Webgiornale 1-20 giugno 2024

 

 

Inhaltsverzeichnis

1.     Parlamento europeo, elezioni vicine: dove informarsi?. 1

2.     Elezioni europee, intervista all’Ambasciatore Vincenzo Celeste. 1

3.     La guerra in Ucraina al vertice del G7. 1

4.     “Migranti fuori dall’Ue”: 15 Stati sconfessano il Patto. 1

5.     Verso le Europee: 451 seggi allestiti all’estero. 1

6.     Il Ministro Luigi Maria Vignali incontra esponenti della collettività italiana nel Consolato di Hannover. 1

7.     Dopo 36 anni Italia ospite d’onore alla Buchmesse di Fancoforte. 1

8.     Francoforte. Conferenza stampa con l’Ambasciatore Varricchio. 1

9.     Francoforte, la rivolta degli scrittori: “Senza Saviano niente Buchmesse”. 1

10.  Manca in Germania una campagna di informazione sulle modalità di voto alle Europee. 1

11.  A Daniela Di Benedetto (Comites Monaco di Baviera) un premio della Sicilia. 1

12.  A Berlino la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo. 1

13.  Il 14 settembre la Giornata della Lingua Italiana in Baviera. 1

14.  In Ambasciata a Berlino concerto con la pianista Beatrice Rana. 1

15.  Comites di Wolfsburg: Antonio Zanfino è il nuovo presidente. 1

16.  “Crescere bilingue italiano-tedesco in Germania”: all’IIC di Amburgo la conferenza di Katrin Schmitz. 1

17.  Le ultime puntate di Cosmo italiano, ex Radio Colonia. 1

18.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/elezioni-europee-wahl-o-mat-voto-ai-sedicenni-germania-100.html. 1

19.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/carta-identita-cie-appuntamenti-consolato-comites-monaco-dortmund-100.html. 1

20.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/settantacinque-anni-costituzione-germania-100.html 1

21.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/malika-ayane-germania-berlino-cantante-100.html. 1

22.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/berlino-capitale-arcobaleno-realta-dice-altro-germania-100.html. 1

23.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/proteste-studentesche-pro-palestina-germania-100.html. 1

24.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/stipendio-lordo-netto-germania-100.html. 1

25.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/assicurazione-sanitaria-krankenkasse-germania-100.html. 1

26.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/channels/italia-channel-100.html 1

27.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/index.html 1

28.  https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/nuova-app-cosmo-100.html. 1

29.  “Italia-Germania: la partita del secolo” in mostra all’IIC di Colonia. 1

30.  Comites Berlino e Anpi: “Domeniche della Memoria” il 19 e il 30 giugno. 1

31.  Brevi di cronaca e di politica tedesca. 1

32.  Bene le aziende tedesche in Italia. 1

33.  Consiglio d’Europa: nasce il primo trattato sull’intelligenza artificiale. 1

34.  Al Maeci il seminario “Global Gateway Ue e Settore Privato – Sfide e opportunità per il sistema Italia”. 1

35.  La guerra a Gaza e il cupo risorgere dell’antisemitismo in Europa. 1

36.  Cosa fa il Parlamento europeo? Leggi, bilancio Ue e “controllo democratico”. 1

37.  Voto Europeo. Decalogo di Retinopera. Tassinari, “il lavoro al centro dell’Europa”. 1

38.  Un altro mondo. 1

39.  Studiare in Italia: le borse di studio della Farnesina. Domande entro il 14 giugno. 1

40.  Il nuovo Decreto Missioni internazionali 1

41.  Imu e Aire: parere favorevole anche dagli Affari Costituzionali 1

42.  Patria. 1

43.  Viaggi. L’Italia piace ai tedeschi 1

44.  I giovani italiani secondo l’Istat. 1

45.  Euro 2024, il 31 maggio azzurri a Coverciano: ecco i 30 convocati 1

46.  Il dopo. 1

47.  Dieta veg promossa da 20 anni di studi: fa bene ma non è per tutti 1

48.  Proposta di legge per favorire il rientro dei giovani e degli italici all’estero. 1

49.  Votare per l'Europa che vogliamo: appello dell'ANPI agli italiani all'estero. 1

50.  I diritti 1

51.  Istituita la Giornata dei lombardi nel mondo: il 1° giugno, solennità di San Giovanni Battista Scalabrini 1

52.  Italian Screens: rafforzare la promozione del cinema italiano nel mondo. 1

53.  I neri fantasmi di Marcinelle: uscito il libro di Egidio Pasuch sull'emigrazione bellunese in Belgio. 1

54.  Celebrata la quarta edizione della Giornata del Siciliano nel Mondo. 1

55.  Domani a Potenza la Giornata dei Lucani nel Mondo. 1

56.  Parere favorevole della Commissione Affari Costituzionali sulla proposta per l’esenzione IMU. 1

57.  Referendum popolari per il lavoro, campagna della Cgil per coinvolgere i cittadini residenti all’estero. 1

58.  Comites/Cgie. Associazionismo italiano all’estero: opportunità e criticità. 1

 

 

1.     Stufe drei ab 1. Juni. Wie die Chancenkarte mehr Ausländer auf den Arbeitsmarkt bringen soll 1

2.     Gespenster der Vergangenheit. 1

3.     Studie. Pflegende, Ältere und Migranten sind oft einsam.. 1

4.     Demokratie in Gefahr?. 1

5.     Flüchtlingspolitik. Faeser: Italiens Asyl-Pläne mit Albanien „interessantes Modell“. 1

6.     Amtlich. Größte Zahl an Einbürgerungen seit der Jahrtausendwende. 1

7.     EU-Politik. Von der Leyens Rechtsruck. 1

8.     Empörung über Sylt-Video. Mittel- und Oberschichten tragen Rechtspopulismus. 1

9.     Hilfswerke: EU-Lieferkettengesetz in Deutschland umsetzen. 1

10.  „Keine Sonderstellung für Amtsträger“. 1

11.  Kampf gegen Rassismus. Kabinett billigt Aktionsplan gegen Extremismus und für Demokratie. 1

12.  Flüchtlingspolitik. EU-Partnerländer verschleppen Geflüchtete in die Wüste. 1

13.  Jüdischer Weltkongress nach Israelbesuch: Frieden geht nur miteinander 1

14.  ZdK-Präsidentin Stetter-Karp: Grundgesetz verteidigen. 1

15.  Regeln für alle. 1

16.  Erasmus+ und Europawahl. DAAD ruft Studierende zur Wahlteilnahme auf 1

17.  Gebot der Realpolitik. 1

18.  Deutliche Zunahme „fremdeinfelindlich“ motivierter Straftaten. 1

19.  Europawahl. Berliner Kampagne will Migranten zum Wählen aufrufen. 1

20.  Zufriedenheit mit Regierung: Scholz erholt sich auf niedrigem Niveau. 1

21.  Caritas-Europa: Schuldenerlass für arme Länder 1

22.  75 Jahre Europarat: Gallagher betont Friedensbeitrag. 1

23.  Von wegen Europafeinde. 1

24.  Zahl der Asylanträge könnte mit Arbeitsvisa-Abkommen zwischen EU und Drittstaaten sinken. 1

25.  Fachkräftemangel. Wirtschaftsinstitut für Einwanderung nach IQ-Test 1

26.  Urlaub für pflegende Angehörige: Wie die Auszeit gelingt. 1

27.  Sachverständige. Migrationspolitik zwischen Restriktion und Öffnung. 1

28.  Bürgerinnen und Bürger können Sozialversicherung aktiv mitgestalten. 1

29.  Starker Zulauf. Aachener Friedenspreis für „Omas gegen Rechts“. 1

 

 

 

Parlamento europeo, elezioni vicine: dove informarsi?

 

Quando, come e chi vota per eleggere i 720 eurodeputati, 76 dei quali italiani? Quali poteri ha l'Assemblea Ue e quali risultati ha raggiunto negli ultimi 5 anni? Il Parlamento europeo mette a disposizione uno specifico spazio web con moltissime informazioni - Gianni Borsa

 

Conoscere per scegliere. È uno dei ritornelli che circolano negli ambienti del Parlamento europeo in vista delle elezioni per le quali sono chiamati ai seggi 370 milioni di cittadini nei giorni 6-9 giugno.

Ma quali sono i partiti e i candidati in lizza per i 720 seggi da eurodeputato (76 quelli riservati all’Italia)? Quali i compiti e i poteri dell’Europarlamento? Quali i risultati prodotti dall’Assemblea Ue nel quinquennio che si è chiuso? Quali le sfide che attendono il nuovo emiciclo nel periodo 2024-2029? Ai cittadini, cui spetta il diritto di voto, corrisponde un impegno – un dovere? – di informarsi per giungere preparati all’appuntamento elettorale.

Il Parlamento europeo ha predisposto una serie di pagine on line per fornire elementi conoscitivi. Le elezioni, si apprende ad esempio, prenderanno il via giovedì 6 giugno nei Paesi Bassi, seguiti dall’Irlanda venerdì 7 giugno e da Lettonia, Malta e Slovacchia sabato 8 giugno. In Repubblica Ceca le urne saranno aperte sia venerdì che sabato, mentre in Italia si voterà nelle giornate di sabato e domenica. I cittadini degli altri 20 paesi dell’Ue (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria) voteranno invece domenica 9 giugno.

I primi risultati provvisori saranno pubblicati domenica sera: il giorno successivo dovrebbero giungere i risultati definitivi con la composizione dell’assise, la cui prima sessione plenaria è fissata a Strasburgo dal 16 al 19 luglio.

Anche se le elezioni europee sono organizzate in base alla legislazione nazionale, il diritto dell’Ue – si precisa da Bruxelles – stabilisce alcune disposizioni comuni, come l’obbligo di garantire la rappresentanza proporzionale. La maggior parte dei Paesi è organizzata in un unico collegio elettorale, ma alcuni dividono i loro territori in più circoscrizioni (Belgio, Irlanda, Italia e Polonia). Quanto alle liste elettorali, esistono diversi sistemi nazionali: si passa da liste chiuse (senza alcuna possibilità di modificare l’ordine dei candidati) a liste in cui scegliere tra i candidati mediante preferenze.

Anche l’età minima per votare è fissata dalla legislazione nazionale. Nella maggior parte degli Stati membri è di 18 anni, ma fanno eccezione Grecia (17 anni) e Belgio, Germania, Malta e Austria (16 anni). L’età minima per candidarsi va dai 18 ai 25 anni.

I cittadini dell’Ue che vivono in un altro Paese comunitario possono votare dove risiedono per ragioni di studio o di lavoro.

Ulteriori informazioni si possono trovare nei siti dei parlamenti o dei governi nazionali, oppure nello spazio web predisposto dallo stesso Europarlamento.

Sir 23

 

 

 

Elezioni europee, intervista all’Ambasciatore Vincenzo Celeste

 

La redazione di AffarInternazionali ha intervistato l’Ambasciatore Vincenzo Celeste, rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione Europea, in occasione di un incontro riservato svoltosi allo IAI con i soci dell’Istituto. Francesco De Leo

 

L’Ue arriva alle elezioni parlamentari nel pieno di più crisi internazionali, in Medio Oriente e in Ucraina. In questo contesto che importanza assumono queste elezioni per le nostre istituzioni e per le popolazioni europee? Si aspetta affluenza?

Sicuramente si tratta di un voto importante, anche perché queste crisi stanno dimostrando che per la prima volta siamo in grado di affrontarle come Unione europea e non solo come Stati nazionali. L’Ue ha avuto un’unità d’intenti notevole riguardo la guerra in Ucraina. Ci sono state più complicazioni, invece, sul tema del Medio Oriente, ma anche in questo caso c’è la consapevolezza che bisogna procedere in maniera unitaria. Queste spinte si traducono in maggiore interesse per le elezioni europee. Da parte nostra, esercitiamo una certa pressione affinché le nuove istituzioni europee si formino al più presto dopo le elezioni, per evitare momenti di vacatio temporanea in questi momenti di crisi.

La legislatura che sta terminando è stata all’insegna del green e dell’ambiente: cosa dobbiamo aspettarci a riguardo nel futuro dell’Ue?

Io continuo a pensare che il green continuerà a essere al centro dell’attenzione anche nella prossima legislatura, però questa volta sarà accompagnato dal tema della sostenibilità, che deve essere economica e sociale, perché la rivoluzione verde immaginata dalla Von der Leyen era stata concepita prima del Covid. Dopodiché c’è stato il Covid, con la crisi economica che ne è seguita e la guerra in Ucraina con la successiva crisi energetica. Il tutto ha imposto costi enormi e quelli già previsti per la transizione verde sono lievitati. Questo ha fatto e fa ancora oggi correre il rischio di perdere il sostegno della gente. La transizione verde continuerà a essere fondamentale perché sarà la base della nostra competitività e del suo recupero, ma per farlo bisognerà avere il sostegno delle persone e una transizione sostenibile.

La competitività rappresenta l’immediato futuro nelle politiche dell’Ue. Una nuova strategia industriale per l’Europa è immaginabile?

Io su questo ricordo sempre le parole che ha detto Draghi nell’incontro di aprile con le parti sociali, quando ha ricordato che la competitività è sicuramente uno strumento fondamentale ma per il quale l’Ue, pur avendone parlato già in passato, ha probabilmente mirato agli obiettivi sbagliati. Questo perché abbiamo curato molto più la competitività come tentativo di fare una concorrenza maggiore all’interno dell’Ue, non rendendoci conto di come le posizioni globali dell’Ue, dal punto di vista commerciale, venivano erose da attacchi, utilizzando anche strumenti che noi non ammettiamo all’interno dell’Unione e che l’hanno posta in difficoltà. Penso, ad esempio, alle indagini della commissione sui veicoli elettrici e ai presunti sussidi cinesi alle auto elettriche. Recuperare la competitività sarà la base del futuro dell’economia europea, ma ciò significa anche riuscire a recuperare competitività sui mercati finanziari. Si mescolano, dunque, diversi discorsi: la competitività, l’innovazione, lo slancio e la politica industriale devono avere delle risorse almeno comparabili a quelle che i nostri competitor americani o cinesi mettono sul tavolo.

Sul patto di stabilità: tutti i paesi dovranno presentare entro settembre i primi piani finanziari nazionali che delineano spese, riforme e investimenti. Cosa si aspetta?

Siamo all’inizio della ripresa dell’entrata in vigore delle regole di questo nuovo patto di stabilità. Vedo abbastanza ottimismo nella possibilità di poter avere quello che era l’approccio alla base della proposta del commissario Gentiloni, rimasta intatta nei suoi elementi essenziali. Sono state introdotte delle salvaguardie automatiche per poter ottenere il consenso tedesco, però la filosofia resta la stessa: la possibilità di un negoziato che viene fatto da ciascun paese e che possa delineare un piano sostenibile per il singolo stato membro. Ma siamo solo all’inizio, le discussioni inizieranno dopo le elezioni e poi vedremo come procederà. AffInt 27

 

 

 

 

La guerra in Ucraina al vertice del G7

 

Negli ultimi anni vari sviluppi internazionali, in particolare l’aggravarsi delle rivalità strategica con la Cina, la guerra d’aggressione russa contro l’Ucraina e, più recentemente, la guerra tra Israele e Hamas, hanno spinto il Gruppo dei Sette (G7) a impegnarsi più direttamente sui temi politici e di sicurezza, che in passato, invece, sono stati spesso marginali nella sua agenda. Al G7 si guardava infatti soprattutto per le prese di posizioni e le iniziative in campo economico e finanziario.

Il G7 e il dossier Ucraina

Il contrasto all’aggressione della Russia e ai suoi piani espansionistici è in cima alle priorità del G7. Dall’inizio dell’invasione nel febbraio 2022, i membri del Gruppo hanno dato prova di notevole coesione nella risposta a una così fragrante violazione di principi fondamentali del diritto internazionale. Non pochi analisti e osservatori avevano invece previsto che si sarebbero divisi alla luce delle divergenze manifestatesi in passato sui rapporti con Mosca. Sviluppi più recenti hanno ulteriormente rafforzato la convinzione in seno al G7 che il revanscismo di Putin rappresenti una minaccia duratura alla sicurezza dell’Europa.

Il destino dell’Ucraina è stato al centro dell’ultimo incontro tra i ministri degli Esteri del G7 tenutosi a Capri il 17-19 aprile sotto Presidenza italiana. Nella dichiarazione finale i ministri hanno ribadito il loro “fermo” sostegno all’Ucraina. L’obiettivo dichiarato è di fornire a Kyiv i mezzi e le risorse di cui ha urgente bisogno per difendersi. Negli ultimi mesi l’Ucraina ha subito ripetuti, ancorché geograficamente limitati, rovesci militari e diversi funzionari occidentali hanno ammesso che l’equilibrio delle forze si sta spostando a favore di Mosca. La sfida per i paesi del G7 è come garantire, con le limitate risorse disponibili, un sostegno efficace nel lungo periodo, mentre l’opinione pubblica mostra una crescente “stanchezza” per i costi che la solidarietà verso l’Ucraina comporta e si è diffusa l’idea che, nonostante gli aiuti occidentali, la Russia sia destinata prima o poi a prendere il sopravvento.

I risultati raggiunti

I governi del G7 sono riusciti recentemente a raggiungere alcuni risultati non trascurabili. Sia l’Ue che gli Stati Uniti hanno varato nuovi pacchetti di misure per il sostegno militare a Kyiv, dopo aver superato una prolungata resistenza al proprio interno. In particolare, i 61 miliardi di dollari approvati dal Congresso degli Stati Uniti potranno avere un impatto sul campo di battaglia, bloccando, o almeno rallentando, l’avanzata russa. Inoltre, diversi paesi del G7 hanno rafforzato gli accordi bilaterali di sicurezza con l’Ucraina. I membri del G7 si sono anche impegnati a migliorare le proprie capacità di produzione del materiale militare necessario alla difesa dell’Ucraina e ad accelerarne i tempi di consegna.

A questi impegni hanno fatto riscontro alcune significative decisioni politiche. Nel dicembre 2023 il Consiglio europeo ha dato il via libera all’avvio dei negoziati per l’adesione dell’Ucraina all’Ue. Nel complesso, i legami politici e di sicurezza dei paesi del G7 con l’Ucraina sono oggi più stretti di quanto non fossero un anno fa, all’ultimo vertice del G7 a Hiroshima del maggio 2023. Tuttavia, nonostante il concreto pericolo che l’esercito ucraino venga sopraffatto da quello russo, i paesi del G7 hanno finora evitato un loro coinvolgimento diretto nel conflitto. Il presidente francese Emmanuel Macron è il solo a non aver escluso l’invio di truppe in Ucraina e le sue dichiarazioni che alludono a questa possibilità sono state accolte negativamente in molti paesi occidentali e all’interno della Nato. Il governo italiano, che si è costantemente allineato con le politiche occidentali contro l’aggressione della Russia, ha respinto categoricamente qualsiasi idea di inviare forze in Ucraina, citando vincoli costituzionali.

D’altro canto, non ci si aspetta nemmeno che il G7 faccia aperture che possano realisticamente indurre Mosca ad avviare seri colloqui per porre fine al conflitto. L’opinione prevalente in seno al G7 è che la priorità in questa fase sia quella di mettere l’Ucraina nelle condizioni di tenere le sue posizioni sul terreno e di respingere l’avanzata russa. Finché Putin crederà che il tempo sia dalla sua parte, avrà pochi incentivi a impegnarsi in negoziati basati sui principi del diritto internazionale che il G7 è impegnato a difendere, come la tutela della sovranità e dell’integrità territoriale. Il G7 sostiene la conferenza internazionale di pace che si terrà in Svizzera a giugno, ma l’impatto di questa iniziativa diplomatica non potrà che essere modesto: non solo la Russia ha rifiutato di parteciparvi, ma attori chiave, tra cui la Cina, potrebbero fare una scelta analoga o inviare delegazioni di basso livello.

Possibili nuove sanzioni contro la Russia

Un’altra questione cruciale che il G7 riguarda le sanzioni imposte alla Russia, i cui effetti sull’economia russa sono stati significativamente inferiori al previsto. È probabile che il Gruppo approvi nuove misure punitive contro Mosca per rispondere all’escalation di attacchi in Ucraina, ai ripetuti attacchi informatici di hacker russi contro diversi paesi occidentali e agli atti di sabotaggio che il Cremlino è accusato di aver orchestrato sul territorio dell’Ue. Una delle principali preoccupazioni riguarda i componenti e i prodotti industriali esportati dalla Cina in Russia che in Occidente si ritiene stiano aiutando in misura notevole la Russia a ricostruire la sua industria della difesa. Le forniture di Pechino a Mosca sono oggi una delle principali ragioni di attrito tra la Cina e i paesi del G7. Resta da vedere se il G7 sarà in grado di mettere a punto misure efficaci per indurre la Cina a fare marcia indietro. Inserire un cuneo tra Mosca e Pechino non è impresa facile: mentre le relazioni dei membri del G7 con entrambi i paesi si sono progressivamente deteriorate, l’alleanza tra Cina e Russia si è fatta sempre più stretta grazie a una solida convergenza di interessi.

I crescenti vincoli fiscali che tutti i paesi del G7, in diversa misura, stanno sperimentando sollevano dubbi sulla sostenibilità del loro supporto all’Ucraina nel lungo termine. Ciò ha contribuito a intensificare il dibattito all’interno del G7 sul possibile utilizzo a sostegno dell’Ucraina delle riserve finanziarie russe (circa 300 miliardi di dollari Usa). I governi del G7 hanno preso posizioni diverse sull’argomento: mentre l’amministrazione statunitense è favorevole al sequestro di tutte le riserve russe e al loro trasferimento in Ucraina, molti funzionari dell’Ue hanno espresso il timore che una confisca possa violare il diritto internazionale e innescare destabilizzanti contromisure russe. I leader dell’Ue hanno quindi deciso per ora di procedere con un piano più cauto che prevede l’utilizzo solo dei profitti derivanti dalle attività russe. Il G7 sta discutendo diverse opzioni e un accordo dovrebbe essere raggiunto al Vertice in Puglia del 13-15 giugno.

Al Vertice i leader del G7 dovranno fare un’analisi attenta delle numerose sfide che si trovano ad affrontare nell’attuazione dei loro piani di sostegno all’Ucraina. Nuovi impegni appaiono indispensabili per consentire all’Ucraina di difendersi e per rafforzare le relazioni politiche ed economiche con Kyiv. A Putin deve giungere un messaggio inequivocabile sull’interesse vitale del paesi del G7 a impedire all’aggressione russa di raggiungere i suoi obiettivi e sulla loro determinazione a stare a fianco dell’Ucraina nei prossimi anni. Ettore Greco, AffInt 21

 

 

 

“Migranti fuori dall’Ue”: 15 Stati sconfessano il Patto

 

“Riteniamo che per affrontare le cause alla radice della migrazione irregolare e gestire i movimenti migratori verso l’Ue, sarà necessario che tutti noi pensiamo fuori dagli schemi e troviamo insieme nuovi modi per affrontare questo problema a livello europeo”. Lo si legge in un documento firmato da quindici Stati dell'Unione, fra cui l'Italia. Testo elettorale o tentativo di rispondere efficacemente a migrazioni e tratta? Il commento di Ambrosini: "Si sta disegnando una Ue orientata alla riduzione dell’accoglienza dei profughi, ma divisa tra chi mantiene un certo attaccamento ai valori umanitari e chi ha elevato la difesa dei confini a principio inderogabile" - Gianni Borsa

 

Il Patto su migrazione e asilo è nato da pochi giorni eppure 15 Stati membri dell’Unione europea stanno già chiedendo “nuove soluzioni” che includono la possibilità di trasferire (deportare?) i migranti verso Paesi extra-Ue. La lettera inviata ieri alla Commissione europea sta suscitando dibattito: non a caso – si potrebbe osservare – il tema viene sollevato in piena campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo.

I firmatari della missiva (la Commissione ha chiesto tempo per rispondere al documento) sono: Austria, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca e Romania. Mancano “firme” di peso come quelle di Germania, Francia e Spagna. Assente anche l’Ungheria di Orban che proprio non intende considerare migrazioni e migranti.

I proponenti propongono meccanismi per “individuare, intercettare e, in caso di difficoltà, soccorrere migranti in alto mare e condurli in un luogo sicuro di un Paese partner fuori dall’Ue, dove soluzioni durature potrebbero essere trovate per questi migranti”. I “modelli” cui si rifanno i Quindici – accordi con Turchia, Tunisia e Albania (da parte dell’Italia) – non appaiono dei migliori, e neppure dei più efficaci, in chiave di risposta al fenomeno migratorio e alla tutela della dignità delle persone, e lo stesso diritto internazionale sembra rimanere fuori dalla porta. Si insiste soprattutto sui rimpatri, evocando persino il modello-Ruanda di marca britannica, e l’esternalizzazione delle procedure di asilo.Nel testo si legge: “Incoraggiamo il rafforzamento degli aspetti interni ed esterni del rimpatrio, per arrivare a un’efficace politica di rimpatrio dell’Ue”. A proposito degli hub in Paesi terzi per i rimpatriati si specifica: “Incoraggiamo la Commissione e gli Stati membri a esplorare potenziali modelli all’interno dell’attuale acquis dell’Ue (le regole comunitarie, ndr), oltre a considerare l’eventuale necessità di modifiche alla direttiva sui rimpatri”.

Ancora una sottolineatura: “Riteniamo che per affrontare le cause alla radice della migrazione irregolare e gestire i movimenti migratori verso l’Ue, sarà necessario che tutti noi pensiamo fuori dagli schemi e troviamo insieme nuovi modi per affrontare questo problema a livello europeo”.

Uno dei maggiori esperti di migrazione in Italia, il professor Maurizio Ambrosini, commenta oggi su “Avvenire”: “L’imminenza delle elezioni europee getta altra benzina sul fuoco dello sfruttamento delle questioni non facili delle politiche migratorie, ai fini della raccolta di consenso sulla linea della chiusura. Nel complesso, si sta disegnando un’Unione europea orientata alla riduzione dell’accoglienza dei profughi, ma divisa tra chi mantiene un certo attaccamento ai valori umanitari e chi ha elevato la difesa dei confini a principio inderogabile”. A proposito dei rimpatri, sui quali insistono i firmatari della lettera, “ciò che i governi non dicono è che sono parecchi i fattori in gioco: la difficoltà d’identificare con precisione gli interessati e il loro Paese di origine, la scarsa o nulla collaborazione di molti di questi Paesi, le situazioni di pericolo, di negazione di diritti fondamentali, di miseria a cui andrebbero incontro, nonché gli alti costi di trattenimento e deportazione. Espellere delle persone, tanto più verso luoghi lontani come la Cina o l’America Latina, con relativa scorta di polizia, costa migliaia di euro, sottratti ad altri impieghi forse più importanti per i cittadini”. “Chi abbia un minimo di sensibilità verso i diritti umani dovrebbe domandarsi che senso ha spedire una persona in un Paese con cui non ha nessun rapporto, di cui non conosce la lingua, in cui non saprebbe come procurarsi da vivere”.Lo stesso Ambrosini pone la questione delle migrazioni – sulla quale nessuno può purtroppo vantare una soluzione ottimale – in un’ottica diversa: “È lecito domandarsi se si possono individuare delle alternative a questa linea pseudo-rigorista. Senza pretendere di vendere soluzioni semplici a problemi complessi, si può richiamare l’esigenza di manodopera e quindi l’opportunità pragmatica di trasferire i richiedenti asilo in possesso delle competenze necessarie nel canale dell’immigrazione per lavoro. Si possono immaginare forme di sponsorizzazione da parte di soggetti che sul territorio intendano farsi carico dell’accoglienza, sostenendone i costi. Esiste poi lo strumento dei ritorni volontari assistiti, oggi sotto-finanziati e sotto-utilizzati. Ciò che non serve sono ripetuti proclami che esibiscono una severità in ultima analisi inefficace”. Sir

 

 

 

Verso le Europee: 451 seggi allestiti all’estero

 

ROMA - Manca poco alle elezioni con cui i cittadini europei rinnoveranno l’Europarlamento. 76 i membri che spettano all’Italia e che saranno scelti dai connazionali, anche all’estero.

In particolare, gli iscritti all’Aire residenti in uno dei Paesi dell’Unione – se non hanno scelto e comunicato di voler votare per i candidati locali - potranno votare i candidati italiani in uno dei seggi allestiti dalla Farnesina presso le rappresentanze italiane all’estero.

Ben 451 le sezioni elettorali allestite, come confermato all’Aise dall’Ufficio II della Direzione generale per gli italiani all’estero del Maeci.

Qui, venerdì 7 e sabato 8 giugno (con un giorno di anticipo rispetto al voto in Italia) potranno votare anche gli italiani temporaneamente all’estero che ne hanno fatto richiesta entro il 21 marzo: una opzione – informa ancora la Dgit – che è stata scelta da 4.400 cittadini.

All’estero le operazioni di voto inizieranno nel pomeriggio di venerdì – dalle 17.00 alle 22.00 – e continueranno per tutta la giornata di sabato in orari che possono variare di sede in sede, ma comunque entro le 18.00.

I dettagli sull’ubicazione dei seggi e sugli orari del voto sono già pubblicati sui siti ufficiali di Ambasciate e Consolati.

Siti su cui si ricorda, laddove ce ne fosse bisogno, che è vietato il doppio voto: se si vota a favore di un candidato per i seggi spettanti all’Italia non si potrà esprimere il voto anche per un candidato per i seggi spettanti al Paese membro UE di residenza e viceversa.

Un divieto – si sottolinea – che si applica anche se l’elettore è in possesso di più cittadinanze di Paesi membri dell’Unione Europea: potrà esercitare il diritto di voto per i rappresentanti spettanti a uno solo degli Stati di cui è cittadino.

E gli italiani residenti in un Paese extra Ue?

Se vorranno votare dovranno tornare in Italia, potendo usufruire di alcuni sconti per il viaggio.

Trenitalia ha specificato che per i residenti all'estero è prevista la tariffa Italian Elector (viaggi internazionali da/per l'Italia a bordo dei treni Eurocity Italia-Svizzera).

I biglietti possono essere acquistati presso Biglietterie, Agenzie di viaggio abilitate, sito e App Trenitalia (selezionando vedi altre offerte dopo aver scelto il treno di interesse). Le modalità per usufruire delle agevolazioni sono elencate qui.

Alle Europee del 2019 gli italiani residenti in un Paese dell’Unione aventi diritto al voto erano 1.673.837, cifra che comprendeva anche la comunità italiana nel Regno Unito, ora extra Ue. In quell’occasione votarono 127.926 italiani (7,64 %). (ma.cip.\aise/dip 17) 

 

 

 

 

Il Ministro Luigi Maria Vignali incontra esponenti della collettività italiana nel Consolato di Hannover 

 

Hannover. Nei giorni scorsi il Ministro Plenipotenziario Luigi Maria Vignali ha fatto visita ai consolati in Germania e ieri, 23 maggio 2024, è stato al Consolato Generale d'Italia di Hannover. 

Alla presenza di Anna Bertoglio, Consigliere per gli Affari Sociali dell'Ambasciata italiana a Berlino e del Console Generale David Michelut, ha incontrato anche alcuni esponenti della collettività, i rappresentanti dei Comites di Hannover, (il membro Sebastiano Bellofiore) e Wolfsburg (il presidente Pierluigi Linari) ed il consigliere CGIE Giuseppe Scigliano.

Tantissimi sono stati i temi trattati tra cui: i servizi consolari, la situazione degli Enti Gestori, le prossime elezioni europee etc.

In primis il consigliere Scigliano ed i rappresentanti dei comites hanno fatto notare che sarebbe auspicabile un orario di apertura al pubblico uguale per tutti i consolati e la facoltá di continuare ad usare Fast it per chi può ma anche tutte le altre forme disponibili per chi non è attrezzato per poterlo fare.

Hanno fatto notare altresì la situazione drammatica in cui versano gli enti gestori ed hanno espresso le loro preoccupazioni per il prosieguo degli interventi scolastici.

In particolar modo Scigliano ha fatto notare le discriminazioni  che esistono nei confronti dei bambini  visto che da un lato ci sono posti coperti dagli insegnanti di ruolo mandati dall'Italia  e quindi i bambini che hanno la fortuna di vivere nelle vicinanze, possono seguire i corsi di italiano senza problemi, mentre per altri, i figliastri,  inizia il calvario del caos di un futuro incerto perchè molti enti rischiano la chiusura a causa dei tagli e  dalle lungaggini con cui arrivano i contributi dal superiore Ministero. 

Ovviamente i presenti hanno potuto prenderne solo atto visto che il capitolo si spesa degli Enti si trova alle culturali e non alla DGIT.

L'incontro è stato costruttivo.

Consigliere CGIE Giuseppe Scigliano (de.it.press 25)

 

 

 

Dopo 36 anni Italia ospite d’onore alla Buchmesse di Fancoforte

 

Francoforte sul Meno - L’Italia, con i suoi libri, i suoi autori, la sua storia e la sua cultura, torna protagonista alla Fiera Internazionale del Libro di Francoforte. Trentasei anni dopo la prima volta nel 1988, quando fu invitata a inaugurare l’attuale format, che assegna un posto speciale a un Paese o una regione linguistica, sarà Ospite d’Onore dal 16 al 20 ottobre alla 76ª edizione della celebre Buchmesse, il più importante evento internazionale per lo scambio dei diritti, punto di riferimento per gli editori di tutto il mondo, con espositori provenienti da oltre 120 Paesi. La conferenza stampa di presentazione del programma dell’Italia come “Ospite d’onore” alla Fiera del Libro di Francoforte 2024 si è tenuta oggi a Francoforte alla presenza dell’ambasciatore d’Italia in Germania, Armando Varricchio.

Il nostro Paese si presenta forte della sua posizione di quarta industria editoriale in Europa, con una rappresentanza di oltre 100 autori e ospiti per 80 incontri riuniti in un programma che punta a legare la secolare tradizione di cultura, arte e creatività italiana con lo sguardo rivolto all’avvenire: la bellezza di ciò che è stato con la realtà di ciò che è e le potenzialità di ciò che sarà. Accanto agli autori, decine di editori e protagonisti del mondo del libro, italiani e internazionali, racconteranno il presente e il futuro di un settore che vive di scambi e interazioni tra professioni diverse, una complessità che il programma professionale ha l’ambizione di rappresentare nella maggior ampiezza possibile.

L’Arena e il Caffè Letterario, spazi centrali del padiglione di Italia Ospite d’Onore disegnato da Stefano Boeri, saranno le piazze dove si terranno gli incontri del programma letterario, mentre nel tradizionale stand collettivo italiano, che ospita gli espositori, si terranno gli incontri del programma professionale. Tre luoghi per un unico programma curato dall’Associazione Italiana Editori con l’obiettivo di rappresentare tutta la varietà e le diversità del mondo del libro, tema al cuore dell’iniziativa Italia Ospite d’Onore coordinata dal Commissario straordinario del Governo Mauro Mazza che ha scelto come filo conduttore il tema Radici nel futuro.

Lungo le cinque giornate della Buchmesse, con sessioni di mattina e pomeriggio, ci sarà dunque spazio per narrativa e saggistica, poesia e libri per ragazzi, per le novità più recenti e per i classici più amati. Si esploreranno i generi letterari (dal giallo al romance), ci si addentrerà nel vivace universo dei fumetti e delle graphic novel e si affronteranno fuoripista nel cinema, nella musica, nell’arte, nella scienza, nel design, nel turismo, senza dimenticare le sfide cruciali per il futuro del pianeta e della società: l’ambiente, la tecnologia, la geopolitica, l’Europa.

“Siamo orgogliosi di aver costruito un programma che racconta cosa è l’editoria italiana oggi e con quali libri, autori, idee si affaccia al mondo: lo abbiamo costruito in dialogo con editori e agenti, includendo autori già tradotti e con nuove traduzioni nell’arco del 2024 ma anche altri che ancora non lo sono, ma potenzialmente interessanti per il pubblico straniero”, ha spiegato il presidente di AIE Innocenzo Cipolletta. “È un programma rappresentativo del maggior numero di discipline, generi e generazioni di autori, pubblicati da grandi gruppi editoriali così come da piccole e medie case editrici”.

“L’Italia che portiamo a Francoforte è un’Italia che cresce grazie a un fecondo confronto e scambio tra idee e mondi diversi”, gli ha fatto eco Mauro Mazza, commissario straordinario del Governo per la Fiera del libro di Francoforte 2024. “Il programma letterario e professionale curato da AIE rispecchia al meglio questa apertura”.

IL PROGRAMMA

Le parole del nostro tempo

Se “le date sono ganci indispensabili che reggono l’arazzo della storia”, come scrisse lo storico dell’arte Ernst Gombrich, le parole sono gli strumenti che gli esseri umani hanno affinato per comprendere, interpretare e anche raccontare questo arazzo che continua a intessersi davanti ai nostri occhi. E gli scrittori sono gli artigiani che di questi strumenti meglio ne conoscono e padroneggiano i segreti, le insidie, le possibilità. A loro verrà affidato il compito di esplorare il vocabolario del nostro tempo, attraverso una serie di incontri che lo affronteranno in modo libero, indipendente, imprevedibile, partendo dalle idee contenute nei libri, dalle sensibilità dei protagonisti, dalle suggestioni del momento. La prima pagina, la mattina d’apertura in Arena, sarà simbolicamente dedicata tanto alla seduzione della bellezza (in particolare proprio quella delle parole, con la scrittrice Susanna Tamaro e il filosofo Stefano Zecchi) quanto a una riflessione sull’apocalisse (al centro dell’incontro tra il fisico Carlo Rovelli e il teologo don Luigi Maria Epicoco). Quindi il percorso proseguirà con un focus su ieri, oggi e domani affidato alle solo session di Dacia Maraini, Claudio Magris e Alessandro Baricco, per aprirsi in un ventaglio molto ampio in cui – in ordine alfabetico – si lambiranno l’assenza (Daniele Mencarelli ed Emanuele Trevi), il caos (Francesco Piccolo e Sandro Veronesi), i classici (Alessandro D’Avenia e Susanna Tamaro), il confine (Mauro Covacich e Paolo Rumiz), la cura (Francesca Melandri e Fabio Stassi), l’etica (Gianrico Carofiglio ed Emanuele Coccia), la genesi (Erri De Luca e Guido Tonelli), i luoghi (Paolo Cognetti e Nicola Lagioia), il piacere (Giuseppe Culicchia e Giordano Bruno Guerri), la scienza (Guido Barbujani e Massimo Sandal), le storie (Alessandro Barbero e Aldo Cazzullo), i tradimenti (Marco Missiroli e Valeria Parrella), la traduzione (Marco Balzano e Paolo Nori).

A un discorso sul metodo della e nella scrittura saranno invece dedicate alcune interviste quotidiane di Loretta Cavaricci.

Women Have the Power

C’è un’altra parola, sempre più centrale nell’editoria italiana contemporanea, tanto nei ruoli che nei contenuti, a cui sarà assegnato un peso speciale: donna. Non è un segreto che in Italia le lettrici siano molto più numerose (e forti) dei lettori, mentre le riflessioni e le battaglie per i diritti di genere si fanno sempre più diffuse, così come le donne che occupano posizioni-chiave a ogni livello della filiera editoriale. Alle donne sarà dedicato uno dei format più trasversali del programma letterario, in cui si partirà da molto lontano, puntando i riflettori sul lato femminile dell'arte e della letteratura con Melania G. Mazzucco e Annalena Benini, per poi dialogare di editoria e letteratura a 360 gradi con due autrici dall’approccio totale alla scrittura e ai libri come Rosella Postorino e Chiara Valerio, e addentrarsi nelle tante questioni ancora aperte, attuali, spesso incandescenti, legate al genere – tra adolescenza, violenza ed emancipazione – con Silvia Avallone, Giulia Caminito, Ginevra Lamberti e Alice Urciuolo.

Infiniti orizzonti

Il mito sulle origini di Roma, legato alla figura di Enea cantata da Virgilio, ci insegna quanta ricchezza possa sprigionarsi dal movimento verso nuovi orizzonti e dall’incontro e intreccio tra culture, tradizioni, identità. Una prospettiva che ben conoscono le autrici protagoniste di questo format, che nel loro percorso di vita e scrittura si sono trovate ad affrontare – spesso, a cercare – una continua rimodulazione dei propri orizzonti. La scrittura è nomade, cosmopolita, capace di danzare tra le lingue e le latitudini e di trovare una casa ovunque, come ci racconteranno autrici affermate come Claudia Durastanti e Helena Janeczek, narratrici-giornaliste come Igiaba Scego e voci emergenti della generazione dei millennials come Olga Campofreda , Maddalena Fingerle e Anna Giurickovic Dato. A loro si aggiungono due autori che dimostrano quanto l’attitudine verso gli “infiniti orizzonti” sia innata nello stesso territorio italiano, variegatissimo caleidoscopio di paesaggi e prospettive: dal mare su cui si affacciano le storie noir di Vins Gallico all’entroterra esplorato da Sacha Naspini.

La macchina da scrivere del tempo

Un altro orizzonte sconfinato caro agli autori, territorio immenso sul quale amano compiere le loro scorribande creative, è quello temporale. Il passato è un serbatoio di storie che assumono una forma ancor più magica e potente quando vengono recuperate e raccontate – a volte con realismo, a volte concedendosi alla fiction – con gli occhi del presente. A questa attitudine unica e speciale nel guardare indietro nel tempo per rivolgersi ai lettori di oggi, che è sempre stata elemento caratteristico della miglior tradizione della letteratura italiana (pensiamo a quanto passato è presente nella Divina Commedia di Dante Alighieri e I promessi sposi di Alessandro Manzoni), è dedicato un focus di appuntamenti che ne indagheranno i tanti possibili risvolti: da quelli più letterari (con Viola Ardone, Donatella Di Pietrantonio e Gian Marco Griffi), a quelli che si intrecciano con il mondo e i misteri dell’arte (Rita Charbonnier, Luigi De Pascalis e Carlo Vecce), a quelli che ci raccontano le grandi dinastie reali e imprenditoriali, alimentando sia il settore delle biografie storiche che uno dei filoni più vivaci del nuovo romanzo italiano, la saga familiare (con Alessandra Necci e Stefania Auci).

Italia – Germania

Può darsi che in Europa non esistano due paesi più differenti dell’Italia e della Germania: per la loro storia, il paesaggio, la lingua, la cucina, persino il modo di giocare a calcio. Eppure, forse perché queste differenze si sviluppano comunque nello stesso grande contesto europeo, l’attrazione reciproca tra i due popoli è scritta nella storia. E sui libri. Una dimostrazione evidente arriverà da questo ciclo d’incontri, in cui si spazierà dalla secolare fascinazione che i tedeschi hanno sempre provato per la Sicilia (da Federico II a Goethe), raccontata da Pietrangelo Buttafuoco e Antonio Franchini, alla più recente attrazione esercitata da Berlino sui giovani autori italiani, “confessata” da Andrea Bajani e Mario Desiati. Ma il dialogo tra Italia e Germania, alla Buchmesse toccherà anche molti altri territori, come la ricerca comune di un nuovo grande romanzo europeo (con Vincenzo Latronico e Gianluigi Simonetti).

La cultura che unisce

Dopo decenni trascorsi in modo relativamente tranquillo e solido, il mondo sembra tornato a “strapparsi” su diversi piani della realtà: i conflitti che aprono crepe nel tessuto geopolitico, le crisi che ne mettono in crisi la salute economica, le tensioni che attraversano il contesto sociale, generazionale, religioso. E se lo strumento migliore per ricucire questi strappi fosse la cultura? Se lo chiederanno e lo proporranno gli ospiti di un ciclo di incontri in Arena, ragionando sul ruolo storico e contemporaneo degli intellettuali (Marina Valensise e Marcello Veneziani), della politica (Alessandro Campi e Andrea Romano), della religione (rav Scialom Bahbout e monsignor Francesco Moraglia), del libro come veicolo universale e tecnologico di cultura (Umberto Vattani e Massimo Bray), della formazione (con Matteo Lorito, rettore dell’Università Federico II di Napoli, che nel 2024 compie 800 anni) oltre che sul secolare rapporto tra Europa e Russia, di nuovo messo a repentaglio dall’invasione dell’Ucraina (Gennaro Malgieri e Luciano Mecacci).

Sui generi

L’editoria è anche una questione di generi. Quelli letterari, vere e proprie calamite in grado di catturare l’attenzione e alimentare la passione di milioni di lettori. A due generi in particolare – il giallo e il romance – saranno dedicati altrettanti approfondimenti alla Fiera di Francoforte. Il giallo verrà presentato in tutte le sue sfumature in un’appassionante maratona del sabato sera in Arena con due dei più popolari autori italiani contemporanei (Maurizio de Giovanni e Antonio Manzini) e l’omaggio al maestro che a partire dagli anni Novanta ha ridato nuova linfa al genere, Andrea Camilleri, di cui si avvicina il centenario dalla nascita. Il romance, oggi protagonista del passaparola online e campione di vendite in libreria, sarà invece al centro degli incontri con Cristina Caboni, Erin Doom, Felicia Kingsley e Kira Shell.

Attraverso le nuvole e l’immaginazione

Protagonista di una vera e propria età dell’oro, con crescenti riscontri e soddisfazioni anche a livello internazionale (compreso il recente boom di traduzioni di opere in Germania), il mondo dei fumetti, delle graphic novel e dell’illustrazione non poteva che essere protagonista di un altro importante focus che animerà quotidianamente il Caffè Letterario. A Francoforte saranno presenti grandi nomi dell’illustrazione come Beatrice Alemagna, Lorenzo Mattotti (autore anche del manifesto d’Italia Ospite d’Onore), Alessandro Sanna, Olimpia Zagnoli e protagonisti del fumetto come Igort, Luca Enoch, Milo Manara, Teresa Radice e Stefano Turconi, Pera Toons.

I libri che nutrono i cittadini di domani

L’editoria per bambini e ragazzi cresce i lettori e quindi i cittadini di domani. È anche uno dei principali motori dell’editoria italiana contemporanea. Ce lo dicono numeri in costante aumento, che riguardano tanto il mercato interno quanto quello internazionale: nel 2022 oltre un diritto di traduzione ogni tre venduto all’estero dagli editori italiani ha riguardato questo settore. Naturale dunque che a loro sia dedicato uno spazio di primissimo piano alla Fiera di Francoforte, quello che per tre giorni – dal giovedì al sabato – aprirà gli incontri dell’Arena: protagoniste saranno alcune delle storie di maggior successo dell’editoria italiana per ragazzi, da quella di Geronimo Stilton (con la sua creatrice Elisabetta Dami) a quella delle serie scritte da Pierdomenico Baccalario, coinvolgendo i mondi della fantasia e della scuola, dell’illustrazione e della traduzione con Davide Calì, Chiara Carminati, Elisabetta Gnone, Beatrice Masini, Davide Morosinotto, Marta Palazzesi e Patrizia Rinaldi.

Di versi

Prima ancora della prosa, la poesia è stata l’universo in cui – ormai quasi un millennio fa – la giovane lingua italiana ha iniziato a scoprire e mostrare la sua ricchezza espressiva. Una tradizione che si è rinnovata nei secoli, stimata e riconosciuta anche a livello internazionale, se è vero che la metà dei vincitori italiani dei premi Nobel per la Letteratura assegnati nel Novecento sono proprio poeti (Giosuè Carducci, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale). A questi versi in continuo divenire e reinventarsi sono dedicati due appuntamenti, entrambi condotti da Pierfranco Bruni, con alcune delle voci più riconoscibili della poesia italiana contemporanea: Franco Buffoni, Giuseppe Conte, Vivian Lamarque e Davide Rondoni.

Dialogando con le Muse

L’editoria, la letteratura e i libri saranno naturalmente i grandi protagonisti dell’Italia a Francoforte. Il viaggio si concederà tuttavia anche alcune incursioni in altri mondi e linguaggi – comunque sempre legati all’idea di scrittura e cultura – che testimoniano la grande diversità della creatività italiana. Un dialogo con le altre Muse che coinvolgerà l’architettura e il design (con Stefano Boeri, ideatore del padiglione italiano a Francoforte), il cinema (con Pupi Avati, Simona Ercolani e Roberto Genovesi), la musica (con Frida Bollani Magoni) fino ad avventurarsi in un territorio che idealmente le unisce tutte con le tradizioni culturali, paesaggistiche, storiche e imprenditoriali del nostro Paese, il turismo (con Riccardo Giumelli). Questi incontri avranno anche la funzione di legare l’arte e la cultura italiana ad altre parole del nostro tempo, decisamente sfidanti: la sostenibilità ambientale (che sarà un punto chiave nell’incontro sull’architettura), l’inclusività e l’abbattimento delle barriere (nell’incontro sulla musica) e il rilancio dell’economia (in quello sul turismo).

Le mille luci di un prisma chiamato libro: il programma professionale

Il mondo del libro occupa 70mila persone in Italia, un universo in cui le case editrici sono in costante dialogo non solo con autori, illustratori, traduttori, ma con una galassia complessa fatta di librai e bibliotecari, organizzatori delle Fiere e dei mille festival che attraversano il Paese, agenti letterari, industria della carta e della stampa, Fondazioni culturali e molto altro ancora. Il programma professionale sviluppato da AIE ha l’ambizione di dare voce a questa meravigliosa complessità in un confronto che parte dal caso italiano per arrivare al mondo.

I generi in cui si articola l’offerta editoriale italiana e le sue eccellenze saranno al centro di una striscia quotidiana di confronti tra editori per aprirsi al pubblico straniero e dove si parlerà di narrativa, saggistica, libri per ragazzi, fumetti, libri d’arte e di design e altro ancora.

Gli ultimi dati di mercato, l’analisi dei flussi della vendita di diritti di traduzione saranno al centro di altri incontri che partono dai numeri per arrivare a un racconto dell’evoluzione dell’industria italiana, europea e mondiale. Ma si parlerà anche degli storici rapporti che legano l’editoria italiana e tedesca, delle sfide della traduzione tra riproposta di grandi classici e nuovi linguaggi, del ruolo degli archivi con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, dei premi letterari con il Premio Strega, i Lucca Comics Awards e Invictus – Premio Letterario Sportivo, dei molti Festival della Penisola tra cui BookCity Milano e Taobuk – Taormina Book Festival. Si racconteranno i programmi per la promozione della lettura e del libro con #ioleggoperché, si confronteranno le diverse politiche europee in questa materia.

Tra le molte collaborazioni, alcune ancora in fase di definizione, ci saranno quelle con l’Associazione Librai Italiani - Confcommercio, con StradeLab e Associazione Italiana Traduttori e Interpreti per i traduttori, con l’Associazione degli Agenti Letterari Italiani (ADALI), con Federazione Carta e Grafica.

In questi anni, nel dialogo con le istituzioni internazionali e all’interno delle Associazioni che rappresentano il mondo del libro in Europa e nel mondo, importanti professionalità italiane hanno contributo ad alimentare e indirizzare il dibattito su temi quali l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e la difesa del diritto d’autore e di accessibilità: anche di questo si parlerà a Francoforte insieme alla Federazione degli editori europei (FEP) e con Fondazione LIA Libri Italiani Accessibili.

Grazie a LIA a Francoforte ci saranno anche i Reading al buio, un'esperienza che permette di raccontare il tema dell’accessibilità digitale delle persone con disabilità visiva attraverso letture in assenza di luce.

Centrale poi il dialogo con le maggiori Fiere italiane: grazie al Salone Internazionale del Libro di Torino sarà organizzata un’edizione speciale del convegno annuale Dall’italiano al mondo rivolto alle traduttrici e ai traduttori dall’italiano a tutte le lingue del mondo curato da Ilide Carmignani. Con la Bologna Children’s Book Fair / BolognaFiere si parlerà delle nuove leve delle illustratrici e illustratori italiani a partire dalla mostra Matite giovani tra illustrazioni e fumetto, che sarà allestita nel Padiglione italiano, curata da Accademia Drosselmeier. Con Più libri più liberi, Fiera nazionale della piccola e media editoria, verrà analizzato il ruolo delle piccole e medie imprese del mondo del libro, con Lucca Comics & Games si darà visibilità al fumetto italiano. Sempre a proposito di mostre nel Padiglione italiano, Scritto in faccia racconterà, attraverso le foto d’epoca dei protagonisti, il Novecento degli scrittori, tema a cui sarà anche dedicato un incontro. Da un’idea originale di The Italian Literary Agency, a cura di Alberto Saibene.

L’Italia dei libri nel mondo

Francoforte 2024 prosegue quel percorso virtuoso che da anni vede il nostro Paese Ospite d'Onore ai più importanti eventi editoriali in tutto il mondo: dal Salon du Livre di Parigi nel 2002 alle fiere di Rio De Janeiro (2003), Ginevra (2005), Cairo (2007), Guadalajara (2008), Montreuil (2009), Mosca (l'International Book Fair nel 2011 e la Non/Fiction Book Fair nel 2018), Abu Dhabi (2016), Teheran (2017), Sharjah (2022), il ritorno a Parigi (2023), la Bookfest di Bucarest (2023), Tunisi e Varsavia (2024). Un percorso reso possibile, di volta in volta, dall’impegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale con le rappresentanze locali di Ambasciate e Istituti Italiani di Cultura, del Ministero della Cultura con il Centro per il libro e la lettura, dell’ICE - Agenzia per la promozione all’estero e all’internazionalizzazione delle imprese italiane e alla collaborazione dell’AIE - Associazione Italiana Editori. (aise/dip 28) 

 

 

 

Francoforte. Conferenza stampa con l’Ambasciatore Varricchio

 

Francoforte sul Meno. - Era presente anche l’ambasciatore d’Italia in Germania, Armando Varricchio, alla conferenza stampa per la presentazione ufficiale del programma de “Italia Ospite d’Onore della Fiera del Libro di Francoforte 2024“, che si è tenuta ieri, 28 maggio, nella città della Buchmesse.

L’Ambasciata d’Italia a Berlino e la rete degli Istituti Italiani di Cultura in Germania (Berlino, Amburgo, Colonia, Monaco di Baviera e Stoccarda) partecipano a Destinazione Francoforte, il percorso di avvicinamento dell’Italia come “Ospite d’onore” alla Fiera che si terrà nel mese di ottobre. Sino ad allora continuerà il vero e proprio “Giro della Germania” nel quale autori ed editori italiani parteciperanno ai maggiori eventi letterari ed editoriali tedeschi.

Il programma curato dai cinque Istituti Italiani di Cultura che operano in Germania, in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori (AIE) e con il coordinamento dell’Ambasciata, consentirà sia di ampliare il numero degli autori italiani che nel 2024 avranno la possibilità di presentare le loro opere in Germania sia di anticipare alcuni dei filoni e dei focus che saranno protagonisti poi alla Fiera del Libro di Francoforte.

Il viaggio è iniziato con incontri alle Stuttgarter Kriminächte e alla Leipziger Buchmesse a marzo, all’ILfest – Italienisches Literaturfestival di Monaco ad aprile e all’Europäisches Festival des Debütromans di Kiel a maggio. Proseguirà nei prossimi mesi con l’Internationaler Comic-Salon Erlangen, il Literatursommer Schleswig-Holstein, Poetische Quellen a Bad Oeynhausen, l’Internationales Literaturfestival Berlin, l’Internationaler Graphic Novel Salon di Amburgo, il Globale – Festival für grenzüberschreitende Literatur di Brema, l’Hamburger Krimifestival di Amburgo e le Stuttgarter Buchwochen, oltre che con molteplici incontri d’autore e rassegne sparsi su tutto il territorio.

Destinazione Francoforte è inoltre scandito da iniziative culturali legate all’Italia, organizzate da istituzioni culturali tedesche con il sostegno dell’Ambasciata e della rete degli Istituti Italiani di Cultura. A febbraio l’Italia ha partecipato come “Country in focus” allo European Film Market, il grande mercato dell’audiovisivo che si tiene in occasione della Berlinale. Nel corso dell’anno l’Ambasciata sostiene inoltre le grandi mostre su Puccini (Bertelsmann, Berlino), Modigliani (Museo Barberini, Potsdam; Staatsgalerie, Stoccarda), Liebermann in Italia (Villa Liebermann, Berlino), Fontana (Von der Heydt Museum, Wuppertal) e Carpaccio e Bellini (Staatsgalerie, Stoccarda).

Si tratta di un importante gioco di squadra che vede impegnate tutte le importanti istituzioni italiane in Germania, coordinate dall’Ambasciata. Grazie alla vasta produzione letteraria ed artistica dell’Italia, gli spunti e le iniziative sono numerosissimi, nel settore culturale, come in quello scientifico, tecnologico e dell’innovazione.

“Prosegue il grande anno dell’Italia in Germania”, ha commentato l’ambasciatore Armando Varricchio. “Il percorso di avvicinamento alla Fiera del Libro di Francoforte costituisce una straordinaria occasione per rafforzare ancora di più l’intensa amicizia tra Italia e Germania e la fitta trama di relazioni tra le nostre società”, ha proseguito. “Più ricco che mai quindi il programma di iniziative promosso dall’Ambasciata e dagli Istituti Italiani di Cultura in Germania, dalla partecipazione a vari festival letterari su tutto il territorio tedesco agli appuntamenti culturali legati alla musica e all’arte, ma anche alla scienza, all’innovazione e allo sport. Tra di essi”, non ha mancato di sottolineare Varricchio, “il trittico di mostre su Giacomo Puccini, Amedeo Modigliani e Liebermann in Italia che in questi mesi arricchisce la scena artistica berlinese di un nuovo omaggio al nostro Paese. Rileggere i grandi autori e scoprire i talenti emergenti significa guardare al passato, riflettere sulla nostra identità e immaginare con consapevolezza e creatività il futuro. È quanto stiamo facendo assieme ai nostri amici tedeschi, sulla via della Buchmesse di Francoforte, da sempre luogo ideale di incontro e dialogo”, ha concluso. (aise/dip 29)

 

 

 

Francoforte, la rivolta degli scrittori: “Senza Saviano niente Buchmesse”

 

La rinuncia di Veronesi: «Ragioni balorde e ridicole, continua l’ingerenza di Meloni e dei suoi collaboratori». La stessa mossa per Giordano e Piccolo

 

ROMA. Sandro Veronesi rinuncia a far parte della delegazione italiana alla prossima Buchmesse di Francoforte, dove l'Italia sarà ospite d'onore per l'esclusione di Roberto Saviano. «Le ragioni balorde e ridicole con cui il Commissario Mazza ha giustificato l'esclusione di Roberto Saviano - dice - non mi permettono di accettare l'invito che ho ricevuto. Continua questa pratica di ingerenza del Presidente del Consiglio e dei suoi più fidati collaboratori, accompagnata da "putiniana ipocrisia", su decisioni che non devono seguire logiche politiche. Se si renderà necessario per il mio lavoro andrò a Francoforte privatamente».

Lo scrittore toscano non è il solo. «La prima cosa che ho fatto dopo aver ricevuto l'invito alla #buchmesse2024 è stata chiedere a @robertosaviano se fosse stato invitato: no. Quindi mi sono fabbricato un impegno alternativo anch'io (c'ho judo)» scrive su X Paolo Giordano. «Purtroppo Roberto - scrive Giordano in un altro post - è diventato una cartina al tornasole di certi criteri politici di inclusione ed esclusione. Inaccettabili nella cultura. Essere ospiti alla Buchmesse è un appuntamento importante per gli scrittori e le scrittrici, non esserci o rinunciare ha un costo». E ancora: «Non è solo una questione politica. ma di banale opportunità: credo che Roberto sia l'unico di noi ad aver parlato all'Accademia di Svezia. Come si può anche solo pensare di non invitarlo in una delegazione italiana? Quanta miopia serve anche solo strategica?», si domanda. «Se l'affaire Antonio Scurati - sostiene giordano - fosse accaduto prima degli inviti, sarebbe successo lo stesso anche a lui. Io credo che tutto questo abbia raggiunto un livello di esplicitezza inaccettabile. Peccato. La #buchmesse era una grande occasione per tutti e tutte noi. E per il paese», conclude.

Anche il poeta Franco Buffoni dice no all'invito a far parte della delegazione italiana alla Buchmesse di Francoforte. '«Per solidarietà con l'esclusione di Roberto Saviano dall'elenco degli scrittori invitati alla Buchmesse di Francoforte, dove l'Italia quest'anno è paese ospite, rinuncio all'invito che mi è stato rivolto dal Commissario governativo Mauro Mazza in data 12 aprile 2024».

Buchmesse, Roberto Saviano su Instagram: "Il governo ha provato ancora a censurarmi, ma non ci sono riusciti"

In una nota l'Associazione Italiana Editori ricorda, come spiegato ieri dal presidente Innocenzo Cipolletta, che la scelta degli autori ospiti a Francoforte «è frutto di una procedura, fatta di un proficuo dialogo e confronto con i singoli editori e agenti letterari italiani, a partire proprio dalle loro proposte. Tra le proposte sulla base delle quali si è costruito il programma mancano ovviamente molti autori tra i quali, almeno fino ad oggi, Roberto Saviano. L’AIE non avrebbe mai permesso e non permetterà mai ingerenze esterne rispetto alla volontà degli editori». LS 29

 

 

 

Manca in Germania una campagna di informazione sulle modalità di voto alle Europee

 

A tre settimane dalle Europee, manca una campagna di informazione sulle modalità di voto rivolta ai connazionali residenti in Germania. Questa la denuncia di Italia Viva Germania di cui si fa portavoce la Presidente del coordinamento, Gabriella Moretti.

“La Germania è tra i paesi esteri con il più alto numero di italiani residenti, seconda solo all’Argentina”, ricorda Moretti. “Dalle ultime elezioni europee del 2019 ci sono per di più almeno 40.000 nuovi italiani in Germania che per la prima volta avrebbero la possibilità di votare alle elezioni europee come residenti all’estero e probabilmente non sanno come fare. I cittadini italiani all’estero rappresentano ormai circa il 10% dell’intera popolazione italiana. L’Italia non può dimenticarsi di una fetta così consistente della sua popolazione. Ma per farlo occorrono istituzioni presenti in maniera capillare sui territori di ogni nazione estera. Giudichiamo il lavoro svolto dalle istituzioni italiane per informare i nostri concittadini residenti in Germania circa le modalità di voto alle prossime elezioni europee assolutamente insufficiente”, denuncia l’esponente renziana, secondo cui “questa circostanza, unita al fatto che le istituzioni europee vengono spesso percepite come distanti dai temi concreti che interessano i cittadini italiani, anche a causa della mancanza dell’elezione diretta del Presidente della Commissione Europea, rischia di scoraggiare la partecipazione al voto dei nostri connazionali”.

Pertanto, Italia Viva Germania “chiede all’Ambasciata Italiana in Germania e ai rispettivi Consolati che si avvii al più presto una campagna informativa sulle modalità di voto alle prossime elezioni europee per gli italiani residenti in Germania”. (aise/dip) 

 

 

 

A Daniela Di Benedetto (Comites Monaco di Baviera) un premio della Sicilia

 

“È con grande emozione che oggi sono Valguarnera, ospite di una delle più belle terrazze che si possano immaginare, per partecipare alle celebrazioni per la giornata del Siciliano nel mondo, nella giornata dedicata alla Regione Sicilia, e per questo ringrazio la Presidenza e gli organi direttivi del CARSE, e in particolare il Presidente Salvatore Augello, dal quale ricevo oggi un riconoscimento per me prezioso”. Così la Presidente del Comites di Monaco di Baviera, Daniela Di Benedetto, nel suo intervento alla Giornata dei siciliani nel mondo celebrata ieri a Valguarnera, dove il Carse le ha consegnato uno dei Premi “Siciliani nel mondo”.

“Essere una siciliana nel mondo è una scelta, un percorso, una responsabilità”, ha detto Di Benedetto, richiamando la sua esperienza migratoria di giovane nata a metà degli anni 70 e dunque tra i primi rappresentanti della “generazione Erasmus” che ebbe, dunque, la possibilità di partire nel 2001.

“Mi dissero: “Non tornerai più”. Tempo e luogo, le scelte ci formano ma le radici restano”, ha sottolineato Di Benedetto osservando come “molti emigrati di questo tempo vivano due vite in una, desiderando di essere a casa ovunque e finendo troppo spesso per restare stranieri dappertutto”.

Citato il turismo delle radici – “che pur dietro buone intenzioni viene oggi proposto dal nostro governo in modo troppo vago e superficiale: una promozione di mercato che non esplora il sincero e spesso doloroso, faticoso legame di ogni migrante con le origini” – Di Benedetto ha ricordato il suo impegno politico che l’ha vista candidata nel 2008 alle politiche: “tra i miei più stretti compagni di campagna elettorale, insieme al Sen. Claudio Micheloni, ci furono Michele Schiavone, compianto Segretario Generale del CGIE, con cui ero stata candidata, e Maurizio Chiocchetti, allora Responsabile del PD Mondo, da cui ricevetti la chiamata con la proposta di affrontare l’avventura della candidatura. Michele e Maurizio ci hanno prematuramente lasciati, entrambi in seguito a lunghe malattie, questo marzo a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. Maurizio Chiocchetti aveva in qualche modo rivoluzionato il paradigma delle candidature, puntando su diverse giovani professioniste in giro per il mondo; Michele Schiavone, da giovane emigrato e una vita trascorsa in politica, ha fatto tanto per il mondo dell’emigrazione. Tanti qui lo ricordano per la sua presenza rassicurante, il garbo e la generosità con la quale si è speso fino all’ultimo respiro. Due compagni di viaggio e due amici, due politici integri e generosi dell’emigrazione e dell’associazionismo regionale che non possiamo non ricordare in una giornata come questa”.

Grazie ad uno zio, i primi contatti con l’Usef, con Angelo Lauricella e Salvatore Augello: “da allora l’associazionismo regionale divenne la mia uniforme, risvegliando un elemento identitario che da quel momento in poi avrei coltivato con maggiore consapevolezza e più apertamente, attraverso l’associazionismo regionale. Insieme ad un bel gruppo di siciliani e non solo, facemmo rinascere l’USEF in Germania e a Monaco, fondammo l’associazione delle Zagare, riprendemmo i contatti con la realtà Svizzera. Allo stesso tempo si stava aprendo una nuova stagione in cui politica e associazionismo italiani nella mia città cominciarono a parlare una lingua diversa e a rivolgersi ad un pubblico rinnovato, offrire nuovi formati”.

“L’impegno associativo e politico in ambito italiano, regionale e tedesco, mi facevano sentire di stare restituendo qualcosa alla mia terra”, ha detto ancora Di Benedetto, al suo secondo mandato come Presidente del Comites.

Se è vero che “l’Emigrazione dall’Italia cambia”, lo è anche che “abbiamo il dovere di informare chi progetta di andare via. Emigrare non è mai semplice. Le sfide sono molte e gravose, sia per gli adulti che per i più giovani. Se trovare lavoro può sembrare semplice, ottenere un contratto dignitoso, un salario che permetta di arrivare a fine mese e di vivere, trovare un alloggio altrettanto dignitoso, sono spesso ambizioni lontane”.

“Per questo – ha aggiunto – rivolgo un appello alle amministrazioni locali: prendete contatto con il CGIE e con i Comites, aprite una campagna di informazione su cosa davvero voglia dire emigrare e su quanto sia importante emigrare con consapevolezza”.

“Mi viene spesso chiesto se oggi, nell’era della globalizzazione e dell’intelligenza artificiale, abbia senso l’associazionismo regionale. La mia risposta è un sì convinto. Stiamo per andare a votare per rieleggere il parlamento Europeo: non può esistere una Europa che non sia consapevole delle proprie molte identità regionali. Queste ultime devono sprigionare le energie necessarie a rinvigorire l’Europa in un clima di collaborazione, progettazione, memoria, innovazione e accoglienza”, ha proseguito Di Benedetto, criticando il piano italiano sui centri d’accoglienza per i migranti in Albania.

“L’Europa è casa mia, casa nostra e la mobilità europea una realtà, speriamo lo resti. L’emigrazione, anche quando va oltre la semplice mobilità, e ci confronta con un distacco più duraturo, è un fenomeno umano di sempre, naturale, che garantisce la salute del sistema. Questa – ha sottolineato – deve però sempre confrontarsi con il progetto di vita di chi migra. Non si può migrare “ad ogni costo”: non possiamo chiederlo a chi va, non possiamo aspettarcelo da chi accogliamo. Migrazione e rispetto dovrebbero sempre viaggiare insieme. Invece, purtroppo, troppo spesso la migrazione non prevede una via di ritorno: mancano i presupposti e la visione”.

“Nella vita è importante sapere chi si è, avere radici forti e profonde, per permettere ai rami di portare lontano i propri frutti. Le radici e il fusto vanno però nutriti, con lo studio, l’approfondimento, la cultura, con relazioni umane e professionali, con fiducia. Nessun giovane sarà in grado di esprimere il meglio di sé stesso, se non avrà ricevuto fiducia nel crescere e nell’esporsi: questa é una grande responsabilità che ricade sulle spalle delle famiglie e del mondo della scuola, della formazione, della società tutta. Desidero, se posso, dedicare questo premio a tutti i giovani siciliani in Sicilia e nel mondo, che cercano e costruiscono un futuro, a mia figlia Vittoria, che in quel marzo del 2008 di cui parlavo sopra stavo aspettando e che oggi, a Monaco, compie 16 anni e, nonostante ciò, mi ha permesso di venire a ritirare questo premio di persona. A lei, da donna a giovane donna, alle giovani e ai giovani di ieri e di oggi, di Sicilia e nel mondo, - ha concluso – desidero dedicare questo importante riconoscimento”. (aise/dip) 

 

 

 

A Berlino la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo

 

Berlino. Valorizzare i risultati ottenuti da scienziati e istituzioni italiane: è questo l’obiettivo della Giornata Nazionale della Ricerca Italiana nel Mondo, la cui VII edizione è stata celebrata dall’Ambasciata d’Italia a Berlino con un importante evento dedicato alla ricerca medica. Ad essere al centro dell’iniziativa, che si è svolta ieri, 15 maggio, in Ambasciata, sono state proprio le grandi aree di studio con un impatto particolarmente rilevante sulla società come invecchiamento, cardiologia, e oncologia.

Due relatrici provenienti dal mondo della ricerca universitaria, le professoresse Maria Cristina Polidori di CECAD – Universität zu Köln e Claudia Crocini, junior group leader del German Heart Center Charité di Berlino, e due esponenti di spicco dell’industria medicale e farmaceutica, Carlo Magni, direttore della Divisione Medicale di ASG Superconductors, e Andrea Bizzi, responsabile Regione Europa di Chiesi Germany, hanno illustrato innovazioni e sviluppi nel campo della biomedicina e della salute, con particolare attenzione per la cooperazione bilaterale italo-tedesca. Cooperazione che presenta numeri davvero impressionanti, come ha sottolineato nel suo intervento l’ambasciatore Amando Varricchio. “Ricordo che sono oltre 750 gli accordi individuali in vigore tra le università italiane e le loro controparti tedesche e che la comunità di studiosi italiani attivi nelle varie istituzioni di ricerca tedesche è numerosa e in crescita: circa 5.000 ricercatori, tra cui quasi 300 professori universitari”, ha detto Varricchio. “Questo fa della comunità di ricercatori italiani la terza più grande del Paese e la prima in termini di professori universitari non di lingua tedesca”.

Alle presentazioni è seguita un panel con i relatori, moderato dalla corrispondente de Il Sole 24 Ore, Isabella Buffacchi.

L’evento co-organizzato da SIGN, il Network di Scienziati Italiani in Germania, si inquadra all’interno del “Festival dello Sviluppo Sostenibile”, un’iniziativa che vede il Ministero degli Affari Esteri tra i partner istituzionali e che è volta a sensibilizzare e mobilitare cittadini, giovani generazioni, imprese, associazioni e istituzioni sui 17 temi dell’Agenda 2030 dell’ONU e in particolare sul Tema 3 “Salute e Benessere”. (aise/dip 16)

 

 

 

Il 14 settembre la Giornata della Lingua Italiana in Baviera

 

Monaco di Baviera - La Giornata della lingua italiana in Baviera sarà celebrata il prossimo 14 settembre all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera. In vista dell’evento, l’Associazione Docenti d’Italiano in Germania (ADI), l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e il Sistema della Formazione Italiana nel Mondo, con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Monaco di Baviera, hanno invitato docenti e responsabili dell’insegnamento e della diffusione dell’Italiano L2/LS in Baviera a inoltrare proposte di iniziative già realizzate o in corso di realizzazione in contesti didattici tedeschi.

Le iniziative selezionate saranno presentate proprio durante la Giornata della lingua italiana in Baviera all’IIC direttamente dai docenti e responsabili che le hanno ideate. L’evento intende far conoscere a un pubblico più vasto di addette e addetti ai lavori, ma anche a chiunque si interessi alla didattica dell’italiano LS/L2, buone pratiche di insegnamento della lingua italiana, con un contenuto innovativo, in un’ottica interculturale e plurilinguistica.

La chiamata scadrà il 31 maggio, termine entro il quale bisognerà inviare le proposte all’indirizzo email info@adi-germania.org; la selezione avverrà poi entro il 30 giugno.

L’ADI è un’associazione, fondata nel 2010, che si occupa di fare rete, formazione e promozione: rete fra docenti di lingua e cultura italiana nei Paesi germanofoni, formazione per docenti ed operatori nell’ambito didattico e promozione per una maggiore diffusione dell’insegnamento e dell’apprendimento dell’italiano. L’ADI organizza questo evento per dare visibilità a tutte quelle iniziative che, spesso all’oscuro una dell’altra, si impegnano con determinazione e creatività a trovare nuove vie per la didattica che possano essere d’esempio e di stimolo per enti, associazioni, istituzioni e docenti.

Ulteriori informazioni sul bando sono disponibili a questo link. (aise/dip 15)

 

 

 

In Ambasciata a Berlino concerto con la pianista Beatrice Rana

 

Berlino - Un concerto, ma anche un’occasione per presentare in Germania il festival musicale “Classiche Forme” che si svolge da ormai otto anni nel Salento. Beatrice Rana, pianista che vanta concerti nelle più prestigiose sale e nei festival in tutto il mondo, è stata ospite d’eccezione all’Ambasciata d’Italia a Berlino, assieme a Viviana Mantragola, assessore alla Cultura della Regione Puglia, e Aldo Patruno, direttore generale del Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia. Gli ospiti hanno introdotto l’attuale edizione del Festival Internazionale di Musica da Camera, diretto proprio da Beatrice Rana e prodotto dall’Associazione Musicale Opera Prima. Un festival, ha sottolineato l’ambasciatore Armando Varricchio, capace di mostrare “il legame con il territorio, con le sue capacità artigianali e con la sua creatività”.

L’edizione di quest’anno del festival è dedicata al tema “Le mani del Salento” e si propone in più una missione particolare: piantare alberi nei territori devastati dal batterio Xylella insieme a Fondazione Sylva, organizzazione no-profit impegnata nella rigenerazione ambientale e partner ufficiale del Festival. Il Festival vedrà proprio la prima esecuzione de “La Romanza dell’Ulivo” del Premio Oscar Nicola Piovani e l’esecuzione integrale dei trii di Dvorák, in occasione del 120° anniversario della sua morte.

“Una manifestazione culturale non nasce senza un legame vivo e profondo con il territorio e con i soggetti che lo animano nel quotidiano”, ha ricordato Varricchio, che ha sottolineato anche come la serata dedicata a “Classiche Forme” e alla musica di Beatrice Rana si inserisca nel ricco programma di presenza della cultura italiana in Germania che culminerà con la partecipazione dell’Italia come ospite d’onore alla Fiera del Libro di Francoforte.

Beatrice Rana, assieme alla sorella, la violoncellista Ludovica Rana, e alla violinista Liya Petrova, si è poi esibita nel Trio per pianoforte n. 4 Dumky in mi minore, Op. 90 (B.166.) di Antonin Dvorák. (aise/dip 22)

 

 

 

Comites di Wolfsburg: Antonio Zanfino è il nuovo presidente

 

Wolfsburg – Antonio Zanfino è il nuovo presidente del Comites di Wolfsburg. Dopo le dimissioni di Pier Luigi Lanari da presidente del Comites, si sono tenute, nella riunione straordinaria di domenica 26 maggio nuove elezioni e Antonio Zanfino è stato eletto nuovo presidente con 8 voti favorevoli e 1 contrario. “Antonio Zanfino – evidenzia il Comites – è un volto noto della politica locale: attuale vicepresidente in carica del municipio nord di Wolfsburg (Ortsrat Nord), da molti anni è impegnato politicamente. In passato ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale dal 2006 al 2011. Si è sempre impegnato per l’integrazione dei nostri connazionali nella città della Volkswagen, è stato responsabile del CONI per i giovani, impegnato negli anni ‘90 come sindacalista nell’IG Metall. Antonio Zanfino si impegnerà per rappresentare il Comites, comitato degli Italiani all’estero, in maniera trasparente; il suo obiettivo è mettersi a disposizione dei connazionali. A breve terrà i primi incontri istituzionali con i vertici dell’amministrazione comunale e dell’amministrazione dell’Agenzia Consolare, per trattare dei problemi più sentiti dagli italiani di Wolfsburg: Integrazione, attività sociali, associazionismo, scuola italo-tedesca e tutto quello che ha a che fare con lo sviluppo sociale, culturale e civile della nostra comunità”.

(Inform/dip 28)

 

 

 

“Crescere bilingue italiano-tedesco in Germania”: all’IIC di Amburgo la conferenza di Katrin Schmitz

 

Amburgo - Nel pomeriggio del 30 maggio, l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo ha ospitato una conferenza in lingua italiana seguita da dibattito sul tema “Crescere bilingue italiano-tedesco in Germania: lo sviluppo linguistico”, con l’obiettivo di dare risposta alle domande e ai dubbi dei genitori di bambini che conoscono e imparano due o più lingue.

L’evento, organizzato dallo stesso IIC collaborazione con l’Istituto di Romanistica dell’Università di Amburgo, è stato tenuto da Katrin Schmitz della Bergische Universität di Wuppertal, esperta di linguistica romanza (francese, italiano, spagnolo), la cui ricerca si concentra sul multilinguismo di giovani e adulti e sull’acquisizione in età precoce di sintassi, semantica e morfologia. I suoi progetti di ricerca includono lo studio dei soggetti e degli oggetti prodotti dai parlanti italiani e spagnoli ereditari in Germania.

La moderazione è stata a cura di Luigi Andriani, docente dell’Istituto di Romanistica dell’Università di Amburgo.

Durante l’incontro sono stati presentati i risultati più recenti della ricerca sul bilinguismo e una serie di esempi concreti che toccano domande importanti della vita quotidiana delle famiglie che educano i loro figli bilingui, per esempio: quale tipo e quanta esposizione all’italiano è necessaria per il bambino? È vero che i calchi di strutture tedesche nell’italiano ereditario sono un problema diffuso ma sono destinati a sparire con il tempo? È vero che il bambino è svantaggiato a scuola a causa del suo bilinguismo? Sulla base dei risultati delle ricerche scientifiche, verrà dimostrato che vale la pena affrontare il percorso bilingue, nonostante la sua complessità. Anche se l’italiano parlato dai giovani italo-tedeschi è diverso da quello dei genitori e dei nonni, i bambini bilingui risultano pur sempre parlanti nativi. Nonostante attraversino delle fasi di rifiuto dell’uso della lingua italiana, i giovani infatti acquisiscono un’importante competenza metalinguistica che li aiuterà nell’acquisizione delle lingue straniere a scuola.

Il multilinguismo individuale rappresenta sempre più una condizione di normalità nella nostra società caratterizzata da globalizzazione e migrazione. Questo vale anche per molte famiglie stabilitesi in diverse regioni e città della Germania, dove la popolazione italo-tedesca di seconda e terza generazione è nata e cresciuta. Di norma questi bambini acquisiscono l’italiano, la lingua minoritaria “ereditaria”, in ambito domestico da uno o da entrambi i genitori, mentre l’acquisizione del tedesco, la lingua maggioritaria, può avvenire da subito in casa come seconda lingua madre oppure, al più tardi, nel contesto scolastico come seconda lingua. In molti casi il tedesco diventa la lingua dominante di questi ragazzi.

La ricerca scientifica svolta negli ultimi decenni dimostra che i bambini che crescono bilingui sono in grado di acquisire perfettamente i due sistemi linguistici (si veda, tra gli altri lavori, la sintesi dei risultati in Müller et al. 2023). Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sulle famiglie con entrambi i genitori italofoni, includendo anche alcuni studi sugli adolescenti. Aise/dip 31

 

 

 

 

 

Le ultime puntate di Cosmo italiano, ex Radio Colonia

 

24.05.2024. Elezioni europee: Wahl-O-Mat e voto ai sedicenni in Germania

È stato usato più di 85 milioni di volte, il Wahl-O-Mat in Germania aiuta gli indecisi a orientarsi politicamente per il voto europeo, Agnese Franceschini lo ha fatto per noi. In Germania (ma non in Italia) per la prima volta si voterà a partire da 16 anni, ne parliamo con il giornalista del WDR Ralph Sina. In Italia il voto europeo continua a essere considerato principalmente un test degli equilibri politici nazionali, l'intervista a Roberto D'Alimonte, fondatore del CISE (Centro Italiano Studi Elettorali).

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/elezioni-europee-wahl-o-mat-voto-ai-sedicenni-germania-100.html

 

23.05.2024 Carta d'identità elettronica e Consolati: si può fare!

È ancora difficile, qui in Germania, riuscire ad avere in tempi brevi un appuntamento al Consolato per rinnovare i propri documenti d’identità italiani. Ma qualcosa si sta muovendo e ci sono grandi differenze fra città e città. Agnese Franceschini riassume le voci di protesta, ma anche gli elogi per alcuni Consolati. Luciana Mella ci racconta perché gli iscritti AIRE non possono ottenere la CIE presso il loro Comune italiano. Il presidente del Comites di Dortmund, Gioacchino Di Vita, e il Viceconsole di Monaco, Giacomo Leopoldo Bampini, ci raccontano come le cose possano cambiare in meglio.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/carta-identita-cie-appuntamenti-consolato-comites-monaco-dortmund-100.html

 

22.05.2024 La Germania festeggia i 75 anni della sua Costituzione 

Cosa c'entrano le giraffe impagliate con la Costituzione tedesca? Fu proprio nelle sale del museo per la ricerca zoologica Alexander König di Bonn che venne elaborata e promulgata, per entrare in vigore poi il 23 maggio 1949. Agnese Franceschini ce ne racconta la storia con le voci dei protagonisti. Ma quali sono i principi fondanti e le sfide attuali della legge fondamentale tedesca? Ce ne parla Jens Woelk, costituzionalista all'Università di Trento, con uno sguardo al suo equivalente italiano. 

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/settantacinque-anni-costituzione-germania-100.html

 

21.05.2024 Speciale: La nuova vita berlinese di Malika Ayane

Secondo Paolo Conte, "il colore della sua voce è un arancione scuro che sa di spezia amara e rara", un'immagine perfetta per descrivere Malika Ayane, che richiama alla mente la sua voce soul ma anche i profumi e i colori delle sue origini marocchine. Da qualche tempo la cantautrice milanese ha preso casa a Berlino, per Cristina Giordano l'occasione per farci una lunga chiaccherata su musica, città, vita da expat e senso della vita. 

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/malika-ayane-germania-berlino-cantante-100.html

 

17.05.2024 Berlino, capitale arcobaleno? La realtà dice altro  

Si celebra oggi la giornata internazionale contro la omobitransfobia. A Berlino una bandiera arcobaleno sventola sulla cancelleria: un segnale di solidarietà con la comunità LGBTQ+ che non cancella però le discriminazioni e aggressioni di cui le persone queer sono quotidianamente vittime, anche nella capitale tedesca. Ne parliamo col collega Giulio Galoppo e con il "Queerbeauftragter" di Berlino, Alfonso Pantisano. Infine diamo uno sguardo alla situazione in Italia con Monica Pasquino dell'associazione "Educare alle Differenze".

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/berlino-capitale-arcobaleno-realta-dice-altro-germania-100.html

 

16.05.2024 Le proteste pro-Palestina nei campus universitari

La protesta contro l'intervento militare israeliano nella Striscia di Gaza dilaga nei campus universitari di tutto il mondo. Giulio Galoppo ci illustra la situazione in Germania, con il caso eclatante della Freie Universität di Berlino. Con l'editorialista di Repubblica Mario Platero facciamo il punto della situazione nei campus universitari americani, mentre della situazione negli atenei italiani abbiamo parlato con lo scrittore Christian Raimo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/proteste-studentesche-pro-palestina-germania-100.html

 

15.05.2024 Ma quanto si guadagna in Germania? È la domanda che più interessa chi si è appena trasferito in Germania dall'Italia, o è in procinto di farlo. In questo podcast, con l'aiuto della giornalista Luciana Mella, di una cuoca che ha lavorato in mezzo mondo e adesso vive in Germania e di Vincenzo Ciulla, un esperto di fisco, cerchiamo di rispondere ai principali quesiti sul lavoro, sulle tasse e le classi di imposizione fiscale e sulla giusta retribuzione in Germania.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/stipendio-lordo-netto-germania-100.html 

 

14.05.2024 Krankenkasse: pubblica o privata, obbligatoria oppure no? 

L’assicurazione sanitaria, in Germania, è obbligatoria per tutti i residenti, compresi i lavoratori autonomi e gli studenti. Nel momento in cui, quindi, si decide di trasferire il luogo di residenza abituale in Germania, una delle prime cose che bisogna assolutamente fare è stipulare una copertura assicurativa sanitaria. Un tasto dolente? Giulio Galoppo ci aiuta a far chiarezza sui diversi tipi di assicurazione esistenti. Per rispondere, invece, alle tante domande sul tema che ci avete posto attraverso la pagina Facebook di “COSMO italiano”, ci siamo rivolti a Pasquale Granauro, della AOK del Baden-Württemberg

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/assicurazione-sanitaria-krankenkasse-germania-100.html

 

13.05.2024 La violenza politica in Germania e il delitto Matteotti

Dopo la brutale aggressione ai danni dell'europarlamentare democratico Matthias Ecke (SPD) cresce l'allarme sulla violenza politica in Germania, i dettagli da Giulio Galoppo. Su questa vicenda abbiamo sentito Federico Quadrelli della SPD di Berlino. Ricorrono a giugno i 100 anni del delitto Matteotti, uno degli esempi più feroci ed eclatanti di violenza politica, ne parliamo con lo storico Giovanni De Luna. https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/violenza-politici-germania-100.html

 

 Musica italiana non stop. Il nostro web channel COSMO Italia inoltre ti offre due ore di musica non stop, che puoi ascoltare 24 ore su 24 sulla nostra pagina internet, sulla app di COSMO e su Spotify.

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“Italia-Germania: la partita del secolo” in mostra all’IIC di Colonia

 

Colonia - In occasione della 17ª edizione del campionato europeo di calcio Germania 2024, l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia, in collaborazione con la Società Italiana di Storia dello Sport (SISS), organizza la mostra “Italia-Germania: la partita del secolo”, che sarà aperta al pubblico, nella sede dell’IIC, dal 6 giugno al 6 settembre.

Curata da Nicola Sbetti e Daniele Serapiglia, la mostra propone, attraverso 14 pannelli e i testi di undici studiose e studiosi di storia dello sport italiana, un percorso tematico per condurre il pubblico in un breve viaggio attraverso la storia dei più importanti incontri che hanno visto protagoniste le due selezioni nazionali di calcio maschili.

“Il calcio tra Italia e Germania si lega al ricordo di sfide memorabili, alcune delle quali hanno segnato la storia di questo sport a livello mondiale”, spiega Jolanda Lamberti, direttrice dell’IIC. “I Campionati Europei UEFA 2024 ci sembravano offrire il giusto contesto per raccontare il rapporto tra i nostri due Paesi attraverso un secolo di appassionate relazioni calcistiche”.

“Nella comunità degli storici dello sport italiano gli incontri tra Italia e Germania hanno da sempre suscitato grande interesse, poiché aprono nuove prospettive da cui guardare alla storia delle relazioni politiche, sociali e culturali tra i due Paesi” spiegano i due curatori. “Raccontare in una mostra le vicende dei match calcistici più importanti tra le due selezioni nazionali maschili dal 1923 ad oggi ci ha permesso di offrire una chiave di lettura emozionale per far risaltare l’importanza del legame che unisce queste due grandi nazioni europee”.

La Società Italiana di Storia dello Sport, presieduta da Sergio Giuntini, è un’associazione culturale senza fini di lucro, nata nel 2004 su iniziativa del Centro di Studi per l’Educazione Fisica e l’Attività Sportiva di Firenze e del Gruppo italiano dello European Committee for Sports History. Ad essa sono associati accademici, giornalisti e, più in generale, studiosi di storia dello sport.

In mostra immagini concesse da agenzia ANSA, Gazzetta dello Sport, Rcs Mediagroup e Olympia-Verlag GmbH e materiale fornito dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

La mostra sarà inaugurata il 6 giugno alle 19.00 alla presenza dei curatori e di alcuni autori della SISS. (aise 23) 

 

 

 

Comites Berlino e Anpi: “Domeniche della Memoria” il 19 e il 30 giugno

 

Berlino – Proseguono a Berlino con  altri due appuntamenti le “Domeniche della Memoria”, “passeggiate”  in luoghi simbolo organizzate dal Comites in collaborazione con Anpi Berlino-Brandeburgo: il 19 giugno visita al Memoriale della Resistenza tedesca e il 30 giugno visita al  Museo Ebraico. Entrambe le visite inizieranno alle 10.30. Il Memoriale della Resistenza tedesca nel complesso edilizio Bendlerblock ricorda la Resistenza contro il Nazionalsocialismo. Il centro del Memoriale è costituito dal “cimitero dei caduti” nel quale sono stati giustiziati i combattenti della Resistenza del 20 luglio 1944. La mostra permanente illustra l’attività dei molti tedeschi che sacrificarono la propria vita in nome della libertà o che si opposero alla dittatura. Da quando è stato inaugurato nel settembre del 2001 il Museo Ebraico, progettato dall’architetto statunitense (nato in Polonia e con passaporto tedesco) Daniel Libeskind, è diventato una delle attrazioni più conosciute della città. La sfida lanciata dal progetto di Libeskind è duplice: da un lato l’architettura decostruttivista, composta in questo caso da pareti storte e spazi angusti, mette ogni singolo visitatore in una condizione di totale perdita di riferimento spaziale, dall’altra la mostra storica presente all’interno dell’edificio cerca di sfidare il senso comune raccontando la storia ebraica non tanto a partire dall’Olocausto ma dal punto di vista di duemila anni di vita e cultura ebraica in Germania.  Quattro in tutto le Domeniche della Memoria organizzate da Comites e Anpi: i primi due appuntamenti si sono tenuti il 5 maggio (alla mostra della Haus der Wannsee Konferenz) e il 19 maggio (alla mostra Topografia del Terrore) . Nelle “passeggiate” della memoria si viene accompagnati da Tommaso Speccher (ricercatore presso alcune istituzioni museali berlinesi tra cui il Museo ebraico, la Topografia del terrore e La Casa della conferenza di Wannsee) e Ugo Fazio, docente e responsabile educativo presso il Memoriale della Resistenza.  Le passeggiate dedicate alla memoria sono tutte gratuite. Massimo 20 persone. Per prenotarsi scrivere una mail all’indirizzo info@comites-berlin.de (Inform/dip 29)

 

 

 

Brevi di cronaca e di politica tedesca

 

L'asse franco-tedesco dimostra la sua lunga amicizia

Non si conoscono molti leader europei con scambi così frequenti come Macron e Scholz. Scholz che vola all’Eliseo per una breve cena, Macron alla Cancelleria di Berlino per uno scambio di vedute di due ore. Lo stretto coordinamento tra Germania e Francia è ragion di Stato per entrambi i Paesi, anche nei momenti di crisi. Ma la visita di Stato del Presidente francese Emmanuel Macron dei giorni scorsi ha rappresentato il più alto onore del cerimoniale riservato ad un capo di Stato straniero. È la prima visita di Stato di un Presidente francese dopo 24 anni, l’ultima fu con Jacques Chirac. Il Presidente Macron, a Berlino, è stato ricevuto con tutti gli onori dal Presidente della Repubblica federale tedesca Frank-Walter Steinmeier.

I due hanno partecipato alla cerimonia in occasione del 75° anniversario della Costituzione tedesca (Grundgesetz) per recarsi poi a Dresda, dove il Presidente Macron ha tenuto un discorso per la Festa europea dei giovani “Fête de l’Europe”. A Münster, il 27 maggio, il Presidente Macron è stato insignito del Premio internazionale per la Pace di Vestfalia. In questa occasione il Presidente francese ha fatto appello a una più stretta cooperazione europea in materia di difesa e sicurezza. Infine, il Presidente Macron e il Cancelliere Olaf Scholz si sono incontrati per il Consiglio dei ministri franco-tedesco.

 

La Germania celebra la sua Costituzione              

La Germania festeggerà diversi giorni per la “festa della democrazia”. La Costituzione della Repubblica Federale di Germania entrò in vigore 75 anni fa. Fino alla Riunificazione del 1990 la sua validità riguardò la parte occidentale della Germania, da allora in poi la “Legge fondamentale” (questa la traduzione letterale di Grundgesetz) divenne la Costituzione della Germania unita. Nell’est e nell’ovest del Paese rappresenta il “fondamento comune” della società, ha ribadito con fermezza il Presidente federale Frank Walter Steinmeier nel suo discorso celebrativo. Dalla caduta del Muro, la Germania ha avviato il suo percorso di trasformazione “verso qualcosa di nuovo”.  “Festeggiamo insieme perché siamo uniti”. Come 75 anni fa, il Presidente Steinmeier vede il Paese in una “fase di rottura epocale”. Si vive infatti in una “nuova complessità” fatta di pandemia, inflazione, crisi economica, cambiamenti climatici, guerra in Ucraina e in Medio Oriente. Sarebbe sbagliato, afferma il Presidente Steinmeier, “nascondere la testa sotto la sabbia e sognare dei bei tempi passati che furono”. Al contrario, occorre modulare gli obiettivi alle sfide presenti, difendere i valori e avviare un confronto aperto sull’importanza della responsabilità: “Dobbiamo fare di più per la nostra sicurezza. Dobbiamo investire nella nostra difesa e rafforzare la nostra alleanza“.

Il finanziamento per il risanamento delle forze armate tedesche, oltre al fondo speciale a esse destinato, rimane una questione controversa nel governo. Con le sue dichiarazioni, il Presidente Steinmeier si è schierato dalla parte del ministro della Difesa Boris Pistorius (SPD): “La sicurezza richiede risorse finanziarie e una società forte”. Il Capo dello Stato ha quindi esortato a un dibattito riguardo il servizio di leva e  l’anno di servizio civile obbligatorio, che aveva già proposto un anno e mezzo fa. Il Presidente Steinmeier non nasconde al Paese le difficoltà imminenti: “La lotta per le risorse finanziarie si farà più dura, e quindi anche quella riguardante ciò che è importante per noi”. I suoi timori riguardano soprattutto le forti pressioni di cui è vittima proprio la democrazia, per questo ha parlato di forze che “vogliono indebolire e minare la democrazia, che disprezzano le sue istituzioni, insultando e diffamando i suoi rappresentanti”. Il Presidente ha inoltre esortato a non abituarsi mai agli attacchi violenti contro i politici, come quelli avvenuti nell’ultimo periodo,  non abituarsi alla denigrazione delle istituzioni e alla violenza nel dibattito politico il cui perno resta il confronto delle posizioni divergenti.

 

Come è nata la Grundgesetz, la “Legge fondamentale”

L’incarico giunse dagli Alleati nelle zone di occupazione della Germania occidentale: nel luglio 1948 gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia chiesero ai Primi ministri dei Länder di redigere una costituzione per il Paese. Hans Ehard (CSU), bavarese, colse l’iniziativa e propose un luogo adatto per creare insieme agli esperti un modello per il Consiglio parlamentare provvisorio. Il luogo prescelto fu l’Herreninsel, l’isola situata nel lago Chiemsee tra Monaco e Salisburgo, luogo di discrezione e bellezza assoluta tra le Prealpi bavaresi, con la presenza di soli due telefoni, per essere al riparo dalle ingerenze dei partiti. Dal 10 al 23 agosto 1948, una trentina di incaricati, tra cui giuristi costituzionali, funzionari amministrativi ed esperti finanziari, si recò nei locali dell’ex abbazia benedettina per discutere su come doveva presentarsi una costituzione per la futura Germania dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

All’atmosfera positiva deve aver contribuito anche che ogni partecipante avesse diritto a tre sigari o dodici sigarette al giorno, mentre l’offerta di bevande comprendeva mezza bottiglia di vino o un litro di birra. Gli esperti si confrontarono su temi quali diritti fondamentali, il ruolo del federalismo e la protezione del sistema di governo dagli attacchi antidemocratici. Al contempo, nel progetto di costituzione sorto sull’isola di Herrenchiemsee la dignità umana assunse una posizione di massimo rilievo. Al termine della riunione del 1948 venne redatta una relazione di 93 pagine che fu trasmessa al Consiglio parlamentare. In considerazione dell’imminente divisione della Germania tra parte ovest ed est (1949), gli esperti proposero il termine di Grundgesetz, al fine di mantenere aperte tutte le possibilità di una successiva unificazione. Fu il futuro Cancelliere Konrad Adenauer, in qualità di Presidente del Consiglio parlamentare (un’assemblea costituente istituita dagli Alleati occidentali), a far entrare in vigore la bozza costituzionale dopo la sua adozione, e quindi quella che rimane la costituzione più libera e democratica che la Germania abbia mai avuto.

 

AfD: “il partito più imbarazzante d’Europa” in calo nei sondaggi

Il “partito più imbarazzante d’Europa”: così un’importante rivista tedesca ha definito l’AfD. Gli scandali dei leader politici di estrema destra superano tutto ciò che si è potuto vedere in Germania negli ultimi 75 anni. Ma le vicende legate a corruzione, spionaggio, menzogne e slogan nazisti, che di recente, su insistenza di Marine Le Pen, avevano portato all’espulsione dal gruppo di estrema destra ID dal Parlamento europeo, ora mostrano le loro ripercussioni anche nei sondaggi. Per il momento i successi del partito sembrano avere una forte battuta di arresto, con il partito che scivola da una crisi all’altra. Domenica 26 maggio alle elezioni comunali nel Land della Turingia l’ingresso degli esponenti del partito nei municipi, temuto da molti, non è avvenuto. Ora anche il congresso del partito è in bilico: la città di Essen nella regione della Ruhr ha vietato la convention per timore di scontri tra sostenitori dell’AfD e oppositori.

 

Il vescovo Bätzing racconta il suo rapporto con Roma

A pochi giorni dall’inizio della “Giornata tedesca dei cattolici” a Erfurt, in Turingia, Georg Bätzing, il Presidente della Conferenza episcopale tedesca racconta nel suo nuovo libro il suo rapporto con Roma, parlando anche di sé stesso. Georg Bätzing si presenta come un “buon conservatore” e cattolico “fino alle ossa”, dichiarando che sin da bambino voleva diventare prete. Ma nel suo ruolo di vescovo mantiene il suo sguardo critico: “La fede non è una questione dogmatica, ma deve per prima cosa essere messa in discussione dal singolo per poter poi essere in grado di fornire risposte agli altri”, spiega Bätzing nel volume dal titolo “Rom ist kein Gegner” (Roma non è un avversario). “Io stesso ho sempre sperimentato la Chiesa quale sostegno”, così il vescovo nato nel 1961 in Vestfalia descrive il suo contesto familiare. “La fede dei miei genitori non è mai stata bigotta, mai chiusa, e si sono sempre posti domande”. La Chiesa come patria, ma con un punto interrogativo: “Non c’è patria che non subisca rotture”, ed è per questo che è sempre necessario un confronto critico. Dal suo punto di vista, lo scandalo degli abusi rappresenta una ragione centrale, ma non l’unica, per l’attuazione di riforme: “Quello che cerco di preservare è la particolare struttura sacramentale della Chiesa cattolica”, sottolinea il vescovo: “Dio che si manifesta agli esseri umani nei segni, nelle persone, nelle parole, nelle azioni e nei rituali”.

Il capo dei vescovi tedeschi lascia intravedere che con Papa Francesco e il Vaticano i problemi di certo non mancano: “Roma non è un avversario. Roma è come una famiglia in cui ci sono sempre delle contrapposizioni“, sottolinea Bätzing, che afferma come le difficoltà di Papa Francesco con la Chiesa in Germania siano da attribuire, tra le altre cose, ai sentimenti di estraneità che Jorge Mario Bergoglio provò durante un soggiorno di studi in Germania. Il vescovo Bätzing denuncia anche il fatto che non poche persone presentano al Papa un’immagina della Chiesa tedesca che non corrisponde alla realtà.

 

Luoghi in Germania: le arene degli Europei       

Dal 14 giugno al 14 luglio 2024 i tifosi di tutta Europa potranno godersi i campionati europei di calcio, in Germania, ospitati negli stadi di dieci città: Berlino, Dortmund, Düsseldorf, Francoforte sul Meno, Gelsenkirchen, Amburgo, Colonia, Lipsia, Monaco e Stoccarda. Durante i campionati europei la maggior parte degli stadi dovrà rimuovere i nomi dei propri sponsor, come da normativa UEFA. Negli Europei si disputeranno 51 partite complessive in dieci stadi, e la finale avrà luogo all’Olympiastadion di Berlino.

Dal momento che la Germania è stata inserita direttamente nel Gruppo A essendo Paese ospitante, gli stadi per le partite della nazionale tedesca sono già stati decisi in anticipo. La partita d’inizio del 14 giugno contro la Scozia si giocherà all’Arena di Monaco. Le altre due partite del girone si svolgeranno e Stoccarda e Francoforte.

 

La coalizione semaforo discute su bilancio e pensioni

Prosegue la controversia tra i partner della coalizione semaforo sul bilancio statale e sulle pensioni. Nonostante le trattative in corso, non vi è alcun accordo e le posizioni sembrano ancora più inasprite. Il ministero delle Finanze guidato dall’FDP di Christian Lindner e il ministero del Lavoro guidato da Hubertus Heil (SPD) a marzo scorso avevano raggiunto un accordo sul “Pacchetto pensionistico II” (Rentenpaket II), che punta a fissare il livello delle pensioni al 48% (percentuale media rispetto al salario medio nazionale) per il periodo tra il 2025 e il 2039. I contributi dei lavoratori saranno quindi destinati ad aumentare nel medio termine, fino a raggiungere il 22,3% entro il 2035.

Milioni di “baby boomer” nati negli anni Cinquanta e Sessanta andranno quindi in pensione, col risultato che la spesa dell’assicurazione pensionistica subirà un aumento, mentre le entrate contributive diminuiranno. Secondo il disegno di legge, entro il 2045 la spesa per le pensioni passerà dagli attuali 372 miliardi all’incredibile cifra di 800 miliardi di euro, anche per finanziare il livello di pensione al 48%. Il gruppo parlamentare FDP ha annunciato che non approverà il pacchetto pensionistico nella sua forma attuale al Bundestag. Il cosiddetto piano in cinque punti dell’FDP volto a una “politica di bilancio equa dal punto di vista generazionale” ha ricevuto molte critiche dall’SPD. In questo piano si legge, tra le altre cose, che la pensione a importo pieno per i contribuenti che vanno in pensione a 63 anni e il reddito di cittadinanza, il Bürgergeld, nella loro forma attuale costituiscono “disincentivi che non possiamo permetterci”. Al fine di non gravare troppo sui giovani con il finanziamento delle pensioni, si renderanno quindi necessarie riforme dei sistemi sociali. 

A ciò si aggiunge la disputa sul bilancio per il 2025, la cui bozza dovrà essere presentata entro fine giugno, per rispettare i termini di delibera nelle commissioni e nella seduta plenaria del Parlamento. Ma le consultazioni stanno incontrando forti difficoltà perché c’è da tenere in conto un risparmio nella spesa stimato a 25 miliardi di euro, e i vari ministri stanno lottando fino all’ultimo centesimo per ogni rispettivo dicastero. Forse il post Europee potrebbe rivelarsi esplosivo: vale a dire la fine del progetto della coalizione semaforo e l’avvio di nuove elezioni. Dalle file dei leader liberali è già arrivato un chiaro avvertimento: “Senza un accordo congiunto sul bilancio, questa coalizione è finita”.

 

L’AfD sotto osservazione dei giudici tedeschi    

Una sentenza capace di attirare l’attenzione di tutta la Germania e far tirare un sospiro di sollievo ai partiti democratici: a seguito della sentenza emessa dal Tribunale amministrativo superiore della Renania Settentrionale-Vestfalia, i Servizi segreti tedeschi hanno classificato l’AfD come sospetta organizzazione di destra estrema. Ciò significa che anche gli strumenti a disposizione dell’intelligence come le intercettazioni, contro le quali l’AfD aveva presentato ricorso, potranno continuare a essere utilizzati per monitorare il partito. I giudici hanno affermato che i Servizi interni hanno rispettato la proporzionalità durante lo svolgimento delle loro indagini, per cui la procedura è compatibile con la Grundgesetz, la Legge fondamentale dello Stato, il diritto europeo e il diritto internazionale. Il ministro dell’Interno Nancy Faeser (SPD) ha accolto con favore l’esito del procedimento, affermando come la sentenza dimostri “che siamo una democrazia in grado di difendersi”, e che “lo Stato di diritto tedesco ha gli strumenti per proteggere la democrazia dalle minacce interne”.

Il cosiddetto “Ufficio federale per la protezione della Costituzione” è di competenza del suo ministero. Il ministro Faeser ha sottolineato l’indipendenza di questo istituto, ribadendo come questo abbia un chiaro mandato legale di agire contro l’estremismo e di svolgere il proprio lavoro in piena autonomia. La classificazione dell’AfD come organizzazione di estrema destra è stata motivata con molta perizia dall’autorità di sicurezza ed è stata ora ritenuta legittima nella sentenza di secondo grado. “Nello Stato di diritto, sono i tribunali indipendenti a decidere”. “Continueremo a mantenere una netta separazione tra la valutazione giuridica e il confronto politico nei parlamenti e nei dibattiti pubblici”. I politici di diversi partiti continuano a chiedere ripetutamente il bando dell’AfD richiamandone l’anticostituzionalità. Ora l’appello a questa nuova procedura, lunga e complessa, potrebbe trovare nuovi sostenitori.

 

La Germania commemora il “ponte aereo per Berlino” degli Alleati

Per commemorare la fine del ponte aereo per Berlino, avvenuto 75 anni fa, il ministro della Difesa Boris Pistorius (SPD) ha ricordato la solidarietà degli Alleati, facendo appello alla solidarietà internazionale di oggi: “Il ponte aereo ha dimostrato l’importanza di fare la cosa giusta. Se i nostri partner avessero voltato le spalle dall’altra parte o si fossero appellati al fatto che i costi erano troppo alti e i rischi troppo elevati, molto probabilmente avrebbe significato la fine per Berlino”. Breve richiamo storico: effettuando oltre 270.000 voli, negli anni tra 1948 e 1949 gli Alleati assicurarono l’approvvigionamento di Berlino Ovest, dopo che l’Unione Sovietica, in risposta all’introduzione del marco tedesco in Occidente, aveva bloccato le rotte terrestri e fluviali, limitando in modo massiccio l’approvvigionamento di energia elettrica e gas. Il 12 maggio 1949, 75 anni fa, Mosca pose fine al blocco.

“Quando le forze autoritarie di tutto il mondo impongono la loro volontà a Stati e popoli sovrani, la Germania non può restare ferma”, ha ammonito il ministro Pistorius. “Non possiamo restare a guardare quando il diritto internazionale, il nostro ordine e i nostri valori vengono calpestati”. “Ciò vale a livello globale, anche in Africa, Medio Oriente, Indo-Pacifico e soprattutto in Ucraina”. Il ministro Pistorius ha inoltre richiamato al valore della cooperazione e della solidarietà internazionali: “Così come i nostri alleati allora si schierarono naturalmente dalla nostra parte, anche noi oggi dobbiamo impegnarci in modo altrettanto chiaro a favore del nostro ordine internazionale, della pace e della libertà”. Il sindaco di Berlino Kai Wegner (CDU) ha sottolineato che senza questa azione coraggiosa, oggi la capitale tedesca non sarebbe “la città della libertà, del cosmopolitismo e della tolleranza”, per questo “la coesione che si impose allora è necessaria anche oggi”.

 

Grande attesa per l'uscita delle memorie di Angela Merkel

Negli ultimi tempi c’è stato un silenzio insolito intorno ad Angela Merkel dovuto al fatto che era intenta alla stesura delle sue memorie. Come annunciato dalla sua casa editrice, il titolo del suo memoir sarà “Freiheit. Erinnerungen 1954 – 2021”. (It: “Libertà. Ricordi 1954 – 2021) e verrà pubblicato in 30 Paesi. Nell’opera l’ex Cancelliera Merkel ripercorrerà in una chiave inedita e personale i 35 anni trascorsi sotto la dittatura della DDR e gli altrettanti trascorsi nella Repubblica Federale di Germania, dedicando ampio spazio all’infanzia, alla giovinezza, agli studi nella DDR e al fatidico anno di svolta 1989, quando il Muro cadde ed ebbe inizio la sua carriera politica. Le memorie saranno inoltre incentrate sui colloqui con i potenti del mondo, ma anche sui punti di svolta dei momenti di crisi.

Il concetto centrale è la “libertà”. “Cos’è per me la libertà? È una domanda che mi tiene occupata da tutta la vita. Ovviamente dal punto di vista politico, perché la libertà ha bisogno di condizioni democratiche, senza democrazia non vi è libertà, non vi è Stato di diritto, non vi è rispetto dei diritti umani. Ma la questione mi preme anche su un altro piano. Libertà: questo per me significa scoprire dove si trovano i miei limiti e spingermi fino a essi”.

 

Germania: “territorio di missione” per i Vescovi

Secondo il vescovo Georg Bätzing, Presidente della Conferenza episcopale tedesca, oggi la Germania è una “terra di missione”. Nonostante quest’amara consapevolezza per la Chiesa, il vescovo esorta a una nuova partenza: “Viviamo in un territorio di missione, dato che dobbiamo riscontrare che meno della metà dei cittadini tedeschi appartiene ancora a una confessione cristiana. Ma l’altra metà non è che sia semplicemente miscredente o non si ponga delle domande. Pertanto, credo che noi, in quanto Chiesa, dobbiamo metterci in cammino“, questa l’esortazione del vescovo Bätzing, “entrando in contatto con queste persone, parlando con loro senza mostrare invadenza”.

I tempi delle missioni dal tono negativo o quelli degli insegnamenti sono finiti, eppure resta necessario “rendere ragione della speranza che ci realizza, ciò è parte integrante del cristianesimo”.

 

Luoghi in Germania: Usedom                                   

L’estate scorsa il granchio blu ha suscitato scalpore sulle coste italiane, ora si è spinto sulle coste del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, nel Mar Baltico. Il ritrovamento a Usedom sarebbe la prima attestazione della presenza del granchio reale blu sulla costa meridionale del Mar Baltico, specie originaria della costa orientale americana. Il ritrovamento risulta di grande interesse soprattutto per la pesca, dato che i muscoli di questo crostaceo sono considerati una prelibatezza. L’isola di Usedom, che confina a est con la laguna di Stettino, già territorio polacco, è famosa per le sue dune bianche e le spiagge. Kas 30

 

 

 

 

 

Bene le aziende tedesche in Italia

 

Milano - La Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK Italien) ha presentato i risultati per l’Italia dell’ultimo “AHK World Business Outlook”, un sondaggio condotto ad aprile sulle aspettative di business delle aziende tedesche in Italia. Per questo Business Outlook Primavera 2024, le aziende rispondenti sono state 91: il 30,8% appartenente al settore dei servizi, il 39,5% a quello dell’industria e il 29,7% a quello del commercio.

Nel valutare la propria situazione attuale, più del 90% delle aziende la definisce buona o soddisfacente. Le aspettative rimangono positive anche nella valutazione per il prossimo anno, con oltre l’85% delle aziende che prevede una situazione migliore/costante e solo il 13% si aspetta peggioramenti. Un andamento positivo presente anche in tema di investimenti con il 34,5% delle aziende che prevede un aumento e il 51,1% che ritiene si manterranno stabili. Considerando l’occupazione, quasi la metà delle aziende a campione prevede una crescita, mentre il 42,9% dichiara stabilità e solo il 9,9% prevede un peggioramento.

Rispetto allo scorso Business Outlook di ottobre 2023, le prospettive sulla congiuntura economica migliorano esponenzialmente. Sei mesi fa, il 45,9% si aspettava peggioramenti, mentre ad oggi scende sensibilmente la percentuale di aziende che prevede un peggioramento (19,8%), e più dell’80% crede che ci saranno miglioramenti o che si manterrà stabile.

Tra i principali rischi individuati dalle aziende, rimane alto il calo della domanda per il 57,1%, la mancanza di personale qualificato per il 50,6%, e le scelte politico-economiche per il 41,8%, queste ultime due in crescita rispetto a ottobre 2023. A due anni dallo scoppio della guerra in Ucraina, a seguito della diversificazione energetica, sono diminuiti drasticamente i timori legati ai prezzi dell’energia (15,4%) e alle materie prime (19,8%), anche in paragone allo scorso ottobre 2023.

Il crescente clima di positività si riflette anche nella valutazione da parte delle imprese nell’affrontare crisi internazionali e rischi geopolitici, come reti di fornitori e mercati di approvvigionamento diversificati: il 93% delle aziende ritiene di essere pronta ad affrontare emergenze internazionali. Rimangono di importanza cruciale le trasformazioni digitale e verde dei sistemi produttivi, tanto che la maggior parte delle aziende a campione considera di importanza il dibattito sul cambiamento climatico, in particolare il 92% ritiene che ci sia consapevolezza della necessità di passare a fonti di energia rinnovabili ma che manchino gli strumenti legislativi necessari. Infine, credono che, in relazione alla protezione del clima e alla transizione energetica, in Italia le maggiori opportunità di business si possano individuare nell’efficientamento industriale (64%), nella produzione di energia rinnovabile (59%) e nella mobilità elettrica (52%).

"Rispetto allo scorso ottobre 2023, osserviamo un quadro decisamente positivo da parte delle aziende tedesche in Italia, che dichiarano così di non risentire e non temere la recessione tedesca", ha dichiarato Jörg Buck, Consigliere Delegato AHK Italien. "Le aziende comprendono l’importanza del passaggio a sistemi produttivi più efficienti, per poter affrontare le transizioni verde e digitale, individuando tre aree di forza all’interno del territorio del Belpaese. È necessario ricordare che queste sfide necessitano soluzioni sia a livello bilaterale che multilaterale. La cooperazione tra i nostri due Paesi, infatti, cresce e si rafforza proprio all’interno di un quadro europeo capace di resistere ai cambiamenti in atto e di affrontare la competitività data da altri attori sullo scenario globale".

(aise/dip 22) 

 

 

 

Consiglio d’Europa: nasce il primo trattato sull’intelligenza artificiale

 

Il Consiglio d’Europa ha adottato il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante “volto a garantire il rispetto dei diritti umani, dello Stato di diritto e degli standard giuridici democratici nell’uso dei sistemi di intelligenza artificiale”. Lo rende noto un comunicato emesso a Strasburgo. Il trattato, aperto anche ai Paesi extraeuropei, stabilisce un quadro giuridico che copre l’intero ciclo di vita dei sistemi di intelligenza artificiale e “affronta i rischi che possono comportare, promuovendo al contempo l’innovazione responsabile”. La convenzione, viene chiarito, “adotta un approccio basato sul rischio per la progettazione, lo sviluppo, l’uso e la disattivazione dei sistemi di intelligenza artificiale, che richiede un’attenta considerazione di eventuali conseguenze negative dell’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale”. La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sull’intelligenza artificiale, i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto è stata adottata oggi a Strasburgo nel corso della riunione ministeriale annuale del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che riunisce i ministri degli Affari esteri dei 46 Paesi Stati membri. La convenzione è il risultato di due anni di lavoro di un organismo intergovernativo, il Comitato sull’intelligenza artificiale, che ha riunito per redigere il testo 46 Stati membri del Consiglio d’Europa, l’Unione europea e 11 Stati non membri (Argentina , Australia, Canada, Costa Rica, Santa Sede, Israele, Giappone, Messico, Perù, Stati Uniti d’America e Uruguay), “nonché rappresentanti del settore privato, della società civile e del mondo accademico, che hanno partecipato in qualità di osservatori”.

La segretaria generale del Consiglio d’Europa Marija Pej?inovi? commenta l’adozione del primo trattato internazionale sull’intelligenza artificiale: “La Convenzione quadro sull’intelligenza artificiale è un trattato globale, primo nel suo genere, che garantirà che l’intelligenza artificiale difenda i diritti delle persone. È una risposta alla necessità di uno standard giuridico internazionale sostenuto da Stati di diversi continenti che condividono gli stessi valori per sfruttare i vantaggi dell’intelligenza artificiale, mitigandone al tempo stesso i rischi”. Con questo nuovo trattato, afferma ancora Pej?inovi?, “miriamo a garantire un uso responsabile dell’intelligenza artificiale che rispetti i diritti umani, lo Stato di diritto e la democrazia”. Il trattato disciplina l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale nel settore pubblico – comprese le aziende che agiscono per suo conto – e nel settore privato. La convenzione stabilisce requisiti di trasparenza e supervisione adattati a contesti e rischi specifici, inclusa l’identificazione dei contenuti generati dai sistemi di intelligenza artificiale. Le norme intendono garantire che i sistemi di intelligenza artificiale “rispettino l’uguaglianza, compresa l’uguaglianza di genere, il divieto di discriminazione e il diritto alla privacy”. Giovanni Borsa, sir

 

 

 

Al Maeci il seminario “Global Gateway Ue e Settore Privato – Sfide e opportunità per il sistema Italia”

 

ROMA – Si è tenuto alla Farnesina il seminario “Global Gateway Ue e Settore Privato – Sfide e opportunità per il sistema Italia”. L’evento è stato organizzato dal Ministero degli Esteri d’intesa con la Commissione UE e in collaborazione con l’Agenzia ICE. Il Global Gateway è la nuova strategia europea volta a promuovere, nei Paesi partner dell’UE, gli investimenti in infrastrutture sostenibili nei settori del digitale, dell’energia e dei trasporti: un contributo dell’UE allo sforzo per superare la carenza di investimenti infrastrutturali a livello mondiale. L’incontro è stato aperto e moderato da Nicola Verola (Direttore generale del Maeci per l’Europa e la politica commerciale internazionale) che ha sottolineato come questo seminario possa rappresentare un’occasione utile e significativa per il dibattito e il confronto sulle sfide e le opportunità all’interno della strategia Global Gateway. “La strategia intende recepire le indicazioni del settore privato e utilizzarle in un’ottica di sistema”, ha spiegato Verola. “La nostra idea, quando abbiamo pensato a questo evento, era di metterci al servizio dei nostri operatori economici fornendo loro le informazioni necessarie per partecipare all’attuazione della strategia”, ha aggiunto Verola ritenendo fondamentale il coinvolgimento del settore privato per il Global Gateway. Jutta Urpilainen (Commissario europeo per i partenariati orientali), in un video messaggio, si è detta convinta del fatto che l’Italia supporti con forza le priorità della strategia d’investimento Global Gateway e del fatto che il nostro Paese sia un membro importante. Urpilainen ha sottolineato come, soprattutto in questo contesto storico, geopolitica ed economia globale siano profondamente interconnesse. Olivér Várhelyi (Commissario europeo per l’allargamento e le politiche di vicinato) ha definito il Global Gateway come la soluzione offerta dall’Unione europea ai partner per sviluppare l’economia. “Tramite questi piani stiamo investendo in connettività nei trasporti, nel digitale e nei mercati”, ha aggiunto Várhelyi sottolineando l’importanza del settore privato. Koen Doens (Direttore generale della Commissione Europa per i partenariati internazionali) ha definito assolutamente necessario il lavoro con il settore privato, tant’è che una delle attività dell’iniziativa consiste nell’intensificare il dialogo proprio con tale settore. “La finalità è quella di poterci interfacciare con voi”, ha rilevato Doens rivolgendosi alla platea e sottolineando come il punto di partenza per avviare questa strategia sia stata la geopolitica con i risvolti economici annessi. Doens ha evidenziato come l’idea sia quella di aumentare non solo la domanda con i partner ma anche gli standard per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile, considerando l’intero ciclo di vita di un prodotto o di un servizio. Matteo Zoppas (Presidente Agenzia ICE) ha sottolineato come si stia parlando di investimenti per circa 300 miliardi di euro entro il 2027. “Si può capire che vi sono delle grandissime opportunità per le aziende italiane che, ancora di più in questi tempi, sono particolarmente assistite da quello che viene chiamato sistema Paese”, ha spiegato Zoppas evidenziando la centralità di quella che è conosciuta come “diplomazia della crescita” considerando che “l’export italiano oggi conta circa un terzo del prodotto interno lordo”. Dario Scannapieco (Cassa Depositi e Prestiti) ha accolto con favore l’idea di una risposta europea strutturata come un qualcosa di imprescindibile alle sfide per lo sviluppo infrastrutturale, per superare il mero approccio bilaterale. L’obiettivo è finanziare progetti che siano conformi ai migliori standard focalizzando l’attenzione sulla trasparenza nelle procedure. Regina Corradini (Amministratrice delegata di Simest) ha ricordato che Simest si occupa dell’internazionalizzazione delle imprese italiane che rappresentano l’ossatura dell’economia del Paese. È quindi importante sostenere tramite il Global Gateway non solo le grandi imprese ma anche quelle di piccole e medie dimensioni. Corradini ha ricordato che sono stati recentemente innovati gli strumenti a disposizione perché fossero il più possibile efficaci per aiutare le imprese nella transizione digitale ed energetica ma anche verso la formazione, i trasporti e la salute: questi sono d’altronde i pilastri su cui poggia il Global Gateway. Paola Valerio (Responsabile relazioni internazionali di Sace) ha ricordato come Sace abbia strumenti in grado di accompagnare le imprese nella fase di internazionalizzazione, dalla comprensione dei rischi fino alla partecipazione dei bandi internazionali; fino ad arrivare alla fase della vera e propria esportazione. “Credo molto nella diplomazia della crescita e tutto ciò che riguarda l’ascolto delle imprese diventa una priorità per il Ministero degli Esteri”, ha esordito nel suo intervento il Ministro degli Esteri Antonio Tajani citando anche, per quanto riguarda le opportunità di finanziamento offerte dall’Unione Europea, l’adesione dei sindaci italiani al progetto del ‘Turismo delle radici’ finanziato con il PNRR. Il Ministro ha inoltre evidenziato l’esigenza di avvicinare i cittadini all’Unione Europea. A proposito delle prossime votazioni di giugno per il Parlamento europeo, Tajani ha segnalato il rischio di astensionismo frutto di un approccio non sempre veritiero circa ciò che accade nell’Unione europea. “Essere critici non vuol dire essere contrari”, ha aggiunto Tajani. Il Ministro ha poi ricordato il recente rafforzamento della rappresentanza diplomatica italiana a Bruxelles proprio in funzione di una maggiore competitività. “Il Global Gateway punta a mobilitare circa 300 miliardi di euro”, ha a sua volta ribadito il Tajani parlando di un radicale cambio di approccio alla cooperazione. Il pensiero è andato principalmente ai programmi rivolti ai Balcani, al Mediterraneo e all’Africa: in quest’ultimo continente sarà particolarmente rilevante il Piano Mattei. C’è però poi anche il continente asiatico tant’è che Tajani ha annunciato l’incontro che ci sarà la prossima settimana a Roma con i rappresentanti di alcuni Paesi dell’Asia. “Dovremmo guardare con sempre maggiore attenzione anche all’America Latina, dove ci sono connessioni storiche con tanti sudamericani d’origine italiana”, ha aggiunto il Ministro menzionando alcuni Paesi come Brasile e Argentina che sono notoriamente luoghi di residenza per la grande emigrazione italiana. In generale Tajani ha fatto riferimento, per l’aspetto meramente economico, al bacino potenziale di circa 4 milioni di piccole e medie imprese italiane che potrebbero trovare beneficio dalla strategia oggetto di questa conferenza. “Queste imprese sono ambasciatrici del saper fare italiano e dobbiamo aiutarle a internazionalizzarsi”, ha sottolineato Tajani. “Siamo pronti a sostenervi e fare tutto ciò che è in nostro potere per permettere l’internazionalizzazione delle nostre imprese favorendo l’export che è una straordinaria risorsa per la nostra economia”, ha aggiunto il Ministro. Fra gli altri interventi segnaliamo quello di Mauro Battocchi, (Direttore Generale del Maeci per la Promozione Sistema Paese): “Il Sistema Italia – ha ricordato il Direttore Generale – è già molto internazionalizzato, siamo oltre i 600 miliardi di export ogni anno e abbiamo importanti investimenti italiani in tutto il mondo”.  Battocchi ha poi sottolineato la necessità, quando ci si muove con le nostre imprese su mercati, territori e geografie lontane e complesse, di creare una collaborazione tra la dimensione italiana e la dimensione europea, ricordando l’efficacia degli strumenti messi in campo dal nostro Paese nel settore per l’export e l’importanza di far conoscere meglio gli strumenti europei. Il Direttore Generale ha anche parlato dell’esigenza di sviluppare Progetti bancabili con pacchetti facili da usare che possano essere utilizzati anche da aziende medie e piccole e non solo dai giganti imprenditoriali che hanno tutte le strutture per poter affrontare progetti complessi. Lo scopo è quello di attirare le circa un 2000 aziende medie italiane verso il progetto del Global Gateway. Per Batocchi la sfida è dunque quella, anche grazie all’aiuto delle istituzioni europee e delle banche di sviluppo, di agevolare la partecipazione delle nostre aziende anche medie e piccole a tutte le grandi gare. Ha infine preso la parola Stefano Gatti (Direttore Generale del Maeci per la Cooperazione allo Sviluppo) che ha parlato di “un voltare pagina”, nel modo di lavorare nella cooperazione allo sviluppo, anche grazie a cambiamenti normativi e procedurali importanti, che puntano proprio a sviluppare un partenariato con le aziende italiane, che fin ad ora nella storia della cooperazione non si era mai realizzato. Il Direttore Generale ha poi segnalato come la cooperazione italiana stia sviluppando una strategia di grande progettualità in supporto al piano Mattei per l’Africa. In proposito Gatti ha parlato del grande progetto sul settore del caffè che si sta lanciando in Africa,  con il concorso in diversi paesi africani, dove alla missione sul territorio hanno partecipato le grandi aziende italiane del caffè. (Inform/dip 22)

 

 

 

La guerra a Gaza e il cupo risorgere dell’antisemitismo in Europa

 

Episodi di antisemitismo – aggressioni fisiche, insulti e minacce nei media, profanazioni di luoghi di culto e cimiteri ebraici – segnano un preoccupante risorgere in vari paesi d’Europa. In Francia, le statistiche governative indicano un vistoso aumento di tali episodi nei mesi della guerra in corso fra Israele e Hamas, in seguito all’eccidio di massa perpetrato da quest’ultimo nel sud di Israele e alla massiccia ritorsione da parte dello stato ebraico. Secondo i dati recenti dell’Osservatorio sull’antisemitismo della Fondazione CDEC, analoghi segni di un incrudirsi di sentimenti e atti diretti contro individui e istituzioni ebraiche si osservano anche in Germania, nel Regno Unito e altrove, inclusa l’Italia.  I dati registrati rappresentano, in realtà, una sottostima del fenomeno poiché riflettono solo le denunce esplicite e non i numerosi casi che restano ignoti.

I parallelismi con gli anni Trenta del Novecento sono fuorvianti: oggi non esiste un antisemitismo di stato e, in generale, le istituzioni pubbliche sono impegnate a combattere rigurgiti antisemiti con un’azione di educazione, vigilanza e prevenzione. Tuttavia, in diversi segmenti della società europea persistono zone di connivenza, copertura o sorda passività che alimentano un senso di impunità in coloro che predicano ostilità contro gli ebrei. Un passo significativo è stato l’approvazione da parte del Consiglio dell’Ue, nel 2018, di una definizione operativa di atti di antisemitismo concordata dell’International  Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Questa stessa definizione era stata approvata nel 2016 dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), con l’adesione di 56 paesi, tra cui alcune repubbliche mussulmane dell’ex URSS, e la sola opposizione della Russia.

L’antisemitismo in Europa

Eppure la patologia persiste e si diffonde in Europa senza complessi, abbattendo tabù e riesumando vecchi stereotipi. Sebbene siano gli ebrei a soffrire direttamente dell’antisemitismo e della sua lunga, dolorosa e orribile storia nel continente, esso rappresenta un sintomo acuto del malessere di una società e del degrado di forme di convivenza civile e democratica. Riflette l’ascesa di partiti e movimenti che esaltano l’identità etno-nazionale o persino razziale, l’intolleranza vero il diverso e il rifiuto dei diritti delle minoranze. Minoranze come quella ebraica, per le quali una società aperta e plurale, in cui le molteplici identità, culture, comunità sono riconosciute come legittime e rispettate, è una condizione vitale di esistenza.

Inoltre, la natura multiforme di questo malanno sconcerta. Già nel 2017, Manuel Valls, allora Primo ministro di Francia, pubblicò un J’accuse riguardo la confluenza tra la tradizione antisemita della destra estrema e un’ideologia sedimentatasi in quartieri delle città abitati da figli di immigrati mussulmani, dove la predicazione all’odio da parte di Imam integralisti è particolarmente forte. Questa ideologia importava sul suolo francese il conflitto israelo-palestinese, trasmutandolo in una contrapposizione malata fra arabi ed ebrei, e rifacendosi a vecchi temi dell’antisemitismo europeo, quali il complotto mondiale, il potere politico e finanziario degli ebrei e altre simili finzioni.

Nelle manifestazioni organizzate nelle università o nelle strade delle città d’Europa e degli Stati Uniti domina ora una virulenza contro Israele che spesso degenera in palese antisemitismo, come se gli ebrei del mondo fossero unanimemente concordi, o peggio complici, delle decisioni e azioni dei governi di Israele. È una virulenza gravida di posizioni manichee e grossolane distorsioni della storia – August Bebel definì alla fine dell’Ottocento questo tipo di ideologia il “socialismo degli imbecilli”. È una virulenza segnata da una ideologia post-coloniale, secondo cui Israele sarebbe un prodotto malato del colonialismo europeo.

Due Stati per due popoli

La storia della Palestina è invece quella di una terra soggetta al colonialismo turco-ottomano prima e britannico dopo la Prima guerra mondiale, contesa da circa un secolo da due movimenti nazionali, quello ebraico e quello arabo, attanagliati in un doloroso conflitto, spinti da un legittimo anelito all’autodeterminazione. Il sionismo nacque alla fine dell’Ottocento con l’intento di rimuovere l’eccezionalità della condizione ebraica, quella di un polo disperso e perseguitato, assicurando agli ebrei un luogo di rifugio e la normalità dello “stato-nazione”. Uno stato ebraico non garantisce di per sé, come dimostra la cronaca funesta di questi mesi, la sicurezza fisica per i suoi abitanti né la rimozione di quella condizione di precarietà: il diritto di Israele a una legittima esistenza è ancora oggi in dubbio. Non soltanto nella barbarie omicida di Hamas e dei suoi apologeti, ma anche in coloro che inneggiano a una Palestina libera e integra “dal fiume al mare”, negando così il diritto degli ebrei all’autodeterminazione e il principio di spartizione di quella terra contesta in “due stati per due popoli”.

Il trauma di questi mesi rivelerà alla coscienza di Israele quanto sia illusoria l’idea che il conflitto possa risolversi senza porre fine all’occupazione e alla convinzione di poter reprimere le aspirazioni palestinesi a uno stato degno di questo nome. Oppure, al contrario, indurirà ulteriormente gli israeliani convinti che tutti i palestinesi siano come Hamas e che un loro stato lungo i circa 600 km del confine orientale di Israele rappresenti un pericolo. Tuttavia, nel dibattito, soprattutto in Occidente, molti hanno sottovalutato la gravità del trauma che affligge Israele, sostenendo che quest’ultimo abbia provocato questa tragedia con le sue azioni. Altri, soprattutto nelle università, fagocitati da un presunto “antioccidentalismo” – quando Israele non è “Occidente” né per la sua composizione demografica né per la sua identità socio-culturale – rigettano Israele come stato “coloniale” o “post coloniale” . Per altri ancora l’eccidio di massa di israeliani il 7 ottobre 2023 è stato un perverso motivo di celebrazione.

Forse il principio cui dovremmo ispirarci in queste drammatiche circostanze è quello della “doppia lealtà” – un’accusa speciosa spesso rivolta alla sinistra, un’imputazione di tradimento. Al contrario, affermare l’illiceità della violenza contro i civili, da una parte e dall’altra, rigettare la disumanizzazione del “nemico”, riconoscere, pur con fatica, le ragioni dell’altro, devono essere i principi informatori di un autentico impegno per la pace.

Giorgio Gomel, AffInt 27

 

 

 

Cosa fa il Parlamento europeo? Leggi, bilancio Ue e “controllo democratico”

 

A inizio giugno gli elettori italiani - come quelli degli altri 26 Paesi Ue - saranno chiamati a rinnovare la composizione dell'Europarlamento. Ma quali "poteri" detiene l'emiciclo? Una breve scheda e un video per saperne di più -  Gianni Borsa e Marco Calvarese

 

Il Parlamento europeo è eletto a suffragio universale dal 1979 ma, forse, è ancora piuttosto sconosciuto agli elettori. L’avvicinarsi delle elezioni di giugno per il rinnovo dell’Assemblea Ue pone legittime domande ai cittadini: ai nuovi elettori, ma non solo.

Quali poteri ha in effetti il Parlamento europeo, con sedi a Strasburgo e Bruxelles, composto da 720 eurodeputati eletti in 27 Paesi che rimarranno in carica per 5 anni?

Occorre riconoscere che dal Trattato di Lisbona (2009) in poi, l’Assemblea ha assunto compiti e visibilità assai superiori rispetto al passato e attualmente detiene poteri legislativi, di bilancio e di “controllo democratico”. Ha il potere di approvare e modificare la legislazione, decide in merito al bilancio annuale dell’Ue – come chiarisce il trattato – su un piano di parità con il Consiglio (dove sono rappresentati gli Stati membri). Inoltre fa in modo che la Commissione e altre istituzioni e organi dell’Ue rendano conto del proprio operato.

L’Europarlamento detiene dunque anzitutto il potere legislativo. La grande maggioranza delle leggi comunitarie è approvata mediante la procedura legislativa ordinaria (denominata anche procedura “di codecisione”). Il Parlamento europeo, che rappresenta i cittadini, e il Consiglio, rappresentante degli Stati, insieme definiscono regolamenti e direttive europee che diventano leggi per i 440 milioni di cittadini europei. Leggi che riguardano l’economia e il commercio, il mercato unico, trasporti e infrastrutture, la protezione dei consumatori, la protezione dell’ambiente, l’energia, alcuni aspetti della tutela della salute, la sicurezza, le comunicazioni, fino – una delle ultime normative Ue – l’intelligenza artificiale.

Vi sono poi altre procedure legislative nelle quali il Parlamento europeo interviene per “approvazione” (es.: approvazione di adesioni di nuovi Stati membri; approvazione collegio dei commissari) o per “consultazione” (procedura applicata in ambiti particolari come l’imposizione fiscale, il diritto in materia di concorrenza, la politica estera e di sicurezza comune).

Il Parlamento europeo stabilisce, inoltre, il bilancio annuale dell’Unione insieme al Consiglio, nel rispetto del “quadro finanziario pluriennale” (bilancio per sette anni) e controlla la spesa del bilancio stesso attraverso la “procedura di discarico” annuale. Quando si sente parlare di “fondi europei” e di finanziamenti a programmi Ue si chiama dunque in causa scelte assunte anche dall’Europarlamento.

Tra gli altri compiti principali del Parlamento vi è la nomina del presidente della Commissione: questo sarà uno dei primi compiti dopo le elezioni di giugno. “Gli Stati membri nominano un candidato per l’incarico, ma devono tenere conto dei risultati delle elezioni europee”. Sarà poi il Parlamento a eleggere il nuovo presidente della Commissione a maggioranza assoluta dei suoi componenti. “Se il candidato non ottiene i voti necessari, gli Stati membri devono proporne un altro entro un mese” mediante una riunione del Consiglio europeo. Dopo di che gli Stati membri indicheranno i loro candidati a far parte del collegio dei commissari: questi dovranno superare le “audizioni”, ovvero un severo esame dinanzi agli eurodeputati. Infine l’intera Commissione sarà sottoposta al voto di approvazione del Parlamento europeo.

Questi brevi accenni a ruolo e competenze del Parlamento europeo possono lasciar intuire l’importanza dello stesso “emiciclo” all’interno della “casa comune” europea. E quindi richiamare gli elettori al voto.

“Usa il tuo”: questo lo slogan adottato dall’Ue per richiamare i cittadini a far sentire la loro voce a giugno. Anche per evitare che siano altri a decidere per sé. Sir 22

 

 

 

Voto Europeo. Decalogo di Retinopera. Tassinari, “il lavoro al centro dell’Europa”

 

Occupazione, salari, Pilastro dei diritti sociali, sviluppo sostenibile e Green Deal: sono alcuni elementi-chiave della politica Ue da rafforzare per una maggiore equità e la lotta alla povertà. Si tratta - come chiarisce questo contributo del vicepresidente delle Acli - di temi affrontati nel "decalogo" di Retinopera prodotto in vista delle elezioni per il Parlamento Ue.

Il lavoro e il riscatto della dignità umana attraverso il lavoro sono al centro del processo storico concreto con il quale si è creata l’Europa. Il suo affermarsi nei decenni come comunità di popoli sconta spesso terribili ostacoli: pagine buie come la strage di Marcinelle o le persecuzioni imposte oggi a tante persone e famiglie in fuga da guerre e sciagure.

L’Europa non è però rimasta un ideale, è già una realtà politica e civile concreta senza la quale il nostro Paese sarebbe già fallito da tempo. Inoltre, complice la crisi finanziaria del 2008 e la pandemia, l’Unione europea ha cominciato a mettere in campo azioni di una portata inedita come, tra le altre, NextGenerationEu, salvando l’Italia dallo stallo economico dettato dal Covid, il Green Deal e lo stesso Pilastro europeo dei diritti sociali.È urgente che si rafforzi questa prospettiva, sia assicurando la dignità del lavoro sia mettendo in campo uno sviluppo che sia sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale: le due cose devono viaggiare insieme.

Sul primo aspetto, anche per evitare concorrenza sleale tra Paesi giocata su salari bassi e su basse tutele e costi dei sistemi di welfare, innanzitutto il Pilastro europeo dei diritti sociali va messo a terra con un mix di sanzioni e premialità, in tutti i Paesi membri. Purtroppo l’Italia per prima oggi se ne discosta avendo cancellato una misura di reddito minimo per tutte le persone e famiglie in povertà assoluta e continuando di fatto a rimandare, in qualunque forma seria sia, la realizzazione di un salario minimo. Inoltre il Pilastro deve completarsi integrando e rendendo effettivi i diritti, oggi negati, di chi si muove o migra dentro e fuori lo spazio dell’Unione, e avendo al suo fianco norme che obblighino le aziende anche nelle loro filiere globali, al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente.

Va affermata l’equità che della dignità è condizione imprescindibile, perché il lavoro è leso da una sempre più iniqua distribuzione della ricchezza che esso produce: si cancellino i paradisi fiscali, si tassino correttamente le multinazionali, si tocchino extraprofitti e grandi ricchezze cresciute vertiginosamente anche durante la pandemia, si penalizzino le transazioni fatte solo per fare soldi accrescendo la sempre più esplosiva bolla finanziaria globale. È urgente una conversione fiscale e finanziaria: si cambi rotta per premiare lavoro e famiglie, invece delle rendite improduttive e della speculazione, e per favorire gli investimenti di lungo periodo in uno sviluppo sostenibile, in particolare nel Green Deal europeo.

E siamo così al secondo aspetto, il tema dello sviluppo. Il Green Deal europeo non va rifiutato, anzi, anche per creare occupazione, la conversione ecologica insieme alla transizione digitale sono già oggi un riferimento mondiale che favorirà nuovo sviluppo nei Paesi più poveri. Serve accentuarne le misure sociali e rafforzare il piano per l’economia sociale, per una transizione del mondo del lavoro che non metta ai margini nessuno.

Per dargli gambe occorre un ingente aumento delle risorse destinate al bilancio europeo e meccanismi di debito comune per sostenere una grande stagione di investimenti aperta alla cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, insieme alla scelta di una politica industriale comune e al perseguimento dell’autonomia continentale nei settori strategici che ci permettano di non essere divisi di fronte all’egemonia delle grandi potenze mondiali. Ma, non ultimo, va sancito che non è sviluppo sostenibile quello fatto con l’economia di guerra e di esportazione della guerra: siamo fornitori anche come Italia di tante dittature, tra cui l’Arabia Saudita, e continuiamo di fatto ad esserlo anche oggi. Stefano Tassinari, vicepresidente nazionale Acli, responsabile Lavoro, Sir 31

 

 

 

Un altro mondo

 

L’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro in Italia è sempre stato assai complesso. Ora più che per il passato. Analizzare le varie cause che hanno implicato, e implicano, un insufficiente assorbimento di nuove leve di lavoro non è semplice. Facendo riferimento allo scorso anno, circa 700.000 giovani (18/25 anni), in buona parte qualificati, non hanno trovato una qualunque occupazione. Se a questo numero si aggiungono i licenziati e i cassintegrati, la situazione si fa critica. Più del 20% dei nostri giovani non trova lavoro o, peggio, c’è chi l’ha perduto. Nel problema della disoccupazione, in generale, non solo c’è da tener conto della nostra incerta espansione economica, ma anche della Pandemia che ha sconvolto il mondo.

 

Su questa emergenza, a nostro avviso, manca ancora una capillare informazione da parte degli imprenditori e dei candidati a un’occupazione. Non è una questione d’intesa, ma di cooperazione. La programmazione del lavoro non sembra entrare nell’ottica della politica nazionale. Ne deriva che anche la riqualificazione professionale, dopo una certa età, appare incerta. Dopo la scuola dell’obbligo, che resta una realtà comune per tutti, oltre alla scuola media superiore, esistono i corsi di formazione professionale. La loro durata triennale consente, pur se non con la matematica certezza, una buona garanzia per trovare un’attività meno precaria. Non sarebbe male riscoprire, con tutte le dovute garanzie, anche l’apprendistato nel settore dell’artigianato e delle sue attività correlate. Il “pezzo di carta” conta sempre di meno e si può, in ogni caso, ottenerlo anche esercitando un’attività retribuita.

 

 Lavorare, oltre che un diritto, è un dovere. Utile per noi e per gli altri. Senza un’occupazione, non è possibile fare progetti. Mancando una certa tranquillità economica, la vita perde molto della sua qualità e le demotivazioni aumentano. Sarebbe necessario tenerlo sempre presente.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Studiare in Italia: le borse di studio della Farnesina. Domande entro il 14 giugno

 

ROMA - È stato pubblicato il bando per le borse di studio che la Farnesina destina ogni anno a studenti stranieri e italiani residenti all’estero che desiderano svolgere programmi di studio, formazione o ricerca presso istituzioni italiane nel prossimo anno accademico 2024-25.

Finanziate per favorire la cooperazione in campo culturale, scientifico e tecnologico, la proiezione del sistema economico dell’Italia nel mondo e la diffusione della conoscenza della lingua e cultura italiana, le borse di studio coprono soltanto la frequenza di corsi sul territorio italiano.

Possono concorrere alle borse gli studenti stranieri e i cittadini italiani residenti all’estero (IRE) in possesso di un titolo di studio valido per l’iscrizione ai corsi presso l’Istituzione prescelta.

Possono presentare domanda per una borsa di studio per un corso di Laurea Magistrale/Alta Formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) e corso avanzato di lingua e cultura italiana i candidati maggiorenni di età non superiore a 28 anni alla data di scadenza del presente bando (nati dopo il 14 giugno 1995) ad eccezione dei soli rinnovi.

Possono presentare domanda per una borsa per un corso di dottorato i candidati maggiorenni di età non superiore a 30 anni alla data di scadenza del presente bando (nati dopo il 14 giugno 1993) ad eccezione dei soli rinnovi.

Possono presentare domanda per una borsa per la realizzazione di un progetto di ricerca in cotutela i candidati maggiorenni di età non superiore a 40 anni alla data di scadenza del presente bando (nati dopo il 14 giugno 1983).

La scadenza delle domande è fissata alle 14.00 del 14 giugno.

I candidati possono presentare domanda unicamente attraverso il Portale “Study in Italy”.

Il testo integrale del bando e la lista dei Paesi beneficiari sono disponibili qui https://studyinitaly.esteri.it/ListaBandi. (aise/dip 16)

 

 

 

Il nuovo Decreto Missioni internazionali

 

Il lancio o la conferma di missioni internazionali da parte dell’Italia avviene tramite la legge n. 145 del 2016, all’epoca una buona normativa che colmava un vuoto legale a fronte di un impiego di militari all’estero regolarmente nell’ordine delle 7-12.000 unità sin dagli anni Novanta. A otto anni di distanza, in un quadro strategico segnato dalla guerra in Ucraina e dalla conflittualità nel Mediterraneo allargato, è utile e necessario aggiornare il quadro giuridico che regola il processo decisionale tra governo e Parlamento, per rendere il Paese maggiormente in grado di proteggere e promuovere i propri interessi nazionali.

È infatti aumentato il tasso di imprevedibilità e accelerazione di tensioni e crisi, che possono prendere diverse direzioni in modo estremamente fluido e sorprendente. L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha sorpreso Israele; la portata della risposta israeliana ha sorpreso gli Stati Uniti; gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso hanno sorpreso la comunità internazionale, che ha reagito con le missioni Prosperity Guardian e Aspides; infine, l’escalation tra Teheran e Tel Aviv ha colto di sorpresa l’Europa. È quindi necessario e opportuno migliorare questo procedimento per mettere in grado l’Italia di rispondere più efficacemente a imprevedibilità, accelerazioni e fluidità di tensioni e crisi.  

L’importanza delle missioni italiane

In particolare, il Mediterraneo allargato rappresenta l’area prioritaria di intervento delle forze armate italiane, comprendendo Europa continentale, Nord Africa, Sahel, Corno d’Africa e Medio Oriente. Questa zona non vede una cornice regionale di sicurezza forte e omnicomprensiva, a differenza ad esempio dell’area euro-atlantica protetta dalla Nato, ed è quindi fortemente segnata dal bilateralismo, da alleanze a geometria variabile e cambi di allineamento. Di fronte a ciò, l’Italia nell’ultimo decennio ha giustamente aumentato numero, importanza e consistenza delle missioni bilaterali, ad esempio in Libano, Libia, Niger e Somalia. Gestire una missione bilaterale pone, tuttavia, la completa responsabilità politica e militare sulle spalle del Paese, senza la cornice fornita da Onu, Nato, Ue o da coalizioni ad hoc. Tale responsabilità richiede un approccio mirato rispetto al partner, la flessibilità di far evolvere la missione in termini qualitativi e quantitativi e la tempestività nell’attuare gli accordi e passare dalle parole ai fatti: un aggiustamento, dunque, del processo di autorizzazione delle missioni che lo renda più snello, efficiente e rapido. 

Fermo restando il suddetto bilateralismo, l’Ue può e deve giocare un ruolo più incisivo per la sicurezza e stabilità regionale, come dimostrato dalla crisi nel Mar Rosso e il lancio di Aspides a febbraio 2024 è stato un esempio importante al riguardo. L’Unione in questo caso ha accelerato sul piano politico e militare, anche su meritoria spinta di Roma, ma l’Italia a sua volta ha faticato a tenere il passo europeo quanto a processo decisionale interno tra febbraio e marzo. Un adattamento dell’approccio italiano alle missioni all’estero aiuterebbe il Paese a esercitare una leadership in ambito Ue sul Mediterraneo allargato che è sempre più urgente e importante. 

Vi è, infine, un dato strutturale sempre più significativo: negli ultimi 35 anni l’Italia ha partecipato a un totale di oltre 135 missioni, di cui 36 oggi in corso. Il decreto missioni 2024 prevede 12 mila unità di personale massimo e 7.895 unità in media impiegate all’estero, per un investimento totale di 1,5 miliardi di euro. Le missioni militari all’estero sono uno strumento fondamentale della politica di difesa e sono molto importanti per la politica estera e, in generale, la proiezione esterna del sistema-Paese. Politicamente, è un investimento in termini militari, economici e soprattutto di rischio per il personale in divisa, che genera un certo ritorno per gli interessi nazionali: più questo investimento è credibile ed efficace, maggiore è il ritorno. Al contrario, se il processo decisionale non è abbastanza tempestivo, flessibile ed efficiente, il ritorno dell’investimento è minore. 

Il nuovo disegno di legge

Tutti questi fattori depongono a favore di un aggiornamento dell’approccio italiano alle missioni all’estero, e il disegno di legge in discussione in Parlamento va in questa giusta direzione. In primo luogo, l’articolo 1 introduce una maggiore flessibilità nell’utilizzo degli assetti e delle unità di personale all’interno di missioni appartenenti alla medesima area geografica. Qualcosa che potrebbe avvenire, ad esempio, nei Balcani tra Kosovo e Bosnia, sul fianco orientale Nato, in Iraq tra la missione nazionale e quella Nato cui partecipa l’Italia, e nel Sahel. 

Inoltre, l’articolo 2 consente di pre-individuare forze ad alta e altissima prontezza operativa da impiegare all’estero al verificarsi di crisi o situazioni di emergenza. Si prevede che anche nell’ipotesi di impiego in via di urgenza di queste forze la deliberazione del governo venga comunque trasmessa alle Camere, le quali, entro cinque giorni e con appositi atti di indirizzo, ne autorizzano l’impiego o ne negano l’autorizzazione.

Infine, la semplificazione della procedura per la ripartizione delle risorse tra le varie missioni all’estero, prevista dal disegno di legge, serve per rendere più snello il processo di assegnazione dei fondi alle singole missioni, il cui arrivo spesso ritardato negli anni scorsi creava problemi non indifferenti in termini di operatività. Nel complesso, un adeguamento della normativa al quadro strategico che mantiene una dialettica efficace tra governo e Parlamento. Alessandro Marrone, AffInt 20

 

 

 

Imu e Aire: parere favorevole anche dagli Affari Costituzionali

 

ROMA - Nella seduta di ieri la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato un parere favorevole alla proposta di legge che elimina il pagamento dell’Imu su una abitazione che i residenti all’estero posseggono in Italia.

Il relatore Francesco Michelotti (FdI) ha illustrato brevemente il testo ai colleghi («Modifiche all'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, e all'articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria e dell'imposta di registro relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero») spiegando, appunto, che il testo adottato dalla Commissione Finanze intende “modificare il regime della fiscalità immobiliare relativa agli immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini italiani iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) al fine di rendere esente da IMU una unità immobiliare a uso abitativo, con le relative pertinenze, posseduta, a titolo di proprietà o di usufrutto, in Italia da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), a condizione che sia situata nel comune di iscrizione nell'AIRE e che non risulti locata o data in comodato d'uso. Tale immobile, infatti, ai fini dell'imposta municipale, viene assimilato all'abitazione principale”.

Chiarite le modifiche alla disciplina dell'imposta di registro anche alla luce del cosiddetto decreto “Salvainfrazioni” entrato in vigore dopo la presentazione della legge, Michelotti ha spiegato ai colleghi di aver formulato un parere in cui si chiede la soppressione del secondo comma del testo, ormai superato alla luce delle nuove norme in vigore.

Infine, il relatore ha riportato che il testo “quantifica gli oneri derivanti dalle norme in 8 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2023”.

La Commissione ha quindi approvato il parere favorevole proposto dal relatore.

“Il Comitato permanente per i pareri della I Commissione,

esaminata la proposta di legge C. 956, recante «Modifiche all'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, e all'articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria e dell'imposta di registro relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero», e le abbinate proposte di legge C. 1099, C. 1323, C. 1400, C. 1701, C. 1743 e C. 1748;

rilevato che:

la proposta di legge – adottata come testo base dalla Commissione Finanze e non modificata nel corso dell'esame – è costituita da un solo articolo, ed è volta a modificare il regime della fiscalità immobiliare relativa agli immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini italiani iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) al fine di rendere esente da IMU una unità immobiliare a uso abitativo, con le relative pertinenze, posseduta, a titolo di proprietà o di usufrutto, in Italia da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), a condizione che sia situata nel comune di iscrizione nell'AIRE e che non risulti locata o data in comodato d'uso (articolo 1, comma 1);

inoltre, la proposta modifica la disciplina dell'imposta di registro, segnatamente novellando la lettera a) della nota II-bis) all'articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986 al fine di chiarire che le agevolazioni ivi disposte per l'acquisto della prima casa si applichino in favore dei cittadini italiani iscritti all'AIRE, in luogo della locuzione che si riferisce ai cittadini «emigrati all'estero» come previsto nella formulazione della norma vigente al momento della presentazione della proposta di legge (articolo 1, comma 2);

infine, la proposta quantifica gli oneri derivanti dalle norme in commento in 8 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2023, di cui 3 milioni di euro annui destinati al reintegro delle minori entrate dei comuni, cui si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per esigenze indifferibili (articolo 1, comma 3);

constatato che: la formulazione della lettera a) della nota II-bis) all'articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986, sulla quale interviene l'articolo 1, comma 2, della proposta di legge, è stata modificata, successivamente alla presentazione della proposta di legge, dall'articolo 2 del decreto-legge n. 69 del 2023 e che conseguentemente l'agevolazione è ora riconosciuta all'acquirente che si è trasferito all'estero per ragioni di lavoro purché abbia risieduto o svolto la propria attività in Italia per almeno cinque anni, nel comune di nascita o in quello in cui aveva la residenza o svolgeva la propria attività prima del trasferimento;

ritenuto che: per quanto attiene al rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite: la proposta di legge attiene alla materia, di competenza esclusiva statale, «sistema tributario e contabile dello Stato», di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione, esprime PARERE FAVOREVOLE con la seguente osservazione:

valuti la Commissione di merito l'opportunità di sopprimere la disposizione di cui al comma 2 dell'articolo 1, in quanto non più riferibile al testo vigente della nota II-bis), comma 1, lettera a), primo periodo, della tariffa di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986”. (aise/dip 22) 

 

 

 

Patria

 

La Patria, dal latino “Terra dei Padri”, è considerata , dai più, col Paese ove s’è nati. Ma nel quale non sempre si vive. Con una Popolazione superiore a sessantacinque milioni d’abitanti, con una costa estesa lungo l’intero Mare Mediterraneo, l’Italia è la nostra Patria. Regno dal 1861 e Repubblica Parlamentare dal 1945.

 

 Facendo i debiti conti, il nostro Paese, come entità storico/politica, ha 157 anni; di cui settantanove come Repubblica Parlamentare. Così, il concetto di Patria non è, in definitiva, cambiato. Differente, semmai, è lo spirito con quale gli italiani lo accolgono. Soprattutto all’estero. La sua immagine, nonostante i secoli, resta in progressiva evoluzione; anche se non sempre corrispondente ai principi di chi ha avuto la sorte d’essere nato e di vivere nel Bel Paese.

 

 Molte realtà hanno stentato a essere radicate e i concetti di nuova socialità sono ancora motivo di discussione. Da noi, però, è vivo l’orgoglio di un Popolo nato dalla fusione di più culture e differenti tradizioni. Come, del resto, è capitato in altri Paesi del mondo.

 

 I nostri problemi nazionali non sono nuovi. Anzi, sono noti da qualche tempo. Tuttavia, ci sono ancora difficoltà logistiche da superare per dare all’Italia l’effettivo ruolo che le compete. Ciò che conforta, e non è poco, resta la nostra inossidabile democrazia repubblicana.

 La libertà di ciascuno, che è indiscutibile, non può, però, condizionare la sua realizzazione globale. Per la Patria, si sono sacrificate delle vite. Degli uomini sono morti pur di non rinnegare il loro credo di Libertà e di Democrazia. Quelle morti, ora, non possono essere dimenticate anche come monito alle future generazioni.

 

 Resta, evidente, che la Patria è di noi tutti. Indipendentemente da dove viviamo. Tutelarne l’immagine significa, in ultima analisi, custodire le nostre origini e onorare gli impegni di chi ci ha preceduto e non ipotecare quelli di chi ci seguirà.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Viaggi. L’Italia piace ai tedeschi

 

ROMA – L’Italia fa gola ai viaggiatori tedeschi. I viaggi di lavoro classificano la Penisola come meta europea di preferenza per il turismo congressuale e al secondo posto a livello mondiale dopo gli Stati Uniti. Emerge da Imex, la fiera mice più importante del settore, a Francoforte dove Enit è presente con lo stand Italia insieme ad Alto Adige, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto, nonché le città di Milano e Roma, per orientare e presentare la nuova offerta legata al turismo congressuale e alla meeting industry insieme a ben 86 fornitori. La sostenibilità – evidenzia Enit – sta assumendo un ruolo sempre più importante non solo in fiera, ma anche nell’intero settore MICE: molti fornitori si sono adattati a questo aspetto in vari modi, coinvolgendo partner regionali con prodotti locali, uso ecologico delle risorse o economia circolare. La Penisola offre di tutto, da esperienze culinarie e attività insolite a infrastrutture ben attrezzate per rendere i viaggi d’affari un’esperienza e un successo, sia per congressi, riunioni, eventi, incentivi o altri viaggi d’affari. Dagli eventi aziendali con molti partecipanti agli incentivi personalizzati, ad esempio con attività nella natura o in una delle pittoresche città d’arte, l’Italia è una destinazione ideale per il MICE, facilmente accessibile e adatta a ogni tipo di viaggio d’affari grazie a un’ampia gamma di offerte e prodotti. Non a caso l’Italia è anche una delle mete più gettonate per il Bleisure, perché chi ha avuto modo di conoscere le bellezze dei dintorni durante il proprio viaggio di lavoro è felice di fermarsi più a lungo. “L’Italia guida il turismo congressuale in Europa e si posiziona al secondo posto a livello mondiale. Questo risultato rilevante testimonia l’impegno e la credibilità della nostra Nazione a livello globale. La scelta dell’Italia come sede per congressi internazionali dimostra che è ambita non solo dai turisti convenzionali, ma anche da coloro che partecipano a eventi di questo tipo. Questo processo positivo genera un circolo virtuoso che beneficia l’intero settore turistico e contribuisce alla reputazione internazionale” sostiene il Ministro del Turismo Daniela Santanché. “Un’ Italia sorprendente con segmenti di mercato che si sviluppano in maniera sempre più performante come conferma anche il ranking ICCA 2023 sul turismo congressuale che la fa classificare al primo posto superando anche la Spagna in Europa e al secondo posto nel mondo dopo gli Stati Uniti. A trainare la Penisola c’è Roma che scala la classifica da quattordicesima a settima e altre città punto di riferimento per i meeting internazionali come Milano, Firenze, Bologna e Napoli. Un attestato di stima anche per Enit che sta costruendo bene in questa direzione attraverso fiere, workshop e eventi internazionali di rilievo che creano un network sempre più solido” commenta Alessandra Priante presidente Enit. “Primeggiano le città italiane che sono divenute punto di riferimento internazionale per i viaggi di lavoro e per l’ospitalità congressuale. Una nazione che è un concentrato di potenzialità che sta affermando in modo sempre più prorompente sulla scena internazionale. Italia competitiva a livello globale grazie alla scalata Icca internazionale peserà ancora maggiormente e consentirà di attrarre un pubblico selezionato e di alto livello composto da professionisti, esperti e decision marker provenienti da tutto il mondo” dichiara Ivana Jelinic Ad Enit. In base a Enit su dati Banca d’Italia, dati DRV, Data Appeal e indagine specifica della sede estera Enit nel 2023, 54,6 milioni di vacanzieri tedeschi effettuano viaggi di 5 o più giorni, in crescita del +14,2% rispetto all’anno precedente. Le spese di viaggio (servizi prenotati in anticipo) ammontano a 79 miliardi di euro e raggiungono livelli record, crescendo del +27% sul 2022 e superando del +14% il risultato del 2019. Dei 65 milioni di viaggi per vacanza di lunga durata (5 giorni e oltre), il 22% si svolge in Germania e il 78% all’estero: il 43,4% ha come destinazione i paesi del Mediterraneo, l’11,0% l’Europa occidentale, il 6,8% l’Europa dell’Est, il 3,6% la Scandinavia e il 9,3% le mete a lunga distanza. Le agenzie di viaggio vendono oltre il 50% dei viaggi organizzati, soprattutto verso le località balneari del Mediterraneo e quelle su rotte a medio e lungo raggio. L’Italia continua ad essere tra le mete turistiche più ambite dai viaggiatori tedeschi (8,2% dei viaggi per vacanza verso l’estero 2023), insieme ad altri mercati come Spagna (14,4%), Turchia (8,2%), Croazia (4,5%) e Grecia (4,2%). Nel 2023, la Germania si conferma il primo paese di provenienza per l’Italia con circa 12,5 milioni di viaggiatori, che rappresentano il 14,5% sul totale internazionale. Leader anche in termini di spesa turistica con oltre 8 miliardi di euro, il 15,6% sugli introiti complessivi dall’estero. Si viaggia in Italia principalmente per vacanza, motivazione che coinvolge il 53,2% dei tedeschi in viaggio nel Belpaese nel 2023 e circa il 70,0% della spesa sostenuta. Soprattutto a vantaggio delle mete balneari dove si conta il 19,0% dei turisti, il 26,4% delle entrate, il 30,0% dei pernottamenti. Seguono le città d’arte con il 13,0% circa delle preferenze, le località lacuali (11,3%) e di montagna (6,6%). Si confermano habitué delle vacanze in Italia i viaggiatori tra i 35 e i 44 anni (33,2%) e tra i 45 e i 64 anni (35,1%), con un’incidenza che supera il 30,0% per entrambi. La classe d’età 25-34 rappresenta il 18,0% della clientela, gli over 65 il 9,0% e la fascia più giovane 15-24 il 4,3%. Per il 2024, il 60% degli operatori turistici contattati in Germania conferma il trend in aumento delle vendite verso l’Italia, in media del +30%, già iniziato alla fine dell’anno precedente. Il restante 40% dei TO si divide equamente nel segnalare una flessione (-5%) e una situazione di stabilità nel confronto con il 2023. Oltre le mete balneari (+33%/40%), sono particolarmente ricercati i circuiti a tema enogastronomico (+30%) e i package tours con macchina a noleggio in Puglia, Calabria e Basilicata o il Self Drive specifico per Trentino Alto-Adige, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Lago di Garda (+27%). Sempre in auge la visita delle città d’arte, mentre risultano in crescita anche i tour in Sicilia per piccoli gruppi. Si conferma la preferenza per un prodotto di livello medio-alto, in presenza di una stretta selezione di strutture proposte secondo criteri sostenibili di alta qualità (+5%).   Da gennaio a maggio, sono quasi 187 mila i passeggeri aeroportuali dalla Germania verso l’Italia, che, tra confermati e attesi, risultano in aumento del +4,2% sul 2023. Si parte circa 45 giorni dopo la prenotazione del viaggio (tramite GDS), per un soggiorno di 5 notti. Complici i ponti di primavera, gli arrivi aeroportuali raggiungono il picco nelle ultime 2 settimane di aprile, una quota complessiva del 20,0% sul totale del periodo. Da Francoforte, il 7,9% dei viaggiatori è diretto a Roma FCO, che riceve anche il 6,5% dei flussi da Monaco, mentre il 6,4% raggiunge Milano LIN, al quale si aggiunge il 3,6% dei passeggeri da Düsseldorf. Sempre da Francoforte, il 2,8% arriva a Napoli e il 2,5% a Venezia. Per il trimestre estivo, risultano al momento 50 mila prenotazioni aeree dalla Germania, in crescita del +21,5% rispetto a giugno-agosto 2023. La finestra di prenotazione è di 120 giorni per un soggiorno in Italia di circa una settimana. Tra le principali rotte, Roma si conferma la meta più ricercata del periodo con il 12,0% degli arrivi previsti da Francoforte e l’8,4% da Monaco verso FCO. Segue Venezia (3,9%), Catania (3,4%), Milano LIN (3,3%) e Napoli (2,2%) presso le quali si distribuisce il 12,8% dei passeggeri da Francoforte. Su Milano anche il 2,4% dei flussi da Amburgo e il 2,2% da Düsseldorf.

(Inform/dip 15)

 

 

 

I giovani italiani secondo l’Istat

 

Vivere in coppia, a prescindere dal matrimonio. Lo pensa il 74,5% dei giovanissimi. Solo il 5,1% pensa di divere da solo e gli indecisi solo il 20%. Questo è quanto è emerso dall’indagine ‘Bambini e ragazzi 2023’ dell’Istat. A vedersi principalmente single sono per lo più le ragazze rispetto ai ragazzi. Come differenze altrettanto importanti si leggono tra stranieri e italiani. Il futuro in coppia, per gli stranieri, è una prospettiva del 65,8% e a vedersi da solo da grande è il 7,6%. Ma vediamo insieme cos’è emerso.

Un futuro in coppia?

Chi immagina il proprio futuro con un partner pensa che il matrimonio sia la modalità più diffusa per formare una famiglia (72,5%). Questa percentuale è lievemente superiore per gli stranieri (78,4% contro il 72,0%). Crescendo, però, il desiderio del matrimonio inizia a sfumare e all’aumentare dell’età aumenta anche la quota dei giovanissimi che crede che il matrimonio sia così importante: dal 73,7% tra gli 11-13enni al 70,8% nella classe 17-19 anni.

Tra le ragazze cinesi e marocchine, nello specifico, si registra una minore frequenza di chi ritiene che da grande vivrà in coppia (rispettivamente 39,9% e 56,7%); per le stesse collettività si rilevano anche, le percentuali più alte di coloro che si vedono single da grandi (rispettivamente il 12,7% tra le cinesi e il 12,8% tra le marocchine).

I ragazzi e le ragazze di cittadinanza marocchina evidenziano la percentuale più elevata di giovanissimi che pensano al matrimonio come passaggio nel loro futuro (in entrambi casi con quote oltre l’80%). A fronte di un’età al primo matrimonio che nel 2022 in Italia era di 34,6 anni per gli uomini e di 32,5 anni per le donne, la larga maggioranza (76,9%) dei giovanissimi vorrebbe sposarsi entro i 30 anni e, tra questi, quasi il 21% prima dei 26 anni. Per le ragazze l’incidenza di chi si vuole sposare entro i 30 anni è più alta che per i ragazzi (80,7% e 73,4%). Il 23,2% delle giovani desidera sposarsi prima dei 26 anni.

Per gli stranieri la percentuale di coloro che pensano di sposarsi entro i 30 anni è più elevata che per gli italiani: 81,7% contro 76,5%. Differenze più evidenti si rilevano rispetto alla quota di coloro che vogliono sposarsi prima dei 26 anni, pari al 19,4% tra gli italiani e al 36,8% tra gli stranieri. Anche tra gli stranieri sono soprattutto le ragazze a pensare di sposarsi in giovane età: il 41,9% ipotizza di sposarsi prima di aver compiuto i 26 anni.

Desiderio di genitorialità

Il 69,4% dei ragazzi e delle ragazze dice di volere dei figli, il 21,8% è indeciso e l’8,7% dice di non volerne. Tra le ragazze è leggermente più alta la quota di coloro che non vogliono figli (10,3%). Gli stranieri sono più indecisi degli italiani: 26% contro il 21,4%. Tra i ragazzi e le ragazze cinesi è particolarmente elevata la quota che non vuole figli (15,3%) e quella di indecisi (45,2%); addirittura, tra le sole ragazze cinesi la quota di quelle che non vuole avere figli supera il 24% e quella di indecise sfiora il 46%.

“Il 61,5% dei giovanissimi che pensa di avere figli ne vorrebbe due – scrive l’Istat -, l’8,8% un solo figlio, il 18,2% tre o più, mentre il restante 11,5% pur asserendo di volerne non indica quanti. Per quanto possa sembrare azzardato confrontare le legittime aspirazioni giovanili con la realtà odierna, è utile prendere a riferimento una reale generazione di donne che ha da poco concluso la sua esperienza riproduttiva, le donne nate nel 1973. Tale coorte femminile ha messo al mondo 1,46 figli a testa, tra di loro il 78% ha avuto almeno un figlio. Cosicché il fatto che solo il 69,4% dei giovanissimi abbia espresso di volere dei figli lascia intendere la necessità di dover creare le condizioni affinché almeno una parte di indecisi (21,8%) sia portata a cambiare idea in futuro.

Altro aspetto interessante riguarda la distribuzione per numero di figli avuti. Tra le donne della coorte 1973 il 42% ha avuto un solo figlio, il 28% due e solo l’8% tre o più figli. “Questo – continua l’Istat – conferma quanto già emerso da precedenti indagini, ossia che nel Paese il desiderio di maternità è pressoché stabile nel tempo. Le risposte fornite dalle nuove generazioni rappresentano quindi la conferma che una ripresa della natalità nel nostro Paese è possibile, a patto naturalmente che i desideri espressi possano tradursi in realtà. Per le ragazze l’incidenza di coloro che vogliono tre o più figli è più elevata di quella che si rileva per i ragazzi: 20,7% contro 15,6%. Sia tra gli italiani sia tra gli stranieri sono comunque le ragazze a desiderare un numero più elevato di figli”.

Per quanto riguarda il desiderio di fare figli, l’Istat ha rilevato che la quota di coloro che desidera avere tre o più figli è superiore tra gli stranieri, con un 20,5% contro il 18,1% degli italiani. Il valore generale degli stranieri nasconde però notevoli differenze tra le collettività: l’incidenza di coloro che vogliono tre o più figli arriva al 24,8% per gli albanesi e al 22,7% per i marocchini; per i cinesi si colloca invece al 4,8%, molto al di sotto del valore rilevato anche per gli italiani, rafforzando l’immagine dei giovanissimi cinesi con basse intenzioni di fecondità.

Le aspettative per il futuro, però, si scontrano con un’altra realtà. L’età media delle madri al primo figlio in Italia è pari a 31,6 anni. Questo dato, infatti, non è congruo con i desideri attuali dei giovani che dimostrano, invece, di volere un figlio entro i 30 anni per il 65%, contro un 14,6% che ne vorrebbe uno prima dei 26 anni. Solo il 2,6% colloca la nascita del primo figlio dopo i 35 anni. Per le ragazze la quota di coloro che pensa di avere il primo figlio entro i 30 anni raggiunge il 71,6%. Tra gli stranieri si evidenziano percentuali più alte di ragazzi e ragazze che vogliono diventare genitori prima dei 30 anni e, in particolare, di coloro che collocano la nascita di un figlio tra i 20 e i 25 anni. Tra i ragazzi italiani l’11,4% pensa di diventare padre entro i 25 anni, tra gli stranieri la quota sale al 19%. Per le ragazze italiane la percentuale di coloro che si vedono madri entro i 25 anni è del 16,6%, tra le straniere del 26,2%. Man mano che ci si avvicina però alle età indicate, l’incidenza di coloro che pensa di avere figli tra i 20 e i 25 anni diminuisce, passando dal 16,3% tra coloro che hanno tra 11 e 13 anni al 10,5% tra coloro che hanno tra i 17 e i 19 anni.

Con questi dati, l’istituto di ricerca ha voluto sottolineare desideri e aspettative dei giovani e adolescenti che si trovano in un’età di transizione. Per quelli stranieri, nello specifico, i complessi percorsi di integrazione potrebbero rendere più complessa la realizzazione delle aspettative attuali, con mutamenti futuri in linea con la tendenza al calo delle nascite che si registra da oltre quarant’anni in Italia. Inoltre, che all’aumentare dell’età aumenta anche una consapevolezza più vicina ai dati della realtà sottolinea quanto le previsioni che si hanno da ragazzini possano fare i conti con necessità e bisogni completamente diversi per il proprio futuro. Adnkronos 20

 

 

 

Euro 2024, il 31 maggio azzurri a Coverciano: ecco i 30 convocati

 

Il Ct Luciano Spalletti giovedì 6 giugno diramerà la lista dei calciatori che prenderanno parte al Campionato Europeo

A distanza di 1055 giorni dal trionfo di Wembley, inizia una nuova avventura europea per la Nazionale, che venerdì 31 maggio si radunerà al Centro Tecnico Federale di Coverciano per cominciare la preparazione a Euro 2024. Il Ct Luciano Spalletti - che giovedì 6 giugno diramerà la lista degli Azzurri che prenderanno parte al Campionato Europeo - ha convocato 30 calciatori per il raduno. Spicca l’assenza di Ciro Immobile, attaccante della Lazio, e di Manuel Locatelli, centrocampista della Juve.

Prima chiamata in Nazionale per il difensore del Bologna Riccardo Calafiori, che nel 2022 aveva preso parte agli stage dedicati ai calciatori di interesse nazionale, e seconda convocazione per il centrocampista della Juventus Nicolò Fagioli a un anno e mezzo di distanza dalla prima e unica presenza in maglia azzurra in occasione dell’amichevole con l’Albania del novembre 2022.

Seconda chiamata anche per Raoul Bellanova (Torino) e Michael Folorunsho (Verona), già convocati a marzo per le due amichevoli negli Stati Uniti con Venezuela ed Ecuador. Tornano in Nazionale il centrocampista del Torino Samuele Ricci e il portiere della Lazio Ivan Provedel, assenti rispettivamente dal novembre 2022 e dal novembre 2023. Prima della partenza per la Germania, fissata per lunedì 10 giugno, la Nazionale disputerà due test amichevoli: martedì 4 giugno con la Turchia (ore 21, stadio ‘Renato Dall’Ara’ di Bologna) e domenica 9 giugno con la Bosnia ed Erzegovina (ore 20.45, stadio ‘Carlo Castellani’ di Empoli). All’indomani del match con la nazionale bosniaca l’Italia raggiungerà la Germania, dove nel quartier generale di Iserlohn sosterrà le ultime sedute di allenamento prima dell’esordio nel Campionato Europeo in programma sabato 15 giugno a Dortmund con l’Albania.

Questi i convocati. Portieri: Gianluigi Donnarumma (Paris Saint Germain), Alex Meret (Napoli), Ivan Provedel (Lazio), Guglielmo Vicario (Tottenham); Difensori: Francesco Acerbi (Inter), Alessandro Bastoni (Inter), Raoul Bellanova (Torino), Alessandro Buongiorno (Torino), Riccardo Calafiori (Bologna), Andrea Cambiaso (Juventus), Matteo Darmian (Inter), Giovanni Di Lorenzo (Napoli), Federico Dimarco (Inter), Gianluca Mancini (Roma), Giorgio Scalvini (Atalanta); Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Bryan Cristante (Roma), Nicolò Fagioli (Juventus), Michael Folorunsho (Hellas Verona), Davide Frattesi (Inter), Jorginho (Arsenal), Lorenzo Pellegrini (Roma), Samuele Ricci (Torino); Attaccanti: Federico Chiesa (Juventus), Stephan El Shaarawy (Roma), Riccardo Orsolini (Bologna), Giacomo Raspadori (Napoli), Mateo Retegui (Genoa), Gianluca Scamacca (Atalanta), Mattia Zaccagni (Lazio). Adnkronos 23

 

 

 

Il dopo

 

E’ nella natura umana: tutto passa e si modifica. Anche le strategie politiche, di cui abbiamo smarrito l’utilità concreta, potrebbero subire la stessa sorte. Dato che il processo evolutivo è sempre stato fisiologico ed è correlato al nostro concetto di democrazia rappresentativa, non ci stupiremmo più di nulla.

 

La Fiducia parlamentare non può essere solo un mezzo per proporre progetti che gli Elettori, in generale, non condividerebbero. Il prossimo Potere Esecutivo, mutato nei partiti e nelle migrazioni di certi suoi membri, dovrà dimostrare le sue capacità. Con la scusa delle emergenze, sono anni che ci troviamo a convivere con situazioni che non fanno parte della nostra cultura socio/politica. Con un’economia basata su decreti che non tengono conto dei bisogni del Paese. Da noi, più che per il passato, c’è chi sta molto bene e chi non riesce più a tirare avanti. Se i “ricchi” ufficiali non sono aumentati, sono saliti i “poveri”.

 

Oltre le statistiche, che non ci hanno mai convinto, c’è un’Italia che si arrangia. Essere fatalisti non è il guaio peggiore. Lo diventa, però, quando resta l’unica possibilità ancora in essere nel Bel Paese. Il ventesimo anno del nuovo Millennio ci ha trovato meno abbienti e con prospettive di sviluppo che esistono solo sulla carta. La politica resta di facciata e, spesso, d’opportunità.

 

Manca, ancora, quella coerenza che c’è stata compagna in certi anni del secolo scorso e che s’è dispersa tra i rivoli delle polemiche e delle alleanze politiche di scarso prestigio. Per garantirci un “dopo”migliore, sarebbe essenziale non dimenticare il “prima”. Il fatto è che in politica si preferisce la “critica”, alla “proposta”. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Dieta veg promossa da 20 anni di studi: fa bene ma non è per tutti

 

Esperti italiani passano in rassegna circa 50 ricerche: "Meno rischi cancro-cuore-morte, regimi green siano equilibrati e associati a stili vita sani"

Zero animali nel piatto e tanto 'verde'. Le diete veg sono sempre più diffuse nel mondo. Ma fanno bene alla salute? Un team di scienziati italiani ha passato in rassegna due decenni di studi per rispondere alla domanda che ancora oggi genera dibattito fra i supporter di carne e pesce e i radicali dei menu 'all-green'.

Il risultato della loro analisi pubblicata sulla rivista 'Plos One' sembra suggerire che sì, le diete vegetariane e vegane fanno bene alla salute, offrono dei benefici nel senso che sono generalmente associate a uno stato migliore rispetto a vari fattori medici e a un minor rischio di malattie cardiovascolari, cancro e morte. Ma il messaggio per la popolazione che si può ricavare dal lavoro degli esperti non è: convertiamoci tutti al veganesimo. Queste non sono diete 'taglia unica', non sono 'una per tutti', e non va dimenticato che 'la tavola' è solo uno dei fattori, spiegano gli autori all'Adnkronos Salute.

"Queste diete devono essere equilibrate ed è importante che vengano associate a un corretto stile di vita", sottolineano Davide Gori, Dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie, Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, e Federica Guaraldi, Irccs Istituto delle Scienze neurologiche di Bologna. I ricercatori mettono in guardia da "raccomandazioni su larga scala di diete a base vegetale", in primo luogo perché alcune diete a base vegetale possono introdurre carenze di vitamine e minerali in alcune persone. Per esempio, evidenzia Guaraldi, "bisogna evitare magari quei regimi" green "troppo stringenti in alcuni periodi della vita, come per esempio la gravidanza".

La revisione degli esperti italiani nasce dalla volontà di approfondire alcuni aspetti emersi sulle diete. Studi precedenti avevano collegato alcuni regimi alimentari con un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e cancro, osservano gli autori. Una dieta povera di prodotti vegetali e ricca di carne, cereali raffinati, zucchero e sale è associata a un rischio maggiore di morte. Ed è stato suggerito che ridurre il consumo di prodotti di origine animale a favore di prodotti di origine vegetale possa ridurre questi rischi.

Tuttavia, ragionano gli scienziati, i benefici complessivi di tali diete rimangono poco chiari. Per approfondire, Angelo Capodici (Dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie, Alma Mater Studiorum-Università di Bologna) e colleghi hanno esaminato poco meno di 50 articoli pubblicati tra gennaio 2000 e giugno 2023, che raccoglievano prove da molteplici studi precedenti. Seguendo un approccio di revisione 'a ombrello', hanno estratto e analizzato i dati sui collegamenti tra diete a base vegetale, salute cardiovascolare e rischio di cancro.

L'analisi ha mostrato che, nel complesso, le diete vegetariane e vegane hanno una solida associazione statistica con un migliore stato di salute su una serie di fattori di rischio associati a malattie cardiometaboliche, cancro e mortalità, come la pressione sanguigna, la gestione della glicemia e l'indice di massa corporea. Tali diete sono associate a un ridotto rischio di cardiopatia ischemica, cancro gastrointestinale e prostatico e morte per malattie cardiovascolari. Tuttavia, tra le donne incinte in particolare, quelle che seguivano una dieta vegetariana non avevano alcuna differenza nel rischio di diabete gestazionale e ipertensione rispetto a quelle che seguivano una dieta non a base vegetale.

Nel complesso, continuano gli autori, questi risultati suggeriscono che le diete a base vegetale sono associate a significativi benefici per la salute. Tuttavia, notano, la forza statistica di questa associazione è significativamente limitata dalle numerose differenze tra gli studi precedenti in termini di regimi dietetici specifici seguiti, dati demografici dei pazienti, durata dello studio e altri fattori. Da qui la raccomandazione su come leggere e interpretare le conclusioni dell'analisi. "Il nostro studio valuta i diversi impatti delle diete prive di animali sulla salute cardiovascolare e sul rischio di cancro, mostrando come una dieta vegetariana possa essere benefica per la salute umana ed essere una delle strategie preventive efficaci per le due malattie croniche di maggior impatto nel 21esimo secolo", rimarcano i ricercatori.

Anche una dieta verde, poi, deve essere "equilibrata", aggiungono Guaraldi e Gori. "Bisogna evitare tutto l'eccesso di alimenti come i succhi di frutta, o l'eccesso di frutta, prodotti che comunque sono di origine vegetale, ma che fanno alzare la glicemia" e quindi possono essere controproducenti "senza un adeguato bilanciamento". La via indicata è insomma "l'aurea mediocritas", sorride Guaraldi. Un'aurea via di mezzo.

"Con il nostro lavoro - prosegue Gori - abbiamo raggiunto un livello di evidenza abbastanza alto cercando di mettere insieme tutte le migliori evidenze disponibili. Quello che abbiamo visto è che la dieta è un fattore importante e lo dimostriamo dal punto di vista della prevenzione per le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro. Gli studi presi in esame sono molto diversi, abbiamo ricerche americane, cinesi e così via. Tradurle nella popolazione italiana non è automatico. Quello che però può essere un messaggio è che in generale, se si consuma meno carne e più verdura, può essere un fattore protettivo ed è importante perché noi siamo esposti in media almeno 3 volte al giorno" al cibo.

"Non bisogna però mai dimenticare anche gli altri fattori che possono concorrere" a una buona salute, continua l'esperto, "quindi l'attività fisica, i buoni stili di vita che includono non fumare e non bere alcol. Noi - tiene a precisare - non diamo il messaggio alla popolazione che" tutto ciò che è vegetale "va comunque sempre bene. Nessuno deve pensare che, per esempio, bere solo succhi di frutta e mangiare solo patate vada bene". No al fai-da-te, sì all'equilibrio, conclude. "Serve buonsenso, la guida dei nutrizionisti e tutta una serie di cose. La linea non è: la dieta veg mi salva da tutto e allora la sposo. Piuttosto: una dieta vegetariana equilibrata e adatta alle mie caratteristiche può aiutare". Adnkronos 16

 

 

 

Proposta di legge per favorire il rientro dei giovani e degli italici all’estero

 

ROMA – E’ stata presentata presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati la proposta di legge “Disposizioni di semplificazione amministrativa per favorire il rientro dei giovani italiani e degli italici all’estero al fine di contrastare i fenomeni di spopolamento e denatalità e di favorire la ripresa economica”.  La proposta, a prima firma del deputato Fabio Porta (Pd- Ripartizione America Meridionale), è sottoscritta anche dai deputati del Partito Democratico Christian Di Sanzo, Silvio Lai, Sara Ferrari, Chiara Gribaudo, Debora Serracchiani, Maria Stefania Marino, Ilenia Malavasi, Marco Simiani.  Il provvedimento si prefigge l’istituzione di un visto quinquennale volto a favorire il rientro di giovani italo-discendenti nati all’estero e di tutti coloro che, per affinità sociali o culturali (i cosiddetti “italici”), vorranno scegliere il nostro Paese per il proseguimento dei propri studi o l’avvio di nuove attività lavorative o imprenditoriali. La proposta di legge, che nasce da un confronto tra l’Intergruppo parlamentare “Italici, per un futuro glocal “e il “Comitato 11 ottobre di iniziativa sugli italiani nel mondo”, prevede anche apposite agevolazioni fiscali per le famiglie che ospiteranno giovani provenienti dall’estero, con incentivi maggiori se i comuni di destinazione finale sono di piccole dimensioni. Ha introdotto e moderato l’incontro Gianni Lattanzio (Meridianoitalia) “Non è solo una presentazione di un disegno di legge, – ha esordito Lattanzio – ma una riflessione sul ruolo della cultura italiana nel mondo, sulla crisi demografica in Italia ed il rapporto che c’è tra gli oriundi italiani e gli italici. Ricordo che questa presentazione capita in concomitanza con i dati forniti  dal Rapporto Istat, che evidenzia la diminuzione della popolazione italiana.” “I giovani – ha proseguito Lattanzio – lasciano le aree interne, si concentrano nei grandi centri urbani o vanno all’estero. Abbiamo nel mondo tante persone di origine italiana, abbiamo tante persone che amano la cultura italiana e che parlano italiano e che, pur non essendo cittadini italiani, si sentono di cultura italiana. A questi si rivolge questo disegno di legge, che è una proposta, ed un inizio”. Lattanzio, dopo aver segnalato che questa proposta di legge può far tornare nei borghi una comunità viva, ha sottolineato la necessità di lavorare per rendere questo nuovo strumento “concreto, fattibile ed efficacie per il territorio.” Ha poi preso la parola lo scrittore Aldo Aledda (Coordinatore Comitato 11 ottobre). “Siamo un gruppo di persone – ha spiegato Aledda –  impegnate nel mondo delle migrazioni , che hanno deciso di vedere le cose un po’ diversamente da quelle tradizionali. Le migrazioni sono un mondo fatto di parallele che non si incontrano, da un lato ci sono gli italiani all’estero che hanno certe richieste, e dall’altro lato ci sono le istituzioni italiane che ne hanno altre. Gli italiani all’estero chiedono la tutela dei propri diritti, chiedono di poter fare qualcosa di più per l’Italia, mentre le istituzioni chiedono agli italiani all’estero di prodigarsi per loro, per la cultura, per il commercio, per l’immagine del paese. Noi ci siamo chiesti, al di là delle cose che camminano da ormai da decenni, se fosse possibile trovare un punto di incontro, una mediazione tra le esigenze degli italiani all’estero e le esigenze delle istituzioni. Noi già dal 2018 – ha ricordato Aledda – prima che il problema dello spopolamento diventasse cruciale, incominciammo a fare seminari sull’invecchiamento e sullo spopolamento della popolazione, chiedendoci come a queste cose possano venire risposte anche dal mondo dei discendenti degli italiani all’estero”.  Aledda, dopo aver evidenziato che la presenza degli stranieri sta coprendo dal punto di vista demografico le esigenze dei paesi occidentali ormai invecchiati, ha ricordato il caso della Germania che, grazie all’accoglienza di milioni di stranieri, è l’unico Paese ad essere cresciuto i questo ambito.  “ Noi – ha proseguito Aledda – abbiamo una possibilità, che è quella dei discendenti degli italiani all’estero, anche se in questo caso non possiamo fare appello a tutti nel mondo. Ma, ad esempio in l’America Latina, dove le retribuzioni italiane sono appetibili e il nostro stile di vita è attrattivo, possiamo realizzare delle cose positive”. Aledda ha infine sottolineato come questa proposta di legge tenti anche di superare le problematiche burocratiche che provocano una circolazione accidentata in Italia. “Questa proposta di legge – ha affermato il Deputato Fabio Porta (PD – ripartizione America Meridionale) – vuole lanciare un messaggio. L’Italia è il Paese con la recessione demografica più drammatica tra quelli dell’Unione Europea. Nell’ultimo decennio, ci dicono i dati Istat, abbiamo perso in Italia oltre un milione di persone. Ma in realtà questi sono dati al ribasso, perché se noi dovessimo escludere dai 60 milioni di italiani, i 6/7 milioni di connazionali all’estero, vedremo che questo numero è ben lontano dalla stima dei 60 milioni di italiani alla quale siamo abituati da diverso tempo. È un numero, quest’ultimo, che si assesta grazie agli italiani all’estero e anche grazie alla lenta integrazione degli stranieri qui in Italia. Quindi – ha proseguito Porta – noi abbiamo un problema demografico e anche economico, perché la demografia è direttamente responsabile dell’economia. Una delle soluzioni può provenire dai  120 – 200 milioni di italici, 60 – 70 milioni di italo discendenti nel mondo. Avere un contingente così forte di popolazione all’estero, che avrebbe naturalmente una propensione a vivere, a studiare e a scegliere il nostro Paese come proprio destino, ci potrebbe porre tra i primi paesi europei per quanto concerne l’attrazione e dal punto di vista demografico. Questa proposta legge – ha continuato Porta  – pone questo problema, lo pone in maniera innovativa con piena apertura a eventuali modifiche. Noi faremo delle audizioni nelle Commissioni competenti per raccogliere spunti e suggerimenti.  Ribadisco comunque che siamo di fronte ad una legge innovativa, intanto perché parla di semplificazione, introducendo un visto di 5 anni per chi vorrà studiare, lavorare ed investire in Italia, poi perché per la prima volta entra in un provvedimento legislativo il termine italico”. “Per la richiesta di questo visto – ha aggiunto il deputato –   noi non chiediamo necessariamente la cittadinanza italiana. Nel caso dell’italodiscendente, dell’italico, dell’amante dell’Italia noi chiediamo la conoscenza della lingua, si chiede l’intenzione e l’impegno ad aiutare l’Italia a combattere in particolare lo spopolamento delle aree interne”.  E’ poi intervenuto  Umberto Laurenti (Vice presidente dell’associazione “Svegliamoci Italici”) “Gli italici – ha spiegato Laurenti – sono coloro che senza avere una goccia di sangue italiano, amano l’Italia, la amano per motivi culturali. Perché amano la sua storia, la sua cultura, il cibo, la natura i monumenti, il modo di essere italiano e il modo di rapportarsi”. Per Laurenti “la qualifica di italico dovrebbe trovare un suo uso, attraverso, ad esempio, una postilla da mettere sul visto di soggiorno. L’ideale – ha aggiunto – sarebbe sperimentare la doppia cittadinanza a tempo, però intanto iniziamo con la postilla di italico.” Laurenti ha inoltre sottolineato sia l’importanza di accogliere gli italici nel nostro Paese, sia la necessità di più “ambasciatori” italici nel mondo, che diffondano la nostra cultura all’estero. Una presenza nel mondo che andrebbe supportata attraverso la creazione di uno specifico portale online. A seguire ha preso la parola Letizia Sinisi (ItalyRooting Consulting) che ha sottolineato come, nell’ambito del turismo delle radici, i discendenti o anche simpatizzanti della nostra cultura siano accomunati da una medesima memoria storica. Sinisi ha poi parlato di un modello di connessione territoriale, promosso nell’ambito del Corridoio produttivo – culturale Italia – Argentina, che pone in connessione i sindaci dei territori dei due Paesi con scambi culturali ed economici. Sinisi ha infine evidenziato come il turismo delle radici rappresenti un’esperienza di vita per chi torna ai territori d’origine. È inoltre intervenuta la Professoressa Emanuela Locci: “Sono assessore alla cultura – ha esordito Locci – di un piccolo paese, dove 15 anni fa eravamo più di 1200 abitanti, ora siamo 740. Questo per far capire che cosa è lo spopolamento e di cosa significa numericamente. Spopolare significa impoverimento del territorio da ogni punto di vista culturale, sociale, economico e della persona, che poi si riversa sulla comunità. Il turismo delle origini – ha aggiunto – può essere la chiave per far riavvicinare gli italiani all’estero di seconda e terza generazione. Sono quelli che più ci interessano e che in questa maniera possono riavvicinarsi alle proprie origini e riappropriarsene”. Fra gli altri interventi segnaliamo, a chiusura dell’incontro, quello del deputato Christian Di Sanzo (Pd – ripartizione America settentrionale e centrale).“Questa proposta di legge – ha rilevato Di Sanzo – fa parte di un percorso che va avanti da molto tempo, di cui l’On. Porta mi ha fatto partecipe e che ovviamente ha percorso negli anni. Si tratta di risolvere dei problemi che riguardano gli italo discendenti, e più generalmente gli appassionati dell’Italia e quelli che amano il nostro paese”. “Questa proposta di legge – ha continuato Di Sanzo – si propone di dare a chi veramente ha amore verso il nostro paese, per discendenza o per passione, un’altra via verso l’Italia che oggi non esiste, semplificando le normative attraverso questa nuova tipologia di visto che gli permette di tornare nel nostro Paese. Noi riteniamo che il contributo degli italo discendenti sia fondamentale per noi, e possa divenire anche un volano di sviluppo economico, sociale e culturale per l’Italia. Quindi – ha aggiunto il Deputato – questa proposta vuole rendere le nostre comunità all’estero, i nostri italo discendenti e tutti gli appassionati del nostro paese partecipi di un percorso che consenta veramente di rappresentare quella grande ricchezza all’estero che ancora oggi il nostro Paese non ha trovato il modo di usare in maniera vera. È ovvio – ha concluso Di Sanzo – che vi sarà un percorso legislativo, certamente non immediato e sicuramente non facile, però credo sia un’idea importante da cui iniziare una discussione, perché rappresenta un processo pratico per far fruttare il nostro soft power nel mondo”.

Lorenzo Morgia, Inform/dip 16

 

 

 

Votare per l'Europa che vogliamo: appello dell'ANPI agli italiani all'estero

 

ROMA - Nei giorni scorsi l'ANPI nazionale a Roma ha organizzato un Convegno Internazionale sull'Europa coinvolgendo tutte le sezioni estere dell'ANPI e diverse associazioni e organizzazioni sindacali dei paesi europei nei quali l'Associazione dei Partigiani ha una presenza ed una azione politica consistente. Dal convegno, che è stato registrato ed è disponibile su Facebook, è scaturito un "Appello al voto" rivolto ai cittadini italiani residenti all'estero che riportiamo di seguito nella sua versione integrale:

"Viviamo un tempo tumultuoso e drammatico, in cui Paesi e popoli reclamano l’urgenza di un nuovo ordine mondiale più equo e multipolare. In questa fase di transizione un vento forte spinto da nazionalismi, populismi e sovranismi sta spazzando tutti i continenti del mondo, inclusa l’Unione Europea. Ritornano guerre e conflitti, con il loro carico di vittime innocenti, distruzioni e crisi, forse, irreparabili. Sono inaccettabili immobilismo, incapacità e mancanza di volontà di governi ed istituzioni internazionali nel cercare soluzioni, trattati di pace, accordi multilaterali che garantiscano la civile convivenza, la possibilità di una vita dignitosa per tutti, sviluppo, diritti e rispetto per l’ambiente. La vera e sola priorità oggi è che l’Unione Europea sia un attore nel quadro internazionale e si faccia portavoce di pace.

In difesa di valori e di princìpi sanciti nei Trattati UE e nella nostra Costituzione, riteniamo urgente che si metta fine alla furia bellicista, alla corsa al riarmo, alla propaganda in favore di un’economia di guerra, fatta di enormi sacrifici prima di tutto delle persone più deboli e più disagiate.

Il futuro dei cittadini europei dipenderà dalle scelte che faranno, a cominciare dal rinnovo dei rappresentanti al Parlamento Europeo, e conseguentemente al rinnovo della Commissione e del Presidente del Consiglio Europeo. Siamo tutti chiamati ad un’assunzione di responsabilità che raramente si è manifestata in maniera così evidente, in tutta la sua gravità.

L’ANPI è da sempre legata all’idea che fu di Altiero Spinelli e del gruppo di antifascisti che nel 1941, a Ventotene, sognarono un’Europa libera dai nazionalismi e dalle dittature nazi-fasciste, costruita su solide basi fondate sulla pace, sulla democrazia, sul progresso sociale ed economico. Il contrasto all’ondata crescente dei partiti di estrema destra, neofascisti e neonazisti in tutta Europa si costruisce con l’ascolto di chi è disagiato, con la rappresentanza di chi non ha voce, con la partecipazione democratica di chi non vede riconosciuti i propri diritti. Solo così si potrà contrastare la profondissima crisi delle istituzioni democratiche che si manifesta nella crescente distanza fra rappresentanti e rappresentati e diffonde disincanto, sfiducia e incertezza sul futuro.

L’affermazione dello stato di diritto e le profonde riforme necessarie per superare la crisi strutturale delle istituzioni EU, a cominciare dall’attribuzione di poteri effettivi al Parlamento europeo, unica istituzione eletta dai cittadini dell’Unione, devono essere considerate una questione prioritaria della prossima legislatura europea. Così come previsto nel Trattato sull’Unione Europea, chiediamo che sia alta la vigilanza sulle violazioni possibili, da parte degli Stati membri, del rispetto della libertà, della dignità umana, e dei diritti fondamentali, incluso il diritto ad esprimere le proprie idee e la libertà di stampa, nel pieno rispetto del principio giuridico fondamentale della separazione dei poteri. Libertà, sicurezza e giustizia sono garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Politiche finalizzate alla giustizia economica e sociale devono essere urgentemente rilanciate, condivise e adottate in tutta l’Unione Europea. La lotta alle diseguaglianze implica forti iniziative di contrasto allo strapotere del capitale finanziario e delle multinazionali e misure a sostegno del buon lavoro, della lotta alla precarietà, della formazione professionale. Il programma di difesa della conservazione dei posti di lavoro nel periodo della pandemia è stato un segnale delle potenzialità che l’UE può esprimere in materia di politiche sociali. Gli obiettivi dello sviluppo sostenibile elaborati a più riprese dalle Nazioni Unite sono stati fatti propri dalla UE con le linee programmatiche identificate nel Patto Verde (Green Deal). Sull’altare del negazionismo si stanno vanificando piani e programmi che miravano a limitare lo stato di grave degrado di cui soffre non solo il nostro continente, ma il mondo intero. Chiediamo che le istituzioni europee si occupino di informare adeguatamente l’opinione pubblica, coinvolgendo le istituzioni a tutti i livelli, nazionale, regionale e territoriale, finanziando programmi per la transizione energetica, industriale, climatica.

L’Europa della solidarietà è l’Europa dell’accoglienza, dell’inclusione e del sostegno sociale ed economico. Rifiutiamo i muri e le fortezze, rigettiamo strategie politiche che rincorrono accordi bilaterali con Paesi terzi, che trasformano gli esseri umani in oggetti da svendere e che richiamano le più buie pagine di un periodo coloniale che credevamo chiuso per sempre. Evidentemente non è così. Il rispetto dei diritti umani fondamentali è l’ossatura della normativa europea; chiediamo per questo alle future istituzioni ed in particolare al Parlamento europeo di non tradire tali valori e principi fondamentali.

Occorre rilanciare con chiarezza l’antifascismo e l’antinazismo come principi fondamentali su cui si è storicamente fondata l’idea stessa dell’unità europea, principi che oggi sono messi in discussione da un’offensiva revisionistica senza precedenti e da un’allarmante ondata di razzismo e di xenofobia.

L’ANPI, insieme alle associazioni democratiche ed antifasciste, guarda ancora con fiducia al progetto, largamente incompiuto, di costruzione dell’Unione Europea. Le crisi internazionali hanno evidenziato la fragilità e l’inadeguatezza del sistema economico sociale alla base dell’UE, che deve essere riformato profondamente. Noi faremo la nostra parte, costruendo un rapporto continuo con il Parlamento europeo, a sostegno incrollabile delle idee di pace, democrazia, libertà, eguaglianza, solidarietà.

Alle prossime elezioni europee ogni voto è fondamentale per difendere ed espandere la democrazia e la partecipazione, per fermare l’ondata nazionalista, neofascista e neonazista, per un’Unione Europea portatrice di coesistenza pacifica, aperta al mondo, amica dei popoli, accogliente, per contrastare razzismo, xenofobia, autoritarismo e ogni forma di discriminazione, per il lavoro dignitoso, per sostenere i più disagiati, per combattere le crescenti diseguaglianze sociali, per il rigoroso rispetto dello stato di diritto, per difendere ovunque libertà, diritti e giustizia.

Votare è essenziale per l’Europa che vogliamo". (aise 27)

 

 

 

I diritti

 

Scrivere dei Connazionali all’estero continua a non fare notizia. I milioni d’italiani nel mondo hanno sempre meno contatti concreti col Bel Paese. Quasi che gli italiani in Patria si siano scordati, nel concreto, di quelli che vivono oltre frontiera.

 

Se, poi, si tiene conto che la maggioranza di connazionali all’estero si trova nel Vecchio Continente, allora la nostra percezione si fa amarezza. Vale a dire che, pur se tanto geograficamente ”vicini”, molti italiani restano, nel concreto, “lontani”.

 

Insomma, per i Connazionali che vivono”altrove”, sono più i doveri che la Patria richiede rispetto ai diritti.

Ogni iniziativa resta ovattata tra le tante che non trovano giusto assetto tra quelle da dibattere in Parlamento.

 

Eppure, non abbiamo mai scritto di “privilegi”. Ci siamo sempre impegnati nel fare presente, a chi spetta, lo status degli italiani all’estero. E’ rimasto, comunque, lo scarso apprezzamento per chi ha dovuto cercare altrove pane e lavoro. Insomma, per riavere una meritata dignità.

 

 Perciò, prima d’evidenziare i doveri, sarebbe opportuno supportare anche quei diritti di chi ha avuto la sorte di vivere e lavorare lontano dal suo Paese. Intendiamo, quindi, promuovere l’italianità nel mondo. Le”proroghe” non convincono nessuno. Tanto meno noi che siamo sul fronte dell’informazione da tanti anni. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Istituita la Giornata dei lombardi nel mondo: il 1° giugno, solennità di San Giovanni Battista Scalabrini 

 

MILANO – Sostenere e valorizzare le comunità dei lombardi nel mondo “quali componenti essenziali della società lombarda”. E’ questa la finalità della legge approvata a larghissima maggioranza dal Consiglio regionale (61 voti a favore, 3 astenuti, nessuno contrario).

Il provvedimento – ‘Norme per il sostegno e la valorizzazione dei Lombardi nel mondo e della relativa mobilità internazionale’ riconosce il “valore aggiunto” che la mobilità internazionale dei lombardi assicura alla comunità regionale, favorisce lo sviluppo della professionalità e l’inserimento nei mercati del lavoro, sostiene gli interventi finalizzati alla circolazione dei talenti, promuovendo anche il loro rientro in regione, e valorizza cultura e identità lombarde. Come hanno dichiarato in Aula consiliare la relatrice e il Sottosegretario alle Relazioni internazionali “negli ultimi anni il fenomeno dell’emigrazione è cambiato ed è cresciuto moltissimo e coinvolge sempre di più soggetti giovani, con una elevata preparazione professionale, che scelgono di stabilirsi prevalentemente in Paesi europei. Il tema deve quindi essere affrontato con strumenti nuovi e adeguati ai tempi, rispettando nello stesso tempo un dovere statutario della Regione”. Si stima che siano quasi 600 mila i lombardi nel mondo, 587 mila dei quali iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). Alla legge fanno riferimento i cittadini residenti in Lombardia attualmente all’estero per motivi di lavoro e di studio e i cittadini nati in Lombardia e con una residenza per almeno cinque anni in regione prima dell’espatrio e della residenza all’estero. Sono compresi i familiari.

Punto di riferimento per l’attuazione delle iniziative sarà la Consulta regionale per i lombardi nel mondo, organismo istituito senza oneri per il bilancio regionale composta da rappresentanti regionali, di enti e istituzioni quali Anci, Unioncamere, Università, associazioni, enti del Terzo Settore e dal decano del Corpo consolare di Milano e della Lombardia. Tra i soggetti attuatori potranno rientrare enti pubblici e privati, associazioni, fondazioni e reti rappresentative delle comunità di lombardi. E’ stato previsto uno stanziamento di 255 mila euro per ciascun anno del triennio 2024-26. Viene infine istituita la Giornata dei lombardi nel mondo, che verrà celebrata ogni 1° giugno, data che ricorda San Giovanni Battista Scalabrini, vescovo missionario originario di Fino Mornasco (Como), dove nacque l’8 luglio 1839, e scomparso a Piacenza il 1° giugno 1905.

Nell’occasione verranno assegnati riconoscimenti a cinque persone che si sono particolarmente distinte in ambito economico, sociale, ambientale culturale e sportivo dando lustro alla Lombardia nel mondo. Ai premiati verrà conferito il titolo di “Voce lombarda nel mondo”.

Il testo della legge è il risultato dell’unificazione di due progetti di legge sul tema, uno di iniziativa della Giunta regionale e l’altro di Consiglieri di maggioranza, e del lavoro e delle audizioni avvenute in Commissione “Affari istituzionali”.

Prima dell’approvazione finale il Consiglio regionale è stato sospeso brevemente per permettere un esame congiunto degli emendamenti presentati e favorire un accordo bipartisan. Sono così stati accolti diversi emendamenti tra i quali quelli che prevedono un maggior coinvolgimento del Consiglio nella fase di attuazione della legge. Respinto l’emendamento che intendeva proporre come data della Giornata dei lombardi nel mondo il 15 luglio, ricorrenza della nascita di Santa Madre Cabrini, patrona dei migranti. (Paolo Costa/Inform/dip 16)

 

 

 

Italian Screens: rafforzare la promozione del cinema italiano nel mondo

 

ROMA - Durante la 77ma edizione del Festival di Cannes si torna a parlare di “Italian screen”. Nata dalla collaborazione tra Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura e Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e organizzata dall’Ufficio Progetti Speciali della DGCA-MiC presso Cinecittà, l’iniziativa promuove all’estero il meglio del cinema italiano e gli incentivi fiscali a favore della distribuzione e delle coproduzioni.

La conferenza di “Italian screens” si è svolta oggi, 17 maggio, presso l’Italian Pavilion (Majestic Hotel – Cannes) e ha visto importanti presenze istituzionali: Lucia Borgonzoni, Sottosegretario al Ministero della Cultura, Maria Tripodi, Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, introdotte da Roberto Stabile, Responsabile del Progetto. Un’occasione straordinaria per affrontare sviluppi e possibili strategie sul tema dell’audiovisivo italiano in ambito internazionale.

La convenzione, che ha dato vita a questa iniziativa, ha lo scopo di fornire agli Istituti Italiani di Cultura e alla rete delle Sedi Diplomatiche e Consolati prodotti audiovisivi recenti e di alto valore culturale e/o commerciale e di rafforzare la distribuzione del cinema italiano all’estero, incrementando la presenza nei mercati consolidati e andando a operare nei nuovi mercati emergenti, in un’ottica di razionalizzazione di risorse e ottimizzazione dei costi.

Il Progetto consiste nell’organizzazione di proiezioni di film italiani di recente produzione e che abbiano ottenuto riconoscimenti in Italia o all’estero con la partecipazione di attori, registi, sceneggiatori e altri professionisti italiani dell’audiovisivo coinvolti nella loro realizzazione, con particolare attenzione ai più giovani protagonisti da associare ad appuntamenti di taglio “business” di presentazione dell’industria cinematografica italiana.

“Le eccellenze del cinema italiano sempre più al centro della scena internazionale grazie a questa ambiziosa iniziativa che si pone come obiettivo quello di portare in modo coordinato e ancora più capillare all’attenzione di pubblico e addetti ai lavori di tutto il mondo il grande potenziale del sistema dell’audiovisivo nazionale”, ha commentato il Sottosegretario Borgonzoni. “Una causa che sta particolarmente a cuore al MiC, che infatti dedica risorse e ogni strumento a disposizione alla valorizzazione e alla promozione anche all’estero delle nostre maestranze, a cominciare dai talenti più giovani, figure dall’alta professionalità e dall’indiscussa creatività. Ringrazio il MAECI e tutti coloro i quali saranno coinvolti nel raggiungimento di questo importante traguardo per la crescita del Paese”.

“Grazie all’odierna firma della convenzione la rete diplomatico – consolare e degli IIC della Farnesina implementerà il proprio contributo alla diffusione del cinema italiano nel mondo, che ha avuto e ha un ruolo chiave nel consolidare l’immagine dell’Italia come Paese dinamico e protagonista della scena internazionale”, ha aggiunto il Sottosegretario Tripodi. “Una più stretta e intensa collaborazione col MiC nella promozione internazionale della nostra industria cinematografica è pertanto particolarmente funzionale – oltre alla diffusione dell’arte italiana – all’obiettivo di accrescere ulteriormente il protagonismo dell’Italia. Così facendo oltre a sostenere in modo diretto e concreto un comparto produttivo di assoluta eccellenza con significative ricadute economiche, alimentiamo nel pubblico internazionale quel desiderio d’Italia di cui beneficia il Paese nel suo complesso”.

“Italian screens” si propone, dunque, come occasione fondamentale per far conoscere i protagonisti del cinema italiano all’estero, per creare un pubblico che apprezzi le grandi produzioni del momento, ma anche per presentare agli operatori locali il meglio di ciò che il sistema audiovisivo italiano ha da offrire così da incentivare le coproduzioni, la crescita della qualità professionale della nostra industria e l’internazionalizzazione del nostro cinema. La rassegna rappresenta, inoltre, un’importante possibilità di networking per consentire ai professionisti del settore di entrare in contatto con coloro che possono illustrare al meglio il programma di incentivi a livello nazionale e regionale, a sostegno della produzione per chi gira in Italia.

Dopo Parigi, Tirana e Skopje, il fitto calendario di appuntamenti di “Italian Screens” farà tappa a Hong Kong, Los Angeles, Bogotà, Caracas, Cape Town, Johannesburg, Sofia, Bruxelles, Miami, Atlanta, New Delhi, Mumbai, Pechino, Beirut, Tunisi, Chicago, San Paolo, Rio de Janeiro, Jakarta e Singapore.

(aise/dip 17) 

 

 

 

 

I neri fantasmi di Marcinelle: uscito il libro di Egidio Pasuch sull'emigrazione bellunese in Belgio

 

BELLUNO - È uscito nei giorni scorsi, edito da Bellunesi nel mondo Edizioni, “I neri fantasmi di Marcinelle”. Storia (e storie) dell'emigrazione bellunese in Belgio”.

L'autore, Egidio Pasuch (insegnante e giornalista), ripercorre un secolo di emigrazione verso quello che era stato definito di volta in volta il “Paese Nero” e la “Terra di Caino”. La pagina più nota e drammatica di questa emigrazione, che ha interessato alcune migliaia di bellunesi (molti dei quali occupati proprio nelle miniere belghe) è stata rappresentata dalla tragedia di Marcinelle, dove perse la vita anche un sedicense, Dino Della Vecchia.

L’emigrazione bellunese verso il Belgio, però, non era cominciata nel secondo dopoguerra. Era iniziata almeno una ventina di anni prima, all’indomani della Grande Guerra. E all’emigrazione economica, abbastanza significativa, si aggiunse ben presto anche un’emigrazione per motivi politici. Le tensioni tra fascisti e antifascisti che ebbero per protagonisti emigranti bellunesi, furono assai forti anche in terra belga e talora sfociarono in drammatici fatti di sangue.

All’indomani della Seconda guerra mondiale, l’emigrazione verso il Belgio riprese, spontanea e significativa, già prima dei famigerati accordi del giugno 1946. I bellunesi, minatori per una tradizione che spesso è sfuggita per consistenza e peso agli storici locali, furono tra i primi a ripartire verso le miniere belghe, richiesti e ricercati dall’industria mineraria di quel Paese che per primo riaprì le porte all’emigrazione italiana, preferibilmente veneta e bellunese. In una fase immediatamente successiva aprirono le porte agli italiani e ai bellunesi anche le industrie siderurgiche belghe e l’edilizia.

“Quell’emigrazione, da più parti invocata all’indomani del conflitto – scrive l'autore - era considerata come una dura, inevitabile, necessità, unica valvola di sfogo alla disoccupazione in un tessuto economico estremamente povero. A partire furono soprattutto i più giovani, ma presto a raggiungerli furono le fidanzate, le mogli, le famiglie. Si partiva a gruppi, per paesi. Dall’Agordino e dal Basso Feltrino, ma anche dalla Destra Piave, la maggior parte finirono nelle miniere. Dalla Sinistra Piave e dall’Alpago partirono gruppi destinati soprattutto all’industria siderurgica. Un contributo importante a questa emigrazione lo diedero poi i cantieri per le costruzioni di dighe, sbarramenti, centrali (che attinsero operai soprattutto in Valbelluna)”.

Le condizioni di vita di quegli emigranti bellunesi erano difficili già tra le due guerre. Gli stessi problemi, legati soprattutto all’abitazione, si ripresentarono, ovviamente, anche all’indomani del conflitto (ma, si vedrà nello studio, le condizioni di vita nel Bellunese non erano in ogni caso molto migliori…).

Talora fu effettivamente denunciata anche la poca chiarezza dei contratti di lavoro. Ma in generale, per qualche anno il Belgio attirò migliaia di bellunesi allettati dalle buone paghe.

Secondo quanto ricostruisce Pasuch, la stampa bellunese - L’Amico del popolo, settimanale delle diocesi di Belluno e Feltre, soprattutto - sostenne inizialmente questa migrazione guardandola favorevolmente anche perché aveva come meta una realtà cattolica. Ma ben presto, di fronte ai primi morti e all’aprirsi di nuove opportunità migratorie, questo entusiasmo si raffreddò. Così come si raffreddò abbastanza in fretta anche la corsa dei bellunesi verso il Belgio. Le grandi tragedie (la stessa Marcinelle) arrivarono quando ormai quell’entusiasmo stava rapidamente declinando. E diedero a quell’economia belga - che tanto confidava nel carbone - e all’emigrazione bellunese verso quel Paese e quelle miniere quasi un colpo di grazia.

Ma ormai la colonia dei bellunesi in Belgio (raggiunti normalmente dalle loro famiglie) era numerosa e il loro inserimento già ben avviato.

La nascita dell’Associazione Emigranti Bellunesi nel 1966 rappresentò un momento importante per questi bellunesi in Belgio. L’interesse dell’Associazione verso questi emigranti e i loro problemi fu, nei primissimi anni, altissimo. Si cominciò a pensare a delle politiche per il rientro.

Le ultime pagine del libro sono dedicate alla questione del riconoscimento dei diritti dei silicotici che rientravano numerosissimi dal Belgio. “Su questo fronte, troppo in fretta dimenticato – conclude Pasuch - la società bellunese, soprattutto a partire dai primi anni Sessanta, seppe mobilitarsi compatta, ottenendo dei risultati importantissimi”. (aise/dip 17) 

 

 

 

Celebrata la quarta edizione della Giornata del Siciliano nel Mondo

 

VALGUARNERA – Successo ed entusiasmo. Così credo si possa riassumere in due parole la giornata del siciliano nel mondo celebrata il 15 maggio a Valguarnera in una bella location, una specie di terrazza che si affaccia su una valle ondulata e ricca di vegetazione e dalla quale si intravvede a poco più di un paio di chilometri in linea d’aria l’antica miniera Florestella. Un nome al quale è legata la storia del comune dell’ennese che per diversi secoli è stata fonte di vita per centinaia e centinaia di lavoratori che si sobbarcavano del duro lavoro in sotterraneo. Tra di essi anche i famosi “carusi”, ragazzini che erano adibiti al trasporto all’esterno dello zolfo, prima che arrivasse la meccanizzazione. Alle spalle la chiesa di Sant’Antonino che dall’alto guarda il paese che declivia verso il palazzo municipale e l’ampio centro storico ed oltre. In questa bella cornice, lo spazio all’aperto dove tutto era pronto, si è riempito degli alunni dell’Istituto Comprensivo Giuseppe Mazzini diretto dalla Dottoressa Grazia Lopresti che ci ha permesso di coinvolgere le classi quinte elementari e terze medie che con entusiasmo hanno aderito a partecipare al concorso “Ellisisily” per studenti edizione 2024, producendo un grande quantità di disegni, di poesie e di prose. Materiale che sarà prossimamente oggetto di una mostra che l’USEF ed il CARSE organizzeranno all’interno della scuola prima di acquisirlo all’archivio museo regionale dell’emigrazione siciliana. Presenti alla celebrazione: dei premiati Daniela Di Benedetto residente a Monaco di Baviera, donna impegnata nell’associazionismo e nella politica, presidente del Comites di Monaco e il regista e attore siculo americano Michael Cavalieri produttore e regista del doc-film “la porta dell’inferno” che affronta la tragedia del lavoro nelle miniere di zolfo in onore del nonno emigrato da Limina (ME). Collegato dall’Australia il Commentatore Tony Noiosi fondatore di diverse associazioni siciliane ed oggi presidente della federazione dei siciliani d’Australia che aderisce al Carse, di cui Noiosi è coordinatore per il Nuovo Galles del Sud. Collegato in video anche il Dr. Gaetano Calà vice presidente del Carse. La Dottoressa Sandra Pizzurro che modera l’incontro, chiama alla presidenza oltre ad Augello la Dottoressa Maria Letizia Di Liberti Dirigente Generale del dipartimento Famiglia dell’Assessorato, il Sig. Gianluca Arena assessore all’emigrazione del comune di Valguarnera, il Sen. Angelo Lauricella presidente dell’USEF e Paolo Bellone segretario del Carse e presidente dei Valguarneresi nel mondo. Dopo una breve introduzione ed un saluto ai presenti, la moderatrice dà la parola al segretario generale dell’USEF Salvatore Augello che introduce i lavori ringraziando i presenti. Un grazie particolare alle scolaresche presenti ed al corpo docente che ha subito sposato con entusiasmo il progetto di esprimere il loro pensiero sull’emigrazione sia sotto forma di prosa che di espressione grafica. L’oratore quindi, spiega per quale motivo è stata scelta la data del 15 maggio. Una scelta che coincide con quella del decreto che il re Umberto II firmò il 15 maggio 1946 che sanciva l’autonomia speciale della Sicilia. Continuando spiega che la manifestazione è itinerante ed ogni anno si organizzerà in una località diversa. Promette una successiva manifestazione da organizzare all’interno della scuola G. Mazzini dove verranno esposti tutti i lavori elaborati dagli studenti ed in quella occasione verrà regalato ai primi classificati il libro della storia dell’emigrazione a fumetti. Nell’immediato a tutti gli studenti presenti viene regalata la magliettina dell’USEF. Ulteriori valutazioni Augello le riserva per il convegno previsto nella seconda parte della giornata. Apprezzamento viene espresso dall’assessore Arena, che porta il saluto della sindaca e si dichiara orgoglioso di potere ospitare la manifestazione nel comune che ospita anche l’archivio museo dell’emigrazione siciliana. Apprezzamento esprime anche la dottoressa Di Liberti, che porta i saluti dell’Assessore On. Nuccia Albano e che nella seconda parte della giornata illustra l’impegno dell’assessorato per intervenire nel campo dell’emigrazione e dell’immigrazione così come la messa in campo di una serie di interventi legislativi nel campo dell’emigrazione per agevolare il rientro dei cervelli in fuga. La necessità di provvedere a mettere in campo provvedimenti adeguati non solo per stimolare il rientro delle persone, ma anche di capitali freschi necessari al rilancio dell’economia siciliana che passa dall’aumento dei posti di lavoro è sottolineato da Augello quando introduce il convegno sul tema: “Nuova emigrazione: quale politica per contrastarla?”. Per ottenere risultati in tal senso, per evitare l’ulteriore spopolamento delle zone interne, Augello sottolinea la necessità di creare le condizioni necessarie quali ad esempio le infrastrutture per facilitare la mobilità interna priva di strade, la sicurezza sul lavoro, la sicurezza con provvedimenti capaci di contrastare la criminalità organizzata. Il senatore Lauricella sollecita la necessità che la Regione ricominci a fare tornare sui propri bilanci l’emigrazione non come settore da assistere, ma come una risorsa che merita di essere valorizzata ed incentivata se si vogliono utilizzare le potenzialità economiche e di esperienza che in essa sono contenute. (Salvatore Augello/Inform/dip 20)

 

 

 

Domani a Potenza la Giornata dei Lucani nel Mondo

 

POTENZA - Una giornata dedicata a ricostruire quei rami “spezzati” della memoria storica dei nostri emigranti. È quanto c’è al centro della celebrazione della Giornata dei Lucani nel Mondo, in programma domani, 22 maggio, organizzata dal Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo.

La giornata, che sarà ospitata dalle 9.30 presso il Polo Bibliotecario Rione S. Maria, a Potenza, è frutto di una iniziativa di legge che la fa coincidere con la data di proclamazione dello Statuto della Regione Basilicata.

Nel corso dei suoi 5 anni di attività il Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo, che ha sede a Potenza, ha dato vita alla redazione di studi e ricerche sul fenomeno della emigrazione valorizzandone le peculiarità e seguendo la evoluzione completa nella prospettiva di iniziative in favore del Turismo di ritorno e delle radici realizzando “ALMANACCO LUCANO – Storia e Storie dei Lucani nel Mondo”.

Il Centro Studi, che ha aderito alla Confederazione Italiani nel Mondo che condivide l’iniziativa, vuole contribuire alla realizzazione di obiettivi di progresso culturale e civile ed in particolare promuovere ed attuare studi, ricerche e formazione professionale in campo giuridico, economico, sociale e politico sia nazionale che internazionale ed attività di studi e documentazione per la cultura giovanile con il fenomeno della migrazione studentesca e lavorativa, organismo di ricerca ai sensi della disciplina dell’UE C323/1 del 30 dicembre 2006.

Ora, il Centro Studi vuole rilanciare il progetto che si propone come strumento utile per ricostruire l’identikit del viaggiatore delle radici per permettere di indagare in fondo quello che è accaduto e potrà accadere. Per questo abbiamo collaborato attivamente alla realizzazione progettuale che spero darà i suoi frutti a seguito del completamento del bando sul Turismo delle radici in essere presso il MAECI.

Partendo dall’assunto di una intesa forte con la Federazione dei Lucani in Svizzera che sarà rappresentata dal suo Presidente Giuseppe Ticchio, l’UNPLI e la Pro Loco “La Perla” di Maratea, con Pierfranco De Marca che presenterà l’iniziativa del prossimo luglio e con il patrocinio di APT Basilicata, con i partner operativi di Paesi e Radici, Le Terre di Aristeo, Svimar, FILEF Basilicata e CTA ACLI, quest’anno il Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo ospiterà una folta delegazione di lucani provenienti dalla Svizzera per il primo Viaggio delle radici e contestualmente procederà ad assegnare una serie di riconoscimenti partendo dalla celebrazione del centenario Carmine Rocco Scelzi che da oltre 70 anni vive in Australia. Inoltre ringrazierà per il lavoro insigne di lucano nel mondo ed in Italia, Ugo Albisinni, primario radiologo a Bologna originario di Rotondella, presidente del Circolo Lucano di Bologna che realizza da anni un fitto programma di azioni ed iniziative capaci di mostrare il volto vero della Basilicata in Emilia Romagna.

Con lui, riconoscimenti a Franc Arleo, “geosofo” (Terra e saggezza) originario di Chiaromonte che teorizza la riforestazione dell’appennino, a Gianfranco Montano, l’uomo che ha “fatto le scarpe”, letteralmente, a Francis Ford Coppola e cura i piedi e le camminate di protagonisti del jet set mondiale dal suo laboratorio di San Brancato con il suo brand “Bespoke”, a Paola Francesca Natale, soprano di levatura internazionale, originaria di Valsinni, con un talento naturale espresso nei suoi studi al Conservatorio di Potenza.

E poi ancora, riconoscimenti ad Alessandro Vena, maestro concertista e docente di musica, che da Policoro, ha portato il suo talento in giro nei teatri più famosi del mondo mostrando un altro volto della Basilicata, a Dafne Vena, anche lei originaria della provincia di Matera, Pisticci, da dove è partito il padre emigrato a Reggio nell’Emilia e da dove ha spiccato il volo per la sua illuminante carriera di stilista ormai affermata nello scenario newyorkese e londinese.

Un salto in Europa, con un riconoscimento a Donato Puntillo, volto storico dell’emigrazione lucana e del suo sistema associazionistico in Svizzera ed a Adriana Bugatti, su segnalazione della Federazione Svizzera, che sarà in visita in Basilicata, per la sua opera meritoria di assistenza ai meno fortunati.

Ed infine, un premio ad un giovane potentino, Luca Lopomo, affermatosi in Puglia, che è già al suo secondo mandato di Sindaco a Crispiano.

“Investiamo su quel turismo delle origini, su quel turismo di ritorno che, negli anni, si è trasformato in una vera e propria industria specialmente nell’antica Europa dalla quale originano gran parte degli emigrati nelle Americhe, in Australia e in altri Stati. Portiamo - ha dichiarato Luigi Scaglione, Presidente del Centro Studi presentando l’evento - anche qui quel turismo che cresce grazie al bagaglio emozionale di coloro che, dopo aver scoperto le proprie origini e dopo aver visitato i luoghi natii dei loro antenati, con affetto e devozione restano legati a quei paesi e a quelle comunità che sono in grado di catturare i loro cuori”.

Da qui partirà il percorso della Giornata celebrativa con riflessioni e relazioni di chi opera nel progetto Turismo delle radici a livello regionale e nazionale e con il previsto intervento dei Parlamentari eletti all’estero Christian Di Sanzo (originario della Basilicata), Fabio Porta, Toni Ricciardi e di Salvatore Caiata, componente della Commissione Affari Esteri e Comunitari e Presidente della Delegazione presso l’assemblea Parlamentare della iniziativa Centro Europeo, che saranno il preludio alla seconda parte dell’evento quando sarà insediata la delegazione regionale della CIM, con le conclusioni affidate al Presidente nazionale, Angelo Sollazzo. (aise/dip 21) 

 

 

 

Parere favorevole della Commissione Affari Costituzionali sulla proposta per l’esenzione IMU

 

ROMA – La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha esaminato la proposta di legge C. 956 – e delle abbinate proposte C. 1099, C. 1323, C. 1400, C. 1701, C. 1743 e C. 1748 – recante “Modifiche all’articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, e all’articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, in materia di equiparazione del regime fiscale nell’applicazione dell’imposta municipale propria e dell’imposta di registro relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero”. La I Commissione ha espresso sul provvedimento alla Commissione Finanze un parere favorevole con un’osservazione in cui si invita la Commissione di merito a valutare l’opportunità di sopprimere il comma 2 dell’articolo 1 della proposta, in quanto volto a modificare una disposizione sulla quale è già intervenuto il decreto-legge n. 69 del 2023. Nel corso del dibattito il relatore Francesco Michelotti (FDI) ha ricordato come la proposta di legge, adottata come testo base dalla Commissione Finanze e non emendata, sia costituita da un solo articolo e sia volta a modificare il regime della fiscalità immobiliare relativa agli immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini italiani iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) al fine di rendere esente da IMU una unità immobiliare a uso abitativo, con le relative pertinenze, posseduta, a titolo di proprietà o di usufrutto, in Italia da cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), a condizione che sia situata nel comune di iscrizione nell’AIRE e che non risulti locata o data in comodato d’uso. Tale immobile, dunque, ai fini dell’imposta municipale, verrebbe assimilato all’abitazione principale. Dal relatore è stato inoltre segnalato come il comma 2 dell’articolo 1 del provvedimento in esame modifichi la disciplina dell’imposta di registro, segnatamente novellando la lettera a) della nota II-bis) all’articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986 al fine di chiarire che le agevolazioni ivi disposte per l’acquisto della prima casa (applicazione dell’aliquota ridotta al 2 per cento) si applichino in favore dei cittadini italiani iscritti all’AIRE, in luogo della locuzione che si riferisce ai cittadini “emigrati all’estero”, come previsto nella formulazione della norma vigente al momento della presentazione della proposta di legge. In relazione a tale disposizione dal relatore è stato rammentato come dopo la presentazione della proposta di legge sia entrato in vigore l’articolo 2 del decreto-legge n. 69 del 2023 (cosiddetto decreto Salvainfrazioni), con il quale il Governo è intervenuto sulle agevolazioni per l’acquisto della prima casa al fine di rispondere alla procedura d’infrazione n. 2014/4075 ed eliminare una presunta discriminazione fondata sulla nazionalità. Con quel provvedimento d’urgenza, infatti, è stata soppressa l’individuazione soggettiva dell’agevolazione, ovvero la qualifica di cittadino italiano emigrato all’estero, sostituendola con un criterio oggettivo, non legato più alla cittadinanza italiana: in particolare, – ha spiegato Michelotti – il decreto-legge ha previsto che l’aliquota agevolata si applichi se l’acquirente si sia trasferito all’estero per ragioni di lavoro e abbia risieduto o svolto la propria attività in Italia per almeno cinque anni, nel comune di nascita o in quello in cui aveva la residenza o svolgeva la propria attività prima del trasferimento. Dal relatore è stato poi osservato come il comma 3 quantifichi gli oneri derivanti dalle norme in commento in 8 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2023, di cui 3 milioni di euro annui destinati al reintegro delle minori entrate dei comuni, cui si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per esigenze indifferibili che si presentano in corso di gestione, di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Passando ai profili di competenza della Commissione Affari costituzionali, per quanto riguarda il rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite, Michelotti ha rilevato che la proposta di legge attiene alla materia, di competenza esclusiva statale, “sistema tributario e contabile dello Stato”, di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione.

A seguire il testo integrale del Parere con osservazione approvato dalla Commissione:

Il Comitato permanente per i pareri della I Commissione,

esaminata la proposta di legge C. 956, recante «Modifiche all’articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, e all’articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, in materia di equiparazione del regime fiscale nell’applicazione dell’imposta municipale propria e dell’imposta di registro relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero», e le abbinate proposte di legge C. 1099, C. 1323, C. 1400, C. 1701, C. 1743 e C. 1748;

rilevato che:

la proposta di legge – adottata come testo base dalla Commissione Finanze e non modificata nel corso dell’esame – è costituita da un solo articolo, ed è volta a modificare il regime della fiscalità immobiliare relativa agli immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini italiani iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) al fine di rendere esente da IMU una unità immobiliare a uso abitativo, con le relative pertinenze, posseduta, a titolo di proprietà o di usufrutto, in Italia da cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), a condizione che sia situata nel comune di iscrizione nell’AIRE e che non risulti locata o data in comodato d’uso (articolo 1, comma 1);

inoltre, la proposta modifica la disciplina dell’imposta di registro, segnatamente novellando la lettera a) della nota II-bis) all’articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986 al fine di chiarire che le agevolazioni ivi disposte per l’acquisto della prima casa si applichino in favore dei cittadini italiani iscritti all’AIRE, in luogo della locuzione che si riferisce ai cittadini «emigrati all’estero» come previsto nella formulazione della norma vigente al momento della presentazione della proposta di legge (articolo 1, comma 2);

infine, la proposta quantifica gli oneri derivanti dalle norme in commento in 8 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2023, di cui 3 milioni di euro annui destinati al reintegro delle minori entrate dei comuni, cui si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per esigenze indifferibili (articolo 1, comma 3);

constatato che:

la formulazione della lettera a) della nota II-bis) all’articolo 1 della tariffa, parte prima, allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986, sulla quale interviene l’articolo 1, comma 2, della proposta di legge, è stata modificata, successivamente alla presentazione della proposta di legge, dall’articolo 2 del decreto-legge n. 69 del 2023 e che conseguentemente l’agevolazione è ora riconosciuta all’acquirente che si è trasferito all’estero per ragioni di lavoro purché abbia risieduto o svolto la propria attività in Italia per almeno cinque anni, nel comune di nascita o in quello in cui aveva la residenza o svolgeva la propria attività prima del trasferimento;

ritenuto che: per quanto attiene al rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite:

la proposta di legge attiene alla materia, di competenza esclusiva statale, «sistema tributario e contabile dello Stato», di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione,

esprime PARERE FAVOREVOLE con la seguente osservazione:

valuti la Commissione di merito l’opportunità di sopprimere la disposizione di cui al comma 2 dell’articolo 1, in quanto non più riferibile al testo vigente della nota II-bis), comma 1, lettera a), primo periodo, della tariffa di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986. In particolare, a tal fine l’articolo 1, comma 1, della proposta di legge di bilancio 2020 (legge 27 dicembre 2019, n. 160), inserendo alla lettera c) – che elenca le ipotesi di assimilazione di immobili all’abitazione principale – il numero 6-bis). (Inform/dip 26)

 

 

 

Referendum popolari per il lavoro, campagna della Cgil per coinvolgere i cittadini residenti all’estero

 

ROMA – La CGIL ha lanciato una campagna per coinvolgere i cittadini italiani residenti all’estero nei referendum popolari, mirati a “ristabilire una legislazione del lavoro che garantisca dignità e sicurezza occupazionale”. “Con oltre 5 milioni di cittadine e cittadini italiani residenti all’estero, in Europa e nel resto del mondo, la Cgil si rivolge a questa vasta comunità per unirsi alla campagna referendaria e difendere i diritti dei lavoratori”, si legge nella nota del sindacato. “Il 25 aprile scorso è stato il punto di partenza per raccogliere le firme necessarie a presentare quattro referendum che annullino disposizioni che hanno precarizzato il mercato del lavoro. Attraverso le nostre strutture all’estero, la Cgil sta informando i connazionali sulle modalità di partecipazione e sensibilizzando sulle sfide che i referendum intendono affrontare”. Per coinvolgere attivamente gli italiani all’estero, sono in programma una serie di eventi internazionali: il  31 maggio , ore 17.00, si terrà una Assemblea internazionale online delle strutture alla presenza del Segretario Generale Maurizio Landini (per partecipare online si veda sito della Cgil  www.cgil.it)   ; l’11 giugno si terrà una Giornata internazionale dedicata alla raccolta firme, con punti di raccolta in forma cartacea e online a partire dalla città di Bruxelles con la presenza della Segreteria della Cgil nazionale. “La partecipazione degli italiani nel mondo è fondamentale per proteggere i diritti sul lavoro e costruire un futuro più equo e sicuro per tutti” sottolinea la Cgil che invita ad aderire alla campagna “per un lavoro tutelato, sicuro dignitoso e stabile” firmando i 4 quesiti referendari. E’ possibile firmare online sul sito del sindacato. (Inform/dip 30)

 

 

 

 

Comites/Cgie. Associazionismo italiano all’estero: opportunità e criticità

 

ROMA - Non c’è dubbio che, come in Italia, è previsto dall’articolo 18 della nostra Costituzione, l’associazionismo all’estero è fondamentale nel mantenere un’identità comune, in genere regionale, tra le nostre comunità presenti all’estero. Dare l’opportunità all’individuo di aggregarsi con i suoi simili rappresenta il fulcro di una democrazia e rinforza il sistema Paese.

L’aggregazione in forme associative riconosciute tra nostri connazionali e italo discendenti all’estero permette di mantenere in essere un sistema identitario che ci distingue e permette l’espressione della nostra lingua italiana e dialettale, come anche il rispetto, l’applicazione e il ricordo delle nostre varie culture regionali, tradizioni e il rivivere la storia del nostro paese. Tutti valori che, rimanendo vivi nelle famiglie e nelle associazioni, poi si possono tramandare alle generazioni successive, per mantenere vivo nello spirito ciò che possiamo definire con la parola “italianità”.

Ma l’associazionismo italiano all’estero deve avere anche funzioni più importanti della sola rappresentatività individuale e verso terzi, e cioè deve essere il ponte strumentale cittadino-istituzioni, in raccordo con il sistema Italia presente all’estero e consistente in rete diplomatica-consolare, Istituti di Cultura, Comitati elettivi italiani all’estero, patronati, Camere di Commercio estere, ICE e altri enti adibiti allo scopo.

Le associazioni nel loro ruolo sociale dovrebbero facilitare e trasmettere quegli elementi essenziali di educazione civica per poi rispettare al meglio i diritti e doveri che si connettono nell’essere cittadini italiani.

Oggi il sistema associativo all’estero si divide su tre livelli.

Il primo si compone delle associazioni che in applicazione delle disposizioni della Circolare MAECI n. 2/2013 include qualcosa come 1.410 associazioni presenti all’estero nei vari albi consolari per poi disporre anche di una valenza giuridica, ma spesso anche politica.

Il secondo si compone di associazioni di nuova costituzione o non aventi i requisiti previsti dalla Circolare ministeriale, ma pur sempre rappresentative di comunità italiane all’estero.

La terza comprende quelle associazioni che operano trasversalmente tra più circoscrizioni consolari o anche paesi diversi, ma che per diversi motivi o per consistenza numerica non optano nel registrarsi presso i vari albi consolari.

Queste associazioni italiane all’estero registrate in stato estero non possono essere considerate alla stessa stregua delle associazioni italiane iscritte in Italia e soggette al codice del Terzo settore, ma teoricamente potrebbero entrare a far parte di un registro o appendice a parte dello stesso RUNTS.

Inoltre, le diversità nei controlli dei bilanci e della base associativa di queste associazioni costituite all’estero, molto labili in termini di compliance, impongono criticità operative e inaccessibilità delle stesse all’accesso a fondi pubblici erogati dal sistema Italia. Cosa diversa sono i COM.IT.ES. che, anche se oggigiorno sono registrati all’estero sotto forma associativa, sono limitati nel numero dei membri, sono elettivi, sono regolati da legge apposita (L.286/2003) e ricadono sotto il controllo operativo e di finanziamento contributivo del Ministero degli Esteri.

Le associazioni italiane all’estero vivono quindi unicamente dei contributi dei propri associati, ma la debolezza finanziaria delle stesse le pone a rischio di essere controllate da pochi e quindi, di fatto, in tale debolezza funzionale vengono poi depauperate del principio base alla loro nascita, e cioè l’attività statutaria non a scopo di lucro di aggregazione e condivisione tra italiani e italo discendenti all’estero. La strumentalizzazione politica di queste associazioni all’estero da parte dei più abbienti indirizza poi spesso l’elezione dei parlamentari all’estero e l’elezione dei componenti dei Comitati Italiani all’Estero.

Per quanto riguarda le associazioni iscritte presso gli albi consolari, l’attuale normativa pone l’onere dei controlli sulla nostra rete consolare, che per limiti nelle risorse di capitale e umane non riesce a provvedere nell’accertarne i requisiti secondo i principi previsti dalla circolare ministeriale.

In Argentina è stato dimostrato che esistono, in detti albi consolari, associazioni senza base associativa certa, addirittura con la presenza negli stessi di associazioni non più registrate presso il tribunale argentino; nella complessità numerica di una frammentazione eccessiva si riscontra un’effettiva criticità nell’operatività delle stesse.

Dove esistono i problemi ci sono sempre anche delle soluzioni.

Una soluzione mirata potrebbe essere l’inclusione di queste associazioni presenti all’estero in un’appendice del RUNTS in Italia e delegare alle regioni, in sussidiarietà, le funzioni di controllo dei requisiti previsti da circolare o ancora meglio da legge istitutiva.

Un insieme di leggi regionali mirate allo scopo e l’istituzione di un Comitato Nazionale dell’Emigrazione inclusivo di rappresentanti delle regioni e in parte di membri di nomina governativa, potrebbe meglio assolvere il delicato compito di promuovere l’associazionismo tra gli italiani all’estero e trasformare qualcosa che oggi funziona con errori con qualcosa più in linea con le volontà dei cittadini e soprattutto essere vero ponte di collegamento tra i cittadini, gli italo discendenti, le istituzioni e le imprese in Italia.

Il ruolo delle Consulte regionali dovrebbe essere espanso con la creazione di un ponte strategico, utile al sistema Italia, che possa collegare le imprese in Italia in necessità d’internazionalizzazione con la nostra ampia presenza di cittadinanza ed italo discendenza all’estero. Il lavoro delle radici oltre i nostri confini nazionali non necessita la cittadinanza per identificarsi di origine italiana, ma una piattaforma digitale di collegamento imprese-regioni-cittadini nel mondo amplierebbe notevolmente la nostra capacità d’internazionalizzazione d’impresa e quindi la commercializzazione del nostro Made in Italy.

Alessandro Boccaletti, Cgie - Lega (Aise/dip 30)

 

 

 

 

Stufe drei ab 1. Juni. Wie die Chancenkarte mehr Ausländer auf den Arbeitsmarkt bringen soll

 

Die Arbeitskräfte-Lücke in Deutschland droht um Millionen offene Stellen zu wachsen. Bei der Erwerbsmigration ins Land will die Regierung deshalb Tempo machen – zum 1. Juni zündet die nächste Stufe. Von Anne-Béatrice Clasmann und Basil Wegener

 

In vielen Berufsfeldern funktioniert der Arbeitsmarkt in Deutschland längst nur dank Menschen mit ausländischen Wurzeln – und trotzdem wächst die Fachkräftelücke. Dem Arbeits- und Fachkräftemangel will die Regierung mit ihrer Reform des Fachkräfteeinwanderungsgesetzes entgegenwirken. Was der dritte Teil des Reformpakets bringt, der an diesem Samstag in Kraft tritt:

Wie viele Fachkräfte fehlen in Deutschland?

Sieben Millionen Fachkräfte müssten wegen des Älterwerdens der Gesellschaft bis 2035 ersetzt werden, sagte Arbeitsminister Hubertus Heil (SPD) neulich bei einem Fachkräftekongress der Regierung unter Berufung auf das Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung. Besonders gravierend ist der Mangel beispielsweise in der Pflege und der Gastronomie. IT-Fachleute fehlen in vielen Unternehmen und auch in den Behörden. Wegen des mageren Verlaufs der Konjunktur waren bei der Bundesagentur für Arbeit im März zwar nur noch 707.000 offene Stellen gemeldet, 70.000 weniger als vor einem Jahr.

Doch längerfristig erwartet Wirtschaftsminister Robert Habeck (Grüne), dass wohl immer mehr Stellen und Ausbildungsplätze zunächst offen bleiben. Diese besetzen zu können, entscheide perspektivisch darüber, „ob Deutschland wächst und der Wohlstand im Lande sich mehren kann beziehungsweise erhalten wird“. Heute hat rund ein Viertel aller Erwerbstätigen einen Migrationshintergrund – ein überdurchschnittlich hoher Anteil etwa in Reinigungsberufen und der Gastronomie.

Was ist ab 1. Juni neu?

Die mit dem Fachkräfteeinwanderungsgesetz im vergangenen Jahr beschlossene Chancenkarte tritt in Kraft. Sie richtet sich an Menschen, die nicht aus der Europäischen Union stammen. Dieses neue Instrument im Aufenthaltsgesetz soll den Zuzug von qualifizierten Arbeitskräften nach Deutschland erleichtern. Ein Vertrag mit einem Arbeitgeber in Deutschland ist hier keine Voraussetzung. Ausgeweitet werden ab dem 1. Juni außerdem die Möglichkeiten für Arbeitskräfte aus den Westbalkanstaaten, für einen Job nach Deutschland zu kommen. Davon können auch Ungelernte profitieren. Allerdings müssen alle, die über die sogenannte Westbalkanregelung einreisen wollen, vorab einen Arbeitsvertrag nachweisen.

Wie funktioniert die Chancenkarte?

Grundvoraussetzung ist eine mindestens zweijährige Berufsausbildung oder ein Hochschulabschluss im Herkunftsland sowie Sprachkenntnisse in Deutsch oder Englisch. Je nach Sprachkenntnis, Berufserfahrung, Alter und Deutschlandbezug bekommen Interessierte Punkte, die sie zum Erhalt der Chancenkarte berechtigen. Auch für Qualifikationen in Engpassberufen gibt es Punkte. Mit der Karte können Nicht-EU-Ausländer dann nach Deutschland kommen und haben dann ein Jahr lang Zeit, sich einen festen Job zu suchen. Unter bestimmten Voraussetzungen ist eine einmalige Verlängerung um zwei Jahre möglich.

Und was ist neu bei der Westbalkanregelung?

Diese Regelung erleichtert den Zugang zum deutschen Arbeitsmarkt für Staatsangehörige aus Albanien, Bosnien und Herzegowina, dem Kosovo, Nordmazedonien, Montenegro und Serbien. Bislang werden für Arbeitskräfte aus diesen Staaten, die eine Jobzusage haben, von der Bundesagentur für Arbeit pro Jahr 25.000 Genehmigungen vergeben. Dieses Kontingent soll auf 50.000 Zustimmungen jährlich verdoppelt werden.

Gibt es das Fachkräfteeinwanderungsgesetz nicht schon länger?

Tatsächlich hat Deutschland schon seit März 2020 ein Fachkräfteeinwanderungsgesetz, das die schwarz-rote Koalition beschlossen hatte, um den Zuzug von qualifizierten Arbeitskräften aus Nicht-EU-Staaten zu fördern. Nach Einschätzung von Experten blieb seine Wirkung einerseits wegen der Reisebeschränkungen durch die Corona-Pandemie, andererseits wegen des nach wie vor hohen bürokratischen Aufwands für die Erwerbsmigranten begrenzt. Im vergangenen November trat dann der erste Teil der von der Ampel-Koalition beschlossenen Reform des Gesetzes in Kraft. Die erste Stufe umfasste vor allem Erleichterungen bei der „Blauen Karte EU“ und bei anerkannten Fachkräften.

Und was gilt seit März?

Die Aufenthaltsmöglichkeit für Ausländer aufgrund berufspraktischer Erfahrung – ein Herzstück des Gesetzes zur Fachkräfteeinwanderung. Fachkräfte mit Abschluss und Berufserfahrung können ohne vorheriges Anerkennungsverfahren einreisen und in Deutschland arbeiten. Sie müssen also noch keine in Deutschland anerkannte Ausbildung vorweisen. Das soll Bürokratie einsparen und Verfahren verkürzen. Das Arbeitsplatzangebot in Deutschland muss ein Bruttojahresgehalt von mindestens 40.770 Euro zusichern – bei Tarifbindung des Arbeitgebers genügt eine Entlohnung entsprechend dem Tarifvertrag. Zur Deckung von zeitweilig besonders hohem Arbeitskräftebedarf wurde eine begrenzte kurzzeitige Beschäftigung ermöglicht. Die Bundesagentur für Arbeit hat hierfür für das Jahr 2024 ein Kontingent von 25.000 festgelegt.

Werden diese Reformen mehr Arbeitskräfte nach Deutschland locken?

Für eine Bewertung der Wirkung ist es noch zu früh, da die Neuerungen erst kurz gelten. Allerdings gibt es neben den teils hohen Anforderungen und bürokratischen Hindernissen noch andere Hemmnisse, die Erwerbsmigranten von einem Umzug nach Deutschland abhalten. „Angesichts des eklatanten Arbeitskräftemangels von über 400.000 Menschen pro Jahr ist die Chancenkarte in erster Linie eine Chance für Deutschland“, meint die Grünen-Innenpolitikerin Misbah Khan. Es liege nun an Deutschland als Gesellschaft und Wirtschaftsstandort, die neuen gesetzlichen Änderungen mit Leben zu füllen und als Einwanderungsland noch attraktiver zu werden.

Was schreckt Migranten außer der Sprache noch ab?

Im Vergleich zu anderen klassischen Einwanderungsländern ist die Steuern- und Abgabenlast in der Bundesrepublik relativ hoch. Das schreckt besonders Hochqualifizierte ab. Außerdem hat sich inzwischen herumgesprochen, dass es in einigen Ballungsgebieten schwierig ist, bezahlbaren Wohnraum zu finden. Aus einigen Kommunen war zuletzt zu hören, Vermieter würden bei neu zuwandernden ausländischen Interessenten teilweise nach einer Bürgschaft des Arbeitgebers fragen.

Könnte es demnächst noch weitere Reformen geben?

„Wir sind als Gesetzgeber aber auch noch nicht ans Ende gekommen“, meint Ann-Veruschka Jurisch, Innenexpertin der FDP im Bundestag. „Wir haben uns vorgenommen, das Ausländerrecht zu vereinfachen; das bleibt weiterhin eine offene Aufgabe“, sagt die Abgeordnete. Große Hoffnungen setzt sie in die Nutzung Künstlicher Intelligenz bei der Bearbeitung von Anträgen potenzieller Erwerbsmigranten. Das Auswärtige Amt leiste hier bereits Pionierarbeit. Das sei auch notwendig – heutige Wartezeiten von über einem Jahr könne sich Deutschland nicht leisten. (epd/mig 31)

 

 

 

 

Gespenster der Vergangenheit

 

Bei den Europawahlen droht nicht nur ein Zugewinn der Rechtspopulisten, sondern auch ein Rückfall in die leidige Sparpolitik. Robert Misik

 

Am kommenden Wochenende finden die Wahlen zum Europäischen Parlament statt und es wird allgemein angenommen, dass diese nicht gut ausgehen. Rechte, ultrarechte und rechtsextreme Parteien werden in vielen Mitgliedsländern an Boden gewinnen. Damit wird sich auch die Machtbalance im Parlament sowie in den anderen EU-Institutionen verändern. Im Grunde läuft schon der Wahlkampf „nicht gut“: Alles starrt derzeit auf die Rechtsparteien. Eine Woge des Rechtspopulismus hat den Kontinent erfasst und dies hat Auswirkungen auf die Ordnung der Diskurse. Die Zuspitzung lautet zumeist: antieuropäische Parteien versus proeuropäische Parteien. Unter „proeuropäisch“ wird alles subsumiert, was nicht antieuropäisch ist, also alles von den Sozialdemokraten über die Christdemokraten, die Liberalen, die Grünen bis hin zu den meisten akzentuierteren Linksparteien. Dies nivelliert faktisch alle anderen Differenzen und macht die Debatte nicht gerade klüger.

Klar, schon in der Vergangenheit waren Europawahlen nicht immer geprägt vom Streit um die verschiedenen Politikkonzepte sowie um die Richtung, in die sich die EU entwickeln soll. Ohnehin wird die Wahlentscheidung der Bürgerinnen und Bürger eher durch die Kontroversen auf der nationalen Ebene – wie die Frustration über die Regierungsparteien – motiviert und eher selten durch deren europapolitische Grundausrichtung. Häufig verbleibt die Debatte jedoch mittlerweile auf der Ebene von Slogans und der Jargonhaftigkeit. Man sei etwa gegen das „Europa der Konzerne“ oder gegen den „Neoliberalismus in Europa“. Nur wenige haben dabei mitbekommen, dass in der Europäischen Union in den letzten Jahren ordentlich etwas vorangegangen ist. Vieles hat sich zum Besseren verändert, wenn auch langsam und mühselig.

Der Unterschied ist frappierend, vergleicht man den heutigen „Zeitgeist“ und die Politik der letzten Jahre etwa mit dem Beginn der 2010er Jahre. Schon bald nach Beginn der Finanzmarktkrise schaltete die Europäische Union auf eine brutale Austeritätspolitik um. Besonders betroffene Länder wurden gemaßregelt und ihnen wurde ein Sparkurs verordnet, der diese Länder um Jahre zurückwarf. In der Eurozone führte dies zu beinahe zehn Jahren Stagnation. Das Gegeneinander der Nationen zerriss die Union beinahe. Üble nationalkulturelle Zungenschläge vergifteten die Europäische Union, oft war von „faulen Südländern“ auf der einen Seite sowie „fleißigen“ und „sparsamen Nordländern“ auf der anderen die Rede.

Doch dieses Paradigma hat sich seit 2015 allmählich verändert. Auf die Covid-19-Krise wurde schließlich ganz anders reagiert. Der Europäische „Wiederaufbaufonds“ war ein Programm wie aus dem keynesianischen Lehrbuch: Erstmals nahm die EU als Gemeinschaft Kredite auf den Finanzmärkten auf, um die Wirtschaft und die Konjunktur zu stützen, vor allem die der besonders betroffenen Staaten, wie etwa Italien. Immerhin 700 Milliarden Euro. Die strengen Austeritätsregeln wurden aufgeweicht und auch auf anderen Politikfeldern wurde vom strikten Wirtschaftsliberalismus abgewichen. Eine Mindestlohnrichtlinie verpflichtete die meisten Mitgliedstaaten, die Löhne in den unteren Segmenten anzuheben. Gewerkschaften wurden gestärkt, indem in einer Richtlinie festgeschrieben wurde, dass die Tarifbindung markant angehoben werden soll.

All das sind bemerkenswerte Schritte weg vom radikalen Wirtschaftsliberalismus und weg von den Maximen der Austeritätspolitik gewesen. Doch nun droht eine Austerität 2.0, da in der Fiskalpolitik wieder „Disziplin“ angesagt ist und das Paradigma der Wettbewerbsfähigkeit erneut benutzt wird, um die Lohnentwicklung zu bremsen und Kosten für die Unternehmen zu senken. Ein politischer Rechtsruck könnte also zu einer neuerlichen Kehrtwende führen. Wenn die Linke geschwächt würde und sich die Konservativen auf die „gemäßigten“ Teile der Rechtspopulisten stützen würden, bedeutete dies eine Verschiebung des Kräftegleichgewichts, die auch in der Wirtschafts- und Sozialpolitik nicht ohne Folgen bleiben würde – ganz zu schweigen von der sozial-ökologischen Transformation und der Klimapolitik.

Dasselbe gilt natürlich auch für nationale Wahlen: Werden eher linke Regierungen in den Mitgliedstaaten von rechten Regierungen abgelöst, blockieren diese sofort progressive Politik in den EU-Institutionen. Das konnte man bereits in den vergangenen Monaten gut beobachten, nachdem etwa in Finnland und in Schweden Rechtsregierungen an die Macht gekommen sind. In Finnland will die Mitte-rechts-Regierung von Petteri Orpo das Streikrecht massiv einschränken. Verbündete für eine Wirtschaftspolitik, die die Wohlfahrt der normalen Bürger stärkt und die Löhne anhebt, sind diese Regierungen sicherlich nicht. Dass in der Berliner Ampelregierung ausgerechnet der halsstarrige Neoliberale Christian Lindner das Finanzministerium besetzt, ist hier auch nicht gerade eine Hilfe. Dieser versucht derzeit auf allen Ebenen alle sozialen und wirtschaftspolitischen Fortschritte zu torpedieren. Der relativ fortschrittliche Geist der vergangenen Jahre kann so schnell wieder Vergangenheit sein.  IPG 31

 

 

 

Studie. Pflegende, Ältere und Migranten sind oft einsam

 

Erstmals liegen umfassende Daten zu einem Thema vor, das laut Bundesfamilienministerin Lisa Paus der ganzen Gesellschaft schadet: Einsamkeit. Besonders stark betroffen sind unter anderem Migranten. Die Bundesregierung möchte stärker dagegen vorgehen.

Alleinerziehende, Menschen hohen Alters und Migranten sind jüngsten Daten zufolge häufiger von Einsamkeit betroffen als andere Bevölkerungsgruppen. Das geht aus dem sogenannten Einsamkeitsbarometer des Bundesfamilienministeriums hervor, das am Donnerstag in Berlin vorgestellt wurde. Es handelt sich dabei um Daten des Sozioökonomischen Panels, die zwischen 1992 und 2021 erhoben wurden.

Demnach litten 16,4 Prozent der Alleinerziehenden im Jahr 2021 unter Einsamkeit, bei Haushalten ohne Minderjährige betrug der Anteil lediglich 10,5 Prozent. Auch in den analysierten Vorjahren 2020, 2017 und 2013 zeigte sich bei dem Vergleich der beiden Gruppen ein Abstand von etwa sechs Prozentpunkten. Dem Bericht zufolge betrifft die höhere Einsamkeitsbelastung generell Menschen, die Pflegearbeit leisten.

Migranten ebenfalls einsamer

Auch Menschen mit Migrationserfahrung sind den Daten zufolge tendenziell einsamer als andere. 16,3 Prozent der Über-18-Jährigen mit Migrationsgeschichte gaben 2021 an, besonders von Einsamkeit belastet zu sein. Bei Menschen ohne diese Erfahrung waren es nur 9,9 Prozent.

Die Einsamkeit bei Menschen mit Migrationserfahrung könnte der Studie zufolge reduziert werden, wenn der Zugang zu Bildung und Arbeitsmarkt verbessert wird. „Gleichzeitig bestehen für Menschen mit Migrations- und/oder Fluchterfahrungen erhöhte Hürden beim Zugang zu gesellschaftlichen Teilhabemöglichkeiten“, heißt es in der Studie. Auch der Abbau von Diskriminierung und Sprachhürden sowie die Förderung kultureller Angebote mit hoher Anziehungskraft für diese Bevölkerungsgruppen könnten helfen.

 „Millionen Menschen in Deutschland fühlen sich einsam. Während der Pandemie hat dieses Gefühl stark zugenommen“, sagte Bundesfamilienministerin Lisa Paus (Grüne) am Donnerstag. Am stärksten von Einsamkeit betroffen seien über den untersuchten Zeitraum hinweg im Schnitt Menschen über 75 Jahre gewesen, erklärte Paus. Lediglich im ersten Pandemiejahr 2020 seien erstmals jüngere Menschen zwischen 18 und 29 Jahren mit einer Quote von 31,8 Prozent stärker von Einsamkeit betroffen gewesen als Menschen über 75 (22,8 Prozent).

Paus: Einsamkeit ein „drängendes Problem“

Erhoben haben die Forscher die repräsentativen Daten zum Einsamkeitsgefühl nach Alter, Geschlecht und Wohnort im Osten und Westen Deutschlands. Dabei wurden Erwachsene ab 18 Jahren berücksichtigt. Zu beachten ist darüber hinaus, dass die zuletzt betrachteten Daten aus Erhebungen vor der Corona-Pandemie stammen. Erst im kommenden Jahr wird es nach Angaben des Familienministeriums analoge Erhebungen für die Jahre nach 2021 geben.

Ministerin Paus betonte, dass Einsamkeit ein „drängendes Problem“ sei, das der gesamten Gesellschaft schade. Die Daten lieferten erstmals eine solide Grundlage, um Einsamkeit gezielt zu bekämpfen. „Wir wollen Einsamkeit aus der Tabu-Zone holen“, bekräftigte Paus. In den kommenden Wochen wolle die Bundesregierung mit „gezielten Kampagnen“ auf das Thema aufmerksam machen, unter anderem mit einer Aktionswoche vom 17. bis 23. Juni und Clips in sozialen Netzwerken. (epd/mig 31)

 

 

 

 

Demokratie in Gefahr?

 

Deutschlands Debatte um die Gefahr von rechts dreht sich um sich selbst. Dabei würde der Blick zu den europäischen Nachbarn helfen. Nils Meyer-Ohlendorf

 

Ist die Demokratie in Deutschland bedroht? Viele Menschen sind derzeit dieser Meinung. In Ostdeutschland könnte die Alternative für Deutschland (AfD) die nächsten Landtagswahlen gewinnen – eine Partei, die vom Bundesverfassungsschutz als rechtsextremistischer Verdachtsfall geführt werden darf. Ganze Landesverbände der Partei sowie deren Jugendorganisation gelten als „erwiesen extremistische Bestrebungen“. Es ist nicht ausgeschlossen, dass Björn Höcke, Deutschlands bekanntester Rechtsextremist, Ministerpräsident Thüringens wird. Nach dem Überfall auf den SPD-Politiker Matthias Ecke fühlte sich die FAZ sogar an Weimar erinnert. Minister sehen sich veranlasst, vor Umsturzfantasien zu warnen. Im Europawahlkampf gehe es darum, die Demokratie zu verteidigen und Nazis abzuwehren.

Doch treffen diese Einschätzungen zu? Ein Blick über den Tellerrand hilft, die reellen Gefahren für die Demokratie zu ermitteln. Bei den europäischen Nachbarn waren oder sind rechtsextreme Parteien an der Regierung – teilweise seit vielen Jahren. In Italien stellen die „Brüder Italiens“ die Regierungschefin. In der Schweiz kommen zwei von sieben Bundesräten von der Schweizerischen Volkspartei. Die Partei Die Finnen stellt als zweitgrößter Koalitionspartner neun Ministerinnen und Minister in der neuen finnischen Regierung. In Schweden tolerieren die Schwedendemokraten eine Minderheitsregierung. Mit gut 20 Prozent der Sitze sind sie die größte Partei in dieser Formation. In den Niederlanden duldete die Partij voor de Vrijheid von Geert Wilders die erste Rutte-Regierung und wird nun wohl der größte Koalitionspartner der neuen Rechts-Regierung. Auch die österreichische FPÖ war zuletzt 2019 Regierungspartei.

Obwohl diese Parteien teilweise deutliche Unterschiede aufweisen, gibt es auch viele Gemeinsamkeiten – etwa ausländerfeindliche und nationalistische Rhetorik und Politik. Eine weitere Gemeinsamkeit ist, dass Regierungsbeteiligungen dieser Parteien nicht zu einem grundlegenden Demokratieabbau geführt haben. Der Kern der Demokratie – etwa freie Wahlen, eine unabhängige Justiz, freie Medien, Gewaltenteilung oder eine freie Zivilgesellschaft – ist weitgehend intakt geblieben. Einen Umsturz oder state capture wie in Ungarn hat es nicht gegeben. Rechtsextreme Parteien sind zwar durch Wahlen in Regierungsverantwortung gekommen, sie sind aber auch wieder abgewählt worden.

Auf dem Weg zur Macht und in Regierungen sind diese Parteien zudem oft moderater geworden. Große Wählergruppen lehnen extremistische Positionen tendenziell ab. Außerdem wirken der Zwang zum Kompromiss in Koalitionen, die Grenzen von Verfassungen oder die EU-Mitgliedschaft Extremismus entgegen. Befürchtungen, die Regierung Meloni werde zu Demokratieabbau in Italien führen, haben sich nicht bewahrheitet. Das gleiche gilt für die Niederlande, die Schweiz, Finnland, Dänemark und Schweden. Ebenso für Österreich, wo es in Kärnten und im Burgenland Koalitionen zwischen FPÖ und SPÖ gab.

Die Erfahrungen der Nachbarn bedeuten jedoch nicht automatisch, dass eine starke AfD kein Demokratieproblem ist. Diese Gleichung stimmt schon deshalb nicht, weil Erfahrungen eines Landes nicht ohne Weiteres auf die eines anderen übertragen werden können. Zudem ist die AfD extremistischer als ihre europäischen Pendants. In ihrem eigenen Umfeld gefangen, ausgegrenzt und ohne echte Machtperspektive, hat die AfD sich seit ihrer Gründung radikalisiert. Andere rechtsextreme Parteien in Europa haben sich eher in die andere Richtung entwickelt. Sie halten die AfD für zu extremistisch und haben sie aus der Fraktion Identität und Demokratie (ID) im Europaparlament ausgeschlossen, da sie durch den Extremismus der AfD ihre Wahlchancen gefährdet sehen. Sollte dieser Rausschmiss vor allem aus Überzeugung erfolgt sein, wäre er eine sehr gute Nachricht für die Demokratie in Europa. Eine fraktionslose und damit fast bedeutungslose AfD wäre eine weitere.

Obwohl ein Vergleich zwischen Ländern immer schwierig ist, legen die Erfahrungen der Nachbarn einen Schluss nahe: Wie gefährlich rechtsextreme Parteien für Demokratien sind, hängt vor allem von der Stärke der Demokratie selbst ab. Dieser Aspekt fehlt größtenteils in der deutschen Debatte. So sind eine starke Zivilgesellschaft, die föderale Struktur Deutschlands und die Mitgliedschaft in der EU Stärken der deutschen Demokratie. Große Mehrheiten unterstützen diese, auch wenn es viele Vorbehalte gibt, wie Demokratie im Alltag funktioniert. Deutschland ist über die Jahrzehnte toleranter, emanzipierter, bunter und damit demokratischer geworden. Trotz stärkeren Zuspruchs für die extremen Ränder ist die politische Mitte weiterhin das Kraftzentrum der deutschen Politik.

Diese Stärken dürfen jedoch nicht über die Schwächen hinwegtäuschen – etwa eine strukturelle Schwächung des professionellen Journalismus, eine stärker polarisierte Debatte, ein Mangel an Gelassenheit sowie ein weit verbreitetes Gefühl der Verunsicherung. Die unbeliebte und oft zerstrittene Bundesregierung hilft in dieser Lage nicht. Unter dem Strich bedeutet dies: Deutschland im Jahr 2024 ist eher mit Österreich, der Schweiz, Italien, den Niederlanden, Dänemark, Schweden oder Finnland zu vergleichen. Es gibt offensichtlich viel mehr Parallelen zu diesen Ländern als zu Deutschland 1933. Fast nichts spricht dafür, dass die AfD Deutschlands Demokratie umkrempeln wird.

Nichtsdestotrotz leistet sich Deutschland eine introvertierte und alarmistische Debatte. Die Erfahrungen der Nachbarn spielen in der deutschen Diskussion praktisch keine Rolle. Fast niemand will hören, wie es dort mit Rechtsextremen gehalten wird und was von den Nachbarn gelernt werden könnte. Der Rausschmiss der AfD aus der ID-Fraktion hätte eine Diskussion über die Entwicklung rechtsextremer Parteien in Europa zur Folge haben können, aber die Nachrichten an den Tagen nach dem Rausschmiss wurden vom „Nazi-Eklat“ auf Sylt dominiert. Selbst der Bundeskanzler sah sich veranlasst, das Gegröle zu kommentieren.

Die deutsche Debatte dreht sich zudem viel um die eigene Geschichte und damit um sich selbst. Es werden Vergleiche mit Weimar gezogen, egal wie haltlos sie sind. Treffen zwischen Identitären, AfD- und CDU-Politikern zu Remigration sind abscheulich, aber offensichtlich keine „Wannseekonferenz 2.0“. Solche absurden Vergleiche kosten wertvolle Glaubwürdigkeit. Sie polarisieren und schwächen die Demokratie.

„Wehret den Anfängen“ ist eine zentrale Einsicht aus der deutschen Geschichte, aber sie bedeutet nicht, strategielos der eigenen Empörung freien Lauf zu lassen und auf Mobilisierung im eigenen Lager zu setzen. Sie bedeutet vor allem, Moderate von Extremisten zu trennen, zu überzeugen und neue Mehrheiten zu gewinnen. Das ist immer schwierig. Zur Zeit fällt dies aber besonders der politischen Linken schwer.

Anstatt der Kraft der offenen Debatte und der eigenen Überzeugungskraft zu vertrauen, gibt es von links viele Rufe nach Verboten, Polizei, Staatsanwaltschaft und Verfassungsschutz. Es gibt austauschbare Reden mit den üblichen Soundbites wie „Demokraten müssen sich unterhaken“ oder „man muss klare Kante gegen rechts zeigen“. Die Überzeugung, Rechtsextremen keine Plattform geben zu dürfen, ist vor allem im linken Meinungsspektrum weit verbreitet, obwohl die AfD damit ihre Lieblingsbühne bekommt, nämlich keine Bühne zu haben, ausgegrenzt zu werden und Opfer zu sein. Im Ergebnis wirkt Links in weiten Teilen abgekapselt, inhaltsleer und sprachlos. Für die AfD ist dies ein Geschenk.

Im selbsterzeugten Kunstnebel von Weimar fällt es zudem schwer, verständlich zu machen, wofür die AfD konkret steht: für antipluralistische Überzeugungen, die ihre politischen Gegner als „Alt- oder gar Systemparteien“ diffamiert, für die Diskreditierung Deutschlands als „Unrechtsstaat“, für ausländerfeindliche Politik, für verantwortungslose Klimapolitik, für Sympathien mit Putin oder für eine Politik, die Europa vom Spieler zum Spielball der Weltpolitik macht. In der aufgeheizten Debatte werden zudem Kritik an Sachpolitiken und Verteidigung von Demokratie oft vermengt. Damit wird die inhaltliche Auseinandersetzung mit der AfD schwierig, obwohl diese es ist, die sich große Mehrheiten wünschen.  

Kurzum: Demokratie lässt sich besser mit Selbstbewusstsein und einer offenen Debatte verteidigen.  Deutschland hat viele Gründe, in die Stärke der eigenen Demokratie zu vertrauen. In der Wagenburg „gegen rechts“ wird diese aber häufig nicht wahrgenommen. IPG 29

 

 

 

 

Flüchtlingspolitik. Faeser: Italiens Asyl-Pläne mit Albanien „interessantes Modell“

 

Italien will Asylverfahren von Bootsflüchtlingen künftig nach Albanien auslagern. Die umstrittene Zusammenarbeit mit dem Nicht-EU-Land wird auch in Berlin verfolgt. Das Modell stößt bei Innenministerin Faeser auf Interesse. CDU kann sich entsprechende Pakte mit Senegal und Ghana vorstellen.

In der Debatte über eine mögliche Verlagerung von Asylverfahren in Drittstaaten hat Bundesinnenministerin Nancy Faeser Interesse an der italienischen Zusammenarbeit mit Albanien bekundet. „Ich schaue mit Spannung darauf, was Italien gemeinsam mit Albanien macht“, sagte die SPD-Politikerin dem „Stern“. „Italien will selbst Asylverfahren in Albanien abwickeln. Das ist ein interessantes Modell, über das ich mich mit meinem italienischen Amtskollegen austausche.“

Die Bundesregierung hatte mit den Bundesländern vereinbart, die Möglichkeit von Asylverfahren außerhalb der EU zu prüfen – Ergebnisse sollen im Juni vorliegen. „Wir prüfen, wie Asylverfahren in Drittstaaten rechtlich möglich wären“, sagte Faeser dazu. Die zentrale Frage bleibe aber: „Welcher Staat wäre überhaupt bereit, in größerer Zahl Flüchtlinge zu übernehmen? Welches Land würde für die Sicherheit dieser Menschen sorgen und sie bei einer Ablehnung auch zurückführen? Alles unter Wahrung der Menschenrechte.“

Ob Asylverfahren in größerem Stil in einem kleinen Land wie Ruanda stattfinden könnten, wage sie zu bezweifeln. „Wie viele Flüchtlinge hat Ruanda denn bisher für andere Länder aufgenommen? Großbritannien tut sich hier – gelinde gesagt – sehr schwer“, sagte Faeser. Viel wichtiger sei, „dass wir uns weiter auf den besseren Schutz der EU-Außengrenzen und schnellere Verfahren konzentrieren, so wie es die EU-Asylrechtsreform vorsieht“.

CDU schlägt Senegal und Ghana vor

Die konservative britische Regierung bemüht sich seit langem darum, Menschen, die ohne die notwendigen Papiere einreisen, nach Ruanda abzuschieben. Sie sollen dort Asyl beantragen, eine Rückkehr nach Großbritannien ist nicht vorgesehen. Das Vorhaben stößt international auf massive Kritik.

Von der Kritik unbeeindruckt bringt CDU-Politiker Thorsten Frei neben Ruanda mit Senegal und Ghana zwei weitere afrikanische Länder in die Debatte ein. „Wir dürfen bei der Drittstaatenlösung nicht immer nur von Ruanda sprechen“, sagte der Erste Parlamentarische Geschäftsführer der Unionsfraktion dem Nachrichtenportal t-online. Auch andere Orte kämen infrage. „Fest steht, dass Länder, wie der Senegal oder Ghana als sichere Herkunftsstaaten gelten. Beide würden die rechtsstaatlichen Anforderungen erfüllen“, betonte der CDU-Politiker.

FDP offen für Pakte mit afrikanischen Staaten

Frei setzt auch auf die Bereitschaft solcher Staaten. „Ich bin überzeugt davon, dass es in Afrika mehrere Länder gibt, die grundsätzlich bereit, aber auch unter rechtsstaatlichen Gesichtspunkten in der Lage sind, eine solche Aufgabe zu übernehmen.“ Wichtig sei vor allem, dass man auf Augenhöhe spreche. Man könne so etwas in einem umfassenden Vertrag regeln, „der beispielsweise auch besondere Zugänge zum europäischen Binnenmarkt oder zum Arbeitsmarkt beinhaltet. Man könnte auch über Ausbildungskooperationen nachdenken.“ Kritik wiederum bemängeln, dass solche Abkommen meist auf Erpressung beruhen, weil arme Staaten keine wirtschaftliche Handhabe gegen Offerten reicher Ländern haben. Umfassende Vereinbarungen über Asylverfahren in Drittstaaten hatte die CDU in ihrem unlängst verabschiedeten Grundsatzprogramm als Ziel verankert.

Auch die FDP will weitere Länder in Afrika für Drittstaatenregelungen gewinnen. „Statt den Fokus einzig auf Ruanda zu legen, müssen wir auch weitere, denkbare Optionen in den Blick nehmen. Ich gehe davon aus, dass es einige Länder in Afrika gibt, die für ein solches Modell infrage kommen“, sagte der Parlamentarische Geschäftsführer der FDP-Fraktion, Stephan Thomae, den Zeitungen der Mediengruppe.

Abkommen in der Kritik

Das EU-Land Italien verfolgt einen ähnlichen Ansatz. Es will in Albanien Flüchtlingslager einrichten. Nach den Plänen sollen Menschen, die von den italienischen Behörden auf hoher See an Bord genommen wurden, nach Albanien gebracht werden. In den von Italien betriebenen Zentren in dem Nicht-EU-Land sollen ihre Asylanträge geprüft und, wenn nötig, schnelle Rückführungen ermöglicht werden.

Die Parlamente beider Staaten haben das entsprechende Abkommen trotz einiger Kritik gebilligt, die Umsetzung hatte sich zuletzt aber verzögert. Die Zentren sind für Menschen vorgesehen, die von italienischen Behörden in internationalen Gewässern an Bord genommen werden. (dpa/mig 28)

 

 

 

Amtlich. Größte Zahl an Einbürgerungen seit der Jahrtausendwende

 

Im vergangenen Jahr sind in Deutschland rund 200.100 Menschen eingebürgert worden. Das sind so viele wie noch nie seit Beginn der Zeitreihe im Jahr 2000. Die häufigsten vertretenen Staatsangehörigkeiten waren Syrien, Türkei, Irak, Rumänien und Afghanistan. Ukrainer spielen keine große Rolle - noch.

Im vergangenen Jahr sind in Deutschland so viele Menschen eingebürgert worden wie noch nie seit Beginn der Zeitreihe im Jahr 2000. Das teilte das Statistische Bundesamt am Dienstag in Wiesbaden mit. Die Zahl der Einbürgerungen stieg im Vergleich zum Vorjahr um 19 Prozent, nachdem sie 2022 im Vorjahresvergleich bereits um 28 Prozent gestiegen war. In absoluten Zahlen wurden 2023 rund 200.100 Ausländerinnen und Ausländer eingebürgert.

Menschen aus 157 unterschiedlichen Staatsangehörigkeiten erhielten 2023 die deutsche Staatsbürgerschaft. Die fünf häufigsten vertretenen Staatsangehörigkeiten waren Syrien, Türkei, Irak, Rumänien und Afghanistan. Diese Länder stellten zusammengenommen über die Hälfte aller Einbürgerungen.

Eingebürgerte sind jünger als der Bevölkerungsdurchschnitt

Die Eingebürgerten waren im Durchschnitt 29,3 Jahre alt und somit deutlich jünger als die Gesamtbevölkerung. Der Frauenanteil an den Eingebürgerten war mit 45 Prozent geringer als in der Gesamtbevölkerung.

Wie zuvor stellten syrische Staatsangehörige die größte Gruppe unter den Eingebürgerten. Sie machten alleine mehr als ein Drittel aller Einbürgerungen aus. Ihre Zahl stieg im Vergleich zum Vorjahr noch mal um 56 Prozent. 2022 hatte sich diese Zahl im Vorjahresvergleich bereits mehr als verdoppelt und 2021 sogar versiebenfacht.

Sprachkenntnisse und Mindestaufenthaltsdauer

„Die hohe Zahl der Einbürgerungen von Syrerinnen und Syrern steht demnach im Zusammenhang mit der hohen Zuwanderung von syrischen Schutzsuchenden in den Jahren 2014 bis 2016. Diese erfüllen mittlerweile vermehrt die Voraussetzungen für eine Einbürgerung, unter anderem im Hinblick auf Sprachkenntnisse und Mindestaufenthaltsdauer“, erklärten die Statistiker.

Die Einbürgerungen irakischer Staatsangehöriger nahmen um 57 Prozent zu, während die Einbürgerungen türkischer Staatsangehöriger 25 Prozent zurückgingen. Die Zahl der Einbürgerungen rumänischer Staatsangehöriger stieg um 8 Prozent, und die Zahl afghanischer Eingebürgerter stieg um 55 Prozent.

Die Zahl der Einbürgerungen von Ukrainerinnen und Ukrainern stieg 2023 um sechs Prozent auf 5.900, nachdem sie sich von 2021 auf 2022 im Zuge des russischen Angriffs von 1.900 auf 5.600 fast verdreifacht hatte. Die Einbürgerungen ukrainischer Staatsangehöriger machten 2023 drei Prozent aller Einbürgerungen aus. (dpa/mig 29)

 

 

 

EU-Politik. Von der Leyens Rechtsruck

 

Wie eng wird im neuen EU-Parlament nach der Wahl mit rechten Parteien zusammengearbeitet? Ursula von der Leyen steht in der Kritik – auch wegen der umstrittenen Migrationsabkommen. Auch der frühere EU-Kommissionspräsident Juncker ist besorgt über den Rechtsruck.

EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen hat sich bei einer TV-Debatte mit weiteren Spitzenvertretern europäischer Parteienfamilien dafür gerechtfertigt, eine Kooperation mit der rechtskonservativen EKR-Fraktion nicht auszuschließen. „Ich habe mit Giorgia Meloni sehr gut im Europäischen Rat zusammengearbeitet, wie ich es mit allen Staats- und Regierungschefs tue“, sagte die Spitzenkandidatin der EVP-Fraktion am Donnerstagnachmittag im EU-Parlament in Brüssel. Meloni sei eindeutig für Europa und gegen Putin, das habe sie sehr deutlich gesagt. „Und für die Rechtsstaatlichkeit – wenn das so bleibt – dann bieten wir an, zusammenzuarbeiten.“

Die ultrarechte Partei der italienischen Premierministerin Meloni, die Fratelli d’Italia, ist Mitglied der EKR-Fraktion. Bei einer Debatte Ende April in Maastricht hatte von der Leyen eine Kooperation mit dieser Fraktion nach der Wahl nicht ausgeschlossen. Als ein Grund dafür gilt, dass sie für eine Wiederwahl durch das Europaparlament auf Stimmen von der Partei von Meloni angewiesen sein könnte.

Unverständnis über von der Leyens Haltung

Sandro Gozi, Spitzenkandidat der liberalen Renew-Fraktion, äußerte bei der Diskussion in Brüssel Unverständnis über von der Leyens Haltung: Er verstehe nicht, wie die Europäische Volkspartei und von der Leyen bereit seien, sich Meloni zu öffnen. „Man muss gegen die extreme Rechte kämpfen.“ Gozi bezeichnete sowohl die EKR-Fraktion als auch die rechtsnationale ID-Fraktion als Teil der extremen Rechten.

Der Spitzenkandidat der europäischen Sozialdemokraten, Nicolas Schmit, betonte ebenfalls, dass es keine Allianz mit der extremen Rechten geben dürfte. „Ich würde sagen: in solchen Angelegenheiten brauchen wir Klarheit und keine Zweideutigkeit.“

„Kein Kompromiss mit der extremen Rechten“

Auch Walter Baier, Spitzenkandidat der europäischen Linken, pochte darauf, dass es keinen Kompromiss mit der extremen Rechten und ihrer Agenda geben dürfe. „Deshalb war ich wirklich schockiert, Frau von der Leyen, als ich Sie in Maastricht sagen hörte, dass es vom Ausgang der Wahlen abhängt, ob Sie mit ihnen koalieren oder mit ihnen zusammenarbeiten werden.“

Terry Reintke, Spitzenkandidatin der europäischen Grünen, warnte davor, dass ein Rechtsruck bei der Wahl und eine mögliche Zusammenarbeit der EVP- mit der EKR-Fraktion „eine Katastrophe für das Klima“ wäre.

Juncker besorgt über Rechtsruck in Parteienfamilie mit CDU und CSU

Besorgt über rechte Tendenzen in der EU-Politik hat sich auch der frühere EU-Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker geäußert. „Ich stelle einen Rechtsruck in der EVP fest, gegen den ich kämpfe. Wer sich zu sehr nach rechts lehnt, riskiert, aus dem Fenster zu fallen“, warnte Juncker in einem am Freitag veröffentlichten Interview der Zeitung „Luxemburger Wort“.

Zu der christdemokratischen EVP gehören neben Junckers Partei CSV und der deutschen CDU und CSU unter anderem die Regierungsparteien aus EU-Ländern wie Österreich, Schweden, Griechenland und Irland. Sie führt derzeit in Umfragen zur Europawahl und hat Ursula von der Leyen als ihre Spitzenkandidatin für eine zweite Amtszeit als Kommissionspräsidentin nominiert.

Juncker, der von 2014 bis 2019 EU-Kommissionspräsident war, sagte weiter: „Wenn traditionelle Parteien damit beginnen, wie Rechtspopulisten zu reden, dann werden die Grenzen zwischen gestandenen Volksparteien und den Rechtsextremen verwischt – auch in der Wahrnehmung innerhalb der Bevölkerung. Damit kann die Demokratie nur verlieren.“ Es würde der EVP gut zu Gesicht stehen, sich meilenweit vom allgemeinen Rechtsdrall fernzuhalten. Zugleich betonte er, dass er auch andere Parteien für die Entwicklungen für verantwortlich halte. „In Frankreich hat Emmanuel Macron den Rechtsruck zu verantworten und nicht die EVP“, sagte er.

Juncker warnte vor jeder formellen Koalition mit rechtsextremen Parteien. Zu einer möglichen Zusammenarbeit zwischen der EVP und Melonis Fratelli d’Italia äußerte sich Juncker etwas zurückhaltender als noch vor einigen Monaten. „Ich muss zugeben, dass Giorgia Melonis Partei wider meiner Erwartungen einen eher pro-europäischen Kurs fährt“, sagte er. Allerdings müsse man auch auf den Diskurs achten, den Parteien pflegten, bevor sie an die Macht gekommen seien, und darauf, welches Menschenbild sie vertreten hätten.

EU-Spitzenkandidat Schmit attackiert von der Leyen für Migrationsdeal

Weiter in der Kritik steht von der Leyen auch wegen der umstrittenen Migrationsabkommen mit Staaten in Nordafrika. Der Spitzenkandidat der europäischen Sozialdemokraten, Nicolas Schmit, kritisierte von der Leyen dafür heftig. Er sei entsetzt über die Medienberichte, denen zufolge Geflüchtete in Tunesien in die Wüste getrieben, verprügelt und teilweise getötet würden, sagte Schmit während der TV-Debatte.

„Das ist nicht Europa. Das sind nicht unsere europäischen Werte. Das ist eine Vereinbarung mit einer bösartigen Diktatur“, sagte Schmit. Direkt an Kommissionspräsidentin von der Leyen gerichtet, ergänzte er: „Also erzählen Sie uns nicht, es gehe darum, Schlepper und Schleuser zu bekämpfen. Es geht darum, Flüchtlinge zu bekämpfen.“ Das sei das Problem mit „diesen Abkommen“.

Der Spitzenkandidat der europäischen Linken, Walter Baier, sagte: „Lassen Sie mich ganz persönlich antworten. Ich habe meine Großmutter nie kennengelernt, weil sie in Auschwitz starb. Sie starb in Auschwitz, weil im Jahr 1938 die sogenannten westlichen Demokratien daran scheiterten, ihre Grenzen für Flüchtlinge zu öffnen.“ Heute scheitere die EU wieder daran, ihre Grenzen für Geflüchtete zu öffnen. Das sei eine Schande. Es brauche Respekt und Solidarität, erklärte der Österreicher.

EU-Bürgerinnern und Bürger sind am 9. Juni zur Wahl eines neuen EU-Parlaments aufgerufen. Bei der TV-Debatte stellten sich die Spitzenkandidaten der europäischen Parteifamilien vor. Von der Leyen kandidiert für eine zweite Amtszeit als EU-Kommissionspräsidentin. (dpa/epd/mig 27)

 

 

 

Empörung über Sylt-Video. Mittel- und Oberschichten tragen Rechtspopulismus

 

Auf Sylt singen Party-Gäste rassistische Parolen – nicht nur Politiker reagieren empört. Aus Expertensicht belegt das Skandalvideo: Rechtsextremismus ist auch ein Problem in höheren Schichten – sie tragen den Rechtspopulismus sogar. Die Party ist kein Einzelfall.

Die rassistischen Gesänge junger Partygäste auf Sylt alarmieren die Politik und schüren Sorgen vor einem Rechtsruck hierzulande und Schäden für die Demokratie. Vizekanzler Robert Habeck (Grüne) sagte am Wochenende: „Wer so rumpöbelt, ausgrenzt und faschistische Parolen schreit, greift an, was unser Land zusammenhält.“ Die bekannte Bar Pony im Inselort Kampen teilte mit, man habe Strafanzeige gestellt.  Der Staatsschutz ermittelt wegen Volksverhetzung und des Verwendens verfassungswidriger Kennzeichen.

Auf dem kurzen Video, das am Donnerstag viral gegangen war und zu Pfingsten entstanden sein soll, ist zu sehen und zu hören, wie junge Menschen zur Melodie des mehr als 20 Jahre alten Party-Hits „L’amour toujours“ von Gigi D’Agostino rassistische Parolen grölen. Scheinbar völlig ungeniert und ausgelassen singen sie „Deutschland den Deutschen – Ausländer raus!“. Ein Mann macht eine Geste, die an den Hitlergruß denken lässt. Von den Umstehenden scheint sich niemand daran zu stören.

Nachspiel für die Beteiligten

Für einige Beteiligte hatte das Gegröle ein schnelles Nachspiel: Die Werbeagentur-Gruppe Serviceplan Group erklärte, sie habe einen beteiligten Mitarbeiter fristlos entlassen. Auch die Hamburger Influencerin Milena Karl entließ nach eigenen Angaben eine Mitarbeiterin, die dabei war. „Ich bin selbst Migrantin und als werdende Mutter steht alles, was in diesem Video zu sehen ist, für eine Gesellschaft, in der ich mein Kind nicht großziehen möchte.“

Die Betreiber des Lokals schrieben dazu auf Instagram: „Hätte unser Personal zu irgendeinem Zeitpunkt ein solches Verhalten mitbekommen, hätten wir sofort reagiert. Wir hätten umgehend die Polizei verständigt und Strafanzeige gestellt. Das haben wir mittlerweile tun können.“ Bei der Party waren mehrere Hundert Gäste, wie Geschäftsführer Tim Becker im ZDF sagte.

Habeck: Szenen verstörend und inakzeptabel

DJ Gigi D’Agostino, dessen Song verhunzt wurde, stellte klar, dass sich dieser ausschließlich um Liebe drehe. „In meinem Lied „L’amour toujours“ geht es um ein wunderbares, großes und intensives Gefühl, das die Menschen verbindet“, teilte D’Agostino auf dpa-Anfrage mit. Zentral sei zudem die Freude über die Schönheit des Zusammenseins.

Wirtschaftsminister Habeck äußerte sich bestürzt über das Skandal-Video. Die Szenen seien verstörend und absolut inakzeptabel, sagte er den Zeitungen der Funke-Mediengruppe. Mit Blick auf die Feiern zum 75. Geburtstag des Grundgesetzes sagte Habeck, Deutschland habe es geschafft, zu einer starken Demokratie zu werden, die auf Respekt und Pluralität gebaut sei. „Das zu schützen ist unsere Aufgabe.“ Der CDU-Bundesvorsitzende Friedrich Merz fragte: „Was geht eigentlich in den Köpfen dieser Leute vor, das ist doch auch mit Alkoholkonsum nicht mehr zu erklären.“

Steinmeier beklagt Verrohung

Bundespräsident Frank-Walter Steinmeier äußerte sich mit Blick auf die rassistischen Gesänge besorgt über die Verrohung der politischen Umgangsformen. „Die jüngsten Ereignisse, die wir gerade in einem Video aus einer Bar auf der Insel Sylt gesehen und gehört haben, verstärken diese Beunruhigung“, sagte er beim Demokratiefest in der alten Bundeshauptstadt Bonn. „Sie verstärken sie, weil es offensichtlich nicht nur die Randständigen, Abgehängten sind, die sich radikalisieren, sondern das ist eine Radikalisierung, die mindestens in Teilen in der Mitte der Gesellschaft auch stattfindet.“

Am Freitag hatte schon Bundeskanzler Olaf Scholz (SPD) die Parolen als „ekelig“ und „nicht akzeptabel“ bezeichnet. Bundesinnenministerin Nancy Faeser (SPD) sagte den Zeitungen der Funke Mediengruppe: „Wer Nazi-Parolen wie „Deutschland den Deutschen – Ausländer raus“ grölt, ist eine Schande für Deutschland“.

Vorfälle auch in Bayern und Niedersachsen

Auch der Club Rotes Kliff im Nobelort Kampen berichtete von einem „Rassismus-Vorfall“ zu Pfingsten. Die betroffenen Personen seien des Clubs verwiesen worden und hätten jetzt Hausverbot, schrieben die Betreiber am Freitag auf Instagram.

Doch Sylt ist kein Einzelfall. Schon in den vergangenen Monaten gab es immer wieder Vorfälle, bei denen zu dem Lied Nazi-Parolen gerufen wurden – etwa in Bayern und Mecklenburg-Vorpommern. In der Oberpfalz ermittelte die Polizei nach einem möglichen Vorfall bei einem Faschingszug im Februar.

In Erlangen skandierten – wie auf Sylt – zwei Männer auf der Bergkirchweih rassistische Parolen zum Lied „L’amour toujours“. Wie die Polizei am Samstag mitteilte, bekamen die Verdächtigen im Alter von 21 und 26 Jahren am Freitagabend ein Betretungsverbot – der Staatsschutz leitete Ermittlungen ein.

Schon am Freitag wurde bekannt, dass es ebenfalls an Pfingsten in Niedersachsen zu einem ähnlichen Fall kam. Auch auf dem Schützenfest im niedersächsischen Löningen westlich von Cloppenburg wurden rassistische Parolen gegrölt, auch zu „L’amour toujours“, auch dort ermittelt der Staatsschutz.

Expertin sieht in Sylt-Video Normalisierung rechtsextremer Inhalte

Aus Sicht der Expertin Pia Lamberty zeigt das Sylt-Video eine Normalisierung rechtsextremer Inhalte in der Gesellschaft. „Ohne dass es irgendeine Form von Widerspruch gibt, werden die sozialen Normen einfach gebrochen“, sagte die Co-Geschäftsführerin des Centers für Monitoring, Analyse und Strategie (Cemas), das Radikalisierungstendenzen und Verschwörungserzählungen im Netz untersucht. „Menschen können ohne Scheu in der Öffentlichkeit extreme Parolen äußern.“ Der Song „L’amour toujours“ sei mittlerweile immer mehr mit den rassistischen Parolen verknüpft, sagte Lamberty. So schafften Rechtsextreme eine Akzeptanz solcher Parolen in der breiten Gesellschaft.

Für die Cemas-Expertin verdeutlicht der Fall: „Rechtsextremismus ist nicht nur ein Problem, das man in Ostdeutschland sieht oder bei Menschen, die ein geringeres Einkommen haben, sondern auch bei höheren Schichten.“

Zick: Mittel- und Oberschichten tragen Rechtspopulismus

Die rassistischen Gesänge auf einer Party auf Sylt zeigt nach Einschätzung des Konfliktforschers Andreas Zick einmal mehr, dass Rechtsextremismus „kein Arme-Leute-Extremismus“ ist. „Es sind die Mittel- und Oberschichten, die nach Studienlage den Rechtspopulismus tragen“, sagte der Experte im Gespräch. „Es sind ökonomisch nicht bedrohte Menschen, die für die Propaganda, die Verbreitung von Verschwörungsmythen sorgen und den Rechtsextremismus organisieren wie stärken.“ Zick ist Leiter des Instituts für Interdisziplinäre Konflikt- und Gewaltforschung der Universität Bielefeld.

Daten der jüngsten Mitte-Studie zu rechtsextremen Einstellungen in der Gesellschaft aus dem Frühjahr 2023 zeigten, „dass sich Menschen, die sich selbst einer unteren, mittleren oder höheren Schicht zuordnen und ein rechtsextremes Weltbild haben, kaum unterscheiden“, erläuterte Zick. Sechs Prozent der Menschen, die sich zur Oberschicht zählen, teilten rassistische, sozialdarwinistische Einstellungen, etwa „Wie in der Natur wird sich in der Gesellschaft der Stärkere durchsetzen“ oder „Eigentlich sind die Deutschen anderen Völkern von Natur aus überlegen“. Unter jenen, die sich zur Mittelschicht zählen, seien es ebenfalls sechs Prozent und unter denen, die sich in der unteren Schicht sehen, lediglich vier Prozent. (dpa/epd/mig 27)

 

 

 

Hilfswerke: EU-Lieferkettengesetz in Deutschland umsetzen

 

Nach der Verabschiedung des EU-Lieferkettengesetzes mahnen kirchliche Hilfswerke dessen vollständige Umsetzung in Deutschland an. „Gemeinsam mit unseren weltweiten Partnern werden wir den zivilgesellschaftlichen Druck aufrechterhalten und Betroffene von Menschenrechtsverletzungen unterstützen", kündigte die Präsidentin des evangelischen Hilfswerks Brot für die Welt, Dagmar Pruin, am Freitag in Berlin an.

Zuvor hatte der Rat der Europäischen Union, auch EU-Ministerrat genannt, seine finale Zustimmung zum Lieferkettengesetz gegeben. Das EU-Parlament hatte dem Gesetzentwurf bereits im April zugestimmt. Die nun erfolgte Verabschiedung im Ministerrat galt allerdings nur noch als Formsache, da die Mitgliedsstaaten bereits Mitte März ihre Zustimmung für den ausgehandelten Kompromiss signalisiert hatten. Deutschland hatte sich auf Druck der FDP enthalten.

Warnung vor nachträglicher Verwässerung

Das katholische Hilfswerk Misereor begrüßte den EU-Beschluss als grundlegendes Umdenken in der Außenwirtschaftspolitik. „Die heutige Entscheidung ist ein großer Erfolg für die europäische Zivilgesellschaft, vor allem aber für Menschen, die von Vertreibung, Ausbeutung, Repression oder Umweltzerstörung betroffen sind", sagte Misereor-Hauptgeschäftsführer Pirmin Spiegel in Aachen. Nun gebe es eine mögliche Chance auf gerichtliche Wiedergutmachung, wenn europäische Unternehmen gegen ihre Sorgfaltspflicht verstießen und Schäden verursachten.

Zugleich kritisierte Spiegel die von Bundeswirtschaftsminister Robert Habeck (Grüne) ins Spiel gebrachte „Verschlankung" des Gesetzes in Deutschland. Der im deutschen Gesetz geregelte Anwendungsbereich auf Unternehmen ab 1.000 Mitarbeitern müsse erhalten bleiben und dürfe nicht um die von der EU vorgegebene zusätzliche Umsatzschwelle von 450 Millionen Euro im Jahr erweitert werden. Ansonsten würde das Gesetz in der Bundesrepublik statt aktuell etwa 4.500 Unternehmen nur noch rund 800 bis 1.500 erfassen. „Über 3.000 Unternehmen nachträglich aus der Verantwortung für Menschenrechte und die Umwelt zu entlassen, wäre politisch wie auch rechtlich problematisch", betonte Spiegel. (kna 24)

 

 

 

„Keine Sonderstellung für Amtsträger“

 

Ex-Justizministerin Herta Däubler-Gmelin über den Haftbefehl-Antrag gegen Netanjahu, Doppelstandards und eine mögliche Verhaftung in Deutschland.

Die Fragen stellten Joscha Wendland und Nikolaos Gavalakis.

Der Chefankläger des Internationalen Strafgerichtshofs, Karim Khan, hat Haftbefehle gegen drei Hamas-Führer sowie gegen den israelischen Ministerpräsidenten Benjamin Netanjahu und seinen Verteidigungsminister Joaw Galant beantragt. Sie werden unterschiedlicher Kriegsverbrechen und Verbrechen gegen die Menschlichkeit beschuldigt. Was bedeutet dies und wie geht es nun weiter?

Das ist ein sehr bedeutsamer erster Schritt, um auch Verantwortliche aus Politik und Militär wegen schwerster Menschheitsverbrechen vor Gericht stellen zu können. Die Behörde des Chefanklägers des Internationalen Strafgerichtshofs ermittelt seit längerer Zeit auch in Israel und Gaza mit Unterstützung hochqualifizierter externer Völkerrechts-Experten. Beim Chefankläger selbst leitet Brenda J. Hollis, eine hervorragende US-Anwältin mit langer Militärerfahrung, die Ermittlungen. Sie macht das hier genauso qualifiziert wie im Ermittlungsverfahren gegen Präsident Putin, das ja zu einem Haftbefehl des Gerichts geführt hat.

Der Chefankläger hat seine Ermittlungsergebnisse der zuständigen richterlichen Vorprüfungskammer des Internationalen Strafgerichtshofs zugeleitet. Die ist mit Richterpersönlichkeiten besetzt, die alle vorgelegten Beweise sorgfältig prüfen und sie dann in voller Unabhängigkeit gemäß den geltenden Strafvorschriften bewerten, bevor sie über den Erlass eines Haftbefehls entscheiden. Das Verfahren entspricht also dem, das auch beim Haftbefehl gegen den russischen Präsidenten angewandt wurde.

Warum bedarf es des Internationalen Strafgerichtshofs? Ist für ein mögliches Verfahren nicht die israelische Justiz zuständig?

Natürlich muss die Zuständigkeit des Internationalen Strafgerichtshofs geklärt sein. Dazu gehört in diesem Fall, ob – bei Bestätigung der schrecklichen Verbrechensvorwürfe – auch der israelische Premierminister und sein Verteidigungsminister gegebenenfalls vor israelischen Gerichten angeklagt und von ihnen verurteilt würden. Ganz ausgeschlossen ist das nicht, trotz Netanjahus Versuchen zur Stärkung seiner politischen Macht durch die Schwächung der Justiz.

Wir alle haben die riesigen Protestdemonstrationen der mutigen israelischen Bürgerinnen und Bürger gegen diese Vorhaben noch vor Augen. Bis heute ist die „Schlacht um die Rechtsstaatlichkeit und die Gewaltenteilung“ in Israel noch nicht zu Ende. Das alles werden die Richter der zuständigen Vorprüfungskammer würdigen und bewerten müssen.

Der Antrag des Chefanklägers betrifft die Führung der Hamas sowie die Führungsriege Israels. Kommt es dadurch nicht zu einer ungehörigen Gleichsetzung zwischen Mitgliedern einer durch die EU terrorgelisteten Organisation und gewählten Vertretern einer demokratischen Regierung?

Die Behauptung der Gleichsetzung ist ein unzutreffender, ein politischer Vorwurf – und um Politik geht es beim Internationalen Strafgerichtshof nicht. Dort geht es nachprüfbar um Internationales Recht. Das sollten alle – auch Regierungsstatements – berücksichtigen, es sei denn, sie wollten den Internationalen Strafgerichtshof schwächen.

Der Chefankläger hat selbstverständlich inhaltlich verschiedene Anträge mit unterschiedlichen Begründungen vorgelegt, die sich auf unterschiedliche Sachverhalte und Verbrechensvorwürfe beziehen. Bei diesen ist eine rechtliche Gleichsetzung zwischen den Führern der Hamas, also einer hochorganisierten nichtstaatlichen Terror-Gruppe, und den gewählten Amtspersönlichkeiten Israels nicht erkennbar. Manche Kommentatoren vertreten offensichtlich die Auffassung, nur Terroristen könnten schwerste Menschheitsverbrechen begehen, nicht aber demokratisch gewählte Amtsträger. Leider zeigen zahlreiche Beispiele aus der jüngsten Vergangenheit, dass das nicht zutrifft.

Da Deutschland den Internationalen Strafgerichtshof anerkennt, müssten Netanjahu und Galant im Falle einer Anklage bei der Einreise theoretisch direkt verhaftet werden. Wie realistisch schätzen Sie dies ein?

Jeder vom Internationalen Strafgerichtshof per Haftbefehl Gesuchte, muss im Fall der Einreise in einen Mitgliedstaat verhaftet werden, weil das Römische Statut klar vorschreibt, dass Haftbefehle von den Mitgliedstaaten zu vollziehen sind. Natürlich gefällt das nicht jeder Regierung, die ihre eigene politische Agenda verfolgt. Bekanntlich hat die Öffentlichkeit bei uns mit Befremden zur Kenntnis genommen, dass die chinesische Regierung den Haftbefehl des Internationalen Strafgerichtshofs gegen Putin kritisiert und seine Immunität gefordert hat, weil dieser ein Amtsträger ist. Es kann aber keine Sonderstellung für Amtsträger geben. Das Römische Statut schließt das aus und wir in Deutschland sollten – ebenso wie rund zwei Drittel der UN-Mitgliedstaaten – den unabhängigen Internationalen Strafgerichtshof aus gutem Grund anerkennen und unterstützen.

Als rechtsstaatliche Demokratie sollten wir uns außerdem vor Doppelstandards hüten. Wir sollten vielmehr dazu beitragen, den aus politischen Interessen geschürten Argwohn gegen die Qualifikation, die Integrität und die Unabhängigkeit des Internationalen Strafgerichtshofs, den Chefankläger und die Richterinnen und Richter auszuräumen. Der Internationale Strafgerichtshof hat seine hohe Qualifikation und seine Notwendigkeit häufig bewiesen. Es ist ärgerlich, dass unter anderem die USA, Russland, aber auch China und Indien den Gerichtshof als „Gericht für andere, nicht aber für sich selbst“ anerkennen. Das schwächt das Völkerrecht, auf das wir Deutschen ja in besonderem Maße setzen. Bekanntlich hat der Internationale Strafgerichtshof nach mehrfachen Beschlüssen und Empfehlungen der UN-Generalversammlung schon 2021 seine Zuständigkeit für die Verfolgung von Menschheitsverbrechen in Palästina und Gaza anerkannt.

Der Internationale Strafgerichtshof beruht auf dem Römischen Statut von 1998. Dieses wurde damals während Ihrer Zeit als Justizministerin und gegen immensen Druck der US-Amerikaner verabschiedet. Welche Auswirkungen hätte eine Missachtung des Verfahrens von Seiten Deutschlands und anderer Unterzeichnerstaaten auf das internationale Rechtssystem?

In der Tat ist es eine große Enttäuschung, ja ein Ärgernis, dass Staaten wie die USA sich der Mitgliedschaft entziehen und den Internationalen Strafgerichtshof geradezu bekämpfen. Zumal auch sehr gute US-Juristen gerade in der Behörde des Chefanklägers arbeiten. Ich wiederhole es gern: Die Stärkung des Internationalen Rechts und die Unterstützung des Internationalen Strafgerichtshofs gehören zusammen. Wir haben in Deutschland nicht nur das Römische Statut ratifiziert, sondern auch das Deutsche Völkerstrafgesetzbuch geschaffen, das heute im Einklang mit dem Römischen Statut den Internationalen Strafgerichtshof in geeigneten Verfahren entlastet. Wir setzen auf Internationales Recht und sollten das auch weiterhin tun. Und diese Unterstützung muss sich immer wieder bewähren.

Der Kampf gegen schwerste Menschheitsverbrechen ist heute wichtiger denn je. Es ist auch höchste Zeit, das Verbot des Angriffskriegs vollständig und auch dann der Jurisdiktion des Internationalen Strafgerichtshofs zuzuordnen, wenn „nur“ der überfallene Staat, nicht aber der Aggressor selbst zu den Mitgliedstaaten des Internationalen Strafgerichtshofs gehört. IPG 24

 

 

 

Kampf gegen Rassismus. Kabinett billigt Aktionsplan gegen Extremismus und für Demokratie

 

Die Demokratie ist stark, sagt Bundesinnenministerin Faeser – aber sie ist auch unter Druck. Die Bundesregierung hat eine Strategie verabredet, wie sie Juden, Muslime und andere betroffene Menschen und Institutionen gegen extremistische Bestrebungen schützen will.

Die Bundesregierung hat eine Gesamtstrategie zur Stärkung der Demokratie und gegen Extremismus beschlossen. Einen Tag vor dem Beginn der Feierlichkeiten zum 75. Jahrestag des Grundgesetzes billigte das Kabinett am Mittwoch in Berlin eine Vorlage von Bundesinnenministerin Nancy Faeser (SPD). Die Strategie sieht ressortübergreifende Maßnahmen zur Abwehr extremistischer Bestrebungen vor. Zum Schutz von Ehrenamtlichen und politisch Engagierten soll das Melderecht geändert werden.

Faeser sagte, die Demokratie sei stark, aber sie sei auch unter Druck. Die SPD-Politikerin nannte extremistische Bedrohungen im Inneren und äußere Bedrohungen wie die russische Aggression: „Diejenigen, die Wut und Hass säen, sind lauter geworden“, sagte Faeser: „Wir müssen unser Zusammenleben in Freiheit und Sicherheit aktiv verteidigen.“

Der knapp 60-seitige Aktionsplan sieht Maßnahmen der politischen Bildung, Demokratieförderung und Extremismusprävention vor. Im Einzelnen sollen beispielsweise neue Zielgruppen für demokratisches Engagement gewonnen werden, wie etwa zugewanderte Menschen oder Projekte in strukturschwachen Regionen. Offen blieb, ob für den Bundeshaushalt 2025 Kürzungen bei der Bundeszentrale für politische Bildung vorgesehen sind. Sie waren nach Angaben des Bundesinnenministeriums für dieses Jahr abgewendet worden.

Kampf gegen Antisemitismus, Rassismus, Muslimfeindlichkeit

Die Bundesregierung sei überzeugt, dass Demokratieförderung mit repressiven Maßnahmen der Strafverfolgungs- und Sicherheitsbehörden ineinandergreifen müssten, erklärte Faeser. Von ihrer Gesamtstrategie erhofft sich die Bundesregierung Erfolge im Kampf gegen Antisemitismus, Rassismus, Muslimfeindlichkeit und jede andere Form der Diskriminierung sowie gegen Hass und Desinformation im Netz. Laut Bundeskriminalamt ist im vergangenen Jahr die Zahl politisch motivierter Straftaten auf einen Höchststand von rund 60.000 registrierten Fällen gestiegen. Die meisten politisch motivierten Straftaten sind danach weiterhin dem rechtsextremen Spektrum zuzuordnen.

Seit dem terroristischen Anschlag der Hamas auf Israel sowie dem darauffolgenden Krieg in Gaza sei beispielsweise auch eine Zunahme antimuslimischer Übergriffe und Gewalttaten zu verzeichnen. Diese äußerten sich in Beleidigungen und Angriffen, Anschlägen auf Moscheen, Schändungen muslimischer Gräber sowie Online-Hasskommentaren. „Zudem ist ein Generalverdacht des Antisemitismus gegenüber (vermeintlich) muslimischen Personen zu beobachten“, heißt es im Maßnahmenkatalog. Das zeige: „Präventionsarbeit gegen Muslimfeindlichkeit ist aktueller denn je“.

Alabali-Radovan: „Starkes Zeichen“

Faeser hatte die Erarbeitung einer Gesamtstrategie für die Demokratie vor knapp zwei Jahren gestartet. Beteiligt waren neben dem Bundesinnenministerium 16 weitere Ressorts und Beauftragte der Bundesregierung. Vorläufer der Gesamtstrategie waren die vom damaligen Kabinettsausschuss der großen Koalition beschlossenen Maßnahmen zur Bekämpfung von Rechtsextremismus und Rassismus und der von Faeser 2022 vorgestellte Aktionsplan gegen Rechtsextremismus. Mit der nun beschlossenen Gesamtstrategie setzt die Ampel-Regierung eine Koalitionsvereinbarung um.

Die Integrations- und Antirassismus-Beauftragte der Bundesregierung, Reem Alabali-Radovan, sprach von einem „starken Zeichen für unsere wehrhafte Demokratie“. Den Angaben der Beauftragten zufolge ist unter anderem eine stärkere Unterstützung von Überlebenden und Hinterbliebenen rechtsextremer, rassistischer und antisemitischer Anschläge vorgesehen.

Änderungen im Melderecht

Das Kabinett billigte auch Änderungen im Melderecht. Damit soll die Ausforschung der Wohnanschrift von Privatpersonen erschwert werden. Besonders gefährdet sind Ehrenamtliche oder Mandatsträger- und -trägerinnen, die in den Fokus extremistischer oder gewaltbereiter Gruppen geraten. Die Angriffe haben im laufenden Europawahlkampf deutlich zugenommen.

Der Gesetzentwurf sieht vor, die Auskunftssperre von zwei auf vier Jahre zu verlängern und eine Regelung für Auskunftssperren für Mandatsträger in Kommunalparlamenten, Landtagen, dem Bundestag und dem Europäischen Parlament in das Bundesmeldegesetz aufzunehmen. Faeser kündigte zudem eine bundesweite Ansprechstelle für gefährdete Personen an. (epd/mig 24)

 

 

 

Flüchtlingspolitik. EU-Partnerländer verschleppen Geflüchtete in die Wüste

 

Die EU arbeitet in der Flüchtlingspolitik mit Tunesien, Marokko und Mauretanien zusammen. Berichten zufolge setzen diese Länder Geflüchtete in der Wüste dem sicheren Tod aus. Skandal: Die EU weiß von den Misshandlungen, schiebt die Verantwortung aber ab.

In den EU-Partnerländern Tunesien, Marokko und Mauretanien werden Flüchtlinge und Migranten laut einer Medienrecherche von Sicherheitskräften verschleppt und teils in der Wüste ausgesetzt. Die EU-Staaten und die Kommission wüssten nicht nur von solchen Aktionen, sondern rüsteten die verantwortlichen Sicherheitskräfte aus, berichtete der „Spiegel“. Unter anderem seien Pick-ups und Geländefahrzeuge geliefert worden.

Das Nachrichtenmagazin hatte mit weiteren Medien, darunter der Bayerische Rundfunk und das Investigativbüro „Lighthouse Reports“, zu den Vorfällen recherchiert. Mehr als 50 Betroffene hätten den Reportern geschildert, wie sie in entlegenen Gebieten ausgesetzt worden seien. Für die Recherche wurden den Angaben zufolge unter anderem auch Satellitenbilder, Videos und vertrauliche Dokumente ausgewertet.

Misshandlungen der EU bekannt

Die Zurückweisungen liefen in den drei Ländern im Norden und Nordwestens Afrikas nach demselben Prinzip ab: Mutmaßliche Asylsuchende aus afrikanischen Ländern würden auf der Straße oder auf See abgefangen, in Haftlager gesteckt und später an entlegenen Orten zurückgelassen, „bisweilen mitten in der Wüste“. Einige der Ausgesetzten seien ausgeraubt oder gefoltert worden.

Der Recherche zufolge ist das Vorgehen der Sicherheitskräfte innerhalb der EU teils bekannt. In einem Bericht der Kommission von 2019 zu Marokko sei etwa von einer Kampagne gegen subsaharische Flüchtlinge und Asylsuchende die Rede, berichtete der „Spiegel“. In einem Dokument der Grenzschutzagentur Frontex aus dem Februar 2024 werde „Racial Profiling“ erwähnt, also Polizeikontrollen auf Grundlage rassistischer Vorannahmen.

EU-Pakte mit Tunesien, Marokko und Mauretanien

Die EU arbeitetet in der Flüchtlingspolitik mit Tunesien, Marokko und Mauretanien zusammen. Die drei Länder sind für Flüchtlinge und Migranten aus Afrika ein wichtiger Zwischenstopp auf dem Weg nach Europa. Vergangenes Jahr hatte die EU ein Abkommen mit Tunesien vereinbart, mit dem unter anderem Migration besser gesteuert werden soll. Im Gegenzug wurden Finanzhilfen in Aussicht gestellt. Anfang März wurde ein vergleichbares Abkommen mit Mauretanien geschlossen.

Die EU-Kommission erklärte laut „Spiegel“, sie erwarte von ihren Partnern, dass diese internationale Verpflichtungen erfüllten. Letztendlich seien die Länder aber selbst für ihre Sicherheitskräfte verantwortlich. (epd/mig 23)

 

 

 

Jüdischer Weltkongress nach Israelbesuch: Frieden geht nur miteinander

 

Junge Abgeordnete des Jüdischen Weltkongresses drängen nach einem Israelbesuch an der Grenze zu Gaza auf mehr Friedensbemühungen, die alle im Land vertretenen Religionen betreffen sollten. Nur so sei „eine hellere Zukunft“ möglich, hieß es in einer Aussendung an diesem Dienstag.

„Indem wir religionsübergreifend zusammenarbeiten - Juden, Christen, Muslime - ehren wir das Andenken derer, die wir verloren haben, und schaffen ein Vermächtnis der Widerstandsfähigkeit und Hoffnung für künftige Generationen“, so die Mitteilung. Gemeinsam die Saat des Friedens auszubringen, sei „nicht nur für die Erreichung eines dauerhaften Friedens unerlässlich, sondern auch ein Bekenntnis zu unseren gemeinsamen Schriften und zum gegenseitigen Verständnis“.

Der Jüdische Weltkongress hatte vergangene Woche ein Treffen junger Verantwortlicher jüdischer Gemeinden aus der ganzen Welt in Israel organisiert. Die Delegierten besuchten unter anderem den Kibbuz Be'eri in der Nähe des Gazastreifens, der von den Terroranschlägen der Hamas am 7. Oktober sc

hwer betroffen war. Außerdem sprachen sie mit Angehörigen von Geiseln, darunter auch Muslimen, hieß es in der Aussendung. Alle hätten darum gebeten, sich für die Freilassung der Geiseln einzusetzen.

„Ihre Tapferkeit gibt uns in dieser schwierigen Situation Kraft“

„Ihre Tapferkeit gibt uns in dieser schwierigen Situation Kraft, und als weltweite jüdische Gemeinschaft müssen wir alles tun, was wir können, um diese 128 Familien wieder zusammenzuführen. Dies ist ein entscheidender Schritt, um diesen Krieg zu beenden und den Prozess der Versöhnung zu beginnen.“

Die Aussendung ist von Rabbiner Isaac Choua und Viktor Eichner unterzeichnet. Choua ist der globale interreligiöse Leiter des Jüdischen Diplomatischen Korps des Jüdischen Weltkongresses und Verbindungsmann für die jüdischen Gemeinden im Nahen Osten und Nordafrika, Eichnerleitet die Repräsentanz des Jüdischen Weltkongresses beim Heiligen Stuhl mit Sitz in Rom. (vn 22)

 

 

 

ZdK-Präsidentin Stetter-Karp: Grundgesetz verteidigen

 

Die Präsidentin des Zentralkomitees der deutschen Katholiken würde eine Bestätigung des Grundgesetzes durch die Bürger begrüßen. Die darin festgehaltenen Grundsätze sollten auch für die Kirche leitend sein, meint sie.

Angesichts des Erstarkens anti-demokratischer Bestrebungen ruft Stetter-Karp zu Engagement für die Grundrechte auf: „In Zeiten, in denen rechtsradikale Kräfte die Sehnsucht nach einem autoritären Staat befeuern, ist es wichtiger denn je, das Grundgesetz zu verteidigen und zu feiern“. Das sagte die ZdK-Präsidentin am Mittwoch zum 75-jährigen Bestehen des Grundgesetzes, das am Donnerstag gefeiert wird. Das Grundgesetz sei „ein Manifest für die Menschenrechte und für die Existenz demokratischer Verfassungsorgane“.

„wichtiger denn je, das Grundgesetz zu verteidigen und zu feiern“

Abstimmung über das Grundgesetz

Zugleich sprach sich Stetter-Karp dafür aus, die Bürger über das Grundgesetz abstimmen zu lassen. „34 Jahre nach der Wiedervereinigung Deutschlands ist ein guter Zeitpunkt gekommen, das Grundgesetz durch die Bürgerinnen und Bürger zu bestätigen“, sagte die ZdK-Präsidentin. „Im Mai 1949 haben die Mütter und Väter des Grundgesetzes dessen Vorläufigkeit beschrieben, weil sie den Weg zu einer gemeinsamen Verfassung aller Deutschen offenhalten wollten.“ In Artikel 146 heißt es, dass das Grundgesetz seine Gültigkeit an dem Tag verliere, an dem eine Verfassung in Kraft trete, die „von dem deutschen Volke in freier Entscheidung beschlossen worden ist“.

Auch ZdK profitiere vom Grundgesetz

Das Grundgesetz begründe auch die Existenz einer organisierten katholischen Zivilgesellschaft, sagte Stetter-Karp. Das ZdK profitiere nicht nur von der Versammlungsfreiheit, sondern trage „mit seinen synodal-demokratischen Strukturen wesentlich zur Akzeptanz der Kirche in der Gesellschaft bei“. Man setze auf Beteiligung, Transparenz und demokratische Kontrolle. „Es ist hohe Zeit, diesen Gleichheitsgrundsatz in der Kirche insgesamt zu verwirklichen“, so die ZdK-Präsidentin. (kna 22)

 

 

 

Regeln für alle

 

Der Internationale Strafgerichtshof sendet mit dem Antrag auf Haftbefehl gegen Israels Premier Netanjahu und Hamas-Führer Sinwar ein wichtiges Signal. David Kaye

Mit der Anklageerhebung gegen hochrangige Führer Israels und der Hamas hat der Chefankläger des Internationalen Strafgerichtshofs der Welt das Versprechen gegeben, Rechenschaft abzulegen. Unabhängig davon, was am Ende juristisch herauskommt – mit der Beantragung von Haftbefehlen gegen Premierminister Benjamin Netanjahu und Hamas-Führer Yahya Sinwar trägt der Chefankläger des Gerichtshofs dazu bei, die momentan herrschende Sprache der Polarisierung zu durchbrechen; und er stärkt den Gedanken, dass die Grundregeln des humanitären Völkerrechts für alle gelten. Alle, die ein Ende des Konflikts im Gazastreifen und die Freilassung der Geiseln aus den Fängen der Hamas fordern, sollten diese Entscheidung begrüßen.

Chefankläger Karim Khan klagt auch die Hamas-Anführer Muhammed Deif und Ismail Haniyeh an. Er wirft den drei Hamas-Anführern aufgrund der Angriffe vom 7. Oktober Verbrechen gegen die Menschlichkeit und Kriegsverbrechen vor und betont mit Blick auf die Verschleppten, die sich nach wie vor in der Gewalt der Gruppierung befinden, dass die Begehung dieser Verbrechen zum Teil „bis heute“ andauere.

Auch Israels höchsten Regierungsvertretern, darunter Benjamin Netanjahu und Verteidigungsminister Joav Gallant, wirft Karim Khan Kriegsverbrechen und Verbrechen gegen die Menschlichkeit vor. Er erkennt zwar Israels Recht an, „Maßnahmen zum Schutz seiner Bevölkerung zu ergreifen“, er beschuldigt die israelische Führung aber des gemeinschaftlichen Plans, „Aushungern als Methode der Kriegsführung einzusetzen“, sowie gezielter Angriffe auf Zivilisten und anderer Formen der Kollektivbestrafung.

Der entscheidende Punkt ist, dass der Antrag auf beiden Seiten der Konfliktlinie zwingende Rechtsansprüche anerkennt. Schon kurz nach dem Angriff der Hamas auf Israel hatten Familien israelischer Opfer Karim Khan eindringlich aufgefordert, gegen die Hamas zu ermitteln und unter anderem die Verschleppungen zu untersuchen. Verschleppungen werden vom Gerichtshof als Verbrechen gegen die Menschlichkeit eingestuft. „Sie wollen nur, dass der Gerechtigkeit Genüge getan wird“, sagte ein Anwalt, der einige betroffene Familien vertritt. Zu den Geiselnahmen erklärte Karim Khan Ende Oktober 2023 nach einem Besuch am Grenzübergang Rafah: „Solche Taten müssen untersucht werden und dürfen nicht unbestraft bleiben.“

Auch auf palästinensischer Seite sieht der Chefankläger berechtigte Forderungen. Als Joav Gallant wenige Tage nach den Angriffen vom 7. Oktober eine „vollständige Belagerung“ von Gaza und damit eine potenziell schwerwiegende Verletzung des Völkerrechts ankündigte, blieb dem Ankläger kaum etwas anderes übrig, als eine Untersuchung einzuleiten, die am Ende zu dem jetzigen Schritt führte.

Palästinensische Menschenrechtler drängen seit Langem auf internationale Ermittlungen und die strafrechtliche Verfolgung führender israelischer Regierungsvertreter. Ihrer Meinung nach hat der Gerichtshof dadurch, dass er nicht schon in der Frühphase des derzeit geführten Krieges – oder aufgrund der Repressionen im Westjordanland sogar schon vorher – Haftbefehle gegen israelische Regierungsvertreter erließ, die mögliche abschreckende Wirkung der Aussicht auf Strafverfolgung geschwächt. Verzögertes Recht sei Rechtsverweigerung, so ihr Argument.

Der Chefankläger hat beide Konfliktparteien gehört. Allerdings hat er sich dadurch, dass er seine – voneinander unabhängigen – rechtlichen Schritte gegen diese Funktionsträger zeitgleich eingeleitet hat, natürlich dem Risiko ausgesetzt, dass ihm dies als Gleichsetzung zwischen der Terrororganisation Hamas, die auf die eigene Bevölkerung wenig Rücksicht nimmt, und dem demokratischen Staat und UN-Mitglied Israel ausgelegt wird. Diese Lesart wird Khans Schritt allerdings nicht gerecht, denn er erkennt an, dass die Menschen beiderseits der Konfliktlinie berechtigte Ansprüche haben und dass das Recht dafür da ist, alle Menschen zu schützen.

Karim Khans Schritt ist ein absolutes Novum: Es ist das erste Mal, dass der Gerichtshof eine westliche Demokratie mit einem starken Gerichtswesen oder die oberste Führungsspitze eines engen Verbündeten der USA ins Visier nimmt. Nach dem Gründungsdokument des Internationalen Strafgerichtshofs – dem Römischen Statut – wird das Gericht nicht in Ländern strafrechtlich aktiv, die willens und in der Lage sind, Ermittlungen oder die Strafverfolgung gegen Personen ernsthaft durchzuführen, denen Kriegsverbrechen und Verbrechen gegen die Menschlichkeit zur Last gelegt werden. Dies wird Israel mit Sicherheit zum Kernstück seiner Gegenargumentation machen. Doch Karim Khans Anschuldigungen heben vor allem auf die Behinderung von humanitärer Hilfe und andere Kollektivstrafen ab, die in der Verantwortung der obersten Führung liegen – und bei diesen Personen ist es ganz besonders unwahrscheinlich, dass sie vor israelischen Gerichten oder vor den Gerichten irgendeines anderen Staates der Welt zur Verantwortung gezogen werden.

Im Zentrum der Vorwürfe gegen die Hamas-Führung stehen die Morde, die sexuellen Gewalttaten und die Geiselnahmen des 7. Oktober. Die Vorwürfe befinden sich im Einklang mit den Bestimmungen des Römischen Statuts, nach denen der Gerichtshof für die Ermittlung und Strafverfolgung von Kriegsverbrechen und Verbrechen gegen die Menschlichkeit zuständig ist.

Indem er Vorwürfe gegen Einzelpersonen erhebt, wirkt der Ankläger darauf hin, dass die Welt ein Stück von den pauschalen und gefährlichen Rufen nach Kollektivverantwortung abrückt, die seit dem 7. Oktober den Tenor der Slogans und Parolen bilden. In keiner der beiden Strafsachen zieht Karim Khan die historisch begründeten oder politischen Ansichten in Zweifel, die dem Konflikt zugrunde liegen und die die Parteien entzweien. Der Antrag enthält keine Formulierung, die die Legitimität des Staates oder das Selbstbestimmungsrecht der Palästinenser infrage stellt; er huldigt stattdessen dem Grundsatz, dass jede Einzelperson befähigt ist, sich in seinem Verhalten innerhalb der Grenzen des Völkerrechts zu bewegen, und dass sie sich zu verantworten hat, wenn sie dessen elementarste Regeln verletzt.

Viele Menschen in den USA und Israel werden diese Auffassung mit Sicherheit nicht teilen. Die Republikaner haben im Repräsentantenhaus bereits einen Gesetzentwurf eingebracht, der Khan und seinem Team von Ermittlern und Anwälten Sanktionen androht für den Fall, dass sie Ermittlungen und die Strafverfolgung aufnehmen. Manche Israelis werden dem Ankläger vorwerfen, er handle wie ein Freund der Hamas. Und selbst wenn das Gericht die Haftbefehle bestätigt, wird die Strafverfolgung außerordentlich hohe Hürden zu überwinden haben, zumal ihm die Hände gebunden sind, solange die Angeklagten nicht in Den Haag in Gewahrsam sind. Israel ist nicht Mitglied des Strafgerichtshofs und erkennt dessen Zuständigkeit weder auf dem eigenen Staatsgebiet noch im Gazastreifen an.

Für das weitere Schicksal der Strafverfolgung wird es entscheidend sein, welche Argumente vor Gericht ins Feld geführt werden. Die Vertreter Israels könnten die Zuständigkeit des Gerichts in Abrede stellen, weil es keinen palästinensischen Staat gebe, der seine Rechtsprechung anerkennen könnte, wobei der Gerichtshof in dieser Frage zu einem früheren Zeitpunkt anders entschieden hat. Sie könnten auch die von der Hamas verübte Gewalt und die Tatsache, dass sie die Bewohner von Gaza als menschliche Schutzschilde benutzt, für die katastrophale humanitäre Lage verantwortlich machen und erklären, sie täten alles in ihrer Macht stehende, damit die Zivilbevölkerung möglichst wenig zu Schaden kommt und Hilfslieferungen sicher ankommen.

Israel soll alle diese Argumente vor Gericht darlegen oder aber nachweisen, dass es im eigenen Land über rechtmäßige Verfahren verfügt, um die höchsten politischen Entscheidungsträger für in die Zuständigkeit des Internationalen Strafgerichtshofs fallende Verbrechen zur Verantwortung zu ziehen, und dass somit eine Strafverfolgung durch den Gerichtshof unbegründet wäre.

Global betrachtet, hat jedes Opponieren gegen den Internationalen Strafgerichtshof seinen Preis. Derzeit ist das Gericht bestrebt, Präsident Wladimir Putin für mutmaßliche Verbrechen in der Ukraine strafrechtlich zur Verantwortung zu ziehen, und wird dabei von Amerika und Europa unterstützt. Das Gericht dient dem weltweiten Interesse, dass schlimmste völkerrechtliche Verbrechen geahndet werden. Von Attacken gegen den Gerichtshof profitieren diejenigen, die ihm die Existenzberechtigung absprechen wollen, wie Wladimir Putin.

Das Gericht muss seine Arbeit tun – und die besteht darin, das weltweite Gerechtigkeitsversprechen einzulösen und den Nachweis zu liefern, dass es eine individuelle Rechenschaftspflicht für die Anerkennung der Opfer auf beiden Seiten gibt. Es kann Protestierenden in aller Welt zeigen, dass internationale Institutionen nach wie vor ihre Aufgabe erfüllen und für Gerechtigkeit sorgen können. Darauf haben sowohl Israelis als auch Palästinenser ein Anrecht. NYT/Ipg 22

 

 

 

Erasmus+ und Europawahl. DAAD ruft Studierende zur Wahlteilnahme auf

 

Die Nationale Agentur für Erasmus+ Hochschulzusammenarbeit im Deutschen Akademischen Austauschdienst (DAAD) ruft Studierende dazu auf, an der Europawahl am 9. Juni teilzunehmen. Auf ihren Webseiten informiert sie auch darüber, wie deutsche Erasmus-Studierende im (EU)-Ausland wählen können.Bonn. „Die Europäische Union steht in den kommenden Jahren vor großen, wenn nicht existenziellen Herausforderungen. Dieser historisch einmalige Staatenbund lebt dabei in besonderem Maße von der Beteiligung seiner Bürgerinnen und Bürger und gerade der jungen Menschen, die die Zukunft der Union ausmachen. Es ist daher folgerichtig und sehr erfreulich, dass die Nationale Agentur im DAAD Erasmus-Studierende in Deutschland und deutsche Erasmus-Studierende im Ausland zur Teilnahme an der Wahl aufruft“, sagte DAAD-Präsident Prof. Dr. Joybrato Mukherjee in Bonn. 

„Es ist eines der wichtigsten Ziele im Erasmus-Programm, Europa und die Welt für junge Menschen erfahrbar zu machen und sie in die Lage zu versetzen, die Zukunft Europas mitzugestalten. Daher rufen wir ganz gezielt Erasmus-Studierende zur Teilnahme an der EU-Wahl auf. Wir ergänzen dies durch Informationen auf den Webseiten zu Wahlmöglichkeiten beispielsweise während eines Erasmus-Semesters im Ausland“, sagte Dr. Stephan Geifes, Direktor der Nationalen Agentur für Erasmus+ Hochschulzusammenarbeit im DAAD. 

Wahlmöglichkeiten im Ausland

Deutsche Erasmus-Studierende haben im europäischen Ausland zwei Möglichkeiten, an der Wahl teilzunehmen: Sie können persönlich vor Ort wählen, nachdem sie sich frühzeitig ins Wählerverzeichnis eingetragen haben. Alternativ können sie sich für die Briefwahl entscheiden, bei der sie die Unterlagen bei ihrer Heimatstadt oder -kommune in Deutschland bestellen. Dies ist oft online und noch kürzer vor der Wahl möglich, die Wahlunterlagen werden dann zum Studienort geschickt.

Hohe Wahlabsicht und ehrenamtliches Engagement

Ein Auslandsaufenthalt im Erasmus-Programm hat positive Auswirkungen auf die Wahrnehmung demokratischer Rechte auf EU-Ebene: In einer aktuellen Umfrage unter 19.000 ehemaligen Erasmus-Geförderten gaben 85 Prozent der Befragten an, an der Europawahl 2024 teilnehmen zu wollen. In Deutschland sind zudem Erasmus-Alumni in studentischen Ehrenamtsprogrammen wie „Lokale Erasmus+ Initiativen“ oder „Europa macht Schule“ aktiv und werben an ihren Hochschulen für eine Teilnahme an der Europawahl am 9. Juni 2024. 

Erasmus beim Wahl-O-Mat

Das Erasmus-Programm ist zudem in den Thesen des Wahl-O-Mat zur Europawahl vertreten, mit dem Bürgerinnen und Bürger ihre Einstellungen mit denen der 35 zur Wahl zugelassenen Parteien vergleichen können. In der 30. der insgesamt 38 Thesen können sie für oder gegen eine Erhöhung des Erasmus-Stipendiums für finanziell benachteiligte Studierende stimmen. Die Thesen des Wahl-O-Mat werden von einem Redaktionsteam aus Jungwählerinnen und Jungwählern (unter 26 Jahren) aus ganz Deutschland, Expertinnen und Experten aus Wissenschaft und Bildung sowie den Verantwortlichen der Bundeszentrale für politische Bildung entwickelt und ausgewählt. Daad 22

 

 

 

Gebot der Realpolitik

 

Wer derzeit für Frieden plädiert, wird oft attackiert. Doch die Suche nach Wegen, den Krieg in der Ukraine zu beenden, erfordert eine breite Debatte. Frank Hoffer

Die Ukraine braucht dringend Waffen und Unterstützung, um den russischen Angriff zum Stehen zu bringen. Russland darf nicht gewinnen.  Jedoch wurde General Skibizki, der stellvertretende Chef des ukrainischen Militärgeheimdienstes vor ein paar Tagen in einem Interview im Economist zitiert, er sehe keine Möglichkeit für die Ukraine, den Krieg allein auf dem Schlachtfeld zu gewinnen. Selbst wenn es der Ukraine gelänge – eine Aussicht, die in immer weitere Ferne rücke –, die russischen Streitkräfte an die Grenzen zurückzudrängen, würde das den Krieg nicht beenden: „Solche Kriege können nur durch Verträge beendet werden“ und „gegenwärtig ringen beide Seiten um die ‚günstigste Position‘ im Vorfeld möglicher Gespräche“.

„Es wäre naiv zu glauben, dass die Ukraine in absehbarer Zeit vollständig die Kontrolle über ihr Territorium zurückgewinnen könnte“, sagte der tschechische Präsident und entschiedene Ukraineunterstützer Pjotr Pavel dem Sender Sky News. Russland werde die besetzten Gebiete nicht aufgeben: „Was wir tun müssen, ist, den Krieg zu stoppen.“

Angesichts des unendlichen Leids und der vielen Toten nach Wegen zu suchen, wie der Krieg gestoppt werden kann, statt wider die Faktenlage an der Hoffnung eines militärischen Sieges als der einzig annehmbaren Option festzuhalten, ist ein Gebot moralischer Realpolitik. Als Rolf Mützenich im März im Parlament die Frage stellte, ob nicht parallel zur entschlossenen Waffenhilfe an die Ukraine auch über Wege zum Einfrieren des Krieges diskutiert werden sollte, brach ein Sturm der Entrüstung los.

„Naive Appeasementpolitik gegenüber Russland“, verlautbarten unisono Ricarda Lang und Marie-Agnes Strack-Zimmermann. Überlegungen über das Einfrieren eines Konflikts bei gleichzeitiger entschlossener militärischer, politischer und humanitärer Unterstützung mit München 1938 gleichzusetzen, zeugt von geschichtlicher Unkenntnis oder Unehrlichkeit. Damals entschieden europäische Großmächte über den Kopf der Tschechen hinweg, einen Teil ihres Landes kampflos Hitlerdeutschland auszuliefern. Mit wahrheitswidrigen Gleichsetzungen wird versucht, eine ungelegene Frage von vornherein zu desavouieren.

Dabei müssen Fragen der Lastenverteilung für die Aufnahme und Integration von 1,2 Millionen Ukrainerinnen und Ukrainern ebenso wie die Steigerung der Verteidigungsausgaben diskutiert werden. Insbesondere da der Wortwechsel von der „Verteidigungsfähigkeit“ hin zur „Kriegstüchtigkeit“ in diesem Zusammenhang keine semantische Petitesse ist, sondern der Zeitenwende einen bewusst bellizistischen Akzent verleiht. Es braucht eine offene Debatte darüber, dass ukrainische und deutsche Interessen zwar in wichtigen Fragen in die gleiche Richtung gehen, aber nicht deckungsgleich sind. Je intensiver die NATO sich mit Material und Menschen an dem Krieg beteiligt, desto sicherer dürfte sich die Ukraine fühlen. Gleichzeitig lehnen in Deutschland laut einer Meinungsumfrage 72 Prozent die Entsendung von Soldaten, 58 Prozent die Bereitstellung der Marschflugkörper Taurus und 31 Prozent überhaupt Waffenlieferungen an die Ukraine ab.

Eine Verengung der Debatte auf einen militärischen Sieg der Ukraine als einzig akzeptable Option wirft in der Konsequenz die Frage auf, was getan werden soll, wenn sich dieser Erfolg nicht einstellt. Soll Russland auf dem Schlachtfeld besiegt und aus den besetzten Gebieten vertrieben werden, wird dies ohne massive weitere Eskalation – einschließlich des zumindest indirekten Einsatzes von Soldaten aus NATO-Ländern – nicht gelingen. Sie wäre mit langandauernden Kämpfen, hohen ukrainischen Verlusten und – bei erfolgreichen Geländegewinnen – mit dem Risiko einer russischen Waffeneskalation verbunden.

Das tausendfache Sterben gebietet mehr als alles andere die Suche nach Wegen, den Krieg zu beenden, ohne dass die Ukraine verliert und ohne dass Russland gewinnt. Mützenichs Aufforderung, neben dem kleinteiligen Streit über einzelne zu liefernde Waffen auch darüber nachzudenken, ob außer einem kriegsentscheidenden militärischen Erfolg der Ukraine auch andere Wege zur Beendung des Krieges führen könnten, ist kein Verrat an der ukrainischen Sache. Solche Überlegungen sind Teil einer unbedingt erforderlichen demokratischen Debatte, um auch weiterhin eine Mehrheit der deutschen Bevölkerung für die Unterstützung der Ukraine zu gewinnen.

Menschen verlieren das Vertrauen in Politik, die Opfer für unrealistische Ziele verlangt. Wenn ein vollständiger Sieg über Russland unerreichbar ist, dann ist ein bitterer Kompromiss, bei dem die Ukraine – unterstützt und abgesichert durch westliche Militär- und Wirtschaftshilfen – ihre Freiheit behält, aber Territorium verliert, möglicherweise eher ein Ziel, für das die langfristige Zustimmung der Bevölkerung gewonnen werden kann. Der russische Völkerrechtsbruch bleibt dabei fortbestehendes Unrecht. Wer die Debatte um solche imperfekten, aber dafür eventuell möglichen Lösungen aus dem Parlament und dem Meinungsmainstream empört verbannen möchte, wird erleben, wie sie sich umso mehr in sich selbst verstärkenden Blasen entfalten, wo dann auch die abwegigsten Ideen noch angeklickt, geliked und geteilt werden.

Alle Überlegungen zu Verhandlungslösungen bleiben allerdings abstrakt-hypothetisch, solange Russland nicht ernsthaft zu Verhandlungen bereit ist. Putin wird nicht freiwillig von seinen erklärten Zielen ablassen, die sich grob wie folgt zusammenfassen lassen: erstens Grenzverschiebung und Annektierung der Krim und der Ostukraine, zweitens ein Regimewechsel in Kiew und drittens die Errichtung eines demilitarisierten Vasallenstaates à la Belarus in der Restukraine. Russische Verhandlungsbereitschaft wird sich ergeben, wenn sich in Russland der Eindruck verstärkt, dass die Zeit militärisch, wirtschaftlich sowie innen- und außenpolitisch gegen Russland arbeite und die Punkte 2 und 3 unerreichbar seien.

Ergänzend zu den Waffenlieferungen an die Ukraine und den Sanktionen gegen Russland bedarf es zusätzlicher Bemühungen, um zu Waffenstillstands- und Friedensverhandlungen zu kommen. Die von der Schweiz organisierte Friedenskonferenz Mitte Juni, auf der erst einmal „nur“ über nukleare Sicherheit, humanitäre Aspekte wie die Rückführung von verschleppten Kindern und die Sicherheit von Nahrungsmitteltransporten unter Beteiligung möglichst vieler Länder gesprochen werden soll, ist hier ein wichtiges Bemühen, das unbedingt unterstützt werden sollte. Die interne Opposition gegen Putin – so schwach sie im Moment auch erscheint – gilt es zu ermutigen. Dazu gehören die Hilfe für Exilmedien und Exilorganisationen, das Angebot politischen Asyls für russische Kriegsdienstverweigerer und Deserteure, aber auch die Botschaft, dass es für ein Russland, das sich von Putin befreit, einen Weg zurück nach Europa gibt.

Außenpolitisch müssen Länder außerhalb der NATO-Strukturen gewonnen werden, sich für eine Lösung des Konflikts zu engagieren. Dass diese Länder sich bisher wenig bis gar nicht engagieren, liegt daran, dass ihre nationalen Interessen und Prioritäten andere sind als die westlichen. Ein flammender Appell der Bundesaußenministerin Annalena Baerbock wird hier zu keinem Umdenken führen. Insbesondere wenn sich deutsche Außenpolitik in anderen Fällen von überwältigenden Mehrheitsentscheidungen der Völkergemeinschaft unbeeindruckt zeigt.

Um Länder des Globalen Südens für eine Unterstützung der Ukraine zu gewinnen, muss es eine westliche Bereitschaft geben, deren Interessen zu verstehen. Ohne den Willen der reichen Länder, die in vielfacher Weise in die regelgebundene internationale Ordnung eingewobenen strukturellen Ungerechtigkeiten zu überwinden, wird es nicht gelingen, den Globalen Süden im Namen der regelgebundenen internationalen Weltordnung von der Solidarität mit der Ukraine zu überzeugen.

Ob Deutschland und die EU China bewegen können, im Sinne des Friedens auf Russland einzuwirken, erscheint zweifelhaft; die Volksrepublik ist bisher sowohl wirtschaftlich als auch geopolitisch der große Gewinner dieses Konflikts. Dass es hier dennoch Möglichkeiten gibt, zeigt die Erklärung von Xi Jinping gegen den Einsatz von Nuklearwaffen im Krieg in der Ukraine während des Besuchs von Bundeskanzler Olaf Scholz in Peking im Herbst 2022. Auch wenn es bisher trotz intensiver Bemühungen nicht gelungen ist, China davon abzubringen, de facto an der Seite Russlands zu stehen, bleibt es wichtig, China glaubhaft zu verdeutlichen, dass sich ein chinesischer Beitrag zur Lösung der Krise positiv auf die chinesisch-europäischen Beziehungen auswirken würde.

Als zweitwichtigster Waffenlieferant der Ukraine kann Deutschland in vertraulichen Gesprächen mit Kiew und den Verbündeten Initiativen jenseits eines langanhaltenden Abnutzungskrieges ausloten. Wäre möglicherweise ein ukrainischer Vorschlag vorstellbar, der in keiner Weise die russischen Annektierungen anerkennt, aber einen Verzicht auf die militärische Rückeroberung der besetzten Gebiete anbietet, wenn Russland gleichzeitig eine NATO-Mitgliedschaft oder äquivalente westliche Sicherheitsgarantien für die freie Ukraine hinnimmt und einer Volksabstimmung unter UN-Kontrolle in den besetzten Gebieten über die Zugehörigkeit zu Russland oder zur Ukraine zustimmt? Solche oder ähnliche Überlegungen könnten Russland diplomatisch unter Zugzwang setzen und der Weltöffentlichkeit zeigen, dass die Ukraine – trotz der völkerrechtlich eindeutigen Lage – bereit ist, mit dem Aggressor über Wege zum Frieden zu verhandeln. Diplomatisch muss es um Initiativen und Lösungsvorschläge gehen, die Russland mehr als bisher international isolieren und den weltweiten Druck auf Russland erhöhen, die Kriegshandlungen einzustellen.

Westliche militärische Eskalationsbereitschaft ist eine andere Option, um den Verhandlungsdruck auf Russland zu erhöhen. Allerdings ist Eskalation immer ein Spiel mit dem Feuer. Die reale Macht, wirklich abschreckend zu eskalieren, haben militärisch nur die USA. Dass die USA bisher nur zurückhaltend eskalieren, dürfte daran liegen, dass sie die Ukraine zwar aus geopolitischen Gründen und aus westlichem Werteverständnis schützen wollen, aber gleichzeitig die Gefahr einer Ausweitung des Krieges und eine mögliche Nukleareskalation verhindern wollen. Diese vorsichtige Entschlossenheit, die auch von der Bundesregierung verfolgt wird, als ängstliches Zaudern zu kritisieren, wird dem Ernst der Lage nicht gerecht.

Die Freigabe des 60-Milliarden-US-Dollar-Pakets durch den US-Kongress und die massive europäische und insbesondere deutsche Unterstützung werden, so ist zu hoffen, die Front stabilisieren, Russland die Hoffnung auf eine „günstigere Position“ nehmen und dort die Bereitschaft erhöhen, nach Lösungen auf der Grundlage eines militärischen Patts zu suchen.

Wie man möglicherweise als ersten Schritt auf dem Weg zum Frieden den Konflikt einfrieren kann, ist eine legitime und notwendige Frage. Wenn diese nicht abstrakt-hypothetisch bleiben soll, muss der Frage eine Antwort folgen, durch welche Kombination von politischem Druck, militärischer Unterstützung, diplomatischen Allianzen, Verhandlungsrahmen und Kompromissvorschlägen der Weg zum Einfrieren und Beenden des Krieges begonnen werden könnte. Dies erfordert vertrauliche Diplomatie – und öffentliche Debatte. IPG 22

 

 

 

Deutliche Zunahme „fremdeinfelindlich“ motivierter Straftaten

 

Neue Zahlen zur politisch motivierten Kriminalität zeigen: Hassvergehen nehmen zu. Einen besonders starken Anstieg verzeichnete die Polizei bei „fremdenfeindlich“ motivierten Straftaten. Fast die Hälfte aller registrierten Fälle gehen auf das Konto von Rechtsextremisten.

Die Zahl der polizeibekannten politisch motivierten Straftaten hat mit 60.028 Delikten 2023 den höchsten Stand seit der Einführung der Statistik 2001 erreicht, mit einem leichten Zuwachs von weniger als 2 Prozent im Vergleich zum Vorjahr. In 3.561 Fällen handelt es sich um Gewalttaten, knapp 12 Prozent weniger als 2022. Das geht aus der am Dienstag in Berlin von Bundesinnenministerium und Bundeskriminalamt (BKA) veröffentlichten Statistik zur politischen Kriminalität.

Danach haben rechts motivierte Straftaten deutlich um 23,21 Prozent auf 28.945 Fälle zugenommen. Damit machen diese Taten weiterhin knapp die Hälfte aller von der Polizei registrierten Fälle aus.

Mehr Hass auf vermeintlich Fremde

Deutlich zugelegt (um 47,63 Prozent) hat den Angaben zufolge die Hasskriminalität mit insgesamt 17.007 Fällen. Gemeint sind Taten, bei denen jemand aus Vorteilen gegen bestimmte Gruppen gehandelt hat. Die weitaus größte Gruppe bilden mit 15.087 sogenannte „fremdenfeindliche“ Taten, die meist in den Phänomenbereich rechts fallen. Die Statistik führt getrennt auch „ausländerfeindliche“ Motive an, hier geht es gezielter um die tatsächliche oder vermutete Nationalität. Ebenfalls weit verbreitet sind antisemitische und rassistische Motive.

Staat und Religion als Ziele

Straftaten gegen Religionsgemeinschaften haben sich auf 7.029 mehr als verdoppelt, meistens traf es dabei religiöse Repräsentanten – darunter auch 70 Angriffe auf Moscheen und 42 auf Synagogen. Um mehr als ein Viertel ist hingegen die Zahl der Taten gegen den Staat und seine Vertreter gesunken, auf 15.050. Doch ganz so erfreulich, wie es den Anschein hat, ist diese Entwicklung nicht, denn zugleich hat die Zahl der Delikte gegen Menschen, die sich politisch engagieren oder ein staatliches Amt ausüben, erheblich zugenommen (um 29,12 Prozent auf 6.508).

Häufig haben diese Menschen demnach Beleidigungen, Nötigungen oder Bedrohungen und Propaganda erlebt. Die politische Motivation bleibt unklar, denn die allermeisten Taten fallen in den Bereich „sonstige Zuordnung“. Das heißt, die Polizei konnte sie weder rechts oder links noch bei ausländischer oder religiöser Ideologie verorten.

Antisemitismus

Einen massiven Anstieg gab es Angaben zufolge im Zusammenhang mit dem Nahost-Konflikt, insbesondere seit dem Terrorangriff der Hamas auf Israel am 7. Oktober. Die Zahl der polizeibekannten Taten aus diesem Kontext betrug mit 4.369 im vergangenen Jahr mehr als das Siebzigfache der 61 Delikte des Vorjahrs.

Insgesamt 1.927 dieser Taten gelten als antisemitisch, die allermeisten davon wurden ab dem 7. Oktober begangen. Mehr als die Hälfte der knapp 4.400 Taten ordnet die Polizei dem Bereich „ausländische Ideologie“ zu. Sie sieht also Anhaltspunkte dafür, dass eine aus dem Ausland stammende nichtreligiöse Ideologie entscheidend für die Tat war.

Propaganda, Beleidigungen, Internet

Den Löwenanteil der Straftaten machten mit einem Drittel Propagandadelikte aus, also zum Beispiel das Verwenden von Kennzeichen verfassungswidriger Organisationen. Das können etwa Abzeichen wie der SS-Totenkopf sein oder Parolen. Auf Platz zwei folgten Sachbeschädigungen (15,50 Prozent), gefolgt von Beleidigungen (13,95 Prozent) und Volksverhetzungen (12,77 Prozent).

Erheblich angestiegen ist die Zahl der im oder mit Hilfe des Internets begangenen politisch motivierten Straftaten auf 15.488 – eine Zunahme um 60,08 Prozent. Eine sprunghafte Zunahme gab es insbesondere in den Bereichen religiöse sowie ausländische Ideologie. Den größten Anteil machten hier allerdings die rund 7.000 Taten aus dem rechten Spektrum aus.

Weniger Gewalttaten – mehr Gesundheitsschäden

Die Zahl polizeibekannter politisch motivierter Gewalttaten ist um fast 12 Prozent gegenüber 2022 gesunken. Die 1.270 Taten aus dem rechten Spektrum machen hier den Großteil aus, gefolgt von 916 Taten aus dem linken Spektrum. Zu den Gewalttaten gehören Körperverletzungen, aber auch 17 versuchte und drei vollendete Tötungsdelikte.

Insgesamt 1.759 Menschen und damit mehr als im Vorjahr (plus 5,96 Prozent) haben durch politisch motivierte Gewalt einen gesundheitlichen Schaden davongetragen. Die meisten dieser Taten geschahen aus rechten Motiven.

Jede zweite Straftat nicht aufgeklärt

Etwas weniger als die Hälfte der im Vorjahr erfassten Straftaten (46,85 Prozent) konnte aufgeklärt werden, bei den Gewalttaten lag die Quote mit 63,35 Prozent höher. Als aufgeklärt zählen nur Fälle, bei denen es bis zum 31. Januar des Folgejahres mindestens einen namentlich bekannten Tatverdächtigen gibt.

Bei der Statistik handelt es um eine sogenannte Eingangsstatistik, das heißt Taten werden dann erfasst, wenn sie der Polizei bekannt werden – es gibt also ein Dunkelfeld. Mehrfachzählungen sind möglich, wenn Delikte in mehr als eine Kategorie (Phänomenbereich) fallen. (dpa/mig 22)

 

 

 

Europawahl. Berliner Kampagne will Migranten zum Wählen aufrufen

 

Mehr als jeder dritte Berliner hat Migrationsgeschichte. Parteien sprechen sie aber nicht gut an, beklagt die Integrationsbeauftragte. Mit einer Initiative sollen sie für die Teilnahme an der Europawahl motiviert werden.

Mit einer neuen Kampagne sollen Berliner mit Migrationsgeschichte zur Teilnahme an der Europawahl am 9. Juni aufgerufen werden. „38 Prozent der Menschen in Berlin haben Migrationsgeschichte. In ganz vielen politischen Themen spielt das aber keine Rolle. Wir merken das auch bei den Wahlen. Politische Parteien sprechen diese Menschen nicht wirklich gut an“, sagte die Berliner Integrationsbeauftragte Katarina Niewiedzial bei der Vorstellung der Kampagne am U-Bahnhof Kurfürstenstraße in Berlin-Mitte.

Bis zur Europawahl finden sich in acht U-Bahnhöfen und in allen Bezirken der Hauptstadt verschiedene mehrsprachige Plakate und Banner. Auch in den sozialen Medien wird unter dem Motto „Wählen wirkt! – Demokratie stärken“ über die Europawahl informiert. Gestaltet wurde die mehrsprachige Kampagne von insgesamt elf Migrantenselbstorganisationen, darunter etwa der Polnische Sozialrat, der Türkische Bund in Berlin-Brandenburg (TBB) oder auch das Kollektiv Migrantas.

Damit wolle man nicht nur gerade junge EU-Bürger zum Wählen aufrufen, sondern auch die Berliner Migrationsgesellschaft sichtbarer machen, erklärte Sozialsenatorin Cansel Kiziltepe (SPD). „Gerade in diesen turbulenten Zeiten ist es wichtig, dass wir auch wählen gehen, dass wir wählen gehen, um unsere Demokratie zu stärken. Und da zählt jede Stimme in Berlin.“

260.000 EU-Bürger in Berlin

Demokratie und die Teilnahme an Wahlen sei ein Privileg, betonte Niewiedzial. „Das wissen Menschen mit Migrationsgeschichte, auch die, die zum ersten Mal den deutschen Pass erhalten, natürlich am besten.“

Von den rund 260.000 EU-Bürgern mit Wohnsitz in Berlin hat sich nach Angaben der Integrationsbeauftragten erst eine Minderheit für die Teilnahme an der Europawahl entschieden. EU-Erstwähler, die keinen deutschen Pass besitzen, müssen sich noch bis zum 19. Mai registrieren, um bei der Europawahl ihre Stimme abgeben zu können. (epd/mig 21)

 

 

 

Zufriedenheit mit Regierung: Scholz erholt sich auf niedrigem Niveau

 

Hamburg – Bundeskanzler Olaf Scholz hat in der Gunst der Bevölkerung zuletzt wieder etwas zugelegt. Das zeigt eine aktuelle Umfrage des Markt- und Meinungsforschungsinstituts Ipsos. Trotzdem ist weiterhin mehr als die Hälfte der Deutschen sehr unzufrieden mit der Arbeit des Regierungschefs. Verteidigungsminister Boris Pistorius kann im Mai ebenfalls einige Punkte auf der Zufriedenheitsskala dazugewinnen. Damit bleibt Pistorius der beliebteste Minister im Bundeskabinett und baut seinen klaren Vorsprung vor dem zweitplatzierten Arbeitsminister Hubertus Heil weiter aus. Leichte Verluste muss dagegen Außenministerin Annalena Baerbock hinnehmen. Am unzufriedensten sind die Deutschen derzeit mit Verkehrsminister Volker Wissing.

Scholz mit steigenden Beliebtheitswerten im Mai

Olaf Scholz kann auf der Zufriedenheitsskala einen Zuwachs von 5 Punkten im Vergleich zur letzten Erhebung im März 2024 verzeichnen. Seine Nettozufriedenheit steigt somit auf einen Wert von -41. Trotz dieser Zugewinne zeigt sich eine Mehrheit der Befragten (52 %) weiterhin sehr unzufrieden mit dem Kanzler, während nur 11 Prozent seine Arbeit sehr positiv bewerten. Auch die Bundesregierung als Ganzes wird im Mai etwas besser bewertet als noch vor zwei Monaten. Ihre Nettozufriedenheit steigt um zwei Punkte auf -48. 56 Prozent der Deutschen geben an, sehr unzufrieden mit der Arbeit der Ampelregierung zu sein, weniger als jeder Zehnte (8 %) äußert sich sehr zufrieden.

Pistorius kommt bei Deutschen am besten an

Der mit weitem Abstand beliebteste Bundesminister ist unverändert Verteidigungsminister Boris Pistorius. Mit einem Wert von +1 verzeichnet er als einziges Kabinettsmitglied eine leicht positive Nettozufriedenheit. Im Vergleich zur letzten Erhebung im März kann Pistorius damit 3 Punkte zulegen. 29 Prozent bewerten die Arbeit des SPD-Ministers sehr positiv, etwa ebenso viele (28 %) geben an, sehr unzufrieden zu sein. Mit einigem Abstand an zweiter Stelle folgt Arbeitsminister Hubertus Heil, der jedoch nur 15 Prozent der Deutschen von sich überzeugen kann, während zwei von fünf Befragten (39 %) sehr unzufrieden sind. Heil verzeichnet somit eine Nettozufriedenheit von -24, ein Anstieg um 2 Punkte in den letzten beiden Monaten. 

Baerbock mit den größten Ansehensverlusten

Ebenfalls 15 Prozent der Bundesbürger kann Annalena Baerbock von sich überzeugen. Allerdings polarisiert die grüne Außenministerin stärker als Heil, mehr als die Hälfte (54 %) der Deutschen bewerten ihre Arbeit sehr negativ. Konnte Baerbock im März noch Zugewinne von 4 Punkten im Beliebtheitsranking erzielen, fällt ihre Nettozufriedenheit im Mai wieder um 3 Punkte auf einen Wert von -39. Ähnlich sieht es auch beim grünen Vizekanzler Robert Habeck aus. Während sich 13 Prozent der Deutschen sehr zufrieden zeigen, geben 55 Prozent an, sehr unzufrieden mit der Arbeit des Wirtschaftsministers zu sein. Habecks Nettozufriedenheit liegt damit aktuell bei -42. 

Verkehrsminister Wissing erneut am unbeliebtesten

Am wenigsten Zuspruch von der Bevölkerung erhält erneut Verkehrsminister Volker Wissing. Lediglich 6 Prozent der Befragten geben an, sehr zufrieden mit der Arbeit des FDP-Ministers zu sein, 56 Prozent bewerten Wissing sehr negativ. Mit einem Wert von -50 verzeichnet er die niedrigste Nettozufriedenheit unter allen Ministerinnen und Ministern des Ampelkabinetts. Ipsos 21

 

 

 

Caritas-Europa: Schuldenerlass für arme Länder

 

Schuldenerleichterungen für arme Länder fordert „Caritas Europa“-Präsident Michael Landau. Etliche Länder Afrikas litten derzeit unter einer schweren Schuldenkrise, erinnerte Landau am Pfingstmontag bei einem Gottesdienst im Wiener Stephansdom.

Laut aktuellen Studien müssten 32 Länder mehr Geld für Kredite und Zinsen aufwenden als für Gesundheitswesen und 25 Staaten mehr für Schulden als für Schulen und Bildung ausgeben. „Das ist Realität in Afrika und das heißt: Millionen von Kindern können nicht zur Schule gehen, und Frauen könne ihre Kinder nicht im Spital zur Welt bringen“, erklärte der Caritas-Europa-Präsident. Österreich und Europa müsse das Thema Schuldenerlass „entschieden diskutieren und angehen“.

Landau bekräftigte damit einen Aufruf von Papst Franziskus zum Heiligen Jahr 2025 der katholischen Kirche, das unter dem Leitwort „Pilger der Hoffnung“ steht. In der offiziellen Verkündigungsbulle vom 9. Mai formuliert der Papst mehrere „Appelle der Hoffnung“ für die Welt, darunter, dass reichere Staaten wirtschaftsschwächeren Ländern die Schulden erlassen sollen.

Güter der Erde

Das Heilige Jahr erinnere daran, dass die Güter der Erde nicht für einige wenige Privilegierte, sondern für alle bestimmt sind, sagte Landau im Stephansdom. „Wenn wir wirklich den Weg für den Frieden in der Welt ebnen wollen, sollten wir uns dafür einsetzen, die Grundursachen der Ungerechtigkeit zu beseitigen, ungerechte und nicht zurückzahlbare Schulden erlassen und die Hungernden sättigen“, zitierte der Caritas-Europa-Präsident aus dem Papst-Schreiben zum Heiligen Jahr.

„Zur Grundmelodie der Hoffnung gehört die Achtsamkeit für die Armen, die Bereitschaft, keine und keinen am Wegrand zurückzulassen; auch der Mut, Unrecht als Unrecht zu benennen und die Ursachen der Übel zu bekämpfen, nicht nur die Symptome", betonte Landau: „Lassen wir die Menschen nicht im Stich.“

Der langjährige frühere österreichische Caritas-Chef Landau ist seit 2020 Präsident von Caritas Europa, der Dachorganisation der nationalen Caritasverbände Europas. (kap 20)

 

 

 

75 Jahre Europarat: Gallagher betont Friedensbeitrag

 

Der Vatikan setzt auf den Beitrag des Europarates zu einem dauerhaften Frieden in Europa – ein Frieden, „der für dieses geliebte Europa so notwendig ist“. Das machte der vatikanische „Außenminister“ Paul Richard Gallagher am Freitag anlässlich des 75. Jahrestages des Europarates in Straßburg deutlich.

Das Jubiläum könne den Friedensbeitrag des Europarates hervorheben, so Gallagher. Der Heilige Stuhl habe den Prozess der europäischen Integration seit Gründung des Europarates aufmerksam verfolgt und ein „profundes Interesse“ am Friedensprojekt Europa.

Der Sekretär für die Beziehungen zu den Staaten und den internationalen Organisationen sprach in der Sitzung des Ministerkomitees des Europarates im Rahmen der Feierlichkeiten zum 75-jährigen Bestehen der Organisation.

Papstbesuche im Europarat

Gallagher erinnerte an die Besuche von Johannes Paul II. (1988) und Papst Franziskus (2014) in Straßburg. Er erwähnte insbesondere die Worte von Papst Franziskus über die tiefe Hoffnung auf eine „neue soziale und wirtschaftliche Zusammenarbeit, die frei ist von ideologischen Bedingtheiten und der globalisierten Welt zu begegnen weiß, indem sie den Sinn für Solidarität und gegenseitige Liebe lebendig erhält". Dieser Aufruf kommt laut Gallagher zur rechten Zeit angesichts der „unvorhergesehenen Herausforderungen, vor denen Europa steht“.

Heiliger Stuhl weiter um Rückkehr ukrainischer Kinder bemüht

Der Vatikanvertreter erwähnte hier insbesondere den „anhaltenden Konflikt zwischen Russland und der Ukraine“. Der Heilige Stuhl setze seine humanitären Bemühungen fort, „insbesondere um die Rückkehr der ukrainischen Kinder in ihr Land zu erleichtern, und bekräftigt seine Solidarität und seine Gebete für das ukrainische Volk“, so der Erzbischof.

Hoffnung auf Friedensbeitrag von KI

Mit Blick auf das neue KI-Gesetz, das am Freitag angenommen wurde, erinnerte er daran, dass der Heilige Stuhl das Thema mit großer Aufmerksamkeit verfolge. Die Regulierung des Sektors werde zu „neuen und kreativen Ansätzen“ beitragen, die helfen könnten, Kriege und Konflikte zu beenden, zeigte er sich zuversichtlich.

„Der Multilateralismus kann und muss erneuert werden, vor allem indem der Unantastbarkeit der Würde jedes Menschen und den universellen Menschenrechten besondere Aufmerksamkeit geschenkt wird“, betonte Gallagher. (vn 17)

 

 

 

Von wegen Europafeinde

 

Rechtspopulisten gerieren sich vermehrt als die wahren Verteidiger Europas. Die Wirkkraft dieser Erzählung sollte nicht unterschätzt werden. Ernst Hillebrand

In wenigen Wochen finden die Wahlen zum Europäischen Parlament statt. Umfragen sagen rechtspopulistischen und EU-skeptischen Parteien deutliche Gewinne voraus. Möglicherweise öffnet sich in Straßburg und Brüssel sogar ein Fenster für eine Teilhabe an neuen politischen Mehrheitskonstellationen. Damit stellt sich nicht zuletzt die Frage, wie und auf welche Art diese Parteien tatsächlich „europafeindlich“ sind. Denn sie selbst präsentieren sich mittlerweile durchaus anders: Nicht als Gegner, sondern als Verteidiger Europas. Ungarns Ministerpräsident Viktor Orbán twittert gerne mal unter dem Hashtag MEGA – Make Europe Great Again.

Diese Entwicklung hat zwei Hauptursachen. Eine ist banal und wahltaktisch begründet: Rechtspopulisten und Nationalkonservative in ganz Europa haben verstanden, dass sich überzogene EU-Kritik und Dauerkonflikte mit den Brüsseler Institutionen an der Wahlurne nicht auszahlen. Weder hat Marine Le Pen mit ihrer Ansage, aus dem Euro aussteigen zu wollen, die französischen Präsidentschaftswahlen gewonnen, noch Jaros?aw Kaczy?ski mit seiner obsessiven EU-Kritik die polnischen Parlamentswahlen. Das neue Leitbild ist daher Giorgia Meloni, die die EU nicht verlassen, sondern politisch kapern und von innen heraus verändern möchte: If you can’t beat them, join them.

Zum anderen hat sich die Ideologie des Rechtspopulismus verändert. Der amerikanische Politikwissenschaftler Francis Fukuyama wies in seinem Buch Identity schon 2018 darauf hin, dass die identitätspolitische Orientierung der Linken – mit ihrer Betonung der Rechte von Minderheiten – ein Vertretungs- und Anerkennungsdefizit bei der Mehrheitsbevölkerung zu schaffen droht. Der Rechtspopulismus ist mit Wucht in diese Lücke gestoßen. Er bedient sich der Konzepte linker Identitätspolitik, verändert aber deren Argumentationsrichtung: Anstatt die Rechte von Minderheiten zu betonen, bekräftigt er das Recht der Mehrheiten auf Anerkennung, Respekt und Bewahrung ihrer kulturellen Identität. Konsequenterweise bedeutet dies, dass er sich damit nicht nur als Verteidiger traditioneller nationaler Identitäten stilisiert, sondern auch als Verteidiger des historischen Westens und seiner Institutionen.

Dieser idealisierte Westen – dessen historischer Kern Europa ist – ruht, so die Argumentation des Rechtspopulismus, auf drei institutionellen Säulen: der Nation, der „natürlichen Familie“ als Kern der Gesellschaft und auf dem Christentum. Europa ist historisch zu dem geworden, was es lange war – ein zivilisatorisches Vorbild und technisch-wissenschaftliches Kraftzentrum der Welt –, weil es mit den Nationen handlungsfähige politische Gemeinschaften herausgebildet hat, die die kulturellen Identitäten der Völker gebündelt und repräsentiert hätten. „Die Nation“ so Viktor Orbán, „ist die große Erfindung des Westens. Sie ist das Herz der freien Welt.“

Die zweite Säule ist die „natürliche Familie“ aus Frau, Mann und Kind(ern). In dieser Grundeinheit der Gesellschaft finden die wesentlichen kulturellen und emotionalen Prägungen der Menschen statt (was sie, so das Argument, für den auf ideologische Umprogrammierung ausgerichteten Liberalismus zum besonderen Ärgernis macht). Die Aufgabe des Staates sei es, die Familie zu erhalten und zu schützen und es den Menschen zu ermöglichen, Kinder zu haben und zu erziehen.

Drittens: Mit der Hinwendung zu einem identitätsorientierten Diskurs ist auch der Bezug auf das Christentum stärker geworden. Dieser Bezug hat natürlich einen Subtext: den Vorwurf, dass der moderne Liberalismus, aber auch die islamische Einwanderung dieses Fundament der westlichen Welt bedroht. Die Wurzeln im Christentum (aber auch im Hellenismus) unterscheiden den Westen, so Giorgia Meloni in einem Interview, vom Rest der Welt: „Wir im Westen glauben, dass diese Prinzipien – Freiheit, Gleichheit, Demokratie, Recht, die Begegnung von Vernunft und Transzendenz – universell sind, aber wenn wir uns umsehen, müssen wir zugeben, dass dies nicht so ist, dass diese Werte für die Kultur eines bestimmten Teils der Welt charakteristisch sind. Es ist unsere Identität als Europäer und Westler, als Kinder der klassischen und jüdisch-christlichen Kultur.“

Und natürlich reklamiert der Populismus auch die Demokratie für sich. Denn ein ganz wesentlicher Aspekt dieses christlichen Westens, so die Argumentation weiter, ist sein demokratischer Charakter: Die Demokratie ist im Westen entstanden und nirgendwo sonst. Sie konnte entstehen, weil das Christentum die grundsätzliche Gleichheit der Menschen vor Gott stipuliert. „Die liberale Demokratie hätte ohne ihr christliches kulturelles Fundament niemals entstehen können“, so beispielsweise Viktor Orbán.

Dieser idealisierte Westen, dieses auf Christentum, Nationen und Familien aufbauende zivilisatorische Projekt Europas ist, so der Rechtspopulismus, aktuell gefährdet. Er wird angegriffen von einem angeblich exzessiven und zunehmend autoritären Liberalismus und dem Brüsseler Zentralisierungsprojekt. Der Liberalismus, so die Argumentation, hasst alle Traditionen und traditionellen Institutionen; der Brüsseler Bürokratismus die Nationen und die nationalstaatliche Demokratie. Mit einem auf Brüssel zentrierten System wurde eine Ordnung geschaffen, die die demokratische Teilhabe der Bürger entwertet, die Nationalstaaten als Handlungs- und Gestaltungsräume schwächt und die Spielräume von Macht- und Besitzeliten erheblich erweitert.

In einer Rede an der Universität Heidelberg im März 2023 warnte der damalige polnische Ministerpräsident Mateusz Morawiecki vor der Gefahr der Entstehung eines europäischen Super-Staates, der von einer „kleinen Elite“ regiert wird. „In der Politik“ so Morawiecki, „geht es immer um Wahlmöglichkeiten. Aber diese Wahl muss an der Wahlurne getroffen werden, nicht im stillen Kämmerlein der Bürokraten. Wollen wir wirklich eine gesamteuropäische kosmopolitische Elite mit immenser Macht, aber ohne Mandat der Wähler?“ Das Ergebnis wäre nicht ein stärkeres, sondern ein schwächeres Europa, das sich selbst seiner Kraftquellen berauben und entsprechend unter seinen Möglichkeiten bleiben würde: „Europa könnte viel erfolgreicher sein, viel größer, viel entwickelter und viel mächtiger als seine heutige Leistungsbilanz“, so Viktor Orbán in einer Rede 2019.

Jede Ideologie ist ein intellektuelles Konstrukt. Der Rechtspopulismus präsentiert sich in seiner aktuellen Spielart als eine Art positiver „Okzidentalismus“. Er projiziert kulturelle, soziale und politische Eigenschaften auf einen idealisierten „Westen“ und ein idealisiertes „wahres“ Europa. Er definiert damit ein kulturelles Eigenes, das es zu bewahren und gegen ein zivilisatorisches Anderes – den modernen Ultra-Liberalismus, die Immigration, den Islam – zu beschützen gilt. Oder wie Meloni es formuliert: „Ich will mich überhaupt nicht von Europa distanzieren, sondern ich will, dass sich Europa nicht von sich selbst distanziert.“

Die Widersprüche dieses Konstrukts springen ins Auge. Dieser wunderbare „Westen“, dieses idealisierte Europa, bevölkert von friedlichen Nationen und glücklichen Familien, hat nie existiert. Auch die demokratischen Impulse der christlichen Kirchen halten sich seit 2 000 Jahren in eher überschaubaren Grenzen – nach innen wie nach außen. Dennoch sollte man die Kraft der europäischen Identitätserzählung des Rechtspopulismus nicht unterschätzen. In einer Welt, in der sich wirtschaftliche, geopolitische und kulturell-religiöse Gegensätze zunehmend schärfer artikulieren, in der weltweite Migration zunimmt und das Ende der westlichen Hegemonie immer greifbarer wird, dürfte die Attraktivität einer das „Eigene“, die europäische Zivilisation und ihre Werte für sich reklamierenden Identitätspolitik nicht unbedingt geringer werden.

Der Diskurs des Rechtspopulismus knüpft in seinen Kernmotiven – Verteidigung der westlichen Werte, Stärkung Europas – ja durchaus auch an Themen der etablierten Politik an. Auch diese sieht den „European way of live“ als gefährdet an – allerdings aus völlig anderen Gründen als der Rechtspopulismus. Es ist die Aufgabe der Mehrheitspolitik, besser als in der Vergangenheit zu erklären, warum ihre Politikentwürfe die geeigneteren sind, Europas Werte und Interessen zu verteidigen. Vor dem Hintergrund der Wahlergebnisse in vielen Staaten Europas in den letzten Jahren kann der Verdacht geäußert werden, dass die bisherigen Anstrengungen nicht vollständig erfolgreich waren. Mit einer einfachen Etikettierung der Rechtspopulisten als „Europafeinde“ wird es vermutlich immer weniger getan sein. IPG 17

 

 

 

 

Zahl der Asylanträge könnte mit Arbeitsvisa-Abkommen zwischen EU und Drittstaaten sinken

 

München – Das ifo Institut schlägt Arbeitsvisa-Abkommen zwischen der EU und sicheren Drittstaaten vor. Auf diese Weise könnte sich die Zahl von Asylanträgen und die irreguläre Zuwanderung verringern. „Damit wäre eine legale und gesteuerte Zuwanderung möglich. Denn ein Grund für die Überlastung des europäischen Asylsystems ist der Mangel an Möglichkeiten, legal in die EU zu kommen. Besonders für niedrig qualifizierte Menschen ist die Chance auf Arbeitsvisa in Europa verschwindend gering“, sagt Panu Poutvaara, Leiter des ifo Zentrums für Migrationsforschung. 

Viele Asylsuchende mit geringer Bleibeperspektive kämen beispielsweise aus der Türkei und könnten von einem solchen Abkommen profitieren, sagt Poutvaara. Staatsangehörige von Ländern, die ein solches Abkommen mit der EU abschließen, hätten die Möglichkeit, ein Visum zur Arbeitsaufnahme in der EU unabhängig von der Qualifikation zu beantragen. In diesem Rahmen könnten Arbeitsvisa auch befristet ausgestellt werden. Zudem könnten sie eingeschränkt werden, damit Visum-Inhaber keinen Zugang zu Sozialleistungen bekommen. Der Vorschlag entspricht der Westbalkan-Regelung, die Deutschland mit Albanien, Bosnien und Herzegowina, Kosovo, Montenegro, Nordmazedonien sowie Serbien im Jahr 2016 abgeschlossen hat. 

„Die Zuwandernden könnten ein Arbeitsvisum beantragen und legal in die EU einreisen, ohne die gefährliche Reise über das Mittelmeer antreten und Schlepper bezahlen zu müssen. Auch für die EU wäre dies vorteilhaft, da es die Kosten für Asylanträge verringert, das Geschäft der Schlepper kaputtmacht und mehr legale Beschäftigung schafft“, sagt Yvonne Giesing, wissenschaftliche Mitarbeiterin im ifo Zentrum für Migrationsforschung. 

Aufsatz: „Vorschläge für eine reformierte europäische Asyl- und Migrationspolitik“, von Clara Albrecht, Yvonne Giesing, Panu Poutvaara und Elitsa Stefanova, in: ifo Schnelldienst 05/2024: https://www.ifo.de/publikationen/2024/aufsatz-zeitschrift/vorschlaege-reformierte-europaeische-asyl-migrationspolitik  Ifo 17

 

 

 

Fachkräftemangel. Wirtschaftsinstitut für Einwanderung nach IQ-Test

 

Menschen, die nach Deutschland wollen, sollen nach einem Vorschlag des Instituts für Weltwirtschaft einen Online-Intelligenztest absolvieren. Die Schlauesten sollen einen Arbeits- und Aufenthaltstitel bekommen. So könne Einwanderung entbürokratisiert werden.

Angesichts des Fachkräftemangels in Schleswig-Holstein hat sich das Institut für Weltwirtschaft für eine unbürokratische Einwanderung ausgesprochen. „Wir müssen bei der Gewinnung von Fachkräften für Schleswig-Holstein ganz neue Wege gehen“, sagte IfW-Präsident Moritz Schularick am Mittwoch in Kiel. „Dafür müssen wir schnell und unbürokratische junge, motivierte und kluge Menschen aus der ganzen Welt nach Deutschland holen, die dann hier eine Berufsausbildung oder ein Studium beginnen können.“

Nach Schularicks Vorschlag sollten Bewerber weltweit online einen standardisierten Fähigkeitstest machen, wobei es sich um einen Intelligenz-Test handeln soll, der um praktische Problemlösungsfähigkeiten erweitert wurde. Ohne Rücksicht auf die Nationalität würden die Schlauesten dann eine Arbeits- und Aufenthaltserlaubnis für zunächst fünf Jahre erhalten und in Schleswig-Holstein eine Ausbildung oder ein Studium machen. Sind die Teilnehmerinnen und Teilnehmer dieses Programms nach fünf Jahren in den Arbeitsmarkt integriert, bekämen sie der Idee nach eine Niederlassungserlaubnis.

IQ-Test soll Bürokratie abbauen

„Durch das vorgeschlagene Programm fallen hohe bürokratische Hürden wie etwa die Anerkennung ausländischer Berufsqualifikationen für die Bewerber weg“, erklärte Schularick. Durch den Online-Test habe quasi jeder Mensch auf der Welt die Chance zur Teilnahme.

Der Vorschlag ist eine Reaktion auf ein Gutachten des IfW und der Fachhochschule Kiel zum Fachkräftemangel in Schleswig-Holstein, die vom Landeswirtschaftsministerium in Auftrag gegeben wurde. Demnach droht dem Land ohne politische Reaktion eine Verzehnfachung der Arbeitskräftelücke von heute rund 35.000 Personen auf rund 330.000 Personen bis zum Jahr 2035. Betroffen ist in erster Linie das Gesundheitswesen, ebenso das für den Ausbau der erneuerbaren Energien essenzielle Baugewerbe sowie der Handel.

Land fehlen Hunderttausende Fachkräfte

In erster Linie fehlen dem Land dann Fachkräfte, also Personen mit abgeschlossener, mindestens zweijähriger Berufsausbildung. Laut Projektion beträgt die Lücke hier 200.000 Personen, die sich insbesondere auch in der für den Tourismus so wichtigen Gastronomie bemerkbar machen dürfte. Für einfache Helfertätigkeiten dürften rund 75.000 Personen fehlen.

Auch Wirtschaftsminister Claus Ruhe Madsen (CDU) forderte Veränderungen und innovative Lösungen, um den drohenden Fachkräftemangel abzuwenden: „Sollte es uns nicht gelingen, den absehbaren Fachkräftemangel zu adressieren, drohen uns Unternehmungsschließungen, ein Schrumpfen der Wirtschaft und am Ende Wohlstandsverluste, die uns alle betreffen werden“, betonte er. (dpa/mig 17)

 

 

 

 

Urlaub für pflegende Angehörige: Wie die Auszeit gelingt

 

Berlin – Die Pflege Angehöriger ist zeitintensiv und kann sehr belastend sein. Ein Urlaub kann helfen, Zeit für sich selbst zu finden und Kraft zu tanken. Die gute Nachricht: Pflegende Angehörige haben dafür Anspruch auf Unterstützung in Form von Verhinderungs- und Kurzzeitpflege. Beides kann in jedem Kalenderjahr erneut in Anspruch genommen werden. Das gilt übrigens nicht nur für Urlaub, sondern auch bei einer Erkrankung oder einer Vorsorge- oder Rehamaßnahme. Der Verband der Ersatzkassen e. V. (vdek) erklärt, was hinter den beiden Angeboten steckt.

Die Verhinderungspflege: Urlaubsvertretung für Pflegende

Bei der Verhinderungspflege, auch Ersatzpflege genannt, springt eine vertraute Person eine Zeit lang für pflegende Angehörige ein, beispielsweise Verwandte, Freundinnen oder Freunde oder Nachbarn. Alternativ kann auch ein ambulanter Pflegedienst beauftragt werden.

Das Angebot kann genutzt werden, wenn der oder die Pflegebedürftige in Pflegegrad zwei oder höher eingestuft ist und von der Pflegeperson bereits mindestens ein halbes Jahr zu Hause gepflegt wird. Dann können Pflegebedürftige bis zu 1.612 Euro pro Kalenderjahr für bis zu sechs Wochen Verhinderungspflege erhalten. Außerdem zahlt die Pflegekasse in dem Zeitraum die Hälfte des vorher bezogenen Pflegegeldes weiter. Der Betrag für Verhinderungspflege kann um bis zu 806 Euro aus nicht verbrauchten Mitteln der Kurzzeitpflege (siehe unten) erhöht werden. Der Anspruch auf Kurzzeitpflegegeld sinkt dann entsprechend.

Die Kurzzeitpflege: vorübergehend stationär gepflegt

Die Kurzzeitpflege steht ebenfalls Pflegebedürftigen ab Pflegegrad zwei zur Verfügung. Hier wohnt die oder der Pflegebedürftige befristet in einer Kurzzeitpflegeeinrichtung und wird dort stationär versorgt. Dafür zahlt die Pflegekasse bis zu 1.774 Euro für maximal acht Wochen pro Kalenderjahr.

Nicht verbrauchte Mittel aus der Verhinderungspflege (also bis zu 1.612 Euro) können für die Kurzzeitpflege verwendet werden. Mit dieser Regelung ergibt sich ein Höchstbetrag von 3.386 Euro pro Kalenderjahr. Kosten für Verpflegung und Unterkunft sowie die sogenannten Investitionskosten übernimmt die Pflegekasse nicht. Allerdings erhalten Pflegebedürftige in Kurzzeitpflege weiterhin die Hälfte des Pflegegeldes, was diese Kosten kompensieren kann.

Beratung durch Pflegekassen

Welches dieser Angebote ist im Einzelfall das richtige? Bei dieser Entscheidung können sich Versicherte von ihrer Pflegekasse beraten lassen. Eine frühzeitige Planung ist wichtig, denn es kann vier bis sechs Wochen dauern, eine Verhinderungspflege zu organisieren oder einen Kurzzeitpflegeplatz zu finden. Bei der Suche hilft der vdek-Pflegelotse (https://www.pflegelotse.de), in dem zahlreiche Kurzzeitpflegeangebote und ambulante Pflegedienste verzeichnet sind. Die Webseite enthält außerdem ein Glossar, das Fachbegriffe wie „Investitionskosten” oder „Einrichtungseinheitlicher Eigenanteil“ erklärt.

Stark pflegebedürftige Personen unter 25 Jahren können seit diesem Jahr flexibel über das vollständige Budget der Verhinderungs- und Kurzzeitpflege verfügen. Die Details erläutert der Beitrag „Das ändert sich 2024 für gesetzlich Kranken- und Pflegeversicherte“. GA 17

 

 

 

Sachverständige. Migrationspolitik zwischen Restriktion und Öffnung

 

Lob und Tadel für die deutsche Migrationspolitik: Erst in der Praxis wird sich zeigen, ob und wie die zahlreichen Neuregelungen greifen, sagt der Sachverständigenrat. In der Gesetzgebung kommt Deutschland voran, bei der Integration weniger.

Der Vorsitzende des Sachverständigenrats für Integration und Migration, Hans Vorländer, sieht in der aufgeheizten Stimmung beim Thema Migration „ein Hindernis für politische Lösungen“. Er mahnte am Dienstag bei der Vorstellung des jüngsten Jahresgutachtens in Berlin eine Versachlichung der Debatte an. „Gefährlich“ sei insbesondere, wenn die Politik Erwartungen wecke, die sie nicht erfüllen könne – etwa auf einen Rückgang der Flucht-Migration.

Ob die jüngsten Verschärfungen in der Asylpolitik so wirkten wie gedacht, sei eine Frage, „die wir im Augenblick nicht beantworten können“, sagte Vorländer. Man wisse aber aus der Vergangenheit, dass die Absenkungen von Sozialleistungen „keinen unmittelbaren Einfluss haben auf den Zuzug“, sagte der Demokratie- und Migrationsforscher auf die Frage, wie sich beispielsweise die Einführung der Bezahlkarten auswirken werde.

Substanzielle Öffnung und Restriktionen

Insgesamt beurteilen die Wissenschaftler des neunköpfigen, unabhängigen Sachverständigenrats (SVR) die deutsche Einwanderungspolitik der vergangenen fünf Jahre differenziert: „Wir sehen in manchen Bereichen eine substanzielle Öffnung, in anderen dagegen eher Versuche, durch Restriktionen stärker zu steuern“, bilanzierte Vorländer.

Positiv sieht der Sachverständigenrat, dass Deutschland sich der Einwanderung von Fachkräften geöffnet und die Politik durch Gesetzesreformen entscheidende Hürden gesenkt hat. Dazu zählt, dass die Gleichwertigkeit ausländischer Abschlüsse nicht mehr nachgewiesen werden muss, Berufserfahrung anerkannt und auch die Einreise zur Jobsuche ermöglicht wird.

Mehr Mut zur Vereinfachung

Bei der Fachkräftezuwanderung würde Deutschland besser vorankommen, wenn die Regelungen nicht so kompliziert und die Verwaltungen besser aufgestellt wären. Der Expertenrat urteilt, das deutsche Erwerbsmigrationsrecht sei „mittlerweile so komplex, dass es kaum noch jemand versteht“. Wenn Deutschland ausländische Arbeitskräfte effektiv anwerben wolle, brauche es „mehr Mut zur Vereinfachung, um die geltenden Regelungen nach innen wie außen verständlich zu vermitteln“.

Am 1. März waren zahlreiche Neuerungen in Kraft getreten, die von der Ampel-Koalition im Zuge der Reform des Fachkräfteeinwanderungsgesetzes beschlossen worden waren. Menschen aus Staaten außerhalb der Europäischen Union können künftig in Deutschland arbeiten, wenn sie mindestens zwei Jahre Berufserfahrung und einen im Herkunftsland staatlich anerkannten Berufs- oder Hochschulabschluss haben. Sie müssen keine in Deutschland anerkannte Ausbildung vorweisen.

Auslagerung von Asylverfahren

Verständnis äußert das Gremium für den Wunsch der Politik nach einer Begrenzung und Steuerung der Flucht-Migration, mahnt aber die Einhaltung humanitärer Standards bei der Umsetzung der EU-Asylreform an. Schutzsuchende müssten auch in den geplanten beschleunigten Asyl-Grenzverfahren Zugang zu unabhängiger Rechtsberatung haben und menschenwürdig untergebracht werden, sagte Vorländer.

Info & Download: Das SVR-Jahresgutachten "Kontinuität oder Paradigmenwechsel? Die Integrations- und Migrationspolitik der letzten Jahre" kann kostenfrei heruntergeladen werden.

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Asylverfahren in Drittländer auszulagern, wie es beispielsweise Italien mit Albanien und Großbritannien mit Ruanda versuchen, steht der Sachverständigenrat kritisch gegenüber. „Hier gibt es völkerrechtliche Verpflichtungen, die wahrgenommen werden müssen“, sagte Vorländer. In Deutschland werden zunehmend Stimmen laut, die ein Ruanda-Modell auch für Deutschland fordern. Der SVR werde seine Einwendungen öffentlich machen, wenn das Anhörungsverfahren im Bundesinnenministerium beendet sei.

Über Migrationsfragen müsse in Zukunft sachlicher gesprochen werden. Es sei falsch, wenn Politiker den Eindruck erweckten, mit Maßnahmen wie effektiveren Grenzkontrollen oder neuen Abschieberegeln ließen sich große Veränderungen bewirken. Er beobachte, dass hier „Erwartungsfallen aufgebaut werden“.

Strukturelle Engpässe – auch in der Bildung

Ob es Deutschland auf längere Sicht gelingen wird, Fluchtbewegungen zu steuern, Arbeitskräfte ins Land zu holen und die Integration von Zugewanderten zu fördern, hängt nach Einschätzung der Sachverständigen nun von der Leistungsfähigkeit der Behörden und der Infrastruktur ab. Dort zeigten sich Engpässe, die nicht durch Zuwanderung verursacht seien, „sie macht sie aber sichtbar“, erklärte die stellvertretende SVR-Vorsitzende Birgit Leyendecker.

Die Bochumer Psychologin forderte mehr Aufmerksamkeit für neu zugewanderte Kinder und Jugendliche. „Ihr Abschneiden gibt Anlass zur Sorge“, sagte Leyendecker. Die Eingliederung in Kitas und Schulen dauere vielerorts zu lange, kritisieren die Sachverständigen. In puncto Schulbildung stellten die Experten fest, dass Kinder und Jugendliche mit Migrationshintergrund nach wie vor geringere Chancen haben als Gleichaltrige ohne Migrationsgeschichte. Bei den jungen Menschen der zweiten Zuwanderungsgeneration habe sich die Situation zwar in den vergangenen Jahren verbessert. Für neu zugewanderte Kinder und Jugendliche gelte dies aber nicht.

Obwohl Migration in aktuellen Umfragen derzeit wieder als eines der drängendsten Probleme genannt wird, bleibt dem Gutachten zufolge in der Bevölkerung insgesamt akzeptiert, dass Deutschland ein Einwanderungsland ist. Die Menschen erwarteten von der Politik aber eine Steuerung der Flucht-Migration. Zudem drohe sich die Ablehnung dort zu verschärfen, wo die Infrastruktur überlastet sei oder nicht mehr funktioniere, warnen die Sachverständigen.

Nachfolgeregelung für Ukraine-Flüchtlinge fehlt

Eine rasche europaweite Lösung sollte aus Sicht des SVR – auch mit Blick auf die Europawahl am 9. Juni – für die ukrainischen Flüchtlinge gefunden werden. Die rund 4,3 Millionen Menschen waren zunächst über eine EU-Richtlinie aufgenommen worden und mussten keinen Asylantrag stellen. Diese Richtlinie sieht allerdings nur einen vorübergehenden Aufenthalt vor. Die Bundesregierung sei auch deshalb gegen unterschiedliche nationale Regelungen, weil dies dazu führen könnten, dass Flüchtlinge dann in andere europäische Staaten weiterzögen, sagte SVR-Mitglied Winfried Kluth.

Sollten die rund 1,2 Millionen Menschen, die aus der Ukraine nach Deutschland geflohen seien, alle einen Asylantrag stellen, würde dies zu einer starken Belastung des Bundesamtes für Migration und Flüchtlinge (Bamf) führen, führte er aus. Nicht alle ukrainischen Geflüchteten könnten mit einem Schutzstatus rechnen, da immer auch berücksichtigt werde, ob es sichere Orte im Herkunftsland gibt. Die Aufenthaltserlaubnisse von Geflüchteten aus der Ukraine, die vor dem russischen Angriffskrieg geflohen sind und in Deutschland Schutz erhalten haben, gelten noch bis zum 4. März 2025. (epd/mig 16)

 

 

 

Bürgerinnen und Bürger können Sozialversicherung aktiv mitgestalten

 

Berlin - Die Soziale Selbstverwaltung ermöglicht Versicherten, in der Sozialversicherung mitzubestimmen. An dieses Mitspracheprinzip erinnern die Sozialparlamente der Deutschen Rentenversicherung Bund und der Ersatzkassen (TK, BARMER, DAK-Gesundheit, KKH, hkk und HEK) anlässlich des Tages der Selbstverwaltung am 18. Mai.

„Die Selbstverwaltung ist ein tragendes demokratisches Element der Renten- und der Krankenversicherung. Sie gibt uns die Spielräume, sich politisch einzubringen und sich für die Interessen der Versicherten, der Rentnerinnen und Rentner sowie der Arbeitgebenden einzusetzen. Soziale Selbstverwaltung bedeutet also, dass alle, die Beiträge einzahlen, mitentscheiden“, erklärt Heribert Jöris, alternierender Vorsitzender der Vertreterversammlung der Deutschen Rentenversicherung Bund.

„Wir müssen das Ehrenamt in der Sozialversicherung stärken“, fordert Uwe Klemens, Verbandsvorsitzender des Verbandes der Ersatzkassen e. V. (vdek). „Selbstverwalterinnen und Selbstverwalter bringen ihre praktische Erfahrung und ihre sozialpolitischen Positionen in die Arbeit ihrer Versicherungsträger ein. Sie werden in den Sozialwahlen dafür gewählt, eine qualitativ hochwertige und gleichzeitig finanzierbare Versorgung für die Versicherten mitzugestalten. Die Ehrenamtlichen haben dafür Anerkennung verdient, gute Arbeitsbedingungen und eine ausreichende Entschädigung. Dafür setzen wir uns ein.“

Die Sozialversicherung besteht aus Kranken-, Pflege-, Unfall-, Renten- und Arbeitslosenversicherung. Dieses gesetzliche System sichert Beschäftigte gegen Lebensrisiken wie Arbeitslosigkeit, Krankheit, Pflegebedürftigkeit, Invalidität, Arbeitsunfall und Berufskrankheit sowie für das Alter ab.

Selbstverwaltung entscheidet, wofür Beitragszahlungen verwendet werden

Wichtige Entscheidungen bei Rente und Gesundheit treffen die ehrenamtlich tätigen Selbstverwalterinnen und Selbstverwalter, die selbst auch Versicherte oder Rentner sind. Sie sorgen damit für ein gutes und stabiles Renten- und Gesundheitssystem in Deutschland. Gewählt werden sie alle sechs Jahre im Rahmen der Sozialwahl, die zuletzt 2023 stattfand. Bei den Ersatzkassen gab es erstmals die Möglichkeit, die Stimme für die Wahl des Verwaltungsrates alternativ zur Stimmabgabe per Brief auch online abzugeben. Nach der Bundestagswahl und der Europawahl ist die Sozialwahl die drittgrößte Wahl in Deutschland. Beitragszahlende, die mindestens 16 Jahre alt sind, und Rentenbeziehende können wählen und so über die Verwendung der von ihnen eingezahlten Beiträge mitbestimmen.

Zum Beispiel entscheiden in der Vertreterversammlung der Deutschen Rentenversicherung Bund die gewählten Selbstverwalterinnen und Selbstverwalter über Leistungen der Rentenversicherung, vor allem im Bereich der Rehabilitation. Sie nehmen auch eine Kontrollfunktion innerhalb der Verwaltung ein und stellen sicher, dass die Beiträge im Sinne der Versicherten verwendet werden. Darüber hinaus sind sie in Widerspruchsausschüssen tätig und prüfen Einwände von Versicherten. 

Außerdem berufen sie knapp 2.700 ehrenamtliche Versichertenberaterinnen und -berater in ganz Deutschland und gewährleisten damit einen guten Kundenservice durch die Deutsche Rentenversicherung Bund.

In den Verwaltungsräten der Ersatzkassen wählen die Mitglieder der Selbstverwaltung den Vorstand der jeweiligen Kassen und beschließen den Haushalt. Die Selbstverwaltung entscheidet über die Grundlinien der Versorgung und vertritt die Interessen der Versicherten und Beitragszahlenden gegenüber der Politik, zum Beispiel zu Themen wie der Krankenhausreform und der Finanzierung der Pflegeversicherung. GA 16

 

 

 

Starker Zulauf. Aachener Friedenspreis für „Omas gegen Rechts“

 

Die „Omas gegen Rechts“, eine Gruppe gegen Rechtsextremismus, verzeichnete zuletzt einen starken Zulauf. Jetzt hat die Initiative den Aachener Friedenspreis bekommen. Von Nils Sandrisser

Tina Olbrichs Unterarm zeigt schräg nach oben. So habe sich die Beteiligung der „Omas gegen Rechts“ Oberursel entwickelt, seit das Portal Correctiv seine Recherche über Pläne der AfD zur Abschiebung möglichst vieler Migranten veröffentlicht hat und in der Folge Millionen Menschen auf die Straßen gingen. Die „Omas gegen Rechts“ hatten in vielen Städten mit zu den Demos aufgerufen. Jetzt hat die Initiative den Aachener Friedenspreis bekommen.

Bis zu den Demos, sagt Elke Lieder, seien rund 20 Leute zum Stammtisch gekommen, plötzlich waren es mehr als doppelt so viele. Rund 140 Menschen seien derzeit im Mailverteiler. Lieder und Olbrich zählen gemeinsam mit Petra Lütjens zum Orgateam in Oberursel. Auch Männer machen mit. Manfred Ochs etwa, der sich grinsend „Quotenopa“ nennt. Und nicht alle sind Opas oder Omas. Die Jüngste ist 17 Jahre alt.

Jutta Shaikh ist zweite Vorstandsvorsitzende der „Omas gegen Rechts“ Deutschland. Der Bundesverband hat seinen Sitz im baden-württembergischen Nagold. Ende vergangenen Jahres, berichtet sie, habe „Omas gegen Rechts“ deutschlandweit rund 20.000 Mitglieder gehabt. Mittlerweile habe man die 30.000 überschritten. 60 neue Ortsgruppen seien seit Jahresbeginn gegründet worden. „Correctiv hat da einen großen Schub gegeben“, sagt die Frankfurterin. Daneben gebe es weitere Formen der Beteiligung, die aber schwer in Zahlen zu erfassen seien. Man müsse nicht Mitglied bei den „Omas gegen Rechts“ sein, um mitzumachen.

Was genau die Gründe für den Zulauf sind, ist nicht ganz klar. Schon vor der Correctiv-Enthüllung und den Demos hätten die „Omas gegen Rechts“ Zulauf gehabt, sagt Shaikh, wenn auch auf geringerem Niveau.

Zentral: politische Sozialisation

Das könnte an der Demografie liegen. Die geburtenstarken Jahrgänge der Babyboomer stehen derzeit am Übertritt in den Ruhestand. Der emeritierte Berliner Soziologe Dieter Rucht erklärt außerdem: „Vor allem aber ist die politische Sozialisation in früheren Lebensphasen ein zentraler Faktor.“ Die Prägung der Babyboomer durch die 68er Jahre könnte also ein weiterer Faktor sein, der sich nun positiv für die „Omas gegen Rechts“ auswirkt. Ob der Zulauf aber tatsächlich eine Sache der Alterskohorten ist, vermag Rucht nicht sicher zu sagen.

Auch Daniel Mullis, Politologe beim Peace Research Institute Frankfurt, dem ehemaligen Leibniz-Institut für Friedens- und Konfliktforschung, warnt vor voreiligen Schlüssen. Einen Generationeneffekt sieht er nicht unbedingt: „Es kann auch sein, dass sich in diesen Gruppen der Protest verstetigt, den wir Anfang des Jahres auf den Straßen gesehen haben.“

Forschungsergebnisse gibt es derzeit dazu nicht. Aber sollte seine Annahme stimmen, überlegt Mullis, müssten auch weitere Vereinigungen, die sich an den Protesten beteiligt hatten, gerade Zulauf erhalten. Also beispielsweise Fridays for Future oder die Vereinigung von Verfolgten des Naziregimes – Bund der Antifaschistinnen und Antifaschisten (VVN-BdA).

Gestiegenes Engagement

Die Pressesprecherin von Fridays for Future Deutschland, Annika Rittmann, spricht von einem „seit Jahresbeginn deutlichen Zuspruch“ für Demonstrationen und Engagement der Bewegung. Zahlen nennt Rittman nicht, da Fridays for Future keine festen Mitgliedschaften habe und es keine Statistiken gebe. Fridays for Future bekomme aber entsprechende Rückmeldungen in Sozialen Netzwerken oder im Austausch auf Demos, sagt sie. Außerdem brächten sich Ortsgruppen, die sich zwischenzeitlich stark auf lokale Aktionen um das Thema Klima fokussiert hatten, wieder mehr in den bundesweiten Diskurs ein.

Auch die VVN-BdA meldet gestiegenes Engagement für sowie Interesse an ihrer Arbeit. Das bundesweite Bündnis Aufstehen gegen Rassismus, deren Trägerverein die VVN-BdA ist, registriere mehr Nachfrage nach Seminaren, in denen man lernt, gegen Stammtischparolen zu argumentieren. Diese Nachfrage habe sich seit Jahresbeginn verdreifacht, sagt Hannah Geiger, Pressesprecherin des VVN-BdA, die Anfragen für Infomaterial ungefähr verzehnfacht.

Ob der Zulauf zu den „Omas gegen Rechts“ nun ein Generationeneffekt oder ein Zeichen für sich verfestigenden Widerstand gegen Rechtsextremismus ist, hält Jutta Shaikh von den „Omas gegen Rechts“ Deutschland für gar nicht so entscheidend. „Wichtig ist, dass die Proteste kein Strohfeuer bleiben“, sagt sie. (epd/mig 16)