WEBGIORNALE   23  marzo – 5 aprile  2020

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Pandemia Coronavirus. Prime lezioni per la comunità internazionale  1

2.       Emergenza Coronavirus. La Germania ripristina i controlli ai confini 1

3.       Coronavirus, il Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo si rivolge ai connazionali all’estero  1

4.       Le risposte di Bruxelles alla pandemia. Dall’emergenza coronavirus un vaccino per l’Europa politica  2

5.       Sassoli: Bene le misure della Commissione. Europa unita per la sfida comune  2

6.       “Ue e Bce, non è così che si supera la crisi”. L’appello di 67 economisti 2

7.       Coronavirus: #iorestoacasa diventi una virtuosa “norma” europea  3

8.       Pandemia e globalizzazione  3

9.       I doveri dell’Europa, i principi dell’Occidente e le priorità per sconfiggere il coronavirus in Italia  4

10.   L’allarme di Merkel: 60-70% dei tedeschi a rischio contagio coronavirus  4

11.   Pandemia Coronavirus. Il Segretario Generale del Cgie ai Comites  5

12.   Merkel al supermarket: nel carrello dà il buon esempio  5

13.   I temi recenti di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo  5

14.   Coronavirus. Dai ristoratori italiani a Berlino un grande senso di responsabilità  6

15.   Monaco di Baviera. “Rinascita flash”, on line il nuovo numero  6

16.   Il virus a Berlino: “È arrivato pure qui!” La lenta, e improvvisa presa di consapevolezza tedesca  7

17.   Erdogan a Bruxelles. L’accordo sui migranti resta valido  8

18.   Le ipoteche per il futuro  8

19.   Conte: "Manovra economica poderosa, Europa ci segua"  8

20.   Le riflessioni di Rodolfo Ricci (Faim-Cgie) sul Covid-19  8

21.   Senza fini 9

22.   Emergenza Coronavirus, l’ulteriore stretta del Governo: chiuse tutte le attività non di prima necessità  9

23.   Ecco come la tecnologia può rallentare il coronavirus  9

24.   Le tattiche della politica  9

25.   Premi e traduzioni. Dalla Farnesina il bando 2020  10

26.   Coronavirus: la Ministra De Micheli firma Decreto su autoisolamento a chi rientra in Italia  10

27.   Chiesta una mappa della sicurezza per gli italiani all’estero  10

28.   L’incoerenza  10

29.   La testata “Radici” pubblicherà le storie d'emigrazione e le biografie degli italiani nel mondo  11

30.   In arrivo dalla Germania oltre 1.500 tute mediche destinate agli ospedali della Lombardia  11

31.   70.000 euro per gli Abruzzesi nel mondo. Online il bando  11

32.   Vuoto e voto  11

33.   La circolare di Laura Garavini agli amici in Europa  11

34.   Un virus democratico  12

35.   Punti di vista  12

36.   La fuga dal virus. All’italiana! 12

37.   Coronavirus e studenti italiani Erasmus. Restare o tornare?  13

38.   Il volontariato  13

39.   Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio sulle difficoltà di rientro in patria degli italiani nel mondo  13

40.   Il decreto “Cura Italia”  13

41.   Ambasciate e Consolati sono a disposizione degli italiani bloccati all’estero  13

42.   Stampa all’estero. Differite le scadenze per i contributi 2019  14

43.   Touring Club Italiano. Promuoviamo insieme il nostro Paese! 14

 

 

1.       Coronavirus. Die Reduzierung von Kontakten ist entscheidend. Beschluss von Bund und Länder 14

2.       Wo bleibt Europa?  15

3.       Corona – Die Ausgangssperre muss her 15

4.       Epochenbruch  16

5.       Mittelmeer. Keine Seenotrettung wegen Corona-Pandemie  17

6.       Merkel appelliert an Bevölkerung, keine restriktiven Maßnahmen  17

7.       Koalition der Menschlichkeit 18

8.       Keine Flüchtlingspolitik-Beschlüsse. EU verhängt wegen Corona-Pandemie Einreiseverbot 18

9.       Eurozone mobilisiert 120 Milliarden gegen Coronavirus-Auswirkungen  18

10.   Rechtsextremismus. Erstmals „Reichsbürger“-Vereinigung verboten  19

11.   Vor Corona sind alle gleich  19

12.   Flüchtlingspolitik. Menschenrechtler fordern Sofort-Maßnahmen angesichts der Corona-Pandemie  20

13.   Griechenland: Flüchtlinge sofort evakuieren  20

14.   Eine europäische Antwort auf die Bedrohung durch das Coronavirus  20

15.   Globale Zwangsquarantäne  20

16.   Entschiedenes Vorgehen in Vietnam   21

17.   Doppelte Gefahr in Argentinien  21

18.   Corona: EU-„Chefbischof“ kritisiert mangelnde Solidarität 21

19.   Konfliktbarometer. Weltweit sinkt Zahl der Kriege und Konflikte  21

20.   Corona-Epidemie in Deutschland. Vereinbarung zwischen der Bundesregierung und Bundesländer 22

21.   Bundesregierung beruft Kabinettausschuss gegen Rassismus  22

22.   EU-Innenkommissarin. Sieben Länder nehmen Flüchtlingskinder auf 22

23.   Bundesregierung startet Hilfsmaßnahmen wegen Coronavirus  22

24.   Coronavirus stürzt Deutschland in die Rezession – Fuest verlangt massives und gezieltes Gegensteuern  23

25.   Corona-Krise. Regierungschefs untersagen Gottesdienste in Moscheen und Synagogen  23

26.   Bundestag. Gesetzespaket gegen Rechtsextremismus  23

27.   Wenige Tage trennen Deutschland von Italien  23

28.   Flüchtlingspolitik. Herrschaft des Unrechts an der EU-Außengrenze  24

29.   Merkel: Deutschland gut gegen Corona gerüstet 24

30.   Mehr rassistische Gewalt. Berlin richtet Zentralstelle Hasskriminalität ein  24

 

 

 

Pandemia Coronavirus. Prime lezioni per la comunità internazionale

 

È evidentemente presto per fare un bilancio dell’impatto della pandemia di coronavirus sul quadro dei rapporti internazionali. Ma forse si può già individuare in questo stadio qualche prima lezione.

 

Prima lezione. Il virus colpisce un po’ tutti i Paesi, anche se in misura diversa e con tempi diversi. Alcuni però hanno deciso di comunicarlo tempestivamente e altri sembrano ignorarne l’esistenza. La Cina poteva essere più tempestiva, ma ha rimediato rapidamente sia sotto il profilo della comunicazione che delle misure drastiche di isolamento dei contagiati. Fa specie, invece, l’assenza di informazioni sulla situazione dell’epidemia in due grandi Paesi come la Russia e la Turchia. Difficile immaginare che ne siano immuni. Più verosimile ipotizzare che l’efficiente censura in vigore in entrambi abbia finora impedito il diffondersi di informazioni. Eppure, uno scambio accurato di informazioni, in un contesto di trasparenza e collaborazione, è il minimo che si deve poter pretendere di fronte a una emergenza di questa gravità.

Seconda lezione. Gli Stati e i governi hanno finora preferito reagire in ordine sparso e senza attivare meccanismi di coordinamento, al di là di un tardivo scambio di informazioni. Il modello cinese, e successivamente quello italiano, di contenimento del contagio stanno di fatto imponendosi come esempio di riferimento. Ma questo modello, che comporta pesanti sacrifici alle libertà personali, non è seguito da tutti, e soprattutto non è stato applicato con la necessaria tempestività, con lo stesso rigore e in maniera coordinata. È poi fin troppo evidente che le misure di contenimento del contagio, con le relative pesanti restrizioni delle libertà personali, tendono ad essere più efficaci in Paesi in grado di esercitare un controllo capillare del territorio anche con mezzi autoritari.

Terza lezione. Il rapidissimo diffondersi dell’epidemia (solo tardivamente individuata come pandemia) ha evidenziato le debolezze e carenze delle istituzioni internazionali di fronte a questa emergenza. L’Organizzazione mondiale della sanità ha compiti molto limitati, che vanno dal monitoraggio della situazione su scala globale (e sulla base di dati che sono forniti su base volontaria dai singoli Stati) alla pubblicazione di raccomandazioni sul controllo del contagio e sulle possibili terapie. Ma non può imporre misure vincolanti: niente che obblighi i governi nazionali a intervenire e ad adottare misure specifiche. La stessa Unione europea in materia di sanità (articolo 6 del Trattato sul funzionamento dell’Ue) ha competenze residuali ed esclusivamente di supporto, sostegno o completamento delle misure e politiche sanitarie, che sono competenza esclusiva degli Stati membri. Ha finora potuto fare molto poco per fronteggiare questa sfida con strumenti comuni, in parte perché a suo tempo gli Stati membri  preferirono non delegare competenze al livello europeo in materia di sanità, e in parte perché anche in questa occasione la solidarietà ha tardato a manifestarsi.

Quarta lezione. Il virus non ha confini; o almeno così ci insegnano virologi ed epidemiologi. Ma in realtà in questi giorni si è assistito a una corsa alla chiusura dei confini nazionali. Ha cominciato l’Italia, quando sospese i voli dalla Cina, salvo poi lamentare una sorta di cordone sanitario attorno ai nostri confini da parti di alcuni vicini europei. La stessa Ue, che ha dapprima stigmatizzato la chiusura dei confini da parte di alcuni suoi membri, ha poi deciso di chiudere i suoi confini esterni di tutto il territorio dell’Unione, con l’intento di salvare il salvabile di un sistema di libera circolazione delle persone al proprio interno seriamente compromesso da varie misure nazionali. Lo stesso presidente statunitense Donald Trump, quando ha finalmente deciso di dare un segnale che era il caso di prendere sul serio il coronavirus, ha annunciato, tra le prime misure, la sospensione dei voli dall’Europa. Le merci, in teoria, dovrebbero poter circolare liberamente in Europa e nel mondo. Ma c’è da aspettarsi che i controlli sanitari sulle persone rallenteranno pesantemente anche la libera circolazione delle merci, con tutte le conseguenze del caso.

Quinta lezione. Oggi comprensibilmente l’attenzione è concentrata sull’emergenza sanitaria. L’obiettivo prioritario di governi e istituzioni internazionali è quello di contenere il contagio, rafforzare i presidi sanitari e ospedalieri, garantire l’approvvigionamento di strumenti di prevenzione e di terapia del virus, sviluppare nuove terapie e in prospettiva un vaccino efficace. Ma già si profila con tutta la drammaticità del caso una emergenza economica e un rischio molto concreto di una recessione a livello mondiale. Il crollo della domanda interna, per effetto della drammatica contrazione dei consumi, insieme a una potenziale ma verosimile drastica riduzione dell’offerta, per effetto della interruzione dei cicli produttivi e delle catene del valore, rischiano di innescare una fase recessiva senza precedenti al cui confronto la crisi economica e finanziaria degli anni 2008-2009 potrebbe apparire poca cosa. Sia sul fronte dell’emergenza sanitaria sia su quello dell’emergenza economica sarà necessario un maggiore coordinamento degli interventi e delle misure.

Sesta lezione. Per ora invece sul fronte delle conseguenze economiche della pandemia ci si sta muovendo in ordine sparso e con misure di natura fiscale e monetaria prevalentemente nazionali. In Europa, la Banca centrale europea, con i tassi di riferimento ormai prossimi allo zero, dispone di strumenti limitati e dovrà soprattutto fare affidamento sulla prosecuzione del programma di acquisto di titoli sovrani. Sul fronte della Commissione, gli strumenti comuni di sostegno all’economia sono limitati dalle note caratteristiche del bilancio comune (poche risorse e scarsa flessibilità di impiego). La stessa decisione, peraltro necessaria e inderogabile, di consentire il massimo della flessibilità in materia di utilizzo dei bilanci pubblici nazionali rischia di creare ulteriori divisioni tra chi potrà spendere (perché ha un bilancio pubblico in ordine) e chi dovrà fare i conti con un livello già molto alto del proprio debito pubblico. Consentire spesa pubblica in deroga alle regole vigenti è sicuramente opportuno e necessario in questa congiuntura. Ma il risultato sarà alla fine quello di un ulteriore aumento dell’indebitamento e in prospettiva dei relativi costi.

A livello mondiale sarà poi, come minimo, necessario utilizzare tutti i possibili fori per definire una strategia coordinata che consenta di mettere in campo tutti gli strumenti (fiscali, monetari, e di bilancio) per fronteggiare l’emergenza e almeno ridurre l’impatto della ormai imminente recessione. Il G20 si rivelò utile soprattutto nelle prime fasi della grande crisi economica e finanziaria del 2008. Ora dovrà dimostrare di sapere operare come foro efficace di coordinamento di politiche di reazione all’emergenza.

Ferdinando Nelli Feroci, ambasciatore, presidente dell’Istituto Affari Internazionali, dip 21

 

 

 

 

Emergenza Coronavirus. La Germania ripristina i controlli ai confini

 

Berlino – Il Governo tedesco ha annunciato nella serata di domenica 15 marzo di aver disposto il ripristino di controlli alla frontiera con l’Austria, la Francia, la Svizzera, il Lussemburgo e la Danimarca a partire da lunedì 16 marzo alle ore 8.00. Lo segnala l’Ambasciata d’Italia a Berlino.

Il traffico delle merci sarà regolarmente consentito, così come il transito dei lavoratori transfrontalieri e di coloro che entrano in Germania per motivi di lavoro.

Per le altre categorie di viaggiatori, sono disposti controlli sanitari all’ingresso in Germania (e le Autorità di polizia potranno negare l’ingresso a chi non avesse motivazioni valide per entrare).

L’uscita dal Paese attraverso la rete stradale sembra al momento essere regolarmente consentito.

Sul traffico aereo e ferroviario da e verso l’estero si esprimerà l’Unità di Crisi presieduta dalla Cancelliera Merkel nella tarda mattinata di lunedì 16 marzo. Fino a decisione contraria, il traffico proseguirà regolarmente (fatte salve le cancellazioni decise dalle compagnie aeree), anche se potranno essere effettuati controlli dei passeggeri in entrata nel Paese.

Fino a nuovo avviso restano quindi valide le indicazioni riportate qui sotto.

Indicazioni per i connazionali che desiderano rientrare in Italia dalla Germania

Al momento sono ancora operativi numerosi voli (Alitalia e Lufthansa, incluse le compagnie dipendenti Air Dolomiti e Germanwings), ma non è possibile prevedere fino a quando e in che misura i collegamenti aerei resteranno attivi.

Ad oggi, è possibile rientrare in Italia anche in treno, tramite:

– La Svizzera: i collegamenti ferroviari con l’Italia sono stati ridotti, ma è ancora possibile raggiungere la frontiera di Chiasso (da cui è poi possibile proseguire con i sistemi di trasporto italiani, per quanto anch’essi ridotti).

NB: tali possibilità sono soggette a modifiche con brevissimo preavviso.

– l’Austria: al momento, è possibile viaggiare in treno dalla Germania solo fino ad Innsbruck; da lì è disponibile un servizio di treni regionali (Schnellbahn) che porta a Steinach am Brenner, da cui è possibile raggiungere la frontiera con l’Italia (da cui ci si può muovere con il sistema di traporto italiani, per quanto anch’essi ridotti). Per informazioni aggiornate, si consiglia di visitare il sito dell’Ambasciata d’Italia a Vienna o il portale Viaggiare Sicuri.

NB: tali possibilità sono soggette a modifiche con brevissimo preavviso.

Il transito in automobile è al momento consentito attraverso la Svizzera, anche se sono stati introdotti controlli sanitari alle frontiere. Il transito autostradale attraverso l’Austria, venendo dalla Germania e andando verso l’Italia, è possibile solo a determinate condizioni (dopo aver superato i previsti controlli sanitari e garantendo di non effettuare fermate: si consiglia di controllare il livello del carburante prima di varcare il confine).

NB: tali possibilità sono soggette a modifiche con brevissimo preavviso.

Si segnala che alcune compagnie di noleggio di automobili al momento non permettono di affittare l’auto in Germania e di restituirla in Italia.

Si ricorda che i connazionali che vogliono far rientro in Italia devono compilare l’apposito modulo di autocertificazione.

Alla luce delle limitazioni di cui sopra, e tenuto conto dell’estrema mutabilità della situazione, dato che le condizioni sopra descritte potrebbero modificarsi in senso restrittivo in qualsiasi momento, i connazionali che desiderassero fare rientro in Italia nei prossimi giorni o nelle prossime settimane sono invitati a considerare l’ipotesi di anticipare la propria partenza, al fine di ridurre il rischio di incorrere in problemi. (Inform/dip 17)

 

 

 

 

Coronavirus, il Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo si rivolge ai connazionali all’estero

 

ROMA – Migliaia di voli sono stati cancellati perché le compagnie aeree hanno deciso di bloccare le tratte dopo che diversi governi nel mondo hanno deciso di sospendere i voli da e per l’Italia e in alcuni casi da e per l’Europa intera. Tantissimi i connazionali bloccati oltre confine. La Farnesina è attiva e al lavoro per fare in modo di riportarli in Patria. Lo ribadisce in una nota il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo che afferma “Sono tantissimi gli italiani rimasti bloccati all’estero dopo la cancellazione di migliaia di voli e la chiusura delle frontiere da parte di vari Stati nel mondo. L’Unità di crisi della Farnesina è in costante contatto con la nostra rete consolare e segue i casi uno per uno. Io stesso sono in collegamento permanente con la mia segreteria e tutto il mio staff in modo tale da poter rispondere con velocità ad ogni richiesta di informazioni o assistenza”.

“In molti – prosegue Merlo – mi stanno scrivendo da oltre confine, spiegandomi di essere rimasti di fatto in una situazione di esilio forzato. Non sanno neppure come poter rientrare in Patria, visto che migliaia di voli sono stati cancellati perché le compagnie aeree hanno deciso di bloccare le tratte dopo che diversi governi nel mondo hanno deciso di sospendere i voli da e per l’Italia e in alcuni casi da e per l’Europa intera”. “In questo momento di estrema emergenza, è importante prima di tutto non farsi prendere dal panico. La Farnesina ci offre alcune preziose indicazioni, le faccio mie qui di seguito. Armatevi di pazienza – aggiunge il Sottosegretario -, perché per poter rientrare in Italia potreste dover fare un viaggio molto più lungo del previsto, tra scali aerei e coincidenze da incastrare”. Merlo rileva inoltre come “In questi giorni alcuni voli Alitalia organizzati dalla Farnesina stanno riportando in Patria tanti connazionali rimasti bloccati oltre confine. Continuiamo a seguire tutti i casi che ci vengono segnalati e siamo impegnati a trovare soluzioni”. Oggi ad esempio martedì 17 “la compagnia Neos Air, in coordinamento con l’Unità di Crisi e l’Ambasciata d’Italia a Madrid, ha predisposto altri due voli speciali sulle tratte Tenerife-Fuerteventura-Malpensa e Tenerife-Lanzarote-Malpensa. Intanto, qui vi lascio alcune indicazioni che possono esservi utili”.

Indicazioni utili

Il sito www.viaggiaresicuri.it offre informazioni certe e puntuali: visitare il portale come prima cosa. Mettersi in contatto con le nostre sedi diplomatico-consolari, ovunque voi siate nel mondo. Alcune Ambasciate, Madrid per esempio, hanno già attivato una taskforce Coronavirus.  Questo è il numero dell’Unità di Crisi della Farnesina a Roma +390636225; come potete immaginare, in questi giorni il lavoro è moltissimo. Contattate dunque l’Unità di Crisi solo in caso di estrema necessità. Provare a rientrare in Italia con voli che prevedono più scali o valutare anche i viaggi in nave e i treni a lunga percorrenza. Potete anche rivolgervi ai Comites o ai membri locali del Cgie: in questi giorni, infatti, sono tanti i Comitati degli italiani all’estero e i membri del Consiglio Generale attivi nel raccogliere le segnalazioni – copia dei biglietti aerei e dei documenti d’identità – per trasmetterli alle rispettive sedi diplomatico-consolari. In questo modo Ambasciate e Consolati avranno la possibilità di studiare i diversi casi e adoperarsi per assistere i connazionali nel miglior modo possibile. Ogni Ambasciata d’Italia nel mondo ha un numero dedicato alle emergenze. Rivolgetevi al numero dedicato alle emergenze per avere informazioni dettagliate circa l’eventuale possibilità di rientro in Italia. Inform/dip 17

 

 

 

 

Le risposte di Bruxelles alla pandemia. Dall’emergenza coronavirus un vaccino per l’Europa politica

 

L’emergenza coronavirus, per la portata delle sue implicazioni politiche, economiche e sociali, oltre a quelle immediate di salute pubblica, rappresenta forse il test più difficile degli Anni Duemila per l’Unione europea, ancora di più della crisi economica e finanziaria del 2008 e della cosiddetta crisi migratoria del 2015-2016. A questa emergenza l’Unione ha dato una risposta che è apparsa insufficiente e tardiva e che è stata sfavorevolmente contrapposta a quella della Cina, dove l’emergenza si è prodotta e che sembra oggi essere uscita dalla fase acuta dell’epidemia.

Ciò ha senz’altro contribuito ad alimentare le critiche verso il modello europeo. Nel dibattito pubblico e sui social media sono riemerse invocazioni alla riappropriazione delle competenze a livello nazionale, ed inviti a guardare a Pechino come esempio alternativo di gestione della crisi.

Ma pensare di reagire ad una pandemia globale con misure di tipo esclusivamente nazionale è di per sé assurdo: il virus non conosce confini e soltanto un’azione coordinata di tipo transnazionale sembra in grado di limitare la sua diffusione. Dall’altra parte, il modello cinese non può essere un’alternativa valida, sotto diversi aspetti. La centralizzazione della risposta, il controllo capillare e la manipolazione dell’informazione pubblica attraverso i media di Stato e la raccolta estensiva dei dati dei cittadini per limitare spostamenti e contagi sono strumenti tipici di un regime autocratico e implicano la negazione di libertà e diritti individuali che sono invece il fondamento primario delle società europee.

Siamo di fronte ad un fenomeno multidimensionale, che chiama in causa almeno tre elementi: la risposta fattuale all’emergenza sanitaria, una corretta informazione, il contenimento delle conseguenze economiche e sociali.

La competenza in materia di salute

Per quanto riguarda la risposta all’emergenza, occorre sottolineare che gli Stati membri hanno competenza esclusiva per quanto riguarda la definizione delle politiche nazionali in materia di salute, inclusa l’organizzazione e la fornitura dei servizi sanitari. L’Unione ha soltanto un ruolo di completamento delle politiche nazionali, che comprende la lotta contro i cosiddetti “grandi flagelli” (sulla base dell’articolo 168 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea). A partire da questa base legale, un’azione più coordinata avrebbe potuto e dovuto essere stata promossa da Bruxelles e in particolare dai ministri della salute dei 27 Stati membri riuniti nel Consiglio Occupazione, politica sociale, salute e consumatori (Epsco).

Inoltre, il Trattato di Lisbona ha introdotto la cosiddetta “clausola di solidarietà’” (articolo 222 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), secondo la quale l’Unione e gli Stati membri agiscono congiuntamente qualora uno di questi ultimi sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o provocata dall’uomo. Questa clausola avrebbe potuto essere stata attivata dall’Italia attraverso una notifica contestuale alla Commissione europea e alla Presidenza di turno dell’Unione. A quel punto, la responsabilità primaria sarebbe stata della Commissione e dell’Alto rappresentante, che sarebbero dovuti intervenire individuando gli strumenti più appropriati per reagire alla crisi a livello europeo, anche attraverso il Fondo europeo di solidarietà. Invece non ha funzionato al meglio il Meccanismo di protezione civile dell’Unione attivato dall’Italia a fine febbraio per chiedere agli Stati membri la fornitura di mascherine e dispositivi medici protettivi. Come denunciato dallo stesso rappresentante permanente dell’Italia a Bruxelles Maurizio Massari, nessun Paese ha risposto all’appello. Soltanto domenica è arrivata la notizia, positiva ma tardiva, dello sblocco di forniture di mascherine e altro materiale sanitario da Francia e Germania, reso noto dal commissario al Mercato interno Thierry Breton.

Una comunicazione confusa

E questo ci porta al piano comunicativo, che sembra riflettere la confusione e la reticenza all’azione coordinata a livello europeo. L’Unione avrebbe potuto fare decisamente meglio per rassicurare i suoi cittadini e mostrarsi reattiva e coesa, all’altezza delle ambizioni di “un’Europa che protegge”, come scritto nei documenti strategici e come sbandierato dai leader europei. Soprattutto in questi frangenti di crisi, quando la responsabilità sociale dei singoli può fare la differenza, è importante veicolare messaggi chiari e non contraddittori e allo stesso tempo far sentire la presenza delle istituzioni per rafforzare la fiducia tra la popolazione.

Se la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha lanciato, l’11 marzo, un accorato seppur tardivo messaggio di vicinanza all’Italia, il Paese più duramente colpito fino a questo momento in Europa, il giorno successivo la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha rilasciato un’improvvida dichiarazione che ha fatto schizzare lo spread italiano e ha generato la reazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Solo dopo sono arrivate le precisazioni di Lagarde e la rassicurazione di von der Leyen che l’Unione avrebbe fatto “whatever is necessary” per aiutare Stati membri e cittadini.

Misure economiche e sociali

Ci sono poi gli interventi legati all’impatto economico e sociale dell’emergenza. Le misure che hanno imposto il blocco della libera circolazione nel mercato unico e lo stop alle attività commerciali e produttive in alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, rischiano di avere conseguenze disastrose sull’economia europea e richiedono misure forti di sostegno. In questi giorni sono arrivate buone notizie da Bruxelles, come la luce verde per gli Stati membri a tutta la spesa necessaria per interventi in ambito sanitario, sociale, di sostegno al lavoro e all’economia sulla base della clausola sugli eventi eccezionali.

Via libera anche per gli aiuti di Stato per quelle aziende che hanno crisi di liquidità e hanno bisogno di supporto urgente, come ad esempio quelle nei settori del trasporto aereo e del turismo. Nelle prossime settimane, 1 miliardo del bilancio europeo sarà destinato a garanzia del Fondo europeo per gli investimenti, al fine di incentivare le banche a fornire liquidità per almeno 8 miliardi di euro alle piccole e medie imprese in difficoltà. Si attende anche un’accelerazione per il lancio di uno Schema europeo di sussidi di disoccupazione, l’impiego di 37 miliardi del Fondo di coesione per far fronte all’emergenza e l’espansione del Fondo europeo di solidarietà.

Questo balzo in avanti, dovuto anche ad un’azione diplomatica incisiva del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e del lavoro politico del commissario Paolo Gentiloni, va sicuramente accolto con favore, anche perché potrebbe cambiare in maniera sostanziale il paradigma europeo in materia economica e finanziaria in una direzione più volte auspicata dall’Italia stessa. Quello che manca è ora un grande piano di investimenti pubblici che riguardi il settore sanitario ma anche tutti quei settori che risulteranno maggiormente colpiti dalla crisi, dal welfare alle infrastrutture all’istruzione. Ci si augura insomma che questa emergenza convinca tutti della necessità di dotare l’Unione degli strumenti finanziari e politici necessari a far fronte alle sfide congiunturali e strutturali. E questo dovrebbe riflettersi anche nelle dimensioni e nelle priorità del prossimo ciclo di bilancio pluriennale 2021-27.

Il coronavirus avrà conseguenze che nessuno è ancora in grado di valutare appieno, ma quello che l’Unione non può permettersi è senz’altro di trasformarla nell’ennesima occasione persa per far sentire ai cittadini la vicinanza e l’utilità delle istituzioni, con le parole e con i fatti. Nicoletta Pirozzi, AffInt 16

 

 

 

 

Sassoli: Bene le misure della Commissione. Europa unita per la sfida comune 

 

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, dopo l’annuncio delle misure per affrontare l’emergenza COVID-19 da parte della Commissione europea.

 

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale non c’è mai stata una crisi così drammatica e finalmente oggi l’Unione Europea si muove. Non avevamo dubbi.

La situazione è talmente seria che nessun Governo europeo poteva pensare di farcela da solo.

Il pacchetto di misure messo a punto dalla Commissione europea per combattere il COVID-19 va nella giusta direzione.

Tutti i Paesi europei saranno aiutati nel campo sanitario. Questo significa forniture di materiali, sostegno alle strutture ospedaliere e finanziamento della ricerca per sviluppare il primo possibile il vaccino. La prima sfida è salvare le vite umane.

L’altro impegno è salvare il lavoro, le imprese e l’economia. Per fare questo basta rigore. I Paesi sono autorizzati a spendere tutto ciò che è necessario per garantire supporto ai lavoratori dipendenti e autonomi, alle imprese e alle banche.

Oltre agli impegni degli Stati sono già pronti almeno 37 miliardi di liquidità dalle casse dell’Unione.

È importante sottolineare che i Governi potranno usare tutta la flessibilità possibile prevista dal Patto di stabilità e crescita e che saranno consentiti aiuti di stato per i settori e le imprese colpite dalla crisi.

Adesso Consiglio e Parlamento dovranno approvare queste prime proposte.

Posso assicurarvi che il Parlamento lo farà il prima possibile.

Per salvare i nostri Paesi dobbiamo far funzionare l’Europa. E dovremo fare ancora di più.

Da oggi la parola d’ordine in Europa è solidarietà. Nessuno resterà da solo e nessuno agirà da solo.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale non c’è mai stata una crisi così drammatica e finalmente oggi l’Unione europea si muove. Non avevamo dubbi.

La situazione è talmente seria che nessun Governo europeo poteva pensare di farcela da solo.

Il pacchetto di misure messo a punto dalla Commissione europea per combattere il COVID-19 va nella giusta direzione.

Tutti i Paesi europei saranno aiutati nel campo sanitario. Questo significa forniture di materiali, sostegno alle strutture ospedaliere e finanziamento della ricerca per sviluppare il primo possibile, il vaccino. La prima sfida è salvare le vite umane.

L’altro impegno è salvare il lavoro, le imprese e l’economia. Per fare questo basta rigore. I Paesi sono autorizzati a spendere tutto ciò che è necessario per garantire supporto ai lavoratori dipendenti e autonomi, alle imprese e alle banche.

Oltre agli impegni degli Stati sono già pronti almeno 37 miliardi di liquidità dalle casse dell’Unione.

È importante sottolineare che i Governi potranno usare tutta la flessibilità possibile prevista dal Patto di stabilità e crescita e che saranno consentiti aiuti di stato per i settori e le imprese colpite dalla crisi.

Adesso Consiglio e Parlamento dovranno approvare queste prime proposte.

Posso assicurarvi che il Parlamento lo farà il prima possibile.

Per salvare i nostri Paesi dobbiamo far funzionare l’Europa. E dovremo fare ancora di più.

Da oggi la parola d’ordine in Europa è solidarietà. Nessuno resterà da solo e nessuno agirà da solo. PE 15

 

 

 

 

“Ue e Bce, non è così che si supera la crisi”. L’appello di 67 economisti

 

La Banca centrale prima archivia Draghi, poi fa marcia indietro costretta dalla reazione dei mercati, ma intanto ha perso l’arma decisiva della credibilità. La Ue prende alcune misure ma non rinnega – anzi di fatto conferma – la logica economica che ci condanna a una crisi perenne. Cosa è necessario davvero. 

 

Neanche di fronte a un disastro l’attuale classe dirigente europea è disposta a prendere atto che le idee che hanno guidato finora la politica economica sono profondamente sbagliate. Questa classe dirigente pretende che tali idee interpretino il modo migliore di far funzionare i mercati, elevati a mitici giudici di ciò che è giusto e ciò che non lo è e di fatto sostituiti al processo democratico. Ma proprio la reazione dei mercati alle prime decisioni dei ministri finanziari e poi della Bce su come fronteggiare l’emergenza hanno sepolto sotto una valanga di vendite da panico la palese incomprensione della situazione da parte dei massimi dirigenti europei, costringendoli a frettolosi tentativi di riparazione.

 

Queste reazioni non sono però servite a convincere leader e tecnocrati della fallacia delle loro teorie. Gli interventi sono presentati come una risposta d’eccezione a uno stato di eccezione, senza che questo metta in questione le regole di funzionamento dell’Unione che – si sottintende – passata la tempesta riprenderanno ad operare pienamente.

 

Il Patto di stabilità in un primo momento non era stato nemmeno sospeso, preferendo affermare che non ce n’era bisogno perché “consente tutta la flessibilità necessaria”. Il “whatever it takes” di Mario Draghi è stato dapprima smentito, provocando il crollo dei mercati, e poi ripetuto in un tentativo di recupero. Ma è stata persa la credibilità, che è la condizione indispensabile affinché quella frase sia efficace, sia perché è evidente che sia stata detta solo perché forzata dagli eventi, sia perché i nuovi provvedimenti annunciati dalla Bce prevedono limiti e paletti (come la capital key, gli acquisti di titoli sovrani in base alle quote di capitale della Banca che ogni Stato possiede, seppure attenuata) e non sono quindi nella logica di “qualsiasi cosa sia necessaria”.

 

Il cosiddetto Fondo salva-Stati (Mes) è rimasto ai margini degli annunci, a riprova che non è in grado di salvare nulla. Si tratta in effetti solo di uno strumento di disciplina che gli Stati egemoni vogliono usare per imporre il loro dominio su quelli che cadano in difficoltà. Ne vogliono fare la chiave di accesso agli interventi della Bce, una chiave che sarebbe pagata con la “grecizzazione” di chi incautamente vi facesse ricorso, ossia l’impoverimento del paese e la sua successiva spoliazione da parte delle economie più forti.

 

Nell’immediato è necessario che:

 

- la Bce riaffermi con forza che i 750 miliardi di interventi annunciati rispondono solo alle prime necessità della crisi, e che è disposta ad interventi illimitati in base a quanto necessario;

 

- gli acquisti di titoli pubblici non avverranno più in base alle quote di capitale della Banca che ogni Stato possiede (criterio che peraltro non è applicato per le obbligazioni societarie), ma in base alla necessità di contrastare la speculazione;

 

- la Bce dichiari che i titoli sovrani detenuti in base ai vari programmi di acquisto saranno rinnovati indefinitamente;

 

- la Bce trovi la formula giuridica compatibile con i Trattati per acquistare a titolo definitivo bond senza scadenza emessi dagli Stati, con rendimento zero o prossimo allo zero, da collocare poi presso le Banche centrali nazionali.

 

Per il futuro è necessario che:

 

- i governi Ue abbandonino l’idea che la crescita dell’economia possa essere affidata alle sole esportazioni, continuando a perseguire indefinitamente una politica di contenimento dei bilanci pubblici e dei consumi interni;

 

- i governi Ue prendano atto che l’inserimento del Fiscal compact all’interno dei trattati europei è stato bocciato dal Parlamento europeo e quindi quelle prescrizioni vanno lasciate cadere;

 

- i governi Ue concordino che il pareggio di bilancio debba valere solo per le spese correnti;

 

- i governi Ue prendano ufficialmente atto che la politica fiscale possa essere usata in funzione anticongiunturale, anche se ciò comporta un deficit pubblico o un suo aumento;

 

- i governi Ue abbandonino i criteri di sorveglianza basati su parametri inaffidabili come il Pil potenziale e l’output gap.

 

Le decisioni necessarie ad assicurare la sopravvivenza dell’Unione europea non sono naturalmente soltanto queste - valga per tutte l'impellente necessità di dare vita agli eurobond - e ci sarà modo di discuterne in futuro, ma ciò che ora importa è che i vertici europei si rendano conto dei clamorosi errori ripetuti nel tempo e dichiarino di voler seguire d’ora in poi una strada diversa. Se questo non sarà fatto la crisi sarà pagata duramente da tutti i cittadini europei e sarà messa a forte rischio la stessa sopravvivenza dell’Unione. Seguono i nomi di 67 economisti, MicroMega 22, http://tiny.cc/appellouebce

 

 

 

 

Coronavirus: #iorestoacasa diventi una virtuosa “norma” europea

 

Roma – “Basta andare in ordine sparso”: si riassume con queste parole del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, l’atteggiamento che i Paesi Ue dovrebbero adottare dinanzi all’epidemia da Covid-19. Qui non valgono le antiche locuzioni, da “mors tua vita mea” al più saggio, ma improprio, “mal comune, mezzo gaudio”. Ora funziona solo il monito di don Lorenzo Milani: “ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”.

Tutelare la salute, “puntellare” l’economia. In queste ore si sperimenta ancora una volta un’Europa a ranghi sparsi: e non si tratta dell’Europa delle istituzioni di Bruxelles, ma quella degli Stati, delle capitali, dei governi… Ognuno marcia per la sua strada, con provvedimenti spesso tutt’altro che efficaci e, in qualche caso, provando a fare lo sgambetto ai vicini di casa (basti pensare all’incetta di mascherine). Per questo la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen rinnova l’appello più volte formulato in queste settimane: gli strumenti per la tutela della salute vanno condivisi (mascherine, guanti e altre attrezzature sanitarie) utilizzando le regole del mercato unico; chiudere le frontiere non porta vantaggi (le merci devono circolare); occorre rimettere in gioco i fondi comunitari (e Von der Leyen indica 37 miliardi dal bilancio Ue) per sostenere l’economia. In tutta l’Unione, poi, vanno assunti gli stessi provvedimenti precauzionali adottati dall’Italia: #iorestoacasa non può che diventare una “norma” europea. Punto.

“Sostenere, coordinare, completare…”. Occorre comunque ricordare – come il Sir ha già fatto – che l’Unione europea non ha competenze, né esclusive né dirette, in fatto di salute pubblica e di protezione civile, ma può “svolgere azioni intese a sostenere, coordinare o completare” in tali ambiti “l’azione degli Stati membri” (art. 6 Trattato sul funzionamento dell’Ue). L’Ue non ha competenze in questi settori semplicemente perché gli Stati membri non le cedono i poteri necessari per agire. Così, anche per evitare errori compiuti nel 2008 di fronte alla crisi finanziaria, e nel 2015 dinanzi a quella migratoria, occorrerà porsi al più presto, senza tentennamenti, una riflessione politica seria e concreta: cosa ne vogliamo fare dell’integrazione europea? Vogliamo porla davvero al servizio dei cittadini, dei consumatori, delle imprese, degli agricoltori, della salute pubblica, della sicurezza? Ebbene, in quel caso sarà doveroso accrescerne le competenze, con nuove, parziali cessioni di sovranità nazionale, utili ad accrescere, in futuro, le stesse sovranità nazionali ma in un orizzonte più ampio. Tutto questo si chiama, in breve, “bene comune europeo”.

È il momento di muoversi assieme. Nell’Europa (come del resto accade per tutti i continenti) minacciata dal coronavirus Covid-19 è dunque urgente muoversi di comune accordo. Ci risparmino le loro prediche i nazionalisti che fino a ieri avrebbero chiuso la “casa comune”; questo è il tempo di coordinarsi e di agire assieme. Gli Stati, muovendosi appunto in ordine sparso (Germania, Francia, Polonia e, soprattutto Regno Unito), rischiano di compromettere una risposta compatta all’epidemia, che, come ampiamente dimostrato, non bada ai confini. Non servono misure contraddittorie, ma interventi seri, basati sulle indicazioni degli esperti (scienziati, medici…). L’Italia – dove pure non sono mancati tentennamenti ed errori – è ora presa ad esempio da diversi governi.

Fra l’altro si teme che il contagio raggiunga Paesi dove i sistemi sanitari sono meno attrezzati: è la preoccupazione che giunge da Albania, Bulgaria e altre nazioni dell’est europeo (timori accresciuti da un’eventuale epidemia in Africa o America Latina…). Quindi: “Basta andare in ordine sparso”. Ciò non è sufficiente per guarire i malati, non ferma all’instante il contagio, non mette al riparo da ricadute di medio e lungo periodo in campo sociale ed economico. Ma appare come il passo giusto per far fronte al diffondersi del virus. Gianni Borsa, Sir 17

 

 

 

Pandemia e globalizzazione

 

Una parola che faccia da guida per tutta la vita: reciprocità. Quel che non desideri per te, non farlo agli altri. Confucio (V sec. a.C.) - di Mario Setta

 

Dalle vicende politiche di questi ultimi tempi è evidenziato un indebolimento e addirittura un fallimento dell’idea di globalizzazione. Tutto ciò che è successo nei tempi più recenti: la politica di Trump, il riassembrarsi delle piccole nazioni e piccoli governi, l’esito della Brexit, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, pone un interrogativo nuovo, drammatico, che coinvolge l’intera umanità. Il problema non è più quello di salvare l’Europa, ma di salvare il mondo. E la Brexit non è altro che il segno di un malessere che condurrebbe le società a creare isole, mentre il pericolo sta nel grande contenitore terrestre. Un pianeta in pericolo di estinzione. La fuga verso i nazionalismi rappresenta un atto di debolezza e di autodistruzione. D’altronde, come afferma Yuval Noah Harari, “il nazionalismo non è una componente naturale ed eterna della psiche umana e non ha radici nella biologia”. La corsa attuale verso il cosiddetto “sovranismo” non è altro che un ritorno al passato, chiudere gli occhi di fronte all’universalità dei problemi. Ci si salva o ci si affonda tutti.

 

Ma ciò che si sta verificando in questi giorni, in queste ore, a livello mondiale, di fronte al Covid19 presenta una novità assoluta ed un atteggiamento da ultima chance, un crocevia tra vita e morte. Un virus, scientificamente ancora sconosciuto e incontrollabile, diventa un mostro fatale. Un fenomeno che colpisce tutta l’umanità, come la peste. Che contagia ogni nazione, ogni uomo. La lotta contro il virus per la difesa della vita non può che essere universale. La globalizzazione come via di salvezza dell’umanità. Un metodo realistico, funzionale, nonostante le tante e gravi forme antitetiche. Non è contrapponendosi che la si combatte o elimina, ma accogliendola, incanalandola, regolamentandola. La logica della contrapposizione, come in una specie di neo-luddismo, è già finita da molto tempo, perché distruggere le macchine per bloccarne l’uso è una battaglia persa. Il progresso è inarrestabile. Ma deve essere a servizio dell’uomo, di ogni uomo. Non soltanto di pochi. Per di più già ricchi. Un vero progresso non può essere se non per tutti.

 

Economisti come Amartya Sen e Joseph Stiglitz sostengono che la globalizzazione non è “né nuova, né una follia… e né possiamo tornare indietro dalla globalizzazione che deve andare avanti”.

“Abbiamo l’esigenza di un’etica globale, così come di dubbi globali” afferma Amartya Sen. E continua: “Adam Smith, spesso considerato il padre della scienza economica moderna, era molto preoccupato dell’abisso esistente fra i ricchi e i poveri”. Sen, economista indiano, in una delle sue opere più famose, dal titolo “Lo sviluppo è libertà”, sostiene che lo sviluppo non può che essere “un processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani” e che “lo sviluppo umano è, innanzitutto e soprattutto, un alleato dei poveri, non dei ricchi e degli opulenti”.

 

Già nel secolo XIX Auguste Comte aveva approfondito la tematica della solidarietà, affermando che consiste nella dipendenza reciproca degli esseri e delle cose legati in modo tale che ciò che capita ad uno di loro si ripercuote sugli altri. Comte sosteneva che “in ogni fenomeno sociale, soprattutto moderno, i predecessori partecipano più dei contemporanei”. Come in un orologio l’ago dei minuti trascina e conduce l’ago delle ore, in stretta continuità. Comte affermava che “ogni generazione deve rendere gratuitamente alla seguente ciò che essa stessa ha gratuitamente ricevuto dalla precedente”. Di qui la solidarietà come dovere morale di assistenza tra i membri di una stessa società, perché formano un solo tutto. Oltre ad essere un concetto, la solidarietà è il fondamento di un dovere ed è, e deve essere, un fatto.

 

Appare strano e piuttosto deludente come la Chiesa Cattolica, definitasi spesso “società perfetta”, non abbia tentato di realizzare un simile progetto, liberato da ogni dogmatismo e fondato sul principio evangelico “amatevi gli uni e gli altri”. Oggi, più di ieri, e in modo ultimativo, bisogna chiedersi se sia ancora possibile pensare di sopravvivere umanamente in un’isola, se l’isola è collocata su una sfera che traballa ogni istante e che presenta situazioni sempre più terrificanti a causa di soprusi, vessazioni, violenze di ogni genere da parte dei suoi abitanti, d’un cambiamento climatico che ne coinvolge ogni angolo, d’una rincorsa vertiginosa allo sfruttamento delle risorse.

 

Naomi Klein, nel libro “Una rivoluzione ci salverà, perché il capitalismo non è sostenibile”, presenta un’analisi accurata e precisa sullo stato della terra. Una diagnosi inquietante, ma profondamente vera. E non c’è bisogno del volto sorridente e preoccupato d’una bambina come Greta Thunberg, per cercare di correre ai ripari, quando la situazione sembra ormai irreparabile.

Ma l’attacco più diretto e puntuale contro le istituzioni del capitalismo internazionale, in particolare contro il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC/WTO) si ritrova in ogni pagina dell’opera di Stiglitz, dal titolo “La globalizzazione e i suoi oppositori”. Le sue affermazioni non si fondano su preconcetti, ma sono frutto di esperienze dirette, quale rappresentante ed esperto di diverse organizzazioni internazionali.

 

Stiglitz ricorda come uno dei grandi promotori del Fondo Monetario Internazionale, l’economista inglese Keynes, era stato rappresentante alla Conferenza di pace di Parigi, dopo la prima guerra mondiale, e si era opposto decisamente alle sanzioni punitive contro la Germania. La sua voce, allora, non fu ascoltata e il risultato fu la seconda guerra mondiale. Ma dopo quest’ultima tragedia, alla conferenza di Bretton Woods, le idee di Keynes ebbero maggior successo. Nacque così il Fondo Monetario Internazionale, con lo scopo di promuovere la cooperazione monetaria. Purtroppo, negli ultimi anni, le linee di condotta e i difetti di gestione sono andati peggiorando. “Il problema non è la globalizzazione - rileva Stigliz - ma come è stata gestita. […] Molto spesso queste istituzioni hanno affrontato la globalizzazione con una mentalità troppo ristretta, ispirata a una visione particolare dell’economia e della società”. Tutto il sistema di gestione della vita sulla terra è nelle mani di un’élite che guarda ottusamente ai propri interessi economici e al proprio sciocco egoismo. Per la Klein la salvezza dell’umanità consiste nella trasformazione dello stile di vita di ogni componente, rivolto al benessere sia personale che generale.

 

Ralf Dahrendorf, ex-commissario europeo e uno dei maggiori osservatori critici della società moderna, ha cercato di riproporre, a livello teorico-politico, il progetto di Immanuel Kant, ritenendolo di grande attualità. Il filosofo tedesco in uno scritto del 1784, dal titolo “Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico”, prima ancora dell’opuscolo “Per la pace perpetua”, pubblicato nel 1795, esponeva le sue idee sul cosmopolitismo. Al di là, quindi, delle utopie ottimistiche (Platone, Moro, Marx) o pessimistiche (Orwell, Huxley), secondo Kant, bisogna cercare, realisticamente, di raggiungere qualche obiettivo positivo per il benessere dell’umanità. Obiettivo che consiste, innanzitutto, nella costruzione di una società cosmopolitica, fondata su una Costituzione Universale. Quindi né EU, né USA, né altre Unioni più o meno fittizie. Non Est od Ovest, Nord o Sud, ma il pianeta Terra. A livello giuridico l’ONU dovrebbe diventare un solo Stato, una sola Costituzione, una vera Unità Mondiale, di cui ogni terrestre sarebbe cittadino. Il mondo, casa comune.

 

Jacob Taubes, ebreo, ex-docente a Gerusalemme, ad Harvard e a Berlino, ha sostenuto che la chiave d’una corretta visione politica mondiale si trovi nelle lettere di San Paolo. “Nietzsche fu il mio migliore maestro per Paolo” ha affermato Taubes (“La teologia politica di San Paolo”). Quello stesso Nietzsche che, in “Anticristo”, definisce Paolo “tipo opposto alla buona novella, il genio in fatto di odio... un disangelista”. Ma nella “Seconda Lettera ai Tessalonicesi” (2,6) Paolo lancia una parola, misteriosa e sconvolgente, dal punto di vista politico: “katékon”, la forza frenante. Un “qualcuno” o “qualcosa” che eviti all’umanità di precipitare nel caos.

 

Per Carl Schmitt, che fu presidente dell’associazione dei giuristi tedeschi durante il regime nazista, processato e assolto dopo la caduta di Hitler, il “katékon” è la forza della Legge. Schmitt e Taubes vedono nella “Lettera ai Romani” di Paolo un attacco al Potere di Roma e ai suoi Cesari. Solo la Legge può assumere un rilievo dominante, perché solo la Legge può trattenere, frenare un Potere Assoluto. Sembra l’anticipo millenario delle carte costituzionali: la “Magna Charta libertatum” (1215), la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” (1789), l’ONU (1945). Massimo Cacciari, trattando di Schmitt, si sofferma sul tema del “katékon”, ritenendo che “Il potere che frena” (Adelphi, 2013) può sempre trovare un compromesso mentre, a suo parere, i due poteri politico e religioso sono sempre con-fliggenti anche se inseparabili, ricorrendo perfino alla frase “Il papa deve smetterla di fare il katékon”.

 

È stato Jack Goody, docente a Cambridge, ex prigioniero di guerra in Italia, che ha girato il mondo in qualità di antropologo e storico di fama, autore di numerose opere tradotte in varie lingue, a pubblicare un libro dal titolo volutamente polemico e intrigante, “The Theft of History” (Il furto della storia), cioè l’appropriazione della storia compiuta dall’Occidente. L’autore sferra poi una critica serrata nei confronti dell’analisi storica di Marx e di Max Weber sul capitalismo e nei confronti di intellettuali come Joseph Needham, Norbert Elias e Fernand Braudel. Riconosce la serietà e la profondità delle loro opere, ma ne contesta la visione eurocentrica. Il “furto della storia” si è verificato anche per valori universali come l’umanesimo, la democrazia e l’individualismo. Sottolinea: “I parallelismi tra la cultura cinese e l’umanesimo del nostro Rinascimento sono sbalorditivi”. Anche “l’amore romantico” è stato rubato alle altre culture, perché l’Europa ne ha rivendicato l’esclusiva. Probabilmente “il Cantico dei Cantici” della Bibbia ebraica potrebbe aver avuto l’ispirazione dalla letteratura sanscrita, in cui si evidenziano tracce di amore romantico. In alcune espressioni della cultura islamica, l’amore è visto separato dalla religione tanto da incontrare detti come questo: “Non sono né cristiano, né ebreo, né musulmano… l’amore è la mia religione”. Secondo Goody l’Occidente ha rubato il Cristianesimo, messaggio d’amore rivolto a tutta l’umanità, facendone proprietà privata delle chiese.

 

Come si può notare da queste brevi note, il libro di Jack Goody innesca una serie di riflessioni, autocritiche, valutazioni, che inducono a ri-leggere e ri-scrivere la storia con nuovi e più validi strumenti di analisi, basando la ricerca sulla connessione tra particolare e generale, microstoria e macrostoria, storia d’un popolo e storia dell’Umanità. In ultima analisi, sempre più storia a livello mondiale e non storia da dimenticare o, addirittura, da sopprimere. Anche Marc Bloch sosteneva che l’oggetto della storia è «“l’uomo”, o meglio “gli uomini” e più precisamente “gli uomini nel tempo”» (Jacques Le Goff, prefazione a Marc Bloch, “Apologia della storia”).

 

Come ricorda Yuval Noah Harari nel suo ultimo libro: “21 Lezioni per il XXI secolo”, anche Mark Zuckeberg, il 16 febbraio 2017, ha lanciato un manifesto sulla necessità di costruire una comunità globale, ricorrendo all’uso di Facebook, con oltre due miliardi di utenti. Ma se la filosofia aziendale di Facebook è quella di stimolare la gente a passare sempre più tempo online, rischia di deformare intelligenze e coscienze. Mentre sarebbe opportuno incoraggiare le persone a connettersi quando necessario e per un tempo limitato alle reali esigenze. Uomini e macchine non possono non essere strettamente collegati, perché non si potrebbe sopravvivere se non connessi alla rete. L’uomo, quindi, dovrà appellarsi all’intelligenza in quanto capacità di risolvere i problemi e alla coscienza in quanto capacità di provare sentimenti. De.it.press

 

 

 

 

I doveri dell’Europa, i principi dell’Occidente e le priorità per sconfiggere il coronavirus in Italia

  

La situazione in Italia diviene sempre più drammatica. In questo momento, mattina del 12 marzo, sono oltre dodicimila i contagiati ufficiali di coronavirus, e oltre 800 i morti. Si può essere quindi ragionevolmente certi che tra domani e dopodomani questi ultimi supereranno i mille, cioè, in pochi giorni, la terza parte di quelli che ha contato la Cina da novembre ad oggi, ossia, in oltre quattro mesi. Il che significa, se il calcolo matematico è qualcosa in più di un semplice punto di vista, che verosimilmente si sta andando ben oltre quel 3 per cento di esiti infausti che, si è detto, nel caso peggiore, dovrebbe inchiodare statisticamente il virus. Da lettore di storia, partirei allora da una constatazione: che è l’Asia a dare lezioni di civiltà all’Europa e non viceversa. Non è in effetti la prima volta, e lo vedremo dopo.

Sappiamo come hanno reagito alcuni ambienti italiani all’infuriare del coronavirus in Cina. Abbiamo letto tutti delle dichiarazioni di Zaia e di altri, degli insulti, dei pestaggi, delle cacce all’«untore orientale». Sembra un tempo remoto ma, è bene sottolinearlo, è storia di appena 10-15 giorni fa. E abbiamo visto come hanno reagito i cinesi quando hanno compreso l’aria che tirava nel Paese: compostamente e senza animosità hanno abbassato le serrande, hanno apposto cartelli di chiusura temporanea, per ferie o per altro, e sono spariti dalla circolazione, rintanandosi in casa, o sono ritornati nelle loro terre d’origine, in attesa di tempi migliori. Adesso, il primo focolaio globale è l’Italia, e la Cina, invece di agire di conseguenza, risponde con un gesto di grande signorilità, di civiltà a prescindere. Un gesto unico, a ben vedere.

Oggi è stato annunciato ufficialmente che questo Paese sta facendo arrivare in Italia mille macchinari per la ventilazione respiratoria, un team di esperti super specializzati, formatisi sul campo, quantità ingenti di mascherine, tamponi e tute. È appunto quello che, più di ogni altra cosa, occorre oggi all’Italia. È, contestualmente, quel che più occorre all’Europa, mentre quest’ultima, che si autorappresenta come genitrice dei «valori ultimi», sta limitandosi, come si apprende giorno dopo giorno, a chiudere le frontiere al nostro Paese, in maniera tanto ermetica quanto inutile, dimostrando di non possedere un’idea sufficientemente lucida di quel che sta avanzando.

In realtà, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Le epoche passate di simili lezioni, dell’Asia all’Europa, ne hanno offerto tante, basta sfogliarne le pagine: dalle aperture dei khanati di Cina alle missioni cristiane, in particolare francescane, dopo il tempo dei grandi conflitti del XIII secolo, all’esperienza esemplare del Mathma Gandhi, negli scenari dell’India coloniale, nella prima metà del secolo scorso. Ma la situazione di oggi testimonia purtroppo che l’Europa, e il cosiddetto «Occidente» in senso lato, stanno mancando di quella lungimiranza storica e civile di cui pure si sentono maestri.

La Cina sta insegnando una cosa fondamentale, che tuttavia non si percepisce appieno nel dibattito politico-istituzionale in Europa. Sta insegnando in particolare che, come ben sanno i vigili del fuoco, per spegnere l’incendio occorre dirigere il getto d’acqua alle basi, nei punti generativi della combustione. Nel caso cinese il punto generativo e di maggiore irradiazione del virus è stato localizzato nella provincia di Hubei, che conta oltre 60 milioni di abitanti (più o meno come l’Italia), e in particolare nel capoluogo Wuhan, megalopoli di oltre 11 milioni di abitanti. L’azione di spegnimento più decisa e imponente è stata indirizzata perciò, correttamente, in quest’area. Gli esiti li conosciamo. Il fuoco dell’incendio coronavirus è stato tagliato e il paese intero ne sta uscendo vincente. Ebbene, non ci vogliono genialità particolari per comprendere che oggi l’Italia è la Hubei dell’Europa e il Nord Italia ne è la Wuhan. Ma se l’intera Cina, area ben più estesa e popolosa dell’intera Europa, ha saputo dirigere sapientemente i propri «idranti» nella provincia di Hubei, e in particolare negli agglomerati immensi di Wuhan, impiegando tutte le forze, fino allo stremo, come dimostra la costruzione di diversi ospedali in pochi giorni, l’Europa si sta muovendo, come dire, "politicamente": un po’ come il senato romano che discuteva mentre la città di Sagunto veniva espugnata dai Cartaginesi.

Sia detto con chiarezza: non bastano gli stanziamenti, tutto va commisurato ai tempi disponibili, che in questo frangente non sono di mesi o anni, bensì di giorni. Occorrono allora atti, risorse umane, tecnologie e strumenti sanitari, come nei terremoti: occorrono team di esperti specializzati, migliaia di respiratori, milioni di mascherine, soprattutto per le categorie sociali più a rischio, se necessari, prefabbricati, per allargare il numero di posti letto disponibili. E occorrono subito. I 25 miliardi di certo sono importanti e serviranno nei prossimi mesi e nei prossimi anni per riparare i danni immensi prodotti dall’infezione, ma in questi giorni la priorità assoluta rimane quella di spezzare le fiamme in Italia. Occorrono mezzi, tecnologie, donne e uomini. Occorrono in sostanza l’Europa e i consessi internazionali. Necessita l’aiuto delle Nazioni civili (civili per davvero!), e non il loro sbarramento. Non si tratta, è il caso di ribadirlo, di una emergenza solo italiana. L’Italia è l’epicentro di una emergenza europea e, a conti fatti, globale. Si dimostri allora di essere coerenti e lungimiranti.  Carlo Ruta, storico e saggista, De.it.press 12

 

 

 

 

L’allarme di Merkel: 60-70% dei tedeschi a rischio contagio coronavirus

 

Fino al 60-70% della popolazione tedesca può venire contagiato dal coronavirus. È l’allarme lanciato, in base alle indicazioni degli esperti, dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che in una conferenza stampa a Berlino ha chiesto di agire in fretta per far rallentare la diffusione del Covid-19 nel Paese.

“Fino a quando la situazione rimarrà così e la nostra popolazione non sarà immune, tra il 60 e il 70% delle persone verrà infettato dal virus”, ha messo in guardia Merkel in conferenza stampa, accanto al ministro della Sanità tedesco, Jens Spahn e al presidente del Robert Koch Institut Lothar Wieler. L’allarme era già circolato la sera precedente, quando a riferire questi dati era stata una fonte presente a un incontro della cancelliera a porte chiuse con esponenti del suo partito.

Merkel ha messo in chiaro che la priorità ora è di “non sovraccaricare il sistema sanitario” e che bisogna “guadagnare tempo per far rallentare la diffusione del Covid-19”. Una situazione straordinaria che l’ha spinta perfino a rivedere la sacrosanta regola sullo “zero deficit”, che vieta al governo di accumulare deficit pubblico.

Il popolare tabloid Bild ha criticato la cancelliera per il suo silenzio sul “Corona Chaos”, accusandola di non avere tenuto discorsi e di non avere usato la sua leadership nella gestione dell’emergenza, almeno fino ad oggi.

E mentre l’Austria ha tagliato i collegamenti ferroviari con l’Italia e imposto severi controlli sanitari alla frontiera con il nostro paese, il ministro della Sanità tedesca Spahn ha affermato che la chiusura dei confini non funzionerebbe, respingendo così le richieste di seguire l’esempio austriaco. La cancelliera ha invece espresso solidarietà al nostro paese, sottolineando che le notizie sull’emergenza coronavirus che arrivano dall’Italia la preoccupano molto.

In base al sistema di governo federale tedesco, i 16 Laender e le autorità regionali possono decidere se seguire le raccomandazioni di Berlino, come quella di cancellare gli eventi con più di mille partecipanti. “L’emergenza coronavirus – ha attaccato Bild – mostra che senza una chiara guida nella lotta contro l’epidemia il federalismo sta mostrando i suoi limiti”.

Merkel – la quale ha ricordato che il federalismo non significa che ognuno può sottrarsi alle proprie responsabilità – incontrerà i governatori dei Laender domani (12 marzo, ndr) per coordinare la risposta del paese contro l’epidemia.

Attualmente in Germania si registrano 1.850 contagi di nuovo coronavirus, secondo un conteggio dell’agenzia tedesca dpa, che ha considerato i dati forniti dai singoli Laender. Di molto Inferiore il numero dei contagi forniti dal Robert Koch Institut: 650 casi di contagio.

I Laender più colpiti sono il Nordreno-Vestfalia, che ha registrato anche tre decessi, la Baviera e il Baden-Wuerttenberg, ciascuno con oltre 100 casi. Askanews 11

 

 

 

Pandemia Coronavirus. Il Segretario Generale del Cgie ai Comites

 

Care e cari Presidenti, siamo tutte/i attente/i all’evoluzione dell’epidemia del coronavirus, che ha colpito il pianeta e seguiamo scrupolosamente le misure decise dai governi dei vari paesi interessati alla risoluzione di questa straordinaria emergenza sanitaria. L’Italia è il Paese, dopo la Cina, maggiormente sottoposto a misure drastiche, che ci auguriamo possano risultare risolutive e fungere da modello comportamentale e normativo per chi a breve dovrà affrontare le stesse emergenze. Il Cgie è in contatto continuo con il Governo, rappresentato nella fattispecie dal Presidente e Ministro, Luigi Di Maio; dai Viceministri: Marina Sereni e Emanuele Del Re; dai Sottosegretari: Ricardo Merlo, Ivan Scalfarotto e Manlio Di Stefano; il DG Luigi Vignali, l’Unità di crisi e i nostri uffici attivi anche in smart working.

 

Da oltre dieci giorni molti Consiglieri del CGIE sono in contatto continuo, e sono chiamati a collaborare e confrontarsi nei propri Paesi di residenza, con le rappresentanze diplomatiche italiane e dove richiesto con le Autorità locali, con i Comites e con le Associazioni italiane.

 

Abbiamo informazioni e riceviamo continue sollecitazioni sia da parte dei e delle nostri/e colleghi/e, sia dai Comites da istituzioni italiane nella Penisola e all’estero, che ci chiedono di farci portavoce presso il Governo e verso il MAECI per segnalare e risolvere situazioni di disagi o di emergenze. Si segnala che non ci stiamo risparmiando, né sottovalutando le notizie che riceviamo, dando ascolto e mettendoci a disposizione di coloro, che risiedono stabilmente all’estero, dei temporanei e degli studenti (Expat), dei turisti italiani coinvolti da restrizioni temporali di mobilità e in alcuni casi bloccati in aeroporti o in quarantena.

 

Sono certo che non farete mancare il sostegno umano, i vostri consigli e metterete a disposizione le conoscenze a tutti coloro che si trovassero nello stato di necessità; è importante trasmettere informazioni precise e ufficiali, che si possono acquisire direttamente dai media locali e dai contatti telefonici, se richiesti con le Autorità locali e, con le nostre rappresentanze diplomatiche, oppure dalle informazioni pubblicate nei siti ufficiali delle Ambasciate e dei Consolati italiani, che in parte stanno provvedendo ad aggiornarle Paese per Paese.

 

Si chiede ai Comites privi di rappresentanza diretta nel CGIE di segnalarci, con una breve scheda paese, all’indirizzo di posta elettronica (cgiecomunicazione@gmail.com) la situazione sanitaria e le disposizioni assunte dalle autorità locali dei vari paesi di residenza, indicando eventuali restrizioni generali, disposizioni sulla situazione medico sanitaria. e nuove normative sulla mobilità. (Alcuni hanno già provveduto a farlo spontaneamente).

 

Queste informazioni saranno utili e rappresentano un’opportunità per essere vicini alla nostra gente e saranno usate per alimentare di contenuti il nostro sito: www.sitocgie.com e la pagina facebook: Consiglio Generale italiani all’estero-Cgie, che si suggerisce di far conoscere e di seguire con una certa continuità e di interagire.

 

Inoltre, su questa emergenza Rai Italia ci chiede informazioni e testimonianze audiovisive da ogni Paese, che saranno trasmesse nel programma per gli italiani all’estero “L’Italia con voi”. I documenti audiovisivi dovranno avere una durata di massimo 2-3 minuti; per facilitare il tutto, devono essere inviati per whatsapp, messenger o per email a miei recapiti: michele.schiavone@sunrise.ch, oppure 0041 76 571 1945.

 

Nel frattempo, care e cari, mi preme consigliarvi di riguardarvi e di curare i rapporti con il mondo degli italiani all’estero nel vostro Paese di residenza. Certo di contare sulla vostra collaborazione, desidero ringraziarvi, inviarvi un caro saluto e augurarvi buona salute e ogni bene.

Michiele Schiavome

PS.: Il numero dell’Unità di Crisi nel Ministero degli Affari Esteri è il seguente: 0039 06 36911 (de.it.press)

 

 

 

 

Merkel al supermarket: nel carrello dà il buon esempio

 

In Germania molti supermercati sono stati presi d’assalto; il tabloid Bild fotografa la Cancelliera mentre fa la spesa da sola in quello dietro casa, a Berlino, dove è habitué - di Irene Soave

 

In coda al supermercato, con lo stesso completo blu con cui poche ore prima ha pronunciato un discorso alla nazione — «Tutto, ora, sarà messo alla prova» — sola; nel carrello ha quattro bottiglie di vino e poche altre cose. Angela Merkel è stata fotografata ieri dalla Bild Zeitung, il tabloid tedesco più venduto, mentre alle 17 faceva la spesa nel supermercato vicino a casa dove è habitué, un negozio della catena Hit del quartiere Mitte, a Berlino, proprio dietro l’«isola dei musei», in Mohrenstraße .

La Cancelliera non fa Hamsterkäufe, letteralmente «acquisti da criceto»: la parola è tra le più usate in questi giorni e indica le maxi-incette che tanti suoi connazionali, come un po’ in tutta Europa, stanno facendo in preda all’ansia di trovare poi gli scaffali vuoti. Quattro bottiglie di vino (bianco, italiano, etichetta Ricossa); l’immancabile pacco di carta igienica, acquisto simbolo della clausura; due confezioni di bagnoschiuma, una di amarene. Reparto frutta, gastronomia, salta qualche fila, si mette in coda. Alla cassa osserva i due metri di distanza dagli altri clienti, paga con la carta.

Il suo non è solo un gesto simbolico, che sembra invitare alla calma e a una spesa razionale i tedeschi preoccupati; è anche una tra le sue abitudini più caratteristiche. I suoi fan se ne ricordano: su Twitter lo scrittore Fernando Aramburu scrive «Ecco Angela che fa la spesa, formale, in coda. Qualche anno fa ho postato (sic!) una foto simile e qualcuno non ci credeva». Invece eccola. Anche i dipendenti del supermercato Hit Ullrich, il cui motto è «Varietà e qualità», raccontano alla Bild: «Viene qui spesso», si riempie da sola le borse e non ha bisogno di aiuto a portarle. Nulla di degno di nota, insomma. Tanto che al quotidiano non resta che titolare: «Angela paga con la carta». Un gesto più normale di così, nemmeno se non fosse in corso una pandemia. CdS 21

 

 

 

 

I temi recenti di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo

 

Il nostro speciale sulla pandemia di Coronavirus:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/coronavirus-italia-germania-100.html

 

19.03.2020. Coronavirus: infermieri in prima linea

Il Ministero della Salute vuole potenziare le assunzioni negli ospedali italiani, sotto organico. Ma nel frattempo in prima linea contro il Coronavirus ci sono medici e infermieri, costretti a condizioni di lavoro insostenibili. La testimonianza di Nicola Cattaneo, infermiere e sindacalista nella provincia di Lecco.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-infermiere-100.html 

 

18.03.2020 «Non sarà più come prima »

Angela Merkel parla alla nazione: « Il Coronavirus sta cambiando la nostra vita in modo drammatico». Gli esperti ipotizzano un lungo periodo prima di poter tornare alla normalità. Ma quale sarà la nuova normalità? Riusciremo a superare questo “trauma culturale”? L’analisi del sociologo Lorenzo Migliorati.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-societa-100.html

 

Elio Orsara. Riconosciuto il miglior ristoratore italiano in Giappone, si sforza di creare un ponte culturale tra la cucina nipponica e quella del Suditalia.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/eccellenze-italiane/elio-orsara-102.html 

 

17.03.2020. Lavorare al tempo di Covid-19

Gran parte d’Italia si ferma, ma non Amazon. E i lavoratori di Castel San Giovanni (Piacenza) scioperano. Beatrice Moia, operaia, ci racconta perché: mancano le misure di sicurezza per evitare contagi da Coronavirus.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-amazon-sciopero-100.html 

 

Aggiornamenti sulla pandemia. In Italia si attende il picco dei contagi per il 25 marzo, intanto il numero delle vittime sale a oltre 2.500. In Germania il Robert Koch Institut aumenta la valutazione del rischio pandemico da moderato ad alto. E l'Uefa decide di rinviare gli Europei di calcio di un anno, all'estate 2021.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-aggiornamenti-17-marzo-100.html 

 

Calibro 35. Il loro nome è un riferimento incrociato alle pellicole di celluloide e alle pistole dei film polizieschi. Sono tornati da poco con un nuovo album intitolato "Momentum".

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/calibro35-102.html

 

16.03.2020. Germania: verso lo shutdown

Salito a 6904 il numero di contagi per Coronavirus e 16 il numero dei decessi. Precedendo la decisione della Commissione Europea di chiudere tutti i confini, il governo federale tedesco ha chiuso gran parte delle frontiere e già a partire da oggi sono iniziati i controlli. Gli aggiornamenti raccolti da Cristina Giordano.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-germania-102.html 

 

Una storia quasi solo d'amore. La storia d'amore tra Nino, giovane direttore di un corso di teatro, e Teresa che lavora in un'agenzia di viaggi nel nuovo romanzo di Paolo Di Paolo. L'autore ai nostri microfoni.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/pagine-scelte/paolo-di-paolo-102.html 

 

13.03.2020. Coronavirus: la Germania è pronta? Sono tanti gli italiani, da Londra a Parigi, da Madrid a Berlino che lamentano l'inadeguatezza delle misure prese nei paesi in cui vivono. Tante le critiche alla Germania: sono fondate? Cristina Giordano ha raccolto alcuni dati su ospedali, medici e infermieri.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-germania-pronta-100.html 

 

Boicottaggio del made in Italy? Qual è l'atteggiamento dei tedeschi verso i prodotti italiani? È vero che la paura del Coronavirus ha portato ad un boicottaggio del made in Italy? Agnese Franceschini ha fatto una breve inchiesta nella capitale tedesca per capire quanto c'è di vero in queste notizie.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/boicottaggio-made-in-italy-100.html 

 

Vivere in Germania. È partito il nostro nuovo formato video per rispondere alle domande più frequenti degli italiani che vivono in Germania. O che stanno pensando di trasferirsi. Guarda il primo video con Luciana Mella sull’AIRE.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/vivere-in-germania-aire-100.html

 

La nostra Europa. Scopri il nostro speciale sull’Europa con la storia dell’UE e tutti gli approfondimenti: https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/speciale/storia-europa-102.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi e Elisabetta Gaddoni

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-458.html

 

Scopri i concerti di artisti italiani in Germania

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/anticipazioni-calendario-100.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati

I commenti sportivi di Agnese Franceschini

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/sport-106.html

 

Il nostro speciale sul Coronavirus:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/coronavirus-italia-germania-100.html 

 

12.03.2020. #IoRestoaCasa: ma chi la casa non ce l’ha?

Mentre la maggioranza degli italiani si lamenta della quarantena obbligata tra le mura domestiche, i senzatetto oltre, a non avere una casa, non possono nemmeno utilizzare gli spazi pubblici, chiusi dalle ordinanze. Ce ne parla Francesco Chiavarini, portavoce di Caritas Ambrosiana: «Gli ultimi sono i più esposti».

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-senzatetto-100.html 

 

Brera non si ferma. "Appunti per una resistenza culturale" è il titolo che la milanese Pinacoteca di Brera ha dato ad una serie di video pubblicati sui social per raccontare le proprie opere d'arte a chi è costretto a rimanere in casa dal coronavirus. Ne parliamo con il direttore della pinacoteca, James Bradburne.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/james-bradburne-pinacoteca-brera-100.html 

 

11.03.2020. Il virus colpisce l'economia. Il governo italiano stanzierà 25 miliardi di euro per sostenere l'economia. Bastano? Carlo Altomonte, docente della Bocconi, sui danni che il virus sta causando al sistema Italia.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-economia-104.html 

 

Coronavirus: a quali rimborsi abbiamo diritto?

Si moltiplicano le cancellazioni di eventi culturali e sportivi, concerti, fiere a causa del coronavirus. Dalla Lit.Cologne alle partite di Bundesliga a porte chiuse. Quando si ha diritto al rimborso? Le informazioni raccolte da Cristina Giordano.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-rimborsi-manifestazioni-100.html 

 

10.03.2020. Le rivolte delle carceri. Dopo le restrizioni dovute al coronavirus e lo stop ai colloqui con i famigliari, si sono scatenate violente rivolte in diverse carceri italiane. Da Milano a Melfi, da Palermo a Modena. Come vivono i carcerati la diffusione del virus? Ne parliamo con Patrizio Gonnella di Antigone.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-carceri-100.html

 

Codogno: non più isolati. Mentre la «zona protetta » è stata estesa a tutto il paese, siamo andati a vedere cosa succede a Codogno, primo focolaio d’Italia. Il racconto di Don Iginio Passerini, parroco della cittadina.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-codogno-104.html 

 

09.03.2020. Coronavirus: le misure tedesche. Scetticismo e dubbi tra gli italiani in Germania sulle misure adottate dal governo tedesco per contrastare il Coronavirus. Quanto è preparata la Germania? Il punto di Cristina Giordano.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-germania-100.html RC/De.it.press

 

 

 

 

 

Coronavirus. Dai ristoratori italiani a Berlino un grande senso di responsabilità

 

“Merita un grande rispetto la decisione dei ristoratori italiani di Berlino che, con la loro scelta di chiudere, stanno mostrando un grande senso di responsabilità per i loro clienti, per la città e per il paese. La salute è la cosa più importante e solo insieme possiamo sconfiggere il coronavirus. È questo il forte messaggio che ci viene dalla loro decisione e, per questo motivo, hanno il mio pieno sostegno. Attraverso la loro sensibilità verso ciò che sta accadendo in Italia, danno un segnale forte alla politica e alla società a Berlino e in tutta la Germania”.  È quanto dichiara la senatrice Laura Garavini, Presidente Commissione Difesa e Vicepresidente vicaria gruppo Italia Viva – Psi. 

“Nella lotta contro il coronavirus l'indecisione può costare vite, solo limitando il contatto possiamo evitare il contagio. Per questo mi auguro che siano in tanti a seguire l'appello dei ristoratori italiani e che la politica e la società civile prenda tutte le misure necessarie affinché venga sconfitto il virus. I ristoratori sono tra i gruppi più colpiti economicamente dalle conseguenze del virus. La loro decisione è quindi ancora più ammirevole” conclude la senatrice. Dip 16

 

 

 

 

Monaco di Baviera. “Rinascita flash”, on line il nuovo numero

 

E’ on line il nuovo numero di “rinascita flash”, rivista bimestrale di rinascita e.V., Associazione culturale di Monaco di Baviera.

In questo numero: Imparare a convivere, di Sandra Cartacci; Svolta a destra – Crisi di governo in Turingia, di Norma Mattarei; La riduzione del numero dei parlamentari in Italia, di Paola Zuccarini;  Alcune buone pratiche per una vita sostenibile, di Laura Angelini; “Per quanto noi ci crediamo assolti siamo lo stesso coinvolti”, di Michela Rossetti; La cultura delle sardine, un mare di valori, di Viviana Valli; Popoli indigeni e persone di valore, di Enrico Turrini; Raffaello e il piacere della ricerca, di Miranda Alberti; La curiosità vien girando: riflessioni sulla toponomastica e una perla storica su Monaco di Baviera, di Lidia Ciotta; Lo stereotipo tra un corto e l’altro, di Concetta D’Arcangelo; Ruggero Cappuccio, “Paolo Borsellino Essendo Stato”,  di Lorella Rotondi; Comunicato stampa sul Concerto “Music for Freedom” il 29 Aprile 2020; Intervista a Stefano Cortese, nuovo talento napoletano, di Marinella Vicinanza; Virus e Trojan – cosa sono e come difendersi, di Gianpaolo Venafro; Discopatie, di Sandra Galli; Quante storie sulla S-Bahn, di Valentina Fazio; Italiani: solo pizzaioli e gelatai? Ma quando mai! – Seconda Edizione di Michela Pavan e Simone Cofferati. Dip 13

 

 

 

 

Il virus a Berlino: “È arrivato pure qui!” La lenta, e improvvisa presa di consapevolezza tedesca

 

Ariela Profeta è una traduttrice e scrittrice italiana che vive a Berlino. In questa cronaca il racconto della ‘scoperta’ berlinese del virus. Prima lo scetticismo, poi un panico crescente, adesso una realtà quotidiana totalmente mutata. ‘È arrivato pure qui.’ ‘Che? Il panico o il virus?’ ‘Boh… C’è differenza? Penso tutti e due.’

 

Da qualche anno vivo a Berlino, dove mi trovo al momento. Da un paio di settimane ho difficoltà a comunicare con le persone con cui scambio messaggi o parlo a telefono: amici dalla Spagna, parenti dall’Italia, amici e conoscenti tedeschi: ognuno ha un suo modo per parlarne, ognuno è in un suo mood e, pur volendo adattarmi, devo prima capire qual è (emozionale.incazzato.negazionista.cinico.divertito.inconsapevole.rassegnato.spaesato.impaurito.depresso.arreso.beato tra le nuvole). E se invece mi capita di essere in un mood mio, subito si generano fraintendimenti, si accendono tensioni. Il mio caro amico Mirko, con cui ci vediamo quotidianamente, è fissato con le notizie sui giornali (e ha l’enfisema, lo spray medicale sempre in tasca) ed è il primo tra noi a mostrare preoccupazione, a girare col disinfettante per mani. Noi sorridiamo, bonari. Due settimane fa mi dice: ‘Pensa che una ragazza italiana qui a Berlino aveva l’influenza ed è andata all’ospedale a chiedere di farsi fare il tampone. L’hanno cacciata via.’ Eh beh, di questi tempi fare gli allarmisti, spaventarsi per uno starnuto no, eh. Togli i tamponi a chi ne ha bisogno. Due settimane fa qui eravamo tutti d’accordo. Non c’era niente di male a pensarla così. Il 7 marzo Miriam, strumentista in un grande ospedale romano, mi manda un messaggio con la lacrimuccia. Miriam? Lei è una roccia, non la smuove niente e nessuno. Mi chiedo cosa le sia capitato e la chiamo subito. Iniziamo la conversazione partendo ovviamente dal coronavirus, lei mi dice che la situazione sta peggiorando, che non sanno se le mascherine che indossano sono efficaci o meno [ma che mascherine danno in dotazione agli ospedali? pensavo, ancora ignara]. Dopo un po’ la apostrofo, sorridendo, al telefono: ‘Va bene dai, parliamo di altro adesso, come mai la lacrimuccia?’ Dall’altra parte silenzio. Poi: ‘Devo portare fuori i cani’. Sta per riagganciare. Riesco a salvarmi in extremis, no dai, non avevo capito, credevo ti riferissi a un problema personale… Invece il coronavirus non era un argomento di conversazione – ERA il problema. Nei giorni precedenti, quando mio padre mi chiamava sempre più sgomento, gli dicevo: ‘Sì, va bene, cominciate a stare a casa, ma guardate meno televisione, per favore!’ In questo periodo sto imparando che quello che ieri sembrava un romanzetto di fantascienza, una sorta di Quinto giorno di terz’ordine, non più tardi del giorno dopo è diventato realtà. Dopo la telefonata con Miriam vado al bar dove Mirko e Stefano, che non vedo da un anno, mi aspettano per salutarci. Una mezz’oretta insieme. Stefano, sposato con una ragazza tedesca con cui ha una bimba, si ritrae un po’ quando voglio abbracciarlo. Ehilà. Ci scherziamo su. Però, dice, nel mio quartiere, vicino a Tegel, i casi sono già due. Davvero? Già mi rincresce un po’ averlo abbracciato. Al bancone c’è Chiara, che dice: ‘Sono così contenta di essere tornata tra la folla, sono stata a casa influenzata per cinque giorni, ma ora tutto bene di nuovo.’ Ci scherzo su: ‘Tutto bene? Davvero, eh?’ Lei ignora la mia battuta, non mi guarda nemmeno. Beh, sì, forse infelice, darle dell’untrice. La mattina dopo mi faccio un bel giro in bici, è domenica, il tempo non è granché ma almeno non piove, incontro la manifestazione delle donne, devo scendere dalla bici perché occupano tutta la strada, il ponte da Kreuzberg a Friedrichshain è bloccato. Una gran ressa festante. Un gruppetto di una decina ragazze italiane è disposto in cerchio e canta a squarciagola canzoncine allegre. Ricordo di aver visto una ragazza uscire dalla stazione di Warschauer Straße allontanarsi a passo veloce con la mascherina sulla bocca. L’ho guardata scettica, quasi biasimante, ma i suoi occhi erano tra l’infuriato e lo spaventato. Il suo incedere assolutamente risoluto. Mentre sto tornando verso casa, perché tira un po’ di vento e temo che il lieve mal di gola di cui soffro da una decina di giorni (sono anche immunodepressa cronica a causa del lupus, quindi niente paura, capita spesso) possa peggiorare (di questi tempi, sia mai), mi chiama Mirko: lo ha chiamato Piero, il proprietario del bar, e ha detto che Chiara è positiva. Vediamoci, dice Mirko. Macché vediamoci, io corro a casa e mi ci barrico. Per fortuna Piero mi telefona poco dopo e ammette di aver fatto uno scherzo. Sono clemente con lui perché il sollievo che provo è sufficientemente grande. Siamo tutti sollevati, ma al bar io e Mirko non ci andiamo più. La consapevolezza comincia a farsi strada. Piano piano. Ma sono ancora arrabbiata con me stessa per essere stata così suggestionabile da cascarci immediatamente (oppure, vista dalla prospettiva attuale, ce l’avevo con me per non aver capito subito la gravità della situazione e lo scherzo mi ha aperto un po’ di più gli occhi). Il fatto è che non è così semplice entrare nell’ordine di idee di una pandemia letale da un giorno all’altro. Mando un messaggio a una mia amica che a metà gennaio si è trasferita da Barcellona a Milano. ‘Mah, non so che dirti, ora mi è venuta a trovare Kilia [la sua fidanzata] da Barcellona e siamo in Piemonte, tra i monti e le caprette, beate. So che stanno chiudendo i confini regionali, ma noi dovremo in qualche modo tornare’. Questo l’8 marzo. Il 10 marzo ci sentiamo al telefono. Situazione completamente cambiata, ora è lei la prima a dire che, non solo è obbligatorio, ma è necessario restare tutti dentro casa. Vedo le foto del 7 marzo scattate ai navigli di Milano affollati e festosi e sono esattamente le foto che avrei potuto fare io qui per le strade di Berlino due giorni fa. I locali sono chiusi da sabato sera, 14 marzo, (dopo la notizia che li avrebbero chiusi da martedì 17, si sono ravveduti) ma le persone non riescono ancora a comprendere. ‘Fuck the virus!’ strillano le magliette a 25 euro sui manichini di Ku’damm. I giornali pubblicano notizie sempre più allarmanti, ma finché non c’è un divieto formale, le persone si fidano dei responsabili decisionali: ‘se non mi ordinano esplicitamente di restare a casa, vuol dire che non è necessario’. Il 17 marzo, il ristorante italiano aperto da poche settimane, in posizione strategica sul canale Paul Linke Ufer, è ancora pieno, fuori tutti i tavolini sono occupati, birra e Spritz con burrata e salamini, al primo sole della primavera. E come questo, tutti gli altri locali di ristoro pullulano. Siamo a una decina di giorni di distanza spaziotemporale dall’Italia in termini di esplosione del coronavirus. Noi italiani a Berlino camminiamo per le strade titubanti. Qualcuno di noi si incontra ancora, magari per passeggiare, a distanza di sicurezza. Io e Mirko stiamo a casa e non ci incontriamo più, da quando il 10 marzo Miriam mi manda dei messaggi audio secchi e implacabili: Mirko non deve uscire per nessun motivo. Tu, eventualmente, se proprio devi, solo per passeggiate brevi mantenendo distanza di sicurezza e possibilmente mascherina. E chi me la dà la mascherina? In ospedale da loro, mi dice Miriam, le tengono in cassaforte. Ehilà. Il 14 marzo mi decido e provo a ordinarle online. Solo due venditori cinesi. Poi compare un venditore tedesco e lo scelgo (più per scaramanzia), consegna il 17 marzo. Chiamo mio fratello in Italia, voglio ordinarle anche per lui: ‘Ma qui non passa più nemmeno il postino’, risponde. Una mia amica tedesca che vive a Sonnenallee mi manda messaggio con link sulla pagina web dei canti degli italiani dal balcone, con sorriso e sole splendente: ‘Buongiorno! :)’ Io rispondo secca: ‘Restate a casa!!!’ Da allora non mi ha più contattato. Altra amicizia andata a male. Ho sbagliato a spegnere il suo entusiasmo nei confronti della forza italiana di affrontare sempre il peggio con un sorriso? Certo che ce la invidiano. Ma volevo solo farle capire che, se restiamo a casa anche qui, magari, se siamo fortunati, riusciremo a cantare anche noi dal balcone. Il nostro amico Piero, proprietario del bar, dice che tutti i suoi amici e conoscenti (necessariamente centinaia e centinaia) stanno tutti bene. Tranne una ragazza con la bronchite, però certificata non positiva. Ah, rispondo io, e dove ha fatto il tampone? Tanto per sapere, in caso di necessità. No, è andata dal dottore che dopo averla visitata ha escluso la possibilità di infezione da cv. Ah. Senza tampone? Leggo che una giornalista tedesca proveniente da Roma con mal di gola e arrivata a Berlino in treno sabato 14 marzo non è riuscita a farsi fare il tampone. A una delle cliniche dove si è recata alle 9 di mattina, ad esempio, avevano già esaurito i 50 tamponi giornalieri. (https://www.tagesspiegel.de/politik/schlag-dich-irgendwie-nach-berlin-durch-wie-ich-vom-italienischen-coronavirus-planeten-floh/25644584.html dal titolo ‘Come sono fuggita dal Pianeta del coronavirus italiano’) Sono quindi direttive dall’alto? Non fare i tamponi? Per non allarmare la popolazione con i numeri? Come la storia della conta dei morti camuffata? Anche qui selezione naturale da gregge, quindi, come gli inglesi o solo incoscienza o impreparazione? O magari un piano alternativo di cui noi popolazione non siamo a conoscenza? Una delle quattro pianificazioni ad animazione che si vedono con i puntini che rimbalzano tra loro come biglie? (https://www.washingtonpost.com/graphics/2020/world/corona-simulator/) Miriam mi dice: ‘C’è poi da vedere come stanno messi i tedeschi con i posti in terapia intensiva. Qui siamo agli sgoggioli.’ Piero del bar mi manda un link che sembra essere rassicurante (solo momentaneamente, perché i numeri non sono cresciuti in modo esponenziale anche qui, come succederà nel paio di giorni successivi): l’Italia ha 275 posti per ogni 100.000 abitanti, la Germania ne ha 621. (https://gateway.euro.who.int/en/indicators/hfa_478-5060-acute-care-hospital-beds-per-100-000/). Ma ormai siamo all’allestimento di ospedali da campo, quindi questi numeri sembrano già appartenere a una storia passata. Da sabato inizio a fare scorte al supermercato per una decina di giorni. La carta igienica è già finita ovunque. Qualcuno però ancora gira per strada con il notorio pacco da 10 di riciclata, la più economica, con sorriso raggiante. Anche farina più niente. Ma il lievito non lo batte nessuno. Non ce n’è proprio nemmeno l’ombra. (Ci sarà qualcuno che si prepara a fare il pane per tutti noi per distribuirlo gratuitamente? Oppure qualcuno spinto dalle stesse motivazioni di quelli in fila ai negozi di compravendita dell’oro a Charlottenburg? https://www.tagesspiegel.de/berlin/goldrausch-in-charlottenburg-corona-ladenschluss-beendet-schlangestehen-vor-edelmetallhaendlern/25659724.html) Il lievito per pane nemmeno nel supermercato Rewe online, dove però riesco per un pelo a fare spesa da 10 giorni per me e anche per Mirko…Ma arriverà il 27 marzo. Meglio di niente. In giro ancora tutti liberi e belli. Le giovani donne ridono sguainando i denti e le tonsille, i ragazzi in gruppi numerosi continuano a darsi le pacche sulle spalle e a sbruffare risate dalla bocca. Quasi come se sfidare la storia del cv sia come fare a gara a chi si butta per primo nel torrente gelato. I giocatori di bocce, tra loro uomini e donne, giovani e anziani, tedeschi ma pure americani, si affollano come sempre lungo la frequentatissima passeggiata sul canale. È sabato, ed è primavera. La primavera qui non viene presa alla leggera. Significa il ritorno alla libertà, il ritorno alla vita dopo la chiusa invernale. È sacra e santa, intoccabile come il Feierabend (https://ausberlin.wordpress.com/2013/05/12/parola-del-giorno-feierabend/).

Intanto io resto a casa il più possibile, Mirko esce ogni tanto per l’ora d’aria e ha deciso di non leggere più i giornali (il mood tra noi italiani a Berlino si uniforma di giorno in giorno, ovvero cala sempre di più con l’alzarsi dei numeri e l’incertezza delle direttive), mentre io, che non leggevo giornali da anni, comincio a sviluppare un tic all’indice sul mouse per aggiornare in tempo reale: (controllo n.: 232 infetti a Berlino) (controllo n.: 232) (controllo n.: 232) (controllo n.: 232) (controllo n.: 323)…[hai sbagliato…]…No no. Come una falena alla fiamma. Come se sapessi qual è il numero che toccherà a me. Nel frattempo il mio mal di gola regredisce. Sarà buon segno? Anche le tabelle dei sintomi cambiano a ogni clic. E le domande si infittiscono: Quindi, chi ha rubato la carta igienica e la farina e il lievito? Gli Hamsterkäufern li chiamano qui, gli ‘acquirenti criceti’, quelli che fanno incetta di merci arraffando mani a basso (https://www.dizionario-italiano.it/linguamadre/articolo.php?art=381) dagli scaffali dei supermercati. Il sindaco del distretto di Pankow ha decretato: ‘Chi fa l’acquirente criceto è davvero un asociale’ (https://www.tagesspiegel.de/berlin/wer-hamstert-handelt-absolut-asozial-pankows-buergermeister-soeren-benn-warnt-vor-corona-panik/25652876.html). E qui ‘assi’, il diminutivo di asozial, è un termine fortemente spregiativo. Altre domande: Chi è stato al Clarinètt? Chi ha danzato tutta la notte al Gatto Blu Ubriaco? Beh, chiunque sia, sappia che da lì proviene attualmente (15 marzo) il maggior numero di infetti. (https://www.rbb24.de/panorama/thema/2020/coronavirus/beitraege/corona-infektionen-berliner-clubs-kalayci.html). Scatta la caccia ai festaioli. Intercettazioni, reti, IoT, smart car. In effetti a oggi l’età media del maggior numero di contagiati a Berlino corrisponde all’età media dei frequentatori abituali di quel genere di locale, dai 30 ai 60, ma così è dopotutto anche in tutto il resto del mondo. Drin. Suona il campanello della porta di casa. Il vicino mi chiede: ‘Le serve una lavatrice? Ce n’è una nuovissima che hanno lasciato sul marciapiede qui vicino’. Qui si usa ancora così, quando ci si trasferisce, si lasciano oggetti ed elettrodomestici ancora funzionanti per la strada con su scritto ‘In regalo’. Ma oggi io apro appena la porta e dico no grazie, ce l’ho, ce l’ho, gentilissimo. Il mio vicino forse non sa ancora che il cv sopravvive circa 12 ore sul metallo, una lavatrice presa per strada ora potrebbe corrispondere a una coperta di lana ai tempi del genocidio dei nativi americani. Ma forse il mio vicino voleva solo accertarsi che l’italiana non stesse già male e stesse appestando il circondario. Intanto qui, dopo aver chiuso le scuole martedì 17 marzo, i politici discutono ancora se chiudere i parchi giochi per bambini, anzi decidono di non decidere: ogni quartiere faccia come vuole. O se far fare gli esami di maturità: anche qui: che a decidere siano i presidi, ognuno per sé (d’altronde lo dicono tutti: lavarsi le mani di questi tempi è fondamentale). Una sorta di federalismo municipale? Decisionismo federale? Drin. Altro visitatore. Stavolta però, se non desiderato, almeno atteso: è l’assistente ricercatore dello Charité che viene a prendersi un campione delle mie urine, le esaminano da mesi per uno studio mirato a individuare precocemente eventuali danni irreversibili ai reni nei pazienti affetti da lupus. ‘Ma allora non hanno capito un emerito piffero,’ sbotta spazientita Miriam al telefono. ‘Vanno ancora in giro coi bicchierini per gli studi sulle urine? Non ci siamo proprio. Ma almeno, se era un operatore sanitario, avrà avuto la mascherina e protezioni adeguate.’ Ehm, no. Era un ragazzo con felpetta e jeans, molto casual e timidino, però non ho accettato il suo contenitore, me ne sono procurato uno quando sono riuscita a comprare l’ultima confezione disponibile di guanti in lattice alla EasyApoteke all’angolo. Gliel’ho consegnato attraverso la porta socchiusa, già riempito e ben incartato. Grazie e arrivederci. Il 18 marzo esco ancora per la mia ora d’aria, c’è il sole, al canale i cigni vengono ingozzati di bustone intere di pane raffermo che le signore premurose e le mamme coi bambini da far divertire riversano nel fiume nonostante i cartelli di divieto. Tutto come al solito. Un ragazzo porta una cassa di birre da riempire a mo’ di zaino sulle spalle. Eh sì, perfino lo Schlavinchen, una leggenda tra i pub berlinesi, aperto da 35 anni, 24h sette giorni su sette, anche a Natale, stavolta ha dovuto chiudere, lasciando alla porta la scritta: ‘Wir sehen uns wieder, wenn wir alle tot sind. Prost Nachbarn!'(‘Ci rivedremo quando saremo tutti morti. Salute, vicini!'(https://taz.de/Berliner-Kneipen-nach-Corona/!5668891/). La riduzione delle persone per la strada è visibile, ma camminare sui marciapiedi rispettando la distanza di sicurezza è ancora impensabile e le rive del fiume sono ancora piuttosto popolate. Anche il ristorante cinese a pranzo è frequentato, le persone ne escono anche con le confezioni da asporto. Intrepidi, i giovani non temono ancora i contatti stretti. Le risate gaie risuonano ancora, tutti con la birretta e le gambe penzoloni sulle rive della Sprea. Solo tre mascherine in due ore nell’arco di tre km: due ragazze turche dal passo svelto e una ragazza di colore. Un tipo seduto sul pontile del canale tossisce mentre si fuma una canna. (Se ho avvertito l’odore della canna, avrò inalato anche l’eventuale famigerato inospite?) Un ragazzo in bici a noleggio passa raso e tossisce. Una volta. Vicino. Sorrido sorniona sotto la sciarpa. L’ha fatto apposta, dai, si vede che ho paura e me lo fa apposta, mi vuole provocare. Ma lui prosegue ignaro e, tossendo altre due volte, scompare dalla mia vista. Mi rintano veloce dentro casa, senza toccare maniglie. Con un bel tè bollente osservo dalla finestra. Sono al piano terra e purtroppo odo i rumori di tutti quelli che entrano ed escono dal palazzo. Li sento che tossiscono, si schiariscono la gola, prima di afferrare la maniglia del portone e immettersi nel flusso. È già un bel traguardo, se c’è qualcuno che teme di tossire in pubblico. Al computer, dove lavoro ancora alle traduzioni, mi arriva un progetto da una project manager con indirizzo cinese. Le chiedo: tutto bene lì? Lei dice ‘sì, perché stiamo a casa da quasi 3 mesi ormai. I colleghi stanno tornando pian piano in ufficio, ma io ho scelto di lavorare ancora da casa perché in ufficio bisogna indossare guanti e mascherine e non è agevole. Prenditi cura di te!’ Tre mesi? Per noi, partendo da dopodomani o giù di lì, vorrebbe dire fino al 23 giugno. E intanto nel mio quartiere, Friedrichshain-Kreuzberg, il numero degli infetti è aumentato in un giorno del 50 percento (https://www.tagesspiegel.de/berlin/coronavirus-pandemie-in-berlin-erstmals-mehr-als-500-infizierte-zahl-steigt-um-35-5-prozent/25655678.html). Provo di nuovo a fare una seconda spesa da Rewe per aprile, visto che i tempi si stanno dilatando e, se il coprifuoco inizierà anche qui, di sicuro andrà avanti per un bel pezzo, ma ormai Rewe non consegna più a casa o almeno per ora le caselle delle fasce orarie fino al 31 marzo sono tutte già prenotate ‘Ausgebucht’ e oltre quella data il vuoto. Altro aggiornamento: per fortuna Angela Merkel è stata finalmente abbastanza chiara nel suo discorso di ieri sera, 18 marzo: al massimo proprio al massimo, ci saranno 50 milioni di infetti in Germania. La newsletter di Tagesspiegel Friedrichshain-Kreuzberg di poco fa dice (parafraso): la Merkel annuncia la più grande sfida dalla seconda guerra mondiale, le prossime settimane saranno ancora più difficili. Al momento, la distanza è solo una misura precauzionale; tuttavia, non ha annunciato un coprifuoco come in Italia, Spagna o Francia. Quindi, una sorta di ‘fate i bravi, sennò son guai’. Ma non è un po’ tardi per un ultimatum alla popolazione? Altre notizie: ‘Le feste davanti agli Späti [negozio di tabacchi/bevande dove una bottiglia di birra costa da 1 ai 3 euro circa, alcuni aperti 24h] sono sbagliate’. E poi una lista su come poter essere d’aiuto ai vicini di casa e agli anziani del quartiere facendo la spesa e sbrigando commissioni per loro facendo appello alla solidarietà. Ci sono elenchi di volontari suddivisi per quartiere e codice postale, al momento sul sito fb si registrano 2.000 richieste/offerte di aiuto in 2 giorni (https://www.facebook.com/groups/489388558407612/). Questi gli ultimi aggiornamenti, oltre al fatto che la portavoce dell’azienda leader in Germania per la fornitura di carta igienica, Essity, assicura che non ci sono e non si prevedono carenze in questo settore, stanno lavorando a pieno ritmo, ma possono aumentare semplificando la produzione a pochi articoli di necessità (cioè senza fiorellini e disegnini?) (https://www.tagesspiegel.de/themen/reportage/toilettenpapier-in-der-coronakrise-wir-produzieren-unter-volldampf/25657746.html). Per fortuna che in India ho imparato a fare come gli indiani: 1,339 miliardi di persone che non usano carta igienica. Ma non era un bene di prima necessità? Hmm. Intanto, visto che ho tempo, inizio a contare tutti gli alimenti, i servizi e le abitudini che ritenevo fondamentali per il mio benessere e la mia sanità mentale e che invece oggi devo iniziare a considerare necessariamente superflui. Come la libertà di movimento. Ciao, cigni. O al soccorso in caso di vita o morte. Comunque, ho già iniziato a usare uno strappo di cellulosa dove prima ne usavo 6. È già qualcosa. Ariela Profeta, Askanews 20

 

 

 

 

Erdogan a Bruxelles. L’accordo sui migranti resta valido

 

Bruxelles - “Nei prossimi giorni l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Josep Borrell, e il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavusoglu, lavoreranno per definire l’attuazione dell’accordo sui migranti tra Ankara e Unione europea e per garantire che le due parti ne abbiano la stessa interpretazione. È quanto emerge dall’incontro di questo pomeriggio (ieri - ndr) a Bruxelles tra Charles Michel, presidente del Consiglio UE, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE, e Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco”. A scriverne è Fabiana Luca per “Eunews”, quotidiano online diretto a Bruxelles da Lorenzo Robustelli.

“Un incontro per ridiscutere i termini dell’accordo di quattro anni fa (2016) sui migranti, questione su cui l’Europa appare sempre più ostaggio di Erdogan, che però si è chiuso senza una decisione di fatto ma solo con la promessa dell’Ue a valutare un impegno reciproco a voler continuare nell’attuazione dell’accordo. A quanto pare il dialogo con Ankara è ancora aperto, anche senza che ci sia alcuna rassicurazione da parte del presidente turco sul fatto che Ankara smetterà di mandare i migranti al confine con la Grecia per fare pressioni su Bruxelles.

Erdogan lascia la sede del Consiglio europeo senza alcuna dichiarazione alla stampa dopo aver incontrato i leader dell’UE.

A confermare che il dialogo con Ankara è ancora in corso è la presidente della Commissione UE che ribadisce alla stampa: “I migranti hanno bisogno di sostegno, la Grecia ha bisogno di sostegno ma anche la Turchia ha bisogno di sostegno. Chiaramente – aggiunge – abbiamo i nostri disaccordi, ma abbiamo parlato chiaramente e abbiamo parlato onestamente”.

Von der Leyen conferma inoltre che l’accordo con la Turchia del 2016 rimane valido e che l’UE è impegnata ad andare avanti nella sua attuazione purché l’impegno sia reciproco. L’incontro di oggi si è svolto in sostanza discutendo su come attuare i pezzi mancanti. “Analizzarlo, trovare una comprensione comune di ciò che manca e di ciò che è già in atto e quindi attuare gli elementi mancanti” rivela la tedesca. Un buon punto di partenza di un processo che per la Commissione UE ha prima di tutto l’obiettivo di dare stabilità alla regione.

Il dialogo di oggi (ieri - ndr), confermano in conferenza stampa i due leader UE, è stato costruttivo e proseguirà nei prossimi giorni. Intanto, messa alla strette dalla politica aggressiva della Turchia, l’UE appare sempre più incapace di definire una politica comune e unitaria per la gestione delle crisi ai suoi confini”.

Eunews/aise 10 

 

 

 

 

Le ipoteche per il futuro

 

I provvedimenti socio/economici di questo Esecutivo, a parer nostro, non hanno scalfito il disagio per una situazione sociale “borderline”. I sacrifici, almeno sino ad ora, ci sembrano una strada a senso unico e gli effetti positivi, se ci saranno, non riusciamo neppure a immaginarli. Tuttavia la fantasia non ci manca. I provvedimenti dell’Esecutivo daranno una spallata all’imprenditoria che avrebbe dovuto rappresentare la valvola di sfogo per un’economia meno nazionale e più europea.

 

 La minore liquidità, conseguenza dell’aumentato costo del denaro, ha frenato anche la più timida manifestazione di ripresa produttiva e vivere nell’area Euro è più una necessità, che una convinzione. Se il termine “regressione” può aumentare le perplessità per il nostro futuro, non sapremmo quale altro termine usare per focalizzare la nostra situazione. Del resto, anche sul fronte politico non riusciamo a intravedere una “maggioranza” capace di rimpiazzare la nostra realtà. Attuata una riforma previdenziale, ci saranno da ritrovare nuovi stimoli occupazionali. Obiettivo, ovviamente, non facile che potrebbe determinare attriti tra politici e industriali. Tra l’altro, anche la questione “morale” non dovrà essere tralasciata. I politici, ora, facciano bene il loro mestiere e null’altro.

 

Questo 2020, ci piaccia o no, è da affrontare con spirito differente dall’anno passato. Ci sono delle certezze democratiche da esaltare e non pochi politici da mandare in”pensione”. Questo è l’anno del Referendum per convalidare la riduzione del “numero” dei nostri Parlamentari e per il varo di una legge elettorale più coerente. Un tassello importante per dare un indirizzo all’Italia che dovrà ritrovare la sua posizione nello scacchiere europeo e mondiale.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Conte: "Manovra economica poderosa, Europa ci segua"

 

"Siamo stati i primi a mettere in campo 25 miliardi di denaro fresco a beneficio del sistema economico italiano, attiviamo flussi per 350 miliardi. E' una manovra economica poderosa. Non abbiamo mai pensato di combattere un'alluvione con stracci e secchi. Stiamo cercando di costruire una diga per proteggere famiglie, imprese e lavoratori, vogliamo che l'Europa ci segua su questa strada". Sono le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo l'approvazione del decreto Cura Italia.

"C'è stato un passaggio importante, abbiamo approvato il decreto legge contenente le misure economiche. Il governo è vicino alle tante imprese, ai commercianti, ai liberi professionisti, alle famiglie, ai nonni, alle mamme, ai papà e ai giovani che stanno facendo tutti enormi sacrifici per il bene comune piu alto, la salute pubblica", afferma.

Virus, Conte a Ue: fare tutto ciò che serve, nessuno indenne

"Nessuno deve sentirsi abbandonato, questo è stato il nostro obiettivo dall'inizio e questo decreto lo dimostra, le misure sono concreta testimonianza della presenza dello stato. Stiamo offrendo una risposta anche sul terreno economico, possiamo parlare di modello italiano non solo per la strategia di contrasto al contagio ma anche per la politica economica per far fronte a questa emergenza economica e sociale", aggiunge.

"L'Italia è promotrice di un messaggio che si estende a tutte le istituzioni europee, l'Italia è in prima fila, bisogna agevolare e sostenere gli stati -afferma ancora il premier- facendo tutto quello che serve per aiutare i nostri cittadini. E' una partita europea che va giocata a viso aperto, con spirito di collaborazione, è una strategia condivisa di aiuto e solidarietà vera e effettiva che vogliamo mettere in campo. Confidiamo che tutti gli stati membri ci seguiranno", ribadisce. "Con questo decreto, forte e deciso nei numeri e nelle misure, non esauriamo il nostro compito in campo economico. Siamo consapevoli che questo decreto non basterà. Il governo oggi risponde presente e risponderà presente anche domani, dovremo ricostruire un tessuto economico intaccato con questa emergenza e lo faremo con un piano di investimenti, lo dovremo promuovere con una rapidità che il nostro paese non ha mai conosciuto", dice ancora.

"Sono davvero orgoglioso di avere l'onore guidare questa grandiosa comunità in un frangente così complesso e delicato. Tanti italiani sono in trincea, tanti rimangono a casa ma non sono inerti. Possiamo davvero essere orgogliosi di essere italiani, insieme ce la faremo", conclude. Adnkronos 18

 

 

 

 

Le riflessioni di Rodolfo Ricci (Faim-Cgie) sul Covid-19

 

ROMA – Superata la soglia dei 10 mila positivi su oltre 60 mila controlli al tampone, con 631 decessi e 724 ricoveri: questo il bollettino a tre settimane dall’inizio della vera emergenza Covid-19 in Italia: la percentuale di decessi è nettamente superiore a quella registratasi in Cina, quasi il doppio. “I motivi possono essere molteplici: maggiore età media della nostra popolazione, oppure insufficienza dei tamponi rispetto ad un contagio molto più vasto”, ha dichiarato in una nota Rodolfo Ricci, Presidente del Consiglio Direttivo del Faim e vice segretario per i consiglieri di governativa del Cgie. Ricci non ha nascosto dubbi sul reale numero di potenziali contagiati, che a suo avviso potrebbe essere superiori rispetto alle cifre ufficiali; tuttavia “le misure prese dal Governo italiano sono le uniche che potevano essere prese in un contesto del tutto nuovo e con un virus di cui si conosce ancora molto poco, non c’è un vaccino e non ci sono farmaci risolutivi”, ha aggiunto aspettando di vedere se le misure saranno state puntuali e sufficienti rispetto al contenimento del contagio. “Sul piano del lavoro, del sostegno sociale ed economico, è ormai chiaro che ci troviamo di fronte a problemi enormi che implicano la revisione delle politiche economiche e sociali, come del rapporto con l’assente Europa. Sono questioni che non riguardano soltanto noi, ma tutti gli altri Paesi che avranno in sorte di seguirci nell’evoluzione della pandemia, e quindi l’Europa nel suo insieme”, ha specificato Ricci che parla di uno dei momenti peggiori per gli italiani e per la storia italiana. “Tra gli italiani, il 10% vive all’estero: sono oltre 6 milioni diffusi tra Europa, Americhe, Africa, Asia e Oceania. Anch’essi si sono, in parte, confrontati con l’epidemia – come in Cina – ed altri, come stiamo facendo noi in Italia, dovranno confrontarsi con essa. E’ importante tener presente la differenza dei diversi sistemi sanitari tra i Paesi più avanzati e quelli, come molti dell’America Latina o dell’Africa, dove non vi sono condizioni adeguate per combattere il virus, come dimostra l’affanno con cui anche noi lo stiamo affrontando, pur avendo uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, anche se ridotto da questi anni di politiche di austerità che oggi manifestano tutto il loro fallimento”, ha ammonito Ricci ricordando che almeno 2 milioni di italiani vivono in Paesi a maggior rischio sanitario.

“Bisogna affrontare subito questa parte del problema: siamo in condizione di sviluppare un’azione coordinata tra istituzioni, rappresentanze associative e di servizio, presenti in questi Paesi. Innanzitutto veicolando tra le collettività le indicazioni cui attenersi per evitare la diffusione del virus, come stiamo facendo qui in Italia. Nel rispetto delle rispettive sovranità nazionali, nessuno può non gradire il trasferimento di buone prassi, suggerimenti, indicazioni provenienti da uno dei Paesi che si trova in prima linea. Bisogna chiedere l’immediata sospensione di ogni sanzione esterna sul cibo o sui medicinali ai Paesi che da anni la subiscono, come il Venezuela. La situazione venezuelana è ancora più debole, da questo punto di vista, di quella degli altri Paesi del sub continente”, ha sottolineato Ricci auspicando un’azione informativa rapida, da iniziare subito, verso le nostre comunità in Brasile, Argentina, Uruguay, Venezuela, Cile, Perù, Ecuador, Messico, Centro America, Sud Africa e in tutti gli altri Paesi in cui la presenza italiana è consistente. “Ma non si deve perdere tempo, perché altrimenti non avrebbe alcun effetto positivo. Non farlo, oltre a costituire un’omissione inaccettabile, creerà ulteriori problemi qualora la crisi si aggravi a livello globale….  Non ce la caveremmo – continua Ricci con due o tre voli aerei come abbiamo fatto per rimpatriare alcune decine di persone da Cina e Giappone. La questione va posta anche all’Europea: non siamo i soli ad avere consistenti presenze in questi Paesi; vi sono anche centinaia di migliaia di spagnoli, portoghesi, tedeschi, francesi. Il Governo e il Maeci, assieme al Cgie, al Faim, alla rete di associazioni e patronati, di rappresentanze culturali e imprenditoriali che abbiamo costruito nel mondo, devono misurarsi al più presto con questa parte del problema”, ha concluso Ricci. (Inform/dip 11)

 

 

 

 

Senza fini

 

Le difficoltà economiche italiane sono un fatto che si evidenzia, con pedante monotonia, negli stessi ambiti della popolazione. Si scrive di contenimento della spesa pubblica, quando le casse già sono vuote. Le tante responsabilità politiche, che ora stanno emergendo, sono di vecchia data. Prima, però, il “corso” del Paese sembrava differente. Anche se era un’apparenza occultata per evitare che gli intrighi si palesassero. Ora iniziano ad affiorare.

 

 Tornare indietro è un’operazione impossibile; andare avanti, pur avendo cambiato rotta, sembra difficile. I sacrifici hanno specifici riferimenti nella struttura sociale nazionale. Certo è che, identificata la malattia, appare ancora arduo agire per somministrare la cura giusta. Anche quest’anno, non cambierà nulla se non si baderà a dare una svolta alla realtà socio/politica del Paese.

 

 La nostra economia ristagna a pelle di leopardo. I cattivi esempi sono la più evidente conseguenza di uno stato di fatto anomalo. Oggi è più difficile fare gli indifferenti. Ci pensano i conti non pagati, le utenze non onorate, i canoni auto ridotti a riportarci alla realtà di quest’Italia che si avvia verso una stagione di dubbi e critiche politiche. Le privazioni hanno occupato il posto delle rinunce. C’è chi vive bene, anzi benissimo; ma c’è chi non riesce più a tirare avanti.

 

Il deficit nazionale non è ridimensionato e d’ottimismo non ne parla più nessuno. Neppure chi avrebbe tutte le ragioni per mantenere lo “status quo”. Non sempre chi sbaglia paga. Da noi pagano anche quelli che non sbagliano; pur contribuendo, a torto o a ragione, nel togliere le “castagne dal fuoco” agli incauti che ci hanno provato, ma non ci sono riusciti. L’Italia resta ancora un Paese “borderline” anche per i politici più scaltri. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Emergenza Coronavirus, l’ulteriore stretta del Governo: chiuse tutte le attività non di prima necessità

 

ROMA – Il Premier Giuseppe Conte, in una diretta Facebook, ha annunciato ieri sera l’ulteriore stretta del Governo per contrastare la diffusione del Coronavirus. Quindi non solo zona rossa estesa a tutta l’Italia, con limitazioni alla mobilità delle persone se non per comprovate necessità, ma adesso chiusura totale di tutte quelle attività lavorative che non sono di primaria necessità. Nel ringraziare il personale ospedaliero, che in questi giorni sta lavorando senza sosta, e tutti i cittadini che hanno seguito con sacrificio le indicazioni del Governo, Conte ha definito l’Italia come “una Nazione che sta con orgoglio dando prova di grandezza, una comunità unita e responsabile”. Dunque una prova di grande rigore e resistenza agli occhi del mondo che ci sta guardando con apprensione, anche per l’elevato numero di persone contagiate. “Siamo il Paese che è stato colpito per primo in Europa in modo così duro, ma siamo anche quello che sta reagendo con maggior forza diventando un modello per gli altri”, ha aggiunto il Premier andando quindi alle disposizioni emanate. “Nell’adottare le misure di contrasto al virus, abbiamo valutato tutti gli interessi in gioco ma ho fatto un patto con la mia coscienza: al primo posto c’è la salute degli italiani. Solo pochi giorni fa – ha sottolineato Conte – vi ho chiesto di cambiare le vostre abitudini di vita, restando a casa il più possibile. La maggior parte di voi ha risposto in modo straordinario. Questo è il momento di compiere un passo in più: disponiamo anche la chiusura di tutte le attività commerciali, di vendita al dettaglio, ad eccezione dei negozi di generi alimentari di prima necessità, delle farmacie e parafarmacie. Chiudono pertanto bar, pub, ristoranti lasciando però la possibilità di fare le consegne a domicilio; chiudono anche parrucchieri e centri estetici, nonché mense che non garantiscano la distanza minima di sicurezza. Per quanto riguarda tutte le altre attività produttive e professionali, va attuata il più possibile la modalità del lavoro agile, incentivando anche ferie e congedi retribuiti per i dipendenti”, ha spiegato Conte ricordando come fabbriche e industrie possano quindi continuare a lavorare, predisponendo protocolli atti alla sicurezza dei propri dipendenti. Restano garantiti i servizi pubblici, come i trasporti o i servizi bancari, postali, finanziari e assicurativi, nonché i settori zootecnici e agroalimentari e le loro filiere. “Per avere un riscontro effettivo a queste misure stringenti bisognerà aspettare un paio di settimane. A breve nominerò un commissario delegato agli interventi nel campo dell’industria sanitaria, che sarà Domenico Arcuri, già amministratore delegato di Invitalia: lavorerà in coordinamento con Borrelli e con la struttura della Protezione Civile”, ha concluso Conte evidenziando come “il Paese abbia bisogno, ora più che mai, della responsabilità di 60 milioni di italiani: rimaniamo distanti oggi per riabbracciarci con più calore domani. Tutti insieme ce la faremo”. (Simone Sperduto/Inform 12)

 

 

 

Ecco come la tecnologia può rallentare il coronavirus

 

In questi giorni di quarantena molto si dibatte sulla necessità o meno di ulteriori misure restrittive della libertà personale e sulla loro eventuale efficacia. Posto che oramai gran parte della popolazione italiana ha risposto presente alla chiamata #iorestoacasa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in molti si chiedono quali mezzi possano essere ulteriormente applicati per rendere il meno lunga possibile l’eventuale estensione delle misure di contenimento.

In aggiunta a ciò, bisogna iniziare a valutare come sarà possibile contenere una seconda ondata di contagi, purtroppo storicamente comune in molte pandemie. La tecnologia, ormai essenziale nella quotidianità di ciascuno di noi, potrebbe essere chiamata a supporto della delicata situazione attuale.

 

L’esempio cinese

La Cina già da qualche anno contende agli Stati Uniti e al Giappone il primato della innovazione tecnologica. Dopo iniziali tentennamenti, il governo cinese ha deciso la sperimentazione di diverse tecnologie di supporto all’individuazione di casi, ma soprattutto per il contenimento di eventuali potenziali portatori asintomatici del virus.

Già da qualche settimana è di pubblico dominio l’utilizzo di un’app, in tutto il Paese, che basandosi su dati inseriti dall’utente – ad esempio indirizzo di domicilio e regioni visitate nelle ultime due settimane -, sommati a dati quali spostamenti Gps e registrazioni in altri luoghi, assegna un QR code di colore verde, giallo o rosso all’utente. Tale colore permette o meno l’entrata in edifici pubblici e privati e costringe alla quarantena per una settimana in caso di colore giallo o due settimane in caso di colore rosso. In questo caso è chiaro che si tratta di un controllo sociale automatizzato che può facilmente andare oltre lo scopo originario di salute pubblica. Tuttavia, un utilizzo di app del genere, con trattamento dei dati riservato, specialmente se in fase iniziale dei contagi, sembra molto utile per ricostruire i link epidemiologici. Va inoltre sottolineato che una versione simile dell’app è stata rilasciata anche nella democratica Corea del Sud.

La polizia cinese è stata inoltre dotata di ulteriori supporti tecnologici nelle maggiori città come le telecamere dotate di scanner portatili termici da agganciare ai caschi. Tali scanner permetterebbero di effettuare controlli della temperatura fino a una distanza di 5 metri, per poi invitare il controllato a rientrare in casa (o porlo sotto misure restrittive?) nel caso in cui la sua temperatura superasse i 37,2 gradi e potesse quindi nuocere potenzialmente ad altre persone. La polizia cinese sta inoltre ampiamente utilizzando droni, sia per facilitare controlli in entrata e uscita dalle città, interfacciandosi con i QR code sopra menzionati, sia invitando la popolazione in quarantena a restare a casa con delle vere e proprie ronde tecnologiche.

Ulteriori utilizzi della tecnologia sono presenti in vari ospedali dove vengono utilizzati robot per disinfettare aree a rischio contagio e per consegnare i farmaci e cibo tra i reparti diminuendo così i contatti del personale ospedaliero.

 

Le start-up americane alla conquista dei mercati

Negli Stati Uniti la paura del contagio sembra aver colpito più gli ambienti commerciali che il governo stesso. Il piano straordinario messo in atto dal presidente Donald Trump produrrà effetti anche sulle numerose aziende che forniscono tecnologia alle strutture mediche pubbliche e private statunitensi. In particolare, grandi potenzialità potrebbero arrivare dal settore della medicina robotica e dalla telemedicina. Esistono già prototipi funzionanti, come il Vici Robot, che in situazioni di emergenza potrebbero permettere di lavorare da remoto anche a dottori in quarantena per sospetto contagio. Il sistema risulta essere stato già utilizzato per il trattamento di casi sospetti di Sars.

Un altro prodotto made in the Usa è il biosticker. Un dispositivo medico capace di monitorare respiro, battiti cardiaci e altre funzioni vitali. In parole povere, sono il livello successivo delle app e dei dispositivi di monitoraggio indossabili già in commercio nel mondo, collegabili in questo caso direttamente con il dottore di fiducia e dotati di funzioni aggiuntive cruciali nel contrasto al nuovo coronavirus.

La prima risposta in Europa

In Europa quasi tutti i governi hanno adottato drastiche misure di diminuzione del contatto sociale e blocchi fisici di città o interi Paesi, come accaduto in Italia. Il controllo della corretta osservanza delle prescrizioni di legge non è tuttavia di facile attuazione, come dimostrato dai dati del Viminale, che nei primi quattro giorni di quarantena ha dovuto registrare un totale di 20mila denunce su 500mila controlli circa.

In Spagna i primi provvedimenti “tecnologici” per ridurre assembramenti di persone hanno visto l’impiego di droni della polizia nazionale per invitare i cittadini a rientrare a casa, specialmente nei parchi. In Italia tali mezzi non sono stati per il momento utilizzati, mentre si è deciso di incentivare il telelavoro mettendo a disposizione gratuitamente modalità di lavoro smart anche attraverso il portale “Solidarietà Digitale” che conta più di 180 servizi digitali per il cittadino e le aziende.

La ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, ha inoltre istituito un gruppo di lavoro per l’adozione di una Strategia nazionale di gestione dei dati al fine di utilizzare i big data al servizio della gestione della crisi. La Regione Lazio ha infine dato il buon esempio lanciando dal 16 marzo una nuova app per permettere il consulto medico a distanza.

Agire velocemente

L’utilizzo della tecnologia come supporto alla gestione della crisi Covid-19 va senza dubbio accelerata. Sarà necessario nei prossimi mesi in Europa, in attesa della disponibilità di un vaccino, stabilire un nuovo equilibrio tra tutela della privacy, libertà personali e sicurezza medica, e non è da escludere l’adozione di misure simili a quelle cinesi.

In primis, l’utilizzo di droni, già disponibili alle forze di polizia nazionali e locali, per disincentivare le uscite. Efficaci ma intrusive, bisognerà inoltre valutare lo sviluppo di app per la gestione della crisi. Seppur a primo acchito possano sembrare distopiche, in contesti democratici tali misure potrebbero accelerare la ripresa di una normale vita sociale e lavorativa, in particolar nella fase di calo del contagio, senza nuocere alle libertà personali. Per evitare che diventino misure di controllo sociale si potrebbero implementare come misure strettamente momentanee, chiaramente definite temporalmente, unite all’impegno da parte dell’autorità alla totale eliminazione dei dati una volta finita l’emergenza.

Si auspica che la Commissione europea agisca in modo uniforme in questo senso, altrimenti tali soluzioni, se sviluppate autonomamente solo su territori nazionali, comprometteranno ancora di più la già fragile area Schengen. La fase successiva alla riapertura di negozi e uffici andrà gestita capillarmente, per non rischiare di cadere nel più banale errore di questi casi, la seconda ondata di contagi. Cristian Barbieri, AffInt 19

 

 

 

 

Le tattiche della politica

 

Se si andasse al voto, pur col “Rosatellum”, le alleanze politiche sarebbero diverse dalle attuali. Data l’evoluzione del “Centro”, la maggioranza parlamentare potrebbe essere tutta nell’ala mediana di un Parlamento in fibrillazione. Senza tanti preamboli, l’accordo PD/M5S è un segnale, da non sottovalutare, nella ribalta politica nazionale.

 

I precedenti governi non hanno conquistato la “stima” di molti politici di questa Terza Repubblica. Ora, neppure il Centro avrebbe interesse a mutare gli attuali rapporti col Partito Democratico. Per una serie di motivi, anche abbastanza comprensibili, nuovi riscontri politici ci saranno con un Parlamento “rinnovato” e aperto a uomini differenti. Chi ha preso il timone d’Italia ne dovrà tenere conto per non ipotecare il suo ruolo nella Penisola. Quest’Esecutivo potrebbe “rivedere” i suoi progetti; con una linea d’interventi da favorire e altri da ridimensionare. Le sceneggiate però non convincono più nessuno. Impossibile, poi, valutare concretamente le “bordate”, in sede parlamentare, prima del varo di una nuova legge elettorale e d’elezioni politiche correlate.

 

Le mosse del “sistema”non riprenderanno da dove si andranno ad arenare le attuali. Ne siamo più che convinti. Entro la prossima primavera, quest’insolita accoppiata politica vedrà la sua conclusione. Con buona pace di tutti. Saranno, probabilmente, le tattiche politiche “secondarie” ad avere buon “gioco”. Con un Potere Legislativo riformato e un Esecutivo coerente con le necessità di questa Terza Repubblica nata da un compromesso irrazionale. Giorgio Brignola

De.it.press

 

 

 

 

Premi e traduzioni. Dalla Farnesina il bando 2020

 

ROMA - La Direzione generale Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha pubblicato il Bando 2020 per i premi e contributi in favore delle traduzioni in lingua straniera di opere letterarie e scientifiche (anche su supporto digitale), produzione, doppiaggio o sottotitolatura in lingua straniera di cortometraggi, lungometraggi e serie televisive destinati ai mezzi di comunicazione di massa.

Editori, traduttori, imprese di produzione, doppiaggio e sottotitolatura, imprese di distribuzione e istituzioni culturali ed internazionali, con sede sia in Italia che all'estero, possono dunque presentare domanda per due tipologie di incentivo.

Contributi:

- incentivo alla traduzione in lingua straniera e divulgazione a mezzo pubblicazione (anche in formato digitale) di opere letterarie e scientifiche italiane, la cui pubblicazione sia prevista in data non antecedente al 1 agosto 2020;

- produzione, doppiaggio o sottotitolatura in lingua straniera di cortometraggi, lungometraggi e di serie televisive che saranno realizzati in data non antecedente al 1 agosto 2020.

Premi:

- incentivo a opere italiane (anche in formato digitale), ivi compresi cortometraggi e lungometraggi e serie televisive destinate ai mezzi di comunicazione di massa, che siano state divulgate, tradotte, prodotte, doppiate, sottotitolate, in data non antecedente al 1 gennaio 2019.

Non sono ammissibili domande per opere che abbiano già concorso all'assegnazione di premi e contributi negli anni precedenti.

Le domande dovranno essere presentate dai richiedenti utilizzando esclusivamente l'apposito modulo in italiano o in inglese, pubblicato sui siti web della rete diplomatico-consolare italiana.

Le richieste complete di tutti i documenti elencati nel bando dovranno essere inviate all'Ambasciata di riferimento entro il 30 aprile 2020. (aise/dip 12) 

 

 

 

 

Coronavirus: la Ministra De Micheli firma Decreto su autoisolamento a chi rientra in Italia

 

ROMA – Alla luce delle numerose richieste di rientro in Italia da parte di molti cittadini che si trovano all’estero, la Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha firmato un Decreto assieme al Ministro della Salute che obbliga all’autoisolamento, per i 14 giorni successivi al ritorno, per le persone che rientrano, anche se asintomatiche rispetto al COVID-19.

Il Decreto riguarda tutte le persone che tornano in Italia con qualsiasi mezzo di trasporto e che dovranno presentare una dichiarazione nella quale attestino di rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità, oppure per motivi di salute. È, inoltre, obbligatorio comunicare al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria locale il proprio ingresso in Italia per avviare la sorveglianza sanitaria.

È prescritto, inoltre, che per chi va in autoisolamento e accusa sintomi COVID-19 sussiste l’obbligo di segnalare tale situazione con tempestività all’autorità sanitaria tramite i numeri telefonici dedicati.

L’autoisolamento non è prescritto a chi transita o sosta in Italia per comprovate esigenze lavorative, ed è comunque obbligato a uscire dal Paese entro 72 ore dall’ingresso. Tuttavia, per queste persone, è obbligatorio compilare una dichiarazione con la quale si comunica di essere in Italia per la comprovata esigenza lavorativa, e ci si impegna a segnalare, in caso di insorgenza di sintomi COVID-19, tale situazione al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria locale e a sottoporsi ad isolamento.

L’obiettivo del provvedimento è quello di contenere l’emergenza sanitaria da coronavirus e prevenire la diffusione del contagio.

Le disposizioni del Decreto sono in vigore fino al 25 marzo. (Inform 19)

 

 

 

Chiesta una mappa della sicurezza per gli italiani all’estero

 

In queste drammatiche ore molti dicono che gli italiani stanno riscoprendo e rafforzando il senso della loro comune appartenenza e lo spirito di responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Credo sia vero, a condizione che non si facciano distinzioni tra gli italiani che sono dentro i confini e quelli che ne sono fuori.

 

Sia pure con qualche ritardo e a seguito di innumerevoli richieste di aiuto, il Ministero degli esteri, tramite l’Unità di crisi e le ambasciate e i consolati, si è attivato per favorire il rientro dei connazionali rimasti bloccati all’estero a seguito delle limitazioni dei collegamenti internazionali.

 

Ne ho dato atto scrivendo direttamente all’Ambasciatore italiano a Londra per lo sforzo particolare che in quella realtà si sta compiendo e al Ministro degli esteri, On. Di Maio, per la complessa opera di coordinamento dei soccorsi.

 

In questo momento così difficile, credo che si debba dimostrare senso dello Stato ed evitare iniziative particolaristiche, sostenendo senza duplicazioni o confusione il Governo e le strutture pubbliche che stanno facendo uno sforzo straordinario, al limite delle possibilità finanziarie e operative che il nostro Paese obiettivamente possiede.

 

Al Ministro Di Maio ho rivolto l’esortazione a definire, Paese per Paese, soprattutto in Europa, l’area per ora più esposta, un preciso piano operativo volto a favorire da un lato i rientri di chi è impedito a farlo, dall'altro a richiedere alle autorità locali maggiori tutele dei cittadini stranieri nel caso di reali pericoli di contagio. Insomma, una mappa di sicurezza per i cittadini italiani residenti nel continente.

 

Allo stesso Ministro degli esteri ho rivolto l’auspicio che l’Italia sia parte attiva nell’evitare che i legittimi timori per il contagio rafforzino le tendenze alla chiusura di alcuni Paesi e si tramutino in regressione per il sistema di mobilità interno all’Europa, così duramente realizzato nel tempo.

 

Una particolare attenzione ho chiesto di rivolgere a realtà come quella del Regno Unito e della Svezia, che con la pandemia sembrano avere un approccio limitativo e ancora distante dalle preoccupazioni più vive dei residenti.

 

Non si tratta, evidentemente, di ledere l’autonomia di Stati sovrani (sarebbe ridicolo solo pensarlo), ma di dare voce alle preoccupazioni e al diritto alla salute di milioni di lavoratori stranieri regolarmente residenti, che sono anch’essi cittadini di pieno diritto.

 

Fermo restando che ogni richiesta e sollecitazione particolare va diretta prima di tutto alla rete di emergenza approntata presso il Maeci e presso le strutture diplomatiche e consolari, resto a disposizione di quanti si trovino in difficoltà o ritengano di esprimermi preoccupazioni e richieste”.  Angela Schirò, dip 17

 

 

 

L’incoerenza

 

La politica dello Stivale, quella che ha demoralizzato parecchi italiani, continua a essere alla ribalta. Manca, ancora, l’atteso programma di ripresa. Ma le prospettive, sempre se attuate, di questo Governo di “transizione” non si può pretendere di più.

 

 Dietro le manifestazioni di volontà contrapposta, resta incuneato il desiderio di confronto. In definitiva, c’è chi vorrebbe abbandonare certe posizioni politiche; ma si sente insicuro. Eppure, i cambiamenti ci saranno e con effetti non marginali. Chi si credeva “inamovibile” ora è in incerto. L’affossamento delle precedenti cordate è stato il primo passo per il cambiamento; e questo è bene. Anche se, all’apparenza, potrebbe apparire ancora inefficace.

 

Il 2020, come già abbiamo scritto, potrebbe essere l’anno della “svolta”. Infatti, ci siamo accorti che cambiare si può. Anche se la spartizione del Potere Legislativo resta da capire. E’ il sistema che “frena”. Le necessità del Paese sono tutte messe in ombra proprio per la mancanza di certezze politiche prive di compromessi. E, su questa linea, nessuno è senza “peccato”.

 

 Le crisi socio/politiche italiane non sono mai scaturite dalla base. Chi ci ha governato, invece, non s’è saputo assumere, appieno, certe responsabilità. In futuro, chi meglio sarà in grado d’operare potrà meritare la fiducia degli italiani. L’Opposizione, pur se democraticamente indispensabile, non sarà solo dei “perdenti”. Senza probabilità di mutare la loro posizione, lo ripetiamo, potrebbe essere utile al Paese.

 

 I pregiudizi potrebbero, finalmente, essere eliminati e l’Esecutivo dovrà tener più conto della Maggioranza parlamentare che gli ha dato fiducia. L’incoerenza, di tanti uomini di partito, ha fatto perdere la loro affidabilità. Ravviseremo se la lezione delle urne, pur con una normativa elettorale migliorabile, porterà gli attesi risultati. Non tanto nelle parole, quanto nei fatti. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

La testata “Radici” pubblicherà le storie d'emigrazione e le biografie degli italiani nel mondo

 

L'Associazione Nazionale Italiani nel Mondo-ANIM, www.associazioneitaianinelmondo.it,  che mi onoro di presiedere, intende realizzare una mia vecchia aspirazione: conoscere come vivono gli italiani nel mondo. Un doveroso riconoscimento a tanti italiani, che attualmente vivono all'estero, di ogni età e condizione sociale ed economica. "Radici", la testata dell'ANIM, pubblicherà le storie d'emigrazione e le biografie degli italiani nel mondo che saranno recapitate in redazione.

Per gli oltre 5 milioni di connazionali residenti all’estero sono raccolte in questa sezione le informazioni relative alle attività che il MAECI e la rete diplomatico-consolare svolge in favore delle collettività italiane nel mondo. Sono, inoltre, riportati in queste pagine le informazioni relative ai servizi consolari cui possono accedere, in particolare, gli italiani che si trovano o risiedono all'estero.

Sono oltre cinque milioni di connazionali iscritti all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (AIRE), molti di più sono i nostri connazionali, soprattutto giovani, che da meno di dieci anni vivono in un Paese diverso dall'Italia. Alcuni si iscrivono alle liste dei vari comuni di residenza, ma di fatto, confrontando i dati, i conti non tornano mai. Non esistono cifre né stime attendibili che ci possano dire quanti sono gli italiani residenti a tempo determinato o indeterminato fuori dai confini nazionali. I giovani che tutti gli anni abbandonano a migliaia il Belpaese sono un fenomeno sconosciuto e incontrollabile, anche per lo stesso Ministero degli Esteri. 

E’ noto che gli uffici AIRE dei Comuni italiani non sono aggiornati, in quanto chi parte non dichiara di partire e quando giunge a destinazione non si reca alla sede consolare per dichiarare di essere arrivato. Le stime attuali dicono che oltre 5 milioni sono ancora in possesso di passaporto italiano e residenti all’estero e pertanto con diritto di voto dunque sono a tutti gli effetti ‘ elettori’. Ho sempre avuto a cuore il problema degli italiani nel mondo ed era da molto tempo che volevo lanciare questa iniziativa per chi da anni o da pochi mesi non vive più in Italia. Desidero conoscere le vostre storie: come emigrato, ex  emigrato, che lavoro fai, cosa studi, le tue aspirazioni, i tuoi successi e le tue delusioni.

Chiedo a voi ‘italiani nel mondo’, se fate parte di questa comunità in costante aumento, o avete intenzione di farlo, scriveteci i vostri dati e raccontateci la vostra storia, i motivi che vi hanno spinto all’espatrio, i luoghi in cui avete vissuto e le ragioni per cui avete deciso di rimanere o le motivazioni grazie alle quali fareste possibilmente ritorno in patria.

Sarei molto felice di pubblicare le vostre storie, che siate siciliani, pugliesi, abruzzesi, laziali, liguri, friulani, trentini, bellunesi, lombardi ecc., tutti avranno spazio per le loro storie. Le vostre storie saranno pubblicate sul nostro giornale RADICI, www.progetto-radici.it e sul sito www.associazioneitalianinelmondo.it

Antonio Peragine, direttore RADICI, direttore@progetto-radici.it

Inviate la vostra storia a RADICI: ufficiostampa@progetto-radici.it (de.it.press)

 

 

 

 

In arrivo dalla Germania oltre 1.500 tute mediche destinate agli ospedali della Lombardia

 

BERLINO -Si è realizzata – con il contributo determinante del parlamentare tedesco, l’On. Marian Wendt nel facilitare i contatti con le istituzioni tedesche – un’importante fornitura dalla Germania di oltre 1.500 tute mediche destinate agli ospedali della Lombardia.

L’operazione di sistema, coordinata dall’Ambasciata italiana a Berlino con il Consolato Generale a Francoforte, è partita da lontano, in Cina, grazie al lodevolissimo impegno personale della dott.ssa Manuela Lietti, curatrice di arte contemporanea residente a Pechino, che assieme a suo marito Luan Xiao ha attivato una catena di solidarietà internazionale rendendo possibile l’acquisto in Europa di oltre 1.500 tute mediche da parte di tre importanti mecenati cinesi: Liu Gang, Zhang Meng (in rappresentanza del JiangDou Team) e Bian Jiang (in rappresentanza del 99 BBI Charity Group).

Fondamentale è stato anche il ruolo di interfaccia svolto da Alexandra Wolframm, cofondatrice del collettivo “Peninsula”, che dal 2014 riunisce una quarantina di artisti italiani e tedeschi.

L’Ambasciata esprime la sua profonda gratitudine ai mecenati in Cina, a tutti i componenti del “Sistema Italia” in Germania, fra cui Air Dolomiti, che sta mettendo a disposizione gratuitamente i suoi aerei, Generali Deutschland, che ha organizzato la logistica interna, e alla Camera di Commercio italiana a Monaco di Baviera e Stoccarda per il ruolo essenziale che sta svolgendo in queste ore nella ricerca di materiale medico da destinare all’emergenza Coronavirus in Italia. Inform/dip 19

 

 

 

 

70.000 euro per gli Abruzzesi nel mondo. Online il bando

 

Pescara - È online il bando del Consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo per gli “Interventi a favore degli abruzzesi nel mondo – annualità 2020” - Piano di sostegno regionale ai Progetti che vedono protagoniste le Confederazioni, Federazioni e Associazioni iscritte nelle due Sezioni dell'Albo Regionale.

Come deliberato nella seduta Ordinaria Annuale del CRAM svolta a Perth a fine gennaio, con tale avviso la Regione Abruzzo, per il tramite del Servizio Sport e Emigrazione, intende finanziare gli Assi I e II presenti nel Disciplinare approvato con la DGR 16/18.

Possono presentare progetti i soggetti che interagiscono con le Confederazioni o le Federazioni o le Associazioni iscritte nelle due Sezioni dell’Albo regionale degli Abruzzesi nel Mondo secondo quanto stabilito dal bando.

La dotazione finanziaria complessiva dell’avviso è pari a 70mila euro, cifra che - in caso di disponibilità di ulteriori risorse - potrà essere corrispondentemente incrementata per finanziare progetti valutati ammissibili.

Le domande comprendenti le proposte progettuali dovranno essere presentate entro il 10 aprile 2020.

Tutte le informazioni su come presentare un progetto e gli altri dettagli sono nel bando al sito https://app.regione.abruzzo.it/avvisipubblici/2020-03-abruzzesi-nel-mondo. dip

 

 

 

 

Vuoto e voto

 

Gli italiani sono disorientati. Troppe sono le questioni logistiche in seno al Governo che guida il Paese. Con le polemiche, non se ne esce. Lo verifichiamo tutti i giorni. Identificare delle scelte nuove, a nostro avviso, è possibile. Basta volerlo. Del resto, le “incognite” di questa maggioranza di Centro/Sinistra sono un riscontro delle nostre perplessità. E’ che fare “un passo indietro” potrebbe scombussolare un patto tanto atipico da non consentire comparazioni col passato politico. Insomma, L’arte del governo italiana sembra avere esaurito le sue potenziali risorse.

 

Tra l’altro, resta da ritrovare la posizione della rappresentatività socio/politica dei Connazionali all’estero. Di questa fitta Umanità nessuno sembra assumere in Patria posizioni univoche. Magari anche non condivisibili ma discutibili. Per gli italiani d’oltre frontiera è sceso un “silenzio” che ci preoccupa non poco.

 

In questo periodo d’equilibri precari, di tensioni internazionali e di pace a rischio, preferiamo, di conseguenza, continuare le nostre considerazioni per verificare quando l’immagine del “vuoto” politico si possa evolvere in quella di “voto”.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

La circolare di Laura Garavini agli amici in Europa

 

Sono ore difficili. Nella difficoltà si sente ancora più forte il valore degli affetti e della comunità. Vorremmo essere più vicini ai nostri cari, ma adesso é il momento di stare in casa. Lo ho detto in diverse interviste. Ad esempio alla Radio pubblica tedesca Deutschlandfunk. Dobbiamo farlo per la nostra salute. Ma soprattutto per quella dei nostri cari. In queste ore abbiamo l’impulso di partire e di tornare in Italia, per abbracciare genitori, figli, parenti lontani. È normale. È umano. Ma proprio questo è il momento meno felice per farlo. Perché quell'abbraccio potrebbe trasformarsi in un pericolo di contagio. Per questo motivo, siamo tutti chiamati a fare un sacrificio. Rinunciare oggi al calore di un abbraccio. Per poter continuare, domani, a stringere a noi le persone che amiamo.

 

Valutare bene se rientrare

La lontananza è ancora più pesante per chi vive all‘'estero. Sono tanti i connazionali che, in queste ore, manifestano il desiderio di rientrare. Sia per  stare vicini ai loro affetti, sia perché si sentono più garantiti dal sistema sanitario pubblico italiano. Eppure, nonostante si tratti di richieste comprensibili, il mio consiglio è di valutare attentamente se rientrare. Un lungo viaggio potrebbe facilitare un possibile contagio, compromettendo la salute di chi sta bene. Inoltre, si rischia di diventare veicolo del virus nei confronti dei propri cari, inconsapevolmente, all'arrivo. Allora, l’imperativo per tutti è: stare a casa. In Italia così come all'estero. Per ogni info utile potete cliccare su questo sito 'Insieme contro il Coronavirus' che abbiamo predisposto appositamente per gli italiani nel mondo, per affrontare al meglio tutte le difficoltà connesse al coronavirus. Se invece decidete di partire, è consigliabile consultare il sito dell’Ambasciata o del Consolato più prossimo alla vostra residenza e seguire i loro consigli. L’Unità di crisi della Farnesina sta gestendo i contatti con i connazionali tramite la sua rete nel mondo. Trovate ogni info utile sul sito Viaggiare sicuri del Ministero degli Affari Esteri.

 

Erasmus, vicini anche se distanti

Capisco bene le preoccupazioni e l’ansia delle tante ragazze e ragazzi Erasmus, e delle loro famiglie. In ogni singolo caso va valutato attentamente se sia il caso di interrompere o meno il periodo di studio all'estero. In generale faccio miei i suggerimenti dell’Erasmus Student Network che invita a continuare l‘Erasmus. Chi però intendesse sospendere il programma di studio o lavoro all’estero appellandosi alla ‘clausola di forza maggiore‘, può farlo senza incorrere in sanzioni economiche. La richiesta di autorizzazione della causa di forza maggiore dovrà essere inoltrata tramite Pec entro il 20 aprile 2020 per i progetti relativi alla Call del 2018 oppure entro il 29 maggio 2020, per quelli del 2019. Per la Pec e i moduli, è possibile rivolgersi al proprio ateneo. Gli studenti attualmente all'estero possono contattare la propria Università, così come la Farnesina o l’Ambasciata del paese nel quale svolgono il loro periodo di studio. Trovate informazioni precise al sito http://www.erasmusplus.it/

 

Coronavirus, come riconoscerlo e cosa fare

I sintomi più comuni del coronavirus sono simili a quelli influenzali: febbre, male alle ossa, difficoltà a respirare, tosse. Se sentite questi sintomi o avete il dubbio di poter essere stati contagiati, NON recatevi al pronto soccorso o dal medico. Ma chiamate telefonicamente il medico di famiglia, il pediatra o la guardia medica. Dall’Italia potete chiamare il numero verde regionale. Per ogni altra informazione sul nuovo coronavirus, potete consultare il sito del Ministero italiano della Salute con tutte le info a questo link oppure consultate il sito da noi predisposto per gli italiani all'estero, alla pagina relativa al paese in cui vivete.

 

#iorestoacasa, ma in sicurezza

Rimanere in casa non è un invito sempre rassicurante. Purtroppo può succedere che proprio tra le mura domestiche si verifichino violenze ed abusi. Se stare in casa si trasforma in un incubo è il momento di chiedere aiuto. Chiamando i centri antiviolenza, indipendentemente dal paese nel quale si vive. In questo sito si trovano i rispettivi numeri di emergenza, per ogni singolo paese.

 

Aiutiamo chi aiuta

In tanti ci stiamo chiedendo se possiamo essere utili. In qualche modo, in questa fase complicata. Come Italia Viva all'estero abbiamo pensato di promuovere una raccolta fondi a favore della Croce Rossa Italiana. Una rete preziosa di volontari, infermieri, ausiliari, il cui apporto, in questi giorni, è fondamentale. Per prendere parte alla raccolta fondi, basta cliccare https://www.facebook.com/ItaliaVivaEuropa/photos/a.537418376773030/831152660732932/?type=3&theater

 

Medici e infermieri. Da Nobel

Non finiremo mai di ringraziare medici, infermieri, personale sanitario. Veri e propri eroi, che in Italia, ma ovunque nel mondo, là dove ci siano focolai di coronavirus, stanno mettendo a repentaglio la loro stessa incolumità per spirito di sacrificio. Salvando vite umane e lavorando spesso in condizioni estreme, pur di accudire i malati da coronavirus. Ecco perché come Italia Viva abbiamo lanciato una petizione, con la quale chiediamo un riconoscimento simbolico a tutto il personale medico ed infermieristico: assegnargli il premio Nobel per la Pace. Se anche tu condividi questa proposta, oltre a firmarla aiutaci a diffonderla, attraverso questo link.

 

Dall'Europa un aiuto concreto

Sbaglia chi usa questa drammatica contingenza del coronavirus per sparare a zero contro l’Europa. È vero che non sono mancati ritardi e iniziali egoismi. Ma è anche certo che non avremmo mai la forza e la stabilità che ci garantisce l‘Unione Europea, se fossimo un semplice Stato nazionale. Purtroppo è piuttosto probabile che all'emergenza sanitaria segua una emergenza economica. Ed il fatto che la Banca centrale europea la notte scorsa abbia stanziato 750 miliardi di euro, in aggiunta ai primi 120 miliardi, per garantire l‘acquisto di titoli di tutti gli stati nel corso di quest’anno, è una garanzia che dà solidità e fiducia a tutti. Anche in questa occasione, l’Europa si conferma un valore, prima ancora che un’istituzione. È il valore dell’unità, della solidarietà, del sostegno reciproco. Sono fiera di essere europea. Così come sono fiera di essere italiana. E, in un momento di difficoltà come quello legato a questa epidemia globale, non c’è nessun altro luogo al mondo in cui mi vorrei trovare. È una fase complicata. Ma #andràtuttobene. Coraggio. Laura Garavini, de.it.press 19

 

 

 

 

Un virus democratico

 

Si può dire di tutto sul Covid-19, ma non che non sia democratico. Attacca ricchi e poveri, persone di ogni colore, religione o schieramento politico; di ogni età o sesso. Non era così con l’AIDS, con l’ebola o altri agenti patogeni, specifici di luoghi, orientamenti, scelte.

Aspettando il proprio turno davanti ad un supermercato - ognuno ad almeno un metro e qualcosa dall’altro - ci si guarda tutti con certa repulsione ed allontanamento, per pura paura sintomatica. L’altro sono io e lo è chiunque, parenti ed amici inclusi. La guerra che stiamo combattendo tutti, in modo particolare noi italiani nel vecchio continente, è contro un nemico gratuito ed invisibile, pronto ad attaccarci in ogni luogo.

Riusciremo ad allontanarci dal consueto egoismo cui la società contemporanea ci ha condotti? Capiremo che far parte della stessa unica razza, quella umana, dovrebbe significare l’aiutare gli altri per aiutare se stessi?

Il pensiero corre verso chi sin dall’inizio di questa lunga pandemia si è protratto nell’aiuto verso il prossimo: dottori, infermieri, volontari, forze dell’ordine, addetti alle vendite nei supermercati, ecc.

Il mondo si è diviso tra loro e noi. Loro devono fare in fretta per salvarci, assieme agli scienziati pressati nella ricerca di un vaccino, mentre il nostro di tempo ha perso quella velocità da noi stessa creata con il passare sopra le cose, perché riguardavano soltanto “l’altro”. Si vocifera che in Israele stiano per mettere a punto un adeguato antidoto a questa “peste del terzo millennio”. Voci malefiche dicono “se la terranno per loro o la venderanno a caro prezzo”, ma lì conoscono bene il Talmud che dice “Chi salva una vita, salva il mondo intero”.

Nel nostro “tempo rallentato” abbiamo ritrovato la forza del pensiero, qualche buon libro, lo scambiare lunghe telefonate. Sono stati ripristinati anche i numeri di casa, per chiamare ed essere sicuri di trovare il destinatario della chiamata. “Ne ero certo che ti avrei trovato” può esser detto all’amico interpellato presso la sua abitazione.

Inermi, restiamo qui con la certezza di affrontare ognuno il proprio destino. I pensieri ripercorrono la storia anche recente, ritrovando immagini di chi non ebbe la fortuna di poter aspettare l’aiuto di qualcuno.

Il mondo attorno è diventato silenzioso, si sentono i cinguettii dei passerotti, si ammira tutto sommato una città rintanata, con le strade deserte. Oggi c’è un bel sole e possiamo pensare a Ferragosto, sebbene a metà estate vi siano più persone in giro.

Auguriamoci che tutto finisca bene ed in fretta. Intanto mi preparo per incontrare vecchi amici da ogni parte del mondo: ho un pigiama-party su skype.

Alan Davìd Baumann, de.it.press 16

 

 

 

 

Punti di vista

 

In politica ciascuno è libero d’avere un su modo di pensare. Con questo preambolo, non ci sono limiti nell’elaborare previsioni su nuovi sviluppi socio/economici della realtà. Dato che, però, nessuno è ”perfetto”, non è detto che le nostre argomentazioni siano più valide di quelle d’altri. Ciò che abbiamo, da subito, fatto nostro è un tipo di giornalismo informativo; lasciando agli opinionisti il compito di commentarle. Quindi, uno stesso evento può apparire con diversi profili. Dipende, principalmente, da com’è affrontato.

 

Tenuto conto di quanto esposto, riteniamo che il giornalismo d’informazione lasci aperte le porte per ogni successivo contributo d’opinione. L’importante, secondo noi, è che l’informazione sia completa e corretta. L’interpretazione, invece, può assumere diversi orientamenti.

 

 Chi legge è libero di farsi un suo concetto su quanto ha appreso e confrontarlo, se del caso, con chi si occupa di giornalismo d’opinione. Del resto, non è detto che “informazione” e “opinione” non siano in grado d’essere frutto di una stessa penna. Basta evitare, e questo è più difficile, d’essere di parte.

 

Nei nostri, tanti, anni d’impegno sul fronte dell’informazione, pur mutando, più volte, il panorama politico italiano, siamo rimasti coerenti alla nostra tesi. Ovviamente, senza fermarci all’aspetto “fotografico” dei fatti. Ogni argomento, secondo noi, ha da essere presentato al Lettore nel modo migliore per consentirgli d’elaborare una propria opinione. Con questo criterio, si apre lo spazio del confronto e del dibattito.

 

Insomma, ogni punto di vista assume un suo peculiare valore in funzione dello scopo con il quale è accolto. Da qui l’importanza del giornalismo d’informazione. Quello che abbiamo fatto nostro da oltre sessant’anni.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

La fuga dal virus. All’italiana!

 

Lavoro e studio dentro casa oramai da anni, interrompendo ogni inizio di monotonia con sporadiche uscite verso bar e supermercati, dove spesso si incontrano conoscenti, si scrutano le persone, si analizzano i diversi comportamenti dettati da questo mondo frenetico.

Questo stramaledetto virus ha accelerato le uscite, divenute episodiche ed inusuali. Si stabilisce la spesa da fare scrivendola sul cellulare, si indossa la maschera, si preparano i guanti, i più fortunati prendono la bottiglietta di disinfestante e si esce. Chi non indossa i guanti tenta di aprire l’ascensore col braccio ed all’interno si preme il pulsante con le proprie chiavi (fossero incolumi); poi una culata alla porta ed il mondo si para davanti. Si attraversa la strada quasi con calma, tanto è deserta, e ci si avventura verso  la meta.

Al contrario dentro casa la vita ha subito un forte rallentamento, ma ovviamente dipende dal coniuge, dai figli, dagli animali e mai da noi. Il contatto umano è diventato onnipresente. Si organizzano giochi, vedute televisive e soprattutto pranzi e cene intercalate da spuntini. Si ripristinano perfino le cenette di mezzanotte. Difficilmente il “nascondino” dura più di pochi minuti. Il mondo entra tramite i social ed i telegiornali monotematici. Per fortuna l’italiano ha ritrovato il gusto autoironico ed arrivano da ogni chat possibile, immagini e filmati, vignette e foto, tanto è che ne ho creato una raccolta su una pagina Facebook https://www.facebook.com/ironivirus.

Sono stati creati degli appuntamenti “stradaioli” pur non uscendo dalla propria abitazione: alle 12 l’applauso per chi ogni giorno mette a rischio la propria incolumità per la popolazione, alle 18 una cantata collettiva dai tetti, finestre e balconi cittadini. Una hit parade che prende tutti, perfino coloro che prima si fingevano sordi. Insomma si ritrova quel vivere comune tramontato verso gli anni ’70 e si riconoscono – pur a debita distanza - persone incontrate per strada miriadi di volte, ma con le quali non c’era stato neanche un cenno di saluto.

“Noi del 34” non significa più del 1934, bensì il numero civico della via.

Credo che il DJ stia girando per la città per offrire ogni giorno qualcosa di inusuale al massimo delle persone e per questo direi di invitare il vicinato alla condivisione di corsi “balconieri”, su un uso adeguato del battipanni, sulla correttezza nello stendere i panni lavati. Potremmo poi passare alle ricette, agli “Speakers’ Corner” veri e propri, come è d’uso a Hyde Park.

Tutto è niente e niente è tutto nel momento in cui lo vivi.

Alan Davìd Baumann, de.it.press 17

 

 

 

 

Coronavirus e studenti italiani Erasmus. Restare o tornare?

 

Roma. “Almeno 100mila studenti italiani si trovano in questo momento all’estero, per programmi di studio o formazione. Molti sono studenti Erasmus. Altri sono iscritti a scuole e atenei in Europa o nel resto del mondo. Altri sono temporaneamente all’estero per stage o specializzazioni. Tante destinazioni diverse. Tutte accumunate, in questa fase di emergenza da coronavirus, da un dubbio. Rimanere o rientrare? Anche per rispondere a queste domande come Italia Viva abbiamo lanciato da poche ore il sito ‘Insieme contro Covid 19’ (https://insiemecontrocovid19.wixsite.com/lauragaravini).

Per quanto riguarda gli Erasmus, la scelta se rientrare in Italia o rimanere all'estero può essere compiuta senza il rischio di conseguenze economiche. Questo perché la Commissione Europea ha chiarito fin da subito che è possibile sospendere il programma di studio o lavoro all'estero appellandosi alla ‘clausola di forza maggiore’. Chi è già in Erasmus può rientrare senza che ciò costituisca interruzione della mobilità. La sovvenzione economica sarà mantenuta con un’interruzione massima di 12 mesi per ciascun ciclo di studio. In caso di annullamento, il progetto può essere posticipato assegnando al partecipante il contributo comunitario relativo alla nuova mobilità.

I moduli da presentare sono due: uno per la richiesta all'Agenzia nazionale dell’autorizzazione delle cause di forza maggiore e l’altro dei costi già sostenuti che non è stato possibile recuperare tramite le compagnie di viaggio, agenzie di viaggio, assicurazioni o altri soggetti delle mobilità o interrotte. La richiesta di autorizzazione della causa di forza maggiore dovrà essere inoltrata tramite Pec entro il 20 aprile 2020 per i progetti relativi alla Call del 2018 oppure entro il 29 maggio 2020, per quelli del 2019. Per la Pec e i moduli, è possibile rivolgersi al proprio ateneo. Gli studenti attualmente all'estero possono contattare la propria Università, così come la Farnesina o l’Ambasciata del paese nel quale svolgono il loro periodo di studio

Nella scelta se rientrare o meno è opportuno verificare se siano previste coperture assicurative mediche legate al proprio programma di studi nel Paese nel quale si stanno svolgendo gli studi. Minori sono le garanzie in questo senso, più diventa consigliabile il rientro. Un discorso che diventa ancora più importante per gli studenti italiani iscritti alle università americane dove non esiste un sistema sanitario pubblico come il nostro europeo.

Gran parte degli atenei europei e statunitensi che stanno chiudendo hanno annunciato la volontà di attivare la didattica da remoto, permettendo di concludere il percorso accademico attraverso modalità on line. Tante università sia nel Vecchio Continente che nel Nuovo hanno assicurato sistemazioni all'interno del campus soprattutto per gli studenti internazionali provenienti da Italia, Cina e dai Paesi ad alto rischio. È possibile quindi fermarsi negli Stati Uniti ma è bene registrare la propria presenza presso le università e, soprattutto, controllare la propria copertura assicurativa medica. Se invece si cambia idea e si decide di rientrare, è possibile farlo grazie all'accordo tra l’Ambasciata italiana di Washington e Alitalia che prevede un programma ridotto di voli - solo andata - valido sino al 13 aprile. A questo proposito si suggerisce di tenere monitorato il sito di Alitalia.

In generale, là dove possibile, credo che in questa fase sia meglio evitare spostamenti, viaggi, assembramenti, restando in casa e favorendo smart working e telestudio.  Mi sento molto vicina alle tante ragazze e ragazzi italiani attualmente all'estero e alle loro famiglie. E capisco bene le preoccupazioni e l’ansia, nel dovere decidere quale sia il luogo più sicuro nel quale trattenersi, perché, al di là di tutte le raccomandazioni, è opportuno valutare caso per caso.

Sen. Laura Garavini, de.it.press 18

 

 

 

Il volontariato

 

Anche quest’anno, tenteremo d’offrire ai Connazionali in Germania, adeguamenti sul fronte socio/economico nazionale. Intendiamo, infatti, sostenere una struttura utile per favorire il “contatto” di chi ci segue sulle questioni d’interesse.

 

Riteniamo, quindi, che questo volontariato focalizzi gli aspetti fondamentali della vita italiana dentro e fuori i confini del Bel Paese. Senza, tuttavia, escludere il coinvolgimento di altre realtà etniche. Un Organigramma, di portata internazionale, ci sembra sostanziale. Con le finalità per addentrarci nello specifico degli argomenti d’interesse.

 

Riteniamo che saranno ridotte le difficoltà di discussione tra le varie problematiche dei Connazionali nel mondo e in Patria. Il voler sostenere l’”unione”, riconosciuto il processo d’integrazione con la realtà dei Paesi ospiti, ci sembra il mezzo migliore per offrire una via di confronto, che è importante, per la quale ci siamo impegnati.

 

Abbiamo preferito comunicare, in sintesi, questo prospetto proprio perché intendiamo superare le incertezze dei tempi che non sono facili neppure all’estero. Sarà nostra premura sviluppare l’informazione a tutto campo. Contiamo che l’iniziativa sia accolta come testimonianza della volontà di servizio che questo quindicinale intende dedicare ai suoi Lettori.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio sulle difficoltà di rientro in patria degli italiani nel mondo

 

ROMA – Il Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, ha parlato a Rainews24 del momento difficile che stanno vivendo i connazionali nel mondo a causa delle difficoltà di rientro in patria connesse alla crisi del Coronavirus. Si è tuttavia partiti subito con la buona notizia: dopo 15 mesi di prigionia tra Burkina Faso e Mali è arrivata la liberazione del connazionale Luca Tacchetto, tenuto in ostaggio insieme alla compagna canadese da banditi jihadisti attivi nell’Africa Centrale. “Il nostro connazionale era stato rapito insieme alla fidanzata più di un anno fa da una cellula jihadista: il suo rientro è una buona notizia anche se in un momento particolare come questo. Quando ho sentito il ragazzo non sapeva ancora nulla di quanto stesse avvenendo in Italia e nel mondo circa il Coronavirus. Le forze canadesi ci hanno dato un grande aiuto per riportarlo a casa”, ha spiegato Di Maio che è entrato nel merito delle difficoltà per gli italiani nel mondo. “I connazionali all’estero sono tanti, tra chi è fuori per lavoro o per studio e chi per ferie. In questo momento alcuni Paesi hanno chiuso i voli con l’Italia. Insieme all’Unità di Crisi stiamo seguendo tutti coloro che ci contattano, orientandoli al fine di farli tornare in casa: c’è chi dovrà fare per esempio la cosiddetta ‘triangolazione’ (volo con scalo intermedio, ndr). Vogliamo dire agli italiani nel mondo in difficoltà  che possono contare sull’Unità di Crisi e sulla Farnesina”, ha aggiunto il Ministro che si è poi soffermato in particolare sull’emergenza Coronavirus in Italia. “In questo momento il nostro personale sanitario ha bisogno di mascherine ad alta tecnologia e di ventilatori polmonari. Grazie al Governo cinese sono arrivati i primi quaranta ventilatori insieme a trenta tonnellate di materiale e medici specializzati che hanno operato a Wuhan. Quelli sono stati doni, ma vorrei dire che oggi risulta difficile acquistare materiale all’estero: ci sono Stati amici che ci stanno dando una mano dicendo alle loro aziende di vendere all’Italia perché altrimenti non sarebbe possibile. E’ per questo che importeremo due milioni di mascherine dalla Cina, così come centinaia di ventilatori polmonari, ma in queste ore bisogna firmare i contratti con le aziende di altri Stati: la ricerca delle aziende è un compito affidato alla nostra rete diplomatica e consolare”, ha spiegato Di Maio andando poi all’ultimo decreto emanato dal Governo in materia di misure fiscali. “Questa è una crisi sanitaria ma anche una crisi economica: quindi la prima cosa che faremo con questo decreto sarà garantire che nessuno perda il lavoro per l’emergenza Coronavirus. Alle aziende che devono pagare gli stipendi sarà riconosciuto lo strumento della cassa integrazione, così come ci sarà il rinvio delle tasse”, ha aggiunto il Ministro sottolineando che alle famiglie con figli piccoli a casa andrà un voucer da poter impiegare in attività domestiche suppletive rispetto alle scuole. “Chiunque può compri italiano e sostenga il Made in Italy proprio per aiutare le nostre aziende”, ha concluso Di Maio. (Inform/dip 16)

 

 

 

Il decreto “Cura Italia”

 

Roma – Varato oggi dal Consiglio dei ministri il decreto “Cura Italia” che contiene nuove misure a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese per contrastare gli effetti dell’emergenza coronavirus sull’economia.

“Mettiamo in campo 25 miliardi di denaro fresco e attiviamo flussi per 350 miliardi: è una manovra economica poderosa”, ha spiegato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, presentando in conferenza stampa le misure insieme al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo e al ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri.

“Il Governo – ha detto Conte – è vicino alle tante imprese, ai commercianti ai liberi professionisti, alle famiglie, ai nonni e alle mamme, ai papa, ai giovani, che stanno facendo tutti grandi sacrifici per il bene comune, per il bene più alto che è quello della salute: la salute dei cittadini, la salute pubblica. Nessuno deve sentirsi abbandonato. È stato questo il nostro obiettivo fin dall’inizio e oggi questa approvazione del dl lo dimostra. Con questo decreto, forte e deciso nei numeri delle misure, noi non esauriamo il nostro compito per quanto riguarda gli interventi in campo economico. Siamo consapevoli che questo decreto non basterà ma voglio dire ai lavoratori, alle imprese e alle famiglie che oggi il governo risponde presente e risponderà presente anche domani”. Infatti, come anticipato in conferenza stampa, “questo è solo il decreto di marzo, in aprile arriveranno  nuove misure di impatto doppio rispetto alla vecchia finanziaria”.

Il presidente del Consiglio ha poi ringraziato tutti i cittadini:  “Sono davvero orgoglioso perché sono partecipe di questa grandiosa comunità che addirittura ho l’onore di guidare in questo frangente così complesso, così delicato per la nostra storia. Tanti italiani sono direttamente in trincea negli ospedali, nelle fabbriche, nelle farmacie, dietro le casse di un supermercato. Tanti rimangono a casa ma non rimangono inerti. Li sostengono da un balcone, da una finestra, cantano con loro, cantano l’inno nazionale. Possiamo essere davvero orgogliosi di essere italiani. Insieme – ha concluso – ce la faremo”.  Varie16

 

 

 

Ambasciate e Consolati sono a disposizione degli italiani bloccati all’estero

 

ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo, contattato dall’agenzia Dire in merito ai connazionali che non riescono a tornare in Italia a causa del blocco dei voli per l’emergenza Coronavirus, ha sottolineato che “Ambasciate e Consolati all’estero sono al lavoro con le compagnie di trasporto locali e italiane per ottenere prezzi agevolati per il loro rientro in Italia”. “A chi considera di partire per l’estero, ricordiamo in primo luogo – ha proseguito Merlo – che attualmente gli spostamenti in uscita dal territorio nazionale sono permessi solo per esigenze di lavoro, situazioni di necessità, motivi di salute, oppure per raggiungere il proprio domicilio. Valgono, sostanzialmente, le stesse limitazioni che si applicano agli spostamenti all’interno del territorio italiano: viaggi per turismo non sono consentiti”.

A chi parte per andare oltre confine, il sottosegretario Merlo suggerisce di “informarsi sulle infrastrutture e gli itinerari effettivamente operativi, nonché di consultare il sito Viaggiare Sicuri della Farnesina per verificare eventuali restrizioni all’ingresso di passeggeri italiani o provenienti dall’Italia, nonché misure di cautela sanitaria imposte dalle autorità del Paese di destinazione”. Molto importante “è anche registrare i propri spostamenti sul sito Dove siamo nel mondo, così da essere più facilmente contattabili in caso di emergenza”.

L’esponente del governo italiano ha assicurato che “la Farnesina è impegnata in prima linea per il supporto agli italiani bloccati all’estero, attraverso l’Unità di Crisi e l’azione della rete diplomatico-consolare. La struttura è attiva per individuare, in costante raccordo con le autorità dei Paesi esteri, mezzi e itinerari per il rimpatrio dei connazionali. Le Ambasciate in Spagna, Albania, Malta, Marocco, e molte altre, sono al lavoro senza sosta per diffondere informazioni utili ai connazionali e agevolare il ritorno”.

Quanto a una stima del fenomeno, “non è possibile” ha detto il Sottosegretario, che poi ha spiegato: “ci sono italiani temporaneamente all’estero, la cui presenza viene rilevata esclusivamente su base volontaria; per esempio attraverso registrazione sul sito Dove siamo nel mondo dell’Unità di Crisi”. In caso di difficoltà per rientrare in Italia, per esempio per cancellazione del proprio volo, “il primo invito – ha detto Merlo – è quello di cercare percorsi alternativi: contattare linee aree ancora operanti e valutare itinerari che comportino un volo con scalo. Oppure considerare mezzi di superficie: treni, autolinee, navi e linee marittime in generale. A questo proposito, sottolineiamo che anche alla luce delle restrizioni attuali, sul territorio nazionale sono consentiti gli spostamenti per raggiungere il proprio domicilio, qualora si giunga in un aeroporto/porto o comunque in un’infrastruttura non prossima al luogo di residenza”. Il Sottosegretario agli Esteri conclude: “In caso sia necessaria assistenza, la rete diplomatico-consolare è a disposizione”. (Dire16)

 

 

 

Stampa all’estero. Differite le scadenze per i contributi 2019

 

ROMA - In seguito alle misure restrittive legate all’emergenza per il contenimento dell’epidemia di Coronavirus, sono pervenute al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri numerose richieste, da parte di imprese ed associazioni editrici di periodici diffusi all'estero e di periodici a tutela dei consumatori e dei non vedenti, per il differimento della data di presentazione delle domande di ammissione ai contributi per l’anno 2019 e della relativa documentazione, in scadenza il 31 marzo 2020.

In considerazione delle ingenti ed eccezionali misure restrittive disposte con i recenti provvedimenti normativi, che rendono difficoltosa la predisposizione di parte della documentazione istruttoria richiesta per legge - spiega una nota del Dipartimento - , le modalità di presentazione delle domande di accesso ai contributi, per l’anno 2019, a sostegno della stampa periodica italiana diffusa all'estero, dell'editoria speciale periodica per non vedenti e ipovedenti e a tutela dei consumatori e degli utenti sono così regolate:

- resta fermo il termine di legge del 31 marzo 2020 per l’invio, secondo le modalità indicate sul sito, della domanda di ammissione al contributo secondo la modulistica scaricabile dal sito;

- è differito al 30 aprile 2020 il termine per la presentazione della documentazione prevista, per le rispettive tipologie di contributo, dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 28 luglio 2017 e 15 settembre 2017.

Conseguentemente – precisa il DIE - per i periodici editi e diffusi all’estero, è differito al 30 maggio 2020 il termine entro il quale gli uffici consolari italiani di prima categoria territorialmente competenti trasmettono al Dipartimento, e per conoscenza al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, le domande e la relativa documentazione ad essi presentata dagli editori aventi sede nel loro territorio. (aise/de.it.press 16) 

 

 

 

Touring Club Italiano. Promuoviamo insieme il nostro Paese!

 

Cari Soci e cari Amici, a fronte del forte momento di difficoltà che il Paese sta attraversando e per ricordarci tutti insieme che possiamo essere uniti anche a distanza, anche senza uscire dalla porta, il Touring Club Italiano ha deciso di lanciare una campagna per promuovere il territorio italiano e le sue bellezze. Un invito a tutti a "viaggiare da casa", per scoprire e riscoprire ciò che ha da offrire il nostro Paese, semplicemente dal vostro computer o smartphone.

 

In un momento in cui è difficile spostarsi e varcare confini, in cui si assiste a episodi di discriminazione geografica, è di vitale importanza, quasi un dovere morale per un’istituzione come la nostra, abbattere queste barriere e portare in viaggio le persone, anche solo virtualmente. Un evento di sensibilità collettiva per sostenere il marchio Italia: Touring Club Italiano. Passione Italia.

 

Scopo dell’iniziativa è mandare un messaggio che vada oltre il tempo e la storia contingente. Parafrasando così la frase di Dostoevskij “La Bellezza salverà il mondo”, il Touring Club Italiano si fa portavoce del pensiero "Passione Italia", perché la bellezza ci salverà.

 

Alla “mappa del contagio" Touring Club contrappone la “mappa della Bellezza". Una sorta di mappa interattiva a cui collegarsi quotidianamente, per ispirarsi e per ricordare che in Italia c’è una bellezza che resiste da secoli ed è questa di cui bisogna parlare. In particolare vi invitiamo:

- a consultare il sito www.touringclub.it/passioneitalia, dove troverete contenuti, storie, articoli, approfondimenti quotidiani sull'Italia e le sue meraviglie;

- a collegarvi ai nostri social network, Facebook e Instagram, per ricevere tutti gli aggiornamenti sulla campagna;

- a visionare e a diffondere il video di Passione Italia;

- e soprattutto a contribuire al racconto, con aneddoti e ricordi legati a luoghi specifici, con immagini e scorci inediti che ognuno di noi già custodisce e ai quali è particolarmente legato, da condividere via social con gli hashtag #passioneitalia #mappadellabellezza #touringclubitaliano.

 

Valorizzare ciò che custodiamo è quanto di più importante “noi” si possa fare. “Noi", intesi sia come “noi” del Touring, che ci prendiamo cura dell’Italia come bene comune da oltre 125 anni, sia come tutti “noi” cittadini: per ricordarci e ricordare al mondo intero che si può imparare dalla bellezza a guardare oltre l’oggi con ottimismo. Per tenere “acceso” un settore così fondamentale per il Paese e che inevitabilmente pagherà le conseguenze di questa situazione: il turismo.

Vi aspettiamo! Tutti noi del Touring Club Italiano (de.it.press 15)

 

 

 

 

Coronavirus. Die Reduzierung von Kontakten ist entscheidend. Beschluss von Bund und Länder

 

Berlin. 22.03.2020. Besprechung von Bundeskanzlerin Merkel mit den Regierungschefinnen und Regierungschefs der Länder zum Coronavirus. Die Bundeskanzlerin und die Regierungschefinnen und Regierungschefs der Länder fassen folgenden Beschluss:

      

Die rasante Verbreitung des Coronavirus (SARS-CoV-2) in den vergangenen Tagen in Deutschland ist besorgniserregend. Wir müssen alles dafür tun, um einen unkontrollierten Anstieg der Fallzahlen zu verhindern und unser Gesundheitssystem leistungsfähig zu halten. Dafür ist die Reduzierung von Kontakten entscheidend.

 

Bund und Länder verständigen sich auf eine Erweiterung der am 12. März beschlossenen Leitlinien zur Beschränkung sozialer Kontakte:

 

 * Die Bürgerinnen und Bürger werden angehalten, die Kontakte zu anderen Menschen außerhalb der Angehörigen des eigenen Hausstands auf ein absolut nötiges Minimum zu reduzieren.

 

 * In der Öffentlichkeit ist, wo immer möglich, zu anderen als den unter I. genannten Personen ein Mindestabstand von mindestens 1,5 m einzuhalten.

 

 * Der Aufenthalt im öffentlichen Raum ist nur alleine, mit einer weiteren nicht im Haushalt lebenden Person oder im Kreis der Angehörigen des eigenen Hausstands gestattet.

 

 * Der Weg zur Arbeit, zur Notbetreuung, Einkäufe, Arztbesuche, Teilnahme an Sitzungen, erforderlichen Terminen und Prüfungen, Hilfe für andere oder individueller Sport und Bewegung an der frischen Luft sowie andere notwendige Tätigkeiten bleiben selbstverständlich weiter möglich.

 

 * Gruppen feiernder Menschen auf öffentlichen Plätzen, in Wohnungen sowie privaten Einrichtungen sind angesichts der ernsten Lage in unserem Land inakzeptabel. Verstöße gegen die Kontakt-Beschränkungen sollen von

den Ordnungsbehörden und der Polizei überwacht und bei Zuwiderhandlungen sanktioniert werden.

 

 * Gastronomiebetriebe werden geschlossen. Davon ausgenommen ist die Lieferung und Abholung mitnahmefähiger Speisen für den Verzehr zu Hause.

 

 * Dienstleistungsbetriebe im Bereich der Körperpflege wie Friseure, Kosmetikstudios, Massagepraxen, Tattoo-Studios und ähnliche Betriebe werden geschlossen, weil in diesem Bereich eine körperliche Nähe unabdingbar ist. Medizinisch notwendige Behandlungen bleiben weiter möglich.

 

 * In allen Betrieben und insbesondere solchen mit Publikumsverkehr ist es wichtig, die Hygienevorschriften einzuhalten und wirksame Schutzmaßnahmen für Mitarbeiter und Besucher umzusetzen.

 

 * Diese Maßnahmen sollen eine Geltungsdauer von mindestens zwei Wochen haben.

 

Bund und Länder werden bei der Umsetzung dieser Einschränkungen sowie der Beurteilung ihrer Wirksamkeit eng zusammenarbeiten. Weitergehende Regelungen aufgrund von regionalen Besonderheiten oder epidemiologischen

Lagen in den Ländern oder Landkreisen bleiben möglich.

 

Bund und Länder sind sich darüber im Klaren, dass es sich um sehr einschneidende Maßnahmen handelt. Aber sie sind notwendig und sie sind mit Blick auf das zu schützende Rechtsgut der Gesundheit der Bevölkerung

verhältnismäßig.

 

Die Bundeskanzlerin und die Regierungschefinnen und Regierungschefs der Länder danken insbesondere den Beschäftigten im Gesundheitssystem, im öffentlichen Dienst und in den Branchen, die das tägliche Leben aufrecht erhalten sowie allen Bürgerinnen und Bürgern für ihr Verantwortungsbewusstsein und ihre

Bereitschaft, sich an diese Regeln zu halten, um die Verbreitung des Coronavirus weiter zu verlangsamen.

 

Link zur Meldung im Webangebot: https://www.bundesregierung.de/breg-de/themen/coronavirus/besprechung-von-bundeskanzlerin-merkel-mit-den-regierungschefinnen-und-regierungschefs-der-laender-zum-coronavirus-1733266

Pib 22

 

 

 

 

Wo bleibt Europa?

 

Das Corona-Krisenmanagement der EU ist bis dato mangelhaft. Ein Blick aus Italien zeigt, was nun geschehen muss. Von Tobias Mörschel, Michael Braun, Luca Argenta 

 

In Deutschland und anderen Ländern wird aktuell davon gesprochen, man müsse italienische Verhältnisse vermeiden. Das ist eine vollkommene Fehlwahrnehmung der Situation und ein Affront gegenüber dem, was Italien gerade leistet. Die italienische Regierung handelt sehr mutig und konsequent, und die italienische Bevölkerung leistet Bemerkenswertes: Über Nacht wurde das Konzept der „sozialen Distanzierung“ adaptiert und das soziale Leben umstandslos eingestellt. Es war mutig, einen solchen Weg als erster zu beschreiten, der bedeutet, dass elementare demokratische Grundrechte (Versammlungs- und Bewegungsfreiheit) temporär strikt eingeschränkt werden.

Die anfänglichen Reaktionen von vielen europäischen Partnern, Institutionen und Medien auf die drastischen italienischen Maßnahmen waren hingegen Verspottung, Unterschätzung und Untätigkeit. Erst jetzt, da sich die Covid-19-Fälle in ganz Europa rasant ausbreiten und alle EU-Länder betroffen sind, werden europaweit mit unnötiger Verzögerung ähnliche Notmaßnahmen vorgenommen und die italienischen Verhältnisse werden zum Handlungsvorbild für andere europäische Staaten.

In Italien setzt sich hingegen zusehends das Gefühl fest, in einer schweren Krise wieder einmal von Europa alleine gelassen worden zu sein. Wie schon damals bei der Eurokrise nach 2008, dann während der Flüchtlingskrise ab 2015 und nun eben bei der Bewältigung der Coronakrise 2020. Überwältigende 88 Prozent der Italiener antworten mit Nein auf die Frage, ob „die EU Italien hilft“. Die Zahlen müssen Deutschland und Europa aufhorchen lassen. Bis zum jetzigen Zeitpunkt sind die europäischen Antworten unzureichend. Das Bewusstsein, dass die Coronakrise keine italienische, sondern eine europäische ist, beginnt erst zögerlich zu entstehen. Aus den vergangenen Krisen hätte man lernen können, wie wichtig jedes Wort und jedes Zeichen sind.

Die Pressekonferenz der EZB-Chefin Lagarde am 12. März war allerdings ein verheerendes Zeugnis der Ignoranz und Arroganz, mit dem Europa in Italien zusehends assoziiert wird. Ihre Ausführungen, dass sie kein „whatever it takes 2.0“ anstrebe und es nicht die Aufgabe der EZB sei, die Verbreitung zu stoppen, verursachten, dass die Aufschläge für italienische Anleihen am Markt in die Höhe schossen und das Vertrauen der Italiener auf Unterstützung durch Europa in den Keller stürzte. Die nachgeschobene Entschuldigung half nichts und heilt den angerichteten Schaden genauso wenig, wie das erst am Tag danach geäußerte Statement der EU-Kommissionpräsidentin, Ursula von der Leyen, ihre Institution sei bereit zu tun „was auch immer notwendig ist, um die europäische Wirtschaft zu unterstützen“.

Laut dem italienischen EU-Botschafter Maurizio Massari hat Italien trotz Anfragen seit Februar von keinem EU-Land Unterstützung angeboten bekommen. Erst am 15. März informierte der EU-Industriekommissar, dass nun Atemschutzmasken und medizinisches Versorgungsmaterial aus Deutschland und Frankreich unterwegs seien. Zu spät, um den mit dem Exportverbot einhergegangenen Vertrauensverlust zu heilen. Einzig China hatte prompt reagiert und mittlerweile zwei Teams von medizinischen Fachkräften nach Italien geschickt, was in der italienischen Bevölkerung sehr anerkennend wahrgenommen wurde.

Ein unkoordiniertes Vorgehen, eine konfuse Kommunikation und ein unsolidarischer Umgang untereinander sind kaum der richtige Weg, um diese beispiellose Krise in Europa zu bewältigen. Die Krise wird zur Belastungsprobe für unseren Kontinent werden. Europa muss sich nun bewähren und den Rückfall in nationales Denken und Agieren verhindern. Folgende Punkte sind hierbei entscheidend:

Erstens: Für die Festlegung der nationalen Gesundheitspolitik sind ausschließlich die Mitgliedstaaten zuständig, inklusive der Organisation und Bereitstellung von Gesundheitsdiensten. Laut Art. 168 des Vertrags über die EU-Arbeitsweise (AEUV) hat die Union nur eine Rolle in der Ergänzung der nationalen Politiken; ihre Ergänzungstätigkeit spiegelt sich in den Wörtern „Bekämpfung schwerwiegender grenzüberschreitender Gesundheitsgefahren“ wider. Trotz dieser rechtlichen Grundlage sollte ein besser koordiniertes Vorgehen der europäischen Institutionen und insbesondere des EU-Rats für Beschäftigung, Sozialpolitik, Gesundheit und Verbraucherschutz (EPSCO) gefördert werden. Das Virus kennt keine Grenzen und nur eine konzertierte und rasche Aktion dieser politischen Akteure kann dessen Ausbreitung minimieren.

Zweitens: Im Bereich der Kommunikation müssen die EU-Institutionen entschlossen und kohärent miteinander umgehen. Zusammen mit anderen Maßnahmen, wie zum Beispiel dem Europäischen Stabilitätsmechanismus, hatte 2012 Mario Draghis „whatever it takes“ kurzfristig die Märkte beruhigt und langfristig den Euro gerettet. Verspätete und fehlerhafte Kommunikation ist zu vermeiden.

Drittens: Italien darf in dieser Zeit nicht im Stich gelassen werden, die EU muss sich solidarisch zeigen. Rasch sollte die Union die Solidaritätsklausel des Art. 222 des AEUVs nutzen und solidarische Hilfe anbieten. Diese ermöglicht der EU, „alle ihr zur Verfügung stehenden Mittel“ zu mobilisieren, wenn ein Mitgliedstaat „von einer Naturkatastrophe oder einer vom Menschen verursachten Katastrophe“ betroffen ist. Obwohl aus nationaler Sorge verständlich, war das von Deutschland und Frankreich eingeführte Exportverbot von medizinischen Materialien ein Angriff auf die europäische Solidarität.

Viertens: Nicht zuletzt sind vorbeugende wirtschaftspolitische Maßnahmen notwendig. Bereits vor der Covid-19-Krise stand Italien am Rande einer Rezession, und es ist nur eine Frage der Zeit, bis die öffentlichen Finanzen, der Bankensektor und die reale Wirtschaft stark leiden werden. Dass die EU „maximale Flexibilität“ zeigt, damit die 27 Regierungen ihre Ausgaben erhöhen und Staatsbeihilfen zur Verfügung stellen können, ist ein erstes gutes Signal. Erforderlich ist, dass die gemeinsamen EU-Institutionen sowie Deutschland und Frankreich als größte und zweitgrößte EU-Wirtschaft jeweils kontinuierlich Bereitschaft für finanzielle und materielle Unterstützung zeigen.

Fünftens: Diese außerordentliche Notlage sollte alle Beteiligten (EU-Institutionen und nationale Regierungen) von der Notwendigkeit überzeugen, dass für die Union weitere finanzielle und politische Instrumente zur Bewältigung konjunktureller und struktureller Krisen erforderlich sind. Angesichts der gegenwärtigen Krise und kommenden negativen Effekten sollte sich Europa gut überlegen, ob es nicht hilfreich wäre, den Umfang und die Prioritäten des EU-Haushaltsplans für den Zeitraum 2021-2027 zu revidieren und wie vom EU-Parlament vorgeschlagen, den Betrag auf 1,3 Prozent des Bruttoinlandsprodukts festzulegen. Das Virus kennt keine Grenzen, und die Antwort auf das Virus darf ebenfalls keine Grenzen kennen. IPG 18

 

 

 

 

Corona – Die Ausgangssperre muss her

 

Wie viele Opfer die Corona-Krise fordern werde, liege vor allem in unseren Händen. Das sagte Bundeskanzlerin Angela Merkel am Mittwoch. Doch das stimmt nicht: Jetzt ist die Regierung gefragt. Halbherzige freiwillige Maßnahmen können die Krise nicht mehr bändigen. Die Bundesregierung muss zu härteren Maßnahmen greifen, Ausgangssperren sind unvermeidbar. von Felix Nau

 

Über Wochen hinweg schaute ein Großteil der deutschen Bevölkerung halbwegs fasziniert dem Corona-Ausbruch in China zu. Welche Maßnahmen zur Gängelung der eigenen Bürger würde sich das autoritäre Regime wohl als nächstes einfallen lassen und diese mit der Epidemie rechtfertigen? Manch einer fühlte sich sogar zu rassistischen, vermeintlichen „Späßen“ aufgelegt oder nahm Abstand, wenn er asiatisch aussehenden Menschen in der Bahn begegnete. Vorsicht geht schließlich vor: Auch wenn im Allgemeinen die falsche Gewissheit herrschte, dass uns in Deutschland so etwas ja sowieso nicht passieren könne.

China schaut besorgt nach Europa

Dann kam das Virus nach Deutschland. Für die allermeisten immer noch kein Grund zur Sorge. Diejenigen, die vorher Witze über Chinesen gemacht hatten, sagten jetzt, Corona sei ja nur wie eine Grippe, treffe vor allem Alte und Kranke. Eine sozialdarwinistische Aussage sondergleichen! Gerade in Deutschland sollten bei solchen Sprüchen alle Alarmglocken klingeln. Mit dieser Einstellung explodierten die Infektionszahlen in Deutschland, übrigens etwa in der selben Geschwindigkeit, wie der DAX sank.

Längst schaut man aus China besorgt und voller Unverständnis nach Europa. In Wuhan, dem ehemaligen Epizentrum der Pandemie, gibt es mittlerweile keine Neuinfektionen mehr. Die chinesische Regierung hat es geschafft, den Ausbruch einzudämmen. Warum lernen wir nicht an ihrem Beispiel? Sicher: Chinas Regierung ist ein undemokratisches, autoritäres Regime, vor dem wir uns hüten sollten. Das heißt aber nicht, dass alles falsch wäre, was die chinesische Regierung tut.

Gut gemeinte Ratschläge ersetzen keine Maßnahmen

Mit den Maßnahmen, die in Deutschland bisher verabschiedet wurden, lässt sich eine weitere Ausbreitung jedenfalls nicht verhindern. Wer in den letzten Tagen auf der Straße war, konnte reges Treiben beobachten, gefüllte Parks und Spielplätze. Wenn sich die Sonne zeigt, dann ignorieren die meisten Menschen in diesem Land die gutgemeinten Ratschläge der Regierung: Zu Hause bleiben, Sozialkontakte so gut wie möglich meiden, Homeoffice. Das ist unsolidarisch gegenüber den Risikogruppen, war aber leider zu erwarten.

Die Maßnahmen kommen außerdem deutlich zu spät. Die einzigen Konsequenzen sind bisher panische Hamsterkäufe und leere Regale, wo vormals Toilettenpapier lag. Das war wohl nicht, was die Regierung erreichen wollte. Deutschland und auch andere Länder in Europa waren ganz offensichtlich nicht auf den Ausbruch vorbereitet, obwohl Wochen vorher bereits sichtbar war, was in Asien geschah. Jetzt kann die Ausbreitung nicht mehr verlangsamt werden, die Strategie muss eine andere sein: Eindämmung.

Dieses Ziel kann jetzt nur noch durch konsequente Ausgangssperren erreicht werden. Die Solidarität mit den Risikogruppen ist es wert, Menschenleben können gerettet werden. Zwei Punkte sprechen allerdings gegen diese Maßnahme: Erstens ist sie autoritär. Eine Regierung wie die chinesische braucht niemanden zu fragen und zuckt nicht mit der Wimper vor der Umsetzung solch einschneidender Schritte. Für uns erscheint sie dagegen als Bedrohung der Demokratie. Eingesperrt werden Menschen normalerweise, wenn sie Verbrechen begangen haben. Wie soll man sich noch gemeinsam z.B. gegen Unrecht organisieren, wenn man voneinander isoliert ist?

Lösungen für besonders Betroffene finden

Zweitens bringen Ausgangssperren ökonomischen Schwierigkeiten. Vor allem Selbstständige sind betroffen, deren Dienste niemand mehr in Anspruch nimmt. Aber auch Arbeitnehmer, deren Jobs wegrationalisiert werden, wenn Chef*innen merken, dass die Ziele in diesem Jahr nicht mehr erreicht werden.

Für beide Probleme müssen dringend Lösungen gefunden werden. Im Zeitalter des – unzensierten – Internets gibt es glücklicherweise eine digitale Öffentlichkeit und die Möglichkeit, sich auch hier zu vernetzen und zu organisieren. Der Staat müsste das fördern und so etwa Gewerkschaftsversammlungen im Netz ermöglichen. Für die ökonomischen Schäden muss die Regierung dringend ein Hilfspaket schnüren. Wir können nicht zulassen, dass tausende Menschen in die Armut abgleiten – wegen einer Situation, die sie nicht zu verschulden haben. Diese Maßnahmen müssen schnell kommen. Denn die Ausgangssperre wird früher oder später umgesetzt. Kath.de 20

 

 

 

Epochenbruch

 

Die Corona-Krise sendet Schockwellen durch alle Systeme. Das eröffnet aber auch Chancen. Von Marc Saxer

 

Niemand weiß, wie lange die Pandemie dauern wird, wie viele Menschen erkranken werden, wie viele Leben der Coronavirus fordern wird. Was sich aber bereits heute abzeichnet, sind die wirtschaftlichen und politischen Folgen der Coronakrise. Maßnahmen zur Einhegung der Pandemie unterbrechen rund um den Erdball das öffentliche Leben. Ausgehend von China steht in immer mehr Ländern die Produktion still. Globale Lieferketten sind unterbrochen. Man braucht nicht viel Fantasie, um in vielen auf Kante genähten Industrien eine Pleitewelle rollen zu sehen.

In den vergangenen Tagen bestimmen Hamsterkäufe die Berichterstattung. Große Anschaffungen stellen die verunsicherten Konsumenten aber eher zurück. Nach den Engpässen im Angebot bricht also auch der Konsum ein. Diese Verwerfungen dürften die ohnehin schwächelnden europäischen Volkswirtschaften in die Rezession abrutschen lassen.

Der plötzliche Einbruch der chinesischen Nachfrage hat die Rohstoffmärkte erschüttert. Nachdem die Organisation erdölexportierender Länder (OPEC) sich nicht mit Russland auf eine Drosselung der Produktion zur Stabilisierung der Preise verständigen konnte, änderte Saudi-Arabien seine Strategie und pumpt die Märkte voll mit billigem Öl. Der Ölpreis stürzte in der Folge auf historische Tiefststände. Das mag Industrie und Verbrauchern kurzfristig Erleichterung verschaffen. Ölpreiskriege, Rezessionssorgen und Kalamitäten an den Finanzmärkten lassen jedoch die Börsen abstürzen. Nur das entschlossene Eingreifen aller großen Zentralbanken konnte bisher einen Finanzinfarkt verhindern.

Einige Staaten, allen voran Deutschland, haben schnell umfangreiche Maßnahmenpakete auf den Weg gebracht, um die drohende Wirtschaftskrise abzufedern. Die Vereinigten Staaten planen nun ebenfalls weitreichende Konjunkturspritzen. Ob diese und mögliche weitere Sofortmaßnahmen ausreichen, die wirtschaftliche Talfahrt aufzuhalten, hängt davon ab, wie tief die Krise sich durch das System frisst. Bei vergangenen Epidemien kehrte die Wirtschaft nach einem kurzen, scharfen Einbruch meist rasch wieder auf einen Wachstumspfad zurück. Ob das in der Coronakrise auch der Fall sein wird, hängt auch mit der Dauer der Pandemie zusammen.

Größere Sorgen bereiten jedoch die Schockwellen, die nun durch die maroden Finanzsysteme laufen und dort längerfristige besorgniserregende Trends verstärken. Viele amerikanische Industrien und Privathaushalte sind überschuldet. In China ächzen Schattenbanken, Immobilien- und Staatsunternehmen und die Provinzen unter der Schuldenlast. Die europäischen Banken haben sich bis heute nicht von der Finanzkrise erholt. Der wirtschaftliche Kollaps in Italien könnte die Eurokrise wieder aufflammen lassen. Wie groß die Furcht vor dem Einsturz dieser Kartenhäuser ist, zeigt die Flucht der Investoren in sichere Staatsanleihen. Die Coronakrise könnte eine Kettenreaktion in Gang setzen, an deren Ende eine globale Finanzkrise steht.

Anders als bei der Finanzkrise 2008 stehen dieses Mal allerdings nicht die Zentralbanken bereit, um die Kastanien aus dem Feuer zu holen. Bis heute sind die Zinsen in allen großen Volkswirtschaften auf historischen Tiefstständen. Die amerikanische Zentralbank ist daher dazu übergegangen, den Märkten durch Repogeschäfte direkt Liquidität zur Verfügung zu stellen. Die neue Chefin der Europäischen Zentralbank, Christine Lagarde, hat die europäische Krisenreaktion zunächst verstolpert und damit Spekulationen gegen den Zusammenhalt des Euroraums provoziert. Mittels einer koordinierten Intervention zeigen sich aber mittlerweile alle großen Zentralbanken entschlossen, sich der Panik an den Märkten entgegenzustellen. Die Gretchenfrage ist jedoch, ob sich die Coronakrise überhaupt mit geldpolitischen Instrumenten bezwingen lässt. Das hängt entscheidend von der Natur der Krise ab.

Denn die Krise beschränkt sich keineswegs nur auf die Sphäre der Ökonomie. Auf dem Prüfstand steht auch die Fähigkeit der Staaten, allein oder im Konzert Leib und Leben der eigenen Bürgerinnen und Bürger zu schützen – nicht weniger also als die Grundlegitimation des Leviathans.

In den autoritären Regimen Eurasiens steht dabei die Legitimation der starken Männer auf dem Spiel, deren Machtanspruch sich aus dem zentralen Versprechen „Ich beschütze Euch“ speist. Der chinesische Staatspräsident Xi Jinping hat das verstanden und geht ohne Rücksicht auf alle Kosten mit drastischen Maßnahmen gegen die Verbreitung des Virus vor. Seine Amtskollegen in Thailand und auf den Philippinen haben die Seuchenkontrolle dagegen auf die leichte Schulter genommen und werden nun von ihren eigenen Anhängern attackiert. Ob Donald Trump in den Augen seiner Anhänger sein zentrales Versprechen einhält, Amerika vor äußeren Bedrohungen zu schützen, dürfte entscheidenden Einfluss auf den Ausgang der amerikanischen Wahlen haben.

Die Coronakrise mag Populisten in der Regierung entzaubern, für ihre oppositionellen Brüder im Geiste ist sie ein gefundenes Fressen. In den Augen vieler Bürgerinnen und Bürger haben die demokratischen Staaten bereits in den Krisen 2008 und 2015 die Kontrolle verloren. Viele sorgen sich, ob ihre nach Jahrzehnten der Sparpolitik ausgehöhlten Staaten, insbesondere die kaputtgesparten Gesundheitssysteme, überhaupt noch in der Lage sind, Großkrisen zu bewältigen. In vielen Ländern dreht sich die öffentliche Stimmung gegen den freien Verkehr von Geld, Waren und Menschen.

Viele Italiener befürchten schon lange, zu den Verlierern von Globalisierung und Euro zu gehören. Nun kommen noch die Notfallmaßnahmen, der wirtschaftliche Schock und eine neue Flüchtlingskrise hinzu. Nicht nur der lombardische Rechtspopulist Matteo Salvini weiß, wie man aus den Zutaten „offene Grenzen, gefährliche Fremde, korrupte Eliten und wehrloser Staat“ ein toxisches Gebräu zusammenrührt. Die liberalen Demokratien Westeuropas stehen also auf dem Prüfstand. Im Abwehrkampf gegen Rechts müssen die Demokraten nun beweisen, dass sie Leib und Leben aller Bürgerinnen und Bürger schützen können.

Aber wie weit dürfen dafür die individuellen Freiheitsrechte eingeschränkt werden? Wie lange soll der Ausnahmezustand andauern? Würden die westlichen Gesellschaften drastische Maßnahmen wie in China tolerieren? Sollten sie gar wie die Ostasiaten dem Kollektiv den Vorrang über das Individuum einräumen? Wie kann die Ausbreitungsrate der Pandemie gebremst werden, wenn sich die Bürger nicht an die Empfehlungen zur „sozialen Distanzierung“ halten? Und was bedeutet eigentlich Solidarität mit anderen, wenn das einzige, was wir tun können, ist, uns selbst zu isolieren?

Eine grenzüberschreitende Pandemie schreit nach einer koordinierten globalen Antwort. Bisher suchen aber die Nationen ihr Heil in Alleingängen. Selbst innerhalb Europas mangelt es an Solidarität untereinander. Insbesondere Italien fühlt sich wie schon in der Eurokrise und der Flüchtlingskrise von seinen Partnern im Stich gelassen. China nutzte den Mangel an europäischer Solidarität geschickt und sandte dem Belt-and-Road-Partnerland Italien ein Flugzeug, vollgepackt mit medizinischen Hilfsgütern. Berlin hat mittlerweile die geopolitische Dimension der doppelten Corona- und Flüchtlingskrise erkannt und zeigt sich besorgt über die Versuche externer Mächte, Europa zu spalten. Der Exportstopp für medizinische Schutzausrüstung wurde wieder gelockert und Italien eine Soforthilfe von einer Million Gesichtsmasken zugesichert. 

Für die ohnehin schwer belastete transatlantische Partnerschaft ist die Krise ein weiterer Stresstest. Präsident Trumps Entscheidung, die Vereinigten Staaten ohne Konsultationen von den europäischen Verbündeten abzuschotten, sendet ein klares Signal. Der amerikanische Versuch, die in Tübingen ansässige Firma CureVac zu übernehmen, um den Impfstoff exklusiv für die USA zu sichern, eskalierte sogar zu einem handfesten Streit mit Berlin. An eine gemeinsame, koordinierte Krisenreaktion ist unter diesen Bedingungen kaum noch zu denken. Im Westen gilt bisher die Parole: Jeder ist sich selbst am nächsten.

Auf der globalen Ebene heizen die neuen Konflikte zwischen den Großmächten die Krise sogar noch weiter an. Vor allem der Ölpreiskrieg ist von geoökonomischen Motiven getrieben. Der Konflikt zwischen Saudi-Arabien und Russland stellt das Überleben des OPEC-Kartells in Frage. Der große Verlierer des historischen Preissturzes könnte am Ende aber die hochverschuldete amerikanische Schieferölindustrie sein. Ob sich die Amerikaner also wirklich über billigere Preise an den Zapfsäulen freuen können, wie ihr Präsident versprochen hat, hängt davon ab, wer diesen Abnutzungskrieg am längsten aushalten kann. Russland und Saudi-Arabien haben jedenfalls ein zentrales Interesse daran, den kreditfinanzierten amerikanischen Wettbewerber aus dem Feld zu schlagen.

Wie auch immer der Ölpreiskrieg ausgeht, die Kräfteverhältnisse auf den Ölmärkten werden neu justiert. Eine interessante Wendung dürfte damit auch die seit Jahrzehnten tobende Debatte um „Peak Oil“ erfahren. Am Ende könnten es nämlich gar nicht zur Neige gehende Vorräte fossiler Brennstoffe sein, die den Niedergang der Ölindustrie besiegeln. Bei dauerhaft niedrigen Preisen lohnt es sich schlicht wirtschaftlich nicht mehr, diese Vorräte zu fördern. Könnte also ein geo-ökonomischer Konflikt ungewollt das Ende des fossilen Zeitalters einläuten?

Die Krise befeuert auch den amerikanisch-chinesischen Hegemoniekonflikt. Seit geraumer Zeit besteht in Washington ein parteiübergreifender Konsens, die amerikanische von der chinesischen Volkswirtschaft zu entkoppeln, um den Konkurrenten um die globale Vorherrschaft nicht noch mit eigenem Geld und Technologie zu stärken. Über Nacht müssen nun global aufgestellte Unternehmen ihre Lieferketten neu stricken. Werden alle diese Konzerne nach China zurückkehren, wenn die unmittelbare Krise vorbei ist? Die Konzernlenker dürften sich dann zweimal überlegen, ob sie die geopolitische Marschrichtung aus Washington willentlich ignorieren.

Und wie werden Europas Unternehmen sich nach der Krise neu aufstellen, nachdem die Kosten allzu großer Abhängigkeit von den chinesischen Lieferketten deutlich wurden? Wie groß der amerikanische Druck sein kann, erleben die Europäer seit Monaten in der Auseinandersetzung darüber, ob das chinesische Unternehmen Huawei vom Ausbau der europäischen 5G-Infrastruktur ausgeschlossen werden sollte. Die Corona-Krise könnte also eine Entwicklung beschleunigen, die bereits seit längerem im Gange ist: die De-globalisierung. Im Ergebnis könnte die globale Arbeitsteilung in konkurrierende Wirtschaftsblöcke zerfallen.

Auf einmal geht alles ganz schnell. Binnen Stunden werden Summen in die Märkte gepumpt, welche die „radikalen“ Versprechen des demokratischen Präsidentschaftskandidaten Sanders wie ein Taschengeld erscheinen lassen. Deutsche Politiker, die sich gestern noch über die Gedankenspiele des Jungsozialisten Kühnert echauffiert hatten, denken heute mit ernster Miene über die Verstaatlichung von Unternehmen nach. Was in der Klimadebatte als naive Kinderträume abgetan wurde, ist nun traurige Wirklichkeit: Der globale Flugverkehr kommt zum Erliegen. Grenzen, die in der Flüchtlingskrise als unschliessbar galten, sind heute geschlossen. Und so ganz nebenbei beerdigt der konservative Ministerpräsident Söder die „Schwarze Null“: „Wir werden uns nicht an Buchhaltungsfragen orientieren, sondern daran, was Deutschland braucht“.

Das Zeitalter des Neoliberalismus, also der Vorrang der Marktinteressen gegenüber allen anderen gesellschaftlichen Interessen, kommt an sein Ende. Sicher, all diese Maßnahmen sind dem Ausnahmezustand geschuldet. Sie werden den Bürgerinnen und Bürgern aber in Erinnerung bleiben, wenn es bald wieder heißt „Es gibt keine Alternative“. Mit der Krise ist die lange erstarrte Politik in Bewegung gekommen. Nach vier Jahrzehnten neoliberaler Staatsskepsis kommt etwas zum Vorschein, was längst in Vergessenheit geraten war: Die Staaten, wenn sie nur wollen, haben nach wie vor enorme Gestaltungsmacht.  

Wie ein Scheinwerfer beleuchtet die Corona-Krise also die geopolitischen, wirtschaftlichen, ideologischen und kulturellen Bruchstellen unserer Zeit. Signalisiert dieser Einschnitt vielleicht sogar einen Epochenbruch? Endet das Zeitalter der Turboglobalisierung mit einer Entkopplung der großen Wirtschaftsblöcke?  Läuten die Ölpreiskriege das Ende der fossilen Industriewirtschaften ein? Geht das globale Finanzsystem in ein neues Regime über? Geht der Staffelstab des Systemgaranten von den Vereinigten Staaten auf China über oder erleben wir den Durchbruch der multipolaren Welt?

Sicher ist, dass die Corona-Krise eine Reihe von Trends, die bereits seit längerem im Verborgenen wirken, zum Durchbruch bringen könnte. In atemberaubender Geschwindigkeit beeinflussen sich alle diese Entwicklungen gegenseitig. Diese Komplexität deutet an, dass diese Krise tiefer gehen wird als die letzte Finanzkrise. Die Pandemie könnte die brennende Lunte am Pulverfass einer globalen Systemkrise sein.

Die Corona-Krise ist ein gigantischer Feldversuch. Millionen Menschen experimentieren mit neuen Wegen, ihren Alltag zu organisieren. Geschäftsreisende steigen von Flügen auf Videokonferenzen um. Universitätslehrer halten Webinare. Angestellte arbeiten von zu Hause. Manche werden nach der Krise wieder zu ihren alten Mustern zurückkehren. Aber viele wissen nun aus eigener Erfahrung, dass die neue Art des Arbeitens nicht nur funktioniert, sondern auch umwelt- und familienfreundlicher ist. Wir müssen diesen Moment der Disruption, die unmittelbare erlebte Erfahrung der Entschleunigung nutzen, um daraus langfristige Verhaltensänderungen im Kampf gegen den Klimawandel zu generieren.

Die neoliberale Sicht auf die Krise bringt der britische Journalist Jeremy Warner zynisch auf den Punkt: „Ökonomisch betrachtet könnte die Krise langfristig sogar von Vorteil sein, weil sie überproportional ältere Familienangehörige keult (sic!)“. Im krassen Gegensatz zum unsolidarischen Verhalten der Staaten erleben die Menschen aber in ihren Nachbarschaften, am Arbeitsplatz und in den Freundeskreisen eine Welle der Solidarität. Wann zuletzt wurde die kapitalistische Verwertungsmaschine gestoppt, um Alte und Kranke zu schützen? Auf diese erlebte Solidarität können wir uns stützen, um die Gesellschaft als Ganzes wieder solidarischer zu gestalten. Gelingt es uns, die Krise gemeinsam zu bewältigen, schaffen wir damit ein Symbol für den Aufbruch in eine neue Zeit: „Eine Gemeinschaft, die zusammenhält, kann jede Herausforderung bewältigen“.

Die Reaktion auf die Krise birgt jedoch auch Gefahren. Rund um den Globus werden Grenzen geschlossen, Visa annulliert und Einreiseverbote für Ausländer verhängt. Die Rekordaufträge für Industrieroboter deuten an, dass die Produktionsketten durch einen entschiedenen Automatisierungsschritt resilienter gegen Ausfälle gemacht werden. Beide Trends drohen, die Spirale aus Jobverlusten, sozialer Abstiegsangst, Ressentiments gegen Zuwanderer und politischen Revolten gegen das liberale Establishment noch schneller drehen zu lassen.

Der liberale Ökonom Philipp Legrain warnt zu Recht: „Die Corona-Krise ist ein politisches Geschenk für nativistische Nationalisten und Protektionisten. Sie hat die Wahrnehmung befördert, dass Ausländer eine Bedrohung sind und man sich in einer Krise nicht immer auf seine Nachbarn und engen Verbündeten verlassen kann.“ Wir dürfen den Rechtspopulisten nicht die Deutungsmacht über die Krise überlassen. Nicht Abschottung und nationale Egoismen dürfen die Antworten auf globale Herausforderungen sein, sondern Solidarität und internationale Kooperation.

Viele, vor allem junge Menschen, erleben zum ersten Mal einen nationalen Notstand. Innerhalb von Tagen werden ihre Freiheitsrechte in bisher unvorstellbarem Ausmaß eingeschränkt. Nicht nur in China, sondern mitten in Europa werden im großen Stil Technologien eingesetzt, die das Verhalten der Bürgerinnen und Bürger überwachen und regulieren. Wie schon im „Kampf gegen den Terror“ werden viele der jetzt erlassenen Notstandsverordnungen auch nach dem Ende der Krise in Kraft bleiben. Man muss hinter dem normalisierten Ausnahmezustand nicht gleich wie Giorgio Agamben und Naomi Klein die Absicht wittern, die Individuen gefügig für den Katastrophenkapitalismus zu machen. Dennoch müssen wir verhindern, dass unsere Grundrechte permanent ausgehöhlt werden.

Slavoj Žižek trifft den Nagel auf den Kopf, wenn er warnt: „Die Menschen halten die Staatsmacht zu Recht für verantwortlich: Ihr habt die Macht, jetzt zeigt, was Ihr könnt! Die Herausforderung für Europa besteht darin zu beweisen, dass das, was China gemacht hat, auf transparentere und demokratischere Art zu schaffen ist." Wie das zu schaffen ist, ohne die Freiheitsrechte der Bürgerinnen und Bürger übermäßig einzuschränken, haben die ostasiatischen Demokratien Südkorea, Taiwan und Japan bisher eindrucksvoll demonstriert. Gelungenes Management der Krise würde auch hierzulande das Vertrauen in den demokratischen Staat stärken. In der Krise schlägt die Stunde kompetenten, zupackenden und schützenden Regierens.

Damit das gelingen kann, muss allerdings alles dafür getan werden, die über Jahre kaputtgesparten Gesundheitssysteme in die Lage zu versetzen, mit dem Ansturm der Erkrankten umzugehen. Die Schließung kommunaler Kliniken, die chronische Unterversorgung mit Pflegepersonal, die klägliche technische Ausrüstung rächt sich nun in der Krise. Selten dürfte die Forderung, die Privatisierung der Gesundheitsversorgung rückgängig zu machen, mehr Zuspruch erfahren haben. Spanien hat in der Krise kurzerhand alle privaten Kliniken und Gesundheitsdienste verstaatlicht. Auch in Deutschland hat die Debatte begonnen, ob es wirklich so klug war, unser Zusammenleben dem Diktat des Marktes zu unterwerfen. In Zukunft darf nicht mehr das Profitinteresse Einzelner, sondern allein das Gemeinwohl aller im Zentrum der Daseinsvorsorge stehen.

Der Wiederaufbau der Daseinsvorsorge in der Fläche erfordert Investitionen in Milliardenhöhe. Bundeskanzlerin Merkel bekräftigt, dass die Schuldenbremse in Ausnahmesituationen wie dieser nicht greift: „Es ist nicht unser Thema, wie zum Schluss die Haushaltsbilanz aussieht.“ In der Krise öffnet die deutsche Regierung einen historisch beispiellosen Rettungsschirm für die Wirtschaft, vom kleinen Selbstständigen über den Freiberufler bis zum Großkonzern. „Wir werden alles Mögliche tun“, versichert Bundesfinanzminister Scholz. Der Bürgschaftsrahmen in Höhe von einer halben Billion Euro sei erst der Anfang, versichert Bundeswirtschaftsminister Altmaier.  

In der Krise sind wir also wieder einmal alle Keynesianer. Anders als nach der Finanzkrise 2008 dürfen wir aber nach der Krise nicht wieder zur Austeritätspolitik zurückkehren. Nach Jahrzehnten der Sparpolitik sind Gesundheits- und Bildungswesen, Kommunalverwaltungen, Verkehrsinfrastruktur, Bundeswehr und Polizei ausgezehrt. Um den Bürgerinnen und Bürgern die Angst vor dem Kontrollverlust zu nehmen, Wirtschaft und Gesellschaft auf die digitale Revolution vorzubereiten und nicht zuletzt den Klimawandel zu bekämpfen, sind Investitionen von historischem Ausmaß nötig. 

Die globale Krise hat das Bewusstsein dafür gestärkt, wie verletzlich uns die Hyperglobalisierung gemacht hat. In einer global vernetzten Welt verbreiten sich Pandemien mit hoher Geschwindigkeit über Grenzen hinweg. Die globalen Lieferketten sind allzu leicht durchtrennbar. Die Finanzmärkte sind anfällig für Krisen. Die Rechtspopulisten wollen die Grenzen schließen und sich von der Welt abschotten. Das ist aber die falsche Antwort auf die globalen Herausforderungen Seuchen, Kriege, Flucht, Handel und Klimawandel. Unser Ziel sollte vielmehr sein, die Ursachen dieser Krisen zu bekämpfen. Dafür muss die Weltwirtschaft auf ein widerstandsfähigeres Fundament gestellt werden.

Im Zuge der Corona-Krise sortieren sich die globalen Lieferketten ohnehin neu. Kürzere Lieferketten, etwa mit amerikanischen Produktionsstätten in Mexiko und europäischen in Osteuropa, schaffen mehr Stabilität. Technologisch muss Europa wieder souverän werden. Dafür müssen wir in der Forschung und Entwicklung viel enger zusammenarbeiten. Das globale Finanzsystem, das mit nicht viel mehr als Spucke und Faden zusammengehalten wird, braucht dringend eine neue Ordnung. Seit über einem Jahrzehnt gelingt es den Zentralbanken mit reiner Geldpolitik nicht, die deflationären Tendenzen in den Griff zu bekommen. In der Krise springen ihnen nun Regierungen mit expansiver Fiskalpolitik zur Seite. Politisch muss daraus folgen, der Gründungslogik des Parlamentarismus Geltung zu verschaffen: keine Besteuerung ohne Repräsentation. Die Finanzsysteme müssen wieder demokratischer Kontrolle unterstellt werden. 

Aus allzu großer Interdependenz entstehen Konflikte. Diese Konflikte müssen durch internationale Normen und multilaterale Kooperation abgefedert werden. Das kompetente Krisenmanagement der Weltgesundheitsorganisation demonstriert die Leistungsfähigkeit multilateraler Kooperation bei der Bekämpfung der Pandemie. Anders als in der Finanzkrise 2008 bleibt jedoch dieses Mal eine koordinierte Antwort der zwanzig größten Volkswirtschaften aus. Die geopolitische Rivalität der Großmächte einerseits und der rechtspopulistische Ruf nach Abschottung andererseits stehen einem Mehr an internationaler Kooperation entgegen. Die vorhandenen Elemente multilateraler Governance müssen mit konkreten Beiträgen gestärkt werden. Das kann mit einer besseren Finanzausstattung der Weltgesundheitsorganisation beginnen und mit einem G20-Treffen zur Koordination des wirtschaftlichen Krisenmanagements weitergehen. Hier kann die Allianz der Multilateralisten ihren Mehrwert beweisen.

Die Krise hat den Bürgerinnen und Bürgern drastisch vor Augen geführt, dass es so wie bisher nicht weitergehen kann. Nie war der Wunsch nach einer grundsätzlichen Reorganisation unseres Wirtschaftens und Zusammenlebens größer. Zugleich müssen existentielle Gefahren abgewehrt werden, ohne Demokratie und Freiheitsrechte unverhältnismäßig einzuschränken. Welche politische Kraft kann die dafür nötigen sozialen Kompromisse aushandeln? Die amerikanische Politikwissenschaftlerin Sheri Berman hat die bange Hoffnung: „Kann die Sozialdemokratie noch einmal die Welt retten?“. Packen wir es an.

IPG 20

 

 

 

 

Mittelmeer. Keine Seenotrettung wegen Corona-Pandemie

 

Obwohl Flüchtlingsboote im Mittelmeer weiter in Seenot geraten, können private Rettungsschiffe aufgrund der Corona-Epidemie derzeit nicht auslaufen. Einigen Schiffen fehlen Ersatzteile, andere sind in Quarantäne. Zudem erschweren Reisebeschränkungen Crewmitgliedern die Anreise.

Die Corona-Pandemie verhindert derzeit den Einsatz von Seenotrettungsschiffen auf dem Mittelmeer. „Es ist kein einziges privates Rettungsschiff im Mittelmeer, obwohl weiter Flüchtlingsboote in Seenot sind“, sagte Ruben Neugebauer von der Organisation Sea-Watch am Donnerstag dem „Evangelischen Pressedienst“. Die Helfer seien durch die Maßnahmen gegen das Virus extrem eingeschränkt. „An der Werft in Messina, an der die ‚Sea-Watch 3? liegt, sind die Läden für Ersatzteile geschlossen.“ Auch könne wegen der Reisebeschränkungen kaum eine Crew zusammengestellt werden. „Es wäre aber sehr wichtig, dass Rettungsschiffe in Einsatz wären.“

Laut der Internationalen Organisation für Migration (IOM) wurden in den vergangenen Tagen Hunderte Flüchtlinge, die über das Mittelmeer nach Europa wollten, zurück nach Libyen gebracht. Dort erwartet sie die Inhaftierung in Lagern, in denen Gewalt, Folter und Menschenhandel herrschen. Die Organisation Alarm Phone, die einen Notruf für Flüchtlinge im Mittelmeer betreibt, berichtet immer wieder von verschwundenen Booten und vermissten Personen. Mig 20

 

 

 

Merkel appelliert an Bevölkerung, keine restriktiven Maßnahmen

 

Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) nutzte am Mittwoch, den 18. März, ihr ganzes politisches Gewicht, um die Deutschen in einer Fernsehansprache aufzufordern, die wegen des Coronavirus auferlegten Sperrvorschriften zu respektieren. Von: Claire Stam, Philipp Grüll and Sarah Lawton

 

Ungeachtet der rapide steigenden Zahl von Coronoa-Infektionen kündigte sie jedoch keine neuen restriktiveren Maßnahmen an, um eine „soziale Distanzierung“ im Land zu erzwingen. Nun fragen sich viele BürgerInnen, warum Deutschland weiterhin einen anderen, entspannteren Kurs als seine Nachbarn einschlägt.

Die Rede, die zur besten Sendezeit ausgestrahlt wurde, ist die erste „außerplanmäßige“ Fernsehansprache seit Merkels Amtseinführung 2005. Normalerweise meldet sie sich nur an Neujahr per TV zu Wort.

Anlass der Ansprache war die schnelle Verbreitung des Coronavirus und der Stand der deutschen Reaktion. Die Kanzlerin appellierte an die nationale Solidarität und forderte die Deutschen auf, in ihren Häusern zu bleiben, um die Ausbreitung des Virus zu verlangsamen und dem Gesundheitswesen die Möglichkeit zu geben, die Krankheit zu bewältigen. 

Sie betonte die Schwere dieser Krise für alle Deutschen, auch für die jungen und gesunden, die sich bisher relativ „resistent“ gegen freiwillige soziale Distanzierung zeigten. “Es ist ernst. Nehmen Sie es auch ernst. Seit dem Zweiten Weltkrieg gab es keine Herausforderung an unser Land mehr, bei der es so sehr auf unser gemeinsames solidarisches Handeln ankommt,” so die Kanzlerin. 

Dass die sonst so nüchterne Bundeskanzlerin Angela Merkel für heute Abend eine TV-Ansprache angekündigt hat, spricht dafür, dass etwas wirklich Großes mitgeteilt werden soll.

Mit Stand vom 18. März gab es in Deutschland 11.156 bestätigte Fälle von COVID-19, mit Infektionen in allen 16 Bundesländern. Die höchsten Zahlen verzeichnen nach wie vor Nordrhein-Westfalen, Bayern und Baden-Württemberg. Die Infektionsrate hat dramatisch zugenommen: Allein in der letzten Woche wurden rund 9.000 neue Fälle registriert.

Trotz dieser erschütternden Zahlen hat Merkel in ihrer Rede keine zusätzlichen gesetzlichen Beschränkungen für gesellschaftliche Zusammenkünfte eingeführt. Stattdessen appellierte sie an das Solidaritätsgefühl: „Es kommt auf jeden an. Wir sind nicht verdammt, die Ausbreitung des Virus passiv hinzunehmen. Wir haben ein Mittel dagegen: Wir müssen aus Rücksicht voneinander Abstand halten.“ Wer unnötige Begegnungen vermeide, helfe all denen, die täglich mit mehr Fällen in Krankenhäusern zu tun haben, bekräftigte Merkel.

Es werde jedoch täglich überprüft, ob strengere Maßnahmen zur Eindämmung des Coronavirus notwendig sind, fügte sie hinzu.

Ein Überblick über unsere bisherige Coronavirus-Berichterstattung und aktuelle Nachrichten zum neuartigen COVID-19. Dieser Artikel wird laufend aktualisiert.

Ohne neue Maßnahmen wird Deutschland weiterhin nach dem Plan arbeiten, auf den sich Bund und Länder am Montag geeinigt haben. Nach dieser Vereinbarung sind alle Schulen, Kindertagesstätten, Bars, Clubs, Fitness-Studios und „nicht notwendige“ Geschäfte geschlossen. Restaurants dürfen zwischen 6 Uhr morgens und 18 Uhr abends betrieben werden, während Läden wie Supermärkte, Banken, Tankstellen und Apotheken geöffnet bleiben. Diese Maßnahmen sind in allen Bundesländern in Kraft, obwohl einige von ihnen etwas strengere Beschränkungen eingeführt haben, wie beispielsweise Bayern, dessen Restaurants um 15 Uhr schließen. 

Es besteht Grund zu der Annahme, dass diese Maßnahmen nicht dazu beigetragen haben, öffentliche Bereiche in dem Maße zu leeren, wie es zur Verlangsamung der Ausbreitung der Krankheit erforderlich wäre. Während viele Menschen in den sozialen Medien dazu aufrufen, zu Hause zu bleiben, drängen sich die Menschen im ganzen Land während der kürzeren Öffnungszeiten in Cafés, Biergärten und Restaurants. Die Bürgersteige sind immer noch voll, und Freunde gehen eng nebeneinander.

Die Regierung in Madrid verfügte am Samstag Ausgangssperren, in Frankreich müssen die meisten Geschäfte, Restaurants und Cafés schließen. Auch in Berlin wurden Clubs, Kinos oder Theater geschlossen, Besuche in Kliniken und Pflegeheimen sind fast vollständig untersagt.

Deutschland, der Sonderling

Merkels Rede und die bisherigen Maßnahmen Deutschlands stehen im Einklang mit der Tradition eines Landes, dem sein Wirtschaftsliberalismus sehr am Herzen liegt: Staatliche Eingriffe werden auf ein Minimum beschränkt. Dieses politische Prinzip wird durch die föderale Struktur des Landes noch verstärkt.

Dies kann erklären, warum die Rede der Bundeskanzlerin das komplette Gegenteil von der Rede des französischen Präsidenten Emmanuel Macron ist: In seiner TV-Ansprache am vergangenen Montag (16. März) scheute sich der französische Staatschef nicht, wahre Kriegsrhetorik zu bemühen, um die viel restriktiveren Maßnahmen zu rechtfertigen, die gestern Mittag in Frankreich eingeführt wurden. Schließlich ist Frankreichs „Président de la République“ auch Chef der Armee.

Wie Merkel reagierte auch Macron auf die Tatsache, dass ein großer Teil der Bevölkerung sich nicht an die Sperrmaßnahmen hielt. „Zur gleichen Zeit, als die Beschäftigten auf den Intensivstationen uns über den Ernst der Lage alarmierten, sahen wir, wie die Menschen sich in Parks, übervollen Märkten, Restaurants und Bars trafen, welche die Weisung der Geschäftsschließung nicht beachtet haben. Als ob sich im Grund nichts geändert hätte,“ kritisierte er.

Daher beschloss er, die Mobilität „sehr drastisch“ für mindestens 15 Tage zu reduzieren. Jeder Verstoß gegen diese Regeln wird mit einem Bußgeld von 135 Euro geahndet. Auch Kontrollen seien vorgesehen, bekräftigte Macron.

Mit Stand vom 18. März hat COVID-19 in Frankreich 175 Menschen das Leben gekostet; 7.730 weitere sind infiziert, von denen 2.579 in ein Krankenhaus eingeliefert wurden und 699 sich in einem ernsten Zustand befinden. Frankreich hat eine Bevölkerung von 67 Millionen Menschen.

Die Region Grand Est, an der Grenze zwischen Frankreich und Deutschland, gehört zu den am stärksten betroffenen Regionen des Landes. 1543 Menschen in dieser Grenzregion sind an dem neuartigen Coronavirus erkrankt. Seit dem Ausbruch der Epidemie sind in der gesamten Region Grand Est insgesamt 51 Menschen gestorben.

EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen hat in einem Interview eingeräumt, dass das Corona-Virus von der Politik unterschätzt worden ist. 

Starke Wiener Hand 

Auch Deutschlands südlicher Nachbar Österreich setzt bisher auf einen harten Führungsstil. Bundeskanzler Sebastian Kurz (ÖVP) und seine Regierung haben diverse Beschränkungen für das öffentliche Leben auferlegt, die unterm Strich eine Ausgangssperre bewirken und gleichzeitig diesen politisch sensiblen Begriff vermeiden. Restaurants, Bars und die meisten Geschäfte sind seit Dienstag geschlossen, nur Supermärkte und Apotheken bleiben geöffnet. 

Bürger müssen in ihren Häusern bleiben: Nur zum Einkaufen, zum Helfen anderer, zum Arbeiten oder für Spaziergänge dürfen sie das Haus verlassen. Die Österreicherinnen und ÖSterreicher müssen einen Abstand von einem Meter zu anderen Personen einhalten, außer zu Personen, mit denen sie ohnehin zusammenleben. Ein Verstoß gegen diese Gesetze führt zu Geldstrafen von bis zu 3.600 Euro. All diese Maßnahmen laufen am Sonntag aus, dann könnten sie verlängert – oder verschärft – werden.

Das Coronavirus hält die Menschen in ihren Häusern, Kommunikation läuft nur noch elektronisch – das belastet die Netze. Allerdings versichert der zweitgrößte Anbieter Österreichs im Gespräch mit EURACTIV: Noch seien die Netze nicht ausgelastet.

Das in Rekordtempo verabschiedete Gesetz – das bei Oppositionsparteien, Journalisten und Aktivisten, die Bedenken über seine Verfassungsmäßigkeit äußerten, für großes Aufsehen sorgte – wurde von einer geradezu schulmeisterlichen Rhetorik begleitet: In seinen Reden und Interviews fordert Kurz nicht, wie Merkel, die Menschen auf, zu Hause zu bleiben – er verlangt es.

Immer und immer wieder zählt er die wenigen legitimen Gründe auf, die einen Verlassen des Hauses erlauben, als habe er es mit einem störrischen Kind zu tun.

Sein Vizekanzler, Werner Kogler von den Grünen, spielte derweil in der parlamentarischen Debatte über die Einschränkungen den bösen Polizisten („Bad Cop“) und drückte seine Wut über Sportverbände aus, die immer noch Versammlungen organisieren. Er nannte solche Nachlässigkeiten „pervers und absurd“ und sprach sie als Stellvertreter für die gesamte Öffentlichkeit direkt mit einem – für parlamentarische Verhältnisse – überraschend deutlichen „Hallo, aufwachen!“ an. EA 18

 

 

 

 

Koalition der Menschlichkeit

 

Nach fünf Jahren Stillstand kommt Bewegung in die europäische Asylpolitik. Fünf dringende Aufgaben stellen sich jetzt. Von Lars Castellucci

 

Frankreich, Irland, Luxemburg, Portugal, Finnland, Kroatien und Deutschland haben entschieden, Geflüchtete von den griechischen Inseln aufzunehmen. Das ist das zweite Mal nach dem Notfallmechanismus für Menschen in Seenot vom September des vergangenen Jahres, dass eine Gruppe von EU-Mitgliedsstaaten die Blockade der europäischen Asylpolitik durchbricht und sich zur Aufnahme bereit erklärt. Vielleicht ist das auch der praktisch vorweggenommene Durchbruch für ein Gemeinsames Europäisches Asylsystem, das derzeit in Brüssel und den Hauptstädten verhandelt wird und während der deutschen Ratspräsidentschaft im zweiten Halbjahr verabschiedet werden soll. Sollte dies der Fall sein, liegt es an der Überzeugungskraft des Gedankens der Arbeitsteilung.

Die solidarische Verteilung von Geflüchteten auf die Mitgliedsstaaten der Europäischen Union war nun fünf Jahre lang das bestechende Mantra, das den Menschen auf ihre vielen Fragen zu Flucht und Asyl angeboten wurde. Es gab nur ein Problem: Sie kam nicht zustande. Es gibt gute Gründe, daran festzuhalten, dass zu einem gemeinsamen europäischen Asylsystem die solidarische Verteilung Geflüchteter unter allen Mitgliedsländern gehört. Gleichzeitig muss man handlungsfähig bleiben, wenn dies gerade nicht erreichbar ist.

Solidarität bedeutet nicht notwendigerweise, dass alle das Gleiche tun. Arbeitsteilung erlaubt, unterschiedliche Erfahrungen und Beiträge zu berücksichtigen. Vor allem beendet sie das blame game, in dem sich die einen mit guten Begründungen über die anderen erheben, dabei aber den Graben immer tiefer ziehen, anstatt den Karren wieder flottzubekommen. Die Kommission muss die Beiträge der Mitgliedsstaaten daraufhin prüfen, dass jeder einen gerechten Anteil zu den gemeinsamen Aufgaben beiträgt.

Eine solche Vorgehensweise birgt in den Augen der Skeptiker die Gefahr eines dauerhaften Auseinanderlaufens in Europa. In anderen gesellschaftlichen Bereichen würde man von Spezialisierung sprechen. Allerdings gibt es gerade in Sachen Migration gute Gründe anzunehmen, dass insbesondere den (süd-)osteuropäischen Staaten ihre eigene katastrophale demografische Entwicklung irgendwann bewusst wird und auch sie sich öffnen werden. Dies zumal, da jüngere Generationen mit einem veränderten Mobilitätsverhalten großwerden und so auch Vielfalt anders erleben als Generationen, die entscheidende Jahrzehnte ihres Lebens in Diktaturen festgesetzt waren. Offenheit gegenüber „Fremden“ hat auch bei uns Zeit benötigt und man kann gewiss nicht behaupten, sie wäre schon überall angekommen.

Es geht aber nicht nur um die Verteilung von Geflüchteten. Diese steht idealerweise erst an, nachdem deren Schutzbedürftigkeit festgestellt und die Länder, in denen sie ankommen, im Verhältnis zu den anderen aufnahmebereiten europäischen Ländern überlastet sind. Fünf Punkte, was jetzt zu tun ist:

Erstens benötigt Griechenland personelle, technische und finanzielle Unterstützung, um geordnete Verhältnisse an seinen Grenzen (wieder) herzustellen. Es gibt Regeln, nach denen internationale Grenzen überschritten werden können, und diese sind einzuhalten, bei aller Enttäuschung derjenigen Menschen, denen vorgegaukelt wurde, sie könnten einfach einreisen.

Zweitens sind das Asylrecht und die europäische Konvention zum Schutz Geflüchteter zu gewährleisten. Hierfür kann notfalls dem UNHCR das Mandat erteilt werden. Ein Aussetzen des Asylrechts ist ein Verstoß gegen internationales Recht. Dessen Einhaltung muss gegenüber der griechischen Regierung eingefordert werden. Klar, ein Staat hat die Aufgabe, illegale Grenzübertritte zu verhindern, er muss aber auch legale Einwanderung, unter anderem das Ersuchen von Asyl, ermöglichen.

Drittens braucht es eine unabhängige Kommission, vergleichbar den Wahlbeobachtungsmissionen der OSZE, die Verstöße aufklärt. Seit langem gibt es Berichte von Pushbacks etwa am Grenzfluss Evron oder auf See. Die betroffenen Regierungen dementieren, die anderen Regierungen ziehen sich darauf zurück, keine eigenen Erkenntnisse zu den Vorgängen zu haben. Folglich muss es einen Mechanismus geben, zu diesen Erkenntnissen zu kommen, um dann auf dieser Basis zu handeln.

Viertens müssen in den laufenden Verhandlungen mit der Türkei alle Elemente der EU-Türkei-Vereinbarung zur Zusammenarbeit in der Migration auf den Tisch. Der wichtigste Punkt ist die Sicherheit für Menschen auf der Flucht. Diese war zu keinem Zeitpunkt gewährleistet, da die Türkei ihre Grenzen geschlossen hatte und Flüchtlinge in der Auseinandersetzung der Türkei mit den Kurden zwischen die Fronten gerieten.

Hinsichtlich der Versorgung der Geflüchteten in der Türkei bedarf es über die zugesagten sechs Milliarden hinaus weiterer Mittel für die Hilfsorganisationen. Schließlich muss es um Aktivierung der freiwilligen humanitären Aufnahmeprogramme gehen, wie sie in der EU-Türkei-Vereinbarung vorgesehen sind. Die Türkei ist das Land mit den meisten Geflüchteten weltweit und braucht Entlastung. Diese sollte auf sicheren und legalen Wegen erfolgen und zuerst besonders verletzliche Gruppen in den Blick nehmen. Sicherheit, Versorgung und Perspektiven bilden den Dreiklang einer nachhaltigen Politik im Umgang mit Flucht. In allen drei Zielkategorien müssen verlässliche Mechanismen gestärkt werden. Dazu zählt auch die Ausweitung des Abkommens auf weitere Länder, beginnend mit den Mittelmeeranrainern.

Diese Punkte bleiben richtig, auch wenn das Verhalten der türkischen Regierung nur noch als abgründig zu bezeichnen ist: sei es das völkerrechtswidrige Eindringen in Syrien oder die Tatsache, dass Menschen benutzt werden, wie es mit den gut 10 000 geschehen ist, die mit falschen Versprechungen an die griechische Grenze gerbracht wurden. Dass Erdogan im nächsten Atemzug die Wiederaufnahme von EU-Beitrittsverhandlungen fordert, ist völlig grotesk. Es zeichnet sich ab, dass in diesem Gesamtpaket Geld noch die einfachste Kategorie ist. Die türkische Wirtschaft kann es gut gebrauchen und die europäischen Staaten werden bereit sein zu zahlen, um sich größere Probleme vom Hals zu halten.

Fünftens benötigt Griechenland Unterstützung bei der Versorgung und Unterbringung der Geflüchteten und Beschleunigung der Verfahren. Die Zustände insbesondere auf den fünf ost-ägäischen Inseln sind nicht tragbar und Europas unwürdig. Humanitäre Hilfe, wie wir sie bereits in beachtlichem Umfang leisten, ist wichtig, es muss dabei allerdings auch sichergestellt werden, dass sie ankommt. Die Lager sind völlig überfüllt, miserabel ausgestattet und werden schlecht geführt. Weitere Beamte zu entsenden, die dann vor Ort in eine dysfunktionale Organisation geraten, führt nicht weiter. Die operative Verantwortung zur Leitung der Flüchtlingszentren muss dem UNHCR übertragen werden. Auf der meist belasteten Insel Lesbos sollte die EU-Kommission ein Pilotprojekt für ein europäisches Asylzentrum mit Höchstbelegungszahlen und -aufenthaltsdauer umsetzen, in dem Menschen auf der Flucht ankommen können, versorgt werden, Hilfe und Beratung erhalten, wo schnell und rechtsstaatlich über einen Schutzstatus entschieden sowie die Weiterreise organisiert wird.

Kurzfristige Entlastung kann bereits jetzt wirkungsvoll im Rahmen der geltenden Gesetze erfolgen. Dazu zählt vor allem eine unbürokratischere Zusammenführung von Familien über die Dublin-III-Regeln. Ein erneuter Brand im Lager Moria auf Lesbos diese Woche, bei dem mindestens ein Kleinkind verstarb, zeigt noch einmal überdeutlich die Notwendigkeit, ohne weitere Verzögerung zu handeln.

Die Sorgen um das Coronavirus verschärfen die Situation zusätzlich. Weltweit geht es nun darum, die Kontaktdichte unter Menschen zu verringern. Das ist in überfüllten Lagern unmöglich. Geflüchtete haben die gleichen Menschenrechte. Auch sie müssen sich selbst schützen können. Sie müssen daher umgehend auf das griechische Festland gerbracht werden. Die Zusagen europäischer Länder, Griechenland zu entlasten und Geflüchtete zu übernehmen, müssen weiter erhöht werden. Dazu muss mit der vorherrschenden „Denklogik“ gebrochen werden, wonach zusätzliche Hilfsbereite bedeuten, dass jeder einzelne weniger helfen muss. Wir lernen doch gerade wieder: Je mehr helfen, desto mehr Hilfe ist möglich.

Jetzt muss es vor allem schnell gehen. Auch wenn die Welt gerade von anderen Themen in Atem gehalten wird und katastrophale Zustände anderswo mit gleichem Recht unsere Aufmerksamkeit erfordern. Doch es ist auch ein guter Grundsatz, Hilfe zunächst dort zu geben, wo sie auch erreichbar ist. Mit Blick auf die griechischen Inseln ist nun alles startklar: Mehrere europäische Länder stehen bereit, Bundesländer, Städte und Gemeinden ebenso. Gehen wir den ersten Schritt, dem weitere folgen müssen. IPG 19

 

 

 

Keine Flüchtlingspolitik-Beschlüsse. EU verhängt wegen Corona-Pandemie Einreiseverbot

 

Die Corona-Pandemie sorgt für immer massivere Einschränkungen: Die EU schließt ab sofort die Grenzen für den Rest der Welt. Es gibt nur wenige Ausnahmen - mit strengen Kriterien. Auch die Flüchtlingspolitik war Thema, beschlossen wurde nichts.

 

Wegen der Corona-Pandemie verhängt die Europäische Union ab sofort ein Einreiseverbot. Dies gelte für Einreisen nach Europa aus Ländern, die nicht zur Europäischen Union gehören, sagte Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) am Dienstagabend in Berlin nach einer Videokonferenz der Staats- und Regierungschefs der Europäischen Union. Ausnahmen gibt es für Länder wie Großbritannien, Island, Liechtenstein, Norwegen, Andorra und die Schweiz.

Das Bundesinnenministerium teilte zeitgleich mit, dass Minister Horst Seehofer (CSU) entsprechende Einreisebeschränkungen angeordnet habe. Demnach gilt ein Einreiseverbot an den Schengen-Außengrenzen im Flug- und Seeverkehr ab sofort für 30 Tage. Nur deutsche Staatsangehörige sind demnach nicht betroffen. Mig 19

 

 

 

 

Eurozone mobilisiert 120 Milliarden gegen Coronavirus-Auswirkungen

 

Die Länder des Euroraums wollen rund 120 Milliarden Euro für den Kampf gegen die wirtschaftlichen Folgen der Coronavirus-Pandemie mobilisieren, waren aber nach einer gemeinsamen Telefonkonferenz am Montag weiterhin uneins über die Bereitstellung eines gemeinsamen, EU-weiten Konjunkturprogramms. 

Das Coronavirus wirkt sich auf Krankenhäuser, Unternehmen und Aktienmärkte in einer noch nie dagewesenen Weise aus. Es wird erwartet, dass die Pandemie und die Maßnahmen zu ihrer Eindämmung die EU-Wirtschaft in diesem Jahr in eine Rezession führen werden.

Vor diesem Hintergrund diskutierten die europäischen FinanzministerInnen gestern Wirtschaftspakete zur Unterstützung ihrer maroden Gesundheitssysteme und Betriebe, insbesondere kleiner und mittelständischer Unternehmen (KMU).

Die gesamte Union, also die Mitglieder der Eurozone und die EU-Mitgliedstaaten, die nicht der Eurozone angehören, war bisher jedoch nicht in der Lage, einen gemeinsamen Impuls zu verabschieden. Ein solcher war von einigen Mitgliedern – insbesondere Frankreich und Italien – gefordert worden, um die Auswirkungen der Viruserkrankungen möglichst effektiv zu bekämpfen.

Der Corona-Virus legt die weltweite Wirtschaft lahm: Der deutsche Dax verlor so viele Punkte wie seit dem 11. September 2001 nicht mehr.

„Wir waren uns einig, dass eine sofortige, ehrgeizige und koordinierte politische Reaktion erforderlich ist,“ heißt es zwar in einer Erklärung nach der fünfstündigen Telefonkonferenz der zuständigen FinanzministerInnen.

Es zeigt sich aber: Der Großteil der Reaktionen kommt nach wie vor von den nationalen Regierungen.

Nach Angaben der Europäischen Kommission macht die gesamte bisher in Europa gewährte fiskalische Unterstützung der Wirtschaft im Durchschnitt ein Prozent des BIP aus. Wenn man nur die Länder der Eurozone einbezieht, würde sich dies auf rund 120 Milliarden Euro belaufen. Darüber hinaus haben die Regierungen der Eurozone Liquiditätsfazilitäten in Höhe von mindestens zehn Prozent der BIPs angeboten, einschließlich öffentlicher Bürgschaftsprogramme und zurückgestellter Steuerzahlungen.

Die Mitgliedstaaten wissen aber, dass dieses Volumen an Mitteln nicht ausreichen wird. „Diese Zahlen könnten in Zukunft viel größer sein,“ hieß es dementsprechend auch in der Erklärung.

Weitere Mittel aus Brüssel

Neben den nationalen Lösungen hat die Europäische Kommission versprochen, bisher nicht ausgegebene Strukturfondsmittel, die gemeinsame Investitionen von 37 Milliarden Euro anstoßen könnten, zur Stärkung der Gesundheitssysteme, zur Unterstützung rentabler KMU mit Liquiditätsproblemen, oder zur Förderung von kurzfristig freigestellten Arbeitnehmenden umzuwidmen. Die EU-Exekutive prüft auch, ob weitere 28 Milliarden Euro aus den Strukturfonds für die Deckung dieser Ausgaben einsetzbar sein könnten.

Die Europäische Investitionsbank (EIB) wird darüber hinaus mit Unterstützung der Kommission acht Milliarden Euro an Krediten für KMU mobilisieren, die aus dem EU-Haushalt finanziert werden. Dieser Betrag könnte gegebenenfalls auf 20 Milliarden Euro erhöht werden.

Das Coronavirus wird die europäische Wirtschaft in diesem Jahr „sehr wahrscheinlich“ in eine Rezession stürzen. Die EU-Kommission warnte, die wirtschaftliche Erholung werde vor allem von der entschlossenen Reaktion der Mitgliedsstaaten abhängen.

Die Eurozonen-MinisterInnen konnten sich jedoch nicht auf Vorschläge zur Erhöhung des Kapitals der EIB, um deren Schlagkraft zu steigern, oder zur Einbeziehung des Europäischen Stabilitätsmechanismus, der derzeit 410 Milliarden Euro zur Verfügung stellt, zu einigen.

Die Nutzung des ESM würde dazu beitragen, ein klares Signal an die Investoren zu senden, meinen hingegen Analysten. Dies könne nach tagelangen Verlusten an den Aktienmärkten und erneuten Turbulenzen auf dem Schuldenmarkt etwas Stabilität bieten.

„Wir nehmen keine der denkbaren Lösungen vom Tisch,“ betonte der Präsident der Eurogruppe, Mario Centeno, gestern. „Seien Sie versichert, dass wir den Euro mit allem, was wir haben, verteidigen werden,“ versprach er in einer Online-Pressekonferenz nach der Telefonkonferenz.

Bundesfinanzminister Olaf Scholz erklärte jedoch, eine Debatte über die Einbeziehung des ESM sei in der aktuellen Phase noch „verfrüht“.

Dennoch betonte Centeno, dass die bisher ergriffenen Maßnahmen nur einen „ersten Schritt“ darstellen und bat die Kommission und die ESM-Führung, „im Rahmen ihres Mandats Wege zu erkunden, wie die Herausforderungen des Coronavirus bewältigt werden können“.

Die EU-Länder denken über einen koordinierten finanzpolitischen Impuls zur Ankurbelung der Wirtschaft nach. Befürchtet wird, dass das Coronavirus die Eurozone in eine Rezession stürzen könnte.

Die VertreterInnen der Eurogruppe begrüßten auch die versprochene Nutzung der „vollen Flexibilität“ im Stabilitäts- und Wachstumspakt. Wie zuvor von der Kommission versprochen, sollen die fiskalischen Regelungen und beispielsweise die Vorschriften für staatliche Beihilfen gelockert werden, um nationale Ausgaben zu erleichtern.

Die Eurogruppe kam gestern außerdem überein, nun regelmäßig und mindestens einmal pro Woche derartige Videokonferenzen oder Anrufe abzuhalten, um die Entwicklungen bestmöglich zu verfolgen und über weitere Maßnahmen zu entscheiden.

Europäische Reaktion?

EU-Wirtschaftskommissar Paolo Gentiloni, der sich für eine „ehrgeizige europäische Antwort“ ausgesprochen hatte, warnte nach der Telefonkonferenz, dass „wir eine noch nie dagewesene Koordinierung in Finanzfragen benötigen, um das Vertrauen wiederherzustellen“.

Spaniens Wirtschaftsministerin Nadia Calviño sprach sich derweil dafür aus, alle verfügbaren europäischen Instrumente zu nutzen, um zunächst vor allem die weitere Ausbreitung des Virus einzudämmen. „Wir müssen und werden alles tun, was notwendig ist. Und zwar wann und wie es notwendig ist,“ sagte sie im Vorfeld der gestrigen Telefonkonferenz.

Allerdings wollte sich Calviño (noch) nicht ihren französischen und italienischen Kollegen anschließen und auf größere Eurozonen- oder EU-weite Finanzanreize drängen.

Frankreichs Finanzminister Bruno Le Maire hatte nach der Telefonkonferenz per Twitter erklärt: „Wir arbeiten weiterhin unermüdlich und Hand in Hand, um uns bereits auf den wirtschaftlichen Wiederaufbau vorzubereiten, sobald wir die Krise überwunden haben.“ Jorge Valero EA 18

 

 

 

 

 

Rechtsextremismus. Erstmals „Reichsbürger“-Vereinigung verboten

 

Innenminister Seehofer hat erstmals einen "Reichsbürger"-Verein verboten. Die Vereinigung vergifte die freiheitliche Gesellschaft systematisch, erklärte er. FDP und Grüne fordern, die Verbindung zur rechtsextremen Szene stärker im Blick zu nehmen.

 

Bundesinnenminister Horst Seehofer (CSU) hat erstmals eine Gruppierung der „Reichsbürger“-Bewegung verboten. Mit Razzien in zehn Bundesländern gingen Beamte am Donnerstag gegen den Verein „Geeinte deutsche Völker und Stämme“ und ihre Teilorganisation „Osnabrücker Landmark“ vor, wie das Innenministerium in Berlin mitteilte. Seehofer erklärte, man habe es mit einer Vereinigung zu tun, „die rassistische und antisemitische Schriften verbreitet und damit unsere freiheitliche Gesellschaft systematisch vergiftet“. Das Vereinsverbot auch während der Corona-Krise stieß auf breite Zustimmung.

Der Verein sei in den vergangenen Jahren durch aggressive Sprache und teils drastische Drohungen aufgefallen, hieß es zur Begründung aus dem Ministerium. Den Angaben zufolge drohten Mitglieder anderen mit „Inhaftierung“, „Strafgebühren“ und „Sippenhaft“. Mig 20

 

 

 

 

Vor Corona sind alle gleich

 

Das Coronavirus verschafft den Privilegierten dieser Welt eine Ahnung davon, wie sich tägliche Stigmatisierung anfühlt.

 

Aus der Wirtschaftsgeschichte wissen wir, dass Epidemien dazu neigen, Ungleichheiten zu nivellieren. Besonders häufig wird die Pest zitiert (für die wir auch die meisten Daten haben). Der Schwarze Tod wütete Mitte des vierzehnten Jahrhunderts in Europa und tötete mancherorts ein Drittel der Bevölkerung.

Doch dadurch, dass die Pest die Bevölkerung dezimierte, wurde Arbeitskraft zu einem seltenen Gut. Die Löhne stiegen, Ungleichheit ging zurück, und es kamen institutionelle Veränderungen in Gang, die, so Wirtschaftshistoriker wie Guido Alfano, Mattia Fochesato und Samuel Bowles, langfristig das Wirtschaftswachstum in Europa ankurbelten.

Wie diese Autoren darstellen, gingen in Südeuropa die örtlichen Grundbesitzer mit der Einschränkung der Bewegungsfreiheit und anderen nichtökonomischen Restriktionen gegen die wachsende Macht der Arbeitskräfte vor. In Nordeuropa dagegen, wo die feudalen Institutionen nicht so stark waren, gewannen die Arbeiter nach dem Schwarzen Tod an Freiheit, und ihre Arbeitskraft wurde teurer. Das war die Grundlage für technischen Fortschritt und später für die industrielle Revolution.

Das Coronavirus hat innerhalb von etwas über zwei Monaten in der Wirtschaft bereits manches verändert. Viele dieser Veränderungen können leicht wieder rückgängig gemacht werden, wenn es gelingt, die Epidemie rasch zu bekämpfen und einzudämmen. Wenn nicht, könnten sie dauerhaft sein. Und wie bei jedem Extremereignis wirft die Epidemie unvermittelt ein Licht auf soziale Phänomene, über die wir vage Bescheid wissen, über die wir aber nicht so gerne nachdenken.

Betrachten wir einmal den Zusammenhang von Staatsangehörigkeit und „statistischer Diskriminierung“. Bis vor etwa einem Jahr konnte sich eine Person, die nach Großbritannien einreiste, an der Passkontrolle in die kürzere Schlange einreihen, wenn sie die Staatsangehörigkeit Großbritanniens oder eines anderen EU-Landes besaß; im anderen Fall musste sie in der längeren Schlange warten. Die Unterscheidung war logisch, weil Arbeitskräfte innerhalb der EU Freizügigkeit genossen. Seit etwa einem Jahr haben sich die Regeln geändert, und in der kürzeren Schlange stehen neben britischen Staatsbürgern (was naheliegend ist) und Bürgern der EU nun auch Bürger der Vereinigten Staaten, Kanadas, Australiens, Neuseelands, Japans, Singapurs und Südkoreas.

Eine solche Länderauswahl macht zunächst ratlos, denn sie entspricht keiner politischen Einheit mit einem bestimmten Kriterium. Es gibt kein politisches Gebilde, das diese Länder und nur diese Länder umfasst.

Die Entscheidung, dass Menschen aus diesen Staaten schnell einreisen dürfen, gründet klar auf Einkommenskriterien (Bruttoinlandsprodukt pro Kopf) und der geringen Wahrscheinlichkeit, dass sie auf Jobsuche gehen oder illegal in Großbritannien bleiben. Sie stützt sich auf „statistische Diskriminierung“: Eine Einzelperson einer anderen Nationalität wird genauer kontrolliert, nicht, weil sie verdächtiger wäre, sondern weil die Gruppe, der sie angehört, per se „verdächtig“ ist.

Wer von diesen Regelungen profitiert, denkt meist nicht weiter darüber nach. Das gilt vor allem für Europäerinnen und Europäer, die sich seit dem Schengener Abkommen daran gewöhnt haben, ohne Pass oder höchstens mal mit einem Visum von Land zu Land zu reisen und (dank ihres hohen Einkommens) mit offenen Armen empfangen zu werden. Laut Zygmunt Bauman ist das Recht zu reisen, zu einem Luxusgut geworden. Wer auf Reisen jahrelang so gut wie keine Einschränkungen erlebt, hält das für normal und erwartet, dass es immer so weitergeht. Man verschwendet kaum einen Gedanken an die anderen und betrachtet deren Reisebeschränkungen als bedauerliches, aber leider unausweichliches Schicksal.

Mit der Coronavirus-Epidemie haben die USA den Flugverkehr aus einigen betroffenen Ländern eingestellt oder reduziert und Reisende aus China, dem Iran, Südkorea und Europa auf eine spezielle Liste gesetzt; sie sollen sich in den ersten beiden Wochen in Quarantäne begeben: „Nutzen Sie keine öffentlichen Verkehrsmittel, Taxis oder Mitfahrgelegenheiten. Meiden Sie Orte mit vielen Menschen (wie Einkaufszentren oder Kinos), und schränken Sie Ihre Unternehmungen in der Öffentlichkeit ein“, hieß es in der Bekanntmachung. Die Organisatoren einer Konferenz in Washington, an der ich erst vor ein paar Tagen teilnehmen wollte, verbreitete 24 Stunden vor Beginn folgende Warnung: „Wir bitten darum, dass eingeladene Personen, die in den letzten 14 Tagen ein CDC Level 3-Land (zu diesem Zeitpunkt China, Iran, Italien und Japan) besucht haben, an keiner Veranstaltung teilnehmen.“ Kürzlich verhängte Israel ähnliche Regeln für Bürger aus Frankreich, Deutschland, Spanien, Österreich und der Schweiz.

China und der Iran stehen oft auf schwarzen Listen der USA, die US-Behörden schon beim geringsten Anlass erstellen. Doch dass Südkorea und, noch ungewöhnlicher, Italien auf so einer Liste landen, war doch eine Überraschung. Einige meiner italienischen Freunde und US-Amerikaner, die aus Italien zurückkehrten, konnten diese „statistische Diskriminierung“ kaum glauben. Unvermittelt waren sie auf eine Liste geraten, die sonst nur Menschen kennen, die bisweilen, oder wie im Falle von Afrikanern, praktisch immer „statistisch diskriminiert“ werden.

Wenn man plötzlich in Ungnade fällt, ist das ein Schock, und man versucht nicht nur, diesen Zustand rückgängig zu machen, sondern man hinterfragt auch die Argumentation vergleichbarer statistischer Diskriminierung in anderen Fällen. Die Strategie des „Stop and frisk“ („Anhalten und durchsuchen“), die der New Yorker Bürgermeister Michael Bloomberg in seiner Amtszeit einführte, fällt in diese Kategorie.

Diese Strategie gründete auf „Racial Profiling“ und folgte derselben Logik wie die Passkontrollen in Großbritannien: Der Anteil der Farbigen an sämtlichen Straftaten ist erheblich höher als der der restlichen New Yorker Bevölkerung. Deshalb entwickelte man das „Stop and frisk“, dessen Ziel es war, Afroamerikaner öfter polizeilich zu kontrollieren als andere.

Die drei Strategien – Passkontrollen, krankheitsbedingte Reisebeschränkungen und „Stop and frisk“ – folgen derselben Logik: Die erste und dritte richten sich überwiegend gegen ärmere Menschen, die zweite, die im Prinzip auf alle gleichermaßen angewendet wird, hängt davon ab, wo sich das Virus besonders stark ausbreitet. Deshalb ist sie für Menschen, die einer statistischen Diskriminierung normalerweise nicht unterworfen sind, so ein Schock. Das Virus schuf einen Ausgleich und gab einigen von uns Anlass, einmal darüber nachzudenken, ob es eigentlich eine berechtigte Maßnahme ist, auf der Basis statistischer Informationen über Gruppen einzelne Menschen ins Visier zu nehmen.

Die „statistische Diskriminierung“ ist meines Erachtens derzeit fast unvermeidbar: Sie spart Behörden Zeit (wie im Fall der Einreisekontrollen), angeblich reduziert sie auch die Kriminalität (allerdings war der Erfolg in New York in Wahrheit einer Aufstockung der Polizei zu verdanken), oder sie verhindert (hoffentlich) die Ausbreitung eines Erregers wie des Coronavirus‘. Trotzdem sollten wir die moralische Rechtfertigung solcher Maßnahmen hinterfragen und darüber nachdenken, ob sie nicht dem Individuum die Verantwortung für eine ganze Gruppe übertragen oder gar einzelnen Gruppen implizit eine kollektive Schuld zuschreiben.  IPG 16

 

 

 

 

Flüchtlingspolitik. Menschenrechtler fordern Sofort-Maßnahmen angesichts der Corona-Pandemie

 

Aussetzung von Abschiebungen, verbesserten Zugang zu mehrsprachigen Informationen und die dezentrale Unterbringung. In einem Forderungskatalog rufen Menschenrechtler die Politik auf, Maßnahmen zum Schutz von Flüchtlingen vor dem Coronavirus zu ergreifen.

Weitreichende Einschränkungen im öffentlichen Leben hat die Corona-Pandemie bereits gebracht. Der Flüchtlingsrat Thüringen fordert jetzt die Politik auf, auch Konsequenz im Flüchtlingsbereich zu ergreifen. „Gerade unter Asylsuchenden ist die Verunsicherung derzeit sehr groß, da die meisten Informationen nur auf Deutsch zugänglich sind. Zudem haben wir weiterhin eine prekäre Unterbringungssituation im Land“, erklärt Philipp Millius vom Flüchtlingsrat.

Vielerorts seien die Menschen außerdem in großen Unterkünften in Mehrbettzimmern untergebracht. Teilweise herrschten besorgniserregenden Bedingungen ohne Zugang zu Informationen. In bestimmten Bereichen bräuchten die Menschen zudem Rechtssicherheit, was die aufenthaltsrechtlichen Konsequenzen durch Corona angeht. „So müssen alle Abschiebungen offiziell bis auf weiteres ausgesetzt werden“, fordert Millius.

Vier Jahre nach Abschluss des EU-Türkei-Abkommens und angesichts der Corona-Krise haben 35 zivilgesellschaftliche Organisationen die sofortige Aufhebung des Abkommens gefordert. Der Virus habe auch die griechischen Inseln erreicht, heißt es in dem Aufruf, den unter anderen medico international, Omas gegen Rechts, Alarmphone und die Flüchtlingsräte verschiedener Bundesländer unterzeichneten.

„40.000 Menschen, zusammengepfercht in völlig überfüllten EU-Hotspot-Lagern wie Moria, unter desaströsen Hygiene-Bedingungen und fast ohne medizinische Versorgung, könnten schon bald der tödlichen Krankheit ausgeliefert sein“, erklären die Unterzeichner. Die drohende humanitäre Katastrophe durch einen möglichen Ausbruch des Coronavirus in den Flüchtlingslagern sei eine „ultimative Aufforderung zu sofortigem Handeln“. Mig 18

 

 

 

 

Griechenland: Flüchtlinge sofort evakuieren

 

Trotz der Corona-Pandemie darf die schreckliche Lage in den griechischen Flüchtlingslagern nicht in Vergessenheit geraten. Dringende Hilfe von Europa forderte Ärzte ohne Grenzen Italien im Gespräch mit Radio Vatikan, erst recht nach dem Brand im Lager Moria. Stefanie Stahlhofen und Francesca Sabatinelli

 

Vatikanstadt. Ein sechsjähriges Mädchen, gestorben in den Flammen bei einem Brand im griechischen Flüchtlingslager Moria. Eine weitere, schlimme Nachricht aus Griechenland, auf die Europa dringend reagieren muss, sagt  Maurizio Debanne von Ärzte ohne Grenzen im Interview mit uns:

„Ein Mädchen, das vor dem Krieg im Nahen Osten nach Europa geflohen ist, stirbt in einem europäischen Flüchtlingslager. Solche Ereignisse gibt es in Camps wie Moria häufig, im November ist etwa jemand hier verdurstet. Die Liste der Tragödien ist lang.“ 

„Die Liste der Tragödien ist lang“

Das Lager von Moria beherberge derzeit etwa 20.000 Menschen, darunter 40 Prozent Minderjährige und 1000 unbegleitete Minderjährige, berichtet Ärzte ohne Grenzen. Schon vor einem Monat  sei die Evakuierung von kranken Kindern gefordert worden, die etwa an Epilepsie oder Diabetes erkrankt sind. Die Antwort? Es kam keine Antwort.

Grausames, zynisches, gnadenloses Europa

„Und wir reden hier über Kinder, die sterben könnten. Wir sehen ein grausames, zynisches, gnadenloses Europa. Wir sehen eine Politik, die über das Leben von Menschen entscheidet, die keinerlei Schuld haben, und nur entfernt von ihrer Heimat Schutz suchen, wo es unmöglich ist, zu leben, weil Häuser und Krankenhäuser bombardiert werden.“

Alle wissen vom Krieg in Syrien, aber Hilfe für die Flüchtlinge gibt es kaum, moniert der Pressesprecher von Ärzte ohne Grenzen Italien. Ein Überlebender aus Idlib sagte den Helfern, es gebe eigentlich kaum einen Unterschied zwischen der Lage in seiner Heimat und nun in Griechenland, berichtet Maurizio Debanne von Ärzte ohne Grenzen:

„Wenn du hier zum Himmel blickst, siehst du halt keine Flugzeuge, die Bomben abwerfen. Ansonsten sind die Lebensumstände hier genauso schrecklich, genauso furchtbar.“

Notevakuierung zumindest für die schlimmsten Fälle

Um die Lage der Flüchtlinge zu lindern, hat Ärzte ohne Grenzen eine mobile Praxis vor dem griechischen Auffanglager aufgebaut. Ärzte und Ärztinnen untersuchen hier täglich mehr als 100 Kinder:

„Ich sage es nochmal, wir kümmern uns auch um schwerkranke kinder, die Kriegsverletzungen haben und nicht mal im örtlichen Krankenhaus von Lesbos behandelt werden könnten, weil dort weder die Ausstattung noch freie Betten sind. Wir verlangen daher eine Notevakuierung zumindest für die schlimmsten Fälle. Europa muss auch seinen Pakt mit der Türkei beenden und die Menschen ins Zentrum ihrer Politik stellen“,  so der eindringliche Appel von Maurizio Debanne, Pressesprecher bei Ärzte ohne Grenzen Italien. (vn 18) 

 

 

 

 

Eine europäische Antwort auf die Bedrohung durch das Coronavirus

 

Wir, die europäischen Bürgerinnen und Bürger, verstehen, dass Covid-19 eine gemeinsame Bedrohung ist. Sie kann dem einen Land früher als dem anderen schaden, aber letztendlich schadet sie uns allen. Sie beeinflusst unser tägliches Leben und unsere Wirtschaft fast wie ein Krieg.

Wir, die europäischen Bürgerinnen und Bürger, sind beunruhigt und verängstigt durch diese Bedrohung; und noch mehr durch die Kakophonie, den Egoismus und die selbstzerstörerische Kurzsichtigkeit der verschiedenen, unkoordinierten nationalen Reaktionen; durch die mangelnde Voraussicht unserer nationalen Führungskräfte, die so tun, als wüssten sie nicht, dass unsere gegenseitige Abhängigkeit eine einzige europäische Antwort mit strengen Eindämmungsmaßnahmen der Pandemien und einen EU-weiten Plan zur Wiederankurbelung der europäischen Wirtschaft danach erfordert.

Wir, die europäischen Bürgerinnen und Bürger, sind der Meinung, dass die gegenwärtige EU eine unvollständige Res Publica ist, die für diese Herausforderung schlecht gerüstet ist und nur über geringe Kompetenzen und Befugnisse verfügt, um Pandemien zu begegnen. Wir begrüßen die rasche Entscheidung der Kommission, 25 Milliarden Euro und finanzielle Flexibilität zur Verfügung zu stellen, um dieser Bedrohung zu begegnen. Vielleicht ist es das Beste, was sie tun kann, aber es ist nicht genug.

Wir fordern die Europäische Kommission und das Parlament auf, die folgenden Dringlichkeitsmaßnahmen vorzuschlagen und die nationalen Regierungen aufzufordern, (beginnend mit dem Treffen der Eurogruppe am 16. März und einer darauf folgenden außerordentlichen Tagung des Europäischen Rates, die kurz danach einberufen wird), auch unter Verwendung der Passerelle-Klausel des Lissabon-Vertrags und vereinfachter Bestimmungen zur Vertragsrevision, diese zu verabschieden:

1. Machen Sie die öffentliche Gesundheit und die Bekämpfung von Epidemien zu einer gemeinsamen Zuständigkeit der EU, die dem ordentlichen Gesetzgebungsverfahren unterliegt, und statten Sie die Kommission mit außerordentlichen Befugnissen aus, um die Reaktion auf die Epidemien zu koordinieren, wie es eine föderale Regierung tun sollte.

2. Erweiterung des Anwendungsbereichs des Europäischen Stabilitätsmechanismus zur Finanzierung der unmittelbaren Stärkung der europäischen und nationalen Gesundheitssysteme zur Bewältigung der Pandemien, die das Leben der europäischen Bürger und damit auch die wirtschaftliche und finanzielle Stabilität der EU bedrohen.

3. Abschaffung der obligatorischen Bereitstellung eines ausgeglichenen Haushalts für die EU und Schaffung einer sicheren EU-Anlage zur Finanzierung eines EU-weiten Plans zur Förderung der wirtschaftlichen Erholung und des sozialen Zusammenhalts in der EU während und nach dem Ausnahmezustand.

4. Verlagerung von Steuerfragen in das ordentliche Gesetzgebungsverfahren und Ausstattung der EU mit Steuerbefugnissen, um neue Eigenmittel – wie die Kohlenstoffsteuer (und Kohlenstoffzölle), die Digitalsteuer, die Finanztransaktionssteuer – zur Finanzierung des EU-Haushalts (oder das Haushaltsinstrument der Eurozone, wenn die Entscheidung nur auf der Ebene der Eurozone getroffen werden konnte) zu beschließen.

5. Sofortige Genehmigung des nächsten mehrjährigen Finanzrahmens mit einer Erhöhung des Budgets auf mindestens 1,3 Prozent des EU-BIP, wie vom Europäischen Parlament gefordert, auf der Grundlage der derzeitigen Struktur der Budgetfinanzierung; und mit der Bestimmung, mit den neuen Eigenmitteln zwei Prozent zu erreichen, um die Bereitstellung wichtiger EU-weiter öffentlicher Güter zu gewährleisten. 

6. Umwandlung der geplanten Konferenz über die Zukunft Europas in einen vollwertigen Europäischen Konvent zur Ausarbeitung eines neuen Verfassungspakts zwischen den EU-BürgerInnen und den Mitgliedsstaaten.

Wir, die europäischen Bürgerinnen und Bürger, glauben, dass dies der entscheidende Moment für die EU ist. Die gesellschaftliche Wahrnehmung der EU wird über Jahre hinweg von ihrer Reaktion auf diese Krise geprägt sein. Die Zeit ist gekommen, zu beweisen, dass die EU eine Wertegemeinschaft mit einem gemeinsamen Schicksal ist, die Lebensader für ihre Bürger und Mitgliedsstaaten angesichts einer turbulenten globalen Welt mit politischen, wirtschaftlichen und gesundheitlichen Bedrohungen. Es ist Zeit für mutige gemeinsame Schritte, um die Angst zu überwinden. Es ist Zeit für die europäische Einheit, nicht für die nationale Spaltung.

Alle Bürgerinnen und Bürger sind eingeladen, diesen Appell zu unterzeichnen, der in vielen Sprachen unter http://www.cesue.eu/en/appeal.html verfügbar ist. Er wurde von den Philosophen Roberto Castaldi und Daniel Innerarity initiiert und von mehr als 450 Persönlichkeiten aus der Wissenschaft, der Zivilgesellschaft, der Wirtschaft, von Institutionen aus der ganzen EU und sogar aus Ländern, die noch nicht Mitglied der EU sind, unterzeichnet. 

Unter den Unterzeichnern befinden sich einige der prominentesten europäischen Akademiker ihres Fachgebiets, relevante Persönlichkeiten aus der Zivilgesellschaft, von denen viele in den Institutionen eine wichtige Rolle gespielt haben, darunter der ehemalige Präsident des Europäischen Parlaments, Kommissare, nationale Minister, Zentralbankiers, Mitglieder des Europäischen und der nationalen Parlamente usw.  Europäischen Bürgerinnen und Bürger

EA 17

 

 

 

Globale Zwangsquarantäne

 

Wie hart trifft das Virus andere Länder, welche Maßnahmen ergreifen andere Regierungen? Wir berichten aus Russland, Vietnam und Argentinien.

Verhalten gelassen in Russland

Russland mit seinen 145 Millionen Einwohnern, 15 Nachbarländern und 4250 km Grenze zu China meldet am Montag 93 Infizierte. Die niedrige Zahl erklären die zuständigen Institutionen mit den schnell durchgeführten Beschränkungen, so etwa die zeitig erfolgte Grenzschließung nach China und in andere Regionen. Mittlerweile gibt es Flugverbindungen nur noch von Moskau in die Hauptstädte europäischer Länder. Bürgerinnen und Bürger besonders betroffener Staaten erhalten keine Visa mehr. Wer aus betroffenen Ländern einreist, soll nach der Ankunft in Russland 14 Tage in Selbstquarantäne gehen. Für die Einhaltung der Selbstquarantäne gibt es zumindest in Moskau ein System von über 100 000 Kameras mit Gesichtserkennung, die eine recht umfassende Überwachung ermöglichen. Getestet wurden mittlerweile über 104 000 Personen, unter Überwachung stehen derzeit über 15 000 Personen.

Die Signale, die die Regierung anfangs setzte, waren etwas widersprüchlich. Einerseits wurden früh Maßnahmen trotz geringer Fallzahlen ergriffen, anderseits stets betont, alles sei nicht so dramatisch. Die Maßnahmen wirkten daher anfangs wenig stringent. Zwar wurden viele Menschen getestet, aber es gibt gleichzeitig viele Berichte über Menschen mit Symptomen, die keinen Test machen konnten, da sie nicht aus Risikogebieten eingereist waren. 

Insgesamt ist die Stimmung in Russland nahezu gelassen, es kam bisher beispielsweise kaum zu Hamsterkäufen. Andererseits führt diese Entspanntheit auch zu geringer Vorsicht. Da es in Russland einige Erfahrungen mit fehlender Transparenz gibt (angefangen von Tschernobyl über die Tragödie der Geiselnahme im Theater Nord-Ost, den Untergang des U-Bootes Kursk und zuletzt Strahlenunfälle), herrscht eine gewisse Skepsis gegenüber den öffentlich bekannten Fallzahlen. Dies schafft teilweise Raum für Spekulationen und könnte sich negativ auswirken, sollte es zu einem größeren Ausbruch kommen.

Ob das russische Gesundheitssystem einer wirklichen Epidemie gewachsen ist, bleibt eine offene Frage. Zwar ist die Grundstruktur einer flächendeckenden und für Epidemien bestens vorbereiteten Versorgung noch aus sowjetischen Zeiten erhalten. Aufgrund der chronischen finanziellen Unterversorgung fehlt es aber sowohl an Material als auch an Fachkräften.

Wirtschaftlich kommt die Pandemie zu einem denkbar schlechten Zeitpunkt. Russland befindet sich im Preiskampf mit Saudi-Arabien beim wichtigsten Exportgut Öl. Das Wirtschaftswachstum stagniert seit Jahren, die real verfügbaren Einkommen sind sechs Jahre in Folge gefallen. Die Corona-Krise trifft Russland mehrfach. Die nachlassende Weltnachfrage nach Öl wirkt sich auf den Staatshaushalt und auf den Währungskurs aus. Damit verteuert sich der Import, die Inflation wird steigen und die Einkommen weiter schmälern. Gleichzeitig sinken die Möglichkeiten eines Gegensteuerns. Zwar hat Russland einen gut gefüllten Fonds für solche Situationen, aber auch dieser ist endlich. Zugleich bricht der chinesische Tourismus weg, der einen beträchtlichen Umfang erreicht hat. China fällt nun wohl auch als Investor für eine gewisse Zeit aus. Darauf hatte Russland nach dem Konflikt mit den westlichen Nachbarn und den USA eigentlich gesetzt. Dies wirft die ohnehin nur schleppend laufende Modernisierung der Wirtschaft weiter nach hinten.

Der Staat versteht die Problematik. Eine falsche Entscheidung kann sich erheblich auf die Stabilität im Lande auswirken, ein gutes Krisenmanagement allerdings auch die Proteststimmung der letzten Monate abmildern. Daher wurde nun ein zentrales Gremium im Staatsrat geschaffen, das die Anstrengungen national koordinieren soll. Gleich am Montag wurden die Maßnahmen verschärft, die Schulen werden ab 23.3. geschlossen, Veranstaltungen mit mehr als 50 Personen verboten und die Älteren explizit aufgerufen, zu Hause zu bleiben. Mit der bisherigen Ruhe scheint es also langsam zu Ende zu gehen. Die Krise wird sich auf Russland stark auswirken. Ob das auch für die Regierung und den Präsidenten gilt, hängt vom Krisenmanagement ab. Peer Teschendorf, FES Moskau

 

Entschiedenes Vorgehen in Vietnam

Nach dem Ausbruch der Epidemie in Wuhan verzeichnete Vietnam trotz der geographischen Nähe zu China bis Ende Februar lediglich 16 Infektionen. Die Regierung reagierte sehr rasch und konsequent mit der Schließung von Schulen, Kindergärten und Universitäten, der Absage von Großveranstaltungen sowie erhöhten Kontrollen an Grenzen und Flughäfen. Damit konnte zunächst ein großflächiger Ausbruch verhindert werden. Die WHO lobte den vorbildlichen Umgang Vietnams mit dem Virus. 22 Tage lang wurden keine Neuinfektionen registriert, alle 16 Patienten konnten gesund entlassen werden.

Anfang März brachte eine aus Europa zurückkehrende Passagierin das Virus nach Vietnam zurück. Wie zu erwarten war, zog dies Neuinfektionen nach sich. Seitdem häuft sich die Zahl der über den Reiseverkehr ins Land gebrachten Fälle. Nach offiziellen Angaben beläuft sich die Zahl der Infizierten aktuell auf 61 (Stand 17.03.2020), eine im regionalen Vergleich zwar noch relativ geringe Fallzahl, die aber in den kommenden Wochen rasch ansteigen könnte. Die Anzeichen, dass das Ausbruchsgeschehen in Vietnam zunehmend unübersichtlicher wird, verdichten sich schnell.

Mit dem neuen Ausbruch hat Vietnam die Vorsichtsmaßnahmen nach innen und nach außen nochmal verschärft und wird weiter sehr entschieden vorgehen. Galt das Einreiseverbot anfangs nur für Reisende aus China und Südkorea, wurde mit dem Ausbruch des Virus in Europa zunächst die Visafreiheit für EU-Bürgerinnen und -Bürger ausgesetzt und wenige Tage später schließlich ein vollständiges Einreiseverbot verhängt. Personen, die über einen gültigen Aufenthaltstitel verfügen und aus einer Krisenregion inklusive des Schengenraums kommen, dürfen zwar ins Land zurück, werden aber bei Ankunft in eine 14-tägige Zwangsquarantäne genommen.

Im Inneren haben vietnamesische Behörden einzelne Gebiete und Straßen mit Infektionsfällen komplett abgeriegelt. Haupttouristenattraktionen wie die Halong-Bucht sind mittlerweile geschlossen, die Boote bleiben im Hafen. Personen, die in Kontakt mit Infizierten waren, werden landesweit aufgespürt und unter Quarantäne gestellt. Wie lange die Behörden dies bei steigenden Fallzahlen noch leisten können, ist fraglich. Auch in Hanoi wurden ganze Wohnblöcke abgeriegelt und großflächig desinfiziert. Ein „lockdown“ der Hauptstadt wurde bislang jedoch nicht verkündet, aber Vorbereitungsmaßnahmen werden getroffen. In Ho Chi Minh Stadt wurden Hotels, Restaurants, (Karaoke-)Bars und Diskotheken geschlossen.

Die vietnamesische Regierung bereitet sich auf den Ernstfall vor: Feldlazarette mit tausenden Betten stehen bereit, Notfallteams sind im ganzen Land unterwegs und Hotlines wurden eingerichtet. Zudem wurde eine App entwickelt, in der Infektionsfälle geographisch verzeichnet sind und die Bürger aufgerufen werden, ihren Gesundheitszustand mitzuteilen. Nicht zu unterschätzen ist außerdem die soziale Kontrolle, die beispielsweise durch Nachbarschaftskommittees ausgeübt wird.

Mit dem erneuten Ausbruch des Virus kam es auch in Vietnam kurzzeitig zum Run auf die Supermärkte. Premierminister Phuc hat jedoch angewiesen, die Vorräte aufzustocken und es damit geschafft, die Lage wieder zu beruhigen. Im öffentlichen Raum sind Menschen nur noch mit Masken unterwegs und auch der Zutritt zum Supermarkt ist mancherorts ohne solche nicht mehr gestattet. Die sonst so vollen und geschäftigen Straßen Hanois sind wie leergefegt, Cafés und Restaurants sind nur noch wenig besucht und die meisten Menschen bleiben zu Hause.

Aufgrund der Schulschließungen versuchen Eltern bereits seit Anfang Februar, die fehlende Kinderbetreuung zu kompensieren und entsprechend sind alle Familienmitglieder stark eingespannt. In den sozialen Netzwerken kochten zu Beginn schnell anti-chinesische Ressentiments hoch. In kürzester Zeit waren Klarname und Adresse der aus Europa zurückgekehrten Vietnamesin öffentlich, über die eine Flut von Verwünschungen hereinbrach. Gleichzeitig droht die Regierung mit hohen Strafzahlungen bei Verbreitung von Falschnachrichten.

Die wirtschaftlichen Folgen sind für das Land bisher noch kaum überschaubar. Ausbleibende Lieferungen haben bereits seit Wochen stark negative Konsequenzen für die Wertschöpfungsketten. Klar ist, dass Vietnam seine selbstgesteckte Zielmarke von 6,8 Prozent Wirtschaftswachstum 2020 nicht erreichen wird und mit schmerzhaften Einbu?en rechnen muss. Laut einer jüngsten Umfrage müssten 74 Prozent von 1 200 befragten Unternehmen den Bankrott erklären, sollte die Epidemie weitere 6 Monate anhalten. Am stärksten betroffen sind neben Kleinst-, Klein- und mittelständischen Unternehmen vor allem die Tourismusbranche sowie der Elektronik- und Textilsektor, deren Lieferketten eng mit China verbunden sind. Hotels können schon jetzt ihre Angestellten nicht mehr bezahlen und müssen diese entlassen oder in den unbezahlten Urlaub schicken. Auch die vietnamesische Börse erlebt analog zur weltweiten Entwicklung eine rasante Talfahrt.  

Claudia Ehing und Axel Blaschke, FES Hanoi

 

Doppelte Gefahr in Argentinien

Am 3. März gab es in Argentinien den ersten mit dem Coronavirus infizierten Bürger. Zwei Wochen später ist die Zahl auf 56 gestiegen, mittlerweile verzeichnet das Land zwei Todesfälle. Soweit bekannt, hatten sich diese ersten Fälle in Europa infiziert.

Nachdem staatliche Maßnahmen und auch die Berichterstattung in den ersten Tagen zurückhaltend waren, überschlugen sich die Maßnahmen bald. Die Regierung um den pragmatisch progressiven Peronisten Alberto Fernández ist erst seit dreieinhalb Monaten im Amt. In dieser Situation bislang unbekannter Herausforderungen reagiert sie rasch, pragmatisch und weitsichtig. In Botschaften an die Nation und öffentlichen Auftritten – sogar gemeinsam mit dem oppositionellen Bürgermeister von Buenos Aires, wahrlich ein Novum in diesem politisch extrem polarisierten Land – erläutert der Präsident die restriktiven Maßnahmen. Auch in Argentinien geht es zuallererst darum, den Ausbruch zu verzögern und eine Überlastung des Gesundheitssystems zu vermeiden. Transparenz, wissenschaftsbasierte Informationen, gemeinsames Handeln und Durchgreifen scheinen hier die Leitlinien. 

Eigentlich hat die Regierung anderes zu tun. Das Land ist pleite und in Rezession, die Inflation lag 2019 bei 53,8 Prozent, die Schulden sind schwindelerregend hoch (die öffentliche Verschuldung beträgt 86,3 Prozent im Verhältnis zum BIP), 40 Prozent der Bevölkerung sind von Armut betroffen. Die Verhandlungen mit dem IWF und privaten Gläubigern für eine Umstrukturierung der Schulden sowie Sozialmaßnahmen für die Ärmsten der Bevölkerung und der Versuch der Wiederbelebung der heimischen Wirtschaft standen eigentlich auf der Agenda der neuen Regierung. Nun muss die Regierung eine Balance zwischen radikalen, weitsichtigen Maßnahmen zur Eindämmung des Coronavirus einerseits und der kritischen Wirtschaftslage andererseits finden.

Nachdem recht schnell ein Einreiseverbot für Flüge aus den am stärksten betroffenen Gebieten wie EU, USA, China, Südkorea, Iran und Japan samt 14-tägigem Quarantänegebot für Einreisende verkündet wurde, sind die Grenzen seit dem 15.3.2020 für alle Ausländerinnen und Ausländer ohne permanente Aufenthaltserlaubnis geschlossen. Wer die Quarantäne nicht einhält, wird nach Hause geschickt; es gab bereits über 270 Deportierte. Für die Einheimischen droht Gefängnis bei Nichtbeachtung der Quarantäne. Seit dem 16.3. sind Primär- und Sekundarschulen geschlossen. Bürgerinnen und Bürger über 65 sind angehalten, zu Hause zu bleiben. Öffentliche Veranstaltungen und Sportaktivitäten sind abgesagt, Nationalparks und Spielplätze geschlossen. Personen über 60 und Schwangere sind von der Arbeit befreit. Für den Personennahverkehr der 15-Millionen-Stadt Buenos Aires wird noch eine Lösung gesucht. Um die Wirtschaft nicht noch mehr einbrechen zu lassen, wurde noch keine allgemeine Ausgangssperre verhängt.

Die Argentinier und Argentinierinnen reagieren verständnisvoll. Dass das öffentliche Gesundheitssystem mit einem blitzartigen Anstieg von Corona-Infizierten überfordert wäre und damit viele Menschenleben, vor allem die Ärmsten, gefährdet sind, ist den meisten klar. Dennoch: Argentinien gehört zu den Ländern mit der höchsten Ärztedichte weltweit, auch gibt es im lateinamerikanischen Vergleich viele Krankenhausbetten. Die Nachrichten aus Europa, vor allem aus Italien und Spanien, wo viele Argentinier Verwandte haben, sorgen für Verständnis für die radikalen Maßnahmen. Die argentinische Gesellschaft ist krisengestählt. Sie ist daher flexibel und relativ gelassen. Für Argentinien wiegt alllerdings die Gefahr des Coronavirus gleich doppelt schwer: eine Überlastung des Gesundheitssystems und eine weitere Last für die am Boden liegende Wirtschaft. Möglicherweise aber sorgt der Virus für einen stärkeren kollektiven Zusammenhalt der Bevölkerung. Erste Anzeichen dafür sind sichtbar.

Svenja Blanke, FES Buenos Aires IPG 17

 

Corona: EU-„Chefbischof“ kritisiert mangelnde Solidarität

Europas „Chefbischof“ kritisiert die Europäische Union angesichts der Corona-Krise. Im Gespräch mit Radio Vatikan beklagt Kardinal Jean-Claude Hollerich aus Luxemburg mangelnde Solidarität der Staaten untereinander.

 „China hilft Italien, und dafür kann ich nur danken. Aber leider muss ich feststellen, dass andere europäische Länder eine solche Hilfe nicht leisten! Ich finde, dass die am meisten betroffenen Nationen immer Hilfe von außen brauchen. Europa ist eine Solidargemeinschaft – aber das darf man nicht nur herausstreichen, solange alles gut läuft. Solidarität ist vor allem in den dramatischen Momenten wichtig: Jetzt muss gezeigt werden, dass es eine europäische Identität gibt. Ja – eine europäische, christliche Identität!“

Deutschland und Frankreich haben einen Ausfuhrstopp für Schutzkleidung gegen das Corona-Virus verhängt. Darum stößt die italienische Regierung mit ihren Bitten um entsprechende Hilfen ins Leere. China hingegen, wo das Virus zuerst aufgetreten ist, hat Italien Schutzmasken geliefert. Das Regime will damit vergessen machen, dass es das Aufkommen des Virus anfangs vertuscht hat.

Jetzt nicht einfach die Grenzen dichtmachen

„Ich stelle fest, dass viele Nationen in Europa jetzt die Grenzen dichtmachen und Entscheidungen lediglich für ihr eigenes Volk treffen, ohne die anderen zu berücksichtigen“, so Hollerich weiter. „Darum appelliere ich an die Politik: Wenn es euch möglich ist, dann gebt Zeugnis von der tiefen Solidarität, die eigentlich in Europa herrschen müsste! Wir riskieren heute, uns in uns selbst zu verschließen, wenn es zu solchen unglücklichen Geschehnissen kommt. Aber als Christen sollten wir es nicht so halten – wir sollten unsere Herzen nicht verschließen!“

„Ich habe keine Angst, ich bin sehr ruhig: Gott ist da“

Kardinal Hollerich leitet den europäischen Bischofsrat Comece. Die Corona-Krise hält aus seiner Sicht eine wichtige Lehre bereit.

„Ich glaube, das ist der Moment, um innezuhalten und nachzudenken, welche Dinge in unserem Leben wirklich wichtig sind. All das erlaubt uns, neu wahrzunehmen, dass unser Leben in Gottes Hand ist. Und zu verstehen, dass wir unser Glück nicht selbst herstellen können. Dass unsere Existenz zerbrechlich ist. Das, was wir jetzt erleben, kann uns helfen, tief ins Geheimnis Christi einzutreten: in seinen Tod am Kreuz, und seine Auferstehung. Ich habe keine Angst, ich bin sehr ruhig: Gott ist da. Gott ist bei uns.“

Seit Donnerstagabend ist der Kardinal übrigens in Quarantäne - weil einer seiner Mitarbeiter positiv auf das Virus getestet wurde. Es geht ihm gut. Das Interview haben wir an diesem Wochenende geführt. (radio vatikan 16)

 

 

 

 

Konfliktbarometer. Weltweit sinkt Zahl der Kriege und Konflikte

 

Weltweit geht die Zahl der Kriege und Konflikte laut dem Heidelberger Konfliktbarometer zurück. Brasilien und Mexiko mit ihren Drogenkartellen, der Nahe Osten und einige afrikanische Länder bleiben aber Pulverfässer.

Von Leonie Mielke

 

Der Nahe Osten und Nordafrika sind im vergangenen Jahr die Regionen mit den meisten Kriegen gewesen. Laut dem Konfliktbarometer 2019 wurden insgesamt acht Kriege in Afghanistan, Ägypten, Syrien, Libyen, Jemen und der Türkei geführt, wie das Heidelberger Institut für Internationale Konfliktforschung (HIIK) am Freitag mitteilte. In den afrikanischen Ländern südlich der Sahara ging die Zahl der Kriege und Konflikte leicht zurück.

Weltweit gesehen sei die Zahl der Kriege im Vergleich zum Vorjahr von 16 auf 15 zurückgegangen. 2017 hatten die Politikwissenschaftler 20 Kriege gezählt. Im vergangenen Jahr deeskalierten fünf Auseinandersetzungen – beispielsweise im Sudan, in Äthiopien und in Nigeria – und würden nun nicht mehr als Kriege eingestuft. „In Nigeria verringerte sich etwa die Gewalt zwischen bäuerlichen Gemeinschaften und Hirten“, heißt es vom HIIK. Auch ein Oppositionskonflikt in Syrien entschärfte sich. mig 16

 

 

 

 

Corona-Epidemie in Deutschland. Vereinbarung zwischen der Bundesregierung und Bundesländer

       

Die Bundesregierung und die Regierungschefs der Bundesländer haben am 16. März 2020 folgende Leitlinien zum einheitlichen Vorgehen zur weiteren Beschränkung von sozialen Kontakten im öffentlichen Bereich angesichts

der Corona-Epidemie in Deutschland vereinbart

       

I. Ausdrücklich NICHT geschlossen wird der Einzelhandel für Lebensmittel, Wochenmärkte, Abhol- und Lieferdienste, Getränkemärkte, Apotheken, Sanitätshäuser, Drogerien, Tankstellen, Banken und Sparkassen, Poststellen, Frisöre, Reinigungen, Waschsalons, der Zeitungsverkauf, Bau-, Gartenbau- und Tierbedarfsmärkte und der Großhandel. Vielmehr sollten für diese Bereiche die Sonntagsverkaufsverbote bis auf weiteres grundsätzlich ausgesetzt werden. Eine Öffnung dieser genannten Einrichtungen erfolgt unter Auflagen zur Hygiene, zur Steuerung des Zutritts und zur Vermeidung von Warteschlangen. Dienstleister und Handwerker können ihrer Tätigkeit weiterhin nachgehen. Alle Einrichtungen des Gesundheitswesen bleiben unter Beachtung der gestiegenen hygienischen Anforderungen geöffnet.

 

II. Für den Publikumsverkehr zu schließen sind

 - Bars, Clubs, Diskotheken, Kneipen und ähnliche Einrichtungen

 - Theater, Opern, Konzerthäuser, Museen und ähnliche Einrichtungen

- Messen, Ausstellungen, Kinos, Freizeit- und Tierparks und Anbieter von Freizeitaktivitäten (drinnen und draußen), Spezialmärkte, Spielhallen, Spielbanken, Wettannahmestellen und ähnliche Einrichtungen

 - Prostitutionsstätten, Bordelle und ähnliche Einrichtungen

- der Sportbetrieb auf und in allen öffentlichen und privaten Sportanlagen, Schwimm- und Spaßbädern, Fitnessstudios und ähnliche Einrichtungen

- alle weiteren, nicht an anderer Stelle dieses Papiers genannten Verkaufsstellen des Einzelhandels, insbesondere Outlet-Center - Spielplätze.

 

III. Zu verbieten sind

- Zusammenkünfte in Vereinen und sonstigen Sport- und Freizeiteinrichtungen sowie die Wahrnehmung von Angeboten in Volkshochschulen, Musikschulen und sonstigen öffentlichen und privaten Bildungseinrichtungen im außerschulischen Bereich sowie Reisebusreisen

 - Zusammenkünfte in Kirchen, Moscheen, Synagogen und die Zusammenkünfte anderer Glaubensgemeinschaften.

 

IV. Zu erlassen sind

- Besuchsregelungen für Krankenhäuser, Vorsorge- und Rehabilitationseinrichtungen, Pflegeheime und besondere Wohnformen im Sinne des SGB IX sowie ähnliche Einrichtungen, um den Besuch zu beschränken (zB Besuch einmal am Tag, für eine Stunde, allerdings nicht von Kinder unter 16 Jahren, nicht von Besuchern mit Atemwegsinfektionen, etc.)

- in den vorgenannten Einrichtungen sowie in Universitäten, Schulen und Kindergärten, soweit deren Betrieb nicht gänzlich eingestellt wird, ein generelles Betretungsverbot für Personen, die sich in den letzten 14 Tagen in Risikogebieten im Ausland oder besonders betroffenen Regionen im Inland nach RKI-Klassifizierung aufgehalten haben

- Auflagen für Mensen, Restaurants, Speisegaststätten und Hotels, das Risiko einer Verbreitung des Corona-Virus zu minimieren, etwa durch Abstandsregelung für die Tische, Reglementierung der Besucherzahl, Hygienemaßnahmen und –hinweise

- Regelungen, dass Übernachtungsangebote im Inland nur zu notwendigen und ausdrücklich nicht zu touristischen Zwecken genutzt werden können,

- Regelungen, dass Restaurants und Speisegaststätten generell frühestens ab 6 Uhr zu öffnen und spätestens ab 18 Uhr zu schließen sind.

Link zur Meldung im Webangebot: https://www.bundesregierung.de/breg-de/aktuelles/vereinbarung-zwischen-der-bundesregierung-und-den-regierungschefinnen-und-regierungschefs-der-bundeslaender-angesichts-der-corona-epidemie-in-deutschland-1730934 Pib 16

 

 

 

 

Bundesregierung beruft Kabinettausschuss gegen Rassismus

 

Das Bundeskabinett hat die Einrichtung eines Ausschusses zur Bekämpfung von Rechtsextremismus und Rassismus beschlossen. Unter den Mitgliedern sitzt keine einzige Person mit Migrationshintergrund. Die Grünen fordern eine gesamtstaatliche Strategie.

Das Bundeskabinett hat am Mittwoch der Einrichtung eines Kabinettausschusses zur Bekämpfung von Rechtsextremismus und Rassismus zugestimmt. Die beteiligten Ministerien sollen die Umsetzung der nach dem antisemitischen Anschlag von Halle geplanten und teilweise bereits beschlossenen Maßnahmen begleiten und gegebenenfalls weitere Maßnahmen vorbereiten, sagte die stellvertretende Regierungssprecherin Ulrike Demmer am Mittwoch in Berlin.

Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) hatte nach dem weiteren rassistischen Anschlag in Hanau beim Integrationsgipfel Anfang März angekündigt, dass ein solcher Ausschuss auf Wunsch von Migrantenverbänden gebildet werden soll. Den Vorsitz hat den Angaben zufolge Bundesinnenminister Horst Seehofer (CSU). Mig 19

 

 

 

 

EU-Innenkommissarin. Sieben Länder nehmen Flüchtlingskinder auf

 

Die „Koalition der Willigen“ besteht vorerst aus sieben EU-Staaten. Mindestens 1.600 unbegleitete Minderjährige sollen aus Griechenland aufgenommen werden. Derweil geht der Streit um die EU-Asylpolitik weiter. Verbände fordern schnelle Verteilung.

Sieben EU-Staaten haben sich laut EU-Innenkommissarin Ylva Johansson bereiterklärt, minderjährige Flüchtlinge aus griechischen Lagern aufzunehmen. Sie hätten zugesagt, insgesamt mindestens 1.600 unbegleitete Minderjährige und andere besonders Schutzbedürftige aus Griechenland zu übernehmen, sagte Johansson am Donnerstag bei einem Besuch in Athen. Unter den Ländern ist Deutschland, wo die Regierungsparteien in der Nacht zum Montag ihre Bereitschaft zur Teilnahme an einer „Koalition der Willigen“ angekündigt hatten.

Hilfsorganisationen klagen seit Jahren über die unmenschlichen Bedingungen, unter denen insbesondere Kinder in den griechischen Lagern leben. Auch am Donnerstag haben mehr als 20 Sozial- und Flüchtlingsverbände sowie Menschenrechtsorganisationen die Bundesregierung aufgefordert dazu beizutragen, das Asylrecht an Europas Grenzen zu gewährleisten. MiG 13

 

 

 

 

 

Bundesregierung startet Hilfsmaßnahmen wegen Coronavirus

      

Die Bundesregierung wird mit Maßnahmen in Milliardenhöhe Arbeitnehmer und Unternehmen vor den Folgen des Coronavirus schützen. Zu den beschlossenen Schritten gehören die Ausweitung des Kurzarbeitergeldes, Liquiditätshilfen und die Stundung von Steuerzahlungen, die auch der Kultur- und Kreativwirtschaft

zugutekommen sollen.

 

„Das ist eine gute Nachricht für die Kultur- und Kreativwirtschaft“, sagte Kulturstaatsministerin Monika Grütters. „Diese Branche ist durch Veranstaltungsabsagen, Auftragsstornierungen oder wegbrechende Einnahmen

aus Ticketverkäufen und den ersatzlosen Wegfall von Gagen besonders hart und zum Teil existenziell getroffen. Sie braucht deshalb dringend Hilfe, um die großen Belastungen auszugleichen.“ Mit einer Bruttowertschöpfung

von mehr als 100 Milliarden Euro ist die Kultur- und Kreativwirtschaft einer der größten Wirtschaftszweige – noch vor chemischer Industrie, Energieversorgern und Finanzdienstleistern. „Deshalb ist es so wichtig, dass Kultur-, Kreativ- und Medienwirtschaft durch dieses Hilfspaket massiv gestützt werden“, so Grütters.

 

„Was im Kultur- und Medienbereich an gewachsenen Strukturen einmal wegbricht, lässt sich so schnell nicht wiederaufbauen“, mahnte Grütters. „Das kann mittelfristig kaum vorstellbare Auswirkungen auf die Vielfalt

unserer Kultur- und Medienlandschaft haben. Deshalb gilt jetzt mehr denn jemals zuvor: Kultur ist kein dekorativer Luxus, den man sich nur in guten Zeiten gönnt. Wie sehr wir sie brauchen – insbesondere was den gesellschaftlichen Zusammenhalt betrifft – sehen wir jetzt, da wir in großen Teilen auf sie verzichten

müssen. Umso wichtiger sind jetzt diese Hilfen.“

 

In ihrem Bereich will die Kulturstaatsministerin schon bestehende Programme so schärfen und einsetzen, dass die Maßnahmen sowohl Kultureinrichtungen als auch und insbesondere in Not geratenen Künstlerinnen und Künstlern und anderen in der Kultur- und Kreativwirtschaft tätigen Freiberuflerinnen und Freiberuflern gezielt zugutekommen.

 

Weiterhin kündigte Grütters an, bei vom Bund geförderten Projekten und Veranstaltungen, die wegen des Coronavirus abgesagt werden müssen, auf Rückforderungen so weit wie möglich zu verzichten. „Wir werden unsere

rechtlichen Möglichkeiten voll ausschöpfen, weil klar ist, dass bereits viel Engagement und Geld in diese Aktivitäten geflossen sind. Möglicherweise können hier statt analoger auch digitale Formate zum Einsatz kommen.“

 

Diese und weitere Hilfsmöglichkeiten will die Kulturstaatsministerin beim Kulturpolitischen Spitzengespräch besprechen und verabreden, bei dem sie am frühen Nachmittag in Berlin mit ihren Kolleginnen und Kollegen aus den Ländern und Vertretungen der kommunalen Spitzenverbände zusammenkommen wird.

 

Sofortmaßnahmen der Beauftragten der Bundesregierung für Kultur und Medien zur Abfederung der Belastungen durch COVID-19

 

I.    Sicherheit für verausgabte Fördermittel

Bei einem vorzeitigen Abbruch von geförderten Kulturprojekten und Veranstaltungen aufgrund des neuartigen Coronavirus/COVID-19 ist es im Rahmen einer Einzelfallprüfung nach dem öffentlichen Haushalts- und

Zuwendungsrecht möglich, von Rückforderungen für bereits zur Projektdurchführung verausgabter Fördermittel abzusehen. Fördermittel, die infolge ausgefallener Veranstaltungen vom Zuwendungsempfänger aufgrund ersparter Ausgaben nicht benötigt werden, sind grundsätzlich zurückzuerstatten.

In Anwendung des geltenden Rechts kann damit sichergestellt werden, dass den begründeten Belangen der Zuwendungsempfänger in der gegenwärtigen Ausnahmesituation Rechnung getragen und es nicht zu unbilligen Härten für diese kommen wird.

 

II.    Schärfung bestehender Programme

Wir werden bestehende Förderprogramme der Beauftragten der Bundesregierung für Kultur und Medien konsequent so schärfen, dass die Maßnahmen sowohl Kultureinrichtungen als auch insbesondere in Not geratenen Künstlerinnen und Künstlern und anderen in der Kultur- und Kreativwirtschaft tätigen Freiberuflerinnen und Freiberuflern zugutekommen. Wir werden sie zu diesem Zweck zielgerichtet einsetzen.

 

III.    Einsatz zusätzlicher Mittel

Wir setzen uns über den bestehenden Haushalt der Beauftragten der Bundesregierung für Kultur und Medien hinaus dafür ein, zusätzliche Mittel für Kultur und Medien als Nothilfe zur Verfügung zu stellen, um die

bereits entstandenen und noch entstehenden Belastungen zu mindern. Pib 13

 

 

 

 

Coronavirus stürzt Deutschland in die Rezession – Fuest verlangt massives und gezieltes Gegensteuern

 

München – Die Bekämpfung des Coronavirus stürzt Deutschland in die Rezession. „Prognosen darüber, wie tief die Rezession ausfällt, sind derzeit mit extrem hoher Unsicherheit behaftet. Deshalb ist es sinnvoll, verschiedene Szenarien in den Blick zu nehmen. Das ifo Institut betrachtet ein sehr günstigstes Szenario mit minus 1,5 Prozent Wirtschaftsleistung für das Jahr 2020. Dabei sind aber nur kleinere Einschränkungen in der Industrie berücksichtigt. In einem zweiten Szenario, das größere Produktionseinschränkungen unterstellt, schrumpft die Wirtschaftsleistung um 6 Prozent“, sagte ifo-Präsident Clemens Fuest am Donnerstag in München.

 

Bei seiner letzten Prognose im Dezember hatte das ifo Institut 1,1 Prozent Wachstum für 2020 erwartet. Fuest fügte hinzu: „Sowohl die Unsicherheit als auch die Abwärtsrisiken sind sehr groß. Niemand weiß genau, wie sich die Absagen und Schließungen wirtschaftlich auswirken. Der weitere Verlauf hängt stark von den weiteren Maßnahmen zur Eindämmung der Epidemie und von Entscheidungen in anderen Ländern ab. Umso wichtiger ist nun ein massives und gezieltes Gegensteuern von Bundesregierung, EU und Europäischer Zentralbank (EZB). Gleichzeitig müssen dringend Konzepte entwickelt werden, um die Dauer und Intensität des Lockdown zu begrenzen ohne die Bekämpfung der Epidemie zu beeinträchtigen.“

 

Der ifo-Konjunkturchef Timo Wollmershäuser ergänzte: „Es gibt keine historischen Erfahrungen mit vergleichbaren Ereignissen, aus denen wahrscheinliche Krisenverläufe abgeleitet werden könnten. Schließlich stehen aktuell nur sehr wenige Konjunkturindikatoren zur Verfügung, mit denen sich das gesamtwirtschaftliche Ausmaß der Folgen der Corona-Krise abschätzen ließe. Die meisten aktuell verfügbaren Indikatoren spiegeln bestenfalls die Lage im Februar wider. Der historische Absturz des ifo Geschäftsklimas im März deutet allerdings darauf hin, dass der Konjunktureinbruch im zweiten Quartal alles Bisherige übertreffen wird.“

 

Fuest fügte hinzu: Es ist wichtig, dass die Politik massive und gezielte Maßnahmen ergreift, um damit die Schäden zu begrenzen, die das Einfrieren der Wirtschaft verursacht. Für Selbständige sowie kleine und mittlere Unternehmen sollten für einige Monate alle Steuerzahlungen ausgesetzt werden. „Zusätzliche Hilfen für Beschäftigte, die ihr Einkommen verlieren, sind dringend notwendig. Liquiditätshilfen und staatliche Garantien könnten eine Insolvenzwelle abwenden. Die Regeln des Insolvenzrechts sollten vorübergehend gelockert werden.“

 

„Wenn Banken durch Kreditausfälle Eigenkapital verlieren, könnten die Kapital-Regulierungen erzwingen, auch andere Kredite zu kündigen“, sagte Fuest weiter. „Das würde die Krise verschärfen. Die Bankenaufsicht sollte die Spielräume der Banken deshalb vorübergehend erweitern.“

 

„Akute Gefahr droht den Staatsfinanzen im Euroraum“, warnte Fuest. Bei hoch verschuldeten Ländern könnte es zu einem Kollaps des Vertrauens kommen. Die Staaten des Euroraums einschließlich der EZB müssen klar signalisieren, dass alle Länder konsequent gestützt werden und Ausfälle bei Staatsschulden ausgeschlossen sind.“ Ifo 19

 

 

 

 

Corona-Krise. Regierungschefs untersagen Gottesdienste in Moscheen und Synagogen

 

Bund und Länder wollen die Sozialkontakte der Bürger wegen Ansteckungsgefahr noch drastischer beschneiden. Bundesweit sollen Kneipen und Freizeiteinrichtungen schließen. Veranstaltungen in Moscheen, Synagogen und anderen Gotteshäusern sollen verboten werden. Von Corinna Buschow

Auch im Kanzleramt werden die Menschen in Zeiten des Coronavirus auseinandergerückt. Als Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) am Montagabend vor die Presse tritt, um die mit den Ländern besprochenen Leitlinien mit weiteren Einschnitten ins öffentliche Leben zu erläutern, sitzen die Journalisten weit auseinander. Gut anderthalb Meter dürften die Stühle voneinander entfernt sein. Die Botschaft ist schon visuell klar: Kontakte sollen vermieden werden.

Das ist auch das Ziel der von den Regierungen in Bund und Ländern vereinbarten Empfehlungen, wie Merkel erläuterte. Die wirksamste Maßnahme, um diese Infektion zu verringern, sei das Erhöhen der Distanz. Beschlossen wurden drastische Maßnahmen, mit denen ein Großteil des öffentlichen Lebens in der kommenden Zeit zum Erliegen kommen dürfte. Es seien Maßnahmen, „die es so in unserem Land noch nicht gegeben hat“, sagte die Kanzlerin. Sie seien einschneidend, aber notwendig. Mig 17

 

 

 

 

Bundestag. Gesetzespaket gegen Rechtsextremismus

 

Mit einem Gesetzespaket will die Bundesregierung Rechtsextremismus im Netz bekämpfen. Soziale Netzwerke sollen Hass und Hetze in Zukunft melden, anstatt sie nur zu löschen. AfD kritisiert die Anzeigepflicht.

Die große Koalition hat am Donnerstag ihr Gesetzespaket zur Bekämpfung von Rechtsextremismus und Hasskriminalität in den Bundestag eingebracht. „Wir werden unsere Demokratie mit allen Mittel des wehrhaften Rechtsstaates verteidigen“, sagte der parlamentarische Staatssekretär im Bundesjustizministerium, Christian Lange (SPD). Den Sicherheitsbehörden würden dafür wirksame Mittel in die Hand gegeben. Aus der Opposition kamen Kritik und Verbesserungsvorschläge.

Der Gesetzentwurf sieht unter anderem eine geplante Verschärfung des Netzwerkdurchsetzungsgesetzes vor. Betreiber sozialer Netzwerke sollen künftig Straftaten, insbesondere Morddrohungen und Volksverhetzungen, melden, anstatt sie nur zu löschen oder zu sperren. MiG 13

 

 

 

Wenige Tage trennen Deutschland von Italien

 

Das Leben in Italien mutet derzeit wie Science Fiction an. Auch Deutschland muss zur Bekämpfung des Virus sofort zu radikalen Maßnahmen greifen. Tobias Mörschel

 

Ein kleines Gedankenexperiment in Zeiten von Corona: Man stelle sich vor, Bundeskanzlerin Merkel und Gesundheitsminister Spahn hätten auf ihrer gemeinsamen Pressekonferenz am Mittwoch #DeutschlandbleibtzuHause als das Motto für die kommenden Wochen ausgerufen und folgendes Maßnahmenpaket zur Bekämpfung und Eindämmung des Coronavirus verkündet: Ab sofort wird bundesweit der Schul- und Universitätsbetrieb eingestellt. Alle Tagungen, Konferenzen, Meetings und Kongresse sind bis auf weiteres verboten. Bibliotheken und Archive haben ihre Pforten zu schließen. Das gesamte kulturelle Leben wird einstweilen eingestellt: Alle Museen, Ausstellungen und Sehenswürdigkeiten werden dichtgemacht. Theater, Opern und Kinos stellen ihren Spielbetrieb ein. Konzerte haben auszufallen.

Damit aber nicht genug: Auch alle Clubs, Diskotheken und Bars dürfen nicht mehr öffnen. In ganz Deutschland dürfen keine Gottesdienste mehr gefeiert werden, es finden weder Hochzeiten noch Beerdigungen statt. Alle Sportereignisse sind abgesagt, Fitnessstudios und Sportstätten geschlossen. Restaurants, Cafés und Spätis müssen ausnahmslos ab sofort den Betrieb einstellen. Sämtliche Geschäfte sind in ganz Deutschland umgehend zu schließen, lediglich Lebensmittelläden und Apotheken dürfen weiterhin geöffnet sein.

Und schließlich wird gleichsam eine Ausgangssperre verhängt: Die eigene Wohnung sollte ab sofort bestenfalls nicht mehr verlassen werden. Private Feste und Zusammenkünfte sind zu unterlassen, auch gemeinsame Abendessen mit Freunden zu Hause. Die Wohnung darf nur noch aus wenigen Gründen verlassen werden: aus gesundheitlichen Gründen, zum Lebensmitteleinkauf oder weil man auf dem Weg zur Arbeit ist. Wenn man das Haus verlässt, ist auf einen Abstand von mindestens 1,5 Metern zum nächsten Menschen zu achten, Menschenansammlungen sind verboten. Und wer sich unbefugt im Land bewegt, dem droht gar Haft. Eine gespenstische Stille würde sich über die leergefegten Städte senken.

Nichts davon konnte man in Deutschland bisher hören.

Wäre es gesagt worden, wäre kaum vorstellbar, dass Merkel für ein solches per Dekret verordnetes Maßnahmenpaket von allen Seiten Zustimmung erhalten hätte und über 90 Prozent der Bevölkerung es befürworten würden. Und noch weniger scheint vorstellbar, dass sich die Deutschen ohne Protest an die Vorschriften hielten, alle Läden dichtmachten, zuhause blieben und derartig weitreichende Eingriffe in ihre Grundrechte der Bewegungs- und Versammlungsfreiheit schlicht akzeptierten.

Dieses Szenario mag für die meisten wie Science-Fiction klingen, ist in Italien aber jetzt Realität. Innerhalb einer Woche hat die italienische Regierung mit drei sich einander verschärfenden Dekreten das öffentliche Leben völlig zum Stillstand gebracht und ein Maßnahmenbündel erlassen, das historisch in einer westlichen Demokratie ohne Vorbild ist. Dass im katholischen Italien keine Messen mehr gefeiert werden und der Petersdom die Pforten schließt, das hat es selbst zu schwersten Pestzeiten nicht gegeben. Und dass die Italiener ihr soziales Leben von Bozen bis Palermo umstandslos einstellen und einander meiden statt miteinander auszugehen, das ist ein historisch beispielloser Akt von Gemeinsinn und Verantwortungsgefühl.

Ganz genau sollte Europa jetzt nach Italien schauen und von Italien lernen, wie das Land innehält, um eine Krise von bedrohlichem Ausmaß in vielleicht letzter Sekunde doch noch abwenden zu können. Die Infektionszahlen der mit dem Coronavirus Erkrankten sind in den letzten Tagen in Italien gleichsam explodiert. Es droht ein völliger Kollaps des Gesundheitssystems. Wenn selbst die hocheffizienten und bestens ausgestatteten Krankenhäuser der Lombardei bald nicht mehr ausreichend Intensivplätze zur Verfügung haben, um alle Patienten mit schweren Verläufen zu behandeln, dann wird dies in schwächer entwickelten Regionen Italiens (und sicher auch bei dem überwiegenden Rest Europas) noch viel weniger der Fall sein. Das Land soll durch diese drastischen Maßnahmen gleichsam sediert werden. Dadurch, dass jede unnötige Bewegung verboten wird, soll die Möglichkeit der Ausbreitung eingedämmt werden, mit dem Ziel, die Infektionskurve abzuflachen und somit eine ausreichende medizinische Versorgung der schwer Erkrankten zu ermöglichen.

Zehn Tage, exakt zehn Tage trennen Deutschland von Italien! Vor zehn Tagen hatte Italien dieselben Fallzahlen von mit dem Coronavirus infizierten Personen wie Deutschland sie heute hat. Und es besteht kein Grund zur Annahme, dass das Virus sich in Deutschland langsamer verbreiten wird. Deswegen sollte Deutschland sehr aufmerksam Richtung Süden schauen und sehr schnell von Italien lernen. Dies passiert bis dato noch nicht – im Gegenteil, man mokiert sich über die italienische Organisationskultur. Es gilt, schnell und entschlossen zu handeln und zu vermeiden, was anfänglich in Italien schief lief. Es gab jedoch nichts, an dem sich Italien hätte orientieren können. Die übrigen europäischen Länder finden hier jedoch nun Blaupausen und können damit wertvolle Zeit gewinnen – sie müssen nur den Mut haben, den die italienische Regierung bewiesen hat, und die Menschen müssen den Gemeinsinn aufbringen, den die Italiener gezeigt haben. IPG 13

 

 

 

 

Flüchtlingspolitik. Herrschaft des Unrechts an der EU-Außengrenze

 

Die These vom Rechtsbruch durch die „Grenzöffnung“ 2015 ist das zentrale Narrativ der politischen Rechten. In Wirklichkeit geht es ihnen nicht um Recht und Ordnung. Griechenland zeigt, dass es ihnen darum geht, Rechtsstaat und Menschenrechte aufzuheben. Von Matthias Lehnert

 

An der griechisch-türkischen Grenze scheint der Ausnahmezustand zu herrschen: Geflüchtete werden beschossen, mit Tränengas und Schlagstöcken an der Einreise nach Griechenland gehindert. In der Ägäis hindern Beamt*innen der griechischen Küstenwache mit massiver Gewalt Flüchtlingsboote an der Weiterfahrt, am Montag ertrinkt ein Kind von einem kenternden Boot auf dem Weg nach Lesbos. Maskierte Bürgerwehren auf den griechischen Inseln beteiligen sich an der Migrationsabwehr und greifen Journalist*innen und Mitarbeiter*innen von NGOs an. Nachdem die türkische Regierung die Grenzschließung aufgehoben hat, und zahlreiche Menschen regelrecht zur Ausreise zwingen will, sitzen Tausende Geflüchtete zwischen zwei Ländern im Niemandsland, ohne Unterkunft und Versorgung, fest.

Diejenigen Menschen, die die Grenze trotz der vehementen Abschottung passieren, werden von den griechischen Behörden inhaftiert. Am vergangenen Sonntag schließlich setzte die griechische Regierung das Asylrecht aus und will keine Asylanträge mehr annehmen. Die Regierungen der anderen europäischen Länder unterstützen die griechische Regierung in ihrem Vorgehen, die europäische Grenzschutzagentur Frontex hat zusätzliches Personal in die Region entsandt, um die Behörden vor Ort bei der Grenzsicherung zu unterstützen.

MiG 12

 

 

 

 

Merkel: Deutschland gut gegen Corona gerüstet

 

Bundeskanzlerin Angela Merkel hat sich erstmals öffentlich zur Corona-Epidemie geäußert. Deutschland sei Dank großer finanzieller Rücklagen und guter Notfallmechanismen gut gegen den Coronavirus gerüstet, sagte sie. Dennoch werde man „tun, was nötig ist“.

Bundeskanzlerin Merkel (CDU) sieht Deutschland in einer guten Position, um seine Wirtschaft gegen die Corona-Krise zu rüsten. Die Bundesrepublik besitze genügend finanzielle Rücklagen und gute Notfallinstrumente, um zusätzliche Mittel freizugeben und das wirtschaftliche Leben aufrechtzuerhalten, sagte Merkel heute auf einer Pressekonferenz in Berlin. Sie verwies dabei auf das deutsche Infektionsschutzgesetz, Lohnfortzahlungen, das neu aufgestockte Kurzarbeitergeld sowie Liquiditätshilfen für kleine und mittelständische Unternehmen, die noch diese Woche auf den Weg gebracht werden sollen. Man sei mit all dem gut gewappnet und bereit, weitere Schritte zur Eindämmung des Virus zu ergreifen. „Wir werden tun, was nötig ist“, so Merkel.

Deutschland macht zusätzliche 12 Milliarden für Corona frei

Am Montag hatte sich die große Koalition in einer siebenstündigen Sitzung auf ein Maßnahmenpaket geeinigt, um schnelle Wirtschaftshilfen auf den Weg zu bringen. So sollen die Investitionen des Bundes in den Jahren 2021 bis 2024 um jeweils 3,1 Milliarden Euro verstärkt werden. Außerdem hatte das Bundeskabinett am Dienstag eine Ausweitung des Kurzarbeitergeldes beschlossen, um zu verhindern, dass Mitarbeiter wegen der derzeitigen Auftragsflaute entlassen werden müssen. Außerdem plant das Arbeitsministerium, das Verbot der Sonntagsarbeit zu lockern, um Lieferengpässe auszuschließen. Am Freitag ist ein Krisentreffen im Kanzleramt geplant, bei dem die Bundeskanzlerin zusammen mit Arbeitgebern und Gewerkschaften weitere wirtschaftspolitische Maßnahmen gegen die Coronavirus-Krise besprechen wird.

Gestern hatte der EU-Rat in seiner ersten Videokonferenz beschlossen, die Regeln für staatliche Beihilfen zu lockern sowie die Flexibilität des Stabilitäts- und Wachstumspakt zu nutzen, um Regierungen zusätzlichen finanziellen Freiraum zur Bekämpfung von Corona zu erlauben. Darüber hinaus versprach Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen eine Investitionsinitiative in Höhe von 25 Milliarden Euro zur Unterstützung besonders betroffener Branchen. Das Geld soll sich aus den nicht verwendeten Reserven der europäischen Struktur- und Investitionsfonds speisen, die normalerweise an die Mitgliedstaaten zurückgezahlt würden. Man werde sehen, ob der Verzicht auf Rückzahlungen das beste Mittel sei, sagte Merkel heute, sie erwarte aber keine Probleme bei der Realisierung des Investitionspaketes der Kommission. „Es wird nicht an Deutschland scheitern“.

Grenzschließungen „kein adäquates Mittel“

Bei der gestrigen Videkonferenz des Rates sei man sich einig gewesen, dass man sich auf europäischer Ebene so eng wie möglich abstimmen und solidarisch verhalten müsse, so Merkel. Grenzschließungen wie im Falle Italiens halte sie für „kein adäquates Mittel“. Dennoch hatte der Corona-Krisenstab der Bundesregierung diese Woche den Export von Atemschutzmasken und anderer medizinischer Ausrüstung ins Ausland untersagt. Dies bedeute keinen kompletten Ausfuhrstopp, betonte Gesundheitsminister Jens Spahn (CDU) auf der heutigen Pressekonferenz. Vielmehr ginge es darum, Verkäufe an die Meistbietenden zu verhindern. Diese Woche sollten Einzellfallentscheidungen getroffen werden, um nötige Exporte doch noch zuzulassen.

Zum Thema Grenzschließungen kommentierte Spahn, es gehe nicht darum, dass man sich in der EU voneinander abschotte, sondern darum „die Ausbreitung des Virus so zu verlangsamen, dass kein nationales Gesundheitssystem überfordert wird“. Das Robert Koch-Institut geht davon aus, dass der Corona Virus längerfristig rund 60 bis 70 Prozent der Bevölkerung erfassen wird. Derzeit sind mindestens 1300 Menschen in Deutschland nachgewiesenermaßen infiziert, drei Menschen sind an den Folgen der Krankheit gestorben. Florence Schulz EA 11

 

 

 

 

Mehr rassistische Gewalt. Berlin richtet Zentralstelle Hasskriminalität ein

 

Im vergangenen Jahr wurden in Berlin deutlich mehr rechtsextreme und rassistische Angriffe registriert. Justizsenator spricht von einer Enttabuisierung der Sprache und Gewalt. Eine neue „Zentralstelle Hasskriminalität“ soll dem gegensteuern.

Die Zahl der rechtsextremen und rassistischen Angriffe in Berlin ist im vergangenen Jahr weiter angestiegen. Insgesamt wurden 390 Angriffe registriert, wie die Opferberatungsstelle Reach Out am Mittwoch in Berlin mitteilte. Das waren 91 Gewalttaten und massive Bedrohungen mehr als 2018 (plus 26 Prozent). Mindestens 509 Menschen wurden dabei verletzt und bedroht (2018: 423). Schwerpunkte waren die Bezirke Mitte, Neukölln und Friedrichshain-Kreuzberg.

Mehr als die Hälfte der Angriffe (219) seien rassistisch motiviert gewesen (2018: 167 von 309), sagte Sabine Seyb von Reach Out. Die Angriffe auf Menschen aufgrund deren sexueller Neigung seien ebenfalls auf 105 Taten gestiegen (2018: 63). Antisemitische Gewalttaten gingen den Angaben zufolge dagegen zurück, von 44 im Jahr 2018 auf 31. Seyb sprach angesichts der Zahlen von einer verstärkten Enttabuisierung und Enthemmung gegenüber ausgegrenzten und diskriminierten Bevölkerungsgruppen. Mig 12