WEBGIORNALE   29  FEBBRAIO – 6 MARZO   2016

 

Inhaltsverzeichnis

1.       I governi Ue litigano e i profughi continuano a morire  1

2.       Migranti, Grecia: "Non diventeremo magazzino di anime". Ue: "Riduzione flussi in 10 giorni o sarà collasso"  1

3.       Immigrazione. Mini-Schengen, ricetta per scongiurarla  1

4.       Istat. L’Italia che invecchia e che emigra  2

5.       Dal 21 al 25 marzo la prima riunione del nuovo Consiglio Generale per gli Italiani all’Estero  2

6.       Berlino, l'Orso d'oro per il miglior film a Rosi con "Fuocoammare", storia di migranti 3

7.       Rosi vince l’Orso d’oro Foto. Il successo di “Fuocoammare”  3

8.       “Con la vittoria del film di Rosi alla Berlinale si ridà un volto alla questione migranti”  4

9.       “Asylpaket II.”: l’occasione perduta per la Germania … e per l’Europa. 4

10.   Germania, assalto ai profughi: attaccati un bus e un ostello. L'ultradestra soffia sull'odio  5

11.   Wiesbaden. Intervista a Luigi Ghezzi, Presidente della Associazione Vogliamoci Bene e. V. 5

12.   A Wolfsburg la mostra di Morena Antonucci “La nuova luce dell’emigrazione”. Inaugurazione il 4 aprile  5

13.   I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia  5

14.   Stoccarda. La comicità di Biagio Izzo fà il tutto esaurito anche in Germania  6

15.   Berlino. Il 2 marzo la consegna del Premio “Italiano dell’anno”  7

16.   Assia/Francoforte: elezioni comunali il 6 marzo  7

17.   I nuovi Corsi all’IIC di Monaco di Baviera  7

18.   Manifestazioni a Monaco di Baviera e dintorni 7

19.   Ciclo di Film a Francoforte. Dino Risi, Luigi Comencini e la commedia all'italiana  8

20.   Norimberga. Deceduto Edoardo Sicher. Il Ctim ne piange la scomparsa  8

21.   Tenuta a Monaco di Baviera una conferenza informativa sull’anemia mediterranea  8

22.   Investire in collaborazione  8

23.   Studenti trentini da oggi a Monaco di Baviera sulle orme dei martiri della Rosa Bianca  9

24.   Come integrare i rifugiati nel mercato del lavoro?  9

25.   Garavini (PD): "L'Italia continui a essere pungolo dell'Europa, per rafforzarla"  9

26.   La sfida dell’innovazione nel futuro dei media di lingua italiana nel mondo  9

27.   PE: utilizzare la flessibilità disponibile per riforme e crisi rifugiati 10

28.   Gran Bretagna-Ue. Brexit, rischio effetto domino  10

29.   Cercare lavoro in un altro Paese EU  11

30.   Riforma dell’editoria. La nuova legge una occasione di rilancio per la stampa italiana  11

31.   L’incertezza continua  12

32.   Umberto Eco, un maestro di pensiero  12

33.   Riunito il Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese  12

34.   I molti e prossimi obblighi burocratici per i connazionali residenti all’estero e soprattutto per i pensionati Inps  13

35.   L'innesto di Verdini cambia l'orizzonte della legislatura  13

36.   Referendum popolare abrogativo del 17 aprile sulla durata delle trivellazioni petrolifere  13

37.   La politica del dopo  13

38.   Unioni civili, Renzi spiega alla sinistra perché non può esserci un altro accordo con l'M5S  14

39.   Intervista a Concetto Spadola, Corrispondente di Sicilia Mondo a Vienna  14

40.   Pubblicati gli indicatori demografici del 2015. Continua a crescere l’emigrazione e a diminuire l’immigrazione  14

41.   La complessità e la sindrome della “lumaca”  14

42.   Sviezzera. Per Di Biagio e Micheloni pericoloso il referendum del 28 febbraio  15

43.   Proposta di legge: estendere agli iscritti all’Aire l’esenzione dal pagamento dell’Imu e della Tasi, e la riduzione di due terzi della Tari 15

44.   Riforma dell’editoria: approvato emendamento sulle pubblicazioni per gli italiani all’estero  16

45.   Canone Rai, alcuni chiarimenti 16

46.   I flussi 16

47.   L’italiano e la Svizzera italiana: nasce italiando.ch  16

48.   Secondo Maritato (AssoTutela) Renzi vende l’Italia alla Cina  17

49.   Il presidente Fabio Porta sull’audizione dei rappresentanti della Fusie  17

50.   Sicilia Mondo propone a Vincenzo Amendola  di estendere ai Consolati il progetto “Primo Approdo” adottato a Londra  17

51.   Il ministro Gentiloni si impegna a ripristinare gli stanziamenti per lingua e cultura all’estero  18

52.   Sardi all’estero: le regole per i rendiconti alla Regione  18

53.   Parte l’accertamento per “l’esistenza in vita” dei pensionati italiani residenti all’estero. Queste le novità  18

54.   Un archivio della memoria dei migranti come tappa di avvicinamento al Museo delle migrazioni 18

 

 

1.       Berlinale. Goldener Bär für Lampedusa-Doku  19

2.       Keine Zäune. Fünf Vorschläge zur Bewältigung der europäischen Flüchtlingskrise  19

3.       Friedensforschungsinstitut. Weltweiter Waffenhandel legt zu  19

4.       Frankreich gegen rechtsextreme Regierungen in der EU  20

5.       EU-Flüchtlingspolitik. Deutschland gegen nationale Alleingänge  20

6.       Vor den Toren der EU brodelt es. Die neue Nachbarschaftspolitik hilft da auch nicht weiter. 20

7.       "Menschen zweiter Klasse"- Volksabstimmung über Ausweisung ausländischer Straftäter in der Schweiz  21

8.       Seenotrettung von Flüchtlingen: Die unterschiedlichen Asylrechts-Auffassungen von Nato und Frontex  21

9.       Wir brauchen europäische Lösungen in der Flüchtlingspolitik! Europäische Werte und Freiheiten sind gerade jetzt besonders wichtig. 22

10.   Asylpaket II. Bundestag beschließt weitere Verschärfungen im Asylrecht 22

11.   Demografie in Italien: Historischer Tiefststand bei Geburten  22

12.   EU-Bürger wollen faire Verteilung der Flüchtlinge  22

13.   Führende CDU-Politiker pochen auf Tageskontingente für Flüchtlinge  23

14.   Was ist neu? Neuregelungen zum März 2016  23

15.   52. Allgemeine Verunsicherung. Münchener Sicherheitskonferenz: Es wird nicht zusammen gedacht, was zusammen gehört. 23

16.   Jahresbilanz 2015. Mehr als 1.000 Attacken auf Flüchtlingsheime  24

17.   Aufruf zum EU-Gipfel. Wissenschaftler fordern humane Flüchtlingspolitik  24

18.   Studientag „Kultur der Aufnahme und der Solidarität – die Herausforderung durch Flüchtlinge und Migration“  25

19.   „Unbedingter Friedenswille“. Was der Nahe Osten vom Westfälischen Frieden lernen kann: Ein Gespräch mit Historikerin Siegrid Westphal. 25

20.   Europäischer Rat in Brüssel. Großbritannien soll EU-Mitglied bleiben  26

21.   Umfrage. Mehrheit für faire Verteilung der Flüchtlinge  26

22.   Deutsche gegen den „Brexit“  26

23.   Europäischer Rat zu Migration. EU-Türkei-Aktionsplan hat Priorität 27

24.   „Durchsetzungsinitiative“ gefährdet die Rechtsstaatlichkeit der Schweiz  27

25.   "Widerlich und abscheulich". Empörung über Schadenfreude nach Asylheim-Brand  27

26.   Hamburg wird Gastgeber des G20-Gipfels 2017  28

27.   Flüchtlingspolitik. Minister verlangen mehr Geld  28

28.   Differenzierung oder Barbarei. Der Anfang einer unberechenbaren Entwicklung  28

29.   Mehrheit der Ökonomen sieht Asylzustrom skeptisch  29

30.   "Schonungslos". Göttinger Institut untersucht Fremdenfeindlichkeit in Ostdeutschland  29

31.   Merkel zur Asyl- und Flüchtlingspolitik. Wir haben schon eine Menge geschafft 29

32.   Armutsbericht 2016. Armutsrisiko unter Migranten weiter auf hohem Niveau  30

33.   Teilhaben, Teil sein: Auftakt zum Themenjahr Partizipation  30

34.   Flüchtlinge: Bundesregierung zahlt Prämie an afghanische Heimkehrer 30

35.   Nordrhein-Westfalen. Große Fortschritte bei Integration  31

36.   Deichmann-Förderpreis für Integration geht erneut an den Start 31

37.   Quereinstieg erleichtern. Zu wenig Migranten werden Erzieher in KiTas  31

38.   Weltfrauentag am 8. März: Luisa Spagnoli, Umbriens erste Unternehmerin  32

39.   CSU billigt Integrationsgesetz. Migranten müssen Kurs über Werteordnung besuchen  32

40.   Balkanroute dicht: Bundesregierung untergräbt Asylrecht für Afghanen  32

41.   Stimmungstief ade - bringen Sie den Frühling in Ihren Winter! 32

42.   Clausnitz und Bautzen/Rassismus. Nur die Spitze des Eisbergs  32

43.   Goethe-Lesemarathon „Italienische Reise“ 3. März 2016  33

 

 

 

I governi Ue litigano e i profughi continuano a morire

 

Il rimpallo di accuse tra leader europei mostra che l’idea di un’Unione collaborative sui temi cruciali — come è quello dell’immigrazione — è davvero un’utopia - di Fiorenza Sarzanini

 

Lo spettacolo penoso messo in scena ieri a Bruxelles fa ben comprendere che cosa potrà accadere nei prossimi mesi. Il rimpallo di accuse tra leader europei mostra che l’idea di un’Unione collaborativa sui temi cruciali — come è quello dell’immigrazione — è davvero un’utopia. Visto da quei barconi stipati di uomini, donne e bambini in fuga, il vertice dei capi di Stato e di governo è la prova di quanto lontani siano i politici dalla realtà.

I numeri degli sbarchi dicono che in meno di due mesi sono giunti sulle nostre coste quasi 7.000 stranieri. La maggior parte non ha diritto all’asilo perché proviene dall’area del Nord Africa, ma in attesa che si completi la procedura di identificazione ed eventualmente di espulsione, si dovrà provvedere alla loro accoglienza. Altri possono invece aspirare allo status di rifugiati. Per tutti trascorreranno mesi prima di arrivare a definire la loro posizione e dunque il futuro.

Le promesse di collaborazione degli altri Stati per un ricollocazione di eritrei e siriani giunti in Italia e Grecia si sono infrante di fronte agli egoismi nazionali. Nell’ottobre scorso la Commissione europea aveva assicurato che in due anni sarebbero state trasferite altrove 40 mila persone. L’accordo prevedeva che non ci fossero quote obbligatorie, ma tutti si erano impegnati a fare la propria parte. Non è andata affatto così, anzi. In sei mesi siamo riusciti a trovare una nuova collocazione soltanto per 300 profughi, si sono tirati indietro Paesi come la Spagna e la Francia. E c’è chi ha fatto anche peggio decidendo di ripristinare i controlli alle frontiere, vanificando così lo spirito del Trattato di Schengen sulla libera circolazione.

Da adesso in poi la situazione può soltanto peggiorare. Nel corso del vertice dei ministri dell’Interno che si è tenuto un mese fa ad Amsterdam sei Stati hanno comunicato ufficialmente l’intenzione di continuare per due anni ad effettuare la verifica dei documenti di chi attraversa i loro confini. L’elenco comprende Germania, Svezia, Danimarca, Norvegia, Francia e Austria. Vuol dire che a maggio — quando appunto sarà concessa la proroga — il trattato sarà di fatto sospeso con il rischio assai concreto di essere poi definitivamente abolito. A ciò si aggiunge infatti la resistenza messa in atto dai Paesi del gruppo Visegrad — Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca — rispetto a una politica di piena accoglienza, con la minaccia di alzare steccati pur di fermare l’ondata migratoria.

Le conseguenze per l’Italia sono facilmente immaginabili. Le partenze dalla Libia certamente aumenteranno con la bella stagione e il mare calmo. E altre “rotte” rischiano di aprirsi. Perché chi scappa dalla guerra non può fermarsi e se davvero troverà la strada sbarrata, troverà un altro modo di arrivare in Europa. Lo farà, ad esempio, passando da Albania e Montenegro e poi attraversando l’Adriatico proprio come accadeva negli anni 90. Le notizie che giungono dai Balcani dicono che gli scafisti si stanno già organizzando per gestire al meglio questo nuovo affare.

Entro qualche mese il nostro Paese corre il pericolo concreto di trovarsi isolato, stretto in una morsa, visto che al nord ci saranno le frontiere chiuse, mentre noi non possiamo sbarrare il confine più ampio che abbiamo: il mare. È bene attrezzarsi per non farsi trovare impreparati. È bene sapere, visto quanto accaduto lo scorso anno con il rifiuto di alcune Regioni a mettere a disposizione i posti letto e alcuni partiti a fomentare le proteste di piazza, che nessuno potrà tirarsi indietro.

Ognuno dovrà fare la propria parte, primi fra tutti governatori e sindaci. Sarà necessario avere strutture dove sistemare chi chiede asilo, assistere le donne, pensare ai bambini garantendo condizioni di vita accettabili. Sarà indispensabile velocizzare ulteriormente il lavoro delle commissioni che esaminano le istanze, snellire le procedure in modo da poter stabilire nel più breve tempo possibile chi ha diritto allo status di rifugiato e chi invece deve essere riportato nel Paese d’origine. Ci vorrà grande impegno, serviranno soldi.

Fa bene il presidente del Consiglio Matteo Renzi a dire che chi non collabora non ha diritto ai fondi europei, ma anche l’Italia deve rispettare le disposizioni dell’Unione sul fotosegnalamento e l’apertura dei centri di identificazione, proprio per essere credibile quando alza la voce. Perché bisogna sempre tenere a mente che mentre i governi fissano tetti di ingresso e alzano muri, i profughi continuano a morire. CdS 19

 

 

 

 

Migranti, Grecia: "Non diventeremo magazzino di anime". Ue: "Riduzione flussi in 10 giorni o sarà collasso"

 

L'Unione europa rafforzerà controlli a frontiere esterne. Dopo il controvertice tra Austria e Stati balcanici, Atene richiama il proprio ambasciatore a Vienna per "consultazioni". Summit Ministri dell'Interno a Bruxelles. Alfano: "Va cambiato il sistema di Dublino". Nuovo incontro il 7 marzo per fare il punto

 

BRUXELLES - Tensione sempre altissima all'interno dell'Unione europea sul delicatissimo tema dei migranti, all'indomani del "controvertice" tra Austria e Paesi balcanici che ha escluso la Grecia. E mentre a Bruxelles si riuniscono i ministri dell'Interno dell'Unione, Atene richiama per consultazioni il proprio ambasciatore a Vienna, Chrysoula Aleiferi, "al fine di preservare le relazioni amichevoli tra i popoli e gli Stati di Grecia ed Austria". L'obiettivo prioritario del governo ellenico è ben sintetizzato dal vice ministro per l'Immigrazione Ioannis Mouzalas: "La Grecia non accetterà azioni unilaterali. Anche noi possiamo farne. Non accetteremo di diventare il Libano d'Europa e di diventare un magazzino di anime, anche se questo comporta un aumento di fondi".

 

Prima intesa sul rafforzamento dei controlli. In questo clima incandescente, con l'Ue che chiede chiarimenti all'Ungheria sull'ipotesi di indire un referendum sulle quote obbligatorie, la riunione di Bruxelles ha raggiunto un primo risultato con un'intesa sul rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell'Ue. I ventotto riuniti a Bruxelles dovranno ora negoziare col Parlamento le loro proposte che prevedono, in particolare, "l'obbligo" per gli Stati membri responsabili delle frontiere esterne (Italia e Grecia, soprattutto) di condurre "controlli sistematici di tutte le persone, incluse quelle che godono di libertà di movimento in base alle regole Ue quando attraversano le frontiere esterne" dell'Unione in ingresso e in uscita. I controlli si applicano dunque anche ai cittadini europei. Si prevede anche la possibilità di applicare simili controlli anche per quanto riguarda lo spazio aereo.

 

Onu preoccupata per nuovo sistema di controlli. E sul tema dei controlli la Commissione diritti umani dell'Onu ha espresso "seria preoccupazione" per le misure decise la scorsa settimana a Zagabria dai capi della polizia di Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia e Austria. L'accordo per un nuovo sistema di controlli, selezione e registrazione dei migranti che verranno eseguiti una sola volta, al confine tra Grecia e Macedonia, comporta "conseguenze negative per i diritti umani dei migranti", sottolinea l'Alto commissario Zeid Ràad Al Hussein in un comunicato. Attualmente al confine tra i due Paesi sono bloccati migliaia di profughi e migranti.

 

Il commissario Avramopoulos: riduzione flussi in 10 giorni o rischio collasso. L'Unione europea ha ancora 10 giorni per vedere una riduzione significativa del flusso di migranti e rifugiati dalla Turchia "altrimenti vi è il rischio che tutto il sistema collassi completamente", ha detto il commissario europeo alla migrazioni Dimitris Avramopoulos dopo il summit. "La situazione sulla rotta dei Balcani occidentali è molto critica. La possibilità di una crisi umanitaria su larga scala è molto reale e molto vicina. Non si può andare avanti con atti unilaterali, bilaterali o trilaterali; i primi effetti negativi sono già visibili". La "scadenza" entro la quale l'Europa deve avere ottenuto "risultati tangibili" è quella del prossimo 7 marzo, giorno in cui è in programma un vertice dei capi di Stato e di governo Ue con il premier turco Ahmet Davutoglu, per fare il punto della situazione sullo stato dell'attuazione delle misure decise dall'Ue e nel piano di azione congiunto Ue/Turchia. Riuscirci, secondo Avramopoulos, "è un crash test per l'Europa, le sue istituzioni, i governi nazionali e la società europea", ha osservato. "Occorre tornare al più presto alla piena operatività del sistema Schengen di libera circolazione e applicare tutte le misure prese: gli hotspot, la redistribuzione, senza mai dimenticare che quello che è in gioco sono le vite umane. L'emergenza profughi non è un problema di questo o quel paese, ma un problema paneuropeo". Quanto ai piani di emergenza sui quali la Commissione sta lavorando in collaborazione con l'Unhcr "non devono sostituire l'attuazione degli impegni già presi".

 

Alfano: "Cambiare sistema di Dublino". A margine del Consiglio di Giustizia e Affari Interni a Bruxelles, il ministro degli Interni italiano Angelino Alfano si è detto in linea con la posizione Ue, ribadendo che però vanno cambiate le regole: "La nostra posizione è chiara e coincide esattamente con quella della Commissione Europea, cioè realizzare quanto si è detto. Chi ha da fare gli hotspot li faccia, chi ha da prendersi i migranti con il ricollocamento lo faccia. E, al tempo stesso, c'è il problema dei rimpatri, di cui si deve fare carico l'Europa. Bisogna applicare le misure decise, tuttavia - ha aggiunto - le regole vanno cambiate. Crediamo che una delle prime cose da fare sarà riorganizzare il sistema di Dublino, che non funziona più perché pensato per un'Europa che non c'è più. Occorre aggiornarlo. Non si è parlato specificatamente del Brennero, ma del tema generale delle frontiere. È emerso con grande evidenza il dissenso della Commissione, ma anche di altri Paesi, circa le soluzioni nazionali, individuali, solitarie, che si possono rivelare una grave illusione controproducente, mentre la strada giusta è lavorare insieme, perchè solo così - ha concluso Alfano - si può salvare l"Europa dinanzi a questo bivio decisivo".

 

Cinque nuovi hot spot in Grecia. Il governo greco sta allestendo cinque nuovi centri di accoglienza per le migliaia di rifugiati bloccati sul suo terrotorio dopo la chiusura delle frontiere dei Paesi della cosiddetta 'rotta balcanica'. Ad annunciarlo il ministro della Difesa, Panos Kamenos, spiegando che le forze armate stanno costruendo una tendopoli in un ex aeroporto militare e in un campo vicino al valico di frontiera di Idomeni, che nei prossimi giorni saranno pronti ad accogliere i profughi. Altri tre accampamenti militari nella stessa zona, non utilizzati dall'esercito, saranno trasformati in centri di accoglienza. Fino a quando non saranno pronti i nuovi centri, il Governo ha chiesto ai comuni di offrire riparo e aiuti ai migranti. Si prevede che nel campo di Idomeni arrivino più di 3mila persone, rispetto alle 1.500 di capienza massima, e altre mille in una stazione di servizio al confine tra Grecia e Macedonia. LR 25

 

 

 

 

Immigrazione. Mini-Schengen, ricetta per scongiurarla

 

I prossimi tre mesi saranno decisivi per la tenuta dell’area Schengen. O si riuscirà a far funzionare un sistema che prevede controlli comuni delle frontiere, un’accoglienza ben gestita ed equa, e in prospettiva un sistema comune di asilo e di rimpatri, o l’area di libera circolazione dei cittadini europei, della quale abbiamo beneficiato finora, collasserà. Gli scricchiolii sono già pesanti.

 

Apparenza più che sostanza

Sei Stati membri, fra cui la Germania, hanno reintrodotto i controlli alle frontiere per frenare il flusso dei migranti e li rinnovano di mese in mese, conformemente al Codice frontiere Schengen. Inoltre, viene ventilata l’ipotesi di una Mini Schengen. A Bruxelles ufficialmente non se ne è parlato, ma si sa che si tratta di un progetto che è nei cassetti di alcune cancellerie, probabilmente del Benelux, ma non solo.

 

Anche se se ne parla poco, anche la Svizzera, Paese Schengen, potrebbe in realtà limitare la libertà di circolazione delle persone. Sulla base di un’iniziativa legislativa popolare (iniziativa del 9.2.2014 sull’immigrazione di massa) entro un anno dovranno infatti essere introdotte quote e tetti massimi all’ingresso di stranieri, Ue e non Ue.

 

Tutto ciò avviene perché i flussi di migranti arrivati in Europa hanno raggiunto dimensioni di difficile gestione (più di un milione di domande d’asilo registrate). In realtà, più che di sostanza si tratta di apparenza. Un continente come l’Europa può gestire questi numeri, ma l’opinione pubblica percepisce i flussi in arrivo come un’invasione; e per la politica ciò che conta è la percezione dei cittadini elettori.

 

In particolare la Germania è confrontata con una sfida particolare e la cancelliera Angela Merkel deve dimostrare di saper gestire il fenomeno, frenando i flussi in arrivo, soprattutto quelli secondari dai Paesi ai confini dell’area Schengen.

 

Italia e Grecia sotto esame

E questi sono essenzialmente Grecia e Italia. Il nostro Paese è al momento “secondario” in questo scenario, almeno da quando i flussi si sono spostati sulla rotta balcanica. Non dimentichiamo però che siamo sotto osservazione proprio in questi mesi nell’ambito della “valutazione Schengen”.

 

La Grecia è messa peggio, ed è passata al Consiglio dell’Unione europea, Ue, una raccomandazione sulle misure da adottare per porre rimedio alle carenze riscontrate nel 2015 nell’applicazione dell’acquis Schengen. Atene avrà ora tre mesi di tempo per rimediare, e i novanta giorni, non casualmente, scadranno il 12 maggio, termine ultimo della chiusura delle frontiere da parte della Germania con la procedura finora invocata.

 

Che cosa succederà il giorno seguente? Se la Grecia avrà sostanzialmente contribuito a ridurre i movimenti secondari, forse la Germania non chiederà ulteriori proroghe. Occorrerà però anche agire sulla Turchia. Dei contatti sono in corso. Se non ci saranno sostanziali miglioramenti non è da escludere il collasso dell’area Schengen e la nascita di un sistema ridotto, tipo “mini Schengen”.

 

La Germania e il salto di qualità delle politiche migratorie

Evidentemente è un’opzione che tutti vogliono evitare. Anche la Germania, paese che, come o forse più degli altri, beneficia del regime delle quattro libertà garantite dai trattati Ue, ma anche per l’Italia, secondo Paese manifatturiero dell’Ue, sarebbe un disastro.

 

Come spesso accade molto gira intorno alla Germania. Il Governo tedesco nell’estate scorsa aveva dato prova di grande lungimiranza in tema di accoglienza, anche sospendendo l’applicazione del regolamento di Dublino ed accogliendo i richiedenti asilo indipendentemente dal Paese di primo arrivo. Poi i numeri sono diventati troppo impegnativi anche per Berlino.

 

In ogni caso la Germania pare il Paese più interessato a far compiere un salto di qualità alle politiche migratorie dell’Ue. In questo auspicio la possiamo associare all’Italia. Anche per il governo italiano è necessario arrivare a un vero sistema di accoglienza, che superi Dublino, al riconoscimento delle sentenze di asilo, a rimpatri comuni e a forme più incisive di controllo delle frontiere.

 

Su questi aspetti si può quindi cementare una collaborazione rafforzata fra Roma e Berlino, già sperimentata in tema di relazioni migratorie con l’estero, ed in particolare con il lancio ed i primi passi del Processo di Khartoum (collaborazione migratoria con i Paesi mediterranei e del Corno d’Africa).

Corso Pisacane, AffInt 16

 

 

 

 

 

Istat. L’Italia che invecchia e che emigra

 

ROMA - Al 1° gennaio 2016 la popolazione in Italia è di 60 milioni 656 mila residenti. Gli stranieri sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l'8,3% della popolazione totale (+39 mila unità). Il saldo migratorio netto con l'estero è di 128 mila unità, corrispondenti a un tasso del 2,1 per mille. Sono i dati diffusi oggi dall’Istat nel rapporto sugli indicatori demografici per il 2015. Dai numeri viene fuori un Paese dove si nasce poco, si muore tanto e da dove, sempre più spesso, si parte.

I dati.

In calo la popolazione residente. Nel 2015 la popolazione residente consegue una riduzione del 2,3 per mille abitanti. Si tratta di un cambiamento rilevante nel contesto storico di un Paese che, dal 1952 in avanti, aveva sempre visto aumentare la popolazione, salvo una riduzione congiunturale dello 0,1 per mille nel 1986. Scomposto nelle singole componenti demografiche, il calo della popolazione si deve a un saldo naturale (nascite meno decessi) del -2,7 per mille, a un saldo migratorio con l’estero del 2,1 per mille e, infine, a operazioni di assestamento e revisione delle anagrafi (saldo migratorio interno e per altri motivi) pari al -1,7 per mille. In termini assoluti la riduzione corrisponde a 139 mila unità in meno, il che determina al 1° gennaio 2016 una popolazione totale di 60 milioni 656mila residenti.

Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2016 sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l’8,3% della popolazione residente totale. Rispetto al 1° gennaio 2015 si riscontra un incremento di appena 39 mila unità, con 200 mila unità aggiuntive per effetto delle migrazioni con l’estero e 56 mila unità aggiuntive per effetto della dinamica naturale (63 mila nati stranieri contro oltre 6 mila decessi), 81 mila unità in meno per effetto delle poste migratorie interne e per altri motivi. Vanno poi considerate 136 mila unità in meno per acquisizioni della cittadinanza italiana, una posta di bilancio che aumenta anno dopo anno (29 mila nel 2005, 66 mila nel 2010) da mettere in relazione al progressivo aumento della popolazione straniera residente. Infine, tra le quote in uscita che riguardano la popolazione straniera è da segnalare la cancellazione per altri motivi (prevalentemente motivi di irreperibilità) di circa 139 mila individui, ossia di soggetti di cui è ragionevole ritenere l’emigrazione dall’Italia in anni precedenti, senza che questi ne abbiano fatto dichiarazione alle anagrafi di appartenenza.

Il 2015, l’anno del picco di mortalità. Il 2015 è stato caratterizzato da un significativo aumento dei decessi che ha messo in allarme sia gli operatori del settore (medici, epidemiologi, demografi) sia i media. Nel complesso, i morti stimati sono 653 mila, ben 54 mila in più rispetto al 2014 (+9,1%).

Record negativo di nascite. Nel 2015 le nascite sono stimate in 488 mila unità, ben quindicimila in meno rispetto all’anno precedente. Si tocca, pertanto, un nuovo record di minimo storico dall’Unità d’Italia, dopo quello del 2014 (503 mila). Poiché i morti sono stati 653 mila, ne deriva una dinamica naturale della popolazione negativa per 165 mila unità. Il ricambio generazionale, peraltro, non solo non viene più garantito da nove anni ma continua a peggiorare (da -7 mila unità nel 2007 a -25 mila unità nel 2010, fino a -96 mila nel 2014). Aldilà delle ragioni di fondo che stanno ostacolando, dopo il 2010, una significativa ripresa della natalità nel Paese, l’Istat ricorda che il recente calo delle nascite è in parte riconducibile alla trasformazione strutturale della popolazione femminile in età feconda (15- 49 anni). Le donne in questa fascia di età sono oggi meno numerose e mediamente più anziane. Si avviano a terminare l’esperienza riproduttiva le baby-boomers (nate a cavallo degli anni ’60 e ’70) e al loro posto subentrano, gradualmente, le ridotte generazioni delle baby-busters (nate negli anni ’80 e ’90). Il tasso di natalità scende dall’8,3 per mille nel 2014 all’8 per mille nel 2015, a fronte di una riduzione uniformemente distribuita sul territorio. Non si riscontrano incrementi di natalità in alcuna regione del Paese e soltanto Molise, Campania e Calabria mantengono il medesimo tasso del 2014.

Continua a crescere l’emigrazione e a diminuire l’immigrazione. Lo scorso decennio è stato caratterizzato da cospicui flussi migratori verso l’Italia che hanno rappresentato il prevalente fattore demografico di crescita. Questa tendenza si sta progressivamente attenuando; per il 2015 si stima un saldo migratorio netto con l’estero di 128 mila unità, corrispondente a un tasso del 2,1 per mille. Tale risultato, appena un quarto di quello conseguito nel 2007 nel momento di massimo storico, è il frutto di 273 mila iscrizioni e 145 mila cancellazioni nelle anagrafi. L’elemento di sostanziale discontinuità degli ultimi anni è dunque rappresentato da una parziale perdita di attrattività del Paese nei confronti dei migranti internazionali. Rispetto al 2007 le immigrazioni (erano 527 mila) si sono all’incirca dimezzate, mentre le emigrazioni (all’epoca 51 mila) sono quasi triplicate. La maggior parte dei flussi in ingresso nel Paese (90%) è rappresentata da cittadini stranieri. Le iscrizioni dall’estero di individui di nazionalità straniera risultano, infatti, pari a 245 mila (-1,3% rispetto al 2014), mentre i rientri in patria degli italiani sono 28 mila (-5,6%).

Per quanto riguarda le cancellazioni, si stimano 45 mila cancellati stranieri (-4,8% sul 2014), a fronte di circa 100 mila cancellati di cittadinanza italiana (+12,4%).

Riassumendo, dal lato degli ingressi il Paese perde attrattiva sia in relazione ai cittadini stranieri sia riguardo ai propri connazionali. Sul versante delle uscite, invece, aumenta in maniera significativa la quota di italiani che emigrano all’estero.

Il risultato di tali comportamenti migratori è un saldo migratorio con l’estero, riguardante i soli cittadini italiani, negativo nella misura di 72 mila unità, mentre quello degli stranieri risulta ancora ampiamente positivo nella misura di circa 200 mila unità. Il saldo migratorio con l’estero risulta ovunque positivo, anche nelle regioni del Mezzogiorno (+1,6 per mille). Tuttavia, esiste, come sempre, una grande variabilità geografica nelle capacità attrattive e repulsive delle varie zone del territorio nazionale rispetto al luogo di dimora abituale da eleggere o da abbandonare.

Nelle regioni del Centro (+3,2 per mille) il saldo migratorio con l’estero è all’incirca doppio rispetto al Mezzogiorno, anche perché in tale ripartizione pesa positivamente il contributo del Lazio (+4 per mille). Nel Nord, infine, il saldo migratorio con l’estero è pari al 2 per mille, con valori massimi in Emilia-Romagna (+3 per mille) e Lombardia (+2,3). (aise 19

 

 

 

 

Dal 21 al 25 marzo la prima riunione del nuovo Consiglio Generale per gli Italiani all’Estero

 

ROMA -  Il nuovo Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si riunirà dal 21 al 25 marzo presso la sala Conferenze Internazionali della Farnesina. I lavori, secondo una prima bozza del programma, prenderanno il via alle ore 14,30 di lunedì 21 marzo dopo l’accreditamento dei delegati. L’assemblea, presieduta dal consigliere più anziano,  sarà aperta dal saluto di benvenuto del direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie Cristina Ravaglia. A seguire la ripartizione dei Consiglieri in 4 gruppi, tre di carattere continentale e uno di nomina governativa. Si terranno dunque quattro distinti incontri, presiedute dal consigliere più anziano, che avranno lo scopo di consentire la conoscenza reciproca dei consiglieri e valutare le candidature per le successive elezioni. Si riuniranno  la Commissione Continentale  Europa e Africa del Nord;  la Commissione Continentale  America Latina;  la Commissione Continentale  Paesi Anglofoni Extraeuropei e il Gruppo di nomina governativa. Alle 16.30, presso la sala delle Conferenze Internazionali, vi sarà la costituzione del seggio elettorale, presieduto dal direttore generale Cristina Ravaglia, e successivamente il voto a chiamata nominale e scrutinio segreto per l’elezione del segretario generale (nel caso nessun candidato riporti la maggioranza assoluta di 32 voti, si procederà ad una seconda votazione nella quale risulterà eletto il candidato con il maggior numero di preferenze). Al termine delle operazioni di voto avrà luogo la proclamazione del nuovo segretario generale e suo insediamento ufficiale.

Il giorno successivo, martedì 22 marzo, sempre presso  la Sala  conferenze Internazionali, vi sarà l’intervento, davanti all’assemblea presieduta dal nuovo segretario generale, del ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni. Prenderanno poi la parola i rappresentanti della Camera e del Senato. A seguire si voterà per l’elezione del Comitato di Presidenza che sarà composto da 3 vice segretari di area (Europa e Africa del Nord; America Latina; Paesi Anglofoni Extraeuropei) e un vice segretario generale per il Gruppo di nomina governativa. Il Comitato sarà completato con l’elezione di altri quattro membri, 3 per ciascuna area continentale e 1 per il gruppo di nomina governativa.  

Mercoledì 23 marzo, dopo la proclamazione degli eletti e l’insediamento del Comitato di Presidenza, vi sarà l’approvazione dell’Ordine del Giorno dei lavori,  la  Delibera  sulla costituzione delle Commissioni tematiche,  la Formazione  delle Commissioni tematiche e l’approvazione del Regolamento interno del Cgie. La giornata successiva, giovedì 24 marzo, verrà invece dedicata alla riunione delle Commissioni tematiche, alla nomina degli organi direttivi e al dibattito sulla previsione delle date e delle modalità delle riunioni d’area. Infine, venerdì 25 marzo, il lavoro dell’Assemblea Generale continuerà con il proseguo del dibattito e la votazione degli Ordini del giorno. In tarda mattinata è prevista la riunione del Comitato di Presidenza, anche per la definizione di un calendario di massima per il 2016. (Inform 26)

 

 

 

Berlino, l'Orso d'oro per il miglior film a Rosi con "Fuocoammare", storia di migranti

 

L'unico film italiano in corsa alla 66esima edizione del Festival di Berlino si è aggiudicato il massimo premio. Il documentario, che racconta il flusso dei migranti verso il nostro Paese, è stato girato da Rosi nell'isola di Lampedusa nel corso di un anno

 

BERLINO - Fuocoammare, il docufilm di Gianfranco Rosi dopo Il sacro GRA - già premiato a Venezia - si aggiudica l'Orso d'oro al Festvial di Berlino. Si commuove Rosi e chiama sul palco della Berlinale il dottore Pietro Bartolo e l'aiuto regista del film premiato alla 66esima edizione, quest'anno dominata dal tema dell'immigrazione, dell'integrazione e con uno sguardo forte al Medio Oriente, all'Africa. Dice che "questo è un premio anche per i produttori". Parla in inglese, poi in italiano.

 

La presidente della giuria Meryl Streep, al fianco del direttore Dieter Kosslick, legge il verdetto: "Film eccitante e originale, la giuria è stata travolta dalla compassione. Un film che mette insieme arte e politica e tante sfumature. È esattamente quel che significa arte nel modo in cui lo intende la Berlinale. Un libero racconto e immagini di verità che ci racconta quello che succede oggi. Un film urgente, visionario, necessario". Sul palco, Rosi comincia il suo discorso: "Il mio pensiero più profondo va a tutti coloro che non sono mai arrivati a Lampedusa, a coloro che sono morti. Dedico questo lavoro ai lampedusani che mi hanno accolto e hanno accolto le persone che arrivavano. È un popolo di pescatori e i pescatori accolgono tutto ciò che arriva dal mare. Questa è una lezione che dobbiamo imparare". E ha continuato: "Per la prima volta l'Europa sta discutendo seriamente alcune regole da fissare, io non sono contento di ciò che stanno decidendo. Le barriere non hanno mai funzionato, specialmente quelle mentali. Spero che questo film aiuti ad abbattere queste barriere". Poi saluta con un bacio la figlia Emma: "Ho passato un anno e mezzo a Lampedusa e l'ho vista solo pochi giorni. Questo la renderà felice per molto tempo".

 

Rosi ha impiegato un intero anno per riprendere i flussi migratori verso le coste italiane: a Lampedusa, si è fermato un anno intero raccontando la disperazione di famiglie in cerca di un futuro e la difficoltà degli isolani. L'invito a partecipare al festival è arrivato dalla Berlinale mentre Rosi stava terminando il montaggio del film sull'isola. "È stato importante montare lì". "Quando chiesi al medico che si occupava dei migranti, Pietro Bartolo, perché Lampedusa fosse così generosa, lui mi rispose: 'Noi siamo un popolo di pescatori e i pescatori accettano tutto quello che viene dal mare. Quindi dobbiamo imparare a essere più pescatori anche noii", aveva detto poco prima di essere premiato, intervistato sul red carpet di Berlino, Gianfranco Rosi.

 

Alla guida di una giuria a prevalenza femminile che comprende anche la nostra Alba Rohrwacher (e la regista polacca Malgorzata Szumowska, oltre alla fotografa Brigitte Lacombe), aveva detto in apertura: "Siamo tutti africani", sottolineando l'importanza dell'integrazione nelle nostre società. Il direttore della Berlinale Dieter Kosslick aveva definito il documentario del regista “un'opera potente”. Dell'esperienza di presidente di giuria Meryl Streep, vestito grigio con scollo profondo e qualche lustrino, dice: "Parlo a nome del gruppo: siamo eccitati ed energizzati dal lavoro bello e importante che abbiamo visto e siamo orgogliosi di portarlo all'attenzione del mondo".

 

Orso d'argento, gran premio della giuria, va al bosniaco Danis Tanovic per Morte a Sarajevo. Ambientato nel 2014, il 28 giugno, quando all'Hotel Europa, il migliore di Sarajevo, si prepara la commemorazione per i cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale e in contemporanea sta per partire lo sciopero dei dipendenti del personale. La situazione si rivelerà esplosiva.

 

Orso d'argento per il miglior regista. Lo consegna Alba Rorhwacher, dicendo: "È un ritratto di una donna la cui famiglia diventa aliena e che deve reinventarsi": premiata la francese Mia Hansen-Love per L'Avenir. Lei dal palco dice, rivolta a Meryl Streep: "Non penso che ci sia niente di più bello che ricvere un premio dalle tue mani. Poi ringrazia Isabelle Huppert "per aver avuto fiducia in me, per l'energia, l'intelligenza e l'umorismo. È un film sulla diversità, la complessità e la gioia della felicità che è quello che provo ora".

 

Il premio Bauer per l'innovazione è andato al filippino Lav Diaz a Lullabay to the Sorrowful Mystery. Lungo otto ore e cinque minuti, una vera cinematografica che ha monopolizzato l'attenzione della Berlinale.

 

Orso d'argento per la miglior attrice alla bravissima Trine Dyrholm per il film danese The Commune di Thomas Vinterberg. Tratto in parte dalla storia del regista, racconta di una comune degli anni Ottanta con la dolcezza ma anche l'amarezza di una donna che vedrà il proprio marito trovare una nuova compagna e portarla nella comune. La sua vita personale e professionale entrerà in una crisi prodonda: "Thomas, sei pieno di talento e sei uno straordiario essere umano; è stato bello lavorare con te. Sono stata qui alla Berlinale tante volte, è la mia 'comune', grazie alla giuria per questo premio nel migliore festival del mondo". L'attrice è andata a baciare i giurati uno a uno.

 

Doppio premio al film tunisino Hedi di Mohamed Ben Attia: Oro d'argento per il miglior attore e per la migliore opera prima. Cliwe Owen: "Tutta la giuria è rimasta commossa dalla tenerezza e dalla sensiblità e dalla sua interpretazione totalmente coinvolgente". L'attore Majd Mastoura, dal palco, dice: "Grazie al popolo della Primavera, della rivoluzione, spero che continueremo a essere liberi, grazie a voi questo film si è potuto fare". Hedi racconta la vita di un giovane tunisino e la sua crisi di fronte all'incontro con una ragazza, mentre la madre ha già organizzato il matrimonio con un'altra donna. Erano vent'anni che non c'era un film arabo in concorso. La produttrice Dora Bouchoucha ringrazia il cinema per restituire "umanità in un mondo sempre più disumanizzato e pauroso. Grazie per metterci tutti insieme", ha detto.  

 

Orso d'argento alla migliore sceneggiatura. United States of Love del polacco Tomasz Wasilewski: "Sono senza parole, ora non potrei scrivere nulla. Grazie per averci notato". È la storia di quattro donne di una piccola città che sognano una vita migliore dall'altra parte del fiume.

 

Orso d'argento per il miglior contributo artistico, alla bellissima fotografia del film cinese Chang Jiang Tu (Crosscurrent) di Yang Chao, storia di un marinaio di un battello lungo il fiume Yangtse e della stessa donna che incontra porto dopo porto, attracco dopo attracco.

 

Orso d'argento per il cortometraggio Balada De Um Batráquio: "Faccio film sugli immigrati perchè lo sono, i miei genitori sono andati via dal Medio Oriente tanto tempo fa. Ma una volta era diverso. Io però credo che questa sia la storia più importante da raccontare oggi, e non è solo la loro storia ma anche la nostra".

 

La giuria del Festival di Berlino, guidata da Meryl Streep insieme a Clive Owen, Lars Eidinger, Nick James, Brigitte Lacombe, Alba Rohrwacher e Malgorzata Szumowska, ha visto in gara 18 film tra i quali, oltre a Fuocoammare di Rosi, anche Genius di Michael Grandage, con Colin Firth and Jude Law; Things to Come di Mia Hansen-Love, con Isabelle Huppert; Alone in Berlin di Vincent Perez, un racconto sulla Seconda Guerra Mondiale con Emma Thompson e Brendan Gleeson; Midnight Special di Jeff Nichols, con Michael Shannon e Joel Edgerton. LR 20

 

 

 

 

Rosi vince l’Orso d’oro Foto. Il successo di “Fuocoammare”

 

Il documentario sul dramma dei migranti a Lampedusa e sul difficile rapporto degli abitanti dell’isola con i nuovi arrivati ha commosso fin dalla prima proiezione. Il regista: Questo film non è un’inchiesta, è politico a prescindere. E richiama l’Europa alle sue responsabilità, forse per questo ha avuto un impatto così forte» - di Valerio Cappelli

 

Berlino - Ha vinto la Bell’Italia di Gianfranco Rosi, l’Orso d’Oro della Berlinale va a «Fuocoammare»: il dramma dei migranti, il cuore grande di Lampedusa. «Dedico il premio a tutte le persone che non sono riuscite ad arrivare su quest’isola nel loro viaggio della speranza, e ai lampedusani che dai primi sbarchi del 1991 accolgono chi scappa dalla fame e dalle guerre. È un posto di pescatori che accetta tutto quello che viene dal mare. Una lezione che dovrebbe essere imparata da tutti. Non è accettabile che la gente muoia in fuga dalle tragedie».

Meryl Streep dice che tutta la giuria da lei presieduta è rimasta «commossa da questo film che unisce politica e arte, e rappresenta tutto ciò che è il Festival di Berlino». È il palcoscenico ideale per il grido di dolore di Rosi, che ha sbancato con quattro premi: all’Orso d’oro vanno aggiunti quello ecumenico, quello di Amnesty International, e quello dei lettori del Morningpost. Gran premio della giuria a Danis Tanovic («Death in Sarajevo»), miglior regista Mia Hansen-Love («L’avenir»). Miglior attrice Trine Dyrholm («The Commune»), miglior attore Majd Mastoura («Hedi»).

Rosi, una giornata che non dimenticherà facilmente.

«Sì, nel pomeriggio, dopo i primi tre riconoscimenti, mi era venuta l’ansia. Questo film non è un’inchiesta, è politico a prescindere. E richiama l’Europa alle sue responsabilità, forse per questo ha avuto un impatto così forte. Per vent’anni l’Italia ha dovuto gestire gli sbarchi dei migranti in totale solitudine».

Le cose sono cambiate perché il quadro è mutato.

«Solo ora, con le masse di persone che si stavano muovendo, gli altri Paesi europei si sono accorti che esiste il problema. Quello che sta accadendo alle frontiere dell’Austria è vergognoso. Ci sono confini fisici e mentali. Se l’Europa non fa i conti con una politica sovranazionale sarà la fine di tutto».

 

Come ha costruito il film?

«Ci sono due storie parallele, l’isola e le migrazioni, e non si incontrano mai. È difficile creare un rapporto: oggi i migranti vengono fatti sbarcare di notte, salire su un autobus, accompagnati al centro di accoglienza. E dopo due-tre giorni vanno in altre destinazioni».

L’occhio pigro del protagonista, il piccolo Samuele, è la metafora della nostra pigrizia sui rifugiati?

«È piccolo, l’abbiamo portato fuori durante la scena dei morti. A quel momento lo spettatore deve arrivare attraverso il mondo interiore di Samuele, deve conquistarla quell’immagine. Quando lui va con la torcia nella natura è la metafora della fiaba, è il suo romanzo di formazione: la sua difficoltà a crescere, e la nostra difficoltà a cogliere quella realtà. Samuele mi ha detto che dopo essersi visto nel film non mangia più gli spaghetti tirandoli su ad uno ad uno facendo rumore».

 

Paolo Taviani dice che lei ha una capacità alla Antonioni per le sequenze lunghe.

«Sono lusingato e imbarazzato… I tempi dei miei film sono quelli dei miei personaggi: so dove partono ma non so dove arrivano. Sono incontri con luoghi che poi si riflettono nei personaggi, e più la storia aderisce alla loro intimità, più è profonda, e più facilmente può raggiungere la verità».

Non filtra mai un raggio di sole.

«Tutti i miei film sono così, o interni, o esterni con le nuvole. L’ultima luce del giorno ti dà supporto per il mistero delle cose».

Ha vinto anche la nobiltà della causa?

«Solo sei mesi fa sarebbe stato colto in maniera diversa. Non ho voluto dare soluzioni. Dopo le immagini di una tragedia che ho visto e che nessuno ha raccontato, perché era Ferragosto, ho avuto una rottura emotiva, mi sono detto che il film andava consegnato. La morte mi è arrivata addosso».

Dopo Venezia (Sacro Gra, 2013), questi premi a Berlino con un altro documentario.

«Fortunatamente non c’è più l’idea punitiva del film-inchiesta. Io comunque uso il linguaggio del cinema»

A quale politico vorrebbe far vedere il film?

«A tutti. Ma soprattutto a quello “cattivo”, Matteo Salvini». CdS 21

 

 

 

 

“Con la vittoria del film di Rosi alla Berlinale si ridà un volto alla questione migranti

 

“E’ importante e significativo che sia un documentario sui profughi nel Mediterraneo, Fuocoammare, e non un film di finzione, ad avere convinto la giuria internazionale del Festival di Berlino. Perché i morti annegati, le famiglie distrutte, i traumi psicologici di Lampedusa purtroppo sono qualcosa di tragicamente reale, che avviene quotidianamente.

 

L’arte ha la capacità di trasportare le emozioni anche a migliaia di chilometri di distanza. E di porre all'attenzione della società questioni umanitarie di grande drammaticità, attraverso il racconto di singole storie. Attraverso il film di Gianfranco Rosi migliaia di spettatori nel mondo vedranno persone, e non numeri. Persone, vittime di una tragedia che gli stati membri dell’Unione Europea ancora stentano a saper affrontare insieme.

 

Congratulazioni al regista e alla produzione per questo prestigioso riconoscimento che oltre a fare bene alla cultura italiana fa bene alla politica nel senso più alto del termine”. Così Laura Garavini, componente dell’Ufficio di Presidenza del PD alla Camera, in occasione dell’attribuzione dell’Orso d’Oro del festival di Berlino al film Fuocoammare, di Gianfranco Rosi. De.it.press 22

 

 

 

 

“Asylpaket II.”: l’occasione perduta per la Germania … e per l’Europa.

 

Lacerata dalla crisi finanziaria dal 2008, che non ha voluto risolvere con intelligenza riconoscendo l’errore madornale della prematura moneta unica, l’Unione Europea si è ostinata  a mantenerla contro ogni sensata analisi economica ed ha dovuto di conseguenza mettere in atto le note misure di “salvataggio” che hanno avuto come esito la crescente concentrazione di ricchezza  in poche mani e l’impoverimento crescente delle masse, unito alla disoccupazione.

Se ai circa 30 milioni di disoccupati forzati nell’UE fosse concesso di lavorare in progetti economicamente sensati la maggior parte dei problemi in tutti gli stati sarebbero risolti.

Nuove tecnologie per energia pulita, agricoltura biologica, risanamento dell’ambiente con eliminazione dell’inquinamento, ricerca e tecnologie industriali con sempre più marcata riduzione delle emissioni nocive, maggiori investimenti in cultura e scolarizzazione, ecc. ecc.).  Sarebbe stato un guadagno per tutti: per i lavoratori un aumento del potere d’acquisto con  parallela crescita del gettito fiscale e quindi con l’automatico recupero dei capitali investiti e riduzione del debito pubblico,  fine della rapina a danno dell’ambiente e ammodernamento delle istituzioni educative a tutti i livelli.

Non si sarebbe trattato di una novità, infatti esattamente questo era il programma dei Padri Fondatori  dell’Unione Europea che nel 1956 firmarono il noto trattato di Roma. .

Questa nobile intenzione originaria è stata volgarmente tradita dai successivi gnomi politici che si sono impadroniti delle istituzioni dell’ UE: costoro si sono prostituiti al diktat del grande capitale delle multinazionali che controllano con le loro lobby (oltre 15.000 lobbisti cioè portavoce degli interessi privati delle multinazionali risiedono a Bruxelles e controllano ad ogni passo i parlamentari europei ed i funzionari tutti, dettando loro le leggi da approvare. Per stessa ammissione di alcuni di questi politici sappiamo che la stragrande maggioranza delle norme dell’ UE sono state redatte dai gruppi d’interesse privati e tutt’al più concordate coi supini parlamentari e con la Commissione Europea (che è un organismo non elettivo e quindi sottratto ad ogni controllo democratico).

Ultimamente per garantirsi la totale libertà  di imposizione il trattato dell’UE con gli USA (TTIP) viene esclusivamente preparato in segreto. Un metodo che ricorda da vicino la modalità con cui i piani economici quinquennali nell’Unione Sovietica venivano decisi dal Politburo e poi semplicemente approvati per acclamazione  dalle comparse che sedevano nella Duma, il parlamento che doveva fingere un’ inesistente partecipazione popolare.

Il capitalismo neoliberista al quale l’Occidente in toto e l’UE in particolare si sono sottomessi si rivela sempre più per quello che a dispetto del nome è in realtà: è un sistema liberticida e predatorio al servizio di un’oligarchia  finanziaria che  prende le vere decisioni e sceglie, finanziandone le campagne elettorali, le marionette che devono poi  recitare sulla ribalta delle istituzioni politiche la parte loro assegnata per ingannare il pubblico e carpirne la buona fede. A ben vedere si tratta di una variante quasi identica al capitalismo di Stato che era stato spacciato per comunismo nel Paesi dietro la Cortina di Ferro.

 

In questo contesto non deve meravigliare che per deviare l’attenzione popolare dai veri problemi l’oligarchia al potere imponga alle proprie marionette politiche di cercare capri espiatori come i rifugiati. O addirittura di crearli: senza la destabilizzazione criminale dell’Afganistan, dell’Irak, della Libia e della Siria (per non citare che i casi più noti e fragranti) non  avremmo in Europa un numero di rifugiati delle attuali proporzioni.

Che questi Paesi non fossero propriamente democratici è indiscutibile (ma se è per questo non lo è di fatto nemmeno l’UE, se si va a vedere dietro la falsa facciata). Non occorre essere storici di mestiere per sapere che mai e in alcun caso una democrazia è stata possibile con interventi stranieri, ma che piuttosto è vero il contrario. Fu un colpo di Stato documentatamene orchestrato dagli USA a mettere fine al tentativo di democratizzazione di Mossadegh in Iran nel 1953, esattamente come in Cile nel 1973 con l’eliminazione del governo democraticamente eletto di Allende, sostituito dalla feroce dittatura di Pinochet.

I casi analoghi sono talmente numerosi che non basterebbe un libro anche soltanto ad elencarli tutti.

 

Ma torniamo al caso dei rifugiati: numerosi sì, ma non certo un problema insuperabile o tale da mettere in pericolo l’economia dei Paesi di accoglienza: anzi, tutti i calcoli eseguiti da economisti onesti hanno dimostrato che per l’UE sarebbe anche dal punto di vista strettamente economico piuttosto un guadagno, un rilancio della produzione utilizzando una manodopera giovane e desiderosa di crearsi una vita dignitosa dopo essere fuggita dagli orrori della guerra.

 

Il buon senso purtroppo è però merce sempre più rara in politica: ed ecco che in tutta Europa e segnatamente nei Paesi usciti da poco dal totalitarismo sovietico per garantirsi senza sforzo un consenso popolare altrimenti in diminuzione per i noti problemi creati dall’assoggettamento al falso credo neoliberista si fa leva sulla xenofobia più volgare.

 

I governanti dei Paesi dell’ex-Cortina di Ferro (i cui cittadini fino al 1989 potendolo sarebbero fuggiti cercando asilo in Occidente) rifiutano ora vergognosamente di accogliere quelli che per motivi ancor più gravi non soltanto fuggono da dittature ma lo fanno per salvare la vita dopo aver perduto le basi del sostentamento nelle città distrutte).

E sono purtroppo in folta compagnia, visto che praticamente tutti i Paesi dell’UE cercano di scaricare l’onere su altri. E lo fanno con le misure più insensate, come la chiusura dei propri confini, laddove anche il più sprovveduto capisce che se il centro e Nord Europa chiude i propri confini il flusso inarrestabile dei rifugiati trasformerà ad esempio la Grecia in un enorme campo di concentramento  non potendo un Paese di 10 milioni di abitanti  caricarsi di un onere che un’UE di 500 milioni si rifiuta di  affrontare. A meno che l’alternativa da nessuno menzionata sia la vera intenzione di questi irresponsabili governanti xenofobi, e cioè la speranza che i rifugiati restino nei loro Paesi (che però continuano a  riempire di armi ed a bombardare, altro che democrazia e sviluppo).

La Germania che nel 2015 ha raddoppiato le proprie esportazioni di armi, in gran parete affluite nei Paesi del Medio Oriente in guerra. La Cancelliera Merkel, che sia nei confronti dell’industria bellica che della grande finanzia speculativa si era dimostrata supina portavoce dei rispettivi ordini di scuderia, si era probabilmente messa una mano sulla coscienza per un istante quando di fronte alla tragedia umana dei rifugiati aveva dichiarato la Germania un Paese di accoglienza. Un merito che non le potrà venire storicamente negato, e che al contrario dimostra tutta l’immorale e volgare xenofobia dei suoi detrattori che avidamente si sono lanciati nella rincorsa di consenso e di voti facendo leva sull’odio verso lo straniero che come vediamo è  inestirpabile in una larga fascia della popolazione.

I roghi degli stabili in corso di ristrutturazione per accogliere i rifugiati sono atti barbarici e criminali di pochi individui che sarebbe giusto rieducare mandandoli in Siria o in Irak  o Turchia e Libano a svolgere assistenza nei campi di rifugiati.  

Ma la responsabilità maggiore e meritoria di punizione più severa resta quella dei citati politici che oltre tutto hanno pure sbagliato i conti, infatti la lotta fratricida nella CDU ha finito unicamente per far perdere voti al partito intero e favorire la crescita esponenziale di partiti apertamente xenofobi: il cittadino impaurito ad arte sceglie piuttosto l’originale che non la brutta copia.  Evidentemente gli strati più ignoranti della popolazione che non sono in grado di riconoscere né le cause né i dati più semplici del problema seguono più docilmente chi grida “salvaguardiamo i confini con le armi” piuttosto di chi parla di riduzione, controllo, ripartizione in tutta l’UE dei rifugiati.

Che la Germania riunificata sia il vero potere nell’Unione Europea lo hanno ormai capito anche gli infanti, tanto velleitarie suonano le prese di posizione dei governanti degli altri Stati quando cercano di far credere ai propri cittadini di avere potere contrattuale in materia economica nei confronti della Germania. Questo potere di fatto, se gestito nell’interesse dell’Europa avrebbe potuto divenire gradualmente riconosciuto e legittimato con opportune misure di controllo.

Il clima di xenofobia crescente in Germania, proprio perché volgarmente sfruttato per meschini fini elettorali, rimette in questione il dato di fatto della supremazia economica.  

Chi ha viaggiato nelle regioni della ex- RDT ed ha visto coi propri occhi villaggi spopolati, complessi industriali abbandonati e fatiscenti, infrastrutture in degrado: facilmente spiegabile, visto che dopo la caduta del Muro di Berlino quasi due milioni si erano rifugiati nella Germania Occidentale. I rifugiati provenienti dal Medio Oriente non basterebbero a ripopolare queste aree ma sarebbero un primo passo verso una rinascita. Certamente sarebbe servito un grande sforzo politico ed educativo per far comprendere ai cittadini di quelle zone la convenienza dell’operazione. Invece è stato molto più facile e disonesto favorire la xenofobia per un miope e falso calcolo politico.

La Cancelliera aveva colto questa occasione per redimere almeno in parte le sue altre riprovevoli politiche: il suo fallimento è quindi il fallimento del ruolo della Germania in Europa, così come la totale mancanza di solidarietà all’interno di tutta l’Unione Europea in tema di accoglienza di rifugiati sta minando la stessa esistenza della nobile istituzione ben diversamente concepita nei trattati originari del secolo scorso.

Graziano Priotto, Praga/Radolfzell, de.it.press 26      

      

 

 

 

Germania, assalto ai profughi: attaccati un bus e un ostello. L'ultradestra soffia sull'odio

 

Incendio doloso in un rifugio di Bautzen, anche bambini tra gli spettatori. Il governo condanna. La leader di Afd: "Insulti dai richiedenti asilo" di TONIA MASTROBUONI

 

BERLINO. "A Bautzen!" - prima della caduta del Muro, se un giudice spediva un prigioniero politico nel carcere della cittadina sassone, significava una condanna terribile, legata a botte, torture, condizioni di detenzione durissime. Da sabato notte, il nome Bautzen sarà associato a un altro momento buio della storia tedesca. Una trentina di persone hanno infatti assistito ridendo, applaudendo, scandendo slogan razzisti all'incendio doloso che ha semidistrutto un ex albergo riconvertito in centro di accoglienza per i profughi.

 

Secondo la Dresdner Morgenpost, ci sarebbero stati persino dei bambini tra gli spettatori: avrebbero partecipato ai cori e agli insulti contro i profughi, definendoli "scarafaggi". I primi richiedenti asilo sarebbero dovuti arrivare a marzo: per fortuna al momento del rogo l'edificio era vuoto. Ma alcune persone avrebbero tentato a più riprese di impedire ai pompieri di spegnere il fuoco: tre ragazzi tra i 19 e 21 anni sono finiti ieri sotto indagine.

 

L'episodio è avvenuto dopo un altro, grave atto di intolleranza registrato ad appena un centinaio di chilometri. A Clausnitz un pullman con una quindicina di profughi a bordo è stato circondato giovedì sera da un centinaio di persone che hanno gridato frasi xenofobe e "noi siamo il popolo", storpiando lo slogan simbolo della rivoluzione pacifica del 1989. I richiedenti asilo, terrorizzati, si sarebbero rifiutati di scendere dal bus. All'arrivo della polizia, qualcuno ha filmato una scena aberrante: un ragazzino libanese di 15 anni, Luai, paralizzato dalla paura sui gradini del pullman, un poliziotto che lo prende per il collo, lo trascina a forza per cinque o sei metri, fino al centro di accoglienza. La polizia sassone ha persino giustificato il collega. Il bimbo sarebbe stato "molto più al sicuro", nel centro, secondo il capo della polizia di Chemnitz, Uwe Reissmann. Il quale ha persino annunciato che potrebbero partire denunce "contro qualche passeggero". Secondo Reissmann i migranti avrebbero filmato i manifestanti dal bus e alzato qualche dito medio.

 

La condanna del mondo politico dopo questi episodi che per qualcuno dovrebbero ispirare una riflessione più ampia sul "caso Sassonia", dopo gli innumerevoli casi di intolleranza registrati di recente nel Land dell'ex Germania est, è stata unanime. O quasi. Per il portavoce di Angela Merkel, "è senza cuore osteggiare i profughi che arrivano, fra cui donne e bambini, sbraitando e urlando insulti villani", il ministro dell'Interno de Maizière ha parlato di fatti "intollerabili", e il primo ministro della Sassonia, Tillich (Cdu) li ha definiti "rivoltanti". Ma la capa dei populisti di destra Afd, Frauke Petry, pur condannando l'episodio dell'orrendo flash mob contro il pullman, ha voluto sottolineare che "ci sono state dichiarazioni poco belle anche da parte dei richiedenti asilo, gesti col dito medio e qualche insulto". Persino. LR 23

 

 

 

 

Wiesbaden. Intervista a Luigi Ghezzi, Presidente della Associazione Vogliamoci Bene e. V.

 

Luigi Ghezzi, nato a Grammichele, 58 anni, da 40 in Germania a Wiesbaden. Sposato, con due figli, uno è Economista, l’altro  Insegnante di  Italiano e Teologia in un Ginnasio Bilingue. Già Consigliere comunale a Wiesbaden per due legislature. Attualmente rappresentante per l'Integrazione e Vice Presidente del Consiglio pastorale della Missione Cattolica di Wiesbaden.  

Come è vista la situazione italiana in Germania?

La situazione italiana in Germania è  molto discussa perché le notizie che vengono trasmesse nei Telegiornali tedeschi danno una immagine negativa del Governo e dei politici. Tutta la situazione italiana viene presentata come se fosse attraversata da corruzione e da un sistema politico poco serio. Per parecchi italiani e siciliani queste persone dovrebbero essere rigorosamente puniti. Possibilmente arrivando anche all’esproprio dei beni acquisiti in violazione alle leggi.

Come vive la comunità siciliana di Wiesbaden?

La nostra comunità siciliana (italiana)  in Wiesbaden vive molto compatta. Economicamente sta bene ed è legata alle proprie radici, attaccata sempre alla cultura della nostra terra ed ai sentimenti di italianità. E’  molto laboriosa e presente nella società locale.

Come è l’economia a Wiesbaden?

L'economia tedesca va bene, ancora si trova lavoro  anche se viene richiesta sempre una qualifica  che è di vantaggio per posti di lavoro che vengono pagati anche bene. Per chi arriva  è difficile ambientarsi  senza l'aiuto di amici o parenti. Per fortuna, come Associazione, ci mobilitiamo in loro aiuto, insieme alla Missione Cattolica italiana di Wiesbaden, per assistere e dare il primo approccio nei confronti della burocrazia degli uffici Comunali.

C’è ospitalità per i giovani che arrivano a Wiesbaden?

Non è facile trovare degli alloggi a basso prezzo, purtroppo gli affitti sono cari. Per un appartamento di tre camere più servizi si pagano tra 400-600 euro. Un normale operaio riesce a guadagnare 1.500-1.800 al mese. Certo tanti giovani che non hanno titolo di studio o mestiere, vanno a lavorare in locali gastronomici italiani. Sicilia Mondo 

 

 

 

 

A Wolfsburg la mostra di Morena Antonucci “La nuova luce dell’emigrazione”. Inaugurazione il 4 aprile

 

Hannover – Verrà inaugurata il 4 aprile alle ore 16 presso lo spazio espositivo del Comune di Wolfsburg (Bürgerhalle) la mostra di Morena Antonucci intitolata “La nuova luce dell’emigrazione”, progetto accolto e promosso dall'associazione Abruzzesi di Wolfsburg in colaborazione con l’Istituto di istruzione sindacale Arbeit und Leben nella Regione Bassa Sassonia e l’Ufficio emigrazione presso la Volkswagen di Wolfsburg.

L'allestimento, aperto al pubblico sino al 22 aprile e nato grazie alla collaborazione dell'artista con il sociologo Vittorio Di Salvatore, punta sul ruolo centrale della cultura della migrazione italiana, rielaborando e riscrivendo artisticamente tematiche a sfondo sociale, anche in chiave autobiografica, legate al vissuto di Antonucci, figlia di emigranti italiani.

“In ambito sociologico la costruzione della realtà, e dunque delle diverse identità, sia individuali sia collettive avviene anche attraverso le esperienze artistiche, le quali ‘province finite di significati’, sintetizzano, ricordano, evocano immagini, sensazioni, idee collettive di ciò che si era, si è, e si potrà divenire – afferma la sociologa Milena Gammaitoni a proposito del progetto che segue la personale di Antonucci, “Majas Wolf - Il Lupo di Maja”, presentata due anni fa all'Istituto italiano di cultura della città tedesca.

All'inaugurazione, sponsorizzata dall’Agenzia consolare d’Italia di Wolfsburg, parteciperà anche l’assessore alla Cultura Thomas Muth, che ha patrocinato l’iniziativa.

Morena Antonucci approda in Germania dopo un percorso decennale di ricerca pittorica sviluppata in Abruzzo, che l’ha vista impegnata a ridefinire il suo senso dell’arte contemporanea. Il progetto artistico “La nuova luce dell’emigrazione” va a integrare e implementare la mostra documentale/fotografica denominata “Buona fortuna”, presentata in più occasioni dall’associazione culturale Abruzzesi di Wolfsburg. L’artista presenta una singola opera di grandi dimensioni, per un totale di 28 mq, realizzata con la tecnica di acrilici su tela, composta da quattordici moduli (tele), lo stesso numero dei pannelli espositivi inerenti alla mostra “Buona fortuna”. Le tele verranno esposte su una struttura in legno di forma ellittica realizzata per l’occasione dalla Città dell’Auto della Volkswagen di Wolfsburg, coprendo una superficie di circa 50 mq per un’altezza di tre metri. L’intento è di offrire un messaggio positivo della nuova migrazione contemporanea, ponendo particolare attenzione alla “luce” che distingue la vecchia generazione di emigrazione italiana da quella attuale. Secondo l’artista la nuova generazione, in una società pienamente informatizzata e globalizzata, è destinata a un futuro più roseo rispetto a quella passata. (Inform/dip)

 

 

 

 

 

I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia

 

Radio Colonia va in onda ogni giorno dal lunedì al venerdì, dalle 19 alle 20, sulle frequenze di Funkhaus Europa e in streaming in internet.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/

 

24.02.2016. Il caso Sassonia. Dalle proteste di Pegida agli episodi di Clausnitz e Bautzen, dalle parole ai fatti. Triplicati in un anno i reati xenofobi nel land sassone dove l'estrema destra va a braccetto con l'AfD.

ungültig.http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/sachsen-xenophobie-100.html 

CGIL contro CGIL. Mezzo milione di euro: è la cifra che l'ente di formazione CGIL-Bildungswerk di Francoforte chiede alla CGIL italiana a titolo di risarcimento.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/bildungswerk-francoforte-100.html

Lasciateci abortire. L'aborto negli ospedali italiani è sempre meno realizzabile. E una nuova norma punisce chi abortisce clandestinamente con multe fino a 10.000 euro. Una protesta a suon di tweet.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/aborto-diritto-102.html

 

23.02.2016. Dedicato a Lampedusa. Ai nostri microfoni Gianfranco Rosi, vincitore con la pellicola "Fuocoammare" dell'Orso d'oro, massimo riconoscimento della Berlinale, giunta quest'anno alla 66esima edizione.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/gianfranco-rosi-fuocoammare-100.html

Tutti spiati. Nuove rivelazioni di Wikileaks dimostrano come i politici europei fossero spiati in modo capillare. Abbiamo sentito Antonius Kempmann del Recherchenverbund di WDR, NDR e SZ, e Stefania Maurizi de "l'Espresso".

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/wikileaks-nsa-berlusconi-merkel-100.html

Benedetto Croce. Centocinquanta anni fa nasceva un pensatore universale destinato a lasciare un'impronta profonda nella cultura non solo italiana, ma anche europea: Benedetto Croce, filosofo e molto altro.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/terramia/filosofo-benedetto-croce-100.html

 

22.02.2016. Due anni di governo Renzi

Due anni di governo Renzi. Il bilancio del premier davanti ai giornalisti di tutto il mondo e quello di Pietro Senaldi ai nostri microfoni.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/due-anni-governo-renzi-100.html

È morto Umberto Eco. Con Umberto Eco ci ha lasciati un intellettuale di fama internazionale, un filosofo che sapeva usare la ragione con una sana dose di senso dell’umorismo e uno scrittore di vasta cultura a suo agio fra i misteri del passato - basti pensare a "Il nome della Rosa"o "Il pendolo di Foucault".

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/pagine-scelte/umberto-eco-numero-zero-100.html

 

19.02.2016. Grillo vs Grillo. Grillo gira l'Italia con un nuovo show in cui si sdoppia: il politico dialoga con il comico in una sorta di seduta pubblica psicoanalitica per la gioia dei suoi fan. Noi l'abbiamo visto.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/beppe-grillo-102.html

Due volte vittime. Le accuse delle migranti di un centro di accoglienza a Colonia: filmate e fotografate dalle guardie mentre sono sotto la doccia o mentre allattano. Oggi (19.02.2016) la svolta nelle indagini: quattro donne avrebbero confermato le molestie subite.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/migranti-centro-accoglienza-molestie-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli. Calendario lunedì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-montag-100.html

Calendario venerdì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-freitag-100.html

 

18.02.2016. Non più segreti. Operazione trasparenza sulle stragi nazifasciste: l'Italia mettte online 13.000 documenti. "Alcuni sono molto importanti", sottolinea la storica militare Isabella Insolvibile.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/schrank-der-schande-100.html

Aurora Mazzucchelli. Aurora è chef del ristorante „Marconi“ a Sasso Marconi (BO) e proviene da una famiglia da sempre vocata alla ristorazione: papà cuoco e mamma sfoglina.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tavola/mazzucchelli-100.html

I caschi blu della cultura. Grande entusiasmo per la task force che tutelerà le opere d'arte nelle zone di crisi. Lo storico dell'arte Tomaso Montanari smorza il grande entusiasmo: "Occupiamoci prima dell’Italia”.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/un-einheit-kultur-100.html

 

17.02.2016. La scrittura non ha confine. Il progetto "FremdwOrte"offre un luogo di scambio a scrittori e scrittrici che arrivano a Colonia come profughi, che sono rifugiati qui da anni, o in esilio. L'ha ideato Roberto Di Bella.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tu_per_tu/roberto-di-bella-100.html

L'urlo dei greci. Mentre monta la protesta di piazza guidata dagli agricoltori, siamo andati a vedere gli effetti della crisi nel paese ellenico. Insoddisfatti tutti i ceti della popolazione.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/griechenland-krise-136.html

Radio Colonia in cattedra. All'istituto di Romanistica dell'Heinrich-Heine-Universität Düsseldorf gli studenti di italianistica hanno un compito fisso: ascoltare Radio Colonia.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/italmondo/radio-colonia-studie-100.html

 

16.02.2016. Matematica da paura. Nelle scuole italiane ci sarebbe un vero e proprio esercito di "analfabeti matematici". Lo afferma uno studio a livello europeo.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/pisa-studie-italien-100.html

Deutsche Bank in crisi. Perdite in borsa, manager che se ne vanno, dipendenti sotto processo e il mercato che non si fida. Cosa rischia il maggiore istituto bancario tedesco.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/deutsche-bank-128.html

Il Barbiere di Siviglia. Duecento anni fa veniva rappresentata per la prima volta una delle più celebri opere di Gioacchino Rossini. Nessuno poteva intuire il successo che avrebbe avuto nei due secoli successivi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/terramia/barbier-sevillia-100.html

Il lusso della semplicità. Marcello Murzilli ha aperto tre anni fa il primo albergo "digital detox" in Italia, che invece di wifi, radio, tv e copertura per i cellulari offre silenzio e tanta natura.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/detox-hotel-100.html

 

15.02.2016. Ricerca in fuga- Le dichiarazioni della ministra Giannini sul successo dei ricercatori italiani apre nuovamente la polemica sui cervelli in fuga. Ma il fenomeno non è solo italiano.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/braindrain-italien-100.html

 

12.02.2016- "Il cinguettio dell'universo". Cento anni dopo la teoria di Einstein ieri l'annuncio di un gruppo di scienziati. Alla scoperta ha partecipato attivamente anche l'Italia con l'Istituto Nazionale di fisica nucleare italiano. Gianluca Gemme ci spiega che cosa sono le onde gravitazionali e a cosa possono servire.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/gravitationswellen-nachgewiesen-100.html

L'Italia porta Lampedusa alla Berlinale. Gianfranco Rosi con "Fuocoammare" è il film italiano in concorso per l'Orso d'oro. Omaggio a Ettore Scola. La Berlinale si concluderà il 21 febbraio.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/italienische-praesenz-berlinale-100.html

Sanremo visto da noi. Le canzoni quest'anno sono leggere e poco impegnative, ma Sanremo fa discutere lo stesso. Le nostre opinioni e previsioni.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/bilanz-musikfestival-sanremo-100.html

 

Appuntamenti. Eventi, incontri, spettacoli. Calendario lunedì http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalendermontag100.html

Calendario venerdì http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalenderfreitag100.html Radio Colonia/De. It.press

 

 

 

 

Stoccarda. La comicità di Biagio Izzo il tutto esaurito anche in Germania

 

A Stoccarda la grande attesa non delude il pubblico. Umile e semplice, giá da appena pochi minuti dopo essere arrivato in albergo, l’attore napoletano Biagio Izzo fa il tutto esaurito con lo spettacolo "Che peccato è peccato" e, intanto, si racconta ai nostri microfoni.

 

D. Artista comico televisivo e cinematografico. Ma tornando indietro nel tempo chi è Biagio Izzo?

R. È una persona nata in una famiglia di nove fratelli. Sono nato con la passione per l’esibizione, per il teatro, per l’amore della televisione e di quello che è l’arte in genere. Tanto forte è stato il mio desiderio fin da piccolissimo che già all’età di cinque/sei anni partecipavo a delle rappresentazioni. Ho coltivato questa mia passione... e pensare a quanti non possono intraprendere questa strada! Io mi sento davvero fortunato di averlo fatto da professionista e cioè di poter vivere solo di questo pane dall’età di sedici anni.

D. Quanto è importante l’arte della recitazione per i giovani che desiderano intraprendere questa strada oggi?

R. La tua domanda è giá una risposta. Nel senso che è quasi una richiesta di comicitá. In questo momento storico, difficile e preoccupante che stiamo vivendo, la gente vuole distrarsi, staccare la spina, rilassarsi un pó, farsi due risate e magari ridere di stessa. Va bene. Fa molto bene. L’importante è ridere, perché ridere fa buon sangue.

D. È possibile o, meglio, è vero che le storie che lei racconta sono piú realtá che finzione?

R. Sono solo realtá. Nonostante non mi definisca ancora un attore comico, mi sento di dire che io sono forse uno dei pochi comici che si rifá nella quotidianitá e alla vita che mi circonda. Io attingo da tutto quello che mi circonda. I miei testi sono sprazzi di vita quotidiana. Un po’ esasperati, peró, come detto, mi piace la gente ride per ciò che racconto, perché vi si riconosce, riconosce i propri cari. E questo mi fa ridere.

D. Avendo intrapreso cosí giovane la sua carriera, c’è mai stato un momento in cui ha detto "basta, fermate il mondo, voglio scendere"?

R. Sto iniziando adesso: dsammi il tempo di dire basta, sono appena all’inizio. Lasciamelo godere un pó.

D. Quanto è importante il suo pubblico e soprattutto: riesce a fare una differenza tra quello che vive in Italia e quello emigrato in Germania?

R. Il pubblico è pubblico e va sempre rispettato, ovunque tu vada, qualunque sia la categoria, la classe sociale di appartenenza. Ci sono differenze sostanziali minime, magari, sul fatto che in Italia gli spettatoti hanno piú opportunitá e possibilitá di vedermi. Io con la mia compagnia teatrale ad esempio giro l’Italia e ora sono in scena con "L’amico del cuore" di Vincenzo Salemme e con la regia dello stesso Salemme. Diversamente l’italiano emigrato deve a volte accontentarsi di vedere un film o andare su youtube. Quello che io ho notato quando arrivo all’estero é la sete, la fame di quello che diciamo, dei personaggi che portiamo in scena. Ti fanno sentire in famiglia, un amico. Ti stringono, ti abbracciano. Ad esempio ieri sera eravamo a Leverkusen: neanche al mio matrimonio ho fatto tante fotografie. Una cosa pazzesca ma l’ho fatto con il cuore! Anche perché io sono cosí. Mi piace stare in mezzo alla gente, amo socializzare perché ti arricchisce. Noto molti artisti che non lo fanno ed, anzi, allontanano i fan, quindi mi chiedo: noi facciamo questo mestiere, che è anche difficile, e cerchiamo in tutti i modi e con tutte le nostre forze, anche condizionando la nostra stessa vita, di ottenere un pó di popolaritá e nel momento in cui tu l’hai ottenuta… tu che cosa fai? Allontani la gente?!? Ma allora tu non hai capito niente!

D. Biagio Izzo ieri, oggi o domani.

R. No, io dico Biagio Izzo. Spero di vivere a lungo. Ieri, oggi e domani fa comunque parte di un’unica parabola che é vivere. E speriamo di vivere quanto piú a lungo possibile continuando a fare anche questo mestiere.

D. Concludendo, il pubblico seguirá la nostra intervista, vuole dirgli qualcosa in proposito?

R. Io voglio ringraziarvi. È stato un onore per me venire in questi posti perché è chiaro che sono stato chiamato da voi. Vi voglio bene davvero con il cuore e spero nel mio piccolo di riuscire a portarvi un pó di sorriso, un pó di ilaritá, che vi faccia per un momento staccare la spina. Ringrazio Giuseppe Fascina e tutta la sua squadra per avermi portato per il secondo anno qui in Germania. Un bacio a tutti quanti, vi voglio bene".

In sala le luci si spengono, di colpo cala il silenzio, un mega schermo proietta spezzoni di alcuni dei suoi film, fioccano risate. Il pubblico lo acclama e lui non si fa attendere. Decide cosí, inaspettatamente, di scendere le scale attraversando il bagno di folla tra urla, applausi, strette di mano e interminabili flash che immortalano l’attimo. Un gesto, il suo, inteso come a volerli abbracciare e ringraziare uno ad uno per essere venuti al suo spettacolo perché "voi siete uno spettacolo", grida.

Entrati nel vivo, Biagio Izzo ha regalato due ore di sane risate, anche se sempre troppo poche per chi vive la crisi, l’indifferenza, l’ineguaglianza, la nostalgia, il dramma della quotidianitá. L’artista comico napoletano, con il suo modo sagace, irriverente e divertente di raccontare, ha parlato di cose che riguardano la vita di tutti, almeno dal suo punto di vista. Ha trascinato il pubblico in un confronto con la veritá. Ha cercato di creare disordine dove c’è un ordine precostituito. Ha parlato di peccati che prima si fanno, dei quali poi ci si pente e di quelli invece di cui è un peccato pentirsi. Ha parlato di quegli strani e indecifrabili atteggiamenti essenzialmente riconducibili ai vizi capitali, perché ci sono certi vizi che è davvero peccato considerare tali, come il gusto del mangiare o il piacere dell’amore. E che dire dello sfizio di non osservare le regole scritte per una convivenza civile e ordinate, come anche quello di non fare niente?

Lo spettacolo è stato insomma un invito a sorridere, ma anche a riflettere su certi comportamenti e atteggiamenti adottati dell’essere umano. Parlando, senza freni inibitori, ha fatto passare la verità per bugie, ha mentito spudoratamente su verità assolute: le bugie sono l’espressione più alta della creatività umana, dice Biagio Izzo, "quando sgorgano poi dalla mente sublime di una donna, sono geniali capolavori!". Peccato sarebbe non usarle. E allora é li che esplode Izzo: "Che peccato è peccato, eh ccà nun se po’ fa’… se ogni sfizio è nu vizio manca l’aria per respira’! Angela Saieva 

 

 

 

Berlino. Il 2 marzo la consegna del Premio “Italiano dell’anno”

 

Anche quest'anno il Comites di Berlino è lieto di assegnare il Premio "Italiano dell'anno" a due connazionali che, con il loro impegno, hanno significativamente contribuito alla valorizzazione dell'identità italiana nel territorio di Berlino, Brandeburgo, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia.

 

La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 2 marzo 2016 nelle sale dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino (III Piano), alle ore 19:00 (ingresso ore 18:30).

 

Quest’anno il Comitato ha voluto dare un riconoscimento a due diverse espressioni dell'impegno sociale. Da una parte, è stato scelto Mauro Mondello, un giovane giornalista che, con il suo lavoro, contribuisce a focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla situazione dei migranti e delle popolazioni costrette in contesti di guerra e conflitto.

 

Dall’altra parte, si è voluto premiare l’impegno disinteressato di Sestilia Bressan a favore dei malati terminali e delle persone bisognose, presso gli ospedali e la Missione Cattolica Italiana di Berlino.

 

Durante la serata, moderata da Elettra de Salvo, verrà proiettato il documentario "Lampedusa in Berlin" a cura di Mauro Mondello. (Sul titolo del documentario, il link al trailer).

 

I vincitori del Premio Comites 2015 riceveranno un'opera realizzata dall'artista italo-berlinese Fulvio Pinna.

 

Dopo la premiazione c’è la possibilità di assaporare i prodotti del basso Lazio (distretto di Sperlonga, Fondi, Presidio Slow Food di Monte San Biagio) ed i vini offerti dalla Ditta d'importazione "Koriandrum" e dalla Ditta "Terra e Verde" di Berlino. (de.it.press)

 

 

 

 

 

Assia/Francoforte: elezioni comunali il 6 marzo

 

Francoforte - Le elezioni comunali per ogni città dell'Assia sono alle porte: il 6 marzo, a Francoforte, si eleggeranno 93 consiglieri comunali.

Qual è l'importanza del voto? come votare? Perché votare? Quali sono le proposte concrete per la città? Per rispondere a queste domande la lista ELF - Europa Liste Frankfurt, con a capo Luigi Brillante, già da tre legislazioni nel consiglio comunale, ha tenuto una manifestazione il 20 febbraio presso il salone della Comunità Cattolica Italiana, durante la quale è stato possibile conoscere personalmente alcuni dei candidati.

"Tra gli italiani e in genere i cittadini con un background di migrazione - sottolinea Brillante - la partecipazione al voto è sempre stata scarsa, con il risultato che queste fette consistenti della popolazione non vengono rappresentate adeguatamente: gli italiani, circa 14.000 escludendo quelli con doppia cittadinanza, potrebbero avere almeno 5 consiglieri, invece di uno come nell'ultima legislatura".

La partecipazione al voto nelle ultime elezione è stata intorno al 10%. Per Brillante "è compito di tutti impegnarsi ad esercitare questo diritto-dovere, che dà modo di influenzare tante decisioni a livello comunale che ci toccano da vicino ogni giorno, dal traffico, alle politiche sociali e culturali, all'edilizia, all'influsso nella vita economica della città". dip

 

 

 

 

 

I nuovi Corsi all’IIC di Monaco di Baviera

 

Poesia, letteratura, storia: tanti e diversi i corsi organizzati dall’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e Forum Italia e.V.che inizieranno a marzo.

In particolare, il 1° marzo inizierà il corso tenuto da Massimo De Angelis sul tema “L’arte dei Giubilei a Roma dal 1300 ad oggi”. Il corso – che proseguirà fino al 5 aprile – si terrà per quattro martedì dalle 17.30 alle 19.30. Ci si iscrive entro il 25 febbraio.

Il 3, 10 e 17 marzo, Pasquale Episcopo terrà il corso “Unus ex Apulia: Federico II e la Capitanata”. Al corso – in programma dalle 18 alle 19.30 - ci si iscrive entro il 26 febbraio.

Dal 4 marzo all’8 luglio l’IIC ospiterà “Il club del libro” che sarà curato da Gabriella Caiazza-Schwarz. Il corso si svilupperà in 6 incontri, ogni venerdì dalle 11 alle 12.30.

L’8 marzo, il 15 marzo e il 5 aprile Ferico Italiano terrà il corso “Una cellula di miele. Montale e la poesia italiana del Novecento”. I tre incontri si terranno di martedì dalle 18 alle 21.

Focus su Pirandello dal 10 marzo al 7 luglio: sarà Miranda Alberti a curare un corso sul tema “Pirandello. Il figlio del caos” in occasione dell’80esimo anniversario della morte del drammaturgo, scrittore e poeta italiano, Premio Nobel per la letteratura nel 1934.

Cinque gli incontri, che si terranno di giovedì dalle 18 alle 19.30. (dip) 

 

 

 

 

Manifestazioni a Monaco di Baviera e dintorni

 

lunedì 29 febbraio, ore 18:00-19:30, c/o Bürgerhaus Neuburger Kasten, stanza 22, 1 piano (Fechtgasse 6, Ingolstadt) 2. Corso base di tedesco per Italiani

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de o passare nell'ufficio di Spazio Italia (Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano)

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

mercoledì 2 marzo, ore 22:00, c/o Nightclub des Hotels Bayerischen Hof (Promenadepl. 2-6, München) Concerto jazz della ADS Bigband

Con Giacomo Di Benedetto. Ingresso libero

Organizza: Hotel Bayerischen Hof

venerdì 4 marzo, ore 19:00, c/o INCA-CGIL (Häberlstr. 20, München, U3/U6 "Goetheplatz") Serata insieme in occasione della Giornata Internazionale della Donna. Brindisi e buffet per soci ed amici. Organizza: rinascita e.V.

* mercoledì 9 marzo, ore 20:00, c/o Literaturhaus München (Salvatorplatz 1, München) Incontro con l'autore Alessandro Baricco: "Mr. Gwyn"

Modera Federico Italiano (Institut für Italienische Philologie, LMU München)

Lettura del testo tedesco: Thorsten Krohn. In lingua italiana e tedesca

Ingresso: € 10,- / 7,-  Organizza: Stiftung Literaturhaus, con il sostegno dell'IIC e del Consolato Generale d'Italia a Monaco di Baviera

* sabato 12 marzo, ore 17:00, c/o EineWeltHaus (Schwanthalerstr. 80, München)

"Cani, gatti, parenti e affini" Commendia de "I Teatroci", Associazione "Bolle di Sapone" di Torino, di/con Cristiano Tassinari e Gualtiero Papurello

Ingresso: € 5,- Organizza: rinascita e.V.

* sabato 12 marzo, ore 19:00-22:00, c/o Feinkost Valeri (Wasserburger Landstr. 2, Vaterstetten) "Giro d'Italia" - Degustazione di vini e prodotti italiani

Serata con specialità gastronomiche dalla Toscana accompagnate da 4-5 tipi di vini della regione, tra cui il prestigioso Brunello di Montalcino. Partecipazione: € 49,00 (si prega di riservare con almeno una settimana d'anticipo, versando € 20,00 a persona). Minimo numero di partecipanti: 15 (nel caso in cui tale numero non sia raggiunto, le quote d'anticipo versate saranno rimborsate). Due settimane prima della degustazione, sul sito www.valeri-feinkost.com verrà descritto il menu complete. Organizza: Feinkost Valeri

* mercoledì 16 marzo, c/o Neuphilologisches Institut der Julius-Maximilians-Universität Würzburg, Romanistik (Am Hubland, Würzburg) 32. Forum Junge Romanistik: "Zentrum und Peripherie". In lingua tedesca, italiana, francese e spagnola. Per consultare il programma dettagliato: http://fjr2016.de/. Ingresso: € 35,- Organizzatori: Neuphilologisches Institut der Julius-Maximilians-Universität Würzburg, in collaborazione con Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e Consolato Generale d'Italia a Monaco di Baviera

* mercoledì 16 marzo, ore 19:30, c/o Kino Breitwand Starnberg (Wittelsbacherstr. 10, Starnberg, www.breitwand.com) nell'ambito della rassegna "il Cinema Italiano introdotto e commentato da Ambra Sorrentino"

Film: "Latin Lover" (Regia: Cristina Comencini, Italia 2014, 104 min.)

* giovedì 17 marzo, ore 19:00, c/o Café Luitpold (Briennerstr 11, München)

Salon Gastrosophique: "Pasta e Emozione". Di e con Peter Peter

Wir alle lieben italienische Küche: Spaghetti und Espresso, Mozzarella und Campari stehen für Gusto - und lässigen Lifestyle. Salat, Pizza, Gelato - alles Leibspeisen der Menschheit created in Italy. Hinter dem Erfolg dieser mediterranen Diät stecken Urlaubsbilder und Moden - und 2500 Jahre geballter kulinarischer Weisheit und Energie von der Antike bis zur Slow Food-Bewegung. Wie und warum Cucina Italiana die Welt eroberte.. Menü: Minestrone von Canellini und Borlotti Bohnen mit Zitronenpfeffer und Oreganoöl

Involtini mediterranei vom Maishuhn an Trockentomaten Thymianpesto mit Zucchini-Pappardelle Himbeersorbet con Limoncello

Ingresso: € 25,- a persona escluse bevande (prenotazione c/o 089-24287511 o info@cafe-luitpold.de). Organizza: Café Luitpold

* sabato 19 marzo, ore 19:00, c/o Literaturhaus München (Salvatorplatz 1, München) nell'ambito del "Krimifestival München"

Incontro con lo scrittore Gianrico Carofiglio "La regola dell'equilibrio"

Modera Martina Kiderle. Lettura del testo tedesco: Heio von Stetten

In lingua italiana e tedesca. Ingresso: € 10,- / 8,-

Organizza: Krimifestival München, in cooperazione con Stiftung Literaturhaus, con il sostegno della casa editrice Goldmann, dell'Istituto Italiano di Cultura e del Consolato Generale d'Italia a Monaco di Baviera Claudio Cumani, de.it.press

 

 

 

 

Ciclo di Film a Francoforte. Dino Risi, Luigi Comencini e la commedia all'italiana 

 

Ideato e promosso dal Consolato Generale d’Italia in Francoforte e il Deutsches Filmmuseum di Francoforte,  in collaborazione con associazione Made in Italy, Roma, Luce Cinecittà, Rai Com e con il sostegno di Etihad -ALITALIA. 

 

A 100 anni dalla nascita di due maestri del cinema italiano, e padri della Commedia all'italiana, dal 2 al 26 marzo 2016, si terrà  al Deutsches Filmmuseum di Francoforte (Schaumainkai 41) un omaggio a Dino Risi e Luigi Comencini con una rassegna che prevede la proiezione di 9 film, tra cui anche un film per i bambini, " Le avventure di Pinocchio", di Luigi Comencini, ed una serata speciale dedicata a Dino Risi con ospite d'eccezione il regista Marco Risi, figlio di Dino.

 

Qui di seguito il link al programma:

http://deutsches-filminstitut.de/blog/dino-risi-luigi-comencini-und-die-commedia-allitaliana/

 

Il primo film in programma è previsto per mercoledì 2 marzo 2016, alle ore 18.00, con la commedia " Pane, amore e fantasia" di Luigi Comencini.   

 

Proiezioni, informazioni e prenotazione dei biglietti presso il Deutsches Filmmuseum  (Schaumainkai, 41) Francoforte:  Tel. 069 - 961 220 220. dip

 

 

 

 

 

Norimberga. Deceduto Edoardo Sicher. Il Ctim ne piange la scomparsa

 

Norimberga - Il CTIM di Norimberga ha appreso con rammarico la scomparsa dell’amico Edoardo Sicher. "Sapevamo che da tempo Edoardo aveva problemi di salute", scrivono in una nota congiunta Lucio Albanese e Pasquale Marolda a nome del Ctim, "ma, nonostante questo, la sua morte ci ha sorpresi e lasciato perplessi. Insomma un altro pezzo d’italianità di Norimberga è andato via".

"Edoardo Sicher (non irritiamoci per il cognome, era italianissimo di Trento)", ricordano Albanese e Marolda, che sono anche consiglieri del Comites, "è stato per lunghi anni operatore sociale e collaboratore della MCI di Norimberga, presidente del circolo Trentino di Norimberga/Fürth e più volte membro del locale Comites".

"Edoardo Sicher ha dedicato tutta la sua vita ed impegno ad aiutare e farsi portavoce dei nostri connazionali e non solo, dei più deboli, emarginati e spesso disperati, per questo era conosciuto in tutta la Baviera del nord (Franconia)", prosegue la nota del Ctim. "Ovunque ci fosse un italiano nei pasticci, Edoardo era presente, pronto ad aiutare a dare una mano o consiglio. Di fatto uno dei suoi meriti più riconosciuto dalle autorità tedesche era l'assistenza ai giovani italiani e di altre nazionalità, finiti nei guai con la giustizia tedesca".

"Noi del CTIM di Norimberga lo ricordiamo non solo per l'impegno sociale, ma anche per l'onestà intellettuale e l'atteggiamento non conformista nei nostri confronti in un passato nel quale questo non era così ovvio", evidenziano Albanese e Marolda. "Il suo fare e parlare in modo schietto, emozionale, a volte polemico e diretto con tutti (spesso con i Consoli), specie quando si trattavano dei diritti e disagi della nostra gente, superando pregiudizi e preconcetti, sia che essi fossero di carattere personale o ideologico/partitico, era noto a tutti. Questo faceva sì che, come già detto, spesso combattessimo insieme sulla stessa barricata, cosa che, nel passato, non era consueta".

"Il CTIM di Norimberga", conclude la nota, "in questo triste momento, porge le sincere condoglianze alla moglie e famiglia ed un sincero grazie a Edoardo per l'amicizia e rispetto nei nostri confronti, un ultimo saluto da tutti i soci e dirigenti del CTIM di Norimberga". (aise 24

 

 

 

 

Tenuta a Monaco di Baviera una conferenza informativa sull’anemia mediterranea

 

È stata organizzata dalla commissione salute del Comites, presieduta dalla Dottoressa Valeria Milani, patrocinata dal Consolato Generale e realizzata in collaborazione con l’associazione medico scientifica di Monaco di Baviera (AMSIT eV), l’associazione sarda (Centro “Su Gennargentu”) e l’associazione siciliana (Le Zagare. Siciliani e non solo) e sponsorizzata anche dalla Novartis.

 

Lo scorso venerdì 19 febbraio 2016, dalle ore 17:00 alle ore 20:00, presso l’Eden Hotel Wollf ha avuto luogo un importante convegno che ha chiarito perché sia così importante parlare, oggi di Anemia Mediterranea a Monaco di Baviera.

 

L’anemia mediterranea è una malattia genetica che si presenta con vari livelli di gravità, In Italia la prevalenza di portatori è del 6% della popolazione italiana (con maggior incidenza nelle isole e Po padano) mentre solo il 0,4% della popolazione autoctona tedeschi ne è portatrice.

 

Così la Dottoressa Milani: “Di fatto in Germania l’anemia mediterranea è ancora in gran parte una malattia ancora sconosciuta, considerata alla stregua di una malattia esotica” dai medici, è spesso rimane a  lungo non diagnosticata. I nuovi flussi migratori da aree ad alta prevalenza come il bacino mediterraneo, l´Africa e il sudest asiatico, stanno influenzando la prevalenza e la sua diffusione in Germania in modo sempre più rilevante.

 

Non si tratta di una malattia infettiva, bensì ereditaria e per questo difficilmente colpirà l’opinione pubblica. È tuttavia una malattia che rivela tutta la propria gravità proprio se viene ignorata: per questo è fondamentale la diagnosi precoce e lo screening dei familiari. Oggi con l´aiuto dei genetisti, si possono prendere decisioni consapevoli per il futuro dei propri figli.

 

Per questo è importante parlarne, perché i medici si abituino a riconoscerla, i pazienti e le loro famiglie ad accettarla, le casse malattie a finanziarne il necessario screening.

 

Il Comites desidera ringraziare tutti i promotori (in particolare AMSIT eV, Centro Gennargentu e Novartis) e soprattutto il Console Generale, Dott. Renato Cianfarani, che ha partecipato alla serata e che ha mostrato grande interesse per questo tema, i relatori che sono venuti dall´estero per questa manifestazione e che rinunciato al proprio onorario, la Commonsradio di Monaco che grazie al lavoro di Vincenzo Carnabuci ha registrato e pubblicato l’audio della serata, fruibile al link: http://www.commonsradio.net/eventi. Daniela Di Benedetto

 

 

 

 

 

Investire in collaborazione

 

Il “Webgiornale” continua il suo percorso sul fronte della libera informazione on-line. I tratti editoriali, di conseguenza, si andranno a integrare col progetto che la Direzione ha studiato già con l’inizio del 2016.

 

La nostra, di conseguenza, vuole essere una riflessione a margine di una professionalità già sperimentata e apprezzata. Ora, ci sembra importante non tanto coinvolgere i politici in questo nostro percorso propositivo e informativo. Riteniamo, invece, più importanti interessare i Lettori che ci seguono dalla Germania, ma anche altrove.

 

La matrice internazionale di questa pubblicazione è qualificante. Quindi, riteniamo utile lasciare più spazio di riflessione; mantenendo aperto un contraddittorio con chi ritiene di poter offrire un contributo pubblicistico a questo progetto che è stato elaborato tramite una precedente esperienza assai calcolata.

 

Per il futuro, riteniamo fondamentale un “dialogo” operativo in funzione di nuove opportunità giornalistiche. Cioè, tra chi scrive e chi legge. Per i Collaboratori, facciamo conto sulla loro volontà d’essere parte attiva di un Redazione specialistica; correggibile nella composizione e nell’esperienza.

 

 Solo investendo in partecipazione, riteniamo possibile offrire ai Lettori nuovi spunti di riflessione e spazi interattivi che potrebbero essere utili anche per chi gestisce la nostra disastrata politica. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Studenti trentini da oggi a Monaco di Baviera sulle orme dei martiri della Rosa Bianca

 

Il Brennero deve essere un "ponte culturale" e non una nuova barriera: è anche questo il messaggio sotteso al progetto lanciato dall'Anpi-Associazione nazionale partigiani d'Italia e dall'associazione Rosa Bianca e dai loro omologhi tedeschi, che lunedì 29 febbraio porterà a Monaco di Baviera 21 studenti del liceo di Cavalese intitolato appunto alla Rosa Bianca/Weisse Rose, l'organizzazione antinazista creata da alcuni studenti tedeschi e dai loro insegnanti, stroncata nel febbario del '43 dal regime hitleriano.

L'iniziativa - presentata a Trento da Sandro Schmid, segretario dell'Anpi del Trentino, dal dirigente scolastico dell'istituto di Cavalese Lorenzo Biasiori, dal professor Fabio Dellagiacoma, dalla rappresentante dell'Anpi di Monaco Lucia Beccarelli e da due delle studentesse coinvolte, Irene Santodonato e Celeste Longo - rientra nell’ambito del protocollo d’intesa fra l’Anpi del Trentino e la Provincia autonoma di Trento siglata il 25 aprile scorso, e punta a creare un legame duraturo non solo fra gli studenti del liceo della valle di Fiemme e quelli del Dante Alighieri di Monaco ma a coinvolgere, già a partire dal prossimo anno, anche scuole di Bolzano, italiane e tedesche, e di innsbruck.

All'insegna di valori che sono quelli nati dalla Resistenza e dalla Costituzione - anzi, dalle Costituzioni, non solo quella italiana ma anche quelle degli altri paesi europei usciti dlala Seconda guerra mondiale - ma che si ritrovano oggi nel progetto di un'Europa unita. Nel corso del viaggio/studio gli studenti trentini visiteranno anche il lager di Dachau, e presenteranno uno spettacolo centrato sui volantini diffusi all'epoca dalla Rosa Bianca, che costarono la vita ai suoi aderenti, ma anche sulle grandi lacerazioni del presente: guerre, razzismo, intolleranza, terrorismo. Per chiudersi con le note sempreverdi di Heroes e Image.

L'obiettivo dei promotori di questa iniziativa - che parte quest'anno ma che è destinata a proseguire in futuro e ad estendersi anche ad altri istituti scolastici - è aprire con gli studenti dei territori a cavallo del Brennero un laboratorio di dialogo e riflessione comune, sul significato della memoria delle resistenze europee e la loro attualità di fronte allo scenario di guerra che ci circonda e del terrorismo che colpisce ovunque. Da un lato, quindi, la Rosa Bianca, il gruppo di studenti di ispirazione cristiana che si oppose in modo non violento al regime nazista, fino al febbraio del 1943, quando i principali componenti del gruppo vennero arrestati, processati e condannati a morte mediante decapitazione; dall'altro il lager di Dachau, primo nel suo genere, che servì a modello ad Auschwitz e a tutti gli altri, dove venne stroncata sul nascere l'opposizione al regime nazista.

Il tema comune scelto dagli studenti delle due scuole, che hanno costruito questo gemellaggio "a distanza" per circa un anno, trae spunto in particolare dai contenuti dei volantini dei martiri della Weisse Rose di Monaco “ein Europa des Friedens” ed ha per titolo “Un’Europa inclusiva, dai confini attraversabili. Di fronte alla marea dei profughi il Vecchio continente che sa trovare modi di accogliere i nuovi popoli”.

Oggi lunedì 29 febbario 21 studenti, in prevalenza ragazze, di Cavalese con alcuni insegnanti e l’Anpi, partiranno dunque alla volta di Monaco, per una permanenza di 4 giorni, per coronare questa esperienza.

Il programma principale prevede un incontro con la Weisse Rose all’università di Monaco e una visita al museo dei Martiri, assieme al professor Huber, figlio del professore sostenitore della Rosa Bianca giustiziato assieme ai suoi studenti. Seguirà una giornata di lavoro e riflessione comune fra gli studenti italiani e tedeschi e la definizione di una lettera comune da inviare al Parlamento Europeo, la visita guidata al lager di Dachau e un incontro con il console d’Italia a Monaco.

Ci sarà anche spazio per una rappresentanzione che mescolerà parole, immagini, danza e musica, preparata dagli studenti di Cavalese. L'intera esperienza confluirà infine anche nel giornale scolastico Arcimboldo. (aise/dip 29)

 

 

 

 

Come integrare i rifugiati nel mercato del lavoro?

 

L'Europa si trova di fronte al più grande movimento migratorio dalla Seconda guerra mondiale. I rifugiati che sono sfuggiti alla guerra e alla povertà hanno la possibilità di costruire una nuova vita nell'UE, ma molto dipende dalla capacità d'integrazione nel mercato del lavoro europe. Giovedì la commissione per l'Occupazione si è confrontata con degli esperti internazionali sulle opportunità e le sfide legate all'integrazione dei migranti.

 

L'integrazione e l'inclusione sociale dei rifugiati è un "argomento politicizzato" che comprende le politiche di asilo, la difesa internazionale, il mercato del lavoro e la questione della discriminazione, ha spiegato il deputato italiano Brando Benifei, relatore del Parlamento sul tema. Le politiche dell'UE sono frammentate e la competenza dell'UE in alcuni dei campi rimane piuttosto limitata. In pratica, le condizioni di accesso dei rifugiati al mercato del lavoro variano molto da uno Stato membro all'altro.

 

Come possono essere integrati i rifugiati nel nostro mercato del lavoro?

 

Un'integrazione di successo non presuppone unicamente delle misure per sostenere l'inclusione nel mercato del lavoro, ma anche altri provvedimenti e servizi come il ricongiungimento familiare, l'accesso all'assistenza sanitaria, psicologica, di supporto e di riabilitazione, la consulenza legale, ed anche la formazione linguistica", ha spiegato Denis Haveaux, direttore della Croce rossa a livello UE.

 

Uno dei punti cruciali sollevati è la lunghezza delle procedure di asilo, come sottolineato da Hala Akari dell'associazione dei rifugiati siriani.

 

Inoltre, vi è la necessità di norme comuni per il riconoscimento delle qualifiche e la valutazione delle competenze trasversali. La deputata inglese dei Versi Jean Lambert ha sollevato la questione su come creare una sistema per valutare le competenze degli immigrati.

 

"I rifugiati di oggi non dovrebbero diventare i disoccupati di domani" ha detto Wolfgang Mueller dell'Agenzia federale del lavoro tedesca.

 

La questione dell'integrazione e del mercato del lavoro devono essere affrontate attraversi le sovvenzioni e i contributi, ha spiegato la deputata tedesca Jutta Steinruck (S&D): "Tutti quelli alla ricerca di un lavoro in Europa dovrebbero essere trattati allo stesso modo, non importa se sono cittadini europei o persone provenienti da altre parti del mondo".

 

Gli Stati membri devono anche soperire alla "mancanza di solidarietà", ha esortato Ryszard Cholewinski, specialista della politica migratoria dell'Organizzazione internazionale del lavoro. Pe 18

 

 

 

 

Garavini (PD): "L'Italia continui a essere pungolo dell'Europa, per rafforzarla"

 

“L'Europa barcolla, ma noi non lasceremo che si sgretoli e che prevalgano gli egoismi nazionali. L’Italia c’è. E con il Governo Renzi  sta dando nuovo impulso al progetto europeo. Con buona pace di quei populisti, stranieri e nostrani, che scommettono sulla paura, su un ritorno alle vecchie frontiere e alle monete nazionali. Bene fa l’Italia a ispirare cambiamenti necessari per promuovere una fase nuova in Europa”. Lo afferma Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del PD alla Camera,  durante la dichiarazione di voto sulle comunicazioni del presidente Matteo Renzi sul Consiglio europeo del 18-19 febbraio.

 

“Mai come adesso c'è bisogno di un’Europa capace di dare risposte forti e coraggiose ai problemi. Mai come adesso però l'Europa è fragile e rischia di essere messa in discussione. Ben sette paesi hanno reintrodotto controlli alle frontiere, mettendo così in pericolo il principio fondativo dell'Ue: la libera circolazione. Mentre la Gran Bretagna si appresta a organizzare un referendum per decidere la sua uscita dall'Europa. Non possiamo lasciare che prevalgano gli egoismi nazionali”.

 

“L’Italia è riuscita a incrinare il dogma della stabilità basata esclusivamente sull'austerità ed ha ottenuto nell'ultimo anno che l'immigrazione sia diventata una grande questione europea. Adesso è necessario insistere per la realizzazione dell'Agenda europea sull'immigrazione. In questo conteso, è anche opportuno che l'Italia continui a chiedere lo stralcio dei costi sostenuti per fronteggiare l'emergenza dei migranti. Vanno, poi, messe in campo tutte le iniziative diplomatiche possibili per risolvere il conflitto siriano e va prodigato ogni sforzo per evitare una escalation nella complicata situazione libica."

 

"Per quanto riguarda, invece, il rischio Brexit è positivo il nostro impegno per scongiurare l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa, mantenendo tuttavia fermo il principio dell’interesse comune. Solo così si può evitare che ciascun paese in futuro possa sentirsi legittimato ad avanzare inaccettabili pretese di favoritismi. L'Italia, quindi, deve continuare in questa azione di pungolo per rafforzare l'Europa". 

L'intervento integrale è visibile al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=70wRp290eK4&feature=youtu.be  dip 17

 

 

 

 

La sfida dell’innovazione nel futuro dei media di lingua italiana nel mondo

 

ROMA – “La proposta di legge delega sul riordino e ridefinizione del sostegno all’editoria istituisce un fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. L’emendamento che è stato approvato consentirà al mondo dei media editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero, di accedere al fondo. I decreti legislativi, attuativi della delega, avranno il compito di definire in maniera precisa i soggetti che potranno accedere al fondo, le modalità per accedervi, i criteri di base e la dotazione di bilancio del fondo stesso”. Lo ha  ricordato l’on. Marco Fedi (Pd) in sede di audizione con la Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero in Commissione Affari Esteri della Camera.

Il deputato della circoscrizione Estero-rip.Africa, Asia, Oceania, Antartide sottolinea che “la  presenza italiana nel mondo è stata caratterizzata da una forte ed articolata presenza dell’editoria di lingua italiana. Una presenza storica che oggi – prosegue - , anche nel contesto delle sfide globali, deve poter trovare nuovi spazi di presenza culturale e linguistica e nuovi modi di diffusione. La sfida dell’innovazione, quindi, è rivolta a tutti noi ma soprattutto agli editori che potranno, accedendo al fondo, sviluppare un piano perla ridefinizione delle strutture, dei processi e dei modelli imprenditoriali che producono e diffondono informazione arricchendo il panorama dell’informazione pluralista e indipendente’. 

I decreti legislativi – continua  Fedi – da approvare entro sei mesi, avranno ‘ad oggetto la ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici, la previsione di misure per il sostegno agli investimenti delle imprese editoriali, l’innovazione del sistema distributivo, il finanziamento di progetti innovativi nel campo dell’editoria’: questa la sostanza della proposta normativa. Nei prossimi mesi dovremo impegnarci per seguire l’evoluzione della discussione sui decreti per garantire che al settore dell’editoria di lingua italiana nel mondo vada assegnata una adeguata dotazione di risorse; per garantire che i criteri di valutazione rispondano alla specificità dell’informazione oltre confine; per assicurare che anche per l’editoria edita all’estero vi siano certezza delle risorse per un piano pluriennale, tempestività nell’erogazione dei contributi e massima trasparenza e chiarezza sui criteri per accedervi. Il mondo dell’editoria elettronica rientra tra gli obiettivi della legge delega.

Nei prossimi mesi – conclude l’on. Fedi -  il Comitato aprirà una discussione con il Governo, in particolare il dipartimento editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e la competente Direzione Generale del Ministero degli Esteri”. (Inform 18)

 

 

 

 

 

 PE: utilizzare la flessibilità disponibile per riforme e crisi rifugiati

 

Le priorità UE economiche, sociali e del mercato unico per il 2016 sono state adottate giovedì con tre risoluzioni separate. I deputati hanno dato il loro contributo all'imminente Consiglio europeo economico di marzo, concentrandosi sull'attuazione del Patto di stabilità e crescita, i suoi aspetti sociali e come sfruttare ulteriormente il potenziale economico del mercato comune.

 

Flessibilità per gli investimenti e riforme strutturali

La risoluzione preparata da Maria João Rodrigues (S&D, PT), adottata con 395 voti favorevoli, 203 contrari e 50 astensioni, sottolinea che il Patto di stabilità e crescita dovrebbe essere attuato in modo completo, mentre lo spazio previsto per la flessibilità dovrebbe essere utilizzato per gli investimenti e le riforme strutturali e per affrontare le sfide della migrazione e della sicurezza. Inoltre, i deputati chiedono un cambiamento delle politiche fiscali sul lavoro, una migliore adesione nazionale alle raccomandazioni specifiche per Paese, più investimenti nazionali nei Paesi con gli avanzi di bilancio più alti e azioni contro una pianificazione fiscale aggressiva.

 

La relatrice ha affermato che: "In un periodo di crisi, dobbiamo rinforzare la coesione interna dell'UE con un recupero economico più forte ed equilibrato. Quello di cui ha bisogno l'Europa oggi è una maggiore attenzione su investimento e domanda interna, dato soprattutto l'elevato surplus esterno dell'eurozona. Allo stesso tempo, è necessaria una seconda ondata di riforme, migliorando l'istruzione, l'innovazione, l'amministrazione pubblica, la riscossione delle tasse e garantendo sistemi di welfare sostenibili ed equi che riducano le ineguaglianze sociali."

 

Giustizia sociale

Una risoluzione a firma Sofia Ribeiro (PPE, PT), adottata con 404 voti favorevoli, 201 contrari e 35 astensioni, pone l'accento sull'importanza degli indicatori sull'occupazione recentemente introdotti nell'Analisi annuale della crescita così da monitorare anche gli sviluppi sociali negli Stati membri. I deputati chiedono una definizione a livello europeo della giustizia sociale, che dovrebbe essere rispettata dalle politiche sociali e d'occupazione, in particolare quando si applicano le riforme strutturali che colpiscono in modo più forte i gruppi vulnerabili. In fine, sostengono che i governi nazionali dovrebbero gradualmente spostare l'imposizione fiscale dal lavoro ad altre settori tassabili.

 

Per la relatrice Ribeiro "l'introduzione degli indicatori sociali - percentuale degli occupati, disoccupazione giovanile e disoccupazione di lungo termine - assicurerà una valutazione degli squilibri interni negli Stati membri, garantendo quindi una possibilità di rivedere le loro riforme economiche e sociali quando necessario. Questo è un grande passo che ci permette di rafforzare il pilastro sociale nel processo del Semestre europeo, dando risposta alle aspettative, ai dubbi e ai bisogni dei nostri cittadini."

 

Integrazione del mercato unico e PMI

In una risoluzione di Catherine Stihler (S&D, UK), adottata con 462 voti favorevoli, 166 contrari e 7 astensioni, i deputati insistono affinché venga incluso il mercato unico come pilastro nel Semestre europeo, "con un sistema per monitorare e identificare periodicamente gli ostacoli specifici per Paese" al mercato unico e una valutazione della sua integrazione e competitività. I deputati aggiungono che l'attenzione dovrebbe essere rivolta alla crescita e al lavoro, incluse le PMI

 

"Il Mercato unico è una risorsa fondamentalmente importante da cui dipende la futura prosperità economica dell'Unione Europea e il suo potenziale sinora inutilizzato, stimato essere di 1 bilione di euro, è l'opportunità per assicurare che esso vada bene tutti noi. Per garantire in modo efficace lavoro, crescita e competitività, il progresso dell'integrazione del Mercato unico negli Stati membri deve essere accompagnato da una migliore gestione e da una più ampia trasparenza, incluso il rafforzamento e l'attuazione della legislazione UE esistente", ha affermato Catherine Stihler. PE 24

 

 

 

 

 

 

Gran Bretagna-Ue. Brexit, rischio effetto domino

 

Alla vigilia dell’atteso vertice europeo dei prossimi giorni, il dilemma della Brexit continua ad accendere dibattiti nei Paesi europei e non solo.

 

In un’arena globale sempre più interconnessa, il referendum sulla membership indetto da Cameron spaventa non solo quanti temono i rischi di un indebolimento della stabilità Ue, ma anche coloro che sono preoccupati di ripercussioni internazionali di più ampio raggio.

 

Gli ultimi risultati presentati da What Uk Thinks sull’attitudine dei cittadini britannici al referendum, vedono il 51% a favore dell’Ue contro un pericoloso 49% che è contrario. Di fatto, una possibile Brexit non rimane quindi esclusa dai giochi.

 

Nonostante, nella sua lettera ai governi europei, Donald Tusk abbia in effetti adottato un approccio conciliatorio alle richieste di Cameron, soprattutto per quanto riguarda la questione dei benefit agli immigrati europei e della governance economica, bisognerà vedere che cosa i leader dei 28 Paesi saranno in grado di negoziare al vertice e soprattutto come reagiranno gli elettori britannici.

 

In effetti, il voto al referendum sembra dipenderà principalmente da come l’Ue verrà percepita in relazione agli andamenti economici e sociali del Regno Unito. In altre parole, nel caso in cui i vantaggi economici e politici della membership sembrino superare gli svantaggi, gli elettori britannici dovrebbero optare per rimanere nell’Ue.

 

Brexit, prospettiva britannica

Nonostante gli andamenti economici molto positivi rispetto alle controparti europee, la crescita britannica non è più così elevata (2,3% nel 2015 contro il 2,9% del 2014). Inoltre, i tagli ai benefit sociali perpetuati dal governo di Cameron al fine di ridurre il deficit pubblico sembrano aver contribuito ad allargare la forbice di disparità sociale.

 

Secondo l’ultimo rapporto della Joseph Rowntree Foundation, nonostante la disoccupazione si sia ridotta di circa il 30%, nello stesso periodo la percentuale di famiglie con reddito minimo è passata dal 21% nel 2008/09 a quasi il 28% nel 2013/14.

 

Questi dati potrebbero senza dubbio legittimare i partiti populisti come l’Ukip che spingono verso l’uscita da un’Ue ormai in declino, affinché la Gran Bretagna riacquisti piena autonomia nelle politiche economiche nazionali e rilanci la propria economia.

 

Certamente il mondo del business e dell’altra finanza non è di questo parere. Non solamente la Brexit porterebbe il Regno Unito fuori dal mercato unico, ma provocherebbe ingenti perdite di capitale umano, rendendo il Paese meno accessibile ai migranti europei.

 

Infatti, secondo il Centre for Research and Analysis of Migration della University College London, circa il 62% dei cittadini dell’Europa occidentale che si sposta nel Regno Unito dispone di un livello di educazione e preparazione altissimo.

 

Brexit e panorama europeo

Sul fronte europeo invece, sembra che tutti i paesi vogliano evitare il male maggiore, rappresentato da un’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. Infatti, non solo il 53,2% delle importazioni britanniche provengono dall'Unione, ma il contributo netto del paese verso l'Ue è stimato a 13,5 miliardi di euro.

 

Una Brexit quindi colpirebbe certamente sia il bilancio interno europeo che i suoi trend commerciali. Diminuirebbe inoltre la capacità di difesa europea, rendendo l'Ue più dipendente dagli Stati Uniti. È quindi probabile che i leader europei cercheranno di trovare un compromesso. Tuttavia, un accordo che conceda alla Gran Bretagna troppe libertà potrebbe comunque essere svantaggioso.

 

Molti dei partiti euroscettici o eurocritici degli Stati membri, già notevolmente contrariarti dalla crisi migratoria, potrebbero infatti cavalcare l’onda della Brexit per chiedere un referendum simile a quello britannico e ottenere maggiore indipendenza da Bruxelles.

 

D’altro canto, la Brexit rappresenta anche una nuova opportunità per i movimenti indipendentisti. Nel caso in cui l’esito del referendum spingesse la Gran Bretagna a uscire dall’Ue, il Partito Nazionalista Scozzese potrebbe chiedere una nuova consultazione per l’indipendenza dal Regno Unito al fine di rimanere nell’Ue. Richiesta che Bruxelles potrebbe difficilmente non sostenere.

 

Questo darebbe nuovo impeto ai movimenti indipendentisti catalani in Spagna, Paese che stenta ancora a trovare una stabilità di governo proprio per questo motivo.

 

Brexit nella scacchiera globale

A livello internazionale, la Brexit potrebbe avere risvolti importanti per numerosi paesi. Gli Stati Uniti perderebbero un prezioso alleato all’interno dell’Ue. La Germania rimarrebbe l’unica forza trainante dell’Ue, causando malcontenti interni e delegittimando maggiormente il progetto di integrazione in un momento in cui gli Stati Uniti hanno più che mai bisogno di un alleato forte a Occidente.

 

In maniera simile, la Cina vede il Regno Unito come un membro strategico, in grado di esercitare un ruolo costruttivo nello sviluppo di relazioni economiche e politiche solide con l’Ue.

 

La Russia invece ne uscirebbe probabilmente favorita. In effetti, se la Gran Bretagna uscisse dall’Unione, Paesi europei come Germania e Italia potrebbero più agilmente ridurre o eliminare le sanzioni europee contro la Russia, visti gli ingenti interessi economici che legano i paesi dell’Europa continentale a Mosca.

 

Su un altro versante invece, anche la Turchia potrebbe giovarne visto che la Brexit costringerebbe la Gran Bretagna a negoziare un accordo economico con l’Ue per avere accesso al mercato unico e mantenere qualche forma di influenza sul processo decisionale di Bruxelles in relazione alle politiche commerciali. Questo porterebbe alla creazione di forme di partnership alternative che potrebbero essere usate anche nel caso turco, facilitandone l’iter di adesione.

Eleonora Poli, ricercatrice dello IAI. AffInt 16

 

 

 

 

Cercare lavoro in un altro Paese EU

 

Una legge per rivitalizzare la rete dei Servizi europei per l'impiego (EURES) con un database a livello UE che includa le persone che cercano un impiego e le offerte di lavoro è stata approvata dal Parlamento giovedì. Lo scopo è di migliorare la corrispondenza tra offerta e domanda nel mercato del lavoro UE. Le norme aggiornate, già concordate con il Consiglio, presteranno più attenzione alle regioni transfrontaliere e ai giovani.

 

Il rinnovato portale EURES dovrebbe incrociare automaticamente i curricula e le offerte di lavoro adeguate. Inoltre, tutte le offerte di lavoro presso i servizi pubblici per l'impiego di ogni Stato membro saranno disponibili sul nuovo portale europeo.

 

I deputati hanno approvato l’accordo raggiunto con i rappresentanti degli Stati membri durante i negoziati dello scorso anno con 576 voti favorevoli, 56 contrari e 21 astensioni.

 

Heinz K. Backer (PPE, AT), relatore, ha affermato durante il dibattito:" Vediamo alti livelli di disoccupazione in alcuni paesi dell'UE mentre, allo stesso tempo, ci sono altrove 2 milioni di posti di lavoro vacanti perché c'è mancanza di manodopera qualificata. La piattaforma EURES potrebbe facilitare l'accesso a centinaia di posti di lavoro che sono vacanti, con fino a 1,4 milioni di posti di lavoro che potrebbero essere resi disponibili".

 

Nessuna discriminazione su base della nazionalità

La corrispondenza automatica tra le offerte di lavoro e le richieste sarà gratuita per i lavoratori, sena alcuna discriminazione sulla base della loro nazionalità per quanto riguarda occupazione, salario e le altre condizioni lavorative. Inoltre, l'accesso per le persone con disabilità deve essere assicurato.

 

I negoziatori del Parlamento hanno cercato di allargare la rete offrendo lo status di membro anche alle organizzazioni private, qualora quest'ultime forniscano servizi d'assistenza ai lavoratori e ai datori di lavoro. I deputati hanno inserito alcuni emendamenti per promuovere il mercato del lavoro transfrontaliero.

 

Prossime tappe

Il regolamento, così come votato dal Parlamento, deve ancora essere formalmente approvato dal Consiglio dei Ministri. Entrerà in vigore dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'UE.

 

Contesto

L'archivio a livello europeo EURES è stato costituito nel 1993 come una rete di cooperazione tra la Commissione europea e i servizi pubblici per l'impiego degli Stati UE (oltre a Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein) e altri partner: agenzie d'impiego private, sindacati, associazioni dei datori di lavoro.

 

Da allora sono emersi alcuni limiti, tra questi una lista incompleta di posti disponibili e curricula, il limitato potenziale della corrispondenza automatica e informazioni transfrontaliere sul lavoro insufficienti. Il numero d'impiegati negli Stati membri, senza includere i lavoratori transfrontalieri, é ancora di solo 7,5 milioni di persone ovvero il 3,1% della popolazione attiva.

 

Oltre al portale internet, EURES ha anche una rete di circa 1000 consulenti in tutta Europa. PE 25

 

 

 

 

 

Riforma dell’editoria. La nuova legge una occasione di rilancio per la stampa italiana

 

ROMA - È iniziata ieri pomeriggio nell’Aula di Montecitorio la discussione generale sulla riforma dell’edtoria. Tra gli interventi anche quello di Marco Fedi, deputato Pd eletto in Australia, che ha sottolineato, in particolare, l’importanza della riforma per l’editoria italiana all’estero, di cui ha sottolineato l’importanza “nei momenti cruciali della nostra storia nazionale e nei passaggi fondamentali della nostra emigrazione”.

Fedi ha quindi illustrato ai colleghi la ratio dell’emendamento presentato dagli eletti all’estero del PD che “ha inteso collegare la stampa quotidiana e i periodici italiani nel mondo ad una sfida sempre più globale verso l’innovazione, in linea con gli obiettivi che la nuova legge si prefigge. L’emendamento è stato approvato – ha ricordato Fedi – grazie alla disponibilità del relatore Rampi e dei colleghi del VII Commissione e alla collaborazione di Eugenio Marino, responsabile Italiani nel mondo del PD”.

Nel suo intervento Fedi ha ricordato come “la presenza italiana nel mondo si è intrecciata con un’articolata rete editoriale in lingua italiana. Una fondamentale esperienza che oggi, anche nel contesto delle sfide globali, deve poter trovare nuove espressioni culturali e linguistiche e nuovi modi di diffusione”.

“Spesso a questo tipo di editoria si guarda con sufficienza e con distacco, come ad un’esperienza ormai residuale. Le testate storiche dell’emigrazione, invece, hanno attraversato la storia, rispecchiando la stessa evoluzione della società italiana, nonché la formazione e le trasformazioni che lo Stato nazionale ha subito nel corso del tempo. Non a caso – ha ricordato – il periodo nel quale le testate italiane all’estero nascono e si diffondono è quello risorgimentale, ad opera soprattutto della diaspora di liberali, mazziniani e garibaldini che furono costretti a lasciare il Paese per evitare le repressioni poliziesche. Una più forte capillarizzazione di questa esperienza e un passaggio dai temi patriottici e risorgimentali a quelli prevalentemente di natura sociale si sono poi avuti con l’emigrazione di massa. La funzione assolta da questa miriade di pubblicazioni è stata molto importante sotto due profili: quello di aprire spazi di riconoscimento e di affermazione delle nostre comunità nelle realtà di insediamento, nelle quali spesso dovevano fronteggiare spirito di avversione e atteggiamenti xenofobi di alcune componenti locali, e quello di favorire la progressiva “italianizzazione” dei nostri emigrati che erano partiti con un bagaglio culturale localistico, povero, se non alieno da una formazione nazionale”.

“La diffusione e la funzione dei periodici italiani nel secondo dopoguerra – ha ricordato ancora Fedi – sono cambiate in relazione ai mutamenti che hanno interessato i nuovi flussi di emigrazione italiana. Il loro numero si è asciugato, soprattutto nelle aree, come quelle transoceaniche di tradizionale immigrazione, e il loro ruolo si è adattato ai tempi e ai nuovi contesti. Negli USA e nei Paesi sudamericani, ad esempio, essi hanno avuto e hanno soprattutto la funzione di tenere aperto il dialogo con le nuove generazioni, di conservare la lingua italiana, di tenere aperti i ponti con l’Italia, favorendone l’internazionalizzazione, di dare le informazioni utili all’esercizio politico della cittadinanza. Nelle nuove realtà di immigrazione, sia transoceaniche come Canada e Australia, sia europee essi hanno tutelato le nostre nascenti comunità dando loro voce e ne hanno alimentato l’identità, anche al fine di evitare un’assimilazione povera e di favorire positivi confronti interculturali”.

“Indiscutibili” per il deputato “i vantaggi che al nostro Paese derivano dalla presenza di alcuni strumenti informativi e di opinione all’estero su alcuni piani molto importanti: quello della promozione della lingua e della cultura italiana; quello del sostegno all’internazionalizzazione; quello del miglioramento dell’immagine dell’Italia nel mondo; quello della trasmissione di informazioni necessarie per l’esercizio dei diritti di cittadinanza di una comunità che assomma a 5 milioni di persone; quello delle relazioni interculturali; quello della promozione del turismo di ritorno. Quotidiani come America Oggi, Il Corriere Canadese, La Voce d’Italia in Venezuela, Gente d’Italia in Uruguay, La Voce del Popolo (Fiume); bisettimanali come Il Globo e La Fiamma in Australia; settimanali come il Cittadino Canadese, il Corriere di Tunisi, Tribuna Italiana e La Voce (Argentina), Il Corriere D’Italia in Germania, Il Corriere degli Italiani e La Pagina (Svizzera); mensili come Nuovo Paese, il Progresso Italo-Australiano, Comunità (Brasile), e i tanti periodici editi in Italia e all’estero, unitamente alle centinaia di emittenti radiofoniche e televisive, ogni giorno nel mondo raccontano l’Italia, l’Europa, le proprie comunità e società locali, in lingua italiana ed oggi anche nelle lingue di quei Paesi, parlando di cultura, sport, made in Italy, politica”.

Fedi ha quindi citato la recente audizione della FUSIE – Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero in Commissione Affari esteri, in cui “la principale realtà rappresentativa delle numerose testate in lingua italiana edite all’estero e per l’estero” ha fornito “un quadro della presenza nel mondo. Nei 5 continenti, gli associati, tra quotidiani, settimanali e periodici vari, offrono una diffusione annua di milioni di copie e si rivolgono a più di 4 milioni di cittadini italiani residenti all’estero oltre che ai circa 70 milioni di oriundi e discendenti di italiani. L’adesione alla FUSIE è stata estesa alle emittenti radiofoniche e televisive e ai giornali telematici e on-line”.

“Per questo, oggi proponiamo – ha continuato Fedi – che questa storia, insieme a quella delle nuove migrazioni, entri nelle scuole e contribuisca a formare le nuove generazioni. Proponiamo di raccontare questa storia nel nuovo museo dell’emigrazione a Genova, iniziativa del Governo che sosteniamo e che vorremmo vedere ampliata con il tema dell’immigrazione in Italia e soprattutto con una rete di collegamento tra le realtà museali dell’emigrazione in Italia e nel mondo. In considerazione dell’importanza che questa stampa riveste non solo per il mondo dell’emigrazione, ma per il Paese, chiediamo, in sostanza, che alla stampa italiana all’estero, che è stata per molti anni il veicolo con il quale raccontare l’Italia e anche capire le nostre comunità nel mondo, sia attribuito il suo spazio nella dimensione nazionale del fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. Uno spazio, del resto, che è stato riconosciuto da tempo con l’attribuzione di contributi regolati da leggi, decreti e regolamenti sia per quanto riguarda i quotidiani italiani editi e diffusi all’estero che per la stampa periodica italiana”.

Ma, secondo Fedi, c’è “un’altra pagina da aprire” e cioè “quella che riguarda l’irruzione del web nella comunicazione e delle potenzialità da sfruttare per una forte articolazione e per una estesa capillarizzazione dell’attività informativa, nonché per uno sviluppo dell’interattività. La nuova legge contiene delle aperture promettenti in questo senso, che dovrebbero tradursi in modo coerente nella ripartizione delle risorse e nella finalizzazione degli incentivi. Una considerazione non meno attenta merita infine il fenomeno delle nuove mobilità verso le quali i media digitali possono essere di grande aiuto per fare in modo che l’Italia non perda i contatti con le persone che ne sono partecipi e, sia pure da lontano, possa cogliere le potenzialità derivanti dalla loro più alta formazione e professionalità, evitando una perdita secca di energie dannosa per lo sviluppo del Paese”.

“La proposta di legge delega sul riordino e ridefinizione del sostegno all’editoria istituisce un fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e l’emendamento che è stato approvato consentirà ai media editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero, di accedere al fondo”, ha rilevato il parlamentare. “I decreti legislativi, attuativi della delega, avranno il compito di definire in maniera precisa i soggetti che potranno accedere al fondo, le modalità per accedervi, i criteri di base e la dotazione di bilancio del fondo stesso. La sfida dell’innovazione, quindi, è rivolta a tutti noi ma soprattutto agli editori che potranno sviluppare un piano per “la ridefinizione delle strutture, dei processi e dei modelli imprenditoriali che producono e diffondono informazione arricchendo il panorama dell’informazione pluralista e indipendente”. I decreti legislativi da approvare entro sei mesi, avranno “ad oggetto la ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici, la previsione di misure per il sostegno agli investimenti delle imprese editoriali, l’innovazione del sistema distributivo, il finanziamento di progetti innovativi nel campo dell’editoria”. Nei prossimi mesi, dunque, dovremo impegnarci per seguire l’evoluzione della discussione sui decreti per garantire che al settore dell’editoria di lingua italiana nel mondo vada assegnata una adeguata dotazione di risorse; per garantire – ha concluso – che i criteri di valutazione rispondano alla specificità dell’informazione oltre confine; per assicurare che anche per l’editoria edita all’estero vi siano certezza delle risorse per un piano pluriennale, tempestività nell’erogazione dei contributi e massima trasparenza e chiarezza sui criteri per accedervi”. (aise 23

 

 

 

 

 

L’incertezza continua

 

Il clima d’apprensione che ci ha scompagnato lo scorso anno c’è sempre. Se non altro, ci ha consentito, in questo primo bimestre del 2016, di prendere migliore coscienza dei complessi problemi interni e internazionali. Con la premessa che i mesi che ci rimangono di quest’anno “nuovo” non saranno semplici per nessuno.

Le riforme istituzionali non ci saranno. Anche se non mancheranno le “novità”. Dato che i politici di razza non s’improvvisano, anche l’affidabilità governativa potrebbe venir meno. Pure in UE gli attriti non sono mancati e altri ce ne saranno. Il “trasformismo” dei partiti non convince più nessuno. In questa Terza Repubblica, un passo indietro non sarebbe proprio male. Siamo convinto che il nostro tenore di vita debba viaggiare su altri binari e con specifiche mete da raggiungere.

 Con una premessa: chi dimentica il passato, sarà costretto a riviverlo. Come a scrivere che gli errori politici ed economici non sono da accantonare, ma da sanare. Anche l’Unione Monetaria non rappresenta solo una garanzia d’interscambio per i mercati europei e internazionali. La borsa mondiale ha, infatti, evidenziato come l’economia risenta anche di fatti che, all’apparenza, non dovrebbero coinvolgerla.

 Da noi, il binomio che riteniamo inscindibile è: Politica e Governabilità. Non ci sono altre formule migliori per garantirci un futuro meno tribolato. Anche le posizioni parlamentari dovrebbero essere rivisitate. La “bonifica” della nostra economia spicciola ha da partire dall’alto. Tutto il resto è “opitional”.

 Lo stesso rinvio “sine die” della riforma elettorale ci ha fatto intendere che gli “onori” hanno sempre la meglio sugli “oneri”. Il tutto può apparire anacronistico; ma è proprio così. In questi mesi di “transizione”, c’è da focalizzare la via per offrire all’Italia l’auspicabile ripresa di un suo ruolo socio/economico.

Le altre strade, anche se apparentemente più agibili, ci porterebbero lontano dall’immagine che ci siamo fatta di nuovo Stato italiano. Giorgio Brignola

De.it,press

 

 

 

 

Umberto Eco, un maestro di pensiero                                                                                                                                 

 

Unisco la mia voce al coro che si leverà in questi giorni in memoria dello studioso, del critico, filosofo, semiologo e romanziere Umberto Eco. Mi sento un po’ inadeguata per questo compito, perciò per incominciare a ricordar Lo, uso la Sua parola, geniale e cito l’inizio della sua 24° regola per scrivere bene in italiano. E’ una de Le 40 regole per scrivere bene in italiano, contenute in La Bustina di Minerva, edito da Bompiani, un prezioso, straordinario contributo, pieno di sorridente ironia, per l’uso parlato e scritto della lingua italiana. Nella scrittura di ognuna di queste regole compare l’errore da evitare, e così con un brillante e giocoso intreccio fra il dire e il suo contrario, l’autore spinge il lettore a riflettere e capire. “Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri, evitando frasi lunghe - o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché etc. etc.” Dunque, cercherò di essere concisa e di condensare i miei pensieri.  

Umberto Eco aveva una cultura vastissima, era noto per i suoi studi che partendo dalla filosofia spaziavano in vari campi: semiotica, estetica medievale, linguistica. Qualcuno lo ha definito massmediologo. Era uno scienziato che si rivolgeva non soltanto a pochi studiosi suoi pari, ma comunicava contenuti originalissimi anche ad un vasto pubblico. E così divenne per me e per tanti altri della mia generazione un maestro di pensiero, un amico che ha donato tante piacevolissime ore, sorrisi e risate vere, di quelle che vengono dal cuore. Umberto Eco aveva spirito ed una intelligenza brillantissima che usava nell’invenzione di giochi di parole, per svelare significati nascosti, per esprimere riflessioni su cui si poteva parlare e discutere a lungo con quelli che apprezzavano le sue parole e la sua cultura. Non tutti, però, lo apprezzavano, ricordo che alcuni ne rifiutavano sia contenuti che i modi di comunicarli e non riuscivo a capire le ragioni, spesso vaghe e incomprensibili, poiché ignoravo le radici e i motivi di culture troppo lontane dalle mie.

Conobbi ed amai questo grande pensatore alla fine degli anni ’70, con Il Nome della Rosa. Questo romanzo fu   una sorpresa, una fantasmagoria, un fuoco d’artificio di cultura medievale, usata per creare un mistero, diciamo pure un giallo, un thriller da risolvere, che ha generato o fatto rivivere il gusto per le favole ambientate in epoca medievale, rivissute con la fantasia. E poi di seguito, Umberto Eco ci ha donato tante piacevolissime letture, fra cui cito: Baudolino, L’Isola del giorno prima, La misteriosa fiamma delle Regina Loana, Numero zero, Il Cimitero di Praga. Quest’ultimo libro meno piacevole degli altri, lascia della nostra storia recente una immagine terribile, di difficile comprensione, piena di zone oscure, impenetrabili intrighi e personaggi loschi. 

Come insegnante, ritengo opportuno chiudere questo breve ricordo di Umberto Eco con alcune delle sue quaranta regole per scrivere bene in italiano, ed anche in altre lingue, secondo me.  Attenzione all’errore:

Evita le allitterazioni anche se allettano gli allocchi.

 Non è che il congiuntivo va evitato, anzi che lo si usa quando è necessario.

Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del di scorso.

Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.

Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

Metti, le virgole, al posto giusto.

C’è davvero bisogno di domande retoriche?

 Mi auguro che le professoresse ed i professori di lettere vogliano ricordare Umberto Eco divertendosi con i propri studenti a leggere e commentare le Sue 40 regole.  Emanuela Medoro, de.it.press 19

 

 

 

 

 

 

Riunito il Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese

 

Il presidente Fabio Porta: “Ampia disamina con i rappresentanti della Fusie sull’editoria in italiano all’estero”

 

ROMA - “Nel Comitato per gli italiani nel mondo della Camera, che ho l’onore di presiedere, si è svolta l’audizione dei rappresentanti della Federazione della stampa per gli italiani all’estero (FUSIE), in opportuna coincidenza con il lavoro di definizione della legge di riforma dell’editoria, in questo momento in via di definizione presso la commissione Cultura della Camera”.

E’ quanto scrive in una nota il presidente del Comitato Fabio Porta, deputato eletto all’estero per il Pd nella ripartizione dell’America Meridionale.

“Nella mia introduzione all’incontro - prosegue Porta - ho richiamato le novità che la proposta di legge introduce, con l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria. Per quanto riguarda la stampa italiana all’estero, ho sottolineato che l’emendamento da me presentato assieme agli altri colleghi del Pd eletti all’estero, approvato dalla commissione, ridefinisce in modo preciso l’estensione dell’applicazione della legge, includendo anche tutti i casi riguardanti gli italiani all’estero.

Poiché si tratta di una legge delega, sarà opportuno verificare che il Governo, nell’esercizio di questa sua prerogativa, tenga veramente conto, come il testo afferma, delle peculiari condizioni in cui le attività di informazione all’estero si svolgono calibrando nel modo più opportuno i criteri applicativi. Un approfondimento particolare meritano le questioni legate alle testate online, ammesse ai finanziamenti, e al sostegno alle radio e tv in italiano, non contemplate nella legge, per le quali sarà necessario avviare un confronto di merito.

I rappresentanti della FUSIE, Giangi Cretti e Giuseppe Della Noce, hanno fatto un’utile presentazione dell’impegno profuso dalla loro organizzazione nella tutela dei giornali in italiano rivolti agli italiani all’estero e Del sistema di sostegno necessario per la loro pubblicazione; essi, inoltre, hanno sottolineato l’esigenza di specificare con chiarezza, nell’ambito del Fondo da istituire, quali e quante siano le risorse da destinare alla stampa italiana all’estero in una prospettiva pluriennale. I rappresentanti FUSIE hanno convenuto sull’opportunità di verificare, anche su un piano strettamente tecnico, gli aspetti relativi alle testate web e hanno raccomandato la massima attenzione nella verifica dei contenuti dei decreti attuativi.

Nel dibattito sono intervenuti i colleghi Marco Fedi, che ha ricordato l’incisiva funzione dell’informazione in italiano nella costituzione della comunità italiana nel mondo e la necessità di non fermarsi alla legge, ma di verificare puntualmente i contenuti dei decreti delegati; Gianni Farina, che ha raccomandato di accettare la sfida dei tempi, con un occhio rivolto anche alla nuova emigrazione, procedendo ad un serio rinnovamento di contenuti, strumenti e modalità informative; Francesca La Marca che ha richiamato a titolo esemplificativo la situazione de “Il Corriere Canadese” e ha insisto per rivolgere una particolare attenzione alle radio e alle televisioni in italiano; Laura Garavini che ha sottolineato l’importanza strategica che la stampa italiana riveste per la coesione delle nostre comunità e la proiezione dell’Italia nel mondo.

Nella replica - conclude Porta - ho assicurato il mio particolare impegno e quello dei colleghi nel seguire l’ulteriore percorso della legge e, soprattutto, i contenuti dei decreti delegati, dando anche appuntamento agli operatori a ulteriori momenti di confronto e di approfondimento”. (Inform 18) 

 

 

 

 

 

I molti e prossimi obblighi burocratici per i connazionali residenti all’estero e soprattutto per i pensionati Inps

 

Come ormai accade a scadenza annuale, anche in questo periodo gli italiani all’estero -  ed in particolare i titolari di una pensione italiana -  sono chiamati a dar seguito a diversi impicci burocratici che, se dimenticati, potrebbero comportare la sospensione del pagamento della pensione  italiana oppure di avere problemi con il fisco sia italiano che del Paese di residenza. Per fortuna che nel mondo sono molto diffuse le sedi dell’Ital Uil  e quelle di altri patronati ai quali possono rivolgersi tutti gli interessati per farsi aiutare nell’espletamento di questi obblighi burocratici che elenchiamo qui di seguito:

Cu (ex Cud) – I pensionati Inps devono richiedere tramite il patronato all’Istituto previdenziale italiano  il modello Cu (Certificato Unico dei redditi) da allegare alla Dichiarazione dei redditi da presentare all’autorità fiscale del luogo di residenza, quando eventuali accordi bilaterali o multilaterali prevedono che le pensioni Inps siano imponibili localmente e non in Italia come, per esempio, è il caso dei titolari di pensione Inps residenti in Svizzera. Gli interessati possono rivolgersi alla sede più vicina del patronato Ital Uil (www.ital-uil.it).

Red/Est – I pensionati Inps, titolari di una pensione il cui importo è legato al reddito, devono dichiarare annualmente (di regola in primavera) all’Inps - tramite il patronato - la loro situazione reddituale attraverso la compilazione del modello Red/Est. Attenzione, il mancato invio all’Inps del Modello Red/Est può comportare la sospensione del pagamento della pensione! Per questo adempimento gli interessati possono rivolgersi alla sede più vicina del patronato Ital Uil .

Esistenza in vita – I pensionati Inps devono dimostrare ogni anno (di regola in primavera) la loro esistenza in vita all’Istituto bancario che eroga la loro pensione all’estero per conto dell’Istituto previdenziale italiano, al momento alla Citibank di Londra. Attenzione, il mancato invio alla Citibank dell’attestazione dell’esistenza in vita può comportare la sospensione del pagamento della pensione Inps! Gli interessati che volessero saperne di più possono rivolgersi alla sede più vicina del patronato Ital Uil.

Imu-Tari – I pensionati italiani iscritti all’AIRE, titolari di una pensione del Paese di residenza, sono esentati dal pagamento dell’Imu (Imposta Municipale Unica) sulla loro abitazione in Italia mentre per la Tari (Tassa sui rifiuti) devono versare solo un terzo (1/3) del dovuto. Gli interessati che volessero saperne di più possono contattare il circolo Uim più vicino oppure il Coordinamento Uim Europa: tel. 0041 43 3222022; e-mail uimeuropa@bluewin.ch).

Visura catastale – I beni immobili (case e terreni) posseduti in Italia da residenti all’estero, in genere, devono essere dichiarati al fisco locale come, per esempio, è obbligo per i residenti in Svizzera. Per far ciò va allegata alla Dichiarazione dei redditi la “Visura catastale”. Gli interessati che volessero saperne di più possono contattare il circolo Uim più vicino oppure il Coordinamento Uim Europa. 

Canone Rai – da quest’anno (2016) il Canone Rai (€ 100) si verserà annualmente attraverso la bolletta elettrica, quindi verrà pagato da tutti i titolari di un contratto per l’energia elettrica per la loro abitazione in Italia. Coloro che non detengono un apparecchio Tv nella loro abitazione in Italia possono chiedere l’esenzione del pagamento del canone all’Agenzia delle Entrate. Gli interessati che volessero saperne di più possono contattare il circolo Uim più vicino oppure il Coordinamento Uim Europa.

Dino Nardi, Coordinatore europeo della Uim-Unione Italiani nel Mondo

 

 

 

 

L'innesto di Verdini cambia l'orizzonte della legislatura

 

L'interminabile battaglia parlamentare che si conclude con il voto di fiducia al Senato sul maxi emendamento della maggioranza rischia di lasciare in secondo piano il risultato a suo modo storico della legge sulle unioni civili. Là dove non era riuscito Prodi con i Pacs e successivamente con i Dico, ha avuto successo Renzi, anche se a costo di una serie di giravolte culminate con l'accordo nella maggioranza, il voto di fiducia e una consistente sforbiciata (le adozioni) che sfigura la legge. Forse era inevitabile che il cammino parlamentare (adesso tocca alla Camera ma non ci dovrebbero essere problemi) sarebbe stato così accidentato, data la delicatezza della materia. Ma alcuni errori di gestione da parte del Pd e dello stesso presidente del consiglio hanno di fatto oscurato l'importanza della legge alimentando la contestazione sia dei cattolici più intransigenti che delle associazioni gay. Tutto nasce dal voltafaccia dei Cinquestelle che al momento del voto hanno detto no all'accordo raggiunto con il Pd per una legge che conteneva la stepchild adoption. Questo ha costretto Renzi a un accordo con Alfano al prezzo dell'eliminazione delle adozioni. Ma c'è da tenere presente anche un altro fattore determinante, e cioè l'arretratezza della società italiana rispetto a quelle dell'Europa più avanzata. Tutti i sondaggi dicevano che la maggioranza degli italiani - se digerisce le unioni omosessuali - è tuttavia contraria alle adozioni da parte delle coppie gay. E su questa base Grillo ha deciso e ordinato il dietrofront e Renzi non si è impuntato più di tanto con Alfano. L'approvazione della fiducia segna anche un altro passaggio politico molto importante per i prossimi due anni della legislatura: l'ingresso di Verdini e dei suoi diciannove parlamentari nella maggioranza. Una svolta che non potrà non avere conseguenze non solo nella maggioranza stessa (Alfano come la vive?) ma soprattutto dentro al Pd, dove la sinistra non potrà mai incassare questa new entry senza dare battaglia. GIANLUCA LUZI, LR 25

 

 

 

 

Referendum popolare abrogativo del 17 aprile sulla durata delle trivellazioni petrolifere

 

Si sono chiusi il 26 febbraio i termini di legge per la comunicazione dell'opzione sia da parte dei cittadini residenti all'estero che intendano esercitare in Italia il diritto di voto, sia da parte dei connazionali temporaneamente all'estero che intendano esercitare il diritto di voto per corrispondenza nel luogo di temporanea dimora all’estero

 

ROMA - A seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 38 del 16 febbraio 2016 del decreto presidenziale di indizione del referendum popolare abrogativo che si terrà il 17 aprile 2016, si chiudono il prossimo 26 febbraio i termini di legge per la comunicazione dell'opzione sia da parte dei cittadini residenti all'estero che intendano esercitare in Italia il diritto di voto in occasione di detta consultazione, sia da parte dei connazionali temporaneamente all'estero che intendano esercitare il diritto di voto per corrispondenza nel luogo di temporanea dimora all’estero.

Modalità di voto per elettori residenti all’estero iscritti all’estero e per elettori temporaneamente all’estero.

1. Con decisione del Consiglio dei Ministri adottata il 10 febbraio è stata determinata la data del 17 aprile 2016 per il REFERENDUM ABROGATIVO della norma che prevede che i permessi e le concessioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti di idrocarburi entro dodici miglia dalla costa abbiano la "durata della vita utile del giacimento” (referendum popolare per l’abrogazione del comma 17, terzo periodo, dell’art. 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 [Norme in materia ambientale], come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 [Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ? legge di stabilità 2016], limitatamente alle seguenti parole: «per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale»).

2. ELETTORI RESIDENTI ALL’ESTERO ED ISCRITTI ALL’AIRE

Gli elettori residenti all’estero ed iscritti nell’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) riceveranno come di consueto il plico elettorale al loro domicilio. Si ricorda che è onere del cittadino mantenere aggiornato il Consolato circa il proprio indirizzo di residenza. Chi invece, essendo residente stabilmente all’estero, intende votare in Italia, dovrà far pervenire al consolato competente per residenza un’apposita dichiarazione su carta libera che riporti: nome, cognome, data e luogo di nascita, luogo di residenza, indicazione del comune italiano d'iscrizione all'anagrafe degli italiani residenti all'estero, l'indicazione della consultazione per la quale l'elettore intende esercitare l'opzione. La dichiarazione deve essere datata e firmata dall'elettore e accompagnata da fotocopia di un documento d’identità del richiedente, e può essere inviata per posta, per telefax, per posta elettronica anche non certificata, oppure fatta consegnare a mano al Consolato anche tramite persona diversa dall’interessato, purché tale opzione pervenga alla competente sede consolare ENTRO E NON OLTRE IL 26 FEBBRAIO 2016 (vedasi DPR del 15 febbraio 2016, pubblicato in GU Serie Generale n.38 del 16.2.2016).

3. ELETTORI TEMPORANEAMENTE ALL’ESTERO (MINIMO TRE MESI)

A partire dalle consultazioni referendarie del 17 aprile 2016 gli elettori italiani che per motivi di lavoro, studio o cure mediche si trovano temporaneamente all’estero per un periodo di almeno tre mesi nel quale ricade la data di svolgimento della consultazione elettorale, nonché i familiari con loro conviventi, potranno partecipare al voto per corrispondenza organizzato dagli uffici consolari italiani (legge 459 del 27 dicembre 2001, quale modificata dalla legge 6 maggio 2015, n. 52).

Tali elettori che intendano partecipare al voto dovranno far pervenire AL COMUNE d’iscrizione nelle liste elettorali ENTRO IL 26 FEBBRAIO 2016 (con possibilità di revoca entro lo stesso termine) un’OPZIONE VALIDA PER UN’UNICA CONSULTAZIONE. (Vedasi DPR del 15 febbraio 2016, pubblicato in GU Serie Generale n.38 del 16.2.2016).

L’opzione può essere inviata per posta, per telefax, per posta elettronica anche non certificata, oppure fatta pervenire a mano al comune anche da persona diversa dall’interessato (nel sito www.indicepa.gov.it  sono reperibili gli indirizzi di posta elettronica certificata dei comuni italiani).

La dichiarazione di opzione, redatta su carta libera e obbligatoriamente corredata di copia di documento d’identità valido dell’elettore, deve in ogni caso contenere l’indirizzo postale estero cui va inviato il plico elettorale, l’indicazione dell’ufficio consolare (Consolato o Ambasciata) competente per territorio e una dichiarazione attestante il possesso dei requisiti per l’ammissione al voto per corrispondenza (trovarsi per motivi di lavoro, studio o cure mediche in un Paese estero in cui non si è anagraficamente residenti per un periodo di almeno tre mesi nel quale ricade la data di svolgimento della consultazione elettorale; oppure, essere familiare convivente di un cittadino che si trova nelle predette condizioni [comma 1 dell’art. 4-bis della citata L. 459/2001]). La dichiarazione va resa ai sensi degli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa), dichiarandosi consapevoli delle conseguenze penali in caso di dichiarazioni mendaci (art. 76 del citato DPR 445/2000).  (Inform/dip)

 

 

 

 

La politica del dopo

 

Il “peggio” sembra essere passato. Lo scriviamo con obiettività. Il Governo ritiene d’aver raggiunto alcuni obiettivi efficaci. Ma l’anno è ancora “giovane”. Il 2016 potrebbe, però, essere l’anno dei mutamenti.

Tra polemiche antiche e rivendicazioni recenti, l’Esecutivo ha fatto il suo mestiere. L’Opposizione è, però, tornata più vigile. Ne andava della sua sopravvivenza politica. Ora alcune proposte parlamentari sembrano più percorribili. Nonostante certi “attriti” di natura morale, più che politica, il Potere Legislativo è prolifico.

 Renzi continua per la sua strada con la speranza, non sempre condivisibile, d’arrivare al traguardo del 2018. Intanto, i problemi del Paese si evolvono e si modificano. Ancora una volta, quando la politica s’imbatte con la realtà economica, gli effetti non sono sempre positivi. Meglio, quindi, essere meno possibilisti per il bene del Paese.

 Le riforme istituzionali si faranno. Anche se non trascuriamo alcuni segnali d’intolleranza che ci hanno messo sul chi vive. L’Esecutivo resterà, comunque, al suo posto. Anche se qualche “aggiornamento” lo vediamo già in programma. Il PD intende mantenere ben salda la sua egemonia anche con la sua minoranza interna.

 Dato che numeri ci sono, la Legislatura non corre imminenti pericoli. Intorno al quadro politico, c’è un Paese che tenta la ripresa. La produttività è tornata attiva; anche se l’occupazione registrerà ancora fasi in diminuzione.

La primavera ci porterà gualche altra novità. Insomma, il Governo non ha perso popolarità. Ma, francamente, non ne ha acquisita di nuova.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Unioni civili, Renzi spiega alla sinistra perché non può esserci un altro accordo con l'M5S

 

All'assemblea dei senatori del Pd Matteo Renzi ha cercato di spiegare quello che tutti sanno ma che alcuni fanno finta di non capire: che il Movimento Cinquestelle è pronto a giocare un altro scherzo al momento di andare a votare le unioni civili e che quindi sarebbe demenziale cercare un nuovo accordo con loro. Ma la sinistra dem, che spinge Renzi per un nuovo tentativo di intesa con i Cinquestelle, non lo fa perché ci crede (sarebbe al di là di qualunque logica) ma perché cerca ancora una volta di stringere il segretario-premier all'angolo per logorarlo in una lunghissima battaglia parlamentare da cui Renzi uscirebbe con le ossa rotte e probabilmente senza una legge decente sulle unioni civili. Tali e tanti sarebbero gli emendamenti da votare che alla fine ne uscirebbe una legge pasticciatissima e contraddittoria con il premier ammaccato e pericolante. È proprio questo il risultato che Grillo e la sinistra dem vorrebbero. Ovviamente Renzi lo sa e per questo ha comunicato ai senatori che l'unica strada è quella della rinuncia alla stepchild adoption e il ricorso al voto di fiducia. Una settimana, massimo due al Senato, un paio di mesi alla Camera dove i numeri per Renzi sono più rassicuranti. Alfano, che grazie al voltafaccia dei grillini si trova improvvisamente al centro della scena con un peso specifico enorme (può far saltare la legge) alza il prezzo, come fa chi si trova in mano una carta che non pensava di poter giocare. Ma si sa che il ministro dell'Interno non può tirare troppo la corda (niente pensione di reversibilità per i coniugi gay e rinuncia al cognome unico) fino a provocare una crisi di governo. La legge quindi passerà anche se priva della stepchild adoption. E all'improvviso scoppia inaspettata un'altra grana per Renzi. Anzi due. La prima è la notizia che gli americani spiavano Berlusconi nel 2011 preoccupati che l'Italia esplodesse nella crisi economica e politica irreversibile, evitata grazie a Napolitano e al salvataggio economico del successivo governo Monti. La seconda è la concessione del permesso di decollo dalla base di Sigonella di droni americani armati in missione in Libia. La pattuglia degli irriducibili pacifisti è già pronta a mobilitarsi. GIANLUCA LUZI  LR 23

 

 

 

 

Intervista a Concetto Spadola, Corrispondente di Sicilia Mondo a Vienna

 

      66 anni, nato a Modica, a Vienna da 44 anni. In pensione  dopo 40 alle dipendenze della Wiener WirtschaftsKammer (Camera di Commercio di Vienna).

      A Concetto abbiamo chiesto:

      Come è vista la situazione italiana a Vienna?

      Già da quando lavoravo alla Camera di Commercio di Vienna,  posso asserire che l'Italia era considerata la nazione dell'industria e del design e della genialità imprenditoriale; non a caso siamo stati per lungo tempo la quinta potenza industriale del mondo! Adesso, purtroppo, l’Italia vive una crisi sociale-economica globale.

      Ma non mancano le simpatie dei viennesi nei confronti degli italiani che qui sono molto stimati per la loro creatività e senso comune di solidarietà ed apertura nella società viennese.

      Come vive la comunità siciliana?

      La comunità siciliana a Vienna non è grande e volevo evidenziare che per i siciliani l'Austria non è mai stata una terra di emigrazione rispetto alla Svizzera ed alla Germania. Quindi le grandi occasioni di incontro per noi si realizzano principalmente  nelle feste del Consolato, nelle iniziative dell'Istituto Italiano di Cultura e per la festa della Repubblica del 2 giugno presso l'Ambasciata Italiana.

      I siciliani e in genere gli italiani sono ben posizionati nella società austriaca sul piano economico, culturale e sociale.  La vita qui a Vienna è molto ordinata, con una buona partecipazione della gente ma anche degli italiani alle numerose iniziative culturali.

      Ma c’è un legame molto stretto tra noi siciliani, ci conosciamo tutti perché troviamo nella tradizione siciliana la motivazione dello stare insieme e di una reciproca solidarietà. Anche se non eccessivamente numerosa, abbiamo una Associazione di cui sono stato Presidente ed oggi passata alla presidenza dell’amico Gianfranco Licandro.

      Come va l’economia in Austria?

      Attualmente la situazione dell'economia austriaca è solida rispetto a tanti altri Stati della Comunità Europea. Ma si vive anche una certa sofferenza nel settore del lavoro perché la crisi ha attraversato, più o meno, tutta l’Europa. Le strutture dello Stato viennese sono la vera garanzia per la stabilità dell’economia, il funzionamento delle Istituzioni e dei servizi, l’ordine pubblico e le garanzie sociali alla popolazione.

      Anche in Austria arrivano giovani italiani in cerca di lavoro?

      La novità che ho riscontrato negli ultimi anni è la crescita dei giovani italiani che si sono trasferiti in Austria in cerca di lavoro e tante giovani famiglie frequentano la nostra Chiesa Nazionale Italiana, Madonna della Neve a Vienna.

      Purtroppo anche in Austria, si incontrano difficoltà per chi cerca lavoro senza un mestiere, una specializzazione o una professionalità. SM, De.i.press 23

 

 

 

 

Pubblicati gli indicatori demografici del 2015. Continua a crescere l’emigrazione e a diminuire l’immigrazione

 

ROMA - Continua a crescere l’emigrazione e a diminuire l’immigrazione. Lo rileva l’Istat che oggi ha diffuso i dati demografici riferiti al 2015.

 Lo scorso decennio – osserva l’Istat -  è stato caratterizzato da cospicui flussi migratori verso l’Italia che hanno rappresentato il prevalente fattore demografico di crescita. Questa tendenza si sta progressivamente attenuando; per il 2015 si stima un saldo migratorio netto con l’estero di 128 mila unità, corrispondente a un tasso del 2,1 per mille ). Tale risultato, appena un quarto di quello conseguito nel 2007 nel momento di massimo storico, è il frutto di 273 mila iscrizioni e 145 mila cancellazioni nelle anagrafi.

L’elemento di sostanziale discontinuità degli ultimi anni è dunque rappresentato da una parziale perdita di attrattività del Paese nei confronti dei migranti internazionali. Rispetto al 2007 le immigrazioni (erano 527 mila) si sono all’incirca dimezzate, mentre le emigrazioni (all’epoca 51 mila) sono quasi triplicate.

La maggior parte dei flussi in ingresso nel Paese (90%) è rappresentata da cittadini stranieri. Le iscrizioni dall’estero di individui di nazionalità straniera risultano, infatti, pari a 245 mila (-1,3%

rispetto al 2014), mentre i rientri in patria degli italiani sono 28 mila (-5,6%). Per quanto riguarda le cancellazioni, si stimano 45 mila cancellati stranieri (-4,8% sul 2014), a fronte di circa 100 mila

cancellati di cittadinanza italiana (+12,4%). Riassumendo, dal lato degli ingressi il Paese perde attrattiva sia in relazione ai cittadini stranieri sia riguardo ai propri connazionali. Sul versante delle

uscite, invece, aumenta in maniera significativa la quota di italiani che emigrano all’estero. Il risultato di tali comportamenti migratori è un saldo migratorio con l’estero, riguardante i soli cittadini italiani, negativo nella misura di 72 mila unità, mentre quello degli stranieri risulta ancora

ampiamente positivo nella misura di circa 200 mila unità.

Il saldo migratorio con l’estero risulta ovunque positivo, anche nelle regioni del Mezzogiorno (+1,6 per mille). Tuttavia, esiste, come sempre, una grande variabilità geografica nelle capacità attrattive e repulsive delle varie zone del territorio nazionale rispetto al luogo di dimora abituale da eleggere o da abbandonare Nelle regioni del Centro (+3,2 per mille) il saldo migratorio con l’estero è all’incirca doppio rispetto al Mezzogiorno, anche perché in tale ripartizione pesa positivamente il contributo del Lazio (+4 per mille). Nel Nord, infine, il saldo migratorio con l’estero è pari al 2 per mille, con valori massimi in Emilia-Romagna (+3 per mille) e Lombardia (+2,3).

Nel 2015 i trasferimenti di residenza nell’ambito dei confini nazionali scendono, dopo 12 anni, sotto il livello del milione e 300 mila, registrando una contrazione di circa il 3% sul 2014. Prosegue dunque il processo di rallentamento delle migrazioni interne che, avviato nel 2013, è da collegare all’evoluzione del mercato occupazionale, nel contesto complessivo di un Paese alle prese col superamento delle difficoltà determinate dalla recessione economica.

I trasferimenti tra Comuni comportano un saldo migratorio quasi sempre positivo per le regioni del Nord. In termini relativi, nel Nord-est il primato spetta al Trentino-Alto Adige (+1,8 per mille) e all’Emilia-Romagna (+1,7 per mille), nel Nord-ovest alla Lombardia (+1 per mille). Nel Centro la regione che fa registrare un saldo positivo rilevante è la Toscana (+1,1). Infine, il saldo è negativo in tutte le regioni del Mezzogiorno, in particolare in Calabria (-3,4), Basilicata (-3,3) e Campania (-3,1). (http://www.istat.it/it/files/2016/02/Indicatori-demografici_2015.pdf?title=Indicatori+demografici++-+19%2Ffeb%2F2016+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf ).  (Inform 19)

 

 

 

 

 

La complessità e la sindrome della “lumaca”

 

Nel nostro tempo sentiamo ripetere la parola globalizzazione quotidianamente, sia nel bene che nel male. E’ convinzione generale che viviamo in un tempo dove tutto è interconnesso, dove lo spostamento di una qualsiasi cosa provoca contraccolpi anche a grandi distanze, l’unico dato, certo e condiviso, è la complessità con la quale dobbiamo fare i conti quotidianamente.

Questa complessità, insita nella globalizzazione, è più marcata ed evidente in quei Paesi, come l’Italia, ostaggi di una serie di emergenze strutturali che confliggono con gli assi portanti della globalizzazione.

L’epoca della globalizzazione dà ragione a Giordano Bruno quando parlava dell’infinità dei mondi.

Più che mai attuale è il pensiero del filosofo Edgar Morin che parlando dell’uomo afferma “siamo dunque esseri sia fisici che biologici, sia culturali che spirituali e cerebrali, ma soprattutto cosmici. Infatti, la terra è una totalità complessa fisica-biologica-antropologica; l’uomo stesso non può essere disgiunto dalla natura, esso ha infatti origine dalla natura vivente e fisica e, nello stesso tempo, se ne distingue ed emerge attraverso la cultura, il pensiero e la coscienza”, “Infatti il concetto di uomo è legato sia all’origine biofisica che a quella psico-socio-culturale che si richiamano a vicenda; cioè noi siamo nati dal cosmo, dalla natura e dalla vita ma a causa della nostra cultura, della nostra mente e coscienza siamo diventati estranei a questo universo. L’uomo è, quindi, un essere pienamente biologico e nello stesso tempo un essere del tutto culturale”.

I fondamenti che guidano la globalizzazione hanno messo in crisi il nostro modo di vivere e ci obbligano ad elaborare un nuovo percorso culturale che superi il modo di pensare dei secoli diciannovesimo e ventesimo, e che sia capace di educare gli educatori al pensiero della complessità. Non è più sufficiente oscillare tra la cultura umanistica e la cultura scientifica, la prima ci aiuta a riflettere sui fondamentali problemi umani, la seconda divide i campi della conoscenza, produce scoperte straordinarie, ma non promuove la riflessione sul destino umano e sul divenire della scienza stessa, molti autori sostengono che la cultura umanistica alimenta l’intelligenza generale, mentre quella scientifica separa ed è settoriale.

La parola che ogni giorno angustia il modo di vivere è la “complessità”. Parola non facile da definire, ma può essere sintetizzata nel concetto “v’è complessità quando sono inseparabili le differenti componenti che costituiscono un tutto”.

In Italia le metodologie e le procedure insite nella globalizzazione economica hanno creato grandi danni al sistema Paese basato come è sulle piccole e medie imprese. In Italia ci sono circa 4,5 milioni di imprese, di queste all’incirca solo 500 mila fanno buoni profitti, i restanti 4 milioni rappresentano una anomalia nell’ambito del sistema economico-finanziario che indirizza la globalizzazione.

Questi 4 milioni di imprese rappresentano l’eccezione nell’abito di un sistema economico globalizzato, la cultura prevalente non riesce a capire come fanno a sopravvivere nonostante che le banche non concedono loro credito, nonostante che debbono pagare tasse sulle perdite, nonostante l’aver in certi momenti la pubblica amministrazione contro, nonostante il deficit della rete infrastrutturale, eppure riescono a stare in piedi.

Questi 4 milioni di imprese rappresentano un modello alternativo, sono la punta dell’iceberg del nuovo modello culturale che la complessità ritiene indispensabile per evitare che un sistema mondiale, “intrecciato” come quello in cui viviamo, trovi il suo punto di equilibrio finale in una catastrofe cosmica.

In Italia le ricadute negative sul sistema sociale e su quello delle imprese sono evidenti e sono esaminate in profondità e con attenzione. La burocrazia e il fisco, sono il vero blocco allo sviluppo del Paese. Un freno alla fuoriuscita dell’Italia dalla crisi che la attanaglia e alla ripresa di un’economia che potrebbe contare sull’enorme potenzialità della quale dispone. Una potenza inespressa, imbrigliata e condizionata da un sistema di regole e vincoli soffocanti. L’avvio del percorso di riforme che il governo sta tentando di imboccare è l’unica via di uscita possibile, sempre che si riescano a superare le resistenze interne al nostro sistema che lottano per il mantenimento dello status quo, fatto di privilegi, corporativismi, spartizioni e interessi consolidati.

«Mentre l’economia va a rotoli e la società vive un pericoloso processo di disarticolazione - dichiara il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara - assistiamo al trionfo di un apparato burocratico onnipotente e pervasivo in grado di controllare ogni momento e ogni passaggio della nostra vita».

La burocrazia influisce su tutto, tocca e regola ogni livello di attività sociale. E su di essa, naturalmente, si scaricano le tensioni e l’astio di coloro, che di volta in volta se ne sentono vittime.

Sempre secondo il Presidente dell’Eurispes: «Con l’incredibile incremento della produzione legislativa necessaria a regolare la nuova complessità sociale ed economica, la burocrazia da esecutore si è trasformata prima in attore, poi in protagonista, poi ancora in casta e, infine, in vero e proprio potere al pari, se non al di sopra, di quello politico, economico, giudiziario, legislativo, esecutivo, dell’informazione».

Una burocrazia che, secondo Fara, ingloba in sé il momento progettuale (la preparazione di leggi, misure, regolamenti); organizza i percorsi di approvazione, di emanazione e di applicazione; determina sanzioni; gestisce e distribuisce le risorse, non ha bisogno della politica se non come simulacro, come involucro che serve a salvare la forma. Nella sostanza, essa stessa si è fatta politica.

Questo progressivo allargamento del ruolo della burocrazia non può essere attribuito solo alla sua “volontà di potenza” o ad un innato moto riproduttivo. Esso è piuttosto la conseguenza della perdita di ruolo e di credibilità della politica e della sua capacità di rispondere ai cambiamenti sociali e culturali, alle sfide economiche, alla complessità e alla globalizzazione.

Le condizioni del nostro ordinamento giuridico e istituzionale sono diventate di grande e crescente complessità, e quindi di difficoltà anche per gli addetti ai lavori. È pressoché impossibile interagire con le istituzioni pubbliche senza il contributo e l’intermediazione dello specialista. Le leggi, che in linea di principio sono rivolte ai cittadini, in realtà sono intelligibili solo dagli addetti ai lavori, e in concreto sono scritte soprattutto per essi.

Nella società contemporanea si assiste alla convergenza, apparentemente paradossale e scientificamente molto interessante, fra i seguenti fenomeni: aumentano le leggi, aumentano gli illeciti, aumenta il potere discrezionale dei magistrati. Il corollario è l’aumento del giudiziario. La forma astratta e generale della legge non regge il confronto con la complessità: della società (la democrazia); dell’economia (le dimensioni monopolistica e finanziaria); delle funzioni pubbliche (lo Stato sociale); delle tecnologie (della comunicazione); del mondo (la globalizzazione); della conoscenza (epistemologia e cultura della complessità).

Questi quattro milioni di microimprese e di imprese familiari si trovano immerse in questo contesto socio-economico, gli obiettivi che si sono dati, oltre ad essere un modello di profitto e di gestione delle risorse reali, permettono loro di avere una struttura proteiforme che si avvicina ai segni distintivi della nuova cultura dei sistemi complessi.

E’ interessante esaminare quali sono le caratteristiche che permettono a queste imprese di rappresentare il futuro socio-economico in una globalizzazione dove regna la complessità.

Il primo concetto che il piccolo imprenditore ha imparato a proprie spese è quello della “precarietà”, precarietà conseguente a quanto illustrato precedentemente sui criteri di gestione statuali, che hanno allontanato il sistema dall’equilibrio, il piccolo imprenditore se non vuol precipitare nel caos deve cercare un nuovo equilibrio sui bordi del caos, equilibrio aziendale che sarà completamente diverso da quello precedente.

Il secondo concetto è rappresentato dalla “resilienza” che è la caratteristica fondamentale della micro-impresa, questo dono permette al piccolo imprenditore di attutire i contraccolpi del sistema politico economico senza perdere il proprio equilibrio.

Il terzo concetto è rappresentato dalla “ridondanza”, capacità del piccolo imprenditore di rinunciare a qualche cosa pur di non mettere in crisi l’impresa.

La ricchezza fondamentale della micro impresa è rappresentata dalla sua “capacità adattativa”, che le permette di ritrovare con velocità un nuovo equilibrio dopo avere perso quello precedente.

In una società complessa la capacità della micro impresa di auto organizzarsi rappresenta il punto di forza del sistema, che non ha bisogno di fattori esterni ma solo delle interazioni locali tra i componenti. Una complessità che ha per radici la glocalizzazione. Una complessità risolta da iniziative “bottom up”.

Questo modello di economia reale si oppone al modello imperante dell’economia finanziaria.

Questa situazione così complessa e abbandonata a se stessa ha inoculato nei piccoli imprenditori la “sindrome della lumaca”. Come la chiocciola il piccolo imprenditore, diventato cauto e timido, al primo segnale di pericolo si ritira nella sua bottega.

Quando si ritira nella sua bottega cerca attraverso l’auto-organizzazione di affrontare la precarietà che lo circonda, e esamina a cosa può rinunciare o fare a meno pur di continuare a fare il suo mestiere.

Lo stato d’animo che innesca la “sindrome della lumaca”, è uno status che ha come unico obiettivo la sopravvivenza dell’azienda, che deve essere riorganizzata in modo da subire il meno possibile i contraccolpi delle politiche pubbliche, una azienda che deve utilizzare al massimo le risorse umane e tecnologiche che ha a disposizione.

La sindrome della lumaca non contempla ne investimenti, ne espansione, ne assunzioni.

L’Italia è un paese che vive una stagnazione che rischia di durare molti anni se non vengono fatte le riforme e semplificate le procedure. Le imprese medio grandi che esportano possono garantire dei posti di lavoro e delle entrate tributarie, ma la rilevanza di tali politiche non potrà che incidere per qualche decimo di punto sul PIL.

Corrado Tocci, Segretario Politico dei Popolari Glocalizzati, de.it.press 22

 

 

 

 

 

Sviezzera. Per Di Biagio e Micheloni pericoloso il referendum del 28 febbraio

 

"Con il referendum del prossimo 28 febbraio si deciderà la sorte del 25% della popolazione Svizzera rappresentata dagli stranieri ivi residenti e come rappresentanti dei nostri connazionali all'estero sentiamo l'esigenza e il dovere di intervenire in questa fase dibattuta della campagna referendaria per lanciare un appello forte agli italiani di doppia cittadinanza a votare NO in ragione del carattere confuso e palesemente xenofobo del quesito e della ratio che lo sottende". Lo dichiarano in una nota i senatori Aldo Di Biagio (AP) e Claudio Micheloni (PD).  "Non ci si può lasciar convincere da quelle argomentazioni a sostegno del SI, che sotto il velo di un conservatorismo anacronistico celano posizione populiste e demagogiche tendenti a violare principi universalmente sanciti ed in grado di infiammare l'odio sociale in un momento storico in cui la cultura dell'accoglienza è fortemente messa a rischio". "Non è una questione di rispetto dei diritti di cittadinanza come viene detto dai sostenitori del Si, - spiegano i senatori - poiché non verranno espulsi solo i cosiddetti "delinquenti" e gli autori di reati gravi ma alto sarà il rischio che in particolare siano espulsi i giovani stranieri in ragione dell'insussistenza di parametri chiari e certi di identificazione delle categorie non gradite". I senatori evidenziano: "la storia e la tradizione degli italiani e dell'emigrazione italiana, fatte di sacrifici, di rispetto, di solidarietà ma soprattutto di perfetta integrazione, devono essere un giusto riferimento per privilegiare una logica dell'accoglienza che si collochi ben oltre la facile demagogia che mal concilia con i dettami internazionali di rispetto dei diritti dei cittadini, per questo è giusto che la comunità italiana prenda una posizione chiara e degna della sua storia. Pertanto invitiamo i cittadini con doppia cittadinanza italo-svizzera a votare e a far votare NO al referendum, per dire NO alla cultura dell'espulsione legittimata dalla mera xenofobia". De.it.press 19

 

 

 

 

 

Proposta di legge: estendere agli iscritti all’Aire l’esenzione dal pagamento dell’Imu e della Tasi, e la riduzione di due terzi della Tari

 

ROMA - “Le innumerevoli rivisitazioni che la tassazione degli immobili ha subito nel corso degli anni hanno progressivamente penalizzato i cittadini italiani residenti all’estero”. Comincia così la riflessione del deputato Alessio Tacconi (Pd) eletto nella Ripartizione Europa.

“Gli Italiani residenti all’estero – continua Tacconi - sia individualmente, sia attraverso mozioni e petizioni al Governo e al Parlamento dei loro organismi di rappresentanza, i Comites e il Cgie, auspicano il superamento dell’attuale normativa riferita agli Italiani  iscritti all’AIRE, chiedendo l’equiparazione della loro casa posseduta in Italia ad abitazione principale”. “E’ una richiesta che ritengo legittima soprattutto in considerazione di quanto il fenomeno emigratorio ha rappresentato in passato per il risanamento del Paese e di quanto può fare oggi per il suo rilancio attraverso la promozione all’estero della nostra lingua, della nostra cultura, dei nostri valori e dei nostri prodotti: la loro presenza attiva nelle società di accoglienza è un’importante risorsa sulla quale fare leva  per lo sviluppo del Paese. Riconoscere questo contributo mi pare costituisca un segno di riconoscenza nei loro confronti e un pegno tangibile della vicinanza del Paese”.

“La pesante tassazione patrimoniale attualmente prevista, - ricorda Tacconi - unita ad altri tributi e alle spese di gestione (acqua, luce, gas, manutenzione, canone TV, ecc.) fa sì che la casa costruita con l’intenzione di passarvi le ferie annuali e, forse, la vecchiaia sta diventando per loro una zavorra di cui liberarsi al più presto se solo ce ne fosse la possibilità. Ma anche disfarsi del fardello rimane spesso un obiettivo arduo, se non impossibile, in presenza di un mercato asfittico dove l’offerta supera di gran lunga la domanda”. “Ho perciò ritenuto opportuno presentare – continua il deputato del Pd - una proposta di legge con la quale si intende estendere a tutti gli iscritti all’AIRE i benefici già riconosciuti ai “cittadini italiani residenti all’estero già pensionati nei rispettivi paesi di residenza”, vale a dire l’esenzione dal pagamento dell’IMU e della TASI, e la riduzione di due terzi della TARI. Sottoporrò tale proposta, già sottoscritta dagli altri deputati Pd eletti all’estero, a tutti i colleghi deputati per raggiungere il più alto consenso all’iniziativa”.

“L’onere per le casse dello Stato è certamente di non poco conto nella particolare congiuntura economica e sociale che il Paese attraversa, ma ritengo – conclude Tacconi – che esso sia più che sostenibile soprattutto se si considerano poi i vantaggi anche economici che derivano dall’applicazione di un regime che favorisce il possesso di immobili da parte del cittadino residente all’estero e i relativi investimenti per la manutenzione, le ristrutturazioni e gli acquisti oltre che dal turismo di ritorno”.

Di seguito gli articoli della proposta di legge

Art. 1

1. All’articolo 13, comma 2, nono periodo, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, come modificato dall’articolo 9-bis del decreto legge n. 47 del 28 marzo 2014, le parole: “, già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza,” sono soppresse.

2. Alla fine del nono periodo son aggiunte le seguenti parole: “Tale disposizione non si applica ai percettori di sola pensione italiana che abbiano trasferito la loro residenza all’estero da meno di 3 anni”.

Art.2

All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, pari ad euro 100 milioni per l'anno 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016 - 2018, nell'ambito previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2016, all'uopo utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell’economia e delle finanze.

Inform 18

 

 

 

Riforma dell’editoria: approvato emendamento sulle pubblicazioni per gli italiani all’estero

 

ROMA - La commissione Cultura della Camera, in sede di esame del testo unificato sull’“Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria”, ha approvato un nostro emendamento riguardante le pubblicazioni per gli italiani all’estero.

Il disegno di legge, diretto alla riorganizzazione della complessa materia dell’editoria, oltre a istituire il fondo per il pluralismo e l’innovazione, prevede anche le deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico e per la revisione della disciplina di settore. Esso, inoltre, conferma finanziamenti speciali ad una serie di soggetti, tra i quali quelli che editano periodici e quotidiani italiani all’estero.

Il nostro emendamento si è preoccupato di precisare l’ambito di riferimento della futura delega del Governo evitando che qualche soggetto, sulla base di una dizione non appropriata, potesse essere escluso.

A seguito della sua approvazione, per la quale ringraziamo in particolare il relatore on. Rampi, il testo attualmente dice che il Governo, nell’esercizio della delega, deve mantenere il finanziamento per le imprese editrici di “quotidiani e di periodici italiani in lingua italiana editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero”. Come si vede, la nuova formulazione tiene conto sia delle pubblicazioni nate e diffuse all’interno della comunità italiana all’estero e ad essa dirette sia delle pubblicazioni stampate in Italia e dirette alle minoranze italiane in Croazia, Slovenia e Istria.

La riduzione a due anni dell’anzianità di costituzione di tali imprese e di edizione della testata consente anche di non penalizzare soggetti e testate che nella difficile transizione degli ultimi anni siano passati di mano continuando, tuttavia, a svolgere la loro preziosa funzione informativa e di coesione sociale.

La commissione Esteri della Camera, che si è dovuta esprimere sugli aspetti di propria competenza, in sostanza quelli riguardanti gli italiani all’estero, ha dato a sua volta parere positivo. Peccato che ancora una volta il Movimento 5 Stelle, che pure nella sua proposta non aveva minacciato l’editoria italiana all’estero, ha perduto l’occasione di essere coerente con sé stesso, esprimendo un voto contrario. Conseguenze della filosofia, anzi dell’ideologia del No, che guida le azioni di quel movimento.

Il disegno di legge dovrà ora passare all’esame dell’Assemblea e, soprattutto, dopo la sua prevedibile approvazione, si dovrà trasformare nei decreti che il Governo dovrà emanare a seguito delle deleghe assegnate. Per questo consideriamo l’approvazione del nostro emendamento un primo  passo compiuto positivamente, che ci induce a seguire con attenzione l’ulteriore sviluppo di questa delicata materia.

Gianni Farina,Marco  Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta, Alessio Tacconi (Deputati del Pd eletti nella circoscrizione Estero)

 

 

 

 

Canone Rai, alcuni chiarimenti

 

Dopo che abbiamo trattato l’argomento “Canone Rai”, ed il nuovo sistema di riscossione attraverso la bolletta elettrica, ci sono arrivate moltissime richieste di chiarimento alle quali rispondiamo con piacere raggruppandole per argomento ricordando, altresì, che al momento siamo in attesa che il governo emani i relativi decreti attuativi.

Apparecchi per i quali si deve pagare il canone

A questo proposito l'Agenzia delle Entrate italiana - a seguito della nuova legge sul canone RAI entrata in vigore dal 1.1.2016 che ne ha introdotto il pagamento tramite la bolletta elettrica - ha tenuto a precisare quali apparecchiature devono pagare il Canone RAI e quelle esentate dal versamento dell'imposta. Ebbene, sono soggetti al Canone RAI gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni televisive, indipendentemente dalla qualità o quantità di utilizzo. Da parte sua il Ministero dello Sviluppo Economico (Dipartimento per le Comunicazioni) ha tenuto a precisare cosa si intenda per apparecchi “atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni” nel rispetto di quanto disposto dalla normativa vigente: si tratta di tutte le apparecchiature munite di sintonizzatore per la ricezione del segnale (terrestre o satellitare) di radiodiffusione dall’antenna radiotelevisiva. Dunque è assoggettabile a Canone RAI anche un apparecchio al quale venga rimosso il sintonizzatore di cui era originariamente munito. Il pagamento è obbligatorio anche nel caso in cui l’apparecchio televisivo venga destinato ad uso diverso dalla visione della TV come, ad esempio, per la trasmissione interna di nastri preregistrati (videocassette, DVD, ecc.) o come terminale o monitor per videogiochi. Tale utilizzo, infatti, non ne esclude la adattabilità alla ricezione delle trasmissioni televisive, con conseguente obbligo di corrispondere il canone TV. Ricordiamo che il canone è dovuto una sola volta per tutti gli apparecchi detenuti nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora dallo stesso soggetto e dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica. Mentre non si paga il Canone RAI in caso di personal computer, anche collegati in rete, pure nel caso in cui consentano l’ascolto e/o la visione dei programmi radiotelevisivi via Internet, purché non lo facciano attraverso la ricezione del segnale terrestre o satellitare. Inoltre, non va pagato il canone TV in caso di detenzione esclusiva di apparecchi radio.

Arretrati in bolletta

Raccogliendo una voce circolata in alcuni media nazionali italiani, molti emigrati ci hanno invece domandato se si corra il rischio di vedersi richiedere gli arretrati del Canone Rai per quanti in passato non lo hanno mai versato e lo pagheranno per la prima volta attraverso la bolletta elettrica. Su sollecitazione degli stessi parlamentari del PD eletti all’estero e di alcune associazioni di difesa dei consumatori è arrivato il chiarimento del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) che con un suo recente comunicato ha specificato che "In riferimento alle ricostruzioni di alcuni organi di stampa si precisa che nella bolletta elettrica, naturalmente, non saranno addebitati eventuali arretrati non pagati del canone Rai".

Il Canone RAI per gli iscritti AIRE

Ovviamente, tra i messaggi pervenutici, gran parte contengono la lamentela che gli italiani residenti all’estero ed iscritti all’AIRE, con una abitazione in Italia, debbano pagare il Canone RAI pur utilizzando la TV in Italia solo per brevi periodi nel corso dell’anno. Purtroppo la legge non prevede alcun beneficio per gli iscritti AIRE.

La domanda di esenzione dal pagamento del Canone RAI

Infine diversi connazionali - titolari di una utenza elettrica in Italia - hanno domandato come fare per chiedere l’esenzione dal pagamento del canone non possedendovi alcun apparecchio TV. Per questa domanda si deve presentare un’Autocertificazione all’Agenzia delle Entrate italiana. La UIM ha predisposto un modello di autocertificazione ad hoc proprio per gli iscritti AIRE per cui gli interessati potranno prendere contatto con il Circolo UIM più vicino oppure con la sede del Coordinamento Europeo della UIM a Zurigo (Werdstrasse 36; tel. +41 43 3222022; e-mail uimeuropa@bluewin.ch). Tuttavia, poiché il pagamento del canone avverrà per la prima volta con la bolletta elettrica del prossimo mese di luglio, si consiglia di attendere il mese di aprile prima di prendere qualsiasi iniziativa affinché sia possibile conoscere i decreti attuativi del governo.

Dino Nardi, Coordinatore UIM Europa (uimeuropa@bluewin.ch)

 

 

 

 

I flussi

 

Nel vocabolario della lingua italiana si legge “Emigrazione”: flusso di genti da uno Stato a un altro per una serie di molteplici problemi. Lo stesso temine può identificare anche uno spostamento di cittadini all’interno del loro Paese. Ma quello che sta capitando esula da quest’ultima possibilità.

 Il termine, quindi, resta una definizione apparentemente asettica che, però, racchiude, oggi come ieri, drammi umani non sempre solo correlati alla ricerca di un lavoro. Dati i tempi, preferiamo scrivere di Migrazioni. Distinguendo, se del caso, le “Emigrazioni” dalle “Immigrazioni”. Anche se i seguiti finali cambiano di poco.

 In quest’ultimo decennio, l’Italia è terra di “esodo”. Il significato, però, si allontana dai termini che abbiamo esposto in apertura. L’Esodo è correlato alle guerre, ai genocidi al prevalere di una Fede su di un’altra. Insomma, senza tanti preamboli, le differenze ci sono e l’Italia è il Paese più esposto alle migrazioni che, attraversi il Mediterraneo, interessano le coste della Penisola.

 Ci sono, perciò, delle realtà che non è possibile trascurare e che, a ben riflettere, non dovrebbero essere confuse con le correlate posizioni politiche che continuano a “sbocciare” nel Bel Paese in materia. L’Asilo è un diritto che, però, ha da essere disciplinato da norme socio/umanitarie internazionali.

 L’Italia non può essere un “contenitore” di gente che ha bisogno di tutto. Il carico umanitario ha da essere internazionale. Soprattutto a livello UE. Il Parlamento Europeo è nelle condizioni per proporre una serie di normative che consentano ai Migranti una sistemazione, temporanea o definitiva, nel Vecchio Continente. La nostra Penisola non ha i requisiti per essere porto finale per un’Umanità che ha bisogno di tutto e che, ora, si trova in un Paese che può offrire ben poco anche ai suoi cittadini. A questo livello, ogni polemica è denaturata dal suo significato.

Ci sono, per di più, delle regole non scritte che, tuttavia, dovrebbero essere dettate dal buon senso. Quello che, secondo noi, sembra essere venuto meno.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

L’italiano e la Svizzera italiana: nasce italiando.ch

 

BERNA - Tre grandi istituzioni: RSI, Radiotelevisione svizzera di lingua italiana; DECS, Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport del Cantone Ticino; e Percento culturale Migros Ticino, sostengono italiando.ch, il nuovo progetto per la promozione dell'italiano e della Svizzera italiana.

Nel 2014, queste tre istituzioni hanno lanciato il dibattito sulla lingua italiana e l’italianità e sul plurilinguismo svizzero come valore/motore svizzeri.

Concretamente hanno realizzato un DVD con i comici ticinesi i Frontaliers in cui si raccontano le loro avventure alla ricerca della (buona) lingua italiana. Questo DVD è stato acquistato da 40’000 persone nella sola Svizzera italiana e con il ricavato di questa vendita è stato creato un “Fondo per l’italiano in Svizzera”.

Con tale fondo vengono sovvenzionati dei corsi estivi di italiano con attività sportive annesse, tali corsi sono rivolti ai ragazzi svizzero tedeschi e romandi tra i 14 e i 17 anni che potranno passare una settimana a Bellinzona per soli Fr. 250. I corsi consisteranno in lezioni di italiano con due livelli di difficoltà: studenti principianti (con i materiali del CMI) e studenti con preconoscenze d'italiano che si terranno la mattina, mentre il pomeriggio sarà dedicato ad sportive sul territorio ticinese.

I primi corsi partiranno questa estate e in queste settimane si sta promuovendo l’informazione a livello nazionale in tutte le scuole del sec.I e sec.II.

Giovedì scorso, 18 febbraio, il progetto è stato presentato ufficialmente a Palazzo delle Orsoline, a Bellinzona, dal direttore RSI Maurizio Canetta, dal direttore del DECS Manuele Bertoli, dalla responsabile del Percento culturale di Migros Ticino Yvonne Pesenti Salazar e dalla testimonial Christa Rigozzi.

“Invitare nella Svizzera italiana, nei prossimi tre anni, 1'500 giovani romandi, romanci e svizzero tedeschi è la nostra missione. Invitarli a fare cosa? Una settimana di "Italiano & Sport" (campi base: Centro Sportivo nazionale di Tenero e Centro Gioventù + Sport di Bellinzona)”, hanno spiegato.

Nel dettaglio, “dalla prossima primavera ragazzi svizzeri tra i 14 e i 17 anni scenderanno al Sud del Paese per imparare la nostra lingua, fare sport su tutto il territorio, conoscere la nostra regione linguistica. In una parola: conoscerci (meglio). Uno scambio culturale 100% svizzero”.

La presentazione di giovedì scorso è stata indetta anche per ringraziare e ragguagliare la popolazione della Svizzera italiana che ha generosamente sovvenzionato il Fondo (300'000.-) su cui poggia l'intero progetto.

La campagna a livello nazionale è invece partita a fine gennaio 2016. L'obiettivo? Lanciare nella Svizzera tedesca, in Romandia e nel Grigioni germanofono e romanciofono l'offerta dei corsi "italiano & sport".

I promotori hanno quindi inviato i materiali di #italiando a 1'000 sedi scolastiche in Svizzera. Parallelamente, sono stati attivati sia il sito web della campagna www.italiando.ch, che la pagina Facebook e su Instagram.

“Ottimo, da subito, il riscontro. In meno di tre settimane, 300 giovani romandi, svizzero tedeschi e romanci si sono iscritti”, hanno spiegato i promotori. “Con i primi ragazzi che a maggio '16 arriveranno a Tenero, il progetto prenderà vita”. (aise 24

 

 

 

 

Secondo Maritato (AssoTutela) Renzi vende l’Italia alla Cina

 

L’Italia è in vendita, anzi in svendita, e questo governo non fa niente per fermare l’emorragia di aziende che passano dai nostri imprenditori in mani straniere, cinesi per l’esattezza. La Cina tramite un personaggio che fa parte del Comitato centrale del partito comunista, Ren Jianxin, sta facendoo man bassa di nostre aziende, per lo più agricole, probabilmente al fine di esportare le nostre eccellenze prodotte e scambiarle con altre di dubbia qualità. Fin qui Ren Jianxin ha acquisito quasi 350 aziende italiane, quasi tutte agricole e sembra non voglia fermarsi. Ha a sua disposizione un portafogli gonfio di 500 miliardi di euro (al 95 per cento circa del partito comunista cinese) e si aggira per l’Europa acquistando senza porsi limiti. In Italia ha cominciato con la Pirelli e, sfruttando alcune aziende controllate da viale Zara, ha cominciato la scalata all’agricoltura italiana. Ora sta concludendo (probabile l’annuncio ufficiale nei prossimi giorni) per Poste italiane. In Svizzera ha acquistato un’azienda d massima grandezza nel panorama continentale per la produzione di sementi e pesticidi e, con essa cercherà far produrre al meglio l’agricoltura italiana. Gli statunitensi, che operano da anni sul nostro territorio con un’azienda di eguali dimensioni, vista la concorrenza (insostenibile) con la quale dovrebbero confrontarsi, hanno già fatto sapere che dal 1° gennaio 2017 non saranno più operativi sul nostro territorio. E il nostro governo che fa? Dinnanzi a tali prospettive mette in scena finte liti parlamentari su unioni civili e stepchild adoption per distrarre l’attenzione degli italiani, soprattutto dalle imposizioni dell’Europa, che è propensa a favorire l’abbraccio con la Cina. Michel Emi Maritato (Asso Tutela), dip

 

 

 

 

 

Il presidente Fabio Porta sull’audizione dei rappresentanti della Fusie

 

“La stampa italiana all’estero rappresenta un elemento importantissimo per la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Quindi non si tratta soltanto di comunicazione, ma anche di cultura, lo strumento della stampa può tenere insieme tutta l’emigrazione

 

ROMA – Si è svolta alla Camera dei Deputati, presso Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese, l’audizione informale dei rappresentanti della Federazione unitaria per la stampa italiana all’estero (Fusie). Per conto della Fusie sono intervenuti il presidente Giangi Cretti e il segretario generale Giuseppe Della Noce. Durante l’incontro si è parlato soprattutto della nuova legge delega sull’editoria che riguarderà anche la stampa in lingua italiana realizzata all’estero e quella edita in Italia e diffusa prevalentemente nel mondo. Per avere un quadro più esaustivo di come questo tema è stato trattato durante l’audizione abbiamo contattato il presidente del Comitato Fabio Porta. 

Questa audizione con i rappresentanti della Fusie, che avevamo programmato da tempo, - ci ha spiegato Porta - ha coinciso  con l’approvazione di un emendamento alla nuova legge sull’editoria che mi vede come primo firmatario e che è stato sottoscritto anche da altri deputati eletti all’estero. L’emendamento inserisce tra i soggetti destinatari del nuovo fondo per l’editoria, che si sta costituendo sulla base una legge delega che il Parlamento dovrebbe approvare la prossima settimana,  i periodici e i giornali editi e diffusi fra gli italiani all’estero. Questa audizione ci ha quindi consentito di affrontare questa tematica che interessava direttamente la Fusie, nonché di avere un quadro aggiornato su questo contesto associativo e sulla realtà della stampa italiana all’estero. Per il Comitato è infatti importante avere un apporto con questo mondo dell’informazione che riteniamo sia vitale anche per l’attività democratica svolta dai rappresentanti all’estero”.

“Per quanto riguarda la nuova norma sull’editoria – ha proseguito Porta affrontando il tema centrale del dibattito  - ci siamo soffermati in particolare sui decreti attuativi, perché essendo una legge delega,  questi decreti entreranno nel merito della materia dettando le condizioni e chiarendo alcuni punti che vanno sviluppati. Ovviamente ci siamo impegnati come Comitato a fare in modo che in questi decreti attuativi vi sia un chiaro riferimento alla stampa italiana all’estero e magari sia possibile arrivare per questi media specializzati anche all’accesso al fondo per l’editoria nel suo complesso, senza dimenticare le somme già stanziate per loro, ovvero i due milioni di euro più  i seicentocinquantamila euro previsti nella legge di stabilità.

Durante la discussione – ha continuato il presidente del Comitato - abbiamo inoltre evidenziato una cosa che non era chiara a molti e cioè che questa nuova legge sull’editoria riguarderà anche le testate on line che ovviamente negli ultimi anni si sono molto sviluppate e sono diventate essenziali per l’informazione degli italiani all’estero. Sulla questione del web bisognerà comunque chiarire e specificare meglio  perché una cosa è la valutazione e la misurazione dei giornali,  un’altra cosa è entrare in un mondo del tutto diverso come quello del web. Vanno quindi verificati e studiati meglio i termini del funzionamento e le condizioni, però la cosa importante è che questo mondo ci sia. Nel dibattito – ha aggiunto Porta  - si è anche fatto riferimento a tutto il comparto radio e televisivo che invece non è direttamente interessato da questa legge,  ma che crediamo debba in qualche maniera avere un suo riconoscimento soprattutto per quanto riguarda il mondo delle radio. Una realtà, quest’ultima, che potrebbe essere presa in considerazione nei decreti attuativi o in un altro intervento settoriale”.

“Nelle prossime audizioni – ha poi segnalato Porta - cercheremo di approfondire questa tematica della stampa con la Presidenza del Consiglio -  parlo ovviamente del Dipartimento per l’Editoria - e con il Ministero degli Esteri.  Come hanno evidenziato nel corso dell’audizione gli stessi rappresentanti della Fusie voglio poi ricordare che la nostra stampa all’estero rappresenta un elemento importantissimo per la promozione e la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Quindi non si tratta soltanto di comunicazione ,ma anche di cultura e in questo senso lo strumento della stampa può tenere insieme tutta l’emigrazione, dalle vecchie generazioni alle nuove generazioni di italiani nati all’estero, fino alle ultime mobilità. Una nuova emigrazione – ha precisato Porta - che ovviamente dovremo cercare di coinvolgere anche attraverso questi organismi informativi. Questa è la sfida futura”.

Per quanto riguarda infine le prossime audizioni del Comitato Porta ha rilevato di “aver chiesto nuovamente un incontro con i rappresentanti dell’Anci, al fine di approfondire il tema dell’Imu”, e “di avere intenzione di ascoltare il Presidente della Dante Alighieri Andrea Riccardi sulla questione della promozione all’estero della lingua e cultura italiana. Aspettiamo inoltre – ha infine ricordato Porta - che venga nuovamente assegnata o confermata la delega per gli italiani all’estero nell’ambito dei vertici politici del Maeci in modo di poter audire il vice ministro o il sottosegretario competente in materia. (Goffredo Morgia – Inform 19)  

 

 

 

 

Sicilia Mondo propone a Vincenzo Amendola  di estendere ai Consolati il progetto “Primo Approdo” adottato a Londra

 

Caro Sottosegretario, come è noto, il 3 febbraio c.m., è ripartito presso il Consolato Generale d’Italia a Londra  il progetto informativo “Primo Approdo” per giovani italiani che si sono trasferiti di recente in Inghilterra e nel Galles, allo scopo di una esperienza professionale linguistico-lavorativa o alla ricerca di nuove opportunità di impiego.

L’iniziativa, nata dall’impulso dell’Ambasciatore d’Italia in Gran Bretagna Pasquale Terracciano, è già stata sperimentata l’anno scorso con un successo straordinario  in termini di obiettivi raggiunti e di partecipazione  di giovani.

Il progetto è dedicato  a  Joele Leotta,  il giovane connazionale vittima di omicidio nel Kent il 20 ottobre 2013, ed è accompagnato dalla pubblicazione di un Manuale di orientamento edito dal Consolato Generale d'Italia a Londra.

Al progetto  partecipano  esperti italiani che vivono e lavorano a Londra che  possono dare consigli preziosi su come scrivere un curriculum, cercare lavoro e conoscere i propri diritti come lavoratore dipendente e autonomo.

Gli incontri, della durata di circa un’ora, si tengono con cadenza mensile e vertono su temi specifici: legale, fiscale, medico, accademico.

I giovani connazionali hanno così l’opportunità di incontrare esperti italiani del settore in grado di fornire indicazioni di orientamento e illustrare l’esperienza maturata nel proprio ambito professionale in Inghilterra/Galles. Funzionari sono inoltre a disposizione per eventuali informazioni sui servizi consolari.

Spesso questi giovani arrivano nel Paese senza una conoscenza della realtà locale e talvolta in assenza di una solida preparazione linguistica. Allo stesso tempo, può succedere che non riescano a districarsi nell’enorme mole di informazioni su internet, non sempre affidabili, e si trovino a subire truffe e raggiri. Hanno difficoltà per la casa, nel rapporto con la società ospitante o per la solitudine. Vi è  poi un buon numero di giovani qualificati che desiderano far fruttare al meglio la propria formazione accademica e che pur tuttavia si trovano impreparati dinanzi al mondo della ricerca o del lavoro britannici.

“Primo Approdo” diventa così un prezioso strumento informativo per i numerosi giovani italiani che si trasferiscono in Inghilterra e nel Galles, specialmente a Londra.

Sicilia Mondo si rivolge alla Sua sensibilità perché voglia esaminare la possibilità di un provvedimento che estenda  il progetto “Primo Approdo” o altro modello informativo simile, ai Consolati delle aree geografiche del mondo dove in prevalenza bussano i nostri giovani connazionali.

L’associazionismo di emigrazione non è rimasto inerte. Ha già fatto la sua parte sensibilizzando, in questa direzione, le proprie strutture per venire loro incontro.

Il riscontro è stato assolutamente gratificante.

La estensione del progetto informativo ai Consolati avrebbe l’effetto di una risposta concreta alle difficoltà del primo impatto, con l’effetto di una iniezione di  sicurezza e di fiducia nei confronti dei giovani arrivati, un segnale alle apprensioni dei familiari in Italia, soprattutto la conferma che lo Stato italiano c’è con la sua vicinanza ai giovani, in qualunque parte del mondo si trovino.

Confido, pertanto, sulla Sua sensibilità, peraltro conosciuta nel mondo della emigrazione,  in considerazione  del fatto che la fuga dei giovani è  un pagina dolorosa di cocente attualità.  Le Istituzioni e la stessa società civile  non possono continuare a guardare.  

In questa direzione, il sottoscritto, nella qualità di Consigliere del CGIE, unitamente al Consigliere Franco Narducci, aveva proposto al Ministero degli Affari Esteri l’istituzione di un Osservatorio con un ordine del giorno approvato alla unanimità dall’Assemblea Plenaria nella sessione  autunnale 2013, successivamente reiterata nell’Assemblea di maggio 2014. Ulteriormente riproposta al Sottosegretario Mario Giro nell’Ottobre del 2014.

Nel pregarLa di prendere in considerazione la proposta, La ringrazio fin da ora e Le formulo gli auguri più sentiti di buon lavoro.

Il Presidente Avv. Domenico Azzia

 

 

 

 

Il ministro Gentiloni si impegna a ripristinare gli stanziamenti per lingua e cultura all’estero

 

ROMA -  In una interrogazione a risposta immediata, ieri alla Camera, la deputata Fucsia FitzGerald Nissoli, eletta all’estero nella ripartizione del Nord e Centro America, ha espresso al ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni la preoccupazione per la prevista decurtazione dal capitolo 3153 (promozione della lingua e cultura italiana all’estero) di 2 milioni 635mla euro.

L'apprendimento linguistico - ha ricordato tra l’altro Nissoli - costituisce la base per la conoscenza vera del nostro patrimonio culturale, mantenendo saldo da un lato il legame tra gli italiani all'estero e la loro cultura di origine, e dall'altro avvicinando lo straniero al fascino della storia, dell'arte e del modo di vita italiano.

Nella risposta il ministro Gentiloni ha sottolineato “non solo l'importanza, ma anche l'attualità del lavoro che si fa per promuovere lo studio e la conoscenza della lingua italiana all'estero. Proprio negli ultimi giorni, in alcune città tra loro molto lontane, da Addis Abeba a Istanbul, ho avuto occasione di verificare direttamente il lavoro che viene fatto e anche le caratteristiche che questo lavoro è andato assumendo. Sempre meno si rivolge soltanto a figli di famiglie di origine italiana, che certamente continuano a usufruire dei servizi delle nostre scuole, ma sempre più, negli ultimi anni, è un servizio che si offre ai giovani etiopi o turchi, per citare alcuni esempi, il che è testimonianza dell'interesse per la cultura e per la lingua italiana che c’è in diversi Paesi”.

“Noi siamo impegnati - ha concluso Gentiloni - a ripristinare il prima possibile gli stanziamenti, almeno a livello dell'anno precedente, e cercheremo di finalizzare questo impegno in accordo con il ministero dell'Economia e delle Finanze in sede di assestamento di bilancio”.

Im sede di replica l’on. Nissoli ha auspicato che si proceda al più presto a realizzare un effettivo e sinergico coordinamento tra il ministero degli Esteri e quello dell'Istruzione nella gestione della rete scolastica e della promozione della lingua italiana all'estero, a 45 anni di distanza dalla legge n.153 del 1971 che va riformata, definendo così chiari criteri di certificazione, di qualità universalmente riconosciuti sia per l'insegnamento che per l'apprendimento della lingua italiana, per rispondere meglio alle richieste delle nostre comunità all'estero e dei tanti stranieri che amano la lingua di Dante e la cultura che essa esprime. (Inform 25)

 

 

 

 

Sardi all’estero: le regole per i rendiconti alla Regione

 

CAGLIARI - La Regione Sardegna – Servizio Emigrazione ha pubblicato ieri avvisi dedicati alle associazioni regionali all’estero che devono rendicontare le spese sostenute nel 2015.

Nella nota della regione si spiega che “i giustificativi di spesa attestanti l'utilizzo delle somme assegnate e erogate nel corso dell'annualità 2015, devono essere corredati della domanda di contributo per il 2016 e inoltrati, entro e non oltre il 30 marzo 2016”. Le domande che perverranno oltre tale data verranno escluse.

Tutte le comunicazioni, al fine di garantire la rintracciabilità, dovranno essere inviate alle seguenti email: lav.coesionesociale@regione.sardegna.it; nsaba@regione.sardegna.it; e all’indirizzo del funzionario di riferimento. Per questi ultimi, la Regione ha pubblicato online l'elenco dei circoli corredato dei nomi dei funzionari di riferimento per il 2016.

L’oggetto della email deve avere per oggetto, obbligatoriamente, “RENDICONTAZIONE 2016 - Città di riferimento - Nome del Circolo”.

Da quest'anno, precisa la Regione, l'utilizzo dei moduli predisposti dall'Assessorato e che si trovano nell'Area Modulistica è obbligatorio. I moduli devono essere sempre compilati ed inviati per email.

Solo per l'apposizione della firma, qualora non si abbiano strumenti di firma digitale o la PEC, dovranno essere poi stampati, firmati ed inviati per posta.

Il nuovo indirizzo del Servizio Coesione Sociale al quale inviare documenti in formato cartaceo è: “REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA - Servizio Coesione Sociale - Settore Integrazione Immigrati, Emigrazione, via San Simone, n. 60 - 09122 Cagliari”. (aise

 

 

 

 

Parte l’accertamento per “l’esistenza in vita” dei pensionati italiani residenti all’estero. Queste le novità

 

ROMA - E’ in corso di spedizione da parte dell’Inps (tramite Citibank) a circa 360.000 pensionati italiani residenti all’estero il plico contenente la lettera esplicativa e il modulo di attestazione per la verifica dell’esistenza in vita che dovrebbe contribuire ad assicurare – secondo l’Istituto previdenziale  – la correttezza dei flussi dei pagamenti dei trattamenti previdenziali e soprattutto a limitare i casi di pagamento di prestazioni dopo il decesso del pensionato.

Lo confermano in una nota i deputati Pd eletti nella circoscrizione Estero, Fabio Porta (ripartizione America Meridionale) e Marco Fedi (ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide).

Dopo una fase sperimentale che per i primi anni aveva creato non pochi problemi a pensionati  (e patronati) e all’Istituto a causa di procedure ancora da collaudare ed assestare, il sistema relativo al processo di spedizione ai pensionati all’estero della richiesta di fornire la prova annuale di esistenza in vita, è migliorato sensibilmente anche se in alcune realtà e in alcuni casi, che ci vengono sistematicamente segnalati, permangono importanti criticità.

Per quest’anno, a seguito delle lamentele di molti pensionati, l’Inps ha approntato delle modifiche alla modulistica per renderla più comprensibile e semplice da compilare - spiegano i due deputati -. Il modulo bilingue, per esempio, è stato predisposto su una sola pagina, ed è stata resa più facile (sempre secondo l’Inps) la compilazione del modello alternativo di accertamento di esistenza in vita per ricoverati, allettati e detenuti. Il modulo è stato personalizzato per ciascun pensionato: per questo motivo si dovrà utilizzare quello ricevuto da Citibank e non potranno quindi essere utilizzati moduli in bianco. Se il pensionato non dovesse ricevere il modulo o lo dovesse smarrire  potrà contattare il servizio di assistenza della Citibank. I moduli, su esplicita richiesta (anche da parte dei patronati), potranno essere inviati anche a mezzo di posta elettronica in formato PDF.

Le operazioni di verifica dell’esistenza in vita riguarderanno quest’anno non solo tutti i titolari di prestazioni Inps ma anche quelli Inpdap residenti all’estero ai quali si applicheranno le stesse procedure di controllo, sospensione e riemissione dei pensionati Inps.

L’Inps ha informato che gli interessati avranno 120 giorni di tempo per trasmettere alla Citibank la documentazione richiesta e cioè entro il 3 giugno 2016. In alcuni casi particolari (inadempimenti vari)  l’Inps valuterà la possibilità di localizzare a sportelli della Western Union la riscossione personale (prova dell’esistenza in vita) delle rate di luglio ed agosto.

Per quanto riguarda casi particolari e procedure alternative di attestazione dell’esistenza in vita, l’Inps, dopo aver realizzato che i pubblici funzionari di alcuni Paesi si sono a volte rifiutati di sottoscrivere il modello della Citibank, ha deciso di accettare le certificazioni di esistenza in vita emesse da enti pubblici locali. Tuttavia l’Inps fa sapere che nell’eventualità che i pubblici ufficiali locali, pur autenticando le firme dei pensionati, si rifiutino di riportare nel modulo le informazioni relative all’Istituzione di appartenenza e il nominativo del funzionario (ecc.), ha concordato con la Citibank di consentire ai pensionati di completare l’attestazione autenticata dal testimone accettabile con l’indicazione dell’Istituzione e del nome e cognome del funzionario che ne ha verificato l’identità. Altro problema: come è noto si verifica a volte che non sia indicato il cognome della pensionata da coniugata: in questi casi è stata confermata la possibilità che le pensionate interessate possano aggiungere o sostituire sui moduli di attestazione il loro cognome; anche in questo caso è necessaria l’attestazione da parte del testimone accettabile. Per i pensionati residenti nei Paesi anglosassoni – Australia, Canada, Regno unito e Stati Uniti – l’Inps ricorda che  a partire dal 2015 ha fornito a Citibank una lista di operatori di Patronato che in base alla normativa locale hanno la qualifica di testimone accettabile. Questi soggetti sono autorizzati ad accedere a un portale specificamente predisposto da Citibank al fine di attestare in forma telematica l’esistenza in vita dei pensionati. Per evitare l’invio postale essi hanno la facoltà di utilizzare infatti il metodo di trasmissione telematica messo a loro disposizione dalla Citibank. Infine l’Inps rammenta che è attivo il Servizio Clienti a supporto dei pensionati visitando la pagine web www.inps.citi.com  o inviando un messaggio di posta elettronica all’indirizzo inps.pensionati@citi.com o telefonando ad uno dei numeri verdi indicati nella lettera esplicativa appena inviata.

Ai Patronati quest’anno è stata resa disponibile la procedura per l’acquisizione dei dati reddituali in concomitanza con l’invio dei moduli da parte di Citibank, per facilitare e migliorare l’efficienza delle procedure. Consigliamo quindi vivamente a tutti i nostri pensionati residenti all’estero - concludono Fedi e Porta - di rivolgersi ad un Patronato di loro gradimento per ottenere tutta l’assistenza necessaria e auspichiamo che quest’anno si riducano sensibilmente problematicità e intoppi vari. (Inform17)

 

 

 

 

Un archivio della memoria dei migranti come tappa di avvicinamento al Museo delle migrazioni

 

ROMA - All’attenzione di un quotidiano nazionale è arrivato l’“Archivio della memoria del migrante”, un importante progetto, adottato dal Galata Museo del Mare di Genova, in vista del riallestimento del padiglione Memorie e migrazioni, che dovrebbe avvenire nel corso dell’anno.

Si tratta di un’iniziativa positiva in sé, in quanto tende a raccogliere, conservare e comunicare la storia di vita di migranti che, non diversamente da quanto accaduto a tanti italiani, affrontano la lacerazione del distacco e i rischi del viaggio per cercare una dimensione di vita più soddisfacente in altri contesti sociali. L’Italia e l’Europa non solo sono attraversate da processi che condizioneranno la storia futura, ma sono diventate teatro di vicende di vita che lasceranno un segno profondo nelle persone e nelle relazioni sociali.

E’ una buona cosa che questo progetto si collochi nel percorso di riconsiderazione dell’organizzazione e dell’impostazione del Museo dell’emigrazione, in modo che esso si apra, molto di più e meglio rispetto al passato, alle migrazioni in generale, testimoniando attraverso le parole dei diretti protagonisti, la transizione che l’Italia sta vivendo in questo campo.

Nei giorni scorsi, a seguito di un incontro avuto con i dirigenti del Ministero per i beni culturali, abbiamo ribadito il nostro orientamento sul Museo, per altro già esplicitato in un disegno di legge presentato in questa e nella precedente legislatura. Il taglio per noi dovrebbe essere quello di un Museo nazionale delle migrazioni; la sua rappresentazione essere incentrata sulla realtà che ci circonda e risalire al passato, anziché avere un’impostazione scolasticamente diacronica; l’istituzione dovrebbe rappresentare l’asse di una rete di musei capace di far interagire gli altri musei sull’emigrazione presenti in Italia, i centri studi e gli archivi già operanti, e collegarsi, per la parte di nostro maggiore interesse, con i maggiori musei dei paesi di immigrazione degli italiani; si dovrebbe fare un’opzione chiara per il ricorso alla virtualità e alla multimedialità, allo scopo di raggiungere gli obiettivi indicati; dovrebbe intrecciarsi con un progetto di insegnamento multidisciplinare nelle scuole italiane, offrendo un’occasione quanto mai attuale per l’esercizio dell’autonomia della programmazione formativa.

In Italia e nel mondo esiste, disperso, un grande patrimonio di conoscenze, testimonianze e materiali documentari che è urgente raccogliere, coordinare e rendere fruibili. In più, l’Italia è attualmente lo scenario di vicende umane e percorsi collettivi che riguardano sia gli italiani che vivono la mobilità come una scelta fondamentale della loro esistenza sia coloro che arrivano tra noi per integrarsi o per insediarsi comunque nella nostra Europa. Il progetto di archivio che meritoriamente si vuole realizzare a Genova può essere un’utile indicazione della strada da percorrere e un modello culturale e scientifico da assumere per conoscere meglio il presente e costruire la memoria delle nuove generazioni.

Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta, Alessio Tacconi (Deputati Pd della circoscrizione Estero) dip 25

 

 

 

 

Berlinale. Goldener Bär für Lampedusa-Doku

 

Ein Dokumentarfilm erhält den Berlinale-Hauptpreis. „Fuocoammare“ stellt die Gefühlswelt der Bewohner von Lampedusa in den Mittelpunkt – jener Insel, die zum Sinnbild für die Flüchtlingskatastrophe im Mittelmeer geworden ist.

 

Die Berlinale hat einmal mehr eine politische Botschaft gesetzt: Die Jury unter dem Vorsitz von Oscar-Preisträgerin Meryl Streep zeichnete den Dokumentarfilm „Fuocoammare“ des Italieners Gianfranco Rosi mit dem Hauptpreis Goldener Bär aus. Der Film nähert sich der Flüchtlingskatastrophe auf dem Mittelmeer durch stille Beobachtungen auf der italienischen Insel Lampedusa. In seiner Dankesrede auf der Abschlussgala des Filmfestivals am Samstagabend sagte Rosi, er hoffe, dass sein Werk ein Bewusstsein dafür schaffe, dass das Sterben der Menschen auf der Flucht nicht zu akzeptieren sei.

„Fuocoammare“ (deutsch: „Feuer auf See“) war der einzige Dokumentarfilm unter den 18 Produktionen, die sich im Berlinale-Wettbewerb der Konkurrenz stellten. Er handelt von der Gefühlswelt der Inselbewohner, die sich angesichts der zu Tausenden ankommenden Flüchtlinge und der stets wiederkehrenden Bootsunglücke in einem permanenten Ausnahmezustand befinden. Auch der Filmpreis der Menschenrechtsorganisation Amnesty International ging an die italienisch-französische Gemeinschaftsproduktion. Insgesamt wurden bei den 66. Internationalen Filmfestspielen Berlin mehr als 400 Filme gezeigt. Der Zuspruch des Publikums war ungebrochen: Die Veranstalter erwarteten, dass insgesamt mehr Karten als die 335.000 im vergangenen Jahr verkauft wurden.

Die Internationale Jury vergab neben dem Hauptpreis sieben Silberne Bären. Für die beste Regie wurde die Französin Mia-Hansen-Løve ausgezeichnet, die das Frauendrama „L’avenir“ in Szene gesetzt hat. Den Alfred-Bauer-Preis, der in Erinnerung an den Berlinale-Gründer für einen Film vergeben wird, der neue Perspektiven eröffnet, erhielt „A Lullaby to the Sorrowful Mystery“ des philippinischen Regisseurs Lav Diaz. Der achtstündige Film war der längste, der je im Wettbewerbsprogramm gezeigt wurde.

Großer Preis: Tod in Sarajewo

Der Große Preis der Jury ging an „Tod in Sarajewo“ des Bosniers Danis Tanovi . Als bester Darsteller wurde der Tunesier Majd Mastoura geehrt für die Hauptrolle im Gegenwartsdrama „Hedi“. Die Dänin Trine Dyrholm zeichnete die Jury als beste Schauspielerin aus. Sie verkörpert in Thomas Vinterbergs Film „Kommune“ eine Frau, die auf bewegende Weise an ihren eigenen Idealen scheitert.

Für das beste Drehbuch wurde der Pole Tomasz Wasilewski geehrt, der bei „United States of Love“ auch selbst Regie führte. Als herausragende künstlerische Leistung würdigte die Jury die Kamera des Taiwanesen Mark Lee Ping Bing im Film „Crosscurrent“.

Die am 11. Februar eröffneten Filmfestspiele gingen am Sonntag mit einem Publikumstag zu Ende. Während der elf Festivaltage kamen zahlreiche Filmstars in die deutsche Hauptstadt, unter ihnen George Clooney, Gérard Depardieu, Tilda Swinton und Emma Thompson. (epd/mig 22)

 

 

 

Keine Zäune. Fünf Vorschläge zur Bewältigung der europäischen Flüchtlingskrise

 

Die Flüchtlingspolitik von Bundeskanzlerin Angela Merkel stößt auf Schwierigkeiten bei der Umsetzung, obwohl sie in die richtige Richtung weist und auf guten Vorsätzen beruht. Die Hürden sind zum einen die schiere Zahl der Flüchtlinge und Migranten, zum anderen die Terroranschläge vom November 2015 in Paris und die Ereignisse der Silvesternacht 2015/2016 in Köln und anderen deutschen Städten. Besonders stark sind die Widerstände gegen Merkels Flüchtlingspolitik in einigen Ländern Osteuropas, deren Eliten zu vergessen haben scheinen, dass die Grenzen Westeuropas für sie weder 1956 noch 1968 geschlossen wurden. Es ist interessant, dass mit Ausnahme Österreichs vor allem jene eine harte Haltung an den Tag legen, die bislang fast keine Flüchtlinge aufgenommen haben.

Über Griechenland hingegen schwebt das Damoklesschwert des Ausschlusses aus dem Schengen-Raum. Zudem droht eine maßgebliche Zahl von Migranten im Land eingeschlossen zu werden, sollte die übrige Europäische Union sich dazu entschließen, die Grenzen zwischen Griechenland und der ehemaligen jugoslawischen Republik Mazedonien zu schließen. Sicherlich wäre eine solche Entscheidung in vielerlei Hinsicht ungerecht und würde kaum zu einer besseren Handhabung der europäischen Flüchtlingskrise beitragen. Aber in vielen europäischen Ländern herrscht gegenwärtig der Wunsch vor, die Verantwortung abzuschieben und Zäune zu errichten. Unbestritten ist, dass von Seiten der griechischen Regierung Versäumnisse und Defizite vorliegen: erstens aufgrund der hohen Zahl ankommender Flüchtlinge sowie des Mangels an Ausrüstung und Personal; zweitens aufgrund der Wirtschaftskrise des Landes und der mangelhaften öffentlichen Verwaltung. Es besteht allerdings auch ein begründetes Misstrauen auf griechischer Seite, angesichts der Tatsache, dass von den in der EU im Herbst 2015 vereinbarten 160 000 Flüchtlingen bis heute gerade einmal etwa 583 umgesiedelt wurden, das entspricht circa 0,36 Prozent.

Doch gegenseitige Anschuldigungen lösen das Problem nicht. Unser vorrangiges Ziel in der EU muss sein, ausgearbeitete und realistische Vorschläge zu präsentieren. Unsere Maßnahmen sollten dabei folgende drei Ziele haben: Erstens die Kontrolle der Migrationsströme und die Erhaltung des Schengen-Raumes, ohne dass es nötig ist, irgendeinen Mitgliedstaat zu opfern. Zweitens die Bekämpfung des dschihadistischen Terrorismus und der Radikalisierung innerhalb unserer Gesellschaften. Drittens Europas ethische Verpflichtung, einer bedeutenden Zahl von Flüchtlingen Asyl zu gewähren. Der unbegrenzte Zugang von Arbeitsmigranten zu diesem Recht ist allerdings keine realistische Option, da auch die Aufnahmekapazität der EU begrenzt ist. Was können wir in der EU also auf dieser Grundlage tun?

Erstens: Griechenland muss so schnell wie möglich seine Verpflichtungen bezüglich der Registrierung aller ankommenden Menschen erfüllen (dazu braucht es jedoch sofort und konkret Hilfe bei Personal, Ausrüstung und Mitteln). Gleichzeitig muss allen bewusst sein, dass die Migrationsströme über Seegrenzen nur begrenzt werden können, wenn das Nachbarland vollständig kooperiert oder wenn Gewalt eingesetzt wird (Zurückdrängen). Das Zurückdrängen auf See ist jedoch illegal und unmenschlich und würde die Zahl der Todesopfer drastisch erhöhen. Die Türkei will, aus offensichtlichen und teils nachvollziehbaren Gründen, ihre Küste nicht kontrollieren. Denn zum einen kann sie die Flüchtlingskrise verwenden, um auf anderen Gebieten Vorteile auszuhandeln, und zum anderen schultert sie bereits eine gewaltige Bürde in dieser Krise – die Verlagerung dieser Last ist daher höchst willkommen. Es ist auch keine Option, Griechenland in eine Art Gefängnis für hunderttausende illegaler Migrantinnen und Migranten zu verwandeln – in einer Zeit, in der das Land weder Arbeitsplätze noch ein Minimum an sozialer Fürsorge bietet. Nicht zuletzt zeigt auch die bisherige Erfahrung, dass die Schließung der Landesgrenzen zur ehemaligen jugoslawischen Republik Mazedonien nicht wirklich die gewünschten Ergebnisse zeitigen kann. Verzweifelte Menschen werden weiterhin versuchen, die Grenzen zu überqueren, dann jedoch in bergigen und unwegsamen Regionen, während die hohen Gewinnmargen die Schlepper dazu anregen werden, neue Migrationsrouten zu erschließen.

Zweitens: Eine diplomatische Lösung in Syrien unter Einbeziehung Russlands und des Irans hat hohe Priorität. Bis dahin müssen wir Jordanien, den Libanon und die Türkei substanziell unterstützen. Zugang zu Arbeitsmarkt und Bildungssystem in diesen Ländern ist ausschlaggebend, ob Flüchtlinge sich dort zum Bleiben entscheiden oder nach Europa aufbrechen. Ebenso klar ist, dass wir den Druck auf die Herkunftsländer erhöhen müssen, so dass sie Rückführungen in höherem Maße zustimmen. Dies ist jedoch keine einfache Aufgabe.

Drittens: Die Durchlässigkeit des griechischen Korridors muss durch verschiedene „Filter“ verringert werden. Die Kooperation mit der Türkei, die bislang nicht stattfindet, ist dabei eine notwendige Voraussetzung. Doch Ankara braucht Anreize dafür. Die schrittweise Aufhebung der Visumpflicht für türkische Bürger wird keine massenhaften Bewegungen in Richtung Europa auslösen. Allerdings kann sie, verbunden mit ökonomischer Unterstützung, die Türkei darin bestärken, die Schlepperbanden zu bekämpfen und auch die Visumpflicht für Marokkaner und andere Nationalitäten wieder einzuführen. Die Vereinbarung über die Rückführung von Migranten muss umgesetzt und auf türkischem Boden müssen Aufnahmezentren geschaffen werden – verbunden mit der Möglichkeit der direkten Umsiedlung in EU-Länder.

Viertens: Der Aufbau einer europäischen Küstenwache kann eine wichtige Rolle im Umgang mit den sicherheitspolitischen Risiken spielen. Voraussetzung dafür wären erweiterte Befugnisse und eine bessere Kooperation mit Diensten der inneren und äußeren Sicherheit innerhalb Europas und in den südlichen Anrainern des Mittelmeers. Denn die Erwartungen an die NATO und ihre Fähigkeit, die Migrationsströme aus der Türkei zu begrenzen, sollten nicht zu hoch sein. Im Gegensatz zum zweiten großen Migrationskorridor zwischen Libyen und Italien, wo die Schlepper aufgrund der Entfernungen gezwungen sind, größere Schiffe zu verwenden, erlauben die geringeren Entfernungen zwischen der Türkei und einigen griechischen Inseln in der Ägäis die Nutzung kleiner Schlauchboote. Diese werden von den Schlepperbanden stets überfüllt, so dass die Passagiere großer Gefahr ausgesetzt sind. Selbst wenn die NATO-Schiffe diese Boote identifizieren können, bleibt die Frage, wie sie – einmal auf dem Wasser – gezwungen werden können, an ihren Ausgangspunkt zurückzukehren, ohne Gewalt anzuwenden. Der einzig greifbare Beitrag, den die NATO zu leisten imstande ist, wäre es, die Türkei dazu zu „zwingen“, das Auslaufen der Boote an ihrer Küste zu begrenzen.

Fünftens: Die EU braucht eine funktionierende Integrationspolitik. Die Schwierigkeiten bestehen doch darin, dass ein Teil der Flüchtlinge nicht bereit oder nicht in der Lage ist, sich in unsere Gesellschaften zu integrieren. Ein Ende des Krieges in Syrien würde zwar die Zahl der Asylsuchenden stark verringern, die Migrationsströme aufgrund wirtschaftlicher Not, Umweltzerstörung oder Gefährdung der Sicherheit bleiben jedoch eine wesentliche und möglicherweise existenzielle Herausforderung für Europa. Thanos Dokos  IPG 22

 

 

 

 

Friedensforschungsinstitut. Weltweiter Waffenhandel legt zu

 

Das globale Geschäft mit Rüstungsgütern wächst nach Jahren des Rückgangs wieder deutlich. Die USA bleiben mit Abstand der größte Exporteur. Deutschland exportierte zwischen 2011 und 2015 weniger.

 

Das Geschäft mit dem weltweiten Waffenhandel wächst. Der Handel mit Rüstungsgütern nahm zwischen 2011 und 2015 um 14 Prozent zu verglichen mit dem Zeitraum von 2006 bis 2010, wie das Stockholmer Friedensforschungsinstitut Sipri am Montag bekanntgab. Zuvor war der internationale Markt mit wenigen Ausnahmen etwa 20 Jahre lang geschrumpft. Die fünf größten Exporteure sind die USA, Russland, China, Frankreich und Deutschland.

Deren Anteil am weltweiten Waffengeschäft in den vergangenen fünf Jahren lag nach Sipri-Angaben bei nahezu drei Viertel (74 Prozent). Davon entfielen allein 33 Prozent Marktanteil auf die USA, die Waffen an 96 Staaten lieferten oder verkauften. Russland hatte einen Anteil von 25 Prozent. „Während regionale Konflikte und Spannungen weiter ansteigen, bleiben die USA mit deutlichem Abstand an der Spitze der Waffenexporteure“, sagte Sipri-Expertin Aude Fleurant.

Deutschland hingegen exportierte trotz des globalen Booms zeitweilig weniger Waffen. So schrumpften die deutschen Ausfuhren zwischen 2011 und 2015 um 51 Prozent im Vergleich zum Zeitraum von 2006 bis 2010. Allerdings gilt dieser Einbruch nur als zeitlich beschränkt. Denn wie das Wirtschaftsministerium vor kurzem bekanntgab, genehmigte die Bundesregierung nach vorläufigen Zahlen 2015 Waffenexporte auf Rekordniveau.

Abnehmer von Rüstungsgütern finden sich laut Sipri vor allem in Asien und dem Mittleren Osten: Die fünf wichtigsten Importeure sind Indien, Saudi-Arabien, China, die Vereinigten Arabischen Emirate sowie Australien. In der Region Asien und Ozeanien stiegen die Waffenimporte den Angaben zufolge im Zeitraum von 2011 bis 2015 um 26 Prozent gegenüber 2006 bis 2010.

In den Ländern des Mittleren Ostens betrug der Zuwachs den Stockholmer Friedensforschern zufolge sogar 61 Prozent. Mit einem Anstieg von 275 Prozent war Saudi-Arabien der weltweit zweitgrößte Importeur von Waffen und Rüstungsgütern. „Eine Koalition arabischer Staaten setzt vor allem aus den USA und Europa stammende Waffen im Jemen ein“, erklärte Sipri-Experte Pieter Wezeman. „Trotz niedriger Ölpreise werden die großen Waffenlieferungen in den Mittleren Osten wie geplant weitergehen, und zwar als Teil von Verträgen, die in den vergangenen fünf Jahren unterzeichnet worden sind.“

In Afrika lag das Plus beim Import von Waffen und Rüstungsgütern zwischen 2011 und 2015 im Vergleich zum Fünfjahreszeitraum davor bei 19 Prozent. Die drei größten Abnehmer auf dem Kontinent waren Algerien, Marokko und Uganda. (epd/mig 22)

 

 

 

 

Frankreich gegen rechtsextreme Regierungen in der EU

 

„Ein Land kann von der Europäischen Union ausgeschlossen werden“, so Hollande im Interview mit France Inter Radio: „Europa hat, dank entsprechender Artikel in seinen Verträgen die rechtlichen Instrumente, um zu verhindern, dass ein Land die demokratischen Grundsätze verletzt.“

Wenn die Freiheit der Medien in Gefahr sei, wenn Verfassungen und Menschenrechte angegriffen würden, dann müsse Europa nicht nur ein Sicherheitsnetz sein. Es müsse stattdessen Verfahren einleiten, um solche Länder auszuschließen. „So weit kann es kommen“, sagt Hollande. Bislang sei noch kein Land aus einem solchen Grund aus der Europäischen Union ausgeschlossen worden, so der französische Präsident. Doch es gelte, aufgrund der jüngsten Veränderungen in Polen, genau das zu prüfen.

Allerdings hat die EU bereits einmal Sanktionen gegen ein Mitglied wegen der Beteiligung einer rechten Partei verhängt: Österreich wurde wegen der Regierungsbeteiligung von Jörg Haiders FPÖ im Jahr 2000 entsprechend abgestraft. Ein Ausschluss eines Mitglieds war damals noch nicht möglich. Haider hatte unter anderem im Kärntner Landtag die Beschäftigungspolitik der Nationalsozialisten gelobt und die Vernichtungslager als Straflager bezeichnet.

Der Hintergrund von Hollandes Aussage ist der rapide Verlust an Popularität des Präsidenten bei der Bevölkerung: Drei Viertel der Franzosen wollen laut einer Umfrage weder den sozialistischen Amtsinhaber François Hollande noch dessen konservativen Vorgänger Nicolas Sarkozy als Kandidaten bei der Präsidentschaftswahl im kommenden Jahr sehen. Laut einer im Januar von der Zeitung Le Parisien veröffentlichten Umfrage sagten lediglich je 24 Prozent der Franzosen, sie wünschten sich Hollande beziehungsweise Sarkozy als Präsidentschaftskandidaten, je 74 Prozent waren gegen eine Kandidatur der beiden Politiker.

Dagegen sagten 56 Prozent der Befragten, sie befürworteten eine Kandidatur von Sarkozys innerparteilichem Konkurrenten Alain Juppé bei der Präsidentschaftswahl 2016. 38 Prozent wünschten sich den derzeitigen Premierminister Manuel Valls als Präsidentschaftskandidaten, 37 Prozent die Vorsitzende der Front National, Marine Le Pen.

Tatsächlich könnte die Argumentation Hollandes zum Bumerang werden: Denn viele Franzosen, die nicht rechtsextrem sind, stehen der EU kritisch gegenüber. Sie könnten der Versuchung erliegen, den Front National zu wählen, um den Austritt Frankreichs aus der EU zu beschleunigen. Damit könnte das Lager von Le Pen gestärkt werden. Le Pen hat sich oft abfällig über die EU geäußert. Ob sie allerdings wirklich einen Austritt betreiben würde, ist nicht ausgemacht. Viele euroskeptische Parteien haben die Kritik am Euro oder der EU zu ihrem Geschäftsmodell gemacht – um später von den Annehmlichkeiten einer äußerst üppigen Finanzierung ihrer Aktivitäten aus den EU-Fördertöpfen zu profitieren. DWN/EA 23

 

 

 

 

EU-Flüchtlingspolitik. Deutschland gegen nationale Alleingänge

 

Eine „europäische Lösung“ führen viele im Mund, doch handeln ganz verschieden: Beim Treffen der EU-Innenminister in Brüssel zur Flüchtlingssituation war zehn Tage vor dem Sondergipfel zunächst kein Ende des Streits absehbar.

 

Die EU-Regierungen haben am Donnerstag erneut um die richtige Lösung in der Flüchtlingsfrage gerungen und dabei zunächst auf ihren unterschiedlichen Strategien beharrt. Während die Bundesregierung weiter auf ein europäisches Vorgehen drängte und Österreich und andere Länder indirekt kritisierte, verteidigte Wien die neuen Kontrollen an der Balkanroute. Luxemburgs Außen- und Migrationsminister Jean Asselborn warnte wegen des Streits vor „Anarchie“ in Europa und stellte fest: „Wir haben keine Linie mehr.“

Das Treffen der EU-Innenminister fand einen Tag nach der umstrittenen Wiener Westbalkan-Konferenz statt. Auf Einladung Österreichs hatten sich am Mittwoch zehn Länder auf nationale Maßnahmen insbesondere zur stärkeren Grenzsicherung verständigt. Weder Griechenland noch Deutschland waren eingeladen. Eine Abschottung der Länder an der Balkanroute könnte dazu führen, dass Griechenland sich um noch viel mehr Flüchtlinge kümmern muss, die aus der Türkei kommen und dann nicht nach Mitteleuropa weiterziehen können.

Für Berlin liegt die entscheidende Grenze dagegen nicht innerhalb Europas, sondern zwischen Griechenland und der Türkei. Daher werde bis zum EU-Gipfel in zehn Tagen „alle Kraft“ auf die Zusammenarbeit mit der Türkei und den Schutz der dortigen EU-Außengrenze gelegt, sagte Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) am Donnerstag vor dem Treffen. „Bis dahin sollten nationale Alleingänge unterbleiben“, forderte er.

Zuvor hatte schon EU-Migrationskommissar Dimitris Avramopoulos einseitige Maßnahmen kritisiert. „Einsame Initiativen führen nirgendwohin“, sagte der Grieche. Die EU-Kommission stellt sich in Griechenland darauf ein, einer humanitären Krise zu begegnen.

Österreichs Innenministerin Johanna Mikl-Leitner verteidigte unterdessen ihre Linie. Griechenland behaupte stets, es sei unmöglich, die griechische Außengrenze zu kontrollieren, sagte sie. „Wenn Griechenland das nicht kann, dann liefert es sich offensichtlich das beste Argument, warum andere handeln, warum an anderer Stelle Grenzen überwacht und reguliert werden müssen. Und das tun jetzt die Balkanstaaten gemeinsam mit Österreich.“

In zehn Tagen soll ein EU-Sondergipfel mit der Türkei erneut Wege aus der Krise weisen. Bis dahin müsse es Ergebnisse bei der Verringerung der Flüchtlingszahlen aus der Türkei nach Griechenland geben, sagte de Maizière. Gelinge dies nicht, solle es „andere gemeinsame europäisch koordinierte Maßnahmen“ geben. Auf die Frage, was für Maßnahmen dies seien, antwortete der Minister: „Das sehen wir dann.“

Mit Blick auf die Flüchtlingssituation stand bei der Sitzung auch ein neuer europäischer Grenz- und Küstenschutz auf dem Programm. Er würde dem Plan der EU-Kommission zufolge auf mindestens 1.500 Experten zurückgreifen können und hätte mehr Kompetenzen als die jetzige Grenzschutzagentur Frontex.

Normalerweise dauert die Etablierung einer solchen neuen EU-Einheit Jahre. Unter dem Einfluss der Flüchtlingssituation wollen die Niederlande, die derzeit die Ratssitzungen der EU leiten, das Dossier aber bis Ende Juni abschließen, so dass die Küstenwache schon im Sommer die Arbeit aufnehmen könnte.

(epd/mig 26)

 

 

 

 

 

Vor den Toren der EU brodelt es. Die neue Nachbarschaftspolitik hilft da auch nicht weiter.

 

Anfang der 2000er Jahre wollte der damalige Kommissionspräsident Romano Prodi die Europäische Union von einem „Ring von Freunden“ umgeben sehen – von Marokko über Russland bis zum Schwarzen Meer. Inspiriert von der erfolgreichen Beitrittswelle 2004 wurde die Europäische Nachbarschaftspolitik (ENP) ins Leben gerufen. Damit sollten Stabilität, Sicherheit und Wohlstand in die Nachbarregionen der EU getragen werden. Prodi hatte dabei mehr als eine Partnerschaft, aber weniger als eine Mitgliedschaft im Auge. Insbesondere schwebte ihm ein gemeinsamer Binnenmarkt ohne Handelshemmnisse für EU-Mitglieder und Nachbarn vor. Zusammen mit Russland sollte ein gemeinsamer europäischer Wirtschaftsraum geschaffen werden.

Auch wenn die EU im Vertrag von Lissabon die besonderen Beziehungen zu ihren Nachbarn noch einmal betont, bleibt ein Ring aus wohlhabenden und sicheren Nachbarstaaten bis heute eine Wunschvorstellung. Der Arabische Frühling hat zwar seit 2011 in einigen wenigen Ländern Nordafrikas und des Nahen Ostens alte Despoten aus dem Amt vertrieben und Reformen angestoßen. Mehr Stabilität, Wohlstand und Sicherheit hat dies aber nicht gebracht. In der östlichen Nachbarschaft haben Kriege unter russischer Beteiligung „das gemeinsame Haus Europa“ ins Wanken gebracht – ganz zu schweigen vom Aufstieg des „Islamischen Staates“ in Syrien und Irak, der die ganze Region weiter destabilisiert.

Aus dem erhofften „Ring von Freunden“ ist in den letzten Jahren ein „Ring aus Feuer“ geworden. Natürlich stehen die europäischen Nachbarländer nicht permanent in Flammen. An verschiedenen Stellen und oftmals unerwartet entstanden Brandherde in unterschiedlicher Intensität, weshalb man eher von einem Ring von Vulkanen sprechen könnte, um im Bild zu bleiben. Jedenfalls brodelt es vor den Türen der EU gewaltig und viele Konflikte schwelen weiter.

Angesichts dieser Krisenlage haben die Europäische Kommission und die Hohe Vertreterin der Union für Außen- und Sicherheitspolitik Federica Mogherini die alte ENP einer gründlichen Überprüfung unterzogen. Im Anschluss an ein öffentliches Konsultationsverfahren wurden im November 2015 die Ergebnisse dieses Review-Prozesses von der Hohen Vertreterin und Kommissionsmitglied Johannes Hahn der Öffentlichkeit vorgestellt.

Als wichtigste Aufgabe der nächsten Jahre wird darin die Stabilisierung der Nachbarschaft gesehen, wozu auch eine verstärkte sicherheitspolitische Zusammenarbeit gehören soll. Betont werden die Interessen der EU in Bezug auf die Staaten jenseits der Grenzen. Es soll nun mehr auf die einzelnen Partnerländer zugeschnittene Angebote zum beiderseitigen Nutzen geben. Damit verspricht sich die EU eine größere Selbstverpflichtung der Partner bei der tatsächlichen Umsetzung von Maßnahmen und Reformen als dies bislang der Fall war. EU-Berichte zum Reformstand soll es nicht mehr prinzipiell und für alle zur gleichen Zeit geben, sondern nur noch über gemeinsam vereinbarte Ziele. Die EU gesteht sich ein, dass der auf Anreizen beruhende Ansatz „More for More“ größtenteils gescheitert ist. („Less for Less“ wurde ohnehin nie wirklich umgesetzt.) Im Vordergrund der künftigen Zusammenarbeit mit den Nachbarn sollen gemeinsame Interessen stehen.

Anstatt allerdings nach dieser selbstkritischen und nüchternen Analyse mutige Schritte vorwärts zu gehen, mangelt es der neuen ENP an weitreichenden Ideen und einem klaren Kurs. Offenbar soll eine neue „Realpolitik“ die alte, wertebasierte Nachbarschaftspolitik der EU ersetzen. Dieser Kurswechsel birgt jedoch Risiken und Probleme.

Erstens bietet die neue ENP den nach Westen orientierten Nachbarn keine zusätzlichen Anreize. Georgien und die Ukraine können zwar mit der baldigen Aufhebung der Visumspflicht rechnen und haben wie die Republik Moldau Assoziierungsabkommen inklusive Freihandelsabkommen (DCFTA) mit der EU unterzeichnet. Die Mitgliedstaaten der Union wagen es aber nicht, diese Länder mit einem Ausblick auf einen Beitritt zur EU stärker an sich zu binden und dadurch den notwendigen Reformbemühungen ein klares Ziel zu geben. Die stärksten Anreize für tiefgreifende Reformen und einen politischen Wandel bietet nun einmal die Aussicht auf eine Mitgliedschaft in der EU, auch wenn es bis dahin noch ein langer Weg ist. (In diesem Zusammenhang war die öffentliche Ablehnung einer EU-Erweiterung in den nächsten Jahren durch Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker für die Reformbereitschaft der Staaten des westlichen Balkans sicherlich kontraproduktiv.) Was die südliche Dimension der ENP betrifft, so werden die letzten Hoffnungsträger, Tunesien und Marokko, nur halbherzig unterstützt. Fünf Jahre nach dem Arabischen Frühling scheint Nordafrika erneut aus dem Blickfeld zu geraten. Die EU wird vor allem dann aktiv, wenn es um die Eindämmung von Flüchtlingsbewegungen geht.

Zweitens droht die Gefahr, dass die EU ihre Grundsätze bei den Nachbarn über Bord wirft, die lieber auf Distanz zur Union bleiben, dafür aber aus strategischen oder wirtschaftlichen Gründen eine wichtige Rolle für Europa spielen, wie zum Beispiel Belarus, Aserbaidschan oder Ägypten. Obwohl Alexander Lukaschenko weiterhin die Opposition im Land unterdrückt und die Pressefreiheit massiv einschränkt, wurden nach den jüngsten Präsidentschaftswahlen die EU-Sanktionen gegen Belarus teilweise ausgesetzt. Im ressourcenreichen Aserbaidschan haben Oppositionelle und Menschenrechtler schon lange einen schweren Stand, was die florierenden Wirtschaftsbeziehungen zur EU allerdings nicht beeinträchtigt. Und in Ägypten wird Präsident Abdel Fattah al-Sisi trotz Militärputsch und Verfolgung von politischen Gegnern weiterhin hofiert, weil er der EU beim Kampf gegen Terrorismus und bei der Eindämmung von Migration behilflich ist. Die Werte der Union, auf denen gemäß Artikel 8 des EU-Vertrags der „Raum der guten Nachbarschaft“ aufbaut, werden in diesen Ländern mit Füßen getreten, ohne dass die EU eine Kehrtwende vollzieht. Damit setzt sie ihre Glaubwürdigkeit zunehmend aufs Spiel und muss sich den Vorwurf einer gewissen Doppelmoral gefallen lassen.

Drittens verliert die Neufassung der ENP kaum ein Wort über die Nachbarn der Nachbarn der EU. Dabei stehen der Review-Prozess und insbesondere die Östliche Partnerschaft im Schatten der Krise und Auseinandersetzung mit Russland. Anstatt darauf näher einzugehen, wird so getan, als gäbe es gar keinen Elefanten im Raum, der einem bei jedem Schritt argwöhnisch über die Schulter blickt. Ein deutlicher Hinweis – ganz zu schweigen von einer Strategie – für den Umgang mit einem expandierenden Russland ist weiterhin Fehlanzeige. Die Souveränität und Entscheidungsfreiheit der Länder der östlichen Nachbarschaft werden dadurch unterminiert. Dabei hat Russland die ENP offenbar bislang ernster genommen als die EU selbst und entsprechende Maßnahmen ergriffen. Immerhin ist es der EU gelungen, sich auf gemeinsame Sanktionen gegen Russland zu einigen. Eine tragfähige und konstruktive Lösung im Umgang mit diesem strategisch enorm wichtigen Nachbarn ist aber noch nicht gefunden worden.

Die Türkei wird als wichtiger Partner und Beitrittskandidat im EU-Bericht hervorgehoben. Gerade hier stellt sich die Frage, ob die türkische Regierung in letzter Zeit nicht ausgiebig bewiesen hat, dass Erweiterungsgespräche eigentlich fehl am Platz sind. Eine Diskussion darüber findet jedenfalls nur noch am Rande statt, auch wenn eine breite Mehrheit in der Türkei (und der EU) einen Beitritt zurzeit ablehnt. Europas Angst, dass die Türkei noch mehr Syrien-Flüchtlinge ihr Heil im Westen suchen lässt, hat zu überstürzten Reaktionen geführt. Eine zunehmend autoritär agierende türkische Führung soll mit einer Intensivierung der Beitrittsgespräche und Milliarden Euro entlohnt werden, weil sie die Kriegsflüchtlinge aus Syrien als Faustpfand hält. Bei dem Versuch, sich lieber freizukaufen und Mauern zu errichten, als Fluchtursachen energisch zu bekämpfen und sich auf eine gerechte Verteilung von Schutzsuchenden innerhalb der EU zu einigen, bleiben Menschenrechte auf der Strecke. Auch hier steht der neue Pragmatismus der europäischen Nachbarschaft über einer erforderlichen Kursanpassung.

Viertens ist die ENP finanziell und personell nicht ausreichend ausgestattet, um einen wirklichen Neuanfang zu ermöglichen. Bis 2020 sind zwar 15 Milliarden Euro für die Nachbarschaft vorgesehen. Diese Summe verteilt sich aber auf 16 Länder und insgesamt sieben Jahre. Wenn die EU in ihrer unmittelbaren Nachbarschaft zu Wohlstand, Frieden und Stabilität beitragen möchte, muss sie dafür mehr Ressourcen in die Hand nehmen als bislang veranschlagt. Es sollte nicht darum gehen, EU-affine Regierungen zu beschenken oder autoritär regierte Länder abzustrafen, sondern darum, insgesamt mehr Engagement in der Nachbarschaft zu zeigen. Selbst wenn die dortigen Probleme nicht von außen gelöst werden können, kann die EU eine größere Rolle spielen und sollte das Feld nicht anderen überlassen. Sonst wird sich die ENP immer weniger von gewöhnlicher europäischer Außenpolitik unterscheiden.

Fünftens bedarf es neuer Ideen und einer eindeutigen Positionierung in der ENP. Realpolitik darf nicht dazu führen, dass Demokratie und Menschenrechte kurzfristigen Interessen geopfert werden, sonst beraubt sich die EU ihrer Identität und Glaubwürdigkeit – auch im Inneren. Stabilität an Europas Außengrenzen allein kann nicht das ultimative Ziel sein, auch wenn Sicherheit und Frieden sicherlich das Fundament für eine nachhaltige Entwicklung bilden. Die Unterstützung autoritärer Regime sorgt vielleicht auf kurze Sicht für Ruhe und Ordnung in der Nachbarschaft. Langfristig gesehen wird der angestaute Unmut aber mit Sicherheit zu neuen Eruptionen führen. Damit es erst gar nicht dazu kommt, sind Prinzipienfestigkeit und mehr Engagement vonnöten.

Die EU und ihre Mitgliedstaaten dürfen nicht erst dann aktiv werden, wenn es beim Nachbarn brennt. Statt Brandmauern zu errichten und darauf zu hoffen, dass die Flammen nicht übergreifen, muss die EU beherzter zum Feuerlöscher greifen. Bei der Lösung der Regierungskrise in Mazedonien letzten Sommer hat die EU beispielsweise gezeigt, dass ein schnelles und entschiedenes Eingreifen zum Erfolg führen kann. Auch das Abkommen mit dem Iran und der Beitrag des Europäischen Auswärtigen Dienstes verdienen Anerkennung. Dass viele außenpolitische Knoten nicht allein von der EU gelöst werden können, steht außer Frage. Allzu oft verstecken sich die Mitgliedstaaten hinter den europäischen Institutionen und schränken deren Spielraum ein. Aber nur wenn Einzelinteressen gegenüber europäischen Werten und Interessen zurückgestellt werden, kann Europa sein volles Potenzial entfalten, um „einen Raum des Wohlstands und der guten Nachbarschaft zu schaffen, der auf den Werten der Union aufbaut und sich durch enge, friedliche Beziehungen auf der Grundlage der Zusammenarbeit auszeichnet“, wie es im EU-Vertrag heißt. Eine rein realpolitische Nachbarschaftspolitik kann diesen Grundsätzen nicht gerecht werden. Die europäischen Werte müssen unsere Leitsterne bleiben. Marco Schwarz  IPG 15

 

 

 

 

"Menschen zweiter Klasse"- Volksabstimmung über Ausweisung ausländischer Straftäter in der Schweiz

 

Die rechtsnationale Schweizerische Volkspartei will „kriminelle Ausländer“ automatisch und unverzüglich außer Landes schaffen. Stimmen die Eidgenossen am Sonntag dem Plan zu, erhalten sie eines der härtesten Gesetze Europas.

Von Jan Dirk Herbermann

 

Die Schweizer Justizministerin Simonetta Sommaruga spricht Klartext: „Die Durchsetzungsinitiative macht alle Ausländer in der Schweiz, zwei Millionen Menschen, zu Bürgern zweiter Klasse.“ Sommarugas energische Warnung vor der Initiative der Schweizerischen Volkspartei hat einen guten Grund: Laut Umfragen können sich die SVP-Oberen Hoffnungen machen, dass sie die Volksabstimmung in Helvetien am Sonntag über ihren Plan zur Verschärfung des Ausländerrechts gewinnen werden.

Die sozialdemokratische Justizministerin steht mit ihrer Befürchtung nicht allein: Die gesamte Regierung, das Parlament, die meisten Parteien und die Kirchen wehren sich gegen die sogenannte Durchsetzungsinitiative, die zur Abstimmung steht. Falls die Stimmbürger den Vorstoß der rechtsnationalen Schweizerischen Volkspartei gutheißen, dann erhält die Eidgenossenschaft mit ihren mehr als acht Millionen Einwohnern eine der schärfsten Bestimmungen zur Ausweisung von Ausländern in ganz Europa. Inmitten der Flüchtlingskrise könnte die Schweiz andere Länder zur Verabschiedung ebenso drakonischer Gesetze ermuntern.

Die geistigen Väter der Initiative verfolgen ein klares Ziel: Gerichte und Staatsanwälte müssen Ausländer, die wegen Straftaten unterschiedlicher Schwere verurteilt werden, automatisch und unverzüglich ausweisen. Und die Behörden sollen die Ausgewiesenen mit einem jahrelangen Einreiseverbot belegen. Betroffen wären etwa Mörder, Vergewaltiger, Menschenhändler und Einbrecher. Aber auch kleinere Delikte wie die Beteiligung an einer Schlägerei sollen für eine „Ausschaffung“ reichen – sofern der Delinquent während der vergangenen zehn Jahre bereits einmal eine Geldstrafe zahlen musste. Das Regelwerk enthält keine Härtefallklausel und soll Verfassungsrang erhalten.

Die SVP verspricht: Mit den Gesetzen stellt die Schweiz endlich wieder den Opferschutz über den Täterschutz. „In Anbetracht der großen Migrationsströme und damit einhergehenden Probleme gilt es aber, der Sicherheit in der Schweiz wieder das nötige Gewicht zu geben“, lautet die Parole, die SVP-Chef Toni Brunner ausgibt.

Brunner und seine Gefolgsleute reagierten mit der Initiative auf die sogenannte Ausschaffungsinitiative von 2010. Die SVP hatte eine Abstimmung über die Ausschaffungsinitiative erzwungen und gewonnen. Damals sprach sich eine Mehrheit der Schweizer für eisenharte Regeln gegen straffällige Ausländer aus. Regierung und Parlament gossen die Initiative pflichtgemäß in Gesetzestexte.

Die Umsetzung geht den SVP-Strategen aber nicht weit genug: Den Richtern werde es weiter gestattet, lasche Urteile zu fällen. „Offenbar ist es angenehmer, kriminelle Ausländer nicht ausschaffen zu müssen“, wettert der SVP-Politiker Adrian Amstutz. Jetzt sollen die SVP-Vorstellungen endlich „durchgesetzt“ werden.

Die Gegner der Durchsetzungsinitiative prangern vor allem den „Ausschaffungsautomatismus“ an. Dieser Automatismus „reißt Familien ohne Rücksicht auf Fürsorgeverhältnisse willkürlich auseinander“, warnt der Schweizerische Evangelische Kirchenbund. Das Menschenrecht auf Familienleben werde grob missachtet. Auch das „Komitee gegen die unmenschliche SVP-Initiative“ betont: Falls die SVP sich durchsetze, entfalle das Recht der Ausländer auf eine individuelle Anhörung automatisch.

Damit werde der Rechtsstaat „außer Kraft gesetzt“. Die SVP wolle die Ausländer und zumal die sogenannten Secondos unter Sonderrecht stellen. Secondos sind in der Schweiz lebende Nachkommen von Einwanderern, die oft keine helvetische Staatsangehörigkeit besitzen. Selbst gut integrierte Secondos könnten wegen eines Bagatelldelikts in das Land ihrer Vorfahren „ausgeschafft“ werden, warnt das Anti-SVP-Komitee und folgert: „Die Durchsetzungsinitiative der SVP unterscheidet zwischen den Menschen allein aufgrund ihres Passes und nicht ihrer Situation. Das ist barbarisch.“ (epd/mig 26)

 

 

 

Seenotrettung von Flüchtlingen: Die unterschiedlichen Asylrechts-Auffassungen von Nato und Frontex

 

Vor wenigen Tagen hat die Nato ihren Einsatz gegen Schlepper im Mittelmeer gestartet. Gerettete Flüchtlinge sollen nun auch in die Türkei zurückgeschickt werden können. Menschenrechtler kritisieren das als Aushebelung des europäischen Asylrechts – und auch die Grenzschutzagentur Frontex folgt anderen Prinzipien.

Die Zahl von Migranten, die ihre Flucht nach Europa per Boot über das Meer antreten, bleibt besorgniserregend hoch. Bereits mehr als 100.000 Flüchtlinge sind seit Jahresbeginn über das Mittelmeer nach Europa gelangt, berichtet die Internationale Organisation für Migration (IOM) – weit mehr als in der ersten Jahreshälfte 2015.

Auch der Exekutivdirektor der EU-Grenzschutzbehörde Frontex, Fabrice Leggeri, bestätigte am Dienstag in Berlin, die Zahl der im Januar in Griechenland angekommenen Flüchtlinge liege um 600 Prozent höher als vor einem Jahr. Traurige Begleiterscheinung: Allein dieses Jahr ertranken der IOM zufolge bereits 413 Flüchtlinge im Mittelmeer.

Damit künftig weniger Migranten unkontrolliert über die Türkei nach Europa geschleust werden, beschlossen die 28 EU-Mitgliedstaaten, neben der EU-Grenzschutzagentur Frontex noch in diesem Monat Boote der Nato in der Ägäis einzusetzen. Der Vorschlag zum Anti-Schlepper-Einsatz war von Deutschland und der Türkei initiiert worden.

Dies aber ruft zahlreiche Menschenrechtler auf den Plan. Denn die Frage, wohin die auf hoher See Geretteten geschickt werden dürfen und wohin nicht, wird inzwischen innerhalb der EU unterschiedlich beantwortet.

Ursula von der Leyen betrachtet Türkei als sicher

Werden die Menschen von Frontex-Booten gerettet, dürfen die Schiffe sie nach Artikel 10 der EU-Verordnung 656/2014 zu den EU-Seeaußengrenzen, die im Juli 2014 erlassen wurde, nicht in die Türkei zurückbringen. Die Migranten sollen demnach in europäische Länder gebracht werden, die als als eindeutig „sicher“ gelten.

Doch sowohl die deutsche Verteidigungsministerin als auch andere Unionspolitiker betrachten die Türkei als sicher genug. Den Nato-Schiffen in der Ägäis soll laut Ursula von der Leyen darum erlaubt sein, aus Seenot gerettete Migranten wieder zurück in die Türkei zu bringen. Nicht  vorgesehen ist es laut Bundesverteidigungsministerium nur, Schiffbrüchige oder Flüchtlinge gegen deren Willen an Bord zu nehmen.

Der stellvertretende CDU/CSU-Fraktionsvorsitzende, Hans-Peter Friedrich, forderte daraufhin, auch Frontex solle künftig illegale Migranten nicht mehr nach Europa bringen. Das internationale Seerecht schreibe nur vor, dass diese Menschen an einen sicheren Ort gebracht werden müssten, sagte Friedrich vor einigen Tagen. „Zu einem solchen ‚sicheren Ort‘ gehört nach Auskunft von Frontex auch die Türkei.“ Die EU-Seeaußengrenzenverordnung, die Frontex derzeit zwinge, illegale Migranten nach Europa zu bringen, müsse deswegen dringend geändert werden, so Friedrich.

Frontex-Sprecherin: Wir haben Türkei noch nie als einen „sicheren Ort“ klassifiziert

Die EU-Grenzschutzbehörde sieht das allerdings anders. „Wir haben noch nie im Mittelmeer gerettete Migranten in die Türkei ausgeschifft, sagt Frontex-Sprecherin Ewa Moncure gegenüber EurActiv.de. Entgegen kürzlich verbreiteten Behauptungen habe Frontex die Türkei noch nie als einen „sicheren Ort“ klassifiziert, und dies zu ändern stehe auch nicht zur Diskussion.

Karl Kopp, Europareferent der Hilfsorganisation Pro Asyl, formuliert es drastischer: „Die Entscheidung, in der Ägäis gerettete Flüchtlinge in die Türkei zu schicken, kommt der Beerdigung des Asylrechts gleich“, sagt er im Gespräch mit EurActiv.de. Der Plan der Bundesverteidigungsministerin wäre ein klarer Verstoß gegen das Völkerrecht – „ein illegaler Push-Back“. Die geretteten Flüchtlinge hätten das formale Recht darauf, dass ihr Schutzbedürfnis in der EU mit einem fairen Verfahren geprüft wird.

Pro Asyl nennt Plan der Nato illegal

Recht gibt Pro Asyl der Europäische Gerichtshofs für Menschenrechte (EGMR). Dieser hatte in einer am 23.0.2012 veröffentlichten Entscheidung festgestellt, dass die Zurückweisung von Flüchtlingen auf hoher See mehrere der in der Europäischen Menschenrechtskonvention (EMRK) garantierten Rechte verletzt.

Auch Bundesaußenminister Frank-Walter Steinmeier (SPD) hatte sich vor dem Beschluss kritisch geäußert: „Die Nato kann keine Rolle bei der Steuerung der Flüchtlingsmigration spielen“, sagte Steinmeier.

Pro Asyl warnt nun, am Anrecht für Flüchtlinge auf Asylberechtigung dürfe keinesfalls gerüttelt werden. „Frontex ist nur ein Werkzeug der EU und damit immer nur so menschenfreundlich, wie das EU-Recht selbst“, sagt Kopp. Nicole Sagener | EurActiv  24

 

 

 

 

Wir brauchen europäische Lösungen in der Flüchtlingspolitik! Europäische Werte und Freiheiten sind gerade jetzt besonders wichtig.

 

"Angesichts der derzeitigen Flüchtlingssituation wäre es fatal, wenn anstelle gemeinsamer europäischer Lösungen nationale Wege gegangen werden. Die Errungenschaften der Europäischen Union dürfen nicht leichtfertig aufgekündigt werden!" appelliert Martin Kastler, Sprecher des Sachbereichs "Europäische Zusammenarbeit und interkulturelle Fragen" im ZdK im Vorfeld des Treffens des Europäischen Rates am 18./19. Februar an die europäischen Staats- und Regierungschefs. Es müsse eine gemeinsame Lösung innerhalb und auch außerhalb der Europäischen Union zur Reduzierung der Flüchtlingszahlen gefunden werden, anstatt innereuropäische Grenzen zu schließen.

 

"Wenn das Schengener Abkommen flächendeckend ausgesetzt würde, wäre dies ein folgenschwerer Rückschlag für die europäische Einigung und die Wertegemeinschaft, die uns verbindet", so der ehemalige CSU-Europaabgeordnete weiter. Vielmehr gebe es nun die Chance, Handlungsfähigkeit innerhalb der europäischen Union zu zeigen und so zu beweisen, dass alle Mitgliedsstaaten gemeinsam stark sind. "Neben der aktuellen Flüchtlingssituation gibt es weitere langfristige Herausforderungen wie den Klimawandel oder die Bekämpfung von weltweiter Armut, denen wir uns als Europäer stellen müssen. All das können wir nur gemeinsam bewältigen."

 

Kastler betont, dass die Europäische Union keine reine Wirtschaftsgemeinschaft sei, sondern ein gemeinsames Wertesystem teile: "Jeder Mitgliedsstaat muss Verantwortung übernehmen und sich bewusst machen, dass für die gemeinsam errungenen Freiheiten und Rechte eingestanden und mit der Mitgliedschaft verbundene Pflichten erfüllt werden müssen." In diesem Zusammenhang fordert Martin Kastler die Mitgliedsstaaten auf, sich an gemeinsam getroffene Beschlüsse der vergangenen Monate zu halten und beispielsweise ihren jeweiligen Anteil zu der vereinbarten Umverteilung von 160.000 Flüchtlingen beizutragen. ZdK 16

 

 

 

 

Asylpaket II. Bundestag beschließt weitere Verschärfungen im Asylrecht

 

Nach monatelangem Ringen in der Koalition hat der Bundestag das Asylpaket II verabschiedet. Die Opposition sieht in den Verschärfungen einen Verstoß gegen Grund- und Menschenrechte.

 

Das Asylrecht in Deutschland wird weiter verschärft. Mit großer Mehrheit verabschiedete der Bundestag am Donnerstag das lang umstrittene zweite Asylpaket, das unter anderem Schnellverfahren für Flüchtlinge mit geringer Bleibeperspektive und eine Aussetzung des Familiennachzugs für Flüchtlinge mit dem untergeordneten subsidiären Schutz vorsieht. Opposition und Verbände sehen durch die Gesetzesänderungen Grund- und Menschenrechte verletzt.

Asylverfahren für Bewerber mit geringer Aussicht auf eine Anerkennung sollen künftig innerhalb von drei Wochen abgeschlossen werden, inklusive einer möglichen Gerichtsentscheidung. Der Familiennachzug für subsidiär Geschützte schließt auch bereits in Deutschland lebende minderjährige Flüchtlinge ein. In Härtefällen kann es aber Ausnahmen geben. Das Asylpaket sieht außerdem vor, dass nur noch lebensbedrohliche oder schwerwiegende Krankheiten eine Abschiebung verhindern können. Zudem sollen sich Flüchtlinge künftig pauschal mit zehn Euro pro Monat an den Kosten für Integrationskurse beteiligen.

Asylpaket soll Flüchtlingszahlen reduzieren

Im Wesentlichen sieht das Asylpaket also Verschärfungen vor. Einzige Verbesserung im Sinne der Schutzsuchenden ist die künftige Pflicht zur Vorlage eines erweiterten Führungszeugnisses für Mitarbeiter, die mit minderjährigen Flüchtlingen arbeiten. Damit soll der Schutz vor sexuellen Übergriffen besser gewährleistet werden. Die parlamentarische Staatssekretärin im Bundesfamilienministerium, Caren Marks (SPD), kündigte an, es seien weitere Maßnahmen für einen besseren Schutz von Frauen und Kindern in Vorbereitung.

Durch das Asylpaket erhofft sich die schwarz-rote Koalition eine bessere Steuerung des Flüchtlingszuzugs und auch eine Reduzierung der Zahlen. Nach einem Bericht der Süddeutschen Zeitung rechnet die Bundesregierung aufgrund einer „technischen Annahme“ bis 2020 mit weiteren 2,5 Millionen Flüchtlingen. Das Bundeswirtschaftsministerium, auf das sich die Zeitung beruft, wollte die Zahlen nicht kommentieren. Es betonte aber, dass es keine offizielle Prognose über die erwartete Zahl der Flüchtlinge gibt.

Korte: Anti-Asyl-Paket

Für das Asylpaket stimmten am Donnerstag 429 Abgeordnete, 147 votierten dagegen, darunter 30 Bundestagsabgeordnete der SPD inklusive Christoph Strässer (SPD), der Anfang der Woche von seinem Amt als Menschenrechtsbeauftragter der Bundesregierung zurückgetreten war. In der Unionsfraktion gab es eine Gegenstimme zum Asylpaket. Die Oppositionsfraktionen von Linken und Grünen stimmten geschlossen gegen das Gesetz.

Beschlossen wurde vom Bundestag mit den Stimmen der Koalition auch ein Gesetz, das Ausweisungen straffälliger Ausländer erleichtern soll. Statt teilweise mehrjähriger Haftstrafen reicht dafür künftig bereits eine Freiheitsstrafe bei schweren Delikten. Das gleiche gilt für die Hürde, ab der eine Verurteilung die Anerkennung als Flüchtling verhindert.

Der Linken-Abgeordnete Jan Korte sprach bei der abschließenden Debatte im Bundestag von einem „Anti-Asyl-Paket“, das eine indirekte Bestätigung für Fremdenfeinde und Hetzer darstelle. Die Diakonie erklärte, in dem Gesetz gehe es „ausschließlich und Restriktionen und Sanktionen“.

Streit um Familiennachzug

Besonders kritisiert wurde erneut die Regelung zum Familiennachzug. Grünen-Fraktionsvorsitzende Katrin Göring-Eckardt bezeichnete die Einschränkungen als „schäbig“. Die Regelung stifte Unruhe in Unterkünften und verhindere Integration, weil ein Vater, der seine Familie nicht in Sicherheit wisse, kaum in Ruhe Deutsch lernen könne. Kritisch äußerte sich dazu auch die neue Menschenrechtsbeauftragte der Bundesregierung, Bärbel Kofler (SPD). „Natürlich ist es nicht zumutbar, dass Kindern das Nachholen ihrer Eltern nicht gestattet wird“, sagte sie im Bayerischen Rundfunk. Hier müsse „großzügig“ verfahren werden.

Das Forum Menschenrechte, nach eigenen Angaben ein Zusammenschluss von mehr als 50 deutschen Organisationen, sieht im Asylpaket fundamentale Standards und Rechte verletzt. In den Schnellverfahren sieht es die Gefahr, dass diese nun zum Standard werden. Bei der Aussetzung des Familiennachzugs befürchtet das Netzwerk, dass noch mehr Familien dadurch auf lebensgefährliche Fluchtrouten getrieben werden.

 

Das ändert sich im Asyl- und Ausländerrecht

Beschleunigte Asylverfahren: Für Flüchtlinge mit geringer Bleibeperspektive werden Schnellverfahren nach dem Vorbild des sogenannten Flughafenverfahrens eingeführt. Inklusive einer möglichen Gerichtsentscheidung sollen ihre Verfahren innerhalb von drei Wochen abgeschlossen werden. Zur Durchsetzung soll für die Asylbewerber eine verschärfte Residenzpflicht gelten. Verlassen sie den Bezirk der ihnen zugewiesenen Aufnahmeeinrichtung, wird ihr Verfahren eingestellt und kann nur einmalig wieder aufgenommen werden.

Familiennachzug: Für Flüchtlinge mit sogenanntem subsidiären Schutz wird das Recht, ihre engsten Angehörigen nach Deutschland zu holen, für zwei Jahre ausgesetzt. Die Regelung gilt auch für unbegleitete minderjährige Flüchtlinge in Deutschland, bei ihnen kann es in Härtefällen aber Ausnahmen geben. Die Einschränkung des Familiennachzugs im Asylpaket II war am heftigsten umstritten. Die SPD verhandelte in der Koalition, dass Familienangehörige im Gegenzug bei möglichen Kontingentaufnahmen vorrangig berücksichtigt werden. Die Verhandlungen über solche Kontingente beispielweise mit der Türkei stocken aber, sodass nicht klar ist, wann davon überhaupt Betroffene profitieren können.

Schärfere Regeln bei der Abschiebung Kranker: Künftig können nur noch „lebensbedrohliche und schwerwiegende Erkrankungen, die sich durch eine Abschiebung wesentlich verschlechtern würden“, eine Abschiebung verhindern. Zudem müssen abgelehnte Asylbewerber, denen Abschiebung droht, „unverzüglich“ nach einer Krankschreibung das Attest vorlegen, sonst wird es nicht akzeptiert.

Eigenbeteiligung an Integrationskursen: Flüchtlinge werden an den Kosten für Integrationskurse beteiligt. Ihre Asylbewerberleistungen, die unterhalb des Hartz-IV-Niveaus liegen, werden dafür um zehn Euro pro Monat gekürzt.

Führungszeugnis: Mitarbeiter, die in Flüchtlingseinrichtungen Minderjährige betreuen, beaufsichtigen oder ausbilden, müssen künftig ein erweitertes Führungszeugnis vorlegen. Damit soll ein besserer Schutz von Kindern und Jugendlichen vor sexuellen oder anderen Übergriffen gewährleistet werden.

Schnellere Ausweisung straffälliger Ausländer: Straftaten sollen künftig schon bei einer niedrigeren Schwelle als momentan eine Ausweisung begründen oder die Anerkennung als Flüchtling verhindern. Statt teilweise mehrjähriger Haftstrafen reicht dafür bei schweren Delikten gegen das Leben, die körperliche Unversehrtheit oder Eigentum künftig bereits eine Bewährungsstrafe. Das Bundesamt für Migration und Flüchtlinge, das über Asylanträge entscheidet, soll bereits bei der Einleitung eines Strafverfahrens informiert werden. (epd/mig 26)

 

 

 

 

Demografie in Italien: Historischer Tiefststand bei Geburten

 

Italien, das Land, in das Papst Franziskus nun zurückgekehrt ist, schreibt Familie ja traditionell groß. Doch jüngste Zahlen des italienischen Statistikamtes Istat zeigen: 2015 gab es die niedrigste Geburtenrate seit Bestehen der Republik, im Schnitt bekommt eine italienische Frau 1,35 Kinder.

In nur wenigen Jahrzehnten hat sich die Demografie des Landes stark verändert. Die Italiener verlassen das Land auf der Suche nach Arbeit und besseren Lebensbedingungen, 2015 waren es rund 100.000, ins Land selbst kommen wiederum zehntausende Einwanderer etwa aus Nord- und Zentralafrika. Doch der Zuzug von Einwanderern wiegt nicht die niedrige Geburtenrate auf, betonte die italienische Gesundheitsministerin Beatrice Lorenzin. Sie sprach von einem Horroszenario, wenn das mit der Demografie so weitergehe. Es brauche eine große kulturelle Leistung: Jung Eltern zu werden, müsse vom Staat mehr gefördert werden. Die Politik spreche nur von zivilen Lebenspartnerschaften und Adoptionsrecht, tue aber nichts für die Familie selbst. Dabei ist die Familie der wahre Motor des Landes, findet auch Gigi De Palo, Präsident des Nationalen Familienforums:

„Heute denken 60 Prozent der Jugendlichen darüber nach, zum Arbeiten ins Ausland zu gehen. Das Problem ist, dass wir es nicht schaffen, die Träume unserer Jugendlichen zu verwirklichen. Eigentlich wollen über 90 Prozent der Jugendlichen eine Familie gründen und sogar mehr als zwei Kinder bekommen. Der Wunsch ist da. Aber das Problem ist, dass wir den Jugendlichen nicht die Rahmenbedingungen schaffen, diesen Wunsch zu verwirklichen.“

Auch sei das Land nicht mehr so kinderfreundlich, findet der Experte. Das hängt vor allem mit der Wirtschaftskrise zusammen, die das Land nach wie vor in der Zange hält. 

„Die Kinder werden nicht mehr gesehen und erlebt als etwas Gutes für die Gesellschaft, sondern sind eher ein Luxus geworden. Wenn du reich bist, kannst du Kinder machen. Dabei ist das doch ein so grundmenschlicher Wunsch. Wir müssen auch bedenken, dass die Wirtschaftskrise bei der demografischen Entwicklung Italiens eine entscheidende Rolle spielt. Wer ein Kind in die Welt setzt, hat Hoffnung auf das Leben. Das Vertrauen steht auch über der Wirtschaftskonjunktur und der Krise. Wer kein Grundvertrauen hat, lässt sich auch von einer wirtschaftlichen Situation herunterziehen.“  (rv 21.02.)

 

 

 

 

EU-Bürger wollen faire Verteilung der Flüchtlinge

 

Wenn es um die Flüchtlingskrise geht, sind die europäischen Regierungen gespalten: Die einen wollen Asylsuchende aufnehmen, die anderen lehnen sie strikt ab. Die Bürger Europas sehen dies ganz anders. Sie wollen eine faire Verteilung und verlangen vor allem eine gemeinsame Antwort auf die neue Herausforderung.

 

Gütersloh. Die Bürger der Europäischen Union wollen mit großer Mehrheit eine europäische Antwort auf die Flüchtlingskrise und sind für eine faire Lastenverteilung auf alle Länder. Nationalen Alleingängen erklären sie eine klare Absage. Dieses Meinungsbild zeichnet eine aktuelle Umfrage der Bertelsmann Stiftung, die regelmäßig die Meinungen europäischer Bürger zu aktuellen politischen Debatten analysiert.

 

Für die aktuelle Ausgabe der „eupinions“ - Umfrage wurden die Einstellungen zu Asyl- und Migrationspolitik in allen EU-Mitgliedsstaaten erfragt: Danach sprechen sich 87 Prozent der Befragten in allen 28-EU-Mitgliedstaaten für eine gemeinschaftliche Sicherung der EU-Außengrenzen aus. 79 Prozent wünschen sich eine faire Verteilung der Asylsuchenden auf alle Länder der Union und ebenfalls 79 Prozent wollen die Reisefreiheit innerhalb der EU geschützt sehen. Eine große Mehrheit von 69 Prozent unterstützt auch die Forderung, dass diejenigen Staaten, die es ablehnen, ihren Teil der Verantwortung zu tragen, weniger Geld aus der EU-Kasse erhalten sollen.

 

„Damit formuliert eine deutliche Mehrheit der Europäer in Sachen Flüchtlingspolitik eine klare Botschaft an den EU-Gipfel: Findet eine europäische Lösung, die auf Solidarität basiert, Stabilität bringt und die Reisefreiheit wahrt“, sagt Aart De Geus, Vorstandsvorsitzender der Bertelsmann Stiftung: „Die europäischen Staats- und Regierungschefs sollten sich den klaren Wunsch ihrer Bürger nach einer europäischen Lösung zu Herzen nehmen.“

 

79 Prozent aller Europäer sprechen sich laut der Umfrage für eine gemeinsame europäische Asyl- und Migrationspolitik aus. Die EU soll hier federführend die Verantwortung tragen, erklären 52 Prozent der Befragten. 27 Prozent wünschen sich eine geteilte Verantwortung zwischen der EU und den Mitgliedstaaten. Nur 22 Prozent würden die Migrationspolitik lieber ihrem eigenen Land überlassen.

 

Die Umfrage der Bertelsmann Stiftung zeigt zugleich einen Graben zwischen den alten und den neuen Mitgliedstaaten: So findet immerhin eine Mehrheit der Bürger (54 Prozent) in den neuen Mitgliedstaaten, dass Asylbewerber fair verteilt werden sollen. In den alten Mitgliedstaaten jedoch befürworten 85 Prozent der Befragten eine solche Lastenverteilung. Nur 41 Prozent der Bürger in den neuen Mitgliedstaaten fordern, dass jene Staaten, die bei einer fairen Aufteilung der Asylbewerber nicht mitmachen, dafür finanzielle Nachteile in Kauf nehmen sollten; in den alten Mitgliedstaaten sind dagegen 77 Prozent für einen solchen Ausgleich. Einig sind sich alle bei der gemeinsamen Sicherung der EU-Außengrenzen (91 Prozent Befürworter in den alten, 87 Prozent in den neuen EU-Staaten).

 

Nach Einschätzung der Studie liegen die Zustimmungswerte für eine gemeinsame europäische Asyl- und Migrationspolitik ausgesprochen hoch. Daraus lasse sich aber nicht schließen, dass die Europäer ebenso positiv auf die neu Ankommenden schauen. In dieser Frage sind sie eher gespalten, wie die „eupinions" - Umfrage zeigt: 50 Prozent erklären, dass sie sich manchmal wie Fremde im eigenen Land fühlen. 58 Prozent fürchten negative Folgen für die Sozialsysteme. Und 54 Prozent der EU-Bürger finden, dass die Kriterien für Asylbewerber nicht zu großzügig ausgelegt werden sollten.

 

Der Umfrage zufolge wollen die Menschen nicht, dass die Reisefreiheit im Schengenraum zum Opfer der aktuellen Krise wird: 79 Prozent der Europäer wollen ihre Reisefreiheit weiter genießen können und sehen Schengen als die zweitwichtigste Errungenschaft der Europäischen Union, nur knapp hinter dem Binnenmarkt. Letztlich glaubt eine deutliche Mehrheit der Befragten, dass die Europäer ihre Zusammenarbeit in Zukunft vertiefen müssen. 60 Prozent sind davon überzeugt, dass wir mehr politische und ökonomische Integration brauchen. BS 16

 

 

 

 

Führende CDU-Politiker pochen auf Tageskontingente für Flüchtlinge

 

Horst Seehofer, Julia Klöckner und Guido Wolf: Immer mehr Unionspolitiker stellen sich offen gegen die Flüchtlingspolitik von Angela Merkel. SPD-Chef Sigmar Gabriel wirft ihnen vor, der Kanzlerin in den Rücken zu fallen.

Nach dem EU-Gipfel fordern führende Unionspolitiker von der Bundesregierung verstärkte nationale Maßnahmen zur Verringerung der Flüchtlingszahlen.

Drei Wochen vor den Landtagswahlen in drei Bundesländern hat CSU-Chef Horst Seehofer am Wochenende auf eine Begrenzung der Aufnahme in Deutschland gepocht und forderte eine Kontrolle der EU-Binnengrenzen. Die stellvertretende CDU-Bundesvorsitzende Julia Klöckner und der baden-württembergische Spitzenkandidat Guido Wolf sprachen sich gemeinsam für Tageskontingente bei der Aufnahme aus. Beide kritisierten, dass die EU angesichts der mangelhaften Zusammenarbeit der Partnerstaaten Teil des Problems in der Flüchtlingskrise geworden sei.

Hintergrund der Forderungen ist zum einen der EU-Gipfel, der Entscheidungen auf weitere Treffen im März verschoben hat. Zudem ist in den vergangenen Tagen die Zahl der in Griechenland ankommenden Flüchtlinge wieder deutlich gestiegen. In Libyen sollen außerdem rund 150.000 Migranten auf eine Überfahrt warten, berichtete die „Bild am Sonntag“ unter Berufung auf Geheimdienstkreise. Die „Welt am Sonntag“ berichtete sogar von bis zu 200.000. Kanzlerin Angela Merkel hatte auf dem EU-Gipfel bekräftigt, durch eine enge Zusammenarbeit mit der Türkei die Zahlen drastisch verringern zu wollen. Sie wolle an diesem Weg festhalten.

Seehofer verwies darauf, dass seit Jahresbeginn 110.000 Flüchtlinge in Bayern angekommen sind. „Wenn das so weitergeht in diesem Jahr, wie wir das bisher erlebt haben, werden wir vor Ende des Jahres eine Million erreicht haben – das ist unsere objektive Sorge.“ So lange keine Einigung in der EU zur Überwachung der Außengrenzen und mit der Türkei zu erreichen sei, müssten die Binnengrenzen kontrolliert werden.

In einer gemeinsamen Erklärung griffen die CDU-Spitzenkandidaten für die Landtagswahlen in Rheinland-Pfalz und Baden-Württemberg, Klöckner und Wolf, auch Außenminister Frank-Walter Steinmeier an. „Und wo ist eigentlich SPD-Außenminister Steinmeier in dieser Frage, zum Beispiel wenn es um den Abschluss von Rücknahmeabkommen mit den Herkunftsländern geht?“, heißt es in der Reuters vorliegenden Erklärung.

Beide wiederholen eine Forderung Klöckners nach Transitzentren direkt an der deutschen Grenze. Staaten, die in der Flüchtlingskrise kooperierten, sollten zudem mehr EU-Geld bekommen. Die Länder, die Solidarität verweigerten, „müssen das auch zu spüren bekommen“.

SPD-Chef Sigmar Gabriel kritisierte Klöckner und Wolf gegenüber „Spiegel Online“ scharf. „Es ist weder klug noch anständig, der deutschen Kanzlerin mitten in den europäischen Verhandlungen in den Rücken zu fallen“, sagte Gabriel.

Kretschmann lobt Merkel

Auch der baden-württembergische Ministerpräsident Winfried Kretschmann stellte sich erneut hinter Merkel. „Die Kanzlerin und ich haben eine gemeinsame Grundüberzeugung: Diese Krise kann und darf nur europäisch gelöst werden und nur Schritt für Schritt“, sagte der Grünen-Politiker der Funke-Mediengruppe. Flüchtlingskoordinator Peter Altmaier (CDU) warb für Geduld: „Die Flüchtlingskrise wird nicht zu Ende sein, wenn Plan A funktioniert und sie wäre nicht zu Ende, wenn Plan B käme“, sagte er der „Welt am Sonntag“.

Um die Integration anerkannter Flüchtlinge zu erleichtern, will Bundesinnenminister Thomas de Maizière unterdessen auch diesen vorübergehend den Wohnort vorschreiben. „Eine Wohnortzuweisung für Flüchtlinge halte ich für dringend geboten, um Ballungsräume von den Risiken einer Ghettobildung zu entlasten“, sagte er der „Welt am Sonntag“. Bauministerin Barbara Hendricks (SPD) unterstützte dies ebenso wie der Münchner Oberbürgermeister Dieter Reiter (SPD). Bisher ist für Flüchtlinge nur eine Residenzpflicht für die Dauer ihres Anerkennungsverfahren vorgesehen. EA 22

 

 

 

 

Was ist neu? Neuregelungen zum März 2016

 

Asyl- und Schutzsuchende in Deutschland erhalten jetzt einen einheitlichen Flüchtlingsausweis. Für Gebäudereiniger gibt es höhere Mindestlöhne. Verbraucher erhalten eine bessere Beratung bei Krediten und Dispozinsen. Diese und weitere Neureglungen treten im März in Kraft.

 

Inneres und Justiz. Einheitlicher Flüchtlingsausweis

Asylsuchende erhalten einen einheitlichen Flüchtlingsausweis. Das Datenaustauschverbesserungsgesetz erleichtert die Registrierung und Identifizierung Asyl- und Schutzsuchender. Ziel ist es auch, die Ankömmlinge früher als bisher zu registrieren. Das Gesetz ist in wesentlichen Teilen am 5. Februar 2016 in Kraft getreten.

 

Arbeit und Soziales. Gebäudereinigung: Höhere Mindestlöhne gelten bundesweit

Ab 1. März gelten im gesamten Bundesgebiet für die Beschäftigten in der Gebäudereinigung höhere Mindestlöhne. Für Innen- und Unterhaltsreinigung werden in der Lohngruppe 1 im Westen einschließlich Berlin 9,80 Euro pro Zeitstunde gezahlt, im Osten 8,70 Euro. In der Lohngruppe 6, etwa im Bereich Glas- und Fassadenreinigung, werden die Stunden mit 12,98 Euro (West) und 11,10 Euro (Ost) vergütet.

 

Verbraucherrechte. Mehr Schutz bei Krediten und Dispozinsen

Für Immobilienkredite gelten ab 21. März 2016 neue EU-weite Standards: Banken und Institute müssen bei der Vergabe von Baukrediten künftig besser beraten und die Kreditwürdigkeit ihrer Kunden strenger prüfen. Für Immobilienkredite mit fehlerhafter Widerrufsbelehrung gibt es kein "ewiges

Widerrufsrecht" mehr. Darüber hinaus muss derjenige, der sein Konto dauerhaft oder erheblich überzieht, ein Angebot zur Beratung erhalten.

 

Energie. Bessere Energieeffizienz für Dunstabzugshauben

Seit dem 20. Februar 2016 müssen neu in den Handel kommende Dunstabzugshauben energetisch besser sein als Energieeffizienzklasse F. Die Klasse G fällt weg. Wegen des zu erwartenden technischen Fortschritts werden die Energieeffizienzklassen A+ bis A+++ stufenweise eingeführt. Seit dem 1.

Januar 2016 gibt es für Haushaltsgeräte die Energieeffizienzklasse A+. Entsprechend dazu entfallen – auch  stufenweise - die jeweils letzten Klassen G, F und E für Dunstabzugshauben. Dies ist ein weiterer Beitrag zu mehr Energieeffizienz in Europa. pib 26

 

 

 

 

52. Allgemeine Verunsicherung. Münchener Sicherheitskonferenz: Es wird nicht zusammen gedacht, was zusammen gehört.

 

Die Bilanz der 52. Münchener Sicherheitskonferenz (MSC) macht ebenso wenig Hoffnung wie der vorab veröffentlichte Munich Security Report 2016 mit dem drastischen Titel: „Boundless Crises, Reckless Spoilers, Helpless Guardians“. In der Öffentlichkeit dürften vor allem die Worte von Dmitri A. Medwedew nachhallen, die Welt sei zurück im Kalten Krieg.

Doch nicht nur die Kriege in Syrien und der Ostukraine bereiten Sorgen. Insgesamt scheinen die alten, realpolitischen Muster von Machtdurchsetzung und nationalen Interessensgegensätzen die Konferenz und die internationale Diplomatie zu bestimmen. Befinden wir uns auf einer Reise zurück in die Konfliktmuster des 20. Jahrhunderts? Einerseits scheint überkommen geglaubtes machtpolitisches Säbelrasseln wieder hoffähig zu sein, andererseits ist die Welt heute viel komplexer und unübersichtlicher als noch vor 25 Jahren. Was folgt daraus für eine vorausschauende und nachhaltige Sicherheits- oder gar Friedenspolitik?

Vom amerikanischen Außenminister John Kerry über die deutsche Verteidigungsministerin Ursula von der Leyen bis hin zum bereits erwähnten Medwedew und anderen mehr reichte die Liste der prominenten Rednerinnen und Redner (meist Redner) auf der diesjährigen Konferenz. So unterschiedlich ihre Themen und Standpunkte auch waren, eines hatten die meisten von ihnen gemeinsam: Sie repräsentierten Staaten. Zwar tritt auf der Konferenz zunehmend auch die prominente Zivilgesellschaft auf, aber die Agenda bestimmt die Staatenwelt. Angesichts der weltpolitischen Lage drängt sich jedoch die Frage auf, ob das noch angemessen ist.

Zwar sind es weiterhin mächtige Nationalstaaten, deren Politik und Zusammenarbeit letztlich darüber entscheiden, ob „die Internationale Gemeinschaft“ Frieden und Sicherheit gewährleisten kann. Gleichzeitig waren, sind und bleiben mächtige Nationalstaaten der größte Unsicherheitsfaktor für Menschen weltweit. In ihren Kriegen starben allein im 20. Jahrhundert Dutzende Millionen Menschen und sie verfügen über immer machtvollere Gewaltmittel, inklusive Massenvernichtungswaffen. Sie intervenieren in anderen Staaten und sind nicht selten Hintermänner von Staatszerfall, wenn sie Milizen unterstützen und Waffen in Krisengebiete liefern. Zugleich werfen die zahlreichen fragilen Staaten mit eingeschränktem Gewaltmonopol und ein weltweites Konfliktgeschehen, das auch von nichtstaatlichen Akteuren geprägt ist, die Frage auf, wie die Staatenwelt reagieren kann und soll.

 

Kein Staat ist auch keine Lösung

Wenn die Staatenwelt die Sicherheit so unzureichend gewährleistet, wäre die Welt dann ohne Staaten besser dran? Aus globaler Perspektive befinden sich Staaten heute in einer widersprüchlichen Situation.

Im Zuge der Globalisierung verlor der Nationalstaat seine dominante Position in vielen Bereichen von Wirtschaft und Politik. Globalisierung stärkte andere, nicht-staatliche Kräfte und das florierende neoliberale Dogma setzte auf einen schlanken Staat. Dies ging auch am staatlichen Gewaltmonopol nicht spurlos vorüber. Wo der Staat sich zurückzog, füllten private Militär- und Sicherheitsfirmen die Lücken ebenso wie Rebellen, Milizen, Kriminelle und Terroristen.

Gleichzeitig erlebten wir eine Renaissance des „Staatsdenkens“ – insbesondere auf der Ebene der internationalen Politik. Die meisten westlichen Interventionen wurden und werden mit dem ausdrücklichen Ziel des Staatsaufbaus durchgeführt. Entsprechend ging es oft darum, staatliche Institutionen vor Ort zu schaffen oder dazu zu befähigen, die Grundbedürfnisse der Bürgerinnen und Bürger zu befriedigen, einschließlich der Gewährleistung von Sicherheit. Dafür wurden in vielen Fällen Prozesse der Sicherheitssektorreform angemahnt und unterstützt. Die Ergebnisse dieser „westlichen“ Reformbemühungen im Sicherheitssektor waren sehr gemischt und eher selten langfristig erfolgreich – man denke nur an Afghanistan, Libyen und den Irak.

Angesichts dieser Ambivalenzen wird der Ruf nach alternativen Lösungsansätzen verständlich. Wenn es um Sicherheit geht, sollten neben staatlichen Akteuren und Institutionen auch solche „jenseits des Staates“ einbezogen werden. Hierzu müssten allerdings eine Reihe struktureller Fragen wie auch Dilemmata gegenwärtiger internationaler Politikpraxis kritisch hinterfragt werden.

 

Kurzatmiges Krisenmanagement ohne Kompass

Betrachten wir die Entwicklungen der letzten 20 Jahre, so neigen wir dazu, das Handeln von Staaten als „planvoll“ oder gar „strategisch gelenkt“ wahrzunehmen. Beim genaueren Hinsehen zeigt sich allerdings, dass Sicherheitspolitik und öffentliche Diskussion über Frieden und Sicherheit zumeist durch aktuelle Ereignisse und Zwänge bestimmt sind. Um brennende Krisen zu bewältigen, beschließen Politikerinnen und Politiker kurzfristige und reaktive Maßnahmen, beispielsweise Waffenstillstandsabkommen, Sanktionen gegen kriegführende Parteien, Waffenlieferungen an eine oder mehrere Konfliktparteien, militärische oder sogenannte humanitäre Interventionen. Das spiegelte sich auch in den Diskussionen auf der diesjährigen MSC.

Insgesamt wird viel zu selten zusammen gedacht, was eigentlich zusammengehört, nämlich die Analyse der mittel- bis langfristigen Ursachen von Gewalt und die tagesaktuellen, sicherheits- und friedenspolitischen Entscheidungen. Die 2014 gegründete Reflection Group der Friedrich Ebert Stiftung zum Thema „Monopoly on the Use of Force 2.0?“ widmet sich diesen Fragen. Auch wenn der Dialogprozess noch nicht abgeschlossen ist, zeichnen sich eine Reihe von Kerneinsichten ab, die auch bei politischen Entscheidungen stärker berücksichtigt werden müssten, so unter anderem:

1. Die Gewährleistung von Sicherheit wird durch die Proliferation von Gewalt- und Sicherheitsakteuren immer stärker fragmentiert; dadurch wird das staatliche Gewaltmonopol in Frage gestellt.

2. Angeheizt wird diese Proliferation von Gewaltakteuren durch die zunehmende Verbreitung von (Klein-)Waffen (von legalen über illegale Exporte bis hin zur Eroberung von Waffendepots wie in Libyen und Syrien).

3. Die Bearbeitung von Ursachen und Wirkungen des gegenwärtigen weltweiten Konfliktgeschehens lassen die klassischen Grenzen zwischen Außen- und Innenpolitik und ihren jeweiligen Instrumenten zunehmend verschwimmen.

4. Sicherheit wird eher weniger universell (inklusiv für alle Bürger) als öffentliches Gut bereitgestellt, sondern exklusiv für Eliten und Teile der Bevölkerung gewährt oder jenen vorbehalten, die sich private Sicherheitsdienste leisten können.

5. Exklusive Sicherheitsgewährleistung führt zu autoritären oder ungeordneten Verhältnissen mit Zonen relativer Sicherheit und Zonen weitgehender Unsicherheit.

6. Zivile, rechtsstaatliche und demokratische Kontrolle von staatlichen und nichtstaatlichen Sicherheitsakteuren werden oft zu Recht gefordert, in der Praxis aber regelmäßig hinten angestellt – auch im Westen.

Diese und weitere Einsichten sind in der Mehrzahl weder bahnbrechend noch allzu überraschend. In Ihrer Gesamtheit und ihren Wechselwirkungen betrachtet, zeichnen sie jedoch ein klares, wenngleich komplexes Bild von systemischen Entwicklungsdynamiken und Risiken im 21. Jahrhundert – und müssten folglich die Grundlage einer langfristig angelegten und nachhaltigeren Sicherheitspolitik  bilden. Dieses sollte die MSC viel stärker als bisher in den Mittelpunkt rücken. Gerade aufgrund ihrer mittlerweile herausgehobenen Stellung im internationalen Konferenzmarathon böte sie einen geeigneten Ort für solch eine „Perspektivverschränkung“ mit globaler Signalwirkung.

 

Koordinierte Pluralität als Alternative?

Daher bedarf Sicherheits- und Friedenpolitik im Zeichen der Fragmentierung eines neuen Leitmotivs. Eine Konsolidierung der Sicherheitsakteure und die Wiederherstellung von nationalstaatlichen Gewaltmonopolen scheiden hierfür ebenso aus, wie ein kollektiver Abgesang auf den Staat. Vielmehr müsste es darum gehen, die systemischen Voraussetzungen zu schaffen, um die Pluralität der Sicherheitsarchitekturen weltweit so zu koordinieren, dass sie weniger schädliche Konsequenzen zeitigen als derzeit. Und in der Tat ist das internationale System theoretisch ja als Mehrebenensystem angelegt. Es beschränkt das nationalstaatliche Gewaltmonopol nach Außen und unterwirft es sogar der Aufsicht einer globalen Institution in Form des UN-Sicherheitsrats. Allein, es funktioniert in der Praxis kaum und ist vielfach den Herausforderungen der Gegenwart nicht angepasst. Dies hat die 52. Münchener Sicherheitskonferenz erneut offenbart.

Auch wenn ein solcher neuer beziehungsweise erneuerter globaler Rahmen oder ein neues sicherheitspolitisches Leitmotiv derzeit wenig realisierbar oder konsensfähig scheinen, sollte Politik so gestaltet werden, dass sie systemischen Herausforderungen langfristig Rechnung trägt. Der Gedanke der Prävention steht hierbei im Mittelpunkt, insbesondere angesichts des Scheiterns bisheriger Interventionen in fragilen und von Gewalt betroffenen Staaten. Leider aber lassen die Reden auf der diesjährigen MSC wenig Hoffnung aufkommen.

Diesen Artikel hat Marius Müller-Hennig mitverfasst. Er ist gemeinsam mit Bodo Schulze und Herbert Wulf Mitglied der Reflection Group der Friedrich-Ebert-Stiftung zur Zukunft des staatlichen Gewaltmonopols.

Bodo Schulze, Herbert Wulf  IPG 16

 

 

 

 

 

Jahresbilanz 2015. Mehr als 1.000 Attacken auf Flüchtlingsheime

 

Im Jahr 2015 gab es über 1.000 Übergriffe auf Flüchtlingsunterkünfte. Das teilt die Bundesregierung mit. Derweil fordert Bundesjustizminister Heiko Maas schnellere Aufklärung von fremdenfeindlichen Straftaten.

 

Die deutschen Sicherheitsbehörden haben im vergangenen Jahr 1.027 Attacken auf Flüchtlingsheime verzeichnet. Die meisten Anschläge und Übergriffe, insgesamt 219, habe Nordrhein-Westfalen gemeldet. Es folge Sachsen mit 109 Delikten. Das gehe aus der Antwort der Bundesregierung auf einer Anfrage der Linken im Bundestag hervor.

Ein Blick auf die Zahl der Einwohner in beiden Bundesländern zeigt, dass die Fremdenfeindlichkeit in Sachsen offenbar überproportional groß ist. Im Freistaat leben vier Millionen Menschen, in Nordrhein-Westfalen sind es mehr als 17 Millionen.

Auf Rang drei der Liste der Übergriffe befindet sich Niedersachsen mit 98 Attacken, gefolgt von Bayern (74) und Baden-Württemberg (70).

In den Ruhrgebietsstädten Duisburg, Dortmund und Bochum gab es je sieben Angriffe auf Flüchtlingsheime, in Essen zehn. Auch Köln verzeichnete zehn Attacken, München 13 und Hamburg 14. Bei den Städten im Osten liegt Dresden mit 15 Delikten an der Spitze. Es folgen Gera mit zehn sowie Wismar und Magdeburg mit je neun. In Sachsen-Anhalt würden zudem zwei kleinere Städte auffallen, heißt es: Aus Merseburg an der Saale meldete die Polizei zwölf Angriffe, in Oschersleben waren es neun.

Die mit Abstand am stärksten belastete Kommune bundesweit sei allerdings Berlin. Hier wurden 58 Attacken gegen Flüchtlingsunterkünfte gezählt. Dabei komme es in den östlichen Bezirken deutlich häufiger zu Übergriffen als im Westteil.

Maas: Fremdenfeindliche Übergriffe rascher aufklären

Derweil fordert Bundesjustizminister Heiko Maas (SPD) eine bessere Zusammenarbeit zwischen Bund und Ländern im Kampf gegen rechtsextreme Täter. Derzeit lägen nur unzureichende Informationen darüber vor, wie der Rechtsstaat die Straftaten ahndet, sagte Maas der Süddeutschen Zeitung. „Täter dürfen nicht ungestraft davon kommen“, forderte Maas: „Wir müssen alles tun, damit fremdenfeindliche Übergriffe rascher aufgeklärt und konsequent bestraft werden.“

Der SPD-Politiker verlangt mehr Klarheit darüber, wie Straftaten verfolgt, wie sie von den Staatsanwaltschaften ermittelt und von den Gerichten beschieden werden. Er wollte mit Vertretern der Landesjustizverwaltungen darüber sprechen, wie die Urteile besser erfasst werden können. Mitte März werde er dazu seine Ministerkollegen aus den Ländern treffen. „Wir müssen wissen, welche und wie viele Delikte es gibt, in welchen Fällen die Täter ermittelt und wie sie bestraft werden“, sagte Maas.

Die Behörden haben im vergangenen Jahr nach vorläufigen Zahlen des Bundesinnenministeriums fast 14.000 rechtsextrem motivierte Straftaten registriert, darunter 921 Gewalttaten. Das geht aus einer Antwort des Ministeriums auf eine Anfrage der Linken-Bundestagsabgeordneten Petra Pau hervor. Zum Jahresanfang ist die Statistik der politisch motivierten Gewalt nicht komplett. Anfang 2015 wies sie beispielsweise für das Vorjahr rund 10.500 rechtsextreme Straftaten aus. Bis zur schließlich im Mai vorgestellten Kriminalstatistik der Polizei summierten sich die Delikte durch Nachmeldungen auf mehr als 17.000. Es wird daher damit gerechnet, dass die Zahl der Straftaten durch Rechtsextreme 2015 höher lag als im Vorjahr. (epd/mig 15)

 

 

 

 

 

Aufruf zum EU-Gipfel. Wissenschaftler fordern humane Flüchtlingspolitik

 

Dutzende Migrationswissenschaftler aus EU-Mitgliedsländern fordern vor dem EU-Flüchtlingsgipfel eine deutlich humanere Politik. Sie fordern legale Fluchtwege und nachhaltige Lösungen von Fluchtursachen, die auch eine Folge europäischer Politik sei. MiGAZIN veröffentlicht den Aufruf in voller Länge:

 

Der Flüchtlingsschutz ist eine der gegenwärtig schwierigsten und wichtigsten Herausforderungen der Europäischen Union (EU). Mehr als eine Millionen Flüchtlinge haben im Jahre 2015 Schutz in der EU gesucht; die Mehrheit floh vor Gewalt und Krieg und orientierte sich auf wenige EU-Mitgliedsländer wie Deutschland, Österreich und Schweden. Dies ist noch eine relativ geringe Zahl verglichen mit dem Gesamtumfang von Menschen, die weltweit ihre Heimat wegen Krieg und Verfolgung verlassen müssen. Weil auch im Jahre 2016 die massive Flüchtlingsbewegung in Richtung EU anhält und weil die EU nicht in der Lage ist, alle internationalen Konflikte und Probleme zu lösen, sind folgende Punkte zu betonen:

1. Das Völkerrecht und die Menschenrechte ebenso wie der Aquis Communitaire der EU und hier speziell das Gemeinsame Europäische Asylsystem (GEAS) verpflichten die EU als Ganzes sowie ihre Mitgliedsstaaten dazu, allen Menschen Schutz und eine sichere Unterkunft zu gewähren, die aus ihrem Land flüchten müssen.

2. Diese rechtlichen, moralischen und politischen Verpflichtungen der EU und ihrer Mitgliedsstaaten sind weder verhandelbar noch begrenzbar aufgrund möglicher ökonomischer oder politischer Kosten; sie aufzugeben würde weit mehr als die Rechte hunderttausender Flüchtlinge verletzen.

3. Der Kern der modernen Flüchtlingsrechte und Normen wurde vor dem Hintergrund der schrecklichen Erfahrungen des 2. Weltkrieges und seiner Folgen entwickelt. Damals waren in Europa mehr als vierzig Millionen Flüchtlinge, ehemalige Zwangsarbeiter und Soldaten sowie Vertriebene auf der Suche nach Schutz und Aufnahme. Das historische und gesellschaftliche Projekt der EU als Ganzes wird ernsthaft Schaden nehmen, wenn die fundamentalen Flüchtlingsrechte nicht wiederhergestellt werden.

4. Die Fluchtursachen (bewaffnete Konflikte; destabilisierte Staaten und Rechtsordnungen, direkte Verfolgung wegen politischer, religiöser, ethnischer oder Geschlechterorientierungen) sind nicht völlig losgelöst von der Politik und dem Verhalten der EU und ihrer Mitgliedsstaaten. Wir sind untrennbar Teil der Verursachungsdynamiken von bewaffneten Konflikten und Flucht, wir können nicht unsere Verantwortung leugnen, auch Teil ihrer Lösung zu sein.

Info: Dieser Aufruf erscheint zeitnah in vielen europäischen Ländern und Medien. Das MiGAZIN unterstützt mit dieser Veröffentlichung den Aufruf.

Deshalb rufen die unterzeichnenden Migrationswissenschaftler Politiker und Zivilgesellschaft dazu auf, unsere gemeinsame Verantwortung für Flüchtlingsschutz ernst zu nehmen und fordern:

1. Die im Gemeinsamen Europäischen Asylsystem (GEAS) vorgesehenen Standards und Bestimmungen müssen von allen EU-Mitgliedsstaaten ernstgenommen und in die Praxis umgesetzt werden.

2. Die Errichtung EU-interner Grenzkontrollen ist keine Alternative und sollte unmittelbar durch ein System ersetzt werden, das Menschen legale Zugangswege nach Europa ermöglicht, die Schutz vor Krieg und Verfolgung suchen.

3. Politiker und Medien sollten aufhören die Länder zu kritisieren, die die Hauptlast der Flüchtlingsbewegungen tragen, weil dies vor allem in unfairer Weise von eigener Verantwortung ablenkt.

4. Die Teilung von Ressourcen und Verantwortung zwischen den EU-Mitgliedsstaaten muss unmittelbar hergestellt werden (z.B. durch gemeinsame Finanzierung europäischer Aufnahmezentren, durch faire Verteilung der Flüchtlinge auf die Mitgliedsstaaten, durch gemeinsame Anstrengungen zur Unterstützung des Schutzes der EU-Außengrenzen).

5. Starke und nachhaltige europäische Initiativen müssen unternommen werden, um dabei zu helfen, die Fluchtursachen zu bekämpfen und die gesellschaftliche Entwicklung in den Fluchtherkunftsregionen zu verbessern. MiG 17

 

 

 

 

Studientag „Kultur der Aufnahme und der Solidarität – die Herausforderung durch Flüchtlinge und Migration“

 

Der gestrige Mittwoch unserer Vollversammlung stand im Zeichen eines ganztägigen Studientages, der dem Thema „Kultur der Aufnahme und der Solidarität – die Herausforderung durch Flüchtlinge und Migranten“ gewidmet war. Dabei kamen die Fragen und Probleme zur Sprache, die unserer Gesellschaft und auch der Kirche durch die große Zahl von Flüchtlingen aufgegeben sind. Noch wichtiger war den Bischöfen aber eine profunde Auseinandersetzung mit den Tiefenstrukturen des weltweiten Migrationsgeschehens, um vor diesem Hintergrund die aktuellen Entwicklungen besser verstehen zu können.

Unter dem Titel „Globale Migrationsbewegungen heute: Annäherungen an ein Gesamtbild“ analysierten der Osnabrücker Migrationsforscher Prof. Dr. Jochen Oltmer und der Beigeordnete Hohe Flüchtlingskommissar des UNHCR, Volker Türk, die Migrationsbewegungen der Gegenwart und die Antworten der internationalen Gemeinschaft auf die Not von Flüchtlingen. Dabei wurde deutlich, dass die Zahl der Flüchtlinge weltweit im Vergleich der vergangenen Jahrzehnte nicht radikal gestiegen ist. Mit der Krise im Nahen und Mittleren Osten ist Deutschland jedoch derzeit in den Fokus der Fluchtbewegungen geraten, u. a. wegen der politischen und wirtschaftlichen Stabilität unseres Landes und des Zusammenbruchs des europäischen Flüchtlings- und Asyl-Regimes. Wir haben dankbar zur Kenntnis genommen, dass das Flüchtlingswerk der Vereinten Nationen eine hohe Wertschätzung für die Arbeit der Kirchen im Bereich der Flüchtlingshilfe – in Deutschland und international – hegt.

Die innenpolitische Debatte über Flucht und Migration wurde beim Studientag in einem Gespräch zwischen Hamburgs Erstem Bürgermeister Olaf Scholz, dem bayerischen Innenminister Joachim Herrmann und dem Präsidenten des Deutschen Caritasverbandes Prälat Dr. Peter Neher aufgegriffen. Die Politiker berichteten über die Bemühungen der Bundesländer, die mit dem Zuzug von Flüchtlingen verbundenen Aufgaben zu bewältigen, und diskutierten die neuen Gesetzgebungsinitiativen des Bundes. Von den Bischöfen wurde unterstrichen, dass trotz mancher politischer Kontroversen die Lösung konkreter Probleme im Vordergrund des Regierungshandelns stehen muss. Nur indem die Politik die berechtigten Anliegen der Schutzsuchenden aufgreift und sich zugleich den Sorgen der einheimischen Bevölkerung stellt, wird sie Vertrauen bewahren oder zurückgewinnen können.

Über das karitative Engagement der Kirche berichteten Kardinal Francesco Montenegro, der auch für die Insel Lampedusa zuständige Erzbischof von Agrigent, und, am Beispiel der Erzdiözese Berlin, die dortige Caritasdirektorin Prof. Dr. Ulrike Kostka. Der Einsatz der Kirche, so wurde in beiden Vorträgen herausgestellt, beruht zu wesentlichen Teilen auf dem ehrenamtlichen Dienst der Gläubigen, die sich von der Not der Flüchtlinge anrühren lassen. Hauptamtliche Mitarbeiter haben nicht zuletzt die Aufgabe, diesen Einsatz zu ermutigen und zu qualifizieren.

Pater Manfred Kollig SSCC, Leiter der Hauptabteilung Seelsorge im Generalvikariat der Diözese Münster, analysierte in seinem Beitrag die pastoralen Herausforderungen, die von Flucht und Migration ausgehen. Die Fremden, die in unser Land kommen, dürfen seinen Worten zufolge nicht vorrangig als „Problem“ angesehen werden. Ein fruchtbares Miteinander sei vielmehr dann möglich, wenn Flüchtlinge und Migranten als „Botschaft Gottes“ begriffen würden; die Kirche müsse sich bemühen, diese zu verstehen, um auf der Höhe der Zeit zu agieren.

Die Beratungen im Plenum wurden ergänzt durch fünf Workshops, die sich einzelnen Fragen der kirchlichen Arbeit widmeten. Dabei kamen die pastorale Situation der mit Rom unierten Kirchen in Deutschland (mit dem Staatskirchenrechtler Prof. Dr. Ansgar Hense und Pater Gaby Geagea, Prior der Maroniten-Mission Deutschland), fremdenfeindliche Tendenzen in Gesellschaft und Kirche (mit Prof. Dr. Heinz Bude und Prof. Dr. Andreas Lob-Hüdepohl), die pastorale Begleitung in der Abschiebehaft (mit Pater Ludger Hillebrand und Fr. Felix Polten vom Jesuiten-Flüchtlingsdienst) und die Bekämpfung von Fluchtursachen (mit Prof. Dr. Jochen Oltmer und Misereor-Geschäftsführer Dr. Bröckelmann-Simon) zur Sprache. Ein weiterer Workshop präsentierte bibel- und pastoraltheologische Reflexionen zur Frage „Welchen Glauben schenken uns die Migranten?“ Hier wirkten die Wiener Pastoraltheologin Prof. Dr. Regina Polak und die als Jugendliche aus Syrien geflohene Nahrin Lazar mit.

Einen Einblick in konkrete Projekte der Flüchtlings- und Migrantenhilfe boten zehn Initiativen, die im Tagungsgebäude einen „Markt der guten Ideen“ veranstalteten.

Am Ende ihrer Beratungen fassten die Bischöfe die grundlegende Prägung der kirchlichen Flüchtlingshilfe und des Beitrags der Kirche an der Diskussion im öffentlichen Raum unter drei Stichworten zusammen:

Empathie: Die Kirche und ihre Gläubigen können gegenüber dem Leid der aus ihrer Heimat Geflohenen nicht gleichgültig bleiben. Nicht allein soziale Aktivität ist gefordert, sondern die Bereitschaft, im Leiden der Anderen Christus zu begegnen.

Sachlichkeit: Die Kirche erhebt in der augenblicklichen Debatte ihre Stimme für Sachlichkeit, konkrete Problemlösungen und gesellschaftlichen Konsens. Sie steht gegen mancherorts um sich greifende Hysterie und vagabundierende Stimmungen.

* Praxis: Die kirchliche Flüchtlingsarbeit lebt von der Einsatzbereitschaft, von Kreativität und Fantasie der vielen Beteiligten. In der Praxis der Solidarität kommen das geistliche Fundament und das Selbstverständnis einer dienenden Kirche zum Ausdruck. Dbk 20

 

 

 

„Unbedingter Friedenswille“. Was der Nahe Osten vom Westfälischen Frieden lernen kann: Ein Gespräch mit Historikerin Siegrid Westphal.

 

Nahostexperten bezeichnen die anhaltende Gewalt in Syrien und im Irak bisweilen als „nahöstlichen Dreißigjährigen Krieg“. Sie haben jüngst ein Opus Magnum zum „Westfälischen Frieden“ vorgelegt. Wo sehen Sie Parallelen – und wo nicht?

Man kann bestenfalls auf einer sehr abstrakten Ebene gewisse Parallelen sehen. Wie in den Jahren 1618 bis 1648 ist auch heute die Lage im Nahen Osten sehr komplex. Zahlreiche Akteure mit divergierenden Interessen und unterschiedlichem politischen Status sind in einer Reihe von regionalen, aber miteinander verzahnten Kriegen und Konflikten involviert, und es gibt oftmals keine klaren Frontlinien. Ebenso wie im Dreißigjährigen Krieg spielt im Nahen Osten die Verflechtung von politischen und religiösen Interessen eine Rolle, wobei letztere wohl vor allem für islamische Akteure Bedeutung besitzen. Auswärtige Mächte unterstützen damals wie heute jeweils verschiedene Gruppen, um politische Hegemonie zu behaupten. Wie im Dreißigjährigen Krieg leidet die Zivilbevölkerung am stärksten unter Krieg, Terror, Hunger und Zerstörung, was auch schon im 17. Jahrhundert zu Fluchtbewegungen führte.

Andererseits war in der Welt des 17. Jahrhunderts Frieden das Leitbild und Ziel aller Politik, der Kaiser eine Autorität, die Verfassung des Heiligen Römischen Reiches Deutscher Nation eine Friedensordnung, die wiederhergestellt werden sollte, auch im Sinne einer Stabilisierung Europas. Angesichts der durchaus vorhandenen Parallelen des Kriegsgeschehens entstand jüngst die Idee, für den Nahen und Mittleren Osten einen neuen Westfälischen Frieden  zu initiieren. Auch wenn man aus der Geschichte nicht eins zu eins lernen kann, so ist doch die Erkenntnis, die man aus dem Zustandekommen des Westfälischen Friedens ziehen kann, zentral, dass ein Friede – trotz großer Komplexität und langer Dauer des Krieges – immer möglich sein kann.

Lassen sich aus den Verhandlungen des Westfälischen Friedens vor diesem Hintergrund allgemeine Lehren guter Diplomatie ableiten, die auch in anderen Konflikten berücksichtigt werden sollten?

Wiederum auf sehr abstrakter Ebene: ja. Entscheidend war, dass letztlich alle in die Kriegshandlungen involvierten Akteure an den Friedensverhandlungen beteiligt wurden, was als erstes wichtiges Ergebnis des Friedenskongresses bewertet wird. Die Verhandlungen darüber dauerten allein über ein Jahr. Schnelle Erfolge sind also bei Friedensverhandlungen nicht zu erwarten, vielmehr ist es eine Politik der kleinen Schritte. Deshalb sind Geduld, Ausdauer, Flexibilität und Kompromissbereitschaft gefragt. Vermittler können dabei eine wichtige Rolle spielen, wenn sie keine Eigeninteressen verfolgen.

Letztlich erwies sich aber die mündliche und informelle Kommunikation in der Endphase der Verhandlungen als entscheidend. Wichtiges Ergebnis der historischen Verhandlungsforschung ist zudem die Feststellung, dass auch die individuellen Voraussetzungen und Prägungen der Gesandten bei der Frage nach Erfolg oder Misserfolg von Verhandlungen stärker berücksichtigt werden müssen. Für erfolgreiches Verhandeln sind zahlreiche „Übersetzungsleistungen“ zu erbringen, die auf gemeinsam getragenen Werthaltungen basieren. Vor allem sollten die Vorstellungen darüber, wie ein gerechter und ehrenvoller Frieden aussehen soll, übereinstimmen. Erst dann können nachhaltige Beschlüsse gefasst werden.  

Stichwort „gemeinsame Werthaltungen“: Wie wurde die religiöse Dimension berücksichtigt? Wie ist es gelungen, die Vielschichtigkeit der Konflikte zu bearbeiten? Wie wurden etwa nicht-staatliche Akteure eingebunden?

Zunächst hat man die vier zu klärenden Kriege jeweils separat und in zwei konfessionell unterschiedlichen, aber nah beieinander liegenden Standorten verhandelt, wobei im katholischen Münster eher die europäischen Konflikte und im überwiegend lutherischen Osnabrück die Verhandlungen zwischen dem Kaiser und Schweden und über die Reichsangelegenheiten stattfanden. Mit ausschlaggebend für den Erfolg war die in der Anfangszeit der Verhandlungen heftig umstrittene Einbindung der Reichsstände, die vom Kaiser nicht gewünscht wurde, weil er sich als alleiniger Verhandlungsführer für das Reich verstand. Innere Angelegenheiten des Reiches, die die Verfassung sowie die Religionspolitik betrafen, sollten ursprünglich nicht auf dem Friedenskongress verhandelt werden, wurden aber auf Drängen der reichsständischen Verbündeten von Frankreich und Schweden auf die Agenda gesetzt. „Nicht-staatliche“ Akteure im heutigen Sinne gab es in Münster/Osnabrück 1643-1648 nicht. Die Reichsstände waren Reichsfürsten und Reichsstädte, die das Reich gemeinsam mit dem Kaiser regierten und letztlich auf dem Westfälischen Friedenskongress je nach politischem Rang mit unterschiedlichem diplomatischem Status verhandelten. Für die Reichsstände war dabei die Unterstützung ihrer Forderungen durch Frankreich und Schweden entscheidend.

Bei der Lösung der europäischen Kriege spielte die religiöse Dimension keine zentrale Rolle. Entscheidend war die religiöse Dimension für die Verhältnisse im Reich. Der erneuerte und erweiterte Religionsfrieden für das Reich ist das eigentliche Kernstück des Westfälischen Friedens, wobei sich die katholischen und protestantischen Reichsstände in eigenen Korporationen zusammenfanden und den Religionsfrieden zunächst unter sich verhandelten. Erst als dies zu scheitern drohte, schalteten sich die Gesandten des Kaisers, Schwedens und Frankreichs ein. Dadurch kam es zeitweise zu einer Verschmelzung der politischen mit den konfessionellen Forderungen. Aber erst die weitgehende Trennung der Konfliktbereiche, die Verrechtlichung des Friedens sowie der Verzicht auf die Klärung der religiösen Wahrheitsfrage haben den Religionsfrieden ermöglicht.

Und was hat am Ende den Ausschlag für einen erfolgreichen umfassenden Friedensschluss gegeben?

Interessanterweise waren es nicht die europäischen Mächte, sondern eine Gruppe kompromissbereiter und konfessionsübergreifend agierender Gesandter von Reichsfürsten, die in interkonfessionellen Konferenzen zusammentraf und als treibende Kraft den Frieden ohne den Kaiser mit den europäischen Mächten zu Ende verhandelte. Ihr oberstes Ziel war ein schneller Friedensschluss ohne weitere Vorbehalte, um das Reich zu erhalten und seine Einheit zu wahren. Dabei konnten sie auf ein gemeinsames Friedensmodell zurückgreifen, den Ewigen Landfrieden von 1495, der auch dem Augsburger Religionsfrieden von 1555 zugrundelag.

Es war der unbedingte Friedenswille, der diese Gruppe über alle politischen, konfessionellen und ständischen Grenzen hinweg vereinte. Dafür wurden kompromissunwillige Personen und konfliktbehaftete Themen bewusst ausgeblendet, die den Friedensprozess noch hätten ernsthaft belasten können. Sie wurden zwar zur Kenntnis genommen, aber vertagt. Das vorhandene Konfliktpotential gedachte man dadurch zu entschärfen, dass andere Institutionen (Reichstag, höchste Gerichtsbarkeit des Reichs) nach dem Friedensschluss mit diesen Fragen befasst werden sollten. Die sogenannte Antiprotestklausel, wodurch die Friedensinstrumente Vorrang gegenüber älteren Rechtsprinzipien und Privilegien erhielten, diente dabei der Absicherung ebenso wie die Amnestieklausel und die genau festgelegten Garantie- und Sicherheitsmaßnahmen.

Wie beurteilt die Geschichtswissenschaft heute den Friedensschluss?

Bis in die 1960er Jahre galt der Westfälische Frieden als ein „nationales Unglück“ der Deutschen. Erst im Zuge der europäischen Integration wurden das Heilige Römische Reich deutscher Nation und damit auch der Westfälische Frieden in der Geschichtsforschung wiederentdeckt. Dabei steht vor allem der friedenssichernde Charakter des Westfälischen Friedens für das Reich und Europa im Fokus, aber auch seine Rolle als „Referenzfrieden“ für folgende Friedensschlüsse sowie seine völkerrechtliche Vorreiterrolle. 2001 wurde der Westfälische Friede sogar in die groß angelegte Publikation „Deutsche Erinnerungsorte“ aufgenommen und damit als nationaler Erinnerungsort ausgezeichnet. Der politikwissenschaftliche Ansatz der Herausbildung eines „Westphalian Systems“ gilt mittlerweile als überholt. Die heutige Forschung betont eher, dass das Ziel eines Universalfriedens für ganz Europa verfehlt wurde, aber die rechtliche Einhegung der konfessionellen Konflikte im Reich hier weitere Religionskriege verhinderte. Darin wird mittlerweile der größte Erfolg des Westfälischen Friedens gesehen.

Die Fragen stellte Michael Bröning.  Siegrid Westphal  IPG 22

 

 

 

 

Europäischer Rat in Brüssel. Großbritannien soll EU-Mitglied bleiben

 

Die EU ist sich einig: Alle wünschen sich, dass Großbritannien Mitglied der EU bleibt. Trotzdem wird am heutigen zweiten Gipfeltag des Europäischen Rates in Brüssel hart über die britischen Reformforderungen verhandelt. Die Bundeskanzlerin bleibt kompromissbereit.

 

Nach dem ersten Gipfeltag ist Merkel der Einschätzung, "dass die  Einigung sicherlich vielen nicht ganz leicht fällt", aber dass doch der Wille da sei, Großbritannien in der EU zu halten. Die 28 Staats- und Regierungschefs der Europäischen Union verhandeln bei ihrem Februargipfel in Brüssel

über die beiden Hauptthemen britische Reformforderungen und Migration.

Verständnis für britische Forderungen

Auch in ihrer Regierungserklärung kurz vor dem Europäischen Rat (17.02.2016) hatte die Bundeskanzlerin Verständnis für viele Reformforderungen Großbritanniens gezeigt. Sie setze sich für Ergebnisse ein, "von denen am Ende nicht nur das Vereinigte Königreich selbst profitiert, sondern auch Deutschland und ganz Europa". Die Anliegen Großbritanniens seien in vielen Punkten "berechtigt und nachvollziehbar", und es handele sich "keineswegs nur um britische Einzelinteressen".

Nicht zur Disposition: Freizügigkeit und Nichtdiskriminierung

Unter anderem will die britische Regierung EU-Reformen durchsetzen, um Großbritanniens Sozialsystem gegen Missbrauch zu schützen. Sozialleistungen für Zuwanderer aus der EU sollen gekürzt werden können.

Hier zeigte sich die Kanzlerin optimistisch, dass eine Einigung gelingen kann. Für sie sei "selbstverständlich, dass jeder Mitgliedstaat in der Lage sein muss, sein Sozialsystem auch gegen Missbrauch zu schützen", so Merkel in ihrer Regierungserklärung. Allerdings finde dies seine Grenze in grundlegenden europäischen Errungenschaften, nämlich der Freizügigkeit und der

Nichtdiskriminierung. "Diese beiden Prinzipien stehen nicht zur Disposition."

Zu den britischen Reformforderungen gehören Garantien für Großbritanniens Verbleib im EU-Binnenmarkt und die weitere Verbesserung der Wettbewerbsfähigkeit der EU. Nationale Parlamente sollen gestärkt und Großbritannien soll Ausnahmeregelungen beim Prinzip der "immer engeren Union" erhalten. Sozialleistungen für Zuwanderer aus der EU sollen gekürzt werden können.

Zu Kompromissen bereit

Bei der Frage einer "immer engeren Union" gingen die Auffassungen über die Vorstellung zur europäischen Integration weit auseinander, so die Bundeskanzlerin. Auch wenn es schwerfalle, sei man zu einem Kompromiss bereit. Die britische Regierung hatte gefordert, dass das Prinzip des immer

engeren Zusammenschlusses der Europäischen Union nicht auf Großbritannien Anwendung findet.

Die britische Regierung hat ein Referendum zum Verbleib des Landes in der Europäischen Union angekündigt. Im Vorfeld des Referendums hat sie Reformforderungen gestellt, mit denen sich der Europäische Rat am 18. und 19. Februar befasst. Die Verhandlungen führt der Präsident des Europäischen Rates, Donald Tusk. In einem Schreiben vom 2. Februar hatte Tusk Kompromissvorschläge an die EU-Mitgliedstaaten versandt, die Grundlage der Verhandlungen beim Europäischen Rat sein sollen. Pib 19

 

 

 

 

Umfrage. Mehrheit für faire Verteilung der Flüchtlinge

 

Immer mehr EU-Länder wollen sich angesichts der Flüchtlingskrise abschotten. Die Mehrheit der Bürger ist laut einer Umfrage aber für eine faire gemeinsame Lösung. Allerdings gibt es in östlichen EU-Ländern auch Skepsis.

 

Die Mehrheit der EU-Bürger will einer Umfrage zufolge eine faire Verteilung von Flüchtlingen innerhalb der Europäischen Union. Die Bürger wollten mit großer Mehrheit eine europäische Antwort auf die Flüchtlingskrise und seien für eine faire Lastenverteilung auf alle Länder, erklärte die Bertelsmann Stiftung am Dienstag in Gütersloh bei der Vorstellung der europaweiten Umfrage. Danach sprechen sich 87 Prozent der Bevölkerung in allen 28 EU-Mitgliedsstaaten für eine gemeinschaftliche Sicherung der EU-Außengrenzen aus. Vier von fünf Bürgern (79 Prozent) wünschen sich eine faire Verteilung der Asylsuchenden auf alle Länder der Union.

Bei der repräsentativen Umfrage wurden im Dezember in allen 28 EU-Ländern insgesamt 11.410 Bürger befragt. In der Studie unter Titel „eupinions“ ermittelt die Stiftung den europäischen Bürgerwillen in Bezug auf die Fortentwicklung der Europäischen Union und einzelne Politikfelder.

Fast 80 Prozent wollen den Ergebnissen zufolge die Reisefreiheit innerhalb der EU geschützt sehen. Eine Mehrheit von 69 Prozent unterstützt zudem die Forderung, dass diejenigen Staaten weniger Geld aus der EU-Kasse erhalten, die eine gemeinsame Flüchtlingsverteilung ablehnen.

Laut Umfrage gibt es in der Einschätzung einen deutlichen Unterschied zwischen den alten und den ab 2004 beigetretenen östlichen EU-Staaten. In den neuen Mitgliedsländern sind lediglich 54 Prozent der Bürger dafür, dass Asylbewerber fair verteilt werden. In den alten Mitgliedsstaaten wird eine solche Lastenverteilung von 85 Prozent der Befragten befürwortet.

Die Zustimmung für eine gemeinsame europäische Asyl- und Migrationspolitik sei hoch, erklärte die Bertelsmann Stiftung. Zugleich seien die Europäer bei der Beurteilung der Neuankommenden gespalten. Jeder zweite Befragte erklärte, er fühle sich manchmal wie ein Fremder im eigenen Land. 58 Prozent befürchten negative Folgen für die Sozialsysteme. 54 Prozent wollen, dass die Kriterien für Asylbewerber nicht zu großzügig ausgelegt werden.

Für eine gemeinsame europäische Asyl- und Migrationspolitik sprechen sich 79 Prozent aller Europäer aus. Jeder zweite Befragte wünscht sich dabei eine Federführung der EU, 27 Prozent sind für eine gemeinsame Verantwortung der EU und der Mitgliedstaaten. Lediglich 22 Prozent würden die Migrationspolitik lieber ihrem eigenen Land überlassen.

Eine deutliche Mehrheit der Europäer habe damit in Sachen Flüchtlingspolitik eine klare Botschaft an den EU-Gipfel: „Findet eine europäische Lösung, die auf Solidarität basiert, Stabilität bringt und die Reisefreiheit wahrt“, erklärte der Vorstandsvorsitzende der Bertelsmann Stiftung, Aart De Geus. Die europäischen Staats- und Regierungschefs sollten sich den klaren Wunsch ihrer Bürger nach einer europäischen Lösung zu Herzen nehmen. (epd/mig 17)

 

 

 

 

Deutsche gegen den „Brexit“

 

63 Prozent der Deutschen sind gegen einen Austritt Großbritanniens aus der Europäischen Union. Das ist das Ergebnis einer Umfrage der Friedrich-Ebert-Stiftung, die heute veröffentlicht wurde. Dagegen sprachen sich 20 Prozent der Befragten für einen EU-Austritt des Vereinigten Königreichs aus. 17 Prozent haben zu dieser Frage keine Angabe gemacht.

Die durch das Befragungsinstitut YouGov durchgeführte repräsentative Umfrage beruht auf  einer Online-Befragung von 1 030 Personen, die zeitgleich zu den noch andauernden Verhandlungen des Europäischen Rats in Brüssel durchgeführt wurde.

„Das Ergebnis ist sicher nur eine Momentaufnahme, doch es zeigt, dass die deutsche Öffentlichkeit ein starkes Interesse daran hat, Großbritannien in der Europäischen Union zu halten“, erklärte Michael Bröning, Leiter der Internationalen Politikanalyse der Friedrich-Ebert-Stiftung in Berlin. „Das kann durchaus auch als Mandat für eine Fortsetzung konstruktiver Verhandlungen mit der britischen Regierung verstanden werden“.

Nach dem ersten Tag des EU-Gipfels gehen die Gespräche heute in die zweite Runde. Im Vorfeld hatte der britische Premierminister David Cameron damit gedroht, beim Ausbleiben „echter Fortschritte“ notfalls ohne Vereinbarung nach London zurückzukehren. „Das wäre ein herber Rückschlag für das europäische Projekt“, erklärte hierzu Alexander Schellinger, Europareferent der Friedrich-Ebert-Stiftung in Berlin. „Ein Austritt Großbritanniens wäre Wasser auf die Mühlen der Europaskeptiker. Die Folgen wären unkalkulierbar“.

Die Ergebnisse der Umfrage finden Sie hier. Alle Daten, soweit nicht anders angegeben, sind von der YouGov Deutschland AG bereitgestellt. An der Befragung zwischen dem 18.2. und dem 19.2.2016 nahmen 1.030 Personen teil. Die Ergebnisse wurden gewichtet und sind repräsentativ für die deutsche Bevölkerung (Alter 18+). Fes 19

 

 

 

 

Europäischer Rat zu Migration. EU-Türkei-Aktionsplan hat Priorität

 

Die Kanzlerin zeigt sich "sehr zufrieden" mit der Diskussion über eine gemeinsame Lösung der Flüchtlingskrise. Alle Staats- und Regierungschefs hätten den EU-Türkei-Aktionsplan zur Priorität erklärt. Anfang März soll es hierzu einen außerplanmäßigen Europäischen Rat gemeinsam mit der

Türkei geben.

 

"Ich bin sehr zufrieden mit der Diskussion", sagte die Bundeskanzlerin nach dem ersten Brüsseler Gipfeltag zur Diskussion über eine Lösung der Flüchtlingskrise. Die Diskussion zwischen den Staats- und Regierungschefs habe "sehr deutlich gemacht, was uns eint".

Klare Entscheidung für den EU-Türkei-Aktionsplan

Trotz unterschiedlichen Meinungen hätten sich alle 28 Mitgliedstaaten dafür ausgesprochen, dass der EU-Türkei-Aktionsplan prioritär sei, sagte die Bundeskanzlerin. Gemeinsam wolle man Europas Außengrenzen schützen, die Zahl der Flüchtlinge reduzieren und illegale Migration bekämpfen – dies

sei klar herausgestellt worden.

Deshalb werde man dem EU-Türkei-Aktionsplan nun besondere Aufmerksamkeit widmen: Anfang März wird es einen weiteren Sondergipfel gemeinsam mit der Türkei geben. Man wolle dann eine Bewertung vornehmen: "Wo stehen wir und welche Maßnahmen müssen gegebenenfalls dann auch ergriffen werden?"

Man müsse jetzt "relativ schnell Ergebnisse sehen", so Merkel.

Die Kanzlerin hob den Nato-Einsatz zur Überwachung der Ägäis hervor, der spätestens am 24. Februar beginnen soll und auch von allen Gipfelteilnehmern unterstützt wurde. So könne man Anfang März bereits erste Eindrücke haben, wie der Schutz der Außengrenze mit Unterstützung der Nato funktioniert.

Zwischenbilanz: "Wir sind vorangekommen"

Positiv bewertete die Kanzlerin die bisherigen Fortschritte - insbesondere seitdem die EU-Türkei-Agenda im November vergangenen Jahres beschlossen wurde: "Wir sind vorangekommen bei der Bekämpfung der Fluchtursachen." Sie nannte unter anderem die erfolgreiche Londoner Geberkonferenz vom 4. Februar, bei dem umfangreiche Finanzzusagen gemacht wurden. Damit sei das

Welternährungsprogramm für Syrien und seine Nachbarländer für dieses Jahr gut ausgestattet.

Beim EU-Afrika-Gipfel von Malta habe man sich dafür eingesetzt, die Bedingungen für den Nachbarkontinent zu verbessern. Merkel nannte auch die Summe von drei Milliarden Euro, die die EU für konkrete Flüchtlingsprojekte in der Türkei bereitgestellt habe. Zudem habe Deutschland dem Irak einen Finanzkredit gegeben. Von diesen Mitteln könnten Menschen profitieren, die in ihre vom IS befreiten Heimatstädte zurückkehren wollen.

Die Kanzlerin wies auch darauf hin, dass die Zahl der Frontex-Mitarbeiter erheblich aufgestockt worden sei. Der Ausbau der Hotspots sei vorangekommen: Hier habe sich insbesondere in Griechenland vieles verbessert.

Der Europäische Rat findet am 18. und 19. Februar in Brüssel statt. Ursprünglich sollte vor Beginn des EU-Gipfels ein Treffen stattfinden zwischen der Türkei und den elf EU-Mitgliedstaaten, die sich besonders für die Umsetzung der EU-Türkei-Migrationsagenda einsetzen. Wegen der Terroranschläge in der Türkei hat der türkische Ministerpräsident Ahmet Davutoglu seine Teilnahme abgesagt. Pib 19

 

 

 

 

„Durchsetzungsinitiative“ gefährdet die Rechtsstaatlichkeit der Schweiz

 

Noch bis zum kommenden Sonntag, den 28. Februar 2016, können die 5,2 Millionen wahlberechtigten Schweizerinnen und Schweizer in einer Volksabstimmung über die sogenannte „Durchsetzungsinitiative“ der Schweizerischen Volkspartei (SVP) befinden. Sie verlangt, dass ausländische Personen automatisch aus der Schweiz ausgewiesen werden, wenn sie bestimmte Straftaten begangen haben.

 

Wie es Democracy International mit einem Hintergrunddossier (s. online hier und s. Anhang) aufzeigt, stehen Demokratie und Rechtsstaatlichkeit in einem unauflöslichen Wechselverhältnis zueinander, wobei ein funktionierender Rechtsstaat von den Voraussetzungen der Anerkennung der Menschenrechte, demokratischen Bürgerrechte und dem Grundprinzip der Gewaltenteilung getragen wird.

 

Ein Ja zur Durchsetzungsinitiative in der Schweiz würde dieses Gleichgewicht von Demokratie und Rechtsstaatlichkeit ins Wanken bringen. Denn die Durchsetzungsinitiative beabsichtigt, die detaillierten Bestimmungen zur Abschiebung von Ausländern unmittelbar in der Verfassung zu verankern und Richtern die Möglichkeit der Einzelfallprüfung auf Verhältnismäßigkeit zu nehmen. Damit würden konkret der Schutz von Minderheiten (hier in der Schweiz lebende Ausländerinnen und Ausländer) sowie die Macht der Richter und des Parlaments eingeschränkt.

 

„Mit der Durchsetzungsinitiative stößt das politische System der Schweiz mit seinen starken direktdemokratischen Elementen an rechtsstaatliche Grenzen“, so Bruno Kaufmann, Vorstandsmitglied der Nichtregierungsorganisation Democracy International und Schweizer Bürger. „Auch in einer modernen repräsentativen Demokratie mit starken direktdemokratischen Volksrechten braucht es ein Parlament, das Verfassungsgrundsätze in Gesetzesform umsetzt, und ebenso brauchen wir eine Judikative, die bei der Umsetzung der Gesetze in die Rechtspraxis eine wichtige Rolle einnehmen. Die Durchsetzungsinitiative stellt diese Machtteilung in Frage und möchte Volksentscheide mit absolutistischen Befugnissen ausstatten“, so Kaufmann.  

 

Hintergrund. Die Schweizer Volkspartei (SVP) hatte die Volksabstimmung „Zur Durchsetzung der Aussschaffung krimineller Ausländer“ (Durchsetzungsinitiative) 2012 lanciert, nachdem das Schweizer Stimmvolk bereits am 28. November 2010 mit 52,9% einer Initiative zur „Ausschaffung krimineller Ausländer“ (Ausschaffungsinitiative) zugestimmt hatte. Diese Initiative verpflichtete das Schweizer Parlament, die neuen Verfassungsbestimmungen innerhalb von fünf Jahren umzusetzen, also die bestehenden Gesetze anzupassen. Darauf wollte die am rechten Rande politisierende SVP jedoch nicht warten und startete noch während den parlamentarischen Beratungen zur Umsetzung der „Ausschaffungsinitiative“ die „Durchsetzungsinitiative“. Diese möchte die Bestimmungen zur Ausschaffung unmittelbar in die Verfassung schreiben. In der Schweiz leben zwei Millionen Ausländerinnen und Ausländer, die von der Durchsetzungsinitiative potenziell betroffen wären, darunter auch zahlreiche in der Schweiz geborene und aufgewachsene Einwohnerinnen und Einwohner.

 

Weitere Volksabstimmungen. Für das Schweizer Stimmvolk stehen bis zum 28. Februar drei weitere Vorlagen an: Die von den Christdemokraten lancierte Volksinitiative „Für Ehe und Familie – gegen Heiratsstrafe“ fordert, dass die Ehe nicht gegenüber anderen Lebensformen benachteiligt wird und schreibt fest, dass der Ehe-Begriff in der Verfassung auf heterosexuelle Partnerschaften eingegrenzt werden soll. Die linke Initiative „Keine Spekulation mit Nahrungsmitteln!“ verlangt ein Verbot von spekulativen Finanzgeschäften in der Schweiz, die sich auf Agrarrohstoffe und Nahrungsmittel beziehen. Zuletzt steht mit der vom Parlament beschlossenen „Sanierung Gotthard-Straßentunnel“ eine Frage zur Disposition, welche die Schweiz seit Jahrzehnten umtreibt: ob nämlich mit dem Bau einer zweiten Straßen-Röhre durch den Gotthard der seit 1994 in der Bundesverfassung verankerte Alpenschutz noch Gültigkeit besitzen soll.  Gegen den Parlamentsbeschluss hatte die Nichtregierungsorganisation „Alpeninitiative“ und Umweltverbände das Referendum ergriffen und dafür über 50'000 Unterschriften gesammelt.

 

Hintergrunddossier. Was bedeutet der Begriff „Rechtsstaat“, und in welchem Verhältnis stehen Demokratie und Rechtsstaat zueinander? Wann lässt sich sagen, dass ein konkreter Rechtsstaat in Gefahr sei? Democracy International hat diese Fragen mit dem Hintergrunddossier "Der Rechtsstaat - Wann ist er in Gefahr?" beleuchtet. Zudem beinhaltet es Fragen zur empirischen Untersuchung eines konkreten Rechtsstaats. Es ist online hier abrufbar und dieser Pressemitteilung angehängt. DI 11

 

 

 

 

"Widerlich und abscheulich". Empörung über Schadenfreude nach Asylheim-Brand

 

Ein Mob hetzt gegen ankommende Flüchtlinge, Anwohner bejubeln den Brand eines Asylheims: Politiker sind entsetzt über neue Vorfälle in Sachsen, nennen sie „abscheulich und widerlich“. Das Feuer in Bautzen wurde vermutlich absichtlich gelegt. VON Corinna Buschow

 

„Da läuft etwas sehr verkehrt in Sachsen“: Nach neuer Hetze gegen Flüchtlinge in Sachsen brachte die Flüchtlingsbeauftragte der Bundesregierung, Aydan Özo?uz (SPD), am Sonntag auf den Punkt, was viele Politiker in Bund und Ländern empfanden. Die versuchte Blockade einer Flüchtlingsunterkunft in Clausnitz und die unverhohlene Schadenfreude von Schaulustigen über den vermutlich absichtlich gelegten Brand eines Asylheims in Bautzen lösten Empörung und Fassungslosigkeit aus.

Wer unverhohlen Beifall klatsche, wenn Häuser brennen, handele „abscheulich und widerlich“, twitterte Bundesjustizminister Heiko Maas (SPD). Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) sieht in Sachsen „Schwellen des Anstands und Rechts überschritten“. Auch Ministerpräsident Stanislaw Tillich (CDU) bezeichnete die Vorfälle in Clausnitz und Bautzen als „widerlich und abscheulich“: „Das sind keine Menschen, die sowas tun. Das sind Verbrecher“, sagte er.

Mob verhindert Arbeit der Feuerwehr

Sein Bundesland geriet am Wochenende nicht zum ersten Mal in den Mittelpunkt der Debatte um fremdenfeindliche Straftaten. Wiederholt hatten in Sachsen Flüchtlingsunterkünfte gebrannt. Neu ist diesmal der offene Jubel darüber. Wie die Polizei mitteilte, kommentierten Anwohner während der Löscharbeiten in der Nacht zum Sonntag „das Brandgeschehen mit abfälligen Bemerkungen und unverhohlener Freude“. Drei Personen versuchten, die Arbeit der Feuerwehr zu behindern. Nach ersten Erkenntnissen geht die Polizei von Brandstiftung aus. Wie sie am Nachmittag mitteilte, wurden Brandbeschleuniger in dem Gebäude entdeckt.

Dieses Verhalten nur wenige Tage nach den Schlagzeilen über einen Mob, der im mittelsächsischen Clausnitz den Einzug von Flüchtlingen in eine Unterkunft zu verhindern versuchte, ließen CDU-Vize-Chef Armin Laschet nach eigenen Angaben „erschaudern“. „In Bautzen und Clausnitz ist die Integration mancher Deutscher in unsere Leitkultur, die für Humanität, Respekt und Anstand steht, gescheitert“, sagte Laschet der Welt.

Rassismus und Fremdenfeindlichkeit seien „hausgemacht“

Bei allem Entsetzen fühlen sich in Sachsen aber auch die bestätigt, die seit langem kritisieren, Rassismus und Fremdenfeindlichkeit seien „hausgemacht“, wie es SPD-Vertreter am Wochenende erneut formulierten. Bestätigt sehen sie sich unter anderem durch das Verhalten der Chemnitzer Polizei, die wegen des Einsatzes in Clausnitz am Wochenende selbst in die Kritik geriet. (epd/mig 22)

 

 

 

 

Hamburg wird Gastgeber des G20-Gipfels 2017

 

Hamburg wird vom 6. bis 9 Juli 2017 den G20-Gipfel ausrichten. Dies verkündeten die deutsche Bundeskanzlerin Angela Merkel und der Hamburger Erste Bürgermeister Olaf Scholz während des traditionellen Matthiae-Mahls am Freitagabend im Hamburger Rathaus. “Ich glaube, das trifft sich gut mit der Weltoffenheit Hamburgs,” sagte die Kanzlerin.

Der G 20 Gipfel, bei dem sich die Staats- und Regierungschefs der wichtigsten Industrie- und Schwellenländer treffen, wird vom 6. bis 9. Juli in der Hansestadt stattfinden. Angela Merkel und der der britische Premier David Cameron waren Ehrengäste beim traditionellen Matthiae-Mahl. Bereits in diesem Jahr wird die Hansestadt Gastgeber einer hochrangigen politischen Konferenz sein. Schon Ende 2016 soll der Ministerrat der Organisation für Sicherheit und Zusammenarbeit in Europa (OSZE) unter deutschem Vorsitz in Hamburg stattfinden.

Lob für Europa-Engagement

Bürgermeister Olaf Scholz gab mit seiner Einladung Camerons eine Woche vor dem Brüsseler EU-Gipfel zum Verbleib Großbritanniens in der Europäischen Union ein klares Signal für einen Verbleib des Landes in der EU ab. Scholz begrüßte die Ehrengäste traditionell auf dem Spiegel des Rathauses. Vor dem Festessen trugen sich die Bundeskanzlerin und der britische Premier in das Goldene Buch der Hansestadt ein. In seiner Begrüßungsrede lobte der Bürgermeister die Rolle Großbritanniens in Europa. “Ihr Land hat viel erreicht in und für Europa“, sagte er an David Cameron gerichtet. Es habe viel dazu beigetragen, dass sich die Europäische Union weiterentwickele.

Als Beispiel nannte Scholz die deutsche Wiedervereinigung und die Erweiterung der EU nach Osten. Besonders in der Außen- und Sicherheitspolitik sei Großbritannien nicht zu ersetzen. Die Fähigkeit der EU, im kleinen Kreis der „globalen Giganten auf eigenen Füßen zu stehen“, sei abhängig von einer effektiven Außenpolitik: “Das ist nur zu schaffen, wenn die beiden europäischen Staaten, Großbritannien und Frankreich, deren Erfahrung mit weltumspannender Politik sich in ihren ständigen Sitzen im Weltsicherheitsrat niederschlägt, dabei sind“, sagte Scholz.

Das Hamburger Matthiae-Mahl

Der Name des historischen Ehrenmahls bezieht sich auf das Datum, an dem es traditionell stattfindet. Der Matthias-Tag am 24. Februar galt im Mittelalter als Frühlingsbeginn und Auftakt des Geschäftsjahres. Es entwickelte sich zu einem Brauch, “Vertreter der Hamburg freundlich gesonnenen Mächte” am Matthias-Tag zu einem Festmahl einzuladen. Seit 1356 feiern die Hamburger mit ihren Gästen dieses Mahl. Es ist damit das weltweit älteste heute noch begangene Festmahl.

Hamburg – Deutschlands Tor zur Welt

Die Welt ist in Hamburg zu Hause. Handel und Seefahrt sorgen in Hamburg  seit Jahrhunderten für ein weltoffenes Klima. Mehr als 35.000 Handelsunternehmen machen die Stadt zum führenden Außenhandelsplatz Deutschlands. Über 500 chinesische Unternehmen sind hier ansässig, Hamburg ist damit der wichtigste China-Standort in Europa. Und mit knapp 100 Konsulaten gilt Hamburg nach New York als zweitgrößter Konsularplatz der Welt. Dip 20

 

 

 

 

 

Flüchtlingspolitik. Minister verlangen mehr Geld

 

Bauministerin Hendricks und Arbeitsministerin Nahles fordern Milliarden zur Bewältigung der Flüchtlingssituation. Die Linkspartei ist überzeugt, dass noch mehr Geld gebaucht wird. Das Finanzministerium schweigt.

 

Mit dem Beginn der Haushaltsaufstellung für 2017 mehren sich die Rufe nach mehr Geld für Flüchtlinge. Bundesbauministerin Barbara Hendricks (SPD) bekräftigt ihre Forderung, die Mittel für den sozialen Wohnungsbau bis einschließlich 2019 auf zwei Milliarden Euro pro Jahr zu verdoppeln. Hendricks hatte ihre Pläne für eine Beschleunigung des Wohnungsbaus bereits im Januar dem Bundeskabinett vorgestellt. 300 Millionen Euro pro Jahr will die Ministerin außerdem in die soziale Stadtentwicklung stecken. „In den Städten und Gemeinden entscheidet sich, ob die Integration gelingt“, sagte sie.

Hendricks Angaben zufolge werden jährlich 350.000 Wohnungen zusätzlich gebraucht. Sie wolle verhindern, dass es auf dem Wohnungsmarkt zu einer Konkurrenz zwischen Einheimischen und Flüchtlingen komme, sagte sie. Mit diesem Argument hat auch Bundesarbeitsministerin Andrea Nahles (SPD) eine halbe Milliarde Euro mehr pro Jahr für die Integration von Flüchtlingen gefordert. Sie will 100.000 Arbeitsgelegenheiten wie etwa Ein-Euro-Jobs finanzieren. Aus dem laufenden Haushalt sei das nicht zu leisten, hatte Nahles gesagt.

Finanzminister schweigt

Eine Sprecherin von Bundesfinanzminister Wolfgang Schäuble (CDU) wollte zu den Forderungen der beiden SPD-Ministerinnen am Freitag keine Stellung nehmen. Die Gespräche über die Haushaltsaufstellung 2017 hätten gerade erst begonnen, sagte sie.

Für die Jahre 2016 bis 2019 hat die Bundesregierung ihre Zuwendungen für sozialen Wohnungsbau an die Länder bereits auf eine Milliarde Euro im Jahr verdoppelt. Anfang Februar billigte das Kabinett außerdem eine steuerliche Förderung privater Wohnungsinvestoren, die nach Angaben des Bauministeriums bis Ende 2024 zu rund 324.000 zusätzlichen Wohnungen führen soll. Diese Abschreibungsmöglichkeiten für Bauherren sind aber nicht auf bezahlbaren Wohnraum beschränkt.

Linkspartei: Eine Milliarde reicht nicht

Die Linkspartei kritisierte, mit einer zusätzlichen Milliarde lasse der Verlust von Sozialwohnungen nicht stoppen. Jedes Jahr fielen bundesweit 80.000 bis 100.000 Wohnungen aus der Preis- und Belegungsbindung heraus, erklärte die stellvertretende Parteivorsitzende Caren Lay. Es gebe nur noch 1,5 Millionen solcher Wohnungen, der Bedarf werde aber auf mindestens vier Millionen geschätzt.

Nach Angaben des Bundesbauministeriums hat der Bund bis 2015 mit jeweils rund einer halben Milliarde Euro den Bau von rund 15.000 Sozialwohnungen gefördert. Sofern die Länder ihre Fördersummen ebenfalls erhöhen, könnte der Bund theoretisch also mit zwei Milliarden Euro bis zu 60.000 Sozialwohnungen pro Jahr fördern. Der Bestand von Sozialwohnungen ist drastisch zurückgegangen und allein seit Beginn der 2000er Jahre von rund 2,5 Millionen Wohnungen auf knapp 1,5 Millionen im Jahr 2013 gesunken. Die Angaben, über die es keine Bundesstatistik gibt, beruhen auf Schätzungen der Bundesländer. (epd/mig 15)

 

 

 

 

 

Differenzierung oder Barbarei. Der Anfang einer unberechenbaren Entwicklung

 

Im Jahr 2014 wurden täglich 16.500 Straftaten begangen. Journalisten brauchen sich also nur aussuchen, welche Geschichte sie veröffentlichen wollen. Wie es der Zufall will, wählen sie immer häufiger Horrorgeschichten über Flüchtlinge? Von Houssam Hamade

 

Wir stehen derzeit wohl am Anfang einer unberechenbaren Entwicklung. In den deutschen Zeitungen lässt sich derzeit eine gefährlich Polarisierung beobachten: Selbst rechts-konservative Zeitungen mit Qualitätsanspruch wie die Cicero oder die Welt vertreten ihre flüchtlings- und islamkritischen Positionen immer vehementer. Insbesondere nach den Ereignissen von Köln scheint vor allem die Welt jedes Augenmaß verloren zu haben. Ganze Artikelserien werden veröffentlicht, die den Zuzug von Flüchtlingen und Muslimen problematisieren. In Boulevardmanier wird von erschreckenden Ereignissen berichtet. „Mädchen stundenlang von vier Tätern vergewaltigt“ (selbstverständlich muslimische Täter), „Flüchtling tritt Frau ins Gesicht“, „Muslimische Security verprügelt Christen“ oder auch „Muslime werfen Christen von Flüchtlingsboot“ im Focus.

Ausgebildete Journalisten müssten wissen, dass sich schlimme Geschichten in großen Populationen ständig und jederzeit finden lassen. Im Jahr 2014 wurden täglich 16.500 Straftaten begangen. Man braucht sich also nur noch aussuchen, welche Geschichte veröffentlicht werden soll. Warum wählt man aber immer häufiger Horrorgeschichten über Flüchtlinge? Wohl um etwas zu betonen, von dem man glaubt, dass es derzeit nicht genügend betont wird.

Linke Zeitungen halten diametral dagegen, veröffentlichen Geschichten von freundlichen und hilfreichen Flüchtlingen und Muslimen, und pochen auf Statistiken, die belegen sollen, dass Flüchtlinge nicht krimineller sind als Deutsche. Würde die Diskussion differenziert geführt, dürften die meisten Linken kein Problem mit einer Debatte um Ausländerkriminalität und Ähnliches haben.

Allerdings bedeuten differenzierte Debatten, dass große, emotionalisierende Aussagen nicht funktionieren. Man wird kleinteiliger und langweiliger. Geht man wissenschaftlich vor, müssen Faktoren, Zusammenhänge und Statistiken gewälzt und miteinander verglichen werden. Anders als derzeit oft behauptet, gibt es beispielsweise ausführliche Zahlen zur „Ausländerkriminalität“. Hier zeigt sich, dass es durchschnittlich ein wenig mehr Migranten gibt, die Gewalttäter sind, in anderen Bereichen der Kriminalstatistik schneiden Migranten aber wieder besser ab als Deutsche. Grundsätzlich gilt: „Ausländerkriminalität“ ist eher ein Problem junger Männer mit schlechten Zukunftsaussichten. Eine „muslimische Kultur“ mag als Faktor in den das Wirkungsgeflecht, das das Leben ist, mit hinein spielen, aber die derzeit leider wie wild grassierende Vorstellung „einer“ homogenen Kultur, der Menschen aus einem Land oder von einer Religion oder einer riesigen Region angehören, erzeugt krasse Fehlwahrnehmungen. Es ist sachlich und moralisch falsch, die ungeheuer heterogene Gruppe der Muslime oder der „Menschen mit Migrationshintergrund“ für das Fehlverhalten von Leuten innerhalb der jeweiligen Gruppe verantwortlich zu machen. Sonst könnte man auch fragen, warum Deutsche die Kriminalitätsstatistik in Österreich anführen.

Manche Befürchtungen, mit den Flüchtlingen könnten auch Menschen mit schlechten Einstellungen ins Land kommen, sind nicht an den Haaren herbeigezogen. Auch die Sorge, dass Terroristen sich über die Fluchtrouten mit einschleichen, ist berechtigt. An solchen Stellen müssen auch linke Autoren differenzieren und den rechten sachlich entgegenkommen. In gemäßigteren Tönen hört man diese Argumente auch in guten linken Artikeln. Der linke Denker Slavoj Žižek meint auch, dass universalistische Werte verteidigt werden müssten, und dass den Flüchtlingen zwar unbedingt geholfen werden, der Flüchtlingszustrom aber kontrolliert werden muss. Die Zeit brachte neulich einige recht kluges und differenzierte Beiträge, die wegweisend sind. Auch im Spiegel erkläre Margarete Stokowski: „Natürlich müssen wir über Geschlechterordnungen in arabischen und nordafrikanischen Ländern sprechen – aber das reicht eben nicht.“ Wenn das Problem nämlich in der besagten Entgegensetzung des aufgeklärten Westen versus des barbarischen Restes verläuft, wie es eben getan wird, dann werden ganze Wagenladungen Öl ins Feuer der auch im Westen sehr wohl existierenden Barbarei gekippt. Dabei lässt sich sehr wohl differenzieren: In Ägypten führten die Übergriffe am Tahrir-Square zu einem öffentlichen Aufschrei, auch getragen von Muslimen. Es gibt in den meisten islamischen Ländern auch bedeutende fortschrittliche Strömungen, die für Frauenemanzipation eintreten und gegen reaktionäre Werte. In der Türkei finden wir die mächtige Taksim-Bewegung, die gegen den Kurs der Erdogan-Regierung kämpft.

In Deutschland wird dieser Kampf wohl schon länger ausgefochten. Wir sind geprägt durch die zivilisierende Wirkung der 68-er Revolte (die es auch in Ländern außerhalb des Westens gab). Dennoch werden deutsche Foren derzeit überschwemmt von Kommentaren, die einen völlig undifferenzierten Gegensatz aufmachen, angestachelt durch einseitige und emotionalisierende Artikel von „Qualitätszeitungen“.

Die eigentliche Konfliktlinie verläuft nicht zwischen Christen und Muslimen, Ausländern oder Deutschen, sondern zwischen denen, die die Werte der Menschlichkeit verteidigen, und denen, die es nicht tun. Die Rede von den „westlichen Werten“ ist dabei nicht so ohne weiteres haltbar. Etwa ein Viertel aller Deutschen hängen rechtsextremen Einstellungen an. Die können ja nun schlecht als „aufgeklärt“ bezeichnet werden. Erst 1997 wurde das Gesetz abgeschafft, das Vergewaltigung in der Ehe legalisiert, erst 1996 wurde der „Schwulenparagraf“ 175 restlos gestrichen. Universalistische Werte zu verteidigen bedeutet eben auch Menschen nicht auf der Grundlage von „Rasse“, „Kultur“, Religion oder Geschlecht in Sippenhaft zu nehmen und zu dämonisieren. Wer nicht differenziert, nährt die Barbarei.

Wer Menschen die Hilfe verweigert, weil damit eine Gefahr verbunden sein könnte, der handelt feige und kurzsichtig. Wir können stattdessen neue Maßstäbe setzen und Menschen in größter Not zur Hilfe eilen. Das kann darf nicht kopflos, sondern auf kluge Weise geschehen. Einen Vorschlag dafür machte unter anderem Slavoj Zizek. MiG 19

 

 

 

Mehrheit der Ökonomen sieht Asylzustrom skeptisch

 

München – Eine  Mehrheit der deutschen Wirtschaftsprofessoren sieht den gegenwärtigen Andrang von Asylbewerbern nach Deutschland skeptisch. Das zeigt eine neue Umfrage des ifo Instituts, das Ökonomenpanel, das in Zusammenarbeit mit der „Frankfurter Allgemeinen Zeitung“ erstellt wurde. An der Umfrage beteiligten sich rund 220 Wirtschaftsprofessoren.

 

Eine relative Mehrheit erwartet von den Asylbewerbern eher Nachteile für das Land. Das sagten 40 Prozent. Eher Vorteile sehen nur 23 Prozent. Der Rest war unentschieden. Die deutschen Wirtschaftsprofessoren teilen damit mehrheitlich nicht den Optimismus etwa des Chefvolkswirts der Deutschen Bank, David Folkerts-Landau. Er hatte den Flüchtlingszustrom als größte wirtschaftliche Chance für Deutschland seit der Wiedervereinigung bezeichnet.

 

Die Mehrheit der VWL-Professoren (56 Prozent) hält es zur Integration der Asylbewerber mit niedriger Qualifikation für notwendig, den Mindestlohn für diese abzusenken. 37 Prozent lehnen dies allerdings ab. Einige geben zu bedenken, dass dies zu Spannungen zwischen Deutschen und den Neuankömmlingen führen könnte. „Ich bin kein Verfechter des Mindestlohns“, schreibt Prof. Dr. Erwin Amann von der Universität Duisburg-Essen in der Umfrage. „Eine Senkung des Mindestlohns würde aber die Debatte über eine Verdrängung deutscher Arbeitnehmer heraufbeschwören“, warnt er.

 

Die große Mehrheit der Ökonomen fordert eine bessere Sicherung der Außengrenzen des Schengen-Raums. 46 Prozent stimmen dieser Aussage "voll und ganz" zu, weitere 30 Prozent stimmen ihr "eher" zu.

 

Überraschende Ergebnisse bringt das Ökonomenpanel zur Frage, wie die Kosten für die Unterbringung, Versorgung und Betreuung der Asylbewerber finanziert werden sollten. 45 Prozent der Professoren bringen hier Neuverschuldung ins Spiel, gefolgt von Steuererhöhungen (36 Prozent). Erst deutlich dahinter folgten die Optionen Reduzierung internationaler Zahlungen, Anhebung des Renteneintrittsalters (22 Prozent) und Kürzung der Sozialausgaben (21 Prozent). Andere Sparmaßnahmen oder Umschichtungen im Haushalt befürworteten 16 Prozent.

 

Im Vergleich zur Einwanderungs- und Flüchtlingspolitik anderer Länder sehen die Professoren die deutsche Politik insgesamt kritisch. Am besten schneidet in der Umfrage die Zuwanderungspolitik Kanadas und Australiens ab, die beide sehr stark nach der Qualifikation der Einwanderer selektieren.

 

Das Ökonomenpanel wird künftig jeden Monat das Meinungsbild der deutschen Volkswirtschaftsprofessoren erforschen. „Es geht darum, ein differenziertes Meinungsbild der deutschen Ökonomen zu aktuellen und grundsätzlichen Fragen aufzeigen zu können“, sagte der Initiator Niklas Potrafke, Leiter des ifo-Zentrums für öffentliche Finanzen und politische Ökonomie. „Inhaltlich hat mich das Ergebnis zur Finanzierung der Flüchtlingskosten überrascht. Ich teile nicht die Position, dass die Mehrausgaben durch neue Schulden oder Steuererhöhungen finanziert werden sollten“, sagte Potrafke. Stattdessen plädiert er für ein höheres Renteneintrittsalter oder Ausgabenkürzungen.

 

Ebenfalls gefragt wurden die Ökonomen zum dritten Hilfspaket für Griechenland. 70 Prozent der Professoren sagten, dieses helfe nicht, das Land langfristig zu stabilisieren. Damit werde nur Zeit gekauft, urteilten die Befragten. Es löse keine Strukturprobleme. 50 Prozent stimmten zu, dass Griechenland den Euroraum mit einer Rückkehr-Option verlassen sollte. Die Geldpolitik der Europäischen Zentralbank sieht die Mehrheit (57 Prozent) als zu expansiv an. 41 Prozent forderten, der Leitzins sollte erhöht werden.

 Vorab-Ergebnisse finden sich hier auf der Netzseite des ifo Instituts: www.ifo.de/de/w/3457nxXXd  ifo 18

 

 

 

 

 

"Schonungslos". Göttinger Institut untersucht Fremdenfeindlichkeit in Ostdeutschland

 

Die Ost-Beauftragte der Bundesregierung fordert eine schonungslose Aufdeckung der Ursachen von Rechtsextremismus. Eine entsprechende Studie sei bereits in Auftrag gegeben worden. Für den Bürgerrechtler weiß steht die Ursache bereits fest: verdrängte DDR-Vergangenheit.

 

Die Ost-Beauftragte der Bundesregierung, Iris Gleicke (SPD), will den Ursachen für Rechtsextremismus und Fremdenfeindlichkeit mit einer Studie auf den Grund gehen. Nach einem Bericht der in Dresden erscheinenden Sächsischen Zeitung hat sie Anfang des Jahres das Göttinger Institut für Demokratieforschung unter der Leitung des Professors Franz Walter damit beauftragt.

Die Vielzahl der Übergriffe im Osten sei bestürzend und beschämend, sagte Gleicke der Zeitung: „Dies zeigt, dass wir in Ostdeutschland in besonderer Weise ein Problem mit Rechtsextremismus und Fremdenfeindlichkeit haben.“ In der Vergangenheit sei dies viel zu oft verharmlost und bewusst weggeschaut worden.

Eine einfache Erklärung dafür gebe es nicht. „Viele Zusammenhänge, insbesondere auf regionaler Ebene, sind noch nicht hinreichend untersucht. Mir ist wichtig, dass wir schonungslos und ohne Tabus die Ursachen der Fremdenfeindlichkeit und des Rechtsextremismus im Osten aufdecken und offenlegen“, sagte Gleicke. Es brauche eine Antwort auf die Frage, warum es immer wieder zu solchen widerwärtigen Übergriffen kommt und was Menschen dazu treibe, Flüchtlingsheime anzuzünden und sogar Kinder in Angst und Schrecken zu versetzen.

Bürgerrechtler Weiß: Verdrängte DDR-Vergangenheit stärkt AfD und „Pegida“

Für den Bürgerrechtler und Filmemacher Konrad Weiß hat die Stärke rechtsextremer und rechtspopulistischer Bewegungen in Sachsen und in ganz Ostdeutschland unmittelbar mit der nicht aufgearbeiteten DDR-Vergangenheit zu tun. „Es ging nach 1989 weiter wie vor 1989 – das Nazi-Problem im Osten wurde verheimlicht“, sagte er der Thüringer Allgemeine.

Bei den „Pegida“-Demonstrationen sehe er vielfach schon am Alter der Teilnehmer, dass es sich um in der DDR sozialisierte Menschen handele. „Die haben die Verdrängung zutiefst verinnerlicht und kommen nach wie vor nicht mit Demokratie, Offenheit und Freiheit zurecht. Sie sehnen sich nach den alten Mauern zurück, notfalls mit Gewalt“, sagte Weiß.

Man könne Äußerungen zur Waffengewalt wie die von Frauke Petry nur machen, „wenn man verunsichert ist und weder Erfahrung mit der Demokratie hat, noch welche machen will“. Das sei ein „Ausdruck von Angst, die ihre Wurzeln in der DDR hat“, sagte Weiß der Zeitung. Die Stärke von „Pegida“ und AfD bestehe darin, dass sie „Menschen einen Raum geben, die nicht nachdenken. Würden sie nachdenken, könnten sie niemals dafür sein, dass es wieder zu Erschießungen von Menschen an der Mauer oder wieder zu Verhältnissen wie in der DDR oder im Dritten Reich kommt.“

Für den 74-Jährigen ist es absurd, wenn Menschen, die vom christlichen Abendland nichts wissen und seine Werte und Tugenden wie Aufgeschlossenheit gegenüber Fremden leugnen, sich zu dessen Verteidigung aufschwingen. Er stört sich auch am „Missbrauch“ des Rufes „Wir sind das Volk“. Der war in der friedlichen Revolution „ein Ausdruck von Freiheit und Mündigkeit und ist jetzt pervertiert zu Engstirnigkeit und Dummheit“. (epd/mig 25)

 

 

 

 

Merkel zur Asyl- und Flüchtlingspolitik. Wir haben schon eine Menge geschafft

 

Die Flüchtlingskrise sei für Europa die größte Herausforderung seit Jahrzehnten, so Bundeskanzlerin Merkel. Deshalb kämpft sie für eine europäische Lösung. Die Kanzlerin ist überzeugt: Ein geeintes Europa hat bessere Möglichkeiten, seine Werte und Interessen in der Welt zu behaupten.

 

"Die Herausforderung, die wir derzeit erleben, ist die schwierigste in Europa seit Jahrzehnten", sagt Bundeskanzlerin Merkel im Interview mit der Zeitung "Freie Presse". Deutschland und Europa hätten jedoch "schon eine Menge geschafft", so Merkel. Die Ankommenden an  der Grenze würden registriert, Nato-Schiffe helfen, die Ägäis zu überwachen, der EU-Aktionsplan mit

der Türkei werde vorangebracht. Die 28 EU-Mitgliedsstaaten seien sich bei den großen flüchtlingspolitischen Zielen einig. Vor allem beim gemeinsamen Schutz der EU-Außengrenzen und der Bekämpfung der Fluchtursachen.

Seegrenze wirksam zu sichern

"Wir müssen lernen, auch eine Seegrenze wirksam zu sichern", meint die Kanzlerin. Die Nato unterstützt Europa im Kampf gegen Menschenschmuggler. Sie ortet Boote und meldet ihre Erkenntnisse an die türkische Küstenwachen und die Schiffe der EU-Grenzschutzagentur Frontex, "damit die den Kampf gegen die Schlepper führen können".

In diesem Jahr seien bereits mehr als 300 Flüchtlinge ertrunken. "Das muss beendet werden", fordert die Bundeskanzlerin. Dazu könne eine gesteuerte und legale Migration dienen. Europa werde dazu mit der Türkei zusammenarbeiten.

Fluchtursachen bekämpfen

Damit nicht mehr so viele Menschen nach Europa flüchten müssen sei es wichtig, Fluchtursachen zu bekämpfen. "Bei der Fluchtursachenbekämpfung kommen wir erheblich voran", sagt Merkel und erinnert daran, dass elf Milliarden US-Dollar als Hilfeleistung für die Nachbarländer Syriens gesammelt worden sind und die Türkei Hilfsgelder für die Flüchtlinge erhalte.

Um die Flüchtlingskrise zu bewältigen, brauche Europa auch die enge Zusammenarbeit mit der Türkei, mahnt Merkel.

Freizügigkeit im Schengenraum

Die Kanzlerin kämpft für den Erhalt des grenzfreien Schengenraumes. Auf dem EU-Rat in Brüssel am 18. und 19. Februar habe man sich klar zu dem europäischen Ansatz bekannt. "Wir alle wollen doch, dass die volle Freizügigkeit im Schengenraum wieder hergestellt wird." 

Mit dem europäischen Binnenmarkt und der europäischen Währung habe Europa viel mehr Möglichkeiten, seine Werte und Interessen in der Welt zu behaupten, ist die Kanzlerin überzeugt.

Auswirkungen auf Deutschland

Menschen, die aus Kriegsgebieten kommen und Schutz brauchen, sollten ihn in Deutschland auch bekommen. Dieser Meinung seien die weitaus meisten Deutschen, berichtet die Kanzlerin. Andererseits sollten Menschen, die in Deutschland kein Bleiberecht haben, konsequenter zurück geschickt werden, meint Merkel. Sie fordert: "Da müssen wir entschiedener handeln." Das sei, trotz

gesetzlicher Verbesserungen durch die Bundesregierung, noch nicht der Fall.

Es sei großartig, wie viele Deutsche in der Flüchtlingskrise mit großem persönlichen Einsatz helfen, freut sich die Kanzlerin. "Diese vielen Freiwilligen und Engagierten sind weit zahlreicher als diejenigen, die hinter beschämenden fremdenfeindlichen Ereignissen stehen." Pib 25

 

 

 

Armutsbericht 2016. Armutsrisiko unter Migranten weiter auf hohem Niveau

 

Das Armutsrisiko in Deutschland bleibt für Migranten und Ausländer weiterhin hoch, obwohl es der Wirtschaft gut geht. Ursächlich sind unter anderem Benachteiligungen im Bildungssystem. Nur im langfristigen Vergleich zeigen sich leichte Verbesserungen.

 

Die Armut wandert nach Westen und betrifft zunehmend die Alten in Deutschland. Trotz der guten Wirtschaftsentwicklung bleibt das Armutsrisiko weiterhin hoch, wie aus dem „Bericht zur Armutsentwicklung 2016“ hervorgeht, den der Paritätische und weitere Verbände am Dienstag in Berlin vorstellten. Danach gehören rund 12,5 Millionen Menschen zu den Risikogruppen. Erwerbslose, Migranten, Ausländer, Alleinerziehende und Rentner sind besonders gefährdet. In der regionalen Verteilung entwickelt sich das Ruhrgebiet im Westen der Republik zur neuen Armutsregion.

Bundesweit lag die Armutsrisikoquote im Jahr 2014 bei 15,4 Prozent und damit 0,1 Prozentpunkte unter dem Niveau von 2013. Ob der leichte Rückgang ein Indiz dafür ist, dass das Armutsrisiko insgesamt nicht weiter zunimmt, lasse sich anhand dieser Zahl noch nicht sagen, erklärten die Verbände. In den vergangenen zehn Jahren ist die Quote kontinuierlich gestiegen. Die Kinderarmutsquote liegt mit 19 Prozent weiterhin deutlich über dem Durchschnitt. Die Hälfte dieser Kinder lebt im Haushalt eines alleinerziehenden Elternteils. Erstmals liegt auch die Armutsrisikoquote von Rentnern mit 15,6 Prozent über dem Durchschnitt.

Diskriminierung im Bildungssystem

Auch bei Menschen mit Migrationshintergrund liegt diese Quote deutlich über dem Durchschnitt (26,7 Prozent). Zum Vergleich: Menschen ohne Migrationshintergrund sind mit 12,7 Prozent deutlich seltener vom Armutsrisiko betroffen. Besorgniserregend ist das Risiko bei Ausländern. Hier ist fast jeder Dritte (32,5 Prozent) betroffen. Im Langfristigen Vergleich zeigen sich allerdings Besserungen: die Armutsquote von Ausländern lag im Jahr 2005 noch bei 34,3 Prozent, bei Migranten mit deutschem Pass bei 28,2 Prozent.

Trotz leichter Verbesserungen attestiert der Bericht der Politik Untätigkeit. „Der politisch wohl gravierendste statistische Befund“ dürfte der sein, dass sich bei den Risiko-Gruppen im 9-Jahresvergleich „so gut wie nichts bewegt“ habe, trotz alljährlich neuer politischer Diskussionen und Bekenntnisse zum gegebenen Handlungsbedarf. Eine Hauptursache für das höhere Armutsrisiko von Menschen mit Einwanderungsgeschichte seien Benachteiligungen im Bildungssystem. Insofern sei „es nicht verwunderlich, dass Menschen mit Migrationshintergrund im Vergleich zur restlichen Bevölkerung überdurchschnittlich von Armut betroffen sind“, heißt es im Bericht.

Politische Fehlentscheidungen erhöhen Armutsrisiko

Die Ankunft von mehr als einer Million Flüchtlinge wirkt sich laut Ulrich Schneider, Hauptgeschäftsführer des Paritätischen, auf die Armutsstatistik erst aus, wenn die Menschen in eigenen Haushalten leben. Der Geschäftsführer von Pro Asyl, Günter Burkhardt, warnte, politische Fehlentscheidungen bei der Integration der Flüchtlinge erhöhten das Armutsrisiko für diese Gruppe später drastisch.

Download: Der „Bericht zur Armutsentwicklung in Deutschland 2016“ kann kostenfrei heruntergeladen werden.

Unter den Bundesländern verzeichnen Bremen, Berlin und Mecklenburg-Vorpommern die am stärksten sinkenden Armutsquoten, während die Armutsrisikoquote im Ruhrgebiet auf den Höchststand von 20 Prozent geklettert ist. Insgesamt standen neun Länder 2014 besser da als im Vorjahr, am stärksten haben dem Bericht zufolge die Länder aufgeholt, die die höchsten Armutsrisikoquoten haben.

Opposition fordert höhere Hartz-IV-Sätze

Die Ausnahme bildet Nordrhein-Westfalen. In dem bevölkerungsreichsten Bundesland verzeichnet der Bericht seit Jahren eine Negativentwicklung. Die Armutsrisikoquote stieg allein von 2013 bis 2014 um 0,4 Prozentpunkte auf 17,5 Prozent und liegt damit deutlich über dem bundesdeutschen Durchschnitt.

Die Armutsschwelle ist von Land zu Land verschieden. EU-weit gilt, dass armutsgefährdet ist, wer weniger als 60 Prozent des mittleren Einkommens zur Verfügung hat. In Deutschland liegt die Schwelle für Alleinstehende bei 917 Euro im Monat, für einen alleinerziehenden Elternteil mit einem Kind unter sechs Jahren bei 1.192 Euro und für ein Paar mit einem kleinen Kind bei 1.651 Euro. Die Schwelle variiert nach dem Alter der Kinder und beträgt etwa für Paare mit zwei älteren Kindern rund 2.100 Euro.

Der Paritätische gibt den Armutsbericht regelmäßig heraus. Erstmals haben sich weitere Verbände beteiligt, darunter das Deutsche Kinderhilfswerk, die Volkssolidarität und Pro Asyl. Die Vorsitzende der Linkspartei, Katja Kipping, erklärte, es sei eine Schande, dass trotz Wirtschaftsboom rund 12,5 Millionen Menschen an der Armutsschwelle leben müssen. Der sozialpolitische Sprecher der Grünen im Bundestag, Wolfgang Strengmann-Kuhn, forderte höhere Hartz-IV-Regelsätze, eine Kindergrundsicherung und Garantierenten, um die Armut zu bekämpfen. Der Sozialverband VdK verlangte eine Anhebung des Mindestlohns von derzeit 8,50 Euro. Auch Niedrigverdiener müssten eine Rente oberhalb der Armutsschwelle erwirtschaften können. (epd/mig 24)

 

 

 

 

 

Teilhaben, Teil sein: Auftakt zum Themenjahr Partizipation

 

20 Prozent der deutschen Bevölkerung haben heute eine Einwanderungsgeschichte. Trotzdem sind Menschen mit Migrationshintergrund in vielen gesellschaftlichen Bereichen unterrepräsentiert. Die Beauftragte der Bundesregierung für Migration, Flüchtlinge und Integration, Staatsministerin Aydan Özoguz, widmet daher ihr Schwerpunktjahr 2016 genau diesem Thema: Teilhabe. Im Bündnis mit verschiedenen Projektpartnern wird das Thema Partizipation in diesem Jahr immer wieder auf der Tagesordnung stehen – auf Veranstaltungen, Tagungen und in Projekten werden Lösungswege für mehr

Teilhabe für Einwanderer aufgezeigt. Zum Auftakt des Schwerpunktjahres „Teil haben, Teil sein: Partizipation in der Einwanderungsgesellschaft“ erklärte sie:

„Seit Jahrzehnten gehört Einwanderung zu Deutschland. Jeder Fünfte hat inzwischen einen Migrationshintergrund. Wenn wir die Parameter nur leicht verschieben und auch Zahlen vor 1950 berücksichtigen, hat sogar jeder zweite Bürger in Deutschland eine Einwanderungsgeschichte. Dennoch gibt es für Menschen mit familiären Einwanderungsbiografien – ob sie neu nach Deutschland kommen, schon lange hier leben oder auch nur die Kinder von Migranten sind – deutliche und weniger deutliche Hürden, die ihnen immer wieder zeigen: Ihr gehört doch nicht ganz dazu. Hier will ich mit dem Themenjahr Partizipation ansetzen und im Bündnis mit verschiedenen Partnern Projekte anstoßen, die die gesellschaftliche Teilhabe unterstützen und einfordern. In folgenden Bereichen wollen wir aktiv Bewusstsein schaffen und Maßnahmen ergreifen: Politische Partizipation fördern: Nur 37 von 631 Abgeordneten im Deutschen Bundestag haben einen Migrationshintergrund. Das sind knapp sechs

Prozent. In den Landtagen sitzen nur 2,5 Prozent Politiker mit Einwanderungsgeschichte.

Wahlberechtigte Bürger mit Migrationshintergrund gehen zudem seltener zur Wahl. Wer in unserem Land dauerhaft lebt, soll aber mitbestimmen und gestalten können!  Zugang zu Bildung verbessern: Der Bildungserfolg in Deutschland ist stark von der sozialen Herkunft abhängig. Kinder von Akademikern gehen häufiger auf Gymnasien und absolvieren öfter ein Studium. Eine wichtige Rolle spielt aber auch das Wissen über das deutsche Schulsystem, das viele Eingewanderte nicht haben. Durch unsere Partner im Bildungswesen wollen wir diese Wissenslücken schließen und den Zugang zu Bildung verbessern, denn Bildung ist wichtig für eine gelingende Integration. Arbeitsmarktbeteiligung

erhöhen: Die Anzahl der Selbständigen mit Migrationshintergrund hat sich seit Anfang der 1990er Jahre fast verdreifacht. Unternehmen, die von Migranten gegründet und geführt werden, tragen maßgeblich zum Bruttoinlandsprodukt bei. Sie stärken den Wirtschaftsstandort Deutschland, bringen Vielfalt und Internationalisierung in viele Branchen. Schätzungen gehen davon aus, dass etwa 2,7 Millionen Arbeitsplätze durch selbständige Migranten geschaffen werden. Das entspricht fünf Prozent der Erwerbstätigen in Deutschland. Wir wollen die Gründer noch intensiver unterstützen, beispielsweise durch Beratungen, die auch nach der ersten Gründungsphase fortgeführt werden.

Migrantenselbstorganisation stärken: Die hohen Einwanderungszahlen von Flüchtlingen im letzten Jahr

weisen den Migrantenorganisationen eine noch wichtigere Rolle in unserer Gesellschaft zu. Sie sind nahe dran an den Problemen und Anliegen der Bevölkerung mit Einwanderungsgeschichten, sie können diese häufig besser und anders erreichen als andere Einrichtungen und sind oft erste Anlaufstelle

für Neuzuwanderer. Deshalb setze ich mich dafür ein, dass Migrantenorganisationen stärker in die bestehenden Strukturen von Wohlfahrtsverbänden eingebunden werden. Behörden stärker interkulturell

öffnen: Eine von mir mitinitiierte Umfrage soll untersuchen, wie viele Menschen mit Migrationshintergrund in den Bundesbehörden beschäftigt sind. Das soll ein Bewusstsein dafür schaffen, wo es Nachholbedarf gibt. Klar ist jetzt schon, Migranten sind deutlich unterrepräsentiert im öffentlichen Dienst. Mit der verstärkten Ansprache von Menschen mit Einwanderungsgeschichten in Stellenausschreibungen und einer gezielten Schulung von Personalentscheidern soll das erklärte Ziel der Bundesregierung erreicht werden, mehr Migranten im

öffentlichen Dienst zu beschäftigen.

Das Themenjahr soll weitere Impulse für eine bessere Teilhabe für alle Menschen, die in Deutschland leben, geben. Für eine funktionierende Demokratie und einen starken gesellschaftlichen Zusammenhalt brauchen wir gleiche Chancen für alle Menschen, mit und ohne Einwanderungsgeschichten. Eine gelingende Integration kann es nur durch echte Partizipation geben.“ Pib 23

 

 

 

 

 

Flüchtlinge: Bundesregierung zahlt Prämie an afghanische Heimkehrer

 

Mehr als eine Million Flüchtlinge kamen 2015 nach Deutschland, der Bund rechnet damit, dass sich die Zahl bis 2020 verdreifachen könnte. Unterdessen fördert die Bundesregierung die Rückkehr von Asylbewerbern aus Afghanistan mit einer Prämie.

Die Bundesregierung rechnet einem Medienbericht zufolge bis 2020 mit insgesamt 3,6 Millionen Flüchtlingen.

Das berichtet die „Süddeutsche Zeitung“ unter Berufung auf Prognosen des Wirtschaftsministeriums. Die internen Kalkulationen seien innerhalb der Regierung abgestimmt. Das Wirtschaftsministerium habe bestätigt, dass es zur Projektion der wirtschaftlichen Entwicklung „intern eine rein technische Annahme für die Zuwanderung getroffen und innerhalb der Bundesregierung ressortabgestimmt“ habe. Da es gegenwärtig nicht möglich sei, den Flüchtlingszustrom seriös vorherzusagen, wolle die Regierung keine offizielle Prognose zur Flüchtlingsmigration abgeben.

Den internen Zahlen zufolge würde zwischen 2016 und 2020 jährlich durchschnittlich eine halbe Million Flüchtlinge in Deutschland aufgenommen. Die Zahlen könnten allerdings von Jahr zu Jahr schwanken. Zusammen mit den 1,1 Millionen Flüchtlingen aus dem Jahr 2015 ergibt sich so die Zahl von 3,6 Millionen.

Reisebeihilfe und Starthilfe

Unterdessen heißt es in einem Medienbericht, die Bundesregierung habe den jüngsten Rückflug von afghanischen Asylbewerbern in die Heimat mit finanziellen Anreizen unterstützt. Die „Bild“-Zeitung schreibt unter Berufung auf Informationen aus dem Bundesinnenministerium, jeder zurückgekehrte Afghane erhalte eine Prämie von 700 Euro.

Der Betrag besteht aus 200 Euro Reisebeihilfe und einer Starthilfe von 500 Euro. Das Geld für die freiwillig ausreisenden Asylbewerber stamme aus dem Rückkehrförder- und Starthilfe-Programms (Reag/Garp).

In den vergangenen Wochen war die Zahl afghanischer Flüchtlinge in Deutschland stark gestiegen. Nur ein Teil von ihnen hat eine Bleibeperspektive. Die Bundesregierung argumentiert, dass es in Afghanistan selbst ausreichend sichere Gegenden für Afghanen gebe, die wegen der Bedrohung durch die radikalislamische Taliban ihre Häuser verlassen müssten. nsa mit rtr | EA 25

 

 

 

 

Nordrhein-Westfalen. Große Fortschritte bei Integration

 

Migranten machen große Integrationsfortschritte. Sie erzielen höhere Bildungsabschlüsse und sind besser in den Arbeitsmarkt integriert als vor zwei Jahren. Das geht aus dem ersten Teilhabe- und Integrationsbericht des Sozialministeriums hervor.

 

Bei der Integration von Menschen mit Migrationshintergrund in Nordrhein-Westfalen sieht die Landesregierung „große Fortschritte“ in den vergangenen zehn Jahren. Sie hätten heute „höhere schulische und berufliche Bildungsabschlüsse, sind seltener erwerbslos und besser in den Arbeitsmarkt integriert“, heißt es im ersten Teilhabe- und Integrationsbericht des Sozialministeriums, der am Mittwoch im Integrationsausschuss des Landtags in Düsseldorf vorgestellt wurde.

Insgesamt haben den Angaben zufolge knapp 4,3 Millionen Menschen im Bundesland einen Migrationshintergrund, das ist fast ein Viertel der nordrhein-westfälischen Bevölkerung. Ihre Erwerbstätigenquote liegt laut Bericht bei 61,7 Prozent und damit knapp zehn Prozent unter der der einheimischen Bevölkerung. Die Arbeitslosenquote lag 2014 bei 22,2 Prozent und damit fast dreimal so hoch wie die von Arbeitnehmern ohne Zuwanderungsgeschichte.

Fast jeder dritte Migrant hat die Schule mit dem Abitur oder der Fachhochschulreife abgeschlossen. Ein Achtel hat allerdings überhaupt keinen allgemeinbildenden Abschluss. Dabei holt die zweite Generation laut Teilhabe- und Integrationsbericht deutlich auf. Unter ihnen verfügten bereits 41,3 Prozent über die Hochschulreife, heißt es. Neuzuwanderer der vergangenen zehn Jahre sind laut Bericht sogar „überdurchschnittlich gut qualifiziert“.

Nachholbedarf sieht das Ministerium noch im Bereich der Kindertageseinrichtungen. Während 96,6 Prozent der drei- bis sechsjährigen Kinder aus deutschstämmigen Familien einen Kindergarten besuchten, lag der Anteil bei Zuwandererfamilien nur bei 84,3 Prozent. Beim Schulbesuch gibt es laut Bericht nach wie vor einen „deutlichen Rückstand beim Besuch des Gymnasiums“.

Positiv hebt das mehrere hundert Seiten starke Papier die Einführung des islamischen Religionsunterrichtes 2012 hervor. Daran nähmen inzwischen 99 Grund- und 77 weiterführende Schulen mit insgesamt 13.700 Schülerinnen und Schülern teil. Die ersten theologisch ausgebildeten Lehrkräfte für den islamischen Unterricht sollen im Schuljahr 2018/2019 in den Schuldienst aufgenommen werden. Laut Bericht leben aktuell rund 1,5 Millionen Muslime in Nordrhein-Westfalen. (epd/mig 18)

 

 

 

 

 

Deichmann-Förderpreis für Integration geht erneut an den Start

 

2015 sind so viele Flüchtlinge nach Deutschland gekommen wie noch nie. So verzeichnete die Bundesrepublik die höchsten Zuwanderungszahlen seit Beginn der Aufzeichnungen im Jahr 1950. Wie kann Integration gelingen, ist die alles beherrschende Frage. Der in diesem Jahr zum 12. Mal verliehene Deichmann -Förderpreis für Integration bekommt vor diesem Hintergrund eine ungeahnte Aktualität. „Gerade für die jugendlichen Flüchtlinge ist es wichtig, sie schnellstmöglich in Ausbildung und Beruf zu bringen, wenn Integration gelingen soll“, so Heinrich Deichmann, Vorsitzender des Verwaltungsrates der  DEICHMANN SE und Initiator des Förderpreises. Auch 2016 werden Unternehmen, Schulen und Initiativen, die in beispielhaften Projekten bei der Integration in Ausbildung, Sprache und Beruf helfen, mit dem Deichmann -Förderpreis für Integration ausgezeichnet.  Schirmherrin und Jurymitglied ist die Moderatorin Nazan Eckes aus Köln. Ihre Familie stammt ursprünglich aus der Türkei, weshalb ihr die Förderung von Integrationsprojekten sehr am Herzen liegt. Während eines Pressetermins in einer mit dem Förderpreis ausgezeichneten Schule in Essen bekräftigte sie die Notwendigkeit von Integration und bezeichnete sie als Herausforderung für beide Seiten: Deutsche und Zuwanderer.

Essen, 16. Februar 2016. 2015 haben die Flüchtlingszahlen in Deutschland einen neuen Rekord erreicht: Zahlreiche Asylsuchende aus Krisengebieten wie Syrien, Afghanistan und dem Irak sind im letzten Jahr hierzulande eingewandert. Dies stellt eine große Herausforderung für Deutschland dar, aber auch für die Flüchtlinge selbst. „Die fremde Sprache ist eine der größten Hürden, vor der die jungen Zuwanderer zunächst stehen. Für eine gelungene Integration ist Unterstützung beim Spracherwerb besonders wichtig: Wer die Sprache nicht spricht, hat es schwer, Arbeit zu finden oder zur Schule zu gehen. Die jungen Flüchtlinge müssen aber auch bereit sein, diese Hilfe anzunehmen“, so Schirmherrin Nazan Eckes. Sie weiß, wie es ist, sich in einer neuen Kultur zurechtzufinden: „Meine Familie und ich haben die Schwierigkeiten selbst zu spüren bekommen, als wir von der Türkei nach Deutschland ausgewandert sind. Wir mussten uns ein komplett neues Leben aufbauen.“

Hilfe zur Integration kann nicht allein durch öffentliche Institutionen bewältigt werden. „Für eine gelungene Integration bedarf es der Unterstützung durch Schulen, Initiativen und Privatpersonen, aber auch durch Unternehmen“, sagt Heinrich Deichmann. Der Initiator des Deichmann-Förderpreises sieht in den Einwanderern zudem eine Chance für die Zukunft: „Von erfolgreicher Integration kann ein Land wie Deutschland profitieren. Das ist aber mit viel Arbeit verbunden.“ 

Laut des Berufsbildungsberichts 2015 ist die Zahl der unbesetzten Lehrstellen auf einem neuen Höchststand. So waren nach Angaben der Bundesagentur für Arbeit im September 2015 noch über 123.000 Ausbildungsplätze frei.  Bewerber, die durch das gängige Auswahlraster fallen, sind nicht selten besonders motiviert, wenn sie eine Chance erhalten.

Es gibt Unternehmen, die genau hier ansetzen und nicht nur auf Noten schauen, Schulen, die speziellen Sprachunterricht anbieten und Initiativen, die Freizeit- sowie Bildungsangebote für Benachteiligte anbieten. Benachteiligung meint hier Jugendliche, die aufgrund ihrer sozialen Herkunft oder durch eine Krankheit bzw. Behinderung nur schwer oder keinen Zugang zum Ausbildungs- und Arbeitsmarkt bekommen. Projekte, die hier großes Engagement zeigen, werden mit dem DEICHMANN-Förderpreis ausgezeichnet. „Der Preis trägt dazu bei, dass Jugendliche, die Unterstützung benötigen, diese auch erhalten“, begründet Nazan Eckes ihre Schirmherrschaft. Alle Initiativen von Unternehmen, Schulen und Vereinen können sich ab sofort unter www.deichmann-foerderpreis.de für den mit 100.000 Euro dotierten Preis bewerben.

Nachahmenswerte Projekte gesucht

Der Förderpreis für Integration gliedert sich in drei Kategorien: In der Kategorie 1 werden kleine und mittlere Unternehmen ausgezeichnet. In der zweiten Kategorie können sich Vereine, öffentliche Initiativen, kirchliche Organisationen sowie private Engagements bewerben. Hier geht es beispielsweise um regelmäßigen Sprachunterricht oder die Vermittlung von Kontakten und Weiterbildungsmaßnahmen. In der dritten Kategorie werden schulische Präventivmaßnahmen gesucht.

Essener Projekt bringt Schulen und Flüchtlingsheim zusammen

Nazan Eckes besuchte in Essen ein Integrationsprojekt, das  2014 mit dem Deichmann-Förderpreis ausgezeichnet wurde. Die Josefschule Kupferdreh und die städtische Hinsbeckschule haben gemeinsam das Projekt „Bildung bewegt – Flüchtlinge leben und lernen in Kupferdreh“ ins Leben gerufen: In Seiteneinsteigerklassen wird Kindern und Jugendlichen aus einer örtlichen Asylunterkunft Deutsch beigebracht. Seit der Auszeichnung mit dem Förderpreis konnten die Schulen das Projekt noch weiter ausbauen.

Bewerbungsfrist läuft bis 30. Juni 2016

Alle Initiativen, die sich für benachteiligte Kinder oder Jugendliche engagieren, können sich über www.deichmann-foerderpreis.de bis zum 30. Juni 2016 bewerben. Die Bewerbungsunterlagen sind unter www.deichmann-foerderpreis.de oder beim Wettbewerbsbüro unter der Telefonnummer 0180 / 5010759 (14 ct/Min.) anzufordern. Der Deichmann-Förderpreis ist insgesamt mit 100.000 Euro dotiert. De.it.press 20

 

 

 

 

Quereinstieg erleichtern. Zu wenig Migranten werden Erzieher in KiTas

 

Den KiTas gehen die Betreuer aus. Experten sind überzeugt: Quereinsteiger könnten Abhilfe schaffen. Doch für ausgerechnet für Migranten ist der Weg in die Kindergärten steinig. Von Dirk Baas

 

Der Mangel an pädagogischen Fachkräften in Kindertagesstätten ist bundesweit spürbar. Im Ballungsraum Frankfurt am Main ist er Experten zufolge bereits dramatisch. Sie sind überzeugt: Quereinsteiger könnten Abhilfe schaffen. Doch für Frauen und Männer mit Migrationshintergrund, die bereits eine Fachausbildung hinter sich haben, ist der Weg in die Betreuungseinrichtungen steinig. „Wir müssen den Zugang zur Erzieherinnenausbildung erleichtern“, fordert deshalb Frankfurts Bildungsdezernentin Sarah Sorge (Grüne): „An der Qualität der Ausbildung darf aber nicht gespart werden.“ Das aber gleicht der Quadratur des Kreises.

Einigkeit herrscht unter Fachleuten, dass Quereinsteiger schneller Zugang zum Erzieherberuf bekommen sollten. Die Ressourcen zugewanderter pädagogischer Fachkräfte seien eine große Chance, um den Betreuungsbedarf besser abdecken zu können, war jüngst auf einem Fachtag in der Bankenstadt zu hören – eine Win-win-Situation, von der sowohl die Personalsuchenden der Kitas als auch mittelbar die Gesellschaft profitieren würden.

„Ein beträchtlicher Anteil der Menschen, die zu uns in die Beratung kommen, bringt fachliches Potenzial für die Ausbildung oder Berufstätigkeit in der Erziehung mit“, sagt Rosina Walter, Geschäftsführerin und Vorstand des 1990 gegründeten Vereins „beramí – berufliche Integration e.V.“ Etwa ein Fünftel der Beratenen hätten einen pädagogisch-didaktischen Berufsabschluss vorzuweisen und schon Berufserfahrungen im Herkunftsland gesammelt. „Uns geht es darum, diese Ressourcen nutzbar zu machen“, sagt die Chefin von 28 Frauen aus zehn Nationen, die Migranten Brücken in den Arbeitsmarkt bauen.

Doch das sei nicht so einfach, berichtet die Expertin im Gespräch mit dem Evangelischen Pressedienst. Es gebe hohe Hürden zu überwinden, „eine vollständige Anerkennung der Berufsausbildung aus dem Ausland ist sehr selten“.

Walter beklagt vor allem das Fehlen modularer Kursangebote seitens der Fachschulen, etwa für Frauen, die sich nur noch Kenntnisse im deutschen Familienrecht aneignen wollen. Und sie fordert mehr Flexibilität bei den Schulen, Interessenten aufzunehmen, die bereits eine Ausbildung abgeschlossen haben, „auch wenn vielleicht noch Papiere fehlen“.

Die Geschäftsführerin weiß wovon sie spricht: beramí bietet seit drei Jahren Vorbereitungskurse auf die Erzieherausbildung an und sorgt dafür, dass Teilnehmer zunächst die C1-Sprachprüfung bestehen. Darauf folgt dann die sogenannte Feststellungsprüfung der Erzieherfachschulen und die noch drei Jahre dauernde Ausbildung. Von bisher insgesamt 58 Teilnehmerinnen und Teilnehmern der Kurse sind den Angaben nach 28 in Ausbildung, 21 folgen voraussichtlich im Laufe dieses Jahres.

Von kürzerer Ausbildung oder niedrigeren Zugangsvoraussetzungen für den Erzieherberuf will die Gewerkschaft Erziehung und Wissenschaft (GEW) nichts wissen: „Die Qualität der Ausbildung lässt sich nur halten, wenn Kita-Quereinsteiger 2.400 fachtheoretische Unterrichtsstunden erhalten, wie in der Rahmenvereinbarung der Kultusministerkonferenz festgeschrieben“, sagt Norbert Hocke, für Jugendhilfe und Sozialarbeit verantwortliches Vorstandsmitglied der GEW.

Er beklagt jedoch, dass diese Zahl „jedoch immer häufiger unterlaufen wird“. Dadurch verlagere sich die Ausbildung vermehrt in die Kitas. „Deshalb müssen hier zusätzliche Kapazitäten für die Anleitung der Quereinsteiger geschaffen werden, sonst sinkt die Qualität der Ausbildung.“ Die GEW lehne es ab, die Ausbildung zu verkürzen: Bei Landarztmangel kommt auch niemand auf die Idee, Sanitäter auszubilden”.

Die GEW-Vorsitzende Marlies Tepe sprach sich indes dafür aus, auch Asylbewerber und fachfremde Personen in Kindertagesstätten einzusetzen. Anders sei die Betreuung der wachsenden Zahl von Flüchtlingskindern nicht zu gewährleisten. „Man kann Nicht-Erzieher einstellen“, erläuterte Tepe. Sie bräuchten dann jedoch eine berufsbegleitende Ausbildung. Wichtig sei es vor allem, vorhandene Vorkenntnisse bei den Flüchtlingen zu identifizieren: „Man sollte gucken, ob es unter den Asylbewerbern Menschen gibt, die in ihrem Herkunftsland eine pädagogische Ausbildung hatten.“ (epd/mig 22)

 

 

 

 

Weltfrauentag am 8. März: Luisa Spagnoli, Umbriens erste Unternehmerin

 

Die Pressemitteilung im PDF-Format und Bildmaterial finden Sie unten in der E-Mail. Weiteres Bildmaterial zum Download unter: http://bit.ly/1JRv2hf

Frankfurt am Main, 16. Februar 2016. Mode und Schokolade - zwei Dinge, die auf den ersten Blick nichts gemeinsam haben. Eine Frau aus Umbrien hat es geschafft, sich ab 1907 aus diesen Zutaten ein Imperium aufzubauen. Luisa Spagnoli war die erste Großunternehmerin Umbriens, die zwei Firmen gründete und etablierte. Die großen Erfolge der Schokoladenmanufaktur „Perugina“ mit ihren weltberühmten Schokoladenküssen „Baci“ sowie der international bekannten Modemarke „Luisa Spagnoli“ dauern bis heute an. Die Region Umbrien und ganz Italien würdigen die Ausnahme-Unternehmerin diesen Monat mit Veranstaltungen und einem Film über ihr Leben.

Luisa Spagnoli wurde am 30. Oktober 1877 im umbrischen Perugia geboren. Ihre Erfolgsgeschichte begann 1907 in einer kleinen Werkstatt im Herzen Perugias: Luisa Spagnoli gründete zusammen mit Giovanni Buitoni eine Süßwarenfirma und stellte zunächst gezuckerte Mandeln her. 1919 konnten die Unternehmensgründer ihren ersten eigenen „Perugina“-Süßwarenladen eröffnen. Drei Jahre später machte Luisa Spagnoli die Entdeckung ihres Lebens: Zum Valentinstag 1922 wollte sie ihrem Angebeteten ihre Liebe mit einer eigenen Schokoladenkreation beweisen und kreierte eine Süßigkeit aus Schokolade und Haselnüssen, eingewickelt in eine Liebesbotschaft. Zunächst wurde die Erfindung aufgrund ihrer Form „Cazzotto“ („Faust“) genannt. Später wurden die Pralinen in „Baci“ (Küsse) umbenannt und entwickelten sich zum umbrischen Exportschlager. Das Schokoladen-Unternehmen wuchs innerhalb weniger Jahre von 15 auf über 100 Mitarbeiter an.

1928 gelang Luisa Spagnoli der nächste Coup: Sie gründete in Perugia ein weiteres Unternehmen, eine Modefirma. Sie ließ als erste Modeschöpferin Angora-Garn zur Herstellung von hochwertiger Strickkleidung nutzen. Auf einer eigenen Farm in Perugia züchtete sie Kaninchen und richtete sich eine Werkstatt ein, in der sie das Garn perfektionierte. Aus diesem feinen Angora wurde die elegante, hochwertige Strickmode der Marke „Luisa Spagnoli“.

Luisa Spagnoli gilt noch heute als eine treibende Kraft der Industrialisierung Umbriens sowie Italiens und als Galionsfigur für die Emanzipation. In ihren Firmen führte sie Frauen in die damalige „Männerdomäne“, die Industrie und Unternehmensführung, ein. Dass ihre Eigenkreation, die „Baci Perugina“, 1939 sogar den amerikanischen Markt erobert und ihre Modefirma expandiert, konnte Spagnoli nicht mehr miterleben: Sie erkrankte an Krebs und starb 1935 in Paris. Ihr Sohn Mario führte das Mode-Unternehmen nach ihrem Tod weiter.

Heute gibt es weltweit mehr als 100 „Luisa Spagnoli“-Filialen, auch in Deutschland. Der Hauptsitz der Modefirma befindet sich nach wie vor im grünen Herz Italiens, im umbrischen Perugia. Dort werden auch heute noch die Schoko-„Baci“ von Perugina produziert. Die Produktionsstätte kann besichtigt werden, es gibt Workshops zur Schokoladenherstellung – Kostproben inklusive. Außerdem gibt es ein Perugina-Museum, das die Entstehung und Entwicklung des Schokoladen-Imperiums erklärt. Luisa Spagnolis Lebenswerk wurde nun sogar verfilmt: Das italienische Fernsehen produzierte ein dreistündiges Biopic über den Aufstieg der erfolgreichsten Unternehmerin Umbriens, das Anfang Februar ausgestrahlt wurde. Außerdem finden in Umbrien im Februar Vorträge zu Ehren Spagnolis statt – pünktlich zum Weltfrauentag am 8. März, an dem Frauen weltweit unter anderem für Gleichberechtigung im Arbeitsleben demonstrieren. Dip 17

 

 

 

CSU billigt Integrationsgesetz. Migranten müssen Kurs über Werteordnung besuchen

 

Per Integrationsgesetz möchte Bayern Einwanderer dazu bringen, sich zu integrieren. Unter anderem sollen sie einen Grundkurs über die deutsche Werteordnung besuchen. Bei Nichtbefolgung drohen Bußgelder mit bis zu 50.000 Euro.

 

Das bayerische Kabinett billigte am Dienstag den Entwurf eines Integrationsgesetzes. „Wer in Bayern dauerhaft leben will, muss Ja zu unserem Wertekanon aus Grundgesetz und bayerischer Verfassung sagen“, sagte Staatskanzleiminister Marcel Huber (CSU). Mit dem Gesetz biete Bayern Hilfen und Unterstützung, zugleich verlange es einen aktiven Integrationswillen der Migranten.

Geplant sind unter anderem Bußgelder, wenn Eltern eine Sprachprüfung ihrer Kinder verweigern. Der Gesetzentwurf sieht zudem die Möglichkeit vor, Migranten zu einem Grundkurs über die Rechts- und Werteordnung zu verpflichten. Wer zu diesem Grundkurs nicht erscheine, soll ein Bußgeld auferlegt bekommen. Auch radikale Imame und sogenannte Scharia-Richter will das bayerische Kabinett mit einem Bußgeld mit bis zu 50.000 Euro belegen.

Öffentliche Einrichtungen wie Bäder und Büchereien sollen laut Gesetzentwurf die Möglichkeit erhalten, über die dort geltenden Regeln zu belehren, „wenn sie vermuten, dass die dem Nutzer nicht bekannt sind“. (epd/mig 24)

 

 

 

 

Balkanroute dicht: Bundesregierung untergräbt Asylrecht für Afghanen

 

Frankfurt/Main. Menschen aus Afghanistan haben in Deutschland und Europa nach wie vor einen gesicherten Rechtsanspruch auf ein Asylverfahren. „Faktisch aber wird ihnen jetzt die Möglichkeit genommen, ihr Recht auf Asyl geltend zu machen“, so Thomas Seibert, Südasien-Referent der Hilfs- und Menschenrechtsorganisation medico international, die seit vielen Jahren lokale Partner in Afghanistan unterstützt. Serbien lässt afghanische Geflüchtete nicht mehr passieren, Mazedonien ist dabei, seine Grenzen zu schließen.

 

Seibert kritisiert Innenminister de Maizière, der von vorgeblich sicheren Regionen in Afghanistan spreche und die Bundesländer sogar auffordere, Afghanen abzuschieben. Seibert verweist auf den medico-Partner Hadi Marifat von der Afghan Human Rights and Democracy Organisation (AHRDO): „Man kann die Leute nicht einfach wie Müll abladen. Ich kenne Afghanen, die abgeschoben wurden und sich umgebracht haben oder von Taliban aufgegriffen wurden. Wer zurückkehrt, wird seines Überlebens nicht sicher sein.“

„Die Behauptung, dass es in Afghanistan in zureichendem Maß sichere Regionen gebe, ist ein Versuch, auf dem Rücken der bedrohten Flüchtlinge aus Afghanistan innenpolitische Handlungsfähigkeit zu zeigen“, so Seibert. Die Zahlen sprechen eine gänzlich andere Sprache. Laut UN-Bericht fielen der fortdauernden kriegerischen Gewalt 2015 insgesamt 11.000 Zivilisten zum Opfer, 7.547 wurden verletzt, 3.545 starben: eine Steigerung von 4% im Verhältnis zum Vorjahr, eine Verdopplung der Opfer im Verhältnis zum Jahr 2009.

Auch wenn das Ausmaß der Gewalt regional unterschiedlich sei, könne keine Gegend wirklich als sicher bezeichnet werden. „Die Lebensgefahr beginnt schon, wenn man sein Dorf verlässt, um in der nächsten Stadt zum Arzt oder auf den Markt zu gehen“, so Seibert: „Allein auf der Straße von Kabul nach Kandahar verschwanden 2015 fünfzig Menschen. Außerdem können Afghanen infolge der ungelösten ethnischen Spannungen nicht einfach ihren Lebensraum wechseln: Hazaren können nicht in paschtunischen Gebieten leben, Paschtunen nicht in den Dörfern von Hazaren. Das Problem sind nicht einfach die Taliban, sondern das Fehlen gesicherter rechtsstaatlicher Verhältnisse.“

Mit der Schließung der Grenzen, so der medico-Sprecher, werde das formell weiter gültige Asylrecht auf verwaltungstechnischem Weg abgeschafft. „Die Bundesregierung schreddert die Grundrechte in ihrem Überleben bedrohter Menschen auf kaltem Weg, unter Aushöhlung unkündbaren Völkerrechts.“ De.it.press 22

 

 

 

 

Stimmungstief ade - bringen Sie den Frühling in Ihren Winter!

 

Giessen - Unlängst wurden die positiven Effekte von Sport auf das psychische Wohlbefinden bestätigt - doch wer kriegt schon mitten im Stimmungstief den Hintern hoch?

Es ist nass, es ist kalt, es ist dunkel und es gibt anscheinend keinen Grund das Sofa zu verlassen. Jeder kennt den „inneren Schweinehund“, den man zu überwinden hat, wenn man die guten Vorsätze umsetzen will. Diese Antriebslosigkeit kann bei Menschen mit depressiven Verstimmungen sehr stark sein. Deshalb benötigen sie Unterstützung z.B. in Form von hilfsbereiten Freunden, die sie mitnehmen und ihnen den Start erleichtern. Auch pflanzliche Arzneimittel wie z.B. NEURAPAS® balance können hier weiterhelfen. Die stimmungsaufhellende Wirkung des Johanniskrauts in Kombination mit der Passionsblume und dem Baldrian unterstützt die innere Ausgeglichenheit, lässt die Lebensfreude wieder einkehren und steigert die Antriebskraft.

 

Hat man sich erst einmal überwunden, zeigen sich schnell die ersten positiven Effekte, denn Bewegung hilft tatsächlich gegen Depressionen. Das wurde jetzt in einer großangelegten Untersuchung bestätigt. Die statistische Auswertung der Ergebnisse zeigte, dass körperliche Bewegung insbesondere bei den Teilnehmern mit Depressionen deutlich geholfen hat, denn viel Bewegung verändert die Abläufe im Gehirn: Die durch den Nervenbotenstoff Noradrenalin ausgelöste Signalweitergabe zwischen den Nervenzellen verbessert sich und die Konzentration des Nervenbotenstoffs Serotonin erhöht sich[1]. Dadurch steigt die Stimmung, man kann besser schlafen und ist insgesamt ausgeglichener. Zusätzlich wird das Wachstum neuer Nervenzellen im limbischen System begünstigt[1].

Mit diesem Teil des Gehirns werden Funktionen wie der innere Antrieb, das Lernen, das Gedächtnis und die Emotionen gesteuert. Dementsprechend verstärken sich die positiven Auswirkungen auf das Gehirn mit jedem Spaziergang und jeder Bewegungsübung. Kleine Erfolgserlebnisse (z.B. alle Treppenstufen gestiegen, ohne Pause machen zu müssen) und ein regelmäßiger Tagesablauf motivieren zusätzlich.

Natürlich spielen auch andere Effekte eine Rolle. Der Februar hat im Schnitt 73 Sonnenstunden. Wer in der Mittagsonne einen kleinen Spaziergang macht, kann nicht nur durchatmen und abschalten. Die ersten Sonnenstrahlen werden auch benötigt, um Vitamin D herzustellen und damit den Knochenstoffwechsel und die Stimmungsaufhellung zu unterstützen.

Jetzt im Februar werden die Tage wieder länger - eine gute Zeit um sich draußen zu bewegen und in den Frühling zu starten. GA 23

 

 

 

 

 

Clausnitz und Bautzen/Rassismus. Nur die Spitze des Eisbergs

 

Landesausländerbeirat warnt vor weiteren Eskalationen und einer Kettenreaktion auch in den alten Bundesländern/schnelles Handeln gefordert

 

Zu den rassistischen Vorfällen in Sachsen am Wochenende sagte heute der Vorsitzende des Landesausländerbeirats, Enis Gülegen, in Wiesbaden:

„Wir sind zutiefst entsetzt und beschämt. Wir zählen darauf, dass eine breite gesellschaftliche Mehrheit sich nun öffentlich erhebt und gegen diese widerlichen Vorgänge Flagge zeigt. Wir zählen auf unseren demokratischen Rechtsstaat, der mit schnellem und konsequentem Handeln weitere Eskalationen verhindert.“

 

Dazu gehörten sowohl personelle Konsequenzen bei der Polizei in Sachsen als auch  sensible Stellenbesetzungsverfahren: „Rassisten – vor allem wenn sie einer rechtspopulistischen oder rechtsextremen Partei angehören - haben in Flüchtlingsunterkünften nicht zu suchen!“

 

Vor allem aber stünden Clausnitz und Bautzen als vorläufige Höhepunkte für eine rassistische Eskalation gegen Migranten, die höchst alarmierend ist. Gülegen: „Es ist zu befürchten, dass die Welle der Gewalt auch auf andere Bundesländer überschwappt. Auch Hessen ist nicht davor gefeit. Warten wir nicht ab bis wieder Menschen ermordet werden.“

 

Gülegen forderte ein schnelles, entschiedenes Handeln: „Es ist höchste Zeit aufzuwachen und den Rattenfängern von AFD & Co auch politischen Einhalt zu gebieten. Dazu gehört, den politischen Zickzackkurs in der Flüchtlingsfrage  mit dem Hinweis auf vermeintliche Stimmungen in der Bevölkerung zu beenden. Dazu gehört ein entschiedenes Eingreifen in rechtsradikale, aber auch rechtspopulistische Strukturen, die solches Denken erst ermöglichen. Und dazu gehört auch ein erheblicher Ausbau der Antirassismus- und Antidiskriminierungsarbeit.

 

Rassismus muss durch mehr Prävention verhindert, rassistische Äußerungen und Taten durch eine Anpassung der Rechtsvorschriften besser verfolgt werden.  In Hessen wären ein Landesantidiskriminierungsgesetz und der Aufbau von regionalen Beratungsstellen für Betroffene erste Schritte.“ 

Ulrike Foraci, Agah

 

 

 

 

Goethe-Lesemarathon „Italienische Reise“ 3. März 2016

 

"Kennst Du das Land, wo die Zitronen blühn". Rund um den 3. März 2016 wird an verschiedenen Orten in Deutschland und Italien zwischen

Trapani und Lübeck aus Johann Wolfgang von Goethes "Italienische Reise" gelesen. Das 1816, also genau vor 200 Jahren, erschienene Reisetagebuch prägte wie kein zweites Werk das deutsche Italienbild und ist Anlass und Motivation

für den erstmalig stattfindenden Goethe-Lesemarathon.

Die Vereinigung Deutsch-Italienischer Kulturgesellschaften in Deutschland sowie die ACIT/ICIT in Italien und ihr Dachverband Forum Italo-Tedesco di Cultura entwickeln undorganisieren das länderübergreifende und einzigartige Kooperationsprojekt "Goethe-Lesemarathon". 23 deutsche und 15 italienische Gesellschaften werden zeitgleich anunterschiedlichen Orten über einhundert Lesestunden füllen und tausende Buchseiten bewältigen.

Bei den interaktiv gestalteten Veranstaltungen sind alle eingeladen mitzumachen: Jugendliche und Erwachsene, Schüler, Lehrer, Schauspieler, Prominente oder einfach nur an Literatur und Italien interessierte Menschen. Ob einfache oder szenische Lesung, Bild-, Multimedia-Präsentation oder Filmbeitrag, selbst Lesen oder nur Zuhören. Wir erwarten allein in Deutschland über 200 aktiv Mitwirkende und eine großes interessiertes Publikum. Die vielen Aktionen der Italien- und Goethefreunde lassen das Italien des 19. Jahrhunderts rund um den 3. März zum Erlebnis werden.

Eine genaue Übersicht über die einzelnen Veranstaltungsorte und -zeiten finden Sie auf unserem angehängten Flyer. Alle weiteren Informationen haben wir auf der Webseite http://italien-freunde.de/? Goethe_Lesemarathon_2016  zusammengetragen dip 20