Webgiornale 4-17 ottobre 2021

Inhaltsverzeichnis

1.     Verso una coalizione semaforo. “La nuova Germania somiglia tanto alla vecchia”. 1

2.     Il responso delle urne. Rebus Germania: adesso serve formare una coalizione. 1

3.     Lungo stallo in Germania?. 1

4.     Prospettive dopo il voto. Il cielo sopra Berlino tra accordi ed equilibrismi 1

5.     Corriere d’Italia, 70 anni di storia. 1

6.     I 16 anni della cancelliera. 1

7.     I 16 anni della cancelliera. Angela Merkel: dalla Germania Est alla leggenda politica. 1

8.     Onorificenza della Germania a Liliana Segre. Lei: sono colpita nel profondo. 1

9.     ‘Storie in movimento’, dedicata a Berlino una nuova puntata del programma di Rai3. 1

10.  IIC di Amburgo. Paolo Cognetti parla del suo nuovo romanzo: “La felicità del lupo”. 1

11.  “La Germania ha fatto passi avanti favorendo la partecipazione dei cittadini europei nelle scelte politiche”. 1

12.  I recenti i temi di Radio Colonia. 1

13.  Monaco di Baviera. Noi Migranti per Mimmo Lucano. 1

14.  All’IIC di Berlino il 18 ottobre l’inaugurazione della XXI Settimana della Lingua italiana nel mondo. 1

15.  Germania, Garavini (IV) "Perché sostengo Olaf Scholz e faccio appello a votarlo". 1

16.  I giovani da Monaco di Baviera a Milano in bici in vista della COP26. 1

17.  Dal Pd Berlino sostegno a Mimmo Lucano e al “Modello Riace”. 1

18.  Friburgo: il console Ramaioli consegna la Stella al Merito del Lavoro a Giuseppe Agosta. 1

19.  Elezioni tedesche. Schirò: SPD la forza cui affidare la responsabilità di una nuova fase. 1

20.  Francescantonio Garippo riconfermato a sindaco della città di Kstorf-Sandkamp (Wolfsburg). 1

21.  Prima del voto tedesco. L’invito ad andare a votare ed a sostenere i candidati di origine straniera. 1

22.  Spinelli Forum: a Berlino il primo foro di dialogo italo-tedesco per giovani leader. 1

23.  L’angolo della psicologa. Adolescenza: tra paure e realtà. 1

24.  Casa Europa. 1

25.  Draghi e la 'sfida': "Ripresa sia duratura e sostenibile". 1

26.  “Verso un Noi sempre più grande”: messaggi per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. 1

27.  L’evoluzione. 1

28.  Nuova app Erasmus+ e Carta europea dello studente. 1

29.  Convegno a Genova. Infrastrutture locali: una nuova prospettiva per il G20. 1

30.  Panorama economico. 1

31.  I misteri della vita prenatale. Chi siamo prima di nascere? Intervista al prof. Mancuso. 1

32.  COP26: anche il console De Agostini in bici da Monaco a Milano in "Climate Rally". 1

33.  Italiani 1

34.  Michele Schiavone: Storie in movimento di milioni di italiani all’estero. 1

35.  Clima, Draghi: "Dobbiamo agire adesso". 1

36.  Pronti a iniziare. 1

37.  Sondaggio Iai-Laps. Clima in cima alle preoccupazioni degli italiani, che puntano sull’Ue. 1

38.  Agevolazioni fiscali per gli impatriati anche con lo “smart working”. 1

39.  Il progetto. 1

40.  È nata la Italica Global Community. 1

41.  La Federazione Filef verso il Congresso del 2022. 1

42.  La circolare di Laura Garavini 1

43.  Si è svolta una riunione del coordinamento del “Comitato 11 Ottobre d’iniziativa per gli italiani nel mondo”. 1

44.  

 

1.     Nach der Wahl. Experten fordern neue Impulse in der Integrations- und Migrationspolitik. 1

2.     „Integration durch Sport“ auf der Frankfurter Buchmesse. 1

3.     Serbien und Kosovo einigen sich im Grenzstreit. 1

4.     Interview mit Sheila Mysorekar. Im Wahlkampf wurden alle angesprochen, nur Migranten wurden konsequent ignoriert. 1

5.     Fokus auf Schmuggler. Brüssel dringt auf Reform des EU-Asylsystems. 1

6.     Schlusslicht Union. Mehr Abgeordnete mit Migrationshintergrund im neuen Bundestag. 1

7.     Bullmann: SPD-Wählerschaft gegen Koalition mit Konservativen. 1

8.     „Nicht zufrieden“. Migrantenorganisationen fordern Aufbruch vom neuen Bundestag. 1

9.     „Kampf gegen Hunger verstärken“. 1

10.  EU-Umweltpolitik nach der Bundestagswahl neu ausgerichtet 1

11.  Koalitionsverhandlungen: So könnten erfolgversprechende Strategien aussehen. 1

12.  Bundestagswahlen. Keine schlechte Wahl für das Einwanderungsland. 1

13.  Europa-Union fordert mehr Verantwortung für Europa. 1

14.  „Toleranz? Herausforderungen und Gefahren“. 1

15.  Nach einem Jahr. Antidiskriminierungsstelle bietet wieder telefonische Beratung an. 1

16.  Vatikan/UNO: „Wirksame Maßnahmen gegen den Hunger“. 1

17.  Klimawandel, Corona, Konflikte. UN-Generalsekretär ruft zum Kampf gegen den Hunger auf 1

18.  Deutschland nach der Wahl: Zurück zur Austerität oder bereit für eine Fiskalunion?. 1

19.  Corona-Test. Neue Hürden für ausländische Studierende durch 3G-Regeln. 1

20.  Preisschock bei Lebensmitteln weltweit zwingt die ärmsten Familien 8 Tage für einen Korb voll Grundnahrungsmittel zu arbeiten. 1

21.  Keine Ausreden bei der Verbreitung illegaler Inhalte. 1

22.  Kunstsammlungen. Umbenennungen rassistischer Titel allein reichen nicht 1

23.  EU will verstärkt gegen Fehlinformationen über Corona-Impfungen vorgehen. 1

24.  Studie. Medien in EU transportieren Angst vor Migranten. 1

25.  Wirtschaft und Ökologie. Investitionsspielwiese. 1

26.  Studien zu Klimawandel. Reiche Länder halten Versprechen nicht ein. 1

27.  USA heben Einreisestopp für geimpfte Reisende auf 1

28.  Blue Card. EU-Parlament will Zuzug von Arbeitsmigranten erleichtern. 1

29.  Zarter Optimismus: Apothekenteams glauben an den Erkältungsmarkt. 1

30.  OECD-Bericht. Klimahilfen für arme Länder unzureichend. 1

31.  Kinderarmut in Deutschland. 1

32.  Angehörige der Hanau-Opfer bekommen Aachener Friedenspreis. 1

33.  Gelber Impfpass nicht mehr voll anerkannt. Immunkarte als Alternative. 1

 

 

 

Verso una coalizione semaforo. “La nuova Germania somiglia tanto alla vecchia”

 

Chiuse le urne, taciuti gli exit poll, la Germania che fa i conti con il Bundestag più numeroso di sempre si prepara a una lunga (ma forse no) consultazione per la formazione di un nuovo governo, il primo nella storia federale a vedere la partecipazione di tre partiti. Nella tavolozza di colori politici che l’Spd in prima battuta, ma possibilmente anche la Cdu/Csu, dovranno armonizzare si configurano due modelli: quello “Semaforo” e quello “Giamaica”, dai toni cromatici delle forze che entrerebbe in maggioranza.

In occasione della conferenza del 29 settembre organizzata dall’Istituto Affari Internazionali “La Germania ha votato. Quali conseguenze per il Paese e per l’Europa?” abbiamo conversato con il direttore dell’ufficio italiano della Friedrich-Ebert-Stiftung (Fes) Tobias Mörschel.

A seguito del risultato elettorale si presume che il modello di partenza sarà il “Semaforo” tra Spd, Verdi e liberali. Che margini ci sono per una coalizione e che tempi? 

Io penso che entro Natale avremo un nuovo governo, e che questo governo sarà secondo il modello “Semaforo” con cancelliere Olaf Scholz, perché non c’è in realtà un’alternativa. Una Grande Coalizione (Große Koalition) sotto la leadership della Spd con Cdu/Csu junior partner non è fattibile, e anche l’alternativa di avere una “coalizione Giamaica”, cioè tra Cdu/Csu e Verdi più i Liberali, secondo me non è molto probabile perché i cristiano-democratici hanno perso le elezioni e sono in uno stato di “depressione”, per così dire.

Fino all’ultimo non si è parlato molto, nel dibattito politico, di politica estera. Con l’ingresso dei Verdi, potrebbe esserci un governo più assertivo (con la Russia ad esempio)? 

È vero che non si è parlato molto di politica estera, nei dibattiti e via dicendo; ma è anche vero che Olaf Scholz, ad esempio, fin dall’inizio ha detto di avere due o tre punti chiave, e uno di questi è l’”Europa sovrana”. Questo punto non è mai stato in discussione tra i partiti. Sono quindi abbastanza sicuro che sia con Spd sia con i Verdi avremo un governo un po’ più europeo di quello precedente. Questo sia per quanto riguarda per esempio un’Ue più forte in ambito militare ma anche in quello fiscale, e su questo i programmi elettorali di Spd e Verdi sono molto vicini. Quindi almeno sul lato europeo, se avremo la coalizione “Semaforo”, prevedo qualche passo in avanti.

Un altro tema fondamentale è stato l’ambiente, soprattutto tra l’elettorato più giovane che infatti ha premiato chi ne ha parlato di più. Potrebbe essere al centro delle discussioni per una coalizione? 

Sicuramente. Il climate change è “il” tema in Germania al momento, insieme con la questione sociale. Questi due punti sono stati i punti chiave per cui hanno vinto Spd e Verdi, e sicuramente il nuovo governo metterà il cambiamento climatico al centro del suo lavoro e si tenterà di operare un cambiamento anche in chiave sociale, evitando di perdere posti di lavoro e lavoratori.

Tobias Mörschel è direttore dell’ufficio italiano della Friedrich Ebert Stiftung

Quindi potrebbe voler dire una tassazione sui patrimoni e redditi più alti? 

Dipende chi lo vuole. Spd e Verdi vogliono una tassazione sui redditi alti, mentre la Fdp la vuole abbassare. Questo a mio parere sarà il campo più difficile in cui trovare un’intesa tra i partiti e con ogni probabilità tutto rimarrà come è al momento, questo sarà il compromesso.

A seconda di cosa uscirà da questi colloqui, quale sarà il futuro della “nuova Germania” in Europa? 

Penso che la “nuova Germania” assomigli molto alla “vecchia Germania”, non sarà un cambiamento radicale. Sicuramente anche la Germania ha bisogno di una modernizzazione. Abbiamo visto durante l’era Covid che tante cose non vanno bene pure da noi e abbiamo bisogno di digitalizzare e modernizzare. Ma al termine di questo processo si riconoscerà la stessa Germania per com’era. Sarà uno sviluppo, ma non un cambiamento o una rivoluzione.

Quindi diciamo anche gli equilibri tra Paesi “frugali” e Mediterraneo europeo rimarranno gli stessi? 

Ovviamente il futuro della Germania sarà anche quello di essere un mediatore tra questi Paesi, ma ritengo che un governo sotto la guida di Olaf Scholz sarà più vicino ai Paesi del Sud come è stato quello precedente di Angela Merke Caterina Maggi l. AffInt 1

 

 

 

 

Il responso delle urne. Rebus Germania: adesso serve formare una coalizione

 

È stata una lunga notte di conteggi all’ultimo voto, ma sarà un ancor più lungo autunno di trattative per la formazione del governo in Germania. I risultati delle urne tedesche danno i socialdemocratici della Spd al 25,7% (+5,5% rispetto a quattro anni fa), primo partito come previsto da tutti i sondaggi della vigilia (non accadeva da 16 anni, dall’ingresso sulla scena politica di Angela Merkel, che ha governato a Berlino ininterrottamente dal 2005). Alle loro spalle, a un’incollatura, finisce la Cdu/Csu orfana di Merkel, al 24,1%: è il risultato peggiore mai registrato dal campo conservatore dal secondo dopoguerra, e giù di 8,8 punti percentuali rispetto al 2017.

Nei discorsi a caldo per commentare il responso del voto, i leader di entrambi i campi, il socialdemocratico Olaf Scholz e il cristiano-democratico Armin Laschet, hanno rivendicato la guida del prossimo governo. Ed entrambi potrebbero virtualmente farlo (tra i due partiti ci sarebbe un distacco di appena dieci seggi nel nuovo Bundestag): tutto dipenderà infatti dalla coalizione che andranno a costruire.

“Il prossimo cancelliere sarà Olaf Scholz. Abbiamo ciò che serve per guidare la Germania”, ha detto il socialdemocratico ai suoi supporter nella notte elettorale. “Non possiamo essere soddisfatti di questi risultati – ha ammesso Laschet -, ma faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per mettere in piedi un governo conservatore in Germania; abbiamo bisogno di una coalizione che modernizzi il Paese. E sarà probabilmente la prima volta che avremo un governo con tre partiti”.

I negoziati con le altre forze politiche sono ai nastri di partenza, e se sia per Scholz sia per Laschet bisognerà avere un nuovo esecutivo a Berlino “entro Natale”, fra gli osservatori c’è chi scommette in uno stallo che si protrarrà più a lungo (nel 2017 ci vollero sei mesi di trattative andate in fumo, che condussero controvoglia a una riedizione della Grande coalizione). Riflettori tutti puntati allora sui Verdi e sui liberali della Fdp, rispettivamente terzo e quarto piazzamento con 14,8% e 11,5% e partiti che fanno incetta del voto degli under 25, secondo le rilevazioni: per gli ambientalisti – nonostante una sensibile riduzione rispetto alle aspettative della scorsa primavera – è il miglior risultato di sempre; per i liberali è una conferma del radicamento nel Paese, dopo il periodo buio nel 2013 quando passarono dalla presenza al governo all’uscita dal Bundestag.

Che sia a guida Spd o Cdu/Csu, il futuro esecutivo tedesco passa inevitabilmente dal protagonismo giallo-verde, tanto che il leader della Fdp Christian Lindner ha suggerito un’intesa di massima tra i due partiti prima dell’inizio delle trattative con Scholz o Laschet; un’ipotesi ventilata alla vigilia del voto anche dalla candidata verde Annalena Baerbock, che ieri ha ribadito il suo interesse. Fdp e Verdi dovranno limare molti punti su cui sono in disaccordo, dalla politica fiscale alla disciplina Ue sui conti pubblici.

Sul tavolo le ipotesi sono un’intesa “semaforo” (Spd, Fdp, Verdi) o una “Giamaica” (Cdu/Csu, Fdp, Verdi); ma è aritmeticamente possibile, per quanto per il momento esclusa dai principali protagonisti, una nuova Grande coalizione Spd-Cdu/Csu, stavolta guidata dai socialdemocratici. Nell’attesa che uno dei due leader alla sua successione risolva il rebus, Angela Merkel rimarrà cancelliera ad interim.

A perdere sono le forze anti-sistema e anti-Ue. Tracollo per l’ultra-sinistra di Die Linke, che ha perso quasi cinque punti passando al 4,9%, sulla pericolosa soglia dello sbarramento, e calo nei consensi pure per l’ultra-destra dell’AfD: giù di due punti percentuali, da terzo gruppo del Bundestag diventa il quinto. AffInt. 27

 

 

 

Lungo stallo in Germania?

 

Uno stallo senza precedenti, in Germania. Con un risultato elettorale che lascia aperta la porta a molte possibili alleanze. Sia il candidato della Spd, Olaf Scholz, sia quello della Cdu, Armin Laschet, ora rivendicano la successione di Angela Merkel, che è destinata a rimanere al suo posto ancora per un po’.

“Alla prima prova elettorale senza Angela Merkel – osserva la nostra corrispondente da Berlino Tonia Mastrobuoni – la Germania si ritrova non con uno ma con due cancellieri in pectore. E da oggi comincia un lungo e complicato percorso per capire chi riuscirà per primo a formare una coalizione di governo. Non tanto perché i due siano testa a testa; non succede per la prima volta. Ma perché per la prima volta dovranno sedersi al tavolo non con uno, ma con due partiti diversi dal loro per formare un esecutivo. Oltretutto trovandosi a negoziare con gli stessi possibili alleati”.

 

“Nell’attesa, l’intera Eurozona è in fibrillazione. Il nuovo cancelliere, quasi sicuramente il socialdemocratico Olaf Scholz, dovrà tenere insieme una coalizione molto eterogenea. La Germania avrà difficoltà a governare sé stessa. E siccome è stata finora il riferimento di ultima istanza in campo europeo, la tendenza al ciascuno per sé nessuno per tutti ne uscirà rafforzata” è il commento di Lucio Caracciolo. Lo stallo di Berlino potrebbe determinare uno stop per l’Europa su debito e difesa, rileva Claudio Tito.

 

“La Spd può festeggiare – scrive Stefano Folli  – . Negli ultimi anni, travolta dal fenomeno verde, era data quasi per morta. Invece ha dimostrato che i partiti storici hanno radici profonde e quindi una capacità di ripresa che è impossibile ignorare. Per il Pd è un’ottima notizia, soprattutto se i dati delle nostre amministrative, tra una settimana, confermeranno la tenuta del centrosinistra”. Enrico Letta non è da meno e dichiara a Stefano Cappellini: “Il voto tedesco dimostra che dalla pandemia si esce a sinistra”.

 

L’incertezza tedesca preoccupa anche il premier italiano Draghi. Che oggi incontra i sindacati. Intanto sul salario minimo si registra un no congiunto a una misura decisa per legge, privilegiando il rafforzamento della contrattazione nazionale. “Confindustria e sindacati, almeno su questo, concordano – osserva Valentina Conte – . Le imprese perché temono un rialzo del costo del lavoro. I sindacati di abdicare al ruolo di mediazione. Sia come sia, il tema non è nell’agenda di Palazzo Chigi. E la posizione espressa ieri dal leader degli industriali Carlo Bonomi e dal numero uno Cgil Maurizio Landini non entra in frizione con questa esclusione, anzi”.

“Uscendo dal Palazzo, nella convinzione di controllarlo, Mario Draghi cerca adesso di costruire un sistema di alleanze nel Paese, guardando oltre il sistema politico e istituzionale. È il momento della società. Va investita e coinvolta nelle sue energie e nei suoi bisogni se si vuole sfruttare fino in fondo la possibile fine dell’emergenza per avviare una vera fase di ricostruzione, come negli anni del Dopoguerra. È questo il senso del Patto per la rinascita”, scrive Ezio Mauro. Maurizio Molinari LR 27

 

 

 

Prospettive dopo il voto. Il cielo sopra Berlino tra accordi ed equilibrismi

 

Partiamo da esclusi e sconfitti, che in Germania sono le ali estreme dopo le elezioni federali del 26 settembre. Sul versante sinistro, Die Linke paga le molte incertezze che hanno caratterizzato la sua linea ondivaga che l’ha portata, in dirittura d’arrivo, a adattare la sua linea a quella dei socialdemocratici. All’opposto vi è AfD, il cui risultato certamente non trascurabile viene però reso inoperativo dall’indisponibilità di tutte le forze a considerare possibilità di coalizione.

La questione AfD è tutt’altro che archiviata, anche perché il partito ha ottenuto una vittoria schiacciante in Sassonia e Turingia, il che proietta sul futuro di questi Länder un interrogativo circa le future dinamiche politiche locali. Si tratta però di un’ipoteca che non incide, immediatamente, sulle dinamiche e gli assetti della potenziale coalizione.

Due giganti alla pari

Se la momentanea uscita di scena delle forze più radicali semplifica il quadro, è anche vero che i risultati finali tendono a complicarlo. A renderlo più problematico è infatti il piazzamento dei due partiti maggiori: una fotografia dinamica immortala la forte ripresa dell’Spd come anche il cattivo risultato della Cdu targata Armin Laschet. Ma questa sequenza di fotogrammi non deve far dimenticare il dato di arrivo, che vede Spd e Cdu staccate di poco e le rende dunque entrambe potenzialmente idonee a guidare una coalizione. Dopo il primo momento, in cui lo scarto tra i due partiti era sembrato maggiore e Scholz aveva rivendicato il diritto a guidare la coalizione, anche Laschet ha manifestato quest’intenzione.

La polarizzazione della campagna elettorale e la stanchezza per la formula della grande coalizione rosso-nera fa sì che la GroKo, pur rappresentando sulla carta la soluzione più immediata, sia quella meno gradita ai due partiti maggiori. Si tratterebbe, infatti, di una soluzione che riproporrebbe formule oramai consunte e non darebbe voce all’elettorato più giovane, che invece si è indirizzato maggiormente verso Verdi e Liberali. Sono questi ora l’ago della bilancia e sia Laschet che Scholz guardano alle due formazioni con l’obiettivo di riunirle all’interno di una coalizione a guida rispettivamente Cdu ed Spd.

Sfumature politiche

Le trattative per la formazione della coalizione saranno complesse anche se non necessariamente lunghe, viste le molte sfide e i molti impegni soprattutto in Europa. Bisogna però tenere presente che ci sono due fattori di complicazione rilevanti: il primo riguarda le dimensioni del Parlamento, che, seguendo le complesse regole che definiscono la rappresentanza, avrà 730 deputati; il secondo riguarda invece i partiti facenti parte della coalizione. Stando infatti alle prime dichiarazioni, l’intento è quello di creare una coalizione a tre, a guida Spd o Cdu con Verdi e Liberali.

Le sfumature che possono prendere le singole coalizioni sono molto diverse. I cristiano-democratici presentano infatti una serie di assonanze più esplicite con i Liberali e potrebbe svolgere un ruolo di bilanciamento delle istanze ambientaliste dei Verdi. Non è però da escludere che lo stesso risultato possa essere raggiunto all’interno di una coalizione guidata dai socialdemocratici, dove peraltro i liberali dell’Fdp manterrebbero un’identità più autonoma e distinta, magari con qualche ministero di peso.

L’agenda internazionale

Un tema che durante la campagna elettorale è stato decisamente assente è stato quello della politica estera, che però, già in fase di negoziato potrebbe riguadagnare tutto lo spazio che merita. Si tratta di un dossier particolarmente complesso anche perché su questo si possono individuare delle differenze rilevanti (già visibili nei programmi elettorali).

Ad esempio, i Verdi hanno manifestato la volontà di mettere una serie di paletti non solo ambientali ma anche relativi ai diritti umani agli altri player globali, Cina in primis, o di avere un atteggiamento più incisivo nei confronti della Russia. Questo può rappresentare certamente un ostacolo nella definizione di una piattaforma comune con i partiti maggiori, che fino ad ora hanno gestito questi dossier con un certo pragmatismo.

Dalla futura coalizione dipenderà anche la posizione del prossimo governo tedesco in Europa. Tutti i partiti che potranno formare un’alleanza si presentano come fortemente europeisti, ma vi sono differenze rilevanti soprattutto per quello che riguarda la loro posizione rispetto al debito e alle regole di finanza pubblica. Questo tema potrebbe emergere già in fase di negoziazione per la coalizione o vincolare la prima attività di governo.  Federico Niglia, AffInt 28

 

 

 

Corriere d’Italia, 70 anni di storia

 

In occasione dei suoi settant’anni è appena uscito il libro “Corriere d’Italia, 70 anni di storia” (da richiedere presso segreteria@delegazione-mci.de). Il volume di una settantina pagine è scritto a due mani, da monsignor Silvano Ridolfi, direttore emerito della testata, il quale ha curato la parte dedicata alla nascita del giornale e ai primi decenni; e da Licia Linardi, direttrice della testata, che ha scritto i capitoli sugli anni Settanta fino ai giorni nostri, affiancando il lavoro di redazione con la scrittura del libro e il coordinamento con don Ridolfi dall’Italia.

Scrivere la storia del Corriere d’Italia significa ripercorre la storia dell’emigrazione italiana nella Germania del Dopoguerra e ciò è parte della storia d’Italia, della Germania e dell’Europa. Questo libro nasce sia come memoria storica sia “per ricordare e onorare il rilevante contributo dato dal lavoro italiano alla rinascita ed al successo di questo Paese”, così scrive nella prefazione, padre Tobia Bassanelli, editore del Corriere d’Italia, già nel mondo dell’informazione dagli anni ’70 presso le edizioni Dehoniane di Bologna.

Quando esce il primo numero nel 1951 si chiama “La Squilla” e porta la firma di don Aldo Casadei, missionario a Francoforte e primo missionario del Dopoguerra in Germania. È un bollettino di collegamento, di informazione ma anche di conforto per gli italiani che arrivano in Germania e che arrivano poi più massicciamente a partire dall’accordo bilaterale fra l’Italia e la Repubblica Federale nel 1955. A sostenere il progetto del periodico informativo per gli italiani ci sono anche don Vincenzo Mecheroni, missionario a Colonia, Luigi Fraccari a Berlino e padre Valentinelli a Monaco.

La Squilla poi cambia formato e nome nel 1963 diventando Corriere d’Italia. Il libro “Corriere d’Italia, 70 anni di storia”, suddiviso in cinque capitoli e una appendice sulla stampa di emigrazione, si sofferma sui temi che la testata ha affrontato e approfondito negli anni, restituendo la storia di questo paese dalla prospettiva dell’emigrazione italiana. Ritroviamo poi i direttori succedutisi alla guida del giornale, la loro impronta personale, dettata però anche dalle sollecitudini che il cambiamento dei tempi impone. Non di rado articoli del Corriere d’Italia sono stati ripresi e pubblicati dalle agenzie stampa italiane confermando il giornale come fonte attendibile e originale per la stampa italiana.

Il Corriere d’Italia vive gli alti e i bassi portati dal cambiamento nel mondo della carta stampata: un periodo di svolta sono in questo senso gli anni ’90 con la rivoluzione digitale che mette in ginocchio molte pubblicazioni e alla quale il Corriere d’Italia fa fronte rinforzando la redazione e aumentando il numero di collaboratori, che sono sempre volontari. Qualche anno dopo, nella prima decade degli anni 2000 “la diminuzione degli abbonamenti da parte delle Missioni e il forte calo di pubblicità dovuto alla crisi delle grandi aziende turistiche mettono in serie difficoltà la sopravvivenza del Corriere” (pag. 45). Tutto questo è raccontato nei 70 anni della storia del Corriere d’Italia.

Le Missioni erano e sono, anche se oggi in modo diverso, un punto di appoggio per gli italiani in Germania e per quelli in arrivo, e un ambito di questo sostegno si manifesta con l’impegno verso l’informazione laica attraverso il Corriere d’Italia. Per questo la Delegazione, come coordinamento fra le Missioni, oggi diremmo network, rete, ha sempre creduto nel Corriere d’Italia tanto da affrontare le difficoltà economiche della testata con cambiamenti, per esempio il passaggio da settimanale a mensile, pur di mantenere viva la testata in forma cartacea e di assicurarle un futuro anche nell’era della digitalizzazione. Il Corriere d’Italia diventa infatti mensile in formato tabloid nel 2004 e nel 2007 nasce il sito online.

Il Corriere d’Italia è finanziato coi contributi della Conferenza episcopale tedesca, ossia la Federazione delle Diocesi (VDD) e dal ministero degli Affari Esteri (Maeci). Accanto alla pubblicazione della Storia del Corriere d’Italia in occasione dei 70 anni è in corso la digitalizzazione di tutti i numeri che verrà messa a disposizione per i ricercatori e per tutti gli interessati.

Il Corriere d’Italia oggi è presente nei ristoranti, nelle aziende e istituzioni italiane ma soprattutto nelle università, nelle facoltà di italianistica e nelle scuole bilingui. Queste ultime hanno anche recentemente manifestato un vivo interesse verso il Corriere d’Italia come fonte di materiale in lingua italiana. Un compito quello di tener viva e alimentare la lingua italiana nei nostri connazionali di seconda e terza generazione che la redazione tiene in gran conto oltre, naturalmente, l’attenzione ai contenuti a servizio della comunità italofona di ogni età.

“I valori fondamentali della dignità della, persona umana, del diritto-dovere del lavoro, della priorità della famiglia e del bene comune, “si legge nell’introduzione, “della necessità della fede, dell’unità della famiglia umana, della fecondità delle culture e della necessità di una integrazione europea sono stati e resteranno i valori fondamentali cui si è dedicato e vuole continuare a dedicarsi il nostro giornale”, un orientamento sul quale la testata può proseguire il suo lavoro e impegno per i prossimi 70 anni. Paola Colombo, Cdi settembre

 

 

 

I 16 anni della cancelliera

 

Angela Merkel: un’Andreotti a Berlino, pragmatica ma senza strategia

Alla vigilia di quella che potrebbe risultare una dura sconfitta elettorale per il suo partito, Angela Merkel resta il leader politico più popolare in Germania. È una delle tante sorprendenti ambiguità di una personalità così apparentemente lineare ed invece molto complessa, se non contraddittoria. Spesso è stato sollevato il dubbio che la Merkel non sia poi stata quella grande europeista di cui a volte si parla. È vero, se si guarda alle esitazioni e alle rigidità mostrate in occasione della crisi greca, ad esempio. Ma è anche vero che ha salvato il salvabile dopo il fallimento del Trattato Costituzionale, prima con la Dichiarazione di Berlino e poi con il Trattato di Lisbona. Ha gestito forse male il caso greco, ma ha anche appoggiato le scelte della Banca centrale europea di Mario Draghi ed infine il Recovery Plan.

A volte agnello dunque, altre volte leone? Certamente la sua prudenza e la sua propensione ad aderire empiricamente alla scelta possibile più che a quella auspicabile possono suggerire questa immagine. Tuttavia bisognerebbe forse valutare anche le specificità della collocazione della Germania oggi: riunificata, centro geografico oltre che politico della nuova Europa del dopo Guerra Fredda, di gran lunga il Paese europeo più popoloso, industrializzato e ricco. Un Paese che guarda con grande preoccupazione alle involuzioni politiche negli Stati europei alle sue frontiere orientali, che gestisce un delicato rapporto di importazioni energetiche e sanzioni economiche nei confronti di una Russia sempre più totalitaria e nazionalista, e che si accinge a fare altrettanto nei confronti dell’altra grande potenza emergente, la Cina. Un Paese infine, nei cui confronti. i principali alleati e garanti di sicurezza, gli Stati Uniti, non sembrano propensi a concedere molta fiducia o libertà d’azione, anche se il presidente Joe Biden ha in ultima analisi lasciato in sospeso la sua condanna del nuovo gasdotto con la Russia, Nord Stream 2.

La Germania di Angela Merkel soffre della contraddizione ricorrente, sia pure in modi diversi, anche in altri Paesi europei, primo la Francia. È troppo grande tra gli europei, ma è troppo piccola nel più vasto mondo. Le sue sole forze non bastano per realizzare le sue ambizioni, ma sono determinanti per concretizzare un consenso europeo, che tuttavia non sempre coincide con le preferenze tedesche.

Angela Merkel ha saputo giostrarsi con eleganza, e spesso anche con successo, in questa difficile posizione, come quando si è trovata ad incarnare l’opposizione europea all’avventurismo mediorientale di George W. Bush, o successivamente alle offensive bordate di Donald Trump, ma anche quando ha dovuto assumere la leadership europea nei confronti di Mosca, cercando di gestire sia la crisi dell’Ucraina sia quella della Bielorussia, e di mantenere unito il fronte delle sanzioni europee.

In compenso le è mancato il segno che viene lasciato nella storia da una decisione strategica difficile, fortemente voluta ed infine attuata, come invece ebbero altri cancellieri quali Konrad Adenauer, Willy Brandt, Helmut Schmidt ed Helmut Kohl. Non che non abbia preso decisioni significative, ma esse sembravano sempre il frutto di una decisione empirica, presa al termine di un lungo processo di valutazione dei pro e dei contro, e non il portato di una chiara strategia, voluta e perseguita con coerenza.

È un giudizio forse eccessivo, poiché bisognerebbe anche valutare quanto il pragmatismo della Merkel abbia contribuito a sconfiggere i rigurgiti sovranisti ed a mantenere fissa la barra della integrazione e della solidarietà europea. Ma il suo approccio moderato e prudente non ha contribuito alla sua visibilità.

La Germania di Angela Merkel è un’importante protagonista della globalizzazione economica ed è fortemente impegnata nelle politiche di transizione ambientale, ma rimane relativamente silenziosa sulle grandi scelte politico-strategiche. Così, il pragmatismo della Merkel, che vorrebbe mantenere aperti i ponti di un dialogo non solo economico, ma anche politico, con la Russia e la Cina, può apparire ad alcuni come velleitario terzaforzismo e ad altri come pura e semplice defezione.

Si tratta di un passaggio delicato, perché non riguarda solo la Germania, ma gran parte dell’Europa, e potrebbe definire il futuro dei rapporti transatlantici. Il fatto è che un tale atteggiamento, per quanto giustificabile ed in qualche misura anche auspicabile, richiederebbe quanto meno l’avvio di altre due politiche prima di essere tentato.

La prima, un chiaro accordo con l’alleato americano circa gli obiettivi e i limiti di una simile iniziativa e la seconda un deciso investimento nel settore della difesa, a dimostrazione che gli europei non puntano a sfuggire alle loro responsabilità o ad acquistare sicurezza grazie alla benevolenza dei loro avversari, ma cercano seriamente di coniugare il classico binomio della politica atlantica, di difesa e distensione.

Purtroppo solo negli ultimissimi tempi, ed ancora in modo confuso ed impreciso, abbiamo sentito discorsi di questo tenore, senza alcuna seria partecipazione personale della Cancelliera. Che finisce così per molti versi ad assomigliare più a Giulio Andreotti che ai suoi predecessori. Stefano Silvestri, AffInt 24

 

 

 

I 16 anni della cancelliera. Angela Merkel: dalla Germania Est alla leggenda politica

 

“Ogni inizio è difficile” (aller Anfang ist schwer), recita un vecchio proverbio tedesco, e la vita e la carriera politica di Angela Merkel dimostrano quanto quel detto sia aderente alla realtà. Già l’infanzia della figlia del pastore protestante nata a Amburgo e trasferitasi in fasce nella Germania Est, all’epoca in cui molti nella Ddr sognavano l’opposto, di poter fuggire in Occidente, era stata irta di difficoltà. Restrizioni, sospetti e controlli stringenti erano pane quotidiano nella Germania comunista, con gli uomini di Chiesa visti con fastidio e diffidenza.

In un ambiente chiuso e repressivo, disciplina e tenacia si sviluppano meglio che altrove. La futura cancelliera cresce nel segno dell’impegno e della prudenza, brillante negli studi, è un’appassionata ricercatrice di fisica quando tutto crolla e il destino della giovane scienziata si trasforma di colpo. Come donna e cittadina dell’Est è duro anche cominciare a districarsi tra le insidie dell’agone politico, eppure non si scoraggia e scala con grinta la montagna ripida del potere. Imparerà dopo a muoversi con sicurezza; i primi passi sono complicati e incerti.

I primi trentacinque anni di vita, con la circospezione e le cautele necessarie, lasciano il segno anche su una personalità forte e determinata. Merkel conquista consensi, il partito e infine il governo. Non è portatrice di un’ideologia radicata, predilige piuttosto scelte pragmatiche e a quelle si affida per tenere saldamente in mano il timone, emarginando concorrenti e piegando avversari. Resta al governo per 16 anni ininterrotti, nella Germania federale prima di lei solo Kohl era riuscito a essere altrettanto longevo alla cancelleria.

Il metodo è quello del rigore e della sobrietà, lo stile solo apparentemente algido, la determinazione personale molto forte. E i risultati non si fanno attendere. Alla caduta del Muro la madre l’avrebbe voluta indirizzare verso l’Spd, di cui era simpatizzante; invece la giovane Angela si sentì più a suo agio nel campo conservatore e aderì alla Cdu, salvo poi orientare alcune decisioni cruciali per il Paese su linee vicine alla socialdemocrazia. Le incursioni della Cancelliera in campi cari alla sinistra riformista (lavoro, welfare, diritti civili) la hanno esposta da un lato alla critica di cannibalismo politico e dall’altro a quella di tradire alcune posizioni tradizionali della Cdu. In ogni caso è riuscita, fino a poche settimane fa, a ridimensionare il suo alleato-concorrente, la Spd, e a mantenere unita una Cdu bisognosa della sua guida competente e rassicurante.

Molta tattica, poca strategia, dice più d’uno. O ancora, troppe esitazioni, scarso coraggio in più di uno snodo importante per la Germania e per l’Europa. È davvero così? Certo, ponderazione e gradualità sono indiscutibili tra i tratti distintivi di Merkel come della sua politica. Tuttavia nell’arco dei lunghi anni in cui ha monopolizzato la scena politica abbiamo visto anche altro, cesure impreviste, scatti improvvisi, decisioni audaci, non solo temporeggiamenti estenuanti.

Fin dall’esordio, il passo inaudito, maturato in solitudine, di sferrare un attacco senza precedenti contro il suo stesso mentore Helmut Kohl, e di ribaltare un partito in affanno alla fine degli anni Novanta, dimostrò la fibra della sfidante. Quella manovra ardita non fu l’unica. Lo stesso si può dire per altre, ben note decisioni di grande impatto, dall’abbandono del nucleare, all’accoglienza dei rifugiati, alla stessa acquiescenza/adesione, contro il volere della Bundesbank, alla politica espansiva della Banca centrale europea perseguita da Mario Draghi.

Europa e atlantismo sono stati due cardini fissi nel percorso di Angela Merkel. Con gli Stati Uniti, prima che strategico, il rapporto è sentimentale. Quella è la terra delle libertà e delle opportunità, sognata per anni in silenzio al di là della cortina di ferro. I vincoli di solidarietà e di collaborazione tra i due lati dell’Atlantico sono saldi, anche quando si addensano le nubi. Dieci anni fa, durante la presidenza Obama, l’amara sorpresa di scoprirsi sistematicamente spiata, insieme ad altri esponenti tedeschi di primo livello, dai servizi di sicurezza americani venne metabolizzata senza conseguenze politiche.

Nel complicato quadriennio di Trump, Merkel è stata attenta a distinguere la scarsissima chimica personale tra i due leader dagli interessi permanenti tedeschi nei confronti dell’America. La raccomandazione della cancelliera agli europei di prendere il destino nelle proprie mani fu un appello (inascoltato) all’Europa, non una sfida agli Stati Uniti. Da ultimo, le perplessità per le iniziative unilaterali di Biden e la delusione per un approccio nella sostanza non troppo distante dal suo predecessore hanno lasciato la porta aperta al dialogo e alla volontà di un’intesa aggiornata, non di una rottura.

Nel quadrante europeo è stata decisiva più per l’infaticabile opera di tessitura e mediazione, che per la conduzione decisa del convoglio. Per età e origine non può avere nel cuore l’Europa dei leader renani, ma tra esitazioni e qualche prudenza di troppo il progetto comune resta prioritario. Per questo la ricerca del compromesso è una costante, un riflesso naturale, quando le divergenze interne sembrano insuperabili e la posta in gioco, in ultima analisi, è la stessa tenuta della casa europea. Nei mesi scorsi la pandemia ha spinto l’Ue a una straordinaria solidarietà, è chiaro che non si sarebbe giunti a tanto senza Merkel: il suo successore dovrà ricordarlo, gli europei anche. Michele Valensise, AffInt 22

 

 

 

 

Onorificenza della Germania a Liliana Segre. Lei: sono colpita nel profondo

 

Roma – “Sono molto onorata ma anche colpita nel profondo. È un’occasione per meditare sul mio lungo e doloroso percorso di riconciliazione con la Germania”. Così la senatrice e vita Liliana Segre ha commentato l’Ordine al merito della Repubblica Federale di Germania consegnatole stamane dall’Ambasciatore Viktor Elbing in una cerimonia svoltasi in Senato nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani.

 

“Rivedo – ha proseguito Segre – lo storico gesto del Cancelliere Willy Brandt, che nel 1970 nella sorpresa generale si inginocchiò a Varsavia davanti al monumento ai caduti del Ghetto. Ripenso alle migliaia di intellettuali e di insegnanti tedeschi che, nel corso dei decenni, ribellandosi al precedente oblio, hanno fatto un lavoro straordinario affinché le nuove generazioni, nate dopo la guerra, facessero i conti con il passato della nazione, con un impegno che è d’esempio per molti paesi europei, compresa l’Italia”.

 

“Il mio pensiero – ha sottolineato la senatrice a vita – va anche al Presidente Steinmeier ed alla Cancelliera Merkel, che oggi guidano con saggezza una Germania baluardo della democrazia e messaggera di pace nel mondo, così come alla Presidente Ursula von der Leyen, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, vera paladina di un’Europa sempre più unita e solidale, contro nazionalismi e oscurantismi. Ringrazio le amiche Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, e Noemi Di Segni, presidente dell’UCEI, che hanno voluto essere al mio fianco in una giornata per me così particolare e colma di significati”.

 

“Dedico questa onorificenza – ha concluso – alla memoria dei miei cari Alberto, Olga e Giuseppe Segre”.

 

La cerimonia di consegna dell’alta onorificenza, già conferita nel 2020 dal Presidente Frank-Walter Steinmeier “per lo straordinario impegno per ricordare la Shoah e l’instancabile lotta contro l’odio e l’intolleranza”, era stata differita a causa dell’emergenza Covid. (askanews 24)

 

 

 

 

‘Storie in movimento’, dedicata a Berlino una nuova puntata del programma di Rai3

 

ROMA – E’ dedicata a Berlino una nuova puntata del programma di Rai3 ‘Storie in movimento’ incentrato sulla vita degli italiani emigrati e residenti all’estero: il programma, di Alessandra Rossi e Toni Ricciardi, è realizzato in collaborazione tra CGIE, Maeci e appunto Rai. Il crollo del Muro nel 1989 trasforma Berlino da città della divisione a città di forte attrazione, tanto per i giovani dell’epoca quanto per quelli di oggi. La musica sarà uno degli elementi più attrattivi di questa nuova grande capitale europea riunificata. Daniela Cicerello, di origine pugliese, gestisce un locale a Berlino dove vive da circa trent’anni. La mancanza di opportunità costringono in un certo senso Daniela a “scappare dal suo paese in provincia di Lecce per arrivare nell’aeroporto dell’allora Berlino Est, che era un deserto e si notava la differenza con la parte Ovest della città”, racconta Daniela che ricorda tuttavia una città molto giovane dove si suonava per strada. “Club e discoteche erano in realtà cantine buie o addirittura case ma comunque piene di gente”, precisa Cicerello. Lo studioso Toni Ricciardi ripercorre alcune tappe della storia degli ultimi 40 anni e spiega che Friedrichstraße non divideva all’epoca solo Berlino ma addirittura il mondo intero e che la riapertura fu molto graduale. “Berlino è la dimostrazione plastica che i muri non servono”, sottolinea Ricciardi. Massimo Di Lena e Lucio Aquilina (Nu Genea), entrambi originari di Napoli, operano nel campo della musica. I due artisti spiegano che Berlino è una città piena di opportunità ma che, in realtà, non vi si sono trasferiti tanto per la scena musicale berlinese, famosa per la techno, quanto piuttosto per le possibilità concrete di potersi esprimere come lavoratori a pieno titolo nel campo artistico, cosa che in Italia rimane ancora molto difficile. “Berlino ha una cosa molto simile a Napoli: l’aspetto multiculturale e l’integrazione”, spiega Aquilina. Delfina Licata, curatrice del RIM – Fondazione Migrantes, ha spiegato che la narrazione degli “altamente qualificati che espatriano è molto parziale perché ad emigrare sono anche tantissimi non laureati in cerca di un’occupazione”. Licata menziona un dato: quello delle 131mila partenze dell’ultimo anno censito, dove il 40% degli emigrati ha un’età compresa tra 18-34 anni. “In Europa le destinazioni principali sono UK e Germania”, evidenzia infine Licata. (Inform/dip 20)

 

 

 

 

IIC di Amburgo. Paolo Cognetti parla del suo nuovo romanzo: “La felicità del lupo”

 

Amburgo. Il 5 ottobre 2021 alle ore 19:00 presso la Chiesa di Santa Katharinen l‘Istituto Italiano di Cultura di Amburgo organizza un incontro con l’autore Paolo Cognetti che parlerà del suo nuovo romanzo “La felicitá del lupo”, edito per i tipi Einaudi (2021). L’evento è in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura di Berlino e di Monaco di Baviera, le case editrici Einaudi e Penguin Verlag, e la libreria Heymann L‘incontro sarà moderato da Francesca Bravi dell’Universitá CAU di Kiel, che curerá anche la traduzione in consecutiva per le domande del pubblico. La lettura ad alta voce dei testi in tedesco sarà a cura di Annalena Schmidt.

L’evento è organizzato in conformità con la regola 3G (accesso consentito solo a persone che possono attestare la loro vaccinazione, guarigione o l’esito attuale e negativo di un tampone).

La partecipazione all’evento è gratuita, ma l’ingresso è ammesso solo solo su prenotazione, che deve pervenire al seguente indirizzo di posta elettronica: events@iic-hamburg.de .

A partire dal 20 ottobre 2021 è possibile ascoltare al link qui sotto riportato una prova di lettura in tedesco a cura di Torben Kessler, registrata per Der Audio Verlag https://www.der-audio-verlag.de/hoerbuecher/das-glueck-des-wolfes-cognetti-paolo-978-3-7424-2174-6/.

L’edizione italiana del romanzo di Cognetti “La felicità del lupo”, edito da Giulio Einaudi Editore, uscirà a fine ottobre, dopo le uscite in Francia, Spagna, Olanda e Germania.

Il romanzo è stato tradotto in tedesco con il titolo “Das Glück des Wolfes” da Christiane Burkhardt e pubblicato dalla Casa editrice Verlag Penguin di Monaco di Baviera.

I protagonisti del romanzo di Cognetti sono Fausto e Silvia, che si incontrano per la prima volta nel villaggio di montagna di Fontana Fredda. Insieme vivono l’esperienza di come l’inverno si posa sulla piccola città e sui suoi abitanti. Mentre Fausto si gode il silenzio lontano dalla città, lo sguardo di Silvia è sempre rivolto verso la cima più alta, il prossimo ghiacciaio. Tuttavia, sono vicini e felici come non mai. Finché un giorno Fausto decide di lasciare le montagne e con esse Silvia. Ma tornato in città, i pensieri di Fausto continuano a ruotare intorno a Silvia – e alla vita che lui desidera così disperatamente. Dopo il suo bestseller internazionale “Otto montagne”, Paolo Cognetti torna al mondo mozzafiato dell’alta montagna italiana. Ci porta in un viaggio verso i ghiacciai più alti e ci confronta con le domande essenziali della nostra vita. Chi vogliamo essere? Quale è il nostro posto? Una storia d’amore poetica su ciò che ci avvicina l’uno all’altro.

Paolo Cognetti, classe 1978, è quel che si dice uno scrittore di talento, tanto che con il suo romanzo Le otto montagne è riuscito a vincere il prestigioso Premio Strega (2017), vendendo in più di 30 paesi. A soli 18 anni ha le sue prime esperienze nella scrittura. In seguito frequenta la facoltà di Matematica all’Università di Milano, e studia anche letteratura americana da autodidatta. Ma non è la sua strada, tanto che si iscrive qualche tempo dopo, diplomandosi poi, alla Civica Scuola di Cinema del capoluogo lombardo. Si cimenta nella realizzazione di documentari, fondando con Giorgio Carella Cameracar, casa di produzione indipendente. Ma la sua vera strada è la scrittura. Debutta nel 2003 con il racconto Fare ordine, grazie al quale vince il Premio Subway – Letteratura. Successivamente pubblica La qualità dell’aria – Storie di questo tempo, Manuale per ragazze di successo, Una cosa piccola che sta per esplodere, Sofia si veste sempre di nero, Il nuotatore, libri che hanno conquistato il plauso della critica e del pubblico. La vittoria al Premio Strega 2017 con il suo primo romanzo Le otto montagne. ha consacrato Cognetti nel panorama letterario italiano e non solo.

Cognetti ha inoltre pubblicato una serie di saggi: New York è una finestra senza tende, una guida dedicata alla capitale americana, Il ragazzo selvatico, nato come diario dopo i lunghi periodi trascorsi in montagna, Tutte le mie preghiere guardano verso Ovest e A pesca nelle pozze più profonde, una vera e propria meditazione sull’arte di scrivere racconti. Nel 2018 esce anche Senza mai arrivare in cima, che narra la sua esperienza sui monti de l’Himalaya. Cognetti è profondamente amante della montagna: una passione maturata fin da piccolo, quando, come ricorda Il Corriere della Sera, trascorreva i mesi estivi nella baita di famiglia in Valle D’Aosta. Lo scrittore cura inoltre un  blog Capitano mio capitano.

Paolo Cognetti ha presentato il suo nuovo romanzo a Berlino il 4 ottobre  e a Monaco di Baviera lo presenterà il 6 ottobre. (Dip 25)

 

 

 

 

“La Germania ha fatto passi avanti favorendo la partecipazione dei cittadini europei nelle scelte politiche”

 

ROMA – Le recenti elezioni legislative e amministrative tedesche sono state caratterizzate da una corposa partecipazione alle urne di nostri connazionali sia per il rinnovo del Bundestag, sia a livello comunale per rinnovare le amministrazioni locali. Le elezioni tedesche del 26 settembre possono essere viste definitivamente come lo spartiacque, che ha sancito il superamento delle antiche distanze, che per un lungo periodo hanno caratterizzato i diritti di cittadinanza e i diritti politici dei cittadini tedeschi e degli stranieri. “Es weht einen neuen Wind in Deutschland”, è il vento del cambiamento e della partecipazione attiva di una comunità plurale, articolata e composita, costituita da autoctoni, doppi cittadini e cittadini europei. Le recenti elezioni mostrano interessanti indicatori di una progressiva partecipazione e maggiore assunzione di responsabilità da parte dei doppi cittadini e in particolare dei nostri connazionali per le sorti delle comunità di residenza.

E’ arrivata oramai a maturazione, lo manifestano i numerosi partecipanti e gli eletti alle elezioni di domenica scorsa, l’intesa tra l’Italia e la Germania del 22 dicembre 2002, che prevede la possibilità di ottenere la cittadinanza tedesca conservando quella d’origine, alla stregua degli altri cittadini dell’UE e dei turchi, quindi, la partecipazione politica attiva e passiva, a vari livelli della rappresentanza. La Germania ospita circa 900’000 cittadini italiani e rappresenta il paese con il maggior numero di nostri espatriati. Nel periodo che ci separa dalla stipula dell’accordo, in quel paese è nata ed è cresciuta una nuova e giovane generazione di nostri connazionali, che si riconosce indistintamente nei valori dei due paesi ed esprime nuove peculiarità e soggettività. Sarà questo uno dei motivi che indurranno il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, a raggiungere Berlino dov’è atteso fra qualche settimana dal suo omologo Frank-Walter Steinmeier. Tra i due presidenti si è cementata una profonda amicizia, che li porta a rafforzare gli oramai consolidati legami tra Roma e Berlino.

A differenza delle passate elezioni per il Parlamento europeo e per quelle amministrative, alle quali ai cittadini comunitari viene indistintamente riconosciuto il diritto di voto attivo e passivo, nell’ultima tornata sono stati numerosi i doppi cittadini di origine italiana, che hanno espresso il proprio voto e che si sono candidati per uno scranno nel Bundestag e che sono stati chiamati ad amministrare piccole e grandi città.

Guardare oltre i confini nazionali con maggiore attenzione e fiducia, seguire l’evoluzione sociale e politica aiuta le istituzioni e i cittadini a trovare soluzioni nuove di progresso per rafforzare il senso di appartenenza e di identificazione con i territori dove si è scelto di vivere. Da queste considerazioni nasce il presupposto per scrutare meglio l’orizzonte europeo e per favorire, sulla spinta di un contributo concreto e pragmatico, lo spirito di una cittadinanza europea compiuta. Grazie anche ai nostri connazionali il concetto di integrazione in quel paese oramai è superato dai fatti ed è giusto tenerne conto. I diritti civili e di partecipazione continueranno ad essere interpretati e riconosciuti in maniera inclusiva e ampia. Michele Schiavone, Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE)

 

 

 

I recenti i temi di Radio Colonia

 

Guarda il nuovo video di “Vivere in Germania”. Questa volta ti spieghiamo 8 cose da sapere se stai cercando casa in affitto in Germania: 

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/vivere-in-germania-cercare-casa-100.html

 

Web channel tutto di musica italiana. Due ore di musica, per 24 ore al giorno, che puoi ascoltare sulla nostra pagina internet, sulla app di Cosmo e su Spotify. E sulle frequenze di Cosmo il sabato mattina dalle 6 alle 8. Ascoltalo qui:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/channels/italia-channel-100.html

 

30.09.2021. Roma città ingovernabile?

IIl 3 e il 4 ottobre si tengono in Italia le elezioni amministrative in oltre 1.000 comuni italiani. Si vota in numerosi capoluoghi, ma la partita più difficile è nella capitale. Ne parliamo con la giornalista romana Annalisa Camilli.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/roma-amministrative-100.html  

 

Al via i colloqui esplorativi. Da domani i primi incontri. Il primo partito, la SPD vedrà i Liberali e in serata i Verdi. L’Unione Cdu/Csu si sente ancora in corsa e incontrerà prima i liberali e all’inizio della prossima settimana i Verdi.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/colloqui-esplorativi 100.html  

 

29.09.2021. Berlino socializza gli appartamenti?

Con un referendum consultivo i berlinesi hanno detto sì alla socializzazione/esproprio di migliaia di appartamenti di proprietà delle società immobiliari. La decisione potrebbe aprire numerosi contenziosi giudiziari. Parliamo con Damiano Valgolio della Linke, uno dei promotori del referendum.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/berlino-case-referendum-100.html

 

Le prime conseguenze della Brexit

In Gran Bretagna Mancano camionisti europei e stranieri che guidano i camion cisterna e per giorni le pompe sono rimste senza benzina. Sono i primi effetti dell'uscita dall'Ue. Si temono nuove crisi in altri settori strategici. Ne parliamo con la corrispondente del Sole 24 ore Nicol Degli Innocenti.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/gb-effetti-brexit-100.htm

 

28.09.2021.Inizia il poker delle coalizioni e delle poltrone

Dopo il voto di domenica è caccia alla nuova coalizione di governo. Verdi e Liberali vogliono iniziare a parlarsi prima di avviare le consultazioni a tre. La SPD preme per il nuovo esecutivo, l'Unione CDU/CSU vive ore turbolente.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/cdu-elezioni-news-100.html

 

Un semaforo per far ripartire Germania e Europa?

Salgono le quotazioni di una coalizione di governo con il socialdemocratico Olaf Scholz cancelliere, sostenuta da Verdi e liberali. Non tramonta però del tutto l'ipotesi di un esecutivo a guida Unione CDU/CSU assieme ad ambientalisti e FDP. Quali effetti avrebbero queste alleanze sui rapporti della Germania con l'Italia e l'Ue? Ne parliamo con il professor Federico Niglia.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/voto-niglia-100.html  

 

27.09.2021. I risultati del voto in Germania. La SPD è il partito più forte con il 25,7 per cento. L'Unione Cdu-Csu diventa secondo partito crollando al 24,1. I verdi sono terzo partito con il 14,8 per cento mentre i liberali si attestano all'11,5 per cento. https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/voto-ger-100.html

 

Una missione (quasi) impossibile. I tedeschi hanno votato ma formare un governo sarà difficile come non mai. E ci vorranno, quasi certamente, tre partiti. Ogni possibile accordo sull’esecutivo e sul nome del cancelliere passa per una precedente intesa tra i Verdi e l’FDP, due partiti agli antipodi quasi su tutto ma che si contendono lo stesso elettorato. Il commento di Tommaso Pedicini

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/voto-ger-comm-100.html

 

La comunità italiana analizza il voto

Vincenzo Savignano ha raccolto le reazioni di politici di cittadinanza italiana, più o meno noti, che fanno o hanno fatto politica attiva per partiti tedeschi.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/voto-reazioni-100.html

 

24.09.2021. Trattativa Stato-mafia

Il processo d'appello ribalta la sentenza di primo grado nei confronti di Dell'Utri e dei carabinieri Mori, Subranni e De Donno. Cosa significa? Ne parliamo con Giovanni Fasanella, giornalista e autore di "Una lunga trattativa".

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/trattativa-stato-mafia-106.html

 

Le mille facce di Neukölln. Vincenza d'Ambrogio, siciliana ormai da anni a Berlino, lavora come manager per l'amministrazione comunale e si occupa di Europa e progetti di integrazione.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/la-mia-berlino/mille-facce-neukoelln-berlino-102.html

 

Speciale: Coronavirus

Ascolta e riascolta qui tutti i nostri approfondimenti tra Italia e Germania, ma non solo, sul virus che sta cambiando la vita di milioni di persone in tutto il mondo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/coronavirus-italia-germania-100.htm

 

Vivere in Germania

Scopri il nostro formato video per rispondere alle domande più frequenti degli italiani che vivono in Germania. O che stanno pensando di trasferirsi. Guarda i video con Luciana Mella sulle cose più importanti da sapere sull’AIRE, sull’assicurazione sanitaria - la Krankenkasse -, sul sistema scolastico ma anche sul mondo del lavoro, su Hartz IV e altri sussidi e sulla ricerca di una casa:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/vivere-in-germania-100.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi e Elisabetta Gaddoni

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-626.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati. I commenti sportivi di Agnese Franceschini

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/sport-106.html

 

Speciale Elezioni tedesche 2021. Domenica 26 settembre la Germania va al voto, ed è un voto che segna la fine dell’era Merkel dopo 16 anni. Anche gli italiani in Germania possono votare, se hanno la cittadinanza tedesca o la doppia cittadinanza italiana e tedesca. In questo speciale trovi tutti i nostri approfondimenti pre- e post-elezioni, fra cui l’analisi dei programmi dei principali partiti per illustrare le loro posizioni su alcuni temi rilevanti, a cura di Vincenzo Savignano:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/speciale-elezioni-germania-100.html

 

23.09.2021. La Germania divisa dal voto. A pochissimi giorni dal voto si delinea una vittoria dell'estrema destra in alcuni Länder dell'est. Con l'AfD che potrebbe diventare il primo partito. Ne parliamo con il politologo di Dresda Oliviero Angeli. https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/voto-afd-est-100.html  

 

Gesù a Matera. Grazie alle sue lotte è stato introdotto in Italia il reato di caporalato, Yvan Sagnet è il protagonista del film "Il nuovo Vangelo" ambientato tra i braccianti immigrati di Matera. Ne parliamo con lui.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/sagnet-caporalato-film-100.html  

 

22.09.2021. Green pass obbligatorio per i lavoratori

In Italia sul posto di lavoro sarà presto obbligatorio il green pass. Pena: la sospensione dello stipendio. Cosa prevede la norma? E quali rischi per il datore di lavoro? La giornalista del Sole 24 ore Nicoletta Cottone.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/green-pass-obbligatorio-lavoratori-100.html

 

Cannabis: perché ora un referendum? Il referendum sulla cannabis promosso da associazioni e partiti italiani ha velocemente raccolto 500.000 firme, grazie anche al web. Quale quesito propone? Ce ne parla Marco Perduca, coordinatore del referendum per l'Associazione Luca Coscioni.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/cannabis-referendum-italia-100.html  

 

La solitudine degli anziani. Sono sempre di più gli italiani che in età avanzata si ritrovano ad essere completamente soli in Germania. Per molti di loro la nomina di un tutore può essere di grande aiuto. Ma non sempre.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/tutore-legale-anziani-100.html  

 

21.09.2021. Come sta l’economia tedesca?

A pochi giorni dal voto, proviamo a fare il punto sull'economia tedesca, che esce dalla dura prova della pandemia. Qual è lo stato economico del paese che verrà ereditato dal prossimo governo? L’analisi di Alberto Chiumento.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/economia-germania-prima-del-voto-100.html  

 

San Bellino sul tetto del mondo. Aldo D'Achille, sindaco del piccolo paese di San Bellino (Ro), ha vinto il premio come miglior sindaco del mondo per la costruzione della comunità. La sua ricetta? Coinvolgere i cittadini, renderli protagonisti e regalare dei fiori, se serve - come racconta ai nostri microfoni.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/san-bellino-miglior-sindaco-del-mondo-100.html

 

Antonello Monti e le reti elettriche

Le reti elettriche diventano sempre più ecologiche grazie alle nuove fonti di energia rinnovabili. Questo richiede però un monitoraggio sempre più efficiente. È questo al centro del lavoro di ricerca di Antonello Monti ad Aachen.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/eccellenze-italiane/antonello-monti-100.html  

 

20.09.202. Influenze sul voto? Alla vigilia delle elezioni, Olaf Scholz, candidato cancelliere della Spd ha dovuto riferire al Bundestag sulla recente perquisizione al ministero delle Finanze, da lui diretto. Quanto questa vicenda può compromettere il voto? Cristina Giordano fa il punto.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/olaf-scholz-perquisizioni-ministero-finanze-elezioni-politiche-100.html  

 

Al via la terza dose di vaccino. In Italia al via oggi le somministrazioni della terza dose di vaccino per i soggetti fragili e a rischio. Per il ministro tedesco della Salute si avvicina l’autorizzazione alle vaccinazioni per gli under 12.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/corona-terza-dose-italia-100.html  

 

17.09.2021. Il grande assente della campagna elettorale

I partiti politici parlano e si confrontano poco sull'immigrazione e sulle politiche migratorie. Il tema è considerato scomodo e forse controproducente. Inoltre a poche settimane dal voto è esplosa la crisi afghana e si teme una nuova ondata di profughi. Ne parliamo con Vincenzo Savignano.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/campagna-elettorale-assente-immigrazione-100.html

 

Una catena umana di solidarietà

Mano nella mano. Si chiama così l'iniziativa che domani (18.09) coinvolgerà centinaia di migliaia di persone da Amburgo a Verona per formare una catena umana contro le morti dei migranti che cercano di raggiungere l'Europa. Ne parliamo con Marianna Montagnana del Centro Pace di Bolzano.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/catena-umana-solidarieta-100.html  

 

30 anni di Ötzi. È stato un ritrovamento che ha cambiato l'archeologia e che ha dato un volto agli abitanti delle montagne di 5300 anni fa. Ötzi, l'uomo venuto dal ghiaccio, è stato trovato il 19 settembre 1991. Andreas Putzer, curatore del Museo di Bolzano, ci racconta il significato di questa scoperta casuale.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/trenta-anni-di-oetzi-100.htm  

 

Speciale: Coronavirus

Ascolta e riascolta qui tutti i nostri approfondimenti tra Italia e Germania, ma non solo, sul virus che sta cambiando la vita di milioni di persone in tutto il mondo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/coronavirus-italia-germania-100.html

 

Vivere in Germania

Scopri il nostro formato video per rispondere alle domande più frequenti degli italiani che vivono in Germania. O che stanno pensando di trasferirsi. Guarda i video con Luciana Mella sulle cose più importanti da sapere sull’AIRE, sull’assicurazione sanitaria - la Krankenkasse -, sul sistema scolastico ma anche sul mondo del lavoro, su Hartz IV e altri sussidi e sulla ricerca di una casa:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/vivere-in-germania-100.html

 

Ascolta il nostro web channel: solo musica italiana. Due ore di musica, per 24 ore al giorno, che puoi ascoltare sulla nostra pagina internet, sulla app di Cosmo e su Spotify. E sulle frequenze di Cosmo il sabato mattina dalle 6 alle 8:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/channels/italia-channel-100.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi e Elisabetta Gaddoni

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-624.html  

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati. I commenti sportivi di Agnese Franceschini

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/sport-106.html  RC/De.it.press

 

 

 

Monaco di Baviera. Noi Migranti per Mimmo Lucano

 

La sezione ANPI di Monaco di Baviera è profondamente scandalizzata per la clamorosa condanna di Mimmo Lucano a più di 13 anni di reclusione, condanna che proietta un'ombra sulla nostra Repubblica costituzionale.

Noi, che siamo noi stessi migranti e sappiamo cosa voglia dire percorrere le vie dell’integrazione, pur tra le fasce dorate dell'Europa unita e della Germania, noi che sappiamo cosa vuol dire arrivare da stranieri in terra straniera, noi che conosciamo il valore dell'accoglienza e il significato di essersi sentiti ultimi e soli, almeno una volta, per un breve attimo della nostra vita, desideriamo esprimere tutta la nostra solidarietà a Mimmo Lucano.

 

Nel pieno rispetto dei principi della Carta dei Diritti Umani e di quelli di Umanità enunciati dalla nostra meravigliosa Costituzione, Mimmo Lucano ha messo in piedi un modello di accoglienza e di integrazione fuori da ogni aspettativa; ha ridato vita al proprio Comune e creato una rete umana senza colore né religione; è stato un sindaco visionario che fino all'ultimo ha continuato a credere nella giustizia e di fronte alla giustizia si è legittimamente difeso.

 

La politica dovrebbe essere bella e pulita, e merita visione e partecipazione. Una condanna di questo genere, con questo tempismo - a quattro giorni da un importante appuntamento elettorale che vede la partecipazione in prima linea di Lucano - non difende nessuno, se non chi populisticamente desidera tirare acqua al proprio mulino.

 

Lucano è un uomo che ha sempre aiutato i più indifesi e gli invisibili e non si è mai arricchito. Proprio lui che nell'integrazione degli ultimi ha visto la libertà umanamente minima e necessaria, facendone la propria bandiera e ragione di vita, proprio lui ha perso il bene più prezioso: la libertà.

 

Unendoci all’ANPI nazionale, ci aspettiamo una levata di scudi generale e confidiamo nei successivi gradi di giudizio. 

Sezione Anpi di Monaco di Baviera. Seguono 14 firme (de.it.press 2)

 

 

 

All’IIC di Berlino il 18 ottobre l’inaugurazione della XXI Settimana della Lingua italiana nel mondo

 

Berlino – L’Istituto Italiano di Cultura di Berlino ospiterà lunedì 18 ottobre alle ore 18 l’incontro “Dante in tre parole, tra etimologia e storia” con Lorenzo Filipponio della Humboldt-Universität zu Berlin, Alessandro Parenti dell’Università di Trento, Fabrizio Franceschini dell’Università di Pisa e Lucia Chiarla (letture).

L’iniziativa è organizzata dall’IIC per inaugurare la XXI Settimana della Lingua italiana nel mondo, dedicata al VII centenario della morte di Dante Alighieri.

Lorenzo Filipponio, Alessandro Parenti e Fabrizio Franceschini hanno scelto tre parole della Commedia, una per ogni Cantica: perso (Inferno V, 89), rubecchio (Purgatorio IV, 64) e malacoth (Paradiso VII, 3). Di esse racconteranno la storia, mettendo in relazione l’orizzonte linguistico multiforme e poliedrico di Dante con la storia della lingua italiana e dei crocevia culturali che l’hanno plasmata. L’attrice Lucia Chiarla leggerà i brani su cui si concentreranno i relatori.

L’incontro sarà in lingua italiana con traduzione simultanea. L’ingresso è libero.

Lorenzo Filipponio è professore di Lingue romanze presso la Humboldt-Universität di Berlino. I suoi interessi di ricerca includono la linguistica storica e comparata del latino e delle lingue romanze e la dialettologia italiana.

Fabrizio Franceschini è professore di Linguistica italiana e storia della lingua italiana presso l’Università di Pisa, presso la quale dirige il Centro Interdipartimentale di Studi Ebraici. Nella sua attività di ricerca si è in particolare dedicato alla lingua e agli aspetti storico-culturali della Commedia di Dante e degli antichi commenti.

Alessandro Parenti è professore di Glottologia e linguistica presso l’Università di Trento. I suoi principali ambiti di ricerca sono la linguistica storica indoeuropea (in particolare baltica e slava) e la linguistica storica italiana, con particolare riguardo per l’etimologia.

Lucia Chiarla, attrice, sceneggiatrice e regista, si è formata a Milano e vive a Berlino dal 2005. Il suo primo film “Bye Bye Berlusconi!”, di cui è stata co-sceneggiatrice e attrice, è stato presentato alla Berlinale nel 2006. A Berlino recita per diverse produzioni teatrali e ha debuttato come regista di lungometraggi nel 2018 con il film “Reise nach Jerusalem”.

La Settimana della Lingua italiana nel mondo è un’iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura e Ministero dell’Istruzione, MUR, MIC, Accademia della Crusca, Società Dante Alighieri, Ambasciata della Confederazione Elvetica, Rai, Treccani e CGIE. (Inform/dip 29)

 

 

 

Germania, Garavini (IV) "Perché sostengo Olaf Scholz e faccio appello a votarlo"

Roma - "Chi scegliere come nuovo cancelliere tedesco? La mia risposta, senza ombra di dubbio é: Olaf Scholz. Lo ritengo il candidato migliore e faccio appello ai miei elettori in Germania affinché votino lui, il candidato socialdemocratico". Lo ha dichiarato la senatrice Laura Garavini, Vicepresidente commissione Esteri, intervistata da Radio Radicale.

"Per me ci sono tre importanti motivi per sostenere Scholz. Primo: non solo con le parole, ma anche con i fatti, Scholz ha dimostrato di essere un europeista convinto. Un politico che ritiene che l'Europa possa andare avanti solo se si sta insieme, Nord e Sud, fianco a fianco. L'ha fatto vedere quando si è impegnato in prima persona tra i Ministri delle finanze per rendere possibile il Mes. E lo ha dimostrato anche di recente, impegnandosi in prima persona come Ministro delle Finanze tedesco, a favore degli aiuti europei anti-Covid". 

"Secondo: Scholz é a favore di un'architettura finanziaria più giusta, in Europa e nel mondo. È stato Scholz a premere per imporre una tassa minima globale alle multinazionali. Tassa che è stata approvata politicamente sotto l'attuale presidenza italiana del G20". "Terzo: Scholz è capace di di gestire bene anche situazioni di crisi. E questo é una garanzia contro i crescenti populisti antieuropei. Le sue parole contro leader illiberali come Orban, ad esempio, sono chiare e nette. Vista la sua esperienza ed il suo polso fermo sarà un punto di riferimento per la difesa dei valori europei".

"Tre validi motivi per suggerire di votare Scholz e la SPD. Sarà un cancelliere che fa bene all'Europa ed alla Germania. L'ho sperimentato di persona negli anni in cui ho vissuto ad Amburgo ed ho avuto modo di conoscerlo nella sua allora veste di sindaco. Un amministratore eccellente, un politico affidabile. Non di tante parole. Ma uno per il quale contano i fatti" conclude la senatrice. Dip 21

 

 

 

 

I giovani da Monaco di Baviera a Milano in bici in vista della COP26

 

Sono giunti in Italia i partecipanti all’iniziativa “Climate Rally”, che vede una ventina di giovani di Italia, Austria, e Germania percorrere un viaggio in bicicletta da Monaco di Baviera, da dove sono partiti il 17 settembre, fino a Milano, dove arriveranno il prossimo 25 settembre, in vista della Conferenza climatica COP26. Alla biciclettata partecipano anche il Console Generale d’Italia a Monaco di Baviera, Enrico De Agostini, e il suo omologo britannico Simon Kendall. Lo segnala l’Ambasciata d’Italia a Berlino.

Organizzata dalla Conferenza climatica dei giovani (LCOY) nel contesto della conferenza giovanile “Youth4Climate” e Pre-COP26 di Milano, l’iniziativa “Climate Rally” ha l’obiettivo di una sensibilizzazione delle visioni dei giovani, e non solo, a tutela del clima, e della sostenibilità, in particolare riguardo al tema della mobilità sostenibile. L’evento si svolge sotto gli auspici delle Ambasciate d’Italia e del Regno Unito in Germania ed è sponsorizzato dall’ENIT. Il Regno Unito quest’anno presiede la COP26 che si terrà a Glasgow, in collaborazione con l’Italia.

L’Ambasciatore d’Italia a Berlino Armando Varricchio, nel seguire le tappe del “rally”, che sta riscuotendo molto successo sui social media, ha dichiarato che l’iniziativa si sposa con il contesto della roadmap italiana dell’innovazione, della sostenibilità e di una ripresa economica verde. “Nel 2021, in qualità di Presidenza del G20 e partner del Regno Unito per la COP26, l’Italia sta lavorando strenuamente per l’obiettivo inquadrato nel motto “People, Planet and Prosperity”” ha concluso l’Ambasciatore. (Inform/dip 23)

 

 

 

 

Dal Pd Berlino sostegno a Mimmo Lucano e al “Modello Riace”

 

Berlino - “La stupefacente condanna di Mimmo Lucano da parte del tribunale di Locri che arriva a comminare quasi il massimo della pena prevista per ognuno dei numerosi capi di imputazione e, in totale, quasi il doppio della richiesta avanzata dal pubblico ministero nonché pene pecuniarie draconiane ha sorpreso quanti, come noi, hanno da sempre nutrito una grande ammirazione per la sua opera. Questa è divenuta nel tempo ancora più luminosa nel contrasto con l’indegna campagna di fango orchestrata dalla destra salviniana, essa stessa oggetto di numerose e ripetute vicende giudiziarie, che sembra oggi conseguire un suo obiettivo ambito”. Così il Circolo PD di Berlino e Brandeburgo che, in una nota, commenta la condanna comminata ieri dal tribunale di Locri all’ex sindaco di Riace.

“Il “modello Riace”, con il quale si è prodigiosamente combinata la rivitalizzazione di un borgo in via di spopolamento con l’accoglimento e l‘integrazione di immigrati sulla base della creazione di nuove attività lavorative, - sottolineano i democratici – è un simbolo che fa onore non solo a chi lo ha ideato e applicato superando infinite difficoltà, ma anche al nostro Paese. I numerosi riconoscimenti ricevuti da Mimmo in tutto il mondo, da Fortune ai premi per la pace e i diritti umani di Berna e Dresda, sono da soli una risposta esauriente al rozzo e ignorante populismo xenofobo che di proposito ha voluto fare di Mimmo un obiettivo esemplare da denigrare e abbattere”.

“Non abbiamo la conoscenza dettagliata che ci possa permettere un giudizio compiuto sugli incredibili capi d’accusa che stanno alla base della condanna e che vanno dall’associazione a delinquere – come se Mimmo fosse uno dei volgari mafiosi che da sempre ha contrastato – al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina fino alla truffa e al peculato – lui che, come da innumerevoli testimonianze, non ha ricchezze e non conduce una comoda vita negli agi”, continua la nota. “L’avvocato Pisapia, che ha accettato di difendere senza onorario Mimmo, parla di una sentenza “totalmente in contrasto con le evidenze processuali”. Non vogliamo qui, per amore della correttezza cui ci sentiamo obbligati come democratici, iniziare un nostro processo di piazza contro coloro che hanno emanato la sentenza. Non abbiamo, come detto sopra, gli elementi per poterlo fare. Non è d’altra parte nostro compito esercitare in modo surrettizio funzioni che sono dei giudici”.

“Siamo soprattutto interessati – prosegue il Pd berlinese – ai risvolti e i significati politici e sociali delle vicende sulla base di quanto accertato in sede di procedimento giudiziario, per quanto esso sia tenuto a motivare le proprie sentenze sulla base di un accertamento dimostrato dei fatti a tutela delle parti coinvolte. Per rispetto dovuto alla Giustizia in quanto istituzione e sospendendo ogni giudizio vogliamo quindi attendere con grande attenzione il deposito della sentenza con le relative motivazioni che avverrà entro i prossimi 60 giorni. Solo allora potremo, fra l’altro, meglio giudicare quanto giusta sia l’osservazione di Pisapia riportata sopra”.

“Tuttavia vogliamo una volta di più e con forza mostrare la nostra solidarietà a Mimmo in questo momento difficilissimo per lui e rinnovare l’espressione della nostra grande ammirazione e riconoscenza per la sua opera esemplare. La battaglia non è finita con questa sentenza e noi – conclude la nota – nutriamo una speranza ben fondata che il prosieguo del procedimento giudiziario porterà alla completa riabilitazione di Mimmo non solo nelle aule dei tribunali ma nel paese intero”. (aise/dip 1) 

 

 

 

Friburgo: il console Ramaioli consegna la Stella al Merito del Lavoro a Giuseppe Agosta

 

Friburgo - Il 17 settembre scorso, presso il castello di Schramberg, alla presenza del sindaco Dorothee Eisenlohr, il console d’Italia a Friburgo Federico Lorenzo Ramaioli ha consegnato l’onorificenza della Stella al Merito del Lavoro a Giuseppe Agosta, da anni distintosi per la sua operosità, per il suo altruismo e per la sua dedizione alla causa dell’integrazione e del sostegno alla comunità italiana residente in Germania.

Da anni corrispondente consolare del Consolato d’Italia a Friburgo, Agosta, cui è stato altresì conferito il titolo di Maestro del Lavoro, continua a rappresentare un esempio virtuoso di amicizia e cooperazione tra Italia e Germania, nonché di servizio alla propria comunità.

Per Giuseppe Agosta ”è un grande motivo d’orgoglio ricevere il riconoscimento dell’onorificenza della Stella al Merito del Lavoro, decorazione che premia i meriti del lavoratore, e rappresentare qui a Schramberg i valori di professionalità. Ringrazio quindi lo Stato Italiano e il Ministero del Lavoro di Roma e particolarmente il Console di Friburgo in Brisgovia per essere venuto a Schramberg per l’assegnazione della Stella”, ha aggiunto. “Ringrazio anche la signora sindaca Dorothee Eisenlohr e il comune di Schramberg, per avermi dato la possibilità di festeggiare questo evento in questo bel Palazzo”. Infine Agosta ha rivolto un ulteriore ringraziamento al suo “datore di lavoro, la Schweizer Electronic AG, e in particolare alla famiglia Schweizer che ha creduto nelle mie potenzialità e ha contribuito in questi lunghi anni di attività professionale alla mia formazione. Mille grazie, signor Schweizer. E ringrazio voi tutti di essere venuti a questa per me importantissima onorificenza. Grazie!”, ha concluso. (aise/dip 23)

 

 

 

Elezioni tedesche. Schirò: SPD la forza cui affidare la responsabilità di una nuova fase

 

Gli elettori in Germania hanno fatto la loro scelta dando un chiaro giudizio sul passato e aprendo una situazione complessa per l’immediato futuro. Essi, infatti, hanno punito la CDU e il prolungato esercizio di governo, hanno espresso la loro volontà di superare la fase delle Große Koalition, hanno indicato nell’SPD la forza a cui affidare la responsabilità di una nuova fase.

 

Dal voto, nello stesso tempo, non è uscita un’indicazione netta per una soluzione di governo, che sarà consegnata ora a non facili e non brevi trattative volte a stabilire quale coalizione sarà chiamata a governare il Paese e a pesare, con le sue scelte, sulla vita e sulle prospettive della stessa Europa.

 

Sono naturalmente contenta che l’SPD, il mio partito di riferimento, sia ritornato ad essere per i cittadini in Germania il partito al quale affidare la guida del Paese e interpretare al meglio i complessi problemi che si pongono per uscire dalla pandemia e rilanciare la società e l’economia tedesche ed europee. Credo che nel voto all’SPD sia chiaro il messaggio di fare tesoro della dura lezione della pandemia e di dare priorità alle politiche sociali e di espansione rispetto a quelle di stabilità e di contenimento finanziario.

 

La figura e il passato politico e istituzionale di Olaf Scholz, inoltre, non lasciano dubbi sul fatto che se sarà lui il nuovo cancelliere tedesco, come il voto ha sostanzialmente indicato, i partner europei potranno contare sulla continuità e sullo sviluppo delle politiche del Recovery Plan e consolidare con l’impegno comune una nuova prospettiva europeistica fondata sulla solidarietà, sull’espansione e sulla difesa dei valori democratici.

 

Nessuna fase di rinnovamento, soprattutto se è impregnata di sostanza sociale e democratica, cade dall’alto, senza un forte impegno, difficili confronti e grande determinazione nel perseguirla. Un primo importante passo è stato fatto, ora si tratterà di procedere con coerenza lungo la strada che i cittadini tedeschi hanno aperto con il loro voto.

 

Anche per questo ulteriore cammino, come è accaduto nel recente passaggio elettorale, sarà importante il contributo delle comunità immigrate e dei tanti loro rappresentanti che sono stati già chiamati ad esercitare responsabilità istituzionali, sia a livello federale che locale.

 

Ai deputati SPD di origine italiana eletti nel Bundestag, Lars Castellucci, Isabel Cademartori, Manuel Gava e a Parsa Marvia, tesserato onorario del Pd Karlsruhe, le mie sincere felicitazioni. Auguri di buon lavoro a tutti loro e di avanzamento e rinnovamento per tutti noi. Angela Schirò, Dip 28

 

 

 

 

Francescantonio Garippo riconfermato a sindaco della città di Kstorf-Sandkamp (Wolfsburg).

 

Fra le buone notizie che aspettavamo dal turno elettorale in Germania, c’era anche quella della riconferma di Francescantonio Garippo a sindaco della città di Kstorf-Sandkamp (Wolfsburg). Ebbene, è puntualmente arrivata.

 

Garippo, che è anche segretario della federazione del PD in Germania, è stato eletto a larga maggioranza dai suoi concittadini e ha contribuito significativamente anche all’avanzamento dell’SPD della sua città.

 

Formulo a Francescantonio le mie più fervide congratulazioni per l’indiscutibile successo che ha ottenuto e gli invio gli auguri di buon lavoro a beneficio di tutti i suoi amministrati senza alcuna distinzione.

 

Nello stesso tempo, saluto con vera soddisfazione il contributo che i candidati espressi dalle comunità immigrate hanno dato alla svolta politica che si è determinata in Germania, all’insegna dell’integrazione, di politiche sociali avanzate e attive e di un nuovo europeismo costruito sulla base di una rinnovata collaborazione e solidarietà tra gli stati. Angela Schirò, dip 27

 

 

 

Prima del voto tedesco. L’invito ad andare a votare ed a sostenere i candidati di origine straniera

 

Le elezioni politiche in Germania sono un’occasione da non sottovalutare e, soprattutto, da non perdere per i cittadini di origine straniera che vivono e lavorano nella Repubblica federale. E non solo perché qualunque cosa si decida negli assetti e nelle prospettive di governo di un Paese, essa ricade su tutti coloro che vi abitano, che vi lavorano, che vi hanno formato la propria famiglia e che conducono in esso la loro esistenza.

 

Le elezioni sono anche una tappa importante di un percorso di costruzione di cittadinanza, soprattutto per coloro che hanno origini straniere, che hanno dovuto lottare non poco per costruire e rafforzare la propria identità in un Paese diverso.

 

Le persone di origine straniera che sono diventate cittadini di questo grande Paese, dunque, non ci pensino due volte e facciano valere i loro diritti di cittadinanza, esercitando un loro diritto primario, quello di voto e di partecipazione alla scelta degli assetti e delle persone che nei prossimi anni dovranno governare. Sapendo anche che quello che succederà nelle prossime elezioni in Germania condizionerà non marginalmente molte situazioni a livello europeo.

 

In questo momento, poi, siamo impegnati ancora duramente per sconfiggere una pandemia devastante e abbiamo bisogno di rafforzare i vincoli di mutualità e di socialità. Dobbiamo far tesoro anche per il futuro della dura lezione della pandemia: i servizi sanitari, l’assistenza alla persona, la prevenzione, i sistemi di cura non possono essere misurati con il metro del contenimento finanziario, ma con quello della difesa della vita e della salvaguardia dell’ambiente in cui essa si svolge.

 

È per questo, e non solo per una mia scelta ideale ed etica, che il mio orientamento è per una formazione politica che metta insieme principi di solidarietà, esperienza e forza di governo e una linea d’azione riformatrice, capace di innovare senza lasciare nessuno per strada.

 

È per questo che il mio invito alle elettrici ed agli elettori è quello di votare un partito come l’SPD e un candidato premier come Olaf Scholz, che interpreta pienamente questa visione politica e ideale, ha una solida esperienza di gestione pubblica alle spalle, ha una profonda convinzione europeistica e ha dato prova di volere riparare i guasti duraturi e profondi della pandemia facendo ricorso all’arma della solidarietà tra i popoli europei.

 

Il mio ulteriore appello è quello di sostenere con il voto le candidate ed i candidati delle comunità immigrate, non per un richiamo etnico, ma perché essi hanno sperimentato sulla loro vita il peso della lotta per conquistare diritti e giustizia sociale e, dunque, sapranno fare tesoro di questa loro esperienza a beneficio di tutti i cittadini. Angela Schirò, de.it.press 24

 

 

 

Spinelli Forum: a Berlino il primo foro di dialogo italo-tedesco per giovani leader

 

Come possono Germania e Italia rafforzare la capacità dell’Europa di rispondere in maniera efficace alle sfide del nostro tempo? 60 giovani leader, provenienti da Italia e Germania, ne discutono il 27 e 28 settembre a Berlino, nel quadro dello Spinelli Forum. Al centro del dibattito vi sono le grandi questioni europee riguardanti la politica estera, la sicurezza e l’economia. Le giovani e i giovani leader di entrambi i Paesi provenienti dai settori della politica, dell’amministrazione, dell’economia, della scienza e dei media formuleranno nel corso della conferenza alcune proposte concrete. I lavori del Forum Spinelli sono introdotti dal Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ambasciatore Ettore Francesco Sequi, e dal Sottosegretario di Stato al Ministero Federale tedesco degli Affari Esteri, Ambasciatore Miguel Berger. Le proposte politiche elaborate dai giovani, che saranno affiancati nei gruppi di lavoro da esperti di rilievo nei vari settori, saranno in seguito condivise sulla piattaforma della Conferenza sul futuro dell’Europa e sui siti web degli organizzatori. La Conferenza sarà chiusa dal Ministro di Stato per l’Europa, Michael Roth, dall’Ambasciatore d’Italia a Berlino, Armando Varricchio, e dalla Senatrice Laura Garavini, vice Presidente della Commissione Affari Esteri.

Il Forum Spinelli, un’iniziativa congiunta del Ministero tedesco degli Affari Esteri e del Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con la Società Tedesca per la Politica Estera (DGAP) e l’Istituto Italiano per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), promuove il confronto e lo scambio di idee tra i giovani di entrambi i Paesi, conferendo nuovo impulso alla cooperazione italo-tedesca su temi prioritari per il futuro dell’Europa.

I partecipanti presenteranno proposte d’azione su quattro temi di grande attualità: la politica estera e di sicurezza europea, la sovranità economica dell’Europa nella competizione globale, un’Europa inclusiva e prospera, il Green Deal europeo. La conferenza potrà essere seguita tramite l’hashtag #GIYLD su Twitter. Previsto inizialmente per lo scorso anno, il Forum è stato rinviato a causa della pandemia e si svolge quest’anno per la prima volta a Berlino in modalità ibrida. Inform/dip 27

 

 

 

 

 

L’angolo della psicologa. Adolescenza: tra paure e realtà

 

Penso che mi mancherà tanto il mio bambino". "Vorrei che rimanesse piccolo per sempre". "Non sta più volentieri con noi, si vuole isolare". “Adesso mi vuole bene ma poi litigheremo sempre”

 

Quante volte vi è capitato di esprimervi in questi termini e quindi di pensare all’arrivo dell’adolescenza come all’arrivo di un essere malvagio che si approprierà del vostro bambino trasformando così la vostra relazione affettuosa in un conflitto perenne?

In questo caso il sentimento di perdita prende il sopravvento.

Ma come stanno le cose? L’adolescenza è ancora pensabile in questi termini? Queste paure trovano un riscontro nella clinica e nella ricerca in psicologia?

 

LE PAURE DEI GENITORI RISULTANO POSTDATATE

La paura di perdere il figlio in termini di uscita dal nucleo familiare si scontra con il dato di realtà di questi ultimi anni che, come riportano i dati Istat, vede i figli rimanere in famiglia fino ai trent’anni e, dato più allarmante, rimarca quanto la ricerca dell'autonomia non rientri più tra i primi loro obiettivi.

La paura di perdere l’affetto si scontra con la “famiglia affettiva” di oggi, ovvero una famiglia nella quale i membri si sforzano di capire i punti di vista reciproci, di rispettarne esigenze e affetti guidati dall’obiettivo di creare e rafforzare i loro legami affettivi.

Infine, la paura del conflitto si scontra con l’evidenza della sua assenza tra i membri della famiglia affettiva di oggi.

 

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO: perché è importante questa fase di sviluppo per i ragazzi?

L’importanza di riuscire ad attraversare questo periodo di sviluppo per i ragazzi è correlata all'importanza del suo fine: l’acquisizione della propria identità.

Lo sviluppo psichico, tra l'adolescenza e l'età adulta, "richiede" dunque ai ragazzi di riuscire a sentire di essere sé stessi indipendentemente da tutto e da tutti e di essere riconosciuti nella propria diversità e unicità anche dagli altri.

Per raggiungere questa meta è indispensabile separarsi, fisicamente ed emotivamente, dai propri genitori e dall'infanzia, sia in termini di processi di pensiero, sia in termini di immagine di Sé, che dovrà essere "rinnovata" attraverso l'integrazione del nuovo corpo, con tutti i cambiamenti che "subirà" in adolescenza.

Nella famiglia affettuosa di oggi i ragazzi riescono ad intraprende questo importante compito di sviluppo?

Le esperienze della clinica e i risultati della ricerca in psicologia mostrano quanto per i ragazzi e per i genitori sia difficile separarsi e di conseguenza quanto sia difficile arrivare ad individuarsi.

 

SEPARAZIONI DIFFICILI E RITIRI DOLOROSI

“Ragazzi e adulti sembrano insensibili alle differenze che finora li avevano sempre caratterizzati. Tutti ugualmente impegnati ad inseguire i propri desideri, a comunicarli e immortalarli sui social network. E così i genitori accompagnano i loro figli dalla nascita fin quasi alla soglia dei trent’anni, attraversando insieme le varie tappe della vita, ma rimanendo tutti invischiati in una sola e identica fase: l’adolescenza”.

Questo è il ritratto che Massimo Ammaniti fa della famiglia affettiva di oggi per la quale conia il termine di "Famiglia Adolescente".

Separazioni difficili

Ritengo che Quella di Ammanniti sia una chiara descrizione di ciò che oggi si osserva in famiglia: tra genitori e figli, e quindi tra generazione giovanile e adulta non c’è più una linea di demarcazione netta che permetta ai ragazzi di separarsi dai propri genitori per riuscire a definire Sé stessi come individui unici.

Ritiri dolorosi

In queste "famiglie adolescenti” i figli sono iperprotetti e ricevono più attenzioni che mai: “il figlio assomiglia sempre più a un principe al quale la famiglia offre i suoi innumerevoli servizi”, così scrive Massimo Recalcati.

In questo modo i genitori, mette in guardia Matteo Lancini, rischiano di creare nei figli degli ideali di realizzazione molto elevati che possono quindi facilmente crollare, soprattutto nella delicata fase adolescenziale, generando delusioni che oggi più che mai gli adolescenti mostrano di non sapere tollerare e di fronte alle quali possano mettere in atto strategie potenzialmente molto rischiose per il loro sviluppo.

Questo sembra il motivo per il quale il ritiro sociale oggi è ritenuto essere la forma di disagio più rappresentativa del periodo adolescenziale.

In questo caso i ragazzi, soprattutto maschi, abbandonano la possibilità di trovare il loro posto nella società e reagiscono andandosi a nascondere per la vergogna che provano per sé stessi e per il loro corpo, così centrale in questo periodo di sviluppo, che scaturisce in seguito alla constatazione di non essere abbastanza popolare tra i pari.

Inizia così un periodo di autoreclusione tra le mura della propria stanza, che nella maggior parte dei casi, i ragazzi trascorrono immersi nella realtà virtuale della rete.

Ritengo che in tutto ciò la generazione degli adulti e quindi la società debba riflettere sulle proprie responsabilità.

 

LE RESPONSABILITA' DELLA GENERAZIONE ADULTA

Prendere contatto con la realtà è importante per riuscire a dare un senso a quello che si osserva ed è il punto di partenza per riflettere sulle responsabilità, in quanto adulti, che abbiamo nei confronti dei ragazzi e del loro benessere.

Come abbiamo visto, la realtà rivela ai genitori che la più grande preoccupazione che dovrebbero avere è che il proprio figlio cresca nella difficoltà o nell’incapacità di dare valore alla propria unicità.

Credo che si importante ripartire da qui e quindi che la responsabilità più grande degli adulti sia quella di impegnarsi, ognuno con il suo ruolo, affinché venga ripristinato il valore della diversità che gli adulti devono trasmettere ai bambini facendoli sentire accettati e quindi amati per ciò che sono.

Se questa sarà l’esperienza del bambino nella relazione con l’adulto, con buona probabilità sarà la stessa esperienza che cercherà di ripetere anche nelle relazioni future con la consapevolezza che il rifiuto da parte dell’altro rappresenta una fragilità dell’altro, non sua.

 

COSA PUO' FARE LA GENEREAZIONE ADULTA

Il primo passo in questa direzione è che l’adulto tenga sempre presente che il bambino che ha di fronte è una persona portatrice di risorse che meritano di essere considerate, rispettate e valorizzate.

Dobbiamo impegnarci affinché i bambini non siano portati a pensare che ci sia un modo giusto e sbagliato di esistere, tema su cui tanto insistono Paola Scalari e Francesco Berto nel loro libro “Parola di bambino” dove troviamo, tra i tanti pensieri riportati, le parole di questi bambini:

"Per me la famiglia è una mamma e un papà che parlano di me per mettersi d'accordo su come dovrei essere"

"Io quando sono nata ho sentito la paura che la mamma mi dicesse che non ero io quella figlia che aspettava"

"Appena nata ho avuto paura che non mi volessero più perchè non assomigliavo al bambino maschio che volevano (...)"

Se, mettono in guardia gli autori, percepisco che per i miei genitori c'è un modo giusto e sbagliato di esistere, il messaggio che molto probabilmente mi arriverà è che per essere accettato da loro devo essere come mi vogliono o come io immagino che mi vogliano.

In questo modo chiediamo loro di rinunciare alla loro diversità e di conseguenza alla loro identità.

Nel concreto è importante che nella relazione con il bambini riflettiamo sull’uso delle parole, ad esempio quando ci riferiamo a loro usando le categorie buono o cattivo dobbiamo essere consapevoli che queste rischiano di rimandare sempre a quelle del giusto e sbagliato.

Non c’è bisogno di “etichettare” tutto quello che accade. “Hai detto una bugia?: sei cattivo!”, “Hai preso 10 nell’interrogazione: sei bravo!”.

Un’altra via è quella di constatare con loro quello che è successo senza per forza dover esprimere un giudizio che li possa identificare in una categoria giusta o sbagliata, ma piuttosto chiedendo a loro come si sono sentiti vivendo una o l’altra esperienza.

Se chi abbiamo di fronte invece è un adolescente che non ha vissuto quest’esperienza di accettazione infantile non significa che tutto è perduto ma semplicemente che dovremo relazionarci a lui partendo dalla consapevolezza di ciò che è mancato, trovando il modo, adeguato all’età, di fargliela vivere.

"Osservo la vita dei miei figli crescere, diventare autonoma e farsi ai miei occhi sempre più misteriosa. Penso che questo mistero sia il marchio di una differenza che deve essere preservata e ammirata anche quando può sembrare sconcertante (...)". Massimo Recalcati.

Claudia Bassanelli, CdI ottobre

 

 

 

 

Casa Europa

 

Questo Esecutivo ha messo in campo le sue “carte” che, per quanto c’è dato da intendere, potrebbero essere vincenti. Indipendentemente dall’evoluzione pandemica. L’Unione Europea ha già espresso sue perplessità per una manovra socio/economica che il Parlamento italiano ha dibattuto sul fronte dell’applicabilità e nell’interesse d’Italia già al tramonto dello scorso anno.

 

Non nascondiamo, di conseguenza, certe preoccupazioni che potrebbero determinare una sorta di “censura” Comunitaria. Il fatto che non sia solo l’Italia a trovarsi in condizioni sanitarie preoccupanti non ci rincuora. La situazione merita un’accurata analisi e proposte alternative che tengano conto della posizione d’Italia nell’Europa Stellata. Ora la Penisola si dovrebbe preparare a un cambio di “rotta”. Lo impone una questione di “sopravvivenza”.

 

Quest’autunno, che di sorprese “amare”ce ne ha serbate anche troppe, saremo chiamati a fare i “conti” sulla situazione nazionale. Quelli che avranno valenza saranno i fatti sul fronte socio/economico. Sul versante della politica interna ci sembra inutile fare delle anticipazioni. I “cambiamenti” ci saranno, ma col tempo. Ora è la volta della “Casa Europa” della quale siamo stati i primi a credere e dalla quale dipende il futuro del Paese e non solo del nostro.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Draghi e la 'sfida': "Ripresa sia duratura e sostenibile"

 

Il premier intervenendo all'assemblea di Confindustria: "Governo non intende aumentare le tasse". Bonomi: "Ci riconosciamo in suo operato"

"L’Italia vive oggi un periodo di forte ripresa, migliore di quello che avevamo immaginato solo qualche mese fa". Ma "la sfida è far sì che la ripresa sia duratura e sostenibile". Così il premier Mario Draghi, intervenendo all'assemblea 2021 di Confindustria: "Le previsioni del Governo, che presenteremo tra pochi giorni, stimano una crescita intorno al 6% per quest’anno – a fronte del 4,5% ipotizzato in primavera".

L'assemblea pubblica di Confindustria aveva tributato poco prima una lunga standing ovation al presidente del Consiglio. A chiamare all'applauso il presidente di Viale dell'Astronomia, Carlo Bonomi, nel corso del suo intervento dal palco del Palaeur di Roma. "Grazie, Presidente. Grazie per aver ricordato ancora una volta, la settimana scorsa, che per risolvere i problemi italiani “le cose giuste vanno fatte, anche se e quando sono impopolari”, ha spiegato.

"Il Governo da parte sua non ha intenzione di aumentare le tasse. In questo momento i soldi si danno e non si prendono", ha poi sottolineato Draghi aggiungendo: “La crescita che abbiamo davanti è un rimbalzo, legato alla forte caduta del prodotto interno lordo registrata l’anno scorso. Nel 2020, l’economia italiana si è contratta dell’8,9%, una delle recessioni più profonde d’Europa Era dunque inevitabile che alla riapertura si accompagnasse una forte accelerazione dell’attività. La sfida per il Governo - e per tutto il sistema produttivo e le parti sociali – è fare in modo che questa ripresa sia duratura e sostenibile”. “Dobbiamo evitare i rischi congiunturali che si nascondono dietro questo momento positivo - ha rimarcato - preservare buone relazioni industriali, perché assicurino equità e pace sociale; e accelerare con il nostro programma di riforme e investimenti, per migliorare il tasso di crescita di lungo periodo dell’economia italiana”.

Aumento bollette 2021

“Per le imprese sono particolarmente importanti i rincari sui materiali da costruzione, sul gas e sull’energia, e i problemi di approvvigionamento dei semiconduttori. Il Governo è impegnato a trovare soluzioni immediate a questi problemi, e a disegnare strategie di lungo periodo per ridurre le nostre vulnerabilità”, ha detto inoltre Draghi oggi sul tavolo del Cdm, “Per quanto riguarda il prezzo delle materie prime - ha proseguito - esso è in parte temporaneo perché legato alla forte ripresa dell’economia globale. Già quest’estate abbiamo approvato un intervento per arginare i rincari e per aiutare le imprese di costruzione impegnate in opere pubbliche. Anche l’aumento del prezzo del gas e dell’elettricità è legato a fenomeni in parte transitori”. “In assenza di un intervento del governo, nel prossimo trimestre il prezzo dell’elettricità potrebbe salire del 40%, e quello del gas del 30%. Per questo abbiamo deciso di eliminare per l’ultimo trimestre dell’anno gli oneri di sistema del gas per tutti, e quelli dell’elettricità per le famiglie e le piccole imprese. Potenziamo il bonus luce e gas per proteggere soprattutto le fasce meno abbienti".

"Si tratta complessivamente di un intervento di oltre 3 miliardi, che fa seguito a quello da 1,2 miliardi avvenuto a giugno. E che ha una forte valenza sociale - ha proseguito - per aiutare in particolare i più poveri e i più fragili. A queste misure - per Draghi - deve seguire un’azione, anche a livello europeo, per diversificare le forniture di energia e rafforzare il potere contrattuale dei Paesi acquirenti”.

Green pass

"La 'variante Delta', molto più contagiosa del ceppo originario del virus, ci obbliga a raggiungere tassi di vaccinazione ancora maggiori. Anche per questo motivo abbiamo prima introdotto e poi allargato l’uso" della certificazione verde che è uno "strumento di libertà e sicurezza, per difendere i cittadini e i lavoratori e tenere aperte le scuole e le attività economiche”, ha detto Draghi. Il presidente del Consiglio, che ha ringraziato Confindustria per aver “da subito lavorato insieme al governo e ai sindacati per trovare un accordo sull’estensione del Green pass ai luoghi di lavoro", ha sottolineato: "Se riusciremo a tenere sotto controllo la curva del contagio, potremo allentare ulteriormente le restrizioni che sono ancora in vigore – ad esempio nei luoghi di lavoro, nei cinema, nei teatri, negli stadi e negli altri spazi di sport e cultura”.

"A oggi, oltre 41 milioni di italiani hanno completato il ciclo vaccinale" contro Covid-19, "quasi il 77% della popolazione con più di 12 anni. E siamo vicini a raggiungere e poi superare l'obiettivo che c'eravamo posti, ovvero immunizzare entro fine settembre l'80% della popolazione vaccinabile", ha quindi ricordato il premier. "Per assicurare la sostenibilità della ripresa - ha quindi rimarcato - dobbiamo prima di tutto impedire che ci siano altre significative ondate di contagio. Il Governo sta agendo con la massima determinazione per evitare nuove chiusure. Voglio quindi ringraziare ancora una volta gli italiani per la convinzione con cui hanno aderito alla campagna vaccinale, e le imprese per l'impegno dimostrato nel cooperare alla sua organizzazione". Adnkronos 23

 

 

 

“Verso un Noi sempre più grande”: messaggi per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

 

Il messaggio del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese

“È un onore e un piacere rivolgere un messaggio augurale in occasione di questa giornata di riflessioni organizzata dalla Fondazione Migrantes, nell’ambito delle celebrazioni della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Il tema di oggi sollecita, già nel suo titolo evocativo, una istintiva apertura verso gli altri, un allargamento del nostro sguardo alle esigenze di chi si avvicina a noi, per chiedere protezione e solidarietà. Nel contesto della pandemia e delle crisi globali che attraversano il Mondo, l’invito a riscoprire la collaborazione tra i popoli e la solidarietà verso gli ultimi si è fatto più forte e impellente. È lo spirito stesso di questi nostri tempi così impervi a rilanciare, prepotentemente, la sfida della riscoperta dell’Altro e delle sue ragioni e a chiederci di ritrovare il senso dell’Amicizia sociale, secondo la straordinaria espressione usata da Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. La nostra comunità nazionale non è rimasta inerte, e lo testimoniano le tante forme di partecipazione collettiva alle nuove necessità dell’emergenza pandemica, ma anche le innumerevoli spinte solidaristiche di fronte al recente arrivo dei profughi afghani. L’esperienza della pandemia ha, al tempo stesso, evidenziato e accentuato le difficoltà sociali ed economiche della nostra società, ma ne ha anche attivato gli enzimi più fecondi, sollecitando una straordinaria capacità di reazione comunitaria ad una sfida così epocale. Ora, in un momento in cui sentiamo ridimensionata la minaccia, occorre che queste energie non si disperdano. Occorre che questa rinnovata visione sociale della nostra esperienza umana ci aiuti a combattere vecchie e nuove disuguaglianze, che finiscono per logorare il tessuto civile e provocarne un avvilente decadimento. È con questa rinnovata attenzione all’Altro che siamo chiamati ad occuparci del complesso fenomeno dell’immigrazione e a trovare le risposte più adeguate per governarlo con umanità e sicurezza. Nessuna coscienza può ritrarsi di fronte alle sofferenze di un essere umano alla disperata ricerca della propria salvezza e, di fronte a questa esigenza di protezione e di accoglienza, il nostro Paese continuerà a interpretare il proprio ruolo con la straordinaria generosità di cui è capace, e di cui la Storia è testimone”.

 

Il messaggio del Ministro del Lavoro

Caro Don Giovanni, innanzitutto colgo l’occasione di questa giornata per ringraziare la Fondazione Migrantes per l’azione che svolge, quotidianamente, per promuovere la cultura del dialogo, dell’accoglienza e della convivenza.

La pandemia ha in qualche modo evidenziato come tutti noi alla fine rifugiamo da qualcosa di cui abbiamo paura e che la migliore risposta che si può dare è sempre quella del “noi” perché nessuno può farcela da solo.

In un pianeta in cui guerre e conseguenze climatiche continuano a generare migranti e rifugiati la celebrazione della giornata di oggi assume una particolare importanza per riflettere sul futuro, sulla necessità di non chiudersi e di non guardare l’altro con diffidenza.

Quel grido di aiuto di migranti e rifugiati non può lasciarci indifferenti.

ll Papa nel suo messaggio ci ricorda che il rifiuto, i muri, l’abbandono, i respingimenti, il disprezzo, le violenze impoveriscono il “noi” del mondo.

Non vi è quindi alcun dubbio che occorrono politiche comuni in grado di andare oltre l’emergenza e governare fenomeni che sono di portata epocale.

La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato diventi quindi occasione per costruire con la responsabilità del noi più grande un mondo più fraterno e accogliente contrastando sfruttamento e traffico di esseri umani.

 

Il messaggio del Ministro Di Maio

“In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, organizzata dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, desidero confermare il sostegno della Farnesina alle attività volte ad assistere i migranti particolarmente vulnerabili e i rifugiati che fuggono da persecuzioni e conflitti. In particolare, il nostro impegno in questo momento è diretto ad assicurare un futuro dignitoso a coloro che sono dovuti fuggire dall’Afghanistan e, in special modo, alle donne vittime di oppressioni in quel Paese.” E’ il messaggio che il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, ha inviato alla Fondazione Migrantes. De.it.press 26

 

 

 

 

L’evoluzione

 

L’Italia non sarà, comunque, “diversa” per parecchio tempo ancora. Insomma, l’incertezza per il futuro potrebbe non rientrare. Il ciclo del “consumismo” resta solo un ricordo. L’importante, a nostro avviso, è garantire l’indispensabile per tutti. Anche se le difficoltà non mancheranno. La buona economia ha un prezzo che tutti siamo tenuti a onorare. Come scrivere che non è più possibile fare delle previsioni solo a “progetto”. La ricerca sconfiggerà la pandemia, ma non riassetterà la nostra economia.

 

 Così, viviamo anche questa “crisi sanitaria” in fasi sequenziali. Il superfluo è stato eliminato; ma l’indispensabile non può venire meno. Rinunciare non è la terapia per ridare tono all’azienda Italia. Certo è che i “sacrifici” continueranno a non essere equamente distribuiti. Troppi i progetti in campo; poche le soluzioni realizzabili.

 

Il Popolo italiano rimarrà in fibrillazione e il benessere andrà a distribuirsi a “pelle di leopardo”. E’ inutile, ora, ancorarci agli ottimismi di facciata o nomi di prestigio politico. I sacrifici non mancheranno. La nostra realtà resterà eterogenea.

 

 La crisi economica sopravvivrà a quella sanitaria. Per ora, dato che in politica non si può garantire nulla, continueremo a essere cauti osservatori sopra le parti. Superata la crisi sanitaria, si vedrà. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Nuova app Erasmus+ e Carta europea dello studente

 

Bruxelles. La Commissione europea ha lanciato oggi la nuova applicazione Erasmus+, che rappresenta una nuova tappa fondamentale per la digitalizzazione del programma Erasmus+. La nuova applicazione, disponibile in tutte le lingue dell'UE, permetterà a ciascuno studente di dotarsi di una Carta europea dello studente in formato digitale valida in tutta l'Unione europea. Il futuro è digitale, e con questa nuova applicazione gli studenti potranno fare a meno di un altro pezzo di carta.

"Mi rallegra che l'interfaccia del nostro programma faro per i giovani, Erasmus+, sia sempre più simile a loro: più digitale, mobile e orientata alla comunità”, commenta Margaritis Schinas, Vicepresidente per la Promozione del nostro stile di vita europeo. “La nuova app e la Carta dello studente in essa integrata sono l'emblema dello spazio europeo dell'istruzione che vogliamo realizzare".

La carta, aggiunge Mariya Gabriel, Commissaria per l'Innovazione, la ricerca, la cultura, l'istruzione e i giovani, "appartiene ufficialmente al passato. La nuova applicazione Erasmus+ sarà uno sportello unico per la mobilità degli studenti Erasmus+. Avere tutte le informazioni a portata di mano significa meno stress, meno tempo da dedicare alle formalità e maggiore flessibilità. L'applicazione mette a disposizione la Carta europea dello studente, un passo importante verso un vero spazio europeo dell'istruzione. Uno spazio in cui ogni studente possa sentirsi incluso, possa accedere agli stessi servizi e possa ottenere il medesimo riconoscimento del proprio percorso formativo".

LE FUNZIONI DELLA NUOVA APP

Funzionante con i sistemi Android e iOS, con l’app gli studenti potranno:

cercare e selezionare la loro destinazione tra gli istituti partner della loro università;

firmare il loro contratto di apprendimento online;

scoprire eventi e consigli utili relativi alla loro destinazione ed entrare in contatto con altri studenti; e

dotarsi di una propria Carta europea dello studente per accedere a servizi, musei, attività culturali e offerte speciali nell'università e nel paese di cui sono ospiti.

Alla rete Erasmus Without Paper aderiscono attualmente oltre 4.000 università. La rete consente loro di scambiare dati in modo sicuro e di reperire più facilmente i contratti di apprendimento. Questa cooperazione digitale permette la diffusione e un ampio riconoscimento della Carta europea dello studente.

In linea con il piano d'azione per l'istruzione digitale, il nuovo programma Erasmus+ per il periodo 2021-2027 sostiene lo sviluppo delle competenze digitali e contribuisce alla transizione digitale dei sistemi di istruzione europei. Con un bilancio aumentato fino a oltre 28 miliardi di euro per il settennio, il programma Erasmus+ sosterrà anche la resilienza dei sistemi di istruzione e formazione di fronte alla pandemia.

ERASMUS +

Dal 1987, anno di nascita del primo programma Erasmus, 10 milioni di persone hanno fatto un'esperienza di scambio all'estero. Il nuovo programma Erasmus+ offre opportunità per periodi di studio all'estero, tirocini, apprendistati e scambi di personale in tutti i settori dell'istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport e per tutte le età.

Lo studio sugli effetti di Erasmus+ sull'istruzione superiore, pubblicato nel 2019, ha dimostrato che il programma ha ricadute positive sullo sviluppo professionale, sociale, educativo e personale dei partecipanti. In oltre il 70% dei casi, al ritorno dalla mobilità all'estero gli studenti hanno le idee più chiare su ciò che vogliono fare nella loro carriera futura, e riorientano i loro studi in funzione delle loro ambizioni professionali. Più del 90% degli studenti Erasmus+ migliora anche la capacità di lavorare e collaborare con persone di culture diverse e sente di avere un'identità europea.

Nell'anno accademico in corso (2021-2022) dovrebbero potersi recare all'estero grazie al programma Erasmus+ 600 000 studenti dell'istruzione superiore.

Nel discorso sullo Stato dell'Unione 2021 la Presidente von der Leyen ha proposto che il 2022 sia l'anno europeo dei giovani. (aise/dip 21) 

 

 

 

 

Convegno a Genova. Infrastrutture locali: una nuova prospettiva per il G20

 

Ripartire dalle infrastrutture locali. Un messaggio chiaro quello emerso dalla conferenza G20 “The High-Level Conference on Local Infrastructure” organizzata dalla presidenza italiana del G20 in collaborazione con lo IAI e con la città di Genova. Per la prima volta la dimensione degli investimenti in infrastrutture locali è stata messa al centro della discussione del Gruppo di Lavoro G20 sulle infrastrutture.

La conferenza è stata il punto di arrivo di un percorso intrapreso dalla presidenza italiana che, enfatizzando il ruolo degli enti locali e sub-nazionali nel finanziamento e manutenzione delle infrastrutture, ha organizzato una serie di incontri con lo scopo di mettere a dialogo i rappresentati delle amministrazioni locali con rappresentanti di banche multilaterali di sviluppo. Nella cornice di questo sforzo, lo IAI ha anche pubblicato uno studio che approfondisce il ruolo che il governo locale può svolgere nel promuovere gli investimenti infrastrutturali e nel trasformare i problemi evidenziati dalla crisi in opportunità per una ripresa sostenibile e l’inclusione sociale.

La conferenza è stata aperta dai saluti del Sindaco di Genova, Marco Bucci, e dal presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che hanno sottolineato come Genova sia il luogo ideale per confrontarsi su questi temi. Genova ha vissuto la tragedia del Ponte Morandi nel 2018. La ricostruzione del ponte – ora denominato San Giorgio – è diventata un simbolo di rinascita e un esempio virtuoso di cooperazione tra pubblico e privato. I discorsi introduttivi di Daniele Franco, ministro dell’Economia e delle Finanze, Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, e Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, hanno evidenziato, da diverse prospettive, la centralità della dimensione locale per promuovere un futuro sostenibile e inclusivo.

Il ruolo degli enti territoriali

I relatori, rappresentati di banche di sviluppo multilaterali e locali e rappresentanti di amministrazioni locali di diversa provenienza geografica, hanno enfatizzato che le autorità locali rivestono un ruolo chiave in tutte le fasi dei progetti infrastrutturali: dalla pianificazione al finanziamento, dalla gestione alla manutenzione. Nei Paesi Ocse, più del 50% degli investimenti infrastrutturali sono di competenza di entità sub-nazionali. In Italia, per esempio, nel 2019 il 56% degli investimenti pubblici fatti in infrastrutture è stato realizzato dagli enti locali.

Eppure, le amministrazioni locali devono affrontare numerosi sfide e ostacoli – come la scarsità di risorse e competenze – che ne mitigano il potenziale. La conferenza è stata un’occasione unica per ascoltare le esperienze di amministrazioni locali e di banche di sviluppo che supportano gli enti sub-nazionali. Al centro della discussione sono state messe le buone pratiche che questi attori hanno sviluppato per sopperire alle sfide che devono affrontare. È stato anche dato anche ampio spazio alle esperienze di amministrazioni locali di Paesi in via di sviluppo che devono affrontare ulteriori sfide – sociali ed economiche – nella gestione e finanziamento dei propri progetti infrastrutturali.

Opportunità per la ripresa

Il messaggio principale, il filo rosso che è emerso dai diversi interventi, esperienze e prospettive, è che ci vuole uno sforzo continuativo per consolidare e migliorare il coordinamento tra vari livelli di governo sia orizzontalmente che verticalmente. Bisogna continuare, anzi rafforzare, il supporto ai governi sub-nazionali per orientare i loro investimenti in infrastrutture sostenibili e di qualità.

Per cogliere le opportunità che la ripresa dalla pandemia da Covid-19 sta offrendo, c’è però bisogno però di aiutare le amministrazioni locali a sviluppare nuovi strumenti di finanziamento, a mitigare le barriere agli investimenti e a migliorarne le capacità.  Questo obbiettivo può essere facilitato attraverso la condivisione di conoscenze e buone pratiche tra amministrazioni locali e i diversi livelli governativi e multilaterali. Il percorso iniziato dalla presidenza italiana del G20 può essere un primo passo importante in questa direzione. Nicola Bilotta 29

 

 

 

Panorama economico

 

Non sarà neppure il 2022 l’anno del “riscatto”. Infatti, politica ed economia continuano a viaggiare su binari discordanti e il Covid-19 ci complica la vita.

 Da noi, resta carente la competitività che non riesce a tener testa alle necessità di una maggiore produttività a costi concorrenziali. Il tutto amplificato da un’evoluzione virale che non consente ragionevoli ottimismi.

 

In tempi che si prospettano, dovrebbero essere costruttivi; ma non solo politicamente.  Sul fronte delle questioni urgenti resta l’occupazione e il nostro riallineamento sociale in generale. Per ritrovare la strada della ripresa, è essenziale comprendere quali saranno le condizioni per raggiungere degli obiettivi socio/economici stabili. Certamente favoriti da un vaccino che sradichi gli effetti di questa Pandemia.

 

 Il passato, ovviamente, dovrebbe esserci d’aiuto. Magari dando anche uno sguardo alla realtà in essere in Eurolandia. Siamo, infatti, dell’avviso che l’Italia si trovi in una posizione di ”recessione” particolare rispetto ad altri Stati stellati. Status che, almeno per il passato, poteva essere evitato.

 

In breve, per evitare guai maggiori non possiamo accontentarci delle diatribe politiche che sono, spudoratamente, di parte. Auspichiamo, tra l’altro, una nuova legge elettorale seria per le future consultazioni politiche. Di fatto, il nostro panorama socio/economico resta in fibrillazione e non saranno gli atteggiamenti fiduciosi di partito a risolvere i nostri maggiori problemi. Anche per chi ci segue dalla Germania, forniremo tutte le possibili informazioni.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

I misteri della vita prenatale. Chi siamo prima di nascere? Intervista al prof. Mancuso

 

“La nostra vita è un’opera d’arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no.” (Z. Bauman, L’arte della vita) - di Silvia Gambadoro

 

La vita prenatale rappresenta una tappa dell’esistenza umana ancora avvolta in un’aura di mistero, e sebbene molti passi avanti siano stati compiuti dalla scienza, gli interrogativi dei futuri genitori restano numerosi. Di fatto, come la vita intrauterina possa influenzare il futuro del nascituro è sicuramente uno dei più affascinanti segreti racchiusi durante la gravidanza: un brevissimo periodo rispetto alla estensione della vita eppure così complesso e determinante. Per saperne di più abbiamo intervistato Salvatore Mancuso– Professore emerito di Ginecologia – ha diretto il Dipartimento per la tutela della salute della Donna e della vita nascente dell’Università Cattolica del Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Con Giuseppe Benagiano, già direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità e segretario generale della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO) è autore del nuovo volume “Le sorprese e gli arcani della vita prenatale. Come ci strutturiamo e come comunichiamo prima di nascere” (Rubbettino). Il libro presenta 30 capitoli indipendenti - nel quale vengono affrontate con un approccio scientifico ma in uno stile chiaro e accessibile a tutti – queste e molte altre tematiche legate allo straordinario periodo della vita intrauterina.

 

Professor Mancuso, con “Le sorprese e gli arcani della vita prenatale” torna alle origini del suo percorso professionale e alla ricerca. Come nasce l’idea di questo libro e a chi si rivolge?

 

Con Giuseppe Benagiano abbiamo condiviso lunghi anni di lavoro, di studio, di ricerche e di vita accademica, oltre che di fraterna amicizia e adesso, al termine del nostro percorso professionale, abbiamo pensato con questo volume di rivolgerci ad una fascia di lettori quanto mai ampia e multiculturale, per trasmettere le nostre esperienze di studio e di attività professionale maturate negli anni. Intendiamo offrire questo nostro lavoro al grande pubblico colto, ai giovani studenti, alle giovani coppie, ma anche ai medici specialisti ed in formazione, alle scuole di medicina, di ostetricia e di pediatria come strumento di aggiornamento, date le citazioni bibliografiche più recenti riportate nel testo. Soprattutto lo presentiamo alle donne, creature dalle infinite risorse intellettuali ed umane, perché possano sempre più stupirsi nella consapevolezza di avere ricevuto il grande dono di edificare una nuova vita.

 

Negli anni 60 lei ha fatto parte del team di ricerca dell’istituto Karolinska di Stoccolma, che ha rivoluzionato la concezione del feto visto fino ad allora come mero soggetto passivo.  Quali “compiti” svolge il feto nel processo di riproduzione e come “comunica” con la madre?

 

Durante gli anni iniziali della nostra professione entrambi abbiamo trascorso un lungo periodo di ricerca all’Ospedale Karolinska di Stoccolma, allievi di un grande scienziato, il Professore Egon Diczfalusy. In quella sede abbiamo fatto parte attiva di un gruppo di ricerca sulla gravidanza umana nella fase iniziale del suo sviluppo. Gli studi si sono indirizzati prevalentemente sul ruolo degli ormoni sessuali durante la gravidanza. I risultati conclusivi di queste ricerche hanno dimostrato che il feto e la sua placenta sono i veri responsabili della straordinaria produzione degli ormoni sessuali (soprattutto Estrogeni e Progesterone) e del loro incremento progressivo per tutto il periodo della gestazione. Questo ha rivoluzionato quanto si riteneva in passato ed ha determinato il nuovo concetto della “Unità feto-placentare”, in cui il feto assume un ruolo fondamentale durante il suo sviluppo all’interno dell’utero materno. Questi ormoni, infatti, esercitano molteplici effetti sull’organismo materno, sia per stabilire e rafforzare il rapporto simbiotico del feto con la madre, sia per mantenere vivo un continuo dialogo che ha lo scopo di favorire lo sviluppo fetale, ma anche di contribuire al benessere materno. Studi successivi hanno poi documentato in modo sempre più consistente il protagonismo del nascituro sin dalle fasi più iniziali del suo sviluppo durante la gravidanza.

 

Già quando la sua struttura è costituita da un piccolo numero di cellule l’embrione, oltre ad aver completato l’assetto del suo genoma derivato da entrambi i genitori, è in grado di elaborare una moltitudine di sostanze di natura proteica, enzimatica, ormonale, molecole dalle più semplici alle più complesse, da inviare alla madre per rendere il dialogo più dettagliato e produttivo. Volendo fare alcuni esempi tra i più efficaci, l’embrione segnala alla madre che è presente nel suo organismo, che è vivo e vitale e che ha bisogno di domiciliarsi all’interno della cavità uterina. Chiede quindi di essere accolto ed al tempo stesso che si interrompa il programmato flusso mestruale, altrimenti lui o lei verrebbero spazzati via. Inoltre l’embrione richiede alla madre che attivi tutta una serie di adattamenti del suo sistema immunitario per tollerare la presenza di quel 50% della sua componente di origine paterna, del tutto estraneo all’organismo materno, eliminando quindi il rischio di rigetto. Le prime richieste dell’embrione alla madre sono quindi finalizzate alla sua sopravvivenza e al suo benessere.

 

Qual è il ruolo della placenta – “astronave della vita”?

La placenta, che un nostro Collega ha denominato “astronave della vita” (le ragioni le spieghiamo nel testo) e che noi abbiamo adottato, è un organo transitorio che ciascuno di noi costruisce all’inizio del proprio sviluppo prenatale. Essa ci accompagna per tutto il periodo della vita prenatale e alla nascita viene eliminata. Le sue innumerevoli funzioni sono straordinarie ed oggetto di continuo stupore e tanto ancora si dovrà studiare e scoprire sulla influenza che la placenta esercita per lo sviluppo e per il futuro benessere di ciascuno di noi. E’ l’organo che filtra e trattiene tutto ciò che non giova alla nostra crescita normale, come sostanze dannose, batteri, veleni; è un deposito e riserva di nutrienti per la nostra crescita armonica; produce e distribuisce una gran quantità di ormoni, citochine, enzimi, fattori di crescita, tutti strumenti di comunicazione indirizzati verso la madre; elabora messaggi di natura biochimica di provenienza fetale e li indirizza in direzione materna. In realtà la placenta funziona come il disco rigido di un computer, dato che rende i messaggi biochimici di provenienza fetale accessibili ai recettori materni, perché lei possa decifrarli al meglio.

 

Inoltre trasmette le sue cellule staminali alla madre, che lei trattiene e conserva per tempi indefiniti nel suo organismo, cellule che si attivano per riparare o sostituire parti di organi o tessuti che si ammalano o si deteriorano nel tempo ed ancora, invia al feto quei batteri benefici che provengono dal microbiota materno e che contribuiranno ad indurre, tra i tanti benefici, lo sviluppo del sistema immunitario nel nascituro, oltre all’impianto della sua necessaria flora batterica intestinale.

Tutte queste funzioni si manifestano al meglio quando la placenta, all’inizio della sua formazione si impianta e si espande su una ampia superficie all’interno della cavità uterina, contraendo un rapporto vascolare ottimale con il circolo sanguigno materno. Infatti una placenta poco espansa e non sufficientemente penetrata nello spessore della parete uterina, non riesce ad assicurare uno sviluppo normale al nascituro, che nasce sottopeso e di salute cagionevole negli anni successivi alla sua nascita. Tutto ciò favorirà anche l’insorgenza di patologie materne, come l’ipertensione gravidica e la preeclampsia.

Nel libro si parla di modificazioni epigenetiche e imprinting genomico. Di cosa si tratta?

 

Si tratta di una area della genetica relativamente nuova, che studia le piccole modificazioni del genoma che si manifestano senza però alterarne il genotipo, rimaneggiando un numero limitato di geni (circa un centinaio dei 25.000 che compongono il genoma umano). Una di queste modifiche è relativa all’imprinting genomico, che consiste nella inattivazione o silenziamento di uno dei due geni derivanti da entrambi i genitori (alleli), attraverso una reazione biochimica (metilazione del DNA), per cui la coppia diviene agli effetti pratici monoallelica, cioè costituita da un solo gene. Il gene inattivato può essere di provenienza paterna o materna e il risultato finale nel nuovo soggetto è quello di conservare l’assetto genico del genoma familiare, ma con una nuova individualità, che conferisce al nascituro una identità specifica che non ha uguale tra tutti i soggetti umani che hanno popolato e popoleranno il pianeta. Non si conosce il meccanismo che induce l’imprinting e si ipotizza che possa dipendere dall’influenza dell’ambiente in cui vive la madre, delle sue abitudini di vita, della sua alimentazione, dall’effetto di farmaci, ma essenzialmente attraverso meccanismi che la scienza non ha ancora del tutto svelato.

 

Durante il brevissimo ciclo della fase prenatale ogni singola cellula che compone il mosaico del nostro essere e della nostra individualità viene collocata nel posto giusto, come obbedendo ad un ordine prestabilito e organizzato, rendendoci unici e ineguagliabili. Tale processo apre ad interrogativi di tipo escatologico ed etico…  Chi siamo noi nelle primissime fasi della nostra vita?

 

Già nella fase del suo sviluppo iniziale, composto da un numero esiguo di cellule (tra 8 e 16), raggiunta la sua individualità grazie all’imprinting genomico, ma anche mediante piccoli riassetti di alcuni dei suoi cromosomi attraverso il cosiddetto “crossing over”, l’embrione che ha completato la sua struttura genetica è in grado di organizzare la sua crescita ed inizia il suo dialogo con l’organismo materno. In questa fase (di morula e poi di blastocisti) non è ancora domiciliato nell’utero ma è in transito nella salpinge e si avvia verso l’ingresso in cavità uterina. Una delle sue funzioni più sorprendenti in questa fase è la capacità di analizzare la sua struttura cellulare e di verificarne la normale conformazione. Se sono presenti anomalie cellulari o malformazioni o mutazioni geniche, l’embrione riesce a ripararle e ad assumere la sua struttura normale. Se invece le alterazioni sono numerose, oppure non più modificabili, il suo sviluppo si arresta e la gravidanza si interrompe spontaneamente. Superata questa prova e raggiunta la sua conformazione normale, l’embrione entra in cavità uterina e organizza il suo annidamento. Da questo momento in poi il dialogo con la madre assume l’entità di un vero e proprio colloquio continuo, dato che tutti gli strumenti di comunicazione vengono immessi nel circolo sanguigno della madre.

 

Attraverso questo perfetto rapporto simbiotico, ogni singola componente embrionale trova la sua sede naturale; si formano così gli organi e i tessuti che poi si assemblano a costituire la conformazione di un essere umano in miniatura. Tutto ciò avviene con una precisione e con un ordine impeccabile, guidati da organizzatori biochimici che il genoma embrionale è in grado di produrre e di regolare in sequenza e che la scienza ad oggi ha scoperto solo in piccola parte. Quindi permane una considerevole quota di mistero che regola e predispone lo sviluppo e la crescita di ogni essere umano nelle sue diverse componenti. In particolare ciò avviene nel nostro cervello e negli organi di senso. Questi ultimi ci metteranno in grado di relazionarci con gli altri e con l’ambiente circostante già durante il tempo dello sviluppo prenatale. Essi si perfezioneranno sempre più col trascorrere del tempo, dopo la nascita e per tutta la durata dell’esistenza. Il mistero della vita di ciascuno di noi, diventa così oggetto di riflessione e di meditazione e costituisce materia affidata alla sapienza filosofica, teologica ed alle indagini speculative del pensiero, nel passato, nel presente e nel futuro di ogni essere umano.

 

Oggi si sente molto parlare di medicina di genere…

La medicina di genere configura una nuova visione della condizione di salute e di malattia non solo in relazione con il diverso equilibrio e con la funzionalità dei diversi organi ed apparati nei due sessi, ma anche in rapporto alla condizione sociale, lavorativa, famigliare di ciascun soggetto. Per fare un esempio, nella donna una prolungata esposizione allo stress induce un’eccessiva produzione di ormoni surrenalici e questo è sufficiente a provocare alterazioni del ritmo mestruale, fino ad influenzare la sua fertilità e, di conseguenza, anche il suo equilibrio psico-fisico, il metabolismo e l’eventuale effetto terapeutico dei farmaci. Ancora, la presenza degli ormoni sessuali durante il ciclo mestruale, comporta l’attivazione dei sistemi enzimatici del fegato e del rene per smaltirne l’eccesso, dopo che hanno esercitato il loro effetto sui recettori distribuiti nei vari organi bersaglio. Questo impegno metabolico implica talora la difficoltà da parte dell’organismo a disattivare alcune sostanze tossiche o alcuni farmaci, che potrebbero persistere a lungo nell’organismo rispetto alla facilità con cui vengono invece eliminati nei soggetti di sesso maschile. Ed a questo proposito giova ricordare che in passato la sperimentazione farmacologica di molecole da utilizzare a scopo terapeutico, veniva programmata prevalentemente su soggetti di sesso maschile. Successivamente però il farmaco approvato per la sua azione terapeutica era ed è tuttora impiegato in entrambi i sessi, calibrandone il dosaggio unicamente in rapporto al peso corporeo del soggetto donna. Un altro elemento da considerare è la manifestazione dei sintomi di alcune patologie nei due sessi.

 

L’esempio più riportato in questo contesto è l’infarto miocardico: nell’uomo questa patologia si manifesta con i sintomi ben noti ai medici di famiglia e di pronto soccorso (dolore al torace e al braccio sinistro, pallore, senso di angoscia) tanto da attivare subito le cure salva-vita e il più delle volte la tempestività dell’intervento curativo risolve la patologia. Nella donna dopo la menopausa la frequenza dell’infarto è simile a quella dell’uomo, perché cessa l’effetto protettivo degli ormoni sessuali, ma i sintomi clinici spesso si discostano dal quadro classico maschile e compaiono la nausea, il dolore alla schiena, il vomito e i dolori addominali, al punto da ritardare la diagnosi e quindi da non attivare con tempestività i provvedimenti risolutivi al soggetto. La medicina di genere quindi studia le differenze biologiche tra uomo e donna, anche in rapporto a fattori ambientali, sociali e culturali. Pone in evidenza le diverse reazioni che l’organismo femminile manifesta rispetto al maschile nel decorso della stessa malattia, nella risposta ai farmaci e agli schemi terapeutici adottati. E questo a causa della diversa composizione corporea, dei diversi ritmi biologici e delle differenze ormonali nei due organismi. Questa nuova visione della medicina viene sempre più applicata nelle strutture ospedaliere e universitarie ed è affidata a personale qualificato, prevalentemente femminile, preparato nelle scuole mediche e infermieristiche, in funzione delle esigenze assistenziali e curative della donna.

 

La donna per le sue caratteristiche biologiche e fisiche ha uno straordinario ruolo- quello di portatrice e conservatrice della vita umana.  Ritiene che una maggiore conoscenza di quanto avviene in quei 9 mesi di vita intrauterina possa contribuire a smantellare una certa mentalità maschilista ancora purtroppo così presente  nel nostro paese e nel mondo?

 

Uno degli scopi principali del nostro volume è proprio quello di magnificare non solo la funzione procreativa della donna, che si avvale della straordinaria capacità di accoglienza della sua corporeità e della adattabilità del suo organismo alla presenza di altro essere umano per metà estraneo al suo fisico. Abbiamo però voluto valorizzare anche la sua intelligenza e il livello culturale che ha superato quello degli uomini, come risulta dai risultati scolastici e universitari e dalle brillanti carriere nei molteplici impegni lavorativi, tali da rappresentare un vero e proprio capitale intellettuale per il nostro Paese. Purtroppo tutto questo non è ancora stato compreso da molti che si ostinano a guardare con sospetto i ruoli dirigenti femminili.

 

Salvatore Mancuso. Professore emerito di Ginecologia, è stato direttore del Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e della Vita Nascente della Fondazione IRCCS – Policlinico Agostino Gemelli di Roma. È stato senior scientist presso il Laboratorio di ricerche ormonali dell’Ospedale Karolinska di Stoccolma. Si è particolarmente interessato allo studio e alla ricerca nell’area dell’Unità Endocrina Feto-placentare, della Medicina materno-fetale e dell’Infertilità di coppia. È autore con i suoi collaboratori di numerosi volumi su temi di Clinica ginecologica e di oltre 500 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.

 

Giuseppe Benagiano. È stato professore di Ostetrica e Ginecologia nelle Università di Ginevra e Roma “la Sapienza”; direttore del I Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica sempre dell’Università “la Sapienza”; direttore del Programma Speciale delle Nazioni Unite di Ricerche e Sviluppo sulla Riproduzione Umana (co-sponsorizzato da UNDP, UNICEF, UNFPA, WHO e World Bank); direttore generale dell’istituto Superiore di Sanità e segretario generale della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO). Le sue ricerche si sono concentrate prima sulla Endocrinologia fetale, poi sulla Contraccezione e attualmente sulla Medicina della Riproduzione. Dip 21

 

 

 

 

COP26: anche il console De Agostini in bici da Monaco a Milano in "Climate Rally"

 

Sono in Italia i partecipanti all’iniziativa “Climate Rally”, che ha visto una ventina di giovani di Italia, Austria, e Germania viaggiare in bicicletta da Monaco di Baviera, da dove sono partiti lo scorso 17 settembre, fino a Milano, dove sono arrivati il 25 settembre. Un’impresa realizzata in vista della Conferenza climatica COP26.

Alla biciclettata hanno partecipato anche il console generale d’Italia a Monaco di Baviera, Enrico De Agostini, e il suo omologo britannico Simon Kendall.

Organizzata dalla Conferenza climatica dei giovani (LCOY), nell’ambito della conferenza giovanile “Youth4Climate” e Pre-COP26 di Milano, “Climate Rally” ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare i giovani, ma non solo, ai temi della tutela del clima e della sostenibilità; in particolare, riguardo alla mobilità sostenibile. L’evento si è svolto col sostegno delle Ambasciate d’Italia e del Regno Unito in Germania ed è stata sponsorizzata dall’ENIT.

L’ambasciatore d’Italia a Berlino, Armando Varricchio, nel seguire le tappe del “rally”, che ha riscosso molto successo sui social media, ha dichiarato che l’iniziativa si sposa con il contesto della roadmap italiana dell'innovazione, della sostenibilità e di una ripresa economica verde. “Nel 2021”, ha aggiunto Varricchio, “in qualità di Presidenza del G20 e partner del Regno Unito per la COP26, l'Italia sta lavorando strenuamente per l'obiettivo inquadrato nel motto "People, Planet and Prosperity"”. (aise/dip 26)

 

 

 

Italiani

 

Ci siamo contati. Alla fine del 2020, la Popolazione italiana era costituita da 60.391.000 cittadini di cui 5.234.000 d’origine extracomunitaria. Gli italiani all’estero erano 5.388.215 così distribuiti: 2.874.225 in Europa. 1.651.278 in America Meridionale e gli altri in Nord USA e America centrale e diversi Paesi del mondo. Com’è facile rilevare, il numero maggiore di Connazionali vive nel Vecchio Continente con una netta prevalenza nei Paesi UE.

 

 Con più di cinque milioni d’Italiani nel mondo, di cui il 65% ha l’età per votare, se s’ipotizzasse il varo di un Partito degli Italiani all’estero, ed anche solo il 40% degli italiani “altrove” vi aderisse, si andrebbe a generare una forza politica in grado d’avere una sua valenza nel Parlamento Nazionale. Per ora, questa fitta umanità ha idee politiche differenti e il voto, come lo conosciamo, non consente previsioni differenti da quelle che viviamo nel quotidiano. Anche se solo a livello di riflessione, intendiamo impostare un “dialogo” che consenta di far conoscere anche in Patria il profilo politico dei tanti italiani nel mondo. Da parte nostra, continueremo a dare valenza al varo di un Dipartimento per gli Italiani all’Estero (DIE) e chiediamo l’opinione da chi segue questo quindicinale on-line.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Michele Schiavone: Storie in movimento di milioni di italiani all’estero

 

ROMA – “Storie in Movimento, il programma di Rai 3 trasmesso durante due settimane per un numero di dieci puntate, ha interessato milioni di telespettatori facendo conoscere all’Italia e, grazie alle nuove tecnologie, a milioni di italiani all’estero il fenomeno migratorio nazionale italiano dando ampio risalto a storie di partenze e di arrivi, intrecciandole con testimonianze di vita vissuta fuori dai canoni, dai luoghi comuni e dall’amarcord delle ovvietà riportate dai rotocalchi e dalle notizie di cronaca. L’emigrazione italiana è una realtà spesso rimossa dalle istituzioni, riconosciuta supinamente dalle tante famiglie nonostante lo spopolamento di interi territori in tutte le regioni italiane e una diaspora che va ad arricchire altre economie”. Lo scrive in un articolo il segretario generale del Cgie Michele Schiavone che prosegue : “La realtà dell’emigrazione e dell’immigrazione italiana è seguita, analizzata e vissuta dal mondo accademico italiano, dalla rappresentanza istituzionale italiana e straniera in particolare dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che in collaborazione con Rai 3 grazie alla regista Alessandra Rossi e allo storico Toni Ricciardi, hanno dato voce a storie di nostri connazionali residenti in altri paesi o a persone provenienti d’altrove o nate in Italia per far conoscere le reali realtà, le potenzialità e i limiti legati ai trasferimenti delle persone. L’Italia deve chiedersi il perché e trovare soluzioni urgenti e adeguati alle partenze e agli arrivi di tanti cittadini, dotandosi di norme e promuovendo progetti rispondenti al fenomeno migratorio. Con ‘Storie in Movimento’ – continua Schiavone  – il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si è volutamente rivolto ai citati autori del documentario per proporre all’attenzione del grande pubblico i chiaroscuri dell’emigrazione italiana e soprattutto per tentare di portare l’argomento nel discorso pubblico nazionale, per far avanzare l’aggiornamento delle norme e l’attenzione delle istituzioni sui numerosi aspetti di questo mondo, del popolo dei migranti italiani spesso dimenticato. Il tentativo è riuscito, è stato premiato da milioni di telespettatori in Italia e all’estero e rappresenta una bella esperienza da riproporre. All’origine delle storie narrate ci sono persone in carne e ossa, che per diverse ragioni si trasferiscono dai propri territori per amore o per spirito artistico, per migliorare le proprie condizioni di vita, per interessi professionali, per conoscere e vivere liberamente il mondo. Queste condizioni di partenza sia di carattere sociale, assieme alla ricerca di conoscere il mondo o di vivere esperienze nuove, per tanti secoli venivano classificate dalla narrazione popolare e accademica col termine “emigrazione”, oggi benché il fenomeno tende progressivamente a moltiplicarsi, assumono definizioni nuove in linea con i lemma che fotografano la modernità. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ringrazia la maestria e l’impegno degli autori, e la Rai per aver dedicato, per la prima volta nella sua storia, un approfondimento documentale di tale ampiezza, che potrà servire anche materiale audiovisivo di studio nelle scuole e al terzo settore per trasferire conoscenza sull’argomento e promuovere civismo. Tale era il senso di queste dieci trasmissioni e gli obiettivi posti alla base del progetto di collaborazione tra il nostro organismo e la Rai. Il successo riscosso arricchisce la prospettiva per replicare “Storie in Movimento” narrando l’emigrazione italiana di altri continenti, meta di antica e nuova emigrazione di milioni di connazionali”. Nell’articolo il Segretario Generale sottolinea come la realtà contenutistica di questa straordinaria documentazione audiovisiva sia però stata interpretata da qualcuno dei destinatari “in maniera distorta”, divenendo strumento di disputa politica, con la presentazione di una interrogazione.  Per Schiavone, che ricorda quante volte il mondo degli italiani all’estero si sia rivolto ai rappresentanti dei due rami del palamento senza ricevere risposta, reazioni di questo tipo stanno a manifestare lo sforzo ancora necessario per illuminare sulle tematiche dei connazionali nel mondo chi, “per dovere e professione, dovrebbe interessarsi continuamente al mondo degli italiani all’estero; vorrà dire che altri soggetti assieme al Cgie dovranno lavorare a lungo e mettere in campo altri progetti per far vivere nella quotidianità del nostro paese il fenomeno migratorio italiano facendo emergere altre “Storie in Movimento” più articolate, complesse ma degne di essere rappresentate”. (Inform/dip 20)

 

 

 

Clima, Draghi: "Dobbiamo agire adesso"

 

Il premier ai giovani della Youth4climate: "Vi stiamo ascoltando, Sono convinto che abbiamo tanto da imparare dalle vostre idee"

"Dobbiamo agire adesso. Sono convinto che abbiamo tanto da imparare dalle vostre idee, i vostri suggerimenti e la vostra leadership. La vostra mobilitazione è stata di grande impatto, e potete starne certi: vi stiamo ascoltando". Così il presidente del Consiglio, Mario Draghi, intervenendo a Milano alla Pre Cop26, rivolto ai giovani della Youth4climate.

"Voi ci accusate di fare solo del ‘bla bla bla’, che, a volte, è semplicemente un modo per nasconderci dietro la nostra incapacità di realizzare programmi e implementare una serie di azioni, ma, in una certa misura, quando si parla di cambiamenti che sono veramente una trasformazione, è di fatto molto utile convincere tutti che c’è bisogno di azioni, che i limiti al riscaldamento non sono solo slogan ma numeri frutto di studi scientifici. I cittadini devono essere convinti di questo", ha detto poi Draghi.

Da Milano martedì scorso l’attivista ambientale Greta Thunberg aveva accusato i leader politici di fare del ‘bla bla bla’ nella lotta ai cambiamenti climatici. "Forse sono troppo ottimista, ma ho la sensazione che i leader sono tutti assolutamente convinti del bisogno di agire e di agire velocemente", ha continuato. "Ho la sensazione che tutti i leader mondiali siano impegnati per raggiungere gli obiettivi sul clima. Questo non è sufficiente, perché ci devono essere dei programmi, degli obiettivi chiari e delle azioni, senza mai dimenticare i più deboli e i più poveri".

"Questa generazione, la vostra generazione, è la più minacciata dai cambiamenti climatici. Sapete fin troppo bene quali sono le conseguenze drammatiche delle disuguaglianze globali in termini di povertà, malnutrizione, accesso a servizi sanitari. Avete ragione a chiedere una responsabilizzazione, a chiedere un cambiamento", ha detto ancora il premier nel suo intervento ringraziando poi "tutti i giovani che negli ultimi mesi hanno lavorato con così tanto impegno, soprattutto nel corso di questi tre giorni", durante i lavori della Youth4climate. "Rappresentate la generazione di giovani più grande nella storia. Circa 3 miliardi di persone con meno di 25 anni, la maggior parte delle quale vengono da Paesi a basso e medio reddito".

"Come Presidenza del G20 e Co-Presidenza della CpoP26, stiamo spingendo i Paesi a rispettare i propri impegni climatici e, in certi casi, che siano pronti a prenderne di più audaci. Se vogliamo avere successo, tutti i Paesi devono fare la loro parte, a partire da quelli del G20", ha quindi affermato Draghi spiegando: "I Paesi del G20 generano oltre l’80% del PIL a livello mondiale e oltre il 75% delle emissioni. Tutti i principali attori ed emettitori ne fanno parte".

"Questa generazione, la vostra generazione, è la più minacciata dai cambiamenti climatici. Sapete fin troppo bene quali sono le conseguenze drammatiche delle disuguaglianze globali in termini di povertà, malnutrizione, accesso a servizi sanitari. Avete ragione a chiedere una responsabilizzazione, a chiedere un cambiamento", ha detto ancora il premier nel suo intervento ringraziando poi "tutti i giovani che negli ultimi mesi hanno lavorato con così tanto impegno, soprattutto nel corso di questi tre giorni", durante i lavori della Youth4climate. "Rappresentate la generazione di giovani più grande nella storia. Circa 3 miliardi di persone con meno di 25 anni, la maggior parte delle quale vengono da Paesi a basso e medio reddito".

Draghi ha ricordato poi che a giugno i ministri dell’Istruzione del G20 si sono impegnati a promuovere l’insegnamento in materia di sviluppo sostenibile nei programmi didattici e a luglio di ministri di Energia e Clima hanno promesso di dedicare una parte significante dei piani di ripresa alla transizione ecologica. "Tuttavia, siamo consapevoli che dobbiamo fare di più, molto di più. Questo sarà l’obiettivo del Vertice a Roma che si terrà alla fine di ottobre".

A livello di G20 "vogliamo prendere un impegno per quanto riguarda l’obiettivo di contenere la temperatura al di sotto di 1,5 gradi. E vogliamo sviluppare strategie di lungo periodo che siano coerenti con questo obiettivo", ha sottolineato.

"Dobbiamo rispettare il nostro impegno di donare 100 miliardi di dollari per sostenere i Paesi in via di sviluppo. I Paesi a basso e medio reddito sono spesso più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici", ha detto ancora il presidente del Consiglio. "E' inevitabile che le emissioni in una parte del mondo abbiano un impatto sul resto della Terra. Aiutare questi Paesi con le loro transizioni risulta dunque essere sia un imperativo morale, sia un bisogno urgente", ha continuato. La pandemia e i cambiamenti climatici "hanno contribuito a spingere quasi 100 milioni persone in povertà estrema, portando il totale a 730 milioni. La crisi climatica, la crisi sanitaria e quella alimentare sono strettamente correlate. Per affrontare tutte queste crisi, dobbiamo agire più velocemente, molto più velocemente, e con più efficacia", ha detto ancora.

"L’attuale andamento ci dice che non stiamo riuscendo a mantenere la nostra promessa di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi", ha quindi sottolineato affermando che "la transizione ecologica non è una scelta, è una necessità. Abbiamo solo due possibilità. O affrontiamo adesso i costi di questa transizione. O agiamo dopo, il che vorrebbe dire pagare il prezzo molto più alto di un disastro climatico". "La ripresa post-pandemia ci dà l’occasione di portare avanti le nostre ambizioni in materia di clima, e di farlo in modo equo. Lo Stato deve essere pronto ad aiutare le famiglie e le imprese a sostenere i costi a breve termine di questa transizione", ha spiegato. Adnkronos 30

 

 

 

Pronti a iniziare

 

Ci sono dei progetti che, nonostante tutto, non dovrebbero essere abbandonati. Tra questi, menzioniamo “La Bacheca delle Idee” che comprende diversi aspetti di discussione sulla realtà nazionale. Insomma, è arrivato il momento d’essere propositivi; ance se non necessariamente risolutivi.

 

 Lo scriviamo forti di un’esperienza maturata in sessant’anni d’attività pubblicistica; di cui quasi quarantacinque anche tra le colonne del CdI. Se non si provvederà d uno scambio d’opinioni, sarà più difficile uscire dal marasma che il Coronavirus ha provocato in Italia e nel mondo. Senza essere specialisti, tutti abbiamo però opinioni che, se confrontate con altre, potrebbero essere motivo di riflessione anche da parte di chi, con la politica, condiziona il nostro incerto futuro.

 

 Ora è necessario fare sentire la nostra presenza ed esporre le nostre opinioni. “La Bacheca delle Idee” è il progetto, del tutto originale, che intendiamo condurre con l’impegno della coerenza.  L’esclusiva del progetto, il cui palinsesto è in preparazione, ci consentirà d’essere coerenti nei limiti d’eventi imprevisti e imprevedibili. Le opinioni dei lettori “altrove” saranno motivo di valutazione e d’azioni concordate. Lasciamo a chi ci segue tutto lo spazio possibile per suggerimenti e proposte. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Sondaggio Iai-Laps. Clima in cima alle preoccupazioni degli italiani, che puntano sull’Ue

 

L’emergenza climatica è percepita dagli italiani come la principale minaccia alla sicurezza del Paese, un dato in crescita rispetto allo scorso anno. I cittadini ne sono preoccupati addirittura più che della pandemia. Interrogati sulle principali minacce, gli italiani mostrano di avere le idee chiare: l’89% ritiene che l’emergenza climatica rappresenti la principale minaccia alla sicurezza nazionale, un dato in sensibile aumento rispetto al 2020, quando l’84% la considerava tale. La gravità dell’emergenza climatica è inoltre sentita trasversalmente da giovanissimi e over 55, a sottolineare la crescente sensibilità sul tema in tutte le fasce della popolazione italiana.

In ambito comparativo, l’emergenza climatica è considerata più importante anche della pandemia. Lo spettro di nuove epidemie globali hanno infatti ricevuto l’85% delle preferenze, collocandosi al secondo posto in graduatoria, seguite dagli attacchi cibernetici (70%) in terza posizione.

Questi e molti altri dati interessanti emergono dall’indagine demoscopica condotta tra il 2 e il 10 settembre 2021 dal Laboratorio Analisi Politiche e Sociali (Laps) del Dipartimento di Scienze Sociali, Politiche e Cognitive dell’Università di Siena e commissionata dal programma di politica estera italiana dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) con il sostegno della Fondazione Compagnia San Paolo. Il sondaggio ha coinvolto un campione di 2.049 individui, dando seguito a precedenti indagini condotte annualmente dallo IAI e dal Laps sugli orientamenti degli italiani in materia di politica estera.

Il sondaggio completo verrà presentato nelle prossime settimane. In questo articolo un’anticipazione di alcuni dei dati più salienti relativi alle opinioni degli italiani in merito all’emergenza climatica.

Priorità ambientale

Il sondaggio tocca l’importante tema del costo economico della transizione. Posti di fronte al trade-off tra tutela dell’ambiente e crescita economica, il 48% degli italiani privilegia la lotta al cambiamento climatico rispetto alla crescita economica, anche in questo caso una tendenza in aumento rispetto al 2020. La questione è quanto mai attuale: storicamente la crescita del Pil è stata associata all’aumento delle emissioni di gas serra, e cambiare rotta alla velocità necessaria non è certo banale. I vantaggi ambientali, sociali ed economici di un’azione tempestiva però superano di gran lunga i costi iniziali – una visione alla base della “crescita verde” promossa da tempo dall’Ue, apripista della visione di crescita ‘net-zero’.

Nonostante il dibattito politico sulla sostenibilità in Italia sia spesso polarizzato e poco incisivo, i partiti italiani sono sempre più spesso chiamati a esprimersi sul tema. Se da una parte è difficile trovare, almeno in Italia, qualcuno che neghi il cambiamento climatico, le posizioni risultano variegate. Il sondaggio mostra che mentre tra gli elettori del Pd e M5s prevalgono quelli che indicano la lotta al cambiamento climatico come priorità rispetto alle esigenze economiche, tale orientamento è meno netto nei partiti di destra e di centro-destra, ma le differenze sono tutto sommato limitate.

Sostegno all’azione europea

Molti degli intervistati sostengono con decisione una solida azione europea sul tema climatico. Alla domanda “Cosa dovrebbe fare l’Ue sul tema dell’ambiente?” una sorprendente maggioranza (80%) risponde che si dovrebbe sanzionare chi viola la legislazione ambientale. L’Italia è peraltro tra i Paesi dell’Ue con il maggior numero di violazioni delle norme europee in materia, e per questo ha dovuto pagare circa 500 milioni di euro per violazioni accertate sino al 2018.

Per testare ulteriormente l’opinione degli italiani, è stata posta la stessa domanda a un sotto-campione, ma aggiungendovi il dato sopra riportato sull’entità delle sanzioni già comminate all’Italia. Il risultato non cambia di molto: un’ampia maggioranza (72%) si è espressa a favore di sanzioni europee contro chi viola la legislazione Ue in materia ambientale.

Un ulteriore dato significativo riguarda le iniziative legali di cittadini e associazioni contro lo Stato italiano (e altri Paesi europei) per l’inadempienza nel fronteggiare il cambiamento climatico. Più dell’80% degli intervistati considera tali iniziative utili a sensibilizzare l’opinione pubblica ma il 42% non ritiene che esse possano effettivamente influenzare i decisori politici.

Speranza nel G20

L’indagine sonda anche le percezioni degli italiani sugli appuntamenti decisivi per l’azione climatica globale. L’Italia, con la presidenza del G20 e la co-presidenza della Cop26, è una voce importante sui tavoli internazionali, e in queste settimane si discutono infatti a livello multilaterale questioni cruciali, a partire dalla finanza climatica. Interrogati sull’agenda G20, una maggioranza relativa degli intervistati (35,9%) indica come priorità proprio l’emergenza climatica, che stacca, e non di poco, i flussi migratori (21,2%).

Nel frattempo, la lotta contro la crisi climatica è entrata nel vivo: con la pre-Cop di Milano e in vista della Cop di Glasgow, gli attivisti dei Fridays for Future (Fff) si sono mobilitati per lo Sciopero Globale per il Clima il 24 settembre scorso, chiedendo a gran voce il rispetto degli Accordi di Parigi per contenere l’aumento della temperatura media globale a 1.5 gradi.

Il decennio 2020-2030 è cruciale per pianificare la strada della transizione verso gli obiettivi net-zero entro il 2050. Il crescente sostegno dei cittadini alla causa climatica deve trovare risposte adeguate da parte delle istituzioni, cui spetta assicurare un processo di transizione solidale e ordinato. Come ricordato dal presidente del Consiglio Mario Draghi durante il recente incontro a New York ai margini della settantaseiesima Assemblea Generale dell’Onu, l’emergenza climatica è “di uguale entità” all’attuale pandemia, e pertanto “non dobbiamo assolutamente ridurre la nostra determinazione ad affrontare i cambiamenti climatici”. Margherita Bianchi, AffInt 1

 

 

 

Agevolazioni fiscali per gli impatriati anche con lo “smart working”

 

Importante chiarimento dell’Agenzia delle Entrate sul diritto alle agevolazioni previste dal “Regime fiscale per gli impatriati” anche per i lavoratori che rientrano in Italia per svolgere un’attività lavorativa in “smart working” per un datore di lavoro residente all’estero.

 

Un nostro connazionale il quale si era trasferito nel 2013 negli Stati Uniti (e si era iscritto all’Aire nel 2019) aveva informato l’ADE che intendeva trasferirsi in Italia con il nucleo familiare (moglie e figlia)  per continuare a svolgere l’attività lavorativa  alle dipendenze di una società statunitense in modalità “smart working” per un periodo (come concordato con il datore di lavoro) di almeno due anni.

 

Il nostro connazionale aveva quindi chiesto chiarimenti sulla possibilità di poter usufruire del regime speciale per i lavoratori impatriati per i redditi da lavoratore dipendente in “smart working” prodotti in Italia.

 

L’Agenzia delle Entrate nella sua recente risposta (n. 596/2021) ha chiarito che il nostro connazionale potrà beneficiare dell’agevolazione fiscale stabilita dall’articolo 16, comma 1, del d.lgs. n. 147 (e successive modificazioni e integrazioni) per i redditi prodotti in Italia a partire dal periodo di imposta nel quale trasferisce la residenza fiscale in Italia (in questo caso dal 2021) e per i successivi quattro periodi di imposta.

 

Inoltre, ha ulteriormente precisato l’Agenzia, la presenza di un figlio minorenne permette di fruire dell’agevolazione per ulteriori cinque periodi di imposta (anche se con una riduzione dello sconto sull’imponibile dal 70 al 50 per cento).

 

Si ricorda che per fruire del trattamento di cui all'articolo 16 del decreto Internazionalizzazione, come modificato dal decreto Crescita, è necessario che il lavoratore:

a) trasferisca la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell'articolo 2 del TUIR;

b) non sia stato residente in Italia nei due periodi d'imposta antecedenti al trasferimento e si impegni a risiedere in Italia per almeno 2 anni;

c) svolga l'attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano.

 

Inoltre, sono destinatari del beneficio fiscale i cittadini dell'Unione europea o di uno Stato extra UE con il quale risulti in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale che:

a) sono in possesso di un titolo di laurea e abbiano svolto "continuativamente" un'attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall'Italia negli ultimi 24 mesi o più, ovvero

b) abbiano svolto "continuativamente" un'attività di studio fuori dall'Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

 

La normativa attualmente in vigore, giova sottolineare, non richiede – come chiarito dall’ADE - che l'attività sia svolta per un'impresa operante sul territorio dello Stato italiano, pertanto, possono accedere all'agevolazione i soggetti che vengono a svolgere in Italia attività di lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro con sede all'estero, o i cui committenti (in caso di lavoro autonomo o di impresa) siano stranieri (non residenti). Angela Schirò, dip 21

 

 

 

Il progetto

 

Forse, il 2022 potrebbe essere l’anno correlato al varo di un Dipartimento per gli Italiani all’Estero (DIE). Questa nostra proposta è stata presentata già nella scorsa Legislatura; ma non ha avuto mai un riscontro. Eppure, la nostra idea interessa milioni di Connazionali “altrove” e, almeno, avrebbe potuto essere esaminata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. I punti qualificanti del progetto li riportiamo per “rinverdire” le idee in un momento tanto delicato per la situazione italiana e mondiale. Come premessa, rammentiamo che il DIE avrebbe la finalità di valorizzare il ruolo socio/politico della nostra numerosa Comunità all’estero. Quindi, abbiamo ipotizzato una struttura politica alle dirette dipendente della Presidenza del Consiglio dei Ministri e non unicamente dal MAECI.

 Insomma, il DIE dovrebbe assicurare un rapporto più vincolante tra la maggioranza di governo e i milioni d’italiani “altrove”. Per l’organigramma del DIE attendiamo l’evoluzione politica nazionale che dovrebbe essere caratterizza da una nuova legge elettorale ed elezioni politiche nel 2023. Ogni parere sarà particolarmente apprezzato e motivo di dibattito tra i nostri Lettori. Lo scriviamo senza presunzione, ma con la convinzione che volere è potere.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

     

È nata la Italica Global Community

 

Roma. Il 22 settembre, nella sede romana della Stampa Estera, è stata presentata la Italica Global Community, gli oltre 250 milioni di persone sparse nel mondo che abbracciano e condividono i valori, gli stili di vita e i modelli dell’Italian way of life diffuso e apprezzato nei cinque continenti.

La Italica Global Community si estende oltre i confini del Bel Paese: dagli Usa all’Argentina e al Brasile, dall’Europa al Canada e all’Australia, dall’Africa alla Cina, all’India e al Giappone. L'appartenenza italica, questa favorevole predisposizione verso l’Italia, è una preziosa risorsa da valorizzare. Molti Italici sono presenti nelle istituzioni economiche, politiche e culturali dei Paesi in cui vivono, sono un grande patrimonio da connettere e costituiscono un soft power di fondamentale importanza nell'era dell'informazione globale.

L’incontro, condotto dai giornalisti Rai Marco Frittella e Monica Marangoni, è stato aperto dall’intervento di Piero Bassetti, Presidente dell’Associazione Svegliamoci Italici, che ha illustrato l’obiettivo della Italica Global Community: <<Costruire un network di stabili relazioni con la grande e autorevole comunità degli Italici nel mondo, non solo i discendenti degli italiani ma anche tutti coloro che, senza avere una goccia di sangue italiano, hanno l’Italia nel cuore e si riconoscono nello straordinario ed unico mix fatto di grandi bellezze artistiche e naturali, di stile e tradizioni, creatività industriale, food, fashion e design italiani>>.

Sono seguiti i collegamenti con gli Italici all’estero, curati dal giornalista Niccolò d’Aquino, corrispondente del quotidiano America Oggi: da New York hanno parlato Fabio Finotti direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Biancamaria Maglione del Centro per l’Arte Italiana Moderna e Contemporanea, la giornalista Maria Teresa Cometto e il fondatore/direttore del quotidiano “La Voce di New York” Stefano Vaccara. Da New Delhi è intervenuto Vincenzo De Luca, Ambasciatore d’Italia in India. Da San Paolo del Brasile si è collegato Giacomo Guarnera fondatore e presidente dell’Associazione “Italicós do Brasil”. Da Lugano è intervenuto il gruppo di italici coordinato da Filippo Lombardi, già Presidente del Senato Svizzero. 

Dei “giovani italici” e di “formazione italica” hanno parlato da Parigi Maria Chiara Prodi membro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e presidente delle Acli di Francia, e da Mar del Plata Riccardo Giumelli docente e promotore della prima cattedra al mondo di Cultura Italica. Sono seguiti gli interventi di Tony Pagone presidente dell'Associazione Internazionale dei Giudici ed ex giudice della Federal Court of Australia e di Gianni Profita Rettore dell’Università Medica Internazionale UniCamillus di Roma. 

L’incontro è stato concluso dall’intervento di Umberto Laurenti vice presidente dell’Associazione Svegliamoci Italici. 

L’evento di avvio dell’Italica Global Community è stato realizzato con il contributo del global player delle costruzioni WEBUILD e festeggiato da un brindisi finale con i vini Ferrari F.lli Lunali. 

Nel pomeriggio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale Piero Bassetti, presidente dell’Associazione Svegliamoci Italici.

De.it.press 23

 

 

 

 

La Federazione Filef verso il Congresso del 2022

 

ROMA – Cinquantaquattro: sono gli anni di vita e di attività della FILEF, la federazione dell’emigrazione fondata da Carlo Levi nel 1967. Una rete associativa, come si legge in una nota di Presidenza e Coordinamento Filef Nazionale, diffusa in molte regioni e paesi del mondo che ha sviluppato un costante impegno tra le comunità emigrate, realizzato dagli stessi emigrati ed emigrate, con l’obiettivo di promuoverne i diritti assieme ai valori della democrazia, del lavoro, dell’integrazione, della parità di genere, di lavoratori, famiglie, pensionati e giovani in movimento.

Venerdì 24 settembre – prosegue la nota –  si è svolta l’assemblea precongressuale, preparata da un lavoro di consultazione durato otto mesi in cui sono state coinvolte oltre cento soggetti tra federazioni di associazioni regionali in Italia e all’estero, singoli circoli e collettivi aderenti alla rete.

Si è trattato di oltre 50 riunioni realizzate in teleconferenza, articolate territorialmente e su specifiche tematiche che hanno consentito di confermare e fare emergere capacità di rappresentanza, competenze e potenzialità che hanno continuato ad esistere e ad operare nei diversi contesti, malgrado il disimpegno di governi nazionali e regionali che ha contraddistinto l’ultimo decennio e gli anni della pandemia.

Una Filef che si presenta al congresso previsto per l’inizio del 2022 sensibilmente rinnovata, con una consistente presenza giovanile e acquisendo la parità di genere e territoriale tra Italia ed estero, negli organismi di direzione. Ai due nuovi coordinatori nazionali Pietro Lunetto (Belgio) e Laura Salsi (Emilia Romagna), si aggiungono i responsabili di area Massimo Angrisano, Nino Galante e Stefano Morselli. La presidenza allargata sarà diretta da Antonella Dolci (FAIS di Stoccolma), della quale faranno parte anche Enrico Pugliese, Elisa Castellano, Salvatore Augello e Rodolfo Ricci, oltre ai presidenti onorari Francesco Berrettini e Francesco Calvanese.

I nuovi ingressi in assemblea e nel direttivo rinnovano la rappresentanza nei principali paesi della diaspora italiana, dal nord Europa, alle Americhe, all’Oceania, in una prospettiva di collaborazione e cooperazione con altre organizzazioni sociali e sindacali, come è tradizione della pratica unitaria della Filef, organizzazione democratica, aperta al pluralismo, attenta alle differenze e alla sua identità originaria ancora pienamente attuale, inaugurata molti anni or sono da Carlo Levi, Ferruccio Parri, Paolo Cinanni, Gaetano Volpe,  e tanti altri dirigenti e militanti che hanno segnato in Italia e  all’estero la sua storia.

La nuova Filef che si prepara al suo congresso attinge alla grande esperienza del passato e guarda avanti per contribuire ad un futuro migliore per tutti: quello degli immigrati, degli emigrati e anche di chi resta sul suolo di origine: “siamo tutti coinvolti”, ci ricordava uno dai partecipanti all’assemblea; il cambiamento climatico sta generando flussi di migrazioni che non sono più solo economica, ma epocale, causati, ad esempio, dalla desertificazione o dalla emersione oceanica e riguarderanno, come già è evidente, anche il territorio nazionale che già assiste alla spopolamento delle sue aree interne.

L’adesione alla Filef di decine di nuove associazioni negli ultimi anni mostra come il bisogno di rappresentanza e di protagonismo soprattutto delle nuove generazioni, della nuova emigrazione e dell’immigrazione, sia vivo sia in Italia che all’estero e si concretizzi in tante iniziative e progetti nei diversi territori anche al di là del mancato sostegno istituzionale e della scarsa attenzione politica dall’Italia.

Per quanto riguarda l’emigrazione, la riduzione o chiusura dei più importanti capitoli di finanziamento istituzionale destinati all’associazionismo e alle attività informative, culturali, formative, linguistiche, di cooperazione, ha sensibilmente ridotto la capacità operativa dell’associazionismo in generale, ma non ha scalfito l’esigenza di rappresentanza sociale di un mondo che negli ultimi 15 anni ha visto raddoppiare la sua presenza all’estero – a causa della ripartenza di grandi flussi di nuova emigrazione – portandola a quasi 6 milioni e mezzo di persone censite.

Stimolare governi, istituzioni e politica a mettere in campo mezzi e strumenti che consentano al movimento associativo di erogare assistenza e servizi adeguati e qualificati alle comunità della vecchia e nuova emigrazione italiana, una giusta e dignitosa accoglienza e integrazione in Italia e in Europa per gli immigrati, è un impegno centrale della nuova Filef.

Il congresso che si svolgerà nel 2022 avrà l’obiettivo di perfezionare il nuovo progetto organizzativo e di proiettare nel prossimo decennio la federazione italiana dei lavoratori emigranti e della proprie famiglie, conclude la nota della Filef Nazionale. (Inform/dip 27)

 

 

 

La circolare di Laura Garavini

 

Per uscire dalla pandemia l’Europa in un certo senso ha tratto spunto dalla lezione del grande europeista Altiero Spinelli: anche nei periodi più bui si può riuscire a realizzare qualcosa di grande – insieme! Purché si abbia il coraggio di mettere in campo nuove idee e di credere nella forza della solidarietà, piuttosto che nei conflitti. Come il piano di investimenti Next Generation Eu, adottato dall’Unione Europea per uscire dalla profonda crisi prodotta dal covid. Un programma che dimostra come l’Europa ideata da Spinelli sia, ancora oggi, la risposta giusta: un’Europa capace di agire in modo unitario e solidale. Lo ho detto intervenendo a Berlino allo Spinelli Forum, insieme al Ministro dell’Europa tedesco, Michael Roth e all’Ambasciatore italiano in Germania, Armando Varricchio. 

 

Riconoscere il Green Pass a tutti gli Aire vaccinati

Il Green Pass ci fa ripartire. Ne ho parlato brevemente al Tg1. Ed ho chiesto con un’interrogazione parlamentare al ministero della Salute di attivarsi per tutti i nostri connazionali Aire. Perché è importante che venga rilasciato e riconosciuto a tutti i vaccinati, senza discriminazioni. Compresi gli italiani residenti all'estero che abbiano completato il ciclo di immunizzazione con i vaccini previsti nel proprio paese di residenza, anche se non vengono ancora riconosciuti dall'Ema, come ad esempio il vaccino russo Sputnik. Tutti connazionali che, non potendo usufruire di un Green Pass riconosciuto, si vedono di fatto preclusa la possibilità di venire in Italia e di muoversi liberamente. Stessa cosa per gli italiani residenti a San Marino, anche loro vaccinati con lo Sputnik. Con la mia interrogazione voglio spingere il Governo a facilitare il ritorno alla mobilità e alla vita normale di tutti.

 

Nell'anno di Dante, riscopriamo l'italiano 

In questi giorni festeggiamo Dante, a 700 anni dalla sua scomparsa. Il sommo poeta ha contribuito a forgiare l’italiano. Quella lingua della cultura e della bellezza che ci unisce e ci fa conoscere nel mondo. Una lingua che va protetta e promossa. In un’intervista a Radio Radicale ho spiegato i contenuti della mia interrogazione che ha l’intento di promuovere l’italiano a livello europeo. A beneficio di tutti noi e delle nostre imprese. Nelle istituzioni, a tutti i livelli. Ecco perché ho sollecitato il Governo a far sì che l’italiano sia riconosciuto come lingua procedurale all’interno delle istituzioni dell'Unione Europea. Così che possa essere adottata per i testi ufficiali e per i concorsi, alla pari dell’inglese e del francese, agevolando molto i cittadini e le imprese che concorrono a qualche bando.

 

Amministrative in diverse città: importante appuntamento elettorale 

Il prossimo fine settimana si vota in tante città italiane. Roma, Milano, Bologna, Torino, Napoli. E anche in tante località minori. Gli italiani all’estero possono partecipare, purché si rechino ai seggi in Italia. Sono previste alcune agevolazioni per i costi di viaggio, illustrate a questo link. A Milano sosteniamo il Sindaco uscente Giuseppe Sala. Capolista al Consiglio comunale è la nostra bravissima collega di Italia Viva, Lisa Noja, con la quale nei giorni scorsi abbiamo avuto una bella iniziativa con i nostri dirigenti europei. Qui potete rivedere l’evento. Invito tutti a sostenerla, anche suggerendo ad amici, parenti e conoscenti che vivono a Milano di votarla, insieme ad un altro nostro bravissimo candidato milanese, Veronesi. A Roma invece ho partecipato ad un’iniziativa di Carlo Calenda. Importante che per far ripartire la capitale d’Italia ci sia un sindaco con delle idee serie e chiare, con un programma molto concreto. All’Assemblea capitolina si candida Rossana di Bianco, nostra coordinatrice di Italia Viva. Poi tante altre candidate e candidati, di cui potete leggere gli aggiornamenti sul sito di Italia Viva. Persone con le quali vogliamo portare nelle amministrazioni cittadine, la nostra idea di Italia: moderna, equa, veloce, inclusiva.

 

Elezioni Comites. Poco più di un mese per registrarsi

Si avvicina una data importante per noi italiani iscritti all’Aire. Il prossimo tre dicembre si rinnovano i Comites, gli organi di rappresentanza di base degli italiani all’estero. Un appuntamento di democrazia al quale non possiamo mancare. Ma, per potere votare, bisogna richiedere espressamente l’invio del plico elettorale. Ci si può iscrivere accedendo dal portale Fast it del Consolato, oppure inviando per posta il modulo di iscrizione, con allegata una fotocopia del proprio documento d’identità, all’indirizzo postale del proprio Consolato. Possono votare per corrispondenza tutti gli italiani che risiedono da almeno sei mesi nella propria circoscrizione consolare. Mi raccomando, registrati subito. C’é tempo solo fino al 3 novembre per farlo. Laura Garavini, de.it.press

 

 

 

Si è svolta una riunione del coordinamento del “Comitato 11 Ottobre d’iniziativa per gli italiani nel mondo”

 

ROMA – Il coordinamento del “Comitato 11 Ottobre d’iniziativa per gli italiani nel mondo” segnala in una nota gli esiti della riunione di ieri, realizzata per “riprendere l’attività dopo la lunga pausa che ha visto il Paese impegnato a fronteggiare la diffusione del Covid 19”.

“La ripresa in atto non deve impedire di prendere in considerazione alcune code della pandemia che non hanno mancato di incidere anche sulle comunità degli italiani all’estero – rileva il coordinamento, che si sofferma in particolare su “due aspetti che meritano l’attenzione delle istituzioni”.

“Il primo riguarda il trattamento riservato agli italiani residenti all’estero, siano essi ‘expat’ o italodiscendenti che, pur in possesso della cittadinanza italiana e in regola con i requisiti per il rilascio del Green Pass (inclusa la vaccinazione con farmaci riconosciuti dalle autorità sanitarie italiane), al momento dell’ingresso in Italia, diversamente che in altri paesi europei, sono obbligati a rispettare la quarantena (naturalmente a proprie spese) – sottolinea il coordinamento, aggiungendo che tale onere è “destinato a gravare soprattutto sul cittadino che proviene dai paesi latino-americani”. Per superare questa situazione, il coordinamento invita le forze politiche, “rispondendo anche alle relative richieste presentate da alcuni eletti all’estero, ad attivarsi per ristabilire criteri di giustizia riguardo ai nostri connazionali all’estero”.

“Il secondo punto riguarda il concorso per l’assunzione nella pubblica amministrazione di giovani con le professionalità necessarie per l’attuazione del piano di resilienza e ripresa, Next generation UE, che in prima battuta ha visto una scarsa adesione sul territorio nazionale. A questo proposito si chiede agli organi competenti di prendere in considerazione l’estensione di questa possibilità e la relativa promozione anche ai giovani italiani che lavorano all’estero, inclusi gli italo discendenti – prosegue la nota, sottolineando come proprio tra questi ultimi “si potrebbero trovare le professionalità giuste per mandare avanti il piano che ci ha affidato l’Europa”. “Una prima misura concreta potrebbe essere quella di immettere una parte di queste risorse, costituita da giovani italiani impiegati con contratti locali presso le sedi consolari all’estero (così come richiesto da alcuni sindacati del Maeci) nei ruoli dello stesso Ministero – suggerisce il coordinamento – in modo da arricchire la rete consolare della grande professionalità e competenza costituita dai giovani italiani all’estero, expat o italo discendenti”. (Inform/dip 30)

 

 

 

Nach der Wahl. Experten fordern neue Impulse in der Integrations- und Migrationspolitik

 

Die künftige Bundesregierung muss nach Einschätzung von Experten neue Impulse setzen: In der Bildung, bei der politischen Teilhabe sowie in der Flüchtlings- und Integrationspolitik.

Experten fordern von der künftigen Bundesregierung neue Impulse in der Integrations- und Migrationspolitik. Anlässlich der nach den Sondierungsgesprächen anstehenden Koalitionsverhandlungen legte der Sachverständigenrat für Integration und Migration (SVR) am Donnerstag in Berlin eine Agenda für die neue Legislaturperiode vor. Danach haben die Gestaltung der vielfältigen Gesellschaft und die Stärkung des Zusammenhalts hohe Prioritäten.

„Die Corona-Pandemie hat gezeigt, dass Integrationsfortschritte ins Stocken geraten oder gar verloren gehen, wenn eine entsprechende Unterstützung nicht mehr geleistet werden kann. Hier besteht Nachholbedarf. Um den zu decken und Integration weiter zu fördern, muss die Bundesregierung neue Impulse setzen“, erklärt die SVR-Vorsitzende Prof. Petra Bendel. Damit Teilhabedefizite reduziert und der Zusammenhalt gestärkt werden könne, müssten vor allem solche Programme umgesetzt werden, die die Regelsysteme und Teilhabemöglichkeiten aller Bürger in den Blick nehmen. „Denn Integration ist eine gesamtgesellschaftliche Aufgabe“, so Bendel.

Bildung und soziale Herkunft entkoppeln

Wie Langzeitdaten zeigten, werde Einwanderung von der Bevölkerung zunehmend als Bereicherung empfunden und Zugewanderten grundsätzlich das Recht auf Teilhabe zugesprochen. Die Realität sehe jedoch teilweise anders aus: „Auf dem Arbeitsmarkt erzielen Menschen mit Zuwanderungsgeschichte ein durchschnittlich niedrigeres Einkommen; ihre Kinder besuchen seltener eine höher qualifizierende Schule und verlassen diese häufiger ohne Abschluss. Hier gilt es nachzubessern“, heißt es in einer Erklärung des SVR.

Die neue Bundesregierung müsse dafür sorgen, dass Bildungserfolge von sozialer Herkunft entkoppelt werden. „Wir brauchen ein Soforthilfeprogramm, um die pandemiebedingten Rückstände vor allem von bildungsbenachteiligten Kindern und Jugendlichen rasch aufzuholen. Wir brauchen mehr Kita-Plätze und Schulen, die besser auf den Normalfall Vielfalt eingestellt sind. Ausgebaute Ganztagsschulen können hier eine zentrale Rolle spielen. Auch brauchen wir gerade für Neuzugewanderte mehr Unterstützung beim Übergang in die Berufsbildung und Arbeitswelt – zum Beispiel durch Lotsenprogramme“, erklärt Bendel.

Politische Teilhabe

In Bezug auf politische Teilhabe fordert der SVR mehr Anreize. So können in der Regel nur diejenigen an Wahlen teilnehmen, die die deutsche Staatsbürgerschaft besitzen. „Aber nur wenige Zugewanderte, die berechtigt wären, lassen sich einbürgern“, sagt Prof. Daniel Thym, stellvertretender SVR-Vorsitzender. „Die Einbürgerung ist der Königsweg zu voller politischer Teilhabe. Deshalb empfiehlt der SVR, bestehende Initiativen auszubauen, mit deren Hilfe das Einbürgerungspotenzial besser ausgeschöpft werden kann“, so Thym. Außerdem plädiert der SVR dafür, das Staatsangehörigkeitsrecht zu optimieren und die nachzuweisende Mindestaufenthaltszeit bei Einbürgerung in Fällen einer besonders guten Integration auf vier Jahre zu verkürzen.

„Es geht hier um Anreize für Zugewanderte mit Lebensmittelpunkt in Deutschland, die wirtschaftlich und sozial besonders gut integriert sind, sehr gut Deutsch sprechen und ein einwandfreies polizeiliches Führungszeugnis vorweisen – sie sollten von der ‚Turboeinbürgerung‘ profitieren“, so Thym. Um die politische Partizipation auch der hier lebenden Drittstaatsangehörigen ohne deutsche Staatsangehörigkeit zu verbessern, regt der SVR darüber hinaus an, das kommunale Wahlrecht für alle Ausländerinnen und Ausländer zu erwägen.

Fachkräftemangel

Deutschland ist dem SVR zufolge auf Einwanderung angewiesen. In der Wirtschaft fehle es an Fachkräften, insbesondere an Auszubildenden. Die Corona-Pandemie habe gezeigt, dass zugewanderte Arbeitskräfte vielerorts eine tragende Rolle spielen. Dies gelte auch für den Gesundheitssektor, wo ausländische Fachkräfte in Kliniken und Pflegeheimen unter erschwerten Bedingungen maßgeblich zur Aufrechterhaltung der Versorgungsleistungen beigetragen haben.

„Deshalb muss das im März 2020 in Kraft getretene Fachkräfteeinwanderungsgesetz, das aufgrund der pandemiebedingten Grenzschließungen und Reiseeinschränkungen bislang nicht vollumfänglich wirken konnte, nun mit Leben gefüllt werden“, fordert Thym. „Wir brauchen zudem eine weitere Vereinfachung von Anerkennungsverfahren, die Ausweitung der Regelungen auf zusätzliche Branchen und Personen sowie eine aktive Bewerbung des Standorts Deutschland auch durch die Politik.“

Flüchtlings- und Migrationspolitik

In der Flüchtlings- und Migrationspolitik müsse die künftige Bundesregierung dem SVR zufolge ebenfalls etliche Herausforderungen meistern. Aufgrund der Auswirkungen der Corona-Pandemie ist die Zahl der Asylanträge in Deutschland und der EU seit März 2020 gesunken; Resettlement-Kontingente wurden nicht ausgeschöpft; Rückführungen waren zum Teil nicht möglich.

„Schon vor der Pandemie wurde Schutzsuchenden der Zugang zu Asyl zunehmend erschwert; die Verantwortungsübernahme für Flüchtlinge war und bleibt innerhalb der EU sowie weltweit ungleich verteilt“, bemängelt Bendel und fordert: „Angesichts der andauernden Blockade innerhalb der EU sollte die neue Bundesregierung bei partnerschaftlich gestalteten Kooperationen vorangehen“. Dabei müsse der Fokus auf Grenzkontrollen und Rückführung ausbalanciert werden, der Flüchtlingsschutz oben angestellt und reguläre Zugangswege müssten geöffnet werden. (Mig 1)

 

 

 

 

„Integration durch Sport“ auf der Frankfurter Buchmesse

 

Zum fünften Mal mit eigenem Stand, und zum ersten Mal mit eigenem Buch vertreten

 

Das Bundesprogramm „Integration durch Sport“ wird in diesem Jahr (20. bis 24. Oktober) – nach einer Corona-bedingten Pause 2020 – wieder mit einem eigenen Stand auf der Frankfurter Buchmesse vertreten sein. Es ist der insgesamt fünfte Auftritt seit 2016 und er unterstreicht, dass der Sport ein wichtiger Teil der Kultur und die weltgrößte Bücherschau ein passender Ort für ihn ist, um sich mit seinen Standpunkten und viel Erfahrung in den Diskurs zu zentralen Themen wie „Migration“ und „Integration“ einzubringen.

Pünktlich zur Buchmesse ist der Interviewband des Bundesprogramms „Wir und die Anderen“ im Schwabe Verlag Basel Berlin erschienen. In ihm versammelt finden sich acht längere Gespräche, die über die vergangenen zwei Jahren mit Personen aus unterschiedlichen Gesellschaftsbereichen geführt wurden. Zu Wort kommen der Punkrocksänger Sammy Amara, die Kulturwissenschaftlerin Aleida Assmann, der Schriftsteller Ilija Trojanow, die Digitalethikerin Lorena Jaume-Palasí, der Schauspieler und Produzent Tyron Ricketts, der Ex-Werber Amir Kassaei, die TV-Moderatorin Isabel Schayani sowie Suat Yilmaz, Leiter der kommunalen Integrationszentren in Nordrhein-Westfalen. Die Porträts stammen von der Fotokünstlerin und SZ-Fotografin Regina Schmeken.

Die Interviews nähern sich den Diskussionen über Diskriminierung und Rassismus, und sie kreisen um die Frage, was sich in Deutschland ändern muss, damit die mehr als 21 Millionen Menschen mit Zuwanderungsbiografie die gleichen Chancen auf Teilhabe erhalten wie die Mehrheitsbevölkerung – und damit Vielfalt als gesellschaftliche Norm und nicht als Abweichung begriffen wird. Denn, so schreibt die Schriftstellerin und Büchner-Preis-Trägerin Terézia Mora in ihrem einleitenden Essay: „Dass ‚hier bei uns‘ eben ’jeder‘ ‚alle Möglichkeiten‘ hätte, das stimmt eben nicht.“

„Die Verlagsbranche ist ebenso vielfältig wie der Sport, doch wird auch hier noch allzu häufig in ‚Wir und die anderen‘ unterschieden. Deshalb freut es uns besonders, dass der Schwabe Verlag Basel Berlin zusammen mit dem DOSB ein Buch vorlegen kann, das mutige und nachdenkliche Stimmen aus der Mitte der Gesellschaft zur Frage kultureller Vielfalt zusammenführt. Ein notwendiges Buch!“, sagt Harald S. Liehr, Programmleiter Literatur- und Kulturwissenschaften.  

Den Messeauftritt wird das Bundesprogramm nicht allein zur Vorstellung seiner Arbeit und der Präsentation des Gesprächsbandes nutzen, sondern auch, um ihn mit seiner aktuellen Gesellschaftskampagne „Wo ich herkomme? Vom Sport!“ zu verknüpfen. Dazu wird der Podcaster Frank Joung („Halbe Katoffl Sport“) die sechsmalige Boxweltmeisterin Nikki Adler als Gesprächspartnerin am Stand empfangen, genauso wie den Karateken Wael Shueb, der als Mitglied des IOC-Refugee-Teams an den Olympischen Spielen in Tokio teilgenommen hat. Die Gespräche werden online über die Website des Bundesprogramms (www.integration.dosb.de) mitzuerleben sein.

Das Bundesprogramm „Integration durch Sport“ existiert seit 32 Jahren. Der Deutsche Olympische Sportbund (DOSB) verantwortet das Programm konzeptionell und steuert dessen Umsetzung, finanziell und ideell gefördert wird es durch das Bundesministerium des Innern, für Bau und Heimat (BMI) und durch das Bundesamt für Migration und Flüchtlinge (BAMF).

„Integration durch Sport“ auf der Frankfurter Buchmesse

Halle 3.1, Stand D36  (Dosb/Dip 1)

 

 

 

Serbien und Kosovo einigen sich im Grenzstreit

 

EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen begrüßte das Abkommen und sprach auf Twitter von "einer sehr positiven Entwicklung". Die frühere Bundesverteidigungsministerin hatte bei einer Reise nach Pristina und Belgrad am Mittwoch zwischen beiden Regierungen vermittelt.

 

Die Gefahr einer militärischen Eskalation auf dem Balkan scheint vorerst gebannt: Serbien und das Kosovo haben ihren Grenzstreit um die gegenseitige Anerkennung von Nummernschildern vorerst beigelegt.

„Wir haben einen Deal!“, schrieb der Westbalkan-Beauftragte der EU, Miroslav Lajcak, am Donnerstag (30. September) auf Twitter. Nach zwei Tagen intensiver Verhandlungen sei ein Abkommen zum Abbau der Spannungen erreicht worden.

Das Kosovo sagte nach der von Lajcak verbreiteten Erklärung zu, ab Samstagmorgen Sondereinheiten der Polizei von der Grenze abzuziehen und Straßensperren aufzuheben. Die Nato-geführte KFOR-Schutztruppe soll für eine „sichere Umgebung und Bewegungsfreiheit“ sorgen. Eine Arbeitsgruppe mit Beteiligung der EU, Serbiens und des Kosovo soll binnen sechs Monaten eine dauerhafte Lösung erarbeiten.

EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen begrüßte das Abkommen und sprach auf Twitter von „einer sehr positiven Entwicklung“. Die frühere Bundesverteidigungsministerin hatte bei einer Reise nach Pristina und Belgrad am Mittwoch zwischen beiden Regierungen vermittelt. Dabei drängte sie den kosovarischen Ministerpräsidenten Albin Kurti und den serbischen Präsidenten Aleksandar Vucic zur Einigung. Zeitgleich fanden Gespräche mit Unterhändlern beider Seiten in Brüssel statt.

Der EU-Außenbeauftragte Josep Borrell äußerte nach der Einigung die Hoffnung auf „schnelle Fortschritte in der Normalisierung der Beziehungen“. Die Lage hatte sich vor gut einer Woche erheblich verschärft, nachdem das Kosovo serbische Autokennzeichen nicht mehr anerkannte. Serbien sprach daraufhin von einer „Provokation“, drohte mit einer „Reaktion binnen 24 Stunden“ und entsandte Panzer in die Nähe der Grenze. Die KFOR verstärkte ihrerseits ihre Patrouillen.

In dem Nummernschild-Streit rechtfertigte das Kosovo sein Vorgehen als Maßnahme der „Gegenseitigkeit“, da kosovarische Fahrzeuge schon seit Jahren gezwungen sind, bei der Einreise nach Serbien vorübergehend serbische Kennzeichen zu verwenden.

Die Regierung in Pristina wollte deshalb auch serbische Pendler verpflichten, bei der Einreise provisorische kosovarische Kennzeichen anzubringen. Zugleich machten Spezialeinheiten der Polizei im Norden des Kosovo Druck, wo überwiegend ethnische Serben leben.

Die Ursache des Streits liegt in der ungeklärten Grenzfrage: Das Kosovo hatte sich 2008 für unabhängig von Serbien erklärt, die Regierung in Belgrad hält das mehrheitlich von ethnischen Albanern besiedelte Kosovo aber weiter für eine abtrünnige Provinz.

Auch in der EU ist der völkerrechtliche Status des Kosovo umstritten: Deutschland und 21 weitere EU-Staaten erkennen es als unabhängig an. Nicht jedoch Spanien, Griechenland, Zypern, die Slowakei und Rumänien. Hintergrund sind Autonomiebestrebungen von Minderheiten in diesen Ländern, etwa der Katalanen in Spanien.

Die Kosovo-Truppe KFOR ist seit dem Ende des Kosovokrieges 1999 vor Ort und soll mit derzeit rund 3500 Kräften für Schutz sorgen. An dem Einsatz ist auch die Bundeswehr mit bis zu 400 Soldatinnen und Soldaten beteiligt. Die Nato hatte ab März 1999 mit Luftangriffen in den Konflikt eingegriffen, um serbische Massaker an der kosovarischen Bevölkerung sowie Massenvertreibungen zu verhindern.

Die neuerlichen Spannungen drohten auch den Westbalkan-Gipfel der EU kommende Woche zu überschatten. Die Staats- und Regierungschefs beraten am Mittwoch mit den Spitzen von sechs Balkanländern in Slowenien. EA 1

 

 

 

Interview mit Sheila Mysorekar. Im Wahlkampf wurden alle angesprochen, nur Migranten wurden konsequent ignoriert.

 

Auch der neu gewählte Bundestag bildet die Bevölkerung nicht ab. Insbesondere Menschen aus Einwandererfamilien sind deutlich unterrepräsentiert. Sheila Mysorekar, Vorstandsvorsitzende der Neuen Deutschen Organisationen, wirft im MiGAZIN-Interview einen kritischen Blick auf den Wahlkampf, auf die Wahlergebnisse und formuliert Forderungen an die künftige Regierung.

 

MiGAZIN: Die Bundestagwahl ist vorbei. Können Wählerinnen und Wähler mit Migrationserfahrung zufrieden sein mit den Wahlergebnissen?

Sheila Mysorekar: Eigentlich nicht. Keine Partei hat überzeugende Konzepte zur Bekämpfung von Rassismus und Rechtsextremismus vorgelegt. Darüber hinaus war im Wahlkampf deutlich zu sehen, dass keine Partei die Wähler:innen aus Einwandererfamilien im Blick hat – immerhin 7,4 Millionen Menschen. Es wurden verschiedene Wählergruppen angesprochen – Junge, Alte, Landbevölkerung, Mittelstand etc. -, aber diese Gruppe wird konsequent ignoriert. Dabei sind es mehr als AfD-Wähler:innen.

Genaue Zahlen liegen noch nicht vor, doch auch in der kommenden Legislaturperiode werden Menschen mit ausländischen Wurzeln gemessen an ihrem Bevölkerungsanteil unterrepräsentiert sein im Bundestag. Welche Forderungen leiten Sie daraus ab?

„Wir sind im Öffentlichen Dienst unterrepräsentiert und auch in vielen Berufen. In der Politik ist es aber besonders schwerwiegend, da hier die Entscheidungen getroffen werden, die uns alle betreffen – und manche Themen geraten da in Vergessenheit.“

Nicht nur Menschen aus migrantischen Communities, sondern auch Frauen sind unterrepräsentiert. Bei den Grünen gibt es zumindest eine Frauenquote, aber keine Quote für Minderheiten. Wir sollten in jedem Lebensbereich darauf drängen, dass Männer und Frauen 50:50 repräsentiert sind, aber auch Menschen aus internationalen Familien entsprechend ihrem Anteil der Gesamtbevölkerung. Wir sind im Öffentlichen Dienst unterrepräsentiert und auch in vielen Berufen. In der Politik ist es aber besonders schwerwiegend, da hier die Entscheidungen getroffen werden, die uns alle betreffen – und manche Themen geraten da in Vergessenheit. Wir müssen Druck auf die Parteien ausüben, zumindest intern eine Quote oder eine Zielmarke einzuführen, und diese auch in den Listenplätzen bei Wahlen zu beachten.

Bei diesem Wahlkampf haben migrationspolitische Themen – Stichwort: Asyl oder Flucht – im Vergleich zu früheren Wahlen kaum eine Rolle gespielt. Fanden Sie das entspannend oder hätten Sie sich mehr Interesse gewünscht?

Kommt darauf an. Die Diskussion über Flucht und Asyl war in den letzten Jahren selten konstruktiv oder zielführend, sondern befeuerte in der Regel rassistische Ressentiments. Oft setzt die AfD den Ton für die migrationspolitische Debatte, und insofern bin ich froh, dass uns das dieses Jahr erspart geblieben ist. Aber dennoch brauchen wir eine echte Diskussion über Ideen und Visionen für eine postmigrantische Gesellschaft, an der alle teilhaben. Die Parteien hätten jetzt die Gelegenheit gehabt, ihre Wege zu einem positiven Zusammenleben und Teilhabe zu präsentieren. Bei manchen war es im Wahlprogramm versteckt, wie bei den Grünen, aber viel darüber geredet wurde nicht. Eine verpasste Chance, um bei Wähler:innen aus Einwandererfamilien zu punkten.

Auch der Kampf gegen Rassismus und Diskriminierung waren kaum Thema während des Wahlkampfs. Ist das schon Verharmlosung des Problems?

„Fast jede Woche wird eine neue rechtsradikale Gruppe in deutschen Sicherheitskräften aufgedeckt, aber die Empörung darüber bleibt aus. Rechtsextreme bauen feste Strukturen auf, aber die Politik reagiert nicht darauf.“

Fast jede Woche wird eine neue rechtsradikale Gruppe in deutschen Sicherheitskräften aufgedeckt, aber die Empörung darüber bleibt aus. Rechtsextreme bauen feste Strukturen auf, aber die Politik reagiert nicht darauf. Nicht einmal, als der CDU-Politiker Walter Lübcke von einem Neonazi erschossen wurde, gab es ein Umdenken. Meines Erachtens herrscht eine Art kollektive Negation gegenüber diesem Problem: die Entscheider:innen in diesem Land stecken den Kopf in den Sand. Nicht nur im Bezug auf Rechtsextremismus, sondern generell bezüglich Rassismus und strukturelle Diskriminierung. Die meisten deutschen Politiker:innen beharren auf der Lebenslüge, dass Rassismus mit Ende der Nazi-Herrschaft beendet worden sei. Aber das entspricht leider nicht der Realität. Es ist unerlässlich, dass die nächste Regierung dieses Problem aktiv angeht.

Von welchen Parteien bzw. welcher Koalitionskonstellation versprechen Sie sich mehr positive Impulse für das Einwanderungsland Deutschland?

Möglicherweise bei einer Ampelkoalition: Wenn sich die SPD mit den Grünen zusammentut, zünden vielleicht ein paar neue Ideen. Die Sozialdemokratie hat eigentlich eine starke internationalistische Tradition; in Kombination mit der grünen Forderung nach Vielfalt lässt sich vielleicht konstruktive Politik herleiten. Und die FDP müsste eigentlich wissen, dass Einwanderung gut für die Wirtschaft ist.

Die AfD hat im Bundesdurchschnitt mehr als zwei Prozentpunkte verloren, in manchen Bundesländern haben sie jedoch zugelegt. Wie müssen wir das lesen?

„Bei jeder Wahl bekommt die AfD rund 10 Prozent der Stimmen. In manchen Bundesländern ist sie die stärkste Kraft. Das heißt, rechtes und rechtsradikales Denken ist stabil in der Gesellschaft verankert.“

Bei jeder Wahl bekommt die AfD rund 10 Prozent der Stimmen. In manchen Bundesländern ist sie die stärkste Kraft. Das heißt, rechtes und rechtsradikales Denken ist stabil in der Gesellschaft verankert. Dagegen muss strategisch vorgegangen werden. Entsprechende Stellen, auch Nichtregierungsorganisationen, brauchen Geld und Unterstützung, um dies leisten zu können. Und die anderen Parteien sollten aufhören, mit rechten Parolen den AfD-Wähler:innen hinterherzulaufen. Die wählen lieber das Original.

Auch bei dieser Bundestagswahl haben Millionen Menschen an den Bundestagswahlen nicht teilgenommen, weil sie nicht deutsche Staatsbürger sind. Haben Sie einen Rat für die künftige Regierung?

Menschen, die seit mehreren Jahren ihren Lebensmittelpunkt in Deutschland haben, sollten auch mitentscheiden dürfen, wie sie regiert werden, zumindest auf kommunaler Ebene. Des Weiteren sollten die Hürden für die Einbürgerung gesenkt werden. Deutschland ist ein Einwanderungsland. Unsere Gesetze sollten dies widerspiegeln. (mig 1)

 

 

 

Fokus auf Schmuggler. Brüssel dringt auf Reform des EU-Asylsystems

 

Er klang mal belustigt und mal beschwörend: EU-Vizekommissionschef Margaritis Schinas warb am Mittwoch dafür, dass EU-Staaten und Europaparlament eine Asylreform beschließen - damit die EU endlich besser gerüstet sei für Migranten und Flüchtlinge. Angesprochen auf das Leid und die Toten verweist er auf Schmuggler.

Die EU-Kommission dringt ein Jahr nach Vorlage ihrer Pläne für eine großangelegte Reform des europäischen Asylsystems auf Beschlüsse. Die Herausforderungen an den EU-Außengrenzen offenbarten die Mängel des bestehenden Systems, heißt es in einem am Mittwoch in Brüssel vorgelegten Bericht zu Migration und Asyl.

Sich schnell ändernde Situationen könnten zu „erheblichem Druck“ auf die Grenzen führen, jeder Mitgliedstaat könne dann mit komplexen Problemen konfrontiert sein. Das Paradebeispiel sind die EU-Staaten an der Grenze zu Belarus: Litauen, Lettland und Polen, wo seit Monaten immer wieder Menschen aus Entwicklungsländern in die EU zu gelangen suchen, aber häufig abgefangen werden. Die Kommission spricht von „staatlich-gesponsertem Migranten-Schmuggel“, Belarus habe vor allem Iraker ins Land gelockt und sie dann an die EU-Grenze geleitet.

Die EU-Kommission hat unter anderem mit Hilfe für die Unterbringung von Ankömmlingen in Litauen reagiert, zugleich half die Grenzschutzagentur Frontex dort bei der Stärkung des Grenzschutzes. Um den Druck auf Belarus zu erhöhen, schlug die Kommission am Mittwoch außerdem vor, ein Visaabkommen für Amtsträger des belarussischen Regimes teils auszusetzen.

EU legt Fokus auf Schmuggler

Angesprochen auf das Leid von im Grenzgebiet gestrandeten Menschen und sogar Toten, sagte Vizekommissionschef Margaritis Schinas am Mittwoch einerseits, Europa werde immer Zufluchtsort für Flüchtlinge bleiben. Auf der anderen Seite müsse man das Geschäftsmodell der Schmuggler brechen.

Insgesamt zeichnet der Bericht ein durchwachsenes Bild. Die Gesamtzahl irregulärer Migranten auf dem Weg in die EU bleibe „beträchtlich“ unter dem Niveau vor der großen Flüchtlingsbewegung von 2015. „Jedoch haben die Ankünfte begonnen zuzunehmen, wobei die Zahl der illegalen Grenzübertritte an allen EU-Außengrenzen in den neun Monaten von 2021 rund 120.000 erreicht hat“, heißt es in dem Bericht. Dem stünden rund 77.000 und 91.000 in den ersten neun Monaten von 2020 und 2019 gegenüber.

„Illegale Grenzübertritte“ in der Kritik

Ohne umfassende Reform werde die Union „verletzlicher und weniger vorbereitet bleiben“, so der Bericht, der deshalb die Kommissionsvorschläge vom September 2020 bewirbt. Sie sehen neue Regeln für den Umgang mit Asylbewerbern vor, um Erstaufnahmeländer wie Griechenland und Italien, Litauen oder Polen zu entlasten. Nach einem abgestuften System müssten sich alle Mitgliedsstaaten mit ihnen solidarisch zeigen.

Menschenrechtler kritisieren Bezeichnungen wie „illegale Grenzübertritte“. Es sei dem Asyl immanent, dass eine Flucht immer auch einen Grenzübertritt mit sich bringe, um der Gefahr zu entkommen. Und das Asylrecht gewähre Menschen in Not genau dieses Recht. Insofern, so die Kritik, handele es sich nicht um illegale Grenzübertritte, sondern um solche, die vom Grundrecht auf Asyl ausdrücklich gedeckt sei.

Politische Einigung ist noch weit

Die Pläne werden von den EU-Regierungen und dem Europaparlament beraten. Der Bericht stellt fest, es habe „guten Fortschritt auf technischer Ebene gegeben, aber eine politische Einigung auf einige Schlüsselelemente ist noch weit“.

Unterdessen legte die Kommission am Mittwoch auch neue Vorschläge vor, um irregulärer Migration entgegenzuwirken. In einem Aktionsplan gegen Menschenschmuggel regte sie unter anderem die Nutzung künstlicher Intelligenz und die Zusammenarbeit von Frontex mit dem Privatsektor an. (epd/mig 30)

 

 

 

 

Schlusslicht Union. Mehr Abgeordnete mit Migrationshintergrund im neuen Bundestag

 

Der neue Bundestag hat mehr Abgeordnete mit Migrationshintergrund. Die meisten Abgeordneten stellt die SPD-Fraktion, gemessen am Fraktionsanteil ist die Linkspartei mit Abstand vorne. Schlusslicht ist die CDU/CSU Fraktion – hinter der AfD.

Mindestens 83 (11,3 Prozent) der neuen Bundestagsabgeordneten haben nach Recherchen des Mediendienstes Integration einen Migrationshintergrund. Das sind rund drei Prozentpunkte mehr als 2017, wie der Mediendienst am Mittwoch in Berlin mitteilte. Damals zogen 58 Abgeordnete (8,2 Prozent) mit migrantischen Wurzeln in den Bundestag ein. Damit stieg der Anteil der Parlamentarier mit Migrationshintergrund zum dritten Mal nach 2013 und 2017.

Den höchsten Anteil hat aktuell die Linke mit 28,2 Prozent. Hier haben laut Mediendienst elf der 39 neuen Parlamentarier eine Einwanderungsgeschichte. In der neuen 206-köpfigen SPD-Fraktion haben den Angaben zufolge 35 Abgeordnete einen Migrationshintergrund. Das entspricht 17 Prozent. 2017 waren es noch 9,8 Prozent.

CDU/CSU Schlusslicht

Bei den Grünen, AfD und FDP ist der Anteil dagegen leicht gesunken. Von den jetzt 118 Grünen im Bundestag haben 16 migrantische Wurzeln, das ist ein Rückgang von 14,9 auf 13,6 Prozent. Bei der AfD haben sechs von 83 Abgeordneten einen Migrationshintergrund, bei der FDP fünf von 92.

Leichte Zuwächse gab es in der CDU/CSU-Fraktion von 2,9 auf 4,6 Prozent. Von 196 Mitgliedern der Unions-Fraktion haben neun eine Einwanderungsgeschichte. Trotzdem sei die CDU/CSU-Fraktion immer noch die mit dem geringsten Anteil von Menschen mit Migrationshintergrund, hieß es. Die Union bildet damit das Schlusslicht im Bundestag.

Nicht repräsentativ

Interessant ist den Angaben zufolge auch, dass die Abgeordneten aus Einwandererfamilien im Schnitt jünger sind als vor vier Jahren. Ihr Durchschnittsalter sank im Vergleich zur Bundestagswahl 2017 von 49 auf 43 Jahre.

In der Gesamtbevölkerung Deutschlands hat etwa jeder vierte Mensch einen Migrationshintergrund. Unter den Wahlberechtigten sind es rund 12 Prozent. Damit bleibt der Bundestag weit hinter der gesellschaftlichen Bevölkerungszusammensetzung zurück. (epd/mig 30)

 

 

 

 

Bullmann: SPD-Wählerschaft gegen Koalition mit Konservativen

 

Die Wähler der deutschen Sozialdemokraten (SPD) lehnen eine mögliche Zusammenarbeit mit den Christdemokraten (CDU-CSU) ab. Sie bevorzugen eine fortschrittliche Regierung, die in die Zukunft blickt, anstatt in die von Sparmaßnahmen geprägte Vergangenheit zurückzukehren, erklärte der SPD-Politiker und Europaabgeordnete Udo Bullmann in einem Interview mit EURACTIV in Berlin. Von: Sarantis Michalopoulos

Auf die Frage, ob SPD-Wähler:innen offen für eine weitere Große Koalition aus SPD und CDU wären, sollten die Koalitionsverhandlungen in eine Sackgasse geraten, antwortete er: „Unsere Wähler:innen erwarten von uns, dass wir jetzt eine Koalition von Parteien bilden, die die Zukunft gestalten wollen und nicht zurückblicken. Die Antwort lautet daher Nein.“

Bullmann, der auch europapolitischer Sprecher des SPD-Parteivorstandes ist, betonte, dass der politische Fokus auf Klimawandel und Digitalisierung, aber auch auf mehr sozialem Zusammenhalt und Gleichberechtigung liege.

„Wir werden Partner finden müssen, die diese Vision teilen und dazu beitragen können, statt Fortschritt und Modernisierung zu behindern. Gemeinsam mit [dem SPD-Kanzlerkandidaten] Olaf Scholz haben wir die Wahl gewonnen. Eine große Mehrheit der Wähler:innen sieht in ihm den kommenden Bundeskanzler“, sagte er.

„Und wir sind fest davon überzeugt, dass die Konservativen auf die Oppositionsbänke gehören“, so Bullmann weiter.

Auf der Wahlkampfveranstaltung der SPD in Berlin nach Schließung der Wahllokale am 26. September war die Menge in Buhrufe ausgebrochen, als in einer Live-Übertragung im Fernsehen gesagt wurde, dass eine große Koalition rechnerisch möglich sei.

Heute u.a. mit dabei: SPD erringt Sieg bei der Bundestagswahl und die Parteien beginnen Koalitionsgespräche unter drohendem Koalitionschaos, die französische Opposition nimmt nach dem AUKUS-U-Boot-Streit die Debatte über einen NATO-Austritt wieder auf und vieles mehr.

In Anbetracht der politischen Bedenken gegen eine mögliche Koalition wird jede Vereinbarung wahrscheinlich unter der SPD-Mitgliedschaft zur Abstimmung gestellt werden, obwohl Scholz dazu institutionell nicht verpflichtet ist.

Entschiedenes Nein zu Sparmaßnahmen, Ja zu einem „fairen“ ökologischen Übergang

Bullmann sagte, die SPD sei stets zusammengeblieben, in guten, aber auch in schlechten Zeiten, wenn sie in den Umfragen niedrig lag.

„Wir haben einen langen, offenen Beratungsprozess zu unserer Führung und unserem Programm geführt. Diese Offenheit in Verbindung mit echten Möglichkeiten für unsere Mitglieder, sich einzubringen und unser Programm sowie unsere Führung zu gestalten, bringt uns jetzt in eine hervorragende Position für die Verhandlungen“, sagte er.

Auf die Frage, ob eine mögliche Zusammenarbeit mit der wirtschaftsliberalen FDP die SPD dazu zwingen würde, einen Schritt zurückzutreten und ihren Einsatz für ein Ende der Austeritätspolitik aufzugeben, antwortete Bullmann: „Wir haben unsere Vision für die Zukunft Deutschlands und Europas klar definiert.“

„Wir haben auch deutlich gemacht, dass es keine Fortsetzung der Austerität geben kann, dass wir echte soziale Klimaschutzmaßnahmen brauchen und dass wir in unsere Zukunft investieren müssen, einschließlich Infrastruktur, Bildung und Innovation“, fügte er hinzu.

Bullmann sagte, Scholz und die SPD-Kampagne hätten deutlich gezeigt, dass es eine breite Unterstützung für Anti-Austeritätsmaßnahmen gebe.

„Das Krisenmanagement zum Schutz der Arbeitsplätze in Deutschland und Europa hat sich ausgezahlt und unsere internationalen Partner unterstützen uns bei der Mindestbesteuerung von Unternehmen. Es steht daher außer Frage, dass eine SPD-geführte Regierung diesen erfolgreichen Weg fortsetzen wird.“

Er betonte jedoch, dass für eine funktionierende Koalitionsregierung alle Beteiligten den Kern ihrer Identität nicht verlieren dürfen, zumal nun erstmals eine Dreierkoalition auf Bundesebene fast unvermeidlich scheint.

„Als Sozialdemokraten sind wir nun in der Lage, als wichtigste politische Kraft in einer solchen Regierung zu verhandeln, und wir haben uns verpflichtet, den Übergang zu einer gerechten Gesellschaft, Klimaneutralität und einer digitalen Wirtschaft sozial nachhaltig zu gestalten.“

„Das war unser Versprechen im Wahlkampf, das ist nach wie vor das Programm, mit dem Olaf Scholz und die SPD eine breite Unterstützung in der deutschen Bevölkerung erhalten und diese Wahlen gewonnen haben.“

„So wie wir von unseren Partnern nicht erwarten, dass sie gegen ihre politische Identität verstoßen, erwarten wir natürlich auch, dass sie die Kernpositionen der SPD und die Prioritäten unserer Wähler:innen respektieren“, sagte er.

Die Linke braucht Selbsteinschätzung

Angesprochen auf das schlechte Abschneiden der Partei Die Linke, die sich nur knapp den Einzug ins Parlament erkämpfen konnte, sagte Bullmann, das linke Lager müsse nun intern bewerten, warum dies geschehen sei.

„Nachdem wir einen beträchtlichen Anteil der Stimmen von Die Linke erhalten haben, sind wir diesen Wähler:innen zunächst einmal dankbar für ihr Vertrauen und ihre Unterstützung. Ich kann mir vorstellen, dass viele Wähler:innen sich für Scholz und die SPD entschieden haben, weil sie die Chance einer SPD-geführten Regierung sahen und gleichzeitig sahen, dass Die Linke in außenpolitischen Narrativen der Vergangenheit feststeckte.“

Trotz des Drucks der Konservativen hatte die SPD eine Zusammenarbeit mit Die Linke nicht völlig ausgeschlossen.

„In vielen Bundesländern gibt es bereits eine gute Zusammenarbeit, und wir müssen uns diese Möglichkeit weiterhin offen halten. Natürlich können wir keine Koalitionsregierung bilden, nachdem Die Linke so stark an Mitgliedern verloren hat, aber wir sehen die Möglichkeit, mit anderen Partnern eine progressive Regierung zu bilden.“

Er betonte, dass die künftige Regierung der Herausforderung gewachsen sein müsse, den ökologischen Wandel sozial gerecht zu gestalten, in wichtige Infrastrukturmaßnahmen, Bildung und den digitalen Wandel zu investieren, aber auch den Mindestlohn und die soziale Unterstützung für Familien und die unteren 40% der Gesellschaft zu erhöhen.

„Wir machen Europa zu einem weltweit führenden Akteur, auch wenn es darum geht, die am meisten ausgegrenzten Gruppen zu unterstützen, und wir verpflichten uns, dies auch in internationalen Partnerschaften und multilateraler Zusammenarbeit zu erreichen. Dies sind die wichtigsten Indikatoren, die für uns beschreiben, was eine fortschrittliche Regierung bedeutet, und wir werden weiterhin hart daran arbeiten, eine solche Koalition aufzubauen“, schloss er.

EA 29

 

 

 

„Nicht zufrieden“. Migrantenorganisationen fordern Aufbruch vom neuen Bundestag

 

Nur drei von Abgeordneten der Unionsparteien haben einen Migrationshintergrund. Damit rangieren CDU/CSU nur ganz knapp vor der AfD. Damit sind Migrantenorganisationen nicht zufrieden. Sie fordern Umdenken und Umsetzung ihrer Interessen und Forderungen.

Am Sonntag wurde der neue Bundestag gewählt. Die Zahl der Abgeordneten mit Migrationshintergrund ist augenscheinlich leicht von 58 auf 66 gestiegen. Genaue Zahlen gibt es nicht, da der Migrationshintergrund nicht erhoben wird. Von einer Repräsentation der Bevölkerung in Deutschland mit Einwanderungserfahrung ist das Parlament aber weiterhin weit entfernt. Das stößt bei Migrantenorganisationen auf Kritik.

„Während viele Parteien im Wahlkampf mit Vielfalt und einer Aufbruchsstimmung geworben haben, ist davon im neugewählten Bundestag kaum eine Spur“, heißt es in einer Erklärung der Türkischen Gemeinde Deutschland (TGD). Tatsächlich machen Menschen mit Migrationsgeschichte mehr als ein Viertel der Gesamtbevölkerung in Deutschland aus (26 Prozent), 7,5 Millionen von ihnen sind wahlberechtigt, was 12 Prozent aller Wähler ausmacht.

Wäre der Bundestag repräsentativ, müssten 184 Abgeordnete einen Migrationshintergrund haben. „Damit können wir uns nicht zufriedengeben“, erklärt TGD-Bundesvorsitzender Atila Karabörklü. Zwar bewege sich etwas in den Köpfen, „aber eben nicht auf den Stühlen“. Positiv bemerkt der TGD-Vorsitzende, dass die SPD mit seinen 33 Abgeordneten mit Migrationshintergrund direkt nach Wahl in die Öffentlichkeit gegangen sei. „Wir nehmen das durchaus zur Kenntnis“, erklärt Karaböklü.

Abgeordnete mit Migrationshintergrund: Union knapp vor AfD

Aber Repräsentation sei ohne Teilhabe und konkrete inhaltliche Punkte nicht viel wert. Tatsächlich stellen von den insgesamt 66 Abgeordneten mit Migrationsgeschichte die Union gerade einmal drei Personen – knapp vor der AfD (2). Auf die Grünen entfallen 16, auf die FDP 4 und auf die Linke acht Abgeordnete mit Migrationsgeschichte.

„Wir fordern jetzt alle Parteien dazu auf, in den Sondierungsgesprächen und bei der Besetzung der Posten die Realität in unserem Land zu berücksichtigen“, erklärt Karaböklü und macht eine weitere Berechnung: „26 Prozent aller Menschen in Deutschland haben Migrationsgeschichte, das hieße übrigens jedes vierte Kabinettsmitglied. Das wäre ein tatsächlicher Aufbruch, ein Aufbruch zur Gestaltung unserer pluralen Gesellschaft.“

Forderungen von Migranten umsetzen

Auf den Anteil der Menschen mit Einwanderungsgeschichte an der Gesamtbevölkerung macht auch die Bundeskonferenz der Migrantenorganisationen (BKMO) aufmerksam und fordert Umsetzung ihrer Positionen. „So warten wir immer noch auf ein Partizipations- und Teilhabegesetz, das überfällige Demokratiefördergesetz und auf wirksame Maßnahmen gegen Rassismus und Rechtsextremismus,“ kritisiert BKMO-Ko-Sprecherin Kamila Schöll-Mazurek. Vor diesem Hintergrund sei die große Koalition zu Recht abgewählt worden, weil sie trotz großer Mehrheit überfällige Reformen nicht umgesetzt habe.

Erfreulich sei, dass bei den Wahlen ein „deutlicher Trend“ gegen rechte Positionen zu beobachten war. „Allerdings sind die Ergebnisse aus einzelnen Bundesländern wie in Sachsen und Thüringen absolut besorgniserregend“, erklärt ebenfalls BKMO-Ko-Sprecher Michael Alli Madi und ruft zu einem Pakt für Demokratie eng mit der Zivilgesellschaft auf, zu der auch Menschen mit Einwanderungsgeschichte gehörten. (mig 29)

 

 

 

„Kampf gegen Hunger verstärken“

 

Nach der Bundestagswahl mahnt Misereor, die Politik müsse die sich ausweitenden Ernährungskrisen in vielen Teilen der Welt stärker auf die Agenda setzen.

 „Wir beobachten mit tiefer Besorgnis, dass immer mehr Menschen weltweit Hunger leiden“, erklärte Pirmin Spiegel, Hauptgeschäftsführer des kirchlichen Hilfswerks für Entwicklungszusammenarbeit. „Jeder zehnte Mensch auf der Erde hat nicht genug zu essen, obwohl ausreichend Nahrungsmittel hergestellt werden und vorhanden sind. Das ist nicht hinnehmbar.“

Es sei positiv, dass die Klimakrise und der richtige Umgang mit ihr im Wahlkampf eine zentrale Rolle gespielt hätten, so der Misereor-Experte für Ernährung, Markus Wolter. Bei der Diskussion darüber, mit welchen Maßnahmen den gefährlichen Entwicklungen begegnet werden könne, hätten die Schlüsselbereiche Landwirtschaft und Ernährung aber viel zu wenig Beachtung gefunden.

„Es kann nicht sein, dass wir unsere Verantwortung ignorieren“

„Es kann nicht sein, dass wir unsere Verantwortung ignorieren – für die Klima-Erhitzung, den Verlust von Artenvielfalt und die Degradation von Böden, die Hunger verursachen.“ Um einerseits die Ernährung von bald zehn Milliarden Menschen weltweit zu sichern und gleichzeitig die negativen Folgen der Klimakrise für die Landwirtschaft einzudämmen, brauche es eine schrittweise Umstellung der Ernährungssysteme.

24 Prozent der globalen Treibhausgasemissionen gehen auf das Konto der Landwirtschaft. Davon sind fast 70 Prozent der Tierhaltung zuzurechnen. „Für die kommende Regierung bedeutet das unter anderem, dass die Tierhaltung an die Fläche gebunden werden muss, um Futtermittelimporte aus Übersee zu vermeiden“, fordert der Misereor-Landwirtschaftsexperte. Zudem müssten die Gesamtnutztierbestände reduziert und der Konsum tierischer Produkte dementsprechend gesenkt werden.

Corona verstärkt Hunger

Die Corona-Pandemie verstärkt die Hungergefahr weiter, wie Misereor beobachtet. In den Metropolen Asiens etwa habe die Armut vielerorts eine breite Mittelschicht erreicht. In Subsahara-Afrika habe sich als Folge der Corona-Krise die Ernährungs- und Lebenssituation der ländlichen Bevölkerung erheblich verschlechtert. In vielen Ländern Lateinamerikas weite sich der Landraub dramatisch aus. „Das sind besorgniserregende Rückschritte im Kampf gegen den Hunger weltweit“, so Pirmin Spiegel. (misereor 29)

 

 

 

 

EU-Umweltpolitik nach der Bundestagswahl neu ausgerichtet

 

Während Europa aus Deutschlands Wahlnacht erwacht, ist eines klar: Sowohl die Grünen als auch die FDP sind in einer starken Position, um in die nächste Regierung einzuziehen. Aber wie wird sich dies auf Deutschlands Haltung in EU-Umweltfragen auswirken? Von: Nikolaus J. Kurmayer

 

Die endgültigen Ergebnisse der deutschen Wahlen liegen nun vor. Wie erwartet hat die sozialdemokratische SPD mit 25,7 % die meisten der Stimmen erhalten, dicht gefolgt von der CDU-CSU mit 24,1 %. Es folgen die Grünen (14,8%), die liberale FDP (11,5%) und die rechtsextreme AfD (10,3%).

Aufgrund des schlechten Ergebnisses von der Linkspartei, die lediglich 4,9% der Stimmen erzielen konnte, ist eine Rot-Rot-Grüne Koalition vom Tisch.

Da sowohl die Sozialdemokraten als auch die Konservativen eine weitere „Große Koalition“ prinzipiell ausgeschlossen haben, bleiben zwei mögliche Regierungskonstellationen: die „Ampel“-Koalition unter Führung der Sozialdemokraten (SPD, FDP und Grüne) und die „Jamaika“-Koalition unter Führung der Konservativen (CDU-CSU, FDP und Grüne).

Beide sind jedoch auf die Unterstützung der Grünen und der wirtschaftsfreundlichen FDP angewiesen. Mit ihren gegensätzlichen Auffassungen in der Klima- und Umweltpolitik dürfte ein Kompromiss zwischen ihnen schwierig zu erreichen sein.

Während die Grünen ein Verkaufsverbot für neue Benzin- und Dieselautos sowie für Kohlekraft in Deutschland bis 2030 fordern, setzt die FDP auf Technologieoffenheit und ist gegen Verbote von Kohlekraft oder Verbrennungsmotoren.

Damit drohen sich die Koalitionsgespräche zwischen den beiden Parteien über Monate hin zu ziehen, während das EU-Klima- und Energiepaket „Fit for 55“ bereits dem EU-Ministerrat zur Verabschiedung vorliegt.

Sowohl der sozialdemokratische Kanzlerkandidat Olaf Scholz als auch sein konservativer Konkurrent Armin Laschet sind sich der Dringlichkeit bewusst und sagen, dass sie eine Koalition noch vor Weihnachten auf die Beine stellen wollen.

„Wir müssen schnell eine neue Regierung bekommen“, sagte Peter Altmaier, Deutschlands amtierender Wirtschaftsminister, am Sonntagabend (26. September) gegenüber EURACTIV. Er betonte, dass wichtige Entscheidungen über den Europäischen Green Deal anstehen würden.

Altmaier machte deutlich, dass die CDU eine Koalition mit den Grünen und der FDP anstrebe.

FDP-Chef Christian Lindner erklärte am Sonntag ausdrücklich, dass er die Konservativen bevorzuge, während die Grünen sich auf die Seite der Sozialdemokraten geschlagen haben, was diese beiden Parteien in den Mittelpunkt des politischen Spiels rückt.

Schon heute leiden Menschen auf der ganzen Welt unter der Untätigkeit der Politik die Klimakrise zu bekämpfen und verlangen dass die Politik die Klimakrise ernst nimmt, schreiben Maurice Vokuhl und Anna Skowron.

Ein Angebot, das die Grünen nicht ausschlagen können?

Um die Grünen zu überzeugen, müssen die Konservativen mehrere wichtige Zugeständnisse in Betracht ziehen: eine Änderung des Kohleausstiegs 2038, die Zustimmung zu einem Verbot von Verbrennungsmotoren 2030 und die Schaffung eines Super-Klimaministeriums mit Vetorecht für Gesetze, die gegen die deutschen Klimaziele verstoßen.

Die Grünen haben wiederholt ihre Unzufriedenheit mit dem für 2038 geplanten Kohleausstieg geäußert. EURACTIV geht davon aus, dass dies das Mindestzugeständnis ist, das die Konservativen machen müssen, um die Grünen ins Boot zu holen.

In Bezug auf das Verbot von Verbrennungsmotoren sagte Altmaier gegenüber EURACTIV, dass sich dieses Problem vielleicht von selbst lösen könnte, da aktuelle Prognosen zeigen, dass 80 % der Autos auf deutschen Straßen bis 2030 elektrisch sein werden.

Die meisten Beobachter sind sich jedoch einig, dass keines dieser Zugeständnisse ausreichen wird, um die Grünen von den Sozialdemokraten abrücken zu lassen.

In ihrem 100-Tage-Programm für die Regierung hatten die Grünen ein Super-Ministerium für Klimaschutz vorgesehen, das mit einem Vetorecht für Gesetze anderer Ministerien ausgestattet ist, die sich gegen die Klimaschutzbemühungen richten.

Insgesamt würden die Zugeständnisse, die die Konservativen machen müssten, wahrscheinlich zu einer wesentlich „grüneren“ deutschen Haltung in den anstehenden EU-Verhandlungen über das „Fit for 55“-Paket führen.

Sozialdemokratische Regierung, liberale Zugeständnisse

Eine andere Option wäre, dass die Sozialdemokraten die wirtschaftsfreundliche FDP und die Grünen um ihre Unterstützung bitten, um die nächste deutsche Regierung zu bilden.

Dies hätte sehr unterschiedliche Auswirkungen auf die deutsche Haltung zur Klimapolitik auf EU-Ebene.

Im Gegensatz zu den Grünen hat die FDP Klimaschutz nicht zur Bedingung für eine Regierungsbeteiligung gemacht. Die Sozialdemokraten müssten ihre umweltpolitischen Ambitionen also abschwächen, um die Liberalen ins Boot zu holen.

FDP-Chef Christian Lindner hat wiederholt ausdrückliche Verbote von Verbrennungsmotoren und Geschwindigkeitsbegrenzungen auf Autobahnen ausgeschlossen, während er den Vorschlag der EU zur Schaffung eines Kohlenstoffmarktes für Heiz- und Straßenverkehrskraftstoffe unterstützt. EA 28

 

 

 

 

Koalitionsverhandlungen: So könnten erfolgversprechende Strategien aussehen

 

Zwei potenzielle Kanzler und zwei Königsmacher: Verhandlungsexpert:innen der Unis Hohenheim und Potsdam beleuchten mögliche Strategien für die Koalitionsverhandlungen.

 

Rot-Grün-Gelb, Schwarz-Grün-Gelb oder doch wieder eine große Koalition: Die Regierungsbildung wird in den nächsten Wochen nicht einfach werden. Aus Verhandlungssicht ist das gestrige Wahlergebnis für Prof. Dr. Uta Herbst von der Universität Potsdam und Prof. Dr. Markus Voeth von der Universität Hohenheim in Stuttgart eine spannende Situation und eine große Herausforderung. Zusammen leiten sie die Negotiation Academy Potsdam (NAP) und beschäftigen sich mit Verhandlungsstrategien und -taktiken, auf die es jetzt ankommen dürfte. Dies zeigte sich schon gestern Abend, als FDP und Grüne aktiv den ersten Schachzug machten und verkündeten, dass sie sich zunächst einmal untereinander abstimmen wollen, bevor sie in Verhandlungen mit den beiden großen Parteien eintreten.

 

Das Wahlergebnis vom 26. September 2021 macht verschiedene Koalitionsoptionen möglich: Eine Ampel-Koalition aus SPD, Grünen und FDP, eine Jamaika-Koalition aus CDU/CSU, Grünen und FDP sowie eine große Koalition aus SPD und CDU/CSU. Doch wie geht man die komplexen Verhandlungen am besten an? Sollten beispielsweise die Gespräche parallel oder nacheinander geführt werden?

 

Mit diesen und anderen Fragen beschäftigen sich die beiden Direktoren der Negotiation Academy Potsdam (NAP) Prof. Dr. Uta Herbst von der Universität Potsdam und Prof. Dr. Markus Voeth von der Universität Hohenheim. Aus ihrer Sicht haben Grüne und FDP dazu noch am Wahlabend einen unerwarteten Aufschlag gemacht: Anstatt abzuwarten, bis sie von den größeren Parteien eingeladen werden, wollen sie sich zunächst einmal untereinander abstimmen. „Das ist ein kluger Schachzug und deutet auf einen ausgeklügelten Matchplan hin“, sagt Prof. Dr. Voeth von der Universität Hohenheim.

 

„Denn in diesen Gesprächen werden Grüne und FDP ausloten, welche Projekte des jeweils anderen sie NICHT unterstützen werden und welche toleriert werden können. Mit dieser Liste der gegenseitig tolerierbaren Projekte werden sie dann in die Gespräche mit den beiden großen Parteien SPD und CDU/CSU gehen. Damit können sie verhindern, dass der größere Partner sie gegen den anderen kleineren ausspielt. Im Grunde läuft das damit quasi auf ein grün-gelbes Regierungsprogramm hinaus. Denn die beiden ‚Kleinen‘ werden so ganz viele ihrer Themen durchsetzen können.“

 

Prof. Dr. Herbst erklärt den Grund: „Verhandlungstechnisch nutzen Grüne und FDP nun aus, dass sie jeweils eine Alternative haben, ein so genanntes BATNA („Best alternative to a negotiated agreement“), SPD und CDU/CSU aber nicht. Denn beide haben immer eine große Koalition ausgeschlossen – und das trotz offensichtlicher inhaltlicher Schnittmengen. Das fällt ihnen jetzt auf die Füße, da sie nun den in den Koalitionsverhandlungen FDP und Grünen praktisch ausgeliefert sind.“

 

Welche Möglichkeiten bleiben den beiden großen Parteien nun? Laut Prof. Dr. Voeth haben SPD und CDU/CSU im Wesentlichen nur folgende Optionen: Zum einen sollte die SPD, eine „große Koalition“ nicht weiter völlig ausschließen. Auch wenn möglicherweise keiner Lust dazu hätte, könne die große Koalition ein wichtiges Hilfsmittel sein, um in den Gesprächen eigene Themen gegenüber Grünen und FDP durchzusetzen: „Wahlgewinner Olaf Scholz sollte die Möglichkeit in Betracht ziehen, auf die CDU/CSU zuzugehen und sie zu Gesprächen über eine Koalition unter seiner Führung einzuladen, und damit gleichzeitig FDP und Grüne in Zugzwang bringen. Und wer weiß, vielleicht sind die Schnittmengen zwischen den großen am Ende doch größer als mit den sehr fordernden kleinen Parteien.“

 

Für die CDU/CSU sieht Prof. Dr. Herbst nur die Möglichkeit, damit zu drohen, doch lieber in Opposition zu gehen. Aus ihrer Sicht sei es gestern weder nötig noch verhandlungstaktisch geschickt gewesen, dass Armin Laschet gleich angekündigt habe, er wolle eine Koalition unter seiner Rigide bilden: „So hat er den Grünen und der FDP noch mehr Macht gegeben. Denn sie wissen nun, dass er zu allem bereit ist, um an die Macht zu kommen.“ Prof. Dr. Markus Voeth ergänzt: „Besser wäre es gewesen, erst mal abzuwarten. Denn Grüne und FDP brauchen die CDU/CSU, um ihre eigenen Themen gegenüber der SPD durchzusetzen.“

 

Seine Empfehlung lautet daher, dass sich die CDU/CSU zurücknehmen und erstmal die anderen machen lassen. Durch das Ausspielen des BATNAs „Wir gehen in die Opposition!“ wachse sogar die Chance für CDU/CSU, ihre Themen durchzusetzen und vielleicht am Ende eine Koalition anzuführen. „Denn wenn Grüne und FDP die SPD nicht mehr mit ihrer Alternative „Koalition mit der CDU/CSU“ unter Druck setzen können, wird die SPD ihnen weniger Zugeständnisse machen. Und das vergrößert wiederum die Chancen der CDU/CSU doch noch eine Koalition unter eigener Führung zustande zu bringen“, analysiert Prof. Dr. Uta Herbst. UHP/Dip 27

 

 

 

 

Bundestagswahlen. Keine schlechte Wahl für das Einwanderungsland

 

Das Einwanderungsland Deutschland hatte im Großen und Ganzen einen guten Wahltag. Die Feierlaune ist aber nicht ungetrübt – erste Gedanken und Eindrücke zur Wahlnacht. Von Birol Kocaman

Bisherigen Hochrechnungen zufolge haben die Sozialdemokraten die Bundestagswahlen gewonnen, knapp vor den Unionsparteien. Mit etwas Abstand folgen die Grünen. Ob die SPD die künftige Bundesregierung bilden wird, ist allerdings noch offen. Möglich sind mehrere Konstellationen: Große Koalition, Jamaika, Ampel; für Rot-rot-Grün reicht es knapp nicht. Und weil auch eine weitere Große Koalition ausgeschlossen wird, sind die Grünen und die FDP die Königsmacher.

Welche Regierungskoalition gut für das Einwanderungsland Deutschland ist, lässt sich schwer vorhersagen. Viel zu oft wurden, insbesondere von der SPD, einwandererfreundliche Positionen zur Verhandlungsmasse gemacht und auf dem Tisch liegengelassen, als dass man auf Versprechen oder Parteiprogramme vertrauen könnte. Die Grünen wiederum machen in Baden-Württemberg und Hessen vor, was man von ihnen erwarten kann, sobald sie regieren. In Summe dürften SPD und die Grünen dennoch näher bei der Bevölkerung mit ausländischen Wurzeln sein als die Unionsparteien. Innenpolitiker der CDU als auch CSU spielen sich gerade in der Migrationspolitik besonders gerne als Hardliner auf oder wetteifern mit der AfD. Ganz anders CDU-Kanzlerkandidat Armin Laschet. Er ist aus seiner Zeit als NRW-Integrationsminister erfahren und war dem Einwanderungsland schon immer sympathisch.

Die Linke wird bei der Regierungsbildung vermutlich keine Rolle spielen. Sie hat die Fünf-Prozent-Hürde knapp verpasst, wird wegen der sogenannten Grundmandatsklausel aber trotzdem im Bundestag sitzen. Und das ist gut. Die Linke im Bundestag ist gemessen an parlamentarischen Anfragen im migrationspolitischen Spektrum mit großem Abstand die aktivste Fraktion und kompetent obendrauf. Regelmäßig bringt sie Ministerien, egal ob Union- oder SPD-geführt, mit ihren Fragen in Erklärungsnot. Gut, dass das Einwanderungsland ihre Arbeit nicht missen muss.

AfD und Maaßen verlieren

Gut ist auch, dass die AfD im Vergleich zu den Wahlen zuvor zwei Prozent verloren hat; bei den Wahlen in Berlin und Mecklenburg-Vorpommern sogar noch deutlicher (minus 3 bzw. 6 Prozent). Schlecht ist jedoch, dass sich die Rassisten weiter etablieren im Bundestag, ziehen sie doch erneut zweistellig in das Parlament ein. Das heißt auch, dass ihnen und ihnen nahestehende politische Stiftungen mehr staatliche Gelder – Millionen in fast dreistelligem Bereich – zur Verfügung stehen werden zur Verbreitung ihrer ausländerfeindlichen und rassistischen Politik. Wer weiß, welchen Effekt es auf das Wahlergebnis der AfD gehabt hätte, wenn Millionen nicht wahlberechtigte Menschen mit ausländischen Wurzeln hätten mitwählen dürfen – apropos Kampf gegen Rechts.

Gut am gestrigen Wahltag war auch, dass der ehemalige Verfassungsschutz-Chef Hans-Georg Maaßen nicht im Bundestag sitzen wird. Er trat als Direktmandat in Thüringen für die CDU an, steht der AfD aber viel näher. Er verlor das Rennen gegen den SPD-Kandidaten Frank Ulrich und landete auf dem dritten Platz – allerdings hinter einem AfD-Kandidaten. Man darf gespannt sein, welche Lehren die CDU daraus ziehen wird.

Entspannter Wahlkampf

Karl Lauterbach (SPD) jedenfalls kommentierte das Aus für Maaßen im Kurznachrichtendienst Twitter wie folgt: „Es wird heute noch viel zu feiern geben. Aber die voraussichtliche Niederlage von @HGMaassen gehört dazu. Wir haben das Grauen des Nationalsozialismus nicht vergessen und bekämpfen alle neuen Anfänge.“ Ungetrübt ist die Feierlaune aber nicht. In Thüringen und Sachsen hat die AfD so viele Direktmandate gewonnen wie noch nie.

Insgesamt kann das Einwanderungsland mit dem Wahlausgang aber trotzdem zufrieden sein. Auch der Wahlkampf war ungewohnt entspannt. Sowohl Asylpolitik als auch die allgemeine Ausländer- oder Migrationspolitik spielten keine große Rolle, was nicht schlecht war, weil Debatten um diese Themen in der Vergangenheit zumeist populistisch auf dem Rücken und zulasten der Betroffenen geführt wurden. Und immer, wenn es polarisierend wurde, haben sich am Ende oft die Hardliner durchgesetzt. Das ist nicht gut für ein Einwanderungsland. Das gilt auch für die anstehenden Sondierungsgespräche. MiG 27

 

 

 

Europa-Union fordert mehr Verantwortung für Europa

 

Rainer Wieland, Präsident der überparteilichen Europa-Union Deutschland, gratuliert den Wahlsiegerinnen und Wahlsiegern. „Wir beglückwünschen alle gewählten Abgeordneten des neuen Deutschen Bundestags. Viele von ihnen sind Mitglieder unserer proeuropäischen Vereinigung, alle tragen sie Verantwortung für die künftige deutsche Europapolitik. Das gilt sowohl für die zu bildende Koalition als auch für die Opposition. Alle sind aufgerufen, an einem europapolitisch aktiven Deutschland mitzuwirken.“

Wieland ist froh, dass die Extremisten weniger Stimmen erhalten haben. „Im Vergleich zu 2017 ist der Stimmenanteil für extremistische und europafeindliche Parteien zurückgegangen. Gleichzeitig ist die Wahlbeteiligung gestiegen. Beides bezeugt die Stabilität der freiheitlichen Demokratie in einem europäischen Deutschland“, zeigt der Europa-Union Präsident sich überzeugt. „Ich bin stolz auf unsere Europa-Union Verbände, die unter dem Motto Europa Mitgedacht mit vielfältigen Aktionen und Veranstaltungen zu einer hohen Wahlbeteiligung beigetragen haben.“

Nicht zufrieden ist Wieland mit der Bedeutung, die das Thema Europa im Wahlkampf gespielt hat. „In den Wahlprogrammen von CDU/CSU, SPD, FDP und Bündnis 90/Die Grünen nahm Europas Zukunft viel Raum ein. Der Bundestagswahlkampf hat aber kaum Debatten zu außen- und europapolitischen Fragen hervorgebracht. Besonders die Trielle waren in dieser Hinsicht eine große Enttäuschung.“

Wieland erwartet langwierige Koalitionsverhandlungen, warnt aber: „Die Welt um uns herum ist in einem rasanten Wandel. Europa kommt seit Jahren in wichtigen politischen Fragen wie etwa der Migrations- oder der Außen- und Sicherheitspolitik nicht voran. Das muss sich schnell ändern. Europa braucht ein handlungsfähiges Deutschland, das wieder eine proaktive Rolle im europäischen Integrationsprozess einnimmt. Die europäischen Föderalistinnen und Föderalisten, wie sie in Deutschland in der Europa-Union organisiert sind, werden dies einfordern. Berlin muss mehr Verantwortung für Europa zeigen! Europapolitik ist Innenpolitik!“ Europa-Union D 27

 

 

 

 

„Toleranz? Herausforderungen und Gefahren“

 

Bundespräsident a. D. Gauck spricht auf Jahrestagung der Görres-Gesellschaft

 

Die Jahrestagung der Görres-Gesellschaft ist heute (26. September 2021) zu Ende gegangen. Sie fand seit Freitag (24. September 2021) digital und gleichzeitig mit zentralen Veranstaltungen in Berlin statt und bot nahezu 90 wissenschaftliche Vorträge in 15 parallelen Sektionen, die sich dem Rahmenthema „Toleranz? Herausforderungen und Gefahren“ widmeten.

 

Beim Festakt heute in der Katholischen Akademie in Berlin warnte Bundespräsident a. D. Joachim Gauck vor einer Aushöhlung rechtsstaatlicher Prinzipien. „Intoleranz gegenüber den Grundprinzipien unserer freiheitlichen Demokratie kann … nur mit Intoleranz begegnet werden. Wer nur Hass schürt und Straftaten begeht, muss konsequent durch die rechtsstaatlichen Institutionen zur Rechenschaft gezogen werden. Die rechtsstaatliche Toleranzgrenze ist klar definiert oder lässt sich zumindest in einem klar definierten, rechtsstaatlichen Verfahren klären“, so Joachim Gauck in der Festrede. Toleranz sei auch in einer Demokratie keineswegs selbstverständlich und es müsse ihr eine weit größere Aufmerksamkeit gewidmet werden. Dabei sei Toleranz „immer mit einer kleineren oder größeren Selbstüberwindung verbunden. Sie ist eine zivilisatorische Leistung, die gar nicht hoch genug eingeschätzt werden kann. Toleranz fordert, die Andersartigkeit eines Anderen auszuhalten, obwohl mich seine Meinung, sein Verhalten, sein Lebensstil, unter Umständen ganz einfach seine Existenz irritieren, ärgern oder gar wütend machen – auf jeden Fall: stören. Toleranz ist insofern eine Zumutung. Sie ist – anders, als oft unterstellt – gerade nicht identisch mit Gleichgültigkeit, Desinteresse oder Laissez-faire.“

 

Bundespräsident a. D. Gauck betonte außerdem, dass Toleranz auch als Respekt und Anerkennung existiere: „Jeder und jede von Ihnen dürfte diese Form der Toleranz kennen: Als Respekt für eine andere Denk- und Lebensart, die in sich konsistent, authentisch und ehrlich ist – aber eben nicht die meine. Entweder bin ich unter anderen Umständen aufgewachsen, so dass mir der Lebensstil des Anderen fremd ist. Oder ich setze andere Prioritäten, habe einen anderen Glauben und gelange daher zu anderen Schlussfolgerungen. Dennoch können mir das Denken und die Haltung des Anderen Respekt und Achtung abnötigen, selbst wenn ich ihm nicht bis ins Detail folge. So funktioniert beispielsweise die christliche Ökumene.“ Joachim Gauck würdigte Toleranz als eine zivilisatorische Leistung, die Menschen wachsen lasse und ein friedliches Zusammenleben ermögliche. Toleranz sei zugleich ein Gebot der politischen Vernunft: „In einem von Toleranz geprägten weiten Debattenraum entwickeln sich Lösungen, die von Mehrheiten getragen werden und auch den Bedenken von Minderheiten und Skeptikern Rechnung tragen. In diesem Raum nähern sich Menschen Wahrheiten, die ihnen Zukunft eröffnen, lernen sie Kompromisse zu schließen – und sie lernen die Toleranz zu ergänzen durch entschlossene Intoleranz, immer dann, wenn Freiheit und Toleranz zerstört werden sollen. Tolerieren und Verteidigen gehören zusammen.“

 

Im Rahmen dieses Festakts wurde der Ehrenring der Görres-Gesellschaft an Prof. Dr. Heinrich Oberreuter verliehen. Die Laudatio hielt der frühere Präsident des Zentralkomitees der deutschen Katholiken und Staatsminister a. D. Prof. Dr. Hans Maier. Besonders beeindruckt zeigte sich der Präsident der Görres-Gesellschaft, Prof. Dr. Bernd Engler, über das Engagement des dynamisch wachsenden Jungen Forums, das sich in ganz besonderer Weise in die Diskussionen einbrachte. Das Junge Forum dokumentiere, dass die Görres-Gesellschaft den wissenschaftlichen Interessen der nächsten Generation einen weiten Raum gebe, so Prof. Engler. Ihm gehören mittlerweile rund 130 Personen an.

 

In den wissenschaftlichen Vorträgen der Sektionen wurde das Rahmenthema der Jahrestagung aus den verschiedensten Perspektiven interdisziplinär in den Blick genommen. Bei den Politikwissenschaften kam etwa Dr. Timo Güzelmansur, Geschäftsführer der Christlich-Islamischen Begegnungs- und Dokumentationsstelle der Deutschen Bischofskonferenz (CIBEDO), mit „Überlegungen zum Brückenbau zwischen Islam und Christentum“ zu Wort. In den Vorträgen aus der Sektion der Religionswissenschaften ging es um Möglichkeiten und Grenzen des interreligiösen bzw. interkonfessionellen Dialogs. Die Sektion für Wirtschafts- und Sozialwissenschaften widmete sich den Fragen einer nachhaltigen Sozial- und Klimapolitik. Und die Rechts- und Staatswissenschaften loteten unter dem Titel „Polarisierung des Politischen“ die „Grenzen des Sagbaren“ aus, die Geschichtswissenschaften die „Grenzen der Toleranz“. Der Leiter des Jerusalemer Instituts der Görres-Gesellschaft, P. Dr. Nikodemus Schnabel OSB, warf einen neuen Blick auf die Christen im Heiligen Land. In drei wissenschaftlichen Veranstaltungen arbeitete die Görres-Gesellschaft mit dem Cusanuswerk zusammen: Neben den Rechts- und Staatswissenschaften sowie den Wirtschafts- und Sozialwissenschaften ging es in der gemeinsamen Sitzung der Mediziner um das Thema „Der Arztberuf im Wandel?“

 

Präsident Prof. Engler betonte, dass die Vorträge die gesamte Palette der disziplinären Vielfalt der Görres-Gesellschaft abbildeten: „Das Thema ‚Toleranz? Herausforderungen und Gefahren‘ fordert eine Perspektivenvielfalt, wie sie gerade in unserer Sozietät selbstverständlich ist. Die Fragen, die mit dem Thema angesprochen werden, stellen sich nicht nur in Zeiten gesellschaftlicher Umbrüche oder in besonderen Konfliktkonstellationen. Sie entfalten ihre Brisanz nicht nur in unserer Gesellschaft, sondern in jeder Gesellschaft weltweit – wenngleich mit unterschiedlicher Virulenz und Sprengkraft.“

 

Hintergrund. Die Görres-Gesellschaft zur Pflege der Wissenschaft ist mit rund 2.800 Mitgliedern eine der größten und zugleich eine der ältesten deutschen Wissenschaftsgesellschaften. Vor dem Hintergrund eines christlichen Menschenbildes diskutieren die Wissenschaftlerinnen und Wissenschaftler die Ergebnisse aktueller Forschungen an der Schnittstelle von Wissenschaft, Gesellschaft und Politik. Nähere Informationen finden Sie unter: www.goerres-gesellschaft.de. Dbk 26

 

 

 

 

Nach einem Jahr. Antidiskriminierungsstelle bietet wieder telefonische Beratung an

 

Es soll wieder telefonische Beratung für Opfer von Diskriminierung geben. Die Antidiskriminierungsstelle des Bundes hatte die Telefone aufgrund massiv gestiegener Beratungsanfragen vor einem Jahr stillgelegt.

Seit fast einem Jahr bietet die Antidiskriminierungsstelle des Bundes (ADS) keine telefonischen Beratungen an. Grund ist ADS-Angaben zufolge ein starker Anstieg der Beratungsanfragen aufgrund der Pandemie. Im Corona-Jahr 2020 gab es ADS-Angaben zufolge fast 6.400 Anfragen, im Jahr zuvor waren es noch 3.600 gewesen – ein Anstieg von 78,7 Prozent.

Das habe die Antidiskriminierungsstelle „an die Grenzen der Belastbarkeit gebracht“, erklärte Bernhard Franke, kommissarischer Leiter der Antidiskriminierungsstelle, auf „mopo.de“. Die Stilllegung der Telefone sei ein „schmerzlicher, aber notwendiger Schritt“, gewesen, um Beratung überhaupt noch gewährleisten zu können.

Ab dem 28. September sollen die Telefone aber wieder klingeln, wenn auch nicht bei der ADS, sondern beim Bundesamt für Familie, Senioren, Frauen und Jugend. Wegen des Anstiegs von Beratungsanfragen werde das Angebot sogar ausgeweitet. „Wir sind sehr froh, dass wir endlich mit verstärkter Kraft für die Menschen da sein können, die Diskriminierung erleben“, sagte Franke am Freitag in Berlin.

Erhebliche Unterfinanzierung

Franke leitet das die Antidiskriminierungsstelle seit mehr als drei Jahren kommissarisch. Die Bundesregierung steht deshalb immer wieder in der Kritik. Oppositionspolitiker werfen der Regierung vor, der ADS nicht die nötige Priorität einzuräumen. Das zeigt sich auch an den knappen Mitteln, die der Stelle zur Verfügung stehen. Die Europäische Kommission gegen Rassismus und Intoleranz (ECRI) bemängelt in ihrem Bericht neben weiteren Punkten eine „erhebliche“ Unterfinanzierung der ADS.

Die Antidiskriminierungsstelle des Bundes ist laut eigener Angabe eine unabhängige Anlaufstelle für Menschen, die von Diskriminierung betroffen sind. Sie wurde 2006 beim Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend eingerichtet. Sie bietet eine rechtliche Erstberatung für Menschen an, die aufgrund der ethnischen Herkunft, Religion, Weltanschauung, sexuellen Identität, des Alters, einer Behinderung oder des Geschlechts benachteiligt worden. (epd/mig 27)

 

 

 

Vatikan/UNO: „Wirksame Maßnahmen gegen den Hunger“

 

Der Vatikan hat seinen Aufruf zur Bekämpfung des Hungers und zur Umgestaltung der globalen Ernährungssysteme bekräftigt. Der vatikanische „Außenminister“ Erzbischof Richard Gallagher wandte sich am Donnerstag an den virtuell durchgeführten Welternährungsgipfel der Vereinten Nationen in New York.

Gallagher rief dazu auf, die internationalen Maßnahmen zur Umgestaltung der Ernährungssysteme und zur Bekämpfung von Ernährungsunsicherheit und Unterernährung zu intensivieren. Hunger im 21. Jahrhundert sei „nicht nur eine Tragödie für die Menschheit, sondern auch ein echter Grund zur Scham“, zitierte der Vatikanvertreter Papst Franziskus.

Nahrung für alle sei eine moralische Pflicht. „Deshalb ist es an der Zeit, von Erklärungen und der Formulierung von Strategien zu wirksamen und dringenden Maßnahmen überzugehen“, so der Erzbischof.

„An der Zeit, von Erklärungen und der Formulierung von Strategien zu wirksamen und dringenden Maßnahmen überzugehen“

Nachhaltigkeit, Gerechtigkeit, Umwelt- und Klimaschutz

Bei dieser Umgestaltung gelte es Nachhaltigkeit, Gerechtigkeit und den Schutz der Schöpfung zu vereinen, machte Gallagher deutlich, der auf die Agenda 2030 für nachhaltige Entwicklung und eine Botschaft des Papstes vom Juli verwies, in der sich Franziskus an ein Vorbereitungstreffen des Welternährungsgipfels in Rom gewandt hatte. Die Widerstandfähigkeit von Ernährungssystemen müsse erhöht und die lokale Wirtschaft gestärkt werden, zählte der Erzbischof auf. Er forderte zugleich eine bessere Ernährung, die gesund sowie für alle zugänglich ist. Auch müssten ökologische Nachhaltigkeit erreicht, lokale Kulturen und Kleinproduzenten respektiert werden.

Kultur der Fürsorge

Kritik übte der Vatikanvertreter an der weit verbreiteten Lebensmittelverschwendung: „Wir müssen die ,Wegwerfkultur‘ durch eine ,Kultur der Fürsorge‘ ersetzen, die die jedem Menschen innewohnende Würde schützt und unser gemeinsames Haus bewahrt“, so Erzbischof Gallagher. Hungernde zu ernähren, reiche gleichwohl nicht aus, präzisierte er - vielmehr müsse Hilfe zur Selbsthilfe geleistet werden, damit sich Kleinbauern und Familienbetriebe selbst versorgen könnten – etwa durch bessere Möglichkeiten der Landnutzung und des Landbesitzes, finanzielle Mittel und Bildung.

Gallagher warb für einen ganzheitlichen Ansatz, der menschliche, wirtschaftliche, ökologische und technologische Komponenten integriert. Die Anwendung von Wissenschaft und Technologie zum Wandel im Bereich der Ernährungssysteme müsse dabei „von ethischen Grundsätzen geleitet sein, die auf die Förderung einer ganzheitlichen menschlichen Entwicklung und die Verfolgung des Gemeinwohls abzielen“.

UN Food Systems Summit

Den ersten „UN Food Systems Summit” (UN FSS), der an diesem Donnerstag unter der Leitung von UN-Generalsekretär António Guterres stattfindet, bezeichnete der Vatikanvertreter als eine „wichtige und zeitgemäße Initiative“. Der Vatikan wolle über das Netzwerk der katholischen Weltkirche hier seinen Beitrag leisten. Bei dem virtuell durchgeführten Treffen soll es um neue Initiativen in Landwirtschaft und Nahrungsmittelindustrie gehen, um die von den Vereinten Nationen angestrebten Nachhaltigkeitsziele bis 2030 zu erreichen.

(vn25)

 

 

 

 

Klimawandel, Corona, Konflikte. UN-Generalsekretär ruft zum Kampf gegen den Hunger auf

 

Die Vereinten Nationen wollen den Hunger bis 2030 beenden. Der UN-Ernährungsgipfel soll dem Vorhaben neuen Schub geben. Doch die Zahl der Menschen, die nicht satt werden, steigt wieder.

UN-Generalsekretärs António Guterres hat zum globalen Kampf gegen den Hunger aufgerufen. Die Länder müssten eine Welt mit gesunden, nahrhaften und erschwinglichen Lebensmitteln für jeden und überall schaffen, sagte Guterres zum Auftakt des UN-Gipfels zur Ernährungssicherheit am Donnerstag in New York. Unter dem Eindruck des weltweit zunehmenden Hungers sagte Guterres, dass Essen Leben bedeute. Zu viele Menschen hätten keinen Zugang zu Lebensmitteln und hungerten.

Den Angaben nach haben weltweit mehr als 800 Millionen Kinder, Frauen und Männer nicht genug zu essen, etwa zehn Prozent der Weltbevölkerung. Der Klimawandel und die Corona-Pandemie verschärfen das Problem. Guterres forderte den Aufbau neuer, nachhaltiger Nahrungssysteme, die im Einklang mit der Natur stehen.

Der zweitägige Gipfel in New York soll laut den UN Strategien und Programme bündeln, um den Hunger auf der Erde bis 2030 zu beenden. Zivilgesellschaftliche Organisationen kritisierten, dass Agrarunternehmen beim Gipfel zu viel Gewicht eingeräumt werde.

Klimawandel, Corona und Konflikte

An dem virtuellen Treffen nehmen Vertreterinnen und Vertreter von UN-Organisationen, Regierungen, Agrarunternehmen und zivilgesellschaftlichen Organisationen teil. Die UN hatten die Teilnehmer im Vorfeld des Gipfels aufgerufen, Ideen für eine bessere Ernährung der Menschen einzureichen. Zur Eröffnung äußerten sich an der Vorbereitung des Gipfels beteiligte Aktivistinnen und Aktivisten, Regierungsmitglieder und internationale Organisationen in Videostatements.

Der Präsident der Weltbank, David Malpass, warnte in einer Videobotschaft, dass der Klimawandel, die Corona-Pandemie und Konflikte die Ernährung in vielen Ländern erschwerten. Der Generaldirektor der Internationalen Arbeitsorganisation (ILO), Guy Rider, forderte bessere Arbeitsbedingungen für Arbeiterinnen und Arbeiter in der Landwirtschaft und der Lebensmittelindustrie. In vielen Länder gebe es nur unzureichende Arbeitsschutzmaßnahmen und kaum gewerkschaftliche Rechte.

Hunger, eines der wichtigsten Nachhaltigkeitsziele

Die Weltgesundheitsorganisation (WHO) betonte, dass in der Pandemie 370 Millionen Kinder auf ihre Schulnahrung verzichten mussten. Viele Staaten hatten die Schulen geschlossen. Der Vizepräsident des Internationalen Fonds für landwirtschaftliche Entwicklung (Ifad), Dominik Ziller, forderte mehr Unterstützung für Kleinbäuerinnen und Kleinbauern. In Afrika produzierten sie etwa 80 Prozent der Lebensmittel für die Bevölkerung, sagte er dem „Evangelischen Pressedienst“. Zugleich erhielten sie kaum finanzielle Hilfe zur Anpassung an den Klimawandel. Insgesamt brauche es pro Jahr bis zu 350 Milliarden Euro für die ländliche Entwicklung.

Die Beseitigung des Hungers ist eines der wichtigsten Nachhaltigkeitsziele der UN, die bis 2030 erreicht werden sollen. Die Landwirtschaftsorganisation Fian kritisierte die Einbindung von Agrarunternehmen und des Privatsektors. Die auf dem Gipfel diskutierten Lösungsansätze seien überwiegend markt- und profitorientiert. „Diese würden jedoch weder den Klimawandel eindämmen noch die Ernährungssicherheit der von Hunger und Mangelernährung betroffenen Menschen verbessern.“ (epd/mig 24)

 

 

 

Deutschland nach der Wahl: Zurück zur Austerität oder bereit für eine Fiskalunion?

 

Deutschland wird am Sonntag (26. September) inmitten einer intensiven Debatte über die Zukunft der europäischen Finanzpolitik zur Bundestagswahl antreten. Von: Oliver Noyan |

 

Sollte die Europäische Union eine ausgewachsende Fiskalunion anstreben oder zu der Sparpolitik zurückkehren, die den Kontinent im letzten Jahrzehnt geprägt hat?

Die Debatte steht nicht nur bei Brüsseler EU-Politikern auf der Tagesordnung, sondern wird auch von den deutschen Parteien im Vorfeld der Bundestagswahl am Sonntag heiß diskutiert.

Auf der einen Seite unterstützen die CDU/CSU und die FDP die so genannten „Sparsamen Vier“, eine Koalition aus fiskalkonservativen Staaten, zu denen Österreich, die Niederlande, Dänemark und Schweden gehören.

Anfang dieses Monats lancierte die Gruppe eine „Allianz der Verantwortung„, die sicherstellen soll, dass der Abbau der übermäßigen Verschuldung in der EU weiterhin ganz oben auf der politischen Agenda steht. Ihnen schlossen sich Finnland, Lettland, die Slowakei und die Tschechische Republik an.

Die SPD, die Grünen und die Linke hingegen teilen sich ihre Ansichten mit Frankreich, Spanien und Italien, die derzeit auf eine Reform der EU-Fiskalregeln und eine Lockerung der EU-Bemühungen zum Abbau der Staatsverschuldung drängen.

Wie Deutschland nach der Wahl zu der Debatte steht, wird nicht nur den Aufschwung nach der Pandemie prägen, sondern auch die Zukunft der EU-Finanzpolitik in den kommenden Jahren.

Angeführt von Österreich haben sich acht EU-Mitgliedstaaten im Vorfeld des Treffens der EU-Finanzminister am Wochenende gegen eine Lockerung der EU-Fiskalregeln ausgesprochen. 

Eine Fortsetzung des Konjunkturpakets?

Einer der Schwerpunkte der deutschen Debatte über die künftige Finanzpolitik ist die Frage, ob Finanzinstrumente, die während der Corona-Krise eingeführt wurden, dauerhaft beibehalten werden sollten – eine Ansicht, die insbesondere von den Grünen vertreten wird.

Der mit 750 Mrd. EUR ausgestattete EU-Konjunkturfonds ist die wichtigste europäische Initiative zur Gewährleistung einer reibungslosen wirtschaftlichen Erholung nach der Pandemie. Er stellt eine Abkehr von der Sparpolitik dar, die die EU-Finanzpolitik nach der Finanzkrise von 2008 bestimmt hatte.

Für den ehemaligen deutschen Umweltminister und Spitzenpolitiker der Grünen, Jürgen Trittin, unterstreicht der Konjunkturfonds den Beginn einer gemeinsamen europäischen Wirtschafts- und Finanzpolitik.

„Deutschland wird nicht von heute auf morgen zu einer dumpfen Anwendung der Schuldenbremse zurückkehren können, sofern es nicht Gefahr laufen will die Überwindung der Krise extrem zu gefährden“, sagte Trittin gegenüber EURACTIV.

Die Grünen sprechen sich besonders dafür aus, die EU in eine Fiskalunion umzuwandeln und dauerhafte Strukturen für eine gemeinsame europäische Finanzpolitik zu schaffen.

„Eine Rückkehr zur Austerität ist der falsche Weg“, sagte ein Sprecher der Grünen gegenüber EURACTIV und fügte hinzu, dass ein nachhaltiger europäischer Investitionsfonds eingerichtet werden sollte, damit Europa die finanziellen Mittel hat, um zukünftige Krisen zu bewältigen.

In ähnlicher Weise drängt die SPD darauf, den während der Corona-Pandemie eingeschlagenen Kurs fortzusetzen und den Stabilitäts- und Wachstumspakt in einen „Nachhaltigkeitspakt“ umzuwandeln, der wichtige Investitionen in eine „nachhaltige europäische Zukunft“ gewährleisten würde, so ein SPD-Parteisprecher gegenüber EURACTIV.

Die Linkspartei, die laut aktuellen Umfragen nach der Wahl eine Koalition mit der SPD und den Grünen eingehen könnte, geht sogar noch weiter.

Sie möchte, dass öffentliche Investitionen von der 3%-Defizitregel des Stabilitäts- und Wachstumspakts ausgenommen werden und drängt auf eine massive Erhöhung der Investitionen auf dem gesamten Kontinent durch Eurobonds, die von der Europäischen Zentralbank garantiert werden.

Angst vor einer Schuldenunion?

Doch die FDP und die CDU/CSU lehnen diese Ansichten entschieden ab. Sie warnen davor, dass eine „Schuldenunion“ nachteilige Auswirkungen auf Deutschland und Europa insgesamt hätte.

Für die FDP und die CDU/CSU könnte eine Fortführung der Finanzinstrumente im Rahmen des Konjunkturpakets zu einer „Schuldenunion“ und zu fahrlässigem Verhalten unter den Mitgliedsstaaten führen.

„Die mit dem Wiederaufbau-Fonds verbundene europäische Schuldenaufnahme ist befristet und einmalig“, sagte ein CDU-Sprecher gegenüber EURACTIV und wiederholte damit eine Aussage von Ursula von der Leyen, der Präsidentin der Europäischen Kommission.

Es gibt jedoch Anzeichen dafür, dass die CDU ihre strenge Haltung gegenüber der Finanzpolitik bereits gelockert hat.

Zunächst war die amtierende Bundeskanzlerin Angela Merkel eine entschiedene Befürworterin des EU-Konjunkturfonds, der die Abkehr von derselben Sparpolitik bedeutete, für die sie sich nach der Finanzkrise von 2008 eingesetzt hatte.

Darüber hinaus hat die CDU/CSU-geführte Regierung Anfang September den Brief der fiskalkonservativen Mitgliedstaaten nicht unterzeichnet, in dem eine rasche Rückkehr zu den Defizitregeln des Stabilitäts- und Wachstumspakts gefordert wurde.

Die FDP hingegen, der nach der Wahl wahrscheinlich die Position des Königsmachers zukommen wird, ist weniger kompromissbereit.

Die Liberalen lehnen die „Schuldenunion“ und einen durch gemeinsame europäischen Schulden finanzierten EU-Haushalt kategorisch ab.

Der Parteivorsitzende Christian Lindner hat mehrfach deutlich gemacht, dass die Einhaltung der Defizitregeln des Stabilitäts- und Wachstumspakts eine Voraussetzung für Koalitionsgespräche ist.

„Eine ultraexpansive Finanzpolitik für Europa wäre eine große Gefahr“, betonte Lindner in einem Interview mit der Financial Times.

Stattdessen betont die FDP, dass die EU-Mitgliedsstaaten zu einer Politik der fiskalischen Stabilität zurückkehren und ihre Ausgaben beim Wiederaufbau nach der Pandemie drosseln sollten.

Dennoch unterstützt auch die FDP eine Reform des Stabilitäts- und Wachstumspakts, die derzeit in Arbeit ist. Doch während Grüne und SPD ihn so umgestalten wollen, dass mehr Spielraum für öffentliche Investitionen bleibt, verfolgt die FDP genau den gegenteiligen Ansatz: Der Pakt sollte strengere Regelungen enthalten und Sanktionen gegen Mitgliedstaaten vorsehen, die fortgehend gegen die Defizitregeln der EU verstoßen, so die Partei. EA 24

 

 

 

 

Corona-Test. Neue Hürden für ausländische Studierende durch 3G-Regeln

 

Pünktlich zum Semesterbeginn werden Corona-Tests kostenpflichtig. Der Bundesverband ausländischer Studierender warnt: Viele Studenten wurden im Ausland mit in Deutschland nicht anerkannten Vakzinen geimpft. Für diese Studierenden müssten die Tests weiter kostenlos bleiben.

Corona-Schnelltests müssen ab dem 11. Oktober grundsätzlich selbst bezahlt werden. Das legt eine neue Verordnung des Bundesgesundheitsministeriums fest. Begründung: Inzwischen seien kostenlose Impfungen für alle möglich. Die Regelung tritt fast zeitgleich mit Beginn des neuen Semesters an Hochschulen in Kraft.

Der Bundesverband ausländischer Studierender (BAS) fordert daher kostenfreie Corona-Tests für Studierende, die aus dem Ausland kommen. Begründung: Viele ausländische Studierende haben sich in ihren Heimatländern impfen lassen. Teilweise sind die Impfstoffe in Deutschland jedoch nicht zugelassen. „Aus diesem Grund gelten ausländische Studierende, die mit solchen Impfstoffen geimpft wurden, als ungeimpft“, erläutert Fabian de Planque, Vorstandsmitglied des BAS.

Das kommende Wintersemester wird an den Hochschulen wieder überwiegend in Präsenz unter Durchsetzung der 3G-Regeln stattfinden. Der BAS begrüßt dies grundsätzlich, fordert allerdings Vermeidung unbilliger Härten. De Planque drückt seine Hoffnung aus, dass die „Ständige Impfkommission“ (STIKO) zeitnah eine Empfehlung dazu abgeben kann, wie in Fällen zu verfahren ist, in denen eine Impfung mit Impfstoffen vorliegt, die in Deutschland nicht zugelassen sind, und wie der Nachweis eines vollständigen Impfschutzes erfolgen kann. „Sollte keine umgehende Empfehlung der STIKO ausgesprochen werden, bedeutet das“, so de Planque weiter, „dass ausländische Studierende regelmäßig negative Tests nachweisen müssen.“

BAS warnt vor weiteren Hürden

Der BAS fordert daher weiter kostenfreie Corona-Tests für ausländische Studierende. Dies müsse gelten, „bis sie ein medizinisch unbedenkliches Impfangebot erhalten haben und wahrnehmen konnten bzw. bis ihre erhaltenen Dosen als vollständiger Impfschutz anerkannt werden“. Ausländische Studierende, die in ihren Ländern noch kein Impfangebot erhalten haben, sollten zudem die Möglichkeit eines Impfangebotes erhalten.

Der BAS warnt davor, dass die von den ausländischen Studierenden unverschuldete Situation zu weiteren Hürden für den Zugang zur Hochschule und den Lehrveranstaltungen führen würde. Es wäre den Studierenden, die eine Impfung nicht verweigern und meist nur über geringe finanzielle Mittel verfügen, nicht zuzumuten, wöchentlich die Kosten für mehrere Tests zu tragen.

Wohnungssuche für Studierende schwerer geworden

Dazu passt: Durch steigende Mieten, einen Mangel an Wohnungsangeboten und ein geringeres Einkommen hat sich während der Corona-Pandemie die Lage für Studierende auf dem Wohnungsmarkt in vielen Hochschulstädten verschärft. Im Vergleich zum Vorjahr stiegen die Mieten 2020 im Bundesdurchschnitt um 1,8 Prozent, wie aus dem am Mittwoch veröffentlichten gemeinsamen Studentenwohnreport des Finanzbetriebs MLP und des Instituts der deutschen Wirtschaft (IW) hervorgeht. Mit Warmmieten von 802 Euro zahlen Studierende in München deutschlandweit am meisten. Am günstigsten sind Wohnungen an den Universitätsstandorten Magdeburg, Leipzig und Greifswald. Hier fallen Kosten von weniger als 400 Euro an.

Zusätzlich hat sich die Einkommenssituation von rund 37 Prozent der Studierenden den Wohnungsmarktexperten zufolge durch die Auswirkungen der Pandemie verschlechtert. „Die Arbeitszeit beispielsweise in der Gastronomie- oder Tourismusbranche wurde reduziert und somit haben viele Studierende weniger verdient“, sagte Uwe Schroeder-Wildberg, Vorstandsvorsitzender von MLP. „Zehn Prozent haben ihren Job während der Pandemie ganz verloren.“

(mig 24)

 

 

 

Preisschock bei Lebensmitteln weltweit zwingt die ärmsten Familien 8 Tage für einen Korb voll Grundnahrungsmittel zu arbeiten

 

World Vision-Bericht alarmiert: Gesunde Ernährung für rund 3 Milliarden Menschen außer Reichweite – Kinder tragen die Hauptlast

Gesunde Lebensmittel für eine ausgewogene Ernährung werden weltweit aktuell für immer mehr Menschen zum Luxusgut. Bis Ende 2022 könnten infolge dieser Entwicklung 250 Kinder pro Tag an Unterernährung sterben, warnt die Kinderhilfsorganisation World Vision anlässlich des heute stattfindenden Gipfels zu Ernährungssystemen (Food Systems Summit) bei den Vereinten Nationen. Sie unterstützt das Anliegen des Gipfels, Menschen auch in Krisenzeiten besser vor Hunger zu schützen und gleichzeitig den Planeten vor Zerstörung der natürlichen Lebensgrundlagen zu bewahren.

Lebensmittelpreise erreichen den höchsten Stand seit einem Jahrzehnt

Im Mai 2020 erreichten die Lebensmittelpreise weltweit den höchsten Stand seit einem Jahrzehnt, und dieser Trend hat sich seitdem nicht verlangsamt. Am stärksten wirkt sich die Verteuerung in bereits vom Klimawandel betroffenen Regionen wie Ostafrika und Ländern wie Syrien oder Myanmar aus.  wo Armut und Konflikte es Menschen besonders erschweren, täglich nahrhaftes Essen auf den Tisch zu bringen.  Dies geht aus dem jüngsten World Vision-Bericht "Price Shocks" hervor.

Der Bericht "Price Shocks" untersucht, wie sich steigende Lebensmittelpreise derzeit auf Hunger und Unterernährung weltweit auswirken. Er vergleicht die Kosten eines Warenkorbs mit zehn Grundnahrungsmitteln in 31 Ländern und stellt fest, dass Deutsche durchschnittlich eine Stunde arbeiten müssten, um die zehn Artikel zu bezahlen, während Menschen in Syrien drei Tage und im Südsudan acht Tage arbeiten müssten, um die gleichen Artikel zu bezahlen. Die Kosten für Bananen beispielsweise machen im Südsudan 58 Prozent und im Tschad 61 Prozent eines durchschnittlichen Tageslohns aus - Länder, in denen Hunderttausende täglich hungrig zu Bett gehen.

 

Deutschland im Vergleich zu vielen ärmeren Ländern weniger betroffen

Während die Lebensmittelpreise zwischen Februar 2020 und Juli 2021 in Deutschland um 8,5 Prozent gestiegen sind, haben sich die Preise in Myanmar um 54 Prozent, im Libanon um 48 Prozent, in Mosambik um 38,3 Prozent, in Vanuatu um 30,9 Prozent, in Syrien um 29,2 Prozent und in Timor-Leste um 17,7 Prozent erhöht.  Betroffen sind demnach vor allem Menschen, die steigende Kosten am wenigsten ausgleichen können. Für rund drei Milliarden Menschen ist nahrhaftes und gesundes Essen infolge gestiegener Preise und niedrigerer Einkommen seit der Corona-Pandemie der Untersuchung zufolge unerreichbar geworden.

"Kinder tragen immer die Hauptlast einer Ernährungskrise, weil sie einen höheren Nährstoffbedarf haben als Erwachsene, schneller unterernährt werden und ein viel höheres Risiko haben, an Hunger zu sterben", erklärt Justine Aenishaenslin, Programm-Referentin für Gesundheit und Ernährung bei World Vision Deutschland.  "Und nicht nur ihre Gesundheit und geistige Entwicklung ist bedroht, denn hungernde Familien sind oft gezwungen, zu verzweifelten Maßnahmen wie Kinderheirat und Kinderarbeit zu greifen, um Essen auf den Tisch zu bringen."

Andere Studien schlagen ebenfalls Alarm und schätzen, dass die durch COVID-19 verschärfte Ernährungskrise bis Ende 2022 zu 283.000 weiteren Todesfällen bei Kindern unter fünf Jahren wird. Dies würde bedeuten, dass jeden Tag 250 Kinder an pandemiebedingter Unterernährung sterben würden. 13,6 Millionen weitere Kinder sind von gefährlicher körperlicher Auszehrung bedroht.

World Vision: Nahrungsproduktion und -verteilung muss krisenfester und nachhaltiger werden

Andrew Morley, CEO und Präsident von World Vision International, ruft die Weltgemeinschaft dazu auf, jetzt zu handeln, um die Abwärtsspirale aus Hunger, Unterernährung und Armut zu durchbrechen. "Es gibt genug Nahrung für alle. Wir appellieren an die politischen Entscheidungsträger: Unterstützen Sie uns dabei, die Versorgungssketten vom Acker bis zum Teller krisenfester, nachhaltiger und fairer zu gestalten. Geben Sie Familien weltweit die Möglichkeit, ihre Kinder gesund zu ernähren."

World Vision hat als Antwort auf die Krise allein im Jahr 2020 bereits 12 Millionen der weltweit am stärksten gefährdeten Menschen in 29 Ländern mit Nahrungsmitteln und Ernährungshilfen unterstützt. Gleichzeitig treibt sie die Verbreitung ökologisch nachhaltiger Agrarmethoden und die Verbesserung von Wertschöpfungsketten für Millionen Nahrungsmittelproduzenten, vor allem Kleinbäuerinnen und Kleinbauern in Afrika, Asien und Lateinamerika, voran. WV 23

 

 

 

Keine Ausreden bei der Verbreitung illegaler Inhalte

 

Der wachsende digitale Markt hat unser Leben einfacher gemacht und unsere Wirtschaft vorangetrieben. Doch es ist an der Zeit, dass wir illegalen Inhalten, die sowohl unseren Verbrauchern als auch unseren Unternehmen schaden, endlich ein Ende setzen. Von Christine Lambrecht und Simon Kollerup. Simon Kollerup ist Dänemarks Minister für Industrie, Wirtschaft und Finanzen.Christine Lambrecht ist die deutsche Bundesministerin der Justiz und für Verbraucherschutz.

Die digitale Entwicklung des letzten Jahrzehnts hat gezeigt, dass eine große Herausforderung vor uns liegt. Wir sind so rasch ins digitale Zeitalter gesprungen, dass wir beim Verbraucherschutz und bei der Regulierung von Hassreden jetzt nur schwer mithalten können.

Besonders besorgniserregend sind die Folgen von Online-Marktplätzen und sozialen Medien, wo sich illegale Inhalte verbreiten, wo gefälschte Shops, illegale Produkte und schädliche und strafbare Äußerungen immer wieder auftauchen, und wo Verbraucher und kleinere Unternehmen in ganz Europa vorsichtig bleiben, weil sie nicht darauf vertrauen können, dass die Plattformen ihren Teil der Verantwortung übernehmen.

Ein grundlegender Wandel ist notwendig. Wir müssen unverzüglich die ersten wichtigen Schritte einleiten. Das Gesetz über digitale Dienste wird derzeit im Rat der Europäischen Union und im Europäischen Parlament verhandelt, und obwohl es noch Meinungsverschiedenheiten zu überwinden gibt, wissen wir alle, dass es dringend notwendig ist, diese Herausforderungen wirksam anzugehen.

In Deutschland wurden junge Menschen im Alter von 14 bis 24 Jahren gefragt, was sie persönlich für die größten Risiken bei der Internetnutzung halten. Einundsechzig Prozent der Befragten nannten Betrug beim Online-Shopping und anderen Online-Transaktionen als eine ihrer größten Sorgen; neun Prozent gaben an, dies bereits persönlich erfahren zu haben. Vierzig Prozent nannten die Gefahr von Beleidigungen und hasserfüllten Kommentaren im Netz, siebenundzwanzig Prozent waren persönlich davon betroffen. Es ist deutlich: Betrug und Hass stehen ganz oben auf der Liste der Gefahren, denen man auf Internetplattformen ausgesetzt ist.

Ein von europäischen Verbraucherorganisationen durchgeführter Produktsicherheitstest ergab, dass von über 250 Produkten, die auf Online-Plattformen wie Wish, Amazon, eBay und AliExpress gekauft wurden, sechsundsechzig Prozent nicht den europäischen Sicherheitsstandards entsprachen. Die Ergebnisse reichten von mangelhafter Kennzeichnung bis hin zu Giftstoffen.

In Dänemark ergab eine Umfrage, dass es auf Facebook-Seiten von Nachrichtenmedien das Problem gibt, dass zu viele legale Inhalte entfernt werden und illegale Inhalte nicht entfernt werden.

Diese Herausforderungen sind natürlich weltweit angesiedelt. Viele der betroffenen Unternehmen verfügen über Budgets, die größer sind als die vieler europäischer Länder, und ihre Plattformen erstrecken sich über den gesamten Globus. Kein Land kann allein eine wirksame Kontrolle ausüben. Deshalb ist es von entscheidender Bedeutung, dass wir uns auf eine starke und sinnvolle Regulierung einigen, um weltweit einen neuen Maßstab zu setzen.

Damit uns dies gelingt, sehen wir die Notwendigkeit, das Gesetz über digitale Dienste in seiner jetzigen Form grundlegend zu ändern:

Wir brauchen Plattformen, die Verantwortung übernehmen, und illegalen Inhalten vorbeugen und entgegenwirken. Online-Plattformen müssen alle angemessenen technischen und organisatorischen Maßnahmen ergreifen, um zu verhindern, dass illegale Inhalte im Zusammenhang mit dem Verkauf von Waren und Dienstleistungen den Verbrauchern auf ihren Plattformen angezeigt werden. Wenn wir die Menge illegaler Inhalte im Internet wirksam reduzieren wollen, brauchen wir auch einen robusten Melde- und Aktionsmechanismus, damit illegale Inhalte entfernt werden können. Der Entwurf des Gesetzes über digitale Dienste enthält eine lange Liste von Anforderungen an die von den Nutzern eingereichten Meldungen, aber er legt nicht fest, welche Maßnahmen als Reaktion auf illegale Inhalte vom Diensteanbieter ergriffen werden müssen.

Tatsächlich verpflichtet der Entwurf des Gesetzes über digitale Dienste den Diensteanbieter weder dazu, illegale Inhalte zu entfernen oder zu sperren, noch legt er einen Zeitrahmen dafür fest. Da derartige Bestimmungen in dem Gesetz fehlen, ist es unabdingbar, dass die nationalen Gesetzgeber dazu ermächtigt werden. Sie müssen das Recht haben, effiziente Entfernung illegaler Inhalte sicherzustellen und entsprechende Fristen für die Entfernung festzulegen. So kann die Verbreitung von illegalen Hassreden und Produkten eingedämmt werden.

Darüber hinaus muss sichergestellt werden, dass Plattformen und die auf ihnen tätigen Händler eine zuverlässige Anlaufstelle bieten und damit eine klare Zuständigkeit für das Beantworten von Anfragen der Verbraucher oder Behörden geschaffen wird. Dies sollte auch für Plattformen aus Drittländern gelten, bei denen die Sicherheitsvorkehrungen möglicherweise unvollständig sind. Darüber hinaus sollte es möglich sein, mit der Kontaktstelle in jeder Sprache zu kommunizieren, in der der Anbieter seine Dienste anbietet.

Darüber hinaus wollen wir, dass Online-Plattformen die Verantwortung dafür übernehmen, ihre Verkäufer zur Einhaltung des Verbraucherrechts verpflichten. Online-Plattformen sollten auch verpflichtet sein, die Selbsteinstufung eines gewerblichen Händlers zu korrigieren, der behauptet, eine Privatperson zu sein, obwohl der Verkäufer tatsächlich ein gewerblicher Händler ist. Die Sorgfaltspflichten der Plattformen sollten mit der allgemeinen Haftungsbefreiung für E-Commerce-Plattformen verknüpft werden. Es erscheint widersprüchlich, dass Plattformen sich auf ein Haftungsprivileg berufen können, wenn sie ihre Sorgfaltspflicht verletzen.

Es ist höchste Zeit, dass wir etwas ändern. Wir wollen den wachsenden digitalen Markt unterstützen, und wir wollen, dass Technologieunternehmen ihre Dienste anbieten können, die unser Leben so viel einfacher gemacht haben. Aber wir können nicht zulassen, dass dies zu einer Entschuldigung dafür wird, illegale Inhalte gedeihen zu lassen. EA 23

 

 

 

Kunstsammlungen. Umbenennungen rassistischer Titel allein reichen nicht

 

Im Zuge der Provenienzforschung gehen Museen zunehmend auch an die Werktitel ihrer Sammlungen, die rassistisch und diskriminierend sind. Oftmals tauchen dabei mehrere Titel auf, meist nicht vom Künstler selbst vergeben. Der Umgang damit hat eine Debatte ausgelöst.

In der Diskussion über die Umbenennung von rassistischen und diskriminierenden Werktiteln in Museen hat der Präsident der Stiftung Preußischer Kulturbesitz, Hermann Parzinger, vor einfachen Lösungen gewarnt. Grundsätzlich sollte es keine diskriminierenden und verletzenden Werktitel geben, sagte Parzinger am Donnerstag in Berlin dem „Evangelischen Pressedienst“. „Ich glaube aber, dass es mit Umbenennungen allein nicht getan ist, sondern es geht um ein Verständnis von Geschichte“, fügte er hinzu.

Deshalb ist es in seinen Augen wichtig, „die Dinge zu kontextualisieren“. Dies komme den mündigen Museumsbesuchern sicher entgegen. Unter dem Dach der Preußen-Stiftung befinden sich unter anderem die Staatlichen Museen zu Berlin.

Parzinger reagierte darauf, dass die Staatlichen Kunstsammlungen Dresden (SKD) die Titel von bisher 143 Werken wegen rassistischer oder anderweitig diskriminierender Begriffe verändert hatten. Wörter wie „M…“, „Z…“ und „E…“ wurden aus Werkbezeichnungen entfernt.

Bearbeitung von Titeln übliche Praxis

Laut SKD ist die Bearbeitung von Werk- oder Objekttiteln eine seit Jahrhunderten in vielen Museen der Welt übliche Praxis. Bis in das 19. Jahrhundert hinein seien Kunstwerke nur selten von den Künstlern selbst betitelt worden. Insofern wiesen sie also in den meisten Fällen keinen „Originaltitel“ auf. „Wenn es kein vom Künstler vergebener Originaltitel ist, gibt es doch keinen Grund, einen diskriminierenden Titel zu tradieren“, sagte die Leiterin der SKD, Marion Ackermann, der „Berliner Zeitung“.

Die stellvertretende Generaldirektorin der Staatlichen Museen zu Berlin, Christina Haak, erklärte auf epd-Anfrage, ihre Häuser seien sich den aktuell von den Dresdner Kolleginnen und Kollegen angestoßenen Fragestellungen schon seit langem bewusst. Sie stünden dazu „im engen thematischen Austausch mit vielen Museen und musealen Sammlungen weltweit“.

Verantwortung und Sensibilisität

Es gehöre zu den zentralen Aufgaben von enzyklopädischen Sammlungen, so Haak, verantwortungsbewusst und sensibel mit Sprache umzugehen. Ziel der Forschungs- und Vermittlungsarbeit in den 15 Sammlungen sei auch, die kulturelle Vielfalt und Vielsprachigkeit der Bestände zu kontextualisieren und nachvollziehbar zu machen. Haak betonte, „Museen sind immer auch Zeitspeicher, die sich selbstkritisch auch den dunklen Phasen ihrer Entstehungs-, Entwicklungs- und Sammlungsgeschichte stellen und diese transparent wie differenziert an ihr Publikum vermitteln sollten“.

Ein Sprecher der Staatlichen Museen zu Berlin ergänzte, obwohl grundsätzlich auf die sogenannte Kontextualisierung gesetzt werde, „kann es bei einzelnen ausgewählten Werken zu Umbenennungen kommen – auch deren Kontext wird dann wiederum per Label vor Ort für die Besucher und Besucherinnen erläutert“. (epd/mig 23)

 

 

 

EU will verstärkt gegen Fehlinformationen über Corona-Impfungen vorgehen

 

Die Europäische Union will verstärkt gegen Zögerlichkeiten bei Corona-Impfungen und Fehlinformationen über die Impfstoffe vorgehen. Bei den Impfquoten bestehen derweil noch große Unterschiede zwischen den einzelnen Mitgliedstaaten.

Die EU müsse weiterhin an den Herausforderungen arbeiten, „besonders an Zögerlichkeiten beim Impfen, beispielsweise wegen Kampagnen mit Fehlinformationen, die Menschen verängstigen“, sagte der slowenische Staatssekretär für Europäische Angelegenheiten, Gasper Dovzan, am Dienstag (22. September) nach einem Treffen der Europaminister in Brüssel.

Es seien mittlerweile zwar rund 70 Prozent der Erwachsenen in der EU geimpft, aber es bestünden Unterschiede zwischen den Mitgliedstaaten. Daher müssten „zusätzliche Anstrengungen“ unternommen werden, um Corona-Impfungen voranzutreiben, sagte Dovzan.

„Solange dies nicht überall in Europa der Fall ist, werden wir nicht sicher sein“, fügte Dovzan hinzu, dessen Land gerade die turnusmäßige EU-Ratspräsidentschaft innehat.

Auch der EU-Vizekommissionspräsident Maros Sefcovic sprach von „einer großen Diskrepanz“ in den Mitgliedstaaten.

Während das Europäische Zentrum für die Prävention und die Kontrolle von Krankheiten (ECDC) und die Europäische Arzneimittelbehörde (EMA) Informationen zur Notwendigkeit einer dritten Impfdosis zusammentrügen, sei die Empfehlung der Wissenschaft momentan, dass die Priorität der EU auf der Erhöhung der Impfquote liegen solle.

Vor dem Treffen der Europaminister hatte sich auch Europa-Staatsminister Michael Roth (SPD) für eine Ausweitung der Corona-Impfkampagne durch mehr Informationen und Austausch ausgesprochen.

Er rate „dazu, dass wir uns noch intensiver darüber austauschen, wie wir Menschen ermutigen können, sich impfen zu lassen. Denn in vielen Staaten wird die Debatte stark geprägt von Ängsten, aber auch von Verschwörungstheorien“, sagte Roth.

Es scheine gesellschaftliche Kreise zu geben, „vor allem auch nationalistische und populistische, die das Impfen auch instrumentalisieren, um Ängste zu schüren“, fügte der Minister hinzu.

Der Anteil der Geimpften variiert in den 27 Mitgliedsländern stark. Während in Bulgarien nur 21 Prozent aller Erwachsenen vollständig geimpft sind, erhielten nach Angaben des ECDC bereits rund 81 Prozent der Erwachsenen in Frankreich eine vollständige Impfung. In Deutschland liegt der Anteil demnach bei rund 74 Prozent. EA 22

 

 

 

Studie. Medien in EU transportieren Angst vor Migranten

 

Angst spielt bei der EU-Migrationspolitik eine große Rolle. Und diese Angst wird von Medien generiert. Das geht aus einer neuen Studie hervor. Demgegenüber werden die Schicksale der Betroffenen übergangen.

Eine auch von den Medien generierte Angst spielt einer neuen Studie zufolge eine große Rolle in der EU-Migrationspolitik. Den Eindruck „eines ‚belagerten und bedrohten‘ Europas“ vermittelten die meisten großen Zeitungen in der EU durch den Abdruck von Migrationsrouten, heißt es in dem Papier über „EU-Grenzregime“, das die Europaabgeordnete Özlem Demirel (Linke) am Montag online vorstellte.

Es entstünden Karten, „auf denen sich zahlreiche Pfeile auf Nationalstaaten hinbewegen“. Zugleich würden die Schicksale der einzelnen Menschen ebenso übergangen wie Migrationsbewegungen aus Europa heraus. Das schaffe „den Eindruck, als würde sich eine äußere Bedrohung auf die Europäischen Nationalstaaten zubewegen“, schreibt die Autorin Jacqueline Andres.

Migranten „ein Testfeld“ für neue Technologien

Der Fokus der Studie liegt demzufolge auf der Sicherheits- und Rüstungsindustrie, die von der EU-Asylpolitik profitiere. Migrantinnen und Migranten bildeten dabei oft „ein Testfeld“ für neue Technologien, sagte Andres bei einem Pressegespräch.

Biometrische Anwendungen etwa seien immer wieder in Flüchtlingslagern getestet worden, da dort geringerer Datenschutz herrsche. Bei Drohnen biete oftmals die Migrationskontrolle über dem Meer, wo diese eher fliegen dürften als über Land, einen „leichten Einstieg“. (epd/mig 22)

 

 

 

Wirtschaft und Ökologie. Investitionsspielwiese

 

Wer bestimmt, was auf den Teller kommt? Der UN-Welternährungsgipfel darf das Greenwashing von Konzernen in der Lebensmittelkette nicht legitimieren. Von Astrud Beringer

 

Es ist noch gar nicht so lange her, da fingen zu Beginn der Pandemie einige an, panisch Nahrungsmittel zu horten. Andere fanden sich plötzlich hilflos vor leeren Marktregalen. Spätestens die Coronakrise hat uns vor Augen geführt, wie fragil die Just-in-Time-Lieferketten unseres vorherrschenden Ernährungssystems sind.

Am 23. September findet in New York der UN-Welternährungsgipfel statt. Er könnte zu einem Sprungbrett für Konzerne werden, Greenwashing-Praktiken als Mittel gegen den Klimawandel und den globalen Hunger zu legitimieren. Das ist ein gefährlicher Trend. Im letzten Pandemiejahr litt weltweit jeder Zehnte an akuten Hunger und rund 2,4 Milliarden Menschen lebten in ständiger Sorge um ausreichende und angemessene Ernährung. Profitinteressen dürfen nicht über Ernährungssicherheit und -souveränität stehen. Bereits der massive Nahrungsmittelpreisanstieg und die schlimme Hungerkrise 2007/2008 hätten Warnung genug sein sollen. Doch Streben nach Profitmaximierung wurde bislang keinen Einhalt geboten. Im Gegenteil: Landwirtschaftliche Flächen wurden als Investitionsziele noch attraktiver. Microsoft-Mitbegründer Bill Gates entpuppte sich Anfang 2021 als größter Landbesitzer der USA. Die weltweite Transparenzinitiative Land Matrix schätzte 2016, dass rund 42 Millionen Hektar der landwirtschaftlichen Nutzflächen weltweit von jeweils ausländischen Investoren aufgekauft wurden.

Und Landwirtschaft kann noch lukrativer für Konzerne werden. Die Idee: Ackerland als Instrument zur Kohlenstoffsenkung im Rahmen des Klimaschutzes. Landwirte können Emissionsgutschriften von einer staatlichen oder einer UN-Behörde erhalten, wenn sie auf Praktiken zur Speicherung von Kohlenstoff setzen. Dies kann z.B. durch die Umstellung auf Direktsaat erfolgen, wo zeitweise auf die Bodenbearbeitung verzichtet wird, oder durch den Anbau von Deckungspflanzen. Die Pflanzen bleiben ungeerntet und zersetzen sich auf dem Feld, was das Freisetzen von gespeichertem Kohlenstoff verhindert. Es ist allerdings eine Milchmädchenrechnung: Wird der Boden nach einiger Zeit gepflügt, entweicht das gespeicherte CO2 in die Atmosphäre – nur eben zeitverzögert.

Kritiker bemängeln an dieser Praxis auch, dass die Messung des im Boden gespeicherten Kohlenstoffs äußert schwierig und stark ortsabhängig ist. Hinzu kommt der Missbrauch durch Greenwashing: Verkaufen Landwirte ihre Emissionsgutschriften an Konzerne, können diese damit ihr Konto ausgleichen, ohne etwas an ihren eigenen Ausstößen ändern zu müssen. Je höher der gespeicherte Kohlenstoffgehalt, desto höher der finanzielle Wert der Böden. Werden diese Gutschriften auf den Finanzmärkten gehandelt, steigt auch das Risiko für Lebensmittelpreisschwankungen.

Die industrielle Landwirtschaft ist für rund ein Drittel der gesamten globalen Treibhausgasemissionen verantwortlich. Der Großteil dieser Emissionen sind jedoch auf Methan (CH4) und Lachgas (N2O) und weniger auf CO2 zurückzuführen. Methan wird vor allem in der Rinderzucht, beim Reisanbau und durch den Einsatz von chemischem Düngemittel produziert. Über die Hälfte des CO2-Ausstoßes in der Landwirtschaft stammt von Aktivitäten, die außerhalb des landwirtschaftlichen Betriebs stattfinden. Dazu zählen die Abholzung von Wäldern sowie die Produktion und der Transport von chemischen Düngemitteln, Herbiziden und Saatgut.

Der Klimanutzen dieser carbon farming-Initiativen, wie sie im Europäischen Green Deal genannt werden, ist umstritten. Auch der darin angepriesene finanzielle Mehrwert für Kleinproduzentinnen hält sich in Grenzen. Denn nur jene, die tausende Hektar Land besitzen, könnten damit tatsächlich Gewinne erzielen, wie kürzlich eine Gruppe von Umweltaktivisten in den USA kritisierte.

Am diesjährigen UN-Welternährungsgipfel nehmen im Rahmen eines Multi-Stakeholder-Modells auch Konzerne, Banken und philanthropische Organisationen teil. Sie alle durften auf dem Vorgipfel Ende Juli in Rom ihre Ideen zur Transformation unserer Ernährungssysteme auf den Diskussionstisch legen. Das Argument: Wir brauchen auch diejenigen an Bord, die unsere „kostspielige“ Agrar- und Ernährungswende finanzieren können. Es überrascht nicht, dass soil health, also die Gesundheit unserer Böden, im Mittelpunkt dieses konzerngeprägten „Lösungsmenüs“ steht. Dieses Menü wird aber weder zu einer signifikanten Senkung der CO2-Emissionen noch zu einer grundsätzlichen Verbesserung der globalen Ernährungssicherheit führen.

Davor warnt auch ein aktueller Oxfam-Bericht. Das Anwerben von carbon farming-Initiativen kann einen neuen Nachfrageschub nach Ackerland – ausschließlich für die Kohlenstoffbindung – auslösen. Diese Entwicklung würde die Nahrungsmittelproduktion in den Hintergrund drängen, mit schwerwiegenden Folgen für die weltweite Ernährungssicherheit. Der UN-Welternährungsgipfel droht jedoch genau diesen kohlenstoff-zentrierten Lösungsansätzen den Weg freizuräumen.

Der Gipfel ist angesichts seiner Multi-Stakeholder-Struktur kein zwischenstaatliches Treffen, bei dem legitime Beschlüsse getroffen werden können. Er ist eine Veranstaltung des UN-Generalsekretärs unter enger Mitwirkung des Weltwirtschaftsforums. Das UN-Welternährungskomitee, das partizipativste UN-Gremium, wurde erst im Verlauf in die Gipfelvorbereitungen miteinbezogen. Der starke Einfluss des Privatsektors scheint aber zu fruchten. Im Nachgang zum Gipfel sollen die in diesem Rahmen entstandenen Multi-Stakeholder-Aktionsbündnisse weitergeführt werden und Staaten zu verschiedenen Gipfelthemen, beispielsweise carbon farming, beraten. Ihre Entstehung und Legitimität werden von der im UN-Welternährungskomitee selbstorganisierten Zivilgesellschaft äußerst kritisch gesehen. Der UN-Sonderberichterstatter für das Recht auf Nahrung, Michael Fakhri, hat in seinem letzten Bericht auf die enormen Gefahren der aufsteigenden Konzernmacht in der UN durch den Gipfel aufmerksam gemacht.

Es gibt eine Vielzahl sinnvoller Vorschläge, wie die gegenwärtigen Herausforderungen im Bereich Ernährung angegangen werden könnten. Dazu zählen agrarökologische Praktiken, die auf den Menschen ausgerichtet, nachhaltig und kosteneffizient sind. Sie rehabilitieren nachweislich kohlenstoffarme Böden und stärken gleichzeitig die Ernährungssicherheit. Die Agroforstwirtschaft erhöht die Kohlenstoffspeicherung in den Böden durch das Pflanzen von Bäumen auf landwirtschaftlichen Flächen. Zudem ermöglicht sie Kleinbäuerinnen, sich aus der rigiden Abhängigkeit von agrochemischen Produktionsmitteln zu befreien. Chemische Düngemittel, Herbizide und Saatgut sind meist teuer und müssen jährlich erneut gekauft werden. Viele Kleinbauern geraten hierdurch in eine Armutsspirale. Carbon farming hilft ihnen nicht, sich von diesen Abhängigkeiten zu lösen. Denn ihr Mangel an Autonomie darin, wie sie Landwirtschaft betreiben wollen, wird dadurch nicht behoben. Ganz im Gegenteil: Konzerne werben mit dem Modell der Direktsaat, um durch den Verkauf von Begleitprodukten wie chemischen Düngemitteln Gewinne zu erzielen. Davon profitieren weder die Umwelt noch die Kleinbäuerinnen.

Wenn wir uns auf landnutzungsbasierte Lösungen zur Hunger- und Klimawandelbekämpfung konzentrieren, müssen Sicherheit und Souveränität in der Lebensmittelkette – für Produzenten wie für Verbraucherinnen – an oberster Stelle stehen. Beim UN-Welternährungsgipfel am 23. September sollten sich die Regierungen gegen eine Fortführung des Multi-Stakeholder-Ansatzes in der UN und für den Erhalt von inklusiven Gremien wie dem UN-Welternährungskomitee aussprechen. Nur so können die UN vor einem schrittweisen Demokratieabbau geschützt werden und die UN-Mitgliedsstaaten ihre Verantwortung als Pflichtenträger beibehalten. Es darf kein „business as usual“ mehr geben, radikale Lösungsansätze werden gebraucht. Der Einsatz von Herbiziden muss verboten, das globale Saatgutmonopol beendet werden. Die Regierungen müssen der wachsenden Konzernmacht durch verbindliche Regeln zum Schutz von Klima, Umwelt und Menschenrechten einen Riegel vorschieben. IPG 21

 

 

 

 

Studien zu Klimawandel. Reiche Länder halten Versprechen nicht ein

 

Obwohl Industrieländer die Verursacher des Klimawandels sind, treffen die Folgen oft nur die armen Länder. Und dennoch bleiben reiche Länder weit hinter ihren zugesagten Versprechen zurück. Das geht aus zwei aktuellen Studien hervor.

Reiche Industriestaaten müssen einer Studie zufolge bei der Entwicklungszusammenarbeit mit ärmeren Ländern stärker auf die Klimarisiken achten. Die vom Entwicklungsministerium finanzierte und am Montag veröffentlichte Untersuchung des Deutschen Instituts für Entwicklungspolitik (DIE) und des NewClimate Institute weist auf die wachsende Bedeutung von Entwicklungs- und Schwellenländern im Kampf gegen die Erderwärmung hin.

Aktuell stagnieren den Angaben zufolge die Emissionen der Industrieländer auf hohem Niveau, während die der Entwicklungs- und Schwellenländer weiter ansteigen. Viele Schwellenländer mit rasant steigenden Emissionen nähmen Klimaschutz als zusätzliche Belastung wahr und seien deshalb zurückhaltend, wenn es um internationale Zusagen gehe, heißt es. Zugleich seien Menschen in diesen Ländern von der Erderwärmung besonders hart getroffen.

Industrieländer historische Verursacher des Klimawandels

Die Industrieländer als historische Verursacher des Klimawandels werden aufgefordert, ärmere Länder dabei zu unterstützen. Es sei absehbar, dass die internationale Klimafinanzierung hinter den versprochenen 100 Milliarden US-Dollar jährlich zurückbleibe, heißt es. Die Studie sieht vor allem beim weltweiten Energiekonsum Handlungsbedarf. So müssten eine wirksame CO2-Bepreisung und der schrittweise Abbau von Subventionen für fossile Brennstoffe national und international vorangebracht werden. Weltweit müsse die Stromerzeugung modernisiert und die Landwirtschaft klimafreundlicher betrieben werden. Ökosysteme müssten geschützt und Wasser sparsam genutzt werden.

Entwicklungsminister Gerd Müller (CSU) erklärte, der „nationale Tunnelblick“ beim Klimaschutz müsse überwunden werden. Schwellen- und Entwicklungsländer seien für die Erreichung der Klimaziele zentral.

Oxfam: Reiche Länder bleiben hinter Versprechen zurück

Auch nach einer Analyse der Entwicklungsorganisation Oxfam bleiben die reichen Staaten dramatisch hinter ihren Zusagen zur Unterstützung armer Länder bei der Bewältigung der Klimakrise zurück. Voraussichtlich 75 Milliarden Dollar weniger als versprochen würden die wohlhabenden Länder in den kommenden Jahren bereitstellen, erklärte Oxfam in der am Montag veröffentlichten Studie in Berlin.

Eigentlich sollten ab 2020 pro Jahr 100 Milliarden US-Dollar zur Unterstützung fließen, betonte Oxfam. Die Analyse habe jedoch gezeigt, dass die reichen Länder nach derzeitigen Zusagen und Plänen ihr 100-Milliarden-Ziel nicht einmal bis 2025 erreichen würden, also fünf Jahre nach dem ursprünglich vereinbarten Termin. Die Autoren des Berichts gehen im Jahr 2025 demnach von 93 bis 95 Milliarden Dollar aus. Über den Zeitraum von 2020 bis 2025 würden den Empfängerländern zwischen 68 und 75 Milliarden Dollar an Unterstützung fehlen gegenüber einem Szenario, in dem die Geberländer in allen Jahren ihr Versprechen von 2009 einhalten würden, beklagte Oxfam.

Dabei sei die Klimafinanzierung einer der Hauptpfeiler des Pariser Abkommens und von entscheidender Bedeutung, um die Klimakrise zu bewältigen. Die jährlichen Anpassungskosten in den Entwicklungsländern beliefen sich dabei nach Angaben des UN-Umweltprogramms bis 2030 voraussichtlich auf 140 bis 300 Milliarden Dollar und bis 2050 auf 280 bis 500 Milliarden Dollar. „Viele der Empfängerländer sind auf die versprochene Unterstützung angewiesen, um auf saubere Energie umzustellen und sich an die Erderwärmung anzupassen, etwa sich vor Ernteausfällen, zunehmenden Unwettern oder dem steigenden Meeresspiegel zu schützen“, erklärte Oxfam. „Der Handlungsdruck war niemals größer.“

Hilfe oft nur Darlehen

Kritikwürdig sei auch, wie und wofür die wohlhabenden Länder die Klimahilfen bislang bereitstellten, führte Oxfam weiter aus. Während UN-Generalsekretär António Guterres und Hilfsorganisationen forderten, die Hälfte der Mittel für Klimaanpassung auszugeben, stünden dafür bislang nur etwa ein Viertel bereit. Zugleich seien 2019 etwa 70 Prozent der Gelder als Darlehen statt als Zuschüsse gewährt worden, was die Empfängerländer in eine höhere Verschuldung treibe.

Die Analyse wurde zu informellen Klimagesprächen von Staats- und Regierungschefs im Rahmen der UN-Vollversammlung am Montag veröffentlicht. Diese seien ein entscheidender Moment vor dem UN-Klimagipfel im November in Glasgow, betonte Oxfam. (epd/mig 21)

 

 

 

USA heben Einreisestopp für geimpfte Reisende auf

 

Freie Einreise für Geimpfte: Die USA lockern die vor eineinhalb Jahren wegen der Corona-Pandemie verhängten Einreiseverbote für Europäer und andere Ausländer.

Vollständig geimpfte Nicht-US-Bürger werden ab „Anfang November“ wieder einreisen dürfen, wie der Corona-Koordinator des Weißen Hauses, Jeffrey Zients, am Montag (20. September) sagte. Voraussetzung sind neben der Impfung ein negativer Corona-Test und eine Zustimmung zur Kontaktverfolgung. Deutschland und die EU reagierten erleichtert auf den Schritt.

„Great news – für deutsche und europäische Investitionen, unseren Export und die gesamten transatlantischen Beziehungen“, schrieb Vize-Kanzler Olaf Scholz (SPD) auf Twitter. Auch die deutsche Botschafterin in Washington, Emily Haber, sprach von „tollen Neuigkeiten“. Die EU-Kommission erklärte: „Dies ist ein lang erwarteter Schritt für getrennte Familien und Freunde und eine gute Nachricht für die Wirtschaft.“

Erleichtert zeigte sich auch Lufthansa-Chef Carsten Spohr: „Die heute angekündigte Rücknahme von Reiserestriktionen in die USA stellt nicht nur für unsere Airlines einen großen Schritt aus der Krise dar, sondern sie ist auch eine hervorragende Nachricht für die transatlantische Partnerschaft. Ab November können sich Familien und Freunde endlich wiedersehen und Geschäftspartner ihre Beziehungen wieder persönlich weiterentwickeln.“ Auch Air France begrüßte den Schritt als „fantastische Nachricht“.

Der im März 2020 unter dem damaligen Präsidenten Donald Trump verhängte Einreisestopp für Europäer war zuletzt zunehmend umstritten. Die bisherigen Regelungen untersagen Einreisen für jene, die sich in den 14 Tagen zuvor im Schengen-Raum, in Irland oder in Großbritannien aufgehalten haben. Einreiseverbote gelten außerdem für China, Indien, Brasilien, Südafrika und den Iran. Nicht betroffen sind US-Bürger, Menschen mit einer dauerhaften Aufenthaltserlaubnis – einer sogenannten Green Card – und Inhaber bestimmter Visa mit einer Ausnahmegenehmigung.

Trumps Nachfolger Joe Biden hielt nach seinem Amtsantritt im Januar an den Einreiseverboten fest. Das sorgte in der EU und auch in den USA zunehmend für Kritik – zumal die EU entsprechende Einreisebeschränkungen für US-Bürger imvJuni aufhob und viele EU-Staaten bei Impfungen und Infektionszahlen besser dastehen als die USA.

Nicht nur klagten Reise- und Wirtschaftsverbände über die US-Einreiseverbote. Durch die Regelungen konnten sich auch zahlreiche getrennt lebende Paare und Familien nicht mehr sehen. Die Einreiseverbote waren auch Thema beim Washington-Besuch von Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) im Juli.

Reisende müssen mit der neuen Regelung vor Abflug einen Nachweis ihrer Corona-Impfung und einen höchstens drei Tage alten negativen Coronatest vorlegen, wie Corona-Koordinator Zients sagte. Eingerichtet wird zudem ein System zur Kontaktverfolgung. Verschärft werden zudem die Vorgaben für nicht geimpfte US-Bürger: Diese müssen bei einer Einreise einen Coronatest vorzeigen, der nur einen Tag alt sein darf.

Keine Angaben machte Zients darüber, welche Impfungen anerkannt werden. Darüber soll die US-Gesundheitsbehörde CDC entscheiden.

Zients betonte, die Lockerung der Einreiseverbote basiere auf „der Wissenschaft“. Allerdings dürfte der Schritt auch als politisches Zugeständnis der US-Regierung an die Europäer gewertet werden – und das inmitten angespannter Beziehungen.

Der chaotische Afghanistan-Abzug der USA hat in europäischen Staaten für Kritik gesorgt. Zuletzt stieß Biden zudem den Verbündeten Frankreich vor den Kopf, als er mit Australien und Großbritannien eine Vereinbarung für den Bau von Atom-U-Booten traf – zu Kosten eines U-Boot-Geschäfts zwischen Australien und Frankreich. EA 21

 

 

 

Blue Card. EU-Parlament will Zuzug von Arbeitsmigranten erleichtern

 

Die Blue Card zur Anwerbung von Fachkräften aus Drittstaaten ist deutlich hinter den Erwartungen geblieben. Deshalb hat das EU-Parlament jetzt die Hürden gesenkt und weitere Lockerungen in Aussicht gestellt.

Das Europaparlament hat neue Regeln für sogenannte Blue Cards verabschiedet, um den Zuzug hochqualifizierter Arbeitsmigranten in die Union zu erleichtern. Künftig müssen Antragsteller nur noch für mindestens sechs Monate einen Arbeitsvertrag oder ein verbindliches Jobangebot vorweisen, wie das Parlament am Mittwochabend in Straßburg mitteilte. Bisher lag die Untergrenze bei zwölf Monaten.

Der Nachweis über höhere Qualifikationen oder berufliche Fähigkeiten bleibt als wesentliche Voraussetzung der Blue Card bestehen. Es werde aber möglich sein, bestimmte Arten von Qualifikationen etwa im Bereich der Informations- und Kommunikationstechnologie durch „den Nachweis einschlägiger Berufserfahrung nachzuweisen“.

Mindestgehalt gesenkt

Zugleich wurde die Schwelle des Mindestgehalts gesenkt. Bislang mussten die Arbeitnehmer von außerhalb der EU brutto mindestens anderthalb mal so viel verdienen wie der Durchschnitt im EU-Staat, in den sie kommen wollten. Künftig muss es nur noch genauso viel sein. Auch die Bedingungen für den Aufenthalt von Familienangehörigen wurden gelockert.

Mit der vor rund zehn Jahren eingeführten Blue Card will die EU die Anstellung hochqualifizierter Menschen aus Drittstaaten erleichtern und dem Arbeitskräftemangel in bestimmten Branchen begegnen. Bisher hat sie laut Parlament aber zu wenige Arbeitskräfte angezogen. 2019 wurden demnach EU-weit 36.806 Karten ausgestellt, davon 28.858 in Deutschland.

Weitere Öffnungen geplant

„Wir müssen alles tun, um die legale Zuwanderung nach Europa zu verbessern“, erklärte der federführende Abgeordnete Javier Moreno Sánchez (Spanien, sozialdemokratische Fraktion): „In Zukunft wollen wir noch weiter gehen, damit auch Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer mit mittleren und gering bezahlten Tätigkeiten einen ebenso positiven Beitrag zu unserer Gesellschaft leisten können wie die Inhaberinnen und Inhaber der Blue Card jetzt.“

Die EU-Mitgliedstaaten müssen den neuen Regeln noch zustimmen. Nach Inkrafttreten haben die Mitgliedstaaten zwei Jahre Zeit zur Umsetzung in nationales Recht. (epd/mig 20)

 

 

 

 

Zarter Optimismus: Apothekenteams glauben an den Erkältungsmarkt

 

Berlin - In Deutschland haben Abstands- und Hygieneregeln für einen starken Rückgang von Erkältungsinfekten gesorgt. Das spürten besonders die Apotheken und die Hersteller. Doch das wird sich in der bevorstehenden Saison nicht so dramatisch wiederholen, glaubt das Apothekenpersonal. Laut einer aktuellen aposcope-Befragung gehen Apotheker:innen und PTA davon aus, dass der Verkauf von Erkältungsmitteln zum Winter hin wieder steigt und die Lagerbestände schwinden. Das Bedürfnis an Kommunikation und Weiterbildung mit den Herstellern ist unterdessen groß.

Kontaktbeschränkungen, Lockdown sowie Abstands- und Hygienemaßnahmen sollten die Ausbreitung des Coronavirus in Schach halten. Als „Nebeneffekt“ ging auch die Zahl anderer Atemwegserkrankungen zurück. Doch ganz ausgeblieben sind Erkältungen und grippale Infekte nicht – und daran wird sich auch in dieser Saison nichts ändern. Geht es nach dem Apothekenpersonal, wird der Verkauf von Erkältungspräparaten in den kommenden Wochen wieder anziehen. Dies glauben mehr als acht von zehn Befragten in der aktuellen aposcope-Studie.

Ob Kombipräparte, Mittel gegen Husten/Hals-/Nasenbeschwerden – die Lager der Vor-Ort-Apotheken sind ausreichend oder sogar im Übermaß gefüllt. So gibt ein Großteil der Apotheker:innen und PTA, die für die Bevorratung mit Erkältungsmitteln zuständig sind und verschiedene Produktgruppen bewertet haben, an, dass die zu großen Lagerbestände im Schnitt noch vier bis sechs Monate ausreichen. Dagegen müssen diejenigen mit derzeit lediglich ausreichenden Beständen vermutlich deutlich früher wieder das Lager auffüllen.

Für die teils arg gebeutelten Hersteller ist es anscheinend höchste Zeit, sich bei den Apothekenteams ganz vorne zu platzieren. Wie das gelingt, zeigt die neue Marktanalyse von aposcope zum Thema „Erkältungsmarkt 2021 – Umgang mit dem Einbruch in Apotheken und was Hersteller jetzt tun können“. Die Teams haben einige spezielle Wünsche an Hersteller, damit das Segment Erkältungsmittel in der Vor-Ort-Apotheke gestärkt wird. Mehr dazu erläutern die detaillierten Studienergebnisse.

Die gesamte Marktanalyse mit aufschlussreichen Informationen zusammengefasst in einem grafischen Ergebnisbericht und einem detaillierten Tabellenband kann zum Preis von 990,00 Euro netto erworben werden. Jetzt Ergebnisse sichern!

Hinweis zur Methodik

Für die aposcope-Studie „Erkältungsmarkt 2021 – Umgang mit dem Einbruch in Apotheken und was Hersteller jetzt tun können“ wurden vom 31. August bis 05. September 2021 insgesamt 500 verifizierte Apotheker:innen und PTA online befragt. Dabei beantworteten die Teilnehmer:innen mehr als 35 Fragen zu verschiedenen Themen. Alle Informationen zur Studie gibt es hier.

aposcope. Apotheke verstehen.

Wir erheben und analysieren Daten von Apotheker:innen und PTA. Ein eigenes Online-Panel ermöglicht Unternehmen und Organisationen, die am Apothekenmarkt interessiert sind, die Perspektive des pharmazeutischen Personals einzunehmen. aposcope vertieft das Verständnis für den Zielmarkt und hilft, effiziente Entscheidungen zu treffen. aposcope ist ein Marktforschungsangebot der EL PATO Medien GmbH, die in Berlin mit mehr als 60 Mitarbeitenden Medien und andere Formate für den deutschsprachigen Gesundheitsmarkt betreibt. GA 21

 

 

 

 

OECD-Bericht. Klimahilfen für arme Länder unzureichend

 

Um in armen Ländern die Folgen des Klimawandels abzufedern, haben Industriestaaten Hilfen versprochen. Von den zugesagten Zielen sind sie aber noch weit entfernt, kritisiert OECD.

Bei den versprochenen Klimahilfen für arme Länder hinken die Industriestaaten deutlich hinterher. Im Jahr 2019 flossen aus den reichen Staaten 79,6 Milliarden Dollar für Klimaschutz und Anpassung in in die Entwicklungsländer, zwei Prozent mehr als 2018, wie aus einem am Freitag in Paris veröffentlichen Bericht der Organisation für wirtschaftliche Zusammenarbeit und Entwicklung (OECD) hervorgeht.

OECD-Generalsekretär Mathias Corman erklärte, damit sei klar, dass die Industriestaaten von ihrem international zugesagten Ziel, ab 2020 jährlich 100 Milliarden Dollar zur Verfügung zu stellen, weit entfernt seien. Offizielle Daten zu 2020 sollen erst kommendes Jahr vorgelegt werden.

Enttäuschend

Die geringe Zunahme der Mittel zwischen 2018 und 2019 sei enttäuschend, sagte Corman. „Es muss mehr getan werden“, betonte er und würdigte die Bemühungen Deutschlands und Kanadas, zum kommenden Klimagipfel in November in Glasgow einen Plan zur weiteren Aufstockung der Mittel vorzulegen.

Dem Bericht zufolge kamen 2019 etwa 62,9 Milliarden Dollar an Klimahilfen aus den Haushalten der Industriestaaten, 14,6 Milliarden Dollar wurden aus privaten Quellen mobilisiert. Weitere 2,6 Milliarden Dollar wurden in Form von Exportkrediten bereitgestellt.

Asien erhält meiste Hilfe

25 Prozent der Gelder wurden für die Anpassung an den Klimawandel ausgegeben, 65 Prozent für Maßnahmen zur CO2-Minderung und der Rest für bereichsübergreifende Maßnahmen, wie es weiter hieß. Mehr als die Hälfte der Mittel floss in Infrastruktur – etwa in Energie- und Transportprojekte -, die übrigen Gelder kamen hauptsächlich der Landwirtschaft und der „sozialen Infrastruktur“ zugute, zu der zum Beispiel die Wasserversorgung gehört.

Der Kontinent, der die meisten Klimahilfen erhält, ist Asien. Dorthin flossen zwischen 2016 und 2019 durchschnittlich 43 Prozent der Mittel, gefolgt von Afrika (26 Prozent) sowie Süd- und Mittelamerika (17 Prozent). Klimawandel gehört mittlerweile mit zu den größten Fluchtursachen weltweit. (epd/mig 20)

 

 

 

 

Kinderarmut in Deutschland

 

Jedes fünfte Kind lebt In Deutschland in Kinderarmut, behauptete Annalena Baerbock im dritten 3 Triell. Soziale Gerechtigkeit gibt es nach ihren Worten nur durch die Kindergrundsicherung, Kinderarmut kann man nur durch Kindergrundsicherung beenden. Kindergrundsicherung ist ein manipulatives Narrativ und deren Umsetzung ein unumstrittenes Vorhaben von Rot-Rot-Grün. Schafft Kindergrundsicherung faire Chancen für jedes Kind, hat ein Kind dann mehr Chancen, wenn die Eltern statt 400 EURO 600 erhalten?

Kindergrundsicherung - Förderung für Kinder? Kein Kind ist a priori arm. „Kinderarmut“ klingt empathisch und ist ein gesetztes nicht hinterfragbares Narrativ. Genau genommen handelt es sich um Elternarmut. Kinder sind deswegen arm, weil ihre Eltern nicht oder zu wenig arbeiten und/oder nichts beziehungsweise schlecht verdienen. Um Kinderarmut zu bekämpfen, sollen jedem Kind monatlich 619 EURO „Grundsicherung“ zur Verfügung stehen. Dies fordern die GRÜNEN, DIELINKE und die SPD-Linke. Das heißt, bei 2,8 Millionen Kindern soll der Staat für die Kinder den Eltern Unterhalt zahlen. Immer noch überwiegend erarbeiten die Eltern die Grundsicherung für die Kinder, so wie es das Grundgesetz vorsieht. Was nicht hinterfragt wird: Die Kindergrundsicherung kostet nach Eigenangaben des „Bündnisses Kindergrundsicherung“ gut das „Zweieinhalbfache“ der jetzigen Kindergeldzahlungen. Das sind 110 Milliarden, andere Zahlen sprechen von 125 Milliarden. –

„Es stellen sich Fragen: Ist die Kindergrundsicherung in der Höhe finanzierbar, ist dies das richtige Signal gegenüber Eltern, ist es nicht ungerecht gegenüber Eltern und Unterhaltszahlern/innen, die die Kinder selbst finanzieren? Werden sie nicht doppelt zur Kasse gebeten, einmal Unterhalt für die eigenen Kinder und dann finanzieren sie mit den Steuern die Kindergrundsicherung mit. Bei hart arbeitenden Unterhaltspflichtigen stößt diese wohlfahrtsstaatliche Alimentierung auf Unverständnis und Protest“, stellt ISUV-Pressesprecher Josef Linsler fest.

 

Gleiche Chancen für alle Kinder ist ein erstrebenswertes Ziel, eine permanente Aufgabe. Chancengleichheit wird sicherer dadurch erreicht, wenn Kinder direkt gefördert werden, nicht wenn den Eltern pauschal eine Kinderprämie zur freien Verfügung monatlich überwiesen und somit das Haushaltseinkommen aufgebessert wird. 

Den Kindern kommt direkt zugute: quantitativer und qualitativer Ausbau der Betreuung von der KITA bis zur Hausaufgabenbetreuung, Sachleistungen für arme Kinder, ein Laptop - gesundes Essen, Schulbedarf, soziale Teilhabe in Vereinen und Freizeiteinrichtungen bis hin zu Nachhilfe. „Das Ziel ist, muss doch sein jedes Kind motivieren, aus Lethargie, Inaktivität herausholen, so dass möglichst jedes Kind einen Abschluss erreicht, der es ihm ermöglicht entsprechend seiner Begabung berufstätig und eigenständig zu sein. Das ist proaktiv gerecht und entsprechend vermittelbar“, fordert Linsler.

Parallel zur Förderung der Kinder muss die verpflichtende Berufstätigkeit von Müttern und Vätern gefördert und nachhaltig eingefordert werden. Hierfür gibt es viele flankierende Maßnahmen, z.B. Crashkurse für den Einstieg ins Berufsleben, Fortbildung, flexible Arbeitszeiten, Möglichkeiten für Home-Office. 

„Es bringt zwar Stimmen, nichtberufstätige oder geringfügig arbeitende Eltern – und wie immer insbesondere betont „Alleinerziehende“ mit Geld zufriedenzustellen und zu hoffen, dass einiges auch den Kindern zugutekommt. Jedoch sozial förderlich für die Betroffenen und sehr einfallsreich ist das nicht“, kritisiert Linsler.

Die angestrebte Kindergrundsicherung ist ungerecht gegenüber Unterhaltszahlern/Innen. Vielen von ihnen bleibt am Monatsende nur der notwendige Eigenbedarf, also 1160 EURO. „Haben sich Politiker jemals überlegt, wie man die hart arbeitenden und schlecht verdienenden Unterhaltspflichtigen – Leiharbeiter - motivieren will ihren Kindern Unterhalt zu zahlen, wenn nicht Berufstätige, wenn Couch-Eltern sich den Unterhalt vom Staat bezahlen lassen und ihn künftig ganz einfach per App anfordern können und bekommen?“ stellt ISUV-Pressesprecher Josef Linsler in den Raum. 

Wie üblich, finanzieren sollen die Grundsicherung die „Reichen“ durch Vermögenssteuer, Abschaffung von Ehegattensplitting, Erbschaftssteuer, Börsenumsatzsteuer, Kinder-Soli. Das Links-GRÜNE-Bündnis kritisiert die ungleiche Behandlung von Kindern. „Besserverdienende“ – dazu wird eine breite Mittelschicht gerechnet - profitieren tatsächlich vordergründig mehr vom jetzigen System staatlicher Förderung aus Kinderfreibeträgen. Was aber verschwiegen wird, die „Besserverdienenden“ haben zuvor auch mehr an Steuern und Sozialabgaben gezahlt. „Man bekommt immer nur einen bestimmten Anteil von dem zurück, was vorher eingezahlt wurde. Es ist eine kleine Anerkennung des Staates an alle Eltern, die Unterhalt, Ausbildung, Studium und Betreuung selbst zahlen. Kinder- und Familienförderung muss sich auch in einem sozialstaatlichen Rahmen am Leistungsprinzip orientieren“, hebt Linsler hervor.

Kindergrundsicherung - Update für mehr Gerechtigkeit

ISUV – Kompetenz im Familienrecht seit über 40 Jahren

Der ISUV vertritt als größte deutsche und überparteiliche Solidargemeinschaft die Interessen von Bürgern, die von Trennung, Scheidung und den damit zusammenhängenden Fragen und Problemen - elterliche Sorge, gemeinsame Elternschaft trotz Trennung, Umgangsrecht, Unterhalt für Kinder und ehemaligen Eheatten, Vermögensausgleich Ausgleich der Rentenansprüche - betroffen sind. ISUV ist unabhängig, bundesweit organisiert und als gemeinnützige Organisation anerkannt. Der ISUV finanziert sich ausschließlich durch Mitgliedsbeiträge und Spenden. Unterstützen Sie unser Anliegen durch Ihre Mitgliedschaft und Ihre Spenden. ISUV

 

 

 

 

Angehörige der Hanau-Opfer bekommen Aachener Friedenspreis

 

Sie kämpfen gegen Rassismus und engagieren sich für ein friedliches Zusammenleben von Christen und Muslimen: Der Aachener Friedenspreis geht an Initiativen der Hinterbliebenen von Hanau und einen interreligiösen Frauenrat aus Nigeria.

Mit dem Aachener Friedenspreis werden in diesem Jahr unter anderem die Initiative 19. Februar Hanau und die Bildungsinitiative Ferhat Unvar ausgezeichnet. Auch die interreligiöse Fraueninitiative „Women s Interfaith Council (WIC)“ aus Nigeria wird bei der Preisverleihung am 13. November geehrt, wie der Verein des Aachener Friedenspreises am Dienstag in der Aachener Citykirche St. Nikolaus mitteilte.

Die Angehörigen der Opfer der rassistischen Morde Anfang 2020 in Hanau sorgten mit der Initiative 19. Februar Hanau und der Bildungsinitiative Ferhat Unvar gemeinsam dafür, „dass rassistische Morde im Bewusstsein aller bleiben, damit sich das gesellschaftliche Klima verändert und rassistische Ressentiments nie wieder Menschenleben kosten“, erklärte der Verein des Friedenspreises. Trotz eigener Betroffenheit und Traumata setzten sie sich für Frieden, Sensibilisierung und Aufklärung ein. Die beiden Initiativen teilen sich das Preisgeld von 2.000 Euro.

Auszeichnung soll Zeichen der Solidarität setzen

Die Initiative 19. Februar Hanau wurde 2020 von den Angehörigen der Ermordeten – neun Hanauer mit Migrationshintergrund – gegründet, um ihrer Solidarität und den Forderungen nach Aufklärung und politischen Konsequenzen einen dauerhaften Ort zu geben. Mit der Bildungsinitiative Ferhat Unvar leistet ein Team um Serpil Temiz Unvar, Mutter eines der Mordopfer, Empowerment- und Aufklärungsarbeit gegen Rassismus.

Die Auszeichnung solle die mutigen Schritte der Angehörigen stärken und ein öffentliches Zeichen der Solidarität und Unterstützung setzen, heißt es in der Begründung des Friedenspreises. „Wir müssen uns jeden Tag selbst reflektieren, wo auch wir rassistische Muster in uns tragen. Wir dürfen aber auch die Verharmlosung von rechten Umtrieben nicht länger tolerieren“, erklärt Benedikt Kaleß vom Vorstand des friedenspolitischen Vereins. Dabei denke er etwa an die die offen auftretenden Neonazis bei Demonstrationen von Corona-Leugnern und die bevorstehende Bundestagswahl, bei der auch Rassisten auf den Wahlzetteln stünden.

„Den Teufelskreis durchbrechen“

Die Initiative Women’s Interfaith Council (WIC) setzt sich laut Friedenspreis seit 2010 in der nigerianischen Krisenregion Kaduna für ein gewaltfreies Zusammenleben zwischen Christen und Muslimen ein. Viele der Frauen seien Witwen und hätten mit ansehen müssen, wie ihre Männer und Kinder in gewaltsamen ethnisch-religiöse Konflikten ermordet wurden. „Gemeinsam wollen sie den Teufelskreis der Gewalt durchbrechen“, erklärte der Verein des Friedenspreises. „Gezielt wenden sie sich gegen den Missbrauch ihrer Religion für politische Zwecke und fordern Mitsprache bei Entscheidungsprozessen in ihren männerdominierten Gemeinschaften.“ Die Fraueninitiative erhält ebenfalls 2.000 Euro.

Christliche und muslimische Frauen des WIC suchen nach Anschlägen Betroffene auf und kümmern sich um die Opfer. Zudem organisiert die Initiative jedes Jahr ein umfangreiches Workshop-Programm für Frauen, Jugendliche und Religionsführer, um präventiv Gewalt zu verhindern. Der WIC entstand den Angaben zufolge auf Initiative der irischen Ordensfrau Kathleen McGarvey. Heute besteht die von Laiinnen getragene Organisation aus 23 christlichen und muslimischen Frauenverbänden mit insgesamt rund 12.650 Frauen.

Seit 1988 zeichnet der Verein Aachener Friedenspreis jedes Jahr Menschen und Gruppen aus, die an der Basis und oft aus benachteiligten Positionen heraus für Frieden und Verständigung arbeiten. Geehrt werden vor allem noch unbekannte Projekte oder Menschen. Über die Preisträger entscheidet die Mitgliederversammlung. (epd/mig 22)

 

 

 

 

Gelber Impfpass nicht mehr voll anerkannt. Immunkarte als Alternative

 

Leipzig - Der gelbe Impfpass wird in der neuen Berliner 2G Regelung nicht länger anerkannt - die Immunkarte mit maschinenlesbarem QR-Code des Robert-Koch-Instituts bleibt als analoger Nachweis weiterhin voll gültig

Wer in Berlin in ein Restaurant, eine Bar oder einen Club gehen möchte, muss einen Immunitätsnachweis gegen das Corona-Virus vorzeigen. Wo die 2G Regelung gilt, darf der gelbe Impfpass nach Beschluss des Berliner Senats nicht länger akzeptiert werden.

Stattdessen muss ein maschinenlesbarer QR-Code vorgelegt werden, der mit der CovPassCheck-App gelesen wird. Diese maschinenlesbaren QR-Codes werden direkt vor Ort in der Apotheke ausgestellt und dann entweder in die Corona-Warn-App oder die CovPass-App übertragen. Alternativ wird ein Papierzettel ausgehändigt oder der QR-Code wird als blaue Immunkarte direkt nach Hause geschickt.

Der Entschluss des Berliner Senats ist am gestrigen Sonntag in Kraft getreten. „Man muss kein Smartphone haben, aber zumindest eine Bescheinigung mit einem QR-Code ausgedruckt dabei haben“, sagt Christian Gaebler (SPD), Chef der Senatskanzlei. Ob weitere Bundesländer dem Beispiel aus der Hauptstadt folgen werden, ist noch nicht klar. Sollte es aber so kommen, müssen Menschen ohne Smartphone sich dringend eine Alternative zum gelben Impfpass besorgen.

Der Grund für die Entscheidung aus Berlin soll wohl die höhere Fälschungssicherheit der Nachweise mit dem maschinenlesbaren QR-Code sein. Senatssprecherin Melanie Reinsch sagte diesbezüglich: „Es ist eine leichtere Kontrollmöglichkeit, auch damit Menschen nicht mehr mit gefälschten Dokumenten in Lokalitäten kommen können.“

Das Start-up Immunkarte.de bietet in über 5000 teilnehmenden Apotheken in ganz Deutschland die Immunkarte an (siehe Immunkarte.de). Die blaue Immunkarte ist der digitale Impfpass im Scheckkartenformat. Rückseitig ist derselbe QR-Code abgebildet wie in der offiziellen CovPass-App oder Corona-Warn-App, der durch alle in der EU verwendeten offiziellen Scan-Apps gelesen werden kann. Die Immunkarte kann in teilnehmenden Apotheken für 9,90 € bestellt werden. Sie wird nur wenige Tage später den Kunden nach Hause geliefert. GA 27