Webgiornale 7-20 giugno 2021

 

Inhaltsverzeichnis

1.     Londra. G7: “Accordo storico su tassazione globale delle multinazionali”. 15% minimo sui profitti 1

2.     La Dichiarazione di Roma. Il Global Health Summit e i nuovi orizzonti della lotta alle pandemie. 1

3.     Vertice Ue, discordia sui migranti. Ma su Mosca «facciamo squadra». 1

4.     Sassoli sull’immigrazione: “salvare vite umane, canali umanitari e una politica di accoglienza comune”. 1

5.     La Festa della Repubblica Italiana, la nostra Festa. 1

6.     Covid, quali italiani possono vaccinarsi in Germania?. 1

7.     Berlino. quarta edizione del Premio scolastico “Bravo Bravissimo!”. 1

8.     I recenti temi di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo. 1

9.     ILfest - Italienisches Literaturfestival München al via. 1

10.  IIC di Amburgo: inaugurazione online della mostra del fotogiornalista Antonino Condorelli “Lost the Way Home”. 1

11.  Berlino, #Dante700: Dante in Germania: un dialogo italo-tedesco. 1

12.  Wolfsburg: l’Agenzia Consolare italiana celebra la Festa della Repubblica. 1

13.  Berlino, Leonardo da Vinci’s Intellectual Cosmos. 1

14.  Summit sulla moda italo-tedesca “German Italian Fashion Experience 2021“. 1

15.  Fronte di 8 partiti in Israele. L’operazione Bennett-Lapid mette Netanyahu alla porta dopo 12 anni 1

16.  UE. Stop dopo 7 anni: la Svizzera lascia il tavolo negoziale, niente accordo quadro con Bruxelles. 1

17.  Repubblica dei valori 1

18.  Green pass covid, tutto quello che c'è da sapere. Come funziona, a chi chiederlo e quanto dura. 1

19.  Riaperture, estate e mascherine: cosa dicono gli esperti 1

20.  Il sottosegretario Della Vedova sulla gestione delle nuove unità di personale assunte dalla Farnesina. 1

21.  Psicologia virale. 1

22.  Geopolitica del contagio. Vaccini, ricerca e salute sono i fili di una nuova cortina di ferro. 1

23.  Migranti, Draghi: "Dovere morale Libia pieno rispetto dei diritti". 1

24.  Segnale forte. 1

25.  Via libera al Dl Semplificazioni. Definita la governance, ora il Pnrr può davvero partire. 1

26.  Gli italiani all’estero e la conferenza sul futuro dell’Europa: la Commissione Continentale Europa. 1

27.  La crisi del lavoro. 1

28.  MAECI. Confronto Confsal Unsa con PD Estero su criticità rete estera. 1

29.  Rapporto sui costi della legge 194: cinque miliardi in 40 anni 1

30.  Giornata Ambiente, l'usato aiuta a salvare il Pianeta. 1

31.  Come saremo?. 1

32.  Maeci. Il dibattito del 4° Tavolo tecnico sul turismo delle Radici 1

33.  Ferie e documenti. Prorogati quelli di identità. 1

34.  Informare i comuni sull’esenzione Imu per i pensionati Aire. 1

35.  Elezioni Comites il 3 dicembre: vota solo chi farà domanda. 1

36.  La gratitudine. 1

37.  La lettera dell’on. Garavini 1

38.  Corte dei Conti: in aumento i laureati che lasciano l’Italia (in 8 anni +41,8%) 1

39.  Commissione Lingua e Cultura: audizioni degli Enti gestori/promotori di lingua e cultura italiane. 1

40.  Giuseppe Stabile (Cgie) sulle nuove disposizioni in materia di IMU per i pensionati residenti all’estero. 1

 

 

1.     Europäischer Gerichtshof. Urteil setzt Grenzen für Entsendung von Leiharbeitnehmern ins Ausland. 1

2.     Italiens Gewerkschaften sauer: Einschätzung der EU-Kommission „absolute Lüge“. 1

3.     Grundrecht verletzt. Gericht stoppt Handydatenauswertung bei Asylsuchenden. 1

4.     Hilfswerke fordern sofortigen Abschiebestopp nach Afghanistan. 1

5.     Italien soll sparen. 1

6.     Europäischer Gerichtshof lässt Klage gegen Deutschland wegen zu hoher Stickoxid-Werte zu. 1

7.     Aufruf zum Wählen. Mehr als 670 Organisationen setzen Zeichen gegen Diskriminierung. 1

8.     Europa. Isolation hilft nicht. 1

9.     Erhebung. Corona-Pandemie bedroht Freiheitsrechte weltweit. 1

10.  USA und EU fordern zu globaler Solidarität im Kampf gegen den Klimawandel auf 1

11.  Zu arm zum wählen. Sozial schwache Personen nehmen ihr Wahlrecht seltener wahr. 1

12.  Lambrecht: Europäische Staatsanwaltschaft „neues Kapitel“ im Kampf gegen Betrug. 1

13.  1,1 Milliarden Entwicklungshilfe. 1

14.  Verantwortung übernehmen für die Demokratie. 1

15.  Lieferkettengesetz. Wichtiger und notwendiger Schritt zum Schutz von Menschenrechten. 1

16.  Mehr Nachbarschaftshilfe in der Corona-Pandemie. 1

17.  Iter Europaeum: Die Reihe ist an Deutschland. 1

18.  Amnesty International kämpft seit 60 Jahren für die Menschenrechte. 1

19.  Schneller zum Europäischen Impfpass mit der Immunkarte Covid-19. 1

20.  Statistik für 2020. Zahl der Einbürgerungen eingebrochen. 1

21.  Asyl, Clan, Corona. Grundrechte-Report kritisiert ungleiche Freiheiten und Rechte. 1

22.  Afrikanische Migranten: „Europa ist kaum betroffen“. 1

23.  Hilfswerke in Afghanistan. Gefährdet, aber entschlossen. 1

24.  Kommission gibt grünes Licht für Initiative gegen Funklöcher in Deutschland. 1

25.  Kampf des WHO-Chefs. Corona-Krise: Katastrophales moralisches Versagen. 1

26.  Europaparlament unterstützt Aussetzung von Patenten für Corona-Impfstoffe. 1

27.  Stichtag 31. Juli: Wer die Steuererklärung zu spät abgibt, muss zahlen. 1

28.  Einbürgerungsfeier. Steinmeier lobt Zuwanderer und verurteilt Antisemitismus. 1

29.  "Digitale Identität ist das wichtigste Digitalisierungsvorhaben". 1

30.  VDGH veröffentlicht Positionen zur Weiterentwicklung des Gesundheitswesens. 1

 

 

Londra. G7: “Accordo storico su tassazione globale delle multinazionali”. 15% minimo sui profitti

 

“Un accordo storico”: lo annuncia il Cancelliere dello Scacchiere inglese, Rishi Sunak, al termine della riunione, avvenuta oggi a Londra, tra i ministri delle finanze dei Paesi G7. L’accordo prevede una tassazione minima del 15% sui profitti delle multinazionali da applicare su scala globale. “Sono felice di annunciare che oggi, dopo anni di discussioni, i ministri delle finanze del G7 hanno raggiunto uno storico accordo per riformare il sistema globale di tassazione”, ha scritto Sunak in un tweet. Il via libera dal G7 apre le porte per un accordo prossimo tra i G20. “I ministri delle finanze del G7 hanno assunto oggi un impegno significativo e senza precedenti che fornisce uno slancio straordinario verso il raggiungimento di un’imposta minima globale con un’aliquota di almeno il 15%”, afferma la segretaria al Tesoro Usa, Janet Yellen. Era stato il presidente Usa a rilanciare nei giorni scorsi la necessità di un accordo. Yellen aggiunge: “La tassa minima globale porrà fine alla corsa al ribasso nella tassazione delle società e garantirà equità per la classe media e i lavoratori negli Stati Uniti e in tutto il mondo”. Inoltre “aiuterà l’economia globale a prosperare, livellando – sostiene – le condizioni per le imprese e incoraggiando i Paesi a competere su basi positive, come l’istruzione e la formazione della nostra forza lavoro e gli investimenti in ricerca, sviluppo e infrastrutture”.

“Oggi a Londra abbiamo compiuto un grande passo verso un accordo globale senza precedenti sulla riforma della tassazione delle imprese”. Lo dichiara il commissario europeo all’economia, Paolo Gentiloni, alla luce dell’accordo raggiunto sulla tassazione minima del 15% sui profitti delle multinazionali. Gentiloni parla di “incontro molto positivo” che ha consentito “di costruire ponti su questioni cruciali”. “Le possibilità di un accordo globale sono notevolmente aumentate. Ora dobbiamo fare l’ultimo miglio per espandere questo consenso ai membri del G20 e a tutti i Paesi coinvolti nel quadro inclusivo dell’Ocse”. Gentiloni si impegna infine affinché la Commissione contribuisca “attivamente” alle “discussioni multilaterali in corso per garantire il raggiungimento di un accordo ambizioso a luglio”. Gianni Borsa, sir 5

 

 

 

La Dichiarazione di Roma. Il Global Health Summit e i nuovi orizzonti della lotta alle pandemie

 

Non sarà facile dare un seguito concreto agli impegni e alle linee guida della “Dichiarazione di Roma” approvata al Vertice Globale della Salute (Global Health Summit) del 21 maggio. L’incontro, organizzato dalla Commissione europea e dall’Italia in quanto chair del G20, ha prodotto un documento articolato che mira a dare un “orientamento” all’azione dei governi e delle organizzazioni internazionali per la salute globale.

Vi si conferma il sostegno ad alcuni programmi in corso, di cui si prospettano espansione e consolidamento, ma vi si trovano anche significative aperture a nuove iniziative di cooperazione volte a garantire una maggiore solidarietà globale e un approccio più sistemico e di lungo termine ai rischi pandemici e alle altre emergenze sanitarie.

Alcune questioni di non poco conto, come quella dei brevetti vaccinali, continuano però a dividere gli Stati. Inoltre, su una serie di nuove proposte avanzate da gruppi di esperti nelle ultime settimane il confronto è appena cominciato, ed è scontato che quelle più innovative, che implicano il rafforzamento dei poteri delle organizzazioni internazionali e conseguenti limitazioni della sovranità nazionale, incontreranno forti resistenze.

Percorso a tappe

Il Vertice di Roma era d’altronde solo una tappa di un percorso che prevede, già quest’anno, una serie di altri eventi che dovranno servire per verificare l’attuazione degli impegni e approfondire le molte questioni pendenti. Nel documento finale, la vaccinazione su scala globale è indicata come “massima priorità”, in quanto condizione imprescindibile per porre fine alla crisi pandemica. Ma un’ulteriore verifica si farà il 2 giugno quando si terrà un Vertice specificatamente dedicato al meccanismo finanziario Covax Amc che mira a rendere disponibili, a basso costo, i vaccini per 92 Paesi a più basso reddito, fra cui una gran parte di quelli africani.

L’incontro di Roma è servito anche a raccogliere nuovi impegni finanziari per il programma Covax da parte dei governi e delle aziende farmaceutiche. Il programma resta però sotto finanziato e nella Dichiarazione non c’è un impegno esplicito a colmare l’ampio divario tra le promosse iniziali e gli esborsi effettivi. Rimangono inoltre fondamentali divergenze sulle misure per assicurare una più ampia produzione dei vaccini su scala globale e il trasferimento della relativa tecnologia. L’obiettivo è di arrivare a un accordo entro il Vertice del G20 che si terrà a fine ottobre sotto presidenza italiana.

Il nodo brevetti e la “terza via” della Commissione

La Dichiarazione non menziona, in particolare, la proposta di una sospensione temporanea dei brevetti per i vaccini contro il Covid 19, avanzata da India, Sud Africa e molti paesi in via di sviluppo in sede di Organizzazione mondiale del commercio (Wto), e ora sostenuta anche dagli Stati Uniti, per dare impulso alla produzione dei vaccini e consentire una distribuzione più equa delle dosi nel mondo. I leader del G20 si sono impegnati a promuovere una condivisione delle licenze, della tecnologia e del know-how solo su base volontaria.

È soprattutto dall’Europa che vengono ora le principali resistenze a una sospensione dei brevetti. Nel suo discorso di apertura Nel suo intervento di apertura, il premier Mario Draghi ha ribadito che l’Italia è “aperta” all’idea di introdurre una deroga temporanea sui brevetti per i vaccini, ma ha preso atto che la Commissione europea ha un’altra proposta, definendola “forse, in prospettiva, più realistica” in vista di un rapido incremento della produzione globale. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha preannunciato che l’Ue presenterà al Wto una proposta basata su una “terza via” che prevede, insieme a nuove misure contro le restrizioni all’export, anche nuove norme per le licenze sui brevetti in tempi di crisi.

Hub regionali e One Health

L’Ue ha promesso di impegnarsi soprattutto per la creazione di capacità produttiva nei Paesi africani che attualmente importano il 99% dei vaccini. L’iniziativa europea sarà ad ampio spettro: prevede non solo investimenti in infrastrutture e impianti di produzione, ma anche sostegno alla gestione delle catene delle forniture e alla definizione del quadro normativo. Nel complesso, dal Vertice è emersa rafforzata l’idea di creare “hub regionali” per dare impulso al trasferimento delle tecnologie e alla produzione locale di vaccini e altro materiale sanitario. L’impegno dell’Ue in Africa è uno dei tasselli principali di questa strategia.

Un altro punto importante della Dichiarazione è il sostegno al cosiddetto approccio “One Health” basato sulla presa d’atto, ormai irrefutabile, che le malattie più contagiose sono causate da patogeni trasmessi da animali e che deforestazione, erosione della biodiversità e altri processi di distruzione dell’ambiente sono all’origine di molte emergenze sanitarie, comprese le epidemie. Il nesso tra crisi sanitarie e ambientali, su cui ha posto l’accento, in particolare, il rapporto presentato al Vertice da uno High Level Scientific Panel istituito dalla Commissione europea e dall’Italia, è diventato sempre più evidente. Tuttavia, proprio in materia ambientale continua ad ampliarsi il divario tra gli impegni sottoscritti e le azioni concrete. La prospettiva di un’accelerazione delle iniziative per il raggiungimento degli obiettivi ambientali sarà concretamente verificata alla Conferenza Cop-26 di Glasgow (1-12 novembre), co-presieduta dal Regno Unito e dall’Italia.

Verso una riforma del sistema?

L’High Level Scientific Panel ha anche rimarcato la necessità, nel suo rapporto, di un’informazione precoce ed affidabile sulle pandemie nelle loro fasi iniziali. Si pone, più in generale, il problema di creare nuovi meccanismi che assicurano non solo lo scambio dei dati – anche attraverso la creazione di apposite banche dati – ma anche una costante vigilanza sulle condizioni sanitarie nei vari Paesi e regioni.

Il Vertice di Roma si è limitato ad esprimere un generico sostegno al riesame in corso dei meccanismi e dell’assetto istituzionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e di altri organismi. Il recente rapporto di un gruppo di lavoro indipendente (Independent Panel for Pandemic Preparedness and Response) creato dall’Oms ha avanzato una serie di proposte molte innovative che mirano alla creazione di un nuovo sistema globale di vigilanza ed allerta contro le pandemie. Prevede, fra l’altro, di attribuire all’Oms il potere di indagare e riferire in tempi rapidi sulle potenziali epidemie, la creazione di un Consiglio globale sulle minacce sanitarie (Global Health Threats Council) sul modello del Consiglio di sicurezza dell’Onu, e una Convenzione quadro (Framework Convention) che fissi nuovi obblighi e norme per la promozione della salute globale.

Non si sa se quando tali proposte potranno diventare oggetto di negoziato, ma è certo che susciteranno forti resistenze perché implicano un potenziamento dei poteri sovranazionali. Tuttavia, una delle lezioni della pandemia è che anche in materia sanitaria il sistema di cooperazione multilaterale a livello globale fa acqua da tutte le parti e solo nuovi meccanismi istituzionali potranno consentire di colmare le falle che si sono aperte ed evitare che se ne aprano delle nuove. Ettore Greco, AffInt 24

 

 

 

 

Vertice Ue, discordia sui migranti. Ma su Mosca «facciamo squadra»

 

Draghi-Macron, faccia a faccia di un’ora. «Agire uniti contro le interferenze russe» - di Marco Galluzzo

 

La sintonia con la Francia è sulla Russia, sulla postura ferma della Ue nei confronti di Mosca, ma anche sul tema dei migranti. Draghi e Macron hanno avuto un faccia a faccia di circa un’ora, prima del Consiglio europeo. Si prende atto della necessità di un maggiore coordinamento nello scenario libico e nel centro Africa, lasciando alle spalle divergenze del passato.

«Abbiamo discusso della situazione nel Nordafrica e anche nel Sahel e nel Ciad e nel Mali. Perché Paesi come Libia e purtroppo la Tunisia, la cui situazione politica è seria, diventano sempre più Paesi di transito», spiega il capo del governo. Con la Francia, aggiunge subito dopo Draghi, «si è iniziata una collaborazione in una parte del mondo che semmai ci aveva visto sempre su sponde diverse se non contrastanti. L’intenzione, che poi troverà concretezza anche in incontri ravvicinati, è lavorare insieme in quella parte di Africa».

Ma l’intesa con Parigi è più facile di quella con il resto della Ue. Nel corso del Consiglio Draghi ha sollecitato i colleghi ad affrontare un tema, come quello dei migranti, «che è stato messo a dormire per troppo tempo: ho offerto numeri e dati delle ultime settimane e rimarcato che non è un problema solo dell’Italia, ma anche di altri Paesi del Sud Europa». E se le immagini dei bambini naufragati sulle spiagge libiche, diffuse da Open Arms, «sono inaccettabili», la costruzione di un accordo europeo, ancorché transitorio, non è affatto facile: «Devo dire — ammette Draghi — che da parte soprattutto di Francia e Germania c’è coscienza del problema, ma quanto poi questo porti a soluzioni comuni e condivise è tutto da costruire. I primi passi, anche da parte della Commissione, sembrano mostrare una certa consapevolezza che occorre una risposta solidale, non indifferente. Si discuterà più in dettaglio della questione della migrazione nel prossimo Consiglio».

Conferma Macron:«Mentiremmo a noi stessi se dicessimo che a giugno risolveremo il pacchetto migratorio in tutta la sua totalità». L’accordo da raggiungere in Ue sulla gestione dei flussi, ribatte Draghi, «deve essere più efficace. La pura volontarietà ha dimostrato di essere abbastanza inefficace, l’accordo verso cui miriamo non credo che possa essere un accordo che preveda obbligatorietà, e comunque si può individuare un sottoinsieme di Paesi che si aiutano tra loro. Ma le forme in cui questo può avvenire occorre riprenderle, occorre far meglio del passato».

Ma è su Russia e Bielorussia che il Consiglio Ue ha dedicato gran parte del tempo. «Bisogna rafforzarsi molto, soprattutto dal lato della cybersecurity, a livello nazionale e comunitario, perché il livello di interferenza, sia con le spie sia attraverso la manipolazione del web, è veramente diventato allarmante», dice Draghi al termine del summit, senza usare giri di parole, parlando sia del caso del dirottamento a Minsk del volo Ryanair, ma anche al rapporto fra Unione Europea e Russia. E in questo caso il livello di tensione fra Bruxelles e Mosca è arrivato ormai ad uno spartiacque.

Ne parla Macron, per il quale con il governo di Putin «siamo al momento della verità», ma anche Draghi è molto esplicito, invocando azioni di difesa contro lo spionaggio e le interferenze di Mosca, «sia individualmente come Stati, sia tutti insieme: siamo un continente forte, economicamente forte, e non dobbiamo considerarci deboli quando prendiamo delle decisioni».

Insomma il caso Bielorussia e i precedenti della Ue con Mosca non possono non essere collegati. Lo stesso Draghi non evita la domanda quando gli viene chiesto se al vertice è stato discusso il presunto coinvolgimento di Mosca nel dirottamento dell’aereo della Ryanair a Minsk: «Ne abbiamo parlato, non ci sono evidenze, ma ci sono attività investigative in corso». E c’è anche il precedente dell’atto di spionaggio nei confronti del nostro Paese da parte di un funzionario dell’ambasciata russa in Italia. Il capo del governo non ne ha mai parlato in pubblico. È stata fatta una ricognizione sui segreti trafugati dai russi, conferma ora, «ma non posso aggiungere altro». CdS 25

 

 

 

Sassoli sull’immigrazione: “salvare vite umane, canali umanitari e una politica di accoglienza comune”

 

Bruxelles – Durante l’intervento al Consiglio europeo, David Sassoli, ieri, ha affrontato il tema dell’immigrazione.

“So che oggi – ha detto rivolgendosi ai 27 leader Ue – non parlerete di immigrazione, ma credo che l’anno che abbiamo alle spalle – in cui siamo stati insieme capaci di scelte coraggiose e inedite – ci ponga davanti alla responsabilità di fare scelte altrettanto coraggiose”.

“Una grande potenza come l’Unione europea può presentarsi come attore globale solo se mostra di essere capace di gestire unita un fenomeno strutturale come quello della mobilità umana. Anche in questi giorni assistiamo invece a naufragi di carrette del mare nel Mediterraneo, a persone disperate che arrivano a nuoto sulle coste spagnole, a tante tragedie umane che si consumano nel cammino attraverso i Balcani o sulle Alpi italiane e francesi. Siamo davvero sicuri che questa sia la nostra carta di identità? Che questa assenza di concertazione sia all’altezza della nostra storia? Io credo di no e penso che sia necessario insieme agire su tre versanti”.

Il Presidente dell’Europarlamento li ha quindi elencati: “Primo, salvare vite umane. Questo è un obbligo giuridico e morale e non possiamo lasciare questa responsabilità solo alle Ong che svolgono una funzione di supplenza nel Mediterraneo. Dobbiamo tornare a pensare a una grande operazione comune dell’Unione europea nel Mediterraneo che salvi vite e tolga terreno ai trafficanti. Occorre un meccanismo europeo di ricerca e salvataggio in mare, che utilizzi le competenze di tutti gli attori coinvolti, dagli Stati membri alla società civile alle agenzie europee”. Secondo: “Le persone bisognose di protezione devono poter arrivare nell’Unione europea in modo sicuro e non rischiando la vita. Abbiamo bisogno di canali umanitari da definire insieme all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e di un sistema europeo di reinsediamento fondato sulla nostra responsabilità comune”. E infine “abbiamo bisogno di una politica europea di accoglienza degli immigrati. Il Parlamento europeo ha adottato proprio la scorsa settimana la sua risoluzione in materia. Definiamo insieme i criteri di un permesso unico di ingresso e di soggiorno e valutiamo a livello nazionale le necessità dei nostri mercati del lavoro, che sono grandi – lo abbiamo visto durante la pandemia quando interi settori economici si sono fermati per l’assenza di lavoratori immigrati. Saremo all’altezza della ripresa se sapremo aprire le porte a una immigrazione regolata e necessaria per il futuro delle nostre società e dei nostri sistemi di protezione sociale”. Mig.o. 25

 

 

 

 

 

La Festa della Repubblica Italiana, la nostra Festa

 

La Repubblica si identifica per gli italiani con il ritorno alla libertà e con la nascita della democrazia. Non è una lettura di parte o un’interpretazione politica, ma semplicemente un dato della Storia nel quale tutti dovrebbero riconoscersi.

 

Essa è nata dalla contrastata volontà di lasciarsi alle spalle lunghi anni di dittatura e di privazione delle libertà, i lutti di una guerra, le responsabilità di una monarchia pavida di fronte al fascismo e incapace di assicurare una guida in un momento di sbandamento, l’arretratezza e la povertà di grandi aree del Paese e di ampie fasce di popolazione.

 

La Repubblica si è fecondata soprattutto dell’anelito di rinnovamento della Resistenza, che ci ha consentito di conquistare le libertà civili e di dare un’anima progressiva alla Costituzione. Quella Costituzione che ci indica le condizioni per rinnovare con equità la società italiana partendo dai valori del lavoro e dell’uguaglianza in un contesto di pace e di cooperazione internazionale.

 

La Repubblica, dunque, per gli italiani è libertà, democrazia, solidarietà, prospettiva di cambiamento, dialogo con gli altri popoli e con gli stati democratici dell’Europa e del mondo.

 

In molte di queste realtà democratiche vi sono le comunità italiane più numerose e più dinamiche. Anche per questo, la Festa della Repubblica è la più amata dagli italiani all’estero, quella nella quale la grande maggioranza di loro si riconosce, al di là delle diverse convinzioni ideali e politiche. Tutte legittime, se manifestate nel rispetto dei principi democratici su cui la Repubblica si basa.

 

Oggi, il messaggio di unità, di solidarietà tra tutti gli italiani, di liberazione dal bisogno e di tutela della persona e della vita – tutti valori fondanti dello spirito repubblicano – rappresenta la molla per superare definitivamente la minaccia della pandemia e risalire dal baratro della crisi nella quale essa ci ha precipitati.

 

Per la prima volta non potremo stringerci le mani e guardarci negli occhi in nome della Repubblica italiana. Tuttavia, sentiremo con ancora maggiore intensità la forza dello spirito repubblicano e il suo messaggio più autentico, che è quello di andare avanti con reciproca solidarietà e con il coraggio di vincere anche questa difficile prova.

Viva la Repubblica italiana!  Angela Schirò, dip 1

 

 

 

 

Covid, quali italiani possono vaccinarsi in Germania?

 

Roma – È indispensabile la cassa mutua tedesca per poter essere vaccinati dal Covid in Germania? Cosa fare se invece si desidera essere vaccinati in Italia? Radio Colonia ha cercato di respondere a questi quesiti.

 

Quali italiani possono vaccinarsi in Germania?

 

Secondo l’ordinanza per le vaccinazioni messa a punto dal ministero federale della Salute, può essere vaccinato chi è residente qui – e per residenti si intende chi è iscritto all’Aire ma anche chi ha semplicemente la cosiddetta “Anmeldung”, quindi il domicilio. Oppure tutti coloro che sono iscritti a una cassa mutua tedesca.

 

Non è tuttavia obbligatorio rispettare tutti e due i criteri. Susanna Schlein dell’Ambasciata italiana a Berlino: «È vero che è più semplice per chi è iscritto a una Krankenkasse perché il sistema è automatico. Ma anche chi non ha l’iscrizione alla Krankenkasse, se è qui stabilmente residente, può chiedere di essere inserito (nelle liste di vaccinazione). Lo può chiedere al suo medico di base oppure al Gesundheistamt.»

 

Il medico di base tedesco Per chi non ha ancora una cassa mutua tedesca, è importante essere in possesso della tessera europea di assicurazione malattia. In Germania il sistema che individua i medici di base è inoltre diverso da quello italiano.

 

Questo offre maggiori possibilità a chi vuole vaccinarsi qui. Susanna Schlein: «In Germania, in fondo, qualsiasi medico di base può essere il tuo medico di base. Quindi ci si può tranquillamente rivolgere a qualsiasi medico. Se si vuole una vaccinazione in un centro vaccinale si può chiamare il Gesundheistamt.»

 

Significa che si può chiedere a più medici di essere inseriti nelle liste vaccinali. Visto inoltre che a partire dal 7 giugno per i medici tedeschi è stato revocato l’ordine di priorità a livello federale (che stabiliva fasce di età e patologie), gli stessi medici hanno ora un più ampio margine per offrire a tutti i cittadini le vaccinazioni anti-Covid.

 

Ospedali e residenze per anziani Tra le categorie di persone che possono già essere vaccinate qui in Germania c’è anche chi si trova in strutture considerate critiche come gli ospedali o le residenze per anziani. E questo vale sia se si è pazienti o lavoratori. Inclusi anche altri lavoratori di settori critici come le farmacie o per esempio il settore alimentare.

 

Cosa succede se non si ha l’Anmeldung? In teoria non si avrebbe diritto al vaccino qui in Germania. Susanna Schlein dell’Ambasciata di Berlino specifica:«Normalmente queste persone non hanno diritto al vaccino, ci possono essere casi eccezionali in cui le autorità tedesche consentono di fare il vaccino, ma sono eccezioni. Se una persona ha un buon motivo per non fare l’Anmeldung al comune può comunque rivolgersi (alle autorità sanitarie).»

 

Ci si può vaccinare in Italia? Può vaccinarsi in Italia chi vive in Germania ma non è iscritto all’Aire e ha mantenuto la residenza nel Bel Paese – in questo caso ci si deve rivolgere alla propria Asl e farsi inserire nelle liste vaccinali italiane.

 

Ma ci sono anche altre categorie di persone che hanno questa possibilità, come spiega Susanna Schlein: «Sono le stesse categorie che hanno diritto a ricevere il formulario S1 che è quello attraverso il quale il sistema sanitario italiano si prende cura anche quando va all’estero. L’esempio frequente è quello dei pensionati che ricevono la pensione italiana.»

 

Il formulario «S1» è un certificato che all’interno dei paesi dell’Unione europea permette ad alcune categorie una copertura sanitaria più ampia rispetto alle sole emergenze. In genere, oltre ai pensionati, serve ai lavoratori transfrontalieri, o ai lavoratori distaccati.

 

Se per qualsiasi motivo si è rimasti bloccati in Italia e non si ha la possibilità di rientrare in Germania, anche chi è iscritto all’Aire può motivare il mancato rientro e richiedere la vaccinazione in Italia, contattando le autorità sanitarie italiane. Askanwes 25

 

 

 

Berlino. quarta edizione del Premio scolastico “Bravo Bravissimo!”

 

Berlino  –  “Bravo Bravissimo” è un concorso scolastico che intende premiare gli studenti italiani che ottengono i risultati migliori nella scuola primaria e secondaria (categoria “Che pagella!”). In considerazione dell’emergenza Covid-19, che ha interrotto l’anno scolastico per diversi mesi, eccezionalmente per quest’anno non saranno assegnati i premi della categoria “Che progressi”, destinati normalmente agli studenti che migliorano maggiormente i propri risultati scolastici nel corso dell’anno.

La partecipazione è completamente gratuita. Possono concorrere al premio tutti gli studenti di cittadinanza italiana regolarmente residenti in Germania e frequentanti la scuola tedesca di ogni ordine e grado, dalla terza elementare alla maturità. Per partecipare basta inviare all’Ufficio Scuole dell’Ambasciata d’Italia a Berlino una copia delle pagelle dell’anno scolastico 2020/2021 (1° e 2° semestre) entro il 15 agosto 2021 all’indirizzo mail scuole.berlino@esteri.it.

Per evitare il verificarsi di inconvenienti tecnici, i file inviati non dovranno superare i 2 MB di d Per il regolamento e tutte le informazioni su modalità e condizioni di partecipazione, visita la pagina www.ambberlino.esteri.itimensione totale

 

REGOLAMENTO 1. Oggetto L’Ambasciata d’Italia a Berlino istituisce per l’anno scolastico 2020/2021un premio scolastico rivolto a tutti gli studenti italiani che frequentano le scuole in Germania, intitolato “Bravo Bravissimo”.

2.Obiettivi e destinatari del premio “Bravo Bravissimo” è un concorso scolastico che intende premiare gli studenti italiani che ottengono i risultati migliori nella scuola primaria e secondaria (categoria “Che pagella!”).In considerazione del protrarsi dell’emergenza Covid-19, che ha interrotto l’anno scolastico per diversi mesi, eccezionalmente per quest’anno non saranno assegnati i premi della categoria “Che progressi”, destinati normalmente agli studenti che migliorano maggiormente i propri risultati scolastici nel corso dell’anno. La partecipazione è completamente gratuita. Possono concorrere al premio tutti gli studenti di cittadinanza italiana regolarmente residenti in Germania e frequentanti la scuola tedesca di ogni ordine e grado, dalla terza elementare alla maturità.

3.Modalità di partecipazione e valutazione. Per partecipare basta inviare all’Ambasciata d’Italia a Berlino una copia della pagella finale dell’anno scolastico 2020/2021entro il 15 agosto 2021.La copia della pagella dovrà essere spedita per email all’indirizzo scuole.berlino@esteri.it indicando come oggetto: “Premio Bravo Bravissimo” e cognome + nome dello studente partecipante. L’email dovrà inoltre contenere obbligatoriamente i recapiti telefonici e  l’indirizzo dei partecipanti. Qualora si volessero candidare più studenti tramite la stessa email, bisognerà elencare nell’oggetto i nomi di tutti i partecipanti. Le pagelle contenenti valutazioni espresse in giudizi e non in numeri saranno accettate solo se accompagnate da una dichiarazione della scuola con la tabella di conversione dei voti firmata e timbrata dal dirigente scolastico. Gli studenti saranno suddivisi nei seguenti cinque gruppi: -Scuola primaria (dalla terza classe) -Ginnasi (fino alla decima classe) -Altri tipi di Scuola secondaria (fino alla decima classe) -Ginnasi (dall’undicesima classe alla maturità)- Altri tipi di Scuola secondaria(dall’undicesima classe fino alla conclusione degli studi), ad

esclusione dei percorsi per l’inserimento professionale. Le pagelle saranno valutate da un’apposita commissione dell’Ambasciata che, per ognuno dei cinque gruppi sopra elencati, selezionerà i vincitori. Il criterio principale di valutazione sarà la media più alta. In caso di parità, saranno applicati i seguenti criteri di selezione, nell’ordine: -miglior voto in italiano (SOLO laddove presente in tutte le pagelle arrivate a pari merito) -miglior voto in tedesco-miglior voto in matematica-miglior voto nella prima lingua straniera. Per il calcolo della media, verranno presi in considerazione tutti i voti presenti in pagella. Ove fossero indicati, per una stessa materia, distintamente il voto nello scritto ed il voto nell’orale, sarà presa in considerazione solo la valutazione complessiva ottenuta dallo studente (se, ad esempio, uno studente ottenesse un 1,0 in matematica come voto complessivo, e nella pagella fosse specificato che nell’orale il voto era 2,0 e nello scritto 1,0, nel calcolo della media si utilizzerà soltanto il voto finale, quindi l’1,0). Eventuali discrepanze nei voti nello scritto e nell’orale saranno prese in considerazione soltanto nel caso in cui, anche a seguito dell’applicazione di tutti gli altri criteri elencati sopra, risultasse ancora una situazione di perfetta parità tra due o più candidati, e solo nel caso tutti gli studenti a pari merito abbiano riportato in pagella voti distinti per lo scritto e per l’orale. Se dopo tali valutazioni comparative continuerà a sussistere una situazione di parità, il premio verrà equamente suddiviso tra i classificati a pari merito. Da tale suddivisione saranno esclusi concorrenti che avessero già ottenuto un premio nelle edizioni precedenti. Tali concorrenti saranno considerati vincitori ma non assegnatari del premio in denaro. 4.PremiIlvincitoredi ogni categoria riceverà in premio: Grundschule 300 € Gymnasium fino alla 10°classe500 €, Altri tipi di Sekundarschulen fino alla10°classe500 € Gymnasium dall’11° classe alla maturità1.000 €Altri tipi di Sekundarschulendall’11°classeal termine degli studi (ad esclusione dei percorsi per l’inserimento professionale) 1.000 €I premi sono generosamente messi a disposizione anche quest’anno da “FERRERO S.P.A.”.5.Trattamento dei dati personaliI dati personali forniti nell’ambito del concorso saranno trattati nel rispetto del GDPR n. 2016/679 (Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali) e saranno utilizzati unicamente per le finalità legate al concorso stesso. De.it.press

 

 

 

 

 

I recenti temi di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo

 

Guarda il nuovo video di “Vivere in Germania”. Questa volta ti spieghiamo 8 cose da sapere se stai cercando casa in affitto in Germania: 

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/vivere-in-germania-cercare-casa-100.html

 

 Web channel tutto di musica italiana. Due ore di musica, per 24 ore al giorno, che puoi ascoltare sulla nostra pagina internet, sulla app di Cosmo e su Spotify. E sulle frequenze di Cosmo il sabato mattina dalle 6 alle 8. Ascoltalo qui:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/channels/italia-channel-100.html

 

27.05.2021. Shell: vittoria ambientalista?

Un tribunale olandese ha ordinato al gigante petrolifero Shell di tagliare del 45% le sue emissioni nette di anidride carbonica entro il 2030. Una sentenza storica, ma che lascia molte questioni aperte. Ne parliamo con il giornalista Stefano Casertano, esperto di politiche energetiche.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/schell-emissioni-100.html

 

La rivincita di Vibo Valentia

La cittadina calabrese è stata proclamata Capitale del libro 2021, titolo istituito lo scorso anno dal ministro della Cultura Dario Franceschini per promuovere e sostenere la lettura. Ne parliamo con la sindaca di Vibo, Maria Lìmardo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/rinascita-vibovalentia-100.html

 

26.05.2021. Germania: calano contagi ed incidenza

Per la prima volta da ottobre dello scorso anno l'incidenza settimanale su 100.000 abitanti a livello federale è scesa sotto i 50 casi.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/corona-menocontagi-100.html

 

Lukaschenko nella bufera. Dopo il dirottamento dell'aereo per arrestare un suo oppositore, sale la tensione attorno al dittatore bielorusso. Quale il ruolo nella vicenda di Usa, Russia e Ue? Ne parliamo con l'analista di geopolitica Mirko Mussetti.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/bielorussia-lukaschenko-100.html  

 

"Spatriati". Mario Desiati torna con un romanzo nato nel periodo berlinese e dedicato a tutti gli „spatriati“: a chi recide le proprie radici per trovare la propria identità, e a chi resta vivendo contro le convenzioni. Ai nostri microfoni dice: «È il canto di queste ferite, che sono le ferite di tutti noi».

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/pagine-scelte/spatriati-desiati-100.html

 

25.05.2021. Stresa: in cerca di risposte

La procura è al lavoro per verificare cause e responsabilità dell'incidente che ha fatto precipitare una cabina della funivia e causato la morte di 14 persone. Il punto della situazione da Verbania, con il giornalista Ludovico Poletto.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/funivia-precipita-stresa-mottarone-100.html  

 

Tre religioni sotto lo stesso tetto

Una sinagoga, una chiesa e una moschea sotto un unico tetto: è l'ambizioso progetto di "House of One", edificio di cui ora parte la costruzione a Berlino. Potrà contribuire al dialogo interreligioso? E come coinvolgerà la comunità atea della capitale? L'intervista a Wilfried Kuehn, architetto del progetto.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/berlino-dialogo-religioni-house-of-one-100.html  

 

21.05.2021. Italia o Germania: dove posso vaccinarmi?

È indispensabile la cassa mutua tedesca per poter essere vaccinati dal Covid in Germania? Cosa fare se invece si desidera essere vaccinati in Italia? Cristina Giordano ha cercato di rispondere a tanti dei quesiti arrivati alla nostra redazione.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/vaccinarsi-senza-cassa-mutua-tedesca-100.html  

 

Bufale bestiali. Gli struzzi non nascondono la testa nella sabbia per paura, le zanzare non sono attirate dalla luce e gli elefanti non hanno paura dei topi. Il biologo Graziano Ciocca ci svela le fake news che circolano sugli animali. 

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/bufale-bestiali-100.html  

 

Speciale: Coronavirus

Ascolta e riascolta qui tutti i nostri approfondimenti tra Italia e Germania, ma non solo, sul virus che sta cambiando la vita di milioni di persone in tutto il mondo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/coronavirus-italia-germania-100.html

 

Vivere in Germania

Scopri il nostro formato video per rispondere alle domande più frequenti degli italiani che vivono in Germania. O che stanno pensando di trasferirsi. Guarda i video con Luciana Mella sulle cose più importanti da sapere sull’AIRE, sull’assicurazione sanitaria - la Krankenkasse -, sul sistema scolastico ma anche sul mondo del lavoro, su Hartz IV e altri sussidi e sulla ricerca di una casa:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/vivere-in-germania-100.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi e Elisabetta Gaddoni

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-590.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati

I commenti sportivi di Agnese Franceschini

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/sport-106.html

 

 

 

 

ILfest - Italienisches Literaturfestival München al via

 

Monaco di Baviera. Tra i tanti festival italiani che ripartono nelle prossime settimane c’è anche ILfest - Italienisches Literaturfestival München, unico festival in Germania dedicato alla letteratura italiana, che si terrà dall’11 al 13 giugno 2021.

Gli autori presenti a ILfest 2021 saranno Claudia Durastanti, Marco Belpoliti, Giorgio Fontana, Raffaele Alberto Ventura, Vera Gheno, Anna Pavignano, Cristina Cassar Scalia, Roberto Camurri, Luigi Reitani e Victoria Lorini.

Il tema di quest’anno è “Mappe”: spaziando dal Friuli alla Sicilia, con 8 autori e autrici e i loro protagonisti tracceremo una mappa della geografia fisica, sentimentale e culturale che ciascuno di loro – e di noi – reca in sé. Ma parleremo anche di gialli, di crisi della competenza e naturalmente di lingua italiana e di traduzione.

ILfest – Italienisches Literaturfestival München è il festival del libro e della letteratura italiana a Monaco di Baviera. Unico festival dedicato alla letteratura italiana in Germania, è organizzato da Elisabetta Cavani/ItalLIBRI in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, con il patrocinio del Consolato generale d’Italia e il sostegno dell’Assessorato alla cultura della città di Monaco.

ILfest si rivolge a tutte le persone legate dalla passione per la lettura, che condividono il piacere di incontrare e discutere con autori italiani – in lingua italiana o tedesca. La prima edizione si è tenuta nel maggio 2019 alla Pasinger Fabrik e ha avuto un bel successo. L’edizione 2020 era pronta a partire, i programmi ad andare in stampa… ed è arrivato il COVID. Si è tenuto quindi online con il titolo di “ILfest Intermezzo” nel novembre scorso.

Ora ILfest – Italienisches Literaturfestival München ritorna dall’11 al 13 giugno 2021. Data la situazione, anche la terza edizione sarà soltanto online. Pur dovendo rinunciare all’atmosfera festosa di scambio e condivisione proprio di eventi in presenza, questo consente in realtà a molte più persone interessate di prender parte al festival.

Mappe - Storie di famiglia, storie di pianura, storie di mare

“Nell'edizione di ILfest 2021”, spiega Cavani, “spazieremo dal Friuli alla Sicilia, dalla provincia alla metropoli, dalla pianura padana con il suo impasto metafisico di nebbia e cultura, ad un’isola tirrenica che ha “un lato estivo e un lato invernale, come i materassi". Insieme agli autori e autrici e ai loro protagonisti tracceremo una mappa della geografia fisica, sentimentale e culturale che ciascuno di loro – e di noi – reca in sé. I luoghi in cui siamo nati o cresciuti o abbiamo abitato lasciano infatti tracce indelebili in noi; essi formano il comportamento delle persone e determinano le condizioni di vita, anche attraverso le generazioni, suscitando in alcuni il desiderio di andarsene, anche all’estero, confermando in altri quello di rimanere. Nel nostro percorso affronteremo inoltre temi come la duplice identità di chi vive all’estero e il rapporto con la lingua in questo contesto; il significato di abbandonare un luogo e reinventarsi altrove; le situazioni di emarginazione/integrazione, che all’interno di ogni comunità assumono sfumature diverse; il rapporto genitori/figli e più in generale il rapporto con le generazioni che ci hanno preceduto, e su quanto ci abbiano lasciato in eredità; la storia d’Italia e i cambiamenti nella società e nei rapporti familiari anche attraverso le generazioni”.

“Allargando lo sguardo sui cambiamenti epocali in corso”, continua l’organizzatrice del festival, “affronteremo poi la questione della crescente sfiducia nelle capacità di chi è o dovrebbe essere competente e della reale possibilità di limitare i rischi nella società odierna. La lingua trasporta la cultura ed è nella traduzione che questa trasmissione si rivela una sfida intellettuale; ne è esempio il passaggio di testi romantici tedeschi in italiano e testi italiani del Rinascimento in tedesco. Ma la lingua trasporta anche stereotipi, come affiora dall’attuale dibattito sulle declinazioni delle professioni al femminile, e dai cambiamenti avvenuti nella lingua italiana degli ultimi decenni, anche attraverso l’uso dei social media”.

Intervistato su quale fosse il futuro del documentario, Werner Herzog nel 1997 rispondeva: “Non importa attraverso quali canali riusciremo a raggiungere la gente in futuro, l’importante è far loro capire che non sono mai soli” (Der letzte Dokumentarfilm, di Daniel Sponsel & Jan Sebening)

“Ci sembra che questa affermazione valga, ora più che mai, anche per la forza della letteratura e dei libri”, conclude Cavani.

Gli autori de ILfest 2021

Claudia Durastanti, finalista al Premio Strega 2019 con La straniera,La nave di Teseo (Die Fremde, Zsolnay), unisce nella storia di una famiglia vecchie e nuove migrazioni, e indaga in questo contesto il rapporto con la lingua, e il sentirsi sempre stranieri tra Brooklyn e la Basilicata, tra Roma e Londra.

Giorgio Fontana in Prima di noi, Sellerio 2020, traccia una storia dell’Italia e dei cambiamenti nella società dal 1917 al 2012 attraverso quattro generazioni, Seguendo una famiglia che si sposta dal Friuli rurale alla Milano contemporanea, e poi in Europa, dalle montagne alla pianura, dal borgo alla periferia, dai campi alle fabbriche alla scrivania di una multinazionale. Come un filo rosso riaffiora il rapporto genitori/figli e in generale con le generazioni che ci hanno preceduto, portando alla luce quanto esse ci abbiano formato o lasciato in eredità.

Marco Belpoliti in Pianura, Einaudi 2021, intraprende un viaggio fisico ed intellettuale attraverso la pianura italiana per eccellenza, quella Padana: un territorio, uno spazio geografico, certo, cuore produttivo del paese, ma anche una terra di sogni e di volti, di immaginazioni e di storie. Belpoliti ne evoca gli abitanti, ne esce fuori quasi un’autobiografia in forma di paesaggio.

In Radical choc. Ascesa e caduta dei competenti, Einaudi 2020 il sociologo Raffaele Alberto Ventura analizza la crisi di fiducia nei competenti, le persone a cui nel Novecento si è sempre più affidata la gestione della società, esperti che ora sembrano sempre più inadatti, se non incapaci, di trovare soluzioni per i rischi che si presentano.

In bilico sul mare, e/o 2009 / Ohne Halt ins Blaue, nonsolo verlag 2021 di Anna Pavignano è una storia d'amore e di amicizia, di vacanze e di mestieri ambientata su un’isola tirrenica. Racconta di una vita con "un lato estivo e un lato invernale, come i materassi", vissuta da un giovane che a vent'anni ha già l'esperienza del doppio lavoro, una vita da barcaiolo e una da muratore. Anche l'amicizia ha un doppio volto: quello più scanzonato di Tonino "Capa di ciuccio" e quello più inconsueto di Atanganà, in Italia senza permesso di soggiorno.

Con Femminili singolari.Il femminismo è nelle parole, Effequ 2019 / Social-linguistica. Italiano e italiani dei social network, Cesati 2017 / Potere alle parole. Perché usarle meglio, Einaudi 2019 la sociolinguista Vera Gheno analizza i cambiamenti della lingua italiana degli ultimi decenni e il suo rapporto con il mondo dei social network.

Sindaca, architetta, avvocata: c'è chi ritiene intollerabile una declinazione al femminile di alcune professioni. E dietro a queste reazioni c'è un mondo di parole, un mondo fatto di storia e di usi che riflette quel che pensiamo, come ci costruiamo. La vera libertà di una persona e la piena partecipazione alla società in cui viviamo passa dalla padronanza delle parole, soprattutto dove non possiamo guardarci in faccia. In rete e in particolare sui social network le parole che scegliamo hanno un peso maggiore, su di noi e su chi ci sta attorno. In Sabbia nera, Einaudi 2018 / Schwarzer Sand, Limes 2021 di Cristina Cassar Scalia il ritrovamento del corpo di una donna ormai mummificato ci trasporta in una Catania degli anni ’50. Con l'aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè il vicequestore Giovanna Guarrasi svelerà una storia di avidità e risentimento che tutti credevano ormai sepolta per sempre. Prima avventura di un’investigatrice emblematica della presenza crescente delle donne nelle forze dell’ordine, sia nei romanzi gialli che nella realtà.

Rinascimento italiano e romanticismo tedesco: le culture sono fatte anche di paradigmi e di riferimenti forti, che plasmano la loro ricezione in altri contesti. Rendere testi romantici tedeschi in italiano e italiani del rinascimento in tedesco, rappresenta una sfida intellettuale importante, quasi una responsabilità. Se ne parla con Victoria Lorini, che nel 2017 ha tradotto in tedesco le Vite del Vasari (Wagenbach), e con Luigi Reitani, germanista che ha curato e tradotto in italiano l’opera completa di Hölderlin per i Meridiani Mondadori (2018-2020).

Roberto Camurri, Il nome della madre, NNE 2020 / Der Name seiner Mutter, Kunstmann 2021 Un romanzo intimo e familiare che ci parla di sentimenti espressi a fatica, spesso condivisi in silenzio, e del mondo di un piccolo paese sulla mappa dell’Emilia, due strade, i campi intorno, il cielo d'ovatta, la vecchia Bice, che al bar accoglie tutti per un caffè o una sambuca. Come nel precedente romanzo in racconti “A misura d'uomo", i personaggi di Camurri sono alla ricerca del loro posto nel mondo, incerti tra restare ancorati al luogo o andarsene.

Questo il programma nel dettaglio: venerdì 11 giugno ore 16.00 Marco Belpoliti, Pianura, Einaudi 2021, moderazione di Francesco Ziosi e traduzione di Martina Kiderle; ore 18.00 Claudia Durastanti, La straniera, La nave di Teseo 2018 / Die Fremde, Zsolnay 2021, moderazione Elisabetta Cavani e traduzione Martina Kiderle; ore 20.00 Raffaele Alberto Ventura, Radical choc, Einaudi 2020, moderazione Paolo Gervasi e traduzione Martina Kiderle. Sabato 12 giugno: ore 11.00 Rinascimento italiano e romanticismo tedesco: la traduzione come sfida intellettuale, conversazione con Victoria Lorini e Luigi Reitani, moderazione Francesco Ziosi; ore 18.00 Cristina Cassar Scalia, Sabbia nera, Einaudi / Schwarzer Sand, Limes 2021, moderazione Cecilia Mussini; ore 20.00 Giorgio Fontana, Prima di noi, Sellerio 2020, moderazione Davide Schenetti e traduzione Martina Kiderle. Domenica 13 giugno: ore 11.00 conversazione con Vera Gheno, moderazione Carolina Pini; ore 16.00 Anna Pavignano, In bilico sul mare, e/o 2009 / Ohne Halt ins Blaue, nonsoloverlag 2021, moderazione Francesca Polistina; ore 18.00 Roberto Camurri, Il nome della madre NNE 2020 / Der Name seiner Mutter, Kunstmann, Verlag 2021, moderazione Filippo Taddia.

Gli eventi si terranno online, via zoom e sulle pagine Facebook ILfest e IIC Monaco di Baviera.

Come si vede, un programma variegato per la terza edizione di una manifestazione che vuole essere occasione per il pubblico italiano e tedesco in Germania di conoscere meglio autori italiani contemporanei – alcuni già tradotti, altri no. Il programma – in italiano e tedesco - è sul sito www.ilfest.de.

(aise/dip 1)

 

 

 

 

IIC di Amburgo: inaugurazione online della mostra del fotogiornalista Antonino Condorelli “Lost the Way Home”

 

Amburgo. Giovedì 10 giugno alle ore 19:00 l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo inaugurerà – in modalità online sul proprio canale Zoom – la mostra intitolata “Lost the Way home” di Antonino Condorelli. “Lost the way home” è un viaggio fotografico attraverso il quale Antonino Condorelli ha esplorato il lavoro dei medici di ArztMobil Hamburg e la vita dei senzatetto: l’umanità ha molte facce, ma soprattutto ora, nella lotta globale contro il Covid-19, mostra il suo lato duro e lascia soli i più deboli. Come fotogiornalista, Condorelli si è confrontato con temi che trattano questioni sociali e diritti umani, soprattutto in Africa. Durante i primi giorni di coprifuoco in Germania nella primavera 2020, Condorelli – con la sua macchina fotografica – ha catturato l’atmosfera un po’ spettrale del Covid-19 in città come Amburgo e Hannover. Quando un amico gli ha parlato di ArztMobil Hamburg, si è messo subito in contatto con i medici di questo progetto ed è salito a bordo della loro macchina per fotografare il lavoro con i senzatetto. Condorelli ha operato in autonomia, senza un incarico ufficiale da parte di una casa editrice o giornale. o altro media. “Lost the way home” è uno sguardo molto personale di un viaggio straordinario e toccante, durante il quale Antonino Condorelli ha conosciuto sfaccettature umane molto diverse. L’IIC segnala che sul sito di Antonino Condorelli: antoninocondorelli.com è possibile acquistare un libro di fotografie con testi di Antonino Condorelli e dei medici dell’Arzt Mobil Hamburg e 53 fotografie in bianco e nero. Il ricavato sarà devoluto all’Arzt Mobil Hamburg, a sostegno dei loro progetti. Antonino Condorelli nasce nel 1973 a Catanzaro, una città del Sud Italia sul Mar Jonio. Fa la sua prima fotografia con la vecchia macchina fotografica del padre quando aveva 12 anni. A 18 anni inizia a frequentare un vecchio fotografo freelance che introduce Antonino nella fotografia professionale. Nel 1996 Antonino comincia a collaborare con giornali locali, e dopo aver frequentato una scuola di fotografia a Milano esordisce nella carriera da freelance. Inizia a collaborare con Associated Press, testimoniando in particolare gli arrivi sulle coste italiane di migranti dall’Albania e dal Medio Oriente. Nel 2005 comincia a scrivere di sport, cronaca, eventi politici e sociali per l’Agenzia Reuters e su commissione per altre agenzie e riviste italiane. Dal 2009 al 2011 Antonino lavora come redattore e fotoreporter presso OTNPhotos, un’agenzia fotografica di stampa italiana, approfondendo la sua esperienza di fotoreporter freelance. Il suo lavoro lo ha portato a viaggiare molto, lavorando su paesi come l‘Argentina, la Romania, il Burundi, il Sud Africa, l‘Olanda, la Lituania. Della sua terra ha riferito sulle celebrazioni religiose orientali in Calabria, sui servizi pubblici, sugli ospedali psichiatrici e sulla vita quotidiana degli zingari in Europa, sugli eventi in Vaticano, sugli eventi sportivi in Italia e in Europa. I suoi lavori sono stati pubblicati su settimanali o quotidiano come L’Espresso, Gioia, Gente, Oggi, Corriere della Sera, The Herald Tribune, Il Intelligence e Lifestyle, Photon, Panorama, La Rivista della Montagna, Sport Week, Gazzetta dello Sport, Save the Children. All’inizio del 2011 ha contribuito al libro 1000 comuni in rete, I primi Cento su incarico di Ansa e Vodafone Italia. Nel 2016 Antonino ha vinto il premio “Der Blauer Löwe” con la serie fotografica del progetto “Here We Are”. Vive tra l’Italia e la Germania. L’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo è felice di aprire le sue porte ai visitatori interessati alla mostra. Sarà necessario osservare il protocollo di igiene affisso all’ingresso dell’edificio. È possibile prenotare un turno di visita nei seguenti orari: dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16; il venerdì dalle 10 alle 12. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 31 agosto 2021. (Inform/dip 4)

 

 

 

 

Berlino, #Dante700: Dante in Germania: un dialogo italo-tedesco

 

Berlino. L’Istituto italiano di Cultura di Berlino, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Studi Germanici e il Centro Studi Italia della Freie Universität Berlin ha presentato mercoledì la conferenza “Dante in Germania: un dialogo italo-tedesco”.

 

Nell’anno che celebra i 700 anni dalla morte di Dante, due italianisti tedeschi e due germanisti italiani si incontrano per raccontare e discutere la storia singolare e affascinante della presenza del Sommo Poeta nella cultura tedesca.

 

 

Programma: Luigi Reitani: Dante, Goethe e i romantici. Ludger Scherer: Le traduzioni di Dante in Germania. Luca Crescenzi: Dante nel primo Novecento (anche nella filologia). Cornelia Klettke: Der Dante-Boom: Zur Aktualität der Commedia in Deutschland. Moderazione: Maria Carolina Foi, Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino.

 

Con la Commedia Dante ha creato un’opera della letteratura universale circa 700 anni fa, e non solo, con essa ha anche rivoluzionato la lingua italiana. In che modo Dante e la sua opera sono entrati nel paesaggio culturale tedesco e lo hanno influenzato?

 

Accanto ai poeti dello Sturm und Drang, furono soprattutto i Romantici a scoprire Dante, e altrettanto decisivi furono i traduttori che durante molte epoche cercarono l’equivalente tedesco per il potente linguaggio dantesco. Il solo numero di traduzioni indica il fascino che Dante ha suscitato in Germania.

 

Il confronto creativo con la sua opera poetica continua ancora oggi e coinvolge vari generi. Esamineremo i diversi aspetti della ricezione di Dante in Germania dalla prospettiva dei germanisti italiani tedeschi e degli italianisti tedeschi.

 

Luigi Reitani è professore ordinario di letteratura tedesca all’Università degli Studi di Udine. È stato Visiting professor alle Università di Klagenfurt e Basilea. È membro del comitato scientifico del Freies Deutsches Hochstift di Francoforte.

 

Dal 2015 al 2019 è stato direttore dell’Istituto italiano di Cultura di Berlino. Per i «Meridiani» di Mondadori ha curato in due volumi (2001, 2019) l’edizione italiana commentata dell’opera di Friedrich Hölderlin, per cui ha ricevuto il Premio Mondello per la traduzione. Dal 2020 è direttore delle Edizioni dell’Istituto Italiano di Studi Germanici.

 

Ludger Scherer insegna all’Università di Bonn. È stato professore ospite alle università di Graz e Innsbruck, ha insegnato a Monaco, Colonia e Berlino e tiene l’insegnamento di romanistica all’Università RWTH a Aachen.

 

I suoi interessi di ricerca includono la letteratura e la cultura italiana della prima età moderna, Dante, Petrarca e il petrarchismo, l’Illuminismo di Machiavelli in Italia, l’avanguardia, la neoavanguardia e la post-avanguardia.

 

Luca Crescenzi, presidente dell’Istituto Italiano di Studi Germanici, è professore ordinario di letteratura tedesca all’Università di Trento. È autore di studi sul Settecento tedesco, l’età di Goethe e il romanticismo, cui ha dedicato due volumi. È coeditore dello «Internationales Jahrbuch für Hermeneutik».

 

Luca Crescenzi studia Thomas Mann da molti anni, le sue ricerche gli sono valse la prestigiosa Thomas-Mann-Medaille. È il curatore dell’edizione italiana completa delle opere di Thomas Mann per i «Meridiani» di Mondadori.

 

Cornelia Klettke è professore ordinario di Letterature romanze all’Università di Potsdam. Fra gli studi contributi dedicati alla Commedia la Lectura Dantis a Sanssouci (2014), pure il convegno annuale della Deutsche Dante-Gesellschaft, tenutosi a Potsdam nell’ottobre 2019.

 

Da più di venti anni, Cornelia Klettke studia le rappresentazioni della Commedia nelle arti figurative, in particolare la strategia con cui Dante crea attraverso le vere e proprie pitture. Askanews 25

 

 

 

 

Wolfsburg: l’Agenzia Consolare italiana celebra la Festa della Repubblica

 

Wolfsburg. Cosa significa sentirsi italiani a Wolfsburg nel 2021? Che significato ha il Paese per i giovani italiani nati qui o emigrati di recente? Come ha influito la pandemia sulle loro relazioni con l'Italia? A queste domande hanno cercato di rispondere 14 studenti del 10°, 12° e 13° anno della scuola Leonardo da Vinci di Wolfsburg in un video che l’Agenzia Consolare della città tedesca grande meta d’emigrazione italiana pubblicherà per celebrare in forma ancora ridotta causa pandemia della Festa della Repubblica italiana.

Conosciuta in tutta la Germania - è considerata la città più italiana a nord delle Alpi. Numerosi furono i giovani che lasciarono la loro patria nel 1962 per cercare fortuna nella città della Volkswagen. Molti di loro sono rimasti, hanno perfino portato le loro famiglie dall'Italia o ne hanno trovata una nuova, hanno imparato la lingua tedesca, hanno partecipato alla vita sociale, politica e culturale, trovando a Wolfsburg und nuova dimora.

Quasi 60 anni dopo l'arrivo del primo treno di "lavoratori ospiti", la comunità italiana, il più grande gruppo straniero a Wolfsburg, è ormai parte integrante della società internazionale della città.

Il video degli studenti sarà pubblicato mercoledì prossimo sul sito web e sui canali YouTube, Facebook e Instagram dell'Agenzia Consolare d'Italia. La studentessa 17enne e aspirante regista Gaia Rita Samira Pinto si è occupata della realizzazione artistica, del montaggio e della regia del film; il progetto è stato creato in stretta collaborazione e grazie all'impegno della professoressa Sabrina Regazzo-Thoms.

Il video, con sottotitoli in tedesco e italiano, è accompagnato da saluti istituzionali da parte dell’Agente Consolare, Fabio Dorigato, del Sindaco della Città di Wolfsburg, Klaus Mohrs, da Paolo Brullo (consigliere del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero - CGIE), da Gianfranco di Ruberto (Presidente del Comitato degli Italiani residenti all’Estero - Com. It.Es) e Astrid Grawunder-Dageförde (Direttrice della Scuola Primaria e Secondaria Leonardo da Vinci Wolfsburg). (aise/dip 27) 

 

 

 

 

Berlino, Leonardo da Vinci’s Intellectual Cosmos

 

Berlino. Il 10 maggio è stata inaugurata a Berlino la mostra “Leonardo da Vinci’s Intellectual Cosmos”, una versione rielaborata e arricchita di “Leonardo e i suoi libri: la biblioteca del Genio Universale”, l’esposizione ideata dal Museo Galileo e curata da Carlo Vecce, allestita in precedenza a Firenze (Museo Galileo, 6 giugno – 22 settembre 2019) e a Roma (Accademia dei Lincei, 4 ottobre 2019 – 12 gennaio 2020).

 

Leonardo non era, come di solito si ritiene, un “omo senza lettere”. Appassionato lettore, alla fine della sua vita arriverà a possedere quasi 200 volumi: un numero straordinario per un artista-ingegnere del Quattrocento.

 

La biblioteca di Leonardo è uno degli aspetti meno conosciuti del suo laboratorio, perché si tratta di una ‘biblioteca perduta’: un solo libro è stato finora identificato. La mostra tenta di ricostruire questa biblioteca attraverso le molte indicazioni presenti negli scritti vinciani: nomi di autori, titoli di opere, liste di libri, citazioni.

 

Accanto a preziosi libri provenienti dalle biblioteche berlinesi, saranno in mostra diversi exhibits, tra cui antiche macchine da stampa, che consentiranno ai visitatori di ‘gettare uno sguardo’ sul laboratorio di Leonardo.

 

«L’esposizione rende ‘visibile’ il ricco universo intellettuale che sta dietro alle realizzazioni di Leonardo”, afferma il Prof. Jürgen Renn, direttore dell’Istituto Max-Planck per la Storia della Scienza e uno dei curatori del progetto. “È una piccola mostra ma, come scrisse Leonardo, “d’ogni cosa la parte ritiene in sé la natura del tutto”.»

 

L’esposizione alla Staatsbibliothek è arricchita dalla mostra virtuale “La biblioteca di Leonardo” prodotta dal Museo Galileo. Come dichiara il Prof. Paolo Galluzzi, Direttore Scientifico del Museo, “si tratta di una straordinaria risorsa accessibile in otto lingue, frutto della collaborazione del Museo Galileo con il Ministero degli Affari Esteri e con il Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Grazie alla rappresentazione digitale di tutti i manoscritti e gli stampati raccolti da Leonardo, la sua biblioteca torna a rivivere sul web.”

 

 

L’esposizione alla Staatsbibliothek è arricchita dalla mostra virtuale “La biblioteca di Leonardo” prodotta dal Museo Galileo, accessibile a partire da mercoledì 5 maggio su mostre.museogalileo.it

 

La Min. Alessandra Molina, Incaricata d’Affari dell’Ambasciata d’Italia a Berlino, che ha fortemente sostenuto questa collaborazione scientifica italo-tedesca, evidenzia come “questo uso complementare dei metodi filologici tradizionali da un lato e delle più recenti tecniche delle digital humanities dall’altro ci aiuta a comprendere meglio il passato in cui Leonardo ha vissuto e ci consente di addentrarci ancora meglio in quel rapporto tra umanesimo e scienze che egli ha saputo sintetizzare nella sua opera”.

 

Il Museo Galileo, uno dei più importanti musei storico-scientifici a livello internazionale, conserva le preziose collezioni medicee e lorenesi di strumenti scientifici.

 

È inoltre un istituto di documentazione e di ricerca nel campo della storia delle scienze e della tecnologia di rilievo mondiale, che mette a disposizione degli studiosi l’ingente patrimonio della sua biblioteca – che comprende oltre 170.000 tra volumi, opuscoli e materiale non cartaceo – e del proprio ricchissimo sito internet.

 

Fondato nel 1994, il Max-Planck-Institut für Wissenschaftsgeschichte (MPIWG) di Berlino è uno degli oltre 80 istituti di ricerca amministrati dalla Società Max-Planck. Dedicato allo studio della storia della scienza, il suo principale obiettivo è la comprensione del pensiero scientifico e delle sue applicazioni come fenomeni storici attraverso progetti globali che abbracciano tutti i periodi della storia umana. Askanews 28

 

 

 

 

Summit sulla moda italo-tedesca “German Italian Fashion Experience 2021“

 

Berlino. L’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE) e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) hanno lanciato in collaborazione con l’Associazione italiana della moda – Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) – e la sua controparte tedesca, il Fashion Council Germany (FCG), l’innovativo progetto transnazionale “German Italian Fashion Experience 2021“ per gli stilisti di moda dei due Paesi.

Con l’obiettivo di favorire una partnership bilaterale di lungo periodo, il concetto chiave del progetto comprende la promozione del design di moda sostenibile e responsabile sia italiano sia tedesco, seguito dalla creazione di network di valore nel mercato della moda tedesco.

La “German Italian Fashion Experience 2021“ sarà on-line dall’8 all’11 giugno sul sito web www.german-italian-fashion-experience.com e sarà aperta a insider del settore e retailer.

L’evento persegue la promozione dell’industria della moda italiana sul mercato tedesco e la creazione di opportunità di business ad alto potenziale in Germania per i brand partner italiani. Interazioni personali e networking diretto esclusivo con rappresentanti dell’industria della moda tedesca sono il fulcro dei panel e degli incontri B2B informali con esperti di retail e acquisti.

“Collaborando con leader del settore nel mondo intero, l’ICE rafforza la reputazione dei brand del Made in Italy su scala globale, ponendo l’attenzione su artigianalità e know-how imbattibile, come motore alla base delle esportazioni italiane”, dichiara il direttore dell’ICE Francesco Alfonsi. “La “German Italian Fashion Experience” è un progetto speciale e unico, concepito con lo scopo di rafforzare la partnership già stretta tra Germania e Italia, come paesi leader nell’industria della moda internazionale. Un’importante collaborazione che mostra come l’industria della moda abbia lottato con determinazione nonostante la pandemia, dimostrando che questo periodo non ha interrotto la creatività delle persone e il loro desiderio di condividere esperienze”.

I 10 brand tedeschi scelti saliranno sul palco dopo la sessione degli stilisti italiani, presentando i loro look chiave ad esperti internazionali. Per dare un’idea dei talenti che parteciperanno, i profili degli stilisti italiani coprono i brand Gentile Catone, Gilberto Calzolari, Apnoea, Melampo, MRZ, Radica Studio, Tiziano Guardini, oltre ad alcune etichette di accessori come Amato Daniele, Michele Chiocciolini e il brand no-gender DassùYAmoroso. Dal lato tedesco, gli stilisti che prenderanno parte all’Experience sono rappresentati dai brand da donna Antonia Zander, Buki Akomolafe, Julia Leifert, Lara Krude, Natascha von Hirschhausen, Nina Rein, Working Title oltre a Faulhaber Products, Lutz Morris e il brand no-gender Oftt per quanto riguarda gli accessori.

“Sostenere i brand emergenti è sempre stato un pilastro della missione di CNMI. Per questa ragione”, dichiara Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, “sono molto soddisfatto dell’iniziativa organizzata assieme a ICE e al Fashion Council Germany, dove 10 dei nostri giovani stilisti di talento condivideranno e si scambieranno le proprie visioni con 10 brand junior tedeschi. In queste circostanze sfidanti per la nostra industria, sostenere in maniera attiva i brand emergenti è più cruciale che mai e la German Italian fashion Experience 2021 offre un esempio inimitabile di questo impegno. Il progetto permette ai nostri stilisti di presentare le proprie collezioni a un pubblico internazionale e promuovere uno scambio culturale tra giovani talenti. Spero che questa iniziativa continui nel tempo come mezzo per rafforzare i legami e arricchire la nostra industria”.

Scott Lipinski, CEO di Fashion Council Germany, si dice “felicw di aver siglato questo progetto di scambio per sostenere gli stilisti emergenti italiani e tedeschi. È fondamentale per il futuro dell’industria della moda dare i mezzi e promuovere la nuova generazione di player creativi del mercato. Non solo possiamo condividere conoscenza del mercato ed esperienza con i giovani talenti partecipanti, ma anche imparare dalle loro idee e visioni sul futuro della moda. Siamo orgogliosi di presentare questi 20 stilisti al mercato tedesco e speriamo di continuare iniziative e progetti come questo”.

I partner del progetto

L’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE) è l’agenzia governativa che, assieme al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) sostiene lo sviluppo commerciale delle aziende italiane all’estero e promuove l’attrazione di investimenti stranieri in Italia. Con un esteso network di quasi 80 uffici nel mondo, l’ICE fornisce informazioni, supporto, consigli, promozione e formazione alle PMI italiane.

Grazie all’uso di innovativi tool promozionali multi-channel e partnership con leader del settore, agisce per rimarcare l’eccellenza del Made in Italy nel mondo. Il brand di marketing Madeinitaly è divenuto un motore per le esportazioni italiane e l’artigianalità ne è l’innegabile fulcro, garantendo l’unicità e la qualità premium dei prodotti italiani. L’ICE sta attualmente progettando di lanciare una campagna su scala globale di “nation branding” con l’obiettivo di rivitalizzare l’immagine dell’Italia e sostenere i settori dell’esportazione italiana più colpiti dalla crisi.

La Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) è un’associazione no-profit che, fin dalla sua fondazione nel 1958, promuove lo sviluppo della moda italiana e ne salvaguardia l’immagine in Italia e all’estero. Con 114 membri per 230 brand, CNMI rappresenta più del 50 per cento del fatturato dell’intera industria della moda, che occupa oltre 1.100.000 persone in Italia tra industria, commercio e servizi. I soci di CNMI includono alcuni dei maggiori nomi della moda italiana, come Armani, Bottega Veneta, Dolce&Gabbana, Emilio Pucci, Ermenegildo Zegna, Etro, Fendi, Gucci, Max Mara, Missoni, OTB, Prada, Roberto Cavalli, Salvatore Ferragamo, Trussardi, Valentino e Versace. I membri della Camera Nazionale della Moda Italiana godono di numerosi benefici e hanno l’opportunità di partecipare a tutti gli eventi e le attività dell’associazione. La missione di CNMI è sostenere l’intera industria della moda italiana nel mondo promuovendo relazioni istituzionali e comunicando valori e attività. Una della più importanti tra le numerose iniziative è l’organizzazione della Settimana della Moda di Milano.

Inoltre, CNMI è leader nella sostenibilità del settore con numerose tavole rotonde, la pubblicazione di linee guida per l’industria, l’organizzazione annuale dell’International Round Table of Sustainability e i Green Carpet Fashion Awards Italia. La strategia operativa e lo sviluppo di CNMI si basa sui seguenti cinque pilastri: Sostenibilità, Istruzione e Promozione di giovani stilisti, Digitalizzazione e Storytelling.

Il Fashion Council Germany (FCG) è l’istituto che rappresenta la moda “disegnata in Germania”. Fondato a Berlino a gennaio 2015 su iniziativa di esperti nazionali del settore, il Fashion Council Germany promuove la moda tedesca come bene culturale ed economico e promuove i giovani stilisti tedeschi. Oltre all’area di promozione dei giovani talenti, particolare attenzione è data a istruzione, sostenibilità e tecnologia di moda, oltre a promozione di networking e dialogo trasversali. Su queste basi, il Council svolge un’attività essenziale di lobbying su politica, affari e cultura, si impegna per la visibilità e sottolinea l’importanza mondiale della moda tedesca su scala domestica e internazionale. (aise/dip)

 

 

 

 

Fronte di 8 partiti in Israele. L’operazione Bennett-Lapid mette Netanyahu alla porta dopo 12 anni

 

Alle 23.25 del 2 giugno Yair Lapid, leader del partito di centro Yesh Atid, ha chiamato il presidente d’Israele Reuven Rivlin per informarlo di avere i numeri per dare un nuovo governo a Israele. “Caro presidente, ci sono riuscito. Ho il sostegno di Yesh Atid, Yamina, Blu e Bianco, Ra’am, New Hope, Yisrael Beiteinu, Meretz, Labour”, l’annuncio a Rivlin, arrivato al fotofinish. Mancavano infatti solo 35 minuti alla scadenza del mandato esplorativo di Lapid. E fino all’ultimo momento tutto poteva saltare. Poi sono arrivate le ultime tre firme, quella del partito arabo Ra’am, e quelle dei due partiti di destra Yamina e New Hope, e per Lapid si è accesa la luce verde.

E così, per la prima volta dopo 12 anni, Israele potrebbe avere un governo senza il leader del Likud Benjamin Netanyahu, al potere senza interruzioni dal marzo 2009.

Dentro l’intesa 

L’accordo per dare vita al “governo del cambiamento” – come viene chiamata il blocco costruito per sostituire Netanyahu – è stato siglato da otto partiti, che rappresentano tutto l’arco politico parlamentare israeliano. Si va dalla sinistra del Meretz che lotta per i diritti Lgbt e chiede il ritiro dagli insediamenti in Cisgiordania, alla destra di Yamina che vuole l’espansione degli insediamenti, fino al partito islamico iperconservatore Ra’am, che di diritti Lgbt non vuol sentir parlare. L’obiettivo comune è porre fine all’interminabile ciclo di elezioni interne – quattro in due anni – e mettere alla porta Netanyahu.

Il punto principale dell’accordo è la rotazione della premiership tra Lapid e il capo di Yamina Naftali Bennett. Sarà quest’ultimo a servire per primo come premier, per poi passare l’incarico tra due anni al leader di Yesh Atid, che nel frattempo sarà ministro degli Esteri.

Haaretz spiega che l’intesa tra Bennett e Lapid prevede di considerare la coalizione come divisa in “due blocchi con poteri uguali, anche se di dimensioni diverse. Il blocco di Lapid includerà Yesh Atid, Yisrael Beiteinu, Meretz e Kahol Lavan. Il blocco di Bennett, Yamina e New Hope di Gideon Sa’ar”. Ra’am non siederà nel governo, ma lo sosterrà dall’esterno.

Il blocco Lapid, formato da 45 parlamentari, dovrebbe ricevere 18 ministeri; quello di Bennett, che conta 12 parlamentari (con una possibile defezione), 8. I grandi temi ideologici rimarranno fuori da questo governo; l’obiettivo primario sarà votare un bilancio dello Stato, che manca oramai dal 2018, e sanare le fratture interne alla società israeliana, sempre più polarizzata.

La rivoluzione Abbas

La grande novità di questa intesa, oltre all’assenza di Netanyahu, è l’ingresso nella coalizione del partito Ra’am, guidato da Mansour Abbas. È dal 1977 che un partito arabo non appoggia un governo d’Israele. “Per la prima volta in decenni un partito arabo partecipa pienamente e apertamente al gioco politico”, scrive l’analista arabo-israeliano Afif Abu Much. E Abbas, corteggiato anche da Netanyahu, ha usato la sua posizione di ago della bilancia per assicurare benefici significativi ai cittadini arabi di Israele, che costituiscono il 20% della popolazione del Paese: dal blocco di demolizioni di case considerate abusive al riconoscimento di villaggi beduini; dallo stanziamento di ingenti fondi per il settore arabo, a ruoli di rilievo all’interno della Knesset.

Un successo, quello di Ra’am, scrive Shalom Yerushalmi sul sito israeliano Zman, che rappresenta una rivoluzione. “E i diritti di questa rivoluzione, difficile da sottovalutare nelle sue implicazioni sociali e politiche, possono essere attribuiti a Benjamin Netanyahu. – scrive Yerushalmi – Il primo ministro ha cercato a tutti i costi 61 voti per una maggioranza di coalizione e alla fine li ha trovati per qualcun altro”. Il riferimento è al tentativo dello stesso Netanyahu di ottenere l’appoggio di Ra’am per formare lui una coalizione di governo. Tentativo fallito per l’ostruzione del partito di estrema destra Sionismo religioso.

Futuro in bilico per una coalizione fragile

I media israeliani predicano calma. Non è ancora detto, avvertono, che il governo del cambiamento veda la luce. L’ostacolo più grande è il voto di fiducia alla Knesset. All’interno di Yamina almeno due parlamentari sembrano intenzionati a votare contro. E in questo caso mancherebbe la maggioranza di 61 seggi (su 120) in Parlamento. Su questo lavora Benjamin Netanyahu, che avrà a disposizione almeno 10 giorni per convincere eventuali scettici – sia dentro Yamina che nell’altro partito di destra New Hope – ad abbandonare l’intesa in cambio di posti di rilievo nel Likud.

A salvare l’esecutivo di Lapid e Bennett – che, minacciato da militanti di destra, ha ottenuto la protezione dell’intelligence israeliana – potrebbe però essere l’altra compagine araba alla Knesset, la Lista unita. Il leader Ayman Odeh ha dato la sua disponibilità di massima a garantire i voti mancanti per la fiducia. Tutte pur di non far tornare al potere Netanyahu.

È dunque evidente che questo governo non poggia su solide basi. E nessuno crede possa durare fino alla fine del mandato. Ma si tratta comunque di una scossa significativa. Di un cambiamento. Daniel Reichel, AffInt 4

 

 

 

 

UE. Stop dopo 7 anni: la Svizzera lascia il tavolo negoziale, niente accordo quadro con Bruxelles

 

Dopo sette anni di negoziato, si registra un nulla di fatto nei negoziati fra Svizzera e Unione europea: la Confederazione elvetica ha deciso (unilateralmente, sottolineano dalla Commissione) di abbandonare le trattative per l’adozione di un accordo quadro con Bruxelles. Restano quindi in piedi, per ora, i circa 120 trattati bilaterali stipulati nel corso del tempo fra le parti, riguardanti questioni che vanno dal commercio ai dispositivi medici. Le intese settoriali offrono alla Svizzera un canale privilegiato nell’accesso al mercato unico in cambio delle frontiere aperte e dell’allineamento del diritto elvetico a quello dell’Ue.

Alcuni di questi accordi hanno quasi 50 anni e la stessa Commissione aveva avvertito che molti di questi “invecchieranno inevitabilmente”, mettendo in guardia inoltre che senza il più ampio partenariato “non saranno concluse nuove intese con la Svizzera e quelle esistenti potrebbero non essere aggiornate”. L’attuale rete di accordi che regolano il rapporto non scomparirà quindi all’improvviso, ma inizierà ad appassire quando gli elementi che la compongono diventeranno obsoleti.

Disallineamento in vista

La Svizzera è il quarto partner commerciale dell’Unione europea. Il Paese alpino, da parte sua, commercia più con l’Ue che con chiunque altro, e solo l’anno scorso la Confederazione ha esportato nell’eurozona circa 160 miliardi di euro di beni e servizi. Per comprendere bene cosa questo fallimento negoziale rappresenta, si può fare un immediato esempio concreto. Per coincidenza, infatti, mercoledì – nelle stesse ore in cui Berna optava per lo stop ai negoziati – è scaduto un accordo di mutuo riconoscimento per i dispositivi medici come le macchine per la dialisi e gli strumenti per la chirurgia oculare, il che significa che sarà più complicato per i produttori scambiare tali dispositivi tra l’Ue e la Svizzera. Anche l’accesso al mercato unico per i prodotti agricoli potrebbe essere ostacolato poiché le attuali disposizioni non si adatteranno automaticamente alle nuove norme dell’Ue.

La posta in gioco per la Svizzera è quindi la cooperazione in una serie di settori economici essenziali. Il governo di Berna ha affermato di aver iniziato a fare scorta di attrezzature mediche e di aver adottato altre “misure preventive” di protezione legali per le società svizzere in attesa dell’imminente apertura di barriere con l’Ue. La decisione della Svizzera di abbandonare i colloqui significa quindi che con la scadenza dei trattati esistenti, il commercio tra l’Europa e la Svizzera potrebbe essere drammaticamente limitato. “A poco a poco, le economie cominceranno a disallinearsi“, come spiega chi negli ultimi anni ha seguito il dossier Brexit.

La scelta della Confederazione

Bruxelles si è detta rammaricata per la decisione presa dal Consiglio federale e motivata da “differenze sostanziali”. A monte di questo fallimento troviamo differenti vedute in materia di libera circolazione dei cittadini, protezione dei salari e aiuti di Stato. La scelta di Berna di ritirarsi ha fatto seguito alla dura opposizione politica interna all’accordo quadro, che è stato visto come una violazione della sovranità svizzera, nonostante un ampio desiderio nel Paese di mantenere stretti legami con l’UE.

Da non dimenticare inoltre il fatto che un accordo avrebbe anche ricevere l’ok da un referendum nazionale come previsto dall’ordinamento svizzero, con l’approvazione sia della maggioranza della popolazione complessiva che della maggioranza nei 26 cantoni del Paese. Ignazio Cassis, ministro degli Esteri elvetico, facendo riferimento a tale possibilità, aveva dichiarato ai giornalisti di non credere ai sondaggi che suggeriscono un ampio sostegno popolare per l’intesa (il 64%, secondo gfs.bern). Alla fine, il governo di Berna sembra aver scelto di allontanarsi dal tavolo piuttosto che rischiare una sconfitta alle urne.

In un’intervista all’inizio di questo mese, l’ambasciatore dell’Ue in Svizzera, Petros Mavromichalis, aveva già avvertito che i negoziati erano “la cronaca di una morte annunciata”. “Oggi è una vittoria per la democrazia diretta e quindi per il popolo svizzero”, ha detto invece Marco Chiesa, presidente dell’Udc, partito di destra che da ormai molti anni è il più rappresentato al Consiglio federale, dove esprime anche il presidente Guy Parmelin. Il governo di Berna aveva ventilato a lungo la possibilità di abbandonare i negoziati.

Parlare a Berna perché Londra intenda

Le trattative, iniziate nel 2014, sono diventate nel corso del tempo sempre più urgenti per Bruxelles, in particolare dopo la Brexit a causa delle preoccupazioni riguardo a un’ipotetica imitazione del modello svizzero da parte del Regno Unito: restare fuori dalle strutture istituzionali europee ma essere in grado di sfruttare i vantaggi garantiti dal mercato unico.

L’Ue voleva quindi riequilibrare una relazione che consente alla Svizzera di godere di un accesso di vasta portata al mercato unico pur rimanendo al di fuori delle strutture formali del blocco europeo. Nessun altro Paese, osservano a Bruxelles, gode degli stessi termini “privilegiati” della Svizzera.

Tuttavia rimane probabile che le conseguenze più acute si faranno sentire in Svizzera data la dimensione della sua economia e la capacità di Bruxelles di esercitare il proprio potere regolatorio sugli Stati vicini. A cura di Damiano Mascioni, AffInt 28

 

 

 

 

Repubblica dei valori

 

La Repubblica ha compiuto settantacinque anni e tutti vissuti pienamente. Col referendum del 2/3 giugno 1946, la Penisola sceglieva d’essere Repubblica. Il Regno d’Italia era durato ottantacinque anni.

 

 Col referendum, la monarchia terminava il suo ciclo. In questi settantacinque anni, il Bel Paese ha subito profondi cambiamenti che, per altro, continueranno. Nonostante l’età, la nostra è una Repubblica Democratica “vitale”. Soni i politici, purtroppo, a non essere “mutati in meglio.”

 

Però, l’Italia Repubblicana è stata in grado di superare i tanti ostacoli propri di una Democrazia nata dal Popolo. In questo complesso momento d’incertezza politica, dovremmo ricordarci di quanti per essa si sono battuti e sono caduti.

 

 Oggi, questa Repubblica del “compromesso”, a causa di una legge elettorale scriteriata, dovrebbe farci riflettere. Questa volta, la politica, come tale, non c’entra. L’Italia è Repubblica per volontà maggioritaria di un Popolo che ha creduto, e crede, in quest’Istituzione. Speriamo che, assai presto, il Paese sia messo nelle condizioni per superare una preoccupante contraddizione politica e gli effetti peggiori di una pandemia caratterizzata anche dal “caos”, vaccinale. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Green pass covid, tutto quello che c'è da sapere. Come funziona, a chi chiederlo e quanto dura

 

Green pass o certificato Covid europeo digitale per viaggiare in Europa. Un lasciapassare che dovrebbe esentare i viaggiatori all'interno dell'Ue dagli obblighi di test e/o quarantene. Ma chi può ottenerlo? E come? Quanto dura? Il Green pass sarà valido "quattordici giorni dopo l'ultima dose" di vaccino anti-Covid e, per i guariti dal coronavirus, per 180 giorni a partire dal test Pcr positivo. Per i test, invece, quelli molecolari avranno una validità di "72 ore", mentre quelli rapidi "48 ore", ha spiegato il commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders presentando, in conferenza stampa a Bruxelles, la nuova proposta di raccomandazione per i viaggi nell'Ue, chiesta dal Consiglio europeo la settimana scorsa in vista della stagione estiva.

Da oggi, 1 giugno, sarà tecnicamente possibile, per gli Stati Ue che sono pronti e interessati a farlo, emettere già certificati Covid Ue digitali, o Green Pass, e riconoscere quelli emessi da altri Stati membri. Oggi la Commissione europea renderà pienamente operativo il Gateway, la piattaforma che consentirà al certificato Ue di funzionare attraverso i confini. Il pass sarà un diritto di tutti i cittadini Ue che hanno i requisiti (vaccinazione, guarigione o test) a partire dall'1 luglio, quando entrerà in vigore il regolamento che lo istituisce.

"La data prevista per il via del green pass europeo è il 15 giugno: sarà un modello informatico, ma finché non entrerà in funzione potrà essere sostituito da un documento cartaceo", ha spiegato il ministro del Turismo Massimo Garavaglia che ha sottolineato: "In Europa si viaggerà con tre regole: vaccino, tampone, oppure anticorpi. L'importante è che siano chiare le regole e semplici".

Vaccino, guarigione, test: i requisiti

Le persone pienamente vaccinate, cioè con due dosi per AstraZeneca, Pfizer/BioNTech e Moderna e con una dose per Janssen (J&J), che detengono il certificato, dovrebbero essere esentate, in viaggio, da test e quarantene 14 giorni dopo aver ricevuto l'ultima dose. Lo stesso deve valere per le persone che sono guarite e che hanno ricevuto una sola dose di vaccino, considerata sufficiente per la protezione dalla malattia.

Nel caso in cui uno Stato membro accetti una prova di vaccinazione per rimuovere le restrizioni alla libera circolazione dopo la prima dose, allora deve accettare anche i pass Ue per i vaccini alle stesse condizioni. Se un Paese vuole essere "più flessibile" rispetto alla raccomandazione, "può farlo", spiega un alto funzionario Ue. Ma questa flessibilità deve valere per tutti, non può essere limitata ai cittadini di quel determinato Paese.

Le persone guarite dalla Covid-19 dovrebbero essere esentate da test e/o quarantene nei 180 giorni successivi al test Pcr positivo, che attesta l'avvenuta infezione (la validità è a partire dall'undicesimo giorno dopo il test, una volta terminato il periodo di contagiosità). Per chi non è vaccinato né guarito, allora resta l'opzione del test, che il pass certifica e che viene così riconosciuto anche all'estero.

Per i test viene proposto un periodo di validità standard (oggi ogni Paese stabilisce il periodo di validità autonomamente): per i test Pcr o molecolari la validità è di 72 ore, mentre per quelli rapidi antigenici è di 48 ore. Viene previsto un meccanismo di freno d'emergenza: gli Stati possono reintrodurre le restrizioni anche per le persone vaccinate e guarite, se la situazione epidemiologica si deteriora rapidamente o dove è riportata un'elevata prevalenza di varianti preoccupanti.

Zone Ecdc e regole

In generale, al di là dei titolari del pass, vengono anche proposte la semplificazione, per quanto possibile in un'Unione a 27, e il chiarimento dei requisiti necessari per viaggiare. Per i viaggiatori che arrivano dalle aree verdi (secondo la mappa aggiornata ogni giovedì dall'Ecdc), non dovrebbero esserci restrizioni.

Per chi arriva dalle zone arancioni, è possibile richiedere un test (rapido o Pcr) prima della partenza. Per chi viaggia da una zona rossa, gli Stati possono chiedere una quarantena, in assenza di un test Pcr o rapido negativo.

Per i viaggiatori provenienti dalle aree rosso scuro, vale il principio che i movimenti da queste zone andrebbero "fortemente scoraggiati". In questi casi, dovrebbero rimanere i requisiti di test e (non 'o') quarantena.

Per evitare di separare le famiglie alle frontiere, i minorenni che viaggiano con genitori esentati dall'obbligo di quarantena, per esempio perché sono vaccinati, dovrebbero essere esentati anche loro dalla quarantena (in caso contrario, le vacanze all'estero per le famiglie con figli sarebbero impossibili). I bambini sotto i 6 anni di età dovrebbero essere esentati anche dai test.

Inoltre, la Commissione propone di adattare le soglie utilizzate per le mappe dell'Ecdc, che fanno fede per molti Stati Ue e per le raccomandazioni del Consiglio, anche se poi all'interno dei propri confini gli Stati usano la scala cromatica che vogliono (la zona bianca italiana, per esempio, non esiste nella gamma utilizzata in Ue).

Per le zone arancioni (oggi è arancione buona parte d'Italia, fatta eccezione per Valle d'Aosta, Toscana, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, che sono rosse) si propone di aumentare la soglia del tasso di notifica cumulativo di nuovi casi negli ultimi 14 giorni da 50 a 75; per le zone rosse il tasso viene alzato dagli attuali 50-150 a 75-150.

Infine, per le persone che fanno la prima iniezione di vaccino in uno Stato membro e la seconda in un altro, ciascuno dei due Stati è tenuto a fornire certificazione dell'iniezione, di modo che il titolare può avere un certificato composto dai certificati emessi da due Stati membri diversi. Adnkronos 1

 

 

 

 

Riaperture, estate e mascherine: cosa dicono gli esperti

 

Le opinioni degli studiosi interpellati dall'Adnkronos Salute

Tutta Italia zona gialla da oggi, riaprono anche le palestre, e gli occhi sono puntati sull'estate, su come sarà, con le vaccinazioni anti Covid che hanno raggiunto quasi 31 milioni di dosi somministrate. Tra i temi anche l'utilizzo della mascherina e il momento in cui sarà possibile non usare più il dispositivo di protezione.

Attenzione all''effetto giallo', colore che caratterizza da oggi l'intera penisola. "Con le riaperture è possibile anche una nuova crescita della curva dei contagi, se non ci saranno le necessarie cautele" avverte Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università Statale di Milano, che all'Adnkronos Salute spiega: "Abbiamo conosciuto molto di questo virus in poco tempo, ma ci può ancora sfuggire, ritengo che sia fondamentale cautela, sistematicità e progressione nelle aperture". Serve attenzione, precisa Pregliasco, "perché è possibile che ci possa essere non una nuova ondata ma, più probabilmente, un'onda di risalita dei contagi". E' matematico "con le riaperture - spiega ancora - aumentano i contatti e quindi la probabilità di incontrare una persona positiva al virus. Secondo i dati di ieri i positivi, in Italia, erano 281mila. Questo vuol dire che, come minimo, considerati quelli non identificati, sono almeno il doppio. Quindi c'è oltre mezzo milione di persone positive che è possibile incontrare con la maggiore mobilità. E' possibile anche che un vaccinato possa essere positivo e possa mantenere una catena di contagio".

Per tutte queste ragioni "si potrà vedere, dunque, un lieve rialzo della curva, in funzione della progressione delle aperture, conseguente al numero dei contatti anche se, fortunatamente, non ci sarà la stessa proporzionalità sui casi gravi grazie ai vaccini", dice Pregliasco, invitando a non abbandonare le misure di protezione - distanziamento, mascherina, igiene - "questo permetterà di avere gradualmente maggiori libertà".

L'arrivo del caldo e della bella stagione fa sperare, come è successo l'anno scorso, in una tregua dal virus. Ma "il caldo da solo non basta, come vediamo per i tanti Paesi dove, nonostante le temperature elevate il virus circola perché i contatti sono tanti. Il clima non è un parametro che da solo basta" spiega ancora Pregliasco. "In estate è la minore umidità il parametro che gioca il ruolo maggiore, non il calore in sé. E sono d'aiuto tutte le condizioni, proprie della bella stagione, che riducono il rischio di contatti ravvicinati e contagi: più vita all'aria aperta, scuole chiuse, riduzioni delle occasioni di contagio in luoghi chiusi".

Via le mascherine all'aperto da metà luglio? "Mi sembra realistica come previsione. Oggi invece sarebbe presto". Parola di Andrea Crisanti. Il virologo vede come "plausibile" la data suggerita dal presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) e coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) per l'emergenza Covid, Franco Locatelli, per poter affrontare il tema, molto sentito dalla popolazione, di un allentamento sul fronte delle protezioni individuali, con l'estate che si avvicina. Quando potremo abbandonare le mascherine, spiega all'Adnkronos Salute il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova, "dipende da quante persone si vaccinano". E in Italia il numero di persone immunizzate cresce in questa fase a ritmo sostenuto. Sono stati somministrati oltre 30 milioni di vaccini, e più di 10 mln di connazionali hanno un'immunizzazione completa. Ma per Crisanti questi numeri non bastano ancora: "E' presto per parlare di allentare le regole sulle mascherine - precisa - perché mi sembra ancora bassa questa soglia" di vaccinati, "visto che non siamo neanche a metà popolazione coperta. Ci vuole ancora del tempo e pensare che il momento giusto per togliere le mascherine arrivi a metà luglio mi sembra abbastanza realistico".

L'Italia tutta in zona gialla, il numero di morti Covid che tocca punte minime, le più basse del 2021. "Cosa ci dicono questi dati? Ci fanno pensare che ciò che è stato fatto fino ad adesso è corretto", ammette il virologo, che è sempre stato fra gli esperti più cauti. E infatti, alla domanda se la pandemia si possa dire archiviata e si possa spingere definitivamente sulle aperture, puntualizza: "Per quel che riguarda il futuro, non so. Il futuro è difficile da decifrare. Che il coronavirus Sars-CoV-2 diventerà endemico penso che non ci siano dubbi. In alcuni Paesi lo è diventato. In altri non c'è per niente come l'Australia, la Cina, la Nuova Zelanda, e penso che questi Paesi cercheranno di non farlo diventare endemico sui loro territori. E' ancora presto per definire il futuro, vedremo come procedono le vaccinazioni".

C'è chi rimanda, chi è spaventato dal singolo vaccino, chi non è convinto, chi non lo vuole fare, chi non ci pensa. Sommate le varie classi d'età, i numeri di chi non si è ancora prenotato per la vaccinazione anti-Covid non sono bassi. "Ma c'è una parte di persone che il vaccino non lo vuole fare e una parte che semplicemente non si è collegata al portale per prenotarlo. Se non si mettono in moto i medici di famiglia, non si avrà una pressione capillare. Vanno coinvolti al più presto" ribadisce il virologo, guardando ai dati di chi un appuntamento per il vaccino non lo ha ancora fissato, oltre un milione fra i 60-69enni secondo quanto riporta oggi il 'Corriere della Sera'. "Il nodo non è i no vax, perché molti non lo sono e non è questo il motivo per cui non hanno fissato il vaccino - dice all'Adnkronos Salute il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova - Penso a mia suocera che non sarebbe riuscita a prenotarlo da sola, se non fosse stato per mia cognata. In generale, ci sono persone che hanno bisogno di aiuto, altre di essere indirizzate, motivate. E i medici di famiglia possono contribuire e avere un ruolo cruciale in questo".

"Sicuramente da questa seconda ondata" di coronavirus "siamo praticante fuori" dice all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova. "Di accessi in ospedale ora ce ne sono talmente pochi che in pratica gli ospedali devono svuotarsi dei casi presi in carico nei mesi precedenti. Quindi la seconda ondata la stiamo mettendo completamente alle spalle. Adesso però - avverte Bassetti - si deve fare di tutto entro ottobre, quando avremo certamente dei nuovi casi perché questo virus, lo abbiamo imparato, ha un andamento stagionale, per arrivarci con la popolazione più debole vaccinata al 100%". "L'immunità di gregge - ricorda l'infettivologo - ci dice che dobbiamo arrivare al 70% della popolazione generale vaccinata. Va bene se arriviamo al 70% della popolazione generale, ma dobbiamo arrivare al 100% delle fasce a rischio. Su queste categorie dobbiamo fare una campagna per vaccinarli tutti, non possiamo permetterci di lasciarne fuori neanche uno. Li dobbiamo convincere. Bisogna tornare a parlare con questa gente".

"Quella che secondo me è una grave mancanza del ministero della Salute - afferma Bassetti - è che una seria campagna informativa non sia mai stata fatta. Noi siamo arrivati fin qui che la gente si è vaccinata perché ha visto quel che è successo negli ospedali o per quel che ha letto sui giornali e basta. Ma non si è mai vista - sostiene - una campagna informativa fatta dal ministero che a spron battuto, con spot ogni sera ininterrottamente, spiegava l'importanza della vaccinazione. Così andava fatta, come negli altri Paesi. Bisogna parlare e spiegare a queste persone. Se si parla e si spiega molti si convincono. Alla fine può rimanere uno zoccolo duro" di non vaccinati "ma non più del 5%".

Quanto all'uso delle mascherine, Bassetti osserva: "Per come è la legge oggi in Italia, se io turista vengo in Liguria e vado in spiaggia devo andarci con la mascherina perché è un luogo pubblico. Ma ci facciamo ridere dietro dal mondo! Non possiamo pensare di levarla come ha detto qualcuno ad agosto. Quando a giugno ci saranno 30 gradi andremo con la mascherina sul bagnasciuga?". "Tenere la mascherina all'aperto - sottolinea Bassetti - è una presa in giro per come la teniamo oggi. Vedo gente con le mascherine sotto il naso perché ha paura che gli facciano la multa e gente che cammina in luoghi sperduti con la mascherina che li copre completamente. Ma stiamo impazzendo? Dobbiamo uscire dalla logica dei divieti affinché - dice l'infettivologo - la mascherina non più obbligatoria diventi un presidio come tanti che coscientemente utilizziamo per difenderci dal virus. Non stiamo dicendo - chiarisce l'esperto - di levare la mascherina al supermercato o sul taxi o sull'autobus dove permane ancora il rischio e dovremo aspettare ancora un po'. Stiamo dicendo di levare la mascherina per chi va in spiaggia perché finiamo per essere ridicoli". "Uno Stato è tanto più forte e rispettato - sottolinea l'infettivologo - quanto è più capace di far rispettare le proprie regole e io penso che la mascherina in spiaggia sia una regola difficile da far rispettare. E' molto più serio dire 'la mascherina non è più obbligatoria ma mettetevela quando entrate in contatto con qualcuno', a questo punto diventa un consiglio e non più un'imposizione. Dobbiamo uscire da questa logica dell'imposizione". Adnkronos 24

 

 

 

Il sottosegretario Della Vedova sulla gestione delle nuove unità di personale assunte dalla Farnesina

 

ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova ha risposto in Commissione Esteri alla Camera dei deputati ad un’interrogazione di Fucsia FitzGerald Nissoli (Fi, ripartizione America settentrionale e centrale) sulla gestione delle nuove unità di personale assunte dalla Farnesina ai fini del rafforzamento delle rappresentanze diplomatiche e consolari.

Nissoli sottolineava in particolare la necessità di dotare le rappresentanze diplomatiche e consolari di un più adeguato contingente di personale quale “condizione imprescindibile per garantire servizi più efficienti agli italiani residenti all’estero”. Pertanto, chiedeva al ministro degli Esteri come intendesse “dislocare i 270 neo assunti nella rete estera e con quali tempi, al fine di sopperire alla carenza di personale all’estero e alla necessità di smaltire e velocizzare pratiche e servizi destinati ai nostri connazionali”.

Nella sua risposta, Della Vedova evidenzia che il blocco del turnover ha generato negli ultimi anni una sensibile contrazione delle risorse umane del Maeci, tanto che “sulla rete estera operano oggi oltre 900 dipendenti delle aree funzionali in meno rispetto al 2010”. Il superamento di tale blocco consentirà “di far fronte, progressivamente, alle esigenze di personale, sia della rete estera che della struttura centrale – sottolinea il Sottosegretario, che richiama l’entrata in servizio, nel febbraio scorso, di 248 unità di personale per il profilo professionale di “Funzionario amministrativo, contabile e consolare”, mentre sono in corso di completamento i concorsi finalizzati all’assunzione di 27 unità da assumere quali “funzionari tecnici per i servizi d’informatica, telecomunicazioni e cifra”, di 375 collaboratori di amministrazione, contabile e consolare e 25 collaboratori tecnici per i servizi di informatica, telecomunicazioni e cifra.

“Inoltre, con Legge di bilancio 2021 e con il Piano Triennale dei Fabbisogni del Personale 2020-2022 è stata prevista l’assunzione di ulteriori 195 unità della terza area, per vari profili, e di 100 unità della seconda area, cui vanno ad aggiungersi 80 dipendenti a contratto – segnala Della Vedova, ricordando però che per la destinazione all’estero il personale di ruolo deve aver prestato diciotto mesi di servizio effettivo presso l’amministrazione centrale. “Questa disposizione – ricorda il Sottosegretario, – introdotta a suo tempo con l’intento di assicurare che al servizio della rete estera venisse destinato solo personale con sufficienti conoscenze tecniche ed esperienza pratica, viene già applicata con raziocinio e nella consapevolezza della necessità di ricoprire quanto prima i vuoti di organico, con particolare attenzione alle sedi consolari prioritarie. Pertanto, in un’ottica di sostegno alle sedi estere in maggiore difficoltà per scarsità di personale, l’amministrazione ricorrerà a tutti gli strumenti di flessibilità che consentiranno di derogare alla norma citata”.

“Un primo elemento di flessibilità – sottolinea Della Vedova – consiste nelle assegnazioni brevi, che vanno da 3 a 12 mesi e che saranno aperte ai 248 neo assunti, dopo che gli stessi avranno completato il periodo di prova di quattro mesi previsto, che si concluderà a giugno. Saranno privilegiate le sedi con forti carenze di organico e verrà prestata particolare attenzione alla concreta capacità dei dipendenti di gestire in piena autonomia, nella loro prima esperienza all’estero, dossier molto delicati, in particolar modo nel settore consolare e contabile. Al riguardo, saranno valutate con particolare attenzione le domande di trasferimento all’estero di quanti vantino già pregressi periodi di servizio di ruolo o a contratto presso il Ministero o la sua rete. Si tratta, infatti – spiega il Sottosegretario, – di personale la cui esperienza rende plausibile una più rapida assegnazione all’estero”.

“Il secondo strumento è quello delle liste straordinarie di pubblicità, rispetto alle quali vi è la possibilità di derogare al requisito temporale dei diciotto mesi dall’immissione dei ruoli. L’Unità per la formazione sta infine organizzando corsi ad hoc, in particolare in materia contabile e consolare, volti a dotare i neo assunti di una preparazione tale da consentire loro di operare nella maniera più efficace e consapevole possibile nelle sedi estere, già dalle prime liste di pubblicità utili – conclude Della Vedova.

In sede di replica, Nissoli si dichiara parzialmente soddisfatta della risposta del Governo e, pur segnalando di apprezzare gli sforzi in atto, ribadisce il suo auspicio affinché si “avviino tutte le iniziative utili a colmare le carenze di personale nelle sedi consolari, anche favorendo l’immissione in ruolo dei dipendenti vincitori di concorso che già svolgevano mansioni operative a contratto”. (Inform/dip 30)

 

 

 

 

Psicologia virale

 

 I provvedimenti per contenere questa Pandemia ci hanno profondamente cambiato. L’incertezza, però, resta ancora l’evento che nessuno è stato in grado di ridimensionare. La ricerca medica continua la sua strada, i seguiti economici, purtroppo, non sono stati concepiti per seguire un protocollo da sperimentare. Così male non è mai andata. Né ci consola che, in futuro, i nostri ritmi quotidiani potrebbero anche riprendere. Però, siamo dell’avviso che l’Italia e l’Europa non saranno più come prima. Quello che si può pretendere resta il senso della responsabilità.

 

 Le prossime settimane saranno determinanti per la verifica del contenimento virale. Gli italiani, sempre meno tutelati sotto il profilo economico, dovranno adeguarsi. Senza bagarre e strumentalizzazioni, la Penisola dovrà prepararsi a un’estate non priva d’interrogativi e alla presenza di un virus che ci ha costretto a “isolarci” anche psicologicamente. L’Italia si prepara ad affrontare il prossimo semestre del 2021, con tanta voglia di tornare a “vivere”. Non sappiamo come. Certamente nel rispetto delle norme sanitarie che dovrebbero garantire la salute.

 

 Ancora una volta, il condizionale è d’obbligo. E’ da mesi, che abbiamo fatto nostro il più rigoroso senso civico. L’emergenza, però, resta in primo piano. Insomma, i sacrifici, in parte giustificati, si possono anche sopportate. Ma con quale indennizzo? Alle porte dell’estate, la Penisola si prepara, come meglio può, a un periodo “feriale” non privo di problemi. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Geopolitica del contagio. Vaccini, ricerca e salute sono i fili di una nuova cortina di ferro

 

Due notizie stanno segnando in questa fase la corsa verso l’uscita dalla pandemia. La prima è concentrata in un numero: +18%, ovvero la crescita del Pil cinese nel primo trimestre del 2021. La seconda riguarda le dichiarazioni recenti di Anthony Fauci, il capo dei virologi americani e scienziato di fama mondiale, e dello stesso presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. 

Il primo ha dichiarato che non appena il Paese avrà raggiunto la nota “immunità di gregge” sarà pronto ad esportare i propri vaccini, privilegiando però non gli alleati tradizionali (della Nato, ad esempio), ma i Paesi a medio e basso reddito del pianeta. Gli ha fatto eco il comandante in capo definendo l’America “l’arsenale del mondo dei vaccini”. 

Semmai ve ne fosse bisogno, siamo di fronte all’evidenza che questa pandemia, sotto il profilo strategico, è sicuramente paragonabile ad un conflitto, che il mondo va dirigendosi verso una divisione in sfere di influenza, così come accadde a Yalta, e che vaccini, ricerca e salute saranno i fili di una nuova cortina di ferro.

La domanda chiave è però la seguente: quale delle due notizie è più rilevante?

Affrontare la pandemia: Cina e Stati Uniti

La prima, ovvero l’impressionante ripresa economica cinese, ci parla di un Paese che ha messo in campo una serrata attività di monitoraggio dei contagi e di duro soffocamento dei focolai, associato ad una sofisticata narrativa anche mediatica e ad un’immediata proiezione di soft power sanitario globale, la cosiddetta “diplomazia della mascherina”. Ma Pechino, che punta ad usare la pandemia come un acceleratore nella ricerca del primato economico e strategico mondiale, ha ancora un gigantesco problema di solidità delle proprie armi scientifiche. Il mondo è già inondato dei due vaccini cinesi (Sinovac e Sinopharm, ndr) ma la loro efficacia è assolutamente discutibile e soprattutto la popolazione interna ha ancora tassi di immunità molto bassi. 

Negli Stati Uniti, invece, siamo di fronte al primo passo della progressiva uscita dall’emergenza. Sotto il profilo sanitario ed economico la strada è ancora lunga. Ma la notizia del riallineamento totale tra scienza e politica, anche nella definizione degli interessi strategici, è degna di nota ed avrà implicazioni molto rilevanti per la ridefinizione del nuovo ordine globale.

La prima fase della pandemia ha infatti fatto emergere le capacità di reazione, tra loro molto diverse, tra le democrazie e le autocrazie. Le prime hanno visto andare in frantumi il già debole rapporto di fiducia tra politica, cittadini e scienza. I cittadini non hanno compreso le misure restrittive imposte dalla politica; la politica ha troppo spesso ignorato il rigore del metodo scientifico. E la scienza ha provato a rivolgersi direttamente ai cittadini con risultati altalenanti. 

Vent’anni di crisi

Questo drammatico cortocircuito, già in atto ben prima che la pandemia di Covid-19 colpisse le nostre comunità, è forse la rappresentazione più efficace della difficoltà delle democrazie contemporanee, fiaccate ed indebolite da una sequenza impressionante di crisi in un lasso di tempo molto ristretto. 

11 settembre 2001, crisi finanziaria del 2008 e la pandemia in cui siamo immersi sono crisi che vanno lette assieme e che disegnano la parabola di un’onda lunga di instabilità che porterà a breve ad una totale ridefinizione dei pesi geopolitici e delle aree di influenza. Sono crisi senz’altro diverse ma accomunate da almeno due elementi: la loro natura asimmetrica, ovvero di minacce non statali in grado però di produrre effetti sistemici simili a quelli di conflitti convenzionali, e la capacità di porsi come agenti politici di cambiamento sugli assetti interni e sulla mappa globale. 

Oggi siamo immersi nella più grave crisi globale dal secondo Dopoguerra. Ne usciremo di certo. Grazie al progresso delle scienze saremo liberi da questo virus. Grazie al ruolo dell’industria farmaceutica potremo garantire questa libertà su scala planetaria. Grazie alla resilienza delle comunità umane avremo l’entusiasmo e la voglia giusta per ripartire.

Quale sarà la prossima minaccia?

Ma il mondo è già profondamente cambiato e ormai vent’anni del nuovo secolo ci dicono che dovremo affrontare nuove minacce e nuove crisi a distanza di pochissimo tempo. Cominciamo quindi ad occuparci della prossima.

Già prima della pandemia eravamo immersi in cambiamenti strutturali che abbiamo fatto fatica a cogliere o che abbiamo preferito non vedere. Mai prima l’umanità aveva vissuto ben tre crisi sistemiche in appena un ventennio: l’11 settembre 2001, la crisi finanziaria del 2008, l’emergenza sanitaria del 2020/2021.

Sarà il salto di specie di un nuovo, potente virus? Se così sarà potremo almeno dirci pronti a gestirne l’arrivo e le possibili evoluzioni. Sarà un attacco cibernetico su vasta scala, in grado di mettere in ginocchio le nostre economie, la nostra società, la nostra sicurezza? Dobbiamo costruire un’alleanza globale per la smilitarizzazione del cyberspazio e per la difesa congiunta, sul modello della Nato. 

Sarà l’implosione di alcuni modelli e l’inevitabile crisi sociale ed economica che colpirà soprattutto l’Occidente e le aree in via di sviluppo del pianeta dopo la pandemia? Dobbiamo pensare oggi a dare profondità strategica alle nostre decisioni, uscendo dalla logica insostenibile dei sussidi e creando le migliori condizioni per rendere i nostri territori competitivi ed attrattivi per i capitali, le merci, il sapere ed i talenti che torneranno a muoversi. 

Sarà l’impatto della crisi climatica che già nel prossimo decennio potrà avere conseguenze devastanti non solo sull’ambiente ma anche sulla sicurezza delle Nazioni? Dobbiamo immediatamente creare un modello di adattamento a questo cambiamento ormai irreversibile e mettere in sicurezza i nostri sistemi, evitando di superare la soglia critica ed il punto di non ritorno di una catastrofe climatica su larga scala. 

Sarà la competizione geostrategica delle autocrazie che, rinvigorite dalla debolezza delle democrazie fiaccate dal virus, approfitteranno per recriminare la leadership globale? Dobbiamo rafforzare i principi e modernizzare i sistemi democratici perché si dimostrino efficaci, competitivi e in grado di dettare l’agenda anche nel nuovo mondo.

Occorre riportare al centro il valore della competenza e la capacità di cogliere ed affrontare la complessità. Bisogna ricucire il rapporto di fiducia tra politica, scienza, cittadini e imprese. 

Abbiamo appena combattuto una delle battaglie più dure e difficili della storia contemporanea contro un nemico invisibile. Se sarà servito ad affinare le armi della prevenzione, della cooperazione globale, della dissuasione e della compartecipazione di tutti, governi e cittadini, agli stessi obiettivi, allora questa crisi devastante non sarà passata invano. Viceversa, avremo solo ritardato il prossimo appuntamento con la Storia. Gianluca Ansalone, AffInt 26

 

 

 

 

Migranti, Draghi: "Dovere morale Libia pieno rispetto dei diritti"

 

Il presidente del Consiglio incontra il premier libico: "L’Italia continuerà a fare la sua parte ma serve un’azione dell’Ue determinata e rapida"

Con il primo ministro del governo di unità nazionale Abdul Hamid Dbeibah "ci siamo confrontati sui temi migratori e umanitari, che rappresentano una priorità per la Libia e per l’Italia. Abbiamo preso in esame il controllo delle frontiere libiche, anche meridionali, il contrasto al traffico di esseri umani, l’assistenza ai rifugiati, i corridoi umanitari, e lo sviluppo delle comunità rurali. L’Italia intende continuare a finanziare i rimpatri volontari assistiti e le evacuazioni umanitarie dalla Libia. Ritengo sia un dovere morale, ma anche interesse libico assicurare il pieno rispetto dei diritti di rifugiati e migranti". Così il premier Mario Draghi, nel corso delle dichiarazioni congiunte alla stampa con il primo ministro del governo di unità nazionale della Libia Abdul Hamid Dbeibah.

Sui migranti "l’Italia continuerà a fare la sua parte in termini di risorse e capacità formative, ma serve un’azione dell’Ue determinata e rapida - ribadisce il presidente del Consiglio - Al Consiglio Europeo di giugno, su proposta italiana, la migrazione tornerà al centro dell’attenzione politica in tutte le sue dimensioni - interna ed esterna".

Nel corso delle dichiarazioni congiunte, Draghi dice che con la Libia la "collaborazione è sempre più fertile e viva".

"Il livello e la consistenza della delegazione confermano il rapporto speciale tra i nostri Paesi, così come il successo del Business Forum che si è appena concluso. L'Italia rimane al fianco della Libia e conferma il suo convinto impegno per il consolidamento della pace e della sicurezza. Ribadiamo la nostra determinazione a collaborare con l'autorità esecutiva unificata ad interim e a sostenerla nelle prossime decisive fasi della transizione istituzionale".

"Incoraggiamo tutti gli attori libici - afferma il presidente del Consiglio - a proseguire lungo il percorso intrapreso, per il perseguimento degli obiettivi prioritari: l’attuazione completa dell’accordo sul cessate il fuoco, a partire dal ritiro di tutte le forze e i mercenari stranieri e dalla riapertura della strada costiera Sirte-Misurata; la riunificazione delle istituzioni politiche, economiche e di sicurezza e la realizzazione delle necessarie riforme socio-economiche; la tenuta delle elezioni di fine anno e lo sviluppo del processo di riconciliazione nazionale".

"L’Italia è determinata a continuare ad aiutare la Libia insieme ai partner internazionali. Sosteniamo l’esigenza di incrementare e strutturare il contributo dell’Ue e contiamo naturalmente sul senso di responsabilità degli amici libici", sottolinea Draghi.

"Il rilancio della collaborazione - aggiunge il premier - passa anche attraverso l’effettivo avvio di alcuni progetti infrastrutturali. Penso in particolare alla realizzazione dell’autostrada costiera e al ripristino delle infrastrutture aeroportuali per la riattivazione dei collegamenti aerei, non appena gli standard di sicurezza saranno soddisfatti. Insieme al primo ministro" libico, "abbiamo concordato sull’opportunità di ampliare la già intensa collaborazione in ambito energetico".

"Intendiamo consolidare il partenariato nei settori tradizionali e investire nella trasformazione dei sistemi energetici, nel quadro del Memorandum d’intesa in via di finalizzazione. Abbiamo poi affrontato - rimarca il presidente del Consiglio - la necessità di favorire gli investimenti, superando anche alcune criticità creditizie; ciò rappresenterebbe un potente segnale per ristabilire la piena fiducia degli ambienti imprenditoriali".

Con la Libia si lavora anche sulla "cooperazione in campo sanitario: l'Italia si impegnerà nella costruzione di ospedali, nell'invio di personale sanitario e anche nel ricevere qui e curare varie decine di bambini malati di cancro" annuncia poi il premier Draghi.

PREMIER DBEIBAH - "Siamo tornati alle piene e ottime relazioni bilaterali con questo scambio di visite ed abbiamo iniziato ad avviare progetti comuni a tutti i livelli e in tutti i settori tra i due Paesi - afferma il primo ministro libico, Abdul Hamid Dbeibah, nel corso delle dichiarazioni congiunte - Questi progetti naturalmente sono rafforzati dalla forte volontà reciproca e questo scambio di visite bilaterali riflette questa seria volontà".

"L'Italia potrebbe giocare un ruolo essenziale e primario nell'incoraggiare gli investimenti in Libia - dice Dbeibah - Le aziende italiane sono le più importanti e hanno una ricca esperienza e noi faremo di tutto per rimuovere ogni ostacolo alla collaborazione che speriamo fortemente di attivare".

"Vorremo riattivare tutti i memorandum di intesa, tutti gli accordi - aggiunge il premier libico - e aprire gli orizzonti per incrementare anche gli scambi commerciali e lavorare sulle energie rinnovabili. Abbiamo parlato delle energie alternative e della ricostruzione del Paese".

Dbeibah spiega poi: "Abbiamo concordato inoltre di pensare di firmare un accordo per trasferire coloro che sono stati condannati nei due Paesi affinché scontino il resto della pena nel Paese d'origine. La prossima settimana verrà in Libia in visita la ministra della Giustizia (Cartabia, ndr)".

Quanto al "problema dell'immigrazione non si risolve solo nell'area del Mediterraneo ma va affrontato andando alle radici. Non è una responsabilità solo italiana, libica o maltese ma comune" afferma il primo ministro libico, che esprime apprezzamento per "il grande lavoro della Guardia costiera italiana" e auspica che "il fenomeno dell'immigrazione" venga affrontato insieme "agli altri Paesi europei e ai Paesi di origine dei migranti". Adnkronos 31

 

 

 

Segnale forte

 

Il Coronavirus ha iniziato a essere meno aggressivo; nonostante le sue numerose “varianti”. Lo abbiamo appreso senza particolare entusiasmo; ma con una sorta di stato d’animo che ci ha convinto alla riflessione. Dato che estendiamo ai Lettori che seguono i nostri interventi su questo foglio internazionale.

 

 Porremo, di conseguenza, la nostra attenzione sugli eventi di questo 2021 nato in un clima d’incertezza. Dato che il meccanismo di formazione del nostro Potere Legislativo è stato modificato dal ”Rosatellum”, resta da concentrare l’attenzione sulla reazione di chi si era schierato sul risaltato, scalzato da Draghi. Nessun anatema per i perdenti. Il fatto ha solo dimostrato che è stato stimato meglio un futuro con un sistema, pur con tutte le sue pecche, che dovrà essere “rodato” nel tempo.

 

 Il 2021 sarà ricordato, tra l’altro, come l’anno della chiamata al Colle un uomo non “nuovo” per la nostra politica. Ha avuto la meglio un Esecutivo “politico” con un Primo Ministro “indipendente”. Pur con i nostri, tanti, dubbi, rispettiamo la scelta. Questa volta, forse per la prima volta, s’è votato sui contenuti di programma, senza tener conto delle posizioni dei Partiti.

 

Il momento per recuperare il terreno perduto ora potrebbe essere recuperato. Ma la parte più complessa dello spirito della nuova politica è ancora tutto da inquadrare per renderlo, in seguito, operativo. Le polemiche di quasi tre mesi di “buio” governativo sembrano passati. Ha vinto la Democrazia. Punto è basta.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Via libera al Dl Semplificazioni. Definita la governance, ora il Pnrr può davvero partire

 

Con l’Ue il premier Draghi si era impegnato al varo entro il mese di maggio e ha mantenuto la promessa. In tutta la vicenda del Piano nazionale di ripresa e resilienza di qui al 2026 quella dei tempi sarà una questione cruciale. Aver rispettato la scadenza, in questo caso, significa che a breve il nostro Paese potrà ricevere il primo rateo di circa 25 miliardi. Il problema è che bisogna non solo fare presto, ma fare anche bene – di Stefano De Martis

 

Proprio mentre da Bruxelles arrivava la notizia – di fondamentale importanza – che tutti i Paesi dell’Unione hanno dato il via libera al piano europeo di rilancio, in Italia il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge che definisce i poteri (la governance, come si usa dire) circa il controllo e l’attuazione del piano nazionale. Nello stesso decreto sono state inserite la “prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di snellimento delle procedure”, tanto che il comunicato di Palazzo Chigi ha intitolato l’intero provvedimento Decreto Semplificazioni.

Con la Ue Mario Draghi si era impegnato al varo entro il mese di maggio e ha mantenuto la promessa.

In tutta la vicenda del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr, il Recovery Plan declinato in chiave nazionale) di qui al 2026 quella dei tempi sarà una questione cruciale.

Aver rispettato la scadenza, in questo caso, significa che a breve il nostro Paese potrà ricevere il primo rateo di circa 25 miliardi. Il problema è che bisogna non solo fare presto, ma fare anche bene.

Ci sono i criteri europei da rispettare e ci sono le esigenze sostanziali di legalità e sicurezza da soddisfare. Il timore che la fretta e la pur condivisibile ansia di velocizzare le procedure potesse aprire pericolosi margini di manovra a profittatori e criminali ha provocato un dibattito pubblico molto serrato. Ne è scaturito, per esempio, lo stralcio delle norme che riammettevano gli appalti aggiudicati al massimo ribasso: se ne riparlerà probabilmente a fine anno in sede di legge-delega. È stata invece confermata la scelta dell’appalto integrato (un unico affidamento per progettazione ed esecuzione). Sempre in materia di appalti, l’accordo raggiunto prevede che fino al 31 ottobre la quota del contratto che è possibile subappaltare passi da 30 al 50 per cento e poi venga eliminata del tutto come richiesto a livello europeo, ma nel contempo vengono rafforzati alcuni paletti per cercare di evitare o almeno limitare gli abusi. In particolare, non sarà possibile cedere integralmente il contratto, il subappaltatore dovrà garantire ai lavoratori gli stessi standard contrattuali del contraente principale ed entrambi i soggetti saranno responsabili “in solido” nei confronti del committente (la “stazione appaltante”, in termini tecnici). Ulteriori garanzie dovrebbero scaturire proprio dalla riduzione del numero delle stazioni appaltanti e dal potenziamento della banca dati dell’Autorità anticorruzione, l’Anac, al cui interno sarà istituito il fascicolo virtuale dell’operatore economico che conterrà tutte le informazioni necessarie per la partecipazione alle gare, così da facilitare verifiche e controlli anche da parte degli stessi committenti. Sono previste altresì norme mirate ad agevolare, con quote e incentivi, l’inserimento lavorativo di donne e giovani da parte delle imprese che concorrono agli appalti. Tra le altre misure di semplificazione, una procedura speciale viene adottata per le opere considerate di “impatto rilevante” ai fini del Pnrr mentre per tutti progetti compresi nel piano il tempo massimo per la valutazione di impatto ambientale viene fissato in 130 giorni.

In vista di una sempre più estesa digitalizzazione della pubblica amministrazione, inoltre, il decreto introduce la figura di una sorta di “delegato Spid”, una persona di fiducia che potrà operare per conto di chi ha difficoltà ad utilizzare strumenti informatici.

Il nodo dell’architettura della governance del Pnrr, su cui le tensioni sono state forti sia all’interno della maggioranza, sia all’esterno (le Regioni hanno addirittura minacciato di ricorrere alla Corte costituzionale), è stato sciolto con un sistema a geometria variabile.

La responsabilità di indirizzo del piano è posta in capo alla presidenza del Consiglio.

Il premier presiede una “cabina di regia” a cui partecipano di volta in volta i ministri interessati in relazione ai settori di intervento e così pure i presidenti delle Regioni quando vengono esaminate questioni di competenza locale (il presidente della Conferenza delle Regioni se le questioni sono territorialmente trasversali). La “cabina di regia” viene affiancata da una segreteria tecnica, sempre presso Palazzo Chigi, “la cui durata temporanea è superiore a quella del governo che la istituisce e si protrae fino al completamento del Pnrr entro il 31 dicembre 1926”. Una sottolineatura molto rilevante che ricorda l’impegno pluriennale assunto dal nostro Paese con la Ue, al di là delle mutevoli maggioranze politiche. Cabina e segreteria provvedono inoltre a relazionare periodicamente al Consiglio dei ministri e al Parlamento. Il monitoraggio e la rendicontazione vengono affidati al “servizio centrale per il Pnrr” istituito presso il ministero dell’Economia (con un ruolo particolare della Ragioneria generale dello Stato), che rappresenta anche il punto di contatto nazionale con la Commissione europea per l’attuazione del piano. Un “Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale”, con funzioni consultive, è chiamato a coinvolgere nell’impresa del Pnrr enti locali, parti sociali, istituzioni di ricerca e organizzazioni della società civile.

Un capitolo del decreto è dedicato a specificare nel dettaglio i poteri sostitutivi che scattano in caso di ritardi o inadempienze da parte di Regioni, Province e Comuni. L’esperienza anche recente, purtroppo, insegna. Sir 29

 

 

 

 

 

Gli italiani all’estero e la conferenza sul futuro dell’Europa: la Commissione Continentale Europa

 

ROMA – Venerdì 21 maggio si è riunita, sulla piattaforma Zoom, la Commissione Continentale Europa e Africa del Nord del CGIE per discutere i temi legati alla conferenza sul futuro dell’Europa, che ha aperto i battenti alcuni giorni fa.

Questo appuntamento, che vedrà susseguirsi diverse iniziative e incontri di discussione su numerosi argomenti tesi a definire la futura governance dell’Europa, rappresenta – si sottolinea in una nota   –  un’opportunità per tutti gli europei, che potranno far sentire la propria voce dal basso per contribuire a ridisegnarne il futuro.

Tutti i cittadini europei di ogni età, sesso, istruzione e reddito sono invitati a condividere le loro idee e le loro preoccupazioni sull’UE. La discussione – continua la nota – è partita il 19 maggio a livello continentale, è aperta a tutti e ci aspettiamo possa interessare anche gli italiani all’estero residenti in Europa e nel mondo intero. Da qui muove l’impegno del CGIE per coinvolgere i nostri connazionali ovunque essi risiedano e renderli protagonisti attivi del loro futuro.

Dopo l’introduzione ai lavori da parte del Vicesegretario, che presiede la Commissione continentale Europa e Africa del Nord del CGIE, Giuseppe Maggio, i Consiglieri hanno discusso approfonditamente e con profondo interesse sulla Conferenza sul futuro dell’Europa aperta giorni or sono dalle istituzioni europee.

La Commissione continentale del CGIE nei prossimi mesi lavorerà per definire le condizioni quadro per giungere alla costituzione di un’Agenzia Europea, che possa occuparsi dei cittadini europei in movimento, delle politiche sociali e del lavoro, e del riconoscimento dei loro diritti civili e politici. I consiglieri intervenuti ritengono necessario far ripartire l’idea del progetto “l’Europa in movimento”, che il CGIE ha realizzato nella passata consiliatura attraverso conferenze svoltasi a Parigi a Palais Matignon e nel Parlamento italiano, diventato nuovamente di attualità con il programma proposto dall’Unione europea per riscrivere il futuro delle istituzioni del nostro continente.

La Commissione continentale Europa e Africa del Nord si è impegnata a contribuire con proprie proposte da presentare alle istituzioni comunitarie per ricreare uno “spirito europeo” e per dare un senso al ruolo della cittadinanza europea, concetto che bisognerà perseguire, valorizzare e realizzare.

Il permanere della mancanza di un vero e riconosciuto diritto politico europeo, comporta un trattamento dei cittadini europei differenziato tra i vari stati con paesi, che ancora mantengono l’obbligo del permesso di soggiorno, anche per i cittadini comunitari. Importante è promuovere il coinvolgimento favorendo la partecipazione attiva di tutte le cittadine e di tutti i cittadini europei, soprattutto dei giovani con programmi che esaltino il senso e l’appartenenza comunitaria.

Progetti, proposte ed iniziative da mettere in campo a breve e medio termine sono stati presentati dai consiglieri presenti e dal Segretario Generale del CGIE, Michele Schiavone. Queste proposte saranno presentate all’intero Consiglio Generale degli Italiani all’Estero prossimamente per condividerle assieme al gruppo di lavoro, che è in fase di gestazione. Intanto la Commissione continentale Europa e Africa del Nord si è impegnata ad aprire un forum di discussione per coinvolgere le nostre comunità all’estero.

I riferimenti – conclude la nota – saranno formalizzati a breve nel portale e nella pagina Facebook del Cgie. (Inform/dip 25)

 

 

 

 

La crisi del lavoro

 

Il 2021 terminerà con una percentuale di disoccupazione non inferiore al 18 %; da aggiungere alla percentuale di chi, purtroppo, non ha mai trovato un lavoro. Anche nel primo semestre del prossimo anno, il valore tenderà a salire. Vedremo se, poi, l’UE saprà ridare fiducia alla produttività nazionale senza esose contropartite.

 

In sostanza, dietro la percentuale che abbiamo segnalato c’è il declino del nostro Paese. Si scrive, ma non sempre a ragione, che la "colpa” della crisi economica è correlata alla Pandemia che ha coinvolto, tragicamente, anche il nostro Paese.

 

 Da noi l’occupazione, ufficiale, non è stata mai piena. La percentuale dei senza lavoro ci ha sempre accompagnato. Prima della Crisi politica (2008/2015), i senza lavoro erano il 5,8% della potenziale forza occupazionale nella Penisola. Poi, la percentuale è aumentata. In questo 2021, è previsto un suo calo. Come a scrivere che, in ogni caso, la percentuale resterà a due cifre e con effetti negativi sulla vita di parecchie famiglie italiane che, con molto pudore, tentavano di tirare avanti senza indebitarsi più di tanto.

Per investire in produttività sarebbe fondamentale avere la compartecipazione dell’UE. Ora, non solo si sono perduti molti altri posti di lavoro, ma anche le strutture che potevano fornirli. Dall’emigrazione degli uomini, si passerà a quella delle aziende.

 

  In questo sistema tutto da rivedere, ci sono responsabilità recenti, ma anche remote. Il Coronavirus ha solo accelerato il problema. Ma la politica ha avuto la sua parte e i Governi che si sono succeduti hanno fatto il resto. In economia non ci sono vie di mezzo. I compromessi non reggono più. Lo abbiamo costatato da subito. Incirca un anno e mezzo, l’indice occupazionale è, progressivamente, calato e la flessione sembra continuare. Anche per la “messa in sicurezza” dei posti di lavoro che hanno un costo elevato. D’illusioni non ce ne facciamo e non siamo intenzionati a prospettarle. La crisi del lavoro resterà una realtà che sopravvivrà alla pandemia. Meglio essere concreti per evitare di fare un ulteriore “passo indietro”. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

MAECI. Confronto Confsal Unsa con PD Estero su criticità rete estera

 

Roma. Si è svolto nella giornata di ieri presso la sede del Nazareno un confronto tra CONFSAL UNSA Esteri ed i referenti del Pd competenti per l’estero, in primis l’On. Lia Quartapelle, membro della Commissione esteri della Camera dei Deputati, Luciano Vecchi, responsabile del Dipartimento esteri del PD e l’on. Fabio Porta, già parlamentare eletto nella Circoscrizione America Latina nelle precedenti legislature.

“Sono stati affrontati molteplici questioni afferenti la rete estera e gli evidenti limiti che attualmente la condizionano – ha sottolineato Iris Lauriola Segretario Nazionale della Confsal Unsa Esteri - a partire dalla penuria di personale e dalla carente capacità di programmazione assunzionale dimostrata negli ultimi 10 anni dall’Amministrazione. Infatti, abbiamo evidenziato come le autorizzazioni assunzionali sancite, in ultimo, nell’ambito dell’ultima legge di bilancio, sebbene siano state sbandierate come delle conquiste, serviranno ad integrare poche risorse umane, che andranno soltanto in parte a compensare le uscite causate dai pensionamenti, in uno scenario di pesante contrazione di organico, ridottosi nell’arco dell’ultimo quinquennio di circa il 50%”.

“Abbiamo ancora una volta evidenziato l’urgenza di intervenire sulla disciplina concorsuale per quanto attiene il personale a contratto attualmente operativo all’estero nella prospettiva di consentirne il passaggio nei ruoli organici mediante concorso ad hoc, - ha spiegato Lauriola - riproponendo la ratio della legge 442 del 2001 che, in uno scenario come quello attuale, consentirebbe di ottimizzare i tempi, coinvolgendo personale già formato e conoscitore di usi, lingua, costumi e dinamiche amministrative secondo un timing più ragionevole, bypassando le lungaggini amministrative che purtroppo continuano a caratterizzare le procedure concorsuali agli esteri e che, una volta espletate, consentiranno l’integrazione di nuovi profili comunque non prima di due anni con l’aggravio dell’onere della formazione e della definizione di un expertise che oggettivamente non può esserci subitaneamente nei neo-assunti”.

“Si è discusso dell’attuale veto sull’applicazione del POLA all’estero, in riferimento al quale abbiamo accolto la condivisione delle medesime nostre preoccupazioni da parte dei referenti del PD – continua Lauriola – questione sulla quale sarà prioritario intervenire già nell’ambito dei prossimi provvedimenti di matrice governativa”. “E’ stato affrontato anche il tema dei vaccini per i lavoratori della rete estera, in riferimento al quale urge un piano attuativo chiaro e armonico senza il quale ogni ragionamento teso alla ripartenza dell’economia italiana all’estero appare impensabile – ha sottolineato - unitamente alle questioni afferenti alla mancanza di una disciplina chiara ed omogenea in materia di sicurezza sanitaria correlata al rientro in Italia di cittadini italiani residenti nei Paesi extra Ue, su cui vi è frammentazione e discrezionalità normativa che compromettono vistosamente i diritti costituzionali dei nostri connazionali”.

Lauriola ha concluso: “Si guarda con attenzione ai provvedimenti attuativi del PNRR e ai prossimi provvedimenti in materia di pubblico impegno nella prospettiva di individuare, in condivisione con i referenti politici, un percorso che miri a rettificare le storture attualmente vigenti e consenta una reale rilancio del sistema paese oltre confine, che – stando le cose attuali – appare evidentemente impensabile”. Confsal Unsa Estero 28

 

 

 

 

Rapporto sui costi della legge 194: cinque miliardi in 40 anni  

 

Roma - Intorno ai 5 miliardi di euro. Dopo 42 anni e quasi 6 milioni di bambini abortiti in Italia, il gruppo di lavoro composto da economisti, medici e giuristi, con il patrocinio della Sibce (Società Italiana per la Bioetica e I Comitati Etici), dell'Aigoc (Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici), della Fondazione Il Cuore in una Goccia, e di Pro Vita & Famiglia, ha presentato, in una conferenza stampa che si è tenuta a Roma, presso la sala Giubileo della Lumsa, il primo rapporto sui costi di applicazione della legge 194/1978 "e individuato numerose crepe, lacune e contraddizioni della legge sull'aborto- spiega una nota- Come ci si addentra nel 'pianeta aborto', si scopre un abisso che separa la teoria dalla realtà".

"Tutto questo ha un costo, non solo in termini di vite umane, ma anche di relazioni, di equilibri sociali- si legge nel comunicato- Lo studio ha quantificato, attraverso una rigorosa analisi dei primi quarant'anni di applicazione della legge, il costo finanziario - peraltro sottostimato - sostenuto dalla collettività per la pratica abortiva, in un tempo, come il nostro, in cui le risorse economiche a disposizione del sistema sanitario risultano drasticamente limitate e che richiedono pertanto un'equa distribuzione sociale. Per produrre questa serie di oggettivi fallimenti i contribuenti italiani hanno dovuto impiegare ingenti risorse economiche. Si può stimare che nei primi quarant'anni di applicazione della legge il costo cumulato per il finanziamento degli aborti legali si sia aggirato appunto intorno ai 5 miliardi di euro (circa 120 milioni di euro all'anno), una somma che se fosse stata accumulata ogni anno, a fronte di un 'accantonamento' totale (in termini reali) di 4 miliardi e 847 milioni, sarebbe valutabile in un fondo che avrebbe maturato rendimenti per 6 miliardi e 362 milioni di euro fino a raggiungere una capitalizzazione totale di 11 miliardi e 209 milioni di euro".

Eppure, continua la nota, "nonostante questa storia fallimentare, non sembra ancora possibile una presa di coscienza collettiva di quel che ha comportato la legalizzazione e la gratuità della pratica abortiva nel nostro Paese. L'analisi proposta in questo rapporto dovrebbe viceversa fare sorgere quanto meno una domanda: perché a carico del contribuente?".

Alla fine della conferenza stampa è stato lanciato l'Osservatorio permanente sull'applicazione della legge 194 composto dal gruppo di lavoro sul report ma aperto ad enti, istituzioni e singole persone che vogliano aderire. L'Osservatorio "fornirà un servizio necessario e dovuto alla collettività, considerando in particolare quanto sia importante la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale- conclude il comunicato- specie in questo momento in cui la pandemia ha imposto ingenti sforzi in termini umani e monetari". Dire 25

 

 

 

Giornata Ambiente, l'usato aiuta a salvare il Pianeta

 

Ricerca condotta per Subito, nel 2020 risparmiati 5,4 mln ton CO2 con vendita oggetti seconda mano

L'usato fa bene all'ambiente. Comprare un oggetto di seconda mano significa allungarne la vita, alleggerendo le discariche e contribuendo a consumare meno risorse per produrne uno nuovo. E così facendo le emissioni di CO2 legate al processo di produzione e dismissione di un bene vengono azzerate. Una forma di economia circolare che porta a un risparmio economico e ambientale, quantificabile con il metodo Lca (Life Cycle Assessment). Secondo la ricerca Second Hand Effect 2020, condotta dall’Istituto Svedese di Ricerca Ambientale per Subito, e diffusa in vista della Giornata Mondiale dell'Ambiente, nel 2020 grazie alla vendita di quasi 26 milioni di oggetti su Subito sono stati risparmiati 5,4 milioni di tonnellate di CO2, pari al totale delle emissioni di anidride carbonica che 26.200 ettari di bosco assorbirebbero in un anno, più della superficie del comune di Parma.

 

La ricerca Second Hand Effect 2020, alla sua sesta edizione, ha calcolato l’impatto ambientale, ovvero il risparmio in termini di emissioni di CO2 e di materie prime, derivante della compravendita dell’usato su Subito. E a cosa corrisponde il risparmio di 5,4 milioni di tonnellate di CO2: vuol dire azzerare l’impatto ambientale di quasi 740.000 italiani in un anno, paragonabile a poco meno della popolazione della provincia di Lecce. Secondo la ricerca, infatti, l’impronta ambientale media di un cittadino italiano è di 7,3 tonnellate di CO2 l’anno. Se pensiamo invece all’inquinamento atmosferico delle nostre città, evitare l’emissione di 5,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica sarebbe come fermare totalmente il traffico di Roma per 16 mesi o ancora annullare 77 milioni di voli a/r tra Milano e Roma.

“Ogni volta che si sceglie di acquistare un oggetto usato invece di qualcosa di nuovo, che sia un mobile, uno smartphone o un paio di jeans, non si sta solo risparmiando denaro, ma si fa anche una scelta che aiuta l’ambiente - commenta Giuseppe Pasceri, Ceo di Subito - La second hand è un’abitudine quotidiana per oltre 23 milioni di italiani, che regala una seconda vita agli oggetti e che genera un impatto concreto e quantificabile sul benessere del nostro Pianeta. I 5,4 milioni di tonnellate di CO2 risparmiati nel 2020 sono merito degli utenti di Subito e dei loro 26 milioni di ‘piccoli gesti’ con cui hanno scelto un’economia partecipativa e sostenibile, combattendo il cambiamento climatico. Basta pensare che insieme è come se avessimo piantato un bosco grande quanto il Comune di Parma”.

Tra le categorie che generano un maggior 'second hand effect' c’è quella dei motori, che ha permesso il risparmio di 4.788.779 tonnellate di CO2 nel 2020. Seguono al secondo posto i prodotti e gli arredi del mondo casa e persona con le loro 461.517 tonnellate di CO2 risparmiate. Chiude il podio l’elettronica, che ha portato a un risparmio di 193.775 tonnellate di CO2, seguita da sport e hobby con 37.297 tonnellate di CO2.

Per quanto riguarda i singoli oggetti, quello con il peso ambientale maggiore è l’auto, pari a 2.800kg di CO2. Seguono tra i motori la moto (265kg di CO2) e lo scooter (190kg di CO2). Ma anche oggetti più semplici possono contribuire alla riduzione della nostra impronta ambientale: un pc usato fa risparmiare 270kg di CO2, un televisore 168 e uno smartphone 47. Una bicicletta corrisponde a 99kg di CO2. Infine, anche scegliere abbigliamento di seconda mano dà un contributo all’ambiente: basti pensare che una felpa “pesa” 10kg di CO2 e un paio di scarpe ben 19kg.

Comprando e vendendo usato, non si evitano solamente le emissioni di anidride carbonica ma anche l’estrazione e l’utilizzo di materie prime per produrre nuovi beni. Si calcola che nel 2020 la compravendita su Subito abbia fatto risparmiare oltre 2 milioni di tonnellate di acciaio, che corrispondono ad esempio a 26.800km di binari, come 3 volte la lunghezza della Transiberiana. O ancora 197mila tonnellate di alluminio, come non aver prodotto 13 miliardi di lattine di bibite e infine 310mila tonnellate di plastica, come aver risparmiato la produzione di 44 miliardi di sacchetti di plastica o di 5,8 miliardi di bottiglie di plastica da 2lt.

La Campania si conferma anche quest’anno come la regione più virtuosa, piazzandosi al primo posto con 846.650 tonnellate di CO2 risparmiate. Anche il secondo posto si trova una conferma anno su anno con la Lombardia e le sue 724.276 tonnellate, seguita dal Lazio con 567.108 tonnellate risparmiate. Chiudono la top 5 il Veneto con 489.550 tonnellate e la Sicilia, che registra 474.427 di CO2 risparmiate.

Per raccontare agli utenti l’impatto delle loro compravendite e la sostenibilità della second hand economy Subito ha inoltre creato una sezione Green all’interno di Subito Magazine e un video realizzato insieme a Valerio Lundini. Adnkronos 3

 

 

 

 

Come saremo?

 

Il primo semestre del ventunesimo anno del nuovo Millennio ha concentrato tutti i problemi socio/sanitari prevedibili, ma anche imprevisti. E’ cambiato il modo d’affrontare la vita che, da noi, non è stata mai “facile”. La Pandemia, accompagnata da una depressione economica drammatica, ci ha cambiato; anche non volendolo implicitamente. Il pessimismo, che è oggettivo realismo, ci ha condizionato, e continuerà a farlo, la vita. Sia biologica, sia sociale. Non è neppure accettabile di campare alla giornata perché potrebbe essere l’ultima. Per migliaia d’italiani è stato così.

 

 Accanto al dolore e alle precauzioni, assai arcaiche, per evitare il contagio virale, s’è evidenziato un tenore di vita, sempre più alla giornata, che andrà a condizionare il nostro futuro. Certamente, quello prossimo. Non a caso, dopo tanto “silenzio” irresponsabile, la politica è tornata alla ribalta; con proposte che saranno discusse, modificate e, magari, rifiutate. Il “teatrino” del potere è tornato in scena e in pompa magna. Mentre è sempre più difficile far fronte alle spese, definite “inderogabili”, ci sono le manifestazioni “pro” e “contro” un Esecutivo del quale il Primo Ministro è stato, per parecchio tempo, l’unica figura di spicco.

 

 Basta guardarci attorno: ci hanno tolto tutto e, ora, c’è prospettato un modo singolare di vita sociale; ma il contagio condiziona ogni possibile manifestazione collettiva. Questo sarà ricordato anche come l’anno delle “mascherine” facciali. Con tutte le difficoltà, prima, per trovarle. Dopo, per usarle nel modo corretto. In città girano figure mascherate. Si vedono, a ben osservare, solo gli occhi che, se sono la finestra dell’anima, esprimono proprio poco. Si avvicina l’estate. La natura, in apparenza, segue il suo regolare corso. Per gli abitanti della terra, resteranno attive limitazioni e consigli. Il tutto con la presa di coscienza di chi intenderebbe tornare a essere libero cittadino della Repubblica.

 Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Maeci. Il dibattito del 4° Tavolo tecnico sul turismo delle Radici

 

ROMA – Si è svolto online il Tavolo tecnico del turismo delle radici giunto nel 2021 alla quarta edizione. L’evento è stato organizzato dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del Maeci. In apertura del dibattito, moderato da Giovanni Maria De Vita Capo Ufficio I della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero, è intervenuto il Direttore Generale per gli Italiani all’Estero, Luigi Maria Vignali, che ha ricordato come dalla prima edizione del 2018 i partecipanti all’evento si siano quantomeno triplicati. “Il turismo delle radici è un punto di partenza per il rilancio dei territori e per la ripresa turistica in Italia: guardo soprattutto ai piccoli borghi che hanno affrontato la pandemia con maggiori difficoltà. Del resto i turisti italo-discendenti sono un bacino enorme di circa 80 milioni di persone. Almeno 10 milioni di queste persone venivano, prima della pandemia, ogni anno a visitare l’Italia con un indotto di 4 miliardi di euro”, ha spiegato Vignali evidenziando lo strumento della Guida alle radici italiane giunta alla seconda edizione: la prima riguardava Regioni come Puglia, Basilicata, Abruzzo ed Emilia Romagna; la seconda invece Calabria, Sicilia, Molise e Lombardia. “Non può essere un turismo improvvisato ma serve un’offerta strutturata: per far questo dobbiamo conoscere cosa chiede questo turista”, ha aggiunto Vignali ricordando lo strumento del questionario per avere un identikit del turista delle radici. Ringraziamenti sono andati all’Università della Calabria per aver lanciato il master di primo livello sulla formazione degli operatori e degli addetti destinati ad approcciarsi con il turista delle radici. Sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza .il Maeci aveva chiesto che la Farnesina avesse un proprio spazio per il turismo delle radici e “averlo inserito è stato un risultato straordinario”, ha rilevato con soddisfazione Vignali. “Con i fondi del PNRR – ha spiegato il Direttore Generale – faremo intanto attività di sensibilizzazione e formazione delle comunità locali sui territori, coinvolgendo anche unità sia in Italia che all’estero, grazie alla collaborazione del Cgie e dei Comites. Questa sarà un’importante attività di preparazione sempre per capire di cosa i turisti delle radici hanno bisogno.  Altro punto che vorremmo porre in essere è l’attività della ricerca genealogica che caratterizza il turista delle radici e rende particolarmente interessante un viaggio in Italia.  A questo scopo potremo prevedere il coinvolgimento delle anagrafi, dello stato civile , degli archivi, nonché degli uffici comunali e delle parrocchie. Insomma una ricerca storico genealogica. Poi – ha continuato Vignali – ci piacerebbe creare degli itinerari standard a cui abbinare delle esperienze personalizzate, ad esempio sviluppando un’applicazione particolare, e coprire con questi itinerari tutte le regioni italiane.  Quindi lo scopo è quello di guidare il turista alle esperienze più significative nelle varie ragioni. Vi è poi un quarto punto che vorremmo sviluppare che è quello della rete dei musei dell’emigrazione italiana. Il Museo dell’emigrazione italiana di Genova rappresenta il fulcro di questa attività, ha già attivato una rete locale: in questi luoghi il turista delle radici può ripercorrere la storia dell’emigrazione. Altro punto che ci piacerebbe sviluppare – ha aggiunto il Direttore Generale – è quello del passaporto delle radici italiani. Una specie di card che possa dare agevolazioni. Questa è una idea che abbiamo elaborato insieme al Cgie già da tempo e che prevede il coinvolgimento delle strutture che in Italia possono dare delle agevolazioni”. Vignali si è poi soffermato sulla possibilità di promuovere in questo contesto anche progetti ed esperienze di vacanza lavoro estivo in Italia.

“Tutto questo – ha concluso il Direttore Generale – necessita di una grande campagna di comunicazione che coinvolga i partner specializzati, dei testimonial, ad esempio attori cantati e uomini politici di origini italiane, ma anche i Comites e il Cgie. Ci piacerebbe infine promuovere, insieme al Ministero del Turismo e all’Enit, il 2023 come anno delle radici italiane”.

L’Assessore al Lavoro della Regione Sardegna, Alessandra Zedda, ha ricordato come la sua Regione investa molto negli emigranti avendo diverse comunità nel mondo “come fossero delle piccole ambasciate”. Il Progetto internazionale Casa Sardegna raccoglie eccellenze e sono il Cagliari Calcio e la Dinamo Sassari nel basket. Zedda ha ricordato l’appuntamento della Conferenza internazionale dell’emigrato a fine ottobre in Sardegna: “saremo impegnati a far rientrare quanto più possibile i nostri emigrati aderenti ai circoli e tutti coloro che si registrano per l’evento”, ha sottolineato l’Assessore. Alan Rizzi della Regione Lombardia ha sottolineato come anche questa realtà regionale sia impegnata nel turismo delle radici avendo un tasso di espatri molto alto. E’ stato anche ricordato il bando triennale del 2019 dedicato ai lombardi nel mondo anche per la valorizzazione dei luoghi e della cultura lombarda. Loredana Capone, Presidente del Consiglio della Regione Puglia, ha evidenziato come la sua Regione “creda fortemente nel potenziale del turismo delle radici gratificando non solo l’importanza dedicata al tema ma nella prospettiva di rendere più forti queste radici”. Michele Schiavone, Segretario Generale Cgie, vede nei punti evidenziati da Vignali il cammino svolto in comune con la Farnesina per questo progetto, integrando le attività specifiche rivolte agli italiani all’estero in quelle propriamente nazionali. “Sosteniamo con determinazione quanto presentato da Vignali perché questa programmazione diventerà argomento della IV Conferenza plenaria, per le politiche che andranno adottate nel prossimo triennio da Stato e Regioni”, ha commentato Schiavone facendo riferimento all’attesa Conferenza Stato-Regioni-Pa-Cgie. “Negli ultimi anni il numero degli italiani trasferitisi all’estero è aumentato in maniera spropositata. Attraverso queste azioni dobbiamo continuare a tenere vivi i legami tra i loro luoghi di nuova residenza ed i loro luoghi d’origine, con un programma di lavoro in grado di concorrere all’aumento del Pil del Paese. Nel riconoscere le proposte di lavoro di Vignali, ricordiamo anche i lavori preparatori adottati tramite sottoscrizione di accordi col mondo universitario e con l’Enit”, ha aggiunto Schiavone evidenziando il ruolo fondamentale di sostegno ai connazionali svolto dai Comites durante la pandemia. “Allo stesso modo potranno concorrere anche al turismo delle radici”, ha concluso Schiavone. Fausto Orsomarso, Assessore al Lavoro della Regione Calabria, ha segnalato il progetto ‘Calabria Terra dei Padri 2023’ legato all’internazionalizzazione che punta a valorizzare l’identità calabrese smontando anche alcuni pregiudizi.

Elena Di Raco, dell’Enit, ha ricordato come il turismo delle radici rappresenti una parte importante del nostro mercato turistico, con circa 10, 4 milioni di stranieri che visitano nel nostro Paese familiari ed amici. Di Raco ha inoltre segnalato come nonostante il calo dovuto alla pandemia anche grazie al turismo delle radici l’Italia abbia mantenuto capacità di attrazione. Evidenziata anche la necessità sia di elaborare innovative campagne promozionali per risponde alle nuove esigenze turistiche, sia  di valorizzare nuovi territori spesso meta del turismo delle radici.

Stefano Valdegamberi, consigliere regionale del Veneto, ha rievocato la platea assai vasta di veneti in giro per il mondo e di persone che quindi vengono in Italia a cercare le loro radici. “Bisogna percorrere la strada del turismo delle radici: in un mondo così globalizzato cresce la domanda d’identità”. Salvo Iavarone, Presidente di ASMEF, ha ricordato l’incontro nel 2017 tenuto alla Camera per fotografare l’opportunità di approfondire il tema delle radici e quindi nel maggio 2018 l’esordio del Tavolo tecnico. “Come ASMEF siamo ben attenti su questo tema, sul quale siamo molto attivi. Le Regioni sono fondamentali e riteniamo che il turismo di ritorno possa essere un grande progetto sociale”, ha spiegato Iavarone facendo presente che questo progetto potrebbe essere affiancato al tentativo di ripopolamento dei borghi storici. Marina Gabrieli, Presidente Raìz Italiana, ha espresso soddisfazione per il modo in cui l’interesse verso il turismo delle radici sia cresciuto in questi ultimi anni. “Tra le novità più importanti per Raìz Italiana c’è la partecipazione al master presso l’Università della Calabria e siamo orgogliosi di aver creato un legame tra le varie entità coinvolte nel progetto”, ha spiegato Gabrieli. “E’ una soddisfazione poter trasmettere le nostre competenze a chi poi lavorerà direttamente sui territori”, ha aggiunto Gabrieli anticipando l’imminente presentazione della seconda edizione della Guida alle radici italiane invitando le Regioni che ancora non lo avessero fatto a candidarsi per poter completare così la collana.

Tullio Romita, Direttore del master sul turismo delle radici promosso dall’Università della Calabria, considera il master un modo per condividere pubblicamente i risultati della ricerca universitaria il cui gruppo di lavoro specifico su questo tema esiste già da un ventennio. La prima pubblicazione risale al 2009 mentre l’ultima in ordine temporale è quella del novembre scorso. “Il master, internazionale, intende formare la figura di esperto nella gestione del turismo delle radici: per capire compiutamente certe dinamiche, tuttavia, l’operatore deve comprendere anche la dimensione esperienziale di questi turisti, andando a indagare in campo sociologico”, ha spiegato Romita.  Due sono le ricerche attualmente condotte sul tema, come ha ricordato il moderatore Giovanni De Vita (Dgit) : una dell’Università della Calabria e un’altra dell’Associazione AsSud. “Il turismo delle radici è un modo per dare risposte concrete ad aree non interessate dal turismo cosiddetto ‘mainstream’ e che può avere delle ricadute positive”, ha spiegato De Vita sottolineando l’importanza del mondo dell’associazionismo. La ricercatrice Sonia Ferrari ha ricordato le indagini condotte anche in Italia rivolte ad alcuni amministratori pubblici per far capire la conoscenza del fenomeno del turismo di ritorno a livello territoriale e regionale. La ricercatrice Ana Biasone dall’Argentina ha sottolineato come l’attenzione si sia concentrata sulle aspettative e sui bisogni dei turisti delle radici, ma anche sulla sostenibilità e sugli scenari post-Covid. “La maggior parte degli intervistati si era recato nel paese dei propri antenati”, ha spiegato Biasone. Il ricercatore Giuseppe Sommario dell’Associazione AsSud, ha ricordato la ricerca ‘Scoprirsi Italiani” dell’Osservatorio sulle Radici Italiane che si sta sviluppando attraverso numerosi seminari online: la ricerca sarà conclusa nei prossimi mesi e sarà riassunta in una pubblicazione in preparazione per l’anno prossimo. Il questionario dell’ORI, tradotto in sei lingue, ha riguardato circa 20mila ingressi da aree come America Latina, USA, Australia, Canada ed Europa. “Stiamo passando da un approccio spontaneo, perché i viaggi delle radici si sono sempre fatti, ad una maggiore consapevolezza con un salto di qualità”, ha spiegato Sommario sottolineando l’importanza di un approccio multidisciplinare e del legame da instaurare tra chi è partito e chi è rimasto.

Dal canto suo Pina Costa di Assocamerestero ha rilevato come le comunità italiane nel mondo abbiano mantenuto un legame forte con l’Italia sia per quanto riguarda il business che per il settore degli investimenti. Costa ha anche parlato della necessità di fornire al turista di ritorno nuove modalità di interazione volte alla valorizzazione dei prodotti tipici italiani.

Giovanna Di Biccari della pagina online ‘Amici di Orsara’ (Comune della Puglia) ha parlato della realizzazione di tour e visite ad Orsara. Diverse persone hanno chiesto dalle Americhe, interagendo con la pagina, di poter risalire alle proprie radici. Giovanni Cafiero, Presidente dell’Associazione ‘Rotta di Enea’, ha rievocato il mito ispiratore di Enea considerato come un migrante leggendario e di successo, invitando a sostenere anche l’archeologia.

E’ stata poi la volta dell’ingegnere Accardo della fondazione Siotto che sta portando avanti un progetto, finanziato dal Maeci, volto alla riscoperta delle comunità sarde nei paesi del nord Europa. In pratica la realizzazione di un documentario sugli emigrati sardi all’estero. Presente al Tavolo anche Emmanuel Maio di Eduitalia, un’associazione di scuole, accademie e università che offrono corsi per studenti stranieri. Maio ha ricordato la consistente richiesta di lingua e cultura italiana da parte di oriundi, soprattutto provenienti dagli Stati Uniti, che decidono di fare un’esperienza di studio in Italia. Massimo Lucidi del Premio “Eccellenza Italia” ha sottolineato come nel mondo che cambia l’Italia della cultura continui ad attrarre anche gli studenti stranieri con i suoi luoghi della memoria e del pensiero, ovvero i nostri borghi e le eccellenze del nostro paese. Realtà che devono essere raccontate con programmazione e momenti di raccordo.

Silvia Alciati, consigliera Cgie-Brasile, ha auspicato che il fenomeno del turismo delle radici possa essere quanto più conosciuto, avendo collaborato anche con il master universitario. Alciati ha altresì chiesto una maggiore sensibilità verso i problemi economici che si stanno vivendo in alcune zone dell’America Latina, che si potrebbe tradurre con una riduzione dei costi per partecipare alle diverse attività promosse su questo tipo di turismo. Alciati ha espresso soddisfazione per l’idea della tessera turistica al fine di creare le condizioni per delle agevolazioni. La consigliera ha poi ricordato l’importanza del ruolo dell’informazione e di un’esperienza quale quella del Seminario di Palermo tenutosi nel 2019 che è stato un punto di partenza per far conoscere a molti giovani il nostro Paese: due di questi partecipanti hanno deciso di rimanere in Italia a seguito dell’esperienza del Seminario. “Sono osservazioni pertinenti: se il turismo delle radici deve essere strumento di avvicinamento deve essere quindi anche considerata la politica dei prezzi individuando formule per agevolare il viaggio di chi ha minori possibilità economiche”, ha rilevato Giovanni Maria De Vita sottolineando a sua volta il ruolo dell’informazione nel far conoscere il turismo delle radici. Giuseppe Della Noce, Direttore Agenzia AISE, ha sottolineato come in questo caso sia importante fare divulgazione e pubblica utilità più che informazione in senso stretto. “Siamo a disposizione per collaborare con tutte le istituzioni, pensando insieme cosa possa essere realizzato per ogni tipo di iniziativa”, ha spiegato Della Noce.

Fiorello Primi, Presidente ‘Borghi più Belli d’Italia’, ha espresso soddisfazione per il fatto che questo tipo di turismo sia entrato nel PNRR. Primi ha evidenziato come attualmente siano stati ammessi nell’associazione 315 borghi italiani su circa 900 visitati in questi anni: questo per sottolineare il livello qualitativo richiesto per essere parte di questa eccellenza. Primi ha però evidenziato difficoltà nei piccoli borghi relative al recupero delle abitazioni e per esempio all’accesso a strumenti come il cosiddetto ‘ecobonus’ per ragioni pratiche, burocratiche e legislative. A tal proposito De Vita ha rilevato come certamente ricopra un’importanza centrale la questione dell’adeguamento delle infrastrutture che riguarda il recupero delle aree dei centri abitati, il sistema dei trasporti e la stessa qualificazione professionale. “Con il master del turismo delle radici – ha aggiunto De Vita – noi assistiamo al sorgere di nuove professioni che devono essere riconosciute per poter avere una loro operatività sui territori”. Saverio Lamiranda, Presidente dell’Associazione per il Turismo Rurale ‘Terre di Aristeo’, ha rievocato il dramma dello spopolamento dei borghi soprattutto in zone come la Lucania. “Dobbiamo far diventare i nostri territori destinazioni turistiche”, ha spiegato Lamiranda auspicando la possibile ripartenza del turismo partendo dai lucani all’estero. Evidenziata inoltre la necessità di far diventare cittadini attivi i lucani all’estero per la rigenerazione dei borghi attraverso la creazione di piazze virtuali. Giovanna Giordano, Presidente del Comites di Montréal, ha parlato di diversi giovani che hanno voglia di tornare nei luoghi d’origine, raccontati nelle storie narrate dai nonni. “Sarebbe importante realizzare un tavolo così proprio con i giovani per capire di più perché non ritornano, quali sono le difficoltà” ha rilevato Giordano sottolineando sia la forte vicinanza dei giovani ai loro borghi d’origine, sia l’importanza del Seminario di Palermo per l’avvicinamento delle nuove generazioni.

Vittorio D’Alessio, Sindaco di Mercogliano (Provincia di Avellino), ha annunciato l’istituzione di una consulta per il patrimonio identitario ed etnografico volto a ricostruire le relazioni con il territorio, ricco di esperienze e specificità. De Vita ha sottolineato come il turismo delle radici sia un viaggio particolare per il quale bisogna riflettere su quali siano le reali aspettative di chi lo compie. Il docente Riccardo Giumelli dell’Università di Verona ha ricordato il lavoro portato avanti dell’Osservatorio delle Radici Italiane per ricostruire la figura del turista delle radici con il contributo della Farnesina. “Il turista delle radici c’è sempre stato ma ora c’è una consapevolezza diversa”, ha spiegato Giumelli evidenziando come il target di riferimento sia quello di 80 milioni di italo-discendenti nel mondo. Laura Schiff della Regione Emilia Romagna ha ricordato come il Ministero del Turismo abbia rifinanziato un piano di promozione turistico, designando tre regioni capofila per altrettanti progetti di sviluppo territoriale: il progetto ‘borghi e paesaggi’ vedrà coordinatrice l’Emilia Romagna, il progetto ‘cammini ed enogastronomia’ sarà guidato dall’Umbria, infine ‘turismo attivo e sostembile ’ vedrà come capofila le Marche. Il piano, che sta per partire, sarà concentrato nel portale viaggio-italiano.it che già racchiude circa mille borghi. De Vita ha definito questi progetti “molto concreti e incentrati sui borghi che sono realtà da mettere al centro per qualsiasi iniziativa sul turismo delle radici”. Rosa Quaranta della Regione Puglia ha invitato a coinvolgere l’Anci e quindi i Comuni “in questa partita del turismo di ritorno che si gioca molto sul tipo di collaborazione con gli enti territoriali nella ricostruzione di questa particolare connessione con i nostri oriundi all’estero”. De Vita ha ricordato che l’Anci è sempre stato un partner fondamentale per qualsiasi iniziativa di successo in questo settore. E’ poi intervenuta Antonella Perri dell’Università della Calabria, autrice del volume dal titolo “Il turismo della Radici”, un momento di riflessione su alcuni dei risultati più rilevanti prodotti nell’ambito dell’attività di ricerca del Centro di studi sul turismo dell’Università della Calabria. Perri ha sottolineato come le ricerche abbiano evidenziato una forte correlazione fra sviluppo del turismo residenziale delle abitazioni private e l’ampliamento del turismo delle radici. Tiziana Nicotera dell’Università della Calabria ha sottolineato l’importanza in questo ambito del ruolo dei comuni che sono stati anche oggetti di studio. Nicotera si è inoltre soffermata su un nuovo studio portato avanti sugli effetti del turismo delle radici sul tessuto socio culturale locale in termini di sostenibilità socio-culturale e quindi non in termini solamente ambientali ed economici. “Il turismo delle radici – ha aggiunto Nicotera – se gestito in modo corretto può avere un impatto positivo e rilevante sul tessuto socio culturale locale”.

Amira Giudice, studentessa italo-argentina del master sul turismo delle radici dell’Università della Calabria, ha ricordato che un terzo degli iscritti al corso sono residenti all’estero in particolare nelle Americhe. Scopo del master è offrire agli studenti gli strumenti necessari per organizzare i viaggi delle radici in modo compatibile con tutte le difficoltà che si possono incontrare. (Simone Sperduto, Inform/dip 28)

 

 

 

Ferie e documenti. Prorogati quelli di identità

 

La programmazione delle ferie estive da parte dei nostri connazionali e il primo ritorno in Italia dopo il lungo periodo di sospensione della mobilità internazionale trovano nella situazione dei servizi consolari una remora pesante e difficile da superare. I tempi degli appuntamenti con gli uffici consolari e del disbrigo delle pratiche si sono progressivamente dilatati, rendendo vano in molti casi il tentativo di rinnovare documenti indispensabili, come i passaporti e le carte di identità.

 

La proroga al 30 settembre della validità dei documenti di identità non risolve la questione sia perché riguarda solo la funzione di identificazione delle persone e non quella dell’attraversamento delle frontiere sia perché nella maggior parte dei casi i primi appuntamenti disponibili con gli uffici sono concessi proprio per i mesi di settembre/ottobre.

 

Su questa difficile situazione ho interrogato la Ministra dell’Interno per fare in modo che a coloro che avranno la possibilità di richiedere il rinnovo della carta di identità direttamente nei comuni di rispettiva iscrizione AIRE sia data la carta di identità elettronica, già in distribuzione in Europa. Questo per evitare inutili e costose duplicazioni e per fare in modo che i connazionali siano dotati di un documento richiesto per una serie di importanti adempimenti nei paesi di residenza, come l’accensione di un mutuo in banca, la richiesta di carte telefoniche e altro ancora.

 

Ho rivolto la stessa interrogazione al Ministro degli esteri per sapere se non intenda mettere in campo uno sforzo straordinario per assicurare una più adeguata attivazione dei servizi consolari dopo le misure restrittive imposte dalla pandemia.

 

La preoccupazione che accompagna l’offerta dei servizi ai connazionali mi ha indotto infine a partecipare all’incontro a distanza con i comitati di difesa dei consolati onorari delle isole Canarie, una realtà che vede una crescente presenza di italiani sia stabilmente residenti che presenti per ragioni turistiche. Nell’occasione, oltre a una sincera e doverosa solidarietà, ho espresso la mia completa disponibilità a cercare, assieme agli altri eletti all’estero presenti, le soluzioni più efficaci per rispondere alle esigenze di quei connazionali.  

 

Il REM prorogato fino a settembre

Il Decreto “Sostegni bis” - che stanzia 40 miliardi per le imprese e le famiglie e che dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è ora al vaglio della Camera dei deputati - ha prorogato di ben 4 mesi il Reddito di emergenza.

 

Infatti per l’anno 2021 sono riconosciute, su domanda, ulteriori quattro quote del REM relative alle mensilità di giugno, luglio, agosto e settembre.

 

Attenzione: le domande per le nuove quote di REM dovranno comunque essere presentate all’Inps entro il 31 luglio tramite modello di domanda predisposto dal medesimo Istituto e presentato secondo le modalità stabilite dallo stesso.

 

Gli oneri della ulteriore proroga ammontano a circa 884 milioni di euro. Il Reddito di emergenza è una misura di sostegno ai nuclei familiari in condizioni di necessità economica in conseguenza dell’emergenza epidemiologica.

 

Tale beneficio varia ai 400 agli 800 euro mensili a seconda del valore assegnato ad ogni composizione familiare. Il Rem è subordinato alla residenza in Italia ma a differenza del Reddito di cittadinanza i richiedenti non devono far valere periodi di residenza pregressi (infatti per il diritto al Rdc bisogna invece far valere 10 anni di residenza in Italia di cui due immediatamente prima della presentazione della domanda: requisito questo che ha escluso dal Rdc praticamente tutti gli iscritti all’Aire che rientrano in Italia).

 

Quindi gli italiani all’estero iscritti all’Aire i quali stanno in questo periodo rientrando in Italia potrebbero usufruire del Rem nel momento in cui riacquisiscono la residenza in Italia.

 

Il Rem spetterà ai nuclei familiari che soddisfino contestualmente i seguenti requisiti: a) il richiedente deve risultare residente in Italia; b) deve avere un reddito familiare complessivo inferiore all’importo riconosciuto come Rem (importo che varia a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare); c) l’Isee del nucleo familiare deve essere inferiore a 15.000 euro; d) un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all'anno 2020 inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000. Tale massimale è incrementato di 5.000 euro in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza; e) non essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore a determinati importi né di rapporto di collaborazione coordinata e continuativa; f) non essere titolari di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell'assegno ordinario di invalidità; g) non essere percettori di reddito di cittadinanza.

 

Noi come al solito consigliamo di rivolgersi ad un Istituto di Patronato di fiducia o ad un Caf, visto anche che si deve utilizzare una complessa procedura telematica disponibile sul sito web dell’Istituto.

Angela Schirò, dip  31

 

 

 

 

Informare i comuni sull’esenzione Imu per i pensionati Aire

 

ROMA - Il Ministero dell’economia potrebbe “emettere una circolare” da indirizzare ai comuni per “chiarire l'effettivo diritto dei pensionati AIRE” di usufruire dell’esenzione fiscale al 50 per cento sull'IMU sulla prima casa di proprietà in Italia. È quanto sostiene Mauro Marino, senatore di Italia Viva, che, insieme alla collega Laura Garavini, ha presentato una interrogazione al ministro Franco.

“A partire dal 2021, - ricorda il senatore nella premessa – l'esenzione fiscale al 50 per cento sull'IMU sulla prima casa di proprietà in Italia dei pensionati AIRE è resa possibile dall'art. 1, comma 48, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021), che recita testualmente: "A partire dall'anno 2021 per una sola unità immobiliare a uso abitativo, non locata o data in comodato d'uso, posseduta in Italia a titolo di proprietà o usufrutto da soggetti non residenti nel territorio dello Stato che siano titolari di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l'Italia, residenti in uno Stato di assicurazione diverso dall'Italia, l'imposta municipale propria di cui all'articolo 1, commi da 739 a 783, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, è applicata nella misura della metà e la tassa sui rifiuti avente natura di tributo o la tariffa sui rifiuti avente natura di corrispettivo, di cui, rispettivamente, al comma 639 e al comma 668 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, è dovuta in misura ridotta di due terzi"”.

“In base a tale norma, - continua Marino – possono beneficiare dell'esenzione del 50 per cento dell'IMU i percettori di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l'Italia, residenti all'estero, a prescindere dalla nazionalità, che siano proprietari di immobile in Italia (vale solo per un'unità immobiliare a uso abitativo), non locata o data in comodato d'uso ed a prescindere dal Paese di residenza "residenti in uno Stato di assicurazione diverso dall'Italia"; per "pensione in regime di convenzione internazionale" si intende una pensione maturata tramite la totalizzazione di contributi versati in Italia con quelli versati all'estero in un Paese convenzionato, comunitario ed extracomunitario”.

Il senatore riporta, quindi, che “diversi connazionali segnalano problemi con i loro comuni di residenza in Italia, che si rifiuterebbero di riconoscere il diritto all'esenzione IMU, obiettando il concetto di "pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l'Italia", escludendo, in base a quanto riferito da alcuni siti di informazione fiscale on line, la possibilità dell'esenzione per i cittadini di svariati Paesi, a loro parere preclusi dalla convenzione internazionale; l'INPS, secondo quanto riportato sul sito ufficiale, indica, in relazione alla domanda di "pensione in regime di convenzione internazionale", i lavoratori comunitari, extracomunitari (dipendenti pubblici e privati), che abbiano maturato periodi assicurativi in Italia, in stati membri dell'Unione europea, negli Stati SEE (Norvegia, Islanda e Liechtenstein) e in Svizzera o in Stati extracomunitari”.

Inoltre, aggiunge Marino, “alcuni consulenti fiscali hanno diffuso un'interpretazione errata della legge, inducendo alcune Amministrazioni a mettere in discussione il diritto di esonero dei connazionali”.

Per questo, il senatore chiede al Ministro “se non ritenga opportuno emettere una circolare rivolta alle amministrazioni comunali e finalizzata a chiarire l'effettivo diritto dei pensionati AIRE di usufruire dell'agevolazione prevista dall'art. 1, comma 48, della legge n. 178 del 2020”. (aise/dip 28) 

 

 

 

 

Elezioni Comites il 3 dicembre: vota solo chi farà domanda

 

ROMA – A “L’Italia con Voi” è intervenuto Benedetto Della Vedova, Sottosegretario agli Esteri con delega agli italiani nel mondo, per parlare del suo impegno per le nostre comunità e dei progetti per promuovere la cultura e la lingua italiane oltre i confini nazionali. “Per me questa è una grande responsabilità; tra l’altro vengo da una famiglia che, come molte altre, ha conosciuto il fenomeno dell’emigrazione. I nostri connazionali ci chiedono di tenerli legati al Paese attraverso i servizi offerti dagli oltre 200 uffici tra Ambasciate e Consolati, tenendo viva la loro italianità tramite gli Istituti di Cultura. Gli italiani all’estero sono una grande risorsa, sia quelli di vecchia che quelli di nuova emigrazione”, ha spiegato Della Vedova ricordando la partecipazione alla plenaria CGIE della settimana scorsa che ha avuto per argomento principale la preparazione delle elezioni del rinnovo dei Comites, fissate al 3 dicembre prossimo. “C’è una legge che prevede che il prossimo 3 dicembre ci saranno queste elezioni: tutti gli iscritti all’Aire potranno partecipare alle elezioni e faremo di tutto per facilitare e aumentare nel numero la partecipazione”, ha aggiunto Della Vedova esprimendo ottimismo passando poi alla controversa questione dell’inversione dell’opzione di voto. “La legge prevede che gli iscritti Aire, per partecipare al voto, debbano fare richiesta di ricevere la scheda elettorale per posta. Faremo in modo, tramite la rete diplomatico-consolare ed i media, di informare le comunità rendendo così anche la ricezione della scheda più semplice. Sarà inoltre sperimentato il voto telematico che, in prospettiva, potrebbe essere importante per affiancare quello tradizionale. L’obiettivo è garantire la partecipazione tanto dei più anziani quanto dei più giovani. Credo che la partecipazione sia un modo per tenere viva la presenza degli italiani all’estero”, ha precisato il Sottosegretario che per quanto riguarda le politiche di Governo si è focalizzato su elementi legati al piano straordinario di investimenti e riforme, tramite il fondo europeo di 750 miliardi dei quali circa 200 destinati all’Italia.

“Uno degli elementi sui cui puntare è fornire agli italiani emigrati un’opzione per rientrare e avere la cosiddetta emigrazione circolare; un secondo elemento è quello del turismo delle radici cioè strutturare l’offerta di servizi turistici per un bacino potenziale di 80 milioni di persone di origini italiane alla ricerca delle proprie radici”, ha proseguito Della Vedova evidenziando come nel continente americano molte persone, anche assai influenti, abbiano origini italiane. Su lingua e cultura italiana, il Sottosegretario ha rievocato il concetto di “promozione integrata” . “Certamente l’obiettivo è anche quello di promuovere le aziende ed i prodotti italiani all’estero. Il concetto di promozione integrata implica far conoscere anche i valori dell’industria italiana insieme a quelli della storia, del design, dell’arte e della musica lirica. Stiamo aumentando la rete degli Istituti di Cultura: il nostro è un ‘soft power’ nel senso che non siamo una grande potenza militare ma siamo una grande potenza culturale e abbiamo un’immagine positiva nel mondo”, ha sottolineato Della Vedova concludendo con il ricordo dei 700 anni della morte di Dante quale emblema della lingua italiana. (Inform/dip 24)

 

 

 

 

La gratitudine

 

Con gli anni, ci siamo resi conto che i Lettori, che seguono le nostre meditazioni dall'Italia, stimano il nostro modo d’esporre i fatti nazionali senza commentarne le responsabilità che, comunque, ci sono. Effettività che abbiamo fatto nostra dal 1961. Cioè da quando abbiamo iniziato a scrivere anche per i Connazionali all’estero sul mensile d’informazione “Il Futuribile”. Oltre sessant’anni di volontariato pubblicistico che, spesso, s’è mutato in “opinione”. Di cui quarantacinque condivisi col mensile “Corriere d’Italia”.

 

Il nostro incontro, con gli ideali che ci accomunano, ha consentito di rafforzare lo spirito d’appartenenza a un’italianità mai trascurata. Ieri, come oggi. Questa Pandemia, tra l’altro, ha rinforzato il nostro spirito d’appartenenza.

 

 Sono trascorsi sessant’anni dal nostro esordio giornalistico. A quel tempo, tutto sembrava raggiungibile e molte speranze concretabili. Poi, la realtà ci ha insegnato che la “vita” è assai più complessa. In questo complesso 2021, più che per il passato.  C’è, però, chi s’è ricordato del nostro percorso informativo e ci ha invitato ad andare avanti; nonostante i “problemi” di quest’anno complicato e funesto. Ne prendiamo atto pubblico e auspichiamo d’essere ancora al nostro posto quando, sconfitto il Covid-19, saremo, finalmente, in grado di verificare come, nel frattempo, andrà a modificarsi il dispositivo politico nazionale. Matureranno, ne siamo certi, i tempi per una “rappresentatività” molto più coerente. Sicuri in questa certezza, andiamo avanti con la gratitudine d’essere stimati per quello che vagliamo. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

La lettera dell’on. Garavini

 

Ci siamo. Finalmente le cose iniziano ad ingranare. Le vaccinazioni procedono a ritmo spedito. E si può tornare a viaggiare in sicurezza. Un primo spiraglio di normalità. Ed un assaggio della rinascita che ci attende nei prossimi mesi. Con l’arrivo delle risorse europee che potremo investire al meglio grazie ad un Piano di ripresa e resilienza, competitivo. Ambizioso. All’altezza dell’Italia e dell’Europa del domani. Ne ho parlato, intervenendo al dibattito ‘Post Covid. L’Europa tra noi’ promosso dall’associazione Agorà.

 

Vaccini agli Aire. Regioni al via

Sono contenta del risultato raggiunto. Dopo insistenti richieste, oggi anche gli iscritti Aire sono inclusi nella campagna nazionale per la vaccinazione. Il ché significa che anche gli italiani residenti all’estero che si trovano temporaneamente in Italia possono vaccinarsi prenotandosi nella propria regione di origine, seguendo le modalità previste da ognuna. Un risultato non scontato, per il quale ci sono volute settimane di impegno personale e corale, come Italia Viva tutta. Vaccinarsi tutti, significa ripartire prima. E meglio.

 

Torniamo a viaggiare

Se c’è un aspetto che può renderci ottimisti in questo periodo è la possibilità di tornare a viaggiare. In sicurezza. Anche grazie all’emissione del green pass. Uno strumento molto utile, che consentirà di muoversi liberamente in Europa a coloro che si sono vaccinati o che sono guariti dal covid entro i sei mesi precedenti. O che abbiano effettuato un tampone molecolare o antigenico nelle ultime 48 ore. Insomma una bella notizia per la mobilità e per l'Unione europea tutta. Ripartire vuol dire essere più vicini. Più liberi. In una parola, più europei. Come ho detto in questa breve intervista. Trovate qui tutte le info utili su che cos’è il green pass e come ottenerlo.

 

Rivoluzionare il Paese partendo dalla parità di genere

Se vogliamo rifondare l’Italia, non possiamo che partire dalla parità di genere. Chi mi conosce, chi mi segue da tempo, sa che mi impegno in questo ambito da oltre dieci anni ormai. Ossia da quando presentai per la prima volta il mio disegno di legge per l’attribuzione del cognome materno ai figli. Che riconosce anche alle madri il diritto di trasmettere il proprio cognome, scegliendo se dare quello materno, quello paterno o entrambi. Esattamente come giä avviene in gran parte d’Europa. In questi giorni la ministra alle Pari opportunità e alla Famiglia, Elena Bonetti, ha confermato che si tratta di una priorità per il suo dicastero. E che solleciterà il Parlamento ad approvare questa legge. I tempi sono più che maturi. È ora di affermare una parità di genere che parta già dall’interno delle mura domestiche.

 

L’esenzione Imu per i pensionati Aire è un diritto. Ecco come farlo valere

Ahimè ancora una volta diversi comuni di residenza in Italia fanno storie a riconoscere l’esenzione IMU. Hanno diritto all’esenzione del 50% sull’Imu e dei due terzi sulla Tari, quei pensionati Aire che siano possessori di un immobile in Italia che prendono una pensione in pro-rata, cioè calcolata attraverso la somma dei periodi contributivi maturati in almeno un altro paese, oltre l’Italia. Indipendentemente dal paese. Per dissipare ogni dubbio ho presentato un’interrogazione al ministero dell’Economia e delle Finanze affinché mandi una circolare chiarificatoria ai Comuni. A questo link trovate tutte le info e le leggi utili da poter mostrare al vostro Comune Aire, nel caso neghi l’agevolazione.

 

Buchi normativi in certi paesi indeboliscono la lotta alle mafie

La criminalità organizzata, sempre più globale, si sconfigge solamente con la collaborazione delle forze inquirenti dei diversi Stati e con leggi antimafia armonizzate a livello internazionale. Soprattutto in materia di anti-riciclaggio e di confisca dei beni mafiosi. Altrimenti le mafie rischiano di approfittare di buchi normativi di determinati paesi, per incrementare proprio lì i propri affari. Come avvenuto per anni in Germania. Adesso invece si stanno riscontrando primi risultati positivi grazie alla confisca dei beni ai mafiosi. Ne ho parlato in un’intervista al secondo canale della Tv tedesca Zdf.

 

Israele e Palestina, due popoli per i quali si deve lavorare per l’amicizia

Abbiamo ancora negli occhi le immagini drammatiche delle recenti esplosioni del conflitto tra Israele e Palestina. Due popoli in guerra perenne. Che sanno bene però, come le conseguenze dell’odio ricadano su entrambi. L’ho detto intervenendo in Senato e ne ho parlato in questo mio articolo sul Riformista. Sostenendo come l’unica via per promuovere una pace duratura, continui ad essere il principio dei due popoli in due Stati. Un principio che va perseguito.

 

Viva la Repubblica!

È una festa speciale. Che ci aiuta a ricordare come la nostra Repubblica, quel lontano 2 giugno del 1946, sia nata in seguito ad un periodo di forti divisioni. Di conflitti. Di violenza. Anche oggi veniamo tutti chiamati a lottare, ogni giorno, a tutela della democrazia. Contro i fenomeni di odio. E sono particolarmente felice di poterlo fare anche in veste istituzionale, come nuova componente della commissione parlamentare Segre contro i fenomeni di discriminazione. Lo sforzo democratico che ha portato i padri costituenti a superare ogni barriera deve esserci di ispirazione anche oggi. Partiamo da quel sentimento di unione e condivisione per rifondare l’Italia e l’Europa del domani.

A tutte e tutti voi, buon 2 giugno.Viva l’Italia! Viva la Repubblica!

On. Laura Garavini, dip 2

 

 

 

 

Corte dei Conti: in aumento i laureati che lasciano l’Italia (in 8 anni +41,8%)

 

ROMA – In Italia, la quota dei giovani adulti con una laurea è aumentata costantemente durante l’ultimo decennio, ma resta comunque inferiore rispetto agli altri Paesi dell’OCSE. Tale fenomeno è riconducibile sia alle persistenti difficoltà di entrata nel mercato del lavoro sia al fatto che il possesso della laurea non offre, come invece avviene in area OCSE, possibilità d’impiego maggiori rispetto a quelle di chi ha un livello di istruzione inferiore. E le limitate prospettive occupazionali, con adeguata remunerazione, spingono sempre più laureati a lasciare il Paese (+41,8% rispetto al 2013).

E’ quanto emerge dal Referto sul sistema universitario 2021 approvato dalle Sezioni riunite della Corte dei Conti che approfondisce finanziamento, composizione, modalità di erogazione della didattica, offerta formativa e ranking delle università italiane (98 atenei di cui 67 statali, che comprendono 3 Scuole Superiori e 3 Istituti di alta formazione, nonché 31 Università non statali, di cui 11 telematiche), ricordando che l’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) ha fatto emergere giudizi di qualità elevati in prevalenza per le università del Nord del Paese rispetto a quelle del Sud e criticità per le telematiche.

Nell’osservare il mancato accesso o l’abbandono dell’istruzione universitaria dei giovani provenienti da famiglie con redditi bassi, la Corte attribuisce la circostanza, oltre che a fattori culturali e sociali, al fatto che la spesa per gli studi terziari, caratterizzata da tasse di iscrizione più elevate rispetto a molti altri Paesi europei, grava quasi per intero sulle famiglie, vista la carenza delle forme di esonero dalle tasse o di prestiti o, comunque, di aiuto economico per gli studenti meritevoli meno abbienti. E’ questo un aspetto che, per la magistratura contabile, richiede un’opera di aggiornamento e completamento dell’attuale normativa per dare piena attuazione alla disciplina del diritto allo studio con la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e l’attivazione degli strumenti per l’incentivazione e la valorizzazione del merito studentesco.

Il referto evidenzia, inoltre, profili di criticità nell’ambito della ricerca scientifica in Italia con particolare attenzione a quella del settore università: “nel periodo 2016-2019 l’investimento pubblico nella ricerca appare ancora sotto la media europea”, mentre le attività di programmazione, finanziamento ed esecuzione delle ricerche si caratterizzano “per la complessità delle procedure seguite, la duplicazione di organismi di supporto, nonché per una non sufficiente chiarezza sui criteri di nomina dei rappresentanti accademici in seno ai suddetti organismi, tenuto conto della garanzia costituzionale di autonomia e indipendenza di cui all’art. 33 della Costituzione”. In più, la notevole percentuale del lavoro precario nel settore della ricerca determina la dispersione delle professionalità formatesi nel settore.

Risultano, poi, ancora poco sviluppati i programmi di istruzione e formazione professionale, le lauree professionalizzanti in edilizia e ambiente, energia e trasporti, ingegneria, e mancano i laureati in discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e questo incide negativamente sul tasso di occupazione.

Per quanto riguarda la collaborazione tra università e settore produttivo privato, invece, appare positivo il ruolo svolto da uffici per il trasferimento tecnologico e imprese spin off, con un notevole incremento della spesa per la protezione della proprietà intellettuale, più che raddoppiata nel quadriennio 2016-2019, come è quasi raddoppiato il numero dei brevetti concessi riconducibile alle attività di ricerca delle università italiane, rendendo, con ciò, pienamente evidente, anche in chiave prospettica, il ruolo che le strutture di trasferimento tecnologico possono svolgere per lo sviluppo economico del Paese.

In relazione agli aspetti finanziari emerge, infine, che il fondo per il finanziamento ordinario (FFO), il cui ruolo di finanziamento primario ha dispiegato i propri effetti anche con riferimento alla necessità di far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19 “rappresenta la quota più significativa a carico del bilancio statale per le spese per il funzionamento e per le attività istituzionali delle Università”. (Inform/dip 30)

 

 

 

 

Commissione Lingua e Cultura: audizioni degli Enti gestori/promotori di lingua e cultura italiane

 

ROMA – I Consiglieri del Comitato di Presidenza e della Commissione Lingua e Cultura del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero hanno programmato – informa una nota – una serie di audizioni con gli Enti Gestori/promotori della lingua e della cultura italiane, che operano in tutti gli angoli del mondo dove vivono e lavorano le nostre comunità.

Le audizioni sono finalizzate a conoscere lo stato di avanzamento e di applicazione della nuova Circolare del MAECI 3/2020, di riferimento per le attività formative nel quadro dell’insegnamento della lingua italiana e i programmi culturali integrati nella proiezione internazionale del sistema paese.

In questo periodo di grandi cambiamenti e di incertezze, caratterizzato da nuove mobilità questi incontri con gli operatori scolastici servono – si legge nella nota –  a far sentire la vicinanza delle nostre istituzioni con chi è impegnato spesso in condizioni difficili per semplificare la nuova circolare, ma in particolare per sostenere la promozione della nostra lingua e cultura nel mondo.

Di recente – prosegue la nota – si sono già svolte due audizioni con gli Enti Gestori/promotori dell’Australia e del Sud America, oggi in videoconferenza è programmata la terza con gli operatori in Europa.  Durante l’incontro, al quale parteciperanno numerosi presidenti degli EntI gestori/promotori, la IV Commissione Lingua e Cultura del CGIE si metterà in ascolto per acquisire gli elementi positivi e le difficoltà con cui essi vengono messi a confronto.

Da quasi un anno c’è stato un cambio nella normativa ed è stata avviata una nuova e interessante sfida che auspicabilmente rafforzerà l’offerta culturale e formativa all’estero. Perciò queste audizioni sono seguite con interesse anche dai funzionari della Direzione Generale Sistema Paese, con la quale il CGIE ha avviato un confronto e un dialogo propedeutico ad una migliore applicazione della circolare 3/2020. L’ultima audizione degli Enti è programmata per la prima settimana di giugno con i rappresentanti dei paesi anglofoni e extra europei.

C’è consapevolezza che in questo momento storico la diffusione della lingua e cultura italiana sono uno strumento eccezionale di promozione del nostro paese, attraverso il quale potrà riprendere lo slancio della conoscenza e del sapere, ma anche l’arte, il commercio, la ricerca, la politica e quanto appartiene alla galassia dell’italianità nel mondo. Il CGIE con la Commissione Lingua e Cultura si vuole impegnare – conclude la nota – a promuovere queste potenzialità, rafforzarle e integrarle nei programmi del nostro sistema paese. (Inform/dip 25)

 

 

 

 

Giuseppe Stabile (Cgie) sulle nuove disposizioni in materia di IMU per i pensionati residenti all’estero

 

“Chiarirsi prima di poter chiarire – è quanto esprime il consigliere Cgie Spagna e Portogallo, Giuseppe Stabile – a seguito delle note stampa di alcuni parlamentari volte a fornire rassicurazioni –  “che parrebbero errate’’, continua Stabile – sull’estensione anche ai Paesi comunitari della platea di pensionati residenti all’estero beneficiari dello sconto previsto dalle nuove disposizioni in materia di IMU, previste dal comma 48, dell’unico articolo, della Legge 30 dicembre 2020, n.178.

Stante quanto riferiscono i medesimi parlamentari, la problematica è emersa a seguito del diniego di alcuni comuni di applicare la riduzione, obiettando sul concetto di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l’Italia e segnalando l’esistenza di alcuni siti di informazione fiscale on line che escludono questo regime come possibilità. Una cosa deve essere estremamente chiara – aggiunge Stabile – è proprio l’INPS che conferma come la domanda di pensione in regime di convenzione bilaterale non può che riferirsi esclusivamente agli Stati con i quali l’Italia ha stipulato Accordi/Convenzioni bilaterali di sicurezza sociale e «non ai Paesi comunitari», mentre i regolamenti comunitari prevedono la possibilità di sommare la contribuzione maturata solo in Paesi UE, Paesi SEE e Svizzera (totalizzazione internazionale) !

A conforto di quanto detto – il consigliere Stabile – invita ad estendere, come personalmente fatto, una richiesta di chiarimenti alla Direzione Centrale competente e di visitare il seguente link del sito internet dell’INPS, peraltro utilizzato dagli stessi comuni a sostegno della loro impossibilità (e non mancanza di volontà) di provvedere: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=50590. Per ulteriori approfondimenti – aggiunge Stabile – relativamente alla regolamentazione comunitaria di sicurezza sociale e alla totalizzazione internazionale, la Direzione Centrale rinvia alle schede presenti sul sito istituzionale ai seguenti link: https://www.inps.it/prestazioni-servizi/la-domanda-di-pensione-in-regime-comunitario-dipendenti-privati

https://www.inps.it/prestazioni-servizi/la-totalizzazione-dei-periodi-assicurativi-in-paesi-extra-ue-convenzionati

Da Stabile viene inoltre sottolineato come la messa in discussione da parte dell’amministrazione comunale del diritto di esonero non può essere attribuita ad eventuali erronee  interpretazioni “date online da alcuni privati consulenti fiscali”.

“Pur non dubitando dell’intenzione espressa dai parlamentari di maggioranza che hanno voluto mostrare interesse su un tema che serve, per dissipare qualsiasi dubbio applicativo, oggi oggetto di diatriba, alle parole: «pensione maturata in regime di convenzione» del succitato comma 48, il legislatore avrebbe potuto specificatamente aggiungere l’inciso: «intendendosi per tale una pensione maturata tramite la totalizzazione di contributi versati in Italia con quelli versati all’estero in un Paese convenzionato, comunitario ed extracomunitario» ! Perché prevenire è sempre meglio che curare, ma soprattutto perché la cura (i tribunali) – dispendiosa nei tempi e nelle economie – non è sempre sicura!

Infine – conclude Stabile – auspichiamo un concreto intervento risolutore per mirare al superiore interesse dei nostri connazionali – sempre più costretti a lasciare il territorio di origine, data l’incertezza assoluta del Paese di garantirgli non solo un presente ma sopratutto un futuro solido – ma anche a garanzia e a tutela del prestigio e della credibilità delle istituzioni tutte”. (Inform/dip 31)

 

 

 

 

Europäischer Gerichtshof. Urteil setzt Grenzen für Entsendung von Leiharbeitnehmern ins Ausland

 

Nicht selten werden Arbeitnehmer aus ärmeren EU-Ländern an Firmen in reichen EU-Ländern entliehen. Der Vorteil für den Arbeitgeber: Für die Leiharbeiter gelten weiter niedrigere Sozialstandards. Dieser Praxis hat der EuGH jetzt Grenzen gesetzt.

 

Der Europäische Gerichtshof (EuGH) hat Leiharbeitsfirmen bei der Überlassung von Arbeitnehmern in andere EU-Länder Grenzen gesetzt. Die grenzüberschreitende Praxis könnte dazu führen, dass die Firmen sich extra in Ländern mit niedrigen Sozialstandards niederlassen, erklärte der EuGH am Donnerstag in Luxemburg. Die Leiharbeitsfirma muss dem Urteil zufolge einen „nennenswerten“ Teil der Überlassung von Leiharbeitern an Unternehmen im Inland tätigen, damit auch für ihre Leiharbeiter im Ausland die Sozialstandards des eigenen Landes gelten. (AZ: C-784/19)

Im konkreten Fall ging um einen Bulgaren, den eine bulgarische Leiharbeitsfirma an ein Unternehmen in Deutschland entliehen hatte. Sie wollte für ihn die bulgarischen Rechtsvorschriften zur sozialen Sicherung geltend machen. Das lehnten die bulgarischen Behörden ab.

EuGH setzt Praxis Grenzen

Der EuGH musste das einschlägige EU-Recht auslegen, das die Entsendung von Arbeitnehmern regelt, und es auf die Leiharbeitnehmer anwenden. Demzufolge muss jede entsendende Firma einen „nennenswerten“ Teil ihrer Tätigkeit in dem Land ausführen, dessen soziale Vorschriften für den in ein anderes Land entsandten Arbeitnehmer gelten sollen, so der EuGH. Denn schließlich handele es sich ja um eine Ausnahme von der Regel, dass die Vorschriften eines Landes für alle gelten, die dort arbeiten.

Auf Leiharbeitsfirmen angewandt heißt das, dass es nicht genügt, wenn die Leiharbeiter im betreffenden Land – hier Bulgarien – ausgewählt und eingestellt werden. Vielmehr müsse auch ein nennenswerter Teil der Leiharbeit für Unternehmen in diesem Land (Bulgarien) stattfinden, so der EuGH. Dann erst dürften die jeweiligen Vorschriften auch auf die in ein anderes Land (Deutschland) überlassenen Arbeitnehmer angewandt werden. (epd/mig 4)

 

 

 

 

Italiens Gewerkschaften sauer: Einschätzung der EU-Kommission „absolute Lüge“

 

Italiens Gewerkschaften haben wütend auf das technische Dokument der Europäischen Kommission im Anhang zu den Frühjahrsempfehlungen reagiert. Von: Daniele Lettig

 

In dem Dokument bezeichnet die Kommission den italienischen Entlassungsstopp – der im vergangenen Jahr eingeführt wurde, um den wirtschaftlichen Auswirkungen der Pandemie entgegenzuwirken – als „nicht effektiv“.

Wenn die Maßnahme nun fortgesetzt würde, könne sie sich sogar als „kontraproduktiv“ erweisen, weil sie „notwendige Anpassungsprozesse in der Arbeitnehmerschaft behindern“ würde.

Die Lockdown-Maßnahmen zur Bekämpfung der Coronavirus-Pandemie werden überall auf der Welt „verheerende“ Folgen für die Arbeitsmärkte haben. Dies betrifft bereits rund 81 Prozent der Beschäftigten weltweit, warnte die Internationale Arbeitsorganisation (IAO) am Dienstag.

In Reaktion auf diese Sichtweise erinnerte der Generalsekretär der Gewerkschaft CGIL, Maurizio Landini: „Das Problem unseres Landes ist, dass es zu viel Prekarität gibt, nicht zu wenig.“ Die Aussagen der Kommission müsse man daher als „absolute Lüge“ ansehen.

Luigi Sbarra von der Gewerkschaft CISL fügte hinzu, dass die EU „die Realität in unserem Land nicht kennt. Uns droht eine veritable Lawine an Entlassungen.“ Daher sei die Verlängerung des Entlassungsverbots bis Oktober eine Maßnahme „mit gesundem Menschenverstand und ein Akt des Verantwortungsbewusstseins“.

Arbeitsminister Andrea Orlando beschwichtigte, bei dem Dokument handele es sich „nicht um eine offizielle Bewertung der Europäischen Kommission, sondern lediglich um eine Studie“. Ihm sei bewusst, dass es „unterschiedliche Bewertungen“ des Themas gebe. Die italienische Regierung diskutiere derweil weiter, wie schwerwiegende Auswirkungen auf die Beschäftigung im Land vermieden werden können, fügte Orlando hinzu.

Die italienische Zentralbank hatte kürzlich prognostiziert, dass wohl mehr als 570.000 Entlassungen drohen, sobald die Entlassungssperre aufgehoben wird.

EA 4

 

 

 

Grundrecht verletzt. Gericht stoppt Handydatenauswertung bei Asylsuchenden

 

Die umstrittene Handydatenauswertung von Flüchtlingen verletzt Betroffene in ihren Grundrechten. Das hat das Verwaltungsgericht Berlin im Falle einer 44-jährigen Afghanin entschieden. Die Gesellschaft für Freiheitsrechte wirft Bamf Grundrechtsverletzung vor.

 

 

Die umstrittene Handydatenauswertung von Asylsuchenden durch das Bundesamt für Migration und Flüchtlinge (Bamf) ist nach einer Entscheidung des Verwaltungsgerichts Berlin rechtswidrig. Die Verhandlung dazu hatte bereits am Dienstag stattgefunden, wie ein Gerichtssprecher bestätigte. Klägerin war eine 44-Jährige aus Afghanistan, die von der Gesellschaft für Freiheitsrechte (GFF) unterstützt wird.

Laut GFF geht das Verwaltungsgericht davon aus, dass das Auslesen der Datenträger zum Zeitpunkt der Antragsstellung im Asylverfahren rechtswidrig ist, weil es zur Feststellung der Identität und Herkunft nicht erforderlich sei. Das stelle nun rechtlich die gesamte Praxis des Bundesamtes in Frage, erklärte die GFF-Juristin und Verfahrenskoordinatorin Lea Beckmann: „Das Bamf verletzt mit seinen Handydatenauswertungen Grundrechte.“ Wegen der grundsätzlichen Bedeutung des Verfahrens hat das Gericht die Sprungrevision zum Bundesverwaltungsgericht zugelassen.

Die Handydatenauswertung ist seit einer Änderung der Asylgesetzgebung im Jahr 2017 erlaubt. Das Bundesamt darf Daten auslesen, wenn ein Asylsuchender keine Dokumente vorweisen kann. Ein konkreter Verdacht auf falsche Angaben ist nicht erforderlich. Ausgewertet werden Kontakte, Anruflisten, Browserverläufe oder Geodaten aus Fotos, um Hinweise auf Identität und Herkunft zu erhalten.

Studie: Auswertung teuer und nutzlos

Die Handydatenauswertung in Asylverfahren bringt laut einer GFF-Studie kaum verwertbare Ergebnisse. Seit der Einführung des Verfahrens seien zehntausende Mobiltelefone von Asylsuchenden ausgelesen worden, die Summen in zweistelliger Millionenhöhe gekosten haben, heißt es in einer Studie. Danach scheitert das Auslesen in etwa einem Viertel der Fälle bereits an technischen Problemen. Mehr als die Hälfte der erfolgten Datenträgerauswertungen hätte sich zudem als unbrauchbar erwiesen. Nur in ein bis zwei Prozent der verwertbaren Auswertungen hätten sich Widersprüche zu den Angaben gefunden, die die Asylsuchenden selbst in ihren Befragungen gemacht hatten. In allen übrigen Fällen habe der Test bestätigt, was Asylsuchende vorgetragen hatten. Das Bundesamt erklärte, die Studie ziehe nicht zulässige Schlüsse.

Zwei weitere Klagen vor den Verwaltungsgerichten Hannover und Stuttgart sind laut GFF noch nicht entschieden. Zudem hat die Gesellschaft Beschwerde beim Bundesdatenschutzbeauftragten eingelegt. (epd/mig 4)

 

 

 

 

Hilfswerke fordern sofortigen Abschiebestopp nach Afghanistan

 

Die Diakonie Deutschland, Brot für die Welt und die Diakonie Hessen erklärten, abgeschobenen Afghanen drohe in ihrem Heimatland „Gefahr für Leib und Leben, Verelendung und Verfolgung“. Dies belege eine Studie im Auftrag der Hilfswerke, die am Freitag veröffentlicht wurde.

Demnach wird zurückkehrenden Afghanen wegen der Flucht nach Europa Verrat, Verwestlichung, unmoralisches Verhalten oder die Abkehr vom Islam vorgeworfen. Auch die Familien von Europa-Rückkehrern sind der Studie zufolge gefährdet. Bis auf einen Betroffenen hätten alle bekannten Abgeschobenen das Land wieder verlassen oder geplant; zwei von ihnen begingen Suizid, berichten die Hilfswerke.

Mit der Europäischen Menschenrechtskonvention unvereinbar

Menschen weiterhin nach Afghanistan abzuschieben, sei vor diesem Hintergrund mit der Europäischen Menschenrechtskonvention unvereinbar, sagte Diakonie-Präsident Ulrich Lilie. Viele Betroffene befänden sich erneut in verzweifelter Lage, etwa im Iran, in Pakistan, der Türkei oder Indien, sagte die Präsidentin von Brot für die Welt, Dagmar Pruin. Durch die Corona-Pandemie habe sich die Lage im kriegsgebeutelten Afghanistan weiter verschlechtert. Der Vorstandsvorsitzende der Diakonie Hessen, Carsten Tag, mahnte, das Bundesamt für Migration und Flüchtlinge (BAMF) müsse seine Entscheidungspraxis zu Afghanistan überdenken.

Die Studie

Die Studie „Erfahrungen und Perspektiven abgeschobener Afghanen im Kontext aktueller politischer und wirtschaftlicher Entwicklungen Afghanistans“ leitete die Sozialwissenschaftlerin und Afghanistan-Expertin Friederike Stahlmann.  Die Untersuchung basiert auf einer mehrjährigen Forschung und dokumentiert die Erfahrungen von 113 der 908 zwischen Dezember 2016 und März 2020 aus Deutschland abgeschobenen Afghanen.

Weitere Abschiebungen geplant

Kommenden Dienstag ist laut Diakonie ein neuer Abschiebeflug nach Afghanistan geplant; insgesamt sind 30.000 Afghanen in Deutschland ausreisepflichtig. Mit dem laufenden Abzug der internationalen Truppen aus dem Land hat sich die Sicherheitslage nach Einschätzung von Beobachtern noch einmal massiv verschlechtert. Elf Millionen Afghanen und damit jeder dritte Einwohner leiden Hunger.

„Wie sich der Abzug der internationalen Truppen auf die Lage im Einzelnen auswirken wird, kann allerdings derzeit noch nicht abgeschätzt werden“

Die Flüchtlingsorganisation Pro Asyl schloss sich der Forderung nach einem Abschiebestopp an. Darüber hinaus müsse das Auswärtige Amt einen neuen Lagebericht erstellen, sagte Pro-Asyl-Geschäftsführer Günter Burkhardt. Auch liefere die neue Studie „immer mehr Gründe", die Richtigkeit der bisherigen Ablehnungs- und Abschiebungsentscheidungen anzuzweifeln und beim BAMF Folgeanträge zu stellen, um den Vollzug von negativen Entscheidungen der vergangenen Jahre zu stoppen. Das Bundesinnenministerium teilte laut tagesschau.de mit, die Bundesregierung beobachte „die Entwicklung in Afghanistan sorgfältig. Wie sich der Abzug der internationalen Truppen auf die Lage im Einzelnen auswirken wird, kann allerdings derzeit noch nicht abgeschätzt werden." (pm/kna 4)

 

 

 

 

Italien soll sparen

 

Die italienische Wirtschaft leidet weiterhin unter „exzessiven makroökonomischen Ungleichgewichten“ aufgrund hoher Schulden, niedriger Produktivität und sogenannter notleidender Kredite, warnt die Europäische Kommission in ihren am Mittwoch veröffentlichten Frühjahrsempfehlungen. Von: Daniele Lettig

 

In ihrer Analyse erinnert die EU-Exekutive, dass die „anhaltende Dynamik niedriger Produktivität“ in Verbindung mit niedriger Beschäftigung „das potenzielle Wachstum schädigt, was wiederum den Raum für den italienischen Schuldenabbau begrenzt“.

Trotz der Fortschritte, die bei der Stärkung des Bankensektors gemacht wurden, bleiben gerade die notleidenden Kredite zahlreich „und werden wahrscheinlich noch ansteigen, sobald die temporären Unterstützungsmaßnahmen zurückgezogen werden“, fügt die Kommission hinzu.

Tatsächlich ist das Land einem Vertragsverletzungsverfahren lediglich entgangen, da aufgrund der Pandemie die ansonsten geltenden strikten Haushaltsregeln (Stichwort „Stabilitäts- und Wachstumspakt“) außer Kraft gesetzt wurden.

Laut dem (ebenfalls italienischen) EU-Wirtschaftskommissar Paolo Gentiloni „bedeutet die Aussetzung der Regeln aber nicht, dass nicht darauf geachtet werden sollte, die Anhäufung größerer laufender Ausgaben zu vermeiden“ – insbesondere wenn diese „eine dauerhafte Belastung darstellen können“.

Länder mit hoher Verschuldung, wie eben Italien, „sollten das Wachstum derartiger Ausgaben begrenzen.“

Die Kommission empfehle daher, dass die italienische Regierung im Jahr 2022 „den Konjunkturfonds nutzen sollte, um zusätzliche Investitionen zur Unterstützung des Aufschwungs zu finanzieren und gleichzeitig eine umsichtigere Finanzpolitik zu betreiben“. EA 3

 

 

 

 

Europäischer Gerichtshof lässt Klage gegen Deutschland wegen zu hoher Stickoxid-Werte zu

 

Der Europäische Gerichtshof hat am Donnerstag (3. Juni) entschieden, dass Deutschland in Berlin, Dortmund, Hamburg und vielen anderen Städten und Gebieten die jährlichen Grenzwerte für Stickoxid „systematisch und kontinuierlich“ überschritten hat.

Die Richtlinie über Luftqualität und saubere Luft für Europa hatte jährliche und stündliche Stickoxid Grenzwerte bestimmt, die in Deutschland von 2010 bis 2016 in 29 Prozent der Regionen regelmäßig überschritten wurden, heißt es nun im Urteil, welches auf eine erfolgreiche Klage der EU-Kommission aus dem Jahr 2018 folgt.

Die EU-Kommission hatte damals erklärt, Deutschland habe „seit 2010 systematisch und kontinuierlich die jährlichen und stündlichen Grenzwerte für Stickstoffdioxid (NO2) überschritten“. Darüber hinaus hätten deutsche Behörden im Anschluss nicht genug Maßnahmen ergriffen, um die EU-Grenzwerte einzuhalten.

Gemäß EU-Gesetzgebung müssen NO2-Werte in der Luft im Jahresdurchschnitt unter 40 Mikrogramm pro Kubikmeter und im Stundenmittel unter 200 Mikrogramm pro Kubikmeter liegen.

Der Gerichtshof stellte nun fest, dass Deutschland seine Obligationen gemäß der Richtlinie nicht erfüllt hat. „Deutschland hat offensichtlich nicht rechtzeitig geeignete Maßnahmen ergriffen, um sicherzustellen, dass der Zeitraum der Überschreitung der Grenzwerte für NO2 in den fraglichen 26 Zonen so kurz wie möglich gehalten wird,“ heißt es in einer Pressemitteilung des Gerichts.

Besonders versagt habe Deutschland dabei, sicherzustellen, dass die Zeiträume, in denen die Stickoxid-Werte die Grenzwerte überschritten wurden, so kurz wie möglich gehalten werden.

Strafen oder Sanktionen sind mit dem Urteil zunächst zwar nicht verbunden, ausgeschlossen werden können neue Auflagen, zum Beispiel für Dieselfahrzeuge an bestimmten Orten, jedoch nicht.

„Das Urteil zwingt die Bundesregierung, endlich die EU-Regeln einzuhalten,“ kommentierte Sven Giegold, Grünen/EFA-Schattenberichterstatter für den Bericht zur Umsetzung der Luftqualitätsrichtlinie, das Urteil.

„Verkehrsminister Andreas Scheuer darf nicht weiter seine schützende Hand über die Autolobby legen und muss die Hersteller verpflichten, Diesel-Autos nachzurüsten oder durch regelkonforme Autos zu ersetzen,“ so Giegold weiter.

In einer Empfehlung der Kommission aus dem Jahr 2019 waren Mitgliedstaaten dazu aufgerufen worden, eine Verringerung der NO2-Belastung entweder durch die Zugangsbegrenzung von zu schadstoffreichen Autos in Innenstädten oder besserer Kampagnen zugunsten der Benutzung von Elektrofahrzeugen und öffentlichen Verkehrsmitteln herbeizuführen.

Die Luftverschmutzung in Europa ist im Frühjahr 2020 im Zuge der Corona-Lockdowns massiv gesunken. Der Jahresbericht der Europäischen Umweltagentur über die Luftqualität in Europa betont den Zusammenhang zwischen unserem Lebensstil und der Belastung der Umwelt.

Hauptquelle der Stickstoffoxide in Städten ist laut Umweltbundesamt (UBA) der Straßenverkehr, allen voran Diesel-Fahrzeuge. Überschreitungen der Grenzwerte treten daher ausschließlich an viel befahrenen Straßen in Ballungsräumen und Städten auf.

Nach Angaben des Bundesumweltministeriums waren 2016 in 90 Städten die Grenzwerte teils deutlich überschritten worden, jedoch sei seither die Zahl jedes Jahr gesunken. Im Corona-Jahr 2020 waren es laut UBA zuletzt nur noch sechs „Verstoß-Städte“, darunter München, Hamburg und Stuttgart.

Dem Umweltbundesamt zufolge handelt es sich somit um eine deutliche Verbesserung der Luftqualität im Vergleich zu den Vorjahren – 2019 waren noch 25 Städte von Grenzwertüberschreitungen betroffen, 2018 waren es 57. Als Gründe für die Verringerung führte die Behörde unter anderem Softwareupdates und sauberere Fahrzeuge an.

Nach Angaben der Kommission sterben in der EU jedes Jahr rund 400.000 Menschen vorzeitig an den Folgen von Schadstoffen in der Luft. Nikolaus J. Kurmayer EA 3

 

 

 

 

Aufruf zum Wählen. Mehr als 670 Organisationen setzen Zeichen gegen Diskriminierung

 

Gegen Hass uns Hetze. Ein Zusammenschluss von über 670 Organisationen ruft in einem gemeinsamen Appel zur Teilnahme an anstehenden Wahlen auf. „Wir stehen für Millionen Menschen in Deutschland“, heißt es in der Erklärung.

Mehr als 670 Verbände, Initiativen und Einrichtungen aus der Behindertenhilfe und der Sozialen Psychiatrie wollen ein starkes Zeichen für Demokratie und gegen Diskriminierung setzen. Das Bündnis rief am Dienstag dazu auf, zur Bundestagswahl im September zu gehen, und betonte, es komme auf jede Stimme an.

Vor der Landtagswahl in Sachsen-Anhalt am Sonntag warnten die Beteiligten vor „Hetze und Stimmungsmache rechter Akteure wie der AfD und ähnlicher Bewegungen“, wie es in einer in Berlin veröffentlichten Mitteilung hieß. „Wir lassen nicht zu, dass in Deutschland eine Stimmung erzeugt wird, die unsere Gesellschaft spaltet“, erklärte die Aktion „WIR für Menschlichkeit und Vielfalt“.

Eintreten für Menschlichkeit

Mit Sorge beobachteten die Verbände, wie versucht werde, Hass und Gewalt gegen alle zu schüren, die sich für eine offene und vielfältige Gesellschaft engagieren. „Wir treten ein für Menschlichkeit und Vielfalt. Und wir sind nicht alleine: Wir stehen für Millionen Menschen in Deutschland“, hieß es in der Erklärung zum Wahljahr 2021 weiter.

Die AfD habe vielfach gezeigt, dass sie in ihren Reihen Menschen- und Lebensfeindlichkeit dulde, sie fördere Nationalismus, Rechtspopulismus und Rechtsextremismus. Zu den Unterzeichnern der Erklärung gehören Organisationen der Selbsthilfe, Förder- und Inklusionsorganisationen sowie Spitzenverbände der Freien Wohlfahrtspflege. (epd/mig 2)

 

 

 

Europa. Isolation hilft nicht

 

Will die EU Belarus nicht vollständig Russland in die Arme treiben, braucht es neben Sanktionen auch Angebote an die Bevölkerung. Frank Hoffer

 

In der Wirklichkeit geschehen immer wieder Dinge, die sich kein Drehbuchautor ausdenken kann. So auch die erzwungene Landung des Ryanair-Flugs 4978 in Minsk. Dabei ging es nicht nur darum, den Journalisten Roman Pratassewitsch festzunehmen, sondern auch, ein Drohsignal an alle Bürgerinnen und Bürger des Landes zu schicken. Niemand ist sicher. Der Arm des KGB ist lang. Jeder und jede müssen mit Verfolgung und Verhaftung rechnen.

Sanktionen gegen Belarus sind nach der beispiellosen Flugzeugentführung das Gebot der Stunde. Ziel muss es sein, das Regime und seine Schergen persönlich, politisch und wirtschaftlich hart zu treffen. Doch solange vor allem Russland, aber auch die Ukraine, Kasachstan, China, Indien oder Brasilien nicht mitziehen, ist nicht davon auszugehen, dass die Sanktionen zu Verhaltensänderungen bei Alexander Lukaschenko führen werden.

Dennoch sind sie angesichts der von Lukashenko betriebenen Eskalation eine notwendige Bestrafung des Regimes und ein Signal der moralischen Unterstützung für die Opposition. Aber sie ändern zumindest kurzfristig nichts an den Machtverhältnissen. Letztendlich verstärken sie die belarusische Abhängigkeit von Russland, und es ist anzunehmen, dass Putin eine solche Chance zur Festigung des russischen geopolitischen Einflusses ungeachtet der damit verbundenen finanziellen Kosten nutzen wird.

Deshalb muss die Isolierung des Regimes von einer Öffnung Europas für die belarusische Bevölkerung begleitet sein. Die Menschen müssen hier und jetzt erfahren, dass Europa an ihrer Seite steht und ihnen hilft. Das Versprechen von Kommissionspräsidentin von der Leyen, ein demokratisches Belarus mit drei Milliarden Euro unterstützen zu wollen, hilft da in der momentanen Situation nicht wirklich. Wenn die Protestbewegung die politische Kraft hätte, Lukaschenko zu stürzen, würde sie dies auch ohne die drei Milliarden tun, und solange der Sicherheits- und Repressionsapparat loyal zum Diktator steht, hilft auch ein Milliardenversprechen aus Brüssel nicht.

Die von der EU und einzelnen Mitgliedsstaaten auf den Weg gebrachten Unterstützungsprogramme für die belarusische Zivilgesellschaft, die Unterstützung unabhängiger Medien und Stipendienprogramme für belarusische Studierende sind wichtige Sofortmaßnahmen. Doch angesichts dessen, dass der KGB gleichsam von Haus zu Haus geht, um Demokratieaktivisten einzuschüchtern, zu verfolgen und zu verhaften, braucht es ein stärkeres europäisches Signal, dass wir sie nicht alleine lassen. Dass die Tür nach Europa offen ist und Menschen bei uns willkommen sind, die mutig für Demokratie und Freiheit eintreten.

Solange Lukaschenko den Belarusen das Wahlrecht verwehrt, sollte Europa ihnen die Möglichkeit geben, mit den Füßen abzustimmen. Die Abwanderung von Spezialisten und Fachkräften dürfte zudem die belarusische Volkswirtschaft stärker und nachhaltiger treffen als alle anderen Wirtschaftssanktionen. Nichts delegitimiert eine Regierung mehr als wenn ihr das Volk abhandenkommt. Gleichzeitig würde ein solches Angebot den Menschen Schutz bieten, die wegen ihrer Beteiligung an den Protesten gegen Lukaschenko in ständiger Angst vor den Sicherheitsorganen leben.

Die EU oder einzelne Mitgliedsstaaten in unmittelbarer oder mittelbarer Nachbarschaft, wie Polen oder Deutschland, sollten den Menschen aus Belarus, solange Lukaschenko an der Macht ist, Aufenthalts- und Arbeitserlaubnisse aus humanitären Gründen gewähren. Als Sofortmaßnahme sollte ein Kontingent von mindestens 100 000 Plätzen bereitgestellt werden. Eine schnelle Arbeitsaufnahme sollte durch entsprechende Sprach- und Eingliederungshilfen ermöglicht werden.

Die Öffnung böte vielen Belarusinnen und Belarusen in dieser schwierigen Situation konkrete Hilfe und eine persönliche Zukunftsperspektive. Eine solche Solidarität ist nicht nur aus humanitären Gründen geboten, sie verhindert zudem eine ungewollte Isolierung der Menschen von Europa als Folge der Sanktionen.

Damit diese Soforthilfe nicht zur dauerhaften Abwanderung der besten und klügsten Köpfe führt, ist sie von vornherein zeitlich zu beschränken und mit Rückkehrhilfen in ein demokratisches Belarus zu verbinden. Statt der Gefahr eines langfristigen Braindrains kann sie, richtig konzipiert, ein entscheidender Baustein für eine Östliche Partnerschaft mit einem demokratischen Belarus sein.  

Arbeitserlaubnisse sollten nur bis zum Ende der Diktatur ihre Gültigkeit behalten, damit die oft gut ausgebildeten Fachkräfte zum Aufbau eines wirtschaftlich erfolgreichen Belarus wieder in ihre Heimat zurückkehren. Als Starthilfe sollten die belarusischen Rückkehrer sowohl ihre eigenen als auch die Arbeitgeberbeiträge zur Rentenversicherung und die von ihnen gezahlte Lohnsteuer für ihren Neustart im demokratischen Belarus ausbezahlt bekommen.

Dies könnte mit einem KfW-Förderprogramm für Unternehmensgründungen zusätzlich unterstützt werden, damit möglichst viele Mittel bei der Rückkehr produktiv investiert werden. Diese direkten personengebundenen Transfers wären eine korruptionsfreie Aufbauhilfe an das demokratische Belarus und eine Zukunftsinvestition in eine gute deutsch-belarusische Nachbarschaft. IPG 1

 

 

 

 

Erhebung. Corona-Pandemie bedroht Freiheitsrechte weltweit

 

Die Corona-Pandemie führt in vielen Ländern auch zu sozialen Verwerfungen. Das zieht Proteste nach sich, denen vielfach mit massiver Polizeigewalt begegnet wird. Freiheitsrechte weltweit sind bedroht.

Die Corona-Pandemie führt weltweit zu Einschnitten bei den Freiheitsrechten. Das geht aus dem „Atlas der Zivilgesellschaft 2021“ des Hilfswerks „Brot für die Welt“ und des internationalen Netzwerks Civicus hervor. Demnach lebten 2020 fast 90 Prozent der Weltbevölkerung in Staaten, wo die Räume für gesellschaftspolitisches Engagement beschränkt, unterdrückt oder gar geschlossen sind – fünf Prozent mehr als noch ein Jahr zuvor. Unter dem früheren US-Präsidenten Donald Trump rutschten auch die USA in die Kategorie „beschränkt“ ab.

Fast jeder vierte Mensch weltweit, insgesamt zwei Milliarden, lebt den Angaben nach in einem Staat, der erst gar keine zivilgesellschaftlichen Aktivitäten zulässt, der Raum dafür also „geschlossen“ ist. Die Menschen, die ungehindert ihre Meinung sagen können, sind mit zwölf Prozent deutlich weniger. Von einer „Erosion der Grundrechte“ ist in dem Atlas in Bezug auf die amerikanischen Kontinente die Rede. Dort seien vier Länder herabgestuft worden: Costa Rica, Chile, Ecuador und die USA – in erster Linie, weil Regierungen mit harschen Repressionen auf Massenproteste reagierten. In den USA sei der Grund aber auch ein „stetig verschlechternder Umgang mit der Meinungs- und Redefreiheit“ gewesen.

Eine neuer Tiefpunkt

Im Nahen Osten und Nordafrika gewähre wiederum kein einziges Land genügend Raum für gesellschaftliche Freiheiten. Der Irak wurde im Bericht zuletzt auf die unterste Kategorie herabgestuft, weil die Machthaber auf die anhaltenden Anti-Korruptions-Proteste mit massiven Verletzungen von Menschenrechten reagiert hätten: Aktivistinnen und Aktivisten sowie Journalisten seien angegriffen und getötet worden.

„Die Entwicklung der Freiheitsrechte zeigt seit Jahren vor allem nach unten – und das vergangene Jahr markiert einen neuen Tiefpunkt“, erklärte „Brot für die Welt“-Präsidentin Dagmar Pruin. Sie verwies darauf, dass die Corona-Pandemie in vielen Ländern die ohnehin schlechte wirtschaftliche Lage weiter verschärft habe. Daher hätten vielerorts Menschen mehr Gerechtigkeit, Zugang zu Pandemie-Nothilfe und ein Ende von Korruption und Veruntreuung gefordert. „Doch als Antwort darauf bekämpften Regierungen in vielen Ländern nicht die Ursachen für den Protest, sondern den Protest selbst.“

Gesundheitsschutz als Deckmantel

Als Beispiel nannte Pruin die Philippinen, wo mehr als 100.000 Menschen zwischen März und September 2020 mit dem Vorwurf, sie hätten sich nicht an die Pandemie-Regeln gehalten, verhaftet worden seien. In Simbabwe habe wiederum die Regierung Nahrungsmittel auf nicht genehmigten Märkten verbrennen und Straßenhändler misshandeln lassen – obwohl gleichzeitig der Hunger massiv zugenommen habe. In El Salvador seien Menschen mit verdächtigen Symptomen häufig wochenlang in Quarantänezentren interniert gewesen. Repressive Regierungen hätten die Pandemie genutzt, um unter dem Deckmantel des Gesundheitsschutzes gegen Kritik vorzugehen.

Im Bericht werden etliche Regierungen genannt, die ihren Bürgern pauschal untersagten, für ihre Anliegen auf die Straße zu gehen. So seien etwa in Südafrika, Russland, Indien, Brasilien, Polen, Mosambik und Nicaragua mit Verweis auf den Infektionsschutz Ausgangssperren verhängt und Versammlungen verboten worden. (epd/mig 1)

 

 

 

USA und EU fordern zu globaler Solidarität im Kampf gegen den Klimawandel auf

 

Führende Vertreter der USA und der EU haben am Montag bei einem virtuellen Klimagipfel in Seoul ein verstärktes Engagement anderer Länder im Kampf gegen den Klimawandel gefordert. Mit Blick auf die jüngsten Verpflichtungen seines Landes zur Verringerung der Treibhausgasemissionen sagte der US-Klimabeauftragte John Kerry: „Auch andere Länder müssen ihre Ziele heraufsetzen.“

Der Klimawandel geht mit zahlreichen Gefahren einher, etwa mit Krankheiten und zurückgehenden Ernten. Es gab lange Unstimmigkeiten darüber, wie dem Problem begegnet werden soll. Die reichen Länder trugen eine größere historische Verantwortung für den Klimawandel, aber dann kamen die aufstrebenden Nationen hinzu, die inzwischen zu den größten Emittenten von Treibhausgasen zählen.

US-Präsident Joe Biden hatte im April angekündigt, dass die USA ihre Emissionen bis 2030 um 50 bis 52 Prozent gegenüber dem Stand von 2005 reduzieren wollen. Damit verdoppelte er die bisherigen Zusagen.

Vietnam forderte von den reichen Ländern verstärkte wirtschaftliche Hilfe, aber Kerry widersprach Ministerpräsident Pham Minh Chinh mit den Worten: „Wir alle müssen es machen.“

Vor der nächsten virtuellen UN-Klimakonferenz in Glasgow im November geben Wissenschaftler bereits düstere Prognosen ab. In der Erklärung von Seoul wurde mehr Einsatz für den Erhalt eines grünen Planeten gefordert.

Das Pariser Abkommen sieht die Begrenzung der Erderwärmung auf deutlich weniger als zwei Grad Celsius im Vergleich zu den vorindustriellen Zeiten vor, möglichst auf 1,5 Grad Celsius.

Doch eine aktuelle Zwischenbilanz zeigt, dass viele der größten Emittenten ihre Zusagen nicht einhalten und es keine Einigung darüber gibt, wie das Pariser Abkommen exakt umgesetzt werden soll.

In der Erklärung von Seoul heißt es: „Wir erkennen an, dass der Klimawandel, die Versteppung und die Bodendegradation drei der größten Umweltherausforderungen unserer Zeit sind.“ Laut UN-Angaben müssen die Emissionen um fast acht Prozent pro Jahr zurückgehen, damit das 1,5-Prozent-Ziel noch erreichbar erscheint.

„Europa wird seinen Beitrag leisten“, sagte EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen. „Der Grund, warum wir heute hier sind, ist, dass wir alle etwas beitragen müssen.“ Das sei eine Frage von „Selbst-Interesse, gegenseitigem Interesse und kollektivem Interesse“. EA 1

 

 

 

Zu arm zum wählen. Sozial schwache Personen nehmen ihr Wahlrecht seltener wahr

 

„Meine Stimme zählt doch eh nicht“: Diese Einstellung scheint unter sozial benachteiligten Menschen stärker verbreitet zu sein als in der übrigen Bevölkerung. Starke Unterschiede bei der Wahlbeteiligung haben Folgen auf politische Entscheidungen. Von Jana-Sophie Brüntjen

 

Es ist der 24. September 2017. Die Bürgerinnen und Bürger Berlins sind aufgerufen, ihre Stimme für die Bundestagswahl abzugeben. Im Bezirk Steglitz-Zehlendorf tun das 81,7 Prozent der Wahlberechtigten. In Marzahn-Hellersdorf sind es 69,3 Prozent. Eine Differenz von rund zwölf Prozentpunkten – bei der gleichen Wahl, in der gleichen Stadt. Bloß leben in einem Bezirk eher sozial privilegierte, im anderen Bezirk eher sozial schwache Menschen. Studien belegen zudem: Die Wahlbeteiligung unter Wählern mit Migrationshintergrund ist ebenfalls unterdurchschnittlich.

Was die Zahlen der Landeswahlleiterin Berlin zeigen, ist tatsächlich deutschlandweit ein Problem. Sozial benachteiligte Menschen beteiligen sich grundsätzlich weniger politisch und somit an Wahlen, sagt die Professorin für Politikwissenschaften, Ina Schildbach, von der Ostbayerischen Technischen Hochschule Regensburg.

Parameter für Wahlbeteiligung

„Es gibt verschiedene Parameter für die Wahlbeteiligung in einem Stadtteil“, sagt sie. Dazu gehörten unter anderem die Einkommenshöhe, Arbeitslosigkeit und das Alter. Daraus ergeben sich starke Kontraste bei der politischen Partizipation, wie eine Studie der Bertelsmann Stiftung zeigt. Demnach war die Wahlbeteiligung im September 2013 in materiell besser gestellten Schichten um bis zu 40 Prozentpunkte höher als jene in sozial schwachen Milieus.

In den vergangenen 20 Jahren haben sich an Bundestagswahlen zwischen 70 und 80 Prozent der Menschen beteiligt. An sich sei dies „wenig problematisch, vorausgesetzt, diejenigen, die sich nicht beteiligen, unterscheiden sich nicht systematisch von denen, die sich beteiligen“, sagt Sigrid Roßteutscher, Politikwissenschaftlerin an der Goethe-Universität Frankfurt am Main. Genau das sei aktuell aber nicht der Fall. Zudem verschärfe sich diese Ungleichheit stetig.

Schieflage ab den 80ern

„Bis in die 80er Jahre gab es keinen Unterschied bei der Wahlbeteiligung zwischen Niedrig- und Hochgebildeten“, sagt sie. In der älteren Generation sei dies noch heute so. „Extrem ist der Unterschied bei den Jüngeren“, sagt Roßteutscher. Abiturientinnen und Abiturienten wählten fast doppelt so häufig wie sozial schwache Altersgenossinnen und -genossen.

Dabei seien Menschen, die nicht wählen gehen, nicht prinzipiell gegen die Demokratie als Staatsform, sagt Politikwissenschaftlerin Schildbach. „Sie sind strukturell unzufrieden mit der herrschenden Politik“, sagt sie. Dazu komme ein „nicht eingelöstes Leistungsversprechen“. Die dominierende Vorstellung, dass es jeder schaffen kann, wenn er sich anstrengt, erfülle sich für sozial Benachteiligte nicht. „Sie fragen sich, was ihre Stimme eigentlich zählt.“

Expertin: Wahlalter senken

Dass eine bestimmte Gruppe ihr Wahlrecht nicht wahrnimmt, habe „ganz unmittelbare Folgen auf politische Entscheidungen“, sagt Schildbach. Ihre Einstellungen würden weniger repräsentiert und ihre Forderungen hätten eine geringere Chance auf Umsetzung. Aufseiten der Politik gebe es kaum Bemühungen um diese Menschen. „In ihnen wird kein Wählerpotenzial gesehen“, erklärt sie.

Die Frankfurter Professorin Roßteutscher glaubt dennoch an ein Stimmenpotenzial in den sozial schwachen Stadtteilen. „Parteien und Gewerkschaften müssen authentische Personen finden, die in den Stadtteilen wohnen und anfangen, über Politik zu sprechen“, sagt sie. Helfen könne zudem, das Wahlalter auf 16 Jahre abzusenken. So hätten Schulen eher die Möglichkeit, junge Menschen zu ihrer ersten Wahl zu animieren. (epd/mig 1)

 

 

 

Lambrecht: Europäische Staatsanwaltschaft „neues Kapitel“ im Kampf gegen Betrug

 

Bundesjustizministerin Christine Lambrecht (SPD) sieht im Start der europäischen Staatsanwaltschaft „ein neues Kapitel im Kampf gegen Betrug und Korruption“ in der EU.

Die Behörde sei „ein großer Schritt zur effektiveren Bekämpfung grenzüberschreitender Wirtschaftskriminalität und ein klares Signal gegen den Missbrauch von EU-Geldern“, erklärte Lambrecht am Montag. Sie verwies dabei auch auf den Schutz der Mittel aus dem 750 Milliarden Euro schweren Corona-Hilfsfonds der EU.

Die Europäische Staatsanwaltschaft in Luxemburg nimmt am Dienstag nach jahrelanger Vorbereitung ihre Arbeit auf.

Die Behörde soll gegen Straftaten zulasten des EU-Haushalts vorgehen. Dabei geht es um Korruption, Geldwäsche, die Veruntreuung von EU-Geldern und auch um grenzüberschreitenden Mehrwertsteuerbetrug.

Die Behörde kann auf nationaler Ebene selbst Ermittlungen führen, die Beschlagnahme von Vermögenswerten veranlassen, Haftbefehle gegen Verantwortliche beantragen und Anklage erheben.

Vor Ort arbeiten sogenannte delegierte Staatsanwälte aus dem jeweiligen Mitgliedstaat. In Deutschland sind es elf, die in fünf Zentren in Berlin, Frankfurt, Köln, Hamburg und München angesiedelt sind.

Die SPD-Europaabgeordnete Katarina Barley kritisierte, dass Polen und Ungarn nicht an der Europäischen Staatsanwaltschaft teilnehmen.

Dies sei angesichts der Tatsache, dass beide Länder seit Jahren wegen umstrittener Justizreformen am Pranger stehen, „sehr dramatisch“, sagte sie vor Journalisten. Tatsächlich beteiligen sich nur 22 der 27 EU-Mitgliedstaaten. Auch Irland, Schweden und Dänemark sind nicht dabei.

Der aus Deutschland stammende stellvertretende Generalstaatsanwalt, Andrés Ritter, ging davon aus, dass die Behörde jährlich deutlich mehr als 3000 Fälle bearbeiten wird und deshalb bald schon mehr Personal benötigen wird.

Die Staatsanwaltschaft gehe von einem Bedarf von 290 Stellen in der Luxemburger Zentrale aus, um etwa auch ausreichend Finanzanalysten und andere Experten zu beschäftigen, sagte er. Bewilligt seien bisher 130 Stellen.

Weiteres Problem ist, dass bisher erst rund zwei Drittel der teilnehmenden Länder alle ihre delegierten Staatsanwälte ernannt haben. Noch keinen einzigen Ermittler haben zum Start Finnland und Slowenien bestellt. Im Falle Deutschlands sind dagegen bereits alle elf geplanten Ermittler im Amt. Insgesamt ernannt sind bisher 88 Ermittler vor Ort, Ziel sind 140. EA 1

 

 

 

 

1,1 Milliarden Entwicklungshilfe

 

Deutschland erkennt Kolonialverbrechen als Völkermord an

Nach langen Verhandlungen haben sich Deutschland und Namibia auf einen Umgang mit den Kolonialverbrechen geeinigt. Ob Bundespräsident Frank-Walter Steinmeier für eine Entschuldigung nach Namibia reist, ist noch offen.

Die Bundesregierung hat die deutschen Kolonialverbrechen im heutigen Namibia als Völkermord anerkannt. Wie Außenminister Heiko Maas (SPD) am Freitag in Berlin mitteilte, erzielten die Regierungen beider Länder dazu eine Einigung. „Im Lichte der historischen und moralischen Verantwortung Deutschlands werden wir Namibia und die Nachkommen der Opfer um Vergebung bitten“, erklärte Maas. Zugleich kündigt er deutsche Hilfe für ein Entwicklungsprogramm an.

Deutschland und Namibia hatten seit 2015 über Zahlungen und eine Entschuldigung für die an den Herero und Nama verübten Verbrechen verhandelt. Zwischen 1904 und 1908 hatten deutsche Kolonialtruppen Aufstände der Herero und Nama im damaligen Deutsch-Südwestafrika brutal niedergeschlagen. Der Befehlshaber Lothar von Trotha erteilte einen Vernichtungsbefehl. Mehr als 80.000 Menschen wurden getötet oder verdursteten in der Wüste. Historiker bezeichnen diese Gräueltaten als „ersten Völkermord des 20. Jahrhunderts“.

Neben der Anerkennung als Völkermord will Deutschland die Nachfahren der Herero und Nama mit einem Programm in Höhe von 1,1 Milliarden Euro unterstützen. Rechtliche Ansprüche auf Entschädigung sollen sich daraus aber nicht ableiten lassen. Laut einem Sprecher des Auswärtigen Amts soll eine gemeinsame politische Erklärung von den Außenministern beider Länder unterzeichnet werden.

Hintergrund: Von 1904 bis 1908 hatten sich im damaligen Deutsch-Südwestafrika die Herero aus existenzieller Not heraus gegen die deutsche Kolonialmacht erhoben. Eine rund 15.000 Mann starke Streitmacht unter Generalleutnant Lothar von Trotha schlug die Rebellion der Einheimischen nieder. Auftakt für den Völkermord war die Schlacht von Ohamakari am 11. August 1904, auch als „Schlacht am Waterberg“ bekannt. Dort ließ der deutsche Befehlshaber einen Großteil der Herero-Bevölkerung einkesseln und töten. Zudem ließ er die wasserlose Omaheke-Wüste abriegeln, in die Tausende Herero geflohen waren. Die Flüchtlinge verdursteten. Später gab Trotha den Vernichtungsbefehl: „Innerhalb der deutschen Grenzen wird jeder Herero mit oder ohne Gewehr erschossen.“ Insgesamt sollen mindestens 65.000 Menschen umgekommen sein. Im Oktober 1904 erhoben sich auch die Nama gegen die Kolonialherren. Die deutschen Truppen gingen erneut rücksichtslos vor und töteten rund 10.000 Nama. Hinzu kamen Tausende, die in Konzentrationslager gesteckt oder vertrieben wurden. Deutsch-Südwestafrika war 1884 unter deutsche Kolonialherrschaft gekommen. Diese endete am 9. Juli 1915 mit der Niederlage der deutschen Kolonialtruppen gegen die Armee der Südafrikanischen Union.

Weitere Aufarbeitung gefordert

Ob Bundespräsident Frank-Walter Steinmeier für eine Entschuldigung nach Namibia reisen wird, ist noch nicht klar. „Über eine mögliche Reise des Bundespräsidenten wird nach Vorliegen einer formalen Einigung der Regierungen und in enger Abstimmung mit der namibischen Seite entschieden“, sagte eine Sprecherin des Bundespräsidialamts.

Die Grünen-Politiker Ottmar von Holtz und Agnieszka Brugger erklärten, die Vereinbarung sei ein „bedeutender Schritt zur kritischen Aufarbeitung der deutschen Kolonialverbrechen“. Sie dürfe aber kein Schlussstrich sein. Auch der FDP-Bundestagsabgeordnete Olaf in der Beek sagte, Deutschland dürfe sich mit der Einigung nicht freikaufen.

Herero-Aktivist kritisiert „Einigung“

Der in Namibia geborene Herero-Aktivist Israel Kaunatjike kritisierte, dass die großen Verbände von Herero und Nama bei den Verhandlungen nicht eingebunden worden seien. Die zugesagten Mittel bezeichnete er als „Peanuts“. „Das hat mit Reparation nichts zu tun“, sagte er dem „Evangelischen Pressedienst“ am Freitag. „Die Herero und Nama haben 115 Jahre in Armut gelebt“, sagte er. Es handele sich dabei um Entwicklungshilfe. „Das hat mit Reparation nichts zu tun.“ Er befürchte zudem, dass nur wenig Geld bei den in Namibia lebenden Herero und Nama ankomme, wenn es über die namibische Regierung abgewickelt werde.

„Die Mehrheit der Herero und Nama in Namibia sieht die Einigung als Verrat“, sagte Kaunatjike und forderte, dass Bundespräsident Frank-Walter Steinmeier sich an einem Ort des Genozids an den Herero und Nama entschuldigt. Eine Entschuldigung im Parlament in Windhoek reiche nicht aus.

Polenz hofft auf gesellschaftliche Versöhnung

Nach Einschätzung des Verhandlungsführers Ruprecht Polenz hingegen kann die Einigung zwischen Deutschland und Namibia einen gesellschaftlichen Versöhnungsprozess einleiten. Der Verhandlungstext nenne die Verbrechen beim Namen und zeige, dass es der Bundesrepublik Deutschland ernst damit sei, für diese Verbrechen um Entschuldigung zu bitten, sagte der CDU-Politiker am Samstag dem Bayerischen Rundfunk.

Die Kritik an der Nichtteilnahme von Herero- und Nama-Verbänden weist Polenz zurück. Bei jeder Verhandlungsrunde hätten Vertreter der Herero und Nama am Tisch gesessen. „Die Kritik gab’s von denen, die gerne am Tisch gesessen hätten, wo die namibische Regierung aber anders entschieden hat und andere Herero und Nama an den Tisch gesetzt hat. Sowas kommt vor.“ Die Zahl der unterschiedlichen Gruppierungen der Volksstämme sei sehr groß.

Menschenrechtler: Verbände mit einbeziehen

Die Gesellschaft für bedrohte Völker fordert mehr von Deutschland. Um die Völkermord-Verbrechen aufzuarbeiten, müsse die Bundesregierung nun auch auf diejenigen Verbände der Herero und Nama zugehen, die sich von den Verhandlungen auf Regierungsebene ausgeschlossen fühlten, forderte Hanno Schedler, am Freitag in Göttingen. „Nur dann kann es zu einer wahren Aussöhnung kommen.“ Der Abschluss der Verhandlungen sollte „dabei einen Neubeginn in der Aufarbeitung der deutschen Kolonialgeschichte bedeuten, nicht deren Ende“, sagte der Referent der Menschenrechtsorganisation für Genozid-Prävention. Auch die Verbrechen des deutschen Kaiserreiches im heutigen Kamerun, Togo, Tansania, im chinesischen Qingdao und auf Pazifikinseln warteten noch auf eine umfassende Aufarbeitung.

Polenz ist seit 2015 Sonderbeauftragter der Bundesregierung für die Aufarbeitung der kolonialen Geschichte Deutschlands in Namibia und führte die Verhandlungen auf deutscher Seite. Namibia wurde von Zed Ngavirue vertreten. (epd/mig 31)

 

 

 

Verantwortung übernehmen für die Demokratie

 

Im September findet die Bundestagswahl statt. Als Bürger:innen haben wir die Möglichkeit, die Weichen für die nächsten vier Jahre zu stellen. Für meine Generation sind demokratische Wahlen ganz selbstverständlich – so sehr, dass einige es nicht mehr für notwendig halten, ihre Stimme abzugeben, nach dem Motto: Eine Stimme mehr oder weniger, darauf kommt es auch nicht an. Aber sind einzelne Stimmen wirklich so belanglos? Texte der politischen Philosophin Hannah Arendt lassen mich erneut nachdenken. von Hannah Recker

 

Im 21. Jahrhundert ist eine demokratische Staatsform optimal, eigentlich schon normal. Mit dieser Denkweise bin ich aufgewachsen, anders habe ich es nicht kennengelernt. Ich soll mich engagieren und Verantwortung für die Gesellschaft tragen. Diese Haltung ist jedoch nicht für jeden selbstverständlich. Nach einem Seminar zum Thema „Auschwitz“ frage ich mich mit Hannah Arendt: Welche Verantwortung trägt jede:r einzelne in Diktaturen – und in Demokratien?

Von der Demokratie zur Diktatur

Wenn ich über die Grenzen Deutschlands hinausblicke in andere Staaten, fällt mir auf, wie wackelig und verletzlich Demokratien sein können. Sogar hier in Europa können wir zuschauen, wie sich demokratische Staaten schleichend in Diktaturen verwandeln oder es schon sind. Das erzeugt mitunter Widerstand. In Belarus haben mutige Frauen im friedlichen Protest gegen Präsident Lukaschenko demonstriert, ein Beispiel für die Übernahme persönlicher politischer Verantwortung.

Beispiel Türkei: Präsident Recep Tayyip Erdogan lässt kaum etwas unversucht, um seine Macht auszubauen und seine Stammwähler:innen um sich zu versammeln. Günter Seufert, Türkei-Experte beim Deutschen Institut für Internationale Politik und Sicherheit sieht bereits einen massiven Schaden der Demokratie in der Türkei. Wenn ich höre, dass Journalist:innen und Wissenschaftler:innen dort ihren Beruf nicht frei ausüben können und Angst haben müssen, eingesperrt zu werden, oder Wahlvorgänge undurchsichtig verlaufen, gibt mir das sehr zu denken. Seit dem Putschversuch im Jahr 2016 herrscht in der Türkei ein Ausnahmezustand. Durch die Volksabstimmung 2017 wurde das parlamentarische System in ein Präsidialsystem umgewandelt, ein deutlicher Machtausbau Erdogans. Welchen Anteil und welche Verantwortung haben Bürger:innen demokratischer Staaten, in denen die Herrschenden demokratische Strukturen verachten und abbauen?

Hannah Arendt und das Dritte Reich

Mit persönlicher politischer Verantwortung hat sich auch die jüdische deutsch-US-amerikanische politische Philosophin Hannah Arendt (1906-1975) auseinandergesetzt. Sie schrieb über jene Deutsche, die als durchschnittliche Bürger:innen im Dritten Reich zu Täter:innen wurden und somit das Hitler-Regime aktiv unterstützten. Sie schaut auch auf diejenigen, die sich in den Privatbereich zurückzogen und sich gewissermaßen vor politischer Verantwortung „drückten“. In einer Diktatur, in der Personen befürchten müssen, ihre Arbeit zu verlieren oder eingesperrt zu werden, kann der Rückzug in den Privatbereich ein Weg sein, um sich zu schützen, das Regime gleichzeitig jedoch nicht zu unterstützen.

In einer Demokratie ist das anders. Hier gilt es, aktiv Parteien oder Gruppierungen zu verhindern, die diese Staatsordnung bedrohen. Das einfachste und jede:r Staatsbürger:in zur Verfügung stehende Mittel ist die Wahl. Wahlberechtigte Bürger:innen sind eben nicht nur ein „Rädchen im Getriebe“, sondern identifizierbare Individuen, die für ihr eigenes Handeln in der Verantwortung stehen. Denn um ein politisches System am Laufen zu halten, braucht es Menschen, die sich dafür einsetzen.

Hannah Arendt meinte: Um ein politisches System am Laufen zu halten, braucht es Menschen, also Individuen, die den Herrschenden, etwa einem „Führer“, folgen. Ohne seine Anhänger:innen könnte dieser seine politischen Ziele, seine Ideologie nicht umsetzen. Um den Herrschenden, etwa einer Führerfigur zu folgen, braucht es daher ein gewisses Maß an innerer Auseinandersetzung mit sich selbst. Hannah Arendt weist in dieser Hinsicht gezielt darauf hin, den Begriff „Gehorsam“ zu überdenken. Kinder beispielsweise gehorchten, da sie hilflos wären, wenn sie die Kooperation mit Erwachsenen verweigerten. Das gilt für erwachsene Menschen gegenüber einem politischen System nicht uneingeschränkt. Sie unterstützen das System bereits, wenn sie sich nicht ausdrücklich dagegenstellen oder zumindest aus Verantwortungssituationen zurückziehen.

Verantwortung übernehmen bedeutet Selbstreflexion

Es liegt also in meiner persönlichen Verantwortung, wie ich mich verhalte. Dazu gehört auch ein Mindestmaß politischer Bildung. Ich muss mich informieren, mir eine Meinung bilden, um zu verstehen und zu überblicken, ob und wenn die politische Situation sich verändert, etwa wenn demokratische Prinzipien infrage gestellt werden. Für Hannah Arendt war es am wichtigsten, zu zweifeln und skeptisch zu sein. Letztendlich seien „wir verdammt, mit uns selber zu leben“. Nicht jede:r einzelne kann die ganze Verantwortung für ein politisches System übernehmen, das gilt sowohl damals als auch heute. Aber jeder kann seine eigenen Maßstäbe überdenken, auf sich selbst und sein Handeln reflektieren und nach „moralisch guten Handlungen“ befragen.

Gerade in der Corona-Pandemie ist mir bewusst geworden, wie wichtig dieser Einsatz ist. Durch die teilweise widersprüchlichen politischen Maßnahmen, Verwirrungen um Inzidenzzahlen und Öffnungen hat sich in Deutschland eine gewisse Politikverdrossenheit eingeschlichen. Dabei ist es gerade jetzt wichtig, im Dialog zu bleiben und aktiv mitzugestalten. Dafür ist eine innere Auseinandersetzung mit mir selbst nötig. Als Bürger:in und Wahlberechtigte muss ich mir der Verantwortung meines Verhaltens für die Umwelt und die Gesellschaft bewusst sein. Kath.de 28

 

 

 

 

Lieferkettengesetz. Wichtiger und notwendiger Schritt zum Schutz von Menschenrechten

 

Der Leiter des Kommissariats der Deutschen Bischöfe – Katholisches Büro in Berlin, Prälat Dr. Karl Jüsten, und der Bevollmächtigte des Rates der Evangelischen Kirche in Deutschland (EKD) bei der Bundesrepublik Deutschland und der Europäischen Union, Prälat Martin Dutzmann, haben heute (28. Mai 2021) die Einigung der Koalition zum Gesetz über die unternehmerischen Sorgfaltspflichten in Lieferketten ausdrücklich begrüßt. Die Verabschiedung des Gesetzes noch in dieser Legislaturperiode sei ein wichtiger und notwendiger Schritt, um den Schutz von Menschenrechten und Umwelt nicht nur in Deutschland, sondern weltweit zu stärken.

„Bereits im vergangenen Jahr haben über 250 Bischöfe weltweit gefordert, die Menschenrechte entlang der Lieferketten effektiv zu schützen und die Rechte der Betroffenen zu wahren“, erklärt Prälat Jüsten. „Auch die Synode der EKD hat sich für die Einführung des Lieferkettengesetzes starkgemacht. Nur so kann erreicht werden, dass den in ihrer Würde und ihren Rechten verletzten Menschen entlang der Lieferketten geholfen und die Umwelt geschützt wird“, so Prälat Dutzmann. Deutschland folgt damit dem Beispiel einiger europäischer Nachbarländer wie der Niederlande und Frankreichs. Auch die Europäische Kommission arbeitet aktuell an einer einheitlichen, europäischen gesetzlichen Regelung zum Schutz von Umwelt und Menschenrechten entlang der Lieferketten.

„Gerade wir Deutschen profitieren von der globalisierten Wirtschaft und genießen die Möglichkeiten, die damit einhergehen“, erläutert Prälat Dutzmann. „Es liegt deshalb auch in unser aller Verantwortung, den Schutz der Menschenrechte und der Umwelt weltweit zu gewährleisten“, ergänzt Prälat Jüsten. „Die positiven Anreize, die sowohl wir als Verbraucher als auch die Unternehmen hierfür setzen können, dürfen wir nicht unterschätzen.“ Dbk 28

 

 

 

Mehr Nachbarschaftshilfe in der Corona-Pandemie

 

Rund zehn Prozent mehr Engagement verzeichnen Nachbarschaftshilfen wie das Bürgernetz Friedberg. Die Solidarität unter Nachbarn nimmt zu, während es ein Solidaritätsdefizit gegenüber Menschen anderer Berufs- und Bevölkerungsgruppen gibt.

Gerade für viele ältere Menschen sind die Kontaktbeschränkungen und die daraus resultierende Einsamkeit während der Corona-Pandemie ein großes Problem. Viele konnten, wollten oder durften das Haus nicht verlassen, weil sie zu einer Risikogruppe gehören oder zeitweise in Quarantäne waren. Viele Menschen waren daher dringend auf Nachbarschaftshilfe angewiesen. Viele Projekte und Aufrufe sorgten dafür, dass sich mehr Menschen sozial engagieren.

500 Ehrenamts-Stunden mehr als 2019

Dagegen sind einige Ehrenamtliche, die sich schon vor Corona engagiert haben, während der Pandemie ausgefallen, weil sie selbst zur Risikogruppe gehören. Präsenzveranstaltungen, Kaffee- oder Spielenachmittage, die von der Nachbarschaftshilfe veranstaltet werden, konnten nicht stattfinden. Trotzdem boomt das soziale Engagement: Das Bürgernetz Friedberg verzeichnet gerade 500 Ehrenamts-Stunden mehr als 2019, das ist ein Zuwachs von zehn Prozent, sagt Bürgernetz-Koordinatorin Christine Brookmann.

Überraschend war für sie, dass sich etliche jüngere Leute gemeldet haben und sich bis heute engagieren. "Die ein oder anderen Studenten sind da, oder Leute, die im Home-Office mehr Zeit haben und sich zusätzlich engagieren wollen", erzählt Christine Brookmann.

Ingrid Becke ist eine der neuen Ehrenamtlichen. Seit einem Vierteljahr leistet sie Maria Augart in Friedberg bei Augsburg wöchentlich Gesellschaft. Die beiden unterhalten sich, reden übers Fernsehprogramm oder darüber, was in der vergangenen Woche passiert ist. Beide Frauen lieben Blumen. "Mein Mann ist verstorben und da hat mich die Ingrid wirklich aufgefangen. Das hat mir sehr gut getan", sagt Maria Augart.

"nebenan.de" hatte im Lockdown 30 Prozent mehr Aktivitäten

Mehr Engagement und Solidarität bemerkt auch Ina Remmers vom sozialen Netzwerk "nebenan.de", das deutschlandweit Kontakte zwischen Nachbarn herstellt und als virtuelles Schwarzes Brett für Hilfeleistungen, Austausch oder gemeinsame Hobbys fungiert. Beim ersten Lockdown im vergangenen Jahr hatte die Plattform zehn Mal mehr Anmeldungen als sonst. Und noch heute ist die Aktivität um 30 Prozent höher als vor Corona.

"Als die Regeln strenger wurden, konnten wir das recht deutlich sehen an den Anmeldezahlen", sagt Ina Remmers. "Wir haben ganz extrem gemerkt, dass die Menschen ein sehr großes Bedürfnis hatten, sich in ihrer Nachbarschaft wieder kennenzulernen, weil man plötzlich gemerkt hat: Es kann schon mal passieren, dass man auf das direkte Umfeld zurückgreifen muss, zum Beispiel in der Quarantäne", sagt Ina Remmers.

Solidaritätsdefizit betrifft Lehrer, Schüler und Pflegepersonal

Vielleicht ist die Gesellschaft in Corona-Zeiten solidarischer geworden, zumindest im nachbarschaftlichen Umfeld? Allerdings beinhaltet Solidarität mehr als Einkaufen für die Oma von nebenan, meint der Münchner Soziologe Stephan Lessenich. Politisch habe sich in der Pandemie im Bereich Solidarität wenig getan. Er verweist auf die Arbeitsbedingungen von Krankenpflegern und Supermarktkassiererinnen. Aber auch gegenüber Lehrerinnen und Lehrern, Schülerinnen und Schülern gibt es seiner Meinung nach ein großes Solidaritätsdefizit.

Ähnlich sehe es laut Lessenich mit der Solidarität gegenüber Menschen außerhalb der eigenen sozialen Schicht aus. "Solidarität muss die Leistung erbringen, soziale Ungleichheiten und Unterschiede zu überbrücken. Deswegen ist es für mich das A und O einer solidarischen Praxis, dass sie unter Ungleichen geübt wird", erklärt der Soziologe. Und dafür sei natürlich auch die Politik zuständig, die Grenzen der Solidarität zu erweitern, über soziale Ungleichheiten hinweg. Trotzdem ist der große Anstieg des Engagements in der Nachbarschaftshilfe ein erster Schritt hin zu einer solidarischeren Gesellschaft. Br.de 29

 

 

 

Iter Europaeum: Die Reihe ist an Deutschland

 

Für den vierten Sonntag der EU-Initiative „Iter Europaeum“ ist unter anderen die Bundesrepublik dran: Der deutsche Botschafter beim Heiligen Stuhl, Michael Koch, erläutert im Gespräch mit Radio Vatikan, welche Bedeutung die Bundesrepublik den 50jährigen diplomatischen Beziehungen zwischen der Europäischen Union und dem Heiligen Stuhl beimisst. Mario Galgano – Vatikanstadt

 

Es gebe eine kurze und eine sehr viel längere Antwort auf die Frage nach dem Verhältnis zwischen der EU und dem Vatikan, so Botschafter Koch. „Die kurze Antwort ist: Wir feiern im Moment 50 Jahre diplomatische Beziehungen zwischen der Europäischen Union und dem Heiligen Stuhl und was der Kern dieser Beziehung aus unserer Sicht betrifft, so glaube ich, wenn man nüchtern die Lage der Welt betrachtet, dann kommt man zu dem Ergebnis, dass in dieser sehr säkular gewordenen Welt kein politisches Gebilde so genau abbildet, was der Papst und die katholische Kirche in der Politik unternimmt.“

Das sei das, was die Europäische Kommissionspräsidentin Ursula Von der Leyen vor wenigen Tagen im Gespräch mit Radio Vatikan hervorgehoben habe, erinnert Botschafter Koch: „Sie sprach davon, wie das Christentum hinein gewoben ist in die politische Konstitution Europas. Ich glaube, dieser Ausdruck ist ausgesprochen treffend.“

So zählten viele Elemente, die heute Europa ausmache, dazu und dazu gehörten die Bedeutung des Völkerrechts, die Notwendigkeit multilateral zusammenzuarbeiten und „das Gefühl, dass wir Verantwortung haben für alle Menschen gleichermaßen“ sowie die Bedeutung von Menschenrechten „und vielem anderen“, so der deutsche Diplomat.

Würdigung der Deutschen Gemeinde in Rom

Deutschland werde zu dieser Feier von „Iter Europaeum“ auch die deutsche Gemeinde in Rom würdigen. „Es gibt, glaube ich, keine andere Stadt auf der Welt, die so viele deutsche Einrichtung hat wie gerade Rom. Das geht vom religiösen Bereich bis hin in den kulturellen Bereich und da haben wir drei deutsche Botschaften hier in Rom.“ Es sei eine große deutsche Gemeinde, die sehr vielfältig sei. „Das prägt das Leben in dieser Stadt über die Jahrhunderte hinweg mit einem überaus lebhaften Austausch zwischen unseren beiden Ländern.“

Als Station des römischen Europa-Pilgerwegs an diesem Sonntag wurde die evangelisch-lutherische Kirche ausgewählt, die auch den ökumenischen Charakter Deutschlands für Europa auszeichne. Botschafter Koch erinnert hierbei an den jüngsten Ökumenischen Kirchentag in Deutschland.

Mehr zum Programm des römischen Europa-Pilgerwegs finden Sie auf der Homepage www.itereuropaeum.eu. (vn 29)

 

 

 

 

Amnesty International kämpft seit 60 Jahren für die Menschenrechte

 

Vor 60 Jahren gründeten Aktivisten Amnesty International, heute wird sie unterstützt von weltweit mehr als zehn Millionen Mitstreitern. Die Menschenrechtsorganisation hat viel erreicht - nun gerät sie aber selbst ins Visier autoritärer Regierungen. Von Moritz Elliesen

 

Manchmal reicht ein Zeitungsartikel, um eine Bewegung loszutreten: „Schlagen Sie Ihre Zeitung an irgendeinem beliebigen Tag auf, und Sie werden eine Meldung aus irgendeinem Teil der Welt lesen: Ein Mensch ist eingekerkert, gefoltert, hingerichtet worden, weil seine Ansichten oder religiösen Überzeugungen nicht mit denen der Regierung übereinstimmen.“ Mit diesen Worten beginnt der Artikel „Die vergessenen Gefangenen“ (The Forgotten Prisoners), den der britische Anwalt Peter Benenson am 28. Mai 1961 in der Zeitung „The Observer“ veröffentlichte. Es war die Geburtsstunde von Amnesty International, der größten Menschenrechtsorganisation der Welt.

Benenson rief dazu auf, sich mit Protestbriefen für die Freilassung der politischen Gefangenen einzusetzen. Sein Appell wurde erhört: Mehr als 30 Zeitungen in verschiedenen Ländern druckten seinen Artikel nach, Tausende Menschen beteiligten sich an der Aktion. Kurz darauf wurden die ersten Ländersektionen gegründet, unter anderem in den USA, Großbritannien und Frankreich. Auch in Westdeutschland gründeten der Journalist Gerd Ruge und die Publizistin Carola Stern einen Ableger.

Weltweit mehr als zehn Millionen Mitstreiter

Im September 1962 kamen die Aktivistinnen und Aktivisten in der belgischen Stadt Brügge zusammen und gaben ihrer noch jungen Bewegung den Namen „Amnesty International“. Das damals entworfene Logo – eine Kerze hinter Stacheldraht – prägt das Auftreten der Organisation bis heute. Das Bild erinnert an ein Zitat Eleanor Roosevelts, ehemalige First Lady der USA und Mitinitiatorin der Allgemeinen Erklärung der Menschenrechte der Vereinten Nationen: „Es ist besser eine Kerze anzuzünden, als die Dunkelheit zu verfluchen.“

Heute hat Amnesty nach eigenen Angaben 53 Ländersektionen und kann auf die Unterstützung von weltweit mehr als zehn Millionen Mitstreiterinnen und Mitstreitern zählen. Unabhängigkeit und ein klares Bekenntnis zu den Menschenrechten bestimmen die Arbeit der im Jahr 1977 mit dem Friedensnobelpreis ausgezeichneten Organisation. Bis heute nimmt sie kein Geld von Regierungen an. Neben dem Engagement für politische Häftlinge und gegen die Todesstrafe zählt der Einsatz für Flüchtlinge sowie die wirtschaftlichen, sozialen und kulturellen Rechte zu den Schwerpunkten der Organisation.

Menschen, die es persönlich nehmen

Amnesty International sei „eine Bewegung von Menschen, die es persönlich nehmen, wenn die Menschenrechte anderer verletzt werden“, sagt der Generalsekretär der deutschen Amnesty-Sektion, Markus N. Beeko. Das zeigt sich unter anderem bei den sogenannten Urgent Actions (Eilaktionen): Bei einer rechtswidrigen Verhaftung oder einer drohenden Hinrichtung wendet sich ein Netzwerk von 165.000 Aktivistinnen und Aktivisten mit Protestschreiben an die jeweilige Regierung. Im Jahr 2020 startete Amnesty nach eigenen Angaben 170 solcher Protestaktionen – jede fünfte hatte Erfolg und führte zu Hafterleichterungen oder der Aufhebung der Todesstrafe.

Auf der politischen Bühne konnten die Menschenrechtler ebenfalls Erfolge verbuchen. Im Jahr 1984 wurde die UN-Antifolterkonvention verabschiedet, für die sich Amnesty lange eingesetzt hatte. Auch für den im Jahr 2002 errichteten Internationalen Strafgerichtshof hatte die Organisation gekämpft. Es sei wichtig, sich für Institutionen und Abkommen zum Schutz von Menschenrechten einzusetzen, sagt Beeko. „Gleichzeitig dürfen wir akut bedrohte Menschen nicht alleine lassen.“ Die richtige Balance zwischen dem Einzelfall und „systemischen Veränderungen“ zu finden, sei nicht immer leicht.

Sorgenvoller Blick in die Zukunft

Mit Sorge blickt Beeko derzeit auf eine autoritäre Wende, die sich in vielen Ländern vollzieht. „Es gibt immer mehr Regierungen, die offen die Menschenrechte ihrer Bürgerinnen und Bürger verletzen“, sagt er. Die Folgen erlebte Amnesty International zuletzt selbst: In der Türkei wurden mit Taner K?l?ç und Idil Eser erstmals Amnesty-Mitarbeiter zu Haftstrafen verurteilt. Auch in Ungarn würden Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter in Zeitungen beschimpft und beleidigt, erklärt Beeko. „Das ist alles nie dagewesen.“

Amnesty-Gründer Benenson starb 2005 im Alter von 83 Jahren. Vier Jahre zuvor hatte er anlässlich des vierzigjährigen Jubiläums der Organisation erklärt: „Erst wenn der letzte politische Häftling befreit, die letzte Folterkammer geschlossen und die Allgemeine Erklärung der Menschenrechte der Vereinten Nationen verwirklicht ist, haben wir unser Ziel erreicht.“ Es bleibt noch viel zu tun für die Menschenrechtler. (epd/mig 28)

 

 

 

Schneller zum Europäischen Impfpass mit der Immunkarte Covid-19

 

Leipzig - Inzwischen sind tausende Menschen in ganz Deutschland mit der Immunkarte Covid-19 unterwegs, oft steckt die scheckkartengroße Immunkarte in der Brieftasche, meist aber hängt sie weithin sichtbar an einem Band um den Hals. Die Immunkarte Covid-19 ist ein einfacher und fälschungssicherer Corona-Impfnachweis im Alltag - zum Beispiel bei einem Friseurbesuch. Ein QR-Code auf der Rückseite der Karte kann - z.B. am Eingang eines Restaurants - einfach mit jedem Smartphone gescannt werden und bestätigt den Impfstatus seines Trägers. „Damit erkennt sogar die Bedienung in der Bäckerei sofort, dass ich geimpft bin“, erklärt ein begeisterter Nutzer. Über ein besonderes Anwendungsfeld der Immunkarte sprechen die Nutzer nicht so offen: Junge Menschen zeigen ihren neuen Immunitätsnachweis auch gerne mal auf Dating-Plattformen wie Tinder.

„Sicherlich sind Gastwirte, Eingangskontrollen und Polizisten erstmal überrascht, wenn sie die Immunkarte noch nicht kennen - aber durch den scanbaren elektronischen Impfpass, der u.a. die Impfdaten, verimpfende Ärzte und Chargennummern bereitstellt, gibt es eigentlich keine Akzeptanzprobleme“, erklärt der Apotheker und Geschäftsführer Tamim Al-Marie, der das Immunkarte-Start-up in Leipzig gegründet hat, und fügt hinzu: „Die Immunkarte erfüllt alle Anforderungen der neuen Corona-Verordnungen. Sie ist ein Impfnachweis im Sinne der Corona-Verordnungen und enthält alle notwendigen Angaben nach Infektionsschutzgesetz und WHO-Richtlinie.“

Nun wird die Immunkarte zur schnellsten Möglichkeit, den neuen Europäischen Impfpass zu erhalten. „Da die Daten zur Covid-Impfung ja bereits erfasst wurden, können wir jedem Nutzer der Immunkarte automatisch den neuen Europäischen Impfpass anbieten, sobald er verfügbar ist“, erklärt der Geschäftsführer. Die Immunkarte wird dann einfach zum Europäischen Impfpass umgewandelt.

Die Immunkarte kann im Alltag schnell kontrolliert werden - durch einen einfachen Scan mit der Immunkarte-App: Automatisch wird hier geprüft, ob die Impfung gegen Covid-19 vollständig ist und bereits die vorgeschrieben 14 Tage zurückliegt. So kommt es zu kürzeren Warteschlangen bei Eingangskontrollen. Bei der Ausstellung wird vom Apotheker der Impfpass, dessen Gültigkeit, sowie der Personalausweis geprüft. Die Immunkarte, die seit dem 3. Mai in ganz Deutschland erhältlich ist, war in den ersten Wochen in vielen Orten ausverkauft. Über Pfingsten wurden jedoch tausende weitere Immunkarten an mehr als 350 Partnerapotheken in ganz Deutschland ausgeliefert. GA 28

 

 

 

 

Statistik für 2020. Zahl der Einbürgerungen eingebrochen

 

Im vergangenen Jahr ist die Zahl der Einbürgerungen um fast 20 Prozent eingebrochen. Als Grund werden coronabedingt längere Wartezeiten und weniger Anträge angegeben. Die meisten Eingebürgerten haben türkische Wurzeln.

Die Zahl der Einbürgerungen ist im vergangenen Jahr deutlich zurückgegangen. Rund 109.900 Ausländer nahmen 2020 die deutsche Staatsbürgerschaft an, wie das Statistische Bundesamt am Mittwoch in Wiesbaden mitteilte. Das ist ein Rückgang um 19.000 Fälle (minus 19 Prozent). Der Trend ist gut zur Hälfte auf die verminderten Einbürgerungen von Briten zurückzuführen. Zugleich stieg die Zahl der Syrer, die den deutschen Pass erhielten.

Den Angaben zufolge wurden im Vorjahr nur noch 4.900 britische Staatsangehörige eingebürgert. Das waren 9.700 oder knapp zwei Drittel (minus 66 Prozent) weniger als 2019, dem Jahr mit dem Höchstwert an Einbürgerungen von Briten.

Längere Wartezeiten, weniger Anträge

Ohne die Berücksichtigung britischer Staatangehöriger verzeichnet die Statistik noch eine Abnahme um 9.400 Einbürgerungen gegenüber dem Jahr 2019. Dieser Rückgang spiegelt laut Statistikbehörde auch wider, dass es im Jahr des Ausbruchs der Corona-Pandemie bei den zuständigen Behörden teilweise zu verlängerten Wartezeiten kam und weniger Anträge bearbeitet werden konnten.

Im Vorjahr bekamen Menschen mit 173 unterschiedlichen Staatsangehörigkeiten einen deutschen Pass. Davon hatte gut ein Viertel (26 Prozent) zuvor die Staatsangehörigkeit eines EU27-Mitgliedstaates. Unter den EU-Bürgern bildeten rumänische Staatsangehörige mit 5.900 Einbürgerungen erstmals die größte Gruppe.

Deutlicher Rückgang auch bei Türken

Wie bereits in den Vorjahren nahmen auch 2020 insgesamt am häufigsten Türken die deutsche Staatsbürgerschaft an. Allerdings war auch hier ein deutlicher Rückgaang gegenüber dem Vorjahr zu verzeichnen, und zwar um mehr als ein Viertel (minus 28 Prozent) von 16.200 auf 11.600.

Syrer stellten erstmals die zweitgrößte Gruppe unter den Eingebürgerten. Entgegen dem allgemeinen Trend stieg deren Zahl um knapp drei Viertel (plus 74 Prozent) von 3.900 auf 6.700 Personen. „Für die kommenden Jahre ist zu erwarten, dass die Zahl weiter ansteigt, wenn immer mehr der zwischen 2014 und 2016 eingereisten syrischen Schutzsuchenden die Voraussetzungen für eine Einbürgerung erfüllen“, erklärte das Amt. (epd/mig 27)

 

 

 

 

Asyl, Clan, Corona. Grundrechte-Report kritisiert ungleiche Freiheiten und Rechte

 

Der diesjährige Grundrechte-Report von Bürgerrechtsorganisationen zieht eine erste kritische Bilanz der Corona-Krise: Asyl, Migranten in Systemberufen. Scharf kritisiert wird auch die Debatte um die sogenannte Clankriminalität.

Bürger- und Menschenrechtsorganisationen kritisieren ungleiche Freiheiten und Rechte in der Corona-Krise. Die staatlichen Einschränkungen zur Bekämpfung der Corona-Pandemie hätten besonders die schwächsten Gruppen in der Gesellschaft getroffen, heißt es in dem am Mittwoch in Berlin veröffentlichten 25. Grundrechte-Report. Der seit mehr als 20 Jahren von Bürgerrechtsorganisationen herausgegebene Report „Zur Lage der Bürger-und Menschenrechte in Deutschland“ gilt auch als „Alternativer Verfassungsschutzbericht“.

Die Integrationsforscherin Naika Foroutan kritisierte, die betroffenen Gruppen könnten sich am wenigsten gegen Eingriffe des Staates wehren. „Ungleiche Rechte spiegeln daher auch den strukturellen Rassismus in diesem Land“, sagte die Professorin für Integrationsforschung und Gesellschaftspolitik an der Berliner Humboldt-Universität bei der Vorstellung des Reports.

Gleichheitsgrundsatz mit Realität abgleichen

Sie nannte den Gleichheitsgrundsatz ein großes Versprechen, das mit der empirischen Realität abgeglichen werden müsse. So arbeiteten viele Menschen mit Migrationsgeschichte in systemrelevanten Berufen wie der Altenpflege (37 Prozent) oder im Post- und Zustellungswesen (35 Prozent). Zugleich lebten sie häufig gemeinsam mit vielen Menschen in beengten Wohnverhältnissen, verbunden mit einer hohen Ansteckungs- und Ausbreitungsgefahr durch das Virus.

Diese vorgelagerten Fehlentwicklungen und Ungleichheiten in der Gesellschaft seien durch das „Brennglas“ Corona stärker aufgefallen, sagte Foroutan. Aufgabe der Politik sei es, dies zu korrigieren.

Grundrechtsverletzungen beim Asyl

Besorgniserregend nannte sie auch die Verletzung der Grundrechte im Bereich des Asyl- und Aufenthaltsrechtes. Dazu zähle die Blockade der Bundesregierung bei der Aufnahme von Geflüchteten aus dem griechischen Flüchtlingslager Moria auf Lesbos. Ein weiteres Beispiel seien die haftähnlichen Kollektivquarantänen, die in Sammelunterkünften für Geflüchtete hierzulande verhängt wurden.

So berichtete der kurdische Flüchtling Kawe Fatehi von einer fünfwöchigen Kollektivquarantäne im März 2020 in einer Sammelunterkunft in Halberstadt (Sachsen-Anhalt). Mehr als 800 Menschen durften in dieser Zeit die Häuser nicht verlassen, pro Stockwerk habe es nur zwei Toiletten gegeben und praktisch keine Informationen durch die Behörden. „Wir hatten alle Angst, wir könnten sterben“, berichtete Fatehi.

Debatte um Clankriminalität kritisiert

In dem Report wird auch die Debatte um die sogenannte Clankriminalität scharf kritisiert. Arabische, türkische und südosteuropäische Gruppierungen würden nach rassistischen Stereotypen unter einen Generalverdacht gestellt, sagte Mohammed Chahrour von der Berliner Initiative „Kein Generalverdacht“.

„Die Sippenhaft wird zur Handlungsanleitung für Polizisten“, kritisierte Chahrour. Die Menschen mit arabischen oder türkischen Wurzeln in Deutschland empfänden dies als degradierend. Dabei sei das Ganze kein ethnisches, sondern ein soziales Problem. Der rassistische Anschlag von Hanau im Februar 2020 zeige zudem, dass die Clandebatte die Menschen zur Zielscheibe von Rechtsextremisten mache. (epd/mig 27)

 

 

 

Afrikanische Migranten: „Europa ist kaum betroffen“

 

Die spanische Caritas lädt dazu ein, angesichts der Bilder von Migranten in Nordafrika nicht in „Alarmstimmung“ zu verfallen. Das Migrationsphänomen, das auf dem afrikanischen Kontinent in Gang gekommen sei, betreffe Europa nur in begrenztem Ausmaß.

Man müsse sich klarmachen, dass die meisten afrikanischen Migranten nur von einem Land des Kontinents ins andere wechseln. Lediglich 26 Prozent der afrikanischen Migranten zögen in Richtung Europa, und elf Prozent in Richtung Asien.

Afrika nimmt am meisten Flüchtlinge auf

Wenig bekannt sei außerdem, dass kein Kontinent weltweit so viele Flüchtlinge aufnehme wie Afrika, nämlich 25 Prozent der Flüchtlinge weltweit – das entspricht gut sieben Millionen Menschen. Dabei gebe es bereits über 19 Millionen Binnenflüchtlinge in Afrika; die Zahl ist von 2019.

Aus Sicht der spanischen Caritas ist es vor allem Nahrungsmittel-Unsicherheit, die Menschen in Afrika zur Migration bringt. 2020 waren über 100 Millionen Afrikaner von einem Nahrungsnotstand direkt betroffen – das war ein Anstieg um sechzig Prozent im Vergleich zum Jahr davor. (fides 26)

 

 

 

 

Hilfswerke in Afghanistan. Gefährdet, aber entschlossen

 

Die internationalen Truppen haben mit ihrem Abzug aus Afghanistan begonnen. Für die Entwicklungshilfe könnten sich die Bedingungen radikal ändern. Schon jetzt sind Organisationen regelmäßig Ziel von Gewalt. Aber sie wollen weitermachen. Von Natalia Matter 

 

Die Entwicklungshilfe in Afghanistan blickt unsicheren Zeiten entgegen. Die Nato-Staaten haben nach 20 Jahren Einsatz mit dem Abzug ihrer Truppen begonnen. Fachleute sehen die Gefahr, dass die Gewalt wieder zunimmt, die Regierung und die aufständischen Taliban um die Kontrolle kämpfen und die Radikalen an Einfluss gewinnen werden. „Es steht zu befürchten, dass die Situation der totalen Unsicherheit vergangener Zeiten zurückkehrt“, sagt der Leiter von Caritas International, Oliver Müller. Für Hilfswerke steht nicht nur die Sicherheit ihrer Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter auf dem Spiel, sondern auch das in den vergangenen Jahren Erreichte.

Mit einem Totalabzug der Truppen in der Geschwindigkeit habe keiner gerechnet, sagt der Direktor des International Center for Conversion (BICC), Conrad Schetter. Denn die Grundkonflikte hätten sich eher verschärft. „Da hätte sich einiges ändern müssen, damit Afghanistan bessere Chancen hat“, bedauert der Friedensforscher. Für die Entwicklungshilfe stelle sich die Frage: „Was kann man bei der neuen Sicherheitslage noch machen?“ Und obwohl der Bedarf an Nothilfe steige, werde es nach Abzug des Militärs vermutlich weniger Geld für die zivile Hilfe geben. „Die Gefahr ist groß, dass die Industrieländer radikal ihre Aufbauhilfen kürzen werden.“

Hilfswerke kritisieren schnellen Abzug

Auch Hilfswerke kritisieren, dass der Abzug so schnell erfolgt und ohne, dass die zuvor immer wieder formulierten Bedingungen erfüllt wurden. „Wir sprechen uns nicht für mehr Soldaten und Militär aus, aber der Einsatz hat eine gewisse Stabilität gebracht und in großen Teilen des Landes Fortschritte ermöglicht“, sagt der Leiter von Caritas International, das in Afghanistan zwei internationale und 25 nationale Mitarbeiter beschäftigt. Und die Taliban, die bereits jetzt schon große Gebiete des Landes kontrollieren, hätten keine Zugeständnisse gemacht. „Im Nachhinein kann man die nicht mehr einfordern.“

Auch wenn Afghanistan immer noch eines der ärmsten Länder der Welt sei, sei in den vergangenen Jahren einiges erreicht worden, so wie der Anstieg der Lebenserwartung um etwa zehn Jahre oder in der Mädchenbildung, betont Müller. „Es ist zu befürchten, dass diese Fortschritte zunichte gemacht werden.“ Zum Beispiel, wenn die Helferinnen und Helfer die Menschen in den Provinzen wegen der Gewalt nicht mehr erreichen können.

18 Millionen auf Hilfe angewiesen

Auch der Landesdirektor der Welthungerhilfe, Thomas ten Boer, fürchtet um die Versorgung der Afghanen, von denen über 18 Millionen schon jetzt zum Überleben auf humanitäre Hilfe angewiesen sind. „Wegen Kämpfen könnten die Lieferketten unterbrochen werden.“ Die Menschen könnten nicht alle nötigen Lebensmittel kaufen oder ihre Produkte verkaufen.

Hilfswerke wie die Welthungerhilfe und die Caritas arbeiten seit Jahren auch in Gebieten, die die Taliban kontrollieren, und wollen trotz der Unsicherheit nach dem Truppenabzug weitermachen. „Die Taliban wissen unsere Hilfe für die Bevölkerung zu schätzen, und unsere Neutralität schützt uns“, sagt Caritas-Leiter Müller. Auch die Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (GIZ) werde sich dafür einsetzen, dass die Projektarbeit vor Ort fortgeführt werde, erklärt eine Sprecherin. „Ob einzelne Projekte angepasst werden müssen, wird von der Sicherheitslage und den konkreten Vorgaben der Auftraggeber bestimmt.“ Das ist unter anderem die Bundesregierung. Gegebenenfalls könnten die internationalen Beschäftigten die Arbeit mit Hilfe der Kolleginnen und Kollegen in afghanischen Regionalbüros oder aus Deutschland steuern.

Friedensforscher skeptisch

Landesdirektor ten Boer geht davon aus, dass die Welthungerhilfe mir ihren zwei internationalen und 200 nationalen Beschäftigten womöglich die Arbeit in einigen Regionen für eine Weile aussetzen muss, sollte es zu Kämpfen kommen. „Aber grundsätzlich werden wir akzeptiert.“ Man könne mit den Taliban verhandeln, wenn nicht direkt, dann über die Dorfbevölkerung und die Ältesten. „Man muss sehen, dass die Taliban und die Bevölkerung sich in den vergangenen 20 Jahren verändert haben.“ Die Taliban könnten die Bevölkerung, auch die Frauen, nicht mehr so kontrollieren wie in der Vergangenheit.

Friedensforscher Schetter ist skeptischer. Gerade in den vergangenen Jahren habe die gezielte Gewalt gegen Mitarbeiter von nichtstaatlichen Organisationen zugenommen, besonders gegen Frauen. „Es geht darum, die Zivilgesellschaft einzuschüchtern.“ Es sei also ein sehr wichtiges Thema für die Hilfswerke, wie sie ihre Beschäftigten schützen können. Allein 2020 wurden laut der Welthungerhilfe 180 Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter von Hilfsorganisationen getötet, verletzt oder entführt. (epd/mig 26)

 

 

 

Kommission gibt grünes Licht für Initiative gegen Funklöcher in Deutschland

 

Knapp 1,1 Milliarden Euro will die deutsche Regierung in den Netzausbau stecken, um dem schwelenden Problem der Funklöcher endlich Herr zu werden. Am Dienstag (25. Mai) hat die Europäische Kommission das Projekt nun genehmigt.

Rund 5.000 Mobilfunkmasten will die Regierung aufbauen, um das Problem der Funklöcher in Deutschland aus der Welt zu schaffen.

„Wir machen Ernst beim Schließen der letzten weißen Flecken. Dort, wo die Mobilfunknetzbetreiber nicht privat ausbauen und auch keine Versorgungsauflagen bestehen, ergreifen wir die Initiative und treiben den Ausbau in enger Einbindung von Unternehmen und Kommunen voran,” erklärte Verkehrsminister Andreas Scheuer.

Das Mammutprojekt ist bitter notwendig. Erst vor Kurzem hatte der Deutschland Index der Digitalisierung auf den schlechten Zustand des deutschen Mobilfunknetzes hingewiesen und die Regierung zum Handeln aufgerufen.

Das Problem ist bereits seit langem in der Politik bekannt. Bereits 2018 hat Wirtschaftsminister Peter Altmaier in einem Interview mit dem manager magazin erklärt, dass er seinem Büro verboten hat ihn während Autofahrten mit ausländischen Ministerkollegen zu verbinden. Die ständigen Netzausfälle durch Funklöcher seien ihm gegenüber seinen Amtskollegen „peinlich“, erklärte der Minister damals.

Dass es noch Nachholbedarf gibt, wurde auch auf dem Digital-Gipfel-Event von letzter Woche (18. Mai) deutlich. Zwar erklärte Altmaier, dass die Zahl der Funklöcher bereits weniger geworden sind, darauf angesprochen, ob er sich immer noch schäme antwortete er aber: „Ja, aber nicht mehr so viel.“

Wie der Netzausbau vorangetrieben wird

Die erst kürzlich ins Leben gerufene Mobilfunkinfrastrukturgesellschaft soll den Ausbau leiten. Im Blickfeld stehen insbesondere unterversorgte Regionen, die entweder über keinen Mobilfunkanschluss verfügen, oder lediglich über den 30-Jahre alten 2G Zugang.

Die Gesellschaft wird den 1,1 Milliardenschweren Fördertopf verwalten um, wie Bundesminister Andreas Scheuer meinte, die „Angleichung der Lebensverhältnisse in Deutschland“ voranzutreiben.

Auch die Kommission begrüßte die deutsche Initiative. „Sie trägt zur Überbrückung der digitalen Kluft, zur Verringerung von Ungleichheiten und zu einer nahtlosen Kommunikation bei,“ erklärte die Vizepräsidentin der EU-Kommission Margrethe Vestager.

Zudem sei das Projekt nicht nur mit den EU-Regeln für Beihilfevorschriften konform, sondern steht auch im Einklang mit dem strategischen Ziel eine „Europäische Gigabit-Gesellschaft“ zu schaffen.

Die Mobilfunk-Förderinitiative will aber auch den 5G Netzausbau vorantreiben, wie Bundesminister Scheuer erklärte:

„Damit schaffen wir deutschlandweites Telefonieren ohne Unterbrechung, mobiles Arbeiten ohne Ladebalken und die Grundlage für hochleistungsfähigen Mobilfunk mit 5G.”

Die Deutsch-Französische 5G Initiative

Ein weiterer Schritt in Richtung 5G Ausbau wurde von Deutsch-Französischer Seite angeregt. Basierend auf dem Deutsch-Französischen Technologiedialog, der die Förderung der europäischen Unabhängigkeit bei Zukunftstechnologien zum Ziel hatte, brachten die beiden Staaten am Dienstag (25. Mai) ein Förderprogramm zur Beschleunigung des 5G Ausbaus auf den Weg.

Ziel des 20 Millionen schweren Förderaufrufs ist es, Synergien französischer und deutscher Unternehmen mit der Forschung anzustoßen, um das europäische Ökosystem im Bereich der 5G-Telekommunikation zu stärken.

„Französische und deutsche Unternehmen können mit der neuen Förderung ihr Knowhow zusammenbringen und gemeinsam mit ihren Produkten und Dienstleistungen flexible und sichere 5G-Lösungen in Europa schaffen,“ betonte Wirtschaftsminister Altmaier.

Der französische Wirtschafts- und Finanzminister Bruno Le Maire, bekräftigte insbesondere die Bedeutung für die technologische Resilienz Europas:

„Die technologische Souveränität Europas ist nur mit mehr europäischer Kooperation möglich. Die deutsch-französische Entwicklung einer sicheren 5G-Infrastruktur ist ein gutes Beispiel für diese gemeinsame Arbeit.“

5G gilt als eine der Schlüsseltechnologien für die Industrie 4.0. Die EU hat es sich in ihrem Digitalen Kompass 2030 zum Ziel gesetzt, bis 2030 alle bevölkerten Gebiete mit 5G-Netzen zu versorgen. Oliver Noyan, Ea 26

 

 

 

 

Kampf des WHO-Chefs. Corona-Krise: Katastrophales moralisches Versagen

 

Die WHO muss Erfolge gegen Covid-19 liefern. Doch ihr Impf-Programm läuft nicht rund. Auf der laufenden Weltgesundheitsversammlung muss sich WHO-Chef Tedros verteidigen - er kämpft auch um seinen Job. Von Jan Dirk Herbermann

 

Wenn Dr. Tedros über die Corona-Pandemie spricht, dann fallen oft die großen Worte. Der Generaldirektor der Weltgesundheitsorganisation (WHO) beklagt „katastrophales moralisches Versagen“, verlangt „globale Solidarität“ oder beschwört „unsere gemeinsame Zukunft“. Dabei geht es auch immer um die Zukunft der WHO und ihres Chefs Tedros Adhanom Ghebreyesus selbst.

Der frühere Außenminister und Ex-Gesundheitsminister Äthiopiens befindet sich in einem Dauerkampf um seinen Chefposten in der Genfer WHO-Zentrale. Auf der jährlichen Weltgesundheitsversammlung, dem höchsten WHO-Gremium, vom 24. Mai bis 1. Juni dürfte dem 56-Jährigen einmal mehr der Unmut aus den 194 WHO-Mitgliedsländern entgegenschlagen. Eskalierte doch in seiner 2017 begonnenen Amtszeit ein lokaler Corona-Ausbruch in China zu der schlimmsten globalen Gesundheitskrise seit Jahrzehnten.

Umständlich. Intransparent.

Die Liste der Fehler, die der WHO angekreidet werden, ist lang: Zu behäbig, zu umständlich, zu intransparent hätten die oberste internationale Gesundheitswächterin und ihr Chef auf das drohende Corona-Unheil reagiert. Eine unabhängige Untersuchungskommission kreidete der WHO noch vor wenigen Tagen an, den internationalen Gesundheitsnotstand zu spät ausgerufen zu haben. David Fidler, Experte für öffentliche Gesundheit im Council on Foreign Relations, wirft der WHO und Tedros vor, durch eine demonstrative Nähe zu China ihre eigene „Autorität untergraben“ zu haben.

Im kommenden Jahr läuft die Amtszeit des WHO-Generaldirektors aus. Ob die WHO-Mitgliedsländer dem Mann mit einem Doktorgrad in öffentlicher Gesundheit fünf weitere Jahre an der Spitze gewähren, wird vor allem von Erfolgen gegen Covid-19 abhängen. Die Ausbreitung des Erregers will Tedros mit dem internationalen Netzwerk Covax stoppen, das die WHO im April 2020 mitgründete. Covax soll eine weltweit faire und schnelle Verteilung von Impfstoffen gegen Covid-19 sicherstellen. In dem Programm mischen fast alle Staaten, das Kinderhilfswerk Unicef und andere Organisationen mit.

Nur ein Prozent nach Afrika

Vor allem arme Länder sind für Covax-Lieferungen vorgemerkt, die meisten erhalten die Vakzine kostenlos. Tedros nennt Covax eine „großartige Chance“. Doch noch immer läuft das Programm nicht rund. Ende Februar händigte Covax die ersten Impfdosen aus. In der Woche vor Pfingsten werde die ausgelieferte Menge erst bei 65 Millionen liegen, erläutert die Unicef-Exekutivdirektorin Henrietta Fore. Eigentlich aber hätten es zu diesem Zeitpunkt „mindestens 170 Millionen Dosen sein sollen“.

Besonders hart trifft der Impfnotstand die Menschen in Afrika: Nach UN-Angaben von Mitte Mai wurden bislang weltweit 1,3 Milliarden Impfdosen verabreicht, nur ein Prozent der Dosen ging nach Afrika. Viele nationale Impfkampagnen des Kontinents hätten sich „kaum über die Startlinie bewegt“, warnt die WHO-Regionaldirektorin Matshidiso Moeti.

Impfstoff-Nationalismus

Die Gründe für den Notstand? Zum einen hapert es in vielen Entwicklungsländern an Infrastruktur und geschultem medizinischem Personal. Zum anderen fehlen dem freiwillig finanzierten Covax für 2021 noch immer fast zwei Milliarden US-Dollar – etliche wohlhabende Staaten knausern. Und es mangelt dem Netzwerk am Impfstoff selbst – denn reiche Länder kaufen den Markt leer. Und Indien, der größte Produzent von Vakzinen weltweit, verhängte einen Ausfuhrstopp. Der Chef des indischen Pharmariesen Serum Institute, Adar Poonawalla, sagt: Die Lieferungen an Covax sollten bis „zum Ende des Jahres“ wieder aufgenommen werden.

Trotz der Kalamitäten hält Covax an seinem ehrgeizigen Ziel fest: Bis Ende 2021 sollen zwei Milliarden Impfdosen ausgehändigt sein. Bleibt es bei dem bisherigen Tempo, dann wird diese Marke jedoch klar verfehlt. Das weiß auch WHO-Chef Tedros. Kein Wunder, dass er bei fast jeder Gelegenheit vor einem „Impfstoff-Nationalismus“ der wohlhabenden Nationen und der Vakzin-Produzenten auf Kosten anderer Länder warnt. Tedros ist dabei bewusst: Der „Impfstoff-Nationalismus“ gefährdet auch die Fortsetzung seiner WHO-Karriere.

(epd/mig 25)

 

 

 

 

Europaparlament unterstützt Aussetzung von Patenten für Corona-Impfstoffe

 

Das Europaparlament hat sich für eine vorübergehende Aussetzung der Patente für Corona-Impfstoffe ausgesprochen. Die Abgeordneten forderten in einer am Donnerstag verabschiedeten Entschließung die EU auf, entsprechende Initiativen Indiens und Südafrikas bei der Welthandelsorganisation WTO zu unterstützen. Von Pharmaunternehmen verlangen sie zudem, „Wissen und Daten“ zur Impfstoffherstellung über die WTO zur Verfügung zu stellen.

Die neue WTO-Chefin Ngozi Okonjo-Iweala warnte aber vor überzogenen Erwartungen. „Der Verzicht auf geistige Eigentumsrechte wird nicht reichen“, sagte sie vor dem Handelsausschuss des Europaparlaments. Nötig seien eine Ausweitung der Produktionsmöglichkeiten in Entwicklungs- und Schwellenländern, der Transfer von Technologie und Produktions-Know-how und eine Verringerung der Exportbeschränkungen für Impfstoffe.

Okonjo-Iweala forderte die WTO-Mitglieder auf, nun mit Verhandlungen über konkrete Lösungen zu beginnen. „Wir kommen nicht voran, wenn wir nur reden“, sagte sie. „Ich bin überzeugt, dass wir uns auf einen Text einigen können, der den Entwicklungsländern diese Art von Zugang und Flexibilität ermöglicht und gleichzeitig Forschung und Innovation schützt.“

Die Regierung von US-Präsident Joe Biden hatte Anfang Mai überraschend signalisiert, dass sie eine Aussetzung des Patentschutzes für Corona-Impfstoffe unterstützen will. Die EU fordert seitdem eine Präzisierung des Vorschlags. EU-Ratspräsident Charles Michel hatte nach einem Gipfeltreffen der Staats- und Regierungschefs erklärt, die Europäer sähen in der Patentaufhebung „keine Wunderlösung“, die schnell mehr Impfstoff für ärmere Länder bringen werde.

Das Europaparlament wollte eigentlich erst im Juni seine Position zu der Frage festlegen. Durch einen Änderungsantrag der Linken-Fraktion wurde aber in eine Entschließung zum Kampf gegen Aids eine entsprechende Passage eingefügt. Er wurde knapp mit 293 gegen 284 angenommen. 119 Abgeordnete enthielten sich. Unterstützung kam dabei neben den Linken insbesondere von Sozialdemokraten und Grünen.

Die Linken-Fraktion begrüßte das Votum über ihren Antrag als „gute Nachricht“. Der einzige Weg aus der Pandemie führe über „ein Ende der Monopole“ und eine Aufhebung der Patente, damit Impfstoffe „für jeden überall zugänglich sind“.

Das Votum sei „eine klare Aufforderung an die EU-Kommission, endlich ihren Widerstand in der WTO aufzugeben“, erklärte die Grünen-Abgeordnete Anna Cavazzini. Die Freigabe der Patente könne „Leben retten und Mutationen des Virus verhindern“.

Das Argument, die Patentaufhebung könne künftige Impfstoffentwicklungen verhindern, wies Cavazzini zurück. „Durch öffentliche Gelder und den Verkauf von Vakzinen in den Industriestaaten schreiben Pharmaunternehmen weiter schwarze Zahlen mit dem Impfstoff.“ EA 24

 

 

 

 

Stichtag 31. Juli: Wer die Steuererklärung zu spät abgibt, muss zahlen

 

Neustadt a.d. Weinstraße - Stichtag für die Abgabe der Steuererklärung ist seit 2019 der 31. Juli. Spätestens dann muss die Einkommensteuererklärung beim Finanzamt sein. Sonst drohen Verspätungszuschlag, Zwangsgeld oder gar die Schätzung. Der Lohnsteuerhilfeverein Vereinigte Lohnsteuerhilfe e. V. (VLH) mit den Details.

Stichtag 31. Juli: Wer die Steuererklärung zu spät abgibt, muss zahlen

Grundsätzlich gilt: Durch eine Gesetzesänderung ist es seit 2019 deutlich schwieriger, eine Fristverlängerung zu beantragen. Die Finanzbeamten verlängern die Abgabefrist für die Steuererklärung nur noch in Ausnahmefällen, nämlich wenn der Steuerpflichtige ohne eigenes Verschulden die Abgabe versäumt. Ist das der Fall, muss das Finanzamt unbedingt schriftlich um eine Fristverlängerung gebeten werden. Stimmt das Finanzamt einer Fristverlängerung zu, erhält der Steuerpflichtige einen neuen Termin zur Abgabe der Steuererklärung – der unbedingt eingehalten werden sollte.

Der Verspätungszuschlag

Wer zur Abgabe der Steuererklärung verpflichtet ist und die Erklärung nicht innerhalb von sieben Monaten nach Ablauf des Besteuerungsjahres abgibt, für den wird ein Verspätungszuschlag festgesetzt. Während die Finanzbeamten früher selbst festlegen konnten, wie hoch der Verspätungszuschlag ausfällt, ist er seit 2019 gesetzlich festgelegt und beträgt 0,25 Prozent der festgesetzten Steuer, mindestens aber 25 Euro pro verspätetem Monat. Maximal werden 25.000 Euro Verspätungszuschlag fällig. Wer mit einer Steuerrückerstattung rechnen darf, kann auf Nachsicht der Finanzbeamten hoffen. Denn dann kann das Finanzamt einen Zuschlag festsetzen, muss es aber nicht.

Das Zwangsgeld

Neben dem Verspätungszuschlag gibt es noch ein weiteres Mittel, worauf das Finanzamt bei einer verspäteten Abgabe zurückgreifen kann: das Zwangsgeld. In der Regel erhält der Abgabepflichtige zuerst eine Zwangsgeldandrohung per Post mit einer letzten Frist zur Abgabe der Steuererklärung. Wird die Steuererklärung innerhalb dieser Frist abgegeben, wird das Zwangsgeld nicht festgesetzt. Wer allerdings auch diese Frist verstreichen lässt, für den wird das Zwangsgeld fällig.

Die Steuerschätzung

Ist die Steuererklärung auch nach Erhebung des Zwangsgeldes nicht abgegeben worden, schätzt das Finanzamt die Besteuerungsgrundlage des Steuerpflichtigen und erlässt einen entsprechenden Steuerbescheid. In der Regel schätzt das Finanzamt dabei eher zu Ungunsten des Steuerpflichtigen. Das bedeutet, dass man mehr Steuern zahlen muss, als es tatsächlich der Fall wäre.

Die VLH: Größter Lohnsteuerhilfeverein Deutschlands

Der Lohnsteuerhilfeverein Vereinigte Lohnsteuerhilfe e. V. (VLH) ist mit mehr als einer Million Mitglieder und rund 3.000 Beratungsstellen bundesweit Deutschlands größter Lohnsteuerhilfeverein. Gegründet im Jahr 1972, stellt die VLH außerdem die meisten nach DIN 77700 zertifizierten Berater.

Die VLH erstellt für ihre Mitglieder die Einkommensteuererklärung, beantragt Freibeträge, ermittelt und beantragt Förderungen und Zulagen, prüft den Steuerbescheid und einiges mehr im Rahmen der gesetzlichen Beratungsbefugnis nach § 4 Nr. 11 StBerG. GA 1

 

 

 

Einbürgerungsfeier. Steinmeier lobt Zuwanderer und verurteilt Antisemitismus

 

Zum 72. Geburtstag des Grundgesetzes hat Bundespräsident Steinmeier bei einer Einbürgerungsfeier nicht nur ein Lob auf die Verfassung gehalten. Steinmeier betonte auch den Beitrag der Zuwanderer für die Entwicklung des Landes.

Bundespräsident Frank-Walter Steinmeier hat die antisemitischen Ausschreitungen in Deutschland im Zusammenhang mit dem Nahost-Konflikt verurteilt. „Unser Grundgesetz garantiert das Recht auf Meinungs- und Demonstrationsfreiheit. Aber wir dulden keinen Antisemitismus – ganz gleich von wem – in unserem Land“, sagte Steinmeier am Freitag in Berlin bei einer Einbürgerungsfeier in Schloss Bellevue.

Nichts rechtfertige die Bedrohung von Juden in Deutschland oder Angriffe auf Synagogen: „Jeder Form von Antisemitismus, von Rassismus, von Hass auf Muslime, ja von Menschenfeindlichkeit schlechthin muss der Staat, muss die gesamte Gesellschaft entschieden entgegentreten.“

Das Grundgesetz garantiere Demokratie, Rechtsstaatlichkeit, Religionsfreiheit, Gleichberechtigung, Meinungsfreiheit und das Recht auf freie Entfaltung. „Aber es erlegt uns auch Regeln auf: die Freiheitsrechte aller zu achten, niemand zu diskriminieren, Konflikte friedlich zu lösen und nach Kompromissen zu suchen“, so Steinmeier weiter. „Das ist oft anstrengend und mühselig, aber anders geht es nicht in einer Demokratie. Vielfalt ist ein großer Gewinn, aber sie erschwert unseren Alltag auch manchmal“, sagte der Bundespräsident aus Anlass des 72. Geburtstages des Grundgesetzes. Am 23. Mai 1949 wurde das Grundgesetz in Bonn verkündet und trat am nächsten Tag in Kraft.

Steinmeier lobt Beitrag von Einwanderern

Das Grundgesetz sei die Antwort auf das Leid und den Schrecken der nationalsozialistischen Gewaltherrschaft, auf Vernichtungskrieg und das Menschheitsverbrechen der Schoah: „Es ist unser Bekenntnis zum ‚Nie wieder‘“, sagte Steinmeier: „Die Menschenwürde zu achten und zu schützen, das ist und das bleibt der Auftrag aus unserer Geschichte: für alle, die schon lange hier leben – und auch für die, die neu zu uns kommen.“

Weiter lobte Steinmeier den Beitrag von Einwanderern zur Entwicklung der Gesellschaft: „Zuwanderung in unser Land wird es auch in Zukunft geben, und wir werden sie auch brauchen – schon deshalb, weil wir gut ausgebildete Fachkräfte brauchen.“ Dabei warb er für gegenseitige Toleranz. Das Zusammenleben von Menschen mit so vielfältiger Herkunft, so vielfältigen Überzeugungen, Prägungen, Religionen und Gebräuchen könne immer wieder auch ganz schön anstrengend sein. Es erzeuge Reibung und Konflikte. „Das mutet uns etwas zu, immer wieder aufs Neue. Aber ich bin überzeugt: In dieser Vielfalt liegt auch unsere Stärke“, sagte Steinmeier.

Deutschland hat sich verändert

Deutschland habe sich verändert, auch „durch die Menschen, die zu uns gekommen sind“: „Sie haben unsere Gesellschaft, unsere Wirtschaft, unsere Wissenschaft und Forschung, unsere Kultur, unsere Musik und Literatur, unsere Lebensgewohnheiten verändert: Sie haben uns bereichert.“ Jeder Vierte in Deutschland habe heute einen Migrationshintergrund: „Aber dahinter stehen so viele Lebenswege, so viele Schicksale, so viele Geschichten, jede einzigartig und besonders.“

Pandemiebedingt waren zu der Einbürgerungsfeier nur sechs Menschen eingeladen, die aus Ägypten, Großbritannien, Iran, Israel, Polen und der Türkei stammen. Der Bundespräsident überreichte ihnen die Einbürgerungsurkunde sowie eine Ausgabe des Grundgesetzes. (epd/mig 25)

 

 

 

"Digitale Identität ist das wichtigste Digitalisierungsvorhaben"

  

In wenigen Monaten soll es den digitalen Personalausweis auf dem Smartphone geben, mit dem man sich beispielsweise bei Behörden online ausweisen kann. Das kündigt Markus Richter, Staatssekretär im Bundesinnenministerium und „Chief Information Officer“, kurz CIO, der Bundesregierung, im Podcast „Aus

Regierungskreisen“ an: „Im September — so ist unser Ziel — wollen wir den Personalausweis aufs Handy bekommen“. Mit dieser Identität sei es möglich, zum Beispiel Behördengänge zu ersetzen.

 

Bisher ist zur Nutzung der sogenannten eID des Personalausweises ein Lesegerät oder eine Smartphone-App nötig, die die digitale Identifizierung des Ausweisdokuments auslesen können. Künftig sei das unnötig, sagt Richter. „Ich kann dann direkt aus der App heraus, ohne den Personalausweis noch als Karte nutzen zu müssen, diese Identität nutzen.“

 

Die Bundesregierung arbeite derzeit an einem neuen System zur digitalen Identifizierung. „Das Ziel des Ganzen ist es, dass wir etwas schaffen, das frei von wirtschaftlichen Interessen ist, so wie der Personalausweis, wie der Reisepass“, so Richter. Diese Identifizierung könne dann beispielsweise auch für private oder geschäftliche Hotelbuchungen genutzt werden. Ein entsprechender Pilotversuch läuft derzeit.

 

Im Bereich der Verwaltung sei es das Ziel, dass bis Ende 2022 die wichtigsten Leistungen digital zur Verfügung stehen. Die Identifizierung sei dabei das wichtigste Digitalisierungsvorhaben der Bundesregierung, weil es Grundvoraussetzung für alle digitalen Lösungen sei, sagt Richter. Dies müsse mit der privaten Wirtschaft gemeinsam entwickelt werden. „Wir werden mit der Verwaltungsdigitalisierung nicht erfolgreich sein, wenn wir das mit der digitalen Identität alleine machen.“

 

„Aus Regierungskreisen – der Podcast der Bundesregierung“ wird im Auftrag des Bundespresseamtes produziert. Er ist über bundesregierung.de   [http://bundesregierung.de]und bei den einschlägigen Streaming-Portalen

Spotify, Apple Podcasts, Deezer, TuneIn und Podbean abrufbar. Pib 2

 

 

 

 

 

VDGH veröffentlicht Positionen zur Weiterentwicklung des Gesundheitswesens

 

Berlin - Der VDGH hat im Vorfeld der neuen Legislaturperiode seine Broschüre „Positionen zur Weiterentwicklung des Gesundheitswesens“ veröffentlicht. Mit dem kompakten Zehn-Punkte-Papier will der Verband mit Blick auf das Wahljahr 2021 seinen Diskussionsbeitrag für die zukunftssichere Ausgestaltung des deutschen Gesundheitssystems nachdrücklich vertiefen. Der VDGH vertritt die Hersteller von In-vitro-Diagnostika und Life-Science-Research-Produkten. Die eng verwandten Branchen haben sich aus ihrer Rolle als „hidden champions“ in kurzer Zeit zu systemrelevanten Säulen der Pandemiebewältigung etabliert.

„Die Corona-Pandemie hat schlaglichtartig beleuchtet, dass unsere Industrie mit der schnellen Entwicklung und Produktion qualitativ hochwertiger Tests einen überragenden Wertbeitrag leistet. Dies gilt jedoch nicht nur für den Nachweis des Coronavirus SARS-CoV-2, sondern täglich für nahezu jede medizinische Fragestellung im niedergelassenen und klinischen Bereich“, sagt VDGH-Vorstandsvorsitzender Ulrich Schmid. Kaum bekannt ist: Mehr als 90 Prozent der Hersteller von Labortests und -geräten sind kleine und mittelständische Unternehmen mit einer hohen Forschungsintensität. Labordiagnostik ist die Grundlage für mehr als zwei Drittel aller ärztlichen Diagnosen und Therapieentscheidungen.

Bei der Früherkennung von Krankheiten ist das Potenzial der Labordiagnostik groß, wird aber in unserem kurativ ausgerichteten Gesundheitssystem nicht ausreichend abgerufen. Auch ein umfassender Infektionsschutz ist eine Daueraufgabe, bei der Labordiagnostik einen beträchtlichen Nutzen hat. Die aktuelle Pandemie darf nicht überdecken, dass die Bekämpfung von Antibiotikaresistenzen zentrale Bedeutung hat und dass in Deutschland mehr Menschen an einer Sepsis sterben als an COVID-19.

Der Verband fordert, dass Laborinnovationen schneller in die gesetzliche Regelversorgung aufgenommen werden sowie mehr Transparenz über die Beratungs- und Entscheidungsprozesse hergestellt wird. Hier sollten der Industrie, aber auch Wissenschaftlern und Patientenorganisationen stärkere Mitwirkungsmöglichkeiten eingeräumt werden. Zugleich ist die Vergütung so zu gestalten, dass Labordiagnostik als ärztliche Leistung flächendeckend erhalten bleibt. Diagnostik und Therapie sind gleichberechtigte Eckpfeiler der Medizin, sagt der VDGH.

Digitalisierung ist ebenfalls ein wichtiges Thema für die IVD-Industrie. Für chronisch Kranke können digitale Gesundheitsanwendungen (DiGA) Behandlungsabläufe optimieren und Erleichterungen im Alltag schaffen, z. B. für Menschen mit Diabetes: „Auch hier müssen Diagnostika als eigenständige Gruppe berücksichtigt werden“, fordert Schmid.

Die Corona-Pandemie hat Deutschland an seine Leistungsgrenzen gebracht, aber auch gezeigt, dass sich Rahmenbedingungen anpassen lassen, wenn es die Situation erfordert. „Das Gesundheitssystem ist ein lernendes System und wir hoffen, dass sich dies in Zukunft auf weiteren Gebieten bewährt“, so Schmid.

Die Positionen können als Broschüre bei der VDGH-Geschäftsstelle bestellt oder auf der VDGH-Homepage heruntergeladen werden:

www.vdgh.de/informationsdienste/zehn-positionen2/broschuere

Der Verband der Diagnostica-Industrie (VDGH) vertritt als Wirtschaftsverband die Interessen von mehr als 100 in Deutschland tätigen Unternehmen mit einem Gesamtumsatz von 5,5 Milliarden Euro im Jahr 2020. Sie stellen Untersuchungssysteme und Reagenzien zur Diagnose menschlicher Krankheiten her, mit denen ein Umsatz von mehr als 2,7 Milliarden Euro erzielt wird, sowie Instrumente, Reagenzien, Testsysteme und Verbrauchsmaterialien für die Forschung in den Lebenswissenschaften, mit denen ein Umsatz von 2,7 Milliarden Euro erwirtschaftet wird. GA 26