WEBGIORNALE  8-21   GENNAIO 2018

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Voto per corrispondenza dei residenti all’estero. Opzione per il voto in Italia entro l'8 gennaio  1

2.       Gli auspici del Cgie per il 2018  1

3.       Camaleonti 1

4.       Nel 2017 oltre 3100 migranti morti nel Mediterraneo  1

5.       La Germania ci riprova con la grande coalizione: quali sono gli ostacoli all’intesa  1

6.       Progetto Pilota neolaureati sfonda in Germania con l’Istituto IAL-CISL  2

7.       Camera. Il ministro Alfano risponde all’interrogazione sulla procedure relative al voto degli italiani all'estero  2

8.       Il Vice ministro agl Esteri Mario Giro: “Il Paese a una svolta cruciale”  3

9.       Mutti Angela non scalda più i cuori della Germania  3

10.   Diciottenne italiano premiato dal presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier 3

11.   Le opere vincitrici del concorso creativo del Comites di Berlino  3

12.   Lettera denuncia del sindaco di Palermo: poca attenzione ai migranti 4

13.   Berlino. L’Ambasciata incontra…le professioni mediche  5

14.   Ue: ecco un piano per rivitalizzare l’integrazione  5

15.   La circolare dell’on. Garavini ai democratici in Europa  5

16.   Ue: l’Europa nella stagione degli indipendentismi 6

17.   Germania ferma a un trivio, governo cercasi, Europa in attesa  6

18.   Costi gonfiati e cantieri sempre in ritardo. Si incrina il mito della puntualità tedesca  7

19.   Incontro ReteDonne a Braunschweig. “Identità femminili nell’era della mobilità”  7

20.   Ricevimento del Console a Monaco di Baviera  7

21.   Il Nuovo console di Hannover Taborri ed il Comites incontrano la Comunità di Amburgo  8

22.   “Il diritto italiano interessa anche gli italiani che vivono in Germania”  8

23.   I recenti temi di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue COSMO. 8

24.   Manifestazioni per i connazionali a Monaco di Baviera e dintorni 8

25.   Serata informativa della scuola italo-tedesca Leonardo da Vinci di Monaco di Baviera  9

26.   A un anno dall’attentato di Berlino Mattarella ricorda l’italiana deceduta  9

27.   Monaco di Baviera. Premi per progetti orientati al futuro energetico  9

28.   Corrispondenze. La situazione politica vista dal sen. Aldo Di Biagio  10

29.   Biotestamento: legge con troppe falle  10

30.   Il 4 marzo sarà election day  11

31.   La costanza  11

32.   Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica  11

33.   La divinità del consenso, sulle spalle dei migranti 12

34.   Biotestamento è legge  12

35.   Per gli italiani all’estero altri significativi passi in avanti nel passaggio della legge di bilancio alla Camera  12

36.   Europei nell’essere  13

37.   Sì definitivo dell’Aula al Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018  13

38.   Fedi e Porta (Pd): L’importanza di un ministero per le migrazioni 13

39.   La campagna per l’istituzione in Italia del Ministero per la Pace  14

40.   Casa disabitata in Italia, tariffa Tari e residenti all’estero  14

41.   Giornata delle Marche. Riunito il Comitato esecutivo del Consiglio dei Marchigiani all’Estero  14

42.   Economia politica  15

43.   Canone Rai e residenti all’estero, chi è esente e cosa deve fare  15

44.   Addio alle raccomandate  15

45.   Presentato a Roma il volume di Daniela Maniscalco “Racconto degli Italiani nel Mondo. RIM JUNIOR 2017”  16

46.   2018 Anno del Cibo Italiano  16

47.   Il percorso  17

48.   Pensionati all’estero e detrazioni familiari: entro il 15 febbraio le domande  17

49.   Nasce “Margherita 2.0”, soggetto politico centrista  17

50.   Al Maeci la Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo  17

51.   Migrazione sicura in un mondo in movimento  18

52.   Il Consiglio regionale degli Abruzzesi nel mondo presenta le sue nuove iniziative  18

 

 

1.       Pattsituation im italienischen Parlament erwartet 19

2.       Vereinigte Staaten von Europa?  19

3.       Gespräche von Süd- und Nordkorea. Signale der Entspannung  20

4.       EU-Gipfel. Keine Einigung im Flüchtlingsstreit 20

5.       „Auch für sie tragen wir Verantwortung“  20

6.       Italiens Rechtsextreme im Aufwind  20

7.       Ugandische Flüchtlingpolitik. 20.000 Einwohner-Stadt in Uganda nimmt 200.000 Flüchtlinge auf 21

8.       Leben aus dem Baukasten?  21

9.       Komplizierte Praxis: Anerkennung ausländischer Qualifikationen  22

10.   EU-Kommissar: Tusks Migrationspläne sind „anti-europäisch“  22

11.   World Vision fordert dringend Zugang zu Konfliktgebieten im Kongo  22

12.   Leeuwarden und Valletta sind Kulturhauptstädte 2018  22

13.   Schutz und Prävention statt Abschreckung  23

14.   Lohngerechtigkeit. Wie viel verdienen die Kollegen?  23

15.   Ankara sendet versöhnliche Signale nach Westeuropa  23

16.   Obdachlos? Bitte wieder ausreisen! 24

 

 

 

 

Voto per corrispondenza dei residenti all’estero. Opzione per il voto in Italia entro l'8 gennaio

 

ROMA – Il  4 marzo 2018 si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano, che vedranno coinvolti anche i cittadini italiani residenti all’estero, chiamati ad eleggere i propri rappresentanti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, votando per i candidati che si presentano nella Circoscrizione estero.

Il voto è un diritto tutelato dalla Costituzione Italiana e che, in base alla Legge 27 dicembre 2001, n.459, i cittadini italiani residenti all’estero, iscritti nelle liste elettorali della circoscrizione estero, possono votare per posta. A tal fine, si raccomanda quindi di controllare e regolarizzare la propria situazione anagrafica e di indirizzo presso il proprio consolato.

È possibile in alternativa scegliere di votare in Italia presso il proprio comune, comunicando per iscritto la propria scelta (opzione) al Consolato entro i termini di legge. Gli elettori che scelgono di votare in Italia in occasione delle prossime elezioni politiche, ricevono dai rispettivi Comuni italiani la cartolina-avviso per votare - presso i seggi elettorali in Italia - per i candidati nelle circoscrizioni nazionali e non per quelli della Circoscrizione Estero.

La scelta (opzione) di votare in Italia vale solo per una consultazione elettorale.

Chi desidera votare in Italia deve darne comunicazione scritta al proprio Consolato entro l’8 gannaio 2018 (decimo giorno successivo a quello dell'indizione delle votazioni). L’opzione può essere inviata o consegnata a mano.

Tale comunicazione può essere scritta su carta semplice e - per essere valida - deve contenere nome, cognome, data, luogo di nascita, luogo di residenza e firma dell’elettore. Per tale comunicazione si può anche utilizzare l’apposito modulo disponibile presso il Consolato, i Patronati, le associazioni, il Comites oppure scaricabile dal sito web del Ministero degli Esteri (www.esteri.it ) o da quello del proprio Ufficio consolare.

Se la dichiarazione non è consegnata personalmente, dovrà essere accompagnata da copia di un documento di identità del dichiarante.

Come prescritto dalla normativa vigente, sarà cura degli elettori verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta sia stata ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare.

La scelta di votare in Italia può essere successivamente revocata con una comunicazione scritta da inviare o consegnare all’Ufficio consolare con le stesse modalità ed entro gli stessi termini previsti per l’esercizio dell’opzione.

Se si sceglie di rientrare in Italia per votare, la Legge non prevede alcun tipo di rimborso per le spese di viaggio sostenute, ma solo agevolazioni tariffarie all’interno del territorio italiano. Solo gli elettori residenti in Paesi dove non vi sono le condizioni per votare per corrispondenza (Legge 459/2001, art. 20, comma 1 bis) hanno diritto al rimborso del 75 per cento del costo del biglietto di viaggio, in classe economica. De.it.press 6

 

 

 

 

Gli auspici del Cgie per il 2018

 

Care e cari connazionali residenti all’estero, il Consiglio generale degli italiani all’estero vi rivolge un saluto cordiale e vi esprime i migliori auguri per il 2018, auspicando che in questo nuovo anno possano rinforzarsi le considerazioni e l’attenzione delle istituzioni italiane verso le nostre comunità residenti fuori dai confini nazionali.

La partecipazione delle nostre comunità alla vita economica, sociale e culturale ed al progresso del nostro Paese è parte integrante di un percorso comune, che deve vederci protagonisti del destino e del futuro dell’Italia.

Il Consiglio generale degli italiani all’estero, assieme ai Comites, alle tante associazioni italiane nel mondo, agli enti ed alle diffuse organizzazioni pubbliche e private impegnate nella promozione del nostro sistema all’estero sono invitati ad impegnarsi per far avanzare questo processo d’integrazione affinché, nel nostro paese, assieme all’affermazione dei diritti, possa consolidarsi quel senso identitario unificante, che porti a sentirci non solo idealmente, ma anche nella pratica quotidiana, cittadini a parte intera di un grande e bel paese.

Tra poche settimane gli italiani all’estero saranno chiamati a partecipare alla scelta dei futuri diciotto rappresentanti nel parlamento nazionale. Sarà la quarta volta, nel giro di dodici anni, che ci appresteremo a compiere il nostro dovere civico di cittadini elettrici ed elettori all’estero. Il nostro auspicio è che nella circoscrizione estero il processo elettorale si svolga con la massima trasparenza e partecipazione possibile, per rafforzarne il valore e per evitare qualsiasi dubbio sulla liceità dell’unico strumento che ci permette di essere soggetti attivi nella formazione delle leggi e nella rappresentanza delle istituzioni.

L’Italia nel nuovo anno sarà ancora impegnata in primo piano negli organismi di rappresentanza europea e mondiale vedendo, così, consolidare il proprio ruolo geopolitico, al quale concorrono anche le nostre comunità all’estero.

Auspichiamo che il nostro popolo possa trovare sempre le ispirazioni necessarie per affermare i nostri principi di pace, solidarietà e libertà fondativi della nostra Repubblica in collaborazione con gli altri Paesi della comunità internazionale. Michele Schiavone, segretario generale CGIE 

 

 

 

 

Camaleonti

 

In zoologia, i Camaleonti fanno parte della famiglia dei Sauri. Hanno la capacità di mutare il loro colore, adattandosi all’ambiente, e si nutrono d’insetti tramite la loro lingua lunga e vischiosa.  Ciò è quanto si può desumere da un qualsiasi trattato di zoologia.

 

Questo preambolo, invece, a noi serve per inquadrare, dato che in tempi sono più che maturi, il gruppo dei nostri politici che da “camaleonti” si comportano o si comporteranno. Certamente, per un loro tornaconto. Tra i nostri Parlamentari, i camaleonti sono una specie ben lontana dall’estinzione. Questa fitta collettività cambia di livrea politica seconda le necessita o per la mancanza d’obiettivi che non sono stati conseguiti. Ma, a differenza, dei camaleonti, della classe dei Sauri, i nostri sono in grado di cambiare colore di partito.

 

Riescono, inoltre, a inserirsi in altre formazioni politiche per il passato inimmaginabili. Se per i “Camaleonti” veri il trasformismo è utile per la caccia e la sopravvivenza, stesso aspetto può essere ravvisato tra i camaleonti della politica. Si “cambia” calore per ritrovare potere. La trasformazione non sempre riesce, ma provare non costa nulla. Molto più edificante sarebbe il politico che, ceffate le sue finalità, conferma le sue dimissioni e si ritira a vita privata. Tanto il vitalizio non sarà disdetto.

 

 A poche settimane dal voto politico di marzo, andremo a identificare i “camaleonti” della politica nazionale. Sia quelli che cambiano colore, sia quelli che cercano d’aggregarsi con altri “camaleonti”. In ogni caso, i risultati non avranno particolare pregio e gli elettori sapranno, al momento opportuno, discernere i camaleonti da chi si atteggia a tale per confondere le già confuse, idee della politica italiana. Giorgio Brrignola, de.it.press

 

 

 

 

Nel 2017 oltre 3100 migranti morti nel Mediterraneo

 

Nel 2017 hanno perso la vita, nel Mar Mediterraneo, 3.116 migranti, nel tentativo di raggiungere l'Europa. Un dato, seppure drammatico, in forte calo rispetto agli ultimi anni, basti pensare che nel 2016 le vittime dei viaggi della speranza erano state oltre 5.140. Sono i dati contenuti nell'ultimo report dell'Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim), diffuso oggi a Ginevra.

In totale, nell'anno che si è appena concluso, sono stati 171.635 i migranti e rifugiati sbarcati in Europa, con poco meno del 70% in Italia (119.310) e il resto diviso tra Grecia, Cipro e Spagna. Dati, anch'essi, in calo rispetto al 2016, quando il totale degli arrivi è stato più del doppio, pari a 363.504. adnkronos  5

 

 

 

 

La Germania ci riprova con la grande coalizione: quali sono gli ostacoli all’intesa

 

Nuovi colloqui Merkel e Schulz. Le condizioni dei socialdemocratici: abolizione delle casse sanitarie private, investimenti pubblici e una riforma dell’Unione europea in stile Macron – di Walter Rauhe

 

In Germania l’anno nuovo inizia così com’era finito quello vecchio: senza un nuovo governo e con i partiti impegnati a sondare le possibilità di dar vita a nuove alleanze. Questa mattina è così iniziato un nuovo round nella sempre più difficile e complessa ricerca di una maggioranza di governo. I partiti dell’Unione di centro-destra (Cdu e Csu) di Angela Merkel e i socialdemocratici di Martin Schulz si sono riuniti assieme per sondare le possibilità di formare assieme un’ennesima Grosse Koalition. Dopo il fallimento delle trattative per una coalizione “Giamaica” fra Cdu Verdi e Liberali, quella del governo di ampie intese è ormai l’unica opzione rimasta per dare alla Germania un governo stabile. Se anche questa dovesse fallire, non resterebbe altra alternativa se non quella di un ritorno anticipato alle urne. 

 

Per Angela Merkel la posta in gioco è molto alta. Le trattative con l’Spd per dar vita a quella che nel corso della sua lunga carriera sarebbe già la terza Grande coalizione, sono tutt’altro che semplici e prive di rischi. I socialdemocratici, che dopo il loro tracollo elettorale alle politiche del 24 settembre, avevano categoricamente escluso un loro ritorno al tavolo di governo, tenteranno di vendere cara la loro pelle e il loro ingresso in una nuova maggioranza guidata dalla Merkel. L’Spd esige così l’abolizione delle casse malati private, un massiccio programma d’investimenti pubblici nell’infrastruttura pubblica, nelle scuole e nella rete digitale, una riforma dell’Unione europea accogliendo le proposte fatte a riguardo dal Presidente francese Macron e un piano a favore dei ricongiungimenti familiari die profughi che già hanno ottenuto diritto d’asilo in Germania. Gran parte di queste proposte tuttavia vengono respinte dall’Unione cristiano-sociale di Horst Seehofer, la costola bavarese della CDU di Angela Merkel e da sempre l’anima conservatrice e tradizionalista del centro-destra.  

 

Per il loro giro di consultazioni preliminari, Cdu, Csu ed Spd hanno fissato cinque sedute e un codice di comportamento con i giornalisti molto severeo e disciplinato: niente comunicati stampa, niente twitter ed embrago di tutte le partecipazioni alle talk show televisive e r radiofoniche per l’intera durata dei negoziati. Se questo primo giro di incontri dovesse risultare proficuo, i delegati socialdemocratici decideranno nel corso di un congresso straordinario fissato il 21 gennaio prossimo a Bonn se proseguire o meno le trattative col centro-destra per una riedizione della Grosse Koalition. Questa potrebbe essere poi insediata al più presto entro le festività pasquali.  LS 7

 

 

 

Progetto Pilota neolaureati sfonda in Germania con l’Istituto IAL-CISL

 

Iniziato fra molte incertezze nel 2014, il Progetto Pilota neolaureati promosso dal ministero degli Esteri italiano ha concluso in questi giorni la quarta annualità con successo.

Il progetto consiste di affiancare giovani laureati in didattica dell’insegnamento dell’italiano a figli di italiani all’estero in età scolare e a loro coetanei della scuola soprattutto primaria tedesca.

Le sperimentazioni sono iniziate a Dortmund, Saarbrücken, Friburgo, Norimberga e Stoccarda presso diversi enti gestori. Solo nelle annualità 2015/16 e 17 il progetto ha acquistato corpo ed identità.

A beneficiarne è l’Istituto IAL-CISL Germania che ha fermamente creduto in questa grande opportunità di affiancare 4 giovani leve ad insegnanti di lunga esperienza operanti in corsi di lingua e cultura italiana, prima ad Amburgo/Brema, Magonza, Stoccarda ed Augusta.

Si è trattato di produrre unità didattiche di apprendimento per livello elementare e medio e di sperimentarle in co-docenza nei corsi apportando poi necessarie modifiche.

Sono state prodotte oltre 500 schede, messe poi a disposizione di tutti i docenti dell’ente.

Nel periodo marzo – dicembre 2017 tre nuove “progettiste” hanno potuto approfondire la sperimentazione in 12 corsi pilota con 126 alunni: 4 a Mannheim/Heidelberg con Elisa Aguiari, 4 a Karlsruhe/Pforzheim/Calw con Claudia Arzilli e 4 ad Augsburg con Valentina Candidi.

Con i docenti titolari dei corsi e con le tutor le tre intraprendenti giovani laureate delle Università per Stranieri di Roma Tre e Siena hanno potuto mettere a fuoco le nuove tecniche d’insegnamento utilizzando strumenti tecnologici molto graditi e apprezzati dai giovanissimi discenti.

Nello specifico: il progetto è stato diviso in cinque fasi: una prima di osservazione e codocenza nei corsi IAL, che ha permesso di osservare le modalità di azione dei docenti e capire il target di riferimento dei corsi. Una seconda fase di raccolta dati relativi ai bisogni formativi di allievi, genitori e insegnanti: ciò è stato svolto attraverso la somministrazione di questionari e di attività di focus group. Una terza fase ha previsto l’analisi approfondita dei dati raccolti, in particolare per quanto riguarda il target “genitori”. Una quarta fase è servita alla produzione di materiale didattico da impiegare nei corsi, secondo una duplice modalità: da una parte l’integrazione delle Unità Didattiche proposte nel Progetto Pilota 2016, attraverso attività ludiche, una didattica basata sulla WebQuest e sul Task Based Language Teaching, canzoni e musica, LearningApps; dall’altra la produzione di nuove Unità Didattiche (basate sui suggerimenti e le richieste raccolti tramite i questionari), divise in due macro livelli (primario e secondario), a loro volta suddivisi in sottolivelli, per far fronte alle caratteristiche dei nostri corsi: eterogeneità a livello linguistico ed anagrafico. La quinta e ultima fase è tutt’ora in corso e prevede la sperimentazione delle nuove unità, per verificarne la validità nei corsi offerti sul territorio.

 

Nella prima stesura e nelle prime sperimentazioni delle UD, è subito parso chiaro come le tematiche affrontate siano state ben accolte dagli studenti: si fa riferimento a Il carciofo: un piccolo bullo (bullismo di livello primario), La Gabbianella e il Gatto: un’amicizia speciale (livello primario), Diventa anche tu un cittadino modello! (educazione civica di livello primario) e Come diventare un cittadino modello: istruzioni per l’uso (educazione civica di livello secondario). Tuttavia, le prime attività proposte non sono risultate del tutto idonee al target di riferimento: per questo è seguita un’immediata revisione delle UD, che prevedono ora delle attività mirate e consoni agli studenti. Si utilizzano quindi attività di matching, insiemistica, pregrafismo e grafismo, attività ludiche, completamento di disegni attraverso il collegamento dei trattini o dei numeri, attività di rinforzo e/o scoperta lessicale attraverso crucipuzzle, cruciverba, ricerca delle parole, attività di role-play, vero/falso, identikit di personaggi. Una varietà di attività, quindi, che spinge gli allievi a mettersi alla prova, ma, soprattutto, punta a lavorare non solo con la lingua italiana, ma con tutto il corpo: soprattutto a livello primario, i bambini hanno bisogno di stimoli variegati, da qui la scelta di intervallare attività “tradizionali” con attività ludiche e di movimento. Si è cercato quinti di stimolare gli studenti su più fronti e ad appassionarli non solo alla lingua italiana, ma anche alla cultura del Bel Paese, attraverso l’analisi di tematiche attuali e di uso quotidiano.

 

In ogni zona per ottimizzare tempi e risultati si è lavorato con un forte spirito di squadra volto a superare permalosità e gelosie di concorrenza professionale.

A prevalere sono stati quegli ingranaggi necessari fatti di scambio di idee, suggerimenti e proposte per catturare l’interesse dei bambini e ragazzi per l’italiano, non solo lingua dei nonni e genitori ma anche della musica, della moda, del cibo, dello sport, dei bolidi e della simpatia.

 

Per rendersi conto di quanto avviene nei corsi sperimentali, si è recata una delegazione prima a Calw e poi a Eppelheim il 15 dicembre composta dalla Preside Marina Lenza della Direzione Generale Promozione Sistema Paese (Roma), da Stefano Mastrovincenzo – Amministratore Unico IAL Nazionale (Roma) e Tony Màzzaro – Responsabile IAL-CISL Germania, ente titolare della locale progettualità.

In entrambe le località la delegazione ha potuto constatare i livelli e la qualità dell’apprendimento.

Gli allievi non sono più conosciuti tramite un codice astratto del corso, ma diventano persone reali, con un volto e caratteristiche proprie: non solo per noi insegnanti. L’interesse non è stato quindi solamente volto a valutare il lavoro e le unità preparate, anche e soprattutto ad entrare in contatto con i ragazzi, conoscendoli di persona e interagendo con loro, in modo naturale e spontaneo, creando un’atmosfera leggera e non di verifica. L’interazione con i ragazzi è diventata quindi il focus della visita, il voler capire come si lavora in classe, come ci si relaziona a un target di questo genere.

 

Per noi neolaureate finalmente le conoscenze teoriche apprese durante il percorso universitario prendono vita e si concretizzano attraverso il confronto con i colleghi e gli studenti. Un’esperienza che regala tanto, non solo a livello professionale ma anche a livello umano, perché permette di crescere, mettersi alla prova, migliorarsi, confrontarsi e dare il meglio di sé. Un’esperienza che, per fortuna, ancora non è finita.

Elisa Aguiari e Anna Ferraris-Kriis (de.it.press)

 

 

 

 

Camera. Il ministro Alfano risponde all’interrogazione sulla procedure relative al voto degli italiani all'estero

 

Angelino Alfano: “Rafforzata ulteriormente la tutela di ogni singola fase del procedimento di voto con un nuovo insieme di misure”

 

ROMA – Il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Angelino Alfano, ha risposto alla Camera dei Deputati ad un'interrogazione di Renata Bueno (Misto),  eletta nella ripartizione America meridionale), relativa ad iniziative volte a garantire la correttezza delle procedure relative al voto degli italiani all'estero.

Alfano ha richiamato le specifiche procedure relative all'invio delle schede elettorali e alla ricezione delle schede votate che garantiscono la libertà e segretezza all'esercizio del voto per corrispondenza.  Tali schede sono quindi spedite a Roma per le operazioni di spoglio, effettuate simultaneamente a quelle delle schede votate in Italia. Nei Paesi dove non vi sono le condizioni per votare per corrispondenza, la legge – ha ricordato Alfano - prevede sistemi di rimborso a favore dei connazionali che vi risiedono e desiderano venire a votare in Italia.

“La Farnesina è da sempre pienamente impegnata per assicurare la regolarità del voto all'estero – assicura Alfano, precisando come il Ministero della Giustizia abbia confermato la non risultanza di pendenti procedimenti penali sui fatti relativi alle elezioni del 2013. “Ho ritenuto comunque, in vista delle prossime tornate elettorali, di rafforzare ulteriormente la tutela di ogni singola fase del procedimento di voto con un nuovo insieme di misure: molte di esse sono dirette proprio ad aumentare il grado di tutela delle operazioni di spedizione, restituzione e custodia del materiale elettorale. Stiamo, in particolare – segnala il Ministro, - per invitare le nostre sedi diplomatico-consolari a predisporre un contratto più stringente con il vettore postale; a prevedere nuove modalità di consegna dei plichi; a verificare ipotesi di tracciabilità che permettano di monitorare ogni singola fase del procedimento di spedizione e a redigere appositi verbali di consegna e presa in carico del materiale tra sede e vettore”.

“Le specifiche istruzioni che stanno per essere diramate ai nostri uffici all'estero saranno seguite da un'attenta e costante azione di monitoraggio, per verificarne la rigorosa applicazione, tenendo naturalmente conto – precisa Alfano - delle specificità locali”.

In sede di replica, Bueno ringrazia il Ministro per l'impegno di mostrato verso le collettività all'estero e auspica da parte di quest'ultima una partecipazione al voto che possa superare anche il 30% degli aventi diritto. “Se riusciamo a dare più sicurezza al voto, sicuramente – afferma Bueno - gli elettori all'estero parteciperanno sempre di più”. “Noi abbiamo ricevuto già nel 2013 – ricorda - molte lamentele di cittadini, di elettori, che non hanno ricevuto le schede: perciò vogliamo dare a queste persone, che vogliono esercitare la loro cittadinanza, la certezza di poter effettivamente esprimere il loro voto per il Parlamento”.

(Inform 21)

 

 

 

 

Il Vice ministro agl Esteri Mario Giro: “Il Paese a una svolta cruciale”

 

L’ Iran è ad un passaggio cruciale della sua tormentata recente vicenda. Dal 1979, anno della rivoluzione islamica, è un paese in guerra, ad iniziare con quella contro l'Iraq, dal 1980 al 1988. Fu un conflitto sanguinosissimo e disperato che mise a repentaglio la sopravvivenza del nuovo regime e forse del paese stesso. Il leader iracheno Saddam pensò di approfittare della debolezza indotta dalla rivoluzione e che aveva privato l'Iran dei suoi sostenitori naturali, in primis gli Stati Uniti. L'esercito iraniano - pensava Saddam - è senza guida, senza rifornimenti e ricambi, senza armi: cadrà presto. Ma la guerra divenne per Teheran una guerra di popolo, una sfida all'ultimo sangue che ebbe l'effetto paradossale di rafforzare il nuovo regime degli ayatollah e dar loro una legittimità nazionale. Gli iraniani si difesero come poterono, fecero combattere i bambini, usarono in massa i kamikaze (che così entrarono nelle strategie militari per essere utilizzati dai terroristi fino ad oggi) e alla fine riuscirono a contenere il meglio armato esercito iracheno. Ne uscì un regime islamo-militare molto più solido, con i pasdaran (guardiani della rivoluzione islamica) divenuti una seconda forza militare a pieno titolo e giustificati dall'enorme contributo di sangue versato. Le sofferenze patite hanno trovato un senso nel culto dei martiri - poggiato sul particolare islam degli sciiti - molto presente in tutte le città iraniane: fontane con acqua rosso-sangue, monumenti, cimiteri.

Posto sotto embargo, senza alleati (a parte la Siria e per un po' Gheddafi), circondato da nemici, l'Iran ha sviluppato in tutti questi anni una "coscienza da assedio" che si è trasformata in rafforzamento del patriottismo da un lato e, dall'altro, in una versione missionaria e millenarista del suo "islam sofferente". La guerra degli anni 80 si svolse nella sostanziale indifferenza del mondo: si combattano pure tra loro il più a lungo possibile, dicevano leader ed esperti in Occidente e nel mondo arabo. Ma una guerra -si sa- non avviene mai senza conseguenze, anzi: le paghiamo ancora oggi. Infatti è da quel momento che entra in crisi la sistemazione mediorientale voluta dagli europei dopo la Prima guerra mondiale e avvallata dagli americani dopo la Seconda. I conflitti successivi contro l'Iraq sono stati l'effetto diretto di quegli anni di stragi, fino alla distruzione dello Stato più laico della regione e la sua trasformazione in una seconda potenza sciita a Baghdad, legata -anche se in modo contraddittorio e contrastato - a Teheran.

L'ultima rivalsa l'Iran se l'è presa con la guerra di Siria: senza i pasdaran e gli alleati Hezbollah libanesi, Assad sarebbe caduto molto presto. Infine l'Arabia Saudita, lo storico nemico sunnita degli sciiti, teme a sua volta di restare isolata e si riarma, intervenendo nella guerra dello Yemen. Ma proprio tale susseguirsi di interventi militari, sedimentarsi di guerre e di choc geopolitici (a cui si aggiunga il sostegno ad alcuni movimenti terroristici), si rivolta oggi contro il regime dei mollah: troppo costoso l'intervento in Siria, meno facile da spiegare alla popolazione come guerra patriottica. La crisi economica, le ristrettezze, gli effetti a lungo termine di un embargo le cui ragioni si perdono nei decenni, l'austerità imposta dal governo, malgrado le speranze sorte con l'accordo sul nucleare, la disoccupazione e i rincari: ci sono tutti gli ingredienti per l'esplosione della rabbia popolare. Tuttavia si tratta di una rivolta senza leader e le Primavere arabe ci hanno insegnato a rimanere cauti davanti a tali rivolgimenti, soprattutto quando la matrice non è chiara. Alcuni dicono che a soffiare sul fuoco siano i conservatori, battuti per due volte dal pragmatico Rouhani; altri sostengono che in ogni caso la base riformista si stia assottigliando per non aver dato risposte adeguate alle speranze dell'Onda verde del 2009. Altri infine vi vedono l'inizio della crisi del sistema religioso-militar-politico costruito dai successori di Khomeini.

Dobbiamo seguire da vicino tali avvenimenti consci di una minaccia: ogni instabilità ulteriore - soprattutto se spinta o indotta dall'esterno - sarebbe foriera di pericoli ancor peggiori di quelli già presenti.

Mario Giro, Vice ministro degli Affari Esteri, Il Secolo XIX del 4 gennaio

 

 

 

 

 

Mutti Angela non scalda più i cuori della Germania

 

Berlino - “Qualcosa s’è incrinato tra la regina di Germania e il popolo tedesco. Questo è quanto emergerebbe da un sondaggio realizzato tra il 19 e il 21 dicembre dalla società YouGov per conto dell’agenzia di stampa tedesca “Dpa”, su un campione di 2.036 persone. Probabilmente le difficoltà di formare un governo stabile per la Germania ha contribuito a far calare la popolarità della Cancelliera Angela Merkel (Cdu). Stando al sondaggio, infatti, quasi un tedesco su due (il 47 per cento per l’esattezza) vorrebbe che il presidente dei cristiano democratici lasciasse la sua carica prima del 2021, quando dovrebbe scadere la legislatura appena iniziata. Solo il 36 per cento vorrebbe vederla ancora in carica per quattro anni”. A riportare e commentare i dati emersi dal sondaggio è Massimo Congestri che firma questo articolo per “il Deutsch-Italia”, quotidiano online diretto a Berlino da Alessandro Brogani.

“Wolfgang Kubicki, vice presidente dell’Fdp, i Liberali con cui Cdu-Csu e i Verdi avevano tentato la formazione di un governo “Giamaica”, ha chiesto senza giri di parole il rinnovamento della classe dirigente dell’Unione e ha fatto capire che in caso di nuove elezioni anticipate, qualora ci fosse un cambio di leadership non ci sarebbe alcun problema a formare un governo.

Solo ai primi di ottobre sempre YouGov aveva fatto un sondaggio simile, e allora la Cancelliera risultava essere invisa solo al 36 per cento del campione contattato, mentre il 44 per cento riteneva che dovesse continuare il proprio mandato fino alla fine. Ovviamente le cose cambiano esaminando l’opinione degli elettori dell’Unione: fra questi solo il 17 per cento si sono detti favorevoli ad un cambio della guardia nella leadership del partito, mentre il 75 per cento vorrebbe ancora Mutti al vertice. Animi di tutt’altro spirito fra gli elettori dei socialdemocratici (Spd). Circa il 64 per cento di costoro vorrebbe che la Cancelliera se ne andasse, mentre quanti hanno sostenuto i Verdi lo desidererebbero per il 40 per cento. Gli elettori dell’Fdp vorrebbero un Cancelliere differente per il 55 per cento, mentre i numeri si alzano in tal senso tra quanti hanno votato per la Linke (67 per cento) e quelli che hanno preferito l’AfD (ben l’82 per cento).

In generale gli intervistati hanno ritenuto estremamente poco probabile (solo il 3 per cento del campione) che ci possano essere nuove future consultazioni per un governo “Giamaica”. Al contrario il 41 per cento punta tutto su una riedizione della Grosse Koalition, mentre un 13 per cento vedrebbe di buon occhio un governo di minoranza, e al 24 per cento non spiacerebbe tornare alle urne anticipatamente. Ottimisti riguardo il successo dei colloqui che si terranno a partire dal 7 gennaio prossimo sono gli elettori dell’Unione (56 per cento) e quelli dell’Spd (52).

Proprio dai socialdemocratici arrivano avvertimenti, per bocca del portavoce di partito dello Schleswig-Holstein Ralf Stegner, di non fare “sfoggio di muscoli” da parte dell’Unione prima dei colloqui in programma. Il riferimento è stato a quanto dichiarato dalla leader della Cdu Julia Klöckner alla “Dpa”: “Il nostro risultato elettorale è superiore di oltre 12 punti rispetto a quello dell’Spd. Di questo occorrerà tenere conto quando si parlerà di coalizione”. Anche l’ex presidente dei socialdemocratici Sigmar Gabriel ha chiesto chiarezza all’Unione circa cosa vorrebbe fare per il futuro della Germania. È evidente che le schermaglie continueranno. Anche perché secondo un altro sondaggio, questa volta fatto dal Forsa Institut, su un campione di 2.504 persone subito prima di Natale, per conto della rete RTL/n-tv, l’Spd sarebbe sceso nelle preferenze dell’elettorato tedesco sotto la quota del 20 per cento, attestandosi solo al 19, contro un risultato complessivo di Cdu-Csu del 34 per cento. A calare, le preferenze andrebbero ai Verdi e all’AfD con il 12 per cento, alla Linke con il 10 e in ultima posizione all’Fdp con l’8 per cento.

Riuscirà Frau Merkel anche questa volta a convincere i tedeschi che non c’è altra Mutti possibile per la Germania?”. (aise 28) 

 

 

 

 

 

 

 

Diciottenne italiano premiato dal presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier

 

BÖNNIGHEIM - Federico Cassarà, ragazzo di origini calabresi, nato a Torino e trasferitosi in Germania dieci anni fa, vince il primo premio del concorso di storia, indetto dal Presidente della Repubblica Federale Tedesca, dal titolo “Dio e il mondo: la religione fa la storia”.

Lo studente del ginnasio Alfred-Amann di Bönnigheim, si è affermato al primo posto tra 5000 candidati e 1639 lavori presentati. Federico è un ragazzo che da poco ha compiuto i 18 anni e la partecipazione al concorso gli è stata suggerita dalla sua professoressa Regine Winkler. “Ho deciso di partecipare senza avere un tema ben preciso” comunica lo studente, “e visto che per partecipare si doveva scrivere di un argomento in qualche modo legato alla propria famiglia o al proprio contesto di provenienza, ho deciso di scrivere delle relazioni tra i cattolici e i comunisti in Italia e agganciarmi così alla mia storia familiare”. “Ho ancora dei parenti in Calabria – continua Federico – e mia nonna è cattolica, mentre mio padre invece non è più credente, di conseguenza ho parlato del contrasto tra mia nonna e mio padre per poi espandere l’argomento in una riflessione più generale sul rapporto tra i cattolici e i comunisti in Italia. Ho fatto delle interviste ai miei parenti in Calabria e in seguito ho fatto delle ricerche più approfondite sulle relazioni a livello politico tra religione e comunismo, in Italia, e ho paragonato i due ambiti”, conclude lo studente.

L’idea del Concorso di storia del “Bundespräsident” è nata nel 1973 dall’allora presidente Gustav Heinemann e la Hamburger Körber-Stiftung. Scopo del concorso è stimolare l’interesse, tra bambini e giovani, per la propria storia, promuovendo la propria autonomia e rafforzando nei ragazzi la consapevolezza circa la propria responsabilità individuale. Licia Linardi, CdI

 

 

 

Le opere vincitrici del concorso creativo del Comites di Berlino

 

Linda Paganelli e Alessandro Cemolin sono i vincitori della III edizione del concorso di arti visive promosso dal Com.It.Es Berlino per valorizzare le eccellenze artistiche della capitale.

 

Berlino ha molto da offrire, e grazie al dinamismo della sua scena culturale, continua ad essere meta di artisti internazionali, molti di questi anche italiani. Alcuni di loro sono riusciti ad affermarsi come veri professionisti e lavorano quotidianamente nel campo dell'arte. È proprio per valorizzare questi tantissimi connazionali impegnati ed eccellenti nel campo artistico, che il Com.It.Es Berlino, l'organo di rappresentanza degli italiani all'estero, ha indetto la terza edizione del concorso di arti visive "Un’opera per l’Italiano dell’anno".

Molti gli artisti partecipanti, che hanno presentato le loro migliori opere di fotografia, pittura, scultura, illustrazione. Tra tutte le opere in concorso la commissione esaminatrice del Com.It.Es Berlino ha scelto di premiare la ricerca visiva sull'identità di genere nel contesto palestinese della fotografia Deposizione, della regista e antropologa visiva Linda Paganelli, e il tratto distopico e sognante degli scenari visionari e post-industriali dell'illustrazione Berlin Vision #2 dell'artista Alessandro Cemolin.

Queste due opere andranno in premio ai vincitori 2017 del Premio Comites “L'italiano dell’anno” durante la serata di premiazione che si terrà mercoledì 14 febbraio 2018 in Ambasciata d'Italia a Berlino. I nomi dei due "Italiani dell'anno 2017" verranno annunciati ad inizio gennaio.

La commissione esaminatrice quest'anno si è avvalsa, oltre alla presenza di Elettra De Salvo, Gaia Novati e Simonetta Donà del direttivo del Comites, anche della consulenza dei due artisti vincitori della passata edizione: l'artista visiva e ricercatrice Margherita Pevere, e il mosaicista Giuseppe Fornasari.

 

Per il vincitore femminile, il Com.It.Es ha scelto la fotografia “Deposizione” di Linda Paganelli. L'opera fa parte di una serie di quadri-foto intitolata Painting Palestinan Queer. La fotografia reinscena, tramite composizione e luci, il dipinto barocco Deposizione di Caravaggio, scegliendo come protagonisti gay e queer di Palestina. "La messa in scena di eventi drammatici vuole rappresentare la durezza della vita di un omossessuale in una terra martoriata come la Palestina", afferma Linda Paganelli, regista e antropologa visiva. Le sue principali aree di interesse sono i diritti umani nelle zone di guerra, il rapporto tra potere e minoranze, rifugiati e migranti. Il suo lavoro è profondamente radicato nel suo background antropologico e cerca di decostruire idee esistenti su valori e stereotipi. (www.lindapaganelli.me).

 

Per il vincitore maschile, l'opera scelta è invece "Berlin Vision # 2" di Alessandro Cemolin, un'illustrazione a penna ad inchiostro su carta. L'opera appartiene alla serie "Berlin Vision", la presentazione di scenari visionari post-industriali su pagine di un libro russo datato 1951, che narra di un viaggio verso l’Asia. Berlin Vision ha convinto la commissione per la gestione dello spazio e la plasticità del tratto che denotano capacità tecnica e maturità estetica. Laureato in design all'Accademia di Belle Arti di Venezia, Cemolin opera come artista visivo a Berlino dal 2018, nel suo atelier nella Haus Schwarzenberg (www.alessandrocemolin.com).

 

Queste due opere verranno quindi consegnate ai vincitori del Premio Com.It.Es "L'italiano dell'anno 2017", che ogni anno viene assegnato a due italiani, una donna e un uomo, che a qualsiasi titolo abbiano contribuito in maniera significativa alla promozione ed alla valorizzazione della cultura e dell'identità italiana nel territorio della Circoscrizione di Berlino.

La cerimonia di premiazione si terrà mercoledì 14 febbraio dalle ore 18:30 presso il Salone delle Feste dell'Ambasciata d'italia a Berlino, alla presenza dell'Ambasciatore d'Italia Pietro Benassi, del Presidente dell'Istituto Italiano di Cultura Luigi Reitani e del Presidente del Com.It.Es Berlino Simonetta Donà. Durante la serata di premiazione verrà realizzata una mostra dei due artisti vincitori.  www.comites-berlin.de  (de.it.press)

 

 

 

Lettera denuncia del sindaco di Palermo: poca attenzione ai migranti

 

Palermo - L’Unione Europea non ha dato alcun segnale di attenzione verso la sorte delle migliaia di persone che quotidianamente rischiano la vita per raggiungere l’Europa per sfuggire a guerre, violenze e povertà.

Con questo comportamento, l’Unione Europea viola le proprie stesse

regole che si è data formalmente, a partire dalla Carta Europea dei

Diritti Fondamentali.

 

Per questo motivo, il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha inviato

oggi una lettera-denuncia alla Corte Penale Internazionale, alla

Procura Nazionale Antimafia Italiana e alla Procura della Repubblica

di Roma, che è competente per i crimini commessi all’estero.

 

Nel suo documento, che è stato inviato anche alle massime Autorità

Europee (i Presidenti del Parlamento, della Commissione e del

Consiglio dell’Unione Europea e il Commissario Europeo per le

Migrazioni) il Sindaco di Palermo, invita a valutare “responsabilità

di ogni genere rilevanti sul piano interno o internazionale”.

 

Leoluca Orlando, afferma e ricorda il proprio rifiuto di una

distinzione fra migranti economici e richiedenti asilo, ma allo stesso

tempo sottolinea come anche di fronte a tale distinzione, il

comportamento delle autorità Europee e dei suoi rappresentanti nei

paesi di partenza e transito dei migranti è “negligente” in quanto non

permette nemmeno che i richiedenti asilo possano presentare una

domanda in tal senso già in quei paesi.

 

La situazione più grave è certamente quella della Libia, ma –

sottolinea Orlando – anche in quei paesi africani che hanno aderito

alla Convenzione di Ginevra, non vi sono possibilità effettive di

riconoscimento dello status di protezione e di soggiorno sicuro e

legale

 

 “Siamo di fronte ad un comportamento illogico e criminogeno – afferma

Orlando – perché se davvero si volessero tutelare coloro che hanno

diritto a chiedere l’asilo, si dovrebbe rendere possibile accedere

alle tutele internazionali già nei paesi di partenza o transito.

Invece oggi l’Unione Europea sostanzialmente impedisce qualsiasi forma

di ingresso legale in Europa, mettendo migliaia di persone nelle mani

di organizzazioni criminali senza scrupoli.”

 

“Non è un caso – afferma Orlando – che a fronte di una diminuzione del

numero di partenze, assistiamo ad un aumento percentuale dei viaggi

che si concludono tragicamente con la morte di migliaia di persone:

almeno 2.600 morti accertati ufficialmente nei primi mesi del 2017.”

 

A ciò va aggiunto che “la presenza di missioni militari come FRONTEX

ed EUNAVFOR MED nel Mediterraneo centrale, come pure la missione

militare EUBAM Libia, se hanno contribuito al calo delle partenze e

degli ingressi irregolari nell’Unione Europea non hanno garantito la

pacificazione dei territori di transito ed il rispetto dei diritti

umani e della dignità delle persone che sono rimaste intrappolate,

soprattutto in Libia.”

 

Gli strumenti formali di cui l’Unione Europea è dotata con proprie

direttive dal 2012 in poi ed anche la stessa Carta fondamentale dei

diritti, permetterebbero ben altro approccio, a partire dalla

possibilità di garantire una effettiva protezione temporanea agli

sfollati e ai rifugiati.

 

Orlando quindi ribadisce la necessità che l’Unione Europea si adoperi

per realizzare una “Operazione umanitaria” per il soccorso in mare e

la predisposizione di corridoi umanitari sicuri.

 

“Al fine di accertare se sussistano gli estremi  di reati perseguibili

a livello nazionale o internazionale – scrive Orlando – si invia la

nota alla Procura Nazionale Antimafia, anche in considerazione

dell’esistenza di gruppi criminali potenzialmente collusi con milizie,

specie in Libia. A fronte di queste evenienze, si inviano i documenti

alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma competente

per reati commessi all’estero, nonché al Tribunale penale dell’Aja che

ha già aperto una istruttoria sugli abusi commessi dalle milizie o

dalla Guardia costiera libica o da altri soggetti in concorso con

loro.”

 

"Siamo di fronte a fatti di estrema gravità - conclude Orlando - ancor

più orribili perché spesso perpetrati a danni di soggetti

particolarmente vulnerabili quali bambini, minori non accompagnati,

donne con figli piccoli. Tutte persone, non soltanto numeri buoni per

realizzare statistiche."  Pietro Galluccio, dip

 

 

 

 

Berlino. L’Ambasciata incontra…le professioni mediche

 

Berlino - Dopo gli educatori, i medici. Si terrà il 16 gennaio un nuovo appuntamento con “L’Ambasciata incontra”, ciclo di incontri promossi dall’Ambasciata d’Italia a Berlino, che questa volta incontrerà “le professioni mediche”.

L’evento, che si aprirà alle ore 18.30 in Ambasciata, sarà dunque dedicato ai giovani italiani che vogliono lavorare nel mondo della sanità tedesca.

Come funziona il riconoscimento dei titoli di studio di medici, infermieri, dentisti, psicoterapeuti ecc.? E l’abilitazione alla professione? Quali sono i passaggi burocratici necessari per aprire il proprio studio medico? E quali le condizioni di lavoro negli ospedali tedeschi? Questi e molti altri temi verranno affrontati nel corso della serata.

Con la moderazione della giornalista Lucia Conti (Il Mitte), quattro giovani professionisti italiani attivi a Berlino racconteranno il proprio percorso personale e professionale tra cliniche, ospedali e studi medici privati.

A fare gli onori di casa, come sempre, sarà l’ambasciatore d’Italia in Germania, Pietro Benassi. Parteciperanno:

Anna Buttignol, psicoterapeuta, di origine friulana, si laurea in Psicologia all’Università di Padova nel 2002 e nel 2008 si specializza presso l’Istituto di Terapia Familiare di Firenze. Dopo varie collaborazioni tra Veneto e Trentino Alto Adige, nel 2012 decide di trasferirsi a Berlino. Qui lavora come psicologa e psicoterapeuta in diverse lingue, con particolare interesse per le dinamiche di costruzione e negoziazione dell’identità all’interno delle famiglie migranti. Nel 2014 avvia la libera professione come terapeuta individuale e di coppia, lavorando nel suo studio privato soprattutto con pazienti italiani;

Andrea Caletti, medico specializzato in chirurgia plastica e grandi ustionati, ha studiato all’Università di Verona, sua città natale. Nel 2008 si trasferisce a Berlino, dove prosegue gli studi e consegue la specializzazione in Chirurgia Plastica. Attualmente lavora presso il Centro Grandi Ustionati dello Unfallkrankenhaus di Berlin-Marzahn. A questo affianca inoltre dal 2015 l’attività presso una clinica privata di chirurgia estetica;

Clorinda De Maio, infermiera specializzata in rianimazione e psichiatria. Dopo gli studi tra la Calabria (Laurea in tecnico della riabilitazione psichiatrica nel 2003) e Roma (Laura in Infermieristica nel 2014) e dopo numerose esperienze lavorative in diversi ospedali e cliniche italiane, nel 2015 si è trasferita a Berlino. Qui, oltre a lavorare come infermiera, è fondatrice del progetto “Infermieri Italiani”, ambulatorio infermieristico privato a Berlino. Oltre alle classiche attività di assistenza infermieristica, offre consulenza e intermediazione per i connazionali che non parlano il tedesco o che non conoscono a fondo le strutture del sistema sanitario tedesco;

Edoardo Viviano, si è trasferito da Roma a Berlino nel 1996 per studiare medicina presso il policlinico universitario della Charité. Nel 2011 si è specializzato in anestesia e nel 2016 in medicina generale. Dal 2003 ha lavorato in diversi ospedali di Berlino (Charité Campus Mitte, Charité Campus Virchow-Klinikum, Vivantes-Klinik für Kardiologie u. Intensivmedizin) e del Brandeburgo (Helios Klinikum di Bad Saarow, Röhn Klinikum a Frankfurt Oder) e dal 2013 per diversi studi medici convenzionati. Di recente ha avviato la propria Hausarztpraxis.

Scopo della discussione tra i partecipanti è mettere in luce quali sono le opportunità lavorative e, allo stesso tempo, le difficoltà di inserimento che incontra chi si sposta dall’Italia alla Germania per lavorare nella sanità tedesca.

Nonostante la vicinanza geografica, infatti, la sanità tedesca è organizzata in modo radicalmente diverso da quella italiana. Non esiste un servizio sanitario nazionale finanziato con la fiscalità generale. L’accesso alle prestazioni sanitarie avviene attraverso l’iscrizione ad una cassa malattia, pubblica o privata, i cui costi sono a carico dell’assicurato (eventualmente con il contributo del datore di lavoro). Anche la prevenzione, la riabilitazione e l’assistenza sociale extra ospedaliera seguono regole e percorsi differenti, con il coinvolgimento di diversi enti.

Quanto alla formazione del personale invece, se la laurea in medicina italiana viene facilmente riconosciuta in Germania, non altrettanto lineare è il processo di riconoscimento dell’equipollenza dei titoli di studio per il personale paramedico, compresi i fisioterapisti, e gli psicoterapeuti. La procedura richiede diversi passaggi presso gli organi comunali o del Land di competenza e gli ordini professionali. Ciò deriva dalla peculiare articolazione federale delle competenze, che attribuisce ai singoli Länder ampi poteri regolativi e di controllo anche nell’ambito delle professioni sanitarie.

L’incontro, ad ingresso libero, avrà la forma dell’intervista pubblica in italiano, aperta alle domande dei partecipanti. L’accesso sarà consentito a partire dalle ore 18.10 solo a chi si iscrive entro le ore 23.00 del 15 gennaio qui. (dip) 

 

 

 

 

Ue: ecco un piano per rivitalizzare l’integrazione

 

Dopo anni di crisi multiple, è chiaro a tutti che l’Unione europea debba puntare a rivitalizzare il proprio progetto di integrazione. Il problema è come farlo. In un momento storico di prevedibile imprevedibilità, in cui l’unica certezza è proprio l’assenza di qualsiasi punto fermo, il futuro europeo potrebbe essere fortemente compromesso da tentativi di stravolgere completamente la natura delle istituzioni comuni – idea sostenuta da un gran numero di partiti, che mascherano il proprio scetticismo nei confronti del progetto comune con la necessità di cambiare radicalmente l’Ue -. Anche l’immobilismo è però da evitare.

L’anno temuto ‘horribilis’ è stato meno peggio del previsto

Per essere temuto come un altro ‘annus horribilis’, il 2017 si è dimostrato meno catastrofico del 2016, anno in cui sia il referendul sulla Brexit che l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti sembravano essere premonitori di scenari disastrosi per il futuro europeo. Al contrario, le diverse crisi che hanno caratterizzato l’Ue, quella economica in primis, quella della sicurezza e quella migratoria, oltre allo spauracchio delle elezioni in Francia, in Olanda e – parzialmente – in Germania, hanno spinto i governi europei a un maggior dialogo e alla promessa di cooperazione rafforzata in diverse aree politiche.

In Francia e in Germania, il presidente Emmanuel Macron e più recentemente anche Martin Schulz si sono fatti campioni di un nuovo europeismo, che dipinge l’Unione europea non come una minaccia alle identità nazionali e alle sicurezze locali, ma come una fonte di protezione e garanzia di salvaguardia sociale. Per questo motivo, con l’economia in crescita ed una riduzione del numero dei migranti, questa debole ma comunque attuale congiunzione positiva non deve essere usata per promuovere l’inazione, ma al contrario deve essere vista come circostanza favorevole ad infondere nuova energia al futuro dell’Ue, sancendo così un nuovo patto europeo.

Coniugare il binomio tra solidarietà e sicurezza

Secondo il rapporto sul Nuovo Patto per l’Europa – un insieme di raccomandazioni politiche sviluppate da cittadini europei, provenienti da diversi ambiti, nel corso degli ultimi due anni -, in un momento in cui i singoli individui chiedono sia più solidarietà che sicurezza l’Ue deve essere in grado di coniugare questo binomio, trovando compromessi tra le diverse posizioni nazionali e promuovendo anche forme di integrazione differenziate laddove possibile.

Ad esempio, per quanto riguarda la sfera economica, la combinazione tra solidarietà e sicurezza comporterebbe l’introduzione di regole che prevedano maggiori garanzie per ristrutturare il debito, riducano le incertezze e rinforzino gli obblighi del Fiscal Compact e del Patto di Stabilità e di crescita. Allo stesso tempo, sono necessarie forme di solidarietà tramite schemi di welfare europei, o l’esclusione di alcuni tipi di investimenti pubblici dal calcolo del deficit di un Paese membro o ancora il completamento dell’Unione bancaria, con l’introduzione di uno schema per l’assicurazione di deposito.

Anche la migrazione va affrontata in questo modo. C’è bisogno di dare garanzie di sicurezza ai cittadini europei ma allo stesso tempo, non bisogna voltare le spalle al Mediterraneo, ricadendo nella costruzione di un’ Europa Fortezza. Da un lato, i sistemi di rimpatrio devono essere più veloci, dall’altro gli schemi di reinsediamento e ricollocamento per i richiedenti asilo devono diventare permanenti.

Allo stesso modo, investimenti diretti in Africa e la creazione di vie legali per raggiungere l’Europa potrebbero favorire la crescita economica e il benessere sociale in entrambi i continenti, soprattutto in Europa dove il tasso di invecchiamento della popolazione richiederà a breve più manodopera proveniente da altri Paesi per mantenere trend economici positivi. Con più della metà degli italiani convinti che i dati sulla migrazione forniti dal governo italiano e dalle istituzioni europee siano falsi, è quindi importante promuovere anche un diverso tipo di retorica sulla questione che dia credito agli sforzi europei.

Nel settore della difesa, i cittadini incoraggiano l’integrazione

Proprio al fine rilanciare fiducia nell’Ue, l’ambito della sicurezza potrebbe essere fondamentale. Da essere argomento divisivo, la difesa e sicurezza stanno invece divenendo tema centrale e ben condiviso dalla maggioranza dei cittadini europei, che vedono positivamente sia forme di cooperazione permanenti e strutturate, come la Pesco, sia processi di integrazione sempre più stringente nel campo delle cyber-security o della lotta al terrorismo.

Al di là dei diversi ambiti, è necessario per gli Stati membri europei cooperare se non si vuole arrivare al collasso del sistema. Se il 2017 non è stato un anno di fuoco per il processo europeo, non è stato nemmeno facile. In effetti, nonostante i risultati elettorali nella maggioranza dei Paesi membri non siano preoccupanti, è da rilevare l’aumento di partiti populisti di natura autoritaria o nazionalista che indentificano nell’Ue e in qualsiasi altra forma di cosmopolitismo il male assoluto.

L’unica via per l’Ue rimane quindi quella di rivitalizzare il progetto di integrazione, non alimentando false speranze nei cittadini, promettendo forse meno, ma cercando di conseguire risultati che rispecchino l’interesse dei cittadini. Ciò che ormai dovrebbe essere chiaro è che nell’era della ‘Post Truth Society’ e delle ‘fake news’, non si può battere il populismo con vacue parole, ma semplicemente e solo con i fatti. Eleonora Poli, AffInt 14

 

 

 

 

La circolare dell’on. Garavini ai democratici in Europa

 

L‘approvazione dell‘accordo sulla prima fase della Brexit è una buona notizia, perché fa chiarezza e garantisce quanto preteso dall‘Europa ed in particolare anche dall’Italia. L‘ho sottolineato intervenendo in Aula sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio Gentiloni sulla Brexit. Con questo primo accordo i diritti acquisiti dai nostri connazionali in Gran Bretagna vengono rispettati. Adesso però è necessario seguire attentamente anche la seconda fase della trattativa e l’effettiva implementazione dei dossier, così che non si intrufolino penalizzazioni per i nostri concittadini, nella definizione dei dettagli. La mia dichiarazione di voto nel Parlamento è stata ripresa anche dalla stampa britannica (“Italy is attempting to swipe the leadership of Europe from Angela Merkel”).

 

Più fondi per insegnare lingua e cultura ai nostri figli 

È un bel risultato per gli italiani all’estero. Alla Camera, nella legge di Bilancio, abbiamo stanziato ulteriori risorse per importanti capitoli dedicati agli italiani nel mondo. Per esempio fondi triennali per i corsi di lingua e cultura (che così ottengono complessivamente 2 milioni aggiuntivi a decorrere dal 2018, una cifra che diventa strutturale e permanente). Questo vuol dire un’offerta migliore per i figli degli italiani all’estero. E stanziamenti triennali per la internazionalizzazione delle piccole e medie imprese (in tutto un milione e mezzo in più nel 2018 e 2109 e 2 milioni nel 2020). Un sostegno al Made in Italy presente sul territorio. Poi risorse per i Comites (1 milione), gli organismi di rappresentanza. Insomma... Soldi freschi, che vanno ad aggiungersi a quanto già previsto inizialmente a favore delle nostre comunità.

 

Una RAI meno criptata 

Tra non molto all’estero potremo vedere un nuovo canale RAI. In lingua inglese, ma anche in italiano, con sottotitoli. L’intenzione è creare una piccola vetrina televisiva dell’Italia nel mondo. Il programma sarà costituito anche da film, fiction e documentari italiani di recente produzione, trasmessi in chiaro, senza criptaggi, per almeno il 40 per cento del palinsesto. È un risultato raggiunto attraverso la modifica del parere sul Contratto di servizio da parte della Vigilanza RAI in Parlamento. Una modifica a cui ho contribuito, in stretto concerto con il Governo e con i colleghi in Commissione che vi hanno lavorato. Un successo che aiuterà, almeno in parte, a ridurre il problema dei programmi criptati per la mancanza dei diritti. Adesso ci aspettiamo che la RAI metta in onda questo nuovo canale satellitare quanto prima.

 

Con ‘Resto al Sud’ sostegno a chi torna per fare impresa

È ai nastri di partenza l’iniziativa ‘Resto al Sud’, il bando rivolto ad aspiranti imprenditori di età compresa tra i 18 e i 35 anni che siano residenti nelle regioni di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia o vi trasferiscano la residenza.  Anche gli italiani all’estero possono partecipare. Prendendo la residenza in una di queste regioni entro centoventi giorni dall’accoglimento della domanda. Per ogni richiedente è concesso un massimo di 50mila euro per il suo progetto, che può arrivare a un totale di 200mila se il progetto è presentato da più soggetti riuniti in società. Le domande possono essere presentate in forma telematica a partire dal prossimo 15 gennaio attraverso il sito di Invitalia (link: www.invitalia.it). Pronti a tornare nelle proprie terre di origine? L’occasione c’è.

 

Da Bruxelles a Ludwigshafen per dire: l’Italia europeista siamo noi

La definitiva uscita del Regno Unito dall‘Unione Europea determina per forza di cose nuovi equilibri politici in Europa. Ne ho parlato in diversi miei interventi, in giro per l‘Europa, in queste settimane. A Bruxelles, ospite della Scuola Politica Direzione Europa e della Federazione del Pd Belgio. Ma anche a Parigi, a Londra e a Ludwigshafen, nelle riunioni annuali delle Ambasciate con le rappresentanze di base e all‘Assemblea del Pd Germania. Nuovi equilibri e non un’implosione dell‘Europa, come cercano di presagire con toni apocalittici le destre populiste. Piuttosto un rilancio, attraverso un forte europeismo messo in campo da Macron, in Francia e dalla Spd di Martin Schulz, in Germania. In questo contesto solo un‘Italia a guida Pd può giocare di nuovo un ruolo a livello internazionale.

 

Alla Consulta dei Calabresi nel mondo 

Sono stata a Catanzaro, all’annuale Consulta dei calabresi nel mondo. E ho avuto il piacere di incontrare consultori da tutta Europa: dalla Francia, dal Belgio, dalla Svizzera. Oltre che bravissimi amministratori, come Carmine Maio, che è in strettissimo contatto con i suoi concittadini carfizzoti, residenti a Ludwigshafen, a Wolfsburg o a Genk. Spesso chi vive all’estero avverte un forte senso di appartenenza alla propria terra. Rimane un legame speciale. Ed è prezioso se le Regioni e gli enti locali lo mantengono vivo attraverso le Consulte e le associazioni regionali. Laura Garavini

 

 

 

 

 

Ue: l’Europa nella stagione degli indipendentismi

 

È una stagione di indipendentismi, questa, per l’Europa. Il referendum per l’indipendenza della Catalogna ha infiammato il dibattito politico di quest’autunno, con opinionisti spagnoli e internazionali schierati al fianco, o contro, la presa di posizione dei cittadini della Comunità autonoma. Pochi giorni dopo, il referendum consultivo lombardo e veneto ha rimesso di nuovo al centro, pur in forma diversa, il tema degli indipendentismi, tra istanze economico-finanziarie e culturali.

Sono solo le manifestazioni più recenti di una frammentarietà che, prima ancora che europea, è innanzitutto interna ai singoli Stati. Solo sei anni fa, nel 2011, il gruppo terroristico e separatista basco Eta deponeva le armi, mettendo fine alla sua guerriglia con la Spagna. Seguito dal Fronte Nazionale per la Liberazione della Corsica, che nel 2016 si è risolto a concludere 40 anni di lotta armata.

In modi diversi, altri movimenti secessionisti hanno occupato, e preoccupato, l’Europa negli ultimi anni: se nel settembre 2014 la Scozia votava al referendum per l’indipendenza dal Regno Unito – vinto dal “No” col 55% -, due mesi dopo era la Catalogna a esprimersi sul suo legame con Madrid, con una consultazione puramente”informale” per decisione del Tribunale costituzionale spagnolo.

Il 2017 ha risvegliato lo spirito indipendentista nei cittadini di molti Paesi europei. A marzo in Irlanda del Nord, nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento, il partito indipendentista Sinn Féin (letteralmente “noi stessi”) ha sfiorato il pareggio con il Partito Democratico Unionista, ottenendo quasi lo stesso numero di seggi. E solo pochi giorni fa, il 10 dicembre, la coalizione Pè a Corsica, un’alleanza di partiti nazionalisti che chiede una maggiore autonomia della Corsica rispetto alla Francia, si è imposta al secondo turno delle elezioni regionali.

 Tornando alla Catalogna, che ora attende le elezioni del 21 dicembre, si era detto favorevole all’indipendenza il 90% dei votanti, seppure a fronte di un’affluenza del 42% in una giornata di scontri e confusione. Infine, guardando all’Italia, anche i risultati dei due referendum consultivi – per una maggiore autonomia da Roma, e non per l’indipendenza – sono significativi: in Lombardia i Sì hanno vinto con il 90% e un’affluenza del 38%, in Veneto, hanno votato per l’autonomia il 95% di quanti si sono recati alle urne, con un’affluenza del 57%.

Ogni movimento separatista ha una sua storia e proprie motivazioni: spesso identitarie – linguistiche e culturali, spesso economiche con la richiesta di una maggiore autonomia fiscale. Sta di fatto che non solo l’Unione europea fatica a chiamarsi “unita” – per le differenze tra gli Stati che vi appartengono – ma anche gli stessi Paesi membri, per le diverse anime che li abitano. 

Un. Unicusano, AffInt

 

 

 

 

Germania ferma a un trivio, governo cercasi, Europa in attesa

 

A più di due mesi dalle elezioni, con l’avvio dei negoziati tra il partito cristiano-democratico (Cdu) e quello socialdemocratico (Spd), la Germania è ancora ferma ad un bivio, o meglio ad un trivio. Tre sono infatti le possibilità per uscire dall’impasse in cui il Paese, finora baluardo di stabilità per un’Europa in fermento, si è trovato dopo il voto del 24 settembre.

Data l’affermazione inferiore alle attese della Cdu, il tracollo dell’Spd e l’avanzata dell’ultradestra di Alternative für Deutschland (AfD), Angela Merkel si è infatti dovuta confrontare con un Bundestag relativamente frammentato, dove la presenza di sei partiti contro i quattro  del 2013 complica gli accordi per la formazione del governo.

Soprattutto ora che la Francia del presidente Emmanuel Macron sembra finalmente ‘pronta’ per lavorare con la Germania, avendo completato nel 2017 il proprio ciclo elettorale, il ruolo di leader della cancelliera tedesca è indebolito dalle critiche dei partiti che la ritengono responsabile per la mancata formazione del governo. E forse, allo stesso tempo, nell’ostruzionismo alla Merkel degli altri partiti si può anche leggere la volontà di danneggiarla a livello domestico (con effetti anche sul piano internazionale).

I tre possibili scenari tedeschi

Tra le opzioni di governo c’è la creazione di un governo di maggioranza, denominato ‘GroKo’ (Große Koalition): una coalizione tra il gruppo parlamentare Cdu/Csu e quello Spd. I primi colloqui stanno per iniziare, ma sull’esito si può solamente speculare.

La seconda opzione è la formazione di un governo di minoranza Cdu/Csu affiancato dai Verdi o dai liberali (Fdp). Le probabilità di una soluzione del genere si sono però di molto ridotte dopo che i liberali hanno affondato i negoziati per una coalizione tra Cdu/Csu, Fdp e Verdi – soprannominata Giamaica dal colore dei tre partiti, nero, verde, giallo -. Tuttavia, a dispetto delle difficoltà, un governo di minoranza sull’esempio di quelli dei Paesi nordici potrebbe essere un buon banco di prova per testare sia il pluralismo sia l’attitudine a cooperare volta per volta dei diversi partiti.

La terza opzione è quella di indire nuove elezioni, che però secondo alcuni sondaggi potrebbe rilevarsi disastrosa, non solo perché la Cdu rischierebbe di perdere voti ma soprattutto per la possibile ulteriore ascesa della AfD.

Le implicazioni europee delle scelte tedesche

Ciascuna di queste opzioni porta con sé una serie di implicazioni di carattere nazionale e soprattutto internazionale, poiché in tempi di incertezza l’Europa ha bisogno di una Germania stabile. Di fronte a conflitti e crisi su più fronti nel vicinato Ue, a flussi migratori senza precedenti e alla conseguente necessità di riformare il regolamento di Dublino, al bisogno di affrontare le conseguenze del cambiamento climatico e agli imperativi posti sia dalla Brexit che dai crescenti nazionalismi, qualsiasi sia la decisione presa a Berlino questa avrà ricadute pesanti sull’intera Unione. Non a caso, coloro che fino ad ora si dichiaravano intimoriti da una Germania troppo forte, ora si mostrano ugualmente preoccupati da una Germania troppo debole, che potrebbe minare l’immagine di stabilità che l’Ue ha sempre cercato di proiettare all’esterno.

Dall’andamento delle discussioni sul futuro della politica tedesca per il prossimo quadriennio emergono già le grandi criticità legate alle diverse aspirazioni dei singoli partiti e alle specificità dei loro manifesti programmatici. Parallelamente alle discussioni di carattere interno, è soprattutto sui quattro grandi temi europei che si sposta la bilancia a favore dell’una o dell’altra coalizione: politiche migratorie, decarbonizzazione, ministro delle Finanze europeo, Permanent Structured Cooperation (Pesco) in materia di difesa.

Le posizioni sui migranti tra accoglienza e rimpatri

Sul fronte delle politiche migratorie, la divisione è massima ed è forte soprattutto tra Cdu/Csu e Spd. Quest’ultima ritiene che il compromesso di un tetto massimo di 200.000 profughi l’anno proposto dalla prima sia incostituzionale e non in linea con i principi socialdemocratici. La Spd si dichiara, inoltre, contraria a ulteriori limitazioni del ricongiungimento familiare, affermando di non voler compromettere il rispetto degli obblighi umanitari.

Tuttavia, la Spd è lontana dallo schierarsi a favore di un’immigrazione illimitata e condivide con la Cdu il bisogno di legiferare in materia di immigrazione collegandola al mercato del lavoro. Allo stesso tempo, i Verdi vogliono introdurre visti umanitari e opportunità per il ricongiungimento familiare. Viceversa, l’Fdp appoggia un sistema di quote ed il sostegno solo temporaneo ai profughi di guerra.

A questo tema si legano i dibattiti sul rimpatrio dei rifugiati e sui centri di accoglienza, che vedono da una parte Cdu/Csu e liberali favorevoli e, dall’altra, i Verdi contrari al rimpatrio dei rifugiati da aree di guerra. Similmente, contrasti ci sono anche sulla definizione dei “Paesi di origine sicuri”.

Le differenze sul ministro delle Finanze europeo

Altamente significativo, soprattutto per il futuro dell’Ue, è il dibattito sull’istituzione di un ministro delle Finanze europeo e sulle sue responsabilità, che secondo i Verdi dovrebbero essere espanse mentre l’Fdp le vorrebbe ridotte per minimizzare il diritto di intervento nei singoli Stati.

Anche questo tema vede Cdu ed Spd schierarsi su due fronti opposti. Da un lato, anche alla luce della visione di Macron, nell’Spd riecheggia il bisogno di aumentare gli investimenti in Europa, di armonizzare le politiche finanziare e fiscali e di sostenere l’idea di un ministro delle Finanze europeo. Dall’altro, invece, la Merkel sembra meno entusiasta di un’ “Europa sociale e solidale” e accoglie con estrema cautela le proposte di riforma dell’Eurozona. In continua evoluzione, questo dibattito va seguito con grande attenzione, poiché i suoi esiti potrebbero indirettamente anticipare il corso che la Germania deciderà di prendere su “più o meno Europa”.

Il futuro dell’Unione e la Pesco

Ed è proprio sul futuro dell’Unione che si è recentemente aperto un nuovo fronte di discussione tra Cdu ed Spd. Il presidente dei socialdemocratici Martin Schulz ha infatti invitato a rinvigorire l’integrazione europea ed a creare entro il 2025 gli “Stati Uniti d’Europa”, concetto rifiutato dalla Cdu/Csu.

E dopo il recente impegno che 23 Paesi Ue hanno preso di partecipare alla Pesco, anche le spese militari si collocano al centro del dibattito politico tedesco. Questa volta sono la Cdu/Csu e i Verdi ai due estremi dello spettro, rispettivamente a favore e contro maggiori investimenti in questo campo, con l’Fdp in una posizione intermedia.

I tanti interrogativi che l’attuale paralisi tedesca alimenta troveranno risposta solo in presenza di un governo consolidato. Tuttavia, nel frattempo è bene tenere presente che meno Germania non implica più Francia, ma piuttosto meno coesione europea. Sophie Falsini, AffInt 12 dic

 

 

 

Costi gonfiati e cantieri sempre in ritardo. Si incrina il mito della puntualità tedesca

 

Un guasto rovina l’inaugurazione del treno Berlino-Monaco. A Stoccarda 5 anni di lavori extra per la stazione – Walter Rauhe

 

Berlino - Doveva essere un’inaugurazione in pompa magna per festeggiare la più grande e costosa opera infrastrutturale dai tempi della riunificazione tedesca. Ma già poche ore dopo l’entrata in funzione della nuova linea ad alta velocità fra Berlino e Monaco si è verificato un imprevisto piuttosto imbarazzante per la Deutsche Bahn e il suo nuovissimo treno superveloce Ice poco prima battezzato in grande stile dalla cancelliera Angela Merkel. 

Sabato il treno è rimasto bloccato a causa di un guasto tecnico in un tunnel della nuova tratta fra il Nord e il Sud della Germania, arrivando a destinazione nella notte con oltre due ore di ritardo. È solo l’ultimo e più eclatante flop in una lunghissima serie di pasticci e ritardi che sembrano affliggere come un morbo le grandi opere pubbliche in Germania. I casi dei cantieri scandalo, degli errori di progettazione, delle lungaggini burocratiche e dello sperpero di denaro pubblico non si contano ormai più.  

A guidare la lista nera delle opere incompiute è il progetto di «Stoccarda 21», che costerà 4 miliardi di euro in più e verrà ultimato con cinque anni di ritardo rispetto alle previsioni. Da ormai dieci anni si scava per il trasferimento dell’attuale stazione centrale di testa ad una nuova stazione di transito situata a 20 metri di profondità e alla costruzione del passante ferroviario lungo 10 chilometri, che aggiungerebbe uno degli ultimi tasselli mancanti alla nuova magistrale europea che in futuro collegherà Parigi a Budapest. Ma i lavori non procedono, i costi lievitano a dismisura e i 620mila abitanti della città subiscono ormai rassegnati i pesanti disagi di un cantiere che non sembra finire mai. Stoccarda 21 è così diventato per la Germania quello che per l’Italia è la Tav in Val di Susa.  

Un altro flop clamoroso è quello del nuovo aeroporto di Berlino-Brandeburgo (Ber). Iniziati nel 2006, i lavori dovevano terminare nell’estate del 2012, quando però solo un mese prima dell’inaugurazione ufficiale, l’entrata in esercizio del mega hub venne rinviata per problemi all’impianto antincendio. Fino ad oggi l’aeroporto, anche se praticamente finito, non è stato ancora aperto e la sua entrata in funzione non è prevista prima del 2021, quando gli investimenti saranno lievitati dai 2,2 miliardi iniziali a ben 8 miliardi. Non solo. Il giorno che verrà finalmente inaugurato, sarà già troppo piccolo: era stato progettato per 27 milioni di passeggeri; ma già oggi da Tegel e Schönefeld ne transitano 33 milioni.  

Storia simile ad Amburgo. Qui la nuova sede della Filarmonica sull’Elba è stata aperta al pubblico. Per realizzarla ci sono voluti 7 anni più del previsto e dai 77 milioni preventivati si è arrivati alla bellezza di 789 milioni di euro. A confronto, il restauro della sede storica della Staatsoper di Berlino è costato una sciocchezza. «Appena» 400 milioni, contro i 240 preventivati. Per realizzare la nuova linea Berlino-Monaco ci sono voluti invece 4,5 miliardi e 10 anni in più. I treni «superveloci» impiegano ora 4 ore e 47 minuti, quasi 2 ore in meno rispetto a prima. Non proprio un record per 580 chilometri di tracciato. Ma a frenare il superveloce sono state in questo caso le interferenze dei potenti governi regionali, che hanno imposto alle ferrovie federali fermate obbligatorie nelle proprie stazioni. In tutto sette, comprese quelle improbabili di Wittenberg (50mila abitanti), Bamberga (70mila) o Coburg (41mila). 

Alla fin troppo «allegra» gestione dei soldi dei contribuenti si aggiungono le massicce proteste della popolazione. Nel caso di Stoccarda 21, gli scontri fra ambientalisti e polizia hanno provocato un terremoto politico nel Land del Baden Württemberg. L’ex roccaforte cristiano-democratica venne conquistata nel 2011 dai Verdi di Winfried Kretschmann. Lui, sospinto dalle proteste contro il passante, divenne il primo governatore verde in Germania con il 30,3% dei voti.  LS 11.12.

 

 

 

Incontro ReteDonne a Braunschweig. “Identità femminili nell’era della mobilità”

 

Quest’anno a Braunschweig!

L’annuale incontro dell’associazione ReteDonne e. V, ha avuto luogo il 18 novembre scorso a Braunschweig, presso gli accoglienti spazi della locale “Haus der Kulturen e. V.”.

Rete Donne e. V., nata ad Amburgo come organismo sovrapartitico, indipendente e non confessionale è un’associazione di donne italiane residenti all'estero che si propone quale piattaforma europea di discussione, iniziativa e scambio di informazioni. Aderiscono a ReteDonne singole persone e associazioni già radicate nel territorio come ReteDonne Berlino, il Coordinamento Donne Italiane di Francoforte e.V., il DICA (Donne Italiane Coordinamento Amburgo). L’evento è stato organizzato con il sostegno di Damigra nell’ambito del progetto Mut.

Dalla fondazione nel 2010 sono ormai dodici gli incontri organizzati a livello federale in sei diverse città.

“Identità femminili nell’era della mobilità” è il tema proposto alla discussione e all’approfondimento per l’appuntamento di quest’anno a Braunschweig. Interrogarsi su identità e appartenenza è forse un inevitabile passaggio per chi lascia il paese di origine per scelta, curiosità, necessità, amore, con un sogno, una speranza o un progetto: l’incontro di Braunschweig l’occasione per di discuterne e rifletterne insieme.

Apre la giornata M. Cristina Antonelli, esponente della casa delle Culture (Haus der Kulturen e. V.) e gentile ospite dell’evento.

Sono presenti e porgono i loro saluti e quelli delle istituzioni che rappresentano, Barbara Tarulli, agente consolare d’Italia a Wolfsburg, Nicoletta de Blasi, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo, e Laura Garavini, parlamentare italiana.

In sala e sul podio donne di età differenti, immigrate di prima seconda o terza generazione, da sempre o da poco residenti in Germania, con diversi ruoli, conoscenze e aspettative.

Il convegno prosegue con i saluti di Lisa Mazzi, Berlino, presidente dell’associazione Rete Donne e. V. che delinea un quadro del flusso migratorio italiano verso la Germania, non solo femminile, e sottolinea come il concetto di “Wilkommenkultur und -struktur” sia qui relativamente recente. In un mondo in movimento, mantenere relazioni culturali, parentali e affettive tra il paese di residenza e quello di origine è una ricchezza: coltivare più identità ne è effetto naturale. La nuova immigrazione, segnala poco dopo Laura Garavini, è figlia di un’Europa dalle frontiere più labili (almeno per i suoi cittadini), ma è anche una migrazione nello stesso tempo più libera e più fragile perché oggi priva di quella sorta di paracadute che i patti bilaterali tra i paesi garantivano a molti lavoratori negli anni ’60 /70.

Tra le relatrici invitate, Vjoela Alkanjiari, giurista albanese, cresciuta in Italia e da tempo residente in Germania, racconta del suo impegno nel direttivo di Damigra, coordinamento tra varie associazioni di donne migranti in Germania, sovvenzionato in parte dallo stato tedesco e istituito a favore di iniziative che promuovano la partecipazione alla vita civile di donne migranti.

Dora Balistreri, di Wolfsburg legge alcuni passi dal suo libro Italiane a Wolfsburg: tre generazioni alla ricerca di identità, storie che vogliono essere esemplari, ma colmano il salto tra destini e scelte individuali e storia collettiva e racchiudono due mondi e un terzo che sono loro, le donne protagoniste: storie di mille passi per costruire una nuova identità, di legami da sciogliere e altri da stringere.

Valentina Sartori, artista di Berlino, invita nel Laboratorio parallelo sull’identità le presenti a completare un proprio ritratto con colori e pennelli a partire da un disegno a da lei abbozzato. La tecnica è stata messa a punto dall’artista ed è stata sperimentata in numerose occasioni a Berlino dove l’artista ha coinvolto famiglie di rifugiati e bambini a rappresentare sé stessi in grande formato, modificando e completando uno schizzo tracciato con pochi tratti da lei. Questo suo sommario ritratto iniziale è come quell’approssimativa impressione, quel primo sguardo e giudizio dell’altro che a volte è invece così difficile correggere e integrare.

Barbara Bernardi, video artista di Berlino, presenta il suo nuovissimo video “me, the stranger”, dove rielabora con un linguaggio delicato e a tratti molto poetico le testimonianze di alcune donne che vivono a cavallo tra Germania e Italia e si interrogano sulla propria identità in un mondo nuovo. “Mi devo tradurre, mi devo giustificare” dice una delle voci fuori campo del video: più volte il concetto viene citato e ripreso nella partecipata discussione condotta da Lisa Mazzi a fine giornata.

La moderazione, affidata a Eleonora Cucina, vicepresidente dell’associazione è brillante e precisa e la carrellata di foto con le quali documenta le attività dell’associazione parlano della sua passione e del suo occhio affettuoso.

A Braunschweig ancora una volta nuovi percorsi, nuove idee e generazioni si sono incrociati. L’incontro annuale di Rete Donne è sempre qualcosa di più di un convegno: è occasione per le donne che vi prendono parte di ritrovarsi o conoscersi, gettare uno sguardo su temi comuni da prospettive diverse, di interrogarsi e confrontare esperienze.

https://www.facebook.com/media/set/?set=oa.1703645679680195&type=3

Veronica Scortecci, de.it.press

 

 

 

 

Ricevimento del Console a Monaco di Baviera

 

Monaco di Baviera. Numerosi gli intervenuti al ricevimento dello scorso 14 Dicembre, tenuto dal Console Generale d'Italia a Monaco di Baviera, Dr. R. Cianfarani, nella  Schrannehalle, nella Locanda Gamba presso Eataly. Tra gli ospiti, accolti con grande cordialità dal Diplomatico e dalla Sua gentile Signora, Dr.ssa F. Klevisser, coadiuvati impeccabilmente dall'Assistente, Dr.ssa E. Rustia  e dal Viceconsole, Dr. E. A. Ricciardi, erano anche presenti  alcuni  Funzionari del Consolato. E così pure il Console Onorario di Norimberga, Avv. G. Kreuzer.

All'inizio del ricevimento, il Console Generale, subito dopo un breve saluto di benvenuto e di ringraziamento rivolto ai presenti e ai suoi più stretti Collaboratori – e a coloro che operano in tutta la Circoscrizione – non ha mancato di salutare anche il titolare della Locanda Gamba, Mario Gamba e il Cav. Roberto Farnetani, proprietario dell'omonima impresa di specialità gastronomiche... Quindi, dopo un breve accenno alle nostre imminenti elezioni nazionali,  ha dato la parola alla Sua Signora. Brevissimo anche l'intervento della Dr.ssa F. Klevisser, che, a sua volta, ha porto il suo saluto e ringraziato gli ospiti per la loro presenza.

Subito dopo gli intervenuti sono stati invitati a servirsi del ricco buffet: particolarmente variegato e squisito.  Proficui e interessanti gli incontri e gli scambi di notizie ed opinioni intercorsi tra gli ospiti, tra di loro, e con  i Cianfarani, che, con molti dei presenti, avevano già avuto modo di fare conoscenza in altre occasioni, e che, con altri invitati, invece, si incontravano  per la prima volta. Grasso, Kempten

 

 

 

 

Il Nuovo console di Hannover Taborri ed il Comites incontrano la Comunità di Amburgo

 

Amburgo - Si è svolto con un grande successo e grande partecipazione di connazionali l’incontro avuto domenica scorsa, 17 dicembre, nel salone della Missione Cattolica Italiana ad Amburgo, organizzato dal Presidente del Comites di Hannover Giuseppe Scigliano con la partecipazione del nuovo Console Generale d’Italia Giorgio Taborri.

Sin dal primo pomeriggio, i due rappresentanti istituzionali hanno incontrato la collettività italiana rispondendo ai quesiti, inerenti in modo particolare ai problemi burocratici in seguito alla chiusura della sede consolare ad Amburgo a carico, soprattutto, di chi vive nelle zone molto a più a Nord della stessa Amburgo, quali Lubecca, Kiel o Rostock, città, è stato ricordato, dove i consolati onorari “non funzionano”.

I residenti ad Amburgo, invece, hanno portato all’attenzione del nuovo console generale le loro difficoltà nel recarsi nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura che da qualche settimana ospita gli uffici del Consolato Onorario, la cui sede è in ristrutturazione. Un consolato onorario – quello di Amburgo – che a detta dei connazionali “opera molto bene grazie all’impegno di Anton Andreas Rössner”. Giudizi positivi anche per la sede onoraria a Brema.

Molte e varie le problematiche rappresentate dai connazionali al Presidente ed al Vice-Presidente del Comites ed al Console Generale, che hanno risposto a tutti. Presente all’incontro anche Francesco Bonsignore, uno dei quattro consiglieri del Comites di Hannover eletti ad Amburgo.

L’incontro è proseguito con la Santa Messa allietata dal Coro degli Amici dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo e concluso con un momento conviviale offerto dal Presidente del Comites, durante il quale il Console Generale ha avuto modo di continuare a parlare con membri della comunità ed in modo particolare con giovani professionisti che vivono ad Amburgo da qualche anno.

Tra loro un medico patologo originario delle Marche che opera presso l’Asklepios Klinik Barmbek, un giovane tarantino responsabile presso il negozio Zara, ingegneri napoletani che lavorano presso l’Airbus Industrie Airspares Support And Services GmbH e l’Airbus Operations GmbH ed altri giovani ragazzi provenienti da varie parti d’Italia.

A latere c’è stato anche l’incontro con alcuni studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Luigi di Savoia” di Rieti ed Amatrice, che accompagnati dalla Dirigente Scolastica e dal suo Vice delegato appunto per la succursale di Amatrice, hanno trascorso una settimana ad Amburgo, presentando i prodotti agro-alimentari della loro terra ed hanno proposto due seminari – nei giorni 15 e 16 - di presentazione dell’olio EVO, con l’obiettivo di accrescere la professionalità di persone del settore, sviluppando conoscenze e competenze che rendano più efficace il loro ruolo nella conoscenza degli stessi prodotti.

La giornata si è chiusa intorno alle 20.30 dandosi appuntamento al 14 gennaio 2018 per la chiusura del 65° di Fondazione della Missione Cattolica Italiana di Amburgo ed al nuovo anno per uno o più incontri con Consolato e Comites. dip 

 

 

 

 

 

“Il diritto italiano interessa anche gli italiani che vivono in Germania”

 

Monaco di Baviera - Italia, “culla del diritto”, che trova origine nel diritto degli antichi romani. Si intitola “Il diritto italiano interessa anche gli italiani che vivono in Germania” il ciclo di incontri in programma a Monaco di Baviera. Organizzati dalla Caritas, gli incontri saranno tenuti Maria Adriana Vecchio, avvocato del Foro di Roma.

Tre quelli in programma dal 20 gennaio riguardanti diversi istituti del diritto italiano e la loro possibile applicazione anche ai connazionali residenti in Germania, con lo scopo, inoltre, di mantenere sempre viva l’attenzione per la cultura e per le storiche discipline specialistiche italiane.

Si comincia con “Separazione e divorzio in Italia: principi generali. Legge n. 55/2015: il divorzio breve”; per proseguire con “Il regime patrimoniale tra i coniugi secondo la legge italiana: comunione e separazione dei beni” il 3 febbraio e concludere con “La successione ereditaria nel diritto italiano: principi generali” il 24 febbraio .

Gli incontri si terranno dalle 10 alle 12 alla Caritas Akademie der Nationen (Lämmerstr. 3). Per partecipare – anche ad un singolo incontro – occorre iscriversi via mail: monika.vallejo@caritasmuenchen.de  oppure telefonando al numero 089-55169831. dip 

 

 

 

 

I recenti temi di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue COSMO.

  

04.01.2018. Il Mezzogiorno conta sulle proprie forze

Il Mezzogiorno vive una ripresa economica, lo dice il rapporto Confindustria. Quasi la metà delle start up italiane vengono dal Sud del nostro paese. L'analisi del giornalista e scrittore Pino Aprile.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/mezzogiorno-economia100.html

 

03.01.2018. I social nel mirino della legge

La legge NetzDG è entrata in vigore il primo di gennaio e punisce i social media che non rimuovo contenuti illeciti. Ne parliamo in studio con Paola Colombo

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/legge-anti-odio-social-100.html

 

Sarà l'anno della scienza. Per il giornalista scientifico Sandro Iannaccone il 2018 sarà un anno di straordinarie scoperte scientifiche nei campi della esplorazione spaziale, delle biotecnologie e dell’ambiente.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/scienza-novita-102.html

 

Insieme da 35 anni. Il „Gruppo donne italiane di Düsseldorf“ esiste dal 1982. Un appuntamento mensile all‘insegna della voglia di stare insieme e del piacere di raccontarsi. https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/rete-donne-duesseldorf-102.html

 

02.01.2018. Proteste in Iran. Sono tante le ragioni della protesta ma sono solo poche migliaia sinora le persone scese in piazza. Con Nicola Pedde ci avviciniamo a questo grande e sconosciuto paese.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/iran-protest-100.html

 

Napoli Trip. Che cosa succede se due musicisti ironici e irriverenti come Stefano Bollani e Daniele Sepe decidono di lavorare insieme? Non possono fare altro che omaggiare in chiave musicale la città che tanto amano: Napoli.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/sepe-bollani-102.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-230.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati

I commenti sportivi di Agnese Franceschini

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/index.html   RC/de.it.press 5

 

 

 

 

Manifestazioni per i connazionali a Monaco di Baviera e dintorni

 

Lunedì 8 gennaio alle ore 18 presso la Bürgerhaus Neuburger Kasten (stanza 25, 2 piano, Fechtgasse 6) di Ingolstadt si svolgerà una lezione del corso di conversazione in lingua tedesca organizzato da Spazio Italia Ingolstad (per informazione e iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de); le lezioni successive si svolgeranno lunedì 15, 22 e 29 gennaio.

Il 9 gennaio, alla Bürgerhaus Alte Post (stanza C4, pianterreno) di Ingolstadt è in programma “Familiencafè all'italiana”, punto di incontro per le famiglie con i loro bambini dai 6 mesi ai 3 anni, giochi, canzoni, attività creative e tanto divertimento alla scoperta della lingua italiana, iniziativa organizzata da Spazio Italia Ingolstad e proposta anche il 23 gennaio.

Venerdì 12 gennaio l'Istituto Italiano di Cultura di Monaco ospiterà alle ore 18.30 la presentazione del romanzo di Michele Mari “Leggenda privata”; sarà presente l'autore, docente di Letteratura Italiana presso l'Università Statale di Milano, insieme a Cecilia Mussini. L'ingresso è libero, l'iniziativa è organizzata in collaborazione con Forum Italia.

Sabato 13 gennaio presso la Bürgerhaus Alte Post (stanza A8, 2 piano) di Ingolstadt dalle ore 10 alle 12 il punto informativo e di consulenza per i connazionali promosso da Spazio Italia, previsto anche sabato 27 gennaio. 

Il 14 gennaio alle ore 18 presso la Caritas-Migrationsdienst / Akademie der Nationen (Korbiniansaal, Lämmerstr.3) di Monaco è in programma la presentazione del documentario "Zwischenstation" (Alexander Bambach, 2017) che descrive la quotidianità di due senzatetto, seguito da un dibattito con il regista, a ingresso libero. 

Il 16 gennaio presso il Rathaus di Ingolstadt dalle ore 14 alle 16 Anna Benini sarà a disposizione dei connazionali per aiutare gratuitamente a svolgere pratiche burocratiche e per consulenze nel nuovo municipio, iniziativa promossa da Italclub Ingolstadt e.V. e prevista anche martedì 30 gennaio.

Il 16 gennaio alle ore 19.30 presso il Kino Breitwand di Gauting nell'ambito della rassegna "il Cinema Italiano introdotto e commentato da Ambra Sorrentino" verrà proposto il film di Gianni Amelio “La tenerezza” (2017), in replica anche il 17 gennaio al Kino Breitwand di Starnberg.

Il 17 gennaio alle ore 16.15 presso la StadtBücherei di Ingolstadt in programma letture e giochi per bambini dai 3 ai 7 anni, con Alice, iniziativa promossa da Sazio Italia (per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de), mentre il 18 gennaio l'IIC di Monaco ospiterà la presentazione di "Giuseppe Jona - storia di un ebreo veneziano" di Luisa Cigagna. Primario all'ospedale Santi Giovanni e Paolo, patriota ed eroe di Caporetto, Presidente dell'Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti: la storia di Giuseppe Jona è quella tipica di molti ebrei italiani al tempo dell'assimilazione. Questa storia cambia però improvvisamente con la promulgazione delle leggi razziali: nel 1940 Jona, ebreo laico, accetta di divenire presidente della comunità veneziana. Dopo l'8 settembre, alla richiesta dei nazisti di consegnare i nomi degli iscritti alla comunità, Jona distrusse ogni documentazione e pose fine alla sua vita. L'iniziativa è organizzata in collaborazione con Europäische Janusz Korczak Akademie e.V.

Prevista la proiezione di film italiani nella rassegna "11. Mittelmeer-Filmtage" in programma dal 18 al 28 gennaio presso Gasteig a Monaco (Rosenheimerstr. 5): si tratta di "Sole cuore amore" di Daniele Vicari (2016) e di "La stoffa dei sogni" di Gianfranco Cabiddu (2015). Venerdì 19 gennaio alle ore 20 presso il Ristorante Antica Italia di Ingolstadt in programma una conversazione in lingua italiana organizzata da Italclub Ingolstadt e.V., mentre il 20 gennaio dalle ore 10 presso il Caritas-Migrationsdienst / Akademie der Nationen di Monaco è previsto nell'ambito del ciclo "Il Diritto italiano interessa anche gli italiani che vivono in Germania" il primo incontro intitolato "Separazione e divorzio in Italia: principi generali. Legge n. 55/2015: il divorzio breve", a cura dell'avvocato Maria Adriana Vecchio (Foro di Roma), a ingresso gratuito.

Il 25 gennaio alle ore 18.30 all'IIC "Euterpe - Concerti di poesia": Germano Bonaveri, cantautore e autore bolognese, interpreta poesie immortali - passando da Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi a Giosué Carducci e Giovanni Pascoli - e canta le più famose canzoni d'autore della tradizione italiana (Francesco Guccini, De André, e così via). L'iniziativa, organizzata in collaborazione con Forum Italia, e a ingresso libero.

Infine il 30 gennaio alle ore 18.30 l'IIC ospita la presentazione dell'edizione 2018 del "Festival Verdi", che si svolgerà dal 27 settembre al 21 ottobre, a cura di Francesco Ziosi, addetto reggente dell'IIC e Anna Maria Meo, direttore generale del Teatro Regio di Parma, accompagnati con arie verdiane da Maria Anelli (soprano) e Serena Chillemi (pianoforte). L'iniziativa organizzata in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna e il sostegno di Via Emilia, Emilia-Romagna land with a soul, Parma Incoming, è a ingresso libero. C.Cumani/de.it.press

 

 

 

 

Serata informativa della scuola italo-tedesca Leonardo da Vinci di Monaco di Baviera

 

Monaco di Baviera. In occasione dell’apertura delle iscrizioni per l'anno scolastico 2018/2019, la scuola italo-tedesca Leonardo da Vinci di Monaco di Baviera ha organizzato un incontro, con servizio di sorveglianza per i bambini, che avrà luogo giovedì 22 febbraio 2018 alle 18.30 nella Wolfratshauser Str. 84.

"La scuola bilingue italo-tedesca Leonardo da Vinci di Monaco è una scuola giovane e dinamica". Come si legge sul sito dello stesso Istituto, "il plurilinguismo, la multiculturalità e una didattica all’avanguardia" offrono agli alunni "l’opportunità di apprendere al meglio e di sviluppare appieno le loro potenzialità".

La scuola intende inoltre offrire ai propri allievi e ai loro genitori "l’opportunità e il vantaggio di sentirsi ugualmente competenti e a proprio agio in entrambi gli ambiti linguistici e culturali. Le differenze e la contemporanea presenza di diverse prospettive culturali costituiscono una chance per apprendere meglio e di più".

La scuola, che si trova nel moderno quartiere di Obersendling, è composta della sezione Primaria per i più piccoli e dal Gymnasium, diviso in primo triennio, secondo triennio e biennio conclusivo.

Associazione promotrice della scuola è la BiDIBi e.V. (Bilingualer Deutsch-Italienischer Bildungsverein – Associazione culturale bilingue Italo-Tedesca), una associazione senza scopo di lucro, nata nel dicembre 2010, con l’obiettivo di favorire e sviluppare l’integrazione culturale e linguistica tra Italia e Germania, attraverso iniziative culturali e attività educative. dip

 

 

 

 

A un anno dall’attentato di Berlino Mattarella ricorda l’italiana deceduta

 

“A un anno di distanza dal terribile attentato che colpì il mercato di natale di Breitscheidplatz desidero rinnovare, a nome dell'Italia e mio personale, i sentimenti di vicinanza al popolo tedesco e di partecipazione al cordoglio delle famiglie delle vittime, tra le quali l'italiana Fabrizia Di Lorenzo, che di Berlino aveva fatto la sua città d'elezione”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Presidente della Repubblica Federale di Germania, Frank-Walter Steinmeier, nel primo anniversario dell’attentato terroristico che il 19 dicembre dell’anno scorso uccise 12 persone, ferendone 56. Responsabile dell’attentato Anis Amri che 3 giorni dopo, il 22 dicembre, è stato ucciso a Sesto San Giovanni durante un controllo di polizia all'esterno della stazione ferroviaria.

“Oggi come allora – continua Mattarella – il dolore non offusca la nostra determinazione nel rifiutare il terrorismo in ogni sua forma e nel difendere con ancor maggiore convinzione i valori che rendono possibile la pacifica convivenza all'interno di società libere, democratiche e pluralistiche. Nel confermarle che nel contrasto alla violenza estremista la Germania potrà sempre contare sulla costante collaborazione dell'Italia, - conclude il Capo dello Stato – rinnovo a lei, signor Presidente, l'espressione della mia solidarietà”. (dip)

 

 

 

 

Monaco di Baviera. Premi per progetti orientati al futuro energetico

 

Monaco di Baviera – Ogni anno alle soluzioni più innovative dei settori solare e accumulatori di energia vengono conferiti i premi più significativi del comparto: Intersolar AWARD ed ees AWARD. Nel 2018 si aggiunge un nuovo riconoscimento: The smarter E AWARD. Il premio è dedicato alle soluzioni incentrate su modelli di business e approccio intersettoriale, ma anche a progetti eccellenti già realizzati nei settori solare, accumulatori, gestione dell'energia e mobilità ecologica. Aziende e titolari di progetti potranno candidarsi ai prestigiosi premi dal 2 gennaio al 23 marzo 2018. La cerimonia di premiazione avrà luogo il 20 giugno 2018 nell'ambito di “The smarter E Europe" a Monaco di Baviera.

Nuovi prodotti, tecnologie e concetti orientati al futuro definiscono il nuovo panorama energetico e promuovono il cambiamento nell'industria energetica. Le soluzioni che si aggiudicano i premi Intersolar AWARD ed ees AWARD creano e rispecchiano le tendenze del settore e del suo sviluppo incalzante. Per i riconoscimenti di Intersolar Europe, la fiera leader mondiale per l’industria solare e i suoi partner, e di ees Europe, il salone specialistico dedicato alle batterie e ai sistemi di accumulo energetico più grande d'Europa, dal 2008 sono state presentate 1.045 candidature da 46 nazioni.

Da allora i prestigiosi award hanno premiato complessivamente 108 prodotti, servizi e progetti.

The smarter E AWARD – Championing the Energy Game-Changers

The smarter E Europe riunisce le fiere specializzate Intersolar ed ees Europe con le nuove piattaforme Power2Drive Europe, la fiera specialistica dedicata alle infrastrutture di carica e all'elettromobilità, ed EM-Power, il salone specialistico dedicato allo sfruttamento energetico intelligente in industria ed edilizia. The smarter E, nel suo ruolo di piattaforma centrale, approfondisce i temi chiave della svolta energetica in modo globale e trasversale. In particolare i

riflettori sono sempre puntati su: settore solare, accumulatori, gestione dell'energia e mobilità ecologica. Da questa sinergia nasce il riconoscimento The smarter E AWARD, che mira a portare in primo piano le soluzioni e le idee in grado di interconnettere in modo intelligente le energie rinnovabili con il decentramento e la digitalizzazione di tutti i comparti energetici dei settori

elettricità, calore e trasporti.

La prima edizione di The smarter E AWARD prevede due categorie. Nella categoria "Smart Renewable Energy" il premio viene conferito a modelli di business particolari e innovativi e a soluzioni orientate al futuro con un'ottica intersettoriale. La categoria "Progetti eccellenti" premia progetti già realizzati nei settori solare, accumulatori, gestione dell'energia e mobilità ecologica.

Con il conferimento del The smarter E AWARD gli enti organizzatori danno il giusto risalto a single innovazioni all'avanguardia, creando trasparenza in un ambito tematico complesso.

Intersolar AWARD – Powering the Future with Innovation

Alimentare il futuro energetico con le innovazioni: è questo il motto che contraddistingue la fiera e l'AWARD targati Intersolar. Da oltre 10 anni il premio più in vista del settore offre alle imprese del solare una piattaforma unica per dare prova del proprio potere innovativo e distinguersi dalla concorrenza. L'attenzione è rivolta a tecnologie, prodotti e servizi del settore fotovoltaico, in grado

di promuovere il successo mondiale dell'energia solare. Ogni anno il premio rispecchia le tendenze internazionali del settore, definendo al contempo i trend per lo sviluppo dell'industria solare.

ees AWARD – Innovating Energy Storage

Il settore degli accumulatori di energia è una delle colonne portanti per la riuscita della svolta energetica. E la sua importanza è destinata a crescere ulteriormente. Batterie e accumulatori di energia supportano la fornitura dell'energia flessibile ottenuta da fonti rinnovabili. Grazie alla digitalizzazione permettono una connessione e una distribuzione intelligenti, garantendo l'approvvigionamento ai consumatori. Dal 2014 l'ees AWARD premia prodotti e soluzioni

all’avanguardia per l'accumulo mobile e stazionario di energia elettrica. La portata delle innovazioni investe l'intera catena di creazione del valore nella tecnologia delle batterie e dei sistemi di accumulo energetico, dai componenti alla realizzazione, fino all'applicazione concreta e ai modelli commerciali.

Registrati subito

Possono partecipare tutte le aziende che nel 2018 presenteranno progetti e prodotti in qualità di espositori durante una delle manifestazioni internazionali targate Intersolar, ees, Power2Drive oppure EM-Power. Sono ammessi anche i proprietari di progetti innovativi. Gli interessati possono informarsi e pre-registrarsi già ora. Riceveranno aggiornamenti per e-mail su tutti gli appuntamenti

e le informazioni più importanti. La fase di candidatura inizia il 2 gennaio 2018. Le aziende e I titolari di progetti possono presentare le candidature online nel portale AWARD entro il 23 marzo 2018.

La cerimonia di premiazione di Intersolar AWARD, ees AWARD e The smarter E AWARD si tiene il 20 giugno 2018 dalle 17:00 presso "The smarter E Forum" (padiglione B2, stand B2.570). I vincitori degli AWARD possono raggiungere un pubblico molto vasto. Inoltre i premi sono una conferma e al contempo una motivazione. In questo modo gli AWARD, oltre a premiare le innovazioni, forniscono anche un contributo centrale alla crescita dell'intero settore.

Per maggiori informazioni sugli AWARD consultare i siti web:

The smarter E AWARD: www.TheSmarterE.de/award

Intersolar AWARD: www.intersolarglobal.com/award

ees AWARD www.ees-events.com/award

The smarter E Europe si tiene presso Messe München dal 20 al 22 giugno 2018

insieme ai saloni specializzati Intersolar Europe, ees Europe, Power2Drive

Europe ed EM Power. De.it.press

 

 

 

 

Corrispondenze. La situazione politica vista dal sen. Aldo Di Biagio

 

L'asprezza ed i toni raggiunti  dal confronto politico a cui l'attualità ci sta abituando in questo ultimo scorcio di legislatura, rischiano di aumentare la confusione ed il senso di disinteresse da parte dei cittadini e ciò risulta ancora più amplificato tra voi residenti all'estero, in un momento in cui invece ci sarebbe bisogno di messaggi chiari, lucidità e dove la politica urlata, fatta di divisioni e capri espiatori, rischia di portare alla mente ben altre stagioni storiche del nostro paese.

Se la risposta allo scollamento della politica dai cittadini deve essere il populismo demagogico, c'è qualcosa che non va, e che deve essere risolta presto, ed una occasione inderogabile è offerta dalle prossime consultazioni elettorali, con le quali abbiamo l'urgenza di rimettere in chiaro e con convinzione le priorità del nostro paese dentro e fuori i suoi confini, mettendo al primo posto gli italiani e la crescita e lasciando ai margini i proclami inconcludenti che il populismo - che aleggia a destra o in posizioni indeterminate come quello dei  5 stelle - sta sollevando.

Come può nascere un progetto o una prospettiva di risanamento economico e di crescita del Paese dalle illazioni e da una continua delegittimazione delle istituzioni e dello Stato?

Che futuro può avere l'Italia svilendo il percorso di integrazione europea e l'eredità di stabilità e cooperazione maturata negli ultimi decenni con la costruzione ed il rafforzamento dell'Ue?

La risposta è "Nessuno" e lo sanno anche coloro che su quel populismo di pancia stanno costruendo i loro fantasiosi programmi elettorali.

Che una volta ottenuto un ipotetico mandato, faranno cadere le loro certezze e i programmi raffazzonati come un grosso castello di carte.

Il monito che viene dall'Europa, dalla Brexit fino all'esperienza Catalana, sebbene con sfumature ed aspetti assolutamente distinti, evidenziano un messaggio chiaro: il populismo fugge i contenuti e si muove soltanto sulla linea, inutile e drammatica, della scenografia e delle frasi ad effetto facendo leva sulle paure sociali ma senza logica, programmazione e coerenza.

Le scelte di impeto e populiste, di cui la Brexit rappresenta la metafora per eccellenza, non sono vittorie da esaltare ma sono drammi, dettati dall'incompetenza e dall'assenza di lungimiranza che anche uno spirito critico verso l'UE dovrebbe necessariamente avere.

Pertanto al momento in Europa, a voi cittadini residenti all'estero, deve essere chiaro che ci si trovi dinanzi ad un bivio tra un populismo antieuropeo e popolarismo europeista.

Una scelta responsabile, attraverso approccio politico moderato, popolare ed europeista, al momento rappresenta l'unica strada percorribile se si vuole dare una prospettiva all'Europa e ad un rinnovamento delle potenzialità del nostro Paese a livello regionale.

Tutto questo anche nella direzione di esorcizzare la recrudescenza della divisione ideologica e politica ed un'idea di nazionalismo pericolosa e dalle inquietanti prospettive.

Dinanzi a noi c'è la frammentazione sociale e sistemica che il populismo potrebbe innescare, che non si limita alla semplice contrapposizione politica o banalmente parlamentare, ma rischia di compromettere la capacità economica e produttiva oltre che la credibilità del Paese con conseguenze anche su quanto di buono è stato fatto negli ultimi anni con un'accorta politica di Governo.

Voglio pertanto condividere con voi una riflessione, con la consapevolezza che se non si partecipa al processo democratico del voto non si può pretendere il cambiamento: non lasciatevi influenzare dagli sfascisti o da chi prospetta visioni surreali sul futuro del Paese, avete al momento un privilegio, quello di orientare il prossimo voto verso una lista che sia convintamente e concretamente europeista, con l'obiettivo prioritario di garantire a ciascun cittadino italiano di essere sempre protagonista attivo nel Paese in cui ha deciso di vivere.

Bisogna riscoprire il valore del rispetto verso le istituzioni, della responsabilità nei confronti dello Stato, ponendo al centro il perseguire il bene comune, lasciando ai margini le proprie ambizioni personali. 

Noi stiamo lavorando proprio in questa direzione, consapevoli che al momento vi è un'unica alternativa per il futuro del Paese e per un ruolo rinnovato dell'Europa.

Bisogna rimettere al centro l'Italia, protagonista di un'Europa nuova e competitiva.

In questo momento la priorità è il pragmatismo: C'è bisogna di più Europa.

Siamo consapevoli che non sarà facile e che la congiuntura attuale presenta dei tratti di complessità tali da rendere anche il confronto tra istituzioni e cittadini, rappresentanti parlamentari e società civile, non sempre lineare ed immediato, ma i prossimi giorni - che in una sintesi simbolica rappresentano la conclusione dell'anno e della legislatura - devono essere  l'occasione per fare un bilancio ed un'analisi che si dirigano verso una lucida riflessione su ciò che è meglio per il nostro Paese e per il suo futuro.

Con questa consapevolezza, unita ad un sincero invito alla riflessione che voglio augurare buon Natale a Voi e a Vostri cari. Sen. Aldo Di Biagio

 

 

 

 

Biotestamento: legge con troppe falle

 

La nuova legge ha suscitato applausi ma anche molte critiche non solo dai cattolici. Sposta dal medico al paziente la responsabilità delle scelte

 

  Il 14 dicembre scorso si è concluso in Senato l’iter legislativo del testo che concede al malato la possibilità di far sospendere le cure mediante la DAT, cioè una Dichiarazione Anticipata di Trattamento, presentata dal paziente maggiorenne ed in buona salute intellettuale, con la quale esprime la volontà di rifiutare “l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari”, se ha “una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta”. Con l’approvazione del Senato il Parlamento mette fine a 11 anni di battaglie. Anche il Papa ha ammesso che in taluni casi “può essere moralmente lecito rinunciare o sospendere le cure”, tuttavia ben delineando i confini dell’assistenza al malato.

  La nuova legge, benché esistente in 13 Nazioni europee, aveva già suscitato critiche e polemiche quando, il 20 aprile scorso, era stata approvata alla Camera. Fu soprattutto contestata dai deputati cattolici convinti che fosse un trucco per introdurre in Italia l’eutanasia. Giudizi negativi che non avevano fatto cambiare idea a chi è convinto che rifiutare le cure sia “atto di rispetto nei confronti della propria famiglia e di chiunque un giorno si prenderà cura” di lui. Il che significa dare a tutti, indipendentemente dalle opinioni politiche e religiose, la possibilità di esprimere la propria volontà sul fine vita, qualora malato inguaribile. Se minorenne, il consenso deve essere “espresso dai genitori con responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore”.

  In pratica la legge prevede che, nel rispetto della Costituzione, i medici non possono iniziare o continuare una cura, se non hanno il consenso del malato. Che deve essere informato delle eventuali conseguenze terapeutiche, onde poter accettare o rifiutare i trattamenti sanitari, “comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali”. Le volontà espresse, tuttavia revocabili, e convalidate da notaio, sono vincolanti per il medico, che, quindi, risulta “esente da responsabilità civile o penale”. A dispetto del giuramento con il quale s’impegnano a visitare i malati e a prescrivere le cure con l’unico scopo di guarirli.

  I Senatori sostenitori del Biotestamento, convinti che occorre riconoscere a chi soffre il diritto di mantenere le terapie anche se aumentano la sofferenza, oppure di rifiutarle, non hanno accettato le modifiche al testo presentate dai partiti del Centrodestra. Lo hanno approvato, dando così vita ad una “bellissima giornata che sancisce un diritto di cura, di rifiuto, di scelta”, come espresso da Mina Welby, dal 2006 vedova di quel Piergiorgio, malato di distrofia muscolare, che aveva chiesto al medico Mario Riccio d’interrompere il “calvario”. Giudizio condiviso dai tifosi della legge, tra i quali il radicale Marco Cappato.

  Anche i presidenti di Camera e Senato si sono espressi a favore. “E’ un importante e positivo atto di responsabilità del Parlamento”, ha dichiarato la Boldrini, in quanto “d’ora in poi i malati, le loro famiglie, gli operatori sanitari saranno meno soli in situazioni drammatiche”. Al che Grasso ha aggiunto: “Possiamo dire di aver assolto al nostro compito quando, in coscienza, decidiamo secondo criteri di responsabilità, cercando tutti insieme la strada di maggior condivisione possibile”. Per Gentiloni è una “via libera a una scelta di civiltà. Un passo avanti per la dignità della persona”.

  Fuori dal Senato ad aspettare il risultato del voto c’erano i familiari di persone gravemente malate, i rappresentanti di molti Sindaci nonché l’avvocatessa Filomena Gallo, Presidente dell’Associazione Luca Coscioni, (nata con “lo scopo di… affermare i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili”) che da tempo chiede allo Stato di approvare l’eutanasia, cioè quella “buona morte” di un individuo sofferente a causa di malattia, menomazione fisica o psichica.

  L’approvazione della nuova legge equivale a permettere agli Italiani il diritto di disporre della loro vita. Concessione che ha spinto FI a lasciare ai loro Senatori libertà di giudizio, mentre altri membri del centrodestra, tra i quali Giovanardi (Popolo della Libertà), Quagliariello e Gasparri (FI), Sacconi https://www.google.ch/search?q=maurizio+sacconi+partito+politico&stick=H4sIAAAAAAAAAOPgE-LSz9U3SEkvNDc10NLKKLfST87PyUlNLsnMz9MvyM_JLMlMzkzMK7aCshNzFAoSi0oqAfcSvDo6AAAA&sa=X&ved=0ahUKEwjF8d3VvrvYAhUHsBQKHSM4Ao4Q6BMInwEoADAW (Energie per l’Italia) e Lega Nord l’hanno definita “legge mostruosa” che spinge all’eutanasia.

  In pratica il testamento biologico permette di rifiutare l’accanimento terapeutico. Già Papa Giovanni Paolo II, malato di Parkinson, alla fine disse ai medici: “Lasciatemi andare”, cioè chiese d’interrompere le cure, non di ucciderlo. Tuttavia la nuova legge non soddisfa tutti perché apre la strada a pratiche che il testo non prevede ma potrebbero arrivare, come eutanasia e suicidio assistito. Inoltre tutela medici e strutture sanitarie sollevandoli dalle loro responsabilità. Ma sposta sul malato l’onere della responsabilità delle scelte.

Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

Il 4 marzo sarà election day

 

Il 4 marzo si voterà anche per il rinnovo dei consigli regionali di Lazio e Lombardia. Lo rende noto il ministero dell'Interno in una nota. "Il presidente Zingaretti e il prefetto di Milano Lamorgese, sentito anche il presidente Maroni - spiega la nota - hanno fissato per domenica 4 marzo 2018 la data di svolgimento delle elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia".

"Gli stessi presidenti - continua la nota - hanno chiesto al Viminale di gestire, sulla base di specifici protocolli d'intesa, le rispettive operazioni elettorali". Le elezioni, quindi, si terranno nella medesima data delle votazioni per la Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

"Abbiamo scelto di votare lo stesso giorno delle elezioni politiche, quindi il 4 marzo - spiega il presidente della Regione Zingaretti -, per risparmiare decine di milioni di euro sulla gestione delle urne. Soldi che poi potranno essere recuperati per investimenti a favore dei servizi per le persone". ''Ho firmato oggi il decreto per l'indizione dell'elezione del presidente della Regione e del consiglio regionale del Lazio - ha sottolineato Zingaretti - La data delle elezioni regionali indicata nel decreto è il prossimo 4 marzo 2018". "Dopo tredici anni, il Lazio va al voto a scadenza naturale e in un contesto istituzionale sereno e ordinato. Il segno di un Lazio che sta cambiando, ed è più forte e più stabile di prima - ha continuato - Voglio ringraziare la giunta regionale e la maggioranza per la coesione, lo spirito di servizio e la determinazione, così come tutto il consiglio regionale che anche nella dialettica politica ha tenuto fede all'obiettivo che ci eravamo dati 5 anni fa: il rispetto delle istituzioni e il bene comune dei cittadini del Lazio". "Ora auspico una campagna elettorale fatta di proposte e soluzioni concrete, evitando insulti e false notizie. Per andare avanti, tutti - conclude -. Buon voto alle ragazze, ai ragazzi, alle donne e agli uomini di questa splendida Regione''. Adnkronos 5

 

 

 

 

La costanza

 

Il 2017 ci ha lasciato con parecchi problemi socio/economici nazionali. Ciò premesso, ci preme confermare il nostro spirito propositivo anche per il 2018. Resteremo, di conseguenza, fedeli agli obiettivi prefissati da quando abbiamo iniziato a collaborare con questa testata internazionale on-line e con lo spirito d’appartenenza sul fronte dell’obiettività.

 

 Lo scriviamo, altresì, per chi ci legge saltuariamente o per la prima volta. In sostanza, nonostante tanti eventi assai discutibili sul fronte socio/politico interno e internazionale, resteremo coerenti a quelle premesse che riteniamo “sincere.” Conserveremo, integri, gli obiettivi che c’eravamo prefissati; anche se ne matureranno dei nuovi. Nulla, infatti, è “statico”.  Da parte nostra, mossi da un impegno al servizio dell’informazione, continueremo a essere privi d’incoerenze. Perché, tra l’altro, siamo convinti in ciò che scriviamo.

 

Che le nostre argomentazioni siano condivisibili lo lasciamo giudicare ai Lettori. Riteniamo, infatti, che ogni testata acquisti valore divulgativo nella misura nella quale sia in grado di dare un seguito ai quesiti di chi la legge. Principio che riteniamo d’avere, diligentemente, rispettato. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica

 

Sergio Mattarella: “Le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca: a scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento

 

Care concittadine e cari concittadini, un saluto cordiale e un grande augurio. A tutti coloro che sono in Italia e agli italiani che si trovano all'estero.

Tra poco, inizierà il 2018.

Settant'anni fa, nello stesso momento, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica, con il suo patrimonio, di valori, di principi, di regole, che costituiscono la nostra casa comune, secondo la definizione di uno dei padri costituenti.

Su questi valori, principi e regole si fonda, e si svolge, la nostra vita democratica. Al suo vertice, si colloca la sovranità popolare che si esprime, anzitutto, nelle libere elezioni.

Come sapete ho firmato il decreto che conclude questa legislatura del Parlamento e, il 4 marzo prossimo, voteremo per eleggere le nuove Camere.

E' stato importante rispettare il ritmo, fisiologico, di cinque anni, previsto dalla Costituzione.

Insieme ad altri esiti positivi, andremo a votare con una nuova legge elettorale approvata dal Parlamento, omogenea per le due Camere.

Le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca: a scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento. A loro sono affidate le nostre speranze e le nostre attese.

Mi auguro un'ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese.

Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 che voteranno per la prima volta.

Questo mi induce a condividere con voi una riflessione.

Nell'anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto.

In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora - i ragazzi del '99 - vennero mandati in guerra, nelle trincee.

Molti vi morirono.

Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica.

Propongo questa riflessione perché, talvolta, corriamo il rischio di dimenticare che, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell'Europa.

Non avviene lo stesso in tanti luoghi del mondo.

Assistiamo, persino, al riaffacciarsi della corsa all'arma nucleare.

Abbiamo di fronte, oggi, difficoltà che vanno sempre tenute ben presenti. Ma non dobbiamo smarrire la consapevolezza di quel che abbiamo conquistato: la pace, la libertà, la democrazia, i diritti.

Non sono condizioni scontate, né acquisite una volta per tutte. Vanno difese, con grande attenzione, non dimenticando mai i sacrifici che sono stati necessari per conseguirle.

Non possiamo vivere nella trappola di un eterno presente, quasi in una sospensione del tempo, che ignora il passato e oscura l'avvenire, così deformando il rapporto con la realtà.

La democrazia vive di impegno nel presente, ma si alimenta di memoria e di visione del futuro.

Occorre preparare il domani. Interpretare, e comprendere, le cose nuove. La velocità delle innovazioni è incalzante; e ci conduce in una nuova era, che già cominciamo a vivere.

Un'era che pone anche interrogativi sul rapporto tra l'uomo, lo sviluppo e la natura. Basti pensare alle conseguenze dei mutamenti climatici, come la siccità, la limitata disponibilità di acqua, gli incendi devastanti.

Si manifesta, a questo riguardo, una sensibilità crescente, che ha ricevuto impulso anche dal magistero di Papa Francesco, al quale rivolgo gli auguri più fervidi.

Cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i mestieri, e la organizzazione della produzione. Scompaiono alcune professioni; altre ne appaiono.

In questo tempo, la parola "futuro" può anche evocare incertezza e preoccupazione. Non è stato sempre così. Le scoperte scientifiche, la evoluzione della tecnica, nella storia, hanno accompagnato un'idea positiva di progresso.

I cambiamenti, tuttavia, vanno governati per evitare che possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità.

L'autentica missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre.

La cassetta degli attrezzi, per riuscire in questo lavoro, è la nostra Costituzione: ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita.

L'orizzonte del futuro costituisce, quindi, il vero oggetto dell'imminente confronto elettorale.  Il dovere di proposte adeguate - proposte realistiche e concrete - è fortemente richiesto dalla dimensione dei problemi del nostro Paese.

Non è mio compito formulare indicazioni.

Mi limito a sottolineare, ancora una volta, che il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. E' necessario che ve ne sia in ogni famiglia. Al tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano.

Tanti nostri concittadini vivono queste festività in condizioni di disagio, per le conseguenze dei terremoti, che hanno colpito larga parte dell'Italia centrale. A loro desidero far sentire la vicinanza di tutti.

Gli interventi per la ripresa e la ricostruzione proseguono e, talvolta, presentano difficoltà e lacune. L'impegno deve continuare in modo sempre più efficiente fino al raggiungimento degli obiettivi.

Esprimo solidarietà ai familiari delle vittime di Rigopiano e della alluvione di Livorno; ai cittadini di Ischia, che hanno patito gli effetti di un altro sisma. E a tutti coloro che, nel corso dell'anno, hanno attraversato momenti di dolore.

Un pensiero particolare va ai nostri concittadini vittime dell'attentato di Barcellona. Il loro ricordo, unito a quello delle vittime degli attentati all'estero degli anni precedenti, ci rammenta il dovere di mantenere la massima vigilanza nella lotta al terrorismo.

Riguardo a questo impegno, vorrei ribadire la riconoscenza nei confronti delle nostre Forze dell'Ordine, dei nostri Servizi di informazione, delle Forze Armate, ripetendo le stesse parole di un anno fa: "Anche nell'anno trascorso hanno operato, con serietà e competenza, perché in Italia si possa vivere con sicurezza rispetto a quel pericolo, che esiste ma che si cerca di prevenire".

Si è parlato, di recente, di un'Italia quasi preda del risentimento.

Conosco un Paese diverso, in larga misura generoso e solidale. Ho incontrato tante persone, orgogliose di compiere il proprio dovere e di aiutare chi ha bisogno. Donne e uomini che, giorno dopo giorno, affrontano, con tenacia e con coraggio, le difficoltà della vita e cercano di superarle.

I problemi che abbiamo davanti sono superabili. Possiamo affrontarli con successo, facendo, ciascuno, interamente, la parte propria. Tutti, specialmente chi riveste un ruolo istituzionale e deve avvertire, in modo particolare, la responsabilità nei confronti della Repubblica.

Vorrei rivolgere, in chiusura, un saluto a quanti, questa sera, non stanno festeggiando perché impegnati ad assolvere compiti e servizi essenziali per tutti noi: sulle strade, negli ospedali, nelle città, per garantire sicurezza, soccorso, informazione, sollievo dalla sofferenza.

A loro, ringraziandoli, esprimo un augurio particolare.

Auguri a tutti; e buon anno”. Presidente Mattarella

 

 

 

La divinità del consenso, sulle spalle dei migranti

 

Sono poco più di 800 mila I bambini che, nati in Italia o arrivati qui prima del compimento dei 12 anni, potrebbero avere la cittadinanza grazie allo ius culturae, cioè frequentando, con promozione finale, un ciclo di studi di almeno cinque

anni. Nessuna invasione islamica: I nuovi cittadini sarebbero per due terzi

cristiani (cattolici o ortodossi), con padre e madri in gran parte romeni, albanesi,

marocchini, cinesi…

I numeri dicono tanto, ma non dicono ancora tutto. Non dicono le storie di questi bambini uguali e diversi dai loro coetanei. Che frequentano I nostri figli, che parlano con gli accenti dei luoghi in cui vivono. Ma che, per esempio, non possono andare all’estero, come i loro compagni, per una gita scolastica, per seguire un corso di lingue, per passare le feste con i nonni rimasti nei Paesi di origine dei genitori.

Perché, secondo le leggi attuali, per ottenere la cittadinanza, questi “italiani

non italiani” devono aspettare I 18 anni e dimostrare di non aver mai lasciato l’Italia. Ecco, lo ius culturae, serve soprattutto a questo: a sanare un’ingiustizia nei confronti di questi minori. E a rafforzare l’integrazione.

Ma se i numeri non dicono tutto, tutto lo dicono, invece, i fatti e le parole. La

discussione sullo ius soli, arenata al Senato dopo che la nuova normative era passata alla Camera, è stata programmata all’ultimo posto nei lavori.

Una decisione che ha spaccato la sinistra e che ha messo in moto un violento

dibattito politico. Con un unico grande assente: il buon senso. Ha ragione

il cardinale Angelo Bagnasco che, proprio in questo numero, ricorda la divinità sempre più potente alla quale si votano i politici: quella del consenso. In nome del quale finiscono per tentare di soddisfare gli interessi particolari che più hanno un tornaconto in termini di voti, dimenticando il quadro generale e il bene comune

che solo può dare, alla lunga, stabilità e possibilità di sviluppo al Paese.

Papa Francesco non si stanca di ricordare, rispetto alle migrazioni,

quattro verbi fondamentali: «Accogliere, proteggere, promuovere e integrare». Tanto più se si tratta di minori, tanto più se già sono inseriti nel tessuto sociale del Paese. Strumentalizzare questa materia è fare un torto all’intelligenza e al senso di umanità. E se le forze più razziste – Salvini in primis –

da tempo lucrano consenso sulla pelle dei migranti, inquieta che anche forze

più moderate inseguano il seggio elettorale.

Dimenticando che compito di un vero statista non è governare sulla paura, ma aiutare le persone ad averne di meno. A darsi degli altri, delle istituzioni,

del compagno di classe. Una politica che ha bisogno di emarginare 800 mila minori per farsi strada forse ha sbagliato mestiere. Fam.Cr. 51/17

 

 

 

 

Biotestamento è legge

 

Dopo aver retto l'urto del voto segreto e l'esame degli emendamenti, la legge sul biotestamento è arrivata al traguardo. Il testo sulle Disposizioni anticipate di trattamento e in materia di consenso informato, già licenziato dalla Camera, è passato senza modifiche al Senato.

La legge è stata quindi approvata in via definitiva con 180 favorevoli, 71 contrari e sei astensioni. Al termine del voto finale, l'aula ha lungamente applaudito l'approvazione del provvedimento.

LE REAZIONI - "Biotestamento. Dal Senato via libera a una scelta di civiltà. Un passo avanti per la dignità della persona" scrive su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Il premier torna sul tema anche al termine della riunione con i leader dei Paesi del gruppo di Visegrad a Bruxelles: "Credo che sia una decisione del Parlamento che fa fare un passo avanti a tutti in termini di civiltà per il Paese e di dignità per la persona umana. Sono molto soddisfatto".

Per la presidente della Camera, Laura Boldrini, si tratta di "un importante e positivo atto di responsabilità del Parlamento. D'ora in poi i malati, le loro famiglie, gli operatori sanitari saranno meno soli in situazioni drammatiche".

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, parla di "un provvedimento a lungo atteso che ha generato un ampio e acceso dibattito, sia tra le forze politiche che nell’opinione pubblica". "Ciascun gruppo parlamentare e ciascun senatore ha espresso con forza i propri convincimenti e ogni posizione - sottolinea - merita il più profondo rispetto, nella consapevolezza che quando si esaminano tematiche così dense di significati, di dolore e di speranza, a guidarci devono essere la reciprocità e l’ascolto".

Ci vorrà "molta attenzione nell’applicazione della legge - commenta la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin - Avrei preferito che ci fosse stato il modo di trovare soluzioni a delle problematiche tecniche, e questo purtroppo non c’è stato. Ritengo però che, ora che è stata approvata la legge, si debba rafforzare ancora di più il rapporto tra medico e paziente perché non dobbiamo creare nessun meccanicismo".

"Ricordiamo però che le Dat non sono l’eutanasia. In Italia l’eutanasia non si pratica, non è legale e non si può fare. Manteniamo distinte le due cose", evidenzia Lorenzin. Quanto all'importanza di non creare meccanicismi, la ministra della Salute spiega di riferirsi "soprattutto alle persone anziane, alle persone fragili che non devono essere lasciate sole nella malattia. E quindi ci vuole una maggiore responsabilizzazione nelle terapie del dolore, nella cura e nello stare vicino ai pazienti più fragili che hanno oggettivamente più difficoltà".

"Come ministro - conclude - mi sono sempre rimesso alla libertà di coscienza, ma ora che è legge il Biotestamento va attuato al meglio".

Matteo Renzi ritwitta un post del Pd sull'approvazione al Senato: "Cinque anni fa un cittadino italiano non aveva il diritto di decidere il tipo di trattamento desiderato nel caso si fosse trovato in una situazione in cui non poteva più esprimere alcuna volontà di scelta. Ora è possibile. L'Italia, oggi, è un paese più civile #BioTestamento". Poi in un post su Fb scrive: "Si tratta di un passo in avanti nella direzione della libertà e della consapevolezza dei diritti del malato. L'impegno adesso è accompagnare con cura e amore - e sempre maggiori risorse - chi vive la malattia. Accogliere, prendersi cura, accudire. E rispettare la libertà, sempre".  Adnkronos 14

 

 

 

 

Per gli italiani all’estero altri significativi passi in avanti nel passaggio della legge di bilancio alla Camera

 

ROMA - Per gli italiani all’estero, nel passaggio alla Camera della legge di bilancio per il 2018 e per il triennio ’18-’20, si sono aggiunte altre importanti novità. Quando ancora il lavoro della Commissione Bilancio non si è ancora concluso, sono stati approvati, infatti, alcuni nostri emendamenti che migliorano quantitativamente e qualitativamente gli interventi già contenuti nel testo.

Con un emendamento comune, a prime firme Fedi e Garavini, siamo intervenuti sul comma omnibus dedicato agli italiani all’estero apportando le seguenti variazioni aggiuntive:

- per i corsi di lingua e cultura, un milione di euro in più per il 2018, oltre quello già ottenuto in Senato, e soprattutto la conferma dei due milioni anche per gli anni successivi. In questo modo, l’obiettivo di strutturare in bilancio l’investimento consolidato di 12 milioni di euro, auspicato dagli enti gestori e da tutti coloro che s’interessano di promozione di lingua e cultura nel mondo, non solo è raggiunto, ma è reso permanente. Dall’anno venturo, la ripartizione potrà essere fatta dall’inizio dell’anno per l’intera somma, evitando estenuanti ritardi e indebitamenti. In più, l’apporto del Fondo per la promozione della lingua e della cultura diventa aggiuntivo e non sostitutivo delle risorse ordinarie;

- 900.000 euro in più per i COMITES che, con i 100.000 già ottenuti al Senato, potranno avere un milione di euro in più per tentare finalmente di corrispondere agli obiettivi e alle funzioni che la legge loro assegna, con un’attenzione particolare al sostegno della nuova emigrazione;

- 500.000 euro in più per la stampa periodica italiana all’estero che, aggiunti alla pari somma ottenuta nel precedente passaggio, consentono di stabilizzare l’aumento del 50% ottenuto l’anno scorso con un nostro emendamento;

- 500.000 euro in più nel 2018 per le Camere di Commercio italiane all’estero, che permettono di superare la dotazione dell’anno precedente e, soprattutto, la triennalizzazione a dotazione crescente per gli anni futuri, che costituisce un importante ancoraggio per questi indispensabili protagonisti dell’internazionalizzazione del Paese, abituate a programmare i loro interventi in tempi adeguati.

Con un altro comune emendamento, a prima firma Porta, siamo riusciti ad ottenere, con un atto di solidarietà condiviso dal Governo e dalle Commissioni esteri e bilancio, un milione di euro in più da destinare alla nostra comunità in Venezuela, colpita da una situazione di grave e perdurante emergenza.

Riguardo alla delicata questione dei servizi consolari, il Governo ha deciso la riapertura delle assunzioni dopo anni di blocco, aumentando di 100 unità il contingente dei contrattisti e di 150 unità il personale a tempo indeterminato.

Questi chiari passi in avanti, conseguiti in una ben nota situazione di controllo finanziario, s’innestano in un Bilancio in cui già il Governo aveva disposto per sua scelta l’aumento di 3,5 milioni di euro per gli Istituti di cultura nel 2018 e di 8,5 milioni di euro negli anni successivi, l’adeguamento del sostegno della Dante Alighieri a 2,6 milioni, il rafforzamento delle dotazioni per le cattedre di italianistica, portate a 1,9 milioni nel 2018 e a 2,3 milioni negli anni futuri. Senza contare i 50 insegnanti di ruolo in più già assegnati per i corsi di lingua e cultura con il decreto applicativo sulla Buona Scuola.

Ancora una volta il Governo a guida Pd ha dimostrato con i fatti la sua attenzione e la sua disponibilità per gli italiani all’estero, credendo nel ruolo che essi possono svolgere a livello globale. Ancora una volta noi eletti all’estero abbiamo fatto il nostro dovere onorando il mandato che abbiamo ricevuto dai cittadini elettori. Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta, Alessio Tacconi (Deputati del Pd Estero)

 

 

 

 

Europei nell’essere

 

Dal 1979 esiste un Parlamento Europeo, eletto suffragio universale, che rappresenta oltre mezzo miliardo di cittadini distribuiti nei Paesi che hanno aderito all’Unione. C’è anche una Corte di Giustizia Europea, una Banca Centrale Europea (BCE), e una moneta unica. Insomma, l’UE rappresenta un’imprescindibile realtà socio/politica.

 

 L’Italia è stata uno dei primi Paesi a credere in una Federazione Comunitaria. Da Roma sono nate quelle premesse che hanno portato il Vecchio Continente all’attuale realtà. Eppure, il Bel Paese è ancora in crisi economica; ma anche d’identità. Questo non ci sembra, però, il luogo per focalizzare delle responsabilità politiche che, in ogni caso, ci sono. L’anno è giovane. Il nostro vuole essere solo un intervento informativo.

 

L’Italia ha da affrontare suoi problemi interni. Certo è che, oltre i confini politici degli Stati, ci sono anche delle nostre mete interne da conquistare. Ma essere europei è importante. Sotto ogni profilo. Del resto, più di tre milioni di cittadini italiani vivono in altri Paesi UE e la loro integrazione si è realizzata in termini ormai più che fisiologici. Quindi, italiani sì, ma anche cittadini d’Europa.

 

 La nostra Comunità nel Vecchio Continente è, sicuramente, più numerosa di quella in essere nelle Americhe. Mostrarsi europei, quindi, significa anche condividere una realtà ben più articolata di quella vissuta nel territorio nazionale. Mentre riteniamo che in questo nuovo Millennio la società europea sarà ampiamente multi etnica, potrebbe essere anche realizzata una Costituzione Europea. La nostra è più che un’ipotesi.

 

Pure se ci vorrà ancora tempo per superare alcuni comportamenti tipicamente “nazionali”, non verrà meno l’impegno per andare oltre. Superati i compromessi, la realtà che ci attende favorirà anche il rilancio del nostro sviluppo socio/economico. Perché essere “parte” di un “tutto” resta una garanzia che non ci può sfuggire. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Sì definitivo dell’Aula al Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018

 

Il dibattito alla III Commissione sulle parti della manovra riguardanti il ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale - Approvato il rapporto favorevole proposto dal relatore Gian Carlo Sangalli

 

ROMA - L’Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva con voto di fiducia il ddl n. 2960-B, Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020. Prima del voto in Aula la Commissione Esteri del Senato aveva espresso parere favorevole sulla manovra e in particolare sulle parti riguardanti lo stato di previsione del ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale per l’anno finanziario 2018 e per il triennio 2018-2020. Dal relatore Gian Carlo Sangalli sono state illustrate alcune modifiche introdotte su questa materia dalla Camera dei Deputati: in primo luogo, che per gli operatori economici italiani operanti in Venezuela e Libia, sia persone fisiche che società, viene istituito un fondo (1 milione di euro per il 2018, 5 milioni di euro per il 2019 e 10 milioni di euro per il 2020) per la parziale compensazione delle perdite subite in seguito alle crisi istituzionali dei due Paesi. I criteri e le modalità per l’erogazione del contributo, saranno individuati con decreto del Ministro degli esteri, da emanarsi entro 60 giorni.  Inoltre per gli italiani residenti in Venezuela, che siano in situazioni di disagio economico, viene anche stanziato un ulteriore milione di euro, per il 2018, ad integrazione delle misure già in atto, per contenere le conseguenze della crisi del Paese sudamericano. Il relatore ha anche evidenziato come altre modifiche in positivo riguardino le disposizioni generali a favore delle nostre comunità all’estero e della proiezione internazionale, anche economica, dell’Italia. In questa ottica vengono stanziati   2 milioni di euro a decorrere dal 2018 per la promozione della lingua e cultura italiane all’estero, con particolare riferimento al sostegno degli enti gestori di corsi di lingua e cultura italiane all’estero (il testo approvato dal Senato prevedeva 1 milione di euro per l’anno 2018 e 1,5 milioni di euro dal 2019). Previsti inoltre 200.000 euro annui per il finanziamento di lettorati di lingua italiana presso istituzioni universitarie estere (previsione introdotta ex novo dalla Camera dei deputati). Stanziato poi 1 milione di euro, per l’anno 2018, a favore dei Comitati degli Italiani all’estero (il testo del Senato prevedeva 100.000); 1 milione di euro per l’anno 2018 per contributi a favore della stampa italiana all’estero (500.000 euro quelli previsti dal testo approvato in Senato); 1,5 milioni di euro per il 2018, la stessa cifra per il 2019 e 2 milioni per il 2020 a favore delle Camere di Commercio italiane all’estero (inizialmente si prevedeva 1 milione di euro per il solo 2018).

Sangalli ha inoltre segnalato sia una previsione introdotta ex novo dalla Camera dei deputati che riguarda la ristrutturazione e la manutenzione del cimitero italiano di Hammangi a Tripoli, in Libia (272.000 euro per il 2018, e 22.000 negli anni successivi), sia una serie di norme in materia di personale e risorse per la cooperazione internazionale allo sviluppo, come ad esempio l’assunzione, da parte dell’Agenzia italiana per la Cooperazione, nei limiti dell’attuale dotazione organica, di 10 dirigenti non generali (circa 1,5 milioni di euro a decorrere dal 2019).

Per l’Agenzia previste anche nuove disposizioni per il finanziamento di iniziative con soggetti iscritti nell’elenco dei promotori della cooperazione allo sviluppo. Il relatore si è anche soffermato sull’autorizzazione al concorso per l’accesso alla carriera diplomatica per l’anno 2019, per un contingente di 35 nuovi diplomatici,  e sulle iniziative a sostegno delle esportazioni e dell’internazionalizzazione delle nostre imprese previste nel documento di bilancio. Per favorire l’internazionalizzazione delle imprese viene rifinanziato con 2 milioni di euro - per ciascun anno del biennio 2018-2019 e di 3 milioni per il 2020 -  il fondo per l’ICE, nell’ambito del Piano straordinario per la promozione del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti. Un contributo di 500.000 euro (per ciascuna annualità 2018, 2019 e 2020) è anche previsto a favore del Milan Center for food Law and Policy, il Centro di documentazione sulle politiche pubbliche in materia di nutrizione. Il finanziamento è destinato al sostegno alle attività volte a realizzare gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030, in continuità con Expo 2015, nonché per la candidatura italiana per COP 26/2020 . Nello stato di previsione del Miur viene anche istituito il Fondo per il programma di ricerche in Artico, con una dotazione di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020.  Il fondo è finalizzato al sostegno dell’Italia come Stato osservatore del Consiglio artico e alla realizzazione degli obiettivi della Strategia italiana per l’Artico, adottata nel 2015 dal Maeci, oltre che ad assicurare la partecipazione italiana ad alcuni importanti comitati e reti di ricerca scientifica sull’Artico. Alla luce di queste considerazioni il relatore ha proposto alla III Commissione l’approvazione di un parere favorevole sulla materia in esame. 

Dal canto suo la senatrice Stefania Giannini (Pd) ha espresso apprezzamento per le modifiche alla manovra finanziaria introdotte dalla Camera dei deputati, in particolare per le misure a sostegno dei connazionali residenti in Venezuela, per il contributo al Milan Center for food Law and Policy e per il Fondo in favore del programma di ricerche in Artico. Dopo l’intervento del presidente della Commissione Paolo Corsini (Art.1-MDP-LeU) che ha preannunciato il suo voto contrario al provvedimento per la mancanza nella manovra finanziaria di un disegno organico di riforma, il  senatore Claudio Micheloni (Misto) ha espresso soddisfazione per le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati, in particolare per quanto riguarda il sostegno alle comunità italiane all’estero. Positivo anche il giudizio della senatrice Emma Fattorini (Pd)  soprattutto per quanto riguarda 

la promozione della lingua e cultura italiana. Negativo invece il parere del senatore Lucio Malan (FI) che, preannunciando il proprio voto contrario, ha sottolineato l’inadeguatezza della manovra di bilancio, sia nel merito che nella congruità rispetto alle norme di contabilità pubblica.

Il relatore Sangalli ha infine sottolineato l’importanza sia delle previsioni a favore degli operatori economici italiani operanti in Venezuela, un intervento strutturale volto a migliorare le prospettive per molte aziende italiane impegnate nel Paese sudamericano, sia delle misure adottate a favore delle Camere di Commercio italiane all’estero.

La Commissione ha poi approvato il seguente rapporto: 

La 3a Commissione, Affari esteri, emigrazione,

esaminato il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e il bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020, la Nota di variazioni e l’allegata Tabella 6;

viste le modifiche approvate nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati;

apprezzato l’incremento dei fondi a favore delle comunità italiane all’estero e della proiezione internazionale, anche economica, del nostro Paese, con misure per la promozione di corsi di lingua e cultura italiane, delle Camere di Commercio italiane all'estero, della stampa italiana e di lettorati di italiano presso università estere;    

apprezzati in particolare gli interventi per compensazioni dei crediti vantati da operatori economici italiani in Venezuela e in Libia, oltre che per l’aiuto dei connazionali residenti in Venezuela in condizioni disagiate a causa della crisi economica del Paese; 

valutato positivamente l'intervento per il restauro e la guardiania del cimitero italiano di Tripoli;

apprezzate le misure in materia di cooperazione allo sviluppo (tra cui il potenziamento dell'Agenzia per la cooperazione), nonché l'autorizzazione del concorso diplomatico per il 2019,

esprime rapporto favorevole. Inform 27.12.

 

 

 

 

Fedi e Porta (Pd): L’importanza di un ministero per le migrazioni

 

ROMA - Una riflessione sull’importanza del fenomeno migratorio in Italia, in uscita e in entrata: partiamo dai dati dell’Istat per il 2016.

Da una parte le immigrazioni (iscrizioni in anagrafe dall’estero) ammontano a quasi 301mila (+7% rispetto al 2015); circa nove su dieci riguardano cittadini stranieri; dall’altra parte ancora in crescita le emigrazioni (cancellazioni dall’anagrafe per l’estero): nel 2016 sono 157mila (+7% sul 2015).

Le principali mete di destinazione per gli emigrati di cittadinanza italiana si confermano il Regno Unito (21,6%), la Germania (16,5%), la Svizzera (9,9%) e la Francia (9,5%). In aumento i laureati italiani che lasciano il Paese, sono quasi 25mila nel 2016 (+9% sul 2015) anche se tra chi emigra restano più numerosi quelli con un titolo di studio medio-basso (56mila, +11%).

Giova comunque ricordare che negli ultimi dieci anni le immigrazioni in Italia si sono ridotte del 43%, passando da 527mila nel 2007 a 301mila nel 2016, pur sempre tuttavia un numero elevato. Le emigrazioni, invece, sono più che triplicate passando nello stesso periodo da 51mila a 157mila (è bene precisare che stiamo parlando delle emigrazioni registrate regolarmente con l’iscrizione all’AIRE, ma si presume che siano decine di migliaia gli italiani che si recano all’estero per lavoro ma che non si cancellano dall’anagrafe della popolazione residente).

Il punto essenziale che questi dati ci suggeriscono è che è naturale aspettarsi un protrarsi delle pressioni migratorie nei prossimi anni, che lo vogliamo o no. Inoltre l’ineluttabilità e la consistenza di questi movimenti migratori ci devono far riflettere sulle politiche che lo Stato italiano deve attivare per gestire l’impatto umano, economico e sociale di questi fenomeni con riferimento a: mercato del lavoro, politiche assistenziali, tutela dei diritti per coloro i quali si recano all’estero, sicurezza, politiche per la casa, integrazione per chi arriva in Italia, etc.

Le migrazioni sono ridiventate uno dei fenomeni più importanti di questo nuovo secolo, tanto è vero che l’immigrazione in Italia sarà un tema da campagna elettorale che dobbiamo sperare non diventi (ma le premesse ci sono tutte) uno scontro ideologico ma una seria riflessione su come elaborare un equilibrato e competente assetto istituzionale e legislativo per affrontare e gestire al meglio i flussi di persone in entrata e in uscita in modo tale che il fenomeno non rappresenti una minaccia ma una risorsa. Impresa questa non facile considerato che le leggi principali che regolano i flussi migratori in entrata come la Bossi-Fini o la Turco-Napolitano risalgono a oltre 15 anni fa, mentre per quelli in uscita lo Stato italiano ha istituito la legge sull’AIRE nel 1988 ma in tema di tutele sociali per i nostri nuovi giovani emigrati non possiamo vantare adeguate, ampie e coraggiose iniziative e normative.

Noi pensiamo che, proprie le ragioni succitate, uno Stato che vuole garantire il diritto alla mobilità e all’accoglienza, che vuole adottare politiche concrete per far fronte alle nuova sfide demografiche e sociali e vuole gestire la migrazione anche in chiave moderna, attraverso cioè un Governo internazionale e cooperativo, non può fare a meno di istituire un ministero dell’Emigrazione-Immigrazione come garanzia cardine per la gestione, la tutela, il controllo e la guida dei fenomeni migratori.

Un Ministero che provi ad uscire da una concezione ancora emergenziale nell’approccio alle migrazioni al fine di realizzare una nuova fase incentrata da una parte sull’integrazione per chi arriva in Italia e dall’altra sulla tutela internazionale per chi torna ad emigrare. (Inform 21.12.)

 

 

 

 

La campagna per l’istituzione in Italia del Ministero per la Pace

 

Il Movimento Nonviolento aderisce alla campagna, promossa dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e rivolta alle Istituzioni, al Parlamento, al Governo, per l’istituzione del Ministero della Pace.

Le motivazioni di questa adesione vengono da lontano e si intrecciano con il nostro attuale impegno nella campagna per la Difesa civile non armata e nonviolenta.

In un articolo del 1948, Aldo Capitini mostrava la speranza che il Fronte Democratico Popolare potesse accogliere la sua proposta di istituire il servizio civile e quella di un Ministero della pace o almeno di un Commissariato per la “Resistenza alla guerra”. La sua proposta fu destinata al naufragio dopo il risultato elettorale da cui la sinistra uscì sconfitta.

Capitini proponeva l’istituzione di un Ministero (o Commissariato – oggi diremmo Dipartimento) per la pace e per la resistenza alla guerra. Questi i compiti da lui immaginati:

“Esso dovrebbe addestrare tutti i cittadini, fin da fanciulli, alla noncollaborazione nonviolenta con un eventuale invasore. In quanti modi si può ostacolare l’invasore senza uccidere nessuno! Ma bisogna imparare, bisogna avere pronti certi mezzi. Una noncollaborazione attivissima di moltitudini non è una terza via oltre la guerra e il cedere? oltre il prendere le armi, che oramai sarebbe sempre al servizio di altri, e il cedere a chi porti la guerra qui?” (Mattino del popolo, 13 marzo 1948).

Settant’anni dopo torna l’idea/proposta, rivolta al mondo della politica, di istituire il Ministero per la pace come una cabina di regia istituzionale che sia in grado di dar corpo ad una politica strutturale per la pace e la prevenzione della violenza. L’ispirazione principale deriva dall’articolo 11 della Costituzione, sia nel suo imperativo di “ripudio della guerra“, sia nella necessità di un “ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.

Nel contempo c’è bisogno di ottemperare all’articolo 52 della Carta costituzionale, rivolto ad ogni cittadino chiamato al “sacro dovere” della “difesa della patria“.

Costruire la pace e difendere la patria sono le due facce della stessa medaglia.

La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha predisposto il testo della proposta di Legge n. 3438 “Istituzione del Dipartimento per la Difesa civile non armata e nonviolenta“, all’esame della Commissione Difesa della Camera, intendendo il nuovo Dipartimento proprio come una “cabina di regia” della varie forme di difesa civile e non armata già esistenti nel Paese: il servizio civile, i corpi civili di pace, la protezione civile. Il riconoscimento giuridico di forme di difesa nonviolenta è già stato fatto proprio dal nostro ordinamento (due sentenze della Corte costituzionale, la n. 164/1985 e 470/1989, la legge del 230 del 1998 di riforma dell’obiezione di coscienza e la legge 64 del 2001 istitutiva del servizio civile nazionale, e con il Decreto Legislativo n. 40 del 6 marzo 2017 sul Servizio Civile Universale).

Dopo 45 anni dall’entrata in vigore della prima legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare e l’avvio del servizio civile, è il momento di sottrarre la parola “difesa” al monopolio militare e di dare corpo ad una politica istituzionale per la pace.

Il Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta ed il Ministero per la Pace sono le due gambe con le quali cammina la necessaria visione del combinato disposto degli articoli 11 e 52 della Costituzione: la costruzione della Pace è il nuovo nome della Difesa della patria.

Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento

 

 

 

 

Casa disabitata in Italia, tariffa Tari e residenti all’estero

 

ROMA - Molti nostri connazionali residenti all’estero e proprietari di case in Italia si chiedono e ci chiedono perché devono pagare la TARI (la tassa sui rifiuti urbani) quando la casa è disabitata e quindi nessuno vi produce immondizia (eccezion fatta nei periodi in cui essi vi rientrano temporaneamente per un eventuale e breve soggiorno).

La domanda è ovviamente legittima, vediamo quindi cosa prevede la legge.

Purtroppo, per la legge, il presupposto per il pagamento della TARI non è (solo) la produzione di rifiuti ma anche e soprattutto il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte adibite a qualsiasi uso che sono suscettibili di produrre rifiuti urbani.

Ricordiamo che la Tari è la nuova tassa sui rifiuti istituita dall'articolo 1, comma 639, Legge 147/2013, come componente della nuova IUC imposta unica comunale, i cui presupposti di imposizione fiscale, sono appunto il possesso dell'immobile e i servizi indivisibili dei Comuni. Insomma è sufficiente la sola possibilità-potenzialità teorica di produrre rifiuti per  essere considerati contribuenti.

Quindi, per ricapitolare, va chiarito che la tassa sui rifiuti (TARI) è il tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ed è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi.

Più volte la Cassazione e il MEF hanno affrontato la questione per cercare di chiarire quando e se si paga la Tari su una casa dove nel corso dell’anno non vi è stato nessuno: la Tari su una seconda casa non abitata può effettivamente non essere dovuta, ma soltanto in alcuni casi e a precise condizioni.

La casa dovrà risultare priva di arredi e priva di fornitura di acqua, gas e luce per il periodo di competenza della Tari; soltanto in questo caso il Comune considererà l’abitazione effettivamente non occupata e, quindi, esonerata dal versamento della tassa sui rifiuti. Qualora anche solo uno dei tali elementi venisse meno bisognerà pagare la Tari.

Le tariffe della TARI sono determinate con delibera del Consiglio comunale sulla base dei costi individuati e classificati nel piano finanziario, redatto dal soggetto che svolge il servizio e approvato dallo stesso Consiglio.

E per quanto riguarda gli italiani residenti all’estero che sono proprietari di immobili in Italia? Si fa presente che a partire dall'anno 2015 è considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), già pensionati  nei rispettivi Paesi di residenza (titolari cioè di pensione estera o in convenzione con l’Italia), a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso. Su queste abitazioni le imposte comunali TARI e TASI sono applicate, per ciascun anno, in misura ridotta di due terzi. Quindi per quanto riguarda la TARI, il versamento di detto tributo deve essere effettuato nella misura di un terzo della tassa. Inoltre giova ricordare che in materia di TARI il comune ha facoltà di introdurre agevolazioni, riduzioni ed esenzioni, oltre che negli specifici casi individuati dalla legge (abitazioni con unico occupante; abitazioni e locali per uso stagionale; abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all'anno, all'estero; fabbricati rurali ad uso abitativo), anche in ulteriori ipotesi definite dal comune nell’esercizio della propria autonomia regolamentare.

Per poter richiedere l'esenzione dal pagamento o la riduzione occorre rivolgersi al proprio Comune di residenza o compilare l'apposito modulo predisposto all'interno del sito web dell'amministrazione comunale. Le scadenze di pagamento della TARI sono determinate dal comune prevedendo di norma almeno due rate a scadenza semestrale.

Marco Fedi e Fabio Porta, Deputati del Pd-Estero

 

 

 

 

Giornata delle Marche. Riunito il Comitato esecutivo del Consiglio dei Marchigiani all’Estero

 

FERMO - Le associazioni e le federazioni marchigiane rappresentano uno strumento importante per mantenere il legame con la regione soprattutto in chiave di promozione turistica. L'idea di organizzare degli educational tour fortemente orientati verso la promozione turistica viene ritenuta valida anche in chiave di scambio culturale con i giovani marchigiani.

È quanto emerso dai lavori del Comitato esecutivo del Consiglio dei marchigiani all’estero, riunito il 9 dicembre a Montegiorgio di Fermo in occasione della Giornata delle Marche, alla presenza dell’assessore al Turismo ed Emigrazione, Moreno Pieroni.

Nella sessione dei lavori è stata evidenziata la necessità di utilizzare gli strumenti e i mezzi di comunicazione digitale per coinvolgere i giovani all’interno dell’associazionismo. Continueranno le attività per promuovere l’iscrizione all’Albo delle numerose associazioni che si stanno costituendo nel mondo (Usa e Belgio in particolare), ricercando contatti anche con le comunità dei marchigiani che risiedono nell’est Europa per motivi di lavoro. Un altro punto discusso riguarda la possibilità di creare una piattaforma di documentazione dell’emigrazione marchigiana, con il coinvolgimento delle Università e la valorizzazione del Museo dell’emigrazione di Recanati.

Il Comitato è l’organismo operativo del Consiglio dei marchigiani all’estero. È composto da nove membri: oltre al presidente del Consiglio (organismo a sua volta formato da 60 rappresentanti), prevede la partecipazione di un componente per il Nord America, tre per il Sud America, uno per l’Europa, uno per l’Australia e due per le organizzazioni italiane (parti sociali, sindacati, categorie professionali). L’associazionismo dei marchigiani nel mondo registra 5 Federazioni e 63 Associazioni che operano in 3 Continenti (Europa, America, Oceania) e in 12 Paesi (Francia, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Belgio, Usa, Canada, Argentina, Uruguay, Brasile, Venezuela, Australia). Si stima che oggi i discendenti marchigiani di terza generazione siano non meno di 1 milione e 500 mila persone, tante quanti sono i residenti nella regione.

Il 10 dicembre, Giornata delle Marche, i componenti hanno partecipato  alla celebrazione al Teatro dell’Aquila, e nel Comune di Fermo hanno incontrato i gruppi consiliari dell’Assemblea legislativa.

La Giornata delle Marche – titolo della 13^ edizione “Le Marche, l’Italia e l’Europa, uniti e solidali nel tempo del cambiamento” è stata ospitata a Fermo per la seconda volta  dopo averla accolta nel 2008. La Giornata, istituita con legge regionale 25/2005, viene celebrata nella ricorrenza di due festività: quella, religiosa, della Madonna di Loreto e quella laica della Dichiarazione dei diritti universali dell’uomo. Il 10 dicembre le oltre sessanta associazioni dei marchigiani all’estero si sono riunite nelle loro sedi per festeggiare e riflettere sui valori delle proprie radici e della propria identità.

A Fermo  il sindaco Paolo Calcinaro, ha portato il saluto della città: “Ospitiamo, con orgoglio, una manifestazione che richiama il legame forte e indissolubile con le nostra radici territoriali, il carattere disponibile e accogliente dei marchigiani, grati per il rapporto di solidarietà con l’Italia e l’Europa a seguito del terremoto”. Un giovane marchigiano residente in Argentina, Juan Pedro Brandi, a nome delle associazioni, ha svolto alcune riflessioni sul tema della giornata, nata come idea dei marchigiani all’estero: “Le Marche denotano due valori straordinari, come la pluralità e la diversità. Terra di frontiera e confine, già nel nome evocano la costruzione di ponti, come hanno fatto i nostri genitori emigrati nei cinque Continenti”.

Successivamente il giornalista Rai Marco Frittella ha intervistato il presidente della Regione Luca Ceriscioli. Il 2017 è stato un anno impegnativo per fronteggiare l’emergenza del sisma e gettare le basi della ricostruzione, che riguarderà non soltanto i luoghi e le strutture, ma soprattutto le comunità. “Abbiamo vissuto, nei momenti difficili, l’importanza di poter contare su una grande comunità che, in maniera solidale, pensa alle necessità di tutti – ha detto Ceriscioli - Abbiamo scoperto un lato dell’Europa che non si conosceva, quello dell’emergenza. Una comunità europea che non è solo qualcosa di lontano, ma che si è mostrata vicina in tutte le fasi del bisogno e che ora vuol vedere il rilancio delle Marche attraverso la ricostruzione”.

Il presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, la cui famiglia ha origini marchigiane, ha inviato un messaggio di saluto, nel quale ha sottolineato l’importanza di continuare il percorso di collaborazione tra le istituzioni, iniziato nella fase dell’emergenza post sisma. Il momento centrale della manifestazione è sempre la consegna dei premi istituiti come riconoscenza a persone o associazioni che si distinguono per la loro generosità e per il grande cuore marchigiano. Entrambi realizzati dallo scultore Renzo Romagnoli di Castelfidardo.

Il Picchio d’Oro 2017 è stato conferito dal presidente Luca Ceriscioli a Neri Marcorè, con le motivazioni lette dal coordinatore della Commissione regionale preposta alla designazione, Claudio Renato Minardi, vice presidente del Consiglio regionale, alla presenza del presidente dell’Assemblea legislativa, Antonio Mastrovincenzo. Il premio, conferito all’artista per l’ideazione del Progetto RisorgiMarche, a sostegno delle aree terremotate, è stato ritirato dalla moglie Selene, accompagnata dal direttore artistico di RisorgiMarche, Giambattista Tofoni. Un video messaggio di Marcorè, assente per motivi personali (è impegnato in una navigazione solitaria in alto Atlantico), è stato proiettato in sala. La Lega dl Filo d’Oro ha invece ricevuto il Premio speciale del presidente della Regione, ritirato dal presidente Francesco Marchesi e dal segretario generale del Filo d’Oro Rossano Bartoli. Il riconoscimento è stato assegnato “per i 50 anni di impegno a favore delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali espresso attraverso l’attività del Centro di riabilitazione d’Osimo”. La Giornata è terminata con un’anteprima della seconda parte di “ViviAmo le Marche” che vedrà, il prossimo anno, 31 personaggi di 18 nazionalità, meno noti al pubblico ma altrettanto significativi, testimonial delle Marche. Persone affermate nei loro Paesi di nascita e provenienza che hanno scelto di vivere nelle Marche e che hanno prestato gratuitamente la loro immagine alla nuova campagna promozionale. Alcuni, presenti in sala, hanno assistito, insieme agli altri partecipati, al concerto finale del maestro Nicola Piovani, organizzato in collaborazione con l’Amat (Associazione Marchigiana attività teatrali). L’edizione 2018 della Giornata delle Marche, è stato anticipato in conclusione, si terrà ad Ascoli Piceno. (Inform dic.)

 

 

 

 

Economia politica

 

Il nostro deficit pubblico non è ancora rientrato nello standard UE. Il Parlamento ha sempre approvato le linee dell’Esecutivo e la “voce” dei politici si è fatta più roca. Tutti i provvedimenti che contavano sono passati con la “fiducia”.

 

 Ora, il rigore, proprio perché coinvolge aspetti dell’equilibrio socio/economico, potrebbe non andare a buon fine. Le stesse forze sociali l’hanno, più volte, denunciato. Le speranze non sono diventate certezze. Il 2018 resta l’anno dell’economia italiana.

 

 Ma la maggioranza degli italiani continuerà ad avere problemi. Le nuove generazioni dovranno affrontare situazioni che i loro padri credevano d’aver definitivamente risolto. Se prima gli italiani spendevano troppo e male,  ora spenderanno meno ed a ragion veduta. La mancanza di liquidità ci ha messo in riga; con seguiti preoccupanti per i redditi medio/bassi. Non a caso, l’indice di povertà è salito.

 

Nonostante tutto, il piatto continua a “piangere”. Ci sono nuove necessità da compensare e, di conseguenza, nuovi provvedimenti da focalizzare. Mentre si continua ad affermare che i “minimi” vitali non saranno scardinati, l’economia delle famiglie ha registrato un profondo rosso e la tendenza non appare migliorabile in tempi contenuti.

 

Del resto, le “volpi” della politica italiana non ci sono più. Anche per quest’anno, l’economia del Paese non rientrerà nei parametri dell’Eurozona. Intanto, mentre gli italiani, che ancora possono, tirano avanti il regresso continua. Da anni, anche il dibattito amministrativo s’è arrestato. Da noi la fantapolitica è realtà quotidiana. Purtroppo, non scorgiamo ancora vie d’uscita. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Canone Rai e residenti all’estero, chi è esente e cosa deve fare

 

ROMA - Quali sono i cittadini italiani residenti all’estero i quali non devono pagare il canone RaiI anche se sono proprietari di una abitazione in Italia e cosa devono fare per essere esonerati?

Innanzitutto gli ultrasettantacinquenni con reddito familiare complessivo (italiano ed estero) non superiore a 6.713 euro. Si tratta ovviamente di un reddito molto basso che probabilmente poche persone non fanno valere, ma il legislatore ha così deciso. Saranno pochi quindi gli italiani all’estero (il limite di reddito potrebbe in alcuni casi non essere superato nei Paesi economicamente più poveri come quelli in America Latina) che potranno essere esonerati dal pagamento del Canone sulla base dei criteri anagrafici e reddituali.

I cittadini che hanno compiuto 75 anni, con reddito annuo familiare non superiore a 6.713 euro devono richiedere l’esenzione presentando la dichiarazione sostitutiva presso gli uffici dell’Agenzia oppure spedirla con raccomandata, senza busta, al seguente indirizzo: Agenzia delle Entrate – Ufficio Torino 1 Sat – Sportello abbonamenti tv – Casella Postale 22, 10121 -Torino. La richiesta deve essere accompagnata da un documento di identità valido e deve essere presentata entro: il 30 aprile per essere esonerati tutto l’anno; il 31 luglio per essere esonerati dal secondo semestre. Per continuare ad avvalersi dell’agevolazione negli anni successivi - se le condizioni di esenzione reddituali permangono - non è necessario presentare ulteriori dichiarazioni. Se, invece, si perdono i requisiti è necessario versare il canone.

L’altra categoria esonerata è quella dei cittadini, anche se residenti all’estero, che sono sì intestatari di un contratto di energia elettrica residenziale ma non detengono un apparecchio televisivo. Questi ultimi possono presentare la dichiarazione sostitutiva di non detenzione per evitare l’addebito in bolletta. Inoltre anche coloro che in precedenza hanno presentato una denunzia di cessazione dell’abbonamento televisivo per suggellamento, possono certificare, sempre per evitare l’addebito del canone in bolletta, che non detengono, in nessuna delle abitazioni possedute in Italia dove è attivata l’utenza elettrica ad essi intestata, un ulteriore apparecchio televisivo oltre a quello per cui è stato chiesto il suggellamento.

Per ottenere l’esonero è necessario compilare la dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione per uso privato che si può scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Giova ricordare che a decorrere dalle dichiarazioni relative all’anno 2017, la dichiarazione sostitutiva di non detenzione per avere effetto a partire dal 1° gennaio di un dato anno di riferimento deve essere presentata a partire dal 1° luglio dell’anno precedente ed entro il 31 gennaio dell’anno di riferimento stesso. Ad esempio, per avere effetto per l’intero canone dovuto per il 2018, la dichiarazione sostitutiva di non detenzione deve essere presentata dal 1° luglio 2017 al 31 gennaio 2018 (c’è quindi ancora un mese di tempo per l’esenzione relativa all’anno prossimo).

La dichiarazione sostitutiva di non detenzione di apparecchio televisivo ha validità annuale e può essere presentata solo dai titolari di un’utenza elettrica per uso domestico residenziale.

La dichiarazione sostitutiva è presentata: direttamente dal contribuente mediante una specifica applicazione web disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle entrate, utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel rilasciate dall’Agenzia delle entrate; avvalendosi di un intermediario abilitato ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del D.P.R. n. 322/1998. La dichiarazione si considera presentata nella data risultante dalla ricevuta rilasciata in via telematica dall’Agenzia delle entrate.

Nei casi in cui non sia possibile la trasmissione telematica, la dichiarazione sostitutiva può anche essere spedita a mezzo del servizio postale in plico raccomandato senza busta al seguente indirizzo: Agenzia delle entrate - Ufficio Torino 1 - Sportello abbonamenti TV - Casella postale 22 - 10121 Torino.

La dichiarazione si considera presentata nella data di spedizione risultante dal timbro postale. Attenzione: in quest’ultima ipotesi il modello deve essere presentato unitamente alla copia di un valido documento di riconoscimento. Nelle dichiarazioni sostitutive in particolare è possibile attestare : a) che in nessuna delle abitazioni per le quali il dichiarante è titolare di utenza elettrica è detenuto un apparecchio tv da parte di alcun componente della stessa famiglia anagrafica, oppure che in nessuna delle abitazioni per le quali il dichiarante è titolare di utenza elettrica è detenuto un apparecchio tv, da parte di alcun componente della stessa famiglia anagrafica, oltre a quello/i per cui è stata presentata la denunzia di cessazione dell’abbonamento radio televisivo per suggellamento.

Marco Fedi e Fabio Porta, de.it.press

 

 

 

Addio alle raccomandate

 

Raccomandate addio, arriva il domicilio digitale. Cosa vuol dire? Che ogni cittadino potrà ricevere via mail ogni comunicazione con valore legale. Insomma, multe o cartelle esattoriali che siano non sarà più necessario affrontare lunghe code agli sportelli quando nella cassetta della posta abbiamo trovato una cartolina che sta a indicare una tentata consegna di una raccomandata.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto correttivo al Codice dell'Amministrazione Digitale, uno dei Dlgs attuativi della riforma della Pa. Decreto che prevede che ogni cittadino abbia un domicilio digitale, di fatto un indirizzo di posta certificata (Pec) quindi un indirizzo di posta elettronica: "Le comunicazioni elettroniche trasmesse ad uno dei domicili digitali... producono, quanto al momento della spedizione e del ricevimento, gli stessi effetti giuridici delle comunicazioni a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno ed equivalgono alla notificazione per mezzo della posta salvo che la legge disponga diversamente. Le suddette comunicazioni si intendono spedite dal mittente se inviate al proprio gestore e si intendono consegnate se rese disponibili al domicilio digitale del destinatario, salva la prova che la mancata consegna sia dovuta a fatto non imputabile al destinatario medesimo", si legge nell'art. 7.

La posta elettronica certificata (Pec) è diventata obbligatoria dal 2008 per imprese e professionisti; nel 2012 è stata estesa anche alle ditte individuali. Sull'addio effettivo alle raccomandate non c'è ancora una data certa. Adnkronos

 

 

 

 

Presentato a Roma il volume di Daniela Maniscalco “Racconto degli Italiani nel Mondo. RIM JUNIOR 2017”

 

Il libro, promosso dalla Fondazione Migrantes propone l’emigrazione italiana ai ragazzi attraverso la storia del cibo e dei mestieri all’estero. Gli interventi di Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, direttore regionale Migrantes Lazio e dell’autrice dell’opera

 

ROMA - Raccontare le migrazioni ai ragazzi, questo lo scopo del libro e della conferenza dedicata alla presentazione dello stesso presso l’Istituto Comprensivo “Antonio Gramsci” di Roma. Il libro “Racconto Italiani nel Mondo RIM Junior 2017” è un volume che,  come descritto in quarta di copertina, nasce con lo scopo “di narrare ai ragazzi, in un linguaggio semplice e accattivante, la mobilità italiana nel mondo”. La Fondazione Migrantes con questo particolare testo, scritto da Daniela Maniscalco e arricchito dalle  illustrazioni di Carmela D’Errico, narra ai ragazzi le migrazioni italiane nel mondo attraverso pagine colorate ricche di disegni, illustrazioni, simboli che riconducono alla storia del cibo e dei mestieri che gli italiani nel loro migrare in terre straniere hanno portato con loro. Per la presentazione del libro è stata scelta come sede un istituto in cui,  come ha ricordato il dirigente scolastico, professor Bruno Aletta, il 40% dei ragazzi frequentanti sono di origine straniera. La storia dell’emigrazione italiana purtroppo è sempre attuale, è in divenire, perché oggi in Italia è tornata a crescere, a essere notizia d’attualità, si parte, si lascia il “bel Paese”, e non più dalle terre del Sud, che per antonomasia sono luoghi di emigrazione. Tutto questo mentre l’immigrazione tiene alto il dibattito sociale e politico.

All’incontro hanno partecipato Monsignor Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, Monsignor Pierpaolo Felicolo, Direttore regionale Migrantes Lazio, l’autrice Daniela Maniscalco, insegnante presso la Dante Alighieri, Comitato Lussemburgo. Per il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca era presente Vinicio Ongini, della Direzione Generale per lo studente, l’integrazione, la partecipazione e la comunicazione. A coordinare gli interventi Donatella Trotta, giornalista de Il Mattino e vicepresidente UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana).

Dopo una prima parte dedicata alla presentazione dei lavori realizzati dai ragazzi dell’istituto sui temi trattati nel libro, con video, cartelloni e testimonianze,  si è passati al dibattito.

Nel prendere la parola Donatella Trotta ha sottolineato la necessità di sensibilizzare i ragazzi sui temi dell’immigrazione per una integrazione costruttiva, citando Gianni Rodari (forse il più grande autore di libri per ragazzi) che parlava del sasso nello stagno e diceva “la mente è una sola ma la creatività va coltivata in tutte le direzioni”. Ringraziando poi i docenti per il lavoro di preparazione fatto con i ragazzi e le emozioni che sono riusciti a trasmettere, Trotta ha ribadito l’importanza didattica del libro, “che è veramente uno strumento adeguato al segno dei tempi”, sottolineando come le  “scuole di ‘frontiera’ dimostrino come le cose possano cambiare.

Ha poi preso la parola l’autrice Daniela Maniscalco che si è soffermata sulle motivazioni del libro: “Io vivo in Lussemburgo, insegno italiano ai bambini italofoni e mi occupo anche della Dante”. E questo lavoro è scaturito “proprio in una serata organizzata dalla Dante sui gelatieri italiani all’estero, sulle loro storie, sulle difficoltà che hanno incontrato. In quella occasione ho visto l’interesse dei genitori e dei bambini presenti. Così mi sono detta perché non raccontare un RIM ai bambini, fare uno storytelling”. Proposta accolta da Delfina Licata della Fondazione Migrantes che ha collaborato alla realizzazione del volume.

L’autrice ha insistito sull’importanza di raccontare ai bambini l’immigrazione perché ha detto “io trovo che i bambini italiani hanno perduto la memoria e cioè quelle pagine importanti della storia italiana che sono state dimenticate. E se si è dimenticato questo è anche diverso il modo in cui si guardano gli immigrati che arrivano in Italia”.  Per la Maniscalco i bambini non hanno coscienza di quanto gli italiani siamo presenti all’estero. “Dall’altro lato della prospettiva – ha continuato - i bambini italiani che vivono all’estero non sanno che loro stessi sono emigrati”. L’autrice rivolgendosi alla coordinatrice Donatella Trotta ha detto “hai citato i libri delle ricette, io penso che la cucina sia un modo fantastico per parlare di emigrazione e del fatto che non esiste una cultura chiusa in sé stessa. Prendiamo la nostra pizza senza il pomodoro venuto dall’America non sarebbe esistita, finanche la nostra pasta trova il suo antenato nel cus-cus, o il caffè che viene dall’Etiopia, che è diventata una bevanda nello Yemen”. Per la Maniscalco basta prendere una ricetta per scoprire che c’è un mondo al suo interno.

“La globalizzazione, - ha detto il presidente della Migrantes Di Tora - la vediamo sotto molti punti di vista: delle monete, alle merci, tutto quello che arriva dalla Cina, ma non la vogliamo prendere in considerazione per le persone, mentre c’è oggi nel mondo una globalizzazione degli esseri umani. C’è oggi una mobilità delle persone che è un dato scontato.  Ma non è un fenomeno di oggi, esiste da sempre, l’uomo è migrante per natura”.

“Immaginate - ha continuato Di Tora - anche il fenomeno storico quando ci fu il crollo del Impero Romano,sotto il peso di quelli che venivano chiamati  ‘barbari’ che arrivavo da nord verso il sud dell’Europa”.  “La parola Barbari - ha continuato il presidente della Migrantes - ci dà qualcosa di brutto, ma il suo significato etimologico, in greco è “balbuziente” uno che non parlava la lingua classica del latino dei romani o la lingua greca del mondo mediterraneo. Dall’integrazione di questi ne è venuta fuori una nuova società che ha fatto scuola nel mondo”. Di Tora si è poi soffermato sull’attuale fenomeno delle migrazioni. Un grande fenomeno da guardare in un ottica diversa che secondo alcuni studi “durerà almeno 25/30 anni, e porterà ad un cambiamento globale di tutto il mondo”.

Secondo Di Tora inoltre gli attuali migranti non fuggono solo dalla guerra e dalla fame, ma anche dalla siccità: “Il Sahara – ha ricordato - il grande deserto aumenta sempre di più, e quindi ci sono popolazioni che non hanno più di che sopravvivere. Ognuno è portato a cercare situazioni migliori. Non emigrano le persone più scadenti, lo abbiamo sentito dire tante volte, come abbiamo sentito dire che portano malattie gli immigrati. Ma è una cosa irreale”.

 “Bisogna cominciare dal mondo dei ragazzi, dei giovani – ha concluso Di Tora - per poter guardare a un futuro nuovo e diverso e quindi ci vuole anche l’impegno di noi adulti a favorire questa nuova realtà… partendo dalla scuola, dalla famiglia che rimane sempre il primo nucleo, partendo da quello che può essere una integrazione religiosa, si arrivi veramente a un mondo nuovo non solo di tolleranza ma anche di creazione che deve essere la pace per tutti”.

Fra gli altri interventi segnaliamo quello di Monsignor Felicolo che ha sottolineato come l’immigrazione sia un tema complicato da analizzare con intelligenza, e che invece molto spesso viene affrontato con demagogia e troppa facilità.

“Voi ragazzi – ha detto rivolgendosi a quanti stavano assistendo al dibattito - siete stati molto bravi, si è parlato di Gianni Rodari, a cui era molto cara la grammatica della fantasia. Voi lo avete messo in pratica il tema dell’immigrazione con fantasia e semplicità, rappresentando con il teatro, i cartelloni e in tanti modi quello che noi stiamo cercando di fare con le parole”.

 “Il ruolo della Chiesa – ha continuato Felicolo rispondendo alla domanda della moderatrice su Cosa fa la Migrantes? – è anche quello di saper creare comunità con tante nazionalità diverse che lavorano prima di tutto per mantenere la fede di tanti cristiani, attraverso un lavoro di integrazione molto forte”. Per Felicolo, direttore regionale Migrantes Lazio, bisogna parlare di integrazione e non di assimilazione e l’integrazione non vuol dire essere come l’altro. “Ci si può integrare ma non assimilare. Noi promuovano nelle nostre comunità l’integrazione, e questa passa prima di tutto con la conoscenza della lingua, con la cultura del paese che ti ospita”. Per gli immigrati è fondamentale la conoscenza della lingua e la Fondazione Migrantes fornisce corsi gratuiti di lingua italiana alle comunità straniere”. Per quanto poi riguarda il diritto alla salute Felicolo ha rilevato come molti migranti si trascurino per pensare ai mezzi di sostentamento per la famiglia che hanno lasciato nel paese di provenienza. “La Migrantes – ha concluso accompagna l’integrazione ma con il valore che ognuno (immigrato) si porta dentro”.  Nicoletta Di Benedetto

 

 

 

 

2018 Anno del Cibo Italiano

 

ROMA – 2018 Anno nazionale del Cibo Italiano, promosso dai Ministeri delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e dei Beni e Attività Culturali e del Turismo. Con gennaio prendono il via manifestazioni, iniziative, eventi legati alla cultura e alla tradizione enogastronomica dell'Italia.

Si punta  sulla valorizzazione dei riconoscimenti Unesco legati al cibo come la Dieta Mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, i paesaggi della Langhe Roero e Monferrato, Parma città creativa della gastronomia e all'Arte del pizzaiolo napoletano iscritta di recente. Sarà l'occasione per il sostegno alla candidatura già avviata per il Prosecco e la nuova legata all'Amatriciana.

Allo stesso tempo saranno attivate iniziative per far conoscere e promuovere, anche in termini turistici, i paesaggi rurali storici, per il coinvolgimento e la promozione delle filiere e ci sarà un focus specifico per la lotta agli sprechi alimentari. Lo stretto legame tra cibo, arte e paesaggio sarà inoltre il cuore della strategia di promozione turistica che verrà portata avanti durante tutto il 2018 attraverso l'Enit e la rete delle ambasciate italiane nel mondo e permetterà di evidenziare come il patrimonio enogastronomico faccia parte del patrimonio culturale e dell'identità italiana.

“Abbiamo un patrimonio unico al mondo - ha dichiarato il ministro Maurizio Martina - che grazie all'anno del cibo potremo valorizzare ancora di più. Dopo la grande esperienza di Expo Milano, l'esperienza agroalimentare nazionale torna ad essere protagonista in maniera diffusa in tutti i territori. Non si tratta di sottolineare solo i successi economici di questo settore che nel 2017 tocca il record di export a 40 miliardi di euro, ma di ribadire il legame profondo tra cibo, paesaggio, identità, cultura.  Lo faremo dando avvio al nuovo progetto dei distretti del cibo. Lo faremo coinvolgendo i protagonisti a partire da agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi. E credo che in quest'ottica sia giusto dedicare l'anno del cibo ad una figura come Gualtiero Marchesi, che ha incarnato davvero questi valori facendoli conoscere a livello internazionale”.

“Dopo il successo del 2016 Anno nazionale dei cammini e del 2017 Anno nazionale dei borghi, il 2018 sarà l'Anno del cibo italiano. Un'occasione importante per valorizzare e mettere a sistema le tante e straordinarie eccellenze  e fare un grande investimento per l'immagine del nostro Paese nel mondo. Grazie alla collaborazione dei Ministeri della Cultura e dell'Agricoltura, l'Italia potrà promuoversi anche all'estero in maniera integrata e intelligente valorizzando l'intreccio tra cibo, arte e paesaggio che è sicuramente uno degli elementi distintivi dell'identità italiana”. Così il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, annunciando l'avvio dal 1° gennaio di una campagna di comunicazione social dei musei statali che pone l'attenzione sul rapporto, nei secoli, tra arti e enogastronomia,  sottolineandone il ruolo fondamentale nella costruzione del patrimonio culturale italiano. L’account Instagram @museitaliani posta e condivide circa 50 locandine digitali, tra le quali figurano la stele di Karo al Museo Egizio di Torino, la Cena con sponsali di Gherardo delle Notti, la Natura morta con peperoni e uva di Giorgio De Chirico, così come le sculture di Darren Bader al Museo Madre di Napoli e i manifesti pubblicitari conservati al Museo Salce di Treviso. Non potevano poi mancare l’Ultima Cena di Leonardo, gli affreschi di Pompei, le nature morte della Villa Medicea di Poggio a Caiano e i dipinti della Scuola Napoletana. L’invito è a visitare gli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura italiani, a cercare, fotografare e condividere il tema del mese con l’hashtag #annodelciboitaliano.La condivisione delle foto diventerà un reportage collettivo che, attraverso il cibo, racconterà anche la storia della nostra società, l’evoluzione del gusto, evidenziando quanto il patrimonio enogastronomico faccia parte dell’identità italiana. Tutte le locandine della campagna di gennaio dedicata all’#annodelciboitaliano sono disponibilibeniculturali.it/annodelciboitaliano (Inform 2)

 

 

 

 

Il percorso

 

Il PD è rimasto il Partito “strategico” d’Italia. Le altre formazioni, di fronte ai tipi d’Esecutivo che si sono succeduti, contano per quel che valgono; in pratica poco. Dopo le elezioni made “Rosatellum-2”, vedremo come cambierà la politica parlamentare italiana.

 

Se l’Esecutivo che ne deriverà sarà coerente per tutto il mandato, l’Opposizione non avrà vita facile. Sempre che il PD non mantenga, come ora, un comportamento ibrido. Insomma, non basteranno più le promesse per sistemare tutto. Conteranno solo i fatti. Anche questa è Democrazia.

 

 I Partiti nazionali hanno più anime e origini diverse. Anche se, per molti, le radici potrebbero essere comuni. Adesso, ci si dovrà muovere per risanare l’economia nazionale e rivedere una politica che ha fatto, sino ad ora, più danni della crisi stessa.

 

Il prossimo Governo dovrebbe rappresentare la volontà di mutamento che avevamo ipotizzato ai tempi di Renzi. Ora, dopo diciassette anni di nuovo millennio, i nodi sono venuti, pur se in ritardo, al pettine. Questa volta, si dovrà andare avanti senza”se” e senza”ma”. La nuova Legge Elettorale muterà le regole del contendere. Ovviamente, il Popolo Italiano dovrà, comunque, fare sue scelte. Solo il seguito istituzionale della nuova Maggioranza potrà dare ragione o torto alle nostre sensazioni sulla necessità di una politica attiva e, soprattutto, percorribile. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Pensionati all’estero e detrazioni familiari: entro il 15 febbraio le domande

 

ROMA - Tempi abbastanza brevi per la presentazione della domanda per ottenere le detrazioni per carichi di famiglia sulle loro pensioni da parte dei titolari di pensione italiana residenti all’estero i quali sono soggetti ad Irpef in Italia.

Infatti con riferimento al periodo d’imposta 2018 l’Inps in un suo recente Messaggio (n. 5090 del 20/12/2017) ha precisato che, per i pensionati residenti in Paesi che assicurano un adeguato scambio di informazioni i quali hanno già fruito di detrazioni per carichi di famiglia nel corso del 2017, saranno mantenute le suddette detrazioni se la presentazione della domanda di applicazione annuale sarà effettuata entro il 15 febbraio 2018, fermo restando l’obbligo di comunicare all’Istituto eventuali variazioni nei carichi che si dovessero verificare successivamente in corso d’anno.

Come è noto l’evoluzione della normativa attualmente in vigore (caratterizzata da sovrapposizioni di leggi, decreti e vari provvedimenti amministrativi) ha portato ad una situazione per cui a partire dal 2016 le detrazioni per carichi di famiglia di cui all’art. 12 del TUIR sono fruibili da parte di tutti i residenti all’estero (titolari di pensioni delle gestioni private, pubbliche, dello spettacolo e sport professionistico erogate in Paesi comunitari ed extracomunitari) in Paesi che forniscono un adeguato scambio di informazioni con l’Italia.

È giusto sottolineare che si tratta di un beneficio fiscale concesso dallo Stato italiano ai pensionati italiani residenti all’estero che pagano l’Irpef in Italia grazie all’attività politica e legislativa svolta soprattutto dai parlamentari del PD eletti all’estero.

Giova ricordare i pensionati italiani residenti all’estero interessati, ai fini del riconoscimento, da parte del sostituto d’imposta – in questo caso l’Inps - delle detrazioni per carichi di famiglia di cui all’art. 12 del TUIR, devono attestare mediante dichiarazione sostitutiva di atto notorio:

•    lo Stato nel quale risultano avere la residenza fiscale;

•    di aver prodotto in Italia almeno il 75 per cento del reddito complessivamente conseguito nel periodo d’imposta, assunto al lordo degli oneri deducibili e comprensivo dei redditi prodotti anche al di fuori dello Stato di residenza; di non godere nel Paese di residenza e in nessun altro di benefici fiscali analoghi a quelli richiesti nello stato italiano;

•    i dati anagrafici e il grado di parentela del familiare per cui si intende fruire della detrazione di cui all’art. 12 del TUIR, con l’indicazione del mese nel quale si sono verificate le condizioni richieste e del mese in cui le predette sono cessate;

•    che il familiare per cui si chiede la detrazione possiede un reddito complessivo, al lordo degli oneri deducibili e comprensivo dei redditi prodotti anche al di fuori dello Stato di residenza, riferito all’intero periodo d’imposta, non superiore a € 2.840,51 (dal 2019, il nuovo limite di reddito per i figli a carico è stato aumentato e passa dagli attuali 2.840 a 4.000 euro fino a 24 anni).

Per poter fruire delle detrazioni per carichi di famiglia, di cui all’art. 12 del TUIR (D.P.R. 917/86), i pensionati residenti all’estero, in Paesi che assicurano un adeguato scambio di informazioni, devono quindi presentare annualmente apposita domanda all’Istituto per ciascun periodo d’imposta, ai sensi dell’art. 2 del Decreto del MEF del 21/09/15, al fine di attestare la sussistenza dei requisiti previsti per aver diritto alla detrazione fiscale, ai sensi dell’art. 24, comma 3-bis, del TUIR. Pertanto – chiarisce l’Inps nel suo Messaggio - i pensionati residenti in paesi che assicurano un adeguato scambio di informazioni, in base alla normativa fiscale vigente, possono richiedere all’Inps per il periodo d’imposta 2018 l’applicazione delle detrazioni per carichi di famiglia, attraverso le seguenti modalità:

•    direttamente, accedendo con PIN dispositivo o credenziali SPID di secondo livello al servizio on line dedicato, seguendo il percorso: inps.it\Prestazioni e Servizi\Fascicolo previdenziale cittadino\ D.21/09/2015 Rich. Detr. Res. Estero;

•    oppure, avvalendosi dell’assistenza gratuita dei Patronati, che hanno a disposizione il medesimo applicativo nell’apposita sezione loro dedicata del sito istituzionale, accessibile attraverso il seguente percorso: inps.it\Prestazioni e servizi\Per tipologia di utente\Patronati\Gestione Residenti Estero\ D. 21/09/2015 Rich. Detr. Res. Estero.

Infine ricordiamo che qualora la presentazione della domanda annuale di applicazione delle suddette detrazioni dovesse avvenire dopo il termine del 15 febbraio 2018 l’Inps procederà alla revoca delle stesse, con effetto dalla rata di aprile 2018 per tutte le gestioni, con adeguamento mensile della tassazione dalla medesima rata e recupero delle detrazioni provvisoriamente attribuite.

Qualora, successivamente alla revoca operata nei termini su indicati dall’Inps, dovessero pervenire all’Istituto, con riferimento ai pensionati interessati, domande di applicazione delle detrazioni per carichi familiari, le detrazioni richieste saranno attribuite nuovamente con la prima rata utile, comprensive del conguaglio a credito, laddove spettante, in relazione alle mensilità pregresse.

La lista degli Stati che consentono un adeguato scambio di informazioni in materia fiscale è aggiornata semestralmente  dal MEF (Ministero Economia e Finanze). Qui di seguito i Paesi indicati nell’ultimo aggiornamento: Albania;  Alderney;  Algeria;  Andorra;  Anguilla;  Arabia Saudita;  Argentina;  Armenia;  Aruba;  Australia;  Austria;  Azerbaijan;  Bangladesh;  Barbados;  Belgio;  Belize;  Bermuda;  Bielorussia;  Bosnia Erzegovina;  Brasile;  Bulgaria;  Camerun;  Canada;  Cile;  Cina;  Cipro;  Colombia;  Congo (Repubblica del Congo);  Corea del Sud;  Costa d'Avorio;  Costa Rica;  Croazia;  Curacao;  Danimarca;  Ecuador;  Egitto;  Emirati Arabi Uniti;  Estonia;  Etiopia;  Federazione Russa;  Filippine;  Finlandia;  Francia;  Georgia;  Germania;  Ghana;  Giappone;  Gibilterra;  Giordania; Grecia;  Groenlandia;  Guernsey;  Herm;  Hong Kong;  India;  Indonesia;  Irlanda;  Islanda;  Isola di Man;  Isole Cayman;  Isole Cook;  Isole Faroe;  Isole Turks e Caicos;  Isole Vergini Britanniche;  Israele;  Jersey;  Kazakistan;  Kirghizistan;  Kuwait;  Lettonia;  Libano;  Liechtenstein;  Lituania;  Lussemburgo;  Macedonia;  Malaysia;  Malta;  Marocco;  Mauritius;  Messico;  Moldova;  Monaco;  Montenegro;  Montserrat;  Mozambico;  Nauru;  Nigeria;  Niue;  Norvegia;  Nuova Zelanda;  Oman;  Paesi Bassi;  Pakistan;  Polonia;  Portogallo;  Qatar;  Regno Unito;  Repubblica Ceca;  Repubblica Slovacca;  Romania;  Saint Kitts e Nevis;  Saint Vincent e Grenadine;  Samoa;  San Marino;  Santa Sede;  Senegal; Serbia;  Seychelles;  Singapore;  Sint Maarten;  Siria;  Slovenia;  Spagna;  Sri Lanka;  Stati Uniti d'America;  Sud Africa;  Svezia;  Svizzera;  Tagikistan;  Taiwan;  Tanzania;  Thailandia;  Trinitad e Tobago;  Tunisia;  Turchia;  Turkmenistan;  Ucraina;  Uganda;  Ungheria;  Uruguay;  Uzbekistan;  Venezuela;  Vietnam;  Zambia.

Marco Fedi e Fabio Porta

 

 

 

 

 

Nasce “Margherita 2.0”, soggetto politico centrista

 

Roma - "Nasce Margherita 2.0, il soggetto politico centrista formato dai moderati liberali e ispirato al proseguimento delle riforme iniziate con i governi Letta, Renzi, Gentiloni, che sarà alleato del PD alle prossime elezioni: è questo il contenitore che presenteremo all'estero insieme ai socialisti riformisti, alle associazioni cattoliche e alle Acli e che sarà presente in tutte le 4 ripartizioni della circoscrizione Estero". Lo dichiara Aldo Di Biagio, senatore di Centristi per l'Europa.

"Si dà concretezza in questo modo al progetto di rinascita centrista intorno alla Margherita, che nasce dall'intesa tra Lorenzin, Casini, Dellai, Olivero, De Mita e Messina di IDV. Tutte le sigle degli attori che partecipano al progetto saranno ben presenti sotto il richiamo civico popolare, che vuole essere un simbolo di continuità col Governo Gentiloni. Questo è il punto di partenza di un progetto che vuole essere inclusivo ed aperto e nei prossimi giorni si chiariranno i nomi dei nuovi candidati, ma promuoviamo fin d'ora l'adesione di altre associazioni operanti all'estero in favore delle nostre comunità di cittadini residenti oltreconfine". De.it.press

 

 

 

Al Maeci la Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo

 

Alfano: Noi consideriamo la cultura come il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile Si dimentica troppo spesso che investire in cultura significa crescita del capitale umano e del capitale produttivo. Franceschini:  Investire in conoscenza e cultura in Europa è il modo più efficace per affrontare e contrastare le paure che alimentano i nazionalismi, i populismi e il terrore della diversità

 

ROMA – La seconda giornata della Conferenza dei Direttori degli Istituti italiani di Cultura nel mondo è stata caratterizzata dagli interventi istituzionali e dal dibattito sul tema  “Cantiere Italia: progetti, percorsi, idee”. La prima parte dei lavori è stata introdotta e moderata dal vice-ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro che ha sottolineato come gli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo si ponessero tre obiettivi: rimettere la nostra lingua e cultura al centro dell’agenda di Governo,  ritessere la tela un po’ consunta fra tutti gli attori che si occupano di lingua e cultura italiana all’estero,  rilanciare anche con nuove risorse questo lavoro . “Alla fine di questa legislatura – ha affermato Giro - possiamo dire di esserci riusciti, certo ancora molto resta da fare, soprattutto bisogna continuare a costruire su ciò che abbiamo iniziato, però possiamo affermare che oggi abbiamo costruito un dialogo fitto fra ministeri, agenzie e tutti gli altri attori che si occupano della cultura, trovando un nuovo senso del lavorare in sinergia e insieme. Oggi c’è una strategia comune soprattutto nel proporre la nostra lingua e cultura nel mondo, e poi vi sono anche più mezzi, ma la cosa più importante – ha proseguito il vice ministro – è che ci conosciamo tutti meglio, abbiamo potuto apprezzare il lavoro degli uni e degli altri, lasciando da parte  quel modo solitario di fare le cose, di essere ciascuno nel proprio ambito scollegato dagli altri. Abbiamo  così potuto comprende meglio il nostro valore e il valore della lingua e della cultura italiana nel mondo, declinando con concretezza quello che spesso avevamo ascoltato o a volte detto e cioè che c’è tanta richiesta di Italia nel mondo.. Penso – ha concluso Giro – che questo sia il risultato più bello del nostro lavoro che naturalmente è all’inizio, ma che ci rende orgogliosi di averlo fatto, per avviare un nuovo momento dell’Italia nel mondo”.

Il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano ha evidenziato come oggi la diplomazia culturale, in una politica estera resa più veloce e dinamica dalla rivoluzione delle tecnologie digitali, sia diventata, insieme alla diplomazia economica,  un asse portante della diplomazia politica. Due canali , quello economico e culturale, che forniscono un apporto essenziale allo sviluppo delle relazioni tra i vari Paesi. Alfano, dopo aver ricordato l’importanza del brand Italia come portatore di un vero e proprio stile di vita, ha sottolineato la forza della dimensione culturale del nostro paese. “ Noi siamo – ha ricordato il ministro - una civiltà millenaria e siamo portatori di uno stile di vita unico”. Alfano ha poi rilevato come la buona diplomazia economica e culturale favorisca, attraverso la costruzione di costruttive relazioni e occasioni di dialogo, anche i rapporti di pace fra i vari Paesi.

“Un aspetto essenziale della cultura italiana – ha proseguito il Ministro - è lo spirito di pluralismo che rappresenta il più importante antidoto al fanatismo, all’estremismo violento, al terrorismo ed anche ai moderni populismi e nazionalismi. Sta di fatto che quando noi italiani abbiamo seguito questa natura pluralistica abbiano fatto progredire l’Italia e ci siamo affermati nel mondo, mentre i momenti più bui della nostra storia sono stati connessi ai tentativi di coartare e reprimere questa vocazione. L’esempio più doloroso fu nel 1938 il varo delle leggi razziali. E’ per questo che ho chiesto per il prossimo anno, in occasione dell’80 anniversario della promulgazione di queste leggi, la promozione di iniziative volte a valorizzare artisti e personaggi storici che levarono la voce a difesa della dignità dell’uomo e contro l’antisemitismo”.

Alfano ha poi ricordato le grande inclinazione al dialogo di Federico II, un’attitudine al negoziato sviluppata nell’area del Mediterraneo che, per il Ministro, andrebbe oggi recuperata ricordando la forte vocazione mediterranea dell’identità italiana.

“Noi consideriamo la cultura – ha proseguito Alfano - come il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile. Gli altri sono l’inclusione sociale, l’equilibrio ambientale e la crescita economica. Si dimentica troppo spesso che investire in cultura significa investire sia nella crescita del capitale umano che nella crescita del capitale produttivo. E se proprio vogliamo dare una cifra a tutto questo dobbiamo dire che il sistema culturale e creativo in Italia produce un reddito di quasi 90 miliardi di euro all’anno , pari al 6,1%del Pil, con quasi un milione e mezzo di persone occupate: Ma guardando oltre questi numeri quello che è in gioco è l’immagine stessa dell’Italia nel mondo. Questa immagine dipende inevitabilmente dalla nostra cultura”. Il ministro ha concluso il suo intervento sottolineando come i  direttori degli Istituti italiani di cultura siano gli ambasciatori all’estero della nostra cultura e della nostra identità.

Ha preso poi la parola il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini che ha rilevato come, dopo anni di sacrifici e marginalità, la cultura italiana abbia oggi conquistato una nuova centralità, grazie a scelte condivise portate avanti dai governi Letta, Renzi e Gentiloni. “Venivamo da una stagione in cui la cultura era totalmente marginale, - ha ricordato Franceschini -  e abbiamo realizzato una serie di azioni riformatrici …Su questi temi c’è sempre stata una condivisione molto forte sia in Consiglio dei Ministri che nelle votazioni parlamentari che hanno quasi sempre registrato un consenso più largo della sola maggioranza di governo. Quindi riforme, ma anche più risorse. Il bilancio del ministero è cresciuto del 40% e soprattutto le spese sul patrimonio culturale sono passate da circa 40 milioni di euro a oltre tre miliardi e mezzo, con lavori effettuati  attraverso fondi di bilancio o fondi europei. Tutto questo ci ha permesso di fare un salto di qualità. Investire in cultura in un Paese come l’Italia – ha continuato il ministro - rappresenta quindi un grande investimento economico, questo viene confermato dai positivi dati  del turismo e dei musei. Circa un terzo della crescita del Pil di quest’anno deriva dalla straordinaria crescita turistica che è legata alla bellezza e all’arte italiana. Quindi nuova centralità della cultura”.  Franceschini ha inoltre segnalato l’importanza della cultura come strumento della diplomazia, evidenziando come all’estero in campo culturale all’Italia venga riconosciuto un ruolo di leadership. “Ci sono tante ragioni – ha proseguito il ministro - per cui in Europa bisogna investire in cultura. In primo luogo perché è una  grande carta di crescita economica sostenibile con potenzialità enormi…,  poi perché l’Europa riunita è il più grande consumatore di contenuti culturali e il più grande produttore di contenuti culturali.. Bisogna inoltre investire per la cultura in Europa per costruire una cittadinanza europea comune…Investire in conoscenza e cultura è anche il modo più efficace per affrontare e contrastare le paure che alimentano i nazionalismi i populismi e il terrore della diversità”.

Franceschini ha poi sottolineato come gli Istituti Italiani di Cultura rappresentino uno strumento promozionale formidabile per il nostro Paese e un valido strumento per la creazione di una strategia volta a gestire in maniera sostenibile la forte crescita dei flussi turistici versoi il nostro Paese.  “Dobbiamo puntare – ha spiegato il ministro – ad un turismo alto, colto, sostenibile che porti ricchezza e che venga in Italia a capire e a rispettare la fragilità del nostro patrimonio fatto di bellezze naturali e di arte. Quindi anche all’estero dobbiamo rivolgerci a questo tipo di persone per non aumentare i numeri dei flussi turistici in modo indiscriminato. Noi abbiamo questa grande potenzialità in campo turistico che però se non governata con intelligenza può diventare una contraddizione e un problema. Gli istituti italiani di cultura sono il primo strumento per puntare a questo target alto e far conoscere l’Italia”. Franceschini ha inoltre posto in evidenza la necessità di portare avanti anche nei prossimi anni su queste materie, fra Mibact e Maeci, una strategia condivisa e stabilizzata che favorisca la preparazione per tempo di eventi già programmati, come ad esempio quelli previsti dalla legge sui tre grandi centenari ( Leonardo, Raffaello, Dante)  .   

A seguire è intervenuto il presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi che ha rilevato come la rete della Dante e gli Istituti Italiani di Cultura abbiamo percepito la crescente domanda all’estero di italiano, di cultura italiana e di italianità. Una forte richiesta che però ha avuto dall’Italia una risposta limitata a causa di problemi che ,secondo Riccardi, appaiono frutto di una storia di introversione italiana nei confronti di un mondo globalizzato. Una introversione nata dalla convinzione che tutto si potesse risolvere sul fronte interno, politico e istituzionale. “In questa stagione di introversione -  ha spiegato Riccardi - l’Italia si è sentita piccola poco influente , non abbiamo ripensato l’Italia sugli scenari del mondo globale. Ma tutto può cambiare, quella stagione è finita e ormai siamo convinti di doverci giocare sugli orizzonti fluidi e permeabili del mondo globale”.

“La convinzione attorno a cui ci muoviamo – ha proseguito Riccardi dopo aver sottolineato che per gli investimenti nel settore della lingua e della cultura italiana all’estero stiamo assistendo ad una positiva inversione di tendenza - è che esiste un mondo italiano fuori dai confini del nostro Paese. Un’insieme di persone, di beni, di arte, cultura, prodotti, made in Italy, gusto, umanità, saper vivere, stile, cucina, canto, teatro, design, moda e molto di altro. Questo è il Cantiere. Il Maeci a partire dagli Stati Generali della Lingua Italiana, che sono all’origine di una nuova stagione, parla di vivere all’italiana, cioè di una umanità dai tanti volti… Un mondo fatto di ritorni, di circolarità che ruota intorno a quella che secondo me è la grande idea italiana, figlia dell’umanesimo: la cultura è lo strumento del vivere civile. Questa è la grande idea. E allora il mondo globale non è solo la spinta all’omologazione dell’inglese a standard ingrigenti e invasivi. Certo questo mondo è pericoloso genera perdite di identità e spaesamenti. E diciamolo senza identità non si vive nel mondo globale ci sono pericolose deculturazioni … ma anche questo mondo offre immensi spazi. Questo mondo va colorato con molti colori e non lasciato grigio e i colori italiani sono protagonisti di questa stagione .

“Io penso – ha concluso Riccardi dopo aver rilevato che le nuove sfide vanno affrontate unendo tradizione e contemporaneità - che Cantiere Italia significhi oggi iscrivere l’italianità in ogni operazione internazionale . Ad esempio la Dante sta stringendo un accordo con il Maeci affinché le missioni di pace si accompagnino all’insegnamento della lingua, in un certo senso è un parallelo con i caschi blu della cultura.  Voglio dire che ogni espressione dell’Italia nel mondo va colorata di internazionalità. Questa nostra identità italiana è dialogica per sua natura e multipla , ma deve trovare la capacità di una sintesi maggiore.. Noi crediamo che l’identità italiana, che è scelta culturale, sopravviverà alle sfide di domani se si affermerà come una cultura mondo soft power al di fuori dai confini nazionali”. (G.M.- Inform 22.12)

 

 

 

 

Migrazione sicura in un mondo in movimento

 

ROMA - Oggi, 18 dicembre, si celebra la Giornata internazionale del Migrante. Quest’anno la giornata è dedicata al tema della sicurezza dei migranti in un mondo in movimento.

Istituita nel 2000 dalle Nazioni Unite, la data fu scelta per ricordare la Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle Loro Famiglie, adottata il 18 dicembre del 1990. Sebbene la Convenzione internazionale non sia stata ancora ratificata da parte di molti Paesi occidentali e dell’Unione Europea, inclusa l’Italia, il valore di questa giornata rimane stringente ed accompagna l’impegno politico di quanti si adoperano per l’adozione di moderne politiche di accoglienza e di integrazione, per il contrasto al traffico di essere umani, per accordi internazionali che evitino le partenze a rischio e lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina. Politiche sulle quali la stessa Italia si è impegnata e sta lavorando.

Per noi è particolarmente importante celebrare questa giornata. È l’occasione, infatti, per ribadire la necessità di leggere il fenomeno migratorio nella sua globalità, per confrontarsi con la questione dello sviluppo dei paesi di origine e quello dei paesi di destinazione, per rafforzare la sfera della tutela dei diritti e delle libertà fondamentali di tutti i migranti.

Ma anche per ricordare la storia dell’emigrazione italiana nel mondo, i processi di accoglienza e di integrazione che l’hanno accompagnata, nonostante i momenti di razzismo e xenofobia che si sono alternati ma che non sono riusciti ad arrestarne i grandi processi di cambiamento che hanno caratterizzato, del resto, gli stessi Paesi di accoglienza. Questa lettura dei processi migratori ci convince della necessità, sempre più urgente, dell’approvazione in Italia della legislazione sullo jus soli.

Migrazione sicura in un mondo in movimento è il tema centrale del 2017: non si tratta solo della sicurezza delle persone salvate dal mare, ma anche della sicurezza di chi sceglie l’Italia, vi arriva regolarmente, e deve poter godere di tutele e diritti. Ecco perché dobbiamo essere un Paese capace di accogliere, di garantire condizioni sociali e culturali favorevoli all’integrazione, affermando diritti e doveri dei migranti anche attraverso una moderna legislazione sulla cittadinanza. Marco Fedi

 

 

 

 

Il Consiglio regionale degli Abruzzesi nel mondo presenta le sue nuove iniziative

 

Nuovo sito internet, strategia social performante, concorsi online, premio letterario e PiazzAbruzzo, piattaforma digitale per sviluppare sinergie imprenditoriali, lavorative, turistiche e nell’ambito della formazione. Donato Di Matteo: “Un segnale forte verso il mondo dell’emigrazione”

 

PESCARA - Un nuovo sito internet, una strategia social performante, concorsi online, un premio letterario e PiazzAbruzzo, un'innovativa piattaforma digitale che mira a sviluppare sinergie imprenditoriali, lavorative, turistiche e nell'ambito della formazione attraverso il potenziamento della rete degli abruzzesi nel mondo. Queste le novità e le iniziative che il Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo ha presentato in conferenza stampa  presso il Consiglio regionale abruzzese, a Pescara.

“Sono felice di presentare importanti iniziative del Cram – ha esordito l’assessore Donato Di Matteo aprendo la conferenza stampa – Non solo abbiamo un nuovo sito e la nuova piattaforma PiazzAbruzzo che intendono collegare l'Abruzzo con gli abruzzesi nel mondo, ma abbiamo messo in piedi numerose attività per dare un segnale forte verso il mondo dell'emigrazione. Nel mondo – ha continuato l’assessore – ci sono ben 165 associazioni di abruzzesi unite dal Cram e tutte queste realtà hanno bisogno di un sistema, per questo abbiamo ideato una piazza virtuale dove poter scambiare idee e progetti, collaborando già dall’ambiente digitale, e ringrazio tutti i miei collaboratori che si sono dimostrati all'altezza di questa grande sfida”.

“Un rinnovamento dell’immagine del Cram e un nuovo posizionamento basati su una strategia digitale volta a rafforzare i legami con le terze e quarte generazioni di abruzzesi all’estero e a coadiuvare l’obiettivo del Cram di ricostruire l’anagrafe degli abruzzesi nel mondo”,  ha spiegato Antonio Spinelli, amministratore delegato di MS3 (l’agenzia di comunicazione di Pescara che ha sviluppato il nuovo portale, la piattaforma PiazzAbruzzo e seguito le altre iniziative promosse dal Cram). “PiazzAbruzzo – ha continuato Spinelli – è una piattaforma all'avanguardia poichè da un lato è un sito informativo, ma dall'altro è pensato come una sorta di social network che permette l'interazione tramite chat e contatti diretti tra gli iscritti. PiazzAbruzzo moltiplicando pressoché infinitamente la capacità e la possibilità di sviluppare sinergie tra gli abruzzesi sparsi per il mondo, favorisce la cooperazione tra le varie associazioni anche a distanza e supporta la collaborazione tra gli abruzzesi nel mondo e gli abruzzesi rimasti sul territorio puntando a creare opportunità di lavoro, di studio, sinergie imprenditoriali, esperienze di import/export e turistiche. Un meccanismo altamente interattivo – ha concluso Antonio Spinelli – che permette di avvicinare domanda ed offerta di prodotti e servizi in generale, e di prodotti e servizi abruzzesi in particolare”.

A margine della conferenza, oltre al nuovo sito Cram e ai tutorial per l’utilizzo della piattaforma PiazzAbruzzo, sono state raccontate le altre iniziative in programma. Tra le altre, la “call permanente” per cercare giovani Ambasciatori Digitali D’Abruzzo, il nuovo social contest “La nuova emigrazione in una clip” (.piazzabruzzo.it/nuovaemigrazione/) e il Premio Sgattoni (premiosgattoni.it).

Infine, dopo un breve commento sui dati dell'ultimo Rapporto sugli italiani nel mondo della  Fondazione Migrantes, anche Giancarlo Zappacosta ,direttore del Dipartimento Turismo, Cultura e Paesaggio, ha ringraziato la sua squadra per l'efficacia e l'efficienza nel portare avanti le ultime nuove iniziative nel settore dell'emigrazione. “Siamo riusciti a stringere importati rapporti con i giovani migranti - ha sottolineato Zappacosta - e stiamo instaurando importanti contatti con il mondo accademico, in particolar modo con le Università della Germania, di Detroit, L’Aquila, Chieti e Teramo per offrire nuove opportunità di formazione e lavoro ai giovani”.

Ad annunciare la nascita dell'Osservatorio per l'emigrazione è stato poi il funzionario regionale Franco Di Martino: raccontando l’accordo siglato tra il Cram e Ud'A, in collaborazione con la Fondazione Dean Martin e il Comune di Montesilvano, Di Martino ha fatto sapere che sono in corso di attivazione stage per favorire il ritorno delle menti attraverso un’iniziativa denominata ‘cervelli di ritorno’ che mira a riportare nella terra d’origine giovani abruzzesi all'estero attraverso percorsi professionali. (Inform 19.12)

 

 

 

Pattsituation im italienischen Parlament erwartet

 

Für die Zeit nach der Parlamentswahl am 4. März 2018 werden ein „hängendes Parlament“, Instabilität und mögliche Marktturbulenzen in der drittgrößten Volkswirtschaft der Eurozone erwartet.

 

Das Kabinett von Premierminister Paolo Gentiloni setzte das Datum für Neuwahlen an, nachdem der Präsident das Parlament am 28. Dezember aufgelöst hatte. Damit wird die Wahlkampagne nach wochenlangem, erbittertem Kampf offiziell eröffnet.

Aktuelle Meinungsumfragen deuten darauf hin, dass keine Regierungsmehrheit zustande kommen wird. Gentiloni versicherte, er würde zu Gewährleistung der Kontinuität im Amt bleiben bis eine neue Administration antritt.

Nach gegenwärtigen Stand werden die Wahlen voraussichtlich dem Mitte-Rechts-Bündnis um Silvio Berlusconi’s Forza Italia eine Mehrheit der Sitze bescheren. Dies würde den 81-jährigen, viermaligen Premier Berlusconi erneut in den Vordergrund rücken – obwohl er aufgrund einer Steuerbetrugsverurteilung nicht Premier werden kann.

Gentiloni sagte gegenüber Reportern, dass Italien die Unsicherheit nicht fürchten sollte da eine solche Situation in vielen Mitgliedstaaten bereits üblich sei. „Das Instabilitätsrisiko sollte nicht dramatisiert werden, Italien ist dagegen immunisiert“ sagte Gentiloni in Bezug auf Italiens häufige Regierungswechsel.

Vielerorts in Europa „hat eine Italienisierung des politischen Systems stattgefunden“, ergänzte der Premier. Deutschland ist nach den unklaren Wahlergebnissen gelähmt in Regierungsverhandlungen, während Spanien und Portugal Minderheitsregierungen haben und Großbritannien in Austrittsverhandlungen steckt.

Mit der höchsten öffentlichen Verschuldung nach Griechenland und einer der höchsten Arbeitslosenraten der Eurozone wird Italien jedoch als besonders anfällig betrachtet. Nach Prognosen soll Italien zwar dieses Jahr das höchste Wachstum seit 2010 erreichen, gehört jedoch weiterhin zu den „Underperformern“ Europas.

Drehtür-Effekt

Gentiloni ist der dritte Premier seit den letzten Wahlen in 2013, die auch keinen klaren Sieger hatten. Sein Vorgänger Matteo Renzi trat im Dezember 2016 zurück, nachdem die Wähler seine geplante Verfassungsreform per Referendum ablehnten.

Bei der traditionellen Pressekonferenz am Jahresende appellierte Gentolini an die Parteien, keine Unsicherheit zu verbreiten und unrealistische Versprechungen zu vermeiden.

Alle wichtigsten politische Kräfte werben trotz der hohen Verschuldung mit Steuersenkungen und anderen Maßnahmen, die das Haushaltdefizit erhöhen würden. Auch die Einwanderung wird voraussichtlich ein zentrales Thema der Wahlkampagne werden. Rechtsparteien warnen vor einer „Invasion“ von Einwanderern.

Die Anti-Establishment Bewegung Fünf-Sterne führt die Umfragen mit ca. 28 Prozent der Stimmen an, gefolgt von Gentolinis Demokratischer Partei (PD) mit ca. 23 Prozent. Dennoch werden die meisten Sitze im Parlament voraussichtlich von einer konservativen Koalition aus Berlusconis Forza Italia (ca. 16 Prozent), der Lega Nord (13 Prozent) und Fratelli d’Italia (Fünf Prozent) erreicht.

Rechtsextreme haben die Redaktion der Tageszeitung La Repubblica mit Rauchbomben angegriffen. In Italien häufen sich Aktionen neofaschistischer Gruppen.

Die Unterstützung für die PD wurde von zahlreichen Bankskandalen rund um Renzi und internen Spaltungen hart getroffen. Es wurde spekuliert, dass Renzi als Premierkandidat von Gentolini ersetzt werden konnte.

Die PD wurde auch durch das Entstehen neuer politischer Kräfte geschwächt. So kandidiert die ehemalige EU-Kommissarin Emma Bonino in die neue Partei +Europa getrennt von PD.

Gentiloni, dessen Beliebtheitswerte derzeit höher als jene von Renzi sind, wollte zu den Spekulationen nicht weiter Stellung nehmen, riet die PD jedoch, Populismus zu vermeiden und eine nüchterne Kampagne als „beschauliche Regierungspartei“ zu führen. „Dies ist die Botschaft, die die PD vermitteln sollte. Wenn sie sich danach richtet wird sie die Unterstützung der Wähler zurückgewinnen“, sagte Getiloni.

Obwohl die Präsidentschaft in Italien üblicherweise eine rein symbolische Rolle spielt, könnte Präsident Sergio Mattarella im Falle einer Pattsituation zur zentralen Figur werden.

Der Präsident wird voraussichtlich die Mitte-Rechts-Parteien mit der Regierungsbildung beauftragen, wenn sie, wie erwartet, nach der Wahl das größte Lager stellen. Sollte die Koalition aber keine Mehrheit zustande bringen, könnte der zweite Regierungsauftrag an den Außenseiter der Fünf-Sterne-Bewegung gehen, sofern sie stärkste Partei werden.

Der Führer der Fünf-Sterne-Bewegung, Luigi Di Maio, sagte er werde nach den Wahlen an einem Deal mit anderen Parteien arbeiten. Damit distanzierte er sich von der früheren Position der Partei, Allianzen grundsätzlich abzulehnen.

Am 31. Dezember rief Mattarella die Parteien dazu auf, realistische Vorschläge zu machen, wie die gegenwärtigen Probleme Italiens, vor allem die Arbeitslosigkeit angegangen werden könnten.

„Die Pflicht, angemessene Vorschläge zu machen – realistische und konkrete Vorschläge – ist ein Muss in Hinsicht auf das Ausmaß der Probleme unseres Landes“, sagte Mattarella bei der traditionellen Jahresendansprache im Staatsfernsehen. „Ich muss nochmal unterstreichen dass Arbeitsplätze weiterhin das Haupt- und schwerwiegendste soziale Problem sind, besonders für die Jugend“ ergänzte er in seiner ungewöhnlich knappgehaltenen Zehn-Minuten Ansprache.

Vor 2016 seien gleichgeschlechtliche Paare in Italien unfairer Behandlung ausgesetzt gewesen, argumentiert der Europäische Gerichtshof für Menschenrechte.

Die italienische Wirtschaft – die drittgrößte der Eurozone – könnte 2018 das höchste Wachstum seit 2010 erreicht, gehört aber weiterhin zu den Underperformern der Eurozone. Die Arbeitslosigkeit blieb bei 11 Prozent, während die Jungarbeitslosigkeit sogar 35 Prozent betrug.

Unkonventionelle Vorschläge

Obwohl Italien die zweithöchste Verschuldung nach Griechenland aufweist haben alle politischen Kräfte expansive oder abwegige Maßnahmen verkündet, die das Budgetdefizit weiter erhöhen würden.

So verspricht die PD bis zu 50 Milliarden Euro Steuersenkungen. Forza Italia möchte die Lira als Heimwährung neben dem Euro wiedereinführen und eine pauschale Einkommenssteuer einführen.

Die Fünf-Sterne-Partei hat die Idee eines Referendums zum Austritt aus der Währungsunion lanciert, sollte die EU eine Neuverhandlung der strikten finanzpolitischen Regeln weiterhin ablehnen. Georgi Gotev, EurActiv 4

 

 

 

Vereinigte Staaten von Europa?

 

Meinungsforscher Richard Hilmer über die Unterstützung für mehr oder weniger EU-Integration. Von Richard Hilmer

 

Sie haben als Meinungsforscher viel zur Stimmung in EU-Ländern geforscht. Wie sehen Sie die Vision von den „Vereinigten Staaten von Europa“?

Der anstehende Brexit hat die Bürger der EU-Staaten für die Vorzüge der Europäischen Union sensibilisiert. Nach einer langen Abfolge von Krisen ging es zuletzt auch aufwärts mit der EU. Das hat zu einer deutlich verbesserten Grundstimmung in den Partnerländern geführt. Insbesondere die Deutschen mit ihrer exportorientierten Wirtschaft verbinden die EU wieder weit eher mit Chancen als mit Risiken und sind bereit, für eine verstärkte Integration Europas auch einen finanziellen Beitrag zu leisten. Insofern kommen die Initiativen von Emmanuel Macron und jetzt von Martin Schulz zur Stärkung der EU prinzipiell zum richtigen Zeitpunkt, man sollte sich aber vor einer Überforderung der Integrationsbereitschaft der Bürger hüten. Zudem schwingt in dem Konzept „Vereinigte Staaten von Europa“ ein Exklusionselement mit – wer nicht mitgeht, bleibt draußen. Das will meines Erachtens nicht so ganz zu dem Integrationsgedanken passen.

Beobachter des europäischen Integrationsprozesses haben immer wieder den Mangel an Visionen herausgestellt. Ist das ein Weg, um die Menschen für Europa zu begeistern?

Der europäische Integrationsprozess war immer dann am erfolgreichsten, wenn er auch mit positiven Zielen jenseits der ökonomischen Rationalität verbunden wurde: als friedensstiftende Kraft nach dem Zweiten Weltkrieg oder als Chance, die im Kalten Krieg gewachsene Kluft zwischen Ost und West zu überwinden. Das schafft auch emotionale Verbundenheit, Sicherheit und eine gemeinsame Identität. In einer zunehmend als unsicher empfundenen Welt könnte ein starkes und vereinigtes Europa als Vorbild dienen für eine friedliche und für alle Beteiligten vorteilhafte Kooperation. Dafür wäre es aber gut, diese europäische Wirklichkeit für breite Bevölkerungsschichten lebendig werden zu lassen – ein Erasmusprogramm für nicht-akademische Bevölkerungsschichten wäre wünschenswert.

Was sind die Erwartungen der Bürger an Europa? Sind sie für mehr europäische Integration bereit?

Die EU-Bürger wollen ein starkes Europa, das in einer zunehmend unsicheren Welt seinen positiven Einfluss geltend machen kann. Die zunehmende Globalisierung führt aber in weiten Bevölkerungsteilen auch zu Verunsicherung und zu einem Bedürfnis nach Rückhalt in der nationalen Identität. Wer eine Stärkung der europäischen Integration will, tut gut daran, mit Bedacht vorzugehen, um keine Gegenreaktion zu provozieren. In einigen Bereichen befürworten Mehrheiten in so gut wie allen Partnerländern eine Vertiefung der Zusammenarbeit, etwa in der Außen- und Sicherheitspolitik, in der Umweltpolitik oder bei der Besteuerung globaler Unternehmen. In anderen Bereichen, wie bei der Flüchtlingspolitik, gehen die Ansichten weit auseinander. In den west- und nordeuropäischen Ländern fordern klare Mehrheiten eine Verlagerung der Zuständigkeit auf die europäische Ebene, in den meisten osteuropäischen Ländern wird in der Flüchtlingspolitik für die Beibehaltung der nationalen Zuständigkeit plädiert. Und in der Haushalts- und in der Sozialpolitik trifft jegliche Einschränkung nationaler Souveränitätsrechte länderübergreifend auf erhebliche Vorbehalte.

Wie wird die Rolle Deutschlands in Europa gesehen: Sollte Deutschland vorangehen oder dem französischen Präsidenten das Feld überlassen?

Die Deutschen sollten den Franzosen die Führungsrolle nicht streitig machen, da einige Partnerländer der Wirtschaftsmacht Deutschland zunehmend reserviert gegenüberstehen. Deutschland sollte aber an der Spitze der Unterstützer von Macrons Initiativen stehen. Denn ein starkes Europa, ein stärker integriertes Europa, braucht eine starke Partnerschaft zwischen Frankreich und Deutschland.

Die Fragen stellten Joanna Itzek und Hannes Alpen. IPG

 

 

 

 

Gespräche von Süd- und Nordkorea. Signale der Entspannung

 

Die geplanten Gespräche zwischen Süd- und Nordkorea können nach Ansicht der Bundesregierung zur Entspannung auf der koreanischen Halbinsel beitragen. Das sagte die stellvertretende Regierungssprecherin Demmer in Berlin. Allerdings müsste Nordkorea zugleich seine Raketen- und Nukleartests einstellen.

 

Süd- und Nordkorea haben gemeinsame Gespräche vereinbart. Nordkorea habe den Vorschlag Südkoreas akzeptiert, am 9. Januar im Grenzort Panmunjom ein Treffen abzuhalten, teilte das Vereinigungsministerium in Seoul am Freitag mit.

Nordkorea muss Raketen- und Nukleartests einstellen

Die Gespräche könnten zu einer Entspannung der derzeitigen Situation auf der koreanischen Halbinsel beitragen, sagte die stellvertretende Regierungssprecherin Ulrike Demmer in der Regierungspressekonferenz am Freitag.

Die innerkoreanischen Gespräche könnten aber nur dann einen Beitrag zur Entspannung darstellen, wenn das Regime in Pjöngjang zugleich "von weiteren Provokationen Abstand nimmt und seine völkerrechtswidrigen Raketen- und Nukleartests einstellt", so die stellvertretende Regierungssprecherin.

Verletzung von UN-Resolutionen

Das nordkoreanische Raketen- und Nuklearprogramm stelle eine Verletzung der Resolutionen des Sicherheitsrates der Vereinten Nationen dar und damit einen Bruch des Völkerrechts, betonte Demmer.

Es sei die eigentliche Ursache für die Spannungen auf der koreanischen Halbinsel.

Deshalb sei eine geschlossene Haltung der internationalen Gemeinschaft unbedingt erforderlich.

Insbesondere China und Russland seien dazu aufgerufen, die Sanktionen der Vereinten Nationen umzusetzen. Pib 5

 

 

 

 

 

EU-Gipfel. Keine Einigung im Flüchtlingsstreit

 

Im Streit um Aufnahmequoten für Flüchtlinge bleiben die Fronten in der EU verhärtet. Die Beratungen der Staats- und Regierungschefs auf dem EU-Gipfel in Brüssel ließen die Spaltung am Donnerstagabend abermals klar zutage treten: Auf der einen Seite standen mehrere osteuropäische Länder, die sich weiter der Aufnahme von Flüchtlingen verweigern. Auf der anderen Seite vor allem die westeuropäischen Mitglieder, die auf der Umsetzung des Mehrheitsbeschlusses von 2015 beharren.

„Hier haben wir noch ein großes Stück Arbeit zu tun“, bilanzierte Bundeskanzlerin Angela Merkel das Ergebnis der mehrstündigen Beratungen, die sich bis nach Mitternacht hinzogen. Die Standpunkte der Mitgliedstaaten in der Frage hätten sich „auch nicht verändert“. Österreichs Bundeskanzler Christian Kern warnte vor einem Fiasko für die Union: Es wäre eine „absolute Kapitulation“, wenn eine europäische Lösung für die Lastenverteilung bei der Aufnahme von Flüchtlingen scheitern sollte.

Gleich drei Gipfeltreffen stehen heute und morgen auf der EU-Agenda: Der Europäische Rat, der Artikel 50-Gipfel zum Brexit und der Euro-Gipfel. Ein Überblick.

Der niederländische Ministerpräsident Mark Rutte zeigte sich verärgert über den Versuch der Osteuropäer, sich dem Mehrheitsbeschluss der EU zu entziehen. „Wenn man das zulässt, wird die EU zu einem Laden, in dem jeder kauft, was ihm passt.“ Seine Kritik zielte insbesondere auf Ungarns Ministerpräsident Victor Orban: „Was Orban hier macht, ist eine Schande.“

Die EU-Staaten streiten seit Jahren über Flüchtlingsquoten. Mehrere osteuropäische Länder wie Ungarn, Polen und Tschechien weigern sich, einen Beschluss von 2015 umzusetzen, 120.000 Flüchtlinge aus Griechenland und Italien auf alle EU-Länder zu verteilen. Der Streit um die Quoten blockiert seit Monaten die Reform des europäischen Asylsystems. Denn dieses Reformvorhaben sieht bislang einen permanenten Umverteilungsmechanismus für solche Fälle vor, in denen die Hauptankunftsländer überlastet sind.

Bereits vor dem Gipfel hatte EU-Ratspräsident Donald Tusk in einem Arbeitspapier den Anstoß für die erhitzte Debatte geliefert: Die seit Jahren umstrittenen Flüchtlingsquoten sind seiner Ansicht nach „höchst spaltend“ und „unwirksam“. Unterstützung für diese Einschätzung bekam er in Brüssel unter anderem von Ungarn, Tschechien und seinem Heimatland Polen. EA/Afp 15.12

 

 

 

„Auch für sie tragen wir Verantwortung“

 

Deutsche Bischofskonferenz veröffentlicht Positionspapier zu Fragen von Rückkehr und Abschiebung

 

Die Situation von Asylbewerbern, deren Antrag abgelehnt wurde und die Deutschland wieder verlassen müssen, steht derzeit im Fokus des öffentlichen Interesses. Seit Anfang 2017 gibt es ein verstärktes politisches Bemühen, die Ausreisezahlen zu erhöhen. Auch Menschen, die sich für Geflüchtete engagieren, kommen nun öfter mit Fragen von Rückkehr und Abschiebung in Berührung.

Angesichts dieser Entwicklung legt die Migrationskommission der Deutschen Bischofskonferenz heute ein Positionspapier zur kirchlichen Verantwortung im Kontext von Rückkehr und Abschiebung vor. Die Kommission greift damit einen Gedanken auf, den die deutschen Bischöfe bereits Anfang 2016 in ihren Leitsätzen des kirchlichen Engagements für Flüchtlinge formuliert haben: „Jeder Mensch, der bei uns Zuflucht sucht, hat Anspruch auf ein faires Verfahren und eine menschenwürdige Behandlung. Dies gilt auch für jene, die nicht dauerhaft in Deutschland bleiben können. Auch für sie tragen wir Verantwortung.“

In seinem Geleitwort fasst der Vorsitzende der Migrationskommission, Erzbischof Dr. Stefan Heße (Hamburg), der zugleich Sonderbeauftragter der Deutschen Bischofskonferenz für Flüchtlingsfragen ist, einige zentrale Grundsätze zusammen: „Prägend für das Positionspapier – und für die kirchliche Diskussion insgesamt – ist das Leitbild einer Rückkehr in Sicherheit und Würde. Humanitäre Prinzipien sind grundsätzlich höher zu gewichten als das einseitige Bestreben, die Zahl der Aufenthaltsbeendigungen zu steigern. Das heißt auch: Wann immer eine Rückkehr verantwortbar erscheint, gilt es, freiwillige Ausreisen zu ermöglichen und Abschiebungen zu vermeiden. Rückführungen in Gebiete, in denen Gefahren für Leib und Leben drohen, sind inakzeptabel.“

Ausgehend von diesen Orientierungspunkten behandelt das Positionspapier relevante kirchliche Handlungsfelder. So stehen die Caritas und das Raphaelswerk Menschen seit vielen Jahren beratend zur Seite, die Deutschland verlassen wollen oder müssen. In der Praxis zeigt sich, dass die Unabhängigkeit und Professionalität der kirchlichen Rückkehrberatung geschätzt wird. Eine Besonderheit des Engagements der Kirche stellt die seelsorgliche Begleitung abgelehnter Asylbewerber dar – sei es bei der Flüchtlingsarbeit vor Ort oder unter den erschwerten Bedingungen der Abschiebehaft. Das Positionspapier betont, dass neben den Geflüchteten auch jene Menschen, die in der Flüchtlingshilfe aktiv sind und sich mit der schwierigen Situation abgelehnter Asylbewerber konfrontiert sehen, der seelsorglichen Unterstützung bedürfen. Darüber hinaus versteht sich die Kirche als anwaltschaftliche Stimme, die den Anliegen der Betroffenen – wann immer es notwendig erscheint – Gehör verschafft. Zusätzlich zum Engagement in Deutschland leisten kirchliche Akteure auch einen Beitrag zur Reintegration von Rückkehrern in die Herkunftsländer. Neben einzelnen Initiativen auf Ebene der Diözesen, Kirchengemeinden und Ordensgemeinschaften ist hier vor allem die Arbeit der kirchlichen Hilfswerke von Bedeutung.

Mit dem Positionspapier, das sich sowohl an kirchlich Engagierte als auch an Verantwortungsträger in Politik und Gesellschaft richtet, will die Migrationskommission Anregungen zu einer differenzierten Diskussion geben. „Viel wäre bereits gewonnen, wenn es gelingen sollte, eine größere Sensibilität für die Bedürfnisse der betroffenen Menschen zu wecken“, so Erzbischof Heße in seinem Geleitwort. dbk

 

 

 

Italiens Rechtsextreme im Aufwind

 

Eine gruppe rechtsextremer Aktivisten hat am vergangenen Mittwoch die Redaktion der italienischen Tageszeitung La Repubblica mit Rauchbomben angegriffen. In Italien häufen sich in der jüngsten Vergangenheit ähnliche Aktionen neofaschistischer Gruppen.

Die Aktivisten, die der rechtsextremen Partei Forza Nuova angehören, trugen Gesichtsmasken und zeigten Banner mit der Aufschrift „La Repubblica und L’Espresso boykottieren”. Sie schleuderten Rauchbomben auf das Gebäude sowie auf zwei Journalisten und verlasen eine Deklaration, in der es hieß: „Dies ist der erste Akt des politischen Krieges gegen diese Zeitung und die PD [Italiens Regierungspartei], die eine Verleumdungskampagne gestartet haben und die Forza Nuova kriminalisieren wollen.“

Die Aktion ist wohl eine Reaktion auf Recherchen der Zeitung bezüglich der Finanzen der Forza Nuova und von CasaPound, den beiden größten Rechtsaußen-Parteien im Land, die Verbindungen zur extremen Rechten in Großbritannien, Russland und dem französischen Front National nahelegen.

Inzwischen sind acht Verdächtige infolge einer Auswertung der Überwachungsvideos auf dem La Repubblica-Gelände festgenommen worden.

Erst vergangenen Monat hatte eine Gruppe Skinheads ein privates Treffen eines Migranten-Unterstützungsnetzwerks im norditalienischen Como gestört. Ähnlich wie bei der Attacke gegen die Zeitung wurde eine Deklaration verlesen, in der ein „Stopp der Invasion“ durch Migranten gefordert wurde.

Bei einer folgenden Razzia sicherte die Polizei Laptops und Handys um herauszufinden, wer hinter der Aktion steht.

Anfang November hatte ein Mafiaboss in einem Vorort von Rom einem Journalisten eine Kopfnuss verpasst, als dieser ihn nach seinen Verbindungen zur CasaPound befragte, die bei den Regionalwahlen dort neun Prozent der Stimmen erreichen konnte.

Justizminister Andrea Orlando sagte gegenüber italienischen Medien: „Ich glaube, dass es gewisse Entwicklungen gibt, die besorgniserregend sind und die wir im Blick haben. Ich denke, wir müssen staatliche Maßnahmen dagegen ergreifen und soziale und politische Initiativen unterstützen.“

In Italien stehen im kommenden Frühling Parlamentswahlen an. Mit einer Gesetzesänderung wurde die Fünfprozenthürde abgeschafft. Kleinere Parteien müssen nun nur noch drei Prozent der Stimmen erhalten, um im Parlament vertreten zu sein. Rechtsextreme wittern darin eine Chance und haben bereits ihren Wahlkampf gestartet.

Nach italienischem Recht ist die Bildung einer faschistischen Partei (auch, wenn sie es dem Namen nach nicht ist) verboten. Seit 1952 ist es außerdem eine Straftat, die Mussolini-Zeit zu glorifizieren.

Dennoch hat Simone Di Stefano, der Spitzenkandidat von CasaPound, sich selbst stolz als Faschisten bezeichnet und öffentlich das Erbe des Faschismus gepriesen. Ihm wurde außerdem mehrfach vorgeworfen, Neofaschismus zu „normalisieren“.

Den Angriff auf die Redaktion der La Repubblica kritisierte er allerdings als „falsch und unangebracht“.

Am Samstag veranstaltete die Regierungspartei PD in Reaktion auf die Ereignisse eine antifaschistische Kundgebung in Como. Paola Tamma, EA dic 17

 

 

 

Ugandische Flüchtlingpolitik. 20.000 Einwohner-Stadt in Uganda nimmt 200.000 Flüchtlinge auf

 

Kann eine Kleinstadt mit 20.000 Einwohnern 200.000 Flüchtlinge aufnehmen? In Deutschland vermutlich nicht, im armen Uganda schon. Dort gibt es keine Lager: Flüchtlinge bekommen Land zugewiesen, dürfen arbeiten und sich frei bewegen: Das ist weltweit einzigartig. Von Marc Engelhardt

 

Die heiße Luft flirrt, nur eine einzelne Platane spendet ein bisschen Schatten. Und doch stehen die mehr als 200 neuen Flüchtlinge ganz ruhig da in ordentlichen Reihen, während Godfrey Moyengo sie willkommen heißt. „Es gibt keine Wassertanks, keine Schule, kein Krankenhaus extra für Flüchtlinge, ihr nutzt die gleichen Ressourcen wie die Einheimischen“, hallt Moyengos Stimme scheppernd durch ein Megafon. „Bald seid ihr auch für eure eigene Nahrung verantwortlich – wir geben Euch Land, Saatgut und Geräte.“

Moyengo schwitzt, als er fertig ist. Diese Rede hat der Vizekommandeur der Flüchtlingssiedlung Omugo im Norden Ugandas schon oft gehalten. Seit der Bürgerkrieg im Südsudan im vergangenen Sommer eskaliert ist, hat sich die Zahl der Flüchtlinge in Uganda verdreifacht. Fast 1,4 Millionen sind es inzwischen, eben vor allem Südsudanesen. „Deshalb geht es uns um nachhaltige Lösungen“, sagt Moyengo. „Die Flüchtlinge kriegen Land, sie haben die gleichen Rechte wie Ugander. Flüchtlingslager haben wir keine.“

Während der nächste Laster mit geflohenen Menschen neben der Platane hält, dringt bereits das Geräusch von Macheten aus dem Busch. Lichtungen werden geschlagen, aus Baumstämmen entstehen erste Hütten, die mit Plastikplanen des UN-Flüchtlingshilfswerks bespannt werden. Margrit Yabo sitzt gebückt unter einem Dornbusch und sieht den jungen Männern zu, die mit routinierten Bewegungen ihre Behausung aufbauen. Die 78-jährige hat Unterschenkel wie Streichhölzer, ihre Schultern hängen schlaff nach vorne. Doch ihr Blick ist wach.

„Der Rest meiner Familie wurde umgebracht.“

„Ich bin alleine zu Fuß vom Fluss Yei hierhergelaufen, acht Tage, acht Nächte, mit Gras und Beeren als einzige Nahrung“, sagt sie. Ihr Sohn ist auf dem Weg verschwunden, soll aber schon in Uganda sein. „Der Rest meiner Familie wurde umgebracht, ich konnte meinen Mann nicht einmal begraben, sondern musste laufen, um zu überleben.“ Kaum eine Körperstelle, die Yabo nicht schmerzt, und trotzdem ist sie glücklich. „Hier ist Frieden, ich bete jetzt und hoffe auf Hilfe, egal welche – ich bin dankbar für alles, was ich bekomme.“

Weil Alte wie Margrit Yabo nicht alleine zurechtkommen, springen Nachbarn ein – und professionelle Helfer. Denn die Flüchtlingssiedlungen im Norden Ugandas funktionieren im Kern wie Städte, nur dass Hilfsorganisationen die „kommunalen“ Aufgaben übernehmen. Im „Sozialdezernat“ arbeitet Handicap International, zuständig für Gebrechliche oder anders besonders Hilfsbedürftige. Worldvision kümmert sich um Hunderte unbegleitete Kinder, Malteser International übernimmt die Wasserversorgung. Koordiniert werden die mehr als 80 Organisationen von Regierungsbeamten wie Godfrey Moyengo.

200.000 Flüchtlinge in eine Kleinstadt mit 20.000 Einwohnern

„Hier sind in kürzester Zeit 200.000 Flüchtlinge in eine Kleinstadt mit 20.000 Einwohnern gezogen – das würde selbst jede deutsche Kommune überfordern“, ist sich Jens Hesemann sicher. „Aber in Uganda sind die Kommunen unterentwickelt, haben selber kaum Infrastruktur, deshalb brauchen sie externe Hilfe.“ Der Deutsche ist Koordinator des UN-Flüchtlingshilfswerks UNHCR in Uganda. Er hat schon viele Massenfluchten gesehen, aber keine wie hier. „Die Flüchtlinge leben mit den Ugandern in Dörfern, nach ein, zwei Jahren können sie die Siedlungen nicht mehr voneinander unterscheiden.“

Was derzeit im Norden Ugandas geschieht, ist wohl weltweit einzigartig. 2016 hat die UN-Vollversammlung beschlossen, Nothilfe für Flüchtlinge künftig mit Entwicklungshilfe für Einheimische zu verbinden. Dass das hier gelingt, obwohl täglich so viele Flüchtlinge nachkommen, liegt auch an den Bewohnern. Sie sind es, die das Land hergeben. „Sie sind unsere Brüder und Schwestern, solange im Südsudan Krieg ist, sind sie willkommen“, sagt der Ugander Moses Onama. „Und es hat ja auch Vorteile für uns: bessere Straßen, mehr Arbeit und neue Schulen.“

Die große Gefahr

Natürlich sind nicht alle glücklich. Ugander klagen, auf den Märkten seien die Preise gestiegen. Flüchtlinge wünschen sich mehr oder zumindest fruchtbareres Land. Und die Hilfsorganisationen hoffen, dass irgendwann mehr Ruhe einkehrt. „Im letzten Jahr haben wir fast jeden Monat ein solarbetriebenes Brunnensystem für je 15.000 Leute eingeweiht“, sagt Alexander Tacke-Köster von Malteser International.

Der Bedarf ist riesig, doch es fehlt das Geld. Nur knapp ein Drittel der von den UN kalkulierten Hilfen ist bislang zugesagt worden. „Die große Gefahr ist, dass Uganda Opfer seines eigenen Erfolgs wird“, befürchtet Jens Hesemann vom UNHCR. „Wenn man die Krise nicht mehr sieht, droht das Geld ganz zu versiegen.“ Das aber, da sind sich alle einig, hätte schlimme Folgen. (epd/mig)

 

 

 

Leben aus dem Baukasten?

 

In seiner Silvesterpredigt hat der Kölner Kardinal Rainer Maria Woelki die CRISPR/Cas-Methode, mit der die DNA von Lebewesen gezielt geschnitten und verändert werden kann, kritisiert. Er warnte vor einer Kreation von Leben nach dem Baukastensystem und unterstrich das Recht auf Leben von Menschen mit Behinderungen. Die Debatte um eine mögliche Manipulation des Erbguts ist nicht neu, gewinnt aber durch die CRISPR/Cas-Methode an Bedeutung. Erstmals können auch kleinste DNA-Abschnitte genaustens und kostengünstig verändert werden. Gesellschaft und Kirche müssen sich entscheiden, wie sie sich zu dieser Entwicklung verhalten. Überwiegen die Chancen am Ende die Risiken und die ethischen Bedenken?

CRISPR/Cas (Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats) ist eine biochemische Methode, mit deren Hilfe Gene auf der DNA von Pflanzen, Tieren oder Menschen gezielt herausgeschnitten und durch andere ersetzt werden können. Zum ersten Mal wissenschaftlich dokumentiert wurde die Methode im Jahr 2012. 2015 erklärte  sie die wissenschaftlichen Fachzeitschrift Science zum „Breakthrough of the Year“. Im Augenblick wird daran geforscht, das Verfahren dazu zu verwenden, Nutzpflanzen durch die Einfügung von Erbinformationen robuster oder ertragreicher zu machen. Hierbei ist der eingefügte DNA-Abschnitt sehr klein und in vielen Fällen verwandten Pflanzensorten entnommen. Die neu entstandene Sorte enthält daher keine artfremde DNA. Unklar ist bisher, wie oft bei der Verwendung der Methode fehlerhafte Schnitte auftreten. Wird durch das Verfahren das Erbguts eines Menschen verändert, ist diese Modifikation nicht mehr rückgängig zu machen und wird sich auch auf seine Nachkommen auswirken.

Die Chancen der Methode

Neben dem bereits genannten Anwendungsbereich in der Landwirtschaft sind es vor allem menschliche Erbkrankheiten, die die Wissenschaftler mit Hilfe des Einsatzes der Methode an Embryonen vermeiden möchten. Aber auch andere Krankheiten wie z.B. Malaria sollen mit Hilfe von CRISPR/Cas geheilt bzw. ausgerottet werden. So könnte eine dauerhafte Veränderung der Gene der Anopheles-Mücke, die Malaria überträgt, die Krankheit an ihr Ende bringen.

Die Kritik an der Methode

Die Kritik am Einsatz der Methode kommt von vielen Seiten. Neben den Kirchen sprechen sich auch immer wieder Ethiker und Mediziner gegen eine Anwendung des Verfahrens aus. Grundsätzlich sind in Deutschland durch das Embryonenschutzgesetz künstliche Veränderungen in der menschlichen Keimbahn verboten. Einen sogenannten „Designermenschen“ soll es nach deutschem Recht nicht geben. Weitere Kritik kommt in Form der Missachtung des menschlichen Anspruchs auf körperliche Selbstbestimmung und Unversehrtheit. Der ungeborene Mensch, an dem die Methode angewandt wird, hat seine Zustimmung dazu niemals äußern können. Auch die Auswirkungen auf Natur und Umwelt sind bisher nicht abzusehen. So würde z.B. die angesprochene Veränderung des Erbguts der Anopheles-Mücke einen massiven Eingriff in das Ökosystem bedeuten. Ob dies verantwortbar ist, bleibt diskussionswürdig. Überhaupt geht es bei der Thematik immer darum zu diskutieren, ob eine Veränderung des Erbguts, und sei es nur zu therapeutischen Zwecken, verantwortbar ist. Die katholische Kirche nimmt in dieser Diskussion den  Platz des Kritikers ein, der auf das menschliche Recht der Unversehrtheit pocht. Nach der 2008 erschienen Instruktion Dignitas personae, ist bereits die Verwendung von menschlichem Erbgut zu therapeutischen Forschungszwecken zu unterlassen. Die Position der katholischen Kirche vertritt Kardinal Woelki in seiner Predigt. Durch CRISPR/Cas erhielten die Menschen die Möglichkeit , Schöpfer zu spielen und einen vermeintlich besseren Menschen zu designen. Leben dürfe nicht nicht „das Produkt eines Designers sein, sondern eine unglaublich kostbare und unberechenbar schöne Schöpfung Gottes.“

Der Umgang mit der Methode

Die Forschung zu CRISPR/Cas kann nicht mehr rückgängig gemacht werden. Von daher muss es in der Gesellschaft darum gehen, die Methode und ihre Möglichkeiten kritisch zu hinterfragen und über ihren Gebrauch zu diskutieren. Die Kirchen können sich hierbei in ihrer Rolle als Kritiker stark machen für das Recht auf unversehrtes Leben eines jeden, und insbesondere auch behinderter Menschen. Vom deutschen Staat werden sie hierbei in vielen Fällen durch Gesetze unterstützt. Anders sieht die Lage in den USA oder China aus. Hier wird in der Wissenschaft bereits offen von genetisch manipulierten Babys gesprochen. Solche Entwicklungen in Deutschland zu unterbinden ist gleichermaßen die Aufgabe von Kirche, Staat und Gesellschaft. Wie es mit den anderen Anwendungsbereichen aussieht, muss in offenen Diskussionen geklärt werden. Die Resultate betreffen die ganze Gesellschaft. Von daher muss jede Position sorgsam betrachtet und abgewogen werden. Die Methode ist zu vielschichtig, um sie als Ganzes abzulehnen. Gerade Eingriffe in das Erbgut von Pflanzen könnte z.B. dabei helfen, das Welthungerproblem zu lösen. Wichtig ist und bleibt aber auch hier der aktive Diskurs. Lukas Ansorge, kath-de 5

 

 

 

 

Komplizierte Praxis: Anerkennung ausländischer Qualifikationen

 

Im kleinsten Bundesland Bremen ist jeder Zehnte der rund 323.000 sozialversicherungspflichtig Beschäftigten Ausländer/in. Eine Studie des Instituts Arbeit und Wirtschaft (iaw) hat untersucht, wie diese ihre ausländischen Qualifikationen anerkennen lassen können. Das Ergebnis: Es fehlt vor allem an Weiterbildungsangeboten.

Vorbildlich laufe das Verfahren bei der Ingenieurskammer, sagt René Böhme vom iaw und Autor der von der Arbeitnehmerkammer beauftragten Studie. „Dort berät eine eigene Fachkraft die Bewerber intensiv und begleitet das gesamte Verfahren Schritt für Schritt.“ Hier wurden zuletzt in Bremen für rund 85 Prozent der Anträge die Abschlüsse anerkannt. Bei den Behörden, die etwa für Erzieher oder Ärzte zuständig sind, sei die Situation schlechter. Den zuständigen Stellen fehle das Personal, um die gestiegene Nachfrage bewältigen zu können, so Böhme.

Nach der Anerkennung stünden die Bewerber oft vor dem Problem, die entsprechende Fachsprache nicht zu beherrschen – es fehlt an unterstützenden Kursen. Zu den häufigsten Problemen bei den Anerkennungsverfahren gehören unvollständige Dokumente. „In vielen Berufen müssen erst noch Vorbereitungskurse und Prüfungen entwickelt werden, um die beruflichen Kenntnisse von Bewerbern überprüfen zu können.“ Auch dauere die Bearbeitung der Fälle oft zu lange. Pfleger/innen, Ärzt/innen, Erzieher/innen, Ingenieur/innen und Lehrer/innen: Das sind die fünf am stärksten in der Bremer Anerkennungsberatung nachgefragten Berufe. Obwohl Lehrkräfte dringend in Bremen benötigt werden, wurden 2015 nur acht von 50 Fällen positiv beschieden. Der Hintergrund: In vielen Ländern müssen Lehrkräfte nur ein Fach studieren, in Deutschland mindestens zwei. Nur Hamburg hat sein Anerkennungsgesetz entsprechend angepasst.

Doch selbst wer als Lehrer zwei Fächer vorweisen kann, braucht in der Regel eine Weiterbildung, um den Standards in Deutschland zu genügen. Die Angebote fehlen mitunter (siehe auch Porträt Anerkennung): „Wenn die entsprechenden Fächer an der Uni Bremen nicht angeboten werden – wie zum Beispiel Sport – können die fehlenden Kenntnisse und Prüfungen nicht nachgeholt werden“, so Böhme. Ähnliches gelte für Ärzte, da das Fach Medizin in Bremen ebenfalls nicht gelehrt wird. Länderübergreifende Kooperationen wären notwendig. „Die gibt es aber noch nicht.“

„Die Politik heißt ausländische Fachkräfte willkommen und will sie schnell integrieren, die Praxis ist aber komplizierter“, sagt Elke Heyduck, Geschäftsführerin der Arbeitnehmerkammer. www.arbeitnehmerkammer.de   

Forum Migration Januar 2018

 

 

 

EU-Kommissar: Tusks Migrationspläne sind „anti-europäisch“

 

Der EU-Kommissar für Migration Dimitris Avramopoulos hat die migrationspolitischen Vorschläge von EU-Ratspräsident Donald Tusk für den Ende dieser Woche anstehenden EU-Gipfel als „inakzeptabel“ und „antieuropäisch” zurückgewiesen.

Diese ungewöhnlich harsche Kritik äußerte Avramopoulos am gestrigen Dienstag. Laut EU-Quellen hatte Tusk zuvor intern mitgeteilt, er wolle den Gipfel am Donnerstag und Freitag zum Anlass nehmen, die festgelegten Quoten zur Flüchtlingsverteilung zu kritisieren, die 2015 von der EU-Kommission vorgeschlagen und von den Mitgliedstaaten angenommen worden waren.

Aus Tusks Sicht habe sich dieser Verteilungsschlüssel als „spaltendes und ineffektives Instrument“ bei der Bewältigung der Flüchtlingsströme herausgestellt, so ein hochrangiger EU-Beamter. Demnach wolle der Ratspräsident diese Quoten abschaffen und ein weitreichendes Abkommen zum Thema Migration schließen, mit dem die Zahl der in Europa ankommenden Menschen reduziert werden soll.

In Reaktion darauf erklärte Avramopoulos: „Das von Tusk vorbereitete Papier ist inakzeptabel, es ist antieuropäisch.“ Es ignoriere „jegliche Arbeit der vergangenen Jahre und untergräbt eine der Hauptsäulen des EU-Projekts“, fügte der griechische Kommissar hinzu. „Ein Europa ohne Solidarität kann nicht existieren.“

Die Kommission hat im Jahr 2015 festgeschriebene Quoten zur Umsiedlung von 160.000 Asylsuchenden innerhalb der EU eingeführt. In diesem Jahr erreichten rund 1,2 Millionen Geflüchtete aus Kriegsgebieten Deutschland, nachdem Kanzlerin Merkel die Grenzen für sie geöffnet hatte.

Die Verteilungsquoten sind inzwischen zum Zankapfel zwischen der Kommission und einigen östlichen EU-Mitgliedern, insbesondere Ungarn, Polen und Tschechien, geworden. Vergangene Woche hat die Kommission diese drei Staaten aufgrund ihrer Weigerung, das Verteilungssystem umzusetzen und ihren Anteil Asylsuchender aufzunehmen, vor den Europäischen Gerichtshof gebracht.

Es ist unglaublich, was sich einige EU-Mitgliedsregierungen erlauben können, meint Wolf Achim Wiegand.

Migrationskommissar Avramopoulos wies auch Tusks Behauptung zurück, das Umsiedlungsprogramm sei ein Misserfolg: Tatsächlich seien bis heute mehr als 32.000 Asylsuchende umgesiedelt worden, was 90 Prozent der aktuell anvisierten Ziele entspreche. Darüber hinaus seien 26.000 der schutzbedürftigsten Geflüchteten innerhalb der EU umgesiedelt worden.

Aus Sicht der Kommission sollten die Quoten ein Teil der langfristigen Lösung zum Umgang mit Migrationsströmen bleiben, heißt es in einer Mitteilung in Vorbereitung auf den Gipfel.

Kein Eurozonen-Budget

Wie es scheint, wird Tusk beim Gipfeltreffen nicht nur mit der Kommission auf Kollisionskurs gehen, sondern auch mit einigen Regierungschefs unter Führung von Frankreichs Emmanuel Macron, die weitreichende Reformen zur Stärkung der Eurozone fordern.

In einem Brief kündigte Tusk an, er wolle diese Führer dazu aufrufen, solche Vorschläge, beispielsweise für einen gemeinsamen Eurozonen-Haushalt und einen „EU-Finanzminister“, aufzuschieben und sich stattdessen auf Initiativen zu fokussieren, für die „breitere Zustimmung“ herrscht.

Konkret nannte er im Brief drei fiskalpolitische Prioritäten für die kommenden sechs Monate: Ein Sicherheitsnetz für den einheitlichen Bankenabwicklungsmechanismus (SRM); eine Umwandlung des Stabilitätsmechanismus in einen europäischen Währungsfonds (EWF); und weitere Schritte hin zur Bankenunion, darunter eine schrittweise Umsetzung der gemeinsamen Einlagensicherung.

Für weiterreichende Initiativen wie einen gemeinsamen Eurozonen-Haushalt sehe er nicht genügend Zustimmung unter den Nationalstaaten, so Tusk.

Als Gegenentwurf zu einem Eurozonen-Budget, das mehrere Prozentpunkte der jeweiligen nationalen BIPs umfassen würde, wie der französische Präsident es gefordert hatte, will die Kommission stattdessen im Mai weniger weitreichende fiskalische Stabilisierungsmechanismen für den EU-Haushalt vorstellen.

Jorge Valero, EA dic 17

 

 

 

 

World Vision fordert dringend Zugang zu Konfliktgebieten im Kongo

 

Kinder werden als Soldaten und Schutzschilde missbraucht und sind schwer traumatisiert

 

Friedrichsdorf. Die Kinderhilfsorganisation World Vision fordert die internationale Gemeinschaft und die Regierung der Demokratischen Republik Kongo auf, umgehend Zugang zu den Konfliktgebieten für Hilfsorganisationen zu ermöglichen. Mehr als 4 Millionen Kinder unter fünf Jahren benötigen dringend Hilfe. Auch etwa eine halbe Million Schwangere und stillende Mütter haben nicht genug zu essen.

 

Am 18. Dezember, dem „Tag der Migranten“, wird jedes Jahr an das Schicksal von Millionen Flüchtlingen erinnert. „Doch die Krise in der Demokratischen Republik bleibt weitgehend unbeachtet“, betont Ekkehard Forberg, World Vision Friedensexperte. „Mit mehr als 13 Millionen Menschen, die auf humanitäre Hilfe angewiesen sind und rund 7,5 Millionen Binnenflüchtlingen, handelt es sich aktuell um die größte Flüchtlingskrise in Afrika.“

 

Auch werden dringend mehr finanzielle Mittel benötigt. World Vision beklagt, dass trotz der Zunahme von Gewalt und humanitärer Not die aktuellen Geldmittel, die für die Krise zur Verfügung stehen, die niedrigsten seit Jahren sind. Um rund 10 Millionen Menschen mit Nothilfe zu erreichen, werden etwa 1,7 Milliarden US-Dollar benötigt. Die Organisation fordert weiterhin, dass Kinder, die in Konfliktzonen und auf der Flucht sind, besonders geschützt werden, wie es in den internationalen Gesetzen und den UN-Kinderrechten festgelegt ist. „Priorität muss haben: der Schutz von Kindern, ihre Bildung und Ausbildung und die Versorgung von Vertriebenen und Gastfamilien, sowie Rückkehrern mit Nahrungsmitteln“, so Forberg. „Zudem muss dringend die Wirtschaft angekurbelt werden, wie etwa mit Programmen zu Unterstützung von Landwirtschaft und lokalen Märkten. Die jungen Menschen brauchen unbedingt eine Perspektive, damit sie nicht immer wieder leichte ‚Beute‘ für Militärs werden.“

 

Die internationale Gemeinschaft und Hilfsorganisationen müssen außerdem langfristige Projekte entwickeln und einen Fokus auf Integrationsmaßnahmen und Friedensförderung legen, um die anhaltende Gewalt zu beenden und traumatische Erlebnisse besonders der Kinder aufzuarbeiten.

 

In der Kasai Region entwickelten sich die Kämpfe zwischen verschiedenen Rebellengruppen und den Regierungstruppen in den vergangenen Monaten. Nach Augenzeugenberichten sind zwischen 40 - 60% der Kämpfer Kinder und Jugendliche unter 18 Jahren, die Mehrheit sind sogar unter 15. „Die Kasai Krise ist daher in erster Linie eine Krise der Kinder, denn sie sind die ersten Opfer bei Kämpfen“, erläutert Forberg. „Uns wurde von etwa 500 Kindern berichtet, die als menschliche Schutzschilde missbraucht wurden.“ Noch immer verstecken sich Kinder allein im Wald, weil sie Angst haben, rekrutiert oder anderweitig missbraucht zu werden. Mehr als 100.000 Kinder gehen derzeit nicht zur Schule. Viele sind schwer traumatisiert.

 

Im Rahmen einer internationalen Kampagne unter dem Titel „Jeder Einzelne zählt, um Gewalt gegen Kinder zu beenden“, kümmert sich World Vision besonders um Kinder in Brennpunkten und auf der Flucht, sorgt für ihre Betreuung in Kinderschutzzentren, in denen sie zur Ruhe kommen und zur Schule gehen können, medizinisch und mit Nahrungsmitteln versorgt werden. Wv 15.12.

 

 

 

 

Leeuwarden und Valletta sind Kulturhauptstädte 2018

 

Seit 1985 gibt es in Europa Kulturhauptstädte. 2018 sind es Leeuwarden im niederländischen Friesland und Maltas beschauliche Hauptstadt Valletta mit seinen 5700 Einwohnern

Vom 14. bis 20. Januar finden die Eröffnungsfeierlichkeiten in Valletta statt, angelehnt an die traditionellen maltesischen Dorffeste festa. EU-Kulturkommissar Tibor Navracics wird daran teilnehmen. Die Festlichkeiten in Leeuwarden sind für den 26. Und 27. Januar anberaumt. Seitens der Kommission wird der niederländische Vize-Präsident Frans Timmermans vor Ort sein.

Kulturkommissar Navracics erklärte: „Durch das Projekt ‚Europäische Kulturhauptstadt‘ werden Menschen über die Kultur einander nähergebracht, was langfristige Vorteile für die jeweiligen Städte, ihre Bürger und die Wirtschaft vor Ort mit sich bringt. 2018 ist ein besonderes Jahr, da es das Europäische Jahr des Kulturerbes ist und beide Städte zahlreiche Projekte zur Förderung des Kulturerbes in ihr Programm aufgenommen haben. Damit tragen sie dazu bei, die Rolle der Kultur für den Aufbau einer europäischen Identität hervorzuheben. Ich wünsche Leeuwarden und Valletta viel Erfolg für das kommende Jahr.“

Wie geht es Studierenden aus anderen Ländern an deutschen Universitäten? Das wird jetzt erstmals in einem Projekt der Universitäten Leipzig und Würzburg erforscht.

In den beiden Städten wird es in den kommenden Monaten zahlreiche kulturelle Veranstaltungen und Projekte geben. Als Inselstaat im Mittelmeer zwischen Europa und Nordafrika strebt Malta für Valletta mit dem Programm an, Sichtweisen verschiedener Mittelmeeranrainer zusammenzubringen. Leeuwarden zielt laut der Ankündigung der Auftaktveranstaltungen darauf ab, lokale Gemeinschaften in der Region Friesland und in Europa zu stärken und einander näher zu bringen.

Das Projekt „Kulturhauptstadt Europas“ wurde 1985 von der damaligen griechischen Kulturministerin Melina Mercouri ins Leben gerufen. Jahr für Jahr werden die Hauptstädte auf Grundlage eines Kulturprogramms ausgewählt, das eine deutliche europäische Dimension hat und die Mitwirkung der Bürger der Stadt fördert. Für die Städte ist es eine gute Gelegenheit, sich international zu präsentieren und den Tourismus zu stärken. EA 4

 

 

 

Schutz und Prävention statt Abschreckung

 

Kommentar von Evîn Kofli und Natalia Bugaj-Wolfram vom Paritätischen Wohlfahrtsverband

 

Nach jüngsten Angaben der Bundesarbeitsgemeinschaft Wohnungslosenhilfe (BAG-W) leben derzeit etwa 52.000 Menschen in Deutschland ohne jede Unterkunft auf der Straße. Und ungefähr die Hälfte der Obdachlosen in den deutschen Städten bilden nach den Schätzungen der BAG-W die EU-Bürger_innen.

Wenn, wie jetzt, der Winter vor der Tür steht und die Kapazitäten in den Notunterkünften für Obdachlose unzureichend sind, wird nach Lösungen gesucht. Die Hamburger Behörden haben nun entschieden, die Obdachlosen nach deren Aufenthaltsstatus vorzusortieren und die nicht freizügigkeitsberechtigten EU-Bürger_ innen in ihre Herkunftsländer zurückzuschicken.

Nach gesetzlichen Regelungen aus dem Freizügigkeitsgesetz EU kann die Ausländerbehörde innerhalb der ersten fünf Jahre Aufenthalt das Fortbestehen des Freizügigkeitsrechts überprüfen. Den Personen, die weder erwerbstätig noch arbeitssuchend sind und ihren Lebensunterhalt nicht ohne staatliche Hilfe bestreiten können, kann unter bestimmten Voraussetzungen das Freizügigkeitsrecht entzogen werden – allerdings nur nach einer Prüfung der persönlichen Umstände und Erwerbsperspektiven.

Bei der Vorgehensweise der Hamburger Ausländerbehörde werden alle obdachlosen Unionsbürger_innen dem Generalverdacht unterzogen, dauerhaft und perspektivisch nicht erwerbstätig zu sein und damit die Voraussetzungen für den legalen Aufenthalt als EU-Bürger nicht zu erfüllen. Die Erfahrungen der paritätischen Mitgliedsorganisation Klick e.V. – Kontaktladen für junge Obdachlose zeigen, dass diese Zuschreibungen bei Weitem nicht auf alle zutreffen. „Viele sind zum Zweck der Erwerbstätigkeit angereist und aufgrund von ausbeuterischen Arbeitsverhältnisse in die Obdachlosigkeit geraten; einige helfen sich mit Gelegenheits-Jobs oder bemühen sich um Arbeit“, berichtet Anett Leach, Mitglied der Leitung von Klick.

Alleine die Tatsache der fehlenden Unterkunft stellt keinen ausreichenden Grund zu der pauschalen Annahme der Erwerbslosigkeit dar. Darüber hinaus stellt sich die Frage, ob die individuellen Umstände, die bei den Menschen ohne Obdach durchaus komplex sein können, ausreichend von der Behörde geprüft werden. Alleine die Feststellung der Aufenthaltsdauer ist laut Erfahrungen aus der Migrationsberatung bei den obdachlosen Unionsbürger_ innen sehr schwierig, da häufig bei der Einreise keine polizeiliche Anmeldung erfolgt. Diese und andere schwer zu bewertenden Umstände, die als Grundlage der Ermessenentscheidung der Behörde vorliegen, würden vermutlich in vielen Fällen eine Angriffsfläche für das Einlegen der Rechtsmittel gegen den Entzug des Freizügigkeitsrechts bieten. Häufig sind aber die Betroffenen nicht ausreichend informiert, um gegebenenfalls mit Rechtsmitteln gegen den Verwaltungsakt der Ausländerbehörde vorzugehen. Laut Presseberichten über das Vorgehen in Hamburg werden die obdachlosen EU-Bürger_innen neben Vorladungen der Ausländerbehörde auch mithilfe von weiteren Maßnahmen wie das Ausschließen von den Winterprogrammen gedrängt, in ihr Heimatland zurückzukehren. Dieses Vorgehen, anscheinend politisch gewollt, verstößt unseres Erachtens gegen fundamentale Grund- und Menschenrechte, wie das Recht auf Leben, auf Gesundheit und auf körperliche Unversehrtheit, die laut der von Deutschland ratifizierten UN-Menschenrechtskonvention allen natürlichen Menschen unabhängig von ihrem Aufenthaltsstatus zustehen. Wir beobachten mit Sorge, dass eine solche Abschreckungspolitik immer häufiger als Instrument der Steuerung der ungewollten Migration angewendet wird. Anstatt zu versuchen, die obdachlosen Unionsbürger_ innen mit Kälte und Behördendruck zur Ausreise zu zwingen, gilt es, die Präventionsmaßnahmen gegen Obdachlosigkeit zu ergreifen: kurz- und mittelfristig ist der Ausbau von Obdachlosenunterkünften notwendig. Langfristig muss bezahlbarer Wohnraum geschaffen und der gleichberechtigte, diskriminierungsfreie Zugang zum Wohnungsmarkt gewährleistet werden. Es gilt zudem viel stärker gegen ausbeuterische Praktiken bei der Vermietung von Wohnraum und gegen Arbeitsausbeutung vorzugehen.

Forum Migration Januar 2018

 

 

 

Lohngerechtigkeit. Wie viel verdienen die Kollegen?

 

Frauen verdienen im Durchschnitt immer noch weniger als Männer. Ab 6. Januar haben Beschäftigte nun das Recht zu erfahren, ob sie gerecht bezahlt werden: Sie können von ihrem Arbeitgeber Auskunft darüber verlangen, was Kollegen mit vergleichbarer Beschäftigung verdienen. Dafür sorgt das neue

Entgelttransparenzgesetz

 

Um faire Bezahlung von Männern und Frauen sicherzustellen, hat die Bundesregierung das Entgelttransparenzgesetz auf den Weg gebracht. Es gilt seit 6. Juli 2017. Nun aber tritt das zentrale Instrument des Gesetzes in Kraft: der Auskunftsanspruch. Beschäftigte erhalten damit das Recht zu erfahren, wie sie im Vergleich mit einer Beschäftigtengruppe bezahlt werden, die die gleiche oder gleichwertige Arbeit verrichtet.

"Das Gehalt der anderen ist in Deutschland noch immer ein Tabu-Thema und eine Black Box", sagte Bundesfrauenministerin Katharina Barley. "Die meisten Frauen wissen deswegen oft nicht, wie viel sie im Vergleich zu ihren männlichen Kollegen verdienen, die eine gleiche oder gleichwertige Tätigkeit ausüben." Aber nur wer sicher wisse, dass man im Verhältnis zu anderen Kollegen schlechter bezahlt werde, könne dagegen auch gerichtlich vorgehen, so Barley.

Individueller Auskunftsanspruch

Konkret bedeutet das: Frauen und Männer in Betrieben mit mehr als 200 Beschäftigten erhalten ein individuelles Auskunftsrecht, um ihre Entlohnung mit der von Kollegen beziehungsweise Kolleginnen mit gleicher Tätigkeit vergleichen zu können. Der Auskunftsanspruch bezieht sich aber nicht auf das konkrete Entgelt einzelner Mitarbeiter, sondern auf ein durchschnittliches monatliches

Bruttoentgelt von fünf Mitarbeitern des anderen Geschlechts mit gleichen oder vergleichbaren Tätigkeiten.

In tarifgebundenen Unternehmen soll der Auskunftsanspruch in der Regel über die Betriebsräte wahrgenommen werden. In Betrieben ohne Betriebsrat und ohne Tarifvertrag können sich die Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer direkt an den Arbeitgeber wenden.

Anlass für das Entgelttransparenzgesetz ist die ungleiche Bezahlung von Männern und Frauen. Je nach Berechnungsart verdienten Frauen 2016 laut Statistischem Bundesamt im Schnitt 21 Prozent (unbereinigter Gender Pay Gap),beziehungsweise sechs Prozent (bereinigter Pay Gap) weniger als Männer. Dieser Wert ist seit Jahren nahezu unverändert. Pib 5

 

 

 

 

Ankara sendet versöhnliche Signale nach Westeuropa

 

Erstmals seit dem gescheiterten Putschversuch in der Türkei vor anderthalb Jahren reist Staatschef Recep Tayyip Erdogan nach Frankreich. Auch Richtung Berlin sendet Ankara versöhnliche Signale. Die bilateralen Beziehungen sollen neu gestartet werden.

Geplant ist für den heutigen Mittag unter anderem ein Treffen Erdogans mit Präsident Emmanuel Macron. Macron will nach eigenen Angaben die Menschenrechtssituation in der Türkei ansprechen und Erdogan zur Freilassung inhaftierter europäischer Journalisten drängen.

Wenn der türkische Präsident Recep Tayyip Erdogan am Freitag nach Paris reist, geht es nicht nur um eine Stärkung der Beziehungen zu Frankreich, sondern auch um einen Neuanfang im Verhältnis zur EU.

In der EU wird die Festnahme von Oppositionellen und Journalisten in der Türkei mit großer Sorge gesehen. Erdogan macht sie mit für den Putsch im Juli 2016 verantwortlich. Bundeskanzlerin Angela Merkel forderte deshalb im September einen Abbruch der EU-Beitrittsgespräche mit der Türkei. Das Verhältnis zwischen Berlin und Ankara war in den vergangenen Monaten von gegenseitigen Provokationen und immer neuen Eskalationen geprägt.

Zuletzt bemühten sich beide Seiten jedoch sichtlich um Annäherung. Parallel zu Erdogans Frankreich-Besuch sendet das türkische Außenministerium versöhnliche Signale auch nach Berlin. Außenminister Mevlüt Cavusoglu wirbt für einen Neustart der bilateralen Beziehungen. Beide Seiten hätten daran ein Interesse, “da wir in einer Zeit voller Herausforderungen leben”, schreibt Cavusoglu in einem vorab veröffentlichten Gastbeitrag für die Zeitungen der Funke Mediengruppe. Die Beziehungen sollten “wie schon seit 300 Jahren, in Freundschaft und Zusammenarbeit” fortgeführt werden. Dies gehe aber nur, “wenn wir die gegenwärtige Krisenspirale in unserem Verhältnis durchbrechen”.

Frankreich hingegen ist durchgängig um ein gutes Verhältnis nach Ankara bemüht. Macron nennt die Türkei angesichts der großen Herausforderungen einen „unverzichtbaren Partner“. Auch der Syrienkrieg und die Lage im nahen Osten stehen heute in Paris auf der Agenda. EA/Agenturen 5

 

 

 

Obdachlos? Bitte wieder ausreisen!

 

Hamburg geht gezielt gegen obdachlose EU-Bürger/innen aus Osteuropa vor: Die Ausländerbehörde fordert sie zur Ausreise auf. Das ergaben Recherchen der Zeitung Hinz&Kunzt sowie eine Anfrage der Linkspartei.

Demnach hat die Hamburger Ausländerbehörde seit März 2017 Überprüfungen der so genannten Freizügigkeitstatbestände aus „besonderem Anlass“ vorgenommen. Auslöser war eine Weisung der Innenbehörde: Die hatte beschlossen, dass bereits eine länger als drei Monate anhaltende Obdachlosigkeit als Grund für eine Kontrolle ausreicht.

Die Ausländerbehörden dürfen EU-Bürger/innen, die nach den ersten drei Monaten in Deutschland keine Arbeit nachweisen können, zur Ausreise auffordern. Zwischen März und Oktober hat die Ausländerbehörde Hamburg 489 obdachlose EUBürger/innen zur Vorsprache eingeladen. Davon sind laut Hinz&Kunzt 16 erschienen. Ignorieren Betroffene die Aufforderung zur Vorsprache, weil sie keine Meldeadresse haben, können sie abgeschoben werden.

Insgesamt 80 EU-Bürger/innen habe die Ausländerbehörde bis Ende Oktober bereits zur Ausreise aufgefordert. Die meisten Verfahren laufen noch. Bereits in der Vergangenheit hatten Hamburger Behörden Obdachlose aus dem EU-Ausland angesprochen, um sie zur Ausreise zu bewegen. Alle, die sich in einer Unterkunft des Winternotprogramms melden, werden zu einem „Perspektivengespräch“ gebeten, berichtet die taz. Wer im Herkunftsland eine Wohnung hat, kann Geld für die Heimreise beantragen. Wer das nicht annimmt, kann in der Unterkunft bleiben, erhalte aber kein Bett.

Der Diakonie-Straßensozialarbeiter Stephan Karrenbauer sprach von einer „neuen Qualität der Vertreibung“. Armen EU-Bürgern werde das Leben in Hamburg so schwer wie möglich gemacht, um sie aus der Stadt zu drängen, sagte Diakonie-Experte Dirk Hauer. „Die Behörde konstruiert aus einer Wohnungslosigkeit eine wahrscheinliche Arbeitslosigkeit. Das halte ich insbesondere angesichts der Situation auf dem Hamburger Wohnungsmarkt auch juristisch für fragwürdig“, sagt die Linken-Abgeordnete Christiane Schneider. „Selbstverständlich gibt es Menschen, die im Niedriglohnsektor arbeiten, aber sich von ihrem Lohn keine Wohnung in Hamburg leisten können. Dass dem Senat dazu nichts Besseres einfällt, als die Ausländerbehörde mit schikanösen Verfahren zu beauftragen, ist eine sozialpolitische Bankrotterklärung.“ Paritätischen Wohlfahrtsverbands

Forum Migration Januar 2018