagesthemen e Tageschau in occasione della maxi operazione avvenuta di recente contro le cosche della ‘ndrangheta presenti in Germania. Ancora una volta si vede quanto la criminalità organizzata operi su un piano sempre più transnazionale. E come sia necessario che anche la risposta dei singoli Stati sia altrettanto internazionale. Ma è importante non abbassare la guardia e anzi procedere con ulteriori rettifiche normative, come l’introduzione del reato di mafia a livello europeo. Anche per questo intendo proseguire il mio impegno in politica. Laura Garavini

 

 

 

 

Dante per l’Europa: il maestro Franco Ricordi a Berlino, Amburgo, Monaco e Colonia

 

Berlino – Domani lunedì 12 febbraio, alle 19 presso l’Istituto di Cultura

Italiana a Berlino si terrà la prima tappa dello spettacolo “Dante per

l’Europa”, realizzato e interpretato dal maestro Franco Ricordi.

Dopo il grande successo delle tappe italiane fra i luoghi archeologici di Roma,

con l’Inferno e il Purgatorio nel 2016 e 2017, il documentario “Dante per

Roma” andato in onda su Rai 5 Cultura e l’annuncio del Paradiso per l’estate

2018, Ricordi inizierà una tournée che per l’Europa e per il mondo, sempre

protesa alla nuova e alta divulgazione del messaggio dantesco, interpretato in

chiave poetica, filosofica e teatrale al contempo.

Dopo Berlino la tournée in Germania proseguirà ad Amburgo il 13 febbraio,

a Monaco il 14 febbraio e a Colonia il 16 febbraio.

La nuova “Lectura Dantis” di Ricordi seguirà in Italia e in tutto il mondo fino

al 2021, anno del 7° centenario della morte di Dante, entro la cui data egli

pubblicherà lo studio in tre volumi “Dante, Filosofia della Commedia” con

annessi CD dove interpreterà tutti i 100 canti dell’opera.

Franco Ricordi, attore, filosofo, regista e saggista, è nato 1958 a Milano.

Studia e si laurea in filosofia all'Università La Sapienza di Roma. Al teatro ha

debuttato nel 1978 con Luca Ronconi.

Nel marzo 2003 è stato nominato Direttore del Teatro Stabile d'Abruzzo. Nel

dicembre 2010 è stato nominato Consigliere di amministrazione del Teatro di

Roma. Nel 2015 ha dato inizio ad un grande progetto su Dante, a livello filosofico-saggistico ma anche teatrale e comunicativo, che vorrà sostenere fino

al 2021, nel 7º centenario della morte del Poeta. Recita e commenta nella

Lectura Dantis a Berlino il 33° Canto del Inferno, dove Dante incontra

Ugolino.

L’appuntamento di Berlino, in lingua italiana e tedesca con traduzione simultanea,

è organizzato in collaborazione con la Società Dante Alighieri-Comitato di Berlino. (dip)

 

 

 

Torna la grande festa delle eccellenze italiane a Berlino

 

Torna la grande festa delle eccellenze italiane a Berlino mercoledì prossimo 14 febbraio alle ore 19:00 nel Salone delle Feste dell'Ambasciata d'Italia per la cerimonia di consegna del Premio Comites "L'italiano dell'anno". Quest'anno i due protagonisti sono Lisa Mazzi, fondatrice dell'organizzazione no-profit Rete Donne Berlino attraverso la quale promuove l'integrazione delle donne e combatte la violenza di genere, e Andrea D'Addio, promotore di diverse attività e iniziative per gli italiani a Berlino attraverso la sua società Berlin Italian Communication.

 

I due Italiani dell'anno riceveranno in premio le due opere vincitrici del concorso di arti visive "Un'opera per l'italiano dell'anno": la fotografia "Deposizione" di Linda Paganelli e l'illustrazione "Berlin Vision #2" di Alessandro Cemolin. Una serata di festa che darà quindi spazio anche all'italianità d'eccellenza a Berlino nei campi dell'arte e della musica, con l'intervento del trio di voci italiane tutte al femminile "Belle Ciao", e la moderazione dell'attrice Elettra De Salvo.

 

Presenti inoltre con delle degustazioni alcuni locali del network True Italian che promuove e valorizza la tradizione culinaria italiana in Germania attraverso una certificazione di qualità e autenticità italiana: la trattoria La Muntagnola, il ristorante Malatesta, il negozio di specialità alimentari Orlando, e le pizzerie Pizzare e Prometeo. Si ringrazia il Ristorante Essenza, sponsor ufficiale del concorso di arti visive "Un'opera per l'italiano dell'anno. 

 

Il Premio verrà consegnato dall'Ambasciatore d'Italia in Germania Pietro Benassi, alla presenza del Presidente dell'Istituto Italiano di Cultura Luigi Reitani e del Presidente del Com.It.Es Berlino Simonetta Donà.

 

Anche quest'anno l'evento ha registrato il tutto esaurito, è ancora possibile tuttavia iscriversi nella lista d'attesa in caso di cancellazione di qualche prenotazione. Per chi si fosse registrato per tempo, si ricorda che all'ingresso, possibile dalle ore 18:10, verrà chiesto un documento d'identità e la stampa del biglietto Eventbrite. Per facilitare le operazioni di accredito gli organizzatori pregano di non portare zaini o borse di grosse dimensioni. Per gli ospiti con problemi di mobilità si prega di informare il personale in anticipo. Per informazioni info@comites-berlin.de. De.it.press 

 

 

 

Schulz, lo scudiero senza futuro

 

Berlino - “Ebbene, dopo una serie di controversie piuttosto dure, alla fine, i delegati dell’Spd hanno tolto il presidente del partito Martin Schulz dalla scomoda posizione di dover dire alla Germania e al mondo intero che “questa Große Koalition non s’ha da fare”. O meglio, quasi. Infatti i 642 delegati riuniti a Bonn si sono spaccati, con 362 voti a favore e 279 contrari alla prosecuzione dei colloqui esplorativi per la formazione di un nuovo governo (più un astenuto). Fra questi la componente giovanile del partito (i cosiddetti Jusos), capitanata da Kevin Kühnert che, il 12 gennaio, quando era stato annunciato “Urbi et orbi” che v’era un accordo di massima fra Spd e Unione, sugellato da un documento di 28 pagine, aveva dichiarato: “Sia Schulz, sia Seehofer (Csu) giudicano l’accordo raggiunto come “eccellente” per i rispettivi partiti. Vuol dire che almeno uno dei due si sbaglia”. Più chiaro di così! Oltre a questo bisognerà comunque aspettare il via libera dei 450mila iscritti al partito che con un referendum dovranno dare il via libera definitivo alla creazione della GroKo. Superato quest’ultimo scogliosi potrà finalmente dire la definitiva parola fine a questa lunga attesa, e andare verso il Merkel IV, ultimo governo della signora di Germania”. Questa l’analisi che Alessandro Brogani affida alle pagine de “il Deutsch-Italia”, quotidiano online che dirige a Berlino.

“Quello dell’Spd è stato un vero e proprio tracollo: 20 anni fa, nel 1998, il consenso dato al partito allora guidato da Oskar Lafontaine (che diventò ministro delle Finanze per un breve periodo, a causa di “screzi” con il Cancelliere Gerhard Schröder del suo stesso partito) era di ben il 40,9 per cento fra l’elettorato tedesco. Al contrario dalle urne lo scorso 24 settembre è uscito un risultato a dir poco preoccupante per la più antica socialdemocrazia europea, arrivando appena al 20,5 per cento delle preferenze. Durante il “regno Merkel” la Spd si è ridotta a fare da sponda alla politica dell’Unione. Proprio per questa ragione i giovani socialdemocratici si sono allineati con una parte dell’ala sinistra interna del partito, che da tempo si oppone a quella che considera una pericolosa e controproducente omologazione dei socialdemocratici al pensiero dei cristiano-democratici.

Martin Schulz, che all’indomani del fallimento dei colloqui per una coalizione “Giamaica” aveva dichiarato “Non temiamo nuove elezioni. Non siamo disponibili a entrare in una Große Koalition”, ha fatto marcia indietro anche per le forti pressioni ricevute dal Presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier (Spd) e, molto probabilmente, perché si è reso conto che nuove elezioni non andrebbero certamente a favore del suo partito, bensì a quello di altre forze come Alternative für Deutschland (AfD) e gli stessi Liberali (Fdp) che hanno fatto saltare il precedente accordo di governo.

La forte emorragia di voti dello scorso settembre (circa 450mila a favore della Linke e circa mezzo milione a favore dell’AfD) metterebbe paura a chiunque facesse un’analisi meramente matematica della fuga del proprio elettorato. Dunque si capisce la carta giocata di rivolgere il discorso su tematiche quali quella dell’europeismo (suo cavallo di battaglia per l’incarico ricoperto a Bruxelles) e della formazione degli Stati Uniti d’Europa entro il 2025. Nell’accordo del 12 gennaio aveva sì ottenuto alcuni provvedimenti sociali sui temi dell’assicurazione sanitaria, delle pensioni e degli investimenti, ma aveva anche dovuto rinunciare all’aumento delle tasse per le fasce di reddito più alte, ad una riforma davvero strutturale del sistema di sanità pubblico e al rifiuto di forme di limitazione all’accoglienza di migranti e rifugiati osteggiate fortemente dalla Csu.

Dunque continua la cavalcata della Cancelliera, scortata dal fedele scudiero Schulz. Ma entrambi alla fine dovranno arrendersi al vortice dei mulini della storia”. (aise/dip) 

 

 

 

 

I campeggi trentini protagonisti alla fiera Cmt di Stoccarda

 

Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale per il Turismo delle Nazioni Unite (UNWTO) il turismo internazionale nel 2017 ha fatto segnare una crescita del 7% negli arrivi, la più alta degli ultimi sette anni.

Questo rinnovato interesse a viaggiare è stato confermato in occasione del primo importante evento fieristico dedicato al turismo, la Fiera CMT che si è tenuta a Stoccarda dal 13 al 21 gennaio, specializzata nella vacanza all'aria aperta - in particolare camping e caravaning - e outdoor.

Ben 265 mila i visitatori (+10%) di questa edizione secondo il dato diffuso dagli organizzatori, 85 mila solo nel primo weekend di apertura.

La Fiera CMT quest'anno celebrava la 50esima edizione e per l'occasione ha scelto il Trentino come regione-partner rappresentativa della vacanza outdoor insieme a Ungheria e Panama.

Oltre a Trentino Marketing, presente con un proprio stand, il territorio è stato rappresentato anche dalla Faita, l'associazione che riunisce i 68 campeggi del Trentino.

Complementare alle strutture alberghiere, il settore dei campeggi in Trentino registra un particolare dinamismo e soprattutto esprime ad ogni stagione nuove eccellenze e qualità diffuse, riconosciute in ambito internazionale dagli autorevoli premi assegnati da istituzioni come l'ADAC tedesca e l'ANWB olandese.

I numeri che fotografano questo segmento dell'ospitalità in Trentino parlano di 68 campeggi con una capacità ricettiva di circa 36 mila persone che nel 2016 hanno totalizzato 2,2 milioni di pernottamenti in gran parte di ospiti internazionali (60%). In termini economici il giro d'affari è di circa 60 milioni di euro, che arriva però a 180 milioni considerando l'indotto. Circa 1200 sono invece gli occupati nel settore. (aise/dip) 

 

 

 

 

Corrispondenza. “La morte è una livella”. Allora: un riconoscimento per tutti

 

Interessantissimo l’articolo della Dr.ssa Linardi “La morte è una livella” (dalla celebre poesia del grande Totò). Che devo dire? Indovinassimo il parallelo che la Caporedattrice fa tra il rientro in Italia della salma di Vittorio Emanuele III – a spese dello Stato – (e qui vi si potrebbe aggiungere anche il famoso:  “E io pago!) e un auspicabile rientro dei resti di ben 4.500 caduti sepolti a Francoforte/Westhausen  – a spese dei familiari però – (anche se ridimensionate, in seguito all’interessamento del Consolato Generale di Francoforte sul Meno).  

Rifacendosi a una delle ultime frasi che ‘o scupatore rivolge al Marchese “'A morte 'o ssaje ched'’è?... è una livella!”, si chiede la Dr.ssa Linardi: Perché le spoglie di Vittorio Emanuele III tornano in Patria con un aereo di Stato e le spoglie di quella povera gente morta in Germania... possono tornare a casa solo a pagamento?”. Perché, continua Linardi, non chiedere ai Candidati dei partiti della Circoscrizione Estero, in competizione per le imminenti elezioni, che inseriscano nel  loro programma una proposta di legge ad hoc? O perché non domandare ai Consiglieri Comunali Italiani di Francoforte, che si interessino al caso? Non me la sento di rispondere, gentile Dottoressa! Anche perché la questione, a parer mio, solleverebbe un vero vespaio! Pensiamo, per esempio, alle migliaia di caduti italiani sparsi in Europa, nel mondo, o, anche, alle migliaia di soldati stranieri sepolti in Italia!

Io farei, piuttosto, un'altra proposta, anche perché i pochi superstiti (come la Neosenatrice a vita Liliana Segre) e i parenti più direttamente interessati (spose, fratelli, sorelle), nel frattempo, avranno raggiunto i loro cari congiunti.  La inviterei, invece, gentile Dottoressa, a farsi promotrice di una campagna divulgativa presso i nostri connazionali, che sono stati internati, o che hanno dei parenti che sono stati internati o sono morti nei Lager, affinché avanzino la richiesta di una medaglia d’onore per se stessi, o in memoria dei  propri cari, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in base alla legge 27/12/2006, n. 296, art. 1, commi 1271-1276. O – come dirò più sotto – si attivino presso gli Enti competenti, perché li aiutino a ritrovare i congiunti dispersi.

Cosa che, anni fa, abbiamo fatto io e mia moglie (ambedue settantacinquenni nel frattempo): lei per un suo zio materno (D’Amico Giuseppe, classe 1920, morto di pleurite (?) nel 1943 nel campo di Gewelsberg/Nordrein-Westfalien ) e io per mio padre, sopravvissuto (Grasso Francesco Paolo, classe 1914, due anni di internamento a Berger Belsen, nella Lünebürger Heide, rientrato in Italia nel ’45,  ritornato in Germania come Gastarbeiter nel ’65;  anche perché il mestiere di barbiere – che lo aveva salvato durante la prigionia – nel dopoguerra,  non gli consentiva di sfamare la famiglia in Sicilia. Nel '79, poi, dopo  pochi mesi dal suo secondo ritorno in Sicilia, mio padre è deceduto, forse... a causa di avvelenamento da amianto,  contratto, con molta probabilità,  in una fabbrica bavarese).

Una Medaglia che non riporterà in vita e che non ci riporterà a casa  i nostri cari, (ma quale casa... se una buona parte di noi italiani, si trova sparsa per il mondo?). Questo riconoscimento, però, potrà, forse, supplire - almeno in parte -  al mancato rientro in patria di queste salme sparse anche nei più lontani cimiteri al di fuori dei nostri confini. D'altro canto questi caduti, da quanto mi risulta, vengono ricordati e onorati in tutte le città, in cui sono sepolti, dalle nostre Rappresentanze Diplomatiche, dalle nostre Missioni, presenti ovunque e dai Connazionali che partecipano attivamente a queste Cerimonie, spesso riportate dal Corriere. Basta vedere gli articoli (alcuni scritti da me) del Corriere o del Webgiornale - ma anche di altre testate -  sulle onoranze funebri annuali organizzate dalle nostre Sedi Diplomatiche e anche il recente articolo sul Waldfriedhof di Monaco, riguardante il ripristino di alcune sepolture per interessamento del Consolato di Monaco di Baviera, riportato nel numero di novembre-dicembre 2017 dal periodico La Voce della Baviera.

E anche nel caso dello zio di mia moglie non posso che attestare la sollecitudine dimostrata dalla Croce Rossa Bavarese,  dall'Agenzia Tedesca (WASt) per la ricerca dei caduti e dispersi in guerra e la notifica ai parenti prossimi (e qui invito i lettori interessati a mettersi in contatto con questa agenzia nel caso avessero la necessità di  ritrovare congiunti dispersi)  e, non per ultimo per importanza,  l'interessamento del Consolato Generale di Francoforte sul Meno, che ci hanno indicato la collocazione della tomba del nostro congiunto (D’Amico Giuseppe, Fila E2, tomba 20) nel Cimitero Italiano di Francoforte/Weshausen, inviandoci anche una foto della sepoltura, che, sarà una di quelle visibili nell'immagine a pag. 6 del Corriere di gennaio.

Un'ultima cosa: Le medaglie d'onore, riservate ai caduti o agli internati in lager nazisti, assegnate a mio padre e allo zio di mia moglie, ci sono state consegnate in occasione del 50° della Cappella Italiana sul Colle Leitemberg (Dachau) il 2 Novembre 2013, dall'allora Console Generale in Baviera, Filippo Scammacca del Murgo e dell'Agnone, alla presenza dell'Arcivescovo di Monaco e Freising, Cardinale Reinhard Marx, attuale Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca. Erano presenti inoltre: l'Arcivescovo di Trento, Mons. Luigi Bressan, in rappresentanza della Conferenza Episcopale Italiana, diverse Associazioni di reduci,  molte autorità, civili, militari e religiose, italiane e tedesche. E spero, al più presto di andare a visitare con mia moglie la tomba di questo zio, di  portargli  un fiore e onorarla ponendovi sopra (anche per qualche minuto), la sua medaglia, in compagnia di una magistrato tedesco in pensione, che, oltre ad essere una caro amico e bravo allievo, è un grande e appassionato culture della nostra lingua e della nostra cultura (vedi: pag, 16 del Corriere di dicembre "Buone Feste! Rosatellum Co"). Fernando A. Grasso, de.it.press

 

 

 

I futuri governi di Italia e Germania. Dubbi e prospettive

 

Berlino- “Lo scopo ultimo delle leggi elettorali è quello di garantire la governabilità. Esse sono dispositivi ingegneristici che trasformano i voti degli elettori in seggi parlamentari. La legge elettorale tedesca ha meccanismi tali da produrre un numero variabile di deputati, da un minimo di 598 a un massimo imprecisato che potrebbe sfiorare le 800 unità. Le elezioni del 24 settembre hanno portato nel Bundestag 709 deputati, il numero più alto della storia, dai quali tuttavia non è ancora nata una maggioranza di governo”. Partono da qui le riflessioni di Pasquale Episcopo che su “ilmitte.com”, quotidiano italiano a Berlino, riflette sui futuri governi in Germania e Italia.

“Nessuna legge da sola può assicurare la governabilità se la società è rappresentata da un sistema di partiti frammentato. In tal caso infatti nessun partito può ambire a governare da solo e necessariamente dovrà fare accordi con altre forze politiche (prima o dopo le elezioni) per formare coalizioni che riescano ad avere in parlamento la maggioranza dei seggi. È quello che sta succedendo in Germania ed è ciò che, probabilmente, succederà anche in Italia.

Con la presentazione delle liste dei candidati di ciascun partito la campagna elettorale italiana è entrata nella sua fase più viva e, si spera, anche più interessante. Ora i candidati dovranno spiegare nel dettaglio i loro programmi e convincere gli elettori che sono i migliori, che le loro proposte si tradurranno in cambiamenti positivi per la gente e la società. La posta in gioco per partiti, per le liste risultanti da unioni di partiti e per i singoli candidati sono i 630 seggi parlamentari della Camera e i 315 del Senato.

La lunga fase di negoziazioni da cui faticosamente sembra stiano uscendo i tedeschi a oltre quattro mesi dalle elezioni rappresenta un esperimento a cui i leader politici italiani dovrebbero guardare con interesse per capire se c’è qualcosa di buono da imparare e se l’esperienza dei vicini può rappresentare un esempio da seguire. Attualmente è in corso un serrato confronto tra Unione (CDU-CSU) e SPD sui contenuti dei loro programmi ed è presumibile, ma non scontato, che una riedizione della “Grosse Koalition” veda la luce.

Se le trattative tra i leader politici avranno successo, l’ultima parola spetterà agli iscritti della SPD (sono circa 450.000) in una votazione la cui data non è ancora stata resa nota. Il suo esito è tutt’altro che scontato: la precedente consultazione, avvenuta il 21 gennaio scorso con la partecipazione dei soli delegati territoriali (600 persone), ha infatti messo in luce le forti resistenze della base del partito rappresentata, in primis, dai giovani socialisti, i cosiddetti “Jusos”.

La maggioranza dei tedeschi si augura, naturalmente, che la grande coalizione veda la luce. In caso contrario infatti bisognerebbe ripetere le elezioni, scenario del tutto inedito per un paese come la Germania. Le nuove elezioni darebbero un’ulteriore opportunità di crescita al partito nazionalista Alternative für Deutschland che, dopo il successo (13% dei consensi) ottenuto il 24 settembre, i partiti tradizionali tedeschi temono fortemente.

Il ciclo di sondaggi, trattative, negoziazioni post-voto è stato così articolato e complesso che difficilmente potrà essere adottato quale modello di riferimento in Italia. Mentalità e cultura dei due paesi sono troppo diversi. E diversi sono i leader politici. Finora nel Belpaese al posto di dettagliate e credibili proposte politiche sono state fatte solo affermazioni di principio, riguardanti soprattutto l’economia, in gran parte prive dei necessari riscontri relativi alla loro fattibilità e, soprattutto, alle coperture finanziarie. Le promesse sono state accompagnate da un ginepraio di cifre con l’obiettivo di adescare gli elettori, ma senza dargli elementi per capire.

Le differenze delle proposte (sarebbe più corretto chiamarle dichiarazioni di intenti) fin qui rese note dai partiti sono tali e tante che poche alleanze post-voto appaiono realizzabili. Se, solo per fare un esempio, consideriamo il diverso atteggiamento rispetto a un tema importante come l’Europa, euro compreso, le differenze sono abissali. Il fatto che forti differenze sussistano anche all’interno delle alleanze pre-elettorali (ad esempio quella di Centrodestra tra Forza Italia, Lega per Salvini e Fratelli d’Italia) e anche all’interno dello stesso partito (leggasi Movimento 5 Stelle) autorizza a pensare che all’indomani del voto esse si tramuteranno in scissioni. Queste, peraltro, sono state paventate, e subito smentite, già durante la prima fase della campagna elettorale.

Comunque andranno le cose, l’auspicio è che in Germania e in Italia nascano governi stabili e duraturi. Che quello tedesco non sia bloccato da una manciata di voti di scarto nelle prossime consultazioni degli iscritti della SPD. Che quello italiano non nasca sulla base di accordi approssimativi, fatti sotto banco e destinati a fallire in breve tempo, ma dopo una trattativa più seria e rigorosa. Più alla “tedesca”. Una trattativa che abbia come oggetto i programmi a fronte dei problemi e delle esigenze del paese e che eviti le facili scorciatoie rappresentate dagli inciuci di un passato neanche troppo lontano”. (aise) 

 

 

 

 

Migrazioni: da 18 associazioni cattoliche 7 proposte alla politica per una nuova "agenda"   

 

Roma - Riforma della legge sulla cittadinanza, nuove modalità di ingresso in Italia, regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”, abrogazione del reato di clandestinità, ampliamento della rete Sprar, valorizzazione e diffusione delle buone pratiche, effettiva partecipazione alla vita democratica. Sono i sette punti del documento programmatico elaborato da 18 tra enti e associazioni cattolici impegnati a vario titolo nell’ambito delle migrazioni che, in vista delle elezioni del 4 marzo, verrà sottoposto ai candidati al Parlamento. Una sorta di “agenda” presentata oggi alla stampa presso l’Istituto Sturzo di Roma. I firmatari del testo sono Acli, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo sviluppo (Ascs onlus), Associazione Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica, Centro Astalli, Centro missionario francescano onlus (Ordine dei Frati minori conventuali), Cnca, Comboniani, Comunità Sant’Egidio, Conferenza Istituti missionari italiani, Fcei, Federazione Salesiani per il sociale, Fondazione Casa della carità, Fondazione Somaschi, Gioventù operaia cristiana (Gioc), Istituto Sturzo, Movimento dei Focolari Italia, Paxchristi, Uisg. 

Il documento, che da oggi è possibile sottoscrivere inviando un’e-mail a agendamigrazioni@gmail.com, verrà presentato ai candidati al Parlamento.

Già fissati i primi due appuntamenti sul territorio: il 20 febbraio a Milano nella sede Acli e il 26 febbraio a Catania. Dip 9

 

 

 

Campagna elettorale: convergenza su difesa e missioni

 

Benché in ombra nella campagna elettorale, sulla politica di difesa dell’Italia c’è una sostanziale convergenza tra le coalizioni di centro-destra e di centro-sinistra, che le differenzia sia dal Movimento 5Stelle che da Liberi e Uguali. Una convergenza dimostrata nel voto sul decreto missioni lo scorso gennaio e che probabilmente continuerà dopo le elezioni.

Favorevoli e contrari all’impegno militare all’estero

L’ultimo voto della Camera sul finanziamento delle missioni internazionali dimostra infatti una convergenza significativa. Nonostante si fosse alla vigilia della campagna elettorale, come negli anni scorsi il Parlamento ha approvato a larga maggioranza il decreto missioni presentato dal governo. Vengono così stanziati 1,5 miliardi di euro per finanziare, fino a settembre 2018, l’impegno di circa 6.500 militari all’estero sotto egida Ue, Nato, Onu, o sulla base di accordi bilaterali con i Paesi ospitanti le truppe italiane. Si tratta di un impegno che conferma tutte le missioni in corso, ad esempio in Libano e Kosovo, e accresce le risorse investite con 80 milioni di euro in più rispetto al 2017 per un periodo di 9 anziché 12 mesi.

Hanno votato a favore del decreto non solo il Partito Democratico e gli alleati che sostengono il governo Gentiloni, ma anche Forza Italia, Fratelli di Italia e i parlamentari centristi che si stanno ricollocando nel centrodestra in vista delle elezioni. Una convergenza sul finanziamento alle missioni internazionali registrata più volte nell’ultimo quindicennio, quando tali forze politiche sono state al governo insieme – con i premier Monti e Letta – oppure alternandosi tra maggioranza e opposizione. La Lega si è astenuta, confermando la linea di non opposizione ai fondamentali della politica di difesa italiana già adottata quando è stata al governo in coalizioni di centrodestra.

Hanno votato invece contro il decreto Liberi e Uguali, riprendendo una storica bandiera della sinistra radicale che i Democratici di Sinistra avevano invece faticosamente ammainato, e il Movimento 5Stelle nell’ottica di una critica generalizzata al governo ed alle formazioni politiche tradizionali.

Il ri-orientamento su Africa e contrasto al traffico di migranti

Il decreto missioni ha segnato anche un ri-orientamento strategico alla luce degli interessi nazionali nel mutato quadro di sicurezza. Grazie alla sconfitta militare di Daesh in Iraq ad opera della coalizione internazionale guidata da Washington – coalizione cui l’Italia partecipa con il secondo maggiore contingente dopo quello statunitense – è infatti previsto il graduale dimezzamento dei 1.400 militari schierati fino ad ora tra Iraq e Kuwait. I soldati italiani hanno, tra l’altro, addestrato 30.000 militari iracheni e 10.000 poliziotti iracheni e continueranno a formare le forze irachene e curde che dovranno presidiare i territori sottratti al cosiddetto Stato islamico (Is).

Similmente in Afghanistan, dove le istituzioni e le forze armate locali faticosamente cresciute nei 15 anni di impegno Nato sembrano reggere l’urto del terrorismo quaedista e islamista, il contingente italiano di circa 900 unità si ridurrà a 700, e possibilmente a meno, in accordo con gli alleati e in base alle condizioni sul terreno.

L’alleggerimento dello sforzo militare in Iraq e Afghanistan serve in parte a sostenere il crescente impegno in Africa, soprattutto in chiave di assistenza ai partner locali nel contrasto al traffico di migranti e al terrorismo. Viene lanciata una nuova missione in Niger per l’assistenza e l’addestramento alle forze locali in chiave anti-terrorismo, di controllo dei confini e contrasto al traffico di migranti, con una media annua di 250 militari – che potrebbero raggiungere i 470 – ed il mandato ad operare anche in Mauritania, Nigeria e Benin.

Si aumenta a 400 unità la presenza in Libia, a sostegno del governo di Tripoli riconosciuto da Onu, Ue e Nato, nello sforzo di stabilizzare un Paese cruciale per gli interessi nazionali e la stabilità del Nord Africa. Viene infine deciso un impegno in proporzione importante – 60 unità – nella missione Nato di assistenza alle forze armate tunisine, e si conferma la guida della missione navale europea Eunavfor Med Sophia di contrasto al traffico di migranti nel Mediterraneo.

Al netto del contributo alla difesa collettiva Nato con il pattugliamento aereo dei Paesi baltici – 8 aerei e 250 militari –  e la partecipazione alla forza multinazionale presente a rotazione sul fianco orientale dell’Alleanza, si tratta di un ri-orientamento strategico verso il quadrante  africano e mediterraneo, per contribuire alla gestione dei flussi migratori e alla stabilizzazione dell’area.

Convergenze passate e future

Anche su questo ri-orientamento c’è stata convergenza tra la maggioranza di governo e buona parte del centrodestra, che già a luglio 2017 avevano votato insieme a favore della missione per assistere la guardia costiera libica nel controllo delle proprie acque territoriali. Vista la volontà di ridurre e gestire i flussi migratori dall’Africa all’Italia attraverso il Mediterraneo, espressa in vari modi dall’opinione pubblica e dall’elettorato, è molto probabile che l’impegno militare nel quadrante africano e mediterraneo continuerà anche dopo le elezioni.

Alla positiva convergenza sull’impiego dello strumento militare a tutela degli interessi nazionali, in un contesto sia bilaterale che multilaterale, corrisponde purtroppo la negativa comunanza di approccio nel non destinare risorse adeguate alla difesa. La spesa militare italiana è rimasta al palo nell’ultimo triennio mentre i principali alleati Ue e Nato l’aumentavano per far fronte al quadro internazionale sempre più instabile e insicuro, e difficilmente aumenterà nei prossimi anni.

Si è sono compiuti invece passi in avanti in termini di riflessione strategica e sforzi riformatori con il Libro Bianco del 2015, presentato dalla maggioranza di governo e bene accolto dal centrodestra, la cui attuazione è però rimasta largamente incompleta per mancanza di volontà politica in Parlamento.

Data tale convergenza, nei due scenari oggi resi probabili dai sondaggi, e da una legge elettorale che con un terzo di seggi assegnati su base maggioritaria premia le grandi coalizioni a danno dei piccoli partiti in un’ottica di stabilità e governabilità, non dovrebbero esserci quindi svolte radicali nella politica di difesa italiana. Se infatti il centrodestra, in netto vantaggio nel voto proporzionale, dovesse assicurarsi la maggioranza dei seggi entrambe le Camere, un governo FI-Lega-FdI-centristi proseguirebbe sulla linea seguita in questi anni di opposizione, a maggior ragione una volta che a Palazzo Chigi i vincoli esterni e le responsabilità di governo tornassero a spingere a favore della continuità.

Se invece non dovesse esservi maggioranza parlamentare per un centrodestra uscito comunque in vantaggio dalle urne, l’ipotesi di una “grande coalizione” tra le forze politiche meno distanti tra loro sullo spettro politico destra-sinistra sarebbe probabilmente la più fattibile – come avvenuto d’altronde nel 2013.

In entrambi i casi, al netto di una campagna elettorale disattenta alla collocazione internazionale dell’Italia, per quanto riguarda la politica di difesa probabilmente a urne chiuse il bicchiere sarà mezzo pieno. Alessandro Marrone, AffInt 25

 

                                  

 

 

Sparatoria a Macerata contro gli immigrati, le dichiarazioni del sindaco Romano Carancini

 

“L’odio e la rabbia non possono sopraffare il rispetto delle persone, che deve venire prima di tutto”. Sono le parole del sindaco di Macerata, Romano Carancini, che interviene a fine giornata dopo il vertice tenutosi in Prefettura alla presenza del ministro Minniti, sul grave fatto di violenza che oggi ha visto la città assistere al ferimento di sei immigrati a colpi di arma da fuoco per mano di un 28enne che a bordo di un’auto ha seminato il panico per alcune ore.

“Quello che sta accadendo in questi giorni in città è inaccettabile – prosegue il sindaco riferendosi anche all’uccisione di Pamela Mastropietro –. L’odio, che non può attraversare i colori della pelle delle persone, va lasciato da parte per fare spazio alla riflessione, alla responsabilità e al ragionamento. Intendo comunque rassicurare i cittadini: Macerata è e resta una città accogliente e la violenza non fa parte del suo codice genetico. In momenti come questo la coesione sociale e politica diventa l’elemento fondamentale per rasserenare gli animi e non creare divisioni. D’altra parte, i maceratesi hanno sempre dimostrato di sapersi unire nei momenti più difficili. Sulla sicurezza in città siamo, ora e da sempre, al fianco delle forze dell’ordine, che stanno operando con indiscutibile competenza ed efficacia. Voglio ringraziare il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, il ministro Marco Minniti e il prefetto Roberta Preziotti per la vicinanza e l’impegno concreto. Infine voglio ribadire che dobbiamo essere tutti dentro un contesto di comunità. Non si possono, anche attraverso i media, lanciare percorsi di odio, direttamente o indirettamente. Nessuno qui è fuori. L’ultimo appello lo lancio a chi ha responsabilità politiche: non è accettabile, dopo quello che è successo, che continuino a proliferare affermazioni che non fanno degna una persona. Viviamo i prossimi giorni con grande senso di responsabilità e usando la testa, immaginando che siamo dentro una comunità e che non conta il colore: il sangue di Pamela e quello dei feriti è identico”. Dip 4

 

 

 

 

L’attesa

 

Nonostante le imminenti elezioni politiche generali made “Rosatellum-2”, i nostri problemi si sono complicati. In Italia è più facile “fallire” che “rinascere”. Solo dopo i risultati delle prossime consultazioni politiche, sarà possibile ipotizzare efficaci cambiamenti di rotta per l’Italia.

Circa la Scienza di Governo, preferiamo lasciare a ciascuno le proprie opinioni. Troppe le questioni sempre in sospeso. Poche le realtà sulle quali poter far conto. Sono ancora gli stessi che sono chiamati a pagare. Con la solita dinamica. Quanto conta, in effetti, la politica nazionale?

 

Nella misura in cui la faranno valere i suoi “sostenitori”. Non necessariamente quelli di ogni ipotetica“Maggioranza”. Tra l’altro, sembrano farsi strada nuove “promesse”. Non vorremmo che fossero, le solite, da “marinaio”. Pur non schierandoci, non intendiamo restare indifferenti a fronte di un deterioramento diffuso della nostra realtà sociale.

 

A pagare saranno gli “stessi”. Gli “altri” riusciranno ancora a cavarsela. Eppure, tante perplessità rimangono. Da noi è l’incertezza a vincere e ci chiediamo, ancora una volta, sino a quando. Ciò che è evidente resta una serie di strascichi socio/economici che logorano anche le più granitiche volontà. Essere coerenti, in ultima analisi, resta il nostro obiettivo. Le nostre valutazioni le scriviamo a fronte di una situazione ancora incerta. Anche se sarebbe opportuno un dialogo produttivo. Aperto e incondizionato.

 

Meglio, quindi, esprimere, serenamente, i propri pensieri che tenerli “in pectore”. Le congetture non servono e in Parlamento si preferisce temporeggiare. Quello che ci manca, e di cui sentiamo la necessità, è la chiarezza delle alleanze. Solo dopo le consultazioni politiche generali, sapremo se il destino d’Italia potrà cambiare. Per ora, ogni presupposto di programma socio/politico sarebbe inutile. Preferiamo restare nell’”attesa” degli sviluppi in merito che andranno a concretarsi entro la prossima primavera. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

La Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo: “Novità e futuro: il mondo della cooperazione italiana”

 

Roma - Si è svolta il 24 e 25 gennaio a Roma, presso l’Auditorium Parco della musica, la Conferenza Nazionale della Cooperazione allo sviluppo, organizzata dalla Farnesina e dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). Hanno preso parte alla conferenza i rappresentanti delle istituzioni, degli enti territoriali, delle ONG, del settore privato, del mondo accademico, dell’impresa e dello spettacolo, testimoni dei progetti di cooperazione con chi opera sul campo. Fra gli interventi segnaliamo anche quello del direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero Luigi Maria Vignali. Questa, oltre a costituire un’occasione per aprire il mondo della Cooperazione all’opinione pubblica, si rivolge soprattutto ai giovani; sono infatti presenti numerosi studenti liceali e universitari. 

L’apertura dei lavori è affidata a Elisabetta Belloni, segretario generale del Maeci, che sottolinea fin da subito il rinnovato impegno e interesse dell’Italia alla questione. “Si tratta della prima cooperazione internazionale, dopo le riforme introdotte dal governo nel 2014” evidenzia Belloni, “non è la prima conferenza, ma si inserisce in un contesto di continuità. Ricordo in particolare la Conferenza Internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo a Milano di qualche anno fa. Lo scopo è di promuovere un confronto e un dialogo per individuare metodologie che sappiano adeguarsi al contesto internazionale che vede nuovi attori che possono contribuire. Oggi con orgoglio possiamo dire che l’Italia è oggi il quarto maggiore contribuente tra i paese del G7. In un’ottica di cooperazione che l’Italia vuole promuovere. 

Belloni passa poi a presentare l’illustre platea di relatori che si susseguiranno al microfono, in particolare sottolineando la presenza del Presidente della Repubblica Centrafricana Toudera e evidenziando “l’impegno del nostro Paese verso la Repubblica Centroafricana e verso tutta l’Africa che intende promuovere una più proficua collaborazione con tutti i paesi africani. La nostra strategia non si basa su un’agenda nascosta ma con la consapevolezza che perseguire ciò vuol dire anche fare sicurezza in politica interna. Riflettere sulle grandi strategie vuol dire anche riflettere sugli strumenti normativi presenti dal 2014. Una norma che ha permesso di sciogliere i nodi principali da anni. Molto è stato fatto nel passato, molto si dovrà fare nel futuro. L’agenzia deve sempre far più che ciò che è un impegno politico si traduca in fatti e progetti”.

Interviene poi il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione, Angelino Alfano:  “È un giorno – esordisce il ministro - che non si apre bene per quello che è successo questa mattina a Save the Children. Questo ci riempie di tristezza e ci racconta di quanto abbiano bisogno di sicurezza coloro che si occupano di questi temi in trincea e non dietro a una scrivania”. Il ministro continua poi il suo discorso ringraziando i volontari: “Nel cuore di ogni uomo, anche il peggiore, alberga un infinito desiderio di bene. Dall’inizio della vita, ciascuno di noi cerca di affermare il desiderio di bene che alberga in tutti. Io credo che i volontari e le volontarie hanno trovato la loro strada di bene. Questo desiderio di provarci da parte vostra credo meriti la gratitudine dell’Italia intera”.

Alfano fa poi riferimento al suo recente viaggio, proprio in Africa: “La seconda considerazione è riguardo un’emozione che ho provato in questo inizio di anno, dal due gennaio sono stato in Niger e in altri paesi africani. Ho provato quanto sia importante l’Italia lì. Dentro di me si è schiusa l’idea di una grande Africa e di uno sviluppo faticoso verso ognuno di noi. La domanda esistenziale è “quanto tempo ci vorrà per questa Africa per arrivare dove vuole arrivare?”, ma se poi pensiamo che sono in cammino verso lo sviluppo e che in fondo che mi importa se lo sviluppo arriverà tra 10 anni o di più, quando oggi abbiamo salvato anche solo una vita umana”. Il Ministro passa infine a raccontare un’esperienza personale e collettiva, vissuta in questi anni: “Io sono umanamente sensibile all’argomento che ha condizionato la mia carriera e il mio destino politico. Io sono nato in una provincia che comprende l’isola di Lampedusa. Un giorno sono tornato lì come Ministro e ho visto 300 sacchi come i 300 corpi che contenevano. In uno c’era una bambina abbracciata alla propria mamma. Da lì è cambiata la mia vita è l’approccio dell’Italia e dell’Europa. Noi abbiamo realizzato come paese cooperazione e solidarietà e allo stesso tempo sicurezza. Questo è il nostro sguardo verso l’Africa che potrà andare avanti”.

Dopo il suo intervento, Alfano lascia la parola a Faustin Archange Toudera, presidente della Repubblica Centroafricana: “L’invito che ci è stato rivolto per questa prestigiosa conferenza testimonia la solidità, l’amicizia che legano i nostri due paesi nell’ambito della riflessione che vuole rinforzare i nostri legami nell’ambito della cooperazione.  Questa occasione è un grande incontro che ci chiama a intraprendere un cammino comune per realizzare una cooperazione dinamica al servizio dello sviluppo; è anche segno della stima e della cordiale amicizia che i nostri due popoli sentono l’uno per l’altro. Quindi vorrei cogliere questa occasione caratterizzata dal senso di solidarietà che rimarrà memoriale per noi, per trasmettere una volta di più e con tutto il cuore i miei ringraziamenti più sinceri e la gratitudine di tutta la popolazione centroafricana. Signori e signore, questo incontro è importante a vari livelli. Intanto permetterà i rinforzare il ritmo del dialogo per quanto riguarda la questione dello sviluppo del continente africano in tutti i campi.  Questo incontro permetterà, in particolare, di lanciare un meccanismo di dialogo tra la repubblica centro Africa e l’Italia al fine di rafforzare gli scambi e la cooperazione bilaterale e in ambiti quali la sicurezza, l’educazione, la sicurezza alimentare e l’immigrazione. Come sapete, la repubblica centroafricana è un paese post-conflitto. Malgrado numerose sfide, noi andremo a perseverare gradualmente e seriamente per costruire uno stato forte, stabile, democratico e prospero. Questo per dirvi che la presenza qui apre enormi prospettive per i nostri due paesi e dunque siamo persuasi che la nostra presenza contribuirà ad incoraggiare gli imprenditori italiani giovani per offrire loro delle condizioni di vita migliori che possano dissuaderli dal mettere in pericolo le loro vite. Sono certo che una cooperazione leale, efficace, un vero umanesimo e una vera e sincera solidarietà possano contribuire alla pace, alla concordia, alla sicurezza e alla prosperità in Africa e nel mondo garantendo così la vera libertà, la vera democrazia, la tolleranza e il benessere di tutti i popoli. Spero che il nostro attuale incontro possa inaugurare e prolungare ancora di più un’era nuova nelle relazioni tra la repubblica italiana e la repubblica centroafricana” e conclude esclamando: “Viva l’amicizia, viva la cooperazione tra l’Italia e la Repubblica Centroafricana!”

Dopo i primi interventi di apertura la parola passa a Paola Saluzzi (tv 2000), che modera l’incontro e che sottolinea l’importanza dell’Unione Europea, in quest’ottica, e il valore di tutti i sacrifici fatti per raggiungere l’obiettivo di un’Europa unita. 

Neven Mimica, Commissario Europeo per la Cooperazione allo Sviluppo, proprio in merito a ciò riporta il discorso in un contesto più ampio rispetto a quello del nostro Paese. “La cooperazione e non l’isolamento è la più sicura via verso la pace e la stabilità per tutti. L’agenda del 2030 per lo sviluppo sostenibile è stata fondamentale nel forgiare questa logica e assicurarsi che nessuno fosse lasciato da parte. Da allora l’Unione Europea e i nostri stati membri hanno costruito un quadro ambizioso e strumenti innovativi per mettere in pratica questo piano. A luglio dello scorso anno è stato sottoscritto un accordo che riunisce l’Unione in una visione comune per l’implementazione di un contesto globale. L’impegno è di sostenere i nostri paesi partner, le loro strategie per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile attraverso il dialogo. Anche a livello politico l’Italia è stato un partner fondamentale in questo processo. Sono stati fatti molti progressi attraverso la programmazione congiunta dell’Unione Europea con iniziative che si sono susseguite”. Il Commissario sottolinea come l’Italia sia protagonista di questo progetto: “Oggi lavoriamo con l’Italia in 35 paesi, copriamo tutti i continenti. Allo stesso modo stiamo iniziando a lavorare su un rapporto congiunto che illustri in che modo l’Unione Europea e nostri stati membri stanno ottenendo un consenso, dando un contributo fondamentale al forum politico che si terrà l’anno prossimo. È stato fondamentale consolidare i nostri rapporti con l’Africa e spero che possa concordare un mandato di negoziazione per il nostro partenariato futuro con i paesi del Pacifico e i Caraibi. La nostra partnership di lunga durata offre una piattaforma per cogliere le opportunità che esse ci offrono. Quindi creare una partnership mirata che vada oltre le politiche di sviluppo il cui obiettivo sia quello di servire al meglio i nostri interessi comuni e impegni a livello internazionale. L’Africa rimarrà un partner strategico fondamentale per l’Europa e per l’Italia, la cui stabilità è strettamente connessa alla nostra. L’attenzione dell’Unione Africana e dell’Unione Europea e dei loro vertici è stato investire sui giovani. Credo fermamente che la priorità debba essere quella di cercare prospettive migliori per i giovani sia nei loro paesi che all’estero. Ciò inizia dall’educazione, dall’istruzione. Dare loro le competenze necessarie a crearsi un futuro migliore per se stessi e per le loro famiglie e comunità. Questi nuovi strumenti ambiziosi ci consentiranno di mettere a disposizione 44 miliardi di investimenti in Africa. Nei prossimi mesi istituti di credito importanti, tra cui la cassa depositi e prestiti dell’Italia, potranno presentare i loro programmi di investimento”. 

L’ultima parte del suo intervento, Mimica la dedica poi a un tema molto sensibile che evidenzia essergli particolarmente caro: “Il tema centrale per me è quello delle donne e delle ragazze che sono in prima linea riguardo lo sviluppo sostenibile. Sono molto grato all’Italia per il sostegno continuo alle iniziative che riguardano questo aspetto. Oggi parleremo del futuro dello sviluppo e come dico spesso se non ci sono donne non c’è sviluppo, non c’è dignità né futuro. Nell’ambito di questi sforzi conto sul sostegno continuo dell’Italia affinché ci guidi e motivi come principale autore di sviluppo e ci aiuti a mostrare che noi europei siamo non solo bravi a parlare ma siamo in grado di scendere in campo quando dobbiamo essere all’altezza del nostro impegno globale”.

 A seguire interviene il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che afferma: “La cooperazione allo sviluppo è oggi importante ma deve essere sempre più un asse portante del nostro paese non solo per motivi etici, ma anche per motivi di sicurezza. La cooperazione non solo è giusta ma è una delle soluzioni ai problemi di questo paese. Negli anni scorsi l'Italia investiva solo intorno allo 0.14% del pil in cooperazione; oggi è l’investimento è raddoppiato. Certo dobbiamo avvicinarci allo 0.5% della Germania, ma passi avanti sono stati fatti. I due temi centrali sono quello degli investimenti e quello del commercio internazionale. Oggi noi vediamo la globalizzazione come un problema, come qualcosa che ha lasciato indietro molte persone; un pezzo di sistema produttivo è rimasto spiazzato da questo cambiamento. Le spinte che noi vediamo oggi, anche dagli Stati Uniti, verso una nuova fase di protezionismo economico non pongono solo a rischio la crescita e lo sviluppo tra paese sviluppati, ma ancor di più verso quelli non sviluppati. Nulla fa peggio all’Africa che chiudere le frontiere ai prodotti che da quei paesi possono arrivare. Il protezionismo prenderà di mira in primo luogo i paesi meno sviluppati. 

Si sofferma poi sul piano del Migration Compact: “La cosa di cui vado più fiero è la presentazione di questo piano. Voi giovani sentite parlare dell’Europa sempre in termini di austerità. L’Europa c’è se riesce a portare avanti la gestione e non la difesa dal fenomeno migratorio. Non ci si difende in modo passivo da fenomeni globali ma li si gestisce e li si governa. Questo progetto era la semplice assunzione di questo principio. Oggi la priorità per l’Europa è far uscire l’Africa da questa situazione. Non perché siamo buoni e educati, ma perché ne va della sicurezza e della tenuta dell’Europa stressa. Qualcosa è stato fatto ma non è sufficiente. Quella di oggi non è una discussione sulla cooperazione ma è un’asse portante per la crescita e lo sviluppo del nostro paese insieme alla crescita dell’Africa”. 

È importante poi, come è stato sottolineato nel corso dei vari interventi, considerare la questione della cooperazione per lo sviluppo da vari punti di vista. Per questo prende la parola, a questo punto della mattinata, Gianluca Galletti, ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. “Sono onorato di essere qui perché penso che questi quattro anni in temi ambientati siano stati determinati. In particolare l’enciclica del papa “laudato sì” ci ricorda che i temi di ambiente riguardano prima di tutto le persone. L’accordo del 2015 a Parigi in cui l’Europa è stata in prima linea, ed è stata anzi un esempio, è stato fondamentale. Io in ambiente ho sperimentato che senza il dialogo non si va da nessuna parte. O si vince tutti insieme o si perde tutti insieme. Quello che accede nel loro paese ha conseguenze nel mio paese. Oggi è mia convenienza andare a investire perché in Africa ci sia lo sviluppo sostenibile che nei paesi industrializzati non c’è stato. Io credo che noi dobbiamo continuare in questa visione per la cooperazione internazionale ma soprattutto per salvaguardare il nostro paese e il nostro pianeta”.

Per quanto riguarda il tavolo specifico sulle migrazioni è anche intervenuto il direttore generale per gli Italiani all’Estero  Luigi Maria Vignali, affermando che: “Quella delle migrazioni è una grande sfida ma anche un’opportunità da cogliere cambiandone la narrativa e cogliendo i benefici che da sempre le migrazioni offrono alle società di accoglienza”. Il direttore ha poi sottolineato che “gli stranieri, ogni anno, pagano 130 miliardi di tasse in Italia, pari a circa l’11% del Pil e contribuiscono a circa sei miliardi di euro di contributi previdenziali, ovvero pagano 640.000 pensioni agli italiani ogni anno. Questo ruolo degli stranieri in Italia può essere ribaltato anche per coadiuvare la cooperazione allo sviluppo. E’ stato più volte detto oggi che quello che la cooperazione cerca è la complementarietà rispetto ad altri partner: la società civile, il settore privato. Il settore privato perché la cooperazione da sola non può affrontare le sfide poste ad esempio dal raddoppio della popolazione del continente africano da qui al 2050, dai cambiamenti climatici e dall'insicurezza alimentare. C’è bisogno di investimenti di investimenti privati che possano aiutare la cooperazione a sostenere un flusso finanziario verso il Sud del mondo, in particolare l'Africa".

Vignali ha ricordato che “ogni anno verso l’Africa vengono inviati circa 33 miliardi di dollari di rimesse, contro solo 19 miliardi di dollari di aiuto allo sviluppo. Abbiamo bisogno degli investimenti privati e del ruolo importante delle diaspore, come punti di dialogo della migrazione circolare, ovvero dei migranti arricchiti dalle competenze acquisite in Europa che rientrano per reinvestire queste competenze nei paesi di origine”. Maria Stella Rombolà, Inform

 

 

 

Xenofobia nella campagna elettorale italiana

 

Il 2017 è stato un anno elettorale cruciale per l’Unione europea (UE), segnato dalla paura, non ancora superata, della consacrazione attraverso le urne di una nuova estrema destra neofascista nel continente. In 17 paesi diversi, le forze politiche con queste caratteristiche e una chiara impronta xenofoba hanno una rappresentanza parlamentare. In due paesi vi è un governo con queste caratteristiche (Polonia e Ungheria), e in altri sette forze di questo tipo fanno parte del potere esecutivo o lo sostengono dall’esterno.

Si tratta di organizzazioni con caratteristiche comuni: il rifiuto dell’immigrazione e della creazione di società multiculturale – di cui l’Unione liberale sarebbe un esempio -; la richiesta di maggiore autonomia nazionale, a scapito delle politiche comunitarie europee; il supporto di misure per proteggere le economie locali e contro il liberalismo; il rifiuto della “casta”, dello “stabilimento” o della leadership politica tradizionale, colpevole della crisi economica e dello sfacelo sociale dei loro paesi.

Di fronte alle elezioni generali in Italia, previste per il prossimo 4 marzo, tutte queste caratteristiche si possono trovare sparse in diversi partiti politici. Chi recentemente ha rilanciato la discussione sul razzismo è il candidato della coalizione di centro-destra che si candida a governare la ricca regione Lombardia, Attilio Fontana. Durante un’intervista radiofonica, ha detto in riferimento agli immigrati e ai rifugiati: “Se li accettassimo tutti, significherebbe che non esisteremmo più come realtà sociale, come realtà etnica”. “Dobbiamo scegliere: Decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società deve continuare ad esistere o se la nostra società deve essere eliminata: è una scelta”, ha concluso, riferendosi alla votazione del prossimo marzo.

Fontana, in testa in tutti i sondaggi nella regione, è un militante della Lega, ex Lega Nord, un partito che in passato ha promosso la secessione del ricco nord dal sud Italia per motivi economici e razziali, e che è arrivato al punto di chiedere il bombardamento delle imbarcazioni cariche di migranti da parte della marina italiana nel Mediterraneo.

Nel volubile panorama politico italiano, La Lega, fondata nel 1991, è il partito più anziano che competerà alle prossime elezioni. Alla fine del 2017 il suo nuovo leader, Matteo Salvini, ha completato il rinnovo dell’organizzazione con il cambio del nome e del logo. Un processo che era iniziato con la rinuncia della secessione – alle elezioni in sud Italia ha ottenuto un successo inaspettato- e concentrando la sua politica su tre basi: quella xenofoba, con la fine della migrazione-, -quella anti-europeista, con referendum sull’Euro-, e quello anti establishment, puntando sulla riduzione delle tasse-. Un programma che l’ha reso la quarta forza in Italia con una previsione di voto del 13% e un capitale politico sufficiente per potersi contendere la guida della coalizione a destra che ha annunciato un paio di settimane fa con Forza Italia dell’eterno Silvio Berlusconi – che ha un gradimento del 16% – ei postfascisti di Fratelli d’Italia che vedono un per nulla insignificante 5% nei sondaggi principali.

Colpisce il fatto che, nella preoccupazione europea per la crescita della destra xenofoba e anti-euro, è stato il condannato e interdetto ai pubblici uffici Berlusconi che ha assicurato alle autorità di Bruxelles che si sarebbe incaricato di tenere sotto la sua ala Salvini. L’alleanza della destra, che non ha ancora un nome ufficiale, raggiungerebbe circa il 36% dei voti, non abbastanza per formare un governo, ma sufficienti per arrivare primi.

L’altro grande partito che preoccupa Bruxelles è il Movimento 5 Stelle (M5S). Fondato nel 2007 da un comico, Beppe Grillo, nel pieno della crisi economica e della perdita di legittimità dei sindacati e della sinistra anticapitalista, il M5S è diventato il centro di attrazione per i giovani, i lavoratori precari e coloro che vogliono ribellarsi al “sistema”. Oggi è il partito politico con la più alta percentuale di voti nel paese secondo i sondaggi-35% circa.

Accusato dalla stampa e dai politici populisti europei, non è mai stato chiaro in certe definizioni politiche al di fuori dei problemi della corruzione e del cattivo governo. Rifiuta le categorie di destra e di sinistra perché anacronistiche; vedendo risorgere l’estrema destra e i suoi violenti attacchi xenofobi, respinse “la categoria fascista”, anch’essa perché anacronistica; non ha mai preso una posizione condivisa sull’immigrazione. Anche se non presentano un evidente pilastro xenofobo, è il grande partito anti-establishment, profondamente critico dell’integrazione europea, e sembrano ancora lasciare ai loro leader la linea politica riguardante ogni altra cosa.

Un capitolo a parte merita il movimento apertamente fascista CasaPound, che mira a raggiungere l’1% nelle prossime elezioni. Chiusura delle frontiere, uscita dall’UE, reddito di nascita per ogni figlio di italiani sono i capisaldi di questa organizzazione che ospita tra le sue fila molti dei responsabili di pestaggi, attacchi e anche accoltellamenti contro migranti e militanti di sinistra. Verso la metà del 2017 CasaPound è stata duramente criticata dalla stampa per i continui attacchi e le minacce contro i giornalisti. Ma Salvini, Berlusconi e parte della leadership nazionale hanno difeso il loro diritto di organizzazione.

Una certa dose di razzismo serpeggia anche nel centro-sinistra. Sulla questione dell’immigrazione, il Partito Democratico (PD) che ha governato finora a seguito dell’accordo parlamentare del 2013 con Berlusconi, ha preso decisioni più simili a quelle dei suoi colleghi di destra nel resto d’Europa che a quelle di un programma socialdemocratico.

Il patto con il governo libico per trattenere i migranti sulle coste libiche in cambio di cooperazione economica e militare è stato un duro fallimento per il ministro degli Interni Marco Minniti. Soprattutto dopo che si è saputo che i migranti bloccati venivano venduti come schiavi con la complicità delle autorità locali. Infine, la discussione sulla concessione della cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia, lo Ius Soli, ha finito con l’aprire la crisi nel PD. Ventinove dei suoi senatori erano assenti il giorno del voto, quindi non si è raggiunto il quorum e la legge è caduta.

Mentre a Bruxelles sperano che i risultati delle elezioni permettano di ricreare la grande coalizione tra il centro-sinistra (PD) e parte del centro-destra (Forza Italia, senza Lega) seguendo l’esempio tedesco, la maggioranza degli italiani in marzo voteranno per un partito che sostiene le idee della destra antieuropea. Un dato che, se confermato, potrebbe consolidare il passaggio dell’intero blocco verso il lato dello spettro ideologico, così da garantirne la continuità. Federico Larsen, dip

 

 

 

 

Elezioni. Il programma dei 5Stelle per l’estero visto da Di Biagio (Civ. Pop)

 

Si rimane alquanto perplessi nello scorrere i dieci punti del programma cinque stelle, non solo per la fantasia con cui si è voluto approcciare uno scenario che meriterebbe solo pragmatismo, ma soprattutto per la totale distanza che il movimento sembra avere rispetto al mondo dell'emigrazione.

"Tra le altre cose si chiede di abolire i finanziamenti all'editoria, predicando la trasparenza e - nei fatti - attaccando un canale inderogabile di informazione e contatto tra Italia e italiani - spiega- poi si chiede di riformare l'Aire non chiarendo il perché e le modalità, si sottolinea di voler promuovere il made in Italy e le eccellenze del nostro Paese, auspicando nel contempo iniziative per "far tornare i nostri giovani in Italia", creando una sorta di miscellanea di argomenti evergreen messi lì a caso. Ma la ciliegina sulla torta lo merita - conclude Di Biagio - il ragionamento fatto sull'abitazione principale degli italiani all'estero, da cui si capisce quanto sia sconosciuta la normativa e la disciplina, con la trovata della "cubatura minima assimilabile ad abitazione principale", che sarebbe davvero interessante capire come vorrebbero normare ed attuare. Capisco l'esigenza di promuoversi e fare leva sulle criticità dei cittadini, dentro e fuori i confini nazionali, ma offendendo l'intelligenza degli stessi r dimostrando di non conoscerne le reali esigenze, si rischia di cadere nel ridicolo".

Chi vuol conoscere, e valutare il suo programma, vada al suo sito. “Ho lanciato il mio nuovo portale informativo elettorale www.aldodibiagio.it per far conoscere agli elettori l'entità del progetto di ‘Civica Popolare’ in Europa e per ottimizzare IL confronto tra elettore e candidato, in termini di conoscenza del programma, del progetto che si intende veicolare in Europa e di priorità data alle idee dei connazionali che vogliono essere parte attiva di questo progetto.

Siamo aperti alle idee, ai contributi e a qualsiasi tipo di suggerimento per questo il portale vuole essere uno spazio sociale di interazione, per arrivare ad arricchire nel migliore dei modi una proposta di rinascita per il Paese a cui tutti devono prendere parte senza alcun tipo di vincolo. Chiunque volesse contattarmi può farlo ai recapiti presenti sul sito o mandando una mail al mio indirizzo aldo.dibiagio@senato.it” Aldo Di Biagio

 

 

 

 

“Il 4 marzo si vota in Italia e Svizzera. Ognuno conta uno”

 

In molti si ricorderanno lo slogan citato da Grillo secondo il quale nel M5s ”ognuno conta uno” rivelatosi poi una grossa presa in giro. Bene, il prossimo 4 marzo sarà invece effettivamente vero che “ognuno conta uno” di fronte agli eventi elettorali che si terranno in Italia e nella Confederazione ed ai quali saranno chiamati gli elettori italiani ed i doppi cittadini italo-svizzeri: elezioni politiche nazionali italiane e per quelle delle Regioni Lazio e Lombardia; per l’iniziativa “NO BILLAG” e per il “Nuovo ordinamento finanziario 2021” in Svizzera.

ITALIA – Il prossimo 4 marzo si rinnoverà il Parlamento italiano e, al di là che in Italia si voti con il nuovo sistema elettorale definito il “Rosatellum”, nella Circoscrizione Estero si voterà ancora, come nel passato, per corrispondenza - secondo le modalità indicate dalla legge 27 dicembre 2001, n. 459 -  e con un sistema proporzionale puro e con le preferenze. Nella Circoscrizione Estero potranno votare tutti gli elettori iscritti all’AIRE che, ovviamente, non abbiano esercitato - entro lo scorso 8 gennaio - l’opzione per il voto in Italia come pure gli elettori (ed i loro conviventi) temporaneamente all’estero da almeno tre mesi, per motivi di lavoro/studio/cure mediche, che abbiano presentato in tempo utile al loro Comune l’opzione per il voto all’estero. Nel Collegio Europa si eleggeranno ancora cinque deputati e due senatori. Tutti gli elettori, intorno al prossimo 14 febbraio, riceveranno il plico elettorale e la busta, con le schede di voto, dovrà assolutamente rientrare all’Ufficio consolare di riferimento entro le ore 16 di giovedì 1° marzo (Attenzione: coloro che, entro il 18 febbraio, non avessero ricevuto il plico elettorale dovranno informare immediatamente il proprio Ufficio consolare per farsi eventualmente rilasciare un duplicato). Anche in questa occasione è utile ricordare l’importanza di partecipare al voto - una conquista democratica che nel mondo non tutti possono purtroppo vantare ed in tanti muoiono per ottenerla - per farsi rappresentare in Parlamento da quei candidati che più raccolgono la nostra fiducia o che già hanno dimostrato di meritarsela come certamente lo meritano i parlamentari uscenti del PD che si sono ricandidati e che nella legislatura appena terminata si sono sempre fatti carico di rappresentare e cercare di risolvere i problemi degli italiani all’estero. Il voto per corrispondenza, previsto dalla legge summenzionata per gli elettori iscritti all’AIRE, come noto, riguarda unicamente le elezioni politiche ed i referendum italiani, pertanto gli elettori interessati al rinnovo dei Consigli regionali del Lazio e della Lombardia dovranno forzatamente rientrare nei loro luoghi di origine per espletare il loro voto.

SVIZZERA – Anche in Svizzera il 4 marzo è una giornata elettorale in cui si voterà per una iniziativa popolare denominata “NO BILLAG” con la quale si intende abolire il canone radiotelevisivo (Annualmente: Fr. 165 per la sola ricezione radiofonica; fr. 286,10 per la ricezione tv; fr. 451,10 per la ricezione radiotelevisiva, un importo che, comunque, per le economie domestiche, dal 2019 scenderà a 365 franchi annui). Un’iniziativa che, se dovesse andare in porto, creerebbe grossi problemi finanziari alla SSR – la radiotelevisione pubblica elvetica – se non addirittura la fine della televisione pubblica che, oggi, è presente nelle quattro realtà linguistiche della Confederazione con la: RSI, in lingua italiana; RTS, in lingua francese; SRF in lingua tedesca; RTR, in lingua romancia. Certamente un sì all’iniziativa “NO BILLAG” avrebbe ripercussioni gravi sul futuro delle emittenti non di lingua tedesca, soprattutto per quelle in italiano e romancio. Inoltre metterebbe sicuramente a rischio la sopravvivenza di 13 emittenti televisive regionali e 21 radio locali (come, per esempio, RADIOLORA di Zurigo) che vengono in parte finanziate anche con il canone. Ebbene, la comunità italiana in Svizzera non può che schierarsi contro la “NO BILLAG” poiché, altrimenti, rischierebbe di non poter più vedere la TV ticinese, né di poter ascoltare RETEUNO, da sempre due importanti (indispensabili?) canali di informazione, ma non solo, in lingua italiana che si ricevono in tutta la Confederazione e consentono, soprattutto ai residenti a nord delle Alpi, che hanno difficoltà con gli idiomi locali, di conoscere quello che accade in Svizzera. Da qui l’importanza che i circa trecentomila doppi cittadini italo-svizzeri partecipino al voto e respingano questa iniziativa e, nel contempo, votino sì al “Nuovo ordinamento finanziario 2021” per confermare il diritto della Confederazione a riscuotere l’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) e l’IFD (Imposta Federale Diretta) fino al 2035, due imposte che consentono a Berna di finanziare gli impegni che le sono attribuiti dalla Costituzione.  Dino Nardi, de.it.press

 

 

 

 

 

Il profilo d’Italia

 

Tutti i possibili provvedimenti socio/economici sono stati varati. Non è cambiato nulla. Eppure, stabilità politica significherebbe, in ultima analisi, una migliore prospettiva di sviluppo economico. Nonostante tante assicurazioni, da noi questo parametro è solo nominale.

 

 Il dialogo i è fatta strada la polemica. Questo non sarà un anno politicamente tranquillo. Con conseguenti ripercussioni sul fronte dell’economia che è molto sensibile ai cambiamenti d’umore dei condottieri nazionali. Mancano, ancora, tutte quelle premesse per garantire uno sviluppo che tenga conto di una situazione europea sempre troppo sottostimato.

 

 La demagogia ha occupato il posto alla razionalità del fare. Con conseguente stagnazione del mondo produttivo e minore incremento negli investimenti. Come a scrivere che, se mancano gli utili, i capitali prendono altra via o restano, blindati, negli istituti bancari che si sono dimostrati protetti dal dissesto economico che continua a tormentarci.

 

 La produttività è figlia del consumismo che, da noi, si è bloccato per l’incertezza del domani. Investire di meno, significa soffrire di più. Ce ne siamo accorti tutti, ma nessuno ha trovato una soluzione. Ora, si crede che il Governo possa farci ritrovare la fiducia smarrita. Non sarà così semplice, né tanto probabile. La bilancia politica non resterà in equilibrio. Tenderà a porsi a “sinistra” o a “destra”. Sospenderà le “oscillazioni” solo con il peso di una formazione di “centro” che, almeno per ora, non intravediamo. Ravviseremo, nel succedersi dei mesi, se la squadra di Gentiloni sarà in grado di dare un input all’economia.

 

Che la ripresa sia dietro l’angolo ne dubitiamo. Sempre che non si prendano decisioni irrazionali e di sudditanza nei confronti di un’UE non disponibile a sostenere i Paesi che non offrono garanzie d’effettiva riorganizzazione economica.

 Che le preoccupazioni siano più che fondate lo dimostra l’andamento del nostro mercato interno e internazionale. Un conto è affermare d’essere europei, un altro è dimostrarlo. Infatti, oltre le “assicurazioni” ufficiali, non c’è altro di concreto all’orizzonte e il profilo politico non cambierà. Se la realtà s’evolvesse in meglio, saremo i primi a prenderne atto. Intanto, continueremo a rendere pubbliche le nostre analisi di profilo. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Corea: una tregua olimpica nella penisola senza pace

 

È interessante notare come l’originario spirito olimpico, quello che prevedeva una tregua militare nell’antica Grecia  durante i Giochi olimpici, si sia manifestato nella lontana Penisola coreana in vista degli imminenti Giochi invernali di Pyeongchang. Non solo le due Coree hanno concordato la sospensione delle esercitazioni militari nella penisola. E’ anche previsto che le due squadre olimpiche sfilino congiuntamente sotto un’unica bandiera: quella di una Corea riunificata. In alcuni casi gli atleti competeranno in un’unica squadra coreana. Non è la prima volta che ciò accade: ambedue le squadre fecero altrettanto in occasione dei Giochi olimpici di Sidney nel 2000.

Ma qui si ferma l’analogia tra i due eventi, poiché nel 2000 la  sfilata congiunta avvenne nel contesto di una politica di disgelo lanciata dall’allora presidente sud-coreano Kim Dae Jung e non già nel clima avvelenato che si registra oggi. L’ Amministrazione americana di allora  sosteneva  pienamente la ‘Sunhine policy’ di Seul, al punto che la segretaria di Stato Madeleine Albright giunse a recarsi  in visita a Pyongyang e ad incontrarsi con l’allora leader Kim Jong il. Si parlò persino di una possibile visita dello stesso presidente Clinton. Oggi Washington è assai più  tiepida.

L’evoluzione dei rapporti tra Usa e Corea del Nord

Con l’arrivo di George Bush junior alla Casa Bianca nel 2002 la situazione non fece  altro che deteriorarsi. La nuova amministrazione si adoperò subito per smontare quanto realizzato dai predecessori: essa incluse  la Corea del Nord nella lista americana  degli “Stati canaglia” e fece naufragare gli accordi faticosamente costruiti per una soluzione negoziata della crisi – sono numerose le analogie con l’attuale posizione americana nei confronti dell’accordo nucleare sull’Iran -. A sua volta il Nord riprese il proprio programma nucleare,  denunciò il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, si sottrasse alle ispezioni dell’ Aiea e nel giro di pochi anni, nel 2006, effettuò una prima esplosione atomica, seguita da cinque altri test sviluppando nel contempo un ambizioso programma missilistico.

Si distrussero così le basi per una trattativa sulla Penisola mentre  Bush si  concentrò sulle operazioni militari in Iraq e Afghanistan  piuttosto che sulla Corea. Occorre riconoscere che la questione coreana non figurò neppure  ai primi posti della agenda del residente Barack Obama. Visto che la battaglia contro la nuclearizzazione della Dprk era stata già stata persa, l’  amministrazione Obama preferì  focalizzare la propria attenzione sul negoziato volto ad impedire che l’Iran seguisse il percorso nordcoreano.

 Il rischio di una guerra mai così elevato

Le vicende che si susseguirono dopo l’avvento dell’Amministrazione  Trump sono ben note : mai dopo la guerra di Corea , il rischio di un conflitto è divenuto  così elevato come con l’ aggravante questa volta della presenza di armi nucleari nordcoreane (gli americani ritirarono le proprie atomiche dalla Corea  del Sud nel 1991). Tutto ciò  avvenne nonostante il fatto che alla presidenza del Sud sia  stato recentemente eletto il presidente Moon Jae-in che conduce un  programma decisamente ispirato alla ricerca di una soluzione negoziale alla crisi coreana

Vani erano stati sinora i suoi tentativi di riavviare il  dialogo e di  stemperare il confronto tra il presidente americano ed il leader nord coreano, tentativi che gli hanno valso l’attributo di ‘appeaser’ da parte del Presidente Trump (Moon  è stato membro delle forze speciali sud coreane coinvolto in rischiose operazioni). Non gli rimaneva quindi che giocare la carta di una ripresa diretta del dialogo intercoreano. Non sono ben conosciuti i retroscena di come si sia giunti all’inatteso annuncio della tregua olimpica. E’ possibile che il Sud abbia colto al volo l’ accenno recente di Kim Jong-un all’avvenuto raggiungimento degli obiettivi che la Dprk si era prefissata nel campo missilistico.

Le difficoltà di mantenere la tregua

L’annuncio della tregua costituisce comunque solo un primo fragile  segnale  di distensione. Mantenere una tregua  nell’attuale situazione incandescente non sarà facile: gli incidenti nella zona più militarizzata del mondo sono sempre possibili. I tre Paesi che hanno forze militari nella Penisola – Stati Uniti e le due Coree – dovranno dunque mantenere i nervi saldi.

Nulla di più legittimo che siano le parti coreane, ingiustamente divise dopo la Seconda Guerra Mondiale, a rilanciare il dialogo. Nulla di più doveroso per la comunità internazionale che assecondare questa legittima aspirazione a convivere in pace. Anche l’Europa deve fare la sua parte avendo a mente l’ antico rapporto con il Regno di Corea, l’amicizia profonda con il Sud e  il dialogo, ancorchè  critico, mantenuto con il Nord.

L’Italia svolse, durante la ‘Sunshine policy’, del 2000 un ruolo significativo. Ai tempi di  Lamberto Dini come ministro degli Esteri, essa fu il primo Paese membro dell’Unione europea a stabilire, d’intesa con sud-coreani, americani e nord-coreani, rapporti diplomatici con Pyongyang. Molti in Europa seguirono tale esempio e in Corea  tutti lo ricordano. L’ imminente visita a Roma della signora Kang Kyung-wha, ministro degli Esteri sud-coreano, che ha una vasta esperienza diplomatica internazionale, potrebbe costituire l’occasione per rilanciare l’impegno e per sostenere una svolta virtuosa. Carlo Trezza, AffInt

 

 

 

 

Fissate le retribuzioni convenzionali 2018 per i lavoratori italiani inviati all’estero

 

ROMA - Come tutti gli anni anche quest’anno con decreto del 20 dicembre 2017 del Ministero del Lavoro, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 gennaio 2018, sono state stabilite le retribuzioni convenzionali dei lavoratori dipendenti italiani inviati all’estero, in via continuativa ed esclusiva, su cui viene applicato il calcolo dei contributi assicurativi obbligatori e delle imposte sul reddito dovuti per il periodo di paga 2018 a prescindere dai compensi effettivamente ricevuti.

Come è noto la legge n. 317 del 1988 ha stabilito l’obbligatorietà delle assicurazioni sociali per i lavoratori italiani operanti all'estero in Paesi extracomunitari con i quali non sono in vigore accordi di sicurezza sociale, alle dipendenze dei datori di lavoro italiani e stranieri.

Tali lavoratori sono obbligatoriamente iscritti alle seguenti forme di previdenza ed assistenza sociale, con le modalità in vigore nel territorio nazionale (fatte salve alcune eccezioni): a) assicurazione per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti; b) assicurazione contro la tubercolosi; c) assicurazione contro la disoccupazione involontaria; d) assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; e) assicurazione contro le malattie; f) assicurazione di maternità.

La legge stabilisce inoltre che i contributi dovuti per i regimi assicurativi sopra elencati sono calcolati su retribuzioni convenzionali. Tali retribuzioni, fissate con decreto del Ministro del lavoro e delle Politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, sono determinate con riferimento e comunque in misura non inferiore ai contratti collettivi nazionali di categoria raggruppati per settori omogenei.

Quindi a decorrere dal periodo di paga in corso dal 1° gennaio 2018 e fino a tutto il periodo di paga in corso al 31 dicembre 2018, le retribuzioni convenzionali da prendere a base per il calcolo dei contributi dovuti per le assicurazioni obbligatorie dei lavoratori italiani operanti all'estero ai sensi del decreto-legge 31 luglio 1987, n. 317, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 1987, n. 398, nonché per il calcolo delle imposte sul reddito da lavoro dipendente, ai sensi dell'art. 51, comma 8-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono stabilite nella misura risultante, per ciascun settore, dalle tabelle allegate allo stesso Decreto del 20 dicembre2017 e che ne costituiscono parte integrante (in poche parole sia l’Inps che il Fisco, per i versamenti contributivi e per  tassare i redditi di questi lavoratori, non vanno a vedere quanto effettivamente corrisposto, ma fanno riferimento ai valori convenzionali stabiliti annualmente).

Come detto le disposizioni della legge n. 398/87 si applicano ai lavoratori operanti all’estero  in Paesi extracomunitari con i quali non  sono in vigore accordi di sicurezza sociale. Per i lavoratori che si spostano nell’ambito dell’Unione europea la normativa  di sicurezza sociale applicabile è quella contenuta nei regolamenti CE nn. 883/2004 e 987/2009 e successive modifiche. Sono esclusi inoltre dall’ambito di applicazione della legge n. 398/1987 anche la Svizzera e i Paesi aderenti all’Accordo SEE - Liechtenstein, Norvegia, Islanda – ai quali si applica la normativa comunitaria.

Le retribuzioni convenzionali trovano applicazione, in via residuale, anche nei confronti dei lavoratori operanti in Paesi convenzionati limitatamente alle assicurazioni non contemplate dagli accordi di sicurezza sociale. Le retribuzioni di cui al decreto citato costituiscono base di riferimento per la liquidazione delle prestazioni pensionistiche, delle prestazioni economiche di malattia e maternità nonché per il trattamento ordinario di disoccupazione per i lavoratori rimpatriati. Per quanto attiene la parte fiscale è bene evidenziare che le persone fisiche fiscalmente residenti in Italia che prestano attività di lavoro subordinato in un paese estero sono tenuti, in via generale, a dichiarare tali redditi anche in Italia, sempreché le Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia con il paese estero in cui viene effettivamente svolta l’attività lavorativa non preservino la potestà impositiva esclusiva allo Stato in cui tale attività viene svolta.

Marco Fedi e Fabio Porta, Deputati Pd della circoscrizione Estero

 

 

 

27 gennaio, Giorno della Memoria. Per non dimenticare

 

Insieme al drammatico percorso di sterminio di almeno sei milioni di ebrei (denominato Shoah) nel Giorno della Memoria, che si celebra il 27 gennaio, vogliamo ricordare anche 500.000 morti tra rom e sinti nei campi di concentramento nazisti noto come Porrajmos, divoramento.

E’ una giornata che vogliamo non fosse dimenticata e che ha coinvolto uomini, donne e bambini. Non è lontana, però, anche oggi dal sentire comune la discriminazione nei confronti di questo popolo, ancora non riconosciuto come minoranza: un popolo che, in Italia, conta 120.000 persone, di cui la metà sono minori. Persone spesso emarginate, sistemate fuori dai contesti urbani, nei cui confronti prevalgono stereotipi, luoghi comuni e pregiudizi. La Giornata della Memoria ci aiuta a riflettere su questa minoranza mettendo al centro le persone.

E’ di qualche anno fa lo studio di suor Carla Osella, pubblicato dalla Fondazione Migrantes sul genocidio dei rom e sinti (“Rom e Sinti: Il genocidio dimenticato”, Tau editrice): un viaggio nei luoghi del genocidio Rom e Sinto, per non dimenticare “un popolo che vive e soffre nelle nostre città, non sempre riconosciuto nella sua storia e nel suo cammino”, dice la Migrantes. R.Iaria, dip

 

 

 

 

Tecnica di un sistema

 

I problemi connessi alla nostra Comunità all’estero, secondo noi, non potranno essere definiti in Patria. Nonostante una loro rappresentatività in loco. L’annosa questione, tutt’altro che nuova, dovrebbe essere affrontata con una politica più consona al ruolo dei Connazionali altrove.

 Mentre la situazione è definita “stabile”, il piatto degli italiani all’estero “piange”. Nell’attesa di tempi migliori, per i quali continueremo a monitorare gli eventi, proveremo a rendere evidenti i progetti che sono rimasti, ancora, sulla carta.

 

 Desideriamo essere solidali con i Connazionali nel mondo. Per una volta, almeno per questa volta, ambiamo credere nel superamento dei “campanilismi” per rendere operativa una meta comune. Se si facesse strada, come auspichiamo, una forte volontà di cambiamento, magari col supporto di validi referenti politici anche fuori dalla Penisola, Roma non potrà più fingere di non intendere.

 

 Con questa nostra convinzione, la forza dei numeri potrebbe determinare un apprezzabile ruolo anche nei confronti degli indecisi. Per ottenere dei risultati, finanche graduali, è necessario cambiare l’immagine che è maturata nei confronti degli italiani all’estero. Premettendo che, in ogni caso, non sarà un’operazione facile. L’importante è, da subito, rimuove lo stato d’apatia che rileviamo sul fronte dei Connazionali oltre confine. Nella Penisola, la politica è in fase evolutiva e le concretezze potrebbero essere meno limitate anche per loro.

 

 Chi vive lontano dal Bel Paese non ha privilegi da tutelare. I Connazionali nel mondo sono, invece, mossi dalla cognizione di poter contare, di più, sulle loro forze. Basta che non siano disperse per inadeguatezza, come ancora accade, d’insufficienti connessioni operative. Ora attendiamo il riscontro politico delle imminenti elezioni generali. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

A Roma la Conferenza annuale degli Addetti Scientifici: Salute 4.0 e l’innovazione che parla italiano

 

ROMA – Si sta svolgendo a Roma, presso la Farnesina, la Conferenza annuale degli Addetti Scientifici. L’incontro coinvolge i vertici del mondo della ricerca, delle università, delle imprese innovative e delle start up e gli Addetti scientifici, convenuti a Roma dalle sedi all’estero. Il tema al centro del dibattito è quello della Salute 4.0. Nell’ottica di rafforzare l’azione del sistema Paese, il ministero degli Esteri sta lavorando per creare una piattaforma di registrazione, Innovitalia 3.0, che, una volta ultimata, permetterà di collegare in rete i ricercatori italiani all’estero e in Italia e le imprese innovative. La ricerca italiana è molto apprezzata a livello internazionale, come dimostrato dall’ottavo posto al mondo per numero di pubblicazioni. I dati ci premiano anche per quel che riguarda il servizio sanitario, uno dei migliori al mondo, mentre per l’aspettativa di vita siamo al primo posto secondo Bloomberg Global Index 2017 su 163 paesi.  Nel settore privato delle biotecnologie sono attive 500 imprese con un fatturato di quasi 10 miliardi di euro.

A introdurre i lavori il ministro degli Esteri Angelino Alfano e la collega dell’Istruzione Valeria Fedeli. Alfano ha così aperto il dibattito tra i ricercatori: “sono lieto per il secondo anno consecutivo di inaugurare i lavori della conferenza scientifica qui alla Farnesina e sono felice di farlo accanto alla collega è amica fedeli. Riflettendoci la scienza e la politica hanno una caratteristica in comune, il dovere scegliere tra diverse opzioni e percorsi differenti. Entrambe devono rivolgersi alla dimensione umana. Quanto a scienza e diplomazia si potrebbe dire che sono alleate naturali. Alfano ha poi sottolineato il valore aggiunto degli addetti scientifici all’estero, accanto ai diplomatici. “Si tratta di una componente strategia sulla quale abbiamo sempre investito- ha affermato il ministro-  e rappresenta un nostro investimento scientifico e politico in grado di garantire un grande ritorno per il nostro paese. È un ritorno, anche economico. Scienza e innovazione aumentano la competitività e la crescita del nostro settore produttivo. Noi intendiamo ampliare la nostra rete di addetti scientifici. La diplomazia scientifica è una diplomazia di serie A che completa la diplomazia politica e economica. Si è poi concentrato sull’importanza dell’Italia in questo ambito: “Noi abbiamo la fortuna di vivere in un Paese che l’anno scorso è stato classificato come uno dei più salutari al mondo, dove la salute ha indici altissimi e dove si sta meglio che altrove. L’Italia infatti - ha evidenziato Alfano - è al quarto posto in Europa e al nono nel mondo come meta del turismo sanitario. Siamo al quinto posto per qualità di pubblicazioni scientifiche nel settore sanitario, con punte di eccellenza nelle biotecnologie”.

Il ministro si è infine concentrato su quella che è la posizione della Farnesina in tale senso: “Per valorizzare ciò la Farnesina ha istituito due riconoscimenti insieme al Miur e al Pni cube. Uno è quello al ricercatore che si è distinto all’estero per la propria attività scientifica e l’altro è  per una start up di successo all’estero. Inoltre la Farnesina sta lavorando lla promozione di una nuova iniziativa: portare all’estero la grande mostra organizzata dal CNR e portarla nel mondo con lo scopo di potenziare la nostra rete di ricerche in Italia e nel mondo”.

Il ministro si è poi detto convinto che le opportunità non manchino per fare un ulteriore salto di qualità per la comunicazione scientifica internazionale: “Prendo l’esempio della Cina dove sono stato in missione l’anno scorso. L’Italia vuole costituire con la Cina una rete, una via della conoscenza fatta di collegamenti che non sono solo materiali, ma anche immateriali, cioè supportati da una rete di idee e innovazioni. Sono presenti 600 accordi universitari e scientifici tra l’Italia e la Cina. Presto partirò per un’altra missione verso Indonesia, Tailandia e Singapore e anche in questo caso sarà centrale nella mia agenda la comunicazione scientifica. Abbiamo finanziato oltre 1000 progetti di ricerca in questi anni per la mobilità di ricercatori tra l’Italia e il resto del mondo. Oltre all’Asia, per geografia storia e cultura il mediterraneo allargato e l’Africa sono partner di cooperazione scientifica che noi riteniamo mete privilegiate per l’Italia. Solo nell’ultimo anno abbiamo fatto passi avanti importanti, Maggio 2017 in Giordania il primo laboratorio di ricerca comune israeliano, iraniani e palestinesi, insieme. La diplomazia scientifica è un canale originale di comunicazione tra paesi che in altri ambiti sarebbe difficile avere”. Alfano ha concluso sottolineando che la Farnesina sostiene la missione degli addetti scientifici nel mondo, di cui è molto orgogliosa.

La parola è poi passata alla ministra del’Istruzione Fedeli che si è detta altrettanto contenta di inaugurare questo evento per la seconda volta e ha espresso la convinzione che la consapevolezza di quanto valga la ricerca italiana sia aumentata. Anche lei si è poi concentrata sull’importanza del lavoro degli addetti scientifici e della diplomazia: “abbiamo costatato quanto le relazioni tra i paesi possano migliorare con l’utilizzo di strumenti soft. È chiaro come la diplomazia scientifica sia stata uno strumento importante, in alcuni casi addirittura insperato”. La Fedeli ha poi parlato del progetto “PRIMA”, lanciato dopo un negoziato lungo sei mesi, e definito come “il più ambizioso mai lanciato nel Mediterraneo”. Il progetto prevede infatti la condivisione di un’agenda strategica e una struttura amministrativa dedicata a Barcellona. “L’Italia – ha spiegato la Fedeli - ha insisto in questa iniziativa perché, oltre all’evidente valore specifico, noi abbiamo intravisto in essa un’occasione per dimostrare il valore della diplomazia scientifica in un’area difficile come il Mediterraneo”.  La ministra si è così concentrata su un aspetto molto sentito nel nostro Paese: “Il tema dei ricercatori italiani all’estero è delicato. Bisogna distinguere tra fuga e circolazione dei cervelli. È importante che i ricercatori circolino. Non dovremmo preoccuparci dell’esodo, quanto piuttosto di offrire condizioni competitive per chi decide di rientrare.

Altro traguardo importante evidenziato dalla Fedeli è quello di Trieste capitale della scienza 2020. “L’Italia è l’unico Paese ad aver ottenuto per due volte questo ambito riconoscimento, un successo che attesta l’alta qualità della nostra formazione universitaria e ricerca scientifica, è la capacità del nostro paese di operare davvero in sinergia. La scelta di Trieste da parte dell’euroscienza, l’associazione che rappresenta gli scienziati europei, non è casuale. La città ospita una grande comunità scientifica internazionale. Il polo di Trieste ha anche la più alta concentrazione di scienziati al mondo. Infine la ministra ha annunciato che Il Miur ha deciso di istituire una giornata della ricerca italiana nel mondo da celebrarsi ogni 15 aprile, per divulgare e celebrare il valore della ricerca. La giornata sarà un’occasione di scambio e valorizzazione proprio del ruolo degli addetti scientifici.

A seguire  Alfano ha premiato due giovani talenti italiani che si sono distinti. Il ministro ha sottolineato di essere contento per l’assegnazione di questi riconoscimenti a due giovani,  Eleonora e Nino, che provengono dal sud e in particolare da due università pubbliche.” Sono poi intervenuti i due premiati : Eleonora Troia, ricercatrice NASA ,e Nino Mainolfi, Londra start up Kymera. “Vorrei ringraziare per questo onore- ha detto Elenora- è importante vedere la mia ricerca riconosciuta in Italia, dove ho iniziato questo progetto durante il mio dottorato”. “Rivisitando il mio percorso vorrei ricordare il perché e il come si è arrivati a fondare questa start up- ha affermato Nino- il perché è quello che mi fa svegliare ogni giorno, cioè il pormi come obiettivo l’alleviare il più possibile le condizioni dei pazienti. Il come è un tema di cui è giusto discutere. È la cultura italiana che ci ha portato a essere manager di successo; questa cultura che si fonda su tre cardini. La cultura della famiglia, la cultura dello studio e la cultura del lavoro e dell’impegno. Solo su questo si fonda la ricerca”.

Luigi Ripamonti, caporedattore Corriere salute, ha poi moderato la seconda sezione dell’incontro. Durante questa fase nove addetti ai lavori sono intervenuti sul tema centrale, quello dell’innovazione 4.0, alternandosi nel raccontare le proprie esperienze fruttuose.

Il primo a prendere parola è stato Stefano Paleari, presidente dell’Human Technopole di Milano. “L’Human Technopol avrà come sede principale Palazzo Italia, davanti all’albero della vita. Sorgerà qui l’ospedale Galeazzi e il campus scientifico. Volevo sottolineare due concetti. Il primo è che questo non vuole essere solo un centro di ricerca ma anche un elemento educativo, organizzativo e politico, in relazioni alle grandi sfide che le scoperte scientifiche pongono ogni giorno. Il contesto poi è importante: abbiamo trovato una collaborazione istituzionale enorme. Questa è una condizione che se portata avanti anche per il prossimo futuro, ci darà soddisfazioni enormi.”

A seguire è intervenuta Maria Chiara Carrozza, professoressa di Biorobotica presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. “È un piacere rappresentare l’ingegneria biomedica italiana, che è un settore in crescita e uno dei pochi in cui c’è anche la parità tra femmine e maschi,- ha incalzato la professoressa- la sperimentazione clinica è la chiave del successo. È compito della bioingegneria portare la ricerca nel letto del paziente, ma c’è anche un altro punto, permettere a tutti l’accesso alla salute, o almeno a più persone possibili”. La dottoressa ha poi segnalato i tre pilastri europei su cui bisogna puntare: la leadership industriale, i cambiamenti sociali e la ricerca eccellente. 

Ha poi preso la parola Michele De Luca, direttore Centro Medicina Rigenerativa: “noi ci occupiamo di terapie avanzate, - ha spiegato – una branca nuova che ha spesso a che fare con le cellule staminali. Questo è un paese all’avanguardia in questo ambito” . A portare la sua esperienza è toccato a questo punto a Sara Marceglia, della Start up Newronika S.r.l., che ha raccontato la storia di un’idea di un gruppo di ricercatori chimici e di bioingegneri, un’idea legata al Parkinson. Un’idea che ha meritato l’attenzione del policlinico di Milano e dell’Università di Milano. “Si è creato un team di venti ricercatori- ha spiegato la Marceglia- la scorsa settimana avevo in mano lo strumento pronto per la sperimentazione e per essere messo quindi nelle mani del paziente. È stata un’emozione che non pensavo avrei mai provato”.

Filippo Belardelli, vice presidente Cluster ALISEI, ha raccontato il ruolo e la storia dell’associazione: “ALISEI, per la sua capillarità, può essere un punto di contatto per potenziare il sistema paese”.

Daniele Finocchiaro, coordinatore gruppo tecnico ricerca e sviluppo, Confindustria, ha parlato poi dell’importante sfida dell’agire come sistema in Italia. La filiera della salute privata è infatti l’unico settore che si è dimostrato anticiclico in questi anni, con una crescita del 4%. Nella filiera della salute Sono stati 3 miliardi gli investimenti lo scorso anno, che rappresentano il 13% degli investimenti totali fatti nel settore salute. Questo vuol dire che quando facciamo sistema riusciamo a portare qualcosa di davvero importante. Fare sistema è la cosa più difficile ed è la vera sfida che abbiamo”.

È poi intervenuto Giovanni Leonardi, direttore generale Ricerca e Innovazione in Sanità del Ministero della Salute: “Il prodotto sanitario nazionale in questo paese è buono ma non lo sappiamo propagandare. Ci concentriamo sempre sui casi di malasanità e poco sulle eccellenze. Bisogna far sì che il nostro paese sia un luogo dove sperimentare farmaci innovativi, da offrire ai nostri cittadini, che li avrebbero invece solo dopo anni”.

Si è passati poi a tre esempi di eccellenza territoriale. Giuseppina De Santis, Assessore alle Attività produttive, Energia Innovazione e Ricerca della Regione Piemonte, ha sottolineato infatti come le cose di cui abbiamo parlato finora avvengano poi nei territori. “Pensare di essere in grado di utilizzare una parte di questi investimenti fatti in ambito sanitario anche come leva di sviluppo imprenditoriale e per creare posti di lavoro è la grande sfida e riuscire a costruire regole di ingaggio anche per l’industria, diverse da quelle che abbiamo avuto fino adesso”. La dottoressa ha poi brevemente illustrato il progetto dell’ospedale Parco della salute, che sostituisce l’ospedale storico delle Molinette.

Il secondo esempio di eccellenza territoriale è stato illustrato da Stefano Forti, responsabile per l’Iniziativa ad Alto Impatto “Healt&Wellbeing”, Fondazione Bruno Kessler, che ha parlato dell’applicazione di piattaforme di intelligenze artificiali: “abbiamo istituito Trentino salute 4.0, dove per la prima volta la programmazione dell’assessorato ha visto elementi comuni con noi, all’interno del quale per quest’anno abbiamo deciso di affrontare la questione sul diabete in tutti i suoi aspetti”.

Infine si è espresso Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituito Superiore di Sanità: “La resilienza è la capacità di reagire agli eventi avversi non deprimendosi, ma adattandosi. Noi, come Italiani, in questo siamo campioni del mondo. Questo porterà ad avere ciò che meritiamo? io penso di no, perché negli anni abbiamo perso l’organizzazione. Noi abbiamo insegnato al mondo, fin dagli antichi Romani, la scienza dell’organizzazione, che abbiamo perso col tempo. Se poi insieme al talento riusciamo a recuperare ciò, possiamo fare davvero molto. Ad esempio quest’iniziativa di oggi dovrebbe diventare un’iniziativa sistemica, non episodica. Abbiamo la possibilità di farlo”.

Sono poi intervenuti i rappresentanti da Londra, Washington e Pechino per portare l’esperienza di corrispondenza dell’Italia nel mondo. Infine, in questa sezione di interventi liberi, ha parlato Mariano Anderle, che ha raccontato la situazione in Vietnam, sottolineando come questo Paese sia un laboratorio enorme per i ricercatori italiani che vogliano portare le tecnologie in quel paese.

A tirare le conclusioni della mattinata invece stati Massimo Inguscio, Presidente Consulta dei Presidenti degli Enti pubblici di ricerca, Gaetano Manfredi, Presidente Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e Elisabetta Belloni, Segretario Generale Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Inguscio ha citato Volterra che disse che ciò che muove tutto è la curiosità di guardare, soprattutto nelle vetrine degli altri. Prendendo spunto dalla citazione “ da questa citazione l’ha paragonata così all’attività e ai lavori della tavola rotonda presente innanzi a lui.

In risposta a Ricciardi, Manfredi ha poi detto: “Noi abbiamo avuto da sempre problemi con l’organizzazione, ma mentre questa si può migliore, il talento non si può inventare. Ciò significa che possiamo partire da un’ottima base. La nostra capacità di formare è ancora molto forte. La biodiversità del sistema di ricerca italiano è una forza, quando tutto viene messo a sistema”.  Si è poi concentrato sul tema della rete delle persone. “Noi abbiamo questo grande patrimonio di persone che dobbiamo trasformare in una rete. - Ha detto Inguscio- I ricercatori all’estero rappresentano una grande risorsa sia per la capacità di rientrare, ma anche per la possibilità di avere rapporti bilaterali continui per usare strumenti di rapporto con il sistema mondo. Abbiamo gli ingredienti e conosciamo anche la ricetta. Il problema che abbiamo è metterla in pratica ma io credo si possano raggiungere ottimi risultati in questo senso”.

In ultima battuta ha parlato Elisabetta Belloni: “Sono lieta di costatare che le testimonianze che oggi abbiamo ascoltato hanno tutte fatto emergere un quadro favorevole per il nostro paese. L’Italia si inserisce in un contesto globale che vede anche il nostro paese protagonista. Questo sguardo di fondo ci invita a proseguire nell’intento di alimentare la cultura dell’innovazione. Con l’avanzata della quarta rivoluzione industriale, occorre dotarci di strumenti per sviluppare competenze e indirizzare la cultura collettiva verso i settori più promettenti. Devono contribuire sia il mondo della ricerca che quello dell’industria”.

Si è poi concentrata sul ruolo svolto dal Maeci: “noi come ministero degli esteri vogliamo portare avanti un'azione integrata che faccia convergere le azioni di tutti gli attori coinvolti. La nostra attività di sostegno, ricerca e integrazione si è manifestata in diversi importanti appuntamenti nel 2017. L’impegno passa poi per le nostre missioni nei vari contesti geografici. Innanzitutto ciò deve avvenire in Europa, rafforzando la nostra capacità di ricevere fondi. Occorre poi rivolgersi ai paesi a più alto tasso di innovazione, come la Cina, dove si potranno promuovere i nostri settori di punta. A tali realtà si affiancano le zone del Mediterraneo e dell'Africa, dove è necessario incentivare il processo di sviluppo della società civile e un diffuso accesso alle nuove tecnologie”. E ha concluso con un augurio importante: “Auspico che si possa aumentare il numero degli addetti scientifici. Ringrazio tutti voi e vi incoraggio perché la Farnesina conta sull'impegno a fare squadra”. Maria Stella Rombolà, Inform 6

 

 

 

 

Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

 

Si allarga la forbice tra i più ricchi e i poveri del mondo. L’82% dell’incremento di ricchezza netta registrato tra marzo 2016 e marzo 2017 è andato all’1% più ricco della popolazione globale, mentre a 3,7 miliardi di persone che costituiscono la metà più povera del mondo non è arrivato un solo centesimo. A rilevarlo è il nuovo rapporto choc di Oxfam "Ricompensare il lavoro, non la ricchezza", diffuso oggi alla vigilia del meeting annuale del Forum economico mondiale di Davos.

Il dossier rivela come "il sistema economico attuale consenta solo a una ristretta élite di accumulare enormi fortune, mentre centinaia di milioni di persone lottano per la sopravvivenza con salari da fame". Da marzo 2016 a marzo 2017, segnala il dossier, il numero di miliardari è aumentato al ritmo impressionante di 1 ogni 2 giorni. Su scala globale, tra il 2006 e il 2015 la ricchezza a nove zeri è cresciuta del 13% all’anno, 6 volte più velocemente dell’incremento annuo salariale, di appena il 2%, che ha riguardato i comuni lavoratori. Il Rapporto segnala che i due terzi della ricchezza dei 'paperoni' di tutto il mondo non deriva dal loro lavoro ma è ereditato o arriva da rendite monopolistiche, cioè sono il risultato di rapporti clientelari.

E la disuguaglianza desta seria preoccupazione anche in Italia. A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, il successivo 20% ne controllava il 18,8%, lasciando al 60% più povero appena il 14,8% della ricchezza nazionale. La quota di ricchezza dell’1% più ricco degli italiani superava di 240 volte quella detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione. Nel periodo 2006-2016 la quota di reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuita del 28%, mentre oltre il 40% dell’incremento di reddito complessivo registrato nello stesso periodo è fluito verso il 20% dei percettori di reddito più elevato. Nel 2016 l’Italia occupava la ventesima posizione su 28 paesi Ue per la disuguaglianza di reddito disponibile.

Il Rapporto choc di Oxfam evidenzia che, a livello globale, con un terzo del volume dei dividendi versati nel 2016 agli azionisti dei 5 principali marchi mondiali dell’abbigliamento - 2,2 miliardi di dollari l’anno – sarebbe possibile garantire a 2,5 milioni di vietnamiti, impiegati nel settore dell’abbigliamento, un salario dignitoso. Il Rapporto analizza le cause per cui, nell’attuale sistema economico, "il costante incremento dei profitti di azionisti e top manager corrisponde a un peggioramento altrettanto costante dei salari e delle condizioni dei lavoratori".

Secondo gli analisti della confederazione internazionale di organizzazioni non profit, tra le ragioni principali di questa situazione ci sono "la forsennata corsa alla riduzione del costo del lavoro che porta all’erosione delle retribuzioni" e "la colpevole negligenza verso i diritti dei lavoratori e la drastica limitazione del loro potere di contrattazione nel mercato globale". Tra le cause anche i "processi di esternalizzazione lungo le filiere globali di produzione; la massimizzazione 'ad ogni costo' degli utili d’impresa a vantaggio di emolumenti e incentivi concessi ai top-manager; la forte influenza esercitata da portatori di interessi privati, capace di condizionare le politiche".

"Un nuovo miliardario ogni 2 giorni non è sintomo di un’economia fiorente, se a pagarne il prezzo sono le fasce più povere e vulnerabili dell’umanità" scandisce Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia.

"L'attuale sistema economico - osserva Iachino - crea miseri e disuguali, offrendo lavori rischiosi, sotto-retribuiti e precari e abusando sistematicamente dei diritti di chi lavora. Basti pensare che oggi il 94% degli occupati nei processi produttivi delle maggiori 50 compagnie del mondo è costituito da persone 'invisibili' impiegate in lavori ad alta vulnerabilità senza adeguata protezione".

"Le persone che confezionano i nostri abiti, assemblano i nostri cellulari, coltivano il cibo che mangiamo vengono sfruttate per assicurare la produzione costante di un gran volume di merci a poco prezzo e aumentare i profitti delle corporation e degli investitori" avverte il presidente di Oxfam Italia.

"Fino a quando per il sistema economico globale la remunerazione della ricchezza di pochi rimarrà un obiettivo predominante rispetto alla garanzia di un lavoro dignitoso per tutti, non sarà possibile arrestare la crescita di questa estrema e ingiusta disuguaglianza" è il j'accuse di Iachino.

Sono le lavoratrici le più misere e maggiormente schiacciate dalla disuguaglianza sociale e economica, spiega ancora Oxfam. "Negli ultimi gradini della piramide sociale troviamo spesso le lavoratrici: in tutto il mondo guadagnano meno degli uomini", rileva il dossier.

Le lavoratrici, riferisce il Rapporto di Oxfam, "operano frequentemente in ambiti sottopagati e privi di sicurezza per chi lavora". Anche in questo settore, la disparità tra top manager e lavoratori ha raggiunto livelli estremi: in 4 giorni, l’Amministratore delegato di uno dei 5 più grandi marchi della moda può guadagnare quello che una lavoratrice della filiera dell’abbigliamento in Bangladesh guadagna in un’intera vita.

"In ogni parte del mondo - segnala Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia - abbiamo raccolto testimonianze di donne schiacciate dall’ingiustizia della disuguaglianza". "In Vietnam - prosegue - le lavoratrici del settore dell’abbigliamento non vedono i loro figli per mesi, perché non possono tornare a casa per colpa delle lunghissime giornate lavorative e delle paghe da fame che percepiscono".

Iachino riferisce ancora che "negli Stati Uniti abbiamo scoperto che alle lavoratrici dell’industria del pollame non era consentito di andare in bagno ed era imposto di indossare i pannolini. Sia in Canada sia in Repubblica Dominicana, molte donne di servizio nel settore alberghiero di lusso ci hanno raccontato di aver deciso di non denunciare le molestie sessuali di cui sono vittime per paura di perdere il lavoro". Adnkronos 22

 

 

 

“Sessantotto!”, un numero speciale di MicroMega

 

"Sessantotto!", un anno indimenticabile che MicroMega, in occasione del cinquantesimo anniversario, ha deciso di celebrare con un numero speciale – composto da due volumi inseparabili al prezzo eccezionale di 19,50 anziché 30 euro – ricco di testimonianze e di preziosi materiali d'archivio, in edicola, libreria, ebook e iPad dal 25 gennaio.

 

A cinquant'anni da quel movimento che in qualche modo ha cambiato il volto del paese, e non solo, la rivista diretta da Paolo Flores d'Arcais – che presenta il numero con una breve introduzione – ha raccolto i ricordi di illustri personalità, italiane e straniere, su quella indimenticabile stagione. Un'ampia sezione è infatti composta dai racconti di personaggi del calibro di Andrea Camilleri, Sveva Casati Modignani, Eva Cantarella, Massimo Cacciari, Letizia Battaglia, Piera Degli Esposti, Loriano Macchiavelli, Edoardo Boncinelli, Francesca Marciano, Renzo Piano, Carlo Verdone, Nicola Piovani e Francesco Guccini. Sono stati coinvolti anche giornalisti come Luciana Castellina e Paolo Mieli, all'epoca giovanissimo cronista dell'Espresso. Non mancano le testimonianze di chi il Sessantotto l’ha osteggiato, come il magistrato Gian Carlo Caselli, o di chi l'ha vissuto indirettamente, come i giuristi Lorenza Carlassare e Gustavo Zagrebelsky. Infine, i ricordi di padre Alex Zanotelli - che offrono uno sguardo sul Sessantotto interno alla Chiesa - e dello stesso Paolo Flores d’Arcais. Tra gli stranieri: Paul Auster, Karl Dietrich Wolff (all'epoca presidente dell'Sds, l'organizzazione leader del Sessantotto in Germania), Axel Honneth, Todd Gitlin, Martin Walser e Irena Grudzigska Gross.

 

Arricchisce questa raccolta la testimonianza di Anne Wiazemsky, all’epoca moglie di Jean-Luc Godard, che emerge dagli estratti – inediti in italiano – del libro Un an après; il dibattito sulla Primavera di Praga che vide allora confrontarsi Milan Kundera, Václav Havel e Karel Kosík; nonché una delle ultime interviste rilasciate da Rudi Dutschke poco prima di morire, nel 1979.

 

A questa sezione, si affianca quella relativa ai materiali d'archivio. Un ampio articolo, dal titolo «Una tigre di carta contro gli studenti», ricorda come la stampa (borghese) si scagliasse contro il movimento: una manipolazione sistematica volta a reprimere le proteste dei giovani. In appendice un durissimo editoriale di Indro Montanelli («Gli altri giovani») apparso sul Corriere della Sera nel quale invitava gli universitari a dissociarsi dai "violenti". E la celebre poesia «Il Pci ai giovani!» di Pier Paolo Pasolini con tutte le polemiche che ne scaturirono.

 

Tra il materiale riproposto, la cronaca della famosa battaglia di Valle Giulia apparsa sull'Espresso; il dibattito tra i leader internazionali del movimento – tra cui spicca il francese Daniel Cohn-Bendit – e quello tra alcuni docenti dell'epoca (Vitucci, De Finetti, Quaroni e Satta) pubblicati su Panorama; il confronto-processo organizzato dal settimanale di Scalfari fra alcuni esponenti del Sessantotto romano (tra cui Massimiliano Fuksas e Oreste Scalzone) e lo scrittore Alberto Moravia. Completa la rassegna un articolo di Mario Tronti, dal titolo «Lenin in Inghilterra», apparso nel 1964 su La Classe Operaia; una vivace tavola rotonda su limiti e prospettive del Sessantotto pubblicata dall’Espresso nel 1988 e che vedeva a confronto Adriano Sofri, Paolo Flores d'Arcais, Gianni De Michelis, Fabio Mussi, Lea Melandri, Ernesto Galli della Loggia e Roberto Formigoni; e, infine, un collage con le esternazioni più ideologiche, folcloristiche e deliranti del giornale (e movimento politico) Servire il popolo, di quel maoista di Aldo Brandirali che, convertito a Comunione e liberazione, negli anni Duemila terminerà la sua parabola politica come assessore di Forza Italia.

Il numero della rivista è stato presentato il 1° febbraio all'Università La Sapienza, con la partecipzione di Andrea Camilleri, Carlo Verdone, Nicola Piovani, Paolo Mieli, Luciana Castellina e Paolo Flores d'Arcais. De.it.press

 

 

 

Migrantes: mercoledì 21 febbraio la presentazione del "Rapporto Asilo 2018”

 

All’interno della cornice dei suoi studi che trattano specificatamente la mobilità umana, la Fondazione Migrantes dedica, per il secondo anno consecutivo, un’analisi specifica al mondo dei richiedenti asilo facendosi guidare e interrogare dal Messaggio di papa Francesco per la 104^ Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (celebrata il 14 Gennaio 2018), che ha proposto quattro verbi molto significativi “Accogliere, Proteggere, Promuovere ed Integrare”.

 

Il Diritto d’asilo - Report 2018 prova a chiedersi quanto l’accogliere, il proteggere, il promuovere e l’integrare siano già delle esigenze attuali per i governi europei e italiani, non solo nella teoria, ma anche e soprattutto nelle pratica delle politiche che stanno realizzando, e quanto lo siano allo stesso tempo per la società civile italiana ed europea.

Si mostra l’evidenza e si dà testimonianza di alcune prassi e progettualità che già all’interno e all’esterno della Chiesa stanno andando verso una direzione non solo di accoglienza e protezione, ma anche di incontro, di conoscenza e di scambio.

L’approfondimento del presente volume è dedicato per questo all’accoglienza in famiglia, una pratica e una progettualità che rispetto ai richiedenti asilo e rifugiati ha una storia quasi decennale in Italia, iniziata dal basso, dalla volontà e dall’intuizione di pochi, come spesso accade in questo campo. Questa forma di accoglienza ha le potenzialità per diventare molto più diffusa e per far crescere nuove possibilità di incontro e di relazione: può aumentare cioè quegli spazi di comprensione e solidarietà, invece che di chiusura e contrapposizione, di cui hanno così tanto bisogno sia il nostro paese che l’Europa.

 

Il volume “Il diritto d'asilo- Report 2018 Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare”  sarà presentato a Ferrara (Sala Estense, P.tta Municipale, 14) mercoledì 21 febbraio 2018  (ore 9,30-12,30). Interverranno, per i saluti istituzionali,  S.E. Mons. Giancarlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Avv. Tiziano Tagliani, Sindaco di Ferrara, Dott. Michele Campanaro, Prefetto di Ferrara e Dott. Giancarlo Pallini, Questore di Ferrara.

Seguirà una Tavola rotonda sul tema “Le sfide in Italia e in Europa, l’accoglienza in famiglia e le prove di comunità interculturali” moderata da Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti alla quale interverranno Gianfranco Schiavone e Maurizio Veglio, Veglio autori di saggi dello stesso volume mentre il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Don Gianni De Robertis trarrà le conclusioni. Durante il convegno sono previste anche alcune testimonianze. R.I.

 

 

 

Secondo il sindacato Flc Cgil continua lo smantellamento della scuola statale italiana all’estero

 

ROMA - “Continua l’opera di smantellamento della scuola statale italiana all’estero”. Questa la pesante accusa che il sindacato Flc Cgil indirizza ai Ministeri degli esteri e dell’istruzione che il 30 gennaio scorso hanno illustrato ai sindacati come intendono distribuire i 50 posti di potenziamento del contingente dei docenti all’estero, così come previsto dall’articolo 18 (comma 1) del decreto legislativo 64/2017, che, nel prossimo anno scolastico si aggiungeranno ai 624 docenti italiani all’estero.

“Il dlgs 64/2017 – ricorda la Flc Cgil – destina i 50 posti aggiuntivi al sostegno degli alunni e al potenziamento dell’offerta formativa e delle attività progettuali indicate dal comma 7 art.1 della legge 107/2015. Si tratta dunque di risorse tratte dall’organico aggiuntivo che la legge 107 ha esplicitamente previsto per il miglioramento dell’offerta formativa delle scuole pubbliche statali. Il MAECI ed il MIUR, - attacca il sindacato – nonostante le motivate richieste delle scuole, hanno invece deciso di utilizzare i 50 posti per assegnare alle scuole statali all’estero 6 posti comuni, 10 posti di sostegno e 1 solo posto di potenziamento. I restanti 33 posti saranno assegnati: 13 ai lettorati, 11 alle scuole straniere, 5 alle scuole paritarie funzionanti all’estero e 4 ai corsi di lingua e cultura italiana”. Dunque, continua il sindacato, “meno della metà dei posti disponibili va al sostegno e alla progettualità dei collegi dei docenti e il resto è utilizzato come ampliamento del contingente disponibile per le attività all’estero”.

La Flc Cgil ribadisce quindi la sua “ferma contrarietà ad una gestione delle risorse professionali - diversa da quella prevista dalla legge - sorda alle necessità dalla scuola statala italiana all’estero e finalizzata al suo progressivo smantellamento. La mancata assegnazione dei posti di potenziamento richiesti dalle scuole statali all’estero si aggiunge infatti alla progressiva riduzione del numero di docenti italiani di ruolo in servizio stabilita dal decreto sull’affidamento di insegnamenti curricolari a contratti locali”. Per il sindacato di categoria della Cgil “è necessario rimettere in discussione il dlgs 64/2017 e i successivi atti amministrativi riconducendo l’intera partita della gestione dei lavoratori all’estero nell’ambito contrattuale”. (aise) 

 

 

 

 

Internazionalizzazione. I risultati conseguiti

 

ROMA – “Il supporto all’internazionalizzazione è stato uno dei fattori decisivi per assicurare la tenuta dell’economia italiana durante le più brutta recessione dal Secondo Dopoguerra.

Per gli eletti all’estero del Partito Democratico si è trattato di un impegno concreto e di legislatura, a sostegno delle Camere di commercio italiane all’estero e delle comunità di affari che esse aggregano nel mondo”. Così, in una nota, i deputati Pd eletti nella circoscrizione Estero nell’ultima legislatura Gianni  Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca  Marca, Fabio Porta, Alessio Tacconi.

La nota prosegue: “L’impegno si è articolato in una duplice direzione: • aumentare lo stanziamento ordinario destinato alle CCIE, capovolgendo la tendenza alla continua contrazione; • far affluire ulteriori risorse per specifici progetti di internazionalizzazione riferiti a mercati selezionati. Nel 2013 le CCIE ricevevano per il cofinanziamento ordinario 4,4 milioni di euro.

Il lavoro svolto ha consentito di: • raddoppiare questo cofinanziamento: nel 2018 le CCIE saranno destinatarie di 8,8 milioni di Euro, la cifra più alta dall’anno 2009. Senza questi interventi – per effetto delle manovre di taglio di spesa rese necessarie negli scorsi anni – oggi il sostegno alle Camere all’estero sarebbe ridotto a circa 1 milione di euro; • stanziare ulteriori 3,5 milioni di euro per gli anni 2019-2020;  • destinare 16,5 milioni di euro per il periodo 2015-2020 al finanziamento di ulteriori specifici progetti realizzati dal sistema delle CCIE su particolari mercati.

Nel complesso quindi le risorse destinate alle CCIE sono aumentate di 5 volte! Un risultato straordinario ed eloquente del lavoro svolto a favore di questa rete essenziale per la ripresa produttiva e occupazionale del Paese e per la presenza attiva dell’Italia nel mondo” concludono  Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta e  Tacconi. (Inform 8)

 

 

 

 

Consumi a Prezzo “concordato”

 

I prezzi dei generi alimentari, soprattutto quelli di largo consumo, sono calati di poco. Nell’attesa di una svolta politica differente, persevera il sistema di “libero” mercato valido solo per chi se lo può permettere. Sfavorevole, invece, per i consumatori in generale. Intanto, il 2018 è iniziato con un incremento medio dei prezzi superiore all’1,5 % rispetto al gennaio dell’anno precedente. I generi alimentari più comuni hanno, però, registrato una riduzione minore di quella che avevamo ipotizzato.

 

Da noi, il pane comune costa non meno d’Euro 3,00 il chilo. Il prezzo è medio anche perché tra sud e nord del Paese le differenze ancora ci sono. L’olio d’oliva nazionale si è attestato a Euro 5,00 il litro. Un Euro in meno per quello importato da altri Paesi produttori in area UE. Un litro di vino, degno di questo nome, è prezzato non meno d’Euro 3,00. Chi si accontenta delle confezioni cartonate può pagare, però, anche la metà. Il latte è venduto a Euro 1,80 il litro. Poco di più che un litro di benzina. In giro di un anno, i latticini sono rincarati del 4%. Frutta e verdura hanno prezzi in sostanza invariati rispetto al 2017.

 

La carne bovina, di buona qualità, prezza Euro 8, 50 il chilo. Ma le bistecche superano i 12,00 Euro. In apparenza, tutti sembrano “rimetterci”. Dal produttore, al rivenditore; ma è il consumatore, che resta, poi, la “vittima”designata. Ma è possibile?

 

 Ora, la nostra riflessione è semplice. Tutti abbiamo necessità di nutrirci. E’ un’esigenza primaria. Allora si potrebbero calmierare i prezzi di un’ampia serie di prodotti alimentari su base “oggettiva” (in altri termini controllata) per tutti. Per chi intende comprare di più, o di meglio, il mercato resterebbe libero. In questo modo, l’indispensabile sarebbe garantito anche alle famiglie in difficoltà, pur lasciando a chi può maggiori spese alimentari e non solo. Ai nostri futuri “tecnocrati” resterebbe da compilare la lista degli alimenti e dei prodotti correlati da calmierare e la quantità spettante a ogni cittadino a prezzo “politico” su base mensile.

 

 Quindi, un controllo su quanto è primario si potrebbe sostenere. Ci auguriamo che il prossimo Esecutivo ne tenga conto. Anche se non si vive di solo pane, ci aspettiamo che il Governo, nato da un nuovo Parlamento elettivo, sia nelle condizioni per fare disegni di legge in tal senso. Con buona pace delle forze sociali e associazioni dei consumatori. Oltre che, ovviamente, degli utenti.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Il 29 aprile elezioni regionali e amministrative del Friuli Venezia

 

TRIESTE -  Le elezioni regionali e amministrative del Friuli Venezia si terranno domenica 29 aprile 2018.

L'indicazione della data è stata oggetto di una comunicazione alla Giunta regionale dell'assessore alle Autonomie locali. La decisione sarà formalizzata con una deliberazione entro il 28 febbraio. Contemporaneamente con l'elezione del presidente della Regione e del XII Consiglio regionale saranno rinnovati gli organi di 19 Comuni e si terranno i referendum consultivi in materia di circoscrizioni comunali.  Le operazioni di votazione si svolgeranno dalle 7.00 alle 23.00.

Il prossimo Consiglio regionale sarà composto, come l'attuale, da 49 consiglieri, di cui 47 eletti nelle cinque circoscrizioni elettorali in cui è suddiviso il territorio regionale, ai quali si aggiungono il candidato eletto presidente della Regione e il candidato presidente che ha ottenuto un numero di voti validi immediatamente inferiore.

Per quanto riguarda le elezioni comunali si voterà in due Comuni, Udine e Sacile, con popolazione superiore a 15.000 abitanti, ove la legge prevede lo svolgimento del turno di ballottaggio nel caso in cui, al primo turno, nessuno dei candidati alla carica di sindaco abbia raggiunto la maggioranza assoluta dei voti validi. Saranno chiamati alle urne inoltre i cittadini di Brugnera, Faedis, Fiume Veneto, Fiumicello Villa Vicentina - quest'ultimo Comune frutto di fusione il 1° febbraio scorso -, Fogliano Redipuglia, Forgaria nel Friuli, Gemona del Friuli, Martignacco, Polcenigo, San Daniele del Friuli, San Giorgio della Richinvelda, San Giorgio di Nogaro, Sequals, Spilimbergo, Talmassons, Treppo Ligosullo, anche quest'ultimo fuso il 1 febbraio scorso, e Zoppola.

I referendum consultivi riguardano i Comuni di Aquileia e Terzo d'Aquileia, per cui il Consiglio regionale ha già deliberato l'ammissibilità della consultazione e approvato il quesito, e i Comuni di Raveo e Villa Santina, per i quali si prevede che la preliminare deliberazione consiliare sia messa all'ordine del giorno della seduta del Consiglio regionale del prossimo 14 febbraio. (Inform)

 

 

 

Pensioni. Il trattamento minimo all’estero: cosa fare per evitare il rischio sospensione

 

ROMA - Con il Messaggio n. 270 del 18 gennaio 2018 l’Inps ha comunicato che ai titolari di pensione in convenzione internazionale residenti all’estero e in Italia i quali nel corso dell’anno 2018 raggiungeranno l’età pensionabile prevista dai regimi assicurativi esteri, è stata  inviata la richiesta di comunicare le informazioni relative alla situazione pensionistica estera. 

Se tale dichiarazione non sarà restituita all’Inps dai diretti interessati, l’integrazione al minimo sarà sospesa. 

Come è noto integrazione al trattamento minimo, maggiorazioni sociali e assegni al nucleo familiare, sono le prestazioni “accessorie” più ambite dai nostri connazionali pensionati residenti all’estero i quali sono spesso titolari di pensioni in convenzione “a calcolo” di importi molto irrisori che vengono appunto integrati dalle prestazioni succitate quando sussistono i presupposti di legge. 

Tali prestazioni sono ancora esportabili nei Paesi extra-comunitari, ancorché con alcune limitazioni, mentre invece il TM e le relative maggiorazioni sono divenute inesportabili nell’ambito dell’Unione europea e del SEE (Spazio Economico Europeo) sin dal 1992. In questo comunicato vogliamo informare i nostri connazionali dei nuovi importi del trattamento minimo e dei limiti di reddito per il diritto all’integrazione al trattamento minimo e sul rischio, per alcuni connazionali pensionati, della sospensione cautelativa del trattamento minimo da parte dell’Inps. 

Si ricorda che a partire dal 1995, oltre al requisito reddituale, l’esportabilità all’estero del trattamento minimo è subordinata al possesso in Italia di un’anzianità contributiva minima pari a 10 anni di contribuzione in costanza di rapporto di lavoro (e cioè periodi di effettivo lavoro, riscatto di periodi di attività lavorativa e contribuzione figurativa purché collocata in un rapporto di lavoro; sono esclusi quindi i contributi volontari e il riscatto della laurea). 

La concessione dell’integrazione al minimo ai residenti nei Paesi extra-comunitari è inoltre negata quando la somma della pensione estera con la pensione “a calcolo” italiana supera lo stesso trattamento minimo. Il trattamento minimo è un importo pensionistico che lo Stato, tramite l’INPS, corrisponde al pensionato quando la pensione, derivante dal calcolo dei contributi versati, è di importo molto basso, al di sotto di quello che viene considerato il “minimo vitale”. In tal caso l’importo della pensione spettante viene aumentato (“integrato”) fino a raggiungere una cifra stabilita di anno in anno dalla legge. Per il 2018 il trattamento minimo, anche per le pensioni in convenzione, è pari a 507,46 euro mensili. Il reddito personale del pensionato non deve superare i 6.596,46 euro annui per ottenere l’integrazione piena. Nel caso in cui il reddito del pensionato sia superiore a 6.596,465 euro l’anno, ma rientri nel limite dei 13.192,92 euro, l’integrazione spetta in misura ridotta, pari alla differenza tra 13.192,92 euro e il reddito personale conseguito. 

In caso di soggetti coniugati, i limiti reddituali da rispettare non sono solo quelli personali ma anche quelli coniugali: l’integrazione al trattamento minimo spetta qualora il reddito della coppia non superi 26.385,84 euro annui. L’integrazione spetta anche in caso di assegni di invalidità ma con regole diverse. 

E’ utile precisare che le pensioni maturate interamente con il sistema contributivo (assicurati successivamente al 31 dicembre 1995) e le pensioni supplementari non possono beneficiare dell’integrazione al minimo.  

L'integrazione al minimo è strettamente legata ai redditi del pensionato e della coppia. Bisogna quindi valutare tutti i redditi personali e quelli del coniuge con la sola eccezione: dei redditi esenti da Irpef (pensioni di guerra, rendite Inail, pensioni degli invalidi civili, i trattamenti di famiglia, trattamento di fine rapporto, eccetera); la pensione da integrare al minimo; il reddito della casa di abitazione; gli arretrati soggetti a tassazione separata. Qualsiasi altro reddito sarà preso in considerazione ai fini del diritto. 

Ricordiamo quindi che fu una circolare del 1991 che introdusse la procedura di sospensione cautelativa dell’integrazione al trattamento minimo al compimento dell’età pensionabile prevista dall’ordinamento previdenziale del Paese convenzionato di residenza o comunque erogatore della prestazione estera. 

Com’è noto l'integrazione al trattamento minimo viene da allora sospesa dal primo giorno del mese successivo a quello di compimento dell’età pensionabile estera. L’Inps quindi con il suo recente messaggio menzionato in premessa informa che la richiesta di comunicare le notizie relative alla situazione pensionistica estera è stata inviata ai titolari di pensioni in convenzione internazionale residenti all’estero e residenti in Italia, che nel corso dell’anno 2018 raggiungeranno l’età pensionabile prevista dai regimi assicurativi esteri. 

I pensionati dovranno comunicare le informazioni richieste compilando il modello allegato  SOSP/TM 1. Se tale dichiarazione, ricorda l’Inps nella lettera inviata in questi giorni a tutti gli interessati, non dovesse pervenire tempestivamente ai loro uffici, a partire dal mese successivo a quello in cui essi compiranno l’età di pensionamento, non sarà più pagato il trattamento minimo ma una pensione calcolata semplicemente in base ai contributi versati. 

Consigliamo quindi ai pensionati contattati dall’Inps di rivolgersi ad un ente di Patronato – che fornirà l’assistenza gratuitamente – per ottenere un competente aiuto nella compilazione del modulo SOSP/TM1.  Marco Fedi e Fabio Porta

 

 

 

Gelato Festival World Masters 2021

 

RIMINI - La sfida per i migliori gelatieri artigianali del pianeta, un percorso con centinaia di prove in quattro anni su cinque continenti, con giurie tecniche e popolari per aggiudicarsi il titolo di campione mondiale. Lanciato al Sigep di Rimini il Gelato Festival World Masters 2021, principale torneo internazionale di categoria con partner Carpigiani e Sigep – Italian Exhibition Group.

Il festival si pone come progetto di sviluppo strategico di posizionamento del gelato artigianale e di tutta la filiera, con l’obiettivo di coinvolgere nella sfida 5.000 chef gelatieri da tutto il mondo e generare un +15% di indotto per il settore, con un media value globale per il made in Italy stimato in 50 milioni di euro.

“I Gelato Festival World Masters – spiega Gabriele Poli, fondatore del Gelato Festival – sono in linea con un percorso di crescita sviluppato prima in Italia, poi in Europa e da ultimo in America. Rappresentano una grande opportunità per l’intero comparto: nei prossimi 4 anni la manifestazione si pone l’obiettivo di stimolare l’evoluzione del gelato artigianale, dalla strategia di posizionamento sui mercati emergenti al riposizionamento nella percezione del consumatore sui mercati maturi. La strategia nei confronti dei consumatori attiene sia alla parte semantica e gustativa (il passaggio da gelataio a maestro gelatiere, e dai gusti classici al gelato gastronomico, con un occhio di riguardo ai valori nutrizionali) sia nel divulgare nel mondo la cultura del gelato artigianale Made in Italy con le sue caratteristiche uniche”.

“Siamo lieti di dare il via a Gelato Festival World Masters 2021 – aggiunge Andrea Cocchi, CEO Carpigiani Group – direttamente dal nostro stand a Sigep 2018. Questa partnership e i suoi sviluppi a livello mondiale, su mercati per noi chiave, confermano la nostra volontà di fornire il miglior supporto possibile a tutti i gelatieri, i primi portavoce del prodotto che sta conquistando il mondo del food con la sua artigianalità e creatività”.

“Italian Exhibition Group, la società nata dall’integrazione tra Rimini Fiera e Fiera di Vicenza – conclude Patrizia Cecchi, italian show director di Italian Exhibition Group – conferma il suo totale impegno a sostegno di Gelato Festival. Con un grande obiettivo: diffondere la cultura del gelato artigianale, uno dei simboli del made in Italy alimentare, per internazionalizzarne il business. E noi tutti, oggi qui a Rimini per SIGEP, il salone leader del settore, ci dobbiamo sentire fieri ambasciatori di questo compito. Il tour mondiale è per tutti la tessitura di relazioni determinanti. SIGEP è la piattaforma sulla quale approda questo tesoro e da cui ripartiamo con nuovo vigore”.

Alla tappa finale di Gelato Festival World Masters 2021 parteciperanno 36 chef selezionati in tutto il mondo, suddivisi tra i 5.000 gelatieri coinvolti nelle qualificazioni: 4 rappresentanti per l’Italia; 3 rappresentanti ciascuno per Germania, Giappone, Stati Uniti/Canada, resto dell’Europa; 2 posti ciascuno per Spagna, Medio Oriente, Regno Unito, Brasile, Resto dell’Asia, Resto del Sud America; 1 rappresentante ciascuno per Cina, Argentina, Polonia, Austria ed Europa dell’Est, Australia/Nuova Zelanda, India.

La finale avrà luogo tra quattro anni in una delle città candidate da oggi al vaglio degli organizzatori. Il percorso di qualificazione dei gelatieri si snoderà attraverso una serie di appuntamenti, dalle oltre 100 selezioni nelle sedi dei concessionari Carpigiani denominate “Gelato Festival Challenge” (non aperte al pubblico) alle oltre 50 tappe di Gelato Festival in giro per Europa e Stati Uniti, fino ai tre “Carpigiani Day” che si terranno nella sede di Anzola Emilia tra il 2019 e il 2020.

I gelatieri degli altri Continenti (Cina, Giappone, Medio Oriente, Resto dell’Asia, Australia e Nuova Zelanda, India, Sud America) accederanno alla finale mondiale attraverso le selezioni nei rispettivi Paesi organizzate in seno al Gelato Festival Challenge. (aise) 

 

 

 

La Consulta sarda per l’Emigrazione approva il Programma di interventi per il 2018 e il Piano triennale 2018-2020

 

Cagliari  -  La Consulta regionale per l’Emigrazione, convocata dall’assessore del Lavoro Virginia Mura, ha approvato con voto unanime il Programma di interventi per il 2018 e il Piano triennale 2018-2020.

Le risorse a disposizione sono passate da due milioni a 2.209.000, euro. La maggior disponibilità di risorse è stata concessa dalla Giunta – ha spiegato l’assessore - in forza della vivacità dimostrata dalle organizzazioni dell’emigrazione sarda e al fatto che sono stati avviati progetti che danno rilevanza all’immagine della Sardegna.

Facendo il punto sulla legislatura che va a concludersi Virginia Mura si è detta soddisfatta per essere riuscita prima a mantenere immutato il livello del finanziamento regionale, opponendosi al paventato taglio, e poi a ottenere ulteriori risorse grazie alla capacità progettuale dei circoli.

L’assessore ha anche annunziato il riconoscimento da parte della Giunta regionale del circolo di Tokio, il primo circolo sardo in Asia.

L’incarico di illustrare le linee del Programma di interventi è stato lasciato a Domenico Scala, vicepresidente vicario. Il Programma per il 2018 predisposto dagli uffici dell’assessorato  ricalca quello del 2017. Nella riunione dell’Ufficio di presidenza della Consulta – ha detto Scala – sono state apportate limature e integrazioni. Tra le iniziative nuove il Programma prevede di attivare corsi di formazione per aiutare i dirigenti dei circoli, sia quelli di nuova costituzione, sia quelli per i quali si stanno facendo sforzi per evitare che chiudano, a fare la rendicontazione. I corsi sono riservati ai giovani fino ai 40 anni. Per non disperdere le risorse si è deciso di individuare ogni anno due paesi in cui intervenire. 

La dottoressa Antonia Cuccu, responsabile del Servizio di Coesione sociale ha illustrato i criteri utilizzati per la realizzazione del Programma, sottolineando la introduzione dei criteri che consentono una maggior rapidità della spesa. Nel 2018, per la prima volta sarà possibile dare l’anticipazione del 75 per cento entro il mese di aprile.

L’ing. Piernicola Saba, responsabile del Settore Emigrazione, ha spiegato come sono stati selezionati da una apposita commissione i progetti regionali. All’assessorato sono pervenuti 19 progetti e nessuno è stato escluso per questioni formali. Ne sono stati accolti cinque per l’area cultura e cinque per l’area turismo.

Saba ha poi annunciato che il progetto SardiniaEverywhere ha suscitato curiosità e interesse e la proposta di collaborazione del Consorzio Industriale del Nord Sardegna che ha un progetto chiamato “Insula”. Il prossimo evento è in programma il 24 aprile a Barcellona.

Sono seguiti gli interventi dei consultori. Gianni Garbati, della Spagna, ha illustrato un progetto per un programma radiofonico e Franco Siddi, ha suggerito di coinvolgere anche la sede Rai della Sardegna. Carlo Murgia, del Belgio, ha sollecitato l’avvio di corsi di italiano da tenere nei circoli perché i giovani non sanno più scrivere.

Tonino Mulas, della Fasi, ha chiesto che ci sia un’equa distribuzione territoriale nell’approvazione dei progetti regionali, con una commissione che dia le linee di intervento.

Serafina Mascia, della Fasi, si è detta allarmata e preoccupata dal fatto che non esistano più le federazioni dei circoli in Francia, Olanda e Belgio. Bisogna accertare – ha detto – perché è avvenuta una così rilevante chiusura di circoli. Ha suggerito di destinare più risorse al funzionamento dei circoli sottraendole ai progetti regionali. “Se i circoli chiudono – ha concluso – sarà inutile fare progetti”.

Nel dibattito sono poi interventi Jan Lai della Filef, l’esperto Carlo Manca, Vittorio Vargiu dell’Argentina, Gisella Porcu del Brasile, Pierpaolo Cicalò della Faes e Antonio Casu dell’Aitef, che hanno espresso apprezzamento per l’impegno dell’assessore e per il lavoro svolto dagli uffici.

Michele Mannu, del Canada, ha riferito che sono rimasti attivi solo i circolo di Montreal e di St. Catharines, nell’Ontario, ma ha aggiunto che si sta lavorando per riaprire i circoli di Toronto e di Vancouver. “Siamo sulla buona strada – ha concluso – ma c’è ancora molto da fare”.

Prima di mettere in votazione il Programma e il Piano triennale, che ricalca le linee guida di quello precedente, è stato deciso di rinviare a una prossima riunione di Consulta, da tenersi dopo l’estate per l’approvazione di una bozza di Regolamento per l’attuazione della legge regionale sull’emigrazione, predisposto dall’assessorato con lo scopo di rendere più agile la gestione della normativa regionale. Messaggero Sardo, febbraio

 

 

 

 

GroKo-Koalitionsvertrag. Asyl, Migration, Außen- und Entwicklungspolitik

 

Union und SPD haben sich auf einen Koalitionsvertrag verständigt. MiGAZIN fasst die Bereiche Außen- und Entwicklungspolitik sowie bei Asyl und Migration zusammen

 

Begrenzung der Zuwanderung

Im Kapitel VIII mit dem Titel „Zuwanderung steuern – Integration fordern und unterstützen“ steht nicht das Reizwort „Obergrenze“. Allerdings wird mit Verweis auf die derzeitige Situation „festgestellt“, dass die Zuwanderungszahlen die Spanne von jährlich 180.000 bis 220.000 Menschen „nicht übersteigen werden“. Im vergangenen Jahr lag die Zahl allein der registrierten Flüchtlinge bis Ende November bei rund 173.000. Zugleich werden „freiwillige Rückkehrprogramme“ ausgebaut.

Einwanderungsgesetz

Um Deutschland für qualifizierte internationale Arbeitskräfte attraktiver zu machen, wird ein Fachkräfteeinwanderungsgesetz verabschiedet. Zugleich sollen „Anstrengungen“ fortgesetzt werden, die „Migrationsbewegungen nach Deutschland und Europa“ angemessen „zu steuern und zu begrenzen“. Langjährig Geduldeten werden Vereinfachungen für den Aufenthalt in Aussicht gestellt.

Familiennachzug

Familienzusammenführungen bleiben bis Ende Juli ausgesetzt. Danach werden monatlich bis zu 1.000 enge Angehörige von in Deutschland lebenden Flüchtlingen mit subsidiärem Schutz aufgenommen. Zusätzlich sollen auch weiter Härtefälle berücksichtigt werden. Voraussetzung ist unter anderen, dass eine Ausreise „kurzfristig“ nicht zu erwarten ist und keine schwerwiegenden Straftaten begangen wurden.

Fluchtbewegungen

Im Mittelpunkt der Entwicklungspolitik steht das Thema Bekämpfung der Fluchtursachen. So sollen das humanitäre Engagement ausgebaut und die Entwicklungszusammenarbeit verbessert werden. Darüber hinaus ist die Stärkung internationaler Polizeimissionen geplant. Eine Kommission Fluchtursachen soll im Bundestag eingerichtet werden und „konkrete Vorschläge“ unterbreiten.

Waffenexporte

Vorgesehen ist auch eine „Einschränkung“ der Rüstungsexporte. Unter anderem soll dabei der sogenannte „Gemeinsame Standpunkt des Europarates“ weiterentwickelt werden. Diesen Vorgaben nach sind zum Beispiel Exportgenehmigungen dann zu verweigern, wenn eindeutig das Risiko besteht, dass die Waffen zur internen Repression oder für „schwere Verstöße gegen das humanitäre Völkerrecht“ verwendet werden. Allerdings ist der „Gemeinsame Standpunkt“ für die EU-Mitgliedsländer nicht rechtlich bindend.

Der Satz, wonach die Bundesregierung „ab sofort keine Ausfuhren an Länder genehmigen“ wird, „solange diese am Jemen-Krieg beteiligt sind“ wurde ergänzt. So gilt dies in der aktuellen Version für Länder, die „unmittelbar“ am Jemen-Krieg beteiligt sind. Außerdem sollen dabei Firmen „Vertrauensschutz“ erhalten, „sofern sie nachweisen, dass bereits genehmigte Lieferungen ausschließlich im Empfängerland verbleiben“.

Humanitäre Hilfe und internationale Militäreinsätze

Die Bereiche Entwicklungs-, humanitäre Hilfe, Krisenprävention, auswärtige Kultur- und Bildungspolitik werden künftig mit der Verteidigung gekoppelt. So sollen die Ausgaben für die Entwicklungszusammenarbeit (ODA – Official Development Aid) und für Verteidigung im Verhältnis 1:1 erhöht werden – in den vier Jahren bis 2021 insgesamt um zwei Milliarden Euro. MiG 8

 

 

 

„Im Koalitionsvertrag steckt mehr Juncker als Macron“

 

Am Mittwoch präsentierten Union und SPD den Entwurf ihres Koalitionsvertrages. Einen „Aufbruch für Europa“ wollen sie in den nächsten vier Jahren angehen. EURACTIV sprach mit Matthias Kullas über die europapolitischen Aspekte des Textes.

 

Dr. Matthias Kullas ist Fachbereichsleiter am Centrum für Europäische Politik (cep) in Freiburg.

EURACTIV: Wer den Koalitionsvertrag öffnet, liest zuerst, dass es um einen „Aufbruch für Europa“ geht. Wird der Vertragsentwurf dieser Headline gerecht?

Matthias Kullas: Ich denke, ja. Der Vertragsentwurf ist sehr pro-europäisch. Es werden viele Vorschläge aufgegriffen, die auf Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker zurückgehen. Beispielsweise gibt es klare Statements für höhere Beiträge zum EU-Haushalt, für eine Stabilisierungsfunktion und für die Unterstützung von Strukturreformen in den Euroländern. Das ist eine klare Annäherung an die Linie der Kommission.

Gibt es auch eine Annäherung Richtung Frankreich? Zuletzt war viel von einer deutsch-französischen Achse die Rede, die gemeinsam Euroreformen voranbringen soll. Wie viel Macron steckt im deutschen Koalitionsvertrag?

Im Koalitionsvertrag steckt mehr Juncker als Macron. Beispielsweise hat die Koalition nicht die Forderung nach einem Eurozonen-Budget übernommen. Auch die Ausführungen zum Europäischen Währungsfonds entsprechen eher der Kommissionslinie als den Vorschlägen des französischen Präsidenten.

Also eher EU-Vertiefung als Vertiefung auf Ebene der Währungsunion?

Genau.

Ein großes Thema in der europäischen Debatte war zuletzt die Investitionspolitik. Die GroKo will nun den Investitionsfonds EFSI verlängern und einen Investivhaushalt einführen. Wie bewerten Sie diesen Ansatz?

Das ist grundsätzlich sinnvoll. In vielen EU-Ländern gibt es ein Problem, weil die Nettoanlageinvestitionen negativ sind. Darunter leidet die Kreditfähigkeit massiv. Eine europäische Investitionspolitik könnte helfen. Allerdings müssen diese Investitionen von Strukturreformen begleitet werden. Sonst besteht die Gefahr, dass sie verpuffen. An dieser Stelle bin ich skeptisch.

Heute Vormittag haben CDU, CSU und SPD die Verhandlungen über eine Neuauflage der Großen Koalition erfolgreich abgeschlossen.

Sie wollen also, dass als Gegenleistung zu europäischen Investitionen entsprechende Reformen umgesetzt werden. Nun gab es im Zuge der Eurorettungspolitik bereits eine enorme Reformwelle. Wo sehen sie noch Handlungsbedarf?

Zunächst teile ich nicht für alle Staaten Ihre Einschätzung, dass es eine große Reformwelle gab. In Italien zum Beispiel hat der Reformeifer sehr schnell nachgelassen, da gibt es noch viel zu tun, beispielsweise in Sachen Steuermoral oder Flexibilisierung der Arbeitsmärkte. Auch in Portugal wurden nicht in dem Ausmaß große Reformen umgesetzt, wie es erforderlich gewesen wäre. Ein Teil der Fortschritte wird zudem von der Regierung zurückgedreht, vor allem soweit es die Ausgabenseite betrifft. Frankreich fängt gerade erst an. Insofern haben einige Länder, etwa Irland und Spanien, in der Tat große Reformpakete umgesetzt. Aber für die gesamte Währungsunion kann man das nicht sagen.

Wo der konkrete Reformbedarf liegt, lässt sich nicht pauschal beantworten. Das ist von Land zu Land sehr unterschiedlich. Das bereits angesprochene Problem der negativen Nettoanlageinvestitionen sehen wir beispielsweise in Italien, Griechenland und Portugal. Teilweise sind die privaten Investitionen zu gering, teilweise die öffentlichen. Was sich allgemein sagen lässt, ist dass es eine Änderung der gegenwärtigen Politik braucht.

Wie glaubwürdig ist es eigentlich, wenn die Bundesregierung gegen Lohndumping in wirtschaftlich schwächeren Ländern kämpfen will? Bisher setzte Berlin vor allem auf wirtschaftliche Anpassung an die eigene Wirtschaftsstruktur.

Hier zeigt sich in der Tat einer von vielen Widersprüchen, die im Koalitionsvertrag zu finden sind. Einerseits möchte man die Wettbewerbsfähigkeit erhöhen und die Jugendarbeitslosigkeit bekämpfen. Andererseits sollen ein europäischer Mindestlohn und soziale Mindeststandards eingeführt werden. Für die schwächeren Länder wird es so schwieriger, wirtschaftlich aufzuholen.

Offenbar will die Koalition in anderen Ländern gewisse Sozialstandards etablieren. Das ist für diese Länder natürlich mit Kosten verbunden. Die Bundesregierung will Deutschland so vor ausländischer Konkurrenz schützen. Das ist Protektionismus.

Auch die Steuerpolitik spielt im Koalitionsvertrag eine bedeutende Rolle. Die GroKo will nicht nur eine gemeinsame Bemessungsgrundlage, sondern einen Mindeststeuersatz bei der Unternehmenssteuer. Auch die Finanztransaktionssteuer bleibt weiter auf der Agenda. Sind derartige Maßnahmen in der EU überhaupt durchsetzbar?

Das muss man abwarten. Generell ist es auf EU-Ebene wegen der nötigen Einstimmigkeit schwierig, bei Steuerfragen voranzukommen. Da gibt es immer Bremser. Andererseits ist es bei der Unternehmenssteuer so, dass Deutschland und Frankreich nun gemeinsam vorangehen könnten. Das macht es für andere schwierig, dauerhaft auf die Bremse zu treten. Insofern kann es da durchaus Bewegung geben. Bei der Finanztransaktionssteuer hingegen ist eher nicht zu erwarten, dass Macron mitzieht. Dann wird es für Deutschland kaum möglich sein, etwas zu erreichen.

Union und SPD legen ihre Politik bis ins letzte Detail fest. Schulz gibt seinen Parteivorsitz an Nahles ab. Ob das der SPD-Basis reicht? Ein Kommentar.

Ein thematischer Sprung: Europa soll nach dem Willen der GroKo eine Vorreiterrolle beim Klimaschutz einnehmen. Wie kann das funktionieren?

Hier muss Europa ein Gegenpol zu den USA sein, wo der Klimaschutz gerade deutlich abgeschwächt wird. Daher ist es gut, dass sich die Koalition zu den vereinbarten Zielen bekennt und man auch das CO2-Zertifikatehandelssystem weiter nutzen will. Ich denke, hier ist ein guter Weg beschritten worden, den es nun konsequent weiterzugehen gilt. Dann ist man entgegen dem Trend, den man in den USA sieht, automatisch in einer Vorreiterrolle.

Zum Schluss: Wie viel ist dieser Koalitionsvertrag Ihrer Einschätzung nach eigentlich wert? Ist er vor allem an die SPD-Mitglieder adressiert, die der GroKo noch zustimmen müssen, oder kann man davon ausgehen, dass die neue Koalition die darin vereinbarten Maßnahmen tatsächlich abarbeitet?

Ich gehe stark davon aus, dass die Maßnahmen auch umgesetzt werden. Es handelt sich um einen Vertrag und beide Seiten dürften sich hinreichend daran gebunden fühlen. Was mich eher wundert ist, dass man sehr viele gegensätzliche Ziele in diesen Vertrag geschrieben hat. Nehmen Sie das Beispiel EU-Haushalt: Erst heißt es, man will einen starken EU-Haushalt mit europäischem Mehrwert. Hundert Seiten später heißt es, dass die Agrarzahlungen beibehalten werden sollen. Gerade die Agrarzahlungen sind jedoch bisher der größte Ausgabenposten im EU-Haushalt und lassen keinerlei europäischen Mehrwert erkennen. Offenbar hat jeder seine Partikularinteressen untergebracht. Eine konsistente Gesamtstrategie ist nicht erkennbar. Nichtsdestotrotz gehe dich davon aus, dass das so umgesetzt wird. Steffen Stierle, EA 9

 

 

 

Koalitionsvertrag steht. CSU übernimmt Innenministerium, CDU stellt Staatsminister für Integration

 

Der Koalitionsvertrag steht. Union und SPD haben sich geeinigt. Das bisher CDU geführte Innenministerium übernimmt die CSU, den Integrationsbeauftragten werden in Zukunft die Christdemokraten stellen. Von Bettina Markmeyer

 

Viereinhalb Monate nach der Bundestagswahl haben sich Union und SPD auf einen Koalitionsvertrag verständigt. Einen Tag später als geplant traten die Parteivorsitzenden von CDU, CSU und SPD am Mittwochnachmittag in Berlin vor die Mikrofone, um nach einer durchverhandelten Nacht die Einigung zu verkünden. Bis zuletzt ging es um Kompromisse in der Gesundheits- und Arbeitsmarktpolitik und um die Verteilung der Ministerien in einer möglichen Regierungskoalition.

Vor einer Regierungsbildung müssen nun noch die SPD-Mitglieder über eine Neuauflage der großen Koalition abstimmen. Für die CDU kündigte die Vorsitzende und geschäftsführende Bundeskanzlerin Angela Merkel einen Parteitag an, auf dem über die Koalitionsvereinbarung abgestimmt werden soll.

Schulz will überzeugen

Merkel sagte, die Union habe bei der Verteilung der Ressorts Kompromisse gemacht, die „nicht ganz einfach“ gewesen seien. Die intensiven Verhandlungen hätten sich aber gelohnt. Der Koalitionsvertrag bilde die Basis für eine stabile Regierung und sei ein „Arbeitsplan“, der das Leben in Deutschland weiter verbessern werde.

Der SPD-Vorsitzende Martin Schulz betonte, der Vertrag trage „in großem Maße eine sozialdemokratische Handschrift“. Die Sorgen und Nöte der Menschen und eine Verbesserung der Lebensbedingungen hätten stets im Mittelpunkt gestanden. Schulz sagte, er setze darauf, dass der Vertrag die Parteimitglieder überzeugen werde.

Seehofer hochzufrieden

Der CSU-Vorsitzende Horst Seehofer zeigte sich „hochzufrieden“ mit der Vereinbarung. Eine Aussage darüber, wessen Handschrift sie trage, werde er sich bis zum politischen Aschermittwoch aufsparen, fügte er hinzu.

Die SPD stellt sechs Minister. Sie soll das Arbeits- und Sozialministerium, das Justiz-, Finanz- und das Familienministerium erhalten sowie das Umwelt- und das Außenministerium.

CSU übernimmt Innenministerium

Die CDU stellt die Kanzlerin und besetzt das Wirtschafts-, Gesundheits- und das Verteidigungsministerium sowie das Landwirtschafts- und das Bildungsministerium. Sie gibt damit das wichtige Innen- und das Finanzministerium an die CSU und an die SPD ab.

Die CSU erhält das um die Zuständigkeiten Bau und Heimat erweiterte Innenministerium sowie das Entwicklungsministerium und das Ministerium für Verkehr und Digitales. Den Staatsminister für Kultur und Medien, den Staatsminister im Kanzleramt sowie den Staatsminister für Migration, Flüchtlinge und Integration stellt die CDU.

Hart umkämpft: Zuwanderung

Ferner beschlossen Union und SPD Investitionen von zwei Milliarden Euro in den sozialen Wohnungsbau, eine Verschärfung der Mietpreisbremse sowie ein Baukindergeld für Familien.

Einen Kompromiss im, wie Merkel sagte, „hart umkämpften Kapitel Zuwanderung“ gab es bereits in der vergangenen Woche. Danach soll die Familienzusammenführung für Flüchtlinge mit eingeschränktem Schutz bis Ende Juli ausgesetzt bleiben. Anschließend sollen monatlich 1.000 enge Angehörige von in Deutschland lebenden Flüchtlingen mit subsidiärem Schutz aufgenommen werden. Zusätzlich sollen Härtefälle berücksichtigt werden.

Soll Obergrenze

Die Zahl der Zuwanderer soll eine Spanne von jährlich 180.000 bis 220.000 nicht übersteigen. In der Entwicklungspolitik soll die Bekämpfung von Fluchtursachen in den Mittelpunkt rücken. Ein Einwanderungsgesetz für Fachkräfte soll nach Willen der drei Parteien künftig die Migration qualifizierter Arbeitskräfte nach Deutschland regeln.

Alles kommt nun auf das Votum von fast 464.000 SPD-Mitgliedern an. Die Jusos hatten mit einer Kampagne dafür geworben, in die Partei einzutreten und gegen die Neuauflage der großen Koalition zu stimmen. Seit Jahresbeginn verzeichnet die SPD rund 24.000 Neumitglieder, die an der Abstimmung teilnehmen dürfen. (epd/mig 8)

 

 

 

 

Koalitionsvertrag. Der Ton macht die Musik

 

Die Themen Islam, Muslime und Türkei sind im Koalitionsvertrag stark negativ konnotiert. Union und SPD hinterlassen den Beigeschmack, als wollten sie sich dem rechten Rand der Gesellschaft andienen. Von Dr. Ismail H. Yavuzcan

 

Dr. Ismail H. Yavuzcan ist freier Journalist, Autor und Übersetzer. Er studierte Soziologie, Mittlere und Neuere Geschichte, Pädagogik und Islamwissenschaft an der Universität zu Köln und Islamische Theologie an der Anadolu Universität in Eski?ehir (Türkei). Er hat zum Thema "Ethnische Ökonomie" promoviert. Er war wissenschaftlicher Mitarbeiter an den Universitäten Bursa (Türkei) und Osnabrück, vertrat von 2012-2015 den Lehrstuhl für Islamische Religionspädagogik am Zentrum für Islamische Theologie an der Universität Tübingen und war Dozent bei der Islamisch Religionspädagogischen Akademie (IRPA) in Wien. Er ist ausgebildeter Gymnasiallehrer für die Fächer Geschichte und Gemeinschaftskunde und arbeitet als Lehrer in Herrenberg.

Nun ist der Koalitionsvertrag öffentlich und in aller Munde. Schon wird er nach Schlagwörtern abgegraben. Die einen suchen nach der Asyl- und Flüchtlingspolitik, die anderen nach Islam, die anderen wiederum nach einem Einwanderungsgesetz – je nach Interessenlage und Befindlichkeit.

Muslime melden schon heftige Kritik an: Der stellvertretende Vorsitzender des Zentralrates der Muslime (ZMD), Mehmet S. Çelebi, sieht schon „österreichische Verhältnisse“ aufkommen. Tarek Bae von der „Islamischen Zeitung“ sieht gar die Handschrift der AfD im Vertrag. Genau sieben Mal wird das Wort Islam erwähnt. Nicht die Zahl aber der Kontext macht mulmig: in der Regel taucht er im Kontext von Islamismus und Terrorabwehr auf:

„Das Nationale Präventionsprogramm gegen islamistischen Extremismus wollen wir über das Jahr 2018 hinaus fortführen“1 heißt es an einer Stelle. An einer anderen Stelle wird plakativ festgestellt: „Gerade im weiter wachsenden Bereich des islamistischen Extremismus und Terrorismus wollen wir Prävention und Deradikalisierung weiter stärken, national und auf EU Ebene“2. Die Praxis wird zeigen, wie dies geschehen soll.

Was heißt das?

An anderer Stelle heißt es: „Zur Verbesserung der Sicherheit … wird das Bundesamt für Verfassungsschutz … seine Steuerungsfunktion verstärkt wahrnehmen, auch bei solchen, die zunächst keinen unmittelbaren Gewaltbezug aufweisen.“3. Was heißt das genau? Sind damit etwa die bestehenden muslimischen Organisationen gemeint, oder Gruppierungen, die vom Verfassungsschutz bis dato als salafistisch aber eben nicht als extrem bzw. gewaltbereit bezeichnet wurden? Hier wird – und das sollte immer im Blickfeld bleiben – die Umsetzung des Papieres zu beobachten sein.

Denn ein CSU geführtes Innenministerium könnte, obwohl man ja auch die Deutsche Islam Konferenz (DIK) weiterführen möchte, den Gangart noch mehr verschärfen und die Dissonanzen, die in letzten Jahren im Verhältnis von islamischen Verbänden und deutschem Staat entstanden sind, verschärfen.

Der radikale Islam

Vor allem ein Passus lässt horchen: „Wir werden den radikalen Islam in Deutschland zurückdrängen. Wir erwarten, dass Imame aus dem Ausland Deutsch sprechen. Radikalisierte Moscheen werden wir beobachten und gegebenenfalls schließen. Hierzu werden wir die Praxis zwischen Bund und Ländern abstimmen“4. Abgesehen von der eher theoretischen Frage, was denn der radikale Islam ist, wäre hier zu fragen: Sollen „Imame aus dem Ausland“ zum Besuch von Deutschkursen gezwungen werden? Hätte hier nicht ein positiver Hinweis gutgetan?

Dasss der Staat in Zeiten des internationalen Terrorismus seine Bürger – Muslime, wie Nicht-Muslime –vor Terror schützen muss, ist unbestritten. Aber er muss auch die persönlichen Freiheiten der Menschen wahren und darf bestimmte Gruppen nicht stigmatisieren. Denn: Was bitte schön sind „radikalisierte Moscheen“5? Moscheen an sich können sich wohl nicht radikalisieren, nur vereinzelte Imame sind es, die einige Dutzend Leute radikalisieren. Hier wird der Eindruck erweckt, dass Moscheen per se Hort des Radikalismus seien. Obwohl mittlerweile auch wissenschaftlich nachgewiesen ist, dass sich junge Menschen sich nicht vornehmlich in Moscheen, sondern im Internet radikalisieren.

Zivilgesellschaft gefragt

Die Praxis wird den Ton prägen und hier sind die muslimischen Akteure der Zivilgesellschaft gefragt, den Prozess der Umsetzung mit kritischem Blick und Augenmaß zu beobachten und zu kommentieren. Bei aller Kritik darf aber auch nicht übersehen werden, dass das Papier – auch wenn verhalten – den Blick auch auf das rechte Spektrum wirft. Denn Kritiker übersehen im Eifer, dass der Kampf nicht nur dem sogenannten Islamismus oder Salafismus gilt. Nein, die Koalitionsparteien haben auch den Kampf gegen Rechtsextremismus, Linksextremismus, Antisemitismus (s. Z. 5612f) in den Vertrag aufgenommen. Hierzu passt erfreulicherweise, dass die designierte Regierung aus den „Empfehlungen der NSU-Untersuchungsausschüsse bleiben für die präventive Arbeit gegen Rechtsextremismus“ lernen möchte6. Dazu passt auch, dass die kommende Bundesregierung Antisemitismus, „ebenso anti-islamischen Stimmungen entgegentreten“ möchte, wobei anzumerken ist, dass wir schon lange nicht mehr von „Stimmungen“ sprechen können, sondern von offenem Hass und Gewalt gegen den Islam und vor allem gegen Moscheen. In diesem Zusammenhang hätte die Aufnahme des Begriffes Islamophobie ins Papier gepasst.

Wie gesagt: der Ton macht die Musik. Denn der Ton, der im Kontext von Islam und Muslime angeschlagen wird, korrespondiert mit dem Ton gegen die Flüchtlinge. Bettina Gaus betitelt in einem Gastkommentar für die „Tageszeitung“: „Der Umgang mit Geflüchteten bleibt beschämend“. Denn die Tonlage des Vertrages liegt auch hier klar: nach Möglichkeit abschrecken, es so schwer wie möglich machen und Alibi-Staaten wie die sog. Maghreb-Staaten bezahlen, damit man sich das Problem vom Halse halten kann.

Bloß kein Einwanderungsgesetz

Es soll natürlich auch nicht Einwanderungsgesetz heißen, man könnte ja auf die Idee kommen, dass Deutschland ein Einwanderungsland sei – faktisch ist es so, aber es kommt am rechten Rand der Gesellschaft eben nicht gut an. Behelfen wir uns mit der Umschreibung „Fachkräfteeinwanderungsgesetz“7. Damit ja kein Flüchtling auf die Idee kommt, ohne einen anständigen Beruf vor Krieg und Terror zu flüchten.

Eine ähnliche Tonlage, wenn auch diplomatisch freundlicher, aber auch da bestimmend, wird in der Außenpolitik gewählt. Wobei Außenpolitik auch immer Innenpolitik ist und umgekehrt. Der Ton, der in der Außenpolitik beispielsweise mit der Türkei angeschlagen wird, hat Auswirkungen nicht nur auf das Verhältnis Türkei und Deutschland, sondern auch auf Muslime und Nicht-Muslime in Deutschland. Denn die meisten Muslime in Deutschland sind nun einmal türkeistämmig.

Türkeipolitik ist auch Türken-Politik

Zu Recht werden Defizite im Bereich Demokratie, Rechtsstaatlichkeit und Menschenrechten beklagt8, aber der Hinweis, dass man „Im EU-Beitrittsprozess der Türkei keine Kapitel schließen und keine neuen öffnen“ werde (S. Z. 640), wird nicht nur die Türkei brüskieren, sondern auch für Unmut bei den türkischstämmigen Migranten sorgen, denn die Zungenlage ist eher auf Konfrontation angelegt. Martin Schulz (SPD), gehandelt aus zukünftiger Außenminister, der immer schon eine kritische Haltung zur Politik der Türkei hatte, wird es umso schwerer haben, eine ausgewogene Politik (die Interessen der Außen- und Innenpolitik abwägt) umzusetzen. Zumal die Aufheizer in der Türkei und in Deutschland bereits Stimmung gegen Deutschland und die bundesdeutsche Regierung machen und versuchen ein Bild zu zeichnen, wonach Muslime bzw. Türken in Deutschland unerwünscht seien.

Fazit: Die Wahrnehmung Islam, Muslime, Türkei ist im Koalitionsvertrag stark negativ konnotiert und hinterlässt den Beigeschmack, dass man sich eher dem rechten Rand der Gesellschaft andienen möchte, als staatsmännisch auf Ausgleich und Verständigung zu achten. Die Umsetzung des Vertrages wird aber auch entscheidend von den Akteuren (Mehrheitsgesellschaft, wie Minderheiten), die sich die Agenda nicht vom rechten Rand diktieren lassen wollen, geprägt werden. Nun ist es ihre Pflicht, immer wieder auf die Grundwerte, die im Grundgesetz verbrieft sind, zu pochen und damit den Ton des Koalitionsvertrages mitzugestalten und gegebenenfalls zu korrigieren. MiG 9

 

 

 

Koalitionsvertrag ist „besser als sein Ruf“

 

Eher positiv beurteilen kirchliche Stimmen den Berliner Koalitionsvertrag. Zwar müssen noch die SPD-Mitglieder über das 170-Seiten-Papier abstimmen. Doch das Zentralkomitee der deutschen Katholiken (ZdK) sieht in ihm einen „guten Kompromiss“.

 

„Ich denke, man sollte sich sorgfältig ansehen, was tatsächlich hier erreicht worden ist.“ Das sagt Thomas Sternberg, der Präsident des ZdK, im Gespräch mit dem Kölner Domradio. „Wenn ein Koalitionsvertrag von links und rechts so kritisiert wird, dann scheint offensichtlich ein Kompromissergebnis gefunden worden zu sein. Außerdem: Was wäre denn, wenn die SPD nicht in eine Regierung eintritt? Dann würden viele Ideale der SPD sicher nicht durchgesetzt. Was in Neuwahlen möglich wäre, müsste man auch sehen. Nein, ich glaube ein erster Blick auf den Koalitionsvertrag zeigt, dass er besser ist als sein Ruf.“

ZdK kritisiert Kompromiss zu Familiennachzug für Flüchtlinge

 

Die deutsche Caritas kritisiert am Koalitionsvertrag die geplante Kindergeld-Erhöhung von 25 Euro: Das sei doch nur ein Tropfen auf den heißen Stein. Sternberg – von Haus aus übrigens CDU-Politiker – sagt dazu: „Ich habe den Eindruck, dass die Familienpolitik in diesem Papier doch eine sehr wichtige Rolle gespielt hat – und dass beide Koalitionspartner gewillt sind, daran zu arbeiten, dass Kinder kein Armutsrisiko sind. Dass da immer mehr möglich ist, steht außer Frage.“ Doch „im Grunde genommen“ seien die Laienkatholiken mit dem Kapitel zur Familie „durchaus zufrieden und einverstanden“. „Auch im Bereich Renten und Europa sind wir sehr zufrieden.“

Etwas anders sieht das allerdings beim Familiennachzug für Flüchtlinge mit eingeschränktem Schutz aus. Danach soll die Familienzusammenführungen bis Ende Juli ausgesetzt bleiben. Anschließend sollen monatlich 1.000 enge Angehörige von in Deutschland lebenden Flüchtlingen mit subsidiärem Schutz aufgenommen werden. „Damit haben wir unsere Schwierigkeiten. Unsere Position war und ist da eindeutig: Familien haben ein Recht darauf zusammenzukommen, auch bei den subsidiär Schutzberechtigten!“

Im Koalitionsvertrag heißt es ausdrücklich: „Die Koalitionäre wollen sich auf Basis der christlichen Prägung unseres Landes für ein gleichberechtigtes Miteinander in Vielfalt einsetzen.“ Sternberg dazu: „Das findet durchaus Zustimmung. Das heißt aber nicht, dass wir als Katholiken der Meinung wären, man müsse jetzt mit Macht eine katholische oder christliche Ausrichtung in der Politik durchsetzen. Nein, das heißt, dass es eine Verantwortung vor den christlichen Wertegrundlagen gibt, die in unserem Land und in Europa gelten und auch unser Grundgesetz prägen.“

Mit einem lachenden und einem weinenden Auge sieht Thomas Sternberg die mutmaßliche Verteilung der Ministerposten. „Wir als ZdK freuen uns natürlich, dass unser Mitglied Julia Klöckner wahrscheinlich eine Rolle in der neuen Regierung spielen wird. Was ich durchaus bedauere ist, dass wir mit Thomas de Maizière einen engagierten evangelischen Christen aus der Regierung verlieren.“

Bedford-Strohm mahnt SPD-Mitglieder

 

Sehr abgewogen äußert sich zum Koalitionsvertrag der Ratsvorsitzende der Evangelischen Kirche in Deutschland (EKD), Landesbischof Heinrich Bedford-Strohm. Es gehe „nicht darum, wie man sich persönlich besser fühlt“, sondern es gehe um die bestmögliche Politik für die „Schwächsten und Verletzlichsten“, schrieb er am Mittwoch auf Facebook.

„Es kann jetzt auch nicht zuerst um Parteiinteressen gehen, sondern es geht um Verantwortung für das ganze Land, für Europa und, gerade im Hinblick auf die uns so wichtigen globalen Gerechtigkeitsfragen, auch für die Welt.“ Das ist eine deutliche Mahnung an die SPD-Mitglieder, die noch über den Koalitionsvertrag abstimmen sollen. Wer jetzt entscheide, müsse sich auch Rechenschaft darüber ablegen, was „die realistischen Alternativen zur Bildung dieser Koalition sind und bei welcher der Alternativen die Wahrscheinlichkeit am größten ist, dass Schritte in die richtige Richtung getan werden“, so Bedford-Strohm.

Schick: Hoffe, dass die GroKo zustande kommt

 

Der Bamberger katholische Erzbischof Ludwig Schick begrüßte gegenüber dem Kölner Domradio die Einigung von Union und SPD auf einen Koalitionsvertrag. Er habe das Papier bereits gelesen und hoffe, dass die künftige Regierung ihre geplanten Punkte auch umsetze.

„Ich freue mich einmal, dass die Familie gestärkt werden soll. Außerdem, das ist ja mein zweites großes Interesse, die Weltkirche.“ Schick ist der Weltkirchen-Beauftragte der Deutschen Bischofskonferenz. „Die Weltkirche soll gestützt werden, indem das Budget für das Entwicklungsengagement erhöht wird, und das wird auch verbunden mit den Ausgaben für Rüstung. Von daher hoffe ich, dass die große Koalition auch zusammenkommt und dass sie die guten Vorsätze, die sie sich gefasst hat, auch wirklich in die Realität umsetzen kann.“

In ihrem Koalitionsvertrag bezeichnen Union und SPD Kirchen als „Partner des Staates“. Sie seien wichtiger Teil der Zivilgesellschaft, heißt es in dem Vertrag. Die Kirchen und Religionsgemeinschaften sollten zum interreligiösen Dialog ermutigt werden.

Die Zahl der Zuwanderer soll eine Spanne von jährlich 180.000 bis 220.000 nicht übersteigen. In der Entwicklungspolitik soll die Bekämpfung von Fluchtursachen in den Mittelpunkt rücken. Ein Einwanderungsgesetz für Fachkräfte soll nach Willen der drei Parteien künftig die Migration qualifizierter Arbeitskräfte nach Deutschland regeln. (domradio/vatican news 9)

 

 

 

„Die Welt ist überglobalisiert“

 

Dieser Tage trifft sich die Crème de la Crème aus Wirtschaft und Politik zum 48. Mal im schweizerischen Davos um die Lage der Welt zu beraten. Dabei spielen auch handelspolitische Fragen eine Rolle. EurActiv sprach mit Jürgen Maier.

Jürgen Maier ist Geschäftsführer des Forums Umwelt und Entwicklung, einer in Berlin ansässigen Nichtregierungsorganisation, die sich für mehr Zusammenarbeit von Entwicklungs- und Umweltorganisationen einsetzt, um für nachhaltige Entwicklungskonzepte einzutreten.

 

EURACTIV: Herr Maier, ist es in Ordnung, dass sich eine so prominente Gruppe von Vertretern aus Wirtschaft, Politik und Finanzwelt in Davos trifft, oder ergibt sich hier eine so große Machtkonzentration, dass es demokratische Legitimation bräuchte?

Jürgen Maier: Natürlich braucht niemand eine staatliche Genehmigung, um sich mit anderen zu treffen. Das gilt auch für Wirtschaftsführer. Auf der anderen Seite wird ein riesiger Popanz veranstaltet und die Veranstalter erheben quasi den Anspruch, eine informelle Weltregierung zu sein. Das ist in der Tat mit der Demokratie nicht kompatibel. Wenn die Reichen und Mächtigen mit dem Anspruch zusammenkommen, die Globalisierung zu gestalten, ist das ein Affront gegen alle Demokraten. Regierungsvertretern, die am Weltwirtschaftsforum teilnehmen, muss klar sein, dass dort keine verbindlichen Absprachen getroffen werden dürfen. Der Dialog über die Gestaltung der Globalisierung gehört in die Gesellschaft, nicht in einen elitären Club in den Bergen.

Haben Sie dennoch irgendwelche Erwartungen an das diesjährige Forum?

Das Problem ist, dass die die öffentlichen Verlautbarungen des Forums in immer größerem Widerspruch zu dem stehen, was seine Teilnehmer real machen. Seit drei, vier Jahren wird groß verkündet, die Globalisierung anders gestalten zu wollen: dass man den Mittelstand stärken müsse, dass die Globalisierung mehr Gewinner brauche, dass die soziale Gerechtigkeit nicht aus den Augen verloren werden dürfe und so weiter. Dann fliegen sie nachhause und machen genauso weiter wie bisher – bis ein Jahr später der nächste Oxfam-Bericht kommt und feststellt, dass die Reichen wieder reicher und die Armen wieder ärmer geworden sind. Entsprechend niedrig sind meine Erwartungen.

Die Weltwirtschaft wächst schneller als erwartet, doch der IWF warnt, die nächste Krise könnte schneller und heftiger kommen, als wir uns bisher vorstellen.

Ihr Hauptaugenmerk gilt der Handelspolitik. Der Global Risk Report des Weltwirtschaftsforums warnt vor einer neuen Welle des Protektionismus. Teilen Sie diese Sorge? Ist Freihandel die richtige Antwort auf die gegenwärtigen Probleme der Welt?

Ich teile diese Sorge nicht. Die Politik der radikalen Marktöffnung, wie sie die EU mit ihrer handelspolitischen Agenda vorantreibt, ist der falsche Ansatz. Vielmehr müssten wir einige Märkte de-globalisieren und regionalisieren. Das gilt vor allem für die Agrarmärkte. Sie können das meinetwegen Protektionismus nennen. Der entscheidende Punkt ist, dass die gegenwärtige Form der Globalisierung – eine Globalisierung, die die Märkte immer weiter öffnet und immer mehr Verlierer produziert – zwangsläufig in die Krise gerät. Das erleben wir derzeit.

In einem aktuellen Beitrag begrüßen Sie, dass die globale Handelspolitik weder bi- noch multinational vorankommt. Wie ist das zu verstehen?

Es ist besser, wenn die EU-Handelsagenda nicht vorankommt. Wir brauchen weder eine weitere Marktöffnung bei Dienstleistungen noch bei Agrarprodukten, weil diese Art der Globalisierung auf Kosten der schwächeren Länder geht. Wenn diese Agenda in der Krise ist, dann ist das gut.

Ihre Kritik gilt also vor allem der EU-Handelspolitik. Wie sollte diese verändert werden, damit soziale und ökologische Aspekte besser berücksichtigt werden können?

Man muss Handelspolitik und Binnenwirtschaftspolitik zusammen betrachten. Beispiel Agrarsektor: Seit Jahrzehnten wird die EU-Landwirtschaft mehr und mehr industrialisiert. Die Betriebe werden immer größer. Von diesen Großbetrieben geht ein enormer Preisdruck aus. Aufgrund der Marktöffnungspolitik drängen sie immer stärker auch auf ausländische Märkte und machen dort die kleinen, lokalen Anbieter kaputt. Wir müssten hier de-globalisieren, statt systematisch eine Überproduktion, beispielsweise von Milch oder Hühnerfleisch, zu fördern, mit der dann die afrikanischen Märkte geflutet werden. Apropos Hühnchen: Die Massentierhaltung ist ohnehin gesellschaftlich nicht mehr akzeptiert. Wir müssen sie dringend zurückfahren. Dann ginge der Exportdruck automatisch zurück.

Ein anderes Beispiel ist der Dienstleistungssektor. Wir haben in Deutschland in den letzten zwanzig Jahren gezielt einen enormen Niedriglohnsektor aufgebaut. Die Dienstleistungsunternehmen, die aufgrund dieser Lohnpolitik global enorm wettbewerbsfähig sind, drängen aggressiv auf ausländische Märkte. Wir brauchen keine Handelspolitik, die es beispielsweise der DHL ermöglicht, auch in Malaysia Pakete zu verteilen. Die Welt ist überglobalisiert. Das letzte was wir brauchen, sind noch weitere Marktöffnungen.

Es wird keinen Wandel geben, wenn die Marktgesetze der Habgier weiterhin gelten, sagt die Ko-Vorsitzende des Weltwirtschaftsforums Sharan Burrow.

Sie haben es bereits angesprochen: die Reichen werden reicher, die Armen ärmer. Auch der Global Risk Report problematisiert die wachsenden Wohlstandsunterschieden. Was sollte die EU tun, um diesem Problem zu begegnen? Was kann die Handelspolitik beitragen?

Nun, Sie sprechen einen Trend an, den das Weltwirtschaftsforum seit Jahren konstatiert. Wenn man diesen Trend umkehren will, muss man die Reichen deutlich stärker besteuern und die Armen entlasten. Das ist die Hauptaufgabe. Dazu gehört, dass die Steueroasen endlich geschlossen werden. Die Finanzmärkte weiter liberalisieren – das ist genau das, was jene brauchen, die ihre Einkommen verschleiern wollen, um die Steuerlast zu minimieren.

Die EU-Handelspolitik trägt also wenig dazu bei, der sozialen Ungleichheit zu begegnen. Die WTO kommt auch nicht voran. Wo gäbe es denn auf internationaler Ebene einen geeigneten Politikrahmen, um die Probleme anzupacken?

Derzeit gibt es keinen geeigneten internationalen Rahmen. Auch die Vereinten Nationen sind das nicht. In keinem der internationalen Foren gibt es ansatzweise einen Konsens darüber, was zu tun ist. Ob man dann Vereinte Nationen oder WTO drüber schreibt, macht keinen großen Unterschied. Entscheidender ist, mit welchen politischen Zielen die Staaten in die internationalen Gremien gehen.

Es hilft also nichts, nur auf die globale Ebene zu schauen. Die EU-Handelsstrategie, wie sie beispielsweise im Global Europe-Papier von 2006 oder dem Trade for all-Ansatz von 2016 nachzulesen ist, muss geändert werden, damit andere Ergebnisse erzeugt werden und nicht Jahr für Jahr aufs Neue beklagt wird, dass die Schere zwischen arm und reich wieder weiter aufgegangen ist. Es braucht andere politische Inhalte: der Niedriglohnsektor muss zurückgedrängt werden, Regelarbeitsverhältnisse müssen gestärkt werden, der Mittelstand muss besser vor der drückenden Konkurrenz multinationaler Konzerne geschützt werden und es braucht mehr Steuergerechtigkeit.

Wir müssen also die EU-Handelspolitik vom Kopf auf die Füße stellen. Bloß, wie machen wir das? Wir hatten in den letzten Jahren eine beeindruckende freihandelskritische Bewegung. Viel gebracht hat das aber nicht.

Dafür braucht man einen langen Atem. Für die Forderungen der freihandelskritischen Bewegung, gibt es breite Mehrheiten in der Gesellschaft: seien es höhere Steuern für die Reichen oder ein Ende der Niedriglohnpolitik oder eine Agrarwende, kurzum: für ein Ende des Neoliberalismus. Das ist ein Erfolg. In der politischen Klasse sieht es jedoch ganz anders aus. Diese Diskrepanz zwischen Gesellschaft und Politik ist gegenwärtig das Hauptproblem der westlichen Demokratien. Das zu ändern ist eine große Aufgabe, die nicht von heute auf morgen gelingen kann. Aber wir arbeiten weiter daran. Steffen Stierle, EA 25

 

 

 

Papst würdigt Rettung von Migranten aus Seenot

 

Neue Regeln für Retter, Abkommen mit Libyen: Mit ein paar Schachzügen hat der italienische Staat es NGOs fast unmöglich gemacht, weiterhin Migranten beizustehen, die per Boot von Afrika nach Europa wollen. Aber der Papst hat heute die Rettung von Migranten aus Seenot ausdrücklich gewürdigt… ohne auf die neuen Verschärfungen einzugehen. Stefan von Kempis

 

Vatikanstadt - „Der Einsatz zum Beistand von Migranten auf ihrer harten Überfahrt über das Meer und das Willkommenheißen derer, die dann von Bord gehen und auf Aufnahme und Integration hoffen, ist von hohem Wert.“ Das sagte der Papst bei einer Audienz für das Italienische Rote Kreuz.

„Die Hand, die Sie ihnen hinstrecken und nach der sie greifen, ist ein wichtiges Zeichen, das man so übersetzen kann: Ich helfe Dir nicht nur jetzt in diesem Moment, um Dich aus dem Meer zu retten, sondern ich versichere Dir, dass ich für Dich da sein und mir Dein Schicksal zu Herzen nehmen werde. Darum ist Ihre Präsenz an der Seite der Einwanderer ein prophetisches Zeichen, das unsere Welt sehr nötig hat.“

Wie der barmherzige Samariter im Gleichnis Jesu (Lk 10, 25-37) sollten sich Helfer auch heute voller „Menschlichkeit“ über alle Gefährdeten und Verletzten beugen. Das gehe nicht „aus der Distanz“.

“ Jeder Mensch ist wertvoll ”

„Wie viele Kinder, alte Leute, Frauen und Männer bleiben auch heute im Schatten der Gleichgültigkeit verborgen! Diese Gleichgültigkeit führt dazu, dass man die anderen nicht mehr sieht, ihren Schrei und ihre Leiden nicht mehr wahrnimmt. Die Kultur des Wegwerfens ist eine anonyme Kultur, ohne Gesichter – sie kümmert sich nur um einige wenige, die vielen anderen werden ausgeschlossen. Von Menschlichkeit zu reden heißt dagegen für eine Mentalität einzutreten, die vom Wert jedes Menschen überzeugt ist, und in den Mittelpunkt des sozialen Lebens nicht wirtschaftliche Interessen zu stellen, sondern die Sorge um die Menschen. Nicht das Geld in den Mittelpunkt – nein, die Menschen!“

Das Rote Kreuz führe die Unparteilichkeit im Statut, fuhr der Papst fort. Genauso unparteiisch habe sich der barmherzige Samariter verhalten: Er habe den Verletzten nicht zuerst verhört, um herauszufinden, woher er komme und an was er glaube, er habe ihn nicht beurteilt und habe sein Handeln auch nicht „von moralischen oder gar religiösen Bedingungen“ abhängig gemacht.

„Der Samaritaner handelt einfach: Er zahlt selbst, er liebt. Hinter seiner Figur werden die Umrisse Jesu sichtbar, der sich über die Menschheit und über jeden Einzelnen gebeugt hat; der alle seine Brüder und Schwestern nennt, ohne irgendwelche Unterschiede zu machen; und der jedem Menschen sein Heil anbietet.“ VN 27

 

 

 

 

Flüchtlingsstreit. Verteilungsfrage könnte zurückgestellt werden

 

Die Bundesregierung will die Frage nach der Verteilung von Flüchtlingen auf EU-Ebene zurückstellen. Bundesinnenminister de Maizière erhofft sich dadurch ein Vorankommen der Verhandlungen in anderen Punkten. Bis Ende Juni soll die Reform des europäischen Asylsystems stehen.

Im Streit um die Flüchtlingspolitik ist die Bundesregierung bereit, die Kernfrage der künftigen Verteilung von Flüchtlingen auf europäischer Ebene zurückzustellen. „Vielleicht ist es auch sinnvoll, dass wir uns zeitlich zunächst auf die anderen Themen konzentrieren, ohne dass wir den Zusammenhang aus dem Auge verlieren, dann gibt es vielleicht eher Fortschritte“, sagte Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) am Donnerstag am Rande eines Treffens mit seinen EU-Amtskollegen in der bulgarischen Hauptstadt Sofia.

Das Bundesinnenministerium widersprach allerdings im Laufe des Tages Mediendarstellungen, wonach de Maizière „die Diskussion um Flüchtlingsverteilung vorerst beenden will“, wie es in einem Tweet des Ministeriums hieß. Vielmehr habe er „die Erwartung zum Ausdruck gebracht, dass es die Verhandlungen beschleunigen könne, wenn man sich zunächst auf weniger streitige Punkte“ der europäischen Asylpolitik „konzentriere, ohne dabei jedoch die Frage der fairen Verteilung aus dem Auge zu verlieren“, twitterte das Ministerium.

In Sofia hatte de Maizière vor der Presse auf mehrere Fragen geantwortet, die um die künftige Verteilung von Flüchtlingen innerhalb Europas kreisten. Unter anderem sagte er: „Wir wollen die Fragen zusammenhalten, aber richtig ist, dass es sozusagen verhandlungsprozessual gut ist, mal erst die Dinge einig zu machen, bei denen die Einigung leichter ist.“ Dazu gehörten etwa gemeinsame Verfahren, Aufnahmebedingungen und der Familienbegriff im Asylrecht. „Ohne dass wir die Frage der fairen Verteilung aus dem Auge verlieren“, fügte er hinzu.

Reform des EU-Asylsystems bis Juni

Zwar sei die Zahl der neu ankommenden Menschen in Europa nicht mehr so hoch wie 2015 und 2016 und ein Kompromiss daher generell leichter. Es gebe allerdings für Deutschland auch andere sehr wichtige Punkte bei der Reform des europäischen Asylsystems, führte der geschäftsführende Minister aus. De Maizière antwortete auch auf die Frage, ob eine Einigung auch ohne Verteilung möglich sei: „Das entscheiden wir dann am Ende der Verhandlungen.“

Die EU-Staats- und Regierungschefs haben das Ziel ausgegeben, bis Juni eine Einigung über die Reform des europäischen Asylsystems zu finden. Das sollte die künftige Verteilung der Flüchtlinge einschließen. Deutschland vertritt den Standpunkt, dass zumindest bei besonders hohen Flüchtlingszahlen alle EU-Staaten einen Teil aufnehmen müssten. Dieser Punkt stand bisher bei vielen Debatten im Vordergrund.

Bündnis fordert Kurskorrektur in der Flüchtlingspolitik

EU-Migrationskommissar Dimitris Avramopoulos sagte auf die Frage, ob eine Einigung über die Verteilung bis Juni möglich sei, „der europäische Geist und Geist der Solidarität werden sich durchsetzen“. Bei dem Problem geht es den Worten des Kommissars zufolge ohnehin weitgehend um die Innenpolitik in den jeweiligen Ländern.

Unterdessen forderte ein Bündnis von Verbänden und Organisationen die EU zu einer Kurskorrektur in der Flüchtlingspolitik auf. Der Flüchtlingsschutz dürfe nicht auf Drittstaaten außerhalb der EU verlagert werden, hieß es in einer Mitteilung, die unter anderem vom Paritätischen Gesamtverband, von Diakonie und Caritas, Pro Asyl und dem Jesuiten-Flüchtlingsdienst unterzeichnet war. „Menschen, die vor Krieg, Terror und Verfolgung fliehen, brauchen Schutz in Europa“, erklärte der Vorsitzende des federführenden Paritätischen Gesamtverbandes, Rolf Rosenbrock. (epd/mig 26)

 

 

 

 

Italien und Griechenland fordern mehr Solidarität in Migrationsfragen

 

Die griechischen und italienischen Premierminister Alexis Tsipras und Paolo Gentiloni haben beim Wirtschaftsforum in Davos deutlich gemacht, dass Migrationsfragen nicht von einzelnen Staaten alleine gelöst werden können. Man brauche konzertierte Maßnahmen, aber auch öffentlich-private Partnerschaften.

„Es ist notwendig, dass dieses Problem nicht als Mittelmeerproblem angesehen wird, das nur Griechenland und Italien angeht, sondern als europäisches und internationales Problem,” sagte Tsipras bei einer Diskussionsrunde in Davos.

Migration nach Europa führt seit 2015 immer wieder zu Meinungsverschiedenheiten unter den EU-Ländern. Beim letzten Gipfeltreffen im Dezember in Brüssel hatten die Regierungschefs es nicht geschafft, eine Einigung über Lösungen zur Migrationsproblematik zu finden. Gerade östliche Mitgliedstaaten weigern sich, Geflüchtete aufzunehmen.

„Viele Regierungschefs in der EU glauben, wenn das Problem nicht bei ihnen vor der Haustür liegt, dann ist es auch nicht ihr Problem,“ beschwerte sich Tsipras. „Wenn diese Führer glauben, sie können ein Europa à la carte bekommen, dann ist das ein Problem für die Zukunft Europas.“

Italiens Premier Gentiloni erklärte, das Problem seien nicht die aus Kriegsgebieten Geflüchteten, sondern Wirtschaftsmigranten, die ihr Leben riskieren, um über das Mittelmeer nach Europa zu gelangen. Die EU müsse eine nachhaltige Strategie finden, mit der der Andrang gehandhabt und entschärft werden kann.

Gentiloni forderte weiter, man müsse ein langfristiges Engagement erreichen, da das Thema sich nicht über Nacht erledigen werde.

Illegale Migration in legale Einwanderung verwandeln

Weiter sagte Gentiloni, es werde immer dringender, Politikmaßnahmen zu ergreifen, mit denen die kriminellen und illegalen Netzwerke zerstört werden, und stattdessen funktionierende Rahmenbedingungen für geregelte und sichere Migration aufzubauen.

Tsipras stimmte seinem Amtskollegen zu: „Die Migrantenströme sind nicht das Problem. Das Problem sind die Gründe, warum diese Menschen nicht mehr in ihren Ländern leben können oder wollen.“

Der Sklavenhandel in Libyen zeigt, dass kurzfristige Lösungen in Migrationsfragen verheerende Auswirkungen für junge Afrikaner haben können, so Marije Balt.

Afrika ist der jüngste Kontinent der Erde: 60 Prozent der Bevölkerung ist unter 25 Jahre alt – und rund 30 Prozent dieser Menschen haben keine Arbeit. Fehlende Perspektiven für die Jugend lassen die illegale Migration nach Europa ansteigen. Tausende machen sich in der Hoffnung auf ein besseres Leben auf den Weg nach Norden.

Auch aufgrund der vorhergesagten Bevölkerungsentwicklung – laut UN-Schätzungen wird sich die Bevölkerung Afrikas bis 2050 verdoppeln – fehlen bald 18 Millionen Jobs jährlich.

Das Versagen der Entwicklungshilfe

„Entwicklungshilfe hat nicht funktioniert,“ konstatierte Yemi Osinbajo, der Vizepräsident von Nigeria, dem mit Abstand bevölkerungsreichsten Land Afrikas. „Afrika wird zwar für Investitionen interessanter, aber es gibt keine schnellen Lösungen,“ fügte Osinbajo hinzu. Er forderte eine „echte Partnerschaft“ zwischen der EU und Afrika mit gemeinsamen Lösungen für die Schaffung von Arbeitsplätzen und für mehr Investitionen.

Seiner Ansicht nach brauche der afrikanische Kontinent keinen Marshallplan, sondern hochqualitative Investments, mit denen Know-How verbreitet werden kann. So könnten junge Menschen selbst Unternehmer werden und ihr Schicksal in die eigenen Hände nehmen.

„Die Qualität der Kooperation ist das Wichtigste,“ stimmte auch Gentiloni zu. „Wir brauchen mehr Kooperation statt Entwicklungshilfe.“ Sein Land ist der drittgrößte Investor in Afrika, nach China und den Vereinigten Arabischen Emiraten.

Da die EU demnächst über das kommende Budget nach 2020 (den sogenannten mehrjährigen Finanzierungsrahmen) entscheiden muss – auch vor dem Hintergrund des britischen EU-Ausstiegs – würden zukünftige Einsparungen im Bereich Entwicklungszusammenarbeit sicherlich begrüßt.

Das Thema Migration und neue (Finanz-) Instrumente zur Reduzierung der Anzahl illegal Einreisender wird auch beim nächsten EU-Gipfel im Februar wieder ganz oben auf der Agenda stehen. Daniela Vincenti, EA 26

 

 

 

 

Interview mit Thomas de Maizière. „Kampf gegen Antisemitismus Teil der Staatsräson“

 

Der Kampf gegen Antisemitismus sei Teil der Staatsräson in Deutschland, sagt Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) im Gespräch. Er verurteilt judenfeindliche Straftaten und erklärt, warum ein Antisemitismus-Beauftragter nach seiner Ansicht in seinem Haus am sinnvollsten arbeiten kann.

Herr Minister, eine brennende Israel-Flagge vor dem Brandenburger Tor und die Beschimpfung eines jüdischen Restaurantbesitzers ebenfalls in Berlin. Erleben wir eine neue Qualität von Antisemitismus?

Thomas de Maizière: Leider gab es auch vorher schon antisemitische Straftaten, Situationen in denen Menschen wegen ihres jüdischen Glaubens in Deutschland bedroht oder gar angegriffen wurden. Und daher wäre es trotz der berechtigen öffentlichen Empörung über diese Vorfälle falsch, nur auf solche besonders spektakulären Taten zu schauen. Die Zahl antisemitisch motivierter Straftaten bewegt sich schon seit Jahren auf einem Niveau von rund 1.500 pro Jahr. Nach den uns bis jetzt vorliegenden Zahlen wird auch im Jahr 2017 die Zahl nicht zurückgegangen sein. Jede einzelne dieser Straftaten ist eine zu viel und eine Schande!

Die meisten Taten werden von Personen aus dem rechtsextremen Milieu begangen. Hinzu kommt Antisemitismus, mit dem Zuwanderer aufgewachsen sind. Was heißt das für die Präventionsarbeit der künftigen Bundesregierung?

Wichtig ist und bleibt, dass die Auseinandersetzung mit dem Nationalsozialismus und der Kampf gegen jede Form von Antisemitismus Teil unserer Staatsräson ist. Judenfeindlichkeit darf, egal von wem und egal in welcher Form, in Deutschland nicht um sich greifen. Und es ist eine Selbstverständlichkeit, dass dies auch von Menschen, die in Deutschland Schutz suchen, uneingeschränkt akzeptiert werden muss.

Die Befassung mit der deutschen Geschichte ist daher auch bereits fester Bestandteil der Integrationskurse. Dazu gehört zentral auch die Befassung mit dem Nationalsozialismus, Antisemitismus und mit religiöser Toleranz. Mit Erhöhung der Zahl der Unterrichtseinheiten wurde insbesondere die Darstellung der NS-Zeit und die sich hieraus ergebende besondere Verantwortung gestärkt. Hier ist also bereits viel geschehen, das gilt es auch in Zukunft weiterzuführen.

Der Bundestag hat sich für einen Antisemitismusbeauftragten der Bundesregierung ausgesprochen. Was kann der leisten und was spricht für eine Ansiedlung des Beauftragten im Bundesinnenministerium statt prominent im Kanzleramt?

Mit dem oder der Beauftragten für jüdisches Leben in Deutschland und dem Kampf gegen Antisemitismus wird es einen zentralen Ansprechpartner geben, der Maßnahmen der Antisemitismusbekämpfung und -prävention für die Bundesregierung insgesamt koordiniert. Gleichzeitig wird diese Stelle zentraler Ansprechpartner für Belange jüdischer Gemeinden sein. Forschungsvorhaben wie auch die Umsetzung der Empfehlungen des unabhängigen Expertenkreises Antisemitismus können so zielgerichteter und effektiver vorangetrieben werden.

Schließlich wird das Thema insgesamt politisch aufgewertet und die nötige Aufmerksamkeit erhalten. Das Bundesinnenministerium ist sowohl für die Förderung jüdischen Lebens in Deutschland, als auch für die Bekämpfung von Antisemitismus und den gesellschaftlichen Zusammenhalt zuständig. Hier sitzen die Fachleute und Experten für genau die Fragen und Aufgaben, die ein Antisemitismusbeauftragter zu bearbeiten hat. Deshalb wäre hier auch der richtige Ort. (epd/mig 29)

 

 

 

Unendliche Geschichte: EU-Beitritt der Türkei nach wie vor in weiter Ferne

 

EU-Kommission: „Die Beitrittsverhandlungen hängen von den türkischen Fortschritten in Bereichen wie Rechtstaatlichkeit, Menschenrechte und Grundfreiheiten, Respekt für internationales Recht und gute nachbarschaftliche Beziehungen ab.“ [Shutterstock]

Der EU-Beitrittsprozess der Türkei ist weder formal ausgesetzt noch abgebrochen, aber die Europäische Kommission arbeite derzeit nicht an der Öffnung neuer Beitritts-Kapitel, sagte ein EU-Beamter gegenüber EURACTIV.com.

Der Beamte, der nicht namentlich genannt werden will, machte deutlich: „Die Beitrittsverhandlungen hängen von den türkischen Fortschritten in Bereichen wie Rechtstaatlichkeit, Menschenrechte und Grundfreiheiten, Respekt für internationales Recht und gute nachbarschaftliche Beziehungen ab.“

Diese Aussage kommt in Reaktion auf ein Statement aus Ankara, das nahelegte, die Türkei, die seit 2005 Mitgliedskandidatenstatus hat, nicht weniger als die volle EU-Mitgliedschaft akzeptieren werde.

In einem Interview mit der Nachrichtenagentur Reuters am 19. Januar hatte der türkische Minister für EU-Angelegenheiten Ömer Çelik sich deutlich gegen den Vorschlag einer Partnerschaft statt einer Komplett-Mitgliedschaft der Türkei ausgesprochen, die wiederum von Frankreichs Präsident Emmanuel Macron ins Spiel gebracht worden war. „Wir nehmen eine privilegierte Partnerschaft oder ähnliche Ansätze nicht ernst. So etwas kann der Türkei nicht angeboten werden,” so Çelik.

Bei einem Besuch in Paris Anfang des Jahres hatte Präsident Recep Tayyip Erdo?an gewarnt, er habe es „wirklich satt“, auf eine Entscheidung der EU zu warten, ob sie die Türkei als Mitglied aufnehmen wolle oder nicht.

Bei seiner Rede zur Lage der EU vergangenes Jahr hatte EU-Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker kritisiert: „Die Türkei entfernt sich seit geraumer Zeit mit Riesenschritten von der Europäischen Union.“ Dies schließe eine EU-Mitgliedschaft in absehbarer Zeit aus.

Die Türkei entferne sich „mit riesigen Schritten“ von Europa – und dies sei ausschließlich dem „Erdo?an-System” geschuldet, so Kommissionspräsident Juncker.

Seit dem versuchten Coup im Juli 2016 sind in der Türkei mehr als 55.000 Menschen verhaftet worden, darunter Journalisten, Anwälte und Richter, Politiker der Opposition sowie Lehrer, Professoren und andere Universitätsmitarbeiter.

Die Beitrittsverhandlungen waren offiziell 2005 aufgenommen worden, gerieten aber aufgrund der türkischen Weigerung, das Zusatzprotokoll zum Ankara-Abkommen in Bezug auf Zypern zu unterzeichnen. Die Türkei erkennt Zypern nicht als unabhängigen Staat an.

Am 25. Januar werden der erste Kommissions-Vizepräsident Frans Timmermans und die EU-Außenbeauftragte Federica Mogherini Minister Çelik empfangen.

Der Migrations-Deal

In oben genanntem Interview wies Çelik auch darauf hin, dass die EU ihren Teil des Migrations-Deals vom März 2016 nicht ausreichend erfülle. Die zugesagte finanzielle Unterstützung funktioniere seiner Ansicht nach „nicht gut“. Daher gebe es „praktisch keinen Grund für die Türkei, diesen Deal beizubehalten.”

Der türkische Präsident Erdogan hat vor den UN die schleppende Auszahlung der EU-Finanzhilfe für Flüchtlinge kritisiert.

Auf Nachfrage erklärte der eingangs zitierte EU-Beamte, die Union habe ihre Zusagen über 3 Milliarden Euro im Rahmen des Flüchtlingsabkommens mit der Türkei in den Jahren 2016 und 2017 zum Ende des vergangenen Jahres erbracht (mit insgesamt 72 Projekten): „Die EU ist weiterhin gewillt, dieses Abkommen umzusetzen. Es ist ein Unterfangen, das gegenseitiges Vertrauen sowie eine Erfüllung der Zusagen und weitere Anstrengungen von allen Seiten verlangt.“

EURACTIV kontaktierte auch die türkische Vertretung in Brüssel. Bei Veröffentlichung dieses Artikels lag allerdings keine Stellungnahme zu den angesprochenen 3 Milliarden Euro vor.

EVP: Türkei muss Zypern anerkennen  

Derweil attackierte der Vorsitzende der konservativen Europäischen Volkspartei, Joseph Daul, Ankara bezüglich der Zypern-Frage. Die Insel ist seit 1974 geteilt, als türkische Truppen in Reaktion auf einen Coup in den Nordteil einmarschierten. „Die Türkei kommt nicht damit davon, den EU-Staat Zypern nicht anzuerkennen,“ sagte er der zypriotischen Nachrichtenagentur vergangene Woche.

„Wir rufen die Türkei dazu auf, die Rahmenbedingungen für Verhandlungen zu verbessern und konkret zur Beilegung des Konflikts beizutragen, unter anderem durch den Abzug türkischer Truppen,“ forderte der französische Politiker.

Gipfel oder kein Gipfel?

Bei einem Besuch in Sofia vergangenen Samstag sagte Bundeskanzlerin Angela Merkel, Deutschland begrüße die bulgarische Initiative für einen EU-Türkei-Gipfel im kommenden Frühling.

Bei der Veranstaltung zum Start der EU-Ratspräsidentschaft Bulgariens sagte Merkel weiter, ein solches Treffen unter Beteiligung der Präsidenten der drei EU-Institutionen (Kommission, Rat und Parlament) sei „eine gute Idee“. Der geplante Gipfel wird voraussichtlich im März im bulgarischen Varna stattfinden.

Deutschland begrüßt die bulgarische Initiative für einen EU-Kommissions-Türkei-Gipfel sowie den Aufbau eines Erdgas-Hubs in Varna, sagte Merkel am Samstag in Sofia.

Von EURACTIV auf Merkels Aussagen angesprochen, erklärte der Hauptsprecher der Kommission Margaritis Schinas am gestrigen Montag, ein solcher Gipfel könne nur unter bestimmten Bedingungen stattfinden. Die Idee für ein solches Treffen „ist da“, aber die Kommission könne kein genaues Datum bestätigen. „Wir müssen abwarten […]. Es ist ein Treffen, das stattfinden könnte, wenn wir dazu bereit sind und wenn die Bedingungen, die wir diskutiert haben, erreicht worden sind.”

Auf Nachfrage, ob diese Bedingungen auch die Frage nach in der Türkei inhaftierten Journalisten einschließe, antwortete Schinas mit „Ja“.  Sarantis Michalopoulos, EA 23

 

 

 

 

Wahlen. Mehr Deutsche im Ausland wollten Stimme abgeben

 

Immer mehr Deutsche im Ausland wollen bei Bundestagswahlen ihre Stimme abgeben. Bei der Bundestagswahl 2017 haben 113.000 Auslandsdeutsche die Stimmabgabe beantragt. Die meisten von ihnen leben im EU-Ausland.

Bei der Bundestagswahl im vergangenen Herbst war das Interesse von Deutschen im Ausland zur Stimmabgabe deutlich höher als 2013. Wie aus der am Freitag in Berlin vorgestellten Wahlstatistik hervorgeht, beantragten knapp 113.000 Auslandsdeutsche ihre Stimmabgabe für die Wahl im September 2017. Das waren 68,5 Prozent mehr als 2013 (rund 67.000 Anträge).

Bundeswahlleiter Georg Thiel sagte, über die Gründe könne man nur spekulieren. Unter anderem durch die Medien rücke die Welt enger zusammen. Dies lasse eventuell das Interesse steigen, seine Stimme abzugeben, sagte er.

Knapp 80 Prozent der Antragsteller lebten den Angaben zufolge in europäischen Staaten. Mehr als jeder vierte Antragsteller lebte in der Schweiz (28 Prozent). Wie viele von ihnen am Ende tatsächlich per Briefwahl abgestimmt haben, können die Statistiker nicht sagen. Da der Antrag aber umfangreich sei, könne davon ausgegangen werden, dass bei dem Aufwand am Ende auch abgestimmt wurde, hieß es.

Ältere entscheiden Wahlen

Die repräsentative Wahlstatistik gibt Auskunft über das Wahlverhalten von Frauen und Männern sowie der verschiedenen Altersgruppen. In mehr als 2.200 Wahlbezirken und 500 Briefwahlbezirken wurden dafür besondere Wahlscheine ausgereicht, die diese Merkmale erfassten.

Dabei zeige sich deutlich, dass die Älteren immer mehr über den Ausgang von Wahlen entscheiden, hieß es. Mehr als ein Drittel (36 Prozent) der Wahlberechtigten zur Bundestagswahl 2017 war 60 Jahre oder älter. 15 Prozent gehörten zur Altersgruppe der 18- bis 29-Jährigen. 1990 war dieses Verhältnis noch fast ausgeglichen (27 bzw. 23 Prozent). Ältere gehen auch häufiger wählen als die Altersgruppe unter 40 Jahren, die sich seit Beginn der Messung 1953 unterdurchschnittlich an Wahlen beteiligt.

Frauen wählen CDU und Grüne

Bei der Gunst der Geschlechter liegt die CDU weiter bei Frauen höher im Kurs als bei Männern. Die AfD wurde eher von Männern (16 Prozent) gewählt als von Frauen (9 Prozent) – ein Unterschied von sieben Prozentpunkten. Auch die FDP und die Linken werden häufiger von Männern gewählt. Die Grünen werden dagegen häufiger von Frauen gewählt.

Die Ergebnisse der Wahlstatistik sind seit Freitag auf der Internetseite des Bundeswahlleiters einzusehen. Erstmals ist die den Angaben zufolge weltweit einmalige Wahlauswertung fertig, bevor eine Bundesregierung stehe, sagte der Sprecher des Statistischen Bundesamts, Klaus Pötzsch. (epd/mig 29)

 

 

 

 

 

PISA-Sonderauswertung. Sozial benachteiligte Schüler nun erfolgreicher

 

Seit 2000 hat das Maß für Bildungserfolg in Deutschland einen Namen: PISA. Die internationale Schulleistungsstudie erfasst das Können der 15-jährigen. Eine Sonderauswertung zeigt nun, welche Faktoren den Lernerfolg von Jugendlichen aus sozial benachteiligten Familien fördern.

 

Zwischen 2006 und 2015 ist der Anteil der Jugendlichen, die trotz bildungsferner Elternhäuser gute schulische Leistungen bringen, deutlich gestiegen - von einem Viertel auf ein Drittel. Der Anstieg war in Deutschland so stark wie in kaum einem anderen OECD-Land. Das ist das wichtigste Ergebnis einer aktuellen Sonderauswertung der PISA-Studie von 2015.

In Zahlen: 2006 hatten 25 Prozent der sozial schwachen Schüler einen guten Lernerfolg, 2015 waren es 32,3 Prozent. Andreas Schleicher, OECD-Direktor für Bildung nennt das Ergebnis "beeindruckend". 

 

PISA steht für "Programme for International Student Assessment". Die Studie erfasst im Auftrag der Organisation für wirtschaftliche Zusammenarbeit und Entwicklung (OECD) das Können von 15-jährigen Jugendlichen beim Lesen, in der Mathematik und den Naturwissenschaften. Die PISA-Studie wird seit 2000 alle drei Jahre erstellt. Mehr als 80 Länder beteiligen sich daran.

Am wichtigsten: gute Lehrer, motivierende Schulleitung

Die Sonderauswertung zeigt, dass vor allem zwei Faktoren das gute Lernklima für alle befördern. Zum einen, wenn Lehrerinnen und Lehrer lange an ihrer Schule bleiben, sprich eine niedrige Fluktuation.

Denn so können sich eine offene Kommunikation und vertrauensvolle Beziehungen zwischen ihnen und den Jugendlichen entwickeln.

Zum anderen braucht es eine motivierende Schulleitung. Wenn es ihr gelingt, das Lehrerkollegium von einer gemeinsamen Mission zu überzeugen und auf strategische Ziele auszurichten, steht dem Lernerfolg nichts im Wege. "Es muss gelingen, die fähigsten Lehrer für schwierige Schulen zu gewinnen", sagt Schleicher. Er stellt den Bildungsreformen Anfang der 2000er Jahre ein positives

Zeugnis aus. Sie würden nun Früchte tragen. Dazu gehörten die Ganztagsbetreuung, das Bildungsangebot von frühester Kindheit an sowie die stärkere Integration von Jugendlichen mit unterschiedlichem sozialen Umfeld.

Wenig Einfluss auf Lernerfolg: Computer und Klassengröße

"Der Zusammenhang von Sozialhintergrund und Bildungsleistung ist nicht naturgegeben. Man kann etwas dran machen", so Schleicher. Wenig Einfluss darauf hätten weder kleinere Klassen noch eine bessere Ausstattung mit Computern. "Die Masse an Technologie hat keinerlei Zusammenhang mit Resilienz oder Bildungsleistung", sagt Schleicher. Einen positiven Einfluss haben offensichtlich schulische Aktivitäten jenseits des Unterrichts.

Resilienz ist, wenn sich Menschen trotz erschwerter Umstände individuell erfolgreich anpassen. Bildungsforscher sehen die Resilienz als ein wichtiges Maß für Qualität und Chancengleichheit im Bildungssystem. Pib 29

 

 

 

55 Jahre Elysée-Vertrag: Rede von Bundestagspräsident Schäuble in der Assemblée nationale

 

Am 55. Jahrestag der Unterzeichnung des deutsch-französischen Freundschaftsvertrages besuchte Bundestagspräsident Wolfgang Schäuble mit einer Delegation des Deutschen Bundestages Paris und nahm an einer feierlichen Sitzung der französischen Nationalversammlung teil. Zu Beginn der Sitzung wandte er sich mit einer Ansprache an seine französischen Parlamentskollegen und betonte: „Dass ich als Präsident des Deutschen Bundestages hier zu Ihnen spreche, ist Ausdruck unserer engen Freundschaft. Der vertrauensvollen Partnerschaft gerade auch unserer beiden Parlamente.“

„Die Erfolgsgeschichte der deutsch-französischen Zusammenarbeit wollen wir in einer immer komplexeren Welt weiterschreiben“, sagte Schäuble weiter. „Als Verbindungsglied zwischen Gesellschaft und Regierung kommt uns, den Parlamenten, eine besondere Aufgabe zu“, sagte Schäuble. Die beiden Häuser nähmen mit ihrer heutigen Resolution den gegenwärtig deutlichen Schwung in der Europapolitik auf, um das deutsch-französische Verhältnis sowohl auf der bilateralen, als auch auf der europäischen Ebene weiterzuentwickeln. „Und deshalb fordern wir die Regierungen unserer beiden Staaten auf (…), die Grundlagen des Elysée-Vertrages den veränderten Herausforderungen unserer Zeit anzupassen“, sagte der Bundestagspräsident. Er  appellierte schließlich an die Versammelten: „Nutzen wir unsere Freiheit heute. Nehmen wir unsere Verantwortung so couragiert wahr wie die Unterzeichner damals. Gemeinsam!“

 

Im Folgenden finden Sie das vollständige Manuskript der Rede von Bundestagspräsident Schäuble in der deutschen Fassung.

 

„Herr Präsident, liebe Kolleginnen und Kollegen,

es ist für mich persönlich eine große Ehre, hier zu Ihnen zu sprechen - an einem für Ihr Land und für Europa und seine Werte so geschichtsträchtigen Ort. Noch dazu in einem Jahr, in dem wir an das Ende des Ersten Weltkriegs vor 100 Jahren denken. Diesen „Großen Krieg“, mit dem sich so viel Leid zwischen Deutschen und Franzosen verbindet.

 

Dass ich als Präsident des Deutschen Bundestages hier zu Ihnen spreche, ist Ausdruck unserer engen Freundschaft. Der vertrauensvollen Partnerschaft gerade auch unserer beiden Parlamente. Ich überbringe Ihnen die herzlichen Grüße meiner Kolleginnen und Kollegen aus dem Deutschen Bundestag. In Anwesenheit Ihres Präsidenten, der sich heute Morgen in Berlin an uns gewandt hat, haben wir leidenschaftlich und mit großem Ernst über unsere gemeinsame Resolution debattiert. Mit ihr wollen wir die Zusammenarbeit unserer beiden Länder weiterentwickeln. Unsere Partnerschaft noch vertiefen.

 

Anlass dazu gibt uns der Jahrestag des Elysée-Vertrages. Er ist ein Grund, stolz zu sein: auf das, was wir bereits erreicht haben. Ich stamme aus dem Südwesten Deutschlands, mein Wahlkreis Offenburg und Umgebung endet praktisch an der Stadtgrenze von Straßburg. Hier sehe ich die beeindruckende Entwicklung, die gerade die Grenzregionen genommen haben: Städte, Landschaften wachsen aufeinander zu, Franzosen und Deutsche arbeiten ganz selbstverständlich rechts des Rheins und wohnen links davon - und umgekehrt. Diese Eurodistrikte wollen wir weiter stärken. Denn hier wird die deutsch-französische Zusammenarbeit gelebt, täglich. Aber was für uns alltäglich wird, scheint uns schnell selbstverständlich - und was selbstverständlich voraussetzungslos. Wir würdigen in unserer Resolution die deutsch-französische Freundschaft als Geschenk aus der Geschichte. Das ist sie. Wir verdanken es jedoch mutigen Menschen, die nach den Weltkriegen und den deutschen Verbrechen Weitsicht bewiesen. Die Wege zur Versöhnung wiesen.

Ich (und andere Redner) habe(n) heute Morgen an Joseph Rovan erinnert, diesen großen Franzosen mit deutschen Wurzeln. Er wurde vor 100 Jahren geboren, vor 50 Jahren hat er hier in Paris eine Professur für deutsche Geschichte und Politik übernommen. Persönlichkeiten wie er glaubten daran, dass aus Feinden Freunde werden können.

 

Der Elysée-Vertrag gründete 1963 auf dieser Vision einer deutsch-französischen Freundschaft. Charles de Gaulle und Konrad Adenauer gingen dabei von den Realitäten aus:

Denn natürlich gab und gibt es noch Unterschiede, natürlich sind Franzosen und Deutsche anders, sie folgen spezifischen Traditionen und sie haben legitime eigene Interessen. Nur weil wir das wissen, können wir erreichen, was wir gemeinsam wollen. Und gerade deshalb etablierten wir mit dem Elysée-Vertrag Mechanismen und Regularien der Zusammenarbeit auf Regierungsebene, durch die wir trotz unserer Unterschiede zu Vereinbarungen kommen. Und zwischen unseren Parlamenten längst auch.

 

Politik hat von den Realitäten auszugehen. Sie ist dann erfolgreich, wenn sie pragmatisch vorgeht, ohne die Vision aus den Augen zu verlieren. Das tun wir mit unserer Resolution. Denn bei allem Stolz auf das Erreichte: Grund zur Selbstzufriedenheit haben wir nicht. Wir sehen doch die Herausforderungen. Und damit wächst das Bewusstsein, dass wir sie angehen müssen. Was erreicht wurde, ist uns Ansporn.

Und deshalb fordern wir die Regierungen unserer beiden Staaten auf, die französische Regierung und die künftige Bundesregierung, die Grundlagen des Elysée-Vertrages den veränderten Herausforderungen unserer Zeit anzupassen. Herausforderungen, von den wir wissen, dass wir sie nur gemeinsam lösen können. Gemeinsam in Europa.

 

Die Erfolgsgeschichte der deutsch-französischen Zusammenarbeit wollen wir in einer immer komplexeren Welt weiterschreiben. Die Bedingungen, unter denen wir in dieser Welt des beschleunigten Wandels leben wollen, müssen wir selbst schaffen. Deshalb tragen unsere Forderungen an die Regierungen den Herausforderungen von Globalisierung und Digitalisierung Rechnung.

 

Die Entwicklung auf den internationalen Finanzmärkten, die Folgen der globalen Migrationsbewegungen und die damit verbundenen Integrationsaufgaben, die Gefahren des internationalen Terrorismus und militärischen Konflikte an den Außengrenzen Europas, der Druck durch autoritäre Regime, auch durch Separationsbestrebungen, schließlich die spannungsreiche Lage in den angrenzenden Regionen des Mittelmeerraums, in Afrika und dem Nahen Osten: Wenn wir uns all demgegenüber als Europäer behaupten wollen, mit unseren Werten, dann haben wir keine Alternative: Wir müssen unsere Fähigkeiten in Europa zusammenbringen. Deutsche und Franzosen, mit unseren unterschiedlichen Möglichkeiten. Ihre Kombination aber ist der Mehrwert für beide - und für Europa.

 

Sie als Franzosen spüren es womöglich stärker noch als wir Deutsche: Zur europäischen Realität gehören die Nationalstaaten. Das mag man mögen oder nicht. Sie sind historisch gewachsen. Und sie sind in der Gegenwart ein vertrauter Zufluchtsort für Menschen, die von den alltäglich auf sie einstürzenden Veränderungen der Globalisierung verunsichert sind.

Umso wichtiger wird, das zentrale Verständnis dafür zu stärken, dass weder Deutschland noch Frankreich ohne Europa eine Zukunft hat. Es braucht verantwortungsbewussten Pragmatismus auch hier. Indem wir weiterentwickeln, was wir haben. Und indem wir uns neue Ziele setzen. Die Wirtschafts- und Währungsunion können wir vertiefen. Und neue Impulse bei der Außen- und Verteidigungspolitik setzen. Gerade sie berührt nationale Interessen, berührt nationale Befindlichkeiten. Gerade sie zeigt, wie veränderte Bedingungen neue Lösungen erfordern. Neue Ideen und neue Ansätze: Die weitreichende Vision einer Europäischen Verteidigungsgemeinschaft fand 1954 hier in der Assemblée keine Mehrheit. Das war nur wenige Jahre nach Ende des Zweiten Weltkriegs zu früh. Inzwischen ist die gemeinsame Sicherheits- und Verteidigungspolitik unter den europäischen Staaten vorangeschritten. Pragmatisch, Schritt für Schritt - zuletzt mit der neu geschaffenen Ständigen Strukturierten Zusammenarbeit der EU-Mitgliedsstaaten.

 

Als Deutsche und Franzosen wollen wir vorangehen: Bei der Verwirklichung eines deutsch-französischen Wirtschaftsraums und der Vollendung des europäischen Binnenmarkts. Bei den großen Zukunftsthemen Klimaschutz, Energie und digitale Gesellschaft. Und bei der Stärkung sozialer Rechte in Europa.

 

In diesem Sinne bekennen wir uns zu unserer besonderen Verantwortung „im Dienste Europas“. Aber die deutsch-französische Freundschaft hat nicht nur funktionale Bedeutung. Sie hat einen Eigenwert! Diesen müssen wir in der Gesellschaft bewusst halten - und auch dafür wollen wir uns engagieren: Mit dem Ausbau der Städtepartnerschaften, mit der weiteren Stärkung der erfolgreichen Zusammenarbeit in den Grenzregionen, auf öffentlicher und privatwirtschaftlicher Ebene, mit der Unterstützung der wunderbaren Arbeit des Jugendwerks und der notwendigen Kooperationen im Bildungs- und Ausbildungsbereich, in der Kultur und in den Medien.

 

Vor allem wollen wir die Angebote erweitern, die Sprache des Nachbarlandes zu erlernen. Das ist bitter nötig. Denn wer sprachlos bleibt, kann sich nicht verständigen. Aber auf dieser Verständigung unter Menschen baut die politische Zusammenarbeit auf. Erst durch sie lebt die deutsch-französische Freundschaft in der Gesellschaft.

 

Als Verbindungsglied zwischen Gesellschaft und Regierung kommt uns, den Parlamenten, eine besondere Aufgabe zu. Deshalb wollen wir auch die Abstimmung zwischen unseren beiden Parlamenten intensivieren. In einem eigenen Parlaments-Abkommen. Und das auf allen Ebenen, in allen relevanten Gremien: dem Präsidium, den Fachausschüssen und auch in der deutsch-französischen Parlamentariergruppe.

 

Liebe Kolleginnen und Kollegen,

wir nehmen den neuen Schwung in der Europapolitik wahr. Die Erwartungen, die an unsere beiden Länder gestellt sind. Unsere Parlamente nehmen diesen Schwung auf - als Schrittmacher. Denn mit der heutigen Resolution gehen wir einen wichtigen Schritt voran. Wir wollen damit eine Dynamik anstoßen, die zu weiteren Schritten führt. Wir sind frei zu handeln. Erinnern wir uns noch einmal an die Hindernisse vor mehr als einem halben Jahrhundert. Und daran, dass sie überwunden werden konnten. Nutzen wir unsere Freiheit heute. Nehmen wir unsere Verantwortung so couragiert wahr wie die Unterzeichner damals. Gemeinsam! Ich danke Ihnen.“ Deit.press 22

 

 

 

 

Arbeitsmarkt im Januar. Mit Schwung ins neue Jahr

 

Im Dezember sind 44,62 Millionen Menschen erwerbstätig gewesen. Der erneute Anstieg beruht allein auf dem Zuwachs an sozialversicherungspflichtiger Beschäftigung. Arbeitslos waren im Januar 2018 rund 2,57 Millionen Menschen - etwas mehr als im Vormonat, aber 207.000 weniger als im Jahr zuvor.

 

Um 67.000 Menschen ist die saisonbereinigte Zahl der Erwerbstätigen im Dezember gegenüber November gestiegen (+0,2 Prozent). 44,62 Millionen Menschen waren erwerbstätig, vermeldet das Statistische Bundesamt. Das sind 647.000 mehr als zum gleichen Zeitpunkt im Vorjahr (+1,5 Prozent). Die

gestiegene Erwerbstätigkeit beruht allein auf mehr sozialversicherungspflichtiger Beschäftigung.

Bundesweit mehr sozialversicherungspflichtig Beschäftige

Nach der Hochrechnung der Bundesagentur für Arbeit (BA) waren im November 32,82 Millionen Menschen sozialversicherungspflichtig beschäftigt, 756.000 mehr als ein Jahr zuvor. Gewachsen ist die sozialversicherungspflichtige Beschäftigung in allen Bundesländern; am stärksten in Berlin – mit

plus 4,3 Prozent. Den geringsten Zuwachs gab es in Thüringen (+0,9 Prozent).

Betrachtet man die Branchen, so gab es ein kräftiges Plus bei den Qualifizierten

Unternehmensdienstleistungen (+4,6 Prozent) und in den Bereichen Pflege und Soziales (+3,5 Prozent). Nur bei Finanz- und Versicherungsdienstleistungen nahm die Beschäftigtenzahl ab. Der Trend der Vormonate setzt sich damit weiter fort.

Arbeitslosigkeit steigt durch Winterpause leicht

 

Arbeitskräfte sind weiterhin gefragt: Im Januar waren 736.000 freie Arbeitsstellen bei der BA gemeldet, 89.000 mehr als vor einem Jahr. Gesucht wird vor allem in einzelnen technischen Berufen, bei Bau- sowie Gesundheits- und Pflegeberufen. Insgesamt bewegt sich die Nachfrage auf konstant hohem Niveau.

Die Arbeitslosigkeit ist im Zuge der Winterpause von Dezember auf Januar um 185.000 auf 2,57 Millionen gestiegen (+8 Prozent). Die Arbeitslosenquote lag im Januar 2018 bei 5,8 Prozent (+0,5 Prozentpunkte). Das ist für den Jahresbeginn typisch, fällt aber schwächer als üblich aus. Bleiben jahreszeitliche Einflüsse unberücksichtigt, waren im Januar 207.000 Menschen oder sieben Prozent

weniger arbeitslos registriert als im Januar des Vorjahres.

Die geschäftsführende Bundesarbeitsministerin Katarina Barley sagte zu den aktuellen Zahlen: "Wir bleiben auf Rekordniveau." Die Vorzeichen für die Zukunft seien weiter ausgezeichnet.

Die gute Entwicklung zeigt sich auch in den Geldleistungen. Immer weniger Menschen sind auf die finanzielle Sicherung durch Arbeitsagenturen und Jobcenter angewiesen. Arbeitslosengeld bekamen im Januar 823.000 Menschen. Das sind 67.000 weniger als im Jahr zuvor. Arbeitslosengeld II bezogen

rund 5 Millionen Menschen. Damit brauchten fast 100.000 Menschen weniger die Leistungen der Grundsicherung als im Jahr zuvor.

Immer mehr Flüchtlinge finden in Arbeit

Im Vorjahresvergleich sind mehr Menschen aus den aktuellen Zuwanderungsländern – dazu gehören die ost- und südeuropäischen Staaten sowie die nichteuropäischen Asylherkunftsländer – sozialversicherungspflichtig beschäftigt. Im November 2017 waren es 298.000 oder 14 Prozent mehr

als noch 2016. Die Arbeitslosigkeit von Staatsangehörigen dieser Länder hat um 6.000 (-1 Prozent) abgenommen.

Aus den wichtigsten nichteuropäischen Asylherkunftsländern - dazu zählen Afghanistan, Eritrea, Irak, Iran, Nigeria, Pakistan, Somalia und Syrien - waren im Januar 6.000 Menschen oder drei Prozent mehr arbeitslos als im Vorjahr. Ihre Zahl stieg auf insgesamt 195.000.

Der starke Einsatz von Integrations- und Förderkursen hat den Zuwachs der Arbeitslosigkeit in Grenzen gehalten. Zugleich finden immer mehr Flüchtlinge einen sozialversicherungspflichtigen Job: im November waren 80.000 mehr beschäftigt als im Jahr zuvor (+62 Prozent). Pib 1

 

 

 

 

Europa-Union Deutschland zum Koalitionsvertrag

 

„Der Koalitionsvertrag hat das Potential, die deutsche Europapolitik im Sinne einer tragfähigen Zukunft für das vereinte Europa zu stärken. Nun kommt es darauf an, dass den Absichtserklärungen auch Taten folgen“, erklärt Europa-Union Generalsekretär Christian Moos zur Einigung von CDU, CSU und SPD. „Wir erwarten nun eine mutige und beherzte Antwort der neuen Regierung auf die Vorschläge von Emmanuel Macron und EU-Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker zur Weiterentwicklung der EU.“

 

„Wir begrüßen insbesondere die im Vertrag genannte aktive Beteiligung der Bürgerinnen und Bürger durch bundesweite öffentliche Dialoge zur Zukunft der EU“, so Moos.

 

Moos verweist auf die Bürgerdialoge der Reihe „Europa – Wir müssen reden!“, die die überparteiliche Europa-Union seit 2014 in Zusammenarbeit mit der Bundesregierung, der Europäischen Kommission und zahlreichen zivilgesellschaftlichen Partnern zu verschiedenen europapolitischen Schwerpunkten durchführt.

 

„Wir können uns gut vorstellen, dieses Projekt weiter auszubauen. Es ist unsere Stärke, dass wir als Europa-Union landesweit mit demokratischen Vereinen in den Städten und Gemeinden verwurzelt sind.“ EUD 7

 

 

 

Studie. Einwanderinnen entlasten deutsche Familien

 

Die Einwanderung von ausländischen Frauen hat einen positiven Einfluss auf deutsche Frauen. Sie können durch die Unterstützung Familie und Beruf besser vereinbaren. Auch die Bereitschaft, ein Kind zu bekommen, erhöht sich. Das geht aus einer aktuellen IAB-Studie hervor.

Eingewanderte Frauen entlasten deutsche Familien zunehmend bei der Hausarbeit. Nach einer am Dienstag veröffentlichten Studie des Nürnberger Instituts für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung (IAB) vergrößert sich mit der Migration das Angebot zur Kinderbetreuung, häuslichen Altenpflege sowie zur Hausarbeit wie Waschen, Putzen und Kochen. In der Folge seien einheimische Frauen in größerem Umfang erwerbstätig.

Steigt der Anteil der Migrantinnen an der Bevölkerung in einer Region um zehn Prozent – zum Beispiel von drei Prozent auf 3,3 Prozent -, führt dies laut Studie zu einer Erhöhung des Angebots von Haushaltsdienstleistungen um 18 Prozent. „Eine bessere Verfügbarkeit von Haushaltsdienstleistungen kann einheimische Frauen entlasten und damit einen möglichen Konflikt bei der Entscheidung zwischen Familie und Beruf entschärfen“, heißt es.

Vereinbarkeit von Hausarbeit und Kinderbetreuung

Zugleich nehme die Wahrscheinlichkeit zu, dass deutsche Frauen länger als 30 Stunden erwerbstätig seien, heißt es weiter. Bei den einheimischen Frauen mit mittlerer Qualifikation sei dieser Effekt am stärksten. Sie könnten „mithilfe der Zuwanderung sowohl Erwerbstätigkeit und Hausarbeit als auch Erwerbstätigkeit und Kinderbetreuung leichter vereinbaren“, heißt es in der Studie. Zudem steige bei diesen Frauen bei einem höheren Anteil der Migrantinnen an der Bevölkerung auch die Wahrscheinlichkeit, ein Kind zu bekommen.

Die IAB-Studie bezieht sich auf in Deutschland geborene Frauen im Alter von 22 bis 45 Jahren. Untersuchungszeitraum sind die Jahre 1999 bis 2012. (epd/mig 7)

 

 

 

 

Migrationsforscher. Mehr Globalisierung bedeutet mehr Migration

 

Migrationsforscher Doevenspeck übt scharfe Kritik an der deutschen und europäischen Flüchtlingspolitik. Abschottung helfe nicht, Migration lasse sich nicht aufhalten. Besser wären gesellschaftliche Debatten über den Umgang mit Migration.

Der Migrationsforscher Martin Doevenspeck hat die europäische Politik zur Eindämmung von Fluchtbewegungen aus Afrika kritisiert. Mit der derzeitigen punktuellen Entwicklungshilfe würden die Fluchtursachen nicht wirklich bekämpft, sagte Professor für Politische Geografie an der Universität Bayreuth dem Bremer „Weserkurier“. „Dann erhöht sich vielleicht irgendwann das Einkommen im Schnitt um zwei oder drei Dollar am Tag. Aber nur deshalb bleibt ja kein Mensch dort.“ Es sei empirisch nachgewiesen, dass die Menschen mobiler würden, je mehr Geld sie hätten.

Letztlich sei die Globalisierung verantwortlich für Migrationsbewegungen, erklärte Doevenspeck. Die Verbreitung von Lebensstilen und die verbesserten Reisemöglichkeiten heizten die Migration an. „Der Wunsch nach bestimmten Lebensstilen ist ein globales Phänomen.“ Afrika habe eine überwiegend junge Bevölkerung, die kaum wirtschaftliche Chancen habe. „Sie vermissen Möglichkeiten, sich zu verwirklichen. Oder sie wollen einfach nur ein besseres Leben führen.“

Migration lässt sich nicht aufhalten

Globalisierung verlange geradezu danach, dass die Menschen hochmobil seien. Europäer nähmen das für sich in Anspruch, wollten es aber den Afrikanern nicht zugestehen. Doevenspeck verlangte, Deutschland müsse eine breite gesellschaftliche Debatte führen, wie es mit der Migration in Zukunft umgehen wolle. Denn sie lasse sich langfristig nicht aufhalten.

Der Experte kritisierte zudem den Versuch der Europäer, Fluchtrouten in Afrika zu schließen und dazu mit problematischen Regimen wie etwa im Niger oder dem Sudan zusammenzuarbeiten. Eine wirkliche Bekämpfung der Fluchtursachen wäre es seiner Ansicht nach, wenn die EU ein umfassendes Afrika-Konzept hätte. „Und wenn sie die Diktatoren auf dem Kontinent nicht mehr unterstützen würde.“ (epd/mig 22)

 

 

 

 

20 Jahre Freie Universität Berlin Internationale Sommer- und Winteruniversität

 

Auftakt zum FUBiS-Jubiläumsjahr 2018 mit 77 Studierenden aus 16 Ländern

 

Die FUBiS - Freie Universität Berlin Internationale Sommer- und Winteruniversität - feiert in diesem Jahr ihr 20-jähriges Jubiläum. Zum Auftakt des Jubiläumsjahres 2018 begrüßte FUBiS 77 Studierende aus 16 Ländern, die Deutschsprachkurse und Fachkurse an der Freien Universität Berlin besuchen. Das Programm wurde im Jahr 1998 in der heutigen Abteilung Internationales der Freien Universität Berlin gegründet. Seitdem waren mehr als 8.000 Studierende im Rahmen der FUBiS an der Freien Universität Berlin zu Gast. Sie stammen und stammten hauptsächlich aus den USA, der Volksrepublik China, Brasilien und Südkorea.

Die erste internationale Sommeruniversität fand 1998 mit 35 Teilnehmerinnen und Teilnehmern statt. Heute empfängt FUBiS jährlich rund 650 Studierende, die inzwischen aus drei Terms mit unterschiedlichen Laufzeiten im Sommer und Winter wählen können.

FUBiS bietet internationalen Studierenden ein hochwertiges, akademisch anspruchsvolles Kurzzeitstudienprogramm mit Deutschsprachkursen und Fachkursen in englischer Sprache. Ein zentrales Ziel der FUBiS ist die Förderung interkultureller Kompetenz. Die Kurse richten sich primär an Bachelor-Studierende und stehen Teilnehmerinnen und Teilnehmern aus allen Fachdisziplinen offen. Die Freie Universität Berlin gewährt für alle FUBiS-Kurse Leistungspunkte nach dem European Credit Transfer System. Studierende aus dem Ausland lernen durch den Besuch der Freien Universität Berlin nicht zuletzt den Studienstandort Deutschland kennen. Das Programm wurde mehrfach ausgezeichnet.

Wichtige Erfolgsfaktoren sind bis heute das weltweite Partnernetzwerk und Hochschulkooperationen auf verschiedenen Ebenen. Im Jubiläumsjahr wird ein neues Projekt in Zusammenarbeit mit der Eberhard Karls Universität Tübingen aufgenommen: Vom Sommer 2018 an betreiben FUBiS und die Eberhard Karls Universität Tübingen das Programm "Europe at the Crossroads: Tübingen-Berlin International Summer School". Studierende lernen innerhalb von vier Wochen zwei renommierte Hochschulstandorte in Deutschland kennen und entwickeln ein tieferes Verständnis für die Geschichte Europas sowie für aktuelle Debatten in Politik und Wirtschaft. Teil des Programms sind eine Exkursion nach Straßburg und Besuche in politischen und wirtschaftlichen Institutionen an beiden Standorten.

Weitere Informationen. Kyra Gawlista, Program Manager, Freie Universität Berlin internationale Sommer- und Winteruniversität, FUBiS, Telefon: 030 / 838 - 73447, E-Mail: kyra.gawlista@fu-berlin.de.  dip 26

 

 

 

 

Deutsche Qualifikationsstandards. Ärztekammer fordert Staatsexamensprüfung für ausländische Ärzte

 

Der Präsident der Bundesärztekammer Montgomery fordert eine intensivere Prüfung ausländischer Ärzte. Eine Nachbesserung bei der Überprüfung von Sprachkenntnissen lehnt Montgomery dagegen ab.

Die Bundesärztekammer fordert eine intensivere Prüfung ausländischer Ärzte. „Dazu sollte man die dritte Prüfung des Staatsexamens zugrunde legen“, sagte Präsident Frank Ulrich Montgomery im Interview mit der „Neuen Osnabrücker Zeitung“. Es sei nicht unbedingt das klassische Staatsexamen über sechs Jahre nötig. „Aber wir müssen schon den Kenntnisstand prüfen, über den auch ein deutscher Arzt am Ende des Studiums verfügt.“

Wichtig sei vor allem, dass alle Teilgebiete abgedeckt werden. „Das derzeitige Verfahren, bei dem es lediglich darum geht, anhand vorgelegter Diplome und gegebenenfalls auch durch Berufserfahrung eine Gleichwertigkeit mit dem deutschen Qualifikationsstandard festzustellen, reicht nicht.“

Sprachniveau C1 statt B2

Eine Nachbesserung bei der Überprüfung von Sprachkenntnissen lehnte Montgomery dagegen ab. Der Bundesärztekammer-Präsident räumte ein, dass die Prüfungen in der Vergangenheit nicht immer mit der nötigen Schärfe vorgenommen worden seien. Mittlerweile müsse in der Fachsprache aber flächendeckend ein C1- statt des niedrigeren B2-Niveaus nachgewiesen werden.

Montgomery forderte darüber hinaus, dass Krankenkassen die Dolmetscherkosten für nicht Deutsch sprechende Patienten übernehmen sollten. „Wir als Ärzte können nicht die Fehler einer nicht geleisteten Integration übernehmen.“

 (epd/mig 25)

 

 

 

Müdigkeit wirkt ähnlich wie Alkohol auf das Autofahren

 

Jecken und Narren sollten öffentliche Verkehrsmittel oder ein Taxi vorziehen

 

Bonn –  Rund um Karneval bzw. Fasching wird oft ausgelassen gefeiert und viel getrunken. Wer alkoholisiert mit einem Fahrzeug unterwegs ist, gefährdet sich und andere am Verkehr teilnehmende Menschen. Bereits geringe Mengen Alkohol beeinträchtigen das sichere Fahren. Die Konzentrations- und Reaktionsfähigkeit lässt nach.

Aber auch wer schlaftrunken unterwegs ist, kann im Verkehr eine Gefahr darstellen. Denn einige Stunden ohne Schlaf wirken ähnlich wie Alkohol. 17 Stunden ohne Schlaf beeinträchtigen das Reaktionsvermögen vergleichbar mit 0,5 Promille Alkohol im Blut, 22 Stunden mit Schlafmangel wirken auf die Reaktionsfähigkeit schon wie 1,0 Promille Blutalkohol. „Wer dann kurz einnickt, legt in zwei Sekunden bei einer Geschwindigkeit von 50 km/h über 30 Meter im Blindflug zurück. In dieser kurzen Zeit können schnell ein Verkehrsunfall verursacht und Menschenleben gefährdet werden“, so DVR-Projektleiterin Anna-Sophie Börries. Laut einer TNS-Emnid-Umfrage im Rahmen der Kampagne „Vorsicht Sekundenschlaf!“ ist rund jeder Vierte mindestens einmal im Pkw hinter dem Steuer eingeschlafen. Trotzdem überschätzen immer noch viele ihre Fähigkeiten: 45 Prozent glauben, Müdigkeit durch ihre Erfahrung ausgleichen zu können, 43 Prozent der Befragten sind überzeugt, den Zeitpunkt des Einschlafens sicher vorhersehen zu können, und 17 Prozent fahren trotz ihrer Müdigkeit einfach weiter.

Der DVR empfiehlt allen Jecken und Narren daher trotz des Feierns für ausreichend Schlaf zu sorgen und zur Fortbewegung die öffentlichen Verkehrsmittel oder ein Taxi zu nutzen. Wer mit dem eigenen Fahrzeug unterwegs ist, sollte Müdigkeit hinter dem Steuer ernst nehmen und bei ersten Anzeichen wie häufigem Gähnen oder schweren Augenlidern dringend eine Pause einlegen. Diese empfiehlt es sich mit etwas Bewegung zur Kreislaufaktivierung oder mit einem Kurzschlaf von zehn bis 20 Minuten zu kombinieren. Wer möchte, kann vor dem Kurzschlaf noch einen Kaffee trinken. Das darin enthaltene Koffein wirkt erst nach 30 Minuten, es hindert nicht beim Einschlafen, erleichtert aber das Wachwerden und verstärkt so den Erfrischungseffekt. Die Wirkung von Koffein ersetzt jedoch keinen Kurzschlaf. „Nur wer wach und konzentriert unterwegs ist, schützt sich und andere Verkehrsteilnehmer und kommt sicher durch die närrischen Tage“, ergänzt Börries.

 

Weitere Informationen zu „Vorsicht Sekundenschlaf! Die Aktion gegen Müdigkeit am Steuer. “ unter http://www.dvr.de/vorsicht-sekundenschlaf

Über die Umfrage: Befragt wurden im Oktober 2016 insgesamt über 1.000 Autofahrerinnen und Autofahrer über 18 Jahre, repräsentativ nach Alter, Geschlecht, Region und Bildungsabschluss verteilt.

Hintergrund zur Kampagne: Müdigkeit am Steuer ist ein unterschätztes Unfallrisiko im Straßenverkehr. In der Unfallstatistik wird Übermüdung für nur 0,5 Prozent aller schweren Unfälle als Ursache deklariert. Die Dunkelziffer liegt laut Experten jedoch weitaus höher. Jeder übermüdete Autofahrer und jede übermüdete Autofahrerin ist somit potenziell der Gefahr des Sekundenschlafs ausgesetzt. Der DVR hat deshalb gemeinsam mit dem Bundesministerium für Verkehr und digitale Infrastruktur (BMVI) und der Deutschen Gesetzlichen Unfallversicherung (DGUV) im Dezember 2016 eine Aufklärungskampagne mit dem Titel „Vorsicht Sekundenschlaf! Die Aktion gegen Müdigkeit am Steuer.“ gestartet. Ziel der Kampagne ist es, alle Autofahrerinnen und Autofahrer für die Gefahren von Müdigkeit am Steuer zu sensibilisieren. DVR 6