WEBGIORNALE   26 FEBBRAIO – 10 marzo 2018

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Corte Costituzionale. Inammissibile la questione sul voto degli italiani all’estero  1

2.       Clima e flussi. Migranti: fattore demografico dei rischi ambientali, l’impatto  1

3.       La debole Ue non investe nel suo futuro  2

4.       Stretta di Macron sui migranti: chi non ottiene l’asilo verrà espulso subito  2

5.       Migranti: flussi analisi delle cause e proposte di soluzioni 2

6.       Gentiloni a Berlino: "Nessun pericolo di governo populista"  3

7.       Il ministro Alfano alla Conferenza di Monaco di Baviera sulla sicurezza  3

8.       L’accordo tra CDU/CSU e SPD: prospettive europee della Grande Coalizione 3.0  3

9.       Ad Hannover e a Monaco di Baviera il progetto itinerante sui popoli indigeni brasiliani 4

10.   Le elezioni nella circoscrizione estero sono l’occasione per dare il meglio di sè stessi 4

11.   Franco Narducci candidato alla Camera dei Deputati nella lista del Pd per la ripartizione Europa  5

12.   Politica estera italiana. L’euroscetticismo della campagna elettorale  5

13.   Il 14-15 aprile Congresso Nazionale delle Acli Germania  5

14.   “Esperienze di vita in un altro paese europeo”. Si parte domani, da Berlino  6

15.   All’IIC di Monaco di Baviera lo spettacolo di burattini della compagnia di Trento “Bottega Buffa Circovacanti”  6

16.   “Fondamentali le reti di donne italiane all’estero. Pari opportunità tema caro ai democratici”  6

17.   Partecipazione italiana alla fiera BIOFACH 2018 (Norimberga, 14-17 febbraio 2018) 6

18.   Giovedì 1° marzo l’IIC di Monaco di Baviera renderà omaggio all’indimenticato Maestro Claudio Abbado  7

19.   Berlino. La scrittrice Agnese Grieco, che vive tra Italia e Germania, presenterà il suo libro “Atlante delle sirene” l’8 marzo  7

20.   Servizio Volontario Europeo, un posto a Norimberga  7

21.   A Bologna selezione di 10 infermieri per Amburgo  7

22.   Giornata del Design italiano nel mondo. Il 13 marzo a Colonia la conferenza “Design e sostenibilità” di Marco Ferreri 8

23.   Berlino Magazine ospita studenti di Bergamo per uno stage di grafica  8

24.   L’Orso d’oro della 68ª edizione del Festival di Berlino è andato al film Touch Me Not della regista Adina Pintilie  8

25.   Rapporti italo-tedeschi. Ciclo di incontri "Anders miteinander - Diversi ma insieme“  8

26.   Tenuto ad Augsburg il XIII Congresso delle Acli-Baviera  9

27.   Il Console di Dortmund Franco Giordani ha incontrato il Presidente del distretto di Arnsberg Hans Josef Vogel 10

28.   I recenti temi di Radio Colonia, programma quotidiano di Cosmo/Wdr 10

29.   Domenica 11 marzo giornata della memoria a Ravensbrück, il principale lager femminile della Germania nazista  11

30.   A Berlino, capitale europea delle aziende giovani, una startup romana  11

31.   Recita di carnevale alla Scuola Italo-Tedesca di Wolfsburg  11

32.   Le nuove tendenze del turismo tedesco. L’Enit a Monaco di Baviera per la fiera F.RE.E  12

33.   Messaggio del presidente del Comites di Colonia Silvio Vallecoccia in vista del voto: appello alla partecipazione  12

34.   Colonia. Il 14 marzo all'IIC la conferenza “La canzone tedesca e l’immagine dell'Italia”  12

35.   L’on. Garavini a Francoforte: “Con il PD al Governo grande sostegno al Made in Italy”  12

36.   Chi è Andrea Nahles, la prima donna alla guida dell’Spd  12

37.   Spd, vertici in altalena: tutto si deciderà dopo il referendum del 4 marzo sulla Grande Coalizione  13

38.   In Germania il governo pensa di rendere gratuito il trasporto pubblico per combattere l’inquinamento  13

39.   Politiche 2018. Le Proposte della CGIL per gli italiani all’estero e la nuova emigrazione  13

40.   Interventi. Il politico “utile” ed “esperto”. L’Uomo “libero” per gli italiani all’estero, "donne e uomini liberi". 14

41.   Italiani d’Europa, storie di migranti: Belgio primo capitolo  14

42.   Nazioni Unite: prima bozza del Global Compact per le migrazioni 15

43.   Rifugiati. Al via il progetto europeo “Co-creating a Counselling Method for refugee women Gender-Based Violence victims”  15

44.   Onu: a chi giova la riforma del segretariato generale  15

45.   Le priorità della presidenza italiana dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa per il 2018  16

46.   Nuovo panorama politico?  16

47.   Molto incerto il risultato delle elezioni 16

48.   Il 4 marzo si rinnova il Parlamento italiano, è tempo di bilanci. Mai una legislatura così prolifica?  17

49.   Presentato alla Farnesina il libro e web documentary “Italiani del Belgio”  17

50.   La chiarezza  18

51.   Cinque domande ai partiti sulla politica estera  18

52.   L’emigrazione nei libri di scuola per l’Italia e per gli italiani all’estero. 20

53.   Campagna Avaaz. Il tuo voto può fermare Salvini, Meloni & C.! 20

54.   Disinteresse  20

55.   Tumore prostata, Italia in prima linea per nuova terapia a ultrasuoni 21

56.   Giornata del Design Italiano nel Mondo  21

57.   Prioritå per il PD. Garavini: “Con noi investimenti e assunzioni"  21

58.   Il panorama economico  22

59.   Il tetro delle maschere ed il carnevale della vita  22

60.   Opinioni. Salvatore Albelice (Fi): C’è uno status degli italiani all’estero e c’è un problema degli italiani all’estero  22

61.   Superare la disparità di trattamento fiscale tra pensionati all’estero  23

62.   Il rinnovo  23

63.   Così i robot spingono il lavoro più in là  23

64.   Dibattiti. Centrodestra? Un minestrone di slogan, urla e contraddizioni. Popolarismo non pervenuto. 23

65.   A Ferrara il convegno di presentazione del “Rapporto Asilo”  24

66.   Imprese straniere in Italia verso quota 600 mila  24

 

 

1.       Rechte für Migranten  25

2.       Statistik. Illegale Migration in die EU ging 2017 stark zurück  25

3.       Gentiloni in Berlin. Gemeinsame Anstrengungen für Europa  25

4.       Emma Bonino: Mit radikalem Liberalismus gegen die „Gefahr von rechts“  26

5.       Werte prägen! 26

6.       Fachkräfte-Zuwanderung. "Ein Gesetz muss Deutschland attraktiver machen"  27

7.       Umfrage. Für Deutsche ist Einwanderung größte Herausforderung Europas  27

8.       Die USA unter Trump sind kein Leitbild mehr“  28

9.       Vatikan pocht auf weltweiten Schutz von Flüchtlingsrechten  28

10.   Die neueste Unübersichtlichkeit. Statt noch mehr Technokratie braucht die Eurozone endlich eine stärkere politische Steuerung. 28

11.   Brexit-Sackgasse: Devolution soll Lösung bringen  29

12.   Yücel ein Jahr in Haft. Bundesregierung dringt weiter auf Freilassung  29

13.   Abwehr oder Förderung. Streit um Heimatministerium   30

14.   Meilenstein für ein verantwortungsbewusstes Deutschland  30

15.   Appell an die Koalitionsparteien. Deutschland braucht ein klares Bekenntnis zur Einwanderungsgesellschaft 31

16.   Valentinstag. Warum Liebe grenzenlos ist 31

17.   Mächtig. Weiblich. 32

18.   Nebenan. Die alte Rede von einer „einstmals stolzen Partei“. 32

19.   Deniz Yücel kommt frei. Merkel: Freue mich für ihn und seine Familie  33

20.   Gabriel sieht für EU eher Diplomatie statt militärische Konfliktlogik  33

21.   SPD – fehlende Ethik des Geldausgebens  33

22.   Klima. ÖPNV kostenlos  34

23.   Schüsse auf Moschee. Özoguz: Hetze gegen Muslime senkt Hemmschwelle für Gewalt 34

24.   Digitale Ideen für die Gesundheitsbranche  35

25.   Bürgermeister-Umfrage. Die wichtigsten Themen in den Städten: Integration und Wohnungen  35

26.   Ausländerstopp. Essener Tafel nimmt wegen Andrang vorerst nur noch Deutsche auf 36

 

 

 

Corte Costituzionale. Inammissibile la questione sul voto degli italiani all’estero

 

Roma – La Corte costituzionale ha dichiarato, si legge in una nota,  “inammissibile la questione di legittimità costituzionale di varie disposizioni della legge n. 459 del 2001 sul voto all’estero per corrispondenza, sollevata dal Tribunale di Venezia - in occasione del referendum costituzionale del 2016 - per contrasto con l’articolo 1, secondo comma, della Costituzione (principio della sovranità popolare) e con l’articolo 48, secondo, terzo e quarto comma, della Costituzione (personalità, libertà e segretezza del voto ed effettività del voto all’estero)”.

Secondo la Corte, “nel contesto di una procedura referendaria è inammissibile chiedere in via preventiva al Tribunale di sollevare la questione di costituzionalità di leggi elettorali. In questo caso, infatti, - prosegue la Consulta -  non esiste una “zona franca” che giustifichi un tale accesso preventivo e diretto. Difatti, la legge sul referendum, e il successivo regolamento di attuazione, prevedono espressamente che contro le operazioni di voto si possa proporre reclamo davanti all’Ufficio centrale per la circoscrizione estero e che, successivamente, possa intervenire anche l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione, organo legittimato a sollevare l’incidente di costituzionalità. Questo errore di percorso - si legge nella nota - ha impedito alla Corte di entrare nel merito”.

 

“La decisione di oggi della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso sul voto all'estero non consentendo di entrare nel merito, pur chiarendo la legittimità delle operazioni di voto in corso, lascia insoluta una questione che è necessario affrontare nella prossima legislatura” lo dichiara il senatore uscente Aldo Di Biagio, candidato alla Camera dei Deputati nella Ripartizione Europa per la Lista Civica Popolare Lorenzin.

“Come opportunamente chiesto dal Cgie per mezzo del segretario generale Michele Schiavone, è necessario rivedere il meccanismo elettorale degli italiani all’estero con l’introduzione di quei correttivi che  garantiscano al meglio i principi di uguaglianza, libertà e segretezza sanciti dalla nostra Costituzione”. Una battaglia – conclude Di Biagio - già portata avanti dal collega Claudio Micheloni in questa legislatura, e che sarà mio impegno se eletto continuare”.  

 

Francesco Giacobbe, senatore del Pd eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide e candidato per la medesima ripartizione al voto del 4 marzo, accoglie con soddisfazione  la pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibile il ricorso sul voto degli italiani all'estero. Per Giacobbe si tratta di “una sentenza attesa in questi giorni frenetici di campagna elettorale che dà la giusta legittimità al voto degli italiani all'estero e alla loro rappresentanza”. “Avanti ancora per qualche settimana – aggiunge - in questa campagna elettorale con la forza e la legittimità che ci ha contraddistinti in questi anni”.

 

I Deputati eletti all’estero del PD: Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi hanno rilasciato la seguente dichiarazione: “La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le eccezioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Venezia in occasione del referendum costituzionale relativamente  all’articolo 1 sulla sovranità popolare e all’articolo 48 della Costituzione sulla personalità, libertà e segretezza del voto e sull’effettività del voto dei cittadini italiani all’estero.

La Corte si è fermata alla dichiarazione di inammissibilità, senza entrare nel merito. Essa ha precisato che la legittimazione a sollevare l’incidente non toccava a un tribunale della Repubblica, ma, semmai, all’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione.

Il voto per corrispondenza, voluto da un ampio schieramento di forze parlamentari, è stato individuato come il sistema che meglio traduce il dettato della Costituzione di garantire l’”effettività” dell’esercizio di voto degli italiani all’estero. Il fatto che sia stato tutelato da questo ennesimo attacco, sia pure con motivazioni di ordine procedurale, ci lascia naturalmente soddisfatti, ma non tranquilli.

Sono molte le forze che anche di recente hanno espresso riserve e contrarietà verso questo tipo di esercizio democratico. Alcune di questi soggetti, per altro, si candidano a diventare anche forze di governo nella consultazione del 4 marzo.

È in gioco un fondamentale diritto di cittadini di pieno diritto che non cessano di essere tali solo per il fatto che risiedono all’estero. Essi, cresciuti costantemente di numero, hanno un modo fondamentale di rispondere a questi attacchi e a queste ingiuste riserve: usare le loro prerogative democratiche e votare nel maggior numero possibile. In secondo luogo, votare con responsabilità e trasparenza, rispondendo con i fatti ai mestatori di allarme. Le nostre autorità diplomatiche e consolari, a loro volta, sapranno fare fino in fondo il loro dovere per prevenire e circoscrivere eventuali rischi di brogli.

C’è infine una prevenzione che uno strumento democratico come il voto consente: scegliere le forze che con i fatti nel corso di questi anni hanno dimostrato di essere dalla parte degli italiani all’estero, dei loro diritti e dei loro interessi.

Il Partito Democratico questa prova finora l’ha data sul campo e continuerà a darla con pienezza anche dopo l’esito elettorale”. De.it.press

 

 

 

 

Clima e flussi. Migranti: fattore demografico dei rischi ambientali, l’impatto

 

Governare gli effetti del cambiamento climatico sulla vita della popolazione mondiale è la sfida globale del XXI secolo. L’equilibrio instabile dell’ecosistema complica la lettura degli scenari di rischio sociale posti dallo sfruttamento intensivo dell’ambiente e dagli effetti climatici. Stando alle rilevazioni dell’Unep, l’Agenzia per l’ambiente delle Nazioni Unite, “il principale impatto sociale dei cambiamenti climatici sarà probabilmente l’incremento dei fenomeni migratori e rappresenterà forse la sfida più importante in termini di sicurezza”.

Fattori destabilizzanti in un’ottica geopolitica: le migrazioni possono esacerbare conflitti in aree interessate da aspre contese per l’approvvigionamento di risorse naturali e mezzi di sussistenza. Uno studio condotto dal Center for strategic and international studies individua Asia del Sud, Africa sub-sahariana ed Europa mediterranea come le principali aree interessate da flussi migratori interni ed esodi extra-continentali.

Le prospettive di lungo periodo osservate nel rapporto The human cost of weather related disasters 1995-2015 di Unidsr, chiariscono il nesso tra le conseguenze dei cambiamenti climatici e l’azione antropica: dal monitoraggio, emerge il pesante impatto di inondazioni, tempeste e siccità nelle aree più sotto-sviluppate del Pianeta. Disparità d’accesso alle risorse naturali ed incidenza degli eventi meteorologici minano la solidità delle infrastrutture e dei servizi essenziali per la popolazione. In vent’anni, l’ impatto delle alluvioni, nel solo continente asiatico, ha coinvolto circa 2,3 milioni di persone, con rilevanti conseguenze per la mobilità e la produttività economica. Si registra inoltre un incremento di quasi 242.000 vittime di catastrofi naturali rispetto al periodo 1975-1995, la maggior parte residente in Paesi a basso reddito (89%).

La complicata sostenibilità delle migrazioni ambientali

Nel messaggio di apertura alla COP23 di Bonn (2017), Papa Francesco ha affermato: “Non ci si può limitare alla sola dimensione economica e tecnologica: è essenziale e doveroso tenere attentamente in considerazione anche l’aspetto e l’ impatto etici e sociali del nuovo paradigma di sviluppo e di progresso nel breve, medio e lungo periodo”.

Impatto dell’antropizzazione, disagio socio-economico diffuso ed elevata sensibilità climatica sono elementi che accomunano le aree geografiche più instabili. Le principali ricerche condotte a partire dai primi Anni Duemila, stimano entro il 2050 un numero compreso tra 200 e 250 milioni di “eco-profughi”.

Come spiega Alexandra Bilak, direttrice dell’Internal Displacement Monitoring Center: “Dobbiamo capire che, senza il giusto tipo di supporto e protezione, una persona che oggi è sfollata interna, domani potrebbe diventare un rifugiato, un richiedente asilo o un migrante internazionale”. L’ultimo rapporto Grid (2017) tratteggia una mappa degli sfollati entro i confini nazionali. Nel 2016, circa 24,2 milioni di persone hanno lasciato le loro abitazioni in fuga da disastri naturali: tra gli Stati più colpiti, molti scontano le annose conseguenze dei conflitti bellici, come Siria, Iraq e Afghanistan (oltre 2 milioni), mentre altri, tra cui Cina, India e Filippine (15,9 milioni) scontano il pesante impatto delle calamità naturali.

Maggiori criticità, comprendenti entrambi i fattori, guerra e clima, si riscontrano in Africa, “come nel caso della Repubblica democratica del Congo, che – sostiene la Bilak – mostra come il fallimento nell’affrontare le cause sottostanti a un conflitto e a una crisi riconduca poi a una ricomparsa ciclica degli sfollati”.

Problematico il fenomeno dei displaced for ‘development’, causato dallo sfruttamento intensivo delle risorse naturali da parte delle corporations, dall’inquinamento da attività antropiche delle acque e del suolo e dall’espropriazione delle terre (land grabbing) destinate all’agricoltura e all’allevamento. Servono strumenti d’intervento che, sottolinea la Bilak, contrastino con “l’indifferenza internazionale, la mancanza di responsabilità e il fallimento degli Stati nella protezione della propria gente”. La Convenzione di Ginevra (1951) non riconosce nel suo ordinamento lo status giuridico di rifugiato ai profughi in fuga da calamità naturali e avversità climatiche. L’estensione della protezione umanitaria ai migranti ambientali divide policy makers e organizzazioni non governative.

Le conseguenze locali del riscaldamento globale

Anote Tong, ex presidente di Kiribati, mostra scetticismo circa le soluzioni finora proposte per fronteggiare le migrazioni ambientali. “La realtà che dobbiamo affrontare è che qualsiasi cosa facciamo per creare più resilienza sulle nostre isole resta comunque improbabile che riusciremo a realizzare un’area in grado di accogliere tutta la popolazione, senza considerare i successivi aumenti demografici”.

Gli effetti del riscaldamento globale, provocato dall’emissione di gas serra, in larga parte imputabile all’attività umana, stanno causando importanti perdite di ghiaccio, con un aumento del livello del mare conseguente allo scioglimento delle calotte polari. “Gli ultimi rapporti di analisi sono stati chiari: isole come le Kiribati, Tuvalu, le isole Marshall e le Maldive, nell’oceano Indiano, saranno sommerse entro la fine del secolo”.

L’accordo raggiunto nella COP21 di Parigi (2015), vincolante a partire dalla ratifica di almeno 55 Paesi responsabili del 55% dell’emissioni globali di gas serra, pone l’obiettivo di “limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali”. Lo squilibrio termico induce le popolazioni residenti nelle zone rurali ad emigrare verso i centri urbani: nei primi Anni Duemila, la crisi alimentare nello Zimbabwe, causata da scarse riserve idriche e persistente siccità, ha indotto circa ¼ della popolazione (circa 3 milioni di persone) a lasciare le campagne per spostarsi in Sud-Africa.

La complicata gestione, da parte delle autorità sud-africane, dell’imponente afflusso di lavoratori stranieri ha esacerbato le rivalità etniche e acuito gli squilibri nei principali settori del mercato del lavoro, facendo registrare numerosi episodi di discriminazione e violenza nei confronti della minoranza immigrata. Necessario dunque cogliere, attraverso un approccio integrato, la complessità del fenomeno migratorio nelle sue concause, strettamente collegate ai fattori di rischio ambientale. Michele Valente, AffInt 11

 

 

 

 

La debole Ue non investe nel suo futuro

 

In poco più di ventiquattr’ore l’Europa è riuscita a fare quello che non deve, cioè commentare maldestramente le campagne elettorali nazionali, e a non fare ciò che invece dovrebbe: impegnarsi senza esitazioni per aumentare il bilancio comune.  MARCO ZATTERIN

 

Sarebbe un atto di buon senso, visto che il «budgé» (per pronunciarlo alla francese) è lo strumento da cui nascono i progetti che aiutano i cittadini a vivere meglio in un continente ricco di diseguaglianze. È un segno dei tempi vischiosi che attraversiamo. Con poche eccezioni, leader e istituzioni sono confusi o ipnotizzati dai cori populisti. L’Unione finisce per essere proiezione dell’incertezza che non dissipa. Fragile anima. Votata pertanto a conseguire risultati molti simili al contrario di quelli desiderati e necessari.  

 

L’Europa è stata costruita con altre intenzioni. Doveva unirsi conservando le differenze, essere motore di fratellanza e sviluppo. Non è mai stata perfetta, ma ha funzionato, almeno sino a che non si sono perse di vista la storia e la capacità di guardare lontano. La crisi scoppiata nel 2008 ha evidenziato i difetti della costruzione e la crisi di leadership ha fatto il resto. La reazione è stata lenta e in certi casi, come davanti ai profughi in fuga dalle guerre, le risposte dei governi sono state insufficienti. La carenza di attrezzi (l’immigrazione è competenza nazionale) ha fomentato un’insicurezza in cui è stato facile incolpare Bruxelles più che le deficienze causate dalle capitali. 

 

Così si è diffusa anche la convinzione che mettere soldi nel bilancio europeo fosse uno spreco. Si è dimenticato che i denari versati nei forzieri europei coltivano campi, costruiscono ponti, progettano scuole, sostengono imprese e lavoro. L’opposizione in Italia (e altrove) ha chiesto ad alta voce di porre fine allo status di contributore netto - cioè di Paese che paga più di quanto riprende -, trascurando che siamo da sempre cattivi incassatori, anche nelle regioni dove governano colori diversi da quelli che tengono Roma. 

 

La battaglia per approvare il bilancio settennale scattato col 2013 senza tagli sostanziali è stata dura. Chiudere il perimetro dell’esercizio 2021-2027 lo è di più. Per tre motivi: la Brexit costa 10 miliardi l’anno di minori contributi; i «ricchi» come Austria, Finlandia e Svezia rifiutano ogni nuova contribuzione; quelli dell’Est non ragionano su una redistribuzione che limi le strategie più tradizionali (come l’agricoltura) a favore di poste più attuali (le migrazioni). 

 

Sull’ostico terreno contabile del bilancio europeo, si intrecciano i dissapori fra economie più e meno avanzate, fra chi chiede e offre solidarietà (come l’Italia di Paolo Gentiloni) e chi pensa solo al proprio miglio quadrato di barbabietole nei confini nazionali. Fra Ovest ed Est, fra Sud e Nord, fra ricchi egoisti e meno ricchi che avrebbero bisogno di aiuto. Servono più soldi, non c’è alternativa coi tempi che corrono, eppure l’Ue appare come un coro polifonico incline alla stecca che, quando può come ieri, non sale nemmeno sul palco. E quando lo fa, non è garantito un bello spettacolo. 

 

Se i governi che tengono i fili dell’Europa tralasciano di lavorare per i cittadini, anche facendo cassa comune, viene meno l’indispensabile cemento di progresso economico e sociale. Non è così che si crea sicurezza, che si quietano i timori giustificati per l’avvenire. Non è nascondendosi dietro l’alibi a dodici stelle che si avanza. Si finisce per entrare un circolo vizioso per cui c’è la protesta, non si fa nulla per paura delle minoranze fragorose, così non si cambiano le cose, l’incertezza permane e la protesta continua a crescere. Il bilancio è fatto di cifre, ma ognuna è un pezzo di ospedale o macchinario. Ci si può credere e allora si deve investire, tutti insieme. Si può contestare e svilire, concedendosi alla debolezza e scivolando di crisi in crisi, sempre più soli. LS 24

 

 

 

 

Stretta di Macron sui migranti: chi non ottiene l’asilo verrà espulso subito

di Gianluigi Spinaci

 

Il disegno di legge presentato dal presidente francese prevede anche l'aumento di 90 giorni del termine per poter trattenere i migranti clandestini

 

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha intenzione di proporre una stretta alle leggi sull’immigrazione e sulle richieste di asilo dei profughi che vogliono entrare in Francia.

La decisione, che metterà alla prova la tenuta della maggioranza di governo, ha fatto sorgere forti critiche da parte dei gruppi che si battono per la difesa dei diritti umani.

Il disegno di legge prevede un aumento di 90 giorni del termine per poter trattenere i migranti clandestini e accorcia il tempo di scadenza per fare richiesta di asilo.

Oltre a ciò, la norma prevede una pena di un anno di carcere, oltre a una multa, per chi attraversa illegalmente le frontiere francesi.

Infine, chi vedrà bocciata la sua richiesta di asilo dal tribunale competente, se proveniente da un paese considerato “sicuro”, dovrà abbandonare immediatamente il territorio francese, senza aspettare l’esito del ricorso.

In altri termini, i migranti verranno espulsi prima che l’iter giudiziario sulla loro richiesta di asilo sia completato.

Il governo francese vuole così manifestare la propria fermezza sul tema dell’immigrazione, tenendo però a precisare che il nuovo testo normativo renderà anche più facile per i minori ottenere asilo, riducendo il tempo necessario alle autorità per elaborare qualsiasi richiesta.

La questione potrebbe però avere delle ripercussioni sulla maggioranza parlamentare di Macron, rimasta finora molto coesa, che si poggia su uno schieramento bipartisan.

I parlamentari più di sinistra non hanno infatti accolto favorevolmente i nuovi piani sull’immigrazione proposti dall’esecutivo.

Un membro del partito di Macron, Mathieu Orphelin, ha dichiarato che è stato problematico aumentare il tempo di detenzione per gli immigrati da 45 a 90 giorni, aggiungendo che ha intenzione di presentare degli emendamenti al testo proposto dal governo.

Un altra deputata del partito La République En Marche!, Sonia Krimi, ha accusato il governo di “giocare con le paure della gente” con la sua riforma migratoria.

“Non tutti gli stranieri in Francia sono terroristi, non tutti gli stranieri intaccano il benessere sociale”, aveva dichiarato Krimi a dicembre in parlamento, rivolgendosi al ministro dell’interno Gerard Collomb.

Questo disegno di legge “rappresenta una vertiginosa caduta dei diritti dei rifugiati e dei migranti in Francia”, ha dichiarato Jean-Claude Mas, membro dell’associazione Cimade, che aiuta migranti e richiedenti asilo.

Questa mossa, tuttavia, potrebbe rivelarsi popolare tra i francesi.

Un sondaggio dell’istituto Bva, pubblicato all’inizio di questo mese, ha mostrato che il 63 per cento degli elettori ritiene che ci siano troppi immigrati in Francia.

Il numero di persone che hanno presentato richieste di asilo in Francia ha raggiunto un record nel 2017, superando le 100mila unità. Tpi 21

 

 

 

 

Migranti: flussi analisi delle cause e proposte di soluzioni

 

Lo scorso 17 gennaio il Parlamento ha approvato l’invio di 470 militari e 150 veicoli in Niger, al fine di contrastare i “flussi migratori irregolari” e i traffici di esseri umani che transitano verso la Libia e, da lì, verso l’Europa. Numerosi altri Paesi europei – tra cui Francia, Germania e Spagna – hanno adottato politiche simili.

Queste ultime sono state precedute in anni recenti dalla pubblicazione di un ampio numero di studi, alcuni focalizzati sull’implementazione di misure volte a differenziare le diverse ondate migratorie, al fine di “deviare i fenomeni migratori piuttosto che cercare di arrestarli”. Altri hanno indagato costi e benefici delle politiche di ‘esternalizzazione‘, la strategia dell’Ue per la ‘Sicurezza del Sahel‘ e il ‘peso finanziario‘ della crisi migratoria per i Paesi europei.

Non meno spazio è stato dedicato al ‘business lucrativo‘ delle Ong in relazione alle ondate migratorie, al ruolo del crimine organizzato nel ‘contrabbando di migranti‘, nonché all’importanza di “mostrare solidarietà per questi disperati”.

Questi studi, così come le politiche adottate dai maggiori Paesi europei, non offrono alcuna soluzione a lungo termine, né sono basate su una profonda comprensione delle condizioni strutturali alla base dei flussi migratori. Si tratta di analisi e strategie che in larga parte parlano alla ‘pancia’ dell’opinione pubblica dei Paesi europei, ma che non sono in grado di fornire risposte strutturali alle presenti e future generazioni.

Alcuni problemi strutturali

L’acronimo Opl 245 non dice nulla alla quasi totalità dell’opinione pubblica. Eppure è il nome della procedura per l’acquisizione del più grande giacimento petrolifero (oltre 9 miliardi di barili di greggio) presente in Africa. È posto davanti alle coste della Nigeria, da dove, a partire dall’inizio del XV secolo, 12 milioni di schiavi furono ‘esportati’ verso le colonie europee in America. Si tratta del Paese più popolato del continente africano e di quello dal quale nel 2016 è arrivato in Italia il maggior numero di migranti via mare.

L’enorme somma (1.1 miliardi di dollari) investita da compagnie di petrolio e gas europee per l’acquisizione di questo giacimento petrolifero sarebbe stata sufficiente a coprire oltre l’80% dell’intera spesa sanitaria della Nigeria per l’anno 2015. Eppure i cittadini della Nigeria non hanno tratto alcun vantaggio dall’accordo, finalizzato anche tramite presunti ricatti, di cui ha beneficiato solo un limitato numero di funzionari corrotti e riciclatori di denaro sporco.

L’Opl 245 non rappresenta di certo un caso isolato. Le risorse naturali (petrolio, oro, gas, ecc) presenti nella quasi totalità dei Paesi africani e in un numero significativo di Stati nel Mediterraneo orientale vengono trasferiti attraverso società off-shore che, in larga misura, sono collegate a imprese e uomini d’affari operanti in Europa e in America. Come hanno confermato i documenti emersi dai Panama Papers, oltre 1400 società anonime, con la connivenza di dittatori locali e di molteplici paradisi fiscali, vengono utilizzate come strumenti volti a prosciugare le ricchezze naturali di alcuni dei Paesi più poveri del mondo.

Solo aprendo l’Europa a prodotti realizzati in Africa – e garantendo al contempo una equa distribuzione dei profitti – e affrontando le cause strutturali che minano la capacità di sviluppo di milioni di persone, sarà possibile attuare una ‘visione europea’ basata su soluzioni sostenibili.

A ciò si aggiunga la necessità di esercitare stringenti pressioni nei riguardi di Paesi – dotati di enormi risorse e più prossimi ai centri da dove partono larga parte dei flussi migratori – come l’Arabia Saudita, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait, affinché si assumano responsabilità concrete.

È significativo che questi Paesi siano tra i principali destinatari del miliardo e 350 milioni di euro in fucili, lanciarazzi, mitragliatrici pesanti, mortai e armi anti-carro attualmente esportati dall’Europa (soprattutto attraverso i Balcani) verso il Medio Oriente. Una percentuale significativa di esse viene utilizzata utilizzate da gruppi operanti in Siria e Yemen, contribuendo alla destabilizzazione dell’intera regione.

Ed è proprio il fattore ‘destabilizzazione’ a rivestire un ruolo non meno decisivo nel novero delle condizioni strutturali alla base delle “migrazioni e dei traffici di esseri umani”. È una storia vecchia come il mondo: tendiamo a ‘migrare’ quando ci sentiamo insicuri, o incapaci di soddisfare i nostri bisogni. In questo contesto è sufficiente menzionare che, stando a dati del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, gli “incidents of terrorism” sono cresciuti del 6500 per cento (199 attacchi nel 2002, 13500 nel 2014) dall’avvio della ‘Guerra al terrore’ (2001).

15 dei 19 attentatori delle Torri Gemelle erano cittadini sauditi. Cionostante, l’amministrazione Bush decise di rispondere agli attentati dell’11 settembre attaccando l’Afghanistan e l’Iraq. Non è un caso che siano proprio questi due Paesi quelli che negli ultimi 15 anni hanno registrato la metà del numero totale degli “incidents of terrorism” a cui si è fatto riferimento. La destabilizzazione di gran parte del Medio Oriente e del Nord Africa, nonché l’enorme impatto che essa ha avuto sulla stabilità delle regioni limitrofe, è in larga parte il risultato diretto delle politiche adottate all’inizio di questo secolo.

Soluzione strutturali

In che modo i flussi migratori influenzeranno l’Africa e l’Europa nei prossimi decenni? La risposta è in gran parte legata alla demografia. La popolazione totale dell’Africa crescerà dagli attuali 1,2 a 2.5 miliardi entro il 2050. Per contro, nello stesso periodo, Paesi europei come la Germania e l’Italia vedranno le proprie popolazioni diminuire rispettivamente da 81 a 79 milioni e da 60 a 55 milioni di individui.

Questi numeri confermano che il tentativo di contrastare i flussi migratori e i relativi traffici attraverso lo schieramento di truppe o la deviazione delle ondate, non può che rivelarsi un fallimento. Solo adottando delle soluzioni strutturali sarà possibile trasformare in opportunità le sfide che questi numeri portano con sé. Dalla prospettiva dell’Ue, queste soluzioni strutturali includono cinque politiche principali:

* Esporre e sanzionare l’attuale sfuttamento delle risorse naturali dell’Africa da parte di migliaia di società europee, pubbliche e private, in modo da contrastare alcune delle cause strutturali alla base dei flussi migratori, dunque quelle che ostacolano lo sviluppo di molti Paesi della regione.

* Aprire l’Europa ai prodotti realizzati in Africa, decostruendo al contempo l’impressione che “li stiamo aiutando a casa loro”: sebbene i Paesi africani ricevano 31 miliardi di dollari in rimesse, le multinazionali che operano nel continente ‘re-importano’ circa 32 miliardi di dollari l’anno in profitti nei loro Paesi d’origine.

* Monitorare e tamponare il flusso di armi prodotte nei Paesi europei e venduti in Africa e nelle regioni del Medio Oriente colpite dalla guerra (Yemen in primis).

* Offrire protezione legale e opportunità – attingendo se possibile anche dai 6 miliardi di euro stanziati dall’Ue per rafforzare i propri confini esterni – ai ‘migranti climatici’, ovvero a milioni di individui che lasciano i propri Paesi a causa degli effetti dei cambiamenti climatici.

* Abbandonare la gestione della crisi, scommettendo sulla prevenzione della stessa. Ciò include il rifiuto di ogni politica volta a esternalizzare la gestione dei flussi migratori, una pratica che ha generato un boom economico in un ampio numero di centri di transito – alcuni dei quali situati in aree desertiche – e che s’è trasformata in una redditizia industria che trae profitto dai più vulnerabili.

Si potrebbe affermare che nessuna di queste politiche sia realistica o praticabile. Se cossì fosse, sarebbe quantomeno opportuno decostruire la diffusa immagine di una generosa Europa impegnata a trovare soluzioni umanitarie per milioni di migranti: un continente costretto a gestire le conseguenze di problemi altrui.

Troppo spesso i nostri media – e di riflesso larga parte dell’opinione pubblica – tendono ad a percepire le lacerazioni che stanno interessando il Mediterraneo meridionale e orientale come qualcosa che riguarda popoli e Paesi lontani.

È necessario superare questa interpretazione dicotomica che divide la “nostra storia” dalla “loro storia”, aprendo la strada a un approccio più umile verso i popoli della regione e il loro carico di sofferenza. Ciò permetterà di guardare con occhi diversi al “vicinato europeo” e a realizzare l’auspicio di Eric Hobsbawm di salvare non solo “the stockinger and the peasant, but also the nobleman and the king”. Lorenzo Kamel, AffInt 17

 

 

 

Gentiloni a Berlino: "Nessun pericolo di governo populista"

 

Dopo le elezioni "una cosa è certa, l'Italia avrà un governo che penso sarà stabile, non credo che esista alcun pericolo che abbia un governo dominato da posizioni populiste o anti europee". Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni, a Berlino, dopo l'incontro con Angela Merkel. "Le soluzioni di governo non le danno i sondaggi ma gli elettori il 4 marzo - ha aggiunto - Dobbiamo tutti rispettare quella che sarà la scelta e il giudizio degli elettori. Io, come sapete, penso che l'unico pilastro possibile di coalizione stabile e pro Europa di governo possa essere la coalizione di centrosinistra guidata dal Pd".

IMMIGRAZIONE: Per quanto riguarda le politiche europee sull'immigrazione, secondo Gentiloni, "ognuno deve fare la sua parte". "Sul Trattato di Dublino c'è un negoziato che va avanti - ha spiegato il premier - riteniamo si debba lavorare per una intesa in cui, lo dico chiaramente, combinare principi di responsabilità e di solidarietà da parte dei diversi membri dell'Ue". "Non possiamo accettare che ci possa essere da parte di qualche Paese l'idea di tirarsi fuori da una comune responsabilità europea sull'immigrazione - ha aggiunto -. Ne possiamo capire le ragioni, che attengono al rapporto con l'opinione pubblica, ma questo investe tutti i Paesi. Ognuno deve fare la sua parte, nessuno può immaginare di usare una parte dello schema europeo rifiutando la solidarietà europea".

"Negli ultimi anni abbiamo avuto una stretta cooperazione con l'Italia, soprattutto per quanto riguarda l'immigrazione", ha invece sostenuto Angela Merkel, secondo cui "le attività dell'Italia nei confronti della rotta del Mediterraneo centrale, dei profughi che vengono dalla Libia sono attività importantissime". Ora, ha proseguito "riusciamo a gestire, ad ordinare meglio" le cose, "anche grazie alla gestione europea del fenomeno, la formazione della guardia costiera e l'appoggio al governo unitario libico". E' stata anche decisa - ha ricordato - una molto più stretta cooperazione con i paesi africani e su questo Germania, Italia e Francia hanno lanciato un'ottima cooperazione assieme all'Ue". Merkel ha infine ricordato l'importanza di "lottare sempre contro le cause all'origine della migrazione, offrire prospettive ma anche lottare contro le reti di trafficanti di esseri umani".

RAPPORTI ITALIA-GERMANIA: "L'incontro ha confermato gli eccellenti rapporti tra Italia e Germania, una realtà dal punto di vista economico che sorprende sempre", ha sostenuto Gentiloni. "Devo dire che i rapporti che abbiamo tra principali Paesi europei, tra Italia e Germania, Francia, Spagna e altri Paesi - ha aggiunto - sono fondamentali al di là delle maggiori o minori congiunture interne per cogliere l'occasione che l'Europa ha davanti - ha sottolineato il presidente del Consiglio -. Nel 2018 abbiamo il dovere di rispondere il più possibile alla domanda di Europa che c'è". Adnkronos 16

 

 

 

 

Il ministro Alfano alla Conferenza di Monaco di Baviera sulla sicurezza

 

ROMA - Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, è oggi e domani in missione a Monaco di Baviera per rappresentare l’Italia alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza, il più importante evento annuale dedicato al tema, rivolto alla partecipazione di Capi di Stato e di Governo, Ministri e figure di vertice di Organizzazioni Internazionali.

Filo conduttore dell’edizione di quest’anno – spiega la Farnesina -  sarà il ruolo dell'Unione Europea con particolare riferimento ai rapporti con gli Stati Uniti e la Russia. Particolare enfasi sarà riservata al tema del futuro dell’Unione Europea. L’agenda della Conferenza includerà temi transnazionali di grande attualità come: cybersicurezza e collaborazione in ambito intelligence; cooperazione NATO-UE in ambito difesa; sicurezza energetica; rilancio delle politiche protezionistiche a livello globale; prospettive della politica estera statunitense.

“La Conferenza di Monaco ci ricorda che la sicurezza è un bene pubblico comune e che nessuna nazione è mai stata sicura in isolamento, come la storia dimostra. Tutti condividiamo la responsabilità della sicurezza reciproca” – ha dichiarato il ministro Alfano - “La mia partecipazione fornisce l’occasione per confermare la centralità che l’Italia annette ai temi della sicurezza internazionale, nonché il ruolo centrale del nostro Paese in un anno che ci vede ricoprire la Presidenza dell’OSCE. La nostra Presidenza mantiene alta l’attenzione sulle minacce transnazionali alla sicurezza, nonché sul rispetto dei diritti umani come pilastro della pace e dello sviluppo sostenibili”.

Nel corso della missione, il titolare della Farnesina avrà una serie di incontri bilaterali con il capo negoziatore UE per la Brexit, con i ministri degli Affari Esteri del Bahrein, dell’Azerbaijan, del Sultanato dell’Oman, della Georgia, del Qatar e con il direttore esecutivo del PAM. Domani il ministro Alfano parteciperà ad una lunch discussion organizzata in collaborazione con il Segretariato dell’OSCE e con il Centro per gli Studi di Sicurezza del Politecnico Federale di Zurigo e dedicata alla sicurezza cooperativa in Europa e alle priorità del nuovo segretario generale dell’Organizzazione viennese Greminger. (Inform 16)

 

 

 

 

L’accordo tra CDU/CSU e SPD: prospettive europee della Grande Coalizione 3.0

 

In Germania, il dado è tratto, o quasi. Dopo il fallimento dei colloqui esplorativi finalizzati a dare vita alla cosiddetta ‘coalizione Giamaica’ (Cdu/Csu, Fdp e Verdi), c’è finalmente l’accordo per la nascita della Grande Coalizione 3.0 tra l’Unione e i socialdemocratici dell’Spd. Dopo 13 giorni di trattative è stato infatti siglato il patto di coalizione che mira a delineare dettagliatamente sfide, obiettivi e prospettive per i prossimi quattro anni di governo.

Semaforo verde allora per il nuovo esecutivo e la realizzazione del programma? Non ancora. Il destino della Grande Coalizione è infatti appeso ad un referendum interno all’Spd, dove 464 mila militanti saranno chiamati ad esprimersi sull’intesa. Il sì è dato per favorito, ma l’esito finale non è scontato. L’attesa durerà fino al 4 marzo, giorno in cui saranno resi noti i risultati definitivi della consultazione.

Delle 179 pagine e dei 14 capitoli del programma che sarà votato dalla base del partito socialdemocratico tra qualche settimana, sono i temi legati all’Europa ad assumere un ruolo centrale nella visione di Merkel (Cdu), Schulz (Spd) e Seehofer (Csu). Di seguito se ne considerano gli aspetti più interessanti.

Europa al centro del patto di governo

Un’attenzione particolare al capitolo europeo si evince già a partire dal titolo dell’accordo di coalizione, che recita: “Un nuovo inizio per l’Europa, una nuova dinamica per la Germania, una nuova intesa per il nostro Paese”. Al netto della forma, che vede la parola “Europa” prima di “Germania” e il primo dei capitoli dedicato proprio alle politiche europee, la novità rispetto ai precedenti governi Merkel riguarda l’assoluta priorità di un rilancio dell’Unione europea.

Una volta evidenziata l’importanza di questo progetto politico-istituzionale, che ha assicurato pace e successo ai cittadini del continente, i firmatari sottolineano che i rapporti di forza globali mutano con velocità e le sfide si moltiplicano in modo costante. Per tenere il passo a questi cambiamenti e fronteggiare queste sfide, si riconosce che l’Europa attuale necessita di profonde riforme; nuovi obiettivi strategici degli Stati Uniti, il maggior peso sulla scena internazionale della Cina e la politica della Russia obbligano “l’Europa a dover prendere ancor più di prima il proprio destino nelle proprie mani” per rinnovarsi e agire con un’unica voce nel panorama mondiale.

Temi finanziari e rapporto con la Francia

Uno dei punti salienti del dossier europeo è l’intenzione di cooperare strettamente con la Francia al fine di rafforzare finanziariamente l’Ue tramite riforme strutturali. Tra queste si annoverano la volontà di contribuire in misura maggiore e più efficiente al bilancio comune in seguito al prossimo venire meno del contributo britannico e in vista del negoziato sul prossimo quadro finanziario pluriennale post-2020, l’accettazione del principio dell’unione fiscale per la stabilizzazione macroeconomica, l’impegno per il completamento dell’unione bancaria e l’intenzione di trasformare gradualmente l’Esm in un fondo monetario europeo (Fme) soggetto al controllo parlamentare e che dovrà essere soggetto al diritto dell’Ue.

Se questi ultimi possono essere visti come una fase embrionale di condivisione dei rischi, l’Unione e l’Spd ricordano però il principio secondo cui rischio e responsabilità sono l’uno legato all’altra e che la “bussola” dei loro intenti economico-finanziari rimane il Patto di stabilità e crescita. Non si pensi dunque che questo cambio di passo sugli investimenti e l’assegnazione del ministero delle Finanze all’Spd coincidano con finanze allegre o sconti sul rispetto delle regole in Europa. Li si consideri piuttosto come segnali per un cambio di prospettiva di una coalizione in cui l’Ue sarà mai come prima d’ora al centro del dibattito politico, e un iniziale appoggio alle proposte di Macron, il quale si è imposto in Francia puntando anch’egli proprio sul progetto europeo.

Migrazioni e politica estera

La coalizione non avrà un impatto solo sul fronte economico. Da ciò che si desume dall’accordo ci si può aspettare infatti una spinta decisa anche su altri temi.

Riguardo alla politica migratoria, il tema più spinoso fin dall’inizio dei colloqui esplorativi, si è deciso di limitare gli arrivi annuali di migranti a 220mila. La Spd, contraria al cosiddetto Obergrenze (limite massimo), di assoluta priorità per la bavarese Csu, è riuscita a fare passare il ricongiungimento familiare per 1000 profughi al mese. Per controbilanciare questo compromesso, si è stabilito di porre fine all’accoglienza volontaria di mille rifugiati al mese dall’Italia e dalla Grecia. Un focus particolare è dedicato al partenariato con l’Africa. Il ministero della Cooperazione, a cui vengono assegnati maggiori fondi, diventa infatti centrale: l’obiettivo è la messa a punto con i partner europei di un Piano Marshall per l’Africa il cui scopo principale si identifica nell’aiutare i Paesi in via di sviluppo al fine di diminuire i flussi migratori.

In politica estera e della difesa Cdu/Csu e Spd si dicono contrari a qualunque genere di protezionismo, isolazionismo e nazionalismo. Per fronteggiare le sfide globali la GroKo 3.0 ha intenzione di approfondire e di portare a pieno regime la Pesco con i partner Ue, aumentare il contributo tedesco al Fondo europeo per la difesa e intraprendere gradualmente i passi necessari per la nascita di un “esercito europeo”.

Moderato ottimismo

Una pagina nuova nella storia d’Europa potrebbe essere scritta. Macron e la Francia sono in attesa del partner tedesco che ora, dopo mesi di stallo, sembra pronto a contribuire alla riaccensione del motore europeo. Le proposte in ottica europea non mancano e le premesse fanno presagire un forte intento innovatore, pragmatico e più solidale su vari fronti. Basterà per cambiare il volto dell’Europa? Vedremo. Le condizioni per vedere il bicchiere mezzo pieno, quelle, ci sono tutte. Luca Argenta, AffInt 12

 

 

 

Ad Hannover e a Monaco di Baviera il progetto itinerante sui popoli indigeni brasiliani

 

Dal 7 al 9 marzo a Hannover, dal 10 al 18 marzo, nell’ambito delle Settimane contro il razzismo, a Monaco di Baviera “Sguardi dei popoli indigeni brasiliani. Culture e usanze”

 

Nell’ambito delle “Settimane contro il razzismo” 2018, l’agenzia di Anna Conti (che si occupa dell’organizzazione di eventi e spettacoli) propone il progetto itinerante “Sguardi dei popoli indigeni brasiliani. Culture e usanze”. La manifestazione a Monaco di Baviera si svolgerà tra il 10 e il 18 marzo. All’interno del programma, che vede protagonisti tre ospiti brasiliani, i due nativi Diogo Ahnio Juruna (Xavante) e Shirley Diukurna (Krenak) e il regista Armando Lacerda, sono stati affiancati relatori internazionali, quali il dr. Julian Burger (Londra) esperto di diritti umani e l’antropologa italiana Patrizia Giancotti. Ogni evento è realizzato in collaborazione con associazioni locali. Dal 7 al 9 marzo “Sguardi dei popoli indigeni brasiliani. Culture e usanze” sarà  a Hannover.  

 “Terra di conquista, meta di esplorazione o di percorsi esperienziali, l'Amazzonia seduce l’immaginario collettivo con l'idea di un mondo “ancora indeterminato come nel mattino della creazione”, ma contemporaneamente minacciato ogni giorno di scomparsa insieme ai nativi che ne conoscono i segreti. La nostra proposta itinerante – spiega Anna Conti - vuole celebrare la diversità culturale offrendo alle scuole e al pubblico più vasto la possibilità di conoscere in prima persona il patrimonio  naturalistico e antropologico del più grande bacino di biodiversità del pianeta, attraverso l'esperienza diretta: racconti per immagini, presentazioni audiovisive, cinema, seminari, mostra fotografica, condivisione esperienziale, set fotografico, con la presenza straordinaria di importanti maestri nativi, dell'etnia Xavante e Krenak. Vogliamo quindi mettere al centro dei nostri incontri il sapere antico dei "guardiani della terra", sensibilizzando gli studenti sul patrimonio culturale di cui sono portatori e sui problemi che riguardano questa parte del pianeta troppo spesso dimenticata. Con questa molteplice offerta, si darà modo al pubblico di conoscere  un ecosistema straordinario nel quale l’uomo, creatura di minoranza, vive in una sorta di solidarietà mistica con il mondo animale e vegetale, stabilisce un rapporto simbiotico con la natura selvaggia, perpetua tradizioni, canti, danze, credenze religiose, si cura con la farmacopea della selva, coltiva il sogno come mezzo di accesso al trascendente”.Online sul sito annaconti.com tutti i dettagli della manifestazione e le biografie dei partecipanti. (Inform/dip)

 

 

 

 

Le elezioni nella circoscrizione estero sono l’occasione per dare il meglio di sè stessi

 

Per tanto, troppo tempo gli italiani all’estero hanno rivendicato la piena partecipazione nei processi democratici del nostro paese per rafforzare e mantenere vivi i legami con il nostro paese. Il riconoscimento costituzionale del voto per eleggere diciotto parlamentari, ne ha sancito lo strumento universale per affermare i diritti e i doveri e riportare la comunità all’estero nell’alveo degli interessi, dei sentimenti e dell’agire nazionale italiano.

Ci accingiamo a rinnovare la rappresentanza parlamentare della circoscrizione estero per la quarta volta nell’arco di tre lustri. Dopo un presunto periodo di rodaggio è lecito pensare, oramai, che questo esercizio di partecipazione sia giunto a maturazione in termini di rappresentatività nominativa, generazionale e contenutistica capaci di interpretare al meglio i profondi cambiamenti sociali e culturali, nonché globali, che attraversano le società moderne. Ora, a partire da questa tornata elettorale, lo sforzo collettivo dovrà spingerci ad aggiornare i progetti per gli italiani nel mondo e le lancette dei nostri orologi con la realtà dei fusi, continuando a seguire nei meridiani e nei paralleli le tante storie, che i cambiamenti epocali stanno scrivendo nei luoghi d’insediamento delle nostre comunità.

Allo stesso tempo, occorre ricordare che, siamo gli eredi di quelle felici ma estenuanti rivendicazioni dei diritti. Tutti i teofori, che si sono succeduti nello scambio della fiaccola di quelle battaglie, hanno consegnato idealmente una grande responsabilità intrisa di speranza alle nuove generazioni di italiani all’estero, quelle di recente mobilità, quelle nate nella diaspora e degli italodiscendenti, orgogliose della loro origine, entusiaste di appartenere ad uno dei paesi più influenti e più belli del mondo. A loro il compito di impegnarsi a garantire e rinnovare i valori e i diritti acquisiti in patria e nel mondo.

L’apporto alle istituzioni italiane delle esperienze maturate all’estero potrà concorrere ad anticipare il futuro per favorire il nuovo che avanza inesorabilmente e che, per molte ragioni, in Italia stenta a manifestarsi ed ad affermarsi. I futuri parlamentari eletti nella circoscrizione estero avranno l’arduo compito di incalzare le istituzioni nazionali ad un maggiore protagonismo, per assumere decisioni coraggiose, e compiere scelte nel contempo audaci e lungimiranti, affinché i forti diventino giusti e i deboli siano sicuri e protetti nel paese e nell’ambito della comunità internazionale. “Insomma, i nostri rappresentanti non devono smettere mai di essere affamati, né di essere folli. Ovvero, come diceva il filosofo, devono avere un caos interiore, per generare una stella danzante”.

In questi giorni gli italiani all’estero si accingono a compiere delle scelte politiche e ad esprimere un voto per eleggere i loro rappresentanti. Ricordare il senso di responsabilità che tale impegno comporta, come anche ricordare agli stessi candidati di essere coscienti del ruolo, che gli viene affidato in caso di elezione, è un obbligo che dovrebbe portarli ad agire con onestà e lealtà verso le istituzioni e gli elettori. L’Italia e gli italiani all’estero meritano di avere delle istituzioni credibili, a cui far riferimento sia nei periodi di difficoltà, come anche nei momenti di euforia e di festa. Aspirare di vivere in un paese normale e pregiarsi di appartenere alla comunità italiana, che ha fatto la storia del mondo, oggi diventa tanto difficile quanto utopico, permanendo le ampie condizioni conflittuali da cui muove la spasmodica lotta per il potere politico. Ai candidati nella circoscrizione estero, che in questi giorni girano in lungo e in largo nella propria ripartizione elettorale, viene spontaneo chiedere di esprimere e far conoscere le ragioni del loro impegno politico, e di rappresentare quanto di buono noi, attraverso loro, possiamo fare per l’Italia, rifuggendo da cosa il nostro paese può fare per gli italiani all’estero. Sarebbe un indiscutibile segno di maturità per integrare i cinque milioni che vivono all’estero nel circuito formativo, economico e culturale italiano per unire i due mondi in un unico destino e prepararli a nuove sfide. Un cambio di paradigmi è oramai maturo, perché ci toglierebbe da uno stato di subordinazione per proiettarci in una sfera di rapporti lineari.

L’Italia di oggi, oltre agli irrisolti e atavici problemi, che per alcuni aspetti ne pregiudicano la tenuta sociale, è confrontata con difficoltà inedite e con problemi irrisolti, e tra questi i più rilevanti sono: la disoccupazione, le disuguaglianze sociali e delle opportunità, la sicurezza e l’integrazione dei cittadini stranieri. Un tema, quest’ultimo, di difficile soluzione nazionale e di persistente aspra contesa elettorale, che ha dei riflessi comparabili alle rivendicazioni degli italiani all’estero, che ovunque nel mondo sono confrontati con le stesse e identiche difficoltà. Le diverse legislazioni in giro per il mondo hanno normative differenziate, restrittive o più permissive in materia di diritti; da qui le questioni che hanno influenzato il clima e gli esiti delle recenti campagne elettorali in Inghilterra, Stati Uniti, Germania e Francia. La vigente legge italiana in materia necessiterebbe di aggiornamenti per depotenziare la narrazione politica e mediatica, perché concorre a dividere aspramente il nostro paese: da una parte i sovranisti e protezionisti interessati a garantire “primi i nostri”, dall’altra i fautori di una società libera e aperta, rispettosa del multilateralismo e costruita sui rapporti internazionali.

Le elezioni politiche del 4 marzo simboleggiano al tempo stesso una fine e un inizio, che significa rinnovamento e cambiamento. Il futuro al quale gli italiani all’estero aspirano, dovrebbe basarsi su un ruolo riconosciuto e inclusivo nei processi democratici del nostro Paese, ed essere declinato in maniera che, si riducano le differenze e sia premiato il merito in un paese libero e democratico in cui i pochi ricchi dovrebbero essere in grado di aiutare i molti poveri, perché diversamente sarà difficile riuscire a contenere l’esasperazione dei tanti e salvare i pochi. All’estero siamo chiamati ancora una volta a favorire un’ampia partecipazione, a promuovere una diffusa e capillare informazione e a garantire trasparenza e affidabilità del voto. L’impegno che metteremo in questo sforzo aiuterà il nostro paese e chi lo serve ad essere più credibile.

Michele Schiavone, Segretario generale del CGIE (de.it.press)

 

 

 

 

Franco Narducci candidato alla Camera dei Deputati nella lista del Pd per la ripartizione Europa

 

WOHLEN – “Vivo da molti anni all’estero, a Wohlen (Svizzera). L’associazionismo in emigrazione e? stato per anni il mondo di riferimento del mio impegno sociale, unitamente alle politiche del mercato del lavoro. Nel 2006 e nel 2008 sono stato eletto alla Camera dei Deputati e per un’intera legislatura ho ricoperto la carica di Vicepresidente della Commissione affari esteri, distinguendomi per la mia intensa attività legislativa”. Si presenta così Franco Narducci, candidato alla Camera dei Deputati per la ripartizione Europa nella lista del Partito democratico alle elezioni del 4 marzo 2018

“Mobilità professionale sopranazionale, - prosegue Narducci -. misure concrete per promuovere la lingua e la cultura italiana, rete dei servizi consolari e dei patronati, imposizione fiscale e tariffaria (IMU e TARI), assistenza ai nostri anziani, valorizzazione dell’associazionismo, organi di rappresentanza, promozione del made in Italy: sono alcune delle priorità per noi Italiani che viviamo all’estero. E sono i temi su cui intendo concentrare la mia attivita? se verro? eletto il 4 marzo prossimo. Gli italiani residenti all’estero possono scegliere – con il loro voto – un’Italia più equa e solidale, proiettata nel futuro e vicina alle esigenze dei cittadini dentro e fuori i confini nazionali. E anche multilaterale e aperta: un Paese che pur nelle difficoltà sociali ed economiche sa impegnarsi a ridurre le distanze tra le generazioni, tra le economie, tra le culture. Un’Italia che con il nostro lavoro in ogni parte dell’Europa onoriamo giorno per giorno. “E? qui – ebbe a dire il Presidente Carlo Azeglio Ciampi rendendo visita a Marcinelle – che comincia l’Europa”, perché furono proprio quei nostri emigrati a essere i primi costruttori dell’Europa unita. L’Italia – continua Narducci - ha bisogno di crescita economica e di coesione sociale per dare risposte soprattutto ai giovani, che in numero crescente hanno ripreso a cercare il proprio futuro nei Paesi che gia? in passato hanno accolto centinaia di migliaia d’italiani. Per questo la rinascita consiste prima di tutto nell’affidarsi a persone di provata capacità e onestà, che abbiano dimostrato di sapersi mettere al servizio degli italiani residenti all’estero e dell’Italia, che abbiano una solida esperienza politica. Per questo – conclude Narducci - mi impegno con il Partito Democratico e chiedo la vostra fiducia per lavorare assieme e rappresentare i valori degli italiani all’estero”. Inform

 

 

 

 

 

Politica estera italiana. L’euroscetticismo della campagna elettorale

 

Malgrado posizioni fortemente contrastanti fra i partiti, l’Europa non gioca un grande ruolo nel dibattito elettorale italiano. Va subito detto che non è solo una nostra prerogativa. Capita lo stesso negli altri Paesi dell’Unione. Perfino in Germania, Paese leader dell’Ue, nel corso dell’ormai non più recente confronto elettorale i temi in discussione hanno riguardato per lo più questioni interne.

Ma nel caso dell’Italia, Paese debole ma troppo grande per rimanere ai margini dei giochi che stanno per riaprirsi a Bruxelles, chiarire meglio le diverse posizioni sul futuro dell’ Europa dovrebbe essere considerato un compito di interesse interno prioritario.

M5S: l’Ue la casa naturale, ma poco visitata, del nostro Paese

D’altronde, che l’Ue riguardi un po’ tutte le nostre politiche nazionali, dall’immigrazione all’economia, è piuttosto ovvio. Sorprendendo un po’ tutti, un concetto del genere è stato perfino espresso dal leader del M5S, Luigi Di Maio, allorquando, in un recente discorso al Link Campus di Roma, ha sostenuto che “l’Ue non è un tema di politica estera, ma la casa naturale del nostro Paese”.

Peccato che poi, a spulciare il programma ufficiale del Movimento sul sito del Ministero degli Interni, nei 20 sintetici punti depositati l’Ue non sia mai neppure menzionata. Dobbiamo entrare nella piattaforma Rousseau per trovare una breve riflessione sull’Europa nel capitoletto dedicato, guarda caso, proprio alla “politica estera”. Essenzialmente si recrimina il fatto di essere “succubi di una moneta unica” che ci ha costretto a “ridurre i salari e i diritti sociali”.

La proposta è quindi quella di superare l’austerità attraverso “un’alleanza con i Paesi dell’Europa del Sud” allo scopo di ottenere “una profonda riforma anche dell’Ue”.

Il centro-destra: meno vincoli dall’Europa

Se poi passiamo, sempre sul sito del Ministero degli Interni, ad esaminare il programma comune di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, il tema europeo è affrontato già al punto 3 dell’elenco sotto l’evocativo titolo “meno vincoli dall’Europa”. Lo smilzo capitoletto si sostanzia in una serie di “no” all’austerità, all’eccesso di regole, alla burocrazia europea e ai nostri versamenti netti al bilancio comunitario.

Si propone quindi un recupero radicale di sovranità, facendo prevalere la nostra Costituzione sul diritto comunitario e difendendo il ‘made in Italy’. Insomma una visione particolarmente negativa dell’Ue, solo parzialmente corretta dagli interventi pubblici di Silvio Berlusconi.

Pd: verso gli Stati Uniti d’Europa, con varie rivendicazioni

Se poi ci addentriamo nei punti programmatici del Pd, il clima muta notevolmente, almeno in apparenza, fin dal titolo “verso gli Stati Uniti d’ Europa”, anche se questo punto programmatico è relegato al punto 9, quasi al termine del testo. Semmai una certa ambiguità si riscontra nella contrapposizione fra l’ambizione di un  grande passo avanti nel processo di integrazione e l’attacco alle attuali istituzioni che “procedono in un cabotaggio di corto respiro”, come se tale situazione non dipendesse e dagli ostacoli che gli stati membri frappongono ad un corretto funzionamento delle istituzioni di Bruxelles.

E’ questa poi un’occasione per il Pd di togliersi alcuni sassolini dalle scarpe, come la minaccia di stabilire “una correlazione tra i soldi che l’Italia mette come Paese contributore nel bilancio europeo e gli impegni che i Paesi che ricevono quei soldi mettono nella gestione della migrazione”, con un chiaro riferimento al gruppo di Visegrad che si rifiuta di accogliere le quote stabilite di rifugiati dall’Italia. Come pure un riferimento all’indigeribilità per l’Italia delle regole del Fiscal Compact rispetto ai più accettabili criteri di convergenza del Trattato di Maastricht.

+ Europa: un salto qualitativo – Liberi e Uguali: impegno e critiche

Un salto davvero qualitativo sull’Ue si ha nella lettura del programma politico di +Europa dal titolo “Europa: una federazione leggera verso gli Stati Uniti d’ Europa”. Come c’era da aspettarsi, l’impegno di Emma Bonino è stato quello di riportare il tema Ue al centro del dibattito elettorale.

Il testo del programma, che per diverse pagine si sofferma sul futuro dell’ Europa, appare quasi come un saggio di ricerca con proposte dettagliate che vanno da un accresciuto bilancio comunitario a una difesa comune, dal completamento dell’Unione bancaria alla trasformazione delle attuali istituzioni in versione più federale.

Un impegno europeista che si ritrova in versione molto più generica e diluita in Liberi e Uguali, più attenti ai temi delle politiche di accoglienza degli immigrati e al controllo europeo delle grandi multinazionali. Anche qui la solita critica alla “deriva tecnocratica che ha preso l’Europa, restituendo respiro alla visione di un solo popolo europeo”.

Quale Italia nell’Unione dopo il 4 marzo

Questa rapida carrellata ci permette di trarre alcune considerazioni sui futuri orientamenti  e contributi del nostro Paese nei confronti dell’ Europa. La prima è che a grandi spanne, alla luce dei sondaggi elettorali di questi giorni, almeno un 60% delle forze politiche italiane è quanto meno euroscettico: M5S, centro-destra e in qualche misura LeU esprimono un atteggiamento fortemente difensivo, quando non contrario, alla attuale Ue. In ciò si confermano le tendenze euroscettiche messe in luce da diversi studi europei sul crollo verticale del favore della nostra opinione pubblica nei confronti di Bruxelles. Siamo passati dal 70% e più a favore dell’Ue di una decina di anni fa ad un risicato 42% in tempi recenti.

Quello che tuttavia preoccupa di più è il fatto che gran parte dei partiti politici si facciano portavoce di queste tendenze, venendo meno ad una funzione tradizionale dei partiti che dovrebbe essere quella di orientare le opinioni pubbliche verso scelte razionali e vantaggiose nel medio-lungo termine. Altrimenti si cade nel puro e semplice populismo.

La seconda considerazione è che gran parte dei programmi forniscono una fotografia statica dell’Ue, dei suoi limiti e fallimenti. Non vi sono grandi ricette per il futuro: solo generiche affermazioni verso mete irraggiungibili. Unica eccezione è +Europa, ma è chiaro che questa piccola formazione non possa cambiare in modo radicale le carte in tavola, a meno che non si trasformi nella punta di diamante di un Pd ancora in bilico fra critiche alla Commissione e volontà di maggiore integrazione. Va infatti ricordato che la Commissione, nell’attuale assetto istituzionale, è una esecutrice degli ordini del Consiglio, quindi degli Stati membri, fra cui il nostro. Non ci sono alibi per nessuno se poi le cose non vanno bene.

La terza considerazione è che da tutti i programmi manca un senso di “visione” dell’ Europa che vogliamo: delle sue finalità, della sua straordinaria potenzialità e dei vantaggi che ne potranno derivare ai nostri Paesi, a cominciare proprio dall’Italia la cui posizione geo-strategica richiede più Europa ed è a vantaggio di tutta l’ Europa. Insomma, non si intravvede un Macron all’orizzonte che sappia chiamare a raccolta l’intero Paese rovesciando questo “mood” euroscettico.

Infine se dalle elezioni usciranno maggioranze euroscettiche o soluzioni abborracciate di mini-grandi coalizioni, la solitudine del nostro paese nell’Ue non farà altro che accentuarsi, a scapito dei nostri interessi nazionali in un’ Europa che in ogni caso è destinata a cambiare, sia con il rinnovo delle istituzioni nel 2019 che con il varo di un nuovo bilancio comunitario dal 2020 in poi. Se poi Macron e Merkel dovessero davvero mettersi in moto, allora l’esserci con proposte a noi favorevoli sarà della massima importanza. Ma dove sarà in quel momento l’Italia? Gianni Bonvicini, AffInt

 

 

 

 

Il 14-15 aprile Congresso Nazionale delle Acli Germania

 

Stoccarda. Le ACLI Germania, da oltre 60 anni presenti in Germania a fianco e al servizio della comunità italiana, si apprestano a celebrare il 14 – 15 aprile 2018, a Stoccarda, presso la Akademie der Diözese Rottenburg - Stuttgart – (nella Paracelsusstraße 91) il loro XII Congresso Nazionale.

 

“L’Europa del lavoro e della solidarietà nell’era dell’industria 4.0” è la tematica sulla quale il movimento aclista intende approfondire le riflessioni, per definire strategie e modalità di presenza e intervento di animazione e orientamento politico nei prossimi anni

 

“Il tema del congresso – spiega il presidente delle Acli Germania Duilio Zanibellato - vuole essere un’analisi dello sviluppo del lavoro nell’era della digitalizzazione per comprenderne sviluppi, potenzialità e conseguenze per il lavoro, l’occupazione e la convivenza. Il futuro mondo del lavoro – si chiede -creerà ulteriori grandi disparità tra chi è in grado di seguire lo sviluppo e chi rimane ai margini, o sarà in grado di offrire integrazioni tali per evitare che le poche briciole di ricchezza che restano a disposizione portino a una guerra tra i poveri?

Quale società ci si prospetta – conclude - nei contesti nazionali ed europeo con la mobilità crescente, il flusso migratorio inarrestabile, nel rispetto e allargamento dei diritti di cittadinanza per ogni cittadino.

 

Le rivolgiamo il nostro invito a presenziare al nostro congresso nella giornata di sabato 14 aprile – dalle ore 14:00 - e, nell’ambito dell’approfondimento del tema con contributi specifici, sarà gradito anche un suo saluto”. De.it.press

 

 

 

“Esperienze di vita in un altro paese europeo”. Si parte domani, da Berlino

 

Prima tappa di un viaggio alla scoperta di Berlino, Parigi e Londra, capitali europee che più di tutte continuano ad attrarre i giovani

 

Berlino - “Esperienze di vita in un altro paese europeo. Tre capitali per una nuova idea di lontananza”. E’ il titolo dell’incontro che si terrà all’Istituto Italiano di Cultura di Berlino domani 26 febbraio, ore 19, organizzato con Efasce (Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti-Pordenonesi nel mondo), Fondazione pordenonelegge.it e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. 

“La serata – spiegano dall’IIC - costituisce la prima tappa di un viaggio alla scoperta delle tre capitali europee che più di tutte continuano ad attrarre le giovani generazioni: Berlino, Parigi e Londra. Nel corso dell'incontro cercheremo di scoprire se la scelta di queste città e il desidero di sperimentare nuove esperienze di vita siano ancora da ricondurre al fenomeno migratorio, o se si tratti invece di qualcosa di nuovo e che bisogna imparare a gestire. Proveremo inoltre ad approfondire il contributo che queste esperienze possono apportare alla realizzazione di una vera unità europea”.

Interverranno gli scrittori Eraldo Affinati, autore di “Berlin” (Rizzoli, 2009); Gian Mario Villalta, direttore di pordenonelegge; Franco Sepe, Università di Potsdam.

La serata verrà introdotta da Michele Bernardon (Efasce) e moderata dal direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Berlino Luigi Reitani. L’incontro è in lingua italiana con traduzione simultanea in tedesco. Ingresso libero, aperto a tutti. dip

 

 

 

 

All’IIC di Monaco di Baviera lo spettacolo di burattini della compagnia di Trento “Bottega Buffa Circovacanti”

 

Monaco di Baviera - È previsto l’11 marzo alle 14.00, presso i locali dell’Istituto Italiano di Cultura di Monaco, lo spettacolo di burattini della compagnia di Trento “Bottega Buffa Circovacanti”, che si esibirà nello spettacolo per bambini “Un Balabao mi ha raccontato che…”, spettacolo nato dalla coesistenza di linguaggi artistici apparentemente distanti, per raccontare una storia semplice e comune a tutte le tradizioni mondiali: il Mito della Creazione.

Per realizzare lo spettacolo la Bottega Buffa Circovacanti ha chiesto la collaborazione del burattinaio Luciano Gottardi, che si è reso disponibile a mettere in gioco le sue competenze nel Teatro di Figura per la costruzione dei dieci personaggi protagonisti della storia.

Questi pupazzi di 60 cm, realizzati e vestiti artigianalmente dagli stessi attori, sono la raffigurazione degli Orixás, identità di carattere divino appartenenti all’antica mitologia Iorubà. Di derivazione africana, specialmente da Nigeria e Benin, e tramandata da intere generazioni di schiavi trasportati dalle navi negriere del XVIII sec., questa tradizione è presente e praticata ancora oggi in tutto il Brasile. Accanto alla presenza degli Orixas, che saranno animati a vista, protagonista della scena sarà anche la musica. La sfida degli arrangiamenti musicali, curati dalla musicista di compagnia, Francesca Righi, sarà quella di far suonare assieme strumenti appartenenti a culture e stili diametralmente opposti come il melodico pianoforte e i tribali tamburi sacri del Candomblè, chiamati atabaques.

L’originalità dell’allestimento si arricchisce, infine, dalla proposta narrativa. La messa in scena del mito della creazione, secondo la mitologia Iorubà, seguirà un impianto scenico ideato dalla Bottega Buffa CircoVacanti alla maniera del teatro delle marionette orientale. Infatti, mentre la musica accompagna e muove i gesti dei protagonisti, il racconto è affidato non a una voce narrante ma al canto di Alice Mosanghini che interrompendo le parti dialogate aiuterà lo sviluppo della storia e la comprensione dello spettatore. Il testo, proposto e curato da Veronica Risatti, con l’aiuto di Luciano Gottardi, è un audace tentativo di riassumere un immenso patrimonio di documenti scritti, editi, per la maggior parte, da un importante ricercatore francese di nome Pierre Verger (1902-1996) a testimonianza di una più vasta tradizione orale.  (aise/dip)

 

 

 

 

“Fondamentali le reti di donne italiane all’estero. Pari opportunità tema caro ai democratici”

 

“Il ruolo della donna è da sempre centrale nella società. E lo diventa ancora di più nell’emigrazione. Lo dimostrano le innumerevoli attività positive organizzate sul territorio dalle resti associative femminili all’estero. Ne è un esempio virtuoso ‘Rete Donne italiane in Germania’, il network delle donne italiane in Germania che ho contribuito a fondare. Alla sua presidente Lisa Mazzi vanno il mio plauso e i miei migliori auguri per il lavoro svolto in questi anni”. 

Lo ha dichiarato Laura Garavini, capolista PD al Senato nella circoscrizione Estero - Europa, in occasione della cerimonia di consegna del Premio Comites "L'italiano dell'anno" a Lisa Mazzi e al giornalista Andrea D’Addio, ieri sera presso l’Ambasciata di Berlino.

 

“Sono felice che un organismo di rappresentanza istituzionale come il Comites abbia scelto di premiare una figura da sempre impegnata nella valorizzazione dell’emigrazione femminile. Sono convinta che le reti di donne all’estero vadano sostenute. Tanto che rappresenta uno dei punti del mio programma”. 

“Il Partito Democratico è l’unica forza politica che a cuore i diritti. Tutti. A  cominciare dalla parità di genere. Non è un caso se siamo l’unico partito ad avere, con la mia candidatura, una Capolista donna al Senato in Europa. Una sfida che nessuna delle altre liste ha dimostrato di voler sostenere. Nemmeno quelle che si dicono più progressiste”.

 

“In questi anni di Governo, il PD ha accelerato il processo dei diritti civili. Proiettando l’Italia incredibilmente in avanti, rispetto al Paese che avevamo trovato dopo gli anni di destra. Anni nei quali erano state perfino reintrodotte le dimissioni in bianco. Un’ingiustizia che il PD ha cancellato non appena a arrivato al Governo. Ora sosteniamo di nuovo il Partito Democratico. Affinché si possa proseguire la stagione di riforme che non ha lasciato indietro nessuno. A partire dalle donne”.  Dip 15

 

 

 

Partecipazione italiana alla fiera BIOFACH 2018 (Norimberga, 14-17 febbraio 2018)

 

La Fiera BIOFACH, che ha avuto dal 14 al 17.02.2018 (parallelamente alla fiera VIVANESS per i cosmetici naturali), vanta più di 50.000 visitatori specializzati provenienti da oltre 100 paesi per incontrare i 3.235 espositori che hanno presentato i propri prodotti alla 29° edizione della manifestazione.

L’importanza dell’Italia nel campo dei prodotti alimentari biologici era particolarmente visibile in una fiera in cui il nostro Paese con 410 espositori ha avuto la presenza più folta dopo la Germania, padrona di casa.

Il valore del mercato biologico in Italia ammonta a circa 3,4 miliardi di Euro (dati 2016, ultimi disponibili in quanto le statistiche ufficiali non evidenziano tale categoria). A questo si aggiungono 1,95 miliardi di EUR di export (+16% rispetto al 2015), dato che pone l’Italia al primo posto in Europa tra i Paesi esportatori di prodotti biologici: circa il 35% del fatturato del biologico italiano deriva dall’export. I prodotti biologici pesano per il 5% del totale di esportazioni di food italiane, e il loro valore è quintuplicato dal 2008.

Tra i principali partner commerciali per l’export italiano di prodotti biologici, troviamo la Germania (circa 350 milioni di EUR), la Francia (circa 350 milioni di EUR), il BeNeLux (circa 210 milioni di EUR), la Scandinavia (circa 175 milioni di EUR), gli Usa (circa 160 milioni), seguono Austria, Spagna, Paesi dell’est Europa, Svizzera, Canada, altri Paesi terzi (assieme circa 160 milioni) e altri Paesi europei (assieme circa 100 milioni).

L’ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, ha curato per questa edizione l’organizzazione di una collettiva su una superficie complessiva di 265 m2 dove 23 aziende hanno presentato una vasta gamma di prodotti innovativi.

Tra di essi squisite tipologie di olio di oliva e aceto balsamico, pasta fresca e secca, dolciumi, pasticceria, cereali, farina e riso, prodotti a base di pesce, formaggio e vino, conserve di frutta e verdura, limone e noci fino a specialità regionali di coltivazione biologica.

L’obiettivo consiste nel supportare la promozione dei prodotti biologici e l’ingresso delle aziende italiane del settore alimentare sul mercato internazionale. A tal proposito l’Agenzia ha realizzato una vasta campagna pubblicitaria per promuovere la partecipazione italiana, e in particolare la collettiva ICE, all'evento fieristico BIOFACH.

Tutti i visitatori internazionali specializzati sono stati invitati a contattare gli espositori italiani presso la collettiva ICE nel Padiglione 4 Stand 549/651

Lo staff del settore alimentare dell’ICE-Agenzia, Ufficio di Berlino, era a disposizione per fornire ai visitatori e alle aziende italiane informazioni sulle produzioni italiane e sul mercato tedesco, nonché sui servizi di internazionalizzazione offerti dalla Agenzia italiana. De.it.press

 

 

 

 

Giovedì 1° marzo l’IIC di Monaco di Baviera renderà omaggio all’indimenticato Maestro Claudio Abbado

 

Monaco di Baviera - Giovedì 1° marzo, l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera renderà omaggio all’indimenticato Maestro Claudio Abbado con la proiezione del documentario "Abbado in Berlin: The First Year".

Realizzato da Bob Eisenhardt, Susan Froemke e Peter Gelb (Cami Video/DG, New York 1992, 60 min.), "Abbado in Berlin: The First Year" accompagna Claudio Abbado nel suo primo anno come direttore principale dei Berliner Philharmoniker. Eletto successore di Herbert von Karajan nell'ottobre 1989, circa un mese prima della caduta del Muro di Berlino, il direttore milanese ha guidato la rinomata orchestra fino alla chiusura della stagione 2001/2002.

Il film raccoglie conversazioni, interviste, stralci di prove e concerti e scorci della città in un periodo di profondo cambiamento. In primo piano anche la storia della giovane pianista Siiri Schütz di Berlino Est, invitata da Abbado a suonare con i Berliner a soli sedici anni.

Organizzata in collaborazione con Forum Italia, la presentazione del documentario avrà inizio alle ore 18.30 nella sede dell’Istituto, in lingua inglese con sottotitoli in tedesco.

La proiezione sarà introdotta dalla giornalista musicale Corina Kolbe che collabora con giornali e riviste in Germania, Italia e Svizzera, con orchestre e festival nonché con istituzioni culturali. Le sue ricerche sono incentrate sull'eredità artistica di Claudio Abbado.

Al termine della proiezione seguirà una discussione con la compositrice e direttrice d'orchestra Konstantia Gourzi, con Manuel Kastl, primo violino di spalla presso la Staatsphilharmonie Nürnberg, e con altri musicisti che hanno lavorato con Claudio Abbado. (aise/Dip) 

 

 

 

 

Berlino. La scrittrice Agnese Grieco, che vive tra Italia e Germania, presenterà il suo libro “Atlante delle sirene” l’8 marzo

 

Berlino – L’8 marzo a Berlino sarà presentato il libro di Agnese Grieco “Atlante delle sirene” (ed. Il Saggiatore). L’incontro – patrocinato dall’Istituto Italiano di Cultura e dal  Comites di Berlino – si terrà alle ore 19 presso la Libreria Mondolibro (Torstr. 159).

Le sirene sono un mito senza tempo. Le abbiamo avvistate nei versi di Omero e in quelli di Rilke, ne abbiamo ascoltato il canto nelle pagine di Joyce e nella musica di Wagner, le abbiamo ritrovate nei flutti del Mediterraneo e nelle acque perigliose di oceani lontani. Occorre una mappa per non smarrirsi in una simile geografia, che rassomiglia a volte a un labirinto, e in questo Atlante Agnese Grieco ci guida con mano esperta di nocchiere alla scoperta di queste creature leggendarie, delle loro origini, delle infinite metamorfosi del loro canto.

Dalle sirene che tentarono Ulisse sulla via del ritorno a Itaca a quelle che ammaliarono Henry Hudson e la sua ciurma durante il viaggio nelle gelide acque del Mar Glaciale Artico, dalle sirene che danzano fra i pentagrammi di Debussy a quelle che compaiono nel bel mezzo di Manhattan nel film Splash, non c’è fine alle cronache, alle opere d’arte, agli aneddoti che Agnese Grieco esplora in queste pagine, di ciascuno mostrando i lati più reconditi. Come nella biblioteca di Borges, ogni storia sembra rimandare a un’altra, e poi a un’altra, e a un’altra ancora: perché, più di tutto, le sirene sono il simbolo imperituro della nostra tensione, umana troppo umana, all’infinito.

Agnese Grieco, scrittrice, drammaturga, regista teatrale e traduttrice, vive tra Italia e Germania. Con il Saggiatore ha pubblicato Per amore. Fedra e Alcesti (2005) e Anatomia di una rivolta, sulla Rote Armee Fraktion (2010), e tradotto, fra gli altri, Origine (2015) e Mikado (2016) di Botho Strauss. (Inform/dip)

 

 

 

Servizio Volontario Europeo, un posto a Norimberga

 

L´organizzazione no profit Fahrten-Ferne-Abenteuer (FFA) cerca un/una ragazzo/a per 12 mesi di Servizio Volontario Europeo a Norimberga (Germania). Lo segnala Born in Fvg, portale della  Regione Friuli Venezia Giulia per i corregionali all’estero.

FFA organizza viaggi educativi e scambi internazionali per bambini e ragazzi impiegando i metodi dell'´educazione Outdoor. Questo metodo (in inglese Adventure Based Learning) offre l´opportunità di crescere grazie ad attività che prevedono una componente di avventura, di conoscenza e superamento dei propri limiti fisici e mentali. Per questo FFA offre prevalentemente gite all’aria aperta: arrampicata, canoa, camminate in montagna, campeggio, attività per la tutela dell’ambiente e la scoperta di nuove culture. Parte del lavoro del volontario consiste nella preparazione logistica e materiale di questi campi e nella partecipazione stessa come accompagnatore. Il volontario parteciperà a corsi di preparazione appositi tra cui un corso di primo soccorso, il cui attestato è valido in tutta Europa.

Questo progetto nasce grazie ad un solida collaborazione tra Europe Direct – Eurodesk – Comune di Trieste e Fahrten-Ferne-Abenteuer (FFA), che nel 2011 ha ospitato – riferisce Born in Fvg -  la nostra volontaria Anna Scarmoncin (e ora vive e lavora a Norimberga), e nel 2015 ha coordinato lo scambio giovanile Reaching the Mountains. Info web page: https://www.fahrten-ferne-abenteuer.de/ (Inform/dip)

 

 

 

 

A Bologna selezione di 10 infermieri per Amburgo 

 

Il 27 febbraio, presso la sede della Città metropolitana, i consulenti Eures tedeschi valuteranno candidature per assunzioni presso l’ospedale Albertinen Krankenhaus

 

Bologna - Favorire le esperienze di lavoro in altri Paesi europei, agevolando la mobilità circolare dei lavoratori e mettendo in rete le competenze che i vari Paesi possono offrire. E’ l’obiettivo di EURES, la rete europea dei servizi per l'impiego coordinata dalla Commissione europea, che punta a migliorare l'occupazione in Europa attraverso lo scambio e la reciprocità nella ricerca del personale.

In quest’ambito, il prossimo 27 febbraio a Bologna (presso la sede della Città metropolitana, Palazzo Malvezzi, via Zamboni 13) i consulenti Eures dell’Agenzia regionale per il lavoro valuteranno candidature per l’assunzione di 10 infermieri presso l’ospedale Albertinen Krankenhaus di Amburgo, in Germania. Ai colloqui, svolti in italiano, saranno presenti i rappresentanti dell’ospedale tedesco. Il giorno seguente, il 28 febbraio, i consulenti Eures tedeschi terranno un seminario in lingua italiana sulle condizioni di vita e di lavoro in Germania, con approfondimenti su come redigere un curriculum e come affrontare un colloquio di lavoro in Germania.

Ai colloqui, che saranno svolti in italiano, potranno accedere solo le persone che hanno inviato il curriculum con la propria candidatura in precedenza e che sono state pre-selezionate. Per candidarsi o richiedere informazioni occorre inviare il curriculum in italiano alla Rete Eures Emilia-Romagna all’indirizzo mail: eures@regione.emilia-romagna.it. I profili richiesti e i contratti proposti archivio Agenzia informazione e comunicazione Giunta regionale

Gli infermieri professionisti sono ricercati per i reparti di terapia intensiva, medicina interna, geriatria, chirurgia, cardiologia, traumatologia.  I requisiti richiesti sono la laurea in Scienze infermieristiche ottenuta in un Paese dell’Unione europea e la voglia di mettersi in gioco e di affrontare un trasferimento a lungo termine in Germania. Non è richiesta la conoscenza della lingua tedesca, ma semplicemente il desiderio di impararla: mentre si è ancora in Italia sarà fornito, a spese del datore di lavoro, un corso di lingua fino al raggiungimento del livello B2, utile al riconoscimento del titolo di studio in Germania. Sul posto saranno disponibili tutor e responsabili di reparto per garantire un inserimento al lavoro più confortevole e l’assistenza in lingua madre per tutto ciò che riguarda le pratiche burocratiche e amministrative, come il riconoscimento della qualifica, la ricerca dell’alloggio, e l’inserimento nel nuovo ambiente. Ai professionisti selezionati sarà offerto un contratto di due anni e in seguito la possibilità di un contratto a tempo indeterminato, con uno stipendio a partire da circa 2.635 euro lordi (notti, festivi e fine settimana retribuiti a parte).

EURES - EURopean Employment Services - è la rete europea dei servizi per l'impiego coordinata dalla Commissione europea. Creata per facilitare la libera circolazione dei lavoratori all'interno dello spazio economico europeo, diritto fondamentale dei cittadini ed elemento chiave della strategia comunitaria per l'occupazione, Eures coinvolge i Centri pubblici per l'impiego, i sindacati, le organizzazioni datoriali, altre istituzioni pubbliche locali e nazionali e fornisce servizi di informazione, consulenza, orientamento e reclutamento a chi cerca o offre lavoro in Europa e ai cittadini che intendono trasferirsi in un altro Paese per un'esperienza di lavoro o di formazione sul lavoro. In Emilia-Romagna fa parte dell’Agenzia regionale per il lavoro e dei Centri per l’impiego che ne sono la declinazione territoriale, e ha il compito di mettere in rete la Commissione europea, i servizi pubblici per l'impiego, gli operatori impegnati nelle problematiche dell'occupazione, sindacati, organizzazioni dei datori di lavoro ed enti locali e regionali, contribuendo a creare un mercato comune europeo del lavoro. I Paesi che aderiscono alla rete sono 32: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Regno Unito, Norvegia, Svizzera. I servizi sono gratuiti e accessibili tramite il portale Eures e con la guida di oltre mille consulenti presenti nei diversi Paesi. (Inform)

 

 

 

Giornata del Design italiano nel mondo. Il 13 marzo a Colonia la conferenza “Design e sostenibilità” di Marco Ferreri

 

Colonia – In programma martedì 13 marzo alle ore 18 presso il Museum für Angewandte Kunst di Colonia la conferenza “Design e sostenibilità” a cura di Marco Ferreri in occasione della Giornata del Design italiano nel mondo.

L'iniziativa, in lingua italiana con traduzione  consecutiva tedesca, sarà a ingresso libero.

L’architetto e designer Marco Ferreri è considerato anello di congiunzione tra gli storici maestri del design italiano Bruno Munari, Marco Zanuso, Angelo Mangiarotti, con i quali ha lavorato, e la nuova generazione di designer. In questa occasione presenterà il suo progetto di design e agricoltura che sta realizzando nella località di Faraneto, in Valtrebbia, con lo scopo di coniugare sostenibilità ambientale e economica.

Il lavoro di Ferreri, indagatore e sperimentale, ha come obbiettivo quello di lasciare il mondo meglio di come lo ha trovato anche attraverso un rinnovato contatto con la natura. Egli ha anche ideato la “Casetta del Viandante”, progetto che propone un modello di albergo diffuso a basso impatto ambientale dedicato ai nuovi pellegrini. Nel 2010 ha realizzato per la Triennale di Milano la prima casa al mondo stampata in 3D in un unico pezzo. Nel 2016 ha disegnato la prima casa in argilla realizzata in 3D.

L'incontro è promosso dal Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, dal Ministero per i Beni Architettonici, Culturali e per il Turismo, l'ICE-Agenzia e la Triennale di Milano. (Inform/dip)

 

 

 

 

Berlino Magazine ospita studenti di Bergamo per uno stage di grafica

 

Berlino - "Per più di due settimane gli studenti del Patronato San Vincenzo di Bergamo si sono impegnati sui progetti grafici di Berlino Magazine". Come si legge in un articolo pubblicato in primo piano sul portale in lingua italiana diretto a Berlino da Andrea D’Addiio, "qui a Berlino Magazine infatti non c’è solo una redazione, un’agenzia di comunicazione, una scuola di lingua, ma anche una sede per laboratori e workshop con cui accrescere le proprie competenze e prepararsi al mondo del lavoro.

La nostra collaborazione con Berlink ci ha permesso di ospitare in sede i ragazzi del Patronato San Vincenzo, che hanno svolto un periodo di alternanza scuola-lavoro nella capitale tedesca.

L’associazione di formazione professionale del Patronato San Vincenzo di Bergamo include nella propria offerta formativa svariati corsi, tra cui l’indirizzo "grafico professionale". Quest’ultimo si propone di preparare i ragazzi nei diversi settori del campo, dall’illustrazione vettoriale all’utilizzo delle macchine da stampa. Numerosi sono gli stage svolti in Italia, ma questa volta la scuola ha voluto offrire ai ragazzi un’opportunità unica, permettendo loro di fare un’esperienza all’estero.

Il progetto tra Italia ed Europa

Il progetto in cui i ragazzi sono stati coinvolti rientra nel quadro della normativa sull’alternanza scuola lavoro, secondo quanto previsto dalla legge 107/2015 (cd "Buona Scuola"). Questa prevede la possibilità di lavorare all’estero, beneficiando di finanziamenti europei derivanti da Erasmus+, il programma europeo volto a supportare percorsi educativi, formativi, sportivi rivolti a tutti i giovani d’Europa. Con l’investimento di 14,1 miliardi di euro l’Erasmus+ offre a oltre 4 milioni di ragazzi l’opportunità di studiare, formarsi e fare esperienza all’estero. Tra questi, 650.000 studenti sono coinvolti in progetti di mobilità all’estero (il programma si chiama "Moves: mobility for vocational education and training students") che riguardano tirocini ed educazione vocazionale, come quello presentato dal Patronato. Tutti questi progetti rientrano nella "Key Action 1", che con il 63% delle risorse complessive impiegate risulta essere l’azione più consistente del programma Erasmus+, indirizzata alla mobilità individuale.

Il lavoro a Berlino Magazine

Dal 21 gennaio al 9 febbraio sono arrivati a Berlino i ragazzi del terzo e del quarto anno dell’AFP Patronato San Vincenzo. Coordinati da Sara, la grafica che lavora per Berlino Magazine, gli studenti si sono impegnati a fondo sui progetti connessi alle attività del Magazine. Nei pomeriggi trascorsi in redazione i ragazzi si sono organizzati in gruppi, lavorando in parallelo con programmi di illustrazione e grafica vettoriale. Dopo una presentazione teorica su logo, branding, pubblicità, grafica per i social media, sono stati affidati ai ragazzi i diversi compiti, che hanno affrontato con determinazione ed entusiasmo.

Non sono mancati i momenti di confronto con i colleghi di Berlino Magazine e con il direttore, che hanno espresso giudizi sul materiale prodotto. In queste occasioni i ragazzi si sono potuti relazionare direttamente con il committente del lavoro: è un’esperienza fondamentale per chiunque voglia in futuro lavorare come freelance! Il feedback del cliente che deve utilizzare l’immagine è infatti di fondamentale importanza.

I lavori dei ragazzi

Per la nostra scuola di lingua, Berlino Schule, era necessario rivedere la locandina. Il network di ristoratori di True Italian richiedeva invece una rivisitazione del logo degli eventi organizzati, oltre all’organizzazione grafica della Cover per Facebook. Questi sono i punti su cui i ragazzi si sono concentrati durante il periodo trascorso qui".

Sul sito di Berlino Magazine gli elaborati che i ragazzi hanno prodotto. (aise) 

 

 

 

 

 

L’Orso d’oro della 68ª edizione del Festival di Berlino è andato al film Touch Me Not della regista Adina Pintilie  

 

Berlino - È stata inaugurata il 15 febbraio la 68a edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, che si è chiusa il 25 febbraio. Il programma MEDIA di Europa creativa, che sostiene la realizzazione e la distribuzione del cinema europeo, ha cofinanziato con 895000 euro 18 film in gara nelle diverse selezioni del festival.

Sei di questi, tra cui 3 Tage in Quiberon della regista tedesca Emily Atef, e Figlia mia dell'italiana Laura Bispuri, erano in competizione per aggiudicarsi l'Orso d'oro e l'Orso d'argento.

Nel quadro della Berlinale, il 19 febbraio la Commissaria per l’Economia e la società digitali Mariya Gabriel ha partecipato al forum del cinema europeo (European Film Forum) con un intervento su cinema europeo, cultura e digitale e ha incontrato alcuni registi importanti, come Cristian Mungiu, Radu Mihaileanu, Isabel Coixet e Wim Wenders, e i produttori della serie tedesca Babylon Berlin. Durante il forum si è tenuto anche un dibattito sul tema "Il futuro del programma MEDIA – i film per unire gli europei".

Il Festival ha ospitato anche altri eventi finanziati da MEDIA come il Berlinale Co-production Market, il "Berlinale Talents" e l'iniziativa "Shooting Stars".

Nel segno delle donne, ma anche dell’impegno politico, questa sessantottesima edizione del Festival del cinema di Berlino ha visto trionfare Touch me not della romena Adina Pintilie che vince anche il premio opera prima.

L‘Orso d’argento per la migliore regia è andato a Wes Anderson per L’isola dei cani. L’ Orso d’argento Gran Premio della Giuria è andato a Malgorzata Szumowska per Mug. L’Orso d’argento Alfred Bauer è andato a Marcello Martinessi per Las Herederas. Orso d’argento per la miglior attrice ad Ana Brun per Las Herederas. L’Orso d’argento per il miglior attore è andato a Anthony Bajon per il film La priere. Dip 26

 

 

 

 

 

Rapporti italo-tedeschi. Ciclo di incontri "Anders miteinander - Diversi ma insieme“

 

Berlino - Le relazioni italo-tedesche sono molto intense in ogni settore della cooperazione bilaterale, da quello politico a quello economico commerciale, a quello scientifico, senza dimenticare lo straordinario volume degli scambi culturali. Le basi di questo legame di amicizia e di complementarità rimangono sempre solide nelle alterne vicende politiche e sociali che si succedono nella cronaca dei due Paesi. La Germania si conferma negli anni come il principale partner economico del nostro. Con 110 miliardi di euro di interscambio bilaterale, Berlino rimane il principale interlocutore di Roma con la quale condivide, tra l’altro, la straordinaria vocazione manifatturiera. Entrambi Stati fondatori dell’Unione Europea, Italia e Germania hanno contributo negli anni, più di altri, alla costruzione e all’avanzamento del progetto europeo. Anche in politica estera, i due Paesi si sono mossi - dal dopoguerra in poi - lungo posizioni e direttrici simili, spesso integralmente condivise.

Il futuro dell’Europa, il suo auspicabile rilancio non può dunque prescindere in alcun modo da un ruolo significativo di Italia e Germania. Su tale rilancio Roma e Berlino condividono integralmente gli obiettivi anche se, talvolta - in particolare nel dibattito sull’Eurozona - sono portatrici di sensibilità diverse e dunque anche di modalità di approccio non coincidenti.

È proprio la rilevanza politica di queste due realtà unitamente alla grande tradizione storica, talvolta drammatica, che ne ha caratterizzato il cammino a farci osservare il riemergere, di tanto in tanto, nella narrativa politica, economica, culturale attraverso i media di nuovi luoghi comuni reciproci che, al di là della loro matrice, finiscono per esaltare le differenze pur in presenza di innumerevoli convergenze.

Per quanto approssimativi tali luoghi comuni culturali non possono tuttavia essere ignorati né liquidati sbrigativamente; non potrebbero, infatti, far presa sull’opinione pubblica in modo così significativo, se non rappresentassero il nucleo di un immaginario condiviso e di una sensibilità collettiva che affonda le sue radici nella storia delle culture nazionali.

Partendo da questa considerazione l’Ambasciata d’Italia a Berlino organizza una serie di incontri dal titolo "Anders miteinander - Diversi ma insieme. Italia e Germania nella prospettiva europea" per analizzare gli ambiti di collaborazione (e, se del caso, le molteplicità di approccio all’interno di questi ambiti) in campo politico, economico-finanziario, nel settore dei media e in campo culturale, attraverso un dibattito che toccherà sia l’editoria sia la concezione dei musei nei due Paesi. Anche lo sport sarà al centro delle riflessioni. Il calcio, come poche discipline, è da sempre paradigmatico dell’attrazione/rivalità tra le scuole italiana e tedesca.

Un moderatore di volta in volta animerà il dibattito tra esponenti di spicco dei due Paesi, secondo lo schema della Podiumsdiskussion, con interventi anche del pubblico. Tale formato rispecchia la convinzione che solo mettendo a confronto la decennale esperienza di grandi personalità dei due Paesi si possa innescare un confronto costruttivo tra culture; che siano soprattutto tali punti di vista settoriali a condurre al superamento del revival di luoghi comuni cui abbiamo talvolta assistito negli scorsi anni, in particolare al culmine della crisi dell’Eurozona; infine - e in sintesi - che solo la profonda conoscenza reciproca nei rispettivi settori di attività permetta di formarsi un’opinione imparziale del Paese dell’altro.

Il primo incontro sulla parte politica ha avuto luogo a Berlino, in Ambasciata, il 20 febbraio. Sarà seguito da un dibattito sull’editoria a Lipsia il 16 marzo e da quello sulla finanza e l’Eurozona in Ambasciata il 21 marzo. Sarà quindi la volta della concezione museale a Berlino, in Ambasciata, il 18 aprile e poi dello sport alla Künstlerhaus di Monaco di Baviera il 19 aprile. Il dibattito nel linguaggio dei media chiuderà la serie a Berlino, sempre in Ambasciata, il 15 maggio.

Il ciclo di incontri "Anders miteinander - Diversi ma insieme. Italia e Germania nella prospettiva europea" è organizzato dall’Ambasciata d’Italia insieme agli Istituti di Cultura di Berlino e Monaco di Baviera. (dip)

 

 

 

 

Tenuto ad Augsburg il XIII Congresso delle Acli-Baviera 

 

Augsburg. "Le ACLI per un'Europa di Pace, Lavoro e Solidarietà" il Motto del XIII Congresso delle  ACLI Baviera, celebratosi  sabato, 17 Febbraio 2018,  nei locali della Missione Cattolica Italiana di Augsburg, sita nella Kolbenweg 1.  Tema ampiamente ripreso e commentato dalle più svariate angolazioni negli interventi succedutisi durante la giornata.

 

I lavori – come da  programma – iniziati alle 9:00,  sono terminati poco dopo le 17:00, con la proclamazione dei 15 Consiglieri Regionali e dei 32 (vedi anche più in basso) Delegati al XII Congresso delle ACLI Germania, che avrà luogo nei giorni 14 e 15 Aprile 2018 a Stoccarda.

 

Ad accogliere al loro arrivo i Congressisti c'erano: il Presidente delle ACLI Baviera, e del Circolo di Kaufbeuren-Marktoberdorf, Comm. Carmine Macaluso –  il Vicepresidente Vicario delle ACLI Baviera e del Circolo di Kempten,  Dr. Fernando A. Grasso, il Segretario Organizzativo delle ACLI Baviera e del Circolo di Augsburg, Patrizia Mariotti e il Segretario per le Risorse del Circolo di Augsburg, Dr. Riccardo Cecchi, in rappresentanza del Presidente del Circolo, Francesco Del Libano,  assente per motivi di lavoro. 

 

Gli intervenuti sono stati accolti inoltre:  dal Padrone di casa, Padre Bruno Zuchowski, Rettore delle Missioni Cattoliche Italiane di Augsburg e Kempten e  – da anni – Consigliere Spirituale delle ACLI Baviera e dei Circoli ACLI di Augbsurg e Kempten; e dal Presidente delle ACLI Germania, Duilio Zanibellato, anche lui giunto in mattinata da Stoccarda.

 

Le Acliste Ursula Macaluso e  Barbara Eberle del Circolo di Kaufbeuren, e Maria Giovanna Cossu del Circolo di Augsburg e del Circolo Sardo 4 Mori di Augsburg Oberhausen,  hanno accolto gli ospiti anche con  un corroborante caffè e gustose tortine.

 

I lavori della giornata sono iniziati subito dopo con l'insediamento della Commissione Verifica Poteri, assunta per acclamazione dai soci: Paolo Franco, Presidente del Circolo ACLI di Kempten; Riccardo Cecchi, e Pasquale Bibbò, Vicepresidente del Circolo di Kaufbeuren-Marktoberdorf, che hanno controllato scrupolosamente l'identità dei  delegati e dei loro sostituti.

 

Dopo queste prime fasi del Congresso gli intervenuti si sono spostati quindi nell'ampia sala riunioni dove si sono svolti tutti i lavori della giornata e dove hanno trovato ai loro posti le cartelline con il materiale approntato per loro dalla Presidenza Regionale.

 

Successivamente, dopo una  Preghiera D'Apertura preparata per l'occasione e diretta da Padre Zuchowski –  subito dopo il suo caloroso saluto di benvenuto ai Congressisti –  e la nomina per acclamazione della Presidenza dell'Assemblea nella persona del Presidente delle ACLI Germania,  Zanibellato, sono ripresi i lavori con la formazione delle Commissioni: Elettorale, Segreteria del Congresso e Mozioni.

 

Quindi  Macaluso  ha comunicato ai presenti i nomi degli ospiti che erano stati invitati tra cui il Comites e il KAB. Il Console Generale di Monaco di Baviera aveva già mandato i suoi saluti ed auguri per una buona riuscita del Congresso nei giorni precedenti,  scusandosi per la sua assenza a causa di importanti impegni istituzionali: Conferenza per la Sicurezza a Monaco di Baviera.

 

Subito dopo ha preso la parola Zanibellato che, dopo essersi scusato  per il fatto che non sarebbe potuto rimanere fino al termine del Congresso, a causa di un altro concomitante e importantissimo appuntamento a Stoccarda, legato alla figura di un indimenticabile operatore della prima emigrazione, ha fatto un'ampia, documentata e articolata relazione sull'attuale situazione delle ACLI in Germania, in Italia,  e nel mondo, soffermandosi, soprattutto sugli ultimi avvenimenti che interessano le ACLI in Gemania e, in particolar modo, le ACLI in Baviera.

 

Tra le altre cose, il Presidente ha ripercorso la storia delle ACLI, degli obiettivi, dei contatti con le altre realtà associative, come il KAB,  con la Chiesa; parlando del ruolo che, via via, si stanno ritagliando nella società i nostri giovani, peraltro, non  ancora in modo sufficiente. Un dato di fatto è che noi Italiani non abbiamo nessun connazionale nel Parlamento Federale. E qui sono da lodare i primi tentativi di alcuni nostri aclisti, messisi in gioco, a vari livelli, nella società in cui essi operano, in Italia e nel mondo. 

 

Zanibellato si è soffermato anche sulla crisi attuale e sulla necessità di riformarsi ed informarsi a vicenda, senza perdere di vista solidarietà e fratellanza in un mondo in cui  – uomini e donne  – possano lavorare in pace e tranquillità  – in modo paritetico  –  avendo anche la possibilità di sostenere i propri figli nel loro cammino, in preparazione della loro vita da adulti, consapevoli dei propri diritti, e rispettosi, però, di quelli degli altri, in una società oramai globalizzata.

 

E non ha mancato di toccare anche il punctum dolens della chiusura della Sede del Patronato ACLI di Augsburg, per la quale si prospetta un'accettabile futura presenza – anche se considerevolmente ridimensionata – e, rispondendo, subito dopo il suo intervento,  ha chiarito alcuni punti appena esposti a varie domande postegli  da alcuni dei presenti. Ha spiegato, tra l'altro che, essendo la Sede di Augsburg un punto di smistamento di pratiche internazionali, prevalentemente in forma digitale, queste potranno venir svolte in un'altra qualsiasi sede, risparmiando, in questo modo, i notevoli costi di un affitto. Anche perché, ha continuato, i punteggi attribuiti alle varie pratiche, ai fini dell'assegnazione dei finanziamenti da parte dello Stato – a causa di molteplici motivi – sono diminuiti drasticamente negli ultimi due anni.

 

Intervenendo, Maria Giovanna Cossu del Circolo di Augsburg, ha espresso il suo forte rincrescimento per la chiusura della Sede del Patronato di Augsburg, e ha  attestato ancora una volta la lunga amicizia che lega il suo Circolo 4 Mori al Circolo ACLI e alla sede del Patronato ACLI della città e ha comunicato che il suo Circolo  sarà ben lieto di ospitare nei suoi locali una presenza periodica del Patronato ACLI.  Giulia Giuffredi, invece, già operatrice della sede del Patronato di Augsburg, ha fatto una riflessione sui costi e sulla riorganizzazione del lavoro  tra le sedi del Patronato. Patrizia Mariotti, tra le altre cose, ha parlato anche di un'auspicabile presenza e potenziamento del servizio consolare ad Augsburg e dei servizi consolari in generale, citando alcuni recenti disguidi capitati a lei e ad altri connazionali.

 

Subito dopo ha preso la parola il Dr. Riccardo Cecchi, in rappresentanza del Circolo di Augsburg che, dopo aver salutato i convenuti, ha  fatto  una breve riflessione sul Movimento e sul Patronato, auspicandosi, anche lui, un potenziamento e una maggiore coesione tra Movimento e Patronato.

 

Come sempre molto ampia la relazione di Macaluso sulle attività svolte nel trascorso quadriennio, ma soprattutto sulle nuove prospettive e sfide con cui le ACLI Baviera dovranno confrontarsi in futuro, spaziando dalle poltiche sociali, ai processi d’integrazione in Germania delle Comunità  italiane; dalle problematiche scolastiche e di mantenimento delle culture d’origine, alla partecipazione politica; dal rilancio del tesseramento delle ACLI, ai servizi consolari; dal coinvolgimento dei giovani, ai nuovi flussi d’emigrazione. Non mancando di riferire sulla sua recente visita all'Assemblea Regionale Siciliana e all'Amministrazione Comunale di Palermo.

 

Continuando, Macaluso ha indicato ai presenti anche il socio Dr. Francesco Messana, valente Editore e Redattore di alcune testate giornalistiche dedicate all'emigrazione (Vita e Lavoro, La Voce della Baviera...), che – da decenni – dà generosamente spazio alle notizie che riguardano le ACLI, fornitegli anche da lui stesso, ma anche da Grasso, che cura – anche lui da molti anni – l'immagine delle ACLI Baviera nelle pagine del sito:   www.aclibaviera.altervista.org, uno dei numerosi siti, da lui amministrati.

 

A questo punto anche Grasso non ha mancato di invitare i vari circoli presenti a tenersi a più stretto contatto tra di loro, come già fatto dagli altri oratori negli interventi precedenti, chiedendo ai presenti di inviare a lui o a Messana tutte le notizie riguardanti le loro attività. Notizie che potranno essere utili per spunti ed idee da realizzare in comune; citando anche un suo recente articolo apparso a pag. 16 e anche online nel numero di Febbraio del Corriere d'Italia e del Webgiornale, articolo in cui invita la redazione a divulgare alcune notizie utili alla Comunità.

 

Quindi il Presidente Macaluso, dopo aver invitato i convenuti, disposti a candidarsi come Consiglieri Regionali, a compilare i moduli appositi,  chiarendo che 5 dei 15 posti nel Consiglio Regionale erano riservati ai Presidenti di Circolo. Per ciò che riguarda la nomina dei  Delegati per il Congresso delle ACLI Germania ha spiegato, invece, che a questo Congresso di Aprile sarebbero andati o potuti andare i Delegati Regionali presenti, che possono essere desunti dalla tabella qui linkata.

 

E poi è arrivato il momento della colazione di lavoro... e qui bisogna fare un prosit al Circolo Sardo al completo e agli Aclisti che si sono resi disponibili per la distribuzione dei deliziosi piatti in programma – letteralmente spolverati – e che hanno lasciato completamente soddisfatti e convenientemente ritemprati gli intervenuti, che, carichi di nuove energie, sono stati immediatamente pronti ad affrontare le successive fasi dei lavori.

 

Lavori che sono proseguiti con l'appassionata esposizione da parte di Macaluso e la completa approvazione della Mozione del Congresso da parte dei convenuti, che subito dopo – presentandosi, uno dopo l'altro, alla Commissione Elettorale, composta da: Maria Giovanna Cossu, Francesco Bibbò e Giula Giuffredi –   hanno potuto esprimere il loro voto per l'elezione dei Consiglieri Regionali, che sono stati proclamati alle 17:00, subito dopo l'immancabile foto di gruppo finale.

 

Qui di seguito – in ordine alfabetico – i 5 Presidenti di Circolo, Consiglieri Regionali di diritto (tra parentesi i Circoli di provenienza: A=Augsburg, Ho=Holzkirchen, KAR=Karlsfeld, KF=Kaufbeuren, KE=Kempten):

Del Libano Francescoo  (A), Franco Paolo (KE), Macaluso Carmine (KF), Sansone Mauro (KAR), Sileo Rocco (Ho); e i 10 Consiglieri Regionali eletti, sempre in ordine alfabetico: Acquavia Vito (Ho), Augelli Paola (KF), Bibbò Pasquale (KF), Cecchi Riccardo (A), Eberle Barbara (KF), Finazzo Salvatore (KF), Grasso Fernando (KE), Macaluso Ursula (KF), Marando Grenci Guglielma (KE), Mariotti Raab Patrizia (A), che si riuniranno al più presto per procedere all'elezione del Direttivo delle ACLI Baviera. Consiglieri primi non eletti: Iozzia Salvatore (KF), Marando Lorenzo (KF) e Mastrostefano Emilio (KE).

 

Tra i presenti non ancora nominati: íl Socio del Circolo di Augsburg, Wolfgang Raab (distintosi particolarmente per il prezioso aiuto durante la colazione di lavoro, insieme alla Consorte Patrizia e alle altre Acliste presenti già nominate),  i Delegati del Circolo di Holzkirchen: Giacomo Nardiello e Donato Sileo; il Delegato del Circolo di Karlfeld: Salvatore Cascetta;  i Delegati del Circolo di Kaufbeuren-Marktoberdorf: Paola Augelli, Salvatore Finazzo, Lucio Giamattei, Salvatore Iozzia, Lorenzo Marando, Nicolò Gueccia, Alfredo Martini Pulese, Mario Metrangolo, Luigi Veneruso, Antonio Vespa.

 

I lavori del Congresso, come già accennato sopra, sono terminati poco dopo le 17:00. I 15 Consiglieri eletti si sono dati appuntamento ad una prossima riunione, allo scopo di procedere all'elezione del Consiglio di Presidenza. I 32 Delegati  si incontreranno il 14 e 15 Aprile al XII Congresso delle ACLI Germania a Stoccarda. Fernando A. Grasso

 

 

 

 

Il Console di Dortmund Franco Giordani ha incontrato il Presidente del distretto di Arnsberg Hans Josef Vogel

 

Dortmund - Prosegue il ciclo di incontri istituzionali del Console d’Italia a Dortmund Franco Giordani, che la scorsa settimana ha incontrato ad Arnsberg il Presidente dell’omonimo distretto governativo, Hans Josef Vogel.

Il distretto governativo di Arnsberg – riporta il Consolato – è uno dei tre distretti – insieme a quello di Detmold e Münster – che compongono la circoscrizione consolare di Dortmund. Ad esso fanno capo importanti città della circoscrizione consolare di Dortmund come Bochum, Hagen, Hamm e la stessa città di Dortmund.

Dopo un iniziale scambio di informazioni in merito ai relativi ambiti di competenze, i due interlocutori hanno avuto modo di andare oltre, arricchendo la conversazione di opinioni e vedute su svariati temi. Uno di questi è stato l’Unione Europea e la necessità di rafforzare ancor più i rapporti e gli scambi economici, industriali e culturali dei paesi che la compongono. In particolare – è stato sottolineato durante l’incontro – la collaborazione, tra due Paesi fondamentali dell’Unione quali l’Italia e la Germania, è importante soprattutto nell’ambito turistico, gastronomico e della moda. In tale prospettiva il Console Giordani ha rimarcato quanto sia fondamentale sviluppare connessioni e produzioni comuni. Dip 23 

 

 

 

I recenti temi di Radio Colonia, programma quotidiano di Cosmo/Wdr

 

Radio Colonia, il programma quotidiano in lingua italiana della radiotelevisione pubblica COSMO/WDR segue, come già avvenuto in passato, con grande attenzione la campagna elettorale nella ripartizione Europa. In vista del voto del 4 marzo ha realizzato uno speciale in cui sono confluiti il bilancio del lavoro svolto dai parlamentari eletti in Europa che si ricandidano, le richieste degli italiani all’estero ai candidati, naturalmente i programmi dei partiti, vari fact-checking sulla sostenibilità delle proposte elettorali e un approfondimento sui (tanti) temi assenti in questa campagna elettorale.

Con l’aiuto del dr. Pietro Falcone del Consolato generale di Colonia ha inoltre spiegato come si vota correttamente e ha cercato di rispondere alle domande tecniche e ai dubbi degli ascoltatori sul sistema di voto all’estero.

 

SPECIALE ELEZIONI IN ITALIA. Clicca qui per sentire interviste e servizi

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/speciale/elezioni-italia-100.html

Le liste e i candidati in Europa:

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/candidati-voto-estero-europa-100.html

Gli approfondimenti di questa settimana: Voto estero: il dibattito

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/dibattito-garavini-billi-margari-100.html

Le altre liste in Europa. Quali sono le priorità dei candidati delle liste dei partiti minori in lizza nella Ripartizione Europa? Luciana Mella ha sentito i candidati.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/partiti-minori-100.html

Tutto quel che c'è da sapere sul voto all'estero

Con l'aiuto di Pietro Falcone, responsabile dell'ufficio elettorale del Consolato generale di Colonia, abbiamo cercato di rispondere a tutte le domande - tecniche e non solo - sul sistema di voto degli italiani all'estero.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/voto-all-estero-100.html

La campagna nella rete

Scarsi i manifesti elettorali nelle città. Anche i politici italiani si conquistano l’elettorato a colpi di #hashtag, cinguettii, post e trucchi più o meno leciti. Chi sono i re politici dei social? E come sfruttano twitter, facebook & co.? Ce lo rivela Policom.online che sta monitorando questa campagna elettorale.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/campagna-social-media-100.html

Pochi contenuti, tante polemiche. La campagna elettorale si avvia alle battute finali, ma come la vedono i tedeschi? Lo abbiamo chiesto a Constanze Reuscher, storica corrispondente a Roma per "Die Welt".

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/elezioni-viste-da-una-tedesca-100.html

 

20.02.2018 Caterina Avanza per Macron

Lavora dietro le quinte, ma ha un ruolo decisivo nel giovanissimo partito fondato da Emmanuel Macron, La République en marche.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/eccellenze-italiane/caterina-avanza-100.html

 

19.02.2018 Quanto è sicuro il mais ogm? È stato salutato come uno studio rivoluzionario sul mais geneticamente modificato. Un team della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa afferma che il mais ogm non è rischioso né per la salute dell’uomo, né per l’ambiente. Esperti a confronto.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/mais-ogm-100.html

 

16.02.2018 Piena intesa fra Gentiloni e Merkel. Incontro a Berlino fra i premier Gentiloni e Merkel. Ricordati gli eccellenti rapporti bilaterali, i colloqui si sono concentrati sui temi europei, come la migrazione e la sicurezza. E di sicurezza si parla anche a Monaco nell'annuale conferenza.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/intesa-gentiloni-merkel-100.html

 

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-246.html

 

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati

I commenti sportivi di Agnese Franceschini

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/index.html

 

15.02.2018 Tempo di cinema a Berlino. Al via la Berlinale, il Festival del Cinema di Berlino. Da oggi fino al 25 febbraio, saranno mostrati 400 film, divisi in sei sezioni. In corsa per l’Orso d’Oro anche un film italiano, “Figlia mia” di Laura Bispuri. In collegamento per noi Giulio Galoppo.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/berlinale-196.html

 

Il paese rinasce con i migrant. I duecento abitanti di Petruro Irpino hanno accolto alcune famiglie di migranti. Con il programma ministeriale Sprar danno loro lavoro. Ce lo racconta il sindaco Giuseppe Lombardi.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/petruro-irpino-migranti-100.html

 

14.02.2018. Campagna elettorale senza debito pubblico

Un altro grande assente nella campagna elettorale è il debito pubblico. L'economista Nicola Rossi dell'Istituto Bruno Leoni ci elenca le misure necessarie per ridurre il deficit pubblico.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/debito-pubblico-elezioni-100.html

 

Lisa Mazzi, italiana dell'anno. Il riconoscimento del Comites di Berlino va a Lisa Mazzi per il suo lavoro svolto con l'associazione ReteDonneBerlino, sempre più polo di riferimento anche per le giovani che arrivano dall'Italia.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/lisa-mazzi-premio-comites-100.html

 

Una tragedia dell'emigrazione

52 anni fa, il 15 febbraio del 1966, 15 operai italiani e due pompieri di Locarno persero la vita nella tragedia di Robiei, nel Canton Ticino. Alessandro Bertellotti, giornalista della Radiotelevisione svizzera italiana, ha ricostruito quella vicenda insieme a Monica Bonetti, figlia di Piero, una delle vittime italiane.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/tragedia-robiei-emigrazione-102.html

 

13.02.2018 Lo scandalo Oxfam. Le orge ad Haiti e in Ciad da parte di alcuni collaboratori Oxfam erano già noti, ma è solo ora con le rivelazioni del "Times" che lo scandalo assume una dimensione pubblica. Da Londra abbiamo sentito il corrispondente Rai, Marco Varvello.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/oxfam-scandalo-102.html

 

Odio senza fine. L’antisemitismo in Germania sembra non aver fine. È quanto emerge dai dati di un recente rapporto della polizia. Nel 2017 ogni giorno sono stati denunciati quattro attacchi ai danni di ebrei.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/antisemitismo-germania-102.html

 

La mia Europa

È il titolo del concorso rivolto a giovani italiani che vivono nell'Unione europea fuori dall'Italia e che in un video sono invitati a raccontare la loro Europa.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/la-mia-europa-104.html

 

12.02.2018. Mygrants, la webapp per migranti

Mygrants da pochi mesi online è già un successo. Attraverso quiz la piattaforma dà informazioni utili per i migranti da poco in Italia ma soprattutto individua fra loro talenti e professionalità.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/piattaforma-mygrants-102.html

 

09.02.2018. La sanità non è tema da campagna elettorale

Manca meno di un mese alle elezioni politiche in Italia. La campagna elettorale è entrata nel vivo e non si può non notare la mancanza di diversi temi: i grandi assenti. Tra questi, la questione della sanità, regolata dal Sistema Sanitario Nazionale, che, proprio quest’anno, compie 40 anni.

 https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/sanita-non-campagna-elettorale-100.html

 

Canta, che ti passa. Alla vigilia del "gran finale" del Festival di Sanremo, parte il conto alla rovescia, mentre l'Italia già comincia a tirare le somme: ascolti da capogiro, intrattenimento di qualità e canzoni, vere protagoniste, di alto livello, ma che sanno fare l'occhiolino alla popolarità.

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/musik-archiv-italien-102.html  RC/De.it.press

 

 

 

 

Domenica 11 marzo giornata della memoria a Ravensbrück, il principale lager femminile della Germania nazista

 

Berlino - Il Comites Berlino organizza per domenica 11 marzo una giornata dedicata alla memoria delle decine di migliaia di donne, tra cui molte italiane, che persero la vita assieme ai loro bambini nel campo di concentramento di Ravensbrück, alle porte di Berlino, il principale lager femminile della Germania nazista.

Il programma prevede il transfer in pullman con partenza alle ore 9:00 dall'Ambasciata d'Italia a Berlino (Hiroschimastr. 1, 10785 Berlin-Tiergarten). La guida della giornata, che si terrà interamente in lingua italiana, sarà Johanna Kootz, curatrice della traduzione in tedesco del libro "Le donne di Ravensbrück", che durante il viaggio presenterà la storia del campo di concentramento e delle prigioniere italiane. Arrivati a Ravensbrück, dopo una pausa caffè ci sarà la visita guidata al campo di concentramento, con un momento istituzionale che vedrà la deposizione di fiori sulle acque del lago. A seguire il pranzo, e nel primo pomeriggio visita guidata alla mostra centrale del Memoriale, con partecipazione al vernissage della mostra di fotografia di Renzo Carboni "Ravensbrück tra scrittura e fotografia". L'arrivo a Berlino è previsto per le ore 18:00.

I partecipanti, ai quali è chiesto un contributo simbolico per contribuire alle spese dell’evento, sono invitati a portare dei fiori (rose o garofani rossi) da deporre sulle acque del lago e in vari punti della visita. Per ulteriori informazioni si può contattare il Comites all’indirizzo www.comites-berlin.de. dip 

 

 

 

 

A Berlino, capitale europea delle aziende giovani, una startup romana

 

“Creatività, basso costo degli affitti e uno Stato che aiuta chi vuole investire: sono le ragioni principali per cui Berlino dal 2012 è di ventata, dopo Londra, la capitale europea delle startup, ovvero di quelle aziende giovani che offrono servizi legati a internet e hanno pochi anni di vita. È una città diversa da quella in cui arrivai nell’estate del 2007. Allora c’erano poco lavoro e pochi investimenti dall’estero. Ora il trend è opposto. E non per forza è un bene”. A parlare è Leandro Frigerio, romano, classe 1977, una laurea in Scienze della comunicazione a Tor Vergata, dal 2001 consulente informatico prima nella capitale italiana e poi in quella tedesca. A Berlino nel 2012 Leandro ha fondato una startup specializzata nello sviluppo di software, online marketing e pianificazione di strategia per il mercato digitale”. Ad intervistarlo è stato Andrea D’Addio per il “Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero”.

“Ma perché trasferirsi in Germania? “Sono arrivato a Berlino per curiosità, attratto dalla vivacità della città – premette –. La mia meta finale era l’Olanda, all’epoca reputata il posto giusto per chi voleva lavorare nel digitale. E invece sia il lavoro che, soprattutto, l’incontro con quella che poi è diventata mia moglie e la madre di mio figlio (il secondo è in arrivo) mi hanno convinto a restare”.

Al cuore (e agli affari) non si comanda. Dopo tante soddisfazioni e molti sacrifici, però, qualcosa ora per Frigerio è di nuovo in movimento. “Berlino sta crescendo a prescindere dalle conseguenze della Brexit e dal graduale abbandono di Londra da parte di tante aziende. Non penso, però, che tale fenomeno durerà a lungo. Già quest’anno, rispetto al 2014 potrebbero nascere molte meno nuove aziende. Sta cambiando il modello di business, si sta capendo che non tutte le idee legate al digitale sono destinate ad aver successo, sia qui che altrove”.

A Berlino, dunque, si respira aria di svolta. Il grande afflusso di investitori ed espatriati negli ultimi anni ha cambiato volto alla capitale: “Gli affitti non sono più economici come un tempo e anche il costo della vita in generale sta raggiungendo la media delle altre città tedesche. C’è il rischio di un “effetto boomerang”” avverte Frigerio, ben consapevole che – quando si parla di nuove imprese gestite da giovani – l’incertezza è sempre in agguato.

“Flessibilità e precarietà sono due parole d’ordine – conferma Leandro, parlando ancora di startup –. Poiché si tratta di piccole realtà, a volte gli orari non esistono. Ho conosciuto molte aziende simili da vicino e non sempre mi ci sono trovato bene. Per fortuna in Germania le offerte ancora non mancano, quindi ho potuto cambiare”. Reinventarsi in un terreno così complesso – dove per giunta solo tre lavoratori su dieci sono donne – non è però una passeggiata. Per questo alla domanda: “Sarà Berlino per sempre?”, Frigerio non esclude colpi di scena: “Difficile dirlo. È una città avvincente quando si è da soli, ma ora che il mio primo figlio comincia a entrare nell’adolescenza, l’idea di un contesto più tranquillo non è poi così assurda”. MsA 

 

 

 

 

Recita di carnevale alla Scuola Italo-Tedesca di Wolfsburg

 

Wolfsburg – Si è svolta la scorsa settimana la tradizionale recita di Carnevale della sezione primaria della Scuola Italo-Tedesca di Wolfsburg.

Protagonisti dell'iniziativa, intitolata “Gran festa a suon di...bastonate!”, gli alunni delle quarte classi, che hanno recitato alla presenza del console generale di Hannover, Giorgio Taborri, del dirigente scolastico Anna Maria Marzorati dell'Ambasciata d' Italia di Berlino, dell'agente consolare d' Italia a Wolfsburg Barbara Tarullo, autorità locali e scolastiche di Wolfsburg.

Alunni e alunne di diverse nazionalità – si legge in una nota diffusa dal consigliere del Cgie, Paolo Brullo - hanno recitato in un italiano perfetto un'allegra storiella nei costumi tradizionali della Commedia dell'Arte: Arlecchino, Pulcinella, Balanzone, Brighella, Pantalone, Colombina, Esmeranda, Scarpino, Meneghino, ecc.

La recita della Commedia dell'Arte fa parte del curriculum scolastico della Scuola Bilingue Leonardo da Vinci, una scuola statale tedesca che offre l' insegnamento bilingue dalla prima alla 10 classe (collegata all' inizio con una asilo bilingue Pinocchio-Gruppe) e termina con la maturità (riconosciuta in Germania e Italia) con l' accordo con il Gymnasium Vorsfelde.

Quest'anno sono anche in programma i festeggiamenti per il 25esimo anniversario della nascita della Scuola. (Inform)

 

 

 

 

Le nuove tendenze del turismo tedesco. L’Enit a Monaco di Baviera per la fiera F.RE.E

 

Monaco di Baviera - L’Agenzia ENIT è ritornata quest’anno, dal 21 fino al 25 febbraio, alla fiera F.RE.E (acronimo di Freizeit REisen Erholung, “tempo libero, viaggi e relax”) di Monaco di Baviera, considerata una delle più importanti piattaforme promozionali sul mercato tedesco. La caratteristica principale della manifestazione è che il pubblico può provare delle attività e comprare viaggi direttamente in fiera.

I temi principali dell’edizione 2018 sono sei e riflettono i trend più attuali e la domanda di nuovi prodotti: Viaggi, dalle vacanze-studio al turismo scolastico e di avventura; Ciclismo, con proposte di itinerari ed equipaggiamento per appassionati della bicicletta; Caravan & Camping, dalle offerte di viaggio fino alle attrezzature da campeggio; Crociere sui fiumi e nel mare aperto; Outdoor con proposte per trekking, hiking e arrampicate; Sport acquatici: canottaggio, kayak, vela e windsurf.

Allo stand Italia erano presenti 9 regioni italiane (Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Umbria) e il Consorzio TAS – Terme Euganee per presentare le novità della loro offerta turistica.

Presentato  il 21 “Il Cuore d’Italia”, progetto dedicato al Centro Italia, ed il 22 febbraio, il Delta del Po, con il Comune di Comacchio e la città di Ferrara, per presentare l’offerta combinata dei prodotti natura, mare e cultura. Giornalisti e operatori tedeschi sono stati invitati a una conferenza organizzata dal Consorzio Maremmare in Toscana.

F.RE.E è la più importante rassegna turistica della Germania meridionale riservata al trade e al grande pubblico con 1.300 espositori provenienti da 60 paesi e 135.000 visitatori nelll’ultima edizione.

Secondo i dati dell’Istituto GfK, la Baviera è il principale bacino di flussi turistici dalla Germania verso l’Italia, grazie anche alla vicinanza geografica: infatti circa il 34 % dei turisti tedeschi in Italia proviene da questo Land, regione traino per l’economia tedesca, con un potere di acquisto elevato e disponibilità ai consumi. Dip 26 

 

 

 

Messaggio del presidente del Comites di Colonia Silvio Vallecoccia in vista del voto: appello alla partecipazione

 

Colonia – In vista del voto del 4 marzo, l'appello alla partecipazione del presidente del Comites di Colonia, Silvio Vallecoccia, che ricorda anche a tutte le elettrici ed elettori della circoscrizione consolare di contattare il Consolato nel caso non fosse ancora arrivato il plico elettorale.

“Noi, cittadine e cittadini italiani residenti all’estero, siamo chiamati a votare per i candidati che si presentano nella Circoscrizione estero per corrispondenza – scrive Vallecoccia, richiamando parte dell'articolo 48 della Costituzione sul voto “personale ed eguale, libero e segreto” e sul suo esercizio quale dovere civico.

“Abbiamo l’opportunità di eleggere i nostri rappresentanti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica! Ogni voto ha lo stesso valore! Il voto è legato a Voi, personalmente! Abbiamo l’opportunità di esprimerci liberamente e segretamente. Usiamo questa libertà! Non affidiamo il nostro voto ad altri, siano questi familiari o conoscenti – scrive il presidente del Comites, evidenziando inoltre “il dovere di discutere, informarci, farci una nostra opinione e poi votare secondo coscienza”. “Questo diritto – aggiunge - lo hanno conquistato i nostri antenati! Nel 1912 l’allora Parlamento italiano approvò l'estensione del diritto di voto a tutti i cittadini maschi. Nel 1946 il diritto di voto fu esteso alle donne. Alla fine del 2001, dopo numerosi anni di petizioni e dibattiti, fu approvata una legge che permette a noi cittadine e cittadini italiani residenti all'estero di votare per corrispondenza. Non sprechiamo quello che abbiamo ereditato dai nostri predecessori!” “Esercitiamo il nostro voto – si legge nell'appello conclusivo: - è un nostro diritto, è un nostro dovere, nei confronti della nostra Nazione, per le nostre concittadine e concittadini, per le persone che ci stanno a cuore”. Inform/dip

 

 

 

Colonia. Il 14 marzo all'IIC la conferenza “La canzone tedesca e l’immagine dell'Italia”

 

Colonia - Si terrà il prossimo 14 marzo all'Istituto Italiano di Cultura di Colonia la conferenza “I pescatori di Capri. La canzone tedesca e l’immagine dell'Italia” di Alessandra Riva.

La conferenza, che si svolgerà in lingua tedesca, sarà ad ingresso libero.

Alessandra Riva ha realizzato una ricerca scientifica sulla tematica e pubblicato il volume “Viaggi immaginari in Italia. Un’analisi letteraria e culturale della canzone tedesca incentrata sull’Italia” che presenterà in Istituto alle ore 19.00.

“Ancora oggi in Germania” spiega la ricercatrice “sono molto popolari numerose canzoni degli anni Cinquanta e Sessanta come “Capri-Fischer”, “Komm ein bißchen mit nach Italien” o “Im Hafen von Adano”. Sulle note di queste canzoni, i tedeschi di un paio di decenni fa sognavano dell’amore, del mare azzurro e dei suoni del mandolino. Queste canzoni italiane non sono soltanto musiche d’intrattenimento di poca pretesa, ma rispecchiavano soprattutto la storia e la società tedesca, svolgendo un ruolo importante nel dopoguerra”. (aise/dip) 

 

 

 

 

L’on. Garavini a Francoforte: “Con il PD al Governo grande sostegno al Made in Italy”

 

Francoforte. “Là dove le imprese italiane si dedicano all’internazionalizzazione, riescono spesso ad eccellere. Il Partito Democratico ne è consapevole. Ecco perchè in questi anni di Governo di centro sinistra abbiamo sostenuto chi è in grado di favorire concretamente la internazionalizzazione delle Piccole e Medie Imprese: le Camere di Commercio italiane all’estero. In soli quattro anni, grazie ai nostri interventi, le risorse stanziate per questo settore sono aumentate di quattro volte, passando da 4,4 a 16,5 milioni di euro per il periodo quinquennale 2015-2020”.

“Risorse che vanno quindi a beneficio di chi rappresenta un punto di riferimento per quelle aziende, anche medio piccole, che intendono esportare. Ed i risultati iniziano a vedersi. L‘istat ha attestato un avanzo commerciale per il 2017 di 47,5 miliardi. Significa che la differenza tra il valore dei beni esportati e quelli importati dà origine ad un surplus che è estremamente positivo per il paese, perchè si tramuta in ricchezza ed in posti di lavoro. Un surplus a cui anche la rete camerale, grazie alle misure da noi messe in campo, ha certamente contribuito.

„In questi anni, con i nostri Governi, abbiamo dimostrato di sapere promuovere l’imprenditoria con iniziative concrete. Adesso È importante non interrompere questo ciclo virtuoso, facendo sì che il PD possa tornare al Governo per proseguire questa grande stagione di riforme”.

Lo ha dichiarato Laura Garavini, Capolista PD al Senato per la Circoscrizione Estero-Europa, intervenendo a Francoforte, all’eveno „Innovazione e Investimenti tra Italia e Germania, promosso dal Gruppo Borghi - T-ERRE Deutschland GmbH. De.it.press

 

 

 

Chi è Andrea Nahles, la prima donna alla guida dell’Spd

 

Famosa, in Germania, lo è già per il salario minimo che porta la sua firma. Da oggi, lo sarà ancora di più e la sua fama sfonderà i confini domestici. Andrea Nahles è passata alla storia questo pomeriggio come la prima donna salita alla guida dell' Spd, un primato che segna indubbiamente una svolta nei 155 anni di storia del partito socialdemocratico tedesco. Ma l'ambiziosa politica, ministro del Lavoro dal 2013 al 2017 e resa famosa dalla sua ostinato battaglia per introdurre il salario minimo (8,50 euro all'ora), non si accontenterà di divenire leader “temporaneo”. Oggi subentra in corsa per prendere il posto dell'uscente Martin

Schulz, tra mille polemiche, ma la strada è lunga e scoscesa: dovrà essere confermata leader dal voto della rosa ristretta dei delegati al Congresso di marzo o addirittura, questa un'ipotesi dell'ultim'ora, con una votazione estesa a tutti gli iscritti. Nahles è la portavoce dell'ala più di sinistra del partito, in contrapposizione alla virata verso destra impressa da Schulz: la scommessa di chi intende affidarle la rinascita dell'Spd è quella di ripescare voti e consensi nelle correnti di sinistra del partito.

Le prime sfide

Prima ancora di prendere il posto di Schulz, Andrea Nahles è già stata sfidata da una rivale: la sindaca di Flensburg Simone Lange, 41 anni, a sorpresa ha inviato stamattina una lettera alla segreteria per candidarsi alla guida dell'Spd: anche lei, come Nahles, era già segnalata tra le donne in ascesa nel partito socialdemocratico e questo è il momento per giocare le sue carte. Nahles ha però mire più alte che vanno ben oltre la leadership del suo partito: la sua ambizione è divenire cancelliere: “o casalinga, o cancelliere” era il suo sogno in gioventù.

Per arrivare a tanto, nel 2021 se non prima, dovrà prima di tutto rilanciare e rafforzare l'Spd che oggi l'accoglie con il peggiore sondaggio della sua storia, un gradimento crollato al 16,5% che lo distanzia di solo l'1,5% da AfD (Alternative fur Deutschland).

Nahles si è schierata con la passione e la determinazione che la contraddistinguono a favore della GroKo, della Grande Coalizione fortemente voluta da Schulz: e questa strada per lei si presenta tutta in salita, nel suo partito dilaniato dai dubbi sui pro e i contro delle alleanze governative con Cdu-Csu.

La svolta a sinistra con maniere forti

Nahles, 47 anni, laureata a Bonn in filosofia, lettere e scienze politiche, è soprattutto nota per le sue maniere forti e per il suo modo diretto di affrontare i problemi e anche le persone.

Chi lavora con lei racconta di come non abbia peli sulla lingua, perché le piace andare subito al sodo. E di tempo, infatti, non ne ha: l'Spd ha registrato il peggiore risultato elettorale della sua storia, lo scorso 24 settembre, prendendo il 20,5% dei voti ma gli ultimi sondaggi lo hanno visto scendere al 18% circa un mese fa e oggi al 16,5% (sondaggio Insa).

Nahles è pronta a rimboccarsi le maniche: è entrata nell'Spd a 18 anni, è stata eletta alla guida dei Jusos nel 1995, quegli stessi Jusos che adesso le remeranno contro perchè sostenitori del #NoGroKo. In arrivo come prima donna alla guida del partito socialdemocratico, è stata la prima donna alla guida dell'Spd nel Bundestag, un incarico che le è stato affidato subito dopo le elezioni di settembre. Tra le sue battaglie perse, l'introduzione di nuove regole anti-stress per i lavoratori: fu bloccata da A. Merkel. CE 14

 

 

 

Spd, vertici in altalena: tutto si deciderà dopo il referendum del 4 marzo sulla Grande Coalizione

 

Dibattito serrato nel paritito di Schulz: entro tre mesi congresso per confermare la presidente Andrea Nahles. Ma c'è già una contro-candidata, la sindaca di Flensburg, Simone Lange – di Tonia Mastrobuoni

 

Un partito si è svegliato. Dopo anni di logoranti Grandi coalizioni e opposizioni col broncio, di ermetiche gestioni autoreferenziali e congressi bulgari culminati nell’incredibile 100% di un anno fa che incoronò Martin Schulz candidato cancelliere, la Spd ha riscoperto il gusto del dibattito. Che è esploso, tuttavia, con la furia di un’amante tradita, con una passione iconoclasta che ora rischia di spazzare via tutto. Anche di mettere in difficoltà la prima candidata donna in un secolo e mezzo, Andrea Nahles.

 

La capogruppo Spd sarà confermata oggi dal direttivo alla guida commissariale del partito. Ma entro tre mesi, un congresso dovrebbe approvare la decisione di nominarla presidente. E Nahles è finita talmente nella bufera che è spuntata già una contro-candidata, la sindaca di Flensburg, Simone Lange. La quarantunenne ha scritto una lettera al partito lamentando scelte “che riguardano tutto il partito e l’intero Paese e vengono prese da un ristretto gruppo di persone”.

 

Nahles ha avuto il torto di farsi lanciare su quella poltrona dal re in fuga, da quel Martin Schulz che aveva cercato disperatamente di assicurarsi un posto al sole nel prossimo governo. Una settimana fa si era sbarazzato dell’incarico con palese sollievo, pronto ad innalzarsi a ministro degli Esteri. Poi i vertici lo avevano spinto a più miti consigli, ma la patata bollente di un partito crollato secondo gli ultimi sondaggi al 16,4% (istituto Civey) è rimasto a lei. E l’impronta di Schulz, di quel gesto frettoloso, rischia di crearle problemi.

 

La base della Spd, ringalluzzita dal referendum che deciderà entro il 4 marzo il destino della Grande coalizione e il futuro dell'Europa e da una discussione interna che dopo anni di sonno profondo si è letteralmente scatenata contro i vertici, sta mostrando segni di insofferenza verso la cooptazione di Nahles. Il direttivo deve affrontare la rivolta di ben tre Land, la potentissima Berlino, ma anche lo Schleswig-Holstein e il Sassonia-Anhalt.

 

L’ala sinistra (abbastanza minoritaria) ha chiesto persino le primarie, per la scelta del prossimo leader dei socialdemocratici. L’associazione dei giuristi socialdemocratici insiste che non ci sono le basi statutarie per una presidenza commissariale. E la contro-candidata, Lange, ha già fatto sapere che si augura che spuntino altri rivali. Più dibattito di così si muore. Letteralmente. LR 13

 

 

 

 

In Germania il governo pensa di rendere gratuito il trasporto pubblico per combattere l’inquinamento

 

La proposta inviata al commissario europeo per l'ambiente è stata firmata dai ministri tedeschi dell'ambiente e dell'agricoltura e dal capo della cancelleria - di Gianluigi Spinaci

 

La Germania sta progettando un piano che prevede di rendere i trasporti pubblici gratuiti nelle città colpite da un forte inquinamento dell’aria.

L’idea è stata manifestata in una lettera inviata al commissario europeo per l’ambiente Karmenu Vella, firmata firmata dal ministro dell’ambiente tedesco Barbara Hendricks, dal ministro dell’agricoltura Christian Schmidt e dal capo della cancelleria Peter Altmaier.

La Germania, per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, è sotto la lente di ingrandimento della Commissione europea.

Proprio la Commissione, a gennaio 2018, aveva avvertito che ci sarebbe stata una stretta nei confronti dei paesi membri che avessero dei livelli troppo alti di inquinamento dell’aria, avendo violato le norme dell’Unione europea sugli inquinanti come l’ossido di azoto e il particolato.

Il governo tedesco deve affrontare delle azioni legali legati per i problemi di qualità dell’aria nelle città più popolose.

Nella lettera, gli autori hanno proposto la creazione di zone a bassa emissione di gas, trasporto pubblico gratuito per ridurre l’uso dell’automobile, incentivi extra per chi compra auto elettriche e retrofitting tecnico, ovvero la conversione di un veicolo con motore a combustione ad un veicolo con propulsione elettrica, per i veicoli esistenti, purché ciò sia efficace ed economicamente fattibile. TPI 14

 

 

 

 

Politiche 2018. Le Proposte della CGIL per gli italiani all’estero e la nuova emigrazione

  

Le elezioni politiche del 4 marzo 2018 si svolgono in un contesto che è profondamente mutato rispetto alla consultazione elettorale generale precedente:

la presenza delle nostre collettività all’estero è cresciuta nel corso dell’ultimo decennio, da 3,6 a oltre 5 milioni di persone. In particolare, la cosiddetta “nuova emigrazione”, che già manifestava cinque anni fa segnali di crescita consistente, si è sviluppata negli ultimi tre anni avvicinandosi ai 300mila espatri all’anno. Non si tratta più solo di emigrazione giovanile con livelli medio-alti di scolarizzazione, ma anche di famiglie con i figli al seguito.

In Italia perdurano i bassi livelli di crescita causati da politiche economiche restrittive e di austerity, da insufficienti investimenti, dalla precarizzazione del lavoro, dalla riduzione del welfare; è dunque ipotizzabile che i nuovi flussi di espatri continuino a mantenersi nei prossimi anni su queste dimensioni, analoghe, per entità, a quelle dell’emigrazione degli anni ’60 del ‘900.

Si è dunque aperto un nuovo fronte di attenzione e di intervento che riguarda i diritti e le tutele dei nuovi migranti e delle loro famiglie e, parallelamente, la necessità di riproporre la riflessione sui movimenti emigratori in uscita dal nostro paese, come grande questione nazionale, accanto ai fenomeni immigratori, per il loro impatto che hanno nel presente e a medio-lungo termine per le sorti del paese.

In questo contesto, l’attività legislativa dei nuovi eletti – nel loro compito di rappresentanti delle comunità italiane all’Estero e, al tempo stesso, di Parlamentari della Repubblica – a nostro giudizio deve iscriversi in un quadro valoriale centrato su tre cardini fondamentali:

 

– la piena attuazione del diritto costituzionale al lavoro: un lavoro che sia “dignitoso, contrattualizzato, retribuito, qualificato dalle tutele universali e dalla formazione”.

Un lavoro che sia accompagnato da un quadro di tutele che garantiscano il pieno accesso al welfare a tutti, in qualsiasi fase della propria vita. I parlamentari eletti all’estero saranno chiamati anche ad intervenire sulle questioni della riforma del mondo del lavoro e sulle politiche di welfare: chiediamo loro di impegnarsi ad invertire le politiche neo-liberiste e di austerity messe in campo negli ultimi anni, che hanno contribuito a precarizzare ancora di più il lavoro e ad impoverire le tutele a sostegno di giovani, pensionati, disoccupati, studenti e lavoratori;

– il diritto alla libera circolazione delle persone: nel contesto di ripresa massiva della nostra emigrazione e di un diffuso restringimento del diritto di accesso e soggiorno (dal caso, ad esempio, delle “espulsioni” di cittadini italiani in Belgio e in Germania alle condizioni di accesso e permanenza nella Gran Bretagna post Brexit, ecc.), sarà fondamentale che gli eletti alle massime istituzioni democratiche del Paese operino affinché sia garantito il diritto alla libera circolazione. Ciò vale nell’attenzione alle condizioni dei nostri connazionali espatriati e ciò vale, secondo gli stessi principi di eguaglianza, solidarietà ed inclusività, per i cittadini immigrati in Italia, verso i quali non è possibile perpetrare una politica dettata dalla paura e dal respingimento;

– l’esplicita scelta di campo antifascista e contro ogni discriminazione. In un contesto europeo e mondiale che vede il rigurgito di movimenti xenofobi, intolleranti e spesso esplicitamente razzisti e legati alle tragiche esperienze del fascismo e del nazismo, è fondamentale che i rappresentanti nel parlamento italiano, eletti nel collegi esteri, manifestino esplicitamente la loro profonda convinzione valoriale antifascista e contro ogni forma di discriminazione, applicando poi questi valori nella loro azione parlamentare su ogni tema sociale e civile rispetto al quale saranno chiamati a intervenire.

 

Per il voto del 4 marzo 2018, la CGIL auspica la più ampia partecipazione al voto, fa appello alle istituzioni affinché venga assicurata la necessaria informazione alle elettrici e agli elettori e perché l’esercizio di voto all’estero si svolga nel pieno rispetto di quanto previsto dalla Costituzione.

 

ALCUNE PROPOSTE DI PROGRAMMA

Per le elezioni politiche italiane del 4 marzo 2018, la CGIL propone ai candidati nella Circoscrizione Estero alcune proposte programmatiche che auspichiamo vengano sottoscritte e realizzate.

 

* svolgimento di una nuova conferenza mondiale dell’emigrazione italiana durante la prossima legislatura. A 18 anni da quella del 2000, appare indispensabile predisporre e approfondire una analisi complessiva della situazione in atto e riformulare un approccio organico alle politiche emigratorie saldando insieme diritti e aspettative della vecchia e della nuova emigrazione;

 

* adeguare le risorse a disposizione della migrazione: a fronte di un aumento della consistenza delle collettività emigrate di oltre il 50% e dei tassi di sviluppo della nuova emigrazione, le risorse messe a disposizione sono state, quantitativamente e qualitativamente, del tutto inadeguate. Il parziale recupero di risorse dell’ultimo scorcio di legislatura ha stabilizzano la spesa pubblica a livelli minimi con una riduzione che rimane di circa il 70% rispetto a dieci anni or sono;

 

* rafforzamento della rete consolare e della rappresentanza italiana: i tagli di bilancio hanno inciso gravemente sulla condizione della rete consolare, sull’assistenza diretta ed indiretta, sul funzionamento di Comites e Cgie, sull’informazione, sulla tenuta del tessuto associativo. La questione della tutela e dell’orientamento alla nuova emigrazione non ha visto ad oggi alcun significativo investimento. Restano ampiamente sottovalutate le opportunità di valorizzazione del ruolo delle nostre collettività in riferimento all’internazionalizzazione del sistema paese (formazione professionale, promozione turistica, culturale e imprenditoriale, cooperazione tra l’Italia e i paesi di accoglimento);

 

* formalizzare il rapporto tra Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Patronati e associazionismo: proprio per l’aumento dell’entità e per le mutate caratteristiche della migrazione italiana, c’è oggi bisogno di uno sforzo congiunto e sinergico delle presenze organizzate all’estero, in particolare sulla questione della nuova emigrazione. E’ necessario che gli impegni presi vengano rapidamente tradotti in concreti programmi definiti con la partecipazione attiva delle rappresentanze sociali degli italiani all’estero. Ciò può costituire una premessa importante per progettare una nuova politica dell’emigrazione che impegni lo Stato sia a livello centrale che regionale e che coinvolga anche la dimensione europea; i flussi di nuova emigrazione sono infatti determinati dalla mancanza di lavoro causata da scelte di politica economica sbagliate assunte sia a livello nazionale che comunitario;

 

* centri di informazione, orientamento e assistenza per la “nuova emigrazione”: per favorire percorsi di piena integrazione dei nuovi emigrati nei vari Paesi di destinazione e, al tempo stesso, tutelarne i diritti anche nelle fasi di mobilità tra un Paese e l’altro, è urgente l’attuazione di un programma integrato di accompagnamento, orientamento e assistenza della nuova emigrazione, condiviso e partecipato da Associazioni e Patronati, che si avvalga del diffuso tessuto di strutture sociali presenti all’estero, dei Comites e della rete dei Consolati;

 

* lingua, cultura e formazione: l’insegnamento della lingua italiana costituisce un diritto dei nostri giovani all’estero e, insieme, un’occasione importante di valorizzazione della cultura italiana nel mondo. E’ quindi indispensabile potenziarne le risorse, garantire la tenuta della rete degli enti gestori e una governance pubblica in grado di programmarne lo sviluppo e la qualità. Altrettanto importante e qualificante per la ricostruzione di una politica organica per l’emigrazione è la riattivazione del programma di formazione professionale del Ministero del Lavoro destinato agli italiani residenti in paesi extraeuropei, che costituisce elemento di importante valorizzazione delle competenze interculturali delle nuove generazioni dell’emigrazione nei processi di cooperazione economica e culturale tra Italia e paesi extraeuropei e per il potenziamento del sistema paese.

 

* associazionismo: la realtà associativa va tutelata e sostenuta istituzionalmente in quanto momento basilare e fondamentale di coesione e di dialogo all’interno delle collettività emigrate, di cittadinanza attiva, di costruzione di reti di solidarietà e di lavoro comune, di rinnovamento e adeguamento ai nuovi contesti, come emerso anche nella recente costituzione del Faim.

 

* riforma COMITES e CGIE: sul piano delle questioni legate alla rappresentanza va superata ogni ambiguità di sovrapposizione dei momenti di rappresentanza: la presenza dei parlamentari dell’estero non svuota, anzi accresce la necessità di momenti di rappresentanza di base (COMITES) e intermedi (CGIE). Va tutelato il principio ispiratore della legge istitutiva del CGIE secondo il quale esso è il momento di massima rappresentanza delle collettività emigrate che interloquisce, in piena autonomia, con la rappresentanza parlamentare, con i partiti, con le istituzioni dello Stato centrale e delle Regioni;

 

* Servizio pubblico radiotelevisivo e informazione: Il miglioramento in qualità e diversificazione dell’offerta di informazione della RAI – che ne confermi la valenza di servizio pubblico per gli oltre 5 milioni italiani nel mondo – e il potenziamento delle risorse per la stampa e per l’informazione, anche via web, costituiscono obiettivi importanti da perseguire alla luce dei cambiamenti in atto, della crescente domanda che proviene sia dalle nostre collettività che dal mondo degli oriundi e dalle opportunità di valorizzare, attraverso di esse, l’immagine del nostro paese all’estero;

 

* Piena e reale tutela ai nostri pensionati residenti all’estero: assegno sociale per i pensionati italiani all’estero in difficoltà economiche; in caso di ritorno in Italia, accesso all’assegno sociale senza obbligo di dieci anni di residenza continuativa; migliorare le condizioni normative e burocratiche (nel rapporto tra INPS e banca erogatrice) per le campagne RED e Certificazione Esistenza in Vita, obblighi annuali dei nostri pensionati all’estero che, spesso, per rispettarli sono messi in estrema difficoltà dalle dinamiche burocratiche; garantire il reale mantenimento del valore della pensione all’estero, dove in molti casi (quali Argentina e Venezuela) la pensione è sottoposta ad un tasso di cambio che ne riduce immensamente il reale valore; riconsiderare l’IMU sulla casa in Italia dei pensionati all’estero; sanatoria degli indebiti pensionistici accumulati senza dolo ma per errore di calcolo dell’INPS;

 

* Ratifica delle convenzioni internazionali: le Convenzioni internazionali bilaterali servono ai diversi Paesi per regolamentare norme, diritti e prestazioni sociali da erogare ai cittadini migranti di entrambi gli Stati. L’Italia è oggi un Paese sia di emigrazione che di immigrazione e dovrebbe essere dunque estremamente attivo ad attivare convenzioni bilaterali con i Paesi sia di destinazione dei nostri connazionali , sia di provenienza di cittadini stranieri: però l’Italia si sta purtroppo distinguendo per i ritardi, l’approssimazione e la scarsa volontà politica nella ratifica di molte Convenzioni internazionali. E’ invece quanto mai necessario pervenire a una revisione delle convenzioni esistenti, spesso vecchie di decine d’anni e inattuali, e alla stipula di nuove, per offrire alla vecchia e nuova emigrazione, nonché ai cittadini immigrati nel nostro territorio, condizioni e normative utili alla mobilità e ai cambiamenti epocali in corso.

Il presente documento è condiviso con la F.I.E.I.  Cgil/de.it.press 14

 

 

 

Interventi. Il politico “utile” ed “esperto”. L’Uomo “libero” per gli italiani all’estero, "donne e uomini liberi".

 

Ho ricevuto una bella e commovente lettera da una cittadina italiana residente in Francia dedicata alla mia persona e alla mia attività politica. Lei si rivolge a tutti gli elettori e le elettrici. Io la ringrazio e giro la lettera a voi, care e cari connazionali. Per riservatezza evito di aggiungere il suo nome (GF).

 

Care concittadine e cari concittadini,

noi italiani all’estero abbiamo bisogno di concretezza, le promesse non ci servono, siamo gente pratica e concreta, abituati a convivere con le difficoltà e i successi del nostro lavoro. Per anni abbiamo affrontato il mondo con lo spirito della vera avventura, quello del sacrificio e della libertà che solo il lavoro duro e l’intelligenza ci hanno dato.

Ora dobbiamo pronunciarci, con il voto del 4 marzo, per dare al nostro paese d’origine una stabilità, un futuro che garantisca a noi la dignità di cittadini italiani a tutto tondo e ai nostri figli e nipoti le certezze che servono per costruire una vita degna e coerente. Quella che noi ci siamo conquistati con fatica e forza.

Abbiamo bisogno di uomini e donne che sappiano che cos’è questa libertà di cui noi, cittadini del mondo, viviamo. Solo chi è libero, solo chi sa cosa sia il “viaggio” verso la ricerca di un lavoro “altrove”, di una sicurezza economica e sociale che ci leghi con le realtà europee e con la solidarietà che unisce i popoli, puo’ rappresentarci degnamente.

Ogni candidato che ci propongono partiti e associazioni, gruppi e movimenti sono incatenati alle esigenze di una classe dirigente che poco pensa e ha pensato al popolo extra-muros, fuori dalle mura della polis, della comunità italiana.

Noi italiani all’estero abbiamo bisogno di libertà e sappiamo cosa sia, per questo Gianni Farina: europeo, uomo del “viaggio” attraverso mondi e realtà concrete, che sa cosa sia lavorare all’estero, “uomo libero” nel senso nobile del termine, si ripresenta come deputato alla Camera il 4 marzo.

Con modestia e coraggio ci ha sempre rappresentato; se lo votiamo continuerà a farlo con i saperi e l’esperienza di contatti, ascolto, saggezza politica e conoscenza delle nostre esigenze e dei nostri bisogni, con la sua esperienza umana e la cultura che ha cumulato in questi anni di presenza ininterrotta alla Camera dei Deputati.

Ricco di questo patrimonio di saperi e conoscenze, Gianni Farina si fa carico anche dei bisogni, delle esigenze e dei sogni di questi giovani - e meno giovani - che hanno rifatto le valigie come noi tanti anni fa.

A questi nuovi elettori, nuovi emigranti, liberi e coscienti dei rischi e delle opportunità dell’emigrare oggi, Gianni Farina propone la sua esperienza, i suoi punti fermi e le sue certezze di uomo libero e consapevole del mondo.

Agli altri che vivono in Europa e che ne fanno parte ormai da anni, Gianni Farina è il politico “utile”, il deputato “esperto”; uno come loro ma che sa affrontare i loro problemi col dialogo e l’intelligenza pratica; un parlamentare che conosce i mondi segreti della politica e quello che si cela dietro la facciata del potere. Un deputato capace di assumersi la responsabilità dei loro dubbi e delle loro paure.

Un deputato che ha la visione delle prospettive concrete e che trova soluzioni. Il 4 marzo diamo la preferenza a uno di noi. Votiamo Gianni Farina, un “Uomo libero” per gli italiani all’estero, donne e uomini liberi”. (lettera firmata)

De.it.press 

 

 

 

 

Italiani d’Europa, storie di migranti: Belgio primo capitolo

 

Raccontare l’integrazione europea dal punto di vista dei migranti italiani che l’hanno vissuta in prima persona: è questo lo scopo del progetto “Italiani d’Europa”, il cui primo capitolo, dedicato al Belgio, presentato martedì 13 febbraio al Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale dal sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola e dal direttore di National Geographic Italia Marco Cattaneo.

Il progetto del giornalista Lorenzo Colantoni e del fotografo Riccardo Venturi, vincitore di due World Press Award, guarda sia all’immigrazione passata che a quella contemporanea: il libro e il web documentary (disponibile su www.belgium.italiansofeurope.it) inquadrano il fenomeno e mostrano poi il volto di questa emigrazione tramite una serie di ritratti individuali, dai minatori di Marcinelle fino agli acrobati circensi, dai funzionari europei agli esploratori di inizio Novecento diretti da Anversa verso il Congo Belga. Testi, video e foto, tra cui diari dell’Archivio Diaristico Nazionale, partner del progetto. È il seguito di “Italians and the UK”, progetto sull’immigrazione italiana nel Regno Unito, pubblicato proprio nei giorni della Brexit.

La scelta del Belgio come primo capitolo non è un caso; tuttora gli italiani sono la prima comunità straniera nel Paese. Secondo le stime dell’ambasciata a Bruxelles, si tratta infatti di circa trecentomila persone, prima ancora di francesi, polacchi e marocchini. È il risultato principalmente del mezzo milione di persone che arrivarono in meno di dieci anni (dai primi anni ’50 fino al ’56, principalmente) in un Belgio che allora contava solo otto milioni di abitanti. Quasi il 20% della popolazione: una specie di invasione diretta in due zone circoscritte, l’area della Vallonia (la parte meridionale del Belgio) intorno a Charleroi, Mons e Liegi, e il Limburgo, nelle Fiandre.

Fu la prima ondata migratoria di queste dimensioni verso il Belgio, e non fu semplice affrontarla. L’integrazione degli italiani fu lunga e difficile, tuttora forse incompleta. Nelle miniere a cui la maggior parte degli italiani erano soprattutto destinati le condizioni di lavoro erano spesso drammatiche: se Marcinelle, con i suoi 135 italiani morti a mille metri di profondità l’8 agosto 1956, è la tragedia più evidente, essa fu tuttavia solo il culmine di una lista di incidenti negli anni precedenti. Decine di italiani (e non solo) morti nelle miniere mese dopo mese, che portarono più volte il governo di Roma a riconsiderare e poi sospendere il Protocollo italo-belga, firmato dai primi ministri Achille Van Acker e Alcide De Gasperi il 20 giugno 1946 per l’invio di lavoratori italiani in cambio di importazioni di carbone.

Le condizioni di vita erano altrettanto difficili, con lavoratori individuali prima ed intere famiglie dopo costrette a vivere almeno fino al primo decennio dopo la firma del Protocollo nelle ex baracche destinate ai prigionieri di guerra. Gelide d’inverno, roventi d’estate, e soprattutto isolate dal resto del Paese. Era, in un certo senso, un modo per garantire la temporaneità della presenza italiana in Belgio. Un passaggio che però presto divenne permanente.

Dopo Marcinelle, infatti, molti italiani rimasero in Belgio, tanti passando all’industria grazie ad una deroga speciale del contratto concessa dopo la tragedia. Iniziò la stagione operaia, dei quartieri ghetto di Bruxelles dove erano ancora confinati gli italiani, come Cureghem, ma anche quella della progressiva emancipazione della comunità. Man mano che nasceva l’Unione europea e nuove migrazioni si sostituivano a quella italiana, i nostri connazionali diventavano meno stranieri, sempre di più cittadini comunitari.

Adesso, la geografia della comunità italiana è quella dell’economia belga: la si trova nei 3900 funzionari europei (il 12% del totale), nel fumetto e nella birra, di cui il Belgio è patria, ma anche nei settori solitamente preclusi agli outsider, come l’industria dei diamanti di Anversa. Eppure, nonostante questa evoluzione, uno sguardo sull’immigrazione italiana nel Paese rivela frequenti sovrapposizioni non solo tra il suo passato e il suo presente, ma anche con le nuove, grandi ondate migratorie dall’Africa sub-sahariana e dal Nordafrica.

Di nuovo gli italiani sono tornati un popolo di migranti: secondo i dati della Farnesina, dal 2014 sono di più gli italiani andati a vivere all’estero rispetto agli stranieri arrivati in Italia. Si tratta sì spesso di professionisti qualificati, ma anche di giovani poco preparati all’esperienza della migrazione. Allo stesso modo, le nuove ondate migratorie ripercorrono i passi percorsi dagli stessi italiani: i ghetti dove gli operai italiani si ammassavano sono quelli dove vivono ora i nordafricani. Tra questi Molenbeek, reso famoso purtroppo dagli attentatori di Parigi, ma un tempo quartiere italiano. Loredana Marchi, che lì lavora dagli anni ’70 al centro per l’integrazione Foyer, è una delle persone passate direttamente dal lavorare sull’integrazione degli italiani, a quella di marocchini e tunisini.

Ecco quindi uno dei possibili significati di un progetto che racconti l’Europa tramite il presente e il passato delle migrazioni dei suoi cittadini; perché è la progressiva emancipazione della vecchia comunità che ha permesso alla nuova di presentarsi in maniera differente, come cittadini europei, offrendo poi una lezione di integrazione utile per le successive sfide presentate dalle migrazioni dirette verso l’Europa. Un racconto di migranti italiani, ma valido per tutta l’Unione. AffInt

 

 

 

Nazioni Unite: prima bozza del Global Compact per le migrazioni    

 

New York - La prima bozza del Global Compact per le migrazioni  (GCM), il documento delle Nazioni Unite per la regolazione a livello internazionale delle migrazioni è stata presentata, lo scorso 5 febbraio in un incontro informale e riservato presieduto da H.E. Jürg Lauber, rappresentante permanente della Svizzera, e da H.E. Juan José Gómez Camacho, rappresentante permanente del Messico, che sono stati, riferisce oggi il Sir in una corrispondenza da New York,  tra i facilitatori della conferenza intergovernativa di Puerto Vallarta, dove sono stati raccolti tutti gli interventi e i suggerimenti degli Stati membri.

Il documento suddiviso in quattro sezioni presenta un preambolo, dove sono esplicitate le comuni sfide e responsabilità dei 193 Paesi aderenti al Patto. Seguono 10 principi guida che costituiscono le fondamenta del progetto e una terza sezione che spiega la struttura cooperativa del piano e i 22 obiettivi, declinati in impegni attuabili dagli Stati, secondo quanto previsto dalla Dichiarazione di New York del settembre 2017. Il documento termina con gli strumenti d’implementazione del patto e i meccanismi di revisione e verifica. Ora si apre la fase dei negoziati governativi che proseguirà fino a luglio 2018, mentre in settembre è programmata l’approvazione definitiva del trattato. La bozza zero è stata accolta favorevolmente dalla missione permanente della Santa Sede presso l’Onu. Il nunzio apostolico monsignor Bernardito Auza ha dichiarato che il processo avrà successo se sarà improntato sulle virtù della “prudenza” e della “generosità” e non “sulla competizione tra il diritto degli Stati a controllare i propri confini e la responsabilità di rispettare e proteggere i diritti umani”. Ha poi ricordato, riferisce ancora l’agenzia, che “l’integrazione è un processo a doppio senso, che implica diritti e doveri reciproci tra coloro che accolgono e sono chiamati a promuovere lo sviluppo umano integrale di coloro che sono accolti; e questi ultimi, a loro volta, devono conformarsi alle leggi del Paese che li ospita”. L’auspicio di Papa Francesco, precisa il nunzio, è che questo processo conduca a risultati in grado di rispondere alle sfide di “una comunità mondiale sempre più interdipendente e con un maggiore bisogno di solidarietà e assistenza reciproca”. MP 12

 

 

 

 

Rifugiati. Al via il progetto europeo “Co-creating a Counselling Method for refugee women Gender-Based Violence victims”

 

ROMA - Il Consiglio Italiano per i Rifugiati sta realizzando, in partenariato con SOLWODI (Germania) capofila, G.I.R.A.F.F.A. onlus (Italia), il Consiglio Greco per i Rifugiati, il Consiglio Cipriota per i Rifugiati, Suomen Setlementtiliitto (Finlandia), Jesuit Refugee Services (Croazia), il progetto “Co-creating a Counselling Method for refugee women Gender-Based Violence victims”.

Finanziato dal programma europeo “Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza dell’Unione Europea” (2014-2020), il progetto è volto alla creazione di uno specifico modello di counselling per il sostegno a donne titolari di protezione internazionale e richiedenti, vittime di violenza e persecuzioni legate al genere. Obiettivo è altresì quello di contribuire al miglioramento delle competenze dei professionisti coinvolti a vario titolo nell’assistenza alle donne rifugiate vittime di violenza e persecuzione di genere attraverso un’adeguata formazione, il mutuo scambio di competenze e la creazione di un servizio di supporto specifico (metodo counselling).

La persecuzione e la violenza legata al genere è una violazione grave dei diritti umani che affligge maggiormente le donne. Vi sono donne soggette ad abusi per aver trasgredito alle norme sociali o culturali della propria società di appartenenza, donne vittime di matrimonio forzato, violenza domestica, stupro, mutilazioni genitali. Nonostante indiscutibili miglioramenti nel diritto e nelle prassi, si parla ancora troppo poco di un problema così rilevante e che talvolta si affronta con strumenti inadeguati.

A questo riguardo, il progetto prevede la pubblicazione di un manuale che include una metodologia di counselling rivolto alle donne rifugiate vittime di violenza di genere e riassume le raccomandazioni per i professionisti del settore. Sarà inoltre pubblicato un manuale operativo per fornire strumenti adeguati ai professionisti che dovranno assistere le donne rifugiate e richiedenti, vittime di violenza di genere.

L’Istituto Europeo delle Nazioni Unite sulla Giustizia e la prevenzione del crimine (HEUNI – Finlandia) effettuerà l’analisi dei dati relativi alle persone assistite nell’ambito delle attività,  mentre il Network Europeo delle donne migranti supporterà i beneficiari nell’organizzazione di un meeting di esperti a livello europeo e nella disseminazione dei risultati del progetto. (Inform 16)

 

 

 

 

Onu: a chi giova la riforma del segretariato generale

 

Nell’estate 2017, qualche mese dopo essersi insediato al Palazzo di Vetro, il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres propose un ambizioso pacchetto di riforme del sistema burocratico dell’Onu. L’annuncio faceva seguito alle preoccupazioni manifestate più volte dal neoeletto leader a proposito della burocrazia newyorkese. Alla domanda “Cosa la tiene sveglio la notte?”, Guterres non citò—come ci si poteva aspettare—la guerra civile in Siria, la situazione nordcoreana o la crisi migratoria nel Mediterraneo, ma rispose: “La burocrazia dell’Onu”. I sonni inquieti del neo-segretario generale sono giustificati, ma non necessariamente a causa dell’inefficienza e della lentezza per la quale la macchina amministrativa delle Nazioni Unite è nota.

Rare sono le burocrazie che godono di una buona reputazione. Dalle amministrazioni locali a quelle regionali, dai ministeri ai comuni—per non parlare di governi e organizzazioni internazionali con migliaia di dipendenti -, i sistemi amministrativi sono visti come dispendiosi e problematici. Inefficienza, rigidità, lentezza, persino corruzione, sono vocaboli generalmente associati alla burocrazia.

Il fatto che quest’ultima sia indispensabile al funzionamento di macchine complesse come gli Stati e l’Onu non la rende certo benvista. Ciò spiega perché ridurre i costi della burocrazia sia una delle promesse elettorali più diffuse sia a livello nazionale che internazionale. Tutti i segretari generali hanno iniziato il loro mandato con la promessa di ridimensionare la burocrazia del Palazzo di Vetro. In questo senso Guterres, lungi dall’essere un’eccezione, conferma la regola.

L’archivio Goulding

Pur soffrendo delle patologie summenzionate, vari elementi rendono la burocrazia dell’Onu molto diversa (e molto più interessante) rispetto a quelle delle altre strutture politiche. Visionare i diari e gli archivi di sir Marrack Goulding è, in questo senso, illuminante, e fa affiorare molti di questi fattori.

Già sottosegretario generale dell’Onu dal 1986 al 1997, Goulding ne fu il ‘numero due’ durante un periodo cruciale per la storia dell’organizzazione e mondiale. Oltre a spedire e ricevere migliaia di documenti, Goulding, scomparso nel 2010, riuscì nell’impresa di tenere quotidianamente tre diari durante la sua quarantennale carriera: uno per gli incontri, uno per i viaggi, e uno per le riflessioni personali. È forse l’archivio sull’Onu più significativo sia per mole che per contenuti.

Alcuni temi emergono con forza dalle carte di Goulding. Innanzitutto l’alto grado di frammentazione del segretariato, spesso considerato monolitico ma in realtà diviso dalla rivalità dei suoi dipartimenti, in particolare quello per gli Affari politici (Dpa) e quello per le Operazioni di pace (Dpko). Nonostante tale frizione sia comune a tutte le burocrazie, l’antagonismo tra le varie parti del segretariato oltrepassa la semplice competizione burocratica in quanto ciascun dipartimento è influenzato (e, secondo alcuni, controllato) da alcuni Stati più potenti. Goulding, per esempio, si sofferma lungamente su come Washington riuscisse ad esercitare un controllo diretto sul Dpko, influenzandone sia la leadership sia le scelte strategiche, e questo nonostante la Carta delle Nazioni Unite imponga alla macchina amministrativa un dovere di neutralità sotto la guida del segretario generale, non di alcuni Stati.

Un cambiamento più che cosmetico

La dipendenza dai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza – che dispongono di un veto e che possono quindi paralizzare l’agenda del segretariato – rende tuttavia alcune parti della burocrazia se non intoccabili, quantomeno difficili da riformare.

Considerata in quest’ottica, la riforma Guterres assume contorni interessanti. Le ragioni per la quale è stata proposta risiedono, a prima vista, in una razionalizzazione delle strutture esistenti e nel rafforzamento delle funzioni esecutive del segretario generale. In particolare, la proposta di centralizzare più poteri sotto la sua egida – ad esempio, attraverso una riforma  dei meccanismi di gestione delle questioni del sottosviluppo, oggi sotto il controllo dello United Nations Development Program (Undp) – suggerirebbe un cambiamento più che cosmetico.

Un elemento costante nella storia delle Nazioni Unite è stata proprio la riluttanza degli Stati, specialmente quelli più potenti, a trasferire poteri verso il segretario generale. Il fatto che Guterres abbia incluso nella sua riforma le due ‘bestie sacre’ del segretariato – Dpa e Dpko – potrebbe significare che le ambizioni riformiste del diplomatico portoghese sono sostanziali.

Le risposte delle capitali

Le reazioni all’annuncio del pacchetto di riforme, però, non forniscono indicazioni particolarmente incoraggianti. In una lettera, l’ambasciatrice statunitense Nikki Haley ha spronato Guterres a rafforzare “i suoi poteri esecutivi” e ha sottolineato che gli Stati Uniti “la supporteranno pienamente” e “la sollecitano a riprendersi quei poteri che le sono stati tolti nel corso degli anni”. Poiché storicamente Washington ha contribuito ad erodere, piuttosto che a potenziare, le funzioni del segretario generale, tale affermazione sorprende, particolarmente se proveniente da un’amministrazione – quale quella statunitense – che sembra prediligere l’unilateralismo alla cooperazione.

Il fatto che Guterres e la sua riforma siano stati ripetutamente lodati da Trump alla Casa Bianca suggerisce che agli Stati Uniti la riforma piace molto. La reazione di altre capitali, però, è stata decisamente meno entusiasta, e riserve sono state espresse non solo da Paesi tradizionalmente sotto-rappresentati nei piani alti del segretariato, ma anche dall’Unione europea, dal Canada, e molti altri.

È presto per dire chi saranno i beneficiari delle riforme di Guterres, come è prematuro prevedere se egli avrà più fortuna dei suoi predecessori nel reclamare funzioni che la Carta Onu gli attribuisce, ma che gli Stati membri hanno sistematicamente negato ai segretari generali. I precedenti storici, come l’archivio di Goulding, suggeriscono cautela e, forse, anche un pizzico di pessimismo. Herman T. Salton, AffInt 29.2.

 

 

 

 

Le priorità della presidenza italiana dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa per il 2018

 

VIENNA - Il sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Vincenzo Amendola ha presentato a Vienna all’Assemblea parlamentare dell’OSCE le priorità della presidenza italiana dell’Organizzazione per il 2018, già illustrate dal ministro Alfano al Consiglio Permanente lo scorso 11 gennaio.

Il sottosegretario ha ricordato le parole chiave del motto della Presidenza italiana “Dialogo, Ownership, Responsabilità”, ingredienti basilari per rilanciare lo spirito di Helsinki, nella convinzione che il dialogo e l’impegno responsabile di tutti siano fondamentali per la nostra sicurezza. La principale sfida rimane la ricerca di una soluzione alla crisi in e intorno all’Ucraina. Amendola ha quindi ricordato la missione del ministro Alfano a Kiev, Mosca e nel Donbass per incoraggiare una ripresa costruttiva del negoziato e la piena attuazione degli accordi di Minsk.

L’Italia conferma il proprio impegno su tutti i principali conflitti protratti, in Transnistria, in Georgia, in Nagorno-Karabakh. Al contempo, la nostra presidenza, ha detto il sottosegretario, intende dare rilievo prioritario al Mediterraneo, un “hub” tra 3 continenti fondamentale per costruire la pace e lo sviluppo sostenibile del 21mo secolo, anche al di fuori dei confini dell’organizzazione. L’OSCE offre un modello di dialogo, basato sui principi del ‘75, che in prospettiva possiamo immaginare come paradigma anche per il Mediterraneo allargato. E’ quello che potremmo definire una sorta di Helsinki del Mediterraneo. E ha evocato, nell’attualità, il massacro in Siria, per fermare il quale è fondamentale costruire nuove condizioni di dialogo e cercare modi per evitare la catastrofe.

L’Italia già l’anno scorso ha fatto molto per rafforzare il dialogo tra l’OSCE e i Paesi della Regione. Uno sforzo culminato nella Conferenza Mediterranea di Palermo, per costruire un autentico partenariato tra i 57 Paesi dell’OSCE e i Paesi del Mediterraneo. Un successo che ha confermato l’OSCE come piattaforma di dialogo essenziale per ribadire l’importanza del multilateralismo e della solidarietà internazionale nell’affrontare le sfide globali, come i movimenti migratori. La portata strutturale del fenomeno migratorio e le sue caratteristiche di lungo periodo devono essere affrontate con la più ampia condivisione di responsabilità e di solidarietà internazionale. L’Italia è in prima linea e sta facendo moltissimo per gestire il fenomeno. C’è però bisogno di un approccio globale che vada oltre la gestione dell’emergenza. Conforta su questo approccio, ha detto Amendola, il sostegno dell’Assemblea parlamentare, che ha creato un Comitato ad hoc dedicato alle migrazioni.

Non mancheremo poi di dedicare maggiori sforzi al contrasto ad ogni forma di razzismo, xenofobia, discriminazione e intolleranza. A questo riguardo, il sottosegretario ha ricordato che la nostra Presidenza si è aperta con la Conferenza internazionale sulla lotta all’antisemitismo nell’area OSCE, ospitata a Roma il 29 gennaio scorso. Proseguiremo questo impegno organizzando nel corso dell’anno un evento sulla lotta all’intolleranza e alla discriminazione religiosa di ogni genere. (Inform 23.2.)

 

 

 

 

Nuovo panorama politico?

 

Questo 2018 sarà ricordato come un anno rimarchevole per il futuro della Repubblica. Le polemiche ci sembrano, al momento, sconvenienti. Le novità, tuttavia, sono giornaliere, pur se proiettate in un ipotetico futuro. Col voto politico imminente, la nuova manovra sarà palese. Del resto, non è solo questo stato economico a darci preoccupazione. E’ anche sul fronte politico che i nostri dubbi si sono fatti più consistenti.

 

 Non esiste un’opposizione coesa. Tutti i partiti chiedono un “cambiamento”. Le strategie delle possibili alleanze, che si stanno studiando in questo confuso momento parlamentare, non chiariscono la situazione. Nonostante tutto, solo le alleanze potranno avere alcune buone carte politiche da mettere in gioco. Per ora, però, la mano è incerta e si regge su ipotesi che vengono da lontano e sanno solo di campagna elettorale.

 

Anche nel PD ci sono più anime e aspiranti condottieri da non ignorare. Il Partito Democratico è grande, ma chi ci crede non è, necessariamente, allineato. Almeno all’apparenza. Proprio perché non tutte le sue posizioni sono univoche. Intanto, il gioco delle alleanze continua la sua apparente evoluzione. Questo potrebbe essere il primo anno di un Potere Legislativo in passato improponibile. Giorgio Brignola

De.it.press

 

 

 

 

Molto incerto il risultato delle elezioni

 

A stare ai sondaggi nessun partito avrà i voti necessari per governare.  Il che fa supporre che sarà necessaria una coalizione

 

  Molto difficile pronosticare ora i risultati delle elezioni del 4 marzo. Incognita dovuta al fatto che le campagne elettorali per rinnovare il Parlamento e due Assemblee Regionali (Lombardia e Lazio) sono state spesso aggressive e basate su promesse non sempre realizzabili. Ne deriva che il partito vincente, ma senza il numero di voti necessario per guidare il Governo e le Regioni, dovrà per forza coalizzarsi con qualcuno, per evitare il rischio di non avere la fiducia parlamentare. Il che causerebbe altre votazioni ed ulteriori spese.

  Siccome pare certo che Centrosinistra, Centrodestra e Movimento 5 Stelle, sia pure per motivi diversi, non potranno avere la maggioranza sufficiente per governare, diventerà necessario dar vita a coalizioni (benché non sempre ben viste ed apprezzate dai politici e dagli elettori) cui dovranno aderire anche i Cinque Stelle, prima sfavorevoli ad accordarsi con la “casta” dei partiti, ora pronti ad accettare alleanze, onde far approvare le leggi da loro volute e presentate.

  Un cambiamento di opinione, quello grillino, che fa aumentare le tante incertezze esistenti sul prossimo Esecutivo che potrebbe proporre norme in contrasto con i trattati compilati con l’Unione Europea e con gli obblighi derivanti, tra i quali il limite del 3% sul deficit di bilancio. Barriera finanziaria che ha spinto Salvini a presentarsi come candidato alla Presidenza del Consiglio. Ne conseguirebbe un’alleanza Salvini-Di Maio, entrambi ostili a Bruxelles.  

  Anche il problema immigrazione crea dissidi, in quanto da alcuni è sentito come dovere di “accoglienza”, da altri descritto come vera “invasione”, anche se gli sbarchi si sono ridotti dopo gli accordi con la Libia e grazie all’attivismo di Minniti, Ministro dell’Interno. In effetti, a stare a quanto deciso a Dublino, tocca agli Italiani decidere cosa fare in merito.

  Problema che spinge parte del Centrodestra a promettere, se vince, maggiore flessibilità e più attenzione al ruolo dell’Italia. Dato che la nostra Penisola risulta lo Stato più vicino per chi fugge dall’Africa, la questione è tanto scottante da far promettere, nelle campagne pre-elettorali, di chiedere all’UE un maggiore impegno in merito e di effettuare”, come affermato da Salvini, “l’espulsione di centomila clandestini. E questo in disaccordo con molti esponenti del Centrodestra. Coalizione che, su questa ed altre questioni politiche, si presenta alquanto litigiosa,

  Lo stesso sembra accadere anche nel Centrosinistra che, secondo alcuni sondaggi, potrebbe veder scendere al 23% i voti, quasi la metà del 40% delle votazioni del 2013. A causa anche dei tanti gruppi di sinistra che risulteranno nelle schede elettorali, essendo fallito il tentativo, messo in atto da Anna Falcone e Tomaso Montanari, di “unire i vari partiti di sinistra in una lista unitaria alternativa al PD”. Dove far confluire Rifondazione Comunista, Rete dei Comunisti, Partito Comunista Italiano, Sinistra Anticapitalista, Movimento RadicalSocialista, Risorgimento Socialista, Potere al Popolo e Per una sinistra rivoluzionaria. Ai quali si aggiungono il Partito Comunista che correrà da solo con il proprio simbolo, la nuova lista di Emma Bonino, quel +Europa e Italia Europa Insieme, guidata da Giulio Santagata, che include il Partito Socialista Italiano, Area Civica, la Federazione dei Verdi ed altri partiti minori. Decisamente troppi, il che rende praticamente impossibile conoscere i diversi programmi, quindi scegliere il più conveniente o il più condivisibile.

  Ne consegue o un’ampia assenza ai seggi o un voto dato non in base al programma, ma per una maggior simpatia per questo o quel candidato. Senza contare gli effetti negativi prodotti dalla nuova legge elettorale, quel misto di proporzionale e maggioritario che può comportare una notevole dose di schede nulle, quindi la prevista riduzione di voti. Sconfitta provocata anche dalla possibile vittoria del M5S, prevista nonostante il pessimo risultato ottenuto dai Sindaci grillini di Roma, Torino, Bagheria (Sicilia), Livorno e Parma, tutti sotto inchiesta per notevoli reati.     

  Inoltre, per evitare un’eccessiva non partecipazione al voto, tutti i candidati hanno presentato una quantità di programmi che, per essere realizzati, comporterebbero una spesa eccessiva a carico dello Stato, quindi un aumento del debito pubblico sanabile solo con un incremento delle tasse. Conseguenza che anche noi Italiani all’estero dobbiamo tener presente al momento del voto. A difesa dei nostri parenti residenti in Italia.

Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

Il 4 marzo si rinnova il Parlamento italiano, è tempo di bilanci. Mai una legislatura così prolifica?

 

Con le ormai imminenti elezioni politiche del 4 marzo si rinnoverà il parlamento italiano. Prima del voto è quindi opportuno cercare di fare un bilancio della legislatura che sta terminando anche per avere le idee più chiare nell’utilizzare il nostro voto che può essere determinante per stabilire a chi affidare il prossimo governo dell’Italia. Dunque in questi ultimi cinque anni si sono avuti in Italia tre governi di centrosinistra - sostenuti essenzialmente dal Partito Democratico - con tre Presidenti del Consiglio: Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni. Ebbene, se si vuole giudicare senza pregiudizi e con obiettività quello che è stato fatto in questi ultimi cinque anni, è utile ricordare, quantomeno, le norme che si sono approvate in questa legislatura in Italia. Leggi, molte delle quali si attendevano da anni, nei campi più disparati: in quello dei diritti civili, del lavoro, del sociale, della sicurezza e della legalità, della giustizia, dell’ambiente, della cultura, del fisco; nonché due importanti riforme come quella della scuola e della pubblica amministrazione. Ecco alcuni esempi:

La legge sulle unioni civili; il divorzio breve; il processo civile telematico; la responsabilità civile dei magistrati; la legge sul reato di tortura; la legge anticorruzione e reintrodotta quella sul falso in bilancio, cancellata dal governo Berlusconi nel 2002; la legge sul caporalato; la legge sul reato di omicidio stradale; la legge contro le dimissioni firmate in bianco, a tutela delle donne; la legge sul biotestamento; la legge del fine vita; la legge di riforma delle Banche Popolari e di Credito Cooperativo; la legge sul dopo di noi; il reddito d’inclusione di contrasto alla povertà; il Jobsact che ha contribuito a ridurre la disoccupazione (anche quella giovanile!) ed aumentare i posti di lavoro (un milione in più); l’APE volontaria ovvero il pensionamento anticipato e l’APE sociale per lavoratori in difficoltà, della quale possono avvalersi pure gli “esodati” della legge Fornero; la riduzione dell’IRAP e dell’IRES, cioè di due imposte che hanno consentito alle imprese di diminuire il costo del lavoro; la legge per la stabilizzazione dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione, tra cui poco meno di 120.000 nella sola scuola ed assunzione di 52.000 nuovi insegnanti; il rinnovo di contratti nel pubblico impiego, fermi anche da oltre nove anni; leggi a sostegno della natalità; il bonus di 80 euro mensili per undici milioni di lavoratori ed alle forze dell’ordine; 500 euro all’anno ai docenti per l’aggiornamento professionale ed ai giovani che, compiono diciotto anni, da spendere in beni culturali; tolto le tasse sulla prima casa (anche per gli italiani all’estero iscritti all’AIRE, dimenticati dalla riforma Berlusconi del 2008, sia pure limitatamente ai titolari di una pensione locale); il canone TV inserito nella bolletta elettrica, con conseguente riduzione annua da 113 a 90 euro (a dimostrazione che se le tasse si pagano tutti, tutti si paga di meno) e tante altre leggi ancora.

Si poteva fare di più? Probabilmente - non si è raggiunto, per esempio, l’obiettivo della riforma della Costituzione e della conseguente riforma elettorale - ma quanto è stato fatto non è certamente poco in un Paese, come l’Italia, ingessato da anni ed anni a causa di leggi d’altri tempi e da una incredibile burocrazia che rende tutto più difficile e complicato! Anche a riguardo degli italiani all’estero, in questa legislatura vi è stata indubbiamente una maggiore attenzione per le loro problematiche invertendo una tendenza, in atto da qualche anno, a lasciarli nel dimenticatoio.

In concreto si sono approvate leggi che hanno reso più moderna ed all’altezza dei tempi l’Italia e, soprattutto, che hanno fatto ripartire l’economia del Paese, nonché consentito di recuperare una credibilità in campo internazionale. Pertanto, nel momento di decidere quale partito votare il prossimo 4 marzo (nella Circoscrizione Estero non appena arriveranno i plichi elettorali e comunque in modo che le schede votate rientrino negli Uffici consolari di riferimento entro le ore 16 del 1° marzo!), di fronte a questi risultati (non chiacchiere), ottenuti grazie agli ultimi governi di centrosinistra a conduzione PD, va riflettuto bene - ma molto bene – prima di farsi irretire dal canto delle sirene di quelli affetti dal “benaltrismo” che sanno solo criticare e promettere l’impossibile e, perfino, oltre l’impossibile!  Dino Nardi, già membro Assemblea nazionale PD

 

 

 

 

Presentato alla Farnesina il libro e web documentary “Italiani del Belgio”

 

Primo capitolo della nuova serie del progetto “Italiani d'Europa”: l'integrazione europea vista dagli occhi degli italiani all'estero

 

ROMA - “Italiani d’Europa” racconta la storia presente e passata della comunità italiana in Paesi europei chiave, con una serie di libri fotografici, web documentary multimediali e reportage tradizionali sul magazine di National Geographic. Il progetto nasce come espansione di “Italians and the UK”, libro e web documentary pubblicati nel luglio 2016. “Italiani del Belgio” compone il primo capitolo della nuova serie, cui prossimamente seguirà “Italiani di Germania”. Il progetto è promosso dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del Maeci.

“È Facile parlare adesso e a dire che ad essere Italiani ci si guadagna. A quei tempi ci si vergognava piuttosto, perché non eravamo visti bene. Chiamarsi Carmela era un problema; a quei tempi i miei Fratelli venivano fermati spesso dalla polizia e sentivamo i belgi che ci ripetevano ‘ci rubano il lavoro’, senza sosta. A quei tempi eravamo noi gli stranieri, eravamo tanti e facevano paura. Siamo stati un’ondata massiccia ma di poco conto: ci hanno rubato la scena i minatori degli anni ‘50 e quelli che, a partire dagli anni '80, sono partiti per costruire l’Europa. Eppure quegli Italiani hanno Costruito le fondamenta dell'Europa che conosciamo, della Bruxelles che conosciamo: i Canali, le metro, hanno allargato i confini della città a un costo però non indifferente”. Queste le parole con cui Luigi Maria Vignali, Direttore Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie, ha scelto di aprire l’incontro. Parole intense, riprese proprio dal libro che è stato presentato a Roma nella Sala Aldo Moro, presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Vignali ha poi così spiegato questo testo tanto significativo: “ho scelto di iniziare con questo passo del bellissimo libro che presentiamo oggi perché si pone in una prospettiva mediana …Quando si parla di migrazione nel Belgio si pensa ovviamente a Marcinelle, si pensa ai minatori; dall’altra parte questo passo costruisce qualcosa di diverso anche rispetto a quello che conosciamo come nuova migrazione italiana verso l’Estero e il Belgio, rispetto ai funzionari delle istituzioni Europee, rispetto a qualcosa di più vicino. Questa è una prospettiva mediana relativa agli anni ‘70 perché questa storia non ha solamente un inizio importante, famoso e drammatico che conosciamo e una conclusione felice, non è solo una storia di riscatto, non è solo una storia di sviluppo della realtà italiana in Belgio e del Belgio con lei: è una storia di continuità. Anche negli anni ‘70 siamo andati in Belgio, anche negli anni ’70 gli italiani hanno contribuito a creare Bruxelles”.

Il direttore generale ha inoltre illustrato la storia del progetto: “è un percorso di integrazione nel cuore dell’Europa, che è il significato della collana che oggi presentiamo con questo secondo volume, il primo volume era stato già presentato nel 2016 sugli italiani nel Regno Unito. Subito è scoppiata la Brexit. Forse è stato un bene perché altrimenti forse non avremmo avuto quel volume che ha avuto uno splendido successo; e proseguiremo con un volume relativo alla Germania, quindi il cuore dell'Europa, la locomotiva e il punto di destinazione di tanti Italiani che hanno scelto la strada dell’estero. Il Belgio – ha ricordato  Vignali - ospita oggi 270.000 Italiani. È la prima o seconda comunità insieme a quella del Marocco. Quindi ancora oggi c’è una presenza importante di italiani in Belgio. Un percorso migratorio importante, ma anche qui in Italia abbiamo avuto un fenomeno analogo fra gli anni 2000 e 2010, un fenomeno che non ha sconvolto il nostro Paese, così come noi non abbiamo sconvolto la vita dei belgi, anzi abbiamo contribuito a creare un Paese, abbiamo contribuito a renderlo solido e forte economicamente e ci siamo integrati … Fra il 2000 e il 2010 con flussi regolari sono arrivati in Italia circa un milione e mezzo di stranieri..Il nostro Paese ha integrato questa forza giovane e importante,  così come il Belgio ha integrato i nostri lavoratori. C’è un parallelismo importante, Questo è un progetto che parla anche di costruzione dell’Europa e di sostegno che gli italiani hanno dato al progetto di integrazione.”  

In un momento in cui il futuro dell’Europa si trova ad un crocevia, le storie degli emigrati italiani, tanto nel presente quanto nel passato, raccontano in prima persona un’integrazione europea ancora in corso, ma fondamentale per il successo dell’Unione. In questo, il Belgio è un esempio particolarmente importante: la comunità italiana è la più numerosa tra quelle straniere presenti nel Paese. Per questo ha deciso di intervenire Birgit Stevens, consigliere dell’Ambasciata del Regno del Belgio in Italia, che in occasione di quest’incontro ha ripercorso la storia del rapporto decennale tra i nostri paesi: “Il rapporto tra Italia e Belgio – ha esordito Birgit Stevens - è nato in un tempo molto lontano ed è sempre stato profondo. A partire dal Rinascimento i primi Italiani in Belgio furono commercianti e artigiani. Facciamo però un salto in avanti e arriviamo al secondo dopo guerra: in Belgio c’era una forte carenza di manodopera nelle miniere di carbone e per rispondere a questa carenza nel 1946 il mio paese stipulò un accordo con l’Italia. Questo fu il punto di partenza delle migrazioni Italiana in Belgio. Dopo il disastro di Marcinelle dell’8 agosto 1956, che fu una tragedia per tante famiglie Italiane e belghe, l’Italia ha posto fine all’accordo bilaterale con il Belgio. Questo disastro però - ha proseguito Birgit Stevens - non metterà fine all’emigrazione Italiana. Infatti durante questo periodo il numero degli immigrati Italiani presenti in Belgio cresce. Il flusso migratorio proveniente dall’Italia verso il resto del mondo presenta però oggi delle caratteristiche precise: un’istruzione più elevata e un’origine principalmente urbana. È importante ricordare che la comunità italiana in Belgio si è integrata molto bene a tutti i livelli e che anche gli italiani hanno contribuito alla costruzione del Belgio, di Bruxelles e dell’Europa naturalmente”. Dalla storia di questo fenomeno è passata poi a raccontare quello che è il ruolo degli Italiani oggi in Belgio: “gli Italo belgi svolgono ruoli della massima importanza. I settori in cui operano gli italiani nelle Fiandre sono principalmente il commercio, il trasporto e i servizi di alloggio e di ristorazione. Per quanto riguarda Bruxelles, gli italiani sono più numerosi nel settore amministrativo Europeo, nella sanità e nel mondo accademico. Per concludere vorrei anche citare alcuni nomi d’Italiani famosi a partire dalla regina; poi abbiamo il famoso cantante Salvatore Adamo e a seguire l’unica cantante che ha vinto l’Eurovision song contest per il Belgio, che ha proprio origini Italiane. Abbiamo poi naturalmente tanti calciatori e accademici”.

A seguire il moderatore dell’incontro Nicola Maranesi, dell’Archivio Diaristico Nazionale, ha spiegato il ruolo in questo contesto dell’ente di cui fa parte e la prospettiva storica fondamentale scelta dagli autori: “l’ente che ho il piacere di rappresentare qui, che è l’archivio Diaristico Nazionale, da molti anni si dedica alla raccolta della memoria italiana. Il lavoro che oggi viene presentato ha molti meriti, si poggia sui contenuti di Lorenzo Colantoni, sulle idee e le stupende fotografie di Riccardo Venturi. Il lavoro – ha proseguito Maranesi - ha il pregio di presentarsi tramite forme di multimedialità che sono al passo con i tempi. “Italiani del Belgio” viaggia in digitale attraverso web documentary, viaggia su carta, come è giusto che sia, attraverso questo bel libro. Naturalmente queste modalità rappresentano il modo in cui va realizzato il giornalismo l’informazione nel mondo in cui viviamo. “Italiani del Belgio” è molto più di un reportage, a metà strada tra giornalismo e informazione e anche la ricerca storica. Voglio sottolineare quanto sia lodevole il lavoro che hanno fatto gli autori nell’approfondire un aspetto, un livello di lettura di questa narrazione che avevano in mente e che avevano già impostato nella prima puntata, relativa agli italiani nel Regno Unito. Già lì erano andati in cerca di storie di italiani nel passato che in qualche modo potessero dialogare con il nostro presente. In quell’occasione ci siamo conosciuti con Riccardo e Lorenzo e ciò ha fatto sì che potesse nascere una collaborazione con l’Archivio, ha fatto sì che loro si rivolgessero all’istituzione che per la conservazione della memoria popolare è la più affidabile in Italia, per andare alla ricerca di storie del passato che dialogassero con il presente. Non è stata una scelta di poco conto perché, come direbbero oggi i più illuminati tra noi, parlando di un tema come quello dell’emigrazione, ci invitano a pensare all’immigrazione di chi viene in Italia oggi in relazione all’emigrazione degli italiani che si spostavano all’estero. Questo pensiero Lorenzo e Riccardo lo hanno trasformato in realtà. Sono andati a cercare concretamente quelle storie da porre in relazione con quelle del presente, per porre l’attenzione sul fatto che alcune traiettorie della vita e della storia si ripetono in continuazione. Per farlo hanno fatto una ricerca impegnativa, seria, indagando un fondo di molte centinaia di testimonianze, ne hanno selezionate settanta e da queste sei in particolare, le più belle che troverete nei vari format di restituzione”.

La parola è così passata ai due autori del libro e del web documentary. Lorenzo Colantoni, autore di testi e video, per raccontare questo progetto, è partito da una domanda: “perché gli italiani in Europa”? per rispondere alla quale si è addentrato nel vivo del progetto, raccontando come è nato e gli obiettivi che si è proposto di raggiungere: “all’inizio doveva essere un progetto singolo dedicato agli italiani nel Regno Unito. Doveva essere una discussione sulla nuova migrazione italiana. Dal 2014 gli italiani sono tornati ad essere a tutti gli effetti un popolo di migranti perché il numero di persone che si sposta dall’Italia è maggiore degli stranieri registrati in Italia. L’indice di una migrazione di massa che nel Regno Unito era particolarmente rilevante, un Paese che era arrivato ad avere quasi un milione di italiani. Poi abbiamo pensato di ragionare su come vengono raccontati gli italiani all’estero. Se ne fa un racconto un po’ schizofrenico. Si parla del passato come di un momento separato da quello di oggi e poi si parla di nuovi italiani come delle eccellenze, come se fossero figure mitologiche, incredibili, degli alfieri dell’Italia. In realtà la verità è nel mezzo, è un fenomeno complesso, poliedrico che va raccontato per quello che è: per persone. Poi – continua Colantoni - si è aggiunto un discorso, la Brexit. E così abbiamo iniziato a guardare all’Europa. Cosa hanno fatto gli italiani per costruire l’Europa. L’hanno effettivamente costruita con le proprie mani. Si tratta delle miniere in Belgio e della metropolitana di Bruxelles o di Francoforte. È stata una prova generale della migrazione intraeuropea e non solo che gli italiani hanno vissuto per primi. L’accordo del ’46 quando in Germania città come Colonia erano così piene di macerie che non si poteva entrare, gli italiani iniziavano ad andare in Belgio facendo conoscere chi erano questi altri europei che si erano massacrati fino a pochi mesi prima. Questa è stata l’alba di un nuovo futuro per l’Europa. Abbiamo iniziato dal Belgio per un motivo pratico, perché è il paese dove la prima comunità straniera è ancora quella italiana, circa 250.000 unità, un crocevia d’Europa dove l’Europa stessa è fondamentale per la sopravvivenza del Paese. Parlavo di una prova generale dell’emigrazione, che non è stata semplice. C’era diffidenza verso questi italiani che non si sapeva chi fossero. Questi italiani che avevano un mito del ritorno che gli faceva pensare a non costruire radici in quel paese e quindi a non integrarsi. Dopo gli Italiani hanno iniziato a farlo”.

Ad intervallare il suo intervento la proposta di un video che si concentra sulla storia in particolare dei minatori italiani in Belgio: “nessuno come un minatore può capire quanto sia bella la vita. Una delle cose che ci capitava di chiedere durante le interviste era se fossero mai andati a Marcinelle, molto vicina all’aeroporto. Molti non vanno. Sembra quasi che non esista più quella comunità, invece esiste, è solida. Bisogna cercare di evitare un ragionamento a compartimenti stagni per quanto riguarda la vecchia e la nuova migrazione”. Poi per quanto riguarda la struttura del progetto Lorenzo spiega: “l’idea è stata quella di andare oltre il giornalismo tradizionale e unire la qualità che può offrire un libro con il web documentary, che non è il classico montato online, ma un portale che unisce foto, testi, brevi clip e piccoli reportage di approfondimento che raccontino l’evoluzione della comunità italiana in Belgio, tramite tre gallery tematiche, fin dal primo approdo, fino ai professionisti di oggi. Il filo conduttore è quella di una migrazione che ha una serie di parallelismi tra vecchi e nuova emigrazione e tra emigrazione italiana e quella straniera. C’è uno studio che racconta come gli insulti verso gli Italiani abbiamo la stessa radice semantica di quelli rivolti oggi alle comunità tunisine o marocchine, ad esempio”.

Interviene a questo punto il secondo autore, Riccardo Venturi, che si è occupato in particolare delle foto: “quando mi è stato proposto questo progetto io mi sono chiesto: cosa c’entro io con l’Europa? Sì sono italiano, ma lavoravo soprattutto fuori dall’Europa. Ho coperto paesi come l’Africa e l’Afghanistan. Poi ho iniziato a pensare alla prima storia che feci che era legata alla migrazione. Raccontavo la prima storia di migrazioni di senegalesi qui a Roma. Mi affacciavo a questo mestiere e ho vissuto con loro in Prati. Loro vivevano in centinaia in questo palazzo e io ero ospite fisso a pranzo e cena, ho conosciuto la loro cultura, la loro lingua e da lì in poi la mia storia personale è costellata di viaggi a sfondo sociale. Quindi il tema delle migrazioni è ciclico, è sempre tornato nella mia vita. Così ho iniziato a pensare che questo raccontare gli italiani in Europa avesse un senso. Intanto è interessante che avesse una chiave storica. Bisogna inserire la realtà in uno sguardo molto più ampio. E quindi cercare negli archivi le immagini storiche. Io ho scelto di non usare la foto originale, ma di fotografarla nuovamente per dare nuova vita a questo passato. Questo lavoro è una riflessione su me stesso, sul mio essere italiano e sulla storia italiana. Questo progetto vuole essere un riconoscimento a tutti quegli italiani che sono migrati e stanno migrando ancora oggi all’estero a quello che fanno, perché in alcuni casi le storie sono difficili. L’integrazione non è semplice ed è stata conquistata a volte con le unghie e con i denti. Quindi da un lato vuole essere un omaggio a questi italiani, ma dall’altro è una riflessione rivolta a noi che siamo rimasti qui, che non ce ne siamo andati e che accogliamo e che dobbiamo accogliere con ospitalità. Perché non si può non vedere questo binomio di un popolo che da un lato da sempre migra e si contamina e si integra e al tempo stesso ha il dovere di essere accogliente”. Alla fine Venturi è entrato nel vivo delle tecniche da lui utilizzate: “come fotografo ho cercato di usare un approccio multiplo. Da una parte ho usato una macchina che mi consente di aprire lo sguardo con delle panoramiche, per far vedere da lontano dove ci troviamo, dove stiamo raccontando le nostre storie; poi ho cercato di raccontare l’attualità delle comunità; poi ho preso delle vecchie foto originali e li ha inserite in contesti nuovi, nella neve o su un tavolo da lavoro, cercando di trovare una nuova sinergia tra l’immagine cartacea e il digitale, quindi il passaggio del tempo nella materia. Dall’unione di questi tre espedienti ho cercato di raccontare le persone che abbiamo incontrato”.

L’ultimo intervento è quello di Marco Cattaneo, Direttore di National Geographic Italia: “Lorenzo e Riccardo si sono presentati da me qualche anno fa raccontandomi questa loro idea e devo dire che li abbiamo accolti con grande piacere dall’inizio. Loro hanno iniziato a raccontarci dal Regno Unito, proprio in occasione della Brexit, quando ci siamo trovati a raccontare una storia nella storia. Dopodiché a tracciare le altre storie è stato un tutt’uno. Sfogliando il vostro libro, i vostri racconti mi rendo conto che, tutto sommato, voi parlate di tre grandi migrazioni: la prima, quella di inizio novecento, quando gli italiani hanno iniziato a cercare fortuna all’estero; la seconda è a seguito del secondo conflitto mondiale; la terza, quella attuale, che non consegue a una guerra mondiale né locale e che quindi ci spinge a chiederci come mai sia in atto. Ci sono tante chiavi di lettura in questo lavoro: da una parte quella estetica della fotografia che Riccardo fa, dall’altra quella che si individua dei racconti stessi. E poi ci sono chiavi di lettura che bisogna un pochino interpretare, legando il tutto, andando oltre alle immagini classiche degli italiani con la valigia di cartone”.

Cattaneo ha quindi concluso con una parallelismo tra queste migrazioni e la nostra attuale predisposizione ad accogliere o meno lo straniero in Italia: “ci sono tante strade che dovremmo tenere sempre ben presenti nel momento in cui accogliamo o non accogliamo gli altri. Dovremmo sempre tenerle presente perché non è vero che gli italiani all’estero sono stati sempre ben accolti. Hanno fatto la loro fatica… Ricordare le storie di italiani che se ne sono andati ieri e che se ne vanno oggi forse ci può aiutare a progettare in maniera un pochino più aperta e ragionevole in futuro. Per questo il lavoro di Lorenzo e Riccardo è un lavoro di cui dobbiamo ringraziarli”.

Infine è intervenuto nuovamente il direttore generale Vignali: “siamo arrivati alla fine di questo importante percorso per emozioni, immagini con la storia della nostra migrazione in Belgio e quanto questo abbia contribuito alla costruzione di un sogno, di questa utopia sotto la stessa casa: il sogno dell’integrazione europea. Questo progetto è messo in pericolo dal timore dei flussi migratori, dalle tensioni di questi ultimi anni, quando invece abbiamo visto quanto la mobilità sia connaturata alla storia dell’Europa e non solo, e quanto la propensione verso l’estero abbia contribuito alla prosperità del continente, Così come è importante riconoscere che la mobilità che arriva nel nostro Paese può contribuire alla nostra prosperità. Ci sono parallelismi importanti”.

Vignali si è così soffermato su una serie di dati, che letti in parallelo tra emigrazione e immigrazione, spingono a riflettere: “ Siamo intorno ai 120/150.000 partenti e più o meno lo stesso numero degli arrivi. Probabilmente però stiamo sottostimando le partenze. In questi giorni – ha proseguito Vignali - stiamo organizzando le elezioni degli italiani all’estero e quindi abbiamo fatto un po’ di conti. Quanti sono gli italiani iscritti all’anagrafe e residenti all’estero? Negli ultimi cinque anni, circa un milione in più, ovvero il 20% in più. Ci saranno sicuramente nuovi cittadini e nuove nascite. Ma questo è il dato. 5 milioni di italiani all’estero, e 5 milioni di stranieri residenti in Italia. Questo è il parallelismo più sorprendete. Stranieri in Italia che contribuiscono alla nostra prosperità. Pagano 130 miliardi di Irpef ogni anno e circa 7 miliardi e mezzo di contributi previdenziali. C’è chi ha calcolato che ogni anno gli stranieri paghino 640.000 pensioni agli Italiani. Contribuiscono inoltre al PIL per il 9% e questa percentuale in alcuni settori, come l’edilizia, la ristorazione e il turismo, è ancora più forte. Quindi una prosperità che si vede. Ovviamente gli immigrati contribuiscono alla prosperità anche dei loro luoghi di origine con più di 5 miliardi di euro all’anno in rimesse. La medesima cosa viene fatta dagli italiani all’estero. Secondo uno studio della Banca di Italia 7 miliardi e 200 milioni sono arrivati nel nostro paese dagli italiani all’estero, circa mezzo punto di PIL. Ancora una volta un parallelismo importante.  

“Il nostro impegno – ha infine aggiunto Vignali - è intanto quello di acquisire consapevolezza del fenomeno in termini di contributo positivo che gli italiani danno nei paesi che li ospitano, ma anche che gli stranieri danno all’Italia. … Per quanto riguarda la progettualità futura dobbiamo averne un altro sogno, oltre alla casa comune europea, quello della migrazione circolare. Dobbiamo portare gli italiani che vanno all’estero a tornare in Italia arricchiti umanamente e professionalmente così come vorremmo che i migranti che arrivano qui possano tornare e contribuire anche alla prosperità dei loro paesi di origine, investendo qualcosa di quello che hanno creato qui in Europa. È un sogno ma come diceva René Magritte, un importante Belga appunto: “i sogni non vogliono farvi dormire, ma al contrario vogliono svegliarvi”. Maria Stella Rombolà, Inform 14

 

 

 

 La chiarezza

 

Nel vocabolario della lingua italiana, alla voce “crisi” leggiamo: “sostantivo femminile che evidenzia cambiamento meno favorevole di una condizione”. La definizione non sembrerebbe rilevare problemi d'interpretazione. Del resto, l’Italia è sempre stata un Paese dai forti contrasti sociali. Oggi, che si ammetta o no, la situazione s'è tanto deteriorata da non ritrovare più quell’equilibrio che consentiva all’uomo “comune” d’avere uno status più vivibile. Tra disoccupati, licenziati, cassa integrati, giovani alla ricerca di una prima occupazione, sono ancora molti gli italiani che non sanno come coniugare il pranzo con la cena. Che non riescono più a far fronte alle spese comuni di un menage familiare e a onorare, quando ci sono, mutui immobiliari accesi per non avere, almeno, non un cielo come tetto sopra la testa.

 Intanto, l’occupazione è “frenata”. Chi aveva molto, oggi ha poco. Chi aveva poco, non ha più nulla. Anche in questo 2018, si fa sempre conto sulle pensioni dei genitori o sugli aiuti di chi è ancora occupato in famiglia per evitare il peggio. Ma non per tutti. Perché accanto ai costi dei generi d’uso comune non è diminuito il carico fiscale. Bisogna pagare: tutto e in fretta. Non siamo, però, nelle condizioni di proporre interventi miracolosi. Nessuno è in condizioni di poterlo fare. Ma, in un modo o nell’altro, si tenta d’andare avanti. Si spera nei giochi a premi, nelle lotterie istantanee, nel lotto ed in tutti gli altri giochi di “fortuna” che hanno invaso locali pubblici piccoli e grandi. Si spera in una vincita. Soldi ottenuti senza sforzo.

 Certo è che non è questa la strada per uscire dal tunnel del malessere. E’ poco espressivo, al punto in cui siamo, andare a cercare le responsabilità politiche. Che ci sono state, e hanno coinvolto tutti i partiti. I segnali d’allerta per gli anni passati non sono mancati. Bastavano gli accordi di programma per tirare avanti; senza sapere che ci stavamo scavando la “fossa”. Ora, uscirne è un’incognita. Prevediamo, in ogni caso, tempi lunghi che potrebbero implicare ancora sacrifici per tentare di garantire, almeno, alla nuova Generazione, periodi meno grami. Il grosso interrogativo resta un’equa distribuzione del benessere. Su questo fronte andranno a scontrarsi le ideologie dei partiti che si presenteranno, tra poche settimane, all’elettorato. A questo livello, neppure il “Rosatellum-2” non garantisce molto.

Non ci sono, al momento, criteri vincenti, ma solo garanzie di scarsa rilevanza. Vivere nel Bel Paese resta un’impresa; che per molti è addirittura impossibile affrontare. Solo fatti concreti potranno darci il polso della situazione. Intanto, il rischio politico di un Nuovo ”compromesso” ci rende particolarmente prudenti.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Cinque domande ai partiti sulla politica estera

 

Siamo ormai nel pieno della campagna elettorale, e tra proposte e promesse i partiti si stanno confrontando senza esclusione di colpi su moltissimi temi.

Tuttavia, spesso a restare fuori dal dibattito pubblico e dai programmi dei vari schieramenti è la politica estera, che sembra occupare una posizione marginale, forse perché non abbastanza vicina agli interessi degli elettori.

Nonostante questo, in un mondo sempre più globalizzato è essenziale comprendere come la pensano i partiti che si candidano a governare il paese su una serie di questioni cruciali: ruolo dell’Italia nello scacchiere mondiale, Europa, immigrazione, rapporti con la Russia e altro ancora.

Per questo motivo, TPI ha rivolto a cinque importanti esponenti dei principali partiti cinque domande di politica estera.

 

Questi i politici che hanno preso parte alla nostra intervista:

Lia Quartapelle – Partito Democratico

Deputata del Partito Democratico, è stata membro dell’ufficio di presidenza della Commissione Affari Esteri nella legislatura appena conclusa.

 

Gugliemo Picchi – Lega Nord. Deputato della Lega Nord, è stato nella legislatura appena conclusa presidente del comitato permanente sulla politica estera e relazioni esterne dell’Unione europea nella commissione Affari Esteri.

 

Alberto Cirio – Forza Italia, Europarlamentare di Forza Italia.

Liberi e Uguali – Pietro Grasso. Presidente uscente del Senato, leader della formazione politica Liberi e Uguali.

Movimento Cinque Stelle – Manlio Di Stefano

Deputato, membro della commissione Affari Esteri.

 

1- Qual è la vostra posizione nei confronti della Corea del Nord?

PD: Abbiamo sempre condannato tutte le azioni della Corea del Nord che destabilizzano l’ordine internazionale e abbiamo sempre chiesto un maggiore sforzo diplomatico internazionale, proponendo anche un inviato speciale dell’Unione europea per la mediazione con la Corea del Nord.

Lega: Prima di tutto è giusto precisare che il Nostro Paese attualmente non ha contrasti con la Corea del Nord. Ovviamente l’Italia ha sempre rispettato i suoi impegni internazionali e nel caso sarebbe pronta a intervenire.                              

Forza Italia:Sugli esperimenti nucleari della Corea del Nord e la politica di crescente tensione messa in campo negli ultimi mesi è stata espressa più volte una condanna forte.

Il presidente Tajani, a margine della riunione dei presidenti dei parlamenti dei Paesi del G7, non aveva escluso anche la possibilità di sanzioni mirate.

Che la violenza prevalga sul buon senso non è accettabile, va cercata ogni strada, ogni spiraglio per favorire un percorso di pace.

M5S: In caso di conflitto dobbiamo immediatamente muoverci per fermarlo.

La situazione dipende sopratutto dalle tensioni locali della regione.

L’unica strada percorribile è quella diplomatica. Abbiamo parlato con l’ambasciatore sudcoreano e anche lui ci ha confermato la sua volontà di proseguire pacificamente le relazioni con il Nord.

Non crediamo ci sia la minaccia di un conflitto, perché Kim non ha i mezzi per gestire una guerra di tale portata, e pensiamo che il dialogo tra le due Coree sia l’unica strada percorribile.

Liberi Uguali: Per quasi tre decenni, dalla fine della guerra fredda, i conflitti nel mondo hanno fatto moltissime vittime, ma la prospettiva di una guerra devastante su larga scala è rimasta pura teoria.

Oggi la crisi nordcoreana riavvicina drammaticamente la possibilità di una crisi nucleare: non a caso l’orologio dell’apocalisse del Bollettino degli scienziati atomici è stato spostato di 30 secondi verso la mezzanotte, che rappresenta l’ora dell’ecatombe nucleare.

Le provocazioni del regime di Kim Jong-un, i toni sprezzanti di Trump, che nascondono indecisione, la concentrazione di armi nell’area, e gli intricati interessi geopolitici di America, Cina, Russia e Giappone, fanno della penisola coreana il possibile epicentro di una quarta guerra mondiale, che sarebbe quella finale.

Il possibile attacco preventivo americano per impedire che Pyongyang si doti di missili balistici nucleari capaci di colpire gli Stati Uniti potrebbe innescare una reazione fatale.

Io credo che la strada da percorrere incessantemente sia la diplomazia e in subordine il contenimento e la deterrenza della Corea del Nord.

Non possiamo poi dimenticare che dietro la questione coreana ci sono altre partite geopolitiche, a partire dalla competizione fra l’Occidente, la Cina e la Russia.

In questo senso io penso che sia un grave e pericoloso errore, come sembra voler fare l’attuale amministrazione americana, da una parte indebolire il multilateralismo e le alleanze politiche e dall’altra tollerare o addirittura ammirare l’autoritarismo politico.

 

2- Qual è la vostra posizione su Putin e il suo governo?

PD: Sottoscriviamo con grande convinzione le sanzioni alla Russia per la vicenda dell’Ucraina. Crediamo inoltre che la Federazione Russa sia una potenza regionale importantissima anche nel Mediterraneo e che quindi sia necessario dialogarci sui grandi temi dell’agenda globale, dalla lotta al terrorismo alla stabilizzazione del Mediterraneo.

Lega: Il Governo Salvini avrà come compito di ingaggiare su tutti i tavoli negoziabili possibili la Federazione Russa per portarla al dialogo con l’Occidente.

L’Unione Europea, l’ Onu e la NATO non possono permettersi di non avere un dialogo continuo con la Federazione Russa.

Forza Italia: La Russia è un paese amico, ne è prova il rapporto personale che Silvio Berlusconi ha con Vladimir Putin. Un Paese importante per l’Europa e per l’Occidente. La relazione con la Russia deve essere amichevole.

M5S: Per quanto riguarda la politica interna, la Russia ha dei margini di crescita enormi anche dal punto di vista democratico.

Dal punto di vista internazionale, riteniamo che Putin sia stato uno dei politici più saggi in assoluto in termini di politica internazionale negli ultimi cinque anni.

Siamo contrari alle sanzioni contro la Russia perché bisogna attuare dei metodi che funzionino e che sopratutto non creino danni alla nostra economia.

Liberi e Uguali: Io sono un profondissimo sostenitore della democrazia partecipata e dello Stato di diritto. Non posso dunque apprezzare la gestione di potere di Putin, che chiude le Ong, scioglie  i sindacati (come quello metalmeccanico confederato con l’italiana Fiom e la tedesca IG Metall), perseguita gli oppositori, fa pressioni sulla stampa.

Detto questo, io credo che l’Unione europea e Washington abbiano commessi gravi errori nei rapporti con Mosca, dando forza alla retorica nazionalista, fortemente connaturata alla cultura russa, e alla limitazione delle libertà nel nome dell’interesse nazionale.

Le posizioni russofobiche di alcuni paesi europei fanno male a ciascuno e a tutti. L’Italia ha applicato le sanzioni con grande serietà, ricavandone danni gravissimi, in nome del multilateralismo, ma ora è tempo di dialogare con Mosca, per favorire la stabilità geopolitica e rafforzare gli elementi democratici Russia.

 

3- Trump ha affermato che l’Italia non contribuisce abbastanza nella NATO, cosa ne pensate?

PD: L’Italia è il primo contributore di truppe a livello internazionale. Non credo che al nostro paese possa essere addebitata una scarsa responsabilizzazione rispetto alla gestione delle crisi globali.

Certamente ci rendiamo conto che, anche solo per andare verso l’idea dell’esercito comune europeo, si debba contribuire di più dal punto di vista delle spese militari.

Lega: L’Italia è il secondo paese dopo gli Stati Uniti per contributo di soldati, spese e missioni militari all’estero.

Penso a tutte le spese di recupero dei migranti fatte da barche della Marina militare e dalla Guardia costiera. Noi impieghiamo mezzi militari e uomini per fare operazioni di pattugliamento e di salvataggio eppure questi costi non vengono calcolati.

Quella di Trump è una critica superficiale, però la colpa è anche nostra, che non sappiamo rappresentare tutto quello che facciamo in maniera corretta verso l’esterno.

Forza Italia: Il nostro obiettivo è quello di adeguare gli stanziamenti italiani per la Difesa alla media dei paesi occidentali.

M5S: Siamo contrari a qualsiasi innalzamento della spesa nella NATO. Il patto atlantico presuppone l’aumento della spesa fino al 2 per cento del PIL, ma nessun paese in europa raggiunge questa soglia e l’Italia è una delle nazioni che contribuiscono maggiormente.

Dai bilanci reali, l’Italia arriva quasi all’1.6 per cento del PIL. L’Italia attualmente non è nel contesto storico adatto per contribuire di altri 14 miliardi all’anno nella NATO.

Trump ha il diritto di chiedere maggior coinvolgimento economico da parte nostra, ma allo stesso tempo noi abbiamo il diritto di dirigere le nostre risorse economiche verso obiettivi che riteniamo più utili, come il reddito di cittadinanza.

Liberi e uguali: Innanzitutto, in tema di politica di bilancio Liberi e Uguali non è per aumentare, ma per ridurre la spesa militare.

In questi anni i governi hanno tagliato le spese in molti ambiti vitali per la vita quotidiana dei cittadini, come la Sanità, mentre la spesa per le forze armate è cresciuta del 3,5 per cento nel 2016, dello 0,9 nel 2017 e crescerà del 4 per cento nel 2018.

La via da seguire è razionalizzare e rendere più efficiente la spesa per la Difesa e spendere di più per le persone: il welfare, le infrastrutture, l’innovazione sostenibile dal punto di vista ambientale.

Per rispondere alla sua domanda: Trump protesta perché gli alleati Nato non mantengono l’impegno di portare il budget della difesa al 2 per cento del Pil. Ma quello non è un impegno formale, è solo un obiettivo tendenziale per il 2024.

4- Cosa pensate di fare per gestire l’emergenza immigrazione?

PD: Siamo per una gestione ordinata del fenomeno migratorio e un approccio integrato che comprenda sia un sistema di accoglienza che favorisca la convivenza in Italia, sia interventi nei paesi di provenienza e di transito, per affrontare le cause strutturali delle migrazioni e responsabilizzare i governi africani nella gestione del fenomeno.

Lega: Bisogna andare a controllare i confini, aiutarli dai paesi in cui transitano e  educarli al controllo delle persone, attraverso un sistema di respingimenti e identificazioni.

Noi abbiamo un’idea chiara di procedere con rimpatri forzati o volontari a seconda dei casi, e questo dovrebbe riguardare circa 300 mila persone sul nostro territorio.

Forza Italia: Durante il Governo Berlusconi eravamo riusciti a bloccare il flusso smisurato di migranti. Bisogna ripristinare un equilibrio nel rispetto della dignità delle persone da accogliere, ma anche nel rispetto della dignità degli italiani.

La protezione umanitaria non può essere riconosciuta in modo indiscriminato. I rifugiati vanno distinti dai migranti economici e per questi ultimi vanno stipulati degli accordi con i paesi di origine.

Per cui blocco degli sbarchi con respingimenti assistiti e rimpatrio dei clandestini, accanto a un Piano Marshall per l’Africa. Anche su questo l’Europa deve fare la sua parte. Dobbiamo aiutare gli Stati africani a far crescere la propria economia. 

M5S: Prima di tutto è errato parlare di emergenza, perché serve una strategia strutturale duratura.

I più grandi flussi migratori recenti sono avvenuti dopo i bombardamenti in Libia, Afghanistan e Siria. Risulta evidente quindi che i flussi migratori siano le conseguenze dirette di queste azioni militari e che proprio per questo dovremmo ridurre il nostro interventismo all’estero.

Dobbiamo dotare del personale necessario le commissioni territoriali italiane, assumendo 15 mila giovani per poter smaltire le richieste d’asilo in tempi rapidi. Questo determinerebbe sicuramente come effetto una diminuzione di costi elevati per lo Stato.

In ambito europeo, dobbiamo creare degli accordi di rimpatrio con i paesi d’origine, ma sopratutto creare delle vie legali di accesso, perché a oggi non esistono vie legali per giungere in Europa. Serve definire i cosiddetti migranti economici, perché non sono inquadrati in nessuna normativa europea.

Dobbiamo istituire delle agenzie per i rifugiati nei territori di transito e di partenza per evitare che muoiano in mare, in modo tale che chi ha diritto d’asilo possa prendere un aereo e arrivare in Europa, la quale deve ripartirsi per quota gli arrivi.

Liberi e Uguali: Noi pensiamo che questo accordo, come già quello con la guardia costiera libica, invece di ridurre i traffici illeciti finirà con il colpire le vittime dei traffici.

Se l’obiettivo è delocalizzare la gestione di un problema epocale, l’Italia sta attuando una politica disumana e inutile: quei percorsi nel deserto verranno presto sostituiti da altre, ad esempio in Algeria.  Questo dice la storia delle migrazioni recenti.

Se invece, l’invio del contingente di addestratori ha la funzione di sostenere la lotta ai gruppi terroristici attivi nella regione, dobbiamo essere consapevoli che i rischi a cui andiamo incontro sono tanti e poche le prospettive di successo.

Non ci si potrà fermare al Niger, serviranno accordi con altri paesi, del Sahel e del Golfo di Guinea. E la possibilità di trovarsi a combattere non è pura astrazione. Non è questo il modo in cui dovremmo impegnarci per il futuro del continente africano.

 

5- Italia ed Europa: come pensate di aumentare il peso diplomatico italiano a livello internazionale?

PD: Continuando a fare quello che abbiamo fatto in questi 5 anni, ovvero continuare a contribuire con idee, energie e  proposte al processo di integrazione europea.

La vicenda tedesca e quella francese ci dicono che c’è molto più spazio per favorire il processo di integrazione europea: manca l’Italia e vogliamo essere più presenti e attivi nelle sedi internazionali.

Lega: Finora noi siamo stati contributori netti dell’Unione Europea. L’Italia ogni anno versa in media tra i 4 e i 7 miliardi in surplus rispetto a quanto riceve.

Un governo serio che voglia far contare il proprio interesse nazionale, questi soldi li fa valere. Ogni volta che andiamo ad approvare il bilancio possiamo, senza porre veti, proporre una trattativa in modo tale che i fondi siano distribuiti in maniera congrua.

Forza Italia: In Europa lo spazio bisogna prenderselo, non te lo lasciano gli altri. Ma bisogna farlo con efficienza e rigore.

Appena insediato, Antonio Tajani, che oggi dà valore all’Italia come presidente del Parlamento Europeo, mi disse: “Qui devi essere serio. Se sei serio, allora hai delle opportunità”. Ecco, lo dico a noi eurodeputati italiani: per aumentare l’influenza dell’Italia in Europa dobbiamo essere uniti, presenti, lavorare tanto e con serietà.

M5S: Dobbiamo puntare al massimo sul made in Italy, anche in ambito tecnologico.

Avere una posizione più forte sulla produzione ti permette di essere maggiormente apprezzato. Dobbiamo fare delle alleanze più forti con i paesi del Mediterraneo, come Spagna, Francia e Grecia, per avere un blocco comune contro alcune dinamiche che ci sfavoriscono.

Liberi e uguali: Anzitutto, agire con più serietà. Berlusconi e Renzi hanno indebitamente usato l’Europa come becero strumento di politica interna e di mera visibilità personale, e questo ha danneggiato enormemente la nostra reputazione.

Basta vedere la vicenda di Ema: la proposta di Milano era indiscutibilmente la migliore ma ha perso per l’ostilità contro l’Italia di molti paesi europei.

Che credibilità ha adesso la coalizione di centrodestra, che tiene insieme chi a Bruxelles rassicura sugli obiettivi di bilancio e chi pratica la peggiore retorica nazionalista e anti-europea?

Sulle politiche di bilancio europee le forze parlamentari devono trovare condivisione, lasciando da parte i tatticismi elettorali e pensando solo al bene delle persone.

La crisi di questi anni ha pesato immensamente sui più deboli e sul Sud dell’Europa. L’austerità ha peggiorato drammaticamente le condizioni di vita della gente e non ha nemmeno ridotto il debito pubblico.

Io credo che occorra premere con forza per ottenere una golden rule, vale a dire una maggiore flessibilità di spesa sugli investimenti, presentando un piano serio, coerente e di medio termine di impegno nell’innovazione, nelle infrastrutture, nella cura del territorio e dell’ambiente.

Presentarsi ogni volta a chiedere spazi di manovra per interventi una tantum, di cortissimo respiro, non solo non risolve i problemi strutturali, ma è anche indice di scarsa affidabilità.

A cura di Mario La Rosa, Giacomo Helferich e Francesco Greco.  TPI 14             

 

 

 

L’emigrazione nei libri di scuola per l’Italia e per gli italiani all’estero.

 

Ideologie, pedagogie, rappresentazioni, cronache editoriali. Il libro scolastico in 100 anni di emigrazione. Si tratta della prima ricostruzione completa delle vicende editoriali e della produzione libraria per le scuole italiane all’estero

 

ROMA -  Esce in questi giorni il volume “L’emigrazione nei libri di scuola per l’Italia e per gli italiani all’estero. Ideologie, pedagogie, rappresentazioni, cronache editoriali” di Lorenzo Luatti.  Il volume, curato dalla Fondazione Migrantes, uscirà per i tipi di Tau Editrice nella collana “Rapporto Italiani nel Mondo”.

E’ la prima ricostruzione completa delle vicende editoriali e della produzione libraria per le scuole italiane all'estero. Il libro scolastico in cent'anni di emigrazione. Con oltre 300 illustrazioni a colori e in bianco e nero. Uno studio sulla produzione scolastica destinata alle scuole italiane all'estero, rivolta ai discendenti italiani che nei vari paesi d'elezione frequentavano le scuole italiane, governative e private. Questo studio, grazie all'intreccio tra fonti a stampa e fonti archivistiche, recupera dall'oblio tale produzione e per la prima volta ne offre una trattazione ampia e approfondita.

Lorenzo Luatti è ricercatore dei processi migratori e delle relazioni interculturali presso Oxfam Italia e Centro di Documentazione Città di Arezzo.Collabora con scuole, università,associazioni, enti locali, regioni e organismi nazionali sui temi della pedagogia e della didattica interculturale, inclusione degli alunni stranieri, sociologia delle migrazioni, mediazione linguistica, letteratura “migrante” e letteratura per l'infanzia. È autore di libri e di saggi apparsi in volumi e in riviste, ha tenuto corsi, seminari e conferenze in molte università italiane. Scrive sui principali periodici specializzati nei suoi settori di studio. (Inform)

 

 

 

Campagna Avaaz. Il tuo voto può fermare Salvini, Meloni & C.!

 

Cari avaaziani in tutta Italia,

quasi nessuno sembra essersene accorto, ma secondo gli ultimi sondaggi alla coalizione Berlusconi-Salvini-Meloni mancherebbero solo 5 seggi per avere la maggioranza al Senato e 20 per quella alla Camera!

 

Ma c'è un modo per fermarli -- strappargli per pochi voti i seggi più incerti.

In tutta Italia, ci sono almeno 25 collegi in cui basta che poche centinaia di noi decidano di votare per il candidato con più possibilità di battere quello dell’estrema destra per cambiare l'esito delle elezioni nazionali! Questo perché in ogni collegio chi prende più voti va direttamente in Parlamento!

 

Questa battaglia è veramente importante! Siamo di fronte a candidati di estrema destra che credono che la "razza bianca" debba essere "protetta", che l'omosessualità sia una malattia o che organizzano manifestazioni per togliere diritti alle donne e alle famiglie. Possiamo fermarli... assieme!

 

In alcuni collegi il candidato favorito è del Movimento 5 stelle, in altri del Partito Democratico o di Più Europa. La campagna di Avaaz non sostiene nessuna coalizione o partito ma ha l'unico obiettivo di evitare che partiti estremisti arrivino al governo del Paese. Clicca per farci sapere se nel tuo seggio pensi o meno di votare il candidato che può fermare questa coalizione dell'odio.

 

E se non vivi in una delle zone più in bilico, sicuramente hai degli amici a cui queste informazioni potrebbero essere utili! In quel caso, condividi con loro la pagina e informali di questa campagna. La nuova legge elettorale ha introdotto dei candidati per ogni circoscrizione, ma pochissimi elettori sanno quali sono e ancora di meno quali hanno reali possibilità di essere eletti.

 

I membri di Avaaz supportano partiti molto diversi tra loro. Dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, da +Europa a Liberi e Uguali o Potere al Popolo e molti altri. Ma sono uniti nel rifiuto dell'estrema destra violenta e razzista. E la maggior parte vuole unirsi e fermare l'ascesa al potere di questa coalizione dell'odio.

 

Non tutti saranno disposti a cambiare le loro intenzioni di voto. Ed è giusto così. Ma basta che poche centinaia di noi in ogni collegio si uniscano per sconfiggere l'estrema destra, e possiamo farcela.

Con speranza, Luca, Patri, Francesco e tutto il team di Avaaz

 

Maggiori informazioni. Sondaggi, il centrodestra a un passo dalla maggioranza. Il Pd ha perso 5 punti in 4 mesi. M5s primo gruppo parlamentare (Il Fatto Quotidiano)

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/12/sondaggi-il-centrodestra-a-un-passo-dalla-maggioranza-il-pd-ha-perso-5-punti-in-4-mesi-m5s-primo-gruppo-parlamentare/4153209/

Elezioni, nella battaglia dei collegi alla Camera comanda il centrodestra (Repubblica)

http://www.repubblica.it/politica/2018/02/01/news/collegi_uninominali_sicuri_centrodestra_centrosinistra_m5s_vassallo-187745094/   

 

Avaaz.org è un movimento globale con oltre 46 milioni di membri, che promuove campagne far valere la voce dei cittadini nelle stanze della politica di tutto il mondo (Avaaz significa "voce" in molte lingue). I membri di Avaaz vivono in ogni nazione del mondo; il nostro team è sparso in 18 paesi distribuiti in 6 continenti e opera in 17 lingue. Clicca qui per conoscere le nostre campagne più importanti, oppure seguici su Facebook o Twitter. De.it.press

 

 

 

 

Disinteresse

 

L’Emigrazione italiana non fa più notizia. Su i Connazionali all’estero è scesa una sorta d’oblio. Come molte promesse non mantenute e con limitate prese di posizione dei Parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero.

 

Insomma, per questa fitta umanità è stato concretato poco. Col meccanismo “Rosatellum-2” non vediamo consistenti progressi. Non ammetterlo sarebbe inopportuno. Eppure, gli italiani altrove sono circa cinque milioni. La maggioranza vive nel Vecchio Continente. Come potrebbe cambiare la loro rappresentatività politica, dopo il varo di questa legge elettorale, che è ancora tutta da chiarire? Di fatto, comunque, i loro problemi, in generale, non sono ridimensionati.

 

Gli italiani oltre confine sono, eccezionalmente, considerati per il loro effettivo ruolo. Cambiare si può. Quindi, siamo per valorizzare una loro nuova funzione nella formazione della “maggioranza” e dell’”opposizione” parlamentare in Patria. La nuova Legge Elettorale lo consente. Almeno sotto il profilo dei numeri.

 

 Non è fantapolitica la nostra, ma il compendio dei segnali che ci hanno fornito proprio gli italiani nel mondo. Quando sarà operativo il nuovo Parlamento, potrebbero evidenziarsi differenti ruoli. Anche un movimento politico dall’estero. Il diritto di voto ha da contare di più per questa nostra umanità con idee e progetti che potrebbero trovare collazione nella vita della Repubblica. Senza vincoli predeterminati d’alleanza e d’apparentamento.

 

L’apatia ha da lasciare il posto a una politica che abbia la stessa valenza dentro e fuori i confini nazionali. Non ci sono, a nostro avviso, altre scelte capaci di rimuovere lo stallo di un sistema che, presto, sarà cambiato. Ora, l’interesse dovrebbe occupare il posto dell’indifferenza per consentire nuovi stimoli a un dialogo politico oltre i confini geografici del Paese. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Tumore prostata, Italia in prima linea per nuova terapia a ultrasuoni

 

Una tecnica innovativa, descritta come una vera e propria rivoluzione nella diagnosi precoce per la cura del cancro alla prostata. E' la terapia a ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza magnetica (MRgFUS), grazie alla quale oggi è possibile non solo individuare, ma anche trattare con estrema precisione, e in modo non invasivo, forme tumorali localizzate preservando la qualità della vita dei pazienti. Dei risultati clinici e degli sviluppi futuri della tecnica si è parlato in occasione del convegno 'Prostate Cancer: See & Treat', che si è tenuto a Roma presso il Centro congressi Università Sapienza, e ha riunito i maggiori esperti radiologi e urologi italiani e internazionali. In Italia il Policlinico Umberto I, che da qualche anno utilizza con successo gli ultrasuoni focalizzati per la cura dei fibromi uterini e il trattamento di lesioni ossee benigne e maligne, li ha già applicati in passato in alcuni casi di lesioni alla prostata

"Negli ultimi anni la risonanza magnetica ha rivoluzionato l'imaging della prostata, consentendo di identificare i piccoli focolai neoplastici nel contesto di una ghiandola che è di dimensioni molto piccole, contrariamente a quello che si faceva fino a qualche anno fa in cui invece era necessario effettuare delle biopsie ad alto raggio - spiega all'AdnKronos Salute Carlo Catalano, direttore del Dipartimento di Scienze radiologiche del Policlinico Umberto I di Roma - Alla luce della capacità estremamente elevata della Rm di identificare anche piccoli noduli, sì è pensato di utilizzare questa tecnica anche per la guida di trattamenti mirati sulla ghiandola prostatica, evitando così metodiche invasive, per esempio la prostatectomia. Sì è quindi pensato di accoppiare la Rm con tecniche che determinano un incremento della temperatura nel focolaio neoplastico, generato da onde di varia energia, come ad esempio quelle sonore nel trattamento a ultrasuoni focalizzato sotto guida della risonanza magnetica".

A chi è rivolta questa terapia? "Non è indicata per tutti i pazienti - puntualizza Catalano - ma solamente in quei soggetti che hanno una malattia cosiddetta focale, per cui limitata a piccoli focolai all'interno della ghiandola prostatica. E' quindi fondamentale una valutazione multidisciplinare del paziente, non limitata all'urologo o al radiologo. L'Umberto I è stata la prima struttura in Italia a installare un sistema di ultrasuoni focalizzati sotto guida della risonanza ad alto campo magnetico, circa 7 anni fa. Tuttavia, l'esperienza per quanto riguarda la prostata è minore, circa 3 anni. I risultati sono molto soddisfacenti, anche se non ci sono studi a lungo termine essendo la tecnica innovativa. Per il futuro ci attendiamo prospettive di miglioramenti sempre maggiori per il paziente".

I trattamenti a ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza magnetica hanno ottenuto di recente l'autorizzazione dall'Unione europea per la cura dei tumori alla prostata, e a breve partirà presso l'Umerto I un trial clinico che prevederà il trattamento di pazienti affetti da carcinoma prostatico con la tecnologia MRgFUS, che saranno controllati durante l'intero follow-up sia clinicamente sia con esami di Rm multiparametrica.

Ad oggi sono un migliaio gli esami alla prostata effettuati ogni anno dell'équipe dell'Unità prostatica del policlinico capitolino, coordinata da Valeria Panebianco che sottolinea come la risonanza magnetica multiparametrica abbia determinato "una rivoluzione del carcinoma della prostata. Prima - ricorda - la diagnosi veniva effettuata solamente con i valori del Psa e direttamente con la biopsia, mentre oggi l'introduzione di questa metodica innovativa ha fatto sì che la risonanza stessa entrasse nelle linee guida internazionali".

"Grazie alle caratteristiche della Rm che consistono in un dettaglio anatomico importante e tecniche funzionali per determinare le caratteristiche del tumore - evidenzia l'esperta - è possibile effettuare una diagnosi precoce. Questo significa indirizzare il paziente a una biopsia mirata. La forza di questa metodica è quella di effettuare una identificazione della lesione maligna, di bioptizzare quella stessa zona e soprattutto trattarla in maniera precisa e mininvasiva". Adnkronos 24

 

 

 

 

Giornata del Design Italiano nel Mondo

 

L’edizione di quest’anno dell’Italian Design Day si svolgerà il prossimo 1 marzo in 100 città nel mondo

 

ROMA - Oggi alla Farnesina l’evento di presentazione della Giornata del Design Italiano nel Mondo - Italian Design Day 2018, aperto dal Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Amb. Elisabetta Belloni.

L’edizione di quest’anno dell’Italian Design Day si svolgerà il prossimo 1° marzo in 100 città nel mondo e sarà dedicata al rapporto tra design e sostenibilità, declinato da 100 "ambasciatori del design italiano" - architetti, designer, accademici, imprenditori, critici, comunicatori -  che presenteranno a un pubblico composto da addetti ai lavori e semplici appassionati il meglio del nostro disegno industriale.

Frutto di un’azione di squadra azionata dalla Farnesina in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, la Triennale di Milano, ICE Agenzia, il Salone del Mobile di Milano, l’Associazione per il Disegno Industriale, la Fondazione Compasso d’Oro e la Fondazione Altagamma, l’Italian Design Day è un progetto che coinvolge tutti gli attori pubblici e privati che rappresentano il design italiano di qualità, tra cui il mondo delle imprese, attraverso Confindustria, e il settore della formazione per un totale di cinquanta portatori di interessi, tra associazioni, federazioni, università e scuole di design.

L'iniziativa giunge alla sua seconda edizione dopo il successo riscontrato nel 2017, quando circa 20.000 operatori di settore sono stati coinvolti nelle numerose attività realizzate, ed è il culmine di un processo che dura tutto l'anno e che vede il Ministero degli Esteri impegnato su vari fronti: la promozione dei designer italiani giovani ed emergenti; il sostegno al Salone del Mobile, con la novità dell’edizione di Shanghai inaugurata nel 2016 e divenuta un appuntamento annuale; la collaborazione con la Triennale di Milano, che il MAECI ha contribuito a rilanciare nel 2016 incentivando le adesioni internazionali (un'analoga azione di supporto è già partita per la prossima edizione, che si terrà nel 2019 all'insegna del concept "Broken Nature").

La Giornata del Design Italiano nel Mondo 2018 servirà quindi a promuovere questo importante appuntamento e non è un caso, quindi, la scelta del tema del rapporto fra sostenibilità e design. Le politiche sostenibili sono oggi un tema centrale per l’azione dei governi e del settore privato, e l’Italia, indiscusso leader mondiale nel settore del design, presenterà idee, progetti e soluzioni di qualità promuovendo un dibattito internazionale propedeutico alla XXII Triennale di Milano del 2019. Le idee che emergeranno serviranno inoltre da contributo per preparare la partecipazione italiana al prossimo grande appuntamento BIE, l'Esposizione Universale che si terrà nel 2020 a Dubai con lo slogan “Connecting minds, creating the future” e che ha tra i propri temi di approfondimento anche quello della sostenibilità.

Il settore del design, elemento distintivo del "Made in Italy” che unisce bellezza e originalità a qualità delle materie prime e metodi di produzione innovativi, espressione delle culture e delle tradizioni dei diversi territori è – insieme alla promozione della lingua italiana, della cucina di qualità, del sistema universitario e della ricerca, del sistema museale e del cinema italiano – uno degli assi della strategia di promozione integrata “Vivere All’Italiana” condotta dalla Farnesina attraverso la rete delle Ambasciate, dei Consolati e degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo.

In un mondo in cui la domanda di Italia è in continua crescita (secondo un noto studio di KPMG, il "Made in Italy" è il terzo marchio più conosciuto a livello mondiale, dopo Coca Cola e Visa), la Farnesina punta sulle indiscusse eccellenze del nostro Paese,  che permettono di presentare il meglio del "marchio Italia", valorizzandone le componenti economiche, culturali e scientifiche. Il disegno industriale italiano, inoltre, rappresenta circa un terzo (di gran lunga la quota più ampia) del mercato mondiale del design di alta gamma (dati Bain & Company), mentre secondo l’ultimo rapporto “Esportare la dolce vita” di Confindustria, nel 2022 i 31 mercati più avanzati importeranno dall’Italia 70 miliardi di euro di prodotti con contenuti di design italiano, con un aumento del 20% rispetto al 2016.

Il Ministero degli Esteri è impegnato in un'intensa azione promozionale che mira a rispondere alla domanda di italianità che ci arriva dal mondo, presentando il meglio della tradizione dei nostri territori e il genio innovativo del nostro Paese. E’ un lavoro che porta non solo risultati di immagine ma che ha ricadute molto tangibili. Secondo uno studio commissionato dalla Farnesina alla società Prometeia, l’azione di sostegno all’attività internazionale delle aziende italiane nel 2016 - in particolare nell’aggiudicazione di commesse - ha contribuito a produrre 21,4 miliardi di valore aggiunto (pari a 1,4% del PIL) e a sostenere circa 307mila posti di lavoro. (Inform 12)

 

 

 

 

Prioritå per il PD. Garavini: “Con noi investimenti e assunzioni"

 

“Non è un caso se l’Italia è l’unico grande Paese a non essere stato colpito da attacchi terroristici, pur essendo impegnato sul fronte internazionale. Merito delle politiche del PD e del nostro Governo. Che mette le politiche per la sicurezza al primo posto ed è uno dei paesi più impegnati nella lotta al terrorismo sul piano internazionale.

Sette miliardi in tre anni. Tanto abbiamo investito con il PD al Governo nella sicurezza. Abbiamo ereditato un comparto disastrato. Messo in ginocchio dai tagli delle destre. Tagli così selvaggi che non poteva essere acquistata neanche la benzina per le automobili di servizio. Fu una pagina molto brutta che ci siamo incaricati di cambiare.

Con la Legge di Stabilità per il 2014 abbiamo stanziato 1,218 miliardi. Con quella del 2015 più di 250 milioni, sbloccato le assunzioni e il tetto agli stipendi. Con quella per il 2017 abbiamo destinato al comparto 937 milioni e gli 80 euro al mese per tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine. Per il 2017 ulteriori 2 miliardi e 662.500 milione di euro. A tutto questo aggiungiamo 875 milioni per il riordino delle carriere, 100 milioni per assunzioni aggiuntive, 67 milioni per il pagamento degli straordinari”.

È quanto dichiara Laura Garavini, Capolista PD al Senato Circoscrizione Estero-Europa, intervenendo a un incontro promosso da Uim Pratteln e da Antonio Tocco.

“La destra, invece, dal 2008 al 2009 tagliò oltre 3.5 miliardi. Decurtando pesantemente le risorse per le attività operative e organizzative e bloccando le assunzioni al 20% del turnover nel 2009 e i tetti salariali. Noi abbiamo riportato le assunzioni al 55% e dal 2016 al 100% del turn over e abbiamo sbloccato i tetti salariali nel 2015 con un miliardo.

? facile per i populisti di destra soffiare sulle paure delle persone. Peccato che quando sono stati al governo non hanno fatto altro che penalizzarla, la sicurezza". De.it.press 24

 

 

 

 

Il panorama economico

 

Il 2018 potrebbe riservarci delle sorprese. Che queste siano concrete, o meno, dipenderà dal quadro politico che si andrà a evidenziare con le imminenti elezioni. Di fatto, però, la situazione nazionale è troppo coinvolta perché possa permettere analisi attendibili entro poco tempo. La ripresa, comunque, sarà lenta.

 

Del resto, e lo rammentiamo ancora, il 2017 non è stato l’anno del “riscatto” economico. Infatti, politica ed economia hanno continuato a viaggiare su binari differenti.

 Da noi, resta carente la competitività che non riesce a tener testa con la necessità di una maggiore produttività. Il futuro Parlamento avrà da focalizzare, a tutto campo, i “gaps” che sono sempre sotto gli occhi di tutti. Questa non è solo una nostra sensazione.

 In tempi che si prospettano dovranno essere costruttivi e non solo politicamente.  Sul fronte delle questioni urgenti resta l’occupazione e il riallineamento sociale in generale. Per ritrovare la strada della ripresa, è indispensabile comprendere quali sono le possibilità per raggiungere degli obiettivi durevoli.

 

 Il passato, ovviamente, potrà esserci d’aiuto. Magari dando anche uno sguardo alla realtà socio/economica in essere in Eurolandia. Siamo, infatti, dell’avviso che l’Italia si trovi in una posizione di”recessione” particolare rispetto ad altri Stati stellati.

In breve, per evitare guai maggiori non possiamo accontentarci dei dibattiti che sono, spudoratamente, di parte.

 

Col “Rosatellum”, saranno i politici, gli stessi, d’adesso, ad armonizzare una “continuità” parlamentare forse ancora lontana dai presupposti per una duratura ripresa economica. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Il tetro delle maschere ed il carnevale della vita

 

C'è una frase, in un celebre romanzo di Luigi Pirandello, che suona così: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. Nelle società moderne il Carnevale è la festa di tutto l'anno: indossiamo la maschera tutti i giorni. Ognuno ha la sua, anzi le sue, da quando inizia l'età della...ragione. La maschera non ce la togliamo nemmeno quando andiamo a letto. Mostriamo il volto nudo solo nel sogno; ma al mattino, insieme al vestito, prima di fare colazione, rimettiamo la maschera sul volto.

 

Di maschere, per la verità, ne abbiamo a disposizione più di una, come i vestiti e le scarpe. Abbiamo la maschera per i colleghi di lavoro, quella per i conoscenti, quella per gli amici, e perfino quella per i familiari... Spesso sbagliamo maschera o dimentichiamo di indossarne una, e allora le persone che credevano di conoscerci ci dicono: “Ma che ti è successo? Non ti riconosco.” E invece era uno dei rari momenti in cui eravamo noi stessi... Ognuno crede di recitare la sua parte nel ruolo che si è ricavato, salvo, ogni tanto, cambiare ruolo e cambiare parte.

        

E' una legge, e una tentazione, questa del Carnevale permanente, alla quale pare che nessuno possa sfuggire nelle nostre società evolute. Non vi sfuggiva nemmeno Pirandello, che pure pretendeva di farci la morale. Infatti, c'è da chiedersi: qual era il vero volto di Pirandello? Quello dell'esploratore spregiudicato dell'anima umana, o quello dell'intellettuale conformista fedele al regime? Quello del compassato e serioso accademico vincitore del premio Nobel, o quello dell'attempato maestro che perde la testa per la prima attrice del suo teatro e le scrive centinaia di lettere appassionate? La vita sociale è il grande teatro dell'ipocrisia, che va in onda sul proscenio. Dietro le quinte, c'è il vero teatro: quello dell'invidia e dell'orgoglio. Ogni tanto si sente qualcuno che grida, perché non riesce più a reggere la parte.

 

Per avere un'idea di quanto rarefatti siano i nostri rapporti sociali, basta riflettere su quella convezione sociale che è il saluto. Nel salutarci, quando ci conosciamo poco, assumiamo sempre un atteggiamento...commisurante. Ciascuno, rispetto all'altro, si chiede: “che ruolo svolge?”; “Quanto mi può essere utile?”; “E' più, o meno, importante di me?”. E una volta stabilite le misure, ci regoliamo. Siamo disposti a salutare noi per primi solo le persone che reputiamo molto più importanti di noi. E se qualcuno con il quale avevamo stabilito un saluto reciproco, una mattina, magari perché distratto, ci toglie il saluto, apriti cielo! Subito pensiamo: “e chi si crede di essere? Facciamo un lavoro simile...abbiamo la stessa cilindrata di macchina”...e ce ne facciamo una malattia.

        

Nel grande teatro delle maschere, “gli altri” finiscono per essere per noi un piccolo inferno, come ci ricorda Jean Paul Sartre in una sua celebre commedia. “Gli altri” ci giudicano, e spesso ci feriscono con il solo sguardo. Abbiamo voglia a dire: “Io sono sempre me stesso”. Senza volerlo ammettere, quasi sempre siamo quello che vogliamo che “gli altri” credano che siamo. Ci facciamo amici importanti affinché “gli altri” credano che anche noi siamo importanti. Mentiamo continuamente a noi stessi. Indossiamo gli occhiali da sole anche quando non c'è il sole: li usiamo come una maschera, per poter guardare “gli altri” senza essere visti. Gli attori li indossano nei funerali, forse per non guardare in faccia la morte, con la quale non si può recitare. Parliamo senza comunicare: sguazziamo sempre alla superficie del nostro “io”, dove ristagnano poltiglia e rottami dell'anima.

 

D'altra parte, “degli altri” non possiamo fare a meno, perché, per quanto possiamo coltivare un sogno di autosufficienza, siamo per costituzione degli animali sociali. Lo sapevano bene gli eremiti del passato, che più si ritiravano in solitudine, più “gli altri” li cercavano. Capita però spesso che, quando accantoniamo la maschera, ci rendiamo conto che al fondo del nostro essere coltiviamo un desiderio metafisico, che non vogliamo confessare a noi stessi: dare un senso alla vita, una volta che abbiamo mangiato e bevuto. I cattivi maestri della modernità, nel decretare la morte di Dio, ci hanno voluto far credere che ciascuno di noi può essere Dio per gli altri. Ma, per poco che rientriamo in noi stessi, ci accorgiamo di quanto grande sia questa menzogna.     

In questo modo, il desiderio metafisico, che non possiamo sopprimere, diventa un piccolo inferno, che però dobbiamo nascondere “agli altri”, i quali devono continuare a vederci come tanti “Dio”. Da qui la fiera dello snobismo. Ma è proprio in questa mancanza di comunione, in questa forzata solitudine, che consiste il nostro piccolo inferno. Ma quello che Pirandello e Sartre non sapevano, o forse non ricordavano, è che dopo il Carnevale viene la Quaresima.

 

Ho sempre sospettato che i cristiani debbano conoscere la medicina per questo male metafisico. Dovrebbero averla appresa dal loro Maestro, il quale si ritirò per quaranta giorni nel deserto per meditare sul senso profondo della sua missione, e alla fine respinse tutte le maschere che un grande esperto di menzogne gli offriva: il potere sugli uomini e sulla natura. Solo una maschera accettò, non dal padre della menzogna, ma da suo Padre: quella del dolore e della compassione, come unica via di accesso alla vita vera. Ecco: i cristiani dovrebbero conoscere la medicina. Solo che il più delle volte non sanno comunicarla... “agli altri”, non sanno rinunciare, nemmeno loro, alla maschera. I veri cristiani sanno che Dio non si dimostra: si mostra...  Giuseppe Lalli, de.it.press

 

 

 

 

Opinioni. Salvatore Albelice (Fi): C’è uno status degli italiani all’estero e c’è un problema degli italiani all’estero

 

Bruxelles – “Lo status dell’italiano all’estero, parliamo del Belgio, ma ci si può riferire anche ad altri Paesi europei, è quello di una persona sola, isolata e distaccata dalle stesse istituzioni rappresentative dello Stato italiano: consolato, ambasciata, istituto di cultura, camera di commercio, e via dicendo. E’ la situazione di colui che spesso fa affidamento solo sulle sue capacità, che sono anche capacità di adattamento e di predisposizione al sacrificio; che è aperto e pronto a mille espedienti atti a capovolgere una esperienza vissuta a suo proprio favore, ovvero fargli attingere soluzioni del ‘vivere alla giornata’ o del ‘tiramm a campà in questo prototipo non è riconducibile ovviamente il funzionario o agente che fa capo alle istituzioni diplomatico-consolari, alla Nato, all’UE, a società e banche private italiane. Per costoro vale un altro discorso’. Il tutto condito da quell’ambrosia dolce/amara che è la nostalgia e l’amore per la terra natìa”. Inizia così la riflessione di Salvatore Albelice, coordinatore Forza Italia Belgio-Albania-Kosovo e supervisore Area Balcanica.

 “Da questo status – prosegue Albelice - emerge il problema ‘italiano-all’estero’, problema la cui metafora è una panca in un parco con sopra un mazzo di fiori che si sfilacciano al vento; qualcuno deve raccogliere e ricomporre questo bouquet.  Sin dai tempi passati, l’italiano all’estero ha sempre atteso da parte del Governo italiano un senso di protezione, un interesse per il suo operato, una guida e organizzazione delle energie; insomma una legislazione protettrice e garantista, che non lo facesse sentire completamente isolato e avulso dallo Stato italiano. E ciò vale ancora oggi nella società delle nuove tecnologie avanzate. I problemi che lo coinvolgono sono problemi che attengono alla realizzazione dignitosa della propria persona, alla sua integrazione nella comunità ospite - da cui chiede rispetto dei propri valori e della propria dignità- all’aspirazione al proprio benessere e alla propria felicità, senza arrivare a fare di essa aspirazione un principio costituzionale, come nella Carta americana”.

Per Albelice dunque quella dell’emigrato italiano è per lo più la storia dell’abbandono da parte dello Stato italiano dei propri cittadini all’estero e della estraneità delle istituzioni consolari o diplomatiche, che gli emigrati hanno sempre e per lo più percepito come “guardiani del governo italiano” che si manifestano soprattutto in occasione operazioni di diversa natura, senza pensare che è il Consolato deve essere a disposizione del cittadino italiano e non viceversa.

Da Albelice viene inoltre sottolineato come la legge sul voto degli italiani all’estero sia stata benvenuta, ma non abbia da sola risolto i problemi degli italiani all’estero che orami si sono “solidificati in espressioni di delusione e frustrazione, di senso di abbandono, disagio e umiliazione nel vissuto comunitario, nelle relazioni intra-sociali e inter-sociali”. Un senso di estraneità che , per Albelice, viene alimentato anche dalla non efficacia della pletora di associazioni e spesse volte dal non consono operato dei patronati.  

Secondo Albelice infine la stessa “legge Tremaglia sul voto degli italiani all’estero, operazione politica oltremodo positiva lungimirante e non di parte, viene tuttavia recepita come un diritto/dovere ma anche come un’altra delle astrazioni giuridico-legislativo-sociale, avulsa appunto dalla soluzione dei loro problemi pratici, immediati o di lunga durata, e dal recupero delle originarie radici dell’italianità”. (Inform)

 

 

 

 

Superare la disparità di trattamento fiscale tra pensionati all’estero

 

Roma - "La disparità di trattamento tra pensionati italiani residenti all'estero merita un intervento celere nelle sedi competenti, ed il caso spagnolo e tedesco risultano particolarmente esemplificativi di uno scenario in cui mancano iniziative urgenti di rettifica" Lo dichiarano in una nota i senatori Aldo Di Biagio e Claudio Micheloni. "Infatti nel caso tedesco il combinato disposto dell'applicazione della Convenzione italo tedesca sulla doppia imposizione fiscale e l'applicazione dei regolamenti europei in materia di sicurezza sociale sta alimentando una incomprensibile quanto illegittima sperequazione in termini di diritti e riconoscimenti tra pensionati italiani residenti in Germania operando una diversificazione tra quelli INPS e quelli ex-Inpdap malgrado, ormai dal 2012, siano gestiti dallo stesso istituto".  L'applicazione della Convenzione, ai sensi dell'attuale interpretazione non rettificata in sede italiana né in sede bilaterale, consente l'imponibilità della pensione nello stato di residenza esclusivamente ai pensionati Inps mentre esclude da tale opzione i pensionati ex-inpdap a meno che questi ultimi non rinuncino alla cittadinanza italiana. A ciò si aggiunge il fatto che i pensionati ex-inpdap sono costretti a sostenere sia il contributo alla Cassa malattia tedesca che quello al Servizio sanitario italiano non potendo estrapolare l'ultimo contributo dalla quota irpef: si tratta di una sorta di trappola fiscale dinanzi alla quale al momento non sembrano essere state prospettate soluzioni dalle istituzioni competenti". Di Biagio e Micheloni concludono: "Abbiamo chiesto un intervento ai Ministri del lavoro, dell'economia e degli esteri nella prospettiva di un intervento celere per superare la disparità di trattamento tra pensionati italiani, la cui pensione malgrado sia erogata dal medesimo istituto, risulta sottoposta ad una disciplina incomprensibilmente differente e foriera di una sperequazione in termini di diritti che si configura come un precedente assolutamente illegittimo". De.it-press 13

 

 

 

 

Il rinnovo

 

In Italia si vivono segnali contrastanti e, spesso, tra di loro incoerenti. La Penisola resta un Paese con problemi economici e sociali che, però, sono vissuti in modo anomalo rispetto a quelli, della stessa natura, nel resto dell’Europa stellata.

 

 Ci riferiamo a quella sorta di rapporto nel quale la necessità e le mancanze sono ridimensionate da una volontà, non sempre coerente, di rivedere precedenti decisioni. Purtroppo, questo concatenarsi d’eventi ci ha portato nei rivoli dei volta gabbana che ha coinvolto anche parecchi politici di casa nostra.

 

Dopo le imminenti elezioni, forse, il quadro politico potrebbe mutare. Il tempo delle “vacche grasse” è finito da anni. Per inerzia, più che per convinzione, siamo andati avanti dilapidando ogni riserva utilizzabile; ma l’emergenza è rimasta.

 

 Ancora una volta, manca la solidarietà e la voglia d’unione costruttiva. Anche per l’immediato futuro, i rapporti politici non avranno pregio se disgiunti dalla volontà di ritrovarci tutti su una stessa sponda. La politica del “fare” ha senso solo se accompagnata dalla volontà di riuscirci. Il voto politico resta un “mezzo”, ma non il “fine”.

 

 Ora non ci rimane che rivedere, ma sul serio, alcune posizioni che, per il passato, sono state sottostimate. Certamente, dopo le elezioni, i cambiamenti per il Paese ci saranno. Non ci sono rimaste altre possibilità: o si ritrova lo spirito di solidarietà e d’intenti comuni, o la crisi troverà nuovi spazi per rafforzare i suoi nefandi effetti.

 

 Ora le occasioni di cambiamento potrebbero non mancare. Sta a noi renderle operative. Anche se, purtroppo, sarà assai complesso. Perché, è ovvio, cambiare, soprattutto, politicamente, non è mai facile. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Così i robot spingono il lavoro più in là

 

Parleremo del lavoro al passato? Il Presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim è tornato a ragionare sulla minaccia della disoccupazione tecnologica. I consulenti hanno trovato un filone aurifero nella fantascienza: continuano a vaticinare la robotizzazione di questo o quel mestiere.  ALBERTO MINGARDI

 

Dormono sonni tranquilli le cameriere d’albergo (difficilissimo insegnare alle macchine a rifare i letti), temono il peggio le professioni intellettuali. Jack Ma, il fondatore di Alibaba, ha esortato a insegnare ai bambini a dipingere e a suonare uno strumento musicale: «È ciò che ci rende umani». La musica è fra le più straordinarie creazioni dell’uomo, ma nessuno aveva mai pensato a Stravinskij come antidoto per la disoccupazione. 

 

E’ curioso che molti siano pronti a immaginare iniziative straordinarie contro un problema che ancora non c’è, e pochissimi a occuparsi di una questione sempre più evidente. L’impressione diffusa è che la scuola sia in crisi un po’ in tutti i Paesi occidentali. Che gli insegnamenti non siano ben calibrati su esigenze e sensibilità contemporanee. Che ci siano difficoltà legate alle modalità di trasmissione della conoscenza (anche ma non solo perché vivere attaccati agli smartphone influisce sulla capacità di concentrazione). Che l’istruzione sia in larga misura burocratizzata, artificialmente protetta dalla concorrenza e retta da incentivi che difficilmente premiano lo sforzo e il merito dei singoli docenti. Si potrebbe continuare. 

 

Statene certi: nel futuro del lavoro, come nel suo presente, non mancheranno i problemi. Una scuola che funziona meglio potrebbe aiutare a risolverli. 

Quali sono le alternative? Separare lavoro e pane, con il reddito di cittadinanza? Rallentare l’innovazione (cosa che alla politica riesce benissimo, anche senza volerlo)? 

 

Dimentichiamo sempre che il miglioramento delle condizioni di vita delle persone è stato reso possibile dall’incremento del prodotto per ora lavorata, frutto del progresso tecnologico, e senza il quale non ci sarebbe stata alcuna crescita dei salari. 

 

Una delle caratteristiche dell’innovazione tecnologica è proprio quella di rendere obsoleti alcuni mestieri. Il telefono mise fuori mercato i telegrafisti. Il computer ha mandato in pensione le dattilografe. Una volta le chiamate interurbane passavano per l’intervento di un plotone di centralinisti: con la teleselezione «integrale», negli Anni Settanta, ciascuno poteva finalmente telefonare ovunque sul territorio nazionale senza l’intervento di un addetto. 

 

Scoperte e invenzioni cambiano anche l’organizzazione del lavoro. La fabbrica e l’ufficio non sono realtà «naturali». Come ha spiegato Joel Mokyr («I doni di Atena», Il Mulino), essi nacquero proprio perché le tecniche di produzione erano diventate più complesse e avevano bisogno del coordinamento di diverse competenze. Nell’800, ciò significava il controllo e la supervisione diretta: la fabbrica. Già oggi, in molti settori, la prossimità fisica è sempre meno rilevante. 

I produttori di «scenari» sembrano ragionare come se la tecnologia andasse avanti da sola. Come se non dipendesse dalle idee degli esseri umani. Come se essa non riflettesse la conoscenza sempre più precisa dei fenomeni naturali e delle loro regolarità (la «scienza»), che a sua volta ci conduce a capire come sfruttarli a nostro vantaggio. 

 

Siamo terrorizzati quando pensiamo a 7 miliardi di bocche da sfamare, ma dimentichiamo che sono anche 7 miliardi di teste. «Progresso» è tutto quel che può accadere grazie al loro contributo. Certo diventa ogni giorno più difficile, se li convinciamo che sono vittime predestinate della tecnologia, e non protagonisti dell’economia della conoscenza. LS 25

 

 

 

Dibattiti. Centrodestra? Un minestrone di slogan, urla e contraddizioni. Popolarismo non pervenuto.

 

Associare i valori del popolarismo europeo all'attuale pot-pourri del centrodestra italiano pre-elettorale sa quasi di bestemmia, considerando che questi valori risultano essere pesantemente schiacciati sotto il peso di una demagogia dozzinale, messa su giusto per racimolare i consensi da parte di quella parte di opinione pubblica maggiormente colpita da talune - certamente discutibili- politiche sociali, la cui responsabilità - paradosso dei paradossi - va a ricercarsi proprio nello stesso centrodestra, oggi a trazione leghista di cui contempliamo le meravigliose gesta in questi giorni.

Perché poi nascondere dietro il velo di un fasullo popolarismo moderato, un'accozzaglia di figuri e personaggi improbabili, messi su con il solo ma labile "collante" della contingenza elettorale?

Ragioniamo un attimo su chi sta galleggiando all'interno di questo melting pot:

Forza Italia, altro non è che l'emanazione del suo anziano e confuso leader su cui - malgrado lui continui a ribadire il contrario - pesa come un macigno la trazione leghista. 

Si parliamo proprio di quella Lega dichiaratamente lepenista che ha sostenuto la Brexit celebrandola come "una boccata di ossigeno" e che a Bruxelles non ha brillato, anzi,  per sostegno ai diritti acquisiti dei cittadini residenti in occasione delle votazioni di alcune risoluzioni in materia.

Su Fratelli D'Italia, dalla indefinita identità si può dire poco, anche perché non si capisce in quale posizione si collocherebbe rispetto alla Lega considerando che più a destra di questa troviamo solo gli arditi di Casapound.

La forza intorno alla quale è stato costruito questo melting pot politico resta la Lega quindi, è questo la dice lunga: la sua identità  resta vistosamente paradossale perchè ha modificato la propria "sacra" originaria configurazione per strizzare l'occhio all'elettorato maggiormente frustrato, modificando il bersaglio delle invettive, - fondamenta del loro programma politico - passando dai meridionali ai migranti in una mostruosa proprietà commutativa in cui cambiando l'ordine degli addendi purtroppo il risultato non cambia.

Come si può solo osare di immaginare che questo centrodestra possa intercettare i voti dei cosiddetti "moderati delusi" come millantato qualche settimana fa da Berlusconi, considerando che un voto al centrodestra è anche un voto ad una destra radicale, xenofoba e dichiaratamente populista?

 come è possibile credere che un cittadino dalla formazione e cultura popolare possa dirottare il proprio consenso verso una formazione raffazzonata in cui non si ha nemmeno la premura di mettersi d'accordo, almeno formalmente, nemmeno sull'idea stessa di Europa e del suo futuro?

Il problema principale di questa campagna elettorale, con i suoi toni distorti con le sue promesse alla "Cetto La Qualunque" e con i suoi slogan pubblicitari è che confonde l'elettore, e non giova al legittimo confronto politico, spacciando per "moderato e popolare" ciò che in realtà è molto lontano dall'esserlo.

E il minestrone di slogan, urla e contraddizioni che al momento rappresenta il centrodestra è la metafora calzante di questo cortocircuito informativo.

Ma in questa giungla di chiacchiere e brutalità comunicativa, un progetto autenticamente popolare esiste ed è chiaro nella sua semplicità, rappresentato da Civica Popolare e dalla volontà di ripartire proprio dalle basi del popolarismo europeo per rifondare la democrazia rappresentativa italiana offuscata da una degenerazione politico-partitica ormai lampante.

I veri moderati sono altrove e si tengono ben distanti dalla Lega di salvini e da quel progetto di decostruzione del Paese: la responsabilità di chi è autenticamente popolare sta nel fornire un riferimento nell'impasse informativa del momento chiarendo all'elettore dove poter rinvenire i valori su cui buona parte degli italiani ritrovano la propria identità culturale.

E questo acquista un significato più emblematico tra i nostri connazionali all'estero, che hanno a cuore l'autenticità della propria storia e del proprio percorso, non riconoscendosi in derive identitarie e ideologiche che appartengono ad altri scenari e contesti: ecco perché chi ama l'Italia non può votare questa accozzaglia disordinata e confusa di personalismi, bulletti e ipocriti. Chi ama l'Italia predilige l'edificazione del futuro e non lo spauracchio dello sfascio. Aldo Di Biagio, Vice Presidente Commissione Industria (De.it.press)

 

 

 

A Ferrara il convegno di presentazione del “Rapporto Asilo”

 

Nella mattinata di oggi, mercoledì 21 febbraio, si è svolta la presentazione del volume “Il diritto d'asilo- Report 2018 Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare” realizzato, per il secondo anno consecutivo, da Fondazione Migrantes. L’incontro si è svolto nella Sala Estense in piazza Municipale a Ferrara. La mattinata ha preso avvio con i saluti istituzionali.

Mons. Giancarlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha spiegato come “questo Report nasce per andare oltre il mero dato statistico, approfondendo aspetti, problemi e prospettive. L’attenzione si fonda principalmente sulla necessità di un’accoglienza diversa, in un contesto particolare come quello famigliare, per un accompagnamento e non un abbandono sul territorio”. L’accento è posto quindi sulla “qualità dell’accoglienza” attraverso i quattro verbi indicati da Papa Francesco nel Messaggio per la 104ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018, e che danno il titolo al Report.

Michele Campanaro, Prefetto di Ferrara ha innanzitutto accennato a come “riguardo al tema del diritto di asilo vi è senz’altro stata un’evoluzione normativa”. I dati parlano a livello nazionale di 130.119 richiedenti asilo (al 31 dicembre 2017), dei quali 789 nella provincia di Ferrara, con un esito favorevole alle domande del 21%. Campanaro ha poi sottolineato “l’importanza di passare da un’accoglienza straordinaria nei CAS”, che spesso diventa però ‘ordinaria’, “a un’accoglienza di secondo livello, diffusa, anche famigliare, dando vita a un approccio glocal, che intersechi cioè globale e locale, flussi migratori internazionali con un’accoglienza locale, oltre a coniugare diritto di asilo dei migranti e diritto alla sicurezza”.

Ha, invece, posto l’accento su come “dal 2007 a Ferrara vengono svolti incontri di educazione alla legalità, promossi da Comune, ASP e forze dell’ordine”, Giancarlo Pallini, Questore di Ferrara. Lo scorso settembre ha preso avvio l’ultimo ciclo di questi appuntamenti, “ai quali hanno partecipato circa 400 persone, e che si sono svolti nella sala polivalente del Grattacielo. Tutto questo perché crediamo nell’importanza di coniugare attività di polizia con attività educative, per un progresso concreto della nostra società sul piano dell’integrazione”. Ha poi preso la parola Tiziano Tagliani, Sindaco di Ferrara: “siamo sicuramente all’interno di un percorso complesso, non privo di rischi - ha spiegato -, che chiama il nostro Paese a scelte delicate in un contesto normativo europeo e internazionale sicuramente da rivedere”.

E’ seguita la Tavola rotonda sul tema “Le sfide in Italia e in Europa, l’accoglienza in famiglia e le prove di comunità interculturali” moderata da Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti, curatrici del volume.

Mariacristina Molfetta ha spiegato come “purtroppo forte è il gap” tra le parole del Papa riprese nel titolo del Report e le politiche europee e nazionali, “come altrettanto grandi sono le distanze tra i proclami a livello europeo e le azioni concrete, oltre alla distanza rispetto alle sensibilità e alle progettualità di parte della società civile”. Per Molfetta, “l’accoglienza in famiglia è importante perché crea possibilità di incontro e di comunità davvero interculturali, per vivere la sfida del nostro tempo”.

Maurizio Veglio, autore di un saggio del volume, ha, invece, centrato il proprio intervento sul Decreto Minniti-Orlando (poi, Legge 46/2017). “Dal 2014 le domande di protezione internazionale sono aumentate notevolmente nel nostro Paese – ha spiegato – e questo perché l’Italia è considerata per necessità una terra di asilo, vista la chiusura delle frontiere”, mentre prima più della metà dei migranti considerava la nostra penisola solo come terra di passaggio verso altre mete. Il Decreto Minniti-Orlando ha “l’obiettivo di accelerare le procedure per la domanda di asilo”, ma di fatto, insieme a “un accordo controverso attuato col ‘governo’ libico”, l’accelerazione avviene “al prezzo di silenziare il richiedente asilo” attraverso “procedure non garantiste” nei suoi confronti e “abrogando il grado di appello”. Inoltre, la sostituzione dei CIE con i CPR (Centri Permanenti di Rimpatrio) non cambia la realtà di luoghi di “sofferenza giuridica e umana delle persone che li abitano”. Per questo, ha proseguito Veglio, diviene fondamentale, “la voce di questi migranti”, attraverso le loro storie accennate nei verbali della Questura. Storie dalle quali sempre più emergono anche gli orrori vissuti nei campi di raccolta in Libia, dove i migranti “subiscono violenze e torture di ogni tipo, estorsioni, e dove sono all’ordine del giorno le violenze sessuali sulle donne e gli omicidi”.

Gianfranco Schiavone, anch’egli autore di un saggio nel volume in questione, ha denunciato come il fatto che “mentre nel mondo aumenta il numero di rifugiati, in Italia invece diminuisce: ciò dipende semplicemente dalla strategia di contenimento attuata dal nostro governo, senza una tutela delle persone migranti”. Un’azione, questa, contraria ai principi fondamentali della nostra Repubblica, a partire, nel caso dei migranti, dall’art. 10 della Carta Costituzionale. Quattro le proposte avanzate da Schiavone: “un nuovo Regolamento di Dublino, fondato sulla solidarietà e su un’equa ripartizione delle responsabilità fra gli Stati; il rifiuto dei concetti di ‘Paese terzo sicuro’ e di ‘Paese di primo asilo’; un regolamento UE che disciplini il reinsediamento dei rifugiati da Paesi terzi; l’estensione della protezione sussidiaria”.

Chiara Marchetti nel suo intervento ha introdotto le cosiddette buone pratiche dell’accoglienza in famiglia. “Sono 7 – ha spiegato – le esperienze di accoglienza in famiglia, locali o nazionali, studiate nel Rapporto, delle quali 4 finanziate dai fondi SPRAR, 1 da fondi CAS, 1 da fondi della CEI (“Rifugiato a casa mia”) e 1 da fundraising e donazioni private”. Sono, queste, tutte fondamentali “testimonianze di valore e di contaminazione, con una forte portata culturale, esperienze di prossimità, di calore, di relazione, famigliare o comunque di legame, di affezione”, ha commentato. Un percorso “di integrazione e di cittadinanza, una rete sociale e di sostegno allargata” fondamentale. “E’ in ogni caso importante – ha puntualizzato – che quest’accoglienza dal basso non sostituisca quella istituzionale” e che si arrivi il più possibile a un’autentica “comunità interculturale, a maggior ragione importante in un contesto come quello di oggi dove si diffondono razzismo, discriminazioni e violenze”.

Sono poi seguite anche alcune testimonianze di rappresentanti di enti e associazioni del territorio ferrarese impegnati in progetti di accoglienza e integrazione di rifugiati e richiedenti asilo.

Anna Viola Toller, referente Camelot per il Progetto Vesta nel territorio di Bologna, ha spiegato come questa proposta di accoglienza in famiglia – che a breve verrà concretizzata anche a Ferrara - sia importante per migranti neomaggiorenni “sprovvisti di una rete parentale nel territorio e di una comunità che li accolga”. Giordano Barioni (Città del Ragazzo-Istituto Calabria) ha presentato, invece, il progetto di accoglienza di giovani e adolescenti per l’insegnamento della lingua italiana e per una formazione professionale che li possa rendere autonomi, oltre ad attività culturali e sportive utili per l’integrazione con coetanei e con adulti. Michele Luciani (Caritas diocesana) ha preso la parola per parlare dell’impegno dell’organismo che rappresenta, in particolare nell’aiuto di donne migranti, con o senza minori, e dell’idea di accoglienza in comunità, non limitata cioè ai soli “addetti ai lavori” ma all’intera comunità locale. Infine, sono intervenuti Manuel Alleati (Meeting Point), Gianluca Gardi (Consorzio Ferrara Prossima) e Roberto Marchetti di Nadiya. Il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Don Gianni De Robertis ha concluso l’incontro spiegando come “l’accoglienza in famiglia nonostante l’ancora modesta diffusione numerica sia altamente significativa per la sua capacità di cambiamento delle persone coinvolte e dell’intera società”. Decisivo per questa trasformazione è “l’incontro con queste persone, grazie al quale assumono un volto, una voce, una storia, dissolvendo così la paura”. Questi di incontro e di accoglienza, ha concluso don De Robertis citando l’Arcivescovo Mons. Delpini, “non sono gesti eroici ma normali, che nel nostro clima sembrano straordinari, diventano perciò ancor più fondamentali”. Migrantes online 22

 

 

 

Imprese straniere in Italia verso quota 600 mila

 

Roma - Crescono quasi cinque volte più della media e, da sole, rappresentano il 42% di tutto l'aumento delle imprese registrato nel 2017. Sono le imprese costituite da cittadini stranieri, una realtà ormai strutturale nell'ambito del nostro tessuto imprenditoriale e che alla fine dello scorso anno ha raggiunto le 590 mila presenze, pari al 9,6% di tutte le imprese registrate sul territorio nazionale. Nel corso del 2017 il loro numero si è incrementato di 19.197 unità (il 42% dell'intero saldo annuale di imprese), come risultato del saldo tra 57.657 aperture e 38.460 chiusure, corrispondente ad un tasso di crescita del 3,4% (contro lo 0,75% fatto registrare dall'intera base imprenditoriale italiana). La conferma dell'importanza del fenomeno viene osservando il rilievo del saldo di imprese di stranieri in alcune regioni (Toscana, Veneto, Liguria, Marche) dove, senza il contributo di questa componente, il saldo regionale del 2017 sarebbe stato negativo. In altre regioni (Piemonte, Emilia-Romagna), l'apporto dell'imprenditoria straniera ha invece contribuito significativamente ad attenuare la forte contrazione di quella autoctona, pur non riuscendo a ribaltare il segno negativo del saldo complessivo. Questi i dati più rilevanti dell’indagine condotta da Unioncamere-InfoCamere a partire dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, sulla presenza in Italia di imprese guidate da persone nate all’estero, con riferimento al 2017.

Il settore in cui le imprese di stranieri sono maggiormente presenti in valore assoluto è quello del commercio al dettaglio (circa 162mila imprese, il 19% di tutte le aziende del settore), seguito dai lavori di costruzione specializzati (109mila, il 21% del totale) e dai servizi di ristorazione (poco più di 43mila unità, pari all'11% dell'intero comparto).

In termini relativi, però, l'attività a maggior concentrazione di imprese di stranieri è quella delle telecomunicazioni dove le 3.627 aziende a guida straniera rappresentano il 33.6% degli operatori del settore. A breve distanza segue la confezione di articoli di abbigliamento, in cui le 16.141 realtà guidate da stranieri pesano per il 30% sul totale del comparto. Geograficamente, la regione più attrattiva per l’insediamento di imprenditori stranieri è la Lombardia con 114mila unità, seguita a lunga distanza dal Lazio (77mila) e dalla Toscana (55mila). Guardando alla dinamica del 2017, l'area a maggior tasso di crescita delle iniziative di stranieri è stata la Campania (+6,1% in regione, +9,6 a Napoli) seguita dalle Marche (+4,5% nel complesso e +8,8% a Macerata) e dal Lazio (+4,3%). La provincia "Regina" per concentrazione di imprenditoria straniera resta saldamente Prato, dove il 27,8% delle imprese è a guida straniera. A oltre dieci punti di distanza seguono Trieste (16%) e Firenze (15,8%).

Tra i paesi di provenienza degli imprenditori stranieri (con riferimento alle sole imprese individuali, le uniche per cui è possibile associare la nazionalità al titolare), quello più rappresentato è il Marocco, con 68.259 imprese individuali esistenti alla fine dello scorso anno. Sugli altri gradini del podio la Cina (52.075 imprese) e la Romania (con 49.317). Dall’analisi sul territorio, si scopre che alcune nazionalità hanno eletto delle vere e proprie “patrie” imprenditoriali in alcune province italiane: è il caso dell’Egitto che concentra in provincia di Milano quasi la metà (il 44,7%) di tutte le sue imprese in Italia; o del Bangladesh che ha il suo “quartier generale” a Roma, dove ha sede il 42,5% di tutte le sue imprese. Sempre a Roma si trova la comunità imprenditoriale rumena più estesa (il 15% del totale delle imprese guidate da cittadini di quel paese). Ma anche in altre province si assiste a significative concentrazioni di imprese di una data nazionalità: a Napoli ha sede il 19,6% della comunità imprenditoriale pachistana, mentre la “capitale” dell'imprenditoria cinese in Italia è ormai a Milano, dove ha stabilito la propria sede l'11% di tutta la rappresentanza del Celeste Impero. (aise) 

 

 

 

 

Rechte für Migranten

 

Der Entwurf für den Globalen Migrationspakt der UN räumt mit den völkerrechtswidrigen Dimensionen auf. Von Felix Braunsdorf

 

Die Vereinten Nationen (UN) beginnen in diesem Monat damit, über den Globalen Pakt für sichere, geordnete und reguläre Migration zu verhandeln – inmitten eines politischen Klimas, in dem Rechtspopulist_innen gegen Flüchtlinge hetzen, Israel Asylsuchende als „illegale Eindringlinge“ bezeichnet und die Aufrüstung von Grenzen weltweit zum Milliardengeschäft wird. Diesem zunehmend einwanderungsfeindlichen Zeitgeist erteilt der erste Entwurf für den Globalen Pakt, der sogenannte „Zero Draft“, eine überraschend deutliche Absage. Seine Kernaussage: Migration ist Teil der Menschheitsgeschichte und eng verbunden mit nachhaltiger Entwicklung und Fortschritt. Das globale Rahmenwerk, das er entwirft, ist an vielen Stellen ein dringend nötiges Korrektiv zu den völker- und menschenrechtswidrigen Dimensionen der aktuellen, auf Kontrolle und Abwehr ausgerichteten Migrationspolitiken vieler Staaten.

Was den „Zero Draft“ so stark macht, ist, dass er auch die Handschrift von internationalen und zivilgesellschaftlichen Organisationen, vor allem Migrantenorganisationen, und Gewerkschaften trägt. Auf sechs thematischen und fünf regionalen Anhörungen sowie unzähligen weiteren Gesprächskreisen und Foren schufen diese gemeinsam mit Vertretern von Staaten und Privatwirtschaft die Grundlage für eine globale Migrationspolitik. Daran konnte auch der Rückzug der USA im Dezember 2017 nichts ändern, der die verbliebenen Delegationen eher disziplinierte als sie zu verunsichern. Es ist offensichtlich, dass nicht-staatliche Akteure nicht nur pro forma zu den Konsultationen eingeladen wurden. Vielmehr übernahmen die beiden Ko-Vermittler Schweiz und Mexiko ihre Eingaben und Stimmen vielfach in den Entwurf. Damit schreiben die UN die junge Tradition der globalen, inklusiven Konsultationsprozesse fort, von denen bereits die Agenda 2030 für nachhaltige Entwicklung maßgeblich profitierte.

Entsprechend liest sich der „Zero Draft“ nicht wie ein gewöhnliches UN-Papier, sondern klingt an manchen Stellen wie eine Werbebroschüre, die verspricht, einen „360-Grad Panoramablick auf internationale Migration“ zu werfen. Doch das Papier hat es in sich. Auf knapp 25 Seiten werden eine Vision, zehn Leitprinzipien, 22 Ziele und 166 Maßnahmen zum Erreichen dieser Ziele aufgelistet. Zudem wird – zumindest ansatzweise – skizziert, wie eine zukünftige globale Migrationspolitik aussehen soll. Die Leitprinzipien rücken den Menschen selbst ins Zentrum, vertreten eine rechtebasierten Ansatz, versprechen die Stärkung von Frauen und treten für das Kindeswohl ein. Schnell wird deutlich, dass die vermeintliche „Werbebroschüre“ richten soll, was weltweit in der Praxis schief läuft.

Der Entwurf einer Migrationspolitik, die keine Menschenrechte verletzt

Beispielsweise sagt es viel über die aktuellen Missstände in der globalen Migrationspolitik aus, dass der „Zero Draft“ ausdrücklich fordert, Minderjährige nicht länger in Gefängnisse zu stecken. Die Initiative for Child Rights hatte sich während der Konsultationen dafür stark gemacht, die Rechte von Kindern explizit in den Entwurf aufzunehmen – mit Erfolg. Obwohl die Kinderrechtskonvention – die UN-Konvention, der die meisten Staaten weltweit angehören – klar festschreibt, dass das Kindeswohl an erster Stelle stehen muss, befinden sich unbegleitete Kinder in unzähligen Ländern in ungeeigneten Aufnahmeeinrichtungen oder gar in Haft. In Deutschland ist für zahllose Kinder, mit unsicherem Aufenthaltsstatus, der Zugang zu Bildung nicht sicher gestellt. Dem begegnet der „Zero Draft“, indem er festschreibt, dass geflüchtete Kinder alternativ untergebracht und ihr Zugang zu Bildung und Gesundheit garantiert werden sollen. Auch die in Deutschland viel diskutierte Familienzusammenführung sieht er vor – wenig überraschend angesichts der bestehenden menschenrechtliche Verpflichtung, Anträge auf Familiennachzug positiv zu entscheiden, wenn Kinder betroffen sind. Der „Zero Draft“ erfindet das Rad hier also keinesfalls neu, sondern erinnert die Staaten an Grundsätze, gegen die sie aktuell viel zu oft verstoßen.

In ähnlicher Weise fordert der „Zero Draft“ ein Ende der – längst völkerrechtlich verbotenen – Zurückweisungen (engl. Refoulement) in Länder, in denen den Asylsuchenden Folter oder andere erniedrigende oder unmenschliche Behandlungen drohen. Auch sogenannte „Pushbacks“, also das Zurückdrängen von Migranten an Land oder auf See in Länder mit schwacher Rechtsstaatlichkeit, ohne ihnen überhaupt erst das Recht auf ein Asylverfahren zu gewähren, finden an den europäischen Außengrenzen regelmäßig statt – und verstoßen gegen die Europäische Menschenrechtskonvention. Staaten wurden während der Konsultationen für diese Praktiken scharf kritisiert. Erst Ende des Jahres 2017 verurteilte der Europäische Gerichtshof für Menschenrechte die sogenannten „heißen Abschiebungen“ nach Marokko aus der spanischen Exklave Melilla – ein kleiner Ort, der eine europäische Außengrenze auf dem afrikanischen Kontinent hat. Wenn der „Zero Draft“ auf Hoher See internationale Such- und Rettungsoperationen statt der Aufrüstung der Küstenwachen vorsieht, dann greift er nicht nur die Forderungen zivilgesellschaftlicher Organisationen auf, sondern trägt auch dem Völkerrecht Rechnung.

Dass auch Gewerkschaften intensiv an der Entwicklung des „Zero Draft“ beteiligt waren, zeigt sich unter anderem darin, dass er im Bereich Arbeitsmigration einen Schwerpunkt auf Arbeitnehmerrechte legt. Faire und ethische Anwerbepraktiken sollen die Ausbeutung von Arbeitsmigranten verhindern, die heute oftmals unter prekären und unsicheren Bedingungen – bis hin zu modernen Formen der Sklaverei – beschäftigt sind. Um den Zugang zu Justiz, Gesundheit und Bildung zu gewährleisten wird das Prinzip der Firewall vorgeschlagen, mit dem die klare Trennung zwischen Einwanderungsbehörden einerseits und der übrigen öffentlichen Verwaltung und den Strafverfolgungsbehörden andererseits gemeint ist. Der „Zero Draft“ fordert die Staaten auf bestehende internationale Konventionen und Instrumente bezüglich Arbeitsmobilität umzusetzen. Zudem sollen bereits entwickelte Richtlinien operationalisiert und Unternehmen und Personalvermittler zur Verantwortung gezogen werden, wenn sie gegen Menschen- und Arbeitsrechte verstoßen. Bei diesen und den anderen vorgesehenen Maßnahmen geht es darum, menschenwürdige Arbeitsbedingungen entlang der gesamten Wertschöpfungskette zu garantieren und die Gewerkschafts- und Vereinigungsrechten aller Arbeitnehmer zu realisieren – unabhängig von ihrem Migrationsstatus.

Bereits dieser kurze Blick in das umfassende Papier zeigt: Wenn der Entwurf so umgesetzt würde, wäre die Welt eine bessere. Die positive Rahmung von Migration ist sicherlich darauf zurückzuführen, dass eine breite Allianz von Akteuren an den Konsultationen mitgewirkt hat.

Vom „Zero Draft“ zum Globalen Pakt

Allerdings stehen nun noch sieben Verhandlungsrunden aus, in denen Staaten um diese Inhalte ringen werden. Erst Ende Juli 2018 soll das endgültige globale Rahmenwerk für Migration stehen. Die größten Streitthemen in den Verhandlungen wird die „Global Migration Governance“ und die Frage danach sein, wie die Umsetzung des Migrationspaktes überprüft werden soll. Gerade an diesem Punkt zeigt sich eine der Schwachstellen des „Zero Draft“. Statt eine neue Migrationsarchitektur zu entwickeln, sieht er lediglich kosmetische Veränderungen vor. Etwa soll der existierende Hochrangige Dialog der Vereinten Nationen über Internationale Migration und Entwicklung genutzt werden, um sich über den Fortschritt des Pakts auszutauschen. Um sicherzustellen, dass der Pakt tatsächlich vollständig umgesetzt wird, müssen sich die Staaten in den Verhandlungen jedoch auf eine grundsätzliche, normative und institutionelle Neuordnung der globalen Migrationspolitik einigen. Sonst droht der völkerrechtlich nicht bindend Pakt eine Wunschliste zu bleiben, aus der Staaten nach dem Prinzip „Rosinenpicken“ Maßnahmen herausgreifen. Angesichts der Tendenzen in Europa, die nationalstaatliche Kontrolle über die eigenen Grenzen zu betonen, ist fraglich, inwieweit das im Interesse aller Beteiligten ist.

Am Ende bleibt zu hoffen, dass die Verhandlungen transparent sein werden und wie die Konsultationen möglichst vielen Akteuren ermöglichen, ihre Positionen einzubringen. Dann bestünde immerhin die Chance, dass der Globale Migrationspakt den Anspruch des „Zero Draft“ beibehält, den grassierenden Menschenrechtsverletzungen an Migranten ein Ende zu setzen. Das wäre starkes Signal dafür, dass Abschottung, Migrationskontrolle und einwanderungsfeindlichen Populismus in der Weltgemeinschaft wie in einzelnen Staaten nicht mehrheitsfähig sind. IPG 19

 

 

 

Statistik. Illegale Migration in die EU ging 2017 stark zurück

 

Im vergangenen Jahr ist die Zahl der illegalen Einreisen in die EU mit rund 205.000 stark gesunken. Wie die Grenzschutzagentur Frontex mitteilt, verschiebt sich die Fluchtroute Richtung Spanien. Das Land stehe und hohem Druck.

 

Die Zahl der „illegalen Einreisen“ in die EU ist laut Grenzschutzagentur Frontex stark gesunken. Sie lag 2017 bei rund 204.700 gegenüber rund 511.000 im Vorjahr und 1,8 Millionen im Rekordjahr 2015, wie aus einem am Dienstag in Brüssel von Frontex-Chef Fabrice Leggeri vorgestellten Bericht hervorgeht. Insbesondere auf der östlichen Mittelmeerroute von der Türkei nach Griechenland, aber auch auf der zentralen Route von Libyen nach Italien gingen die Zahlen demnach erheblich zurück.

Die Agentur verzeichnet jedoch eine zunehmende Migration über das westliche Mittelmeer in die EU. „Spanien steht jetzt unter hohem Druck“, sagte Leggeri. 2017 habe sich die Zahl der auf dieser Route entdeckten Migranten gegenüber dem Vorjahr mehr als verdoppelt. Sie stieg laut Bericht von 9.900 auf rund 23.100, wobei die meisten Ankömmlinge aus Marokko, Algerien und der Elfenbeinküste stammten.

Für die Zukunft erwartet Frontex, dass sich Routen weiter stetig ändern. Darauf wolle sich die Agentur einstellen, sagte Leggeri. Er plädierte zugleich für mehr legale Einreisemöglichkeiten. Die Erfahrung zeige, dass es „Ärger an der Außengrenze“ gebe, wenn es keine legalen Zugänge gebe. (epd/mig)

 

 

 

Gentiloni in Berlin. Gemeinsame Anstrengungen für Europa

 

Deutschland und Italien wollen weiterhin eng im europäischen Rahmen zusammenarbeiten. Es müsse künftig darum gehen, anstehende Herausforderungen wie Migration, Verteidigung und Innovation zu

bewältigen. Das sagte Bundeskanzlerin Merkel nach ihrem Gespräch mit Ministerpräsident Gentiloni in Berlin.

 

Die Bundeskanzlerin wies auf die hervorragenden bilateralen Beziehungen hin. Besonders hob sie die intensive Zusammenarbeit im Bereich der Industrie 4.0 und bei der Digitalisierung hervor.

Ministerpräsident Paolo Gentiloni betonte mit Blick auf die exzellenten bilateralen Wirtschaftsbeziehungen, im vergangenen Jahr habe der Haushaltsaustausch zwischen beiden Ländern einen neuen Höchststand erreicht. 

Angela Merkel lobte die großen Anstrengungen der italienischen Regierung bei der Bewältigung der großen Herausforderung Migration. Gerade die Aktivitäten Italiens auf der Mittelmeerroute seien herausragend gewesen.

Enge Zusammenarbeit bei Migration

Im europäischen Rahmen sei es mittlerweile gelungen, die Steuerung und Ordnung durch die europäische Mission und die Ausbildung der libyschen Küstenwache, die Unterstützung der Einheitsregierung und eine enge Kooperation mit afrikanischen Staaten zu verbessern.

"Hier hat sich durch die Zusammenarbeit zwischen Deutschland, Italien und Frankreich eine exzeptionelle Zusammenarbeit auch mit der EU-Kommission herausgebildet, in der wir präzise Schritte unternehmen, die Wirkung zeigen", so Merkel.

Dabei bleibe es das gemeinsame Ziel, Fluchtursachen zu bekämpfen, den Menschen vor Ort eine Chance geben und den illegalen Schmugglern und Schleppern das Handwerk zu legen.

Fokus auf große europäische Herausforderungen

Mit Blick auf den Austritt Großbritanniens aus der EU wies die Kanzlerin auf die nächste mittelfristige finanzielle Vorausschau hin. Sie betonte, für Deutschland und Italien als Nettozahler sei es von besonderer Bedeutung, dass sich die europäischen Ausgaben auf die großen europäischen Herausforderungen konzentrierten. "Das ist Migration, das sind aber auch die besonderen Verteidigungsanstrengungen sowie Forschung und Innovation", sagte Merkel.

Ministerpräsidenten Gentiloni erklärte, die EU habe im vergangenen Jahr erfolgreich die große Krise überwunden und müsse den Fokus nun auf die europäischen Ressourcen legen. Dies seien öffentliche Güter wie Sicherheit, Verteidigung, Investitionen, aber auch eine bessere Arbeitsmarktpolitik.

Europa habe im vergangenen Jahr bewiesen, dass Nationalismus und Populismus keine Rolle spielten.

Mit Blick auf die aktuelle internationale Lage müsse es nun darum gehen, den Wiederaufschwung zu schaffen und Europa neues Leben einzuhauchen. Denn wirtschaftliche Stärke sei nicht zu trennen von Demokratie und dem europäischen Gesellschaftsmodell.

Stärke Europas festigen

Ministerpräsident Gentiloni war bereits am 7. Februar nach Berlin gereist. An der Humboldt-Universität hatte er im Rahmen der Humboldt-Reden zu Europa zum Thema "Italien und Deutschland gemeinsam für ein stärkeres Europa" gesprochen. Dabei hatte er die Notwendigkeit hervorgehoben, die Stärke Europas zu festigen. Italien müsse dazu gemeinsam mit Deutschland und

Frankreich als Motor und Beispiel vorangehen, um die Modernisierung und die notwendigen Reformen voranzubringen.

Paolo Gentiloni gehört der italienischen Demokratischen Partei (PD) an und ist seit Dezember 2016 Ministerpräsident Italiens. Zuvor war er seit November 2014 Außenminister im Kabinett Renzi. Bei den anstehenden Parlamentswahlen am 4. März wird er nicht mehr kandidieren. PIB 16

 

 

 

Emma Bonino: Mit radikalem Liberalismus gegen die „Gefahr von rechts“

 

Die ehemalige EU-Kommissarin Emma Bonino kehrt für die bevorstehenden Parlamentswahlen (4. März) in die italienische Politik zurück – mit der +Europa-Koalition und dem Ziel, der „Gefahr von rechts“ und der Fünf-Sterne-Bewegung entgegenzutreten. EURACTIVs Medienpartner Euroefe berichtet.

In einem Interview mit der spanischen Nachrichtenagentur EFE äußerte die Vorsitzende der Italienischen Radikalen (RI) ihre Besorgnis über das Entstehen von Parteien wie der populistischen Fünf-Sterne-Bewegung (M5S) sowie der rechtsextremen Lega Nord, einem Koalitionspartner von Forza Italia, der Mitte-Rechts-Partei von Silvio Berlusconi.

Während Berlusconi seinen Lega Nord-Partner Matteo Salvini verteidigt und die eigentliche Bedrohung in der M5S sieht, ist Bonino sich sicher: Beide Kräfte sind eine Gefahr für die Demokratie.

„Wenn sie (Lega Nord und M5S) am Ende regieren, wäre das höchst gefährlich. Denn das, was sie sagen und tun wollen, steht in völligem Widerspruch zur demokratischen und menschlichen Entwicklung diese großartigen Kontinents Europa“, sagte sie im Interview.

Für die Zeit nach der Parlamentswahl am 4. März 2018 werden ein „hängendes Parlament“, Instabilität und mögliche Marktturbulenzen in der drittgrößten Volkswirtschaft der Eurozone erwartet.

Mit fast 70 Jahren und nach einer überstandenen Krebserkrankung präsentierte Bonino nun eine Koalitionsbewegung ihrer eigenen, radikal-liberalen Partei mit Matteo Renzis Demokratischer Partei (PD). Beide verteidigen dabei ausdrücklich die EU – in einem Wahlkampf, in dem das Thema praktisch nicht vorkommt.

Bonino begründet ihre Entscheidung, sich auf die Seite von Renzi zu stellen, mit der Notwendigkeit, einen Sieg „dieses souveränistischen, antieuropäischen und fremdenfeindlichen Blocks, vertreten durch Berlusconi, Salvini und Meloni“, um jeden Preis zu verhindern. [Giorgia Meloni ist Vorsitzende der rechtsextremen Fratelli d’Italia.]

Für Bonino ist die Fünf-Sterne-Bewegung ein „mysteriöses Objekt“. Die Partei ändere stetig ihre Meinung über die EU und habe „keine politisch-institutionelle Bildung oder Kultur“.

Auch deshalb, erklärte die ehemalige, zwischen 1994 und 1999 für Verbraucherpolitik und Fischerei zuständige EU-Kommissarin Bonino im Interview, wolle sie auf die politische Bühne Italiens zurückkehren.

Fremdenfeindliches Klima

Das aktuelle Problem für Europa habe seine Wurzeln in der Finanz- und Wirtschaftskrise: 2011 habe man herausgefunden, „dass wir keine Bank oder Schatzkammer, keinen Haushaltsminister haben. Der Sturm brach los und wir hatten keinerlei schützenden Schirm zur Hand. Also entschieden wir uns für nationale Lösungen, die sehr improvisiert waren.“

Boninos Lösung für die mit sich hadernde EU liegt in einem „vereinigten und föderalistischen Europa“. Ein großes Problem sei, „dass es keine paneuropäischen Parteien mehr gibt“, so die ehemalige Außenministerin der Regierung von Enrico Letta.

Rechtsextreme haben die Redaktion der Tageszeitung La Repubblica mit Rauchbomben angegriffen. In Italien häufen sich Aktionen neofaschistischer Gruppen.

„In einigen Ländern, zum Beispiel in meinem eigenen Land, wird Europa seit langem als Sündenbock benutzt und für alles, was falsch ist, was falsch läuft, verantwortlich gemacht,“ bemängelte sie. „Wenn etwas schiefgeht, dann ist Europa schuld, und wir vergessen ganz einfach, ganz plötzlich alle wirtschaftlichen Vorteile, die Reisemöglichkeiten, Erasmus, das Wegfallen von Roaming-Gebühren, Billigflüge…“

Außerdem warnte Bonino, das heutige Italien sei zwar nicht rassistisch; dennoch merke sie, dass „ein beunruhigendes, fremdenfeindliches Klima Einzug hält.“ In dieser Hinsicht argumentierte sie auch, dass es in Wirklichkeit kein Migrationsproblem – das Hauptthema des Wahlkampfes – gebe. Ein „gutes Management von nichtregistrierten Migranten“ wäre ausreichend, um die Probleme zu beheben.

Angesprochen auf die Wahlaussichten ihrer eigenen Partei wollte sich Bonino nicht übermäßig optimistisch geben. Sie hoffe, dass bei den Wahlen im März die Dreiprozenthürde übersprungen werden könne. Dann hätte die +Europa-Koalition wohl 12 bis 15 Sitze und könnte ihren Kampf im italienischen Parlament fortsetzen. Von: Cristina Cabrejas | Euroefe | translated by Tim Steins  EA 23

 

 

 

 

Werte prägen!

 

Warum die Europäische Union einen Fonds für europäische Werte braucht.

Von Jan Jakub Chromiec, Adam Traczyk

 

In der Wirtschaftswelt ist es üblich, dass Hacker eingestellt werden, um gefährliche Schwachstellen einer Organisation aufzuspüren. Nach dieser Logik sollte die Europäische Union der polnischen Regierung einen großzügigen Preis verleihen.

Die jüngsten Entwicklungen in Polen haben nämlich eine entscheidende Schwachstelle der Union offengelegt. Diese besteht weniger in der richtigen Balance zwischen mehr oder weniger Integration. Die Zukunft der Union wird stattdessen von der öffentlichen Zustimmung für europäische Werte abhängen. Um diese These zu verstehen, stellen Sie sich vor, welche Konsequenzen es hätte, wenn sich die polnische Regierungspraxis europaweit durchsetzte.

Zunächst würde die Union ihre außenpolitische Glaubwürdigkeit verlieren. Wenn Mitgliedsländer Rechtsstaatlichkeit aushebeln, Medienfreiheit einschränken und Nichtregierungsorganisationen bekämpfen, ist die Union wenig glaubwürdig, wenn sie in ihrer Nachbarschaft für demokratische Standards wirbt. Zweitens, wenn Mitgliedsländer Urteile des Europäischen Gerichtshofs ignorieren, wird gemeinsame Politik wertlos. Sie funktioniert nämlich nur dann, wenn eine unabhängige Instanz gemeinschaftliches Recht durchsetzen kann. Drittens: Stellen Sie sich vor, welche Entscheidungen der Europäische Rat treffen würde, wenn Kaczy?skieske Regierungen die Mehrheit hätten. Strenger Nationalismus nach dem Motto „Deutschland first“, „Frankreich first“ und anderen „firsts“, Verachtung des Rechtsstaats sowie Infragestellung getroffener Beschlüsse würden das europäische Projekt zerstören.

Kurzum: Wenn Mitgliedsländer europäische Werte verachten – pluralistische Demokratie, Rechtsstaat, Menschenrechte –, bricht die Union als wertebasiertes System friedlicher Konfliktlösung unter Demokratien zusammen. Wir können nur spekulieren, wie eine neue Union aussehen würde. Aus der Geschichte wissen wir allerdings, dass die Alternative zur Stärke des Rechts nur das Recht des Stärkeren sein kann.

Deshalb sollte die polnische Regierung einen Preis verliehen bekommen. Einerseits ist ihr Verhalten ein Warnschuss, der uns an die Zerbrechlichkeit liberal-demokratischer Institutionen erinnert. Diese Institutionen existieren nicht. Sie sind nicht mehr als ein paar Blätter Papier, die durch öffentliche Zustimmung zur politischen Realität werden. Nimmt man diese Zustimmung weg, hält man bloß Papier in den Händen.

Andererseits: Wenn man den Schwachpunkt kennt, kann man über Lösungen nachdenken. In diesem Sinne schlagen wir einen präventiven Ansatz zur Stärkung europäischer Werte vor. Denn der korrektive Arm existiert bereits: Artikel 7 des EU-Vertrags sieht im Falle einer schwerwiegenden Verletzung europäischer Werte die Suspendierung des Stimmrechts vor. Bevor es soweit ist, wird ein dialogbasiertes Rechtsstaatsverfahren eingeleitet. Das Manko dieser Instrumente besteht darin, dass sie annehmen, man könne Mitgliedsländer durch Dialog zum Einlenken bewegen. Wenn ein Mitgliedsland aber statt auf Dialog auf Konfrontation setzt, sind sie zahnlos. Darüber hinaus ist Artikel 7 eine „nukleare Option“: Sobald er zu Ende angewandt wird, sind die Einflussmöglichkeiten ausgeschöpft.

Daher ist derzeit im Gespräch, Polens Kurskorrektur durch die Einschränkung von EU-Mitteln zu erreichen. Dieser Vorschlag ist ein zweischneidiges Schwert. Er könnte die Regierung zwar möglicherweise einen Teil ihrer Popularität kosten, würde aber zugleich polnische Bürger treffen, deren Europa-Enthusiasmus nicht zuletzt mit den Struktur- und Agrarfonds zusammenhängt.

Weil es so schwer ist, auf Verstöße gegen europäische Werte zu reagieren, sollte die Union in vorbeugende Maßnahmen investieren. Im Folgenden schlagen wir vor, wie eine dieser Maßnahmen aussehen könnte.

In allen Mitgliedsländern ist die Zivilgesellschaft ein entscheidender Verbündeter im Werben für europäische Werte. Am polnischen Beispiel sieht man das besonders deutlich. So veranstalteten im vergangenen Sommer große und kleine Nichtregierungsorganisationen Proteste in knapp 250 Städten, die den Präsidenten dazu bewegten, gegen Teile einer kontroversen Justizreform sein Veto einzulegen.

Allerdings wird es immer schwerer, solche Organisationen zu betreiben. Die polnische Regierung strich die Förderung für kritische Organisationen zusammen, gründete ein „Nationales Zentrum zur Entwicklung der Zivilgesellschaft“ zur Überwachung staatlicher Zuschüsse und führte Schmutzkampagnen in regierungstreuen Medien durch. Somit fehlen der organisierten Zivilgesellschaft ausgerechnet zu dem Zeitpunkt, da sie am dringendsten gebraucht wird, die Mittel, um sich für europäische Werte einzusetzen.

Daher muss die EU einschreiten. Bereits heute hilft die Union pro-demokratischen Organisationen in der Nachbarschaft. Dem Europäischen Instrument für Demokratie und Menschenrechte etwa stehen für diesen Zweck 1,3 Milliarden Euro zur Verfügung. Wenn aber demokratische Institutionen innerhalb der Union gefährdet sind, brauchen wir ein Instrument für die Mitgliedsländer.

Dieses Instrument, nennen wir es Fonds für Europäische Werte, würde Nichtregierungsorganisationen unterstützen, die sich für Werte gemäß Artikel 2 des EU-Vertrags einsetzen: Rechtsstaatlichkeit, Menschenrechte und demokratische Standards. Die Förderung würde sich an Organisationen in allen Mitgliedsländern richten, um zu unterstreichen, dass die Pflege gemeinsamer Werte eine Aufgabe für die EU als Ganzes ist. Das Budget könnte sich an dem orientieren, was die Union für ähnliche Zwecke in Drittstaaten ausgibt.

Ein solcher präventiver Arm hätte drei Vorteile. Erstens würde er die raue Sprache der Sanktionen durch ein positives Signal aus Brüssel ergänzen. Zweitens würde er Spaltungen in der Union verringern, indem er unterstreicht, dass Werteförderung eine unionsübergreifende Aufgabe ist. Drittens würde er das Immunsystem der europäischen Demokratien stärken. Schließlich kann Demokratie nur durch Bürger aufrechterhalten werden, die an sie glauben und für sie kämpfen. Friedrich Ebert sagte dazu treffend: Demokratie braucht Demokraten.

Die Alternative zu bedeutenden Investitionen in europäische Werte ist, dass Institutionen, die unsere Freiheit und unseren Wohlstand sichern, in einigen Jahren nicht mehr sein werden als ein wehrloses Stück Papier. EA/IPG 19

 

 

 

 

 

Fachkräfte-Zuwanderung. "Ein Gesetz muss Deutschland attraktiver machen"

 

Braucht Deutschland neue Regelungen für die Zuwanderung von Arbeitskräften? Darüber wird seit mehreren Jahren kontrovers diskutiert. Nun haben sich Union und SPD darauf geeinigt, ein entsprechendes Gesetz auf den Weg bringen zu wollen. Im Gastbeitrag für den MEDIENDIENST erklärt der Osnabrücker Rechtswissenschaftler Thomas Groß, was ein neues Gesetz beinhalten müsste – und warum es wichtig ist, Migranten einen dauerhaften Aufenthalt in Aussicht zu stellen. Von Prof. Dr. Thomas Groß

 

In ihrem neuen Koalitionsvertrag erkennen CDU, CSU und SPD an, dass Deutschland qualifizierte Fachkräfte benötigt und dass dieser Bedarf in den kommenden Jahren steigen wird. Die Parteien wollen deshalb ein Gesetz zur "Steuerung von Zuwanderung in den Arbeitsmarkt" erarbeiten. Es soll bestehende Regelungen zusammenfassen, transparenter machen und – wo nötig – effizienter gestalten. Mit Fachkräften sind nicht nur Hochschulabsolventen gemeint, sondern auch Einwanderer mit einer abgeschlossenen Ausbildung oder mehrjährigen Arbeitserfahrungen.

Ob jemand einwandern darf, soll laut Koalitionsvertrag vom Bedarf auf dem deutschen Arbeitsmarkt abhängen sowie vom Alter, der Sprache und den Qualifikationen der Bewerber. Zudem müssen Zuwanderer nachweisen, dass sie einen Arbeitsplatz in Deutschland haben und ihren Lebensunterhalt selbst sichern können. Darüber hinaus soll die sogenannte Vorrangprüfung in der Regel entfallen. Sie sieht vor, dass deutsche Arbeitnehmer, EU-Bürger und bestimmte andere DrittstaatsangehörigeMenschen, die nicht die Staatsangehörigkeit eines EU-Landes besitzen. Quelle: BAMF – wie zum Beispiel anerkannte Flüchtlinge – zuerst Anrecht auf eine Stelle haben.

Die Formulierungen im Koalitionsvertrag tragen die typischen Züge eines Kompromisses. Zwar steht an prominenter Stelle, dass nur Fachkräfte einwandern sollen – ein Anliegen, das der Union wichtig war. Doch der Begriff "Fachkräfte" wird großzügig definiert, indem erstmals auch Arbeitserfahrungen anerkannt werden. Der Kompromiss wird auch an anderer Stelle deutlich: Die SPD hatte im Vorfeld der Koalitionsverhandlungen ein sogenanntes Einwanderungsgesetz gefordert. Im Koalitionsvertrag wird dieser Reizbegriff jedoch vermieden.

Ein solcher Kompromiss lässt viele Gestaltungsoptionen offen. Für den Erfolg eines neuen Gesetzes wird entscheidend sein, ob sich die Parteien auf konkrete inhaltliche Änderungen einigen können.

Was müsste ein neues Gesetz beinhalten?

Es gibt drei Möglichkeiten, die Einwanderung von Fachkräften zu erleichtern: die Einführung eines Punktesystems, die Liberalisierung bestehender Vorschriften und die Gewährung eines sicheren Aufenthalts. Ein neues Gesetz könnte alle drei Aspekte miteinander verknüpfen, aber auch getrennt voneinander aufgreifen.

1. PUNKTESYSTEM?

In Deutschland wird oft diskutiert, ein Punktesystem einzuführen, wie es beispielsweise in Kanada existiert. Dort werden ausländische Arbeitskräfte nach bestimmten Kriterien wie Sprachkenntnissen oder Berufserfahrungen bewertet. Je mehr Kriterien sie erfüllen, desto mehr Punkte erhalten sie und desto höher sind ihre Chancen, einwandern zu können. Kanada legt für diese Art der Zuwanderung jährlich ein Kontingent fest.

2. LIBERALISIERUNG BESTEHENDER VORSCHRIFTEN?

Man kann die Einwanderung von Fachkräften aber auch erleichtern, indem man bereits geltende Regelungen großzügiger gestaltet. Reformbedürftig wäre vor allem Paragraf 18 im Aufenthaltsgesetz, der regelt, wer als Arbeitskraft nach Deutschland einwandern darf: Die Bedingungen für eine Einreise sind so streng formuliert, dass in der Praxis meist nur Hochqualifizierte einwandern können. Der Paragraf müsste daher angepasst werden, um auch Menschen mit anderen Berufsqualifikationen die Einreise zu ermöglichen. Die Ankündigung im Koalitionsvertrag, den Begriff "Fachkräfte" weiter zu fassen, geht somit in die richtige Richtung.

 

Wichtig wäre auch, die Rolle der Bundesagentur für Arbeit (BA) neu zu definieren. Aktuell ist die BA dazu verpflichtet, eine "Arbeitsmarktprüfung" durchzuführen, bevor Stellen an ausländische Bewerber vergeben werden. Dafür muss sie nicht nur prüfen, ob andere Arbeitnehmer zuerst Anrecht auf die Stelle haben, sondern auch, ob ausländische Bewerber unter denselben Bedingungen arbeiten würden wie Deutsche. In der Praxis stellen diese zwei Prüfungen oft eine große Hürde dar. Immerhin ist im Koalitionsvertrag angekündigt, künftig außer in Ausnahmefällen auf die Vorrangprüfung zu verzichten.

Ein neues Gesetz müsste aber auch Erleichterungen für Migranten schaffen, die noch keinen Arbeitsplatz in Aussicht haben, sondern zur Arbeitssuche nach Deutschland kommen möchten. Zudem sollte das Gesetz den sogenannten Spurwechsel erlauben – also die Möglichkeit für Asylsuchende oder Geduldete, aus dem Asylverfahren beziehungsweise dem Duldungsstatus in den Arbeitsmarkt zu wechseln.

3. GEWÄHRUNG EINES SICHEREN AUFENTHALTS?

Für die Attraktivität eines Einwanderungslandes ist entscheidend, ob sich Migranten darauf einstellen können, dauerhaft zu bleiben. In Kanada erhalten Einwanderer in der Regel sofort ein unbefristetes Aufenthaltsrecht, das nur aus Gründen der öffentlichen Sicherheit oder bei einer längeren Abwesenheit entzogen werden kann. Zudem können Einwanderer bereits nach drei Jahren die kanadische Staatsangehörigkeit beantragen. In Deutschland sind diese beiden Schritte an deutlich längere Fristen gebunden. Ein neues Gesetz müsste Migranten schon früher in Aussicht stellen, ein dauerhaftes Aufenthaltsrecht zu erhalten.

Auch flankierende Maßnahmen sind wichtig

Neben solchen möglichen Elementen eines Einwanderungsgesetzes kommt auch flankierenden Regelungen und Maßnahmen eine wichtige Rolle zu. Dazu zählt insbesondere, den Familiennachzug Angehörige von in Deutschland lebenden Drittstaatsangehörigen können unter bestimmten Voraussetzungen einen Aufenthaltstitel erhalten, damit die Familie zusammenleben kann. Der Familiennachzug ist in § 27 des Aufenthaltsgesetzes geregelt und auch durch das Grundgesetz gesichert (Artikel 6 zum Schutz von Ehe und Familie). Nachziehende Ehepartner müssen in der Regel einfache Deutschkenntnisse nachweisen. Der Familiennachzug ist für verschiedene Flüchtlingsgruppen unterschiedlich geregelt. Seit dem Inkrafttreten des Asylpaket II im März 2016 ist bei subsidiär Schutzberechtigten eine Familienzusammenführung bis 2018 ausgesetzt. Quelle: Mediendienst Integration großzügiger auszugestalten und die doppelte Staatsangehörigkeit generell zu ermöglichen. Denn ausländische Arbeitskräfte werden eher geneigt sein, nach Deutschland zu kommen, wenn sie ihre Familien mitnehmen dürfen und deutsche Staatsbürger werden können, ohne ihren "alten" Pass zu verlieren. Darüber hinaus bräuchte Deutschland ein offensives Migrationsmarketing, um weltweit bekannt zu machen, welche Einwanderungsmöglichkeiten es gibt.

Botschaften und Ausländerbehörden haben oft Nachholbedarf in Sachen Kundenfreundlichkeit. Sie müssten ihre Beratungsangebote besser auf die Bedürfnisse von Drittstaatsangehörigen zuschneiden und sich stärker darum bemühen, Anträge zügig zu bearbeiten. Schließlich müsste die Sprachförderung weiter ausgebaut werden – denn für die meisten Segmente des Arbeitsmarktes sind gute Deutschkenntnisse nach wie vor unverzichtbar. Med.int. 15

 

 

 

Umfrage. Für Deutsche ist Einwanderung größte Herausforderung Europas

 

Einwanderung ist einer aktuellen EU-weiten Befragung zufolge die größte Herausforderung. Fast jeder zweite Deutsche stimmt dieser Einschätzung zu, deutlich mehr als der EU-Durchschnitt.

 

Die Deutschen und auch Bürger anderer europäischer Länder halten einer Umfrage zufolge Einwanderung für die wichtigste Herausforderung der Europäischen Union. Wie aus dem am Dienstag von der EU-Kommission in Berlin veröffentlichten „Eurobarometer“ hervorgeht, stimmten dem 47 Prozent der befragten Deutschen zu, europaweit waren es 39 Prozent. Auf dem zweiten Platz folgt der Terrorismus, den 29 Prozent der Menschen in Deutschland und 38 Prozent aller Europäer für das größte Problem des Kontinents halten.

Für das „Eurobarometer“ wurden im vergangenen November rund 28.000 EU-Bürger ab 15 Jahren befragt, davon rund 1.600 in Deutschland, sowie knapp 4.700 Bürger aus potenziellen EU-Beitrittsländern. Trotz der Sorgen wegen der Einwanderung findet laut Umfrage der Großteil der Deutschen (87 Prozent), dass Deutschland Flüchtlingen weiter helfen sollte. Europaweit teilen 67 Prozent der Befragten diese Meinung. Jeder zweite Deutsche ist der Umfrage zufolge davon überzeugt, dass Migranten etwas zur Gesellschaft beitragen können.

Jeder Zweite für Bekämpfung illegaler Einwanderung

Zugleich fordern 46 Prozent der befragten Deutschen, dass der Staat und die EU die irreguläre Einwanderung stärker bekämpfen sollten. Obwohl die meisten Befragten sich dabei eine europäische Zusammenarbeit wünschen, gebe es auch Länder, in denen ein großer Teil der Befragten diese nicht als ausreichend empfinden und vor allem auf eine nationale Kontrolle und Bekämpfung illegaler Einwanderung hoffen. Dazu gehören die Slowakei (42 Prozent), Österreich (40 Prozent), Rumänien (38 Prozent), Kroatien (37 Prozent), Griechenland (35 Prozent) und Großbritannien (33 Prozent).

Trotz zahlreicher Probleme in Europa ist die Zustimmung der Bürger zur EU so hoch wie seit zwei Jahren nicht mehr: 45 Prozent der Deutschen und 40 Prozent europaweit haben laut Umfrage ein positives Bild von der Europäischen Union. Zudem sehen 64 Prozent der Deutschen optimistisch in die Zukunft. Die Umfrage zeigt jedoch auch Missstände: Denn eine knappe Mehrheit der Deutschen gab an, dass sie nicht davon überzeugt sind, dass die Dinge in der Europäischen Union in die richtige Richtung gehen. (epd/mig 14)

 

 

 

Die USA unter Trump sind kein Leitbild mehr“

 

Die USA haben unter Präsident Trump ihre Leitfunktion verloren. Das Land selbst ist gespalten und Europa muss sich seiner starken Rolle bewusst werden. Das ist das Resümee, das der langjährige österreichische Parlamentarier Josef Höchtl nach einer Teilnahme an einem einwöchigen internationalen Treffen in Washington im Gespräch mit EURACTIV zieht.

 

Alljährlich findet Anfang Februar in der US-Hauptstadt das so genannte „International/US-National Prayer Breakfast“ statt. Daran nahmen rund 4.000 Vertreter aus Politik, Wirtschaft, Wissenschaft und Kultur aus fast 150 Staaten der Welt teil, die alle Religionen (vom Christentum bis zum Islam) vertreten, sich dazu bekennen und auch im Alltagsleben praktizieren. Das Motto: Wie können führende Persönlichkeiten eine friedliche Entwicklung der Welt erreichen, die sich zur Botschaft Jesus (Anmerkung: Auch für Moslems ist Jesus ein führender Prophet) bekennen.

In den vielen Gesprächen der Teilnehmer war, so Höchtl, vor allem auch die Politik von Präsident Donald Trump ein zentrales Thema. Der generelle Tenor dabei war, dass der eruptive Stil von Trump und seine Unberechenbarkeit, große Irritation schafft. Daher sei viel Unsicherheit in der Welt vorhanden, wobei eine zentrale Frage laute, wohin soll dieser Weg führen?

Jerusalem als Hauptstadt aller Religionen

Extrem stark aufgebrochen ist die Kritik im Zuge der Entscheidung, die US-Botschaft nach Jerusalem zu verlegen und damit als Hauptstadt Israels anzuerkennen. Diese Vorgangsweise trifft nicht nur die Palästinenser, denn bisher bestand allgemeiner Konsens darüber, „dass Jerusalem gewissermaßen die Hauptstadt aller Religionen, also Judentum, Christentum und Islam ist“.

Dass das Spannungsverhältnis Christentum – Islam nicht nur in Europa und im Nahen Osten ein zentrales Problem ist, zeigte sich bei den Diskussionen, berichtete Höchtl. So sehen bei einer umfassenden Befragung 54 zu 19 Prozent  den Islam als Bedrohung für die Werte der westlichen Welt. Dass über 95 Prozent der Opfer der Anschläge Muslime sind, darf dabei nicht als Beschwichtigung, ja als Ablenkung von der Terror-Problematik hingenommen werden. Vielmehr sind gerade auch die verantwortungsbewussten Vertreter des Islam gefordert, auf die radikalen Kräfte einzuwirken: „Hier besteht akuter Handlungsbedarf, auch hier gilt, dass es vor allem wichtig ist, einen positiven zukunftsorientierten Dialog zu führen“.

Trumps Steuerreform lässt Schlimmes für Investitionen in Entwicklungsländern erahnen. Entwicklungsländer könnten aber auch von dem erhofften Wachstumsschub profitieren, meinen Christian von Haldenwang und Jakob Schwab.

Es gibt harte und weiche Staaten

Interessant für den österreichischen Politiker und anerkannten Sozialwissenschafter ist, dass die Politikwissenschaft mittlerweile auf eine Unterscheidung zwischen harter und weicher Macht eines Staates Wert legt. „Als mit viel weicher Macht ausgestattet gelten beispielsweise einige europäische Staaten, so auch Österreich, aufgrund ihrer kulturellen Ausstrahlung, des verbindlichen Wesens und der Bereitschaft zu Kompromissen. Als hart bezeichnet man die USA unter Trump, weil dieser auch mit der militärischen Stärke droht, sprunghaft, unberechenbar ist und die Konfrontation sucht“. Diese Einstellung findet auch Niederschlag in einer Gallup-Studie, die in 134 Staaten durchgeführt wurde und aufzeigt, dass nur noch 30 Prozent der Befragten eine positive Einstellung gegenüber den USA haben. Unter Obama waren es noch 50 Prozent.

Nicht nur in der Welt hat das Image der Vereinigten Staaten gelitten, auch innerhalb der US-Bevölkerung ist eine starke Polarisierung feststellbar. Der harte Kern der Trump-Anhänger konzentriert sich auf rund 35 Prozent der US-Amerikaner. Sie repräsentieren überwiegend die weiße Bevölkerung und stehen felsenfest zur Politik ihres Präsidenten. Bei den kritischen Intellektuellen, dem gehobenen bürgerlichen Mittelstand herrscht dagegen eine hohe Gegnerschaft und auch Demonstrationsbereitschaft. Die Wahlen in Missouri haben bereits den Widerstand erkenntlich gemacht, der sich gegen Trump und seine Einstellungen in der Republikanischen Partei richtet. Die Frage wird nun sein, wie sich der Trend bis in den Herbst zu den Wahlen ins Repräsentantenhaus entwickelt.

Europa-USA: Politik auf Augenhöhe

Zum Ritual des jährlichen „Prayer Breakfast“ gehört seit Präsident Eisenhowers Zeiten auch, dass der jeweilige Präsident eine Rede hält. Trump gab sich bei dieser Gelegenheit gemäßigt im Ton und Auftreten. Er sprach zwar von etlichen Beispielen christlicher Kultur, vermittelte dieses Mal aber keine zentrale Botschaft – wie etwa im Vorjahr als er das „America First“ trommelte. Höchtl sieht darin noch keine politische Wende: „Offenbar hatte er diesmal einen anderen, moderateren Redenschreiber und hielt sich vor allem an dessen Empfehlungen“.

Zum Nachdenken und Handeln gibt die Antwort auf die Frage, wie man generell Europa und vor allem die EU sieht. Das Urteil trifft den Zustand: Wirtschaftlich stark, daher auch als großer Konkurrent, militärisch aber eher schwach. Für den ÖVP-Politiker Höchtl ist damit einmal mehr klar, dass sich Europa seiner eigenen Rolle mehr bewusst werden muss. Denn: „Die USA unter Trump sind kein „Leitbild der Verlässlichkeit“ mehr, dem man folgt. Faktum ist, „dass man sich heute von einem US-Präsidenten nicht mehr das erwartet, was früher noch der Fall war. Jetzt geht es um unterschiedliche Standpunkte, die von europäischen Politikern ausgesprochen werden. Daher ist Zusammenarbeit in der Politik zwischen Europa und der USA auf Augenhöhe angesagt, wenn gemeinsame Positionen eingenommen werden sollen“.

Am Rande erlebte Höchtl, dass man draußen in der Welt auch auf das kleine Österreich blickt. Und das aus einem speziellen Grund, wurde er doch von allen möglichen Seiten auf die neue Regierung mit dem jungen Bundeskanzler angesprochen. Die dabei immer wieder gestellte Frage: Wie kann man so jung in diese Position gelangen? Kurz, so die geäußerte Einschätzung, wirke nicht nur sympathisch sondern auch kompetent, sei offenbar ein „Ausnahmetalent“. Anders als Trump. Herbert Vytiska (Wien), EA 15

 

 

 

Vatikan pocht auf weltweiten Schutz von Flüchtlingsrechten

 

Der Heilige Stuhl fordert Nachbesserungen im UNO-Entwurf eines weltweiten Aktionsplanes zur Eindämmung der Flüchtlingskrise. Entsprechende Vorschläge unterbreitete der ständige Beobachter des Heiligen Stuhles in Genf, Ivan Jurkovi?, jetzt bei einer Sitzung zum so genannten „Global Compact on Refugees“ in Genf. Anne Preckel – Vatikanstadt

 

Der Heilige Stuhl schätze die Ziele und die Vision des globalen Paktes, unterstrich Erzbischof Jurkovi? in seinem Vortrag. Allerdings seien einige Punkte besonderen Interesses außer Acht gelassen worden, so der Vatikandiplomat weiter. So sei etwa der Bezug zur spirituellen Dimension der Flüchtlinge und ihr Recht auf Religionsfreiheit nicht genannt, verwies er auf Mängel des Entwurfes aus Sicht des Heiligen Stuhles. Zudem sei auch mehr Entschiedenheit beim Schutz der familiäre Einheit wünschenswert. Auch sei der Heilige Stuhl der Ansicht, dass das „Prinzip der Nichtabweisung“ von Flüchtlingen im Aktionsplan selbst fest verankert sein müsse.

 

Weiter wünscht sich der Heilige Stuhl, dass die Weltgemeinschaft ihre Anstrengungen bewusst bündelt, um das Problem in den Griff zu bekommen: Die Maßnahmen zur Bewältigung der weltweiten Flüchtlingskrise müssten als „kollektive Anstrengung im Dienst der Flüchtlinge“ verstanden werden, so Jurkovi? – mit einer „bloßen Aufzählung unverbundener Maßnahmen“ könne man dieser Krise nicht Herr werden. Ein entsprechender Passus sei in der Einleitung des Entwurfes zu ergänzen, so der Erzbischof. So fordert der Vatikan auch mehr Flexibilität und Zusammenarbeit der Staaten, um die Flüchtlingskrise anzugehen. Der Schutz von Flüchtlingen sei eine Aufgabe, die den guten Willen einzelner Staaten übersteige, es brauche hier Kooperation und einen gemeinsamen Lösungswillen, erinnerte der Diplomat, auch Innovation: „Dieser historische Moment bietet eine Gelegenheit dazu, den üblichen Umgang der internationalen Gemeinschaft mit dem Problem zu verbessern.“

 

Der Entwurf des Flüchtlingswerkes der Vereinten Nationen UNHCR zur Lösung der weltweiten Flüchtlingskrise steht derzeit auf dem Prüfstand, bevor er der UNO-Generalversammlung vorgestellt wird. Der Aktionsplan knüpft an die New Yorker Erklärung zu Flüchtlingen und Migranten vom September 2016 an und führt Richtlinien und Maßnahmen im Umgang der Mitgliedsstaaten mit der globalen Flüchtlingskrise auf. VN 14

 

 

 

 

Die neueste Unübersichtlichkeit. Statt noch mehr Technokratie braucht die Eurozone endlich eine stärkere politische Steuerung.

 

Der Optimismus für eine Reform der EU und vor allem der Eurozone scheint in diesen Tagen mit Händen greifbar. Doch während „Fake News“ in den USA vor immer weniger wissenschaftlichen Erkenntnissen Halt macht, droht Europa eine technokratische Renaissance, die zutiefst politische Fragen mit vermeintlich objektiver Expertise beantworten will. Stattdessen braucht die Eurozone eine verstärkte politische Steuerung, ergänzt um technische Maßnahmen, die das bisherige System verbessern.

Das Dilemma der EU und der Eurozone besteht darin, dass sie im Moment nicht mehr als die Summe ihrer Einzelteile ergibt. Das sollte sie aber, denn genau davon hängt die Sicherung des europäischen Gemeinwohls ab.

Nun aber kommt Bewegung in die Debatte um die Reform der Eurozone, die hoffen lässt, dass genau dieses Problem adressiert wird. Dabei zeichnen sich zwei unterschiedliche Ansätze immer deutlicher ab. Die Reformvorschläge des ersten Ansatzes wollen die Funktionsweise der Währungsunion durch mehr oder weniger technische Mittel verbessern.

Der technische Weg

Besonders weit entwickelte Reformvorschläge, die diesem Ansatz zuzurechnen sind und für einiges Aufsehen gesorgt haben, wurden gerade von einer Gruppe führender französischer und deutscher Ökonomen vorgelegt. Das Argument besteht darin, dass bestimmte Instrumente der Risikoteilung auf europäischer Ebene nur in Kombination mit Marktmechanismen richtig funktionieren können. So schlagen sie zum Beispiel im Bereich der Fiskalpolitik einfachere, aber auch strengere Fiskalregeln vor, deren Einhaltung durch die Mitgliedstaaten von unabhängigen Experten überwacht werden soll. Das fiskalpolitische Instrument der Risikoteilung soll in Form einer Rückversicherung die Mitgliedstaaten vor großen wirtschaftlichen Schocks schützen, greift aber nur dann, wenn objektiv überprüfbare Bedingungen erfüllt sind.

Dieser kurze Auszug aus einer langen Liste von Vorschlägen zeigt, dass hier die Eurozone vor allem durch rechtlich verbriefte Regeln, die Kontrolle durch unabhängige Experten sowie durch eine Reihe von Mechanismen der Risikoteilung, die Transferzahlungen unterbinden und Marktmechanismen stärken, weiterentwickelt werden soll. Explizit nicht thematisiert werden von den Autoren Vorschläge, deren Funktion von „politischen Entscheidungen“ abhängt, wie zum Beispiel ein Eurozonen-Budget. Auch ein Europäischer Finanzminister soll nur dann eingeführt werden, wenn die Kontrolle der Einhaltung der Fiskalregeln unabhängig und institutionell getrennt erfolgt.

Politische Steuerung der Eurozone

Im Gegensatz zu diesem Ansatz gibt es eine Reihe von Vorschlägen, die versuchen, europäische Gemeinschaftsgüter durch mehr politische Steuerung der Eurozone zu schützen. Dazu zählt zum Beispiel der des französischen Ökonomen Thomas Piketty, der zusammen mit einigen Kollegen eine Regierung für die Eurozone und ein Eurozonen-Parlament fordert. Ähnlich gerichtet, wenn auch etwas weniger ambitioniert, sind Forderungen nach einer demokratischen Debatte über die Neu-Besetzung des EZB-Direktoriums, die auch vom deutschen Wirtschaftsweisen Peter Bofinger unterstützt werden. Anders als im zuvor diskutierten Ansatz wird hier bewusst die Politisierung unabhängiger Institutionen gefordert.

Von politischer Seite ist es vielleicht der französische Präsident Emmanuel Macron, der sich in seiner Sorbonne-Rede am deutlichsten für einen politischen Ansatz ausgesprochen hat: „Ein Haushalt [der Eurozone] kann nur einhergehen mit einer starken politischen Steuerung durch einen gemeinsamen Minister und eine anspruchsvolle parlamentarische Kontrolle auf europäischer Ebene.“ Damit würde die Eurozone einen wichtigen Schritt hin zu einer politischen Union gehen. 

Beide Ansätze haben Schwachstellen  

Das Problem bei einer verstärkten politischen Steuerung der Eurozone ist, dass sich die dafür notwendige demokratische Kontrolle auf europäischer Ebene nicht einfach realisieren lässt. Ein europäischer Finanzminister müsste zum Beispiel von einer Eurozonen-Kammer im Europäischen Parlament effektiv kontrolliert werden, damit sich seine politischen Entscheidungen überhaupt rechtfertigen lassen. Der europäischen Demokratie aber fehlt immer noch ein „europäischer Demos“. Denn demokratische Legitimation erfolgt zum allergrößten Teil über nationale Parlamente und das wird auch erstmal so bleiben.

Auf der anderen Seite steht der eher technische Ansatz. Diese Vorschläge adressieren zwar eine Reihe der Schwachstellen in der bisherigen Governance der Eurozone. Das Grundproblem, dass sich europäische Güter auch durch ausgefeilte Regelwerke im Kontext national gewählter Politiker nur bedingt schützen lassen, bleibt jedoch bestehen. Noch problematischer ist allerdings, dass diese Ansätze oft unterstellen, dass eine „objektive“ Governance der Währungsunion in zentralen Aspekten überhaupt möglich ist. Aber funktionieren Marktmechanismen tatsächlich immer nach rein technischen Prinzipien? Man denke nur an die Frage, was eine nachhaltige Verschuldung in welchem Kontext und für wen ist, oder an die Frage, was Strukturreformen in welchem Kontext und für wen sind.

Wie kann es weitergehen?

In den letzten knapp zehn Jahren Euro-Krisenpolitik wurden viele wirksame Mechanismen für die Steuerung der Eurozone eingeführt. Sie zeigen aber auch, dass die Governance basierend auf Regeln und zwischenstaatlicher Abstimmung an ihre Grenzen stößt. Es ist fraglich, ob noch mehr automatische Mechanismen und Expertenräte wirklich die Antwort auf die politischen Herausforderungen unserer Zeit geben können.

Vielmehr scheint der Zeitpunkt gekommen, die politische Steuerung der Eurozone zu stärken. So ist Berlin zum Beispiel zu höheren Zahlungen, Frankreich zu mehr gemeinsamen Kompetenzen bereit. Es wäre geradezu fahrlässig, diese Chance für eine im Kern technokratische Reform der Eurozone zu vertun.

Natürlich werden aber durch mehr politische Steuerung die erwähnten Grundprobleme der Gemeinschaft nicht automatisch gelöst. Deshalb sollte zum Beispiel eine gemeinsame Fiskalkapazität in Form eines Eurozonen-Budgets, das zum Beispiel durch eine Haushaltslinie im EU-Haushalt eingerichtet werden kann, nicht nur für mehr Investitionen genutzt werden, sondern eben auch Anreize für nationale Reformbestrebungen setzen.

Und warum sollte über eine verstärkte Koordinierung nationaler Reformen und einen kleinen Teil des gemeinsamen Budgets nicht ein Europäischer Wirtschafts- und Finanzminister entscheiden? Rechtlich ist das bereits heute ohne größeren Aufwand möglich. Und auch das Interesse an seiner demokratischen Kontrolle und damit auch seine politische Legitimation nimmt in dem Moment zu, wo er oder sie auch tatsächlich „etwas zu sagen“ hat, zum Beispiel bei Investitionsentscheidungen oder Haushaltshilfen in kleinerem Umfang.

Europäische Institutionen werden so mittel- und langfristig ein Interesse entwickeln, nicht nur das Geld der Mitgliedstaaten auszugeben, sondern eben auch auf die Einhaltung gemeinsamer Fiskalregeln zu achten. Bis es so weit ist, braucht es aber auch die Weiterentwicklung des technischen Instrumentariums für die Einhaltung von Regeln. So können Reformfortschritte für eine stärker politische Steuerung sinnvoll um einige der hier benannten technischen Vorschläge ergänzt werden. Das allerdings sollte die Reihenfolge sein – und nicht umgekehrt. Alexander Schellinger, IPG 6.2.

 

 

 

Brexit-Sackgasse: Devolution soll Lösung bringen

 

Kabinettsminister David Lidington wird diese Woche neue Befugnisse für die dezentralen Regierungen des Vereinigten Königreichs vorstellen, um die Blockade zwischen ihnen und der Regierung Theresa May wegen einer angeblichen „Machtübernahme“ durch Londons Brexit-Gesetzgebung zu überwinden.

Die dezentralisierten Regierungen in Schottland, Wales und Nordirland sind besorgt darüber, dass das EU-Austrittsgesetz, mit dem der EU-Besitzstand vor dem Brexit im März 2019 in britisches Recht überführt werden soll, alle Befugnisse von Brüssel nach London überträgt. Der Gesetzentwurf wird derzeit im House of Lords, dem britischen Oberhaus, debattiert.

Die Regierungen in Schottland und Wales haben auch damit gedroht, sich gegen den Entwurf des Austrittsgesetzes zu stellen, es sei denn, die May-Regierung macht Zugeständnisse.

Die Schaffung der dezentralen Regierungen war die Politik von Tony Blairs Labour-Regierung im Jahr 1998. In der Regierung von Theresa May gibt es Bestrebungen, keine weiteren Befugnisse auf die von Schottland geführte Nationalregierung in Edinburgh oder das von Labour kontrollierte Wales zu übertragen.

Lidingtons Rede wird voraussichtlich eine Flut an Aktivitäten unter den Ministern von Theresa May auslösen, um die Kontrolle über die Brexit-Politik der Regierung wieder zurückzuerlangen.

Das britische Oberhaus hat am Dienstag mit der Debatte über das Brexit-Gesetz begonnen.

Bei einer Anhörung des Welsh Affairs Committee am 5. Februar gab Welshs erster Minister Carwyn Jones zu, dass die dezentralisierten Regierungen potenziell auf „Kollisionskurs“ mit London sind.

„Wir wollen nicht, dass die legislative Berechtigung Schottlands und Wales‘ zunaechst verweigert und dann ganz außer Kraft gesetzt wird“, sagte Jones den Abgeordneten, obwohl – wie er beteuerte, „wir nicht nach Gründen suchen, das Gesetz zu blockieren.“

Landwirtschaft, Fischerei und Migration sowie Freihandelsabkommen mit Drittländern gehören zu den wichtigsten Politikbereichen nach dem Brexit.

„Das ist ein Rezept für Konflikte“, sagte Jones gegenüber den Abgeordneten.

„Fischereiquoten werden auf europäischer Ebene vergeben, und es könnte passieren, dass das DEFRA (das britische Ministerium für Umwelt, Fischerei und ländliche Angelegenheiten) die Quoten diktiert. Als Teil Englands können wir nicht darauf vertrauen, dass DEFRA die Quote nicht verzerren würde“, fügte er hinzu.

In Wales haben die Mitglieder der Versammlung ein „Kontinuitätsgesetz“ ausgearbeitet, das sicherstellen soll, dass das EU-Recht nach dem Brexit weiterhin gilt. Das stellt eine potenzielle Herausforderung für die britische Regierung dar.

„Die Landwirtschaft und die Lebensmittelproduktion werden im Vereinigten Königreich dezentral gesteuert. Es liegt in der Verantwortung der Regierungen von Wales, Nordirland und Schottland, die Anforderungen aus Brüssel zu kontrollieren, weil deren Sicherstellung nicht im Austrittsgesetz steht“, so Lord Rooker, ehemaliger Landwirtschaftsminister der Labour Party, gegenüber EURACTIV.

Es gibt zudem Befürchtungen, dass die Westminster-Regierung Handelsabkommen mit Drittländern abschließt, welche die dezentralisierten Regionen Großbritanniens benachteiligen könnten.

„Ein Freihandelsabkommen mit China würde die walisische Stahlindustrie zerstören“, warnte Jones und fügte hinzu, dass „ein Handelsabkommen mit Neuseeland … wenn dies zu umfangreichen Importen von neuseeländischem Lammfleisch führt, die walisische Lammindustrie stark beeinträchtigen würde.“

Mit einem stärker marktorientierten Ansatz könnte Großbritanniens Landwirtschaft nach dem EU-Austritt global führend werden, so der Think-Tank Chatham House.

„Ich behaupte nicht, dass wir ein Veto haben sollten, aber es sollte eine Konsultation geben“, sagte Jones, der die Möglichkeit der Einrichtung eines britischen Ministerrates in Betracht zog.

Die britischen Minister sind jedoch vorsichtig angesichts der Tatsache, dass der Handelspakt zwischen der EU und Kanada im Oktober 2016 vom belgischen Parlament in Belgien beinahe ins Stocken geraten wäre.

The administrations in Edinburgh and Cardiff have also issued separate demands for control of their own immigration policy.

„Es gibt jetzt überwältigende Argumente, dass Schottland die Macht hat, seine eigene Migrationspolitik so zu gestalten, dass diese die eigenen einzigartigen Umstände widerspiegelt“, sagte Schottlands Außenministerin Fiona Hyslop, die am 7. Februar ein Papier über die Migrationsbedürfnisse Schottlands veröffentlichte. In Schottland leben schätzungsweise 219.000 EU-Bürger.

Im vergangenen September forderte ein walisisches Regierungspapier eine Reform der britischen Migrationspolitik, welche die Bedürfnisse der Waliser berücksichtigt. Benjamin Fox EA 13

 

 

 

 

Yücel ein Jahr in Haft. Bundesregierung dringt weiter auf Freilassung

 

Deniz Yücel befindet sich seit einem Jahr in türkischer Haft, ohne dass eine Anklageschrift vorliegt. Die Bundesregierung setzt sich weiterhin auf allen Ebenen für die Freilassung des Journalisten ein. Das betonte Regierungssprecher Seibert in Berlin.

 

Deniz Yücel befindet sich seit genau einem Jahr in türkischer Haft. "Es bleibt dabei, dass die Bundesregierung alles tun wird, was sie politisch und diplomatisch tun kann, damit er freikommt", sagte Regierungssprecher Steffen Seibert in der Regierungspressekonferenz am Mittwoch.

Er ging auch auf das Schicksal der anderen Deutschen ein, die aus politischen Gründen in der Türkei in Haft sind. "Wir haben immer gesagt, dass wir auf allen Ebenen mit unseren Möglichkeiten uns für die Freilassung von Deniz Yücel und den anderen einsetzen." Am Montag hatte Seibert erklärt, dass die lange Haft Yücels ohne Einleitung eines ordentlichen Gerichtsverfahrens das deutsch-türkische Verhältnis belaste.

Bundeskanzlerin Angela Merkel wird am Donnerstag den türkischen Ministerpräsidenten Binali Yildirim im Kanzleramt empfangen. Seibert wies darauf hin, dass man auch dort, wo es Meinungsverschiedenheiten gebe, das Gespräch suche.

Schnelles rechtsstaatliches Verfahren

Auch Außenminister Sigmar Gabriel betonte, dass sich die Bundesregierung für die Freilassung Yücels und der anderen Deutschen, die aus politischen Gründen in der Türkei in Haft seien, einsetze. "Wir drängen nach wie vor in unseren Gesprächen auf ein schnelles rechtsstaatliches Verfahren", so der Minister.

Man habe einiges in den Gesprächen bereits erreichen können. So wurden deutsche Staatsbürger aufgrund von rechtsstaatlichen Entscheidungen türkischer Gerichte inzwischen aus der Haft entlassen und konnten ausreisen. "Wir werden alles dafür tun, dass dies auch bei der gerichtlichen Entscheidung für Deniz Yücel erreicht werden kann."

Verfahren vor Europäischen Gerichtshof für Menschenrechte

Die deutsche Botschaft in der Türkei betreut Deniz Yücel konsularisch. Bisher hat sie ihn acht Mal besucht. Das erklärte ein Sprecher des Auswärtigen Amtes am Montag in der Regierungspresskonferenz.

Der Sprecher des Bundesjustizministeriums hatte hinzugefügt, dass die Bundesregierung in ihrer

Stellungnahme vor dem Europäischen Gerichtshof für Menschenrechte auf die lange Haftzeit Yücels hingewiesen habe. Man sehe Yücels Menschenrechte aus der Europäischen Menschenrechtskonvention verletzt - wegen der überlangen Zeit der Untersuchungshaft ohne Anklageerhebung.

Sowohl die türkische Regierung als auch die Anwälte von Yücel hätten jetzt noch einmal Gelegenheit, auch zu dem Stellung zu nehmen, was die Bundesregierung vor dem Gerichtshof vorgetragen habe. Nach Fristende am 22. Februar würde der Europäische Gerichtshof für Menschenrechte entscheiden, ob er eine mündliche Verhandlung anberaumt oder im schriftlichen Verfahren das Verfahren weiterverfolgt.

Insgesamt befinden sich sechs Personen aus nicht nachvollziehbaren Gründen in türkischer Haft. Vier davon sind Doppelstaater. Pib 14

 

 

 

 

Abwehr oder Förderung. Streit um Heimatministerium

 

Die Diskussionen um das geplante Heimatministerium reißen nicht ab. Während Politiker das Ministerium als Notwendigkeit verteidigen, warnen Historiker vor Ausgrenzung und Immigrationsabwehr.

Die Diskussion um die geplante Erweiterung des Innenministeriums um die Zuständigkeit für Heimat dauert an. Der SPD-Bundestagsabgeordnete Karamba Diaby verteidigte das Vorhaben am Sonntag im Deutschlandfunk. Man dürfe dieses Thema nicht nur den Rechtspopulisten überlassen. Der Berliner Historiker Paul Nolte warnte dagegen vor einer Verklärung des Begriffs „Heimat“, es gehe eigentlich um Grenzkontrolle und Immigrationspolitik, sagte Nolte über ein Superministerium mit Horst Seehofer (CSU) an der Spitze. Kritik kommt auch von der Türkischen Gemeinde. Laut Markus Söder kommt Ministerium vor allem ländlichen Regionen zugute.

Der im Senegal geborene SPD-Politiker Diaby sagte, der Koalitionsvertrag definiere die Heimat als jenen Ort, an dem die Menschen lebten. Es gehe also vor allem um die Kommunen und darum, dass das Leben auch in strukturschwachen Regionen lebenswert bleibe.

Diaby für eine inklusive Heimat

„Kommunen sind die Heimat der Menschen und das Fundament des Staates“ zitierte Diaby den Koalitionsvertrag: „Und das muss jetzt mit Inhalten gefüllt werden.“ Die Abwanderung junger Menschen aus strukturschwachen ländlichen Gebieten beispielsweise könne verhindert werden, in dem man die Attraktivität dieser Orte durch Innovationen steigere.

Diaby sprach sich zugleich für einen Heimatbegriff aus, „der inklusiv ist“. In der heutigen pluralen und inklusiven Gesellschaft in Deutschland würden Respekt, Toleranz und Teilhabe gefordert. „Das ist es, was ich mit dem Begriff Heimat verbinde“, so der SPD-Politiker aus Halle an der Saale, der 2013 als erster gebürtiger Schwarzafrikaner in den Bundestag gewählt wurde.

Historiker vermutet Immigrationsabwehr

Nolte sagte im Gespräch mit dem Evangelischen Pressedienst: „Heimat ist für mich an dieser Stelle ein Euphemismus (Beschönigung, Anm. d. Red.) für Grenzkontrolle und Immigrationspolitik.“ „Wahrscheinlich sogar ein Codewort für Immigrationsabwehr“, ergänzte der Professor der FU Berlin.

Er verwies auf den ähnlichen Namen beim Department of Homeland Security, dem Ministerium für innere Sicherheit in den USA. „Das US-Ministerium beschäftigt sich aber nicht in erster Linie mit Programmen wie ‚Unser Dorf soll schöner werden'“, sagte Nolte: „Sondern da geht es um Grenzkontrolle und Immigration.“ Der Begriff „Heimat“ changiere damit an der Schnittstelle von Nostalgie und Fremdenfeindlichkeit.

„Natürlich steht dahinter auch das Bemühen, der AfD das Wasser abzugraben“, sagte Nolte. Man wolle Menschen entgegenkommen, „die Heimatbedarf spüren“. Er zeigte sich besorgt, der neue Begriff könne eine Art „Anti-Globalisierungsministerium“ ankündigen.

Türkische Gemeinde kritisiert Heimatministerium

Die Türkische Gemeinde in Deutschland kritisierte ebenfalls die Pläne für ein Heimatministerium. Die Fokussierung auf den Heimat-Begriff setze „den falschen Akzent zur falschen Zeit“, sagte der Vorsitzende Gökay Sofuo?lu der „Berliner Zeitung“. „Wir befürchten, dass er nicht Zusammenhalt und Zusammengehörigkeit, sondern Ausgrenzung und Spaltung fördert“. Stattdessen sei ein inklusives Verständnis der Bundesrepublik nötig mit dem Grundgesetz als gemeinsamer Wertebasis.

Der Regisseur Edgar Reitz, der vor mehr als 30 Jahren sein Hunsrück-Epos „Heimat“ schuf, äußerte sich im „Tagesspiegel“ ablehnend: „Der Gedanke, dass sich jetzt sogar ein Ministerium für Heimat zuständig machen soll, erscheint mir haarsträubend.“ Er habe gehofft, dass die „hinter diesem oft missbrauchten Begriff lauernde Gartenzaun-Mentalität niemals mehr in unserem Land auftauchen“ werde, schrieb Reitz. Nun zeige sie wieder ihr „Spießergesicht“ und versuche, „mit Drohgebärde alles Fremde vom Grundstück zu jagen“.

Söder: Neue Bundesländer brauchen Heimatministerium

Nach Darstellung des bayerischen Heimatministers Markus Söders (CSU) soll das geplante Heimatministerium auf Bundesebene für einheitlichere Lebensbedingungen in Deutschland sorgen. Ziel für Bayern sei gewesen, dass der ländliche Raum genauso Entwicklungs- und Lebensraum sein müsse wie die Ballungszentren, sagte Söder dem Evangelischen Pressedienst. Der ländliche Raum dürfe sich nicht nur zum Museum entwickeln. Es gehe darum, Startchancen für junge Menschen zu verbessern.

Insbesondere für die neuen Bundesländer, wo die AfD wachsende Erfolge verzeichnet, sei ein Heimatministerium wichtig, betonte Söder. „Denn immer dort, wo Regionen vernachlässigt werden und Strukturen einbrechen, ziehen sich mit der Zeit auch demokratische Parteien zurück.“ Man müsse aufpassen, dass dort dann „nicht andere das Feld übernehmen“. Es gebe viele ländlich verwaiste Regionen in den neuen Bundesländern, denen man helfen könnte.

Heimatpreise und Dialektförderung

In Bayern will Söder ländliche Räume und das strukturschwache Nordbayern durch Breitbandausbau, Behördenverlagerung und kommunalen Finanzausgleich stärken. Daneben sei ihm beim Aufbau des Ministeriums das Thema kulturelle Prägung wichtig gewesen. „Dabei war es zentral, zu klären, was Bayern ausmacht und was unser Land zusammenhält.“ Die christlich-abendländische Prägung, das Bekenntnis zur Heimat und den Wurzeln sei für die Menschen ein ganz wichtiger Ansatz. Den kulturellen Zusammenhalt stärke sein Ressort etwa durch Heimatpreise und Dialektförderung.

Wenn die Koalition aus Union und SPD zustande kommt, soll das Bundesinnenministerium künftig um die Bereiche Bau und Heimat erweitert werden. Einem Bericht der „Bild am Sonntag“ zufolge sollen für den Bereich Heimat 109 Stellen geschaffen werden, zusätzlich soll es dafür einen beamteten Staatssekretär geben. (epd/mig 12)

 

 

 

 

Meilenstein für ein verantwortungsbewusstes Deutschland

 

Warum der Koalitionsvertrag wegweisend für eine gerechte und friedensorientierte Außenpolitik ist. Von Rolf Mützenich

 

Im nun vorliegenden Koalitionsvertrag sind zentrale Prinzipien deutscher Friedenspolitik für eine Welt im Umbruch verankert. Frieden schaffen, Europa einen, Globalisierung gerecht gestalten und die Welt sicherer machen – diese Ziele haben uns geleitet. Vor allem in drei Punkten konnten wir unsere Schwerpunkte und Vorstellungen einer an Frieden und Gerechtigkeit orientierten Außen- und Entwicklungspolitik im Koalitionsvertrag verankern und die Grundlagen für einen Paradigmenwechsel legen.

Frieden schaffen und Rüstungsexporte beschränken

Die vorrangige Aufgabe deutscher Außenpolitik als Friedenspolitik besteht darin, die auf Regeln und Kooperation basierenden Institutionen und Organisationen zu stärken und weiter zu entwickeln. Ziel bleibt es, Konflikte einzugrenzen und eine nachhaltige Regelung zu erreichen. Hier hat Deutschland u.a. beim iranischen Atomabkommen und beim internationalen Krisenmanagement in der Ukraine-Krise eine wichtige Rolle übernommen. Mit Blick auf neue Unsicherheiten in der Weltpolitik bekennen wir uns zu mehr internationaler Zusammenarbeit, Dialog und Multilateralismus. Deswegen werden wir die Vereinten Nationen und andere internationale Institutionen stärken. Dieses Bekenntnis ist gleichzeitig ein Gegenpol zur derzeitigen amerikanischen Außenpolitik.

Zwar macht es die angespannte Weltlage notwendig, mehr Geld für unsere Sicherheit auszugeben, zugleich haben wir aber weltweit erstmals einen Mechanismus zur Stabilisierung und Steigerung der Mittel für Krisenvorsorge, Humanitäre Hilfe und Entwicklungszusammenarbeit vereinbart, nach dem die Erhöhung von Verteidigungsausgaben automatisch zu einer Ausgabenerhöhung bei ziviler Friedenspolitik führt. Größere Finanzierungsspielräume erweitern unsere Handlungsmöglichkeiten auf der internationalen Bühne.

Rüstungskontrolle und Abrüstung bleiben zentrale Ziele deutscher Außenpolitik. Gerade angesichts eines möglichen neuen atomaren Rüstungswettlaufs gewinnt dieses Politikfeld nochmals an Bedeutung. Hierzu werden wir zusammen mit unseren Partnern neue Initiativen ergreifen.

Nach zähem Ringen konnten wir uns darauf verständigen, die Rüstungsexporte weiter einzuschränken und die Rüstungsexportrichtlinien zu schärfen. Zudem sollen Kleinwaffen, die der ehemalige UN-Generalsekretär Kofi Annan zu Recht als die „eigentlichen Massenvernichtungswaffen unserer Zeit“ bezeichnete, grundsätzlich nicht mehr in Drittländer exportiert werden. Dies ist angesichts der Tatsache, dass 95 von 100 Kriegsopfern durch Kleinwaffen getötet werden, ein wichtiges Signal. Mit Blick auf die menschliche Tragödie, die sich vor unseren Augen im Jemen abspielt, haben wir einen Exportstopp von Rüstungsgütern für jene Länder beschlossen, die unmittelbar am Krieg im Jemen beteiligt sind.

Europa einen und stärken

Wir haben vereinbart, der Europäischen Union, diesem einmaligen Friedens- und Zukunftsprojekt, durch Reformen und neue Strukturhilfen neuen Schwung zu geben und den Stillstand und die europäische Selbstblockade zu überwinden, die uns seit zehn Jahren quält. Gerade in Zeiten, in denen sich die Vereinigten Staaten von der Weltbühne zurückziehen und autoritär geführte Staaten wie China und Russland erstarken, muss Europa zusammenhalten und seine Werte verteidigen. Deshalb steht auch die Stärkung gemeinsamen europäischen Handelns im Mittelpunkt der deutschen Außenpolitik. Ziel unserer Politik gegenüber Russland bleibt eine Rückkehr zu auf gegenseitigem Vertrauen und friedlichem Interessenausgleich basierenden Beziehungen. Wir brauchen eine neue Entspannungspolitik.

Das Fundament der europäischen Gesellschaftsordnung ruht auf sozialem Ausgleich, Teilhabe und Chancengleichheit. Nur wenn es der Europäischen Union gelingt, diese Solidarität auch in Zukunft zu organisieren und zu gestalten, kann sie dauerhaft Bestand haben. Eine neue Bundesregierung würde große Schritte auf den kooperationsbereiten französischen Präsidenten Macron zugehen. Gemeinsam mit Frankreich wollen wir daran arbeiten, die Konflikte innerhalb der Eurozone zu lösen und die EU zu einem geschlossenen und handlungsfähigen Partner in einer unübersichtlichen Welt zu machen. Voraussetzungen dafür sind Kompromisse in der europäischen Finanzpolitik, Schritte zu einem gemeinsamen Eurozonen-Haushalt, mehr Mittel im Kampf gegen Jugendarbeitslosigkeit, eine gerechte Besteuerung von Unternehmen, gerade auch der Internetgiganten Google, Apple, Facebook und Amazon sowie eine kraftvolle gemeinsame Außen-, Sicherheits-, Verteidigungs- und Entwicklungspolitik, die weit stärker als bisher mit einer Stimme spricht und mit gut ausgestatteten und aufeinander abgestimmten Instrumenten arbeitet.

Wir werden uns zudem für den weiteren Aufbau ziviler Strukturen in der EU für Krisenprävention und Konfliktregelung sowie für die Weiterentwicklung der europäischen Entwicklungspolitik einsetzen.

Globalisierung gerecht gestalten und Armut und Ungleichheit bekämpfen

Unser Ziel ist im Sinne der Agenda 2030 eine gerechte Gestaltung der Globalisierung, die allen Menschen ein Leben in Würde und Sicherheit bietet.

In der Entwicklungszusammenarbeit streben wir die Abschaffung internationaler Ungleichgewichte an. Wir haben uns endlich darauf einigen können, dass der Nationale Aktionsplan Wirtschaft und Menschrechte (NAP) in seiner gesamten Breite konsequent umgesetzt wird.

Um eine gerechte und nachhaltige Weltgesellschaft zu erreichen, werden wir unsere Entwicklungszusammenarbeit vor allem in Afrika weiter ausbauen. Das haben wir in den Koalitionsverhandlungen durchgesetzt, genauso wie unser Ziel, Armut und Hunger zu überwinden. Darüber hinaus haben wir erreicht, dass sich Deutschland in allen EU-Handels-, -Investitions- und -Wirtschaftspartnerschaftsabkommen für verbindliche soziale, menschenrechtliche und ökologische Standards einsetzen wird. Damit wollen wir Vorreiter für eine faire EU-Handelspolitik werden.

Zur Umsetzung all dieser Vorhaben werden wir die Vereinten Nationen und andere internationale Institutionen stärken. Und wir werden in außenpolitische Forschung und in unsere diplomatischen Vertretungen investieren und unsere Arbeit gezielt den Regionen, die immer wichtiger werden – vor allem in Afrika, ausbauen. IPG  8

 

 

 

Appell an die Koalitionsparteien. Deutschland braucht ein klares Bekenntnis zur Einwanderungsgesellschaft

 

Die Koalitionsparteien verhandeln in diesen Tagen Deutschlands zukünftige Migrations- und Integrationspolitik. Aus diesem Anlass haben die neuen deutschen organisationen (ndo) und die Türkische Gemeinde Deutschland erstmals gemeinsam mit  Wohlfahrtsverbänden, Menschenrechtsorganisationen, Lesben- und Schwulenverbänden, Migrantenorganisationen, Wissenschaftler*innen und religiösen Initiativen einen breiten zivilgesellschaftlichen Appell an die Koalitionsparteien verfasst. 

 

In den Sondierungsergebnissen von CDU/CSU und SPD ging es unter dem Punkt „Migration und Integration“ ausschließlich um Fluchtmigration und die „Rahmenbedingungen der Integrationsfähigkeit“. Es dominierte die Angst vor Überforderung und „Überfremdung“ (so wörtlich im Sondierungspapier!). Als wäre Deutschland nicht schon vor 2015 ein Einwanderungsland gewesen und hätte jahrzehntelange gute Erfahrungen mit Integrationsangeboten gemacht. Diese kurzsichtige Linie wird gerade in den Koalitionsverhandlungen fortgeführt. Von einem selbstbewussten, mutigen Blick in die Zukunft ist nichts zu spüren. 

 

„Die Koalitionsverhandlungen stehen bei Migrationsfragen vor allem unter dem Einfluss der ‚besorgten Bürger’, die sich politisch stark rechts orientieren“, sagt ndo-Sprecherin Ferda Ataman. „Das ist ein fataler Fehler. Hier wird nur eine kleine Minderheit der Bürger*innen in den Blick genommen. Die anderen, die sich für Europa, für Frauenrechte, für die Rechte von Homosexuellen und Transpersonen, für einen freizügigen Arbeitsmarkt, für Geflüchtete und gegen Rassismus, Antisemitismus und Diskriminierung stark machen, werden hier nicht berücksichtigt. Ebenso wenig diejenigen, die nicht betroffen, aber trotzdem besorgt sind, wegen des starken Rechtsrucks. Dabei ist das die Mehrheit der Gesellschaft“ 

 

Deswegen lautet unser Appell: Wir brauchen von ein klares Bekenntnis zur Einwanderungsgesellschaft. „Wir appellieren an die Verantwortlichen der neu zu bildenden Bundesregierung: Setzen Sie die konstruktive Gestaltung der Einwanderungsgesellschaft als zentrales Thema auf die politische Tagesordnung! Dazu gehören gerechte Teilhabechancen für alle Menschen in diesem Land, eine nachhaltige Antidiskriminierungspolitik und wirksame Strategien gegen Rassismus. Wir brauchen eine Integrationspolitik, die Gesellschaftspolitik für alle ist. Eine Integrationspolitik, die sich nur auf Menschen mit Migrationshintergrund fokussiert, ist nicht mehr zeitgemäß. [...] Die Gestaltung der Einwanderungsgesellschaft ist der Schlüssel zur Zukunftsfähigkeit Deutschlands!“

 

Zu den ndo: Die neuen deutschen organisationen sind ein bundesweites Netzwerk von Vereinen und Initiativen, die sich für die Akzeptanz von Vielfalt und gleichberechtigte Teilhabe einsetzen. Die Geschäftsstelle ndo wird gefördert durch die Stiftung Mercator und ist angesiedelt beim Neue Deutsche Medienmacher e.V.  ndo

 

 

 

Valentinstag. Warum Liebe grenzenlos ist

 

Menschen, die sich über Landesgrenzen hinweg verlieben, müssen aufgrund bürokratischer und juristischer Hürden oft lange getrennt leben. Trotzdem nimmt ihre Zahl zu. Forscher sagen: Hormone spielen eine wichtige Rolle und können Entzugserscheinungen auslösen. VON Lynn Osselmann

 

Es ist eine Geschichte wie im Film. Bei einer Reise durch Mexiko lernt Katrin über eine Dating-App Cesar kennen. Zwei Tage verbringen sie miteinander in Mexiko-Stadt, verstehen sich auf Anhieb gut. Dann muss Katrin abreisen. Anderthalb Jahre später – nach sechzehn gemeinsamen Tagen – zieht Katrin zu Cesar nach Mexiko. Einen weiteren Monat später sind sie verheiratet.

Die 31-jährige Katrin hat aus Liebe etwas getan, was die meisten als ziemlich verrückt beschreiben würden. Warum treffen Verliebte oft abenteuerliche Entscheidungen? Und warum fällt ihnen das so leicht?

Trotz Ängsten und Sorgen

„Verliebtheit schränkt die Vernunft, die ‚Ratio’, ein“, sagt Helmut Schatz, Bochumer Hormonspezialist von der Deutschen Gesellschaft für Endokrinologie. Auch die Wahrnehmung von Verliebten sei eingeschränkt: „Sie haben einen verengten Blickwinkel und sehen die Realitäten oft nicht richtig.“

Valentinstag: Die Wurzeln des Valentinstags am 14. Februar reichen bis in die Antike. Die Römer feierten an diesem Tag ein Fest zu Ehren ihrer Göttin Juno, der Beschützerin von Ehe und Familie. Höhepunkt war eine „Liebeslotterie“: Alle zum Fest eingeladenen Frauen mussten einen Zettel mit ihrem Namen in ein Körbchen legen. Später zogen dann junge Männer einen Zettel mit „ihrer Valentine“. Für ein Jahr bestand dann zwischen beiden ein „scherzhaftes Liebesverhältnis“, bei dem der Mann die Frau mit romantischen Briefen und kleinen Überraschungen verwöhnte.

Als Katrin sich entscheidet, nach Mexiko auszuwandern, weiß sie kaum etwas über das Land. Spanisch spricht sie nicht. „Mir war auf jeden Fall bewusst, dass es schon etwas verrückt ist, innerhalb kurzer Zeit in ein Land auszuwandern, was ich nur aus einem zweimonatigen Urlaub kannte“, sagt sie. Getan habe sie es letztendlich trotzdem, „weil es sich einfach richtig angefühlt hat. Trotz vieler Ängste und Sorgen war ich tief in mir drin fest davon überzeugt, dass es die richtige Entscheidung ist“.

Entzugserscheinungen wie bei Süchtigen

Grund für die veränderte Wahrnehmung bei Verliebten sind Hormone. „Wenn jemand verliebt ist, wird Dopamin ausgeschüttet“, sagt Schatz. Starke Glücksgefühle seien die Folge. „Der Botenstoff sorgt gleichzeitig auch für Herzklopfen, der Puls wird beschleunigt.“ Paradoxerweise sinke aber das als Glückshormon bekannte Serotonin bei Verliebten: „Warum dies so ist, ist keineswegs schon genau erforscht beziehungsweise erklärbar.“

Belegt ist allerdings, dass der Serotoninspiegel auch bei Süchtigen sinkt. Doch nicht nur in dieser Hinsicht gibt es Ähnlichkeiten: Tatsächlich passiert bei Verliebten im Hirn dasselbe wie bei einem Alkohol-, Nikotin- oder Drogensüchtigen, wie Schatz erklärt. „Ist jemand verliebt, so konzentriert er sich nur auf den geliebten Menschen.“ Wenn das Objekt der Sucht, in dem Fall der Partner, abwesend sei, hätten Verliebe Entzugserscheinungen – genau wie Alkoholiker oder Drogensüchtige.

Beruhigend und stressmindernd

Bei Verliebten wird zudem Oxytocin ausgeschüttet, oft „Kuschelhormon“ genannt. Es sorgt für Vertrauen und hilft beim Aufbau einer engen zwischenmenschlichen Bindung. Gleichzeitig wirkt es beruhigend und stressmindernd.

Valentinstag: Der Valentinstag erinnert auch an den früheren Bischof der nördlich von Rom gelegenen Stadt Terni. Der später heiliggesprochene Valentin soll auf Anweisung des römischen Kaisers Claudius II. (um 270) als Märtyrer hingerichtet worden sein, weil er seinem Glauben nicht abschwören wollte. An der nördlich von Rom verlaufenden Via Flaminia errichtete Papst Julius (337-352) eine Basilika mit dem Grab des Märtyrers. Die Verehrung des Heiligen ist etwa ab dem Jahr 350 nachweisbar: Er galt als Patron der Bienenzüchter sowie der Verliebten und Brautleute. Als Fest der Jugend und der Liebenden wurde der Valentinstag seit dem späten 14. Jahrhundert zunächst in Frankreich und England begangen, breitete sich aber auch in andere europäische Länder und mit den Auswanderern nach Nordamerika aus. In Deutschland erklärten 1950 die Blumenhändler den Valentinstag zum „Tag der offenen Herzen“.

Aber noch längst sind nicht alle beteiligten Hormone und ihre Wechselwirkungen bekannt oder geklärt, wie Schatz sagt. Denn die wichtigen Botenstoffe würden im Hirn selbst gebildet und könnten dort auch auf die Nachbarzellen wirken. Im Blut könne man sie nicht messen, im Gegensatz zu anderen Substanzen wie dem Hormon Insulin.

Emotionaler Ausnahmezustand

Entzugserscheinungen bekam auch Katrin nach ihrer Abreise aus Mexiko. Cesar und sie blieben über WhatsApp und Skype in Austausch: „Allerdings mit Höhen und Tiefen, denn der ständige Kontakt per Telefon war anstrengend.“ Als Cesar sie dann spontan zwei Wochen bei ihr in Hamburg besuchte, war für beide klar, dass eine Fernbeziehung für sie keinen Sinn macht. „Nach diesen sehr intensiven zwei Wochen und einem tränenreichen Abschied am Flughafen stand für uns beide fest, dass wir noch im gleichen Jahr zusammenleben wollen.“ Direkt nach Cesars Abreise habe sie sich über die Auswanderung ins nichteuropäische Ausland informiert.

Die Veränderungen im Hormonsystem bei Verliebten beeinflussen auch das Seelenleben, wie der Diplom-Psychologe und Paartherapeut Robert Eckert aus Hofheim am Taunus erklärt. „Ein Mensch der verliebt ist, befindet sich in einem emotionalen Ausnahmezustand.“ In diesem Ausnahmezustand ließen Verliebte manchmal sogar spontan Dinge zu, die sie normalerweise nie tun würden. Auch sähen sie oft nur das, was sie gern möchten – „und ignorieren dabei alles andere konsequenterweise.“

Normalität kommt schnell

Doch der Zustand sei meist nicht von langer Dauer: „In der Regel findet man schneller wieder zur Normalität zurück, als einem liebt ist, und viele trauern dann sozusagen ihrer Verliebtheit nach, da sie sich einfach besser angefühlt hat als der triste Alltag“, sagt Eckert.

Katrin lebt seit September 2017 in Mexiko. Bereut hat sie ihre Entscheidung nicht – obwohl sie zuvor noch nie etwas derart Außergewöhnliches für die Liebe getan hatte. „Ich war vorher nie bereit, für eine Beziehung in eine andere Stadt zu ziehen oder meine Gewohnheiten und meinen Alltag zu ändern.“ Wahrscheinlich, so vermutet sie, war sie zuvor nie wirklich verliebt. (epd/mig 14)

 

 

 

 

Mächtig. Weiblich.

 

Mächtige Frauen haben mit Rollenklischees zu kämpfen. Manche wissen das aber auch für sich zu nutzen. Von Barbara Tóth

 

Hillary Clinton wird mit dem misogynen Archetyp der Hexe gebrandmarkt.

Über Frauen an der Macht und ihre Stilisierung zu schreiben ist nie einfach. Schnell setzt man sich dem Vorwurf aus, man würde eine erfolgreiche Frau aufgrund von Äußerlichkeiten kritisieren, bei Männern in ihren Anzug-Uniformen täte man das doch nie, und in Summe schade man damit nur der feministischen Sache. Dem ist entgegenzuhalten: Auch Männer sind Charakterisierungen aufgrund ihrer Kleiderwahl, ihrer Inszenierung und der damit verbundenen Imagebildung ausgesetzt. Und Männer wie Frauen an der Spitze in der Politik setzen diese Mittel in Zeiten von Instagram, twitter und Facebook auch bewusst ein. Es war nie einfacher, sich und sein Image auf den Kanälen der Sozialen Medien selbst zu vermarkten.

Interessant ist, dass sich in der Charakterisierung von Frauen an der Macht gewisse Klischees und Archetypen immer wieder wiederholen. Von der „Mutter der Nation“, wie sie schon die Regentinnen Maria Theresia von Österreich oder Luise von Preußen in der Vergangenheit repräsentierten. Über die „Kronprinzessin“, ein Begriff, der gerne Frauen zugeschrieben wird, die die Nachfolge mächtiger Männer antreten und von ihnen gefördert wurden, wie etwa die frühe Angela Merkel, die Helmut Kohls „Mädchen“ war. Bis hin zur „Hexe“, zu der starke, emanzipierte Frauen abgestempelt werden wie die US-Präsidentschaftskandidatin Hillary Clinton im Wahlkampf 2017. Es gibt den Typus der „schönen Linken“ – denken wir nur an die Deutsche Sahra Wagenknecht oder die ehemalige Chefin der österreichischen Grünen, Eva Glawischnig – genauso wie den der „Trümmerfrau“, die dann auftritt, wenn es aufzuräumen gibt, was Männer in der Politik vor ihr hinterlassen haben.

Aber mit genderspezifischen Zuschreibungen wird auch machtpolitisch gespielt, zum Beispiel von den Rechtspopulisten. Durch die bewusste Inszenierung von Weiblichkeit soll das Image der durchweg als männlich, autoritär und angriffig wahrgenommenen rechtspopulistischen und rechtsextremen Parteien sanfter werden.

Als Marine Le Pen den Front National im Jahr 2011 übernahm, war dieser eine rechtsextreme Partei. Er ist es immer noch, aber Le Pen hat ihm ein freundlicheres, weiblicheres Gesicht gegeben. Aber nicht nur ihr Äußeres spielt bei dieser Inszenierung eine Rolle. Immer wieder positioniert sie sich inhaltlich mit pseudo-feministischen Aussagen. „Perwoll-Feminismus“ nennen Beobachter diese Strategie, in Anspielung an ein beliebtes Waschmittel, das damit wirbt, Kleidungsstücke flauschiger zu machen. Rechte übernehmen feministische Versatzstücke, um sanfter, weicher, harmloser zu wirken.

„Die Frauenrechte in diesem Land werden zurückgedrängt“, beklagte Le Pen etwa am Tag der Arbeit, dem 1. Mai. „Es ist eine Selbstverständlichkeit, die aber heute oft vernachlässigt wird: Frauen und Männer sind einander ebenbürtig, überall, in jedem Punkt“, proklamierte sie zum Wahlkampfauftakt. Auch ihre persönliche Biografie setzt die Juristin ein. Le Pen ist alleinerziehende Mutter von drei Kindern, sie gibt sich bodenständig und zupackend. Den Bruch mit ihrem Vater, der die Partei aufgebaut hatte und ihr mit seinen antisemitischen Ausfällen beim Weichspülen immer wieder in die Quere kam, inszenierte sie als archaischen Vater-Tochter-Konflikt.

Ohne Skrupel missbraucht Le Pen dafür die berühmteste französische Frauenrechtlerin, Simone de Beauvoir. „Ich denke an die Worte Simone de Beauvoirs“, schrieb sie in der Tageszeitung L'Opinion. „'Vergesst nie, dass es nur zu einer politischen, wirtschaftlichen oder religiösen Krise kommen muss, um die Frauenrechte infrage zu stellen.’“ Le Pens Nachsatz: „Und ich befürchte, dass die Flüchtlingskrise der Anfang vom Ende der Frauenrechte ist.“ Anlass des Artikels waren die Übergriffe auf Frauen in der Kölner Silvesternacht 2015, nach denen sich viele als Feministen gerierten, die zuvor mit Frauenrechten kaum etwas am Hut hatten.

Pseudo-feministische Parolen gegen die angebliche Islamisierung des Landes, mit dieser Strategie arbeiten nicht nur Marine Le Pen und ihre Nichte Marion an der Spitze des Front National in Frankreich, sondern auch andere rechtspopulistische Bewegungen in Europa und in den USA. Die ehemalige deutsche AfD-Chefin Frauke Petry zum Beispiel. Siv Jensen, die Finanzministerin Norwegens und Vorsitzende der rechtspopulistischen Fortschrittspartei. Beata Maria Szyd?o, polnische Regierungschefin der PIS. Oder die Ex-Miss-Belgien Anke Van dermeersch, die für die rechtsextreme Vlaams Belang im Parlament sitzt. Für Donald Trump gibt seine Tochter Ivanka die Powerfrau, für die Feminismus mehr Accessoire als Haltung ist.

Das logische Feindbild der Perwoll-Feministin ist eine echte, emanzipierte, intellektuelle Frau wie Hillary Clinton. In der veröffentlichten, von rechten Medien angetriebenen Meinung während des Präsidentschaftswahlkampfes in den USA wurde sie zu einem uralten misogynen Archetyp gebrandmarkt: dem der Hexe. Einer Frau, die berechnend, intrigant, überehrgeizig und eiskalt ist. Hexen waren immer stark, intelligent und unabhängig, so sehr, dass sie gleichzeitig angsteinflößend waren. Ihnen wurde Macht über Männer zugesprochen. Bei Clinton finden sich diese alten Zuschreibungen in moderner Form wieder.

Ehrgeizige Frauen, die zu Verräterinnen hochstilisiert werden: Das gab es in der Geschichte immer wieder. Die amerikanische Soziologin Susan Bordo hat die Biografie einer der berühmtesten und faszinierendsten von ihnen untersucht: die von Anne Boleyn (1501-1536), der zweiten Ehefrau König Heinrichs VIII. von England. Um sie zu heiraten, wandte sich Heinrich von der römisch-katholischen Kirche ab und gründete die anglikanische. Später fiel Anne in Ungnade und wurde wegen vorgeblichen Ehebruchs und Hochverrats enthauptet.

Für Bordo sind die Parallelen zu Clinton offensichtlich, schreibt sie in einem lesenswerten Essay mit dem Titel „Die Erfindung und Zerstörung der Hillary Clinton“. Sie sei nicht die falsche Kandidatin gewesen, sondern wurde zu einer gemacht. Nicht nur von der republikanisch gesteuerten Presse, sondern auch, wie Bordo kritisiert, von ihrem demokratischen Konkurrenten Bernie Sanders, der Hillary zwar nicht als Lügnerin, aber als Kandidatin der Wall Street verunglimpft hätte.

Einer der Schlüsselmomente des Wahlkampfes war jene Lungenentzündung, die Clinton nicht sogleich öffentlich eingestand. Das brachte ihr den Vorwurf ein, wieder einmal etwas vertuschen zu wollen. „Sie hätte nur ihre menschliche Seite zeigen müssen“, kritisierte der Filmemacher und Aktivist Michael Moore später. Da war sie wieder: Clinton, die Frau, an der nichts Menschliches mehr ist.

Da geht es der „Trümmerfrau“ schon besser. Ist es nicht merkwürdig? Je größer die Probleme eines Landes oder einer Partei sind, desto eher kommen Frauen zum Zug. Die britische Premierministerin Theresa May ist dafür ein gutes Beispiel. Sie wirkt anfangs wie der personifizierte Hausverstand, die einzige Erwachsene, die nach der wilden Bubenparty das zerbrochene Geschirr zusammenklaubt und schaut, was noch zu retten ist.

Die Buben sind alles ihre Parteifreunde. Zuerst zettelte ihr Vorgänger David Cameron eine Brexit-Abstimmung an, dann trat er zurück. Abstimmungssieger Boris Johnson hätte seinen Job eigentlich übernehmen müssen, wurde aber von seinem Parteifreund Michael Gove ausgetrickst. Das Bemerkenswerte ist, dass Frauen dieser Führungsgeneration in solchen Momenten die gläserne Decke nicht deswegen durchbrechen, weil der Feminismus gesiegt, die Frauenquote gewirkt hätte oder sie einfach die besten für den Job gewesen wären. Es ist richtig, dass sie aus all diesen Gründen in die zweite oder dritte Reihe vorgerückt sind.

Ins Rampenlicht dürfen sie aber erst treten, weil ihr solider Pragmatismus in Zeiten der Verunsicherung schon Ansage genug ist. Seht her, hier steht eine praktisch denkende, alles andere als exzentrische Frau, die das jetzt alles wieder in Ordnung bringt!, lautet die Botschaft.

Als „Trümmerfrauen“ werden jene Frauen mystifiziert, die nach dem Ende des Zweiten Weltkriegs in den Städten des ehemaligen Deutschen Reiches den Schutt, den die Bomben der Alliierten hinterlassen hatten, aufräumten. Dass es keine Trümmermänner gibt, hat einen einfachen Grund. Männer waren zu Kriegsende entweder als Soldaten an der Front oder als Zwangsarbeiter in Konzentrationslagern interniert. Manche der Frauen, die Trümmer wegräumten, taten das nicht freiwillig: Sie wurden von den Alliierten dazu angehalten, weil sie Nazi-Sympathisantinnen gewesen waren.

Mit Trümmerfrauen verbindet man die rückblickend glorifizierte Zeit des Wiederaufbaus und des Wirtschaftswunders. Sie werden geehrt und als Heldinnen gefeiert. In der Wiederaufbauzeit war es gesellschaftlich erwünscht und auch notwendig, dass Frauen arbeiten. Kurze Zeit später wurden sie dann wieder ins klassische Rollenbild als Hausfrau und Mutter gedrängt. So geht es auch vielen Trümmerfrauen in der Politik. Sie sind Personen des Übergangs. Hinter ihnen wartet meistens schon ein Nachfolger. Natürlich ein Mann. IPG 12

 

 

 

 

Nebenan. Die alte Rede von einer „einstmals stolzen Partei“.

 

Arroganz und Stolz sind zwar zwei unterschiedliche Konzepte, dennoch werden sie von den Deutschen gern durcheinandergeworfen. Von Sven Bensmann

 

Wann immer ich dieser Tage von der SPD lese, lese ich auch diese alte Rede von einer „einstmals stolzen Partei“. Nun klingt „einstmals“ zwar lange genug her, dass ich mich nicht daran erinnern muss – dennoch verwundert mich diese Phrase jedes Mal auf‘s Neue.

Allenfalls eine einstmals arrogante Partei kenn ich wohl: von jenem Abend, als ein sichtlich betrunkener, alter Mann, der Stunden zuvor noch gewählter Bundeskanzler Deutschlands war, erklärte, dass seine Partei ganz sicher nicht mit einer wie der Merkel koalieren werde, um diese zur Kanzlerin zu wählen.

Andererseits: Arroganz und Stolz sind zwar zwei unterschiedliche Konzepte, dennoch werden sie von den Deutschen gern durcheinandergeworfen. Wohl, weil „Ich bin stolz, Deutscher zu sein!“ zwar genau so dumm, aber irgendwie doch besser klingt als „Ich bin arrogant, weil ich Deutscher bin!“. Auch und gerade für die selbsternannten Vaterlandsverteidiger, die ein christliches Abendland gegen den Islam verteidigen wollen – und doch nicht wissen, dass Stolz laut Bibel eine Todsünde ist.

„Ich weiß nicht, wie es anderen geht, aber wann immer ich mir das vielbeschworene Bild des „hässlichen Deutschen“ vor Augen führe, liest er gerade die BILD.“

Doch zurück zur SPD: Was man dieser Tage ebenfalls liest, ist, die SPD würde mit dem bereits vor der Kandidatur Schulz‘s begonnenen Postengeschacher Vorurteile gegen Politiker mehren. Ganz so, als würde der Wähler davon ausgehen, er wählte jeden Politiker selbst in ein bestimmtes Ministerium, als sei das der mysteriöse „zweite Wahlgang“, von dem man immer hört. Dabei dürfte zumindest den meisten klar sein, dass nicht einmal der Kanzler oder die Kanzlerin direkt gewählt werden, dass lediglich Parteilisten angekreuzt werden können, die dann unter sich ausmachen, wer welchen Posten übernehmen darf. Und dass dies das Einzige ist, was die Deutschen zum jetzigen Zeitpunkt noch davon abhält, sich einen eigenen Donald Trump zu wählen.

Und dann ist da noch das Mitgliedervotum. Für die einen Ausdruck einer SPD, die ihre Mitglieder ernst nimmt, im Gegensatz zur autoritär geführten Union – und damit Zeichen einer gesunden, demokratischen Einstellung – ist es für die anderen eine Perversion dessen. Weil SPD-Mitglieder gefragt werden, während Unionswähler schlucken müssen, welche Kröte auch immer die Führung ihnen vorsetzt, sei ebendies unmoralisch.

Und für die Rassisten im Lande findet, wie immer, das Landserblatt BILD das passende Ressentiment: „Moment mal! Sind in der SPD nicht auch Ausländer Mitglied?“ Dann dürfen ja Menschen, die seit Jahren hier leben, die aber noch keinen deutschen Pass haben, irgendwie auch über die Zukunft dieses Landes mitbestimmen! Für Springers Stiefel ein ähnlich verachtenswerter Gedanke, als hätte man im Warschauer Ghetto einen Volksentscheid über die Durchführung der Shoah durchgeführt: Wer den Sumpf trockenlegen will, darf nicht die Juden, pardon, Kröten fragen.

Ich weiß nicht, wie es anderen geht, aber wann immer ich mir das vielbeschworene Bild des „hässlichen Deutschen“ vor Augen führe, liest er gerade die BILD. Nur gut, dass wir dieser schwierigen Zeit noch aufrechte Minister haben, die wissen, woher all der Antisemitismus kommt: Von weit weg. Antisemitismus gibt‘s in Deutschland doch erst, seit die Araber herkommen, hat‘s bei uns doch bisher nicht gegeben. MiG 13

 

 

Deniz Yücel kommt frei. Merkel: Freue mich für ihn und seine Familie

 

Der seit einem Jahr in der Türkei festgehaltene Journalist Deniz Yücel kommt nach Angaben seines Anwaltes frei. Das hat das Auswärtige Amt am Vormittag bestätigt. Kanzlerin Merkel zeigte sich erfreut über die Nachricht aus der Türkei.

 

"Ich freue mich für ihn, für seine Frau und für seine Familie, die ein sehr, sehr schwieriges Jahr der Trennung aushalten musste": So die Reaktion der Kanzlerin auf die Nachricht aus der Türkei über die Freilassung Deniz Yücels.   

Merkel dankte allen, die sich für die Freilassung eingesetzt hätten. Dazu gehörten ganz besonders die Bemühungen des Außenministeriums und des Außenministers. "Es zeigt sich, dass Gespräche vielleicht nicht ohne Nutzen sind", sagte Merkel am Freitagmittag am Rande einer Pressekonferenz

mit dem polnischen Premier Morawiecki im Kanzleramt.

Merkel dankt Zivilgesellschaft

Die Kanzlerin hob auch das Engagement der Zivilgesellschaft für Deniz Yücel hervor. Viele hätten sich in Deutschland und anderen Ländern beständig für Yücel und sein "Nicht-Vergessen" eingesetzt. Merkel betonte, dass es weitere ähnliche, aber nicht so prominente Fälle wie Yücel in der Türkei gebe. Für alle müsse es ein schnelles rechtsstaatliches Verfahren geben, forderte die Kanzlerin.

Dies habe sie auch am Donnerstag bei ihrem Gespräch mit dem türkischen Ministerpräsidenten Yildirim deutlich gemacht.

Bereits am Vormittag hatte die stellvertretende Regierungssprecherin Ulrike Demmer die Meldungen von der Freilassung Deniz Yücels begrüßt. Zuvor hatte das Auswärtige Amt die Nachrichten aus der Türkei bestätigt.

Außenminister Sigmar Gabriel erklärte zur Freilassung Yücels: "Ich freue mich sehr über diese Entscheidung der türkischen Justiz. Und noch mehr freue ich mich für Deniz Yücel und seine Familie.

Das ist ein guter Tag für uns alle. Ich danke ausdrücklich der türkischen Regierung für ihre Unterstützung bei der Verfahrensbeschleunigung."

Merkel sprach mit Yildirim über Yücel

Erst am Donnerstag hatte Bundeskanzlerin Angela Merkel im Gespräch mit dem türkischen Ministerpräsidenten Yildirim auf ein schnelles rechtsstaatliches Verfahren im Fall Yücel gedrungen.

Merkel hatte danach erklärt: "Wir wissen, dass unsere bilateralen Beziehungen in schwerem Fahrwasser waren und zum Teil noch sind. Aber wir bemühen uns Schritt für Schritt, die Fälle zu lösen, die dazu geführt haben."

Sie habe im Gespräch mit Ministerpräsident Yildirim zum wiederholten Male darauf hingewiesen, dass dieser Fall eine besondere Dringlichkeit habe - wie auch alle anderen Fälle. "Die Erwartung, dass es zu einer Anklageschrift kommt, ist groß. Das habe ich gegenüber dem Ministerpräsidenten deutlich gemacht", formulierte Merkel.

Fragen der Rechtsstaatlichkeit

Die Bundeskanzlerin hatte weiter erklärt, dass beide Regierungschefs auch über die Fragen des Rechtsstaats gesprochen hätten. Von deutscher Seite sei immer betont worden, dass man den Versuch eines Staatsstreiches in der Türkei verurteilt habe. Dennoch müsse die Verhältnismäßigkeit bei der

Aufklärung gewahrt bleiben. Sie habe deutlich gemacht, "dass wir uns rechtsstaatliche Mechanismen wünschen, und uns für diese auch einsetzen". Man habe hier "eine Vielzahl von Sorgen", so Merkel.

Bedeutung der deutsch-türkischen Beziehungen

Merkel und Yildirim hatten auch über die große Bedeutung der deutsch-türkischen Beziehungen. Auf der einen Seite gebe es Differenzen in der Frage, "wie wir die Werte und deren Umsetzung sehen".

Auf der anderen Seite gebe es gemeinsame Interessen - auch in komplizierten Zeiten. Diese beruhten einmal darauf, dass drei Millionen Menschen türkischer Herkunft in Deutschland lebten. Sie stellten eine Brücke für ein vernünftiges Miteinander dar. Die Kanzlerin erwähnte die gemeinsame Mitgliedschaft. Pib 16

 

 

 

Gabriel sieht für EU eher Diplomatie statt militärische Konfliktlogik

 

Nach Ansicht des geschäftsführenden Bundesaußenministers Sigmar Gabriel (SPD) warten in den kommenden Jahren nicht in der Innenpolitik, sondern in der Außen-, Sicherheits- und Entwicklungspolitik die größten Herausforderungen auf Deutschland.

Eine „immer unbequemere Welt“ mache es immer schwieriger, Deutschland zu regieren und Europa zusammenzuhalten, erklärte Gabriel in einem Gastbeitrag für die „Frankfurter Allgemeine Zeitung“ anlässlich der am Freitag beginnenden Münchener Sicherheitskonferenz.

Europa dürfe nicht ignorieren, dass in vielen Weltgegenden zunehmend eine militärische Konfliktlogik das Denken der Verantwortlichen präge. „Und in einer Welt voller Fleischfresser haben es Vegetarier schwer.“ Deshalb sei es richtig, dass Nato und EU auf die Annexion der Krim und den Konflikt in der Ostukraine mit dem Aufbau einer militärischen Präsenz in Mittel- und Osteuropa sowie den ersten Schritten zu einer Europäischen Verteidigungsunion reagiert

hätten, erklärte Gabriel.

Am Wochenende kommen in München führenden Militärstrategen zusammen um die Weltlage zu beraten. Begleitet wird die Konferenz von breiten Protesten der Friedensbewegung. EURACTIV sprach mit Reiner Braun.

Allerdings müsse Europa der militärischen Logik eine zivile und diplomatische Logik entgegenstellen. Dazu müsse Europa auch seine „zivilen Krisenmanagementfähigkeiten stärken“, forderte der SPD-Politiker. Europa dürfe „militärische Macht nicht scheuen“, müsse „aber dem Zivilen den Vorrang“ geben.

Mit ihren Fähigkeiten zur Krisenprävention und Konflikteindämmung sei die EU eine Macht, die Dinge könne, zu der andere nicht in der Lage seien. „Wie überzeugend sähe eine russische Mission zur Korruptionsbekämpfung aus? Oder eine chinesische zur Richterausbildung?“, fragte der geschäftsführende Außenminister.

Wenn es Europa auf diese Weise gelinge, „Staatszerfall und am Ende sogar militärische Stabilisierungsmissionen“ zu vermeiden, dann seien die Kosten für eine solche Politik „gut investiertes Geld“, erklärte Gabriel.

Am kommenden Wochenende steht München einmal mehr im Zeichen der Sicherheitskonferenz. Die globalen Größen der Militärpolitik beraten die Weltlage – unter lautem Protest.

Gabriel nimmt an der dreitägigen Münchner Sicherheitskonferenz teil, die am heute um 14.00 Uhr beginnt. Die hochkarätig besetzte Veranstaltung wird von Bundesverteidigungsministerin Ursula von der Leyen (CDU) und ihrer französischen Kollegin Florence Parly eröffnet. Schwerpunkte sind unter anderem die Zukunft und Handlungsfähigkeit der Europäischen Union, die Beziehungen zwischen Russland und den USA sowie die zahlreichen Konflikte in Nahost und Abrüstungsfragen. Rund 20 Staats- und Regierungschefs werden zu dem Treffen im Hotel Bayerischer Hof erwartet. EA/AFP 16

 

 

 

SPD – fehlende Ethik des Geldausgebens

 

Die SPD hat der CDU eine Menge Geld abgetrotzt. Das soll natürlich Wählerstimmen bringen. Aber warum sollen z.B. Erzieherinnen oder die Sprechstundenhilfen die SPD wählen, wenn der Kindergarten gebührenfrei wird und die Kassenärzte mehr Geld bekommen sollen. Sie sollten auch nicht, denn nur zukunftsträchtig angelegtes Geld ist ethisch vertretbar.

Beispiel 1: Kostenfreier Kindergartenplatz

In Frankfurt verspricht der amtierende Oberbürgermeister Feldmann kostenfreie Kitaplätze. Was muss sich eine Erzieherin dabei denken: keine Höherstufung der Berufsgruppe und damit keine Wohnung in Frankfurt. Kostenfrei heißt auch immer Mangelwirtschaft. Man kann das alles am englischen Gesundheitssystem, aber auch am Schwedischen studieren. Wenn die Steuern nicht überreichlich fließen, dann gibt es keine teuren Behandlungen. Die Reichen fahren in andere Länder, die Durchschnittsverdiener sterben früher.

Der Kindergarten braucht aber hoch qualifiziertes gut ausgebildetes Personal. Was die SPD nicht zu wissen scheint. Im Kindergarten entscheidet sich zum großen Teil der spätere Schulerfolg. Z.B. ist Fingerfertigkeit Voraussetzung für das Schreibenlernen, die Hörfähigkeit für das Verstehen von Sätzen, die Rhythmuserziehung verbessert die späteren mathematischen Leistungen. Entscheidend ist die deutliche Artikulation beim Sprechen, denn nur wer Worte richtig aussprechen kann, wird die Laute dann auch in Buchstaben umsetzen können. Schließlich ist die eingeschränkte Bewegungsfähigkeit von Großstadtkindern ein lebenslanges Handicap. Die Goldmedaillen von Laura Dahlmeier scheinen die SPD darüber hinwegzutäuschen, dass ein Großteil der Kinder nicht mehr in der Lage, überhaupt noch Skifahren zu lernen. Es liegt am Bewegungsmangel. Für die Bedienung des Smartphones braucht man nicht mal alle Finger. Wenn Kinder Frankfurter Kindergärten dann in der Grundschule die oben aufgelisteten Fähigkeiten erst einüben müssen, lernen sie eben weniger Deutsch und Mathe. Warum soll schlecht bezahltes Personal sich fortbilden. Es wird auch nicht die Kinder gezielt fördern, wenn das Gehalt niedrig bleibt. Die ethische Frage: Wäre es nicht die effektivere Förderung mit besser bezahlten und fortgebildeten Personal der größere Dienst an den Kindern? Und besteht nicht die ethische Forderung darin, gezielter Eltern, welche die Gebühren kaum zahlen können, diese zu erlassen oder die Gebühren entsprechend dem Gehalt zu staffeln. Die Rhönkliniken, Schreckgespenst kapitalistischer Ausbeutung, berechnet die Gebühren für den Betriebskindergarten entsprechend dem Einkommen. Nach der SPD-Philosophie müssten die Ärzte u.a. Angestellte mit hohem Gehalt weniger zahlen. Warum die Schlussfolgerung stimmt, obwohl sie absurd klingt: Wie meist entlastet die SPD die besser Verdienenden, denn der freie Kindergartenplatz kommt ja den gut Verdienenden als Zubrot und nicht als Ausgleich eines Mangels zugute. Weil die Gutverdienenden demnächst nicht zahlen müssen, kann sich die Erzieherin in Frankfurt keine Wohnung leisten geschweige denn eine Familie ernähren.

Beispiel 2: Mehr Geld für die Ärzte

Es geht diesmal nicht um die bei Krankenhäusern angestellten Ärzte, sondern um die Kassenzahlungen an die niedergelassenen Ärzte. Denen sei das Geld gegönnt. Aber ist das so ethisch vertretbar? Das Problem liegt in der Unterversorgung. Die Hausärzte sind überlaufen und haben für den einzelnen Patienten viel zu wenig Zeit. Deshalb kommen diese öfter. Die Fachärzte haben lange Wartelisten. Folge ist die Unzufriedenheit der Ärzte mit dem System und damit schlechtere Behandlungsqualität, sowie lange Wartezeiten der Patienten. Statt das System zu reformieren, wird die Unzufriedenheit mit Geld zugepflastert, Geld, von dem der Patient nichts hat. Es fehlt der Blick in die Zukunft und eine entsprechende Lösung. Im Gesundheitsbereich werden die Kosten weiter steigen, weil der enorme Fortschritt der Medizin viele neue Heilungschancen eröffnet und die Überalterung ein immer größer werdender Kostenfaktor sein wird. Deshalb ist die erste ethische Forderung, das System bezahlbar zu organisieren. Wenn man die Ärzte besser bezahlen will, dann muss man zuerst rationalisieren, d.h. die Behandlung muss gezielter und mit weniger personellem Aufwand erfolgen. Das macht die Einführung von Maschinen notwendig. Dahin muss das Geld zuerst fließen. Die Ärzte müssen sich im Klaren sein: Unter je mehr Ärzte das Geld aufgeteilt werden muss, desto weniger bekommt der Einzelne. Hier ist, wie für die Erzieherinnen oben gezeigt, Fortbildung der entscheidende Faktor. Mehr Geld in die Fortbildung, höhere Fallpauschalen wegen kürzerer Behandlungszeiten und zufriedenere, weil erfolgreichere Ärzte, wären gute Politik für die Patienten. Ein Blick auf die Pflegekräfte und die Sprechstundenhilfen ist auch hier angebracht. Diese sollen die SPD wählen, die versperrt ihnen aber die Perspektive, denn deren Gehalt kann nicht steigen. Als den Krankenhausärzten die Nachtbereitschaft gerechterweise vergütet wurden, musste das Geld irgendwo hergenommen werden. Es wurde einfach der Stellenschlüssel für die Pflegekräfte gekürzt. Und wo soll das Geld für ein entsprechendes Gehalt des Praxispersonals herkommen?

Es geht um Berufschancen

Wenn etwa 25% der industriellen Arbeitsplätze durch Roboter gefährdet sind, dann muss das Geld in andere Felder fließen, als es die SPD steuert. Das Institut für Arbeitsmarkt und Berufsforschung hat neue Schätzungen veröffentlich. Vor allem die Arbeitsplätze, die eine geringe oder mittlere Qualifikation erfordern, sind gefährdet.

Insgesamt sind 25 Prozent der sozialversicherungspflichtig Beschäftigten in Deutschland dem Risiko ausgesetzt, dass innerhalb ihres Berufs mehr als 70 Prozent der Tätigkeiten durch Computer oder computergesteuerte Maschinen übernommen werden könnten. Der größte Teil der sozialversicherungspflichtig Beschäftigten, gut 46 Prozent, arbeitet in Berufen mit einer mittleren Substituierbarkeit. Das heißt, dass zwischen 30 und 70 Prozent der Tätigkeiten eines Berufs potenziell durch Computer erledigt werden könnten. (mehr hier)

Wäre die SPD von ethischen Grundsätzen geleitet, dann stünde Verhinderung von Arbeitslosigkeit an erster Stelle der Prioritätenliste. Und die verlangt bessere Kindergärten, besser fortgebildetes Personal und eine Bezahlung, die der Bedeutung der Berufsgruppe entspricht.

Eckhard Bieger, kath.de 16

 

 

 

Klima. ÖPNV kostenlos

 

Die Bundesregierung schlägt kostenlosen Nahverkehr vor um die Feinstaubbelastung in die Griff zu bekommen und Fahrverbote zu vermeiden – zur Freude der Umweltschützer und zum Ärger einiger Kommunen.

Die Kritik aus Brüssel wurde zuletzt immer deutlicher. Ende Januar hatte EU-Umweltkommissar Karmenu Vella die deutsche Umweltministerin Barbara Hendricks wegen langjähriger Überschreitung von Schadstoffwerten einbestellt. Wenn nicht schnell „zusätzliche, glaubwürdige, rechtzeitige und wirksame Maßnahmen“ vorgelegt würden, komme es zur Klage. Und damit wohl zu Dieselfahrverboten – ein Wort auf das die politische Klasse im Autoland Deutschland allergisch reagiert.

Um die Kommission zu besänftigen und die Fahrverbote abzuwenden, hat die Bundesregierung gestern in einem Brief an die Kommission angekündigt, kostenlosen öffentlichen Nahverkehr zu erwägen. „Zusammen mit den Ländern und Kommunen erwägen wir einen kostenlosen Nahverkehr, um die Zahl der Privatautos zu reduzieren“, schrieben Umweltministerin Barbara Hendricks (SPD), Verkehrsminister Christian Schmidt (CSU) und Kanzleramtschef Peter Altmaier (CDU) in dem Brief.

Die Idee ist nicht neu, aber sie ist gut. Dass es gerade in Deutschland dazu je kommen würde, hat sich mancher Umweltschützer aber wohl kaum träumen lassen. In vielen deutschen Kommunen in der öffentliche Nahverkehr im internationalen Vergleich besonders unattraktiv, da gekennzeichnet von maroden Systemen und teuren Tickets. In Deutschland hat der automobile Individualverkehr Vorfahrt. Das kann am Heimatstandort solch mächtiger Akteure wie Daimler-Benz, BMW, Volkswagen und Opel kaum anders sein.

Andernorts gibt es gute Erfahrungen mit kostenlosem Nahverkehr. Beispielsweise in der estnischen Hauptstadt Tallinn. Dort wurden die Gebühren für Busse und Bahnen 2013 abgeschafft, nachdem sich 75 Prozent der Stadtbevölkerung in einer Abstimmung dafür aussprachen. Der Erfolg spricht für sich: Der Autoverkehr ging in kürzester Zeit um 15 Prozent zurück, gerade bei sozial benachteiligten Bürgern wurde die Mobilität erhöht, viele Menschen meldeten sich in Tallinn an, um den Genuss der Freifahrscheine zu kommen – was die Steuereinnahmen der Stadt erhöht. Mittlerweile wurde das System sogar auf Regionalzüge ausgedehnt.

Gefordert wird kostenloser Nahverkehr auch in Deutschland seit längerem von Umweltschützern. Die Bundesregierung schlägt nun vor, das Konzept in fünf Städten zu testen: in Bonn, Essen, Herrenberg, Reutlingen und Mannheim. Hier soll kostenloser Nahverkehr noch in diesem Jahr Realität werden.

Rund 40 Prozent der Landfläche der EU sind mit Wald bedeckt. Die Frage ist: Können Europas Wälder den Klimwandel abschwächen?

Die Kommunen zeigen sich jedoch überrumpelt. Der Hauptgeschäftsführer des Deutschen Städtetages, Helmut Dedy, erklärte, er sei „überrascht über die Ankündigung der Bundesregierung“. Gemeinsam mit dem Verband Deutscher Verkehrsunternehmen (VDV) und dem Verband Kommunaler Unternehmen (VKU) forderte der Städtetag erstmal Finanzierungszusagen: „Der Bund muss sagen, wie er so etwas bezahlen möchte“, sagte VKU-Präsident Michael Ebling. „Zudem stelle ich mir die Frage, wie das in der Praxis umgesetzt werden soll.“ Ein kostenloser Nahverkehr werde stärker genutzt, daher brauche es es neue Fahrzeuge und eine Anpassung der Infrastruktur. Das lasse sich kurzfristig nicht umsetzen.

Sogar die Grünen zeigen sich skeptisch, auch wenn der Vorschlag seit Jahren in zahlreichen ihrer Programme, Werbematerialen oder Reden vorkommt. Fraktionschef Anton Hofreiter bezeichnete die Ankündigung eines kostenlosen Nahverkehrs als „vage Idee“ und „Gaukelei“.  Kostenloser Nahverkehr in Herrenberg bringe den Menschen im feinstaubbelasteten München nichts. Das ist sicher richtig, allerdings handelt es sich bei Herrenberg und den anderen vier Städten ja nur um jene, die in der Testphase kostenlosen Nahverkehr bekommen sollen. Der Vorschlag der Bundesregierung schließt nicht aus, dass später auch andere Städte profitieren. Sogar München.

Positiver als Hofschneider reagiert sein Parteikollege, Tübingens Oberbürgermeister Boris Palmer. Er würde seine Stadt gerne der Liste der Teststädte beifügen. „Wir haben dafür als einzige Stadt ein fertiges Konzept in der Schublade“.

Auch aus dem Europaparlament kamen positive Stimmen: „Der öffentliche Nahverkehr ist ein wesentlicher Faktor, um den Autoverkehr und damit auch die Luftverschmutzung zu reduzieren. Kostenloser ÖPNV könnte den Verkehr in Städten revolutionieren“, sagte der sozialdemokratische Abgeordnete Ismail Ertug – und führt ein weiteres praktisches Beispiel in die Debatte ein: „In Wien wurde das Jahresticket für umgerechnet einen Euro pro Tag angeboten – in der Folge ist der Anteil der Autofahrer um 13 Prozent zurückgegangen und die Nutzung der Öffentlichen um zehn Prozent gestiegen. Diese einfache Maßnahme kann das Verkehrsverhalten der Menschen massiv verändern und damit einen riesigen positiven Effekt für Umwelt und Gesundheit haben.“

Wie ernst es die Regierung meint, muss sich zeigen. Ebenso muss sich zeigen, ob sich die Kommission von dem Vorschlag überzeugen lässt. Über eine mögliche Klage will sie bis Mitte März entscheiden. Auf jeden Fall hat des Konzept kostenloser ÖPNV Potenzial, nicht nur im Kampf gegen Feinstaub. Auch die Lärmbelästigung würde zurückgehen und die Mobilität weniger privilegierter Mitbürger erhöht werden. Gerade in den Städten, wo das Leben in den letzten Jahren durch gestiegene Mietkosten und dergleichen immer teurer geworden ist, wäre das ein hilfreicher Beitrag, auch die soziale Situation etwas zu entspannen. Steffen Stierle, EA 14

 

 

 

 

Schüsse auf Moschee. Özoguz: Hetze gegen Muslime senkt Hemmschwelle für Gewalt

 

Die Integrationsbeauftragte der Bundesregierung, Aydan Özoguz, warnt vor einer wachsenden Islamfeindlichkeit in Deutschland. Die immer lauter werdende Hetze gegenüber Muslimen senke die Hemmschwelle für Gewalt.

Die Integrationsbeauftragte der Bundesregierung, Aydan Özoguz (SPD), warnt vor einer wachsenden Religionsfeindlichkeit. Neben zunehmender Feindseligkeit gegen Muslime gebe es in Deutschland auch „einen neuen Antisemitismus“ und Angriffe auf Kirchen, sagte Özoguz am Mittwoch in Halle. „Das darf nicht Raum greifen in der Gesellschaft.“ Es dürfe nicht sein, dass häufig pauschal über ganze Religionsgruppen geurteilt werde.

Özoguz äußerte sich während eines Besuchs des „Islamischen Kulturcenters Halle/Saale“ (IKC). Auf die Einrichtung hatten Unbekannte vor knapp zwei Wochen Polizeiangaben zufolge aus größerer Entfernung Schüsse abgegeben, vermutlich mit einem Luftgewehr. Dabei wurde ein 34-jähriger Syrer von einem von der Wand abgeprallten Projektil getroffen und leicht an der Hand verletzt.

„Wir müssen noch das Ergebnis der Ermittlungen abwarten, aber Übergriffe wie auf das IKC zeigen, dass die lauter werdende Hetze gegenüber Muslimen bei manchen Menschen offensichtlich die Hemmschwelle für Gewalt senkt. Es ist kein Zufall und muss uns alle alarmieren, dass der verbalen Hetze immer häufiger Taten folgen, wie man an der gestiegenen Zahl der islamfeindlichen und antisemitischen Straftaten in Deutschland ablesen kann“ eklärte. Özoguz

Özoguz: Teilhabe bedeutet Sichtbarkeit

Mehr Teilhabe von Muslimen an der Gesellschaft bedeute auch mehr Sichtbarkeit. Ein aktives Gemeindeleben und sichtbare Moscheen seien Teil der gesellschaftlichen Realität. „Das kann im Einzelfall vor Ort auch zu Spannungen führen. Umso wichtiger ist es, miteinander zu reden und mehr Möglichkeiten für den gegenseitigen Austausch zu schaffen“, so Özoguz weiter.

Der Generalsekretär des Zentralrats der Muslime in Deutschland, Abdassamad El Yazidi, bezeichnete den Angriff vom 2. Februar als tragischen Fall und betonte: „Das ist nicht Halle, nicht Sachsen-Anhalt und nicht Deutschland. Das sind einzelne Menschen, die Schlechtes tun und versuchen, eine Gemeinde zu stigmatisieren.“ Vertreter von Politik, Gesellschaft und Glaubensgemeinschaften müssten nun für die von der Verfassung garantierte Religionsfreiheit eintreten. (epd/mig 15)

 

 

 

 

Digitale Ideen für die Gesundheitsbranche

 

Netzwerktreffen von „Life Science meets Digital“ in Köln - Offener Marktplatz für Gesundheitsanwendungen - Blockchain soll vor gefälschten Medikamenten schützen

 

Köln. Am 14. Februar 2018 trafen in Köln im Rahmen von

„Life Science meets Digital“ Unternehmen aus der Life-Science-Branche auf Digitalisierungsexperten der IT- und Telekommunikationsbranche. In Thinktanks diskutierten sie über die digitale Zukunft des Gesundheitswesens und der Pharmaindustrie. Mit dabei waren in dieser neunten Auflage des Treffens Manager aus rund 30 Unternehmen, darunter aus Pharmakonzernen wie Pfizer, Novartis oder Merck sowie IT-Unternehmen wie Detecon, SAP oder Oracle. Ein wesentlicher Treiber der Diskussion war die Frage, wie sich die Qualität der medizinischen und pharmazeutischen Versorgung mithilfe von digitalen Lösungen auch in Zukunft sichern lässt. Einig waren sich alle Teilnehmer, dass der Patient stärker in den Mittelpunkt der Services rücken muss. 

 

Vorgestellt wurde unter anderem der Prototyp eines Open-Source-Marktplatzes für Gesundheitslösungen. Dieser „Digital Health Assistant“ wurde gemeinsam von Experten aus Pharma- und IT-Branche konzipiert. Auf diesem offenen Marktplatz können Anbieter von Gesundheitsservices digitale Lösungen für Patienten entwickeln, einstellen und je nach individuellem Bedarf abrufen. So überwacht eine intelligente Tablettendose die richtige und rechtzeitige Einnahme von Medikamenten. Sie informiert den Patienten, wenn er zu einem vorgegebenen Zeitpunkt seine Medikamente nicht entnommen hat. Gleichzeitig registriert die intelligente Medikamentenbox, wann und wieviel entnommen wird und schreibt die Daten zum Beispiel in eine elektronische Patientenakte.   

 

Ein weiterer Service analysiert lokale Wetterdaten, informiert Patienten je nach Krankheitsbild über Risiken und empfiehlt passende Verhaltensweisen. So könnten Asthmatiker entscheiden, ob sie bei zu hoher Feinstaubkonzentration das Haus nicht verlassen oder auf körperliche Anstrengung verzichten.

 

Ein anderer Thinktank präsentierte mit „ShareMyData4Health“ eine Initiative, die den Wert von Gesundheitsdaten für Patienten steigern will. Patienten können auf einer hierzu konzipierten Plattform ihre Krankheitsdaten anonymisiert daraufhin analysieren lassen, ob und wo bundesweit für dieses Krankheitsbild Forschungsstudien stattfinden. Patienten können sich dann als Teilnehmer an diesen Studien bewerben und somit zeitnah von neuesten Forschungsergebnissen profitieren.

 

Auch die Blockchain-Technologie lässt sich in der Pharmabranche nutzen, zum Beispiel um Patienten und Unternehmen vor gefälschten Medikamenten zu schützen. So demonstrierte die T-Systems Multimedia Solutions anhand eines Prototypen, wie Medikamentendaten in einer Blockchain abgelegt werden. Will ein Patient wissen, ob ein Medikament echt ist, kann er per Smartphone-App die Herkunft und den Verlauf der Supply Chain nachvollziehen. Gibt es Brüche im Verlauf, wird es sich sehr wahrscheinlich um ein gefälschtes Medikament handeln.

 

Auch die Connected-Health-Initiative rückt den Patienten in den Mittelpunkt. Die Idee ist es, einen Brückenschlag für die bisher verteilten Gesundheitsinformationen von niedergelassenen Ärzten, Krankenhäusern, betrieblichen Gesundheitsdaten und eigenen Fitnessdaten von Wearables und Fitness-Apps zusammenzuführen. Gibt der Patient diese Informationen etwa bei einem Arztbesuch frei, könnte ein besseres Gesamtbild der Gesundheitsdaten entstehen. So ließen sich auch überflüssige Mehrfachuntersuchungen vermeiden. Aus aktuellen Fitnessdaten könnte vielleicht auch auf Herzinfarktrisiken geschlossen werden.

 

„Life Science meets Digital“ findet auf Initiative der Managementberatung Detecon statt. Sie versteht sich als unternehmens- und branchenübergreifendes Netzwerk, das Experten aus Pharma und Gesundheitswesen sowie von Digitalisierungsunternehmen zusammenbringt, um Grundlagen für kooperative Projekte zu entwickeln. In diesem Jahr trafen sich die Teilnehmer in der Detecon-Zentrale in Köln. Dip 15

 

 

 

Bürgermeister-Umfrage. Die wichtigsten Themen in den Städten: Integration und Wohnungen

 

Zu den dringlichsten Aufgaben deutscher Städte zählt die Schaffung von bezahlbarem Wohnraum sowie die Integration von Flüchtlingen. Das ist das Ergebnis einer aktuellen Umfrage unter Oberbürgermeistern deutscher Städte.

Die Oberbürgermeister der deutschen Städte betrachten es laut einer Umfrage als ihre dringlichsten Aufgaben, bezahlbaren Wohnraum zu schaffen und die Herausforderungen der Zuwanderung zu bewältigen. Damit hat die Integration der Flüchtlinge ihre deutliche Vorrangstellung auf der Prioritätenliste der Stadtoberhäupter im Vergleich zu Vorgängerumfragen verloren, wie das Deutsche Institut für Urbanistik am Montag in Berlin mitteilte.

Das Institut fragt jedes Jahr die Oberbürgermeister der Städte ab 50.000 Einwohner nach den aktuell wichtigsten Aufgaben in der eigenen Stadt und nach Themen, die in den nächsten fünf Jahren für die Kommunen an Bedeutung gewinnen werden.

Städte fordern Unterstützung

Vor allem für Städte aus dem Norden und dem Süden Deutschlands sowie für Großstädte habe die Schaffung von bezahlbarem Wohnraum an Bedeutung gewonnen, hieß es. Außerdem bleiben für viele Städte trotz insgesamt verbesserter öffentlicher Finanzlage Haushaltskonsolidierung sowie der Aus- und Umbau der Infrastruktur eine große Herausforderung. Mobilität und Digitalisierung würden wichtiger.

Die Städte fordern für die aktuell brennenden Themen wie auch mit Blick auf die zukünftigen Handlungsfelder Unterstützung durch EU, Bund und Länder. Vorrangig gehe es ihnen darum, die kommunale Finanzlage zu verbessern und Hilfen zur Bewältigung der Integration von Flüchtlingen zu erlangen. MiG 20

 

Neuer UN Women Bericht zeigt deutliche Herausforderungen für Frauen und Gleichstellung der Geschlechter bei Erreichung der Entwicklungsziele

Bonn/Berlin, 15.2. 2018. UN Women, die Frauenorganisation der Vereinten Nationen, stellt am 15. Februar zusammen mit dem Bundesministerium für wirtschaftliche Entwicklung und Zusammenarbeit (BMZ), der Deutschen Gesellschaft für die Vereinten Nationen e.V. (DGVN) und dem Deutschen Komitee für UN Women den neuen globalen Bericht „Den Versprechen Taten folgen lassen: Gleichstellung der Geschlechter in der Agenda 2030“ mit zahlreichen aktuellen Daten zur Gleichstellung der Geschlechter vor.

Erstmals seit Verabschiedung der Agenda 2030 und der globalen Ziele für nachhaltige Entwicklung (SDG) im Jahr 2015 liegen nun Zahlen vor, die das erschreckende Ausmaß der allgegenwärtigen Diskriminierung von Frauen und Mädchen weltweit zeigen.

Die Daten belegen, dass die Gleichstellung der Geschlechter der Schlüssel zum Erreichen aller globalen Entwicklungsziele ist. Der Bericht beleuchtet deshalb die 17 Ziele aus einer Geschlechterperspektive und nennt konkrete Möglichkeiten zu deren erfolgreicher Umsetzung bis zum Jahr 2030.

„Der Fokus der Agenda 2030 liegt derzeit auf den Themen Frieden, Gleichheit, Wohlstand und Nachhaltigkeit und ist damit ein starker Gegenentwurf zu den sich verstärkenden weltweiten Konflikten, zu Ausgrenzung und Umweltproblemen“, sagt Yannick Glemarec, stellvertretender Exekutivdirektor UN Women, der den Bericht in Berlin vorstellt. „Frauen sind besonders stark betroffen von allen weltweiten Herausforderungen und spüren häufig die Auswirkungen als erste. Es ist deshalb dringend notwendig, ihre Perspektive für die Erreichung der globalen Entwicklungsziele noch stärker zu berücksichtigen“, so Glemarec.

Die neuen Analysen von UN Women zeigen unter anderem:

* In 89 Staaten mit verfügbaren Daten zählen Frauen und Mädchen zu den ärmsten 330 Millionen Menschen weltweit. Auf 100 Männer kommen jeweils 4 Frauen mehr, die von weniger als 1,90 US-Dollar (ca. 1,55 Euro) leben. Besonders in den reproduktiven Jahren zwischen 25 und 34 Jahren sind Frauen von starker Armut betroffen.

* Mehr als die Hälfte der Frauen in Entwicklungsländern leben auch in städtischen Bereichen in Umständen, in denen mindestens eines der folgenden Dinge fehlt: Zugang zu sauberem Wasser, gute sanitäre Anlagen, dauerhafte Wohnunterkünfte und eine ausreichend sichere und lebenswerte Umgebung.

* Das Beenden aller Formen von Gewalt gegenüber Frauen und Mädchen ist eine Grundvoraussetzung für friedliche Gesellschaften. Derzeit ist eine von 5 Frauen unter 50 Jahren in den letzten zwölf Monaten von physischer und/oder sexualisierter Gewalt durch einen Intimpartner betroffen.

* Zwischen 2010 und 2015 gab es einen weltweiten Verlust von 3,3 Millionen Hektar Wald-/Forstgebieten. Besonders für arme Frauen auf dem Land bedeutet das häufig den Verlust ihrer Lebensgrundlage.

Der Bericht hält umfangreiches Datenmaterial bereit und schaut dabei erstmals nicht nur auf Entwicklungsländer, sondern gezielt auch auf Frauen in Industrie- und Schwellenländern. Eine Fallstudie zu den USA belegt beispielsweise, dass das Armutsrisiko für schwarze Frauen mehr als doppelt so hoch ist wie für weiße oder asiatische Frauen.

„Wir haben uns mit der Agenda 2030 weltweit darauf verständigt, niemanden zurück zu lassen. Unser neuer Bericht zeigt eindrucksvoll, dass uns das nicht gelingen wird, wenn wir keine deutlichen Fortschritte bei der Gleichstellung der Geschlechter erreichen“, sagte UN Women Exekutivdirektorin Phumzile Mlambo-Ngcuka gestern in New York. „Wir begreifen die neuen Daten als dringendes Signal, jetzt zu handeln und zeigen im Bericht die dafür notwendigen Schritte auf”, so Mlambo-Ngcuka weiter.

Notwendige Schritte sind zum Erreichen der Entwicklungsziele sind für UN Women u.a.:

* Integrierte politische Maßnahmen, die helfen, mehrere Ziele zur gleichen Zeit zu erreichen. Der Bericht zeigt beispielsweise, dass kostenlose Kinderbetreuung Frauen nicht nur Zugang zu bezahlter Arbeit verschafft, sondern dass das Einkommen gleichzeitig dazu beiträgt, dass die Kinder gesünder sind und mit besserer Nahrung versorgt werden können. Beispiele aus Südafrika und Uruguay zeigen, dass die Investition in Kinderbetreuung durch neu geschaffene Jobs für Frauen und den daraus entstehenden Steuern in großen Teilen refinanziert werden können.

* Mehr und bessere Statistiken: Derzeit ist es nicht möglich, die Auswirkungen auf und den Einfluss von Frauen und Mädchen auf alle 17 Entwicklungsziele zu analysieren. Sechs Ziele haben keine Indikatoren, die das Geschlecht berücksichtigen; für andere Indikatoren fehlen verfügbare Daten. Das Fehlen von frühzeitigen und regelmäßigen Daten erschwert das Monitoring erheblich.

* Finanzkluft schließen: Die finanzielle Kluft, die derzeit eine nachhaltige Welt verhindert, kann geschlossen werden. Beispielsweise durch die bessere Kontrolle von Finanzströmen und durch das Verhindern von Kapitalflucht, die insbesondere Entwicklungsländer betrifft. Gesellschaftliche Sicherheitsnetze und essenzielle soziale Dienstleistungen könnten durch eine Umkehr der Kapitalströme massiv gestärkt werden.

* Regierungsverantwortliche müssen Gleichheit der Geschlechter berücksichtigen: Dazu gehört, dass politische Zusagen eingehalten werden und auch eine starke Zivilgesellschaft gefördert wird.

 

Bundesentwicklungsminister Dr. Gerd Müller anlässlich der Vorstellung heute in Berlin: „Benachteiligung beginnt bereits vor der Geburt, denn manche Mädchen werden aufgrund ihres Geschlechtes gar nicht erst geboren. Und Benachteiligung verfolgt viel zu viele Frauen ein Leben lang. Der Bericht ist daher Appell an uns alle: Wir müssen den Versprechen endlich Taten folgen lassen und Mädchen und Frauen zu ihrem Recht verhelfen! Der Bericht belegt leider allzu deutlich, wie weit der Weg noch ist.“ De.it.press 15

 

 

 

 

Ausländerstopp. Essener Tafel nimmt wegen Andrang vorerst nur noch Deutsche auf

 

Der starke Andrang von Einwanderern bei den Gratis-Essensausgaben an Bedürftige in NRW hat die Tafel Essen zu einem ungewöhnlichen Schritt veranlasst. Die Tafel nimmt bis auf weiteres keine Ausländer als Neukunden mehr an.

Die Essener Tafel hat einen Aufnahmestopp für Ausländer verhängt. Sie nimmt bis auf weiteres nur noch Bedürftige mit deutschem Pass als neue Kunden auf. Der Anteil der Migranten unter den 6.000 Nutzern der Tafel sei auf 75 Prozent angestiegen, erklärte die Tafel zur Begründung auf ihrer Internetseite. „Um eine vernünftige Integration zu gewährleisten“, sehe sich die Tafel gezwungen, „zurzeit nur Kunden mit deutschem Personalausweis aufzunehmen“. Der Landesverband der Tafeln in NRW zeigte Verständnis für den Schritt und verwies auf den großen Andrang bei den Tafeln. Kritik kam von der Linkspartei in NRW.

„Wir wollen, dass auch die deutsche Oma weiter zu uns kommt“, sagte der Vorsitzende der Essener Tafel, Jörg Sartor, der „Westdeutschen Allgemeinen Zeitung“ (online) in Essen, die über die Maßnahme berichtet hatte. In den vergangenen zwei Jahren seien ältere Tafel-Nutzer sowie alleinerziehende Mütter offenbar einem schleichenden Verdrängungsprozess zum Opfer gefallen. Nachfragen hätten ergeben, dass sich gerade ältere Nutzerinnen von der Vielzahl junger, fremdsprachiger Männer an den Ausgabestellen abgeschreckt fühlten.

Landesverband zeigt Verständnis

Vor dem Beginn des starken Flüchtlingszuzugs im Jahr 2015 sei jeder dritte Tafel-Kunde Einwanderer oder Flüchtling gewesen, sagte Sartor dem Blatt. Inzwischen mache diese Gruppe aber drei Viertel aller Bedürftigen aus, die von der Tafel Lebensmittel erhalten. Daher habe der Vorstand im Dezember beschlossen, nur noch deutsche Kunden neu aufzunehmen. Dies werde seit Mitte Januar umgesetzt und zwar „so lange, bis die Waage wieder ausgeglichen ist“.

Die stellvertretende Vorsitzende des Landesverbandes der Tafeln in NRW, Claudia Manousek, zeigte Verständnis für den Schritt der Essener Tafel. Der Andrang an den Tafeln im Land sei in den vergangenen Monaten einfach zu groß geworden, sagte Manousek dem Evangelischen Pressedienst (epd). In Städten wie etwa Dortmund gebe es deshalb mittlerweile eine Warteliste, Neukunden würden dort derzeit nicht mehr aufgenommen.

Angst vor Abschreckung

Zudem wolle man nicht, dass Menschen nun nicht mehr kommen, weil sie möglicherweise abgeschreckt würden. Überdies sei die Maßnahme der Essener Tafel nur vorübergehend, betonte Manousek. Der Vorsitzende der Tafel habe ihr gegenüber bereits erklärt, dass der Aufnahmestopp für Migranten vermutlich in sechs Wochen wieder aufgehoben werden könne. Die Linke in NRW kritisierte die Entscheidung der Essener Tafel. Es sei „eine Schande, dass in einem so reichen Land wie Deutschland überhaupt Menschen gezwungen sind, zur Tafel zu gehen, weil sie sich kein Essen leisten können“, sagte das Mitglied im Landesvorstand der Partei, Jules El-Khatib. Solange dies so sei, dürfe „es nicht von der Herkunft abhängen, ob Menschen Nutzer der Tafel werden“, betonte er.

In Deutschland gibt es rund 930 Tafeln, die überschüssige Lebensmittel sammeln und damit regelmäßig bis zu 1,5 Millionen Menschen mit Lebensmitteln versorgen. Dafür sind über 60.000 ehrenamtliche Helfer aktiv. Die bundesweit erste Tafel entstand vor 25 Jahren in Berlin. In NRW existieren derzeit rund 170 Tafeln. (epd/mig 23)