WEBGIORNALE   1-14  giugno  2020

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Il ritorno del metodo comunitario. Un Recovery Fund per il rilancio europeo  1

2.       Conte: "Italia in prima linea nella lotta contro il Covid"  1

3.       Covid-19: il piano dell’UE per rilanciare l’economia  1

4.       Il sottosegretario Ricardo Merlo sugli stanziamenti per l’assistenza ai connazionali in condizioni di indigenza  2

5.       Il rientro dall’estero. Come cambieranno gli spostamenti dal 3 giugno  2

6.       Conte: "Riavviare il motore del Paese"  3

7.       Iniziativa Francco-Tedesca. Parigi-Berlino: la leadership (non l’asse) che muove l’Europa  3

8.       Francoforte. A casa di Marcella  4

9.       Berlino. Online la mostra “Figure per Gianni Rodari. Eccellenze italiane”  4

10.   I temi recenti di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo  4

11.   Il Premio Strega anche ad Amburgo  6

12.   A Monaco di Baviera "Artists for Artists", concerto online sul sito del Consolato  6

13.   Amburgo/Berlino. Il quinto appuntamento di Cinedì Web è per lunedì 1 giugno  6

14.   Piena tutela dell’Aceto Balsamico di Modena in Germania contro le imitazioni 6

15.   Iniziativa Franco-Tedesca. Recovery Fund: “500 miliardi per ricostruire l’Europa”  7

16.   Battaglia su piano Merkel-Macron, 4 Paesi contrari 7

17.   Coronavirus in Germania, nuove proteste dei cospirazionisti: «Virus inventato»  7

18.   Dieselgate, Volkswagen dovrà risarcire i clienti. Rimborsi in base ai chilometri percorsi 7

19.   In Germania riparte il servizio Flixbus, fermo dal 18 marzo per la crisi Coronavirus  8

20.   I tedeschi sognano le vacanze in Italia. Ma Söder (Csu): niente vacanze all’estero  8

21.   L’uso dei fondi per l’assistenza all’estero  8

22.   È italo-islandese il più giovane presidente Corte Ue diritti umani 8

23.   Trattative Ue e riforme. Il Ministro Di Maio a ‘Frontiere’: “Più welfare, meno tasse e riforma del codice degli appalti”  9

24.   Il PE sostiene le autorità locali nella lotta contro gli effetti della pandemia  9

25.   Presentato il “Next Generation EU”: 750 miliardi di cui 172 all’Italia  9

26.   Recovery Fund da 750 miliardi, all'Italia oltre 170  10

27.   Piano Ue, Prodi: finalmente l’Europa è l’Europa. Bella notizia. Ora l'Italia dimostri sapere usare bene fondi 10

28.   Sure, Mes e non solo: un glossario (pop) degli aiuti europei 10

29.   Le promesse  11

30.   Questo virus non è democratico! 11

31.   Rientro al Sud. Per i pensionati una “flat tax” al 7%   11

32.   “Dialoghi nell’emergenza”, webinar del Comites di Basilea sul Rapporto Italiani nel Mondo 2019 della Migrantes  11

33.   Punti di vista  12

34.   Erasmus, metà degli studenti ha scelto di restare all’estero nonostante il coronavirus  12

35.   Una riflessione sui possibili effetti della pandemia sull’emigrazione italiana all’estero  12

36.   Valorizzare le nostre comunità all’estero come parte essenziale del destino dell’Italia  13

37.   Le tattiche  13

38.   Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sul rimpatrio degli italiani all’estero  13

39.   Il reddito di emergenza on line sul sito dell’Inps  13

40.   L’incoerenza  14

41.   “La fabbrica delle idee. I Comites che vorremmo”  14

42.   Conte: "Crisi senza precedenti, si supera solo insieme"  15

43.   Le vacanze degli italiani nell’estate 2020. L’indagine del Touring Club Italiano  15

44.   Il cambiamento  15

45.   Reddito di emergenza anche per gli italiani all’estero  15

46.   Reddito di emergenza per chi rientra. Impegno per i docenti all’estero  16

47.   I propositi 16

48.   Di Maio alla Bildzeitung: “Venite in vacanza in Italia!”  16

49.   Reddito di emergenza senza il vincolo dei due anni di residenza  16

50.   Patronato Acli: riapertura nel segno della sicurezza e della collaborazione  17

51.   La politica  17

52.   Assistenza agli italiani all’estero in difficoltà, il sottosegretario Merlo scrive agli ambasciatori: “Coinvolgete Comites e Cgie”  17

53.   Fase 2. “Si riaprano i confini e si ripristini Schengen”  17

54.   L’impulso del Sottosegretario Merlo e del Cgie per l’ampliamento delle prerogative dei Comites  18

55.   Istituzione della Commissione bicamerale sugli italiani all’estero, illustrate le proposte di legge  18

56.   Virus, partecipazione, voto elettronico per ripartire  18

57.   Tutte le misure di sostegno al reddito per chi rientra in Italia  18

58.   Coronavirus: consigli pratici per viaggiare in sicurezza  19

59.   Al lavoro in videoconferenza il terzo tavolo di coordinamento sul “Turismo delle Radici”  19

 

 

1.       Deutsche EU-Ratspräsidentschaft. Gemeinsam. Europa wieder stark machen. 20

2.       Recovery Plan: Das revolutionäre Moment 20

3.       Die deutsche EU-Präsidentschaft, eine Krisenpräsidentschaft 20

4.       „Ein Akt echter europäischer Solidarität“  21

5.       750 Milliarden im Detail: Das schlägt Ursula von der Leyen vor 22

6.       Ende der Harmonie  22

7.       Italienischer Minister: Wollen keine Debatte „Sparer gegen Verschwender“  23

8.       Europäer sind persönlich optimistisch, blicken aber pessimistisch auf das eigene Land  23

9.       Konferenz zur Zukunft Europas – Teil der deutschen Ratspräsidentschaft?  24

10.   Ein großer Schritt für Europa... aber nur ein kleiner für Italien?  24

11.   Italien: Soziale Probleme durch restriktive Flüchtlingspolitik verschärft 25

12.   Tausende demonstrieren für humane Flüchtlingspolitik  25

13.   Das Ende des amerikanischen Traums  25

14.   Integrationsmonitor 2020. Corona trifft Migranten auf dem Arbeitsmarkt besonders hart 26

15.   Fleischindustrie. Kabinett beschließt nach Corona-Ausbruch Schutz ausländischer Arbeiter 27

16.   „Wenn wir in Europa etwas verändern wollen, müssen wir in Berlin anfangen“  27

17.   USA und Deutschland leben sich auseinander, COVID-19 verstärkt den Trend  28

18.   Bundessozialgericht. Elterngeld auch für arbeitslose EU-Bürger 28

19.   Eckpunkte für Öffnungsstrategien weiterer kultureller Einrichtungen vor 29

20.   Politisch motivierte Kriminalität. Seehofer: „Die größte Bedrohung geht vom Rechtsextremismus aus“  29

21.   Bundesverfassungsgerich. BND muss Grundrechte von Ausländern auch im Ausland achten  29

22.   Treffen mit ostdeutschen Ministerpräsidenten. "Wir müssen sehr sorgsam und achtsam sein"  30

23.   Auf dem Weg zur Deutschen Einheit 30

24.   Heiße Luft 31

25.   Deutsch-französische Initiative zur wirtschaftlichen Erholung Europas nach der Coronakrise  31

26.   BGH: VW muss Kunden Schadensersatz zahlen  32

27.   Gesetzliche Neuregelungen im Juni 2020  32

28.   Ziel verfehlt. Asylverfahren dauern 6,1 Monate  33

29.   Ein Hoch auf den Welthandel 33

30.   Flickenteppich. Bundesweit 60.000 Schüler im islamischen Religionsunterricht 34

31.   Interview mit Fritz Keller. „Wer eine rechte Partei wählt, ist im Fußball falsch“  34

32.   Bundeskanzlerin Merkel zum Tag des Grundgesetzes: Corona-Virus ist Zumutung für Demokratie  34

33.   Ausbeuterische Strukturen. Ausländische Arbeiter in der Fleischindustrie  35

34.   Deutsch-französische Initiative. Gestärkt aus der Krise kommen  35

35.   Interview mit Julia Bernstein. Judensterne auf Anti-Corona-Demos verharmlosen Schoah  35

 

 

 

 

Il ritorno del metodo comunitario. Un Recovery Fund per il rilancio europeo

 

C’è chi lo chiama il “momento Hamilton” dell’Unione europea, riferendosi al padre fondatore degli Stati Uniti e primo segretario al Tesoro che, nel 1790, dichiarò che il governo federale si sarebbe fatto carico dei debiti degli Stati americani durante la guerra di indipendenza. C’è chi parla di un “welfare state continentale“. Altri lo liquidano come un passo verso un vicolo cieco.

Sono alcuni dei commenti alla proposta di Francia e Germania per un Recovery fund di 500 miliardi di euro, finanziato attraverso l’emissione di titoli di debito della Commissione europea per conto dell’Ue e diretto, attraverso sussidi e non prestiti, al sostegno dei settori e Paesi che hanno pagato il prezzo più alto nella crisi.

Le divisioni sul rilancio europeo

Il Presidente Giuseppe Conte e il suo omologo spagnolo Pedro Sanchez lo considerano un avanzamento positivo, anche se non pienamente soddisfacente, mentre una netta bocciatura è arrivata dai Paesi cosiddetti “frugali” – Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia – che rifiutano la logica dei sussidi.

Alla Commissione europea spetta ora il difficile compito di mettere sul tavolo, il 27 maggio, una proposta convincente che tenga conto di tutte le posizioni degli Stati membri e anche di quella del Parlamento europeo, che vorrebbe un Recovery fund di 2mila miliardi, da finanziare attraverso risorse proprie dell’Unione e da trasferire agli Stati colpiti prevalentemente attraverso sussidi. Il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel dovrà poi trovare il consenso a 27 nel vertice del 18 e 19 giugno prossimi.

Uno strumento ambizioso ed equo

La proposta della Commissione ha un significato importante ed è destinata a produrre conseguenze durature a molteplici livelli: economico e istituzionale, oltre che politico. A livello economico, il Recovery fund dovrebbe essere lo strumento attraverso il quale rilanciare l’economia europea, mitigando allo stesso tempo la grave frammentazione tra gli Stati membri generata dalla crisi del coronavirus.

Le conseguenze economiche del Covid-19, che ha colpito alcuni Paesi molto più di altri, sono state infatti asimmetriche: le misure finora introdotte a livello europeo, sebbene necessarie e utili a garantire risorse per la ripresa economica, le hanno rese ancora più marcate. Ne è un esempio il fatto che, dei circa 2mila miliardi di euro in aiuti di Stato autorizzati dalla Commissione europea nell’ambito della sospensione del Patto di stabilità deciso per far fronte all’emergenza, più della metà riguardino la sola Germania.

È per questo che, al fine di garantire una ripresa reale e una tenuta complessiva dell’Eurozona, occorre uno strumento che sia allo stesso tempo ambizioso ed equo. Auspicabilmente, la proposta complessiva della Commissione dovrebbe andare ben oltre i 500 miliardi di euro proposti da Francia e Germania e attestarsi su una cifra più in linea con i 1000 miliardi di euro evocata dalla stessa Presidente Von der Leyen subito dopo il Consiglio europeo del 23 aprile scorso. Le risorse del Recovery fund dovrebbero essere allocate prevalentemente sulla base di sussidi e non di prestiti, evitando di gravare ulteriormente sui bilanci degli Stati membri.

Inoltre, servirebbe che il rimborso dei debiti contratti dalla Commissione fosse fatto a livello europeo, secondo una logica abbastanza vicina a quella dei coronabond. Per questo occorrerebbe un aumento significativo del bilancio comune – che dovrebbe salire fino al 2% del Rnl dell’Ue – e l’introduzione di risorse proprie dell’Unione – che potrebbero prendere la forma di carbon tax, web tax, o di una tassa sulle transazioni finanziarie. Infine, affinché produca gli effetti sperati, servirebbe un fondo disponibile in tempi brevi, senza attendere la conclusione dei difficili negoziati per il prossimo bilancio pluriennale.

Il ritorno del metodo comunitario

A livello istituzionale, l’adozione del Recovery fund da parte della Commissione europea segna il ritorno della dimensione sovranazionale su quella tecnocratica – rappresentata dall’intervento di quantitative easing realizzato dalla Banca Centrale Europea (Bce) all’inizio della crisi – e su quella intergovernativa – simboleggiata dal pacchetto di misure, tra cui il Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes) a condizioni minime per le spese sanitarie, approvato dal Consiglio europeo in aprile. E la sua portata è ancora più significativa se consideriamo che la proposta franco-tedesca e il Recovery fund arrivano dopo la discussa sentenza della Corte di Karlsruhe del 7 maggio scorso che, giudicando il piano di acquisto di titoli pubblici della Bce sproporzionato, ha inferto un duro colpo all’unità dell’ordinamento giuridico dell’Unione, ma allo stesso tempo ha posto la legittima questione di una necessaria riforma politica della governance economica europea.

Ed è qui che riconosciamo la portata politica della proposta che avanzerà la Commissione europea: se il Recovery fund sarà in grado di fornire un’efficace risposta europea alle conseguenze devastanti dell’emergenza coronavirus, testimonierà che ancora una volta il progetto europeo è uscito rafforzato da una crisi e che solo attraverso un potenziamento del metodo comunitario è possibile garantirne la tenuta al di là delle differenze e delle divergenze nazionali. Fornirà, quindi, non solo uno strumento valido nell’immediato che porterà benefici tangibili ai cittadini europei, ma anche una bussola affidabile per orientare il processo di integrazione nel medio e lungo periodo. Nicoletta Pirozzi, AffInt. 26

 

 

 

 

 

Conte: "Italia in prima linea nella lotta contro il Covid"

 

"L'umanità sta attraversando una crisi che non ha precedenti per dimensioni e portata: una crisi che non conosce confini e non risparmia alcuna regione, minaccia la salute pubblica ma sfida anche i nostri sistemi sociali ed economici". Così il premier Giuseppe Conte, intervenendo all'evento 'Financing for development in the era of covid -19 and beyond' promosso dalle Nazioni Unite, Canada e Giamaica.

"Il virus ha mostrato la nostra fragilità globale - rimarca il presidente del Consiglio - Dobbiamo ora rafforzare la nostra capacità di ripresa e i nostri sistemi sanitari, ma anche proteggere e ricostruire, su nuove basi, il nostro tessuto sociale ed economico. Dobbiamo trasformare questa crisi in un'opportunità per trasformare le nostre società".

"La cooperazione internazionale, la visione comune e la solidarietà dei leader oltre i confini sono fondamentali per avere successo. L'Italia agirà di conseguenza: non solo perché crediamo fortemente in un multilateralismo efficace, ma anche perché sentiamo una responsabilità speciale" in vista della "prossima presidenza del G20" dice il premier.

"Sin dall'inizio, l'Italia è stata in prima linea nella lotta contro il Covid-19. Durante l'apice della crisi, abbiamo ricevuto un grande aiuto dai nostri partner e amici internazionali - riconosce il presidente del Consiglio - In cambio, vogliamo dare un contributo chiave ai nostri sforzi collettivi, come abbiamo dimostrato con il lancio e il finanziamento di 'Access to Covid-19 Tools Accelerator'. Questa è solidarietà in azione".

"Il virus potrebbe colpire in modo sproporzionato i Paesi in via di sviluppo, con effetti devastanti nei mesi e negli anni a venire. Cinquecento milioni di persone potrebbero cadere in povertà. La crisi sanitaria potrebbe trasformarsi in una crisi alimentare, soprattutto in Africa e nei Paesi in via di sviluppo" afferma il presidente del Consiglio.

"Questi Paesi hanno bisogno ora, più che mai, di uno spazio fiscale aggiuntivo. In questo spirito, l'Italia ha promosso e aderito all'iniziativa di sospensione del debito del G20" per i Paesi più poveri. "Siamo pronti a sostenere ulteriormente la sostenibilità del debito e garantire la riduzione del debito - aggiunge Conte - Inoltre, riteniamo che il finanziamento dello sviluppo e l'agenda d'azione di Addis Abeba siano fondamentali per promuovere un futuro sostenibile oltre il Covid-19".

Il premier sottolinea che "dobbiamo rafforzare tutti i nostri strumenti di finanziamento, massimizzarne l'impatto e garantire che i nostri investimenti e le nostre politiche non lascino indietro nessuno. Ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci tiene separati. Supereremo questa sfida attraverso la leadership globale, la cooperazione e la responsabilità reciproca". Adnkronos 28

 

 

 

 

Covid-19: il piano dell’UE per rilanciare l’economia 

 

Gli eurodeputati chiedono un pacchetto da 2mila miliardi per aiutare persone e imprese a far fronte alla profonda recessione economica causata da COVID-19

Il 15 maggio il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione europea di presentare un ampio piano per la ripresa economica per mitigare lo shock del coronavirus e porre le basi per un futuro sostenibile.

Previsioni cupe per l’economia

Le ultime previsioni economiche presentate dalla Commissione europea a inizio maggio mostrano che la crisi sanitaria ha causato un grave shock all’economia. A seguito dell’interruzione improvvisa delle attività economiche e delle restrizioni al movimento delle persone, si prevede una contrazione pari al 7,5% per l’economia dell’UE nel 2020. Si tratta di una contrazione notevolmente peggiore rispetto a quella dell’autunno del 2009.

Queste proiezioni potrebbero comunque sottostimare la portata effettiva della recessione, perché la ripresa delle attività economiche sarà graduale e a rischio di una seconda ondata del coronavirus.

La recessione colpisce ogni aspetto dell’economia: molti cittadini temono di perdere il proprio posto di lavoro e non sono disposti a spendere, mentre le imprese devono far fronte a interruzioni nell’attività produttiva. I governi vedono le entrate fiscali scendere e la spesa sanitaria salire con un conseguente deficit di bilancio e debiti e oneri finanziari in crescita.

Occorre una risposta ambiziosa

Nella risoluzione adottata il 15 maggio gli eurodeputati hanno esortato l’UE ad agire in modo coraggioso e decisivo per far fronte alla gravità delle conseguenze economiche della crisi.

Al momento l’UE sta elaborando il prossimo bilancio a lungo termine. Le misure per la ripresa dovrebbero far parte del bilancio dell’UE perché la risposta alla crisi attuale definirà gli sviluppi dei prossimi anni. Il Parlamento sostiene che il pacchetto per la ripresa debba sommarsi ai fondi destinati ai programmi esistenti senza comprometterne i finanziamenti.

Inoltre gli eurodeputati hanno detto di essere pronti a usare il potere di veto sulla proposta del bilancio a lungo termine nel caso in cui la loro richiesta per un bilancio più consistente non sia accolta.

Gli eurodeputati hanno chiesto che i fondi per la ripresa siano destinati a coloro che sono stati più duramente colpiti dalla crisi. Hanno anche chiesto che la maggior parte dei fondi sia distribuita in forma di sovvenzioni perché temono che i prestiti possano peggiorare la situazione finanziaria dei paesi membri che hanno maggiormente sofferto a causa della pandemia.

La risoluzione adottata raccomanda di finanziare il pacchetto per la ripresa attraverso l’emissione dei “recovery bond” garantiti dal bilancio dell’UE. Inoltre sottolinea che occorrono nuove risorse di entrata per il bilancio, per evitare che un bilancio maggiore comporti anche maggiori contributi diretti da parte degli stati membri.

Gli eurodeputati hanno sottolineato che l’UE dovrà continuare a dare priorità alla lotta contro il cambiamento climatico e alla strategia digitale, aggiungendo che occorre creare un nuovo programma sanitario dell’UE per assicurare che le attrezzature mediche siano disponibili in tutta l’Unione europea in caso di bisogno.

Il Parlamento insiste anche per poter esprimersi in merito alle decisioni sul fondo per la ripresa. Nel dibattito in plenaria del 13 maggio gli eurodeputati hanno ricordato che il Parlamento è l’unica istituzione dell’UE eletta e dovrebbe poter vigilare sulle questioni relative al bilancio in virtù della legittimità democratica.

Piano per la ripresa: “Fare presto, fare bene”

“Le indicazioni per il periodo della ricostruzione post-COVID-19 devono essere all’altezza delle domande dei nostri cittadini e delle nostre imprese” ha detto il presidente del Parlamento europeo David Sassoli durante la conferenza stampa del 15 maggio. Il presidente ha esortato l’UE a trovare rapidamente soluzioni per tutelare persone e posti di lavoro, ma ha insistito che il piano dovrebbe essere negoziato tra le istituzioni dell’UE. “Abbiamo bisogno di fare presto, di fare bene” ha concluso Sassoli. Pe 19

 

 

 

 

Il sottosegretario Ricardo Merlo sugli stanziamenti per l’assistenza ai connazionali in condizioni di indigenza

 

ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo ha risposto in Commissione Esteri al Senato all’interrogazione sugli stanziamenti previsti dal decreto Cura Italia per le misure di tutela e assistenza dei connazionali all’estero presentata dagli esponenti del Pd Francesco Giacobbe, eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, insieme ad Alessandro Alfieri e Luigi Zanda.

La richiesta riguarda in particolare i criteri che si intendono seguire per la distribuzione territoriale dei fondi aggiuntivi previsti nel decreto – 4 milioni di euro per le misure di assistenza ai cittadini all’estero in condizioni di indigenza o di necessità – e quelli indicati ai terminali diplomatici e consolari circa la concreta utilizzazione di tali risorse; nonché una possibile loro ulteriore integrazione.

Merlo precisa che tali fondi “serviranno in particolare, ad aiutare i connazionali più vulnerabili ad affrontare le conseguenze dell’emergenza Covid” e “verranno erogati secondo regole e procedure già previste dalla disciplina generale sull’ordinamento e le funzioni degli uffici consolari”.

“L’ufficio consolare – ricorda –  può concedere sussidi ai cittadini che versano in stato d’indigenza, e, in via eccezionale, erogazioni in denaro con promessa di restituzione, per comprovata urgenza, nel caso vi sia uno stato di occasionale grave necessità non altrimenti fronteggiabile”. “Il Cura Italia amplia, per un periodo di tempo, i margini d’intervento della nostra rete all’estero e introduce la possibilità, fino al 31 luglio 2020, di erogare sussidi anche a cittadini non residenti nella circoscrizione consolare – spiega il Sottosegretario, precisando come ciascun ufficio della rete valuta lo stato di necessità in base a “parametri motivati e trasparenti, anche sulla base del contesto locale, come, ad esempio, il numero dei componenti e il reddito complessivo del nucleo familiare, il costo della vita in loco, la possibilità di accesso ai sistemi di welfare pubblico laddove presenti”.

“L’ammontare del sussidio non può quindi essere predeterminato, ma viene valutato in base alle effettive esigenze dei connazionali e alle caratteristiche e specificità del Paese in cui questi si trovano – prosegue Merlo, rilevando come il Cura Italia abbia introdotto, con la possibilità di erogare sussidi anche a cittadini non residenti nella circoscrizione consolare fino al 31 luglio 2020, “un elemento di flessibilità che contribuisce ad accrescere l’efficacia dell’azione degli uffici consolari”. “Una proroga di tale termine non appare, tuttavia, al momento strettamente necessaria, dato che quello della residenza è un criterio che in realtà può essere superato, seppur in via del tutto straordinaria, già in base alla disciplina sul funzionamento degli uffici consolari – segnala Merlo, ricordando come ciò sia possibile “se il connazionale che ne fa richiesta versa in condizioni evidenti ed effettive d’indigenza, anche sopravvenuta a seguito, ad esempio, della chiusura di attività economiche e commerciali o della perdita d’impiego; e che sia stato accertato che il connazionale non sia in grado di contrarre un prestito con promessa di restituzione né di restituirne l’ammontare, neanche in tempi più estesi rispetto ai tre mesi di norma prescritti”.

Quanto ai criteri per la ripartizione delle dotazioni finanziarie assegnate dal Cura Italia, “non è prevista una suddivisione preordinata tra le diverse Sedi, dal momento che non è possibile conoscere in anticipo le richieste di assistenza economica dei connazionali, né la loro entità – spiega Merlo, sottolineando come “la Farnesina provvederà, quindi, a erogare i finanziamenti sulla base di motivate richieste d’integrazione di bilancio degli Uffici all’estero contenenti informazioni dettagliate relative al numero di connazionali che hanno bisogno di essere assistiti e all’ammontare necessario per poter far fronte alle richieste di assistenza. Ciò al fine di poter allocare al meglio le nuove risorse disponibili”.

Il Sottosegretario segnala anche come con “il diffondersi dell’epidemia da Covid-19, le richieste d’integrazione di bilancio da parte degli Uffici della rete diplomatico-consolare stanno aumentando in maniera notevole”: “negli ultimi due mesi sono pervenute, dalla rete diplomatico-consolare, 27 richieste d’integrazione di bilancio per un ammontare complessivo di circa 500.000 euro, così ripartite: il 28 % dall’Europa, il 25 % dall’Africa, il 20 % dall’America Latina, il 18 % dall’Asia, il 4 % dall’America Settentrionale, come pure il 4 % dall’Oceania – segnala Merlo. Egli ricorda inoltre che “mentre molti connazionali, soprattutto quelli residenti nei Paesi dell’Unione europea, potrebbero continuare ad accedere alle coperture previste dai locali sistemi di welfare, sono numerosi i cittadini italiani che invece hanno all’estero un lavoro sommerso o non hanno registrato la propria presenza presso le autorità locali”. “In questo caso non potrebbero accedere alle misure di sostegno sociale o assistenziale nei Paesi in cui si trovano. La situazione per questo gruppo particolarmente vulnerabile di connazionali potrebbe ulteriormente aggravarsi qualora il prolungamento della crisi non permettesse loro di riprendere a lavorare – rileva il Sottosegretario, rilevando come in tal caso “potrebbe essere opportuna un’ulteriore integrazione dei fondi per l’assistenza, il cui valore tuttavia è al momento difficile da quantificare”.

“Sin dall’inizio dell’emergenza epidemiologica, la Farnesina ha fornito indicazioni operative a tutte le Sedi della rete per assicurare la massima assistenza possibile ai nostri connazionali all’estero in una congiuntura imprevista e del tutto straordinaria. Con le novità introdotte dal Cura Italia, nuove, specifiche istruzioni sono state diramate a tutti gli uffici all’estero sulle modalità di erogazione dei sussidi, e sulla necessità di darne la più ampia diffusione possibile ai connazionali e alle comunità, anche attraverso gli organi di rappresentanza degli italiani all’estero – conclude Merlo.

In sede di replica, Alfieri si dichiara soddisfatto. (Inform/dip 25)

 

 

 

 

Il rientro dall’estero. Come cambieranno gli spostamenti dal 3 giugno

 

ROMA - Un focus rivolto ai cittadini italiani in rientro dall’estero e ai cittadini stranieri in Italia. È quello che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha diffuso tramite un tweet.

Da quali regole valgano ora per gli spostamenti da e per l'estero a come cambieranno dal 3 giugno, dagli spostamenti da e per l'aeroporto all'isolamento fiduciario a casa: sono alcune delle questioni affrontate nel focus e che riportiamo qui di seguito.

"1. Quali regole valgono dal 18 maggio al 2 giugno per gli spostamenti da e per l'estero?

Dal 18 maggio al 2 giugno le regole di base restano simili a quelle precedenti. Gli spostamenti da e per l’estero continuano ad essere consentiti solo per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute; resta in ogni caso consentito rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Chi entra o rientra in Italia dall’estero deve trascorrere un periodo di 14 giorni di sorveglianza sanitaria e di isolamento fiduciario presso la propria abitazione o in un’altra dimora scelta dall’interessato o, in mancanza, determinata dalla Protezione civile regionale.Già dal 18 maggio sono però stati ampliati i casi di esenzione da queste regole (vedere faq specifica).

2. Quali regole valgono dal 3 giugno per gli spostamenti da e per l'estero?

Dal 3 giugno saranno liberamente consentiti gli spostamenti per qualsiasi ragione da e per i seguenti Stati: Stati membri dell’Unione Europea (oltre all’Italia, sono Stati membri della UE: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria); Stati parte dell’accordo di Schengen (gli Stati non UE parte dell’accordo di Schengen sono: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera); Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord; Andorra, Principato di Monaco; Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.

Dal 3 giugno le persone che entrano o rientrano in Italia da questi Paesi non saranno più sottoposte a sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario per 14 giorni, a meno che non abbiano soggiornato in Paesi diversi nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia. Ad esempio, una persona che il 14 giugno entra in Italia in provenienza dalla Francia sarà sottoposta a isolamento fiduciario se è entrata in Francia dagli Stati Uniti il 4 giugno, ma non sarà sottoposta a isolamento se lo spostamento dagli Stati Uniti alla Francia è avvenuto entro il 30 maggio o se tra il 31 maggio e il 13 giugno ha soggiornato in Germania. Dal 3 al 15 giugno agli spostamenti da e per Stati diversi rispetto a quelli sopra elencati continuano ad applicarsi le stesse regole che fino al 2 giugno valgono per tutti gli spostamenti da e per l’estero (v. faq precedente).

3. Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?

Di regola, sì. Fino al 2 giugno, chiunque entra o rientra in Italia dall’estero deve trascorrere un periodo di 14 giorni di sorveglianza sanitaria e di isolamento fiduciario presso la propria abitazione o in un’altra dimora scelta dall’interessato o, in mancanza, determinata dalla Protezione civile regionale. Vi sono però eccezioni a questa regola.

4. Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?

L’obbligo di isolamento fiduciario non si applica a: equipaggio di mezzi di trasporto; personale viaggiante; chi entra per comprovati motivi di lavoro, se è cittadino o residente in uno dei seguenti Paesi: Italia, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord); personale sanitario che entra in Italia per l’esercizio di professioni sanitarie; lavoratori transfrontalieri in ingresso e in uscita per andare al lavoro e per tornare a casa; personale da imprese con sede principale o secondaria in Italia che rientra in Italia dopo spostamenti all’estero per lavoro di durata non superiore a 72 ore (3 giorni), che, in presenza di valide motivazioni, possono essere prorogate fino a 120 ore (5 giorni); movimenti da e per la Repubblica di San Marino e lo Stato della Città del Vaticano; funzionari e agenti dell’Unione europea, di organizzazioni internazionali, personale delle missioni diplomatiche e dei consolati; alunni e studenti che frequentano corso di studi in Stato diverso da quello in cui abitano e rientrano a casa almeno una volta alla settimana; breve permanenza in Italia (72 ore, prorogabili per motivate ragioni fino a 120 ore totali) per motivi di lavoro, salute o assoluta urgenza; transito aeroportuale; transito di durata non superiore alle 24 ore (prorogabili eccezionalmente fino a 36 ore totali) per raggiungere il proprio Paese di residenza (ad esempio entrata in Italia con un traghetto dalla Grecia per continuare in macchina fino alla propria abitazione in Germania).

Dal 3 giugno, oltre ai casi sopra elencati, l’obbligo di isolamento fiduciario non si applicherà più alle persone che entrano o rientrano in Italia dai seguenti Paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord. Se nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia c’è stata una permanenza di qualsiasi durata in Paesi diversi da quelli sopra elencati, l’isolamento fiduciario sarà ugualmente necessario. Ad esempio, una persona che il 14 giugno entra in Italia in provenienza dalla Francia sarà sottoposta a isolamento fiduciario se è entrata in Francia dagli Stati Uniti il 4 giugno, ma non sarà sottoposta a isolamento se lo spostamento dagli Stati Uniti alla Francia è avvenuto entro il 30 maggio o se tra il 31 maggio e il 13 giugno ha soggiornato in Germania.

5. Quando inizia l’isolamento fiduciario dopo l’ingresso in Italia?

Di regola, immediatamente dopo l’ingresso in Italia. È consentito solo fare, nel minore tempo possibile, il percorso per recarsi a casa o nella diversa dimora individuata come luogo dell’isolamento. In questo tragitto non è consentito usare mezzi di trasporto pubblico diversi da quello utilizzato per entrare in Italia (ad esempio, all’arrivo a Fiumicino con l’aereo non si può prendere il treno per recarsi in centro a Roma o in qualsiasi altra destinazione). È consentito il transito aeroportuale: chi entra in Italia per via aerea in Italia può prendere, senza uscire dall’aeroporto, un altro aereo per qualsiasi destinazione nazionale o internazionale. Inoltre chi entra o rientra in Italia dall’estero per motivi di lavoro, salute o assoluta urgenza può rinviare l’inizio dell’isolamento fiduciario di 72 ore (o, in casi eccezionali, di 120 ore totali). Il rinvio deve essere motivato dalle esigenze lavorative che hanno giustificato l’ingresso in Italia. Per i casi di esenzione dall’obbligo di isolamento fiduciario vedere la faq precedente.

6. Sono una persona residente all'estero, per raggiungere il Paese in cui vivo abitualmente devo passare per l'Italia. Come mi devo comportare?

Il transito attraverso l'Italia da un Paese estero ad un altro Paese estero, finalizzato a raggiungere - il più rapidamente possibile e senza soste intermedie non strettamente necessarie - la propria abitazione, è consentito, se vi sono ragioni di lavoro, salute o assoluta urgenza. Ad esempio: è consentito il transito aeroportuale (ad esempio viaggio da Caracas a Francoforte con scalo a Fiumicino), purché non si esca dall'area aeroportuale; è consentito ai croceristi che sbarcano in Italia per fine crociera di tornare nel proprio Paese (con spese a carico dell'armatore); è consentito imbarcare il proprio mezzo privato su un traghetto (ad esempio dalla Tunisia o dalla Grecia per l'Italia) e proseguire verso la propria abitazione sullo stesso mezzo privato (ad esempio in Olanda o in Germania). In questo caso la permanenza in Italia non deve superare le 24 ore, prorogabili eccezionalmente di altre 12 ore.

All'imbarco su aereo/nave diretti in Italia è necessario compilare questa autodichiarazione (link modulo Esteri) indicando chiaramente che si tratta di un transito per raggiungere la propria abitazione sita in un Paese diverso dall'Italia. Durante il tragitto in Italia è necessario esibire alle forze di polizia che faranno i controlli questa autodichiarazione (link modulo Interno), indicando chiaramente la stessa ragione. Se insorgono sintomi di Covid-19, è necessario avvisare immediatamente l'autorità sanitaria competente per territorio tramite il numero di telefono appositamente dedicato ed attendere istruzioni. È inoltre importante che, prima di intraprendere il viaggio, ci si informi sulle restrizioni agli spostamenti introdotte non solo dall'Italia, ma anche dagli altri Paesi di inizio, di transito e di destinazione. Durante il transito per l'Italia si raccomanda inoltre di mantenersi in contatto con la rappresentanza diplomatica del proprio Paese competente per l'Italia. Dal 3 giugno, potranno liberamente transitare le persone che entrano o rientrano in Italia dai seguenti Paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord. Se nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia c’è stata una permanenza di qualsiasi durata in Paesi diversi da quelli sopra elencati, il transito resta regolato dalle regole sopra indicate.

7. Sono in rientro con un volo proveniente dall'estero. Posso prendere un altro volo per altra destinazione nazionale o internazionale?

Sì, il transito in aeroporto è consentito, purché non si esca dall'area aeroportuale. Lo spostamento verso la destinazione finale deve essere sempre giustificato da esigenze di lavoro, salute o assoluta urgenza, come tutti gli altri spostamenti.

8. Sono un cittadino straniero o un italiano residente all’estero e mi trovo attualmente in Italia, posso fare rientro nel Paese dove vivo?

Sì, il rientro nel proprio domicilio abitazione o residenza è sempre consentito. Per l'autocertificazione dei motivi degli spostamenti nel territorio nazionale necessari a raggiungere la frontiera si può usare il modulo pubblicato nel sito del Ministero dell'interno. Si raccomanda di verificare prima della partenza le misure previste nel Paese di destinazione per contrastare la diffusione del virus. Si consiglia inoltre di prendere contatto con l'ambasciata del proprio Paese in Italia.

9. Sono in rientro dall'estero. Posso chiedere ad una persona di venirmi a prendere in macchina all'aeroporto, alla stazione ferroviaria o al porto di arrivo?

Sì, ma è consentito ad una sola persona convivente o coabitante nello stesso domicilio del trasportato, possibilmente munita di dispositivo di protezione. Lo spostamento in questione rientra tra le fattispecie di "assoluta urgenza", che dovrà essere autocertificato con il modulo messo a disposizione dal Ministero dell'interno, compilato in tutte le sue parti, indicando, in particolare, il tragitto percorso e il domicilio ove la persona si reca. Salvi i casi di esenzione (vedere faq specifica) Resta fermo l'obbligo di comunicare immediatamente il proprio ingresso in Italia al Dipartimento di prevenzione, per la sottoposizione a sorveglianza sanitaria e a isolamento fiduciario, nonché l'obbligo di segnalare con tempestività l'eventuale insorgenza di sintomi da COVID-19 all'autorità sanitaria”.

La Farnesina riporta anche i moduli di autodichiarazione per gli spostamenti in Italia (che si può scaricare a questo link) e di autodichiarazione in caso di entrata in Italia dall'estero (link). (aise/dip)

 

 

 

Conte: "Riavviare il motore del Paese"

 

E' arrivato il momento di "riavviare il motore economico e produttivo del Paese". E' quanto ha affermato il premier Giuseppe Conte in aula alla Camera per riferire sull'emergenza Covid-19 e sulle riaperture. Per il presidente del Consiglio, "dopo aver superato la fase più acuta dell'emergenza, la sfida" che ci attende "non è meno insidiosa di quella affrontata all'inizio dell'emergenza".

"Gli italiani - ha detto Conte - hanno pienamente compreso il rischio di un virus insidioso e sconosciuto, hanno condiviso un grande sforzo per contenerlo e mitigarlo. Le misure, tranne alcune eccezioni prontamente sanzionate, sono state ovunque rispettate con disciplina e consapevolezza. Se oggi possiamo dire che il peggio è alle nostre spalle lo dobbiamo ai cittadini, che hanno compiuto sacrifici e modificato le loro abitudini di vita". Conte ha voluto sottolineare che "forse non tutti avrebbero assunto decisioni così sofferte, tuttavia, dopo 3 mesi esatti dal primo contagio all'ospedale di Codogno, possiamo affermare di aver compiuto la scelta giusta, l'unica in grado di contrastare" il diffondersi del virus "sull'intero territorio nazionale. Oggi sostengo una scelta altrettanto coraggiosa per un rapido ritorno alla normalità".

"Siamo in condizione di affrontare con fiducia e responsabilità il ritorno alla normalità. Tutti ora conosciamo meglio il virus, le misure" atte a tenerlo a bada, ha spiegato il premier che poi si rivolge "a tutti, ai giovani in particolare di cui comprendo l'entusiasmo: in questa fase più che mai rimane fondamentale" rispettare le regole di "distanziamento sociale e adozione di dispositivi di sicurezza. Non è il tempo della movida e degli assembramenti, bisogna fare attenzione perché esporre se stessi vuol dire anche esporre i proprio cari" ai rischi di contagio.

"Siamo consapevoli che la nuova fase potrà favorire l'aumento della curva del contagio in alcune zone. Lo terremo sotto osservazione e siamo pronti a intervenire. È un rischio calcolato, un rischio che dobbiamo accettare perché non possiamo fermarci in attesa di un vaccino", ha detto ancora Conte, sottolineando che "non possiamo permettere di protrarre" le misure restrittive "per un tempo indefinito, non si possono contrarre diritti se non per un tempo limitato e in presenza di una minaccia grave. Prolungarle oltre il tempo necessario sarebbe irragionevole e incompatibile con i principi della nostra costituzione".

DL RILANCIO - "Con dl Rilancio il governo ha proseguito l'azione di sostegno all'economia ma abbiamo compiuto un passo in più ponendo basi per una ripartenza economica del paese stanziando 55 mld euro. Offriamo il decreto alla valutazione del Parlamento e al contributo migliorativo che verrà. E' un testo molto complesso che supera per entità una manovra tradizionale". Il decreto "potrà essere modificato e migliorato dal Parlamento".

IRAP - Nel dl Rilancio "fra le agevolazioni fiscali a beneficio delle imprese, viene prevista l'esenzione del saldo e acconto Irap". La misura "trattiene all'interno delle imprese 4 miliardi di euro di liquidità, ne beneficeranno 2 milioni di imprese". Ma nel dl rilancio sono previste misure "per tutelare il nostro tessuto produttivo", con interventi anche volti a "favorirne la ricapitalizzazione e difenderne produttività e resilienza".

CONGEDI - Nel dl rilancio "aumentiamo a 30 giorni i congedi di cui possono fruire i genitori dipendenti del settore privato con figli minori di 12 anni, riconoscendo un’indennità pari al 50% della retribuzione ed estendendo l’arco temporale di fruizione fino al 31 luglio 2020".

BANCHE - "Il sistema bancario può e deve fare di più, in particolare per agevolare i prestiti sostenuti da garanzia pubblica", la norma "consente di erogare prestiti nel giro di 24 ore", ha affermato, sollevando le proteste dell'Aula quando affronta il nodo della tempistica, "che mi confermano" le difficoltà esistenti, rimarca il presidente del Consiglio. "In molti casi - dice Conte - sono state rispettate le tempistiche, ma in tanti casi, questo non sta avvenendo".

VACANZE IN ITALIA - Quindi l'appello ai cittadini: "Abbiamo prestato particolare attenzione al turismo, un settore importante in Italia e messo a dira prova, occorre puntare sulla mobilità interna. Colgo l'occasione per invitare i cittadini a fare vacanze in Italia, scoprire le bellezze che non conosciamo e tornare a godere di quelle che si sono già note, anche questo è un modo per" spingere "il rilancio del Paese". "Siamo consapevoli che il turismo richiede ulteriori interventi, che ci riserviamo di attivare non appena sarà definito il piano dei finanziamenti alla ripresa in sede europea", riconosce Conte, dopo aver snocciolato tutti gli interventi che il decreto rilancio dedica al turismo, "un comparto che mobilita oltre il 13% del nostro Pil, e che è stato messo a dura prova dall’impatto globale del Covid-19".

TAMPONI - "Il metodo è testare, tracciare, trattare", secondo Conte. Sui test "stiamo potenziando i controlli tramite test sierologici, dobbiamo incrementare l'utilizzo dei test molecolari per mappare la diffusione del contagio all'interno del Paese. In Italia fin qui sono stati fatti oltre 3 milioni di tamponi: siamo al primo posto per numero di tamponi per abitanti. Sono 5.134 tamponi per 100mila abitanti". Sul tracciamento "nei prossimi giorni partirà la sperimentazione app Immuni, i dati saranno impiegati solo tracciare diffusione virus e cancellati appena finirà l'emergenza". Quanto al trattamenti dei pazienti, il premier ha ricordato i 3,5 mld del dl Rilancio destinati alla sanità.

OPERE PUBBLICHE - "Attivare il motore delle opere pubbliche è una priorità per tutte le forze di maggioranza che sostengono questo esecutivo, e alcune di esse hanno già elaborato proposte alcuni articolati, che troveranno senz’altro ampio spazio nel decreto-legge, al cui interno una sezione specifica sarà dedicata al rafforzamento della capacità di spesa e all’accelerazione dei cantieri". "Al riguardo, prevediamo di definire un elenco prioritario di 'opere strategiche', di grandi e medie dimensioni, che potranno essere realizzate con un iter semplificato rispetto al quadro normativo vigente, valutando - laddove è opportuno - la concessione di poteri derogatori, senza che ciò faccia venir meno i controlli più rigorosi, che assicurano piena trasparenza e tengono lontano gli appetiti delle infiltrazioni criminali".

SCUOLA - "Siamo convinti che non vi sia futuro per il nostro Paese senza un investimento ambizioso nella scuola, nell’università, nella ricerca e nella formazione", rimarca il premier, sottolineando come si tratti di "ambiti cruciali che hanno ricevuto ampia considerazione nel decreto rilancio”. "La gestione del rientro a scuola a settembre - illustra dunque il presidente del Consiglio - comporterà ingenti costi di organizzazione e le scorse settimane ci hanno mostrato l’importanza di aumentare la digitalizzazione dei nostri istituti e della nostra didattica: proprio a questo fine stanziamo 1 miliardo e 450 milioni di euro in due anni a beneficio della scuola". "Un ulteriore stanziamento di 1,4 miliardi è destinato al rafforzamento del sistema universitario e della ricerca, uno stanziamento che consente di assegnare 4.000 posti aggiuntivi da ricercatore, oltre ai 1.600 già deliberati con la legge di bilancio per il 2020, di potenziare il diritto allo studio e di investire in un grande programma di ricerca nazionale. E’ il più grande investimento fatto nel campo dell’università e della ricerca degli ultimi vent’anni - rivendica Conte - questo, forse, è il più importante legato che consegniamo allo sviluppo del Paese". Adnkronos 21

 

 

 

 

Iniziativa Francco-Tedesca. Parigi-Berlino: la leadership (non l’asse) che muove l’Europa

 

La risposta all’emergenza Covid-19 passa anche per strade già conosciute: l’iniziativa congiunta franco-tedesca per un Recovery Fund europeo conferma la centralità dei due Paesi promotori nel processo di rilancio dell’Unione europea. Il progetto franco-tedesco riporta al centro l’Unione: pur rappresentando – almeno nelle intenzioni iniziali – uno strumento operativo solo nel breve periodo, il fondo pone al centro il bilancio settennale dell’Unione. Da anni il rafforzamento del bilancio viene individuato come uno dei principali mezzi per un’Unione più efficace ma anche più coesa.

Il duo Angela Merkel-Emmanuel Macron ha avanzato una proposta che replica la tattica diplomatica utilizzata questo periodo dall’Unione europea: quella di presentare un progetto che contenga proposte diverse che possono essere utilizzate da ciascuno Stato per mostrare ai propri cittadini di aver ottenuto quello che voleva o di non aver ceduto su aspetti fondamentali. Mentre olandesi ed austriaci sono stati rassicurati (ma ancora non del tutto) sull’esistenza di una qualche forma di condizionalità e sulla portata temporalmente circoscritta del programma, italiani, spagnoli ed altri Paesi mediterranei hanno incassato la promessa di essere tra i beneficiari netti, nonché l’intenzione di accrescere la convergenza nel campo dell’armonizzazione tributaria.

L’annuncio del piano presentato in videoconferenza da Berlino e Parigi ha suscitato reazioni diverse e ha riproposto, come in vari momenti nel passato, l’immagine di un asse franco-tedesco come motore dell’Europa. L’immagine dell’asse viene evocata soprattutto da coloro che da tale intesa privilegiata si sentono esclusi: l’Italia, ad esempio, è uno di quei Paesi maggiormente insofferenti rispetto a quella che sentono come il dominio dell’Europa carolingia. Come in passato, anche quest’iniziativa ha suscitato diversi malumori, alimentati dalla scelta apparentemente discutibile di avanzare questa proposta fuori dal Consiglio.

Due Paesi in transizione

Sarebbe però esagerato vedere in questo progetto il frutto di un vero e proprio asse tra Parigi e Berlino, tra l’altro animato da ambizioni egemoniche. La realtà è che il presunto asse appare particolarmente problematico e squilibrato a causa delle dinamiche interne che caratterizzano i due Paesi, in particolare la Francia. Il partito di Macron ha infatti di recente incassato una scissione a sinistra che, pur non risultando particolarmente rilevante in termini numerici, rende il suo partito meno trasversale e maggiormente dipendente dalla corrente di centro-destra. L’idea iniziale della République en Marche di scardinare la dialettica destra-sinistra in nome di un progetto nuovo e comune si consuma, mentre il partito perde la componente della sinistra-ecologista e si attesta (almeno per il momento) su posizioni più conservatrici. Pure la Germania vive un momento di transizione: anche se la successione ad Angela Merkel è congelata e la linea tenuta dal governo ha ottenuto un’approvazione crescente, non si può dimenticare che anche a Berlino gli equilibri politici sono dinamici.

Oltre ad essere entrambi due Paesi in transizione, Francia e Germania sono due realtà con differenze sostanziali, con due modelli di leadership che non coincidono: per questi motivi l’idea di ridurre tutto all’immagine monolitica dell’asse Parigi-Berlino appare, per quanto retoricamente attraente, quanto meno riduttiva.

Un’Ue di soluzioni concrete

Una cosa però unisce i due Paesi, e cioè la convinzione che l’Unione europea possa uscire dalla crisi solo con un approfondimento del processo di integrazione che sia, al contempo, l’occasione per una riconnessione tra Unione e cittadini europei. Abbandonati i progetti monnettiani di un’Europa integrata ma non spiegata, il progetto disegnato va nella direzione di un’Europa capace di intervenire per soddisfare i bisogni più pressanti dei suoi cittadini, definendo al contempo un sistema partecipativo che dovrebbe contrastare sia il populismo emergente all’interno dei Paesi membri sia le tendenze al free riding di alcuni degli Stati.

Come ogni progetto che si fonda sulla partecipazione popolare, anche l’Ue richiede però solidità della leadership e questo riporta l’attenzione sui due Paesi promotori. Sebbene sia da attendersi un progressivo coinvolgimento degli altri Stati membri nello sviluppo del fondo per la ripresa, la spinta propulsiva di Francia e Germania rimane una componente fondamentale. Per questo motivo ogni esitazione o disponibilità condizionata dai promotori – questo spiega l’importanza e i rischi derivanti dalla recente pronuncia della Corte costituzionale tedesca – rischia di minare le basi dell’ennesimo rilancio della costruzione europea. Federico Niglia, AffInt. 19

 

 

 

 

Francoforte. A casa di Marcella

 

Ho conosciuto Marcella in una mattina di nebbia a Mestre, oltre quarant´anni fa, nel gennaio del 1979. Per parlare di lei, sono obbligato a parlare, il meno possibile, anche di me, per fare capire la situazione di una giovane donna in un’Italia diversa, sempre difficile. Avevo accettato l´invito di Cesare De Michelis, che con la sua casa editrice “Marsilio” aveva pubblicato un mio libro. Eravamo amici e mi chiese di dirigere il “Diario di Venezia” appena nato, un’iniziativa editoriale stimolante, il primo quotidiano stampato con le nuove tecnologie, con i computer. Era una rete di giornali locali del partito socialista, ma l’amicizia con De Michelis non era politica. Io non sono mai stato iscritto a nessun partito, anche se ho le mie idee. Penso che un giornalista non debba avere una tessera, dovrebbe bastare quel che scrive.

Ed era questo giá un punto di contatto con Marcella, che vidi seduta in redazione, con i colleghi, alle prime armi o con esperienza, che dovevano approvare la mia nomina. Una squadra mista, di veneti, che erano iscritti al partito, e di “stranieri”, giovani che erano venuti per conquistare la tessera di professionisti, e di professionisti assunti dalle liste di disoccupazione.

Scoprii che Marcella Continanza veniva da Como, ma era del sud. Era straordinariamente motivata e pronta a imparare. E non sapeva scrivere a macchina. Il problema del “Diario”, come scoprii subito, era la mancanza di mezzi: in tutta la redazione le macchine da scrivere erano appena due per 15 redattori. Le feci comprare subito e fu il primo scontro con il partito. E scoprii che non tutti i giovani erano disposti a imparare il mestiere, che ha regole precise. I giornalisti sono in un certo modo degli artigiani.

Marcella scriveva poesie, mi confessò, e le raccomandai di non dirlo anche ai colleghi. Chi scrive versi o romanzi e mal visto in una redazione. Le poesie vanno scritte a mano, un articolo di cronaca a macchina le dissi. Lei divenne veloce, si esercitava per conto suo. Le correggevo i primi articoli, come avevano fatto con me ai miei inizi. E non avevo bisogno di correggerla due volte. Imparava subito, e aveva un talento innato. Per le poesie e per il giornalismo.

Altri, pensavano di saper già tutto. Se li correggevo, ripondevano: ma io penso di fare diversamente. Non c´erano all´epoca scuole di giornalismo, che – io credo – va imparato sul campo. La teoria è indispensabile ma conta quasi niente senza la pratica.

Non era facile la vita per Marcella a Mestre. Lo stipendio di praticante, lo ricordo bene, era intorno alle 600mila lire, che se si vive in una pensione, lontano da casa, bastavano appena per sopravvivere. E chi veniva da fuori si scontrava con un ambiente chiuso. Mestre è unita a Venezia ma è un altro mondo.

La tipografia si trovava a Mogliano, per noi venuti da fuori un posto sperduto nel retroterra. Non sono mai riuscito a trovarlo da solo, in un intrico di rettilinei, tra la nebbia e i canali. Il giornale veniva impaginato da un redattore anziano, ma comporre il giornale deve essere imparato da tutti. A turno a Mogliano dovevano andare tutti, anche Marcella, e un’altra giovane redattrice. Però ordinai che dovevano essere prese e riportate in auto da qualcuno, un collega o un tipografo. L´impaginazione finiva alle due di notte. Fui attaccato dalle femministe di Venezia: non avrei dovuto tutelare le donne, dovevano cavarsela da sole. Incredibile. Ma se le avessi esentate dal turno in tipografia, non avrebbero imparato.

Questo serve a capire quale era l´atmosfera in cui si trovò Marcella. Io ero inviato al “Giorno”, per dirigere il “Diario” avevo chiesto un´aspettativa di sei mesi. Da duecento copie, la squadra di vecchi e di giovani giunse in certi giorni a 30mila copie. Io tornai al Giorno, Marcella divenne professionista, e il Diario chiuse.

La ritrovai con sorpresa in Germania, a Francoforte. Io ero a Bonn, come corrispondente. Ora era lei, l´unica professionista al “Corriere d´Italia”, l´unica pubblicazione in italiano in Germania. Aveva imparato il mestiere, e ancora una volta si trovava in un ambiente estraneo.

Non sapeva il tedesco, eppure riusciva benissimo a svolgere il suo lavoro. Grazie al carattere e al talento. Mi raccontò le sue esperienze in Italia. Aveva fondato una rivista di cinema “Vietato fumare", il cinema era un´altra sua passione, ma era rimasta vittima del suo successo. “Vietato fumare” le fu tolto da chi pensava solo a un buon affare.

Con la crisi, il “Corriere d´Italia” fu costretto a risparmiare, e Marcella era l´unica professionista con uno stipendio regolare. E fu la prima vittima. Suppongo anche perché era una donna. La Germania era generosa con chi ha delle iniziative, e Marcella sempre con il suo tedesco riusciva a entrare in contatto con tutti, con il municipio di Francoforte, con le associazioni culturali, e otteneva quel che desiderava, per le sue iniziative a favore delle donne. Perché non serve la lingua per riconoscere la passione e il talento.

Marcella fondò una nuova rivista, “Clic Donne Duemila”, creò un corso di scrittura, organizzò il concorso di poesia per le donne emigrate. La poesia serve a sopravvivere ovunque ti trovi. E Marcella è la prova che la cultura serve, e ha un profitto difficile da calcolare. Un utile da calcolare non in marchi, in lire o in euro. Marcella ha sempre giocato fuori casa, ma si è sempre trovata a casa sua, e tutti si sono sentiti a casa, accanto a Marcella. Roberto Giardina, aise/dip 18 

 

 

 

 

Berlino. Online la mostra “Figure per Gianni Rodari. Eccellenze italiane”

 

Berlino.  Nel 2020 ricorre il centenario della nascita di Gianni Rodari (23 ottobre 1920), autore noto in tutto il mondo, tra i più amati e innovatori scrittori per l'infanzia.

Fiabe, filastrocche, racconti e romanzi caratterizzano la sua vastissima produzione, oltre al fondamentale testo saggistico “La grammatica della fantasia”, pietra miliare della cultura pedagogico-letteraria. Rodari fu il primo, ed unico, autore italiano ad essere insignito del prestigioso Hans Christian Andersen Award, il "Premio Nobel" della narrativa per l’infanzia, ricevuto nel 1970.

Innovativa, universale e sempre attuale, l’opera di Rodari viene ristampata senza sosta e rimane fonte inesauribile di ispirazione per numerosi artisti.

Una mostra, realizzata da Bologna Children’s Book Fair e Regione Emilia-Romagna, celebra questo anniversario con le opere di illustratori italiani che hanno interpretato Rodari. Si tratta di "Figure per Gianni Rodari. Eccellenze Italiane", che, curata da Cooperativa Giannino Stoppani/Accademia Drosselmeier, presenta le opere di ventuno illustratori italiani, sia personalità storiche sia grandi contemporanei e giovani artisti, ciascuno rappresentato da tre opere.

La mostra, che aveva appena iniziato la sua circuitazione anche all'estero, era stata programmata tra le attività espositive dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino, già partner, insieme all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, di un’altra (e fortunatissima) mostra dedicata alle eccellenze dell’illustrazione italiana, anch’essa realizzata grazie alla collaborazione tra Bologna Children’s Book Fair e Regione Emilia-Romagna, e di cui la mostra dedicata a Rodari è un ideale proseguimento.

A causa dell’emergenza da coronavirus, che ha imposto la chiusura della sede, l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino la propone online sul suo sito web e canali social.

Questi gli artisti in mostra: Bruno Munari, Emanuele Luzzati, Altan, Beatrice Alemagna, Gaia Stella, Olimpia Zagnoli, Manuel Fior, Alessandro Sanna, Valerio Vitali, Simona Mulazzani, Chiara Armellini, Anna Laura Cantone, Fulvio Testa, Maria Chiara Di Giorgio, Giulia Orecchia, Nicoletta Costa, Federico Maggioni, Francesca Ghermandi, Pia Valentinis, Vittoria Facchini ed Elenia Beretta.

Il lavori sono raccolti nel catalogo edito dalla casa editrice Einaudi Ragazzi, che detiene i diritti mondiali dell'opera dello scrittore. (aise/dip 21)

 

 

 

 

I temi recenti di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo

 

 

Vivere in Germania. Il sistema scolastico in Germania. È online il nostro nuovo video e approfondimento per rispondere alle tante domande degli italiani che vivono in Germania o che pensano di trasferirsi qui. Questa volta Luciana Mella spiega le 7 cose fondamentali da sapere sul sistema scolastico in Germania.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/vivere-in-germania-sistema-scolastico-100.html

 

28.05.2020. L’Europa c’è. Il Recovery Plan presentato ieri da Ursula von der Leyen è un nuovo patto generazionale che stanzia 750 miliardi di euro per riparare alla crisi, ma anche per preparare un futuro migliore. Ne parliamo con Marta Dassù, studiosa di politica internazionale.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/recovery-fund-next-generation-eu-100.html  

 

Le nuove rotte della migrazione. Il coronavirus non ha fermato gli sbarchi in Sicilia anzi, secondo il procuratore della repubblica di Agrigento Luigi Patronaggio, c’è stato un salto di qualità nel traffico di esseri umani.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/coronavirus-sbarchi-tunisia-100.html

 

27.05.2020. ThyssenKrupp: chiesta la semilibertà

I due manager tedeschi condannati per l'incendio di Torino non sono ancora in carcere. La notizia arriva a Radio Colonia dalla Procura di Essen. Colpa del lockdown, mentre i manager chiedono già la semilibertà: ennesimo schiaffo per i familiari delle vittime. L’approfondimento di Cristina Giordano.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/thyssenkrupp-semiliberta-100.html  

 

Il piano per l'Europa. Ursula von der Leyen ha presentato un piano ambizioso per assicurare una ripresa economica all'Europa dopo il Coronavirus: sarebbero 750 i miliardi a disposizione.

 https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/von-der-leyen-corona-eu-100.html

 

Sopravvissuti a Stazzema, cavalieri in Germania. Sono sopravvissuti ad una delle più feroci stragi nazifasciste perpetrate in Italia. Dopo 76 anni Enrico Pieri ed Enio Mancini hanno ricevuto un importante riconoscimento dalla Germania. Enio Mancini ci racconta la sua storia e la sua missione.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/stazzema-mancini-cavalieri-102.html  

 

26.05.2020. Salvataggio di stato per Lufthansa

Anche la compagnia di bandiera tedesca è in crisi a causa del Coronavirus. Lo stato stanzia 9 miliardi ma manca ancora il via libera della Commissione Europea. Ne parliamo con Gianni Dragoni del Sole 24 Ore.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/salvataggio-lufthansa-100.html  

 

La pandemia e gli ambientalisti

Il Coronavirus ha impedito di scendere in piazza anche al movimento ambientalista Fridays for Future che però non ha esaurito la sua spinta rivoluzionaria, come ci racconta Luca Sardo, leader italiano del movimento.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/friday-for-future-coronavirus-100.html  

 

Il fantasma dei fatti. Olivetti, Eni, Comitato nazionale per l'energia nucleare e Istituto Superiore di Sanità. Quattro storie con un destino comune, come i loro protagonisti, segnarono storicamente il declino italiano nella ricerca e nell‘innovazione. Bruno Arpaia racconta i fantasmi della storia d’Italia.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/pagine-scelte/bruno-arpaia-fantasma-100.html  

 

25.05.2020. Il virus e la fine di un'epoca. È la teoria del filosofo Giorgio Agamben. Il coronavirus e le conseguenti misure restrittive prese dai governi potrebbero determinare la realizzazione di un nuovo modello di società.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/agamben-coronavirus-100.html  

 

Brasile al collasso. Il Coronavirus dilaga in tutto il Paese e il presidente Bolsonaro è sempre più in difficoltà. Ne parliamo con l'esperto di America Latina, Alfredo Somoza. https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/brasile-collasso-100.html  

 

 22.05.2020. FCA e i paradisi fiscali

A causa della crisi causata dal Coronavirus, anche Fiat Chrysler ha chiesto aiuti al governo italiano. È una richiesta legittima considerando che la holding FCA ha sede legale in Olanda e fiscale in Gran Bretagna? Ne abbiamo parlato con Angelo Mincuzzi giornalista specializzato in economia e finanza del Sole 24ore.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/fca-paradisi-fiscali-100.html  

 

Speciale: Coronavirus. Ascolta e riascolta qui tutti i nostri approfondimenti tra Italia e Germania, ma non solo, sul virus che sta cambiando la vita di milioni di persone in tutto il mondo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/coronavirus-italia-germania-100.html

 

Vivere in Germania. Scopri il nostro nuovo formato video per rispondere alle domande più frequenti degli italiani che vivono in Germania. O che stanno pensando di trasferirsi. Guarda i primi video con Luciana Mella sull’AIRE, sull’assicurazione sanitaria, la Krankenkasse, e sul sistema scolastico.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/vivere-in-germania-aire-100.html

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/vivere-in-germania-krankenkasse-100.html

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/vivere-in-germania-sistema-scolastico-100.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi e Elisabetta Gaddoni

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-478.html

 

Scopri i concerti di artisti italiani in Germania

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/anticipazioni-calendario-100.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati

I commenti sportivi di Agnese Franceschini

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/sport-106.html

 

20.05.2020. Mezzo secolo di diritti sul lavoro. Il 20 maggio del 1970 entrò in vigore in Italia la legge nota come Statuto dei Lavoratori. Nel corso degli anni si è tentato di modificarla ma resta la colonna portante del diritto del lavoro italiano. Ne parliamo con Sergio Cofferati ex segretario generale della Cgil.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/lavoratori-cofferati-100.html  

 

Covid-19: aiuti italiani per chi è all‘estero. Una buona notizia: gli italiani che rientreranno in Italia entro il 30 giugno, e che sono in estreme difficoltà economiche, potranno chiedere il Reddito di emergenza. Fondi aggiuntivi anche per chi è residente AIRE. Ecco cosa ha stanziato il governo Conte.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/covid-aiuti-ita-100.html  

 

L'emergenza sta rientrando. Oltre alle statistiche quotidiane del RKI, lo conferma ai nostri microfoni anche l'infermiera Francesca Cannatelli che lavora all'ospedale Malteser St. Hildegardis di Colonia.  

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/cannatelli-infermiera-100.html

 

19.05.2020. Viaggiare sì o no? Il vertice in videoconferenza dei ministri degli esteri europei avrebbe fissato il 15 giugno come data per la ripartenza del turismo. Ma in Germania ed in Italia si sta veramente pensando alle vacanze? E chi rinuncia ad un viaggio ha diritto al rimborso?

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/viaggiare-quando-106.html  

 

La cultura riparte a fatica. Con le nuove misure di apertura delle attività pubbliche ripartono anche le iniziative culturali in Italia. Ne abbiamo parlato con Andrea Cancellato, presidente di Federculture.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/cultura-fatica-100.html  

 

Adriana Altaras e "Gli occhiali di Tito"

L'attrice e regista di Berlino, vincitrice di due premi alla Berlinale, nel suo libro racconta in modo avvincente le vicende rocambolesche della sua famiglia ebrea, che fugge prima dallo sterminio nazista e poi dal comunismo di Tito.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/eccellenze-italiane/adriana-altaras-126.html  

 

18.05.2020. Via alla "fase 2 bis"

Nel Belpaese hanno riaperto in molte regioni i negozi, i bar e i ristoranti, i parrucchieri, ma anche i musei, le biblioteche e le spiagge. Vertice in videoconferenza dei ministri degli esteri tedesco e di alcuni Paesi europei sulle prospettive di circolazione per chi viaggia nei prossimi mesi.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/fasedue-italia-100.html  

 

Sindrome di Kawasaki e Covid-19. Si ipotizza una correlazione tra le due malattie, ne abbiamo parlato con Lucio Verdoni, pediatra dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove è stato condotto uno studio sulla possibile connessione tra il Coronavirus e questa sindrome che si riscontra nei bambini.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/kawasaki-corona-102.html  

 

15.05.2020. Più forti del Coronavirus? Il Pil tedesco nel primo trimestre 2020 scende del 2,2. La recessione causata dal Coronavirus è arrivata. In crisi anche molte aziende italiane che operano in Germania. Altre, invece, stanno superando brillantemente questo momento difficile.  

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/recessione-causata-dal-coronavirus-100.html  

 

Siamo esseri vulnerabili. Con il Covid-19 l'umanità si è riscoperta vulnerabile. La globalizzazione capitalista ci ha presentato il conto. Sta a noi ora ripartire con un nuovo modello di società. È la tesi di fondo del saggio di Emanuele Parsi "I vulnerabili – come la pandemia cambierà il mondo" (Piemme).

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/siamo-esseri-vulnerabili-100.html  

 

La «fase 2» in Germania

Stefano, Serena, Kinzica e tanti altri hanno risposto al nostro appello e all'inizio del lockdown tedesco ci hanno raccontato la crisi della pandemia in un video postato sui nostri social network. Dopo averci commosso, Cristina Giordano è tornata a risentirli, per farsi raccontare come vivono questa nuova fase di restrizioni.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/la-fase-due-in-germania-100.htm

 

Quando c'è la comunità. Le testate giornalistiche appartenenti alla Comunità radiotelevisiva italofona (CRI) e diversi esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo italiani hanno realizzato una coproduzione sul senso di essere comunità in tempi di pandemia. Ecco i loro contributi.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/comunita-radiotelevisiva-italofona-100.html

 

Speciale: Coronavirus. Ascolta e riascolta qui tutti i nostri approfondimenti tra Italia e Germania, ma non solo, sul virus che sta cambiando la vita di milioni di persone in tutto il mondo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/dossier-e-speciali/coronavirus-italia-germania-100.html

 

Vivere in Germania. È partito il nostro nuovo formato video per rispondere alle domande più frequenti degli italiani che vivono in Germania. O che stanno pensando di trasferirsi. Guarda i primi video con Luciana Mella sull’AIRE e sull’assicurazione sanitaria, la Krankenkasse.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/vivere-in-germania-aire-100.html

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/vivere-in-germania-krankenkasse-100.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi e Elisabetta Gaddoni

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-474.html

 

Scopri i concerti di artisti italiani in Germania

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/anticipazioni-calendario-100.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati

I commenti sportivi di Agnese Franceschini

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/sport-106.html  RC/de.it.press

 

 

 

 

Il Premio Strega anche ad Amburgo

 

Amburgo - Da anni l’appuntamento di luglio con il Premio Strega, l‘importante premio letterario istituito a Roma nel 1947 da Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del Liquore Strega, è presente nel calendario dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo e genera particolare curiosità. In particolare nel 2015 un gruppo di lettura dell’Istituto, composto da appassionati di letteratura italiana, che si incontra una volta al mese per il ciclo “Caffé Letterario” in cui ci si scambiano – in tedesco e in italiano – opinioni, impressioni ed esperienze personali su un romanzo italiano contemporaneo scelto di volta in volta per l'occasione, si è costituito Comitato ed è entrato a far parte della giuria degli Istituti Italiani di Cultura all’estero (20) che votano il miglior romanzo italiano dell’anno. Da allora la “corsa allo Strega” dei 12 autori selezionati innesca nel pubblico di lettori amburghesi una particolare fibrilazione!

Quest’anno i finalisti (5) verranno annunciati martedi 9 giugno. Il vincitore invece sarà proclamato giovedì 2 luglio.

Insieme all'Istituto Italiano di Cultura di Vienna e alle case editrici Hanser di Monaco di Baviera e Paul Zsolnay di Vienna, l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo ha realizzato quest'anno un piccolo e raffinato opuscolo con estratti dei 12 romanzi nominati e le relative traduzioni in tedesco, che stuzzicherà l'appetito di soci e amici.

Il libricino bilingue intitolato "12 Incontri con il romanzo italiano contemporaneo" come semplice pdf può essere scaricato cliccando questo link.

Il Premio Strega è un importante premio letterario che viene assegnato ogni anno ad un libro italiano di recente pubblicazione. Il periodo di pubblicazione deve essere compreso tra il 1° marzo dell’anno precedente e il 28 febbraio dell’anno in corso. Alla giuria, composta da 400 persone provenienti dal mondo della cultura e nota come “Amici della Domenica” si aggiungono a partire dal 2017, 20 voti collettivi espressi da scuole, università e gruppi di lettura, di cui 15 circoli presso le Biblioteche di Roma, 200 voti espressi da studiosi, traduttori e intellettuali italiani e stranieri selezionati da 20 Istituti Italiani di Cultura all’estero, 40 lettori forti selezionati da 20 librerie indipendenti distribuite in tutta Italia, per un totale di 660 aventi diritto. I libri da selezionare sono proposti da due degli Amici. Le votazioni si svolgono sempre in due turni di scrutinio: la prima si svolge a giugno in casa Bellonci, dove vengono scelti cinque (cinquina) favoriti tra i 12 autori selezionati. Il secondo scrutinio, che determina il vincitore del Premio Strega, si tiene solitamente all'inizio di luglio presso lo splendido Ninfeo di Villa Giulia a Roma.

I 12 autori selezionati del Premio Strega 2020 sono Silvia Ballestra, "La nuova stagione" (Bompiani, 2019); Marta Barone, "Città sommersa" (Bompiani, 2020); Jonathan Bazzi, "Febbre" (Fandango Libri, 2019); Gianrico Carofiglio, "La misura del tempo" (Einaudi, 2019); Gian Arturo Ferrari, "Ragazzo italiano" (Feltrinelli, 2020); Alessio Forgione, "Giovanissimi" (NN Editore, 2020) ; Giuseppe Lupo, "Breve storia del mio silenzio" (Marsilio, 2019); Daniele Mencarelli, "Tutto chiede salvezza" (Mondadori, 2020); Valeria Parrella, "Almarina" (Einaudi, 2019) ; Remo Rapino, "Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio" (Fax minimo, 2019); Sandro Veronesi, "Il Colibrì" (La Nave di Teseo, 2019); Gian Mario Villalta, "L'apprendista" (SEM, 2020). (aise/dip 26)

 

 

 

A Monaco di Baviera "Artists for Artists", concerto online sul sito del Consolato

 

Monaco di Baviera - In occasione della ricorrenza della Festa della Repubblica Italiana il Consolato Generale d’Italia a Monaco di Baviera ha organizzato una raccolta fondi da destinarsi al sostentamento e supporto di musicisti italiani, liberi professionisti che abbiano subìto danni economici in relazione alle restrizioni governative imposte a causa dell’emergenza Covid-19.

"Artists for Artists" è il titolo dell'iniziativa che vedrà il concerto per flauto e pianoforte del Maestro Paolo Taballione e del Maestro Fabio Cerroni andare in scena martedì 2 giugno online sul sito del Consolato stesso.

Dal 2006 al 2008 Paolo Taballione ricopre il ruolo di primo flauto nell’Orchestra del Maggio Musicale fiorentino sotto la direzione di Zubin Mehta e dal 2008 è primo flauto solista della Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera. Dal 2017 è professore di flauto del Mozarteum, la prestigiosa Università di Salisburgo. Affermato solista a livello internazionale, tiene concerti e masterclass in tutto il mondo per i maggiori festival internazionali di musica classica.

Fabio Cerroni dal 2007 è maestro collaboratore presso la Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera, dove ha lavorato con direttori come Z. Metha, K. Nagano e K. Petrenko. Di recente ha iniziato una collaborazione, come direttore d'orchestra, con il Landestheater Niederbayern di Passau.

È possibile effettuare donazioni a: Circolo Cento Fiori e.V., Banca: GLS Bank, IBAN: DE09 4306 0967 8204 6052 00, BIC: GENODEM1GLS, indicando come causale "Artists for artists - Spende Covid19".

L'iniziativa gode della collaborazione dell'Istituto Italiano di Cultura di Monaco, del Comites, del Circolo Cento Fiori e dellArtists Management Amadé.

(aise/dip 22)

 

 

 

 

Amburgo/Berlino. Il quinto appuntamento di Cinedì Web è per lunedì 1 giugno

 

Dopo il grande successo web con i film “La terra dell’abbastanza” (Boys cry) dei fratelli D’Innocenzo del 2019, “Fortapàsc” di Marco Risi del 2009 e il divertente, ma anche dolente “Quo Vado” di Gennaro Nunziante del 2016, gli Istituti Italiani di Cultura di Berlino e Amburgo hanno continuato giovedì 28 maggio il progetto Cinedì Web, a cura di Mara Martinoli, curatrice cinematografica freelancer, con il film “L’uomo che comprò la luna” di Paolo Zucca (2019, 102’). Proiezione streaming in italiano con sottotitoli in inglese.

Si tratta del quarto appuntamento del progetto CineDì Web, che, iniziato il 19 maggio, accompagnerà il pubblico fino alla fine di giugno. CineDì Web è il naturale proseguimento del progetto CineDì, ideato e curato da Mara Martinoli nel 2019, con l‘obiettivo di diffondere nelle sale cinematografiche tedesche il cinema italiano contemporaneo, alla presenza di registi e addetti ai lavori.

Gli Istituti Italiani di Cultura di Berlino e Amburgo nel rispetto del motto “La cultura non si ferma” neppure in questa fase storica speciale di emergenza sanitaria a causa del Covid-19, e forti della loro collaborazione, in corso da alcuni anni per la promozione del cinema italiano in Germania, attraverso un grande impegno di sostegno alla sotto-titolatura in tedesco di film italiani  o inviti di ospiti dall’Italia per la presentazione dei loro film, hanno deciso di abbracciare e sostenere  il progetto di Mara Martinoli e con lei trasformarlo in versione web, in attesa della riapertura delle sale cinematografiche.

Quello che normalmente siamo abituati a fare al cinema lo portiamo stavolta direttamente nei vostri salotti! Vi presentiamo film italiani contemporanei, proiettati in streaming in italiano con sottotitoli in inglese o in tedesco, di genere variegato che rendono una panoramica generale del film italiano e dell’Italia. E non è tutto: per quasi ogni appuntamento vi aspetta la sorpresa dell’intervento di registi, sceneggiatori, attori che prima o dopo la visione del film risponderanno alle vostre domande.

Il quarto appuntamento di Cinedì Web di giovedì 28 maggio con il film “L’uomo che comprò la luna” di Paolo Zucca (2019, 102’) ha presentato, rispetto ai primi tre film della rassegna, una procedura di accesso differente.

Questa volta infatti i posti nella sala virtuale erano limitati! Giovedì pomeriggio è stato pubblicato sui siti degli Istituti di Cultura di Berlino e Amburgo alle ore 14 un link per la registrazione, i primi 140 hanno ricevuto il “biglietto” d´accesso alla sala, possibile a partire dalle ore 19.00. Un dibattito sul film alle ore 21 sulla piattaforma “Zoom” con il regista Paolo Zucca. È possibile trovare tutte le informazioni sulle pagine social e sui siti dei due Istituti di Cultura di Berlino e Amburgo.

“L’uomo che comprò la luna” di Paolo Zucca, con Jacopo Cullin, Stefano Fresi, Francesco Pannofino, Benito Urgu, Lazar Ristovski, è una piccola produzione regionale e racconta di una coppia di agenti segreti italiani (Stefano Fresi e Francesco Pannofino) che riceve una soffiata dagli Stati Uniti: pare che qualcuno, in Sardegna, sia diventato proprietario della Luna. Il che, dal punto di vista degli americani, è inaccettabile, visto che i primi a metterci piede, e a piantarci la bandiera nazionale, sono stati loro. I due agenti reclutano dunque un soldato (Jacopo Cullin) che, dietro il falso nome di Kevin Pirelli e un marcato accento milanese, nasconde la propria identità sarda: si chiama infatti Gavino Zoccheddu e la Sardegna ce l’ha dentro anche se non lo sa. Per trasformarlo in un vero sardo viene ingaggiato un formatore culturale sui generis (Benito Urgu). A questo punto non rimane che risolvere il caso: chi ha comprato la Luna? E perché?  Un road movie sardo per una commedia stralunata. (fonte: Indigo film).

Il quinto appuntamento di Cinedì Web è lunedì 1giugno con il film “Sembra mio figlio” (Just Like My Son) di Costanza Quatriglio (2018, 103’). Streaming in italiano con sottotitoli in inglese. “Sembra mio figlio” (Just Like My Son) di Costanza Quatriglio è una produzione in cooperazione tra Italia, Croazia e Belgio in italiano/hazaragi/urdu, con Basir Ahang , Tihana Lazovic , Dawood Yousefi.

Scappato dall’Afghanistan quando era ancora un bambino, Ismail vive in Europa con il fratello Hassan. La madre, che non ha mai smesso di attendere notizie dei suoi figli, oggi non lo riconosce. Dopo diverse e inquiete telefonate, Ismail andrà incontro al destino della sua famiglia facendo i conti con l’insensatezza della guerra e con la storia della sua gente, il popolo Hazara. (Inform/dip)

 

 

 

 

Piena tutela dell’Aceto Balsamico di Modena in Germania contro le imitazioni

 

La Suprema Corte Federale tedesca ha confermato in queste ore la piena tutelabilità dell’Aceto Balsamico di Modena in Germania contro prodotti che lo imitano o evocano: questa mattina, infatti, la sentenza d’appello con cui la Corte di Karlsruhe nel 2017 aveva negato la tutela del termine “balsamico” in Germania, è stata definitivamente cancellata.

“Una notizia - ha spiegato Mariangela Grosoli Presidente del Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP - che conferma la correttezza e lungimiranza della nostra posizione e delle iniziative intraprese negli ultimi anni e segna un passaggio storico nella tutela del nostro prodotto a livello comunitario, che da oggi sarà ancora più forte e determinata. Rinnovo il ringraziamento all’On. Paolo De Castro e alle Istituzioni italiane che hanno dimostrato grande sensibilità e competenza ed un costante interesse per la tutela dei prodotti DOP e IGP Italiani”.

La sentenza è arrivata dopo il pronunciamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che, lo scorso dicembre, aveva emanato un provvedimento erroneamente interpretato come contrario alla tutela del termine “balsamico”.

Il Consorzio di tutela, fin dai primi giorni successivi all’emanazione del provvedimento, ha sostenuto con forza che quanto definito dalla Corte di Giustizia non riduceva in alcun modo le possibilità di tutelare l’IGP contro i casi di evocazione. La stessa posizione è stata confermata all’inizio del mese di aprile dal Commissario europeo all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski che, su istanza dell’europarlamentare di S&D, Paolo De Castro, ha emanato una nota di chiarimento proprio sul contenuto della sentenza della Corte confermando la posizione del Consorzio e che certamente ha contribuito a far chiarezza su quale fosse la corretta interpretazione.

Oggi arriva dunque la definitiva conferma anche dai giudici tedeschi, che evidentemente hanno condiviso la stessa interpretazione, riaffermando che anche nel caso dell’Aceto Balsamico di Modena la tutela contro le evocazioni è pienamente garantita e va verificata caso per caso, secondo i criteri dettati dalla giurisprudenza comunitaria.

“Dal punto di vista giuridico – ha evidenziato il direttore del Consorzio, Federico Desimoni – questa sentenza è di fondamentale importanza perché chiarisce l’ambiguità della sentenza della Corte di Giustizia confermando la piena tutela del nostro prodotto; ritengo che avrà una ricaduta molto positiva anche sugli altri contenziosi in corso in Germania e in Italia”.

Il Consorzio, quindi, da oggi può proseguire con maggior forza e determinazione e nuovi strumenti la politica di tutela dell’Aceto Balsamico di Modena, uno dei principali ambasciatori della qualità certificata italiana in tutto il mondo.

Questo provvedimento annulla dunque la sentenza della Corte d’Appello tedesca che aveva giudicato non applicabile all’Aceto Balsamico di Modena la tutela garantita dall’articolo 13 del regolamento base contro i casi di evocazione. La cancellazione di questa sentenza riporta in pieno vigore quella di primo grado emanata il 18 settembre 2015 dal tribunale di Mannheim che con grande profondità d’argomentazione riconosceva i prodotti contestati dal Consorzio come evocativi dichiarandone l’irregolarità. Ora, proprio a partire da tali argomentazioni, la Corte di Karlsruhe, dovrà tornare a valutare il caso seguendo gli orientamenti della Corte Federale che verranno pubblicati nelle prossime settimane.

“Un grande successo dell’Aceto Balsamico di Modena, ma non solo – ha sottolineato De Castro – perché questa sentenza chiarisce un punto focale per la tutela di tutti i prodotti DOP e IGP. Oggi più che mai la tutela della qualità certificata dei nostri prodotti è la strategia più importante per affrontare un mercato globale sempre più orientato a logiche contrapposte a quella della qualità”.

Alta la soddisfazione a Modena, dove il Consorzio ha rimarcato come questa sia una vittoria anche e soprattutto dei consumatori e di tutti coloro che giustamente chiedono al mercato sempre maggior correttezza, trasparenza ed eticità: “il meccanismo dell’evocazione è una modalità subdola attraverso cui operatori economici cercano di approfittare della rinomanza di prodotti e territori che ha costruito la propria reputazione in secoli di storia e duro lavoro. Quindi, ben venga lo sforzo dei Consorzi di tutela che investono risorse economiche ed umane per la tutela di questi interessi collettivi che fanno parte del bene comune del nostro Paese”. (aise 28) 

 

 

 

 

Iniziativa Franco-Tedesca. Recovery Fund: “500 miliardi per ricostruire l’Europa”

 

Il 18 maggio 2020 il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno annunciato di aver trovato un accordo, al termine di un incontro in videoconferenza, sulla cifra del Recovery Fund, il piano di rilancio dell’economia europea per fronteggiare la crisi economica causata all’emergenza Covid-19.

Sarà un piano da “500 miliardi per ricostruire l’Europa“, volto “a far sì che l’Europa esca rafforzata, unita e solidale da questa crisi”. Lo ha reso noto Angela Merkel durante la conferenza stampa congiunta con il presidente francese. Per l’Eliseo è una risposta economica forte. D’accordo anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “accolgo con favore la proposta costruttiva fatta da Francia e Germania”.

Come si legge su RaiNews, per la cancelliera “l’Europa deve rimanere unita: a questo scopo proponiamo di mettere insieme un fondo temporaneo di 500 miliardi di euro da mettere a disposizione delle spese necessarie” per risollevare l’economia colpita dal coronavirus. “È decisivo – ha aggiunto da Berlino – che un tale fondo sia rispettoso dei trattati e che rispecchi l’autonomia dei diversi Stati membri dell’Ue”. “Quella che stiamo attraversando è la crisi peggiore a cui l’Ue sia stata esposta nella sua storia”, ha dichiarato Angela Merkel. La proposta europea di un Recovery fund da 500 miliardi vuole “far sì che l’Europa esca rafforzata, unita e solidale da questa crisi”. Il problema, così la cancelliera, “è che il coronavirus ha avuto un impatto diverso su ciascuno Paese”, il che “mette a rischio” la coesione dell’Ue. Per questo “è necessario uno sforzo straordinario e unico, al quale Germania e Francia sono pronti”. L’obiettivo “è di sostenere i Paesi più colpiti” dalla crisi del coronavirus.

“Si tratta di una crisi che richiede risposte adeguate”, ha aggiunto Merkel. “Sappiamo che siamo 27 Stati, ma se noi diamo un impulso, dobbiamo agire in senso europeo, per uscire più forti da questa crisi”, ha affermato ancora Merkel. “I ministri delle Finanze hanno già presentato un grande piano di garanzie fondate sul Mes, il programma Sure, e la Bei. È un grande contributo, ma non basta: abbiamo bisogno di un Recovery Fund“, che dia “un contributo” affinché “tutti i Paesi possano reagire nel modo giusto”.

Per il presidente Emmanuel Macron “i 500 miliardi di euro sono lì per rispondere alla crisi sanitaria ed economica e andranno a settori non solo tecnologici. È una forte risposta economica che aiuterà a combattere la disoccupazione nelle regioni più vulnerabili”. I miliardi del fondo di rilancio varato oggi dall’iniziativa franco-tedesca “dovranno essere rimborsati“, ha precisato Emmanuel Macron. “Non saranno però rimborsati dai destinatari” del prestito, ma “dagli Stati membri”, ha aggiunto Macron.

Per Ursula von der Leyen da Merkel e Macron è arrivata una proposta costruttiva: “accolgo con favore la proposta costruttiva fatta da Francia e Germania. Riconosce la portata e le dimensioni della sfida economica che l’Europa deve affrontare e giustamente pone l’accento sulla necessità di lavorare su una soluzione con il bilancio europeo al centro. Ciò va nella direzione della proposta su cui sta lavorando la Commissione, che terrà conto anche delle opinioni di tutti gli Stati membri e del Parlamento europeo”. AffInt. 18

 

 

 

 

Battaglia su piano Merkel-Macron, 4 Paesi contrari

 

L'Austria si sta coordinando assieme a Olanda, Danimarca e Svezia per presentare una proposta di Recovery Fund alternativa a quella presentata assieme da Francia e Germania fa sapere il cancelliere austriaco Sebastian Kurz al quotidiano Oberoesterreichische Nachrichten.

 "Crediamo sia possibile rilanciare l'economia europea, evitando debiti dell'Ue", ha detto Kurz riferendosi alla proposta franco-tedesca di un Fondo per la ripresa "di 500 mld di euro" che "fornirà una spesa a carico del bilancio per i settori e le regioni più colpite sulla base dei programmi di bilancio Ue e in linea con le priorità europee".

"Non bisogna nascondersi che sarà una partita difficile" ottenere "il sostegno di altri stati membri", ha ricordato il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire in una dichiarazione comune con l'omologo tedesco Olaf Scholz.

Intanto ieri "il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, hanno esaminato in una conversazione telefonica le prospettive del negoziato sul 'Recovery Fund' in direzione di un risultato davvero ambizioso e di una risposta economica europea all'altezza della sfida rappresentata dalla crisi da Covid-19", ha reso noto Palazzo Chigi. Telefonata in serata, a quanto si apprende, anche con la cancelliera Angela Merkel dopo la proposta franco-tedesca avanzata ieri. Adnkronos 20

 

 

 

Coronavirus in Germania, nuove proteste dei cospirazionisti: «Virus inventato»

 

Migliaia di persone manifesteranno nelle piazze tedesche in questo week-end per protestare contro le misure restrittive anti-Covid. Il ruolo crescente della destra radicale - di Paolo Valentino

 

BERLINO – Come ormai da oltre un mese, anche in questo fine settimana migliaia di persone manifesteranno in numerose città della Germania, da Berlino a Stoccarda, da Brema a Saarbruecken, contro le misure restrittive varate per fermare la pandemia. Ed è un paradosso tutto tedesco che la protesta continui a crescere, nonostante il governo federale e i Laender abbiano fra i primi in Europa avviato un piano di riaperture e di ritorno alla normalità, grazie ai successi ottenuti nella lotta al Coronavirus. Ma ancora più strane sono la composita natura e la diversità delle motivazioni di un movimento, nel quale si ritrovano gli uni accanto agli altri complottisti e no-vax, naturisti e ultraliberali, xenofobi, antisemiti e non ultimi i militanti dell’estrema destra radicale pronti a speculare sull’epidemia, ansiosi di riconquistare visibilità e spazio politico.

Virus «inventato»

C’è di tutto, in effetti, fra i dimostranti. Quelli che accusano Angela Merkel e il suo ministro della Salute Jens Spahn di aver inventato il virus per introdurre misure dittatoriali. Chi considera i virologi e gli epidemiologi del Robert Koch Institut come degli stregoni intenti a compiere esperimenti di massa su cavie umane. Altri che se la prendono con Bill Gates, fondatore di Microsoft e principale donatore privato per la ricerca del vaccino, accusandolo di essere un personaggio demoniaco che avrebbe organizzato la pandemia con l’obiettivo di dominare il mondo. Fra i nuclei più noti sono Resistenza Democratica a Berlino, Querdenken, pensiero laterale, a Stoccarda e il gruppo Facebook Resistenza2020, fondato dall’otorinolaringoiatra Bodo Schiffmann insieme con un avvocato e a uno psicologo, che conta già 40 mila aderenti e continua ad attrarne di nuovi.

Il cuoco, il cantante e la destra radicale

Altre figure di spicco del movimento, un cuoco vegetariano, un cantante, un ex giornalista televisivo diventato celebre su You Tube. In alcune manifestazioni, i partecipanti no vax hanno preso l’abitudine di cucirsi sul braccio una stella di David gialla com’erano costretti a fare gli ebrei sotto il nazismo, per sottolineare la discriminazione che li attende quando si rifiuteranno il vaccino anti-Covid. Sulla stessa linea retorica si muove la condanna delle misure di distanziamento come «Olocausto sociale». Ma il problema che più preoccupa le autorità politiche è il ruolo crescente assunto dentro la protesta dalla destra radicale, che secondo una segnalazione dell’Ufficio per la Difesa della Costituzione, l’intelligence civile, sta cercando cavalcarla nel tentativo di recuperare il terreno perduto negli ultimi mesi. Uno dei timori è che il movimento si radicalizzi, sul modello di quanto avvenne con Pegida, nato come espressione spontanea delle ansie di molti cittadini di fronte all’immigrazione e poi diventato strumento anche violento dell’estremismo xenofobo e anti-islamico di AfD.

L’allarme

Il ministro degli Esteri, Heiko Maas, ha messo in guardia dal pericolo dell’inquinamento: «Se estremisti radicali e antisemiti usano queste dimostrazioni per seminare odio e divisione, allora ognuno dovrebbe tenersene a distanza ben superiore a un metro e mezzo». Secondo Maas, «coloro che diffondono teorie cospirative senza indossare mascherine e senza rispettare le distanze minime, senza alcuna preoccupazione per gli altri, confondono il coraggio con la rabbia cieca e la libertà con l’egoismo». In effetti, in molte dimostrazioni delle scorse settimane, la polizia ha faticato e spesso non è riuscita a far rispettare le distanze fra le persone Una manifestazione annunciata per oggi a Stoccarda da Alternative für Deutschland è stata proibita dalle autorità locali, con la motivazione di dover proteggere la città contro il rischio di infezione. CdS 23

 

 

 

 

Dieselgate, Volkswagen dovrà risarcire i clienti. Rimborsi in base ai chilometri percorsi

 

La decisione della Corte di giustizia federale di Karlsruhe. L'azienda obbligata a risarcire l’ex proprietario di una Sharan dal motore truccato – di Tonia Mastrobuoni

 

BERLINO - Per le associazioni dei consumatori è "una pietra miliare" nel lungo contenzioso con Volkswagen sul dieselgate. La Corte di giustizia federale di Karlsruhe ha condannato il gigante di Wolfsburg a risarcire l'ex proprietario di una Sharan dal motore truccato.

 

"È la prima volta che la più alta corte civile crea una certezza per milioni di consumatori nella disputa sulle manipolazioni dei motori diesel", ha commentato Claus Goldenstein, l'avvocato che difendeva i diritti dei proprietari di Vw davanti al Tribunale di Karlsruhe.

 

Volkswagen dovrà risarcire il prezzo d'acquisto dell'auto al netto di un fattore di usura calcolato in base ai chilometri percorsi. Il proprietario della Sharan aveva pagato l'auto usata circa 31.500 euro ma in base ai 20mila chilometri già segnati sul cruscotto, il Tribunale regionale di Koblenza gli aveva riconosciuto 25.600 euro di risarcimento. L'uomo ha fatto ricorso e la sentenza di Karlsruhe, pur ricalcando il verdetto della corte regionale, è storica perché riconosce al più alto livello giudiziario un risarcimento a un cliente Vw 'truffato' dalle emissioni manipolate. Ed è un verdetto che potrebbe fare scuola.

 

Dallo scoppiare dello scandalo nel 2015, Vw ha patteggiato con 240mila ex proprietari di auto che puntavano ai risarcimenti. Secondo la stessa azienda di Wolfsburg, sono circa 60mila i processi ancora in corso. A non tutti converrà aspettare la sentenza, ragiona l'Handelsblatt: a chi ha fatto troppi chilometri potrebbe convenire trovare un accordo per un risarcimento direttamente con l'azienda. LR 25

 

 

 

 

In Germania riparte il servizio Flixbus, fermo dal 18 marzo per la crisi Coronavirus

 

Dopo un periodo di pausa dovuto alla crisi del Corona i Flixbus tornano ad essere operativi da giovedì A causa della diffusione del Coronavirus, – riferiscre Berlino Magazine – i Flixbus sono fermi dal 18 marzo. Dopo circa due mesi di pausa, in Germania, i viaggiatori e pendolari possono di nuovo prendere gli autobus a lunga percorrenza. Flixbus ha annunciato infatti un riavvio per giovedì 28 maggio. Venerdì scorso, il leader del mercato tedesco ha annunciato che gli autobus verdi effettueranno quasi 50 fermate, circa un decimo di quelle che venivano svolte prima della crisi. Invece, non è ancora certo quando l’offerta ferroviaria Flixtrain sarà di nuovo disponibile. Dall’altra parte, concorrenti come Blablabus e Pinkbus non hanno ancora annunciato se e quando riprenderanno le operazioni.

Non è previsto un aumento dei prezzi “Vogliamo rendere possibile viaggi sicuri anche in questo periodo di crisi per il Corona” ha detto l’amministratore delegato André Schwämmlein all’Agenzia di Stampa Tedesca (Deustche Presse-Agentur). A questo proposito si seguirà uno specifico piano di igiene. Innanzitutto, i passeggeri, per l’intero tragitto, avranno l’obbligo di indossare la mascherina. Inoltre, dovranno mantenere una distanza di sicurezza di 1,5 metri sia mentre sono alla fermata, sia quando salgono e scendono dai mezzi. Il controllo dei biglietti avverrà senza contatto e si metterà a disposizione dei passeggeri il disinfettante. I servizi igienici non saranno aperti, ma durante il viaggio si effettueranno regolarmente delle fermate nelle aree di sosta. Infine, alla fine di ogni percorso, si procederà con la disinfezione dei mezzi. Nonostante l’impegno maggiore, i prezzi dei biglietti non dovrebbero diventare più costosi. “Supponiamo di poter mantenere il livello dei prezzi che avevamo prima della crisi”, ha affermato Schwämmlein.

In Italia il servizio rimane ancora sospeso Oltre alle grandi città come Berlino, Lipsia, Norimberga, Amburgo, Francoforte sul Meno e Monaco, il servizio tornerà ad essere di nuovo disponibile anche città più piccole come Bayreuth, Himmelkron, Titisee-Neustadt, Weimar e Wolpertshausen. Saranno di nuovo in uso anche in Austria, Polonia, Repubblica Ceca e Danimarca. “Supereremo questa crisi” ha detto Schwämmlein. L’azienda Flixbus, che non dispone di bus propri, ma organizza le prenotazioni con aziende di autobus di medie dimensioni, è molto ben finanziata”. “Il nostro settore sta vivendo una situazione drammatica, ma i nostri partner sono con noi”, ha aggiunto l’amministratore delegato. In tutto il mondo Flixbus nel 2019 ha trasportato più di 62 milioni di passeggeri, quest’anno avrebbe dovuto proseguire l’espansione all’estero. Ora si tratta di rimettersi in marcia. “Sembra un po’ come la rete Flixbus del 2013?, ha detto Schwämmlein.” 26 autobus saranno in viaggio la prossima settimana in Germania, Austria e Svizzera. Invece, tutti i collegamenti transfrontalieri da e verso l’Italia, così come il servizio su tutto il territorio nazionale, rimangono ancora sospesi fino a nuovo avviso. Flixbus conta di poter tornare presto a guidare oltre confine. “Ci auguriamo che nelle prossime settimane si giunga a una soluzione europea responsabile” ha detto Schwämmlein. Askanews 28

 

 

 

 

 

I tedeschi sognano le vacanze in Italia. Ma Söder (Csu): niente vacanze all’estero

 

Berlino - “Molti tedeschi stanno mostrando segni di insofferenza, a proposito delle misure restrittive anti-corona, che pure si stanno notevolmente allentando. Li abbiamo visti in più occasioni invadere urlanti le piazze al grido “Wir sind das Volk!”, in segno di protesta contro il lockdown dopo un lungo grigio inverno trascorso tra le pareti domestiche quando già incalzava la primavera”. Si apre così l'articolo a firma di Rosanna Sabella, che dalle pagine del giornale bilingue on line IlMitte.com racconta della voglia dei tedeschi di passare le vacanze estive in Italia nonostante l'emergenza sanitaria.

“A spegnere l’entusiasmo di molti, il presidente bavarese Markus Söder (CSU), che nel corso della videoconferenza dell’Eurogruppo ha chiesto con fermezza ai suoi connazionali di non allontanarsi dal Paese, quest’anno, e di trascorrere le vacanze in Germania. D’altro canto, l’esperienza drammatica con il coronavirus della Baviera ha sempre reso il suo presidente un monito vivente alla cautela e alla valutazione seria dei pericoli.

Le reazioni non sono state sempre composte. Di fronte alla prospettiva di prendere la tintarella sulle rive dell’Isar o dello Spree, mentre i bambini si bagnano in acque fredde e poco sicure, diversi cugini teutonici hanno espresso il loro dissenso.

Le reazioni – rimbalzate attraverso i social fra i vari gruppi e community di “Tedeschi che amano l’Italia” o che hanno nel nostro Paese legami familiari oltre che di interesse per l’arte, la cultura e il buon cibo – sono state le più varie.

“Se viene a dirci di non fare le vacanze in Italia e poi dà il benestare per la Croazia e la Spagna, beh, a quel punto mi pare inaccettabile” dichiara Ralf del gruppo Deutsche Auswanderer in Italien. “Io con mia moglie faccio una volta l’anno una piccola vacanza in Italia”, racconta, “spesso non troppo lontano: Lombardia, Triveneto, Emilia Romagna. Questo potevamo farlo prima del Covid19, ovviamente. Chissà se quest’anno ci riusciremo…” conclude.

E mentre in regioni come la Sardegna si sta addirittura pensando di istituire l’obbligo del “passaporto sanitario”, gli operatori turistici italiani – già duramente provati dall’effetto pandemia – temono enormemente il contraccolpo delle restrizioni imposte ai turisti dal governo tedesco.

“Lavoro in Liguria come receptionist in un hotel”, afferma Brigitte, “da noi bisognerà sedersi in spiaggia con la mascherina e ben distanziati. Non so quanti tedeschi accoglieremo. Ma mi farebbe molto piacere se gli italiani tornassero a trascorrere le loro vacanze in Italia. Gli hotel e i ristoranti sono al verde. Molti dipendenti hanno perso il lavoro e non hanno ricevuto alcun aiuto dallo Stato”.

“È una catastrofe finanziaria assoluta per tutti”, interviene Ursula. “Io stessa aspetto con ansia di poter tornare a visitare la mia famiglia. Il monito a rimanere nel proprio Paese è giusto. Tuttavia la legge dovrebbe essere uguale per tutti. Anche l’Austria ha contribuito molto alla diffusione del virus, ma nessuno ne parla…”.

Il dibattito resta acceso. Uno strumento, tra gli altri, per restare aggiornati sulla situazione in Italia sono le pagine Coronavirus in Italien e Urlaub in Italien.

“Le vacanze in Italia saranno decisamente diverse quest’anno”, si legge in un recente post, “per gli ospiti, ma anche per gli operatori di hotel, appartamenti, pensioni e B&B”. E poi si continua con: “Questo post non vuole mettere in discussione le vacanze in Italia (dove come è noto il numero dei contagi resta alto) ma vuol darvi la possibilità di descrivere quei luoghi di vacanza o alloggi dove ricordate di aver avuto una piacevole esperienza”.

Una sorta di “amarcord”, insomma, che la dice lunga sulla nostalgia che i tedeschi già sentono di provare per il nostro Belpaese.

“Tenete d’occhio i numeri” suggerisce l’autore del post “e valutate bene i rischi… la possibilità di trascorrere una bellissima vacanza in Italia tornerà sicuramente!””. (aise 29)

 

 

 

 

L’uso dei fondi per l’assistenza all’estero

 

Il Governo ha risposto alla nostra interrogazione urgente, a firma Quartapelle, Fiano, Schirò e La Marca, sui criteri di distribuzione territoriale e sulle modalità di utilizzazione dei fondi destinati ai connazionali che a causa della pandemia si trovino in condizioni di indigenza e di necessità.

 

Il Decreto “Cura Italia”, infatti, ha stanziato 5 milioni di cui 4 destinati al sostegno dei connazionali in gravi difficoltà. Ma come saranno distribuiti questi fondi tra i vari consolati, considerando che gli esiti più gravi della pandemia si sono manifestati finora in modo asimmetrico rispetto alla tradizionale mappa dei bisogni assistenziali? Quali situazioni personali e familiari saranno privilegiate? Soprattutto, prevedibilmente, basterà questa riserva di fondi per fronteggiare le situazioni di maggiore urgenza, che sembrano moltiplicarsi di giorno in giorno? Questo il tenore della nostra interrogazione.

 

Il Governo, intanto, ha precisato che la distribuzione tra i consolati avverrà a seguito di un censimento dei bisogni che è già in atto e che tendenzialmente conferma una domanda più elevata proveniente dall’area europea e da quella africana rispetto alle realtà più note e tradizionali. Il MAECI, poi, per quanto attiene ai criteri di attribuzione individuale, invoca, forse giustamente, la più ampia flessibilità in modo da potere corrispondere a bisogni che insorgono rispetto a situazioni difficilmente prevedibili.

 

La risposta conferma, infine, l’opportunità di operare per rafforzare l’integrazione dei fondi assistenziali che già il “Cura Italia” ha realizzato.  Cosa che ci proponiamo di fare cogliendo tutte le possibili occasioni.

 

L’obbiettivo è, come più volte abbiamo sottolineato, di combinare le misure del Reddito di emergenza per chi rientra con quelle di sostegno per chi all’estero si trovi in difficoltà, al fine di contenere gli effetti sociali più duri della pandemia e avere il tempo di operare per favorire una ripresa graduale ma sicura.

Le deputate del PD estero: Francesca La Marca e Angela Schirò (de.it.press 20)

 

 

 

 

È italo-islandese il più giovane presidente Corte Ue diritti umani

 

Roma – Il giudice islandese, e per metà italiano, Robert Spano è stato eletto Presidente della Corte europea dei diritti dell’uomo, il più giovane a sedere sullo scranno di Strasburgo.

Il giudice Spano, attualmente vicepresidente della Corte, è giudice a titolo dell’Islanda dal novembre 2013 e ha il doppio passaporto islandese e italiano. Ha studiato legge in Islanda e nel Regno Unito e ha ricoperto vari incarichi giudiziari, accademici e come esperto giuridico, sia a livello nazionale che internazionale. Il giudice Spano succede all’attuale presidente, Linos-Alexandre Sicilianos (Grecia), oggi 18 maggio 2020.

La sua storia viene raccontata da Repubblica in un ritratto del giovane giudice, nato a Reykjavik, in Islanda, di padre napoletano. La sua carriera è stata definista dall’ex presidente della Cedu, Guido Raimondi, decano dei giuristi partenopei che ha lavorato con lui per 6 anni, “brillante”.

“Il neoeletto presidente parla cinque lingue e si è occupato di inchieste delicate come quella sugli abusi sessuali interni alla chiesa cattolica islandese”, scrive il quotidiano. “Non sono qui per farti guadagnare soldi. Ma voglio insegnarti che un avvocato è una parte molto importante della democrazia”, dice di solito ai suoi studenti il primo giorno di lezione, come ha raccontato tre anni fa in un’intervista alla Scuola di legge di Bergen.

“I giornali islandesi raccontano le sue passioni: musica e canto, è ancora membro del coro maschile Fostbraedur. La sua storia ha attirato l’attenzione di studenti di giurisprudenza (si è dottorato a Oxford) e media. In un’intervista pubblicata sul canale YouTube del Consiglio d’Europa, si è schierato nettamente in difesa del diritto dei giornalisti di proteggere l’identità delle fonti. ‘Se alle fonti non venisse garantito l’anonimato, le informazioni non verrebbero alla luce e questo danneggerebbe il ruolo della stampa nella sua importante funzione pubblica che è di interesse generale'”.

“Quando è stato eletto, il 20 aprile, ha spiegato che la Corte riceve in media ogni anno 45mila ricorsi, ma riesce a processarne tra il 5 e il 10%. ‘I Paesi da cui riceviamo il maggior numero di richieste sono Turchia, Russia, Ucraina, Romania e Ungheria. Spesso riguardano la lunghezza delle procedure locali e le condizioni di detenzione considerate degradanti'”, ha spiegato alla sua elezione.

Askanews 22

 

 

 

 

Trattative Ue e riforme. Il Ministro Di Maio a ‘Frontiere’: “Più welfare, meno tasse e riforma del codice degli appalti”

 

ROMA – Il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è intervenuto nel programma Rai “Frontiere” per parlare dell’attuale crisi in vista dell’attesa decisione di Bruxelles in merito all’attivazione del Recovery Fund. “L’Italia sta chiedendo, ai tavoli europei, di poter spendere tutti i soldi di cui ha bisogno ma senza chiedere agli altri di pagare i nostri debiti. Chiediamo invece un fondo che ci consenta, a livello europeo, delle buone condizioni per avere della liquidità. L’Europa ora sta scegliendo se continuare ad esistere ed è una questione che riguarda il futuro: si parla di Recovery Fund ma anche di un’assicurazione per la disoccupazione e dei prestiti Bei. Creare solidarietà è il principio fondante dell’Unione europea”, ha esordito Di Maio. Tuttavia ci sono quattro Paesi europei, neanche tra i più grandi, intenzionati a porre il loro veto. “Sono Paesi che devono capire che l’Europa è un albero e non possono restarsene tranquilli sul proprio ramo: se cade l’albero cadono anche loro. Se cade uno, cadono tutti. Quando gli italiani dicono che non bastano le misure da noi adottate finora, sono d’accordo con loro, ma proprio per questo occorrono misure possibili solo grazie alle trattative europee. La ricetta è aumentare il welfare, abbassare le tasse e semplificare il codice degli appalti: il prossimo decreto legge dovrà essere quello che riforma proprio il codice degli appalti”, ha precisato Di Maio auspicando un’importante riforma e semplificazione fiscale e ammonendo dal “non commettere lo stesso errore che seguì alla precedente crisi economica quando alzando le tasse, si fecero fallire le imprese”. Sul turismo si guarda all’estate con preoccupazione ma il Ministro ha rassicurato che l’impegno è quello di garantire una ricezione di turisti soprattutto di quelli europei.  “Spero che gli italiani che potranno permetterselo scelgano l’Italia per le proprie vacanze ma abbiamo bisogno di turisti stranieri, soprattutto di quelli tedeschi che rappresentano una fetta importante del settore. Non possono esistere corridoi turistici all’interno dell’Ue”, ha aggiunto Di Maio sottolineando che si sta lavorando con Paesi confinanti come l’Austria proprio per un transito di turisti senza ostacoli. Inoltre il 15 giugno per il turismo europeo sarà una data cruciale e per questa data servirà avere anche da parte delle Regioni italiane una linea omogenea, secondo quanto auspicato dallo stesso Ministro. In ultimo si è parlato del pericolo di una “nuova guerra fredda” tra due colossi come Usa e Cina e a margine di questo scontro a distanza c’è anche la questione di Hong Kong che lotta per la propria libertà ed i propri diritti. “L’Italia deve rafforzare ulteriormente le sue alleanze storiche, all’interno del Patto Atlantico e dell’Unione europea. Ma allo stesso tempo siamo ponte tra Occidente ed Oriente e dobbiamo guardare al resto del mondo per le relazioni di amicizia e per quelle commerciali. Sulla questione dei diritti umani però non arretriamo e siamo molto sensibili”, ha rilevato Di Maio. (Inform/dip 26)

 

 

 

 

Il PE sostiene le autorità locali nella lotta contro gli effetti della pandemia 

 

Oltre alle attività principali del Parlamento, il Presidente Sassoli ha offerto il sostegno del PE alle autorità locali che offrono pasti, riparo e ospitano un centro per i test COVID-19.

Le attuali misure di precauzione per contenere la diffusione del COVID-19 non hanno intaccato la capacità del Parlamento europeo di garantire le funzioni legislative, di bilancio e di controllo dell'istituzione.

 

Oltre alle sue attività principali, il Parlamento europeo ha contattato le autorità locali per offrire il suo sostegno nell'affrontare le conseguenze socio-economiche della crisi nelle sue tre principali sedi di lavoro. Viste le circostanze attuali, sono in vigore diversi accordi con le autorità locali per rispondere a richieste e necessità specifiche.

 

"Siamo tutti coinvolti in un'emergenza che tocca la vita delle persone. Questa crisi deve spingere tutti noi, comprese le istituzioni, a dare il buon esempio", ha affermato il presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

 

Bruxelles

Grazie ai suoi servizi logistici, il Parlamento europeo fornisce circa 7.000 pasti alla settimana, dallo scorso 14 aprile, distribuiti in collaborazione con varie associazioni di beneficenza: Resto du Coeur Saint Gilles, Doucheflux, Croce Rossa, Madre Teresa e CPAS Ixelles. Il Parlamento ha anche iniziato a fornire pasti per il personale medico dell'ospedale di Saint Pierre.

 

Inoltre, a 100 donne vulnerabili è stato offerto un riparo nei locali del Parlamento europeo a Bruxelles. Il Samusocial della Regione di Bruxelles gestisce dal 29 aprile le installazioni completamente attrezzate nell'edificio Kohl del PE. Il Parlamento fornisce loro il catering per 7 giorni alla settimana in una caffetteria riorganizzata per rispettare tutte le misure precauzionali. Il Parlamento europeo ha inoltre messo a disposizione una parte della sua flotta auto e camion per il trasporto di forniture e la consegna di pasti ad infermieri e medici.

 

Strasburgo

Il Parlamento coopera con la Croce Rossa locale in coordinamento con la città di Strasburgo e fornisce 500 pasti al giorno, sette giorni alla settimana per le persone bisognose. In accordo con la Prefettura del Basso Reno, l’11 maggio è stato aperto al Parlamento europeo a Strasburgo nell'edificio Louise Weiss un centro di screening del Covid-19. Quattro laboratori di diagnostica medica della regione sono responsabili dei test della popolazione generale e le azioni sono supervisionate dall'Agenzia sanitaria regionale del Grand-Est (Ars) e dalla Prefettura del Basso Reno. Anche in questa città il Pe ha offerto la sua flotta di auto/camion per il trasporto di forniture, se necessaria.

 

Lussemburgo

Il PE collabora con le associazioni locali Abrigado, Caritas e Croce Rossa e fornisce 500 pasti al giorno, sette giorni alla settimana per le persone bisognose. Cabine con finestre di vetro usate per le missioni esterne sono state fornite anche a una casa di cura a Bettembourg per consentire ai residenti di vedere i loro parenti, dopo lunghe settimane di reclusione, senza il rischio di rimanere contaminati.

 

Contatti e footage

Si noti che, sebbene il Parlamento europeo abbia reso disponibili i propri edifici, le iniziative sono gestite dalle autorità e dalle associazioni locali. Per ulteriori informazioni potete contattarle direttamente.

Al fine di rispettare il più possibile il lavoro delle organizzazioni locali ed evitare di disturbare i loro servizi o la loro privacy, il Media Centre del Parlamento europeo ha una raccolta di foto e video scaricabili e pronti per l'uso con le immagini delle iniziative di Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo. Pe 25

 

 

 

 

Presentato il “Next Generation EU”: 750 miliardi di cui 172 all’Italia

 

Mercoledì 27 maggio 2020 la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato Next Generation EU, il fondo di rilancio per la crisi economica causata dalla pandemia di Covid-19. Durante una seduta straordinaria del Parlamento europeo, la presidente ha proposto un pacchetto composto da 500 miliardi di euro a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti da restituire. Il piano dovrà poi essere discusso in Consiglio Europeo il 18 e 19 giugno.

La presidente von der Leyen, presentando il nuovo strumento Next Generation EU, ha ribadito che “la crisi ha effetti di contagio in tutti i Paesi e nessuno può ripararsi da solo. Un’economia in difficoltà da una parte indebolisce una forte dall’altra. Divergenze e disparità aumentano e abbiamo solo due scelte: o andiamo da soli, lasciando Paesi e regioni indietro, o prendiamola strada insieme. Per me la scelta è semplice, voglio che prendiamo una strada forte insieme“.

“Le proposte – ha continuato la presidente – più coraggiose sono anche quelle più sicure ed è per questo che oggi proponiamo il fondo Next Generation Ue da 750 miliardi, che si aggiungerà a un Quadro finanziario pluriennale che è stato riveduto a 1.100 miliardi, arrivando così ad un totale di 1.850 miliardi“.

Come si legge su RaiNews, la Commissione europea propone di raccogliere direttamente sui mercati i 750 miliardi di euro tramite sue emissioni debitorie, con cui finanziare il nuovo Recovery fund. Di questi fondi 560 miliardi andranno proprio al fondo di rilancio (Recovery and resilience facility), in cui le sovvenzioni a fondo perduto agli Stati (grants) saranno pari a 310 miliardi di euro mentre i prestiti a lungo termine saranno 250 miliardi di euro. Altri 55 miliardi andranno a react Eu sui sostegni alle piccole e medie imprese e sistemi sanitari, 31 miliardi ai meccanismi di supporto alla solvibilità delle imprese (incluse le ricapitalizzaizoni), 15 miliardi allo Strategic investment facility e 9,4 miliardi al programma salute.

Inoltre il tetto di spesa del bilancio pluriennale comunitario 2021-2017 verrà portato a 1.100 miliardi di euro, innalzando al 2% del Prodotto nazionale lordo comunitario la quota degli impegni finanziari degli Stati membri.

Secondo l’Ansa, la quota più alta del Recovery plan è destinata all’Italia: 172,7 miliardi di euro. Di questi 81,807 miliardi sarebbero versati come aiuti e 90,938 miliardi come prestiti. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato via Twitter di gradire la proposta della Commissione: “Ottimo segnale da Bruxelles, va proprio nella direzione indicata dall’Italia. Siamo stati descritti come visionari perchè ci abbiamo creduto dall’inizio. 500 mld a fondo perduto e 250 di prestiti sono una cifra adeguata. Ora acceleriamo su negoziato e liberiamo presto le risorse”. I fondi raccolti da rimborsare a Bruxelles saranno restituiti attraverso i futuri bilanci dell’Ue, non prima del 2028 e non dopo il 2058.

Il secondo Paese membro che riceverà più fondi dopo l’Italia è la Spagna, con un totale di 140,4 miliardi, divisi tra 77,3 miliardi di aiuti e 63,1 miliardi di prestiti. Il fondo di rilancio viene accolto con più prudenza dall’Olanda:”Le posizioni sono lontane e questo è un dossier che richiede l’unanimità, quindi i negoziati richiederanno tempo”. AffInt 27

 

 

 

Recovery Fund da 750 miliardi, all'Italia oltre 170

 

"L'Italia otterrà oltre 170 miliardi: 80 mld in trasferimenti e 90 mld in prestiti stando alle chiavi di ripartizioni adottate". Queste le ipotesi avanzate all'Adnkronos da fonti di governo, mentre si attende che la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen formalizzi la sua proposta di Recovery Fund.

La Commissione Europea "propone un Fondo di Recovery da 750 miliardi, che si aggiunge agli strumenti comuni già varati. Una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti". Ne dà intanto notizia il commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni, su un social network, usando l'hashtag NextGenerationEu, il nome scelto per il piano.

Per affrontare la "sfida straordinaria" della crisi provocata dalla pandemia di Covid-19 e preparare "un futuro migliore", la Commissione Europea "propone un nuovo Recovery Instrument, chiamato Next Generation Eu, all'interno di un bilancio Ue a lungo termine rinnovato. In totale, questo Recovery Plan europeo stanzia 1,85 bilioni di euro (a prezzi del 2018) per aiutare a far ripartire l'economia e assicurare che l'Europa rimbalzi e vada avanti". Lo scrive la Commissione Europea, in una delle comunicazioni approvate oggi dal collegio dei commissari.

Insieme alle "reti di sicurezza per lavoratori, imprese e titoli di Stato", vale a dire rispettivamente il piano Sure, quello della Bei e le linee di credito del Mes, che valgono complessivamente "540 mld" di euro, le "misure eccezionali" adottate a livello Ue per combattere la crisi provocata dalla pandemia di Covid-19 "raggiungerebbero 1.290 mld di euro di sostegni mirati e anticipati alla ripresa europea. Applicando stime conservative dell'effetto leva dell'Mff, il Quadro Finanziario Pluriennale dell'Ue per il 2021-27, e di Next Generation Eu, gli investimenti totali che potrebbero essere generati da questo pacchetto di misure ammonta a 3,1 bilioni di euro", cioè 3.100 mld, questa la stima della Commissione Europea. E' comunque una stima che va presa con le dovute cautele: in una nota a piè di pagina si precisa che i 1.290 mld (e quindi anche il totale finale) si basano su assunzioni che riguardano "i moltiplicatori attesi e i risultati ottenuti da strumenti comparabili. Tuttavia - si legge - l'accuratezza dei moltiplicatori attesi potrebbe essere impattata negativamente dalla volatilità dell'attuale situazione economica".

"Solidarietà, coesione e convergenza devono guidare la ripresa dell'Europa. Nessuna persona, nessuna regione, nessuno Stato membro dev'essere lasciato indietro", si legge ancora nel documento che prevede come, nello scenario peggiore caratterizzato da una "seconda ondata" della pandemia di Covid-19 e "misure di lockdown estese", il Pil dell'Ue potrebbe registrare una caduta "fino al 16%" nel 2020.

La Recovery and Resilience Facility (Rrf), anima e cuore del primo pilastro del Recovery Plan che mira a "sostenere gli investimenti e le riforme essenziali per una ripresa duratura" dell'economia Ue, avrà, nella proposta della Commissione Europea, un budget di "560 mld di euro", dei quali fino a 310 mld saranno trasferimenti e fino a 250 mld in prestiti, scrive ancora la Commissione. La Rrf sarà "solidamente inscritta nel semestre europeo". Gli Stati membri "prepareranno piani nazionali di ripresa e resilienza come parte dei loro programmi nazionali di riforma. Questi piani delineeranno le priorità in termini di investimento e di riforme e i relativi pacchetti di investimenti da finanziare attraverso la Rrf, con un sostegno che verrà rilasciato a rate, a seconda dei progressi fatti e sulla base di parametri predefiniti".

La Commissione Europea, con React-Eu, "propone di fornire 55 mld di euro di fondi aggiuntivi per le politiche di coesione tra ora e il 2022: 50 mld attraverso Next Generation Eu nel 2021 e 2022 e 5 mld già nel 2020, adattando l'Mff attuale", si legge nella comunicazione sull'Mff approvata oggi dal collegio dei commissari.

Il debito che la Commissione Europea si assumerà per finanziare il piano per la ripresa verrà rimborsato entro il 2058, a trent'anni, a partire dal 2028, con l'inizio dell'Mff 2028-2034. Lo spiega un'alta funzionaria Ue. La Commissione emetterà obbligazioni a lungo termine per finanziare sia "prestiti che trasferimenti" e il debito che finanzierà i secondi dovrà essere rimborsato. "Non inizieremo a ripagarlo in questo Mff - precisa - ma dopo il 2027. E andrà rimborsato entro il 2058". La scadenza massima dei bond sarà trentennale, spiega, "ma non potremo emettere tutto a trent'anni, dovremo avere una curva dei rendimenti completa. Puntiamo a scadenze più lunghe possibili: emetteremo obbligazioni trentennali, ma anche con scadenze più brevi, che dovranno essere rinnovate". La Commissione ha preso l'impegno di ripagare "al più tardi entro il 2058 la finanza raccolta" per finanziare il piano di ripresa.

L'emissione di bond perpetui, o Consols, che avrebbe consentito di evitare il rimborso del capitale e di pagare solo gli interessi, ha incontrato insormontabili ostacoli politici: parlando con le capitali, conferma l'alta funzionaria, quello che "è venuto fuori è che i Consols sono una linea rossa invalicabile per un numero non piccolo di Paesi, perché cambierebbero la natura del bilancio Ue e della stessa Unione Europea". Adnkronos  27

 

 

 

 

Piano Ue, Prodi: finalmente l’Europa è l’Europa. Bella notizia. Ora l'Italia dimostri sapere usare bene fondi

 

Roma – “Il Recovery Fund è oggettivamente una bella notizia perché non ce la sognavamo neanche, diciamo la verità. Un mese fa ho scritto articoli durissimi perché si andava verso un’Europa che marciava per conto suo o non marciava affatto. Questo è un grosso cambiamento. È giusto però fare anche una riflessione sulla necessità che venga reso legge effettiva”. Lo ha detto l’ex premier e presidente della Commissione Ue Romano Prodi, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei.

“Un mese fa dicevo ‘qui andiamo a finire male’ – ha ricordato Prodi – mentre oggi dico finalmente in questo caso l’Europa è l’Europa. Devo anche ammettere di essere stato troppo pessimista in alcuni momenti ma non vedevo vie d’uscita. Poi quando si è ricostituita, dietro impulso spagnolo e italiano, un’ alleanza franco-tedesca nella direzione giusta ho cominciato a dire ‘forse ce la facciamo’. È stato utile essere allineati con la Francia perché in politica bisogna misurare le forze e litigare con tutti non andava bene. Adesso si è formata un’alleanza che fa 400 milioni di abitanti”.

“Bisogna dimostrare – ha sottolineato Prodi – che l’Italia fa sul serio nell’equilibrio finanziario. Il problema oggi non è più la spesa ma le entrare. Abbiamo un livello di evasione fiscale che è incompatibile con un equilibrio economico. Questa grande mossa europa ci dà un grande aiuto ma poi bisogna lavorare nell’ordinaria amministrazione. O si fa una lotta sull’evasione fiscale o l’ Italia tra qualche mese ritornerà nei problemi di oggi. Con un’evasione fiscale media simile all’Europa noi avremo 60 miliardi di euro in più all’anno. E nostri conti andrebbero bene. Sono drastico. Per evitare misure straordinarie come la patrimoniale bisogna stringere sul contante. È l’unico modo per riattivare un effettiva solidarietà nel Paese. La democrazia si difende con le ricevute”.

“L’Italia – ha aggiunto Prodi a InBlu Radio – deve saper spendere i soldi dell’Europa. Spero che qualcosa si snellisca nelle pratiche perché così non si può andare avanti. Alcune Regioni soprattutto le più povere non sono in grado di spendere questi soldi, bisognerà riorganizzare tutto il nostro apparato. Questi sono fondi straordinari che non si possono ripetere continuamente”.

“Ci potrebbe essere qualche variazione nella distribuzione dei soldi – ha proseguito Prodi – si dice che l’Italia potrebbe avere 173 miliardi di euro. Ma ora è importantissimo correre nei tempi e la cancelliera Merkel che è sempre prudente ha detto ‘speriamo e contiamo che l’1 gennaio i soldi comincino a fruire’. Questo perché il processo è lungo, i Parlamenti di tutti i 27 Paesi lo devono approvare. L’unanimità è antidemocratica. L’unanimità è fatta affinché un topo si senta un leone. In questo modo chi è in difficoltà vota contro e si ricomincia tutto da capo. È vero che l’Europa non si fa in un giorno solo ma penso che prossimamente debba essere fatta una battaglia contro l’unanimità”.

“Ci vuole quella che si chiama una leadership – ha aggiunto Prodi – Non serve un barometro cioè colui che misura la febbre alla società e poi fa le cose. Il leader è colui che disegna un obiettivo indispensabile e lì ci porta. Tutti gli osservatori internazionali ci dicono ‘o voi avete un equilibrio di lungo periodo oppure la musica torna ad essere triste’. Intanto però godiamoci questo respiro. È chiaro che l’epidemia del coronavirus non è stata colpa nostra e siamo stati anche bravi nell’emergenza. Quando bisogna prendere decisioni che cambiano la vita di milioni di cittadini bisogna pensarci giorno e notte. I ritardi sono giustificati dal fatto che si doveva essere sicuri. Qualche ritardo all’inizio dell’emergenza lo perdono ma adesso ‘no’ ci sono tutti gli elementi per correre”. Askanews 28

 

 

 

 

Sure, Mes e non solo: un glossario (pop) degli aiuti europei

 

Aspettando l’annuncio del Recovery Fund integrato in un nuovo bilancio pluriennale dell’Unione europea, proviamo a vedere quali sono state le misure adottate sinora dalle istituzioni Ue. In complesso, il pacchetto approvato lo scorso 23 aprile dal Consiglio europeo prevede aiuti per 540 miliardi di euro: 100 attraverso Sure, 200 dalla Banca europea degli investimenti (Bei) e 240 dall’ormai famigerato Meccanismo europeo di stabilità (Mes).

Il Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency (Sure) è sostanzialmente un ammortizzatore sociale europeo volto a integrare misure nazionali come la cassa integrazione. Si tratta di uno strumento limitato tanto nel tempo, quanto nello scopo. Perché si attivi, tutti gli Stati Membri devono stanziare su base volontaria garanzie per una cifra complessiva di 25 miliardi. A fronte di questa, la Commissione potrà raccogliere sui mercati prestiti fino a 100 miliardi da girare agli Stati a tassi agevolati.

A differenza del Sure, la Bei non è uno strumento temporaneo, ma anzi si occupa di offrire prestiti alle piccole e medie imprese dal 1957. In maniera simile, invece, chiederà contributi aggiuntivi per 25 miliardi a fronte dei quali prestare alle piccole e media imprese fino a 200 miliardi.

L’ultima puntata della saga del Mes

Infine, il Mes. Anche noto come Fondo Salva Stati, in Italia si è tanto parlato della “responsabilità” di chi vi ha dato per primo il via libera. Ma la verità è che non si tratta di un crimine e nessuno ha le mani sporche di sangue. Il Mes è un trattato tra gli Stati europei creato nel 2012 come strumento di salvaguardia nel caso uno Stato si trovi in grossa difficoltà. Può intervenire con due linee di credito: la prima, più snella, porta con sé condizioni piuttosto blande; la seconda, più sostanziosa, altre molto più stringenti di natura macroeconomica. Il problema è che se uno Stato si trova in guai molto seri, come successo alla Grecia, non vi è alternativa alla seconda linea e alle sue draconiane clausole.

In ogni caso, ciò che è successo ad Atene è certo riprovevole, ma altresì passato.

La questione oggi è che è stata messa a punto una nuova linea di credito. Straordinaria, come la situazione. Ognuno (chi vuole, non necessariamente tutti) potrà richiedere fondi fino ad un massimo del 2% del proprio Pil: per l’Italia si tratta di circa 37 miliardi di prestiti a tassi agevolati.  A quali condizioni? Due, molto semplici. I fondi devono essere utilizzati per coprire i costi diretti o indiretti della gestione sanitaria e prevenzione del virus. Essendo prestiti, vanno restituiti.

Il secondo punto potrebbe sembrare lapalissiano, ma rivela l’elefante nella stanza: la sostenibilità del debito pubblico italiano.

Sure, Bei e Mes convengono perché permettono di raccogliere fondi a tassi d’interesse migliori di quelli che gli Stati otterrebbero muovendosi individualmente. Ma pur sempre di prestiti, ovvero nuovo debito, si trattano.

Sullo sfondo, inoltre, è stato sospeso il patto di stabilità, la camicia di forza virtuosa del 60% debito/Pil e deficit al 3%, il che significa che tutti i Paesi Ue, inclusa l’Italia, sono ora liberi di indebitarsi, spendere e spandere come preferiscono.

Il problema, quindi, non sembra tanto dove trovare i soldi, né trovarli a condizioni favorevoli. Il problema sarà il livello – si stima 160-180% – del debito pubblico italiano a fine crisi. Incredibilmente, lo spettro della ristrutturazione del debito è stato invocato prevalentemente come conseguenza del MES. Che è letteralmente l’unica maniera in cui questa non può avvenire. È la fotografia perfetta della politica italiana, spensieratamente prigioniera dell’agenda populista.

Un fondo misto per finanziare la ripresa

La soluzione potrebbe invece arrivare da Bruxelles, dove le speranze ruotano attorno al Recovery Fund. Per ora si parla di un fondo tra i 1000 e i 1500 miliardi all’interno di un riformato bilancio pluriennale 2021-27. Si tratterebbe perciò di uno strumento più strutturale e di lungo periodo, un passo decisivo verso la mutualizzazione dei rischi come norma e non più eccezione.

Ma sarà la qualità, molto più della quantità, a far la differenza. Si intravede infatti la possibilità di un fondo misto, costituito sia da prestiti (loans), ma anche da sussidi (grants), ovvero iniezioni di liquidità che non inficiano sul debito, a fronte di interessi bassissimi ma per sempre.

La proposta di un 500 miliardi a fondo perduto per finanziare la ripresa fatta da Francia e Germania ha trovato l’ostilità dei “soliti noti” – Paesi Bassi e Austria, ma anche Svezia e Danimarca -, che sembrano irremovibili sulle barricate: di condivisione del rischio e del debito non se ne parla.

Vi sono anche fattori di natura domestica. Soprattutto nei Paesi Bassi, ma anche negli altri Stati, il governo deve vedersela con la concorrenza delle forze populiste. Ci sembrerà strano, ma i “falchi” che vogliono metterci il “cappio al collo” a casa loro vengono accusati di eccessiva morbidezza nei confronti di “chi spende tutto in alcol e donne”. È il paradosso sovranista: movimenti identici con interessi opposti.

Il punto è che non si tratta di solidarietà, né di pietà, ma di puro interesse personale. Una Ue in salute, e quindi la salute di ogni suo membro, è fondamentale per una miriade di motivi non certo attinenti alla sfera morale.

Questa crisi, se non affrontata insieme, rischia di produrre un divario insostenibile tra i vari Paesi. Aumentare le distanze, questa volta, si rivelerebbe terribilmente controproducente. Giovanni Santambrogio, AffInt 26

 

 

 

 

 

Le promesse

 

La promessa rappresenta un onere morale per concretare atti d’utilità. Il termine, però, assume una differente immagine quando è utiulizzato in politica. Quella italiana in particolare. Con la premessa, sempre più ovvia, che “promettere” non significa, necessariamente, “mantenere”. E’ una concretezza, tra la speranza e l’oblio, che viviamo nel quotidiano e per la quale non siamo in grado di trovare una giustificazione che “regga”. Il Covid-19 Ha solo complicato una situazione che, da noi, già c’era.

 

In una Penisola dove la percentuale dei disoccupati è sempre elevata, c’è poco da essere fiduciosi. Solo nel realismo, che abbiamo, da sempre, cercato di seguire, è possibile trarre delle ipotesi attendibili sul futuro prossimo nazionale.

 La teoria del “fare poco, ma farlo bene” era valida nel secolo scorso. Nel Nuovo Millennio non è più possibile far conto su valori che, nel concreto, non hanno soluzione di continuità. L’equità sociale non può dipendere solo dalle promesse.

 

Nell’incremento degli eventi socio/economici italiani, anche con questo Esecutivo, ci sono delle variabili che, proprio parchè tali, non rendono giustizia a tanti fatti che ci amareggiano e ci fanno riflettere. Molti di più che per il passato. Ed ecco che ritorna in campo il concetto di “promessa”. Nei termini che abbiamo evidenziato in apertura di questa nostra riflessione. E’ proprio nell’incertezza politica che potrebbero arenarsi anche le “promesse” migliori.

 

Ne consegue che non è più possibile far conto sulle “promesse”, quando le stesse esulano, sempre di più, dalla condotta di quelli che le hanno formulate. Le operazioni d’altrui utilità, tanto per essere chiari, potrebbero essere più di facciata che di sostanza. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Questo virus non è democratico!

 

O il lavoro o la salute: ad un certo punto le persone devono anche sapersi accontentare!

Ci sono sempre più angoli nascosti, nel mondo, in cui questa alternativa si rende esplicita.

Nelle regioni che hanno sete di sviluppo è facile installare, con gli sconti e gli occhi chiusi dello Stato, progetti industriali inquinanti, miniere a cielo aperto, monoculture inzuppate di agrotossici. L’economia deve crescere, e per farlo deve appoggiarsi su alcune “zone di sacrificio”.

Alla gente che vive in queste regioni sono imposte alternative sataniche: “Se realmente avete bisogno di lavoro, occorre che accettiate, almeno un po’, gli effetti collaterali dello sviluppo. Se preferite preservare la salute, forse è meglio che non stiate qui”.

Il risultato sono comunità intere di lavoratori e famiglie con la capacità respiratoria pregiudicata dall’inquinamento e le difese immunitarie indebolite dai veleni tossici dell’agrobusiness.

Queste persone testimoniano con la loro vita che la pandemia di COVID19 non è democratica. È vero, può raggiungere tutti. Ma le conseguenze del suo passaggio saranno molto diverse, a seconda delle condizioni di vita di chi colpisce.

Il virus è una cartina di tornasole, che rivela le disuguaglianze strutturali delle nostre “democrazie” e che purtroppo, molto probabilmente, le acuirà.

Vediamo alcuni esempi di come avviene l’impatto del virus nelle società latinoamericane.

L’Organizzazione Mondiale del Lavoro considera l’estrazione mineraria un settore estremamente insalubre. Le regioni in cui si installano questi progetti possiedono, in vari casi, alti livelli di tumori, malattie respiratorie e inquinamento. Eppure, le imprese minerarie stanno continuando ad operare, in tempo di pandemia, a tutto vapore. Gli operai lavorano frequentemente a stretto contatto tra loro, mettendo in pericolo la loro salute e la vita delle loro comunità.

La maniera più efficace per ridurre l’impatto del contagio e offrire un’adeguata assistenza sanitaria è l’isolamento sociale. Ma come garantirlo, per esempio, nella favela di Paraisópolis, in São Paulo, dove la densità di popolazione è di 45 mila persone per Km2 (6 volte di più di quella di Milano) e solo 25% ha accesso alla rete fognaria?

Le terre indigene del nord del Brasile sono forse gli spazi più a rischio, considerando la maggior fragilità a infezioni virali di questi popoli. Eppure, proprio in questi ultimi mesi, il governo sta lasciando via libera ai cercatori d’oro clandestini, che si addentrano sempre più lungo i fiumi amazzonici.

La minaccia di un’epidemia richiede fermezza e decisione da parte dei governi nazionali, con regole chiare e posizioni univoche. Il Brasile sembra essere un’eccezione, in cui il Presidente si concede la leggerezza irresponsabile di scherzare sul virus e contraddire per fini politici la posizione dei governatori locali o dei suoi stessi ministri. p. Dario Bossi, padredario.blogspot.com maggio

  

 

 

 

Rientro al Sud. Per i pensionati una “flat tax” al 7%

 

Con un recente provvedimento l’Agenzia delle Entrate ha stabilito le modalità amministrative per consentire ai pensionati rientrati nel Sud Italia di usufruire del nuovo regime fiscale a loro favore.

 

Ricordo infatti che la legge di Bilancio per il 2019 aveva introdotto una importante agevolazione fiscale, una “flat tax” al 7% su tutti i redditi esteri, per i titolari di pensione estera che trasferiscono la residenza fiscale in uno dei Comuni appartenenti al territorio delle Regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, con popolazione non superiore a 20.000 abitanti, o in uno dei comuni, colpiti dagli eventi sismici del 2016, con popolazione non superiore a 3mila abitanti, e purché non siano stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti alla domanda di agevolazioni (e quindi al loro trasferimento).

 

L’agevolazione fiscale consente ai pensionati che rientrano di versare una imposta sostitutiva di appena il 7% (invece della tassazione ordinaria) relativamente a qualsiasi categoria di reddito prodotto all’estero (quindi pensioni ed altro).

 

La tassazione agevolata si applica solo se si è titolari di una pensione estera (si deduce quindi anche in convenzione internazionale).

 

Giova tuttavia ricordare che secondo l’interpretazione della legge da parte dell’Agenzia delle Entrate sono invece esclusi dal beneficio coloro i quali siano titolari di sola pensione italiana (Inps o Inpdap).

 

Nella sua recente Risoluzione l’Agenzia delle Entrate ha impartito le istruzioni per la compilazione del modello F24 ed ha chiarito che i titolari di pensioni estere che hanno trasferito la loro residenza in Italia meridionale dovranno nella loro dichiarazione dei redditi utilizzare il codice tributo “1899” per versare l’imposta sostitutiva dell’Irpef relativa ai redditi di fonte estera e pagare solo il 7% (sempre che, ovviamente, abbiano redditi tassabili) ed ha infine stabilito che l’imposta sostitutiva deve essere versata annualmente, in un’unica soluzione, tramite il modello F24, entro il termine di pagamento del saldo delle imposte sui redditi. Angela Schirò, dip 19

 

 

 

 

 

“Dialoghi nell’emergenza”, webinar del Comites di Basilea sul Rapporto Italiani nel Mondo 2019 della Migrantes

 

Basilea – Per la serie “Dialoghi nell’emergenza” il Comites di Basilea e il GIR (Giovani Italiani in Rete), in collaborazione con le Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera e con il Patrocinio del Consolato d’Italia a Basilea e del CGIE, hanno organizzato un webinar dedicato al Rapporto Italiani nel Mondo 2019 (RIM) edito dalla Fondazione Migrantes. Un video introduttivo ha aperto le porte al tema, con un linguaggio diretto; a volte crudo, ma efficace. Perché per capire i fenomeni migratori di oggi bisogna avere a mente cosa siano stati nel passato: e c’è stato un tempo nel quale ‘brutti, sporchi e cattivi’ eravamo noi italiani. Oggi quasi 6 milioni di italiani risultano iscritti all’Aire; ma l’emigrazione italiana, che ha toccato nuovamente livelli emergenziali altissimi dalla crisi del 2008 in poi, affonda in realtà le radici storiche negli albori del secolo scorso, quando ad essere discriminati nel mondo eravamo noi. Come ha rievocato il video trasmesso in diretta, gli italiani hanno subito stereotipi di ogni genere: negli Usa – tra i Paesi di maggiore emigrazione italiana – il problema della discriminazione si è sentito in maniera pesante. Dunque il cosiddetto hate speech, che oggi si consuma spesso dietro una tastiera, era quello che ci sbatteva in prima pagina sui mass media tradizionali come ‘la gente di mezzo’: perché non eravamo né del tutto neri, né del tutto bianchi. Si è parlato anche di quando i clandestini eravamo – e siamo tuttora – a volte noi, finendo nella rete dell’irregolarità: perché non tutte le storie di emigrazione italiana sono state o sono allo stato attuale a lieto fine.

Nella Sempio, Presidente del Comites di Basilea, ha indicato il RIM come un utile strumento e un grande contributo anche per la politica affinché la stessa possa occuparsi maggiormente di temi migratori.  “La strada giusta è quella di proporre un ambiente sociale dove l’altro sia visto come un mezzo di arricchimento. Altrimenti si generano effetti di isolamento sociale, insicurezza, senso di impotenza senza neanche uno stimolo per integrarsi”, ha spiegato Sempio ricordando come anche per l’emigrazione storica degli italiani in Svizzera ci siano stati problemi d’inserimento. “D’altronde l’integrazione va intesa come il rapporto tra identità e alterità: occorrono dunque educazione alla diversità e crescente interdipendenza tra popoli e classi sociali”, ha evidenziato il Presidente del Comites. Carlo De Stasio, Coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera, ha realizzato invece un parallelo tra l’emigrazione italiana e l’immigrazione nel nostro Paese. “Nel Rapporto Italiani nel Mondo troviamo un dialogo ricco tra passato e presente, perché il fenomeno della mobilità e delle migrazioni ci tocca tuttora da vicino ed è estremamente vivo. Uno dei meriti del RIM 2019 è quello di averci ricordato, in questo contesto storico complesso, l’ingiusta discriminazione subita dai nostri connazionali che ci hanno preceduto nel lasciare l’Italia e questo ci fa pensare di riflesso alle migliaia di invisibili stranieri che lavorano nei campi e nelle nostre case”, ha commentato De Stasio ricordando come anche tanti italiani siano partiti e continuino a farlo non solo per una libera scelta ma appunto in modo forzato per mancanza di prospettive.

 

Michele Schiavone, Segretario Generale del CGIE, si è soffermato su diversi aspetti del fenomeno migratorio espressi nel concetto stesso della mobilità: gli attori di questo fenomeno, che ha radici antiche, sono persone che si muovono per diverse ragioni e non sempre per una libera scelta. “Sono state erette nuove frontiere, almeno in Occidente, dove sussiste uno spirito non ancora compiuto di comunità europea dove dovrebbero invece essere definiti pienamente i diritti dei cittadini che vi abitano. Dobbiamo interpretare questo tempo per compiere delle scelte e ridefinire i rapporti tra cittadini, Stato e organizzazioni sovranazionali: su questa idea si deve ramificare l’albero sul quale poi distribuire le responsabilità del diritto e della cultura, riqualificando il senso stesso della mobilità”, ha spiegato Schiavone ponendo l’attenzione sulla questione del diritto alla cittadinanza degli italo-discendenti. “Da quattordici anni la Fondazione Migrantes ha aperto una vetrina sul nostro mondo, facendoci conoscere le diversità e la composizione dei nostri connazionali nel mondo. Questi connazionali sono soggetti valorizzanti per l’Italia, per la promozione e per l’innovazione di quello stile italiano chiamato Vivere all’Italiana”, ha aggiunto il Segretario Generale del CGIE sottolineando quegli elementi fondanti della nostra cultura ed economia, finendo ai diritti fatti valere nella cooperazione internazionale. “Siamo un Paese che, ai tratti colonizzatori, ha sempre preferito la propensione a venire in soccorso alle popolazioni in difficoltà, specialmente nel Mediterraneo”, ha evidenziato Schiavone andando ai punti deboli di un sistema di rappresentanza che certamente rende a volte difficile riportare nel discorso pubblico nazionale le questioni dei connazionali all’estero: un compito primario e delicato che spetta proprio alla rappresentanza dei diciotto parlamentari eletti nella Circoscrizione Estera. “Per i recenti provvedimenti legislativi gli sforzi maggiori sono giunti dall’impegno e dalla costanza delle nostre comunità. Visto il numero di cittadini italiani e di italo-discendenti, anche in chiave di internazionalizzazione e di promozione del Paese, avremmo bisogno di un riferimento chiaro e preciso interpretato da un Ministro per gli italiani all’estero”, ha rilevato poi Schiavone aggiungendo come ormai le decisioni vengano prese in Europa ed è lì che “dobbiamo sostenere, attraverso alcuni commissari, l’istituzione di un’Agenzia per cittadini stranieri”.

 

Delfina Licata, Fondazione Migrantes e curatrice del RIM, ha illustrato l’evoluzione storica del volume: inizialmente considerato un manuale di statistica sulla migrazione ma oggi visto come raccolta di racconti, saggi e storie, il tutto basato su tre criteri: multidisciplinarietà, trasnazionalità, complessità. “A volte vediamo sui fenomeni migratori dei film o degli interventi su stampa e tv molto semplicistici; ma si tratta di fenomeni complessi costruiti su un cambiamento talmente continuo che lo stesso nostro volume è di fatto un annuario. Il RIM è un progetto culturale che ha scritto pagine di storia, legate a un popolo e ad un Paese: negli ultimi quattordici anni ci sono stati profondi cambiamenti nella nostra società e bisogna parlare di mobilità plurime: esse sono dettate dalla necessità lavorativa ma anche dalla realizzazione del sé”, ha spiegato Licata andando ad illustrare chi sono coloro che partono. “Spesso hanno un titolo medio alto, ma tra gli italiani che partono ci sono anche giovani studenti che vogliono specializzarsi all’estero o persone adulte in cerca di un’occupazione. Non tutti hanno successo: la buona riuscita vale generalmente per gli altamente specializzati mentre molti altri finiscono per svolgere lavori dequalificati o peggio ancora mansioni sottopagate. La migrazione necessita di preparazione: non è possibile oggi muoversi senza essere preparati neanche in ambito europeo ed è pressoché impossibile partire senza conoscere la lingua del posto in cui ci si reca”, ha evidenziato Licata invitando a scelte ponderate e misure di sostegno o accompagnamento, a cominciare dai territori di partenza. “Al primo posto nell’emigrazione abbiamo le Regioni del Nord ma la mobilità vede ancora un certo protagonismo del Meridione. L’emigrazione spesso non è una scelta ma una necessità: occorre inoltre che ci sia una circolarità e che quindi le radici non si spezzino”, ha concluso la curatrice del RIM.

 

Toni Ricciardi, Storico delle migrazioni presso l’Università di Ginevra, riallacciandosi al video iniziale ha ripreso il discorso dell’iter che ha portato dai pregiudizi all’amore per il Made in Italy. Tre sono i concetti chiave quando si parla di migrazioni: odio, percezione e realtà. “Dal tanfo di cibo alle operette a tutto volume, secondo una tipica discriminazione socio-antropologica, oggi scopriamo che proprio questi elementi originariamente di discrimine sono invece diventati simboli di italianità che ci vengono invidiati. Occorre però avere una consapevolezza del fenomeno migratorio”, ha spiegato Ricciardi ricordando come l’Italia repubblicana nel secondo dopoguerra abbia siglato uno dei primi accordi internazionali con il Belgio, proprio sull’emigrazione. “Con il neorealismo degli anni ’60 è sorta una capacità di raccontarsi diversamente al mondo, anche per via del boom economico, quando appunto l’Italia si appresta a divenire la settima potenza mondiale. Sono gli anni successivi alla catastrofe di Marcinelle, che rappresentano una sorta di chiusura del racconto sull’emigrazione nazionale”, ha aggiunto Ricciardi intendendo come questa narrazione sia ripresa inevitabilmente con il ritorno del fenomeno migratorio in anni a noi più recenti. Pietro Maria Paolucci, Console d’Italia a Basilea, ha parlato di bisogni comuni a tutte le migrazioni: integrazione economica, associazionismo, grado d’istruzione trasgenerazionale e legami con il suolo d’origine. Come definire questo ruolo d’integrazione nei fenomeni migratori? “Occorre che il fenomeno stesso sia improntato ad un’autorganizzazione, che abbia dei confini certi tra limiti e diritti”, ha spiegato il Console. Simone Sperduto, Inform/dip 25

 

 

 

 

Punti di vista

 

In politica ciascuno è libero d’avere un su modo di pensare. Con questo preambolo, non ci sono limiti nell’elaborare previsioni sugli sviluppi socio/economici della realtà nazionale. Dato che, però, nessuno è ”perfetto”, non è detto che le nostre argomentazioni siano più valide di quelle d’altri. Ciò che abbiamo, da subito, fatto nostro è una forma di giornalismo informativo; lasciando agli opinionisti il compito di commentarle. Quindi, uno stesso evento può apparire con diversi profili. Dipende, principalmente, da com’è affrontato.

 

 Tenuto conto di quanto esposto, riteniamo che il giornalismo d’informazione lasci aperte le porte per ogni successivo contributo d’opinione. L’importante, secondo noi, è che l’informazione sia completa e corretta. L’interpretazione, invece, può assumere diversi orientamenti.

 

 Chi legge è libero di farsi una sua opinione su quanto ha appreso e confrontarlo, se del caso, con chi si occupa di giornalismo d’opinione. Del resto, non è detto che “informazione” e “opinione” non siano in grado d’essere frutto di una stessa penna. Basta evitare, e questo è più difficile, d’essere di parte.

 

 Nei nostri, tanti, anni d’impegno sul fronte dell’informazione, pur mutando, più volte, il panorama politico italiano, siamo rimasti coerenti alla nostra tesi. Ovviamente, senza fermarci all’aspetto “fotografico”dei fatti. Ogni argomento, secondo noi, ha da essere presentato al Lettore nel modo migliore per consentirgli d’elaborare una propria opinione. Con questo criterio, si apre lo spazio del confronto e del dibattito.

 

Insomma, anche dopo la Pandemia di “Coronavirus”, ogni punto di vista assumerà un suo peculiare valore in funzione dello scopo con il quale sarà accolto. Da qui l’importanza del giornalismo d’informazione. Quello che abbiamo fatto nostro da oltre sessant’anni. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Erasmus, metà degli studenti ha scelto di restare all’estero nonostante il coronavirus

 

Partiti in 13mila per l’esperienza di studio all’estero, si sono visti rivoluzionare il programma dalla pandemia. Ma molti non hanno mollato. E per l’anno prossimo sono già in aumento le domande - di Antonella De Gregorio

 

Erano 13 mila, all’inizio di marzo, gli studenti italiani, e 165mila quelli europei, in «mobilità» con il programma Erasmus. Partiti per studiare in un’altra università del Continente, hanno visto i loro piani stravolti dall’emergenza Covid-19. In Italia, prima, dove ogni anno arrivano 27mila ragazzi; poi in Spagna, Francia, Germania, i Paesi che accolgono più candidati. Gli atenei hanno chiuso i battenti, lezioni ed esami trasferiti online. A studenti e staff è stata assicurata la possibilità di rientrare, invocando la clausola di «forza maggiore» e chi ha scelto di annullare o rinviare l’esperienza, ha comunque continuato a percepire il contributo comunitario.

Il 50% degli studenti italiani (dice l’Indire, agenzia nazionale che gestisce la mobilità in entrata e in uscita) e il 40% di quelli europei (fonte Commissione Ue) sono rimasti nel Paese ospitante, seguendo le lezioni e accumulando i previsti crediti universitari. Non, però, le esperienze, gli incontri, i frammenti di felicità che poi si ricordano per la vita. Chi ha preferito tornare a casa, all’inizio ha lamentato mancanza di coordinamento e confusione.

Viaggi avventurosi

Qualcuno ha dovuto affrontare viaggi avventurosi e sostenere costi non previsti. «Ma la Commissione Ue ha reso ammissibili tutte le spese, comprese quelle di chi è dovuto rientrare con mezzi diversi da quelli programmati», precisa l’Indire. E a tutti è stato concesso di completare da casa le attività. «L’indicazione univoca è stata garantire continuità al programma, guardare avanti», dice Flaminio Galli, direttore dell’agenzia. Che per il futuro vede rosa:«Nonostante tutto — dice — i numeri sono in crescita»: per il prossimo anno le domande di candidature per mobilità sono aumentate del 3%. «Dati che – afferma Galli - evidenziano l’interesse ad andare avanti nella cooperazione e il valore aggiunto di lavorare insieme in ambito europeo».

Il futuro

Intanto, nel pieno della Fase2, la Commissione europea ha deciso che Erasmus non si fermerà. Certo, dovrà consentire ampi margini di flessibilità. Consentire di fare esperienza all’estero in modalità «blended»: si chiamerà ancora «mobilità» ma probabilmente, almeno all’inizio, sarà in gran parte virtuale. In gioco ci sono miliardi di euro, per continuare a promuovere il senso di appartenenza all’Europa. La richiesta alle università è di essere flessibili, agevolare il «distance learning». Ed essere pronte a combinare, appena possibile. l’attività virtuale con quella in presenza. Perché il vero valore aggiunto del programma, che in trent’anni ha messo in movimento tre milioni di universitari, è varcare i confini nazionali per entrare in contatto con la quotidianità di altri luoghi, diverse mentalità e modalità di lavoro.  CdS 24

 

 

 

 

Una riflessione sui possibili effetti della pandemia sull’emigrazione italiana all’estero

 

ROMA – In video collegamento con “l’Italia con Voi”, la trasmissione di Rai Italia dedicata ai connazionali all’estero, Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, si sofferma sui possibili effetti della pandemia sull’emigrazione italiana all’estero, specie quella giovanile.

Per via del coronavirus, “lo scenario è sicuramente cambiato, ma è prematuro dire come – avverte Licata, sottolineando come “i dati sono attualmente confusi e c’è bisogno di una sistematizzazione e soprattutto che passi il momento convulso dovuto all’emergenza che stiamo vivendo. Per noi studiosi ora l’attesa è la cosa migliore per capire cosa sta succedendo in uno scenario sconvolto anche dal punto di vista della mobilità italiana”.

A proposito della domanda sul “che fare?”, che sin dall’inizio dell’emergenza sta assillando i connazionali che si trovano all’estero e le famiglie rimaste in Italia, Licata ricorda come “storicamente in Italia la componente familiare ha un ruolo da protagonista nella scelte migratorie; un’esperienza migratoria è sempre corale ed è sempre familiare, quella che viviamo è sicuramente una situazione straordinaria e i sentimenti forti, la paura in primis, ha attanagliato tutti, al di là di dove ci troviamo”. “Non c’è quindi una risposta univoca al Che fare? – rileva Licata. “La cosa migliore sarebbe affidarsi al buon senso e cercare la soluzione più giusta rispetto alle persone coinvolte nel percorso migratorio, sia i giovani che sono all’estero che le famiglie in Italia, e la soluzione deve essere trovata con l’attenzione al benessere di tutti. Bisogna inoltre considerare – aggiunge Licata, – come nel caso degli studenti in mobilità, forse i più giovani soggetti dell’emigrazione, che sono state trovate risposte formali e informali di accompagnamento dal punto di vista nazionale e che c’è tutta una rete di sostegno, anche informale, che aiuta ad individuare la risposta giusta per il benessere delle persone coinvolte”.

“Quello che questa pandemia ha provocato, a mio parere, è la messa in discussione di un principio che ormai non riconoscevamo neanche più, quello della libera circolazione; paradossalmente lo riconoscevamo solo quando volevamo limitare la libertà di movimento di qualcun altro, ma per noi il viaggio – di lavoro, di piacere etc. – era una routine consolidata. Oltre a ciò l’epidemia ha accelerato meccanismi che già sperimentavamo, come il lavoro a distanza, la genitorialità a distanza e gli affetti a distanza – rileva la curatrice del Rapporto Italiani nel mondo, che evidenzia l’importanza di cogliere il significato e le potenzialità di questo “essere diversamente presenti”: “indipendentemente dal luogo geografico in cui ci troviamo e dalla distanza dal contesto da cui si è partiti, possiamo essere presenti e partecipare attivamente a quella che è la realtà e ai diversi contesti con cui abbiamo a che fare”. È proprio attraverso questa presenza, che la mobilità può e deve essere considerata “una risorsa, soprattutto per l’Italia, se pensiamo – rileva Licata – che nell’ultimo anno sono 196 le destinazioni in cui è stata rilevata la presenza degli italiani all’estero”.

Un altro fronte importante per le ripercussioni sulla mobilità sarà la gestione della crisi economica innescata dalla pandemia, anche all’interno della Penisola: “riemergeranno forti discrasie all’interno dello stesso territorio italiano e si riaccenderanno vecchi divari che da sempre sono stati parte delle analisi e dei discorsi sul nostro Paese. Speriamo – auspica Licata – che si abbia la lungimiranza di intervenire con modalità nuove e forti di quanto la storia ci ha insegnato in passato, per poter riprendere un percorso di crescita globale del Paese, pur tenendo conto dei diversi contesti”. (Inform/dip 18)

 

 

 

 

Valorizzare le nostre comunità all’estero come parte essenziale del destino dell’Italia

 

ROMA – In questi difficili settimane, la crisi sanitaria ed economico-sociale ha colpito – con intensità diverse – l’insieme del nostro Pianeta. Tutte le comunità italiane stanno soffrendo le conseguenze di una pandemia destinata a cambiare – in modi ancora difficilmente prevedibili – il volto del mondo sinora conosciuto.

Il Pd è l’unico partito italiano (e tra i pochi nel mondo) ad avere da sempre sviluppato una rete composta dai propri circoli (oltre 120 con più di 5.000 iscritti), dai rapporti e la partecipazione nell’associazionismo e nelle rappresentanze, dalla radicata presenza nella vita delle comunità italiane. In questo periodo la rete dei nostri circoli ha prodotto una intensa attività di solidarietà (sottoscrizioni per ospedali italiani, aiuto ai nostri concittadini in difficoltà, ecc) ed anche di informazione, di confronto, di dibattito politico e culturale. Più in generale vi è stata, in questi mesi, una mobilitazione di tante parti delle nostre comunità nel mondo per aiutare l’Italia e gli italiani.

Si è posta, nel contempo, la necessità di dare, da un lato, sostegno ai nostri connazionali in difficoltà e, dall’altro di far fare un salto di qualità all’investimento sui residenti all’estero per favorire il rilancio del nostro Paese. Con il Decreto “Cura Italia”, grazie all’iniziativa parlamentare di Pd e maggioranza, si sono già stanziati 5 milioni di euro aggiuntivi per l’assistenza e l’emergenza.

Ora il “Pd Mondo” sta lavorando con Governo e Gruppi parlamentari affinché, anche nel Decreto per il rilancio, vi siano alcune misure strategiche. Innanzittutto il sostegno a chi è costretto a rientrare in Italia, avendo perso il lavoro all’estero. Oltre agli strumenti già esistenti stiamo proponendo che non vi siano ostacoli (come invece è stato per il reddito di cittadinanza) all’accesso al “reddito di emergenza” per i rimpatriati che rientrino nei criteri già definiti per i residenti in Italia. Poi, il rafforzamento delle risorse per l’aiuto agli indigenti o a coloro che si sono ritrovati senza assistenza sanitaria, il sostegno alla straordinaria rete degli enti di istruzione italiani, la possibilità di favorire l’investimento dall’estero, estendendo anche agli italiani non residenti, i benefici fiscali per le ristrutturazioni edilizie.

Insomma, gli oltre sei milioni ci cittadini italiani che vivono, lavorano, studiano all’estero – ed altri milioni di discendenti di italiani – rappresentano non solo una straordinaria realtà di intelligenze ed esperienze ma sono anche una risorsa politica, culturale ed economica che deve essere pienamente valorizzata come parte essenziale del nostro Sistema Paese. La tutela dei cittadini delle comunità all’estero, la loro promozione e la qualità dei servizi e dei diritti di cittadinanza loro offerti e garantiti devono essere i tre pilastri di una rinnovata proposta politica per gli Italiani nel mondo.

In molti casi la piena integrazione nei Paesi di residenza, obiettivo per cui occorre continuare ad impegnarsi, si accompagna all’espressione della volontà di essere parte attiva della società italiana e della costruzione del suo futuro. Ciò riguarda anche quelle migliaia di giovani che, in forme anche diverse dal passato, hanno rappresentato una parte rilevante dei flussi migratori degli ultimi anni.

In questo quadro la riforma e il rafforzamento degli strumenti di partecipazione e di rappresentanza – sia la rete dei Comites che la fitta rete di associazioni ed enti di promozione -, lo sviluppo della promozione della lingua e della cultura italiane, la modernizzazione degli strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese, la valorizzazione degli operatori del mondo delle professioni, della ricerca e dell’innovazione, possono essere parte importante di quella visione strategica internazionale di cui l’Italia ha sempre più urgente bisogno.

Luciano Vecchi

 

 

 

 

Le tattiche

 

Se, per ipotesi, si andasse al voto, le alleanze politiche sarebbero diverse dalle attuali. Data l’evoluzione del “Centro”, la maggioranza parlamentare potrebbe essere tutta nell’ala mediana di un Parlamento da sfoltire e in fibrillazione con un’economia resa, ancor più “anemica” per gli effetti del COVID-19.

 

I precedenti governi non hanno conquistato la “stima” di molti politici di questa Terza Repubblica. Ora, neppure il Centro avrebbe interesse a mutare gli attuali rapporti col Partito Democratico. Per una serie di motivi, anche abbastanza comprensibili, nuovi riscontri politici ci saranno con un Parlamento “rinnovato” e aperto a uomini differenti. Chi ha preso il timone d’Italia ne dovrà tenere conto per non ipotecare il suo ruolo nella Penisola. Quest’Esecutivo potrebbe “rivedere” i suoi progetti; con una linea d’interventi da favorire e altri da ridimensionare. Le sceneggiate però non convincono più nessuno. Impossibile, poi, valutare concretamente le “bordate”, in sede parlamentare, prima del varo di una nuova legge elettorale e d’elezioni politiche correlate.

 

Le mosse del “sistema”non riprenderanno da dove si andranno ad arenare le attuali. Ne siamo più che convinti. Entro il prossimo autunno, quest’insolita accoppiata politica potrebbe vedere il suo punto d'arrivo. Con buona pace di tutti. Saranno, probabilmente, le tattiche politiche “secondarie” ad avere buon “gioco”. Una previsione che potrebbe non discordarsi dalla realtà.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sul rimpatrio degli italiani all’estero

 

ROMA – Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha risposto alla Camera dei deputati ad un’interrogazione in merito al ricorso da parte del Governo al Meccanismo europeo di protezione civile ai fini del rimpatrio dei connazionali all’estero in questa emergenza dovuta al coronavirus, presentata a prima firma da Francesco Lollobrigida (Fdi) e illustrata in Aula da Salvatore Caiata (Fdi).

La richiesta rivolta al Ministro è quella di dedicare il massimo impegno per fare in modo che tutti i connazionali bloccati all’estero per via delle restrizioni adottate a seguito della pandemia da coronavirus possano rientrare in Italia, “anche utilizzando gli strumenti economici che la Comunità europea mette a disposizione, fino a quando l’ultimo di loro non sarà rientrato sul nostro territorio nazionale – precisa Caiata.

Nella sua risposta, Di Maio richiama in primo luogo il funzionamento del meccanismo europeo sopra citato, ricordando come in tal caso “la Commissione europea si riserva di cofinanziare, solo successivamente all’effettuazione del volo, una quota che va da un minimo dell’8% fino a un massimo del 75%” dei costi. “Lo Stato deve, comunque, anticipare l’intero costo del volo, nel nostro caso, anche della parte relativa ai passeggeri non italiani. In seguito, lo Stato richiedente deve chiedere il pagamento al passeggero della quota non coperta dal cofinanziamento dell’Unione europea: ciò significa che la quota del 75% non è garantita – precisa Di Maio.

“L’altro aspetto importante del meccanismo europeo è che è riservato solo ai rimpatri da Paesi che non offrono alcuna opzione commerciale di rientro, anche di altre compagnie aeree non italiane. Sono, inoltre, richieste la fragilità del sistema sanitario dello Stato di partenza e una quota significativa di passeggeri dell’Unione europea a bordo: idealmente, la metà dovrebbero essere cittadini di Stati diversi da quello che ha attivato il volo – prosegue il Ministro, rilevando che, sulla scorta di tali criteri, “tra i motivi per cui non è stato attivato sistematicamente il meccanismo dell’Unione europea, vi è il fatto che la collettività italiana temporaneamente all’estero che faceva richiesta di rientro in patria, almeno fino a inizio maggio, era numericamente concentrata in Paesi dell’Unione, dai quali, pur se talvolta con triangolazioni, era comunque possibile raggiungere l’Italia”. “Dalla Spagna, ad esempio, sono rientrati oltre 14 mila connazionali; dal Regno Unito sono rientrati oltre 34 mila. La priorità è stata data a turisti, studenti, lavoratori temporanei e persone vulnerabili, come chi ha perso il lavoro rimanendo privo di un sostegno economico. Questi numeri spiegano che – ribadisce Di Maio, – se avessimo fatto ricorso al meccanismo in modo sistematico dal 10 marzo a inizio maggio, non potendo riservare i voli ai soli cittadini italiani, avremmo dovuto effettuare il triplo dei voli fin qui organizzati, con il risultato di rallentare notevolmente i tempi di rientro, a maggior ragione se, dal 28 marzo, si è reso necessario applicare misure di distanziamento a bordo. Abbiamo, quindi, utilizzato il meccanismo europeo nei Paesi con gruppi numericamente più contenuti di connazionali e hanno beneficiato di questo strumento italiano diversi connazionali da tutto il mondo con molti Paesi: Bolivia, Nepal, Thailandia, Sudafrica e tanti altri”. “L’Italia ha preferito agire tempestivamente, al di là del meccanismo comune europeo, assicurando il mantenimento di tratte commerciali dirette di vitale importanza per il rientro in Italia, attivando voli commerciali speciali per soli cittadini italiani – precisa il Ministro.

“Abbiamo finora rimpatriato oltre 79 mila connazionali grazie a circa 740 operazioni, tra aerei e altri mezzi, da 117 Paesi diversi. Gli altri Paesi dell’Unione europea non hanno agito diversamente dell’Italia, tanto è vero che, a fronte dei 60 mila cittadini europei rientrati con il meccanismo comunitario, i cittadini dei singoli Paesi membri rientrati con voli commerciali sono circa 600 mila. L’ultimo numero che voglio far notare è che, a fronte di 600 mila cittadini europei rientrati, quasi 80 mila sono italiani. Venendo al costo dei biglietti – ribadisce Di Maio, – ho sempre reiterato l’invito alle compagnie aeree di calmierare i prezzi, nonostante non fosse competenza del Ministero degli Esteri”.

Il Ministro risponde infine alla proposta di ricorrere all’uso di fondi pubblici per sostenere le spese di rimpatrio dei connazionali: “oggi abbiamo più di 5 milioni di italiani iscritti all’Aire, dunque residenti all’estero; agevolare il rientro di più di 5 milioni di persone in Italia, peraltro in questa fase di grande emergenza per il Paese, aprirebbe il rischio altissimo di un contagio di ritorno – segnala Di Maio, – che potrebbe vanificare gli sforzi compiuti fino ad ora dalla collettività e, soprattutto, dal nostro Sistema sanitario nazionale”.

In sede di replica, Davide Galantino (Fdi) si dichiara non soddisfatto della risposta e ribadisce la richiesta di una maggiore attenzione al ricorso al meccanismo europeo di Protezione civile attivato dall’inizio dell’emergenza, anche in considerazione di quanto avviene negli altri Paesi europei – il dato relativo all’Italia è di 1.133 italiani rimpatriati, con un rapporto pari a un italiano su 28 tedeschi rimpatriati con questo meccanismo – rileva Galantino. “Ad oggi – conclude, – abbiamo ancora italiani bloccati in altri Stati, separati dai loro affetti e senza certezze su quando potranno rientrare, con evidenti problemi economici dati dal prolungamento forzato della permanenza all’estero”. (Inform/dip 18)

 

 

 

 

Il reddito di emergenza on line sul sito dell’Inps

 

È attivo da oggi sul sito dell’Inps il servizio per la presentazione delle domande di Reddito di Emergenza, misura straordinaria di sostegno al reddito introdotta dal Governo Conte con il Decreto Rilancio per aiutare le persone in condizioni di difficoltà economica a causa dell’emergenza coronavirus. La misura, fortemente voluta dal Partito Democratico, non prevede un periodo preventivo di residenza in Italia e potrà quindi essere richiesto dai nostri connazionali iscritti all’AIRE rientrati nel territorio italiano in questi ultimi mesi.

 

L’Inps sta nel frattempo predisponendo la circolare esplicativa con le indicazione di dettaglio relative alla disciplina della misura. Il link per l’accesso al servizio di domanda è disponibile nella “homepage” dell’Istituto di previdenza e richiede, come di consueto, le proprie credenziali (PIN dispositivo, SPID, CIE, CNS).

 

La domanda deve essere presentata entro fine giugno e ci si può comunque avvalere dell’assistenza di CAF e patronati. Il sussidio spetta per il mese di maggio ai nuclei familiari o alle persone residenti in Italia al momento della domanda e che si trovano in condizione di necessità economica. Viene erogato dall’Inps in due quote ciascuna di 400 euro incrementabili qualora nel nucleo familiare ci sia un componente disabile grave o non autosufficiente.

 

Sono previsti requisiti di reddito mobiliare e patrimoniale calcolato con il sistema ISEE e limitazioni di accesso dovute a varie incompatibilità, come ad esempio redditi da lavoro dipendente, Reddito di cittadinanza, pensioni dirette e indirette tranne quella di invalidità, etc. Tutti i dettagli sul REM si possono consultare nell’articolo 82 del Decreto Rilancio già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020).

 

Si ritorni alla lbera circolazione

Il Presidente del Bundestag tedesco e quello dell’Assemblea Nazionale francese hanno fatto un appello affinché al più presto si riaprano i confini tra gli Stati europei e si ripristini la mobilità interna alla UE sancita dal trattato di Schengen. È un appello da condividere totalmente e da considerare, anzi, un importante riferimento per l’azione internazionale dell’Italia e degli altri Paesi dell’Unione.

 

Già alla fine di marzo, nell’appello “Insieme | Together — A Call For European Solidarity In Difficult Times” promosso da me e dal parlamentare tedesco Lars Castellucci, e sottoscritto da 126 parlamentari di 28 paesi europei, dicevamo: “Tra le restrizioni adottate c’è anche quella della chiusura dei confini all’interno dell’Europa. Chiediamo che sia solo un aspetto temporaneo di una serie di misure volte a ridurre i possibili contatti. Sarebbe un errore credere, che gli stati nazionali siano in grado di affrontare da soli le sfide globali che abbiamo davanti. È vero piuttosto il contrario”.

 

Una risposta di solidarietà e impegno comune è già venuta dagli accordi in fase avanzata sulle misure europee di contrasto alle conseguenze sanitarie, sociali ed economiche della pandemia, misure di cui soprattutto gli stati più esposti, come il nostro, possono e si devono servire. Senza anacronistiche pregiudiziali ideologiche e politicistiche. Tuttavia, la condizione di una compiuta ed efficace risposta comune è la libertà di movimento nell’area dell’Unione e dello spazio economico europeo.

 

Lo dico con convinzione politica ed ideale, ma anche con partecipazione umana ed esistenziale, essendo io espressione diretta di quella mobilità di lavoro che ha portato mio padre, al pari di milioni di altri lavoratori italiani, ad insediarsi in Germania e a costituire la propria famiglia. La mobilità peraltro è anche la dimensione culturale ed etica delle nuove generazioni, ad iniziare dalla generazione Erasmus che ha costituito a livello europeo una rete diffusa e penetrante. La mobilità tra gli stati europei è stata il migliore frutto della loro storia recente ed è quindi anche la migliore premessa per il futuro delle nuove generazioni.

 

Esenzione IMU: il mio ODG accolto

Ritengo importante un intervento del Governo mirato ad esentare gli italiani residenti all’estero dal pagamento dell’IMU e della Tari sulle case di loro proprietà in Italia. Su questa materia ho presentato un Ordine del giorno (ODG) al Decreto Liquidità (approvato dalla Camera dei Deputati) sul quale il Governo ha espresso un parere favorevole accogliendo come raccomandazione la mia proposta di valutare l’opportunità di introdurre l’esenzione dall’IMU e la riduzione della TARI a favore del lavoratori e dei pensionati italiani residenti all’estero e proprietari di immobili in Italia, prevedendo una nuova normativa che sia strutturata e definita in modo tale che non debba comportare una violazione delle norme del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea.

 

Il Governo si è impegnato a fare una verifica sulla compatibilità europea, visto che l’eliminazione dell’esenzione a partire dal 2020 era stata presa al fine di evitare il deferimento alla Corte di Giustizia europea da parte della Commissione europea che aveva inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora per aver introdotto e mantenuto condizioni più favorevoli per gli iscritti all’Aire in materia di imposte immobiliari ma avendo escluso  dalle norme fiscali agevolative i cittadini europei di altra nazionalità e proprietari di casa in Italia.

 

Nel mio ODG avevo chiesto al Governo di capire l’importanza umana e politica dell’esenzione e di trovare al più presto una soluzione adeguata per venire incontro alle pressanti e giuste richieste delle nostre collettività all’estero che ritengono che lo Stato italiano sia ora venuto meno ad un impegno di riconoscenza e solidarietà nei loro confronti. Per quanto mi riguarda continuerò il mio impegno parlamentare in questa direzione ed auspico che il Governo sappia mantenere i suoi impegni anche disciplinando la materia con una nuova normativa.

 

L’Europa per la ripresa. Un impegno fuori dal comune

“La crisi ha effetti di contagio in tutti i paesi e nessuno può ripararsi da solo”. Questa la premessa di Ursula von der Leyen presentando al Parlamento europeo il Next generation EU.  In concreto, 2400 miliardi di euro per la ripresa. La novità, rispetto alle misure già note, è un Recovery Fund da 750 miliardi, di cui 500 a fondo perduto e 250 in forma di prestiti a lunga scadenza e a basso tasso di interesse.

 

La disponibilità per l’Italia si aggira intorno ai 172 miliardi, 81.807 miliardi come aiuti a fondo perduto, 90.838 come prestiti. Un risultato costruito con spirito di solidarietà e senso di un comune destino, rinnovando le ragioni dello stare insieme, senza lasciare nessuno per strada. Un risultato costruito con il dialogo e il rispetto reciproco, senza isterie e lacerazioni sovraniste. Che destino avrebbe l’Italia senza l’Europa? Avanti così, insieme. Con la buona politica, visione e progetti lunghi. Non sarà facile ma uniti ce la faremo. Angela Schirò, dip 27

 

 

 

 

L’incoerenza

 

La politica dello Stivale, quella che ha demoralizzato parecchi italiani, continua a essere alla ribalta. Anche nel tempo del “Coronavirus”. Manca, ancora, l’atteso programma di ripresa. Ma le prospettive, sempre se attuate, di questo Governo di “transizione” non si può pretendere di più.

 

 Dietro le manifestazioni di volontà contrapposta, resta incuneato il desiderio di confronto. In definitiva, c’è chi vorrebbe abbandonare certe posizioni politiche; ma si sente insicuro. Eppure, i cambiamenti ci saranno e con effetti non marginali. Chi si credeva “inamovibile” ora è in incerto. L’affossamento delle precedenti cordate è stato il primo passo per il cambiamento; e questo è bene. Anche se, all’apparenza, potrebbe apparire ancora inefficace.

 

 

Il 2020, l’anno del “COVID-19”, potrebbe essere anche quello della “svolta”. Infatti, ci siamo accorti che cambiare si potrebbe. Anche se il frazionamento del Potere Legislativo resta da capire. E’ il sistema che “frena”. Le necessità del Paese sono tutte messe in ombra proprio per la mancanza di certezze politiche prive di compromessi. E, su questa linea, nessuno è senza “peccato”.

 

 Le crisi socio/politiche italiane non sono mai scaturite dalla base. Chi ci ha governato, invece, non s’è saputo assumere, appieno, certe responsabilità. In futuro, chi meglio sarà in grado d’operare potrà meritare la fiducia degli italiani. L’Opposizione, pur se democraticamente indispensabile, non sarà solo dei “perdenti”. Senza probabilità di mutare la loro posizione, lo ripetiamo, potrebbe essere utile al Paese.

 

 I pregiudizi potrebbero, finalmente, essere eliminati e l’Esecutivo dovrà tener più conto della Maggioranza parlamentare che gli ha dato fiducia. L’incoerenza, di tanti uomini di partito, ha fatto perdere la loro attendibilità. Sconfitta la pandemia, quando la politica nazionale riprenderà il suo corso, sarà nostra premura verificare il superamento di certe incoerenze. Giorgio Brignola, de,it.press

 

 

 

 

“La fabbrica delle idee. I Comites che vorremmo”

 

ROMA - Presidenti di Comites europei a raccolta, il 6 giugno. I Comitati di Parigi e Bruxelles, presieduti rispettivamente da Vincenzo Cirillo e Raffaele Napolitano, hanno organizzato un webinar partecipativo con la presenza dei Presidenti dei Comites delle Capitali europeee.

“La fabbrica delle idee - I Comites che vorremmo” il tema del dibattito in programma online il 6 giugno dalle 10 alle 13.

“Per la prima volta nella storia dei Comites si realizza un incontro tra i presidenti dei Comites delle capitali d'Europa”, sottolineano Cirillo e Napolitano, che spiegano: “questo incontro vuole essere un’occasione per creare, proporre nuove idee, perchè i Comites si rinnovino e siano i rappresentanti di base degli italiani all'estero con una visione moderna, propositiva e costruttiva. Creare una rete, un Networking dei Comites Europei attraverso cui creare programmi comuni ed essere, così, ancora più efficaci nel riunire le associazioni italiane e i cittadini nelle loro numerose attività”.

Per i presidenti dei Comites, concludono, sarà “anche un’occasione per proporre delle idee di riforma nel funzionamento dei Comitati in vista delle future elezioni previste nel corso dell'anno 2021”.

“Insieme – aggiungono Napolitano e Cirillo – possiamo proporre delle riforme che possano migliorare i Comites del futuro ed essere una forza propositiva ed inclusiva. Chi meglio di noi sa cosa funziona e cosa non funziona nei Comites, questo Webinar aperto al Pubblico è un’occasione di far parlare di noi e costruire un intercomites Europeo”.

Il Webinar si aprirà con un Brano live del Gruppo Rock di Milano “La colpa”. Chiuderà l'evento il Gruppo Napoletano “Le corde oblique”. Per poter assistere all'incontro occorre iscriversi. https://www.weezevent.com/webinar-partecipativo-comites  (dip) 

 

 

 

 

 

Conte: "Crisi senza precedenti, si supera solo insieme"

 

"Questa 73esima Assemblea mondiale della salute arriva in un momento cruciale, nel mezzo della nostra lotta contro la minaccia della pandemia di Covid-19. Il virus ha cambiato la nostra vita in modi che non avremmo mai immaginato solo pochi mesi fa. Stiamo vivendo una crisi globale senza precedenti, una crisi che non conosce confini e non risparmia regione: possiamo solo superarla insieme, attraverso la solidarietà, la cooperazione e la responsabilità reciproca". Così il premier Giuseppe Conte, intervenendo alla sessione di chiusura dell'assemblea organizzata dall'Oms.

"Sin dall'inizio della pandemia, l'Italia ha promosso il rafforzamento della leadership globale e della solidarietà internazionale - rivendica il presidente del Consiglio - per gestire l'emergenza e accelerare soluzioni sostenibili a lungo termine guidate da scienza, ricerca e medicina. Il risultato di questa Assemblea mostra il valore della nostra cooperazione e stabilisce un quadro per una risposta efficace".

"Ammettiamolo: non eravamo completamente preparati a una crisi globale così grande. Abbiamo dimostrato grande resilienza - rimarca il premier - ma ora siamo chiamati a imparare la lezione e sicuramente abbiamo lezioni da imparare. Dobbiamo rafforzare i meccanismi di allarme rapido, lo scambio di informazioni, l'identificazione delle migliori pratiche per migliorare la preparazione alla pandemia nella comunità internazionale".

Il premier avverte: "Questa crisi rischia di far deragliare gli obiettivi globali storici finora raggiunti nel settore sanitario e di interrompere il nostro percorso verso i 'Sustainable Development Goals' e l'intera agenda 2030, specialmente in Africa. Pertanto, l'Italia ritiene che sia molto necessario aumentare il nostro sostegno ai Paesi più vulnerabili". E assicura il massimo impegno dell'Italia in questa direzione quando assumerà la presidenza del G20, nel 2021.

"Fin dalla prima chiamata per un'alleanza internazionale per combattere il Covid-19, insieme all'Oms, agli attori sanitari globali e ai principali Paesi partner, abbiamo lanciato 'ACT Tools Accelerator', una piattaforma globale per accelerare gli sforzi per un vaccino, terapeutico e diagnostico, e per strumenti atti a garantire un accesso universale ed equo a questi trattamenti salvavita". Su questo, "non dovremo lasciare indietro nessuno" sottolinea il premier.

"Come Paese impegnato in un efficace multilateralismo, l'Italia ritiene che dovremmo migliorare la nostra architettura sanitaria globale, anche rafforzando il ruolo dell'Oms - rimarca il presidente del Consiglio - Solo pochi mesi fa abbiamo commemorato il quarantesimo anniversario dell'eradicazione del vaiolo, per cui è stato decisivo il contributo dell'Oms. Lodiamo il lavoro di lunga data dell'Organizzazione per la salvaguardia della salute delle persone, spesso svolto in circostanze estremamente difficili. La salute globale è una priorità costante e permanente per il mio Paese, soprattutto nel quadro della cooperazione internazionale allo sviluppo".

Conte ricorda che "l'Italia è stata uno dei primi e più colpiti Paesi da questa pandemia. A marzo, abbiamo assunto misure drastiche per contenere la diffusione del virus. Dopo due mesi, i dati epidemiologici sono incoraggianti: confermano che i nostri sforzi e i sacrifici collettivi hanno dato i loro frutti".

"Ora stiamo allentando la maggior parte delle restrizioni, pur mantenendo rigorose misure di sicurezza per ogni attività sociale e commerciale. Continuiamo a rafforzare il nostro sistema sanitario, aumentando le unità di terapia intensiva e assumendo medici e operatori sanitari. Abbiamo ampliato i test e sviluppato un piano di monitoraggio nazionale in sinergia con le nostre autorità locali. Stiamo entrando nella 'fase due' con cauto ottimismo e senso di responsabilità", rivendica il presidente del Consiglio.

"Sappiamo che la nostra lotta" al Covid-19 "è lungi dall'essere finita. E a tal fine, abbiamo ancora bisogno l'uno dell'altro. La salute globale è la nostra priorità condivisa e deve essere la nostra responsabilità comune. Oggi più che mai, crediamo che insieme ce la faremo". Adnkronos 19

 

 

 

 

Le vacanze degli italiani nell’estate 2020. L’indagine del Touring Club Italiano

 

MILANO - L’organizzazione mondiale del turismo prevede per il 2020 un decremento dei flussi internazionali compreso tra il -58%, nell’ipotesi più ottimistica in cui la ripartenza avverrà a luglio, al -78% in quella più pessimistica in cui il comparto si riavvierà soltanto a dicembre. Tutti i Paesi del mondo hanno applicato restrizioni alla mobilità internazionale, fatto che non ha precedenti nella storia del turismo, da metà Novecento in poi.

Per questi motivi, anche alla luce della situazione che stanno vivendo l’Europa e l’Italia, è ormai un dato assodato che il turismo troverà la propria àncora di salvezza nel breve, e forse anche nel medio periodo, nei flussi domestici, negli ultimi anni forse un po’ dimenticati dalle strategie di molti Paesi che, complice la globalizzazione, avevano puntato molto (e giustamente) sull’internazionalizzazione della domanda.

È quanto riporta il Touring Club Italiano che si è interrogato su quali saranno i potenziali effetti sul settore nel momento in cui gli italiani potranno nuovamente viaggiare e quali regioni possono “guidare” la ripresa turistica.

L’ANALISI DEL TOURING CLUB

“Secondo i più recenti dati Istat le prime cinque per residenti sono Lombardia (10 milioni di abitanti), Lazio (5,9 milioni), Campania (5,8 milioni), Sicilia (5) e Veneto (4,9): da sole rappresentano infatti ben il 52% della popolazione, circa 60 milioni di persone.

La propensione al turismo genera, invece, una fotografia differente (rispetto al solo numero di abitanti) di chi in realtà traini il comparto: le prime cinque sono infatti Lombardia (46,7 milioni di presenze), Lazio (21,5 milioni), Veneto (20,4), Emilia-Romagna (19) e Campania (17,2) che “producono” da sole quasi il 60% delle presenze domestiche totali. Se consideriamo parallelamente i dati della spesa turistica degli italiani in Italia – da una nostra stima circa 65 miliardi di euro – i lombardi contribuirebbero per circa 14 miliardi, i laziali e i veneti circa 6,5 miliardi ciascuno, gli emiliani-romagnoli quasi 6 e i campani poco più di 5 miliardi di euro.

Delle prime cinque regioni citate, quattro hanno come prima destinazione di viaggio lo stesso ambito regionale di residenza (fa eccezione la Lombardia che è secondo mercato per i lombardi). In particolare, si segnala che un terzo delle presenze prodotte dai veneti e dagli emiliano-romagnoli resta all’interno delle rispettive regioni. Ciò si spiega con il fatto che sono molto estese ma anche perché quasi tutte dispongono di un affaccio sul mare, elemento trainante del turismo domestico. Non è un caso quindi che sia proprio la Lombardia a fare eccezione e ad avere come primo mercato l’Emilia-Romagna.

A fronte dello scenario delineato, si pone infine la questione di quali strategie potrebbero mettere in campo le altre regioni del Paese – oltre chiaramente a lavorare sui rispettivi mercati interni, ma certamente dai numeri molto più contenuti rispetto a quelli di cui abbiamo parlato sopra – per proporsi alle principali regioni di origine dei flussi. Probabilmente occorrerà un’azione di sistema, anche extraturistico, per garantire la sicurezza sanitaria, ovvero per far in modo che localmente si possano reggere eventuali recrudescenze del coronavirus anche tra i turisti e, dall’altra, una di prodotto. Ciò significa reingegnerizzare quelli tradizionali per farli funzionare in sicurezza – ricettività alberghiera, servizi di spiaggia, ristorazione, servizi museali ecc. – e puntare parallelamente a prodotti che per caratteristiche intrinseche presentano oggi meno fattori di rischio legati al coronavirus – ovvero tutte le attività che hanno a che fare con il turismo attivo e lento, per esempio – ma che necessitano di adeguata promozione e di servizi accessori – soprattutto digitali – che li possano rendere facilmente fruibili dai turisti”. (aise/di 26) 

 

 

 

Il cambiamento

 

Non è scontato che gli italiani vedranno presto “rifondare” un Parlamento differente negli uomini e negli intenti. Anche per i Connazionali all’estero non ci saranno novità elettorali. Certo è che resta difficile, almeno allo stato attuale, considerare altre alleanze per garantire la governabilità del Paese. Data l’aria che tira, non potrebbe proprio essere altrimenti.

 

Del resto, oltre la Pandemia, la Penisola è stata intertessata da una serie d’eventi che hanno reso inutili le strategie politiche che conosciamo. Anche per il rinnovo del Parlamento UE, la prossima non sarà una vera e propria campagna elettorale. Gli italiani, ovunque residenti, hanno le idee chiare. Come a scrivere che la logica del potere, almeno come la conosciamo, non avrà più buon gioco.

 

 Il rinnovamento politico potrebbe essere coordinato proprio dai Parlamentari che andranno a rimpiazzare parte di quelli attuali. Non è cosa da poco. Eppure potrebbe non bastare. Se il “nuovo” si subentra al “vecchio”, senza linee di programma, il cambiamento sarebbe più apparente che sostanziale. Insomma, c’è da chiederci dove andrà l’Italia. Perché accanto alla politica “rinnovabile” resta una crisi economica che potrebbe durare più a lungo. Malauguratamente, quando le “colpe” politiche sono innegabili, si preferisce ancora attribuirle ad “altri”. O, in ogni caso, gli “altri” ne hanno di più. Qui il Coronavirus proprio non c’entra.

 

Se ci rendesse conto che un’era, pur con tutti i suoi possibili aspetti positivi, è finita, forse si potrebbe guardare al dopo con meno incertezza. Tutto considerato, per evitare mali maggiori, basterebbero pochi progetti possibili. E’ inutile impuntarsi su un quadro politico delle “novità”. Come per il passato, il Potere Legislativo avrà il compito di dare fiducia a questo Esecutivo che è, in ogni modo, differente da quelli che abbiamo conosciuto nel passato.

 

L’importante, tanto per essere più chiari, è non fare dei confronti tra la politica esecutiva nazionale e quella che sarà varata a livello UE. L’auspicato cambiamento potrebbe, forse, venire da lontano. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Reddito di emergenza anche per gli italiani all’estero

 

Il CGIE è l’organismo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero presso tutti gli organismi che pongono in essere politiche che interessano le comunità all’estero. Tra i suoi compiti rientrano, tra l’altro, l’agevolazione delle condizioni di vita delle comunità italiane all’estero, dei loro singoli componenti e il reinserimento in attività produttive ed altre esigenze di coloro che decidono o sono costretti a rimpatriare.

Da qui gli interventi profusi dal CGIE per l’inserimento nel Decreto legge “Cura Italia” convertito in legge per l’assistenza alle Comunità italiane all’estero stanziali e temporaneamente fuori dai confini nazionali.

Le successive avvisaglie dei rientri in Italia di connazionali che hanno perso il lavoro a causa dei licenziamenti o chiusure di imprese si sono già manifestate agli inizi del mese di marzo con la diffusione globale dell’epidemia da coronavirus. Le conseguenze scaturite dalle nuove condizioni sociali in cui si sono venuti a trovare molti nostri connazionali rimasti senza lavoro e senza protezione sociale hanno determinato scelte urgenti e impegnative per poterli assistere.

Perciò in questa profonda e globale emergenza sanitaria, sociale e economica il CGIE ha presentato al Ministero per il Mezzogiorno e per la coesione territoriale, diretto dal Ministro Giuseppe Provenzano - trovando immediato ascolto - una documentazione analitica sulle condizioni sociali delle nostre comunità all’estero comprensiva di richieste, prospettando interventi di integrazione nel mondo del lavoro e di sostegno per coloro che hanno perso il lavoro e sono costretti a rientrare in Italia. 

A differenza dei dettami della legge 402/1975 e successive modifiche, l’attuale scenario richiede interventi immediati e strumenti diversi di carattere universalistico per coloro che non godono degli ammortizzatori sociali nel nostro Paese a causa della mancanza di accordi internazionali e normative comunitarie.

In questa fattispecie rientrano in particolare gli emigrati della nuova emigrazione occupati spesso nel terziario spesso con contratti atipici, precari e con poche o senza tutele, che saranno costretti a rientrare definitivamente in Italia, trasferendo la residenza entro il 30 giugno.

Il CGIE ringrazia il Governo e in particolare il Ministro Giuseppe Provenzano per il coinvolgimento nella fase preparatoria alla stesura del Decreto Legge “Rilancio”, per la parte che riguarda l’accesso al Reddito di Emergenza (REM) estendendolo anche gli italiani all’estero che hanno perso il lavoro.

In questo raccordo il dialogo con il Ministero del Mezzogiorno e della coesione territoriale è stato esemplare perché, oltre al riconoscimento del ruolo e delle responsabilità del CGIE, sono maturati i presupposti per una continua e duratura collaborazione che va al di là della fase contingente e si prospetta anche per nuovi interventi legislativi utili ad accorciare le distanze tra il nostro Paese e la ventunesima regione italiana residente oltre i confini nazionali.

Michele Schiavone. Segretario Generale del Cgie (de.it.press 19)

 

 

 

 

Reddito di emergenza per chi rientra. Impegno per i docenti all’estero

 

Roma - "Anche gli italiani all’estero indigenti che rientrano in Italia entro giugno a seguito deIla crisi prodotta dal coronavirus, potranno usufruire del reddito di emergenza REM. Un sussidio dell‘ammontare di 400 euro, che verrà erogato per un massimo di due mensilità. Il Governo ha infatti accolto la richiesta pervenuta da Italia Viva e da rappresentanze di base come il Cgie, di estendere anche agli italiani iscritti all'Aire le misure introdotte ad hoc nel decreto rilancio, per italiani finiti in gravi difficoltà economiche a seguito della pandemia covid-19.

Con un'apposita domanda all’INPS, da inoltrarsi tramite patronato, si potrà ottenere un sostegno economico di 400 euro per due mesi per chi ha un Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) non superiore ai 15mila euro e un patrimonio mobiliare familiare inferiore a 10.000 euro (accresciuto di euro 5.000 per ogni componente, fino ad un massimo di 20mila euro).

L‘ottenimento del REM non è previsto per nuclei familiari all‘interno dei quali un componente percepisca una pensione, un reddito da lavoro o il reddito di cittadinanza. La misura è contenuta nel Decreto rilancio, emanato dal Governo nei giorni scorsi e sarà operativa non appena avvenuta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, attesa per le prossime ore.

Si tratta di un gesto di equità nei confronti dei tanti connazionali nel mondo che, al pari di quelli residenti in Italia, stanno pagando le conseguenze della crisi sanitaria ed economica. Grazie al Ministro Provenzano per la sensibilità dimostrata". Lo dichiara la Senatrice Laura Garavini, Presidente Commissione Difesa e Vicepresidente vicaria gruppo

 

Governo assume impegno per docenti all’estero

“Abbiamo ottenuto un bel risultato sul Decreto scuola. Non solo per noi di Italia Viva, che ci battiamo da settimane per conseguirlo. Ma per tutti coloro che hanno a cuore il bene delle nostre studentesse e studenti. Perché grazie all’approvazione del nostro emendamento, a breve sarà possibile sbloccare, senza burocrazia, una miriade di cantieri per la ristrutturazione delle scuole, così da approfittare di queste settimane di chiusura per mettere a nuovo le aule e consentire ai nostri ragazzi di riprendere la scuola in sicurezza. È una soddisfazione. Perché si generano posti di lavoro e si rendono le aule più accoglienti e più sicure”.

“Nel decreto scuola è stato inoltre approvato un mio ordine del giorno con cui sprono il Governo a risolvere l‘annosa questione dei ritardi dell’inizio dell’anno scolastico, accelerando le assunzioni dei docenti, e adottando ogni possibile tutela sanitaria nella ripresa dei corsi di italiano all‘estero.

Ad oggi le graduatorie scolastiche dei docenti abilitati per i corsi all’estero sono ormai esaurite. Motivo per cui già nell‘anno scolastico in corso si sono riscontrati enormi ritardi nell‘invio di docenti all‘estero. Anche l'avvio del prossimo anno rischia di presentare una situazione ancora peggiore, alla luce dei problemi arrecati dalla pandemia covid-19.

Questo è il motivo per cui, nel tentativo di ampliare il numero di docenti abilitati a recarsi all‘estero e quindi in grado di evitare ritardi nell‘inizio delle lezioni, ho proposto di consentire la destinazione all‘estero anche di quel personale scolastico (nominato dalle graduatorie di cui al decreto del Ministero degli affari esteri 9 agosto 2013, n. 4055) che aveva già svolto il servizio all'estero con un mandato temporale di quattro anni scolastici. Personale al quale, attualmente, la possibilità è preclusa. Il tutto nel tentativo di tutelare il diritto allo studio di tanti studenti, alle prese con i ritardi dell’inizio dei corsi di italiano a causa del mancato arrivo dei docenti.

“Le scuole italiane all’estero svolgono un inestimabile ruolo di promozione culturale e di mantenimento del legame degli italiani nel mondo con il Paese di origine. Anche per questo, è ancora più importante assicurare che i nostri corsi all’estero si svolgano in maniera regolare, iniziando senza slittamenti e con l’organico al completo. Purtroppo, invece, ogni anno si registrano problematiche nelle assegnazioni, con il conseguente ritardo nell’avvio dell’attività didattica. Ritardi dovuti al fatto che, ad oggi le graduatorie scolastiche dei docenti abilitati per i corsi all’estero, sono ormai esaurite. Resta quindi saldo il mio impegno per un intervento organico e di ampio respiro su tutto il comparto dei docenti italiani all'estero, che porti a una soluzione definitiva e onnicomprensiva di tutte le esigenze. Perché far partire i corsi in ritardo vuol dire penalizzare il diritto all’istruzione degli studenti e quello al lavoro dei docenti assegnati”. Lo dichiara la Senatrice Laura Garavini, Presidente Commissione Difesa e Vicepresidente vicaria gruppo Italia Viva-Psi. Dip 28

 

 

 

 

I propositi

 

I fatti che viviamo, e che ci preoccupano non poco, vanno ben oltre le considerazioni politiche. Di Covit-19 si continua a essere contagiati e a morire. Ci sono, invero, degli aspetti contrastanti che, frenato ogni tentativo di comprensione, ci hanno allibito. Purtroppo, anche l’economia nazionale s’è arrestata per necessità di “contenimento” virale. Per comprendere la realtà italiana, bisogna viverla. Conoscerla è importante, ma non è la stessa cosa che esserne direttamente coinvolti. Stiamo vivendo in un Paese con più anime e con un Esecutivo “impensabile” in tempi normali.

 

  Ora si tenta di tutto, ed anche di più, per arrivare a un compromesso per evitare un’ecatombe economica favorita dal “Coronavirus”. Nell’attesa di tempi migliori che, a nostro avviso, non giungeranno in periodi contenuti, l’Italia è entrata in “sofferenza"socio/economica. La buona volontà si confonde con sentimenti meno nobili e i possibili strumenti per recuperare il terreno perduto finiscono per essere ignorati o, peggio, per essere adoperati in modo discorde. Evidentemente, i buoni progetti non sono più sufficienti per l’auspicata remissione di una situazione nella quale siamo tutti coinvolti.

 

 Come a scrivere, tanto per essere chiari, che i buoni propositi, ora, non servono. L’Italia ha bisogno di progetti per offrire nuovi stimoli alla nostra economia. Purtroppo, la politica italiana si basa ancora su “buoni propositi”. Purtroppo, insufficienti alla bisogna. Giorgio Brignola, de.it,press

 

 

 

 

Di Maio alla Bildzeitung: “Venite in vacanza in Italia!”

 

Intervista del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale al quotidiano tedesco “Bild”. Buone notizie per tutti coloro per i quali l’Italia è e rimane il desiderio delle vacanze estive: il giorno prima del grande vertice UE dei Ministri del Turismo sulle vacanze estive ai tempi del Coronavirus, il Ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio spiega nell’intervista a BILD: i vacanzieri tedeschi sono i benvenuti – e l’Italia farà di tutto per garantire che i suoi ospiti siano al sicuro

 

Ministro, l’Italia ha attraversato un brutto periodo, tutto il mondo guardava alla terribile situazione del Coronavirus a Bergamo. La Germania è stata occasionalmente ritratta come indifferente, condivide questa impressione?

“Abbiamo passato un momento difficile ma ci stiamo rialzando: oggi il numero dei contagi è in discesa, il modello applicato dal Governo sta funzionando grazie anche al grande senso di responsabilità degli italiani. Ad oggi infatti in Valle D’Aosta e Calabria registriamo zero contagi, in 9 Regioni italiane registriamo cifre bassissime sotto i 10 casi, in 7 Regioni invece non abbiamo avuto decessi. È un trend che ci fa ben sperare. Molti Paesi ci hanno aiutato, come la Germania, che ringrazio. Non ho visto indifferenza da Berlino, anzi: la Germania ha accolto i nostri pazienti nel nostro momento di maggiore difficoltà. Un grazie sincero alla Cancelliera Angela Merkel e al collega Heiko Maas, che sento continuamente.

Il vostro Paese è pronto a salvare la stagione per il turismo estivo?

Esatto, il punto è proprio questo: il turismo, che per l’Italia rappresenta il 15 percento del Prodotto Interno Lordo. Ogni anno abbiamo milioni di turisti da ogni parte del mondo, ma in particolare dalla Germania. È per questo che lunedì ho avuto una riunione con molti Ministri degli Esteri, tra cui anche Maas. A tutti loro ho detto che l’Italia è un Paese trasparente, un Paese in salute e forte che è in via di ripresa e che dal 3 giugno inizieremo a permettere la libera circolazione tra le nostre Regioni. Gli italiani già oggi possono andare al mare e in spiaggia. Quest’estate siamo pronti ad accogliere anche i turisti europei, ovviamente con la sicurezza richiesta. Ho detto a Maas e agli altri Ministri che siamo pronti a mettere a disposizione di ogni Paese UE un report settimanale Regione per Regione, così che i cittadini possano verificare tutte le informazioni di cui hanno bisogno per venire in Italia.

Cosa vorrebbe dire in particolare ai turisti tedeschi, per i quali l’Italia è da sempre una delle mete preferite?

Il mio appello è chiaro e dal vostro giornale lo voglio rivolgere a tutti i cittadini tedeschi: venite a passare le vacanze in Italia. Venite a visitare le nostre spiagge, il nostro mare, le nostre comunità montane, godetevi la nostra cucina. Noi siamo pronti ad accogliervi con il nostro sorriso. Siamo tutti lo stesso popolo, quello europeo.

Vi siete espressi contro una “lista nera” per i vacanzieri di alcuni Paesi e Regioni, perché?

Perché riteniamo che accordi bilaterali siano contrari allo spirito UE. Su questo punto sono felice che anche la Germania abbia espresso la nostra stessa posizione contraria a corridoi turistici sulla base di accordi bilaterali tra in singoli Paesi UE. L’obiettivo è restare uniti in Europa e ripartire insieme. Ci siamo impegnati a rimuovere alcuni Paesi dalla nostra lista nera, ovviamente a condizione di reciprocità.

Sono in vigore restrizioni per i turisti, come divieti di balneazione?

Dal 3 giugno cadrà ogni tipo di restrizione perché la curva epidemiologica e i numeri attuali ce lo consentono. Si può andare in spiaggia già adesso. Non sarà obbligatorio indossare la mascherina all’aria aperta ma bisognerà mantenere ovviamente la distanza sociale, quindi con ogni probabilità le spiagge saranno meno affollate. I lettini e gli ombrelloni saranno più distanziati ma tutti potranno andare al mare.

Da quando (quale periodo di viaggio) consiglieresti ai tedeschi di prenotare una vacanza in Italia?

Da metà giugno fino a settembre sarà possibile viaggiare in Italia senza problemi, in sicurezza e in libertà. È importante che le nostre strutture sanitarie siano efficienti, che abbiamo messo in campo un sistema di localizzazione del contagio e che siano in vigore chiari protocolli sanitari nelle strutture ricettive.

Ha in programma una vacanza in Italia quest’estate, dopo quella che è probabilmente la fase più difficile del suo mandato al Governo?

Io quasi sempre passo le mie vacanze in Italia. Quest’anno probabilmente tornerò nella mia terra, in Campania. E poi andrò in Sardegna, di dove è originaria la mia compagna. Albert Link, Bild del 19 maggio

 

 

 

 

Reddito di emergenza senza il vincolo dei due anni di residenza

 

Le nostre prese di posizione come Partito Democratico e le pressanti richieste al Governo, di non dimenticare i diritti dei nostri connazionali che a causa dell’emergenza coronavirus sono costretti a rientrare in Italia, hanno dato i risultati auspicati. Desidero darne atto in particolare al Ministro per il Mezzogiorno e la coesione sociale Giuseppe Provenzano che si è particolarmente impegnato per questo obiettivo.

 

Infatti a differenza del reddito e della pensione di cittadinanza che sono stati, secondo noi impropriamente, subordinati alla residenza continuativa in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda, il reddito di emergenza - introdotto dal Decreto Rilancio appena approvato dal Consiglio dei ministri – non prevede un periodo preventivo di residenza in Italia e potrà quindi essere richiesto dai nostri connazionali iscritti all’AIRE rientrati nel territorio italiano in questi ultimi mesi.

 

E’ ovvio che per avere diritto al reddito di emergenza bisognerà soddisfare i requisiti richiesti dalla legge. Il Decreto Rilancio introduce il Reddito d’emergenza quale misura di sostegno al reddito per i nuclei familiari in conseguenza dell’emergenza epidemiologica, erogato dall’Inps in due quote ciascuna pari all’importo di 400 euro. Le domande per il reddito di emergenza (REM) devono essere presentate entro il termine del mese di giugno 2020. Il REM viene riconosciuto ai nuclei familiari in possesso di determinati requisiti fra i quali il valore del reddito familiare, del patrimonio mobiliare familiare (esempio il conto in banca) e dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE). Il REM non è compatibile con alcune indennità e con la presenza nel nucleo familiare di componenti che siano titolari di pensione diretta o indiretta (reversibilità), titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore ad una certa soglia; percettori di reddito di cittadinanza ovvero di misure aventi finalità analoghe.

E’ necessaria la residenza in Italia ma da qualsiasi momento prima della presentazione della domanda. Le richieste possono essere presentate presso i centri di assistenza fiscale e presso i patronati. Angela Schirò, dip 18

 

 

 

 

Patronato Acli: riapertura nel segno della sicurezza e della collaborazione

 

ROMA – “Siamo pronti ad aprire, sapendo che questo è un momento molto difficile per l’Italia e per tutti i cittadini che hanno ancora più bisogno dei nostri servizi”. Così il Presidente del Patronato Acli, Emiliano Manfredonia in una nota che annuncia la riapertura fisica delle sedi del Patronato Acli. “Devo ringraziare tutti gli operatori che attraverso, la rete, e-mail e telefonate, sono riusciti a garantire i servizi essenziali durante le settimane del lockdown, spesso andando oltre a quelli che erano i loro compiti.

Oggi vorrei però chiedere uno sforzo in più, non solo al nostro personale ma anche a tutti i cittadini che usufruiscono dei servizi del Patronato. Serve la collaborazione di tutti, gli italiani hanno già dato prova di grande pazienza e di abnegazione e siamo sicuri che anche nella fase 2 ci sarà un grande senso di responsabilità. Le riaperture delle sedi del Patronato Acli in Italia saranno graduali e avverranno nel massimo della sicurezza, si riparte sicuri nel rispetto di tutte le nuove norme ed è certo che sarà tutto più lento e che sarà richiesta più pazienza a tutti.

Vogliamo lasciarci alle spalle questo periodo e lo potremmo fare solo rispettando le regole e cercando di aiutarci l’un l’altro: ricominceranno le nostre consulenze, e ne siamo felici visto che pratiche complesse come una richiesta di pensionamento sono momenti importanti nella vita di una persona e hanno bisogno di essere gestite attraverso un rapporto diretto, ma altri servizi potremo continuare a offrirli tramite la via telematica, l’e-mail o anche al telefono.

La priorità operativa scelta, in questa fase, per svolgere in sicurezza e al meglio i nostri servizi di assistenza e di consulenza su lavoro, pensioni, invalidità, salute e bonus sarà l’appuntamento, permetterà a tutti di organizzare al meglio i propri tempi personali ed eviterà assembramenti nelle sale d’attesa.

Oggi più che mai sentiamo il nostro dovere come prioritario verso la comunità: la crisi ha causato migliaia di nuovi poveri e tante famiglie sono e saranno costrette ad accedere a una delle misure introdotte dal Governo. Le stime parlano di un milione di possibili nuovi percettori del Reddito di Emergenza, di circa 700 mila lavoratori del settore domestico che hanno diritto al nuovo bonus di 500 euro a cui si aggiunge la regolarizzazione di circa 500 mila lavoratori migranti tra colf, badanti e braccianti. Sono numeri importanti e il Patronato ACLI è pronto, è in campo con tutta la sua professionalità e la sua competenza per mitigare il più possibile una crisi sociale che ha pochi precedenti nella storia del nostro paese”.

Il Direttore generale del Patronato Acli, Nicola Preti, ha voluto inoltre spiegare qual è stata l’attività dell’ente durante il lockdown. “Da marzo ad oggi abbiamo svolto oltre il 60% delle prestazioni effettuate rispetto agli stessi mesi del 2019. Lo consideriamo un risultato straordinario, una risposta a distanza che stiamo stati capaci di offrire ai cittadini, tenendo conto delle forti restrizioni esistenti negli spostamenti.”.

Il Direttore generale ha inoltre voluto chiarire quali saranno le linee guida per la riapertura delle sedi su tutto il territorio nazionale. “In questo momento stiamo riorganizzando i nostri uffici, rendendoli idonei alle nuove regole nazionali e locali, a partire dalle sanificazioni fino al rispetto della distanza interpersonale. Ci saranno nuove modalità di accesso agli uffici e ai servizi, si lavorerà in via prioritaria su appuntamento, a tutti sarà chiesto di collaborare, servirà un po’ di pazienza e non avere fretta, noi faremo del nostro meglio. È chiaro che continueremo ad avere dei lavoratori in smart working che garantiranno l’erogazione dei servizi a distanza utilizzando nuove modalità di contatto e di relazione.

Il Patronato ACLI con la formazione a distanza non si è mai fermato nei confronti del proprio personale con aggiornamenti operativi e sessioni di approfondimento della normativa che hanno coinvolto circa 300 operatori e con il completamento della scuola di formazione per 50 nuovi operatori che hanno concluso il percorso d’ingresso e che nei prossimi giorni inizieranno a lavorare nelle nostre sedi”. (Inform/dip 22)

 

 

 

La politica

 

Di politica è essenziale scrivere chiaramente. Intanto, ci sembra adeguato analizzare il concetto della parola. Essa deriva dal greco antico e significala Scienza per il Governo dello Stato. Tutte le altre “attribuzioni” dipendono, esclusivamente, dagli uomini che la gestiscono. Forse, sarebbe meglio aggiungere che la “politica” è anche la causa di certi mali d’Italia.

 

Già avevamo anticipato che questo 2020 non sarebbe stato migliore dell’anno precedente. Non per vaticinio, ma per un’analisi, obiettiva, di una complessa realtà nazionale. In più, s’è diffusa una drammatica Pandemia virale. Non ostante tutto, la Politica non ha “colore”. Chi la rende “variopinta” sono gli uomini che la gestiscono. Prima si chiamavano statisti, ora politici. Purtroppo, i due termini non hanno nulla in comune e prenderne atto è essenziale.

 

I segnali di malessere che abbiamo registrato nello Stivale hanno origini più remote. Gli impegni, in politica, non contano. Il sistema è tanto intricato da non escludere posizioni “transitorie”. Il principio della mutualità è solo un bel termine. Valido nei discorsi; impraticabile nei fatti. Lo vediamo tutti i giorni. Il Paese ha bisogno di un’identità politica d’emergenza. Che sia quella giusta non lo possiamo anticipare. Certo è che questo Esecutivo potrebbe avere problemi di sopravvivenza.

 

Del resto, questa Terza Repubblica, nata “male”, resta un’incognita e non solo per la Penisola. Le incertezze, ci auguriamo solo politiche, continueranno. La recessione economica resta la “malattia” da sradicare. Sarà difficile. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Assistenza agli italiani all’estero in difficoltà, il sottosegretario Merlo scrive agli ambasciatori: “Coinvolgete Comites e Cgie”

 

ROMA – Com’è noto, con il cosiddetto decreto ‘Cura Italia’ approvato dal Parlamento lo scorso 24 aprile, il Governo ha stanziato 5 milioni di euro per il potenziamento dell’assistenza ai connazionali all’estero in situazioni di difficoltà. In particolare, viene autorizzata nello stato di previsione del Ministero degli Esteri la spesa di 4 milioni di euro per l’anno 2020 ad integrazione delle misure per l’assistenza ai cittadini all’estero in condizioni di indigenza o necessità.

“Si tratta di uno sforzo considerevole a sostegno delle collettività all’estero, tanto più rilevante nelle attuali difficilissime condizioni del Paese sotto il profilo economico-sanitario”, scrive il sen. Ricardo Merlo, sottosegretario alla Farnesina, in una lettera inviata oggi a tutti gli ambasciatori italiani nel mondo, con la quale chiede ai diplomatici di coinvolgere Comites e Cgie nella selezione degli interventi da finanziare.

“Proprio in considerazione delle circostanze eccezionali che stiamo attraversando – sottolinea il sottosegretario nella sua missiva – ritengo importante confermare e accrescere all’estero il rapporto di collaborazione tra le sedi istituzionali e gli organi rappresentativi delle nostre collettività”.

Sempre rivolgendosi agli ambasciatori, l’esponente del Governo prosegue: “Sentito il direttore generale per gli Italiani all’Estero, min. plen. Luigi Vignali, auspico quindi che nella procedura avviata per individuare gli interventi da finanziare con i fondi addizionali che ciascuna Rappresentanza diplomatica-consolare potrà richiedere, vogliate raccogliere le valutazioni ed i suggerimenti degli organismi rappresentativi (Comites e consiglieri Cgie) in occasione dei vostri regolari contatti e scambi su altri temi”.

In conclusione, nel ringraziare i diplomatici per il lavoro che portano avanti ogni giorno a favore delle comunità italiane all’estero, il sottosegretario Merlo coglie l’occasione per “esprimere il mio più vivo apprezzamento per l’impegno con cui avete efficacemente supportato il rientro di decine di migliaia di italiani, così come per le attività di assistenza ai connazionali poste in essere in questo periodo di emergenza”. (Inform/dip 19)

 

 

 

 

Fase 2. “Si riaprano i confini e si ripristini Schengen”

 

Roma - "Tornare alla normalità vuol dire anche e soprattutto riaprire i confini. Per questo, è importante che ci sia uno sforzo comune di tutti gli Stati membri europei per ripristinare la libera circolazione all'interno dello spazio Schengen. In tutti gli Stati. La necessaria tutela della sicurezza sanitaria non deve servire da alibi per procrastinare in eterno il ripristino delle frontiere". Lo dichiara la Senatrice Laura Garavini, Presidente Commissione Difesa e Vicepresidente vicaria gruppo Italia Viva-Psi.

"Condivido l'appello dei presidenti del Bundestag, Wolfgang Schaeuble, e dell'Assemblea Nazionale francese, Richard Ferrand. La limitazione alla circolazione è contraria al principio comunitario alla base dell'Unione Europea. È causa di gravi danni di carattere economico, con conseguenze dall'export al turismo. E fa il gioco dei sovranisti. È stata giustificata nella fase emergenziale, ma ora è giusto tornare a viaggiare. Con tutte le opportune misure di sicurezza e distanziamento sociale - conclude Garavini -, possiamo muoverci tra Stati europei".  di 26

 

 

 

 

L’impulso del Sottosegretario Merlo e del Cgie per l’ampliamento delle prerogative dei Comites

 

ROMA – “Importanti novità in vista per i Comites. Una piccola grande rivoluzione, che servirà a rendere più efficace il ruolo dei Comitati degli italiani all’estero in tutto il mondo, a beneficio dei nostri connazionali residenti oltre confine”. Si legge in una nota del Sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo che ha promosso l’iniziativa “dietro un’importante spinta del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero”.

La prima novità riguarda l’aggiornamento delle regole per la rendicontazione dei bilanci dei Comites. “La volontà del ministero degli Esteri – spiega la nota – è quella di semplificare il più possibile le procedure contabili e abbreviare i tempi per l’erogazione dei contributi. Operazioni più snelle, meno burocrazia, più efficienza”.

Cambierà anche “la procedura di trasmissione della documentazione, grazie anche alle innovazioni informatiche implementate dal Direttore Generale per gli italiani all’estero alla Farnesina, Luigi Vignali; prevista anche l’eliminazione del calcolo del cambio in euro per i bilanci dei Comites operanti in Paesi che non adottano l’euro. Misure che sono state richieste a più riprese dagli stessi Comites e dagli uffici consolari”. “La novità più importante – prosegue il comunicato – è che saranno ora ammissibili anche le spese per attività culturali, ricreative e sportive, ove siano finalizzate, ovviamente, a favorire l’integrazione nella società locale dei nostri connazionali. Significa che i Comites avranno finalmente fondi e strumenti per organizzare eventi che riescano a coinvolgere le comunità italiane e allo stesso tempo a promuovere la cultura italiana e il marchio Italia”.

“L’ultima novità riguarda la possibilità di ammettere a finanziamento – con l’assenso del Maeci – spese di viaggio per gli spostamenti e l’organizzazione di eventi anche fuori dalla circoscrizione consolare di riferimento.  Si tratta di una novità fondamentale: in tal modo si consente ai Comites un più efficace coordinamento delle loro attività non solo nel Paese in cui operano, ma anche con la rete mondiale dei comitati”.

“Queste modifiche – continua la nota – dovrebbero essere operative già a partire dal secondo semestre di quest’anno, proprio per favorire un nuovo slancio per i Comites, di cui saranno i nostri connazionali a beneficiare. Si attende solo il parere del Cgie”,

Nel comunicato si evidenzia poi come “il Segretario Generale del Cgie, Michele Schiavone, con un messaggio abbia ringraziato il Sottosegretario Merlo ‘per avere assunto l’iniziativa e promosso le modifiche sostanziali che saranno utili a rendere più efficace la presenza dei Comites nel mondo”. Segnalato infine dalla nota che la “Circolare sarà firmata a breve dal Direttore Generale Vignali, in attesa del parere del Cgie”. (Inform/dip 26)

 

 

 

 

 

Istituzione della Commissione bicamerale sugli italiani all’estero, illustrate le proposte di legge

 

ROMA – Si torna a parlare dell’istituzione di una Commissione bicamerale permanente sugli italiani all’estero. In Commissione Esteri alla Camera la relazione di Simona Suriano (M5S) ha illustrato le proposte di legge dei parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero. La proposta di Elisa Siragusa (M5S) sottolinea la necessità di questo nuovo organo rilevando come dai dati censiti dalla Fondazione Migrantes e riferiti al 2019: gli italiani iscritti all’Aire sarebbero tra i 5,3 e i 6 milioni, quindi pari alla seconda regione d’Italia per numero di italiani, dopo la Lombardia; a costoro si aggiungono i numerosi connazionali non iscritti all’anagrafe estera che però vivono stabilmente all’estero per motivi di studio o di lavoro, nonché i circa 60 milioni di oriundi. Nella sua proposta Fitzgerald Nissoli (FI), sottolinea che l’istituenda Commissione parlamentare per le questioni degli italiani all’estero avrebbe compiti di studio, approfondimento, indirizzo e iniziativa sulle questioni degli italiani residenti all’estero, anche attraverso incontri e confronti tra le istituzioni di ogni livello, gli organi di rappresentanza come il Cgie e il mondo associativo. Fausto Longo (Gruppo Misto) parla di priorità al coinvolgimento delle comunità italiane all’estero per agevolare l’internazionalizzazione delle imprese italiane, nonché alla creazione di una banca dati utile a favorire le associazioni di imprese. Sempre Longo, insieme a Nicola Carè (IV), Massimo Ungaro (IV) e Angela Schirò (PD), contempla una composizione della Commissione bicamerale di diciotto deputati e diciotto senatori, con partecipazione di diritto per tutti gli eletti nella Circoscrizione Estero.  Dopo il dibattito la Commissione ha deliberato la nomina di un comitato ristretto, riservandosi la presidenza di indicarne i componenti sulla base della designazione dei gruppi. (seguono approfondimenti) (Inform 28)

In Commissione Esteri cinque risoluzioni sugli strumenti informatici a supporto dei connazionali all’estero: obiettivo potenziare e unificare la comunicazione istituzionale per i gli italiani nel mondo

 

Cinque risoluzioni sono state presentate da altrettanti deputati (Siragusa, Grande, Zoffili, Nissoli e Schirò) in Commissione Esteri alla Camera, tutte incentrate sul medesimo tema: gli strumenti informatici a supporto dei connazionali all’estero. Per tale ragione sono state discusse congiuntamente. Tra i cinque parlamentari ve ne sono ben tre – Elisa Siragusa (M5S), Fucsia Nissoli (FI) e Angela Schirò (PD) – che sono eletti nella Circoscrizione Estero. Siragusa ha richiesto l’istituzione di un portale unico in cui centralizzare tutte le informazioni utili agli italiani che intendano trasferire la loro residenza all’estero, come pure per coloro che risultino già residenti all’estero, nonché per i connazionali che intendono rientrare in Italia, potendo fruire di incentivi fiscali ed economici. Dunque la finalità è “colmare le lacune nella comunicazione istituzionale, emerse nel corso dell’emergenza da Covid19 e da cui è derivato un gran numero di richieste di informazioni anche agli stessi parlamentari di questa Commissione”, ha lamentato la stessa deputata di maggioranza elogiando al contempo la piena funzionalità delle applicazioni connesse all’Unità di Crisi della Farnesina. “Sarebbe utile per l’utente poter ricevere automaticamente sul proprio dispositivo tramite email o sms tutti gli aggiornamenti legati all’emergenza, targettizzati in base allo specifico Paese: ad esempio le date di nuovi voli speciali. Ciò eviterebbe di doversi destreggiare quotidianamente alla ricerca di informazioni su diversi siti di Ambasciate e Consolati, oltre che sui canali social facenti capo alla rete diplomatico-consolare”, ha aggiunto Siragusa facendo presente di avere presentato anche un atto di sindacato ispettivo su questa materia e proponendo, infine, un breve ciclo di audizioni per approfondire la materia, partendo dall’audizione del Direttore Generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie, Luigi Maria Vignali, e del direttore dell’Unità di Crisi della Farnesina, Stefano Verrecchia.

Marta Grande, Presidente di Commissione, illustrando a sua volta la risoluzione a propria firma, ha evidenziato la necessità di istituire una piattaforma virtuale unificata per i servizi consolari resi ai connazionali all’estero, in grado di “superare l’attuale sistema caratterizzato da disomogeneità ed eccessiva frammentazione, come la crisi pandemica ha fatto emergere”, ha spiegato Grande ritenendo utile esperire, in una prossima seduta, un tentativo di proposta di un testo unificato di tutti gli atti presentati; d’accordo, infine, anche sulle considerazioni della deputata Siragusa sull’opportunità di procedere ad un ciclo di audizioni. Paolo Formentini (Lega), illustrando la risoluzione Zoffili di cui è cofirmatario, ha evidenziato la necessità di maggiori risorse per incrementare il personale e le dotazioni dell’Unità di Crisi della Farnesina, allo scopo di potenziarne i servizi di assistenza erogati e di rafforzare la sala operativa. “Nell’ambito dell’esame dei decreti-legge sull’emergenza Covid19 sono stati respinti gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati dalla Lega volti a rafforzare la struttura dell’Unità di Crisi”, ha lamentato Formentini che, associandosi alla richiesta di audizione del Direttore Verrecchia, ha rinnovato l’apprezzamento per il lavoro svolto da tale struttura e dall’Ufficio del Maeci per le relazioni con il Parlamento nell’attività di supporto e di rimpatrio dei nostri connazionali all’estero in difficoltà a causa della pandemia. Osvaldo Napoli (FI), illustrando la risoluzione di Nissoli, ha evidenziato come essa punti ad implementare la dotazione di strumenti informatici di cui il Maeci dispone per assistere i connazionali, anche alla luce delle necessità emerse con la pandemia da Coronavirus. Il testo è dunque finalizzato ad impegnare il Maeci all’utilizzo della piattaforma informatica anche per alcuni servizi anagrafici ai connazionali all’estero, snellendo le procedure e riducendo la mole di lavoro dei Consolati. “Inoltre, si ritiene importante che tale piattaforma preveda delle apposite stanze virtuali per le riunioni istituzionali dell’Amministrazione degli Affari esteri”, ha sottolineato il deputato di Forza Italia.

Lia Quartapelle Procopio (Pd), illustrando la risoluzione di Schirò, ha rilevato la sostanziale convergenza di tutte le proposte in esame sulla necessità di migliorare l’efficacia dei servizi – in particolare quelli telematici – per i nostri connazionali all’estero. “A seguito del preannunciato ciclo di audizioni, auspichiamo che si possa addivenire alla presentazione di un testo unificato, capace di raccogliere il consenso di tutti i Gruppi, anche in considerazione del carattere trasversale che dovrebbero avere gli interventi a favore degli italiani all’estero”, ha evidenziato Procopio. (Inform/dip 28)

 

 

 

 

Virus, partecipazione, voto elettronico per ripartire

 

“Il virus è una grande catastrofe: moltissimi morti e danni terribili, con coraggio e caparbietà riprenderemo quanto perso! E’ indispensabile…ricostruire meglio”, scrive Abbati Presidente dell’AITEF in una lettera inviata ai Presidenti Michele Emiliano e Mario Loizzo e ai Signori Presidenti dei gruppi Consiliari.

“Il virus ha distrutto la nostra economia, gli affetti, ma ha esaltato il ruolo della comunicazione, della partecipazione, i Cittadini sono tornati protagonisti. Quindi pensiamo ad operare per rendere effettivo il loro impegno! Dobbiamo ricostruire bene: le Città, le Regioni, lo Stato, l’Europa, il Mediterraneo  e l’economia”.

“Iniziamo dall’art.49 della Costituzione, non ancora attuato, continua Abbati i Cittadini devono potersi associare per “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, con l’aiuto delle Istituzioni, essere informati, dare pareri e votare con oculatezza. Quindi devono poter partecipare effettivamente!

I Cittadini, i giovani protagonisti! Democrazia partecipata, agorà…virtuale, la piazza digitale, è urgente, quindi, cambiare la legge elettorale. prevedere il voto elettronico e la doppia preferenza, la parità di genere… Una decisione giusta di chi crede nella democrazia, nell’uguaglianza, nella parità. Importante, utile anche per coloro che sono all’estero. Infatti potranno partecipare all’agorà decidere e votare con l’aiuto delle nuove tecnologie. Saranno coinvolti effettivamente!

Signori Presidenti, è indispensabile e urgente predisporre una legge elettorale innovativa, prosegue Abbati, che consenta di votare con trasparenza, segretezza e semplicità.Il voto elettronico è lo strumento  per consolidare un legane, per coinvolgere le migliaia  di giovani che fuggono dall’Italia dalla Puglia.

Votare  per corrispondenza è inaccettabile!

Chiedere di  votare ancora peggio! La nostra legge per i pugliesi nel mondo è solo sulla carta, non attuata, anzi stracciata! Le associazioni non possono agire …..ferme, lo Statuto non attuato!

La nuova legge elettorale: voto elettronico e  la doppia preferenza, per  la parità di genere! Non si può rinviare è indispensabile la nuova legge elettorale. Non si può votare con la vecchia legge obsoleta! 

Rivolgo un appello signori Presidenti di elaborare una legge moderna e utile per far partecipare, veramente, i Cittadini ovunque siano!.

Sono certo, conclude Abbati, che opererete per rendere possibile questa grande rivoluzione che segnerà effettivamente l’inizio dell’auspicato cambiamento. In attesa di cortesi notizie porgo cordiali saluti e buon lavoro!

Con l’invito alla diffusione! Grazie cordiali saluti

Giuseppe Abbati, Aitef 29

                                                                         

 

 

 

Tutte le misure di sostegno al reddito per chi rientra in Italia

 

Diritti - Per i connazionali i quali rientrino in Italia dall’estero a causa dell’emergenza coronavirus o anche per altri motivi (come la perdita del posto di lavoro), siano disoccupati e si trovino quindi in condizioni di difficoltà socio-economica, il Governo Conte ha introdotto una serie di aiuti economici di sostegno al reddito volti a fronteggiare la situazione di crisi. Inoltre, al di là delle misure messe in campo dal Governo con gli ultimi decreti, il nostro ordinamento offre una serie di strumenti (ancorché limitati e insufficienti) in grado di sostenere il reddito di chi si trova improvvisamente senza lavoro e senza risorse.

 

In questi ultimi mesi, voglio sottolinearlo, c’è stato un costante impegno del Partito Democratico tutelare diritti e interessi delle nostre collettività all’estero. Con i miei comunicati ho ritenuto opportuno informare i nostri connazionali sulle possibilità di usufruire di queste misure agevolative. Con questo comunicato, in particolare, intendo illustrare, seppure in maniera sintetica, il quadro più o meno completo di queste misure per aiutare i nostri connazionali a capire meglio quali sono i loro possibili diritti.

 

La più importante misura credo che sia l’indennità di disoccupazione per i lavoratori rimpatriati in Italia dopo un periodo di lavoro all’estero. L’indennità è prevista da una vecchia legge (n. 402) del 1975 che è comunque ancora in vigore e viene erogata ai cittadini italiani che abbiano lavorato all’estero e siano rimasti disoccupati per effetto del licenziamento o del mancato rinnovo del contratto di lavoro stagionale. Per accedere alla prestazione bisogna essere rimpatriato entro 180 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro all’estero.

 

Altra prestazione è il reddito di emergenza (REM) introdotto dal Decreto Rilancio, presto in discussione in Parlamento. Si tratta di un beneficio temporaneo che viene concesso alle persone residenti in Italia al momento della domanda le quali  abbiano un reddito e un patrimonio mobiliare e un ISEE inferiori a determinati limiti stabiliti per legge. Il REM ammonta a 800 euro e viene erogato direttamente dall’Inps in due rate. La scadenza per la presentazione di domande per il REM è fissata a giungo 2020. Per la domanda si può ricorrere ai CAF e ai Patronati.

 

Chi ha risieduto in Italia per 10 anni di cui gli ultimi due in via continuativa al momento della presentazione della domanda può invece chiedere il Reddito di cittadinanza a patto che dimostri di avere un reddito mobiliare e patrimoniale e un ISEE inferiori a un certo limite. Il Reddito di Cittadinanza viene erogato quindi ai nuclei familiari che, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, risultano in possesso di determinati requisiti economici, di cittadinanza e di residenza ed è condizionato alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Il Reddito di Cittadinanza decorre dal mese successivo a quello di presentazione della domanda ed è concesso per un periodo massimo di 18 mesi, trascorsi i quali può essere rinnovato. Il beneficio economico è dato dalla somma di una componente a integrazione del reddito familiare (quota A) e di un contributo per l’affitto o per il mutuo (quota B) e può  variare nel suo importo massimo da 780 a 1330 euro.

 

I governi italiani che si sono succeduti negli ultimi anni hanno inoltre introdotto una serie di agevolazioni fiscali (tassazione ridotta sul reddito imponibile) per alcune categorie di lavoratori che rimpatriano: docenti, ricercatori, lavoratori qualificati e non, o imprenditori stranieri che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia hanno la possibilità di accedere alla detassazione dei redditi prodotti fino al 90% dell’imponibile, agevolazione introdotta per attrarre in Italia capitale umano.

 

Ricordo inoltre l’indennità di disoccupazione ai lavoratori frontalieri e diversi dai frontalieri corrisposta in base ai Regolamenti comunitari di sicurezza sociale (Art. 65 del Regolamento CE n. 883/2004). È una prestazione che viene erogata dallo Stato di residenza ai lavoratori frontalieri e diversi dai frontalieri i quali, durante la loro ultima occupazione, risiedevano in uno stato diverso da quello in cui erano assicurati. Per le persone che rientrano nel campo di applicazione della norma citata, residenti in Italia e assicurate in altri stati membri, vengono erogate le indennità di disoccupazione NASpI qualora risultino soddisfatti i requisiti previsti dalla normativa nazionale.

 

Infine, come ho detto in premessa, l’ordinamento italiano prevede una serie di agevolazioni per le aziende che assumono soggetti in condizioni di difficoltà o appartenenti a fasce deboli della popolazione. Ricordiamo tra questi il Bonus per l’assunzione di giovani sotto i 35 anni  (Legge n. 205/2017): si tratta dello sgravio dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro del 50% per i giovani fino a 35 anni che è stato esteso fino alla fine del 2020. L’agevolazione si applica entro il massimale di 3mila euro su base annua per i successivi 36 mesi. L’assunzione deve essere a tempo indeterminato e riguardare un giovane a cui non è mai stato applicata questa tipologia di contratto. L’incentivo è concesso anche in caso di trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato del contratto. Il Bonus Sud (Legge n. 145/2018): valido per le aziende che abbiano un’unità operativa in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna, prevede uno sgravio contributivo del 100% fino a un limite di 8.060 euro annui per le assunzioni a tempo indeterminato di disoccupati.  Ricordo inoltre il Bonus assunzione donne disoccupate e lavoratori over 50 che prevede uno sgravio contributivo pari al 50% per periodo di fruizione che varia da 12 a 18 mesi in base al tipo di contratto stipulato, i contratti di apprendistato, il bonus per giovani talenti. Angela Schirò, Deputata PD - Rip. Europa  (de.it.press 29)

 

 

 

 

Coronavirus: consigli pratici per viaggiare in sicurezza 

 

Dopo mesi di confinamento i cittadini europei potrebbero ricominciare presto a viaggiare. Ecco alcuni consigli pratici dell’UE per fare viaggi in sicurezza

I paesi dell’UE stanno gradualmente revocando le misure di confinamento. Se la situazione sanitaria e le misure nazionali lo consentiranno, quest’estate i cittadini europei potranno tornare a viaggiare.     

 

La Commissione europea ha proposto indicazioni per viaggiare in sicurezza e coordinare la revoca delle restrizioni nell'UE  

Nella fase di allentamento delle restrizioni è importante che prendere precauzioni e seguire le istruzioni delle autorità nazionali in merito a salute e sicurezza. Per aiutare i paesi membri a coordinare la revoca delle restrizioni sui viaggi, la Commissione europea ha presentato un pacchetto di orientamenti e raccomandazioni.

10 indicazioni per viaggiare in sicurezza ai tempi del coronavirus 

* Se possibile, compra i biglietti e fai il check-in online per evitare assembramenti. 

* Rispetta il distanziamento sociale durante le fasi di deposito e ritiro dei bagagli, controlli di sicurezza e imbarco. 

* È possibile che ci siano meno passeggeri a bordo e che ti venga chiesto di sederti a distanza dai passeggeri che non fanno parte della tua famiglia. 

* In caso di difficoltà nel mantenere le distanze di sicurezza, potrebbe esserti chiesto di indossare una mascherina. 

* Potrebbe essere impossibile acquistare prodotti come cibo e bevande a bordo. 

* Le compagnie di trasporto potrebbero installare barriere protettive, per esempio tra i passeggeri e l’autista. Ti potrebbe essere chiesto di salire a bordo usando la porta posteriore. 

* I conducenti dovrebbero aprire automaticamente le porte ad ogni fermata per evitare che i passeggeri tocchino pulsanti o maniglie. 

* Stazioni, porti e aeroporti dovrebbero garantire pulizie e disinfezioni regolari e fornire prodotti igienizzanti a bordo dei mezzi. 

* Dovrebbe essere garantita una ventilazione adeguata su tutti i mezzi di trasporto. 

* I passeggeri possono scegliere tra rimborso o tragitto alternativo per i viaggi cancellati. Se la compagnia di trasporto offre un voucher, hai comunque diritto a richiedere un rimborso. 

Il 28 maggio, nel corso di un dibattito, la commissione Trasporti e turismo ha chiesto che venga urgentemente dato sostegno finanziario al settore turistico. I membri della commissione hanno anche suggerito di stabilire un bilancio specifico per il settore.

“Le vacanze sono vicine,” ha detto la Presidente della commissione Trasporti Karima Delli. “Che cosa stiamo aspettando? Servono più informazioni per sapere dove le persone possono andare e dove non possono recarsi.”

Il 15 maggio il Parlamento europeo ha approvato misure di sostegno per il settore dei trasporti. Le misure servono a minimizzare gli effetti negativi della pandemia su linee aree e compagnie per il trasporto stradale, ferroviario e marittimo.

Scopri che cosa sta facendo l’UE per contrastare il coronavirus

 

È sicuro soggiornare in albergo?

Gli ospiti di alberghi e altri tipi di alloggi devono rispettare le distanze di sicurezza quando si trovano in aree comuni. Inoltre devono rispettare le misure di prevenzione e controllo dell’infezione, per esempio tossire o starnutire usando un fazzoletto o coprendo bocca e naso con il gomito, lavarsi le mani e usare la mascherina.

Le strutture turistiche dovrebbero fornire agli ospiti informazioni e linee guida chiare prima dell’arrivo e stabilire un piano d’azione nel caso di contagio all’interno della struttura. Inoltre devono garantire pulizie regolari, disinfettare le superfici che vengono toccate di frequente e assicurare un buon sistema di ventilazione. Infine è importante assicurare che lo staff delle strutture turistiche abbia conoscenze di base sulla prevenzione del contagio e sul controllo dell’infezione. PE 29

 

 

 

 

Al lavoro in videoconferenza il terzo tavolo di coordinamento sul “Turismo delle Radici”

 

ROMA – E’ stata inaugurata dal Direttore Generale per gli Italiani all’Estero, Luigi Maria Vignali, la terza edizione del tavolo di coordinamento sul ‘Turismo delle Radici’, promosso dalla Dgit della Farnesina con la partecipazione di istituzioni centrali e locali, associazioni territoriali e rappresentative delle comunità italiane all’estero. D’intesa con Enit, Asmef e Raiz Italiana, la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del Maeci ha deciso di confermare, anche per il 2020, questo importante appuntamento per esaminare lo stato della situazione ed avviare una riflessione sulle iniziative che possono essere intraprese in tale segmento del settore del turismo, particolarmente colpito dalle conseguenze dell’epidemia da Covid-19. Il turismo delle radici, ovvero i viaggi di tutti coloro all’estero che hanno origini italiane e che desiderano venire in Italia per conoscere i luoghi da cui sono partiti i propri antenati, può avere un ruolo determinate per la ripresa di tutto il settore turistico. Tale modello di attrazione turistica interessa, infatti, un bacino potenziale stimato tra i 60 e gli 80 milioni tra italiani residenti all’estero e italo-discendenti, desiderosi di ristabilire un contatto con il luogo di provenienza familiare e ritrovare un sentimento di appartenenza con i luoghi di origine, soprattutto dopo un periodo così difficile per tutti. La discussione è stata moderata dallo stesso Direttore Generale Vignali e,a seguire, dal Capo Ufficio I della Dgit Giovanni Maria De Vita.

“Proprio a fronte delle difficoltà che sta vivendo il nostro Paese proponiamo il turismo delle radici come una soluzione per ripartire. Questo tavolo ha un duplice obiettivo: rinnovare il focus sul turismo delle radici, affinché i connazionali possano riscoprire le proprie origini, ma anche rilanciare il turismo italiano nel suo insieme che, come del resto tutto il turismo mondiale, è in forte difficoltà”, ha esordito Luigi Maria Vignali che non nasconde le possibili insidie dovute alle conseguenze dell’emergenza sanitaria a livello globale. “Bisognerà fare i conti con una gestione condizionata dalla pandemia e quindi con le difficoltà di movimento, con i costi elevati e con i problemi del trasporto aereo; tuttavia il turismo delle radici è un turismo fidelizzato e affezionato che sente l’attaccamento e la voglia di ritornare in Italia ancor più forti in questo momento”, ha evidenziato il Direttore Generale per gli Italiani all’Estero vedendo in questa forma di turismo una possibilità importante di attrazione di flussi indirizzati ai borghi storici, alla tradizione artigianale o enogastronomica. “C’è tutta una filiera che ne beneficerà – ha aggiunto Vignali – ed è in preparazione anche la seconda edizione della Guida al turismo delle radici, realizzata in collaborazione con Raiz Italiana e coinvolgendo altre regioni”. Alle quattro della prima edizione (Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna e Puglia), quest’anno si aggiungeranno  Calabria, Lazio, Molise, Lombardia e Sicilia: come il primo volume, anche questo potrà essere visualizzato on-line e sarà distribuito all’estero. Vignali ha poi rilevato come per comprendere al meglio le caratteristiche del turista di ritorno occorra però un approfondimento metodologico, che sia finalizzato proprio a capire le aspettative di questa tipologia turistica: c’è a tal proposito un importante studio volto a delineare tali aspetti che si prefigge di fornire agli enti locali ed agli operatori del settore delle indicazioni in proposito.

“Occorre poi anche prepararsi – ha proseguito il Direttore Generale – a gestire i flussi e per farlo serve organizzare dei pacchetti e individuare nuove modalità di comunicazione: a questo proposito c’è un master dell’Università della Calabria in progettazione e gestione dei viaggi delle radici. Possiamo infine veicolare il turismo delle radici nel mondo avvalendoci della rete di Ambasciate, Consolati e Istituti di Cultura”, ha concluso Vignali. Simone Sperduto, Inform/dip 29

 

 

 

 

 

Deutsche EU-Ratspräsidentschaft. Gemeinsam. Europa wieder stark machen.

       

Am 1. Juli wird Deutschland die EU-Ratspräsidentschaft übernehmen. "Gemeinsam. Europa wieder stark machen." So lautet das Motto der Ratspräsidentschaft, das Regierungssprecher Steffen Seibert jetzt

vorgestellt hat. Im Logo ist ein Möbiusband zu sehen - ein Symbol für Einigkeit und Verbundenheit.

       

Es ist eine verantwortungsvolle Aufgabe in einer herausfordernden Zeit: Am 1. Juli wird Deutschland für ein halbes Jahr die Präsidentschaft im Rat der Europäischen Union übernehmen. Regierungssprecher Steffen Seibert hat nun – wenige Wochen vor Beginn der Ratspräsidentschaft - das Logo und das Motto vorgestellt.

 

"Gemeinsam. Europa wieder stark machen. "Das Motto der deutschen Ratspräsidentschaft nimmt die gewaltigen Herausforderungen in den Blick, vor denen die Europäische Union im Moment steht.

 

Bei der deutschen Ratspräsidentschaft wird es darum gehen, Kompromisse und Lösungen zu finden, um gemeinsam und zukunftsgerichtet die Herausforderungen durch die Corona-Pandemie zu bewältigen. Deutschland wird sich in seiner Präsidentschaft mit ganzer Kraft dafür einsetzen, dass Europa gestärkt aus dieser Krise hervorgeht.

 

Ein Möbiusband als Logo der Ratspräsidentschaft

Als Bildmarke des Präsidentschafts-Logos wurde ein Möbiusband gewählt. Diese geometrische Figur hat besondere Eigenschaften: Sie besitzt nur eine einzige Seite – auch wenn es auf den ersten Blick nicht so aussieht.

 

Damit symbolisiert das Möbiusband, dass Europa Einigkeit und Verbundenheit schafft, auch aus unterschiedlichen Interessen und in großer Vielfalt. Denn selbst wenn man auf dem Möbiusband von

unterschiedlichen Seiten und in unterschiedliche Richtungen startet, wird man sich immer auf derselben Seite begegnen. Dies macht auch die Stärke Europas aus.

 

Das Möbiusband ist nach dem deutschen Mathematiker und Astronomen August Ferdinand Möbius (1790 bis 1868) benannt.

 

Freigeschaltet ist nun eine Vorversion der Präsidentschaftswebsite. www.eu2020.de [http://www.eu2020.de]wird die zentrale Informationsplattform der Bundesregierung während der Ratspräsidentschaft sein. Ab dem 1. Juli wird sie über Themen, Programm, Veranstaltungen und aktuelle Nachrichten zum deutschen Vorsitz berichten. Sie ist auf Deutsch, Englisch und Französisch verfügbar. Über ein Übersetzungstool werden die Inhalte maschinell in alle 24EU-Sprachen übersetzbar sein.

 

Alle sechs Monate übernimmt ein anderer Mitgliedstaat die EU-Ratspräsidentschaft. Im ersten Halbjahr 2020 hat Kroatien die Präsidentschaft inne, im zweiten Halbjahr dann Deutschland. Während dieser Zeit führt Deutschland den Vorsitz im Rat der Europäischen Union und leitet alle Ratssitzungen. Wenn Sie mehr zur Ratspräsidentschaft wissen wollen: Hier

[https://www.bundesregierung.de/breg-de/aktuelles/faqs-ratspraesidentschaft-1755416] finden Sie Fragen und Antworten und hier [https://www.bundesregierung.de/breg-de/bundeskanzlerin/testen-sie-ihr-wissen--1755032] können Sie Ihr Wissen testen. Pib 29

 

 

 

 

Recovery Plan: Das revolutionäre Moment

 

Das gestern von EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen vorgestellte Konjunkturprogramm ist nicht nur wegen seines finanziellen Umfangs spektakulär. Es spiegelt über die nackten Zahlen hinaus auch eine „neue politische Realität“ wider – und das macht es geradezu revolutionär, schreibt Claire Stam.

In der Nacht des 14. Juli 1789 weckte der Herzog von La Rochefoucauld-Liancourt König Ludwig XVI. von Frankreich, um ihm mitzuteilen, dass die Bastille gestürmt und ihr Kommandant getötet worden war.

„Aber das ist ja eine Revolte!,“ entfuhr es dem König. „Nein, Sire, das ist eine Revolution,“ antwortete ihm der Großmeister der königlichen Garderobe.

Revolutionäre Aspekte

Der historische Vergleich mag hinken, doch der Wiederaufbauplan von Ursula von der Leyen ist in vielerlei Hinsicht nicht nur eine Revolte gegen die Dogmen, die bisher in der Europäischen Union herrschten. Er hat in der Tat einige geradezu revolutionäre Aspekte.

So ist beispielsweise die Aussicht, dass bald Einnahmen über eine Digitalsteuer oder einen Teil des CO2-Emissionshandelssystems erzielt werden könnten, ein Element einer neuen europäischen Realität, die sich im Fahrwasser des Konjunkturprogramms langsam herauskristallisiert.

Faktisch bedeuten derartige Einnahmen nämlich, dass ein Teil des EU-Haushalts künftig nicht mehr von den nationalen Staatskassen abhängig wäre, sondern die Kommission selbst Steuern einziehen könnte. Dies wiederum heißt, dass die EU-Kommission sich mit neuen Eigenmitteln einen kleinen – aber nicht unbedeutenden – zusätzlichen Gestaltungsspielraum in ihrem Verhältnis zu den Mitgliedsstaaten schaffen würde.

Wandel in Deutschland

Und während das Konjunkturprogramm auch eine Wiederkehr des deutsch-französischen „Motors“ in der EU darstellt – „endlich!“, möchte man hinzufügen -, spiegelt es vor allem einen tiefgreifenden Wandel innerhalb der bundesdeutschen Politik wider. Das zeigt sich beispielsweise in einem Interview der Frankfurter Allgemeinen Zeitung mit Markus Söder, dem König… pardon, Ministerpräsidenten Bayerns.

“Wenn Deutschland Italien und Spanien hilft, dann helfen wir damit uns selbst – und zwar nicht nur wirtschaftlich, sondern auch politisch-kulturell,” sagte Söder darin. Und: „Wenn wir jetzt zögern, droht ein zweiter Brexit in Italien.“

Welch ein himmelweiter Unterschied im Vergleich zu Berlins Unnachgiebigkeit während der letzten Krise vor einem Jahrzehnt!

Derartige Aussagen durch ein deutsches konservatives Schwergewicht zeigen den tiefgreifenden Paradigmenwechsel, der sich derzeit östlich des Rheins vollzieht. Man beginnt in Deutschland offenbar zu verstehen, dass das Land viel zu verlieren hat, wenn die Volkswirtschaften Südeuropas die Wirtschaftskrise nicht meistern.

Diese Änderung der deutschen Sichtweise an sich ist wahrhaft revolutionär.

Berlin am Steuer

Wie weiter? Nach der gestrigen Vorstellung des Recovery Plans gab Frankreich zu verstehen, dass es auf eine Einigung der 27 EU-Staaten „Anfang Juli“ hoffe. Aus dem Elysée-Palast hieß es dazu: „Wir müssen es ermöglichen, schnell auf die Krise zu reagieren, indem wir versuchen, möglichst zu Beginn des Sommers eine Einigung zu erzielen.“

„Die Verhandlungen werden auf dem Europäischen Rat am 18. Juni starten, möglicherweise die kompletten zwei Tage dauern; dann könnte es ein Ad-hoc-Treffen Anfang Juli geben – vielleicht sogar wieder von Angesicht zu Angesicht – speziell, um den Haushalt zu diskutieren und diese komplizierten Verhandlungen voranzutreiben,“ preschte das französische Präsidentenbüro vor und ließ damit keinerlei Zweifel daran, dass das Thema so schnell und effizient wie möglich abgeschlossen werden sollte.

In ihrer gewohnt nüchtern-beschwichtigenden Art warnte Bundeskanzlerin Angela Merkel ihrerseits zwar, dass die Verhandlungen auf dem Gipfel am 18. und 19. Juni möglicherweise noch nicht abgeschlossen werden können.

Aber wenn Berlin dann ab 1. Juli die EU-Ratspräsidentschaft für ein halbes Jahr übernimmt, wird die Bundesregierung zweifellos ihr gesamtes, beträchtliches Gewicht in die Waagschale werfen, um die 27 Länder dazu zu bringen, das Konjunkturprogramm vor Ende des Jahres zu billigen.

Somit ist nicht auszuschließen, dass die Revolution weitergeht.

Claire Stam, EA 28

 

 

 

 

 

Die deutsche EU-Präsidentschaft, eine Krisenpräsidentschaft

 

Der Ausbruch der Coronavirus-Pandemie hat die deutsche Regierung gezwungen, eine radikale Überarbeitung ihrer ursprünglichen Prioritäten für die EU-Ratspräsidentschaft vorzunehmen. Soviel ist klar: Es wird eine Krisenpräsidentschaft sein. Von: Christina Goßner, Claire Stam and Sarah Lawton

 

„Die Erwartungen an die deutsche Präsidentschaft sind mit der Corona-Krise noch einmal gestiegen“, heißt es in dem Dokument, das Bundeskanzlerin Angela Merkel am Mittwoch (27. Mai) den Fraktionsspitzen im Europäischen Parlament übermittelt hat. Ein Satz fasst die Schwierigkeit der Aufgabe für Berlin zusammen: „Während des Vorsitzes muss Deutschland auf die Krise und ihre ökonomischen und sozialen Auswirkungen flexibel reagieren und dennoch wichtige Zukunftsthemen weiter vorantreiben.“

„Die kommende deutsche Ratspräsidentschaft wird im Zentrum des europäischen Wiederaufbaus stehen. Wir sind überzeugt, dass dies der richtige Zeitpunkt ist, um unsere Union zu stärken”, sagte der Präsident des Europäischen Parlaments Sassoli gestern nach einem Video-Treffen mit Merkel. 

Finanzierung des Wiederaufbaus als Streitthema

Der Bundesregierung wird die schwierige Aufgabe zukommen, die Verhandlungen über den am heutigen Mittag von Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen vorgestellten Mehrjährigen Finanzrahmen (MFR) und den Recovery Fund erfolgreich zu führen. 

Der Recovery Fund umfasst insgesamt 750 Milliarden Euro, von denen 500 Milliarden Euro den Mitgliedsstaaten in Form von Zuschüssen und weitere 250 Milliarden Euro in Form von günstigen Darlehen zur Verfügung gestellt werden. Er ist Teil des überarbeiteten MFR-Vorschlags, dem langfristigen Haushalt der EU für 2021-2027. Dieser wird die Mittel der EU um eine weitere Billion Euro aufstocken. Die Höhe des Wiederaufbaufonds entspricht dem deutsch-französischen Vorschlag, der von schwer getroffenen Ländern wie Spanien begrüßt wird. 

Die Verhandlungen zum MFR werden, wie es in dem Schreiben der Bundesregierung an die Fraktionsspitzen heißt, „viel Aufmerksamkeit fordern“. Dies dürfte nicht nur dadurch bedingt sein, dass einzelne Staaten bereits im Vorfeld der heutigen Präsentation angekündigt haben, Zuschüsse nicht mittragen zu wollen. Denn nach Angaben von Michael Roth (SPD), Staatsminister für Europa im Auswärtigen Amt, soll zukünftig auch eine enge „Verbindung zwischen EU-Mitteln und Klimaschutz und Rechtsstaatlichkeit“ gestärkt werden. 

Corona-Pandemie erschwert Verhandlungen

Die Durchsetzung der Milliardenpläne der EU-Kommission dürfte sich demnach als sehr schwierig gestalten. Hinzu kommt außerdem, dass auch die Organisation der Verhandlungen große Herausforderungen mit sich bringt:  Videokonferenzen können auf Dauer keine persönlichen Treffen ersetzen, so der Wortlaut des Schreibens an die Fraktionsspitzen. Dies bestätigt eine diplomatische Quelle in Brüssel gegenüber EURACTIV Deutschland. “Hier finden die Verhandlungen statt, und hier können sie erfolgreich sein. Wird es möglich sein, sich diesen Sommer in Brüssel zu treffen? Nichts ist sicher”, so die Quelle.

Aus dem Auswärtigen Amt in Berlin heißt es, dass „zum gegenwärtigen Zeitpunkt mit einer Reduzierung der Kapazität für Treffen, die normalerweise in Brüssel stattfinden würden, um etwa 70 Prozent zu rechnen ist“. Die Konsultations- und Koordinierungsprozesse innerhalb des Rates dürften auch in der zweiten Hälfte des Jahres 2020 erheblich eingeschränkt bleiben, sagte ein Sprecher. 

Bekämpfung der Corona-Pandemie “oberste Priorität”

Insbesondere neue Aktionspunkte zur Bekämpfung der Pandemie wurden in das überarbeitete Programm aufgenommen. Roth bezeichnete vorgestern (25. Mai) die „europäische Krisenantwort auf die COVID-19 Pandemie als oberste Priorität“ der deutschen Ratspräsidentschaft. Ziel sei es, die “Herausforderung in gut koordinierter Weise anzugehen” so Roth.

Zu diesem Zweck unterstützt die Bundesregierung einen “‘Team Europe‘-Ansatz”, der neben einem Wissensaustausch und gesundheitlicher Koordinierung vor allem die Stärkung der Resilienz gegen Desinformationen vorsieht. Besonders letzterer kommt angesichts zahlreicher Verschwörungstheorien und Mythen über die Herkunft und Bekämpfung des Virus eine besondere Bedeutung zu. „Lassen Sie es mich unverblümt sagen – Desinformation kann töten“, sagte der Hohe Vertreter Josep Borrell in einer Erklärung vor den Europaabgeordneten Ende April.

Als “zentrale Gestaltungsthemen” werden außerdem die Klimapolitik, die den European Green Deal umfasst, und die digitale Transformation bezeichnet. Die Erholung nach der Krise muss eine Green Recovery sein, heißt es in dem Dokument. Dies entspricht den Vorschlägen des am 18. Mai vorgelegten deutsch-französischen Wiederaufbauplans. 

Bisher zeigen von Berlin ausgehende Signale jedoch eher das Gegenteil. So hat die CDU/CSU-Bundestagsfraktion Anfang des Monats eine Erhöhung der deutschen Treibhausgas-Reduktionsziele abgelehnt und damit die auf dem Petersberger Klimadialog geäußerten Klimaambitionen der Kanzlerin gedämpft. Auch die mit rund neun Milliarden Euro  vom Staat finanzierte Rettung der größten deutschen Fluggesellschaft Lufthansa wurde nicht an grüne Kriterien geknüpft. 

Rechtsstaatlichkeit und Migrationspolitik auf der Agenda

In dem Dokument wird außerdem die Einhaltung der Rechtsstaatlichkeit als Priorität aufgeführt. Wie Maroš Šef?ovi?, EU-Kommissar für Interinstitutionelle Beziehungen und Vorausschau, gestern im Rahmen einer Pressekonferenz sagte, könne die deutsche EU-Ratspräsidentschaft einen für September vorgesehenen Kommissions-Bericht zur Lage der Rechtsstaatlichkeit nutzen, “um im Rat eine genuine Diskussion zu dem Thema anzureden“. 

Auch die Verhandlungen über den Brexit werden die Agenda dominieren. Der Zeitplan, um ein Austrittsabkommen zwischen der EU und Großbritannien auszuhandeln, ist sehr eng. Die Übergangsphase endet am 31.12.2020. Derzeit scheinen die Aussichten, dass es noch zu einer Einigung kommen wird, gering. 

Eine weitere Priorität stellt die Reform des Gemeinsamen Europäischen Asylsystems dar. Voraussichtlich im Juni wird die Europäische Kommission ihren Vorschlag für einen europäischen Migrationspakt vorstellen. Deutschland hatte sich in seinem Programmentwurf im März dafür ausgesprochen, die „Verantwortlichkeiten neu zu regeln und eine Überlastung einzelner Staaten zu verhindern“.

Die Bundesregierung strebt außerdem nach einer Weiterentwicklung der Gemeinsamen Sicherheits- und Verteidigungspolitik (GSVP). Zu diesem Zweck soll die Handlungsfähigkeit der EU sowohl im zivilen als auch militärischen Bereich zu gestärkt werden und europäische Verteidigungsinitiativen vorangetrieben werden. Gleichzeitig soll jedoch auch die Zusammenarbeit mit der NATO verbessert werden. EA 28

 

 

 

 

„Ein Akt echter europäischer Solidarität“

 

Norbert Walter-Borjans im Gespräch über den europäischen Wiederaufbaufonds und Deutschlands Weg aus der Corona-Krise. Die Fragen stellte das Team des IPG-Journals.

 

Was meinen Sie: Wird die Welt nach der Krise ein anderer Ort sein oder verstärkt die Pandemie nur bereits bestehende Ungleichheiten?

Direkt vorweg: Ich war und bin hoffnungsfroh, dass sich nach Überstehen der Krise eine Menge zum Guten verändern wird, und zwar nachhaltig. Es sind viele Menschen betroffen – das ist ein großer Unterschied zur Finanzkrise, als nur eine kleinere Gruppe direkt betroffen war. Diese Seuche ist eine Gefahr für uns alle. Aber gleichzeitig gilt eben auch, dass die Krise uns nicht nur Gefahren bietet, sondern auch Chancen. Churchill prägte dereinst den Satz: „Never waste a good crisis“ – Verschwende nie eine gute Krise. Das gilt auch für diese Krise, denn wir haben nun die Möglichkeit, etwas zu verändern.

Deutschland ist bislang vergleichsweise glimpflich durch die Krise gekommen. Wie bewerten Sie die Maßnahmen, die bislang in Deutschland getroffen wurden?

Wir hatten das Glück, dass wir nicht die ersten waren. Wir haben die tragischen Bilder aus Norditalien und Spanien gesehen, die auf uns alle einen sehr starken Eindruck gemacht haben. Daher war das Verantwortungsgefühl innerhalb der deutschen Bevölkerung sehr groß. Unser starkes öffentliches Gesundheitssystem hat uns zudem geschützt. Diese Krise zeigt, dass wir nicht nur den Regeln des Marktes und der Gewinnmaximierung folgen dürfen.

Glauben Sie, dass die Pandemie das neoliberale Argument nachhaltig schwächen wird?

Ich hoffe es. Bereits während der letzten Jahre gab es Veränderungen. Wir haben gesehen, dass der Weg zu einer gerechteren Gesellschaft nicht darin besteht, lediglich Geld zu sparen und die öffentlichen Haushalte zu kürzen. Je schwächer der Staat ist, desto größer werden die Probleme für Menschen mit kleinem oder keinem Einkommen, für alte Menschen, für Menschen mit Behinderung. Hoffentlich dringt es in diesen Wochen auch zu den letzten Verfechtern des Neoliberalismus durch, dass wir in den nächsten Jahren viel mehr Geld in die öffentlichen Dienstleistungen investieren müssen.

Nach den anfänglichen Stabilisierungsmaßnahmen mit Kurzarbeitergeld, Krediten für Unternehmen und weiteren kurzfristigen Unterstützungshilfen werden nun die Konjunkturpakete geschnürt: Wie sollte ein sozialdemokratisches Konjunkturprogramm aussehen?   

Ein sozialdemokratisches Konjunkturprogramm muss akut helfen, aber auch die richtigen Impulse für die Zukunft setzen: Die Unternehmen müssen unterstützt und die private Nachfrage gestärkt werden – gleichzeitig müssen wir den wirtschaftlichen Strukturwandel unterstützen, vor allem in den Bereichen Klimaschutz, Digitalisierung und Gesundheit. All das geht nur mit massiven öffentlichen Investitionen in Bildung und in unsere Infrastruktur, und zwar vor Ort bei den Menschen. Dazu müssen wir auch den Kommunen mit einem Solidarpakt helfen. Allen muss klar sein: Wenn wir in den nächsten Jahren und Jahrzehnten nicht die richtige Infrastruktur haben, belastet das unsere Zukunft. Wir haben dann eine Krise, die nicht nur dieses eine Jahr betrifft, sondern eine ganze Generation.

Wir werden das Konjunkturpaket dabei aber mit klaren Bedingungen ausgestalten. Es verbietet sich, dass ein Unternehmen Staatshilfe aus Steuergeldern erhält, aber gleichzeitig Dividenden an die Aktionäre ausschüttet oder den Managern das Krisenjahr mit großen Boni vergoldet. 

Es ist außerdem zwingend, dass die Menschen, die mit Recht systemrelevant genannt werden und auf die wir uns in der Krise so gut verlassen konnten, mehr Geld bekommen müssen: die Krankenpfleger, die Kassiererinnen im Supermarkt, die Busfahrer und viele andere mehr. Im Übrigen gilt auch: Wenn diese Menschen mehr Geld in der Tasche haben, geben sie mehr Geld aus und stützen die Nachfrage.

In der Finanzkrise wurden die Kosten zur Bewältigung der Krise auf die Allgemeinheit abgewälzt. Wie wollen Sie verhindern, dass sich die Lehre aus der Finanzkrise von 2008 und 2009 „Gewinne privatisieren, Verluste vergesellschaften“ wiederholt?

Das, was wir Systemrelevanz nennen, darf keine Einbahnstraße sein. Was nicht geht: Wenn man Probleme hat, wendet man sich an den Staat, und in guten Zeiten schafft man sein Geld in Steueroasen. Darüber haben wir in den letzten Jahren bereits diskutiert.

Wir haben aber auch gesehen, wie stark manche Lobbygruppen sind, die die Interessen der reichsten Menschen und Unternehmen vertreten. Unternehmen, die Steuern vermeiden und manchmal sogar Steuern hinterziehen, müssen an der Finanzierung der Gemeinschaft beteiligt werden. Wir müssen in Europa gemeinsam die rechtliche Basis dafür schaffen.

Wir müssen zeigen, dass diese Gesellschaft fähig und willens ist, jeden zu unterstützen, der in der Wirtschaft eine Rolle spielt. Aber wir erwarten auch, dass die Verantwortlichkeit in beide Richtungen geht.

Wir in Deutschland müssen uns auch immer wieder bewusstmachen, dass wir die Probleme nicht allein lösen können, auch wenn unser Land noch so stark ist. Wir sind eine Exportnation, wir sind abhängig vom Wohlstand der anderen. Deshalb brauchen wir mehr denn je europäische Solidarität und Zusammenarbeit. 

In einem Interview Anfang April stellten Sie fest, dass wir in Europa momentan ein Problem mit Solidarität hätten. Zu dem Zeitpunkt verfestigten sich die Positionen zwischen den Nord- und Südländern hinsichtlich der Corona-Bonds. Löst der von der EU Kommission vorgeschlagene Wiederaufbaufonds in Höhe von 750 Milliarden Euro das Solidaritätsproblem?

Dieser Vorschlag der Europäischen Kommission stimmt mich zumindest zuversichtlich. Was Europa jetzt braucht, ist ein Akt echter europäischer Solidarität, damit kein Land in dieser Krise zurückgelassen wird. Der Kommissionsvorschlag greift die deutsch-französische Initiative und damit unsere sozialdemokratischen Forderungen der letzten Monate auf. Der vorgeschlagene Umfang entspricht unserer Vorstellung eines starken solidarischen Signals.

Jetzt geht es darum, alle Mitgliedstaaten von diesem Vorgehen zu überzeugen. Besonders bei unseren Partnern in Dänemark, den Niederlanden, Österreich und Schweden werbe ich für den historischen Kraftakt, der mit dem Recovery Fund verbunden ist. Wir müssen die Chance nutzen, dass die Union gestärkt aus der Krise hervorgeht. Ich habe mich deshalb in einem Brief an die Vorsitzenden der sozialdemokratischen Parteien in diesen Staaten gewandt. Wir sollten die Mittel aus dem Wiederaufbaufonds nun dringend dafür nutzen, um wichtige Zukunftsinvestitionen in die sozial-ökologische Neuausrichtung der EU zu tätigen, und dafür sorgen, dass wir uns wieder auf unsere gemeinsamen europäischen Werte besinnen.

Ich unterstütze dabei den Vorschlag, einen Teil der Rückzahlung der gemeinsamen europäischen Anleihen durch die Schaffung von EU-Eigenmitteln zu leisten. Es ist höchste Zeit, dass die Europäische Union echte Eigenmittel erhält und damit selbstständiger wird. Das könnte ein weiterer Integrationsschritt für Europa sein und wird den wachsenden Aufgaben der EU gerecht.

Nach der Finanzkrise gewannen die Konservativen die Deutungshoheit über die Krise – Stichwort „schwäbische Hausfrau“. Dabei gab es schon damals einen breiten gesellschaftlichen Konsens für progressive Politik, niedergeschlagen in Wahlergebnissen hat sich dies jedoch nicht. Wie kann es diesmal gelingen, ein sozialdemokratisches Narrativ für die „Post-Corona-Zeit“ durchzusetzen?

Das wichtigste ist, nicht nur zu reden, sondern auch zu handeln. Ich bin sehr stolz, dass die sozialdemokratischen Ministerinnen und Minister in der Regierung Entscheidungen treffen, mit denen sie zeigen, dass wir für die Menschen arbeiten. Es macht einen Unterschied, wenn der Finanzminister Olaf Scholz heißt.

Andererseits merken wir natürlich, dass es zu häufig bei den Konservativen einzahlt. Mit Angela Merkel haben wir eine Kanzlerin, die von dem, was wir zur Regierung beitragen, viel annimmt. Ich glaube, viele Menschen wissen gar nicht, ob sie eher sozialdemokratisch oder konservativ eingestellt ist. Also müssen wir das, was wir innerhalb der Regierung tun, selbstbewusst als Schritte der SPD kennzeichnen. So schärfen wir unser Profil.

Die Sozialdemokratie hat aber stets über die Regierungslogik hinausgedacht, und das tut sie auch jetzt. Als SPD haben wir verschiedene Dialogformate organisiert. Noch im Juni wird beispielsweise mit dem Zukunftsdialog ein prominent besetztes öffentliches Diskussionsformat starten, in der wir die wohl zentrale Frage breit diskutieren werden: Was folgt aus der Corona-Krise? Auch dadurch werden wir das Narrativ um die Zeit nach Corona sozialdemokratisch prägen.  IPG 29

 

 

 

 

750 Milliarden im Detail: Das schlägt Ursula von der Leyen vor

 

Die Präsidentin der Europäischen Kommission, Ursula von der Leyen, hat am heutigen Mittwoch ein Konjunkturpaket in Höhe von 750 Milliarden Euro vorgeschlagen, hauptsächlich in Form von nicht rückzahlbaren Zuwendungen. Die Mitgliedsstaaten werden ein weitreichendes Mitspracherecht bei der Entscheidung haben, wie das Geld ausgegeben wird. Von: Jorge Valero

 

Der neue „Revovery Fund“ wird insgesamt 500 Milliarden Euro an Zuschüssen umfassen, während die restlichen 250 Milliarden den Mitgliedsstaaten über günstige Kredite angeboten werden sollen.

„Unsere Bereitschaft zu handeln muss den Herausforderungen, vor denen wir stehen, entsprechen,“ sagte von der Leyen heute Nachmittag dazu vor dem Europäischen Parlament.

Der Fonds ist Teil des aktualisierten Vorschlags für den sogenannten mehrjährigen Finanzrahmen (MFR), den langfristigen Haushalt der EU. Der MFR soll in den Jahren 2021-2027 zusätzliche 1,1 Billionen Euro über Kanäle wie den EU-Kohäsionsfonds oder die Gemeinsame Agrarpolitik bieten.

Um die 750 Milliarden Euro für den Recovery Fund aufzubringen, wird die Kommission die Mitgliedsstaaten um die Erlaubnis bitten, auf den Märkten Kredite in Rekordhöhe aufzunehmen und die Eigenmittel der EU auf zwei Prozent zu erhöhen.

Die EU-Exekutive beabsichtigt, die Schulden zurückzuzahlen, indem sie die Kosten über einen relativ langen Zeitraum von bis zu 30 Jahren verteilt und neue EU-Steuern einführt, darunter „grüne“ Abgaben auf CO2-Emissionen oder Plastik sowie möglicherweise die schon länger angedachte Digitalsteuer.

Damit der neue MFR und der Recovery Fund ab 1. Januar 2021 einsatzbereit sind, sollte bis zum Sommer eine Einigung über die Hauptmerkmale des Pakets erzielt werden, so die Kommission.

Größter EU-Finanzimpuls aller Zeiten

Das angekündigte Paket stellt den größten fiskalischen Impuls in der Geschichte der EU dar. Mit ihm soll die tiefste Rezession seit der Gründung des Blocks vor fast sieben Jahrzehnten überwunden werden.

Zusätzlich zu dem heute angekündigten EU-Paket haben die Mitgliedstaaten auch eigene, nationale Konjunktur- und Rettungsmaßnahmen verabschiedet, die insgesamt mehr als drei Prozent des BIP der EU (rund 420 Milliarden Euro) ausmachen.

Darüber hinaus hat die EU besonders hart getroffenen Mitgliedsstaaten und Unternehmen 540 Milliarden Euro als Liquiditätshilfe angeboten.

 

Von der Leyen betonte heute erneut, dass die Mittel vor allem den am stärksten betroffenen Regionen und Sektoren zugute kommen werden. So dürfte der Großteil der Zuschüsse an Italien (82 Milliarden Euro) und Spanien (77 Milliarden Euro) gehen.

Allerdings hätten alle Mitgliedsstaaten das Recht, auf den Recovery Fund zuzugreifen. Die Kommission schlägt einen Verteilungsschlüssel vor, der eine Obergrenze für die maximale Höhe der Zuschüsse und Darlehen festlegt, auf die jede Hauptstadt zugreifen kann – sofern die entsprechenden nationalen Pläne alle Bedingungen erfüllen und die übrigen Mitgliedstaaten zustimmen [siehe unten], erklärte ein EU-Beamter.

Sparer erwartungsgemäß enttäuscht

Von der Leyens Wiederaufbaufonds orientiert sich weitgehend an dem von Deutschland und Frankreich in der vergangenen Woche unterbreiteten Vorschlag, der von hart getroffenen Ländern wie Spanien unterstützt wird, übertrifft diesen in Bezug auf die Geldmenge jedoch noch.

Die „Sparsamen Vier“ (Niederlande, Österreich, Dänemark und Schweden) sind derweil nach wie vor dagegen, derart große Beträge in Form von Zuschüssen zu gewähren.

„Durch die Annäherung an [die Länder im] Süden und Osten hat die Kommission in dieser Phase jegliche schwierige Entscheidungen oder Kompromisse vermieden,“ kritisierte ein EU-Diplomat aus einem nördlichen EU-Land. Seiner Ansicht nach sei der heutige Vorschlag eher ein „erheblicher“ Rückschlag für die Staats- und Regierungschefs in ihren Bemühungen, möglichst bald einen Kompromiss zu erzielen.

Auch die gewünschten neuen EU-Steuern zur Rückerstattung der Schulden werden wahrscheinlich schwierige Verhandlungen mit sich bringen: Den Mitgliedsstaaten war es schon in den vergangenen Jahren nicht gelungen, eine Digitalsteuer oder die gemeinsame konsolidierte Körperschaftssteuer-Bemessungsgrundlage einzuführen.

Lob erhielt von der Leyen indes von den größten Fraktionen des Europäischen Parlaments. „Die Solidarität ist zurück,“ zeigte sich der Fraktionschef der konservativen Europäischen Volkspartei (EVP), der Bayer Manfred Weber, zufrieden.

 

„Komitologie“ 

In einem Zugeständnis an die Länder des Nordens schlug von der Leyen vor, dass die Mitgliedsstaaten ein weitreichendes Mitspracherecht bei der Entscheidung über den Zugang zu Mitteln aus dem Recovery Fund haben sollten: Um auf einen Teil der 750 Milliarden Euro zugreifen zu können, müssen die nationalen Regierungen entsprechende Konjunktur- und Stabilitätspläne inklusive Investitions- und Reformvorschlägen vorlegen.

Mit diesen Plänen zielt die Kommission wohl darauf ab, nicht nur die Volkswirtschaften retten, sondern auch den Wandel in den Mitgliedsstaaten anzutreiben: Die Investitionspläne sollen nämlich vor allem auf den grünen Wandel und die Digitalisierung ausgerichtet sein. Außerdem könnten sie an die Achtung der Rechtsstaatlichkeit gekoppelt werden. Darüber hinaus sollten sich die nationalen Reformvorschläge an den länderspezifischen Empfehlungen „orientieren“, die die Kommission in der vergangenen Woche an die Mitgliedsstaaten gerichtet hat.

Was den „Sparsamen Vier“ gefallen könnte: Sobald die entsprechenden nationalen Pläne nach Brüssel geschickt worden sind, werden alle Mitgliedsstaaten im sogenannten „Komitologieverfahren“ entscheiden, ob diese Investitions- und Reformvorschläge es tatsächlich wert sind, Geld aus dem Recovery Fund zu erhalten.

 

Von der Leyen habe beschlossen, das Komitologie-Verfahren einzusetzen, um „ein kollektives Eigentum“ an den Fonds zu gewährleisten, erklärte dazu ein EU-Kommissionsbeamter. Auf diese Weise könnten sich dann alle Mitgliedstaaten sicher sein, dass die EU „die richtigen Prioritäten“ finanziert.

 

Nationale Pläne müssen nach dem aktuellen Vorschlag von einer qualifizierten Mehrheit der Mitgliedsstaaten genehmigt werden (d.h. minimal 15 Mitgliedsstaaten, die mindestens 65 Prozent der EU-Bevölkerung repräsentieren).

Schwierige Verhandlungen

Für die nationalen Regierungen stehen in den kommenden Monaten nun die wohl schwierigsten Verhandlungen in der Geschichte der EU an.

Es steht viel auf dem Spiel – auch für von der Leyen selbst. Nach einem ungünstigen Start in ihre Amtszeit wird die deutsche Kommissionschefin versuchen, mit ihrem Konjunkturprogramm die Integrität des Euro und des Binnenmarktes zu schützen – und damit die politische Initiativkraft in einem jetzt schon stark von der Pandemie geprägten Jahrzehnt zurückzugewinnen. EA 28

 

 

 

 

Ende der Harmonie

 

Europa ist China gegenüber in eine gefährliche Abhängigkeit geraten. Jetzt wird die Notbremse gezogen. Von Mark Leonard

 

In den Beziehungen zwischen der Europäischen Union und China vollzieht sich gerade ein Paradigmenwechsel. Die Covid-19-Krise hat in Europa eine neue Debatte über die Notwendigkeit einer stärkeren „Diversifizierung“ der Lieferketten und damit einer gesteuerten Loslösung von China entfacht. Das wird nicht einfach sein, und es wird auch nicht schnell gehen. Klar ist jedoch, dass sich Europa von seinem bisherigen Bestreben nach einer engeren Integration der bilateralen Wirtschaftsbeziehungen mit China verabschiedet hat.

Wenn die Europäer in der Vergangenheit Reformen in den Bereichen Handels-, Wirtschafts- und Außenpolitik gegenüber China anstrebten, bestand ihre Hoffnung immer darin, die Kontakte mit dem Land zu verbessern und gleichzeitig die Beziehungen gerechter zu gestalten und den wechselseitigen Nutzen zu stärken. Grundlegendes Ziel war es, den bilateralen Handel auszubauen und den chinesischen Markt für europäische Investitionen zu öffnen.

Selbst als die Europäische Union ihre Gangart gegenüber China verschärfte, bestand ihr Ziel immer noch darin, die wirtschaftlichen Beziehungen zu dem Land zu vertiefen. Die Einsetzung neuer EU-Instrumente zur Überprüfung von Investitionen und zur Durchsetzung kartellrechtlicher Maßnahmen wurde als bedauerliche, aber notwendige Vorgehensweise zur Schaffung der politischen Bedingungen für eine engere Zusammenarbeit dargestellt.

In einem vor Kurzem veröffentlichten Bericht stellt Andrew Small vom European Council on Foreign Relations fest, dass das Zusammenwirken zwischen EU und China künftig ein neues Ziel verfolgen wird: nämlich die chinesisch-europäischen Beziehungen in einer Art und Weise zu gestalten, die Europas Abhängigkeit von Chinas Handel und Investitionen verringert. Der neue Konsens besteht darin, dass die Europäer in geringerem Maße den Launen unzuverlässiger oder überheblicher ausländischer Regierungen ausgesetzt sein sollen, ob diese nun in Peking oder in Washington, DC sitzen.

Diese neue Denkart offenbart sich auch in den Erklärungen hochrangiger EU-Vertreter. So forderte beispielsweise der Hohe Vertreter der EU für Außen- und Sicherheitspolitik, Josep Borrell, jüngst die Europäer auf, ihre Lieferketten zu verkürzen und zu diversifizieren und eine Verlagerung ihrer Handelsbeziehungen von Asien nach Osteuropa, auf den Balkan und nach Afrika in Betracht zu ziehen. Ähnliche Töne schlägt auch EU-Wettbewerbskommissarin Margrethe Vestager an, die Vorschriften für staatliche Hilfen ändern möchte, um europäische Firmen vor chinesischen Übernahmen zu bewahren.

Die meisten europäischen Regierungen wollten gar keine Änderung der Strategie. Bis jetzt war man an der Entwicklung kooperativer Beziehungen mit China höchst interessiert, und auf rein praktischer Ebene benötigen die europäischen Länder dringend medizinische Versorgungsgüter aus chinesischer Produktion, um die Pandemie zu bewältigen. 

Dennoch haben drei Faktoren Europas strategisches Kalkül verändert. Der erste ist der langfristige Wandel innerhalb Chinas. Die bisherige China-Politik der EU beruhte auf der so genannten Konvergenzwette, die besagte, dass sich China allmählich zu einem verantwortungsbewussteren Weltbürger mausern würde, sobald man das Land in internationale Märkte und Institutionen aufnähme. 

Doch das Gegenteil ist eingetreten. Unter Präsident Xi Jinping ist China autoritärer geworden. Als der chinesische Staat seine Rolle in der Wirtschaft ausbaute und die chinesischen Märkte für europäische Firmen an Attraktivität einbüßten haben Xis Vorzeigeprojekte – Made in China 2025, China Standards 2035 und die Neue Seidenstraße-Initiative – nicht nur europäische Unternehmen aus dem chinesischen Markt gedrängt, sondern auch Chinas Modell ins Ausland exportiert. China steht nicht mehr bloß im Wettstreit um einen Anteil an der Produktion mit geringer Wertschöpfung. Vielmehr steigt das Land rasch die globale Wertschöpfungskette empor und dringt genau in jene Sektoren ein, die die Europäer als zentral für ihre eigene wirtschaftliche Zukunft betrachten.  

Zweitens haben die Vereinigten Staaten eine härtere Gangart gegenüber China eingeschlagen, insbesondere seit US-Präsident Donald Trump ins Weiße Haus einzog. Schon lange vor der Pandemie schien eine umfassendere „Entkopplung“ der US-amerikanischen und chinesischen Wirtschaft im Gange zu sein. Dieser Kurswechsel setzte ziemlich abrupt ein und war für die Europäer ein Schock, weil sie sich plötzlich Sorgen machen mussten, im Feiglingsspiel zwischen China und Amerika unter die Räder zu kommen.

Man denke daran, wie zahlreiche europäische Staaten darum ringen, sowohl die USA als auch China hinsichtlich der Rolle des chinesischen Tech-Giganten Huawei beim Aufbau eines europäischen 5G-Netzes zu beschwichtigen. Theoretisch hätte die neue Skepsis Europas gegenüber China den Weg für eine engere transatlantische Zusammenarbeit in dieser Frage ebnen müssen. Aber mit ihren zahlreichen Attacken auf Europa in Form von Zöllen, sekundären Sanktionen und anderen grundlosen Angriffen hat die Trump-Administration eine ansonsten klare Entscheidung fraglich werden lassen.

Die dritte (und überraschendste) Entwicklung war jedoch das Verhalten Chinas während der Pandemie. Nach der weltweiten Finanzkrise des Jahres 2008 schien China seiner Rolle als verantwortungsbewusste Weltmacht gewachsen zu sein. Das Land beteiligte sich an koordinierten Konjunkturmaßnahmen, kaufte sogar Euros auf und investierte in Volkswirtschaften, die knapp bei Kasse waren. Diesmal jedoch nicht.

Es gab eine bezeichnende Geschichte während der Pandemie. Anfang dieses Jahres, als das Coronavirus in Wuhan wütete, lieferten EU-Mitgliedstaaten fast 60 Tonnen medizinische Ausrüstung nach China. Ein großer Teil davon stammte aus nationalen strategischen Lagerbeständen und wurde auf Drängen Chinas diskret versandt. Als die Pandemie dann in Europa ankam, inszenierte die chinesische Regierung eine riesige Show und bot Europa „Hilfe” an – wobei ein großer Teil davon mit einem Preisschild versehen war.  

Schlimmer noch: China hat die Covid-19-Krise als Deckmantel benutzt, um politisch umstrittene Wirtschaftsdeals zu verfolgen, wie etwa die geplante und von China finanzierte Bahnstrecke zwischen Belgrad und Budapest, die dem ungarischen Gesetzgeber als Teil des Covid-19-Notfallpakets untergejubelt wurde. In ähnlicher Weise hat auch Huawei lautstark argumentiert, dass die Krise eine noch raschere Umsetzung der 5G-Pläne rechtfertigt. Und in Großbritannien versuchte kürzlich ein staatlicher chinesischer Risikokapitalfonds, die Kontrolle über einen der führenden Chiphersteller des Landes, Imagination Technologies, zu übernehmen.

Am verstörendsten war jedoch, dass China Gesundheitsbedürfnisse ausnützte, um seine eigenen politischen Interessen voranzutreiben. So haben beispielsweise offizielle Vertreter Chinas die Niederlande gewarnt, dass man als Vergeltung für die Entscheidung der niederländischen Regierung, den Namen ihrer diplomatischen Vertretung in Taiwan zu ändern, Lieferungen mit lebensnotwendigen medizinischen Gütern zurückhalten könnte.

Seit Ausbruch der Krise hat die EU mehr Bereitschaft gezeigt, gegen chinesische Desinformationskampagnen vorzugehen, und sie hat Maßnahmen ergriffen, um in Not geratene europäische Unternehmen vor dem Aufkauf durch chinesische Investoren zu schützen. Doch die ernsthafteren Schritte stehen noch aus. Die Europäer werden bald damit beginnen, die angekündigte „Diversifizierung“ in die Tat umzusetzen.

Die strukturellen Veränderungen, die sich ihren Weg durch die Weltordnung bahnen, hätten letztlich so oder so eine neue Debatte über China ausgelöst. Doch nun, da Covid-19 sowohl die Abhängigkeiten Europas als auch die wahren Absichten Chinas zutage gefördert hat, ist ein strategischer Wandel in vollem Gange. IPG 29

 

 

 

 

Italienischer Minister: Wollen keine Debatte „Sparer gegen Verschwender“

 

Im Interview mit EURACTIV Italien spricht der italienische Minister für Europäische Angelegenheiten Vincenzo Amendola über die anstehenden Debatten über ein EU-Konjunkturpaket, die deutsche Kehrtwende, den Widerstand der „Sparsamen Vier“ und die schwierige Entscheidungsfindung auf EU-Ebene. Von: Roberto Castaldi

 

Vincenzo Amendola ist Mitglied der sozialdemokratischen Partito Democratico und seit September 2019 Italiens Minister für Europäische Angelegenheiten.

Er sprach mit Roberto Castaldi von EURACTIV Italien.

Herr Amendola, der französisch-deutsche Vorschlag für ein Konjunkturpaket enthält einige Forderungen, die neun EU-Länder schon im März angesprochen hatten. Was halten Sie von der neuen Position Deutschlands? Erhöht sich jetzt der Druck auf die „sparsamen“ Länder?

Seit März hatten wir auf europäischer Ebene viele wichtige Entscheidungen zu treffen. Die EZB, die Kommission und auch die 27 Mitgliedsstaaten haben über das SURE-Programm, den ESM und die EIB drei Sicherheitsnetze geschaffen. Jetzt fehlen uns noch die letzten entscheidenden Schritte: ein ehrgeiziger EU-Haushalt und ein Wiederaufbaufonds [„Recovery Fund“]. Seit März sind viele Schritte unternommen worden: Die EU macht Fortschritte, auch bei den zentralen Fragen zum Recovery Fund, nämlich wie und für welche Zwecke er entwickelt werden soll.

Die deutsche Position in dem gemeinsamen Brief mit Frankreich stellt klar, dass Geldmittel auf dem Markt aufgenommen werden – das heißt [EU]-Verschuldung – und zugunsten der am stärksten von der Pandemie betroffenen Sektoren und Länder eingesetzt werden müssen. Darüber hinaus waren weitere Erklärungen von CDU-Persönlichkeiten, wie kürzlich von Bundestagspräsident Schäuble, sehr wichtig. Wir sind jetzt auf dem von Italien vorgeschlagenen Weg: Es soll neue Instrumente und wichtige Mittel gegen eine Rezession geben, die alle EU-Länder trifft.

Die „Frugalen Vier“ (Österreich, Dänemark, die Niederlande und Schweden) haben ihren angekündigten Entwurf für einen EU-Wiederaufbaufonds vorgelegt. Wichtigster Punkt: Hilfsgelder müssen zurückgezahlt werden.

Aber reicht dies aus, um die Opposition der „Sparsamen Vier“ (Österreich, die Niederlande, Dänemark und Schweden) zu überwinden?

Ich habe mit den Europaministern aller vier Länder gesprochen. Ich erklärte dabei, dass Italien dieses Bild „Sparer gegen Verschwender“ ablehnt. Italien ist ein EU-Gründungsmitglied, ein wichtiger Pfeiler und ein Nettozahler der EU. Unser Ziel ist es, die Integrität des europäischen Binnenmarktes zu verteidigen. Dessen Vorteile kommen allen Ländern zugute, auch und gerade den „Sparsamen“.

Wir wollen keine Debatte mit zwei entgegengesetzten Seiten. Wir wollen die besten Ideen finden; die besten Ideen zur Verteidigung des Binnenmarktes, seiner Exporte, der Vorteile für die Bürgerinnen und Bürger sowie der industriellen Wertschöpfungsketten, die allen 27 Mitgliedsstaaten gemeinsam gehören. Das Dokument des sparsamen Staaten ist zu defensiv im Hinblick auf dieses Ziel einer Verteidigung und Reform des Binnenmarktes.

Mit den SURE-, ESM- und EIB-Maßnahmen ist die Antwort der EU auf die Pandemie bereits 540 Milliarden Euro schwer – der Recovery Fund in Höhe von weiteren 500 Milliarden Euro mal außen vorgelassen. Die Maßnahmen dürften im Wesentlichen durch verschiedene Formen der gemeinsamen Ausgabe von Schuldverschreibungen finanziert werden. Wie sollen diese Schulden und auch der künftige EU-Haushalt finanziert werden? Spricht sich Italien für neue Eigenmittel der EU aus?

Selbst für die „Sparsamen“ ist klar, dass die Mittel des Recovery Fund auf dem Markt gefunden werden müssen. Niemand zweifelt mehr an der Notwendigkeit einer Schuldenemission. Dies ist ja ein historischer Kampf und war Vorschlag von vielen großen europäischen Persönlichkeiten, schon seit Delors [Jaques Delors, EU-Kommissionspräsident 1985-1995]. Diese Mittel müssen von der Kommission im Rahmen des EU-Haushalts und des mehrjährigen Finanzrahmens verwaltet werden. Die Kommission muss beurteilen, wer die Länder und Sektoren sind, die am stärksten von der durch die Pandemie verursachte wirtschaftliche Rezession betroffen sind.

Am 23. April haben wir einen Kompromiss in dieser Richtung erzielt: Es gab eine gemeinsame Antwort der 27 Mitglieder. Diesmal verpflichteten sich die 27 Mitgliedsstaaten gemeinsam – und nicht nur die EZB – alles zu tun, was nötig ist: „Whatever it takes“.

Eine europäische Steuer auf Finanztransaktionen und Unternehmensgewinne könnte jährlich 120 Milliarden Euro in den EU-Haushalt einbringen, meint MEP Pierre Larrouturou. Ein Vorteil: Die nationalen Regierungen müssten dann keinen einzigen zusätzlichen Cent zum EU-Budget beisteuern.

In der italienischen Debatte halten es einige für angemessen, dass die italienische Regierung ihre Garantien für Bankkredite für Unternehmen an gewisse Bedingungen knüpft. Gleichzeitig wird es als unangemessen angesehen, dass die EU Bedingungen an Gelder oder Darlehen knüpft, die sie ihren Mitgliedsstaaten zur Verfügung stellt. Wenn die Antwort auf die Pandemie auf EU-Ebene finanziert wird, ist dann nicht auch eine klare EU-Koordinierung über die Verwendung der Gelder notwendig?

Leider ist die Debatte in Italien tatsächlich schizophren. Vor zwei Monaten lautete der Grundtenor noch: „Europa hat Italien im Stich gelassen“. Jetzt geht es darum, wie die europäischen Mittel am besten ausgegeben werden sollten.

Es ist klar, dass die Kommission die Mittel verwalten sollte. Die Kommission nimmt eine Rolle ein, die sie noch nie zuvor innehatte. Vor zehn Jahren wurde die letzte Krise auf zwischenstaatlicher Ebene bewältigt. Jetzt ist es die Kommission, die den Haushalt und den Konjunkturfonds organisieren und verwalten soll. Manche bezeichnen dies negativ als „Konditionalität“. Ich denke eher, das ist Teil eines Programms, wie die Mittel verwendet werden. Ein Teil, der für alle klar sein muss. Das Ganze muss klug verwaltet werden, um den Binnenmarkt zu unterstützen und zu erneuern.

Reformen sind notwendig in Bezug auf Wettbewerbsfähigkeit, staatliche Beihilfen, Mindestbesteuerung, Sozialpolitik, Green Deal und Digitaltechnik. Und alle Länder müssen sich daran beteiligen. Reformen und Ressourcen sind die beiden Prioritäten für die EU.

Aufgrund des Einstimmigkeitsprinzips im EU-Rat benötigen die Länder aber viel mehr Zeit zum Handeln als die supranationalen Institutionen, wie beispielsweise die EZB und die Kommission. Die Juncker-Kommission hatte bereits vorgeschlagen, in Steuerfragen und in der Außenpolitik endlich zur Abstimmung mit qualifizierter Mehrheit überzugehen. Befürwortet Italien solche Vorschläge?

Ja, wir sind dafür. Sie erinnern sich vielleicht daran, dass [der italienische Kommissar Paolo] Gentiloni schon zu Beginn der Legislaturperiode vorschlug, Artikel 116 EUV zu nutzen, um das Einstimmigkeitsprinzip beim Thema Steuerharmonisierung zu überwinden. Es besteht auch innerhalb der gegenwärtigen Verträge die Möglichkeit, einen Mechanismus einzuführen, der nicht dem Vetorecht [jedes einzelnen Staates] unterliegt.

Diese Vetos sind es, die das Vorankommen des EU-Reformprozesses blockieren.

In der Corona-Krise zeigt sich einmal mehr, dass EU-Reformen notwendig sind, sagt der Europaabgeordnete Damian Boeselager (VOLT). Er plädiert für eine Aufhebung des Einstimmigkeitsprinzip, um die Handlungsfähigkeit der EU zu stärken.

Sprechen wir noch über den allgemeinen Haushalt: Der EU-Haushalt 2019 belief sich auf 165 Milliarden Euro, weniger als ein Prozent des BIP der EU-Staaten. Die Antwort der Union auf die Pandemie wird sich wahrscheinlich auf über 1000 Milliarden Euro belaufen. Ist dies ein qualitativer Sprung nach vorn in der europäischen Einigung?

Ich glaube, dass sich alle über die zentrale Bedeutung von Artikel 311 EUV und die Frage der Eigenmittel im Klaren sind. Und ich bin froh, dass dies auch in dem deutsch-französischen Dokument betont wurde. Die EU sollte sich darauf fokussieren, neue Ressourcen zu erhalten, auch mit Blick auf ihre Autonomie in wirtschafts- und industriepolitischer Hinsicht.

Ich spreche zum Beispiel von der angedachten Digitalsteuer oder der CO2-Grenzsteuer, die zur Erhöhung des EU-Haushalts beitragen könnten – und zwar, ohne dass die Mitgliedstaaten neue Beiträge leisten müssen. Das ist der Weg, den die EU einschlagen sollte.

Und die Konferenz zur Zukunft Europas? Ist sie noch ein sinnvolles Instrument – oder ist es inzwischen notwendig, sich schnellstmöglich auf eine Reform der Verträge zu konzentrieren?

Es gibt dazu eine laufende Debatte, auch im Rat für Allgemeine Angelegenheiten. Der Zeitplan der kroatischen Ratspräsidentschaft musste geändert werden, und wir hoffen, dass die deutsche Präsidentschaft [dieses Thema] nun angehen wird.

Aber die Zukunft Europas wird sich vor allem in den kommenden zwei Monaten entscheiden. Die Frage ist, wie wir gemeinsam die durch die Pandemie verursachte Rezession angehen werden. Darüber müssen wir uns klar werden.

Die Zukunft Europas beruht auf seiner wirtschaftlichen und politischen Widerstandsfähigkeit sowie auf der Einheit und Einigkeit der 27 Mitgliedstaaten in dieser beispiellosen Krise – der schwersten und intensivsten in der Geschichte unseres Kontinents. EA 26

 

 

 

 

 

Europäer sind persönlich optimistisch, blicken aber pessimistisch auf das eigene Land

 

Eine Mehrheit der Europäer schaut positiv in die persönliche Zukunft, aber negativ in die Zukunft des eigenen Landes. Dieses Optimismus-Paradox zieht sich durch alle sozialen Gruppen, Altersklassen und Länder. Gleichzeitig hat die starke Tendenz der Europäer, pessimistisch auf die Zukunft des eigenen Landes zu blicken, deutliche politische Auswirkungen – vor allem auf die parteipolitische Präferenz. Das zeigt die neue eupinions Studie „Das Optimismus-Paradox“ der Bertelsmann Stiftung.

 

Gütersloh. Wie optimistisch oder pessimistisch sehen die Menschen in der Europäischen Union ihre persönliche Zukunft und die Zukunft ihres Landes? Wie unterscheidet sich dies zwischen den EU-Mitgliedstaaten? Und in welchen Zusammenhang stehen diese Grundhaltungen mit ihrer parteipolitischen Präferenz? Diese Fragen beantwortet die neue eupinions Studie „Das Optimismus-Paradox“ der Bertelsmann Stiftung. Das zentrale Ergebnis: 58 Prozent der Befragten in den 27 EU-Ländern sehen ihre persönliche Zukunft optimistisch. Gleichzeitig sind sie aber pessimistisch, was die Zukunft ihres Landes betrifft.

Dieses Optimismus-Paradox gilt – wenn auch unterschiedlich stark ausgeprägt – in allen EU-Mitgliedstaaten. Die menschliche Tendenz, in die eigene Kraft mehr zu vertrauen als in die der Gesellschaft, hat politische Auswirkungen, die sich gerade in der Corona-Pandemie deutlich beobachten lassen.

„Die Deutschen fallen durch ihr hohes Vertrauen in die eigene Kraft bei besonderer Verzagtheit hinsichtlich der Zukunft Deutschlands auf“, so Isabell Hoffmann, Europa-Expertin der Bertelsmann Stiftung und Studienleiterin der „eupinions“. 65 Prozent der Deutschen geben an, optimistisch auf die eigene Zukunft zu blicken, aber nur 44 Prozent sind optimistisch, was die Zukunft des eigenen Landes angeht. „Nur in Spanien ist der Widerspruch zwischen persönlicher und gesellschaftlicher Erwartungshaltung ähnlich stark ausgeprägt wie in Deutschland“, erklärt Hoffmann weiter.

Es gibt Länder wie Polen, deren Bevölkerung ähnlich optimistisch in die eigene Zukunft blicken (67 Prozent Optimisten bei 33 Prozent Pessimisten), und auch etwas positiver eingestellt sind bezüglich des eigenen Landes (48 Prozent Optimisten bei 52 Prozent Pessimisten). Es gibt jedoch auch Länder wie Frankreich, deren Bevölkerung düster auf die Zukunft des eigenen Landes blickt (31 Prozent Optimisten bei 69 Prozent Pessimisten) und gleichzeitig ausgesprochen negativ sind, was das eigene Leben betrifft (39 Prozent Optimisten bei 61 Prozent Pessimisten).

Je gebildeter, desto optimistischer

Ein Blick in die unterschiedlichen gesellschaftlichen Gruppen offenbart, dass die 16- bis 35-Jährigen deutlich optimistischer auf ihr eigenes Land schauen als die 46- bis 70-Jährigen. Studierende sind in Bezug auf ihr eigenes Leben und auf ihr Land ebenfalls optimistischer als der Durchschnitt. Generell gilt für alle Altersgruppen: Menschen mit einem hohen Bildungsniveau sind optimistisch bezüglich des eigenen Lebens, aber pessimistisch bezüglich des eigenen Landes.

Frauen schauen mehrheitlich optimistisch auf das eigene Leben, sind gleichzeitig deutlich pessimistischer, was die Zukunft des eigenen Landes betrifft als Männer. Besonders pessimistisch auf ihr eigenes Leben und auf ihr Land blicken Arbeitslose.

Anhänger rechts-populistischer Parteien sind pessimistischer

Bei der Analyse zeigt sich darüber hinaus eine enge Verbindung zwischen dem persönlichen und gesellschaftlichen Pessimismus der Befragten und ihrer parteipolitischen Präferenzen. Die Anhänger rechts-populistischer Parteien zeichnen sich durch ein besonders hohes Level an persönlichem und gesellschaftlichem Pessimismus aus.

Deutschland: Die Anhänger der AfD schauen zu 66 Prozent negativ auf die eigene Zukunft und zu 90 Prozent negativ auf die Zukunft Deutschlands.

Frankreich: 82 Prozent der Anhänger von Le Pens Rassemblement National schauen negativ auf die eigene Zukunft und auf die Zukunft Frankreichs. Die Anhänger des französischen LFI sind in Bezug auf das Land ähnlich pessimistisch (78 Prozent). Sie sind aber persönlich weniger pessimistisch (53 Prozent).

Italien: Die Anhänger der italienischen Lega sind zu 62 Prozent pessimistisch bezüglich der persönlichen Zukunft und zu 81 Prozent pessimistisch bezüglich Italiens Zukunft.

Niederlande: Die Unterstützer des Forums für Demokratie sorgen sich zu 59 Prozent um die eigene Zukunft und zu 75 Prozent um die Zukunft der Niederlande.

Belgien: Das gleiche Bild ergibt sich beim Blick auf die Anhänger des Vlaams Belang: 65 Prozent von ihnen sorgen sich um die persönliche Zukunft, 78 Prozent sorgen sich um die Zukunft Flanderns. Eine interessante Ausnahme ist die wallonische Partei Parti du Travail de Belgique: Sie ist die einzige linke Partei in der Erhebung, die die Pessimisten massiv anzieht. 84 Prozent ihrer Anhänger schauen negativ auf die eigene Zukunft und auf die Zukunft des Belgiens.

Polen: Bemerkenswert ist auch der Blick auf die polnischen Parteien. Dort sammeln sich die gesellschaftlichen Pessimisten bei den liberalen Parteien des Landes: Wiosna und Plattform. Mit über 80 Prozent schätzt die klare Mehrheit der Anhänger der rechts-konservativen Regierungspartei PiS ihre eigene Zukunft und die ihres Landes dagegen positiv ein.

Corona-Krise verstärkt voraussichtlich negativen Trend

Im Zusammenhang mit der Corona-Pandemie sind diese Ergebnisse in zweierlei Hinsicht relevant: Zunächst ist zu erwarten, dass sich die Aussichten auf die Zukunft des eigenen Landes eintrüben werden. Auch wenn die Zufriedenheit mit dem Krisenmanagement der jeweiligen Regierung hoch sein sollte, dürfte sich der gesellschaftliche Pessimismus angesichts der persönlichen und wirtschaftlichen Konsequenzen der Krise verstärken.

 

Zudem wird es schwieriger werden, die negativen Auswirkungen des Optimismus-Paradoxes politisch zu navigieren. Seit dem Beginn der Krise ist zu beobachten, wie ein übermäßiger Glaube an die eigene Kraft (Mir wird schon nichts passieren) gedämpft und ein schwacher Glaube an die Kraft der Gesellschaft gestärkt wurde (Jeder einzelne kann dazu beitragen, dass wir es gemeinsam schaffen). Was anfänglich im Shutdown gut funktionierte, erweist sich in der Öffnung als fragiles Konstrukt und befeuert sowohl Proteste gegen die Krisenmaßnahmen als auch Unachtsamkeit mit den Verhaltensregeln in der Pandemie. Auch eine Schwächung in den Glauben an die gemeinschaftliche Kraft im Angesicht dieser Gesundheits-Krise ist zu erwarten.

Aufgabe der Regierungen wird es nun sein, die Menschen weiterhin bei den teils einschneidenden Maßnahmen mitzunehmen. Eines ist dabei bereits klar: Länder, die eine transparente und klare Krisenkommunikation umsetzen, überzeugen ihre Bürger von der Notwendigkeit der Maßnahmen am erfolgreichsten. Jetzt wird klar, dass ohne das Mitwirken des Einzelnen, jegliche Anstrengung vergebens ist. Aus diesem Grund kommt auch den politischen Oppositionsparteien in diesen Zeiten eine besondere Verantwortung zu. So wichtig eine offene Debatte über die eingeführten Maßnahmen auch ist, so muss diese doch auf eine Art geführt werden, die der Bewältigung der akuten Gefährdungslage nicht im Weg steht. Einsicht benötigt Legitimität und Legitimität benötigt in der Demokratie einen offenen Diskurs. Diesen jetzt zu führen, liegt in der Verantwortung aller Politiker. eupinions/dip 28

 

 

 

 

Konferenz zur Zukunft Europas – Teil der deutschen Ratspräsidentschaft? 

 

Am diesjährigen Europatag hätte eigentlich der Startschuss für die Konferenz zur Zukunft Europas fallen sollen. Durch den Ausbruch der Corona-Pandemie ist das Vorhaben in den Hintergrund gerückt. Könnte die deutsche Ratspräsidentschaft der Initiative neuen Aufwind verleihen? Von: Christina Goßner

 

Wie Bundeskanzlerin Angela Merkel am vergangenen Montag (18. Mai) im Rahmen einer gemeinsamen Pressekonferenz mit dem französischen Präsidenten Emmanuel Macron verkündete, wird die Konferenz zur Zukunft Europas mit Blick auf die Corona-Pandemie angepasst werden müssen. 

Es gelte nun, “ernsthaft über das sprechen, was Europa jetzt nicht ausreichend konnte und was die Zukunft der Europäischen Union ausmachen wird“, sagte Merkel. Ursprünglich war der Auftakt der Konferenz für den 9. Mai 2020 geplant gewesen. Aufgrund von Covid-19 wurde er auf unbestimmte Zeit verschoben. 

Ob die Zukunftskonferenz im zweiten Halbjahr 2020 und damit während der deutschen Ratspräsidentschaft beginnen kann, hänge von der weiteren Entwicklung der Pandemie ab, teilte eine Regierungssprecherin auf Anfrage von EURACTIV Deutschland mit. Dennoch könnte Deutschland eine wichtige Rolle bei der operativen Vorbereitung der Konferenz zukommen.

Abgeordnete und Zivilgesellschaft: Ratspräsidentschaft als Chance

Bisher wird die Konferenz im Programm für die deutsche EU-Ratspräsidentschaft nicht aufgeführt. Linn Selle, Präsidentin der Europäischen Bewegung Deutschland, zeigt sich aber optimistisch: “Wir gehen davon aus, dass die Konferenz mit aufgenommen werden wird“, sagt sie im Gespräch mit EURACTIV Deutschland. Die deutsche Ratspräsidentschaft sei „zentral, um mit den Vorbereitungen für die Konferenz zu beginnen“, so Selle. 

Angesichts der Defizite der Europäischen Union, die die Corona-Krise in den vergangenen Wochen offenbart hat, drängen vor allem Bundestags- und Europaabgeordnete sowie VertreterInnen der Zivilgesellschaft darauf, im Rahmen der Konferenz auch über Vertragsrevisionen zu diskutieren.

“Wir dürfen als Parlament nicht darauf warten, dass jemand anders die Vorschläge für einen neuen Vertrag unterbreitet“, sagt der Europaabgeordnete Sven Simon (EVP/CDU). Auch Christian Petry, SPD-Abgeordneter im Europaausschuss des Deutschen Bundestages, fordert eine konstitutionelle Weiterentwicklung der EU und betont, dass es wichtig sei, die BürgerInnen in die Debatte mit einzubeziehen. 

Neue inhaltliche Schwerpunkte durch Corona

Neben zahlreichen institutionellen Diskussionen ist  davon auszugehen, dass auch neue inhaltliche Felder auf die Konferenz-Agenda rücken werden. Die Europäische Kommission hatte im Januar vor allem die Bewältigung des Klimawandels, die soziale Gerechtigkeit und den digitalen Wandel als politische Prioritäten genannt. 

Zukünftig dürften auch die Einführung eines europäischen Gesundheitssystems, die Forderungen nach mehr technischer Souveränität und die Diskussionen um die Einführung neuer finanzieller Instrumente zur Bewältigung der Krise in den Fokus rücken, wie Merkel und Macron Anfang der Woche deutlich machten. Auch Selle fordert: “Die Konferenz sollte offen sein, auf die Problemlagen einzugehen, vor denen wir uns heute befinden“. 

Merkel: Vertragsänderungen nicht ausgeschlossen

Bundeskanzlerin Merkel hat sich in den vergangenen Wochen häufiger offen gegenüber möglichen Vertragsänderungen gezeigt. Es sei vollkommen evident, dass man in den letzten Jahren “nicht ausreichend bei der Ausgestaltung der politischen Union vorangekommen“ sei, sagte Merkel am 13. Mai im Deutschen Bundestag. Daher werde es eher mehr Integration geben müssen als weniger, so die Kanzlerin. Auch am vergangenen Montag bekräftigte Merkel, dass die europäische Antwort auf die Krise “Vertragsveränderungen erforderlich machten könnte“. 

Aus Regierungskreisen heißt es, die Mitgliedstaaten befänden sich derzeit im Austausch über das weitere Vorgehen. Anders als die Kommission und das Parlament hat der Europäische Rat sich bisher nicht auf eine einheitliche Position zur Konferenz einigen können. Dies könnte sich  jedoch demnächst ändern. “Es spricht nichts dagegen, dass der Rat seine Ideen bis Ende Mai, Anfang Juni vorlegen wird“, zeigt sich Selle optimistisch. EA 25

 

 

 

 

Ein großer Schritt für Europa... aber nur ein kleiner für Italien?

 

Während Europa den Wiederaufbaufonds als Meilenstein der Solidarität feiert, ist der Jubel in Rom verhalten. Von Michael Braun

 

„Ein kühner und bedeutender Schritt hin zu einer gemeinsamen Antwort der Europäischen Union auf die Pandemie, die den Kontinent verwüstet hat“: Gleich im ersten Satz seines Artikels auf der Website politico.eu kommentiert Italiens Ministerpräsident Giuseppe Conte den Macron-Merkel-Vorschlag eines mit 500 Milliarden Euro ausgestatteten Europäischen Wiederaufbaufonds mit einem kräftigen Lob. Gleich im zweiten Satz allerdings fängt Conte es mit den Worten: „Aber er ist eben nur dies: ein Schritt“ wieder ein.

Für kein anderes Land der EU dürfte die Frage, welche Lösungen die Union in den nächsten Wochen definiert, um die ökonomischen und sozialen Folgen der Corona-Krise einzuhegen, so bedeutend sein wie für Italien. Es war der erste Staat, der von der Pandemie mit voller Wucht getroffen wurde und der erste, der zu einem Lockdown schritt – inklusive der Stilllegung weiter Teile der Industrie über sechs Wochen hinweg. Alle Prognosen sagen einen Einbruch des BIP um etwa 10 Prozent im laufenden Jahr voraus, während die Erholung im Jahr 2021 langsamer laufen könnte als in den anderen EU-Staaten.

Entsprechend düster sind die Aussichten deshalb auch für Italiens Staatsverschuldung. Die lag vor der Krise schon bei 135 Prozent des BIP, zum Jahresende werden es etwa 160 Prozent werden. Zwei Hilfspakete für die Wirtschaft, die Beschäftigten und die Arbeitslosen in Höhe von 80 Milliarden Euro hat die italienische Regierung bisher aufgelegt. Um das Land aber wieder auf die Füße zu stellen, sind weit größere Ressourcen nötig. Ressourcen, die das Land alleine nicht mobilisieren kann.

Vor diesem Hintergrund wurden die bisher in Brüssel verabschiedeten Pakete – der Einsatz des Europäischen Stabilitätsmechanismus (ESM), das SURE-Programm zur Arbeitslosenunterstützung und die Mittel der Europäischen Investitionsbank – in Rom vor allem als unzureichend eingestuft.

Ministerpräsident Conte und Finanzminister Roberto Gualtieri beteiligten sich zwar intensiv an den Verhandlungen über die Ausgestaltung der ESM-Intervention. Sie erreichten, im Verein mit Frankreich und anderen Ländern, den Verzicht auf die „Konditionalität“: Die einzige Bedingung ist, dass die Ressourcen (für Italien etwa 37 Milliarden Euro) dem Gesundheitswesen zugutekommen. Dennoch zeigt sich Italiens Regierung bisher wenig geneigt, die ESM-Mittel abzurufen, obwohl die Kredite mit 0,1 Prozent ausgesprochen niedrig verzinst werden sollen.

Vor allem die Fünf-Sterne-Bewegung, die in der Koalition mit der Partito Democratico (PD) regiert, zeigt sich allergisch gegenüber dem Europäischen Stabilitätsmechanismus. „Ein antiquiertes Instrument“ sei der ESM, ein Instrument der „Austerität, die die öffentlichen Ausgaben zusammengestrichen hat“, erklärte etwa Luigi Di Maio, Außenminister aus den Reihen der Fünf Sterne.

Pragmatischer sieht die PD einen möglichen Abruf der ESM-Mittel. Doch jenseits der Symbolik, jenseits der Erinnerungen an die Griechenlandkrise und die Troika, weist der ESM für Italien in der Tat einen großen Haken auf: Die von ihm bereitgestellten Ressourcen sind Kredite an das abrufende Land, erhöhen also dessen nationale Staatsverschuldung weiter – und mindern so perspektivisch dessen Kreditwürdigkeit an den Finanzmärkten.

So war es denn auch Italien im Verein mit Frankreich, Spanien und sechs weiteren EU-Staaten, das auf den Weg einer echten europäischen Lösung drang, auf die Auflegung eines Europäischen Wiederaufbaufonds, finanziert durch von der Kommission aufgenommene Kredite. Dass Merkel und Macron jetzt einen Vorschlag in dieser Richtung lancieren, wertet der italienische EU-Kommissar Paolo Gentiloni denn auch als „äußerst nützlich“, als Anerkennung der Tatsache, „dass wir uns in einer Ausnahmesituation befinden, die nach einer außerordentlichen Antwort verlangt“.

Vor allem die Tatsache, dass die Mittel aus dem Fonds – für Italien wird mit 100 Milliarden Euro gerechnet – als Zuschüsse fließen sollen, nicht als wiederum auf die nationale Staatsverschuldung drückende Kredite, liegt auf der von Rom verfolgten Linie.

Wenn Premier Conte die „Mercron-Initiative“ einerseits begrüßt, sie andererseits zugleich zu einem bloßen „Schritt“ herabstuft, dann liegt das nicht daran, wie das vorgeschlagene Instrument ausgelegt sein soll. Contes Vorwurf geht in eine andere Richtung. „Zu niedrig“ liege die Mittelausstattung aller bisher angeschobenen europäischen Krisenantworten; in der Tat hatte Rom in den letzten Wochen immer über einen Europäischen Aufbaufonds in Höhe von einer Billion Euro geredet. Conte schließt deshalb, es sei nun an der Kommissionpräsidentin Ursula von der Leyen, in den nächsten Tagen „einen ambitionierten Vorschlag für den Wiederaufbaufonds und den mehrjährigen Finanzrahmen“ vorzulegen – und sich dabei „daran zu erinnern, dass keine europäische Wirtschaft alleine wieder gesunden wird“. IPG 22

 

 

 

 

Italien: Soziale Probleme durch restriktive Flüchtlingspolitik verschärft

 

In Italien hat nach kirchlichen Angaben eine restriktive Flüchtlingspolitik soziale Probleme vergrößert und die Integration erschwert. Das unterstreicht der Jesuiten-Flüchtlingsdienst, der an diesem Mittwoch seinen Jahresbericht in Rom vorstellte.

Mehr Hilfesuchende ohne gültige Aufenthaltspapiere

Mehr als ein Drittel der Besucher von katholischen Armen-Speisungen in Rom seien Geflüchtete mit internationalem Schutzstatus, die nach einer ersten Aufnahmephase erneut soziale Dienste bräuchten, heißt es in dem Jahresbericht des „Centro Astalli“. Auch hätten sich mehr Hilfesuchende ohne gültige Aufenthaltspapiere in den Beratungseinrichtungen gemeldet.

Verantwortlich für die Entwicklung machte der Flüchtlingsdienst die Sicherheitsdekrete des früheren Innenministers Matteo Salvini von der rechten Lega. Dessen Abschaffung des humanitären Schutzes und eine allgemeine Bürokratisierung schlössen eine wachsende Zahl unfreiwilliger Migranten vom Aufnahmesystem und von sozialen Dienstleistungen aus.

Wachsende Zahl fällt durchs Netz

Die Abschottungspolitik gegenüber Flüchtlingen verschärfe wirtschaftliche Unsicherheit, Ausgrenzung und Illegalität, urteilt der Jesuiten-Flüchtlingsdienst. Sie schwäche damit die Gesellschaft als Ganze. Die Daten zeigten, welcher hohe Preis an sozialer Sicherheit dafür zu zahlen sei, dass man nicht in Schutz, Aufnahme und Integration investiere, so der Report des Flüchtlingsdienstes Centro Astalli.

Der Jahresbericht kritisierte die EU-Staaten für ein „beschämendes Fingerhakeln, wer ein paar Dutzend Personen aufnehmen soll“. 2019 seien 11.471 Migranten in Italien gelandet, mehr als 50 Prozent weniger als im Vorjahr und 90 Prozent weniger als 2017. Die Verringerung verdanke sich intensiveren Operationen der libyschen Küstenwache. Durch sie seien im vergangenen Jahr 8.406 Personen abgefangen und nach Libyen zurückgebracht worden.

Beschämende EU-Politik

In den libyschen Lagern herrschten nach UN-Angaben inakzeptable Bedingungen, unterstrich der Bericht. Rund 35 Prozent der Patienten beim medizinischen Dienst des Centro Astalli litten an Folgen von Folter und Misshandlung. Der Bericht nannte zudem Genitalverstümmelung bei Frauen und posttraumatische Störungen. Italien sei mitverantwortlich für den Tod „Tausender von Migranten“.

Nach am Montag veröffentlichten Angaben des italienischen Innenministeriums gelangten seit Jahresbeginn 4.307 Migranten über das Mittelmeer nach Italien, fast dreieinhalb Mal mehr als im gleichen Zeitraum des Vorjahrs (1.265), jedoch nur 40 Prozent im Vergleich zu 2018 (10.659). - An die Stelle von Salvini, von Juni 2018 bis September 2019 Innenminister im ersten Kabinett Giuseppe Conte, trat die parteilose Juristin Luciana Lamorgese, die in der Migrations- und Asylpolitik einen anderen Kurs einschlug. (centro astalli/kna 20)

 

 

 

 

Tausende demonstrieren für humane Flüchtlingspolitik

 

Die überfüllten Flüchtlingslager in Griechenland evakuieren und eine humanitäre Katastrophe angesichts der Coronakrise verhindern: Tausende Menschen gehen bei europaweitem Aktionstag in Deutschland auf die Straße. UN und Hilfswerke fordern besseren Corona-Schutz in Unterkünften.

Tausende Menschen haben am Wochenende in Deutschland für eine Evakuierung der Flüchtlingslager an den EU-Außengrenzen und die Aufnahme geflüchteter Menschen angesichts der Corona-Krise demonstriert. An einem europaweiten Aktionstag des Bündnisses „Seebrücke“ beteiligten sich am Samstag Gruppen in 38 deutschen Städten mit Kundgebungen, Menschenketten, Mahnwachen und weiteren Aktionen. In Berlin fand die Kundgebung unter dem Motto „LeaveNoOneBehind“ (Niemanden zurücklassen) am Sonntag statt, auch in sieben weiteren EU-Staaten gab es Protestaktionen.

Alle Veranstaltungen seien friedlich und unter Beachtung der Hygiene- und Abstandsregeln wegen der Corona-Pandemie verlaufen, sagte eine „Seebrücke“-Sprecherin dem „Evangelischen Pressedienst“. Bei jeder der Kundgebungen gingen nach ihren Angaben mehrere hundert Menschen auf die Straße. Unter anderem beteiligten sich in Hamburg, Kiel und Münster jeweils mehr als 300 Menschen.

Redner forderten insbesondere eine Räumung der überfüllten Lager in Griechenland, in denen wegen der Corona-Pandemie eine humanitäre Katastrophe drohe. Außerdem müssten sichere Fluchtwege eingerichtet, zivile Seenotrettung unterstützt und geflüchtete Menschen in Deutschland aufgenommen werden.

Bislang 47 Minderjährige aufgenommen

Obwohl sich über 150 Städte als „sichere Häfen“ zur Aufnahme von Flüchtlingen bereit erklärt hätten, habe die Bundesregierung bislang lediglich 47 Minderjährige aus dem Lager Moria auf Lesbos nach Deutschland geholt, kritisierte das „Seebrücke“-Bündnis. Die von Dutzenden Organisationen, Bündnissen und Akteuren unterstützte Bewegung wurde 2018 gegründet, nachdem ein Seenotrettungsschiff mit über 200 Flüchtlingen an Bord tagelang auf dem Mittelmeer kreuzen musste, weil kein europäischer Hafen eine Anlegeerlaubnis geben wollte.

Zu den weiteren Themen der Kundgebungen gehörten die Verhältnisse in Sammelunterkünften, ein Recht auf Familiennachzug, deutsche Waffenexporte und Klimagerechtigkeit. Aktionen fanden unter anderem in Bonn, Dortmund, Köln, Hamburg, Hannover, Leipzig und Frankfurt am Main statt. In Münster gab es gleich vier Kundgebungen im Stadtgebiet.

UNHCR fordert besseren Corona-Schutz

Kritik erntet die Flüchtlingspolitik auch vom UN-Flüchtlingshilfswerk (UNHCR). Es hat die deutschen Behörden aufgefordert, mehr gegen Corona-Infektionen in Asylbewerberunterkünften zu unternehmen. „Deutschland hat erfolgreich große Anstrengungen unternommen, um Covid-19 einzudämmen“, erklärte der deutsche UNHCR-Repräsentant Frank Remus am Sonntag in Berlin. Zugleich zeigten aber Masseninfektionen in Asylunterkünften, „dass mehr getan werden muss, um diejenigen zu schützen, für die Abstands- und Hygieneregeln unter den dort gegebenen Bedingungen kaum praktizierbar sind“.

Deshalb habe das Flüchtlingshilfswerk konkrete Vorschläge erarbeitet und stehe mit seiner internationalen Expertise zur Unterstützung der Behörden bereit, so Remus. Das UNHCR-Papier stütze sich auf eigene Erfahrungen und Umfragen unter Behörden, Flüchtlingen und Flüchtlingshelfern. Die Empfehlungen reichten von Registrierungs- und Dokumentationsmaßnahmen über die Unterbringung bis zu Hinweisen für die Umsetzung des Asylverfahrens. „Die aktuell sinkenden Infektionszahlen verschaffen Luft, um ergriffene Maßnahmen nachzubessern“, sagte Remus weiter. So müssten etwa die Unterkünfte „entzerrt“ werden.

Corona-Schutz völlig unzureichend

Auch die Diakonie kritisiert mangelnde Schutzmaßnahmen gegen Corona in Flüchtlingsunterkünften. Mit Blick auf die Ausbrüche des Virus in Heimen in Nordrhein-Westfalen, Hessen und Rheinland-Pfalz forderte Präsident Ulrich Lilie am Freitag in Berlin, „die Menschen so schnell wie möglich in kleinere Einrichtungen in den Kommunen zu verteilen“. Bei den Maßnahmen zum Schutz vor Ausbreitung der Corona-Pandemie seien Geflüchtete weitestgehend vergessen worden. Die hohe Zahl an Infizierten bestätige Warnungen der Diakonie, dass vor allem in den großen Aufnahmeeinrichtungen trotz Hygienemaßnahmen kein ausreichender Infektionsschutz gewährleistet werden könne.

Aufgrund der Inkubationszeit und der dichten Belegung breite sich das Virus hier besonders schnell aus, sagte der Präsident. Die Ansteckungsgefahr könnte dem 50-fachen der Allgemeinbevölkerung entsprechen. „Jetzt zeigt sich wieder, dass die großen Unterkünfte eine strukturelle Fehlentscheidung und ein Gesundheitsproblem für die gesamte Bevölkerung darstellen.“ In einer Flüchtlingsunterkunft in Frankfurt am Main wurden laut Lilie insgesamt 67 Infizierte gezählt. Auch in Mainz sei es zu einem Ausbruch der Krankheit gekommen: Wegen mehrerer bestätigter Corona-Fälle sei dort eine Unterkunft mit derzeit 113 Bewohnern unter Quarantäne gestellt worden. Seit dem Corona-Ausbruch vor einer Woche im Sankt Augustiner Flüchtlingsheim bei Bonn hätten sich über 150 der knapp 500 Bewohner mit dem Virus infiziert, darunter 13 Mitarbeitende.  (epd/mig 25)

 

 

 

 

Das Ende des amerikanischen Traums

 

Das Land der unbegrenzten Möglichkeiten – nur eine Illusion. Für einen Großteil der Bevölkerung funktioniert der „American Way of Life“ nicht mehr. Von Keeanga-Yamahtta Taylor

 

Der Trump-Unterstützer Chris Christie, Ex- Gouverneur von New Jersey, forderte die Amerikanerinnen und Amerikaner am 5. Mai eindringlich auf, wieder zur Arbeit zu gehen und dafür auch Krankheit und tödliche Risiken auf sich zu nehmen. „Natürlich will jeder möglichst viele Menschenleben retten“, erklärte er, „aber einen Teil der Leute müssen wir wieder zur Arbeit gehen lassen.“ Andernfalls werde man den „American Way of Life“ der betreffenden Familien zerstören. Dieser ist jedoch derzeit dabei, sich in ein Schlachtfeld zu verwandeln.

Auf der einen Seite steht die arbeitende Bevölkerung. Weder die Amazon-Lagerarbeiter noch die streikenden Müllmänner in New Orleans sind bereit, jedes Risiko auf sich zu nehmen, um die Gewinne ihrer Arbeitgeber zu sichern. Sich gegen Unterdrückung und Ausbeutung zu wehren sind Millionen von Arbeitnehmern in den USA gewohnt, und wenn die etablierte Politik ihnen keine Gerechtigkeit oder Entlastung widerfahren lässt, greifen sie mitunter auch zu konfrontativeren Mobilisierungsmöglichkeiten, um ihre Rechte durchzusetzen.

Auf der anderen Seite steht die Republikanische Partei mit der Trump-Administration an der Spitze und fordert die Bundesstaaten in immer kürzeren Abständen auf, die Wirtschaft „wieder aufzumachen“ und die Menschen zurück an die Arbeit zu schicken. Trump räumt zwar ein, dies werde den einen oder anderen „hart treffen“, aber insistiert dennoch: „Wir müssen es schaffen, unser Land zu öffnen.“

Gesundheitsexperten sind da ganz anderer Meinung. Sie fordern eine Verdoppelung oder Verdreifachung der Tests und eine konsequentere Kontaktverfolgung und Isolation wie in Ländern, die das Coronavirus erfolgreich in Schach halten. Ohne solche Maßnahmen, so sagen Experten voraus, werde die Zahl der Todesfälle steil ansteigen. Nach einem vorsichtigen Prognosemodell wurde im April die entsetzliche Zahl von 60 000 Toten bis August vorausgesagt; inzwischen rechnet man nach demselben Modell mit 147 000 Todesfällen bis August. Kaum gehen in Städten wie New York und Detroit die Infektionszahlen zurück, drohen dort, wo die Beschränkungen gelockert werden, neue Ausbruchswellen.

Dass Dutzende Millionen Menschen noch länger zu Hause bleiben sollen, kann man allerdings nur erwarten, wenn sie nicht um Einkommen, Lebensmittel, sicheren Wohnraum und eine verlässliche Gesundheitsversorgung bangen müssen. Wenn die Menschen nicht zur Arbeit gehen können, ist es schlicht und einfach Aufgabe der US-Bundesregierung, ihnen all das zur Verfügung zu stellen.

Für die Republikaner wäre ein „American Way of Life“ mit umfassenden staatlichen Sozialleistungen noch schlimmer als die Pandemie. In ihrer Vision der USA ist krasser Individualismus die zentrale Tugend; jeder sorgt für sich selbst, und harte Arbeit wird mit Erfolg belohnt. Das heißt im Umkehrschluss: Wer nicht erfolgreich ist, hat nicht hart genug gearbeitet.

Hinter dieser Vision verbirgt sich die irrige Vorstellung, in den USA gebe es keine Klassenhierarchien. In den Augen der Republikaner und der meisten Mainstream-Demokraten ist Amerika ein sozial durchlässiges Land, in dem der Erfolg jedes Einzelnen davon abhängt, wie stark er sich ins Zeug legt. Dieses zugkräftige Narrativ war für Millionen von Menschen der Grund, in die USA auszuwandern. Doch mit der Lebenswirklichkeit vieler Millionen Menschen im Land hat dieses Bild vom „American Way of Life“ nichts gemein.

In der Regel werden die Widersprüche der amerikanischen Gesellschaft durch Patriotismus, eine erdrückende Überheblichkeit und dem triumphalistischen Anspruch, etwas Besonderes zu sein, kaschiert. Doch die Pandemie rückt die Probleme des Landes ins Rampenlicht und hat nur allzu deutlich gezeigt, wie die überproportional wohlhabende und weiße politische Klasse der USA wochenlang herumeierte, um schließlich ein paar enttäuschende „Rettungspakete“ zu schnüren, die im besten Fall notdürftig den Status quo sichern.

2018 betrug das Medianvermögen eines US-Senators 3,2 Millionen Dollar; ein Mitglied des Repräsentantenhauses besaß durchschnittlich 900 000 Dollar. Die gewählten Volksvertreter stimmten für einmalige Nothilfe-Schecks über 1 200 Dollar, als ließe sich damit auch nur annähernd der Lebensunterhalt von Arbeitnehmern sichern, die im Schnitt 61 973 Dollar verdienen, mittlerweile seit fast zwei Monaten zu Hause bleiben sollen und nicht zur Arbeit gehen können. So kam es, dass inzwischen von zwei Pandemien die Rede ist.

Die Krise beleuchtet schlaglichtartig den krassen Klassenunterschied, der die US- Gesellschaft spaltet, die zudem mit Rassismus und Fremdenfeindlichkeit durchsetzt ist. Afroamerikaner sind durch die Krankheit überproportional stark gefährdet, und es kursieren erschreckend viele Videoaufnahmen, die zeigen, wie brutal die Polizei gegen schwarze Menschen vorgeht, die keine Atemschutzmaske tragen oder sich nicht an die Abstandsregeln halten, während weiße Mittelklasse-Amerikaner bei vergleichbaren Verstößen unbehelligt bleiben. In New York sind 92 Prozent aller Menschen, die wegen Verletzung der Abstandsregeln verhaftet werden, und 82 Prozent derjenigen, die deswegen ein Bußgeld zahlen müssen, Schwarze oder Latinos.

In ihrem Selbstbild ist die amerikanische Gesellschaft frei von starren Klassengegensätzen, doch in Wahrheit gibt es ein erdrückendes Maß an Leid, Not und Hunger. Tafeln und Essensausgabestellen im ganzen Land berichten von außerordentlicher Nachfrage und rücken das Bild eines Landes zurecht, in dem angeblich allgemeiner Überfluss herrscht. An der Küste von New Jersey, hat eine Tafel einen SMS-Service eingerichtet, damit die Bedürftigen ihr Essen von anderen unbemerkt abholen können.

Andernorts lassen sich die Krisenzeichen, die an die Große Depression erinnern, nicht mehr verbergen. Im kalifornischen Anaheim, wo das Disneyland zu Hause ist, bildete sich vor einer Ausgabestelle, an der kostenlose Lebensmittel verteilt wurden, in zwei Richtungen eine 800 Meter lange Autoschlange. In San Antonio warteten 10 000 Pkw stundenlang vor einer Tafel. Trotzdem sperren sich die Republikaner dagegen, die Vergabe von Lebensmittelgutscheinen auszuweiten. Unterdessen greift der Hunger immer mehr um sich. Fast jedes fünfte Kind unter 12 Jahren hat nicht genug zu essen.

Dieser „Way of Life“ könnte auch schon bald auf Massenobdachlosigkeit hinauslaufen. Nach den ersten fünf Apriltagen hatten in den USA 31 Prozent aller Mieter in den USA ihre Miete nicht gezahlt. Im Mai zahlten zwar wieder mehr, doch wenn Millionen Menschen ihren Job verlieren, ist fraglich, wie viele dies auch weiterhin tun werden. 43 Millionen US-Haushalte wohnen zur Miete, aber staatliche Hilfen für Menschen, die ihre Miete nicht mehr aufbringen können, gibt es nicht. Da die Räumungsfrist oft nur wenige Wochen beträgt, ist es für Dutzende Millionen Amerikaner vom sicheren Wohnraum zur Obdachlosigkeit nur ein kleiner Schritt.

Viele Mandatsträger in der Republikanischen Partei sind gut absichert, weil sie Zugang zu Covid-19-Tests und qualitativ hochwertiger medizinischer Versorgung haben und über ein stattliches Vermögenspolster verfügen. Gleichzeitig verlangen sie von anderen, dass sie das „Risiko“ der Rückkehr an den Arbeitsplatz eingehen und mit diesem notwendigen patriotischen Akt die Wirtschaft wiederbeleben.

Während die amerikanische Wirtschaft und der „Finanzsektor“ mit Billionen Dollar aus staatlichen Hilfspaketen bedacht wurden, bekamen die Bürger nur magere Direktzahlungen für Lebensmittel, Miete oder medizinische Hilfe. Das Sicherheitsnetz ist so dünn und löcherig, dass dem Durchschnittsamerikaner nichts anderes übrig bleibt, als wieder zur Arbeit zu gehen.

Zumindest für einen Teil der Mandatsträger gehört es einfach zum „American Way of Life“, dass die Arbeitnehmer stets arm genug bleiben, damit die „unverzichtbaren“ Arbeitskräfte jeden Tag zur Arbeit erscheinen. Statt für angemessene Löhne, Gefahrenzulagen, umfassende Schutzausrüstung und die einfachsten Arbeitsschutzmaßnahmen zu sorgen, nutzen die gewählten Volksvertreter die Drohkulisse von Hunger und Wohnungsverlust, um die Arbeiterschaft bei der Stange zu halten.

In der Fleischverpackungsindustrie zum Beispiel gibt es keinerlei Entscheidungsspielräume, weil die dortigen Arbeitsplätze unbegreiflicherweise als lebenswichtig eingestuft werden, als wäre ohne Fleischkonsum kein Leben möglich. Die Arbeitskräfte in dieser Branche – vor allem Einwanderer und Schwarze – werden kaum besser behandelt als die Schlachtkörper, die sie verarbeiten, und sind absolut austauschbar. Tausende werden positiv getestet, aber die Betriebe laufen weiter und gewährleisten nach Aussagen von Beschäftigten nur das absolute Minimum an Schutzmaßnahmen. Die unhaltbaren Zustände in den Fleischverpackungsfabriken kann man daran ablesen, dass bei 145 Fleischbeschauern Covid-19 diagnostiziert wurde; drei von ihnen starben.

Ein weiteres krasses Beispiel dafür, wie Arbeitnehmer zur Rückkehr in ein unsicheres Arbeitsumfeld gezwungen werden, lieferten neulich Lindsey Graham und Tim Scott. Die beiden Senatoren aus South Carolina stellten sich lautstark gegen die temporäre Aufstockung des Arbeitslosengeldes um 600 Dollar. Scott nannte die Erhöhung einen „Fehlanreiz“, der die Menschen vom Arbeiten abhalte, und monierte ebenso wie Graham, manche Beschäftigte würden dadurch mehr bekommen als ihren normalen Lohn. Allerdings ist das ja wohl nicht den Beschäftigten anzulasten, sondern sagt eher Einiges über deren Arbeitsverträge und Unternehmen aus.

Es ist nicht das erste Mal, dass Südstaatenpolitiker sich über Staatshilfen beschweren, weil sie dem perversen „Angewiesensein“ der Armen und Arbeiter auf Niedriglohnjobs den Boden entziehen könnten. Während der Großen Depression machten führende Politiker in den Südstaaten gegen neue soziale Sicherungssysteme mobil, weil sie die Befürchtung hatten, sie würden „unsere gewohnte Zivilisation“ aushöhlen, wie eine Zeitung in Charleston, South Carolina, 1934 berichtete.

Besonders unverblümt formulierte es in den frühen 1960er-Jahren ein Amtsleiter in Alabama: Er forderte mit Nachdruck, Sozialleistungen für Afroamerikaner müssten niedriger sein, weil „Neger schlicht und einfach nicht arbeitswillig“ seien. Die Logik dahinter: Wenn Schwarze fünf Cent bekommen, freuen Weiße sich umso mehr, dass sie zehn Cent bekommen. Dabei waren zu dieser Zeit anderswo ohnehin schon deutlich höhere Löhne üblich. Bis heute ist das Lohnniveau im Süden durchweg niedriger als in den übrigen USA.

Fortschritt auf Amerikanisch bedeutet, dass inzwischen ein afroamerikanischer Senator wie Tim Scott aus South Carolina solche Standpunkte vertritt. Nicht geändert hat sich allerdings in all den Jahren, dass das Klagen über Sozialleistungen ein wesentliches Instrument zur Disziplinierung der Arbeitnehmer ist. Für Disziplin sorgt in den USA immer auch eine niedrige und uneinheitliche Arbeitslosenunterstützung, kombiniert mit krasser Benachteiligung. Beides führt dazu, dass die amerikanische Erwerbsbevölkerung bei niedrigem Sozialleistungsniveau im Verhältnis zu vergleichbaren Ländern extrem produktiv ist.

Um genau dieses Kernproblem geht es bei dem Konflikt, ob das Land wieder geöffnet werden soll oder die Menschen weiterhin zu Hause bleiben dürfen, um das Virus zurückzudrängen. Voraussetzung für den Erfolg von Social Distancing und Schließungen wäre gewesen, dass man allen Arbeitnehmern die nötigen Mittel zur Verfügung stellt, damit sie sorgenfrei zu Hause abwarten können, bis die Pandemie vorbei ist. Stattdessen wurden sie vor die Wahl gestellt, ob sie lieber hungern und obdachlos, sich den Tod holen oder sich am Arbeitsplatz anstecken wollen.

Dies machte auf schmerzliche Weise die Gouverneurin von Iowa, Kim Reynolds, deutlich, als sie bekannt gab, dass Iowa zum Normalbetrieb zurückkehrt und beurlaubte Beschäftigte im öffentlichen Dienst oder in der Privatwirtschaft, die aus Angst vor Ansteckung der Arbeit fernbleiben, ihre bisherige Arbeitslosenunterstützung verlieren. Sie stufte die Entscheidung dieser Beschäftigten als „selbstgewählte Kündigung“ ein.

Das Arbeits- und Familienministerium im Bundesstaat Ohio hat die Arbeitgeber sogar aufgefordert, Beschäftigte zu melden, die sich wegen der Pandemie weigern, zur Arbeit zu gehen. Der Hintergrund ist, dass die staatlichen Mittel zur Neige gehen, weil immer mehr Menschen Hilfsleistungen beantragen. Verschärfend kommt hinzu, dass die Trump-Administration sich sträubt, den Regierungen der Bundesstaaten finanziell aus der Klemme zu helfen. Dass die US-Regierung auf der einen Seite die Unternehmen mit Billionen bedenkt und sich auf der anderen Seite dagegen sperrt, den Bundesstaaten mit Geld auszuhelfen, gehört offenbar ebenfalls zum „American Way of Life“, der an die Rettung der Finanzbranche im Jahr 2008 erinnert.

Nicht alles kann man der Trump-Administration anlasten, wenngleich nicht von der Hand zu weisen ist, dass sie die Lebensbedingungen für Millionen von Menschen verschlechtert hat. Es rächt sich zurzeit eine Politik, die seit Jahrzehnten leugnet, dass das Land ein soziales Sicherungsnetz braucht, und die ganze Zeit auf Wachstum spekulierte, damit die Arbeitnehmer in den USA sich gerade so weit über Wasser halten konnten, dass sie sich nicht ernsthaft beschweren oder auf die Barrikaden gehen.

Die Attacken gegen Sozialleistungen, Lebensmittelgutscheine, den sozialen Wohnungsbau und die Programme, mit denen man die schlimmsten Folgen der Katastrophe abfedern könnte, gehen parteiübergreifend weiter. Die lautstarken Lobeshymnen auf den Demokraten Andrew Cuomo, Gouverneur des Bundesstaats New York, als positive Gegenfigur zu Präsident Trump, übertönen die Proteste gegen die 400-Millionen-Dollar-Budgetkürzung, die derselbe Cuomo den New Yorker Krankenhäusern zumutete, während das Virus in der Stadt wütete.

In den kommenden Monaten werden noch etliche weitere Demokraten die Axt anlegen, weil ihnen finanziell in nie dagewesenem Maß das Wasser bis zum Hals steht. Mit weiterem Fortschreiten der Krise — die Arbeitslosenzahl hat die astronomische Dimension von 33 Millionen Menschen erreicht, während den Bundesstaaten das Geld ausgeht und sie darüber nachdenken, Medicaid (das staatliche Gesundheitsprogramm für Mittellose) und andere ohnehin dürftige Sozialleistungen zusammenzustreichen — könnte die politische Klasse angesichts des Riesenbedarfs an staatlicher Unterstützung ihre Scheu vor solchen Eingriffen zunehmend verlieren.

Als Amerika sich in einem langen und holprigen Prozess von der Großen Rezession erholte, führte die ungleiche Vermögensverteilung dazu, dass die Arbeitnehmer aufbegehrten und sich organisierten. Die gegenwärtige Krise ist für weite Teile der Arbeiterschaft schon jetzt tiefer und viel desaströser als alles, was wir seit den 1930er-Jahren erlebt haben. Der Status quo ist unhaltbar. Aus dem Englischen von Andreas Bredenfeld. TNYT/IPG 22

 

 

 

 

Integrationsmonitor 2020. Corona trifft Migranten auf dem Arbeitsmarkt besonders hart

 

Die Integration von Menschen mit Migrationshintergrund in Hessen macht Fortschritte – emotional, in der Bildung und auf dem Arbeitsmarkt. Die Folgen der Corona-Pandemie könnten Migranten auf dem Arbeitsmarkt allerdings zurückwerfen.

Die Zahl der Bevölkerung mit Migrationshintergrund in Hessen ist in den vergangenen 15 Jahren um 650.000 auf 2,1 Millionen Personen gestiegen. Das entspricht einem Anteil von 34 Prozent. Damit rangiert Hessen im bundesweiten Vergleich auf Platz zwei. Das geht aus dem Integrationsmonitor 2020 hervor, den der Hessische Minister für Soziales und Integration, Kai Klose, vorgestellt hat.

Er geht von einem weiteren Anstieg aus: „Aufgrund der Zuwanderung, des im Durchschnitt jüngeren Alters der Migrationsbevölkerung und eines abweichenden Geburtenverhaltens wird der Anteil der Menschen mit Migrationshintergrund auch in Zukunft weiter steigen.“ Den Angaben zufolge hat die Hälfte der unter 18jährigen in Hessen einen Migrationshintergrund.

Corona wird Migranten treffen

Auch der Blick auf die Arbeitsmarktdaten zeigt, dass der Anteil der erwerbstätigen Menschen mit Migrationshintergrund gestiegen ist (von 58 Prozent in 2005 auf 66 Prozent in 2017), die „Lücke“ zu Personen ohne Migrationshintergrund beträgt jedoch 13 Prozentpunkte. Allerdings zählen 14 Prozent der Erwerbstätigen mit Migrationshintergrund zu den sogenannten „Working Poor“, die trotz Arbeit armutsgefährdet sind. Demgegenüber sind sechs Prozent der Erwerbstätigen ohne Migrationshintergrund armutsgefährdet.

Analog zur zunehmenden Erwerbstätigkeit sinkt die Arbeitslosenquote ausländischer Personen 2019 auf 10,6 Prozent (2018: 11,3). Sie bleibt jedoch im Vergleich zu deutschen Erwerbstätigen hoch. „Es steht zu befürchten, dass die Arbeitslosenzahlen in Folge der Corona-Krise deutschlandweit stark ansteigen werden und hierbei Menschen mit Migrationshintergrund besonders betroffen sind“, heißt es in einer Mitteilung des Integrationsministeriums.

Mehr Gymnasiasten, mehr Angst

In Bezug auf Bildung gibt es der Erhebung zufolge strukturelle Unterschieden zwischen den Bevölkerungsgruppen mit und ohne Migrationshintergrund. Allerdings sind positive Tendenzen sichtbar: So geht etwa aus dem Monitor hervor, dass immer mehr Jugendliche mit Migrationshintergrund das Gymnasium besuchen und das Abitur ablegen, das sind etwa ein Viertel aller Schulabsolventen mit Migrationshintergrund. Der Anteil an Hauptschulabsolventen ist leicht rückläufig, wenngleich noch fast doppelt so hoch wie bei Jugendlichen ohne Migrationshintergrund.

Wie aus dem Integrationsmonitor weiter hervorgeht, fühlen sich knapp zwei Drittel der Migranten vor allem mit Deutschland verbunden. Jeder Dritte (31 Prozent) fühlt sich mit Deutschland und dem Herkunftsland gleichermaßen verbunden. Zugleich sorgen sich die hessischen Bürger – unabhängig vom Migrationsstatus – wieder zunehmend um Fremdenfeindlichkeit: 78 Prozent der Menschen mit und 89 Prozent der Menschen ohne Migrationshintergrund machten sich 2017 Sorgen über Ausländerfeindlichkeit und Fremdenhass, dies sind 10 bzw. 13 Prozentpunkte mehr als 2013.

Klose: Kein Platz für Rassismus

Dennoch fühlen sich 96 Prozent aller Menschen mit Migrationshintergrund wohl oder sogar sehr wohl in Hessen. „Wir müssen weiterhin alles daran setzen, dass alle Menschen in Hessen sicher und willkommen sind. Für Rassismus ist in unserem Land kein Platz“, erklärte Klose.

Zusammenfassend offenbart der Integrationsmonitor, dass in vielen Kategorien von Bildung über Einkommen bis zur Wohnsituation deutliche Unterschiede zwischen der Bevölkerung mit und ohne Migrationshintergrund bestehen. Diese werden zwar kleiner, sind aber immer noch deutlich sichtbar. Laut Minister Klose ist dies in einer Einwanderungsgesellschaft nicht überraschend. (epd/mig 29)

 

 

 

 

Fleischindustrie. Kabinett beschließt nach Corona-Ausbruch Schutz ausländischer Arbeiter

 

Corona-Ausbrüche haben die Ausbeutung von ausländischen Arbeitern in deutschen Fleischfabriken ins Licht gerückt - bekannt sind die Umstände seit Jahrzehnten. Die Bundesregierung reagiert mit Auflagen und Kontrollen. Subunternehmen sollen verschwinden, Arbeiter angestellt werden. Von Birol Kocaman

 

Nach massiven Corona-Ausbrüchen unter Arbeitern hat das Bundeskabinett schärfere Auflagen für die Fleischindustrie beschlossen. Bundesarbeitsminister Hubertus Heil (SPD) erklärte nach der Kabinettssitzung am Mittwoch in Berlin, das Schlachten und die Verarbeitung des Fleisches in den Betrieben dürfe vom kommenden Jahr an nur noch von eigenen Beschäftigten erledigt werden. „Werksvertragsgestaltung und Arbeitnehmerüberlassung sind damit ab 1. Januar 2021 kommenden Jahres nicht mehr möglich“, sagte Heil.

Damit soll erreicht werden, dass Fleischfabriken die Verantwortung für Niedrigstlöhne und menschenunwürdige Unterbringung nicht länger von sich weisen können. Ausgelöst worden war die Debatte über die Fleischindustrie durch massenhafte Corona-Infektionen in Schlachtbetrieben in Niedersachsen und Nordrhein-Westfalen. Die vielfach aus Rumänien und Polen stammenden Arbeiter sind in der Regel bei Subunternehmen beschäftigt und in überfüllten und überteuerten Unterkünften untergebracht.

Problem besteht seit Jahrzehnten

Kritiker weisen auf die ausbeuterischen Umstände bereits seit Jahrzehnten hin. Recherchen haben mehrfach offengelegt, wie ausländische Arbeitnehmer unter Umgehung sämtlicher Arbeitnehmerschutzbestimmungen in unhygienischen und überfüllten Schlafcontainern untergebracht sind, bei Arbeitsunfällen schutzlos sind und ausgetauscht werden. Ermöglicht wird das durch die Konstruktion von Subunternehmen, bei denen die Arbeitnehmer beschäftigt sind. Die Opposition begrüßte die Verschärfungen, die Industrie lehnte sie ab.

Heil will nun einen Gesetzentwurf vorlegen, mit dem die Arbeitnehmerüberlassung im Kerngeschäft der Fleischindustrie unterbunden werden kann. Ausgenommen werden solle das Fleischerhandwerk, sagte Heil. Der kleine Metzger auf dem Land, der noch selbst schlachte, sei nicht betroffen. Die Verschärfungen zielten allein auf die Zustände in den Fabriken.

Info: Viele Unternehmen schließen mit Subunternehmen Werkverträge zur Erbringung bestimmter Leistungen. Dabei vereinbart beispielsweise ein Schlachthof mit einem Subunternehmer das Schlachten und Zerlegen einer bestimmten Anzahl von Schweinen in einer vorgegebenen Zeit. Wie viele Arbeiter der Subunternehmer für den Auftrag, das „Werk“, einsetzt, was er ihnen bezahlt und wie er die Arbeit organisiert, ist für den Schlachthofbetreiber ohne Belang. Werkverträge werden auch im Bau oder der Metallindustrie eingesetzt. Die Werkvertragarbeiter sind häufig nicht bei dem Subunternehmer angestellt, sondern treten formal als sog. Solo-Selbstständige mit einem eigenen Werkvertrag auf. Auch eine ganze Kette von Subunternehmern sind nicht unüblich. Menschenrechtler sprechen von einer „modernen Form der Sklaverei“ mit bundesweit mehreren Hunderttausend Beschäftigten.

Klöckners Kehrtwende

Das Kabinett beschloss auch eine Ausweitung der Arbeitsschutz-Kontrollen durch den Zoll und die Länder, eine Pflicht zur digitalen Arbeitszeiterfassung und höhere Bußgelder bei Verstößen. Die Arbeitgeber müssen mitteilen, wo ihre ausländischen Arbeiter eingesetzt und untergebracht sind. Landwirtschaftsministerin Julia Klöckner (CDU) unterstützte die Beschlüsse. Sie erklärte, in der Fleischindustrie gebe es Zustände, die „nicht haltbar“ seien. Die Betriebe könnten die Verantwortung dafür nicht einfach an Subunternehmer auslagern. Dies gehe zulasten vieler Arbeiter, kritisierte die CDU-Politikerin.

Im Falle ausländischer Erntehelfer auf Spargelfeldern hatte die Landwirtschaftsministerin noch keine Gefahr erkannt. Recherchen hatten offengelegt, dass die überwiegend aus osteuropäischen Ländern stammenden Helfer trotz der Corona-Gefahr unter ausbeuterischen und gefährlichen Bedingungen arbeiten und wohnen. „Es kommen Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer, die frei entscheiden können, wo sie arbeiten wollen in Europa, weil sie Geld verdienen möchten“, hatte Klöckner erklärt.

Heil: Fleischbranche hat getrickst

Ob es zu einem Verbot des „Sub-, Sub-, Subunternehmertums“ (Heil) in der Branche kommen würde, war zu Beginn der Woche noch offen. Heil zeigte sich nach der Kabinettssitzung zufrieden und kündigte an, man werde sich bei der Gesetzgebung nicht von Lobby-Interessen, sondern von der Sorge um das Allgemeinwohl leiten lassen.

Die Fleischindustrie sei eine wichtige Branche für Deutschland. „Für ein Geschäftsmodell jedoch, dass die Ausbeutung von Menschen und die Ausbreitung von Pandemien in Kauf nimmt, kann es in Deutschland keine Toleranz geben“, sagte Heil. „Es ist Zeit, in diesem Bereich aufzuräumen.“ Die Fleischbranche habe in der Vergangenheit immer wieder gesetzliche Regelungen umgangen und die Behörden ausgetrickst.

Der Deutsche Gewerkschaftsbund und die Opposition begrüßten den Regierungsbeschluss. Freiwillige Regelungen hätten nichts an den katastrophalen Zuständen geändert, erklärte DGB-Vorstandsmitglied Anja Piel. Der Vorsitzende der Linkspartei, Bernd Riexinger, forderte scharfe Kontrollen, um die unmenschlichen Zustände abzustellen. Jutta Krellmann, Linke-Sprecherin für Arbeit, fordert schnelle und konsequente Kontrollen sowie die Ausweitung der neuen Regeln auch für Saison-, Bau und Gebäudereiniger. Auch dort seien ähnliche Strukturen vorhanden.

Linke: Maiföse Strukturen

„Mafiöse Strukturen und Profitgier sind in der Fleischindustrie tief verwurzelt. Die Branche war immer gut darin, bestehende Gesetzeslücken auszunutzen“, erklärt Krellmann. Zudem brauche es ein konsequentes Handeln der staatlichen Kontrollbehörden. „Die Kontrolldichte ist sofort zu erhöhen und nicht erst in sechs Jahren“, so die Linke-Politikerin.

Die Arbeitgeber nannten es hingegen inakzeptabel, dass einzelne Missstände der Politik dazu dienen sollten, erfolgreiche Instrumente der Wirtschaft wie Werkverträge abzuschaffen. Das gehe gegen die Berufsfreiheit, kritisierte die Bundesvereinigung der Arbeitgeberverbände. Die Geflügelwirtschaft warnte, Werkverträge allein für die Fleischindustrie zu verbieten, sei verfassungswidrig. Der Präsident des Zentralverbandes der Deutschen Geflügelwirtschaft, Friedrich-Otto Ripke, forderte einen Runden Tisch aus, um neue Regeln zu entwickeln. Zugleich erklärte er aber, rechtlich erscheine es ihm auch erfolgversprechend, gegen ein Verbot von Werkverträgen für die Fleischindustrie zu klagen.

(epd/mig 22)

 

 

 

 

„Wenn wir in Europa etwas verändern wollen, müssen wir in Berlin anfangen“

 

Katja Kipping über neue linke Mehrheiten, die Gesellschaft nach Corona und warum Volkswirtschaften keine Badewanne sind. Das Interview führte Christos Katsioulis.

 

Sie haben ein Buch veröffentlicht „Neue linke Mehrheiten. Eine Einladung von Katja Kipping“. Es wurde publiziert, kurz bevor die Veranstaltungsverbote und der Beginn der Kontaktvermeidung kamen. Findet die Debatte nun digital statt oder vielleicht im Freien wie bei den Peripatetikern?

Den Launch des Buches konnte ich noch im taz-Café machen, zusammen mit dem SPD-Generalsekretär Lars Klingbeil und Robert Misik. Dann hatte ich mich auf verschiedene Veranstaltungen auf der Buchmesse gefreut, die nun leider ausgefallen sind. Insofern: Ja, jetzt wird so manches davon digital diskutiert als Live-Chat zum Beispiel, aber auch schriftlich. Natürlich hat Corona akut nochmal andere Fragestellungen aufgeworfen. Aber je mehr wir uns damit beschäftigen, welche Wege aus der Krise führen und was für eine Gesellschaft wir uns nach Corona wünschen, desto dringlicher müssen wir die Fragen diskutieren, die ich in meinem Buch aufwerfe.

Gerade mit Bezug auf diese Dringlichkeit ist mir eine Stelle des Buches aufgefallen: „Auf Trümmern wächst auch die beste Alternative nicht besonders gut.“ In vielen Ländern, gerade auch in Großbritannien, wird intensiv darüber diskutiert, ob es nach Corona einen Weg zur alten Normalität geben kann oder was das neue „Normal“ sein kann. Wie kann man angesichts der wirtschaftlichen Trümmer durch Corona für ein neues „Normal“ werben? Verängstigt man damit nicht noch zusätzlich die Menschen?

Hier kommt es darauf an, wie wir das einleiten. Ich finde, entscheidend ist, neben den akuten sozialen und wirtschaftlichen Abfederungen der Corona-Krise, auch die Frage: Wie müssen wir jetzt die Weichen stellen, damit unsere Gesellschaft krisenfester ist? Krisenfester heißt, sich gegen mögliche weitere Pandemien zu schützen, aber eben auch gegen andere Krisen wie Klimakrise oder die Krise des sozialen Zusammenhaltes. Und Krisenfestigkeit bedeutet für mich eben auch, dass wenn jetzt große Konzerne Staatshilfen bekommen, dass dies nicht bedingungslos sein kann. Sondern der staatliche Einfluss muss genutzt werden für einen sozialökologischen Umbau. Wie der aussehen könnte? Da skizziere ich ein paar Ansätze in dem Buch – zum Beispiel in Richtung einer Ökonomie des Gemeinsamen.

Die Frage, die für mich jedoch bleibt, ist: Sozialökologischer Umbau, wunderbar. Aber angesichts der großen Veränderungen, vor denen Menschen im Moment stehen: Sind sie aus Ihrer Sicht bereit, diese Veränderungen mitzugehen oder droht nicht eher ein konservativer Backlash? Ganz nach dem Motto: Wir wollen alles so haben wie zuvor. Bloß keine weiteren Veränderungen!

Beides kann passieren. Es gibt ja bereits jetzt Mobilisierungen, die auf schlimmsten Verschwörungstheorien basieren, zum Beispiel in Deutschland „Widerstand 2020“. Die Gesellschaft ist jetzt und auch nach Corona natürlich auf jeden Fall umkämpft. Es ist offen. Wie das ausgeht, darüber entscheiden auch wir mit unserem Einsatz. Was ich aber jetzt schon erlebe, ist, dass die Corona-Krise uns eins sehr deutlich vor Augen führt, nämlich, wie schnell grundlegende Veränderungen kommen können. Sie verdeutlicht, dass es manchmal unglaublich schnell gehen kann, dass man von heute auf morgen vor dem Nichts steht. Das führt unter anderem dazu, dass sich immer mehr Menschen nach sozialen Garantien sehnen. In Deutschland mündet das zum Beispiel in massenhaften Petitionen für bedingungsloses Grundeinkommen. Das ist jetzt ein sehr weitreichender Schritt, für den es bisher noch in keiner der progressiven Parteien eine Mehrheit gibt. Aber das zeigt, dass so eine Veränderung auf einmal weitreichende Alternativen denkbar macht und Leute begeistert.

Einige der Ideen aus Ihrem Buch sind inspiriert von Entwicklungen in und Diskussionen mit der Labour Partei in den vergangenen Jahren. Jetzt haben wir aber gesehen: Bei Labour ist Corbyn zurückgetreten und mit Keir Starmer ist ein Kandidat gekommen, der eher den Mainstream repräsentiert. Das gleiche ist in den USA passiert. Nicht Bernie Sanders ist Präsidentschaftskandidat geworden, sondern Joe Biden. Was bedeutet das für den breiteren Kontext eines potentiellen Politikwechsels?

Wir hatten einen guten Austausch mit dem Umfeld von Jeremy Corbyn, und mich hat sehr beeindruckt, was die Grassrootsbewegung Momentum als neue Mobilisierungsform aufgebaut hat. Wir haben davon als Linke in Deutschland auch viel gelernt und selber umgesetzt. Ich glaube, dass Corbyn 2019 vor einem Riesendilemma stand, nämlich, dass es im Wahlkampf eine dominante Frage gab: Wie hältst du es mit dem Brexit? Die Antwort dazu ist, vielleicht auch notgedrungen, weil es im britischen Wahlsystem gar nicht anders geht, sehr ambivalent ausgefallen. Dagegen gab es zwar Themen, in denen Labour stark war, wie die Frage des sozialökologischen Systemwechsels oder Green New Deal. In diesem Zusammenhang haben sie beispielsweise auch die Eigentumsfrage gestellt. Aber das war im Wahlkampf nicht ausschlaggebend.

Deswegen muss man schon noch einmal unterscheiden: Was sind gesellschaftliche Strategien? Was ist auch gesellschaftlich notwendig als ein Pfadwechsel? Was ist in einer zugespitzten Wahlkampfsituation die entscheidende Frage? Meine Prognose, zumindest vor Corona, war, dass die in Deutschland alles dominierende Frage sein wird: Was folgt auf die Große Koalition? Was folgt auf Angela Merkel? Es kann passieren, dass diese Frage nur oberflächlich beantwortet wird und es nur um Personen geht. Dann haben wir am Ende vielleicht neue Köpfe, aber wieder alte Pfade. Oder wir gehen bei der Frage tiefer: Was folgt programmatisch und inhaltlich auf die Große Koalition? Mein Buch ist auch ein Werben dafür an alle fortschrittlichen Parteien, sich dieser inhaltlichen Auseinandersetzung zu stellen und zu fragen: Was folgt inhaltlich auf die Große Koalition? Das hat Bedeutung weit über Deutschland hinaus, das wird uns aktuell ja wieder bewusst.

Denn wenn man in der EU einen anderen Kurs durchsetzen will, ist es gerade nicht egal, welche Regierung eine der stärksten Volkswirtschaften in der EU anführt. Um das mit einem Rückblick zu illustrieren. Man stelle sich einfach mal vor: Als in Griechenland die linke Regierung Tsipras an der Regierung war, hätte es nicht Schäuble als Finanzminister in Deutschland gegeben, der die Austerität knallhart durchgesetzt hat, sondern eine fortschrittliche Finanzministerin. Eine, die nicht auf Austerität setzt, sondern auf ein sozialökologisches Investitionsprogramm. Das macht deutlich: Wenn wir in Europa etwas verändern wollen, müssen wir in Berlin anfangen.

Das führt uns schon in die nächste Frage: Ein zentraler Aspekt des Wahlprogramms von Corbyn war das Ende der Austeritätspolitik – in einem Land, das seit zehn Jahren brutal einspart. Jetzt stellen wir aber fest, dass Boris Johnson hier und Donald Trump in den USA das Staatsgeld mit vollen Händen ausgeben. Was bedeutet das für die Politik einer neuen linken Mehrheit?

Zunächst muss man feststellen, dass es Boris Johnson und all den Brexit-Befürwortern gelungen ist, den Eindruck zu erwecken, dass alles Böse, zum Beispiel alle Sozialkürzungen, auf die EU zurückgeht. Und ja, die EU hat die Staaten immer wieder zum Sparen, beispielsweise auch im Gesundheitswesen, aufgefordert und diese Austeritätspolitik hat enormen Schaden angerichtet. Zugleich muss man aber festhalten, dass gerade die Partei von Boris Johnson in Großbritannien für die Privatisierung im Gesundheitswesen, fürs Kaputtsparen stand. Dafür brauchten die Tories gar nicht die „böse“ EU. Das ist ein Ablenkungsmanöver von den eigenen politischen Verfehlungen.

Es gibt einen zentralen Unterschied zwischen einer linken, fortschrittlichen Antwort und den Politiken von Trump oder Johnson: Diese Rechtspopulisten werden am Ende eine autoritäre Antwort geben, die uns weiter in die Krise hineinführt, weil sie nicht an die Ursachen herangehen werden. Sie glauben nicht an universelle soziale Rechte, deren Fehlen einer der Gründe für die aktuelle Misere ist. Fortschrittliche Kräfte dagegen gehen an die Ursachen der Krisen. Denn wir haben verstanden, dass wenn wir eine krisenfeste Gesellschaft wollen, wir auf ein anderes Wirtschaften setzen müssen. Diese grundlegenden Veränderungen scheuen die Trumps und Johnsons dieser Welt wie der Teufel das Weihwasser. Sie erwecken damit den Eindruck: Wenn sie nur die Grenzen dichtmachen und besonders autoritär auftreten, können sie sich gegen alle Krisen abschotten. Ich finde, man sieht gerade an Corona sehr klar, dass dieses autoritäre Dichtmachen der Grenzen Länder eben nicht gegen Krisen absichert.

Bei der Frage, wie unterschiedlich man mit Krisen umgehen kann, möchte ich noch einmal ein Zitat aus dem Buch anbringen. Darin heißt es „Wir brauchen eine Debatte darüber, dass das Öffentliche gestärkt, der Markt zurückgedrängt sowie Staat und Wirtschaft demokratisiert werden.“ Im Moment scheint mir, dass viele Konservative den Staat stärken, den Markt teilweise zurückdrängen, dass aber der Aspekt der Demokratisierung komplett außen vor bleibt und dass das die Gefahr zu einem autoritären Abkippen darstellt. Inwiefern besteht diese Gefahr und was kann man als fortschrittliche Kraft dagegensetzen?

Diese Gefahr ist real. Sie bestand aber auch schon vor Corona. Im Buch beschreibe ich drei potentielle Entwicklungspfade. Der erste ist ein Bündnis der völkischen Rechten und Teilen der Neoliberalen, das sich für einen autoritären Kapitalismus starkmacht. Der zweite Pfad wäre eine leichte Modernisierung des Neoliberalismus und des Kapitalismus. Diese Variante wird in Frankreich durch Macron vertreten, in Deutschland sehe ich das durch Schwarz-Grün parteipolitisch vertreten. Dann gibt es den dritten Pfad einer – wie ich ihn im Buch nenne – sozialökonomischen Wende. Man kann das auch sozialökologischen Umbau oder Systemwechsel nennen. Dafür können nur neue linke Mehrheiten stehen. International gibt es ein paar Ansätze dafür: Zum Beispiel das Bündnis der Solidarischen Städte. In Barcelona versucht die Bürgermeisterin Ada Colau so etwas auf einer kommunalen Ebene umzusetzen. Auch die sozialdemokratische Regierung in Portugal, die durch die Linke toleriert wird, macht deutlich, dass es in eine andere Richtung gehen kann. Das ist recht ermutigend.

Aber damit Markt und Staat progressiv eingerahmt werden können, bedarf es einer tiefgehenden Demokratisierung: Demokratie darf nicht am Werkstor und nicht an der Bürotür haltmachen. Was wir jetzt brauchen, ist viel mehr Einsatz für Wirtschaftsdemokratie. Wenn also der Staat Konzernen hilft, muss das mit der Verpflichtung einhergehen, die bestehende Mitbestimmung auszuweiten, die Mitbestimmungsrechte der Betriebsräte zu stärken und generell den Weg Richtung Wirtschaftsdemokratie zu beschreiten.

Ein ähnlicher Gedanke ist mir aufgefallen im Artikel von Mariana Mazzucato im „Guardian“, wo sie davon sprach, dass man jetzt in dieser Krise den Kapitalismus umgestalten und verändern muss. Sehen Sie hier aktuell Positivbeispiele, wo diese Formen der Konditionalität für Staatshilfen progressiv eingesetzt werden?

In Deutschland bisher leider nicht. Hier hat sich die Regierung bisher nicht entschieden, Bedingungen an Staatshilfen zu knüpfen. Das macht mir große Sorge. Aber es gibt ein positives Beispiel, von dem man lernen kann, Dänemark. Dort wurde klar gesagt: Es gibt Bedingungen, nämlich, keine Staatshilfen für Konzerne mit Sitz in Steueroasen, keine Staatshilfen für Konzerne, die noch Dividenden ausschütten. Das sind Anregungen, von denen man in allen europäischen Ländern lernen sollte. Insofern sollte man das dänische Beispiel aufgreifen, aber dabei nicht stehenbleiben, sondern dies auch noch weiterentwickeln.

In Großbritannien gab es eine intensive Debatte darüber, dass man diese Staatsbeihilfen gerade im Bereich Transport nutzen sollte, um als Gesellschaft in Richtung eines Green New Deal zu gehen. Wären das aus Ihrer Sicht ebenfalls Ansätze?

Auf jeden Fall, das ist eine spannende Debatte. Diese hat aber auch eine soziale Komponente. Bei uns in Deutschland ruft ja die Lufthansa gerade nach staatlichen Hilfen. Die Gewerkschaft UFO, also die Betroffenen selbst, hat gesagt, sie wollten keine bedingungslose Staatshilfe. Stattdessen soll diese Unterstützung, erstens, mit sozialen Garantien verbunden sein, mit einem Ausbau der Mitbestimmung, aber zweitens auch mit der Verpflichtung, etwas zur Verbesserung der Klimaschutzziele zu tun. Dieses Beispiel zeigt, dass man sich also in Zusammenarbeit mit den Gewerkschaften jetzt Gedanken machen kann, wie im Mobilitätsbereich ein gleichzeitiges Umsteuern zu sozialem und nachhaltigem Wirtschaften eingeleitet werden kann.

Die letzte Frage, die gerade im Zusammenhang mit den oft angesprochenen Staatshilfen spannend werden wird, betrifft den Umgang mit den finanziellen Folgen von Corona. In der Eurokrise hat das Narrativ der ‚schwäbischen Hausfrau‘ dafür gesorgt, dass viele Menschen der Überzeugung waren: Wenn der Staat viel ausgibt, dann muss er danach sparen. Welches Narrativ können linke Mehrheiten dem entgegensetzen, wenn es nachher irgendwann heißen wird: Wer bezahlt eigentlich für diese Krise?

Uns stehen knallharte Verteilungskämpfe bevor, weil die Schuldenbremse in Deutschland ja nicht beendet, sondern nur ausgesetzt ist. Das bedeutet, dass eine Verpflichtung zu Tilgungsplänen noch da ist. Wenn die Regierung nach Corona wieder zurück in den Schuldenbremsenmodus wechselt, drohen Kürzungsorgien im Kultur-, Bildungs-, Sozialbereich, aber auch beim Naturschutz. Um das zu verhindern, müssen wir auch die Schuldenbremse angreifen. Und wir müssen als fortschrittliche Kräfte über eine Tatsache aufklären: Volkswirtschaften funktionieren nicht wie ein Privathaushalt. Dort kann man sich das wirklich vorstellen, wie bei einer Badewanne. Es kann nur so viel abfließen, wie vorher reingeflossen ist. Volkswirtschaften dagegen sind ein Kreislauf. Wenn hier die Wassermenge weniger wird, es also einen wirtschaftlichen Rückgang gibt, dann muss man mehr reinpumpen, damit die Zirkulation gut funktioniert und alle Bereiche gut versorgt werden. Dieses Bild führt uns sehr klar vor Augen: Gerade in Krisenzeiten gilt es, dem Sparen gegenzusteuern und Geld gezielt in die Hand zu nehmen. IPG 19

 

 

 

USA und Deutschland leben sich auseinander, COVID-19 verstärkt den Trend

 

Laut einer neuen Umfrage der Körber-Stiftung nehmen die negativen Gefühle gegenüber den Vereinigten Staaten in Deutschland während der aktuellen Pandemie zu. Der Bericht zeigt auch eine Verschiebung der öffentlichen Meinung in Bezug auf China. Von Alexandra Brzozowski and Sarah Lawton

 

Seit der Wahl von Donald Trump 2016 herrscht in Deutschland eine äußerst negative Einstellung zu den Vereinigten Staaten. Eine gemeinsame Umfrage des in den USA ansässigen Think-Tanks Pew Research Center und der Körber-Stiftung vom März ergab, dass 64 Prozent der Deutschen das Verhältnis zwischen den beiden Ländern im Jahr 2019 als „schlecht“ einschätzen.

Dies ist zwar eine leichte Verbesserung gegenüber dem Wert von 73 Prozent im Jahr 2018, neue Daten deuten jedoch darauf hin, dass die Pandemie die negativen Gefühle weiter verstärken könnte.

Laut einer Sonderausgabe des Berlin Pulse der Körber-Stiftung, in der Anfang April 1.057 Personen befragt wurden, geben 73 Prozent der Teilnehmenden an, die Pandemie habe ihre aktuelle Sicht auf die USA verschlechtert.

Besonders auffällig: Auf die Frage, ob die Beziehungen zu China oder den USA wichtiger seien, entschieden sich nur noch 37 Prozent für die USA, was einem Rückgang um 13 Punkte gegenüber November 2019 entspricht. 36 Prozent befürworteten hingegen engere Beziehungen zu China, gegenüber 24 Prozent vor einem halben Jahr.

Bei den jüngeren Befragten war der Unterschied sogar noch größer: 46 Prozent der 18- bis 34-Jährigen gaben an, dass die Beziehung zu China wichtiger sei.

„Die Skepsis der Deutschen den USA gegenüber wächst – ein besorgniserregender Trend, der politischen Entscheidungsträgern auf beiden Seiten des Atlantiks zu denken geben sollte,“ kommentierte Nora Müller, Leiterin des Bereichs Internationale Politik der Körber-Stiftung.

Deutsche und Amerikaner haben in diversen sicherheitspolitischen Fragen deutlich abweichende Ansichten, wie eine neue Studie bestätigt.

Chaotische Beziehung während der Pandemie

Als die Trump-Administration auf das Coronavirus reagierte, bestand einer ihrer ersten Schritte darin, Reisen aus Europa einseitig zu unterbinden: Präsident Trump hatte europäische Reisende als Verantwortliche für die Verbreitung des Virus in den USA ausgemacht.

In einer Ansprache im März sagte er: „Viele neue Herde in den USA wurden durch Reisende aus Europa angefacht.“

„Was bei den Europäern dabei für das größte Unverständnis gesorgt hat, ist, dass weder Präsident Trump noch Irgendjemand in seiner Regierung ihnen mitgeteilt hat, dass er diesen Schritt [der Einreiseverbote] unternehmen würde, bevor er ihn in der Öffentlichkeit ankündigt,“ stellte die Präsidentin des German Marshall Fund Karen Donfried in einem früheren Gespräch mit EURACTIV Deutschland bereits fest.

Mitte März hatten darüber hinaus deutsche Beamte mitgeteilt, die USA hätten der deutschen Firma CureVac, die an einem Coronavirus-Impfstoff arbeitet, eine große Summe Geld angeboten, um in die USA zu ziehen. Während das Unternehmen später zwar dementierte, dass ein solches Angebot vorliege, bezeichneten diverse hochrangige Politiker wie Innenminister Horst Seehofer das Thema als „eine Frage der nationalen Sicherheit“.

Die Spannungen zwischen den beiden Ländern flammten erneut auf, als der Berliner Innensenator Andreas Geisel die USA beschuldigte, 200.000 für Deutschland bestimmte FFP2-Masken aus China in Richtung Amerika umgeleitet zu haben. Er kritisierte dies als „moderne Piraterie“.

Die US-Botschaft in Berlin wies die Anschuldigungen umgehend zurück und beschuldigte Deutschland im Gegenzug, sich an Versuchen zu beteiligen, „die internationalen Anstrengungen durch Desinformationskampagnen ohne Angaben von Quellen zu spalten“.

Spätere Berichte deuteten tatsächlich darauf hin, dass es eine Verwechslung der Lieferungen in Bangkok gab.

Nationalistische Reaktionen auf die Ausbreitung des Coronavirus haben die bereits angespannten transatlantischen Beziehungen weiter verschlechtert. Die Pandemie wird aber die Bedeutung von Kooperation hervorheben, glaubt Karen Donfried.

Peking und Washington nahezu gleich wichtig

Inzwischen sehen die Deutschen das Verhältnis ihres Landes zu China als ebenso wichtig an wie das Verhältnis zu den USA.

In einer Pew-Umfrage von 2019 hatten noch etwa doppelt so viele Befragte der Beziehung zu Washington den Vorrang vor Peking gegeben (50 gegenüber 24 Prozent). Heute präferieren nur noch 37 Prozent der deutschen Befragten die Beziehungen ihres Landes zu den USA, während ein fast gleich großer Anteil (36 Prozent) gute Beziehungen zu China favorisiert, wie Daten aus der neuesten gemeinsamen Umfrage zeigen.

Seit dem Brexit hat Deutschland noch mehr Gewicht in der EU. Nun steht die deutsche Ratspräsidentschaft an. Deutschland will international mehr Verantwortung übernehmen – das könnte die Beziehung der EU zu China verändern, erklärt Dr. Janka Oertel im Interview.

Allerdings scheinen die Deutschen von Chinas „Maskendiplomatie“ während der Krise weitgehend unbeeindruckt zu sein: Nur elf Prozent glauben, dass Peking maßgeblich zur Lösung der Krise beiträgt – verglichen mit 76 Prozent der Befragten, die auf die EU und ihre Mitgliedsstaaten verweisen.

MdB Dagmar Schmidt (SPD) betonte in dieser Hinsicht, sie schätze zwar die chinesische Hilfe für Europa, sei aber „irritiert über die Art und Weise, in der diese Hilfe – wie etwa die Lieferungen von Masken und [Schützausrüstung] nach Italien und Spanien – von propagandistischen Melodien begleitet wurde“.

Einig ist man sich indes auf beiden Seiten des Atlantiks darin, dass sich die  allgemeinen Außenbeziehungen nach der Coronavirus-Krise ändern werden. Die Frage bleibt, wie sie sich ändern.

Im direkten Vergleich zu US-amerikanischen Befragten sind die Deutschen jedenfalls optimistischer hinsichtlich einer verstärkten internationalen Zusammenarbeit nach der Krise (42 gegenüber 35 Prozent) und sehen die Globalisierung insgesamt positiver (47 gegenüber 44 Prozent).

Indes gehen in beiden Ländern weniger als ein Drittel der Befragten davon aus, dass auch nach COVID-19 alles so sein wird wie vor der Krise. EA 20

 

 

 

 

Bundessozialgericht. Elterngeld auch für arbeitslose EU-Bürger

 

EU-Bürger in Deutschland haben grundsätzlich Anspruch auf Elterngeld, außer sie sind nicht freizügigkeitsberechtigt. Das hat das Bundessozialgericht im Falle einer kroatischen Klägerin entschieden.

 

In Deutschland lebende EU-Bürger haben grundsätzlich Anspruch auf Elterngeld. Nur wenn die Ausländerbehörde formell festgestellt hat, dass EU-Ausländer nicht „freizügigkeitsberechtigt“ sind – insbesondere weil sie in Deutschland nicht arbeiten oder arbeiten wollen – können Elterngeldstellen die Hilfeleistung ablehnen, entschied das Bundessozialgericht (BSG) in Kassel in einem am Montag bekanntgegebenen Urteil. (AZ: B 10 EG 5/18 R)

Im Streitfall lebt die kroatische Klägerin seit Dezember 2012 in Deutschland. Bis zur Geburt ihrer Tochter im April 2015 war die Frau weder krankenversichert noch bezog sie Mutterschaftsgeld. Von Juli bis Oktober 2015 hatte sie lediglich einen Minijob. Bei der Elterngeldstelle beantragte sie Elterngeld. Bei fehlenden Einkünften sehen die maßgeblichen Regelungen ein Basiselterngeld in Höhe von monatlich 300 Euro vor.

Behörte zahlte nicht

Die Behörde lehnte die Zahlung ab. Elterngeld könnten EU-Bürger nur beanspruchen, wenn sie nach EU-Recht „freizügigkeitsberechtigt“ seien. Dies sei insbesondere bei Arbeitnehmern oder arbeitsuchenden EU-Bürgern der Fall oder auch bei Menschen, die nach fünf Jahren rechtmäßigen Aufenthalts ein Daueraufenthaltsrecht in Deutschland erworben haben. Die Klägerin habe aber nicht als Arbeitnehmerin hier gearbeitet oder sich um eine reguläre Arbeit bemüht.

Das BSG sprach der Frau jedoch Elterngeld zu. Bei EU-Bürgern gelte eine „generelle Freizügigkeitsvermutung“. Sie müssten damit ebenso wie Inländer beim Elterngeld gleichbehandelt werden. Nur wenn die Ausländerbehörde formell feststelle, dass ein Unionsbürger nicht freizügigkeitsberechtigt sei, könne das Elterngeld versagt werden. Dies habe die Ausländerbehörde bei der kroatischen Klägerin aber nicht getan. (epd/mig 19)

 

 

 

 

Eckpunkte für Öffnungsstrategien weiterer kultureller Einrichtungen vor

    

Die Kultur-Ministerkonferenz (Kultur-MK) und die Staatsministerin für Kultur und Medien, Monika Grütters, haben sich auf Eckpunkte für eine planvolle Öffnung weiterer kultureller Einrichtungen und Aktivitäten verständigt und diese an die Regierungschefinnen und -chefs der Länder und die Bundeskanzlerin übermittelt. Das Papier stellt eine Vorlage für Beratungen der Bundeskanzlerin mit den Ministerpräsidenten dar.

 

Die Eckpunkte enthalten Empfehlungen und Kriterien für Öffnungskonzepte für Kunst- und Kultureinrichtungen aller Sparten und Branchen vor dem Hintergrund der lokalen Entwicklungen der Infektionszahlen. Grundlage dieser kriterienbasierten Handlungsempfehlungen sind Konzepte, die durch einschlägige Branchen- und Berufsverbände in hervorragender Kenntnis der jeweiligen sparten- und branchenspezifischen Bedingungen entwickelt wurden. Sie gewährleisten eine bundesweit möglichst einheitliche und transparente und sichere Handhabung, ermöglichen aber auch eine mit Blick auf erst zukünftig vorliegende wissenschaftliche Erkenntnisse über die Pandemie und deren Bekämpfung notwendige fortlautende Anpassung.

 

Die Eckpunkte sehen u.a. vor, dass zum Schutz von Publikum, Beschäftigten und weiteren Akteuren „auf Basis der bundesweiten branchenspezifischen Empfehlungen Vor-Ort-Konzepte mit grundlegenden Schutzvorkehrungen zu

entwickeln sind, die individuell an die jeweilige Spielstätte, Einrichtung oder Veranstaltung angepasst sind und mit den in den Rechtsgrundlagen der Ländern vorgesehenen Verfahren übereinstimmen.“ Als Bestandteile werden beispielsweise Ticketing-Systeme, Besucherstrom-Management und obligatorische Platzreservierungen genannt. Die künstlerischen Programme müssten, so die Empfehlungen, den sich verändernden Bedingungen angepasst werden. Denkbar seien zum Beispiel „kleinformartige Darbietungen sowohl in geschlossenen Räumlichkeiten als auch im Freien, Freiluftaufführungen, Formate in kleinerer Besetzung als Alternativen und Mehrfachaufführungen kürzerer Programme“.

 

Staatsministerin Monika Grütters: „Künstlerinnen, Künstler und Kreative sind durch die massiven Einschränkungen des öffentlichen Lebens besonders stark betroffen und zum Teil mit existenziellen Nöten konfrontiert. Um sie zu unterstützen und weitreichende Schäden an der einzigartigen kulturellen Infrastruktur unseres Landes abzuwenden, habe ich seit Beginn der Covid19-Krise nicht nur dafür gesorgt, dass die spezifischen Belange der Kultur in den Hilfsmaßnahmen des Bundes berücksichtigt werden, sondern auch

Fördermöglichkeiten meines Hauses entsprechend angepasst. Darüber hinaus brauchen wir jetzt eine Perspektive für eine verantwortbare Wiederöffnung der Kultureinrichtungen verschiedener Sparten. Das vorliegende Bund-Länder-Papier bietet dafür eine praxisorientierte Grundlage. Wir wollen, dass Kreative bald wieder ihren Beruf ausüben und wir – das Publikum – ihre Kunst genießen können.“

 

Der Vorsitzende der Kultur-Ministerkonferenz und bayerischer Staatsminister für Wissenschaft und Kunst, Bernd Sibler: „Die Corona-Krise bedeutet für Kunst- und Kulturschaffende einen tiefen Einschnitt in ihre künstlerischen Gestaltungsmöglichkeiten, zahlreiche Künstlerinnen und Künstler, Kultureinrichtungen und Kulturveranstalter sind durch die pandemiebedingten Beschränkungen in ihrer Existenz gefährdet. Eine dauerhafte Schädigung unserer reichhaltigen Kulturlandschaft in Deutschland müssen wir verhindern und die

vorhandenen Strukturen möglichst erhalten. Die kulturpolitisch verantwortlichen Ministerinnen und Minister der Länder und des Bundes unterstützen daher nachdrücklich das Ziel, das Kunst- und Kulturleben schrittweise, unter strikter Einhaltung des Gesundheitsschutzes, wieder zu ermöglichen. Es ist Zeit für einen Neustart für Kunst und Kultur unter den veränderten Bedingungen.“

 

Der Koordinator der A-Länder und Senator für Kultur und Medien der Freien und Hansestadt Hamburg, Dr. Carsten Brosda: „Diese gemeinsam vereinbarten Kriterien ermöglichen einen vernünftigen Paradigmenwechsel: Weg von pauschalen Schließungen hin zu präzisen Vorgaben und Betrachtungen der jeweiligen Gegebenheiten. Sie sind getragen von der Überzeugung, dass wir künstlerische Produktion und kulturelles Erleben überall dort ermöglichen sollten, wo es infektionsmedizinisch verantwortbar ist. Wir brauchen die kulturellen Räume der Inspiration und Irritation – jetzt mehr denn je. Der von Vernunft und Verantwortung getragene Fahrplan für die schrittweise Öffnung von Kunst und Kultur liegt jetzt auf dem Tisch.“

 

Isabel Pfeiffer-Poensgen, Ministerin für Kultur und Wissenschaft des Landes Nordrhein-Westfalen und Koordinatorin der B-Länder in der Kultur-Ministerkonferenz sagt: „Die vergangenen Wochen haben auf schmerzliche Weise deutlich gemacht, wie sehr die Kultur in unserem Alltag gefehlt hat. Umso mehr freut mich, dass jetzt eine behutsame und verantwortungsvolle Öffnung des kulturellen Lebens realisiert werden kann. Dafür haben wir als Länderminister mit dem Bund ein gemeinsames Handlungskonzept erarbeitet, mit dem das persönliche Erleben von Kunst und Kultur nun schrittweise wieder möglich wird.“ Pib 20

 

 

 

 

Politisch motivierte Kriminalität. Seehofer: „Die größte Bedrohung geht vom Rechtsextremismus aus“

 

Die politisch motivierte Kriminalität hat 2019 den zweithöchsten Stand erreicht. Größte Gefahr sei der Rechtsextremismus, betonte Innenminister Seehofer. Ihm und dem BKA machen aber auch Extremisten bei den Corona-Protesten Sorgen.

Bundesinnenminister Horst Seehofer (CSU) hat sich besorgt über den Anstieg politisch motivierter Straftaten im vergangenen Jahr geäußert. Es sei das zweithöchste Niveau seit Erfassung dieser Kategorie im Jahr 2001 erreicht worden, sagte Seehofer bei Vorstellung der Statistik am Mittwoch in Berlin. Nur 2016, dem Jahr nach der großen Fluchtbewegung nach Deutschland, habe die Zahl der politisch motivierten Straftaten noch höher gelegen.

Laut Statistik des Bundeskriminalamts gab es 2019 einen Anstieg der politisch motivierten Kriminalität um gut 14 Prozent. 41.177 Straftaten wurden gemeldet (2018: 36.062, 2016: 41.549). Die Fälle politisch motivierter Gewalt gingen parallel um fast 16 Prozent auf 2.832 Fälle zurück. Dies bezeichnete Seehofer zwar als gute Nachricht, mahnte zugleich aber vor allem weitere Wachsamkeit gegen Rechtsextremismus an. Dieser sei nach wie vor die „größte Bedrohung“, sagte Seehofer.

Sogenannte Hasskriminalität, also Taten, die sich gegen bestimmte Minderheitengruppen richten, nahm 2019 ebenfalls zu. 8.585 Straftaten wurden in diesem Bereich gemeldet, davon 7.909 aus fremdenfeindlichen Motiven. Im Vergleich zum Vorjahr entspricht das einem Anstieg um 2,7 Prozent.

Stiftung: Augenmerk auf Rechtsextremismus legen

Einen starken Anstieg um 13 Prozent gab es auch bei der Zahl antisemitischer Straftaten, die sich auf mehr als 2.000 summierten. Islamfeindliche Straftaten nahmen um gut vier Prozent zu – auf 950 Fälle. In beiden Kategorien sind die Täter den Angaben zufolge in der überwiegenden Mehrheit der Fälle Rechtsextremisten. In der 2019 neu eingeführten Kategorie der Straftaten gegen Amts- und Mandatsträger wurden 1.674 Fälle erfasst.

„Auf dem wachsenden Rechtsextremismus muss das besondere Augenmerk liegen“, erklärte der Präsident des Zentralrats der Juden, Josef Schuster. Die Amadeu Antonio Stiftung forderte, die Maßnahmen zur Strafverfolgung zu verbessern, etwa durch Schwerpunktstaatsanwaltschaften und die Schulung von Polizisten und Juristinnen.

 

Corona-Entgrenzung in der Mitte

Alarmiert zeigte sich Seehofer aufgrund Drohungen gegen Politiker und Wissenschaftler im Zusammenhang mit den Maßnahmen zur Eindämmung der Corona-Pandemie. „Wir nehmen das äußerst ernst“, sagte der Minister. BKA-Präsident Holger Münch sagte, es gebe mehrere Drohbriefserien, die sich die Behörden sorgsam anschauen würden. Von einer unmittelbaren Gefahr für die Adressaten gehen sie nach seinen Worten nicht aus. Die Situation bereite aber Sorge.

Der SPD-Politiker Karl Lauterbach hatte auf Twitter ein Drohschreiben öffentlich gemacht, dem laut einem dazu veröffentlichten Foto ein Röhrchen mit einer Flüssigkeit beigefügt war. Der Berliner Virologe Christian Drosten, der bereits von Morddrohungen gegen sich berichtete, erklärte auf Twitter, er habe das gleiche Paket bekommen. Der Vorsitzende der Innenministerkonferenz, der Thüringer Ressortchef Georg Maier (SPD), sagte, bei den Corona-Protesten finde eine Entgrenzung von Extremismus und der Mitte der Gesellschaft statt. Das sei problematisch. Rechtsextremismus wird nach seinen Worten ein Schwerpunktthema bei der nächsten Innenministerkonferenz sein. (epd/mig 28)

 

 

 

 

Bundesverfassungsgerich. BND muss Grundrechte von Ausländern auch im Ausland achten

 

Das Bundesverfassungsgericht hat die Abhörpraxis des BND im Ausland gekippt. Bis Ende 2021 gelten die derzeitigen Regeln vorerst weiter, müssen bis dahin allerdings geändert werden. Reporter ohne Grenzen begrüßt Urteil als Quittung für die Regierung.

Der Bundesnachrichtendienst (BND) muss auch die Grundrechte von Ausländern im Ausland achten. Die derzeitige anlasslose Massenüberwachung von E-Mails und Telefonaten durch die Auslands-Fernmeldeaufklärung des BND verstößt gegen das im Grundgesetz geschützte Telekommunikationsgeheimnis und die Pressefreiheit, urteilte am Dienstag das Bundesverfassungsgericht in Karlsruhe. Bis Ende 2021 hat der Gesetzgeber nun Zeit, die grundsätzlich mögliche BND-Auslandsaufklärung verhältnismäßig und mit Kontrollmechanismen neu zu gestalten. (AZ: 1 BvR 2835/17)

Beschwerdeführer in Karlsruhe waren „Reporter ohne Grenzen“, überwiegend investigativ arbeitende ausländische Journalisten aus den Niederlanden, Slowenien, Aserbaidschan, Mexiko, Großbritannien und Nordmazedonien sowie ein Rechtsanwalt. Sie wandten sich gegen die Anfang 2017 in Kraft getretene Novelle des BND-Gesetzes. Das Gesetz ermöglicht die anlasslose und verdachtsunabhängige Überwachung ausländischer Datenströme. Die Klage wurde unterstützt von der Gesellschaft für Freiheitsrechte, dem Deutschen Journalisten-Verband (DJV), der Deutschen Journalistinnen- und Journalisten-Union (dju) in ver.di, Netzwerk Recherche und dem Journalisten-Netzwerk n-ost.

Eigentlich ist die Kommunikation von Journalisten – etwa mit Informanten und anderen Quellen – gesetzlich geschützt. Der Bund ging jedoch davon aus, dass dieser Schutz nicht für Ausländer im Ausland gilt. Um Deutschland vor Gefahrenlagen aus dem Ausland bewahren zu können, wertet der BND daher mit Hilfe spezieller Suchbegriffe millionenfach E-Mails, Chats oder Telefonate aus, zum Beispiel über den Internetknotenpunkt in Frankfurt am Main.

Keine Überwachung ohne konkreten Anlass

Die Beschwerdeführer fürchteten, dass damit ihre Quellen offengelegt werden und Informanten aus Angst vor staatlichen Repressalien sich gar nicht mehr an Journalisten wenden. So könnten autoritäre Regime an sensible Informationen gelangen, zumal der BND seine Erkenntnisse auch an ausländische Nachrichtendienste weitergibt.

Das Bundesverfassungsgericht urteilte, dass der BND die Datenströme ohne konkreten Anlass nicht überwachen darf. Erstmals stellten die Richter klar, dass die in der Verfassung verankerten Grundrechte auch für Ausländer im Ausland gelten. Diese schützen immer dann, „wenn der deutsche Staat handelt und damit potenziell Schutzbedarf auslösen kann“, wie etwa bei den BND-Überwachungsmaßnahmen.

„Reporter ohne Grenzen“ erklärte, die Entscheidung setze „neue Standards im internationalen Menschenrechtsschutz und für die Freiheit der Presse“. Die Bundesregierung bekomme mit dem Urteil „die Quittung für ihre jahrelange Weigerung, die digitale Massenüberwachung einzuhegen“, sagte Geschäftsführer Christian Mihr.

Die Gesellschaft für Freiheitsrechte wertete das Urteil als „großen Erfolg“, der weit über den konkreten Fall hinausreiche. „Dass deutsche Behörden auch im Ausland an die Grundrechte gebunden sind, stärkt die Menschenrechte weltweit erheblich – und auch die Glaubwürdigkeit Deutschlands in der Welt“, unterstrich die Gesellschaft. Der DJV und die dju sprachen von einem Sieg für die Pressefreiheit.

Auslandsaufklärung muss verhältnismäßig sein

Das Bundesverfassungsgericht erklärte, die Auslandsaufklärung des BND und auch dessen Zusammenarbeit mit ausländischen Nachrichtendiensten sei im Grundsatz zulässig. Allerdings müsse die Auslandsaufklärung verhältnismäßig sein. Die Gründe und Gesichtspunkte einer gezielten Überwachung einer Person müssten gesetzlich klar festgelegt werden.

Die Verfassungsrichter verlangten zudem die Einrichtung einer unabhängigen „gerichtsähnlichen Kontrolle“ der BND-Auslandsüberwachung, damit die Grundrechte auch eingehalten werden. Eine zusätzliche administrative Kontrolle solle den gesamten Prozess der BND-Überwachung „stichprobenmäßig prüfen“.

Grünen fordern Konsequenzen

Der stellvertretende Vorsitzende der Grünen-Bundestagsfraktion, Konstantin von Notz, forderte, die Bundesregierung müsse nun „schnellstmöglich die entsprechenden Konsequenzen ziehen“. Befugnisse geheimdienstlicher Überwachungspraxis müssten gesetzgeberisch weiter eingehegt und die parlamentarische Kontrolle effektiviert werden.

Das Deutsche Institut für Menschenrechte teilte mit, die Kontrolle der Überwachung von Nicht-Deutschen im Ausland sei zentral für eine Neuregelung. Hierzu müssten die zuständigen Aufsichtsgremien uneingeschränkten Zugang zu Dokumenten, IT-Systemen und Anlagen bekommen sowie personell und technisch angemessen ausgestattet sein. Dies gelte auch dann, wenn dabei die Interessen ausländischer Partnerdienste betroffen sind. (epd/mig 20)

 

 

 

 

Treffen mit ostdeutschen Ministerpräsidenten. "Wir müssen sehr sorgsam und achtsam sein"

     

Die Corona-Pandemie war das bestimmende Thema beim Gespräch von Bundeskanzlerin Merkel mit den ostdeutschen Ministerpräsidenten. Es sei richtig, dass jetzt jeder im Rahmen seiner Zuständigkeiten arbeite, sagte Merkel.

Der Bundesregierung bleibe es wichtig, dass "wir in grundsätzlichen Fragen eine Übereinstimmung haben".

       

"Wir leben in einer besonderen Zeit“, unterstrich Kanzlerin Merkel in ihrem Statement nach dem Treffen. Deshalb habe man sich bei diesem Regionaltreffen mit den Ministerpräsidenten der ostdeutschen Länder darüber ausgetauscht: Was ist erreicht worden? Wie ist der Stand bei der Bewältigung der Corona-Pandemie?

 

Zwischen der Bundesregierung und den Ministerpräsidenten aller Bundesländer bestehe weiter die Einigkeit, dass auch bei sinkenden Infektionszahlen die bisher geltenden Schutzmaßnahmen bestehen bleiben, so Merkel. Sie nannte den Mindestabstand von 1,50 Meter, den Mund-Nasen-Schutz und den Notfallmechanismus bei einem Anstieg des Infektionsgeschehens.

 

"Natürlich bleiben all die Mechanismen bestehen“, betonte die Kanzlerin. Klar sei auch, dass man sich gegenseitig helfe, sollte das Infektionsgeschehen wieder zunehmen. Merkel nannte beispielhaft die mögliche Unterstützung eines Gesundheitsamts durch die Bundeswehr oder auch den länderübergreifenden

"herausragenden Überblick über die Intensivbetten in Deutschland". Das alles habe man sich gemeinsam erarbeitet, das "bleibt bestehen und kann jeder Zeit auch wieder abgerufen werden."

 

Pandemie eindämmen und gesellschaftliches Leben ermöglichen

Auch wenn jetzt die Zuständigkeiten für den Infektionsschutz wieder bei den Ländern liege, werde der Bund ganz genau die Situation verfolgen, so Merkel. "Weil wir ein gemeinsames Interesse haben, nämlich die Pandemie einzudämmen und möglichst viel gesellschaftliches und wirtschaftliches Leben, vor allem auch

kulturelles und Bildungsleben, wieder stattfinden zu lassen."

 

Beim nächsten regulären Gespräch der Bundesregierung mit den Regierungschefs aller Länder am 17. Juni werde man über Teststrategien und die Erfahrungen mit den Kita- und Schulöffnungen reden. "Und wir werden darüber sprechen, wie es weiter nach der Öffnung der Schengen-Grenzen geht", kündigte die Kanzlerin an.

 

Merkel machte gleichzeitig erneut deutlich: "Wir leben immer noch am Anfang der Pandemie. Wir haben keinen Impfstoff. Wir haben bis jetzt kein Medikament." Dem Verhalten der Bürgerinnen und Bürger sei es zu verdanken, dass eine bessere Kontrolle des Infektionsgeschehens erreicht werden konnte. Aktuelle lokale Ereignisse zeigten jedoch, wie schnell sich das Virus auch wieder ausbreiten könne, daher "müssen wir sehr sorgsam und sehr achtsam sein", so die Kanzlerin.

 

30 Jahre Deutsche Einheit

Bei ihrem Treffen unterzeichneten die Kanzlerin und die ostdeutschen Ministerpräsidenten auch eine Gemeinsame Erklärung zu 30 Jahren wiedervereintes Deutschland. Diese unterstütze sie "aus vollem Herzen",

sagte Merkel. "Wir können heute froh sein über das, was wir erreicht haben."

 

Aber es gebe immer noch Besonderheiten in den neuen Ländern. Deshalb habe man zum Thema Wirtschaftsförderung über Förderprogramme gesprochen, die es nach der Corona-Pandemie brauche, um Zukunftstechnologien wie Künstliche Intelligenz oder regenerative Energien zu fördern. Merkel: "All das sind Dinge, bei denen gerade die neuen Länder ein hohes Interesse und auch eine hohe Notwendigkeit dafür haben, zukunftsfähige Wirtschaftsstrukturen aufzubauen". Dies umso mehr, als das ein Teil des nötigen Strukturwandels mit Blick auf

den Klimaschutz wieder in den denen Ländern stattfinde - wie etwa der Ausstieg aus dem Braunkohleabbau zeige.

 

Merkel lobte die konzentrierten Beratungen - auch mit Blick auf das Konjunkturprogramm, das jetzt aufgelegt werde.

Die Ministerpräsidenten der ostdeutschen Ländertreffen sich in der Regel zweimal im Jahr. In der Konferenz werden Themen beraten, die speziell die neuen Bundesländer betreffen, und gemeinsame Positionen der Länder abgestimmt. Einmal im Jahr nimmt auch die Bundeskanzlerin an den Treffen teil. Das jetzige 47. Treffen fand wegen der Corona-Pandemie im Videoformat statt. Pib 27

 

 

 

 

Auf dem Weg zur Deutschen Einheit

 

Merkel und Macron schlagen 500-Milliarden-Euro Fonds für Wiederaufbau vor

Bundeskanzlerin Angela Merkel und der französische Präsident Emmanuel Macron haben am Nachmittag (18. Mai) einen 500-Milliarden-Euro schweren Fonds für den europäischen Wiederaufbau vorgeschlagen. Die Initiative zielt darauf ab, Europa „vereint und solidarisch“ aus der Krise herauszuführen und die EU auf künftige Herausforderungen vorzubereiten. Von: Christina Goßner and Sarah Lawton

 

Deutschland und Frankreich planen ein massives Wiederaufbauprogramm, um die von COVID-19 verursachten Herausforderungen zu bewältigen. Ein Großteil der Mittel soll „die am stärksten betroffenen Sektoren und Regionen unterstützen“, wie Merkel in einer Pressekonferenz nach einem virtuellen Treffen mit ihrem französischen Amtskollegen klarstellte. Die Mittel würden als Zuschüsse und nicht als Kredite gewährt, betonte die Kanzlerin.

“Wegen der Außergewöhnlichkeit der Krise wählen wir einen außergewöhnlichen Weg”, sagte Merkel. Der deutsch-französische Vorstoß sei ein “Beitrag zur Bewältigung der Pandemie und Zukunft der Europäischen Union”.

Der Vorschlag erreicht Brüssel mitten in einer angespannten Debatte über die Ausgestaltung des europäischen Wiederaufbauprogramms, das die Europäische Kommission voraussichtlich noch in diesem Monat vorstellen wird. Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen begrüßte den Vorstoß. Die Initiative ginge „in die Richtung der Vorschläge, an denen die Kommission arbeitet“, sagte sie am Montag (18. Mai) in Brüssel.  

Die Präsidentin der Europäischen Kommission, Ursula Von der Leyen, hat am Mittwoch, den 13. Mai, im Europäischen Parlament Einblicke in ihren geplanten Corona-Wiederaufbauplan gegeben. Den Umfang des aktualisierten EU-Haushaltsvorschlags, der den Plan untermauern wird, hat sie jedoch nicht enthüllt.

Vier-Säulen-Modell für den Wiederaufbau

Für den Wiederaufbau schlagen Merkel und Macron ein Vier-Säulen-Modell vor. Dieses beinhaltet neben dem Recovery Fund auch eine Stärkung des Gesundheitssektors. Dazu gehören Pläne zur Stärkung der Kompetenzen der EU im Gesundheitsbereich, einschließlich des Ausbaus eines gemeinsamen Vorrats an medizinischer Ausrüstung und medizinischem Material und der Koordinierung der Beschaffung von Impfstoffen und Behandlungen. 

Eine dritte Säule zielt darauf ab, die „Modernisierung der europäischen Wirtschaft und ihrer Geschäftsmodelle“ anzutreiben, wobei insbesondere Umwelt- und digitale Ziele im Vordergrund stehen. Macron betonte, dass hierbei Konditionalitäten in den Bereichen Klima, Biodiversität und Umwelt geschaffen werden müssten.  Dazu gehören die Erhöhung der EU-Ziele für die Reduzierung der Emissionen im Jahr 2030 mit dem Ziel der Klimaneutralität bis 2050 und die Umsetzung der Klimabedingungen für staatliche Beihilfen. Der Plan fordert auch die Beschleunigung der 5G-Einführung.

Auch eine Stärkung der europäischen Souveränität sieht das Modell vor. So soll die europäische Abhängigkeit von außen gesenkt und europäische Unternehmen besser geschützt werden, indem Lieferketten diversifiziert und „eine ehrgeizige und ausgewogene Freihandelsagenda mit der WTO als Kernstück“ gefördert werden.

Es gehe nicht um Abschottung, aber Europa solle “weniger naiv sein…die strategischen Industriezweige besser begleiten…[und] eine gemeinsame Strategie für wirtschaftliche und industrielle Autonomie verfolgen”, so der französische Präsident.

Die letzte Säule forderte auch die rasche Rückkehr zu einem voll funktionierenden Schengen-Raum und Binnenmarkt sowie Pläne zur weiteren Integration in Bereichen wie Digitalisierung, Energie und Kapitalmärkte.

Die Corona-Krise bedeutet für den deutschen Haushalt nicht nur mehr Ausgaben, sondern auch weniger Einnahmen. Doch Finanzminister Scholz denkt nicht an Einsparungen, im Gegenteil: Im Juni soll ein Konjunkturprogramm die Wirtschaft wieder ankurbeln.

Einigkeit über Finanzierung

Um den Plan zu finanzieren, sprechen sich die beiden Regierungschefs für eine Ausweitung des EU-Haushaltsrahmens und die „Förderung eines vorab geladenen MFR in den ersten Jahren“ aus. Auch soll die Europäische Kommission die Befugnis erhalten, an den internationalen Finanzmärkten im Namen der EU-27 Darlehen aufzunehmen. Diese sollen künftig nach einem Verteilungsschlüssel zurückgezahlt werden.

Merkel brachte erneut ihre Unterstützung für die Finanzierung des Wiederaufbaus mit europäischen Haushaltsmitteln zum Ausdruck. „Wir brauchen wahrhaftig europäische Anstrengungen, und deshalb ist der europäische Haushalt die richtige Antwort“, sagte sie.

Eine „schnelle Übereinkunft“ hinsichtlich des MFR als auch des Wiederaufbaufonds bezeichnen die Regierungschefs als „notwendig, um die großen Herausforderungen der EU anzugehen“.

Dennoch könnte es sich als schwierig erweisen, einen Konsens zu erzielen. Der Plan erfordert die einstimmige Zustimmung aller 27 Mitgliedstaaten. Eine Erweiterung des EU-Haushaltes muss außerdem von den nationalen Parlamenten genehmigt werden.

Merkel und Macron zeigen sich zuversichtlich, eine Einigung erzielen zu können. Auf eine Presseanfrage hin erklärte Merkel: „Wenn Deutschland und Frankreich Impulse geben, wird dies die Meinungsbildung in Europa unterstützen“.  EA 18

 

 

 

 

Heiße Luft

 

Europas Milliarden-Pakete sind nicht annähernd genug, um die Finanzkrise zu bewältigen – davon profitieren europakritische Parteien. Von Peter Bofinger

Im Weltwirtschaftsausblick des Internationalen Währungsfonds (IWF) werden erstmals systematisch die wirtschaftlichen Folgen der Coronavirus-Pandemie eingeschätzt: Demnach hat die Seuche den schlimmsten wirtschaftlichen Rückgang seit der Großen Depression ausgelöst.

In Europa sind vor allem die südlichen Länder betroffen: Unter den Industriestaaten, die 2020 den härtesten Rückschlag erleiden, befinden sich Griechenland (mit -10,0 Prozent), Italien (-9,1), Portugal (-8,0) und Spanien (-8,0). Durchschnittlich erwartet der IWF für diese Gruppe einen Rückgang von 6,1 Prozent. Südeuropa leidet aber nicht nur besonders stark unter dem Virus, sondern auch an der Abhängigkeit vom Tourismus, der in diesem Jahr weitgehend ausbleiben könnte.

Dieser Rückgang führt gemeinsam mit den hohen Haushaltsdefiziten, die von „automatischen Stabilisatoren“ und staatlichen Unterstützungsprogrammen verursacht werden, zu einer massiven Erhöhung der Schuldenquoten. Besonders stark ist dies in den bereits angesprochenen Ländern ausgeprägt: Dieses Jahr wird das Verhältnis der Schulden zum Bruttoinlandsprodukt in Griechenland wahrscheinlich über 200 Prozent liegen, in Italien über 150 Prozent und in Spanien, Belgien, Frankreich und Portugal deutlich über 100 Prozent.

Der hohe Verschuldungsgrad scheint bereits jetzt die Haushaltspolitik zu bremsen: Laut der Berechnungen des IWF ist die haushaltspolitische Lockerung – in Form zusätzlicher öffentlicher Ausgaben und Steuererleichterungen – in Frankreich, Italien und Spanien viel weniger stark ausgeprägt als in Deutschland und großen Ländern außerhalb der Eurozone.

Daher besteht die Gefahr, dass die Maßnahmen zur Stabilisierung des Haushalts in den besonders betroffenen Ländern nicht hoch genug ausfallen. Gleichzeitig drängen diese Länder andere mit stärkerem Haushalt wie Deutschland dazu, ihre Hilfsmaßnahmen einzuschränken, da sie sonst wettbewerbspolitische Nachteile für ihre Unternehmen befürchten. Dies könnte bewirken, dass auch die stärkeren Länder weniger stabilisieren als nötig.

Und da die südeuropäischen Länder noch höhere Schuldenquoten aufweisen, besteht die Gefahr, dass auf den Märkten wieder das Thema der Staatsschuldenkrisen in den Vordergrund tritt – was eine weitere Eurokrise auslösen könnte.

Wie haben die Mitgliedstaaten bis jetzt auf diese epochale Krise reagiert, die die Europäische Union und die Eurozone massiv in ihrer Existenz bedroht? Auf den ersten Blick erscheint es beeindruckend, dass sie zu diesem Zweck in kurzer Zeit eine Summe von 540 Milliarden Euro mobilisieren konnten. Schaut man aber genauer hin, kann man erkennen, dass dies nur heiße Luft ist.

240 Milliarden Euro werden durch den Europäischen Stabilitätsmechanismus (ESM) bereitgestellt. Im Gegensatz zu früheren Zeiten können diese Mittel ohne wirtschaftliche Bedingungen abgerufen werden. Da der Finanzierungsrahmen des ESM allerdings unverändert bleibt, sind dies keine zusätzlichen Mittel – also verringert jeder Euro, der für Covid-19-Maßnahmen verwendet wird, den Geldbestand im ESM, der gegen eine Eurokrise eingesetzt werden kann.

Weitere 200 Milliarden Euro sollen von der Europäischen Investitionsbank (EIB) in Form von Unternehmenskrediten zur Verfügung stehen. Dazu statten die Länder die EIB mit einem paneuropäischen Garantiefonds in Höhe von 25 Milliarden Euro aus – und nehmen dabei sehr optimistisch an, dass dieses Geld achtfach gehebelt werden kann.

Weiterhin wurde das neue Instrument SURE geschaffen (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency). Dies ermöglicht eine Finanzhilfe von bis zu 100 Milliarden Euro, die die EU in Form von Krediten an betroffene Mitgliedstaaten auszahlen kann.

Insgesamt umfassen die zusätzlichen öffentlichen Mittel lediglich 125 Milliarden Euro, was einem Prozent des BIP der Eurozone entspricht. Darüber hinaus stehen diese Gelder nur als Kredite zur Verfügung, was das Problem der steigenden Schulden in Südeuropa nicht löst. Beschränkt sich die europäische Solidarität in einer epochalen Krise darauf, dass nur eine derart kleine Summe bereitgestellt wird, und diese noch nicht einmal als Transferleistungen, überrascht es nicht, dass die europakritischen Parteien immer mehr politischen Einfluss gewinnen.

Was wäre also die optimale Lösung? Von den zusätzlichen Schulden muss so viel wie möglich auf die europäische Ebene übertragen werden. Ein neuer Fonds sollte den Gegenwert von 10-15 Prozent des EU-BIP (1,4-2,1 Billionen Euro) in Form von Anleihen aufbringen. Diese Mittel würden dann in Form von Transferleistungen an die Mitgliedsländer ausgezahlt, damit die Staatsschulden nicht davon betroffen sind.

Es wäre denkbar, diese Mittel allen Staaten entsprechend ihrem BIP-Anteil zuzuweisen, da so direkte Transferzahlungen zwischen den Mitgliedsländern verhindert würden. Oder es könnte eine Kombination geben, durch die ein Teil der Mittel dementsprechend zugeordnet wird, wie stark die einzelnen Länder von der Coronavirus-Krise betroffen sind.

Als rechtliche Grundlage dafür könnte nicht nur der SURE-Mechanismus dienen, sondern auch Artikel 122 des Vertrags über die Funktionsweise der Europäischen Union. Die Mittel könnten durch Anleihen mit unbegrenzter Laufzeit finanziert werden. Deren Zinsen müssten vom EU-Haushalt bezahlt werden.

Könnten solche Anleihen momentan zu zwei Prozent Zinsen auf dem Markt platziert werden, läge die jährliche Belastung bei 0,2 bis 0,3 Prozent des BIP. Diesen Betrag müssten die Mitgliedsländer über höhere EU-Beiträge finanzieren.

Bis jetzt lehnen die Finanzminister der Eurozone „Corona-Bonds“ ab. Aber sie halten einen Erholungsfonds für möglich. Würde dieser den hier vorgestellten Prinzipien entsprechen, wäre dies ein großer Schritt nach vorn. Sind die „sparsamen Vier“ – Österreich, Dänemark, Schweden und die Niederlande – allerdings nicht bereit, ihre Position zu ändern, kann für Europa nichts Gutes erwartet werden.

Lösungen wie die Umstrukturierung der Staatsschulden in den südeuropäischen Ländern wären ein sicherer Weg in die Katastrophe. So würden die Ersparnisse großer Teile der Bevölkerung vernichtet. Und ein Schuldenabbau über eine Reichensteuer könnte nur dann einen effektiven Beitrag leisten, wenn dies nicht nur die Superreichen betrifft, sondern auch die obere Mittelklasse. Wird aber deren Wohlstand verringert, könnte dies Kreditsicherheiten und damit Investitionspotenzial zerstören, das für die Zeit nach der Krise dringend benötigt wird.

Der Druck auf die Südeuropäer könnte dadurch etwas erleichtert werden, indem die im Maastricht-Abkommen festgelegte – inzwischen völlig bedeutungslose – Schuldengrenze von 60 Prozent des BIP endlich abgeschafft wird. Dieser Grenze fehlt jegliche wissenschaftliche Grundlage, und wäre die Wirtschaftspolitik evidenzorientiert, wäre sie schon längst aufgegeben worden. Betrachten wir das Schuldenniveau der großen Volkswirtschaften, wird klar, dass selbst viel höhere Schuldenquoten unproblematisch sind – diejenige von Japan beträgt mehr als das Vierfache der Maastricht-Obergrenze.

Am Ende wird es wohl darauf hinauslaufen, dass die Finanzminister sich auf die EZB als Rettung verlassen, wie es bereits während der Eurokrise der Fall war. Mit ihrem Pandemie-Notkaufprogramm (Pandemic Emergency Purchase Programme, PEPP), das insgesamt 750 Milliarden Euro umfasst, hat die EZB ein starkes Signal gesetzt. Ihre Präsidentin Christine Lagarde bekräftigte dies am 30. April: „Diese Käufe werden im Laufe der Zeit auf flexible Weise über alle Anlageklassen und Gerichtsbarkeiten hinweg weitergehen.“

Trotzdem ist es gefährlich, wenn Regierungen ihre Verantwortung auf diese Weise abgeben. Kritiker der EZB könnten zu Recht die demokratische Legitimität solcher umfassenden Hilfsprogramme in Frage stellen und ihre verfassungsrechtliche Überprüfung verlangen.

Daher ist es wichtig, dass die sparsamen Vier ihren Widerstand gegen eine gemeinsame Finanzierungseinrichtung auf EU-Ebene aufgeben. Nur so kann das Europäische Projekt überleben, und nur so kann Europa auf diese furchtbare Krise so effektiv reagieren wie die Vereinigten Staaten. Denn, wie der US-Ökonom Paul Krugman Franklin Roosevelt zitiert: „Die einzige haushaltspolitische Sache, die man fürchten muss, ist die Angst vor Defiziten selbst.“

Hinweis: Dieser Artikel erschien vor der Ankündigung eines europäischen Recovery-Funds in Höhe von 500 Milliarden Euro.

Aus dem Englischen von Harald Eckhoff. SE/IPG 19

 

 

 

 

Deutsch-französische Initiative zur wirtschaftlichen Erholung Europas nach der Coronakrise

       

Die gegenwärtige Krise ist mit keiner Krise zuvor in der Geschichte der Europäischen Union vergleichbar. Kein Mensch, kein Arbeitsplatz und kein Unternehmen bleibt von diesem globalen Schock verschont. Während

unsere Gesellschaften und Volkswirtschaften langsam ihren Weg aus den strengen Einschränkungen der letzten Zeit finden, sind wir weiterhin mit außerordentlichen Unsicherheiten konfrontiert. Unser Ziel indes ist klar:

Europa wird diese Krise geeint bewältigen und wir werden gestärkt aus ihr hervorgehen. Es ist das erklärte Ziel unserer gemeinsamen Anstrengungen, eine nachhaltige wirtschaftliche Erholung für die Europäische Union zu erreichen. Wir, Deutschland und Frankreich, bekennen uns ohne Wenn und Aber zu unserer Verantwortung für die EU und wir werden gemeinsam helfen, den Weg aus der Krise zu ebnen.

 

Dazu müssen wir, mehr denn je, die Stärke nutzen, die aus unserem gemeinsamen Handeln als Europäerinnen und Europäer erwächst, und wir müssen unsere gemeinsamen Kräfte in einer Weise nutzen, wie wir es noch nie getan haben.

 

Wir werden zusätzlich tiefgreifende Überlegungen darüber anstellen müssen, welche Lehren wir aus dieser Krise ziehen. Die Konferenz zur Zukunft Europas bietet Gelegenheit, eine groß angelegte demokratische Debatte zu eröffnen, über das Europäische Projekt, seine Reformen und seine Prioritäten.

 

Deutschland und Frankreich schlagen dazu folgende Maßnahmen vor:

 

1. Strategische Souveränität im Gesundheitssektor - Erarbeitung einer EU-„Gesundheitsstrategie“

Unsere Antwort auf die gegenwärtige Krise wie auch auf künftige Gesundheitskrisen sollte auf einer neuen europäischen Herangehensweise im Sinne strategischer Souveränität im Gesundheitssektor beruhen: Wir streben

eine strategisch positionierte europäische Gesundheitsindustrie an, die unter uneingeschränkter Achtung der Verantwortung der Mitgliedstaaten für ihre eigenen Gesundheits- und Sozialsysteme die europäische Dimension des Gesundheitswesens auf eine neue Stufe hebt und Abhängigkeiten der EU reduziert. Daher werden wir:

 

 * Die europäischen Forschungs- und Entwicklungskapazitäten im Bereich Impfstoffe und Behandlungsmethoden, ebenso wie die Koordinierung und Finanzierung auf internationaler Ebene (ACT-Accelerator Initiative), mit dem

kurzfristigen Ziel erhöhen, einen Impfstoff gegen das Coronavirus in der Europäischen Union zu entwickeln und herzustellen, der global zugänglich sein muss;

 * gemeinsame strategische Lagerbestände von Arzneimitteln und Medizinprodukten (Schutzausrüstung, Testkits etc.) aufbauen und Produktionskapazitäten für diese in der Europäischen Union stärken;

 * die europäischen Beschaffungspolitiken für zukünftige Impfstoffe und Behandlungsmethoden (z. B. die Produktion und Bevorratung zukünftiger potentieller Impfstoffe) koordinieren, um mit einer Stimme mit der

Arzneimittelindustrie zu verhandeln und den europaweiten und globalen Zugang hierzu besser zu sichern;

 * eine EU-„Gesundheits-Taskforce“ innerhalb des Europäischen Zentrums für die Prävention und die Kontrolle von Krankheiten (ECDC) schaffen, das beauftragt werden soll, gemeinsam mit den nationalen

Gesundheitsinstitutionen Präventions- und Reaktionspläne gegen künftige Epidemien zu entwickeln;

 * einheitliche Europäische Standards für die Interoperabilität von Gesundheitsdaten schaffen (z.B. eine harmonisierte Methodologie für vergleichbare Statistiken bei Epidemien).

 

2. Einrichtung eines ehrgeizigen Fonds zur wirtschaftlichen Erholung auf EU-Ebene für Solidarität und Wachstum

Um eine nachhaltige wirtschaftliche Erholung zu fördern, die das Wachstum in der EU erneuert und stärkt, unterstützen Deutschland und Frankreich einen ehrgeizigen, zeitlich begrenzten und zielgerichteten Fonds zur

wirtschaftlichen Erholung im Rahmen des nächsten Mehrjährigen Finanzrahmens (MFR), der diesen in den ersten Jahren seiner Laufzeit verstärkt. Angesichts der außergewöhnlichen Herausforderungen, die die COVID-19-Pandemie für Volkswirtschaften in der gesamten EU mit sich bringt, schlagen Frankreich und

Deutschland vor, der Europäischen Kommission zu gestatten, eine solche Unterstützung der wirtschaftlichen Erholung mittels Aufnahme von Mitteln an den Märkten im Namen der EU zu finanzieren, und zwar unter der

Voraussetzung einer rechtlichen Grundlage, die den EU-Vertrag und Haushaltsrahmen ebenso uneingeschränkt achtet wie die Rechte der nationalen Parlamente.

 

 * Der Fonds zur wirtschaftlichen Erholung im Umfang von 500 Mrd. Euro wird EU-Haushaltsausgaben für die am stärksten betroffenen Sektoren und Regionen auf der Grundlage von EU-Haushaltsprogrammen und im Einklang mit

europäischen Prioritäten bereitstellen. Er wird Resilienz, Konvergenz und Wettbewerbsfähigkeit der europäischen Wirtschaften steigern, Investitionen insbesondere in den digitalen und ökologischen Wandel erhöhen sowie Forschung und Innovationen stärken.

 * Die Mittel des Fonds zur wirtschaftlichen Erholung werden gezielt eingesetzt, um den Herausforderungen der Pandemie und ihren Nachwirkungen zu begegnen. Er wird eine ergänzende Ausnahmebestimmung sein, verankert im Eigenmittelbeschluss, mit klar festgelegtem Umfang und Befristung und geknüpft an einen verbindlichen Rückzahlungsplan über den gegenwärtigen Mehrjährigen Finanzrahmen hinaus, über den EU-Haushalt.

 * Um die wichtigsten Herausforderungen der EU zu bewältigen, ist eine zügige Einigung auf den MFR und den Fonds als Gesamtpaket notwendig. Die Verhandlungen werden auf den bis Februar erreichten Fortschritten aufbauen. Wir streben an, die Haushaltsmittel im Kontext der Coronavirus-Krise so bald wie möglich einsatzfähig zu machen.

 * Diese Unterstützung der wirtschaftlichen Erholung ergänzt einzelstaatliche Anstrengungen sowie das Paket, auf das sich die Eurogruppe verständigt hat, und wird auf ein klares Bekenntnis der Mitgliedstaaten zu solider Wirtschaftspolitik und einer ambitionierten Reformagenda gestützt.

 * Die Verbesserung des Rahmens für faire Besteuerung in der EU bleibt eine Priorität, insbesondere eine wirksame Mindestbesteuerung und eine gerechte Besteuerung der Digitalwirtschaft in der EU, idealerweise auf den erfolgreichen Abschluss der Arbeit der OECD gestützt, sowie die Einführung einer gemeinsamen Körperschaftssteuer-Bemessungsgrundlage.

 

3. Beschleunigung des Green Deal und der Digitalisierung

Jetzt ist der Moment, um die Modernisierung der europäischen Volkswirtschaften und ihrer Geschäftsmodelle voranzutreiben. In diesem Sinne bekräftigen wir den Europäischen Green Deal als die neue EU-Wachstumsstrategie und als Blaupause für eine prosperierende und widerstandsfähige Wirtschaft auf dem Weg

zur Klimaneutralität bis 2050. Gleichzeitig müssen wir die Digitalisierung beschleunigen mit dem Ziel, die in der Krise entstandenen neuen Dynamiken in einen nachhaltigen digitalen Fortschritt und digitale Souveränität zu überführen. Zu diesem Zweck werden wir:

 

 * das EU-Emissionsreduktionsziel für 2030 - zeitgleich mit einem Paket wirksamer Maßnahmen zur Verhinderung von Carbon Leakage - erhöhen,; der angekündigte Vorschlag der Kommission zu einem CO2

-Grenzausgleichsmechanismus muss ergänzend zu den bestehenden Instrumenten sein und im Einklang mit WTO-Recht stehen. Beihilferegeln sollen im Lichte einer ambitionierten Klimapolitik und von Carbon Leakage überprüft werden;

 * die Einführung einer CO2-Mindestbepreisung im Rahmen des europäischen Emissionshandelssystems (EU ETS) unterstützen und an der künftigen Einführung eines sektorenübergreifenden EU ETS arbeiten.

 * für jeden Sektor einen Fahrplan für die ökologische Erholung erarbeiten, der, soweit angemessen, auch Klima- und Umweltziele und/oder -bedingungen vorsieht;

 * die Digitalisierung beschleunigen, unter anderem durch den 5G-Roll-out, Maßnahmen für sichere und vertrauenswürdige Infrastrukturen und Cybersicherheitstechnologien, digitales Identitätsmanagement, förderliche Rahmenbedingungen für Künstliche Intelligenz und eine faire EU-Regulierung für Digitale Plattformen.

 

4. Stärkung der wirtschaftlichen und industriellen Widerstandsfähigkeit und Souveränität der EU und neue Impulse für den Binnenmarkt

Die starke Integration innerhalb des Binnenmarkts ist ein Garant unseres Wohlstands. Der Neustart der europäischen Wirtschaft und ihre Anpassung an die Herausforderungen der Zukunft erfordern eine widerstandsfähige und souveräne Wirtschaft und industrielle Basis ebenso wie einen starken Binnenmarkt.

Offene Märkte sowie freier und fairer Handel sind entscheidende Elemente der Lösung. Daher wollen wir:

 

 * die Diversifizierung von Lieferketten unterstützen durch Förderung einer ehrgeizigen und ausgewogenen Freihandelsagenda mit der WTO in ihrem Zentrum und einschließlich neuer Initiativen unter anderem zur

Verbesserung des Handels mit Gesundheitsprodukten, unsere Anti-Subventionsmechanismen weiterentwickeln, wirksame Gegenseitigkeit bei Beschaffungen mit Drittstaaten gewährleisten sowie die Überprüfung von

Investitionen auf EU- und einzelstaatlicher Ebene gegenüber außereuropäischen Investoren in strategischen Bereichen (darunter Gesundheit - Medikamente, Biotechnologie etc.) stärken und zugleich Investitionen

ermutigen, die in der EU (wieder-) angesiedelt sind.

 * die industriepolitische Strategie der Kommission an die wirtschaftliche Erholung anpassen und insbesondere die europäischen Wettbewerbspolitik modernisieren durch beschleunigte Anpassung der Regeln für staatliche Beihilfen und Wettbewerb und beschleunigte Umsetzung wichtiger Projekte in gemeinsamem Europäischen Interesse (IPCEIs);

 * die zügige Rückkehr zu einem uneingeschränkt funktionierenden Binnenmarkt sicherstellen und diesen weiter vertiefen mittels eines neuen Fahrplans zur Schaffung eines umfassend integrierten Marktes in Schlüsselbereichen (insbes. Digitales, Energie, Kapitalmärkte) mit klaren Meilensteinen und einer

beschleunigten legislativen Agenda.

 * die uneingeschränkte Funktionsweise des Schengenraums sichern durch Verbesserung der Koordinationspflichten zwischen den Mitgliedstaaten in Krisenzeiten und durch Stärkung der gemeinsamen Außengrenzen;

 * soziale Konvergenz stärken und die Diskussion über einen EU-Rahmen für Mindestlohnregelungen, der an die Verhältnisse in den Mitgliedstaaten angepasst ist, vorantreiben. pib 18

 

 

 

BGH: VW muss Kunden Schadensersatz zahlen

 

Der Automobilkonzern Volkswagen muss den Klägern im Diesel-Abgasskandal grundsätzlich Schadensersatz zahlen. Kläger können nun eine Erstattung des Kaufpreises verlangen, müssen sich jedoch die Nutzung des Fahrzeugs anrechnen lassen. Von: Christina Goßner

 

Der Bundesgerichtshof (BGH) hat rund viereinhalb Jahre nach dem Öffentlichwerden des Diesel-Abgasskandals ein Grundsatzurteil gesprochen. Darin bestätigte er ein vorangehendes Urteil des Oberlandesgerichts (OLG) Koblenz, das im konkreten Fall dem Fahrzeughalter Herbert Gilbert Schadensersatz zugesprochen hatte. 

Das Verhalten von VW sei als „sittenwidrig zu qualifizieren“, da „einem anderen vorsätzlich Schaden zugefügt“ worden sei, sagte der Vorsitzender Richter Stephan Seiters am heutigen Montag (25. Mai).

Die Abschalteinrichtung sei aufgrund einer ”unternehmerischen, strategischen Entscheidung” in verschiedenen Fahrzeugmodellen eingebaut worden, so der Vorsitzende Richter weiter. Das Ziel VWs sei dabei die “Erhöhung des eigenen Gewinns” gewesen. Durch den Abschluss eines Kaufvertrages sei für den Kunden ein Schaden entstanden. 

Der oberste deutsche Gerichtshof stärkte außerdem die Annahme des OLG Koblenz, dass der Vorstand des Automobilkonzerns Kenntnisse von den illegalen Abschalteinrichtungen gehabt habe. Kläger können nun grundsätzlich eine Erstattung des Kaufpreises verlangen, müssen sich jedoch einen Nutzungsvorteil anrechnen lassen und VW das Fahrzeug zur Verfügung stellen. 

Nächste Woche behandelt der Bundesgerichtshof (BGH) erstmals einen Fall im Dieselabgasskandal. Das Urteil wird noch für den gleichen Tag erwartet. Es könnte Auswirkungen auf Verfahren in ganz Europa haben. 

Rechtsanwalt: “Dieselskandal geht jetzt erst richtig los”

Mit dem heutigen Urteil hat der oberste deutsche Gerichtshof erstmals Klarheit über die Rechtslage von Autobesitzern geschaffen und eine “Marschroute” für Gerichte in den unteren Instanzen vorgegeben, die sich mit rund 60.000 anhängigen Fällen befassen. 

Nach Angaben des Automobilkonzerns stellt das Urteil einen “Schlusspunkt in der rechtlichen Auseinandersetzung” dar. Mit einer Klagewelle infolge des Urteils sei nicht zu rechnen. “Hierzu gibt es aufgrund der hohen Annahmequote für die Vergleiche im Musterfeststellungsverfahren und der Verjährung von Ansprüchen keinen Anlass”, sagte ein Sprecher von VW.

Rechtsanwalt Claus Goldenstein, dessen Kanzlei Goldenstein & Partner für den Fall verantwortlich ist, teilt diese Einschätzung nicht. Stattdessen gehe der “Dieselskandal jetzt erst richtig los”. Das heutige Urteil habe gezeigt, “dass auch ein großer Konzern nicht über dem Gesetz steht”, so Goldenstein. “Heute haben wir Geschichte geschrieben”. 

Volkswagen hat bereits verkündet, anhängige Verfahren nun schnellstmöglich im “Einvernehmen mit den Klägern” beilegen zu wollen. Dafür wolle man “mit entsprechenden Vorschlägen in Form von Einmalzahlungen auf die Kläger zugehen”, so ein Sprecher von VW. Wie hoch diese sein werden, hänge vom Einzelfall ab. 

Die Generalanwältin des Europäischen Gerichtshofs (EuGH), Eleanor Sharpston, hat Abschalteinrichtungen in Dieselautos grundsätzlich als illegal eingestuft. Sollte der EuGH ihrem Urteil folgen, dürfte ein baldiges Ende des Abgasskandals erstmal nicht in Sicht sein.

EuGH-Urteil im Sommer erwartet

Auch der Europäische Gerichtshof (EuGH) wird in diesem Sommer ein Grundsatzurteil im Diesel-Abgasskandal sprechen. Bereits Ende April war die Generalstaatsanwältin Eleanor Sharpston in einem Gutachten zu dem Schluss gekommen, dass sämtliche Fahrzeugfunktionen als illegale Abschalteinrichtungen gelten, wenn diese im Realbetrieb zu einem höheren Abgasausstoß führen als auf dem Prüfstand. In den meisten Fällen orientiert sich der EuGH bei seiner Entscheidung an den Gutachten der Generalstaatsanwälte. 

“Eine maßgebliche Wirkung des heutigen Urteils wird sich daher vor allem in Kombination mit dem Urteil des Europäischen Gerichtshofs ergeben”, sagt Claus Goldenstein gegenüber EURACTIV Deutschland. Denn wenn die Richter des EuGH der Rechtsauffassung der Generalstaatsanwältin folgen, könnten allein in Deutschland Millionen Fahrzeug-Rückrufe drohen.

“Die Dimension des Skandals würde damit weit über VW hinausgehen”, so Goldenstein. “Wenn die Abschalteinrichtungen als unzulässig eingestuft werden, droht sämtlichen Fahrzeugen eine Stilllegung”, sagt der Anwalt. “Dann beginnt für alle Fabrika die Verjährung von vorne.”  EA 26

 

 

 

 

Gesetzliche Neuregelungen im Juni 2020

 

Mehr Kurzarbeitergeld, Prämie für Pflege und keine Mentholzigaretten mehr

Flexibilisierung des Elterngeldes, längere Freistellung für pflegende Angehörige, steigendes Kurzarbeitergeld – mit Maßnahmen wie diesen werden einige Folgen der Corona-Pandemie abgefedert. Um Infektionsketten schneller erkennen zu können, werden zudem Tests und Meldepflichten erweitert. Hier ein Überblick über das, was sich zum 1. Juni ändert.

   

Hilfe für Familien. Mehr Flexibilität beim Elterngeld

Um junge Familien auch während der Corona-Pandemie unterstützen zu können, werden die Regelungen für das Elterngeld zeitlich befristet angepasst. So können Elterngeldmonate, die derzeit nicht genommen werden, aufgeschoben werden. Zudem sollen coronabedingte Einbußen beim Gehalt keinen Einfluss auf die Höhe des Elterngeldes haben. Die Regelung tritt rückwirkend zum 1. März in Kraft.

 

Längere Freistellung für pflegende Angehörige möglich

Etwa 2,5 Millionen Berufstätige pflegen Angehörige zu Hause. Durch die Corona-Krise sind sie zusätzlich belastet. Damit sie Pflege und Beruf besser vereinbaren können, hat die Bundesregierung eine Akuthilfe beschlossen. Pflegezeit und Familienpflegezeit können flexibler gestaltet werden. Angehörige können mehr Tage bezahlt zu Hause bleiben.

 

Arbeit und Soziales. Sozialschutzpaket II

Höheres Kurzarbeitergeld, mehr Hinzuverdienstmöglichkeiten für Beschäftigte in Kurzarbeit und längere Bezugszeit von Arbeitslosengeld: Mit dem Sozialschutz-Paket II sichert die Bundesregierung betroffene Menschen während der Corona-Krise noch besser ab. Zudem werden bedürftige Schul- und Kita-Kinder bei

pandemiebedingten Schließungen der Schulen und Kitas mit Mittagessen versorgt.

 

Qualifizierung für die Arbeit von morgen

Mit dem Arbeit-von-Morgen-Gesetz werden für Beschäftigte und Arbeitgeber Förderinstrumente weiterentwickelt. Zum Beispiel erhalten Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer, die einen Berufsabschluss nachholen wollen, einen Anspruch auf Förderung einer beruflichen Nachqualifizierung. Darüber hinaus verlängert sich die Laufzeit des Kurzarbeitergeldes in der Corona-Krise befristet auf bis zu 24 Monate. Betriebsräte können zudem ihre Beschlüsse bis zum Ende des Jahres 2020 per Telefon- oder Videokonferenz fassen.

 

Beschlüsse von Personal- oder Betriebsrat auch per Videokonferenz möglich

Personalvertretungen erhalten die Möglichkeit, Beschlüsse vorerst auch via Video- und Telefonkonferenz zu fassen. Diese Regelung gilt für Betriebsräte bis zum 31. Dezember 2020, für Personalräte bis zum 31. März 2021. Bestehende Personalvertretungen sollen bis zum Abschluss der Wahlen geschäftsführend im Amt bleiben und nehmen in dieser Zeit die Interessen der Beschäftigten wahr. Der Bundespräsident hat die Gesetze am 25. Mai 2020 unterzeichnet und sie wurden am 28. Mai 2020 im Bundesgesetzblatt verkündet.

 

Erleichterungen für Wissenschaftspersonal in der Krise

Wissenschaftliches Personal an Universitäten, das befristet beschäftigt ist, braucht gerade in Krisenzeiten wie dieser Unterstützung. Die Bundesregierung hat deshalb ein Gesetz auf den Weg gebracht, um die Befristungen aufgrund der Coronavirus-Pandemie zu verlängern und somit den Wissenschaftlern eine

längerfristige Perspektive zu bieten. Auch für Studierende, die Leistungen aus dem Bundesausbildungsförderungsgesetz (BAföG) beziehen, gibt es Verbesserungen. Das „Wissenschafts- und Studierendenunterstützungsgesetz“ ist rückwirkend ab dem 1. März 2020 in Kraft getreten.

 

Gesundheitswesen. Infektionsketten schneller erkennen

Mehr Tests und erweiterte Meldepflichten, um Infektionsketten schneller zu erkennen und zu durchbrechen: Das sind zentrale Ziele des Zweiten Gesetzes zum Schutz der Bevölkerung bei einer epidemischen Lage von nationaler Tragweite. Darüber hinaus gibt es für Beschäftigte in der Altenpflege einmalig eine steuer- und abgabenfreie "Corona-Prämie". Der öffentliche Gesundheitsdienst wird gestärkt.

 

Gesundheitsschutz. EU-weites Verbot von Menthol-Zigaretten

Seit dem 20.Mai 2020 sind ausnahmslos alle Zigaretten mit charakteristischen Aromen (wie zum Beispiel Menthol) verboten. Sie überdecken den Tabakgeschmack und tragen so zur Förderung des Tabakkonsums bei. Damit

endet eine vierjährige Übergangsphase für Produkte mit einem höheren Marktanteil als drei Prozent. Die Regelung ist Teil derEU-Tabakrichtlinie, die 2016 in Kraft trat.

 

Wirtschaft. Übergangsregelungen im Wirtschaftsrecht

Ob Kontakt- oder Versammlungsbeschränkungen: Die Maßnahmen zur Eindämmung des Coronavirus wirken sich auch auf die Arbeit von Bundeskartellamt sowie Industrie- und Handelskammern aus. Abhilfe schaffen sollen nun vorübergehende Anpassungen im Wirtschaftsrecht.

 

Online-Beteiligung in Planungsverfahren möglich

Aufgrund der Corona-Kontaktbeschränkungen können Beteiligungsverfahren bei Planungs- und Bauvorhaben nicht wie gewohnt stattfinden. Daher sollen nun Erörterungen und Antragskonferenzen online stattfinden. Die verabschiedete Sonderregelung stellt sicher, dass Bauplanungs- und Umweltgenehmigungsverfahren rechtssicher

und ohne zeitlichen Aufschub durchgeführt werden können.

 

Fehlanreize bei Ausschreibungen für Windparks abgeschafft

Bislang galt Für Bürgerenergiegesellschaften eine vereinfachte Teilnahme an Ausschreibungen. Dieses Privileg hat jedoch zu Fehlanreizen geführt, wodurch nahezu ausschließlich Projekte von Bürgerenergiegesellschaften ohne immissionsschutzrechtliche Genehmigung einen Zuschlag erhalten haben. Mit einer Änderung des Erneuerbare-Energien-Gesetzes, die am 29. Mai 2020 in Kraft getreten ist, wurde dieses Privileg gestrichen.

 

Kultur- und Freizeitbranche. Gutscheine vor Erstattung

Konzerte, Lesungen und Sport-Events können in Folge der Corona-Pandemie vielfach noch immer nicht besucht werden. Gleiches gilt etwa für Schwimmbäder, Fitnessstudios sowie Musik- und Sprachkurse. Für alle Tickets und Nutzungsberechtigungen, die vor dem 8. März gekauft wurden, erhalten Kunden Gutscheine, die bis Ende 2021 befristet sind. Löst man seinen Gutschein bis Ende 2021 nicht ein, muss der Veranstalter oder Betreiber dessen Wert erstatten. Ist ein Gutschein aufgrund der persönlichen Situation nicht zumutbar, kann der Kunde

wie bisher eine Erstattung verlangen. Das Gesetz ist am 20. Mai 2020 in Kraft getreten.  pib 29

 

 

 

 

Ziel verfehlt. Asylverfahren dauern 6,1 Monate

 

Nicht länger als drei Monate sollen Asylverfahren dauern. Von dieser Zielvorgabe ist das Bamf noch lange entfernt. 2019 dauerte ein Asylverfahren im Durchschnitt mehr als doppelt so lange. Linke fordern Qualitätssteigerung und Verfahrensbeschleunigung.

Von der Antragsstellung bis zum Bescheid dauerte ein Asylverfahren im vergangenen Jahr durchschnittlich 6,1 Monate. 2018 dauerte ein Asylverfahren im Durchschnitt noch 7,5 Monate. Das teilt die Bundesregierung auf eine parlamentarische Anfrage der Linksfraktion mit. Von der Erfüllung der politischen Zielvorgabe, dass Asylverfahren nicht länger als drei Monate dauern sollen, ist das Bundesamt für Migration und Flüchtlinge (Bamf) damit noch weit entfernt.

Ulla Jelpke (Linke), kritisiert, der Verfahrensstau verlagere sich zunehmend vom Bamf auf die Gerichte. „So steigt die Verfahrensdauer inklusive Klageverfahren bis zu einer rechtskräftigen Entscheidung seit Jahren an“, so die Innenpolitikerin. Diese Dauer habe im vergangenen Jahr 21,3 Monate betragen, gegenüber 17,6 Monaten im Jahr davor 2018 und 13,2 Monaten im Jahr 2017.

Folge mangelhafter Bescheide

„Das ist auch eine Folge von Tausenden mangelhaften Bamf-Bescheiden“, erklärt Jelpke. Um die Gerichte wirksam zu entlasten, sollten Ablehnungen im Bamf zumindest bei Herkunftsländern mit hohen gerichtlichen Aufhebungsquoten intern noch einmal überprüft und gegebenenfalls korrigiert werden.

Zu einer echten Verfahrensbeschleunigung könnte laut Jelpke auch eine frühe, unabhängige Asylverfahrensberatung führen. Geflüchtete wären dann besser auf die Anhörung vorbereitet, die Qualität der Entscheidungen würde steigen und es gäbe weniger rechtswidrige Ablehnungen, gegen die in aufwändigen Gerichtsverfahren geklagt werden muss. „Qualitätsverbesserungen und Verfahrensbeschleunigungen sind keine Gegensätze, sondern gehen Hand in Hand“, so die Linke-Politikerin. (mig 26)

 

 

 

 

Ein Hoch auf den Welthandel

 

Zukünftig nur noch in der Heimat produzieren bietet Sicherheit? Nonsens. Globale Lieferketten sind im Falle einer Pandemie deutlich robuster. Von Pinelopi Koujianou Goldberg

 

Die Covid-19-Krise bestärkt die Verfechter des Protektionismus und der Deglobalisierung. Zu den bekannten Sorgen über verlorene Arbeitsplätze in der verarbeitenden Industrie und wachsende Ungleichheit oder auch den in einigen Kreisen bestehenden Wunsch, China mit höheren Zöllen zu „bestrafen“, ist nun ein Argument gegen globale Lieferketten hinzugekommen. Dieser Auffassung zufolge hat die weit verteilte Produktion die Volkswirtschaften weniger autark und damit weniger widerstandsfähig gemacht. Die Lösung besteht darin, bestehende Geschäftstätigkeiten in die Heimatländer zurückzuholen, in Zukunft weniger ins Ausland zu verlagern und die Abhängigkeit vom Handel allgemein zu verringern.

Das Argument der Widerstandsfähigkeit ist nicht neu. Sorgen um die „Ernährungssicherung“ werden regelmäßig zur Rechtfertigung protektionistischer Eingriffe in den Agrarsektor benutzt. Und vordergründig betrachtet scheint die – in den letzten Monaten häufig vorgebrachte – Behauptung berechtigt, dass Lebensmittelversorgungsketten sicherer seien, wenn sie national verortet sind. Bei näherer Betrachtung ist die Situation allerdings deutlich differenzierter, vor allem, wenn man eine halbwegs weit gefasste Auffassung von „Widerstandsfähigkeit“ hat.

Sicherlich würden Handelsskeptiker sagen, dass die Covid-19-Krise die Verwundbarkeit globaler Lieferketten gegenüber Exportbeschränkungen und externen Schocks offenbart hat. Viele Länder, darunter auch EU-Mitgliedstaaten, verhängten anfänglich Ausfuhrbeschränkungen für persönliche Schutzausrüstung (PSA) wie Gesichtsmasken, was möglicherweise dazu geführt hat, dass einige Importländer diese Artikel nicht beschaffen konnten, als sie sie am dringendsten benötigten.

Es ist nicht überraschend, dass Regierungen im Notfall ihre eigenen Bürger an die erste Stelle setzen. Sogar die Welthandelsorganisation, die normalerweise Ausfuhrbeschränkungen verbietet, lässt Ausnahmen für „unentbehrliche Produkte“ zu. Aber die jüngsten Exportbeschränkungen waren in den meisten Ländern nur von kurzer Dauer, und ihre negativen Auswirkungen wurden durch die Vorteile des Handels mit PSA anderswo aufgewogen. China, das die Krise früher als die meisten anderen Länder überwunden hat, nahm die Produktion rasch wieder auf und steigerte seine Exporte von PSA in alle Länder in Bedrängnis, wodurch es die weltweiten Engpässe in einem entscheidenden Moment linderte. Der New York Times zufolge stellt China gegenwärtig zwölfmal so viele Masken pro Tag her wie vor der Krise.

Ein zweites Argument stellt ein besonderes Merkmal des modernen Handels in den Mittelpunkt: die Hyperspezialisierung von Produktions- und Vertriebsketten, die sich über mehrere Länder erstrecken. Spezialisierung ermöglicht es globalen Lieferketten, Kosten zu minimieren und die Effizienz zu maximieren, doch sie kann zu Komplikationen führen, wenn die Produktion schnell hochgefahren werden muss.

Der jüngste Mangel an Beatmungsgeräten hat diesen Punkt deutlichgemacht. Die zur Behandlung von Covid-19-Patienten verwendete Standard-Beatmungstechnologie besteht aus 300 verschiedenen Teilen, deren Produktion sich über mehrere Länder erstreckt. Die Herstellung von mehr Beatmungsgeräten erfordert daher eine enge Koordination in einer Zeit, in der der erste Impuls vieler Länder darin besteht, um knappe Teile zu konkurrieren. Und selbst wenn alle Einzelteile beschafft werden können, erfordert die Produktion immer noch ein hohes Maß an technischem Know-how – eine Kompetenz, die viele Länder ins Ausland verlagert haben könnten.

Nichtsdestotrotz betrachten Befürworter der Globalisierung diese Herausforderungen als Beweis, dass globale Koordination und Zusammenarbeit wertvoller denn je sind. Sie würden argumentieren, dass die Verteilung mehrerer Bezugsquellen auf verschiedene Länder die Widerstandsfähigkeit verbessert. Anstatt „nur so stark wie ihr schwächstes Glied“ zu sein, ist eine globale Lieferkette sogar robuster, weil sie nicht funktionierende Glieder reparieren kann, indem sie eine Bezugsquelle in einem betroffenen Land durch eine alternative Bezugsquelle in einem anderen Land ersetzt.

Handelsskeptiker könnten das Gegenteil behaupten und einwenden, dass Koordinierungsprobleme gänzlich vermieden werden könnten, wenn die Lieferkette für Beatmungsgeräte, wie im Falle von Lebensmitteln, ins eigene Land zurückgeholt würde. Dabei hat es in US-Fleischverarbeitungsbetrieben in den letzten Wochen zahlreiche Infektionen mit Covid-19 gegeben, was eine der entscheidenden Nahrungsmittelversorgungsbranchen des Landes kräftig durcheinandergewirbelt hat. Das Einzige, was viele Betriebe jetzt noch am Laufen hält, ist eine Drohung der US-Bundesregierung, die sich auf ein Kriegswirtschaftsgesetz aus dem Jahr 1950 beruft, den Defense Production Act.

In Wirklichkeit sind inländische Lieferketten nur in höchst unwahrscheinlichen Szenarien robuster, in denen alle anderen Länder gleichzeitig von einem negativen Schock getroffen werden. Wenn man der Einzige ist, der nicht von einer globalen Krise betroffen ist, hilft es natürlich, wenn die Produktion im eigenen Land angesiedelt ist.

Im Falle einer Pandemie ist jedes Land betroffen, aber Ausbrüche neigen dazu, ihren Höhepunkt zu unterschiedlichen Zeiten zu erreichen. Wenn sich die Vereinigten Staaten in der schlimmsten Phase der Krise befinden, ist es anderen Ländern möglicherweise bereits gelungen ihre Epidemiekurven abzuflachen, die dann als Ausgangspunkt für Handel – und Widerstandsfähigkeit – dienen können.

Letztlich geht es bei der Frage, wie wir mit Risiken umgehen und Widerstandsfähigkeit aufbauen, nicht um „global“ versus „national“. Diversifizierung – geographisch oder auf anderem Wege – ist ein anerkanntes Prinzip des Risikomanagements. Durch den Betrieb mehrerer Anlagen an mehreren Standorten können Unternehmen das Risiko einer Unterbrechung des Systems minimieren, wenn ein Standort (etwa durch eine Naturkatastrophe) ausfällt. In ähnlicher Weise können Unternehmen die mit politischen Umwälzungen verbundenen Risiken mindern, indem sie ihre Aktivitäten auf mehrere Länder verteilen. Die globale Verteilung der Produktion maximiert nicht nur die Effizienz, sie ist auch gutes Risikomanagement.

Wenn es um die allgemeinere Frage geht, wie wir unsere Widerstandsfähigkeit verbessern sollten, haben Kritiker Recht damit, wenn sie die Besessenheit von kurzfristiger Effizienz und Profiten ablehnen. Diese Art Geschäfte zu machen hat eindeutig dazu geführt, dass Unternehmen und Lieferketten zu schlank sind, um mit einer großen Krise wie Covid-19 fertig zu werden. Ein gewisser Grad an Redundanz (oder kurzfristiger Ineffizienz) kann sich in Zukunft buchstäblich als lebensrettend erweisen.

Eine Entscheidung zugunsten von Redundanz – etwa eine bestimmte Anzahl von Krankenhausbetten, die als Reserve vorgehalten werden, oder der Betrieb einer zusätzlichen Maskenfabrik – hätte Engpässe in der gegenwärtigen Krise gemildert. In Zukunft sollten wir nach Möglichkeiten suchen, diese Art von zusätzlichen Kapazitäten einzubinden, indem wir in dynamischen statt in statischen Effizienzbegriffen denken. Die Covid-19-Krise hält wichtige Lehren bereit. Gute Argumente gegen Handel oder gegen globale Lieferketten hat sie nicht geliefert. PS/IPG 19

 

 

 

Flickenteppich. Bundesweit 60.000 Schüler im islamischen Religionsunterricht

 

Die Zahl der muslimischen Schüler, die am Islam-Unterricht an staatlichen Schulen teilnehmen, ist gestiegen. Dabei gleicht das Angebot in den Bundesländern einem Flickenteppich mit Probe-Modellen.

Bundesweit nehmen einer Umfrage zufolge knapp 60.000 Schüler am islamischen Religionsunterricht teil. Das seien rund 5.000 mehr als vor zwei Jahren, teilte die Plattform „Mediendienst Integration“ in Berlin unter Berufung auf die Kultusministerien der Länder mit. Der Unterricht werde an mehr als 900 Schulen angeboten, 35 mehr als im Schuljahr 2017/18. Danach bieten neun Bundesländer eine Form von islamischem Religionsunterricht an. In Hamburg und Bremen gebe es einen konfessionsübergreifenden Religionsunterricht. Die fünf ostdeutschen Bundesländer hätten kein Angebot für Muslime.

In Nordrhein-Westfalen nehmen laut Mediendienst bundesweit mit über 20.000 Schülern die meisten Kinder und Jugendlichen am islamischen Religionsunterricht teil. Rheinland-Pfalz und das Saarland erteilten islamischen Religionsunterricht in Modellprojekten. In Nordrhein-Westfalen und Baden-Württemberg gebe es befristete Übergangsmodelle. Muslimische Partner würden dabei auf unterschiedliche Weise einbezogen.

Flickenteppich

In Bayern und Schleswig-Holstein gebe es einen „islamkundlichen“ Unterricht in staatlicher Verantwortung, hieß es weiter. Die Religionsgemeinschaften seien daran nicht beteiligt. In Bayern werde er als Modellprojekt erprobt. Hamburg und Bremen biete einen konfessionsübergreifenden Religionsunterricht an. Als erstes Bundesland wolle Hamburg diesen künftig interreligiös – mit Beteiligung verschiedener Religionsgemeinschaften – ausrichten.

Siehe auch

In Hessen und Niedersachsen werde islamischer Religionsunterricht in Verantwortung von islamischen Verbänden erteilt. Die Lehrpläne werden dabei von den Religionsgemeinschaften und staatlichen Stellen gemeinsam entwickelt. In Berlin verantworte der islamische Landesverband „Islamische Föderation Berlin“ (IFB) den Religionsunterricht für Muslime. (epd/mig 29)

 

 

 

 

Interview mit Fritz Keller. „Wer eine rechte Partei wählt, ist im Fußball falsch“

 

Friedrich Walter „Fritz“ Keller, Präsident des Deutschen Fußball-Bundes (DFB), erklärt im Gespräch, warum rechtes Gedankengut keinen Platz im Fußball hat und wie der DFB Missbrauch verhindern will.

 

Zu den Kernthemen Ihrer Präsidentschaft gehört das klare Bekenntnis zu Vielfalt, Integration, Inklusion und Menschenrechten. Wie viel gesellschaftliche Verantwortung steckt im Fußball – regional und national?

Fritz Keller: Der Fußball erreicht Millionen Menschen in Deutschland, über alle vermeintlichen Grenzen hinweg. Er führt Menschen zusammen, die sich sonst nie begegnet wären. Und deshalb kann er Werte, die für unser Zusammenleben von Bedeutung sind, transportieren wie kein anderer Sport und kaum eine andere Institution in Deutschland. Im Kleinen, wenn Kinder im Team Fußball spielen und merken, dass es nur gemeinsam geht. Und im Großen, wenn die Vorbilder aus der Nationalmannschaft und der Bundesliga unsere Werte vorleben.

Die Presse- und Meinungsfreiheit ist ein hohes Gut in einer Demokratie. Was darf man rund um das Stadion sagen, rufen oder singen und wo verläuft Ihrer Meinung nach die Grenze zur Beleidigung oder Volksverhetzung?

Fritz Keller: In Deutschland ist das Sagbare klar durch Gesetze geregelt, die in solchen Fällen in aller Konsequenz angewandt werden sollten. Daneben ist jeder Einzelne von uns auf dem Rasen und auf der Tribüne gefordert, aufzustehen und gegen Beleidigungen oder Diskriminierungen seine Stimme zu erheben und einzuschreiten. Denn die Störer sind in der Minderheit und können nicht gegen die überwältigende Mehrheit ankommen. Das muss man sich nur von Zeit zu Zeit wieder vergegenwärtigen.

Der Rechtspopulismus wird zunehmend auch in der Mitte der Gesellschaft salonfähig. Rechte Parolen im Stadion sind die Folge. Wie möchte der DFB verhindern, dass der Fußball als politische Bühne missbraucht wird?

„Wer rechtes Gedankengut hat oder eine rechte Partei wählt, ist im Fußball falsch. Der Fußball steht für Verständigung und nicht für Ausgrenzung. Für Vielfalt, für Integration, für Akzeptanz und Toleranz. „

Fritz Keller: Gegen rechte Parolen schreiten wir mit aller Härte ein. Denn wer rechtes Gedankengut hat oder eine rechte Partei wählt, ist im Fußball falsch. Der Fußball steht für Verständigung und nicht für Ausgrenzung. Für Vielfalt, für Integration, für Akzeptanz und Toleranz. Diese Werte sind mit rechten Positionen nicht vereinbar. Gleichzeitig laden wir jeden ein mitzumachen und schlagen niemandem die Tür zu. Wer sich zu unseren Werten bekennt, den nehmen wir in unserer Gemeinschaft auf. Und die ist viel reizvoller als eine Ideologie, die Hass und Negativität verbreitet.

Sie haben zuletzt die WM-Vergabe an Katar kritisiert und betont, dass die Nationalspieler im Rahmen ihrer Möglichkeiten ihre Stimme gegen Menschenrechtsverletzungen und Rassismus erheben werden. Reicht das?

Fritz Keller: Auch der DFB hat selbstverständlich eine Stimme. Und auch die werden wir erheben. Wir werden Missstände klar benennen, wir werden uns mit Akteuren der Zivilgesellschaft austauschen. In einer zunehmend von Konflikten geprägten Welt sind wir der Ansicht, dass Verständigung, Austausch und Zusammenarbeit – insbesondere im und durch Sport – notwendig sind, um über politische, manchmal auch über moralische oder ethische Grenzen hinweg, Brücken bauen zu können und damit die Grundlagen für Verbesserung zu schaffen.

Mannschaftssport fördert nachweislich die Identitäts- und Wertebildung. Wie groß schätzen Sie in diesem Zusammenhang den Einfluss von Jugendfußball auf das Sozialverhalten von Kindern und Jugendlichen ein?

Fritz Keller: Diesen Einfluss kann man gar nicht hoch genug einschätzen. Beim Fußball, in der Gemeinschaft bekommen Kinder Werte vorgelebt und vermittelt, von denen sie ein Leben lang profitieren. Und deshalb ist es so wichtig, dass wir die Menschen, die den Kindern diese Werte wie Fair Play, Respekt, Freundschaft, oder den Umgang mit Niederlagen vermitteln, stärker wertschätzen. Denn was unsere Ehrenamtlichen in unseren rund 25.000 Vereinen in Deutschland leisten, wird allzu oft als selbstverständlich hingenommen. Das ist es aber keinesfalls. Es ist ein für die gesamte Gesellschaft unverzichtbares Engagement, für das wir allen ehrenamtlich Tätigen von Herzen danken müssen. Und wir müssen gemeinsam mit der Politik die Rahmenbedingungen für ehrenamtliches Engagement verbessern und die Anerkennung stärken. IGD/MiG 26

 

 

 

 

Bundeskanzlerin Merkel zum Tag des Grundgesetzes: Corona-Virus ist Zumutung für Demokratie

    

Zum Verfassungstag am 23. Mai geht Bundeskanzlerin Angela Merkel auf die Grundrechteeinschränkungen in der Corona-Pandemie ein: "Dieses Virus ist eine Zumutung für unsere Demokratie. Deshalb machen wir es uns natürlich mit den Beschränkungen von Grundrechten nicht einfach und deshalb sollen sie so kurz wie möglich sein. Aber sie waren notwendig." In ihrem Podcast sagt die Kanzlerin, dass es gerade jetzt essentiell sei, "die Prinzipien des Grundgesetzes zu achten. Ganz besonders ist dabei der Artikel 1 wichtig: Die Würde des

Menschen ist unantastbar." Dazu gehöre auch, eine Überforderung unseres Gesundheitssystems zu verhindern: "Das ist uns glücklicherweise auch gelungen."

 

Bei den Lockerungen müsse die Verhältnismäßigkeit der Beschränkungen gewahrt bleiben, es müsse immer wieder begründet werden, "warum wir etwas noch nicht aufheben und warum wir etwas schon lockern können". Sie sei

sehr froh, "dass die derzeitige Infektionslage es ermöglicht, schon viele Dinge wieder zu erlauben und möglich zu machen, die einige Wochen nur eingeschränkt da waren", betont die Bundeskanzlerin.

 

Kanzlerin Merkel fühlt sich dem bereits von den Müttern und Vätern des Grundgesetzes festgelegten Ziel verpflichtet "in einem vereinten Europa dem Frieden der Welt zu dienen". Von der Corona-Pandemie seien alle

Mitgliedstaaten der Europäischen Union betroffen, viele schwerer als wir. Es sei jetzt "Zeit zusammenzustehen in Europa und zu zeigen, dass wir gemeinsam stark bleiben wollen". Dementsprechend müssten gemeinsame europäische Hilfsprogramme und die deutsche EU-Ratspräsidentschaft ab dem 1. Juli gestaltet werden: "Wir werden dafür Sorge tragen, dass Europa aus dieser Krise so hervorgeht, dass es auch weiter gemeinsam für Frieden und Wohlstand kämpfen kann", verspricht die Bundeskanzlerin. Pib 23

 

 

 

 

 

Ausbeuterische Strukturen. Ausländische Arbeiter in der Fleischindustrie

 

Die Corona-Ausbrüche in der Fleischindustrie lenken den Blick auf die Arbeitsbedingungen für ausländische Arbeiter in der Branche. Arbeitsminister Heil traf sich mit seiner rumänischen Amtskollegin. Am Mittwoch will das Kabinett über mehr Schutz für die Arbeiter beraten.

Einen Tag vor Entscheidungen des Bundeskabinetts über einen besseren Schutz osteuropäischer Arbeiter in der Fleischindustrie hat Bundesarbeitsminister Hubertus Heil (SPD) seinen Willen bekräftigt, nicht allein die Kontrollen zu verschärfen. „Wir brauchen eine umfassende Lösung, das betrifft auch die Werkverträge“, sagt Heil am Dienstag in Berlin nach einem Treffen mit seiner rumänischen Amtskollegin Violeta Alexandru. Er sei dazu noch in konstruktiven Gesprächen mit der Union, erklärte Heil.

Die Koalition hatte Heils Vorschläge am Montag nicht beschlossen, sondern die Entscheidung über einen besseren Arbeits- und Gesundheitsschutz in der Fleischindustrie auf diesen Mittwoch verschoben. Heil sagte, man habe es zu tun mit einer Mischung aus „Lohndrückerei, fehlendem Arbeitsschutz und in Teilen auch ausbeuterischen Strukturen“. Er kritisierte das System der Subunternehmen als „organisierte Verantwortungslosigkeit“. Mehr Kontrollen lägen in der Verantwortlichkeit der Länder, aber der Bund stehe in der Verantwortung, den Rechtsrahmen zu ändern.

Engere Zusammenarbeit

Alexandru und Heil vereinbarten eine engere Zusammenarbeit zum Schutz der Arbeiter. Die Umsetzung soll von einer Arbeitsgruppe beider Ministerien begleitet werden. Die Corona-Krise habe deutlich gemacht, dass zusätzliche Maßnahmen ergriffen werden müssten, erklärten beide Seiten. Alexandru sagte, ihren Landleuten müssten die Arbeitsverträge vorliegen, damit sie die Bedingungen kennen, bevor sie nach Deutschland kommen. Das sei häufig nicht der Fall.

Was die Kontrollen angehen, vertraue sie auf die deutschen Behörden. Nicht überall seien die Arbeitsbedingungen schlecht, oft arbeite man seit Jahren gut zusammen – aber es gebe auch Probleme, die in der Krise besonders deutlich geworden seien. Alexandru hatte sich auch mit Bundeslandwirtschaftsministerin Julia Klöckner (CDU) getroffen.

Klöckner für härteres Vorgehen

Das Elend von Osteuropäern in der Fleischindustrie ist durch massive Corona-Ausbrüche in Firmen in Niedersachsen und Nordrhein-Westfalen in den Fokus der Öffentlichkeit geraten. Gewerkschaften und Kirchen kritisieren seit langem die ausbeuterischen Arbeitsbedingungen und Wuchermieten in heruntergekommenen Massenunterkünften. Die vielfach aus Rumänien und Polen stammenden Arbeiter sind in der Regel bei Subunternehmen beschäftigt.

Klöckner sprach sich für ein härteres Vorgehen bei Verstößen gegen den Arbeits- und Gesundheitsschutz aus. Den Unternehmen sollten unter anderem höhere Bußgelder angedroht und eine verbindliche Verantwortung für die Arbeitskräfte auferlegt werden, sagte Klöckner der Düsseldorfer „Rheinischen Post“ (Dienstag): „Das Rausreden, Subunternehmen seien verantwortlich, man wisse nicht, wie die ausländischen Arbeitskräfte untergebracht seien und der Verweis, dass Inhaber von Werkverträgen selbst für alles verantwortlich seien, das überzeugt und beschwichtigt doch nicht.“ Es führe vielmehr dazu, dass solche Verträge infrage gestellt würden.

Betrügereien beim Lohn

Bauernpräsident Joachim Rukwied mahnte eine Stärkung der heimischen Landwirtschaft an. Die Erzeuger müssten höhere Preise bekommen, sagte er der Zeitung. Die fleischverarbeitenden Betriebe müssten in Deutschland gehalten werden, um weite Wege zu Schlachthöfen zulasten des Tierwohls zu vermeiden.

Der Münsteraner Arbeitsrechtler Peter Schüren sagte dem „Evangelischen Pressedienst“, das Problem seien die Betrügereien beim Lohn und die schlechte Unterbringung. „Das muss und kann man ändern“, sagte Schüren. Er forderte eine gesetzlich vorgeschriebene Arbeitszeiterfassung mit Sanktionen für Unternehmen sowie einen Mindestlohn von zwölf Euro die Stunde. (epd/mig)

 

 

 

 

Deutsch-französische Initiative. Gestärkt aus der Krise kommen

      

Bundeskanzlerin Merkel und der französische Staatspräsident Macron haben sich in einer Videokonferenz über die Corona-Pandemie ausgetauscht. Im Mittelpunkt stand eine Initiative Deutschlands und Frankreichs zur wirtschaftlichen Erholung Europas nach der Krise.

       

Bundeskanzlerin Angela Merkel und Staatspräsident Emmanuel Macron schlagen eine Initiative Deutschlands und Frankreichs zur wirtschaftlichen Erholung Europas nach der Coronakrise vor. Sie unterstützen einen ehrgeizigen Wiederaufbaufonds im Umfang von 500 Milliarden Euro.

 

Die Pandemie sei die schwerste Krise, die Europa in seiner Geschichte ausgesetzt gewesen sei. Und eine solche Krise erfordere auch die entsprechenden Antworten, so die Bundeskanzlerin. "Wir müssen europäisch handeln, damit wir gut und gestärkt aus dieser Krise herauskommen."

 

Eine neue Dynamik entfachen

Der Fonds zur wirtschaftlichen Erholung soll EU-Haushaltsausgaben für die am stärksten betroffenen Sektoren und Regionen bereitstellen, so heißt es in der deutsch-französischen Erklärung. Dabei sollten insbesondere Investitionen in den Bereichen des ökologischen und digitalen Wandels gefördert werden. "Damit wollen wir auch eine neue Dynamik für die Zukunft entfachen", sagte Merkel. Die Summe soll von der europäischen Kommission am Kapitalmarkt aufgenommen werden und durch den mehrjährigenEU-Finanzrahmen als Hilfen an Krisenstaaten gehen.

 

Längerfristige Unterstützung beim Wiederaufbau

"Ziel ist, dass Europa gestärkt, zusammenhaltend und solidarisch aus dieser Krise kommt", sagte Merkel. Da das Coronavirus sich in den europäischen Ländern unterschiedlich stark auswirke, sei der Zusammenhalt in der Union gefährdet. Daher müsse der Fonds einen Beitrag dazu leisten, dass alle Staaten in Europa entsprechend reagieren können. "Das erfordert eine außergewöhnliche, einmalige Kraftanstrengung, zu der Deutschland und Frankreich bereit sind."

Zuvor hatten sich die Finanzminister bereits auf Kredithilfen in Höhe von 540 Milliarden Euro geeinigt. "Das war ein erster, gewaltiger Beitrag", so Merkel. Nun geht es um längerfristige Unterstützung beim Wiederaufbau. "Wir brauchen einen Wiederaufbaufonds", sagte die Kanzlerin.

 

Deutsch-französischer Impuls

 Ziel ist, dass Europa gestärkt, geeint und solidarisch aus der Krise hervorgeht.

Ein solches Programm müssten alle 27 EU-Staaten einstimmig billigen. Doch wenn Deutschland und Frankreich einen Impuls geben, so die Kanzlerin, dann sei es etwas, was die Meinungsbildung in Europa befördert. Es ist nun an der Europäischen Kommission auf dieser Grundlage einen Vorschlag auszuarbeiten, der dann von allen gebilligt werden kann. Die Erweiterung des Haushaltsrahmens muss dann in allen EU-Staaten ratifiziert werden, in Deutschland vom Bundestag.

 

Die deutsch-französische Initiative zur wirtschaftlichen Erholung Europas nach der Coronakrise sieht diese Maßnahmen vor:

1. Strategische Souveränität im Gesundheitssektor - Erarbeitung einer EU-"Gesundheitsstrategie"

2. Einrichtung eines ehrgeizigens Fonds zur wirtschaftlichen Erholung auf EU-Ebene für Solidarität und Wachstum

3. Beschleunigung des Green Deal und der Digitalisierung

4. Stärkung der wirtschaftlichen und industriellen Widerstandsfähigkeit und Souveränität der EUund neue Impulse für den Binnenmarkt

Pib 18

 

 

 

Interview mit Julia Bernstein. Judensterne auf Anti-Corona-Demos verharmlosen Schoah

 

Angesichts antisemitischer Tendenzen in der Protestbewegung gegen Corona-Beschränkungen fordert die Frankfurter Antisemitismus-Forscherin Julia Bernstein im Gespräch eine breite Solidarität mit Juden in Deutschland. Von Elisa Makowski

 

Frau Bernstein, auf Demonstrationen gegen die Corona-Auflagen trugen Teilnehmer sogenannte Judensterne mit „nicht geimpft“. Auf einer Kundgebung in Darmstadt wurde ein Plakat mit dem Konterfei des Holocaust-Opfers Anne Frank hochgehalten mit der Inschrift: „Anne Frank wäre bei uns. Nie wieder Diktatur!“ Wie beurteilen Sie solche Formen des Protestes?

Julia Bernstein: Wenn sich ein Anti-Corona-Demonstrant einen „Judenstern“ anheftet, inszeniert er sich selbst als Opfer – und verweigert gleichzeitig die gesellschaftliche Verantwortung, sich mit dem Erbe der Schoah zu beschäftigen. Diese Menschen sehen sich einer bestimmten Situation ausgeliefert und assoziieren sich im Land der Täter mit den Opfern von damals. Damit wird das nationalsozialistische Verbrechen von der eigenen Familie, von Mitläuferschaft und Täterschaft, entkoppelt. Opfer werden für die eigene Sache instrumentalisiert, auf plakative Weise wird die Schoah verharmlost. Was man damit bezwecken möchte, ist einen Verstummungseffekt, eine Empörung.

Anne Frank steht heute für ein Kind, das in der Schoah ermordet wurde und gleichzeitig für eine junge Frau, die Mut und Widerstand bewiesen hat. Wie bringt man das mit den Protesten zusammen?

Julia Bernstein: Mit Anne Frank mobilisiert man eine starke Symbolik, die starke Emotionen wie Schuld und Scham auslöst. Doch es geht gerade nicht um Anne Frank und um das, was sie und Millionen andere Juden und Jüdinnen erleiden mussten, sondern um die als soziales Engagement präsentierte Angst. Jemand, der so eine Protestform wählt, zeigt sich ziemlich emotions- und teilnahmslos gegenüber jüdischen Opfern oder ihren überlebenden Angehörigen.

Das Zeigen von „Judensternen“, selbst in einem verfremdeten Kontext, ist nicht strafbar. Wie sähe dennoch eine angemessene Reaktion darauf aus?

Julia Bernstein: Ich appelliere an die Solidarität mit Juden in Deutschland, indem man über die Absurdität dieser Aktionen aufklärt und spricht. Wichtig ist, dass auch auf der Ebene der Bundesregierung eine klare Stellungsnahme dazu folgt. Und man sollte die Demonstranten nicht pathologisieren und sagen: „Das sind doch bloß Verrückte!“ Wir alle tragen eine gesellschaftliche Verantwortung für solche Aktionen, denn sie sind nur zu verstehen im Kontext einer kollektiven Sehnsucht nach einer unbelasteten deutschen Identität. (epd/mig 19)