WEBGIORNALE  9-22  gennaio  2017

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Rifugiati alle porte d'Europa. Migrazioni: sfida a più dimensioni che richiede fiducia tra i Paesi Ue  1

2.       UE. Avramopoulos: “Ottimo il piano Minniti sui migranti”  1

3.       Ue, valzer di poltrone. Pe: derby italiano con incognita belga  1

4.       Il nodo migranti primo test per Gentiloni 2

5.       Strage di Berlino, la linea di Angela Merkel non cambia: "Continueremo ad essere uniti, aperti, liberi"  2

6.       La strage di Berlino. Il killer, le minacce e le regole  2

7.       Buon 2017  3

8.       „Che il 2017 diventi l’anno che segna il futuro del Paese“  3

9.       Fabrizia sceglieva i regali di Natale quando il Tir ha travolto il mercatino  3

10.   Italia e Germania allo specchio. L’Italia è più bella vista da Berlino  4

11.   Quei due milioni di immigrati che spaventano la Germania  4

12.   La soddisfazione del Cgie per la partecipazione dei cittadini italiani all’estero alla consultazione del quattro dicembre  5

13.   Riunita a Francoforte la Commissione Continentale Europa e Africa del Nord del Consiglio Generale degli Italiani all’estero (CGIE) 5

14.   L'autocritica di Gabriel accusa la Merkel: "Con cieca austerità una spaccatura nella Ue non è più impensabile"  5

15.   Berlino. Margherita Pevere e Giuseppe Fornasari i vincitori del concorso di arti visive del Com.It.Es  5

16.   Diminuisce l’emigrazione tedesca  6

17.   All’IIC di Berlino lunedì 16 gennaio l’inaugurazione della mostra “Vivere alla Ponti”  6

18.   Ad Amburgo il 24 febbraio l’incontro con l’autrice Ilva Fabiani 6

19.   Monaco di Baviera. Ricevimento del console generale dr. Cianfarani 6

20.   La partecipazione dell’Italia alla BAU 2017 di Monaco di Baviera  6

21.   Dal 9 gennaio al 3 febbraio all’IIC di Berlino vetrina internazionale per i giovani creativi italiani 7

22.   Conferito a Delio Miorandi (di Rüsselsheim) il "Deutscher Bürgerpreis“  7

23.   Germania, inaugurata a Oberhausen la sede del circolo “Rinascita”  7

24.   Il Goethe Institut, primo “ambasciatore” della Germania nel mondo  7

25.   All’IIC di Amburgo la conferenza “La deportazione dall'Italia” dello storico Brunello Mantelli in occasione del Giorno della Memoria  7

26.   Kaufbeuren- „Siamo tutti emigranti“  8

27.   Dal 16 gennaio al 3 febbraio all’IIC di Colonia la mostra “Vivere alla Ponti”  8

28.   Berlino è sempre stata la città dei giovani. Città particolare, anche durante la Guerra fredda  8

29.   La Camera di Commercio Italo-Tedesca partner del progetto europeo "BIFOCAlps". A colloquio con con Alessandro Marino  9

30.   Dibattito. Referendum e il voto all’estero. In Europa ha vinto il SI col 62%. 9

31.   Germania. Viaggio in Italia sulle orme di Goethe  9

32.   La circolare dell’on. Garavini ai democratici in Europa  10

33.   L’oligarchia del dollaro  10

34.   Mattarella, discorso di fine anno: dal presidente una lezione di stile  10

35.   Alfano: “Le balbuzie dell’Europa inadeguate contro il terrore. Serve maggior coesione”  11

36.   L’evoluzione  11

37.   Dai precari della Pa ai termosifoni, ecco cosa c'è nel Milleproroghe  11

38.   Le conseguenze del no al referendum   12

39.   Referendum e voto all’estero. Laura Garavini (PD): "Una sconfitta per l'Italia"  12

40.   Deputati Pd-Estero: Grazie agli italiani all’estero. “Con loro continueremo il nostro impegno di rinnovamento”  12

41.   “Il ruolo dell’Osce. Sviluppare gli strumenti di prevenzione dei conflitti”  13

42.   “Sagge le parole di Mattarella sui giovani italiani all’estero”  13

43.   Conferenza degli IIC. L’intervento del presidente della Dante Alighieri Andrea Riccardi 13

44.   “Il 2016, un anno con luci ed ombre, ma a favore degli italiani all’estero”  14

45.   Mario Giro: “Se la Turchia scivola nel caos trascina dentro anche noi”  14

46.   L’Italia nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU dal 1 gennaio  15

47.   La penisola del “dopo”  15

48.   Il passo di Gentiloni tra continuità e navigazione a vista  15

49.   Conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo  15

50.   La Manovra 2017 è legge. Dalle pensioni al fisco, ecco tutte le misure  16

51.   Presentato a Roma il Rapporto 2016 “Immigrazione e imprenditoria” del Centro studi e ricerche Idos  16

52.   I dieci principali intoppi della democazia nel 2016  17

53.   I media nel mirino per sviare l'attenzione dai guai della Raggi 18

54.   Segnale forte  18

55.   La Banca del Tempo. Alle Acli Parigi l'inaugurazione della Banca del Tempo  18

56.   Bonaccini, primo italiano Presidente CCRE, la più grande Associazione europea di Enti territoriali 18

57.   G come Germania, una guida per conoscerla  18

58.   Meglio non confondere  19

59.   Migrantes: i Cie modelli fallimentari 19

60.   Fresco in libreria “Sotto il cielo delle Eolie”. Intervista all’autrice Alessandra Dagostini 19

61.   Pensioni: in pagamento dal 3 gennaio anche all’estero  20

62.   Olimpiadi di italiano anche all’estero, iscrizioni entro il 28 gennaio  20

63.   Aumento della quattordicesima anche per i pensionati all'estero  20

64.   Radio ABM è in onda in tutto il mondo  20

65.   Trento. Aperte le iscrizioni del Programma 2017 “per scoprire il mondo con i giovani trentini all’estero”  20

 

 

1.       Maltas EU-Ratspräsidentschaft: Kleines Land vor großen Aufgaben  21

2.       Terrorismus hat sich verändert 21

3.       Europas Neujahrsansprachen: Terrorismus und die Zukunft der EU  21

4.       Die Rückkehr der Geopolitik auf dem Balkan  22

5.       Pittella: In meinem Parlament sind „alle Fraktionen gleichberechtigt“  22

6.       Jahresbilanz 2016: Flüchtlingskrise - Menschen wollen zurück  23

7.       Diese Namen werden Europa 2017 prägen  23

8.       Obamas letzter Klima-Coup  24

9.       Flucht und Vertreibung: Vatikan gibt Betroffenen eine Stimme  25

10.   Männerfreundschaft reicht nicht 25

11.   Zahlungen stark gestiegen. Gabriel fordert Kürzung des Kindergelds für EU-Ausländer 26

12.   Scharfe Kritik an Gabriels Plan der Kindergeldkürzung für EU-Ausländer 26

13.   Da ist was falsch gelaufen  26

14.   Italien: „Das Reformprogramm wird zum Erliegen kommen – ein Problem auch für die EU“  27

15.   Monte dei Paschi: Jede Baustelle in Italien ist eine Baustelle Europas  27

16.   Schwere Arbeitsausbeutung - wenn Arbeitnehmerrechte nicht geschützt sind  28

17.   Rekord. Mehr als zwei Millionen Einwanderer kamen 2015 nach Deutschland  28

18.   Wahljahr 2017: „Nicht wieder Kreuzzugsmentalitäten!"  29

19.   CDU stellt Doppelpass-Kompromiss infrage  29

20.   Das ändert sich im neuen Steuerjahr 29

21.   Abiturfach Muttersprache: Erweiterung des Fremdsprachenangebots in weiterführenden Schulen  30

22.   Arbeitsmarkt 2016. Erwerbstätigkeit steigt und steigt 30

23.   Montag, 16. Januar 2017, 18.00 Uhr, im IIC-Köln Eröffnung der Ausstellung  31

24.   Schüler besuchen 2017 ein College in England! 31

25.   Was ist neu? Neue Regelungen ab Januar 2017  31

26.   Integrationsstaatssekretär Klute stellt Inter-religiösen Kalender für das Jahr 2017 vor 33

27.   Hilfe für Flüchtlinge. Deutschlandweit tausend Integrationsprojekte  33

28.   August von Goethe kommt nach Paderborn  34

29.   Neue "Deutschland aktuell"-Ausgabe 1/2017. Antworten auf die Bevölkerungsentwicklung  34

 

 

 

Rifugiati alle porte d'Europa. Migrazioni: sfida a più dimensioni che richiede fiducia tra i Paesi Ue

 

Il pressante movimento migratorio dall'Africa e dall'Asia verso il Vecchio continente è l'eredità che il 2016 consegna al nuovo anno. I responsabili delle istituzioni dell’Unione e degli Stati membri stanno cercando risposte praticabili seppure con passo esitante e registrando molti "muri" e chiusure. A comprometterne il successo è il fatto che vari governi nazionali rifiutano un’equa ripartizione degli oneri connessi con l’arrivo di profughi, coi rispettivi background culturali, linguistici e tradizionali. Ma la soluzione può arrivare solo da un'azione comune -Thomas Jansen

 

Guardando al 2016 appena concluso, è ancora una volta, come nell’anno precedente, la cosiddetta “crisi dei rifugiati” che più di altre questioni ha dominato le dispute politiche dell’Unione europea. Rispetto all’anno precedente, risulta diminuito il numero di persone arrivate in Europa attraverso mari impetuosi e strade pericolose, spesso mortali. Questo è il risultato di una politica più o meno efficace, ma anche di misure di cui non si può affatto andare orgogliosi: muri e recinzioni sono stati eretti per bloccare il cammino dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

Il massiccio movimento di immigrazione dal Medio Oriente e dall’Africa rappresenta per l’Europa una grande sfida che la impegnerà nel 2017 e per molti anni ancora. A causa della sua imponenza e complessità, non è del tutto corretto considerare questo processo, e le difficoltà correlate, come una “crisi dei rifugiati”. Abbiamo piuttosto a che fare con diversi problemi che si sovrappongono e si alimentano a vicenda. La crisi che ne è conseguita è diventata un test per l’Unione europea, per la sua coesione, il suo funzionamento, la sua determinazione. La sfida che l’Europa affronta ha diverse dimensioni: di politica interna, così come di politica estera, e non da ultimo sul piano etico.

L’umanità richiede ed esige assistenza, sostegno e vicinanza per le persone nel bisogno, nel pericolo. Resta però alla volontà dei singoli Paesi europei di accordarsi su come organizzare e finanziare l’accoglienza, la distribuzione, l’alloggio, l’assistenza e l’integrazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, il più possibile secondo criteri e norme comunitarie. Gli Stati aderenti all’Ue vogliono e sono in grado di adottare e applicare una politica comune d’immigrazione e norme comuni in materia di asilo con le relative procedure?

È evidente che anche le possibilità degli Stati membri economicamente forti e ricchi non sono illimitate, e che quindi l’Unione si deve proteggere da chi abusa della sua disponibilità ad aiutare, in particolare lo sfruttamento criminale organizzato. Questo avviene soprattutto nell’interesse delle persone che hanno bisogno di protezione e assistenza, ma troppo spesso sfruttate da bande che traggono il loro vantaggio dall’emergenza. Si pone quindi la domanda: vogliono e possono gli Stati membri proteggere insieme ed efficacemente le frontiere esterne dell’Unione europea e controllare efficacemente l’accesso ai loro territori? Anche nell’interesse della propria sicurezza interna, l’Unione ha bisogno di sapere chi è arrivato e chi si è fermato qui, soprattutto perché si è reso evidente che i pericoli del terrorismo importati sono reali.

Per una soluzione sostenibile ed efficace del problema, che nasce dal grande divario di ricchezza tra i Paesi poveri dell’Africa e dell’Asia e i Paesi ricchi d’Europa, è essenziale inoltre che l’Europa sia pronta a combattere a livello comunitario le cause della fuga di centinaia di migliaia di persone dalle loro case in modo da fare di tutto per vincere la fame, la sete, la povertà estrema nei Paesi colpiti attraverso investimenti adeguati e generosi e contemporaneamente risolvere i conflitti regionali attraverso l’impegno diplomatico e, se necessario, la presenza militare.

I responsabili delle istituzioni dell’Unione e dei governi degli Stati membri stanno cercando risposte a queste sfide e stanno anche facendo progressi, seppure con passo esitante e non ancora in misura sufficiente. A comprometterne il successo è il fatto che diversi Stati Ue rifiutano soluzioni che prevedono un’equa ripartizione degli oneri connessi con l’arrivo di un gran numero di persone provenienti da diverse nazioni, coi rispettivi background culturali, linguistici e tradizionali.

 

Così si è persa la fiducia reciproca, necessaria per garantire la coesione.

Poiché tra i valori dell’Unione c’è prima di tutto la solidarietà, valore fondamentale del processo d’integrazione europea e dei suoi obiettivi, occorre una unità politica o almeno la definizione di una unità di azione tra gli Stati membri. Senza la solidarietà tra gli Stati membri ci possono essere poca intesa e poca unità.

Il dubbio sulla perdurante validità di questo principio etico ostacola anche ogni iniziativa per lo sviluppo ulteriore dell’Unione europea, urgente per contrastarne il decadimento già pronosticato dagli scettici. Essi si riferiscono alla decisione britannica di lasciare l’Unione e alle evidenti debolezze del suo sistema politico, che si mostra anche nella difficoltà di far fronte in modo adeguato alle sfide connesse con il movimento dei rifugiati.

Gli Stati nazionali europei non potranno risolvere questa crisi complessa e multidimensionale in modo indipendente gli uni dagli altri. Pertanto, dovranno rafforzare l’Unione europea e le sue istituzioni, così da garantire un’azione comunitaria e ritrovare ancora una volta la fiducia gli uni negli altri. Sir 5

 

 

 

 

 

UE. Avramopoulos: “Ottimo il piano Minniti sui migranti”

 

Il Commissario Ue per i Migranti, l’Interno e la Cittadinanza, loda la strategia del ministro dell’Interno italiano. «Forte benvenuto e sostegno all’ampia strategia politica sulle migrazioni»

 

Il Commissario Ue per i Migranti, l’Interno e la Cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, loda la strategia sui migranti del ministro dell’Interno Marco Minniti sui migranti. «Forte benvenuto e sostegno all’ampia strategia politica del ministro Minniti sulle migrazioni. Sarò felice di incontrarlo a Roma la settimana prossima», ha twittato oggi il commissario greco. 

 

Il piano cui fa riferimento Avramopoulos è quello che il nostro ministero dell’Interno e il ministero della Giustizia stanno studiando d’intesa. Un pacchetto congiunto per far fronte all’emergenza migranti e alle procedure connesse. 

Il provvedimento è pronto ed è già stato trasmesso a Palazzo Chigi. 

 

Il ddl si compone di 17 articoli. La novità più importante è contenuta nell’art. 7, che modifica le precedenti normative con una serie di misure di semplificazione. In particolare è prevista la soppressione dell’appello: le decisioni relative al riconoscimento di protezione internazionale non potranno essere impugnate, in sede giurisdizionale, nel caso in cui siano respinte. In sostanza le domande di asilo passeranno prima dalle commissioni territoriali, che saranno tenute a fare una videoregistrazione dei colloqui effettuati con i migranti. In caso di diniego, è prevista la possibilità di portare la questione di fronte al giudice e il Tribunale deciderà con decreto, rigettando il ricorso o riconoscendo lo status di rifugiato.  

 

Il parere favorevole sul nuovo pacchetto ideato dal governo italiano era già arrivato ieri quando la Commissione europea aveva dichiarato di «accogliere la decisione del governo italiano di aprire strutture aggiuntive dedicate per il rimpatrio di migranti irregolari». È quanto afferma una portavoce della Commissione, interpellata a riguardo il piano messo a punto dal governo sul fronte immigrazione. In base alla direttiva europea sui rimpatri, fanno sapere dalla Commissione, gli Stati membri hanno l’obbligo legale di prendere tutte le misure necessarie per assicurare l’effettivo rimpatrio di chi non ha diritto di stare nell’Ue. LS 7

 

 

 

Ue, valzer di poltrone. Pe: derby italiano con incognita belga

 

È quasi un derby italiano, l’elezione del nuovo presidente del Parlamento europeo: la partita si giocherà martedì 17 gennaio, a Strasburgo.

 

I due maggiori gruppi dell’Assemblea di Strasburgo, cioè i popolari e i socialisti e democratici, hanno infatti candidato due italiani di grande esperienza europea alla successione di Martin Schulz, socialdemocratico tedesco, che lascerà il posto tenuto per cinque anni - un record: la rotazione delle presidenze era sempre avvenuta ogni due anni e mezzo.

 

Gianni Pittella, 58 anni, Pd, lucano, capogruppo dei Socialisti e Democratici, e già vice-presidente del Parlamento europeo, sfida Antonio Tajani, 63 anni, Fi, romano, attuale vice-presidente vicario del Parlamento europeo, già vice-presidente della Commissione europea e responsabile dal 2008 al 2014, prima dei trasporti e poi dell’industria. La designazione di Tajani è stata accolta dal suo rivale con un cavalleresco “Vinca il più europeista”.

 

Che, però, fra i due rischierebbe d’essere il candidato liberale, l’ex premier belga Guy Verhofstadt, forse il più federalista degli attuali leader politici europei, che porta avanti una linea combattiva, all’insegna de “è ora di combattere i compari di Putin, Erdogan e Trump”, cioè i leader populisti che s’atteggiano a ‘uomini forti’. Esprime un candidato italiano anche la sinistra euro-critica: è Eleonora Forenza.

 

Il tramonto della Grande Coalizione europea

Schulz lascia il Parlamento perché punta a guidare i socialdemocratici tedeschi nella sfida politica di settembre ad Angela Merkel ed al suo binomio Cdu-Csu: una missione quasi impossibile, perché i socialdemocratici stanno subendo più dei cristiano-sociali il logoramento della Grande Coalizione al potere a Berlino dal 2013.

 

Nel suo testamento politico, Schulz, candidato dei socialisti europei alla presidenza della Commissione europea nel 2014, constata che la cooperazione tra popolari e socialisti nel Parlamento europeo non è più auspicata e chiede voce in capitolo per gli eurodeputati nel negoziato sulla Brexit, “altrimenti - avverte - vi saranno conseguenze”.

 

Nell’Assemblea di Strasburgo, c’è dunque aria di rottura della coalizione tra popolari e socialisti che, da anni, gestisce dibattiti e decisioni. Uno degli obiettivi era contrastare l’avanzata euro-scettica, la cui onda è diventata marea nelle elezioni del 2014. Ma la mancanza di dialettica politica nei dibattiti europei ha contribuito ad offuscare l’immagine del Parlamento e ne ha intaccato credibilità e influenza.

 

Pittella ha un programma che vuole essere di discontinuità rispetto al clima di Grande Coalizione targato Schulz (ma la leader dei verdi europei, l’italiana Monica Frassoni, non vede come Pittella possa significare discontinuità). Tajani, che per ottenere la nomination dei popolari ha dovuto battere l’irlandese Mairead McGuinnes, il francese Alain Lamassoure e lo sloveno Lojze Peterle, intende essere “il presidente del consenso”.

 

Equilibri di potere in bilico

Se la scelta dovesse cadere su un popolare, cioè su Tajani, l’equilibrio delle presidenze che contano nell’Unione sarebbe alterato e altri giochi potrebbero riaprirsi. Attualmente, infatti, il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, e quello del Consiglio europeo - il polacco Donald Tusk - appartengono entrambi alla famiglia politica europea popolare: se anche il presidente del Parlamento europeo lo fosse, i socialisti reclamerebbero una delle altre due cariche, mentre i popolari nel loro vertice di metà dicembre hanno rivendicato tutti e tre i posti.

 

Il gioco delle presidenze che contano in Europa è poi completato dall’Eurogruppo, attualmente guidato dall’olandese Jeroen Dijsselbloem, socialista - ma di fatica a percepirlo. Al presidente della Banca centrale europea Mario Draghi non viene invece attribuito colore politico.

 

Se Juncker appare inattaccabile, Tusk, che non è in sintonia con il suo governo, è più fragile. Ma Elmar Brok, presidente della Commissione Esteri del Parlamento europeo, forse l’eurodeputato più vicino alla Merkel, riavvolge il nastro della storia: "Il posto del presidente di Tusk non è a rischio. La storia dell'equilibrio ai vertici delle istituzioni è un'invenzione. C'è un accordo che prevede che nella seconda metà della legislatura la presidenza dell’Assemblea sia del Ppe … Avevamo proposto nel 2014 ai socialisti la presidenza del Consiglio europeo: potevano averla con Enrico Letta oppure con la leader danese Helle Thorning-Schmidt, ma Matteo Renzi preferì avere Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. È stata una scelta loro”.

 

Se non ci saranno intese nei prossimi giorni, nessun candidato passerà nelle prime tre votazioni, quando ci vuole la maggioranza assoluta dei votanti: dei 751 eurodeputati, i popolari ne hanno 216, i socialisti 190, i conservatori 75, i liberali 70, 52 la sinistra euro-critica, 50 i verdi, 45 e 38 i due gruppi euro-scettici - in uno c’è il Movimento 5 Stelle, nell’altro la Lega. Al quarto scrutinio, vince chi ha più voti.

 

Mai un italiano presidente del Parlamento eletto

Un valzer delle poltrone non sarebbe il viatico migliore, per l’Unione europea che ha davanti a sé un anno tormentato - la definizione è del New York Times -: il diffuso scontento rispetto all’establishment politico peserà l’anno prossimo sulle elezioni in Olanda, Francia e Germania (e pure su quelle italiane, se dovessero farsi).

 

Crescita economica lenta e disoccupazione, sentimento d’insicurezza e preoccupazione per il flusso dei migranti sono i maggiori temi prevedibili delle prossime campagne elettorali, tutti ovunque conditi da un diffuso sentimento anti-europeo.

 

E se ancora il New York Times s’interroga su quanto sia lontana l’Europa da una svolta a destra, il Financial Times vede planare sull’Unione “la minaccia dell’Italia”. The Guardian trae una ragione di speranza dalle presidenziali austriache del 4 dicembre, dove l’europeista verde Alexander van der Bellen battè il nazionalista euro-scettico e xenofobo Norbert Hofer: “è l’effetto Trump al contrario”.

 

Da quando viene eletto a suffragio universale, cioè dal 1979, il Parlamento europeo non ha mai avuto un presidente italiano: l’ultimo presidente italiano dell’Assemblea di Strasburgo è stato Emilio Colombo, in carica dal 1977 al 1979, ultimo presidente dell’Assemblea non eletta.

 

Gaetano Martino ne fu il primo presidente dal ’72 al ’74, Mario Scelba la guidò dal ’79 all’ ’81. Agli albori dell’integrazione, negli Anni Cinquanta, Alcide De Gasperi e Giuseppe Pella presiedettero l’Assemblea comune europea, un’antenata del Parlamento europeo.

 

Nelle legislature del Parlamento eletto a suffragio universale - siamo all’ottava -, il presidente è sempre stato avvicendato ogni due anni e mezzo, con l’unica eccezione di Schulz che ha fatto cinque anni, due mandati consecutivi a cavallo di due legislature: quattro i tedeschi, tre i francesi, tre gli spagnoli, un britannico, un irlandese, un olandese, un polacco, 12 uomini e due donne, entrambe francesi, Simone Veil, la prima, e Nicole Fontaine.

Giampiero Gramaglia, consigliere per la comunicazione dello IAI. AffInt 2

 

 

 

 

Il nodo migranti primo test per Gentiloni

 

Nel vuoto natalizio della politica, Beppe Grillo ha ottenuto il massimo risultato con il minimo sforzo: un paio di blog lo hanno proiettato per giorni sulle prime pagine dei giornali e nei titoli di testa dei Tg in assenza, appunto, di altre notizie politiche. La pseudo-svolta garantista per mettere la Raggi al riparo di eventuali avvisi di garanzia e la gogna a cui sottoporre i giornalisti sono due numeri ad effetto del tradizionale repertorio del comico genovese. Ma sono bastati a monopolizzare l'attenzione più dei media, bisogna dire, che dei militanti e simpatizzanti grillini. Sull'onda del successo il leader Cinquestelle si propone anche sull'argomento immigrazione su cui ha una linea coincidente con Salvini e Lepen. Alla proposta del ministro dell'Interno Minniti di attivare Cie più piccoli degli attuali e in ogni Regione, Grillo risponde con il classico No. Perché non servono - sostiene - e perché alimentano la mafia. Quale mafia? Grillo non lo dice, ma basta la parola per soddisfare la curiosità grillina. La proposta del ministro Minniti, per la verità, ha incontrato molte critiche. Da quella della Caritas a quelle dei presidenti delle Regioni, non solo leghisti. Del resto il problema degli immigrati è la grande emergenza nazionale, almeno secondo la percezione dei cittadini, ma nessuno finora è riuscito ad aggredire il problema in modo veramente efficace. Il governo Gentiloni sembra aver capito che così non si può andare avanti e quindi ha deciso di inasprire, o meglio, di rendere concrete ed efficaci le misure di rimpatrio degli irregolari. Un accordo con la Libia sarebbe il primo passo, ma con quale governo libico, Tobruk o Tripoli? Sul fronte dell'economia qualche piccolissimo spiraglio si sta aprendo. Nel trimestre conclusivo dell'anno appena finito il potere d'acquisto delle famiglie è aumentato dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente. Quasi impercettibile ma sempre meglio di una diminuzione. Contemporaneamente è diminuita la pressione fiscale al 40,8. Sempre alta, ma in calo dello 0,2 per cento rispetto all'anno precedente. Gianluca Luzi LR 5

 

 

 

 

Strage di Berlino, la linea di Angela Merkel non cambia: "Continueremo ad essere uniti, aperti, liberi"

 

La cancelliera: "Se fosse confermato che l'attentatore è un profugo sarebbe orrendo". Destra xenofoba all'attacco: "Importazione irresponsabile di terroristi". Voci di dissenso anche nella Grande coalizione – di Tonia Mastrobuoni

 

"Dobbiamo presumere si sia trattato di un attentato terroristico". Vestita di nero e visibilmente scossa, Angela Merkel ha reso poco fa la sua prima dichiarazione dopo il gravissimo attacco di ieri al mercatino di Natale di Breitscheidplatz, nel cuore della vecchia Berlino Ovest, che ha lasciato sull'asfalto dodici morti e 48 feriti. La cancelliera si è detta "sconvolta" e "triste" e ha promesso di agire con la "massima severità che le leggi tedesche consentono".

 

Merkel ha aggiunto che se l'attentatore fosse un profugo si tratterebbe di un dettaglio "particolarmente orrendo, dinanzi ai numerosi tedeschi che aiutano i migranti e i numerosi migranti che cercano davvero protezione nel nostro Paese". Ma ha anche ribadito, con il tipico misto di umiltà e coraggio, che "non ho risposte semplici" e che "non dobbiamo rinunciare ai mercatini di Natale, alle belle ore con la nostra famiglia. Non vogliamo vivere paralizzati dalla paura. Troveremo la forza per continuare ad essere uniti, aperti, liberi".

 

Una risposta anche a chi, con ributtante cinismo, le ha già buttato addosso i morti di Berlino. Il compagno di Frauke Petry ed esponente di spicco dei populisti dell'Afd, Marcus Pretzel, ha già dichiarato ieri sera che "bisogna smetterla con questa ipocrisia! Questi sono i morti di Merkel!". La stessa Petry ha parlato di "importazione irresponsabile" di terroristi. Tutto ciò ieri sera, nel bel mezzo di una situazione caotica, in cui si accavallavano notizie mai confermate sull'identità del killer.

 

Secondo le ultime indiscrezioni - non confermate dalla polizia - si tratterebbe di Navid B., un pachistano ventitrenne arrivato alla fine del 2015 in Germania che avrebbe dormito negli hangar del vecchio aeroporto del "ponte aereo", Tempelhof. Per gli inquirenti è difficile stabilire l'identità certa dell'attentatore: ne avrebbe cambiate alcune. Inoltre sarebbe noto alla polizia per piccoli precedenti, ma non per una radicalizzazione religiosa.

 

Al di là della destra destra xenofoba si sono levate anche voci nella Grande coalizione che chiedono, come nel caso del capogruppo dei popolari al parlamento europeo Manfred Weber ma anche del governatore della Baviera e capo della Csu, Horst Seehofer, di cambiare le politiche sui profughi.

 

Merkel ha già impresso una svolta a destra alla Cdu al recente congresso di Essen: l'unico modo per ricompattare attorno a sé il suo partito, dilaniato dalla crisi dei profughi e da cinque elezioni nei Land negli ultimi dodici mesi andate malissimo. La scorsa settimana sono ripresi dunque i rimpatri di decine di afghani, tra critiche dell'opposizione e dei commentatori, poco convinti che l'Afghanistan, ancora infestato di talebani, possa essere considerato un Paese "sicuro". 

 

Su due punti, però, la cancelliera tenta di resistere soprattutto alle pressioni dei bavaresi della Csu. Primo, come ha ribadito anche al congresso, non cede sul rifiuto di stabilire un tetto ai profughi, come continua a chiedere Seehofer. In secondo luogo Merkel ha fatto capire anche stamane che non

intende militarizzare il Paese, come vorrebbe qualcuno. Peraltro è chiaro che l'idea di piazzare dei cavalli di Frisia o delle barriere di cemento davanti alle centinaia di mercatini di Natale che riempiono in questa stagione le piazze di tutta la Germania è piuttosto delirante. LR 20

 

 

 

La strage di Berlino. Il killer, le minacce e le regole

 

Nella breve esistenza di un ventiquattrenne ucciso in strada dopo aver commesso una strage e un tentato omicidio, sono racchiusi i drammi e le incognite dell’immigrazione clandestine - di Giovanni Bianconi

 

Il cadavere di Anis Amri riverso sull’asfalto di Sesto San Giovanni è l’emblema di un percorso folle e tragico cominciato almeno cinque anni prima della sparatoria finale, e contiene molti aspetti della nuova minaccia in cui siamo intrappolati. Se non tutti, quasi.

Nella breve esistenza di un ventiquattrenne ucciso in strada dopo aver commesso una strage e un tentato omicidio, sono racchiusi i drammi e le incognite dell’immigrazione clandestina, della radicalizzazione religiosa e della pratica terroristica che ne deriva, frazionata e imprevedibile. Mettendo in luce le difficoltà a contenere, contrastare e prevenire questi fenomeni, ma anche l’efficacia di un sistema di controllo del territorio diffuso e capillare. C’è da augurarsi che le polemiche sulla divulgazione dei nomi e delle foto dei poliziotti coinvolti, conseguenza di una scelta discutibile, non offuschino il significato di un episodio paradigmatico di un metodo che continua a risultare vincente.

Il conflitto a fuoco notturno nell’hinterland milanese, per come è stato ricostruito dalle autorità, ricorda quello avvenuto tredici anni fa, di domenica mattina, su un treno di seconda classe a Castiglion Fiorentino. Allora una pattuglia della polizia ferroviaria intercettò durante una verifica di routine i due neobrigatisti rossi Mario Galesi e Nadia Lioce; alla richiesta dei documenti il terrorista sparò, freddò il sovrintendente Emanuele Petri e venne a sua volta ucciso dalla reazione dell’altro agente. Era il 2 marzo 2003 e il terrorismo di matrice islamica stava già catalizzando l’attenzione delle forze di sicurezza: un’emergenza che in seguito è cresciuta e s’è ramificata, assumendo forme sempre più frastagliate e complicate da ostacolare. Come dimostra proprio la storia di Anis Amri.

Nessuno potrà mai dire se quando approdò a Lampedusa nella primavera del 2011, confuso tra le migliaia di immigrati in fuga da guerre e povertà, avesse già l’intenzione di diventare un soldato dell’Islam. Di certo la tendenza a delinquere l’ha portato nelle carceri italiane, dove il proselitismo estremista tra i detenuti di religione musulmana (più di 8.000 praticanti) è un problema che continua a destare preoccupazione. Le persone segnalate per la loro potenziale pericolosità sono salite a 370; percentuale minima e persino fisiologica, ma purtroppo s’è visto che ne basta uno per fare una carneficina.

Uno come Amri, che a fine pena l’Italia non è riuscita a espellere a causa del rifiuto tunisino a riaccoglierlo. Ed è altrettanto fisiologico che nonostante le segnalazioni da cui derivano migliaia di monitoraggi, intercettazioni e altre attività info-investigative, qualcuno riesca a sottrarsi alla rete di prevenzione e dileguarsi. Magari all’estero, magari in Germania, dove il tunisino divenuto seguace dell’Isis ha potuto godere di regole grazie alle quali, fallito nuovamente il tentativo di rimpatrio, il decreto di espulsione è stato addirittura sospeso. Così un soggetto ufficialmente pericoloso ha potuto continuare a coltivare i contatti con altri militanti che quasi sicuramente l’hanno affiancato nella fase di «mobilitazione» che precede l’azione individuale.

Il fatto stesso che Amri abbia girato e consegnato a esponenti dello Stato islamico il video diffuso dopo la morte è la prova del suo inserimento in un’organizzazione strutturata. Il lupo è solitario — forse — quando sceglie l’obiettivo e gli si scaglia contro con un tir, una cintura esplosiva o un kalashnikov; ma prima ha fatto parte di un branco. Che seppur piccolo ha probabilmente consentito al fuggitivo della strage di Berlino di contare su qualche appoggio nel suo girovagare per l’Europa, durante il quale nessuno l’ha fermato né controllato in tre giorni. In Italia è successo dopo poche ore, grazie a un sistema collaudato che fin qui s’è dimostrato utile quantomeno a ridurre i rischi. Nella consapevolezza che evitarli del tutto, come suggerisce ancora la parabola criminale di Anis Amri, è pressoché impossibile. CdS 23

 

 

 

 

Buon 2017

 

Il 2016 si à concluso con un calo dei consumi del 2,4% rispetto al 2015. Pensioni e stipendi, quando ancora ci sono, non hanno maturato incrementi espressivi. La “tredicesima” s’è involata tra imposte e scadenze di fine anno. Non solo in Italia.

 La percentuale di disoccupazione resta preoccupante. Ma, almeno, non sono “lievitati” i prezzi il minuto dfi parecchi generi; alimentari e no. La crisi economica, con un PIL lievemente con segno positivo, sembra essersi ridimensionata. Ma è ancora presto per scrivere che le maggiori difficoltà di casa nostra sono, definitivamente, rientrate.

 Del resto, le previsioni, gli oroscopi e le preveggenze le lasciamo a chi ci crede. Noi preferiamo basarci sulla realtà dei fatti e per evitare gli ottimismi dell’ultimo minuto. L’unica realtà, che non possiamo sottovalutare, è l’incertezza politica e l’incoerenza di un Parlamento sempre mano presente alle necessità del Paese.

 Gli italiani dovranno, come per il passato, onorare scadenze già in essere e nuovi balzelli che, con scaltra psicologia, assumeranno diverso nome.

 Il “ponte” tra passato e futuro è ancora tutto in costruzione per necessità d’aggiornarne il progetto edificativo. Non è pessimismo il nostro. Ci mancherebbe altro. E’ che viviamo un’esistenza della quale della quale siamo stati obbligati ad accantonare interessanti progetti. Sarebbe stato, certamente, più consolante se tutti i nostri Parlamentari avessero deciso di ridurre, ulteriormente, le loro propine e i sostanziosi vitalizi.

 L’anno che ci stiamo lasciando alle spalle ci ha costretto a rinunciare a molto e il 2016 sembra iniziare con poche certezze migliori di quello che è alla fine. Con l’anno nuovo, ne siamo certi, la nostra economia resterà ancora “convalescente”; anche se la sua prognosi sembrerebbe non più “riservata”.

Ci saranno, comunque, delle scadenze che dovranno essere rispettate. Il tutto con segnali riduttivi della nostra produttività. Eppure, c’è un’Italia che punta, ancora, sull’apparenza di benessere e sulle offerte vantaggiose; pur spendendo poco.

 Insomma, l’illusione di sembrare, qualche volta, ha ancora la meglio sulla drammaticità dell’essere. Così va la vita e non solo nel Bel Paese.

Terminiamo, tanto per rispettare la tradizione, augurando un Buon Anno a tutti i Lettori che hanno avito la pazienza, e la costanza, di seguirci nei dodici mesi che ci siamo lasciati alle spalle.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

„Che il 2017 diventi l’anno che segna il futuro del Paese“

 

E’ stato un anno impegnativo, il 2016. Denso di cambiamenti, non sempre illuminanti - per l’Italia, per l’Europa e per il mondo. L’elezione alla Casa Bianca di Trump e la vittoria dei sostenitori della Brexit mostrano come i populismi siano costantemente in agguato. Per fortuna sono arrivate anche buone notizie, come l’elezione in Austria a Presidente della Repubblica del verde van der Bellen o la bocciatura in Ungheria del referendum anti-immigrati, voluto dal Presidente di estrema destra, Orban.

In questo quadro internazionale, come collocare la sconfitta del Sì al referendum del 4 dicembre? E’ stata di certo una grande delusione. Perché si è persa l'ennesima opportunità di modernizzare il Paese, dopo decenni di fallimenti. Una delusione in parte alleviata da una massiccia partecipazione degli italiani all’estero che hanno votato in massa per il sì. Allo stesso tempo sarebbe non solo ingiusto, ma anche poco intelligente, sostenere che con la vittoria del No hanno vinto solo i populismi. Significherebbe offendere quei sostenitori del No, il cui cuore batte a sinistra. Elettori la cui fiducia il PD deve sforzarsi di riconquistare.

Rimane il rammarico di non essere riusciti a spiegare agli italiani che la riforma costituzionale, lungi dall’essere l’anticamera dell’autoritarismo, avrebbe portato il Paese fuori dalla palude in cui rischia di rimanere arenato per anni. Una riforma che avrebbe introdotto maggiore democrazia. Un esempio fra tanti: il controllo preventivo di eventuale incostituzionalità delle leggi elettorali, in modo da evitare il riproporsi in futuro di nuovi assurdi come il Porcellum.

Ma è inutile piangere sul latte versato. Adesso la nuova sfida diventa trovare il modo per conciliare bicameralismo paritario e governabilità. E, nell’immediato, consolidare il consenso dell’unico grande partito, il PD, che a differenza di altri non si regge su un 'capo' indiscusso e indiscutibile, ma sulla legittimazione democratica.

Detto questo, il 2016 è stato anche un anno di riscossa per il nostro Paese. Il Governo Renzi ha riportato l’Italia al centro dell’azione politica europea. Abbiamo approvato una serie incredibile di riforme, i cui effetti modernizzatori si vedranno non solo oggi, ma soprattutto negli anni a venire. Le novità introdotte dal Jobs Act, il divorzio breve, la legge sulle Unioni Civili, il pacchetto Cultura, la riforma della PA, la riforma del processo civile. Sono solo alcuni dei provvedimenti, tutti adottati con l’obbiettivo di ridare slancio al nostro Paese, rendendolo più giusto, più moderno e più efficiente. Aspetti di cui il Paese ha ancora disperatamente bisogno. Aspetti sui quali il Governo Renzi ha saputo incidere in modo efficace, attraverso un gioco di squadra serrato con i Gruppi Pd di Camera e Senato. Un lavoro difficile, faticoso, ma estremente produttivo, da cui bisogna ripartire.

Auguri di buon lavoro, dunque. Al neo Presidente del Consiglio da poco entrato in carica, Paolo Gentiloni, e al nuovo Governo, in totale sintonia con quello precedente. Buon lavoro al Parlamento di cui mi onoro di fare parte, perché ci aspettano settimane impegnative, con l'arduo compito di approvare al più presto una nuova legge elettorale. Una legge che ci consenta di andare presto alle urne, cos? da scegliere fra due scenari: o un futuro con un’Europa riformata e un’Italia stabile e prospera, oppure uno scivolone all'indietro, vagheggiato dai populisti, che predicano l’uscita dall’euro e la costruzione di nuovi muri. Buon lavoro anche al Presidente uscente, Matteo Renzi, perchè ci sarà bisogno di ancora maggiori energie e tenacia nel duro compito che ci aspetta.

E tanti auguri agli italiani. Affinchè il 2017 diventi l'anno che segna finalmente il futuro del Paese. Laura Garavini

 

 

 

 

 

Fabrizia sceglieva i regali di Natale quando il Tir ha travolto il mercatino

 

Fabrizia Di Lorenzo, generazione Erasmus, «expat», una dei tanti ragazzi che lasciano l’Italia per lavorare, uccisa a Berlino, vittima del terrorismo, a 31 anni. Una «sorella» di Valeria Solesin, entrambe trasformate in eroine non da una fine tragica che non hanno cercato ma da quella loro forza di reagire, di non commiserarsi, cercando altrove il futuro che un’Italia poco generosa con i giovani non le offriva. Warum? Perché? Una domanda che rimbalza sui muri di Berlino, città ferita, attonita. E che non ha risposte. «Lei si sentiva europea», dicono i suoi amici di Sulmona, raccontando questa ragazza vitale, coraggiosa, orgogliosa, che credeva nell’integrazione. Che sognava un mondo senza frontiere e senza insicurezze. Sognava. Perché solo un alito di speranza ancora ieri a tarda sera separava il tempo imperfetto dal presente. Piange il padre, Gaetano, in attesa di partire anche lui. Ha sperato nel miracolo protetto nella sua città mentre la moglie e l’altro figlio inseguivano una speranza volando nella notte in Germania. Quando la notizia arriva portata dalle edizioni speciali dei tg, il tempo si ferma in casa Di Lorenzo. La televisione che rimanda le immagini terribili. Nessuna chiarezza su connazionali coinvolti. La paura che cresce quando Fabrizia non risponde al cellulare. E non è da lei. Fabrizia avrebbe immediatamente mandato un sms per tranquillizzare i suoi cari. La vita di una famiglia che si congela e cambia per sempre.  

«Abbiamo capito che era finita stanotte all’una e mezza», dice il padre Gaetano, impiegato delle Poste, molto conosciuto a Sulmona, come lo è Fabrizia. «Siamo stati noi a chiamare la Farnesina, ma l’aiuto più grande ce lo hanno dato i carabinieri di Sulmona», spiega il padre. «Ci siamo mossi coi nostri canali, ma da quanto mi dice mio figlio da Berlino, non dovrebbero esserci più dubbi. È lì con mia moglie in attesa del Dna, aspettiamo conferme, ma non mi illudo». Solo dopo la comparazione del profilo genetico con le vittime non identificate si potrà avere la certezza del destino della ragazza.  

Ma ora dopo ora le speranze si piegano ai fatti: il cellulare di Lorenza e la sua tessera della metropolitana vengono trovati per terra vicino Breitscheidplatz, il luogo della strage. È stato un ragazzo a portarli alla polizia. Quando poi, ieri, Fabrizia non si è presentata al lavoro, alla 4flow Ag, società tedesca che si occupa di servizi per la logistica e i trasporti, è stato impossibile non pensare al peggio. Ci sarebbero anche altri due ragazzi italiani feriti, in maniera lieve.  

Nel pomeriggio di ieri, anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano aveva ammesso l’eventualità che tra le vittime ci fosse una persona di nazionalità italiana. Ma «attendiamo» le informazioni della magistratura tedesca sull’identità delle vittime. 

 

Fabrizia aveva una grande passione la politica, soprattutto quella internazionale. E dopo una laurea magistrale in Scienze internazionali e diplomatiche, presa all’Università di Bologna, e un master alla Cattolica di Milano in tedesco per la comunicazione economica, ha scritto per diverse riviste online di geopolitica. Tra queste Berlino Magazine che ieri ha lanciato un appello per le ricerche. 

 

L’amore per la Germania era scattato durante il periodo Erasmus, tra il 2006 e 2007, alla Freie Universität, Libera Università, il più grande tra i quattro atenei di Berlino. Una città che unisce ragazzi di tutti i Paesi europei che qui trovano non solo ottime università ma anche un sistema di collocamento al lavoro efficiente. 

Fabrizia aveva subito capito che sarebbe stato più facile qui trovare lavoro senza ricorrere ad altro che non al curriculum. E le piaceva essere immersa in un contesto così dinamico, a confronto con coetanei di tutto il mondo, in un sistema che ti agevola invece di respingerti. A iniziare dall’offrirti, se sei studente, l’abbonamento ai mezzi pubblici gratis. Oltre alla 4flow, ha lavorato anche a Bosch, sempre nella capitale tedesca. Sperando un giorno di poter tornare in Italia a fare quello che le piaceva veramente: scrivere. Tra gli articoli che Fabrizia ha pubblicato due anni fa per Berlino Magazine c’è il legame con il suo Paese: «L’azienda che assume più italiani a Berlino? È Zalando. Ecco perché»; e «Italia e Germania si confrontano alla vigilia del semestre italiano di presidenza del Consiglio Ue». 

Su Twitter, il 5 dicembre, il giorno dopo il referendum costituzionale che ha dato ragione al «no», Fabrizia ha postato una scena de «La meglio gioventù», dove un professore universitario, durante un esame, invita il protagonista Nicola (Luigi Lo Cascio) a lasciare l’Italia, in cui non cambia mai nulla. E a @matteorenzi diceva: «Qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri, peccato presidente!». 

Intanto la Procura di Roma ha aperto un fascicolo, ipotesi di reato «attentato con finalità di terrorismo» e sono stati presi contatti con la polizia tedesca.   Maria Corbi LS 21

 

 

 

 

Italia e Germania allo specchio. L’Italia è più bella vista da Berlino

 

Lo psicologo austriaco Alfred Adler, allievo di Freud, diceva che il complesso d’inferiorità va a braccetto con l’ambizione alla superiorità. Tradotto, che l’essere umano ricerca la sua sicurezza nella sfida con l’altro. Così il professore spiegava anche le rivalità tra Stati, i cui problemi di autostima sarebbero per lui all’origine di buona parte dei contrasti internazionali.

 

La teoria di Adler potrebbe tornare utile, oggi, nell’analizzare l’atteggiamento dell’Italia (e non solo) rispetto all’amica Germania. Un’amica sì, che desta ammirazione fino alla soggezione, ma che allo stesso tempo scatena istinti di rivalsa e pure maldestre esibizioni di autorevolezza. Specialmente quando il confronto si sposta in Europa, specchio conteso di 27 riflessi.

 

Lo spiega bene uno studio condotto da Policy Matters per la Fondazione Friedrich-Ebert, che ha intervistato oltre duemila cittadini italiani e tedeschi sulla percezione che hanno del proprio Paese e su come vedono, invece, l’altro.

 

Italiani insicuri

A proposito di insicurezza, la considerazione che gli italiani hanno di sé stessi è talmente bassa che i tedeschi hanno più fiducia nell’Italia di quanta non ne abbiamo noi: il 34% dei tedeschi ritiene la nostra nazione affidabile, mentre nella Penisola questa percentuale si ferma al 33%.

 

Lo stesso vale per la situazione economica del Paese, giudicata negativamente dal 71% dei tedeschi, ma dall’89% degli italiani. E se è vero che il pessimismo è una prerogativa tutta nostra, risulta ugualmente difficile giustificare come gli intervistati nel nostro Paese abbiano dato alla Germania un voto superiore persino alla qualità della vita: 7,1 - su una scala da 1 a 10 - contro il 4,6 assegnato all’Italia.

 

È parlando di Unione europea, Ue, e dei diversi ruoli di potere al suo interno, che il nostro Paese esprime il massimo della sfiducia. La Germania è indicata non più come modello ma come rivale, una prima donna a cui si desidera, in fondo, rubare la scena.

 

Quattro italiani su cinque, l’81%, accusano Berlino di abusare della sua posizione di forza nell’Ue a discapito degli altri membri, e il 66% si dice contrario alla sua leadership in Europa. La maggioranza degli italiani (il 78%) crede che sia proprio Roma a dover emergere tra i 27. Valutazioni che sembrano riflettere in scala quell’atteggiamento di sfida assunto più volte dal governo italiano nei confronti delle istituzioni europee e del governo tedesco in particolare.

 

D’altra parte, i tedeschi sono afflitti da un complesso, se non proprio di superiorità, almeno di “parità”: non si sentono inferiori a nessuno. Attribuiscono alla Germania voti più alti in tutti i settori dell’economia e, in virtù di questa percezione positiva del Paese, tre quarti di loro ritiene che spetti a Berlino la leadership all’interno dell’Ue.

 

Italia e Germania percepiscono l’Ue diversamente

La soddisfazione dei tedeschi rispetto al proprio ruolo nell’Ue è coerente con la loro percezione del sistema Europa, nettamente opposta a quella italiana. Per il 43% dei nostri connazionali l’Ue ha portato più svantaggi che vantaggi (la stessa percentuale di tedeschi pensa esattamente l’opposto), e un italiano su due individua nella moneta unica la causa dell’attuale crisi economica (anche qui, il 41% dei tedeschi attribuisce all’euro il merito del buon andamento dell’economia nazionale).

 

Su una cosa i due Paesi sono d’accordo, e a torto: sia la Germania che l’Italia sono contribuenti netti dell’Ue (la prima con 14,3 miliardi l’anno, nel 2015, la seconda con 2,6 miliardi), ma tutti e due i campioni ritengono che l’altro Paese riceva di più di quanto paga.

 

L’autostima dei tedeschi

Tornando ai nostri problemi di autostima, va detto che il complesso d’inferiorità all’italiana ha, comunque, i suoi lati positivi: il Paese vince senz’altro in autocritica. L’80% degli italiani riconosce che l’Italia sta facendo ancora troppo poco per riformare lo Stato e l’economia, e tre italiani su quattro ammettono che la maggior parte dei problemi finanziari sono da imputare al Paese stesso.

 

I tedeschi, invece, sono nettamente più superbi e auto assolutori. C’è una parte del sondaggio in cui agli intervistati si chiede di scegliere, tra una serie di aggettivi, quelli che meglio definiscono il proprio e l’altro popolo. Se sugli abitanti della Penisola le parole scelte sono le stesse - al punto che gli italiani si riconosco persino negli stereotipi - i tedeschi si attribuiscono una serie di aggettivi che la controparte nemmeno prende in considerazione. Si definiscono - tra le altre cose - creativi, generosi e soprattutto flessibili.

È evidente come i tedeschi, in casa e in Europa, si sentano vincenti. Nei giudizi negativi dell’Italia, tra i due Paesi c’è sempre una certa concordanza, i numeri quasi coincidono e le linee dei grafici viaggiano in parallelo. Quando si parla di Germania, invece, a ogni aspetto del Paese che gli italiani ritengono criticabile si oppone il parere soddisfatto dei tedeschi. L’impressione, insomma, è quella di una Germania che dialoga solo con sé stessa. Per dirlo con le linee, che va un po’ per la tangente.  Isabella Ciotti, giornalista praticante AffInt 31

 

 

 

Quei due milioni di immigrati che spaventano la Germania

 

Tra arrivi e partenze, nel 2015 la popolazione straniera è cresciuta di 1,16 milioni di persone. I più rappresentati sono i siriani: 327mila (+403%), poi romeni e polacchi. Un esercito di donne dalla Thailandia, quasi solo uomini da Pachistan e Afghanistan – di Paolo G. Brera

 

Più di due milioni di arrivi nel solo 2015, con un saldo netto di 1,16 milioni di nuovi abitanti stranieri: sono cifre senza precedenti quelle fotografate dal "Rapporto Immigrazione 2015" pubblicato nei giorni scorsi, il 14 dicembre, dal Bundesamt für Migration und Flüchtlinge, l'Ufficio federale tedesco per le migrazioni e i rifugiati.

 

Su 2,14 milioni di arrivi complessivi registrati in Germania l'anno scorso, 2,02 milioni riguardavano stranieri con un saldo netto - dedotti i non tedeschi che hanno lasciato il paese nel corso dell'anno - di 1,16 milioni. Rispetto all'anno precedente, il 2014, l'incremento è del 49 per cento.

 

Dal 2010 in poi, la crescita è stata costante ma l'impennata degli ultimi anni è impressionante. Dai 684mila stranieri del 2010 agli 842mila del 2011, ai 966mila del 2012 divenuti 1,11 milioni nel 2013 e 1,34 nel 2014 per poi sfondare il muro dei due milioni lo scorso anno.

 

In tutto, dedotti coloro che se ne sono andati nel frattempo, in sei anni sono tre milioni di stranieri in più in un paese di 81 milioni di abitanti. Ma più della metà di questi nuovi arrivi sono avvenuti in due anni, tra il 2014 e il 2015.

 

"L'anno 2015 - si legge nel rapporto - è stato caratterizzato in modo netto dall'elevata immigrazione di persone in cerca di protezione" con "476.649 richieste d'asilo", il 135 per cento in più rispetto alle 202.834 del 2014.

 

Sempre nel 2015, il paese da cui sono arrivati più immigrati in Germania è la Siria, con 327mila persone in aumento del 403 per cento rispetto al 2014 quando furono 65mila (diecimila se ne sono invece andati). Ma la seconda nazionalità tra i nuovi ingressi probabilmente sorprenderà qualcuno perché proviene da un altro paese europeo: la Romania. Sono stati 213mila i romeni immigrati (+11 per cento), con 127mila andati via nel frattempo. Ed è europea anche la terza nazionalità più rappresentata tra i nuovi ingressi: sono i polacchi, con 196mila arrivi e 132mila partenze. Gli afgani, quarto popolo tra gli arrivi, sono 95mila ma con solo cinquemila ripartiti. Per questo nel saldo netto sono i siriani e gli afgani, con 316 e 90 milioni di persone in più, le due nazionalità aumentate in misura maggiore: romeni e polacchi sono cresciuti di 86 e 64 milioni.

 

Dalla Thailandia, dal Kazakhstan e dalla Russia sono arrivate soprattutto donne (rispettivamente 72, 61 e 60 per cento); mentre da Pakistan, Marocco, Somalia, Afghanistan e Siria sono arrivati quasi esclusivamente uomini, con percentuali comprese tra il 71 per cento dei siriani fino al 90 per cento di afgani e pachistani. LR 20

 

  

 

 

La soddisfazione del Cgie per la partecipazione dei cittadini italiani all’estero alla consultazione del quattro dicembre

 

“I numeri parlano da soli e manifestano un forte legame tra gli espatriati e la madre patria”

 

ROMA – In una nota il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero esprime grande soddisfazione per la partecipazione dei cittadini italiani all’estero al referendum costituzionale confermativo in votazione il quattro dicembre.“I cittadini italiani all’estero aventi diritto di voto – si ricorda nel comunicato - erano 4.052.341 dei quali hanno partecipato 1.251.728, che corrisponde al 30.98 %. Questi numeri parlano da soli e manifestano un forte legame tra gli espatriati e la madre patria. Una conferma della partecipazione che smentisce tutta la narrazione e la letteratura letta in particolare nelle recenti settimane sull’attendibilità e la legittimità del voto all’estero”. Nel comunicato si ribadiscono le forti critiche nei confronti dei tentativi, avvenuti durante la campagna referendaria, di “mistificare il voto all’estero” e di chiederne l’annullamento. “A risultato acquisito – si precisa   nella nota in cui si   ricorda come il voto all’estero sia un diritto costituzionale esteso a tutti i cittadini italiani ovunque essi risiedano - i fuochi incrociati si sono spenti per lasciare spazio alla ragione e al pragmatismo”.

“Il Consiglio generale degli italiani all’estero – continua il comunicato - assieme ai Comites ed ai parlamentari eletti nella circoscrizione estero, assieme all’encomiabile lavoro svolto della rete diplomatica consolare italiana, si sono fatti garanti della riuscita del referendum. Tantissime sono state le iniziative pubbliche realizzate dai comitati dei due schieramenti, dai Comites e dalle associazioni che hanno concorso a formare l’opinione pubblica e la conoscenza delle elettrici e degli elettori all’estero. Un’impresa mastodontica a conferma di un grande amore per le sorti del nostro paese”. La nota si conclude con una riflessione   sull’immediato futuro “In questa difficile fase postreferendaria il Cgie chiede ai parlamentari italiani di evitare future illazioni sul voto all’estero e, invece, di avviare una riforma elettorale per rendere il voto all’estero più sicuro e meno dispendioso”. (Inform 7)

 

 

 

 

 

Riunita a Francoforte la Commissione Continentale Europa e Africa del Nord del Consiglio Generale degli Italiani all’estero (CGIE)

 

Francoforte - La Commissione Continentale Europa e Africa del Nord del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si è riunita a Francoforte dal 2 al 4 Dicembre 2016.

All’incontro hanno partecipato l’Ambasciatore d’Italia in Germania, Pietro Benassi, il Consigliere di Ambasciata Massimo Darchini, i presidenti dell’InterComites di Germania, Svizzera, Francia e Gran Bretagna, il presidente del Comites di Francoforte, l’On. Laura Garavini, e, per il Comune di Francoforte, l’assessore Carmela Castagna ed il consigliere Luigi Brillante, il nuovo dirigente scolastico del Consolato di Francoforte Alessandro Bonesini ed in rappresentanza del Consolato di Francoforte Laura Bartolini.

La Commissione apre i lavori con una discussione riguardante il referendum confermativo del 4 dicembre. Le informazioni che provengono da tutta Europa sono molto positive e, nonostante alcuni articoli stampa critici, non sono state riscontrate anomalie o disservizi da parte delle istituzioni preposte. La Commissione ribadisce che il diritto di voto è costituzionalmente garantito a tutti gli italiani indipendentemente dal luogo di residenza.

Il secondo punto dell’Odg, riguardo la riforma delle rappresentanze degli italiani all’estero (Comites e CGIE), ha visto la discussione e l’approvazione della bozza di sintesi presentata dall’Ufficio di Presidenza. I punti espressi dai Consiglieri verranno integrati nella versione finale che verrà redatta dalla Commissione III e presentata per l’approvazione finale alla prossima Assemblea Plenaria.

Il tema della diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo è particolarmente sentito. Dopo un resoconto degli Stati Generali della Lingua Italiana nel mondo, tenutisi a Firenze lo scorso Ottobre, si richiama con fermezza il governo ad una pianificazione pluriennale dei finanziamenti, per permettere ai territori una programmazione rispettosa del corpo docente e delle decine di migliaia di alunni.

Ampia rilevanza è stata data al tema della nuova emigrazione, in particolare si è sottolineata l’esigenza di una riforma dell’AIRE che tenga conto delle nuove mobilità, la necessità di acquisire elementi scientifici sul fenomeno, nonché la volontà, particolarmente sentita dalla Commissione, di lavorare alla realizzazione di una nuova Conferenza mondiale dei giovani italiani nel mondo.

L’assemblea ha messo in evidenza la necessità di armonizzare nei territori di insediamento le pratiche amministrative offerte dai Consolati italiani e di sollecitarli al rispetto e all’applicazione delle leggi italiane vigenti. Si è richiamata l’attenzione ad una maggiore collaborazione territoriale tra la rappresentanza elettiva ed organizzata degli italiani all’estero e l’amministrazione pubblica, affinché i cittadini italiani possano usufruire ovunque essi risiedano degli stessi diritti e degli stessi servizi consolari.

A chiusura della tre giorni, la Commissione ha sottolineato come il proprio lavoro sia intrinsecamente legato alla vita dell’Unione Europea e del diritto comunitario. La Commissione ha posto il problema dell’avanzare dei populismi, ricordando come la nostra esperienza migratoria passata e presente non sia dissimile da quella di chi si presenta alle coste italiane in barconi della speranza.

La Commissione si impegna a lavorare con maggior tenacia nella direzione di una collaborazione con gli omologhi europei, in particolare sul tema dei diritti dei lavoratori e della mobilità intraeuropea, attualmente in discussione in diversi paesi.  De.it.press

 

 

 

 

 

L'autocritica di Gabriel accusa la Merkel: "Con cieca austerità una spaccatura nella Ue non è più impensabile"

 

Intervista del vicepremier a Der Spiegel, nell'anno in cui i tedeschi andranno alle urne per il nuovo Bundestag e il nuovo governo: "Insistenza sui conti in ordine ha portato rischi politici" - di ANDREA TARQUINI

 

BERLINO - "L'insistenza tedesca per una politica di austerità nell'eurozona ha reso l'Europa più divisa che mai pima d'ora, e una spaccatura dell'Unione europea non è più inconcepibile". La durissima accusa alle politiche scelte dalla cancelliera Angela Merkel non viene da economisti critici né da sinistre radicali: per la prima volta, a pronunciarla è il vicecancelliere Sigmar Gabriel in persona, leader della Spd (socialdemocrazia, partner di minoranza dei conservatori Cdu-Csu nella Grande coalizione al potere in Germania) e superministro dell'economia.

 

Gabriel ha reso queste dichiarazioni in un'intervista all'influente settimanale di Amburgo Der Spiegel. "Gli strenui, duri sforzi di paesi come Francia e Italia di ridurre i loro deficit e debiti sovrani hanno aperto anche spazio a rischi politici", sottolinea Sigmar Gabriel. E si spiega con un esempio: "Una volta ho chiesto alla Cancelliera, quale alternativa secondo lei sarebbe più costosa per la Germania. Primo, concedere alla Francia di avere mezzo punto percentuale in più di deficit, o secondo, avere Marine Le Pen quale futura presidente della Repubblica francee? Fino ad oggi, la Cancelliera ancora mi deve una risposta".

 

Le dichiarazioni di Gabriel a Der Spiegel evidenziano le forti divergenze interne nella Grande Coalizione. Tra la Spd che chiede più attenzione a una politica di investimenti e i cristiano conservatori (cioè la Cdu di Angela Merkel e il suo partito fratello bavarese Csu) secondo i quali la disciplina fiscale e di bilancio è più importante per dare solide fondamenta alla crescita economica.

 

Gabriel è ritenuto il più probabile candidato a cancelliere della Spd, nelle elezioni politiche federali che i terranno nella Repubblica federale di Germania nel settembre prossimo, a regolare fine di legislatura,

 

Alla domanda, se egli veramente creda di poter conquistare più consensi degli elettori tedeschi con una politica di maggiore transfer di liquidità tedesca ad altri paesi membri della Ue, il vicecancelliere ha risposto: "So che questa discussione è estremamente impopolare...ma so anche in quale condizioni l'Unione europea si trova oggi. Non è più impensabile che si spacchi. Se ciò dovesse accadere, i nostri digli e nipoti ci malediranno, perché la Germania è il paese che trae i maggiori benefici, più di ogni altro membro della Ue, dall'esistenza dell'Unione. I maggiori benefici sia economici sia politici". LR 8

 

 

 

 

Berlino. Margherita Pevere e Giuseppe Fornasari i vincitori del concorso di arti visive del Com.It.Es

 

Berlino. Margherita Pevere e Giuseppe Fornasari sono i vincitori della II edizione del concorso di arti visive promosso dal Com.It.Es Berlino per valorizzare le eccellenze artistiche della capitale.

Berlino, si sa, è la città creativa per eccellenza, incubatrice di progetti in tutti i campi dell'arte, meta di artisti internazionali tra i quali anche moltissimi italiani. È proprio per valorizzare questi tantissimi connazionali impegnati ed eccellenti nel campo artistico, che il Com.It.Es Berlino, l'organo di rappresentanza degli italiani all'estero, ha indetto la seconda edizione del concorso di arti visive "Un’opera per l’Italiano dell’anno".

Molti gli artisti partecipanti, che hanno presentato le loro migliori opere di fotografia, pittura, scultura, illustrazione. Tra tutte le opere in concorso la Commissione Esaminatrice del Com.It.Es ha scelto due opere, che andranno in premio ai vincitori 2016 del Premio “L'italiano dell’anno” durante la serata di premiazione che si terrà martedì 14 marzo 2017 in Ambasciata d'Italia a Berlino.

Per il vincitore femminile, il Com.It.Es ha scelto l'opera “Work on paper #1” di Margherita Pevere, realizzata con grafite su carta d’archivio. La serie Works on paper / Lavori su carta "indaga le proprietà tattili della carta e il valore estetico della scrittura asemantica come metafore della transitorietà dell’esistenza. Alle parole, illeggibili, non resta che la forza evocativa del gesto. I segni di grafite e le incrostazioni di cellulosa sono manifestazioni di presenza. Sono silenzio. Sono sedimenti erosi nel tempo, tracce umane incise su materia organica. Sono presenza e assenza allo stesso tempo, creazione e corrosione". Con una profonda fascinazione per i processi organici, Margherita Pevere, operante a Berlino dal 2013, è un'artista visiva e ricercatrice che indaga come materiali umani e non umani siano accomunati da un destino di decadimento e trasformazione. (www.margheritapevere.com)

 

Per il vincitore maschile, l'opera scelta è invece "Betongold" di Giuseppe Fornasari, una ciotola in malta cementizia rivestita da ori veneziani tagliati a mano. Dal diametro di 46 cm, presenta un'impostazione minimalista con forme chiare e linee concentriche. "Una minicupola ribaltata, nella quale l’eternità aurea sposa il design contemporaneo". Giuseppe Fornasari è uno dei due fondatori del laboratorio di mosaico artistico Cosmomusivo, con sede all'interno del Planet Modulor, una fucina creativa nel centro di Kreuzberg con oltre 20.000 m2 di laboratori d'arte, cultura e artigianato. Fornasari combina creatività, maestranza e artigianato moderno per la realizzazione di mosaici artistici con commissioni in tutta Europa da parte di architetti, artisti o privati. Operante a Berlino già dal 1995, affianca l'attività artistica e manifatturiera con corsi per adulti e progetti formativi con i bambini e le scuole. (www.cosmomusivo.de)

 

Queste due opere verranno quindi consegnate ai vincitori del Premio Com.It.Es "L'italiano dell'anno 2016", che ogni anno viene assegnato a due italiani, una donna e un uomo, che a qualsiasi titolo abbiano contribuito in maniera significativa alla promozione ed alla valorizzazione della cultura e dell'identità italiana nel territorio della Circoscrizione di Berlino.

La cerimonia di premiazione si terrà Martedì 14 marzo dalle ore 18:30 presso il Salone delle Feste dell'Ambasciata d'italia a Berlino, alla presenza dell'Ambasciatore d'Italia Pietro Benassi, del Presidente dell'Istituto Italiano di Cultura Luigi Reitani e del Presidente del Com.It.Es Berlino Simonetta Donà. Durante la serata di premiazione verrà realizzata una mostra con le migliori opere in concorso.

Dopo la consegna dell'opera dell'artista Fulvio Pinna ai vincitori dell'edizione 2015, quest'anno il Com.It.Es premia la fine creatività e la raffinata ricerca organica di Margherita Pevere, nonchè la maestranza dell'artigianato moderno di Giuseppe Fornasari come eccellenze artistiche italiane a Berlino.

 

Margherita Pevere - Nella sua pratica artistica, Pevere combina in maniera inedita materie organiche e strumenti tecnologici: coltiva cultura batteriche, manipola carta e pellicola fotografica, colleziona reliquie animali, usa il video digitale per catturare effimere luci e ha in progetto di iscrivere una raccolta di memorie su genoma batterico. Dopo aver studiato Scienze Politiche e Composizione Audiovisiva a Trieste, Pevere ha ottenuto il titolo di Meisterschülerin all'Universität der Künste Berlin. Attualmente è dottoranda all'Aalto University di Helsinki (FIN), School of Arts, Design and Architecture. Tra le sue recenti esposizioni: Article Biennial - i/o lab, Stavanger (N), curata da Hege Tapio e Nora Vage; transmediale Vorspiel - Green Hill Gallery Berlin (D), curata da Noemie Richard e Martin Reiche; Dutch Design Week - BioArt Laboratories, Eindhoven (NL), curata da Jalila Essaidi; State Festival Berlino, curata da Daniela Silvestrin. www.margheritapevere.com

 

Giuseppe Fornasari - Nato a Parma nel 1964, formazione triennale presso la Scuola Mosaicisti del Friuli. Si trasferisce nel 1995 a Berlino ove con la futura moglie, Svenja Teichert, fonda il laboratorio "Cosmomusivo“, dedito alla realizzazione di mosaici artistici. Da allora, su proprio design o collaborando con architetti, artisti e designer realizza centinaia di superfici musive, piccole e grandi, commissionate da privati, esercizi commerciali, spazi pubblici. Mosaico come arte applicata per pareti, pavimenti, quadri, tavoli, oggetti, frutto della propria ispirazione o come interpretazione di suggestioni storiche, in genere di ispirazione greco-romana. Tra le opere da citare, i pavimenti per il „Neues Museum“ a Berlino, la pluriennale collaborazione con la ditta „Siematic“, con la realizzazione di pianali per cucine, il restauro pavimentale della „Gnadenkapelle“ di Kevelaer e la cupola per l´hamam nella „Schokoladenfabrik“ a Berlino.

www.comites-berlin.de  de.it.press

 

 

 

 

Diminuisce l’emigrazione tedesca

 

Berlino - “La Germania diventa sempre più un paese ad alta ricezione migratoria, ma quanti sono e chi sono i tedeschi che decidono di emigrare? In base ai dati del Morgenpost, sirca 138.000 tedeschi hanno lasciato la loro patria lo scorso anno e in base al prospetto migratorio del governo questo dato riflette un calo del 7% rispetto all’anno precedente”. Così scrive Alessia del Vigo su “IlMitte.com”, quotidiano online di Berlino.

“Facciamo a questo punto un passo indietro e guardiamo a come è nato e si è evoluto questo fenomeno: negli anni ’70 emigravano annualmente tra i 50.000 e i 65.000 tedeschi l’anno.

Dal 1989, anno della caduta del muro di Berlino, il numero ha superato le 100.000 unità all’anno; il record si è registrato nel 2008, anno in cui 174.000 cittadini tedeschi hanno deciso di lasciare il loro Paese, superando le cifre del 1954.

Ma chi sono esattamente queste persone e cosa le spinge ad emigrare? A questo proposito si parla sia di “classici emigranti”, che si trasferiscono in un altro Paese per restarci vita natural-durante, sia di migranti “a tempo”, come ad esempio tecnici specializzati, manager, commercianti, medici, pensionati o studenti, che dopo un certo periodo di tempo tornano o prevedono di tornare nella loro terra di origine.

Secondo le stime del 2015 le mete predilette da questi tedeschi sono la Svizzera (13.2%), gli USA (9,7%), l’Austria (7,4%) e la Gran Bretagna (6,4%). Una meta ben più lontana, l’Australia, ha invece accolto 3523 tedeschi”. (aise) 

 

 

 

 

All’IIC di Berlino lunedì 16 gennaio l’inaugurazione della mostra “Vivere alla Ponti”

 

Molteni & C, una delle principali aziende mondiali produttrici di interior design, ha deciso, con la famiglia Ponti, di dare forma a diversi progetti di mobili del celebre architetto fino ad oggi mai prodotti in serie. La maggior parte di essi, infatti, era stata disegnata da Ponti (1891-1979) esclusivamente per il suo uso privato. „Vivere alla Ponti“ è, dunque, una mostra concepita per presentare lo stile di vita di Gio Ponti attraverso le sue opere.

Dopo la prima di Milano e Venezia, in contemporanea con la Biennale 2012, la mostra approda all’Istituto Italiano di Cultura di Colonia. Si potranno ammirare le riproduzioni dei mobili Ponti, lavorati prevalentemente a mano, e altri oggetti d’arredamento.

In occasione dell’inaugurazione, Francesca Molteni terrà una conferenza, in inglese, su Gio Ponti e sulla genesi di questa riedizione di mobili e arredi secondo i disegni del maestro.

 

L’inaugurazione sarà lunedì 16 gennaio alle ore 18,30 nella sede dell’IIC con questo programma: ore 18.30: Saluti e proiezione del film „Amare Gio Ponti“

Il film che ripercorre, per la prima volta, la storia del grande maestro del '900. Di Francesca Molteni. In collaborazione con Gio Ponti Archives. Italia 2015, 35'.

ore 19.15: Tavola rotonda con Francesca Molteni, Salvatore Licitra, Paolo Tumminelli. Moderazione: Lucio Izzo; ore 19.45: Inaugurazione mostra e cocktail

In collaborazione con Molteni&C. Nell‘ambito di Passagen 2017.

Durata: 16.1. - 03.2.2017. Orario di apertura: Lu - Ve ore 9-13 e 14-17, Sa, 21.01. e Do 22.01.2017: ore 15-20. Ingresso gratuito. Vi prega di segnalare la propria adesione e di indicare il numero dei partecipanti. Iic/dip

 

 

 

 

Ad Amburgo il 24 febbraio l’incontro con l’autrice Ilva Fabiani

 

Amburgo– L’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo ospiterà venerdì 24 febbraio alle ore 19 l’incontro con l’autrice Ilva Fabiani, che presenterà il suo libro “Le lunghe notti di Anna Alrutz”.

La protagonista è la primogenita di una ricca famiglia borghese, il padre medico, la madre elegante e colta ma di salute cagionevole. Per via della malattia polmonare cronica della madre e della sorella, tutte le estati della famiglia Alrutz si sono svolte nella stessa località termale, Bad Salzgitter. Lì Anna ha conosciuto Helene, l’amica di tutta la vita, e il pastore Rudinski, il suo primo amore impossibile. Ma Bad Salzgitter è anche il luogo dove si è formato il suo carattere, insolitamente forte, ossessionato dall’ordine e dalla disciplina. Nel 1927, dopo la morte della sorella, contravvenendo al volere della famiglia, Anna lascia Medicina per iscriversi alla nuova scuola per infermiere e diventa una braune Schwester. Richiamata a Gottinga dal suo ex professore, il ginecologo Hartmann, diventa la sua assistente personale e svolge con lui un compito molto particolare, voluto per decreto da Hitler: sterilizzare il più alto numero di donne, per “purificare” la futura razza ariana. Anna crede nell’ordine e nel benessere sociale che ne consegue ma quando nella clinica viene ricoverata l’amica Helene, apre gli occhi e quel che vede è, improvvisamente, l’orrore.

Con rigore e sicurezza Ilva Fabiani entra nel mondo interiore di Anna e ne fa un personaggio drammaticamente esposto al proprio tempo e alle proprie generose ossessioni.

Ilva Fabiani è nata ad Ascoli Piceno nel 1970. Dopo la laurea in Filosofia con una tesi su Hegel si è trasferita in Germania, svolgendo lavori di ricerca su diversi autori, fra cui Giordano Bruno, Giorgio Bassani e Beppe Fenoglio. Attualmente è docente di Lingua italiana all’Università di Gottinga. Con il suo primo romanzo “Le lunghe notti di Anna Alrutz” (Feltrinelli, 2014), frutto di tre anni di ricerca in archivi pubblici e privati, ha vinto l’edizione 2013 del concorso nazionale di narrativa “ilmioesordio”, aggiudicandosi anche il Premio della critica Scuola Holden per l’opera più originale e il Premio community ilmiolibro, assegnato dai lettori. L’incontro, moderato da Annette Kopetzki, è libero, ma è gradita la prenotazione. dip

 

 

 

 

Monaco di Baviera. Ricevimento del console generale dr. Cianfarani

 

Monaco di Baviera. Numerosi gli ospiti presenti  al ricevimento dello scorso 16 dicembre che hanno risposto all'invito del Console Generale d'Italia in Monaco Baviera, Dr. R. Cianfarani e della sua gentile Signora, Dr.ssa F. Klevisser Cianfarani. Il piacevole e consueto incontro prenatalizio è stato tenuto nella Sala Marstall del prestigioso Hotel monacense Vier Jahreszeiten. I convenuti sono stati  accolti con grande cordialità dai coniugi Cianfarani, assistiti magistralmente dall'Assistente dr.ssa E. Rustia e dal Viceconsole dr. E. A. Ricciardi. Presenti alcuni tra i più stretti collaboratori, tra cui il Dr. Tondi, il Dr. Pain,  il Dr. Todisco.

Intervenuti inoltre il Console Onorario di Norimberga Dr. G. Kreuzer, e tra i corrispondenti consolari la Dr.ssa A. Salis, l'ing. P. Benini. l'Ing. R. Mazzotta, il Cav. P. Annunziata, l'Avv. F. Ricci, il Comm. A. Tortorici   e il Dr. F. A. Grasso,   Vicepresidente Vicario delle ACLI Baviera.

Tra gli altri invitati, tante le persone vicine all'Amministrazione: dalla Presidente del Comites Dr.ssa D. Di Benedetto, Presidente del Comites di Monaco, della sua omologa di Norimberga, Angela Ciliberto, il Generale Fiorito De Falco della Netma  e consorte, altri Alti Ufficiali, le dr.sse P. Zuccarini del Forum Italia, N. Mattarei del Caritas, P. Mazzadi della Scuola Bilingue Leonardo da Vinci, il  Cav. R. Farnetani, proprietario dell'omonima impresa di specialità gastronomiche, il Medico di Fiducia del Consolato Generale Dr. Henze, il Comm. Vincenzo Cena dell'Associazione Famiglie di Oberhausen, il Comm. Carmine Macaluso, Presidente delle ACLI Baviera, il Signor Riccardo Salvatore, Capogruppo in carica dell’ANA, Associazione Nazionale Alpini, Sezione Germania, Gruppo Monaco di Baviera, il signor Renato Ghellere, già Capogruppo, Giuseppe Bosso e tanti altri connazionali.

Nel corso del ricevimento, subito dopo un breve saluto di benvenuto e di ringraziamento ai presenti e ai suoi collaboratori, il Console Generale, ha dato la parola al suo Vicario Dr. Ricciardi, che ha brevemente ribadito quanto appena detto dal Diplomatico, che, subito dopo, ha invitato gli intervenuti al buffet: particolarmente variegato e squisito, in cui, tra diverse delicatezze, troneggiava un panettone, molto apprezzato. Interessanti gli incontri e gli scambi di notizie ed opinioni intercorsi tra gli ospiti e i Cianfarani, che, con alcuni presenti, avevano già fatto conoscenza in altre occasioni, e che, con altri invitati, invece, si incontravano per la prima volta.  Fernando A. Grasso, Kempten

 

 

 

 

 

La partecipazione dell’Italia alla BAU 2017 di Monaco di Baviera

 

Monaco di Baviera - Nell’ambito delle azioni volte alla promozione del settore lapideo nei mercati di tradizionale sbocco, l’Agenzia ICE organizza la partecipazione dell’Italia alla BAU 2017 di Monaco di Baviera, che, giunta alla sua ventiduesima edizione, rappresenta la rassegna fieristica internazionale a cadenza biennale più importante del settore delle costruzioni, edilizia, materiali, architettura e sistemi in Europa.

La Germania presenta tassi di crescita superiori alla media, in una struttura di mercato decisamente più complessa in termini di segmentazione della domanda, confermandosi tra i maggiori acquirenti di pietre naturali in Europa e pertanto si configura come un mercato rilevante per gli esportatori del settore lapideo.

In programma dal 16 al 21 gennaio, la rassegna si estende su una superficie espositiva di oltre 180.000 metri quadri che sono da anni “fully booked” con liste d'attesa considerevoli.

La collettiva, su circa 165 mq, ospiterà 13 aziende italiane rappresentative dell’eccellenza made in Italy nei marmi e nelle pietre naturali. In fiera sarà allestito uno meeting point ICE per l’assistenza diretta in fiera alle aziende partecipanti ed ai visitatori. dip 

 

 

 

 

Dal 9 gennaio al 3 febbraio all’IIC di Berlino vetrina internazionale per i giovani creativi italiani

 

Berlino – Dal 9 gennaio al 3 febbraio all’Istituto Italiano di Cultura di Berlino   “New Shapes of Made in Italy”, mostra di accessori, complementi e mobili di design, curata da Open Design Italia. Un’occasione per   proporre i lavori che più rappresentano il tema della preziosità, intesa come talento nel saper fare e ricerca di materiali inediti per il contesto di applicazione. Sono stati scelti anche quei progetti che rileggono o rappresentano dei simboli per la cultura del made in Italy.

Approdata lo scorso autunno a Budapest, l'esposizione è una vetrina internazionale per i giovani creativi italiani e dell'Emilia Romagna vincitori di importanti premi, occasione per mettere in evidenza un tipo di imprenditoria che parte dal designer come regista della filiera produttiva, e che ricerca la sostenibilità del ciclo produttivo e nuove forme di collaborazione tra i mondi del progetto e dell'impresa tradizionale. I giovani designer prescelti sono Arago design, Art, Arturonoce, Federica Bubani, Caracol Design Studio, Emmedi.design, Franco Catalini, Massimo Marcelli, Peralia, Tania Marta Pezzuolo, Re-find, Sotteranea Officina Sperimentale, Tipo 00 design, Urge Design, Woodart Km Zero. dip

 

 

 

 

Conferito a Delio Miorandi (di Rüsselsheim) il "Deutscher Bürgerpreis“

        

“L'assegnazione del premio 2016 a Delio Miorandi, scelto tra 1.600 partecipanti, non solo rende onore all’impegno di una vita, ma è motivo di grande orgoglio per tutta la comunità italiana in Germania". Lo ha detto Laura Garavini, della Presidenza del PD alla Camera, commentando il conferimento del premio Deutscher Bürgerpreis a Delio Miorandi, nella categoria Lebenswerk.

La parlamentare ha poi proseguito "Il Deutscher Bürgerpreis è il riconoscimento più importante attribuito in Germania ai cittadini che si spendono nel volontariato. Viene assegnato annualmente dal 2003 dalla iniziativa "Für mich. Für uns. Für alle", che quest'anno ha previsto il premio all'insegna del motto "Germania 2016 - vivere insieme l'integrazione."

"Non poteva esserci interlocutore migliore di Delio Miorandi a cui conferire questo prestigioso riconoscimento. Miorandi, che ha lavorato come assistente sociale in Germania per circa quarant’anni, si è distinto per una vita, al fianco dei migranti, italiani e stranieri, rappresentando un vero punto di riferimento ed una bussola a favore dell'integrazione per tanti connazionali ed immigrati stranieri. Vero pioniere nella diffusione dei valori europei, Miorandi fondò la Europa Union a Russelsheim e si distinse come dirigente, sia nell'associazione che nella Caritas del Land Hessen.

Autore di un saggio dal titolo "Antonio: Vom Eselpfad ins Wirtscaftswunder" Miorandi ha ricevuto già importanti riconoscimenti: la Croce di commendatore della Repubblica tedesca nonché la medaglia al merito del lavoro della Repubblica italiana. Il conferimento del Deutscher Bürgerpreis a Delio Miorandi è la conferma di quanto il suo lavoro non solo sia stato importante per l’inclusione della comunità italiana, ma continui ad essere di grande valore per la diffusione dei valori europei e per la lotta al disagio sociale in terra tedesca. Si tratta di un premio più che guadagnato, di cui va fiera l'intera comunità italiana in Germania, perchè va ad un uomo da cui trarre insegnamento e da cui prendere esempio, ancora oggi.” De.it.press 13 dic.

 

 

 

 

Germania, inaugurata a Oberhausen la sede del circolo “Rinascita”

 

Oberhausen - Sabato 10 dicembre è stata inaugurata, con una grande festa, la nuova sede completamente rinnovata del circolo “Rinascita”, di Oberhausen in Eschenstrasse 97. La storica sede del circolo sardo era stata devastata da un incendio.

Il presidente del circolo “Rinascita”, Franco Sogus, orgoglioso per la riuscita dell’iniziativa, ma ancora di più per l’impresa compiuta da soci e amici, che hanno fatto risorgere il circolo dalle ceneri dell’incendio, ha ringraziato tutti per l’ impegno e la collaborazione, ha rivolto un ringraziamento particolare al gruppo della cantante Sandra Ligas e al DJ Pino che con i canti tradizionali della Sardegna e la musica hanno coinvolto tutti dal più piccolo al più grande.

La festa – ha scritto Sogus in un messaggio di ringraziamento - è perfettamente riuscita. Vi hanno partecipato più di 200 ospiti.

Alla inaugurazione della sede rinnovata hanno partecipato, tra gli altri il consigliere regionale Attilio Dedoni e il consultore Antonino Casu dell’Aitef e il presidente della Federazione dei circoli sardi in Germania Gianni Manca.

Anche il sindaco della città di Oberhausen si è congratulato con i dirigenti del circolo sardo per la riuscita della manifestazione.

So che negli ultimi mesi abbiamo avuto tantissimi dispiaceri ma con grinta e orgoglio siamo riusciti a portare avanti la nostra associazione con l`aiuto di tantissimi amici e   di altre associazioni. L’inaugurazione – ha detto Sogus - è stato un momento importante. Il nostro circolo è come un'araba fenice che risorge dalle proprie ceneri. Ci auguriamo che questo sia l'inizio di un lungo e nuovo percorso e che sia ricco di soddisfazioni”. Il Messaggero Sardo

 

 

 

 

Il Goethe Institut, primo “ambasciatore” della Germania nel mondo

 

Berlino - “L’istituzione culturale tedesca più famosa e, probabilmente, più diffusa al mondo è il Goethe Institut. Con le sue 159 sedi in 98 Paesi è il primo “ambasciatore” della Germania nel mondo, e di questa cosa i politici tedeschi ne sono consapevoli. L’Istituto, infatti, ha avuto a disposizione nel corso dell’anno che si sta per concludere la bellezza di 396 milioni di euro, di cui 238 forniti dal ministero degli Esteri. Altri 137 del totale sono il ricavato dei corsi di lingua e 21 da altri tipi di entrate. Insomma una vera “macchina da guerra” di stampo culturale, come è emerso dai dati sciorinati dal direttore commerciale Bruno Gross”. Così scrive Alessandro Brogani, direttore a Berlino del quotidiano online “Il deutsch-Italia”.

“Come ha tenuto a sottolineare il presidente, Klaus-Dieter Lehmann, durante l’annuale conferenza stampa in cui sono stati esposti i risultati dell’anno in corso ed i programmi per il prossimo, “il Goethe crea lo spazio e ottiene l’accesso nei Paesi in cui il governo limita la libertà di espressione. E la libertà di espressione è un bene prezioso per noi”. Talmente prezioso che i finanziamenti dell’Istituto sono serviti anche per aprire la nuova sede in Brasile, “Vila Sul” a Salvador de Bahia, una casa residenza per “artisti, operatori culturali, giornalisti e scienziati che provengono dalla Germania e da tutto il mondo, e che si occupano del Sud del mondo”. Inoltre sono fiore all’occhiello anche la sede di New York, a Manhattan, e quella giapponese a Kyoto di Villa Kamogawa.

Ma non solo. Infatti, come ha illustrato il segretario generale John Ebert, l’Istituto è presente anche in zone “calde” del mondo. “Il supporto per le persone in fuga, è un compito importante per il Goethe-Institut. Vogliamo contribuire al fatto che non ci deve essere una generazione perduta”, ha sottolineato. E il Goethe infatti si è espanso in tutta l’area circostante la Siria ed in altri Paesi “difficili” quale la Turchia.

Portare la lingua e la cultura tedesca in Paesi come l’Armenia e l’Azerbaigian (in programma per il prossimo anno), piuttosto che in Egitto al Cairo o in Iran non è soltanto una scelta intelligente da un punto di vista squisitamente culturale, laddove lo scambio di esperienze aiuta il processo di comprensione reciproca alimentando implicitamente i processi di pace, ma costituisce anche un’operazione strategica da un punto di vista meramente economico. È infatti sempre difficile quantificare il ritorno economico di ciò che si profonde in cultura. Da noi in Italia c’era ad esempio chi fra i nostri politici, nel non molto lontano 2010, sosteneva che “con la cultura non ci si mangia”.

Sarà forse vero, soprattutto in tempi di crisi, ma investire in cultura dà i suoi frutti a lungo termine. Il bambino libanese che oggi può giocare a calcio nella squadretta locale sponsorizzata dal tedesco Istituto di cultura, un domani se lo ricorderà e molto probabilmente comprerà prodotti tedeschi o se diventerà un uomo influente nel suo Paese ne gioveranno le relazioni con la Germania. L’imprenditore iraniano che impara a parlare la lingua di Goethe, più facilmente sarà attratto dall’investire il proprio denaro in imprese tedesche. La famiglia turca che avrà dimestichezza con termini linguistici così differenti dai propri, molto più volentieri passerà le vacanze presso i propri parenti, che si sono ormai trasferiti da decenni nel Paese della Cancelliera Merkel.

Sicuramente, al contrario di noi italiani, i tedeschi con pieno merito sanno fare del marketing per promuovere il proprio Paese. E lo fanno con intelligenza.

Il legame con la politica esiste, come esiste per altri Paesi, ivi compreso il nostro, dove gli Istituti di cultura dipendono direttamente dai ministeri degli Esteri, ma c’è una grande differenza. Da quando il Goethe è stato fondato, nel 1951, i suoi presidenti sono stati solo 9, di cui l’ultimo è in carica dal 2008. I segretari generali sono stati solo 12, e addirittura Horst Harnischfeger rimase in carica ininterrottamente dal 1976 al 1996, passando dal cancellierato del socialdemocratico Helmut Schmidt a quello del cristianodemocratico Helmut Kohl. Evidentemente il merito per i tedeschi non ha colore politico”. (aise) 

 

 

 

 

All’IIC di Amburgo la conferenza “La deportazione dall'Italia” dello storico Brunello Mantelli in occasione del Giorno della Memoria

 

Amburgo – L'Istituto Italiano di Cultura di Amburgo ospiterà il 27 gennaio alle ore 19, in occasione del Giorno della Memoria, la conferenza intitolata “La deportazione dall'Italia. Approcci globali e di genere” di Brunello Mantelli, docente di Storia contemporanea presso l'Università di Torino e quella della Calabria. Mantelli si soffermerà sulla tipologia delle deportazioni dall'Italia e sul destino dei deportati nei campi di concentramento tedeschi, con particolare riguardo alla deportazione femminile.

Nel periodo che va dall'estate del 1943 all'aprile del 1946, circa 800.000 italiani, tra cui alcune migliaia di donne, vengono trasferiti nel territorio del Terzo Reich. Lì i loro destini si incrociano con quelli di altri centomila connazionali, giunti in Germania dal 1938 in poi sulla base di intese intergovernative tra Roma e Berlino, ma ormai trattenuti contro la loro volontà. Gli italiani presenti in Germania in questo periodo sono classificabili in tre categorie: un grande gruppo è costituito dagli internati militari (IMI), un secondo gruppo è costituito dai prigionieri catturati durante i rastrellamenti o in azioni partigiane, inviati al lavoro coatto, e un terzo gruppo, circa 40.000 persone, comprendente i deportati dall'Italia e destinati ai campi di concentramento. Solo 4000 riescono a sopravvivere.

L'ingresso alla conferenza è libero, gradita la prenotazione.

Il prof. Mantelli si occupa in particolare di storia dei fascismi e storia della Germania. È autore di numeri studi sulla storia contemporanea della Germania e, insieme a Nicola Tranfaglia, di un grande lavoro analitico sulle deportazioni dall'Italia (Il libro dei deportati, volumi 1,2,3, Mursia edizione). Ha curato, assieme a Bruno Maida, il volume di Alessandra Chiappano “Le deportazioni femminili dall'Italia fra storia e memoria”. (Inform)

 

 

 

 

Kaufbeuren- „Siamo tutti emigranti“

 

Il Gruppo folclorico  FOLK-ACLI di Kaufbeuren, in data 04 Dicembre 2016, ha presentato, davanti ad un pubblico di circa 250 spettatori, nella Sala comunale, ufficialmente la prima del nuovo Musical „Siamo tutti emigranti“.Il primo Borgomastro della cittadina algoviese,Stephan Bosse, intervenendo alla rappresentazione ha sottolineato l’importanza per la Comunitá  italiana e non solo, di mantenere i legami e ravvivare le tradizioni originarie.Ha ringraziato i 25 Componenti del Folk-ACLI, fondato nel 1988,nei suoi,quasi,trent’anni di storia ed impegno,di essere riferimento e scuola di culture popolari per le giovani generazioni.

„Siamo tutti emigranti“ racconta in sedici canti,divisi in due atti,con scenografie,danze e recitazione,la storia d’amore, in un piccolo paese di pescatori in Sicilia, tra due giovani,incontratisi durante la vendemmia,costretti a dividersi con un destino di emigrazione.L’arrivo di barconi carichi di profughi sulle coste limitrofe, fuggiti dalla guerra e dalla violenza, interroga fortemente la popolazione e suscita nella giovane protagonista, rimasta sola ad attendere il ritorno del suo amato lontano per lavoro al fine di assicurare un  futuro alla giovane coppia, forti sentimenti di solidarietá,coraggio civile e condivisione di sentimenti .La musica, dal vivo,con fisarmonica,chitarra, basso, clarinetto,violino,flauto,percussioni e marranzano,trasmette un messaggio di melodie e ritmi tipici della tradizione siciliana, molto apprezzato dal pubblico.La figura di un narratore,che introduce la diverse scene del racconto in italiano e tedesco, permette la completa comprensione dei testi presentati.Lo spettacolo,con ingresso gratuito,ha raccolto offerte per un totale di € 720,- (settecentoventi) devoluti per la ricostruzione delle zone terremotate in Centro-Italia delle scorse settimane. Il Folk-ACLI di Kaufbeuren, come annunciato dal Coordinatore e Presidente ACLI Carmine Macaluso, é disponibile a presentare il nuovo musical „Siamo tutti emigranti“ presso le nostre Collettivitá in Germania ed oltre e rinunciare a qualsiasi forma d’ingaggio per, invece, sostenere il recupero dei  territori,nel Lazio,Umbria e Marche,  colpiti  dal cataclisma naturale. dip

 

 

 

 

Dal 16 gennaio al 3 febbraio all’IIC di Colonia la mostra “Vivere alla Ponti”

 

Colonia -   Da lunedì 16 gennaio a venerdì 3 febbraio si terrà , presso l’istituto Italiano di Cultura di Colonia, la mostra “Vivere alla Ponti”, un’esposizione concepita per presentare lo stile di vita dell’architetto Gio Ponti attraverso le sue opere. Molteni & C, una delle principali aziende mondiali produttrici di interior design, ha deciso, con la famiglia Ponti, di dare forma a diversi progetti di mobili del celebre architetto fino ad oggi mai prodotti in serie. La maggior parte di essi, infatti, era stata disegnata da Ponti (1891-1979) esclusivamente per il suo uso privato.

Dopo la prima di Milano e Venezia la mostra approda all’Istituto Italiano di Cultura di Colonia. Si potranno ammirare le riproduzioni dei mobili Ponti, lavorati prevalentemente a mano, e altri oggetti d’arredamento. In occasione dell’inaugurazione della mostra, prevista per le ore 18,30 di lunedì 16 gennaio,   Francesca Molteni terrà una conferenza, in inglese, su Gio Ponti e sulla genesi di questa riedizione di mobili e arredi secondo i disegni del maestro. Questo il programma: alle ore 18.30 i saluti e la proiezione del film “Amare Gio Ponti”. Il lungometraggio di Francesca Molteni che ripercorre, per la prima volta, la storia del grande maestro del ‘900. A seguire la tavola rotonda con la stessa Francesca Molteni, Salvatore Licitra, Paolo Tumminelli e il moderatore   Lucio Izzo. Avrà poi luogo l’inaugurazione della mostra e il cocktail. L’ingresso è gratuito, ma per la serata inaugurale è necessaria la prenotazione. (iiccolonia@esteri.it)

 

 

 

 

Berlino è sempre stata la città dei giovani. Città particolare, anche durante la Guerra fredda

 

"Seguendo il dibattito degli ultimi anni sulle nuove migrazioni italiane e su Berlino come una delle mete preferite dei giovani italiani di oggi, sembra quasi implicita la considerazione opposta ovvero che nel passato fossero arrivati a Berlino "i vecchi". Ma Berlino è sempre stata dei giovani (non solo anagraficamente) e ha sempre attratto persone che ci venivano per via della sua peculiare situazione culturale e sociale. Sociale, anche se allora non era facile raggiungere la città. Non si doveva solo superare due confini simbolo della Guerra Fredda (BRD-DDR; DDR-West-Berlin) passando in macchina o in treno per corridoi di transito che dalla Germania Occidentale attraverso la DDR ti portavano a Berlino Ovest, ma non esistevano nemmeno i voli internazionali e low cost della Easyjet o Ryanair: uniche compagnie che volavano su Berlino Ovest attraversando pure dei corridoi aerei erano quelle degli Alleati Pan Am, British Airways ed Air France con soli voli nazionali".

È il consigliere Cgie, nonché docente universitaria in Germania, Edith Pichler a firmare questa interessante analisi pubblicata dal portale Neodemos.info, un "foro indipendente di osservazione, analisi e proposta", come si legge sullo stesso sito Internet, con base a Firenze.

"Una città particolare anche durante la Guerra Fredda

Nonostante ciò, ai tempi della divisione della Germania e di Berlino la parte occidentale, della città era meta di tante persone che vi venivano a vivere perché attratte da un clima liberale, aperto, avanguardistico e dove si potevano sviluppare differenti progetti di vita. Berlino è stata la città del movimento studentesco, delle comuni, dell’opposizione antiparlamentare (denominata in tedesco con la sigla APO). In quest’ambito ha avuto un ruolo rilevante un professore di origine italiana, Johannes Agnoli (1925-2003), professore di Teoria politica presso il mitico Otto-Suhr-Institut della Freie-Universität, nonché autore nel 1967 insieme con Peter Brückner dell’opera "Die Transformation der Demokratie", importante testo teorico del movimento. Inoltre la città per via del suo status di città controllata dagli Alleati ha attirato tanti giovani tedeschi che, una volta residenti a Berlino, non avrebbero più avuto l’obbligo di fare il servizio militare.

Anche la Berlino di quegli anni era già una città aperta, libertaria, seducente e, grazie alla sua vivacità sociale e culturale, che per altro riceveva molti fondi dal governo federale anche per l’arte e la cultura, offriva spazi a tutti: artisti, creativi, giramondo. La metropoli sulla Sprea attirava non solo rockstar come David Bowie e Lou Reed, registi come Peter Stein ed attori come Bruno Ganz, ma anche giovani italiani. Il carattere politico, economico e sociale della città ha favorito l’immigrazione di differenti tipi di italiani che hanno contribuito con i loro stili di vita e mentalità e attraverso le loro attività economiche, sociali e culturali a uno sviluppo eterogeneo della comunità.

Anche per i pochi emigrati per lavoro, giunti a Berlino negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, provenendo sovente dalla Germania occidentale, la scelta di spostarsi in una grande città, anonima, aveva una componente "avventurosa", una ricerca di indipendenza-emancipazione e di autonomia-libertà. Non si veniva a Berlino solo per motivi economici, ma anche perché attratti dalla grande città, dalle possibilità che poteva offrire ai giovani provenienti dalla provincia italiana. Così fra di loro c’erano anche persone che, approfittando della politica di reclutamento dell’industria, si lasciavano ingaggiare per un lavoro in fabbrica a Berlino, per poi sviluppare altri progetti di vita, come Adelchi-Riccardo Mantovani arrivato come operaio e ora pittore affermato, pioniere, con altri, dei creativi di oggi. Anche fra le "ragazze" italiane sbarcate a Berlino a cavallo degli anni Sessanta/Settanta possiamo trovare persone che emigravano perché spinte dalla curiosità, desiderose di conoscere realtà diverse, o semplicemente perché si erano innamorate. Per alcune di loro provenienti dall’Italia del Sud l’emigrazione significava poter costruire qualcosa di proprio, emanciparsi e non dover chiedere conto a nessuno. In quegli anni Johannes Agnoli e altri emigrati fondarono l’Unione degli emigrati italiani progressisti che pubblicava il giornale "L’emigrante in lotta" e per questi "emigranti in lotta" Agnoli tenne alla Technische Universität dei corsi di Economia politica e marxismo.

Con gli anni Settanta immigrano i ribelli/le ribelli attratti dal mito di Berlino come città delle rivolte studentesche e nella quale poter avviare le più differenti forme di vita, in un quadro culturale alternativo e molto vivace. Attorno alla metà degli anni Settanta alcuni di loro, fondarono una Casa di Cultura Popolare con lo scopo di propagare e coltivare l’"altra" cultura attraverso diverse attività e il lavoro politico culturale fra gli immigrati. Nel 1976 seguì il gruppo rock "Gli Straccioni" (Die Lumpen) che si esibiva durante le manifestazioni politico-culturali organizzate dai gruppi della sinistra, per esempio nella vecchia mensa della Technische Universität. Un paio di persone provenienti da questo milieu di sinistra aprirono nel 1977 il locale Osteria Nr.1 a Kreuzberg, punto d’incontro dell’allora sinistra alternativa e multi-nazionale.

Negli anni Ottanta a richiamare molti giovani italiani furono miti come il quartiere multiculturale di Kreuzberg, l’occupazione delle case, il movimento degli autonomi e i diversi progetti alternativi nell’edificio dell’ex ospedale Bethanien che, occupato salvandolo dalla demolizione, fu trasformato in un Centro sociale di cultura. Gli Ottanta registrano anche l’arrivo di un altro tipo di immigrati: i postmoderni. Spesso anche loro in possesso di una certa istruzione, sono gli iniziatori di nuove attività e proposte che, anche se trovano riscontro in settori tradizionali come la gastronomia, evidenziano nuove caratteristiche.

La nuova migrazione dopo la caduta del Muro

Negli anni ‘90 Berlino è meta dei nuovi mobili; dopo il processo di riunificazione e lo spostamento della capitale da Bonn a Berlino, la città ha visto aumentare il numero di italiani attivi nelle libere professioni, giornalisti, manager, architetti etc. I progetti Erasmus hanno inoltre incrementato l’afflusso di studenti, che spesso prolungando la loro permanenza nella città lavorano per due o tre giorni alla settimana in uno dei tanti ristoranti e pizzerie.

Oggigiorno, l’Europa si deve però confrontare con una migrazione interna dettata dalla necessità e Berlino, come altre Regioni della Germania, è meta di questa mobilità. Fra i nuovi arrivati non ci sono solo giovani, single e laureati, ma anche tante persone con un diploma di scuola secondaria e gruppi famigliari. Inoltre si può constatare una nuova categoria di "stabili-instabili", quelli che io definirei dei passeggeri: persone non comprese nei dati statistici, perché non registrate presso il comune di Berlino dove abitano, nè all’AIRE, ma visibili nel contesto urbano e così attori di una mobilità quasi stagionale. Per alcuni di loro Berlino rappresenta solo un momentaneo interessante palcoscenico quotidiano.

Così, a differenza delle altre città tedesche dove a partire dalla fine degli anni ‘70 la popolazione italiana rimaneva stabile o diminuiva di numero, i processi elencati sopra hanno incrementato costantemente la popolazione italiana di Berlino: dalle 1.300 persone negli anni ‘60 alle 9.000 persone all’inizio dei ‘90 fino a raggiungere attraverso la nuova mobilità agevolata dai mezzi di comunicazione e trasporto e incentivata in parte da miti e leggende il numero di 26.715 italiani alla fine del 2015. Se a questi si aggiungono le 6.172 persone di origine italiana, ma con cittadinanza tedesca, il loro numero raggiunge le 32.887 unità.

Ultimante si registra però un calo degli arrivi e un maggiore orientamento al rientro: per esempio se nel periodo luglio e settembre 2014, secondo i Dati dell’Ufficio Statistico Berlin-Brandenburg sono arrivati a Berlino 1.032 italiani e 483 abbandonavano la città, nello stesso periodo nel 2015 arrivano 853 e 736 lasciavano la città. Complessivamente a fronte di 3.700 persone arrivate in città nel 2015, ad esempio, 2.000 persone hanno lasciato la capitale per tornare in patria.

Queste tendenze possono indicare sia la "smitizzazione" di Berlino che essere il sintomo di progetti migratori (se esistevano) non riusciti, ma anche delle trasformazioni che sta vivendo la città: processi di gentrificazione, aumento dei costi della vita e degli affitti hanno fatto sì che Berlino non sia più così tanto "povera ma sexy" come disse anni fa l’ex Borgomastro Wowereit. D’altra parte la generazione del Millennio facilita dai diversi mezzi di comunicazione potrebbe riorientarsi e "scoprire" una nuova meta, un nuovo "palcoscenico" dove poter sviluppare i loro progetti". (N.info/dip) 

 

 

 

 

 

La Camera di Commercio Italo-Tedesca partner del progetto europeo "BIFOCAlps". A colloquio con con Alessandro Marino

 

La Camera di Commercio Italo-Tedesca è partner del progetto europeo "BIFOCAlps" (Boosting Innovation in Factory Of the future Value Chain in the Alps), all'interno di un partenariato che fa capo al Polo Tecnologico di Pordenone.

Si tratta di uno dei 23 progetti selezionati all'interno del programma "Interreg Alpine Space", il cui obiettivo è quello di creare sinergie e collaborazioni con il sistema innovativo presente sul territorio per favorire lo sviluppo delle migliori tecnologie per una manifattura digitale e sostenibile tra partner italiani, sloveni, austriaci, francesi e tedeschi. Ne parliamo direttamente con Alessandro Marino, Segretario generale della Camera di Commercio Italo-Tedesca.

 

D. Marino, quali sono gli obiettivi di BIFOCAlps?

R. Il progetto ha come focus il tema dell’INDUSTRIA 4.0, ovvero la digitalizzazione dei processi produttivi quale fattore di competitività delle imprese manifatturiere che in prospettiva futura consentirà lo sviluppo sostenibile delle economie nelle regioni d’Europa nell’ambito del cosiddetto Spazio Alpino. La prima fase prevede un’analisi dello stato dell’arte sul tema dell’industria digitale e l’individuazione delle best practices già presenti nei diversi territori. In seguito, si dovranno ideare ed implementare metodologie che promuovano il trasferimento tecnologico e lo sviluppo di soluzioni innovative per la realizzazione delle fabbriche digitali. Il nostro ruolo nel progetto consisterà, fra le altre cose, nell’organizzazione di workshop e seminari, nonché di visite ai poli tecnologici e alle aziende modello.

D. Per quale motivo l’innovazione tecnologica è così importante per le PMI italiane? In quale modo dovrebbe essere applicata?

R. Ritengo che il tema sia di rilevanza non solo per le PMI italiane, ma per tutte quelle europee. Infatti, per poter far fronte alla forte competizione delle imprese provenienti da aree economiche a più basso costo della produzione, risulta necessario ricercare nuove modalità di organizzazione produttiva: non solo per un’ottimizzazione dei costi, ma anche per poter rispondere meglio alle esigenze di segmenti di mercato a volte molto eterogenei e che necessitano, quindi, di una spiccata diversificazione della produzione. In altri termini, la sfida nel futuro sarà quella di riuscire a produrre industrialmente “su misura” a costi accettabili, il che rappresenta un concetto completamente nuovo e che comporta una ridefinizione anche dell’organizzazione produttiva in cui i processi vengono ridisegnati e presidiati da macchine che si scambiano informazioni/dati e non lavorano più in maniera isolata.

D. Tra gli obiettivi del progetto vi è in particolare quello di creare delle sinergie fra gli attori del sistema di innovazione della Regione Alpina: in quale modo verranno attivate tali sinergie? Perché sono importanti?

R. Nell’ambito del progetto si prevede di favorire il contatto tra i vari centri che si occupano di innovazione tecnologica nei diversi Paesi per condividere esperienze relative allo sviluppo di progetti di implementazione della cosiddetta “Fabbrica Digitale“ assieme all’industria. In questa maniera si potranno identificare degli esempi di eccellenza che potranno essere messi a denominatore comune stimolando, inoltre, il confronto da un lato con i potenziali fruitori, ovvero le imprese, e dall’altro con i Policy Maker che possono influire, quindi, nelle strategie di sviluppo a livello macroeconomico nei diversi territori.

D. Quale contributo specifico darà la Camera di Commercio Italo-Tedesca in qualità di partner progettuale?

R. La nostra Camera è stata prescelta quale partner in virtù dei radicati contatti sia con il tessuto imprenditoriale tedesco che con le istituzioni locali. Per tale motivo il nostro ruolo sarà quello di attivare tali contatti per il loro coinvolgimento nelle attività che verranno realizzate e di contribuire all’identificazione degli esempi di eccellenza nel Sud Germania, nonché nelle azioni di contatto con i Ministeri dell’Economia del Baden-Württemberg e della Baviera che sono le due regioni che rientrano nello Spazio Alpino.

D. La vostra Camera di Commercio è coinvolta anche in altri progetti europei?

R.  Dall’inizio dell’anno stiamo lavorando ad un altro progetto di cui siamo Partner ed il cui Focus riguarda la problematica del trasferimento d’impresa, soprattutto nei settori tradizionali, e come promuoverne la transnazionalità. Capita spesso che piccole aziende familiari non riescano a trovare un successore all’attività all’interno della famiglia e vi è un elevato rischio che queste aziende finiscano per non trovare l’acquirente giusto e vengano chiuse. Il progetto si propone di creare piattaforme di incontro fra potenziali buyers e sellers offrendo servizi dedicati alle aziende in fase di successione. (francesca palombo\aise) 

 

 

 

 

Dibattito. Referendum e il voto all’estero. In Europa ha vinto il SI col 62%.

 

Eppure dovrebbero essere italiani arrabbiati col proprio Paese per essere dovuti andare fuori dall’Italia per guadagnarsi da vivere, come mai questa rabbia non si è tramutata in NO come invece è avvenuto in Italia?

 

Altra riflessione, la valanga dei NO è arrivata dal Sud Italia, quella parte d’Italia che nel 46’ cercò d’imporre la monarchia, che per tanti anni del dopoguerra ha vissuto di clientelismo democristiano appoggiando sempre la DC, oggi quel Sud diventa la ns stella polare che indica all’Italia con una valanga di voti la strada giusta da seguire? Che dire invece della Regione che funziona meglio (vedi il Trentino-Alto Adige) che ha votato SI.   Chi ci indica la strada giusta da seguire secondo voi?

 

Per terminare, D’Alema e la Sinistra che ha votato NO sappiano che la vittoria del NO verrà gestita dalla Lega e dal M5S, loro ne saranno tagliati fuori. Stiamo rivivendo ciò che accadde con Bertinotti che si adoperò a far crollare Prodi pensando che l’Italia avrebbe poi virato l’asse politico del Paese più a sinistra, invece avvenne l’opposto, arrivò Berlusconi e i 40 ladroni.

 

Capisco alcuni dirigenti del PD (ma non li difendo) che si sono messi contro Renzi avendo paura che nelle prossime elezioni non sarebbero stati piú rimessi in lista, loro hanno votato NO anche per un problema personale. Non capisco invece quell’elettore di sinistra bravo e onesto che inconsapevolmente ha dato una mano alla destra e al qualunquismo grillino. Sono convinto che la maggior parte di loro lo ha fatto avendo paura che l’Italia sarebbe diventata un Paese facile preda per un potenziale dittatore. Tutto questo nella realtà non si sarebbe potuto verificare come invece sostengono quelli che alimentano la paura, si trattava di dare più responsabilità ma anche piú potere decisionale per meglio amministrare, ciò è stato visto come un’assalto alla democrazia (grave errore d’interpretazione).

 

Però vorrei anche raccontare qualcosa di vissuto personalmente (in compagnia di altri compagni ex DS e ACLI locali di Monaco di Baviera). Ci fu un incontro con Di Pietro che stava raccogliendo firme in giro per l’Europa. Una sera ci fu una una cena allargata, eravamo una ventina di persone tutte intorno all’allora ministro dei Lavori Pubblici. Disse grosso modo: voi pensate che io essendo ministro abbia un grande potere decisonale, purtroppo non è cosi. In quei tempi si trattava di decidere se fare la bretella (autostrada tra Bologna e Firenze) o meno. Ebbene per dare inizio ai lavori io ministro devo sottostare al parere di ben 47 persone che mi dovranno mettere un timbro di adesione al progetto, senza quel timbro io non conto assolutamente niente. Come tutti sappiamo alla fine il progetto si fa, bisogna avere la pazienza di aspettare magari ventanni in più. (tra l’altro sembra che sia un tratto autostradale tra i migliori di Europa e pensare che in molti si erano schierati contro).

 

Ecco uno degli articoli che abbiamo votato nel Referendum fa riferimento alle diatribe Regioni-Stato: chi deve decidere? Si è pensato che se un progetto è di livello nazionale sarebbe opportuno accellerare l’iter dei lavori. Se è vero che nel mondo ci sono Paesi dove uno decide e subito si va a mettere in opera questa decisione (vedi la Cina, chiaramente metodi non democratici), ce ne sono altri all’opposto dove non si decide e qualora qualcuno provasse a decidere, beh, allora gli mettiamo ben 47 timbri per rallentarne la corsa.

 

Insisto l’Italia di oggi rispetto a quella del Boom Economico del dopoguerra è diventata lenta …molto lenta…..non è Rock come direbbe Celentano (che magari avrà votato pure no).

 

Mi chiedo e vi chiedo, potranno mai posizioni cosi distanti tra loro (quelli del NO) riuscire a fare proposte alternative che vadano bene al Paese? Per il momento hanno dimostrato di avere in comune un unico obiettivo: spodestare l’attuale governo….nient’altro. Resto in attesa di notizie di come i ns partiti nazionali saranno in grado di sbrogliare la matassa. Gianfranco Tannino, tannino@tannino.de, Monaco di Baviera

 

 

 

 

Germania. Viaggio in Italia sulle orme di Goethe

 

«Solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma» scrisse Johan Wolfgang von Goethe nel 1786 e, «Solo in Italia ci si può preparare a comprendere l’Italia», vien voglia di scrivere dopo aver ripercorso le tappe principali del Viaggio in Italia del vate tedesco. Da Monaco a Catania passando per Verona, Venezia, Bologna, Roma, Napoli, Palermo (raggiunta via mare come fece Goethe), Agrigento e poi Catania. Due settimane per scoprire, o ricordarsi, cosa sia oggi l’Italia a 200 anni dalla pubblicazione di quel diario che Goethe diede alle stampe solo 30 anni dopo il viaggio. Ad averlo intrapreso la fotografa tedesca Laura Droße e il sottoscritto. Il nostro compito? Un reportage quotidiano di scatti e racconti, in tedesco e italiano, per l’Istituto Italiano di cultura di Berlino. L’idea è stata del direttore Luigi Reitani che ha coinvolto l’Agenzia Nazionale del Turismo (ENIT).

L’intero tragitto è avvenuto a bordo di una nuova Fiat 500, sulle fiancate l'immagine di Goethe nella campagna romana di Tischbein. Siamo partiti il 10 ottobre da Monaco. Il benvenuto in Italia è arrivato subito dopo l’attraversamento della frontiera del Brennero. «Sì, siamo in Italia», ha detto Laura, accolta subito da una splendida giornata di sole.

Alla fine del viaggio ci siamo chiesti cosa ci avesse colpito, in positivo, più di qualsiasi altra cosa. Senza dubbio: le persone, gli italiani. Trento, ponte tra Italia e centro dell’Europa, ci è stata presentata da una guida speciale, sia per la qualità delle informazioni fornite che per la vivacità con cui correva da una parte all’altra della città. Lei si chiama Adriana, ha 81 anni e prima di dedicarsi al turismo era commissario di Polizia. Passeggiando per i vicoli di Venezia siamo stati attratti dalla bottega di Stefano, tipografo e stampatore, autore di splendide rilegature di libri. «Ma non amo il mio lavoro», ci ha rivelato negando l’evidenza. In ogni angolo del suo negozio c’è una mole di splendidi dettagli estetici che solo un artista potrebbe ideare. A Bologna siamo stati accolti da un acquazzone ma, come capitò a Goethe, abbiamo trovato riparo sotto gli splendidi portici. Roma, la mia Roma, un tempo era il centro del mondo. Ora è una città monumento, purtroppo non valorizzata abbastanza dai suoi stessi cittadini. Eppure qualcosa si muove, tanti giovani provano ad aprire locali, bar e attività. C’è energia anche qui. Passeggiando per Napoli non abbiamo potuto che dare ragione a Goethe quando annotò: «Si ha un bel dire, raccontare, dipingere; ma qui (le bellezze) sono al di sopra di ogni descrizione. La spiaggia, il golfo, le insenature del mare, il Vesuvio, la città, i sobborghi, i castelli, le ville!». E i napoletani che, quando vogliono, possono essere le persone più amabili, coraggiose e creative del mondo. Come ci ha dimostrato Fabio, guida turistica che, anni fa, abbandonò il lavoro in un call center a Berlino per tornare a casa e inventarsi una nuova occupazione. «Ho studiato anni prima di prendere il tesserino, ma ne è valsa la pena. È un onore raccontare la bellezza della propria città ai turisti».

Palermo, Agrigento e Catania le nostre ultime tre tappe. Splendide per accoglienza (ricorderemo a lungo la genuina gentilezza ricevuta a Nicolosi, porta dell’Etna) e fascino naturalistico. Del resto, come scrisse Goethe: «L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possiederà per tutta la vita».

Andrea D’Addio, Messaggero di sant’Antonio per l’estero

 

 

 

 

La circolare dell’on. Garavini ai democratici in Europa

 

Un grazie sincero. A tutte/i coloro che si sono dati da fare con passione per cambiare l'Italia. L'ho toccato con mano, il grande entusiasmo degli italiani in Europa. Nelle oltre quaranta iniziative a cui ho partecipato nelle settimane scorse. In nove Paesi: Gran Bretagna, Germania, Svizzera, Francia, Belgio, Lussemburgo, Croazia, Slovenia, Svezia. Una bellissima campagna referendaria, piena di sorrisi, di strette di mano. Con la convinzione di essere a due passi dal raggiungere quel rinnovamento che da decenni tutti dicevano di volere realizzare. In effetti all’estero abbiamo raggiunto un risultato straordinario con 64,7% per il sì, e il 35,3% per il no. Riuscendo a mandare un segnale significativo: cambiare è possibile. In Italia invece hanno prevalso i populismi e lo status quo. E non c'è stato verso (una mia intervista in merito sulla radio pubblica Deutschlandfunk). La mia gratitudine va a chi ha creduto e continua a credere nel cambiamento. A tutti voi chiedo che non ci arrendiamo. È stata una tappa. La contesa decisiva per il futuro del nostro Paese sta ancora davanti a noi. Il fatto di essere tredici milioni e mezzo è, nonostante tutto, una gran bella sensazione.

 

Buon lavoro, Presidente Gentiloni

È stato un gesto di coerenza, non usuale nella politica italiana. A causa del risultato referendario Matteo Renzi si è dimesso da Presidente del Consiglio. E Mattarella ha assegnato il nuovo incarico al Ministro degli Esteri uscente, Paolo Gentiloni, persona stimata e capace di portare avanti egregiamente il riconquistato standing dell'Italia nel mondo. Sarà un Governo di scopo, di durata limitata, finalizzato a riscrivere le leggi elettorali. Perché adesso ci sono due leggi diverse per Camera e Senato che rendono impossibile votare subito. Dopo avere riscritto – spero in tempi veloci – le leggi elettorali andremo ad elezioni anticipate, con l'obiettivo di non regalare il Paese a coloro che hanno fatto vincere il No (su questo ecco  una mia intervista  sul quotidiano Neues Deutschland). Certo è molto amareggiante interrompere  il lavoro di un Governo col quale stavamo finalmente riuscendo a rimettere in moto il paese. Tra l'altro uno dei Governi più amici degli italiani all'estero. Ma è solo questione di tempo: alle elezioni avremo l'occasione di rifarci.

 

Più risorse per lingua e cultura all’estero

La Legge di Bilancio nel frattempo è stata approvata. È una manovra che va incontro alle esigenze degli italiani all’estero, come mai fino ad ora. Per la prima volta, dopo anni in cui i connazionali nel mondo venivano trattati come figli di un Dio minore, i temi più importanti della nostra emigrazione trovano risposte precise. Ad esempio rispetto alla promozione di lingua e cultura italiana all'estero. Non solo abbiamo scongiurato i tagli agli enti gestori che sarebbero entrati a regime quest'anno, a seguito della spending review degli anni precedenti, ma sono previste anche risorse nuove. Ai 5,8 milioni inizialmente stanziati se ne aggiungeranno 6, provenienti dal Fondo cultura e altri 4 aggiuntivi. A queste risorse vanno sommati gli ulteriori 14 milioni del Fondo Cultura, stanziati in generale per la promozione di lingua e cultura italiana nel mondo. Questo vuol dire che sempre più ragazze e ragazzi saranno messi nelle condizioni di imparare la nostra lingua, di vivere la nostra cultura e di farla conoscere nel mondo. Una cosa impensabile solo quattro anni fa, di cui si sentiva davvero il bisogno.

 

Non solo lingua. Anche promozione del sistema Paese

Insieme a lingua e cultura è strategico promuovere anche il nostro stile di vita ed i nostri prodotti. La Legge di Bilancio destina ingenti risorse (100 milioni) alla promozione del Made in Italy, con l'obiettivo di creare un indotto di oltre un miliardo di euro per il fatturato delle nostre piccole e medie aziende operanti all’estero. Inoltre si sostiene la rete delle Camere di Commercio nel mondo (500.000 euro) - come pure gli organi di informazione (1.300.000 euro). Mentre i consolati e gli istituti di cultura, che sono un po’ la nostra vetrina all'estero, dopo anni di chiusure a tappeto, ricominciano invece a riaprire.

 

Pochi giorni per chiedere l’esenzione dal canone RAI

Un’altra buona notizia riguarda il canone RAI, che è sceso ulteriormente, attestandosi a 90 euro annui. Un taglio  che vale anche per gli italiani all’estero che possiedono una TV nel loro appartamento in Italia. Il principio “pagare tutti per pagare meno” ha dato i suoi frutti, generando un aumento delle entrate così elevato, da potere abbassare progressivamente il costo dell’abbonamento. Non siamo più il Paese dall’evasione mostruosa. Anzi, siamo diventati uno degli stati europei più virtuosi. Per chi non possiede nessun televisore, pur essendo titolare di un contratto dell’energia elettrica in Italia, occhio alle scadenze: per essere esentati dal pagamento del canone bisogna inviare un’autocertificazione entro il 31 dicembre 2016 alla Agenzia delle entrate di Torino attraverso il modello disponibile al seguente link. 

 

Sgravi fiscali per talenti che tornano in Italia 

La Legge di Bilancio 2017 favorisce i talenti che decidono di tornare a vivere in Italia. Gli incentivi fiscali, simili a quelli introdotti per la prima volta con la legge Controesodo, di cui anche io fui promotrice nel 2010, diventano permanenti. Non saranno, cioè, applicabili solo ai ricercatori tornati negli anni passati, ma anche a quelli che decideranno di tornare in futuro, senza un termine di scadenza. In più, gli incentivi introdotti dal Decreto Internazionalizzazione del 2015 saranno estesi non solo ai lavoratori dipendenti che dall’estero tornano a vivere in Italia, ma anche ai lavoratori autonomi. Si tratta di benefici concreti, che rendono il nostro Paese più attraente e che riguardano un numero elevato di persone. In un momento in cui l’Italia sta uscendo lentamente dalla crisi economica, queste misure avranno l’effetto di riequilibrare il nostro bilancio, ancora troppo in passivo, fra talenti in entrata e talenti in uscita.

  

La nuova Europa non si costruisce rimuovendo il passato

Uno dei principali valori su cui si fonda l’Europa del futuro è la memoria del passato: solo tenendola viva, le nostre democrazie possono difendersi in modo efficace dal ritorno dei movimenti di estrema destra. L'ho detto pochi giorni fa, presentando in aula una mozione del PD da me sottoscritta, riguardante i crimini nazi-fascisti compiuti nell'Italia post '43. Crimini rimasti in gran parte impuniti, per inerzia italiana e tedesca. Bisogna continuare ad approfondire la ricerca storica su queste vicende. Incrementando quegli scambi culturali fra Germania e Italia che si basano sul ricordo e sull'elaborazione di quei terribili avvenimenti. Di memoria della Seconda guerra mondiale ho parlato anche a Berlino, alla presentazione del libro di Paolo Petrillo sull’armistizio dell’8 settembre 1943. Un compito che ci spetta, in qualità di convinti europeisti, è fare del nostro meglio per rimuovere gli stereotipi nazionali: i pregiudizi sugli italiani, eterni traditori, o sui tedeschi, freddi assassini, vanno definitivamente superati e rimossi.

 

Vorrei rivolgere a tutte/i i più sinceri auguri di un sereno Natale e di un 2017 all'insegna di gioie e soddisfazioni. Il 2016 è stato un anno impegnativo, conclusosi ahimè in modo diverso da quanto ci eravamo augurati. Speriamo che il 2017 porti invece con sè tante belle sorprese, abbondanza e bellezza. Buon riposo e un grazie di cuore. De.it.press 13.12.

 

 

 

 

L’oligarchia del dollaro

 

Steve Bennon, Consigliere, Rex Tillerson, Segretario di Stato, Gen. James Mattis Ministro della Difesa, Betsy De Vos, Ministro della Pubblica Istruzione, Steve Mnuchin, Ministro del Tesoro, Gen. Micheal Flynn e Gen. John Kelly Ministri per la Sicurezza. Sono solo alcuni dei ministri che comporranno il governo del 45° presidente degli USA, Donald Trump. Ora non più Presidente Designato, ma Presidente a tutti gli effetti, dopo il voto dei grandi elettori, che, votando nelle capitali dei singoli stati, hanno formalmente confermato i risultati noti. Nonostante la richiesta di rinviare questa votazione per consentire ulteriori approfondite indagini sull’interferenza russa nel voto americano per il presidente; nonostante il voto popolare sia stato largamente a favore della Clinton che ha perso per la distribuzione geografica dei voti; nonostante la richiesta di riconta dei voti in alcuni stati chiave, la votazione non ha riservato sorprese.

I nomi sopra citati hanno un atteggiamento in comune, la volontà di distruggere i risultati e l’eredità della presidenza precedente. È il trionfo del mega privato, degli uomini dell’oligarchia del dollaro, quella ristrettissima casta che Trump aveva promesso di combattere e distruggere in nome del populismo e dell’antipolitica. Nel gruppo una sola donna notoriamente amante dell’istruzione privata, sarà Ministro della Pubblica Istruzione.

 Ivanka Trump, figlia di Donald, bionda, ha preso posto negli spazi della Casa Bianca riservati alla First Lady, poiché l’attuale moglie del Presidente per ora resterà nella grandiosa reggia della Trump Tower nella V Avenue, decorata e riempita di stucchi dorati, mobili maestosi ed esibizione di ricchezza da incubo. “Finalmente, ha detto qualcuno, una vera signora come First Lady, non più una scimmia con i tacchi”. (N.B. Riporto questa frase per dovere di cronaca, senza alcuna condivisione).    

Presto i mega miliardari sopra citati compariranno nelle nostre cronache, tra poco l’Europa ed il resto del mondo saranno investiti dal ciclone Trump, che si servirà di loro per fare l’America di nuovo grande. Evidentemente, secondo lui, qualcuno l’ha rimpicciolita.

A questo punto ricordo che, riguardo all’impoverimento delle zone ad alta densità di fabbriche, Trump fece una solenne promessa ai lavoratori, la classe media bianca delle praterie: “Avete perduto il lavoro, avete perduto tutto, io vi restituirò le fabbriche”. Gente che si riteneva dimenticata e trascurata dalla precedente amministrazione ha creduto in lui, sebbene questa avesse esteso l’assicurazione malattia a 20 milioni di americani che l’hanno avuta per la prima volta in vita loro.

Trump promise di riportare negli USA le fabbriche delocalizzate in Asia. Ci può riuscire con gli sgravi fiscali, ma sarà interessante vedere come farà ad ottenere che i padroni rientrati negli USA assumano lavoratori umani e li retribuiscano come prima dell’espatrio, invece di installare robot che, silenziosi ed ubbidienti, svolgono lavori di centinaia di persone, giorno e notte.

Insomma per ora siamo ad una rivoluzione che dà potere politico a pochissimi ultraricchi, la oligarchia del dollaro, fatta in nome della democrazia, cioè del potere politico del popolo, in questo caso della classe media impoverita e senza lavoro. Emanuela Medoro, de.it.press

 

  

      

 

Mattarella, discorso di fine anno: dal presidente una lezione di stile

 

Un messaggio serio, realistico e sereno, quello che il Capo dello Stato ha rivolto agli italiani. Con un fine ben chiaro: bisogna invertire la tendenza. Utili in questo senso le parole con cui Mattarella ha ricostruito la crisi di governo e la sua soluzione, con la necessità di “approvare nuove regole elettorali” e di “governare problemi di grande importanza che l’Italia ha davanti a sé in queste settimane e in questi mesi”. La cornice è chiara: per disegnare il nuovo quadro è necessario uscire da schemi ormai frusti - Francesco Bonini

 

Un messaggio serio, realistico e sereno, quello che il Capo dello Stato ha rivolto agli italiani. Un po’ come la presidenza Mattarella, giunta ormai al secondo Capodanno: alla carica corrisponde la sostanza.

 

Ha parlato di comunità, di etica dei doveri, di domande sociali: un lessico classico, un po’ austero, come si conviene ai tempi. Lontano dagli schiamazzi, dall’enfasi, dalle narrazioni fine a loro stesse, dalla propaganda 2.0, ma sempre finta, e dunque dall’“odio come strumento di lotta politica”, di cui abbiamo fatto troppa esperienza in questi anni, in questi mesi accelerati e inconcludenti. E non solo in Italia.

Sissignori, bisogna cambiare registro e cambiare comportamenti. Se si vuole sviluppare la democrazia e non accontentarci della sua caricatura, occorre partire dalla realtà, come ha fatto il presidente della Repubblica.

La realtà dice che l’Italia è un Paese in cui ci sono troppe norme e poche regole, per di più rispettate a intermittenza, che ci sono persone e categorie “più ugnali”, che le distanze si stanno allungando in modo vergognoso, a partire dalla stessa pubblica amministrazione. Così come la realtà dice che ci sono tante energie e tante risorse, che spesso non fruttano perché manca il contesto, manca il riferimento istituzionale, manca la garanzia.

La questione dei migranti, degli irregolari, dei rifugiati, un guazzabuglio vergognoso sulla pelle dei più deboli, è esemplare della possibilità finalmente di cambiare passo, passare dalla rincorsa delle emergenze alle regole chiare per tutti e da fare rispettare a tutti. Sennò, come si è visto anche in questo settore, campo libero a tutte le mafie.

Certo non basta un messaggio, sia pure quirinalizio. Occorrono esempi, riferimenti. Prima che di programmi è questione di stile.

Mattarella ci sta dando una lezione di stile: l’impegno di raccoglierla va prima di tutto alle istituzioni, poi ai vari corpi sociali. Il primo presidente del Consiglio che ha nominato si sta muovendo secondo queste coordinate, si è visto alla conferenza stampa di fine anno. Auguriamoci che l’esempio sia contagioso. E arrivi ai giovani, ormai stanchi di chi racconta iperboli e tentenna. Un sistema politico non si può ricostruire per forzature opposte e per alternanze dettate dalla disperazione, come si è tentato di fare in questi anni: “Una società divisa, rissosa e in preda al risentimento, smarrisce il senso di comune appartenenza, distrugge i legami, minaccia la sua stessa sopravvivenza”.

Bisogna allora invertire la tendenza.

Utili in questo senso le parole con cui Mattarella ha ricostruito la crisi di governo e la sua soluzione, con la necessità di “approvare nuove regole elettorali” e di “governare problemi di grande importanza che l’Italia ha davanti a sé in queste settimane e in questi mesi”.

La cornice è chiara: per disegnare il nuovo quadro è necessario uscire da schemi ormai frusti. Sir 2

 

 

 

Alfano: “Le balbuzie dell’Europa inadeguate contro il terrore. Serve maggior coesione”

 

«La politica estera ha cambiato velocità: chi era abituato a pensarla come una faccenda lenta, dovrà fare i conti con i nuovi ritmi delle questioni internazionali». Dai migranti alla Libia al terrorismo, l’Italia affronterà il 2017 «da protagonista», promette il ministro degli Esteri Angelino Alfano: membro del Consiglio di sicurezza Onu, alla presidenza del G7 che culminerà nel vertice di maggio a Taormina, parte della troika Osce (che nel 2018 guiderà).

Quali priorità porterà l’Italia all’Onu?

«Dobbiamo portare l’attenzione sulla sicurezza e i grandi flussi migratori del Mediterraneo, il luogo in cui si giocano le sorti del mondo. E dobbiamo affrontare il problema alla radice: sono i conflitti che hanno sconvolto la Siria e l’Iraq all’origine dei flussi di milioni di rifugiati. E poi, come superpotenza culturale, dobbiamo porre al centro la difesa dei beni culturali e il contrasto al contrabbando di opere d’arte».

Il Mediterraneo sarà anche al centro dell’agenda del G7 di Taormina? 

«Vorrei che anche in quel caso ci fosse una postura accentuata sulla sicurezza nel Mediterraneo e il contrasto al traffico di esseri umani: è una sfida globale, nessuno pensi che il tema migratorio sia risolto con l’accordo con la Turchia».

Che impressione le fa la rivolta di Cona? 

«Noi ci muoviamo con rigore e umanità: abbiamo salvato molte vite ma non possiamo accettare da nessuno violazioni delle regole. Per questo dobbiamo accelerare su espulsioni e rimpatri: sono al lavoro per concludere accordi che diminuiscano gli arrivi impedendo le partenze».

Con quali Paesi? 

«C’è un triangolo di Paesi fondamentale: il Niger, con cui siamo vicini a chiudere un accordo, la Tunisia e la Libia».

Dalla Libia, ieri il generale Haftar ha rimproverato l’Italia di essersi schierata dalla parte sbagliata: come risponde? 

«Noi non abbiamo fatto una scelta a favore di qualcuno, sosteniamo il governo riconosciuto dall’Onu e aiutiamo chi lotta contro il terrore, compresi i feriti di Haftar: il volo che ci rimprovera di non aver mandato è stato rinviato per espressa richiesta del vicepresidente del Consiglio presidenziale che è espressione dell’est del Paese. Lavoriamo per un’intesa che includa tutti: siamo stati i primi a dire che deve essere previsto un ruolo anche per Haftar».

Ministro, spostiamoci a est: la Turchia rischia di diventare obiettivo numero uno dell’Isis?

«La Turchia è lì: grande e adagiata tra due continenti. Tra tentazioni e contraddizioni. Noi siamo solidali con il suo popolo e col suo governo. Non ci sono strade alternative alla solidarietà e all’incoraggiamento nella lotta al terrorismo. La Turchia resta un solido alleato Nato e un partner imprescindibile per la nostra sicurezza e la prosperità di centinaia di nostre imprese. Ho risentito il ministro degli Esteri turco, manifestandogli vicinanza e assicurandogli il nostro sostegno».

In Italia come possiamo stare tranquilli? 

«Viviamo in un sistema di terrorismo globale che non ammette risposte nazionali. L’elemento più idoneo per garantire la sicurezza è l’integrazione tra Paesi, lo scambio costante di informazioni tra polizie e intelligence: ma questo avviene solo se c’è fiducia tra Stati».

A livello europeo c’è sufficiente cooperazione?

«Non sono ancora soddisfatto di come vanno le cose: si può fare molto di più. La parola chiave dei terroristi è velocità, quella che hanno avuto nell’organizzare attentati: non si può dire che la capacità di risposta dell’Europa sia stata paragonabile».

E’ un tema da porre a Bruxelles?

«Conosco i tempi dello Stato di diritto, ma qui ci sono le lentezze, le balbuzie di Stati che non scambiano informazioni. Dobbiamo rilanciare l’idea di una difesa comune: l’anniversario del Trattato di Roma, a marzo, non sarà una liturgica commemorazione ma un energico rilancio del progetto europeo».

Il premier Gentiloni ha parlato anche di migliorare i rapporti con la Russia… 

«Siamo stati i primi a dire no a un rinnovo automatico delle sanzioni. E credo che alla luce della recente, seppur fragile, tregua siriana, sarebbe un errore strategico fare a meno del contributo russo nelle sfide alla sicurezza».

Putin potrebbe persino ricevere un invito al G7 di Taormina?

«È precoce dirlo. Ci sono in piedi le sanzioni e c’è in corso il riconoscimento - generoso da parte di alcuni, stentato da altri - di quanto Mosca ha fatto per il cessate il fuoco in Siria, che è un passo avanti importante, sebbene debba essere ricondotto alla filosofia della risoluzione 2254 dell’Onu».

Sta per insediarsi Trump: cosa si aspetta?

«Trump ha vinto il giudizio degli elettori, ma sopravvivono i pregiudizi dei detrattori. Penso sarebbe superficiale e malaccorto non cogliere che, nel momento di maggiore freddezza di rapporti tra Usa e Russia, un loro rilancio può solo fare bene al mondo». Francesca Schianchi, LS 4

 

 

 

 

L’evoluzione

 

Se ci avessero preconizzato la situazione nella quale stiamo vivendo, non ci avremmo prestato fede. Invece, in giro di poco tempo, viviamo ancora con un Esecutivo fiduciato da un Parlamento che per ben tre volte non è stato ratificato con elezioni generali. Nella Penisola ci sono milioni di senza lavoro. Il 40% delle famiglie ( calcolo riferito a quattro persone) è costretta a tirare avanti con un reddito al limite della povertà. Come a scrivere che, solo i più fortunati, possono contare su un introito netto superiore a mille Euro il mese.

 Neppure il “tesoretto” d’agosto cambierà il destino di tanti pensionati. Sarebbe troppo comodo. Troppo facile. Le “cure” propinate ci hanno, di fatto, impoverito. Non siamo neppure certi che il Patto di Stabilità 2017 resterà com’è stato approvato. Il concetto d’uniformità sembra un termine eliminato dalle strategie degli aspiranti al potere. Mentre il Governo è in “analisi”, la Penisola resta in fibrillazione. Il Governo potrebbe non sopravvivere sino al 2018. Dovrà, in ogni caso, essere quello delle “riforme” vitali per il Paese.

 Ovviamente, i provvedimenti da adottare sono molti. Dietro i simboli dei Partiti ci sono degli uomini. E’ importante renderci conto di che “pasta” sono fatti. Non è più il caso d’essere fatalisti fino all’ultimo. Il modello “Renzi” non deve, necessariamente, piacere. Resta, pur sempre, un progetto nuovo, non per forza originale, che poteva essere preso anche da chi ci ha governato agli inizi della seconda decade del nuovo millennio. Invece, i politici hanno avvantaggiato una sorta di “rinnovamento” generazionale che vede Ministri giovani tra le posizioni di un Potere Legislativo ancora legato ai principi gestionali del secolo scorso. Del resto, tutte le promesse, sempre che non restino tali, potranno essere definite non prima del 2016. Qualcuno azzarda anche a vedere nell’attuale “manovra” l’inizio di una campagna elettorale più sulle persone che sui partiti che rappresentano.

 In questi mesi, avremo il tempo, che non è molto, per verificare i fatti. L’importante è che non si perseveri su una formula che non offre, a ben osservare, nessuna scelta alla ripresa di un Paese che ne ha estremo bisogno. Anche il nostro ruolo in UE non può essere disgiunto dalla politica interna d’Italia. Le responsabilità che ci siamo assunte anche con la Banca Centra Europea non sono a tempo indeterminato. Persistono degli aspetti che hanno da essere trattati dalla gestione del potere politico e senza condizionamenti. Anche se non riusciamo a dare un “volto” al dopo Renzi, dobbiamo riconoscere che quelli che stiamo vivendo sono i primi avvenimenti idonei di questa terza Repubblica.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Dai precari della Pa ai termosifoni, ecco cosa c'è nel Milleproroghe

 

Via libera al Milleproroghe. Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni, si legge nella nota del Cdm, ha approvato un decreto legge recante disposizioni urgenti in materia di proroga di termini previsti da disposizioni legislative.

 

PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - Viene prorogata fino al 31 dicembre 2017 l'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni; vengono prorogati al 31 dicembre 2017 i contratti di lavoro a tempo determinato nonché i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto; vengono prorogati al 31 dicembre 2017 i contratti a tempo determinato per province e città metropolitane per i centri per l’impiego;

EDITORIA - E' prorogato al 31 dicembre 2017 il termine a decorrere dal quale è obbligatorio assicurare la tracciabilità delle vendite e delle rese della stampa quotidiana e periodica. Il credito d’imposta previsto per sostenere l’adeguamento tecnologico degli operatori della rete, distributori ed edicolanti è conseguentemente riconosciuto per gli interventi di adeguamento tecnologico sostenuti sino al 31 dicembre 2017;

LAVORO E POLITICHE SOCIALI - Viene prorogato per il 2017 l’intervento di integrazione salariale straordinaria per le imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa.

VALVOLE PER I TERMOSIFONI - Sono scongiurate le multe da 500 a 2.500 euro per coloro che non hanno provveduto a installare le valvole termostatiche con i contabilizzatori di calore su ciascun termosifone del proprio appartamento. La scadenza, fissata alla fine di dicembre 2016 è stata rinviata di sei mesi. Per ottemperare all'obbligo c'è quindi tempo fino al 30 giugno 2017.

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA - Vengono prorogati al 31 dicembre 2017 i contratti in essere di ricercatori a tempo determinato di tipo 'b';

INTERNO - Sono differiti al 31 dicembre 2017 i termini in materia di esercizio in forma associata delle funzioni fondamentali dei piccoli comuni; è differito al 31 marzo 2017 il termine per la deliberazione del bilancio annuale di previsione degli enti locali;

SVILUPPO ECONOMICO E COMUNICAZIONE - Per consentire alle stazioni appaltanti di determinare i piani di ricostruzione delle reti di distribuzione da includere nel bando di gara, sono ulteriormente prorogati di ventiquattro mesi i termini di pubblicazione dei bandi delle gare per l’affidamento del servizio di distribuzione di gas naturale negli ambiti in cui sono presenti comuni terremotati; Vengono differiti all'1 gennaio 2018 i termini per la riforma della struttura delle componenti tariffarie degli oneri di sistema elettrico applicate ai clienti diversi da quelli domestici; vengono prorogati al 30 giugno 2017 i termini in materia di adeguamento delle modalità di misurazione e fatturazione dei consumi energetici;

GIUSTIZIA - Vengono prorogati al 31 dicembre 2017 i termini concernenti la durata dell’incarico del Commissario straordinario per il Palazzo di giustizia di Palermo e per l’investimento finalizzato alla realizzazione delle relative strutture e impianti di sicurezza;

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI - Sono prorogati gli incarichi di collaborazione per la partecipazione alle attività progettuali e di supporto al Grande Progetto Pompei. La norma interviene sulle disposizioni relative alle speciali modalità operative impiegate nella gestione degli interventi dell’area archeologica di Pompei, al fine di garantire la prosecuzione delle attività di tutela, recupero e valorizzazione del sito e delle aree limitrofe e di avviare il progressivo avvio del rientro nella complessiva gestione ordinaria del sito nell’ambito della Soprintendenza speciale per Pompei in tempi consoni con le particolari esigenze dell’area. In particolare si estende la proroga delle funzioni del direttore generale di progetto e della relativa struttura di supporto all’Unità Grande Pompei (Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata) così da assicurare il pieno ed efficace svolgimento dei compiti assegnati. In base alla medesima logica di continuità, si prevede altresì che la collaborazione dei componenti della segreteria tecnica di progettazione attivata presso la Soprintendenza speciale Pompei possa avere la durata di 36 mesi, così che tale struttura possa continuare a operare a supporto della Soprintendenza stessa; è autorizzata la ulteriore spesa di 10 milioni di euro per l’anno 2017 in favore delle fondazioni lirico sinfoniche;

AMBIENTE - Viene prorogato fino al 31 dicembre 2017 il subentro del nuovo concessionario e il periodo in cui continuano ad applicarsi gli adempimenti e gli obblighi relativi alla gestione dei rifiuti antecedenti alla disciplina del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri). È altresì prorogato fino al subentro del nuovo concessionario e comunque non oltre il 31 dicembre 2017 anche il dimezzamento delle sanzioni concernenti l’omissione dell’iscrizione al Sistri e del pagamento del contributo per l’iscrizione stessa;

ECONOMIA E FINANZE - E' prorogato al 31 dicembre 2017 il taglio del 10% degli emolumenti corrisposti dalla Pubblica Amministrazione ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati e ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo nonché per i commissari di governo e i commissari straordinari.

SISMA E CALAMITA' - E' prorogato al 31 dicembre 2017 il termine di sospensione dei pagamenti delle rate dei mutui e di altri finanziamenti nei Comuni colpiti dal sisma del 2016, di cui al comma 1, lettera g, del decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189; è prorogata di ulteriori 6 mesi, limitatamente ai soggetti danneggiati che dichiarino l’inagibilità del fabbricato, casa di abitazione, studio professionale o azienda, la sospensione temporanea dei termini di pagamento delle fatture (gas, elettricità, acqua, assicurazioni, telefonia, RAI); viene ampliata, nell’ambito del pareggio di bilancio, la possibilità di spesa per gli enti terremotati per l’anno 2017 per interventi finalizzati a fronteggiare gli eccezionali eventi sismici e la ricostruzione, finanziati con avanzo di amministrazione o da operazioni di indebitamento, per i quali gli enti dispongono di progetti esecutivi redatti e validati in conformità alla vigente normativa, completi del cronoprogramma della spesa; in relazione alle esigenze connesse alla ricostruzione a seguito degli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, per l’anno 2017 è assegnato in favore dei Comuni interessati dagli eventi sismici un contributo straordinario a copertura delle maggiori spese e delle minori entrate per complessivi 32 milioni di euro; viene rifinanziato per il 2017 il contributo straordinario per la ricostruzione in favore del Comune de L’Aquila. Adnkronos 30

 

 

 

 

Le conseguenze del no al referendum

 

La bocciatura della riforma costituzionale del Senato ha comportato un nuovo Governo ma anche polemiche e richieste di nuove elezioni

 

  Era scontato che la riforma del Senato, come prevista dalla Boschi, non avrebbe ottenuto il sì del popolo italiano. Certo, presentava alcuni aspetti positivi tra i quali la maggiore velocità legislativa, l’incremento dei poteri governativi, la riduzione dei Senatori con conseguente riduzione dei costi. Ma le negatività prevalevano: non si eliminava definitivamente il bicameralismo perfetto, in quanto alcune materie legislative, per esempio quelle di bilancio, rimanevano di competenza di entrambe le Camere. E si aumentava di parecchio il numero di firme necessarie per un referendum abrogativo o per presentare una legge d’iniziativa popolare. Il che sarebbe stato estremamente antidemocratico.

  Ma a far prevalere il no ha contribuito anche l’antipatia, nei confronti di Matteo Renzi, di molti cittadini, giudici, parlamentari e sindacalisti di sinistra. Un voto negativo, quello del 4 dicembre scorso, cui ha contribuito il giudizio sfavorevole sul suo operato che, tra l’altro, non ha risolto e neppure ridotto la crisi economica dell’Italia in cui il reddito è restato ai livelli del 2007, quando incominciò la recessione. Anche Papa Francesco, nell'omelia pronunciata durante la celebrazione dei Vespri nel giorno di S. Silvestro, ha ricordato il dramma della disoccupazione giovanile. Un “no”, quindi, espresso dalla maggior parte degli Italiani contro l’ex Premier, il quale aveva detto che, se la riforma fosse stata bocciata, si sarebbe dimesso. Come poi ha fatto.

  Ne è seguita la richiesta, da parte di molti parlamentari, di nuove elezioni politiche che, secondo lo stesso Renzi, dovrebbero svolgersi non oltre la primavera dell’anno in corso. Data di esclusiva competenza del Capo di Stato che per ora non intende sciogliere le Camere. Nelle quali esiste tuttora una maggioranza, anche se spesso litigiosa, se ha nominato Capo di Governo l’ex Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Che, all’apparenza, ha una visione politica più corrispondente a quella di Mattarella, a giudicare dal discorso fatto insediandosi a Palazzo Chigi.

  Ha infatti affermato che il suo governo “sarà di responsabilità” e si concentrerà “sui problemi degli Italiani”, ma non ha espresso pareri sulla legge elettorale, in quanto materia del Parlamento. Sta di fatto che, secondo alcune indagini, due Italiani su tre non hanno molta fiducia nei suoi confronti. Forse perché, il Premier ha inserito solo un nuovo Ministro nell’Esecutivo, mentre agli altri ha affidato nuovi ruoli, tra i quali la responsabile della fallita riforma del Senato, ora nominata sottosegretario alla Presidenza

  L’80% dei cittadini e molti partiti pensano che i due Governi siano sostanzialmente uguali e reclamano nuove elezioni. Mattarella, invece, è contrario per la necessità di avere prima “regole elettorali chiare e adeguate”, valide per entrambe le Camere, e, soprattutto, perché ritiene necessario che siano presto risolti i problemi economici “che l’Italia ha davanti a sé in queste settimane e in questi mesi”.

  Il Capo di Stato si riferisce ai recenti e numerosi terremoti, alle tante famiglie rimaste senza casa e senza lavoro, ai notevoli costi che ne sono derivati a carico dello Stato e degli Italiani, ai disoccupati che crescono al Sud ed al Nord, all’aumento del debito pubblico nazionale, ai rischi di attentati terroristici, con ciò che ne consegue. Spese alle quali non è il caso, ora, di aggiungere quelle, ingenti, derivanti da un’elezione anticipata del Parlamento. Che deve anche approvare una nuova legge elettorale facilmente interpretabile affinché, “gli elettori possano esprimere, con efficacia, la loro volontà e questa trovi realmente applicazione nel Parlamento che si elegge”. Un compito del nuovo Esecutivo che, indipendentemente dalla sua durata, dovrà sapersi distinguere dal precedente per capacità di dialogo e di mediazione. Che, quindi, potrebbe legittimare un anno di lavoro. Anche perché, a stare a quanto espresso dai diversi leader dei partiti, non sembra esserci, per ora, alcun accordo.

  Molti tendono a tornare al sistema proporzionale, con un premio per la coalizione vincente, in quanto ciò impedirebbe il predominio del M5S di Grillo. Altri, tra i quali lo stesso Renzi, optano per il Mattarellum, legge che si basa in parte sul sistema maggioritario e in parte su quello proporzionale e rende possibile formare alleanze di Governo, fedeli della volontà popolare. Contrasti di opinioni cui si aggiungono le polemiche sul voto degli Italiani all’estero, contestato per motivi in parte anche comprensibili.

  In attesa di sapere quando, con quale legge elettorale e se saremo chiamati alle urne anche noi residenti fuori d’Italia, possiamo solo sperare che i partiti responsabili trovino un sistema che permetta di far funzionare al meglio il nostro Stato. Al quale tutti auguriamo un futuro migliore.

Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

 

Referendum e voto all’estero. Laura Garavini (PD): "Una sconfitta per l'Italia"

 

Questa non è la sconfitta di Matteo Renzi. E' una sconfitta per l'Italia e anche per l'Europa. E' la sconfitta di tutti coloro che credevano che il nostro paese potesse finalmente cambiare. L'Italia ha perso un'occasione storica per diventare un paese più efficiente, meno burocratico, più stabile. Mentre l'Europa, con la caduta di Renzi, perde un governo fortemente europeista.

È significativo che, a differenza del dato nazionale, il voto degli italiani all'estero sia stato fortemente a favore della riforma costituzionale. Abbiamo votato convintamente Si dappertutto. Dalla Germania, alla Gran Bretagna, dalla Francia alla Croazia, dal Belgio al Lussemburgo, passando dalla Svizzera e dalla Scandinavia. Dovunque in Europa, come pure nelle altre parti del mondo, con tassi di consenso mediamente superiori al 65%. E con un tasso di partecipazione maggiore del 30%, quindi molto elevato, nettamente superiore alle normali tornate referendarie, sui livelli delle politiche.

Chi vive all'estero, a contatto con le realtà straniere, ha una consapevolezza molto maggiore di cosa significhi la stabilitá politica e quanto questo voto avrebbe potuto far fare un passo avanti importante all'Italia.

Con il risultato odierno purtroppo le forze populiste nel nostro paese escono rafforzate. Ma si tratta soltanto di una tappa, per quanto dolorosa. La battaglia per un'Italia più moderna e più efficiente non finisce con la sconfitta odierna. Continua e si combatterà alle prossime politiche. Da qui ad allora saremo ancora più impegnati per evitare che il Paese scivoli nelle mani del populismo più disfattista. Nel frattempo vorrei esprimere un sentito e calorosissimo ringraziamento a tutte/i le/i connazionali, iscritti, militanti o semplici cittadini, che si sono spesi/e con impegno e dedizione alla vittoria del referendum. Senza la loro passione non sarebbe mai stato possibile riscontrare un risultato cosi significativo. On. Laura Garavini

 

 

 

 

Deputati Pd-Estero: Grazie agli italiani all’estero. “Con loro continueremo il nostro impegno di rinnovamento”

 

ROMA – “Il giudizio degli elettori sulla riforma costituzionale si è espresso in modo inequivocabile e tutti ne prendiamo atto con rispetto e spirito democratico. Noi siamo stati convinti, e lo siamo ancora, delle ragioni del Sì che erano quelle del rinnovamento istituzionale e politico e della costruzione di un profilo di Paese più dinamico, moderno e competitivo. Il voto, se da un lato cancella il testo di una riforma votata per sei volte dal Parlamento, non rimuove queste esigenze profonde della nostra società e della nostra organizzazione statuale. Continueremo a difenderle nel confronto politico e ad ispirarci ad esse nell’impegno parlamentare. Soprattutto, continueremo il nostro dialogo con i cittadini italiani all’estero sulla comune speranza di un’Italia migliore e diversa”. Lo Scrivono in una nota congiunta i deputati del Pd eletti nella circoscrizione Estero Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca   La Marca, Fabio Porta, Alessio Tacconi

“Le dimissioni di Renzi e del Governo, - proseguono i deputati Pd - non dovute, sono un atto di dignità politica e di chiarezza. Al di là delle idee che ognuno di noi nutre sulla conduzione politica di questa fase e sul partito, lo ringraziamo sinceramente per il dinamismo che ha saputo imprimere alla vita del Paese, per il rafforzamento della dignità internazionale dell’Italia, per avere avuto il coraggio di scommettere sulla discontinuità e sul rinnovamento, per aver dato al lavoro parlamentare un forte segno riformatore. Gli italiani all’estero, in modo altrettanto inequivocabile, hanno risposto Sì alla proposta di riforma e, più ancora, all’idea di un’Italia più moderna e credibile. Lo hanno fatto in tutte le ripartizioni elettorali e in tutti i maggiori Paesi del mondo. Poiché ognuno di noi si è impegnato con tutte le proprie energie e senza ambiguità nel sostenere le ragioni profonde della riforma, soprattutto nei suoi risvolti ideali e istituzionali, li ringraziamo dal profondo del cuore. Assumiamo, anzi, il loro orientamento come un mandato ad andare avanti per cambiare e rafforzare la realtà e il volto di un’Italia che hanno ancora una volta dimostrato di amare”. Per i deputati Pd della circoscrizione Estero il voto degli italiani nel mondo rappresenta anche una risposta ferma e dignitosa ai sospetti nei quali sono stati coinvolti e alle critiche di cui sono stati oggetto. Critiche che non hanno trovato concreto riscontro, precisano   Farina,   Fedi, Garavini, La Marca, Porta e Tacconi, né nelle delicate operazioni di voto né nello scrutinio. “Chi si permetterà di mettere le mani sui loro diritti di cittadinanza – concludono i deputati del Pd - e, in particolare, sul loro diritto primario, quello di voto, da oggi sa che il prezzo che dovrà pagare sarà quello di allontanare e respingere persone, energie, esperienze di straordinario valore, riconosciute e apprezzate in tutto il mondo. Una forza di cui l’Italia ha grande bisogno per il suo percorso internazionale e per la sua proiezione globale. A condizione che abbia una classe dirigente, compresa quella che guida e controlla l’informazione, capace di essere all’altezza dei tempi e di avere una visione non provinciale e miope di come un Paese possa camminare in un situazione così tormentata e difficile come quella che stiamo attraversando”. (Inform 5)

 

 

 

 

 

“Il ruolo dell’Osce. Sviluppare gli strumenti di prevenzione dei conflitti”

 

ROMA - Viviamo una congiuntura storica complessa. Crisi e conflitti ci investono con forza e in rapida successione. Basti pensare alla Siria, allo Yemen, alla Libia, all’Iraq o all’Afghanistan. Ma anche in Europa attraversiamo una fase turbolenta. Lo stesso tema della pace e della guerra è tornato alla ribalta nel nostro continente con l’annessione della Crimea da parte della Russia in violazione del diritto internazionale e con il conflitto irrisolto in Ucraina orientale. Le fondamenta dell’architettura di pace europea che per decenni abbiamo quasi dato per scontate vengono ora messe in discussione. È chiaro che, specie in tempi difficili come questi, abbiamo bisogno di strutture comuni per rinsaldare la sicurezza e la stabilità e di sedi di dialogo per ricostruire la fiducia perduta.

In Europa abbiamo una piattaforma unica nel suo genere: l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Essa promuove, come nessun’altra istituzione in Europa, un ordine pacifico radicato su valori condivisi, libertà fondamentali e diritti umani. Nonostante la varietà di società coinvolte, culture, lingue e punti di vista, l’Osce, in quanto organizzazione di consensus-building, costituisce un foro di dialogo tra Est e Ovest, tra Nord e Sud del continente. Oggi abbiamo più che mai bisogno dell’Osce, un’Osce che si è risvegliata dopo anni di torpore e che si è data un robusto programma per il futuro. È anche chiaro che dobbiamo dotare l’Osce di strumenti adeguati per affrontare i suoi nuovi compiti e le sue nuove sfide. Come membri della prossima Troika dell’Osce, abbiamo definito cinque campi d’azione:

1. Nuove forme di dialogo

L’Osce ha dimostrato di essere una piattaforma di dialogo affidabile, anche in grado di colmare profonde divisioni. Consigli ministeriali di alto livello, riunioni informali dei ministri degli Esteri (come a Potsdam lo scorso settembre) e discussioni mirate (per esempio al margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di quest’anno) forniscono una solida base per scambi approfonditi a livello politico. In futuro, i parlamentari, i giovani e i rappresentanti della società civile, del mondo della scienza e imprenditoriale, dovrebbero essere più coinvolti in questi dibattiti, per rafforzare il potenziale dell’Osce come foro di mediazione e di interazione. Siamo convinti che se vogliamo tenere aperti i canali di comunicazione politica in Europa, anche in tempi turbolenti, l’organizzazione deve svolgere nuovamente un ruolo centrale nel cuore della diplomazia multilaterale europea.

2. Soluzione dei conflitti

Molte crisi e conflitti stanno generando onde d’urto che investono la struttura europea di sicurezza. L’Osce, la più grande organizzazione per la sicurezza regionale del mondo, ha il principale compito di prevenire conflitti violenti e di trovare soluzioni sostenibili ai conflitti attualmente in corso entro la sua area. La crisi ucraina ha dimostrato che l’Osce deve prepararsi ad affrontare nuove sfide che emergono da situazioni complesse di conflitti pluridimensionali. Dovremo dunque sviluppare i nostri strumenti di soluzione dei conflitti, per poter agire in ognuna delle loro fasi: prevenzione, mediazione, attività di monitoraggio e ricostruzione post crisi.

3. Rilanciare il controllo degli armamenti convenzionali

Le misure di rafforzamento della fiducia (confidence-building) e il controllo degli armamenti svolgono un ruolo cruciale nel creare condizioni di trasparenza, minimizzare i rischi e ristabilire la sicurezza in Europa. Ed è per questo che sosteniamo la necessità di aggiornare il «Documento di Vienna», e di rilanciare il controllo sugli armamenti convenzionali. L’Osce è un foro collaudato di dialogo strutturato con tutti i partner che condividono la responsabilità della sicurezza nel nostro continente.

4. Affrontare insieme le sfide globali

Oggi, i nostri Stati e le nostre società devono confrontarsi con una mole senza precedenti di impegni globali, che nessun Paese può gestire da solo. L’Osce può svolgere un ruolo importante nel cercare risposte comuni a sfide quali il terrorismo, l’estremismo, gli attacchi cibernetici e l’impatto dei flussi di migranti e di sfollati – tra le altre anche attraverso la partnership Mediterranea.

Una cooperazione più stretta in campo economico e ambientale può anch’essa contribuire a costruire la fiducia. La Conferenza di Berlino sulla connettività, tenutasi a maggio scorso, ha dato un forte impulso iniziale in questo senso. È chiaro, infatti, che solo insieme possiamo affrontare le sfide comuni. La democrazia e i diritti umani sono la pietra angolare della nostra cooperazione in questo settore.

5. Un’Osce efficace

L’Osce può essere forte solo se i suoi membri lo vogliono. Ci appelliamo ai Paesi Osce affinché si assumano le proprie responsabilità e diano all’organizzazione il sostegno politico e finanziario necessario per il suo funzionamento — sia al Segretariato a Vienna, sia alle missioni sul campo e alle istituzioni indipendenti dell’Osce. Ci rivolgiamo a tutti i Paesi Osce esortandoli a dare il proprio contributo per realizzare questi obiettivi. Come membri della prossima Troika, siamo fiduciosi che più si investirà nell’Osce, più l’Osce potrà fare per noi. Abbiamo bisogno di un’Osce forte, soprattutto in tempi così turbolenti.

Paolo Gentiloni, Ministro degli Affari esteri italiano; Sebastian Kurz, Ministro degli Affari esteri austriaco; Frank-Walter Steinmeier, Ministro degli Affari esteri tedesco CdS 7

 

 

 

 

“Sagge le parole di Mattarella sui giovani italiani all’estero”

 

La Deputata PD Laura Garavini commenta il passaggio del discorso di fine anno del Capo dello Stato dedicato ai giovani connazionali nel mondo

 

Il Presidente Mattarella ha rivolto parole piene di rispetto ed apprezzamento verso i giovani italiani che studiano o lavorano fuori dall'Italia. Il Capo dello Stato ha profondamente ragione: trasferirsi all’estero può diventare una straordinaria opportunità di crescita educativa e professionale. Ma solo se è il frutto di una scelta e non della necessità di trovare uno sbocco lavorativo, irraggiungibile nel proprio paese.

 

In questo senso è molto opportuno il fatto che tra le priorità del nuovo Governo, in linea con quello uscente, ci sia proprio l'intento di combattere la disoccupazione giovanile, soprattutto al Sud, ma anche altrove. Promuovendo la ripresa dell'economia e favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro.

 

In sintonia con tali obiettivi già nell'ultima Legge di Bilancio, proprio per fare dell'Italia un paese più attraente, abbiamo reso permanenti una serie di incentivi fiscali per i giovani talenti che tornano a risiedere da noi dopo un’esperienza all’estero.

 

In particolare i lavoratori dipendenti che hanno ripreso la residenza in Italia nel 2016, dopo avere risieduto all’estero per almeno cinque periodi di imposta, e che tornano a risiedere in Italia impegnandosi a risiedervi per almeno due anni, devono pagare le tasse (IRPEF) solo su metà del reddito percepito, per la durata di tre anni, dal 2017 al 2020.

 

Inoltre i docenti ed i ricercatori all'estero, laureati o con titolo di ricercatore, che abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all'estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato pagano le tasse solo su una percentuale minima del loro reddito per la durata di tre anni.

 

Infine, i benefici previsti per i lavoratori dipendenti che tornano in Italia dall’estero vengono estesi anche ai lavoratori autonomi.

Laura Garavini, De.it.press 5

 

 

 

 

 

Conferenza degli IIC. L’intervento del presidente della Dante Alighieri Andrea Riccardi

 

ROMA – Riportiamo a seguire l’intervento integrale del presidente della Dante Alighieri Andrea Riccardi alla Conferenza degli Istituti Italiani di Cultura.  

Ringrazio per l’invito a questa conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura. Ricordo di aver parlato a lungo alla scorsa conferenza a Perugia delle problematiche della Società Dante Alighieri, istituzione storica che rimonta all’impulso di Giosue Carducci nel 1889, inizialmente veicolo della difesa dell’italianità dei nostri migranti, del nazionalismo novecentesco, troppo segnata negli ultimi anni da una postura di Italnostalgia. La transizione che abbiamo inaugurato – negli ultimi due anni- nei nostri 480 comitati, di cui più di 100 in Argentina, con 120.000 soci e importanti sedi e centri culturali, è stata verso un modello di impegno per l’estroversione del paese: dall’Italnostalgia all’Italsimpatia.

Lo abbiamo fatto a due livelli: la nostra rete nel mondo, che è il valore della Dante (la Società ha 140 comitati in America del Sud a fronte di 11 Istituti e 2 sedi ENIT); ma anche un ripensamento del ruolo della Società nel sistema di promozione del nostro paese all’estero.

A quest’ultimo livello, siamo partiti dalla spiacevole consapevolezza che l’Italia non investiva sulla lingua all’estero. In questa condizione la Dante vivacchiava e la rete si allontanava senza investimenti. Il paragone con il British Council, il Goethe Institut, il Cervantes e lo stesso Camoes è stato a lungo frustrante.

Non investire sulla lingua ha significato non offrire la chiave più efficace perché i non italiani si affezionino al “mondo italiano”: un insieme di cultura, arte, musica, Made in Italy, design, cucina, umanità e umanesimo, prodotti e via dicendo. Nonostante la domanda crescente e imprevista d’italiano nel mondo.

Abbiamo posto con chiarezza le domande: vuole l’Italia investire sulla lingua? A che serve la Dante nel “sistema Italia”? La risposta, che è venuta, ha inaugurato un processo di ripensamento in un campo più vasto dell’insegnamento della lingua, quello della politica culturale. Abbiamo promosso nella sede della Dante una prima riunione, che ha avuto un importante séguito in un’altra alla Farnesina, cui hanno partecipato i Ministri degli Esteri e della Cooperazione, della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Il nostro scopo non era solo valorizzazione e sostegno per la Dante, ma la verifica di una volontà politica più generale.

È stato un processo molto positivo: siamo arrivati al Piano di Promozione integrata, accolto nella legge di stabilità, che ha mostrato la volontà di sostenere la Dante nel suo rinnovamento in maniera molto incisiva anche rispetto ai precedenti standard dell’Italia repubblicana. Siamo stati sostenitori e promotori di una rete più integrata per l’estero. Oggi conosciamo meglio il nostro posto e guardiamo con più chiarezza la funzione della Dante nel sistema.

L’altro livello è stato –negli ultimi due anni- la transizione dei comitati esteri della Dante, da custodi della memoria con nostalgia, a soggetti capaci di creare simpatia per il “mondo italiano”, prima di tutto con l’insegnamento della lingua per un “mondo in italiano”. I nostri comitati, autonomi da un punto di vista finanziario, si sono impegnati nell’insegnamento della lingua: 7361 corsi, frequentati da oltre 60.000 studenti, con un sistema di certificazione, il PLIDA, ormai universalmente adottato e con una consolidata e riconosciuta metodologia, ADA, per la didattica dei non italofoni. Possiamo dire che l’offerta della lingua è qualificata. E, da questa legge di stabilità, siamo messi in grado con nuove risorse – è una svolta notevole e un riconoscimento per la nostra Società - di investire sulla rete e sulle scuole.

Questo investimento esige di completare la transizione: la passione volontaria dei comitati va qualificata e incanalata in un percorso più strutturato, orientandola all’imprenditorialità. L’impegno per la didattica della lingua è prioritario, ma lavoriamo anche per la promozione culturale e di eventi o centenari, e infine – è un aspetto nuovo – per l’attrazione turistica verso il nostro Paese e per l’attrazione didattica (università, scuole d’arte, conservatori). In alcune situazione, laddove non esistono gli Istituti di Cultura - da Cuba, alla Giordania, alla Macedonia o al Bolivia al Vietnam, per fare alcuni esempi - i comitati della Dante si trovano gravati di varie responsabilità.

L’orizzonte di questo processo è alimentare la simpatia per il vivere all’italiana, quello che chiamo “mondo italiano”, per cui la lingua è – lo ripeto – una chiave di grande rilievo. Un mondo ancora bello, umano e gentile. Così almeno appare, anche se chi lo vive ne conosce i limiti. Scrive giustamente Luca Serianni: questa è “una prova del potere, anche economico se pensiamo al relativo indotto, di un prestigio essenzialmente storico-culturale”.

Sono convinto che allargare la simpatia per il vivere all’italiana ha indubbi benefici per il nostro Paese e la sua economia, ma risponde a una necessità di un mondo globale, in cui si sono aperti pericolosi vuoti, squilibri tra la dimensione economica e le altre dimensioni: è insomma un apporto umanistico che avvicina, integra, connette. La Dante si sente al suo posto in questa vicenda, con un misto di forza che le viene dalla tradizione e dalla fedeltà dei suoi soci, di consapevolezza di nuove opportunità, ma anche di vitalità indotta da nuove risorse e nuova fiducia.

Aree su cui stiamo lavorando molto per la crescita e l’estroversione sono l’Argentina (qui si è pensato un vasto progetto pilota, che rafforza scuole, professorado e centri culturali), i Balcani e il Mediterraneo, oltre la Cina.

C’è la necessità – mi pare un punto essenziale – che i buoni propositi e le prospettive del progetto di sistema si radichino nella rete e nei vari paesi: qui ci si incontra, oltre le visioni generali o le direttive, anche con logiche locali che non sempre vanno in senso integrativo. In particolare si rischia, in alcuni casi, di essere stolidamente concorrenti nell’insegnamento della lingua tra Dante e Istituti o altro. Ci stiamo muovendo per creare un’altra mentalità: quella di chi è capace di fare sistema in un momento in cui non basta conservare il proprio orticello. La domanda di insegnamento della lingua è così vasta che c’è spazio per tutti: ma occorre insistere su un’offerta di qualità. Del resto non mancano esperienze molto positive di collaborazione da Parigi a Hong Kong, a Città del Messico.

La transizione dei nostri 480 comitati mira a trasformarli in punti di attrazione verso l’Italia, nella dimensione culturale, educativa, turistica, sia erogando servizi didattici o informativi, sia aprendo finestre di esperienza del mondo italiano. I nostri comitati vogliono essere uno spazio di accesso all’italiano e dove si fa esperienza dell’Italia, allo scopo di incrementare non solo studenti e visitatori in Italia, ma la familiarità con il mondo italiano, i suoi prodotti e le sue espressioni culturali e umanistiche.

La storia politica degli ultimi decenni è stata segnata da un fenomeno d’introversione o da approcci molto individuali agli scenari del mondo. Mi sembra che oggi registriamo sotto le più diverse latitudini una grande e diffusa domanda di Italia, di prodotti italiani, di vivere all’italiana. Il che ci spinge a una rinnovata sinergia nel proporre il vivere all’italiana. In questo quadro la lingua è vita. Scriveva Mario Luzi, per il bicentenario del tricolore: “Credo che si possa dire l'anima della nostra gente è progettuale, forse utopica, dinamica, non asseverativa. L'identità non è un dato ma un punto da raggiungere...”. (Inform 22)

 

 

 

 

“Il 2016, un anno con luci ed ombre, ma a favore degli italiani all’estero”

 

Il 2016: un anno carico di eventi dirompenti, nel mondo. Eventi tragici, come il terremoto in centro Italia o gli attentati terroristici di Nizza, Bruxelles e Berlino. E tanti appuntamenti politici dai risvolti negativi, come i risultati elettorali sulla Brexit, le presidenziali statunitensi o l'esito del referendum costituzionale in Italia.

 

Ma il 2016 è stato anche l’anno in cui la nostra Repubblica ha festeggiato i settant’anni di vita. Anni di democrazia e di pace, per l’Italia e per l’Europa.

 

E poi il 2016 è stato anche l’anno in cui mai come prima gli italiani all’estero hanno ricevuto una forte attenzione da parte del nostro Paese. Un’attenzione che si è concretizzata in una serie di misure e di risorse, che confermano come l'Italia nel mondo sia stata finalmente percepita come un valore aggiunto vero ed inestimabile.

 

Lo dimostra la Legge di bilancio, appena approvata in Parlamento. La promozione della lingua e cultura italiana nel mondo, un settore strategico per il sistema Paese, riceve finalmente nuova linfa vitale. Innanzitutto abbiamo stanziato risorse per gli enti gestori dei corsi di lingua, così da evitare che andassero a regime tagli previsti precedentemente e così da potenziare l'offerta formativa, grazie ad ulteriori quattro milioni di euro. A questi fondi vanno sommate risorse previste da un capitolo creato ad arte - il Fondo Cultura - destinate alla promozione della lingua italiana. Questo vuol dire che sempre più ragazze e ragazzi avranno la possibilità di imparare la nostra lingua, di vivere la nostra cultura e di farla conoscere nel mondo.

 

Ma non è tutto. La Legge di bilancio stanzia ben 100 milioni per la promozione del Made in Italy nel mondo e si calcola che questi fondi genereranno un indotto di oltre un miliardo di euro per le nostre piccole e medie aziende operanti all’estero. Ci sono inoltre risorse aggiuntive per le Camere di Commercio che operano nel mondo (500.000 euro) - come pure per gli organi di informazione specifici per gli italiani fuori confine (1.300.000 euro). I consolati e gli istituti di cultura, che sono un po’ la nostra vetrina all'estero, potranno utilizzare direttamente parte dei soldi incassati dal rilascio dei visti per migliorare i loro servizi ai cittadini.

Infine, ci sono gli incentivi fiscali per i giovani talenti che tornano nel nostro Paese: gli effetti della Legge 'Controesodo', che co-presentai nel 2010, diventano permanenti, quindi anche chi ritornerà in Italia nei prossimi anni potrà continuare a usufruire delle agevolazioni. E da quest’anno esse varranno anche per i lavoratori autonomi, non solo per quelli dipendenti.

 

Il 2016 è stato poi l’anno in cui la generazione Erasmus, dopo anni di ingiusta esclusione, per la prima volta ha potuto partecipare alle tornate elettorali. Prima al referendum sulle trivelle e poi su quello sulla riforma costituzionale. Infatti, grazie alla volontà politica del Pd, abbiamo esteso il diritto di voto per corrispondenza anche a quei cittadini che si trovano temporaneamente all’estero.

 

I meno abbienti fra gli italiani all’estero, spesso pensionati, dal prossimo anno riceveranno più soldi dallo Stato: infatti è stata aumentata la quattordicesima ai pensionati, compresi quelli residenti all’estero, il cui   reddito annuo non superi i 13.049,15.

 

Queste misure vanno ad aggiungersi alle tante riforme approvate dal Governo Renzi e dal Parlamento nel 2016. Penso alle numerose leggi entrate in vigore, dopo che per anni sembravano irrealizzabili. La legge sulle Unioni Civili, ad esempio, o sul divorzio breve, l’introduzione del sistema duale di alternanza scuola/lavoro, la riforma del lavoro e della giustizia civile. Le leggi anticorruzione o contro la criminalità organizzata o anche quelle volte al totale utilizzo dei fondi europei. Riforme il cui percorso verrà portato avanti nel 2017 dal nuovo Governo Gentiloni, con un premier serio, che come Ministro degli Esteri è stato tra i fautori di questo cambio di prospettiva dell’Italia verso i suoi concittadini nel mondo.

 

Un anno con luci ed ombre, insomma, ma che lascia ben sperare per il futuro degli italiani nel mondo. Laura Garavini, de.it.press 3

 

 

 

 

 

Mario Giro: “Se la Turchia scivola nel caos trascina dentro anche noi”

 

ROMA - La strage di Istanbul e la sfida del terrorismo jihadista. La nuova presidenza Usa e gli impegni dell'Italia nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e nel G7 di Taormina. L'Unità ne discute con Mario Giro, vice ministro degli Esteri con delega alla Cooperazione internazionale. Sulla strage alla discoteca di Istanbul Giro avverte: «Se la Turchia scivola verso il caos trascina anche noi».

Il 2017 è iniziato con il segno devastante del terrorismo jihadista. L'Isis ha rivendicato la strage di Istanbul. È l'avvisaglia di un anno in trincea?

«Sarà certamente un 2017 complicato. Non è tempo di facili ottimismi: dobbiamo sapere che siamo circondati da rischi di guerre. Ciò deve farci operare con più forza in favore della pace e della stabilità. In questo scenario inquietante, emergono, però, due concreti segnali di speranza: la tregua in Siria e l'accordo nella Repubblica democratica del Congo».

Per restare sulla strage di Istanbul. C'è chi sostiene che essa è anche il frutto avvelenato delle ambiguità che hanno caratterizzato la politica di Erdogan nel confronti del contenimento jihadista e della guerra in Siria.

«Siamo onesti: anche molti Paesi occidentali hanno avuto tali ambiguità. Qui va detto con chiarezza che i vari governi italiani, di qualunque colore, almeno sulla Siria hanno tenuto una posizione sin dall'inizio della guerra civile (marzo 2011, ndr) trasparente e non ambigua: coinvolgere tutti gli attori regionali (Iran, Russia, etc.) e spendersi per una soluzione politica. Per quanto riguarda la Turchia, ha ragione il ministro Alfano: questo è il momento della solidarietà e della ferma condanna del terrorismo che ci sfida tutti. Se la Turchia scivola verso il caos trascina anche noi».

L'Italia, dal 1 gennaio è membro del Consiglio di Sicurezza Onu e presidente di turno del G7. Come giocare al meglio queste due importanti carte di credito?

  «È l'occasione per farci ascoltare di più: è nostro interesse nazionale avere una Libia stabile e una Siria finalmente in pace. Ma è anche interesse internazionale. Il Mediterraneo è diventato il mare di tutti i pericoli: terrorismo, guerre, flussi incontrollati di migranti. Questa situazione non conviene a nessuno. La tradizionale linea di politica estera italiana, basata sul dialogo e sulle soluzioni negoziali, assume oggi tutta la sua rilevanza. Così come è rilevante rafforzare l'impegno, non solo dell'Italia, per moltiplicare i corridoi umanitari».

A marzo si celebrerà nella capitale in cui furono firmati, il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma. Con quali propositi l'Italia intende giungere a questo evento?

«Già all’epoca del governo Renzi, l'Italia, con Paolo Gentiloni titolare della Farnesina, aveva organizzato la riunione dei sei Paesi fondatori dell'Unione europea. Il   sessantesimo dei Trattati di Roma rappresenta l’ultima chiamata per l'Europa: sia per le questioni interne (austerità, banche, migrazioni) sia per questioni esterne (Siria, Libia, etc.), non è più accettabile che l'Europa vada in ordine sparso. O c'è o non c'è. L'Italia farà di tutto perché ci sia».

Il 20 gennaio s'insedia alla Casa Bianca Trump. Da più parti si teme che la nuova presidenza Usa sia portatrice di instabilità nel già instabile quadrante internazionale. Condivide questi timori?

«Le relazioni tra Italia e Stati Uniti, come ha detto il premier Gentiloni, non cambiano: sono sempre rimaste eccellenti, qualunque fosse il presidente Usa o il governo in Italia. È uno dei punti fermi della nostra politica estera».

In precedenza, Lei ha fatto riferimento alla tregua in Siria. Tutti gli analisti concordano nell'affermare che si sia trattato di un successo del presidente Putin. Sarà lui il dominus della politica estera nel 2017?

«Se c'è una lezione che per l'ennesima volta sale dalle crisi mediorientali, è che nessuno da solo può imporre il suo ordine in quell'area così tormentata e nevralgica del mondo. È chiaro che oggi la Russia, l'Iran e la Turchia hanno aperto una fase nuova, ma ci sarà bisogno di tutti se vogliamo un Medio Oriente stabile, in pace, e pluralista».

  Le sconfitte militari subite dall'Isis in Siria e Iraq rendono l'Europa più vulnerabile?

«Esiste la minaccia dei foreign fighters di ritorno. Su questo aspetto dobbiamo fare molta attenzione. In Italia il controllo del territorio è efficace e la preservazione della convivenza si mantiene a un buon livello. Per garantire la nostra sicurezza dobbiamo evitare di seminare odio». U.D.G. L’U.3

 

 

 

 

L’Italia nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU dal 1 gennaio

 

ROMA - Dal 1° gennaio 2017 l’Italia è membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in virtù della sua elezione il 28 giugno 2016 e in conformità all’accordo con l’Aja di divisione del mandato biennale 2017-2018.

Ammessa all’ONU il 14 dicembre 1955, l’Italia ha sempre guardato all’Organizzazione come un punto di riferimento della sua azione di politica estera e non le ha mai fatto mancare il suo apporto. Membro del Consiglio di Sicurezza in sei precedenti mandati 6 (1959/1960; 1971/1972; 1975/1976; 1987/1988; 1995/1996; 2007/2008), il nostro Paese ha svolto tale ruolo ispirandosi a quei valori, interessi e peculiarità di approccio che caratterizzano l’azione multilaterale del nostro Paese. Tra questi, una riconosciuta capacità di ascolto e di mediazione -anche ad opera di importanti organizzazioni della società civile nazionale; attività di prevenzione dei conflitti e dialogo come strumento principale; conoscenza del Mediterraneo e delle sue dinamiche; promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto.

Conformemente al suo tradizionale approccio inclusivo, nel 2017 l’Italia intende promuovere il dialogo per favorire soluzioni alle crisi in Africa e in Medio Oriente, che pongono una seria minaccia alla pace e la sicurezza internazionale. Il peacekeeping sarà quindi una delle priorità italiane. In Consiglio di Sicurezza il nostro Paese parteciperà in modo costruttivo alla revisione dei mandati delle principali missioni di pace, per rafforzarne l’efficacia. L’Italia sosterrà il segretario generale Guterres nella promozione di un maggiore ruolo per l’ONU nella prevenzione dei conflitti, lavorando per il rafforzamento del ruolo delle donne, anche attraverso la costituzione di un network di donne mediatrici dell’area Mediterranea.

L’Italia presterà massima attenzione alle nuove sfide alla sicurezza globale, a partire dai  flussi di rifugiati e migranti, in particolare per quanto concerne l’eliminazione delle cause dei movimenti di popolazioni, che spesso originano fenomeni criminali quali il traffico di essere umani.

Contrasto al terrorismo, protezione dei civili e lotta all’impunità per gravi violazioni del diritto umanitario, contrasto al traffico di esseri umani e migrazioni, tutela del patrimonio culturale, ruolo delle donne, dei giovani e dei leader religiosi moderati nel promuovere la pace, lotta al cambiamento climatico, addestramento dei Caschi Blu, rafforzamento del ruolo delle organizzazioni regionali e sub-regionali. Queste le ulteriori direttrici di azione che l’Italia intende promuovere in Consiglio di Sicurezza. (Inform 5)

 

 

 

 

La penisola del “dopo”

 

Lo scorso anno, in apertura delle nostre corrispondenze per il 2016, eravamo stati lapidari: ” Il Paese avrebbe continuato a evidenziare una complessa devoluzione socio/politica, con gravi riscontri economici”. Ora, alle porte  del 2017, lo ripetiamo e parecchi segnali in negativo, purtroppo, ci danno ragione. Il Referendum Istituzionale non è servito per sanare il sanabile.

 Le assicurazioni e le promesse di Renzi non sortiranno risultati cospicui. L’anno nuovo, con tutti i suoi interrogativi, dovrà essere affrontato con coerenza; ma senza troppe illusioni politiche. I precedenti mesi d’Esecutivo di Centro/Sinistra non ci hanno persuaso. Tanto che, ora, ci guardiamo bene dall’azzardare qualche ragionevole ottimismo. Intanto, il primo segnale importante sarà la linea dell’Esecutivo. Ovviamente, alla vecchia maniera.

Già da qualche anno, la favola del “Buon Governo” non interessa più nessuno. Anche perché mancherebbero gli ascoltatori. Però, con molta meraviglia, ci sentiamo di riconoscere che tra Maggioranza e Opposizione gli spazi non si sono dilatati maggiormente.

Anche se esiste, fatto più unico che raro, una doppia”opposizione”. Quello che si evidenzia è che tutti i partiti hanno preso atto di un ridimensionamento dei loro simpatizzanti. I tempi delle maggioranze” assolute” sono tramontati col secolo scorso. Il nostro futuro potrebbe avere molteplici sviluppi. Elencare quali sarebbero, ci porterebbe lontano; magari perdendo di vista le limitate “mutazioni” dell’attuale.

 Da noi, purtroppo, le cose politiche continuano a muoversi al solito modo. Senza alleanze, ovviamente, non si può governare. Il tutto con l’individuazione di compromessi e di poltrone intercambiabili.

Ora Renzi dovrà affrontare un Parlamento sempre meno unanime. Un successivo rafforzamento logistico dell’opposizione potrebbe essere il primo segnale del tramonto di un Esecutivo nato da un trapianto che potrebbe minacciare il “rigetto”. Tutti i partiti, di Maggioranza e d’Opposizione, dovranno chiarire le loro idee ai potenziali elettori. Sono anni, troppi anni, che tanti programmi si sono solo adatti alle loro voglie politiche; non certo per salvare l’Italia. Il Referendum non ha tolto, come prevedibile, “le castagne dal fuoco” al Bel Paese.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Il passo di Gentiloni tra continuità e navigazione a vista

 

Continuità con il governo Renzi. Questo è il messaggio di fondo che il presidente del consiglio Gentiloni ha voluto mandare dalla conferenza stampa di fine anno. Conferenza anomala dal momento che il premier è in carica da solo due settimane, mentre in genere è un domanda e risposta con i giornalisti che conclude il lavoro di mesi di un governo. Ma la tradizione è stata rispettata: misurato, garbato, preciso nei limiti del possibile, Gentiloni ha rivendicato il lavoro svolto dal precedente governo e le scelte compiute finora. Ma non ha potuto evitare un'impressione latente: che non si sa quanto durerà il suo governo. Certo, l'incertezza fa parte della vita di qualsiasi governo italiano dal dopoguerra ad oggi. Ma il governo Gentiloni nasce programmaticamente incerto. Chi l'ha voluto più di tutti, cioè Renzi, lo ha previsto per portare il Paese al voto anticipato prima possibile, al massimo in giugno. Altri protagonisti della scena politica come Berlusconi vorrebbero che durasse tutta la legislatura, fino al 2018. La conseguenza è che l'esecutivo naviga e navigherà senza una prospettiva di lungo periodo, necessaria per portare avanti le riforme che Gentiloni ha rivendicato. Il governo durerà fino a quando avrà la fiducia del Parlamento, ha detto il presidente del consiglio: una verità ma anche una ovvietà che però non rivela cosa davvero pensa Gentiloni. Quel che è certo è che il governo durerà almeno fino a quando sarà fatta la legge elettorale che dovrà essere armonica tra Camera e Senato. Insomma non si andrà a votare con una legge per Palazzo Madama è una diversa per Montecitorio: il presidente Mattarella non lo permetterebbe, con il rischio di avere un Paese ingovernabile. Il governo, ha sottolineato Gentiloni, non presenterà una sua proposta di legge elettorale, in questo differenziandosi dal precedente governo che fece approvare l'Italicum a colpi di voti di fiducia. Sarà invece il "facilitatore" del dialogo tra le forze politiche. Allo stato attuale il dialogo non è nemmeno prevedibile e i tempi potrebbero essere lunghissimi. Certamente non se ne parlerà prima della sentenza della Consulta del 24 gennaio. In attesa il governo è alle prese con due casi difficili: la scalata di Vivendi a Mediaset e il salvataggio del Monte dei Paschi. Sul primo il governo non può intervenire direttamente ma può solo avere una attenzione politica lasciando agli organi preposti le eventuali azioni concrete. Sul secondo, invece, c'è già un contenzioso con la Germania e la Bce. Berlino e Francoforte non si fidano del governo italiano. Gianluca Luzi LR 29

 

 

 

 

Conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo

 

Lanciato un piano di promozione integrata con lo slogan “Vivere all'italiana” che comporterà un incremento significativo delle iniziative culturali all'estero, l'apertura di nuovi IIC, l'aumento di studenti di italiano e di studenti stranieri nelle università italiane

 

ROMA – Si è aperta stamani alla Farnesina la conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura, iniziativa che con lo slogan “Vivere all'italiana” intende lanciare una strategia di promozione integrata della cultura italiana nel mondo con il concorso dei diversi attori istituzionali e non solo, fornendo una indicazione degli “assi prioritari” intorno ai quali si snoda tale impegno e l'impostazione attuale e progettuale dell'attività degli IIC.

Ad aprire la sessione iniziale il saluto inviato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, letto dal direttore generale per la Promozione del sistema Paese del Maeci, Vincenzo De Luca, moderatore della mattinata, in cui è stato espresso vivo apprezzamento per l'impegno svolto quotidianamente dai direttori degli IIC, impegno che assume un “ruolo strategico per la politica estera italiana”. Mattarella ha ricordato come tale promozione, considerata nella sua accezione più ampia, riguardi le radici della nostra identità pur mantenendo lo sguardo rivolto al futuro, raccontando all'estero un patrimonio già universalmente riconosciuto ma che si fa nello stesso tempo portatore di un'idea di “cultura nuova, aperta e dialogante”, “una cultura non statica, ma viva e in trasformazione”. Il capo dello Stato ha sottolineato poi come “espressione primaria della nostra cultura sia la nostra lingua” la cui diffusione concorre alla proiezione internazionale del nostro Paese, e come essa sia studiata e riconosciuta all'estero come “lingua di cultura”, “patrimonio prezioso e inestimabile”.

Di seguito l'intervento del ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano, che ha ricordato come il cardine di una efficace strategia di promozione culturale, e quindi dell'impegno dei direttori presenti, sia “trovare un canale di coniugazione tra la salvaguardia della nostra identità nazionale e la globalizzazione”. “Il nostro compito deve essere quello di salvare la nostra identità nazionale, promuovere la nostra cultura nel mondo e comprendere come la globalizzazione non sia antinomica rispetto a tutto questo – afferma il Ministro, ricordando come tale identità e il rilievo che essa ha assunto in tutto il mondo, pur essendo oggi tra i compiti delle istituzioni, è pre-esistente ad esse.

Ha ricordato poi “il desiderio di conoscere la nostra lingua e cultura” testimoniato dagli oltre 2 milioni di studenti che imparano l'italiano nel mondo e come “il sistema della nostra cultura sia uno dei motori della nostra economia perché produce un reddito di 90 miliardi di euro che corrispondono al 6,1% del Pil e se valutiamo l'indotto arriviamo al 17% con 250 miliardi”. Per Alfano si tratta dunque di “una leva economica essenziale”, riconosciuta anche dal Governo con un aumento delle risorse destinate nell'ultima legge di bilancio alla promozione culturale di 20 milioni di euro, che si sommano – precisa – ai 10 già preventivati. Un incremento che consentirà l'articolazione di un “Piano straordinario per la promozione” che prevede “già dal 2017 un incremento significativo delle iniziative culturali all'estero, l'apertura di nuove sedi in Paesi strategici extra-europei, l'aumento degli studenti di italiano all'estero e stranieri nelle nostre università”, obiettivi che si associano agli oltre 5000 eventi di promozione organizzati e programmati dalla rete del Maeci nei biennio 2016/2017, di cui 1.000 per la XVI Settimana della Lingua italiana nel mondo e 1.300 per la prima edizione della Settimana della Cucina italiana nel mondo”. Alfano esprime inoltre apprezzamento per la scelta di allestire nella Sala delle Conferenze internazionali, in cui si svolge la conferenza, l'opera di Michelangelo Pistoletto dedicata al Mediterraneo, “in cui si giocano oggi i destini del mondo, dell'idea di pace, di libertà, di uguaglianza” e su cui ritiene debba essere mantenuta alta la vocazione di leadership da parte dell'Italia.

Il ministro dei Beni, le Attività culturali e il Turismo, Dario Franceschini, rileva come “negli ultimi 3 anni si sia recuperata la centralità della promozione culturale per il Paese”, passaggio testimoniato anche dall'incremento di risorse già richiamato da Alfano e da passi concreti realizzati a partire dal “mettere insieme le iniziative dei diversi Ministeri”. Pur riconoscendo ci sia ancora molto da fare, Franceschini rileva come le risorse per la promozione culturale saranno destinate a crescere anche nei prossimi anni – parla di 30 milioni di euro per il 2018 e di 50 milioni per il 2019 – e, tra le iniziative avviate, richiama la promozione del cinema italiano, il piano strategico per il turismo, che prevede anche un rinnovamento dell'Enit, gli incentivi fiscali come l'art bonus, che si intende estendere anche agli IIC, e il lavoro di coordinamento che proseguirà per consentire una programmazione degli investimenti e delle attività in settori indicati come prioritari. Tra le iniziative annunciate per il 2017 anche un G7 dei ministri della Cultura, che anticiperà il G7 di Taormina.

“La nostra non è la difesa di un'identità ma la consapevolezza che la presenza viva e comunicativa dell'Italia con la sua cultura impreziosisce e ingentilisce la globalizzazione – afferma il presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi, che spiega come si debba superare l'approccio alla promozione linguistica dominato dalla nostalgia e, attraverso un'offerta di qualità, stimolare “l'italsimpatia”. “E ciò che la Dante sta facendo nei suoi Comitati sparsi in tutto il mondo ma anche chiedendo alle istituzioni una riflessione sul senso più profondo della nostra lingua all'estero, dopo anni di assenza di investimenti – ricorda Riccardi, rilevando come in questo modo si sia avviato un processo “molto positivo” di ripensamento sul ruolo dell'insegnamento dell'italiano, che ha portato alla formulazione del piano di promozione integrata e allo stanziamento di risorse che restano comunque limitate se si guarda ai nostri vicini partner europei. Il punto però è che si sia giunti alla formulazione di “un'idea di politica culturale”, che è alla base anche della trasformazione dei Comitati da “custodi della memoria a soggetti capaci di creare simpatia per l'Italia e per il mondo in italiano” - sottolinea il presidente della Dante, rilevando come occorra ora, per completare il passaggio, realizzato investendo in primis sull'offerta linguistica di qualità, che essi divengano luoghi di promozione culturale più ampia, così come avviene laddove svolgono una funzione di supplenza nelle aree in cui gli IIC non vi sono. Per Riccardi “allargare la simpatia per il vivere in italiano è anche una nostra precisa responsabilità storica, necessaria per correggere gli squilibri di una globalizzazione incentrata sulla dimensione economica, e recuperare spazio alla gentilezza e alla sua dimensione umanistica”.

Sul ruolo della Rai nel racconto dell'Italia, della ricchezza e del valore della cultura italiana si sofferma anche il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto, che concorda sul fatto che “singole identità arricchiscano il racconto complessivo della globalizzazione” e ricorda come l'azienda intenda sia promuovere l'aspetto di un glorioso passato che quello di una “spinta quotidiana e rinnovatrice”, che valorizzi “dal basso verso l'alto anche prodotti e territori” della Penisola.

Di seguito una sessione plenaria dedicata agli assi prioritari della promozione culturale integrata: cucina, contemporaneo, design, cinema – cui sarà dedicata la prossima Settimana della lingua italiana nel mondo, - e archeologia. Sono intervenuti Michelangelo Pistoletto, che ha spiegato il significato dell'opera allestita in sala e ricordato come funzione dell'arte sia quella di farci intravedere un'idea di futuro; Giorgio Camuffo, art designer creatore del logo “Vivere all'italiana”; il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, che ha proposto ai direttori degli IIC di promuovere in Italia i luoghi di formazione di eccellenza e di incontro e dialogo tra le culture e i loro prodotti; il presidente dell'associazione Priorità Cultura, Francesco Rutelli, che ha rilevato come il tema della promozione culturale sia divenuto centrale con la globalizzazione e sottolineato il valore aggiunto dell'Italia quale museo diffuso così come il ruolo di leader nella cooperazione culturale, che va dal contrasto al traffico illegale di opere d'arte alle missioni dei caschi blu della cultura; Paolo Zegna, vice presidente della Fondazione Altagamma, che ha spiegato come il made in Italy di eccellenza sia esso stesso promotore potente della cultura italiana.

Per la sessione dedicata alla cucina sono invece intervenuti Massimo Bergamo, docente all'Università di Bologna, che ha annunciato per il 6 febbraio prossimo la cerimonia di consegna della laurea ad honorem in direzione aziendale allo chef stellato Massimo Bottura, che ha parlato della capacità degli italiani di “viaggiare senza perdere la propria identità” e dell'importanza di valorizzare ciò che ci rende unici e della comunicazione di tale unicità; Andrea Guerra, amministratore delegato di Eataly, che ha spiegato come l'attuale sia un periodo di opportunità da cogliere, investendo in presenza nei mercati globalizzati raccontando emozioni e in un orizzonte di medio-lungo periodo; il direttore dell'IIC di Seul, Angelo Gioè, che ha spiegato come i prodotti e la cucina italiana siano molto apprezzati in Corea, ma anche in Cina e Giappone, per la loro sostenibilità e la tracciabilità della nostra filiera, proponendo poi un'attività di promozione delle regioni italiane.

Per la sessione dedicata al contemporaneo Federica Galloni, dirigente del Mibact, ha illustrato alcune delle iniziative messe in campo per far conoscere gli artisti italiani all'estero; Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi, ha insistito sull'importanza delle coproduzioni di mostre e artisti non solo italiani e in special mondo considerando l'Italia quale avamposto del bacino mediterraneo; Massimo Torrigiani, editore e curatore, ha evidenziato come debba essere superata la tendenza di insistere, anche nell'arte contemporanea, su artisti del passato e proposto di creare una rete che coinvolga curatori d'arte e artisti che operano all'estero; Giorgio Van Straten, direttore dell'IIC di New York, che ha illustrato alcune delle attività realizzate nella Grande Mela, mostrando di condividere l'opportunità di “offire all'estero anche ciò che non si aspettano da noi”, e precisando come ciò sia stato veicolato coinvolgendo artisti italiani residenti in loco oppure sfruttando collaborazioni tra giovani artisti italiani e americani.

Per la promozione del cinema italiano sono intervenuti Nicola Borrelli, direttore del Mibact, che ha ricordato il valore economico del soft power; Riccardo Tozzi, rappresentante di Anica, che ha ricordato come, oltre al cinema, vada favorita la dimensione della serialità, oggi centrale nell'industria dell'audiovisivo; Marina Marzotto dell'associazione dei giovani produttori indipendenti, che ha rilevato come l'importanza della nostra produzione passata condizioni spesso quella contemporanea; Valeria Rumori, direttrice dell'IIC di Los Angeles, che ha illustrato le proposte cinematografiche realizzate dall'Istituto e in programma anche per il 2017.

Infine, sul design sono intervenuti Davide Rampello, che ha ricordato come la cultura coltivi in sé il valore della progettualità; Michele De Lucchi, architetto, che si è soffermato sui temi di riflessione attuale temporaneità/ permanenza e tecnologia/artigianato; e la direttrice dell'IIC di Sydney, Donatella Cannova, che ha rilevato l'influenza esercitata dal nostro Paese anche sull'Australia, non paragonabile per mezzi alla Cina, ma capace comunque di trovare un suo spazio nella promozione di eccellenze che gli vengono riconosciute.

In fase di chiusura della mattinata, l'intervento del segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni, che è tornata sulla “volontà politica” a sostegno del lavoro dei presenti e “data per acquisita” dopo gli interventi dei ministri Alfano e Francheschini e annunciato come la conferenza diverrà da oggi un appuntamento annuale come incontro di riflessione su ciò che si è fatto e sul domani. Ha poi ribadito come il Maeci si proponga tra i suoi obiettivi quello di un coordinamento della promozione culturale, per il rilievo che essa riveste per la proiezione internazionale dell'Italia – non a caso, fa notare il segretario generale, nella Direzione generale per la Promozione del sistema Paese, sono incardinati anche gli uffici che si occupano di promozione della lingua e della promozione culturale, cui fanno riferimento gli IIC – e come tale valorizzazione debba coniugare sia la memoria del nostro bagaglio culturale che la progettualità orientata al futuro. Rilevata poi l'importanza dell'incremento di risorse da destinare al settore al cui rinnovo è funzionale anche una “ridefinizione della presenza degli IIC, che si basa su una concezione che solo in parte ha acquisito le esigenze del nuovo mondo globalizzato”. Oltre al “riorientamento” della rete degli IIC, che include l'apertura di nuove sedi in aree di “investimento strategico” del nostro Paese, Elisabetta Belloni annuncia anche il suo impegno per la promozione di un concorso che possa allargare il bacino degli operatori della cultura all'estero. Viene infine sollecitata l'apertura degli IIC verso gli altri attori della promozione culturale, istituzionali ma anche privati, eccellenze e giovani talenti, università e scuole, italiani all'estero anche di nuova generazione, e la mobilità di artisti e operatori della cultura. Viviana Pansa, Inform 19.12.

 

 

 

 

La Manovra 2017 è legge. Dalle pensioni al fisco, ecco tutte le misure

 

La manovra 2017 è legge. Con il via libera definitivo da parte del Senato Il Senato ha approvato il ddl bilancio 2017 (a favore si sono espressi 166 senatori, 70 contrari e un astenuto), il ddl bilancio termina il suo percorso parlamentare nella data record del 7 dicembre. Contiene 19 articoli, 335 interventi e 638 commi, suddivisi in 14 capitoli (elencati nel prospetto riepilogativo degli effetti finanziari).

Si parte dal pacchetto delle norme fiscali per la crescita, che da solo contiene 72 misure: si parte dalla riduzione dell'Ires, che dal 27,5% scende al 24%, passando per le diverse tipologie di detrazioni, che vanno dalle ristrutturazioni agli interventi antisismici. Poi c'è la riduzione del canone Rai, che da 100 euro si riduce a 90 euro. E' ricco di interventi, ben 68, anche la parte che si occupa di 'Lavoro e pensioni' che, sul fronte previdenziale, introduce l'Ape (semplice e sociale), Rita, estende la no tax area e la quattordicesima.

Prosegue la saga degli esodati, con l'ottava salvaguardia. Si articola in 23 misure il capitolo 'misure per gli investimenti' e comprende: i contributi per le pmi, la promozione del made in Italy, il rifinanziamenti e agevolazioni per le start up, lo sviluppo del sistema di ciclovie turistiche. Il pacchetto 'capitale umano' è composto da 22 norme, che si concentrano in particolare sull'istruzione, con sconti per le tasse universitarie e borse di studio, e sull'alternanza scuola-lavoro. All'agricoltura viene dedicato un capitolo a parte con 4 misure ad hoc.

Sono 13 le misure che fanno parte del capitolo 'famiglia' e prevedono: il premio alla nascita, il fondo di sostegno per la natalità, il buono nido, il rifinanziamento dei vouchee baby-sitting e proroga del congedo obbligatorio per i papà. Per far fronte all'emergenza sismica, in seguito al terremoto del 24 agosto e quelli successivi, si interviene con 2 norme, che finanziano gli interventi nel settore pubblico e in quello privato. Nei 23 provvedimenti del pacchetto 'politiche invariate' rientrano diversi fondi (da quello per i contratti della pubblica amministrazione a quello per il rafforzamento dell'autonomia scolastica). E' inoltre previsto il proseguimento di diversi progetti, come quello di 'strade sicure', e vengono introdotti interventi relativi all'organizzazione e allo svolgimento del G7.

Sono 7 le norme a sostegno del servizio sanitario nazionale, a partire dalla rideterminazione del livello di finanziamento del fabbisogno del ssn, a cui si aggiungono i fondi per il rimborso dei medicinali innovativi e oncologici innovativi. Per la razionalizzazione della spesa pubblica vengono messe in campo 10 norme, che vanno dagli introiti derivanti dalle dismissioni delle sedi all'estero Maeci alla riduzione del finanziamento riconosciuto all'Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo. Il capitolo 'enti territoriali e locali' è composto da 17 misure, tra cui: l'istituzone del fondo per il contenzioso amministrativo per il contributo Ici al comune di Lecce, gli investimenti nelle province autonome di Trento e Bolzano, la modifica dei decimi di compartecipazione Irpef della Sicilia, la restituzione alla Valle d'Aosta degli accantonamenti effettuati dal 2012 al 2015, la proroga al 2020 del concorso alla finanza pubblica delle regioni a statuto speciale il fondo per il finanziamento di interventi a favore degli enti territoriali.

Un capitolo 'omnibus', contiene 29 differenti interventi, difficili da far rientrare in un'unica categoria, come: il credito d'imposta alle fondazioni bancarie su versamenti ai centri di servizio volontario; riduzione del debito fiscale delle fondazioni lirico sinfoniche; l'agenda digitale, il fondo per la promozione della lingua italiana all'estero; il finanziamento della linea ferroviarie Ferrandina-Matera la Martella; il contributo Coni per lo sviluppo dei settori giovanili delle società di pallacanestro; finanziamento dei campionati mondiali di sci che si terranno nel 2021. Le disposizioni in materia di entrate sono 32, e vanno dall'introduzione dell'Iri, alla modifica dell'Ace, passando per la rivalutazione dei beni d'impresa (Ires, Irpef, Irap, addizionali regionali e comunali), e per la gara del superenalotto. Infine, nel capitolo 'fondi e ulteriori disposizioni finanziarie' rientrano 13 provvedimenti, primo tra tutti il blocco dell'aumento Iva, che da solo costa 15,1 miliardi di euro. A cui si aggiunge la riapertura dei termini della voluntary disclosure e il fondo per rilanciare il dialogo con i paesi africani. Adnkronos

 

 

 

 

Presentato a Roma il Rapporto 2016 “Immigrazione e imprenditoria” del Centro studi e ricerche Idos

 

Prosegue la crescita dell'imprenditoria immigrata in Ue e in Italia: oltre 550 mila le aziende attive nella Penisola alla fine del 2015, aumentate di oltre il 20% negli anni della crisi (dal 2011) e del calo complessivo. 8 su 10 sono ditte individuali, crescono le attività innovative e ad alta tecnologia. In totale producono il 6,7% della ricchezza complessiva

 

ROMA – È stato presentato questa mattina a Roma il Rapporto 2016 “Immigrazione e imprenditoria” - Aggiornamento statistico realizzato dal Centro studi e ricerche Idos, in un'iniziativa promossa in collaborazione con MoneyGram e la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA).

Nei dati principali, si evidenzia come a fine 2015, escludendo il settore agricolo, i lavoratori autonomi stranieri nell’Ue-28 sono aumentati del 52,6% rispetto a dieci anni prima e rappresentano il 6,3% di tutti gli autonomi complessivamente attivi nell’Unione (Indagine sulle Forze Lavoro di Eurostat). In Italia l'aumento è stato del 53,7%; i non comunitari rappresentano la maggioranza (69,9%), mentre un sesto di essi ha dei lavoratori alle dipendenze (15,8% vs una media del 25,7%). Quantificate in oltre 550mila le aziende a guida immigrata registrate in Italia alla fine del 2015, il 9,1% del totale, cui si deve la produzione di 96 miliardi di euro di valore aggiunto, il 6,7% della ricchezza complessiva.

Tra il 2011 e il 2015 sono aumentate di oltre il 21% (+97mila), mentre nello stesso periodo il numero delle imprese registrate nel Paese ha fatto rilevare un calo complessivo dello 0,9%.

È netto il protagonismo delle ditte individuali: 8 casi su 10 (79,9% vs il 50,9% delle imprese guidate da nati in Italia). Le imprese a gestione immigrata, quindi, rappresentano quasi un settimo di tutte le ditte individuali del Paese (13,6%) e meno di un ventesimo delle società di capitale (4,1%).

Il commercio, in continuo aumento, rappresenta il principale ambito di attività (200mila aziende, 36,4% vs il 24,5% delle imprese a guida autoctona); segue, seppure fortemente provata dalla crisi, l’edilizia (129mila, 23,4% vs 13,1%). Notevole è anche il comparto manifatturiero (oltre 43mila aziende, 9%), caratterizzato come l’edilizia da una forte dimensione artigiana. Sono artigiane, infatti, oltre 4 imprese edili immigrate su 5 (83,2%) e oltre 2 su 3 di quelle manifatturiere (68,4%). Proprio nell’edilizia e nella manifattura, infatti, si concentrano i tre quarti (76,0%) delle aziende immigrate artigiane (180mila in tutto). Ma cresce soprattutto la partecipazione nei servizi. Dai dati di Unioncamere risulta che alla già consolidata presenza immigrata tra imbianchini e carpentieri o nel trasporto merci e nella confezione di abbigliamento, si affianca una crescente partecipazione alle aziende (per lo più individuali) anche nella sartoria, nel giardinaggio, nelle pulizie, come pure nella panetteria o nella ristorazione take away.   Più in generale, si affermano le attività di alloggio e ristorazione (41mila, 7,5%) e i servizi alle imprese (29mila, 5,3%).

I dati Sixtema/Cna sui responsabili di imprese individuali confermano il protagonismo di specifici gruppi nazionali. I più numerosi – si legge nella nota diffusa da Idos in proposito - sono i marocchini (14,9%), seguiti da cinesi (11,1%) e romeni (10,8%) e, quindi, da albanesi (7,0%), bangladesi (6,5%) e senegalesi (4,4%): sei collettività che, da sole, ne raccolgono più della metà   del totale (54,7%).

Ciascun gruppo si concentra in peculiari comparti di attività: il commercio nel caso di marocchini, bangladesi e soprattutto senegalesi (attivi in questo ambito rispettivamente per il 73,3%, il 66,8% e l’89,2% del totale); l’edilizia per i romeni (64,4%) e gli albanesi (74,0%); il commercio (39,9%), la manifattura (34,9%) e le attività di alloggio e ristorazione (12,9%) nel caso dei cinesi, che mostrano insieme a un’accentuata vocazione imprenditoriale, una maggiore diversificazione degli ambiti di attività in cui, nel tempo, tale capacità si è distinta e radicata. Ne consegue che sono cinesi la metà di tutti gli immigrati responsabili di ditte individuali manifatturiere (49,3%), come pure un quarto di quelli dediti al comparto ristorativo-alberghiero (25,0%). Quasi la metà di quelli attivi in edilizia, invece, sono romeni (27,1%) o albanesi (20,1%); e quasi 3 su 5 di coloro che operano nel commercio sono marocchini (26,7%), cinesi (10,9%), bangladesi (10,7%) o senegalesi (9,5%).

Operano al Centro-Nord 8 imprese immigrate ogni 10 (77,3% vs il 66,0% delle aziende autoctone) e quasi un terzo solo in Lombardia (19,1%) e nel Lazio (12,8%). Seguono la Toscana (9,5%) – in cui si rileva anche la più elevata incidenza delle imprese immigrate sul totale (12,6%) –, l’Emilia Romagna (8,9%), il Veneto (8,4%) e il Piemonte (7,4%) e, quindi, la Campania (6,8%), prima regione meridionale di questa graduatoria.

La crescita delle imprese immigrate viene definita “soprendente” dal sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali, Luigi Bobba, che rileva anche come tale aumento sia in “controtendenza con il dato generale”, a dimostrazione della “maggiore capacità di resilienza degli immigrati”. Tra i passi avanti compiuti, egli richiama in particolare quello relativo all'assunzione di dipendenti o alle lavorazioni innovative ad alta tecnologia, “come pure vengono maggiormente curati i rapporti con l’estero, a partire dai Paesi di origine”.

“Le difficoltà che si presentano nel contesto imprenditoriale italiano riguardano tanto gli italiani quanto gli immigrati, e anzi su questi ultimi pesano maggiormente diversi fattori: adempimenti burocratici, assistenza, credito, rapporti con la burocrazia. Ne deriva la necessità di fare di più per superare queste difficoltà, che rendono l’Italia meno incentivante rispetto ad altri contesti nazionali,

dove essere imprenditori è più facile e anche più redditizio – aggiunge Bobba, rimarcando tra i limiti del sistema Italia la bassa percentuale di investimenti per lo sviluppo (al di sotto della media europea), carenza che determina un inferiore numero di brevetti a discapito della competitività.

Per il sottosegretario è possibile passare dall’imponente crescita dell’imprenditorialità immigrata a una fase di piena maturità, con grande beneficio per il “Sistema Italia”. Una fase che includa non solo l’aumento delle imprese, ma anche la crescita dell’innovazione e della dimensione transnazionale e su cui incide, come ha evidenziato una indagine dell’Ocse, la stabilità del soggiorno.

Maria Fermanelli, vice presidente nazionale CNA, ha ricordato come ogni impresa sia produttrice di “energia, lavoro e reddito” e come le oltre 550 mila imprese di immigrati generino ricchezza e siano “una spinta incessante che non si è arrestata nemmeno negli anni duri della crisi”. Sono, inoltre, un “segnale forte e positivo di integrazione, insieme alla emersione dal sommerso e alla complessiva crescita socio-economica di chi ha scelto il nostro Paese per costruire la sua vita e il suo futuro”. Anche per Massimo Canovi, vice presidente per il Sud Europa e il Mediterraneo di MoneyGram “gli imprenditori immigrati rappresentano ormai una solida base del tessuto economico nazionale”, la cui attitudine al lavoro e alla crescita è proseguita anche negli anni più duri della crisi.

“Dall’inizio del 2008, l’Italia non è riuscita a crescere o lo ha fatto in una misura così ridotta da non riuscire a recuperare i posti di lavoro persi e i livelli di benessere precedenti alla crisi, con il conseguente allargamento del divario nella ripartizione della ricchezza. Questo problematico scenario – afferma il presidente di Idos, Ugo Melchionda - porta ad apprezzare maggiormente il dinamismo espresso dagli imprenditori nati all’estero. In Italia il percorso ascensionale degli imprenditori immigrati non si è lasciato scoraggiare dall’inflazione delle norme e delle disposizioni applicative, dalla burocrazia eccessiva, dal credito difficoltoso e da altri molteplici fattori frenanti. Ora – ha concluso - si tratta di valorizzare al meglio questo apporto”.

Nel corso della presentazione è stato assegnato anche il MoneyGram Award, iniziativa che dal 2009 mira a segnalare le realizzazioni eccellenti dell’imprenditoria immigrata, coinvolgendo nella giuria anche la Cna e Idos. La categorie del premio sono: crescita e profitto; innovazione; giovane imprenditoria; e responsabilità sociale. Dal 2015 viene assegnato anche uno speciale riconoscimento, attribuito finora a un imprenditore di seconda generazione e a un immigrato che si è distinto a livello artistico (2016).

Ogni anno si iscrivono al concorso più di 150 imprenditori stranieri, interessati a far conoscere la loro attività. Tra di essi vengono scelti tre finalisti per ciascuna categoria, tutti invitati a Roma per la premiazione; quindi, tra le rispettive terne viene individuato il vincitore e tra tutti i finalisti la giuria indica l’imprenditore dell’anno. Vincitore di questa edizione è Madi Sakande. (Inform 13)

 

 

 

 

I dieci principali intoppi della democazia nel 2016

 

Elezioni negli Stati Uniti, Brexit, populismo, nazionalismo: alcuni vedono arrivare la fine delle democrazie, altri ritengono che i cittadini abbiano preso delle «vere» decisioni popolari, contro la volontà delle «élite politiche». Una cosa è chiara: il 2016 è stato di gran lunga l’anno più turbolento per la democrazia dalla caduta del Muro di Berlino. Per swissinfo.ch, il politologo Claude Longchamp stila la lista delle sconfitte e intoppi maggiori della democrazia.

Dagli anni Novanta le democrazie hanno registrato una forte espansione. Spesso, però, la democratizzazione dei regimi autoritari stenta a concretizzarsi. E oggi, i punti di forza e le debolezze del potere democratico sono più evidenti che mai.

Questo contributo fa parte di  #DearDemocracy,  la piattaforma di swissinfo.ch sulla democrazia diretta.

Considerando i singoli paesi, la politologia parla di sistemi ibridi tra democrazie e autocrazie. Si parla anche di democrazie difettose o persino fallimentari. Ecco la mia lista delle carenze e delle sconfitte delle democrazie nel 2016.

1. Il sistema elettorale antiquato degli Stati Uniti

Negli Stati Uniti d’America, i cittadini non eleggono il presidente, bensì il collegio elettorale. Questo è composto dei cosiddetti “grandi elettori”, ovvero 538 persone negli Stati federali. Per la quinta volta nella storia statunitense, la scelta della maggioranza del collegio è stata diversa da quella della maggioranza degli elettori. La ragione principale è che durante la campagna elettorale si vota per i grandi elettori e si può vincere anche senza la maggioranza dei votanti. Ciò è antiquato e antidemocratico. Secondo i politologi dell’Università di Princeton, la democrazia negli Stati Uniti degenera in oligarchia dei super ricchi, i quali vogliono esercitare il potere non solo nell’economia, ma pure nella politica.

2. Basso livello elettorale nelle democrazie affermate

Le elezioni americane di quest’anno hanno ottenuto soltanto 62 punti su 100 nell’Electoral Integrity Index (Indice dell’integrità elettorale) dell’Università di Sydney. L’ateneo assegna un punteggio alle elezioni nel mondo a seconda del processo con cui si svolgono. Gli Stati Uniti si situano in 47° posizione, dietro a paesi quali Tunisia, Grecia, Mongolia, Grenada, Polonia o Sudafrica. La politologa di Harvard Pippa Norris ritiene che i punti deboli delle elezioni americane siano soprattutto la ripartizione delle circoscrizioni elettorali, la legge elettorale e il finanziamento delle campagne. Questi fattori favoriscono la polarizzazione e non riescono a evitare, in maniera sufficiente, le manipolazioni.

3. Finanziamento sregolato delle campagne elettorali

Nel mondo, il finanziamento delle elezioni è considerato l’anello debole del processo elettorale. Stando alle valutazioni degli esperti relative al 2016, nei due terzi dei casi le legislazioni nazionali non sono bastate per garantire un esito indipendente dal denaro investito. Ciò rappresenta una minaccia per la libertà di scelta, l’elemento chiave della democrazia. L’allentamento delle restrizioni sul finanziamento delle campagne negli Stati Uniti è un segnale negativo. Questo deficit vale anche per la Svizzera, dove le elezioni legislative - a parte appunto la problematica della mancanza di trasparenza nel finanziamento dei partiti, denunciata da tempo dal Consiglio d’Europa - sono comunque considerate esemplari a livello internazionale.

4. Elezioni completamente fallimentari

Le elezioni 2016 in Siria e in Guinea Equatoriale sono state un fallimento totale, secondo gli osservatori internazionali. In Siria, la ragione sta verosimilmente nell’orribile guerra civile. Nel piccolo Stato centrafricano, il presidente è in carica ininterrottamente dal 1979 e continuerà ad esserlo fino a nuovo ordine. Le elezioni sono state fallimentari anche nella Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, Chad, Vietnam e Uganda. Tra le cause degli insuccessi in queste democrazie sottosviluppate vi sono le limitazioni alla registrazione degli elettori, dei partiti e dei candidati, una copertura mediatica insufficiente e il fatto che l’indipendenza delle autorità elettorali non è garantita.

5. Sistemi presidenziali con tratti autocratici

In Turchia, un tentativo di colpo di Stato è stato represso dal regime nell’estate 2016. Forte di questa vittoria, il presidente ha lanciato un’offensiva contro l’opposizione politica, gli oppositori all’interno dell’apparato statale e i media critici. L’obiettivo è di instaurare una democrazia presidenziale. In questo modo si mantiene la via democratica. Tuttavia, la qualità della democrazia viene massicciamente ridotta a favore di un sistema di governo autocratico. In politologia, le democrazie presidenziali sono considerate meno efficaci di quelle parlamentari.

6. Regresso delle libertà politiche e civili

La democrazia nel 2016

Questo contributo di Claude Longchamp fa parte di un bilancio in tre parti di #DearDemocracy, che ripercorre un 2016 turbolento per la democrazia.

Gli altri articoli sono “Democrazia nel 2016: (quasi) tutto è bene quel che finisce bene” di Bruno Kaufmann, pubblicato il 6 dicembre, e “Come uscire dal dilemma della democrazia diretta” di Renat Künzi, di prossima pubblicazione.

Secondo la lista della fondazione liberale Freedom House, nel 2016 le libertà politiche e civili sono regredite in 72 paesi. Soltanto in 43 paesi è stata osservata una tendenza opposta. Per il decimo anno consecutivo, la lista dei “cattivi” supera ampiamente quella dei “buoni”. Tra i peggiori ci sono la Cina, la Russia, i paesi del Medioriente, del Nordafrica e dell’America latina. Certo, il legame tra prosperità economica e ordine politico liberale continua a sussistere. Il progresso delle libertà, però, non è più una conseguenza automatica della crescita, se non ci sono sforzi da parte della politica.

7. Il populismo può ottenere la maggioranza

Nel 2016 è stato detto che la globalizzazione ha raggiunto temporaneamente il suo apice. Grazie ad essa, numerosi paesi emergenti e la loro classe media sono migliorati sul piano economico. Ma soprattutto nel mondo occidentale, una parte di questa classe media si considera tra i perdenti della globalizzazione. Quest’anno, i movimenti politici di destra hanno rappresentato più che mai l’opposizione nazionale, la quale esprime i timori di un declino degli autoctoni, diffonde l’euroscetticismo ed esige un freno all’immigrazione. L’apice di quest’evoluzione è stato raggiunto in giugno, con il voto sulla Brexit.

8. La sovranità dei cittadini, non solo quella degli Stati

Nel 2016 anche l’Unione europea ha conosciuto un deficit democratico. Ciò si manifesta soprattutto nel sentimento dei cittadini, che ritengono di avere soltanto un influsso marginale sulle questioni sovranazionali. L’Ue ha reagito alle crisi chiedendo una maggiore integrazione. La collaborazione tecnocratica domina la sua comprensione politica. L’Ue dimentica però che la sovranità, nel senso moderno del termine, non è soltanto quella degli Stati, ma, ancor di più, quella dei cittadini. Nel dibattito sulla democratizzazione dell’Ue continua a mancare un equilibrio tra questi due principi.

9. Un’identità sovranazionale ancora da formare

I critici delle democrazie liberali, che come il politologo di Stanford Francis Fukuyama non condividono i dubbi dei populisti, intravvedono un declino della forza d’integrazione di queste democrazie. Il loro successo consisteva nel conciliare visioni diverse del mondo - conservatrici, socialiste e liberali - in punti di vista pragmatici a livello nazionale. Oggigiorno, si chiede una formazione di un’identità nazionale e sovranazionale maggiore e più profonda, che vada oltre la cooperazione economica. Senza questo, per i nuovi movimenti risulterà facile attizzare i risentimenti nazionali durante i periodi di crisi.

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10. Modelli antidemocratici per i giovani

Le evoluzioni osservate tra la gioventù di numerosi paesi, che non si interessa più alla politica e non si occupa più della democrazia, sono inquietanti. Quando si parla di sistemi sociali e di sistemi di potere, bisognerebbe ad esempio dare un’occhiata all’universo dei videogiochi, che oggi hanno assunto un ruolo di primo piano nella socializzazione dei giovani. Succede infatti che si simuli il collasso delle forze dell’ordine, dei pompieri o degli ospedali per mostrare il fallimento generale del sistema politico, mentre, dall’altro capo, non è raro vedere uomini forti presentarsi come i nuovi eroi.

Evidentemente, questo bilancio intermedio sulle carenze della democrazia nel 2016 è unilateralmente negativo. L’intenzione non è di evidenziare l’emergenza e la scomparsa delle democrazie, ma di constatare che queste si sviluppano e si diffondono passo dopo passo e che ci troviamo in una fase di stagnazione. Superarla tramite la critica rappresenta la sfida di tutti i democratici.

E per voi, quali sono state le lacune più grandi della democrazia nel 2016? Esprimete le vostre considerazioni inviandoci un commento. Schwissinfo

 

 

 

 

I media nel mirino per sviare l'attenzione dai guai della Raggi

 

Dopo aver difeso gli spacciatori di bufale sul web, Grillo completa il suo pensiero: le bufale sono confezionate dai media tradizionali, giornali e TV, e occorre una giuria popolare estratta a sorte per verificare le notizie pubblicate. Ecco il vero Grillo con il suo odio verso i giornalisti. Nulla di nuovo, ma il leader dei Cinquestelle ritiene che sia il momento adatto per soffiare sull'antipatia che il suo pubblico nutre contro i media, sviando così l'attenzione dai guai che il suo movimento sta attraversando. Per esempio a Roma. E proprio per mettere al riparo la sindaca della Capitale dalle conseguenze di un possibile avviso di garanzia, il comico ha improvvisato la svolta garantista che in queste ore viene messa ai voti sul web dai militanti grillini. Il movimento appare diviso tra chi condivide il capo e chi teme che lo spirito giustizialista originario sia tradito. Anche tra i partiti e nell'opinione pubblica si discute sulla svolta garantista. Ciò che lascia perplessi non è il garantismo di Grillo in se: tutti dovrebbero essere garantisti e la presunzione di innocenza vale fino al giudizio finale. A rendere perlomeno sospetta la svolta di Grillo è il fatto che arrivi solo adesso mentre finora l'avviso di garanzia è stato usato come una clava contro i nemici politici e per sospendere o espellere i grillini più o meno autonomi, come per esempio nel caso del sindaco di Parma, mentre il sindaco di Livorno, colpito da un avviso è rimasto indisturbato al suo posto. Raggi, in caso di avviso di garanzia, non si può comunque toccare e quindi ecco la svolta garantista. Votata in rete, ma che comunque non toglie nemmeno un grammo del potere del garante (Grillo), perché come sempre, solo lui ha il potere di decidere il destino del destinatario dell'avviso. La preoccupazione del leader Cinquestelle è tenere a bada un movimento sempre sul punto   di esplodere, soprattutto a Roma, come dimostra la lettera alla sindaca, piena di minacce e insulti, della sorella della senatrice Taverna. Grillo coprirà in ogni caso la sindaca di Roma, ma il movimento è sul punto di esplodere. Gianluca Luzi LR 3

 

 

 

 

Segnale forte

 

I risultati referendari sono già storia di ieri. Li abbiamo appresi senza particolare euforia; ma con una sorta di stato d’animo che ci ha invitato alla riflessione. Dato di fatto che estendiamo ai Lettori che seguono i nostri interventi su questo foglio internazionale.

 

Non scriveremo di ”vittoria” del “NO”. Invece, porremo la nostra attenzione sugli eventi politici di questo 2017 nato in un clima d’incertezza. Dato che il meccanismo di formazione del nostro potere legislativo non subirà modifiche, resta da concentrare l’attenzione sulla reazione di chi si era schierato sul risaltato, poi, vincente del recente Referendum Istituzionale che, per un certo tempo, non ci permetteremo di considerare come “realtà passata”. Nessun anatema per i perdenti, nessun allora per i vincenti. Il voto ha solo dimostrato che è sembrato meglio un futuro con un sistema, pur con tutte le sue pecche, già sperimentato, che la strada di un’innovazione che avrebbe dovuto essere “rodata” nel tempo. Gli italiani hanno preferito, a maggioranza, evitare nuovi “esperimenti” dei quali non si potevano prevedere, a priori, i reali sviluppi.

 

Gli sviluppi correlati alla volontà popolare andranno a concretarsi in tempi non brevissimi. Il 2016 sarà ricordato, tra l’altro, come quello del “NO”. Da parte nostra, non ci sono stati mai dubbi sulla maturità politica italiana e ne rispettiamo la scelta. Questa volta, forse per la prima volta, s’è votato sui contenuti referendari; senza tener conto delle posizioni dei Partiti che escono dalla consultazione nello stesso nodo col quale sono entrati.

 

Il momento per recuperare il terreno perduto s’è evidenziato con un “NO”. Ma la parte più complessa dello spirito referendario è ancora tutta da inquadrare e rendere, in seguito, operativa. Questa volta, la volontà popolare non ha lasciato spazio ai dubbi. Ha vinto la democrazia. Punto è basta.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

La Banca del Tempo. Alle Acli Parigi l'inaugurazione della Banca del Tempo

 

Prima realtà di questo genere costituita e promossa all’estero da parte di un’associazione italiana, promuove lo scambio reciproco di attività, servizi e saperi

 

PARIGI – Le Acli di Parigi promuovono, in collaborazione con le associazioni L’EchangeHeure e Nouvelles Voies, la Banca del tempo, prima realtà di questo genere costituita e promossa all’estero da parte di un’associazione italiana.

Gli obiettivi sono la valorizzazione del proprio tempo, lo sviluppo di relazioni di fiducia basate sulla reciprocità e la prossimità, la rottura dell’isolamento e l'offerta di un valido supporto nella vita quotidiana.

La Banca del Tempo è uno strumento di economia sociale e solidale basato sullo scambio reciproco di attività, servizi e saperi, che utilizza come unità di misura il tempo secondo il principio che un’ora donata equivale a un’ora ricevuta. Rappresenta uno strumento di innovazione sociale, in grado di misurare la cittadinanza attiva e la solidarietà.

Il rafforzamento delle reti di vicinato e di prossimità, la valorizzazione delle esperienze personali, il potenziamento di luoghi destinati ad essere punti di riferimento per occasioni di incontro tra generazioni diverse, la riduzione delle disuguaglianze e della solitudine, la risoluzione di piccoli problemi economici senza l’utilizzo del denaro, sono i principali punti di forza della Banca del Tempo.

Il progetto è stato presentato e inaugurato il 3 dicembre alla presenza della maire del 12ème arrondissement Catherine Baratti Elbaz, presso la sede delle Acli di Parigi. Per informazioni: http://paris.ecotemps.fr.  (Inform)

 

 

 

 

Bonaccini, primo italiano Presidente CCRE, la più grande Associazione europea di Enti territoriali

 

“In un periodo in cui l’Unione Europea è attaccata perché troppo lontana dalla gente, è un fatto molto positivo che a rappresentare gli enti territoriali europei, cioè le realtà politiche locali più vicine alla gente, ci sia una persona valida come Stefano Bonaccini. E’ la prima volta, fra l’altro, che un italiano sale alla guida del CCRE, cioè la più grande Associazione europea di Enti territoriali. A Bonaccini i miei più sentiti complimenti e la più ampia disponibilità a una proficua collaborazione in futuro”. Lo dichiara Laura Garavini, componente della Presidenza del PD alla Camera, commentando l’elezione di Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna e Presidente dell’AICCRE (Associazione Italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa), a Presidente del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa (CCRE). Dip 14

 

 

 

G come Germania, una guida per conoscerla

 

BERLINO - “Gli italiani amano i piaceri della convivialità e frequentemente si ritrovano intorno alla propria tavola o comunque in case private, in una cerchia ben più allargata della propria famiglia. Tra italiani è perfettamente normale scambiarsi frequenti inviti a pranzo o a cena, anche fra persone che non sono in intimità. In Germania questa usanza è molto più limitata, per alcune semplicissime ragioni. Per prima cosa, i tedeschi non sono propensi ad aprire le porte della propria casa agli ospiti e comunque non a tutti. I livelli di conoscenza personale sono rigidamente inquadrati in gradi ben definiti: semplici conoscenti (Bekannten), buoni conoscenti (gute Bekannten), amici (Freunde) e buoni amici (gute Freunde). L’ascesa dei livelli è possibile, ma sappiate che ci vorranno decenni perché un tedesco vi consideri “eigentlich ein sehr guter Freund von mir”. Di conseguenza, sarà molto raro ricevere un invito al desco familiare da parte di un tedesco (il che può avere anche dei vantaggi… )”. Partono da qui i consigli che Gabriella Di Cagno affida alle pagine online de “ilmitte.com”.

“In secondo luogo, la cucina tedesca, fatta eccezione per alcune ricette regionali, non offre la varietà e l’eccellenza della cucina italiana e questo è un punto su cui perfino i tedeschi sono d’accordo, quindi diamolo per scontato! I tedeschi si sentono complessati e perdenti, nel confronto, quindi è bene non metterli alla prova. Se li invitate a casa vostra per una cena entreranno in un vortice di ansia, all’idea di dover ricambiare.

Infine, un po’ dovunque ma specialmente a Berlino, ai tedeschi piace uscire a bere e mangiare nei locali. Quindi sarà plausibile ricevere un “invito” a incontrarsi fuori. E qui bisogna fare chiarezza sul concetto di invito.

Sgombriamo il campo agli equivoci: raramente (eufemismo per “mai”) un tedesco vi invita fuori nel senso che pagherà il conto anche per voi.

Se non viene formulato esplicitamente il concetto di invito (una Einladung), si intende che ognuno pagherà il conto.

Le donne non si facciano illusioni! Il gentil sesso in Germania ha raggiunto la parità e con essa son cessati i doveri dei galantuomini. Quand’anche, per assurdo, una italiana fosse “corteggiata” da un tedesco, il conto verrà implacabilmente diviso fifty/fifty. In realtà, questo è già molto intimo. Ci sono infatti varie possibilità per pagare il conto.

Al termine della consumazione, al momento di pagare, il cameriere chiederà: “zusammen oder getrennt”? Significa che potete pagare “alla romana”, ovvero dividendo il conto in parti uguali, oppure singolarmente, in base a quel che avete consumato.

Quest’ultima opzione, che un italiano mai potrebbe lontanamente prendere in considerazione, non è più molto frequente, se non fra completi estranei. Ormai anche in Germania i costumi si vanno “rammollendo” nel senso di un leggero cedimento verso la condivisione delle risorse personali.

D’altra parte, la possibilità di pagare ciascuno il suo azzera ogni possibile tensione e conflitto, nell’ipotesi che in una tavolata di otto persone uno abbia semplicemente bevuto una birra e un altro abbia accompagnato a sei birre anche un piatto di bollito con patate.

Su questo punto, non c’è dubbio che la modalità di pagare singolarmente corrisponda ai principi di praticità, equità, fraternità (perché non si litiga mai).

Non finisce qui. Ora che vi siete preparati sul modo di comportarvi con i vostri commensali, è il turno del cameriere. E qui introduciamo un concetto che dagli italiani viene regolarmente frainteso: la mancia.

Non si tratta della mancia all’italiana, ovvero di due spiccioli lasciati a mo’ di contentino al cameriere. In Germania non sono inclusi nel conto né il servizio né il coperto. Questi vengono considerati dal cliente nel pagamento del conto, in forma di percentuale variabile a seconda del grado di soddisfazione.

In linea di massima, la percentuale varia dal 5% al 15%. Potremmo dunque approssimare così: nessuna mancia (vi siete trovati malissimo e non tornerete mai più, anzi direte peste e corna di questo locale), una mancia del 5% (servizio appena decente, forse tornerete e magari vi servirà quell’altro cameriere), una mancia del 10% (vi siete trovati bene, tornerete volentieri), una mancia del 15% (vi siete trovati benissimo e, se siete maschi, tornerete quando è di turno la biondina che vi ha servito), una mancia oltre il 15% (non vi conviene, chiameranno la neuro).

Attenzione! I soldi della mancia sono un arrotondamento che deve essere dato al cameriere insieme al pagamento. Non lasciateli mai sul tavolo. Meglio di tutto, specificate al momento di pagare la somma totale, arrotondando con la percentuale che avrete stabilito: “machen Sie bitte Fünfzig” (faccia cinquanta), ad esempio, se vorrete arrotondare un conto di quarantasei euro.

Se non siete bravi in matematica, allenatevi a casa. Sono stati avvistati italiani che nei locali berlinesi discutevano e facevano i conti su un foglio davanti a un cameriere allibito”. (aise 16.12) 

 

 

 

 

Meglio non confondere

 

A chi ci ha fatto notare che gli italiani all’estero si sono espressi, in grande maggioranza, per il quesito del “SI” referendario istituzionale, facciamo presente che circa il 40% degli aventi diritto ha ritenuto d’esercitarlo. Quindi, è da riferire che chi ha votato all’estero, è stato una minoranza. Giova, poi, rammentare che la percentuale dei “SI” in questione acquista un suo valore solo se sommata alla percentuale dei “SI” a livello nazionale.

Se è la somma che fa il totale, la prevalenza dei “NO” non è in discussione e ogni considerazione, sotto questo profilo, perde di pregio. Semmai, la questione torna sulla questione della normativa elettorale che è stata varata con Legge 52 del 06/05/2015. Insomma, ci riferiamo all'”Italicum” che però, non contempla il meccanismo preferenziale al Senato. C’è da affrettare il perfezionamento della legge elettorale. Altrimenti, ci troveremo di fronte ad una storia ”incompatibile”.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Migrantes: i Cie modelli fallimentari

 

 Milano - Vennero chiusi perché non funzionavano, costavano troppo, attiravano le denunce delle organizzazioni umanitarie e le sentenze della Corte dei diritti dell’uomo. Soprattutto i Cie vennero chiusi perché la politica dei rimpatri ha sempre fatto flop.

Cosa è cambiato da allora? «Niente - risponde don Giancarlo Perego, direttore della fondazione Migrantes - . Salvo quelli con Tunisia, Marocco, Egitto e Nigeria, non ci sono accordi per rimpatri forzati né assistiti, dunque una volta identificati i cosiddetti irregolari, e appurato che non c’è modo di riportarli nei Paesi d’origine, il governo come intende procedere? ».

Il punto debole dei Centri di identificazione ed espulsione è sempre lo stesso, perciò sono stati chiusi. Le norme, che non sono cambiate, contenevano molte falle. Una per tutti. Quando uno straniero viene arrestato a causa di un reato comune (furto, rapina, spaccio di droga, etc.) subito dopo la condanna viene condotto in carcere, ma durante il periodo di detenzione non vi è alcun obbligo all’effettiva identificazione. Ne conseguiva che, una volta scontata la pena, il pregiudicato veniva accompagnato nei Cie per espletare le pratiche di reale riconoscimento per periodi che non di rado superavano i 180 giorni. Questo non solo esacerbava gli animi – facendo condividere la permanenza in promiscuità tra delinquenti matricolati e magari padri di famiglia, pizzicati a lavorare in nero e senza permesso di soggiorno – ma gonfiava a dismisura la popolazione dei Cie. Per non dire delle numerose inchieste sugli appalti per la gestione delle strutture, alcune delle quali chiuse d’imperio dai prefetti dopo che le inchieste giornalistiche avevano permesso di scoprire che agli ospiti non erano garantiti i diritti minimi e che i dipendenti non ricevevano il salario.

Istituiti nel ’98 come Centri di permanenza temporanea per gli stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno e non aventi titolo per chiedere asilo o protezione internazionale, sono stati a lungo al centro di violente polemiche perché paragonati a delle carceri: non a caso il tempo di "detenzione" (amministrativa) è più volte oscillato da un minimo di 30 giorni a un massimo di 18 mesi.

«La proposta di affidare ancora una volta le politiche sull’immigrazione a un investimento sui Cie, è vecchia e stantia ancor prima di essere

 avviata. Ci hanno già provato – sapendo che si tratta solo di un’uscita propagandistica, che alimenta odio e razzismo e favorisce i predicatori d’odio – ministri e governi precedenti, senza ottenere alcun risultato concreto». È quanto scrive la presidente nazionale

dell’Arci, Francesca Chiavacci, in una lettera aperta indirizzata al ministro dell’Interno Marco Minniti.

«Si era sempre parlato di hub regionali per accoglienza persone da identificare. Strutture per accogliere persone per pochi giorni. Perciò è una brutta sorpresa, lo scoprire una circolare nella quale si riportano in vita strutture che hanno segnato il fallimento delle politiche migratorie», insiste don Perego ricordando come i Cie «fossero diventati luoghi di radicalizzazione, nei quali avvenivano scontri, proteste, incendi».

Nell’anno del boom degli sbarchi, era il 2014, si contavano quattro tipologie di strutture: i Centri di identificazione ed espulsione (Cie); i Centri governativi per richiedenti asilo (Cara, Centri di primo soccorso ed accoglienza, Centri di accoglienza); le strutture temporanee e i posti Sprar (Sistema d’accoglienza per richiedenti asilo).

L’eredità dei vecchi Cie è lungi dal venire dimenticata. Appena dieci giorni fa la Corte di Cassazione ha confermato la condanna contro le autorità nel caso di un cittadino straniero, rinchiuso nel Cie di Bari, destinatario di un’espulsione senza che gli fosse stata fornita adeguata assistenza, a cominciare dalla possibilità di ottenere asilo politico o una qualche forma di protezione.

Al momento, i Cie effettivamente operativi sono cinque, per una capienza totale di circa 350 posti: Roma, Torino, Brindisi, Caltanissetta e Bari (quest’ultimo però inagibile per lavori). Trapani di recente è stato trasformato in "hotspot", uno dei centri per l’identificazione dei migranti richiesti dalle normative europee, mentre in diverse delle vecchie strutture si è optato per la chiusura oppure sono in corso lavori di ripristino e ricostruzione imposti quasi sempre da roghi dolosi e danneggiamenti volontari. Nello Scavo, Avvenire 3

 

 

 

 

Fresco in libreria “Sotto il cielo delle Eolie”. Intervista all’autrice Alessandra Dagostini

 

In questi giorni è in libreria “Sotto il cielo delle Eolie” (Villa D’Agri-PZ, Dibuono Edizioni, 2016, pp. 64) di Alessandra Dagostini, che dopo il saggio su Isabella Morra, “Degno il sepolcro, se fu vil la cuna. L’universo poetico di Isabella Morra” (premio Morra 2012), ritorna alla poesia con una plaquette dedicata alle “sue” isole: le Eolie. Sette liriche intense dai colori accesi, vibranti, scritte con un trasporto d’amore. La Dagostini si sente eoliana non d’adozione, ma per nascita “interiore”. È lì che lei sente l’appartenenza. E, sinceramente, dopo aver letto il libricino, piccolo di pagine, ma grande per la qualità della scrittura e per le foto da lei scattate, l’evidenza è emblematica: sì, sono i suoi “luoghi dell’anima”, immagini che parlano come i suoi versi. Più che una guida turistica ci spingono a visitare le Eolie queste sue poesie e il suo parlarne. Meriterebbe la cittadinanza onoraria e un premio. Da segnalare che la Dagostini è nota firma del giornale delle italiane in Germania, “Clic Donne 2000”, e relatrice di incontri culturali o forum socio-politici e di letture poetiche. Ricordiamo quella dedicata alla memoria della poetessa Jacqueline Risset, organizzata in Italia nel 2014. Ora è lei a essere intervistata.

 

Com’è nato questo libro e che cosa rappresentano le isole Eolie per lei?

Le isole Eolie sono il mio “luogo dell’anima”, che non è soltanto uno spazio fisico o geografico, ma soprattutto interiore. Sono i luoghi dove il mio cuore ha ripreso a battere rinascendo a nuova vita. Il cielo stellato di Stromboli, il tramonto a Vulcano, l’alba a Panarea, la passeggiata a Salina, il bagno a Filicudi, il miraggio di Alicudi, la mattinata a Lipari. Sono pennellate di istanti, di attimi di luce, mai più dimenticati; momenti o tappe “necessarie” di un viaggio indimenticabile, di un’estate magica, di un “incontro” voluto dal destino. È così che è nato e ha preso corpo questo libro dal percorso “sensoriale”, in cui poesia, arte e fotografia si sposano per cercare di rendere un modesto omaggio a questi autentici paradisi terrestri. La Sicilia è sempre stata la mia terra d’elezione, il mio “amuleto” miracoloso. È bello sapere che esiste un luogo in cui tutto ritorna sempre magicamente al suo posto, rendendoti ogni volta una persona nuova, ricca. Eolie, dunque, come ritorno all’amore, come metamorfosi, come rivoluzione. «Essere uno con il tutto, questo è il vivere degli dei» – scriveva Hölderlin.

 

Perché Vulcano è indicata nel libro come “l’isola del cuore”? C’è un posto segreto sull’isola che ama particolarmente?

Vulcano è pura magia, è energia che pulsa. La si sente proprio al contatto con la terra. È l’isola più preziosa nella sua nudità selvaggia e al tempo stesso ordinata. Accogliente, ma inaccessibile, la più difficile da interpretare. La amo perché mi rassomiglia, ora placida e quiescente, ora spettinata e ribelle. È lì che è avvenuto “l’incontro” grazie al quale sono rinata e che mi ha forgiato, come i metalli usciti dalla fucina mitologica di Efesto, che lì aveva sede, facendomi dono della poesia. Vulcano è stata la mia “naca” (culla), la mia “majaria” (fattura) e mi ha legato a sé come e più di un amore. È la mia «musica tra i capelli scomposti», la mia musa. Di posti incantevoli ce ne sono tanti, ma due in particolare mi hanno rubato il cuore: la cima di Vulcano Piano, da cui si può ammirare tutta la bellezza dell’arcipelago, e la spiaggia delle sabbie nere, dall’“’A Zammara” di Erik Conti alla “Baia Negra” di Emiliano Nastasi, dove in quei tramonti mozzafiato sono rimasti cuciti i miei ricordi più belli. Non posso non menzionare la pensione “La Giara” di Goffredo e Manfredi De Rossi, dove alloggio sempre, dalla cui terrazza panoramica si può respirare la quiete dell’isola. Ma c’è anche un altro posticino segreto, che mi permetto di consigliare a chi non vi è mai stato, e cioè la piscina di Venere, nelle cui acque cristalline si recupera ogni volta la “verginità” perduta, come leggenda vuole. Provare per credere!

 

Un colore, un odore e un sapore dell’arcipelago eoliano che le sono rimasti più impressi…

Come colori, decisamente il rosso sgargiante delle piante di hibiscus, che adoro, ma anche il blu cobalto del mare e le sue mille sfumature, che di sera, quando il sole è basso, assume un aspetto perlaceo davvero raro. Tra gli odori, invece, sceglierei senza dubbio quello intenso e inebriante delle ginestre in fiore e dei gelsomini, ma – strano a dirsi – anche quello acre dello zolfo di Vulcano, che personalmente trovo ammaliante e allucinogeno. Quanto ai sapori, quello dolce e vellutato della malvasia, «il vino del diavolo» apprezzato da Guy de Maupassant, delle granite di more selvatiche e panna, dei primi piatti a base di pesce del mio ristorante preferito, “Da Vincenzino” (Vulcano), degli involtini di pescespada de “Il Gambero” a Lingua (Salina).

 

Ci lasci un suo aggettivo per ognuna delle sette sorelle?

Seguendo l’ordine di apparizione all’interno della plaquette, etichetterei Stromboli come la magnetica per la bellezza della sua sciara di fuoco, Vulcano è l’ardente con i suoi vapori sulfurei e le sue sorgenti calde, Panarea è la seducente per i suoi ambienti raffinati e le sue notti “danzanti”, Salina è la lussureggiante, ricca com’è di acqua dolce e di foreste verdi, Filicudi è la selvaggia con la sua natura impervia e mozzafiato, Alicudi è la solitaria, così remota e silenziosa, Lipari è la dolce, come richiamerebbe anche il suo nome greco “Meligunìs”, così accogliente e piena di vita.

 

A cosa sta lavorando ultimamente: saggi, testi, poesie?

A una nuova raccolta di poesie, molto più corposa, che si intitolerà “Ali di Icaro e sogni”, il cui sfondo sarà ancora una volta l’arcipelago eoliano. E se “Sotto il cielo delle Eolie”, che ne costituisce – se vogliamo – la premessa ossia l’antefatto, è l’omaggio appassionato ai luoghi, “Ali di Icaro e sogni” sarà invece l’omaggio all’“incontro” avvenuto in quei luoghi. Micaela Mauri, de.it,press

 

 

 

 

Pensioni: in pagamento dal 3 gennaio anche all’estero

 

ROMA - Martedì 3 gennaio, è stato dato il via al pagamento delle pensioni Inps anche all’estero. Da questo 2017, infatti, le pensioni verranno pagate non più il primo giorno del mese di apertura delle banche, ma il secondo, in base a quanto previsto dall’articolo 6 del decreto legge 65/2015. Previsione che si applica anche alle pensioni erogate agli italiani all’estero.

L’articolo in questione sostituisce il comma 302 dell’articolo 1 della legge 190/2014 (legge di stabilità 2015) così: “A decorrere dal 1º giugno 2015, al fine di razionalizzare e uniformare le procedure e i tempi di pagamento delle prestazioni previdenziali corrisposte dall'INPS, i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento erogate agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell'INAIL sono posti in pagamento il primo giorno di ciascun mese o il giorno successivo se festivo o non bancabile, con un unico mandato di pagamento ove non esistano cause ostative, eccezion fatta per il mese di gennaio 2016 in cui il pagamento avviene il secondo giorno bancabile. A decorrere dall'anno 2017, detti pagamenti sono effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese".

Intendendosi con “bancabile” ogni giorno in cui le banche sono aperte, a gennaio 2017 il secondo giorno “bancabile” è stato appunto martedì 3 gennaio. dip

 

 

 

 

Olimpiadi di italiano anche all’estero, iscrizioni entro il 28 gennaio

 

La finale della settima edizione si svolgerà a Torino il 6 aprile, in occasione delle Giornate della lingua italiana (5-7 aprile)

 

ROMA - Entro il 28 gennaio 2017 le iscrizioni per la settima edizione delle Olimpiadi di italiano, l'ormai tradizionale competizione organizzata dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca – Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per la valutazione del sistema nazionale di istruzione. Le Olimpiadi vogliono rafforzare nelle scuole lo studio della lingua italiana e sollecitare gli studenti a migliorare la padronanza della propria lingua.

Lo scorso anno gli studenti che hanno partecipato a tutte le selezioni sono stati quasi 44mila. Le Olimpiadi sono gare individuali di lingua italiana, rivolte alle studentesse e agli studenti degli istituti secondari di secondo grado italiani, statali e paritari, delle scuole italiane all’estero di pari grado, delle sezioni italiane funzionanti in scuole straniere e internazionali all'estero, e delle scuole straniere in Italia.

Quattro le categorie previste: Junior, Senior, Junior-E (esteri) e Senior-E (esteri). Sono distinte in base al livello scolastico dei partecipanti e al contesto d'uso della lingua italiana.

La finale nazionale si svolgerà a Torino, giovedì 6 aprile 2017, nell'ambito di una più ampia iniziativa culturale di valorizzazione della lingua e della letteratura italiana intitolata Giornate della lingua italiana in programma dal 5 al 7 aprile, organizzata dal Miur per celebrare gli anniversari della lingua e della letteratura italiana e per approfondire temi di particolare attualità. Potranno accedervi gli studenti che avranno superato tutte le varie fasi di selezione, da quella di istituto a quella provinciale, a quella regionale.

Le Olimpiadi di Italiano sono promosse con la collaborazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), degli Uffici Scolastici Regionali, dell'Accademia della Crusca, dell'Associazione per la Storia della Lingua Italiana (Asli), dell'Associazione degli Italianisti (Adi), di Premio Campiello Giovani.   Per la prima volta, la Rai svolge il ruolo di Main Media Partner dell'iniziativa e la copertura mediatica verrà declinata come Media Partner da Radio3, Rai Cultura e Rai Italia.

Le iscrizioni dovranno essere effettuate entro il 28 gennaio 2017 nel sito delle Olimpiadi di Italiano: http://www.olimpiadi-italiano.it.    (Inform)

 

 

 

 

Aumento della quattordicesima anche per i pensionati all'estero

 

“La quattordicesima sulle pensioni è quella somma aggiuntiva che viene corrisposta ai titolari di pensioni basse, una volta all'anno, nel mese di luglio. Dal 2017, grazie alla Legge di bilancio che abbiamo appena approvato in Parlamento, la somma erogata aumenta di 100 euro, anche per gli italiani all’estero. Ed aumenta la platea degli aventi diritto. Infatti, dal 2017 avranno diritto alla quattordicesima tutti i pensionati che hanno i requisiti di legge, il cui reddito complessivo non supera i 13.049,15 euro all’anno, mentre fino ad oggi il reddito massimo consentito era di 9786,86 euro all’anno.

 

Inoltre, il reddito annuo pensionistico esente da Irpef salirà a 8.125 euro. Questo vuol dire che un maggior numero di pensionati non dovrà pagare le tasse. Anche in questo caso l’esenzione riguarda anche gli italiani all’estero, compresi quelli che sono sottoposti a tassazione concorrente.

 

Si tratta di una serie di misure importanti, che vanno incontro a chi, di età superiore ai 64 anni,   spesso si trova in difficoltà economica. Ed è molto positivo e per niente scontato che queste norme riguardino anche i cittadini residenti all’estero”. Lo dichiara Laura Garavini, della presidenza del PD alla Camera, commentando le misure pensionistiche introdotte dalla Legge di bilancio 2017.

Dip

 

 

 

Radio ABM è in onda in tutto il mondo

 

BELLUNO - Radio ABM. Voce delle Dolomiti. È questo il regalo di Natale che l'Associazione Bellunesi nel M ha fatto a tutti i suoi soci in giro per il mondo. Una web radio, che può essere ascoltata collegandosi al sito dell'associazione (www.bellunesinelmondo.it) o scaricando l'apposita applicazione su tablet e smartphone, e che va ad affiancarsi al giornale, primo e storico strumento di comunicazione. L'obiettivo è sempre lo stesso, ed è quello che da sempre l'Associazione si pone: tenere in contatto vecchie e nuove generazioni di emigranti con la provincia   di Belluno.

Le trasmissioni hanno preso il via dal 25 dicembre, con il saluto del presidente Oscar De Bona, del vescovo Renato Marangoni e dello storico direttore Patrizio De Martin, che ha ricordato i primi passi mossi dall'allora AEB (Associazione Emigranti Bellunesi) cinquant'anni fa. Ricca la programmazione di Radio ABM, con notiziari e aggiornamenti dalla provincia di Belluno, novità utili agli italiani all'estero, previsioni meteo, rubriche culturali di storia locale bellunese, mondo delle migrazioni (attuali e storiche), poesie, interviste a rappresentanti istituzionali, ex e giovani emigranti e immigrati. Grande spazio viene dato anche alla musica, sia quella italiana che quella internazionale. E trattandosi di una radio bellunese, non può certo mancare la musica di marchio bellunese. Una rubrica specifica è infatti dedicata a band e artisti bellunesi e oriundi bellunesi.

L'ideatore di Radio ABM, che è stata realizzata in un'apposita stanza all'interno della sede di Belluno, è il direttore Marco Crepaz, che vuole pensare questo nuovo strumento come qualcosa di orientato sia in senso globale, che in senso locale. «La programmazione si rivolge a tutto il mondo, ma lo sguardo è fissato anche al nostro contesto, con programmi dedicati alle nostre tradizioni, alcuni dei quali in dialetto. Pensando alle comunità all'estero, poi, riproponiamo le rubriche in diversi momenti della giornata, così con il fuso orario anche chi è dall'altra parte del mondo ha la possibilità di ascoltarci». La web radio, inoltre, permetterà di effettuare anche delle dirette esterne, oltre ai programmi realizzati in sede.   Conferenze, convegni, concerti ed eventi speciali verranno infatti registrati e caricati per l'ascolto in streaming. (Inform)

     

     

 

 

Trento. Aperte le iscrizioni del Programma 2017 “per scoprire il mondo con i giovani trentini all’estero”

 

TRENTO – Aperte dal 1° gennaio e fino al prossimo 28 febbraio le iscrizioni al Programma “Interscambi giovanili”, edizione 2017, promosso dalla Provincia autonoma di Trento “per scoprire il mondo con i giovani trentini all'estero”. Destinatari sono i giovani di origine trentina residenti all’estero e i giovani residenti in Trentino di età compresa tra 18 e 35 anni alla data di presentazione della domanda.

Per i giovani trentini all’estero, si sottolinea dalla Provincia, “il viaggio in Trentino rappresenta la scoperta o riscoperta delle proprie radici, delle tradizioni e dei valori trasmessi dagli avi emigrati. È anche l’opportunità per conoscere il Trentino di oggi, incontrare la sua gente, confrontarsi con la comunità, verificare come siano strutturate le attuali realtà sociali ed economiche”. Per i giovani residenti in provincia di Trento, che vivranno un’esperienza di soggiorno presso una famiglia trentina all’estero, “non si tratterà ad esempio solo di scoprire come si vive in quel determinato Paese estero. Significherà anche capire meglio, attraverso la testimonianza autentica degli emigrati trentini con cui entreranno in contatto, quale possa essere stato il percorso del fenomeno migratorio trentino ed italiano in quel Paese”. E per tutti i partecipanti “particolarmente significativo potrà essere il confronto con valori, modelli di vita ed aspettative dei coetanei, che diverranno i referenti con cui potranno svilupparsi e consolidarsi rapporti di conoscenza, fiducia ed amicizia”.

In relazione alle domande di partecipazione pervenute, nelle varie edizioni sono stati fino ad ora coinvolti giovani oriundi trentini provenienti da Argentina, Brasile, Cile, Uruguay, Paraguay, Colombia, Perù, Venezuela, Guatemala, Messico, Stati Uniti, Canada, Australia e Sudafrica.

Le aree di riferimento dei partner residenti in Trentino sono fino ad ora state le seguenti: Trento, Lavis, Piana Rotaliana, Altopiano della Paganella, Alta e Bassa Valsugana, Val di Non, Val di Sole, Alto Garda e Ledro, Valle dei Laghi, Altopiano della Vigolana, Val Rendena, Valli Giudicarie, Primiero, Val di Fiemme, Vallagarina.

Il Programma prevede l’ospitalità reciproca presso le famiglie dei partecipanti. Il periodo di ospitalità ha una durata di 3 settimane e ciascun interscambio avviene in due distinte fasi temporali. Prima fase: soggiorno in Trentino di 3 settimane nel mese di luglio. Il periodoviene definito dal Servizio provinciale competente. Seconda fase: soggiorno all'estero di 3 settimane in un periodo a scelta (entro l'anno successivo alla prima fase). Il periodo viene concordato tra i due partner, con la supervisione della struttura provinciale competente.

Per informazioni dettagliate e modulo di partecipazione si veda http://www.mondotrentino.net/giovani/interscambi_giovanili/-nformazioni_interscambi_giovanili/pagina19.html  (Inform)

 

     

 

 

 

Maltas EU-Ratspräsidentschaft: Kleines Land vor großen Aufgaben

 

Mit Malta übernimmt 2017 das bisher kleinste Land die EU-Ratspräsidentschaft. EurActiv Brüssel berichtet.

 

Die Slowakei hat den Staffelstab an Valetta weitergereicht. Sechs Monate lang wird der kleine Inselstaat die EU-Politik maßgeblich prägen. Im ersten Halbjahr 2017 stehen gleich zwei große Regierungswahlen an: in den Niederlanden und in Frankreich. Viele befürchten, Donald Trumps Wahlsieg in den USA könnte anti-europäischen Populisten in Nordeuropa und anti-liberalen Kräften in Südeuropa Rückenwind verschaffen.

Malta hat seine Prioritäten für die Ratspräsidentschaft klar benannt: Migration, Sicherheit, Binnenmark, soziale Eingliederung, Nachbarschaftspolitik und maritime Angelegenheiten. Doch wird sich das Land auch mit dem Brexit auseinandersetzen müssen. Die britische Premierministerin Theresa May will sich im März 2017 auf Artikel 50 der EU-Verträge berufen und somit offiziell den zweijährigen Austrittsprozess einleiten. Malta sei bereit, mit den Verhandlungen zu beginnen, verspricht der maltesische Premierminister Joseph Muscat. Seine Regierung werde die Rolle des „ehrlichen Vermittlers“ zwischen der EU und Großbritannien übernehmen.

Die EU müsse flexibel auf die unterschiedlichen Bedürfnisse der Mitgliedsstaaten eingehen und dem europäischen Projekt neue Glaubwürdig verleihen, betonte Ian Borg, parlamentarischer Sekretär für die EU-Präsidentschaft, im Dezember. „Es ist an der Zeit sich mit dem Gedanken zu beschäftigen, ob eine Größe und ein Modell allen Formen passt“, erklärte er auf einer Veranstaltung in Brüssel, bei der er die Prioritäten der maltesischen Ratspräsidentschaft vorstellte.

Übersetzt von: Jule Zenker EA

 

 

 

 

Terrorismus hat sich verändert

 

Nach dem Anschlag auf den Weihnachtsmarkt in Berlin beschränkt sich die Diskussion stark auf sicherheitspolitische Reaktionen. Die Frage welche Fehler die Behörden gemacht hätten und mit welchen Mitteln Sicherheit hergestellt werden kann steht im Vordergrund. Es werden Parallelen zum Terror der Roten Armee Fraktion (RAF) gezogen und die Erfolge der Sicherheitskräfte Ende der 70er und Anfang der 80er Jahren als Vorbild genommen. Doch die Veränderungen des Terrors zeigen, das Problem liegt auf einer anderen Ebene. Der islamistische Terror ist ein Angriff auf die gesamte Westliche Lebensweise und nicht wie die RAF auf das politische und wirtschaftliche System.

Veränderte Methode

Wer sich an die Anschläge der RAF zurückerinnert oder von ihnen gehört hat, kann den grundsätzlichen Unterschied zwischen den Anschlägen der RAF und den neueren terroristischen Anschlägen sehen. Die RAF führte geplante und koordinierte Anschläge auf bestimmte Ziele durch und nutzte dafür die damals üblichen Waffen und Sprengstoffe. Die neueren Anschläge zeigen dagegen wenig Planung und keine Koordination, da diese durch Sicherheitskräfte aufgedeckt werden könnten. Aus demselben Grund haben die Täter  wenig bis keine Verbindungen zur extremen Szene. Auch die Waffen änderten sich, von Schusswaffen hin zu mehr und mehr improvisierten Sprengvorrichtungen, die in den Kriegen in Afghanistan und Irak perfektioniert und etwa für den Boston Marathon Anschlag benutzt wurden. Aber die Entwicklung zu improvisierten Waffen geht darüber hinaus. Klassischen Waffen oder Sprengstoffe werden für Angriffe in westlichen Ländern weniger benutzt, da diese nur schwer zu besorgen sind und Aufmerksamkeit auf die Anschlagsabsicht ziehen. Am Ende dieser Entwicklung bleiben Anschläge, die von einzelnen Selbstradikalisierten geplant und mit improvisierten Waffen, wie Fahrzeugen oder Alltagsgegenständen wie Messern, durchgeführt werden.

Der Anschlag in Berlin zeigt die Grundzüge der Entwicklungen hin zu improvisierten Anschlägen. So war der Anschlagsverdächtige den Sicherheitsbehörden bekannt und mit einer islamistischen Szene vertraut, doch hatte er massive Probleme, Waffen und Unterstützung zu bekommen. Das führte dann zu dem Anschlag mit einem LKW als improvisierter Waffe. Sicherheitsmaßnahmen, wie Verfolgung von Waffen und Sprengstoffbesitz, können also einen überzeugten Terroristen nicht von einem Anschlag abhalten.

Der Terror hat ein neues Ziel

Neben der Methode von terroristischen Anschlägen haben sich auch das Feindbild und damit die Ziele des Terrorismus geändert.  In der Ideologie der RAF und anderer Gruppen in den Siebziger und Achtziger Jahren war das Feindbild die politische und wirtschaftliche Ordnung. Deshalb wurden Einrichtungen und Personen aus Politik, Militär und Wirtschaft zu den Hauptzielen des Terrors. Der durchschnittliche Bürger wurde nur als Kollateralschaden Opfer des Terrors.

Das Feindbild des heutigen Terrors ist die westliche Gesellschaft allgemein. Ihre Grundlagen und damit ihre Existenz, werden als Gottes widrig und moralisch abzulehnen angesehen. Damit wenden sich die Anschläge weg von politischen und wirtschaftlichen Zielen hin zu zivilen „Soft Targets“. Diese Entwicklung begann mit 9/11. Die Angriffe zuvor, etwa auf die USS Cole, waren noch klassische Angriffe auf Wirtschaft und Militär. Die Angriffe am 11. September 2001 zielten mit dem World Trade Center und dem Pentagon auch auf wirtschaftliche und militärische Ziele, doch im World Trade Center traf es nicht nur die Wirtschaftselite sondern einen breiteren Teil der Gesellschaft. Die Attentate in Madrid 2004 und London 2005 zielten über den öffentlichen Nahverkehr direkt auf die gesamte Gesellschaft. Der Angriff auf Charlie Hebdo richtete sich gegen die Pressefreiheit als Baustein unsrer Lebensweise und  die Anschläge auf das Bataclan Theater und Cafés in Paris die richteten sich direkt gegen die französische Kultur und Lebensweise. Auch der Anschlag in Nizza am 14 Juli richtete sich gegen einen integralen Bestanteil der französischen Kultur. Der Anschlag in Berlin auf einen Weihnachtsmarkt traf eine in Deutschland beliebte Tradition, die inhaltlich mit Besinnung und Ruhe verbunden wird und verkehrt sie ins Gegenteil. Mit Ausnahme des Charlie Hebdo Anschlags waren die letzten Ziele Menschengruppen, die einen Durchschnitt der Gesellschaft repräsentieren.

Beide neuen Formen des Terrors waren als erstes und am deutlichsten in Israel zu sehen. Da der Terror gegen Israel schon immer die Existenz des Staates selbst beenden sollte, waren Anschläge auf zivile Ziele schon früh „Normalität“, spätestens jedoch mit der Zweiten Intifada. Auch die Entwicklung zu maximal improvisierten Anschlägen verlief durch die hohen Sicherheitsvorkehrungen in Israel beschleunigt. Sie führte zu den Messerattacken in israelischen Städten und Siedlungen seit Oktober 2015, da die Palästinenser in der Westbank anders keine Angriffe auf Israel durchführen können. Auch stärkere Sicherheitsvorkehrungen können die Gewalt nicht verhindern, sondern führen nur zu einer Veränderung und Anpassung der Methoden und Ziele.

Was können wir verteidigen?

Die wichtigsten vom Terror angegriffenen Grundlagen unserer Gesellschaft sind das Verständnis von universellen weltweiten Menschenrechten und der Menschenwürde. Darüber hinaus auch der Rechtstaat, die Trennung von Staat und Religion, die Legitimierung von Macht aus den einzelnen Bürgern des Staates, die Lösung internationaler Konflikte durch internationales Recht.

Nicht nur islamistischer Terror stellt diese Grundlagen in Frage. Auch China hat eine deutlich andere Vorstellung von Menschenrechten, doch vor allem eine andere Auffassung von internationalem Recht. Sie vertreten etwa die Vorstellung, das Südchinesische Meer sei Chinesischer Boden, der mit Wasser bedeckt ist. Dies führt nicht nur zu Problemen mit den anderen Staaten in der Region, sondern es ist auch ein Angriff auf die internationale Schifffahrt, für die das Südchinesische Meer eine wichtige Verbindung ist. Nicht zuletzt leugnet auch die Idee des Relativismus in Teilen der westlichen Gesellschaft deutlich die Grundprinzipien unserer Gesellschaft als allgemein bindend.

Wir müssen die fundamentalen Bestandteile unserer Lebensweise sowie unserer Welt- und Menschenverständnis wieder neu gegen diese alternativen Weltsichten begründen, sie verständlich und attraktiv machen. Und wenn nötig auch verteidigen, sowohl intellektuell, als auch praktisch und bei akuter Bedrohung mit staatlicher Gewalt. Philipp Müller Kath.de

 

 

 

Europas Neujahrsansprachen: Terrorismus und die Zukunft der EU

 

Von Bundeskanzlerin Angela Merkel bis zur britischen Premierministerin Theresa May widmen die führenden EU-Politiker ihre Neujahrsansprachen vor allem den Themen Europa und Terrorismusbekämpfung. EurActiv Brüssel berichtet.

 

Angela Merkels (CDU) Botschaft war klar und deutlich. In ihrer Neujahrsansprache fordert sie „einen offenen Blick auf die Welt und Selbstvertrauen – in uns und unser Land.“ Gleichzeitig kritisiert sie die „Zerrbilder“ der Europäischen Union und der parlamentarischen Demokratie: „Wir Deutschen sollten uns niemals vorgaukeln lassen, eine glückliche Zukunft könnte je im nationalen Alleingang liegen.“

Merkel, die im September 2017 zum vierten Mal ins Rennen um die Kanzlerschaft gehen wird, beschreibt 2016 als ein Jahr, das vielen das Gefühl gegeben habe, die Welt sei insgesamt „aus den Fugen geraten“. Europa musste ihr zufolge „tiefe Einschnitte“ wie das Brexit-Votum hinnehmen. Doch auch wenn die EU langsam und mühsam sei, so müssten sich die anderen Mitglieder der Union doch auf gemeinsame Interessen konzentrieren, die über die nationalen Grenzen hinaus reichen.

Die britische Premierministerin May nutzte ihre Neujahrsansprache, um die pro-europäische Wählerschaft Großbritanniens zu beschwichtigen. Sie werde dieses Jahr am Verhandlungstisch in Europa für ihre Interessen kämpfen. Das Juni-Referendum habe das Land und Europa gespalten, gesteht sie in ihrer kurzen Videobotschaft aus der Downing Street ein. Daher ruft sie nun zur Einigkeit auf und scheint jenen die Hand reichen zu wollen, die im Juni gegen den EU-Austritt gestimmt hatten.

Gina Miller, eine der Klägerinnen im Fall um die Parlamentszustimmung zu Artikel 50, fordert vom britischen Oberhaus eine „angemessene Debatte“. Ihre Klage liegt nun beim Obersten Gerichtshof in London.

Der „richtige Deal“ für alle

Gerüchten zufolge bewegt sich Großbritannien auf einen „harten“ Brexit zu – also einen EU-Austritt ohne Zugang zum Binnenmarkt und ohne Zollunion. Angesichts dieser Behauptungen versichert May ihrem Volk, man werde eine Beziehung mit der EU anstreben, die den Bedürfnissen aller gerecht werde, nicht nur denen der Brexit-Befürworter.

„Wir alle wünschen uns ein stärkeres Großbritannien“, so die britische Premierministerin. „Wir alle wünschen uns ein gerechteres Land, in dem jeder erfolgreich sein kann. Wir alle wünschen uns eine sichere Nation für unsere Kinder und Enkelkinder. Diese Ambitionen einen uns, sodass wir nicht länger nur die 52 Prozent für und die 48 Prozent gegen den Austritt sind, sondern eine große Nation aus Menschen und Nationalitäten, die stolz auf ihre Vergangenheit sind und denen eine strahlende Zukunft bevorsteht. Wenn ich dieses Jahr in Europa am Verhandlungstisch sitze, werde ich genau das im Kopf behalten – immer in dem Bewusstsein, dass es meine Aufgabe sein wird, den richtigen Deal auszuhandeln. Nicht nur für diejenigen, die gegen den EU-Verbleib waren, sondern für jeden einzelnen Menschen in diesem Land.“

Demokratie: „verletzlich und umkehrbar“ 

Auch der französische Präsident François Hollande ging auf die Entscheidung der britischen Wähler ein sowie auf den Wahlsieg des US-amerikanischen Immobilienmoguls Donald Trump im November. Beide Ereignisse hätten gezeigt, dass Demokratie, Freiheit und Frieden „verletzlich und umkehrbar“ seien. Hollande wird 2017 nicht noch einmal für das Präsidentschaftsamt kandidieren.

In seiner Ansprache zum neuen Jahr verteidigt er jedoch sein Erbe als Präsident und geht scharf gegen den fremdenfeindlichen und anti-europäischen Front National ins Gericht, dessen Vorsitzende, Marine Le Pen, allen Meinungsumfragen nach bis in die zweite Runde der Wahlen in diesem Jahr kommen wird. „In weniger als fünf Monaten werden Sie, liebe Bürgerinnen und Bürger, eine Wahl treffen müssen. Sie wird entscheidend für Frankreich sein. Es geht um das Sozialmodell, das Ihnen so viel bedeutet, denn es garantiert, dass alle gleich sind“, erklärt Hollande.

„Es gibt Momente in der Geschichte, in der sich alles dramatisch verändern kann. Dies ist einer davon“, beschwört Hollande seine Landleute. „Wie können wir uns nur vorstellen, dass sich unser Land hinter seinen Mauern verkriecht, nur noch auf seinen eigenen Binnenmarkt zugreifen kann, zu seiner nationalen Währung zurückkehrt und zu alledem auch noch seine eigenen Kinder je nach Herkunft diskriminiert?“, so der Präsident.

Terrorismus: „bitter und widerwärtig“

Sowohl Merkel als auch Hollande bezeichnen islamistischen Terror in ihren Ansprachen als eine der dringendsten Herausforderungen für die EU. „2016 war ein Jahr schwerer Prüfungen“, betont Merkel. „Die schwerste Prüfung ist ohne Zweifel der islamistische Terrorismus, der auch uns Deutsche seit vielen Jahren im Visier hat.“ Besonders „bitter und widerwärtig“ sei es, wenn Anschläge von jenen begangen werden, die angeblich Schutz suchen. Deutschland war 2016 mehrfach Ziel von Terroranschlägen, die von angeblichen Flüchtlingen ausgeführt wurden – zuletzt am 19. Dezember, als der Tunesier Anis Amal einen LWK in die Menschenmenge eines Berliner Weihnachtsmarktes steuerte.

Hollande verspricht, alle notwendigen Maßnahmen zu ergreifen, um die Terroristen zu bekämpfen. „Wir haben den Terrorismus noch nicht ausgemerzt. Daher müssen wir weiter im Ausland kämpfen. Das ist der Grund für unsere Militäreinsätze in Mali, Syrien und im Irak. Auch im Inland müssen wir Angriffe vereiteln, Taten verhindern, die die öffentliche Ordnung bedrohen und zur Radikalisierung führen“, unterstreicht er. „Aus diesem Kampf wird unsere Demokratie siegreich hervorgehen.“

Italien: Ein weiterer Unsicherheitsfaktor

Der italienische Präsident Sergio Mattarella fordert in seiner Neujahrsansprache ein neues Wahlgesetz und zwar noch bevor Neuwahlen ausgerufen werden. Viele Parteivorsitzenden in Italien hatten sich für vorgezogene Wahlen ausgesprochen, nachdem Matteo Renzi Anfang Dezember aufgrund des gescheiterten Referendums zur Verfassungsreform von seinem Amt als Premierminister zurückgetreten war. Mattarella lehnte ihre Forderungen ab und übertrug stattdessen dem ehemaligen Außenminister Paolo Gentiloni das Mandat zur Regierungsbildung.

„Ohne Zweifel gibt es Momente, in denen man am besten die Wähler befragt. Neuwahlen einzuberufen ist jedoch eine sehr ernste Entscheidung“, so der italienische Präsident. „Für die Wahlen müssen klare und effektive Regeln gelten, damit die Wähler ihren Willen wirksam zum Ausdruck bringen können und dieser in einem gewählten Parlament umgesetzt werden kann. […] Solche Regeln gibt es zurzeit nicht.“

Die aktuelle Legislaturperiode endet offiziell erst 2018. Die meisten italienischen Parteien, darunter Renzis Demokraten und die Fünf-Sterne-Bewegung gegen das Establishment, wollen schon 2017 Neuwahlen organisieren. Dies könnte die EU-28 in noch größere Unsicherheit stürzen.

Daniela Vincenti. Übersetzt von: Jule Zenker  EA

 

 

 

 

Die Rückkehr der Geopolitik auf dem Balkan

 

Warum die Region ein Testfall für das europäisch-russische Verhältnis werden könnte. Von Winfried Veit

 

Die Wahl von Donald Trump zum amerikanischen Präsidenten wird Folgen für das globale Ordnungssystem haben. Darüber sind sich die meisten Beobachter einig. Wie sich dies auf die einzelnen Weltregionen auswirken wird, ist jedoch unklar. In Bezug auf den Balkan sind zwei Anhaltspunkte aus Trumps außenpolitischem „Programm“ wichtig: der angekündigte Isolationismus, das heißt eine weitgehende Zurückhaltung in internationalen Fragen, und das offensichtliche Bestreben, das Verhältnis zu Moskau über eine „Männerfreundschaft“ mit Präsident Wladimir Putin zu verbessern.

Falls Trump seine Ankündigungen wahr macht, würde dies in Südosteuropa nur einen schon unter Präsident Barack Obama begonnenen Trend fortsetzen. „Die USA haben sich bereits seit einiger Zeit als jemand, der für Sicherheit sorgt, zurückgezogen“, sagte der mazedonische Außenminister Nikolas Poposki vor kurzem in einem Interview mit der österreichischen Zeitung Der Standard. Dabei gilt gerade Mazedonien als Paradebeispiel für das seit einiger Zeit zu beobachtende „Great Game“ auf dem Balkan. Dort unterhält Washington nach Angaben von Le Monde Diplomatique vom Juni 2016 die größte Botschaft in der Balkan-Region. Das kleine Mazedonien mit kaum zwei Millionen Einwohnern gilt als „Kontrollturm des Balkans“, wie angesichts der Flüchtlingskrise des Jahres 2015 deutlich wurde. Als Skopje die Grenze dichtmachte, war die Balkan-Route geschlossen, und alle, Deutschland eingeschlossen, waren klammheimlich dankbar dafür und folgten mit entsprechenden Grenzschließungen.

Doch über die Flüchtlingsfrage hinaus lassen sich in Mazedonien die Konturen eines Konflikts erkennen, der bald schon auf die restliche Region übergreifen könnte. Die soeben abgehaltenen Wahlen haben ein Patt zwischen der bisher regierenden nationalkonservativen VMRO-Partei und der sozialdemokratischen Opposition ergeben. In den letzten zehn Jahren hatte sich unter Ministerpräsident Nikola Gruevski „ein Gangster-ähnliches System zur Umverteilung öffentlicher Gelder“ (Le Monde Diplomatique) etabliert, das sich außenpolitisch zunehmend an Russland orientierte. Der seit Frühjahr 2015 anhaltende öffentliche Protest gegen Gruevski war in den Augen Moskaus vom Westen orchestriert – ähnlich den „Farbrevolutionen“ in Georgien und der Ukraine. Im Hintergrund steht nicht nur in den Augen Moskaus das vom Westen (und der Türkei) unterstützte Bestreben nach einem Groß-Albanien, das nicht nur Albanien und Kosovo, sondern eben auch den von Albanern bewohnten Westteil Mazedoniens umfassen würde. Als Indiz dafür dient vielen ein blutiger Zusammenstoß im Mai 2015 zwischen albanischen Separatisten und mazedonischen Sicherheitskräften. Ganz von der Hand zu weisen ist diese These nicht: Schon im Jahre 2001 drohte die Gefahr eines Bürgerkrieges, der durch europäische Vermittlung aber verhindert werden konnte.

Die „albanische Frage“ ist aber nicht das einzige ungelöste Problem auf dem Balkan, das Sprengstoff birgt. Es gibt auch noch die „serbische Frage“, die sich jüngst wieder in der bosnischen Teilrepublik „Republika Srpska“ manifestierte. Dort geriet ein von Präsident Milorad Dodik angesetztes Referendum über einen umstrittenen Nationalfeiertag zum Anlass für heftige Debatten über den angeblichen serbischen Separatismus. Im Hintergrund agieren wieder die gleichen Spieler des „Great Game“: Auf Seiten der Serben steht Russland, dessen Nationalflagge bei Kundgebungen geschwenkt wird, während die USA bisher die bosnische Zentralregierung in Sarajewo unterstützen, die jeden Gedanken an Abspaltung kategorisch zurückweist. Und auch die Türkei taucht wieder – nicht nur im Hintergrund – als Spieler auf, wie das Zeigen der türkischen Flagge auf ähnlichen Kundgebungen der bosniakischen Seite beweist. Ankara sieht sich als Schutzmacht der Muslime auf dem Balkan, und nachdem Präsident Erdogans „neo-osmanische“ Außenpolitik in Zentralasien und dem Nahen Osten krachend gescheitert ist, konzentriert er sich auf den Balkan, wo er ein häufiger Gast ist.

Und wo bleibt in diesem Spiel die Europäische Union? Sie spielt dem Augenschein nach den unauffälligsten Part im „Great Game“ auf dem Balkan, obgleich doch zwei Mitgliedstaaten, Rumänien und Bulgarien, und mehrere Beitrittskandidaten dort verortet sind und Bosnien sowie Kosovo quasi unter europäischer Aufsicht stehen. Das alles hat nicht verhindert, dass Bulgarien sich stärker nach Moskau orientiert (jüngst durch die Wahl eines pro-russischen Präsidenten bekräftigt), in Serbien bei aller pro-europäischen Rhetorik der russische Einfluss zunimmt, in Rumänien nach wie vor die Korruption grassiert und sich in Kosovo und Montenegro wie in Mazedonien „Gangster-ähnliche“ Regimes etabliert haben. Das ist eine bescheidene Bilanz, die politische Beobachter in Berlin und Brüssel mit der Tatsache erklären, dass die EU so mit sich selbst – und anderen Krisen in der Nachbarschaft – beschäftigt ist, dass es ihr auf dem Balkan nur um eines geht: Stabilität. Doch diese (scheinbare) Stabilität hat ihren Preis, nicht nur in Form von jährlichen Milliardenzahlungen, von denen ein Großteil in undurchsichtigen Kanälen versickert, sondern auch in einer unzureichenden Demokratisierung und mangelnden wirtschaftlichen Entwicklung. Das hat unter anderem dazu geführt, dass in der Flüchtlingswelle des Jahres 2015 Kosovaren und Albaner hinter den Syrern die größten Kontingente stellten.

Falls sich die latenten Konflikte in der Region zuspitzen sollten, stellt sich die Frage, wie sich die USA zukünftig verhalten werden. Im Gegensatz zum bosnischen Bürgerkrieg, in den sie 1995 zwar nur zögerlich, aber letztlich doch eingriffen, und ihrer Führung der Allianz im Kosovo-Krieg könnte die Trump-Administration sich möglicherweise heraushalten. Angesichts ihrer Uneinigkeit und militärischen Schwäche wäre die EU wohl kaum in der Lage, als Stabilitätsfaktor zu agieren. Hier kommt Russland ins Spiel, das über die nötigen Mittel verfügt. Wie sollte sich die EU in einem solchen Fall verhalten? Am besten sollte man es gar nicht dazu kommen lassen und den angekündigten amerikanischen Rückzug nutzen, um sich schon jetzt mit Russland über die Verantwortung auf dem Balkan zu einigen und eine Situation wie in der Ukraine zu verhindern. Ein Modell, wie man russischen Expansionsgelüsten und gleichzeitiger Einkreisungsfurcht begegnen könnte, wird derzeit in österreichischen Sicherheitskreisen diskutiert. Es handelt sich um das Modell der österreichischen Neutralität, das etwa auf Serbien angewandt einen Kompromiss zwischen europäischer Annäherung bei gleichzeitiger Garantie militärischer Neutralität darstellen könnte. Dieses Modell könnte ergänzt werden durch das Konzept eines Europas der konzentrischen Kreise, in dem die Balkanstaaten in einem äußeren Ring Aufnahme finden könnten, ohne damit den russischen Interessen in der Region ins Gehege zu kommen. Das wäre gewiss Realpolitik pur, aber doch besser als die Vorstellung einer Konfrontation wie in der Ukraine oder noch Schlimmerem. Der Trump-Faktor könnte eine solche Lösung erleichtern. IPG 28

 

 

 

 

Pittella: In meinem Parlament sind „alle Fraktionen gleichberechtigt“

 

Sollte Giovanni Pittella von den Sozialisten und Demokraten neuer EU-Parlamentspräsident werden, will er ein neues Kapitel aufschlagen, in dem alle politischen Fraktionen gleiche Rechte in der Entscheidungsfindung genießen, verspricht er im Interview mit EurActiv Brüssel.

 

Gianni Pittella ist Fraktionsvorsitzender der Sozialisten und Demokraten (S&D) im EU-Parlament. Vor kurzem wurde er für das Amt des Parlamentspräsidenten nominiert.

EurActiv: Was ist der Hauptgrund für Ihre Kandidatur?

Pittella: Die legislative Zusammenarbeit [zwischen S&D und der Europäischen Volkspartei EVP] ist vorbei. Egal, wie diese Wahl ausgeht, sie lässt sich nicht wieder ausbauen.

Als Parlamentspräsident möchte ich ein neues Kapitel aufschlagen, in dem alle Fraktionen, egal ob groß oder klein, gleiche Würde und gleiche Rechte bei der Entscheidungsfindung des Hauses genießen. Als Parlamentspräsident werde ich für mehr Transparenz sorgen und den Entscheidungsprozess demokratischer machen. Ich werde ein Präsident für alle Abgeordneten sein, der Garant der Vielfalt unter den Fraktionen.

Nur mit authentischen Debatten und lebhaften politischen Konfrontationen werden das Parlament und all seine Mitglieder in der Lage sein, ganz konkrete Probleme unserer Bevölkerung anzupacken. Die Sichtbarkeit des EU-Parlaments hat sich in jüngster Zeit drastisch verbessert. Jetzt ist es soweit, dass wir auch die Sichtbarkeit jedes einzelnen Europaabgeordneten stärken – vor allem in ihren eigenen Wahlkreisen. Jeder Bürger sollte wissen, welch großartige Arbeit ihre Vertreter in Brüssel leisten.

Teilhabe und ein offener Dialog mit anderen Fraktionen sind eine große Veränderung gegenüber der Zeit der G5-Dinner und der legislativen Zusammenarbeit. Die letzteren beiden waren tragende Säulen einer sehr außergewöhnlichen politischen Phase. Diese ist nun jedoch zuende gegangen. Europa hat sich seit 2014 dramatisch gewandelt. Wir können nicht die Augen davor verschließen: Die Griechenlandkrise, die Flüchtlingsherausforderung, das britische Referendum und eine Reihe anderer politischen Entscheidungen verändern Europas politische Landschaft und auch die Gefüge weltweit. Wir müssen unsere Lehren aus diesem Wandel ziehen. Öffnen wir uns der Gesellschaft! Öffnen wir uns den Menschen, ihren Ängsten, ihren Hoffnungen und ihren Forderungen.

Wir können uns nicht in einer Art Festung einschließen, wie die Europäische Volkspartei es manisch vorschlägt – aus Angst, von radikalen Kräften hinweggefegt zu werden. Dies ist das Europäische Parlament, das eine halbe Milliarde europäischer Bürger vertritt. Debattieren, Infragestellen und politische Konfrontationen sind die Stützpfeiler der Demokratie. Nur mit ihnen können wir gemeinsam Kompromisse und konkrete Lösungsansätze finden, die das Leben der Menschen verbessern.

Welche Auswirkungen wird das Ende der legislativen Zusammenarbeit auf die EU-Kommission haben?

Lassen Sie uns keine Verwirrung stiften. Unsere Zusammenarbeit mit der Kommission unter Jean-Claude Juncker wird immer konstruktiv sein. Wenn Juncker Europa wirklich verändern will, ist mein Parlament sein bester Verbündeter. Ich bin zuversichtlich, was unsere Zusammenarbeit angeht.

Von welchen politischen Fraktionen erhoffen Sie sich Unterstützung?

Wer mich kennt, weiß, dass meine Tür immer offen steht für einen Dialog mit allen politischen Kräften – außer natürlich den ausländerfeindlichen. Ich habe in meinem Handeln gezeigt, dass ich es vorziehe, im Team zu arbeiten, anstatt allein Entscheidungen zu fällen.

Ich möchte ein Präsident gleichberechtigter Partner werden, der bereit ist, allen zuzuhören und mit allen zusammenzuarbeiten. Abgesehen von den ausländerfeindlichen Fraktionen wird jeder Abgeordnete eine Hauptrolle in der Gesetzgebung spielen und ein neues Zeitalter des Wandels einläuten.

Ich hoffe wirklich, dass mein Hauptkonkurrent, Antonio Tajani, nicht auf die Unterstützung der extremistischen Fraktion Europa der Nationen und der Freiheit (ENF) setzt. Um ehrlich zu sein, habe ich hierzu bisher noch keine klare Stellungnahme von Tajani gehört. Allerdings denke ich, dass auch er es für gefährlich hält, wenn der nächste Präsident des EU-Parlaments dank der Stimmen von [Marine] Le Pen oder [Matteo] Salvini gewählt wird.

Welche Vision haben Sie für Europa in den kommenden Jahren?

Europa zerbricht aufgrund des permanenten Stillstands. Grund für diesen ist häufig der Egoismus einiger Mitgliedsstaaten im Rat. Das hat sich anhand der Flüchtlingskrise oder der Finanztransaktionssteuer gezeigt. Europäische Bürger sollten nicht die Zeche für die Unfähigkeit und Untätigkeit des Rates zahlen müssen. Wir brauchen gemeinsame Prioritäten.

Zunächst mehr Wachstum und Investitionen. Der EFSI 2 [der Europäische Fonds für strategische Investitionen] ist eine positive, leider aber auch unzureichende Maßnahme zur Stärkung der Wirtschaft. Die Gelder müssten verdoppelt werden, damit wir die blinde und schädliche Sparpolitik Schäubles und seiner Freunde hinter uns lassen können. Wir unterstützen die Empfehlung der Kommission, innerhalb der Euro-Zone eine expansivere Haushaltspolitik zu betreiben.

Die Institutionen sollten sich nicht zu stark in kleine Themen einmischen. Zu den großen Angelegenheiten zählt in meinen Parlament die Sozialagenda der EU, die Jugendgarantie, nachhaltige Entwicklung und der Klimawandel. Ihnen wird besondere Aufmerksamkeit geschenkt.

Unser Ziel ist es, die Energieeffizienz bis 2030 um 40 Prozent zu steigern und den Anteil der erneuerbaren Energien auf 30 Prozent anzuheben. Zu diesem Zweck sollte das Emissionshandelssystem (ETS) überarbeitet werden. Außerdem müssen wir die bestehende Gesetzgebung ändern, um eine Manipulation oder Umgehung von Daten unmöglich zu machen, wie es bei Dieselgate ganz klar der Fall war.

Als Präsident werde ich fest darauf bestehen, dass Juncker den Verhaltenskodex für Kommissare ändert, um Umstände wie im Falle [José Manuel] Barrosos oder [Neelie] Kroes‘ zu verhindern. Diese beiden haben den Ruf und die Glaubwürdigkeit der EU-Institutionen untergraben. Das muss sich ändern und zwar indem man sich verstärkt für Transparenz einsetzt und gegen Steuerbetrug sowie Steuervermeidung in Europa vorgeht.

In dieser Hinsicht liefert die aktuelle Kommission erheblich ab. Dennoch sollten wir auf eine europäische Liste von Steueroasen pochen und Sanktionen gegen diejenigen verhängen, die den Unternehmen dabei helfen, ihr Geld in anderen Rechtssystemen zu verstecken. Darüber hinaus wollen wir sicherstellen, dass dort steuern gezahlt werden, wo auch Gewinne erwirtschaftet werden.

Wie stehen Sie zu den Brexit-Verhandlungen?

Das Europäische Parlament sollte meiner Meinung nach auf einen fairen Brexit drängen, also auf eine Beziehung zwischen der EU und Großbritannien, die für beide Seiten von Vorteil ist.

Einen letzten Kommentar zur Flüchtlingskrise?

Was die Flüchtlingskrise angeht, hat sich das Parlament inzwischen glasklar positioniert: Wir müssen im Schulterschluss handeln – auf der Grundlage der Solidarität und gemeinsamen Verantwortung. Eben jenes Verantwortungsbewusstsein und Engagement werde ich auch gegenüber afrikanischen Ländern fordern, damit sie auf der Grundlage von Investitionen, Demokratie und Menschenrechten wirkliche Partner Europas werden können. Hier sind radikale Veränderungen nötig. Meine Kandidatur steht für den Wandel. Die EU zu verändern, heißt, Europa zu retten.

Sarantis Michalopoulos. Übersetzt von: Jule Zenker EA 19.12.

 

 

 

 

Jahresbilanz 2016: Flüchtlingskrise - Menschen wollen zurück

 

2016 aus Sicht der Flüchtlingskrise – ein Jahr mit viel Schatten und wenig Weitblick. Dieses Fazit zieht Christopher Hein vom Italienischen Flüchtlingsdienst (CIR) im Gespräch mit Radio Vatikan. Der ehemalige UNHCR-Mitarbeiter und internationale Rechtsexperte im Bereich Migration und Asylpolitik ist seit 2011 Berater des Päpstlichen Migrantenrates. Wir haben ihn darum gebeten, einige Ereignisse des Jahres mit Blick auf die Flüchtlingskrise zu kommentieren.

Syrien und kein Ende: Der seit 2011 dauernde Krieg hat mehr als 250.000 Menschenleben gefordert und die Hälfte des 24 Millionen-Volkes in die Flucht geschlagen. Auch die Gewalt im Irak, in Afghanistan und in verschiedenen afrikanischen Staaten zwingt tausende von Menschen dazu, ihre Heimat zu verlassen.  

Der Internationalen Gemeinschaft sei es angesichts der Fortsetzung dieser großen Konflikte, so Hein, „nicht gelungen, irgendwo große Krisenherde auch nur einzudämmen geschweige denn zu bekämpfen oder Sicherheitsbedingungen zu schaffen, die tatsächlich eine Rückkehr unter nebschenwürdigen Bedingungen und Sicherheitsbedingungen von Flüchtlingen ermöglicht hätte."

Ab 2015 habe es eine zweite große Flüchtlingsbewegung aus den Anrainerländern der Kriegsregionen Richtung Europa gegeben, fährt er fort. Dies hätte man verhindern können, so der Experte, der sich mehr Weitblick bei der Konfontation der Flüchtlingskrise wünscht. „?Das wurde in diesem Jahr immer deutlicher, eine Verantwortung, ja eine Nachlässigkeit auch der Internationalen Gemeinschaft einschließlich der Eruopäischen Union, dass sie nicht zeitig, also 2012, 2013 erkannt haben, dass man massiv in den Erstaufnahmeländern investieren müsste, sowohl mit finanziellen, aber auch strukturellen Mitteln: Dass die Flüchtlinge da Arbeitserlaubnis haben und tatsächlich auch arbeiten können, dass Kinder dort zur Schule gehen können, dass es eine Gesundheitsversorgung gibt."

Viele der Flüchtlinge wollten nämlich in ihrer Heimat bleiben oder in diese zurückkehren, so der Dirketor des Italienischen Flüchtlingsdienstes: „Wir wissen das aus hunderten Gesprächen, die Menschen wollen nicht unbedingt nach Westeuropa kommen, wenn es Bedingungen gäbe in den Nachbarländern, in Libanon, Jordanien, Türkei und Irak, um das abzuwarten und dann irgendwann zurückzukehren." 

März 2016: Die Europäische Union schließt ein Flüchtlings-Abkommen mit der Türkei. Der Deal stellt in der EU-Flüchtlingspolitik neue Weichen, aus Sicht der deutschen Bundesregierung ist er ein Erfolg.

In der Tat habe das Abkommen dazu beigetragen, dass „die Zahl derer, die über die Türkei auf die griechischen Inseln und von da weiter über die Balkanroute nach Westeuropa gekommen sind, drastisch runtergegangen ist“, bestätigt Hein im Gespräch mit Radio Vatikan. Das Abkommen an sich aber sei ein „Kuhhandel auf Kosten der Flüchtlinge“, kritisiert der Direktor des Italienischen Flüchtlingsdienstes. Das Problem werde einfach vor die Grenzen der EU „exportiert“, so Hein, der daran zweifelt, dass die Kriegsflüchtlinge in der Türkei den Schutz und die Aufnahme finden, die ihnen laut internationalem Recht zusteht. 

„Natürlich muss man mit Drittstaaten, also den Nicht-EU-Ländern zusammenarbeiten, aber in welcher Weise?“, fragt der Direktor des Internationalen Flüchtlingsdienstes. 

Angesichts der Flüchtlingskrise spricht Europa über verschärfte Grenzkontrollen nicht nur innerhalb der Staatengemeinschaft. Durch Abkommen mit Staaten außerhalb der EU will man den Flüchtlingsstrom da unterbrechen, wo er hauptsächlich beginnt: in Afrika. „Fluchtursachenbekämpfung“ wird das genannt, der Begriff ist das Stichwort der europäischen Entwicklungspolitik im Jahr 2016. 

Dass die EU jetzt auch auf Fluchtursachenbekämpfung in afrikanischen Ländern setzt, sei löblich, kommentiert Hein. Allerdings könne man die Entwicklung dieser Staaten nicht angehen, ohne demokratische Strukturen dort zu fördern und auch einzufordern, so der Experte mit einem Seitenhieb auf Bestrebungen etwa der deutschen Bundesregierung: „Heißt das, den Diktaturen in Afrika noch mehr Geld zu geben, damit die ihnen repressiven Apparate noch besser ausbauen können wie in Eritrea oder im Sudan? Ist das die Zusammenarbeit mit Drittstaaten? Oder heißt es, zum Beispiel wie in einem Land in Libyen oder auch in Niger oder Mali, jetzt nicht nur wirtschaftliche und Entwicklungshilfeprojekte in Gang zu setzen, sondern darauf zu dringen und daran mitzuarbeiten, dass da Rechte respektiert werden in diesen Ländern – das ist die Grundlage, auch die Grundlage für eine wirtschaftliche Entwicklung!“

Im März 2016 nimmt im libyschen Tripolis eine neue Einheitsregierung, international abgesegnet und bejubelt, ihre Arbeit auf. Sie soll den Machtkampf im Krisenland mit politischen Mitteln lösen, den Staat wieder handlungsfähig machen und, so hofft Europa, helfen, den Flüchtlingsstrom mit einzudämmen.

Hatte sie Erfolg? Hein zieht eine negative Bilanz: „Was ist passiert in all den Monaten? Praktisch nichts! Diese neue Regierung hat nicht wirklich Fuß fassen können und zu einer Einigung der verschiedenen Strömungen, Milizien usw. in Libyen beitragen können. Und schon gar nicht einen Beginn machen können, ein Rechtssystem in Libyen aufzubauen…“ Ein Rechtssystem, das auch Migranten und Flüchtlinge schützen würde, die im Transitland Libyen festsitzen und in der Flucht übers Mittelmeer den letzten Ausweg sehen. 900 von ihnen kamen im April 2015 bei einem Schiffbruch vor der libyschen Küste ums Leben. Es war eine der schwersten Flüchtlingskatastrophen auf dem Mittelmeer, der verantwortliche Schlepper wurde in diesem Dezember, das Urteil erging vor wenigen Tagen, zu einer fünfjährigen Gefängnisstrafe verurteilt.

Massengrab Mittelmeer, im letzten wie in diesem Jahr. Die Bemühungen, dem Problem durch mehr Polizeipräsenz und Grenzschutz beizukommen, scheinen gescheitert. Hein gibt gegenüber Radio Vatikan erschreckende Zahlen über die Todesopfer an: „Im Jahr 2015 gab es schon eine Höchstzahl der Opfer im Mittelmeer. 2016 gab es noch mal eine Erhöhung, 1000 mehr als im Vorjahr. Von denen, von denen wir wissen, und wir wissen nicht von allen, sind es mindestens 4.750 Menschen, die umgekommen sind, ertrunken, erstickt, unter schrecklichsten Bedingungen umgekommen sind auf der Überfahrt von Nordafrika oder von der Türkei Richtung Europa, in erster Linie im zentralen Bereich des Mittelmeers, das heißt vor allem von Libyen Richtung Süditalien, Sizilien.“

Schätzungen der Internationalen Organisation für Migration (IOM) und des Flüchtlingshilfswerkes der Vereinten Nationen (UNHCR) sprechen derweil von noch höheren Zahlen: In 2016 seien so viele Migranten im Mittelmeer ertrunken wie nie zuvor, etwa 5.000 Menschen seien bei der Überfahrt umgekommen, so die Organisationen. 

April 2016: Papst Franziskus nimmt bei seiner Reise auf der griechischen Insel Lesbos syrische Flüchtlingsfamilien zurück mit nach Rom. Bereits im September 2015 hatte er dazu aufgerufen, in jeder Kirchengemeinde Flüchtlinge aufzunehmen.

„Absolut wirksam und mutig“ sei das gewesen, kommentiert Hein, und er prophezeit: „Über einen längeren Zeitraum werden solche Gesten eine außerordentliche Bedeutung haben und auch dazu führen, dass die Öffnung erst einmal im Herzen und Hirn der Menschen stattfindet und dann hoffentlich in den Politiken, die beschlossen werden.“

November 2016: Die kolumbianische Regierung und die Guerrilla-Gruppe Farc einigen sich auf einen neuen Friedensvertrag. Eine Tür für Versöhnung in Kolumbien ist aufgestoßen.

Auch für eine Heimkehr der Vertriebenen, unterstreicht Hein: „dass über den Waffenstillstand, der ausgehandelt wurde zwischen der Regierung und der Guerillia, es auch Möglichkeiten gibt, dass Flüchtlinge zurückkehren können in großer Zahl oder dass interne Flüchtlinge in Kolumbien, und das sind über drei Millionen, in ihre Heimatdörfer zurückgehen können.“ Den Pakt wertet Hein als eines der wenigen positiven Ereignisse des Jahres für Flüchtlinge weltweit.

Dezember 2016: Der EU-Gipfel in Brüssel streitet wieder einmal über die Asylfrage. Eine Alternative für das umstrittene Dublin-Verfahren findet der Gipfel nicht. Aus Deutschland werden zugleich in diesen Wochen immer mehr Menschen abgeschoben, etwa zurück nach Afghanistan.

Dass Flüchtlinge in Europa nur in dem Land Asyl beantragen dürfen, in das sie zuerst ihren Fuß setzen, hat mit einer solidarischen Staatengemeinschaft wenig zu tun, findet Hein: „Also die Antwort ist sicherlich auf einen längeren Zeitpunkt hin, ein europäisches Asylverfahren zu schaffen wie es heute ein deutsches Asylverfahren gibt. Da ist es egal, ob ich meinen Antrag in München oder Hamburg vorlege. Und das sollte auch der Fall von Europa sein in Zukunft, dann würde sich die ganz Frage von Dublin sowieso erledigen.“ In diese Richtung geht auch die Forderung des Flüchtlingswerkes der Vereinten Nationen UNHCR an die Staatengemeinschaft: Europa müsse angesichts der globalen Flüchtlingskrise „eine neue Vision“ in Punkto Asylpolitik entwickeln, sagte UN-Flüchtlingskommissar Filippo Grandi.

Dafür müssten aber freilich alle Länder an einem Strang ziehen. Dass gerade osteuropäische Staaten wie Polen, Ungarn und Tschechien sich gegen eine Aufnahme von Flüchtlingen wehren, obwohl aus diesen Ländern vor gar nicht langer Zeit selbst viele Migranten nach Westen strömten, findet Hein ziemlich dreist. Als UNHCR-Beamter hatte er selbst in den 80er Jahren in Italien vor allem mit Flüchtlingen aus diesen Ländern zu tun: „Das war damals ein Großteil der Asylbewerber wie heute die Iraker und Syrer, und gerade das sind heute die Länder, die sagen: ,Wir wollen keine Flüchtlinge‘. Das ist moralisch gesehen absolut unakzeptabel und das muss man diesen Ländern auch sagen auch in der öffentlichen Meinung und Presse auch sagen: was ihr macht, ist eine völlige Ungerechtigkeit.“  (rv 27.12.)

 

 

 

 

Diese Namen werden Europa 2017 prägen

 

Die EU steht 2017 sowohl intern als auch extern unter Druck, muss sind an allen Fronten Herausforderungen stellen und sieht sich einem Anstieg anti-europäischer Nationalisten gegenüber. Wer wird die EU nach 2016, dem annus horribilis, besonders beeinflussen? EurActiv Brüssel berichtet.

Diese Menschen werden das neue Jahr prägen (Auflistung in zufälliger Reihenfolge).

 

Donald Trump

Sein Wahlsieg war nach dem Brexit-Votum ein zweiter schwerer Schock für viele Europäer und gleichzeitig ein Quell der Inspiration für Euroskeptiker. Am 20. Januar wird der Immobilienmogul ins Weiße Haus ziehen. Seine Politik – ob sie nun den Wahlkampfversprechen entspricht oder nicht – wird weitreichende Auswirkungen auf Europa haben. Hohe Haushaltsausgaben in den USA könnten Unternehmen in der wirtschaftlich angeschlagenen EU zu neuem Schwung verhelfen und für mehr Stabilität sorgen. Ein protektionistischer Ansatz hingegen könnte das Gegenteil bewirken.

Trumps vage Vorstellungen zur NATO-Finanzierung und seine Bemühungen um ein besseres Verhältnis mit Russland brachten die EU bereits dazu, eigene Verteidigungsstrategien auszuloten.

 

Geert Wilders

Europas Wahljahr bietet auch den Niederländern die Möglichkeit, einen neuen Kurs einzuschlagen. Sollten sich die Meinungsumfragen an den Wahlurnen bestätigen, könnte bald die islamfeindliche Freiheitspartei von Geert Wilders zur stärksten Kraft im Parlament werden. Da sie auf einen Koalitionspartner angewiesen sein wird, ist es unwahrscheinlich, dass sie tatsächlich eine Regierung bilden kann. Dennoch könnte ihr Wahlsieg dafür sorgen, dass Deutsche und Franzosen etwas später im Jahr ebenfalls eher für eine rechtsextreme Partei stimmen.

Die EU wird genau beobachten, wie die Niederlanden als einstiges Gründungsmitglied mit einem Mann verfahren werden, der dem britischen Beispiel folgen und sich von Brüssel lossagen will. Werden sich die Volksparteien des Landes verbünden, um ihn von der Macht fernzuhalten und so seine Anziehungskraft als Einzelgänger noch weiter stärken? Oder werden sie ihm freie Hand lassen, um seine Rhetorik mithilfe der harten Realität des Regierungsgeschäftes zu mäßigen?

 

Theresa May

„Brexit heißt Brexit.“ Die britische Premierministerin wird ihr Mantra etwas genauer ausführen müssen, wenn sie Brüssel spätestens am 31. März jenes Schreiben zukommen lässt, mit dem sie den zweijährigen Austrittsprozess einleiten wird. Sie muss stets ihr Pokerface bewahren und sowohl ihre Partei als auch ihr Land vereinen, dessen politische und gesellschaftliche Differenzen zur Abspaltung einzelner Bestandteile führen könnten.

Darüber hinaus wird es ihre Aufgabe sein, mit den Europäern zu verhandeln, die ihrerseits befürchten, jedes Zugeständnis könnte ein weiterer Nagel im Sarg der EU sein und andere Länder ebenfalls zum Austritt motivieren.

 

Marine Le Pen

All das könnte völlig bedeutungslos werden, sollte die Parteispitze des rechtsextremen Front National am 7. Mai zur Präsidentin Frankreichs gewählt werden. Da es an anderen Kandidaten mangelt, ist ihr ein Sieg in der ersten Wahlrunde am 23. April nahezu sicher. Viele zweifeln jedoch daran, dass sie die Mehrheit der Franzosen in der darauffolgenden Abstimmung für sich gewinnen kann – eine Hürde, an der auch schon ihr Vater 2002 scheiterte.

Seit Brexit und Trump vertraut jedoch kaum noch jemand auf die Ergebnisse der Meinungsumfragen. Die 48-Jährige hat schon jetzt Millionen von Menschen überzeugt, die bis dato noch nie für den offen antisemitischen Front National unter Le Pen Senior gestimmt hatten. Viel wird davon abhängen, wem sie in der zweiten Runde gegenübersteht. Sollte sie jenes Land regieren, das die EU erdacht hat, könnte dies das Ende der Union wie wir sie kennen bedeuten.

 

Afrikanische Einwanderer

Afrikanische Migranten, die nach dem Winter nach Italien zu reisen hoffen, könnten dazu gezwungen werden, ihre Situation zu überdenken. Die EU gestattet ihren Regierungen auf Hilfsgelder zurückzugreifen, um die Gewässer vor Libyen besser zu patrouillieren und massenhaft Rückführungen vorzunehmen. So setzt Brüssel auf eben jene Methoden, mit denen es schon den Flüchtlingsstrom von Syrien nach Griechenland ausbremste. Chancen und Risiken sollen neu abgewogen werden: Warum der Sahara und der rauen See trotzen, um letzten Endes festgehalten und zurückgeschickt zu werden?

 

Wladimir Putin

Der Kreml-Chef spielt ein unberechenbares taktisches Spiel, um Moskaus globalen Einfluss wiederherzustellen. Er kann auf viele Arten mit westlichen Nachbarn Freundschaften schließen oder aber für Ärger sorgen – zum Beispiel indem er ihre Gasversorgung kontrolliert oder politische Widersacher unterstützt. Seit Russland 2014 die Krim annektierte, ist sich niemand in der EU mehr sicher, was Putin als nächstes unternehmen wird.

Bis zum 31. Juli müssen führende EU-Politiker entscheiden, ob sie die Sanktionen gegen Putin im Ukrainekonflikt verlängern oder aufheben werden. Sollte Trump die Reihen brechen und die US-Sanktionen senken, wird die EU einzelne Mitgliedsstaaten nur schwer davon abhalten können, eine Verlängerung zu blockieren.

 

Sergio Mattarella

Der 75-jährige italienische Präsident, ein bedachter Anwalt aus Sizilien, ging in die Politik, nachdem sein Bruder von der Mafia ermordet wurde. Heute befindet er sich im Zentrum eines politischen Sturms. Er muss zerstrittene Parteien zum Regieren zusammenführen, während diese sich auf eine Wahl zu unbestimmter Zeit vorbereiten – und das in einem Rechtsrahmen, der sich jederzeit ändern könnte. Italiens Euro-Partner sorgen sich um das tief verschuldete Land und seine schwächelnden Banken. Anders als Griechenland oder Portugal ist Italien zu groß, um zu scheitern, und gleichzeitig zu groß, um gerettet zu werden.

 

Angela Merkel

Wird sich die Kanzlerin bei den Bundestagswahlen im September eine vierte Amtszeit sichern können? Europas führende Politikerin steht dem wachsenden Unmut ihrer Bevölkerung angesichts der mehr als eine Million Asylsuchenden gegenüber, die im letzten Jahr nach Deutschland kamen. Euroskeptiker rechts der Kanzlerin werden erstmals Sitze im Bundestag davontragen und so zumindest die Koalitionsgespräche erschweren. Die 62-Jährige Physikerin aus Ostdeutschland gilt als Garantin der weit zurückreichenden EU-Zugehörigkeit Deutschlands. Die Bundesrepublik ist seit Ende der dunkelsten Kapitel des vergangenen Jahrhunderts wichtiger Bestandteil eines stabilen Europas. Doch kann Merkel noch immer Wunder wirken, wenn die Union um sie herum zerbricht?

 

Der Mann in Schwarz

Dieser Mann hasst das Europa, in dem er lebt. Der Islamische Staat, der zunehmend von Syrien und dem Irak unter Druck gesetzt wird, schürte seinen Zorn und drängt ihn zum Handeln – was auch immer das bedeuten mag.

Er steht symbolisch für all die unbekannten Variablen, die beispiellosen und unvorhersehbaren Ereignisse – ob menschlichen oder natürlichen Ursprungs – die die öffentliche Meinung sprunghaft ändern und Europa von seinen Plänen und Prioritäten für das neue Jahr abbringt.

 

Margrethe Vestager

Die dänische EU-Wettbewerbskommissarin ist bereit, es mit den Schwergewichten der Weltwirtschaft aufzunehmen. Nachdem sie sich Apple wegen angeblicher Steuervermeidung zur Brust nahm, warnte sie, sie habe auch McDonalds und Amazon im Blick. Das harte Vorgehen der Kommission gegen den US-amerikanischen Tech-Giganten gehört zu den bemerkenswertesten Entwicklungen des vergangenen Jahres. Bleibt abzuwarten, ob die Dänin auch 2017 freie Hand haben wird, um ihrer Arbeit nachzugehen.

 

Recep Tayyip Erdogan

2016 war kein einfaches Jahr für den türkischen Präsidenten. So überstand er nur knapp einen versuchten Staatsstreich im Juli und hatte mit zahlreichen Terroranschlägen zu kämpfen. Die EU-Türkei-Beziehungen sind auf einem neuen Tiefpunkt angelangt. Der Flüchtlings-Deal zwischen Ankara und Brüssel erntet unaufhörlich Kritik und auch Erdogan selbst drohte bereits, ihn platzen zu lassen, sollte der EU-Beitrittsprozess seines Landes unterbrochen werden.

Die Türkei scheint derzeit unberechenbar. Wahrscheinlich wird Erdogan jedoch auch 2017 damit fortfahren, die Meinungs- und Pressefreiheit einzuschränken und scharf gegen jene vorzugehen, die seiner Meinung nach in den Coup verwickelt waren.

 

Mario Draghi

Der Präsident der Europäischen Zentralbank hält seit der Finanzkrise sorgsam eine schützende Hand über die wirtschaftliche Erholung innerhalb der EU. Seinen Führungsstil nach dem Business-as-usual-Modell wird er wahrscheinlich auch 2017 fortsetzen. Obwohl er ganz auf sich gestellt ist, scheint der Italiener in der Lage zu sein, das stagnierende Wachstum der EU nach und nach in Gang zu bringen. Der EU könnte jedoch bald die Geduld für seinen langsamen und stetigen Ansatz ausgehen.

Samuel Morgan, EA mit Reuters. Übersetzt von: jze

 

 

 

 

Obamas letzter Klima-Coup

 

Kurz vor Ende seiner Amtszeit hat US-Präsident Obama große Meeresgebiete zu Schutzgebieten erklärt. Es ist ein Zeichen an seinen Nachfolger Donald Trump. Dessen Personalentscheidungen sorgen zunehmend für Beunruhigung.

Die Mehrheit der US-Bürger will am Klimaschutz festhalten – ganz im Gegensatz zu ihrem baldigen Präsidenten Donald Trump. Einer repräsentativen Umfrage zufolge haben sich 69 Prozent der Befragten dafür ausgesprochen, den Klimaschutzplan von Paris einzuhalten. Wochen vor der Amtsübergabe in Washington hat nun auch Barack Obama mit einem neuen Gesetz Fakten geschaffen, die die künftige Regierung nicht übergehen kann. Am Dienstag erklärte der US-Präsident ein Meeresgebiet in der Größe Spaniens zur geschützten Zone, in der keine Öl- und Gasbohrungen stattfinden dürfen.

Zusätzlich zu dem Gebiet in der Arktis und im Atlantik stellte Barack Obama auch 31 unterseeische Canyons unter Schutz. Damit werde „ein sensibles und einzigartiges Ökosystem geschützt“, hieß es in einer Erklärung aus dem Weißen Haus. Bei Ölbohrungen sei die Gefahr hoch, dass das Öl ins Meer laufe. Die Möglichkeiten, das Meer von einer solchen Ölpest zu befreien, seien „unter den rauen Bedingungen der Region“ jedoch begrenzt.

Trumps Team: Ein besorgniserregendes Kabinett

Dem Team von Donald Trump dürfte das neue Gesetz gar nicht schmecken, setzt es sich doch zu großen Teilen aus Klimawandel-Skeptikern zusammen. Erst kürzlich hatte der zukünftige US-Präsident mit dem Milliardär Carl Icahn außerdem einen scharfen Kritiker staatlicher Reglementierung zum Sonderberater ernannt. Außerdem soll der Ökonom und China-Kritiker Peter Navarro Chef des Nationalen Handelsrats des Weißen Hauses werden. Es ist ein Posten, den es zuvor nicht gab.

Das Magazin Forbes bezeichnete die Personalie Navarro als „Trumps einzige, tatsächlich besorgniserregende Nominierung“. Navarro gilt als Peking-kritisch und ist Autor des Buches „Tod durch China“. Darin wirft er Peking vor, einen Handelskrieg gegen die USA zu führen. Mit seiner Haltung liegt Navarro voll auf Trumps Linie, der im Wahlkampf versprochen hatte, ins Ausland ausgelagerte Jobs in die USA zurückzubringen – unter dem Motto „Buy American, Hire American“ („Kauft amerikanisch, beschäftigt Amerikaner“). Die Berufung Navarros, der noch keine Politikerfahrung hat, könnte zu weiteren Spannungen mit China führen.

Zuvor war bereits der Kohle-Aktivist Scott Pruitt zum neuen Leiter der Umweltschutzbehörde nominiert worden. Rick Perry, ehemaliger Gouverneur von Texas, der ebenfalls Zweifel am Klimawandel geäußert hatte, wird neue Energieminister. Und den Chef des Ölkonzerns ExxonMobil, Rex Tillerson, hat Trump als neuen Außenminister nominiert. Schon während des Wahlkampfs hatte Trump angekündigt, die Ölförderung auf See zu unterstützen.

Obamas Coup

Barack Obamas aktuelle Entscheidung fiel in Abstimmung mit der kanadischen Regierung, die ebenfalls arktische Gewässer unter Schutz stellte. Ein hochrangiger Regierungsvertreter erklärte, die neuen Meeresschutzgebiete hätten eine „starke rechtliche Grundlage“. Er legte dabei nahe, dass Trump diese Entscheidung als US-Präsident nicht ohne eine entsprechende Entschließung des Kongresses rückgängig machen könne.

Bei seinem Vorgehen stützt sich Obama auf ein Gesetz aus dem Jahr 1953. Dieses gestattet es Präsidenten, Gewässer dauerhaft vor Offshore-Bohrungen zu schützen. Nach der Explosion der Förderplattform Deepwater Horizon im April 2010 waren hunderte Millionen Liter Öl in den Golf von Mexiko geströmt. Es konnte erst nach 87 Tagen gestoppt werden.

Das American Petroleum Institute, eine Lobbyorganisation für fossile Energieträger, mahnte unterdessen, die Förderblockade werde „unsere nationale Sicherheit schwächen, gutbezahlte Jobs zerstören und Energie weniger erschwinglich für die Verbraucher machen“. Die Umweltorganisation Sierra Club äußerte sich hingegen erfreut über die Entscheidung: „Präsident Obama konsolidiert erneut eine beispiellose Klimabilanz.“

Obama ergriff während seiner achtjährigen Präsidentschaft eine Reihe von Umweltschutzmaßnahmen. So setzte er im Eiltempo die Ratifizierung des globalen Klimaschutzabkommens von Paris durch.

Christoph Zeiher EA  22

 

 

 

Flucht und Vertreibung: Vatikan gibt Betroffenen eine Stimme

 

Jeder siebte Erdenbürger ist derzeit Migrant –und dies in den allermeisten Fällen nicht freiwillig. Diese unvorstellbare Zahl von einer Milliarde Menschen auf der Flucht nennt der Vatikandiplomat Ivan Jurkovic im Gespräch mit der Agentur ACI Stampa, um die Wichtigkeit des Einsatzes der internationalen Gemeinschaft für das sensible Thema der Migration zu illustrieren. Der Heilige Stuhl ist seit 2011 vollwertiges Mitglied des Internationalen Organisation für Migration, kurz IOM, und der Erzbischof vertritt, neben seiner Tätigkeit als Beobachter bei den Vereinten Nationen in Genf, den Vatikan bei dem Gremium.

Es sei eine logische Folge des langjährigen Einsatzes des Heiligen Stuhls für Migranten, dass er zum Vollmitglied des IOM geworden sei, betont Jurkovic. Damit sei es ihm möglich, nicht nur juristische, sondern auch ethische Überlegungen in die Diskussion um das weltumspannende Phänomen der Migration, das in den vergangenen Jahren sprunghaft angestiegen sei, einfließen zu fließen. Es sei wichtig, dass Nationalstaaten bei der Lösung der Problematiken, die Migration zugrunde lägen, noch enger und mit langfristigen Überlegungen zusammen arbeiteten, meint der Erzbischof. Außerdem sei es nötig, den Schutz von besonders verletzlichen Migranten, aus welchen Gründen auch immer sie sich auf den Weg machten, zu garantieren.

Schutz garantieren

Der Heilige Stuhl habe in seiner bislang fünfjährigen Tätigkeit bei der Internationalen Organisation für Migration den Menschen eine Stimme gegeben, die sich in Situationen von sozialer Ungleichheit, Ungerechtigkeit und Verletzlichkeit befinden, erklärt der Vatikandiplomat. Positiv sei hervorzuheben, dass der Direktor des IOM oft die Worte von Papst Franziskus, der das Thema Migration ganz oben auf seiner Agenda stehen hat, aufgreife und vor das Gremium trage. Die grundlegende Einstellung des Heiligen Stuhls sei es, dass Migration an sich nicht als Problem, sondern als menschliche Realität zu behandeln sei, der mit bewussten und strukturierten Lösungen, gemeinsam mit einer nachhaltigen Integrationspolitik zu begegnen sei.

Niemand würde aus seiner Heimat fliehen, wenn ihm dort ein menschenwürdiges Leben möglich sei, betont der Erzbischof. Doch gleichzeitig dürfe auch nicht vergessen werden, dass veraltende Kontinente wie Europa angewiesen seien auf junge Menschen, die die Wirtschaft weiter am Laufen hielten. Dies spreche dafür, eine verantwortungsvolle und selbst bestimmte Migration zu ermöglichen, die nicht durch äußere Faktoren wie Krieg, Armut, Verfolgung, Umweltzerstörung, sanitäre und politische Krisen sowie soziale Ungerechtigkeit erzwungen werde. Mauern hätten noch nie eine Lösung dargestellt, erinnert der Vatikandiplomat. Im Rahmen der internationalen Rechtssetzung gebe es insbesondere zwei Tätigkeitsfelder, die dem Heiligen Stuhl derzeit konkret am Herzen lägen: Einerseits sei es vonnöten, dass wichtige internationale Übereinkommen auch von allen Staaten ratifiziert werden. Auch müssten bestimmte Gruppen von Menschen, die derzeit noch keine Anerkennung als Migranten erhielten, wie beispielsweise Menschen die vor Umweltzerstörung flöhen, in die Liste der anerkannten Migranten aufgenommen werden.  (aci stampa 03.01.)

 

 

 

 

Männerfreundschaft reicht nicht

 

Eine wirkliche Verbesserung der amerikanisch-russischen Beziehungen ist auch in der Ära Trump nicht zu erwarten. Von Simon Saradzhyan, William H. Tobey

 

Wer auf eine Verbesserung der US-russischen Beziehungen hofft, den stimmt Donald Trumps Sieg bei den US-Präsidentschaftswahlen möglicherweise optimistisch. Denn schließlich hatte der Republikanische Kandidat wiederholt von Washington gefordert, sich mit Moskau „zu arrangieren“. Zwar sind spürbare positive Veränderungen sicherlich möglich, aber ein qualitativer Durchbruch in den bilateralen Beziehungen scheint eher unwahrscheinlich. Dafür gibt es nach wie vor zu viele grundlegende Differenzen: das Raketenabwehrsystem, die Erweiterung der NATO und Russlands offensichtliche Bereitschaft, militärisch gegen seine Nachbarn vorzugehen. Zudem mangelt es auch an stabilen Wirtschaftsbeziehungen.

Es gibt durchaus Gründe, warum die Nachricht von Trumps Sieg hinter den Mauern des Kremls und im russischen Parlament möglicherweise die Champagnerkorken knallen ließ. Den gesamten Wahlkampf hindurch hat Trump immer wieder Ankündigungen gemacht, die der politischen Führung in Russland gefallen haben müssen, einem der wenigen Länder, in denen Trump beliebter war als Hillary Clinton. Er hat versprochen, eine Aufhebung der Sanktionen gegen Moskau in Erwägung zu ziehen, und sogar angedeutet, die Krim vielleicht als Teil Russlands anzuerkennen. Zudem hat Trump die NATO als überholt kritisiert und einige der europäischen Bündnispartner Amerikas als Schmarotzer bezeichnet. Er hat verlauten lassen, dass die USA sie bei dem in Artikel 5 des NATO-Vertrags vereinbarten Bündnisfall nur dann gegen einen Angriff verteidigen würde, wenn sie ihren Verpflichtungen nachkommen und genug für ihre Verteidigung ausgeben würden.

Trump hat sich von fast jeder in Washington vorherrschenden negativen Sicht von Russland distanziert. Auch erteilte er dem ukrainischen Präsidenten Petro Poroschenko eine Abfuhr, als dieser im September um ein Treffen bat. Und er forderte eine Zusammenarbeit zwischen den USA und Russland gegen den IS in Syrien, wobei er den syrischen Diktator Baschar al-Assad das kleinere Übel gegenüber den möglichen Alternativen nannte.

Er weigerte sich zudem, die Erkenntnisse des US-Nachrichtendienstes und des US-Ministeriums für innere Sicherheit anzuerkennen, dass die russische Regierung für den Hacker-Angriff auf E-Mails politischer Organisationen in den USA, darunter auch des Nationalen Ausschusses der Demokraten, verantwortlich sei. Nicht zuletzt hat Trump sich auch wiederholt gegen die Trans-Pazifische Partnerschaft ausgesprochen, die Barack Obama zum Verdruss der Russen vorangetrieben hatte.

Auf einer persönlicheren Ebene hat Trump schließlich Wladimir Putin als „starke Führungspersönlichkeit“ bezeichnet und den Wunsch geäußert, ihn gern schon vor seinem Amtsantritt zu treffen. Putin erwiderte einige von Trumps Komplimenten und nannte ihn während des Wahlkampfs einen „schillernden“ Kandidaten. Putin gratulierte Trump innerhalb weniger Stunden nach dessen Wahlsieg. Seine Botschaft an den designierten US-Präsidenten lautete: „Russland ist bereit und gewillt, die Beziehungen zu den Vereinigten Staaten in vollem Umfang wiederherzustellen. Wir gehen davon aus, dass das kein leichter Weg sein wird. Aber wir sind bereit, unseren Teil dieses Weges zurückzulegen.“

Wir sind überzeugt, dass diese Vorstöße und der Austausch von Nettigkeiten wohl tatsächlich zu einigen Verbesserungen in den bilateralen Beziehungen führen werden, die nach Aussage des russischen Ministerpräsidenten Dmitri Medwedew einen „Tiefpunkt“ erreicht haben. Zunächst einmal ist mit einer besseren Abstimmung zwischen US- und russischen Militärs in Syrien zu rechnen, die über den derzeitigen dürftigen Grad an Konfliktvermeidung hinausgeht. Diese war zuletzt nicht stabil, was zu einigen gefährlichen Situationen am Himmel über Syrien führte. Angesichts seiner Erklärungen zum Syrienkonflikt ist auch nicht auszuschließen, dass Trump Russlands Ansicht akzeptiert, dass Assad zumindest solange im Amt bleiben sollte, bis der IS und Al-Qaida in Syrien besiegt sind. Das wäre natürlich eine Abkehr von der Position der derzeitigen US-Regierung, dass der Bürgerkrieg in Syrien nicht zu beenden sei, solange Assad an der Macht ist.

Zudem sind Trumps Kritik an der NATO und seine unfreundliche Einstellung zur Ukraine ein Hinweis darauf, dass er nicht für eine NATO-Erweiterung ist, die Russland als ernsthafte Bedrohung seiner Sicherheit ansieht. Trump wird sich im Gegensatz zu seiner demokratischen Gegenkandidatin auch auf keine Verstärkung der militärischen Präsenz der USA in Europa einlassen, die über Obamas bestehende Verpflichtungen hinausgeht, und wird die europäischen NATO-Mitglieder dazu drängen, ihre Verteidigungsausgaben zu erhöhen. Einige sehen Trumps NATO-Kritik als ein Druckmittel für diesbezügliche Verhandlungen.

Angesichts seines Hintergrunds und seiner 30 Jahre währenden Geschäftsbeziehungen mit Russland könnte Trump sich nicht nur für die Aufhebung von Sanktionen einsetzen, sondern auch versuchen, den bilateralen Handel auszuweiten. Aufgrund des Wirtschaftsklimas in Russland dürfte dies allerdings nicht von nachhaltigem Erfolg gekrönt werden. Dem IWF zufolge beträgt in Russland der Anteil der staatlich kontrollierten Unternehmen am BIP etwa 70 Prozent. Derzeit gehört das Land nicht einmal zu den 15 wichtigsten Handelspartnern der USA und hinkt damit nicht nur hinter China und Deutschland, sondern sogar hinter Weißrussland hinterher, während die USA umgekehrt auf Platz 6 der russischen Liste rangiert (im Zeitraum von Januar bis August 2016).

Trump könnte auch auf eine Zusammenarbeit mit Moskau in Bereichen setzen, die für beide Länder von Interesse sind, und in denen Russlands Handlungsweisen sich maßgeblich auf die nationale Sicherheit der USA auswirken. Dazu gehören die Verhinderung von unbeabsichtigten Kriegen und Terroranschlägen sowie die Bekämpfung der Verbreitung von Atomwaffen.

Diesbezügliche Dialoge würden von der US-Bevölkerung begrüßt. Laut einer kürzlich von der University of Maryland durchgeführten Umfrage wünschen sich 67 Prozent der Republikaner und 53 Prozent der Demokraten eine Zusammenarbeit von USA und Russland im Kampf gegen den IS in Syrien. Und aus einer jüngeren Umfrage des Chicago Council on Global Affairs und des in Moskau ansässigen Levada Centers geht hervor, dass 56 Prozent aller US-Bürger der Überzeugung sind, die USA sollten generell eine Strategie der Zusammenarbeit mit Russland verfolgen, während 39 Prozent meinen, sie sollten versuchen, die Macht Russlands zu beschränken.

Dennoch erwartet niemand von uns eine nachhaltige Verbesserung der bilateralen Beziehungen. Denn dafür müssten mehrere hohe Hürden aus dem Weg geräumt werden. Eine davon ist das Bestreben der USA, Russland davon abzuhalten, seine Präsenz im Nahen und Mittleren Osten auszubauen. Eine andere Hürde betrifft Russlands Forderung nach verbindlichen Zusagen, auf eine NATO-Erweiterung zu verzichten und das US-Raketenabwehrsystem einzuschränken. Beide Punkte hat Moskau kürzlich als Bedingungen genannt, um die bilaterale Zusammenarbeit über nukleare Sicherheit wiederaufzunehmen. Aber diese Bedingungen laufen den US-Interessen zuwider.

Außerdem will Russland eine ans 21. Jahrhundert angepasste Version des „Konzerts der Großmächte“, das nicht nur für Europa, sondern für die ganze Welt gelten soll, in dem Russland neben den USA, China und der Europäischen Union eine gleichberechtigte Rolle spielt. Washington hegt in keiner Weise die Absicht, so einer Weltordnung zuzustimmen.

Auch wenn eine begrenzte Zusammenarbeit bei der Nichtverbreitung von Kernwaffen weitergeführt wird, ist nicht mit einem Durchbruch bei Verhandlungen über eine Rüstungskontrolle zu rechnen. Bevor die USA nicht ihr Raketenabwehrsystem einschränken, wird Russland sich auf keine ernsthafte Reduzierung seines strategischen Atomwaffenarsenals einlassen, und über seine nichtstrategischen Atomwaffen verweigert Russland jede Diskussion. Außerdem müssen zunächst die Streitereien über die Einhaltung und Umsetzung des Vertrags über die Beseitigung nuklearer Mittelstreckenraketen beigelegt werden, bevor weitere Abkommen über eine Rüstungskontrolle abgeschlossen werden können.

Kurzum: Selbst wenn er wollte, könnte Trump Moskaus Wünsche gar nicht erfüllen. Bei oben angesprochenen und anderen problematischen Themen ist er an die Entscheidungen des Kongresses gebunden, auch in Bezug auf eine Aufhebung der Sanktionen. Im Kongress erachten aber viele die Raketenabwehr als ein grundlegendes strategisches Interesse der USA. Viele in Washington bezeichnen das, was Russland als Ausübung des Rechts der Selbstbestimmung ausgibt, als gewaltsame Annexion der Krim, für die sie Russland verantwortlich machen. Ähnlich gegensätzliche Ansichten herrschen auch über die Aufstandsbewegung in der Ost-Ukraine. Für die Amerikaner stellt die Situation einen gefährlichen Präzedenzfall dar, den Moskau möglicherweise in den osteuropäischen Ländern wiederholen könnte, die Amerikas NATO-Verbündete sind. Und letztlich wird Trump, der sich in gewisser Weise als Vertreter einer Isolationspolitik präsentiert, vermutlich Westeuropa die Verhandlungen über die Lösung des Ukraine-Konflikts überlassen und hat auch schon von Deutschland gefordert, hier eine Führungsrolle zu spielen.

Wie George W. Bushs Erfahrungen mit Putin beweisen, reichen persönliche Beziehungen nicht aus, um eine stabile Partnerschaft zu begründen. Das gilt selbst dann, wenn beide Länder entscheidende nationale Interessen miteinander teilen, wie etwa die Verbreitung von Massenvernichtungswaffen und internationalem Terrorismus zu verhindern. Eine wahrhaft starke und fruchtbare Beziehung ist nicht aufrechtzuerhalten, wenn grundlegende Differenzen bestehen und es keine solide wirtschaftliche Grundlage gibt. Eben diese Faktoren sorgten dafür, dass der Neuanfang von 2009 zum Scheitern verurteilt war, und genauso werden sie auch jetzt langfristige Verbesserungen in den bilateralen Beziehungen eher unwahrscheinlich machen. IPG

 

 

 

 

Zahlungen stark gestiegen. Gabriel fordert Kürzung des Kindergelds für EU-Ausländer

 

Wenn ein EU-Ausländer in Deutschland arbeitet, aber Kinder im Ausland hat, hat er Anspruch auf deutsches Kindergeld. SPD-Chef Gabriel befürchtet Sozialmissbrauch und fordert eine Kürzung der Leistung.

SPD-Chef Sigmar Gabriel fordert eine Kürzung des Kindergelds für EU-Ausländer, deren Kinder nicht in Deutschland leben. Es gebe in manchen Großstädten ganze Straßenzüge mit „Schrottimmobilien“, in denen Migranten nur wohnten, weil sie für ihre im Ausland lebenden Kinder Kindergeld auf deutschem Niveau bezögen, sagte Gabriel den Zeitungen der Funke Mediengruppe. Bei der CSU stieß der Vorstoß auf Zustimmung, die Grünen warfen dem Vizekanzler Stimmungsmache gegen Ausländer vor. Das Bundesfinanzministerium verwies darauf, dass die EU-Kommission sich jüngst gegen eine Änderung der geltenden Regeln ausgesprochen habe.

„Wenn ein Kind nicht bei uns lebt, sondern in seinem Heimatland, dann sollte auch das Kindergeld auf dem Niveau des Heimatlandes ausgezahlt werden“, forderte Gabriel. Freizügigkeit dürfe nicht missbraucht werden, um in Sozialsysteme einzuwandern. Der Bundeswirtschaftsminister sagte, er fordere seit Monaten von Bundesfinanzminister Wolfgang Schäuble (CDU), einen Vorschlag für eine entsprechende Kürzung des Kindergeldes vorzulegen.

Die Grünen warfen Gabriel Stimmungsmache gegen Zuwanderer vor. Wer wie einst die CSU mit ihrer Kampagne „Wer betrügt, fliegt“ ganze Gruppen unter den Generalverdacht des Sozialmissbrauchs stelle, wolle „ausschließlich Ressentiments schüren“, sagte die Parteivorsitzende Simone Peter dem Tagesspiegel am Sonntag. „Wir brauchen uns über Zulauf zur AfD nicht zu wundern, wenn sich die politische Auseinandersetzung auf diesem Niveau einpendelt.“

CSU begrüßt Gabriels Vorstoß

Die CSU-Landesgruppenchefin Gerda Hasselfeldt begrüßte dagegen Gabriels Vorstoß. „Herr Gabriel hat sich mit seinem Vorschlag unsere Forderung zu eigen gemacht“, sagte sie dem Tagesspiegel. Die CSU wolle schon lange, dass das Kindergeld den Lebenshaltungskosten am Wohnort des Kindes angepasst werde. „Denn Fehlanreize und Missbrauch müssen verhindert werden“, so Hasselfeldt.

Das Bundesfinanzministerium verwies indes auf einen in der vergangenen Woche vorgelegten Vorschlag der EU-Kommission zur Koordinierung der sozialen Sicherungssysteme. Demnach sollen die Leistungen für im Ausland lebende Kinder nicht an das Niveau des Aufenthaltslandes angepasst werden. „Wir bedauern diese Entscheidung“, sagte ein Sprecher des Finanzministeriums. „Wir prüfen jetzt, welche Möglichkeiten das Europarecht lässt, dennoch zu einer Änderung zu kommen.“

Anstieg von 54 Prozent

EU-Ausländer, die in Deutschland arbeiten, haben Anspruch auf Kindergeld für ihre im Ausland lebenden Kinder. Nach Angaben der Bundesagentur für Arbeit wurde im Dezember 2015 für rund 120.000 im Ausland lebende Kinder ohne deutsche Staatsangehörigkeit Kindergeld aus Deutschland gezahlt. Davon waren knapp die Hälfte Polen, gefolgt von Franzosen, Rumänen, Tschechen, Ungarn und Niederländern. Deutsche erhielten Kindergeld für knapp 33.000 Kinder, die im Ausland lebten. Innerhalb der Europäischen Union werden nach Angaben der EU-Kommission weniger als ein Prozent der Leistungen für Kinder von einem Mitgliedstaat in einen anderen „exportiert“.

Wie das Boulevardblatt Bild unter Berufung auf Zahlen der Bundesagentur für Arbeit berichtete, zahlte Deutschland im November Kindergeld an rund 185.000 im EU-Ausland lebende Kinder. Das sei ein Anstieg von 54 Prozent binnen elf Monaten. Von Januar bis Dezember 2016 zahlte Deutschland den Angaben zufolge insgesamt rund 32 Milliarden Euro Kindergeld aus, davon gingen 5,9 Milliarden an im EU-Ausland lebende Kinder ohne deutsche Staatsangehörigkeit. (epd/mig 19)

 

 

 

 

Scharfe Kritik an Gabriels Plan der Kindergeldkürzung für EU-Ausländer

 

Augerechnet der Sozialdemokrat Gabriel spricht von Deutschlands "Straßenzügen mit Schrottimmobilien", die durch Migranten bewohnt würden, die Sozialmissbrauch betreiben.

SPD-Chef Sigmar Gabriel hat in bestimmten Fällen eine Kürzung des Kindergelds für EU-Ausländer gefordert.

Wenn die Kinder nicht in Deutschland lebten, sondern in ihrer Heimat, „sollte auch das Kindergeld auf dem Niveau des Heimatlandes ausgezahlt werden“, sagte Gabriel den Zeitungen der Funke Mediengruppe. Scharfe Kritik kam von Grünen und Linken.

Gabriel erklärte, dass Freizügigkeit nicht missbraucht werden dürfe, um in Sozialsysteme einzuwandern. Nach eigener Darstellung wartet der Vizekanzler „seit Monaten“ darauf, dass Finanzminister Wolfgang Schäuble (CDU) einen Vorschlag für eine solche Kürzung des Kindergeldes vorlegt. Es gebe in manchen Großstädten Deutschlands „ganze Straßenzüge mit Schrottimmobilien“, in denen Migranten nur wohnten, weil sie für ihre Kinder, die gar nicht in Deutschland lebten, Kindergeld auf deutschem Niveau bezögen.

Schuld ist die EU?

Das Bundesfinanzministerium wehrte sich gegen die Kritik und verwies auf die europäische Rechtslage. „Die EU-Kommission hat letzte Woche eine Initiative vorgelegt, nach der das Kindergeld in der Europäischen Union nicht an das Preisniveau im Aufenthaltsland des Kindes angepasst werden soll“, sagte ein Sprecher. Das Ministerium bedauere diese Entscheidung und prüfe, „welche Möglichkeiten das Europarecht lässt, dennoch zu einer Änderung zu kommen“.

Die „Bild“-Zeitung (Montagsausgabe) berichtete unter Berufung auf Zahlen der Bundesagentur für Arbeit, dass Deutschland im November Kindergeld an 185.149 im EU-Ausland lebende Kinder ohne deutsche Staatsbürgerschaft gezahlt habe. Im Dezember 2015 habe die Zahl noch bei rund 120.000 gelegen.

Von Januar bis Dezember 2016 zahlte Deutschland demnach insgesamt rund 32 Milliarden Euro Kindergeld aus. Davon gingen 5,9 Milliarden an im EU-Ausland lebende Kinder ohne deutsche Staatsangehörigkeit. Am häufigsten bezögen Polen, Rumänen, Kroaten und Tschechen Kindergeld aus Deutschland.

CSU und SPD auf gleicher Linie

Die Vorsitzende der CSU-Landesgruppe im Bundestag, Gerda Hasselfeldt, sagte dem Berliner „Tagesspiegel“, dass ihre Partei schon lange eine Kürzung des Kindergeldes für EU-Ausländer fordere, wenn deren Kinder nicht in Deutschland leben. Wenn der SPD-Chef nun auf diesen Kurs einschwenke, sei das „gut und notwendig“.

Die stellvertretende Vorsitzende der Linksfraktion im Bundestag, Sabine Zimmermann, nannte es dagegen „unanständig“, das Problem fehlender Sozialstandards „auf dem Rücken der Kinder zu lösen“. Die Grünen-Parteichefin Simone Peter sagte dem „Tagesspiegel“, Gabriel wolle „bei der Stimmungsmache gegen Zuwanderer offenbar nicht hinter der Union zurückstehen, die mit ihrem Parteitagsbeschluss zum Doppelpass den Wahlkampf um rechte Stimmen eröffnet hat“.

Auch die Sprecherin der Grünen für Kinder- und Familienpolitik, Franziska Brantner, warf dem SPD-Chef Stimmungsmache gegen Ausländer vor. Die große Koalition habe bereits im Februar angekündigt, Zahlungen an die Lebenshaltungskosten in dem Staat koppeln, wo die Kinder leben. „Dass die Regierung hier bisher nicht weitergekommen ist, dürfte vor allem damit zu tun haben, dass es leichter ist, plumpe Forderungen zu stellen, als diese dann

auch umzusetzen.“

Gabriel kündigte in dem Interview mit den Funke-Zeitungen auch ein entschiedenes Vorgehen der Bundesregierung gegen einen neuen Steuersenkungswettbewerb unter den EU-Ländern an und drohte indirekt mit einem Veto bei den EU-Haushaltsverhandlungen. Einige EU-Länder wie Ungarn wollten sich gerade durch Steuersenkungen attraktiver für Unternehmen machen, sagte Gabriel. „Wenn das Europa ist, dann geht das schief.“

Der Bundestagsbeschluss

EU-Ausländer in Deutschland haben künftig erst nach fünf Jahren Anspruch auf Sozialhilfe, wenn sie nicht arbeiten. Die vom Bundestag Anfang des Monats beschlossene Neuregelung billigte der Bundesrat am Freitag.

Damit soll verhindert werden, dass EU-Ausländer wegen hierzulande höherer Sozialleistungen nach Deutschland kommen.

Das Bundessozialgericht in Kassel hatte Ende 2015 entschieden, dass EU-Bürger spätestens nach sechs Monaten Aufenthalt Anspruch auf Sozialhilfe in Deutschland haben. Daraufhin hatte die Bundesregierung die Neuregelung auf den Weg gebracht, um solche Zahlungen künftig in den ersten fünf Aufenthaltsjahren zu vermeiden. Danach wird von einem „verfestigten Aufenthalt“ ausgegangen.

Zur Begründung hieß es, nur wer in Deutschland lebe, arbeite und Beiträge zahle, habe auch einen berechtigten Anspruch auf Leistungen aus den hiesigen Sozialsystemen. Wer jedoch noch nie hier gearbeitet habe und auf staatliche Unterstützung angewiesen sei, müsse existenzsichernde Leistungen in seinem Heimatland beantragen.

Vor Ablauf der Fünf-Jahres-Frist soll es künftig nur noch für höchstens einen Monat eine Überbrückungshilfe bis zur Ausreise geben. Auch die Datenübermittlung zwischen den Behörden soll gestärkt werden, damit Sozialleistungen oder Kindergeld nicht an Unberechtigte gezahlt werden.

EurActiv mit AFP  19

 

 

 

 

Da ist was falsch gelaufen

 

Fünf Gründe, warum die wirtschaftlichen Vorteile der EU die Bürger nicht mehr überzeugen. Von Thieß Petersen

 

„Selbst wenn die Bürger anerkennen, dass die europäische Integration positive Wachstumseffekte hat, können sie der Ansicht sein, dass die damit verbundenen Einkommenszuwächse nicht bei ihnen ankommen.“

Eine stärkere wirtschaftliche Integration zwischen den europäischen Ländern führt zu mehr Wachstum und Beschäftigung auf der gesamtwirtschaftlichen Ebene der Europäischen Union (EU) – das erwarten die Bürger. Empirische Studien zeigen, dass die EU diese Erwartungen in den letzten 20 Jahren erfüllen konnte. Trotzdem schwindet die Zustimmung der Bürger zur EU. Die unbestreitbaren wirtschaftlichen Vorteile eines gemeinsamen Europas scheinen die Bürger nicht mehr zu überzeugen. Hierfür sehe ich fünf mögliche Erklärungen.

Gewöhnung und Vergessen

Menschen gewöhnen sich an bestimmte Vorteile und nehmen sie nach einer gewissen Zeit als selbstverständlich hin. Nehmen wir an, 100 Personen arbeiten zunächst für sich alleine und verdienen damit 50 000 Euro pro Person und Jahr. Nun wird diesen Personen der Vorschlag unterbreitet, arbeitsteilig zusammenzuarbeiten und damit 52 000 Euro pro Person und Jahr zu verdienen. Um die Arbeitsteilung zu organisieren, müssen sie jedoch 1000 Euro an einen gemeinsamen Fonds zahlen, sodass ihnen ein jährliches Nettoeinkommen in Höhe von 51 000 Euro verbleibt. Rational handelnde Personen werden sich für die Kooperation entscheiden, weil ihnen diese ein um 1000 Euro höheres Nettoeinkommen ermöglicht. In den ersten Jahren werden sie sich noch daran erinnern, dass die Zusammenarbeit mit diesem Einkommensplus verbunden ist. Nach einigen Jahren aber ist zu befürchten, dass die beteiligten Personen die Quelle des zusätzlichen Einkommens vergessen und nur noch an die zu zahlenden 1000 Euro denken. Folgerichtig werden sie sich darüber beschweren, dass sie auf 1000 Euro Einkommen verzichten müssen, für die sie keinen Gegenwert sehen.

Individuelle Nachteile werden stärker gewichtet als Vorteile

Die Tatsache, dass mit der Mitgliedschaft in der EU auch Nachteile verbunden sind (Zahlungen an den EU-Haushalt, teilweiser Verzicht auf nationale Kompetenzen durch Kompetenzübertragung an die EU), hat einen zweiten Nachteil: Empirische Studien zeigen, dass Menschen finanzielle Verluste stärker gewichten als finanzielle Gewinne. Mit anderen Worten: Die Nutzeneinbuße, die Menschen mit dem Verlust von beispielsweise 1000 Euro verbinden, ist vom Betrag her in der Regel größer als der Nutzenzuwachs, der mit einem Gewinn von 1000 Euro verbunden ist. Übertragen auf die Mitgliedschaft in der EU kann dies bedeuten, dass die Bürger diese Mitgliedschaft gar nicht mit einem positiven Nettonutzen verbinden.

Wenige Verlierer mobilisieren stärker als die Masse der Gewinner

Der Abbau von Handelshemmnissen innerhalb der EU hat zwar für die beteiligten Volkswirtschaften als Ganzes positive Wachstums- und Beschäftigungseffekte. Branchen, die ihren Schutz vor Konkurrenten aus dem Ausland verlieren, müssen hingegen Umsatz- und Beschäftigungseinbußen befürchten. Daher gibt es für die Betroffenen – sowohl die Beschäftigten als auch die Kapitaleigentümer – einen großen Anreiz, im Vorfeld des geplanten Abbaus von Handelshemmnissen zu versuchen, durch eine Beeinflussung der politischen Entscheider diesen Abbau zu verhindern. Die Konsumenten, die von geringeren Preisen profitieren würden, haben hingegen keinen großen individuellen Anreiz, Ressourcen für eine entsprechende Beeinflussung aufzuwenden. Im Ergebnis gelingt es der kleinen Anzahl der potenziellen Verlierer, eine weitere Vertiefung des Binnenmarktes zu verhindern bzw. eine Wiederherstellung von Handelshemmnissen durchzusetzen.

Wachstumsgewinne kommen nicht mehr bei der Mehrheit der Bürger an

Selbst wenn die Bürger anerkennen, dass die europäische Integration positive Wachstumseffekte hat, können sie der Ansicht sein, dass die damit verbundenen Einkommenszuwächse nicht bei ihnen ankommen. Dies ist vor allem zu erwarten, wenn die Einkommensungleichheit in einem Land im Zeitablauf zunimmt. Die Bürger gehen dann davon aus, dass eine verstärkte ökonomische Integration – sei es in Form der Globalisierung oder des Zusammenwachsens Europas – nur für „die da oben“ wirtschaftliche Vorteile hat, aber nicht für die Masse der Bevölkerung. Folglich lehnen sie eine voranschreitende wirtschaftliche Integration ab oder wünschen sich sogar einen Rückbau des erreichten Integrationsniveaus.

Emotionen wiegen stärker als rationale Argumente

Denkbar ist schließlich auch, dass sich viele Bürger bei ihren Entscheidungen von Emotionen lenken lassen. Dieses Vorgehen könnte beispielsweise die ablehnende Haltung vieler Bürger des Vereinigten Königreichs gegenüber der EU erklären, denen die Selbstbestimmung des ehemaligen Empire wichtiger ist als die mit einem Brexit verbundenen wirtschaftlichen Nachteile.

Gesellschaftspolitische Implikationen

Ob diese fünf Erklärungen überzeugende Argumente für die gegenwärtige EU-Skepsis sind, lässt sich hier nicht abschließend klären. Falls sie jedoch zutreffend sein sollten, ergeben sich daraus Ansatzpunkte für eine Verbesserung der Einstellungen der Bürger zu Europa:

Um den drei ersten möglichen Ursachen entgegenzuwirken, ist es notwendig, immer wieder auf die ökonomischen Vorteile der voranschreitenden ökonomischen Integration Europas hinzuweisen beziehungsweise auf die wirtschaftlichen Nachteile, die mit einer Verringerung der ökonomischen Integration verbunden sind.

Mit Blick auf die vierte Erklärung ist eine Verringerung der Einkommensungleichheiten durch das Steuer-Transfer-System und andere politische Maßnahmen notwendig. Hier gilt es, die Ängste der Bürger vor einer ungerechten Verteilung der Wachstumsgewinne durch eine stärkere EU-Integration ernst zu nehmen und über geeignete Kompensationsmechanismen nachzudenken. Ansonsten droht nicht nur die Akzeptanz der EU verloren zu gehen, sondern generell das Vertrauen in den Außenhandel und die Globalisierung.

Falls schließlich die fünfte Erklärung zutreffen sollte, helfen ökonomische Berechnungen zu den wirtschaftlichen Vorteilen der EU nicht weiter. In diesem Fall wäre es erforderlich, ein Narrativ für Europa zu entwickeln, das die außerökonomischen Vorteile der EU hervorhebt. Zu einem solchen Narrativ gehört dann auch eine Kommunikationsstrategie, die stärker mit Bildern und konkreten Beispielen arbeitet. IPG 6.12.

 

 

 

 

Italien: „Das Reformprogramm wird zum Erliegen kommen – ein Problem auch für die EU“

 

Nach dem gescheiterten Referendum in Italien werden dringend nötige Strukturreformen zunächst ausbleiben. Pawe? Tokarski erklärt im Interview, welche Folgen das für Italien und die Eurozone haben könnte. 

Dr. Pawe? Tokarski forscht an der Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP) u.a. zur Wirtschafts- und Währungsunion. Die Stiftung berät Bundestag und Bundesregierung in allen Fragen der Außen- und Sicherheitspolitik. Der Text ist auch auf der SWP-Homepage in der Rubrik »Kurz gesagt« veröffentlicht worden.

Frage: Droht der EU nach der Volksabstimmung in Italien wieder eine existentielle Krise?

Pawe? Tokarski: Die Volksabstimmung war nicht nur ein Misstrauensvotum gegen den Regierungschef, sondern auch gegen sein Strukturreformprogramm. Dieses Programm ist weder perfekt konzipiert noch umgesetzt worden, war aber dringend notwendig und so weitreichend, wie es das Land seit der Einführung des Euro nicht gesehen hatte. Eine technokratische Übergangsregierung, sofern sie kommt, wird sich bis zu den Wahlen 2018 nur auf die dringendsten Aufgaben konzentrieren können, und das Reformprogramm wird zum Erliegen kommen. Das ist ein Problem auch für die EU.

Mit welchen wirtschaftlichen Problemen haben wir es in Italien zu tun?

Das Ausmaß der Herausforderungen ist enorm. Die wichtigsten Probleme sind das niedrige Wirtschaftswachstum, die stagnierende Produktivität und steigende Arbeitskosten, die die Wettbewerbsfähigkeit schwächen. Private Haushalte und der Staatshaushalt sind überschuldet, die Arbeitslosenquote hoch und der Bankensektor in einer prekären Lage. Hinzu kommen auch große Unterschiede in der wirtschaftlichen Entwicklung zwischen Nord- und Süditalien. Leider haben die Renzi-Reformen noch keine spürbare Verbesserung der wirtschaftlichen Lage gebracht. Im Juli hat der IWF geschätzt, dass die italienische Wirtschaft erst Mitte der 2020er Jahre das Niveau von vor der globalen Finanzkrise erreichen wird.

Muss man sich Sorgen machen, dass es zu einem Austritt Italiens aus der Eurozone kommen könnte?

Es gibt keinen Grund zur Panik. Die Lage in der Eurozone ist viel stabiler, als sie es im Juli 2011 war. Damals hatte ein Konflikt zwischen dem damaligen Ministerpräsidenten Silvio Berlusconi und seinem Wirtschafts- und Finanzminister Giulio Tremonti die Eurokrise in eine neue Phase katapultiert. Es ist aber wichtig sich klarzumachen, dass ein Austritt aus der Währungsunion nicht unbedingt das Ergebnis einer bewussten politischen Entscheidung, zum Beispiel nach einer Volksabstimmung, sein muss. Das größte Risiko besteht darin, dass ein chaotischer Prozess eine Eigendynamik entwickelt, die nicht mehr zu beherrschen ist. In Griechenland etwa hat das zunehmende Misstrauen der Bevölkerung 2015 dazu geführt, dass die Menschen ihre Ersparnisse reihenweise von ihren Konten abgehoben und damit die Lage im Bankensektor zusätzlich verschärft haben. 

Und das ist auch in Italien denkbar?

Richtig. Gerade angesichts eines potenziellen Wahlsiegs der Fünf-Sterne-Bewegung Beppe Grillos besteht diese Gefahr: Der einzige konkrete Punkt in Grillos Wirtschaftsprogramm ist der Austritt Italiens aus der Eurozone. Damit ist die Fünf-Sterne-Partei viel radikaler als zum Beispiel die griechische SYRIZA-Koalition, die sich nie offen für einen Grexit ausgesprochen hat Das könnte Misstrauen in die künftige Wirtschaftsentwicklung erzeugen. Vom Ausgang des Referendums wurden negative Reaktionen der Finanzmärkte befürchtet.

Bisher ist es ruhig geblieben. Wie deuten Sie das?

Es ist vor allem deshalb ruhig geblieben, weil man ein negatives Ergebnis der Volksabstimmung schon seit langem erwartet hatte. Außerdem ist klar, dass die Europäische Zentralbank (EZB) Italien im Notfall unterstützen wird. Investoren gehen aber in der unsicheren politischen Situation davon aus, dass die nötigen Reformen zur Stabilisierung des Bankensektors zunächst ausbleiben werden. Das mangelnde Vertrauen verschlechtert das Investitionsklima und damit die Möglichkeiten der Banken, neues Kapital anzuziehen. Die Spekulationen über Neuwahlen verkomplizieren die Stabilisierung des Bankensektors zusätzlich. 

Was würde im Falle einer Zahlungsunfähigkeit der Banken passieren?

Die sogenannten »Bail-in«-Regeln der Bankenunion sorgen dafür, dass generell zuerst private Investoren der Banken an Verlusten beteiligt werden müssen, bevor der Staat oder der ESM-Rettungsschirm der Eurozone intervenieren können. In Italien sind ein Drittel der Bankinvestoren Privatanleger. Tritt das ein, wird das Vertrauen der Menschen in die Staatsinstitutionen weiter erschüttert, weil die es nicht geschafft haben, die Banken effizient zu überwachen. Die populistischen Parteien wissen diese Probleme sehr gut für sich zu nutzen. Das führt zu dem Dilemma, dass die Regeln der Bankenunion im Sinne der Glaubwürdigkeit streng angewendet werden sollten, dies aber negative politische Folgen haben könnte.

Was muss geschehen, um die Situation unter Kontrolle zu halten?

Die wichtigste Aufgabe der PD-geführten Regierungskoalition ist es nun, einen relativ reibungslosen Übergang hin zu einer stabilen Übergangsregierung zu gewährleisten, die in der Lage ist, den Prozess der Sanierung und Rekapitalisierung des Bankensektors effektiv politisch abzusichern. Es kommt auch darauf an, dass der neue Regierungschef schnell das Vertrauen der Finanzmärkte gewinnt. Ein geeigneter Kandidat, der hierzu in der Lage wäre, ist Pier Carlo Padoan, der bisherige Wirtschafts- und Finanzminister in Renzis Kabinett.

Zudem braucht es Unterstützung von außen, um den italienischen Schuldenmarkt zu stabilisieren, der durch das Misstrauen in die Politik weiter in Schieflage geraten könnte. Immerhin gilt als sicher, dass die EZB am 8.12. die Weiterführung der lockeren Geldpolitik bekanntgeben und damit bereit sein wird, italienische Staatsanleihen aufzukaufen. Es wird aber schwierig, eine längere politische Instabilität abzufedern, da die Ankäufe pro Land begrenzt sind. Zudem signalisiert die EZB seit langem, dass sie die lockere Geldpolitik nicht ewig fortführen will. Irgendwann wird Schluss sein.

Was bedeutet dieses Referendum für die Zukunft der Eurozone?

Um das Vertrauen in die Eurozone zu stärken, bräuchte es zum einen nennenswerte Reformen in den Krisenländern. In Italien ist aber nun erstmal Stillstand zu erwarten. Zum anderen müssten weitere fiskal- und wirtschaftspolitische Kompetenzen auf die supranationale Ebene verlagert werden. Die große Unterstützung für europaskeptische Kräfte in vielen Ländern der Eurozone, aber auch der sich verschärfende Mangel an Vertrauen zwischen Nord und Süd machen es unmöglich, in diese Richtung zu gehen. Das italienische »Nein« wird von vielen im Norden als Signal gegen Reformen und als klare Präferenz für den Status quo interpretiert; es sieht danach aus, dass Italien nicht in der Lage ist, seine wirtschaftlichen Probleme selbst zu lösen. Auf der anderen Seite vermitteln Politiker in Rom ihrem Volk, dass die EU sie mit ihren Problemen alleine lässt. Es ist eine verfahrene Situation.

Das Interview führte Candida Splett von der Online-Redaktion der SWP.

 

 

 

 

Monte dei Paschi: Jede Baustelle in Italien ist eine Baustelle Europas

 

Das ohnehin überschuldete Italien wird seine drittgrößte Bank mit staatlichen Geldern stützen. Doch ob die Summe von 20 Milliarden Euro reicht, ist fraglich. Antworten auf die drängendsten Fragen von EurActivs Medienpartner „WirtschaftsWoche“.

 

Es vergeht in der italienischen Politik in diesen Wochen eigentlich kein Tag, an dem sich nicht in irgendeiner Form der nach einem verlorenen Referendum Anfang Dezember zurückgetretene Ministerpräsident Matteo Renzi zeigt. Mal lässt sich der Sozialdemokrat beim Einkaufen im Supermarkt fotografieren, mal steuert er auf einem Youtube-Video seinen VW Tiguan durch die dunklen Gassen seines Heimatorts bei Florenz und vor allem erinnert er seine Landsleute via Facebook und Twitter daran, dass er trotz (aus seiner Sicht vorübergehenden) Amtsverlusts noch Ambitionen hat.

Am Mittwoch feierte er auf Facebook euphorisch die bevorstehende Einweihung der A3. Diese Autobahn, muss man wissen, hat so ziemlich alles, was man in Nordeuropa von einer italienischen Baustelle erwartet: Sie wird seit Jahren nicht fertig, es floss mutmaßlich mehr Geld in irgendwelche Mafiakanäle als in den unmittelbaren Bau der Straße, sie wurde aus zig Bauabschnitten zusammengestoppelt.

Renzi aber war euphorisch. Kritik aus dem Ausland an dem skandalösen Bau? Die erledige sich doch dadurch, dass das Werk nun wirklich fertig sei, befand Renzi. „Mit Italienern lachen, ist schön. Über Italiener lachen aber nicht.“ Man werde nie mehr einem Ausländer erlauben, über Italien zu lachen oder den Kopf zu schütteln.

Nun, jetzt fällt Renzi schon länger dadurch auf, dass er zur Not auch mal gegen den ein oder anderen Miteuropäer austeilt. Nur dieses Mal dürfte er nicht nur in der Form sondern auch inhaltlich daneben liegen. Denn während die seltsame Südautobahn tatsächlich gestern eingeweiht wurde, staunt Europa ungläubig über eine andere Baustelle, die immer größer wird: das italienische Bankensystem. Und das ist eine Baustelle, das zeichnet sich nun ab, an der Baumeister Renzi und seine derzeit ohne ihn regierenden Sozialdemokraten unter Ministerpräsident Paolo Gentiloni und Finanzminister Pier Carlo Padoan, wohl nur gemeinsam mit den Europäern werden weiterbauen können.

Italien hat seine Bankenkrise – teils aus eigenem Verschulden, teils wegen mutwilliger Fehler der europäischen Partner – so lange verschleppt, bis sie nun kaum noch zu lösen ist. Das wird dieser Tage am Beispiel der ältesten Bank der Welt, Monte dei Paschi di Siena, deutlich, die nach monatelangen vergeblichem Suchen nach privaten Investoren nun wohl vom Staat gerettet werden muss.

20 Milliarden Euro hat die italienische Mitte-Links-Regierung dafür diese Woche bereitgestellt. Und das dürfte nur ein Mindestbetrag sein, denn neben Monte dei Paschi sind weitere Banken bedroht. Damit aber gerät das drittgrößte Land der Eurozone in Konflikt mit den Regeln der neuen Bankenunion. Demnach sollten Staaten nie wieder Banken retten. Und damit wird die Krise nicht nur zur Gefahr für das ohnehin überschuldete Italien – sondern auch für die Spielregeln in Euroland.

Wie ist der Stand in Siena?

Im Sommer forderte die Europäische Zentralbank die Banca Monte dei Paschi auf, bis Jahresende fünf Milliarden Euro frisches Kapital aufzutreiben. Damit sollte dem enormen Anstieg fauler Kredite in der Bilanz Rechnung getragen werden. Von etwa 110 Milliarden Euro Kreditvolumen gelten laut EZB mindestens 47 Milliarden als akut ausfallgefährdet. Ein Bankenkonsortium machte sich daran, einen privaten Rettungsplan umzusetzen. Es wurde nachrangige Anleihen in Aktien umgetauscht und immer mal machten Gerüchte von neuen privaten Ankerinvestoren die Runde: Mal sollte es JP Morgan sein, mal der staatliche Investmentfonds aus Qatar.

Eine Kapitalerhöhung aus privaten Quellen aber scheiterte diese Woche. Nicht ganz zwei Milliarden bekam die Bankspitze um Vorstandschef Marco Morelli zusammen. Zu wenig.

Und noch schlimmer: Nach Monaten der Diskussionen über die Stabilität der Bank, sind auch die Kunden – die Bank hat auch das drittgrößte Privatkundengeschäft in Italien – verunsichert und ziehen ihr Geld ab. So leidet die Bank nicht mehr nur unter ausfallbedrohten Krediten (die in Italien anders als in Deutschland ohnehin erst nach 250 Tagen statt 90 Tagen Zahlungsverzug auf „faul“ gestellt werden müssen), sondern auch unter einem akuten Liquiditätsengpass. Normalerweise, hieß es am Donnerstag in Rom, reiche die Kapitalausstattung für elf Monate, mittlerweile nur noch für vier.

Welche weiteren Banken sind gefährdet?

Monte dei Paschi ist nicht der einzige Problemfall unter den Banken des Landes. Der Banken-Rettungsfonds Atlante verabreicht dieser Tage zwei Regionalinstituten Geldspritzen von insgesamt knapp einer Milliarde Euro: 628 Millionen gehen an die Veneto Banca, 310 Millionen an die Banca Popolare di Vicenza. Atlante hatte beide Institute in diesem Jahr übernommen, nachdem Kapitalerhöhungen gescheitert waren. Atlante will die beiden Banken fusionieren.

Zehn Prozent der italienischen Banken, heißt es in Mailänder Finanzkreisen, hätten insgesamt derzeit „akute Probleme“. Etwa 360 Milliarden Euro „fauler Kredite“ belasten Italiens Banken, fast 90 Milliarden davon liegen bei Klein- und Kleinstinstituten. Laut Berechnungen von „Bloomberg“ brauchen die maroden Banken in den nächsten Monaten mindestens 52 Milliarden Euro – also mehr als das Doppelte an Rückstellungen für den Fall, dass ihre Forderungen ausfallen. In der Summe enthalten sind die acht Milliarden Euro, die die Unicredit auf ihre faulen Kredite abschreibt, sowie das Geld, das die italienische Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) benötigt.Die Bankfachleute der Ratingagentur Moody’s haben ihr Urteil über Italiens Geldbranche Mitte dieses Monats deshalb von „stabil“ auf „negativ“ gesenkt.

Wie genau will Italien vorgehen?

Der Rettungsplan für Monte dei Paschi wurde in der Nacht zu Freitag per Notfalldekret in Kraft gesetzt werden. Das Geldhaus aus Siena könne nun die Kurve kriegen, sagte der neue Ministerpräsident des Landes, Paolo Gentiloni. Nach einem Bericht der Wirtschaftszeitung „Il Sole 24 Ore“ könnte sich die Rettung der drittgrößten italienischen Bank durch den Staat aber bis zu drei Monate lang hinziehen. Demnach würde die Übergangsregierung Gentiloni der Bank zunächst mit einer Staatsgarantie eine Atempause verschaffen.

Für die Garantien braucht Italien aber die Zustimmung der EZB und der Europäischen Union. Denn Staatshilfen für Banken sind daran geknüpft, dass auch private Investoren und Anleger dafür bluten müssen. Allerdings hat Italien eine Klausel in den Regeln zur Bankenunion gefunden, wonach „präventive Rekapitalisierungen“ durch den Staat erlaubt sind. Ob dazu allerdings auch gehört, dass ein Staat die Aktienmehrheit an einer kriselnden Bank übernimmt, darüber verhandeln die Italiener derzeit in Brüssel.

Warum ist die Krise so gefährlich für das Land?

Die Lage der Banken ist für Italien ein sensibles Thema, weil in keinem Euroland Banken, Gesellschaft und Wirtschaft so stark verwoben sind. Monte dei Paschi etwa hat nachrangige Anleihen an 40.000 Privatkunden für gut zwei Milliarden Euro verkauft. Würde der Staat nicht eingreifen, wäre dieses Geld verloren.

Und so ist es überall in Italien. Insgesamt halten Privatanleger solche Anlagen im Wert von fast 200 Milliarden Euro. Diese verfallen zu lassen, weil der Staat nicht einspringt, wäre für jede Regierung politischer Selbstmord – und würde die Wut vieler Italiener auf die Politik noch weiter verschärfen. Dass die Regierung Renzi im Fall zweier kleinerer Banken im vergangenen Jahr genau so handelte, also konform zu EU-Regeln, gilt als einer der Gründe für Renzis Niederlage bei einem Referendum Anfang Dezember.

Welche Folgen hat die Krise für Europa?

Der drohende Eingriff des Staates in Siena ließ am Donnerstag die Renditen italienischer und spanischer Staatsanleihen leicht steigen. Will heißen: Die Märkte werten die Krise als Möglichkeit, dass die Euroschuldenkrise neu aufflammen könnte. Schließlich muss Italien sein 20-Milliarden-Bankenrettungspaket über neue Schulden finanzieren (die es dank der Nullzinspolitik von EZB-Chef Mario Draghi freilich so günstig wie nie bekommt, aber das ist eine andere Geschichte), und das bei einer Rekordverschuldung von ohnehin schon 2,2 Billionen Euro.

Dennoch hält sich der Unmut in Europa in Grenzen. Selbst Bundesbank-Präsident Jens Weidmann äußerte vor einigen Tagen schon Verständnis für das staatliche Eingreifen in Italien. Derzeit mögen sich vor allem deutsche Ökonomen darüber echauffieren, dass in Italien wieder die Allgemeinheit die Fehler von Bankern ausgleicht. „Gleich beim ersten großen Test“, schimpft RWI-Ökonom Christoph Schmidt, halte die neue EU-Krisenpolitik die Regeln nicht ein. „Die Banken-Union ist nicht glaubwürdig“.

Dennoch sind viele Europäer weiter bereit, die Regeln zu dehnen. Zu groß ist die Sorge, ein eharren auf Regeln würde die Italiener aus Euro oder gar EU vergraulen. Laut einer Ifo-Umfrage unter rund 100 Ökonomie-Professoren sind 61 Prozent dagegen und nur 29 Prozent dafür, Italien aus der Gemeinschaftswährung zu drängen. Zur Begründung verweisen die Befragten auf die Stabilität des Euroraums. Rund 52 Prozent befürchten bei einem Austritt Italiens, dass sie negativ beeinflusst werden könnte. Rund 23 Prozent kreuzten in der Umfrage sogar „sehr negativ“ an.

Damit aber ist jede Baustelle in Italien auch eine Baustelle Europas. So gesehen kann Renzi also beruhigt sein: So schnell wird kein Europäer mehr über Italien lachen. Mit Italien allerdings wohl auch nicht. Sven Prange, WW,  EA 23

 

 

 

Schwere Arbeitsausbeutung - wenn Arbeitnehmerrechte nicht geschützt sind

 

Kommentar von Michael O'Flaherty, Direktor Agentur der Europäischen Union für Grundrechte

 

Die Ausbeutung von Arbeitskräften ist ein Aspekt der Migration, der im Allgemeinen nur wenig Aufmerksamkeit erfährt – weder vonseiten der Forschung noch seitens der Politik. Von 2013 bis 2015 führte die Agentur der Europäischen Union für Grundrechte (FRA) umfangreiche Forschungsarbeiten zu den unterschiedlichen Ausprägungen schwerer Formen der Ausbeutung ausländischer Arbeitskräfte in der EU und deren Bekämpfung durch, die sich sowohl auf Arbeitskräfte erstreckten, die ihr Recht auf Freizügigkeit innerhalb der EU wahrnahmen, als auch auf Drittstaatsangehörige aus Ländern außerhalb der EU.

Dabei wurden erstmals umfassend die verschiedenen strafrechtlich relevanten Formen der Ausbeutung von Arbeitskräften untersucht. Der Bericht stellt die Ansichten von mehr als 600 Sachverständigen aus 21 Mitgliedstaaten zu den Risikofaktoren vor, die zu schweren Formen der Arbeitsausbeutung beitragen. Ein Fünftel der befragten Sachverständigen, darunter Arbeitsaufsichtsbeamte, Mitarbeiter von Organisationen, die Ausbeutungsopfer unterstützen sowie Polizisten, gaben an, dass sie mindestens zweimal pro Woche mit schweren Formen der Arbeitsausbeutung konfrontiert sind. Diese ist in einer ganzen Reihe von Wirtschaftszweigen weit verbreitet – von der Landwirtschaft über Tätigkeiten im häuslichen Bereich bis hin zum verarbeitenden Gewerbe und der Unterhaltungsindustrie. Dies spiegelt sich jedoch in den offiziellen Zahlen nicht wider, die Zahl erfolgreicher strafrechtlicher Verfolgungen und Verurteilungen ist im Fall der Ausbeutung von Arbeitskräften extrem niedrig.

Dies hat vielerlei Gründe. Hier nur zwei Beispiele:

* Mangels wirksamer Kontrollen durch die Arbeitsaufsichtsbehörden bleibt Ausbeutung oftmals unentdeckt, was zur Folge hat, dass es nur selten überhaupt zu Ermittlungen kommt. Die mehrstufige Vergabe von Unteraufträgen, wie sie im Baugewerbe und in der Fleischwarenindustrie üblich ist, erschwert die Ermittlung ausbeutender Betriebe zusätzlich.

* Unterschiedliche Definitionen von strafbarer Arbeitsausbeutung in den EU-Mitgliedstaaten führen dazu, dass eine Handlung in einem Land strafbar sein kann, in einem anderen Land jedoch nicht.

Gleichzeitig gibt es eine ganze Reihe von Lösungen, die vergleichsweise einfach umzusetzen wären und mit denen sich deutliche Verbesserungen herbeiführen ließen:

* Die Einführung eindeutiger und umfassender strafrechtlicher Definitionen, mit denen schwere Formen der Ausbeutung von Arbeitskräften unmissverständlich verboten werden.

* Eine intensivere Zusammenarbeit zwischen Arbeitsaufsichtsbehörden und Polizei.

* Schulung und Sensibilisierung der Polizeikräfte, um sie in die Lage zu versetzen, zu erkennen, wann Arbeitsausbeutung vorliegt, und entsprechend zu reagieren.

Das Fehlen wirksamer Überwachungsmaßnahmen und die Schwierigkeiten der Opfer von Ausbeutung, dies zur Anzeige zu bringen, machen deutlich, dass außenstehende Dritte, wie Gewerkschaften und Organisationen, die Opfer unterstützen, bei der Bekämpfung der Arbeitsausbeutung eine wichtige Rolle übernehmen können. Ein Beispiel hierfür bietet eine Praxis, die in einer Reihe von EU-Mitgliedstaaten eingeführt wurden, wonach Gewerkschaften im Namen der Ausbeutungsopfer Anzeige erstatten können.

Das Thema geht jedoch nicht nur Behörden und öffentliche Einrichtungen an. Das Phänomen der schweren Arbeitsausbeutung bleibt der Öffentlichkeit häufig verborgen: Den Verbrauchern ist überhaupt nicht bewusst, dass der Wein, den sie trinken, die Kartoffeln, die sie essen, die Hemden, die sie tragen, oder die Dienstleistungen, die sie in Hotels oder Restaurants in Anspruch nehmen, möglicherweise das Produkt von Ausbeutung sind.

Für die Verbraucher kann und sollte erkennbar sein, wann sie sicher sein können, dass Waren und Dienstleistungen nicht das Produkt schwerer Formen der Arbeitsausbeutung sind – ein Gütezeichen für „faire Arbeit“ sozusagen. Ergänzend hierzu könnten Arbeitgeber und Personalvermittler, die wegen der Ausbeutung von Arbeitskräften rechtskräftig verurteilt wurden, in einem öffentlich zugänglichen Register geführt werden. Wie der Vertreter einer Arbeitgeberorganisation gegenüber der FRA feststellte: „Dadurch, dass ehrliche Beschäftigungspraktiken am Markt sichtbar gemacht werden, entsteht ein Mehrwert ... Wenn man jemand bestrafen will, kann man eine Geldstrafe verhängen, das hilft. Viel mehr hilft es jedoch, wenn der Betreffende seine Produkte nicht mehr verkaufen kann.“

Auch die Aufklärung über die Folgen von Arbeitsausbeutung muss verbessert werden, denn durch Ausbeutung werden nicht nur die Opfer selbst geschädigt, vielmehr werden dadurch die Arbeitsnormen generell untergraben. Wenn toleriert wird, dass sich schwere Formen der Arbeitsausbeutung großflächig in der Wirtschaft ausbreiten, dann werden damit nicht nur gravierende Grundrechtsverletzungen einfach hingenommen, vielmehr wird sich dies langfristig auch negativ auf die Arbeitsnormen für alle Arbeitskräfte auswirken.

Studie der Europäischen Grundrechteagentur zu schweren Formen der Arbeitsausbeutung: http://bit.ly/1cXTR1y. Forum Migration Januar

 

 

 

 

Rekord. Mehr als zwei Millionen Einwanderer kamen 2015 nach Deutschland

 

Durch Einwanderung ist die Bevölkerung Deutschlands 2015 um mehr als eine Million gewachsen – ein Rekord. Neue Höchstwerte erreicht auch die Zahl der Muslime. Mitverantwortlich ist die hohe Zahl Asylsuchender. Aber auch bei anderen Europäern ist Deutschland beliebt.

Deutschland hat im vergangenen Jahr die höchste Zahl an Einwanderern seit Beginn der Aufzeichnung der Daten 1952 verzeichnet. Wie aus dem am Mittwoch vom Bundeskabinett verabschiedeten Migrationsbericht hervorgeht, wurden 2015 insgesamt 2,14 Millionen Zuzüge registriert – ein Anstieg um 46 Prozent gegenüber dem bereits einwanderungsstarken 2014. Gleichzeitig zogen 2015 knapp eine Million Menschen aus Deutschland weg, womit ein Einwanderungsgewinn von rund 1,14 Millionen Menschen bleibt. 2014 lag dieser Saldo bei 550.000 Menschen.

Der starke Anstieg im vergangenen Jahr ist vor allem auf die hohe Zahl Asylsuchender zurückzuführen. Rund 890.000 Flüchtlinge kamen 2015 in die Bundesrepublik. Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) würdigte dabei die Anstrengungen von Ländern, Kommunen, Kirchen, Wohlfahrtsverbänden und den vielen Helfern bei der Bewältigung der Aufnahme Schutzsuchenender. Jetzt werde daran gearbeitet, „dass sich eine Situation wie im letzten Jahr nicht wiederholt“, sagte er.

Fast jeder zweite EU-Bürger

Deutschland war 2015 aber erneut auch bei anderen Europäern beliebtes Zielland. 45 Prozent der Einwanderer kamen 2015 aus einem EU-Mitgliedstaat – sechs Prozent davon waren Deutsche. Zusätzliche 13 Prozent waren Bürger eines anderen europäischen Landes. 30 Prozent der Migranten und Asylsuchenden kamen aus asiatischen Ländern, fünf Prozent aus afrikanischen Ländern.

Erstmals war das Bürgerkriegsland Syrien Hauptherkunftsland der Einwanderer in Deutschland. Gezählt wurden rund 327.000 Zuzüge. Auf dem zweiten Platz folgte Rumänien, auf dem dritten Polen. Der Migrationsbericht gibt jährlich detailliert Auskunft über die Wanderungen von und nach Deutschland. Erstellt wurde der Bericht vom Bundesamt für Migration und Flüchtlinge.

Mehr Familiennachzüge

Dem Dokument zufolge wurden 2015 knapp 39.000 Aufenthaltstitel zum Zweck der Erwerbstätigkeit erteilt. Das entspricht einem Anstieg von rund vier Prozent. Um fast 30 Prozent ist der Zuzug zu Familienangehörigen gestiegen. Mehr als 82.000 Familiennachzüge wurden im Ausländerzentralregister verzeichnet. Insbesondere der Zuzug von Syrern zu Angehörigen nach Deutschland stieg (knapp 16.000 Zuzüge).

In den ersten sechs Monaten dieses Jahres wurden den Angaben zufolge 44.000 Visa für den Familiennachzug erteilt. Im ersten Quartal sind demnach 4.289 zu Angehörigen nach Deutschland gekommen.

4,5 Millionen Muslime

Mit dem Migrationsbericht veröffentlichte das Bundesamt für Migration und Flüchtlinge auch eine neue Schätzung zur Zahl der Muslime in Deutschland. Die Behörde geht davon aus, dass zwischen 4,4 und 4,7 Millionen Muslime in Deutschland leben. Der Anteil der Muslime an der Gesamtbevölkerung liegt nach dieser Schätzung bei 5,4 bis 5,7 Prozent.

Genaue Angaben zur Zahl der Muslime gibt es nicht, weil die islamischen Gemeinden anders als die Kirchen und jüdischen Gemeinden ihre Mitglieder nicht zählen. Zuletzt hatte das Bundesamt 2009 eine Schätzung der Zahl der Muslime veröffentlicht. Damals ging es von 3,8 bis 4,3 Millionen Muslimen in Deutschland aus.

Muslimisches Leben wird vielfältiger

Insbesondere neu eingewanderte Muslime kommen den Angaben zufolge aus dem Nahen Osten sowie Süd- und Südostasien. Der Anteil der Muslime mit türkischen Wurzeln ging auf 51 Prozent zurück.

Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) erklärte, die Zahlen belegten, dass das muslimische Leben in Deutschland vielfältiger wird. „In Anbetracht dieser Entwicklung sind die islamischen Organisationen in Deutschland gefordert, sich zu öffnen“, sagte er. Bei der Deutschen Islamkonferenz wolle er verstärkt über die Integrationsaufgabe und die in Deutschland prägende Kultur reden, kündigte de Maizière an. (epd/mig)

 

 

 

Wahljahr 2017: „Nicht wieder Kreuzzugsmentalitäten!"

 

Ein Superwahljahr hat begonnen: Nicht nur in Deutschland werden mehrere Landtage und der Bundestag gewählt, sondern auch in den Niederlanden und Frankreich wählen die Bürger in diesem Jahr. Parteien wie die Alternative für Deutschland (AfD) und Front National, denen oft Rechtspopulismus vorgeworfen wird, hoffen auf den Einzug in die Parlamente oder darauf, wie in Frankreich sogar den Präsidenten stellen zu können.

Hans-Jochen Jaschke, emeritierter Weihbischof in Hamburg, ist in öffentlichen Debatten und Talk-Shows ein kritischer Beobachter der Gesellschaft, er schaut „mit Schrecken“ auf die Prozentzahlen der AfD. „Wir tun nicht recht daran, wenn wir den Menschen so hinterherlaufen und mit Parolen, die der AfD entsprechen würden, zufriedenstellen würden,“ so Jaschke gegenüber Radio Vatikan. Die aktuelle gesellschaftliche Mentalität der Skepsis und Meckerei bezeichnete er als „erbärmlich“.

Die Kirche müsse die Menschen ernst nehmen, auch mit ihren Stimmungen und Ängsten, „aber wir müssen sie herausholen aus einer allgemeinen Haltung der Unzufriedenheit und der Unsicherheit und einer Mentalität des Suchens von Sündenböcken, wie etwa die Kanzlerin. Das ist eine ungesunde Haltung, die christlich nicht zu rechtfertigen ist.“

Staunen über Arroganz und Unverschämtheit

Die AfD biete in ihren Parolen Lösungen an, die es gar nicht gäbe, so der 75-jährige, und seien als „Rattenfänger“ unterwegs. „Ich kann nur staunen über die Arroganz und die Unverschämtheit mit der sie einen an der Nase herumführen wollen.“ Jaschke kritisierte aber auch die Teile etablierten Parteien, die sich treiben ließen vom Populismus. So gäben die Bischöfe zwar weder Wahlempfehlungen ab, noch sei die Kirche einer Partei verbunden, „aber wenn Parteien“, so Jaschke, „die, die den Namen ‚christlich‘ in der Überschrift tragen und sich so verhalten, dann kann man die eigentlich kaum noch wählen.“

Jaschke habe Verständnis für die Ängste und Gefühle vieler Leute: „Ich arbeite ja in Hamburg Sankt Georg und das ist vielfach ‚Klein-Istanbul‘. Da kommt man sich fremd vor.“ Um nicht weitere Ängste zu schüren, müsse auch mit einer Angst vor Überfremdung und einer „islamischen Gefahr“ richtig umgegangen werden.

Die Angst vor der Überfremdung

In Bezug auf den Umgang mit dem Islam in Deutschland, spricht sich Jaschke, der jahrelang die Unterkommission der deutschen Bischöfe für den interreligiösen Dialog leitete, für eine Haltung des Dialogs, die von Muslimen aber oft missverstanden und nicht akzeptiert würde, aus. Die Debatte um den Islam sei sehr kompliziert und die Kirche müsse Fragen um Staatsverträge und Islamunterricht kritisch begleiten, aber „wir kommen nicht weiter, wenn wir wieder Kreuzzugsmentalitäten entwickeln“, so der Weihbischof. Es ginge darum, eine klare Kante zu zeigen, wenn man als Partner im Gespräch nicht Ernst genommen würde, aber dennoch zu versuchen im Gespräch zu bleiben.

Zu einer christlichen Kultur gehören Werte wie Offenheit, Toleranz, Freiheit und auch die Freiheit der anderen, die einen Freiraum schafften. Jaschke sagt: „Wir merken, dass andere die Schwäche ausnutzen und die Freiräume auf ihre Weise füllen und besetzen. Wir müssen diese Freiräume vernünftig besetzen und gestalten.“  Dazu brauche es Geduld. „Wir kommen nur weiter, wenn wir lernen, uns zu respektieren. Wir müssen vernünftig bleiben und an die Vernunft appellieren!“ (rv 05.01.)

 

 

 

 

CDU stellt Doppelpass-Kompromiss infrage

 

Der CDU-Bundesparteitag hat gegen den Kompromiss mit der SPD zur doppelten Staatsbürgerschaft votiert. Die SPD zeigt sich entsetzt, Merkel beschwichtigt: Parteitagsbeschluss ändert nichts am Regierungshandeln.

Der CDU-Parteitag in Essen hat erneut eine Diskussion um die doppelte Staatsbürgerschaft ausgelöst. Der Koalitionspartner SPD, der den Doppelpass in dieser Wahlperiode durchgesetzt hatte, reagierte am Mittwoch empört. Eine Abschaffung sei mit der SPD nicht zu machen, sagte Bundesjustizminister Heiko Maas (SPD). Die Integrationsbeauftragte der Bundesregierung, Aydan Özo?uz (SPD), erklärte: „Mit der SPD wird es keine Rolle rückwärts bei der Abschaffung der Optionspflicht geben.“ Die CDU-Vorsitzende und Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) beschwichtigte: Am Regierungshandeln werde der Beschluss nichts ändern, sagte sie in Fernsehinterviews.

Die sogenannte Optionspflicht zwang in Deutschland aufgewachsene Kinder ausländischer Eltern bis 2014, sich für den deutschen oder den anderen Pass zu entscheiden. Nach einem im Juli 2014 vom Bundestag verabschiedeten und zuvor mühevoll zwischen Union und SPD verhandelten Kompromiss müssen das junge Erwachsene inzwischen nicht mehr, wenn sie bis zum 21. Geburtstag mindestens acht Jahre in Deutschland gelebt, sechs Jahre die Schule besucht oder einen deutschen Schulabschluss haben. Sie dürfen beide Pässe behalten.

Antrag der Jungen Union findet Mehrheit

Diesen Kompromiss stellte der CDU-Parteitag nun wieder infrage. Ein Antrag der Jungen Union auf Abschaffung der doppelten Staatsbürgerschaft fand beim Parteitag in Essen am Mittwoch eine knappe Mehrheit.

Sie halte persönlich nichts davon, „das jetzt zurückzudrehen“, sagte Merkel im ARD-Interview mit Blick auf die geltende Regelung. An der Rechtslage werde sich nichts ändern, versprach sie. Im Interview mit dem Sender Phoenix sagte sie, es komme vor, „dass Parteitage ihren eigenen Weg gehen“.

Offene Kritik an dem Beschluss kam vom langjährigen CDU-Bundestagsabgeordneten Ruprecht Polenz. „Zum Kippen der Regelung braucht es aber nicht nur eine Mehrheit in der CDU, sondern im Deutschen Bundestag. Weder SPD, noch Grüne oder FDP werden dafür zur Verfügung stehen“, kommentierte Polenz die Entscheidung auf Facebook. Es werde deshalb beim Koalitionskompromiss bleiben. Die Junge Union und die anderen Unterstützer des Beschlusses müssten dann erklären, warum der Beschluss nicht umgesetzt werden kann. Gleichzeitig werde der Beschluss im Wahlkampf gegen die CDU gewandt werden, damit „andere Parteien bei türkisch-Deutschen oder anderen Deutschen, deren Vorfahren eingewandert sind, punkten können. Loose – loose – Situation nennt man das gemeinhin“, so Polenz.

Maas: Riesiger Rückschritt

Maas sagte, die Abschaffung dieser Regelung „wäre ein riesiger Rückschritt für die Integration“. Der Beschluss der CDU auf dem Parteitag in Essen sei eine Misstrauenserklärung gegen die weit überwiegende Mehrheit der Doppelstaatler, die hinter dem Grundgesetz stehe.

Der Vorsitzende des Zentralrats der Muslime, Aiman Mazyek, sagte der Die Welt, der Parteitagsbeschluss könne als Zeichen der Ausgrenzung verstanden werden. Er sei ein falsches Signal.

Der Bundesvorsitzende der Jungen Union, Paul Ziemiak, wehrte sich unterdessen gegen den Vorwurf, der Antrag sei ein gezielter Affront gegen die am Dienstag mit 89,5 Prozent der Delegiertenstimmen an der CDU-Spitze bestätigte Merkel. Man habe schlicht eine andere inhaltliche Position bei dem Thema, sagte er dem Boulevardblatt Bild. „Wer als Ausländer nach Deutschland kommt, sollte sich am Ende entscheiden müssen, welche Staatsbürgerschaft er haben will“, sagte Ziemiak. (epd/mig)

 

 

 

 

Das ändert sich im neuen Steuerjahr

 

2017 dürfen Steuerzahler mit einer, wenn auch kleinen, Entlastung rechnen. So steigt der Grundfreibetrag im neuen Steuerjahr von 8.652 auf 8.820 Euro, für Verheiratete gilt der doppelte Betrag. Zudem wird, durch eine leichte Änderung bei den Einkommensteuer-Tarifen, der Effekt der sogenannten „kalten Progression“ etwas abgemildert. Obwohl der Staat die Steuern um rund 1,37 Mrd. Euro senkt, wird die Veränderung für den  einzelnen Steuerpflichtigen voraussichtlich kaum spürbar sein, informiert jetzt die Lohi (Lohnsteuerhilfe Bayern e.V.). Grund ist die aktuell sehr niedrige Inflation.

 

Ebenfalls nur eine Entlastung im Miniaturformat ist durch die Anhebung von Kindergeld und Kinderfreibetrag zu erwarten:  Die Leistungen für das erste und zweite Kind steigen dabei von 190 auf 192 Euro, für das dritte Kind auf 198 Euro und für jeden weiteren Nachwuchs auf 223 Euro monatlich. Der Kinderfreibetrag wird von 4.608 Euro auf 4.716 Euro angehoben. Der Freibetrag für die Betreuung, Erziehung und Ausbildung eines Kindes bleibt hingegen unverändert bei 2.640 Euro.

 

Von Steueränderungen profitieren können Steuerzahler auch bei der Altersvorsorge. Der Maximalbetrag für Aufwendungen, die als Sonderausgaben geltend gemacht werden können, beträgt für Ledige im kommenden Jahr 23.362 Euro und 46.724 Euro für verheiratete Paare. Wirkten sich im Jahr 2016 mit 82 Prozent der angegebenen Altersvorsorgeaufwendungen steuerlich aus, werden es 2017 84 Prozent sein. Hintergrund ist eine vom Gesetzgeber beschlossene schrittweise Anhebung des Prozentsatzes um jährlich zwei Prozentpunkte bis 2025. 

 

Wer im kommenden Jahr aus beruflichen Gründen umziehen muss, der kann sich über eine höhere Umzugspauschale freuen. Ab Februar 2017 können für Ledige 764 Euro, für verheiratete Paare pauschal 1.528 Euro abgezogen werden. Wer von Berufs wegen den Wohnort wechselt, sollte bei seiner Steuererklärung größere Posten wir Transport- und Reisekosten, Maklergebühren oder doppelte Mietzahlungen jedoch mit Rechnungen nachweisen, denn diese werden nicht pauschal abgegolten, sondern sind in ihrer individuellen Höhe als Werbungskosten absetzbar, rät die Lohi.

 

Lohi - Lohnsteuerhilfe Bayern e. V.

Die Lohi (Lohnsteuerhilfe Bayern e. V.) mit Hauptsitz in München wurde 1966 als Lohnsteuerhilfeverein gegründet und ist in rund 330 Beratungsstellen bundesweit aktiv. Mit nahezu 600.000 Mitgliedern ist der Verein einer der größten Lohnsteuerhilfevereine in Deutschland. Die Lohi zeigt Arbeitnehmern, Rentnern und Pensionären – im Rahmen einer Mitgliedschaft begrenzt nach § 4 Nr. 11 StBerG – alle Möglichkeiten auf, Steuervorteile zu nutzen. LHB, dip

 

Deutschlands Pläne zur Sicherheit: De Maizière unter Beschuss

Bundesinnenminister Thomas de Maiziere stößt mit seinem Vorstoß für einen radikalen Umbau der deutschen Sicherheitsbehörden parteiübergreifend auf heftige Kritik.

Abgelehnt wurde vor allem der Vorstoß des CDU-Politikers, die Landesämter für Verfassungsschutz aufzulösen und in eine Bundesverwaltung zu integrieren. Auch Innenminister aus den eigenen Reihen kritisierten Vorschläge des von de Maizière teils scharf als „dummes Zeug“. SPD-Chef Sigmar Gabriel sprach den Vorschlägen die Praxistauglichkeit ab.

„Herr de Maiziere macht einen Vorschlag, der nichts anderes bedeutet als eine große Föderalismuskommission, wo Bund und Länder zusammensitzen und über Behörden beraten“, sagte Gabriel. Dies sei nicht die richtige Antwort auf die Herausforderungen des Terrorismus. Es gelte, in den nächsten Wochen und Monaten schneller zu handeln. Hart ins Gericht ging Gabriel, der selbst ein Papier zur inneren Sicherheit vorlegte, mit de Maizieres Forderung nach Transitzonen. Nötig seien vielmehr Prävention, die Schließung salafistischer Moscheen, Zusammenarbeit mit Moscheegemeinden, mehr Aufklärung und Jugend-Sozialarbeit.

In der „Frankfurter Allgemeine Zeitung“ hatte de Maiziere für eine Stärkung des Bundes bei der Abwehr von Gefahren und in der Flüchtlingspolitik plädiert. Das BKA solle mehr Kompetenzen erhalten und die Bundespolizei „neben den Polizeien der Länder eine zentrale Verfolgungs- und Ermittlungszuständigkeit zur konsequenten Feststellung unerlaubter Aufenthalte in Deutschland“ bekommen. Sie solle zudem „zu einer echten Bundes-Polizei“ entwickelt werden.

De Maiziere verteidigte seinen Vorstoß. „Wir müssen die Sicherheitsbehörden in den Stand setzen, großen Krisen ins Auge zu sehen und ihnen zu begegnen. Und da brauchen wir auch mehr nationalstaatliche Steuerung“, sagte der CDU-Politiker in einem am Dienstag im ZDF „heute journal“ gesendeten Interview. „Wir sind ja nicht mehr in den 50er, 60er Jahren, sondern wir sind ein Staat, der internationalen Bedrohungen ausgesetzt ist.“ Der Vorwurf des Machtmissbrauchs sei da nicht mehr angebracht.

Caffier: Dummes Zeug

Der mecklenburg-vorpommersche Innenminister Lorenz Caffier nannte gegenüber dem Redaktionsnetzwerk Deutschland einige Vorschläge de Maizieres „völlig unausgegoren und allein dem Bundestagswahlkampf geschuldet“. Der Vorschlag seines Parteifreundes zur Auflösung der Landes-Verfassungsschutzämter sei gar „dummes Zeug“. Ohne die Ämter wäre zum Beispiel der Antrag zu einem NPD-Verbotsverfahren nicht möglich gewesen. Bayerns Innenminister Joachim Herrmann (CSU) sagte, für grundsätzliche Änderungen an der Sicherheitsarchitektur sehe er keinen Anlass. Eine Debatte darüber jetzt lenke nur von den eigentlichen Problemen und Herausforderungen zur raschen Bekämpfung des Terrorismus ab. Die Abschaffung aller Landesämter für Verfassungsschutz und eine Übernahme von deren Aufgaben durch das Bundesamt komme nicht in Betracht.

Auch der innenpolitische Sprecher der SPD-Bundestagsfraktion, Burkhard Lischka, warnte, die faktische Auflösung der Landesämter würde mit dem Verlust von Know-how einhergehen und damit erhebliche Sicherheitslücken zur Folge haben. Auch der Chef der Deutschen Polizeigewerkschaft, Rainer Wendt, sagte, die Landesämter müssten gestärkt und nicht geschlossen werden. Wie Herrmann begrüßte er aber den Vorschlag de Maizieres, der Bund solle mehr Verantwortung bei Abschiebungen übernehmen.

CDU-Vizechefin Julia Klöckner nahm de Maiziere in Schutz. Die Lage habe sich mit dem islamistischen Terrorismus verändert. Es wäre fatal, wenn der Blickwinkel der alte bleibe. „Kleinstaaterei in Sicherheitsfragen kann gefährlich werden.“ Auch der Deutsche Landkreistag erklärte, es werde ein „wehrhafter und gut aufgestellter Bundesstaat“ gebraucht. Unions-Fraktionsvize Stephan Harbarth sagte, de Maizieres Vorstoß sei ein mutiger und wichtiger Anstoß für eine Debatte und müsse ohne Tabus diskutiert werden.  EurActiv mit Agenturen  4

 

 

 

 

 

Abiturfach Muttersprache: Erweiterung des Fremdsprachenangebots in weiterführenden Schulen

 

Die Koalition aus SPD und Grünen will das Fremdsprachenangebot an den weiterführenden Schulen unter anderem um Türkisch und Arabisch erweitern. „An diesem Unterricht können dann alle Schüler teilnehmen“, sagte Kultusministerin Frauke Heiligenstadt (SPD). Die CDU ist dagegen.

Die Landesregierung bezieht sich auf Studien, wonach das Beherrschen der eigenen Muttersprache Voraussetzung für ein leichteres Lernen weiterer Sprachen ist. „Es reicht jedoch nicht aus, die eigene Herkunftssprache nur von den Eltern zu lernen“, sagte der schulpolitische Sprecher der Grünen-Fraktion, Heiner Scholing. „Dieser Spracherwerb ist mit dem Eintritt in der Schule nicht abgeschlossen.“ Schon seit mehreren Jahren werden deshalb Grundschüler_innen mit Migrationshintergrund auch in ihren eigenen Herkunftssprachen unterrichtet. „Nun soll das Angebot erweitert werden – bis hin zum Abitur“, sagte Scholing. In anderen Bundesländern wie Hamburg ist das schon Alltag.

Kritik an dem Vorhaben in Niedersachsen kam von der CDU-Fraktion. „Beim Spracherwerb steht für uns die Integration im Mittelpunkt“, sagte der Unions-Abgeordnete Clemens Lammerskitten. „Die Vermittlung der deutschen Sprache muss an erster Stelle stehen.“ Die Förderung der Herkunftssprache und des Deutschen „stehen nicht in Konkurrenz zueinander”, so der Grüne Scholing.

„Es ist grundsätzlich vernünftig, wenn die Herkunftssprache angemessen berücksichtigt wird und auch bei Prüfungen angerechnet werden kann“, sagt Richard Lauenstein, Vorsitzender der GEW Niedersachsen, Forum Migration. „Es ist keine Frage: Bei Arabisch müssen da Mittel und Wege gefunden werden.“ Bei der Breite der Migration dürfte es jedoch nicht möglich sein, jede Herkunftsgruppe zu berücksichtigen. „Wir fordern das als Gewerkschaft schon lange“, sagt der GEW Referatsleiter Allgemeinbildende Schulen in Niedersachsen, Henner Sauerland. Bislang gebe es in dem Bundesland nur ganz selten die Möglichkeit etwa in Form freiwilliger AGs muttersprachlichen Unterricht an Gymnasien zu belegen. „Wir haben uns dafür stark gemacht, dass es ersatzweise eine Sprachfeststellungsprüfung für die Muttersprache gibt.“ Aber tatsächlicher Unterricht habe gefehlt. „Schüler dafür gibt es genug“, sagt Sauerland. „Wir werden jetzt recherchieren: Gibt es dafür auch Lehrer?“

Forum Migration Januar

 

 

 

Arbeitsmarkt 2016. Erwerbstätigkeit steigt und steigt

 

Die Erwerbstätigkeit hat 2016 den höchsten Stand seit der Wiedervereinigung erreicht: 43,5 Millionen Menschen gingen einer Beschäftigung nach. Genau so positiv entwickelte sich die sozialversicherungspflichtige Beschäftigung: Im Jahresdurchschnitt waren 31,37 Millionen sozialversicherungspflichtig angestellt.

 

Die Erwerbstätigkeit ist laut Statistischem Bundesamt im Jahresdurchschnitt um 429.000 (ein Prozent) auf 43,49 Millionen gestiegen. Sie erreicht damit den höchsten Stand seit der Wiedervereinigung.

Mehr als 31 Millionen sozialversicherungspflichtig beschäftigt

Noch stärker gewachsen als die Erwerbstätigkeit ist die sozialversicherungspflichtige Beschäftigung. 31,37 Millionen Menschen waren 2016 sozialversicherungspflichtig beschäftigt. Das sind 602.000 (zwei Prozent) mehr als vor einem Jahr.

 

Die Konjunktur erklärt das Wachstum nur zum Teil. Eine Rolle spielen auch der Wandel zwischen den Branchen, die Nachfrage nach Fachkräften und Zuwanderung. Sowohl in Vollzeit als auch in Teilzeit sind mehr Menschen sozialversicherungspflichtig beschäftigt.

Damit stellen sozialversicherungspflichtig Beschäftigte mit 72,1 Prozent den größten Teil der Erwerbstätigen. In den vergangenen zehn Jahren nahm der Anteil zu, nachdem er zuvor jahrelang gesunken war: 2006 lag er bei 66,9 Prozent, 1996 noch bei 73,1 Prozent.

Selbständigkeit hat 2016 weiter abgenommen. Das Statistische Bundesamt hat ermittelt, dass die Zahl der selbständig Tätigen (einschließlich mithelfender Familienangehöriger) um 28.000 (0,6 Prozent) auf 4,31 Millionen gesunken ist.

Soziale Marktwirtschaft lässt uns Veränderungen meistern

Bereits in ihrer Neujahrsansprache hatte Bundeskanzlerin Angela Merkel auf die gute Lage verwiesen: "Zu dem, was mir Mut für unser Deutschland macht, gehört auch unsere soziale Marktwirtschaft. Sie lässt uns Krisen und Veränderungsprozesse besser meistern als jedes andere Wirtschaftssystem auf

der Welt. Noch nie hatten so viele Menschen Arbeit wie heute. Unsere Unternehmen stehen überwiegend gut da. Unser wirtschaftlicher Erfolg gibt uns die Möglichkeit, unser Sozialsystem zu stärken und all denen zu helfen, die Hilfe brauchen."

Fachkräfte werden gesucht

2016 waren im Jahresdurchschnitt 655.000 Arbeitsstellen gemeldet, 87.000 (15 Prozent) mehr als vor einem Jahr. Davon waren durchschnittlich 92 Prozent sofort zu besetzen. Ein gesamtwirtschaftliches Stellenangebot von 961.000 Stellen hat das Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung durch Befragungen ermittelt.

Die Bundesagentur für Arbeit analysiert in ihrer Jahreseinschätzung für 2016: "In einzelnen technischen Berufsfeldern sowie in einigen Gesundheits- und Pflegeberufen waren Engpässe erkennbar."

Niedrigste Arbeitslosenzahl seit 1991

Das Risiko, aus Beschäftigung arbeitslos zu werden, ist weiter gesunken. Im Jahresdurchschnitt 2016 waren 2,69 Millionen Menschen arbeitslos gemeldet - 104.000 oder vier Prozent weniger als vor einem Jahr. So niedrig lag die Arbeitslosigkeit seit 1991 nicht.

Die Arbeitslosenquote belief sich auf 6,1 Prozent (0,3 Prozentpunkte weniger als 2015). Die Arbeitslosenzahl hat sich stärker in Ostdeutschland verringert: um acht Prozent oder 62.000 auf 712.000. In Westdeutschland ist die Arbeitslosigkeit um zwei Prozent oder 42.000 auf 1.979.000 gesunken.

 

Fluchtmigration zunehmend auf dem Arbeitsmarkt sichtbar

Die Arbeitslosigkeit war 2016 spürbar  von den Auswirkungen der Fluchtmigration beeinflusst. Für Staatsangehörige aus den acht zugangsstärksten nichteuropäischen Asylherkunftsländern (Afghanistan, Eritrea, Irak, Iran, Nigeria, Pakistan, Somalia und Syrien) hat die Arbeitslosigkeit um 72.000 (95 Prozent) auf 148.000 zugenommen.

Vergleicht man die Entwicklung zwischen Ausländern und Deutschen, so ist die Arbeitslosigkeit von Ausländern 2016 um zwölf Prozent (66.000) auf 629.000 gestiegen. Die der Deutschen hat um acht Prozent oder 170.000 auf gut zwei Millionen abgenommen. Der Anstieg bei den Ausländern erklärt sich

fast allein mit der Zuwanderung von geflüchteten Menschen.

Integrations- und arbeitsmarktpolitische Förderung ausweiten

Bundesarbeitsministerin Andrea Nahles stellt dazu fest: "Mit dem Abschluss ihrer Asylverfahren kommen vermehrt Flüchtlinge auf den Arbeitsmarkt." Dies zeige sich zum einen in einem höheren Bestand in der Arbeitslosigkeit, zum anderen aber auch in einer steigenden Zahl derer, die mit integrations- und arbeitsmarktpolitischen Maßnahmen gefördert und so auf eine Beschäftigung

vorbereitet werden. "Diese Anstrengungen fortzuführen und auszuweiten, bleibt eine zentrale Aufgabe auch für das neue Jahr", so Nahles weiter.

Entwicklung im Dezember

Die Zahl der arbeitslosen Menschen hat von November auf Dezember um 36.000 auf 2,57 Millionen zugenommen. Saisonbereinigt ergibt sich ein Rückgang von 17.000 im Vergleich zum Vormonat.

Gegenüber dem Vorjahr waren 113.000 weniger Menschen arbeitslos gemeldet.

Wieder gestiegen ist die Zahl der Erwerbstätigen im November saisonbereinigt gegenüber dem Vormonat um 34.000. Mit 43,82 Millionen Menschen fiel sie im Vergleich zum Vorjahr um 297.000 höher aus. Die sozialversicherungspflichtige Beschäftigung hat nach der Hochrechnung der BA von September auf

Oktober saisonbereinigt um 4.000 zugenommen. Insgesamt waren im Oktober 31,73 Millionen Menschen sozialversicherungspflichtig beschäftigt, 363.000 mehr als ein Jahr zuvor. Pib 3

 

 

 

 

Montag, 16. Januar 2017, 18.00 Uhr, im IIC-Köln Eröffnung der Ausstellung

Vivere alla Ponti

 

Der renommierte Hersteller Molteni & C hat verschiedene Möbelentwürfe des weltberühmten Architekten Gio Ponti (1891-1979) aufleben lassen, die zuvor noch nie in Serie produziert wurden. Einige Möbel entwarf Ponti für seine Projekte, viele aber ausschließlich für seinen Privatgebrauch. Diese Ausstellung dokumentiert Pontis Wohnstil und zeigt eine Vielzahl seiner Arbeiten. Nach der Premiere in Mailand und zeitgleich zur Biennale 2012 in Venedig wird sie nun in Köln gezeigt.

Anlässlich der Eröffnung wird Francesca Molteni in englischer Sprache das Werk Gio Pontis und die Entstehung der Neuauflage der Möbel und Einrichtungsgegenstände nach seinen Entwürfen erläutern.

 

18.30 Uhr: Begrüßung und Vorführung des Films „Amare Gio Ponti“

Der Film, der erstmals die Geschichte des großen Meisters des 20. Jahrhunderts erzählt. Von Francesca Molteni. Partnership: Gio Ponti Archives. Italien 2015, 35'.

19.15 Uhr: Podiumsdiskussion mit Francesca Molteni, Salvatore Licitra, Paolo Tumminelli. Moderation: Lucio Izzo.

19.45 Uhr: Eröffnung der Ausstellung und Empfang

 

In Zusammenarbeit mit Molteni&C. Im Rahmen von Passagen 2017.

Ausstellungsdauer: 16.1. - 03.2.2017. Öffnungszeiten: Mo - Fr 9-13 h und 14-17 h, Sa 21.01. und So 22.01.2017, 15-20 h. Eintritt frei. Wir bitten um unverbindliche Voranmeldung. IIC

 

 

 

Schüler besuchen 2017 ein College in England!

 

Auch im Jahr 2017 begleitet der Dt./Engl. Freundschaftsclub e.V. wieder Schüler in den Ferien beim Besuch eines englischen College in Torquay. Freundliche und sorgfältig ausgewählte Gastfamilien sorgen für das Wohlbefinden und bieten ein zu Hause auf Zeit. Mit viel Erfahrung und Abwechslung sorgen die englischen Lehrer in kleinen Klassen dafür, dass das Lernen Spaß macht und Langeweile keine Change hat. Während die Vormittage von 09:00h - 12:30h für das Lernen reserviert sind, bleibt an den Nachmittagen genug Zeit für Spiel, Spaß, Sport und Ausflüge um Land und Leute kennen zu lernen. Der günstige Vereinspreis beinhaltet die Unterkunft in einer Gastfamilie bei Vollpension - 30 Zeitstunden Englischunterricht sowie ein umfangreiches Ausflugs-/Freizeitprogramm. Ab 15 Jahren kann eine Anmeldung mit einem Freund in zwei verschiedenen Familien, in der Nähe voneinander gewählt werden. Das verdoppelt durch gegenseitige Besuche den Einblick in das typisch englische Familienleben und fördert ohne Extrakosten die Sprachkenntnisse zusätzlich. Kontakt: Fehler! Linkreferenz ungültig., SMS/WhatsApp 01633302544, Tel.: 0431/79949069. dip

 

 

 

Was ist neu? Neue Regelungen ab Januar 2017

 

Der Übergang vom Erwerbsleben in den Ruhestand wird flexibler geregelt. Der Beitragssatz in der Rentenversicherung bleibt 2017 mit 18,7 Prozent stabil. Kindergeld, Kinderzuschlag und Steuerfreibeträge steigen, ebenso der Mindestlohn. Diese und weitere Neuregelungen treten zum Jahresanfang 2017 in Kraft.

 

Arbeit und Soziales. Mindestlohn. Der gesetzliche Mindestlohn wird zum 1. Januar 2017 von 8,50 Euro auf 8,84 Euro brutto je Zeitstunde erhöht.

 

Leiharbeit und Werkverträge. Die Rechte von Leiharbeitnehmern werden gestärkt. Der Missbrauch bei Werkverträgen wird verhindert. Ab dem 1. April 2017 dürfen Leiharbeitnehmer längstens 18 Monate bei einem Entleiher eingesetzt werden. Nach neun Monaten muss ihr Arbeitsentgelt dem der Stammbelegschaft entsprechen. Ausnahmen für tarifgebundene Arbeitnehmer sind möglich.

 

Sicherheit und Schutz in der Arbeitswelt. Die Arbeitsstättenverordnung ist an die moderne Arbeitswelt angepasst worden. Seit 3. Dezember 2016 sind die Anforderungen an einen Telearbeitsplatz oder Pausenräume klar geregelt. Künftig müssen auch psychische Belastungen bei der Beurteilung der Gefährdungen berücksichtigt werden.

 

Weiterbildung in Kleinstbetrieben. Die Arbeitsagenturen können Beschäftigte in Kleinstbetrieben leichter fördern, wenn sie sich für eine berufliche Weiterbildung entscheiden. Bisher musste sich der Arbeitgeber an den Kosten beteiligen. Ab dem 1. Januar 2017 entfällt diese Anforderung bei Betrieben mit weniger als zehn

Beschäftigten.

 

Die Flexi-Rente kommt. Das Flexirenten-Gesetz ermöglicht den flexiblen Übergang vom Erwerbsleben in den Ruhestand. Ab 1. Januar 2017 gilt: Wer eine Regelaltersrente bezieht und trotzdem weiterarbeitet, erhöht seinen Rentenanspruch, wenn er weiter Beiträge zahlt. So kann man seine Rente um bis zu neun Prozent jährlich steigern. Die Beiträge des Arbeitgebers zur Arbeitslosenversicherung entfallen zunächst für die Dauer von fünf Jahren. Ab 1. Juli 2017 lassen sich Teilrente und Hinzuverdienst individuell kombinieren.

 

Keine Zwangsverrentung mehr bei langer Arbeitslosigkeit

Die sogenannte Unbilligkeitsverordnung wirkt einer "Zwangsverrentung" entgegen. Wer Leistungen aus der Grundsicherung für Erwerbsfähige bezieht, wird nicht mehr zum Eintritt in eine vorgezogene Altersrente mit Abschlägen verpflichtet, wenn die Höhe dieser Rente zur Bedürftigkeit, also zum Bezug von Grundsicherungsleistungen im Alter führen würde. Die Unbilligkeitsverordnung tritt zum 1. Januar 2017 in Kraft.

 

Mehr Klarheit bei Riester- und Basisrentenverträgen

Wer einen Riester- oder Basisrentenvertrag abschließt, braucht alle wichtigen Informationen zum Produkt. Alle Anbieter dieser Verträge sind künftig dazu verpflichtet, ihren Kunden vor Abschluss des Vertrages ein umfassendes Produktinformationsblatt vorzulegen. Auch die Kosten des Vertrages sind zu benennen. Sind sie nicht aufgeführt, muss der Kunde sie nicht übernehmen. Kostenänderungen müssen die Anbieter ebenfalls anzeigen.

 

Rentenbeitragssatz bleibt stabil

Wegen der guten Finanzlage der Rentenkasse bleibt der Beitragssatz in der allgemeinen Rentenversicherung auch 2017 bei 18,7 Prozent. In der knappschaftlichen Rentenversicherung beträgt er weiterhin 24,8 Prozent.

 

Mindestbeitrag in der gesetzlichen Rentenversicherung

Ab 1. Januar 2017 beträgt der Mindestbeitrag zur freiwilligen Versicherung in der gesetzlichen Rentenversicherung weiterhin 84,15 Euro monatlich.

 

Alterssicherung der Landwirte. Der Beitrag in der Alterssicherung der Landwirte beträgt 2017 monatlich 241 Euro (West) und 216 Euro (Ost).

 

Renteneintritt sechs Monate später. Seit 2012 steigt die Altersgrenze für den Eintritt in die Rentenphase schrittweise. Das heißt: Wer 1952 geboren ist und 2017 in den Ruhestand geht, muss sechs Monate über seinen 65. Geburtstag

hinaus arbeiten. Dann gibt es die Rente ohne Abschlag.

 

Mehr Selbstbehalt für Menschen mit Behinderung. Mehr Teilhabe und Selbstbestimmung für Menschen mit Behinderung sieht das neue Bundesteilhabegesetz vor. Die Eingliederungshilfe wird reformiert, die Assistenzleistungen modernisiert. Das Gesetz wird bis 2020 stufenweise umgesetzt. Ab 2017 erhöhen sich die Freibeträge für Erwerbseinkommen um bis zu 260 Euro monatlich. Die Vermögensfreigrenze liegt dann bei 25.000 Euro. Das Partnereinkommen wird nicht angerechnet.

 

Schlichtungsstelle für Menschen mit Behinderung

Das Behindertengleichstellungsgesetz trägt seit Juli 2016 dazu bei, Bundeseinrichtungen barrierefreier zu machen. Das gilt nicht nur für bauliche Hindernisse. Am 3. Dezember 2016 hat die Schlichtungsstelle ihre Arbeit aufgenommen. Behinderte Menschen können sich dorthin wenden, wenn

sie Konflikte im öffentlich-rechtlichen Bereich haben.

 

Stiftung "Anerkennung und Hilfe"

Die Stiftung "Anerkennung und Hilfe" unterstützt Menschen, die in Kindheit oder Jugend Leid und Unrecht erfahren haben - in Heimen der Behindertenhilfe oder Psychiatrie  in der Bundesrepublik wie auch in der DDR. Es geht um Vorfälle, die sich in der ehemaligen DDR zwischen 1949 bis 1990 und in der Bundesrepublik zwischen 1949 und 1975 ereignet haben. Die Stiftung wird 2017 errichtet und mit

insgesamt 288 Millionen Euro ausgestattet. Betroffene müssen sich bei der zuständigen Anlauf- und Beratungsstelle innerhalb von drei Jahren, bis zum 31. Dezember 2019, schriftlich anmelden.

 

Leistungen der Grundsicherung ("Hartz IV") steigen

Wer Arbeitslosengeld II oder Sozialhilfe bezieht, erhält ab Januar 2017 mehr Geld. Der Regelsatz für Alleinstehende steigt von 404 auf 409 Euro pro Monat. Die Grundsicherung für Kinder zwischen 6 und 13 wird um 21 Euro angehoben.

 

Sozialleistungen für EU-Ausländer

Menschen aus anderen EU-Staaten stehen innerhalb der ersten fünf Jahre keine Sozialleistungen in Deutschland zu. Das gilt für alle, die nicht in Deutschland arbeiten, selbstständig sind oder einen Grundsicherungs-Anspruch aus vorheriger Arbeit erworben haben. Bis zur Ausreise können sie eine einmalige Überbrückungsleistung für höchstens einen Monat bekommen. Bei Bedarf kann ein Darlehen für die Rückreise gewährt werden.

 

Neue Beitragsbemessungsgrenzen in der Sozialversicherung

Ab 1. Januar 2017 steigt die Beitragsbemessungsgrenze in der allgemeinen Rentenversicherung West von 6.200 Euro in 2016 auf 6.350 Euro im Monat. Die Beitragsbemessungsgrenze Ost steigt von 5.400 auf 5.700 Euro. Die Versicherungspflichtgrenze in der Gesetzlichen Krankenversicherung erhöht sich

2017 auf 57.650 Euro jährlich (2016: 56.250 Euro). Wer mit seinem Einkommen über dieser Grenze liegt, kann eine private Krankenversicherung abschließen.

 

Künstlersozialabgabe sinkt

Die Künstlersozialabgabe ist von Unternehmen zu entrichten, die künstlerische und publizistische Leistungen verwerten. Die Zahl der abgabepflichtigen Unternehmen ist 2015 um rund 25 Prozent von insgesamt rund 181.000 in 2014 auf rund 227.000 Unternehmen gestiegen. Alle abgabepflichtigen

Unternehmen und Verwerter konnten dadurch  entlastet werden. Der Abgabesatz zur Künstlersozialversicherung sinkt 2017 auf 4,8 Prozent.

 

Neues Begutachtungssystem in der Pflege

Künftig wird der tatsächliche Unterstützungsbedarf von Pflegebedürftigen besser erfasst. Dafür sorgt ein neues Begutachtungssystem. Die Leistungen erhöhen sich ab 2017, ebenso der Beitrag um 0,2 Prozentpunkte. Aus den bisherigen drei Pflegestufen werden fünf Pflegegrade. Der Begriff der Pflegebedürftigkeit wird neu definiert. Um den Unterstützungsbedarf festzustellen, wird künftig der

Grad der Selbstständigkeit gemessen – unabhängig davon, ob es sich um eine geistige oder körperliche Einschränkung handelt. Für viele ergeben sich daraus höhere Leistungen.

 

Kommunen bei Pflege stärker einbezogen

Das Pflegestärkungsgesetz III sorgt für mehr Beratung und Hilfe in den Kommunen. Künftig können die Gemeinden die pflegerische Versorgung besser mitplanen. Pflegebedürftige und ihre Angehörigen sollen umfassender vor Ort beraten werden. Häusliche Pflegedienste werden strenger kontrolliert.

Das 3. Pflegestärkungsgesetz tritt zum 1. Januar 2017 in Kraft.

 

Kein Teleshopping für Medikamente

Verschreibungspflichtige Medikamente gibt es künftig nur, wenn vorher Arzt und Patient direkten Kontakt hatten. Teleshopping für Medikamente und ärztliche Leistungen sind verboten. Die Novelle des Arzneimittelgesetzes tritt zum 1. Januar 2017 in Kraft.

 

Psychiatrische Einrichtungen

Seelisch kranke Menschen sollen besser versorgt werden. Dazu gilt in psychiatrischen und psychosomatischen Einrichtungen künftig eine leistungsorientierte Vergütung. Statt fester Preise gibt es ab 2017 individuelle Budgets für die Kliniken. Hinzu kommen verbindliche Personalvorgaben.

Stationäre Leistungen werden besser mit ambulanten verzahnt. Das Gesetz soll zum 1. Januar 2017 in Kraft treten. Ausfertigung und Verkündung stehen noch aus.

 

Beiträge für Gesetzliche Krankenkassen

Der allgemeine Beitragssatz zur Gesetzlichen Krankenversicherung beträgt 14,6 Prozent. Die Hälfte davon trägt der Arbeitnehmer, die andere Hälfte der Arbeitgeber. Benötigen die Kassen mehr Geld, können sie einkommensabhängige Zusatzbeiträge erheben. Der durchschnittliche Zusatzbeitragssatz für 2017 bleibt stabil und liegt weiterhin bei 1,1 Prozent. Die Kassen können je nach Finanzlage davon abweichen.

 

Beitragsfreiheit für Waisenrentner

Waisenrentner sind ab 2017 in der Gesetzlichen Krankenversicherung pflichtversichert. Bis sie die maßgebende Altersgrenze für die Familienversicherung erreichen - also maximal bis zum 25. Lebensjahr - sind sie beitragsfrei.

 

Mehr Unterhaltsvorschuss für Alleinerziehende

Alleinerziehende, die keinen oder nicht regelmäßig Unterhalt vom anderen Elternteil erhalten, können Unterhaltsvorschuss beantragen. Die Höhe des Unterhaltszuschusses richtet sich bundesweit nach dem Mindestunterhalt. Davon wird das Kindergeld abgezogen. Wegen der Erhöhung des Mindestunterhalts steigt der Unterhaltsvorschuss zum 1. Januar 2017 für Kinder bis zu fünf Jahren

auf 150 Euro monatlich, für Kinder von sechs bis elf Jahren auf 201 Euro pro Monat.

 

Prostituiertenschutzgesetz

Prostituierte sind künftig besser vor Ausbeutung, Gewalt und Menschenhandel geschützt und erhalten besseren Zugang zu Unterstützungs- und Beratungsangeboten. Das Gesetz tritt zum 1. Juli 2017 in Kraft.

 

Weniger Bürokratie für Unternehmen

Die Bundesregierung befreit kleine und mittlere Unternehmen spürbar von bürokratischen Belastungen. Dadurch bleibt mehr Zeit für das eigentliche Geschäft, für Innovationen, Arbeitsplätze und Ausbildung. Vom zweiten Bürokratieentlastungsgesetz profitieren rund 3,6 Millionen Unternehmen. Sie

sparen künftig 360 Millionen Euro pro Jahr.

 

Elektronische Steuererklärung ohne Belege

Die Bundesregierung möchte zukünftig auf Papier-Kommunikation zwischen Bürgern, Unternehmen und Finanzamt in beide Richtungen weitgehend verzichten. Steuerpflichtige müssen ab Januar 2017 bei der elektronischen Steuererklärung Papierbelege, wie Spendenquittungen, nicht mehr einreichen, sondern nur noch aufbewahren.

 

Kindergeld und Kinderzuschlag steigen

Steuerzahlern bleibt ab Januar 2017 mehr Netto vom Brutto. Kindergeld und Kinderzuschlag steigen. Für Geringverdiener wird der Kinderzuschlag um zehn Euro monatlich angehoben. Das Kindergeld steigt in den kommenden beiden Jahren - um jeweils zwei Euro. Auch die Steuerfreibeträge werden angehoben

und die kalte Progression eingedämmt. Die Entlastung der Steuerzahler beträgt rund 6,3 Milliarden Euro pro Jahr.

 

Gewinnverschiebungen unterbinden

Internationale Konzerne verschieben ihre Gewinne gerne dorthin, wo die Steuern am niedrigsten sind. Die Bundesregierung will schädlichen Steuerwettbewerb und aggressive Steuergestaltungen zurückdrängen. In Zukunft können die Finanzverwaltungen die Finanzströme der Unternehmen einsehen und überprüfen. Ein automatischer Informationsaustausch zwischen den EU-Mitgliedstaaten unterstützt die Arbeit.

 

Bankenabwicklung neu geordnet

Die Bundesregierung will Schieflagen von Banken vorbeugen und die Steuerzahler schützen. Deshalb verteilt sie die Aufgaben der Finanzmarktstabilisierung zwischen der Bundesanstalt für

Finanzmarktstabilisierung (FSMA) und der Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht (BaFin) neu.

 

Gemeinsam gegen Steuerhinterziehung

Steuerhinterzieher haben es in Zukunft schwerer, Einkommensquellen vor dem Fiskus im Ausland zu verbergen. Für Besteuerungszeiträume ab 2016 kann der weltweite automatische Austausch von Informationen über Finanzkonten erfolgen. Die entsprechenden Gesetze treten im September 2017 in Kraft.

 

Verlustverrechnung neu geregelt

Die Bundesregierung fördert mit dem Gesetz zur steuerlichen Verlustverrechnung von Kapitalgesellschaften Investitionen in Deutschland. Davon profitieren auch junge Unternehmen mit innovativen Geschäftsmodellen. Künftig können Kapitalgesellschaften nicht genutzte Verluste auch bei einem Wechsel des Anteilseigners steuerlich geltend machen und mit künftigen Gewinnen

verrechnen.

 

Kleinanleger besser informieren

Verkaufsprospekte und Informationsblätter zu Vermögensanlagen müssen ab 3. Januar 2017 zusätzliche Informationen über die Zielgruppe und den Zweck der Anlage sowie zu möglichen Verlusten enthalten. Finanzinstitute sind verpflichtet, umfassend zu bewerten, welche Verluste für Kunden tragbar sind. Sie müssen dies auch regelmäßig überprüfen.

 

Geschirrspülmittel mit weniger Phosphat

Flüsse und Seen veralgen, wenn mit dem Abwasser zu viel Phosphat ins Wasser gelangt. Geschirrspülmittel, die ab dem 1. Januar 2017 in den Handel kommen, dürfen deshalb nur noch 0,3 Gramm Phosphor enthalten.

 

Mehr Sicherheit im Straßenverkehr

Auch im Straßenverkehr treten 2017 einige Neuregelungen in Kraft. Vor allem radelnde Eltern können sich freuen: Sie dürfen ihren Nachwuchs künftig auch auf dem Fußweg begleiten. Hinzukommen erweiternde Regelungen zu Rettungsgassen, 30er-Zonen, E-Bikes und Radwegen.

 

Neue Euro-Norm für Motorräder

Neue Motorräder und Kleinkrafträder werden ab Januar 2017 nur noch dann zugelassen, wenn sie den Schadstoffvorgaben der Euro-4-Norm entsprechen. Gegenüber der bislang geltenden Euro-3-Norm verringert sich der Emissionsausstoß um mehr als die Hälfte. Der maximale Geräuschpegel darf bei

Motorrädern über 175 Kubik nicht mehr als 80 dB(A) betragen.

 

Umweltfreundliche Klimaanlagen. Zum 1. Januar 2017 dürfen Klimaanlagen in sämtlichen Fahrzeugen nicht mehr mit fluorierten Treibhausgasen mit einem Treibhaus-Potenzial (Global Warming Potential, GWP) über 150 befüllt werden. Dazu zählt auch das bisher eingesetzte Kältemittel R134a.

 

Energie. EEG-Umlage 2017. Die EEG-Umlage ist Teil des Strompreises und fördert Anlagen, die Strom aus Wind, Wasser und Sonne produzieren. Für Strom aus regenerativen Kraftwerken gilt ein sogenannter Einspeisevorrang sowie eine feste Vergütung für jede produzierte Kilowattstunde Strom. Die Kosten werden über die EEG-Umlage von den Stromkunden getragen. Ab dem 1. Januar 2017 beträgt die Umlage für Ökostrom, die sogenannte "EEG-Umlage" nach dem Erneuerbare-Energien-Gesetz, 6,88 Cent pro Kilowattstunde.

 

Energiewende: Kraft-Wärme-Kopplung wird weiter ausgebaut

Die Bundesregierung will den CO2-Ausstoß weiter verringern und so die Energiewende voranbringen. Ein wichtiger Baustein für eine nachhaltige Energieversorgung in Deutschland dazu ist die Kraft-Wärme-Kopplung (KWK). Deren Ausbau und die Weiterentwicklung sollen forciert werden. Die Regelungen zur Kraft-Wärme-Kopplung (KWKG) und zur Eigenversorgung im Erneuerbare-Energien-Gesetz werden zum 1. Januar 2017 neu angepasst. Zum einen werden KWK-Anlagen zwischen einem und 50 Megawatt ebenso wie Erneuerbare Energien-Anlagen künftig nur noch gefördert, wenn sie sich erfolgreich in einer Ausschreibung durchsetzen. Darüber hinaus wird die Besondere Ausgleichsregelung des EEG 2017 auf das Kraft-Wärme-Kopplungsgesetz übertragen.

 

Mehr Wettbewerb bei der Ökostrom-Förderung

Die Novelle des Erneuerbare-Energien-Gesetzes sieht vor, dass die Vergütung für erneuerbaren Strom nicht wie bisher staatlich festgelegt, sondern durch Ausschreibungen am Markt ermittelt wird. Das heißt: Neue Photovoltaik-Anlagen, Windräder oder Biogas-Anlagen, die mit der wenigsten Förderung auskommen, erhalten den Zuschlag nach dem Prinzip des niedrigsten Preises. Die Novelle tritt zum 1. Januar 2017 tritt in Kraft.

 

Bessere Energieeffizienz für Fernsehgeräte

Seit Ende 2011 müssen Fernsehgeräte mit dem EU-Energielabel gekennzeichnet werden. Die Skala reicht dabei von Energieeffizienzklasse A bis Energieeffizienzklasse G. Zum 1. Januar 2017 wird die Skala auf "A++" bis "E" erweitert. Die schlechtere Energieeffizienzklasse F fällt weg. Ab Januar 2020 sollen die Stufen "A+++" bis "D" eingeführt werden. Sind TV-Geräte schon heute besonders energieeffizient, können Hersteller freiwillig die Einteilung "A+++" bis "D" verwenden. Dies ist ein weiterer Beitrag zu mehr Energieeffizienz in Europa.

 

Heizungslabel: Bezirksschornsteinfeger zur Etikettierung verpflichtet

Die Kennzeichnung informiert über den individuellen Effizienzstatus des Heizkessels. Bezirksschornsteinfeger sind künftig verpflichtet, diejenigen Heizgeräte nach zu etikettieren, die noch kein Effizienzlabel haben. Ab 1. Januar 2016 müssen alle Heizungsanlagen, die älter als 15 Jahre sind, ein "Energielabel" tragen.

 

Halogen-Metalldampf- und Quecksilberdampflampen verboten

Halogen-Metalldampflampen (HQI-Lampen) sowie Quecksilberdampflampen(HQL-Lampen), die eine Lichtausbeute von weniger als 80 Lumen pro Watt erzielen, dürfen ab 1. Januar 2017 weder eingebaut noch verkauft werden. HQL- und HQI-Lampen befinden sich beispielsweise in Außen- und Straßenlaternen sowie in Hallen.

 

Bessere Energieeffizienz für Dunstabzugshauben

Ab Anfang 2017 müssen neu in den Handel kommende Dunstabzugshauben mindestens die Energieeffizienzklasse E erreichen, die schlechtere Energieeffizienzklasse F entfällt. Seit Januar 2015 müssen Dunstabzugshauben mit dem EU-Energielabel gekennzeichnet werden. Zum 20. Februar 2016 wurde die Skala auf A+ bis F (G fällt weg) erweitert. 2018 und 2020 ist eine Erweiterung der Klassifizierung auf A++ und A+++ vorgesehen.

 

Kultur. Bundesarchiv wird nutzerfreundlicher

Das Bundesarchivrecht wird modernisiert und neu strukturiert. Durch Regelungen, die im Februar oder März 2017 in Kraft treten sollen, will man vor allem die Nutzer- und Wissenschaftsfreundlichkeit des Bundesarchivs verbessern. Um den Zugang zu Archivgut des Bundes zu erleichtern, werden die Schutzfristen für Archivgut des Bundes mit personenbezogenen Daten von 30 auf zehn Jahre verkürzt. bip

 

 

 

 

Integrationsstaatssekretär Klute stellt Inter-religiösen Kalender für das Jahr 2017 vor

 

Den Interreligiösen Kalender gibt es 2017 erstmals auch als Download für elektronische Kalender

 

Integrationsstaatssekretär Thorsten Klute hat den Interreligiösen Kalender 2017 vorgestellt, der den Bürgerinnen und Bürgern in Nordrhein-Westfalen kostenlos zur Verfügung steht. Der Kalender informiert über wichtige Feiertage verschiedenster Religionsgemeinschaften. Er erscheint 2017 erstmals auch als Download für elektronische Kalender. „Nordrhein-Westfalen ist vielfältig – diese Vielfalt drückt sich auch in der Neuauflage des Interreligiösen Kalenders aus“, sagte Klute.

 

Der neue Kalender gibt einen Überblick über die Feiertage von Christen, Juden, Muslimen, Aleviten, Bahá’í, Buddhisten, Hindus und altorientalischen Christen (syrisch-orthodoxe, koptisch-orthodoxe und armenisch-apostolische Kirchen). „Wer mehr über die Feste und Feiertage der größeren in NRW vertretenen Religionen wissen möchte, wird in unserem Interreligiösen Kalender fündig. In den Erläuterungen zu den Festtagen findet man die Information, warum die verschiedenen Religionen welche Feste feiern. Ich hoffe, dass dieser Kalender zu mehr interreligiösem Verständnis bei allen Menschen in NRW beiträgt“, sagte der Staatssekretär.

 

Der Wandkalender im Format DIN A1 ist seit Jahren sehr beliebt und wird über die Landesgrenzen hinaus nachgefragt. Der Kalender wurde im Auftrag des Integrationsministeriums von der Christlich-Islamischen Gesellschaft (CIG) in Zusammenarbeit mit Vertreterinnen und Vertretern der Kirchen, der muslimischen und alevitischen Organisationen, der jüdischen Landesverbände, der Bahá’í, der Buddhisten, der Hindus sowie der altorientalischen Christen erstellt.

 

Der Interreligiöse Kalender kann kostenlos über die Internetseite des Ministeriums für Arbeit, Integration und Soziales (www.mais.nrw/interreligioeser-kalender) oder telefonisch unter der Rufnummer: 0211 / 837 1001 Montag bis Freitag von 08.00 – 18.00 Uhr bestellt werden. Erstmalig steht der Interreligiöse Kalender zusätzlich in einer digitalen Version für elektronische Kalendersysteme (zum Beispiel Outlook und iCal) zur Verfügung. Nutzerinnen und Nutzer können durch einen Link Kalenderdaten und Beschreibungen herunterladen.

 

Soziale Spaltung

Ausländische Arbeitnehmer verdienen ein Fünftel weniger als Deutsche

Die Gehaltsschere zwischen deutschen und ausländischen Arbeitnehmern nimmt immer weiter zu. Die Linkspartei spricht von einer Verfestigung der sozialen Spaltung am Arbeitsmarkt. Das sei „Sprengstoff für die Gesellschaft“.

Die Schere zwischen dem Durchschnittsgehalt von deutschen und ausländischen Arbeitnehmern in Deutschland geht weiter auseinander. Im vergangenen Jahr lag das monatliche Durchschnittseinkommen von ausländischen Arbeitnehmern in Deutschland 21,5 Prozent unter dem von Einheimischen, wie die Rheinische Post berichtete. Im Jahr 2000 habe der Gehaltsunterschied nur 8,3 Prozent betragen. Die Zeitung beruft sich auf eine Antwort der Bundesregierung auf eine Kleine Anfrage der Linksfraktion im Bundestag.

Demnach verdienten vollzeitbeschäftigte deutsche Arbeitnehmer im Jahr 2015 im Durchschnitt 3.141 Euro brutto monatlich. Ausländische Arbeitnehmer kamen auf 2.467 Euro monatlich. Während von 2000 bis 2015 das mittlere Einkommen der Deutschen um 32 Prozent gestiegen sei, hätten Beschäftigte ohne deutschen Pass nur eine Steigerung von 13 Prozent verzeichnet.

Der stellvertretende Linken-Fraktionsvorsitzende Klaus Ernst warnte vor einer Verfestigung der sozialen Spaltung am Arbeitsmarkt. „Obwohl sich die Lage am Arbeitsmarkt verbessert hat, steigt kontinuierlich die Anzahl von Migranten, Jungen und Frauen, die extrem schlecht bezahlt werden“, sagte er der Zeitung. Sie seien von jeder konjunkturellen Verbesserung abgehängt. Das sei „Sprengstoff für die Gesellschaft“. (epd/mig 20)

 

 

 

 

Hilfe für Flüchtlinge. Deutschlandweit tausend Integrationsprojekte

 

Integration hat viele Facetten. Das zeigen die Projekte auf der Landkarte von "Deutschland kann das". Ein Verein aus dem fränkischen Hofheim ist die tausendste Initiative, die sich dort eingetragen hat.

 

Ob auf dem Dorf oder in der Großstadt, ob mit Sprachunterricht, Hilfe im Alltag oder gemeinsamem Sport - viele Menschen wollen Flüchtlingen Chancen und Perspektiven bieten. Die Bedürfnisse vor Ort und die Fähigkeiten, die die Engagierten einbringen können, führen zu unterschiedlichen Ansätzen.

Das wird schnell deutlich, wenn man sich durch die Projekte auf www.deutschland-kann-das.de klickt.

 

Im Alltag helfen

Der Freundeskreis Asyl Hofheim ist die tausendste Initiative, die auf der Landkarte von www.deutschland-kann-das.de zu finden ist. Der Verein möchte Kontakte zwischen Alteingesessenen und Neuankömmlingen fördern. Rund 30 Mitglieder kümmern sich aktiv um 80 Flüchtlinge aus Hofheim und

Umgebung. Sie unterstützen die Flüchtlinge im Alltag, zum Beispiel bei Behördengängen.

Mit dem "Café Diwan" will der Freundeskreis eine Begegnungsstätte schaffen, die sich nicht nur an Flüchtlinge richtet, so die Vorsitzende Christina Bendig. Regelmäßige Teestuben, Handarbeitsnachmittage, Kinderbetreuung, Nachhilfe, Deutschunterricht – es soll ein breites Angebot und viel Austausch geben. Syrische und afghanische Familien helfen mit.

 

Von Eckernförde bis Konstanz

Auch in anderen Regionen Deutschlands sind Menschen für Flüchtlinge aktiv: "Willkommen in Eckernförde" vermittelt Integrationspatenschaften. Der "Kleingärtnerverein Deutsche Scholle" aus Osnabrück bietet Flüchtlingen die Möglichkeit, Gemüse und Obst anzubauen. Der Verein "Vielfalt

statt Einfalt – für ein freundliches Frankfurt (Oder)" organisiert Deutschunterricht in Erstaufnahmeeinrichtungen. Die Initiative "Mein fremder Zwilling" in Konstanz bringt Flüchtlinge und Einheimische zusammen, die am gleichen Tag Geburtstag haben.

Ich suche ein Projekt in ...

Eines haben alle Initiativen gemeinsam: Unterstützung ist herzlich willkommen. Die Projektkarte zeigt, wo man sich wie engagieren kann. Sie erhebt aber keinen Anspruch auf Vollständigkeit. Wer bei sich vor Ort schauen will, welche Initiativen es schon gibt, kann dies auch über eine Suchfunktion tun. Einfach Postleitzahl oder Namen des Ortes eingeben und die Treffer werden

aufgelistet. Wer ein Integrationsprojekt auf der Karte vermisst, kann es anmelden. Hierfür steht ein Kontaktformular zur Verfügung. Die Karte wird regelmäßig aktualisiert. pib

 

 

 

 

 

August von Goethe kommt nach Paderborn

 

Deutsche Botschaft in Rom verleiht erstmals berühmtes Portrait von Goethes Sohn

 

Das Marmormedaillon befindet sich in der Gartenloggia der Villa Almone, der Residenz der Deutschen Botschafter in Italien. Nun wird das bedeutende Kunstwerk des dänischen Bildhauers Bertel Thorvaldsen abgenommen und restauriert. Es wird zum Jahresende erstmals Rom verlassen, und ist ab dem 31. März 2017 in der großen kunst- und kulturhistorischen Sonderausstellung „WUNDER ROMs im Blick des Nordens“ im Diözesanmuseum Paderborn zu sehen. Anhand hochkarätiger Exponate geht die Schau der ungebrochenen Faszination der Tiberstadt durch die Jahrhunderte nach.

 

„Das schöne Medaillon war eine berührende Geste tiefer Anerkennung und Freundschaft für August. Für mich ist es dies und zugleich auch ein Symbol für den Sehnsuchtsort, der Italien für uns Deutsche immer war und ist. Möge es dies auch in der großen Paderborner Ausstellung spürbar machen, sagt Dr. Susanne Marianne Wasum-Rainer, Botschafterin der Bundesrepublik Deutschland in Italien und San Marino. 

 

Das Profilbild, das der dänische Bildhauer Bertel Thorvaldsen einst auf eigenen Wunsch anfertigte, befand sich ursprünglich auf dem Grabstein von August Goethe auf dem protestantischen Friedhof in Rom. Es wurde aus dort aus Sicherheitsgründen ersetzt durch einen Bronzeabguss. Auf dem protestantischen Friedhof wurden offiziell seit 1821 verstorbene Reisende zur letzten Ruhe gebettet, die nicht katholisch waren. Um 1830 begab sich August auf seine persönliche Italienreise, nicht zuletzt auch, um dem Hofleben in Weimar und dem dominanten Vater zu entkommen. Kurz nach der Ankunft in Rom, hatte er sich bereits in die deutschen Künstlerkreise eingefunden. Doch schon bald erkrankte er an einem Fieber und verstarb. Auf seinem Grabstein stehen noch heute die von seinem Vater Johann Wolfgang verfassten Worte: „Goethes Sohn dem Vater vorangehend gestorben im 40. Jahr 1830“.

 

Die Deutsche Botschaft muss während der Ausstellungsdauer jedoch nicht auf das berühmte Porträt verzichten. Kristian Schneider, seit 1990 Restaurator in Rom, wird das Original nach der Abnahme reinigen und ebenso einen Abguss erstellen. Dieser wird dann mittels Halterungen an der Wand angebracht wird. „Derzeit ist das Medaillon fest in der Wand vermauert. Das hat eine Ausleihe bisher schwergemacht“, so Schneider. Die Ausstellungsmacher in Paderborn freuen sich schon sehr auf das Medaillon. „Es ist uns eine besondere Ehre dieses herausragende Stück erstmals außerhalb von Rom zeigen zu können. Mit diesem Relief erzählen wir eine ganz besondere römische Geschichte“, sagt Prof. Dr. Christoph Stiegemann, Direktor des Diözesanmuseums Paderborn.

 

WUNDER ROMs im Blick des Nordens, 31. März bis 13. August 2017: Seit Jahrhunderten fasziniert die Stadt am Tiber die Menschen im Norden. Sie war und ist das Sehnsuchtsziel von Pilgern, Philosophen, Literaten und bildenden Künstlern. Auf den Spuren bedeutender Rom-Reisender schlägt sie einen Bogen vom Mittelalter bis zur zeitgenössischen Foto- und Videokunst. Antike Meisterwerke, sakrale Schätze und hochkarätige Kunstwerke aus bedeutenden römischen Museen, etwa dem Vatikan und dem Römischen Kapitol, sowie aus ganz Europa kommen nach Paderborn. Ein Höhepunkt der großen Schau ist das Original der riesigen Marmor-Hand der Kolossalstatue Kaisers Konstantins (um 315 n. Chr.), die erstmals in Deutschland gezeigt wird.  www.wunder-roms.de

 

 

 

 

Neue "Deutschland aktuell"-Ausgabe 1/2017. Antworten auf die Bevölkerungsentwicklung

 

Der demografische Wandel kommt: Einerseits steigt die Lebenserwartung, andererseits sinkt die Zahl der jungen Menschen. Was ist zu tun, damit Wohlstand und Lebensqualität trotzdem hoch bleiben? Die neue "Deutschland aktuell"-Ausgabe zeigt Beispiele.

 

Bereits vor fünf Jahren habe die Bundesregierung ihre Demografiestrategie entwickelt, schreibt die Bundeskanzlerin in ihrem Vorwort. "Das Handlungsspektrum reicht von besseren Betreuungsmöglichkeiten für Kleinkinder über mehr Flexibilität im Berufsleben bis hin zur ärztlichen Versorgung auf dem Lande. In diesem Frühjahr wollen wir eine vorläufige Bilanz ziehen."

Einsatz für Integration

Eines der zentralen Themen bleibt die Integration von Flüchtlingen. Es ist wichtig, ihnen Wege in unsere Gesellschaft zu ebnen und sie in den Arbeitsmarkt zu integrieren. So arbeitet Ahmad Hallak aus Syrien seit einem Jahr erfolgreich als "Bufdi" im Kulturhaus "Alte Schule" im brandenburgischen Woltersdorf. Das Kulturhaus bietet Sprachkurse, einen Theaterkreis und Gesprächsrunden.

Fluchtursachen vor Ort bekämpfen Seit mehr als 25 Jahren senden Polizei und Zollverwaltung Fachkräfte zu Einsätzen ins Ausland, zum Beispiel ins westafrikanische Mali. Im Auftrag der Vereinten Nationen unterstützen sie lokale

Kräfte beim Streifendienst und bei der Ermittlungsarbeit. Sicherheit vor Ort verringert die Fluchtursachen und gibt den Menschen eine Perspektive, in ihrer Heimat zu bleiben.

Tipps für Verbraucher

Verbraucherschutz geht alle an. Mit der Sonderseite "Tipps für Verbraucher" und dem Newsletter "Verbraucherschutz aktuell" informiert Sie das Bundespresseamt aktuell über neue Gesetze und Vorhaben. Sie erfahren auch, was sich sonst noch mit dem Jahreswechsel geändert hat.

Reformationsjubiläum 2017

Ein Besuch in Sachsen-Anhalt, dem Ursprungsland der Reformation vor 500 Jahren, lohnt sich. Wir stellen Ihnen in der neuen Ausgabe auf Seite 15 die frisch renovierte Schlosskirche in Wittenberg vor.

Reise nach Berlin zu gewinnen

Auch in der neuen "Deutschland aktuell"-Ausgabe gibt es ein Preisrätsel, und mit etwas Glück kann man eine Reise zu zweit nach Berlin gewinnen - vom 17. bis 19. März 2017. Dazu den Coupon auf der Rückseite des Hefts mit der richtigen Antwort auf eine Postkarte kleben und einsenden. Oder das Lösungswort online übermitteln. Einsendeschluss ist der 31. Januar 2017. Pib 3