WEBGIORNALE  5-18  SETTEMBRE   2016

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Terremoto centro Italia. Sisma: come rispondere all’emergenza  1

2.       Terremoto. Come trasformare l’angoscia in speranza  1

3.       Salidarieta con i terremotati. Colletta delle Missioni in Germania per i terremotati in Italia  2

4.       Migranti, appello Ue al G20: “Siamo al limite, il mondo condivida le responsabilità”  2

5.       Germania, colpo alla Merkel nel voto regionale  2

6.       A Berlino adesso cambiano le priorità. I dubbi sui conti restano ma pesa più la politica  3

7.       Dai migranti alla difesa comune, ecco i pilastri dell’intesa  3

8.       Ue: "Premio Cese per la società civile" a cittadini e gruppi che accolgono i migranti 3

9.       “Dopo Brexit un’Europa a due velocità”: ecco il piano per superare l’impasse  3

10.   Migranti, Ue: "Regole uguali su asilo". Criteri standard e 10mila euro per ogni rifugiato  4

11.   Italia-Germania. Vertice intergovernativo a Maranello  4

12.   Il direttore del settimanale “Die Zeit” Giovanni di Lorenzo sui recenti fatti terroristici in Germania. “L’amore scaccia la paura”  4

13.   Baviera, modello per l'integrazione: 24mila profughi sono già apprendisti 5

14.   Ad Amburgo il Festival “Cinema Italia” (15-21 settembre). Poi la tournée in più di 30 città tedesche  5

15.   La festa degli 80 anni degli orti di Saarlouis, in gran parte curati da connazionali 5

16.   “Anteprima”, nuova rubrica del Consolato italiano di Francoforte  5

17.   Radio Colonia ricorda Gherardo Romanini e Teseo Tavernese. I temi delle ultime settimane  6

18.   Concorso di pittura, scultura, illustrazione e fotografia rivolto agli artisti italiani a Berlino  7

19.   Referenum istituzionale. Promossi i comitati Basta un sì di Saarlouis, Ludwigshafen e Mannheim   7

20.   14a Borsa Culturale Italo-Tedesca a Lubecca, dal 9 al 12 septembre 2016  7

21.   Wolfsburg. Il consigliere del Cgie Germania Paolo Brullo scrive alla redazione di Inform. “Vogliamo uguaglianza e rispetto”  7

22.   In Germania settimana delle specialità enogastronomiche del Sud Italia dal 19 al 25 settembre  8

23.   Edizione italiana del racconto di Max Mannheimer sulla sua esperienza nei campi di concentramento  8

24.   Laura Boldrini a Berlino. Importantissimo il rapporto tra Italia e Germania  8

25.   L'Intercomites Germania sul recupero dei 2.6 milioni di euro per i corsi di lingua e cultura italiana  8

26.   L'italiana Carmela Castagna nuovo assessore della giunta del Comune di Francoforte sul Meno  8

27.   Kempten. Incontro estivo 2016 dei corsisti di italiano  9

28.   Il Comites di Hannover sulla riforma degli Organismi di rappresentanza  9

29.   A Stoccarda l'incontro sul tema “Progetto pilota Maeci – L'esperienza in Germania”  9

30.   Berlino. Il premio del Comites “Italiano dell’anno”  9

31.   Festa internazionale delle culture a Memmingen. L'integrazione è possibile  10

32.   Al Bröhan Museum di Berlino la mostra “Colori di Murano” (14 luglio-23 ottobre 2016) 10

33.   Incontro di ReteDonne a Lipsia il 24 settembre  10

34.   Il primo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans in Sicilia per discutere la crisi migratoria  10

35.   Pubblicazioni. Crisi ambientale e migrazioni forzate  11

36.   Il Governo reintegra i fondi per i corsi di lingua e cultura all’estero  11

37.   Al via 31 corsi di formazione ICoN per docenti di italiano all’estero  11

38.   Euro vincoli 11

39.   La circolare dell’on. Laura Garavini ai democratici in Europa  12

40.   La rivolta generazionale che alimenta il terrorismo. Diventa sempre più urgente trovare il senso dell'odio che sale intorno a noi 12

41.   La guerra dell’Isis è di religione  13

42.   Gli equilibri 13

43.   Verso il Referendum. Riforma costituzionale, un sì che va spiegato meglio  13

44.   Meeting di Rimini: “I migranti non sono numeri, sono persone”  13

45.   La meta  14

46.   Migranti, Orbàn costruirà un secondo muro  14

47.   Ambiente. Acqua, l’oro blu che influenza la sicurezza globale  14

48.   Le decisioni 15

49.   Caos al Campidoglio, 5Stelle nel ciclone  15

50.   L’Aquila: significato della parola ricostruzione  15

51.   Settimana della lingua italiana nel mondo (17-23 ottobre): “L’Italiano e la creatività: marchi e costumi, moda e design”  16

52.   Le percentuali 16

53.   Integrazione. Premiata la legge sull’immigrazione del Friuli Venezia Giulia  16

54.   A un anno dalla morte di Aylan  16

55.   Interventi a favore dei marchigiani all’estero”  16

 

 

1.       Kerneuropa als Antwort auf den Brexit?  17

2.       Flüchtlingspolitik. Frontex-Chef fordert mehr legale Wege nach Europa  17

3.       Der große Brandbeschleuniger. Internet und Populismus: Ein toxischer Mix. 17

4.       SPD siegt in Mecklenburg-Vorpommern - AfD zweitstärkste Kraft 18

5.       Afrikas “Grüne Mauer”: Mit Bäumen gegen Terrorismus und Migration?  18

6.       14. Deutsch-Italienische Kulturbörse. Lübeck, 9.-12. September 2016  18

7.       Bundeskanzlerin Merkel. Deutschland hat Flüchtlingskrise lange verdrängt 19

8.       Ab Samstag 6.08.16 das Integrationsgesetz in Kraft: setzt auf Fördern und Fordern  19

9.       Flüchtlingspolitik. Union der Unwilligen  20

10.   Eure Mudder! Die stärksten Verbündeten im Kampf gegen Radikalisierung sind die Familien der Dschihadisten. 20

11.   „Es wird eine Politik der Angst gemacht“  20

12.   Eine Emotion namens Europa. Wir brauchen einen echten Neuanfang. Die Ära Merkel und der Zerfall der EU  21

13.   Hier sind sie, die besten Italien-Medienbeiträge zum Premio ENIT 2016! 22

14.   Rekord. Einwanderung so hoch wie nie  22

15.   Die Zukunft der EU nach dem Brexit 22

16.   DGB: EU-Bürger_innen nicht von Hartz IV ausschließen  23

17.   De Maizière. Flüchtlinge lösen keine demografischen Probleme  23

18.   Kretschmann bei Papst Franziskus: Lob für Flüchtlingspolitik  23

19.   Beschäftigung für Flüchtlinge. 100.000 Angebote zum Einsteigen  23

20.   Bundesagentur für Arbeit. Knapp 50 Prozent der Flüchtlinge arbeiten  24

21.   Arbeit ist der Schlüssel 24

22.   Demografischer Wandel. Zuwanderung allein ist keine Lösung  24

23.   Studie. Migranten-Unternehmer schaffen immer mehr Jobs  25

24.   Erstes Verzeichnis der fremdsprachigen Zeitungen und Zeitschriften in Deutschland  25

25.   Europa-Union trauert um ihren Ehrenpräsidenten Walter Scheel 25

26.   Nordrhein-Westfalen. Erstes jüdisches Gymnasium eröffnet 25

27.   NRW. Mit der Bezirksregierung Münster auf dem Weg zur interkulturellen Öffnung  25

28.   Was ist neu? Neuregelungen zum August/September 2016  26

29.   Bundeskanzlerin Merkel. Ich bin auch Kanzlerin der Deutsch-Türken  26

30.   Strategie Soziale Stadt. Integration gelingt im Kiez  26

31.   Migrantinnen schaffen zwei Millionen Jobs  27

32.   Landesarbeitsgericht. Kündigung wegen Ausländerhetze im Internet wirksam   27

 

 

 

Terremoto centro Italia. Sisma: come rispondere all’emergenza

 

Il terremoto nel centro Italia ha attivato il sistema di sicurezza civile che affronta emergenze quali i disastri naturali, con una serie di misure che riguardano i soccorsi, gli alloggi e l’organizzazione delle attività per superare la crisi.

 

La Protezione civile e l’organizzazione dei soccorsi

Un cataclisma del genere (292 vittime, circa 400 feriti e oltre 2.900 sfollati) ha attivato il sistema di sicurezza civile che in Italia si occupa di affrontare disastri naturali o causati non intenzionalmente dall’uomo. Sistema che conta sul doppio pilastro del Servizio nazionale di protezione civile, coordinato dal Dipartimento omonimo in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e del Dipartimento dei Vigili del fuoco parte del Ministero dell’Interno.

 

Nei casi più gravi intervengono anche le Forze armate, ed infatti nei giorni successivi al sisma sono stati 1.250 i militari impegnati a fianco dei Vigili del fuoco (circa 1.200) e del personale della protezione civile. Quest’ultimo è composto prevalentemente da volontari, inquadrati nelle strutture locali, provinciali e regionali coordinate dal Dipartimento a Roma. Nel complesso si tratta di un sistema articolato con diversi attori coinvolti, incluse altre amministrazioni pubbliche e organizzazioni di volontariato come la Croce Rossa Italiana.

 

Il sistema è organizzato secondo il principio di sussidiarietà: in caso di crisi risponde per primo il livello locale, ed in base ad estensione ed intensità del disastro la gestione dell’emergenza passa al livello superiore. Quando si verificano calamità come quella dello scorso 24 agosto, la responsabilità passa immediatamente al livello nazionale, ed in particolare alla Presidenza del Consiglio dove il Dipartimento della protezione civile interagisce con i ministeri dell’Interno e della Difesa e gli altri attori coinvolti.

 

Ovviamente nel momento del disastro, come alle 3.36 della notte del 24 agosto, le “colonne mobili” costituite dai volontari della protezione civile, piuttosto che le unità dei vigili del fuoco o i militari della caserma di Rieti, partono autonomamente e appena possibile dalle province vicine – e meno vicine – per raggiungere e soccorrere le persone rimaste sotto le macerie. Con loro, la scorsa settimana c’erano anche molti semplici cittadini accorsi per dare una mano.

 

La fase attuale è quella della “risposta” all’emergenza, che dovrebbe essere subito seguita dalla fase della “ripresa” – ed in teoria preceduta da quelle di “prevenzione” e “preparazione” rispetto a disastri naturali ed antropici.

 

L’istituzione, il 28 agosto, a Rieti della Direzione di comando e controllo (DiComaC) della Protezione civile, assume le funzioni svolte nei giorni successivi al sisma dal Comitato operativo del Dipartimento a Roma, è un passaggio importante per l’organizzazione di attività più legate all'assistenza alla popolazione e al ripristino delle normali condizioni di vita.

 

Il confine tra “risposta” e “ripresa” dall’emergenza varia a seconda della gravità della crisi: nel caso del terremoto a L’Aquila del 2009, che ha visto circa 64.400 sfollati da assistere, la Protezione civile ha tenuto per otto mesi la guida del complesso delle attività in loco prima di passare il testimone alle autorità locali.

 

Casette e scuole per superare l’emergenza

Le attività ora in corso nelle zone del sisma riguardano in primo luogo gli alloggi per gli sfollati, anche considerando che l’inverno arriva rapidamente sull’Appennino. Aldilà delle tendopoli, per loro natura provvisorie, quattro sono le soluzioni possibili: l’alloggio in strutture alberghiere spesato dallo stato; i container, utilizzati l’ultima volta per il terremoto del 1997 in Umbria; i Moduli abitativi provvisori (Map) ovvero piccole case di legno ad un piano; i Complessi abitativi sismicamente ecocompatibili (Case), veri e propri edifici di tre-quattro piani poggiati su ampie piastre anti-sismiche.

 

I Map e le Case sono stati utilizzati estensivamente a L’Aquila, tanto che a dicembre 2009 – poco dopo la chiusura delle ultime tendopoli – ospitavano rispettivamente circa 7.000 e 17.000 sfollati, mentre gli altri erano alloggiati in strutture alberghiere, oppure erano in affitto finanziati tramite i Contributi di autonoma sistemazione (Cas) fino a 600 mensili. Considerando il numero attuale di sfollati, inferiore a 3.000, governo e sindaci si stanno orientando verso i Map e l’utilizzo di alberghi e residence per chiudere entro pochi mesi le tendopoli, mentre l’ordinanza della Protezione civile dello scorso 26 agosto ha già istituito Cas mensili fino a 600 euro.

 

Altra attività in corso consiste nella verifica dell’agibilità delle strutture scolastiche, per capire quali possono essere utilizzate e quali soluzioni trovare per quelle inagibili. La possibilità di mandare i propri figli a scuola è un elemento fondamentale nella decisione da parte delle famiglie se abbandonare definitivamente le zone terremotate, oppure se resistere al lungo periodo di ripresa dall’emergenza, nei Map piuttosto che negli alberghi.

 

A L’Aquila furono realizzati una serie di Moduli ad uso scolastico provvisorio (Musp), facendo sì che a settembre 2009 tornasse nelle scuole il 99% degli studenti dei comuni del “cratere” – il territorio che ha ricevuto il maggior danno e a cui si applicano le misure di risposta e ripresa dalla crisi – e questa soluzione è allo studio anche per l’emergenza odierna.

 

Altre misure adottate riguardano gli aspetti economici, altrettanto importanti per evitare lo spopolamento delle zone colpite dal terremoto: nei 16 comuni del “cratere”, dal 25 agosto è stato sospeso il pagamento dei mutui e delle bollette relative agli edifici distrutti o inagibili, e delle tasse statali – misura quest’ultima che a L’Aquila è durata due anni.

 

Ricostruzione: sicurezza, identità e comunità

Sebbene pochi giorni siano passati dal sisma e dal lutto, è importante pensare subito alla strada per la ricostruzione e all’idea, condivisa dal livello nazionale a quello locale, di come dovranno essere i centri abitati ricostruiti nelle zone terremotate. Dal punto di vista della sicurezza, è imperativo ricostruire gli edifici secondo i più alti standard anti-sismici per prevenire lutti e danni in caso di ulteriori terremoti, come fatto a Norcia dopo il sisma del 1997.

 

Dal punto di vista sociale e identitario, il principio “dov’era e com’era” per gli edifici storici, al fine di ricostruire rispettando l’impianto urbano pre-sisma, è oggi richiesto da più parti per Amatrice e gli altri borghi antichi – come fu chiesto e ottenuto a L’Aquila per il centro cittadino.

 

Dal punto di vista psicologico ed emotivo, tutte le suddette misure sono assolutamente necessarie – primum vivere – ma forse non sufficienti senza idee, simboli e attività che tengano vivo quel tessuto di relazioni umane che rende un paese o una città diversi da un cantiere e da un presepe – che li rende una comunità. Alessandro Marrone, AffInt 30

 

 

 

 

Terremoto. Come trasformare l’angoscia in speranza

 

Occorre cambiare passo nella difesa del Paese. Le polemiche del dopo terremoto. Meglio puntare sulla ricostruzione e sulla prevenzione

 

Disastroso il sisma che, il 24 agosto scorso, ha ridotto in macerie Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto e fatto morire 295 persone, una decina delle quali bambini, neonati compresi. Cifra cui vanno aggiunti i dispersi che, secondo le Protezione civile, al momento in cui scriviamo sarebbero almeno 10. Una tragedia che ha sconvolto, fatto sorgere critiche e, soprattutto, messo in evidenza l’umanità e la solidarietà dei volontari, donne e uomini che agiscono da angeli custodi, da “samaritani”, come li definisce il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, Padre Enzo Fortunato, per reagire al grido di dolore e di disperazione dei terremotati e per trasformare in speranza l’angoscia di chi non ha notizie di un familiare.

  Ad essere colpita, con più di 1.000 scosse, è la zona appenninica del Centro Italia. Ha comportato la distruzione di scuole, chiese, edifici pubblici e capolavori artistici. In un Paese a forte rischio tellurico, come l’Italia, ove una continua costruzione di abitazioni ha allagato le periferie delle grandi città e assediato i nostri meravigliosi borghi in quarant’anni si sono verificati ben sette terremoti che hanno comportato un notevole aumento del debito pubblico. Tanto da spingere i politici ad emanare leggi onde effettuare i necessari adeguamenti antisismici, poi, in realtà non eseguiti. O divenuti fonte di ruberie e frodi, come emerso da molte indagini giudiziarie.

  E’ vergognoso appurare, dopo ogni terremoto, che molti edifici pubblici non siano ancora a norma con le prescrizioni legislative antisismiche vigenti dal 2 febbraio 1974, che hanno integralmente modificato quelle precedenti del 1962 e del 1971, delegando al Ministro dei Lavori Pubblici l’emanazione di prescrizioni tecniche per le costruzioni pubbliche e private, da effettuarsi d’accordo con il Ministro per l'Interno, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici e con la collaborazione del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR).

  Un ritardo esecutivo che, di fatto, ha comportato la distruzione di scuole, ospedali, residenze universitarie e sedi comunali, nonché la morte di chi le frequentava. Come successo nel 2009 a L’Aquila dove procede la ricostruzione, con metodi antisismici, delle case e dei palazzi privati, mentre quella degli edifici pubblici si svolge lentissimamente per colpa della burocrazia, comportando un costo di162 miliardi di euro, mentre sarebbe bastato un quarto di quella somma, se investita negli adeguamenti antisismici, per evitare anche la morte delle persone. In effetti, le misure anti sismiche possono ridurre le vittime, ma non annullarle, in quanto il terremoto a vittime zero è un'illusione, il numero dei morti dipendendo anche dalla natura del terreno, dalla fragilità del territorio e dalla forza delle scosse.

  Elementi naturali cui si aggiunge la casualità di chi, al momento del sisma, è fuori casa. Necessario, quindi, prevedere la messa in sicurezza di paesi e città situati sulla dorsale appenninica, dove c’è un patrimonio artistico e monumentale da tutelare, usando quelle tecnologie che oggi esistono e che molti privati hanno utilizzato a spese loro. Occorre cambiare passo nella difesa del Paese dai terremoti, prima che ne arrivi un altro. Destinando a ciò le necessarie spese e gli euro che l’Unione Europea invierà su nostra richiesta, come ha fatto per il terremoto in Abruzzo e per quello in Emilia-Romagna.

  Inutile spenderli in azioni giudiziarie spesso inutili, come successo dopo il terremoto all’Aquila dove furono aperte 200 pratiche delle quali solo 19 furono esaminate dai giudici che proclamarono solo 4 condanne. Perché - come ha scritto, in un illuminante fondo su Il Messaggero di Roma, il magistrato Carlo Nordico - ciò significa “convertire la giustizia in oltraggio”, se si ipotizza di indagare anche i privati, morti compresi, responsabili solo di essere rimasti in territori a rischio ed in vecchie costruzioni. Certo, ci saranno stati anche casi di corruzione o di inadempienza degli incarichi ricevuti, ma ora c’è da mettere in campo un piano nazionale straordinario di sicurezza, data la frequenza dei terremoti devastanti sperimentata negli ultimi quarant’anni.

  Il che eviterà che crollino monumenti, edifici pubblici e privati, con ciò che ne consegue in danni patrimoniali e morti. Ma non facciamoci illusioni, i morti ci saranno sempre e comunque, perché per evitarli non bastano i lavori antisismici, la carità dei volontari e la solidarietà di chi contribuisce a ridare speranza, inviando aiuti e denaro. Perché è un mito, smentito dai fatti, ma duro a morire, quello della superiorità dell'uomo sulla Natura. La cui forza annulla la tecnologia. 

Egidio Todeschini

 

 

 

 

Salidarieta con i terremotati. Colletta delle Missioni in Germania per i terremotati in Italia 

 

Le Comunità Cattoliche Italiane in Germania sono vicine alle popolazioni dell’Italia centrale colpite dal grave sisma di mercoledì mattina 24 agosto.

In particolare vogliono essere vicine ai connazionali residenti in Germania che provengono dalle regioni più danneggiate (Lazio, Marche, Abruzzo, Umbria), che hanno perso familiari, amici, compaesani, o l’abitazione.

 

Oltre alla vicinanza nella preghiera – scrive in una nota la Delegazione -  accolgono la proposta della Conferenza Episcopale Italiana (che ha subito destinato un milione di euro per i primi soccorsi) di devolvere per i terremotati le collette di domenica 18 settembre.

 

Il fondo di solidarietà della Delegazione delle Missioni è stato messo a disposizione per raccogliere le offerte (delle Comunità parrocchiali come di altre istituzioni e dei singoli) devolute per i terremotati.

 

Questo il recapito bancario per i versamenti: Italienische Missionare Solidaritätsfonds, IBAN: DE53 5019 0000 0000 276014; BIC: FFVBDEFF

Terremoto centro Italia,

 

Le offerte verranno poi mandate alla Caritas italiana (secondo le indicazioni della Cei) o a progetti specifici segnalati dai vescovi delle zone terremotate. La Delegazione delle Mci della Germania ringrazia in anticipo per ogni contributo che verrà dato

 

Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero segue con dolore e partecipazione la tragedia causata dal sisma e si stringe con solidarietà attorno alle popolazioni provate da questa ennesima testimonianza di sacrificio. Esprime le più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime e chiama a raccordo tutte le rappresentanze istituzionali all’estero, dai Comites agli Enti, alle singole associazioni italiane e straniere vicine all’Italia, invitandole a compiere un grande sforzo di solidarietà.

Le consigliere ed i consiglieri del CGIE sono impegnati nei vari paesi di residenza a coordinare gli aiuti e gli interventi di primo soccorso al fine di far giungere alle popolazioni colpite dal terremoto, attraverso le diverse organizzazioni umanitarie presenti sul luogo, beni di prima necessità.

 

Il numero telefonico di emergenza per contattare dall’estero il servizio di assistenza dell’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale è questo: 0039 06 82888850. Sulla home page del sito della Protezione Civile (http://www.protezionecivile.gov.it)   è possibile visualizzare gli ultimi aggiornamenti sulla gestione dell’emergenza terremoto. Inoltre è attivo il numero solidale 45500. Grazie agli operatori Tim, Vodafone, Tre, Fastweb, Coopvoce, Wind e Infostrada, è possibile donare due euro inviando un sms solidale o effettuando una chiamata da rete fissa al 45500.

 

“Molte, spontanee e diffuse sono le manifestazioni  di solidarietà da parte di collettività e di associazioni di italiani residenti all’estero nei confronti delle popolazioni colpite dal recente terremoto in Italia Centrale”. Lo  sottolinea in una nota il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. “Per canalizzare efficacemente queste espressioni di vicinanza e volontà di sostegno concreto” la Farnesina, si legge nella nota, ha “dato ampia diffusione alle informazioni relative ai canali e agli enti deputati alla raccolta dei contributi di solidarietà attraverso la stampa italiana all’estero, i Comites e le associazioni italiane”.

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale sta “peraltro portando avanti una campagna di informazione tramite tutti i propri canali sociali e quelli della rete estera per consentire alle Regioni interessate dal sisma e agli enti deputati alla gestione dell’emergenza di accogliere le numerose offerte di contributi e donazioni provenienti dall’estero”. Tali informazioni sono reperibili sul sito della Farnesina www.esteri.it, Raccolta di donazioni e iniziative di solidarietà. De.it.press

 

 

 

Migranti, appello Ue al G20: “Siamo al limite, il mondo condivida le responsabilità”

 

Renzi: “Mi fanno piacere le parole di consapevolezza di Tusk e Juncker, ma ora aspettiamo che arrivino i fatti”

«L’Europa è vicina al limite» sulla sua capacità nell’accogliere nuovi flussi di rifugiati. È l’appello lanciato dai vertici delle istituzioni europee a margine del summit del G20 in Cina, sollecitando la comunità dei più grandi del mondo a condividere la responsabilità del fenomeno.  

 

Maggior impegno nella crisi dei migranti  

Durante una conferenza stampa che ha preceduto l’inizio del vertice, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, hanno sottolineato la necessità che il G20 offra più risposte alla crisi del rifugiati, visto che l’Europa ed alcuni Paesi della zona hanno fatto un sacrificio «sproporzionato». «È una sfida globale che richiese soluzione globale», ha detto Tusk, ricordando che i meccanismi per superare questa crisi «stanno arrivando al limite». 

 

«La comunità del G20 - ha detto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk - deve iniziare a condividere la responsabilità del fenomeno: ci sono 65 milioni di persone in fuga nel mondo e 4 milioni quelli che hanno dovuto lasciare la propria casa nella sola Siria». «La commissione sta lavorando nella preparazione di un ambizioso piano di investimenti esterni, usando fondi pubblici per attrarre capitali privati. Dobbiamo combattere contro le rotte dei migranti, nei Paesi di transito, e questo è il motivo per cui abbiamo deciso di estendere il nostro piano al mondo esterno». 

 

Ue, come affrontare la crisi  

«La nostra strategia per la crescita - il virtuoso triangolo investimenti-riforme-controllo dei conti sta funzionando: le riforme portano risultati - ha detto Juncker. Tuttavia a questo summit abbiamo bisogno urgente che i nostri partner del G20 implementino le strategie di crescita già accordate». «Dopo anni di crisi - ha aggiunto- dobbiamo dimostrare che possiamo produrre una crescita di lungo termine e restituire fiducia».  

 

“La Cina acceleri le riforme nel settore siderurgico”  

I due leader europei, Juncker e Tusk, hanno poi chiesto che la Cina acceleri le riforme nel settore siderurgico e che il G20 risponda alle aspettative che si sono generate a livello internazionale per mettere in moto l’economia mondiale. «Dopo anni di crisi dobbiamo mostrare che siamo i grado di promuovere la crescita e creare fiducia», ha detto Juncker. I leader europei hanno chiesto anche al vertice che discuta i problemi provocati dall’eccesso di capacità industriale della Cina, soprattutto nel settore del ferro. «Siamo decisi a difendere gli interessi della siderurgia dell’Ue», ha detto Juncker, sottolineando che si tratta di «un altro problema globale, in una specifica dimensione cinese». 

 

Ue, con Brexit non diventiamo nemici della Gran Bretagna  

Juncker rispondendo ad una domanda sulla Brexit nel corso dell’incontro con la stampa ha detto: «Gli inglesi hanno votato. Noi rispettiamo quel voto: non significa la fine dell’Ue e del percorso di costruzione a 27. Noi non diventiamo nemici della Gran Bretagna che è e resta un partner vicino per molte ragioni». Da parte sua il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, è invece intervenuto per ribadire la posizione «cristallina» dell’Europa: «nessun negoziato prima della ratifica» dell’uscita. «Dobbiamo proteggere gli interessi dei paesi che vogliono stare e rimanere nell’Unione non di quelli che vogliono lasciare». 

 

Renzi: anche da G20 nostro pensiero ai terremotati  

«Anche qui in questo momento, nonostante siamo su discussioni di politica internazionale, la nostra mente, il nostro cuore e il primo pensiero vanno ai nostri connazionali costretti anche stasera a stare nelle tende». Lo ha detto il premier Matteo Renzi in una conferenza stampa al G20 in Cina, aggiungendo che «un pensiero» ai terremotati italiani è stato espresso anche «dal presidente cinese Xi Jinping e dagli altri capi di Stato e di governo» presenti. 

 

Renzi ha inoltre reso noto di aver avuto «contatti» con il capo della protezione civile Fabrizio Curcio in una pausa dei lavori del G20 «sul lavoro che si sta facendo» nelle zone terremotate. 

 

Renzi: «Sui migranti Ue ha uno sguardo miope, aspettiamo ancora i fatti»  

«Mi fanno piacere le parole di consapevolezza di Tusk e Juncker, ma ora aspettiamo che arrivino i fatti». Lo ha detto Matteo Renzi, parlando di migranti, a margine del G20. «L’Europa ha uno sguardo miope: l’Italia è in linea con gli arrivi, intorno ai 120mila, lo stesso livello dello scorso anno. Ma non possiamo pensare di accogliere tutti, dobbiamo salvare tutti perché questo richiede l’umanità, ma poi sappiamo che parte di questi non hanno diritto di stare in Italia e vanno rimpatriati -ha spiegato il premier-. L’Europa dovrebbe scegliere di accettare la linea del rimpatrio europeo, così l’Europa fa un investimento con i singolo Paesi, crea occasioni di sviluppo salva le vite e dà futuro a queste persone che non possono stare tutti in Europa e in Italia». Il premier ha sottolineato: «Non siamo al collasso, chi utilizza queste espressione non si rende conto, ma non possiamo pensare che si continui a fare tutto noi».  LS 4

 

 

 

 

Germania, colpo alla Merkel nel voto regionale

 

Exit poll: in Mecleburgo-Pomerania - Il partito populista di destra ha superato quello della cancelliera. A vincere sarebbero i socialdemocratici della Spd con il 30,5% in calo rispetto al 35,6% del 2011

 

BERLINO - Seggi chiusi alle 18 in Germania per le elezioni nel Meclemburgo-Pomerania, land di origine di Angela Merkel. In quello che è considerato un test importante per la cancelliera (che lo ha definito "il voto del destino") in vista delle elezioni politiche del 2017 e soprattutto per la politica dell'accoglienza di cui Merkel e il suo governo si sono fatti fautori, gli exit poll vedono il partito populista di destra Afd superare la Cdu: l'Alternativa per la Germania avrebbe ottenuto il 21% dei voti mentre l'Unione cristiano-democratica si fermerebbe al 19%, il suo peggiore risultato dalla caduta del Muro. A vincere le elezioni sarebbero i socialdemocratici della Spd con il 30,5% in calo rispetto al 35,6% del 2011.

Affluenza in crescita. È cresciuta, rispetto al 2011, l'affluenza alle urne, ha reso noto la portavoce della commissione elettorale Doris Petersen-Goes, citando i risultati delle 14 di questo pomeriggio. Probabilmente gli elettori hanno

accolto l'invito di Merkel che alla vigilia aveva esortato ad andare a votare: "Più persone andranno alle urne meno possibilità di successo avranno quei partiti che non danno risposte ai problema, ma cavalcano le proteste e ricorrono all'odio".

LR 4

 

 

 

 

A Berlino adesso cambiano le priorità. I dubbi sui conti restano ma pesa più la politica

 

La cancelliera è convinta che Renzi va rappresenti la migliore speranza che ha l’Italia — dunque anche l’Europa — di non scivolare in uno stato di caos politico e istituzionale - di Federico Fubini

 

Non capita spesso che il leader di un Paese regolarmente accusato di ogni problema da un collega straniero, visiti quest’ultimo fra mille sorrisi ogni dieci giorni. Ma questa è l’Europa. E questa è Angela Merkel di fronte a quel rebus avvolto in un mistero dentro un enigma che per lei si chiama Matteo Renzi. Probabilmente la cancelliera fin qui ha tratto con certezza non più di due conclusioni quanto al presidente del Consiglio italiano. La prima è che di lui non ci si può fidare, se ci si preoccupa che l’Italia mantenga una rotta di stabilità finanziaria nei prossimi anni; ma la seconda, anche più pressante oggi, è che adesso Renzi va aiutato perché rappresenta la migliore speranza che ha l’Italia — dunque anche l’Europa — di non scivolare in uno stato di caos politico e istituzionale.

Non era molto tempo fa quando Renzi metteva tutta la sua energia in una sfida con Merkel nel Consiglio europeo: «Non diteci che date il sangue per l’Europa». Seguivano osservazioni anche irrituali del premier su Deutsche Bank o su un progetto di gasdotto dalla Russia alla Germania del Nord. In pubblico la cancelliera non ha mai risposto. In privato, in un incontro di Berlino di fine gennaio seguito a un vertice di Bruxelles particolarmente teso, Merkel trattò Renzi con un’aria di superiorità così accondiscendente che non fece che acuire la diffidenza fra i due. Sembrano passati anni, ma sono solo otto mesi. Da allora non è cambiata a Berlino — si è solo radicata — la convinzione che l’Italia non sia su una traiettoria molto sicura con il suo deficit e soprattutto con il debito. Il Patto di stabilità e la Commissione Ue non sembrano al governo tedesco in grado di risolvere questi problemi. In Germania, a torto o a ragione, è molto avvertito il problema di come proteggere i contribuenti tedeschi e l’integrità dell’euro se una delle sette grandi economie avanzate del mondo dovesse tornare in crisi finanziaria.

Ciò che invece è cambiato a Berlino negli ultimi mesi è la riflessione politica sull’Italia. Renzi sta guidando il Paese verso il referendum costituzionale sullo sfondo di un’Europa messa alla prova dalla Brexit, dal terrorismo, dalle ondate di migranti e dalla lunga paralisi politica di Parigi. Per Merkel, l’Italia e il suo premier oggi sono il solo interlocutore possibile e sono da aiutare ad ogni costo a superare il percorso dei prossimi mesi. Uno dei segnali in questo senso è stata l’apertura del ministro dell’Interno, Thomas de Maizière, al suo collega Angelino Alfano al Meeting di Rimini dieci giorni fa: la Germania per la prima volta fa scattare gli accordi europei e accoglierà «centinaia» di migranti sbarcati in Italia ogni mese.

Le concessioni e la cordialità di Merkel a Ventotene pochi giorni fa e ieri a Maranello sono altri tasselli della stessa tattica. L’errore più grande, in Italia, sarebbe prendere tutto questo come un via libera incondizionato, su tutto e per sempre. Se e quando Renzi supererà il referendum, si accorgerà che non sarà bastato quello a dissolvere i timori diffusi a Berlino sulla direzione verso cui sta viaggiando l’Italia. CdS 31

 

 

 

 

Dai migranti alla difesa comune, ecco i pilastri dell’intesa

 

L’incontro dei due leader nello studio di Enzo Ferrari. “La stabilità del governo italiano fa bene all’Europa” – di Fabio Martini, inviato

 

In un salone della direzione della Ferrari è nel pieno la “plenaria” Italia-Germania, Matteo Renzi e Angela Merkel sono affiancati a capotavola, i ministri dei due Paesi intervengono uno dopo l’altro e ad un certo punto il presidente del Consiglio dà la parola a Ulrich Grillo, presidente di Confindustria tedesca: «Ecco, l’unico Grillo che apprezzo!». Gli ospiti sorridono alla battuta, preceduta qualche minuto prima da uno scambio ironico tra Matteo Renzi e il severo ministro delle Finanze Wolfang Schaeuble. La scintilla l’aveva accesa poco prima Graziano Delrio, che si era concesso una chiosa scherzosa: «Sul dossier Infrastrutture l’Italia è pronta ad arrivare al 4,5%!» E Renzi a Schaeuble: «It’s a joke...». Scampoli che restituiscono il senso e il clima di un bilaterale, quello tra Italia e Germania, che ha fatto segnare una svolta nel rapporto tra i due Paesi: tra Matteo Renzi e Angela Merkel il disgelo già in corso da mesi ha fatto ulteriori passi avanti e ha consentito di iniziare a scrivere un’agenda per i prossimi mesi. Un’agenda centrata su quattro dossier corposi: immigrazione, stabilità, Brexit, difesa comune.

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Nei giorni scorsi gli sherpa avevano lavorato sodo e ieri i due capi di governo si sono parlati a lungo. Nel pomeriggio Renzi ha accolto la Cancelliera, i due hanno visitato gli stabilimenti della Ferrari, parlando fugacemente. Lo hanno fatto nello studiolo dello storico patron del “Cavallino”, Enzo Ferrari e poi nella cena. Non si sa se per intuito politico o se per puro caso i tortellini in crema densa di parmigiano preparati per la cena dal premiatissimo chef, il modenese Bottura, erano stati ribattezzati “compromesso storico”. Ma al di là del clima leggero, quel che conta è la sostanza. Anche delle dichiarazioni pubbliche. Durante la conferenza stampa, Angela Merkel ha fatto un elogio di Renzi centrato su un concetto per lei decisivo: «La stabilità del governo italiano». Ha detto, con allusione al referendum istituzionale: «Auguro molto successo a Renzi nel portare avanti l’agenda delle riforme: fa bene all’Italia ma anche all’Europa». In vista delle elezioni politiche che la attendono esattamente tra un anno, la Cancelliera di tutto ha bisogno tranne che di grandi Paesi in preda all’instabilità. Nei quali si concretizzi una ulteriore escalation di forze politiche populiste che alludano, sia pure con tematiche molto diverse, all’Alternativa per la Germania, che tanti grattacapi sta dando ai democristiani tedeschi.

Se la stabilità è la pietra angolare sulla quale i due Paesi stanno preparando una agenda comune, significativa è la svolta della Germania nel sostegno alla filosofia del Migration compact, lanciato da Renzi e centrato sul concetto del “aiutiamoli a casa loro”. Sia nei colloqui a due, sia nelle occasioni pubbliche, la Cancelliera ha ripetuto l’utilità di «partership» con Paesi africani che replichino il modello-Turchia. Ne hanno parlato anche Pier Carlo Padoan e Wolfgang Shaueble che hanno ipotizzato di «aumentare la dote» del piano Juncker, «dirottando una parte degli investimenti previsti» proprio verso il Migration compact. Passo avanti significativo anche su altro dossier solitamente rognoso: quello della difesa comune. Su questo versante nei mesi scorsi si era consolidato un piano franco-tedesco e poiché la posizione italiana è sostanzialmente la stessa, si è immaginato un vertice a tre soltanto sulla difesa comune. E si è parlato anche di Brexit, ma brevemente, perché su questo punto l’impostazione della Germania, procedere con i piedi di piombo nelle procedure economiche di distacco, non trova ostacoli da parte italiana, purché i 27 nel frattempo accelerino la “nuova vita”, senza gli inglesi. LS 1

 

 

 

Ue: "Premio Cese per la società civile" a cittadini e gruppi che accolgono i migranti

 

Bruxelles - “Da quasi due anni l'afflusso - massiccio e senza precedenti - di profughi che arrivano nell’Unione europea da Paesi lacerati dalla guerra o sottosviluppati esercita un forte impatto sulla vita politica e sociale dell’Europa. La fornitura di vitto e alloggio per le masse di profughi che raggiungono l’Ue, l'aiuto da prestare a queste persone affinché si familiarizzino con le nuove realtà e con le differenze culturali, nonché il sostegno da offrire loro durante il processo di integrazione sono stati e continuano a rappresentare una sfida di rilievo a cui gli Stati membri interessati hanno potuto far fronte solo grazie all'appoggio spontaneo ed eccezionale dei cittadini e della società civile in generale”. Per queste ragioni il Cese (Comitato economico e sociale, organismo consultivo dell’Unione europea con sede a Bruxelles) con l'edizione 2016 del proprio riconoscimento per la società civile vuole “premiare le organizzazioni della società civile o i privati cittadini che hanno contribuito in misura significativa a raccogliere questa sfida, aiutando profughi e migranti e promuovendo in tal modo i valori e la coesione europei”.

Il premio per la società civile 2016 sarà attribuito alle iniziative, già attuate o ancora in corso, che soddisfano uno o più dei seguenti criteri: fornire ai migranti/profughi le prime risposte e un aiuto immediato; offrire assistenza sociale, alloggio e servizi sanitari; offrire un sostegno concreto e consulenza; combattere la xenofobia, il razzismo e la discriminazione; combattere lo sfruttamento e promuovere il rispetto reciproco; sensibilizzare in materia di diritti e doveri; offrire una formazione ai cittadini di Paesi terzi e alle comunità di accoglienza.

L’elenco completo dei requisiti per partecipare e il modulo di candidatura sono disponibili sul sito internet del Cese (Premio Cese per la società civile 2016, http://www.eesc.europa.eu/). Le candidature devono essere inviate direttamente al Comitato economico e sociale. Il termine per la presentazione delle candidature è il 9 settembre 2016.

Il riconoscimento, del valore complessivo di 50mila euro da ripartire tra un massimo di 5 vincitori, verrà assegnato il 15 dicembre 2016. Possono candidarsi al premio le organizzazioni della società civile ufficialmente registrate nell’Unione europea e attive a livello europeo, nazionale, regionale o locale. È inoltre consentita la partecipazione di privati cittadini. MO 24

 

 

 

 

“Dopo Brexit un’Europa a due velocità”: ecco il piano per superare l’impasse

 

Un nucleo centrale e un “cerchio” esterno (con Gran Bretagna, Turchia, Ucraina e Svizzera), legato da ambiti definiti e senza vincoli politici- Marco Bresolin

 

BRUXELLES - Trasformare la Brexit da «problema» a «opportunità di rilancio» per l’Europa. Non tanto per l’Unione Europea, ma per l’intero Continente, con la creazione di un’Europa a due cerchi: un nucleo centrale, forte, costituito dall’area Euro e dalla Ue e un altro anello esterno composto dai Paesi strettamente legati all’Unione in alcuni ambiti definiti, ma senza vincoli politici. La proposta, presentata oggi simultaneamente a Londra, Bruxelles, Berlino e Parigi, è frutto di un dialogo tra cinque esperti europei, tra cui Guntram Wolff, direttore del think tank bruxellese Bruegel (gli altri sono Jean Pisani-Ferry, commissario generale della France Stratégie e docente alla Hertie School of Governance; Norbert Rottgen, presidente della commissione Esteri del Bundestag; André Sapir, docente all’Université Libre de Bruxelles e ricercatore a Bruegel; Paul Tucker, membro del Systemic Risk Council e ricercatore ad Harvard).  

 

Si tratta di un piano che potrebbe servire come base per le trattative che inizieranno ufficialmente nel momento in cui Londra attiverà l’articolo 50 per chiedere l’uscita dalla Ue. E potrebbe dare vita a una “Partnership Continentale”, un modello da applicare in futuro non soltanto alla Gran Bretagna ma anche, per esempio, a Paesi come la Norvegia, la Svizzera o addirittura la Turchia o l’Ucraina. 

Il punto centrale sta nella ridefinizione del concetto di mercato unico, che consiste nella libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone. Queste ultime verrebbero escluse dalla libertà di movimento (proprio questo aspetto è stato determinante per la vittoria del sì tra gli elettori britannici) e gli autori del documento sono convinti che la libera circolazione delle persone «non sia indispensabile per il funzionamento dell’integrazione economica». Andrà però definito un «certo livello di mobilità lavorativa», limitato nel tempo e nell’entità, magari con delle quote.  

 

La Partnership Continentale consisterà dunque in una integrazione economica per quanto riguarda merci, servizi, capitali e – in maniera ridotta e limitata – mobilità lavorativa. Non ci sarà una vera e propria integrazione politica, anche se è prevista la partecipazione in un nuovo sistema di processo decisionale intergovernativo. L’idea è di tenere una forma di contribuzione al budget della Ue e una sorta di cooperazione sulla politica estera, sulla sicurezza e, «se possibile», anche sulla difesa. Praticamente la Partnership Continentale verrebbe coinvolta anche in quegli ambiti in cui è già previsto un processo decisionale intergovernativo a livello comunitario. 

 

Per le questioni in cui l’Ue ha una sua sovranità, ovviamente, la questione è un po’ più complicata. Ma i processi e le strutture dell’Ue – secondo il progetto – saranno preservati. Rafforzati, si augurano gli autori della proposta. Sarà però necessario costituire un consiglio dei Paesi aderenti alla Partnership Continentale, che però non potrà contrastare la legislazione Ue, ma soltanto proporre emendamenti e deliberare prima del via libera finale di Consiglio Ue e Parlamento. L’ultima parola spetterebbe comunque a Bruxelles e questo sarebbe il prezzo da pagare per il Regno Unito: meno influenza politica, in cambio però di limiti alla libertà di movimento dei lavoratori. 

 

Oltre alla questione del mercato unico (e dei lavoratori) ci sono altre aree per le quali definire l’integrazione. Prima di tutto le politiche economiche esterne, in particolare il commercio e la regolamentazione finanziaria. L’Ue dovrebbe negoziare anche per i Paesi della Partnership Continentale, ma su questo ci sono diversi ostacoli. Anche sulla finanza bisognerà decidere se gli Stati “alleati” cederanno la loro rappresentanza. Infine energia e clima: tutti i Paesi della Partnership dovrebbero essere coinvolti nel sistema delle emissioni. 

 

Per concludere, la politica estera, la sicurezza e la difesa. Il progetto vede la Partnership come una sorta di “forum”, ma anche un attore attivo su queste politiche. Sarà invece più difficile una collaborazione su giustizia e affari interni, che sono questioni di competenza divisa tra Ue e Stati membri. “Servirà flessibilità” si legge nel documento, che ha l’ambizione di offrire un punto di partenza alle due parti coinvolte nella trattativa per un divorzio che sia il meno traumatico possibile. LS 29

 

 

 

Migranti, Ue: "Regole uguali su asilo". Criteri standard e 10mila euro per ogni rifugiato

 

La proposta di revisione approvata serve ad armonizzare le norme

sull'accoglienza. Saranno gli Stati membri a decidere quanti profughi saranno legalmente accolti

 

BRUXELLES - Un sistema unico e uguale per tutti: la Ue ha approvato una proposta di revisione delle regole comunitarie in materia di asil, valida allo stesso modo per gli Stati membri, con procedure, tempi, criteri e standard, in modo da evitare che i migranti possano scegliere tra un Paese Ue e l'altro in cerca di condizioni migliori. Le modalità di gestione dei richiedenti asilo, quindi, saranno meno nazionali e più europee.

 

Regole uguali per tutti. La proposta della Commissione Ue intende sostituire l'attuale direttiva con un regolamento definito, in modo da arrivare più rapidamente a ridurre tempi e differenze nell'accettazione delle domande di asilo nonché garantire gli stessi diritti a tutti i migranti.

 

"Queste modifiche creeranno un sistema di procedure d'asilo comuni e garantiranno che tutti i richiedenti asilo siano trattati in modo appropriato", ha chiarito il commissario per l'Immigrazione, Dimitris Avramopoulos. Per concedere protezione ci sarà una scadenza massima di sei mesi, con la possibilità di una sola proroga di tre mesi in caso di "pressione sproporzionata" sul sistema nazionale d'asilo o di "complessità" del singolo caso in esame.

 

Unica lista di Paesi sicuri. Le domande inammissibili o infondate dovranno invece essere completate in tempi compresi "tra uno e due mesi". Ogni Stato dovrà prevedere scadenze comprese fra una settimana e un mese per i ricorsi dei migranti e un periodo da due a massimo sei mesi per le decisioni di primo appello. La Commissione Ue, inoltre, propone di introdurre una sola lista di Paesi sicuri, per sostituire le ventotto liste nazionali attualmente in vigore.

 

Diecimila euro per ogni reinsediamento. La Commissione,poi, propone che il Paese di accoglienza riceva dalla Ue 10 mila euro per ogni migrante arrivato in base al sistema dei reinsediamenti. E ancora: il regolamento prevede anche di mettere in piedi un sistema di reinsediamenti funzionante su base annuale dove saranno gli Stati membri a decidere quanti rifugiati saranno legalmente accolti e i Paesi di provenienza: "È una finestra legale genuina per chiudere la porta agli arrivi irregolari", ha detto Avramopoulos, che ha criticato le differenze nelle procedure d'asilo e nelle condizioni offerte ai migranti negli Stati membri dopo i "movimenti secondari", cioé di coloro che chiedono asilo in Paesi diversi da quello del primo arrivo. La proposta sarà valutata dai governi nazionali e dal Parlamento europeo.

 

Asilo 'a tempo'. Il diritto d'asilo per i richiedenti sarà concesso e riconosciuto nell'Unione europea per un tempo determinato, prevede la proposta di riforma. Come ha spiegato Avramopoulos, sarà introdotto il principio per cui "viene garantita protezione

finché si rende necessario". A tal fine, si vuole prevedere una revisione periodica obbligatoria dello status di rifugiato in funzione degli sviluppi nel Paese di provenienza, per considerare cambiamenti che potrebbero modificare le condizioni. LR 13.7.

 

 

 

 

 

Italia-Germania. Vertice intergovernativo a Maranello

 

Terremoto in Centro Italia, Renzi : “Abbiamo sentito la vicinanza del popolo tedesco , l’impegno concreto di solidarietà”. Merkel:  “Eccellente lavoro dei soccorsi italiani. Finanzieremo la ricostruzione di una scuola”

 

ROMA - Oggi pomeriggio nella sede della Ferrari a Maranello (Modena) si è svolto il XXI vertice intergovernativo Italia-Germania con il presidente del Consiglio Matteo Renzi e la cancelliera Angela Merkel . Un vertice, sottolineano dalla Farnesina.  “per confermare i solidi rapporti fra i due Paesi, ma anche per consolidare un’agenda europea comune nel quadro delle priorità individuate in occasione degli incontri a tre di Berlino e Ventotene: sicurezza, economia, coesione sociale e giovani”. Si è parlato anche del sisma in Italia Centrale . “Abbiamo sentito la vicinanza del popolo tedesco in questi giorni, l’impegno concreto di solidarietà” , ha detto Renzi in conferenza stampa, esprimendo “il mio ringraziamento molto sincero, non formale, ad Angela che sin dalle prime ore è stata presente, anche con il sostegno del Governo tedesco”. Merkel ha sottolineato “l’eccellente lavoro dei soccorsi italiani, professionali”. “Hanno agito rapidamente”, ha aggiunto. “Finanzieremo la ricostruzione di una scuola” nelle zone colpite dal terremoto, ha promesso Merkel “.Come governo daremo un contributo, ma anche imprenditori tedeschi e Lega calcio tedesca daranno un contributo”.

 

Alla sessione plenaria del vertice italo-tedesco hanno preso parte i ministri degli Esteri Paolo Gentiloni e Frank-Walter Steinmeier; i ministri  dell'Interno Angelo Alfano e Thomas De Maziere; il ministro della Difesa Roberta Pinotti e il sottosegretario Ralf Brauksiepe; il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e il ministro delle Finanze tedesche Wolfgang Schaeuble; il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e il ministro dell’Energia Sigmar Gabriel; il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e il ministro dei Trasporti. Alexander Dobrindt.

 

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a margine ha avuto un colloquio  bilaterale con l’omologo  tedesco Frank-Walter Steinmeier dedicato ai principali dossier di attualità internazionale. (Inform 31)

 

 

 

 

Il direttore del settimanale “Die Zeit” Giovanni di Lorenzo sui recenti fatti terroristici in Germania. “L’amore scaccia la paura”

 

“Il panico rischia di trasmettersi all’intero Paese. Occorre una reazione dura e ferma. Ma bisogna anche essere chiari: purtroppo non si possono escludere altri episodi del genere. Dobbiamo mantenere il sangue freddo altrimenti l’intera Germania va in tilt”.

Sono parole forti quelle usate dal direttore del settimanale “Die Zeit”, Giovanni di Lorenzo, in riferimento al possibile impatto dei recenti atti terroristici avvenuti in Germania. E, tuttavia, sono parole di rigoroso realismo, che descrivono la possibile ricaduta sull’opinione pubblica tedesca – e analogamente su quella di altri Paesi europei – degli eventi drammatici che hanno insanguinato la Francia, il Belgio e la Germania negli ultimi mesi.

Al di là della reazione immediata di sconvolgimento e di condanna della barbarie messa in atto da fanatici in nome di una ideologia folle, che ha voluto servirsi strumentalmente della religione, il giudizio del Giornalista italo-tedesco rileva il rischio più grande che possa correre la vecchia Europa di fronte alla violenza per molti aspetti inattesa che la va segnando: il diffondersi di un senso di timore panico, di una paura generalizzata e indistinta, capace di spingere a identificazioni semplicistiche del nemico da temere e di generare sentimenti di rigetto indiscriminato.

Diventa perciò quanto mai utile e urgente riflettere su questa paura collettiva, che per quanto giustificata da motivazioni apparentemente inoppugnabili, va vagliata col principio formulato dal grande matematico Renato Caccioppoli, come l’ha riportato di recente Luciano De Crescenzo nel ricordo di una lezione universitaria dell’originalissimo Professore, cui aveva assistito incantato nella Napoli del dopoguerra: “Quando qualcosa ti fa paura, prendine le misure: ti accorgerai che in fondo è una cosa molto piccola”.  In che senso può applicarsi questo principio agli eventi che stanno producendo diffuse reazioni di panico? Rispondere a questa domanda esige di soffermarsi su alcuni aspetti del timore, che si va insinuando nella coscienza degli abitanti della comune “casa europea”.

La prima causa che facilita il diffondersi della paura è che l’Europa continua a essere molto lontana dalla realizzazione dell’ambizioso progetto di costituire la “casa comune” di tutti gli Europei: senza cedere a valutazioni pessimiste, non è difficile osservare che la frammentazione e la folla delle solitudini restano tratti comuni della maggior parte delle società avanzate del Vecchio Continente.

Fatta l’Europa economica, è ancora estremamente lento e faticoso il processo per fare gli Europei: gli interessi privati e localistici emergono, imponendosi quasi dappertutto. Manca un’anima comune, un’identità condivisa, riconoscibile e da tutti riconosciuta, che permetta di alimentare sogni e progetti di vasto respiro per il bene comune.

L’Unione mercantile è certo un passo importante, ma da sola non basta e non potrà mai bastare a creare un’Europa forte nel contesto dei popoli, capace di incidere in esso a partire dal bagaglio di valori che hanno fatto grandi molti Paesi europei, quali l’affermazione e il rispetto dei diritti della persona, o i principi di solidarietà e di responsabilità, che hanno promosso nella più parte di essi un avanzato “stato sociale”, oggi purtroppo in declino.

A questa mancanza d’identità condivisa e alla crisi dei sistemi di “welfare” corrisponde un’evidente debolezza politica: unita almeno nominalmente sul fronte economico, l’Europa non lo è nella conduzione di un programma politico unitario di vasto respiro, che non c’è e non può esserci per la mancanza di un’autorità politica unitaria.

All’Europa mancano un governo e una “governance” veramente autorevoli, non sopperiti dalle pur lodevoli istituzioni dell’Unione europea, impotenti nei confronti delle avidità dei poteri locali, interessati ad avere dalla “casa comune” il massimo dei vantaggi possibili al minimo dei costi.

Fino a che non esisterà un’effettiva autorità politica europea, espressa democraticamente dai cittadini dell’intero Continente e riconosciuta da tutti, l’Europa continuerà ad avanzare in ordine sparso, e la paura e la fragilità non arretreranno nei cittadini dell’Unione.

Giungere a un simile traguardo non sarà facile, anzitutto perché il prevalere degli interessi egoistici e di un orientamento culturale segnato dal consumismo e dall’ideologia privatistica più spinta non favoriranno certo la rinuncia a singoli vantaggi da parte di nessuno in vista di un bene comune più grande, realizzato a favore di tutti e in primo luogo dei più deboli e svantaggiati. Al tempo stesso, l’Unione non deve soffocare le legittime diversità.

L’Europa unita ha bisogno di un grande sogno comune rispettoso delle varie identità, come quello che ispirò i suoi padri fondatori della statura di un De Gasperi, di un Adenauer o di uno Schuman.

È l’appello che più volte Papa Francesco ha rivolto al Vecchio Continente, invitandolo a uscire da logiche di chiusura e di interessi egoistici.

La risposta a un simile appello non potrà prodursi senza un coinvolgimento ampio delle coscienze: la sfida per il futuro è in tal senso quella dell’educazione, della formazione del cittadino europeo che riconosca, alimenti e tuteli il sogno della “casa comune”.

Le fonti cui attingere non mancano a questo compito, se si pensa alle grandi anime che hanno pervaso la storia d’Europa, la greco-latina, l’ebraico-cristiana e quella anglo-sassone.

La domanda che s’impone è allora se ci saranno o no politici ed educatori disposti a mettersi fino in fondo in gioco perché la sfida sia raccolta.

Dalla risposta a quest’interrogativo dipenderanno il futuro dell’Europa e la libertà dalla paura, che altrimenti rischierà di frenarne lo slancio e paralizzarne la crescita.

In questo tempo di vacanze, in cui più spazio può essere dato alla riflessione su quanto supera gli stretti orizzonti del quotidiano, sarebbe un guadagno per tutti meditare su questa sfida e fare scelte davanti ad essa, che siano ispirate alla volontà lucida e coraggiosa di servire il bene comune, richiamando alla mente la verità espressa in maniera icastica dalla prima lettera di Giovanni: “L’amore scaccia la paura” (1 Gv 4, 18).

L’Europa ha bisogno di donne e uomini che vincano la paura scegliendo di agire con amore disinteressato e creativo per il bene di tutti. Bruno Forte

Il Sole 24 Ore, 14.8.16

 

 

 

 

Baviera, modello per l'integrazione: 24mila profughi sono già apprendisti

 

Dallo scorso ottobre hanno trovato un praticantato o un lavoro, superando l'obiettivo di 20mila persone che si era posto il Land di Monaco. Ma, complice la difficoltà della lingua, la sfida dell'integrazione verrà vinta solo in tempi lunghi

dalla corrispondente TONIA MASTROBUONI

 

BERLINO - Al di là dei titoli allarmistici conta sempre la realtà dei numeri. E quella ci dice che, nella sola Baviera, 24mila profughi hanno trovato un posto come apprendisti o un praticantato o un lavoro da ottobre dell'anno scorso. L'obiettivo di 20mila che il Land di Monaco si era prefissato inizialmente è stato già ampiamente superato, ha annunciato la ministra delle Finanze bavarese, Ilse Aigner (Csu), aggiungendo che "l'integrazione è sulla buona strada". Il mercato del lavoro, in Baviera, "è florido e molto ricettivo. I profughi hanno ottime possibilità di integrarsi".

 

Aigner ha anche aggiunto che quello della Baviera è uno dei risultati migliori raggiunti nel Paese. Merito di un programma che tenta di accelerare l'assorbimento dei richiedenti asilo nel mondo del lavoro tedesco, e che punta entro il 2019 a coinvolgere 60mila profughi in praticantati, apprendistati o altre occupazioni. La sfida, ha ammesso anche, è stabilizzarli, dopo che hanno conquistato un posto precario. 

 

Il problema, in Germania, è far coincidere la generosa offerta occupazionale con il desiderio delle centinaia di migliaia di profughi in età da lavoro arrivati l'anno scorso e ansiosi di imparare un mestiere o di riprendere quello che avevano abbandonato nei loro Paesi di origine, martoriati da guerre o terrorismo. Gli studiosi concordano nel dire che è un processo lento perché alla stragrande maggioranza manca ad esempio un presupposto essenziale per lavorare in Germania: la conoscenza del tedesco. 

 

Al di là delle lungaggini burocratiche legate al fatto che i richiedenti asilo possono cercarsi un lavoro soltanto dopo tre mesi che sono in Germania e solo a determinate condizioni (almeno finché non gli viene riconosciuto lo status di profughi, allora sono liberi di lavorare), uno degli ostacoli più tosti resta dunque quello della lingua. Senza una discreta conoscenza del tedesco, ammette anche l'Ufficio federale del lavoro (BA), è quasi inutile registrarsi al collocamento.

 

I tempi dell'integrazione sono dunque lunghi a prescindere dalla volontà delle aziende di impiegare i profughi. L'Istituto di ricerca sull'occupazione IAB ha studiato i profughi arrivati in Germania quindici anni fa. Un anno dopo l'arrivo solo l'8 per cento aveva trovato un'occupazione. Soltanto dopo cinque anni la quota era salita al 50 per cento, dopo dieci al 60. E uno su

quattro non ha trovato un lavoro neanche dopo quindici anni. 

 

Inutile insomma aspettarsi miracoli, ad appena un anno dal famoso "ce la faremo" di Angela Merkel. La sfida dell'integrazione dei profughi si gioca sui tempi lunghi. LS 30

 

 

 

 

Ad Amburgo il Festival “Cinema Italia” (15-21 settembre). Poi la tournée in più di 30 città tedesche

 

AMBURGO – Si svolgerà dal 15 al 21 settembre ad Amburgo il Festival “Cinema Italia”, giunto alla sua XIX edizione e organizzato da Made in Italy e Kairos-Filmverleih in collaborazione con Metropolis Kino, l'Istituto Italiano di Cultura di Amburgo e l'Agenzia Ice per il Commercio Estero. I sei film scelti per la rassegna di quest'anno sono: Latin Lover (2015) di Cristina Comencini; Lea (2015) di Marco Tullio Giordana; Non essere cattivo (2015) di Claudio Caligari; Per amor vostro (2015) di Giuseppe Gaudino; Se Dio vuole (2015) di Edoardo Falcone e La stoffa dei sogni (2016) di Gianfranco Cabiddu. Verranno presentati presso il Metropolis Kino di Amburgo in versione originale con sottotitoli in tedesco.

L'inaugurazione è annunciata per sabato 17 settembre alle ore 19.30. Ospite, in attesa di conferma, Cristina Comencini. La rassegna prende il via ad Amburgo e prosegue la sua tournée in più di trenta città tedesche. Per ulteriori informazioni consultare il sito della rassegna: www.cinema-italia.net. dip

 

 

 

 

La festa degli 80 anni degli orti di Saarlouis, in gran parte curati da connazionali

 

"Gli orti pubblici a Saarlouis sono stati negli anni un luogo particolarmente fertile. Non solo per la buona frutta e verdura prodotta, ma anche e soprattutto per gli ottimi rapporti di amicizia, di collaborazione e di buon vicinato che si sono instaurati nel tempo tra i concittadini che se ne sono presi cura". Lo ha detto Laura Garavini, dell'Ufficio di presidenza del Pd alla Camera dei Deputati, partecipando all'ottantesimo compleanno dell'Associazione Orti pubblici della cittadina del Saarland, su invito del Presidente Pietro Tornabene e del Presidente della Consulta per l'integrazione del Land, Patrizio Maci.

 

"La maggior parte degli italiani, arrivati in Germania a partire dagli anni 50, provenivano da zone rurali ed erano abituati a coltivare la terra. Nel prendersi cura degli orti ebbero la possibilità di coltivare non solo le loro specialità culinarie, ma anche i loro rapporti sociali, interculturali. E a distanza di decenni, il risultato si vede: hanno raggiunto uno straordinario livello di integrazione, particolarmente apprezzato anche dalle autorità locali e spesso legato proprio ai rapporti interpersonali instaurati all'interno della comunità dei gestori degli orti, curati per lo più da cittadini di origini straniere.

 

Qui non si sono coltivati solo zucchine, pomodori, mirtilli. Qui si sono costruite le fondamenta per solidi rapporti di fiducia, di solidarietà, di rispetto e di amicizia reciproci, tra cittadini di diverse nazionalità e gli abitanti del luogo. Oggi a distanza di 80 anni dalla fondazione dei primi orti possiamo senz'altro lodarli come un vero, proficuo laboratorio di riuscita integrazione dei cittadini migranti."

 

All'incontro ha partecipato anche il Presidente del Comites, Giovanni Di Rosa e autorevoli autorità locali come: il Presidente della Provincia, Patrik Lauer, il candidato sindaco della città, Peter Dammer, la consigliera regionale, Petra Berg ed il Ministro alla Giustizia, Reinhold Jost. De.it.press

 

 

 

 

“Anteprima”, nuova rubrica del Consolato italiano di Francoforte

 

Con interviste di Michele Santoriello ad autori, conferenzieri, personalità ospiti di prossimi eventi culturali. Inaugurano la rubrica cinque domande “in anteprima” a Chiara Gamberale che sarà nella città tedesca il 22 settembre

 

Francoforte sul Meno  – Si chiama “Anteprima”  la nuova rubrica ideata dall’Ufficio culturale del Consolato generale d’Italia a Francoforte sul Meno, Gerrmania. “Autrici, autori, conferenzieri, personalità italiane: cosa desiderano sapere i nostri amici tedeschi, italiani ed italofoni prima dei nostri eventi culturali?”. Ecco allora, spiegano dal Consolato,  una serie di interviste “in anteprima” - realizzate dal responsabile dell’Ufficio Culturale Michele Santoriello – con i “nostri prossimi ospiti” a Francoforte. Le interviste potranno essere lette anche online su: http://www.ilmitte.com/category/notizie-francoforte/. 

Inaugura la rubrica l’intervista a Chiara Gamberale, “anteprima” dell’incontro con la scrittrice che si terrà il prossimo 22 settembre alle ore 19.00 nella sala eventi Enit della città tedesca (Barckhausstr. 10). Ecco l’intervista.

 

“Anteprima”: cinque domande a Chiara Gamberale

Ciao Chiara, il 22 settembre verrai a Francoforte a presentare il tuo ultimo romanzo “Adesso” (Feltrinelli, 2016) . Gli amici tedeschi ed italiani desiderano sapere in Anteprima qualcosa dell’ospite. Se sei d’accordo, quindi, vorrei proporti un gioco: 5 domande perché tu possa incuriosire le nostre lettrici e i nostri lettori, prima di averli con noi al ciclo di incontri con le autrici e gli autori italiani dal titolo “Un libro al mese”. Sei pronta?

1. Chi è Chiara Gamberale? Solo una scrittrice e giornalista o anche qualcosa di più?

E’ soprattutto una persona piuttosto spaventata dalla realtà e che, per comprenderla, confida soprattutto nell’immaginazione: proprio per questo la scrittura per me non è solo una passione. Ma è proprio un rimedio all’esistenza.

2. “Adesso” è il tuo nuovo romanzo, perché questo titolo e chi sono i personaggi principali?

Nella nostra vita non capita quasi mai che sia “adesso” e che cioè la vita tocchi a noi, che ci investa con la sua potenza e ci consenta o ci costringa a cambiare: “adesso” è quando qualcuno muore, quando un figlio nasce. O quando ci si innamora, come succede ai miei protagonisti, Lidia e Pietro, due persone diversamente fragili, lei perché bisognosa di emozioni forti e da quelle emozioni spesso tradita, lui perché congelato in un passato doloroso che, anziché affrontare, ha scelto di costringersi a dimenticare. Per entrambi, l’incontro, è finalmente un’occasione di risentirsi, banalmente, vivi: ma il faccia a faccia con le loro paure profonde è inevitabile. Come è inevitabile per ognuno di noi, quando, appunto, arriva l’Adesso.

3. Amata scrittura, perché…?

Perché fin da quando ero bambina ero agitata da forti inquietudini e riuscivo a provare una specie di pace solo quando i miei genitori mi raccontavano una storia…Imparare a leggere fu per me una rivelazione e provare a scrivere venne naturale: il mio primo “romanzo” è datato 1984, si intitolava “Clara e Riki”. Sono seguiti “Clara e Riki crescono”, “I figli di Clara e Riki”… Fra quei quaderni mi sentivo più a mio agio che con i compagni di scuola: nello stesso tempo, però, Clara e Riki mi davano il coraggio per affrontare quello che mi intimoriva. I miei personaggi continuano a fare così.

4. Cosa ti stimola e ti affascina quando ti confronti con il pubblico sia in Italia che all’estero?

Ho pubblicato il mio primo romanzo, “Una vita sottile”, a 22 anni: confrontarmi con un pubblico è stato determinante per la mia crescita sia personale che professionale. Oggi sono passati quasi vent’anni e presentare i miei romanzi rimane un’esperienza fondamentale, è un continuo arricchimento e ogni volta, grazie a qualche lettore, riesco a capire meglio che cosa ho scritto…

Da bambina, poi, oltre a scrivere le mie saghe, avevo una folta schiera di amici immaginari: posso dire che i miei lettori, oggi, danno sostanza a quegli amici, perché, come me, si nutrono più di domande che di risposte. Insomma, non mi fanno sentire sola quantomeno nel sentirmi sola. Non a caso, prima che uscisse “Adesso”, dai social network della Feltrinelli, la mia casa editrice, ho convocato proprio loro, i lettori, un sabato pomeriggio, a Roma, per rivolgergli, a scatola chiusa, le domande che si fanno Lidia e Pietro: ne è venuto fuori un booktrailer di cui sono molto fiera.

5. Dopo Francoforte ci puoi svelare i tuoi prossimi itinerari letterari?

Francoforte sarà proprio l’ultima tappa del lungo, intenso tour che ha accompagnato l’uscita di “Adesso”: anche per questo sono davvero molto emozionata di essere presto con voi, in una città che non smette mai di affascinarmi. Dopo quel giorno partirò per la mia solita isola greca dove mi rifugio per capire quale storia ho l’urgenza di raccontare e come raccontarla….

Grazie Chiara, ti aspettiamo giovedì 22 settembre, alle ore 19.00, alla sala eventi ENIT di Francoforte (Barckhausstr. 10) per continuare a dialogare con te.

Chiara Gamberale è nata a Roma. Nel 1999 ha esordito con “Una vita sottile”, seguito da “Color lucciola” (2001), “Arrivano i pagliacci” (2003), “La zona cieca” (2008, premio selezione Campiello), “Le luci nelle case degli altri” (2010), “L’amore quando c’era” (2012) e “Avrò cura di te” (2014; con Massimo Gramellini). È autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici come Quarto piano scala a destra su Rai Tre e Io, Chiara e L’Oscuro su Radio Due.

Collabora con “La Stampa”, “Vanity Fair” e “Io Donna” del “Corriere della Sera”. Feltrinelli ha pubblicato il romanzo “Per dieci minuti” (2013).

Michele Santoriello, Ufficio Culturale del Consolato di Francoforte

 

 

 

Radio Colonia ricorda Gherardo Romanini e Teseo Tavernese. I temi delle ultime settimane

 

Radio Colonia partecipa al dolore di parenti e amici di due colonne portanti della redazione italiana dagli anni '70 agli anni '90: Gherardo Romanini e Teseo Tavernese, scomparsi a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/speciale/giornalisti-ricordo-100.html

 

01.09.2016. I migranti sotto le macerie

Sono soprattutto romeni, ma anche kosovari e albanesi, che negli ultimi anni erano giunti ad Amatrice e dintorni contribuendo al ripopolamento di queste zone.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/migranti-sisma-100.html

 

La musica per ricostruire - Il Jazz italiano sale sul palco per Amatrice. 700 artisti daranno vita a 110 concerti in 25 città italiane. A guidare la kermesse musicale è il musicista Paolo Fresu.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/fresu-amatrice-100.html

 

31.08.2016. Fallito o rimandato? Nei giorni scorsi il vicecancelliere Sigmar Gabriel (Spd) ha ammesso il fallimento dei negoziati tra Usa e Ue sul Ttip, ma forse è solo un rinvio.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/ttip-fallito-100.html

 

È tempo di partecipare. L'11 e il 18 settembre si vota per le elezioni amministrative in Bassa Sassonia e a Berlino. Anche gli italiani sono chiamati ad esprimere il loro voto.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/bassa-sassonia-100.html

 

30.08.2016. Gli orti italiani di Saarlouis

A Saarlouis, nel Saarland, l'integrazione della comunità italiana è passata per gli orti pubblici e sono proprio gli italiani a festeggiare gli 80 anni della locale associazione di "Schrebergärten".

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/orti-pubblici-saarlouis-italiani-100.html

 

29.08.2016. Como come Ventimiglia?

Nel parco di fronte alla stazione sono accampati 500 migranti in attesa di poter andare nell'Europa del Nord attraverso la Svizzera.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/como-immigrati-accampamento-100.html

 

Un eroe antimafia - Venticinque anni fa veniva ucciso Libero Grassi, il primo imprenditore che ha rifiutato pubblicamente di cedere ai ricatti della mafia.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/grassi-mafia-pizzo-100.html

 

26.08.2016. "Le scosse dureranno settimane" - Lo sottolinea Stefano Parolai, geologo e sismologo dell'Helmotz Centre Potsdam, centro di ricerca geologica, direttore del dipartimento sui sistemi d'allerta rapidi.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/scosse-dureranno-settimane-100.html

 

Meglio prevenire che ricostruire - L'Italia per la messa i sicurezza degli edifici pubblici e privati nelle zone sismiche dovrebbe spendere 150 miliardi di euro, ma la ricostruzione, dal 1969, è costata 180 miliardi di euro.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/prevenire-meglio-ricostruire-100.html

 

Tanto verde e qualche ombra. Per Valentina Repetto, attrice altoatesina, il Görlitzer Park di Berlino è come il giardino di casa, nonostante la pessima fama.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/a-tu-per-tu/valentina-repetto-goerlitzer-park-100.html

 

Il calendario del giovedì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/index.html

 

25.08.2016. L'Aquila in soccorso di Amatrice- Le due città hanno un legame storico ora rafforzato dallo stesso dramma del terremoto che sette anni fa colpì il capoluogo abruzzese ed ora il centro reatino

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/aquila-amatrice-100.html

 

24.08.2016. Un'altra tragedia annunciata. Il terremoto ha ridotto in macerie interi paesi tra Lazio, Marche e Umbria. E un ingegnere sismico ci spiega: ci sono le leggi e la tecnologia, eppure in Italia è prevenzione zero

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/terremoto-italia-100.html

 

23.08.2016. Nuovo piano di difesa civile. Viene presentato il 24 agosto dal governo federale. È stato pensato per far fronte a potenziali emergenze legate a terrorismo, conflitti armati, incidenti nucleari o catastrofi naturali.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/difesa-civile-100.html

 

In ricordo di Gherardo Romanini e Teseo Tavernese

Radio Colonia partecipa al dolore di parenti e amici di due colonne portanti della redazione italiana dagli anni '70 agli anni '90: Gherardo Romanini e Teseo Tavernese, scomparsi a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/speciale/giornalisti-ricordo-100.html

 

22.08.2016. L'Europa riparte da Ventotene

Vertice a tre Merkel, Renzi, Hollande di fronte all'isola dove venne scritto il Manifesto per l'Europa su cui poggia gran parte del progetto politico europeo

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/ventotene-vertice-100.html

 

19.08.2016. Il dolore degli innocent. Sono almeno 5 milioni i bambini in Siria che stanno crescendo con la guerra, 50.000 i minori morti dall'inizio del conflitto. Ai nostri microfoni una toccante testimonianza da Damasco.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/dolore-innocenti-damasco-100.html

 

"Quaffer", che fare? Ha un doppio significato il titolo del film di Antonio Farisi, un regista genovese che cercava disperatamente il Sud. E con una storia semplice, che parla d'emigrazione, l'ha trovato.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/quaffer-film-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli. Il calendario del giovedì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/index.html. RC/De.it.press

 

 

 

 

 

Concorso di pittura, scultura, illustrazione e fotografia rivolto agli artisti italiani a Berlino

 

Berlino - Il Com.It.Es. di Berlino bandisce la seconda edizione del concorso creativo “Un’opera per l’Italiano dell’anno”, rivolto agli artisti italiani di arti visive (pittura, scultura, illustrazione e fotografia) abitanti nel territorio della Circoscrizione di Berlino (Berlino, Brandeburgo, Sassonia, Alta Sassonia, Turingia).

Le due opere scelte, che riceveranno ognuna un compenso pari a 500,00 Euro, verranno consegnate ai due vincitori 2016 del Premio Com.It.Es. “L'italiano dell’anno”, che ogni anno viene assegnato a due italiani, una donna e un uomo, che a qualsiasi titolo abbiano contribuito in maniera significativa alla promozione ed alla valorizzazione della cultura e dell'identità italiana nel territorio della Circoscrizione di Berlino.

Nel corso della serata di premiazione, che si terrà nei primi mesi dell'anno prossimo, il Com.It.Es si riserva di organizzare una mostra, nel caso sia possibile ed in accordo con gli artisti interessati, delle prime dieci opere scelte dalla giuria.

 

Al concorso creativo possono partecipare tutti gli artisti di nazionalità italiana che abitano nella Circoscrizione di Berlino e hanno compiuto i 18 anni di età. Ogni partecipante può presentare una o due opere inedite, secondo le modalità indicate nel Bando di Concorso pubblicato sul sito del Com.it.Es. Berlino (www.comites-berlin.de).

 

La scadenza per la presentazione delle opere è Lunedì 15 Ottobre 2016. Per ulteriori informazioni gli interessati possono rivolgersi alla Segreteria Organizzativa del Com.it.Es all'indirizzo email info@comites-berlin.de.

 

Dopo la consegna dell'opera dell'artista Fulvio Pinna ai vincitori dell'edizione 2015, il Com.It.Es. di Berlino vuole confermare il suo impegno nella valorizzazione della cultura italiana a Berlino e in Germania. Comites Berlino

 

 

 

 

Referenum istituzionale. Promossi i comitati Basta un sì di Saarlouis, Ludwigshafen e Mannheim

 

“In vista del referendum d'autunno sulla riforma costituzionale è importante che ci sia anche il pieno coinvolgimento degli italiani all’estero nella sfida che ha come scopo il cambiamento del nostro Paese. Una sfida che tanti  connazionali residenti in Europa si sentono di condividere, attraverso la costituzione di comitati Basta un sì in diverse città.

Sto approfittando della pausa estiva per parlare delle ragioni del sì alla Riforma Costituzionale in giro per l'Europa. Una riforma che mira a realizzare progetti di rinnovamento di cui si discuteva da trent’anni, senza che si arrivasse a nessuna conclusione. Ora questo risultato è a portata di mano. La vittoria del Sì ci consegnerà un’Italia più efficiente e più Europea, dove le leggi che servono al Paese si approvano, invece di perdersi fra i rivoli della burocrazia, come troppo spesso è successo fino a oggi”. Lo dichiara Laura Garavini, dell'Ufficio di presidenza del Pd alla Camera, che ha inaugurato il suo tour estivo tra le comunità italiane in Europa promuovendo l'istituzione dei comitati Basta un sì per il referendum costituzionale nelle cittadine di  Saarlouis, Ludwigshafen e Mannheim.

Insieme ai promotori dei locali comitati per il sì, rispettivamente Patrizio Maci, Ercole Mingrone e Baldo Martorana e Francesco Cummaudo, gli incontri sono stati anche una preziosa occasione per raccogliere le attuali istanze dei connazionali riunitisi.

"Il risultato del referendum d'autunno sulla riforma costituzionale dipenderà anche dal voto degli italiani all’estero. Attualmente però da un lato c'è un grande deficit di informazioni e dall'altro c'è il proliferare di forze populiste che alimentano paure e antipolitica. Ecco perché è importante che la campagna per il Sì sia particolarmente attiva anche tra i connazionali nel mondo ed è significativo che il coordinatore nazionale per il Si, Roberto Cociancich, abbia scelto di aprire la campagna referendaria in Svizzera". Lo ha detto ancora Laura Garavini contribuendo al simbolico taglio del nastro d'avvio alla campagna referendaria per il sì, insieme al senatore Roberto Cociancich. 

Ospite dell'iniziativa promossa dal 'Comitato Basta un Sì Emilio Berna' e dal promotore, Luciano Claudio, la Garavini ha proseguito: "Molti degli italiani in Europa vivono in Paesi con monocameralismo. Significa che hanno un solo ramo del Parlamento che dà la fiducia al Governo, proprio come prevede la nostra riforma. Dunque ne conoscono benissimo i possibili benefici. E sanno bene che le critiche, di chi va dicendo che depotenziare il Senato minerebbe la nostra democrazia, non hanno nessuno fondamento". De.it.press 31.8.

 

 

 

 

14a Borsa Culturale Italo-Tedesca a Lubecca, dal 9 al 12 septembre 2016

 

L’arte nella scuola come importante occasione d’incontro per puntare ancora di

più sul futuro delle relazioni italo-tedesche e lo sviluppo di un’identità europea.

E’ questo uno dei messaggi più forti lanciati dalla 14ma Borsa Culturale italotedesca.

Il tradizionale incontro organizzato dalla Federazione delle Associazioni

Italo-Tedesche VDIG e la DIG della città anseatica si svolgerà tra il 9 e il 12

settembre a Lubecca.

Coinvolti in modo particolare saranno gli scolari della 4a classe della scuola

elementare Johannes-Prassek di Lubecca, dove viene insegnato l’italiano come

lingua straniera. Per loro e per tutti i fans dell’Italia verrà uno dei più creativi artisti italiani: Emanuele Bertossi, grafico, scultore e illustratore di libri per l’infanzia.

Insieme a piccoli gruppi di scolari l’artista animerà per due giorni un work-shop

aiutando i bambini a dare sfogo alla loro fantasia creando delle piccole opere

d’arte che saranno esposte il 10 settembre nella chiesa Petri.

Tra le 13.00 e le 17.00 del sabato pomeriggio anche un pubblico adulto sarà

coinvolto nell’azione creativa. Durante questo periodo di tempo, ai banchi allestiti

dagli organizzatori, il pubblico avrà l’occasione di informarsi sulle attività svolte

dalle associazioni italo-tedesche in Germania e in Italia. All’intrattenimento del

pubblico provvederanno intermezzi culturali, culinari e presentazioni video.

Scopo della borsa culturale è quello di offrire alle varie associazioni di entrambi i

paesi l’opportunità di scambi e confronti per attingere sempre nuove idee per i

loro programmi.

Il leitmotiv della 14a Borsa Culturale è quest’anno: Süd trifft Nord - incontro dei

contrasti. Il contrasto con l’ultima borsa culturale non potrebbe essere infatti più

grande. Se quest’anno come luogo dell’incontro è stata scelta Lubecca, sede

dell’Associazione italo-tedesca più a Nord della Germania, l’ultima Borsa

Culturale si svolse due anni fa a Trapani, che ospita l’Istituto di Cultura Italo-

Tedesco più a Sud d’Italia.

La Borsa Culturale Italo-Tedesca è stata fondata nel 1989 a Savona e ha luogo

ogni due anni in modo alternato in Germania e in Italia. Le Borse Culturali

costituiscono anche un’importante momento d’incontro nell´ambito degli scambi

culturali bilaterali tra i due paesi.

Un altro punto centrale della manifestazione italo-tedesca è il conferimento del

Premio Culturale, un riconoscimento che la presidenza della Federazione

delle Associazioni Italo-Tedesche attribuisce ogni due anni a singole persone, a

comunità di persone, a istituzioni o progetti distintisi per un’azione di particolare

valore o per un costante impegno nel quadro delle relazioni culturali italotedesche.

Vincitori del premio culturale sono sempre in alternanza persone e istituzioni o italiane o tedesche. Anche il premio stesso, un’opera d’arte in esemplare unico, viene concepito in alternanza da un artista italiano o tedesco. E quest’anno sarà proprio Emanuele Bertossi a creare un’opera d’arte esattamente su misura per il vincitore o I vincitori del Premio Culturale 2016. De.it.press

 

 

 

 

Wolfsburg. Il consigliere del Cgie Germania Paolo Brullo scrive alla redazione di Inform. “Vogliamo uguaglianza e rispetto”

 

Il consigliere del Cgie Paolo Brullo (Wolfsburg) in una nota alla redazione di Inform ricorda la tragedia di Marcinelle e si sofferma su alcuni aspetti delle attuali politiche per gli italiani all’estero. Eccone il testo

 

Spettabile Redazione, grazie per in Vostro lavoro d´informazione, dall´inizio di agosto come ogni anno si succedono le notizie riguardante incontri,commemorazioni e celebrazioni che ricordano la tragedia di Marcinelle, come esempio del sacrificio di migliaia di nostri emigrati che non trovando lavoro in patria sono andati all´estero per cercare un futuro migliore, trovando purtroppo la morte più atroce. Momenti di grande attenzione, di cordoglio e di grande partecipazione da parte di tutte le importanti Istituzioni dello Stato e del mondo politico a tutti livelli. Passato il momento si torna alla normalità. Tutti i discorsi che risaltavano il sacrificio di tante vite perse ma anche del fenomeno economico sia per gli Stati d´accoglimento che per il nostro Paese vengono dimenticati.

Si legifera e per quanto riguarda noi emigrati all´estero non veniamo trattati alla pari ai cittadini italiani che hanno avuto e hanno la fortuna di nascere e vivere nel nostro Paese. Noi non vogliamo niente di più. Noi vogliamo essere trattati solo alla  pari. Cittadini come la costituzione prevede uguali e non discriminati perché vivono all´estero. Qualche esempio, la tassazione IMU/TASI (doppia discriminazione dal 2015, se sei pensionato o no) oppure la tassazioni delle pensioni maturate all’estero da parte degli emigrati che tornano nel nostro Paese. Il MEF chiede circa il 18% . L’Italia che non ci ha dato lavoro, spesso assente all´estero, senza tutela e assistenza da parte del Governo Italiano. Con le nostre rimesse abbiamo nel passato risanato il deficit della bilancia dei pagamenti verso l’estero, abbiamo creato lavoro in Italia costruendo case, accresciuto il valore d´acquisto passando almeno un mese le ferie nel nostro paese. Con grande gratitudine il MEF dice grazie, ora dopo che sul salario avete pagato le tasse all´estero, sulle pensioni pagatele anche qua.

Desidererei che quando nel Parlamento Italiano vengono trattate queste leggi che ci riguardano venisse proiettato in un quadro murale il film/documento della RAI che narra minuto per minuto la tragedia di Marcinelle. Forse solo così, vedendo quelle immagini atroci.... arriveremmo a altre leggi nei confronti di noi Cittadini Residenti all´Estero. Non vogliamo niente di più, l´eguaglianza e il rispetto.

Paolo Brullo, Wolfsburg

 

 

 

 

In Germania settimana delle specialità enogastronomiche del Sud Italia dal 19 al 25 settembre

 

Francoforte - Anche in Germania, i Ristoranti Italiani nel Mondo di Ospitalità Italiana promuovono il “Made in South of Italy”, settimana delle specialità enogastronomiche del Sud Italia, dal 19 al 25 settembre. A darne notizia è la Camera di Commercio Italiana per la Germania elencando i ristoranti che parteciperanno all’iniziativa a Francoforte, Dusseldorf, Colonia, Berlino e Bühl.

In tutte queste città, gli amanti della cucina italiana di qualità potranno visitare i Ristoranti Certificati con il Marchio Ospitalità Italiana e gustare i piatti tipici e tradizionali delle regioni del Sud Italia.

L’iniziativa viene realizzata nell’ambito di un ampio progetto che mira a sostenere le eccellenze vinicole e agroalimentari e a promuovere il settore turistico delle regioni del Mezzogiorno: Puglia, Calabria, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna.

Verranno coinvolti anche buyer e giornalisti tedeschi che avranno l’opportunità di incontrare aziende d’eccellenza italiane che appartengono alle filiere di prodotto come pasta, olio, formaggi, salumi, ortofrutta, orto-conservanti, carne, vini e dolciumi, certificati DOP, IGP, STG, DOC, DOCG, IGT.

6 i ristoranti a Francoforte: Osteria L’isola Sarda, Rothschildallee 38; Ristorante Carmelo Greco, Ziegelhüttenweg 1-3; Gusto Villa Kennedy, Kennedyallee 70; Brighella, Eschersheimer Landstr. 442; Alte Kanzlei, Niedenau 50; Ambiente Italiano, Staufenstr. 16, Kelsterbach.

Due a Düsseldorf: L’arte in Cucina, Gerricus Platz 6; Rossini, Kaiserstraße 5.

Uno a Colonia: Bocca e Bacco, Dürener Straße 157.

Quattro a Berlino: LimaLima, Schlüterstraße 74; Bocca di Bacco, Friedrichstraße 167; Al Contadino Sotto Le Stelle, Auguststraße 36; Trattoria a’ Muntagnola, Fuggerstraße 27.

Infine, uno a Bühl: Gude Stub Casa Antica, Dreherstrasse 9. (aise/dip) 

 

 

 

 

Edizione italiana del racconto di Max Mannheimer sulla sua esperienza nei campi di concentramento

 

Monaco di Baviera – Il 2 settembre è uscita l'edizione italiana di “Spätes Tagebuch”, il diario dell'esperienza di Max Mannheimer nei campi di concentramento di Terezin, Auschwitz, Varsavia e Dachau.

Il titolo della traduzione italiana, curata e segnalata da Claudio Cumani, è “Una speranza ostinata”. Per il libro l'autore, che è presidente della Comunità campo di Dachau e ha dedicato la vita alla trasmissione della memoria dell'Olocausto, ha preparato un apposito saluto. L'introduzione è stata affidata al giornalista Paolo Rumiz, mentre sono a cura di Cumani anche le note storiche e la postfazione.

Il libro è pubblicato dalla Add Editore, una casa editrice indipendente che ha stampato, tra l'altro, i volumi di Stéphane Hessel e Joachim Gauck. Il diario è stato scritto nel 1963 e racconta della vicenda familiare di Mannheimer, dall'ascesa del nazismo alla deportazione nei campi di concentramento. Nato in Nord Moravia, lo scrittore ha perso la prima moglie e i familiari nello sterminio. Ai giovani ricorda che il loro compito è che ciò che è avvenuto con il nazismo non si ripeta mai più. Per informazioni: http://www.addeditore.it/catalogo/max-mannheimer-una-speranza-ostinata/. dip

 

 

 

 

Laura Boldrini a Berlino. Importantissimo il rapporto tra Italia e Germania

 

Berlino - “In occasione dell’appuntamento che ha visto la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini incontrare diverse associazioni italiane che si occupano di politica, cultura e temi sociali, sono stata invitata dall’ambasciata italiana a Berlino. Sono stata inserita tra gli ospiti illustri e la cosa mi ha fatto molto onore e a dire il vero mi ha anche meravigliata, perché non me lo aspettavo. La trasferta della presidente Boldrini, durata tre giorni, ha ovviamente incluso anche una visita al Bundestag, dal Presidente Norbert Lammert e un intervento sul tema “Più integrazione europea: la strada da percorrere”, nell’ambito di una iniziativa organizzata da Villa Vigoni, il Centro italo-tedesco per l’eccellenza europea”. Ha partecipato a questo incontro anche Amelia Massetti – dell’associazione Artemisia - che ne scrive per il quotidiano online di Berlino “IlMitte.com”.

 

“Nel corso del nostro incontro all’ambasciata, Laura Boldrini ha detto con chiarezza che dopo la Brexit la situazione impone che ci si rimetta in moto senza abbassare la guardia. Ha inoltre precisato di ritenere importantissimo il rapporto tra l’Italia e la Germania, perché in seguito all’abbandono del consesso europeo da parte del Regno Unito, si potrebbero innescare dei meccanismi emulativi a catena e se fallisse il progetto europeo sarebbe una grande perdita perché, anche con tutti i problemi che ci sono, è utile che l’Europa diventi sempre più unita e propositiva sul piano economico, della prevenzione della guerra e della promozione dell’integrazione.

Dopo il suo discorso ho avuto l’opportunitá di dialogare in privato con lei e l’ho trovata molto simpatica e disponibile. Le ho parlato di Artemisia, la nostra associazione, e lei ha mostrato quell’attenzione e quella sensibilità verso le persone diversamente abili per cui è nota. Quando le ho detto che in Germania l’inclusione esiste solo dal 2006 e che non è ancora realizzata in tutte le scuole, tant’è vero che ci sono ancora le scuole speciali, è rimasta sorpresa perché non lo sapeva, esattamente come non lo sanno molti altri italiani.

Per questa ragione, oltre ad averci riconosciuto un ruolo molto importante, mi ha detto di scriverle e si è presa la responsabilità dichiedere il patrocinio alla Camera dei deputati per il nostro progetto, per noi una grande conquista.

Dopo aver mangiato c’è stato un bellissimo momento informale, quando, insieme alla presidente Boldrini e ad altre donne, tutte diverse e impegnate in diverse attività, sono uscita sulla terrazza. Dovevamo fare alcune foto, ma abbiamo finito per cantare tutte insieme “Sebben che siamo donne, paura non abbiamo”.

È stato tutto molto bello, mentre cantavamo c’erano ambasciatori e consoli che ci guardavano e noi eravamo sempre più felici nel percepire la forza di quella solidarietá tra donne che si può creare quando si creda nella possibilità di essere unite.

Per l’Associazione Artemisia è stato un grande riconoscimento, abbiamo ormai all’attivo otto mesi di incontri insieme, coadiuvati da professionisti italiani nel campo dell’inclusione che hanno confermato un buon interesse da parte di tante famiglie, insomma, siamo sempre più convinti del nostro progetto. Per questo sono stata davvero onorata che una persona di tale prestigio e attenzione verso temi sociali come quello che noi affrontiamo abbia riconosciuto i nostri sforzi. Al momento noi di Artemisia siamo in vacanza, ma gli incontri ripartiranno da settembre, con sempre maggiore motivazione e determinazione”. (aise 11.7.) 

 

 

 

 

L'Intercomites Germania sul recupero dei 2.6 milioni di euro per i corsi di lingua e cultura italiana

 

Stoccarda – L'Intercomites Germania esprime in una nota “grande soddisfazione per l'aumento dei fondi per 2.6 milioni di euro al capitolo 3153, nella legge di assestamento di bilancio”, un recupero definito “fondamentale” per i corsi di lingua e cultura italiana.

Un ringraziamento viene formulato nello specifico al sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Amendola, mentre si ribadisce tuttavia la previsione per i prossimi 2 anni di una ulteriore riduzione di risorse nel bilancio pluriennale. Per l'Intercomites occorre dunque “impegnarsi da subito affinché il Governo assegni i dovuti finanziamenti su questa materia, che è uno degli investimenti più validi per tutto il sistema Italia”.

Ringraziamenti vengono formulati anche ai senatori “che si sono impegnati in questa battaglia” Francesco Giacobbe (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), Claudio Micheloni (Pd, ripartizione Europa), Renato Turano (Pd, ripartizione America settentrionale e centrale), Aldo Di Biagio (Ap, ripartizione Europa) e Fausto Longo (Psi, ripartizione America meridionale). (Inform)

 

 

 

L'italiana Carmela Castagna nuovo assessore della giunta del Comune di Francoforte sul Meno

 

FRANCOFORTE – L'italiana Carmela Castagna è uno dei nuovi assessori della giunta del Comune di Francoforte sul Meno. A darne notizia Luigi Brillante, consigliere comunale di “Europa Liste” che aveva tra i suoi candidati la stessa Castagna e che segnala come “tutti gli italiani di Francoforte e non debbano essere fieri di questo successo”. “Ciò dimostra palesemente che partecipare alle elezioni è importantissimo e finalmente abbiamo ottenuto un risultato meraviglioso – scrive Brillante, dicendosi certo che con il nuovo assessore si potrà incidere ancora di più sulla vita politica e sociale cittadina.

“Vogliamo contribuire a che Francoforte diventi ancora più giusta e ad eliminare tutte le discriminazioni ancora esistenti. Ci battiamo per l’integrazione intesa come pari opportunità per tutti. Vogliamo soprattutto garantire una formazione scolastica e professionale migliore per i nostri figli – ribadisce Brillante, annunciando per settembre una manifestazione per presentare la neo eletta alla collettività italiana, cui parteciperà anche il console generale di Francoforte, Maurizio Canfora.

“E’ molto incoraggiante che un’esponente della nostra comunità in Germania sia entrata a far parte della Giunta di una grande città come Francoforte. Le mie sincere congratulazioni e tanti auguri di buon lavoro a Carmela Castagna per la sua elezione ad assessore onorario a Francoforte. Gli assessori onorari sono importanti figure che vigilano sul corretto governo della città e partecipano a tutti gli effetti alle decisioni della Giunta. Vengono eletti dai Consiglieri Comunali, ma partecipano alle sedute della giunta ed esprimono il loro voto su tutti gli atti da approvare. Essere riusciti a fare eleggere una assessore di origini italiane è un grande risultato e la garanzia che si potranno tutelare con maggiore facilità le istanze dei tanti connazionali italiani residenti a Francoforte.”. Così Laura Garavini, componente dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo PD alla Camera, commenta l’elezione ad assessore onorario (ehrenamtliche Stadtraetin) di Carmela Castagna, candidata dell’Europa-Liste, promossa da Luigi Brillante.

 

“L’impegno nella politica locale” aggiunge la Deputata PD eletta nella Circoscrizione Estero-Europa, “è uno strumento cruciale per fare valere le ragioni degli italiani all’estero e per proporre soluzioni utili a risolvere i problemi delle nostre comunità. I nostri connazionali in Germania sono stati storicamente piuttosto restii a mettersi in gioco su questo fronte. Francoforte è una positiva eccezione: negli anni si è avuto modo di apprezzare il capace protagonismo di bravissime consigliere regionali di origini italiane: Maria Rosa Liguori Pace, Elettra De Salvo, Marina Demaria, accanto a Luigi Brillante, al suo terzo mandato. Mi auguro che l'elezione di una giovane donna italiana alla carica di assessore a Francoforte sia di buon auspicio affinchè sempre più italiani in Europa si impegnino a far sentire la loro voce nelle società in cui vivono”. Dip 20.7.

 

 

 

Kempten. Incontro estivo 2016 dei corsisti di italiano

 

Kempten. Venerdì, 22 Luglio 2016, prima della partenza per le attese vacanze estive, nel caratteristico ristorante Isola Bella, sito all'angolo della St. Mang Platz  di Kempten, ha avuto luogo  la tradizionale cena conviviale degli Allievi del Corso di italiano, che si sono incontrati così con il loro docente, Dr. Fernando A. Grasso  e con la Signora Petra Le Meledo-Heinzelmann, Presidente del Comitato per i Gemellaggi della Città di Kempten, per conto del quale viene tenuto il Corso da ben ventidue anni.

Durante l'allegra cena si è conversato principalmente in italiano, specie al momento delle ordinazioni, e con i componenti della Famiglia Costa, proprietari del locale, e con il personale. E molto interessanti sono stati i temi sui quali si sono intrattenuti i partecipanti, che, nel corso della serata, hanno consegnato anche un gentile pensiero all'insegnante.

I piatti, serviti da un gentilissimo cameriere, che, insieme ai proprietari si premurati di assecondare tutti i desideri degli ospiti,  sono stati veramente all'altezza delle aspettative. 

Prima di accomiatarsi e di scambiarsi gli auguri per i prossimi viaggi in programma,  i convenuti si sono riproposti di incontrarsi di nuovo in autunno.

Nella foto in basso da sinistra: il Signor Fischer, i Coniugi Falckenberg, il Cav. Grasso, le Signore: Ackermann, Förster e Le Meledo-Heinzelmann.

Fernando A. Grasso

 

 

 

 

 

Il Comites di Hannover sulla riforma degli Organismi di rappresentanza

 

Da più parti ci hanno chiesto di esprimere la nostra opinione a proposito della riforma legislativa che dovrebbe riguardare gli organismi di rappresentanza all’estero.

 

Nella riunione dell’assemblea, tenutasi il 2 di luglio, presso la sede del Comites di Hannover, a proposito della riforma ed in particolar modo quella inerente  i comites, si è deciso  quanto segue:

La legge Nr. 286 del 23 ottobre 2003, che riformava la legge precedente, pur necessitando di vistosi cambiamenti, deve rimanere la base della nuova riforma e deve mirare soprattutto al mantenimento del numero dei comitati attuali essendo stati in passato, una conquista degli italiani residenti all'estero.

 

Il Comites di Hannover rifiuta l’idea del Megacomites nazionale paventata da alcuni parlamentari eletti all’estero ed appoggia quella dei numerosi comitati radicati sul territorio che, se muniti di fondi appropriati, potrebbero essere essenziali punti di riferimento per la nuova e vecchia emigrazione, per le autorità locali e per i consolati.

 

Per concludere: Il Comites quindi deve agire a livello regionale (in una circoscrizione consolare possono esistere più comites) e deve essere competente portavoce dei cittadini italiani verso le autorità locali e verso il Consolato Generale; l’Intercomites deve agire a livello  nazionale verso l'Ambasciata mentre il CGIE  verso lo Stato italiano.

Nella prossima riunione del Comites, che si terrà a settembre, l’argomento verrà  ulteriormente approfondito.

PS. Si fa  notare che chi  viene eletto non percepisce alcun compenso e che  tutto viene  fatto sulla base del volontariato.

Il Presidente Giuseppe Scigliano, sciglianopeppe@aol.com

 

 

 

 

A Stoccarda l'incontro sul tema “Progetto pilota Maeci – L'esperienza in Germania”

 

All'iniziativa, organizzata dal responsabile dello Ial Cisl in loco, Tony Mazzaro, è intervenuto anche il senatore Aldo Di Biagio (Ap, ripartizione Europa)

 

STOCCARDA – Si è svolto a Stoccarda l'incontro sul tema “Progetto pilota Maeci – L'esperienza in Germania” organizzato da Tony Mazzaro, responsabile dello Ial Cisl nel Paese, e a cui è intervenuto per il Comitato per le questioni degli italiani all'estero del Senato Aldo Di Biagio (Ap, ripartizione Europa).

Di Biagio si è complimentato con Mazzaro e con coloro che hanno contribuito alla riuscita del progetto, ricordando come “l'italiano abbia una sua ricchezza intrinseca che lo rende di fatto un linguaggio portatore di tutto il nostro patrimonio storico, culturale e sociale”. “I corsi ideati e realizzati come da questo progetto pilota contribuiscono a caratterizzare l'italiano non più come lingua di emigrazione – ha aggiunto, - ma come lingua di cultura europea”.

“Credo che siate riusciti con grande successo a trasformare una ambiziosa visione in una splendida realtà – ha concluso. (Inform)

 

 

 

 

 

Berlino. Il premio del Comites “Italiano dell’anno”

 

C'è tempo fino al 31 Ottobre per inviare al Com.It.Es. Berlino le segnalazioni di due personalità italiane che si sono distinte per il loro operato.

 

Berlino, 12 Luglio 2016 - Ricorre quest'anno la decima edizione del Premio "Italiano dell'Anno", indetta dal Comites Berlino con il patrocinio dell'Istituto Italiano di Cultura e dell'Ambasciata Italiana a Berlino.

Dalla prima edizione del Premio nel 2006, il Com.It.Es Berlino ha premiato ogni anno due connazionali, una donna e un uomo che, a qualsiasi titolo, abbiano contribuito in maniera significativa alla promozione ed alla valorizzazione della cultura e dell'identità italiana nel territorio della Circoscrizione di Berlino.

I motivi per l'assegnazione del riconoscimento possono comprendere qualsiasi forma di operato che abbia promosso e valorizzato l'italianità, dal sociale all'artistico, dal culturale all'imprenditoriale, linguistico, sportivo, etc. Le personalità segnalate devono essere di nazionalità italiana, maggiori di 18 anni, e stabilmente operative nel territorio di Berlino e della sua circoscrizione, comprensiva anche di Brandeburgo, Sassonia, Alta-Sassonia e Turingia.

Chiunque può partecipare inviando una o più segnalazioni entro il 31 Ottobre 2016 al Com.It.Es Berlino (Sybelstraße 39, 10629 Berlin) oppure via email all'indirizzo info@comites-berlin.de. Le segnalazioni dovranno essere comprensive di: nome della persona segnalata, un contatto, una breve biografia ed i motivi di merito.

Tali nomine verranno raccolte dalla segreteria organizzativa del Com.It.Es Berlino, che le farà pervenire alla commissione esaminatrice, la quale procederà alla formulazione della graduatoria ed all'assegnazione - ad unanimità - dei due premi entro la fine di Novembre.

La cerimonia di Premiazione si terrà nei primi mesi dell'anno prossimo.

Dopo il riconoscimento in ambito sociale dell'operato dei due vincitori 2015, la volontaria Sestilia Bressan ed il giornalista freelance Mauro Mondello, quali saranno i due "Italiani dell'anno 2016"? Contribuisci anche tu alla assegnazione del Premio ed invia al Com.It.Es Berlino le tue segnalazioni.

www.comites-berlin.de

 

 

 

 

Festa internazionale delle culture a Memmingen. L'integrazione è possibile

 

"Questa è l' Europa, l'Europa che vuole la gente. Un insieme di culture, di tradizioni, di radici, di valori diversi. Capaci di stare insieme. Di imparare e di scoprire gli uni dagli altri. Sapendo mettersi in gioco". Lo ha detto Laura Garavini, dell'Ufficio di presidenza del Pd alla Camera dei Deputati, inaugurando la Festa internazionale delle culture della cittadina bavarese di Memmingen, insieme al Sindaco, Ivo Holzinger e al presidente del Consiglio per gli stranieri, Nino Tortorici.

La deputata, che ha partecipato alla 39' edizione dell'iniziativa, ha poi proseguito:

"Una festa cosí, organizzata per mesi, insieme, da italiani, turchi, bosniaci, francesi, spagnoli, portoghesi, in concerto con le autorità tedesche, è la piena dimostrazione di come l' integrazione sia possibile e di quali frutti essa possa dare. A sessant'anni dagli accordi bilaterali, stilati dalla Germania con tutta una serie di paesi di immigrazione, si può vedere come una politica dell'accoglienza - una "Willkommenkultur" - sia la strada migliore per raggiungere una convivenza armoniosa e di successo tra cittadini di diverse nazionalità".

"Con questa festa popolare, così riuscita," ha concluso la Garavini, “si dimostra come l'Europa non sia qualcosa di distante e di sterile. L'Europa è esattamente questo: lo stare insieme, in armonia, tra cittadini di diverse nazionalità, col piacere di conoscersi e di confrontarsi costruttivamente, nel rispetto delle diverse culture." De.it.press

 

 

 

Al Bröhan Museum di Berlino la mostra “Colori di Murano” (14 luglio-23 ottobre 2016)

 

Berlino - Sabbia e fuoco. Sfumature e magia. Il Bröhan Museum di Berlino, che si trova nel quartiere Charlottenburg, rende omaggio a Murano: l’isola del vetro soffiato. Lo fa ospitando una mostra dal titolo “Colori di Murano”.

L’esposizione - inaugurata il 14 luglio resterà aperta al pubblico fino al 23 ottobre - presenta circa 220 oggetti in vetro tra cui alcune opere realizzate dai fratelli Toso. L'Antica Vetreria Fratelli Toso è una delle più antiche e tradizionali vetrerie artistiche a Murano: fondata dalla famiglia Toso nel 1854 si è sempre distinta come una delle migliori nella produzione di murrine.

La mostra offre al pubblico la possibilità di conoscere la storia di Murano (era il 1295 quando si decretò che le vetrerie di Venezia fossero trasferite lì per motivi di sicurezza, poiché i forni dei laboratori erano spesso responsabili di disastrosi incendi alle abitazioni veneziane, costruite principalmente in legno) e soprattutto di scoprire e apprezzare una tradizione tanto antica quanto “viva” che ha visto impegnate intere generazioni di muranesi. (dip)

 

 

 

Incontro di ReteDonne a Lipsia il 24 settembre

 

Come già annunciato dal nostro save the date, quest'anno le socie e le simpatizzanti di ReteDonne si incontreranno a Lipsia il 24 settembre p.v.

Abbiamo organizzato una giornata dedicata alla Medicina di Genere e alla salute delle donne, partendo da una prospettiva che tenga conto delle differenze.

“Che genere di medicina? Medicina di genere: una prospettiva per le donne.”

 

Il programma: Sabato 24 settembre 2016 dalle ore 10:30 alle ore 17:30 convegno con relazioni e workshop; in serata Assemblea generale ReteDonne e.V. dalle ore 18:00 alle ore 19:30, presso Kunstkraftwerk Leipzig Saalfelder Strasse 8b - 04179 Leipzig

 

La nostra salute dipende non soltanto dal nostro rapporto con il corpo e con la psiche, dall’ambiente e dalle condizioni socio-economiche-culturali. Essa dipende anche dal genere.

Nel 1995 alla IV conferenza mondiale sulle donne si costata che la “ricerca medica è basata prevalentemente sugli uomini”. Le concezioni sul corpo e la psiche che ne derivano hanno influenzato per decenni la diagnostica, la terapia e le politiche sanitarie. La Medicina di Genere sta cercando di ristabilire un equilibrio tra le disuguaglianze, attraverso la promozione di una ricerca differenziata in base al genere. Questa nuova consapevolezza si innesta nello sforzo di superare la standardizzazione degli studi e dei trattamenti a favore di una medicina personalizzata con conseguenti benefici per tutti.

 

Al nostro incontro interverranno donne di altissima professionalità che hanno preso a cuore la tematica e l'importanza della sua divulgazione a tutti i livelli:

 

Fortunata Dini, Psicologa Psicoterapeuta, Docente Senior sui temi della Psicologia dello Sviluppo, sui temi della Psicologia delle Organizzazioni in ottica di Genere, Ideatrice ed organizzatrice del Festival Donna e Salute, Pisa

Luisa Mantovani, Direttore del centro oncologico, primario della clinica di oncologia medica ed ematologia presso l´ospedale St. Georg di Lipsia

Flavia Franconi, esperta di Farmacologia di genere, Professore Ordinario di Farmacologia Cellulare e Molecolare presso la Facoltà di Farmacia di Sassari e Assessore  Regione Basilicata

Annalisa Maggiani, danza-movimento terapeuta, Psicologa, Membro del direttivo di Salutare e.V. associazione per la salute mentale italiana in Germania, Berlino

Anna Periz, Psicologa e psicoterapeuta di formazione junghiana, Vicenza e Amburgo

Durante la giornata Elettra Bargiacchi, musicista e compositrice, proporrà un'esibizione musicale per chitarra classica.

In allegato il programma dettagliato.

L'organizzazione e la realizzazione della giornata è come sempre garantita dall’impegno, dalla professionalità, dal lavoro volontario delle nostre socie e dalla disponibilità delle nostre referenti che intervengono a titolo gratuito. A loro va il nostro particolare riconoscimento.

ReteDonne ringrazia  per la splendida collaborazione il centro culturale Kunstkraftwerk di Lipsia, che ospiterà l'evento, ed in particolare la Dottoressa Mantovani, che ne è fondatrice.

Luisa Mantovani, che interverrà anche come referente, è da anni promotrice di attività di supporto per i pazienti affetti da tumore (www.hausleben.org) e di programmi di prevenzione contro il tumore al seno come il pink shoe day.

A questo proposito è suo esplicito desiderio che le partecipanti al convegno portino un paio di scarpe rosa o dipinte di rosa (più informazioni su www.pink-shoe-day.com o nel flyer in allegato).

Saremo ben liete di sostenere questa iniziativa!!

Siamo felici che con il solo StD, pur non avendo rivelato i contenuti della giornata, abbiamo già ricevuto da molte sostenitrici varie conferme di partecipazione. Questo è un segno di fiducia e di riconoscimento importante per il lavoro svolto negli ultimi anni. Grazie di cuore.

Ringraziamo per la  partecipazione il Dott. Matteo Pardo, che porterà i saluti dell’Ambasciata Italiana, Berlino e l’Onorevole Laura Garavini, che da anni ci segue con costanza ed affetto.

 

Last but not least ringraziamo Nicole Rundo e Anna Costalonga, che sono state le nostre perfette alleate a Lipsia per l'organizzazione del nostro convegno. Con loro nasce un nuovo gradito ponte fra italiane anche con Lipsia.

L'invito è rivolto a donne interessate al tema, a donne interessate a coltivare il rapporto con altre donne.

L'obiettivo è conoscersi, arricchirsi delle nostre reciproche esperienze, conoscenze e competenze.

Siamo quindi felici che ogni anno la rete ci regali nuovi contatti e sinergie e diamo un particolare benvenuto a chi ancora non ne fa parte.

La partecipazione al convegno è gratuita.

Si prega di confermare la presenza entro il 10 settembre a retedonne@gmail.com

Ricordiamo che all'incontro seguirà la nostra assemblea generale. Tutte le socie e le neo-iscritte sono benvenute.

Importante: Quest’anno si terranno anche le elezioni per il rinnovo del direttivo. Chi avesse interesse a candidarsi, può contattarci al nostro indirizzo mail, inviando una breve presentazione. Grazie!

Diritto di voto hanno le socie. Ricordiamo a tal proposito di verificare il pagamento della propria quota annuale ed alleghiamo il modulo per chi volesse iscriversi.

Esortiamo tutte a prenotare per tempo il trasporto, Lipsia è collegata anche con la rete dei FlixBus - www.flixbus.de.

Domenica 25 settembre sarà dedicato alla scoperta della città di Lipsia.

Per chi si volesse trattenere prenoti per la notte, ci sono ancora ottime offerte al A&O HBF Lipsia o su booking.com.

Retedonne, coordinamento italiane all’estero (de,it,press)

 

 

 

 

 

Il primo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans in Sicilia per discutere la crisi migratoria

 

“La migrazione è una questione che riguarda tutti gli europei, come ripetuto più volte dal Governo italiano, ed è una priorità assoluta della Commissione europea”

 

SIRACUSA - Oggi Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione europea, è in Sicilia per un dibattito pubblico aperto sulla crisi migratoria e il futuro dell’UE. L’evento si svolge al Teatro Greco di Siracusa e viene moderato dal giornalista Beppe Severgnini. “Sono in Sicilia – spiega Timmermans  - ad ascoltare da voi Siciliani quali difficoltà avete affrontato quest’estate e a discutere le modalità del sostegno che l’UE può offrire.  Siamo insieme a voi alla testa di questo impegno europeo comune. La migrazione è una questione che riguarda tutti gli Europei, come ripetuto più volte dal Governo italiano, ed è una priorità assoluta della Commissione europea.  Abbiamo già fornito all’Italia ingenti risorse umane e finanziarie e sono qui per verificare come sono utilizzate e per sapere di cos’altro avete bisogno. Per contribuire a gestire meglio la migrazione sono indubbiamente necessarie maggiori riforme a livello di UE. Desidero anche sentire il vostro parere sul modo in cui l’UE può contribuire ad affrontare altre problematiche: creare più occupazione per i giovani, costruire un futuro economico sostenibile e garantire la sicurezza di tutti i cittadini”.

“ I dialoghi con i cittadini” – si puntualizza nella nota - rientrano tra gli sforzi della Commissione europea per avvicinare il processo decisionale ai cittadini europei e garantire che una pluralità di punti di vista da tutta Europa giunga fino a Bruxelles. In un momento cruciale per il futuro dell’UE, è più importante che mai ascoltare direttamente i cittadini per capire che cosa vogliono e di che cosa hanno bisogno da parte dell'UE e spiegare loro direttamente le soluzioni che la Commissione propone.  Prima della riunione pubblica è in programma un incontro di Timmermans con gli esperti dell’Agenzia per le frontiere dell'UE (Frontex), dell’agenzia di polizia (Europol) e dell’Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), che stanno aiutando l'Italia sulle imbarcazioni di salvataggio, nei porti e nei centri di accoglienza e di trattamento. L’Italia ha ricevuto più di 24 milioni di euro di aiuti di emergenza oltre ai quasi 600 milioni di assistenza prevista per la gestione delle frontiere e della migrazione per il periodo 2014-2020.

Attualmente Frontex ha più di 400 agenti impegnati nel Mediterraneo centrale, nonché 15 unità navali, 4 aeromobili e 2 elicotteri usati nell’operazione Triton, che ha contribuito a salvare più di 90 000 vite nel Mediterraneo centrale nel 2015 e nel 2016. L’operazione Sophia, avviata nel giugno 2015, sta contrastando i trafficanti e i contrabbandieri di esseri umani nelle acque internazionali. Ha partecipato a 142 operazioni di salvataggio, salvando direttamente oltre 22 000 vite e a contribuendo a salvare altri 37 000 migranti. (Inform 1)

 

 

 

 

Pubblicazioni. Crisi ambientale e migrazioni forzate

 

La retorica delle “ondate” utilizzata ciclicamente nella narrazione mediatica dei flussi migratori diretti verso l’Europa e connessi a guerre, persecuzioni politiche e povertà estrema nei Paesi d’origine, cela una realtà diversa e più complessa. I dati UNHCR 2014-2015 stimano un numero di rifugiati nel mondo compreso tra i 14 e i 15 milioni ma ospitati in grandissima parte da Paesi extraeuropei.

 

Ci sono migrazioni forzate che non fanno rumore, perché difficili da quantificare, non tutelate dal diritto internazionale, complesse da comprendere e da spiegare. Secondo i dati del Global Report on Internal Displacement (2016), nel mondo, ci sono 40,8 milioni di sfollati interni, il doppio dei rifugiati. Di questi, 19,2 milioni sono rifugiati ambientali. Più del numero dei rifugiati in un anno. A disastri e calamità naturali bisogna aggiungere le migrazioni forzate per cause ambientali più direttamente connesse a fattori di origine antropica. Queste rimangono spesso off the grid ed estranee a statistiche generali perché difficili da quantificare e perché si tratta di migrazioni forzate dovute a più cause interagenti e a lenta insorgenza. Siccità e progetti di sviluppo, ad esempio, soprattutto dighe, progetti di sviluppo urbano e mega-eventi, sono all’origine di decine di milioni di sfollati seppur diluiti nel tempo e interagendo con altre concause naturali o antropiche.

 

Questo report nasce con l’intento di offrire non solo una raccolta di dati ma anche una riflessione politica sul tema delle migrazioni ambientali. Per questo motivo il lavoro è stato suddiviso in quattro parti. La prima di analisi del contesto generale: la crisi ambientale e climatica e i suoi legami con i fenomeni migratori. Nella seconda parte abbiamo raccolto una rassegna di casi studio esemplificativi delle cause di migrazione ambientale: grandi progetti di sviluppo, dighe, inquinamento, urbanizzazione, sottrazione di terre e risorse idriche, siccità, cambiamenti climatici, innalzamento del livello dei mari. Nella terza parte abbiamo affrontato il tema dal punto di vista della riflessione giuridica sulle forme di tutela di questa ormai consolidata categoria di migranti forzati. Nell’ultima sezione, invece, abbiamo lasciato spazio alle storie e alle testimonianze dirette di migrazione ambientale raccolte da chi lavora sul campo.

 

La nostra è l’era geologica in cui i modelli di produzione e consumo sono in grado di determinare equilibri e squilibri ambientali, agendo sulle forze della natura come regolatori di flusso, potenziando o depotenziandone gli effetti. Le attività umane influenzano l’atmosfera e ne alterano gli equilibri. Nell’era dell’Antropocene, al modello di produzione e consumo globale si lega non solo la sorte del Pianeta e dell’umanità intera nel lungo periodo ma, in tempi più vicini, quella delle comunità sulle quali si abbattono gli effetti degli stravolgimenti ambientali. Bisogna definitivamente ammettere che i disastri naturali hanno perso la propria connotazione fatalistica, accidentale, catastrofica, interrogando invece su quanto il loro intensificarsi, la maggiore frequenza e i conseguenti flussi migratori siano conseguenza dell’attività antropica.

 

Abbiamo trovato il senso di questa pubblicazione racchiuso in un passaggio di una lettera del 1854 scritta al Presidente degli Stati Uniti, Franklin Pierce, da Capo Seattle, condottiero nativo americano, all’annuncio dell’intenzione del governo americano di voler comprare il territorio della sua tribù:

 

"Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Questo sappiamo. Non è la terra ad appartenere all’uomo, è l’uomo ad appartenere alla terra. Questo sappiamo. Tutte le cose sono connesse come il sangue che unisce una famiglia. Tutto è connesso. Tutto ciò che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non è l’uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso. C’è una cosa che noi sappiamo e che forse l’uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio è lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli è il Dio dell’uomo e la sua pietà è uguale per tutti: tanto per l’uomo bianco quanto per l’uomo rosso. Questa terra per lui è preziosa. Dov’è finito il bosco? È scomparso. Dov’è finita l’aquila? È scomparsa. È la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza".

Per ulteriori informazioni: http://asud.net/crisi-ambientale-e-migrazioni-forzate/  (de.it.press)

 

 

 

 

Il Governo reintegra i fondi per i corsi di lingua e cultura all’estero

 

ROMA - Il Governo ha mantenuto il suo impegno di recuperare i fondi per i corsi di lingua e cultura italiana all’estero. Nella legge di assestamento del bilancio appena presentata alla Camera, infatti, 2,6 milioni di euro sono attribuiti alla Direzione generale per gli Italiani all’estero con lo scopo di reintegrare la dotazione per i corsi di lingua e cultura italiana, venuti a mancare nella fase finale dell’approvazione della Stabilità 2016, a seguito della “rimodulazione della spesa” imposta al MAECI dal ministero dell’Economia e Finanze.

Si tratta - affermano in una nota i deputati Pd eletti all’estero, Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta, Alessio Tacconi - di un risultato di grande importanza, atteso da tutti coloro che hanno a cuore la promozione della cultura, della lingua e dell’immagine del nostro Paese nel mondo, un risultato che noi per primi abbiamo sollecitato con una nostra interrogazione urgente, a prima firma Tacconi, già all’indomani dell’approvazione della legge di stabilità e successivamente in diverse occasioni di confronto parlamentare.

Il buon esito di questa vicenda consente di raggiungere un triplice obiettivo. Gli enti gestori avranno un concreto punto di appoggio per mantenere i livelli di attività raggiunti in precedenza e per programmare con maggiore serenità le iniziative didattiche in vista del nuovo anno scolastico. Le famiglie potranno guardare senza ansie alla prosecuzione della formazione linguistica dei loro ragazzi e potranno contare su un’offerta che non si discosterà rispetto a quella del passato. L’intervento, nel suo complesso, si attesta anche per quest’anno su un livello di finanziamento che ha rappresentato il punto di resistenza e di rilancio dopo i drastici ridimensionamenti del passato.

Senza banali trionfalismi, ne siamo naturalmente molto soddisfatti per il fatto di poter constatare il buon esito degli interventi che abbiamo fatto in prima persona e in tutte le forme, parlamentari e politiche, che ci sono state consentite. Ringraziamo per il loro personale impegno il Ministro Gentiloni e il Sottosegretario Amendola, che da qualche mese gestisce la delega per gli italiani all’estero, per la serietà dimostrata nel far seguire i fatti alle parole. Ci sembra un nuovo segnale di attenzione da parte del Governo verso gli italiani all’estero, che chiunque guardi al nostro mondo con equilibrio e buona fede dovrebbe riconoscere.

Continuiamo ad essere impegnati su questo campo strategico per la promozione dell’Italia nel mondo - concludono i deputati del Pd estero, Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi - affinché nella prossima legge di stabilità si possano riequilibrare le poste per la lingua e la cultura previste per i prossimi anni, in modo che la riforma della normativa che lo stesso Governo sta preparando alla luce della delega ottenuta in base alla legge 107 sulla Buona Scuola possa poggiare su basi solide e concrete per essere pienamente applicata. (Inform 18)

 

 

 

 

Al via 31 corsi di formazione ICoN per docenti di italiano all’estero

 

Circa 600 docenti potranno frequentare i corsi resi possibili da un contributo straordinario messo a disposizione degli Enti gestori dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del ministero degli Affari esteri, nell’ambito di un protocollo d’intesa firmato con il Consorzio ICoN

Pisa, 5 agosto 2016 - A partire da agosto il Consorzio ICoN - una rete di 18 università che opera in convenzione con il ministero degli Affari esteri, attiverà 31 corsi di formazione on line per docenti di italiano all’estero, appartenenti a Enti gestori di 12 Paesi diversi, per un totale di circa 600 docenti. I corsi sono resi possibili da un contributo straordinario messo a disposizione degli Enti gestori dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del ministero degli Affari esteri, nell’ambito di un protocollo d’intesa firmato con ICoN, con l’obiettivo di favorire l’aggiornamento dei docenti sui principali aspetti della didattica dell’italiano e di fornire loro competenze di didattica digitale.

 

COME SI STRUTTURANO I CORSI - Ogni corso durerà 8 settimane e permetterà ai docenti di fare formazione a distanza in modo perfettamente compatibile con i loro tempi di lavoro e di studio. Ogni docente frequenterà una classe virtuale, in cui potrà scambiare esperienze e conoscenze con altri docenti del suo territorio e mettere a punto materiali didattici immediatamente utilizzabili nel proprio insegnamento. Ogni classe sarà seguita da un docente esperto e da un tutor. I primi due corsi, dal titolo “Progettazione didattica: sillabi e unità di apprendimento” e “Didattica dell’italiano e narrativa italiana contemporanea”, saranno attivati dal 23 agosto per i docenti dell’ente gestore COASIT di Melbourne.

 

LA DIFFUSIONE DELLA LINGUA ITALIANA ALL’ESTERO - ICoN guarda con grande interesse al mondo dei docenti di italiano all’estero, che hanno un ruolo decisivo, qualitativamente e quantitativamente, nella diffusione mondiale della nostra lingua. Nel 2014 e nel 2015 ha erogato corsi di formazione per diverse centinaia di docenti di vari Paesi, come Argentina, Stati Uniti, Brasile, Belgio e Germania. In un momento di cambiamento tecnologico e didattico per ICoN, il Consorzio ha investito risorse ed energie per produrre 5 corsi, rinnovati nel formato e nella tecnologia, che si avvalgono di materiali didattici di docenti delle Università socie, di materiali video e di attività laboratoriali, e sono erogati sulla nuova piattaforma ICoN. 5.8.

 

 

 

Euro vincoli

 

Dopo, l’annunciato Brexit britannico, torna l’interrogativo: è stato un bene per l’Italia aderire, subito, alla moneta unica europea? Oggettivamente, riteniamo che non sia stato errato entrare in Euro Zona. Meglio negoziando, però, il rapporto di conversione tra la Lira ed Euro. Uscirne apparirebbe, invece, disastroso. Anche perché l’evento andrebbe a indebolire la nostra competitività commerciale e non solo nel Vecchio Continente.

 

 Nell’ipotetico, ci sarebbe, poi, da rinegoziare la conversione Euro/ Lira; favorendo l’innesco di un procedimento inflativo drammatico. Con un aumento esponenziale dei debiti e una rilevante riduzione dei nostri crediti. Con evidenti difficoltà d’importare materie prime delle quali siamo, da sempre, carenti. Le esportazioni aumenterebbero ma, facendo i conti, non andrebbero a compensare l’importazione di ciò che c’è indispensabile per tirare avanti.

 

 Non siamo, per la carità, economisti, ma, per evitare altri problemi, sarebbe utile favorire la nostra l’espansione economica verso i mercati extraeuropei; principalmente asiatici. In modo che il loro sistema economico, in costante sviluppo, s’indirizzi verso l’Euro Zona, uscendo, in seguito, da quella del Dollaro USA che ancora resta una valuta per gli scambi internazionali più importanti.

 

 Una strada possibile che, però, sembra non essere rilevante per i Paesi UE con un’economia in espansione. Primo, tra tutti, la Germania. In UE, solo la Gran Bretagna, Brexit a parte, ha mantenuto la Sterlina per i suoi scambi interni e internazionali. Non solo. Il suo valore resta sempre superiore a quello dell’Euro. Del resto, la presenza del Regno Unito in UE, anche se fuori dell’Euro Zona, ne ha favorito gli scambi con i Paesi anglofoni. Realtà che avrà il suo peso al momento dell’uscita dall’UE.

 

Tuttavia, non è neppure attendibile il raffronto dei prezzi di generi d’ampio consumo tra i vari Stati dell’Euro Zona. Basta, infatti, ricordare che non è il valore intrinseco dell’Euro, ma l’utilizzabilità valutaria che da noi, purtroppo, resta limitata e determina la riduzione dei consumi e una ristretta liquidità. Insomma, il benessere di un Paese in Euro Zona resta quello che aveva già prima dell’adozione della moneta unica. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

 

La circolare dell’on. Laura Garavini ai democratici in Europa

 

Promessa mantenuta. Ripristinati due milioni e seicentomila euro per l'insegnamento della lingua e cultura italiana nel mondo. Significa che gli enti gestori che organizzano i corsi avranno a disposizione le stesse risorse dell'anno scorso e potranno quindi garantire la regolare ripresa dell'anno scolastico. É motivo di grande sollievo per genitori, famiglie, insegnanti e per tutti coloro che hanno a cuore il fatto che i nostri ragazzi possano crescere perfettamente bilingui. É inoltre la conferma dell’importanza che la maggioranza parlamentare del PD attribuisce alla cultura come anello di congiunzione con gli italiani all’estero e come volano per la crescita del Paese. Nonostante le difficoltà economiche e finanziarie che ancora ci sono, recuperare le risorse per i corsi di italiano all'estero é un segnale importante, per niente scontato.

 

Governo attento ai connazionali coinvolti da Brexit

Il Governo è consapevole dello stato di incertezza prodotto dalla Brexit sui nostri connazionali residenti in Gran Bretagna, preoccupati per le possibili conseguenze derivanti dall'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Ed intende vigilare affinchè i diritti acquisiti negli anni non vengano messi in discussione. Il Sottosegretario con delega per gli italiani nel mondo, Enzo Amendola, ha usato parole rassicuranti in risposta ad una mia interrogazione parlamentare sull'argomento. 

L'impegno é quello di mobilitarsi affinché in sede di negoziati tra Unione Europea e Regno Unito vengano tutelati i diritti dei cittadini europei residenti in Gran Bretagna. In effetti, già in occasione della prima visita ufficiale a Roma della nuova Premier britannica, Theresa May, qualche giorno fa, la questione é stata affrontata in toni costruttivi con il nostro Presidente del Consiglio.

 

L'Europa delle culture

L'Europa non è qualcosa di lontano, di grigio, di burocratico. L'Europa è stare in mezzo alla gente proveniente dai diversi Paesi, imparando a conoscerne la cultura, le tradizioni, le specialità. Come alla Festa interculturale di Memmingen, una bella cittadina al Sud della Germania, dove sono stata la settimana scorsa. Per mesi il Consiglio degli Stranieri della città, presieduto da Nino Tortorici e costituito oltre che da italiani, anche da turchi, bosniaci, francesi, spagnoli, portoghesi e greci, si è confrontato con i consiglieri tedeschi ed ha organizzato un bellissimo evento, pieno di cultura, tipicità gastronomiche e balli folcloristici.Tutti insieme per dimostrare che l’unica strada percorribile, nell’incontro fra nazionalità diverse, è quella dell’inclusione e dell’integrazione. I miei complimenti alla città e ai tanti che si sono mobilitati, come Nino Tortorici, non solo per la bellissima festa, ma anche per lo straordinario lavoro realizzato da decenni, volto alla piena integrazione dei concittadini di origini straniere.

 

All'Assemblea Nazionale del PD

Solo pochi anni fa si parlava dell’Italia come del malato d’Europa. Oggi l'Italia, grazie all'azione degli ultimi due anni e mezzo di Governo, è elemento di stabilità, mentre il malato sembra essere la stessa Unione Europea. Ne ho parlato all’Assemblea nazionale del PD, convocata a Roma: se non si riavvicina l’Unione Europea alle aspettative e ai bisogni dei cittadini, i populismi degli antieuropeisti sono destinati ad aumentare. La politica dell’austerità realizzata negli ultimi anni ha portato ad un allontanamento della gente dall’Europa, e questo vale per tutti i Paesi. Serve invece una politica che rimetta le persone al centro delle decisioni e delle scelte di fondo dell'Europa. Crescita, posti di lavoro ma anche sicurezza. Devono essere queste, in futuro, le parole chiave che vengono attribuite all’Europa. Chi volesse vedere il mio intervento lo trova al seguente link.

 

Vicinanza a Francia e Germania per i recenti attentati

Gli attentati degli ultimi tempi, a Nizza ed in Germania, hanno messo in evidenza, ancora una volta, quanto il pericolo rappresentato dal terrorismo sia un problema che travalica i confini e richiede pertanto il contrasto di un'Europa che sia unita e compatta. Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà ai popoli francese e tedesco, e a tutti i connazionali lí residenti. Oggi l’Europa ha il delicato compito di bilanciare da un lato la salvaguardia dei diritti individuali e dall'altro la difesa dei propri cittadini, da chi li vede solo come possibili bersagli da colpire. La prevenzione deve avere un ruolo altrettanto importante della repressione. Solo investendo in cultura e in integrazione si possono strappare i giovani estremisti al fanatismo dei predicatori di morte. Va recuperato in particolare il dialogo fra valori e religioni diverse. Le immagini di qualche giorno fa, di musulmani e cristiani raccolti insieme in preghiera nelle chiese di tutta Europa, vanno nella giusta direzione e ci trasmettono un segnale di grande speranza.

 

Tante ragioni per i comitati Basta un sì, anche all'estero

Dalla fine di agosto sarò in giro per l'Europa a spiegare le ragioni che mi portano a dire un sí convinto al referendum sulla riforma costituzionale, in programma per l'autunno. Se qualcuno è interessato a costituire un comitato o a promuovere un'iniziativa a sostegno della riforma mi può contattare rispondendo a questa mail. Laura Garavini, de.it.press 5.8.

 

 

 

 

La rivolta generazionale che alimenta il terrorismo. Diventa sempre più urgente trovare il senso dell'odio che sale intorno a noi

 

È difficile capire cosa spinga tante persone, spesso di origine maghrebina, ma nate e vissute in Europa - e soprattutto in Francia - a provocare tante vittime, tanto sangue. Me lo sono chiesto nei giorni scorsi, passeggiando lungo la Promenade des Anglais, a Nizza. Dove, poche settimane fa, un uomo, alla guida di un camion, ha compiuto un massacro, uccidendo oltre 80 persone. La città, oggi, sta cercando di riprendere un ritmo di vita normale. Per quanto possibile. D’altronde, il lungomare e la spiaggia sono affollati come prima. Segno che neppure il terrorismo riesce a sconvolgere le nostre routine. Tuttavia, questa città è alla ricerca di un senso. I terroristi evocano la “guerra jihadista”. Ma è una spiegazione insufficiente. Perché il legame degli autori degli attentati recenti con l’IS e con gli jihadisti appare, spesso, debole. (Magari non nel caso di Nizza.) Infatti, si tratta di persone che non mostrano convinzioni religiose particolarmente intense. Sovente, si tratta di “convertiti”, in tempi recenti. La cui appartenenza all’Islam radicale e all’IS viene “recitata” in video e, quindi, rilanciata in rete. Talora dall’IS stessa. Perché la via del terrore per-seguita dello Stato Islamico incrocia, puntualmente, la via mediatica. Tuttavia, questi “nuovi terroristi” esibiscono la bandiera dell’IS ex-post. La stessa IS, non di rado, conferma la matrice degli attentati e degli attentatori solo “dopo”. Così si delinea un insidioso “patto di sangue”, letteralmente. Fra gli autori degli attentati, che ottengono un’identità, una legittimazione. E l’IS, lo Stato Islamico. Che dà senso “globale” alla “sua” guerra. Più che il mandante, appare il mito che giustifica il terrore, prodotto, talora, da “terroristi ex-post”. Così, appare concreto il rischio di perdersi, in una spirale di orrore e di in-comprensione. E diventa ancor più urgente trovare il senso dell’odio che sale intorno a noi.

 

La spiegazione più frequentata fa riferimento alla marginalità sociale – e non solo - dei terroristi, di origine, perlopiù, nordafricana. Cresciuti nelle banlieue. Spesso finiti in carcere, per vicende di ordinaria criminalità. Lì hanno incontrato l’Islam radicale, come ha osservato Farhad Koshrokhavar, sociologo iraniano, direttore di ricerca all’EHESS di Parigi. E hanno coltivato identità e reti di appartenenza. Non a caso le banlieue, poco più di 10 anni fa, nel 2005, furono teatro delle rivolte che sconvolsero Parigi, dopo la morte di due ragazzi, a Clichy-sous-Bois, inseguiti dalla polizia. Tuttavia, la rivolta contro un destino di marginalità pre-scritto trova un senso più preciso in prospettiva “generazionale”. Gli attentatori sono, infatti, giovani, se non giovanissimi, spesso di origine maghrebina. Ma “francesi”, perché nati e cresciuti in Francia. Non sempre e non necessariamente nelle banlieue. Infatti, come ha osservato lo stesso Koshrokhavar, l’Islam radicale ha attecchito anche fra i giovani musulmani delle classi medie. Olivier Roy, anch’egli sociologo, presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze, parla di una generazione perduta e sperduta. Alla ricerca di un’identità che la società e per prima la famiglia non sono state in grado di fornire loro.

 

Così, il richiamo all’Islam, alla religione della tradizione, diventa una mappa per ritrovare la strada. “Una” strada. Solo che non si tratta dell’Islam “coltivato” dai genitori. Integrato e moderato. Ma dell’Islam mitico, delle origini. L’Islam radicale, predicato da imam “estremisti”. Offre loro motivo e riferimenti per realizzarsi. “Contro” i genitori. Il terrorismo francese, secondo Roy, più che una guerra di civiltà diventa, così, una rivolta generazionale. Perché, osserva Roy, i giovani terroristi sono tutti francesi di seconda generazione. Hanno studiato in Francia, in mezzo ad altri giovani francesi, di cui condividono la lingua, luoghi e stili di vita. Ma sono afflitti da un’identità incompiuta. “Marginale”. Non si sentono e non vengono sentiti francesi. E lo stesso avviene nei Paesi d’origine. In cui non si riconoscono. Dove non vengono riconosciuti. Così vivono in una condizione di non-identità. A differenza dei genitori, che hanno cercato, da sempre, il riconoscimento nel Paese dove sono “migrati”. Il rapporto dei giovani con i genitori si traduce, così, in una rottura, anzitutto, religiosa. E l’Islam radicale diventa il segno, il mezzo per combattere la loro “rivolta generazionale”. Che è, anche, culturale. Sociale. Una rivolta sanguinosa. Perché i giovani francesi di origine maghrebina uccidono i genitori metaforicamente. Di fatto, uccidono persone che non hanno altra colpa se non di essere “francesi”. Occidentali. E se sono, a loro volta, arabi e islamici, non è un problema. Al contrario. Per loro, il problema è l’integrazione degli arabi. E attraverso la versione estrema dell’Islam cercano una risposta all’assenza di riferimenti di valore, al “nichilismo radicale” che li affligge.

 

Difficile non pensare alla distanza dai “nostri” giovani. Italiani. Nonostante vivano anch’essi un’identità imperfetta. Frustrati dal deficit di futuro. Visto che, in larga misura, sanno che non raggiungeranno la stessa posizione sociale dei genitori. A differenza delle generazioni precedenti. Mentre intorno a loro – e a noi – si diffonde un clima di nichilismo. Non ancora radicale né, per ora, violento come quello che affligge i coetanei francesi di seconda generazione. Perché in Italia la soluzione perseguita è diversa. I giovani: preferiscono andarsene altrove. Emigrare. E - sempre più spesso – non ritornano. Così gli italiani di seconda generazione, i figli di immigrati, sempre più numerosi in Italia, correranno meno il rischio della marginalità. Perché stanno divenendo maggioranza. Nelle scuole primarie e secondarie di molte regioni. Resteranno, fra qualche anno, gli unici “giovani” italiani in Italia. Comunque, i più numerosi. E se vorranno affrontare i problemi – economici, ma, prima ancora, di identità e riconoscimento – che affliggono la loro generazione, dovranno seguire l’esempio degli altri giovani italiani. E dei propri genitori. Cioè: emigrare. Riprendere il viaggio. Alla ricerca di un futuro sempre più ipotetico. Sempre più passato. LR 5.8.

 

 

 

 

La guerra dell’Isis è di religione

 

Papa Francesco sta facendo uno sforzo eccezionale, direi quasi sovrumano, per evitare che la Cristianità si senta in guerra con l’Islam. È un grande contributo alla causa della pace, ricorda e replica l’inflessibilità con cui Giovanni Paolo II respinse, anche dopo la strage delle Torri Gemelle, il tentativo di Bin Laden di trasformare la sua guerra in guerra santa, e di combatterla come guerra di religione. Però all’interno della più vasta Cristianità, alla cui dimensione globale appartiene un Pontefice per la prima volta nella storia non europeo, ma «venuto dalla fine del mondo», c’è una comunità di princìpi e di valori che affondano le radici nel Cristianesimo ma non si identificano tout court con esso. Questa comunità è l’Occidente, cristiano, laico e secolarizzato. E l’Occidente è invece certamente sfidato dal radicalismo islamico in una vera e propria guerra di religione, un conflitto cioè in cui chi uccide lo fa in nome di un credo, e a un dio con blasfemia dedica il sangue che versa. Sfruttando la duttilità e precisione della lingua italiana, si potrebbe dire che non è in corso una «guerra tra religioni», ma una «guerra di religione» sì. E l’Occidente, cristiano e non, deve saperla combattere come tale.

Questa guerra di religione sconvolge innanzitutto il mondo islamico, si svolge al suo interno prima ancora che rivolgersi a noi. Non è affatto la prima volta che accade nella Storia. Anche i cristiani hanno dato vita a un secolo di sanguinosissime guerre di religione. In cui certamente giocavano un ruolo anche «gli interessi, i soldi, le risorse della natura, il dominio dei popoli», come ha detto Francesco a proposito di quella in corso adesso. Ma la cui ideologia necessaria, vale a dire senza la quale la guerra non sarebbe stata possibile, era l’intolleranza religiosa e lo scontro tra cattolici e protestanti sull’interpretazione delle Sacre Scritture e sul ruolo della Chiesa. Così è oggi. Muoiono molti più sciiti e sunniti che cristiani per mano degli islamisti. E per questo sarebbe assurdo, oltre che pericoloso, considerare i musulmani che vivono da noi come i nostri nemici, antropologicamente dediti a odiarci. Bisogna piuttosto provare pietà per l’enorme sacrificio cui sono sottoposti loro malgrado, come sul lungomare di Nizza, dove a festeggiare la presa della Bastiglia e a finire sotto un Tir c’erano decine di francesi di fede islamica. Bisogna rispettarne lo sforzo culturale ed esistenziale per far convivere la religione dei padri con la vita all’occidentale dei figli, soprattutto quando chiediamo loro di denunciare i correligionari per proteggere il nostro stile di vita.

Ma se quella che abbiamo di fronte non fosse una guerra di religione, che senso avrebbe chiedere agli islamici europei di condannare e isolare i terroristi? Perché mai avremmo invitato i musulmani a pregare nelle nostre chiese, se a sconvolgerci non fosse un conflitto istigato da un centro operativo che si fa chiamare Stato Islamico e condotto da una minoranza di islamici per conquistare la maggioranza e trascinarla in una guerra civile europea? È stata da molti contestata a Francesco la mancata distinzione tra chi versa il sangue degli innocenti in nome di Dio e chi lo fa pur credendo in Dio, a proposito del suo equiparare un cristiano che uccide la fidanzata o la suocera a un islamico che fa strage gridando «Allah Akbar». È però difficile, e forse improprio, chiedere al vicario di Cristo di non condannare allo stesso modo l’assassinio, qualsiasi ne sia il motivo. A noi europei laici che non possiamo non dirci cristiani, spetta invece il compito di distinguere e capire, e di dare i nomi giusti alle cose, perché abbiamo il dovere di difendere la nostra civiltà da questa ennesima barbarie che la sta attaccando, come l’hanno difesa i nostri padri dai cristiani in camicia bruna durante la Seconda guerra mondiale e dagli atei con la bandiera rossa durante la Guerra fredda. Antonio Polito, Cds 5.8

 

 

 

Gli equilibri

 

Senza il PD, in Italia non si governa. Non è una novità: ma è meglio tenerla presente e, su questa, costruire qualche riflessione; ora necessarie più che per il passato. Lo facciamo per offrire a chi ci segue una visione generale della questione politica italiana inserita nella complessa situazione socio/economica del Paese.

 Intanto, c’è da rilevare che neppure il Partito di Renzi è così “granitico”. L’hanno capito tutti; forse meno i suoi più fidati adepti. Lo scriviamo con obiettività; anche se, per ora, non ci sentiamo di proporre alternative possibili in una Penisola che stenta a ritrovare un suo equilibrio interno.

Dopo la prima decade del 2000, la situazione nazionale è, progressivamente, peggiorata e i segnali, in negativo, non sono proprio mancati. La crisi politica è stata accompagnata da quella economica che pesa sui bilanci dell’italiano medio e senza migliori prospettive per il futuro.

 Mentre il mondo è “infiammato” da attentati della più svariata natura e la fuga dai Paesi in guerra s’è fatta esodo, da noi si sopravvive con le esternazioni e le promesse di un Esecutivo che, oggettivamente, non ci sentiamo d’affermare che rappresenti la volontà del popolo elettore. L’incarico a Renzi, con la sua promessa che durerà sino al 2018, non ci ha arricchito e la sensazione d’impoverimento è innegabile su tutti i fronti.

 Il 2017, se si farà il Referendum Istituzionale, potrebbe salutare una Repubblica nuova che nulla dovrebbe rammentarci il passato. Ancora una volta, lo scriviamo in forma condizionale perché continuano a perdurare delle premesse che non ci consentono neppure il più cauto ottimismo.

 La politica italiana, comunque vada la sorte del Potere Legislativo, resta un enigma che continua a fare vittime illustri; ma anche una fitta umanità di comuni cittadini. Saranno, ancora, gli equilibri politici a stabilire la solidità e l’incisività del prossimo Esecutivo. Certi che l’Epopea Renziana, che non dimenticheremo facilmente, resterà scolpita a monito nei turbolenti sviluppi di questa nostra Terza Repubblica. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Verso il Referendum. Riforma costituzionale, un sì che va spiegato meglio

 

Purtroppo esiste il rischio che gli elettori votino contro i loro interessi, come

hanno fatto i britannici con la «Brexit», perché stiamo assistendo anche da noi alla contrapposizione tra chi è dentro il «sistema» e chi è fuori - di Roger Abravanel

 

Si è inasprita la campagna per il No al referendum costituzionale di molti politici dell’opposizione e costituzionalisti che denunciano il rischio di una «deriva autoritaria» di Matteo Renzi. Dopo l’Italicum ,che consente una maggioranza parlamentare con il 20 percento dei voti, si propone di eliminare il bicameralismo «perfetto» che, secondo loro, è oggi una garanzia per avere i giusti «pesi e contrappesi». Il premier viene poi accusato di «ricattare» il paese , perché minaccia di fare cadere il governo , qualora il referendum non fosse approvato.

Il governo e i suoi più diretti sostenitori hanno risposto evidenziando i meriti «pratici» della riforma come quello di accorciare l’iter delle leggi e ridurre il costo della politica. Ma non sono le vere ragioni per il Sì.Chi scrive non è un politologo nè un costituzionalista , ma un osservatore delle economie e democrazie mondiali che ritiene che siamo entrati in un’era in cui la politica conta più della economia ; ne è prova il fatto che ,nonostante che le banche centrali abbiano da tempo azzerato i tassi di interesse , gli investimenti privati non ripartono, dimostrando una crisi politica di fiducia nelle istituzioni. Per questo, il vero valore del referendum è l’opportunità di riformare la democrazia rappresentativa, risultato di una serie di mezze riforme abortite che hanno portato a parlamenti con pochissima credibilità .L’Italicum permette a chi vince le elezioni di governare senza «inciuci» ed essere responsabile verso gli elettori.

L’eliminazione del bicameralismo paritario «perfetto» ( il termine esiste solo da noi ) prevista dalla riforma non rende solo la macchina legislativa più efficace ,ma soprattutto evita il rischio di cui l’accusano i suoi detrattori, ovvero l’ulteriore indebolimento della democrazia parlamentare. Una sola camera con una maggioranza parlamentare «forte» (grazie all’Italicum) rappresenta un «contrappeso» molto più forte di due camere con maggioranze ottenute con «inciuci» e 20 assemblee regionali.È’ vero che sarebbe composta da parlamentari dello stesso partito del premier ma nel Regno Unito dove c’è una sola vera camera perché i lord contano pochissimo, la maggioranza conservatrice ha sostituito i conservatori Thatcher e Cameron.

C’è dell’altro.La proposta di modifica dell’articolo V che toglie alle regioni responsabilità come il lavoro e l’ambiente riconosce che il federalismo da noi non ha senso, non siamo né gli Stati Uniti né la Svizzera dove lo stato federale e’ nato dopo gli stati e i cantoni, dei quali il senato rappresenta gli interessi. Da noi,la tradizione storica e amministrativa hanno sempre avuto come campioni i comuni ,non le regioni. Noi siamo più simili alla Francia e al Regno Unito , dove lo stato è molto più accentrato e quindi il senato e la camera dei lord contano poco o niente.La vera critica alla riforma è che lascia ancora troppo ruolo alle regioni in aree essenziali per i cittadini come la sanità dove molte di loro hanno clamorosamente fallito .

La riforma,nonostante le sue imperfezioni, potrebbe veramente essere la «madre di tutte le riforme», dato che tenta di fare funzionare per la prima volta dopo anni la democrazia parlamentare. Riformarla è l’unico modo per salvarla, permettendo alla politica di affrontare finalmente quelle riforme impopolari che i leader politici hanno sempre evitato (lotta all’ evasione fiscale, meritocrazia nella Pubblica amministrazione, riforma della sanità).L’alternativa sarebbe la continuazione della stagnazione economica e dell’ ineguaglianza che porterebbero a una vera «deriva autoritaria» nazionalista e anti-Europa o alla utopia di una democrazia diretta che Brexit ha dimostrato non funzionare . E chi conosce l’economia sa benissimo che Mps non si salva con meccanismi di mercato chiedendo ai cittadini via internet come farlo.

Fa quindi benissimo il premier a dire che si dimetterà se la riforma non viene votata, esattamente come ha fatto Cameron dopo Brexit. Purtroppo esiste oggi anche da noi il rischio che gli elettori votino contro i loro interessi come hanno fatto gli inglesi perché stiamo assistendo anche da noi alla contrapposizione tra chi è dentro il «sistema» e chi è fuori. E Matteo Renzi è percepito come parte del «sistema» anche se non ha nessuna colpa dei disastri combinati dalle classi dirigenti passate. Così nasce il paradosso. Renzi vuole rafforzare la democrazia restituendo legittimazione al Parlamento e non indebolirla, ma molti elettori pensano invece che punti nella direzione opposta.

Si tratta di un paradosso essenzialmente comunicazionale. Oggi anche chi intende votare Sì ,lo fa in gran parte per paura della crisi economica conseguente a una possibile crisi di governo. Raramente comprende il dibattito tra i costituzionalisti del Sì e quelli del No .Non capisce i vantaggi di eliminare il «ping pong elettorale» . La «riduzione dei costi della politica» non entusiasma,perché gli stipendi di un centinaio di senatori contano poco sul deficit complessivo del bilancio; si rischia di relegare così la «madre di tutte le riforme» a un paragrafo della Spending review.Qualche giorno fa ho spiegato su questo quotidiano come la eccessiva semplificazione della comunicazione su una giustissima riforma come gli 80 euro la abbia ridotta a una «mancia» agli occhi di molti cittadini.Il rischio che questo si ripeta anche nel caso della riforma costituzionale è altissimo. Senza una decisa svolta comunicazionale ,la «Renxit» è oggi una quasi certezza. CdS 11.8.

 

 

 

 Meeting di Rimini: “I migranti non sono numeri, sono persone”

 

 Ieri al Meeting di Rimini è stato proiettato il video di apertura della mostra “Migranti, la sfida dell’incontro”, visitabile nella Piazza A1. “Le immagini toccanti e le parole che Papa Francesco, in visita all’isola di Lesbo, ha pronunciato lo scorso 16 aprile sono importanti per condurci all’immedesimazione con le vite di sessanta milioni di rifugiati presenti in Europa. Quale compito spetta a noi?”

Queste le parole con cui il Giornalista Giorgio Paolucci introduce le riflessione dei relatori presenti sul palco: Monsignor Silvano Maria Tomasi, membro del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, Romano Prodi, Presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli e Naguib Sawiris, Direttore Generale e Presidente del CdA di Orascom Telecom Media and Technology Holding Sae.

Monsignor Tomasi ha sviluppato il tema dell’accoglienza come strada percorribile per lo sviluppo dei paesi che si trovano ad accogliere migranti: “Il nostro mondo non funziona bene se migliaia di persone hanno trovato la morte nel fondo del Mediterraneo – sottolinea il prelato – mentre noi ci trinceriamo dietro le barriere della paura. Perché non accogliamo chi scappa da situazioni impossibili?”

Oggi prevale la paura, eppure le migrazioni sono un fenomeno costante nella storia umana. Il problema è che l’esodo è iniziato e non si sa per quanto potrà durare, perciò domina l’incertezza. Aggiunge il presule: “Vi sono uomini e donne, ispirati dal messaggio del Vangelo o anche solo dal proprio cuore, che esercitano l’accoglienza in nome del fatto che l’altro mi dà la possibilità di capire me stesso”. “L’altro può diventare una forza propulsiva vera – conclude Tomasi – per una società così fortemente in crisi sul piano demografico.

Abbiamo bisogno dei migranti, che possono essere efficacemente integrati. L’accoglienza che si offre è la preparazione alla nuova società e una strada verso il futuro”. Ma ciò può accadere solo in un contesto sociale che condivide valori e orientamenti comuni.

Per Romano Prodi l’Europa si mostra miope di fronte alle sfide dell’immigrazione. Ci si muove in modo disordinato, senza un progetto unitario e strategie coordinate. Lo dimostrano in modo evidente il comportamento nei confronti dei rifugiati siriani e libici, che tra l’altro “dovrebbero godere di una precedenza sui migranti economici”.

Il professore affronta poi le difficoltà non solo dell’accoglienza, ma dell’integrazione: “Molti rimangono alcuni anni in Italia, ma proprio perché manca una vera integrazione, i più dotati dopo un po’ partono attirati da mete più promettenti”.

Un percorso solido di integrazione si può compiere comunque solo in tempi molto lunghi e questo non fa altro che aumentare la paura della perdita del welfare state. Secondo il relatore anche la deriva in senso populista (vedi il consenso a Trump negli Stati Uniti o a Le Pen in Francia) che comporta l’essere disposti a rinunciare in tutto o in parte alla democrazia ha origine dalla paura.

Sawiris concorda sul fatto che il problema dei migranti rivela una strategia miope della comunità internazionale: «Non si è voluto sostenere i fermenti che venivano dal movimento delle primavere arabe». Un’ipotesi da percorrere per l’imprenditore egiziano è comprare un’isola del Mediterraneo dove realizzare una patria per il flusso di migranti e avviare con loro un modello di sviluppo: costruire case, ospedali, scuole. “La fattibilità finanziaria c’è, manca solo la libertà politica”.

Un accenno quindi al tema della paura: “Gli europei non possono non avere paura: i mass media si concentrano solo sulle cattive notizie”. Zenit 25.8.

 

 

 

 

La meta

 

Nel linguaggio corrente, “meta” esprime pure il concetto d’obiettivo che s’intende raggiungere. Il vocabolario, però, non riporta “come”. Con questa lapidaria premessa, intendiamo esaminare, senza diatribe personali, la situazione nazionale alle porte di febbraio. Giorni che potrebbero, ma il condizionale è sempre d’obbligo, cambiare le sorti della Penisola. A nostro avviso, però, più che la “meta” da raggiungere, ci sembrano interessanti i “modi” con i quali potrebbe essere raggiunta.

 

 Anche perché le”mete”, alla fine, si superano, mentre restano, per anni, i meccanismi utilizzati per il loro mutamento. Tutto ciò, in termini più lineari, significa fare “politica”attiva. Per questo motivo, le nostre riflessioni si limiteranno ai fatti; lasciando le sensazioni, spesso incoerenti, a chi se le può permettere.

 

 Intanto, l’Italia ha bisogno di fiducia. Su quest’assioma, riteniamo che nessuno discordi. Il difficile, se non impossibile, è trovare i mezzi per dare consistenza a un termine che, se resta effimero, non crediamo che possa essere utile a nessuno. Neppure ai politici più smaliziati. Se fosse sufficiente la buona volontà, almeno apparente, il nostro spazio di riflessione si andrebbe a ridurre. Sarebbe meglio; ma non è così.

 

 L’ossequio formale resta sempre in primo piano, ma gli effetti d’ottimizzazione per il Paese stanno ancora confinati nel limbo di ciò che si sarebbe potuto fare e non è stato fatto. Un’altra occasione perduta per riscattare la politica nazionale. Col 2017, Renzi si troverà ancora a far fronte a un dilemma: rivedere la sua Maggioranza. Come? Ampliandola.

 Poi, sarà il Popolo a decidere dei suoi destini in un’Europa che tende a emarginare chi non riesce, dopo tanti richiami, a tornare sul binario comunitario. Non avendo altre opportunità, la nostra linea resta sul fronte dell’osservazione. Tenteremo, pur nei nostri limiti, d’essere propositivi. Anche se non abbiamo la certezza d’essere condivisi.

 

La meta da raggiungere resta, quindi, subordinata dalle scelte che i nostri politici prenderanno in carico nel 2017. Anno della svolta. Altre strade non ne vediamo. Pur comprendendo che i “malanni” d’Italia potrebbero fare il gioco dei non “allineati, ” per il bene del Popolo Italiano e per un migliore futuro in UE, sarà opportuno non tenerne conto. Ma senza favorire lo scontro. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Migranti, Orbàn costruirà un secondo muro

 

Il premier ungherese inasprisce le misure volte a bloccare i flussi ai confini, in vista del referendum di ottobre sulle quote previste dalla Ue - di ANDREA TARQUINI

 

BERLINO - La barriera anti-migranti esistente non basta: l'Ungheria costruirà un muro-bis, un secondo sbarramento ancor più robusto e difficile da oltrepassare. Lo ha detto stamane il popolarissimo premier nazionalconservatore magiaro, Viktor Orbàn, parlando alla radio nazionale. Budapest dunque inasprisce le misure contro la grande migrazione. Anche in vista del referendum che si terrà all'inizio di ottobre, in cui gli elettori sono chiamati a dire sì o no all'imposizione di quote di ripartizione di migranti da parte della Ue a ogni Stato membro, e una vittoria del no è scontata. Sarà un nuovo successo annunciato del leader ungherese, e un nuovo problema per l'Unione europea dopo la Brexit.

        

"Stiamo programmando la costruzione di una seconda barriera" lungo il tracciato di quella già esistente e costruita in corsa nel 2015 lungo il confine con la Serbia, ha spiegato Orbàn, aggiungendo: "La misura ci sembra necessaria anche tenendo conto della possibilità che la Turchia cambi la sua politica verso i migranti". Perché "se ciò accadrà, arriveranno a centinaia di migliaia ai nostri confini". La pianificazione della nuova opera è già in corso, ha precisato il premier.

        

L'annuncio di Orbàn precede di poche ore l'incontro a Varsavia dei quattro leader del gruppo di Visegrad (Cèchia, Polonia, Slovacchia, Ungheria) con la cancelliera tedesca Angela Merkel. I quattro Paesi sono uniti nella linea della massima fermezza e chiusura anti-migranti e contestano la politica graduale, moderata, di braccia aperte condotta da Berlino e dalla Ue. "La questione-chiave è se Angela Merkel sarà disposta o no a seguirci sulla nostra richiesta di correzione delle fallimentari politiche d'apertura tedesche e della Ue, se vuole combattere al nostro fianco o no", ha affermato ancora alla radio Orbàn, che si profila sempre più come lo statesman-leader del gruppo di Visegrad e quindi del fronte centroeuropeo di no ai migranti.

        

L'Ungheria, sommersa da 400mila migranti in transito l'anno scorso, si è blindata costruendo grazie ai reparti del Genio delle sue forze armate una barriera di filo spinato e lame di rasoio alta quattro metri lungo i confini con Serbia e poi anche Croazia, e organizzando al confine centri per la procedura d'esame per direttissima delle richieste di asilo. La maggior parte viene respinta, seguono respingimenti-lampo. Orbàn ha deciso anche di rafforzare da 44mila a 47mila il numero di poliziotti e soldati dispiegati alla frontiera per fermare i migranti. Budapest riflette da tempo anche sulla possibilità di estendere la barriera al confine con la Romania. Paese dove nella notte le forze di sicurezza hanno arrestato 28 migranti. LR 26

 

 

 

 

Ambiente. Acqua, l’oro blu che influenza la sicurezza globale

 

Le risorse idriche, ‘oro blu’ dei tempi moderni, appaiono destinate a svolgere un ruolo sempre più rilevante quale sfida multi-dimensionale di politica estera e sicurezza nei prossimi decenni. Ciò è suscettibile di generare considerevoli effetti sull’agenda internazionale di numerosi attori globali e regionali, inclusa l’Unione europea, Ue, ed i suoi stati membri.

 

Rischio guerre dell’acqua

Secondo un rapporto del 2012 del National Intelligence Council statunitense, tre principali fenomeni concorreranno a rendere l’acqua un tema centrale per la stabilità internazionale. Anzitutto, l’aumento della scarsità di risorse idriche nei prossimi tre lustri, dovuta a un crescente squilibrio tra una domanda umana in costante aumento ed una dotazione naturale sempre più limitata.

 

In secondo luogo, politiche erronee di gestione delle risorse idriche, dovute ad esempio a pratiche di consumo privato non sostenibili, sfruttamento eccessivo delle falde acquifere a scopo agricolo, o utilizzo di infrastrutture idriche inefficienti.

 

Infine, l’aumento di problematiche ‘endogene’ quali il deterioramento generalizzato della qualità dell’acqua, per via della salinizzazione e dello sfruttamento umano, ed il rischio di fenomeni estremi quali siccità ed inondazioni straordinarie, a loro volta favoriti dal cambiamento climatico su scala globale.

 

Gli impatti sulla sicurezza internazionale di una simile combinazione di sfide risultano molteplici e significativi. Sebbene infatti l’esperienza storica dimostri che il deteriorarsi della quantità o della qualità delle risorse idriche non sia sufficiente a provocare il collasso degli stati, è indubbio che l’acqua costituisca un fattore aggravante qualora si combini a problematiche quali povertà diffusa, tensioni sociali, degrado ambientale e fragilità statuale.

 

In tal senso, le risorse idriche possono contribuire a una pervasiva instabilità interna, con profonde implicazioni umanitarie, migratorie e di sicurezza, quali quelle sperimentate in regioni quali il Sahel, l’Africa Sub-Sahariana e parti del Medio Oriente, inclusa la Siria.

 

Inoltre, nonostante il paventato rischio di vere e proprie ‘guerre dell’acqua’ sia stato finora scongiurato dalla realtà dei fatti, pressioni sulle risorse idriche possono inasprire la conflittualità tra gli stati, minando nel contempo le prospettive di cooperazione politica ed economica a livello regionale. È questo il caso, seppure con gradi diversi di gravità, di corsi d’acqua transnazionali quali l’Indo, il Nilo, il Mekong, il Giordano, il Tigri-Eufrate e l’Amu-Darya.

 

Risorse idriche e sicurezza internazionale

La complessità ecologica ed il carattere multi-settoriale dell’acqua, così come la pericolosa interazione tra problematiche idriche ed instabilità politica interna ed internazionale, richiedono pertanto una comprensione profonda, ed un’accurata trasposizione in chiave operativa, dei rischi e delle opportunità ivi connesse da parte di osservatori e decisori di politica estera e di sicurezza.

 

Questo implica, tra gli altri, un adeguato bilanciamento tra conoscenza tecnica e visione olistica della ‘risorsa acqua’, così come un adeguato ricorso all’intero ventaglio degli strumenti di azione esterna. Questi dovrebbero includere pianificazione strategica, allerta precoce e valutazione dei rischi, formule diplomatiche ‘classiche’ quali consultazione, negoziato e conclusione di trattati internazionali, prevenzione e gestione di crisi, aiuti allo sviluppo, assistenza umanitaria e protezione civile, o ancora iniziative politiche ed incentivi finanziari nel campo della lotta ai cambiamenti climatici.

 

L’Ue e la diplomazia dell’acqua

In tale contesto, l’Ue si è progressivamente proposta quale attore proattivo e sui generis, sia per tradizione storica (si pensi alla cooperazione inter-europea per la gestione delle acque del Reno e del Danubio, risalente all’Ottocento), quanto per contingenza geopolitica (in virtù della sua prossimità a regioni affette da scarsità d’acqua e conflittualità politica, dal Nord Africa fino all’Asia centrale).

 

Se già infatti con la Strategia Europea di Sicurezza del 2003, ed il suo Rapporto di Implementazione di cinque anni dopo, l’Ue riconosceva la crescente competizione per le risorse idriche quale preoccupante fattore di instabilità internazionale, da affrontare previamente in sede multilaterale, in anni più recenti Bruxelles ha cercato di incorporare con crescente intensità il nesso ‘acqua-sicurezza’ nelle sue iniziative regionali, dall’aiuto allo sviluppo nel campo igienico ed infrastrutturale nell’Africa Sub-Sahariana ad azioni di shuttle diplomacy quali quella compiuta nel 2013 dal Rappresentante Speciale Ue per il Corno d’Africa, Alexandros Rondos, all’apice della crisi politica tra Egitto ed Etiopia, seguita alla decisione di Addis Abeba di realizzare l’imponente Renaissance Dam sul Nilo Blu.

 

Una più coerente elaborazione dell’approccio Ue al dossier è stata infine raggiunta dalle ‘Conclusioni sulla Diplomazia dell’Acqua’ del Consiglio Affari Esteri del luglio 2013.

 

Queste hanno riconosciuto un diretto interesse europeo a una gestione omni comprensiva e internazionalmente coordinata delle crisi connesse alle risorse idriche; evidenziato la necessità di mantenere l’acqua al centro dell’agenda di sviluppo globale dell’Onu, in particolare nel quadro dei Sustainable Development Goals; rinnovato l’impegno Ue ad attivarsi per soluzioni collettive e sostenibili alle sfide poste dalla gestione dei corsi d’acqua transnazionali; accolto con favore la prima sistematica raccolta delle iniziative tecniche e diplomatiche di Ue e stati membri nel dossier, operata con la ‘EU Water Security Mapping Initiative’; identificato il Nilo, l’Asia Centrale, il Medio Oriente, il Mekong ed il Sahel quale aree prioritarie per azioni future; incoraggiato la promozione di convenzioni Onu sul tema, quali quelle di Helsinki del 1992 e di New York del 1997.

 

I prossimi anni risulteranno, quindi, fondamentali per un’adeguata implementazione delle Conclusioni, al fine di rendere l’Ue un attore efficace ed autorevole in tale dossier, la cui importanza per la sicurezza globale è stata altresì riconosciuta dalla recentissima ‘ Strategia Globale dell’Ue per la Politica Estera e di Sicurezza’. Ciò dovrebbe richiamare anche l’attenzione dell’Italia, vista l’evidente attualità del tema per il suo Mezzogiorno e il vicino Mediterraneo meridionale. Andrea Frontini, AffInt 25

 

 

 

 

Le decisioni

 

Quando si decide di fare delle scelte, anche politiche, in definitiva si assumono “decisioni”. L’assioma sembrerebbe quasi banale. Eppure, la questione è più complessa di quanto possa apparire.

 Intanto, ogni decisione implica l’apparente certezza d’aver fatta la scelta giusta. Scriviamo apparente perché non sempre l’evolversi dei fatti conforta questa premessa. Se lo scriviamo, è perché c’è capitato, più volte, di rilevare incongruenze su fatti che ritenevamo degni di decisioni politiche che avrebbe dovuto essere conclusive.

 In questi ultimi dieci anni, l’Italia ha mutato tante sue decisioni che, di granitico, non avevano proprio nulla. Ora, ci troviamo nuovamente a un bivio. In autunno, se le decisioni politiche resteranno quelle che sono, l’Italia affronterà un Referendum Istituzionale politicamente delicato e del quale si scriverà molto. Anche a sproposito.

Noi preferiamo anticipare le nostre sensazioni senza, per altro, tentare d’interferire su quelle degli altri. Prima di modificare il nostro potere legislativo sotto il profilo “monocamerale” resterebbero da chiarire alcuni punti dei quali si è dibattuto molto; ma senza un’organica soluzione. Se si dovesse realizzare a un Parlamento “imperfetto”, delegando ai Governatori delle regioni una funzione consultiva, ci sarebbero da eliminare, prima, le regioni a statuto speciale.

 Nell’Italia del Parlamento rinnovato, non devono essere presenti antecedenti “preferenze”. In altri termini, prima di tutto, gli enti regionali dovranno tutti avere statuto ordinario e le loro esigenze territoriali potranno, poi, essere discusse per il varo di normative che non ne escludano nessuna.

 Se cambiamento ci dovrà essere, che sia conforme a una Penisola del Nuovo Millennio che s’è rivelata, almeno, più matura di quanto ritenevamo. Sempre che ciascuno sia libero di fare le proprie scelte; ma senza interferire, o condizionare, quelle degli altri. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Caos al Campidoglio, 5Stelle nel ciclone

 

La giunta grillina della capitale piomba nel caos. Nel giro di poche ore la sindaca Virginia Raggi si ritrova con cinque dimissioni sul tavolo: due tecnici di peso come la capo di gabinetto Carla Raineri (magistrato, finita al centro delle polemiche per lo stipendio da 193mila euro) e l’assessore al Bilancio Marcello Minenna, il dg di Atac Marco Rettighieri, l’amministratore unico Armando Brandolese e il presidente della municipalizzata dei rifiuti Ama Alessandro Solidoro, nominato da poche settimane. Un vero e proprio tsunami sul Campidoglio, a poco più di due mesi dalla trionfale vittoria del M5S. La sindaca si è chiusa per tutta la giornata in riunione con alcuni assessori e con consiglieri della sua maggioranza. “Siamo al lavoro per trovare personalità di rilevo per il rilancio della città. Non ci fermiamo”, le sue sintetiche parole. Raggi ha annullato la riunione di giunta e non si è presentata in Consiglio comunale, le opposizioni hanno abbandonato l’aula per protesta. Nel M5S la tensione è oltre i livelli di guardia. “Le dimissioni di Raineri e Minenna sono una gigante perdita per la giunta”, dice la senatrice Paola Taverna, che fa parte del mini-direttorio del M5s romano. La sindaca appare sempre più isolata dal suo partito, decisa a proseguire appoggiandosi alla sua cerchia di fedelissimi. Ma il rischio del bis di un caso Pizzarotti non sembra imminente. per ora infatti il Moviemnto la blinda. “Governare Roma non è affatto semplice dopo che gli altri l’hanno distrutta. E' un atto di coraggio che ci siamo assunti, in due mesi ci siamo inimicati le lobby dell’acqua, dei rifiuti e delle Olimpiadi”, dice Luigi Di Maio. “Dobbiamo stare vicini ai nostri sindaci”.

Il Pd spara a zero contro i grillini, mentre Renzi a Rtl rilancia la volontà di tagliare le tasse e assicura che non parlerà più delle sue dimissioni in caso di sconfitta al referendum. “Chi mi conosce sa cosa farò”. E attacca Massimo D’Alema, sempre più in prima fila nella battaglia per il No: “Tra lui e Berlusconi è la storia di un grande amore che va rispettato. Se c’è qualcuno che crede che al prossimo giro faranno una grande Bicamerale, sono 25 anni che raccontano la stessa cosa, libero di farlo”. Il consiglio dei ministri ha nominato l’ex governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani commissario per il terremoto nel centro Italia. Una scelta che trova il plauso anche del governatore lombardo Roberto Maroni. Errani si subito recato sui territori colpiti dal sisma per un primo sopralluogo. "Non c'è un modello da seguire, sarebbe stolto pensare al modello Emilia e Friuli, vedremo i precedenti per vederne limiti e pregi. Il primo impegno sarà trasparenza, regole e controlli, costruendo un sistema chiaro, leggibile e meno burocratico possibile”. LR 2

 

 

 

L’Aquila: significato della parola ricostruzione                                                                                                                              

 

Il verbo ricostruire è definito su un buon dizionario della lingua italiana come segue: 1. Costruire di nuovo, 2. Riprodurre un fatto o una vicenda servendosi degli elementi noti, 3.Ricondurre un testo all’origine cercando di integrarne le lacune e di correggerne le alterazioni. Per il sostantivo ricostruzione il dizionario aggiunge: l’insieme delle iniziative economiche, politiche e sociali volte a riparare i danni causati da una guerra.

  E tutto questo mi aspettavo che i cittadini aquilani potessero fare subito dopo i funerali delle 309 vittime del sisma, celebrati il Venerdì Santo dell’anno 2009. Ma le cose andarono diversamente.

 La città fu svuotata, il centro diventò zona rossa, cioè impenetrabile, e non potei partecipare ai funerali delle vittime. Come tanti aquilani sfollata lungo la costa, fui scoraggiata dal tornare in città. Nella tarda primavera ed al principio dell’estate si incominciò a parlare, addirittura, del G8, da tenersi all’Aquila, anziché in Sardegna, come stabilito prima del sisma. Una decisione sorprendente e spiazzante cui seguì un lungo periodo di preparativi per questo avvenimento che, totalmente estraneo alla tragedia immane che stavamo vivendo, distraeva risorse ed energie e ritardava l’inizio dei lavori di ricostruzione.

La necessità immediata di dare alloggio ai 50.000 cittadini rimasti privi di abitazione fu l’occasione per costruire in fretta e furia le così dette New Towns, aggregati di abitazioni sparsi come un anello tutt’intorno al territorio della città, prefabbricati accatastati su piastre di cemento ancorate a terra per mezzo di colonnine/palafitte, anch’esse di cemento. Le New Towns fornirono 4.500 alloggi (cito i numeri a memoria), ad esse si aggiunsero villaggi di casette di legno, ad esempio quello di Onna.

La realizzazione di queste case bastò per diffondere la notizia che la ricostruzione della città era compiuta perché tutti gli aquilani avevano un alloggio. Allora il tutto passò fra aspre polemiche e accese discussioni. Ancora sento come una ferita aperta le parole inutili, aspre e divisive di tifoserie esasperate in un momento in cui l’unità sarebbe stata necessaria.

Ma a che punto sta la vera ricostruzione del centro storico della città, ora, fine agosto 2016? Entrando dal casello autostradale de L’Aquila Ovest, percorrendo le vie di accesso alla città ampliate e migliorate dopo il sisma, si vede una selva di gru svettanti in alto a indicare cantieri all’opera.

 Le palazzine più recenti della periferia sono state ristrutturate o abbattute e ricostruite, e si sono ripopolate. Ben diversa la situazione della parte più antica del centro, dove ancora si possono trovare cumuli di macerie abbandonate.  Dopo il sisma di Amatrice, sento dire che il centro è di nuovo pericoloso. La scossa può aver danneggiato le tante, troppe, messe in sicurezza ancora in piedi, pali di legno, intrecci di sbarre di ferro e legacci che tengono insieme colonne, fabbricati e antiche mura. Chiusi ancora alcuni vicoletti e piazzette laterali, solo da un paio di anni incominciamo a rivedere i fabbricati dell’asse centrale della città. Poco abitati o vuoti. Troppo a lungo sono stati lontani gli abitanti sradicati improvvisamente dalle loro case, numerosi cartelli affittasi/vendesi cercano nuovi proprietari. Inoltre la possibilità di vendere al comune la propria casa al valore ante sisma, e di comprare altrove ha contribuito a svuotare il centro.

E’ bello vedere cartelli che indicano nuove attività in centro.  Cito con piacere un’insegna che ho visto proprio oggi su un palazzo restaurato lungo il corso stretto vicino alla Fontana Luminosa. Al primo piano quattro finestre riportano un nome ed un lavoro: Liutaio, Violin Maker. Bellissimo, auguriamoci che arrivino tanti altri artigiani/artisti come il liutaio.

Ho riportato i miei ricordi personali per esprimere profonda partecipazione al dolore per le perdite di vite umane ed anche qualche speranza per i terremotati di Amatrice e dintorni. Mi auguro che i   politici tutti, centrali e locali, insieme ai cittadini si mettano d’accordo sui modi e i contenuti del processo di ricostruzione evitando divisioni e opposte tifoserie. Inoltre auspico che i politici non perdano tempo in pagliacciate inutili, non spendano soldi per un provvisorio/definitivo.

Soprattutto, vorrei che i soldi, sia quelli pubblici che quelli provenienti da donazioni private, siano spesi onestamente per riportare città e borghi alle strutture e forme originali, ovviamente nei limiti del possibile. Nel 2016 non si potrà più ricostruire in pietra e mattoni come fecero gli antichi, ma almeno si badi a non devastare con interventi discordanti la antica fisionomia dei centri abitati, di una bellezza discreta, armoniosamente inseriti nell’ ambiente naturale.

Ultima notizia trovata su Facebook: Allarme proveniente dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: “attesi in Italia terremoti 30 volte più forti.”  Che fare? Emanuela Medoro, de.it.press 27.8.

 

   

 

 

 

Settimana della lingua italiana nel mondo (17-23 ottobre): “L’Italiano e la creatività: marchi e costumi, moda e design”

 

ROMA - Sarà dedicata alla creatività italiana e ai suoi marchi, ed in particolare ai settori della moda, dei costumi e del design la  XVI edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, in programma dal 17 al 23 ottobre. Titolo della Setimana sarà ,infatti ,“L’Italiano e la creatività: marchi e costumi, moda e design”. Il design sarà uno dei fulcri della promozione integrata e permanente del saper fare italiano anche nei prossimi anni, fanno  osservare dalla Farnesina evidenziando che la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo è l’evento di promozione dell’italiano come grande lingua di cultura classica e contemporanea, che la rete culturale e diplomatica” del Maeci organizza ogni anno, nella terza settimana di ottobre, intorno a un tema che serve da filo rosso per conferenze, mostre e spettacoli, incontri con scrittori e personalità.

Nata nel 2001 da un’intesa tra la Farnesina e l’Accademia della Crusca, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica la Settimana si è sviluppata di edizione in edizione, coinvolgendo, oltre agli Istituti Italiani di Cultura, anche Ambasciate e Consolati. Stabile è la collaborazione con le Ambasciate della Confederazione svizzera, in cui l’italiano è una delle lingue ufficiali.

Nel 2015  la Settimana della Lingua ha avuto luogo dal 19 al 24 ottobre . Il tema prescelto è stato “L’Italiano della musica, la musica dell’Italiano”. La distribuzione geografica degli oltre 1300 eventi è stata la seguente: 435 nelle Americhe, 408 nell’Unione europea, 163 in Asia e Oceania, 171 nell’Europa extra UE, 113 nel Mediterraneo e in Medio Oriente e 75 nell’Africa Subsahariana.

Nel 2014, nell’ambito del Semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea, la Direzione Generale ha avviato una riflessione sistemica sulle industrie culturali in Italia, con il tema “Scrivere la nuova Europa: editoria italiana, autori e lettori nell’era digitale” (20-25 ottobre 2014). La distribuzione geografica degli eventi è stata la seguente: 324 eventi nell’Unione Europea, 153 nell’Europa extra UE, 144 in Asia e Oceania, 88 nel Mediterraneo e Medio Oriente, 67 in Africa Subsahariana.

Nel 2013, intorno al tema “Ricerca, Scoperta, Innovazione: l’Italia dei Saperi”, che ha sottolineato la centralità di scienza e tecnologia nella cultura italiana, sono state organizzate 1200 iniziative da 153 sedi – Istituti Italiani di Cultura, Consolati e Ambasciate – in 102 Paesi. (Inform)

 

 

 

 

Le percentuali

 

A novembre, salvo ripensamenti parlamentari, si dovrebbe tenere il Referendum Costituzionale proposto dal Ministro Boschi e appoggiato dall’Esecutivo Renzi. Rammentiamo, anche per chi voterà dall’estero, che, per il referendum in questione, non è previsto un“quorum”e si conterà solo i “si” e i “no” che risulteranno dalle urne elettorali.

 Se vincesse il “SI”, il nostro Potere Legislativo andrebbe a essere sostanzialmente modificato e il “bicameralismo” perfetto andrebbe in pensione. Con la prevalenza dei “NO”, tutto resterebbe com’è. Questo in sintesi.

 Intanto, sono già partiti i primi sondaggi all’italiana. Il 44% degli intervistati si è pronunciato per il” SI”, cioè per la modifica del nostro Potere Legislativo. Il 38%, invece, s’è espresso per il “NO”. Vale a dire per non modificare l’attuale sistema. Il 18% degli intervistati ha ammesso di non avere, per ora, le idee chiare in merito.

 Una percentuale assai indicativa che, al momento opportuno, potrebbe spostare il profilo delle preferenze. L’importante è, però, votare. Avrà valore i “SI” e i “NO” anche in caso di bassa partecipazione al Referendum.

 Non essendo previsto “quorum” alcuno, la volontà popolare sarà, comunque, legittimata. Sulla consultazione, soprattutto per fornire maggiori informazioni ai Connazionali d’oltre frontiera, ritorneremo per provare a illustrare cosa cambierebbe, effettivamente, in caso di prevalenza dei “SI”. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Integrazione. Premiata la legge sull’immigrazione del Friuli Venezia Giulia

 

TRIESTE/BRUXELLES - La  legge regionale del Friuli Venezia Giulia numero 31 del 9 dicembre 2015, che contiene norme per l'integrazione sociale delle persone straniere immigrate, è stata premiata a Bruxelles come "migliore iniziativa" delle Assemblee legislative d'Europa nei giorni scorsi, durante la sessione plenaria della Calre, la Conferenza che le riunisce.

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, tramite il presidente Franco Iacop, componente del Comitato delle Regioni Ue e membro della Calre, aveva presentato tre progetti: oltre alla legge che è stata premiata, anche i due articoli del Regolamento interno che consentono al Consiglio regionale di avere un ruolo partecipativo alla fase ascendente, al dialogo politico delle istituzioni comunitarie e all'attività consultiva del Comitato delle Regioni, e l'iniziativa "99 domande - diversità linguistica e diritti linguistici", edito dalla Cooperativa sociale onlus Futura, per spiegare cosa sia la diversità linguistica e perché valga la pena difenderla.

Nelle sue motivazioni, la Calre ha messo in evidenza come la legge regionale 31/2015 si sia occupata per la prima volta dell'integrazione delle persone immigrate instaurando un sistema di accoglienza diffusa nel territorio regionale inclusiva e condivisa con le comunità.

La Calre ha riconosciuto come la legge si presti a realizzare forme di accoglienza idonee all'inserimento delle persone straniere presenti nel territorio regionale in contesti sociali, abitativi e lavorativi adeguati, mettendo a disposizione fondi per garantire coperture assicurative dedicate a contratti di lavoro delle persone immigrate. L'inserimento occupazionale, che conduce alla loro integrazione sociale, consente anche di sottrarle al circuito della criminalità. (Inform 25.7))

 

 

 

A un anno dalla morte di Aylan

 

Un anno fa, il 2 settembre 2015, l’immagine di Aylan, il bambino siriano di tre anni annegato nelle acque dell'Egeo e ritrovato sulla spiaggia turca di Bodrum, scuoteva l’opinione pubblica europea. Aylan, nel 2015 è stato uno degli oltre 700 bambini morti nel Mediterraneo.

“A un anno di distanza  continua il cammino di tanti minori con i familiari, ma soprattutto non accompagnati  - solo questi  sono 40.000 tra il 2014 e il 31 agosto 2016 sbarcati sulle nostre coste – e continuano le morti di minori nel Mediterraneo, stimati in almeno 500 – commenta Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. “Il ricordo di Aylan aiuta a riconsiderare il dramma di tanti minori in fuga da guerre, da calamità naturali e che condividono il cammino delle proprie famiglie o di tanti adulti. Forse per questi minori che arrivano nel nostro Paese, anche per i tanti che non riescono ad attraversare il ‘Nostro Mare’  sarebbe prioritario un impegno maggiore nella tutela, nella accoglienza familiare nei nostri comuni e un’attenzione maggiore anche nell’accompagnamento del loro cammino in Europa, alla ricerca dei loro familiari. In questo modo, il ricordo di Aylan sarebbe onorato”, conclude Mons. Perego. M.n.2.9.

 

 

Interventi a favore dei marchigiani all’estero”

 

Modificata la legge dopo vent’anni: semplificazione e ammodernamento per una maggiore efficacia dei provvedimenti

 

ANCONA - Ammodernamento e semplificazione. Sono queste le due direttrici, a quasi vent’anni dall’entrata in vigore, che ispirano le modifiche alla legge regionale n. 39 del 1997 “Interventi a favore dei marchigiani all’estero” approvate dal Consiglio Regionale. “Modifiche rese necessarie – ha commentato l’assessore regionale, Moreno Pieroni – per semplificare il dettato alla luce delle esperienze attuative, di nuovi strumenti a disposizione per dare maggiore efficacia ai provvedimenti previsti dalla legge stessa e mantenere contatti più frequenti e più stretti con i marchigiani al’estero. Soprattutto gli adeguamenti introdotti riguardano la Programmazione degli interventi; il Consiglio dei marchigiani all’estero e Comitato esecutivo; le Associazioni e Federazioni dei marchigiani all’estero e loro attività; le Associazioni “Club Amici delle Marche”.

La Programmazione avrà durata quinquennale e sarà affiancata da Piani annuali che andranno a definire le azioni e i progetti che saranno attuati con le risorse stanziate per la legge (per il 2016 sono a disposizione 50 mila euro). Il Consiglio dei marchigiani all’estero, vedrà una composizione numerica e geografica stabilita dalla Giunta Regionale sulla base delle risultanze del censimento effettuato.

“ In questo modo – prosegue Pieroni – si realizzerà una più rispondente rappresentatività delle associazioni e federazioni all’interno del Consiglio, anche in considerazione dei cambiamenti dentro la compagine associativa. Molte associazioni, infatti, nel corso degli anni si sono accorpate o non sono più attive a differenza di molte altre che stanno nascendo ad esempio negli Stati Uniti, nella Repubblica Ceca ed in Inghilterra.”

Sempre in riferimento al Consiglio una novità importante riguarda la possibilità di effettuare la seduta in via telematica o con altre modalità di consultazione a distanza anche per evitare il rimborso delle spese di viaggio ai consiglieri, nell’ottica del risparmio della spesa pubblica. Anche per il comitato esecutivo formato da 9 membri sarà la Giunta Regionale a stabilirne la rappresentatività in modo tale da coprire tutti i continenti dove sono presenti le associazioni dei marchigiani all’estero. Per quanto riguarda l’associazionismo, viene abbassata la soglia minima dei membri di origine marchigiana necessari per il riconoscimento delle Associazioni all’estero e per la loro iscrizione all’albo regionale, da 50 a 20 membri.

“ Una scelta – spiega Pieroni- dettata dal fatto che molti giovani in questi anni si sono trasferiti all’estero per motivi lavorativi e se si vuole favorire l’associazionismo, in paesi che tradizionalmente non sono stati toccati dall’emigrazione storica del secolo scorso, è opportuno creare le condizioni favorevoli e agevolare questo percorso abbassando una soglia che risultava troppo alta e quindi di ostacolo allo sviluppo dell’associazionismo.”

Inoltre al fine di ampliare le potenziali attività delle associazioni e federazioni, è stato aggiunto il comma che prevede la possibilità di svolgere conferenze, forum economici, iniziative e interscambi anche commerciali tra imprenditori marchigiani ed imprenditori marchigiani residenti nei paesi esteri, per favorire processi di internazionalizzazione soprattutto rivolti alla PMI marchigiane. Tale modifica consentirà di allineare la programmazione e la progettazione dei settori interessati (internazionalizzazione e turismo) che anche dal punto di vista organizzativo sono collocati in un unico Servizio regionale. L’ultima modifica riguarda la promozione della rete “Club Amici delle Marche”. La ratio del riconoscimento di tali associazioni riguarda non tanto il vincolo di residenza o discendenza dei componenti di origine marchigiana, ma il legame esistente tra alcune città estere e alcune città marchigiane sulla base di accordi di gemellaggio, patti di amicizia o di rapporti dal punto di vista turistico e culturale. Molti cittadini stranieri infatti sono legati alle Marche da rapporti decennali (basti pensare ai numerosi gemellaggi, 173 in totale ). “ Possono diventare dei preziosi testimonial – ha concluso Pieroni - cioè da cassa di risonanza per le molte iniziative promozionali culturali e turistiche organizzate dalla Regione,attraverso la creazione di associazioni che potranno annoverare tra gli iscritti anche solo cittadini stranieri.”  (Inform 3.8.)

 

 

 

 

 

 

Kerneuropa als Antwort auf den Brexit?

 

 

 

Merkel, Renzi und Hollande für Europa - Von Tandem zu Tridem Von: Michael Vogtmann

 

Großbritannien verabschiedet sich aus der EU. Matteo Renzi will mit Italien in das neu entstandene Machtvakuum vorstoßen. Auf Ventotene will er mit Merkel und Hollande an die Wichtigkeit Italiens für Europa erinnern. Doch der aktuellen Politikergeneration mangelt es am Idealismus und der Vision eines Altiero Spinelli.

Der italienische Premier Matteo Renzi lud Angela Merkel und Francois Hollande zu Wochenbeginn auf die Insel Ventotene ein. Bei dem Dreiergipfel sollte es zu einem Gedankenaustausch über die Zukunft Europas, nach dem Brexit kommen. Natürlich war das Treffen auch als symbolisches Bekenntnis zur Europäischen Union gedacht. Der Ausflug auf die kleine Insel gestaltete sich recht kurz. Eine Pressekonferenz fand auf dem Flugzeugträger „Garibaldi“ statt. Die drei Politiker definierten dabei ihre wichtigsten aktuellen Prioritäten für Europa: Flüchtlingspolitik, Sicherheit und Verteidigung, Wirtschaftswachstum und Kampf gegen die Jugendarbeitslosigkeit, Innovation und erneuerbare Energien.

Von Tandem zu Tridem

Das Signal, das Renzi mit der ausschließlichen Einladung Merkels und Hollande aussenden wollte, ist klar. Italien beansprucht nach dem Brexit als drittgrößtes Land und drittgrößter Nettozahler der Europäischen Union einen Platz als Führungsmacht neben Deutschland und Frankreich. Ohnehin hat der französisch-deutsche Motor der europäischen Einigung bereits seit längerem nicht mehr funktioniert. Meist bleiben deutsch-französische Initiativen Lippenbekenntnisse in Kombination mit Symbolpolitik. Das Tandem ist schon lange umgekippt, weil kein Partner in die Pedalen treten wollte, oder sie nie zur gleichen Zeit aktiv wurden. Ob ein neuer Motor für Europa entsteht, wenn aus dem Tandem ein Tridem wird, ergänzt durch Italien? Letztlich hat auch Metteo Renzi keine Vorstellung, wohin das Tridem gelenkt werden soll. Renzi wählte die weniger als 800 Einwohner zählende Insel Ventotene nicht zufällig. Dieser Ort steht symbolisch für die Verbundenheit und Bedeutung Italiens für Europa.

Geist oder Gespenst?

Während des Zweiten Weltkrieges befand sich auf Ventotene ein Internierungslager der italienischen Faschisten. Unter den Gefangenen befanden sich Altiero Spinelli, Ernesto Rossi und Eugenio Colorni, die drei Autoren des Manifests von Ventotene: „Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto“. Heimlich niedergeschrieben auf Zigarettenpapier, verfassten sie einen der ersten programmatischen Entwürfe für die Einheit Europas und einen europäischen Föderalismus. Die gebürtige Berlinerin und Frau Colornis, Ursula Hirschmann, schmuggelte den Text aus dem Lager.

Im Sinne dieses Geistes von Ventotene besuchten Renzi, Hollande und Merkel das Grab Altiero Spinellis. In ihrer alltäglichen Europapolitik behandeln die selben Politiker diesen Geist jedoch eher wie ein Gespenst aus der Vergangenheit. Renata Colorni, die Tochter von Eugenio Colorni und Ursula Hirschmann, drückte dies sehr treffend mit folgenden Worten aus: „Es gibt keinen Geist von Ventotene mehr, in diesem gespaltenen Europa der Egoisten.“

Kerneuropa gegen das Chaos

Europa steckt in der Krise und droht im Chaos zu versinken. Jenseits politischer Utopien von Vereinigten Staaten oder Europäischen Republiken, müssen wir aktuell im Hier und Jetzt mit dem unzulänglichen Europa der Nationen arbeiten. Die Herausforderung ist, Europa trotz des Einflusses von 27 nationalen Regierungen, mit unterschiedlichsten Ideologien und Interessen, wieder handlungsfähig zu machen. Es ist schlicht eine Frage der Logik, dass es leichter sein sollte, zwischen drei Menschen einen Konsens zu finden, als zwischen 27. Dementsprechend erscheint es sinnvoll in der aktuellen Krisensituation, in der Europa gelähmt zu sein scheint, einen Kern von Staaten zu bilden, um Lösungsansätze gemeinsam zu beschließen. In der Vergangenheit wurde es Blockierern zu oft gestattet, Europa auszubremsen. Auch Jean-Claude Juncker kam jüngst zu dieser Erkenntnis.

Die Heuchelei der nationalkonservativen Bremser

Die nationalkonservativen Regierungen Polens und Ungarns beäugen Treffen wie jenes in Ventotene sehr kritisch. Auch Treffen der Gründerstaaten der Europäischen Wirtschaftsgemeinschaft (EWG) werden ausdrücklich verurteilt, weil sie andere ausgrenzen. Gleichzeitig pflegt man aber eine einseitige und ausschließende Kooperation mit Ungarn, im Rahmen der Visegrád Gruppe. Die übliche Bezeichnung für derartiges Verhalten ist Heuchelei. Kann die Europäische Union wirklich die Regierungen von Szydlo und Orban ernst nehmen, die nicht einmal ihre eigenen Verfassungen und Demokratien ernst nehmen? Sie beschweren sich darüber, wie Außenseiter behandelt zu werden. Letzlich haben sie sich aber mit ihrem Nationalismus und ihrer Rhetorik selbst dazu entschieden Außenseiter zu sein, so wie die Briten sich entschieden, in den 40 Jahren ihrer Mitgliedschaft das Klischee vom überbezahlten Brüsseler Eurokraten und Feindbild Brüssel zu pflegen, was letztlich zum Brexitvotum führte.

Die Physik Europas

Die Gründerstaaten der EWG standen in historischer Tradition mit dem Frankenreich Karls des Großen, in dem Lateiner und Germanen vereint als Untertanen lebten. Diese Zeiten sind Geschichte. Ein zukünftiges Europa, auch ein zukünftiges Kerneuropa, das sich grob an der Eurozone orientieren sollte, darf niemanden ausschließen, der willens ist, konstruktiv daran mitzuwirken. Doch es gibt drei Staaten, die aufgrund ihres geo- und wirtschaftspolitischen Gewichts in einem echten Kerneuropa nicht fehlen dürfen. Vertreter dieser Staaten trafen sich nun in Ventotene. Mit rund 200 Millionen Menschen leben in Deutschland, Frankreich und Italien zwei Drittel der Einwohner der Eurozone und fast die Hälfte aller EU-Bürger. Wenn es dem Tridem gelingt, sich auf eine gemeinsame Linie in Europa zu verständigen, kann sich ein Kerneuropa daran orientieren. Die Physik lehrt uns, dass stabile Zustände stets eine Frage des Gleichgewichts von Kräften sind. Um starken Zentrifugalkräften entgegen zu wirken, braucht es eine starke Gravitation als Gegenkraft, fokussiert auf einen massereichen Kern.

Michael Vogtmann erwarb seinen Abschluss als Diplommeteorologe und Klimatologe an der Freien Universität Berlin. Schwerpunkte: Klimatologie, Exoklima und Planetologie (Titan, Venus, Mars). Interessiert sich privat unter anderem für Geschichte, Politik, Wirtschaft und Finanzmärkte. Der Beitrag erschien auf treffpunt.europa.de. EA 25

 

 

 

 

Flüchtlingspolitik. Frontex-Chef fordert mehr legale Wege nach Europa

 

Die Europäische Grenzschutzagentur Frontex hält einen Anstieg der Flüchtlingszahlen für wahrscheinlich. Der Frontex-Chef fordert mehr legale Möglichkeiten zur Einreise von Flüchtlingen und lobt die Zusammenarbeit mit der Türkei.

 

Frontex-Chef Fabrice Leggeri hält einen erneuten Anstieg der Flüchtlingszahlen in Europa für wahrscheinlich. „In Syrien herrscht weiter Krieg, die Terrormiliz ‚Islamischer Staat‘ setzt sich nun auch in Nordafrika fest und noch immer hat die Armut weite Teile der Welt im Griff“, sagte der Franzose der Tageszeitung Die Welt. Leggeri sprach sich für eine Stärkung des EU-Grenzschutzes sowie mehr legale Wege für Migranten nach Europa aus.

Angesichts der geschlossenen Balkon-Route fächerten sich die Flüchtlingsströme auf, erklärte der Chef der EU-Grenzschutzbehörde. „Die Migranten und die Schmuggler finden neue Wege. Es kommen mehr Migranten aus Griechenland oder der Türkei nach Bulgarien“, sagte Leggeri. Er forderte mehr Unterstützung für Bulgarien beim Schutz der EU-Außengrenze.

Frontex lobt Türkei

Es sei aber nicht so, dass dort nun ähnliche Zahlen wie auf dem Westbalkan im vergangenen Jahr registriert würden. Im Juli 2016 habe die Behörde etwa 2.160 illegale Grenzübertritte in der westlichen Balkanregion registriert. Leggeri hob die Bedeutung der Grenzschließung durch Mazedonien für das Sinken der Flüchtlingszahl nach Europa hervor. Auch die Türkei arbeite seit dem Start des EU-Türkei-Abkommens gut mit Frontex zusammen.

Angesichts dieser Grenzschließungen sprach sich der Frontex-Chef für mehr legale Möglichkeiten zur Einreise von Flüchtlingen aus. „Grenzschutz und legale Wege nach Europa schließen sich nicht aus, sondern ergänzen sich. Wenn es legale Wege gibt, sinkt der Druck auf die Außengrenze“, sagte Leggeri.

(epd/mig 30)

 

 

 

 

Der große Brandbeschleuniger. Internet und Populismus: Ein toxischer Mix.

 

Nie war es einfacher, Fakten zu überprüfen, die Lüge zu enttarnen, die Wahrheit zu finden. Die Zugänglichkeit des Internets macht dies möglich, die schnelle Abrufbarkeit von Informationen, das schier unendliche Gedächtnis dieser Digitalmaschine. Doch obwohl dies so ist, gedeihen die Halbwahrheit und die Lüge, erfreuen sich Verschwörungstheorien größter Beliebtheit, blüht der Populismus. Es scheint, als sei der Sieger der digitalen Welt nicht die Wahrheit.

Natürlich: Das Verdrehen von Tatsachen gibt es, seitdem es Menschen gibt. So wie auch die Bereitschaft, der Lüge zu glauben. Weil sie besser ins Bild passt, weil sie von eigener Schuld oder eigenem Unvermögen ablenkt, weil sie gewünschte Vorwände für bestimmtes Handeln liefert. Doch noch nie wurde so mannigfaltig entgegen jeder Evidenz gelogen, wurden Tatsachen einfach ignoriert oder gar nur achselzuckend weggelächelt. Das gilt für Donald Trump in den USA wie für die AfD in Deutschland.

Der eine, inzwischen immerhin Republikanischer Präsidentschaftskandidat, behauptet etwa, dass die Arbeitslosigkeit in den USA 42 Prozent betrage und nicht, wie es das amerikanische Büro für Arbeitsmarktstatistik ausweist, rund fünf Prozent. Wie? Indem Trump kurzerhand die Definition von Arbeitslosigkeit ändert und sämtliche Menschen in eine Kategorie fasst, die keinen Job haben – egal, ob sie dafür zu jung sind, weil noch Kinder, oder zu alt, weil Rentner. Egal, ob sie behindert sind oder ob sie schlichtweg keine Arbeit suchen oder brauchen. Und obwohl die Fakten eine andere Sprache sprechen, wiederholt Trump seine Behauptung. Es stört ihn nicht. Und es stört auch seine Wähler nicht. Weil die den Korrektoren nicht glauben, die sie sämtlich und sofort im linksliberalen und damit für sie unglaubwürdigen Medien-Mainstream verorten.

Gleiches gilt für die Behauptung aus den Reihen der AfD, dass die gestiegene Zahl der Asylbewerber und Flüchtlinge die Kriminalität in die Höhe treiben würde. Doch auch diese Behauptung ist nicht belegt, wie die jüngste polizeiliche Kriminalstatistik zeigt. Der jüngste Bericht des Bundeskriminalamts zeigt vielmehr, dass diese Gruppe nicht mehr Straftaten begeht als andere Gruppen. „Zuwanderer sind nicht krimineller als Deutsche“, sagte eine Sprecherin des Bundesinnenministeriums bei Vorlage der Daten im Juni dieses Jahres. Dennoch wiederholen die Rechtspopulisten diese Falschbehauptungen wieder und wieder. Weil auch hier das oben Geschriebene gilt: Die Anhänger interessieren die Fakten nicht oder sie werden als Kampagne der „Lügenpresse“ diskreditiert.

Das Futter für diese subjektiven Interpretationen liefert das Internet, in dem sich für jede auch noch so bizarre These ein scheinbarer Beleg findet und in dessen Filterblase man sich seine eigene virtuelle Realität zusammenbauen kann. Den Populismus fördert damit ausgerechnet jene digitale Kommunikation, die der Schlüssel für das große Unwohlsein ist, das so viele Menschen befallen hat. Denn ohne das Internet gäbe es keine Globalisierung – zumindest nicht jene rapide Weltvernetzung, die wir gegenwärtig erleben. Der niederländische Politologe René Cuperus hat das Dilemma in einem Beitrag für den Tagesspiegel kürzlich so zusammengefasst: „Es beunruhigt sie [gemeint sind rund 60 Prozent der Niederländer, d. Verf.], in einer Welt zu leben, die zu einem globalen Dorf wurde und in der jedes kleine Dorf zur Welt wird. Sie sind die Verlierer der neuen Weltordnung und wissen es.”

Die neue Weltordnung teilt sich in zwei Klassen: In jene, die gut ausgebildet das hohe Tempo der Digitalisierung und Globalisierung nicht nur mitgehen können, sondern für die die Vernetzung eine Fülle neuer Chancen eröffnet. Und in all die vielen anderen, die das nicht schaffen, nicht schaffen können oder auch nicht schaffen wollen. Sie fühlen sich abgehängt von der Weltentwicklung und sehen sich nur mit den harschen Konsequenzen konfrontiert. Mit der Konkurrenz, die inzwischen jede Ecke der Welt erreicht hat, mit einem Lohndruck, weil so viele Jobs inzwischen per Mausklick andernorts um so vieles billiger erledigt werden können, mit einem Tempo, das oft kaum noch ein Durchatmen erlaubt. Kurz: mit einem Abbau der über Jahrzehnte hart erkämpften sozialen Errungenschaften.

Die liberale und offene Gesellschaft, die all dies erlaubt, zumindest nicht verhindert, wird so zum Sündenbock und zum Opfer der Vereinfacher. Schon immer haben die Populisten die Welt gerne zweigeteilt: In „die da oben“ und „wir da unten“. Diese schlichte Dichotomie bietet sich in der globalisierten Welt noch einmal mehr an. So wirken zwei Schlüsselfaktoren insbesondere des Rechtspopulismus derzeit zusammen: zum einen die Ängste vor der Globalisierung, mit dem daraus drohenden sozialen Abstieg, und die Einwanderung als willkommenes Objekt der Kritik zum anderen. Das Schüren von Ausländerfeindlichkeit war schon von jeher ein Kernelement rechter Propaganda. Doch noch nie war dieses flankiert von einem solch wirkmächtigen Brandbeschleuniger: den Globalisierungsängsten und damit der Sorge um die eigene Existenz.

Wenn also Donald Trump eine hohe Arbeitslosigkeit beschwört, dann bedient er die Angst vor dem sozialen Abstieg. Und wenn die AfD die Migration für alle Übel verantwortlich macht, dann liefert sie einen Schuldigen. Und wer sich nur aus den abonnierten Feeds der sozialen Medien und ihren Algorithmen informiert, der hält das schon für die Realität.

Wie also auf den Populismus reagieren, wenn das Erklären einer komplexen Welt so kompliziert geworden ist? Wenn einfachen Botschaften nur unbefriedigend umständliche Analysen gegenüberstehen? Und das in einer digitalisierten Welt, die auf lange Erklärungen zunehmend keine Lust und keine Zeit mehr hat – wenn sie diese denn überhaupt noch an sich heranlässt?

Die schlechte Nachricht ist: Es gibt auf diese Fragen keine einfachen Antworten, sondern wieder nur komplizierte. Aber immerhin gibt es sie: Man muss klar machen, dass sich ein Land, das vom Export und von der Globalisierung lebt, nicht abschotten kann; man muss den Auswüchsen der Digitalisierung begegnen und die berechtigten Sorgen ernst nehmen, auch wenn sie von Populisten missbraucht werden; die tolerante und offene Gesellschaft gilt es, nach Kräften zu schützen; das Friedensprojekt Europäische Union muss offensiv verteidigt und darf nicht schlechtgeredet werden. Und vor allem: noch mehr in Bildung investieren. Denn die ist das stärkste Gegengift gegen Populismus. Markus Ziener IPG 18

 

 

 

 

SPD siegt in Mecklenburg-Vorpommern - AfD zweitstärkste Kraft

 

Nach Prognosen von ARD und ZDF wurde die rechtspopulistische AfD mit über 20 Prozent auf Anhieb zweitstärkste Kraft vor der CDU. Die Linkspartei verlor ebenso wie die Grünen, die allerdings um den Wiedereinzug in den Schweriner Landtag bangen müssen. Die rechtsradikale NPD ist nicht mehr im Parlament vertreten. Die FDP verpasste erneut deutlich den Sprung in den Landtag.

Die SPD von Ministerpräsident Erwin Sellering kommt laut ARD-Prognose auf 30,5 (ZDF: 30,0) Prozent nach 35,6 Prozent 2011. Die CDU im Landesverband von Bundeskanzlerin Angela Merkel verzeichnete mit 19,0 (20,0) Prozent nach 23,0 Prozent vor fünf Jahren ihr schlechtestes Landtagswahlergebnis im Nordosten. Die AfD kam aus dem Stand auf 21,0 (21,5) Prozent der Stimmen und erzielte damit ihr zweitbestes Ergebnis bei einer Landtagswahl überhaupt. Die Linkspartei büßte auf 12,5 (12,5) Prozent (2011: 18,4 Prozent) ein. Die Grünen verlieren auf 5,0 (5,0) Prozent nach 8,7 Prozent. Ihr Verbleib im Landtag ist den Prognosen zufolge noch mit einem Fragezeichen behaftet. Die NPD fliegt nach zwei Legislaturperioden mit 3,5 (3,0) Prozent aus dem Parlament, dem die FDP mit 3,0 (3,0) Prozent auch weiterhin nicht angehört.

Die Wahlbeteiligung lag laut ARD mit 61 Prozent höher als 2011, als sie mit 51,5 Prozent einen Tiefstand erreichte. Reuters 4

 

 

 

 

Afrikas “Grüne Mauer”: Mit Bäumen gegen Terrorismus und Migration?

 

Hunger, religiöser Extremismus und Terrorismus sowie die massive Migration nach Europa prägen zunehmend den afrikanischen Kontinent. Jetzt soll eine Mauer aus Bäumen all diesen Gefahren entgegenwirken.

 

Elf afrikanische Länder wollen gemeinsam die “Große Grüne Mauer” errichten – einen Waldgürtel von 7.000 Kilometern Länge, der vom westafrikanischen Senegal bis hin zu den ostafrikanischen Küstengebieten von Dschibuti reichen soll. Ziel des Projekts ist es, die Ausbreitung der Sahara aufzuhalten, 50 Millionen Hektar Land wieder nutzbar machen und den CO2-Ausstoß zu verringern. Einmal errichtet, wird die neue Waldfläche etwa 250 Millionen Tonnen Kohlenstoff absorbieren können. 15 Prozent der Grünen Mauer seien bereits angelegt, bestätigt die Sahara and Sahel Great Green Wall Initiative.

Es ist ein Projekt, das schon jetzt die Herzen der Menschen erobert hat und die unterschiedlichsten Akteure für sich gewinnen konnte – darunter die Afrikanische Union, die das Vorhaben selbst ins Leben rief, internationale Organisationen, ganze Staaten, die Europäische Union und die Weltbank.

Die Grüne Mauer konzentriert sich vor allem auf die Sahel-Region, die sich vom Horn von Afrika bis zur Atlantikküste Mauretaniens erstreckt. Sie befindet sich zwischen der Sahara im Norden und den Regenwäldern im Süden. Die Sahel-Sahara-Region leidet besonders starkt unter dem explosionsartigen Bevölkerungsanstieg. Immer wieder gibt es Konflikte um die wenigen Ressourcen. Klimatische Veränderungen machen sich bemerkbar. Die schlimmste Form der Bodendegradierung schreitet immer weiter voran, ist inzwischen wegen Überweidung und intensiver Landwirtschaft in der Region allgegenwärtig geworden. Wenn man jetzt nichts unternehme, warnen Experten, werde sich die Situation noch weiter verschärfen.

Der Tschadsee, Lebensader für die mehr als 30 Millionen Einwohner in den vier Ländern der Sahel-Region, hat seit den 1960ern etwa 95 Prozent seines Wasserstands eingebüßt. Die regionale Bevölkerung wird sich Hochrechnungen zufolge bis 2050 verdreifachen und somit die Produktivität der schwindenden Landfläche zusätzlich auf die Probe stellen.

Ohne landwirtschaftlich nutzbare Böden oder die notwendigen Ressourcen werden sich die Bewohner der Region – vor allem Männer – entrechtet fühlen, meinen Experten. Dies schaffe einen Nährboden für neue gefährliche Phänomene wie den Terrorismus oder die massenhafte Migration. “Sehen Sie sich die Länder im Sahel-Gürtel von Nigeria bis Mali doch einmal an und achten Sie dabei auf das Muster, das sich hier gebildet hat”, betont Professor Juma Abdi vom Zentrum für Außenbeziehungen in Dar es Salaam, Tansania. “Es dreht sich alles darum, wer die begrenzten Ressourcen kontrolliert. Junge Menschen haben das Gefühl, nichts zu besitzen und suchen daher nach einer Möglichkeit, sich zu ermächtigen. Das erklärt den steigenden Einfluss des gewaltsamen Extremismus und Terrorismus in der Region, aber auch das Problem der massiven Auswanderung von Menschen, die ein besseres Leben in Europa suchen und dafür zunächst nach Nordafrika reisen.”

Ungebremst könnten solche Aufstandsbewegungen auf die ganze Welt übergreifen, warnt Dr. James Wahonye vom Institut für Diplomatie und internationale Studien der Universität Nairobi in Kenia. “Das Problem in der Sahel-Region darf nicht isoliert betrachtet werden. Wir leben in einem globalen Dorf und jedwede Bedrohung – vor allem einer solchen Tragweite – verdient die Aufmerksamkeit der internationalen Gemeinschaft. Denn es ist nur eine Frage der Zeit, bis sie sich auf die ganze Welt auswirkt. Wir haben so etwas schon einmal erlebt”, erklärt er.

Afrikas Grüne Mauer scheint jedoch Baum für Baum einen positiven Einfluss zu haben. Im Senegal zum Beispiel, wo über vier Millionen Hektar Land der Degradation zum Opfer gefallen sind, wurden inzwischen mehr als 27.000 Hektar mit einheimischen Bäumen bepflanzt. Die meisten von ihnen sind Akaziengewächse, können also schwierigen klimatischen Bedingungen standhalten. Auch wirtschaftlich sind sie von Vorteil, denn sie produzieren Gummi arabicum, das für Lebensmittelzusatzstoffe und in Marmeladen verwendet wird. Darüber hinaus tragen die Bäume Früchte, um die sich mittlerweile ein neuer Markt gebildet hat.

Junge Menschen bekämen durch das Projekt Grüne Mauer eine neue Einnahmequelle geboten, die sie davon abhalte, Extremistengruppen beizutreten, ergänzt die Sahara and Sahel Great Green Wall Initiative.

Solche Erfolgsgeschichten häufen sich in den elf teilnehmenden Staaten immer weiter an. An der Grünen Mauer beteiligen sich Dschibuti, Eritrea, Äthiopien, der Sudan, der Tschad, der Niger, Nigeria, Mali, Burkina Faso, Mauretanien und der Senegal. Jedes dieser Länder hat seinen eigenen nationalen Plan entwickelt, wie man das Projekt umsetzen und gleichzeitig die Lokalbevölkerung miteinbeziehen kann.

Die Welt ist sich bewusst, welch bahnbrechendes Potenzial Afrikas Grüne Mauer in sich birgt. So erhält das Projekt nicht nur internationale Aufmerksamkeit, sondern vor allem auch Ressourcen. Im vergangenen Dezember sagten die Vertragsstaaten der Weltklimakonferenz in Paris (COP21) zu, vier Milliarden Dollar für das Vorhaben bereitzustellen.

“Es geht hier um ein wahres Weltwunder. Die Welt sieht, dass es sowohl wirtschaftlich, sozial als auch sicherheitspolitisch Sinn ergibt. Manchmal ist es viel günstiger, die Menschen mit lokalen Lösungen zu ermächtigen, als internationales Krisenmanagement zu betreiben”, meint Abdi. “Die Grüne Mauer Afrikas lehrt der Welt diese wichtige Lektion.” Bob Koigi | EurActiv.de | Übersetzt von: Jule Zenker  26.8.

 

 

 

14. Deutsch-Italienische Kulturbörse. Lübeck, 9.-12. September 2016

 

Kunst in der Schule als wichtiger Weg der Begegnung, um noch deutlicher auf

die Zukunft der deutsch-italienischen Beziehungen und auf die Entwicklung einer

europäischen Identität hinzuweisen. Das ist eine der konkreten Botschaften, die

von der 14. Deutsch-Italienischen Kulturbörse ausgeht. Ausgerichtet von der

Vereinigung der Deutsch-Italienischen Gesellschaften, VDIG, und der DIG der

Hansestadt findet sie vom 9. bis 12. September in Lübeck statt.

Die Schüler und Schülerinnen der Klasse 4 der Johannes-Prassek-Schule, an

der auch Italienisch gelehrt wird, sind in besonderer Weise einbezogen. Für sie

und für alle Italienliebhaber kommt einer der kreativsten Künstler Italiens nach

Lübeck: Emanuele Bertossi, Graphiker, Bildhauer und Kinderbuchillustrator. In

kleinen Gruppen wird er die Phantasie der Kinder im Rahmen eines Workshops

anregen und beflügeln, um mit Ihnen kleine Objekte zu erstellen, die am 10.

September in der Petrikirche als Gesamtkunstwerk präsentiert werden.

Auch das erwachsene Publikum wird am Samstagnachmittag zwischen 13 und

17 Uhr in das Geschehen eingebunden. Das Publikum kann sich in diesem

Zeitraum an den Ständen über die Arbeit der Mitgliedsgesellschaften aus Italien

und Deutschland informieren und wird gleichzeitig mit kulturellen und

kulinarischen Intermezzi und Videopräsentationen unterhalten. Gleichzeitig bietet

die Kulturbörse den teilnehmenden Mitgliedsgesellschaften Anregungen,

Gesprächsmöglichkeiten und Austausch für die eigene Programmgestaltung.

Das Leitmotiv der 14. Kulturbörse ist Süd trifft Nord - incontro dei contrasti

und der Kontrast zur letzten Kulturbörse könnte größer nicht sein: Während

2016 Lübeck, der Sitz der nördlichsten aller DIGs, als Austragungsort gewählt

wurde, so fand die letzte Börse 2014 in Trapani, in der südlichsten Gesellschaft

im äußersten Zipfel Siziliens statt.

1989 in Savona gegründet stellt die Deutsch-Italienische Kulturbörse eine

wichtige Stütze des bilateralen Kulturaustausches dar und findet alle zwei Jahre

abwechselnd in Deutschland und Italien statt. Ihr Ziel ist der Austausch von

Ideen und Erfahrungen zwischen den Vertretern der deutsch-italienischen

Gesellschaften der beiden Länder.

Im Rahmen der Börse wird auch der PREMIO CULTURALE verliehen, eine

Anerkennung die der Vorstand der VDIG alle zwei Jahre an eine Einzelperson,

eine Personengemeinschaft, an eine Institution oder eine Unternehmung für eine

herausragende Einzelaktion oder für ein beständiges Eintreten im Rahmen der

deutsch-italienischen Kulturbeziehungen vergibt. Preisträger ist immer im

Wechsel eine deutsche oder italienische Persönlichkeit bzw. Institution.

Der Preis selbst wird als Kunstgegenstand gestaltet, der im Wechsel von einem

deutschen oder italienischen Künstler als Unikat gefertigt worden ist. In diesem

Jahr hat der Künstler Emanuele Bertossi dem Preisträger/ den Preisträgern den

Premio Culturale 2016 „auf Maß geschneidert“. Dip

 

 

 

 

Bundeskanzlerin Merkel. Deutschland hat Flüchtlingskrise lange verdrängt

 

Zum Jahrestag des „Wir schaffen das“ hat die Kanzlerin Fehler in der Flüchtlingspolitik eingeräumt. Merkel bekommt aber weiterhin Unterstützung für ihren Ausspruch. Politik und Verbände ziehen Bilanz.

 

Ein Jahr nach ihrem Satz „Wir schaffen das“ hat Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) eingeräumt, zu Beginn ihrer Kanzlerschaft nicht angemessen auf die weltweite Flüchtlingskrise reagiert zu haben. Schon 2004 und 2005 seien viele Flüchtlinge nach Europa gekommen, „und wir haben es Spanien und anderen an den Außengrenzen überlassen, damit umzugehen“, sagte Merkel der Süddeutschen Zeitung.

Kanzleramtsminister Peter Altmaier (CDU) bilanzierte, die Sicherung der europäischen Außengrenzen sei zu spät zum Thema gemacht worden. Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) beobachtet eine Verunsicherung der Deutschen, die die Integration der Flüchtlinge erschwere. Der Vorsitzende des Zentralrats der Muslime, Aiman Mazyek sieht Mängel bei der Integration. Der hannoversche Landesbischof Ralf Meister hält Merkels Satz weiter für wegweisend.

Merkel: Heute braucht man einen längeren Atem

Merkel sagte der Süddeutschen Zeitung im Rückblick: „Deutschland war nach den vielen Flüchtlingen, die wir während der Jugoslawienkriege aufgenommen hatten, ganz froh, dass jetzt vorrangig andere das Thema zu bewältigen hatten. Das kann ich nicht leugnen.“ Auch die deutsche Politik habe sich „damals gegen eine proportionale Verteilung der Flüchtlinge gewehrt“.

Heute müsse man „einen längeren Atem haben, um in Europa insgesamt zu einer wirksameren und fairen Lösung zu kommen“, erklärte die Kanzlerin. Auch um den Schutz der Außengrenzen des Schengenraums habe man sich lange nicht ausreichend gekümmert, sagte Merkel: „Stattdessen haben wir gesagt, dass wir das schon an unseren Flughäfen regeln, weil Deutschland sonst keine EU-Außengrenzen hat, uns also das Problem schon nicht erreichen wird. So geht es aber nicht.“

De Maizière: Was macht uns als Deutsche aus?

Kanzleramtsminister Altmaier, der für die Koordinierung der Flüchtlingspolitik zuständig ist, äußerte sich im Morgenmagazin des ZDF ähnlich: „Wir hätten vielleicht in den Jahren 2008 bis 2015 dafür sorgen müssen, dass die europäische Außengrenzsicherung besser vorankommt.“ Im Ganzen sei die deutsche Flüchtlingspolitik allerdings erfolgreich, sagte der CDU-Politiker. Jetzt sei man dabei, die „große Aufgabe der Integration zu bewältigen“.

Die Integration vorwiegend muslimischer Zuwanderer wird aus Sicht von Innenminister de Maizière durch die Verunsicherung unter den Deutschen erschwert. Er sagte dem Magazin „Stern“, die Zuwanderer stießen auf eine Gesellschaft mit einem „verunsicherten christlichen Selbstbewusstsein“. Obwohl es dem Land ökonomisch gutgehe wie selten zuvor, seien sich die Deutschen ihrer Identität nicht sicher genug, sagte der CDU-Politiker: „Wir wissen nicht mehr genau, wer wir sind und wer wir sein wollen. Was uns als Deutsche ausmacht.“

Pro Asyl: Es geht nur noch um Schutz vor Flüchtlingen

Der Vorsitzende des Zentralrats der Muslime, Mazyek, kritisierte vor allem praktische Versäumnisse. Flüchtlinge müssten noch immer ein halbes bis zu einem ganzen Jahr auf einen Integrationskurs warten: „Das ist einfach viel zu lang.“ Dabei seien die meisten gewillt sich einzubringen. Würden sie aber zur Untätigkeit verurteilt, drohten viele Talente und Kräfte zu verpuffen, sagte Mazyek im Deutschlandradio Kultur. Gleichwohl bewerte er Merkels „Wir schaffen das“ immer noch als wegweisende Aussage, sagte Mazyek.

Der Pro Asyl-Geschäftsführer Günther Burkhardt lenkte den Blick auf das Asylrecht. Er kritisierte, auf die großartige Bereitschaft, Flüchtlinge aufzunehmen, sei ein „langanhaltender Winter der Restriktionen“ gefolgt. Statt um den Schutz der Flüchtlinge gehe es heute nur noch um den Schutz vor Flüchtlingen. (epd/mig 1)

 

 

 

 

Ab Samstag 6.08.16 das Integrationsgesetz in Kraft: setzt auf Fördern und Fordern

 

Es wurde im Bundesgesetzblatt veröffentlicht. Das Gesetz soll dazu beitragen, die Integration der Flüchtlinge zu erleichtern: durch mehr Angebote an Integrationskursen, Ausbildungs- und Arbeitsmöglichkeiten. Gleichzeitig beschreibt es die Pflichten Asylsuchender.

 

"Fördern und Fordern" ist der Leitgedanke des neuen Gesetzes. Auf dieses Motto wies auch Kanzlerin Merkel in ihrem Video-Podcast hin. Erstmals in der Geschichte der Bundesrepublik Deutschland gebe es nun ein Bundesgesetz als rechtliche Grundlage für die Integration. Es sei sehr wichtig, Integration "als Angebot an die Menschen, die zu uns gekommen sind, zu sehen, aber auch als

Erwartung: dass sie die deutsche Sprache lernen und dass sie sich an unsere Gesetze halten", so Merkel.

Die Flüchtlinge, die eine gute Bleibeperspektive haben, erhalten durch das Integrationsgesetz frühzeitig Angebote vom Staat. Sie sind jedoch verpflichtet, sich auch selbst um Integration zu bemühen. Lehnen Asylbewerber Integrationsmaßnahmen oder Mitwirkungspflichten ab, werden Leistungen

gekürzt. Geduldete bekommen ein Bleiberecht für die gesamte Dauer der Berufsausbildung und die anschließende Beschäftigung. Das gibt ihnen und den Ausbildungsbetrieben Rechtssicherheit. Es wird mehr Kapazitäten bei den Integrationskursen geben, damit Flüchtlinge schnell Deutsch lernen.

Integration ist schwierig, wenn zu viele Flüchtlinge in Ballungszentren ziehen. Deshalb können die Länder ihnen in den ersten drei Jahren einen Wohnsitz zuweisen. Flüchtlinge sollen schon während des Asylverfahrens einer sinnvollen Beschäftigung nachgehen - zum Beispiel in der Unterkunft bei der Essensausgabe mitarbeiten oder Grünanlagen pflegen. Am 1. August startet der Bund ein neues

Programm "Flüchtlingsintegrationsmaßnahmen" für 100.000 Arbeitsgelegenheiten. Außerdem verzichtet die Bundesagentur für Arbeit für drei Jahre in bestimmten Regionen auf die Vorrangprüfung. Dies erleichtert die Arbeitsaufnahme. Auch die hierzu notwendige Verordnung ist ab Samstag

06.08.2016 in Kraft.

 

Arbeit ist die beste Integration

Bundesarbeitsministerin Andrea Nahles machte darauf aufmerksam, dass die ersten deutschen Worte vieler Flüchtlinge wären: "Bitte Arbeit". 70 Prozent von ihnen seien unter 30 Jahre alt. Wenn die Integration gelinge, entwickelten sie sich von Leistungsempfängern zu Leistungsträgern.

Zwei Realitäten

Bundesinnenminister Thomas de Maizière hob hervor, dass viele Flüchtlinge ihre Chance genutzt hätten. "Sie haben eine Ausbildung gemacht oder ein Handwerk gelernt. Sie studieren, oder sie haben Betriebe gegründet, in denen Menschen arbeiten. Sie bringen unser Land voran. Diese Menschen bereichern unser Land."

Es gebe jedoch auch eine andere Realität. Menschen, die ohne Einbindung in unsere Gesellschaft lebten. Die kaum Deutsch sprächen oder es nicht wollten. "Sie haben keinen ordentlichen Arbeitsplatz. Manche junge Männer unter ihnen begehen auffallend häufig Straftaten. Solche Einsichten in beide Realitäten in unserem Land tun weh."

Die Bevölkerung habe den Willen, diejenigen, die Schutz brauchen und eine Bleibeperspektive haben, auch zu integrieren. "Diesen Willen wollen wir bewahren. Dafür brauchen wir Integrationsmaßnahmen.

Dafür brauchen wir aber auch ihr Vertrauen, dass der Rechtsstaat das bestehende Recht durchsetzt", so de Maizière.

Das Integrationsgesetz

Die Bundesregierung hat das Integrationsgesetz am 25. Mai 2016 auf ihrer Kabinettsklausur in Meseberg verabschiedet. Die zum Integrationsgesetz gehörende Verordnung regelt die Details zu den Integrationskursen und den Verzicht auf die Vorrangprüfung zur Arbeitsaufnahme.

Die Regelungen im Einzelnen:

Frühzeitig Integrationskurse besuchen

Deutschkenntnisse und die Orientierung in unserer Gesellschaft sind von zentraler Bedeutung für die Integration. Mehr Flüchtlinge sollen frühzeitig Integrationskurse besuchen. Deshalb werden Teilnehmerzahlen erhöht und Kursträger verpflichtet, die Angebote zu veröffentlichen.

Auszubildende erhalten eine Duldung für die Gesamtdauer der Ausbildung. Wer im Betrieb bleibt, erhält ein Aufenthaltsrecht für zwei Jahre.

Wie kann Integration besser gelingen? Ein wesentlicher Punkt dabei ist die Frage, wo jemand lebt.

Darum kann Asylbewerbern künftig ein Wohnort zugewiesen werden. Denn ziehen beispielsweise zu viele Flüchtlinge in Ballungsräume, erschwert das das Eingliedern in die Gesellschaft.

Flüchtlinge sollen schon während des Asylverfahrens einer sinnvollen Betätigung nachgehen. Der Bund legt ein Programm "Flüchtlingsintegrationsmaßnahmen" für 100.000 Asylbewerber auf.

Flüchtlinge mit guter Bleibeperspektive sollen leichter eine Arbeit aufnehmen können. Deshalb verzichtet die Arbeitsagentur – abhängig von der regionalen Arbeitsmarktlage - für drei Jahre auf die Vorrangprüfung.

Ausbildung ermöglichen. Junge Flüchtlinge mit guter Bleibeperspektive und andere Schutzsuchende sollen möglichst eine

qualifizierte Berufsausbildung aufnehmen und absolvieren. Um ihnen dies zu erleichtern, wird die. Ausbildungsförderung für sie ausgeweitet.

Niederlassungserlaubnis hängt von Integration ab. Einen umfassenden Integrationsanreiz setzt die Bundesregierung mit Blick auf die Erteilung einer

unbefristeten Niederlassungserlaubnis. Diese bekommt künftig nur, wer als anerkannter Flüchtling Integrationsleistungen erbracht hat.

Einheitliche Regelung zur Aufenthaltsgestattung. Die Aufenthaltsgestattung entsteht für Asylsuchende künftig mit Ausstellung des Ankunftsnachweises.

Damit wird sichergestellt, dass Asylsuchende rechtssicher und frühzeitig Zugang zum Arbeitsmarkt und zu Integrationsleistungen bekommen. dip

 

 

 

Flüchtlingspolitik. Union der Unwilligen

 

Die europäische Flüchtlingspolitik ist geprägt von zwei Lagern, die nur scheinbar verschiedene Positionen einnehmen: die schon immer Unwilligen und die zeitweise Willigen. Ein Kommentar von Karl Kopp, Europareferent von Pro Asyl

Im europäischen Klub der Unwilligen bei der Flüchtlingsaufnahme tobt ein Kampf zweier Linien: Die zeitweise Willigen, wie die Merkel-Regierung, die EU-Kommission und ein paar andere, setzen alles auf den Flüchtlingsdeal mit der Türkei. Ankara soll die Ägäis weiterhin abriegeln und möglichst alle Flüchtlinge wieder zurücknehmen.

Die schon immer Unwilligen, die Viktor Orbans in Europa mit ihrem jung-dynamischen Wortführer, dem österreichischen Außenminister Sebastian Kurz, wollen die Abwehr alleine organisieren. Kurz veranlasste die Schließung der Balkanroute und nimmt die Destabilisierung Griechenlands billigend in Kauf. Sein Vorbild ist das menschenverachtende australische Modell: „Wer illegal nach Europa reist, muss auf Inseln an der Außengrenze versorgt und dann in Zentren sicherer Drittstaaten zurückgeschickt werden.“

Beide Flüchtlingsbekämpfungsstrategien verfolgen dasselbe Ziel: Fluchtwege versperren und unter dem Motto „aus den Augen aus dem Sinn“ Fliehende in Transitstaaten vor den Toren Europas zwangsweise halten oder zurückschaffen. Menschenrechte und Flüchtlingsschutz spielen dabei keine Rolle. Kurz nennt es Mut haben, die „hässlichen Bilder“ selbst zu produzieren, anstatt sie an Recep Tayyip Erdogan zu delegieren.

Über 3100 Tote im Mittelmeer in den ersten sieben Monaten des Jahres, knapp 60 000 gestrandete Flüchtlinge in Griechenland, ein kollabierendes Aufnahmesystem in Italien produzieren jeden Tag diese hässlichen Bilder einer gnadenlosen europäischen Flüchtlingspolitik.

Für die türkische Gendarmenfunktion ignorieren die EU und die Bundesregierung den Krieg im kurdischen Osten, die systematische Verletzung von Menschen- und Bürgerrechten in der Türkei. Egal was an „Säuberungsaktionen“ nach dem Putschversuch in der Türkei geschieht, für Flüchtlinge sei weiterhin alles sicher.

Umgesetzt wurden von den Vereinbarungen im Deal vor allem die Abschottungsmaßnahmen – nicht nur die Ägäis, sondern auch die türkischen Landgrenzen zu Griechenland und Bulgarien wurden weiter abgeriegelt.

Was aber zum Leidwesen Brüssels bis jetzt nicht funktioniert, ist, Schutzsuchende im Schnellverfahren aus Griechenland abzuschieben. Anwältinnen von Pro Asyl gelang es, alle bisherigen Abschiebebeschlüsse wieder kassieren zu lassen.

Erst die Drohung aus dem Präsidentenpalast in Ankara, den Deal platzen zu lassen, falls die Visumsfreiheit für türkische Staatsangehörige nicht komme, hat in den vergangenen Tagen die Hauptopfer des Deals in Erinnerung gerufen: 10 500 Flüchtlinge, darunter fast 4000 Kinder sitzen seit dem Inkrafttreten des Deals am 20. März auf den Ägäisinseln fest – unter erbärmlichen Bedingungen.

Mangelnde Versorgung mit Nahrung, überfüllte Haftlager, keine vernünftige medizinische Behandlung kennzeichnen die dramatische Situation. Statt zynische Debatten über „Plan A“- oder „Plan B“-Szenarien zu führen, fordert Pro Asyl daher den Fokus auf Menschenrechte und Flüchtlingsschutz zu legen.

Das bedeutet, sich endlich vom schäbigen Deal zu verabschieden. Das heißt nicht, dass finanzielle Hilfen für Flüchtlinge in Ländern wie der Türkei eingestellt werden sollten – im Gegenteil, die Unterstützung der Hauptaufnahmeländer muss massiv ausgeweitet werden. Diese muss allerdings mit einem signifikanten Resettlement-Programm und der Eröffnung legaler und gefahrenfreier Wege für Schutzsuchende nach Europa gepaart werden. Das menschenverachtende Experiment auf den griechischen Inseln muss unverzüglich beendet werden. Flüchtlingen in Griechenland muss der Zugang zu menschenwürdiger Unterbringung und zügiger Weiterreise zu ihren Familien in der EU eröffnet werden.

Mittlerweile formuliert auch die Bundesregierung ihre Alternative zum Deal, die sich in nichts vom dem Kurz’schen Ansatz unterscheidet: In einem internen Papier heißt es martialisch: „Vollumfängliche Kooperation Griechenlands ist sicherzustellen, auch unter Anwendung finanziellen Drucks. Ansonsten droht Rückzug auf eine erst im Westbalkan haltbare Grenzlinie.“ MiG 26.8.

 

 

 

Eure Mudder! Die stärksten Verbündeten im Kampf gegen Radikalisierung sind die Familien der Dschihadisten.

 

Bei dem Kampf gegen Extremismus und Terrorismus kann jedes Land aus drei verschiedenen Werkzeugkategorien wählen: Prävention, Repression und Intervention. Die meisten Länder verlassen sich auf die Repression, d.h. strafrechtliche und polizeiliche Maßnahmen, sowie die Prävention durch Bildung und Aufklärung. Während einerseits eine extremistische Gruppe eingedämmt werden soll, versucht man andererseits zu verhindern, dass meist junge Menschen überhaupt erst darin einsteigen. Doch was ist mit jenen, die bereits mitten im Radikalisierungsprozess stecken und wieder herauswollen? Für sie gibt es in einigen Ländern Ausstiegsprogramme. Doch die Rolle der Familie und insbesondere der Mütter bei der Intervention ist bisher noch weitestgehend unbeachtet.

Mütter sind vielleicht der erste, letzte und beste Partner, um der Radikalisierung und Rekrutierung Einhalt zu gebieten. Vor zwei Jahren gründete ich GIRDS, das Deutsche Institut für Radikalisierungs- und Deradikalisierungsforschung (German Institute for Radicalization and Deradicalization Studies), das weltweit tätig ist und erforscht, wie sich am besten ein Radikalisierungsprozess unterbrechen und eine Deradikalsierung gestalten lassen kann.

Nach einigen Jahren in der praktischen zivilgesellschaftlichen Ausstiegsarbeit entwickelte ich spezialisierte Angebote an Familien und das soziale Umfeld von sich radikalisierenden Personen. Familienberatung gab es zu dieser Zeit vereinzelt im Bereich Rechtsextremismus, aber ohne eine solide wissenschaftliche und methodische Basis. In meinem Studium an der Princeton University hatte ich gelernt komplexe soziale Probleme mit qualitativ hochwertiger Wissenschaft zu begegnen und übertrug Forschungsergebnisse und eigene Erfahrungen aus der Familienberatung auf den Bereich Dschihadismus. Seitdem arbeite ich als Berater mit Familien von Dschihadisten weltweit und berate Regierungen bei dem Aufbau solcher Deradikalisierungsprogramme.

Dabei ist es entscheidend, den Dschihadisten ihre „coole“ Aura zu nehmen und den „Mythos“ des „glorreichen Dschihad“ zu brechen – mit der Hilfe der Familie und Freunden. Wenn wir zukünftige Anschläge verhindern wollen, dann müssen wir die Familien und enge Freunde der potenziellen Attentäter in die Interventionsarbeit miteinbeziehen und ihnen speziell ausgebildete Experten zur Seite stellen. Ich habe daher die weltweit ersten Ausbildungskurse für Familienberater im Bereich der Extremismusbekämpfung und Deradikalisierung entwickelt und führe diese in verschiedenen Ländern seit mehreren Jahren durch.

Familien und Freunde suchen nahezu immer verzweifelt nach Hilfe und Rat, was sie tun können, um einer geliebten Person zu helfen, denn in der absoluten Mehrheit der Fälle bemerken sie einen Wandel und eine mögliche Gefahr.

Werden nun spezialisierte Programme zur Unterstützung dieser „Gatekeepers“ eingeführt und entsprechend hoher Qualitätsstandards umgesetzt, so können sie Familien und Kommunen die Stärke geben, dem Extremismus seinen Reiz zu nehmen. Denn Familien und Freunde kennen ihre Angehörigen und Bekannte am besten, sie wissen, was sie dazu bewegt haben könnte, sich einer radikalen Gruppe anzuschließen und was sie antreibt. Diese „Gatekeeper“ können auch am besten Alternativen vorschlagen und andere Lösungsvorschläge ins Spiel bringen. Dafür benötigen sie aber Hilfe und ein starkes Unterstützungsnetzwerk.

Mütter sind besonders wichtige Gatekeeper. Die meisten Mütter, mit denen ich bisher zusammengearbeitet habe und die ihre Kinder an den IS oder andere terroristische Gruppierungen verloren haben, hatten zuvor eine Veränderung im Verhalten ihres Kindes bemerkt, sie hatten jedoch keine Hilfe von außen.

Wenn diese Familien von überall auf der Welt zu mir Kontakt aufnehmen, dann höre ich meistens das Bedürfnis zu verstehen, was vor sich geht und was sie dagegen tun können. Viele Eltern werden auf eigene Faust tätig, sie verstecken Reisepässe, schließen ihre Kinder ein oder bringen sie in eine andere Stadt. Diese Reaktionen sind verständlich, aber kontraproduktiv und fördern die Radikalisierung meist nur weiter, denn Dschihadisten sehen in jedem Widerstand den Beweis auf dem richtigen – von Allah gewollten – Pfad zu sein.

Dazu kommt noch, dass bei der Rekrutierung und in der Ideologie des salafistischen Dschihad erklärt wird, dass die Ablehnung durch die eigene Familie nur eine natürliche Konsequenz der absoluten Wahrheit sei, die jetzt gefunden worden sei. Die biologische Familie würde jetzt durch die spirituelle Familie (die Ummah) ersetzt und so wird selbst die eigene Mutter zu einer Ungläubigen, also einer Feindin.

Der IS fürchtet Eltern als eine mächtige Rekrutierungsblockade

Wenn sich eine Mutter an uns wendet, dann wird ihr ein geschulter Case-Manager zugewiesen. Zusammen analysieren sie die Situation des Kindes und versuchen, das „Radikalisierungsrezept" zu identifizieren. Was trieb den Sohn oder die Tochter in die Arme des IS oder anderer extremistischer Gruppen? Zusammen entwerfen sie einen Schritt-für-Schritt-Plan, suchen externe Partner und bauen ein Unterstützungsnetzwerk rund um die Familie auf.

Die Beraterin oder der Berater wird die Familie in Deeskalationstechniken schulen, die Frustration, Streit in der Familie und Mobbing in der Schule vermindern sollen. Es werden positive Alternativen ins Spiel gebracht, die die Motivation der Tochter oder des Sohnes ansprechen.

Besonders wichtig ist, dass dieser Berater nach den höchsten Standards ausgebildet sind und eine sicherheitsrelevante Situation sofort erkennen können. Leider gibt es in den allermeisten Programmen dieser Art nicht genug gut ausgebildete Beraterinnen und Berater, die eine Brücke bilden sollen zwischen der Familie und allen relevanten externen Partnern (inklusive der Behörden wenn nötig).

Um Mütter von dschihadistsichen Kämpfern miteinander zu vernetzen, habe ich das „Mothers for Life“ Netzwerk gegründet. In erster Linie ist es eine Online-Community, doch manche Mütter haben sich auch schon persönlich getroffen. Als wir im Sommer 2015 einen offenen Brief an den IS schrieben und dieser noch am selben Tag über Twitter reagierte, da wussten wir, dass sie die Macht der Eltern bei ihrer Rekrutierung fürchteten.

Nachdem wir darüber hinaus Briefe von inhaftierten IS-Kämpfern erhielten, in denen sie davon sprachen, dass sie jetzt wüssten, was sie ihren Müttern angetan hatten und den Dschihadismus verlassen wollten, da wussten wir, dass es funktionierte.

Derzeit ist „Mothers for Life“ in elf Ländern aktiv (den USA, Kanada, Frankreich, Großbritannien, Belgien, Dänemark, den Niederlanden, Deutschland, Italien, Schweden und Norwegen). Die meisten involvierten Eltern haben eine eigene nationale Organisation gegründet, um andere Familien zu unterstützen.

GIRDS-Experten sind daneben in sechs der genannten Länder vor Ort und haben wiederum Experten ausgebildet und Regierungen rund um den Globus dabei beraten, wie man Extremismus und Terrorismus am besten entgegentreten kann und planen Rückkehroperationen in Zusammenarbeit mit staatlichen Behörden. Kürzlich wurde ich gebeten, Bewährungshelfer in Minneapolis in Interventionen zur Deradikalisierung auszubilden und für einige Angeklagte eine Evaluierung zu Gefährdung und Radikalisierung durchzuführen. Damit konnte GIRDS als überhaupt erste Institution in den Vereinigten Staaten von Amerika Deradikalisierungsprogramme mitgestalten.

Der Westen wird den IS mit Sicherheit physisch besiegen. Die „Marke“ IS bleibt davon unberührt. Um diese in ihrer Anziehungskraft zu brechen, gibt es keine effektiveren Mitstreiter als die Familien und das direkte Umfeld der Jugendlichen, die von den perfiden Versprechungen des Märtyrertums verführt wurden. Daniel Köhler IPG 22

 

 

 

 

„Es wird eine Politik der Angst gemacht“

 

Interview mit Fabrizio Hochschild, Stellvertretender Sonderberater des UN-Generalsekretärs für den UN-Flüchtlingsgipfel. Von Fabrizio Hochschild

 

Am 19. September 2016 findet in New York der UN-Gipfel zu großen Flucht- und Migrationsbewegungen statt. Was ist das Ziel des Gipfels?

Ein Gipfel zum Thema Flüchtlinge und Migranten auf so hoher Ebene hat es noch nie gegeben. Es werden 150 Staats- und Regierungschefs erwartet. Das war nur möglich, weil angesichts der schrecklichen Ereignisse und Bilder, die wir in den letzten Monaten und Jahren gesehen haben, deutlich wurde, dass die Antwort der Staaten weltweit auf die Flüchtlingsbewegungen unzureichend ist. Es wurde klar, dass es nicht reicht, wenn einzelne Staaten handeln, sondern dass alle Staaten gemeinsam koordiniert die Probleme angehen müssen.

Was passiert zurzeit? Einige Staaten machen sehr viel und viele Staaten machen sehr wenig bis gar nichts, und das lässt den Eindruck einer Krise entstehen. Auf der Welt haben wir aktuell mehr als 20 Millionen Flüchtlinge. Von 193 UN-Mitgliedstaaten beherbergen sechs Entwicklungsländer mehr als die Hälfte dieser 20 Millionen Flüchtlinge. In Europa sind es nur drei Staaten, die die Hälfte der Flüchtlinge aufnehmen: Deutschland, Frankreich und Schweden. Das Problem ist, solange es Krieg gibt, solange es extreme Ungleichheit gibt, solange es den Klimawandel gibt, werden wir große Bewegungen von Flüchtlingen und Migranten erleben. Es wird sich aber auch zeigen, dass das Problem gut zu bewältigen ist, wenn alle Staaten zusammenarbeiten.

Aber zurzeit klappt diese Zusammenarbeit ja nirgends, in Europa auf jeden Fall nicht. Wie wollen Sie das an einem Tag in New York erreichen?

Das wird natürlich nicht auf einen Schlag an einem Tag zu erreichen sein. Wenn es weder in Europa noch auf globaler Ebene gut klappt, liegt das an den tieferliegenden politischen Differenzen unter den Staaten. Aber es gibt ja durchaus positive Beispiele für globalen Konsens. Nehmen Sie das Klimaabkommen von Paris und die 2030-Agenda für nachhaltige Entwicklung, die beide letztes Jahr ausgehandelt wurden. Beides hat gezeigt, dass man mit Geduld und viel Arbeit, bei grenzübergreifenden Themen einen breiten Konsens erzielen kann. Daher glaube ich, dass es auch beim Thema Flüchtlinge ein Konsens möglich sein wird. Nun ist bis zum 19. September nicht mehr allzu viel Zeit, aber was wir bis dahin erreichen wollen, ist eine Art Rahmenabkommen. Auf dessen Grundlage können dann detailliertere Abkommen ausgehandelt werden.

Wird es eine politische Erklärung geben oder einen Aktionsplan?

Das Abschlussdokument wird wohl die Form einer Erklärung haben, darin enthalten eine Reihe von Grundsätzen, die Festlegung auf das weitere Vorgehen in den nächsten zwei Jahren, die Schritte zur Umsetzung, und ganz wichtig, einen Pflichtenkatalog, um mit der derzeitigen Flüchtlingssituation besser umzugehen. Nicht zuletzt sollen sich die Staaten darauf einigen, bis 2018 einen Migrationspakt zu verabschieden. Wir hoffen auch, dass es bis dahin konkrete Vereinbarungen geben wird, um die derzeitigen Flüchtlinge besser zu schützen und zu versorgen.

Es scheint zwei sehr unterschiedliche Ansätze zu geben, wie Europa mit der Flüchtlingskrise umgehen soll. Auf der einen Seite der humanitäre, auf menschliche Sicherheit ausgerichtete Ansatz der Vereinten Nationen und auf der anderen Seite der auf nationale Sicherheit ausgerichtete Ansatz der meisten EU-Staaten. Wie kann man beide Ansätze miteinander in Einklang bringen?

Die UN erkennen an, dass es das grundsätzliche Recht jedes Staates ist, seine Grenzen zu kontrollieren und zu entscheiden, wer hinein darf und wer nicht und unter welchen Bedingungen. Das Recht wird nicht bestritten. Das Vorgehen muss allerdings im Einklang stehen mit dem Völkerrecht und der Genfer Flüchtlingskonvention. Alle Staaten Europas haben das Asylrecht anerkannt. Das ist die einzige Einschränkung des Rechts, die Grenzen zu kontrollieren.

Dies bedeutet, dass man versucht, die Menschen auf ihrer Flucht, so gut es geht zu schützen und ihr Leben zu retten, dass man sie an den Grenzen menschlich behandelt und sie, nachdem sie die Grenzen überquert haben, nicht diskriminiert.

Das Problem ist, dass das Thema Sicherheit immer mehr mit dem Thema Flüchtlinge und Migration verknüpft ist. Aber da muss man ganz nüchtern auf die Fakten schauen. Es kursieren viele Mythen, es wird eine Politik der Angst gemacht. Es wird gesagt, wo es Migranten gibt, herrscht Unsicherheit. Wenn man das historisch betrachtet, ist das eine enorme Vereinfachung, die so nicht stimmt.

Es ist kein Null-Summen-Spiel nach dem Motto: je mehr Migranten desto weniger Sicherheit und umgekehrt. Das stimmt einfach nicht mit den Fakten überein. Historisch gesehen gibt es Länder mit vielen Einwandern, die sehr sicher sind und Länder mit kaum Einwanderung, die sehr unsicher sind. Da besteht kein direkter Zusammenhang. Daher ist Bildung und Aufklärung sehr wichtig.

Wird das auch ein Ziel des Treffens sein, in den Ländern für mehr Verständnis zu werben?

Ja, die UN wollen eine große Bewusstseinskampagne starten und die Vorteile von Migration herauskehren.

Auf dem Humanitären Weltgipfel im Juni in Istanbul blieben einige Fragen unbeantwortet, etwa wie die humanitären UN-Organisationen reformiert werden können.

Ich glaube, es gibt kaum ein Thema, was mehr diskutiert wird in den Reihen der UN selbst als Reform oder eine bessere Koordinierung. Diese Art der Selbstanalyse wird ständig betrieben. Ich denke, dass wird auf dem Treffen im September nicht im Vordergrund stehen, sondern eher die Koordinierung unter den Staaten, natürlich unterstützt durch die UN-Organisationen.

Was aber beschlossen wurde, ist, die Eingliederung der Organisation für Migration, IOM, in das UN-System. Die IOM arbeitet zwar eng mit UN-Organisationen zusammen, ist aber bislang nicht Teil des UN-Systems. Das ist jetzt in die Wege geleitet und wird eine große Verbesserung sein.

Was sind die größten Streitpunkte unter den Mitgliedstaaten? Herkunfts-, Transit- und Aufnahmeländer haben ja unterschiedliche Interessen. Wir kommt man da zusammen?

Die Diskussionen fangen gerade erst an. Ein Streitpunkt ist, dass einige Länder nur über Flüchtlingsfragen sprechen wollen, andere nur über Migration und nicht beides zusammen. Für die Länder in Lateinamerika und Südostasien sind Fragen der Migration ungeheuer wichtig. Es besteht die Befürchtung, dass Fragen der Migration von den Flüchtlingsfragen überschattet werden, weil die UN im Bereich Flüchtlinge institutionell sehr gut aufgestellt sind. Wichtig ist daher für viele Staaten, dass das Treffen in beiden Bereichen zu gleich handfesten Ergebnissen kommt. Ein anderer Streitpunkt ist, ob und wenn ja, wie das Thema Binnenvertriebene behandelt wird. Die einen sehen es nicht als ein internationales Thema, da es in die ausschließliche Zuständigkeit der Staaten fällt, andere wollen es einbeziehen, um das Thema Vertreibung ganzheitlich anzugehen.

Binnenvertriebene machen ja auch einen Großteil der insgesamt auf der Flucht befindlichen Menschen aus.

Ja, etwa 40 Millionen der derzeit rund 65 Millionen auf der Flucht befindlichen Menschen sind Binnenvertriebene.

Die wenigsten Staaten sind dagegen, dass man die Verantwortung besser oder gerechter verteilt. Wenn man dann aber fragt, wie das konkret aussehen soll, gibt es sehr unterschiedliche Sichtweisen.

Da geht es dann in erster Linie um die Finanzierung, oder?

Es geht um Geld oder um Unterbringung. Aber es gibt auch Staaten, die sagen, ‚Wieso Verantwortung teilen? Die Staaten, die Kriege anzetteln oder anfeuern, sollen die Konsequenzen tragen, sprich Flüchtlinge aufnehmen. Wir sind nicht alle in gleicher Weise Schuld an der Situation.‘

Das würde eine schwierige Aufrechnung werden, oder?

Das hat in der Tat keinen Sinn. Daher argumentieren wir von den UN, auch wenn es etwas klischeehaft klingt: Gemeinsam können wir das Problem besser lösen als jeder Staat allein.

Was wäre aus Ihrer Sicht das ideale Ergebnis des Gipfels?

Da muss man realistisch sein. Der 19. September wird nicht der Endpunkt sein, sondern eher der Beginn einer internationalen Diskussion. Wenn am Ende dabei herauskommt, dass das Problem durchaus lösbar ist, wenn man zusammenarbeitet, wäre viel gewonnen. Und vielleicht kommt dabei heraus, dass es nicht nur lösbar ist, sondern dass, wenn wir Migration gut organisieren, alle davon profitieren: die Migranten, die Länder, aus denen sie kommen und die Länder, die sie aufnehmen. Zum zweiten wäre es ein Erfolg, wenn auf dem Treffen der Grundstock für detailliertere Abkommen gelegt würde. Abkommen, die die Lastenteilung konkret regeln, so dass es nicht mehr ist wie heute, dass einige Länder viel tun, einige wenig und andere gar nichts. Ziel ist, eine Regelung zu haben, wonach die Länder gemäß ihrer Einkommensstrukturen und ihrer Kapazitäten mehr oder weniger zur Problemlösung beitragen können. Damit wäre allen geholfen. Die Fragen stellte Anja Papenfuß. Daniel Köhler  IPG 4.8.

 

 

 

 

Eine Emotion namens Europa. Wir brauchen einen echten Neuanfang. Die Ära Merkel und der Zerfall der EU

 

Der Kurs der EU wird zwar formell durch ein komplexes Wechselspiel der europäischen Institutionen legitimiert, informell wird jedoch heute die politische Grundrichtung des europäischen Prozesses durch die deutsche Bundeskanzlerin geprägt:  Angela Merkel ist seit Jahren unbestritten die politisch dominante Figur Europas.

Doch die inzwischen multiple Krise Europas hat schonungslos offengelegt, dass diese Dominanz den Spaltungs- und Erosionsprozess der EU massiv verstärkt.

Merkel im historischen Vergleich

Der nach „Forbes“ abermals mächtigsten Frau der Welt, die im Deutschen Bundestag keinen nennenswerten Widerstand mehr findet, droht daher in den Geschichtsbüchern – trotz ihrer aktuell hohen internationalen Reputation – gerade im Gegensatz zu ihren christdemokratischen Leitbildern Konrad Adenauer und Helmut Kohl wenig Fortune und Glanz. Denn nach dem 2. Weltkrieg war die Geschichte des europäischen Einigungsprozesses jahrzehntelang ein ständiges Auf und Ab mit Fortschritten und herben Rückschlägen, die letzten Endes aber dann doch nach dramatischen Konflikten immer wieder zu einer höheren Integrationsstufe der Union führten.

Höhepunkt Lissabon-Vertrag

Höhe- und zugleich Scheitelpunkt dieser dialektischen Entwicklung war schließlich der am 1. Dezember 2009 in Kraft getretene Vertrag von Lissabon, der unter entscheidender Mitwirkung der deutschen Bundeskanzlerin Europa demokratisch tragfähigere Strukturen und effizientere Instrumente geben sollte. Dass sich diese Hoffnung nicht erfüllt hat, lag aber nicht an der neuen konstitutionellen Struktur der Europäischen Union, sondern am Verlust der bisherigen Machtbalance zwischen Frankreich und Deutschland sowie dem damit verbundenen konzeptionellen Politikwechsel.

Erfolgsrezept: Ebenbürtige deutsch-französischen Partnerschaft

Im Grunde genommen war das zentrale Erfolgsrezept des Europäischen Integrationsprozesses eine austarierte multipolare Macht- und Führungsstruktur, in deren Zentrum eine ebenbürtige französisch- deutsche Partnerschaft auch den Interessenausgleich für die kleineren Mitgliedstaaten durch ein komplexes „Do ut des“ organisierte. Diese Partnerschaft auf  Augenhöhe zerbrach nach dem Abgang von Jaques Chirac als französischem Staatspräsident und der Wahl seines Nachfolgers Nikolas Sarkozy im Jahr 2007.

Gewichtsverlust Frankreichs in der EU

Das politische Zusammenspiel zwischen Paris und Berlin hatte dann aber auch gar nichts mehr gemein mit der anschließend praktizierten Bussi- Inszenierung des Duos Sarkozy und Merkel. Denn die stets präzis präparierte und kühl kalkulierende Physikerin Merkel unterminierte das europapolitische Gewicht des sprunghaften Schwarmgeistes Sarkozy hinter der Maskerade demonstrativer Herzlichkeit innerhalb weniger Monate. Nikolas Sarkozy zog damals schon nach einem leichten Sperrfeuer aus Berlin seine von der strategischen Grundrichtung her durchaus richtige wirtschaftspolitische Initiative für eine „Europäische Wirtschaftsregierung“ harmoniesüchtig zurück und verspielte damit leichtfertig die jahrzehntelange Rolle Frankreichs als ernstzunehmender Partner Deutschlands in einer gemischten Wirtschaftsordnung, die das politische Primat einer sozialen Marktwirtschaft Europas sichern sollte. Durch diese fahrig zurückgezogene Initiative überließ er das Krisenmanagement der Eurozone völlig den neoliberalen Beratern Angela Merkels. Die offensichtliche politische Gewichtsverschiebung zwischen Paris und Berlin schwächte Sarkozy auch innenpolitisch so stark, dass er am Rockzipfel der Kanzlerin hängend sogar von einem anticharismatischen Francois Hollande bei der nächsten Präsidentschaftswahl geschlagen wurde.

„lame duck“ Hollande

Aber auch der Sozialist François Hollande  konnte sein zentrales Wahlkampfversprechen im Präsidentenamt nicht einlösen. Die grimmige Entschlossenheit mit der er monatelang mit der Parole einer neuen Balance von Aufschwung und Haushaltsdisziplin Wahlkampf gemacht hatte, verflüchtigte sich in den offenen Armen der alle angekündigten Konflikte weglächelnden Bundeskanzlerin. An seiner politischen Zukunftslosigkeit als „lame duck“ wird daher auch sein engagiertes und würdiges Agieren in der französischen Terrorkrise nichts mehr ändern.

Merkels puritanische Heilserwartung

Die Folge dieser politischen Gewichtsverschiebung zwischen Paris und Berlin war eine jahrelange Dominanz des deutschen Austeritätskurses in der seit 2010 offen ausgebrochenen Finanzkrise in der Eurozone. Angela Merkel konnte auf einer endlosen europäischen Gipfelkette ihren neoliberalen Kurs ungehindert durchsetzen, der auch auf ihrer puritanischen Heilserwartung beruht, dass nur ein jahrelanger Prozess von Askese und Opfern die  Krisenländer wieder zur ökonomischen und finanziellen Gesundung führen kann.

Die Spaltung der EU

Ergebnis dieser kontraproduktiven Rosskur Berlins war eine wirtschaftlich tief gespaltene EU, in der heute der Süden und Frankreich ökonomisch am Boden liegen: Nach einem sogenannten „kräftigen“ Zuwachs von 0,6 Prozent beim Bruttoinlandsprodukt (BIP) im ersten Quartal 2016 „brillierte“ die Eurozone im 2. Jahresquartal mit einem „sagenhaften“ BIP-Wachstum von 0,3 Prozent. Die Juncker-Investitionsoffensive ist dabei nicht mehr als ein Feigenblatt, mit dem gefördert wird, was ohnehin geschieht.

Bewunderter Alleingang in der Flüchtlingskrise

Dazu kommt die ungelöste Flüchtlingskrise. Man mag zu Angela Merkels Grenzöffnung im letzten Jahr stehen wie man will: Es war aber zweifelsohne ein europapolitischer Alleingang – wenn man einmal von der unglücklichen Adjudantenrolle des österreichischen Exkanzlers Werner Faymann absieht. Die deutsche Bundeskanzlerin hat dafür weltweit verständlicherweise Respekt, Bewunderung und Verehrung erworben. Das Folgemanagement dieser historischen Entscheidung bleibt heute aber in Deutschland und den anderen betroffenen europäischen Ländern vor Ort politischen Institutionen und ihren Repräsentanten überlassen, die als regionale Verantwortungsträger oder politische Pessimisten vor allem dann öffentlich in Erscheinung treten, wenn etwas gravierend schlecht funktioniert oder gar Schlimmes passiert.

Der Flüchtlingsdeal mit Erdogan als „Potemkinsches Dorf“

Dabei ist der wiederum im Alleingang von Merkel vorbereitete europäische Flüchtlingsdeal mit Recep Tayyip Erdogan, der gerade jetzt im dramatischen Nachgang zum Putschversuch in der Türkei medial breit analysiert und in Frage gestellt wird, doch nichts als ein großes „Potemkinsches Dorf“: Wenn heute weit weniger verzweifelte Flüchtlinge ihr Leben durch eine Fahrt auf den löchrigen Schlauchbooten der kriminellen Schleuser über die Ägäis riskieren, dann doch deshalb, weil sie wissen, dass die Balkanroute durch die Visegradstaaten hermetisch geschlossen wurde und sie deshalb nicht weiter als nach Griechenland kommen können.

Meisterstück politischer Doppelmoral

Die Attacke Merkels gegen die Visegradstaaten wegen der Schließung der Balkanroute war insofern ein Meisterstück politischer Doppelmoral, weil die Kanzlerin gleichzeitig den dadurch verursachten Rückgang der  Flüchtlingszahlen als Erfolg ihrer Politik unterstrich. Diese Doppelmoral wird auch darin sichtbar, dass die quantitative Bedeutung des Flüchtlingsdeals von Angela Merkel mit der Türkei demgegenüber zumindest bisher gering ist. Deshalb ist es auch mehr als fragwürdig, wie heute die EU aus Rücksicht auf diesen Deal vor den autoritären Repressionen in der Türkei kuscht. Die schwächlichen verbalen Proteste und Noten sind ein erbärmliches Armutszeugnis der Wertegemeinschaft EU.

Brexit: Einstieg in den offenen Zerfall

Machen wir uns keine Illusionen: Auch der Brexit ist nicht nur eine der üblichen europäischen Krisen, die man durch einen innovativen Kompromiss ins Positive wenden könnte. Er ist nichts anderes als der brachiale Einstieg in einen offenen Zerfallsprozess der EU. Die Union verliert mit Großbritannien den historisch demokratisch stabilsten Partnerstaat, der zudem ökonomisch, diplomatisch und sicherheitspolitisch gesehen global unersetzbar ist. Unter Margret Thatcher hätten die Brexit– Befürworter niemals gewonnen. Dem wachsweichen Wendehals David Cameron haben die Briten einfach nicht zugetraut, dass er gegenüber einer dominanten Angela Merkel die britischen Interessen in der Doppelkrise der EU hinreichend schützen kann. Und noch schlimmer: Die nächsten Aspiranten schielen schon hoffnungsfroh auf das Beispiel Brexit. Denn die EU wird sich schon aus ökonomischem und politischem Selbsterhaltungstrieb nur einen sanften Ausstieg Großbritanniens leisten können.  Dieter Spöri, EA 3.8.

 

 

 

Hier sind sie, die besten Italien-Medienbeiträge zum Premio ENIT 2016!

 

Die Jury hat entschieden: Im 22. Jahr des Premio ENITs hat die Italienische Zentrale für Tourismus die besten deutschsprachigen Medienbeiträge über das Reiseland Italien ausgezeichnet. Insgesamt wurden 198 Beiträge eingereicht und die Experten-Jury hat mit viel Freude aus der Vielzahl an überaus schönen und emotionalen Italienberichten die besten Beiträge in 5 Kategorien ausgezeichnet. Die Preisträger wurden anhand der Kriterien Informationsgehalt, Themenvielfalt, Bildqualität, Layout, Innovation, Kreativität und Nutzerfreundlichkeit ausgewählt. Dabei zeichnete sich der Trend ab, über ursprüngliche italienische Destinationen fernab bekannter touristischer Routen in Italien zu berichten: Traditionelle borghi, kleinere, unentdeckte Regionen wie Molise sowie unbekanntere Routen im südlichen Italien konnte die Jury in vielen Werken wiederfinden.

Die Jury setzte sich zusammen aus Ralph O. Rexroth vom Reiseveranstalter Thomas Cook, dem Reisefotografen und Autor Markus Kirchgessner, Michele Santoriello vom Italienischen Generalkonsulat Frankfurt, Giovanni Antonin von Alitalia sowie dem ENIT-Kommunikationsteam in Frankfurt. Es war wieder einmal keine leichte Entscheidung, aus den vielfältigen Italienberichten zu einem einstimmigen Ergebnis zu kommen. Nach mehreren Stunden angeregter Diskussion entschied sich die Jury dieses Jahr für folgende Beiträge:

In der Kategorie Bestes Buch geht der Premio ENIT 2016 an den inspirierenden Reiseführer Sardinien. 46 Wandertouren von den Autorinnen Lisa Dell, Petra Grom und Ines Richter, erschienen im Verlag Reise Know-How. Ein Sonderpreis in derselben Kategorie wird an den Bildband Ein Sommer wie damals, ein genussvolles Kochbuch all‘italiana vom Autor Claudio del Principe aus dem Christian Brandstätter Verlag vergeben.

In der zweiten Kategorie Beste Zeitschrift geht der Preis an das hochwertige Special Italien. Der Süden von Lars Nielsen und Kornelia Dietrich des Reisemagazins GEO SPECIAL (02/2016). Eine Sondererwähnung in der gleichen Kategorie erhält der berührende Artikel Molise. Eine Welt hinter den Bergen von Autor Max Fleschhut im Reisemagazin GEO SAISON (03/2016). 

In der Kategorie Multimedia kann sich Autor Florian Fitz für die innovative Wander-App Gardasee aus dem Michael Müller Verlag freuen.

 

Für den besten Reisefilm hat die Jury die erlebnisreiche ARTE-Dokumentationsreihe Italien, meine Liebe von Emanuela Casentini, Autorin und Regisseurin, mit Begeisterung ausgezeichnet. 

In der Kategorie Travel Blog entschieden sich die Juroren für den Beitrag Venedig im Winter von Mela Mörtenbäck, die mit Geheimtipps aus der „Serenissima“ auf Individualicious.com ihre Leser verzaubert. 

 

ENIT freut sich, die Gewinner im Rahmen der Preisverleihung am 18. Oktober, dem Vorabend der Internationalen Buchmesse, in Frankfurt auszuzeichnen. Der Premio ENIT steht traditionell unter der Schirmherrschaft der Botschaft der Italienischen Republik.  dip

 

 

 

 

Rekord. Einwanderung so hoch wie nie

 

Die Einwanderung nach Deutschland hat im vergangenen Jahr einen Höchststand erreicht. Weit über zwei Millionen Menschen zogen in die Bundesrepublik. Der größte Wanderungsüberschuss wurde bei Syrern und Afghanen verzeichnet.

Im Jahr 2015 war die Einwanderung nach Deutschland nach vorläufigen Ergebnissen des Statistischen Bundesamtes so hoch wie nie zuvor. Insgesamt 2,137 Millionen Personen sind nach Deutschland gezogen. Das waren 672.000 Zuzüge mehr als im Jahr 2014 (+ 46 Prozent). Insgesamt 998.000 Personen verließen das Land, 83 000 oder neun Prozent mehr als im Vorjahr. Damit ergibt sich mit einem Wanderungsüberschuss von 1,139 Millionen Personen aus der Bilanzierung der Zu- und Fortzüge über die Grenzen Deutschlands ein neuer Höchststand seit Bestehen der Bundesrepublik.

Der Anstieg der Zuzüge ist auf die stärkere Einwanderung ausländischer Personen zurückzuführen: Von den Einwanderern hatten 2,016 Millionen einen ausländischen Pass, das waren 674.000 (+ 50 Prozent) mehr als im Jahr 2014. Dagegen ist die Zahl der Zuzüge von Deutschen – dazu zählen auch Spätaussiedler – mit rund 121.000 Personen gegenüber dem Vorjahr nahezu konstant geblieben.

Fast jeder Zweite war EU-Bürger

Von den 998.000 Abgewanderten aus Deutschland im Jahr 2015 waren 859.000 ausländische Personen (+ 94.000) und 138.000 Deutsche (– 10.000). Im Saldo aus Zu- und Fortzügen ergibt sich daraus ein Wanderungsüberschuss ausländischer Personen von rund 1,157 Millionen (2014: + 577.000) und ein Wanderungsverlust deutscher Bürger von 18.000 Personen (2014: – 26.000).

Rund 45 Prozent der Eingewanderten waren EU-Bürger, 13 Prozent besaßen Staatsangehörigkeiten aus anderen europäischen Ländern, 30 Prozent hatten die Staatsangehörigkeit eines asiatischen Staates und 5 Prozent die eines afrikanischen Staates.

Wanderungsüberschuss aus Asien

Beim Wanderungsüberschuss untergliedert nach der Staatsangehörigkeit ergibt sich ein etwas anderes Bild: Den größten Anteil hatten hier mit 47 Prozent Bürger asiatischer Staaten. Für EU- Bürger ergab sich ein Anteil von 27 Prozent, für Bürger aus anderen europäischen Ländern ein Anteil von 11 Prozent sowie für Personen eines afrikanischen Staates ein Anteil von 7 Prozent.

Der Wanderungsüberschuss Asiens stieg vor allem für Personen mit Staatsangehörigkeit aus Syrien (von 66.000 auf 298.000), Afghanistan (von 11.000 auf 80.000), Irak (von 4.000 auf 60.000) und Pakistan (von 7.000 auf 20.000). Aus Europa gab es eine Zunahme vor allem für Personen mit Staatsangehörigkeit aus Albanien (von 12.000 auf 47.000) sowie in der EU aus Rumänien (von 80.000 auf 92.000), Kroatien (von 25.000 auf 40.000) und Bulgarien (von 35.000 auf 40.000). Zeitgleich ging der Wanderungsüberschuss für Personen mit Staatsangehörigkeit aus Serbien von 15.000 auf 7.000 zurück.

Zuwachs in allen Bundesländern

Alle Bundesländer hatten eine positive Wanderungsbilanz mit dem Ausland. Allerdings entfielen knapp drei Viertel der Zuwanderung ausländischer Personen auf insgesamt nur fünf Bundesländer: Der Wanderungsüberschuss war besonders hoch in Nordrhein-Westfalen (277.000 Personen), Baden-Württemberg (173.000 Personen), Bayern (169.000 Personen), Niedersachsen (115.000 Personen) sowie Hessen (95.000 Personen).

Auch wenn die Wanderungsstatistik keine Angabe zum Aufenthaltsstatus liefert, lässt die Staatsangehörigkeit der Migranten darauf schließen, dass die Einwanderung von Schutzsuchenden einen großen Anteil hatte. Parallel dazu setzte sich der in den Vorjahren stetige Anstieg der Einwanderung der neuen EU-Mitglieder weiter fort. (destatis/bk)

 

 

 

Die Zukunft der EU nach dem Brexit

 

In Diskussionspapier warnt CSU-Landesgruppe warnt vor Vertiefung der EU und fordert Stopp der Beitrittsverhandlungen mit der Türkei

 

Die CSU-Landesgruppe warnt davor, wegen des Brexit in Hektik und Aktionismus zu verfallen. Das geht aus einem Diskussionspapier hervor, das bei einer Arbeitstagung der Landesgruppe in Hohenkammer in der Nähe von München entstanden ist. Das Papier liegt dem Bayerischen Rundfunk vor. Die CSU-Bundestagsabgeordneten fordern darin auch, die EU-Beitrittsverhandlungen mit der Türkei zu stoppen.

 

In dem Papier grenzt sich die CSU-Landesgruppe erkennbar vom Koalitionspartner SPD ab. Ohne die Sozialdemokraten zu nennen, schreibt die CSU: "Das britische Referendum ruft nun allzu viele auf den Plan, aktionistisch und aufgeregt eine Umgestaltung und Reform der Europäischen Union zu fordern." Und weiter heißt es: "Wer jetzt blind nach einer weiteren Vertiefung der Europäischen Union ruft, hat die Botschaft aus Großbritannien nicht verstanden."

SPD-Chef Gabriel und EU-Parlamentspräsident Schulz hatten kurz nach der Brexit-Entscheidung einen 10-Punkte-Plan vorgelegt. Einige Inhalte: Die EU-Kommission müsse zu einer wahren europäischen Regierung umgebaut werden, die europäische Außenpolitik müsse vergemeinschaftet werden und es müsse ein gemeinsames europäisches Einwanderungsrecht her.

Die CSU-Landesgruppe fordert dagegen eine Konsolidierung der EU. Sie müsse sich auf ihre Kernfelder konzentrieren, effizienter und bürgernäher werden. Weiter heißt es in dem Papier, das dem Bayerischen Rundfunk vorliegt, dass die Beitrittsverhandlungen mit der Türkei unrealistisch seien und beendet werden müssten. Diese Forderung hatte kurz nach der Brexit-Entscheidung unter anderem CSU-Generalsekretär Scheuer erhoben. Das Problem: Die Fortsetzung der Beitrittsverhandlungen ist Teil des Flüchtlingsabkommens zwischen der EU und der Türkei. In der Haushalts- und Wirtschaftspolitik lehnt die CSU einen Schwenk hin zu mehr Investitionen ab: "Wachstum und Beschäftigung erreichen wir nur durch solide Haushaltspolitik und Strukturreformen in den Nationalstaaten sowie [...] Stärkung des EU-Binnenmarkts und den internationalen Handel." Im 10-Punkte-Plan von Gabriel und Schulz heißt es dagegen, in Abschwungphasen sollten Mitgliedsländer höhere Flexibilität erhalten, um Ausgaben für Arbeitslose und höhere Investitionen zu ermöglichen. BR

 

 

DGB: EU-Bürger_innen nicht von Hartz IV ausschließen

 

Der Anstieg bei der Zahl der Zuwanderer_innen hat auch die Zahl der Hartz-IV-Bezieher_innen mit ausländischer Staatsangehörigkeit anwachsen lassen. Ende April stammten 26 Prozent der Hartz-IV-Bezieher_innen aus dem Ausland. Im Durchschnitt seien 7,7 Prozent der Deutschen auf Hartz IV angewiesen, bei ausländischen Staatsangehörigen seien es 18 Prozent, so die Bundesagentur für Arbeit. Die Pläne der Bundesregierung, die Ansprüche für EU-Bürger_innen einzuschränken, sind nach Meinung von Jurist_innen verfassungswidrig.

Insgesamt erhielten Ende April gut 1,54 Millionen ausländischen Staatsangehörigen Leistungen nach Hartz IV. Das waren 170.000 Bezieher oder 12,4 Prozent mehr als ein Jahr zuvor. Die Zahl der deutschen Hartz-Empfänger_innen ist dagegen um knapp 240.000 oder 5,2 Prozent auf 4,36 Millionen gesunken. Mit rund 295.000 kamen die meisten ausländischen Empfänger_innen aus der Türkei. Es folgten Syrer_innen mit 242.000 und Pol_innen mit 92.000. Am stärksten gegenüber dem Vorjahr gestiegen sei die Zahl der Hartz-IV-Empfänger_innen aus Eritrea und Syrien, die sich jeweils etwa verdoppelt haben. Der DGB hat derweil einen Gesetzesentwurf von Bundesarbeitsministerin Andrea Nahles (SPD) zur Beschränkung der Sozialhilfe für EU-Ausländer_innen kritisiert. Einem vom DGB in Auftrag gegebenen Gutachten zufolge verstoßen Nahles’ Pläne gegen deutsches und europäisches Recht. „Sollte der Referentenentwurf so kommen, dürfte das letzte Wort in Karlsruhe gesprochen werden“, sagte DGB Vorstandsmitglied Annelie Buntenbach.

Nahles Entwurf sieht vor, dass EU-Ausländer _innen weder Hartz IV noch Sozialhilfe beziehen können – es sei denn, sie haben durch eigene Arbeit Ansprüche erworben. Erst nach fünf Jahren sollen die EU-Ausländer deutschen Leistungsbezieher_innen gleichgestellt werden. Bis dahin werden höchstens Überbrückungsleistungen gezahlt. Dies sei unvereinbar mit dem Recht auf die Sicherung einer menschenwürdigen Existenz, so die vom DGB beauftragten Sozialrechtlerinnen Stamatia Devetzi und Constanze Janda. Rechtswidrig sei außerdem, Eltern von Kindern aus EU-Ländern, die in Deutschland die Schule besuchten oder eine Ausbildung absolvierten und deshalb ein Aufenthaltsrecht hätten, von Sozialleistungen auszuschließen.

Nahles reagierte mit ihrem Entwurf auf die Rechtsprechung des Bundessozialgerichts in Kassel, das in mehreren Urteilen EU-Ausländer_innen nach einem Aufenthalt von sechs Monaten Sozialhilfe zugesprochen hatte.

Zum DGB Rechtsgutachten: http://bit.ly/2bbhbbu

Forum Migration, September 2016

 

 

 

 

De Maizière. Flüchtlinge lösen keine demografischen Probleme

 

Innenminister de Maizière hat den diesjährigen Demografiekongress genutzt, um mit falschen Erwartungen aufzuräumen. Flüchtlinge könnten keine demografischen Probleme lösen – ihre Integration entscheide aber mit darüber, wie sich das Land entwickle.

 

Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) hat vor falschen Erwartungen an die Aufnahme von Flüchtlingen gewarnt. De Maizière sagte laut Redemanuskript am Donnerstag beim Demografiekongress in Berlin, Deutschland nehme keine Flüchtlinge auf mit dem Ziel, die demografischen Probleme des Landes zu lösen. Er warnte davor, die beiden Aufgaben miteinander zu vermischen. Wenn Menschen auf der Flucht seien, laute das Thema humanitäre Hilfe – nicht Demografiepolitik, sagte de Maizière.

Wie sich der Wohlstand und die Bevölkerung in Deutschland entwickeln werden, hänge gleichwohl aber auch davon ab, ob die Integration der Zuwanderer gelinge, sagte der Innenminister. Er bezeichnete das Anfang August in Kraft getretene Integrationsgesetz als eine Zäsur in der Integrationspolitik. Es soll für einen schnelleren Zugang zu Integrations- und Sprachkursen sorgen und ermöglicht den Bundesländern durch Auflagen zum Wohnsitz eine gleichmäßigere Verteilung von Flüchtlingen.

Mit Blick auf die Prognosen zur Alterung der Gesellschaft sagte de Maizière, viele Annahmen von vor 20 Jahren seien schon überholt. Es würden wieder mehr Kinder geboren. Die Zuwanderung spiele für die Verjüngung der Bevölkerung nur eine untergeordnete Rolle. Selbst wenn es bei den gegenwärtigen Zahlen bleibe, könne Zuwanderung nur punktuell und langfristig die Folgen des demografischen Wandels abmildern.

Auf dem zweitägigen Demografiekongress unter Schirmherrschaft der Bundesregierung kommen rund 800 Fachleute zusammen, um über die Auswirkungen der Bevölkerungsentwicklung auf den Wohnungs- und Arbeitsmarkt, Gesundheitswesen und Pflege zu diskutieren.

Bundesbauministerin Barbara Hendricks (SPD) kündigte an, sie wolle das Förderprogramm für den altersgerechten Umbau von Wohnungen und Häusern fortführen. Dafür werbe sie im Parlament und beim Bundesfinanzminister, sagte Hendricks den Zeitungen der Essener Funke Mediengruppe. Laut Ministerium waren bereits Ende Juli alle Gelder des Programms vergeben, das Ende 2016 ausläuft.

Insgesamt seien seit 2009 durch staatliche Zuschüsse und Darlehen in Höhe von 350 Millionen Euro rund 250.000 Wohnungen altersgerecht saniert worden. Pro Wohneinheit gab es bis zu 6.250 Euro Zuschuss. In Deutschland werden bis 2030 rund drei Millionen altersgerechte Wohnung gebraucht, bisher gibt es laut einer Prognos-Studie nur 700.000.

Der Patienten- und Pflegebeauftragte der Bundesregierung, Karl-Josef Laumann (CDU), forderte die Kommunen auf, mehr für eine altersgerechte Infrastruktur zu tun und Tages- und Nachtpflegeangebote zu fördern. Es sei in den vergangenen Jahren viel für die Kleinkindbetreuung getan worden, sagte Laumann. Pflegeeinrichtungen müssten aber künftig genauso zum Stadtbild gehören wie Kindertagesstätten. (epd/mig 2)

 

 

 

Kretschmann bei Papst Franziskus: Lob für Flüchtlingspolitik

 

Papst Franziskus ist von der Flüchtlingspolitik Deutschlands angetan. Das berichtet Baden-Württembergs Ministerpräsident Winfried Kretschmann nach seiner Audienz beim Papst. Für knapp eine halbe Stunde sprachen die beiden unter vier Augen miteinander, ein Schwerpunkt habe auf der Umweltfrage und der Enzyklika Laudato Si’ gelegen, so Kretschmann im Anschluss bei einem Pressegespräch. Außerdem sei es um Flüchtlingspolitik gegangen. Aber für den Papst gehörten diese beiden Themen ja durchaus zusammen. „Der Papst legt großen Wert darauf, die ökologische Frage mit der sozialen zu verknüpfen“, so der Grünenpolitiker. Das sei auch der von ihm selber verfolgte Nachhaltigkeitsansatz, „dass man ökonomische, ökologische und soziale Fragen miteinander verknüpft, weil man es nur dann erfolgreich betreiben kann.“

Der Papst habe großen Respekt und ermutige die deutsche Politik und vor allem die Bundeskanzlerin, diesen Weg weiter zu gehen. Wichtig sei dem Papst dabei auch der Aspekt der europäischen Solidarität gewesen, berichtet Kretschmann.

Soziales und Umweltfragen verknüpft

Im Gespräch habe er deutlich merken können, wie sehr den Papst die aktuellen Fragen vor allem der Flüchtlingspolitik umtreibt. „Es ist ihm aber wichtig, dass man auch die Fluchtursachen bekämpft, so dass die Menschen eine Perspektive haben. Er war sehr angetan, wie Deutschland die Flüchtlingspolitik unter der Kanzlerin Merken angegangen ist.“

Abschließend habe er dem Papst aber auch noch ein Anliegen aus Deutschland mitgegeben, berichtete Kretschmann. In Baden Württemberg seien 40 Prozent der Ehen konfessionsverschieden, das habe er dem Papst berichtet, „die Frage der Ökumene ist ein sehr praktisches Anliegen in den Familien. Das sind nicht nur hoch theologische Fragen, wie weit man in der Ökumene kommt, sondern auch auf der praktischen Seite.“

Begleitet wurde Kretschmann von einer Delegation von Regierung und Parlament, der stellvertretende Ministerpräsident Thomas Strobel und Parlamentspräsidentin Muhterem Aras waren dabei. RV 2

 

 

 

Beschäftigung für Flüchtlinge. 100.000 Angebote zum Einsteigen

 

Gerade ist das Integrationsgesetz verabschiedet. Darin sind 100.000 zusätzliche

Arbeitsgelegenheiten für Flüchtlinge vereinbart. Das Kabinett hat die Bundesarbeitsministerin beauftragt, das Programm mit der Bundesagentur für Arbeit umzusetzen.

 

Das neue Arbeitsmarktprogramm ermöglicht Flüchtlingen, schon während des Asylverfahrens in Kontakt mit der deutschen Arbeitswelt und Gesellschaft zu kommen. Dafür sollen jährlich 100.000 zusätzliche Arbeitsgelegenheiten für Flüchtlinge entstehen. Die Zeit, bis über ihre Anerkennung entschieden

ist, wird somit sinnvoll genutzt.

Das Programm ist Teil des Integrationsgesetzes, für das der Bundesrat am 8. Juli grünes Licht gab. Flüchtlinge sollten schon "während der Zeit des Wartens etwas Vernünftiges tun können", hatte Bundesarbeitsministerin Andrea Nahles bei der ersten Lesung des Gesetzes am 3. Juni gesagt.

Dem Gemeinwohl dienen

Wertschätzung und Teilhabe der Schutzsuchenden werde auch dadurch erreicht, dass die Flüchtlingsintegrationsmaßnahmen (FIM) zum Gemeinwohl beitragen. So können die Flüchtlinge beispielsweise als Einkaufshilfe oder bei Freizeitaktivitäten in der Pflege sinnvoll unterstützen.

Möglich ist auch, dass sie in den Unterkünften mithelfen - etwa bei der Essensausgabe, in den Kleiderkammern oder bei der Reinigung.

"Es ist gut und wichtig, dass wir Geflüchteten die Chance geben, möglichst früh zu erleben, wie der Arbeitsalltag bei uns aussieht", betont die Bundesarbeitsministerin. "Vielerorts – das liegt im Wortsinn nah – helfen die Flüchtlinge in den Unterkünften in der Küche oder Wäscherei, beim Putzen

oder anderen Tätigkeiten. Wir setzen aber auch darauf, dass die Flüchtlinge rauskommen, dass sie unter deutschen Kollegen sind, die Arbeit hier kennenlernen. Das kann in der Stadtbücherei sein oder bei der Feuerwehr, wo sie sich mit um die Autos kümmern", so Nahles weiter.

Wie im Integrationsgesetz geregelt, erhalten die Teilnehmer für ihre Mehraufwendungen eine angemessene Entschädigung von 80 Cent pro Stunde. Entstehen ihnen darüber hinaus nachweisbare Kosten, zum Beispiel durch Fahrt oder Verpflegung, können diese zusätzlich erstattet werden.

Die FIM sind auf längstens sechs Monate und 30 Wochenstunden begrenzt. Zudem sind sie nachrangig zu weiterführenden Integrations-, Bildungs- oder Beschäftigungsangeboten für Flüchtlinge.

Bedingungen für die Teilnahme

Das Programm richtet sich an Leistungsberechtigte nach dem Asylbewerberleistungsgesetz, die nicht mit einer schnellen Entscheidung rechnen können. Teilnehmen können volljährige arbeitsfähige Leistungsberechtigte. Die Teilnahme ist nicht vorgesehen für Asylbewerber aus sicheren Herkunftsstaaten, vollziehbar ausreisepflichtige Ausländer einschließlich der Inhaber einer

aufenthaltsrechtlichen Duldung.

Integrationsmaßnahmen wie Arbeitsförderung, Sprach- oder Integrationskurs, die Aufnahme einer sozialversicherungspflichtigen Beschäftigung, Ausbildung oder eines Studiums haben Vorrang vor der Teilnahme an einer FIM. Bei einem Sprach- oder Integrationskurs ist eine Kombination beider Maßnahmen möglich. Vorrangig bleibt der Sprach- beziehungsweise Integrationskurs.

Programm läuft bis 2020

Das Programm soll ab dem 1. August 2016 starten und läuft bis zum 31. Dezember 2020. Der Bund stellt dafür jährlich 300 Millionen Euro bereit. Damit das Programm schnell und flächendeckend anlaufen kann, soll es von der Bundesagentur für Arbeit umgesetzt werden.

Flüchtlingsintegrationsmaßnahmen (FIM) stehen Asylbewerbern mit hoher Bleibewahrscheinlichkeit offen. Sie knüpfen an das bewährte Verfahren der bereits vorhandenen Arbeitsgelegenheiten nach § 5 Asylbewerberleistungsgesetz an. Mit Blick auf das Integrationspotenzial sollen die zusätzlichen

Arbeitsgelegenheiten für Flüchtlinge mehrheitlich außerhalb der Unterkünfte angesiedelt sein.

Arbeitsgelegenheiten begründen kein Arbeits- oder Beschäftigungsverhältnis im Sinne des Arbeitsrechts. Staatlich gefördert werden nur Arbeiten, die zusätzlich, wettbewerbsneutral und im öffentlichen Interesse sind. Pib 13.7.

 

 

 

Bundesagentur für Arbeit. Knapp 50 Prozent der Flüchtlinge arbeiten

 

Fast jeder zweite Flüchtling aus den wichtigsten Herkunftsländern geht einer Arbeit nach. Das geht aus einem Bericht der Bundesagentur für Arbeit hervor. Im August waren rund 350.000 Geflüchtete als arbeitssuchend gemeldet.

Von den erwerbsfähigen Flüchtlingen aus den acht wichtigsten nicht-europäischen Herkunftsländern steknapp die Hälfte einer sozialversicherungspflichtigen Arbeit nach. Die Arbeitslosenquote lag im Juni bei 52 Prozent, wie aus einem Bericht der Bundesagentur für Arbeit hervorgeht. Die Quote stieg im Vergleich zum Vorjahreszeitraum um mehr als zehn Prozentpunkte. Damals lag sie bei 41,5 Prozent. Bei den erfassten Ländern handelt es sich um Syrien, Afghanistan, Irak, Eritrea, Iran, Nigeria, Pakistan und Somalia.

Aktuell sind dem Bericht zufolge 170.000 Menschen aus diesen Ländern arbeitslos, der Großteil (153.000) davon Flüchtlinge. 116.000 sind bereits als Flüchtlinge anerkannt, eine sogenannte Aufenthaltsgestattung haben demnach 34.000 Personen.

Der extreme Anstieg arbeitsloser Personen aus den außereuropäischen Fluchtländern wird deutlich, wenn man die jährlichen Daten vergleicht. Im August 2011 zählte die Bundesagentur 40.000 Arbeitslose, zwei Jahre später waren es 49.000, 2015 81.000 und in diesem Jahr 170.000 Personen. Das entspricht einer Zunahme in den vergangenen fünf Jahren um 109 Prozent.

Überwiegend jünger als 35 Jahre

Im August waren insgesamt 346.000 geflüchtete Menschen bei der Bundesagentur für Arbeit als arbeitssuchend gemeldet. Sie sind der Bundesagentur für Arbeit zufolge überwiegend jünger als 35 Jahre. Für drei Fünftel von ihnen kämen nur Helfertätigkeiten infrage, weil sie häufig noch nicht gut genug deutsch sprechen, zu jung sind, um einen Beruf erlernt zu haben oder keinen anerkannten Berufsabschluss vorweisen können.

Noch wachse die Zahl der arbeitslosen Flüchtlinge schneller als die Zahl der Erwerbstätigen. „Die Integration von Geflüchteten in den deutschen Arbeitsmarkt braucht Zeit“, heißt es in dem Bericht. Von denjenigen, die einen Job gefunden haben, sei die Mehrzahl im Reinigungsgewerbe, der Lagerei und Logistik, als Köche, im Verkauf sowie im Büro und Sekretariat tätig. (epd/mig 2)

 

 

 

 

Arbeit ist der Schlüssel

 

Kommentar von Dr. Melanie Leonhard, Senatorin für Arbeit, Soziales, Familie und Integration der Freien und Hansestadt Hamburg

 

Beginnen wir mit einem Fallbeispiel: Herr G. ist Apotheker aus Syrien, 24 Jahre alt. Er hat in seinem Heimatland Pharmazie studiert. Er lebt seit Februar 2015 in Deutschland und hat bereits als Ehrenamtlicher in der Kleiderkammer und in einer Apotheke gearbeitet. Nach Beratung durch die Zentrale Anlaufstelle Anerkennung hat er bei der Gesundheitsbehörde einen Antrag auf Erteilung einer Approbation als Apotheker nach der Bund esapothekerordnung gestellt. Er möchte in Deutschland als Apotheker arbeiten. Die Prüfung seiner Unterlagen ist noch nicht abgeschlossen. Für die Anerkennung seiner syrischen Approbation benötigt Herr G. Kenntnisse der medizinischen Fachsprache. Deshalb wurde er im Rahmen des rechtskreisübergreifenden hamburgischen Vorhabens „W.I.R – work and integration for refugees“, das Hamburg gemeinsam mit den Partnern Arbeitsagentur und Jobcenter team.arbeit.hamburg durchführt, in ein Praktikum bei dem Pharmaunternehmen Beiersdorf vermittelt. Dieses parallel zum Deutschkurs stattfindende Praktikum wird ihn auf die Fachsprachprüfung vorbereiten. Nicht nur angesichts des demografischen Wandels und dem Ziel der Fachkräftesicherung setzte sich Hamburg schon vor der großen Flüchtlingsbewegung 2015 für die stetige Verbesserung einer zügigen Integration qualifizierter Fachkräfte in den Hamburger Arbeitsmarkt ein.

Im Juni 2012 trat das Hamburgische Gesetz über die Feststellung der Gleichwertigkeit ausländischer Berufsqualifikationen (HmbBQFG) in Kraft. Sowohl dieses als auch die Berufsqualifikationsanerkennungsgesetze des Bundes und der Länder setzen EURichtlinien über die Überprüfung und Anerkennung von Berufsqualifikationen um. Dieses Überprüfungsrecht gilt für alle – unabhängig von ihrer Staatsangehörigkeit. Die wesentliche Neuerung und der echte Gewinn des Hamburgischen Gesetzes liegen darin, dass jede und jeder mit ausländischer Berufsqualifikation ein Recht auf deren Überprüfung und ggfs. Anerkennung ihrer Gleichwertigkeit mit einem entsprechenden deutschen Beruf hat.

Dabei ist unerheblich, ob die Person aus der EU kommt oder nicht. Das neue Anerkennungsrecht beinhaltet dabei schon seit 2012 eine Möglichkeit, die uns heute, bei der großen Zahl von zu integrierenden Geflüchteten, enorm hilft: Auch wenn Ausbildungspapiere verloren oder unvollständig sind, kann eine Anerkennung durchgeführt werden. Das obige Fallbeispiel zeigt, dass die Wege in den Arbeitsmarkt auch für gut qualifizierte Flüchtlinge nicht einfach sind. Um diesen Weg zu erleichtern, braucht es neben dem bestehenden Regelsystem zwei Institutionen, die Hamburg mit der Zentralen Anlaufstelle Anerkennung seit 2012 und mit dem Vorhaben W.I.R seit Herbst 2015 vorhält. W.I.R berät Geflüchtete sowohl lebenslagenbezogen als auch beruflich – unter anderem auch anerkennungsrechtlich durch eine Präsenz der Zentralen Anlaufstelle Anerkennung im W.I.R-Standort. 20 Prozent der Geflüchteten, die bereits eine Beratung in W.I.R erhielten, besitzen eine formale Berufsqualifikation. Für diese Gruppe berät die Zentrale Anlaufstelle Anerkennung über geeignete Gleichwertigkeitsverfahren der zuständigen Behörden bzw. über noch notwendige Weiterbildungsmaßnahmen.

Der angeschlossene W.I.R-Unternehmensservice als Zusammenschluss der Handelskammer und Handwerkskammer Hamburg, des Unternehmensverbands Nord, des gemeinsamen Arbeitgeberservices von Arbeitsagentur und Jobcenter sowie der Freien und Hansestadt Hamburg, vermittelt die Teilnehmenden frühzeitig in Praktika, Ausbildung, Arbeit oder Studium. Die Zusammenarbeit aller Akteure unter einem Dach und die damit erreichte Kompetenzbündelung sowie die kurzen Wege für die zu beratenden Menschen haben sich bereits bei der Jugendberufsagentur Hamburg bewährt. Dieses Erfolgsmodell, das eine rechtskreisübergreifende Kooperation zum Prinzip hat, war die Grundlage für W.I.R und ist insbesondere für jene Menschen, die noch fremd im Land sind und sich im deutschen Behördendschungel nicht auskennen, eine echte Hilfe.

Integration gelingt nicht mit dem bloßen Vorhandensein von Tisch und Bett, sondern durch einen frühen Zugang zum Spracherwerb, durch Kontakt mit den hier Geborenen, durch Qualifizierung und durch Arbeit. Gerade weil wir für die Arbeitsmarktintegration die Kompetenzen und Talente der zu uns geflüchteten Menschen erfassen müssen, brauchen wir effiziente und zugleich möglichst bürokratiearme Verfahren, die die Arbeitsvermittlung durch Jobcenter und Arbeitsagentur unterstützen. Mit W.I.R hat Hamburg ein solches Verfahren geschaffen.  Forum Migration, September 2016

 

 

 

 

Demografischer Wandel. Zuwanderung allein ist keine Lösung

 

Der demografische Wandel falle anders aus als lange vorhergesagt, so Innenminister de Maizière. Es würden mehr Kinder geboren, Fachkräfte fehlten lediglich in bestimmten Bereichen. Dagegen gehe es bei der Aufnahme von Flüchtlingen um humanitäre Hilfe - und nicht darum, "unsere demografischen

Probleme zu lösen".

 

Lange seien zu wenig Kinder geboren worden. Junge Paare hätten sich gegen Kinder entschieden, so Bundesinnenminister Thomas de Maizière mit Blick auf die demografische Entwicklung in Deutschland.

Die Bundesregierung habe mit zahlreichen Maßnahmen versucht, ein kinderfreundlicheres Klima zu schaffen, wie etwa mit dem Ausbau der Kinderbetreuung. Das sei aktive Demografiepolitik, betonte der Minister beim Demografiekongress in Berlin.

Integration gehört zur Demografiepolitik

Bei der Aufnahme von Flüchtlingen gehe es dagegen um Völkerrecht und humanitäre Hilfe. "Wir nehmen keine Flüchtlinge auf, um unsere demografischen Probleme zu lösen", sagte er. "Auf Krieg, Flucht und Vertreibung darf man keine Demografiepolitik aufbauen."

Wie sich Wachstum und Wohlstand im Land entwickelten, hänge davon ab, wie Integration gelinge. Somit sei Integrationspolitik auch Demografiepolitik. Aufenthaltsrecht, Unterbringung, Sprache, Wertevermittlung und Ausbildung seien entscheidend für eine erfolgreiche Integration. Wer sich darauf einlasse, habe alle Chancen in Deutschland.

Bei Prognosen künftiger Entwicklungen sollte eine größere Bandbreite an Zukunftsszenarien bedacht werden, mahnte de Maizière. Zurzeit falle der demografische Wandel anders aus als lange vorhergesagt. Es würden mehr Kinder geboren, der prognostizierte flächendeckende Fachkräftemangel sei noch nicht eingetreten. Fachkräfte fehlten lediglich in bestimmten Berufsbereichen. Im Zuge der hohen Zuwanderung sei im Jahr 2015 auch die Zuwanderung von EU-Ausländern gestiegen.

Die Politik müsse sich auf wechselnde Szenarien einstellen. Fakt sei jedoch: Zuwanderung könne nur langfristig und punktuell den demografischen Wandel abfedern. Wichtig sei jedoch die Frage: Wie wirkt sich der demografische Wandel auf die ganze Gesellschaft aus?

Zusammenhalt der Gesellschaft entscheidend

Entscheidend für Erfolg und Misserfolg der nächsten Jahrzehnte sei der Zusammenhalt der Gesellschaft. Bei allen Diskussionen und Streit um richtige Lösungen müsse man respektvoll miteinander umgehen, betonte de Maizière. Bei der Lösung anstehender Probleme stehe an erster Stelle stehe die Erfüllung von Aufgaben, nicht die Erfüllung von Standards. Dies gelte zum Beispiel für die Modernisierung der Verwaltung, wenn es darum gehe, auch in ländlichen Räumen die notwendigen Dienstleistungen anzubieten.

Zentrale Herausforderung für den Wohnungsbau

Für Bundesbauministerin Barbara Hendricks ist der demografische Wandel eine zentrale Herausforderung für den Wohnungsbau. Neubau, aber auch Aufstockung und Verdichtung von Bestand müsse man vorantreiben.

Der altersgerechte Umbau müsse weiterhin gefördert werden. Ein Schwerpunkt müsse auch die soziale Stadtentwicklung sein. Gerade habe die Bundesregierung die ressortübergreifende Strategie Soziale Stadt verabschiedet. Damit würden die zahlreichen Maßnahmen und Programme der Bundesregierung gebündelt, der "Programmitis" werde so ein Ende gesetzt. pib 1

 

 

 

Studie. Migranten-Unternehmer schaffen immer mehr Jobs

 

Unternehmer mit Migrationshintergrund sind einer Studie zufolge wachsender Jobmotor in Deutschland. Zwischen 2005 und 2014 konnten sie die Zahl der Arbeitsplätze um mehr als ein Drittel von 947 000 auf 1,3 Millionen Stellen steigern.

Unternehmen von Zuwanderern haben laut einer Studie in Deutschland mehr als eine Million Arbeitsplätze geschaffen. Zwischen 2005 und 2014 habe sich die Zahl der Jobs in Migrantenfirmen von 947.000 auf 1,3 Millionen erhöht, heißt es in Untersuchung, die die Bertelsmann Stiftung am Donnerstag in Gütersloh vorstellte. Das sei ein Anstieg von 36 Prozent. Zugleich habe sich auch die Zahl der selbstständigen Unternehmer mit Migrationshintergrund von 567.000 im Jahr 2005 auf 709.000 im Jahr 2014 um ein Viertel erhöht.

Unternehmer mit ausländischen Wurzeln seien ein Jobmotor für Deutschland, sagte der Vorstandsvorsitzende der Bertelsmann Stiftung, Aart De Geus. Zuwanderer arbeiteten nicht nur als Selbstständige, sondern schafften auch Arbeitsplätze. Die Autoren der Studie mahnten jedoch eine bessere Zusammenarbeit von Staat und Wirtschaft an: Migrantenunternehmen müsse mit gezielter Unterstützung der Start in eine erfolgreiche Selbstständigkeit ermöglicht werden.

Handel und Gastronomie stark rückläufig

Fast die Hälfte der Selbstständigen mit Migrationshintergrund (48 Prozent) arbeiteten mittlerweile im Dienstleistungsbereich außerhalb von Handel und Gastronomie. Der Anteil von Selbstständigen im Handel und Gastgewerbe ging laut Studie innerhalb von zehn Jahren um zehn Prozentpunkte auf 28 Prozent zurück. Im gleichen Zeitraum stieg demnach der Anteil im produzierenden Gewerbe. Jeder fünfte Selbstständige mit Migrationshintergrund sei im Bau- oder verarbeitenden Gewerbe tätig.

Spitzenreiter bei Arbeitsplätzen von Migrantenunternehmen ist Nordrhein-Westfalen mit 300.000, wie die Untersuchung weiter ergab. Danach folgen Bayern, Baden-Württemberg und Hessen. In Nordrhein-Westfalen stieg allerdings die Zahl dieser Jobs innerhalb von zehn Jahren lediglich um 4.000 an. In Baden-Württemberg nahmen die Stellen in Migrantenfirmen zwischen 2005 und 2014 um 145.000 zu, in Hessen um 81.000 und in Bayern um 113.000.

Hohe Qualifizierung = hohe Selbständigequote

Die Studie zeige auch den Stellenwert von Bildung, hieß es. Je höher qualifiziert die Migranten seien, desto höher sei im Land in der Regel die Selbständigequote.

Für die Studie im Auftrag der Stiftung wurden unter anderem Daten des Mikrozensus zwischen den Jahren 2005 und 2014 verwendet. Die Studie „Migrantenunternehmen in Deutschland zwischen 2005 und 2014 – Ausmaß, ökonomische Bedeutung und Einflussfaktoren auf Ebene der Bundesländer“ wurde von der Prognos AG erstellt. (epd/mig 12.8.)

 

 

 

 

Erstes Verzeichnis der fremdsprachigen Zeitungen und Zeitschriften in Deutschland

 

In Deutschland erscheinen rund 2.000 nicht-deutschsprachige Zeitungen, Zeitschriften und Mitteilungsblätter. Die meisten davon werden auf Englisch, Russisch, Türkisch, Polnisch und Italienisch veröffentlicht. Das Angebot reicht vom "Arab Forum" über die "German Times" und "Russkaja Germanija" bis hin zur jüdischen Zeitung "Zukunft".

 

Die Internationale Medienhilfe (IMH) hat als Verband für interkulturelle Medien das erste Verzeichnis dieser fremdsprachigen Periodika veröffentlicht.

 

Der Normalpreis für dieses einzigartige Nachschlagewerk liegt momentan bei 18,50 Euro. Ihnen würden wir dieses Buch heute jedoch ausnahmsweise für nur 8,50 Euro (+ MwSt.) anbieten.

 

Bei Interesse reicht eine Email mit Ihrer Postadresse an verlag@imh-service.de. Das Verzeichnis kommt dann samt Rechnung direkt zu Ihnen.

 

Titel: Fremdsprachige Publikationen in Deutschland. Verlag: IMH-Verlag

Seitenzahl: 132. ISBN: 978-3-9815158-0-0

Inhalt: erstes Verzeichnis von Adressen und weiteren Informationen zu allen bedeutenden fremdsprachigen Zeitungen, Zeitschriften, Mitteilungsblättern und Jahrbüchern in Deutschland (z.B. Publikationen für Einwanderer, Touristen, Sprachschüler, Geschäftsleute, Wissenschaftler in Englisch, Russisch, Türkisch, Französisch, Italienisch, Polnisch, Spanisch, Vietnamesich ...).

Medium-magazin: "Die IMH wurde von engagierten Medienleuten ins Leben gerufen. Es ist das einzige weltweite Mediennetzwerk, dessen Sitz sich in Deutschland befindet." Imh

 

 

 

Europa-Union trauert um ihren Ehrenpräsidenten Walter Scheel

 

Am 24. August verstarb der frühere Bundespräsident und deutsche Außenminister Walter Scheel im Alter von 97 Jahren. Der Einsatz für ein geeintes, freies und demokratisches Europa zog sich wie ein roter Faden durch sein politisches Leben. In den ersten Jahren als Bundestagsabgeordneter gehörte Scheel auch der Gemeinsamen Versammlung der Europäischen Gemeinschaft für Kohle und Stahl und dem Europaparlament an. Später arbeitete er als Bundesminister für wirtschaftliche Zusammenarbeit, Außenminister und Bundespräsident an der Einigung Europas mit. 1980 bis 1989 stand Scheel an der Spitze der Europa-Union, deren Ehrenpräsident er bis zu seinem Tod war. Von 1980 bis 1985 war er zudem Präsident des Deutschen Rats der Europäischen Bewegung. Seine Amtszeit bei der Europa-Union fiel in eine Zeit, in der nach der sogenannten „Eurosklerose“ die europäische Einigung wieder an Fahrt aufnahm und viele Forderungen der Europäischen Föderalisten politisch auf den Weg gebracht wurden.

 

Das Schengener Abkommen leitete den schrittweisen Abbau von Grenzkontrollen in Europa ein. Auch die Einheitliche Europäische Akte wurde von der Europa-Union begrüßt, wenn der Verband sich auch weitreichendere Reformen und einen ambitionierteren Zeitplan gewünscht hätte. „Der europäische Einigungsprozess muss weitergehen und er muss schneller vorangehen“, bekräftigte Walter Scheel daher beim Kongress der Europa-Union 1987 in Eutin.

 

Im Blick hatte er besonders die von den Europäischen Föderalisten seit langem geforderte Schaffung der Europäischen Union. Konkret forderte Scheel in seiner Eutiner Rede „die Übertragung der Kompetenzen in der Außen- und Sicherheitspolitik auf die Europäische Union und die Realisierung der Wirtschafts- und Währungsunion; die Schaffung eines europäischen Entscheidungs- und Handlungszentrums, das dem Europäischen Parlament verantwortlich ist; die gemeinsame Beschlussfassung von Europäischem Parlament und Ministerrat bei der Gesetzgebung“ sowie „Mehrheitsentscheidungen im Ministerrat als Regelfall“.

 

Am 1. November 1993 wurde die Europäische Union Realität. Für die Vollendung der Wirtschafts- und Währungsunion und die Weiterentwicklung der europäischen Außen- und Sicherheitspolitik setzt sich die Europa-Union gemeinsam mit ihrem Jugendverband JEF und ihrem Dachverband, der Union Europäischer Föderalisten, heute nach wie vor ein. EUD 25

 

 

 

 

Nordrhein-Westfalen. Erstes jüdisches Gymnasium eröffnet

 

Das erste jüdische Gymnasium in Nordrhein-Westfalen hat mit 35 Schülern den Betrieb aufgenommen. Es richtet sich auch an Schüler anderer Glaubensrichtungen. Die jüdische Gemeinde in Düsseldorf hat etwa 7.000 Mitglieder.

In Düsseldorf hat am Mittwoch das erste jüdische Gymnasium in Nordrhein-Westfalen den Unterricht aufgenommen. „Diese Eröffnung ist von historischer Bedeutung für NRW“, sagte Schulministerin Sylvia Löhrmann (Grüne). „Jüdisches Leben findet heute in der Mitte unserer Gesellschaft statt.“ Nach dem Berliner Moses-Mendelssohn-Gymnasium ist die Schule in Düsseldorf das zweite jüdische Gymnasium in Deutschland.

Schulträger des „Albert-Einstein-Gymnasiums“ ist die Jüdische Gemeinde Düsseldorf. Die Schule startet zunächst mit zwei Klassen und 35 Schülern den Betrieb in den Übergangsräumen im Stadtteil Rath. Sie richtet sich nicht nur an Schüler jüdischen Glaubens, sondern steht auch Kindern anderer Glaubensrichtungen offen. „Damit ist sie sowohl Ort des Lernens als auch Stätte der Begegnung und des Miteinanders“, betonte Löhrmann.

Die jüdische Gemeinde in Düsseldorf hat etwa 7.000 Mitglieder und ist die drittgrößte jüdische Gemeinde in Deutschland. Bislang unterhält sie als Bildungseinrichtungen schon eine Kindertagesstätte, eine Grundschule und eine Religionsschule. Zum Vergleich: In Nordrhein-Westfalen leben Schätzungen zufolge etwa 1,5 Millionen Muslime, jeder achte Schüler ist muslimisch.

(epd/mig 24)

 

 

 

NRW. Mit der Bezirksregierung Münster auf dem Weg zur interkulturellen Öffnung

 

Bezirksregierung Münster schließt sich der Partnerinitiative „Vielfalt verbindet. Interkulturelle Öffnung als Erfolgsfaktor“ an

 

Integrationsstaatssekretär Thorsten Klute hat mit dem Regierungspräsidenten der Bezirksregierung Münster, Prof. Dr. Reinhard Klenke, in Münster die Vereinbarung zur Partnerinitiative des Landes „Vielfalt verbindet. Interkulturelle Öffnung als Erfolgsfaktor“ unterzeichnet. Mit dabei waren auch Regierungsvizepräsidentin Dorothee Feller, der Integrationsbeauftragte der Behörde, Stephan Bruns, sowie Dezernent Dr. Markus Söbbecke aus dem Personaldezernat, die für die Bezirksregierung maßgeblich am Entstehen der Vereinbarung mitgewirkt haben.

 

„Damit schließt sich die Bezirksregierung Münster den Zielen der Vereinbarung an, in ihrem Bereich passgenaue Maßnahmen zur interkulturellen Öffnung umzusetzen“, sagte Staatssekretär Klute.

 

Die Bezirksregierung Münster mit 1200 Beschäftigten ist die Vertretung der Landesregierung im Regierungsbezirk Münster. Die staatliche Mittelinstanz zwischen Landesregierung und den Oberbürgermeistern und Landräten hat sich als unverzichtbar erwiesen. Die Bündelung der wesentlichen Aufgabenstränge fast aller Landesministerien und die Integration von Fach- und Sonderbehörden macht die Bezirksregierung zu einer erfolgreichen Verwaltungsbehörde.

 

„Die Zahlen von Einwanderung und Flucht nach Deutschland sind weiterhin hoch. Die interkulturelle Öffnung muss daher noch stärker ins Blickfeld geraten“, erklärte der Staatssekretär anlässlich der Unterzeichnung.

„Die Bezirksregierung Münster hat schon viele Maßnahmen ergriffen, um die interkulturellen Kompetenzen in ihren Reihen zu stärken.“

 

Hierzu gehören z.B. die Fortsetzung des internen Behördenentwicklungskonzepts und die Ergänzung durch konkrete Maßnahmen zur Stärkung der interkulturellen Kompetenz der Beschäftigten.

 

Prof. Dr. Klenke ergänzte: „Schon seit einigen Jahren hat sich die Bezirksregierung Münster vor allem im Bereich Personalgewinnung interkulturell geöffnet. Für uns als moderne Behörde ist es selbstverständlich, dass wir diese gesamtgesellschaftliche Herausforderung annehmen. Dies ist eine große Chance, die man nutzen muss“.

 

Die Partnerinitiative ist ein zentrales Modul aus dem umfangreichen Maßnahmenkatalog der Landesinitiative „Mehr Migrantinnen und Migranten in den öffentlichen Dienst – Interkulturelle Öffnung der Landesverwaltung“. Deren Ziel ist es unter anderem, die interkulturelle Kompetenz zu fördern und die interkulturelle Öffnung landesweit voranzutreiben. „Mir ist wichtig, dass wir gemeinsam die Chancen von Zugewanderten in der Arbeitswelt stärken“, betonte Staatssekretär Klute.

 

Der Initiative des Landes haben sich bereits zahlreiche Partner angeschlossen. Dazu gehören die Kreisverwaltungen Soest und Lippe, die Stadt Duisburg und das Jobcenter Duisburg, die Stadt Gelsenkirchen und die Polizei Gelsenkirchen, die Stadt Solingen, die Städtekooperation Integration Interkommunal (mit 8 Ruhrgebietsstädten), die Bezirksregierungen Arnsberg und Düsseldorf, der Westdeutsche Rundfunk Köln, der Landesverband der Volkshochschulen NRW, das Multikulturelle Forum in Lünen, der Caritas Verband für den Kreis Unna, der Paritätische Wohlfahrtsverband in NRW, der Landessportbund, der Polizeipräsident und das Jobcenter aus Dortmund, der Landschaftsverband Rheinland, das Jobcenter StädteRegion Aachen und die Rheinbahn AG Düsseldorf. Nrw 25

 

 

 

 

Was ist neu? Neuregelungen zum August/September 2016

 

Verbraucher können schneller und einfacher als bisher zu einer anderen Bank wechseln. Fracking zur Förderung von Schiefergas bleibt in Deutschland bis mindestens 2021 verboten. Für E-Books gilt künftig die gesetzliche Buchpreisbindung. Diese und andere Neuregelungen gelten ab August/September

2016.

 

Verbraucherschutz

Anspruch auf Kontenwechselhilfe. Ab 18. September 2016 können Verbraucher schneller und einfacher als bisher zu einer anderen Bank wechseln und so kostengünstigere Alternativen nutzen. Das neue Institut muss die ein- und

ausgehenden Überweisungen und Lastschriften des alten Kontos übernehmen. Die bisherige Bank hat dazu dem neuen Institut und dem Kunden eine Liste der bestehenden Aufträge zu übermitteln. Das gilt auch bei Kontoeröffnungen im europäischen Ausland.

 

Energie

Energieeffizienz: Halogenlampen mit Reflektor verboten. Ab 1. September 2016 gehen 230-Volt-Halogenlampen mit gerichtetem Licht (Reflektor) vom Markt. Es

dürfen dann nur noch Halogen-12-Volt-Reflektoren in den Handel, die mindestens 4.000 Stunden Lebensdauer haben und im oberen Bereich der Energieeffizienzklasse C oder höher (B) liegen. Damit tritt die sechste Stufe der "Ökodesign-Richtlinie" der EU in Kraft, die besonders energieintensive

Glühlampen seit September 2009 schrittweise vom Markt nimmt.

 

Fracking in Deutschland bleibt verboten

Kommerzielles Fracking zur Förderung von Schiefergas bleibt in Deutschland bis mindestens 2021 verboten. In fünf Jahren entscheidet der Bundestag erneut. Erlaubt sind vier Probebohrungen zu wissenschaftlichen Zwecken, um Folgen für die Natur abschätzen zu können. Für Fracking zur Gewinnung von Erdöl und Erdgas ist eine verbindliche Umweltverträglichkeitsprüfung erforderlich. Das sehen Teile des Fracking-Regelungspakets vor, die am 6. und 12. August in Kraft

getreten sind.

 

Berufsausbildung

Acht neue Ausbildungsverordnungen für das neue Ausbildungsjahr

Vom Dachdecker bis zum Graveur - damit die duale Ausbildung immer auf aktuellem Stand ist, passt das Wirtschaftsministerium die Ausbildungsregeln kontinuierlich an. Gemeinsam mit den Sozialpartnern hat es acht Ausbildungsverordnungen überarbeitet, die zu Beginn des Ausbildungsjahres 2016 in Kraft treten.

 

Kultur

Preisbindung gilt auch für E-Books. Die gesetzliche Preisbindung ist ab 1. September 2016 auch für elektronische Bücher (E-Books) verbindlich. Sie gilt für alle Buchverkäufe in Deutschland, ist also vom Sitz des Händlers unabhängig. Das schützt Bücher auch in elektronischer Form als Kulturgut.

Mehr Schutz für Kulturgüter. Die Bundesregierung verfolgt beim Kulturgutschutz zwei Ziele: Den illegale Handel, vor allem mit Raubgut zu bekämpfen und national wertvolles Kulturgut besser vor der Abwanderung ins Ausland zu

schützen. Das neue Kulturgutschutzgesetz ist am 6. August 2016 in Kraft getreten. Pib

 

 

 

 

 

Bundeskanzlerin Merkel. Ich bin auch Kanzlerin der Deutsch-Türken

 

Angela Merkel hat sich zu den in Deutschland lebenden Menschen türkischer Abstammung bekannt. Sie sei auch „deren Bundeskanzlerin“. Im Gegenzug wünscht sie sich „mehr Engagement für unser Land“.

Bürger mit türkischen Wurzeln ermutigt, sich gesellschaftlich einzubringen. Gleichzeitig betonte Merkel am Sonntag im ARD-Sommerinterview, dass sie auch die Bundeskanzlerin der Deutsch-Türken sei. Dieses Bekenntnis sei wichtig – „und wenn das auch erwidert wird durch Engagement für unser Land und nicht durch das Hereintragen von Konflikten aus der Türkei nach Deutschland, dann ist das gut“, sagte die CDU-Vorsitzende in Berlin.

Ihre Flüchtlingspolitik verteidigte Merkel gegen Kritik aus der SPD. Mit dem Integrationsgesetz, Asylrechtsverschärfungen und der Bekämpfung von Schleppern habe die Regierung im vergangenen Jahr viel erreicht. Vize-Kanzler Sigmar Gabriel (SPD) hatte der Union vorgeworfen, dass sie in der Flüchtlingspolitik blockiere und Deutschland schon viel weiter sein könne.

Noch viel Arbeit in der Flüchtlingspolitik

Die Haltung einiger osteuropäischer Länder, die Aufnahme von muslimischen Flüchtlingen generell abzulehnen, kritisierte Merkel. Die Bundesregierung sei weiterhin darum bemüht, bei der Verteilung von Flüchtlingen eine gesamteuropäische Lösung zu finden. Trotz einiger Meinungsverschiedenheiten gebe es auf europäischer Ebene „eine sehr gemeinsame Herangehensweise und noch viel Arbeit“, sagte die Kanzlerin.

Dabei gehe es gerade um Partnerschaften mit afrikanischen Ländern. „In diesem Jahr ist Italien das Land, das die größte Aufgabe zu bewältigen hat mit den Flüchtlingen, die aus Libyen und zum Teil auch aus Ägypten kommen.“ Deshalb müsse sich die EU um afrikanische Staaten genauso kümmern wie um die Staaten im Nahen Osten, die so viele syrische Flüchtlinge aufgenommen hätten, forderte Merkel. (epd/mig 30)

 

 

 

Strategie Soziale Stadt. Integration gelingt im Kiez

 

Die Bundesregierung will den Zusammenhalt in den Städten und Gemeinden stärken und so einen Beitrag zur Integration leisten. Hierfür hat sie die ressortübergreifende Strategie "Nachbarschaften stärken, Miteinander im Quartier" beschlossen. Dadurch werden Fachwissen und Informationen für Akteure vor Ort transparenter.

 

Das Kabinett hat die von Bundesbauministerin Barbara Hendricks vorgelegte ressortübergreifende Strategie "Nachbarschaften stärken, Miteinander im Quartier" beschlossen. Damit gibt es erstmals eine abgestimmte Strategie aller Bundesressorts, die den Zusammenhalt in den Städten und Gemeinden

stärken soll.

Die Strategie soll benachteiligte Stadt- und Ortsteile effizienter und nachhaltiger als bislang unterstützen. Zudem soll sie verhindern, dass es zu starkem sozialen Gefälle und zu "Polarisierungstendenzen" kommt. Damit leistet die Strategie einen wertvollen Beitrag zur Integration.

Neben dem BMUB beteiligen sich das BMI, BMFSFJ, BMG, BMAS, BMVI, BMBF, BMWi, BMEL, das Bundeskanzleramt, die Beauftragte der Bundesregierung für Migration, Integration und Flüchtlinge und die Beauftragte der Bundesregierung für Kultur und Medien. Für die Umsetzung der Strategie sind zehn Millionen Euro pro Jahr vorgesehen. Damit sollen Modellprojekte des Bundes gefördert werden.

Fachwissen übersichtlicher und transparenter gemacht

Die Strategie Soziale Stadt listet zahlreichende – zumeist bereits existierende - Programme und Maßnahmen auf, die ihre Ziele unterstützen. Sie werden in zehn Handlungsfeldern (Bildung, Sprache, Arbeitsmarkt und Ausbildung, Verbraucherschutz, Gesundheit, Bürgerschaftliches Engagement und

Teilhabe, Kultur, Sport, Umwelt und Mobilität, Wohnen) unterteilt.

Unter dem Titel "Nachbarschaften stärken, Miteinander im Quartier" führt sie zahlreiche Programme und Maßnahmen der beteiligten Ressorts zusammen. So werden das Fachwissen und die Informationen der Ministerien für die handelnden Akteure in den Stadtquartieren übersichtlicher und transparenter.

Gemeinsames Engagement verbindet

In schwierigen Quartieren treffen unterschiedlichste Menschen aufeinander. Alleinerziehende treffen auf Geringqualifizierte, Migranten, Behinderte und Menschen aus sozialen Randgruppen, zunehmend auch auf Angehörige der Mittelschicht, Auszubildende, Studierende und Rentner.

Ihr Zusammenleben ist nicht immer konfliktfrei. Beispiele zeigen, dass oft bereits kleine Projekte große Wirkung entfalten können:

Am Mehringplatz in Berlin verbessern zahlreiche Bildungs- und Qualifizierungsangebote Chancen und Perspektiven von Jugendlichen und Erwachsenen. Kinder finden Lesepaten, Nachbarn helfen Nachbarn.

In Kiezkantine, Café MaDaMe und Kiezstube Mehringplatz treffen Menschen unterschiedlicher Nationen und Generationen aufeinander.

Im bayerischen Rosenheim gestalteten Bürger Spielplätze. Spielplatzpaten vermitteln bei Konflikten und informieren die zuständigen Ämter über beschädigte Geräte und verunreinigte Anlagen. 

Paten des Projektes "Besser leben in Offenbach" bepflanzten einen Grünstreifen an der Krafftstraße.

Seitdem ersetzen Sträucher und Rollrasen eine ehemalige Hundetoilette.

Für 2017 bis 2020 sieht die Haushaltsplanung zusätzlich insgesamt 300 Millionen Euro jährlich vor.

Die Gelder aus dem BMUB-Haushalt sollen über den "Investitionspakt Soziale Integration im Quartier" schwerpunktmäßig der sozialen Infrastruktur in Stadtteilen mit besonderen Integrationsanforderungen (200 Millionen Euro pro Jahr) zugutekommen.

Investitionspakt soziale Integration im Quartier

"Ob Integration und gesellschaftlicher Zusammenhalt gelingt, entscheidet sich vor allen in den Stadtteilen", sagte Bauministerin Hendricks im Juni, als sie Eckpunkte der Strategie vorstellte.

Die Mittel aus dem Investitionspakt soziale Integration im Quartier sollten deshalb vor allem der sozialen Infrastruktur vor Ort wie Kitas, Schulen und Stadtteilzentren zugutekommen.

Dieses Geld soll vor allem in den Ausbau und die Verbesserung der Bildungseinrichtungen in Deutschland investiert werden. Mit den Mitteln des Paktes werden Aus- und Neubau sozialer Infrastrukturen wie Kitas, Schulen, Gemeinschaftseinrichtungen, und Bürgertreffs zu Orten der Integration, zu sozialen Ankerpunkten im Quartier gefördert. Ziel ist die gesellschaftliche

Integration aller Bevölkerungsgruppen.

Ein Expertenbeirat Soziale Quartiersentwicklung wird den Austausch zwischen dem BMUB und den Ministerien fördern. Einmal pro Legislaturperiode soll er dem Kabinett über die Wirksamkeit der Strategie berichten.

Zusammenhalt stärken

"Wir wollen unsere Kitas und Schulen zu Herzkammern der Integration und des gesellschaftlichen Zusammenhalts ausbauen und ihre Verankerung im Stadtteil stärken", erklärte Hendricks. "Mit dem Ausbau von Stadtteilzentren und Bürgerhäusern, mit neuen Räumen für Vereinssitzungen und sozial

Engagierte wollen wir auch die vielen Ehrenamtlichen unterstützen, die sich für das Miteinander der Menschen in ihrem Stadtteil einsetzen."

Die sogenannten Integrationsmanager sind Ansprechpartner für Neubürger und Einheimische, für Vereine und Initiativen. Sie begleiten die Investitionen von Anfang an. Über den Pakt sollen besonders solche Projekte gefördert werden, die die Stadtteile insgesamt aufwerten und das Zusammenleben aller dort wohnenden Menschen verbessern.

"Mir ist wichtig, dass mein Investitionspakt für sozialen Zusammenhalt allen Menschen im Quartier zugutekommt", so Hendricks.

Weitere 50 Millionen Euro jährlich verstärken die Stadtentwicklungsprogramme Stadtumbau Ost und Stadtumbau West. Mit den restlichen 40 Millionen Euro wird das Programm Soziale Stadt von 150 Millionen auf 190 Millionen Euro angehoben. Pib 31

 

 

 

 

Migrantinnen schaffen zwei Millionen Jobs

 

Etwa jeder 20. Erwerbstätige in Deutschland hat nach einer Studie der Bertelsmann-Stiftung durch Unternehmertum von Migrant_innen eine Arbeit. Rund 709.000 Selbstständige mit ausländischen Wurzeln haben demnach im Jahr 2014 zusätzlich zur eigenen Tätigkeit etwa 1,3 Millionen Menschen beschäftigt. Mit insgesamt zwei Millionen Erwerbstätigen leisteten Migrantenunternehmer_innen so einen steigenden Beitrag zur deutschen Wirtschaft: Im Jahr 2005 lag die Zahl noch bei 1,5 Millionen. Ihr Anteil an allen Erwerbstätigen sei bis 2014 von 4,1 auf 5,0 Prozent gestiegen.

Fast die Hälfte der Selbstständigen ist im Dienstleistungsbereich, außerhalb von Handel und Gastronomie tätig. Der Anteil von Handel und Gastgewerbe sank seit 2005 deutlich auf 28 Prozent. Der Anteil der Selbstständigen unter den erwerbstätigen Migrant_innen ist der Studie zufolge mit zehn Prozent ähnlich hoch wie in der Bevölkerung ohne Migrationshintergrund (elf Prozent). Unternehmer_innen ohne ausländische Wurzeln schaffen aber im Durchschnitt mehr Arbeitsplätze: Auf jeden Selbstständigen mit Migrationshintergrund kamen 2014 rund 1,8 zusätzliche Jobs, während es bei allen Selbstständigen ohne Zuwanderungsgeschichte rund 2,8 geschaffene Arbeitsplätze waren.

Herbert Brücker vom Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung sagte, dass Migrant_innen-Unternehmen eine wichtige Eintrittpforte in den Arbeitsmarkt seien: „Die meisten Flüchtlinge finden ihren ersten Job eben nicht bei einem deutschen Mittelständler und stehen, wie es gern in der Öffentlichkeit vermittelt wird, im Blaumann an der blank geputzten Fräsmaschine.“ Studien über Karrieren früherer Flüchtlinge zeigten, dass über 60 Prozent ihren ersten Job über Familie, Verwandte und Freunde gefunden hätten.

Studie der Bertelsmann-Stiftung: http://bit.ly/2aXMom0

Forum Migration, September 2016

 

 

 

 

Landesarbeitsgericht. Kündigung wegen Ausländerhetze im Internet wirksam

 

Wer sich im Internet ausländerfeindlich äußert, kann von seinem Arbeitgeber gekündigt werden. Das entschied das Landesarbeitsgericht Hamm. Ein Mann hatte einen Brand in einem Flüchtlingsheim mit den Worten kommentiert, er „hoffe das alle verbrennen…“

 

Die Kündigung eines Mannes wegen volksverhetzender Äußerungen im Internet ist jetzt wirksam. Der 48-jährige Bergmechaniker aus dem Ruhrgebiet, der von seinem Arbeitgeber RAG gekündigt wurde, habe seine Berufung zurückgenommen, erklärte das Landesarbeitsgericht Hamm am Dienstag. Damit sei das Berufungsverfahren beendet. Das Urteil zur Kündigung sei damit rechtskräftig. (Az.: 3 Sa 451/16)

Der Mann hatte auf seiner Facebook-Seite viele Beiträge zu den Themen Asyl- und Einwanderungspolitik sowie Flüchtlinge geteilt und mit Hetze kommentiert. Das Arbeitsgericht Herne hatte zuvor die außerordentliche Kündigung für wirksam gehalten und die Klage gegen die Kündigung abgewiesen.

„…hoffe das alle verbrennen…“

Der Mann soll beispielsweise auf der Facebook-Seite des Fernsehsender n-tv einen Beitrag über einen Brand in einer Thüringer Asylunterkunft im Oktober 2015 mit den Worten kommentiert, er „hoffe das alle verbrennen….die nicht gemeldet sind.“ Auf der Facebook-Seite des Fernsehsenders sei neben dem Kommentar ein Profilbild sowie der Profilname des Klägers erschienen, erklärte das Gericht. Sobald Besucher der Webseite mit der Maus über den Namen oder das Bild fuhren, öffnete sich in einem sogenannten Pop-up-Fenster die Profilseite des Klägers, an dessen oberster Stelle der Arbeitgeber genannt wurde.

Nachdem die Konzernrevision des Bergbaukonzerns RAG einen Hinweis auf die Kommentare des Klägers auf der Facebook-Seite des Fernsehsenders erhielt, kündigte sie den Angaben nach das Arbeitsverhältnis mit dem Kläger. Der Mann ging gegen die Kündigung mit formalen Einwänden vor. Zudem hatte er argumentiert, dass sein Kommentar inzwischen gelöscht worden sei. Auch habe er an dem Tag, an dem er den Kommentar ins Netz gestellt hat, seine letzte Acht-Stunden-Schicht vor der Kurzarbeit abgeleistet und am Abend mit mehreren Bekannten reichlich Alkohol getrunken. (epd/mig 1)