WEBGIORNALE   21 AGOSTO - 3 SETTEMBRE   2017

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Il Ministro Alfano alla Bid: "L'Europa ci ha piantato in asso"  1

2.       Angela agli youtuber: «Il mio emoji preferito? Il sorriso»  1

3.       Premio. “L’innovazione che parla italiano”. Startup Tecnologiche italiane che operano all’estero  1

4.       La cultura italiana a Francoforte. Intervista al Console Generale Maurizio Canfora  2

5.       La Germania e gli “italiani della porta accanto”. Intervista al Professor Luigi Reitani, Direttore dell’IIC di Berlino  3

6.       Berlino alla XI edizione del premio “L’italiano dell’anno”  3

7.       Monaco di Baviera. Deceduto Pierluigi Sotgiu  4

8.       Mostra fotografica all’IIC di Berlino: “Where is Elena Ferrante?”  4

9.       I recenti i temi di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo  4

10.   A Monaco di Baviera mostra e libro “DDR. Ricordando la Germania dell’Est”  5

11.   Sviluppi positivi nella legislazione tedesca in ambito antimafia  5

12.   L’Europa e la fine del matrimonio tra Germania e Italia  5

13.   L’audizione informale del presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale Tito Boeri 6

14.   Garavini (PD) e Porta (PD) sull’audizione di Boeri (Inps) 7

15.   Giuseppe Scigliano e Chris Jarrett presentano testi e musiche sotto il motto: Movimento al  Kanapee di Hannover 7

16.   Il Comites di Norimberga aderisce al progetto „Migrantinnen in Bayern“  7

17.   Air Berlin è sull’orlo del fallimento. La Germania presta 150 milioni 8

18.   Circolare di Laura Garavini ai democratici in Europa  8

19.   Bce: ricorso tedesco a Corte di Giustizia su QE  9

20.   Saviano: “L’Europa ha chiuso le frontiere e ci ha lasciato soli”  9

21.   Nuovo patto per l’Europa. UE: cambio di governace, una visione italiana  10

22.   Amministrazione a termine  10

23.   Amatrice tra passato e futuro  11

24.   Europei nell’essere  11

25.   Globalizzazione: i rischi della rivoluzione tecnologica  11

26.   L’intesa  12

27.   Recensione. L’Italia fuori è migliore dell’Italia dentro  12

28.   I migranti 12

29.   Tenuta la Consulta dei Veneti nel Mondo (Vicenza, 27-29 luglio). Il documento conclusivo  12

30.   La coerenza  13

31.   “Non chiamiamoli più emigrati, ma veneti nel mondo”  13

32.   Interventi in favore dei lucani nel mondo  14

 

 

1.       Schließung der Mittelmeer-Route ist de facto im Gange  14

2.       Südsudan/Uganda. Gutes Bleiberecht - unsichere Existenz bei 9 von 10 Flüchtlingen  14

3.       Europa: Populismus ist nicht gleich Populismus  15

4.       Neue Studie: Europa im Urlaub  15

5.       Gerechtigkeit und Frieden. Jesuiten-Flüchtlingsdienst: „Der Papst schwimmt gegen Strom"  16

6.       Merkel startet Wahlkampf: Mehr Europa – aber wie?  16

7.       Wie sich die Deutschen im Urlaub wirklich verhalten  17

8.       Wahlkampf 2.0: Merkel spricht auf Youtube über Flüchtlinge und ihr Lieblings-Emoji 17

9.       NRW-Innenministerium warnt. Fake-Brief in sozialen Medien hetzt gegen Ausländer 17

10.   Italienischer Ökonom: „Innovation schafft Ungleichheit“  18

 

 

 

Il Ministro Alfano alla Bid: "L'Europa ci ha piantato in asso"

 

D. Signor ministro, la situazione sulla rotta del Mediterraneo è paragonabile alla crisi migratoria del 2015?

R. Il numero di migranti giunti quest’anno in Italia ha raggiunto una dimensione per noi molto difficile. Quest’anno potrebbero diventare alla fine più di 200.000. E altre centinaia di migliaia di persone attendono in Libia la pericolosa traversata che spesso termina con la morte. Vi è tuttavia una grossa differenza con il 2015: le persone giungono qui dalla Libia a bordo di imbarcazioni e non possono, come due anni fa, recarsi a piedi dalla Grecia fino in Germania. Quindi gli interventi di salvataggio e assistenza sono più difficili e onerosi. Inoltre rileviamo oggi le impronte digitali del 100% dei migranti. Anche questa è una differenza.

D. È stato dunque sbagliato il comportamento del Governo tedesco nel 2015?

R. No, non intendo dire questo. La Cancelliera Angela Merkel nel 2015 si è collocata dalla parte giusta della storia, ha mostrato un’autentica “leadership”, con forza e coraggio. Tuttavia la situazione sulla rotta centro mediterranea, ora, è completamente diversa perché accanto a rifugiati vi transitano molti migranti economici.

D. Si sente piantato in asso dall’Europa?

R. Un sì forte e chiaro! Il cosiddetto Programma di Relocation non funziona affatto. Questo significa che i profughi rimangono in Italia. Manca inoltre una politica migratoria comune europea che si faccia carico degli arrivi dall’Africa. L’Italia sta facendo la sua parte, ma non possiamo affrontare da soli quest’onere. Allo stesso modo, abbiamo urgentemente bisogno di più sforzi congiunti per modificare la situazione in Libia, in modo da combattere il traffico di esseri umani e gestire i flussi migratori.

D. Il Ministro della Difesa austriaco ha già minacciato di inviare soldati al confine al Brennero.

R. Questa è pura campagna elettorale, che non prendiamo sul serio. Già un anno fa l’Austria ha parlato di un muro. Ma la verità è che non c’è nessun problema. I nostri confini sono chiusi in modo chiaro. Per i migranti è impossibile arrivare in altri Paesi. A questo ci pensiamo noi.

D. Come volete riuscire a far si’ che meno profughi e migranti raggiungano l’Italia?

R. L’unica soluzione che c’è si trova in Libia. Vogliamo creare lì sistemazioni umanitarie per i profughi. A questo scopo dobbiamo raggiungere finalmente l’unità politica del Paese e, con essa, il ripristino della stabilità. Fino ad allora, lavoriamo a un Accordo sui profughi con tutti gli attori rilevanti e abbiamo già inviato un segnale chiaro con l’apertura della nostra Ambasciata a Tripoli.

D. Ma la situazione in Libia si aggrava, anziché migliorare. Molte milizie violente controllano il business del traffico di migranti.

R. È vero ed è proprio per questo che siamo impegnati al massimo. Per questo, l’Italia sta fornendo mezzi, finanziamenti e addestramento alla Guardia Costiera che deve essere sostenuta e rafforzata. Le Nazioni Unite devono adoperarsi con maggiore intensità per sostenere il Governo di Tripoli.

D. C’è bisogno, alla fine, di una missione di Caschi Blu?

R. Ora dobbiamo lasciare elaborare proposte al nuovo Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite.

D. Si litiga anche sulle missioni di salvataggio di molte Organizzazioni umanitarie nel Mediterraneo: crede che tali missioni abbiano in effetti contribuito a far aumentare il numero di profughi?

R. Le Procure verificano al momento le accuse, non voglio interferire. In generale vale questo: in Italia abbiamo sempre cercato di trovare un nesso fra regole e solidarietà. Abbiamo bisogno di un’azione rigorosa e al contempo di umanità. Abbiamo bisogno di sicurezza, ma non possiamo dimenticare i diritti umani. Io penso si debba finalmente lavorare anche alla possibilità di migrazione legale verso l’Europa. Non devono essere trafficanti di esseri umani a poter decidere chi possa e chi non possa arrivare nell’Unione Europea.  

Paul Ronzheimer, Bild (Mae 14)

 

 

 

 

Angela agli youtuber: «Il mio emoji preferito? Il sorriso»

 

In vista delle elezioni la Cancelliera cerca di accrescere i consensi già alti tra i giovani. E svela la sua icona preferita: lo smiley - di Danilo Taino

 

Berlino. Per un giovane tedesco di meno di trent’anni, il governo corrisponde a Angela Merkel. E’ da quando ha l’età per votare che la cancelliera è lei, che la politica della Germania è dominata da questa donna un po’ conservatrice e un po’ di sinistra, un po’ liberale e un po’ statalista, che favorisce la legge sui matrimoni gay ma poi le vota contro. E via dicendo. Quando quattro giovani youtubers – Merkel Generation - sono scesi in campo per intervistarla in diretta, mercoledì, si è avuta l’impressione di un incontro di famiglia, di una chiacchierata con la mamma che molto sa, che qualche volta glissa su temi scivolosi ma che in fondo tranquillizza. Merkel, che usava l’occasione per accrescere i consensi già alti tra le nuove generazioni in vista delle elezioni del 24 settembre, in questo senso non ha deluso.

Durante le quattro interviste di dieci minuti, non ha detto niente di rivoluzionario o di particolarmente nuovo. La notizia che più ha «impressionato» è che il suo emoticon preferito è quello del sorriso, qualche volta con gli occhiali scuri e in casi rilevanti seguito da un cuore. Certo non la faccina triste. Perché in Germania non c’è ragione per essere tristi: le cose vanno bene. Anche alla domanda se ci sia il pericolo di una terza guerra mondiale la cancelliera ha risposto che no, non c’è e comunque lei farà il possibile per evitare cattivi sviluppi internazionali.

Era la prima volta che la cancelliera entrava negli uffici di YouTube di Berlino. Quattro anni fa, nella precedente campagna elettorale, era stata intervistata per il website di video-sharing ma nel suo ufficio. A interrogarla, questa volta, quattro youtubers tra i più conosciuti dai tre milioni di sottoscrittori del sito in Germania: Mirko Drotschman, 31 anni, che solitamente parla di fenomeni sociali e politici sul suo canale MrWissen2go; la bolgger Ishtar Isik, 21 anni, che si occupa di bellezza e moda; Lisa Sophie, 22 anni, una giornalista che nel suo canale ItsColeslaw parla di intrattenimento ma anche di sessualità e di malattie mentali; Alex Böhm, 28 anni, che con il nome AlexiBexi si occupa di tecnologia e di musica. Nelle interviste si parla di questioni sociali, di Turchia (tema caldo in Germania), di Trump, di istruzione, di elettromobilità, di Dieselgate, di femminismo (di recente Merkel ha detto di non volere usurpare il termine per adattarlo a se stessa) e di pari opportunità, dell’indifferenza politica dei giovani. Sempre, la cancelliera rimane rilassata. Ma non sempre risponde nel merito.

Su un prossimo gabinetto di governo formato per il 50% da donne, per esempio, dice di non potere prevedere: si tratterà di una coalizione, non dipende solo da lei. Su cosa fa per la scarsa partecipazione dei giovani alle elezioni si limita a citare il suo podcast settimanale e la sua presenza su Facebook e Instagram. E su una possibile guerra in Corea ripete che le parole forti sono pericolose e possono portare a una escalation (senza criticare direttamente Donald Trump). «Ma non vedo questo pericolo. Noi siamo contrari all’uso di parole che possono fare salire la tensione. Non c’è soluzione militare a questo conflitto». Ancora: «farò tutto ciò che è in mio potere per combattere questa possibilità; questo è il contributo che possiamo dare ed è quello che stiamo facendo». Il messaggio della cancelliera alla Merkel Generation non è diverso da quello destinato a tutti i tedeschi: le cose vanno bene e non c’è da avere paura di guerre e di Trump – garantisco io. CdS 17

 

 

 

 

Premio. “L’innovazione che parla italiano”. Startup Tecnologiche italiane che operano all’estero

 

Invito alla presentazione delle domande

 

1. Premesse

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, e PNICube, Associazione Italiana degli Incubatori Universitari e delle Business Plan Competition accademiche locali, indicono la seconda edizione del Premio “L’innovazione che parla italiano”, quale riconoscimento dell’alto valore innovativo di Startup Tecnologiche che operano all’estero e fondate da cittadini italiani. 

L’invito a presentare candidature è rivolto a soci fondatori di Startup che operino in uno dei seguenti Paesi

 

* Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Rep. di Corea, Danimarca, Egitto, Estonia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, India, Israele, Lituania, Messico, Paesi Bassi, Russia, Serbia, Singapore, Spagna, Sud Africa, Svezia, Svizzera, USA, e Vietnam.

 

Il premio, che consisterà in una medaglia e in un diploma del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, verrà conferito alla Startup vincitrice in occasione della prossima edizione della Conferenza degli Addetti Scientifici 2018 alla presenza del Ministro degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale e della Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca.

 

2. Requisiti generici di ammissione

Possono candidarsi al Premio soci fondatori di Startup Tecnologiche che siano in possesso di entrambi i seguenti requisiti generici alla data di scadenza del presente bando:

* essere di cittadinanza italiana;

* essere socio fondatore o co-fondatore di una Startup innovativa e con significativa caratterizzazione tecnologica, fondata in uno dei Paesi riportati al par. 1.

 

3. Requisiti specifici di ammissione

 

I candidati devono essere in possesso di un titolo di studio di livello universitario, e aver seguito almeno parte del proprio percorso di studi (universitari o post-universitari) in Italia.

 

4. Modalità di presentazione delle domande

Le domande devono essere inviate in unico file pdf (nominandolo secondo il formato “COGNOME_ NOME_SUT.pdf”), entro e non oltre il 10 ottobre 2017, indicando quale oggetto “Partecipazione Premio “L’innovazione che parla italiano”, al seguente indirizzo di posta elettronica: commerciale.berlino@esteri.it

La domanda dovrà basarsi sul formulario allegato e contenere una sintetica descrizione dell’attività imprenditoriale della Startup in Germania, da compilare a cura della Sede] e del ruolo del candidato, con riferimento ai criteri di valutazione riportati nella sezione 5 “Modalità e criteri di valutazione”. 

 

Nel caso di candidati che abbiano fondato più Startup, gli stessi dovranno fare riferimento solamente a una di esse, e che ritengono maggiormente significativa ai fini della valutazione. Essi avranno altresì la facoltà di indicare le altre esperienze imprenditoriali allegando il proprio curriculum vitae al formulario allegato.

Nel caso in cui più candidati abbiano partecipato alla fondazione di una medesima Startup, verrà invece effettuata una valutazione collettiva, alla quale potrà eventualmente corrispondere l’aggiudicazione ex-aequo del Premio.

Non saranno accettate le candidature non compilate in tutte le parti in cui è articolato il modulo di candidatura allegato.

5. Modalità e criteri di valutazione

La procedura di valutazione delle domande sarà coordinata dal MAECI, Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, Unità per la Cooperazione Scientifica e Tecnologica Bilaterale e Multilaterale, in collaborazione con l’Associazione PNICube degli incubatori universitari.

La selezione finale, che individuerà il vincitore, verrà effettuata in Italia da un Comitato scientifico costituito da investitori, imprenditori ed esperti, oltre a rappresentanti del MAECI e di PNICube

 La “Startup tecnologica” di riferimento deve dimostrare di possedere un significativo potenziale di innovazione, con riferimento allo stato dell’arte sia nel Paese ospitante, sia a livello internazionale. I criteri di valutazione rilevanti saranno i seguenti:

* La crescita registrata dalla Startup in termini economici, di raccolta di capitali di rischio ed occupazionale;

* Il vantaggio competitivo dimostrato dalla Startup;

* Il contenuto tecnico-scientifico e il grado dell’innovazione proposta al mercato;

* L’eventuale proposta di soluzioni e servizi aventi ricadute significative rispetto agli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030;

* Il profilo e le attività della Startup in merito ai temi legati alla responsabilità sociale;

* Il livello del contributo fornito dal candidato alla nascita e alla crescita della Startup;

* Le ricadute già ottenute, o potenziali, sulla crescita socioeconomica dell’Italia.

6. Disposizioni finali

Il giudizio della Giuria è insindacabile ed inappellabile.

I premi saranno assegnati al primo classificato di ogni area disciplinare e tipologia indicate al punto 1. nel corso di una cerimonia che si terrà in data 5 febbraio 2018 presso la sede centrale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale.

 

La cerimonia, aperta alla stampa, avrà luogo alla presenza del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e della Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. I nomi dei vincitori e delle Startup premiati saranno pubblicati sui siti web dei Ministeri e degli Enti coinvolti, nonché sul sito web dell’Ambasciata o Rappresentanza permanente di riferimento.

7.  Obblighi dei partecipanti

La partecipazione al Premio comporta la completa ed incondizionata accettazione di quanto contenuto nel presente Regolamento.

8.   Copyright e riservatezza

Ogni documento inviato alla Commissione Organizzatrice per partecipare al Premio rimane di proprietà degli autori, che potranno proteggerlo mediante le forme di tutela previste dalla legge. I componenti degli organi della Commissione Organizzatrice sono esonerati da ogni responsabilità per eventuali contestazioni che dovessero sorgere circa l'originalità e la paternità dell'opera, di parti dell’opera o da eventuali limitazioni da parte di terzi dell'opera stessa. I membri della Giuria firmeranno un accordo di segretezza relativo alle informazioni contenute nei documenti di candidatura valutati. De.it.press

 

 

 

 

 

La cultura italiana a Francoforte. Intervista al Console Generale Maurizio Canfora

 

“La cultura italiana a Francoforte è dinamica e attiva come in pochi altri posti all’estero”. Dopo la pausa estiva – tra qualche settimana infatti riprenderanno gli eventi culturali del Consolato – abbiamo incontrato questa volta il Console Generale Maurizio Canfora, a Francoforte dal giugno 2015. Abbiamo parlato non solo delle attività consolari, ma soprattutto per mettere a fuoco l’importanza della diplomazia culturale come strumento di presenza e promozione del nostro paese.

 

Console Generale possiamo iniziare? Che cosa fa in primis un Console Generale a Francoforte per rappresentare l’Italia in una circoscrizione così ampia che comprende tre regioni nonché la bassa Franconia e quasi 160.000 connazionali?

E’ un lavoro stimolante e difficile, bisogna avere molta passione. Dal punto di vista del Console Generale, due sono le sfide principali: la prima sfida è costituita dalle grandi differenze che esistono fra i diversi Länder che ricadono sotto la circoscrizione di Francoforte.

Partiamo dal Saarland, regione di confine con una forte tradizione industriale, in cui il sostrato tedesco si è arricchito nei secoli dell’influenza francese e, nel corso del Novecento – grazie ai nostri connazionali – anche italiana. Le autorità di Saarbrücken vanno molto fiere di quest’anima multiculturale del loro piccolo Land, tanto da averci permesso – con l’apertura del Consolato Onorario, di issare la bandiera italiana (accanto a quella del Consolato Generale francese) davanti alle bandiere tedesca e del Saarland, sulla Ludwigsplatz, dove ha sede la Staatskanzlei. Torniamo più vicino, in Renania Palatinato, un territorio molto esteso che va da Coblenza a Ludwigshafen, in cui la cultura del vino si saffianca alla presenza di grandi gruppi industriali come BASF. La Bassa Franconia (da voi ricordata) è entrata da poco, con il suo bagaglio di circa 10.000 connazionali, a far parte della “famiglia consolare” di Francoforte. Ne sono molto contento, data l’importanza di centri come Würzburg e Lohr am Main per l’immaginario culturale romantico dei Tedeschi. Infine l’Assia, che ovviamente non si esaurisce nella città di Francoforte, e dove gli Italiani vivono anche in altri grandi centri urbani (Wiesbaden, Darmstadt, Kassel, Offenbach), sede di importanti organismi internazionali – la BCE a Francoforte, l’Agenzia Spaziale Europea a Darmstadt, dove prestano servizio molti funzionari italiani.

Al di là delle singole caratteristiche di ogni territorio, va tenuto presente che i Länder – nel rispetto del principio di sussidiarietà e tenuto conto della natura federale dello Stato tedesco – hanno ciascuno una cultura amministrativa propria, e diversa. Il Consolato Generale dialoga e si confronta giornalmente con interlocutori diversi e con procedure non sempre omogenee.

Tutte queste differenze hanno ovviamente ricadute importanti sul livello di integrazione e sui bisogni effettivi dei cittadini italiani che vivono qui. Il nostro pubblico, al di là del comune sostrato culturale e della similitudine nelle storie personali che hanno condotto all’emigrazione in Germania, è molto variegato, e con bisogni diversi anche nel relazionarsi con l’amministrazione. I miei collaboratori si sforzano ogni giorno di interpretare questi bisogni, cercando di fornire un servizio “tagliato su misura”, ma questo non è sempre possibile – specie quando la distanza da Francoforte impedisce un contatto frequente e diretto.

La seconda sfida è invece il prodotto della crisi economica che ha colpito l’Europa (e l’Italia) nel 2007/2008, che ha spinto un numero importante di giovani italiani e di famiglie a cercare la via dell’emigrazione in Germania per sfuggire alle difficoltà in Italia. Molti hanno visto in questa nuova ondata di arrivi un riproporsi del fenomeno migratorio degli anni Cinquanta e Sessanta. Ma non è così. Si tratta di un fenomeno nuovo e più complesso da gestire, che va letto nel quadro della nuova cornice istituzionale dell’Unione Europea (il concetto di cittadinanza europea legato al principio della libertà di circolazione delle persone e dei lavoratori). Inoltre, mentre negli anni Cinquanta e Sessanta il grosso dell’emigrazione italiana in Germania passava per un sistema organizzato, con la presenza di centri per la selezione e l’impiego dei lavoratori nel quadro di un sistema organizzato in cui consolati e altri enti (sindacati, missioni cattoliche, etc.) giocavano un ruolo coordinato e finalizzato, la nuova ondata degli ultimi anni è stato un movimento quasi “spontaneo”, dettato dall’emergenza. Allora chi si spostava in Germania possedeva almeno la garanzia di un contratto di lavoro (seppure in condizioni molto dure), mentre adesso chi decide di venire lo fa in buona parte con “spirito di avventura”. Sebbene in Germania non vi sia un problema di disoccupazione comparabile a quello esistente in altre zone d’Europa, è però ovvio che un lavoro non possa essere “regalato”, specie su un mercato molto competitivo come quello tedesco e che occorre disporre perlomeno di una formazione o esperienza adeguata e riconosciuta o certificata, e come requisito essenziale una conoscenza, anche di base, della lingua tedesca.

A conclusione di questa disamina, voglio ovviamente ringraziare il personale del Consolato Generale, che ogni giorno profonde il massimo impegno nel soddisfare la domanda di servizi consolari da parte della vasta collettività. Abbiamo un rapporto di 1 impiegato consolare ogni 4500 abitanti nella circoscrizione. Cerchiamo nonostante tutto di essere all’altezza del nostro ruolo e di venire incontro con flessibilità (ma nel rispetto delle leggi) alle varie esigenze. Abbiamo lavorato molto per rendere il sito internet di più immediato accesso, così da annullare le distanze e offrire un servizio aperto H24. Mi rendo conto che per il segmento più anziano della collettività il sito internet spesso non è immediatamente fruibile, ma cerchiamo – in collaborazione con COMITES e patronati o tramite i corrispondenti consolari – di raggiungere anche loro, e non vi dimentichiamo.

Dopo la chiusura dell’Istituto Italiano a Francoforte, ormai tre anni fa, abbiamo notato con piacere le innumerevoli proposte culturali che il Consolato Generale di Francoforte, attraverso il suo ufficio culturale, ha messo a disposizione degli amici dell’Italia: secondo lei che importanza ha la cultura per la comunità italiana e per gli amici tedeschi ed europei qui nelle regioni di competenza del Consolato?

La chiusura dell’IIC non poteva ovviamente significare (tanto più alla luce dell’incremento della collettività dovuto ai nuovi arrivi dall’Italia) una diminuzione della domanda di cultura e lingua italiana da parte degli abitanti della circoscrizione consolare, che è costante e tende anzi a crescere.

Dopo la chiusura dell’Istituto abbiamo assistito a Francoforte e altrove alla nascita di nuovi soggetti e associazioni impegnati in promuovere attività di carattere culturale e ricreativo. Altre associazioni già presenti da anni in città hanno inoltre trovato un nuovo slancio e nuove motivazioni.  Non sempre tuttavia tali eccellenti iniziative erano sufficientemente coordinate nel quadro di una regia e strategia di promozione culturale condivisa.

Avendo notato, subito dopo il mio arrivo, l’esistenza di uno scenario così dinamico e la presenza di persone che – a titolo volontario – si impegnavano nel tempo libero per la causa della cultura italiana (scenario che in questa ampiezza e con queste capacità non esiste in altre realtà all’estero di cui ho avuto esperienza diretta), ho deciso di approfittarne per rilanciare un’offerta culturale coordinata e coerente con le indicazioni che ci vengono da Roma, mettendo a disposizione i fondi del Consolato Generale e utilizzando al meglio le risorse interne (il nostro piccolo ma efficace ufficio culturale) e i rapporti di eccellente collaborazione instauratisi con l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia.

Credo molto nella cultura quale strumento di dialogo e conoscenza reciproca. Ho detto prima che i nostri Italiani vengono da esperienze diverse e sono molto diversi l’uno dall’altro. I nostri eventi cercano di incontrare i gusti di un pubblico trasversale. Non è detto che ci riusciamo sempre al 100%, ma quel che è importante è aprirsi a nuove idee ed esperienze, e conoscersi. Gli eventi sono innanzitutto momenti di incontro fra Italiani di diversi ambiti, fra loro e con gli amici tedeschi innamorati dell’Italia.

Quali sono stati gli eventi che più l’hanno colpita in questi due anni e che hanno dato un’immagine diversa e più attuale del paese Italia? La comunicazione, nelle su e varie forme e collaborazioni, che importanza e quale valore hanno per l’istituzione che rappresenta?

Sono molto soddisfatto del positivo riscontro che hanno trovato i nostri incontri dedicati alle tematiche scientifiche, i cosiddetti “martedì della scienza”. Un successo che qui in Consolato Generale ci ha anche colti di sorpresa. Questi incontri ci permettono non solo di affrontare – con un linguaggio semplice e non per specialisti – tematiche che esulano dalla quotidianità, ma anche di presentare alla collettività e ai Tedeschi alcune importanti figure di scienziati, professori e ricercatori che vivono e lavorano nella circoscrizione in settori di eccellenza e che contribuiscono a fare onore al Paese in ambiti strategici.

Mi ha inoltre fatto molto piacere essere riuscito a reperire risorse per spostare anche fuori Francoforte, a Würzburg e Saarbrücken, alcune manifestazioni culturali. Non sempre sarà possibile, ma ci stiamo provando con un certo impegno.

L’autunno è alle porte, strano dirlo ma in Germania a metà agosto si sente già la fine dell’estate, che programmi ci sono per la stagione culturale dell’ultimo quadrimestre 2017?

Il nostro ufficio culturale ha lavorato ad un programma di eventi molto ricco per l’autunno 2017.  Per avere notizie in tempo reale, potete seguirci su twitter (@ItalyinFFM) o iscrivervi alla mailing list culturale del Consolato Generale (mandateci una richiesta via mail a francoforte.culturale@esteri.it). Oppure potete leggere la sezione francofortese de “il Mitte”, che ringrazio per la pronta e gentile collaborazione.

Partiremo il 19 settembre nuovamente con un “martedì della scienza” dedicato all’opera di Guglielmo Marconi, il 19 settembre. Il ciclo tornerà a Francoforte il 26 ottobre, con una presentazione sul programma Rosetta del Capo Dipartimento Operazioni di ESA, Paolo Ferri.

Il 21 settembre presenteremo il film “Io speriamo che me la cavo” di Lina Wertmüller, nel quadro di un evento in cui celebreremo il grande Paolo Villaggio, che purtroppo ci ha lasciato quest’estate.

Il 5 ottobre celebriamo luigi Pirandello (nel 150° anniversario dalla nascita) con una lettura scenica della novella “La Patente”.

Il 18 ottobre, in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che quest’anno ha per tema “L’italiano del cinema”, proietteremo il film “Scialla” di Francesco Bruni, che ci darà uno spaccato del gergo parlato dei ragazzi italiani nelle nostre grandi città.

Ma, oltre al consueto programma italiano nell’ambito della Buchmesse (11-15 ottobre), curato dall’IIC di Colonia, l’altro evento clou della stagione sarà la presentazione a Francoforte della II Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, in collaborazione con ENIT, ITKAM, ARMIG, Goethe Uni, Deutsche-Italienische Vereinigung e Accademia Italiana della Cucina (sezione di Francoforte). Si tratterà di una settimana intera (dal 17 al 25 novembre) con eventi di presentazione e degustazione gastronomica, a Francoforte e Offenbach, su cui il Consolato Generale fornirà indicazioni più avanti.

A conclusione della serie di manifestazioni che abbiamo dedicato, quest’anno, al 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, si svolgerà i 25 e 26 ottobre presso il Consolato Generale e il Liceo Freiherr vom Stein di Francoforte un ciclo di Lezioni sull’Europa, tenuto dal Presidente del Movimento Federalista Europeo, Prof. Giorgio Anselmi. Il 26 settembre vi sarà inoltre la presentazione del libro del Prof. Maurizio Ferrera su “Euro e Welfare”.

Il 7 novembre inaugureremo la mostra dedicata all’artista Ele D’Artagnan, organizzata da Italiani in Deutschland, cui il Consolato Generale ha dato il patrocinio.

Voglio infine ricordare il tradizionale appuntamento con il Festival del Film Italiano “Verso Sud”, dal 1 al 10 dicembre, presso il Deutsches Filmmuseum di Francoforte, organizzato dall’IIC di Colonia.

Dal 14 al 17 dicembre, in collaborazione con la città di Francoforte, vi sarà un ciclo di proiezioni cinematografiche dedicato alla regista italiana del cinema muto Elvira Notari.

Ci può già svelare qualche nome di personalità del mondo della cultura italiana che verranno prossimamente a Francoforte?

Oltre al già citato Maurizio Ferrera, in occasione del programma italiano per la Fiera del Libro saranno sicuramente a Francoforte Giuseppe Lanza Tomasi (scrittore e figlio di Tomasi di Lampedusa, l’autore del Gattopardo), il disegnatore Zerocalcare, Leopoldo Innocenti e Luca Bianchini. Il Mitte/Francoforte

 

 

 

 

 

La Germania e gli “italiani della porta accanto”. Intervista al Professor Luigi Reitani, Direttore dell’IIC di Berlino

 

Ogni anno 10 milioni e mezzo di tedeschi trascorrono le proprie vacanze in Italia. I due paesi hanno relazioni economiche strettissime: la Germania è il primo partner commerciale dell’Italia; l’Italia il sesto della Germania. Nel 2016 l’interscambio tra i due paesi ha superato i 112,1 miliardi di euro. Gli italiani in Germania sono la terza comunità straniera dopo quella turca e polacca (611.450, secondo l’ufficio federale tedesco di statistica) e si assiste oggi a una nuova mobilità intellettuale e studentesca che tocca in particolare Berlino. I tedeschi sono praticamente cresciuti con gli “italiani della porta accanto” e ne apprezzano la cultura, in primis la cucina. Lo scambio fra i due paesi è molto forte, intensificato dalla reciproca presenza di centri culturali: ci sono 5 Istituti Italiani di Cultura in Germania e 7 Goethe-Institute in Italia. Abbiamo parlato di questo rapporto così profondo con il Professor Luigi Reitani, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino e precedentemente Ordinario di Letteratura tedesca all’Università di Udine.

 

Perché i tedeschi nutrono una passione così forte per l’Italia? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe scrivere un libro. L’Italia è fondamentale per la cultura tedesca. Basti pensare a Goethe, che ha descritto l’esperienza del suo viaggio nel nostro paese come un momento di svolta, di conquista di una nuova identità. Dall’epoca classica a quella contemporanea l’Italia ha esercitato una straordinaria attrattiva sui tedeschi. Qui si sente il desiderio e la nostalgia dell’Italia. È un legame storico e culturale fortissimo, rinforzato dalla massiccia presenza dei nostri connazionali. La comunità italiana, infatti, è la terza per dimensioni e la nostra cucina è molto popolare, al punto che nei quartieri delle grandi città forse quattro ristoranti su dieci sono italiani.

Quali sono le azioni da Lei svolte per sviluppare la promozione della lingua italiana in Germania? Prima di tutto investiamo sull’organizzazione di corsi di altissima qualità, avvalendoci di docenti altamente qualificati, in possesso di Dottorati e Master in Didattica della lingua italiana come LS e L2. Il nostro livello di specializzazione diversifica molto la nostra offerta dai corsi erogati da altri enti che operano a Berlino e questo ci premia. Nel 2016, infatti, abbiamo avuto 450 studenti. In questo ambito siamo riconoscenti al contributo offerto dalle scuole ASILS che permettono a molti studenti di seguire a tariffe estremamente agevolate un corso in Italia. Indirizzare i nostri studenti verso scuole che garantiscono serietà e qualità dei servizi è molto importante per noi e lo è per i tedeschi, che apprezzano gli istituti che appartengono ad associazioni deputate a garantirne il rigore. La promozione della lingua è intrinsecamente legata alla diffusione della cultura italiana. A tal fine organizziamo, spesso in collaborazione con l’Ambasciata Italiana e l’ENIT, cicli di manifestazioni volte alla conoscenza del nostro Paese e del suo territorio. Promuovere la nostra cultura significa promuoverne il turismo e l’economia. È soprattutto contribuire alla creazione di un’identità europea, superando pregiudizi e stereotipi. Le nostre attività mirano ad una narrazione dell’Italia nel suo complesso, mostrandone eccellenze e contraddizioni.

Da cosa deriva questo Suo approccio? Tra l’altro anche dall’esperienza di fondatore e direttore del Centro interdisciplinare di ricerca sulla pace IRENE. Era un progetto internazionale dell’Università di Udine. Organizzavamo eventi e ricerche intorno all’idea di pace, intesa non solo come assenza di conflitti, ma come equilibrio sociale. Erano coinvolti esperti di svariate discipline, che spaziavano dall’economia alle scienze sociali, dal diritto all’arte. Abbiamo anche accarezzato l’idea di creare un corso di Laurea per mediatori di pace, ma purtroppo sono mancati i fondi per realizzarlo.

Tornando a Berlino, qual è il pubblico di riferimento del Vostro Istituto? Varia a seconda degli eventi proposti, ma riusciamo ad avvicinare perlopiù tedeschi di tutte le fasce generazionali, in particolare donne. Proponiamo in media due eventi a settimana e cerchiamo di diversificare le nostre attività in modo da non cristallizzarci. Vogliamo raggiungere il maggior numero possibile di persone e in questo momento stiamo investendo molto sulla comunicazione attraverso i social.

Quali iniziative hanno maggior successo presso il Vostro pubblico? A Berlino è davvero difficile a dirsi. È una città in cui l’offerta culturale è ricchissima e ci sono decine di istituzioni che organizzano eventi di grande rilievo. Programmando le cose con largo anticipo non è sempre possibile prevedere che cosa farà la “concorrenza”. A volte iniziative straordinarie non danno le risposte attese perché, nello stesso giorno, in città sono programmati altri eventi di forte impatto e l’attenzione rischia di essere dirottata altrove. Siamo comunque orgogliosi del fatto che nelle nostre iniziative, in media, riusciamo a coinvolgere tra le 80 e 100 persone e riusciamo a farlo con una certa continuità. Abbiamo visto che funzionano bene i programmi che prevedono cicli di incontri tematici: ne abbiamo organizzati sulla letteratura italiana, presentando autori appena tradotti in tedesco; sulla filosofia italiana, invitando intellettuali del calibro di Cacciari, Bodei e Cerutti; confronti fra cultura italiana e tedesca, mettendo in parallelo autori di entrambi i paesi. Abbiamo visto che hanno un buon riscontro gli incontri su tematiche storiche, mentre è un po’ più difficile promuovere l’arte contemporanea, anche se dipende sempre dalla notorietà dell’ospite. Sicuramente l’idea della ciclicità è vincente perché fidelizza un pubblico per un certo numero di eventi. Proprio in questo periodo abbiamo iniziato una rassegna cinematografica all’aperto, nel cortile del palazzo dell’Ambasciata italiana. Questo evento sta riscuotendo un successo strepitoso, anche per l’opportunità di entrare in un ambiente solitamente non accessibile al pubblico.

Qual è il progetto che Le sta più a cuore? La rassegna Dedica, con cui cerchiamo di parlare dell’Italia attraverso un suo protagonista, presentato in più forme secondo la logica della ciclicità e dell’interdisciplinarità: incontri, spettacoli, convegni, mostre. Per me è molto importante l’idea del mosaico, in cui ogni tessera è costituita, per così dire, da un diverso materiale. Quest’anno il protagonista di Dedica è stato Claudio Magris.

Quali sono le maggiori sfide del Suo lavoro?  Elaborare un programma all’altezza del dinamismo di Berlino e trovare strategie di promozione efficaci.

Qual è stata la soddisfazione più grande? Trovare una grande squadra di collaboratori competenti e appassionati e un’ottima intesa con l’Ambasciatore Pietro Benassi, che sostiene le nostre iniziative e ci permette di lavorare in un clima sereno e costruttivo. Quello che mi emoziona di più è avere l’opportunità di conoscere persone straordinarie. L’incontro con Don Luigi Ciotti, ad esempio, rimarrà impresso nella mia memoria. IIC

 

 

 

 

Berlino alla XI edizione del premio “L’italiano dell’anno”

 

C'è tempo fino al 31 ottobre per inviare al Com.It.Es. Berlino le segnalazioni di due personalità italiane che si sono distinte per il loro operato.

 

Berlino - Ricorre quest'anno l'undicesima edizione del Premio "L'italiano dell'anno", indetta dal Com.It.Es. Berlino.

Dalla prima edizione del Premio nel 2006, il Com.It.Es ha premiato ogni anno due connazionali, una donna e un uomo che, a qualsiasi titolo, abbiano contribuito in maniera significativa alla promozione ed alla valorizzazione della cultura e dell'identità italiana nel territorio della Circoscrizione di Berlino.

I motivi per l'assegnazione del riconoscimento possono comprendere qualsiasi forma di operato che abbia promosso e valorizzato l'italianità, dal sociale all'artistico, dal culturale all'imprenditoriale, linguistico, sportivo, etc. Le personalità segnalate devono essere di nazionalità italiana, maggiori di 18 anni, regolarmente iscritte all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (AIRE) e stabilmente operative nel territorio di Berlino e della sua circoscrizione, comprensiva anche di Brandeburgo, Sassonia, Alta-Sassonia e Turingia.

Chiunque può partecipare inviando una o più segnalazioni entro il 31 ottobre 2017 al Com.It.Es Berlino (Sybelstraße 39, 10629 Berlin) oppure via email all'indirizzo info@comites-berlin.de. Le segnalazioni dovranno essere comprensive di: nome della persona segnalata, un contatto, una breve biografia ed i motivi di merito.

Tali nomine verranno raccolte dalla segreteria organizzativa del Com.It.Es Berlino, che le farà pervenire alla commissione esaminatrice, la quale procederà alla formulazione della graduatoria ed all'assegnazione - ad unanimità - dei due premi entro la fine di novembre.

La cerimonia di Premiazione si terrà nei primi mesi dell'anno prossimo.

Dopo il riconoscimento ad Amelia Massetti per il suo progetto Artemisia e a Gianluca Segato con la sua app Uniwhere, quali saranno i due "Italiani dell'anno 2017"? Contribuisci anche tu alla assegnazione del Premio ed invia al Com.It.Es Berlino le tue segnalazioni. www.comites-berlin.de.

Chi è il Com.It.Es. di Berlino

I Com.It.Es. (Comitati degli Italiani all’Estero) sono gli organismi di rappresentanza degli italiani residenti in ogni circoscrizione consolare. Il Com.It.Es. viene eletto ogni cinque anni a suffragio universale diretto dai cittadini italiani iscritti all’AIRE. I rappresentanti eletti nel Com.It.Es. di Berlino sono dodici e la loro attività è svolta a titolo gratuito.

Il Com.It.Es. esprime pareri e favorisce iniziative per la collettività italiana nel campo dell’istruzione, della formazione professionale, del lavoro, della tutela dei diritti civili, politici e sociali, della cultura, della ricreazione e del tempo libero. De.it.press

 

 

 

 

Monaco di Baviera. Deceduto Pierluigi Sotgiu

 

Le ACLI Baviera apprendono dell'improvvisa scomparsa di Pieluigi Sotgiu e desiderano esprimere  il  senso  del profondo cordoglio nella speranza che il conforto di tanti,possa lenire il dolore ed il lutto che ha colpito i Familiari tutti. Professionalmente Pierluigi  Sotgiu,da decenni, ha rappresentato con la sua attivitá di Agenzia viaggi, alla stazione centrale di Monaco di Baviera,un riferimento costante e puntuale . Esponente del mondo associativo sardo, origini di cui era particolarmente fiero, Presidente del Circolo "Su Gennargentu" riteneva  questo impegno fondamentale per facilitare i processi d'integrazione europea  dell'emigrazione italiana,in Germania,  in Baviera. Pierluigi Sogtiu, inoltre, dalla metá degli anni ottanta, ha svolto un ruolo di rappresentanza all'interno del Comites di Monaco di Baviera con convinta caparbietá e generositá d'animo in aiuto di Connazionali in stato di bisogno. Amava ripetere di coloro che stimava, estinti:"Da quando  non ci sono piú, mi sono accorto,mi accorgo, di parlare piú forte. Non mi piace, ma mi trovo involontariamente a farlo......" Grazie Pierluigi!

Presidente ACLI Baviera Comm. C. Macaluso

 

 

 

 

Mostra fotografica all’IIC di Berlino: “Where is Elena Ferrante?”

 

Dal 7 settembre al 10 novembre. All’inaugurazione seguirà la proiezione del film di Roberto Faenza “I giorni dell’abbandono”

 

Berlino – All’Istituto Italiano di Cultura di Berlino il prossimo 7 settembre, alle ore 19.00, sarà inaugurata la mostra fotografica  di Ottavio Sellitti “Where is  Elena Ferrante?” dedicata  al Rione Luzzatti di Napoli. Progettato e realizzato tra gli anni venti e gli anni sessanta, è una periferia della città a ridosso della Stazione centrale. Ed è anche l’ambientazione della tetralogia di Elena Ferrante “L’amica Geniale”: il Rione, con il suo carico di desideri, di violenza e di affetti tanto eccessivi, diventa, nelle pagine della scrittrice, il banco di prova e l’esempio delle contraddizioni che sottendono la Storia recente della parte occidentale del mondo.

Il reportage, realizzato nel 2016, testimonia cosa resta oggi dei sogni del boom economico: le forme dimesse degli edifici, i nuovi come i vecchi, le strade, ancora polverose, la vita degli abitanti, più spesso soli che in gruppo. In questo modo il lettore potrà comprendere che così come i luoghi del romanzo che sta leggendo sono gli stessi luoghi che attraversa nella sua quotidianità, nello stesso modo le vicende che abitano quei luoghi sono sorelle della sua.

In tutta questa uguaglianza, la “napoletanità” del quartiere (le forme opposte del Vesuvio e dei grattacieli del Centro Direzionale che incombono all'orizzonte, i panni stesi al sole, il fruttivendolo con il suo camioncino) è minima, ma presente, per lasciar comprendere come anche in un luogo tanto particolare come la città di Napoli, perdurino e si possano rilevare esattamente gli stessi rapporti, e le stesse contraddizioni, esistenti nella periferia di Parigi, Berlino o Detroit.

La mostra “Wo ist Elena Ferrante?” sarà inaugurata alle ore 19 del 7 settembre e potrà essere visitata fino al 10 novembre.

All’inaugurazione dell’esposizione seguirà la proiezione de “I giorni dell’abbandono”, film del 2005 di Roberto Faenza, ambientato a Torino, tratto dall'omonimo romanzo di Elena Ferrante.Interpreti Margherita Buy e Luca Zingaretti. Alla serata all’IIC di Berlino saranno presenti Ottavio Sellitti, Roberto Faenza e la produttrice Elda Ferri. dip 

 

 

 

 

I recenti i temi di Radio Colonia, la trasmissione italiana della radio multilingue Cosmo  

 

17.08.2017. BCE sotto accusa. La Corte costituzionale di Karlsruhe ha chiesto alla Corte di giustizia europea di pronunciarsi sulla legittimità del programma di quantitative easing, lanciato nel 2015 dalla Bce per sostenere l'inflazione nella zona euro. L’analisi di Mario Deaglio.

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/bce-100.html

 

Salvatore Mascia. Lo scienziato il cui metodo innovativo consentirà di produrre farmaci on-demand, in tempi brevi, a bassi costi e ad altissima qualità.

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/terramia/salvatore-mascia-100.html

 

16.08.2017. Regeni: l'Italia s'arrende

L'omicidio di Giulio Regeni in Egitto aveva portato l'Italia a ritirare il suo ambasciatore. Ora la marcia indietro in pieno Ferragosto non è giustificata da nuovi documenti, spiega Antonio Marchesi di Amnesty Italia.

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/giulio-regeni-106.html

Air Berlin: e ora? La compagnia aerea Air Berlin va verso il fallimento ma ha ottenuto un prestito dal governo federale per garantire i voli almeno per i prossimi tre mesi. L'autore Giulio Galoppo ha vissuto di persona i grossi disagi dovuti a voli cancellati o con consistenti ritardi.

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/air-berlin-fallimento-100.html

 

Giro di vite sui sussidi. Sono circa settantamila gli italiani in Germania che percepiscono il sussidio di disoccupazione Hartz IV. Da alcuni mesi gli uffici competenti sono molto più severi. Alcuni consigli nel servizio di Luciana Mella.

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/hartz-iv-112.html

 

15.08.2017. Una storia chiusa?

Dieci anni fa la strage di mafia a Duisburg. Un massacro che ha scosso anche le autorità tedesche. Molti dei responsabili sono stati condannati ma resta aperta la questione dell’espansione della mafia in Germania.

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/duisburg-ndrangheta-100.html

Viva Elvis! Quarant’anni fa, il 16 agosto 1977, ci lasciava l’indiscusso re del rock & roll, Elvis Presley e il mito diventava leggenda. Ne abbiamo parlato con Maurizio Colombi, autore del musical "Elvis, The Musical".

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/elvis-presley-116.html

 

14.08.2017. Le Ong respinte

Tre Ong annunciano la sospensione degli aiuti umanitari. È in atto una pressione della Libia per allontanarle dalle zone di soccorso. È l’opinione di Jan-Christoph Kitzler, corrispondente della ARD da Roma.

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/ong-libia-100.html

 

Neonazisti all'americana. Dopo i violenti scontri di Charlottesville, USA, si fanno sempre più forti le polemiche contro Donald Trump che non condanna apertamente i suprematisti bianchi. Per Vittorio Zucconi, corrispondente di La Repubblica da New York, un silenzio non solo grave, bensì pericolosissimo.

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/charlottesville-106.html

 

11.08.2017. Ancora agli arresti. Dopo gli scontri con la polizia al G20 di Amburgo, restano in carcere cinque italiani fermati il 7 luglio. Questa mattina è tornata in Italia una 23enne di Belluno.

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/gventi-amburgo-italiani-fermati-100.html

 

Anche in estate, studiamo il nazismo. Il 12 agosto 1944 le truppe delle SS entrarono a Sant'Anna di Stazzema e massacrarono 560 persone, di cui 130 bambini. Proprio in questi giorni un gruppo di ragazzi italo-tedeschi si trova su quei luoghi per ripercorrere la storia di quella strage.

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/estate-studiamo-nazismo-100.html

 

Digital detox. Sono sempre più diffuse le vacanze all'insegna della disintossicazione digitale. Ma ne abbiamo davvero bisogno? Secondo Alessio Carciofi, coach specializzato in digital detox, la risposta è sì se non sappiamo più gestire il nostro tempo.

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/digital-detox-100.html

Ogni giovedì. Appuntamenti

Eventi italiani in Germania: il calendario di Angela Sinesi

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-donnerstag-188.html

Ogni lunedì. Sport: non solo risultati

I commenti sportivi di Agnese Franceschini

http://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/sport/index.html

 

 

 

 

 

A Monaco di Baviera mostra e libro “DDR. Ricordando la Germania dell’Est”

 

MONACO - “DDR. Ricordando la Germania dell’Est” è il libro che presenta il lavoro di Augusto Bordato, profondo conoscitore della storia recente tedesca. Si tratta di immagini che l’autore ha realizzato nei lunghi anni di permanenza a Berlino Est, prima e dopo la caduta del Muro. Le fotografie di Bordato sono la testimonianza di un paese imploso nella storia recente dell’Europa e in settembre saranno protagoniste a Monaco di Baviera per la mostra che sarà allestita negli spazi dell'Istituto Italiano di Cultura.

Il Muro, certamente. Ma anche la Trabant, mito ed emblema di un intero paese, le file di fronte ai negozi, le parate del primo maggio, la ricostruzione postbellica infinita e lunghissima. Le immagini di Bordato raccontano la vita di un paese di cui tutti forse abbiamo dimenticato troppo presto l’esistenza, e rivelano aspetti di una quotidianità lontana nel tempo ma ancora da scoprire. Una dopo l’altra, le fotografie e le parole di questo libro istillano in noi quella particolare sensazione di stupore che si prova guardando a un passato che pensavamo di conoscere.

Augusto Bordato, dopo essere stato corrispondente e inviato speciale a Berlino per il mensile indonesiano “Editor”, nei primi anni Ottanta viene assunto dall’Ambasciata d’Italia a Berlino Est come interprete. Autodidatta della fotografia, acquisisce la tecnica formandosi soprattutto sui testi di Henri Cartier-Bresson e Gabriele Basilico. Dopo la riunificazione lavora prevalentemente in Germania. “DDR – Ricordando la Germania dell’Est / Remembering East Germany” è il suo primo libro.

La mostra sarà inaugurata giovedì 7 settembre e per l'occasione, alle ore 18.30, il fotografo sarà ospite dell'Istituto insieme a Laura Fasanaro, ricercatrice universitaria e insegnante di Storia delle relazioni internazionali presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Roma Tre, con cui intavolerà una discussione sui rapporti fra l’Italia e la Repubblica Democratica Tedesca negli anni Settanta. (aise) 

 

 

 

 

Sviluppi positivi nella legislazione tedesca in ambito antimafia

 

Berlino. “Fino a poche settimane fa la Germania era attraente per le mafie, perché il rischio che venissero confiscati i patrimoni criminali lì investiti era molto basso. Con la nuova Legge sulle confische, approvata nell’aprile di quest’anno dal Bundestag, le cose cambiano. Sarà possibile confiscare beni e denaro sospetti e spetterà al possessore dimostrarne l’eventuale provenienza lecita. Si tratta di un intervento che chiedevamo da anni e che salutiamo con grande favore perchè può rappresentare un oggettivo supporto nella lotta al crimine organizzato, non solo in Germania, ma a livello Europeo.

Così Laura Garavini, Presidente onoraria di Mafia? Nein, Danke!, in occasione della conferenza “Libertà e sicurezza”, promossa a dieci anni dall’attentato di Duisburg - l’evento che la indusse a fondare la stessa associazione - in collaborazione con l’Ambasciata italiana, la Europäische Bewegung Deutschland ed il Gruppo interparlamentare di amicizia Italia Germania.

All’evento hanno partecipato come relatori i Ministri dell’interno italiano, Marco Minniti, e quello tedesco Thomas De Maiziere. I due Ministri, nel confermare l’ottima collaborazione a livello bilaterale tra Italia e Germania, hanno a loro volta ribadito come sia decisivo un contrasto internazionale alle organizzazioni criminali, sempre più capaci di agire in modo transnazionale, sia nella tratta di esseri umani che nel traffico di sostanze stupefacenti.

All’iniziativa, seguita da un folto pubblico e da numerosi organi di stampa,  sono intervenuti tra gli esperti il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, e Peter Henzler, Vice Presidente del Bundeskriminalamt.

L’intervento di Laura Garavini, ripreso tra gli altri da un articolo della Bild, è disponibile al seguente link: http://www.bild.de/politik/ausland/organisiertes-verbrechen/kampfansage-an-die-mafia-52523122.bild.html. dip

 

 

 

 

L’Europa e la fine del matrimonio tra Germania e Italia

 

All’origine degli attuali squilibri c’è anche la fine del rapporto che legava Roma e Berlino, a partire dall’intesa tra De Gasperi e Adenauer - di Enrico Letta

 

Non sarà che alle origini degli attuali squilibri europei vi è anche la fine, ormai evidente, del rapporto privilegiato, intenso e positivo, che legava Italia e Germania? Al cuore della Lectio degasperiana che sono chiamato oggi a tenere a Pieve Tesino nell’annuale celebrazione dell’anniversario della scomparsa di Alcide De Gasperi vi è proprio questa domanda. Quella relazione speciale è iniziata con De Gasperi e Adenauer. E l’Europa è stato l’orizzonte nel quale si è sviluppata. È stata una relazione proficua per l’Italia e per la Germania ma è stata fondamentale soprattutto per l’Europa. Grazie alla tensione europeista genuinamente federalista dei due Paesi si sono superati molti ostacoli che, negli anni, sovranismi e difficoltà nazionali han posto allo sviluppo dell’integrazione comunitaria. Ed è stato soprattutto un rapporto a due non esclusivo ma al costante servizio del comune disegno europeo. I due Paesi hanno a lungo lavorato politicamente insieme grazie soprattutto al rapporto speciale tra la Dc e la Cdu. Un rapporto che ha vissuto gli ultimi due momenti chiave negli anni 90. Il primo quando l’Italia e la Dc, dopo qualche dubbio iniziale di Andreotti — la famosa frase «amo tanto la Germania che ne preferisco due» — dettero con tempismo un appoggio politico decisivo alla scelta «accelerata» della riunificazione tedesca voluta da Kohl, a differenza di quanto fecero altri leader dc europei, come l’allora primo ministro olandese Lubbers. Il secondo quando Kohl, sulla base anche di un intenso rapporto di fiducia con Prodi e Ciampi, dette il via libera all’ingresso dell’Italia nell’Euro fin dalla prima fase, sulla base dell’assunto che non sarebbe potuta nascere la moneta comune europea senza l’Italia.

Oggi si deve avere l’onestà intellettuale e storica di constatare che quel rapporto politico così positivo e intenso non c’è più. Con la fine della Dc è venuto meno il rapporto politico privilegiato con la Cdu, che non è stato sostituito da nessun altro legame altrettanto proficuo. In secondo luogo la Germania, assumendo un ruolo sempre più dominante in Europa, ha finito per sottovalutare l’utilità di rapporti bilaterali, intensi e non solo formali, a partire da quello, storico, con la Francia. Eppure i tedeschi dovrebbero essere i primi a comprendere che l’Unione Europea in quanto tale non può prosperare con un unico Paese in posizione dominante. Qualche settimane fa una ricerca condotta da Chatham House ha chiarito, cifre alla mano, la differenza di percezione, nel continente, tra i popoli da una parte e le élite dall’altra, sul ruolo della Germania predominante in Europa. Negativo per i primi e positivo per le seconde. E per poter esser veramente utile all’Europa la Germania ha bisogno di relazioni bilaterali intense e genuine. Quella con l’Italia era utile per tutti, a partire dalla Germania stessa, e sarebbe utile ancor più oggi, come dimostra la vicenda delle migrazioni. Sia per la Germania che per l’Italia il tema è ed è stato dominante ed entrambi ci siamo sentiti isolati in Europa, i tedeschi nel 2015 di fronte all’afflusso di un milione di rifugiati siriani, noi oggi con i nuovi flussi dalla Libia. Far fronte comune per imporre al resto d’Europa un cambio di passo sul tema sarebbe un obbiettivo fondamentale.

Invece in Germania sembra essersi allentato da tempo l’interesse per un investimento di relazione politica sull’Italia e nel nostro mondo politico si è allo stesso tempo ormai sviluppato un discorso anti tedesco che in forme diverse vede protagonisti tutti i leader delle più grandi forze politiche italiane attuali. Alcune encomiabili iniziative per riannodare il dialogo esistono a livello culturale ed economico. I Presidenti della Repubblica, Napolitano prima e Mattarella ora, hanno con i loro omologhi Gauck e Steinmeier intessuto una relazione importante e lo stesso lavoro dei due attuali governi in carica è senz’altro positivo, ma sembrano essere tutte spinte contro corrente. E la corrente è chiaramente quella che porta politici tedeschi in cerca di voti ad ammiccare al caos strutturale italiano e politici italiani ad additare l’egemonia tedesca come causa dei nostri problemi per lo stesso obiettivo populista di un facile consenso basato sulla costruzione di un nemico esterno. La verità è che le vicende europee non andranno a soluzione spingendo l’Italia verso il caos politico o la Germania verso l’isolamento autosufficiente.

L’Europa ha semmai bisogno di riequilibrare la sua costruzione, troppo centrata su una dimensione monetaria priva di sufficienti basi economiche e politiche. Perché questo riequilibrio avvenga, la Germania deve uscire dal suo arroccamento sulle riforme europee per far sì che l’Euro diventi davvero sinonimo di crescita per tutti. E la recente pessima decisione della Corte Costituzionale tedesca contro la Bce dimostra quanto questo sia difficile. Per smuovere i tedeschi molto possono fare Italia e Francia se dimostreranno di saper gestire i loro conti pubblici con serietà, riducendo i rispettivi elevati tassi di debito pubblico. Questo, all’apparenza semplice, scambio tra i principali Paesi dell’area dell’Euro appare il cuore di tutto. Da tempo Mario Draghi insiste proprio su questa linea che altro non è che un moderno rilancio in Europa della coppia di storici valori comunitari della solidarietà e della responsabilità che solo uniti e in equilibrio possono funzionare. Come fecero De Gasperi e Adenauer all’inizio della storia comunitaria. Come bisognerebbe che accadesse oggi. CdS 18.8.

 

 

 

 

L’audizione informale del presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale Tito Boeri

 

Le pensioni pagate all’estero dall’Inps nel 2016  in circa 160 paesi, sia in regime di totalizzazione internazionale che in regime italiano, sono 373.265 per un importo complessivo di poco superiore a un miliardo di euro

 

ROMA – Si è svolta alla Camera dei Deputati, presso il Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese, l’audizione informale del presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale Tito Boeri.

L’audizione è stata introdotta dal presidente del Comitato Fabio Porta che ha evidenziato come dall’istituzione della circoscrizione Estero i parlamentari che rappresentano le nostre collettività nel mondo abbiano sempre ritenuto utile ed opportuno stabilire con l’Inps un proficui rapporto di scambio e collaborazione per consolidare e migliorare la salvaguardia dei diritti socio previdenziali dei connazionali lavoratori e pensionati all’estero. “Attualmente l’Inps – ha ricordato Porta - eroga quasi 800.000 pensioni in regime internazionale delle quali circa 400.000 all’estero. E’ un numero verosimilmente destinato a crescere considerando i flussi migratori. In una sua recente nota  – ha continuato Porta rivolgendosi direttamente al presidente  Boeri - lei ha sottolineato come le convezioni internazionali hanno rivestito e rivestono un ruolo centrale e strategico nel progetto di ristrutturazione dell’istituto e rientrano a pieno titolo nelle funzioni dell’Inps. In un quadro allargato di cooperazione internazionale per le politiche di sicurezza sociale, noi abbiamo apprezzato la sua sensibilità per la giusta tutela dei lavoratori e pensionati e i suoi tentativi di introdurre maggiore equità e razionalità nel sistema previdenziale italiano ed abbiamo gradito le rassicurazioni che, in un precedente incontro, ha dato a noi e ai cittadini emigrati sul fatto che non vi sarebbero state conseguenze negative sui loro diritti a causa del progetto di razionalizzazione dell’Istituto”. Porta ha poi segnalato, anche a nome di altri eletti all’estro, alcune questioni :  “Siamo preoccupati – ha affermato il presidente del Comitato -  dallo stallo delle politiche di stipula e rinnovo delle convenzioni bilaterali, in particolare ci riferiamo a Cile, Perù, Messico, Nuova Zelanda, ma anche a Brasile, Argentina e Stati Uniti. Chiediamo che in questa congiuntura politica ed economica non siano revocate o ridimensionate le prestazioni non contributive come il trattamento minimo e le maggiorazioni sociali che rappresentano l’unico strumento di sussistenza per molti nostri connazionali emigrati. Vorremmo – ha aggiunto Porta - che fosse eliminato il grave fenomeno della costituzione degli indebiti pensionistici che colpisce tanti nostri connazionali, non per loro dolo, ma per norme inadeguate e lentezze burocratiche. Sa da una parte abbiamo apprezzato la decisione dell’Inps di erogare la cosi detta 14esima anche ai pensionati residenti all’estero aventi diritto, contestiamo il metodo di calcolo dell’importo da parte dell’Istituto che a tal fine non prende in considerazione la contribuzione estera. Grazie anche all’Inps – ha continuato Porta - è stato risolto il problema del calcolo delle pensioni erogate in Venezuela con la presa in considerazione del cambio parallelo ai fini valutari e auspichiamo che venga anche risolto il problema delle pensioni non pagate dal Venezuela ai propri pensionati rientrati in Italia. Chiediamo all’Inps un contributo nella definizione della soluzione di questo problema. Gradiremmo inoltre – ha proseguito il presidente - un aggiornamento sulla situazione relativa alle campagne dell’esistenza in vita che inizialmente avevano presentato delle criticità e che ora credo siano in via di soluzione. Infine vorremmo segnalare una decisione dell’Inps, illustrata in una recente circolare, che facciamo onestamente un po’ di fatica a capire. Infatti se da una parte comprendiamo la scelta di vincolare il diritto all’Ape sociale alla residenza in Italia, dall’altra non  condividiamo pienamente la decisione di non prendere in considerazione, ai fini dell’anzianità contributiva utile per l’accesso all’Ape sociale, i contributi versati all’estero dei residenti in Italia. Sollecitiamo quindi – ha concluso Porta - una riconsiderazione da parte dell’Inps che in questo caso ci apparirebbe giusta e opportuna”.

Prendendo la parola il presidente dell’Inps  è subito entrato nel vivo delle questioni. “Le pensioni pagate all’estero dall’Inps nel 2016 – ha esordito Boeri - in circa 160 paesi, sia in regime di totalizzazione internazionale, che in regime italiano , sono 373.265 per un importo complessivo di poco superiore a un miliardo di euro. Più di terzo delle pensioni pagate a giugno 2017 hanno in verità periodi di contribuzione molto brevi, inferiori ai tre anni, il 70% ha una contribuzione in Italia inferiore ai sei anni e l’83% ha una contribuzione comunque inferiore ai 10anni. Si tratta in tutti i casi di durate contributive in Italia molto basse a fronte di cui i beneficiari possono accedere a prestazioni assistenziali, quali le integrazioni al minimo o la 14esima. Quindi c’è chiaramente uno iato tra la durata dei contributi e la possibilità di accedere a delle prestazioni che vanno molto al di là dei contributi versati.  Malgrado i limiti posti dalla normativa nazionale e internazionale – ha continuato Boeri - si segnala che annualmente vengono erogate a soggetti residenti all’estero integrazioni al trattamento minimo e maggiorazioni sociali che costituiscono un’uscita per lo Stato italiano che non rientra nel circuito economico del nostro Paese sotto forma di consumi. Quindi noi eroghiamo queste prestazioni di natura assistenziale, a fronte di periodi molto brevi versati in Italia, e lo Stato non ottiene da tutto questo un ritorno in termini ad esempio di imposizione sui consumi. D’altra parte i titolari di tali trattamenti che risiedono all’estero in linea di massima non contribuiscono in nessun modo alla spesa pubblica del paese in quanto non sono soggetti a tassazione in Italia né diretta né indiretta”.

Boeri ha poi sottolineato  come l’importo totale delle prestazioni di natura assistenziale versate a persone che hanno periodi contributivi molto brevi in Italia nel 2016 sia stata di circa 80 milioni di euro , una cifra ulteriormente aumentata nel 2017 con il provvedimento sulle 14esime che ha visto lievitare la platea degli aventi diritto, soprattutto fra i residenti all’estero (+131% ), dove i beneficiari sono stati 46.000. Con un esborso che è passato da 15,4 milioni di euro a 36 milioni. Boeri ha anche precisato come il maggior numero dei beneficiari della 14esima sia presente in Europa, America Meridionale e  America Settentrionale.

Il presidente dell’Inps ha anche spiegato, per quanto riguarda la limitazione dell’Ape sociale ai residenti in Italia e relativa  esclusione della totalizzazione internazionale, come il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali abbia fatto presente che questa prestazione non sia catalogabile fra quelle classiche di sicurezza sociale introdotte in forma sperimentale e che pertanto sia da considerarsi fuori dal campo di applicazione materiale sia dei regolamenti dell’Ue sia delle convezioni bilaterali. “Se in futuro si dovesse delimitare l’Ape sociale come un intervento di natura strutturale, - ha aggiunto Boeri - questo potrà essere un tema da riconsiderare”.

Per quanto concerne l’accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati all’estero Boeri ha ricordato come, al fine di facilitare il compito dei pensionati e l’attività di assistenza dei patronati , la Citibank, a cui l’Inps ha affidato il pagamento delle pensioni all’estero, abbia introdotto la possibilità di trasmettere telematicamente la dichiarazione dell’esistenza in vita per alcune categoria dei pensionati. “In particolare, - ha affermato Boeri - a partire dalla verifica per l’anno 2015 per i pensionati residenti in Australia, Canada, Regno Unito e Stati Uniti, l’Istituto ha fornito a Citibank una lista di operatori dei patronati, considerati testimoni accettabili ai sensi delle legislazioni locali, autorizzati ad attestare l’esistenza in vita dei pensionati e a trasmetterla tramite portale web . Tali soggetti sono autorizzati ad accedere a un portale al fine di attestare  in forma telematica l’esistenza in vita dei pensionati. Dal 2016 i funzionari delle rappresentanze diplomatiche italiane sono autorizzati ad attestare l’esistenza in vita dei pensionati e a trasmetterla tramite portale web. Sempre dal 2016 ai patronati è consentita la trasmissione a Citibank, per via telematiche, delle dichiarazioni cartacee. L’operatore di patronato abilitato potrà caricare direttamente sul sistema informativo di Citibank,le copie in formato elettronico dei moduli dei certificati di esistenza in vita e dei documenti di supporto.

Il presidente dell’Inps ha inoltre sottolineato come siano già operativi accordi tre Inps e istituzioni previdenziali di Germania Svizzera, Olanda Inghilterra, Polonia e Australia per scambiare telematicamente informazioni relative al decesso del pensionato. Sono anche in fase di definizione analoghi accordi con gli Stati Uniti, il Lussemburgo e la Francia. Su questo tema negoziati ssono stati promossi dall’Inps con le istituzioni di Belgio, Brasile, Canada, Croazia Romania e Slovenia.

Boeri ha poi rilevato come la campagna 2017 per la verifica dell’esistenza in vita sarà divisa in due blocchi differenziati per area geografica. La prima campagna partirà nel mese di settembre, la seconda a febbraio.  A settembre 2017 verrà inviata una comunicazione ai titolari delle pensioni pagate in Africa, Australia ed Europa ad esclusione dei paesi scandinavi e dell’est Europa. In caso di mancato riscontro entro gennaio 2018 da parte del pensionato il pagamento della rata di febbraio 2018 avverrà in contanti presso l’agenzia Western Union del Paese di residenza. Per quanto riguarda il secondo blocco a Febbraio 2018 verrà inviata una comunicazione ai titolari delle pensioni pagate in sud America,  centro America e nord America, nonché in Asia, estremo Oriente, Paesi scandinavi e dell’est Europa. In caso di mancato riscontro entro giugno 2018 da parte del pensionato il pagamento della rata di luglio 2018 avverrà in contanti presto le agenzie Western Union  del paese di residenza.   

Sul fronte delle Convenzioni bilaterali Boeri ha ricordato che l’Inps supporta il ministero del Lavoro in relazione alla quantificazione degli oneri finanziari e ai formulari per l’applicazione degli accordi. Il presidente dell’Inps ha anche evidenziato come, dopo il 2015 con il superamento del blocco delle convenzioni bilaterali, siano stati stipulati accordi bilaterali con Turchia, Israele, Canada e Giappone. “Il ministero del Lavoro – ha aggiunto Boeri - ha rappresentato a questo Istituto l’intenzione di rinegoziare gli accordi bilaterali con Brasile, l’Australia e gli Stati Uniti  e di proseguire l’iter di ratifica di quelli con il Cile, la Nuova Zelanda e la Macedonia. E’ inoltre stato comunicato l’avvio dei negoziati con Serbia. Bosnia Erzegovina e Montenegro al fine di sostituire l’attuale convenzione con l’ex Jugoslavia”.

Boeri si è poi soffermato sia sulla riforma organizzativa dell’Inps, il regime pensionistico degli italiani all’estero può essere gestito efficacemente dalla nuova direzione Servizi all’Utenza che ha fra i suoi compiti l’assicurazione di uniformità dell’erogazione del servizio, sia sulla decisione di consentire ai patronati, in via transitoria, di continuare ad utilizzare il Pin per l’accesso ai servizi on line dell’Inps, al posto delle nuove credenziali del Sistema Pubblico di Identità Digitale. Un sistema, lo SPID, che comunque ad oggi è già utilizzato dal 66% dei patronati, in pratica 530 operatori su 801. In ogni caso dopo un ulteriore periodo transitorio l’Inps chiuderà la possibilità di accesso ai servizi on line attraverso il Pin. 

Boeri ha anche affrontato la questione degli indebiti pensionistici, rilevando come, secondo i dati del 2016, le pratiche di prestazioni indebite siano circa 100.000, di cui 60.000 in corso di recupero sulle pensioni, per un importo complessivo da recuperare di circa 270 milioni di euro. Il 27,5% degli indebiti è in Argentina, seguono l’Australia (15%),  Francia, Canada e gli Stati Uniti (9%) . Il presidente dell’Inps ha inoltre evidenziato l’impossibilità di concedere ai titolari di pensioni in convenzione con il Venezuela residenti in Italia, che non percepiscono più il prorata venezuelano, l’eventuale integrazione al minimo sul prorata pensionistico italiano o l’assegno sociale. Tale possibilità, secondo Boeri,  finirebbe infatti per trasferire all’Inps dei costi che la convenzione di sicurezza sociale ratificata da entrambi gli Stati pone a carico del Venezuela.  Il presidente dell’Inps , dopo aver ricordato la positiva soluzione del problema del calcolo delle pensioni italiane erogate in Venezuela attraverso un diverso tasso di cambio di cui hanno beneficiato 3780 pensionati italiani, ha infine segnalato il progetto dell’Inps per l’introduzione in Europa  di un Codice identificativo di sicurezza sociale europeo che consentirebbe di conoscere lo spostamento dei cittadini all’interno dell’Europa e di monitorare le attività da loro svolte nei diversi Paesi, oltre che la fruizione dei benefici previdenziali e assistenziali percepiti a carico dei singoli Stati.

Sono poi intervenuti alcuni deputati. Dal canto suo Fitzgerald Fucsia Nissoli (Fi- Pdl), eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale -  ha chiesto chiarimenti sul ritardo nell’elaborazione delle istanze di pensione dei nostri connazionali legate al regime convenzionale italo statunitense. Rallentamenti che hanno fatto registrare accumuli delle pratiche nelle sedi Inps di alcune città siciliane

“Lei ha parlato del fatto – ha detto il deputato del Pd Marco Fedi, eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, rivolgendosi al presidente dell’Inps - che molte maggiorazioni sociali e integrazioni al minimo oggi vengono corrisposte a persone all’estero che ‘non sono soggetti di imposta’, io mi permetto di dirle che tecnicamente lo sono, non solo perché alcuni di loro pagano le tasse in Italia, spesso anche due volte, ma perché, anche quando non le pagano, non lo fanno perché convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni fiscali non lo prevedono. In ogni caso rimangono soggetti di imposta”.

Alla luce di questa riflessione Fedi, auspicando un  maggior coordinamento fra Inps, Agenzia delle Entrare e Mef , ha chiesto indicazioni per capire meglio quale sia l’impatto fiscale del pagamento delle pensioni pagate all’estero e in Italia dall’estero. Fedi ha anche auspicato uno scambio di informazione di natura previdenziale e fiscale che consentirebbe a molti paesi di rapportarsi meglio con le esigenze di trasparenza. Il deputato ha inoltre chiesto se la quota dei 200 milioni di indebiti sia stata conteggiata nel miliardo di euro impegnato dallo Stato italiano all’estero. 

Dal canto suo la deputata del Pd Laura Garavini, eletta nella ripartizione Europa, ha auspicato, anche alla luce dei progressi compiuti nel campo delle procedure telematiche, la realizzazione di una convenzione tra Maeci e  patronati all’estero che operi in  stretta sinergia con gli organismi pubblici che interloquiscono con le comunità italiane all’estero, come ad esempio l’Inps. La Garavini ha anche chiesto lumi sulla Convenzione con la Turchia che è stata completata ma non appare ancora  in vigore. La deputata si è infine detta favorevole alla proposta dell’Inps volta all’introduzione di un Codice identificativo di sicurezza sociale europeo.

In sede di replica Boeri ha precisato come la lentezza nello smaltimento delle pratiche presenti ad esempio negli uffici Inps di Palermo siano dovuti in parte anche al ritardo con cui sono state trasmesse le domande da parte delle istituzioni statunitensi. “Il fatto che non si sia utilizzato il servizio telematico – ha affermato Boeri - ha portato a questi ritardi, noi ci auguriamo che si proceda in futuro nello scambio per via on line”. Boeri ha anche rilevato come i rapporti con le amministrazioni fiscali dei diversi Paesi trascendano dalle competenze dell’Inps, anche se si è detto favorevole allo sviluppo di un progetto di raccolta delle informazioni con l’Agenzia delle Entrate, al fine di aumentare il bagaglio conoscitivo sulla posizione fiscale dei residenti all’estero e dei percettori di prestazioni dell’Inps. Il presidente dell’Inps ha anche ribadito come vi sia a tutt’oggi  un’anomalia nell’erogazione di prestazioni assistenziali, che tipicamente vengono concesse sulla base di un principio di residenza, a persone  che risiedono all’estero. Boeri, dopo aver ricordato che il quadro complessivo degli indebiti riguarda circa 100.000 pratiche, si è detto favorevole ad un maggiore coinvolgimento dei patronati  nelle convenzioni . “Vogliamo lavorare – ha aggiunto - fianco a fianco con i patronati, e abbiamo lavorato con i consolati per ridurre gli oneri di chi risiede all’estero”. Per quanto riguarda la convenzione con la Turchia Boeri ha segnalato come questa , nonostante manchi il completamento di alcuni accertamenti di natura amministrativa, sia già in vigore e si possa già presentare domanda per le prestazioni che questo accordo pone in essere. (G.M.- Inform 20.7.)

 

 

 

Garavini (PD) e Porta (PD) sull’audizione di Boeri (Inps)

 

„È troppo facile fare demagogia. Ma non va bene farla sulla pelle degli italiani. Meno che meno se vivono all’estero“. Lo dice Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del PD alla Camera, commentando i servizi giornalistici seguiti alle dichiarazioni del Presidente dell’Inps, Boeri, sulle pensioni degli italiani nel mondo.

 

„È vero che le pensioni che vengono erogate agli italiani all’estero comportano allo Stato un’uscita di circa un miliardo di euro. Ma non è che siano regalìe o assistenzialismo. È ciò che lo Stato DEVE sborsare agli aventi diritto, alla luce dei contributi versati. Sono normalissime pensioni maturate in pro-rata, grazie al versamento di contributi in Italia. Dunque non è che si possa polemizzare sul fatto che si buttano soldi per gli italiani all’estero, o ancora peggio, sul fatto che i pensionati italiani vadano all’estero per fare turismo fiscale.

 

Non ‚diamo i numeri‘ sulle pensioni degli italiani all’estero. O almeno non si faccia confusione tra previdenza ed assistenza. A meno chè non si pretenda di abolire le pensioni, cioè i diritti acquisiti dai lavoratori italiani alla luce dei versamenti eseguiti, solo perchè hanno dovuto o voluto scegliere di trasferirsi all’estero.

 

Facciamo quindi chiarezza su ciò di cui stiamo parlando. Perchè numerose polemiche emerse negli articoli e nei servizi pubblicati alla luce delle dichiarazioni di Boeri, contengono distorsioni della realtà che possono facilmente prestarsi a inopportuni populismi.

 

Se un lavoratore residente all’estero nel corso della sua vita ha pagato anche solo pochi anni di contributi in Italia, questi gli vengono sommati ai periodi contributivi che ha versato all’estero e, alla luce delle convenzioni internazionali stilate, matura il diritto a percepire anche una pensione italiana, accanto a quella estera del paese di residenza. Molto frequentemente la pensione italiana è di importo irrisorio, proprio perchè dipende dal breve periodo di contribuzione realizzato in Italia.

 

In effetti i dati forniti dal Presidente dell’Inps Boeri, attestano esattamente questo: il 70% delle pensioni erogate (248.532 pensioni, su 355.835) prevedono un periodo contributivo effettivo realizzato in Italia inferiore ai 6 anni. Solo 9.648 delle pensioni erogate all’estero, vale a dire un irrisorio 2,7% hanno un periodo contributivo maggiore ai 30 anni (potenziali pensionati del cosiddetto turistismo fiscale) . Per lo più si tratta di italiani emigrati per andare a lavorare all’estero. Dunque il grosso della loro storia contributiva è maturata fuori dall’Italia. E di conseguenza l’importo medio delle pensioni è molto basso. Basti pensare che mediamente, sulla base dei dati forniti dall’Inps, vengono erogati 2.800 euro annui a pensione: una miseria.

 

È poi vero che il percepimento di una pensione italiana, nel caso in cui l’importo sia molto basso, dà diritto  all’ottenimento di integrazioni al minimo e/o a maggiorazioni sociali e ad una quattordicesima. L’importo che lo Stato eroga complessivamente per questo tipo di prestazione - questa sì, eventualmente, di tipo assistenziale - ammonta complessivamente a 116.675.929 euro annui. Cifra ben lontana dal miliardo complessivo, erogato per le pensioni. Semmai, se proprio si volesse polemizzare, sarebbe questa la cifra oggetto del contendere.

 

Va però tenuto conto che l’erogazione di questi importi integrativi vale per lo più per paesi dell’America Meridionale, luoghi cioè nei quali non si può di certo fare affidamento a sistemi previdenziali o sociali locali. La ratio del legislatore, nel momento in cui ne ha previsto l’estensione, va esattamente nella direzione di tutelare quei lavoratori il cui reddito pensionistico non consenta una vita dignitosa, anche nel caso in cui vivano all’estero.

 

Il presidente del Comitato italiani nel mondo e promozione del Sistema Paese della Camera dei Deputati, Fabio Porta (Pd) interviene a seguito delle recenti dichiarazioni del presidente dell’INPS Boeri, ascoltato in audizione al Comitato nei giorni scorsi. Porta sottolinea come Boeri nei sui interventi finisca per riproporre una sterile contrapposizione tra emigrazione e immigrazione “dimenticando che entrambi questi aspetti costituiscono un preziosissimo patrimonio per la crescita e lo sviluppo del Paese”.

“Le pensioni degli italiani all’estero – prosegue Porta - sono il frutto di accordi bilaterali e multilaterali di sicurezza sociale, necessari a tutelare il lavoro e a difendere il valore dei contributi previdenziali accumulati nel corso di vite lavorative dure e complesse. Ilmiliardo’ di pensioni pagate all’estero corrisponde ad una pensione media/annua di 3.000 euro (considerando la platea di 370 mila pensionati): una cifra ben al di sotto della media delle pensioni pagate in Italia!  Solo il dieci per cento delle pensioni dell’INPS all’estero, poi,  sono  pagate in America Latina; un numero limitato”. Alla luce di queste riflessioni Porta sottolinea la necessità di chiedere al presidente del nostro istituto di previdenza sociale una maggiore precisione “soprattutto in un momento storico e sociale che esigerebbe da chiunque ricopre importanti ruoli pubblici il massimo di impegno per fare comprendere come l’impegno a integrare gli immigrati di oggi è anche il riflesso della storia di un Paese di immigrazione come il nostro”. De.it.press

 

 

 

Giuseppe Scigliano e Chris Jarrett presentano testi e musiche sotto il motto: Movimento al  Kanapee di Hannover 

 

Giuseppe Scigliano e Chris Jarrett, il venerdì 16 giugno, presso il Kanapee di Hannover, hanno presentato “Movimento“, uno spettacolo di musica e letteratura dove Scigliano ha letto i suoi testi e Jarrett ha provveduto ad incantare il pubblico con una entusiasmante interpretazione dei suoi ultimi capolavori.

Ottima la reazione e le critiche del numeroso pubblico che ha avuto la possibilità di entrare ed uscire dai colori delle immagini create dalle poesie all'armonia dei suoni creata dalla musica.

Un movimento continuo di note, suoni, parole in italiano e parole in tedesco che hanno trovato il culmine in “MOVIMENTO RAP“ dove Chris Jarrett ha improvvisato alla grande mentre scigliano insieme all'attore David Lau hanno interpretato alternandosi, questo  testo scritto da Scigliano che va intonato in forma Rap......

Scigliano è partito da lontano, dagli anni settanta a cui ha dedicato due testi ben precisi che racchiudono ricordi e sogni di quei tempi. Naturalmente tutto si è  poi sviluppato sotto il motto MOVIMENTO: Movimento di pensiero, movimento politico, movimento culturale…..Movimento di popoli….movimento inteso come movimento ritmico, velocitá etc.

Chris Jarrett, ha superato se stesso con l’interpretazione di alcuni suoi brani di recente composizione. A volte, accarezza la tastiera, altre la martella, altre ancora la bombarda con tocchi secchi e precisi. Sembra che il piano stenti a respirare, a prendere fiato ma è solo per alcuni istanti perché sapientemente Chris riesce a fargli esprimere energia, ritmo, velocità, movimento e l’armonia con i testi, spesso diventa una simbiosi.

In alcuni brani,  Chris Jarrett è tato accompagnato con in contrabasso da  Clara Däubler che ha veramente arricchito l'atmosfera…Bravissima, veramente brava nella tecnica.

L'interpretazione dei testi in lingua tedesca è stata dell’attore  David Lau  che ha brillato per la sua voce, la sua tonalità ed il suo modo di esprimere il contenuto e la forma. ....

In chiusura, Scigliano ha Ringrazioto la cittá di Hannover ed in particolar modo l'addetto alla cultura Elke Oberheide che ha organizzato questa serata movimentata sotto tutti i punti di vista. G.S.

 

 

 

 

 

Il Comites di Norimberga aderisce al progetto „Migrantinnen in Bayern

 

Norimberga – Il Comites di Norimberga supporta il progetto "Migrantinnen in Bayern - Kompetent auf der Arbeitsmarkt" dell'associazione "Migrantinnen - Netzwerk Bayern". Il corso, interamente gratuito, è rivolto a donne interessate a lavorare in Germania.

Il progetto fa parte del programma "Integration durch Qualifizierung" ed è finanziato dal Bundesministerium für Arbeit und Soziales (BMAS) e dai Fondi Sociali Europei. Altri partner sono, tra gli altri, il Bundesministerium für Bildung und Forschung (BMBF) e la Bundesagentur für Arbeit (BA).

In tutto sono previsti sei seminari, durante i quali verranno trattati i seguenti argomenti: Valutazione delle esigenze personali; Leggi sul riconoscimento dei titoli di studio in Germania; Processo di candidatura e cultura del lavoro in Germania (in due parti); Training di comunicazione; Simulazione di colloqui di lavoro.

Il corso comincerà ufficialmente il prossimo 25 giugno, ma, poiché si tratta di seminari indipendenti l'uno dall'altro, è possibile iniziare anche a partire da un'altra data. Con l'80% delle presenze viene rilasciato un attestato di partecipazione. È previsto un servizio di babysitting.

Per iscriversi rivolgersi a socorro.van.loock@migrantinnen-bayern.de. dip

 

 

 

 

Air Berlin è sull’orlo del fallimento. La Germania presta 150 milioni

 

La compagnia tedesca ha avviato la procedura d’insolvenza e riceve prestiti per non fermare i voli. Etihad non eroga più finanziamenti. Arriva Lufthansa. Voci su easyJet di Leonard Berberi

 

Air Berlin è sull’orlo del fallimento. La compagnia tedesca — la seconda del Paese, di proprietà di Etihad per il 29,2% — ha annunciato l’avvio della procedura d’insolvenza. In cassa, a quanto si apprende, ci sarebbe soltanto qualche milione di euro, insufficiente a garantire la regolare operatività dei voli almeno per il resto dell’estate. Motivo per cui il ministero tedesco dell’Economia ha erogato d’urgenza un prestito di 150 milioni di euro per far volare gli aerei (almeno fino a settembre). «Siamo in un momento in cui decine di migliaia di viaggiatori e turisti si trovano in molteplici luoghi di vacanza in tutto il mondo — spiegano dal governo —. I voli di ritorno di questi viaggiatori in Germania con Air Berlin non sarebbe stato altrimenti possibile». Intanto l’esecutivo ha chiesto al colosso Lufthansa — da tempo interessata ad Air Berlin — di pensare a un piano di intervento. In Borsa le azioni della società toccano anche il -40%.

Il caos nel fine settimana

La svolta clamorosa arriva dopo il rifiuto, netto, di Etihad — il vettore degli Emirati Arabi Uniti, azionista di Alitalia per il 49% — a erogare altri finanziamenti. Nel 2016 Air Berlin ha chiuso in rosso di 782 milioni di euro. Così lo scorso maggio, proprio nei giorni in cui Alitalia scivolava in amministrazione straordinaria, Abu Dhabi aveva deciso di inviare un’ultima tranche di 350 milioni di euro per una durata di diciotto mesi. «Ma le cose sono andate peggio del previsto, così abbiamo dovuto chiedere a Etihad altra liquidità», racconta al Corriere della Sera da Berlino un dirigente del vettore tedesco. Tentativi andati avanti fino all’alba di venerdì scorso, 11 agosto, ma senza successo. Venerdì sera — ricostruisce ancora la fonte — «abbiamo avvertito il governo Merkel». Che a quel punto si è messo in contatto con Lufthansa, compagnia che già usa parte della flotta di Air Berlin per i suoi piani di espansione in Europa e nel resto del mondo.

I debiti miliardari

Messa in difficoltà dalla presenza delle low cost — Ryanair, easyJet, Vueling e Wizz Air — sul breve e medio raggio, sfidata sulle rotte intercontinentali dai vettori mediorientali, ma anche da un calo generico del prezzo dei biglietti, Air Berlin negli ultimi due anni ha iniziato a presentare conti drammatici. Negli ultimi sei anni ha registrato perdite per 2,7 miliardi di euro e debiti per 1,2 miliardi. Nel 2016 — dopo aver tagliato alcune rotte e ridotto la flotta di una trentina di velivoli — Air Berlin ha trasportato 28,9 milioni di passeggeri e nei primi sette mesi di quest’anno sono stati 13,8 milioni. «Stiamo facendo tutto il possibile per trovare la migliore soluzione per la compagnia, per i nostri clienti e per i dipendenti», ha spiegato Thomas Winkelmann, da sei mesi amministratore delegato di Air Berlin. Una soluzione — che confermano da Lufthansa Group — potrebbe essere quella di assorbire la compagnia dentro il colosso tedesco (proprietaria di Lufthansa, Eurowings, Swiss, Austrian Airlines, Brussels Airlines) «prendendo anche parte del personale» che ammonta a circa ottomila persone.

«Conti giù, basta soldi»

«Data la situazione globale, considerati i conti del 2016 e le perdite rilevanti di Etihad, visto il tasso di deterioramento dei risultati finanziari di Air Berlin negli ultimi mesi per noi è diventato impossibile erogare altro denaro per la compagnia tedesca», fanno filtrare da Abu Dhabi, dove si trova il quartier generale del vettore mediorientale. Da mesi Etihad corteggia Lufthansa per cedere tutta Air Berlin. Ma il colosso di Francoforte ha sempre fatto sapere che c’erano alcuni ostacoli come il costo del lavoro giudicato eccessivo, l’alto debito e i possibili rilievi dell’antitrust tedesca. Berlino ha fatto già sapere che vedrebbe bene un salvataggio — anche parziale — da parte di Lufthansa. «Sosteniamo gli sforzi per la ristrutturazione con l’esecutivo tedesco — fa sapere proprio Lufthansa in una nota — e questo significa anche che tutti i velivoli presi in leasing per le nostre sigle Eurowings e Austrian Airlines continueranno regolarmente a volare. Siamo anche in trattativa per prendere una parte di Air Berlin Group e intendiamo concludere il tutto in modo positivo».

Il dossier Alitalia

Su Air Berlin ci sarebbe anche l’interesse di easyJet, la seconda low cost in Europa per numero di passeggeri dopo Ryanair. L’obiettivo, in quel caso, sarebbe rafforzarsi sul mercato tedesco — finora dominato da Lufthansa — e scacciando così proprio Ryanair che da mesi ha messo gli occhi — e gli aerei — in Germania. Anche IAG (holding di British Airways, Iberia, Vueling, Aer Lingus) ha esplicitamente detto di guardare ad Air Berlin. La situazione finisce per complicare quella di Alitalia. L’ex vettore di bandiera del nostro Paese — da maggio in amministrazione straordinaria — cerca un acquirente che riesca a prendersela tutta intera oppure in parte (i lotti sono aviazione e handling). Lufthansa — che ufficialmente dice di non essere interessata a questo tipo di Alitalia anche per via dei troppi debiti e le difficoltà a dialogare con i sindacati — non ha mai chiuso le porte a Roma. Ma la richiesta di Berlino di dare una mano a non far sparire Air Berlin finisce per non concedere più tempo — e denaro — da dedicare ad Alitalia. CdS 15.8.

 

 

 

 

Circolare di Laura Garavini ai democratici in Europa

 

È una notizia che fa piacere sentire alla soglia delle vacanze estive: l’economia in Italia si è veramente risvegliata. Siamo ad un passo dai livelli di crescita dei Paesi più ricchi, come ad esempio la Germania. Se qualche mese fa il trend era timidamente positivo, ora l’inversione di rotta è chiaramente percepibile. La Germania cresce dell’1,6 per cento. L’Italia dell’1,4. Questa crescita si sente anche sul mercato del lavoro. Le donne occupate non sono mai state così tante dal 1977 ad oggi. Finalmente si iniziano a cogliere i frutti delle riforme strutturali realizzate negli ultimi tre anni. Sono i risultati delle politiche dei Governi Renzi e Gentiloni, che non hanno sprecato soldi pubblici, come erano soliti fare tanti governi precedenti, bensì hanno investito e utilizzato meglio le risorse. A partire dai fondi europei. Fondi che, per la prima volta, sono stati utilizzati al 100% mentre le infrazioni nei confronti dell’Europa, che ci costavano miliardi di euro all’anno, sono diminuite della metà. Dati da diffondere, così da sbugiardare i populisti.

 

A Marcinelle, la gratitudine dei connazionali

 

L’altro ieri ero a Marcinelle, sul luogo della strage mineraria del 1956. Ho potuto toccare con mano la gratitudine dei tanti connazionali presenti, nell’ascoltare le parole del Presidente Mattarella che, nel suo messaggio di saluto, ha ricordato come questa tragedia sia motivo di riflessione nei confronti di tutti coloro che oggi cercano in Italia quelle opportunità che noi trovammo per decenni in altri Paesi. È proprio così: Marcinelle ci aiuta a ricordare che gli emigrati eravamo noi. Le stragi dei migranti, di ieri e di oggi sono un monito, a noi e all’Europa. Ed è vergognoso che al termine della celebrazione il Segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, abbia offeso il Presidente della Repubblica per queste sue belle parole. Usare la strage di Marcinelle, in cui morirono 262 uomini, 136 dei quali italiani, per strumentali polemiche xenofobe, è un atteggiamento del tutto inqualificabile.

 

Contro lo sfruttamento, per il rispetto, anche in Croazia 

 

Sarò anche ad Albona, in Croazia, un’altra località, protagonista di una tragedia simile a quella di Marcinelle. Il 18 agosto presenteremo il pezzo teatrale ispirato alla strage di Marcinelle, „262 vestiti appesi“, scritto dal giovane regista Alessandro Idonea. Lo sfruttamento del lavoro ed il mancato rispetto delle norme di sicurezza sono una grave violazione dei diritti umani. È il messaggio che porteremo insieme ad Alessandro ed alla sua compagnia teatrale. Ad Albona, nella stessa miniera di carbone che, nel 1940, subì uno scoppio così lacerante da provocare la morte di 185 minatori. Luoghi diversi, ma con lo stesso filo conduttore: incuria, sfruttamento, mancato rispetto delle norme di sicurezza. Storie da ricordare, per evitare che si ripetano.

 

Tutelati i dipendenti delle organizzazioni internazionali

 

Avranno diritto ad una pensione italiana, grazie ai contributi versati in Italia per attività precedenti all’occupazione all’estero. E' una misura che vale per i dipendenti italiani delle organizzazioni internazionali, come ad esempio l’Ufficio Europeo dei Brevetti. Il nostro Governo ha recepito i contenuti di una mia interrogazione parlamentare garantendo che i contributi pagati in passato non andranno persi. Al momento del pensionamento l’INPS procederá al cumulo dei contributi, erogando al contribuente la quota proporzionale di pensione, spettante per gli anni contributivi versati in Italia. Con la Legge europea 2016, infatti, l’Italia si è fatta carico della tutela dei lavoratori che, pur lavorando presso organismi internazionali, avevano versato i contributi per eventuali lavori svolti in Italia. Niente privilegi. Gli impiegati di origini italiane adesso vengono parificati ai funzionari di altre nazionalità.

 

Turismo italiano, è ora di mettersi in rete

 

A tutti coloro – e non solo – che passeranno le ferie in Italia: il turismo è importante per l’economia italiana. Ogni cento euro di reddito prodotto in Italia, dodici vengono dal mondo del turismo. Ne ho parlato in occasione di un convegno tenuto dall’Associazione ASMEF, nel Cilento e anche a Cattolica Eraclea, confrontandomi con il Sindaco, Santo Borsellino, il consigliere Giuseppe Vizzi e la nuova giunta della cittadina. Anche noi che viviamo all’estero attraverso il turismo “di ritorno” diamo un piccolo contributo alla crescita del turismo in Italia. Importante è stare al passo con i tempi. Per rafforzare il settore turistico nella competizione internazionale, con i nostri Governi Renzi e Gentiloni, abbiamo varato una serie di misure volte a migliorare, ad esempio, l’offerta digitale delle imprese. Oggi solo il 6% delle piccole e medie strutture sono prenotabili via on-line. Invece essere competitivi su internet oggi è fondamentale. Per rendere il nostro Paese ancora più appetibile dobbiamo innovarci, senza perdere quelle caratteristiche che rendono l’Italia un gioiello unico al mondo. On. Laura Garavini

 

 

 

 

Bce: ricorso tedesco a Corte di Giustizia su QE

 

Il giorno di Ferragosto la Corte Costituzionale tedesca ha chiesto alla Corte di Giustizia dell’Unione europea di pronunciarsi sulla conformità ai Trattati del Quantitative Easing, l’ormai celebre programma di acquisto dei titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona, attuato dalla Bce sul mercato secondario con lo scopo di stimolare l’economia e di farla uscire dalla fase di stagnazione. La vicenda giudiziaria trae origine da alcuni ricorsi presentati da privati in Germania.

Non è la prima volta che dalla Germania partono tentativi di opporsi alle politiche espansive della Bce. Infatti, c’era già stata un’iniziativa – a vuoto – per bloccare le Omt (Outright monetary transactions), il programma lanciato nell’estate 2012 per riportare gli spread tra i titoli di Stato a livelli ordinari ed evitare il rischio fallimento di alcuni Paesi.

Perché in Germania si contrastano le politiche anti-crisi di Draghi

Sotto la presidenza di Mario Draghi, la Banca centrale europea, ormai da più di cinque anni, ha disposto politiche monetarie per salvare la tenuta della moneta unica ed evitare il rischio fallimento di alcuni Stati europei dopo la crisi dei debiti sovrani del 2011.

Dopo una prima fase di cosiddetta ‘gestione della crisi’, le politiche della Bce sono diventate via via sempre più espansive. L’obiettivo è tuttora quello di rilanciare e stimolare la crescita nei Paesi più colpiti dalla recessione, tra i quali l’Italia, evitando la stagnazione economica ed il rischio di deflazione.

L’economia tedesca è stata la meno toccata dalla crisi dei debiti e dai suoi strascichi: i Bund tedeschi sono tra i più sicuri al mondo, tanto da essere considerati un bene rifugio. Le politiche ultra-espansive di Draghi risultano pertanto inefficaci in Germania e potenzialmente dannose: per questo i tentativi di aumento dell’inflazione impauriscono gli investitori tedeschi.

I titoli di Stato tedeschi hanno attualmente un rendimento decennale pressoché nullo. Un eventuale ulteriore aumento dell’inflazione li porterebbe a essere negativi, come già capitato in alcuni periodi del 2016, rischiando di generare una perdita per coloro che li possiedono. Quindi, gli investitori tedeschi non possono e non vogliono alcun aumento ulteriore dell’inflazione.

Va però notato che, in questo caso, né il governo tedesco né la Bundesbank hanno cavalcato i ricorsi di privati e la decisione della Corte Costituzionale di adire la Corte di Giustizia dell’Ue.

La risposta di Francoforte

La replica della Bce all’attacco proveniente dalla Germania si baserà verosimilmente sul fatto che tra i suoi compiti inderogabili c’è quello di garantire la stabilità dei prezzi e un’inflazione che tenda all’aumento del 2% annuo. Attualmente il livello d’inflazione è dell’ 1,26%, lasciando ancora un sensibile margine alla Banca centrale europea per portare avanti il suo programma di acquisti dei titoli di Stato.

Il presupposto giuridico del ricorso presentato alla Corte costituzionale tedesca si basa in primo luogo sulla tesi che l’acquisto dei titoli di Stato da parte della Bce sul mercato secondario sia in realtà una forma di finanziamento agli Stati, di per sé vietato dall’articolo 123 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione.

In secondo luogo, la Bce è accusata di effettuare manovre che hanno funzione di politica economica, quando, invece, il suo mandato prevede che si limiti alla sola politica monetaria.

La storica posizione della Corte

È molto probabile che la controversia possa concludersi come la precedente questione sull’Omt, quando la Corte di Giustizia di Lussemburgo, con sentenza del giugno 2015, sostenne che il programma Omt “prevede l’acquisto di titoli di Stato soltanto nella misura necessaria per preservare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria … e che questi acquisti cesseranno una volta raggiunti tali obiettivi”, facendo così cadere qualsiasi accusa avanzata di illegittimità.

Si tratta, cioè, di una misura di politica monetaria e, come tale, rientra pienamente nelle attribuzioni della Banca centrale europea.

Inoltre, non si potrebbe neanche prefigurare una sorta di finanziamento agli Stati, come espressamente vietato dai Trattati, perché il Quantitative Easing “mira ad incitare gli Stati membri a rispettare una sana politica di bilancio, evitando che un finanziamento monetario dei disavanzi pubblici … conduca ad un indebitamento eccessivo o a disavanzi eccessivi degli Stati membri”.

Il Quantitative Easing potrebbe quindi essere giudicato come pienamente legittimo, sempre che la Bce garantisca al proprio intervento “garanzie sufficienti per conciliarlo con il divieto di finanziamento monetario risultante dall’articolo 123”.

Prospettive future

La questione sollevata dal ricorso tedesco pone un quesito di prioritaria importanza riguardo agli indirizzi che vorrà prendere l’Eurozona e l’esito della vicenda, sicuramente, condizionerà il futuro riguardo alla tenuta economica dei Paesi che adottano l’euro fino a dettare anche le sorti della stessa moneta unica.

Se da un lato la Germania non può garantirsi una stabilità a fronte della sua grande crescita, i Paesi in difficoltà dell’Eurozona potrebbero trovarsi in una crisi deflattiva che li condanni alla stagnazione per oltre un decennio.

Il dilemma è pertanto quello di armonizzare le scelte di politica economica e appianare le differenze di vedute, evitando da un lato rischi per la Germania e dall’altro la crisi perenne delle altre economie minori.

Questa problematica nasce principalmente dalla difficoltà di conciliare un’unica politica monetaria con le 19 politiche economiche dei Paesi che adottano l’euro. Chiaro è che le scelte che verranno fatte nei prossimi mesi condizioneranno largamente il futuro dell’economia dell’Unione. AffInt 17

 

 

 

 

Saviano: “L’Europa ha chiuso le frontiere e ci ha lasciato soli

 

«Campagna di fango sulle Ong. Il codice del governo avrà drammatici costi umani» - di Massimo Vincenzi

 

Roberto Saviano, togliamo l’odiosa propaganda politica, ma facciamo chiarezza su un punto chiave: esistono Ong colluse con gli scafisti?  

«La risposta è categorica: no, contro di loro c’è una plateale caccia alle streghe. Non c’è nessuna sentenza definitiva e neanche di primo grado. Se parliamo poi del caso della Iuventa, bene, vediamo che cosa la magistratura dimostrerà, lasciamo fare il suo corso. Se dovesse riscontrare delle irregolarità sarà giusto andare a fondo, accertarne i motivi, ma va detto che la parola collusione significa interessi comuni, significa profittarne e nelle inchieste e nelle accuse di Trapani non c’è questo, non c’è l’accusa di aver preso soldi o di aver fatto attività a favore dei trafficanti, cioè per arrecarne un vantaggio. Le accuse sono tutte legate a sconfinamenti, disinvolture nell’opera comunque umanitaria. Se si guarda al mare emerge in modo sempre più inequivocabile, anche da rapporti indipendenti e dalla Corte penale internazionale, che ad essere collusa con i trafficanti, quindi un rapporto diretto, sarebbe piuttosto la guardia costiera libica, la stessa che l’Italia sta aiutando e supportando. Molte imbarcazioni partono dalla città libica di Zawiya a poco più di 40 km da Tripoli, lì è notizia pubblica e comune, il capo dei trafficanti è un ragazzotto, Abdurahman Al Milad Aka Bija, che tutti conoscono come Al Bija, nemmeno trentenne, spietato, ricchissimo, ebbene sapete cosa è diventato oggi? E’ il nuovo comandante della Guardia costiera della città. I giornali italiani raccontano poco la Libia, ma basta leggere i reportage della giornalista freelance, Nancy Porsia, per capire chi sia davvero alleato ai trafficanti, le Ong o la Guardia Costiera libica, che coincide con i trafficanti in molti casi. Ci siamo affidati ai trafficanti stessi, cosa l’Italia ha offerto ai trafficanti per non buttare più uomini in mare? Soldi, protezione, cosa? Questa caccia alle streghe è servita a questo, distrarre l’opinione pubblica, dando la colpa alle Ong che salvavano vite mentre la diplomazia italiana si accordava con trafficanti con la divisa della marina. A monte di tutto questo i veri alleati dei trafficanti sono le politiche europee. L’Europa ha chiuso tutte le frontiere e non ha lasciato un solo modo legale per trovare protezione».  

 

Ci sono buoni e cattivi tra i volontari?  

«Se sarà il caso sarà appunto la magistratura a fare questa mappa. In mare ci sono grandi Ong internazionali, con progetti in tutto il mondo, come piccole organizzazioni nate apposta appunto per salvare vite nel Mediterraneo. Tutte hanno operato sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana, con l’obiettivo di salvare legalmente vite in mare. E tutte sono finite in qualche modo, a diverso titolo, sotto una grandinata di accuse, individuali o collettive, dai dibattiti politici ai bar, dai titoli dei giornali ovviamente ai social network, una girandola di fango chiaramente strumentale. Non c’è a oggi nessuna condanna su questo. Invece a oggi ci sono, come nel caso Msf, centinaia di prove giornaliere della loro attività in tutti i Paesi in difficoltà, in guerra. Spesso sono uniche presenze di assistenza. Su quello abbiamo la prova invece, sul resto ci sono solo ipotesi, spesso fumosissime».  

 

Qual è il criterio per giudicare il loro lavoro?  

«Le vite salvate. Molte hanno decine di anni di storia di presenze in territori in guerra, di rintracciabilità dei loro finanziamenti privati, non pubblici, quindi nessuna speculazione. Dei loro guadagni su cui si è favoleggiato: tutte balle. Ad esempio gli stipendi sono bassi: quelli di Medici senza frontiere guadagnerebbero molto di più lavorando in cliniche o anche in ospedali statali. Noi stiamo parlando di Ong che in questi anni hanno lavorato con la Guardia costiera italiana. Fondamentale ancor di più perché c’era completamente un’assenza degli assetti europei. Quindi noi abbiamo infangato Ong che lavoravano fino a ieri con lo Stato, in appoggio. In realtà queste carte girano da mesi, con stralci pubblicati, allusioni non confermate che hanno avuto l’unico obiettivo di scatenare un accanimento mediatico e popolare»

 

Perché alcune Ong aderiscono alle nuove regole del Viminale e altre no?  

«Il codice Minniti non è una legge per migliorare i soccorsi. C’erano già norme nazionali e internazionali che governavano il soccorso in mare sotto il coordinamento della Guardia costiera. E ribadisco: hanno consentito di salvare nella piena legalità migliaia di persone. Quindi non facciamo passare come stanno cercando di far passare tutti dalla Lega ai 5 Stelle al Pd, tutti, tranne rare eccezioni, che sino ad ora si è agito illegalmente. Sinora si è agito nel rispetto della legalità con la Guardia costiera italiana che si è avvalsa dell’aiuto delle navi delle Ong. Per cui le Ong hanno scelto nel nome della propria indipendenza di non voler diventare parte integrante di un sistema governativo. Anche perché, insomma, il codice non ha finalità puramente umanitarie. Rientra in un sistema più ampio che mira al controllo delle frontiere, contenimento delle persone in Libia. Quindi è un obiettivo politico-militare che, secondo le Ong, avrà drammatici costi umani». 

 

Da attento studioso di organizzazioni mafiose: ci sono loro dietro questa nuova tratta degli schiavi?  

«Non abbiamo prove di un investimento delle mafie italiane in questo traffico. E’ ovvio che le organizzazioni criminali libiche sono ai vertici del traffico di esseri umani. Ricordo che la stessa veemenza che abbiamo sui migranti, non l’abbiamo sulla cocaina che arriva tutta dall’Africa a tonnellate a settimana. Quindi in realtà l’Europa non si blinda, non si chiude sul narcotraffico, si chiude su esseri umani. Le mafie non sfruttano le Ong, non hanno alcun interesse. Il trafficante libico mette sui gommoni questi disperati, fregandosene sia che questi vengano salvati o annegati, non gli importa nulla. E’ vero che invece le mafie guadagnano dai centri di accoglienza»

 

Cosa dovrebbe fare l’Italia?  

«Innanzitutto smetterla di attaccare le Ong che sono gli unici attori ad aver supportato il nostro Paese in un obbligo: l’obbligo di salvare vite. L’Europa ha lasciato tutto sulle nostre spalle, non istituendo un sistema di ricerca e soccorsi in mare, chiudendo tutte le frontiere, non condividendo le responsabilità dell’accoglienza. L’Unione è grande, i flussi sono stati ad ora gestibili: 362 mila arrivi nel continente nel 2016, 181 mila in Italia. Il problema vero è che non stiamo affrontando la questione in modo unitario. Per esempio, il regolamento di Dublino costringe l’Italia a doversi sobbarcare tutto da sola, portandoci a voler respingere i migranti a tutti i costi. In tutto questo il risultato? Che abbiamo trovato come unico interlocutore possibile la Libia».  

 

L’immigrazione è diventata un problema quasi esclusivamente di sicurezza, non servirebbe una politica culturale?  

«Per riparare a questi sei mesi di polemiche, haters e menzogne anti migranti ci vorranno purtroppo 10 anni di rieducazione. Dieci anni che dovranno essere accompagnati da azioni culturali importanti, per esempio raccontare nelle scuole fin dalle elementari che cosa è stato fatto all’Africa, cosa è oggi l’Africa, il Medio Oriente. Le classi italiane sono sempre più piene di figli di migranti: bambini italiani nati da genitori stranieri. Da lì partirà tutto questo: il cantante che quest’estate è stato più ascoltato in Italia è Gali figlio di madre e padre tunisini, nato a Baggio. Quasi tutti sentono che la pancia del Paese è contro i profughi e quindi si cavalca la paura, se prendi una posizione più complessa hai una risposta fredda e di diffidenza».  

 

C’è il rischio di infiltrazioni Isis sui barconi?  

«Questo è l’ennesimo spauracchio di questa manipolazione che stanno facendo, parlando di armi e droghe sulle navi dell’Ong: bugie. Non si può pensare che i miliziani dell’Isis vadano in battaglia rischiando la vita su un barcone. Anche solo a guardare le statistiche, che vedono migliaia di persone arrivate dal mare negli ultimi anni, si dovrebbe porre fine all’equazione che siano proprio loro a compiere operazioni terroriste anche semplicemente ideologiche, non solo militari». 

 

Altro tema come già accennato è l’integrazione sul territorio. I Cie e simili sono un fallimento, perché?  

«Sono un limbo, lontani dai centri abitati, da qualunque contatto normale con la società: in questo modo è chiaro che crei la divisione e impedisci alle persone di integrarsi, lavorare iniziare, fare una vita normale. La costringi ad un isolamento alienante. Tra l’altro i posti dell’accoglienza ordinaria non bastano e quindi ci si aiuta o meglio ci si affida alla accoglienza straordinaria, bisognerebbe prendere professori che possano insegnare l’italiano, psicologi che possano sostenere i migranti: sono operazioni molto semplici da poter fare, che aiuterebbero moltissimo».  

 

Cosa accadrà adesso con il ritiro di alcune Ong dal Mediterraneo?  

«Senza navi di soccorso ci saranno più morti e soprattutto non ci saranno più testimoni indipendenti. L’obiettivo primo dell’attacco all’Ong è non avere testimoni lì. I testimoni sono scomodi. Certo se nel frattempo la disumana strategia di contenimento funzionerà, ci saranno anche meno persone da soccorrere in mare, perché saranno intrappolate nell’inferno dei centri di detenzione in Libia»

 

Per chiudere, una frase di speranza, è possibile arrivare ad essere una società multietnica?  

«Basta smetterla con le bugie. È necessario che tutte le persone imparino a rifiutare l’aggressività, che siano pronte a cambiare idea, che decidano di approfondire e che se non condividano non diffamino, non insultino o non usino toni di condanna di ciò che non sanno, ecco la speranza risiede in queste persone. Se esistono persone ancora disposte a non scegliere la soluzione più semplice o più brutale, se riusciremo a far rivivere questo spirito allora significa che non tutto è perduto». LS 15.8.

 

 

 

Nuovo patto per l’Europa. UE: cambio di governace, una visione italiana

 

Nonostante il dilagante euro-scetticismo, per gli italiani l’Unione europea è ancora fondamentale non solo per promuovere il ruolo dell’Italia, ma anche per la stabilità nell’arena globale. La sua governance, però, va cambiata radicalmente. Questo è quanto emerso dal gruppo di riflessione nazionale riunito dallo IAI nel corso del 2016 e del 2017 nell’ambito del progetto New Pact for Europe. Secondo gli italiani, l’Unione europea sembra in effetti bloccata in una generale impasse, incapace di superare le crisi multiple che l’hanno colpita. Sebbene la colpa non sia solo europea, ma di quelli stessi Stati membri che continuano a considerare prioritari gli interessi nazionali rispetto al bene comune, l’Ue deve necessariamente mettere in atto una serie di azioni giudicate essenziali al rilancio del progetto europeo e al superamento dello stallo che la affligge.

Poca convergenza e poco aiuto

Ad esempio, sebbene il Pil europeo sia cresciuto nell’arco del 2016, una qualsiasi forma di convergenza economica, necessaria alla stabilità dell’eurozona, è ben lontana dall’essere raggiunta. Il benessere non è equamente ripartito sia tra Stati sia tra cittadini. E a fronte di un numero di Paesi membri che hanno un surplus della bilancia commerciale superiore al 6%, ce ne sono molti altri, tra cui l’Italia, che faticano a tenere il passo. Inoltre, a livello sociale, le politiche di austerità imposte hanno portato ad un innalzamento della pressione fiscale, l’occupazione quando c’è non è accompagnata da salari o garanzie adeguate e il sistema di welfare sociale è continuamente ridotto.

Sicuramente, la situazione italiana va ricondotta a problemi precedenti alla crisi economica e, nello specifico, alle mancate riforme in grado di modernizzare il sistema-Paese quando l’economia mondiale stava crescendo. Tuttavia, secondo il gruppo di riflessione nazionale, l’ Unione europea può e deve fare molto di più per aiutare l’Italia e migliorare le condizioni di vita dei cittadini.

Idee per il futuro, banche e sicurezza

Un’idea è quella di completare l’ Unione economica e monetaria con strumenti adeguati a prevenire ulteriori crisi. Uno di questi è il Meccanismo di Risoluzione unico per  garantire una risoluzione ordinata delle banche in dissesto, con costi minimi per i contribuenti e per l’economia reale, e il Deposit Insurance Scheme europeo a completamento dell’ Unione bancaria. Inoltre, i Paesi in crescita economica come la Germania o l’Olanda dovrebbero stimolare la domanda interna con più spesa e investimenti per incoraggiare convergenza economica tra i Paesi membri ed essere in linea con le regole fiscali e di bilancio europee. In questo frangente, gli italiani sono ancora favorevoli alla creazione di un ministro delle Finanze responsabile del budget europeo e di un fondo per gli investimenti che sviluppi programmi per la lotta contro la disoccupazione e la promozione del benessere sociale.

Per gli italiani, anche la sicurezza rimane un area dove serve maggiore cooperazione. La Strategia Globale europea rischia infatti di rimanere solo verbo se non viene tradotta in azioni concrete. Gli Stati membri dovrebbero necessariamente coordinare le loro politiche estere e integrare i loro sistemi di difesa. Per questo motivo l’implementazione di una Permanent Structured Cooperation (Pesco), decisa dal Consiglio europeo lo scorso giugno, o di programmi europei per la lotta al terrorismo tramite la cyber-security o l’information sharing sono una priorità.  Tuttavia l’accordo siglato tra Francia e Germania lo scorso luglio sembra non procedere nella destinazione “comunitaria” auspicata. Infatti, sembra che ogni sviluppo europeo di accordi sulla difesa e la sicurezza debba costruirsi attorni all’integrazione bilaterale franco-tedesca, che di fatto esclude l’Italia.

La crisi migratoria acuita dagli egoismi nazionali

In questo contesto, anche la crisi migratoria è considerata dagli italiani come un problema europeo acuito dagli egoismi nazionali. Da un lato la riluttanza di alcuni Paesi membri come la Polonia o l’Ungheria, che  hanno rifiutato di mostrare solidarietà verso l’ Italia e gli altri Paesi più colpiti dall’ondata migratoria, ha sicuramente esasperato la crisi oltre a delegittimare i meccanismi europei di  ricollocamento e reinsediamento dei richiedenti asilo nei diversi Stati membri sulla base di quote ben definite.

Dall’altro, l’iniziativa di Macron in Libia ha rappresentato uno schiaffo morale per l’Italia, che da tempo cerca di promuovere, tramite il supporto europeo, forme di cooperazione politica ed economica con il Paese, al fine di prevenire massicci flussi di emigrazione. Secondo gli Italiani, al di là delle innumerevoli dichiarazioni, non da ultimo quella del Consiglio a Tallin, è necessario sviluppare un approccio comunitario al problema. E, oltre all’attuazione di una politica di asilo europea, bisogna predisporre un’ effettiva redistribuzione del costi sociali e non dei migranti economici, cioè coloro che partono per motivi non strettamente umanitari e che rappresentano il gran numero degli sbarchi in Italia. Inoltre, la crisi migratoria non dovrebbe essere affrontata solo dal punto di vista della gestione delle frontiere, ma anche come un processo più ampio che predispone lo sviluppo di vie legali per l’ingresso nell’Ue e di programmi per l’integrazione dei migranti nelle economie locali.

I rischi di una Multispeed Europe

In conclusione, il futuro dell’ Unione europea va visto in chiave di una maggiore cooperazione tra Paesi membri. Certamente, al di là della Brexit, è difficile pensare a decisioni politiche comuni prese a 27. Tuttavia lo sviluppo di un sistema di governance a più velocità, la cosiddetta Multispeed Europe,  così come prospettato dalla Dichiarazione di Roma per il 60° Anniversario della firma del Trattato, non può risultare in un’Europa di egoismi o di iniziative franco-tedesche a cui il resto degli Stati si può, o deve, adeguare. Servono maggiori azioni di coordinamento da parte delle istituzioni comunitarie. Infatti, se i Paesi membri continueranno a sacrificare l’interesse europeo per questioni di politica interna e potere nazionale, non danneggeranno solo il processo di integrazione, ma anche l’efficacia delle stesse azioni europee, svuotando l’ Unione della proprio storica missione, quella di creare un comune benessere, pace e stabilità regionale. Eleonora Poli, AffInt 15.8.

 

 

 

 

Amministrazione a termine

 

Quando avevamo avanzato supposizioni sulle strategie, dell’Esecutivo Gentiloni, atte a correggere il nostro “Deficit”, abbiamo esternato alcune perplessità, senza, però, sottacere qualche segnale di buona volontà politica. Dopo le ultime mosse di questo Governo terminale, ci siamo convinti che lo Stato avrebbe dovuto limitare il suo “autofinanziamento”; favorendo, invece, la ripresa della produttività pubblica e privata.

 

 Riconosciamo che il progetto è, in definitiva, identico a quello del suo predecessore. Dati i precedenti “sviluppi”, che sono stati tutt’altro che conformi, non disconosciamo, comunque, la buona volontà; ma i nodi da sciogliere rimangono quelli di sempre. Il fatto d’aver focalizzato una “scaletta” di priorità non può essere considerato un parametro di garanzia. Al punto in cui siamo, non basta promettere una governabilità “formale” per ripristinare gli investimenti produttivi. Sempre nell’attesa del varo di una nuova legge elettorale.

 

 C’è, infatti, da esseri concreti e guardare la realtà italiana in tutta la sua complessità. Il libro dei conti pubblici è in “rosso” e ci chiediamo, con gran coerenza, quale ripresa ci potrà mai essere senza le necessarie garanzie di “Copertura”. Ci domandiamo se i problemi della previdenza sociale, della sanità e del lavoro potranno trovare una loro sistemazione, pur se temporanea, nei progetti dell’Esecutivo. Solo se questa è la posizione”vera”, riteniamo di poter proseguire le nostre considerazioni.

 

 Non è tanto l’eventuale crisi di Governo che ci preoccupa. Semmai, potrebbe essere motivo di sofferenza la “stasi” alla quale ci hanno abituato già da mesi. Questa Legislatura, in ogni caso si consideri, è sull’orlo di una recessione d’identità che riteniamo incipiente. I mesi futuri potrebbero chiarire l’evolversi del quadro socio/politico nazionale. Spiccano, tuttavia, chiari segnali di un Esecutivo al capolinea. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Amatrice tra passato e futuro

 

L’Aquila. “Oddio, cosa sta succedendo!” esclamai svegliata di soprassalto, alle 3 e 36 del 24 agosto 2016.  Con sgomento notai che era quasi la stessa ora del terremoto dell’Aquila dell’aprile 2009, mentre un rumore martellante e cavernoso si accompagnava allo scuotimento prolungato di tutte le cose intorno a me, finestre, mura, armadio, lampadario. Subito le radio ci informarono dell’epicentro di quel sisma, e poi incominciò la sequela delle immagini in TV, centrate su Amatrice e le frazioni dei dintorni.

Ed ecco Amatrice ad un anno da quel giorno.  Entrando nel centro del borgo, girando a sinistra c’è il viale che conduceva in centro. Ad un lato la sede del parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, difronte un giardino pubblico, verde, fiorito, curatissimo. È la fine di tutto, anzi è l’inizio delle rovine, a vista d’occhio una distesa di detriti, non c’è rimasto niente del vecchio abitato, ancora distinguibili, ma inclinati su un lato un paio di fabbricati bianchi suggeriscono che lì c’era vita: case, chiesa, negozi, ristoranti, gente in movimento. Diversa l’impressione che mi fece a suo tempo il centro dell’Aquila, distrutto sì, zona rossa impenetrabile, ma in piedi e riconoscibile nelle sue vie, vicoletti, piazze e piazzette. Del centro di Amatrice non c’è neppure il ricordo. Da segnalare vicino alle rovine il cartello che vieta di fare selfie, zona di rispetto.

Camminando in direzione opposta, un bel viale in salita, ai lati qualche fabbricato ancora in piedi dà l’impressione di benessere, spazi verdi, case eleganti, oggi accanto a file di casette di legno. Dopo circa un chilometro ecco la novità: il polo del cibo, che la dice lunga sulla cultura e le attività economiche del luogo.  Si tratta di un gruppo di fabbricati in legno e vetro, ariosi e luminosi, dall’interno si scorge le vicine catene di monti. Ciascuno di essi è fatto di linee armoniose e slanciate verso l’alto, e tutti insieme formano una zona di svago e di incontro sorprendente, piacevolissima. Sono ristoranti, il cibo, il punto cardine dell’economia di una zona dedita principalmente all’allevamento del bestiame. Famosi tutti, questi ristoranti servono uno dei piatti più richiesti al mondo, la pasta all’amatriciana, condita da una magnifica, buonissima mistura di guanciale e pecorino, servita in bianco o al pomodoro. Il polo del cibo inaugurato il 29 luglio scorso, ha attratto subito folle di visitatori, che sciamano da un ristorante all’altro alla ricerca di un tavolo libero. Tutti i ristoranti insieme manifestano in modo visibile la forte volontà di rinascita della comunità, una fiducia fortissima nella propria cultura, una vivace voglia di vivere, di tirare avanti con la vita nonostante tutto.

 Nel 2015 Amatrice entrò a far parte del club dei borghi più belli d’Italia. Distrutta nel 2016, oggi si trova fra la memoria di un passato cancellato dalla furia della natura ed un futuro appena segnato e annunciato dal polo del cibo. Passato e futuro collegati, o divisi, da un viale di circa un chilometro. La sfida da affrontare da chi porterà avanti la ricostruzione di Amatrice negli anni a venire sarà proprio quella di farne ancora uno dei borghi più belli d’Italia. Ed anche sicuro, se è possibile! Emanuela Medoro, de.it.press 19.8.

                

   

 

 

 

Europei nell’essere

 

Dal 1979 esiste un Parlamento Europeo, eletto suffragio universale, che rappresenta oltre mezzo miliardo di cittadini distribuiti nei Paesi che hanno aderito all’Unione. C’è anche una Corte di Giustizia Europea, una Banca Centrale Europea (BCE), e una moneta unica. Insomma, l’UE, pur col Brexit Britannico, tenderà a espandersi ancora verso l’est. L’Italia è stata uno dei primi Paesi a credere in una Federazione Comunitaria. Da Roma sono nate quelle premesse che hanno portato il Vecchio Continente all’attuale realtà. Eppure, il Bel Paese è sempre in crisi economica; anche se non d’identità. Questo non ci sembra, però, il luogo per focalizzare delle responsabilità politiche che, in ogni caso, ci sono. Il nostro vuole essere solo un intervento informativo.

 

L’Italia ha da affrontare problemi interni che l’Unione non potrà fare suoi. Certo è che, oltre i confini politici degli Stati, ci sono anche delle nostre mete interne da conquistare. Ma essere europei è importante. Sotto ogni profilo. Del resto, più di tre milioni di cittadini italiani vivono in altri Paesi UE e la loro integrazione si è realizzata in termini ormai più che fisiologici. Quindi, italiani sì, ma anche cittadini d’Europa.

 

 La nostra Comunità nel Vecchio Continente è, sicuramente, più numerosa di quella in essere nelle Americhe. Mostrarsi europei, quindi, significa anche condividere una realtà ben più articolata di quella vissuta nel territorio nazionale. Mentre riteniamo che in questo nuovo Millennio la società europea sarà ampiamente multi etnica, potrebbe essere anche realizzata una Costituzione Europea. Quindi, anche mutare perfino i rapporti politici tra gli Stati UE. La nostra è più che un’ipotesi.

 

Pure se ci vorrà ancora tempo per superare alcuni comportamenti tipicamente “nazionali”, non verrà meno l’impegno per andare oltre. Superati i compromessi, la realtà che ci attende incoraggerà anche il rilancio del nostro sviluppo. Perché essere “parte” di un tutto” resta una garanzia che non è sfuggita a chi si sente europeo nell’essere. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Globalizzazione: i rischi della rivoluzione tecnologica

 

La globalizzazione ha generato, nelle economie avanzate, un processo di delocalizzazione produttiva senza precedenti. Un processo accelerato negli ultimi anni dalla crisi economica. Le conseguenze negative sull’occupazione non sono ancora state metabolizzate, mentre all’orizzonte s’intravede una nuova rivoluzione: quella tecnologica.

Per le economie avanzate, la crescente automazione del settore manifatturiero costituisce una nuova importante sfida. Per quelle emergenti – le cui economie spesso dipendono da produzioni ad alta intensità di manodopera –, il cambiamento tecnologico può essere addirittura una questione di sopravvivenza.

La progressiva digitalizzazione e robotizzazione di produzioni che erano state delocalizzate alla ricerca di risparmi sul costo del lavoro, renderà infatti meno importante la disponibilità di manodopera a basso costo e riavvicinerà molte produzioni ai mercati di sbocco finale. Il rischio è che in alcune economie emergenti vada in crisi l’attuale modello di crescita, basato in gran parte sulle esportazioni. Con conseguenze che, in un’economia globale e ricca di interdipendenze, non sarebbero solo locali.

Industria 4.0: cambiamento per tutti

In Europa, negli Stati Uniti e in Giappone – le cosiddette economie avanzate – si parla molto di digitalizzazione e industria 4.0. L’impatto del cambiamento tecnologico sull’economia presenta opportunità, in particolare in termini di aumento della produttività, ma anche rischi, soprattutto per l’occupazione. Per anni, i posti di lavoro sono stati minacciati da globalizzazione e delocalizzazione. Oggi a fare paura è la progressiva automazione del settore manifatturiero, con l’introduzione sempre più massiccia di robot.

Quella che per le economie avanzate è una sfida seria, per i Paesi emergenti può tradursi presto in una questione ben più cruciale. La possibilità di automatizzare molte produzioni rende infatti meno importanti, e a volte irrilevanti, i vantaggi della delocalizzazione in termini di riduzione del costo del lavoro. Molti Paesi in via di sviluppo perderanno l’attuale vantaggio competitivo nelle attività manifatturiere ad alta intensità di lavoro.

Il trend è irreversibile. L’introduzione di nuove tecnologie ha costi fissi elevati ma costi variabili molto bassi. Pertanto, una volta sostituite le braccia con i robot, la convenienza aumenta col passare del tempo. Il fenomeno è già in atto. Molte produzioni da labour intensive stanno diventando capital intensive. Un ottimo esempio viene dall’assemblaggio nel settore dell’elettronica, cambiato radicalmente. Lo stesso accadrà a molte produzioni semplici che richiedono lavoro a basso costo ma che sono facilmente automatizzabili. Come per il tessile, l’abbigliamento, la calzatura. E molti altri settori.

Un’altra conseguenza – e questo è un serio problema per molte economie emergenti votate all’esportazione – è che i nuovi impianti automatizzati possono essere installati vicino ai mercati di sbocco finale e non devono più inseguire il costo del lavoro più conveniente. Significativo l’esempio di Adidas, che sta investendo in fabbriche automatizzate per produrre scarpe sportive in Germania e negli Stati Uniti. Si parla sempre di più di reshoring.

La sfida per le economie emergenti

La difficile sfida per le economie emergenti è non farsi travolgere dal cambiamento tecnologico ma, al contrario, riuscire a cavalcarlo. Ciò significa investire in tecnologia e in capitale umano. Puntando sull’aumento di produttività anziché su quello di capacità produttiva. Molte economie emergenti saranno sotto forte pressione e non riusciranno a mantenere i tassi di crescita del recente passato. Con implicazioni anche sociali e politiche.

Alcuni paesi sono meno a rischio di altri. È il caso di India e Filippine, che si sono spostate per tempo sui servizi e sono meno esposte al manifatturiero. L’India ha anche il vantaggio di avere un buon sistema educativo che forma ottimo capitale umano. È dimostrato che popolazioni con livello d’istruzione elevato si adattino più facilmente al cambiamento tecnologico. Meno esposti anche i Paesi che hanno grandi mercati interni in crescita – come la Cina e ancora l’India -, che soffriranno dal lato delle esportazioni ma potranno investire nel proprio apparato produttivo e modernizzarlo così da porlo al servizio del mercato interno. La Cina sta già investendo massicciamente in automazione e nuove tecnologie.

Interdipendenza globale e rischi diffusi

Non tutti i Paesi sono attrezzati per affrontare il cambiamento in atto. Il nuovo scenario può produrre pericolose distorsioni. Le economie emergenti, spesso dotate di mercati finanziari poco liquidi, possono essere tentate, per sostenere la domanda interna, di ricorrere a capitali esteri piuttosto che a risparmio domestico, e in particolare all’indebitamento piuttosto che a capitali di rischio. In questa evenienza tuttavia, il flusso di capitali dall’estero rafforzerebbe la valuta locale deprimendo ulteriormente le esportazioni ed esporrebbe il Paese al rischio di una fuga di quegli stessi capitali.

Peraltro, l’attuale scenario macroeconomico caratterizzato da tassi d’interesse ancora generalmente bassi consente di indebitarsi a relativo e basso costo: ciò costituisce un forte disincentivo ad affrontare seriamente le riforme di cui molti di questi Paesi avrebbero bisogno per tornare a crescere. Come già dimostrato in crisi internazionali recenti, nell’economia globale dalle forti interdipendenze, gli squilibri delle economie emergenti possono facilmente diventare un problema anche per quelle avanzate.

La rivoluzione tecnologica avrà conseguenze rilevanti sull’economia globale, in particolare sull’occupazione. Le economie avanzate sperano di poter rimpiazzare almeno una parte dei posti di lavoro persi con altri, nuovi, legati proprio all’innovazione tecnologica. Si punta su settori hi-tech, servizi, sharing economy. Non è detto che sia sufficiente e alcuni Paesi si stanno preparando meglio di altri.

Per le economie emergenti la situazione sarà più complessa e la loro sopravvivenza dipenderà dalla capacità di cambiare per tempo il proprio modello di crescita. Non tutte sono attrezzate per affrontare la sfida e non tutte riusciranno a superarla senza danni. Con conseguenze che non rimarranno circoscritte. Marco Magnani, AffInt 14.8.

 

 

 

 

L’intesa

 

Oggi, l’informazione è il problema minore. Ci ha pensato la tecnologia a eliminare le distanze e le incomprensioni linguistiche. Ma tanti problemi interpretativi restano. Sono passati quasi diciassette anni dal secolo scorso. In questo periodo, è cambiata la realtà italiana, europea e mondiale. Però, parecchi problemi correlati all’italianità oltre frontiera ci sono ancora. Magari meno evidenti; ma pur sempre reali.

 

Mentre la politica del Bel Paese s’è evoluta in modo anomalo rispetto ad altre realtà europee, ci chiediamo: l’Italia è ancora riscattabile? In altri termini, il Paese è in grado di sopperire alle mancanze che interessano i Connazionali nel mondo? L’interrogativo ha tutto il diritto d’essere esaminato. Chi vive oltre frontiera, anche se di terza o quarta Generazione, ha in Patria problemi assai simili a quelli dei predecessori.

 

 Perché se, in passato, si emigrava per necessità, ora la finalità e rimasta la stessa. Prima è stata la volta della forza lavoro manuale; ora è quella dei tecnici, dei diplomati, che in Italia non hanno trovato opportunità per sviluppare le loro competenze. Anche col nuovo Millennio, non sono finite le perplessità per un’Italia più europea di quanto in realtà sia.

 

Intendiamo, quindi, promuovere un piano per una sorta d’”incontro”virtuale con chi è “rimasto” e chi è “andato”. Preponiamo, di conseguenza, un’informazione che consenta alle Generazioni di confrontarsi con uno spirito che superi i limiti dei luoghi, delle consuetudini e dell’età. Per quanto ci compete, restiamo a disposizione per avere, da chi ha la pazienza di seguirci, eventuali proposte. E’ un impegno che intendiamo rispettare. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Recensione. L’Italia fuori è migliore dell’Italia dentro

 

Annotazioni sulla presentazione a Sulmona del volume “L’Italia nel cuore” di G. Palmerini - di Mario Setta, storico

 

SULMONA - “L’Italia fuori è migliore dell’Italia dentro”. Pronunciata come un principio assoluto, come una verità apodittica può sembrare eccessiva una simile affermazione. Ma, se si pensa, si valuta e si riflette sulla storia dell’emigrazione italiana, la verità emerge in maniera lapalissiana. L’Italia all’estero, un’Italia più numerosa di quella in casa, è un Paese dalle mille facce, dalle innumerevoli capacità espresse in ogni lingua e su ogni territorio. L’ultimo libro di Goffredo Palmerini, “L’Italia nel cuore”, ne è l’ennesima testimonianza.

Palmerini, da oltre dieci anni, ha iniziato un lavoro di rapporti internazionali con italiani all’estero, che ha creato una rete di interessi culturali, di legami tra persone, istituzioni e libere associazioni che esprimono la volontà di conservare la memoria delle origini e valorizzare per nuove frontiere un passato libero dalle catene della tradizione. L’avventura della terra come casa comune.

L’emigrante è un uomo nuovo per un mondo nuovo. Forse il titolo del libro avrebbe potuto essere “Il mondo nel cuore”, perché Palmerini ha uno sguardo universalista, un progetto, più o meno consapevole, per contribuire alla nascita di un mondo in cui gli italiani, con i valori di sempre, potrebbero rappresentare il lievito nella massa. D’altronde fu un italiano, Cristoforo Colombo, a superare le colonne d’Ercole ed approdare al nuovo mondo. Da allora, numerosi italiani hanno dato vita alle più interessanti e artistiche realizzazioni umane in qualsiasi parte della terra.

Il libro di Palmerini è una antologia di personaggi, fatti, notizie, analisi sulle problematiche dei rapporti a carattere internazionale. La città di L’Aquila, l’Abruzzo, l’Italia e il mondo. E sembra strano che proprio da L’Aquila, il cui motto municipale “Immota Manet” dà l’idea di chiusura tra le proprie montagne, sia arrivata questa ventata di internazionalismo, di superamento delle barriere. Una weltanschauung che offre un panorama a vasto raggio, un futuro ultramillennario per cui, stando alle parole di Teilhard de Chardin, “l’umanità è talmente giovane che la si può ben dire appena nata”.

Il filosofo Nietzsche, autore del concetto di “oltre-uomo”, nella primavera del 1883, pensa di lasciare Roma e di recarsi in Abruzzo, a L’Aquila. Scrive: «Volevo andare all’Aquila, fondata da uno degli esseri a me più affini, il grande imperatore Federico II di Svevia. Ma in tutto questo c’era un destino: dovetti tornare indietro.»  In una lettera (cartolina) scrive alla sorella Elisabeth: «E’ andata male! Lo scirocco ha inferto la sua spada fiammeggiante su L’Aquila! Quel posto non fa per me!»  Per Nietzsche l’aquila (l’uccello) era metafora dell’essere che si libra nelle altezze. Che cosa abbia reso “disastrosa” la visita di Nietzsche a L’Aquila non sappiamo. Non ne parla. Forse il suo stato d’animo, la sua suscettibilità, la sua facile disposizione alla delusione nel confrontarsi con la realtà.

Il libro di Palmerini è stato presentato il 10 luglio scorso a Sulmona, al Meeting Santacroce Hotel, di fronte ad un gruppo di attenti uditori. Ne hanno parlato Franco Ricci, di origini abruzzesi, docente all’Università di Ottawa in Canada, Francesca Pompa, responsabile Edizioni One Group, Salvo Iavarone presidente Asmef e l’autore. De.it.press

 

 

 

 

 

I migranti

 

Abbiamo preso come anno “zero”, per una verifica dei nostri flussi d’emigrazione, il 1900. Quella della seconda metà del 1800 non ci avrebbe consentito paragoni e riscontri con quell’iniziata agli albori del secolo scorso.

 Ciò premesso, la prima Generazione di nostri Migranti ha terminato la sua fase d’inserimento nei Paesi ospiti nel 1930. Erano, quelli, gli anni tra i due conflitti mondiali ed il Vecchio Continente aveva aperto le sue frontiere ai lavori che i locali non intendevano più esercitare. La Seconda Generazione è terminata nel 1970. In tempi assai meno amari dei precedenti. L’intolleranza non era del tutto debellata, ma la nostra Comunità già aveva iniziato quel percorso d’integrazione che si sarebbe completato con laffermarsi della nostra Terza Generazione. Inquadrata col 1990.

 Nata all’estero, sempre meno psicologicamente italiana e molto bene assimilata con la società ospite. Questa fitta umanità andrà a terminare il suo ciclo di monitoraggio nel 2020. Fuori d’Europa, il processo d’integrazione è stato anche più rapido. Per l‘America meridionale è normale scrivere già di Quarta Generazione. In pratica di cittadini, con passaporto nazionale, che non parlano neppure la nostra lingua ed hanno più interessi nel Paese che li ospita che nella lontana Italia.

 I futuri cicli generazionali andranno a perdere le tradizioni, la cultura, le usanze della Penisola e l’italianità saranno più un senso di nostalgia del passato, che orgoglio d’origine. Ne prendiamo atto; non potendo fare altrimenti. L’Italia dei Migranti nel Vecchio Continente ha terminato la sua impresa memorabile. Ora siamo cittadini europei.

. Manca, però, ancora un giusto peso politico, in pratica di rappresentatività, per gli eletti nel Parlamento italiano dall’estero. Probabilmente, prima del completarsi di questo ciclo generazione, il diritto di voto sarà esteso anche per candidati residenti nel Bel Paese. Se ciò si dovesse verificare, ovviamente con la nuova legge elettorale, il concetto d’equità, a lungo cercato, sarebbe compiuto.

In ogni caso, la storia della nostra Emigrazione resterà un segno che ha lasciato una traccia indelebile dell’operosità italiana nel mondo. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Tenuta la Consulta dei Veneti nel Mondo (Vicenza, 27-29 luglio). Il documento conclusivo

 

A Vicenza, Palazzo Barbarano da Porto, si sono riuniti i Consultori per discutere i temi all’ordine del giorno. Presenti all’apertura il Presidente della Consulta e Assessore delle Politiche Migratorie Onorevole Manuela Lanzarin e il Vice Presidente Luciano Alban.

All’apertura dei lavori l’Assessore dà la parola ai Presidenti Associazione Veneti nel Mondo, Aldo Rozzi Marin e Marco Appoggi dell’Ente Vicentini nel Mondo  danno il benvenuto a tutti i presenti. Il Vice Presidente della Consulta, Luciano Alban, saluta  tutti e in particolare i nuovi consultori.

Il giorno successivo ha apportato il suo contributo anche l’assessore regionale Giuseppe Pan.

I consultori nel corso di un approfondito dibattito svoltosi nel pomeriggio del 27 e nell’intera giornata del 28 sono giunti alle seguenti conclusioni ritenute utili per un corretto coinvolgimento delle varie realtà nell’elaborazione del programma dell’assessorato.

Valore imprescindibile dell’Associazionismo. I Consultori ribadiscono il ruolo preminente che deve avere l’associazionismo di emigrazione nelle politiche della Regione. La sua storia, la funzione che esercita e i valori che esprime, sono elementi  imprescindibili che devono renderlo interlocutore privilegiato della Regione del Veneto nelle iniziative a favore dei veneti nel mondo.

Le nostre concittadine e i nostri concittadini riuniti in associazioni in Veneto e all’estero svolgono un ruolo importante quale anello di congiunzione tra il veneto e i paesi dove gli oriundi veneti risiedono. Il Veneto dispone infatti di validi conoscitori, sia della cultura locale che della realtà veneta. Di conseguenza deve essere presa in considerazione dalla politica regionale.

Funzionamento delle associazioni. I partecipanti ai lavori apprezzano l’impegno della Regione nel contribuire al sostegno economico per il funzionamento delle associazioni e per la spedizione delle riviste associative all’estero.

Consulta e Meeting dei giovani veneti. 

Luogo. Si ritiene che nel corso del quinquennio almeno una volta la Consulta ed il Meeting di coordinamento dei giovani veneti e oriundi veneti siano realizzata fuori dal Veneto per dare maggiore visibilità e conoscere altre realtà. Per il prossimo anno si propongono due ipotesi: la prima Bruxelles, centro dell’Europa unita ove la Regione del Veneto ha già una sua presenza; la seconda Arborea, come messaggio di attenzione verso le migrazioni interne.

Per la prossima Consulta si auspica una maggiore partecipazione da parte dei rappresentanti regionali e delle diverse entità locali per rendere più efficace il coinvolgimento delle realtà economiche e locali. Si ritiene di conseguenza importante la presenza istituzionale negli eventi di particolare importanza inerenti la tematica dell’emigrazione, per rinforzare i legami con la madrepatria e la trasmissione dei principali valori culturali.

Giornata dei Veneti nel Mondo. Si chiede alla Regione che la “Giornata dei Veneti nel Mondo” sia organizzata, a rotazione, in stretta collaborazione con le Associazioni. Si suggerisce altresì che la “Giornata” sia arricchita da contenuti sui temi più attuali dell’emigrazione e soprattutto che essa veda come protagonisti i Veneti all’estero, favorendo la loro partecipazione.

Onorificenze “Premio Eccellenze Venete”.  Per ciò che riguarda la questione, l’iniziativa è più che condivisa dai consultori che suggeriscono la presenza dei premiati alla Festa dei Veneti nel Mondo.

Borse di studio. Inerentemente alla questione “borse di studio”, ritenute un ottimo strumento per la conoscenza della propria realtà di origine e della propria cultura, si richiede di semplificare il sistema di richiesta, promuovendo una maggiore comunicazione ed una semplificata modalità di domanda. Questo garantirebbe una maggiore richiesta ed una maggiore internazionalizzazione della nostra offerta formativa.

Insegnamento della storia dell’emigrazione nelle scuole. Si ribadisce inoltre l’importanza di dar seguito alla proposta del Coordinamento Associazioni Venete dell’emigrazione (C.A.V.E) riguardante l’insegnamento della storia dell’emigrazione nelle scuole di ogni ordine e grado. È interesse condiviso stilare un protocollo di intesa su codesta tematica. (In attesa di questa formalizzazione si richiede un supporto economico alle associazioni per le realizzazione dell’iniziativa.

Coinvolgimenti nelle missioni all’estero. Per una maggiore collaborazione ed una reale condivisione e visione comune degli obiettivi, si invita la Regione a sensibilizzare l’ICE e le Camere di Commercio ed enti affini (Promex, Made in Vicenza, ecc.) affinché qualora intrattengano relazioni con l’estero, queste coinvolgano associazioni territoriali dell’emigrazione, per semplificare il processo di creazione di rete e di interscambi imprenditoriali e commerciali.

Iniziative a carattere culturale Tra le priorità vanno inoltre sostenute iniziative a carattere culturale, tanto in Veneto quanto all’estero, per far conoscere la storia della nostra emigrazione moltiplicandole e rafforzandone la valenza. A livello di collaborazione culturale tra le diverse realtà associative, i consultori propongono l’ideazione di un premio/riconoscimento ad una tesi o ricerca sulle tematiche dell’emigrazione con la successiva realizzazione di una collana tematica edita dalla Regione, con la collaborazione di tutte le Associazioni per la sua promozione e la sua condivisione in tutte le province del Veneto.

Comunicazione. Ribadiamo l’importanza di continuare a sostenere economicamente le associazioni per la spedizione della rivista, come richiesto in passato.

Viene inoltre ribadita la richiesta per il sostegno alle nuove forme di comunicazione ed informazione digitale adatte al nuovo contesto di mobilità giovanile ed imprenditoriale come ad esempio Globalven.org e Bellunoradici.net.

Piano annuale 2018. Con riferimento al programma annuale, si esprime sostanziale adesione agli indirizzi tracciati, ma con le considerazioni e la specifica attenzione ai temi seguenti:

* Presentazione progetti: Nel corso degli incontri sono emerse delle difficoltà nel rispetto dei tempi imposti dai bandi di richiesta del contributo alla Regione per la realizzazione delle varie progettualità. Sono state evidenziate in particolare le tempistiche troppo strette sia per la presentazione che per l’attuazione e la successiva rendicontazione. Il principale suggerimento è l’ottimizzazione delle tempistiche tra la presentazione del bando e la data di scadenza per la presentazione della domanda. La data limite di presentazione è da calcolarsi sulla base dei reali tempi tecnici necessari per l’ideazione, la redazione, la ricerca dei partner e dei partecipanti, la definizione dei costi e di quanto richiesto.

 

* Scambi giovanili.  Si suggerisce di non obbligare la reciprocità degli scambi e di non richiedere l’interscambio dei giovani. Purtroppo, organizzare un progetto di questa tipologia richiede doppi sforzi, doppie progettualità, doppi costi e tempi di realizzazione troppo lunghi in confronto ai tempi del bando. Potrebbe esistere, invece, una forma di contributo per progetti inerenti lo scambio in entrata e un’altra per i ragazzi in uscita. L’ammontare del contributo dovrebbe essere maggiore di quanto attualmente previsto (interscambi massimo 20.000 euro di contributo regionale) dato che l’ideazione di progetti internazionali comporta i costi degli spostamenti (voli aerei,..), ecc.

 

* Progetti di formazione. Per i progetti formativi, essendo composte da almeno 150 ore formative (minimo 20 giornate di corso), si riscontrano le stesse problematiche relative a tempistiche di presentazione e di realizzazione. I suggerimenti sono perciò gli stessi di quanto appena citato.

Per quanto riguarda le priorità. Fermo restando il finanziamento delle riunioni annuali previste dalle Leggi in materia (Consulta, Meeting e Giornata dei Veneti nel Mondo), le priorità che i Consultori ritengo di evidenziare per l’anno 2018 sono:

1.  Sostegno a Federazioni all’estero e delle Associazioni iscritte a registro  e Area promozione e informazione (riviste e siti)

2. Area attività culturali

3. interscambio giovani

4. Area formazione

5. Area soggiorni anziani

La Consulta dei Veneti nel Mondo prende atto e formalizza la disponibilità a collaborare all’attuazione di quanto proposto dal Meeting di Coordinamento dei Giovani Veneti e Oriundi Veneti nel Mondo. Lo scopo è quello di ottenere una mappatura generale delle associazioni e dei rispettivi associati nel tentativo di aumentare la visibilità e l’attrattività del mondo dell’associazionismo veneto.

Rendicontazione di progetti. Si richiede che nella realizzazione dei progetti venga tenuto conto dei costi delle strutture associative

Si richiede che la Regione Veneto sia presente al tavolo di lavoro presso la conferenza permanente Stato/Regioni del CGIE (Comitato Generale Italiani all’Estero) 

Referendum consultivo. Inerentemente alla convocazione del referendum consultivo previsto per il 22 ottobre del 2017 con il seguente quesito: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni di autonomia?” 

Si concorda con il Presidente Luca Zaia quando dice che questo non è il referendum di una persona, di un partito politico, o di area politica determinata, ma è il referendum dei veneti.

Si chiede alla Regione che la convocazione del Referendum  arrivi in Europa e oltreoceano, con la maggiore informazione possibile. Anche se purtroppo non si potrà votare all’estero, con una buona informazione molti potranno tornare in Veneto a votare o contribuire a stimolare l’afflusso alle urne.

Infine si ringrazia la presenza degli assessori regionali e dei membri degli uffici regionali competenti.  Deit.it.press 29.7.

 

 

 

 

La coerenza

 

Dal vocabolario della lingua italiana, al vocabolo “coerenza” leggiamo: “stato manifesto d’idee e propositi”. Definizione che può, almeno secondo noi, lasciare perplessi quelli che idee chiare sulla “coerenza” non hanno. Invece, nella sua logicità, il termine merita maggiore attenzione; soprattutto in questa Italia dei compromessi e dei voltagabbana.

La “coerenza”, nel seguito politico del termine, ha una sua specifica posizione che, troppo spesso, che restano valide solo se sono in grado di garantire alleanze politiche utili a mantenere in essere un equilibrio instabile che tutti, “in pectore”, sarebbero favorevoli a eliminare. Per noi, veterani della stampa d’emigrazione, il termine”coerenza” ha una valenza assai più specifica e, soprattutto, degna d’essere sviluppata con i fatti.

Per il trimestre luglio, agosto e settembre, tra la crisi occupazionale, i carichi impositivi e le “ferie” prese a rate, anche la coerenza è in “ferie”. Ma, con l’autunno, i suoi contenuti torneranno in primo piano e dovremo essere nelle condizioni di renderne operativi i principi.

Sarà, se non altro, un’altra garanzia democratica nell’attesa del varo di una legge elettorale che accontenti tutti, senza favorire, almeno in teoria, nessuno.

L’esempio, però, dovrà esserci fornito dal nostro Potere Esecutivo che rappresenta, sino a prova contraria, la volontà politica maggioritaria di un potere legislativo sul viale del tramonto.

Dal 1966, con tante alterne vicende, ci siamo resi conto che la “coerenza” è un termine più filosofico, che concreto nel baratro della politica nazionale.

Se ci sono stati statisti coerenti, ora non ci sono più. Del resto, il loro illuminato esempio sarebbe stato vanificato dall’evoluzione dei tempi e dalle nuove esigenze di una Penisola indissolubilmente incastonata nell’Europa Comunitaria.

Con la speranza che queste nostre considerazioni giungano ai destinatari, restiamo a disposizione per uno scambio d’opinioni che, in ogni caso, farebbe bene a tutti. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

“Non chiamiamoli più emigrati, ma veneti nel mondo”

 

Venezia. “Non chiamiamoli più emigrati veneti: è riduttivo. Chiamiamoli, con orgoglio e riconoscenza, Veneti nel Mondo, perché è grazie a loro che il Veneto è diventato quello che è oggi ed è grazie a loro che ogni volta che andiamo all’estero lo facciamo a testa alta, perché i Veneti nel Mondo sono la nostra prima bandiera che sventola nei cinque continenti”.

 

Con queste parole, oggi sul Cansiglio, a cavallo tra le province di Belluno e Treviso, il Presidente della Regione del Veneto ha salutato le delegazioni estere dei Veneti nel Mondo, in occasione della venticinquesima giornata loro dedicata, divenuta appuntamento fisso per rinforzare i rapporti, anche umani, con “Quello straordinario Popolo – ha detto il Presidente – oramai più numeroso dei residenti in Veneto che, tra emigrati e loro discendenti, supera oggi i cinque milioni di persone”.

 

A rendere speciale l’edizione 2017, la presenza del Segretario di Stato Vaticano, Sua Eccellenza Cardinale Pietro Parolin, con il quale il Presidente della Regione si è intrattenuto una ventina di minuti a colloquio privato, per poi partecipare alle cerimonie della mattinata, aperte da una messa solenne celebrata dall’alto prelato.

 

“Grazie per essere qui oggi – ha detto il Governatore parlando alle migliaia di presenti – grazie per essere i migliori ambasciatori del Veneto in tutto il mondo, grazie per rappresentare ogni giorno da decenni il meglio del nostro Veneto, grazie per non essere andati lontano a violare la legge e riempire le carceri, ma a portare valori universali, lavoro, onestà, grazie per essere un grande esempio per i nostri giovani e per chi oggi arriva da noi portando con sé un serio progetto di vita, come faceste e fate tutt’ora voi”.

 

Il Governatore e il Cardinale Parolin hanno poi festeggiato con particolare calore Don Canuto Toso, fondatore 40 anni fa dell’Associazione Trevisani nel Mondo.

 

Il Premio “Eccellenze Venete nel Mondo” è stato quindi assegnato a Luigi Querincig, Hedi Damian, Franco Varotto, segnalati per i loro meriti Dall’Associazione Bellunesi nel Mondo, da Comvesc Brasile e da Cava Argentina.

 

Prima dell’inizio della manifestazione, il Presidente della Regione, accompagnato dall’Assessore alle Politiche Sociali con delega ai Flussi Migratori, ha incontrato i componenti della Consulta dei Veneti nel Mondo, che da giovedì a ieri ha tenuto a Vicenza la sua assise annuale. Tra i temi trattati, la prospettiva di costruire una rete comune per promuovere le attività sui social media, e la formazione professionale, chiesta con forza dai giovani oriundi. Avn 30.7.

 

 

 

 

Interventi in favore dei lucani nel mondo

 

Sì del Consiglio regionale della Basilicata al piano triennale 2017/2019 e il programma annuale 2017. Per il 2017 stanziati 300 mila euro per le iniziative delle associazioni e delle federazioni dei lucani

 

Potenza - Via libera del Consiglio regionale della Basilicata al piano triennale 2017/2019 e al programma annuale 2017 degli interventi in favore dei lucani nel mondo. L’approvazione è avvenuta a maggioranza, con 12 voti favorevoli di Pd, Cd, Pp, Udc, Psi e Pace del Gm, 1 voto contrario del M5s e 1 astensione del Pdl-Fi.

Il piano triennale e il programma annuale erano stati discussi e approvati dalla Commissione regionale dei Lucani nel mondo, nel corso dei  lavori del marzo scorso .

Per il 2017 è previsto uno stanziamento di 300 mila euro, che si prevede di utilizzare per i contributi ordinari alle associazioni e alle federazioni dei lucani nel mondo (500 euro per ogni associazione, per un totale di 75 mila euro), per le iniziative organizzate dalle associazioni (100 mila euro), per un progetto di scambio socio culturale che coinvolge giovani di Oppido Lucano e giovani discendenti lucani residenti nella Citta di Iquiqe, in Cile (20 mila euro), per un progetto di scambio socio culturale che coinvolge giovani di Ruoti e giovani discendenti lucani residenti a Buenos Aires, in Argentina (20 mila euro), per un progetto di cooperazione internazionale promosso dal Comune di Pietragalla, con la condivisione del presidente della Camera dei deputati dell’ Uruguay, discendente di emigrati pietragallesi in Uruguay (15 mila euro), per un progetto di promozione artistica e culturale della Basilicata promosso dall’Istituto Musicale Trabaci di Scanzano Jonico, da realizzarsi in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura operanti all’estero (15 mila euro), per un progetto commemorativo e di recupero della memoria storica dell’avvocato Francesco Netri, che a Rosario, in Argentina, da emigrato difese gli immigrati di origine italo -spagnoli, promuovendo un movimento che viene ricordato tutt’ora con il nome del “Grito de Alcorta” (10 mila euro), per l’istituzione di borse di studio per attività di ricerca riservate a studenti universitari lucani nel mondo, sull’analisi della nuova emigrazione giovanile, da realizzarsi di concerto con l’Università degli Studi della Basilicata (20 mila euro), per azioni di sostegno al protocollo attuativo, nell’ambito del settore apistico, dell’Accordo di cooperazione tra l’Università degli Studi della Basilicata e l’Università Nazionale Agraria La Molina di Lima – Perù (10 mila euro), per un ricerca sociologica relativa all’inserimento sociale, culturale ed economico delle terze e quarte generazioni emigrazione lucana (10 mila euro), per la celebrazione della giornata dei lucani nel mondo (5 mila euro). Inform

 

 

 

 

Schließung der Mittelmeer-Route ist de facto im Gange

 

Die Schließung der Mittelmeerroute wird bereits vorangetrieben, meint Herbert Vytiska. Herbert Vytiska ist Politik- und Medienberater. Er war über 15 Jahre lang Pressesprecher des ehemaligen österreichischen Vizekanzlers und ÖVP-Politikers Alois Mock.

 

Die Schließung der Mittelmeerroute ist bereits im Gange. Der österreichische Politik- und Medienberater Herbert Vytiska sieht Parallelen zur Schließung der Balkanroute: Wieder gehen einige betroffene EU-Länder gemeinsam voran. 

Seit der Schließung der Balkanroute hat sich der Flüchtlingsstrom zurück ins Mittelmeer verlagert. Italienischen Angaben zufolge sind seit Jahresbeginn rund 100.000 Flüchtlinge über das Mittelmeer kommend in Lampedusa und auf Sizilien gestrandet. Seit Wochen werden von der bayerischen wie österreichischen Polizei immer mehr Flüchtlinge auf den Güterzügen aus dem Süden aufgegriffen. 

Nach Ärzte ohne Grenzen haben zwei weitere Hilfsorganisationen ihre Rettungseinsätze im Mittelmeer gestoppt.

Seit einiger Zeit wird die Forderung nach einer informellen Konferenz der betroffenen Länder laut. Wie EurAcitv aus dem Wiener Innenministerium mitgeteilt wurde, wird eine solche Zusammenarbeit bereits angebahnt, wenn auch bisher nicht an die große Glocke gehängt. Offiziell wartet man auf eine Initiative aus Brüssel. 

Verhaltenskodex war erster Schritt

Nachdem es der EU bisher nicht gelang wirksame Maßnahmen zu treffen, schreitet die Regierung in Rom zur Tat. Innenminister Marco Minniti hat vor kurzem einen Verhaltenskodex erlassen, mit dem die diversen im Mittelmeer tätigen NGO-Schiffe genaue Anweisungen erhalten, wie sie mit den Flüchtlingsbooten umgehen müssen. Damit will man vor allem eine Kooperation der diversen Hilfsvereinigungen mit den Schlepperorganisationen verhindern. Bislang hat sich nur ein Teil bereit erklärt, diesen Verhaltenskodex zu unterzeichnen. Einige Organisationen wie „Ärzte ohne Grenzen“ wollen nicht unterschreiben und stellen daher ihre Arbeit ein.

Die deutsche „Jugend Rettet“, die den Verhaltenskodex nicht unterschrieb, bekam bereits die Härte der italienischen Behörden zu spüren. Ihr Schiff wurde beschlagnahmt und liegt jetzt in einem italienischen Hafen. Nicht nur die Italiener, auch die Libyer gehen mittlerweile scharf vor. Sie unterbinden das Eindringen von NGO-Schiffen in ihre Küstenzone.

Mittelmeer-Kontaktgruppe forciert Eindämmung des Flüchtlingsstroms

Tatsächlich haben bereits im Frühjahr die EU-Staaten Österreich, Italien, Malta, Spanien, Frankreich sowie die externe Schweiz eine Art Task Force geschaffen, die de facto die Schließung der Mittelmeerroute betreibt: die sogenannte „Central Mediterranean Contact Group“. Ihr gehören die Innenminister jener europäischen Staaten an, die besonders von der illegalen Migration über die Mittelmeer-Route betroffen sind sowie die Innenminister afrikanischer Herkunfts- und Transitländer. Der Auftrag: die illegale Migration über die zentrale Mittelmeerroute einzudämmen.

Neben der Verabschiedung des Verhaltens-Kodex für im Mittelmeer tätige NGO’s geht es dabei auch um die Ausbildung der lybischen Küstenwache, der verstärkte Schutz der libyschen Südgrenze sowie eine intensivierte Kooperation mit Transitstaaten, um Migranten bereits in ihre Heimat zurückzubringen, ehe sie nach Libyen gelangen. Weitere Maßnahmen sind in Vorbereitung.

Außenminister Sigmar Gabriel hat eine Debatte darüber gefordert, wie Flüchtlinge und Migranten nach ihrer Rückkehr nach Libyen behandelt werden.

Die Schließung der Mittelmeerroute ist jedoch eine komplexe, interkontinentale Aufgabe, die internationale Zusammenarbeit erfordert. Dessen sind sich alle Beteiligten bewusst. Sie wollen aber noch mehr Druck machen, um noch schneller und effektiver voranzukommen. Dabei dürfte es auch darum gehen, die zögerliche EU vor vollendete Tatsache zu stellen und so zum Handeln zu bewegen. Herbert Vytiska, Euractiv 17

 

 

 

 

Südsudan/Uganda. Gutes Bleiberecht - unsichere Existenz bei 9 von 10 Flüchtlingen

 

Humanitäre Hilfe stößt bei andauernder Krise an Grenzen. Kinderhilfsorganisation World Vision will Berufschancen für junge Flüchtlinge und nachhaltige Entwicklung der Region fördern

 

Arua/Friedrichsdorf. Während sich der Krieg im Südsudan eher ausbreitet als abschwächt, hält das Nachbarland Uganda seine Grenzen offen und gewährt inzwischen mehr als einer Million Flüchtlingen ein dauerhaftes Bleiberecht, inklusive Zugang zu einer Grundversorgung durch Hilfsprogramme. Laut einer aktuellen Studie von World Vision, die in Kooperation mit UNHCR und Caritas durchgeführt wurde, muss die humanitäre Hilfe allerdings dringend mehr unterstützt und durch Entwicklungsprogramme ergänzt werden, um der Gefahr neuer Krisen und Konflikte entgegen zu wirken.  Auch für den Schutz und die Integration junger Menschen sollte mehr getan werden.

 

Für die Studie wurden 1.135 Personen aus Flüchtlings- und Gastgeberfamilien im Bezirk Arua im Norden Ugandas befragt. 89 Prozent der befragten Flüchtlinge berichteten von sehr eingeschränkten Verdienstmöglichkeiten. Bezahlte Arbeit beschränkt sich bei den meisten auf zwei Tage in der Woche und erzielt weniger als 3 Euro Einkommen. 58 Prozent gaben an, ganz von Nahrungsmittelhilfe abhängig zu sein. Viele Menschen sind sehr besorgt, dass sie bald nicht mehr genug Nahrungsmittel für sich und ihre Familien bekommen. Lokale Einwohner klagen unter anderem über steigende Lebensmittelpreise auf den Märkten.

 

Die Mehrheit jugendlicher Flüchtlinge ist arbeitslos und hat nur einen Grundschulabschluss. Sie leiden besonders unter der vertieften Armut, Hunger und Krankheiten sowie den psychischen Belastungen ihrer Gewalt-und Fluchterfahrungen und mangelnden Perspektiven. „In dieser Situation müssen wir sicherstellen, dass geflüchtete Kinder besonders geschützt werden und sich, wenn sie hier ankommen, schnell in die Gesellschaft integrieren können“, erläutert Enid Kabasinguzi Ocaya, zuständig für Katastrophenhilfe und -vorsorge bei World Vision Uganda. Sie befürchte, dass die Kinder und Jugendlichen ansonsten nach Südsudan zurückkehrten und dort in den Konflikt verwickelt werden.

 

„Mit umsichtiger Unterstützung wird die Welt sehen, dass die Flüchtlinge aus dem Südsudan und die Gastgemeinden friedlich zusammen leben und zur wirtschaftlichen Entwicklung in Uganda beitragen  können“, ist Gilbert Kamanga, World Vision Direktor in Uganda, überzeugt. Es gebe in der Region funktionierende Märkte, doch seien die bisherigen wirtschaftlichen Aktivitäten weit unter ihrem Potential entwickelt. Ausbildungsangebote und Zugänge zu Startkapital könnten die Situation deutlich verbessern. Ein aktuell durch „Aktion Deutschland Hilft“ gefördertes Projekt zeigt etwa eine starke Nachfrage nach Handwerks- und Handelslehrgängen.

 

„Die Ursache der Krise, nämlich der Konflikt im Südsudan, darf natürlich nicht aus dem Auge verloren werden“, betont Ekkehard Forberg, Experte für Friedensförderung bei World Vision Deutschland. „Es muss auf allen Ebenen inklusiv für Frieden geworben und um Teilhabe verhandelt statt mit Waffen gekämpft werden.“ Infolge des Bürgerkrieges sind inzwischen mehr als 3 Millionen Menschen auf der Flucht und rund die Hälfte aller Schulen zerstört worden. Word Vision 17

 

 

 

Europa: Populismus ist nicht gleich Populismus

 

Populismus ist nicht gleich Populismus: Ob AfD, Front National, FPÖ, ob Regierungen in Polen oder Ungarn, ob Fünf Sterne in Italien oder Podemos in Spanien, Europas etablierte Parteien und Institutionen werden aufgeschreckt vom rauer werdenden Ton in politischen Debatten.

 

Das ZdK und das Osteuropa-Hilfswerk Renovabis haben der Frage nun ein Themenheft gewidmet, ‚Populismen in Europa’ heißt es.

Es gibt viele Gemeinsamkeiten in den Erscheinungsformen, auch die Funktionsweise von Populismus ist immer gleich. Aber trotzdem sind nicht alle Populismen über einen Kamm zu scheren, sagt uns Christoph Dahm, der für das Hilfswerk Renovabis das Heft verantwortet. „Es kommt auf die jeweilige Situation in den Ländern an, es kommt auf die Vorgeschichte an und es kommt auf aktuelle wirtschaftliche und politische Verhältnisse an.“ Populismen gebe es außerdem nicht nur – wie im Augenblick immer wieder gemeint wird – von rechts, sondern genauso von links, und beide hätten Gemeinsamkeiten, wie man zum Beispiel in Griechenland sehen könne; da regierten Linkspopulisten und Rechtspopulisten gemeinsam.

Kein ganz neues Thema

Ganz neu ist das Thema nicht, Populismen hat es in Politik und Gesellschaft immer gegeben und wird es auch wahrscheinlich immer geben. Aus mittel- und osteuropäischer Sicht ist dieses Thema aber gerade jetzt wichtig und naheliegend, „weil gerade Länder wie Polen und Ungarn da in den letzten Jahren stark in den Fokus geraten sind. Das hat zum Teil mit dem Thema Flüchtlinge und Flüchtingsaufnahme in diesen Ländern zu tun, aber es reicht schon ein wenig tiefer.“

Populismus heiße ja erst einmal, den Menschen zuzuhören, so Dahm. „Einer der Standardsätze lautet ja immer, dass zwischen den Regierenden da oben und den Menschen auf der Straße, dem Wähler und Bürger, eine Kluft entstanden ist. ‚Wir werden nicht mehr verstanden, ihr da oben, wir da unten’.“ Das könne zum Beispiel eine Reaktion auf die ‚neue Unübersichtlichkeit' sein, wie der Philosoph Jürgen Habermas das genannt habe.

Digitalisierung und Globalisierung überforderten viele Menschen. „Dann gibt es diese Leute, die sagen, dass sie das ganz schnell erklären können und wirklich auf die konkreten Probleme der Menschen eingehen. Das ist auf das Volk, auf ‚Polulus’, geschaut, insofern ist es nicht schlecht, dass es Menschen gibt, die auf die Ängste reagieren. Ich denke schon, dass der normale Politiker diese Ängste aufnehmen muss. Dass das aber natürlich auf der anderen Seite ganz schnell zu Extremismus neigt, zu einfachen Lösungen, zu Ausgrenzungen, das zeigen leider die Beispiele, das zeigt Pegida, das zeigt auch die AfD.“ Das Heft schaut sich diese Beispiele genauer an, neben Polen und Ungarn auch Deutschland, Österreich und Frankreich.

Keine einheitliche Haltung in den Kirchen

„Leider gibt es keine Einheitliche Haltung in den Kirchen“, klagt Christoph Dahm. Es gebe überzeugte Christen in der AfD oder der FPÖ, während die Kirchen sich anders positioniert hätten. Ganz deutlich sei diese Frage in Polen, wo die im Augenblick regierende PiS stark die christliche Karte zücke, da tue sich die polnische Bischofskonferenz sehr schwer, eine eindeutige Position zu beziehen. Einige Bischöfe oder Pfarrer würden helfen, andere vor Überfremdung warnen und sich abschotten.

„Man muss genau hinsehen und versuchen, die Probleme, welche der Populismus aufgreift, an der Wurzel zu packen“, zieht Dahm einen Schluss aus den vielen Themen des Heftes. „Man muss bei den vielen Bewegungen genau hinschauen, wohin die Reise geht.“ Nach den Wahlen in Frankreich oder dem abflauenden Hype in Deutschland um die AfD könnte man meinen, die größte Gefahr sei vorbei. „Der Populismus ist da und das Problem bleibt. Die Digitalisierung, die demographische Frage in Europa, die Finanzkrise, das Flüchtlingsproblem, all das bleibt und wird uns noch lange beschäftigen. Und so lange das da ist, wird es immer auch Versuche zu populistischen ‚Lösungen’ geben. Da müssen wir genau hinschauen, das ist auch unsere Aufgabe als Christ.“

Ost-West. Europäische Perspektiven, Heft 3/2017. Das Heft wird gemeinsam herausgegeben von Renovabis und dem Zentralkomitee der deutschen Katholiken. (rv 19.08.)

 

 

 

 

Neue Studie: Europa im Urlaub

 

In einer aktuellen Studie untersucht der Mietwagenbroker Auto Europe mit dem britischen Marktforschungsinstitut Ginger Comms das Urlaubsverhalten der Europäer und kommt dabei zu spannenden Ergebnissen

 

München – Die Holländer verreisen immer mit dem Wohnmobil, die Deutschen fliegen sowieso nur nach Mallorca und die Italiener machen am liebsten Urlaub zu Hause. Diese und andere Urlaubs-Vorurteile haben wir wohl alle im Kopf. Der Mietwagenbroker Auto Europe hat im Juni 2017 gemeinsam mit dem britischen Marktforschungsinstitut Ginger Comms eine Studie mit über 6.000 Probanden aus sechs europäischen Ländern durchgeführt, um herauszufinden, wie die Europäer wirklich Urlaub machen und was Franzosen, Italiener, Spanier, Schweden, Niederländer und Deutsche auf Reisen wirklich unterscheidet.

 

Fernreisen oder doch lieber Nahziele?

In der Studie wurden aus jedem untersuchten Land 1.000 Probanden befragt, insgesamt kamen so, je Frage, 6.000 Antworten zusammen. Die typischen Urlaubsklischees wurden in der Untersuchung zwar nicht bestätigt, trotzdem ließen sich unter den verschiedenen Ländern doch einige Unterschiede feststellen. Eingangs fragte der Mietwagenbroker zunächst die Urlaubs-Basics ab: Zum einen, wie weit weg die Befragten für ihren letzten Urlaub gereist waren und wie viel Geld sie für eine zweiwöchige Ferienreise in der Regel ausgeben. Im Vergleich sind es vor allem die Schweden, die es gerne mal etwas weiter weg zieht. Mit durchschnittlich 3.835 Kilometern reisen sie knapp 1.000 Kilometer weiter als der Gesamtdurchschnitt der Befragten. Am wenigsten weit wollten die Niederländer bis zum Urlaubsort reisen, im Durchschnitt nur 2.250 Kilometer.

 

Teurer Urlaub vor allem bei den Schweden

Passend zu den etwas ferner gelegenen Reisezielen sind die Schweden auch bei den Ausgaben im Urlaub die absoluten Spitzenreiter. Abgefragt wurden die gesamten Kosten für eine zweiwöchige Urlaubsreise, inklusive Unterkunft, An- und Abreise, sowie aller weiteren Ausgaben vor Ort. Im Durchschnitt gaben die Umfrageteilnehmer in etwa 2.540 Euro für eine Urlaubsreise aus. Mit über 5.800 Euro – also mehr als der doppelten Summe – lagen die Schweden mit ihren Reisekosten aber deutlich darüber. Dabei gilt es sicher zu bedenken, dass in Skandinavien die Lebenshaltungskosten sehr viel höher sind, als in vielen anderen Ländern. Urlaub in europäischen Nachbarländern ist somit für Skandinavier eher preiswert.

 

Deutsche gehen gerne zu Fuß

Als nächstes wurden die Teilnehmer der Auto-Europe-Studie gefragt, wie viele Stunden täglich sie im Urlaub zu Fuß oder mit dem Auto unterwegs sind. Die meisten Befragten verbrachten auf Reisen in jedem Fall mehr Zeit zu Fuß, als im Auto. Durchschnittlich 2,8 Stunden sind die Urlauber ohne Fahrzeug unterwegs. Die Deutschen belegten hier den ersten Platz, ganze 3,1 Stunden laufen sie täglich im Urlaub. Die übrigen Länder bewegten sich alle im Durchschnitt ebenfalls etwas unter 3 Stunden zu Fuß. Lediglich die niederländischen Probanden schätzten, täglich nur 2,3 Stunden zu Fuß unterwegs zu sein. Für den Mietwagenbroker natürlich besonders interessant: Wie lange fahren die europäischen Urlauber täglich mit dem Auto? Auch hier machten die Deutschen mit 1,8 Stunden durchschnittlich den ersten Platz, gefolgt von den Niederländern und Franzosen. Ein wenig kürzer sitzen dagegen die Italiener, Spanier und Schweden im Urlaub, bei allen dreien waren es eher 1,4 Stunden pro Tag.

 

Mehr Zank bei den Schweden und Italienern

Dazu passend fragte der Mietwagenbroker in seiner Umfrage auch, wie oft sich Urlauber während einer zweiwöchigen Reise verfahren und anhalten müssen, um nach dem Weg zu fragen. Hier waren sowohl die Italiener (2,9-mal pro Reise) als auch die Schweden (2,8-mal pro Reise) weit vorne. Schlusslicht waren die Niederländer, sie gaben an, sich nur 1,6-mal pro Urlaub zu verfahren. Ob die nächste Frage in direktem Zusammenhang mit dem Verfahren steht, bleibt fraglich, denn ganz ähnlich waren die Umfrageergebnisse auch bei der Frage nach der Anzahl der Streitereien während der Ferien. Ebenfalls die Schweden (4,8 Streits im Durchschnitt) und die Italiener (3,8 Streits im Durchschnitt) gaben hier an, sich während der Ferien häufiger mit Partner, Kindern oder anderen Familienmitgliedern zu zanken. Der gesamteuropäische Durchschnitt lag bei etwa 3,3 Streits pro Urlaub – auf eine Dauer von zwei Wochen gerechnet.

 

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Gerechtigkeit und Frieden. Jesuiten-Flüchtlingsdienst: „Der Papst schwimmt gegen Strom"

 

„Es bedarf eines großzügigeren Einsatzes für die Kultur der Aufnahme und der Solidarität, um auf diese Weise den Frieden und die Geschwisterlichkeit unter den Völkern zu fördern.“ Das schreibt der Papst in einer Botschaft an ein internationales Treffen in Apulien, bei der es um die Flüchtlinge auf dem Mittelmeer geht. An der Konferenz nahmen rund 250 Jugendliche aus 31 Nationen teil. Die Jugendlichen haben an diesem Montag eine „Charta von Leuca“ – dem Austragungsort der Konferenz – unterzeichnet, in der sie die Staatschefs und Politiker dazu aufrufen, „humanitäre Korridore“ für Flüchtlinge zu fördern. Das Treffen in der süditalienischen Ortschaft wurde von der Italienischen Bischofskonferenz (CEI), Caritas Italien, Pax Christi und weitere katholische Verbände mitorganisiert.

Beschuss und Angst

Derweil sorgt der Beschuss eines Schiffs einer spanischen Hilfsorganisation durch die libysche Küstenwache für Reaktionen bei den Hilfsorganisationen, die sich um Flüchtlinge auf dem Mittelmeer kümmern. So warnt der Jesuiten-Flüchtlingsdienst (JRS) davor, dass die Helfer im Mittelmeer zunehmend in Gefahr gebracht werden. Auch wies der JRS auf eine Kriminalisierung der Notrettung von Migranten und Flüchtlingen auf dem Mittelmeer hin. „Das ist sehr gefährlich, nicht nur für die Retter, sondern auch für die demokratische und friedliche Stabilität eines Landes“, sagte die Sprecherin des römischen Centro Astalli, Donatella Parisi, am Wochenende der Katholischen Nachrichten-Agentur in Rom. Das Recht auf Leben und Notrettung müsse für alle Menschen gleichermaßen gelten. Unterdessen haben inzwischen drei Organisationen einen einstweiligen Stopp ihrer Einsätze auf dem Mittelmeer angekündigt.

Im Gespräch mit Radio Vatikan sagt Parisi, dass Papst Franziskus ein „Fels in der Brandung ist, wenn es darum geht, die positiven Seiten der Migranten aufzuzeigen, die immer mehr hingegen in den Medien und von Politikern als Problem und Notsituation betrachtet werden“.

Der Papst ist ein Fels in der Brandung

„Was der Papst jetzt den Jugendlichen in Apulien geschrieben hat, ist ein Aufruf an alle Jugendlichen der Welt: seid offen, habt Lust Menschen kennen zu lernen, denn andere Menschen treffen und mit ihnen sich auszutauschen ist wichtig, um zu wachsen und reifer zu werden. Der Papst schwimmt derzeit eindeutig gegen Strom, er nimmt eine komplett andere Perspektive ein, als die meisten Medien und Politiker, wenn Franziskus sagt, dass Migranten uns zu besseren Menschen machen können.“

Parisi mahnte gegenüber der KNA an, allen Hilfsorganisationen die Rettung zu ermöglichen und eine „Spaltung der Nichtregierungsorganisationen in gute und schlechte“ zu vermeiden, die das Handeln der Helfer in Zweifel zöge. Zugleich betonte sie, geltendes Recht müsse von allen eingehalten werden. Parisi warb für eine Neuauflage der italienischen Seenotrettung „Mare Nostrum“ von 2013; dies würde aus ihrer Sicht viele der aktuellen Probleme lösen.

„Der einzige Weg, um nach Europa zu gelangen, ist für viele Flüchtlinge die kleinen Boote auf dem Mittelmeer", so Parisi gegenüber RV. „Sie sind hochgefährlich. Wir glauben und bitten darum, dass stattdessen legale Wege geschaffen werden sollen. Das können humanitäre Korridore sein oder andere Hilfsprogramme. Wichtig ist, dass der gesamte europäische Kontinent miteinbezogen wird. Wenn uns das gelingt, dann wird der Menschenhandel auf dem Mittelmeer eindeutig zurückgehen. Wir dürfen nicht vergessen: die NGO sind einzig auf dem Mittelmeer präsent, weil es keine Alternative gibt. Wenn es eine italienische oder europäische Alternative gäbe, dann wären die Hilfsorganisationen sicherlich nicht auf dem Mittelmeer.“

Schießen ohne Zögern

Ärzte ohne Grenzen, die private deutsche Hilfsorganisation Sea Eye e.V. und die Organisation Save the Children verzichten seit dem Wochenende vorerst auf Einsätze auf dem Mittelmeer. Zuvor hatte Libyen erklärt, die Such- und Rettungszone für Flüchtlinge rund um die Küste des Landes für ausländische Schiffe zu sperren.

Sea-Eye-Gründer Michael Buschheuer sagte am Sonntag, die libysche Küstenwache habe unmissverständlich klar gemacht, dass seine Organisation unerwünscht sei. Er sprach von einer „sehr unguten Situation, weil wir in der Vergangenheit schon feststellen mussten, dass sie nicht zögern, sondern gleich schießen“. Daher habe man derzeit alle Aktivitäten eingestellt. Buschheuer rief Italiens Regierung und die EU-Einsatzkräfte der Mission Sophia auf, „endlich alles zu unternehmen, um das sinnlose Sterben der Flüchtenden zu beenden“.

Der Gefahr bewusst

Die spanische Organisation Proactiva Open Arms, auf deren Schiff laut eigenen Angaben vor einigen Tagen vor der libyschen Küste Schüsse abgegeben wurden, hatte angekündigt, weiter im Mittelmeer aktiv zu bleiben. Das Team sei sich der Gefahr bewusst, habe aber keine offizielle Sicherheitswarnung der Seenotrettungsleitstelle in Rom erhalten, sagte der Chef der Organisation, Riccardo Gatti, der Zeitung „La Repubblica“. Man werde sich möglicherweise aber der libyschen Küste weniger annähern. Auch die Organisation SOS Mediterranee, die mit Ärzte ohne Grenzen auf dem Schiff „Aquarius“ zusammenarbeitet, teilte am Sonntag mit, die Einsätze vorerst fortzusetzen.

Unsicheres Land

Alle Organisationen kritisieren, dass die aktuelle Entwicklung das Leben vieler Menschen gefährde, und zwar nicht nur beim Versuch, das Mittelmeer in unsicheren Booten zu befahren, sondern auch wenn sie zurück nach Libyen müssten. „Das Land gilt nicht als sicherer Ort, an dem Menschenrechte geachtet werden“, betonte Save-the-Children-Einsatzleiter Rob MacGillivray.

Den von Italien eingeführten Verhaltenskodex für private Seenotretter hat inzwischen eine Mehrheit unterzeichnet. Ärzte ohne Grenzen, Sea Watch und die deutsche Nichtregierungsorganisation Jugend Rettet, gegen die wegen möglicher Beihilfe zu illegaler Einwanderung ermittelt wird, lehnen die Selbstverpflichtung weiter ab. (rv/kna 14.08.2017 mg)

 

 

 

Merkel startet Wahlkampf: Mehr Europa – aber wie?

 

Angela Merkel absolviert in Reihe neue Wahlkampfauftritte. Dabei fährt sie ein verbales Deeskalationsprogramm – und macht mehr Angebote als konkrete Vorschläge.

 

Nachdem Angela Merkel am Dienstagnachmittag im Kurpark in Cuxhaven ihren dritten Wahlkampfauftritt noch vor friedlichen Parteianhängern absolviert hatte, schlägt der Kanzlerin am Abend am Bremer Markt ein rauer Wind entgegen.

Aus den hinteren Reihen ertönen lautstarke Pfiffe linker Splittergruppen, Protestplakate werden in die Höhe gereckt. Damit bekommt die CDU-Vorsitzende gleich an den ersten beiden Tagen ihres Wahlkampfmarathons einen Eindruck, was ihr mit mehr als 60 Veranstaltungen bis zur Bundestagswahl am 24. September noch bevorsteht. Bereits am Montag hatte sich ein Protesttrupp der rechtspopulistischen AfD im hessischen Gelnhausen beim ersten Auftritt medienwirksam die Seele aus dem Leib gebrüllt. Die Sicherheitsvorkehrungen sind entsprechend groß.

Menschen mit niedrigen Einkommen, mittlerer Schulbildung und hohen Verlustängsten neigen einer Studie zufolge verstärkt dazu, AfD zu wählen.

Merkels  verbales Deeskalationsprogramm

Dabei liefert Merkel eigentlich ein verbales Deeskalationsprogramm. „Wir wollen Ihnen ein Angebot machen“, ruft die CDU-Chefin den Zuhörern im Stile einer politischen Verkäuferin zu. „Wir wollen den Menschen nicht vorschreiben, wie sie leben müssen und wollen. Jeder ist anders“, fügt sie hinzu. „Die CDU ist immer die Partei von Maß und Mitte.“

Auch die Flüchtlingskrise, die das Land polarisiert hat, taucht nur noch im Dank für die Helfer auf und in Merkels Zusage, dass sich ein Jahr wie 2015 nicht wiederholen soll. Selbst wenn sie einzelne Wahlversprechen wie die Nachmittagsbetreuung für Grundschüler, Steuersenkungen vor allem für kleine und mittlere Einkommen oder ein Baukindergeld erwähnt – eigentlich kreisen Merkels Reden eher um Haltungsfragen. Damit versucht sie, sich ihre Umfragenstärke zunutze zu machen und ihren Vertrauensvorschuss auszubauen.

Merkel: „Ich habe die feste Absicht, vier Jahre im Amt zu bleiben.“

Auch in der heißen Phase will Merkel offenbar den Eindruck vermeiden, dass nur die Union die Weisheit mit Löffeln gefressen habe. „Keine Partei kann versprechen, dass sie alles richtig macht“, sagt die CDU-Vorsitzende. „Aber wir haben in der Vergangenheit gezeigt, dass wir Schritt für Schritt Probleme lösen“, fügt sie hinzu. Das kommt der alten „Sie kennen mich“-Haltung schon nahe, die im Wahlkampf 2017 genauso wie 2013 ziehen soll.

Welt im Umbruch

In jeder Rede betont Merkel, dass es den meisten Deutschen zwar gut gehe. „Aber jeder spürt, die Welt ist im Umbruch.“ Angesichts der grundlegenden technologischen und außenpolitischen Veränderungen sollen die Wähler auf Altbewährtes setzen – und der Kanzlerin ihre Stimme geben. Nach zwölf Jahren Amtszeit und drei erfolgreichen Wahlkämpfen klingt Vieles bei den Auftritten nach Versatzstücken aus alten Reden. So unterstreicht Merkel wie bereits 2013 ihr Credo, im Interesse künftiger Generationen keine neuen Schulden zu machen und keine Steuern zu erhöhen.

Die SPD kann in der Gunst der Wähler einer Umfrage zufolge wieder etwas Boden gutmachen.

Neu ist dagegen das stärkere Bekenntnis zu Europa, für das die Kanzlerin besonders viel Beifall erhält. Konkret wird sie bei diesem Thema allerdings nicht. In Bremen sorgt zunächst für Gelächter, dass die Moderatorin mit einem schwarzen, Merkel mit einem roten und die Bremer CDU-Landesvorsitzende Elisabeth Motschmann mit einem gelben Blazer auf der Bühne ungewollt die Deutschland-Farben zusammenbringen. Doch die Kanzlerin unterstreicht rasch: „Seit vielen Jahren haben wir erstmals wieder ein Plakat im Bundestags-Wahlkampf, dass sich mit Europa beschäftigt.“

Vor dem G20-Gipfel beschwört Angela Merkel den Multilateralismus und inszeniert sich als Gegenspielerin von Donald Trump.

„Vier Jahre schreien“

Auffallend ist, dass Merkel zumindest ihre ersten Wahlkampfreden stärker variiert als früher – als ob sie noch experimentierte. In Cuxhaven etwa serviert sie den Zuhörern, darunter viele Urlauber, eher eine sehr allgemeine Auflistung der Themen, die wichtig werden. Unter anderem hebt sie die Bedeutung einer stärkeren Förderung ländlicher Gebiete hervor. In der Großstadt Bremen dagegen geht sie viel länger auf Fragen der inneren Sicherheit und auf das Problem der Wohnungseinbrüche ein.

Nachdem Merkel in Gelnhausen die AfD-Störer noch völlig ignoriert hatte und die Lautstärke ihrer Rede einfach hochgedreht wurde, nimmt sie sich in Bremen die linken Zwischenrufer vor. „So hat jeder seine Schwerpunkte: Manche haben sich vorgenommen, dass sie einfach vier Jahre lang nur schreien“, spottet sie. Ihre Anhänger jubeln. Zum ersten Mal kommt so etwas wie Kampfesstimmung auf.

EA/rtr 16

 

 

 

 

Wie sich die Deutschen im Urlaub wirklich verhalten

 

Die neueste Studie des Mietwagenbrokers Auto Europe in Zusammenarbeit mit dem britischen Marktforschungsinstitut Ginger Comms räumt mit einigen Vorurteilen gegenüber deutschen Reisenden auf – jedoch nicht mit allen

 

München – Wer kennt sie nicht – die vielen Vorurteile gegenüber deutschen Urlaubern! Biertrinker und Bewegungsmuffel, sonnenanbetende Liegen-mit-dem Handtuch-Reservierer und streitsüchtige Anti-Romantiker sind sicher nur einige wenige der bekannten Klischees. Welche dieser und anderer Stereotypen durch die im Juni 2017 durchgeführte Studie* des Mietwagenbrokers Auto Europe und des britischen Ginger Comms Instituts belegt werden konnte und von welchen Vorurteilen man sich besser verabschieden sollte, lässt sich unter http://www.autoeurope.de/go/studie-deutsche-im-urlaub/ nachlesen. Im Folgenden sind die wichtigsten Ergebnisse zusammengefasst:

 

Sonnenanbeten und Faulenzen? Nichts für den deutschen Urlauber!

Wohl kein Vorurteil hält sich so hartnäckig wie das vom faulen deutschen Sonnenanbeter. Geprägt in den 90er Jahren durch das Bild des klassischen Mallorca-Pauschal-Urlaubers, der schon vor dem Frühstück seine Liege am Pool reserviert, verselbstständigte sich das Image und griff auf alle deutschen Reisenden über. Dass die Sonnenanbeter in Wirklichkeit jedoch nur eine kleine Randgruppe der deutschen Urlauber ausmachen, belegt die neue Studie von Auto Europe und Ginger Comms. Lediglich 5% der Befragten gaben an, den ganzen Tag in der Sonne zu liegen. Dagegen waren 15% der Befragten überhaupt nicht am Sonnenbaden interessiert. Genau ¼ gab an, 3 Stunden oder weniger in der Sonne zu verbringen. Wenig überraschend: in der Gruppe der über 60jährigen konnten sogar 28% dem Sonnenbaden absolut nichts abgewinnen. Auch die Annahme, dass die Deutschen gleich früh morgens auf den Sonnenliegen anzutreffen seien, konnte durch die Studie widerlegt werden: deutsche Urlauber begeben sich durchschnittlich erst gegen Mittag zum Sonnenbaden.

 

Was also tun diese in der verbleibenden Zeit vor 12 und nach 15 Uhr? Sie bewegen sich! Ganze 3,1 Stunden am Tag ist der deutsche Urlauber durchschnittlich aktiv, während er vergleichsweise wenig Zeit (1,8 Stunden täglich) am Steuer seines (Miet-)Wagens verbringt.

 

Romantik und Zweisamkeit – Deutsche mäßig gesellig

Ob mit dem Partner oder mit dem frisch kennen gelernten Urlaubsflirt – die Deutschen sind in puncto Romantik und Zweisamkeit gespalten. Zwar erlebt fast die Hälfte der Befragten Leidenschaft im Urlaub und hofft auf mindestens einen romanischen Moment, jedoch geht auch knapp über ein Viertel (26%) der Befragten sämtlicher Zweisamkeit aus dem Weg und legt keinen Wert auf ein Tête-à-Têtê. Beneidenswert: Immerhin 6% der Befragten gaben an, dass sie unzählbar viele intime Momente im Urlaub verleben. Eine Prozentzahl, die hoffen lässt!

 

Streit und Zank – Deutsche friedlicher als vermutet

Was morgens mit dem Kampf um die Liege am Strand beginnt, endet am Abend mit einem Streit unter Eheleuten? Falsch gedacht! Der durchschnittliche Urlauber aus Deutschland gerät nur etwa 2,6 Mal pro Reise mit seinem Partner, seinen Familienangehörigen oder Kindern aneinander. Gemessen an der möglichen Dauer eines Urlaubes von mehreren Wochen und kleinere Streitereien während der Autofahrt mit einberechnet, lässt sich der deutsche Reisende wohl als recht friedlich einstufen.

 

Orientierungssinn wie ein Falke?

Diese Frage lässt sich nur bedingt beantworten. Zwar verirren sich deutsche Urlauber im Schnitt etwa 2,3 Mal im Verlauf ihres Urlaubes und sind gezwungen nach dem Weg zu fragen. Was anfangs wenig scheint und für einen ausgeprägten Orientierungssinn sprechen könnte, kann jedoch auch bedeuten, dass eine Verlagerung in Richtung von mobilen Endgeräten als Navigationshilfe stattgefunden hat.  Immerhin durchschnittlich 2,4 Stunden täglich nutzen deutsche Reisende ihre mitgebrachten mobilen Endgeräte im Urlaub – sicherlich auch dafür, um ohne Umwege an ihr Ziel zu kommen. (ar)

 

 

 

 

 

 

Wahlkampf 2.0: Merkel spricht auf Youtube über Flüchtlinge und ihr Lieblings-Emoji

 

Angela Merkel betrat am Nachmittag Neuland–auf Youtube. Live im Netz stellte sich die Kanzlerin den Fragen von YouTube-Stars–gewohnt sachlich und ohne zu überraschen.

 

Angela Merkels Lieblings-Emoji ist der Smiley. „Und wenn es gut kommt, noch ein Herzchen dran. Wenn’s mal nicht so gut ist, kann man auch mal die Schnute nehmen.“ Wer solche Details von der Bundeskanzlerin erfahren wollte, konnte am Mittwochnachmittag hoffen.

Die Kanzlerin nimmt Kurs auf Wahlkampf 2.0.–und versucht auch, näher an die Digital Natives heranzurücken. Zum ersten Mal stellte sie sich dazu heute live auf Youtube zur Diskussion. Vier namhafte Stars der Plattform konnten auf demYouTube-Kanal#DeineWahlihre Fragen an Merkel richten, jeweils zehn Minuten lang.

Türkei, Flüchtlingskrise, Donald Trumps eskalative Politik,Sexismus:Viele Themen sprachen  MrWissen2go, ItsColeslaw, Ischtar Isik und AlexiBexi an –und auf alle reagierte Merkel mit der gewohnt pragmatisch-ruhigen Art. Weil die heiße Wahlkampfphase angebrochen ist, waren das Bundespresseamt als auch die ausführende Produktionsfirma vorab nicht müde geworden zu betonen, dass es keine inhaltlichen Absprachen zu  den Themen gegeben habe.

Flüchtlingspolitik und die Diskrepanzen mit Donald Trump

Überraschend war ohnehin nicht, was Merkel etwa zum Dauerthema Flüchtlinge sagte: „Wir können nur gut, friedlich und sicher leben, wenn wir uns nicht nur auf uns konzentrieren, sondern auch die Menschen um uns selbst ein Auskommen haben“, so die Kanzlerin. Darum werde auch  Entwicklungspolitik eine wachsende Rolle spielen. “Wie viele Menschen Deutschland in den kommenden Jahren noch aufnehmen könne, wollte sie nicht beantworten.„Das kann man mit einer Zahl nicht benennen“, so Merkel.

Angela Merkel absolviert in Reihe neue Wahlkampfauftritte. Dabei fährt sie ein verbales Deeskalationsprogramm–und macht mehr Angebote als konkrete Vorschläge.

Und auch auf die Frage,ob US-Präsident Donald Trump sie mit seiner eskalativen Außen-und Twitterpolitik fuchsig mache, antwortete sie in alle Diplomatie:„Es gibt Gemeinsamkeiten und Unterschiede“. Beides sei in der Politik normal, über beides müsse man sprechen.

Potenzial Jungwähler

Klug war Merkels digitaler Vorstoß wohl dennoch: Zwar kämen CDU/CSU  laut aktuellen Umfragen bei der Bundestagswahl auf zwischen 38 und 40 Prozent, ihr größter Konkurrent SPD hingegen nur auf rund 25 Prozent. Dennoch müssen in der heißen Wahlkampfphase gerade die wenig Unions-affinen jungen Wähler umworben werden.I mmerhin sind am 24.September 2017 rund drei Millionen Erstwähler aufgerufen, ihre Stimme abzugeben – 4,8 Prozent der Wahlberechtigten.

Vor dem G20-Gipfel beschwört Angela Merkel den Multilateralismus und inszeniert sich als Gegenspielerin von Donald Trump.

Und da die vier jungen Youtuber insgesamt auf fast drei Millionen Abonnenten kommen, dürfte die Zahl der Zuschauer des Livetalks mit der Bundeskanzlerin alles andere als marginal gewesen sein.Eine Herausforderung für Merkel.Denn unter jenen Zuschauern, die sich unter dem Hashtag#DeineWahl bei Twitterzu der Frage äußerten„Fühlt Ihr Euch als Wähler von der Politik gut abgeholt?“, fanden 59 Prozent: „Nein“.

Dass junge Menschen in der Politik deutlich unterrepräsentiert sind, bestätigen auch die Zahlen. Der durchschnittliche Kandidat ist laut einer Studie der Freien Universität Berlin zwischen 50 und 60 Jahren. Auch das wollten die Youtuber thematisieren.

Besonders Ischtar Isik, Beauty-Youtuberin, bohrte nach, wie die Politik die jungen Leute mehr erreichen kann. Merkel verwies zuerst auf Ihre Facebook- und Instagram-Kanäle und auf ihren wöchentlichen Video-Podcast auf Youtube. Dann mahnte sie an, welche Partei man wähle, mache sehr wohl einen Unterschied. Eine wirkliche Antwort auf die Frage fand sich in all dem nicht.

Merkel spricht über Hasskommentare – am Rand kommentieren die AfD-Anhänger

Und während die CDU-Vorsitzende zu der Frage, wie sie mit Hate Speech umgehe antwortete, „Hass und Zusspitzung sind immer ein Zeichen von Unfähigkeit, die Argumente richtig vorzubringen und ich bin traurig und erschüttert darüber, wie viele Menschen sich gar nicht mehr ohne Beleidigungen und Anmaßungen äußern können“, tauchten in den Kommentaren am Rande des Livestreams regelmäßig Aussagen pro AfD und Kommentare unter der Gürtellinie auf.

Es sind vor allem die „kleinen Leute“ mit eher niedrigem Einkommen und geringem Bildungsgrad, die AfD wählen, lautet die gängige Meinung. Doch ganz so einfach ist es nicht, zeigt nun eine Studie zum typischen Wähler der rechtspopulistischen Partei.

Inwiefern dieser Live-Talk wirklich Einfluss auf junge Zuschauer hatte, bleibt letztlich offen. Ob die Kanzlerin, die sich bereits 2015 – allerdings nicht live – vom YouTube-Star LeFloid ausfragen ließ, eine Wiederholung des Formats plant, auch nicht.

Auch ob die Spitzenkandidaten der anderen Parteien ähnliche Formate ausprobieren werden, ist bislang unklar. Knapp sechs Wochen blieben Martin Schulz und Co. noch, um auch ihre Lieblings-Emojis zu verraten. Viel Zeit ist das nicht mehr. Nicole Sagener, Euractiv 16

 

 

 

NRW-Innenministerium warnt. Fake-Brief in sozialen Medien hetzt gegen Ausländer

 

Mit einem Fake-Brief machen geistige Brandstifter in den sozialen Medien derzeit Stimmung gegen Ausländer. Es handelt sich um ein angebliches Schreiben des NRW-Innenministers an die Polizei, Straftaten von Ausländern zu vertuschen.

In sozialen Netzwerken kursiert nach Angaben des nordrhein-westfälischen Innenministeriums ein gefälschtes Schreiben von Innenminister Herbert Reul (CDU). Der Post mit der Überschrift „Polizei soll Kriminaldelikte von Migranten verdecken“ enthält das Faksimile eines angeblichen Schreibens des Ministers an den „Polizeipräsidenten für Köln und Leverkusen“, wie das Ministerium am Mittwoch in Düsseldorf mitteilte. Darin solle Reul den Behördenleiter auf offiziellem Ministerbriefkopf anweisen, Straftaten von Flüchtlingen und Menschen mit Migrationshintergrund zu vertuschen. Es handele sich um eine „dreiste Fälschung“, betonte das Ministerium.

Dem unter anderem auf Facebook und Twitter aufgetauchten Schreiben sei auch eine angebliche „Vorschrift zur Verhaltensweise der Polizeibeamten des Landes Nordrhein-Westfalen in Sachen Ausländerkriminalität“ angehängt, hieß es. Dieses Dokument ist nach Ministeriumsangaben ebenfalls frei erfunden und entbehrt jeder Grundlage. Der polizeiliche Staatsschutz habe strafrechtliche Ermittlungen aufgenommen.

Reul sagte: „Diese perfide Fälschung führt uns erneut vor Augen, wie dreist geistige Brandstifter Stimmung gegen Ausländer machen.“ Der Zeitpunkt der Veröffentlichung knapp sechs Wochen vor der Bundestagswahl sei vermutlich kein Zufall. Der Minister rief die Bürger in NRW auf, auf derartige Propaganda nicht hereinzufallen und bei angeblichen Nachrichten in sozialen Netzwerken kritisch zu sein. (epd/mig 17)

 

 

 

Italienischer Ökonom: „Innovation schafft Ungleichheit“

 

Ungleichheit ist ein unvermeidbarer Nebeneffekt von Innovation. Viele Monopole könnten aufgebrochen werden, wenn Patente abgeschafft werden, argumentiert der italienische Ökonom Michele Boldrin. Ein Interview von EURACTIV-Partner El País – Planeta Futuro.

 

In einer der Anfangsszenen des Science-Fiction-Films 2001: Odyssee im Weltraum setzt ein Affe einen Knochen als Waffe ein. Wenn jemand versteht, dass ein Ding als Werkzeug benutzt werden kann, ergibt sich für ihn eine vorteilhafte Situation, erklärt Michele Boldrin: „Die Erkenntnis, diese Innovation, erzeugt eine Ungleichheit, weil ein Mensch dadurch stärker wird, als ein anderer.“

Der 61-jährige Wirtschaftsprofessor der Washington University in St. Louis besuchte im Juni Madrid, um an einer Veranstaltung der Ramón Arece Stiftung und des Centre for Monetary and Financial Studies teilzunehmen.

In diesem Rahmen sprach Tiziana Trotta von El País – Planeta Futuro mit ihm.

Erklären Sie uns Ihre Innovations-Hypothese.

Es geht um Ungleichheit, die aus Innovation folgt. Da es kein Wachstum ohne Innovation gibt, ist Ungleichheit ein Nebeneffekt des wirtschaftlichen Wachstums. Alles, was wir erfinden, hat die Tendenz, andere Leute zu „überholen“ und sie aus sozialer Sicht weniger nützlich oder brauchbar zu machen. Sobald man einmal damit angefangen hat, gibt es keinen Weg zurück. Sie könnten etwas erfinden, das meine Fähigkeiten oder mein Wissen unbrauchbar machen. Wenn ich die kognitiven und rechtlichen Möglichkeiten habe, kann ich Sie dann imitieren, mich zurückkämpfen und etwas Ähnliches oder Besseres schaffen, um wieder brauchbar zu werden.

So geht es seit Anbeginn der Geschichte hin und her, aber die heutigen Innovationen erzeugen sehr viel größere Wellen, die viel mehr sozialen Einfluss auf die Gesellschaft haben, und bei denen die Kosten für die Anpassung immer weiter wachsen. Wir können alle den Affen aus dem Film imitieren und den Knochen als Werkzeug benutzen. Den Google-Suchalgorithmus zu kopieren, ist aber ungleich schwerer.

Jede Innovation schafft sowohl einen Gewinner als auch andere, die imitieren und mithalten können, als auch Verlierer, die das nicht können und damit redundant werden. Somit werden immer größere Teile der Bevölkerung „ersetzt“ und immer mehr Wissen und Fähigkeiten gehen verloren.

Als Beispiel: In den kommenden Jahren werden fahrerlose Autos wohl die Norm werden. In den USA sind derzeit mindestens 8 Millionen Menschen als Fahrer angestellt. Sie wären also bald aus wirtschaftlicher Sicht unbrauchbar. Andere Ausbildungen und Umschulungen können diesen Effekt natürlich abfedern, aber die Geschwindigkeit, mit der Jobs redundant werden, ist sehr viel höher als die, mit der Humankapital aufgebaut werden kann.

Durch das Imitieren von Innovationen wird die Ungleichheit vermindert und diejenigen, die unbrauchbar für den Markt geworden sind, können ihre ökonomische Brauchbarkeit wiedererlangen – allerdings in schlechterer Qualität, als es bei der originalen Innovation der Fall ist.

Es gibt ja diesen einen technischen Faktor, durch den Google seine marktbeherrschende Position halten kann: Seine Suchmaschine funktioniert besser, als andere. Aber es gibt auch einen rechtlichen Faktor. Die Firma Google schützt ihr geistiges Eigentum und verhindert somit, dass die Konkurrenz es imitieren kann. Dieser Mechanismus ist entscheidend für die Entstehung von Ungleichheit. Er ist verantwortlich dafür, dass große Gewinne auf sehr viel schnellere, risikoärmere und weniger investitions-intensive Art erwirtschaftet werden können, als dies früher der Fall war. Diesem Effekt kann nur über Gesetzesreformen beigekommen werden.

Moderne Technologie könnte das europäische Projekt voranbringen, die Politiker seien jedoch nicht auf die Veränderungen vorbereitet, so Jamie Bartlett.

Gibt es keine andere Möglichkeit, diese Ungleichheit einzudämmen?

In dieser Hinsicht haben wir – wenn man so will – Fortschritte erreicht und Schritte unternommen, das Problem zu beheben. Die Bildungssysteme wurden und werden angepasst, um flexiblere Absolventen hervorzubringen. In unserer heutigen Welt ist klassische Kultur ein Luxus: Horaz zu lesen ist zwar schön und gut, aber nicht für Jede und Jeden. Ich kann ein Experte für das Leben von Isabella von Kastillien sein – ob ich davon tatsächlich leben kann, ist eine andere Frage. Bevor Kinder etwas über das Alte Ägypten lernen, müssen sie Bildung zum täglichen Leben in unserer heutigen Gesellschaft erfahren. Sie können sich die Zeit nehmen, Ovid zu lesen, nachdem sie sich ihren Platz in der Gesellschaft erarbeitet haben. Im Alter von 14 bis 19, wenn das Gehirn besonders aktiv ist, darf keine Zeit vergeudet werden. Menschen sind für die Gesellschaft schlicht nicht nützlich, wenn sie nichts außer den Hergang der Gallischen Kriege kennen.

Sie kritisieren geistiges Eigentum und verurteilen die Existenz von Monopolen. Warum funktioniert das derzeitige System, beispielsweise in der Pharmabranche, nicht?

Monopole müssen abgeschafft werden. Punkt. Die Pharmabranche ist nur ein Beispiel dafür, wie die Regulierung eines Sektors zu einem gewichtigen Monopol geführt hat. Forschung ist heute einfach zu teuer und zu kompliziert. Es ist Quatsch, von der Pharmaindustrie zu erwarten, dass sie als Wohltäter in Afrika auftreten und ihre patentierten Produkte einfach abgeben wird. Es verlangt ja auch niemand von Ferrari, Kopien ihrer Autos zu erstellen und sie an die Bevölkerung zu verteilen.

Es gibt Krankheiten, die schwierig zu behandeln sind, und andere, bei denen die Therapie möglicherweise einfacher wäre, die aber seltener sind. Die Forschung wäre in beiden Fällen teuer, und im zweiten Fall wäre auch noch die Zahl der Nutznießer gering.

Mit ihrem Pilotprojekt „Fast Track to Innovation“ (FTI) will die Europäische Kommission innovative Unternehmen dazu anspornen, die Ergebnisse der unternehmenseigenen Forschung und Entwicklung (FuE) auf den Markt zu bringen.

Schauen Sie sich die alten Menschen in Europa an: Sie sind eine sehr große Gruppe mit hoher Kaufkraft. Für die Pharmaindustrie lohnt es sich also mehr, Produkte zu erzeugen, die diese Zielgruppe auch haben will. Darüber hinaus werden pharmazeutische Patente teilweise so manipuliert und umgedeutet, dass die herstellenden Firmen ihr Monopol halten können. Das hat ihnen auf einigen Märkten, beispielsweise in den USA, zu enormen Profiten verholfen. Viele Probleme könnten gelöst werden, wenn wir Patente einfach abschaffen.  Tiziana Trotta | El País – Planeta Futuro  16