WEBGIORNALE  25  APRILE – 8 maggio   2016

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Italia-Ue. Migranti, la proposta di Roma e i dubbi di Berlino  1

2.       L’Italia alla Ue: replicare in Libia l’accordo siglato con la Turchia  1

3.       Ravaglia: le partenze di italiani dal nostro Paese sono aumentate del 50% negli ultimi dieci anni 2

4.       Al Comitato permanente sugli italiani nel mondo l'audizione del sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola  2

5.       Referendum. Il voto degli italiani all’estero  3

6.       Merkel nel campo profughi accolta dai fiori dei bambini 3

7.       Merkel in Turchia, accolta dallo striscione “Benvenuta nel Paese con più profughi”  4

8.       Immigrazione, da Berlino no agli eurobond. Renzi: "Se Merkel ha altre soluzioni lo dica"  4

9.       «No a proposta italiana sui migranti». Berlino boccia gli Eurobond di Renzi. 4

10.   Alcune delle prossime manifestazioni a Monaco di Baviera e dintorni 5

11.   Perchè promuovere l’insegnamento dell’italiano in Germania  6

12.   Presentato a Francoforte il progetto “Mice” della Campania  7

13.   I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia  7

14.   Presentata a Monaco di Baviera l’estate trentina  8

15.   "Calcio in festa" il 29 maggio a Berlino  8

16.   “Fantasie e Ghiribizzi nell’arte italiana” il 27 aprile all’Università di Stoccarda  9

17.   A Berlino una mostra sulla illustrazione per ragazzi: eccellenze italiane  9

18.   Referendum Trivelle. Di Biagio (AP): bassa partecipazione all’estero. Come migliorarla?  9

19.   In arrivo in Germania la moneta da 5 euro  9

20.   Obama: cosa mi piace di Angela, coraggiosa sui migranti e vera leader 9

21.   I bavaresi della Csu all’attacco: il successore di Draghi deve essere un tedesco  10

22.   Immigrazione e asilo al centro dell’incontro tra il ministro Alfano e il collega tedesco Thomas De Maiziere  10

23.   Usa 2016. 'Primarie farsa': gli establishment nel mirino  10

24.   La Svizzera e i suoi stranieri: il pragmatismo, prima di tutto  11

25.   Brexit, la débâcle di Cameron e i Panama Papers  12

26.   Crisi d’Italia  12

27.   71° anniversario della Liberazione. I valori del 25 aprile  12

28.   Renzi vince il primo round, ora incognita amministrative  13

29.   Esose cartelle esattoriali di Equitalia ai residenti all'estero. Come tutelarsi?  13

30.   Garavini (PD): “Senza UE il Regno Unito diventerebbe più povero”  13

31.   Europa e Islam. Italia, il jihadismo di terza generazione  14

32.   Presa di coscienza  14

33.   Giustizia, Renzi raffredda i toni. A Roma Berlusconi va avanti con Bertolaso  15

34.   Regeni e Marò: casi simili e distinti 15

35.   Anticipare l’età pensionabile anche per gli italiani emigrati e aumentare gli importi delle pensioni 15

36.   Caso Regeni. Il vicecancelliere Tedesco Gabriel: "Casi che preoccupano e spaventano"  16

37.   Mario Giro: “Cooperazione e corridoi umanitari, ora una risposta globale”  16

38.   Crepuscolo di legislatura  17

39.   “Il muro dell’Austria non fermerà i migranti”  17

40.   Di Pietro, Grillo, il Movimento 5 Stelle e gli “utili idioti giustizialisti”. 17

41.   Il Referendum Trivelle all’estero. Analisi e commento  18

42.   Il Senato approva in via definitiva la modifica della convenzione con la Svizzera in materia fiscale  18

43.   Discontinuità  19

44.   Difesa. Nuova politica di sicurezza cibernetica per l’Italia  19

45.   Staten Solar sceglie i moduli di Solar Frontier per 16 progetti nel settore agricolo  20

46.   Il 4 maggio  il presidente della Baviera Horst Seehofer incontra la Serracchiani 20

47.   Le certezze  20

48.   I 90 anni di Elisabetta: ecco tutti i poteri e i privilegi più bizzarri della Regina  20

49.   Le novità sul canone Rai. Slitta al 16 maggio la dichiarazione per l’esenzione  21

50.   Al lavoro la Commissione Diritti Civili, Politici e Partecipazione del Cgie  21

51.   Pubblicazioni. Mito e pregiudizio. La Sicilia tra l’inferno e il paradiso  21

 

 

1.       Ausstellung „60 Jahre Italienische Gastarbeiter in der Region Koblenz – Italiener an Rhein und Mosel 22

2.       Videobotschaft: Papst bittet Flüchtlinge um Entschuldigung  22

3.       Lasst sie gehen. Warum die Europäische Union vom Brexit profitieren würde  22

4.       Ex-Kanzler Kohl: „Lösung der Flüchtlingskrise liegt nicht in Europa“  23

5.       Personenkontrollen im gesamten Schengen-Raum kosten 53 bis 130 Euro pro Kopf 23

6.       Nach dem Referendum in den Niederlanden – es braucht mehr direkte Demokratie in Europa  23

7.       Reporter ohne Grenzen: Europas Pressefreiheit erodiert 24

8.       Chef vom Roten Kreuz: Lebensmittelkürzungen waren kein Auslöser der Fluchtwelle  24

9.       EU-Flüchtlingspolitik: „mehr Europa“ ist die bessere Lösung  24

10.   Österreich: Drei Viertel der Bevölkerung für Grenzsicherung und befristetes Asylrecht 25

11.   Im Rampenlicht. Erdogan zu dämonisieren, nützt ihm mehr als es ihm schadet. 25

12.   Jakob von Weizsäcker: „Die Kritik an Draghi soll nur von politischem Versagen ablenken“  26

13.   Niedrigzinspolitik: Weiterhin Traumkonditionen bei Baukrediten  26

14.   Europa-Union fordert einheitliche Europäische Flüchtlingspolitik  26

15.   Flüchtlinge-Arbeitsmarkt-Studie. Handlungsbedarf bei Anerkennung von Kompetenzen  27

16.   Bilanz von Naturkatastrophen seit 1900: acht Millionen Tote, sieben Billionen Dollar Schaden  27

17.   Hacker für das Gute. Wie Apps das Leben von Flüchtlingen einfacher machen  27

18.   Verfassungswidrig. Empörung über Anti-Islam-Kurs der AfD hält an  28

19.   Flüchtlinge: „Barrieren bringen gar nichts“  28

20.   Europa-Union: Plädoyer für Europäische Werte in Dresden  29

21.   Minister Schmeltzer: Große Solidarität – Migrantenorganisationen unterstützen Geflüchtete  29

22.   Staatskrise aus einem Paragraphen  29

23.   Sachsen. Fünf mutmaßliche Rechtsterroristen festgenommen  30

24.   Von Natur aus wirksam – Hevert-Nachhaltigkeitsbericht 2015weitere Medien  30

 

 

 

Italia-Ue. Migranti, la proposta di Roma e i dubbi di Berlino

 

Il Migration Compact - un nome non proprio beneaugurante, visti i timori e i contrasti sollevati dal più famoso Fiscal Compact - è un testo che contiene molte idee interessanti e in parte innovative.

 

La proposta italiana sull’immigrazione presentata informalmente al Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea è anche un bel segnale di un ritrovato attivismo del nostro paese su alcuni temi cruciali cui oggi l’Unione deve fare fronte.

 

Il contributo del governo Renzi

Segue altre importanti iniziative del governo Renzi, dal contributo italiano al Rapporto dei Cinque presidenti sul tema della governance economica fino alla più recente proposta del ministro Pier Carlo Padoan sulla strategia di crescita, lavoro e stabilità. Non vi è dubbio che oggi il tema che angustia di più il governo sia quello di una ripresa massiccia dei flussi dalla Libia e dai paesi limitrofi (l’Egitto?).

 

A marzo di quest’anno, gli sbarchi sulle nostre coste hanno toccato i 9600 arrivi contro i 2283 dello stesso mese del 2015, senza contare le tragedie del mare cui giornalmente assistiamo, da ultima quella di lunedì scorso, al largo della Libia. E il trend sembra non invertire la rotta. È quindi urgente riaffrontare l’intera questione ed è ciò che il nostro non-paper cerca di fare.

 

I punti del testo italiano

Tre sono gli assunti di base su cui si fonda il Migration Compact.

 

Il primo è che l’immigrazione non è solo un tema emergenziale ma strutturale, destinato quindi a durare negli anni. Va perciò affrontato con un’ottica di medio-lungo periodo. Esso riguarda in particolare l’Africa. È questa una sottolineatura molto importante, poiché fa comprendere che una volta usciti dall’emergenza provocata dalla guerra civile in Siria, la questione è destinata a concentrarsi quasi unicamente sul fronte africano e non certo su quello mediorientale. In questa prospettiva, più che di rifugiati si ritorna a parlare di immigrati spinti da motivazioni economiche, anche se i conflitti non mancano neppure in Africa.

 

Il secondo aspetto che riguarda l’immigrazione è la sua complessità: essa non si limita ai solo aspetti relativi al diritto di asilo o di ricollocazione, ma anche a questioni attinenti alle politiche di sviluppo e alla sicurezza. È quindi necessario agire sulla base del principio di coerenza, mettendo nello stesso basket le diverse iniziative, gli strumenti e le politiche dell’Ue, indirizzandole verso l’obiettivo centrale di una più efficace gestione dell’immigrazione.

 

Il terzo assunto è il riconoscimento della forte dimensione esterna della questione.

 

L’immigrazione è infatti parte sostanziale della politica estera e di sicurezza dell’Unione, poiché solo attraverso l’alleanza con i paesi terzi, di origine e transito dei flussi migratori, sarà possibile arrivare a risultati concreti e di lungo periodo. A tale proposito, si propone un profondo ripensamento dei vecchi accordi Ue/Acp e lo sviluppo di modelli di cooperazione come quello, forse in parte contestabile, con la Turchia o il Piano di Azione uscito dal Vertice della Valletta con l’Unione africana.

 

L’agile documento presentato dall’Italia propone quindi un Grand Bargain fra Unione europea e paesi terzi africani, e lo fa attraverso una serie di suggerimenti estremamente concreti sia sul versante degli strumenti che delle iniziative legislative da prendere da entrambe le parti.

 

Nodi problematici

Ed è proprio qui, come era prevedibile, che cominciano le vere difficoltà. Non vi è dubbio, infatti, che sarà molto difficile ottenere credibili misure di controllo dei confini interni da parte dei vari paesi africani, come pure sarà tutta in salita la strada per aiutarli a costituire degli uffici (delle specie di hot spot) sul loro territorio che riescano a valutare le richieste di emigrare. Come pure sarà una sfida convincere molti di loro a riprendersi gli emigrati che dovessero venire respinti dall’Unione.

 

Ma in verità i maggiori ostacoli si manifesteranno all’interno dell’Unione. Basta vedere come sono andate finora le proposte della Commissione sulle quote di ricollocazione o le decisioni di diversi governi europei, anche guidati da socialdemocratici come è il caso dell’Austria, di erigere barriere e fili spinati sui confini interni dell’Ue.

 

Idea Eurobond

Il documento italiano, da questo punto di vista, cerca di indicare una serie di strumenti innovativi che portino ad un consistente aumento delle risorse a disposizione. A parte il riordino degli strumenti finanziari esistenti per la politica di vicinato e per le associazioni, la novità principale della proposta consiste in due tipi di bond europei: uno destinato ad agire da moltiplicatore per investimenti direttamente in Africa (EU-Africa bond); l’altro per l’aiuto da destinare ai paesi membri dell’Unione europea nella gestione dell’immigrazione.

 

Come vi era da aspettarsi, appena è giunto alle orecchie tedesche il termine “bond” - debito collettivo dell’Ue - si sono immediatamente eretti i cavalli di frisia del governo, o almeno di alcuni suoi rappresentanti, volti a scoraggiare idee di questo tipo. In effetti il progetto di emettere bond europei troverà resistenze di tutti i tipi anche perché alla fine la decisone dovrà essere unanime a 28, e non solo per i paesi della zona euro.

 

Tuttavia, da qualche parte bisognerà pure cominciare e la proposta italiana ha l’indubbio merito di smuovere le acque torbide che soffocano una vera presa di coscienza del tema dell’immigrazione. Gli stessi tedeschi hanno controproposto una tassa sulla benzina, non si sa con quale fondamento. Ma in ogni caso, qualcosa si muove.

 

Mancano le alleanze

La proposta va quindi portata avanti con determinazione. Ma con chi? Qui, a nostro parere, si palesa invece la debolezza dell’iniziativa: non essere stata concordata a priori con alcuni nostri partner europei, a cominciare dai paesi del sud Europa, ma anche con alcuni fra i più aperti del nord dell’Unione. Magari valeva la pena tentare un primo approccio con la stessa Germania.

 

Insomma è mancato da parte italiana lo sforzo di creare a priori un fronte di paesi a sostegno della nostra proposta. Un Coalition building è la precondizione necessaria al successo delle proposte. Altrimenti il rischio è di lanciare una buona idea che poi, venendo solo da noi, rischia di essere tacciata di nascondere un conflitto di interessi. L’unico segnale buono fino ad oggi è la benevola attenzione dimostrata dalla Commissione. Ma, come ci dimostra l’esperienza recente, essa non è da sola sufficiente.

Gianni Bonvicini, vicepresidente vicario dello IAI. AffInt 20

 

 

 

 

L’Italia alla Ue: replicare in Libia l’accordo siglato con la Turchia

 

La proposta di Alfano ai ministri degli Interni. Via libera tedesco ma l’Olanda frena. Juncker scrive a Renzi: bene il piano migranti italiano. Giudizio sospeso sugli Eurobond - EMANUELE BONINI

 

LUSSEMBURGO - In Libia come nell’Egeo? L’Italia crede che sia possibile e la formula suggerita dal ministro dell’Interno Angelino Alfano è che «il modello dell’accordo con Ankara funziona e potrà essere replicato anche in Libia».  

 

Il governo vorrebbe utilizzare la medesima strategia di gestione dei flussi dei richiedenti asilo messa a punto tra l’Ue e il «sultano» Erdogan, creando così un altro Stato di transito in cui controllare i flussi. Un’idea di lungo periodo, appoggiata in principio dalla Germania e stoppata dai Paesi Bassi, presidenti di turno dell’Unione, sulla base di un sillogismo molto semplice secondo cui «la Libia non è la Turchia». 

 

PASSI AVANTI E DIVISIONI  

Ventotto ministri degli Interni si sono riuniti a Lussemburgo per affrontare il dramma delle migrazioni e le possibili strade per imbrigliarla, mostrando nuove divisioni nonostante i «passi avanti» che pure ci sono stati: la decisione di procedere speditamente alla creazione di una guardia costiera e di frontiera comune per il controllo dei confini esterni; l’adozione formale dello schema comune per il Pnr, il registro dei passeggeri aerei in chiave antiterrorismo. 

 

Il piano Alfano guarda più avanti. Il tedesco Thomas De Maizière dimostra di crederci e dice che quello alla base dell’accordo trovato con Ankara «è un metodo buono, possibile anche per altre rotte». È però perentorio il «nee» olandese. «I Paesi dall’altra parte del Mediterraneo non sono come la Turchia, e quindi non possiamo limitarci a copiare il modello e l’accordo» con Ankara, è stata la replica del ministro per l’Immigrazione Orange, Klaas Dijkhoff. 

 

Col governo di Amsterdam in carica dei lavori in Consiglio, il veto di Dijkhoff vuol dire che sino a giugno il caso sarà al massimo dibattuto. Il titolare del Viminale sa che operare con la Libia non è semplice e si potrà tradurre in pratica «quando ci saranno le condizioni». Il che implica un governo stabile a Tripoli, con il cambio di orientamenti della presidenza Ue che diventa requisito aggiuntivo. Non mancherà occasione per tornare sull’argomento. 

 

Oggi in Europa quando si parla di immigrazione e sicurezza «il punto cruciale è la Libia, diventato ormai il punto di priorità massima per tutta l’Ue», ha avvertito Alfano. La nuova rotta dei migranti potrebbe passare da lì. È vero che il Paese nordafricano non è la Turchia, non è membro Nato né candidato all’adesione comunitaria come lo è Ankara. Però «bisogna costruire una relazione solida con la Libia al fine di stoppare il traffico di essere umani». Proprio come avvenuto con la repubblica turca.  

 

LA «DIMENSIONE ESTERNA»  

Le premesse ci sono, le prime sponde pure. Le condivisioni tedesche e le preoccupazione francesi, unite all’impegno della Commissione Ue di lavorare alla dimensione esterna del fenomeno migratorio, sono per l’Italia un buon punto di partenza. C’è poi «la condivisione» del piano europeo per l’immigrazione avanzato dal governo Renzi, messa fra l’altro nero su bianco dal presidente della Commissione Juncker in una lettera a Renzi. 

Piace la soluzione «europea» alimentata da Roma, anche se nessuno - salvo l’Italia - vuole pronunciare la parola «eurobond». Non per il momento. LS 22

 

 

 

 

Ravaglia: le partenze di italiani dal nostro Paese sono aumentate del 50% negli ultimi dieci anni   

 

Roma - “Le partenze di italiani dal nostro Paese sono aumentate del 50% negli ultimi dieci anni. A differenza dei migranti del passato, chi parte oggi conosce molto più spesso di allora l’estero perché vi ha studiato, o semplicemente per turismo. Importante è il movimento di professionisti e ricercatori, ma numerosi sono oggi come allora coloro che si recano all’estero per cercarvi un futuro migliore senza possedere una specifica esperienza professionale”. A dirlo questo pomeriggio Cristina Ravaglia, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero intervenendo alla presentazione del volume Giovani italiani in Australia. Un “viaggio” da temporaneo a permanente promosso dalla Fondazione Migrantes. Per Ravaglia gli Uffici della rete diplomatico consolare italiana, insieme ai diversi organismi legati alla presenza di nostre comunità all’estero e anche attraverso il supporto dei mezzi informativi e informatici, “stanno da tempo adoperandosi per fornire informazioni sulle opportunità di lavoro, sulla normativa fiscale e su altri aspetti logistici dei Paesi di accoglienza per facilitarvi l’insediamento dei nuovi migranti”. L’Australia è una delle destinazioni extraeuropee di maggiore attrazione per i nostri migranti, molti dei quali “vi giungono – ha detto -  con il visto vacanze lavoro (più di trentamila negli ultimi tre anni). Alcuni di loro hanno incontrato  problemi anche gravi a seguito dei quali, grazie alla mobilitazione dei nostri Uffici diplomatico consolari e di vari attori della comunità italiana residente, le Autorità australiane sono state indotte a valutare la possibilità di adottare iniziative specifiche per la tutela dei nostri connazionali. E’ possibile che molti di loro resteranno in Australia dove acquisiranno probabilmente uno spazio speciale nel quadro della Comunità italiana nel Paese, tradizionalmente costituita dai migranti che vi si sono stabiliti in passato e dai loro figli, italo australiani a pieno titolo” MO 19

 

 

 

Al Comitato permanente sugli italiani nel mondo l'audizione del sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola

 

Al centro dell'incontro le politiche degli italiani all'estero, oggetto della delega di governo affidata al sottosegretario. Tra gli obiettivi richiamati, il miglioramento dei servizi consolari, anche alla luce di nuove esigenze emergenti con la nuova emigrazione, il reintegro dei fondi per i corsi di lingua e cultura, il potenziamento della promozione culturale, la riflessione sugli organismi di rappresentanza.

 

ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola ha illustrato ieri pomeriggio al Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema Paese della Camera dei Deputati i temi centrali e le priorità della delega di governo recentemente assegnatagli e concernente le politiche per gli italiani nel mondo. Un nuovo incarico salutato con favore a nome del Comitato – Amendola, prima di ricevere il mandato nell'esecutivo, era membro della Commissione Esteri entro la quale è incardinato l'organismo – dal presidente Fabio Porta, deputato eletto nella ripartizione America meridionale, che ha rimarcato la sensibilità politica e personale del sottosegretario ai contenuti del suo incarico.

Amendola ha svolto “un'introduzione ad ampio raggio” sulle questioni riguardanti i connazionali all'estero, richiamando in larga parte considerazioni già svolte nella relazione di Governo presentata all'apertura dei lavori dell'assemblea plenaria del Consiglio generale degli italiani all'estero il 22 marzo scorso (vedi anche http://comunicazioneinform.it/cgie-la-relazione-di-governo-illustrata-dal-sottosegretario-con-delega-agli-italiani-nel-mondo-vincenzo-amendola/) e rimarcando la sua volontà di stabilire con il Comitato una “interlocuzione continuativa e non limitata all'insediamento formale di oggi”.

Ha confermato come prioritaria l'attenzione al fenomeno della nuova emigrazione, un elemento che si inserisce all'interno di “un sistema Paese nel mondo” e di una “comunità italiana che ha vari livelli di stratificazione”, non solo dal punto di vista di differenti contesti sociali di accoglienza e integrazione ma anche generati da “passaggi storici” che comportano processi di trasformazione e di cambiamento “che ci devono interrogare”. L'obiettivo è quindi quello di cercare di tenere insieme l'emigrazione dai “caratteri storici consolidati” con le nuove mobilità, “figlie di una nuova cittadinanza europea o di un nuovo approccio alle cose del mondo”, in un ripensamento dei servizi all'utenza che guardi ad entrambe le realtà, fermo restando il quadro di risorse contingentate. Amendola parla quindi della necessità di “sviluppare ragionamenti di riforma”, a partire da queste nuove istanze, e nello stesso tempo di mantenere un “apparato” in linea con l'attuale profilo del “sistema Italia all'estero”, profilo che include comunità già radicate e nuovi flussi, e con l'importanza che riveste la nostra proiezione sul fronte internazionale. Sul primo fronte – segnala - si impone anche la necessità di sviluppare percorsi innovativi che favoriscano l'integrazione delle diverse componenti migratorie e la partecipazione politica delle nuove mobilità ad un sistema di rappresentanza che consenta il mantenimento di legami proficui con la terra di origine. Legame che occorre alimentare da subito, con iniziative capaci di intercettare questi nuovi flussi - il sottosegretario richiama a questo proposito esperienze già sperimentate con successo di sportelli informativi dedicati ai nuovi arrivi in Paesi come la Germania e l'Australia o come il progetto “Primo approdo” realizzato dal Consolato generale di Londra.

“Il nostro primo obiettivo è dunque il miglioramento dei servizi consolari – afferma il sottosegretario, ribadendo come tale impegno si focalizzi ora “sull'efficienza della spesa, in un quadro di limitatezza di risorse” e rilevando il ruolo svolto dai parlamentari in ultimo nel seguire l'iter parlamentare della legge di stabilità, un'attenzione necessaria a vigliare sulla quantità di risorse indispensabili e destinate ai singoli capitoli di spesa che compongono il ventaglio delle politiche rivolte ai connazionali all'estero.

Proprio per garantire l'efficienza dei servizi consolari, in concomitanza con il calo di risorse umane e finanziarie della rete, si è proceduto con l'investimento “su strumenti informatici e nuove modalità operative tese ad avvicinare il servizio al domicilio dell'utenza”: Amendola ricorda a questo proposito il sistema integrato di funzioni consolari, applicativo informatico che unifica le funzioni di anagrafe, stato civile, rilascio e rinnovo di documenti e contabilità attraverso il quale si è dato vita ad uno “sportello unico” che consente di snellire le procedure burocratiche o l'utilizzo del “funzionario itinerante” per la captazione dei dati biometrici necessari al rilascio del passaporto, una novità introdotta dal 2010 e di cui egli traccia un primo bilancio positivo quale “buona pratica accolta favorevolmente dai connazionali”. L'intenzione è quella di estendere e migliorare ulteriormente tali soluzioni innovative – tra le sperimentazioni in atto anche l'estensione della possibilità di captare le impronte digitali per i passaporti ai consoli onorari, con la messa a punto di un software che dovrebbe poi consentirne l'inoltro al console di prima categoria autorizzato al rilascio - intervenendo sulle criticità segnalate e con proposte che egli sollecita i parlamentari eletti all'estero a formulare, giovandosi del contatto diretto con le collettività e l'esperienza maturata sul territorio. Amendola rassicura sul fatto che non si procederà con la chiusura di nuove sedi consolari, ma invita i parlamentari a condividere proposte, suggerimenti o segnalazioni sullo sviluppo di un quadro innovativo di risposta all'utenza, un quadro che dovrà diventare sempre più generalizzato, “chiaro ed estensibile”.

Per quanto riguarda gli stanziamenti a singoli capitoli di spesa, il sottosegretario richiama quello di oltre 5 milioni di euro per l'assistenza diretta (il 22% in più rispetto alla cifra stanziata nel 2015), che consentiranno di rispondere alla “quasi totalità delle richieste pervenute alle nostra rete consolare – sottolinea Amendola, e i 450 mila euro per l'assistenza diretta, in lieve calo rispetto all'anno scorso ma che consentiranno comunque di beneficiare 40 enti, in una sostanziale conferma dunque di quanto fatto in passato. Sul fronte assistenza viene anche ribadita la preoccupazione e l'attenzione del Governo per la drammatica situazione del Venezuela, Paese in cui risiede una importante collettività italiana. L'interessamento dell'esecutivo proseguirà anche attraverso aggiornamenti costanti con il Comitato, mente è al momento al vaglio, di concerto con il ministero del Lavoro, la possibilità di intervenire almeno per salvaguardare il potere di acquisto delle pensioni italiane ivi erogate, adottando il cambio Simadi, orientamento già richiamato alla plenaria del Cgie.

Ribadito anche l'impegno per il ripristino dei fondi del capitolo di spesa dedicato ai corsi di lingua e cultura italiana, tagliato del 21% nell'ultima legge di stabilità e portato a 9,4 milioni di euro. L'intenzione “fattiva”, segnala Amendola, è quella di riportare le risorse almeno al livello dello scorso anno, “con i passaggi che sono dinnanzi all'attività legislativa”, mentre evidenzia l'impegno messa in campo per “mantenere se non aumentare” la presenza dei dirigenti scolastici all'estero, che assicurano il coordinamento delle attività di insegnamento dell'italiano, a fronte della progressiva riduzione del corpo docente inviato dall'Italia. Nel regolamento di riorganizzazione del Maeci richiamato dal sottosegretario e al vaglio ora del Parlamento, anche il passaggio delle competenze per l'insegnamento di lingua e cultura italiana dalla Direzione generale per gli Italiani all'estero e le Politiche migratorie alla Direzione generale per la Promozione del sistema Paese, “perchè crediamo che la promozione lingua, scuola e cultura sia una leva molto forte su cui insistere per la promozione dell'Italia nel mondo, trovando nuove risorse e strumenti che possano potenziarlo – auspica.

Sul fronte delle percezioni consolari egli segnala la stima del ricavato dell'imposta di 300 euro introdotta per le pratiche di riconoscimento della cittadinanza italiana, quantificata nel 2015 in circa 10 milioni di euro, solo in parte reinvestiti nella rete consolare; un reinvestimento che egli spera invece di accrescere contando sull'appoggio del Comitato e sulla sensibilità mostrata a più riprese rispetto a tale questione da parte dei parlamentari eletti all'estero.

In ultimo, la riforma degli organismi di rappresentanza dei connazionali residenti all'estero, all'ordine del giorno anche dopo la “riattivazione del Cgie” e l'invito rivolto in quella sede ai Comites recentemente eletti e oggi ribadito di “rafforzare la percezione di essi all'interno delle collettività”. “Credo molto nel rilancio della rappresentanza, ma poco in annunci che poi non si rivelano concreti – afferma il sottosegretario, ribadendo come sia possibile oggi aprire una nuova pagina, per giungere finalmente ad un “riforma organica” di Comites e Cgie. Non viene esclusa dunque la possibilità di una nuova assemblea plenaria del Cgie a breve, così come richiesto dai consiglieri poche settimana fa, purché essa avvenga “sulla base di una proposta organica di riforma degli organismi”, una proposta “che non parta dal ministero – puntualizza Amendola, – ma nasca della necessità di autoriforma avvertita dagli organismi stessi”.

Infine, un accenno alla partecipazione al referendum sulle trivellazioni da parte dei connazionali all'estero: un dato, quello del 19.73%, “in linea con difficoltà e pregi del nostro ordinamento – afferma Amendola, ammettendo i timori per la possibilità di “un tracollo ben peggiore”.

La disponibilità ad intraprendere un confronto costante con il Comitato formulata dal sottosegretario viene apprezzata dal presidente Porta, che condivide anche l'attenzione rivolta alla nuova emigrazione e ritiene sia necessario “sapere di poter contare sul Ministero e sul suo sottosegretario nell'interlocuzione con gli altri ministeri per tutte le questioni che ci riguardano”.

Su priorità e questioni aperte concorda anche Marco Fedi (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) che ritorna poi a lamentare la criticità dovuta alla suddivisione delle deleghe all'interno del ministero – in particolare quella tra politiche per gli italiani nel mondo e promozione culturale. Fedi ritiene inoltre necessario lavorare per “una rete consolare efficiente ed efficace” anche per non perdere il legame con i nuovi flussi e sollecita la stipula di nuove convenzioni con i Paesi che questi ultimi prediligono. Condivisa anche l'attenzione sul Venezuela e l'esigenza di una riforma della rappresentanza, da completare prima che si proceda ad un nuovo rinnovo degli organismi.

Dopo aver segnalato la “svolta” nello sguardo “di attenzione e di rilevanza politica” rivolto dal Governo ai connazionali all'estero, Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa) si sofferma in particolare sul tema delle risorse per i corsi di lingua e cultura italiana, rilevando come il reintegro dei fondi promesso debba avvenire al più presto per venire incontro alle difficoltà in cui si muovono gli enti gestori, le cui attività sono già in corso. Garavini segnala anche come nelle deleghe affidate al governo per la riforma della scuola si debbano considerare tutte le iniziative di promozione linguistica e culturale già messe in campo all'estero, in particolare l'offerta degli enti gestori, e non solo l'attività svolta dalle scuole italiane. Chiede inoltre l'attenzione del sottosegretario in merito alle difficoltà sorte per l'invio di supplenti in Spagna, determinate da alcuni aspetti della legislazione spagnola, e sottolinea i benefici che potrebbero derivare alla rete consolare dall'adozione di strumenti telematici ora introdotti nella pubblica amministrazione, come lo Spid, il nuovo sistema dell'identità digitale.

Su un ripensamento, specie in termini di risorse, del sistema di promozione di lingua e cultura italiana all'estero, “al di là di logiche corporative”, si sofferma Gianni Farina (Pd, ripartizione Europa), mentre ritiene che “il modo migliore per pensare alla riforma di Comites e Cgie sia consentire a questi organismi di funzionare ed esprimere così idee all'altezza della loro tradizione”. Assolutamente inadeguato, a suo avviso, il funzionamento della rete consolare all'estero, che viene messa alla prova oggi con le nuove mobilità: per Farina una maggiore efficacia potrebbe essere garantita da “pochi consolati generali e molte agenzie che svolgano un servizio di prossimità”, mentre si interroga sull'estensione dei compiti dei consoli onorari, prima considerati nello specifico per la loro funzione di mantenere rapporti con le istituzioni locali, e sul potenziamento di strumenti di informazione che potrebbero essere adottati a favore degli iscritti all'Aire.

Anche Renata Bueno (Misto, ripartizione America meridionale) segnala le criticità della rete consolare nel suo Paese di residenza, il Brasile, in particolare quelle del sistema di prenotazioni di appuntamenti online, che ad esempio per il Consolato di Curitiba sono già esauriti per l'intero 2016. Per la Bueno in questo caso non si tratta di “un problema di personale ma di sistema informatico”: “sono favorevole all'utilizzo della tecnologia - dice, - ma questa deve funzionare”. Rileva come in questa situazione sia sempre più difficile garantire ai residenti all'estero i diritti sanciti nella Costituzione italiana e chiede di sapere se siano già stati distribuiti e come i fondi aggiuntivi assegnati nella legge di stabilità per la rete consolare, che quantifica in circa 2 milioni di euro.

Francesco Monaco (Pd) chiede se esistano studi su numeri e caratteristiche della nuova emigrazione, se sia possibile immaginare un'agenzia informativa di servizio, possibilmente interattiva, per chi è iscritto all'Aire e una carta dei diritti e dei doveri degli italiani all'estero, mentre Fucsia Fitzgerald Nissoli (Cd-Des, ripartizione America settentrionale e centrale) condivide le considerazioni espresse da Laura Garavini sui fondi per i corsi di lingua e cultura italiana e chiede se potranno essere reintegrati entro giugno.

In sede di replica, Amendola segnala come una più approfondita conoscenza della nuova emigrazione italiana possa derivare anche da incontri svolti a latere di missioni istituzionali all'estero – a questo proposito segnala la sua presenza oggi a Tunisi ai festeggiamenti per i 60 anni del Corriere di Tunisi, giornale destinato alla collettività presente in loco – oppure dai progetti specificatamente destinati alla loro accoglienza che vanno ulteriormente estesi.

Per quanto riguarda i tempi del reintegro dei fondi per i corsi di lingua e cultura prospetta giugno o luglio, in sede di legge di assestamento, mentre assicura che seguirà con attenzione anche la questione dell'invio di supplenti in Spagna sopra richiamato. Infine, assicura il “lavoro di squadra”, seppur in presenza di una suddivisione delle deleghe e auspica una riflessione più approfondita sulle risorse da destinare alle promozione della lingua e cultura italiana all'estero, che consideri anche quanto avviene in altri importanti Paesi europei.

Viviana Pansa, Inform

 

 

 

 

Referendum. Il voto degli italiani all’estero

 

Hanno partecipato alla consultazione il 19,73 % dei connazionali aventi diritto. La maggiore percentuale dei votanti si è registrata nella ripartizione America Meridionale (21,56 %) e nella ripartizione Europa (19,30 %). Oltre 66.000 le schede nulle

 

ROMA – Nonostante il referendum sulle trivelle, in mancanza del quorum necessario, non avrà alcuna ricaduta sulla società italiana abbiamo cercato di approfondire l’apporto elettorale dato alla consultazione dai nostri connazionali all’estero. Secondo i dati del ministero dell’Interno dei 3.951.455 italiani  all’estero aventi diritto risultano aver votato 779.848 connazionali pari al 19,73 % del totale. I sì sono stati 511.846 (73,18 %), i no hanno invece raggiunto quota  187.635 (26,82 %). Da registrare anche le 13.297 schede bianche (1,70 %); 66.716 schede nulle (8,55 %) e 354 (0,04) schede contestate e non assegnate.

Per quanto riguarda il dato disaggregato la maggiore percentuale dei votanti si è registrata nella ripartizione America Meridionale (21,56 %) dove hanno espresso il loro voto 272.806 connazionali su 1.265.133 elettori. In questa ripartizione vi sono stati  176.106 sì, pari al 73,26 %, e 64.295 No (26,74 %). Da segnalare anche le 5.599 schede bianche (2,05 %), le 26.521 schede nulle (9,72 %) e le 285 (0,10 %) schede contestate e non assegnate. A seguire per numero di votanti troviamo la ripartizione Europa  con 405.860 suffragi (19,30 %) su un totale di 2.102.788 elettori. In questo ambito i sì sono stati  273.316 (73,92 %) e i no 96.451(26,08 %). Anche nella ripartizione Europa numerose schede nulle 29.885 (7,36 %), varie schede bianche 6.139 (1,51 % ), e una certa quota di schede contestate e non assegnate 69 (0,01 %). 

Al terzo posto per quantità di votanti abbiamo la ripartizione America settentrionale e centrale con 66.021 voti (17,83 %) su 370.280 elettori. In questa ripartizione risultano 40.682  sì (69,89 %) e 17.526 no (30,11 %). 759 (1,14 %) le schede bianche , 7.054 (10,68 %) schede nulle e nessuna scheda contestata e non assegnata. Da segnalare infine i dati della ripartizione Africa Asia Oceania Antartide dove hanno scelto di votare 35.161 (16,48 %) connazionali su 213.254 elettori. Anche in questo ambito i si hanno raggiunto una maggioranza schiacciante, 21.742 voti pari al 69,90 %, rispetto ai 9.363 no (30,10 %). A questi voti vanno aggiunte le 800 schede bianche (2,27 %) e le 3.256 schede nulle (9,26 %). Nessuna scheda contestata e non assegnata.      

Ricordiamo inoltre che 193 tra ambasciate e consolati operativi nel mondo hanno assicurato già da febbraio lo svolgimento di tutti gli adempimenti necessari per l’esercizio del diritto di voto per corrispondenza da parte dei circa 4 milioni di elettori italiani residenti all’estero, nonché dei 3.337 cittadini temporaneamente all’estero che da queste consultazioni hanno potuto, per la prima volta, votare per corrispondenza. Il voto è stato assicurato in 248 tra Stati e territori esteri in cui si trovavano elettori italiani. (Inform 18)

 

 

 

 

Merkel nel campo profughi accolta dai fiori dei bambini

 

La cancelliera tedesca A Gaziantep, in Turchia, dopo l’entrata in vigore dell’accordo – di Maria Serena Natale

 

Sono cinquemila i profughi del campo «Nizip 2» di Gazantiep, nel Sud-Est della Turchia al confine con la Siria in fiamme, 1.900 i bambini. Hanno aspettato ore vicino alle reti metalliche per vedere da vicino il volto dell’Europa. All’ingresso del campo, uno striscione con la scritta «Benvenuti in Turchia, il Paese che accoglie il più alto numero di rifugiati al mondo». I profughi siriani nel Paese sono circa 2,7 milioni.

La missione

La cancelliera tedesca Angela Merkel arriva con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il vice presidente della Commissione Frans Timmermans per monitorare la situazione a meno di un mese dall’entrata in vigore del controverso accordo Ankara-Bruxelles sull’immigrazione. Soprattutto, per ricucire lo strappo degli ultimi giorni tra Ue e Turchia, ormai legate a doppio filo nella gestione dell’emergenza.

Le critiche

Le organizzazioni per i diritti umani hanno criticato la visita per la scelta di un campo «facile» e richiamato il dramma delle decine di migliaia di siriani bloccati alla frontiera dal lato siriano, lì dove la stessa Turchia chiede alla coalizione internazionale un maggiore impegno contro i terroristi dello Stato islamico. Da settimane le associazioni accusano le autorità di rispedire richiedenti asilo in Siria: fatti sui quali l’Europa non può chiudere gli occhi, ora che condivide con Ankara l’impegno per frenare l’ondata migratoria.

L’accordo

L’intesa sui migranti prevede il rinvio dalla Grecia verso la Turchia degli irregolari e dei migranti economici che non hanno diritto a forme di protezione internazionale. Tra le misure concordate, anche l’accelerazione dei negoziati per l’adesione di Ankara alla Ue e, nel breve periodo, la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi in viaggio in Europa. In cambio, la Turchia deve conformarsi entro maggio a un pacchetto di 72 condizioni (garanzie su libertà fondamentali, diritti umani e tutela dei profughi), che per ora sono state rispettate solo per metà. Per di più, l’Europarlamento ha appena pubblicato un rapporto molto critico con Ankara. Per questo il presidente Recep Tayyip Erdogan e il premier Ahmet Davutoglu hanno messo in guardia Bruxelles: se la Ue non manterrà la parola, Ankara non si riterrà obbligata a rispettare gli impegni.

L’elogio di Obama, l’attacco di Orbán

In questo contesto s’inserisce la visita di Angela Merkel, che proprio oggi ha incassato l’elogio del presidente americano Barack Obama per «il coraggio» dimostrato indicando all’Europa la via della solidarietà — ma anche le critiche del premier ungherese Viktor Orbán: «Ci siamo piegati alla Turchia». È stata accolta da bambini in abiti tradizionali siriani, che le hanno offerto fiori. CdS 23

 

 

 

 

Merkel in Turchia, accolta dallo striscione “Benvenuta nel Paese con più profughi”

 

Visita al campo di Nizip 2 a ridosso della frontiera con la Siria, dove circa cinquemila persone vivono nei prefabbricati. Era accompagnata dal presidente del Consiglio Europeo Tusk e dal numero due della Commissione Timmermans

 

Angela Merkel è giunta oggi in aereo a Gaziantep, nell’Anatolia sud-orientale, per una delicata missione che ha l’obiettivo dichiarato di rilanciare il controverso accordo sui migranti raggiunto il 18 marzo scorso tra l’Unione Europea e Ankara, e di convincere quest’ultima a rispettare tutti gli impegni assunti. Accompagnata dal presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, e dal numero due della Commissione, Frans Timmermans, il cancelliere tedesco si è subito trasferita in pullman 45 chilometri più a est per visitare il campo di Nizip 2, alle porte dell’omonima località situata a ridosso della frontiera con la Siria, dove circa cinquemila persone vivono nei prefabbricati.  

 

Ad attenderla ha però trovato prima di tutto un enorme striscione dal tono polemico: «Benvenuti in Turchia, il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati al mondo». Quasi un promemoria dell’intenzione delle autorità turche di far pesare con l’Ue la pretesa insostituibilità del proprio ruolo nell’arginare la crisi migratoria che ha investito il Vecchio Continente, e minaccia di travolgerlo. 

 

Del resto, già l’accoglienza di circostanza riservata alla delegazione comunitaria dal premier Ahmet Davutoglu all’aeroporto di Gaziantep aveva lasciato poco spazio all’ottimismo. In vista della partenza Merkel aveva certo incassato l’elogio del presidente americano Barack Obama per il «coraggio» da lei dimostrato nell’affrontare l’emergenza, ma anche le nuove bordate del capofila degli scontenti tra i Ventotto, il primo ministro ungherese Viktor Orban, che l’ha accusata di essere stata la principale fautrice dell’intesa con Ankara, costringendo di fatto l’Unione a «consegnarsi alla Turchia» con «conseguenze impossibili da prevedere». 

 

Gli stessi risultati concreti ottenuti finora sono stati messi in discussione da più parti: in base alle cifre ufficiali nelle ultime 48 ore nelle isole greche sono approdati appena 53 migranti, un ventesimo rispetto alla media quotidiana di un migliaio risalente all’estate scorsa; ma l’Oim, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha avvertito che in realtà i numeri «ancora una volta sono in graduale rialzo». E Human Right Watch ha criticato la scelta di recarsi a Nizip 2: invece di «fare un giro in un campo sterilizzato», è stato il commento di Judith Sunderland, vice direttrice per l’Europa dell’ente umanitario americano, meglio sarebbe stato «andare nel centro di detenzione per chi è stato espulso illegalmente dalla Grecia».  

 

Quanto ad Amnesty International, ha sollecitato il cancelliere tedesco, Tusk e Timmermans a «non chiudere gli occhi davanti al catalogo di abusi cui i rifugiati debbono sottostare». Il programma prevede comunque un’ulteriore tappa a Gaziantep, con l’inaugurazione di una struttura di protezione per l’infanzia finanziata con fondi europei, per poi passare alla fase dei colloqui a porte chiuse con Davutoglu, cui seguirà una conferenza stampa congiunta che si annuncia fin d’ora potenzialmente irta di trabocchetti. LS 23

 

 

 

Immigrazione, da Berlino no agli eurobond. Renzi: "Se Merkel ha altre soluzioni lo dica"

 

Juncker "molto contento" del "migration compact" proposto dal premier, mentre la Germania invita a pensare ad "altre misure". Come la tassa sulla benzina avanzata dal ministro Schaeuble. Consiglio Ue dei ministri degli Esteri a Lussemburgo. Gentiloni: "Interesse per la nostra proposta. E sono altri gli eurobond che non piacciono ai tedeschi"

 

BRUXELLES - "L'Ue deve farsi carico del tema, noi abbiamo proposto gli eurobond, bene Juncker. Se la Merkel e i tedeschi hanno soluzioni diverse ce le dicano, non siamo affezionati a una soluzione. Ma sia chiaro che il problema lo deve risolvere l'Ue tutta insieme. L'Italia è tornata dalla parte di chi propone soluzioni non di chi urla". Così Matteo Renzi in un intervista al Tg1, che segue la buona accoglienza ricevuta in seno alla Commissione europea dalla proposta italiana sui migranti, ma anche il "no grazie" dalla Germania sulla misura degli eurobond per finanziare investimenti nelle infrastrutture dei Paesi africani di origine e transito dei migranti.

 

La mancanza del consenso tedesco complica evidentemente il passaggio comunitario del "migration compact", il pacchetto di misure proposto da Roma. Per il governo tedesco, non esiste "alcuna base per un finanziamento comune dei debiti per le spese sostenute dagli Stati membri per la migrazione" fa sapere il portavoce Steffen Seibert, ricordando che vi sono altri strumenti disponibili nel bilancio europeo. Il governo tedesco, assicura Seibert, "esaminerà in modo approfondito" le proposte di Renzi, ma la Germania resta "per una soluzione complessiva europea", che tenga in considerazione anche la rotta del Mediterraneo. "È importante che noi pensiamo anche ad altre misure". Tra "le altre misure", Berlino inserisce una sua proposta riguardante gli strumenti finanziari per affrontare la crisi dei migranti: una tassa sulla benzina, di cui il ministro tedesco delle Finanze "Wolfgang Schaeuble ha già discusso col presidente Jean Claude Juncker". riferiscono fonti Ue.

 

Il peso della posizione tedesca induce alla cautela anche la Commissione Ue sull'utilizzo degli eurobond. La portavoce Margaritis Schinas fa sapere che su quella precisa misura "sono state formulate anche altre proposte. Non posso dare, in questa fase, una posizione della Commissione Ue". Per contro, la stessa portavoce esprime come "il presidente della Commissione Jean Claude Juncker" sia "molto contento" del "migration compact" promosso dal premier italiano, "lavoreremo a stretto contatto con Matteo Renzi". Mentre il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk manifesta il suo apprezzamento per l'iniziativa italiana con un tweet.

In una lettera aperta indirizzata venerdì 15 aprile a Juncker e a Tusk, Renzi aveva formulato le sue richieste ai vertici dell'Unione. Tra i punti, un impegno finanziario forte a livello europeo per fronteggiare l'emergenza immigrazione; un impegno da concretizzarsi anche attraverso gli eurobond. Nella proposta vengono delineati i "migration bond", l'emissione di bond comuni per l'immigrazione.

 

I ministri degli Esteri dell'Unione si incontrano oggi in Lussemburgo per discutere di immigrazione, proprio nel giorno in cui si registra l'ennesima tragedia nel mar Mediterraneo: il Consiglio dell'Ue, presieduto dall'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune Federica Mogherini, è anche la prima occasione di discussione della proposta italiana per i 28 Stati membri. Facendo il punto dei lavori, Mogherini dichiara che le proposte italiane "nel Consiglio esteri sono state ben accolte. Molti elementi supportano lavori e attività che già facciamo. Pensiamo che costituisca un positivo contributo politico per mantenere il focus sul lavoro e aumentare l'impegno combinato di istituzioni e Stati membri".

 

Da Lussemburgo, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ritiene che "nei commenti (negativi) del portavoce della Cancelliera ci sia una sovrapposizione di due questioni diverse: gli eurobond in generale", a cui la Germania è sempre stata contraria, "e questa nuova proposta italiana che invece mi sembra sia guardata con attenzione dal governo tedesco". Parlando con la stampa a margine del Consiglio esteri dell'Ue, Gentiloni afferma di credere che la contrarietà tedesca "si riferisca a un altro tipo di eurobond, per essere sinceri".

 

Il titolare della Farnesina si è mostrato piuttosto soddisfatto di come si è svolta la discussione sulla proposta italiana durante il Consiglio e per le reazioni positive non solo della Commissione ma anche "di diversi Paesi attorno al tavolo dei ministri degli Esteri". "In generale - aggiunge Gentiloni - la discussione sottolinea l'importanza di considerare la rotta del Mediterraneo centrale come l'assoluta priorità, non perché sia in atto un'invasione, ma perché, dopo che si è riusciti a ridurre i flussi nella rotta balcanica, bisogna prevenire deviazioni di rotta in questa direzione". LR 18

 

 

 

 

 

«No a proposta italiana sui migranti». Berlino boccia gli Eurobond di Renzi.

Somalia: «200 dispersi in mare»

 

Un’altra strage di migranti: sarebbero affogati mentre cercavano di raggiungere l’Italia dall’Egitto. Una trentina quelli portati in salvo. Dal Consiglio Ue l’avallo alla proposta italiana. Ma c’è l’opposizione della Germania. Renzi: se Merkel ha altra soluzione lo dica

 

La commissione Europea dà il benvenuto alla proposta italiana sul ‘migration compact’. «Il presidente Juncker è molto contento che l’approccio europeo trovi forte sostegno» da parte dell’Italia «Lavoreremo a stretto contatto con Matteo Renzi per continuare a spingere per avere più Europa» fa sapere il portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas dal Lussemburgo, in occasione del Consiglio dei ministri degli Esteri. Un progetto, quello italiano, che propone di ridurre i flussi attraverso accordi con le nazioni di origine dei migranti, da finanziare con i bond Ue-Africa che permettano l’accesso agevolato di questi Paesi ai mercati finanziari.

Eurobond: il no della Germania

Ma c’è il no della Germania: «Il governo tedesco non vede alcuna base per un finanziamento comune dei debiti per le spese degli stati membri per la migrazione» fa sapere il portavoce del governo, che risponde proponendo una tassa sulla benzina come strumento finanziario per affrontare la crisi. «L’unico modo per aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle africane e non rischiare i viaggi della morte è aiutarli davvero a casa loro, facendo crescere nei loro paesi di origine delle possibilità di lavoro. Io credo che l’Europa debba farsi carico di questo problema. Noi abbiamo proposto gli Eurobond. Bene la risposta di Juncker. Se la Merkel e i tedeschi hanno soluzioni diverse, ce le dicano. Noi non siamo affezionati a uno strumento o all’altro - è il commento del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al Tg1 - però quello che deve essere chiaro è che questo problema lo deve risolvere l’Europa tutta insieme, e l’Italia finalmente è tornata, dalla parte di quelli che fanno proposte e trovano soluzioni, e non dalla parte di quelli che urlano».

La tragedia al largo dell’Egitto

Un confronto diplomatico serrato proprio nel giorno in cui nel Mediterraneo avrebbero trovato la morte altri 200 migranti. Tante sono le persone che risultano disperse nel Mar Mediterraneo, al largo delle coste egiziane. Si trovavano a bordo di quattro barconi malconci: secondo le testimonianze locali sarebbero affogati nel tentativo di raggiungere l’Italia. A darne notizia, parlando di 400 dispersi, è il Mail online, citando la Bbc Arabic che, a sua volta, riprende fonti locali. L’intervento immediato delle squadre di soccorso avrebbe permesso di portare in salvo una trentina di persone. Stando a quanto riferito dalla versione online del tabloid britannico, la gran parte dei migranti sarebbe di origine somala, ma ci sarebbero anche etiopi ed eritrei. Parla invece di 200 migranti annegati nel Mediterraneo il ministero dell’Informazione somalo. In precedenza il presidente, il premier e lo speaker del Parlamento somali avevano firmato un comunicato congiunto di condoglianze alla nazione per il naufragio in cui risultavano essere coinvolti 400 migranti, la maggior parte dei quali somali, «partiti dalla Libia verso l’Italia». La notizia del naufragio non ha trovato al momento altre conferme ufficiali.

Si muove l’Alto Commissariato dell’Onu

Il naufragio del barcone nelle acque al largo dell’Egitto non ha ancora confini delineati. L’ufficio del Cairo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) è in contatto con il governo egiziano per avere maggiori dettagli. Il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Ahmed Abu Zeid, ha precisato che «al momento non abbiamo informazioni. La salvaguardia delle coste e dei confini è di competenza del ministero della Difesa, con cui stiamo verificando». Avviati contatti anche con l’ambasciata a Roma.

 

«Necessità di pensare»: le parole di Sergio Mattarella

Sulla tragedia del mare interviene anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Di pensare oggi ce n’è veramente bisogno» dice Sergio Mattarella «Ce lo ricorda l’ennesima tragedia del Mediterraneo pare con centinaia di morti a un anno dalla tragedia in cui ne morirono 800. Pensare è necessario».

Triste anniversario, Mogherini «molto da fare»

Il nuovo viaggio della speranza (scheda) finito male, infatti, cade nel triste anniversario di un’altra tragedia del mare: esattamente un anno fa, il 18 aprile, la morte di circa 800 persone nel Canale di Sicilia, a 60 miglia dalla Libia. «Abbiamo fatto molto, ovviamente c’è molto che stiamo ancora pianificando e facendo» le parole di Federica Mogherini, alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea. Al via, proprio oggi, le operazioni di recupero del relitto del naufragio al largo della Libia: la nave incaricata dalla Marina Militare aggancerà e trasporterà il natante verso il porto di Augusta. Le operazioni dovrebbero concludersi entro la fine del mese di aprile.

L’invito di Gentiloni, «Non muri, ma sforzi comuni»

Il nuovo naufragio rappresenta per il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, una ragione in più «per dire all’Europa che in questo momento non deve innalzare muri, ma moltiplicare i propri sforzi». Parole che il responsabile della Farnesina pronuncia al suo arrivo in Lussemburgo e che sono un chiaro riferimento all’innalzamento di una barriera al Brennero, voluta dall’Austria, per fermare un eventuale flusso di migranti proveniente dall’Italia. «L’Italia non deve limitarsi a lasciar passare i rifugiati verso l’Europa centrale, altrimenti il problema peggiora» replica il capo della diplomazia austriaca Kurz e precisa: «Chiederò che si ponga fine al libero passaggio dei rifugiati».

Sei cadaveri su un gommone diretto in Italia

Altri sei cadaveri sono stati recuperati nella notte a bordo di un gommone semi-affondato, quasi completamente pieno d’acqua e con il motore fuori uso. L’operazione svolta dalla Guardia Costiera nel Canale di Sicilia a circa 20 miglia dalle coste libiche a nord di Zabratah, ha consentito di salvare 108 persone, tra cui cinque donne. Ma il bilancio potrebbe essere più grave: i naufraghi portati in salvo dalla nave Aquarius dell’Associazione SOS Mediterraneo raccontano che a bordo c’erano 130-140 persone provenienti da Gambia, Guinea Bissau, Guinea Conakry, Costa d’Avorio, Togo, Nigeria, Senegal, Mali, Sudan, Etiopia, Eritrea. Ci sarebbero, quindi, almeno una ventina di dispersi. CdS 18

 

 

 

 

Alcune delle prossime manifestazioni a Monaco di Baviera e dintorni

 

* lunedì 25 aprile, ore 18:00-19:30, c/o Bürgerhaus Neuburger Kasten, stanza 22, 2 piano (Fechtgasse 6, Ingolstadt) 2. Corso base di tedesco per Italiani

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de o passare nell'ufficio di Spazio Italia (Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano)

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* lunedì 25 aprile, ore 19:30, c/o Cafe Ruffini (Orffstr. 22-24, München)

Krimilesung mit piemontesischer Küche: Davide Longo "Der Fall Bramard"

Lettura dei brani in tedesco: Burchard Dabinnus. Moderatrice: Elisabetta Cavani

In lingua tedesca ed italiana. Ingresso: con cena (tre portate, senza bevande): € 28,- / senza cena: € 8,- (per prenotazioni: 089/161160 dal 19 aprile)

Cafe Ruffini in collaborazione con Libreria ItalLIBRI

 

* martedì 26 aprile, ore 17:00, c/o European Patent Office, Sala Partyraum 120 (Bayerstr. 34, München) "Banche e Sicurezza". Quanto è sicura la mia banca? In caso di fallimento cosa accade al mio denaro? Che garanzie mi offrono le nuove regole europee sulla tutela dei depositi? Come sta cambiando il mondo bancario in Italia e in Germania? Informazioni e chiarimenti utili sul sistema bancario in Germania e in Italia a fronte dei profondi cambiamenti che stanno attraversando il settore sia in Europa che nel mondo. In lingua italiana. Referente bancario: Gianna Buraschi, Team Manager Bankhaus August Lenz

Organizzatori: Barbara Calabrese, Francesca Giudice, Marco Sarzi Amadè, Family Banker, Exclusive Agents der Bankhaus August Lenz & Co. AG

 

* giovedì 28 aprile, ore 19:00, c/o Karmel Heilig Blut (Alte Römerstr. 91, Dachau) in occasione del 71. anniversario della liberazione del Campo di concentramento di Dachau Concerto: "Geistliche Musik aus dem KZ Dachau und anderen Lagern". Musica composta nei campi di concentramento nazisti

Francesco Lotoro (direttore), Francesco Di Lernia (organo), Angelo De Leonardis (baritono), Walter Brachtel (violoncello), Vladimir Lakatos (violino e viola), Walter Schreiber (violino), membri della Chorgemeinschaft Dachau e del Liedertafel Dachau. Con lavori di Max de Foucaud (1919-1992), padre Josef Moosbauer M.S.C. (Missionarii Sacratissimi Cordis Jesu - 1904-1979), Pietro Feletti (1891-1986), padre Gregor Schwake O.S.B. (Ordinis Sancti Benedicti - 1892-1967), padre Johannes Maria Lenz (1902-1985). Ingresso libero

Stadt Dachau, Amt für Kultur, Tourismus und Zeitgeschichte

 

* venerdì 29 aprile, ore 19:30, c/o VHS Augsburg, stanza 104 (Willy-Brandt-Platz 3a, Augsburg) La storia della "Dante" in Germania. Conferenza in italiano dello storico Fabio Ferrarini. "Quali sono le origini della Società Dante Alighieri in Germania? Come sono nati e si sono diffusi i primi comitati tedeschi? Perché ancora oggi la Dante è un grande esempio di dialogo culturale italo-tedesco? Lo scopriremo anche attraverso la storia unica e particolare della Dante di Berlino tramite il volume "La Dante a Berlino. Storia del Comitato dal 1956 al 1989", il

cui autore è il relatore stesso". Organizza: Società Dante Alighieri di Augsburg

 

* sabato 30 aprile, ore 10:00-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Punto informativo e consulenza per i connazionali

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 30 aprile, ore 10:30-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A5, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) 1. Corso base di tedesco per Italiani. Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de o passare nell'ufficio di Spazio Italia (Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano). Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 30 aprile, ore 15:00, c/o Staatliche Antikensammlung (Königsplatz, München) Visita in italiano alla mostra "Die Etrusker. Von Villanova bis Rom"

Con Maria Eleonora Tamburini. Costo: € 10,- (non è compreso il biglietto d'ingresso). Iscrizione almeno 5 giorni prima della visita (8-14 partecipanti)

Per informazioni e iscrizioni: Tel. 089-75632122 e corsi.iicmonaco@esteri.it

Organizzatori: IIC di Monaco di Baviera e Forum Italia e.V.

 

* fino al 4 maggio, martedì e giovedì dalle 14:00 alle 18:00, c/o Mundart-e e.V. (Kaulbachstr. 71a, München) Esposizione dell'artista Alexander Förster "Non pensare, guarda!" Ingresso gratuito. Organizza: Mundart-e e.V.

* fino al 16 maggio, c/o Besucherzentrum Welterbe Regensburg (Weiße-Lamm-Gasse 1, Regensburg) "I mosaici antichi di Ravenna". Organizza: Comune di Ravenna

* fino al 22 maggio, c/o Haleh Gallery (Aufkirchner Str. 4, Berg) Mostra "Persian Garden" di Maryam Rastghalam. "L'artista persiana, che con le opere esposte celebra il motivo, la tradizione e la filosofia del giardino persiano, ha un forte legame con l'Italia: ha studiato a Firenze (Accademia delle Arti del Disegno) e a Milano (Accademia di Belle Arti di Brera), e vive attualmente a Milano. Dalle opere di Maryam Rastghalam traspare un forte legame fra la Persia e l'Italia e l'artista, che sarà presente alla serata, sarà molto contenta di incontrare un pubblico proveniente dalla sua patria adottiva." Ingresso gratuito. Organizza: Haleh Gallery

 

* domenica 1 maggio, ore 9:45-22:00, nel centro di Monaco di Baviera,

"1 maggio 2016": 9,45 - Gewerkschaftshaus (Schwanthalerstr. 64) - preparazione del corteo a ritmo di Samba; 10:00 - partenza del corteo per dirigersi alla Marienplatz; 11:00 - Marienplaz, manifestazione. Intervengono: Simone Burger (Segretaria del DGB München), Dieter Reiter (Sindaco di Monaco di Baviera), Alexander Kirchner (Segretario del EVG), DGB-Jugend Aktion

12:00-17:00 - in Marienplatz, Rosenstr. e Kaufingerstr., "Familienfest"

17:30-22:00 - in Marienplatz, "laut.stark 16", open-air a cura del DGB-Jugend

Il programma completo delle manifestazioni è disponibile all'indirizzo www.dgb-muenchen.de. Organizza: DGB-München

* domenica 1 maggio, ore 10:45, c/o l'ex Campo di concentramento di Dachau (Alte Römerstra?e 75 - Dachau) Commemorazione della Liberazione del Campo di Concentramento di Dachau. Partecipano anche il Consolato Generale d'Italia e il Comites di Monaco di Baviera. Organizza: Comité International de Dachau

 

* mercoledì 4 maggio, ore 20:00, c/o Diagonal (Kreuzstr. 12, Ingolstadt)

Concerto di Sergio Scappini "Il suono di una grande orchestra in una fisarmonica"

Il Maestro Sergio Scappini suona sulle immagini dell'esposizione fotografica di Lorenzo Di Nozzi "Valsesia. Volti d'Alpeggio". Ingresso: € 12,- (Vendita alla cassa la sera del concerto oppure online sul sito www.annaconti.com)

Organizzatori: Diagonal, Spazio Italia Ingolstad e Anna Conti Artists Agency

 

* giovedì 5 maggio, ore 19:00, c/o Gemeindesaal/Emmauskirche (Langobardenstr. 16, München) Concerto di Sergio Scappini "Il suono di una grande orchestra in una fisarmonica". Il Maestro Sergio Scappini suona sulle immagini dell'esposizione fotografica di Lorenzo Di Nozzi "Valsesia. Volti d'Alpeggio". Ingresso: € 12,- (Vendita alla cassa la sera del concerto oppure online sul sito www.annaconti.com). Organizzatori: Anna Conti Artists Agency e Libreria ItalLIBRI

* giovedì 5 maggio, ore 19:30, c/o Gasteig, Black Box (Rosenheimerstr. 5, München) Teatro: "Enrico IV" (di Luigi Pirandello), presentato dal Gruppo Teatrale I-talia, regia di Luigi Tortora. Organizza: Gruppo Teatrale I-talia

* venerdì 6 maggio, ore 18:00-20:00, c/o Gasteig, Raum 3145 (Rosenheimerstr. 5, München) Incontro italiano: "Un museo spettacolare - il museo archeologico di Napoli". A cura di Marinella Vicinanza. Ingresso: € 7,- Organizza: Münchner Volkshochschule

* sabato 7 maggio, ore 11:00-13:00, c/o Bürgerhaus Pfersee (Stadtberger Str. 17, Augsburg) "Facciamo due chiacchiere" Tema: Made in Italy: i prodotti italiani "taroccati" e gli orrori della cucina italiana nel mondo. Conduce: Filippo Romeo

Organizza: Società Dante Alighieri - Comitato di Augsburg

* sabato 7 maggio, ore 17:00, c/o Libreria ItalLIBRI (Nordendstr. 19, München)

Inaugurazione della mostra fotografica "Valsesia. Volti d'Alpeggio" alla presenza del fotografo Lorenzo Di Nozzi. Aperitivo a cura delle Cantine del Castello Conti

Ingresso libero. La mostra resterà aperta fino al 27 maggio. Organizzatori: Libreria ItalLIBRI e Anna Conti Artists Agency

* sabato 7 maggio, ore 19:00-22:00, c/o Feinkost Valeri (Wasserburger Landstr. 2, Vaterstetten) "Giro d'Italia" - Degustazione di vini e prodotti italiani

Serata con specialità gastronomiche dal Lazio accompagnate da 4-5 tipi di vini della regione. Partecipazione: € 39,00 (si prega di riservare con almeno una settimana d'anticipo, versando € 20,00 a persona). Minimo numero di partecipanti: 15 (nel caso in cui tale numero non sia raggiunto, le quote d'anticipo versate saranno rimborsate). Due settimane prima della degustazione, sul sito www.valeri-feinkost.com verrà descritto il menu complete. Organizza: Feinkost Valeri

* sabato 7 maggio, ore 18:30, c/o Ars Musica (Plinganserstr. 6, München)

Presentazione della rivista MicroMega con Cinzia Sciuto (redattrice di MicroMega), Petra Reski (giornalista e scrittrice). Ingresso libero

Organizza: Ars Musica München

* sabato 7 maggio, ore 20:00, c/o Ars Musica (Plinganserstr. 6, München)

Concerto "Suonare la città del gruppo italo-tedesco Canzoni al Dente-Bissfeste Lieder (Alsheim/Genova) www.joschazmarzlik.de/canzoni-al-dente

Con Joscha Zmarzlik (voce, piano, clarinetto), Pietro Balbi (chitarra), Lorenzo Capello (batteria) e Paolo Marasso (basso). Ingresso: € 14,- / 11,-

Organizza: Ars Musica München

* domenica 8 maggio, ore 19:30, c/o Gasteig, Black Box (Rosenheimerstr. 5, München) Teatro: "Enrico IV" (di Luigi Pirandello) presentato dal Gruppo Teatrale I-talia, regia di Luigi Tortora. Organizza: Gruppo Teatrale I-talia  Claudio Cumani/De.it.press

 

 

 

 

Perchè promuovere l’insegnamento dell’italiano in Germania

 

Monaco di Baviera - L’Adi è un’associazione che cerca di promuovere in ogni sede l’insegnamento dell’italiano in Germania ed è aperta a tutti i docenti di italiano e a quanti vorrebbero diventarlo, dagli asili nido alle Volkshochschulen, passando per le scuole elementari, i licei, le università e gli istituti privati. L’8 aprile ha organizzato a Monaco gli Stati Generali della lingua italiana in Germania". Nell’occasione Il Mitte, quotidiano on line di Berlino in lingua italiana, ha intervistato l’attuale presidente dell’associazione, Livia Novi, ex insegnante e lettrice universitaria e responsabile del Dipartimento di lingue romanze alla VHS di Monaco. Di seguito l’intervista.

 

D. Come e quando nasce la vostra associazione?

R. Siamo nati sei anni fa da un gruppo di lettori universitari, in Baviera. Essendoci in Baviera più italiani che nel resto della Germania, ci sono anche più lettori e più corsi per lettori. In seguito sono entrate nel direttivo anche persone non bavaresi.

D. Quanti sono i membri?

R. Sei membri di direttivo e circa ottanta soci, tutti insegnanti di ogni tipo.

D. Come è nata l’idea di organizzare gli Stati Generali della Lingua Italiana in Germania?

R. Due anni fa, nell’ottobre del 2014, a Firenze hanno avuto luogo gli Stati Generali della Lingua Italiana e contestualmente è stato pubblicato un libro in cui si diceva che la Germania sarebbe il Paese in Europa con il maggior numero di persone impegnate ad apprendere l’italiano, ma noi sappiamo, sulla base della nostra esperienza, che non sono tutte rose e fiori. Molti italiani stanno venendo in Germania perché pensano di poter trovare una collocazione professionale insegnando italiano, ma la cosa non è semplice come sembra, anche perché gli insegnanti sono, in questo caso, per il 90% incaricati che sono pagati solo per le ore di lezione, quindi si tratta comunque di un lavoro precario.

D. Quindi a voi non risulta questo presunto amore della Germania per la lingua italiana?

R. Sicuramente c’è un interesse, ma l’insegnamento dell’italiano nelle scuole e nelle università sta tornando indietro. L’apprendimento dell’italiano è soprattutto legato al turismo. Questo è comunque positivo, perché alimenta i rapporti commerciali con l’Italia, l’interesse per i prodotti italiani, etc., ma sarebbe importante che l’italiano diventasse sempre di più anche una lingua per la professione, anche perché ci sono tanti gruppi di italiani, nati e cresciuti bilingui, che potrebbero usare di più le loro competenze linguistiche.

D. Qual è lo scopo degli Stati Generali della Lingua Italiana in Germania?

R. Lo scopo è mettere attorno a un tavolo rappresentanti di tutte le istituzioni coinvolte nell’insegnamento dell’italiano, sia italiane che tedesche, e quindi scuole, università, centri di facoltà, Volkshochschulen, dipartimenti di italianistica, enti gestori che fanno corsi di lingua e cultura italiana per i bambini figli di italiani. Stiamo cercando di capire in che modo si possano trovare sinergie e dove si possa intervenire per promuovere l’italiano nelle scuole e nelle università, rendendolo quindi non solo una lingua per il divertimento, il turismo e il tempo libero, ma anche una lingua viva, utile per il lavoro e per gli scambi commerciali e in grado di dare dei titoli. Ovviamente non risolveremo subito il problema, ma gli Stati Generali sono stati un buon inizio. Ricordiamo che gli italiani che vivono in Germania sono circa 600.000, siamo la terza comunità di stranieri sul territorio.

D. Cos’ha di "speciale" l’italiano e perché dovrebbe essere studiato in Germania?

R. L’italiano - e questa secondo me è la cosa più interessante - è lingua di cultura, oltre ad essere lingua di migrazione, ed è l’unica lingua in Germania ad avere questo "doppio ruolo". Lo spagnolo non ce l’ha, il francese non ce l’ha, il turco non ce l’ha.

D. Il turco è diffusissimo...

R. La lingua turca è più presente dal punto di vista dei numeri, ma è una lingua di migrazione, mentre la lingua italiana ha una grande tradizione come lingua di cultura, sin dai tempi del Grand Tour di Goethe. In Germania l’italiano era presente nelle università da prima degli anni anni sessanta e dagli anni sessanta viene insegnato nelle scuole come terza lingua. Solo che questi due aspetti della nostra lingua, vale a dire essere contemporaneamente di cultura e di migrazione, non hanno mai trovato un vero punto di contatto, per cui, normalmente, ci sono al mattino i corsi di italiano per i tedeschi e al pomeriggio i corsi di italiano per bambini figli di italiani, quando invece le scuole bilingui, a Berlino, Monaco e Francoforte, riescono a integrare le due cose e in questo senso si dovrebbe lavorare. Il nostro scopo è far avere ai tedeschi un vero contatto con l’italiano, che non dovrebbe essere confinato al pomeriggio, nei corsi facoltativi, ma dovrebbe diventare materia curricolare. Purtroppo l’italiano, nei ginnasi, soprattutto nel nord della Germania, sta tornando indietro. Non è più presente. In alcuni Länder, come la Bassa Sassonia, non esistono scuole di italiano eppure c’è una presenza italiana fortissima. A Wolfsburg, la città della Volkswagen, che è abitata da moltissimi italiani, si trova una Gesamtschule bilingue italo-tedesca, ma nel resto della Bassa Sassonia l’italiano come materia curricolare non viene insegnato nelle scuole. Infatti non esiste un Fachseminar d’italiano che si occupa della formazione degli insegnanti e nelle due università in cui si può studiare italiano (Osnabrück e Göttingen) non si può farlo comeLehramt, ma solo come Ergänzugsfach per i ginnasi.

D. Qual è il vostro rapporto con Berlino?

R. Ci sono dei legami tra Berlino e alcuni membri del direttivo e una di loro è lettrice alla Humboldt. Nel 2012, proprio a Berlino, abbiamo organizzato un convegno. Da lì siamo andati a Bamberg e Dresda, quest’anno saremo ad Osnabrück, Bassa Sassonia. Cerchiamo comunque di essere presenti in tutta la Germania. A Berlino torneremo sicuramente.

D. Che ne pensate dell’insegnamento dell’italiano a Berlino?

R. Sappiamo da una nostra socia che a Berlino, allo Sprachenzentrum della TU (Technische Universität), sono stati eliminati dei corsi di italiano e pare abbiano in programma di eliminarli tutti. Questo è assurdo, perché sempre più italiani si trasferiscono nella capitale tedesca, ma a quanto pare si sta ritenendo sempre più spesso che l’italiano sia una lingua inutile e su cui si possa risparmiare, anche se, come ho detto prima, gli insegnanti lavorano prevalentemente per incarichi e vengono pagati solo per le ore di lavoro svolte, quindi questi corsi costano poco, poche migliaia di euro a semestre. Anche a Berlino, insomma, si sta andando indietro e l’insegnamento dell’italiano viene conservato solo nelle strutture dove viene appreso per ragioni turistiche, a livelli bassi, mentre nelle università si ha l’idea che non serva quanto l’inglese o lo spagnolo.

D. In Germania si studia più lo spagnolo dell’italiano?

R. Sì, sicuramente, soprattutto nelle scuole. L’interesse per l’italiano, in Germania c’è, ma dobbiamo vigilare per non regredire e soprattutto dobbiamo far passare il messaggio che la nostra sia una lingua utile e importante. In realtà io ho incontrato molti tedeschi capaci di parlare l’italiano, da quando mi sono trasferita in Germania. Questo mi ha molto stupita! È una questione anche un po’ generazionale, l’interesse è espresso più che altro da persone dai cinquant’anni in sù. Questo perché negli anni ottanta e novanta c’è stato il boom dell’italiano, per via di tutti i rapporti che c’erano tra l’Italia e la Germania. Ora però questa tendenza è un po’ in inversione, tra i ventenni e in generale tra i più giovani si fa molta più fatica a trovare qualcuno che parli italiano.

D. Quali sono le vostre prossime iniziative?

R. Intanto, attraverso gli Stati Generali, speriamo di entrare in contatto con chiunque voglia sostenere il nostro progetto. Siamo un’associazione volontaria di persone che lavorano e nel tempo libero si occupano di questo tema, che riteniamo importante. Speriamo di creare anche un rapporto con le istituzioni, sia tedesche che italiane, e devo dire che già abbiamo suscitato dell’interesse perché Fausto Panebianco, il consigliere dell’Ambasciata italiana addetto alla politica culturale, ha partecipato all’evento ed espresso il suo interesse.

D. Come vuole concludere questa nostra intervista?

R. L’importante è mettere in evidenza il fatto che ci siano tanti insegnanti di italiano. Questo rende assolutamente necessaria una politica linguistica ad hoc. Il mercato delle lingue è un mercato come gli altri e la lingua è un veicolo promozionale eccellente per promuovere l’immagine di un Paese ed è esattamente quello che fa la Germania con il Goethe-Institut, per esempio. Anche noi avremmo i numeri per farlo, ma abbiamo bisogno di coordinare gli sforzi e quindi speriamo che gli Stati Generali abbiano offerto e offrano spunti per riflettere sull’argomento e trovare prospettive future di cooperazione. Il Mitte 

 

 

 

 

Presentato a Francoforte il progetto “Mice” della Campania

 

Francoforte - Nell’ambito di Imex (Exhibitions For Incentive Travel, Meetings & Events), la Fiera del Turismo congressuale di Francoforte, l’assessore alla promozione del turismo della Regione Campania Corrado Matera ha incontrato gli operatori e i giornalisti nel corso di una conferenza stampa svoltasi nello stand Enit.

Nel corso della conferenza, cui hanno partecipato il console generale italiano Maurizio Canfora ed il commissario Ept di Napoli Nino Bocchetti, è stato presentato il progetto di eccellenza “Mice” (Meetings Incentives Conferenze Events), finalizzato all’elaborazione e alla realizzazione di attività di analisi, valorizzazione e promozione del sistema congressuale regionale.

Due sono le fondamentali aree di intervento del progetto: il potenziamento della Mice industry campana, al fine di incrementare la competitività e l’attrattività dell’offerta turistico- congressuale regionale; l’implementazione di una serie di interventi di destination marketing volti a presentare sul mercato un ventaglio di offerta ampio, articolato e rivolto a più target di domanda.

“La terra dove il sole non va mai in vacanza - ha affermato l’assessore Matera - è la cornice naturale per le esigenze del turismo congressuale. Napoli e la Campania sono storicamente mete predilette per l'organizzazione di convegni scientifici, sportivi e aziendali. Location straordinarie e servizi di altissima qualità, sia a Napoli che in località turistiche quali Sorrento, Capri, Ischia, Positano, Ravello e Paestum, solo per citarne alcune. Proprio in relazione a questa tradizione-vocazione, la Giunta De Luca è fortemente impegnata a sviluppare una strategia di crescita per migliorare i modelli organizzativi e promozionali del sistema congressuale regionale, adeguandoli alle esigenze e  alle caratteristiche della domanda nazionale ed internazionale. Una domanda che non è stagionale, ma è alla ricerca di risposte di qualità durante tutti i mesi dell’anno. Il progetto Mice è una delle nostre risposte a questa domanda”. (dip 22)

 

 

 

 

I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia 

 

21.04.2016. Sicurezza o privacy: il dilemma. A un mese dagli attentati di Bruxelles la Germania discute delle misure di sicurezza negli aeroporti e dei limiti delle intercettazioni antiterrorismo. Mentre emergono carenze e preoccupazioni.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/sicurezza-aeroporti-germania-102.html

 

Antonia Klugmann. È una delle rivelazioni della Guida Michelin 2016. Il suo successo è iniziato al Ristorante Venissa di Venezia, dove ha ottenuto la sua prima Stella Michelin. Nel 2014 ha deciso di aprire un suo ristorante L’Argine di Vencò.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/a-tavola/cuoca-klugmann-100.html

 

20.04.2016. Schiavi d’Italia. Il caporalato non accenna a diminuire, sempre più radicato nel territorio, si accorda con la politica e le mafie locali. Lo sfruttamento dei lavoratori stranieri e italiani si allarga a nuove frontiere.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/caporalato-100.html

Il grande flop. La bellezza paesaggistica e artistica italiane non bastano più, i turisti sempre più spesso delusi dalla nostra accoglienza, preferiscono andare altrove. Il paradosso di un paese che non sfrutta il turismo. E il fatturato cala.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/turismo-100.html

L’Orto botanico di Roma. Una meraviglia di colori e profumi. Situato in posizione strategica sulle pendici del Gianicolo, nell’antico Parco di Villa Corsini nel cuore di Roma, l’Orto botanico ha origini antiche.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/scopri-l-italia/orto-botanico-roma-100.html

 

19.04.2016. Alla scoperta di talenti italiani

Il Forum Accademico Italiano promuove anche quest'anno un concorso per la divulgazione tra i giovani della nostra lingua e cultura.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/little-italy/forum-accademico-100.html

La Vespa compie 70 anni.

Lo scooter simbolo dell'eleganza e dell'eccellenza tecnologica italiane nel mondo ha fatto innamorare generazioni intere di donne e uomini.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/terramia/vespa-102.html

La cellula nera di Freital

Arresti questa mattina nella cittadina sassone. In manette i membri di un gruppo terrorista di estrema destra. Sarebbe responsabile di attentati a centri profughi.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/terrorismo-100.html

 

18.04.2016. Truffa miliardaria. Organizzazione russa truffa per miliardi di euro il sistema sanitario tedesco nell’assistenza agli anziani. La rete criminale usava fatture false e pazienti inesistenti. Sotto accusa i mancati controlli.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/truffa-100.html

Il piano Renzi. Nuova strage di migranti nel Mediterraneo nel giorno in cui l'Europa esamina la proposta italiana per il controllo dei flussi provenienti dai paesi africani. Su cui è già arrivato un primo no tedesco.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/piano-prufughi-italia-100.html

 

15.04.2016. Orfani di Casaleggio. Il movimento cinque stelle deve raccogliere l'eredità di Gianroberto Casaleggio, che ne è stato ideatore e fondatore ma ne ha sempre rifiutato la posizione di leader.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/movimento-cinque-stelle-casaleggio-102.html

 

Un luogo sicuro. Berlino inaugura il primo alloggio collettivo per profughi omo e transessuali. E risponde così ad un’emergenza che non si può più ignorare.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/alloggio-collettivo-profughi-omo-transessuali-100.html

 

Renzo Rubino in Germania.

Parte il 17 aprile a Berlino il tour europeo di Renzo Rubino.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/renzo-rubino-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli. Calendario lunedì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-montag-100.html

Calendario venerdì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-freitag-100.html

 

14.04.2016. Ma è davvero un Caravaggio?

Ritrovamento in Francia di un dipinto che si vorrebbe essere del maestro lombardo. La storica dell'arte Donatella Chiancone-Schneider ha dei dubbi e ci presenta un'interessante teoria.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/neues-caravaggio-gemaelde-100.html

Europa alla deriva

Un'inchiesta della trasmissione dell'ARD "Monitor" rivela che l'Ue vorrebbe trattare con stati dispotici dell'Africa orientale, riducendo così la tutela dei richiedenti asilo. Una strategia pericolosa, critica Amnesty International.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/eu-africa-orientale-monitor-100.html

"Inumani". Dopo venti anni di carriera e più di mille concerti alle spalle, i Tre allegri ragazzi morti sfornano “Inumani”, un album pieno di energia musicale e coerente al loro stile.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/band-tre-allegri-ragazzi-morti-102.html

 

13.04.2016. Un Senato piccolo piccolo. La riforma costituzionale vuole ridurre il Senato per dimensioni e competenze e ridisegnare il rapporto fra potere centrale ed enti locali. Manca solo un passaggio: il referendum di ottobre.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/verfassungsreform-italiens-100.html

Storie migrant

Carlo Girardi vive ad Hann, nel Nordreno-Vestfalia, dal 1959. Arrivato con un contratto da operaio in una fabbrica per la produzione di pinze, oggi è proprietario di un grande spaccio alimentare di prodotti regionali dall'Italia.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/carlo-girardi-102.html

 

12.04.2016. Il caso Böhmermann. La "poesia" del comico satirico tedesco sta polarizzando l'opinione pubblica e mettendo in difficoltà il governo. A gettare benzina sul fuoco la denuncia del presidente turco Erdogan.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/boehmermann-erdogan-100.html

Santa Maria dell’Isola. Il Santuario collocato su una rupe a Tropea, in Calabria, è ormai una meta turistica conosciuta in tutto il mondo. Eppure originariamente era luogo di rifugio per religiosi eremiti.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/terramia/santa_maria_kalabrien-100.html

 

11.04.2016. Ultima fermata Brennero. La gestione dei controlli (Grenzenmanagement) dei confini austriaci si sposta al Brennero. Lì il governo di Vienna vuole intensificare i controlli della rete ferroviaria e stradale.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/ultima-fermata-brennero-100.html

Oltre i nostri confine. Con la chiusura della rotta balcanica, si ipotizza una rotta adriatica che farebbe tornare il nostro paese principale transito dei migranti. Ma quali sono le politiche migratorie dei paesi prossimi all’Italia?

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/oltre-nostri-confini-100.html

 

08.04.2016. Tensione tra Roma e Il Cairo

Dopo il fallimento dell'incontro tra autorità egiziane ed italiane per fare luce sulla vicenda di Giulio Regeni, la Farnesina richiama l'ambasciatore italiano al Cairo. Ormai tra Italia ed Egitto è braccio di ferro. Possibili anche sanzioni economiche?

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/documenti-regeni-polizia-egiziana-100.html

25 anni senza giustizia. A un quarto di secolo dalla strage del Moby Prince, i familiari delle 140 vittime chiedono ancora giustizia. Convinti che i responsabili non siano mai stati processati.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/strage-moby-prince-giustizia-100.html

Lo stato dell'italiano in Germania. Un convegno dei docenti di italiano a Monaco ha fatto oggi il punto sulla diffusione della lingua italiana in Germania. Calano i corsi nonostante la richiesta, spiega Tatiana Bisanti. E sono ancora troppi i clichè legati alla nostra lingua.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/lingua-italiana-germania-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli. Calendario lunedì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-montag-100.html

Calendario venerdì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-freitag-100.html

RC, De.it.press

 

 

 

 

Presentata a Monaco di Baviera l’estate trentina

 

Proviene dalla Germania il 40% dei turisti che scelgono i laghi trentini. L’assessore Mellarini ha presentato l’offerta culturale del territorio

 

Monaco di Baviera - Alla vigilia della stagione estiva e di alcuni significativi appuntamenti che tradizionalmente muovono gli ospiti tedeschi verso il Bel Paese e il Garda trentino in particolare, dal Bike Festival al weekend di Pentecoste, il Trentino ha presentato la propria offerta estiva a Monaco di Baviera, nel tradizionale e sempre affollato incontro con i maggiori quotidiani, periodici, tv e radio bavaresi che si è tenuto nelle sale dell’antico Bayerischer Hof. Presenti tra gli altri la Bayerischer Rundfunk con radio e tv, testate come Süddeutsche Zeitung, Münchener Merkur, Dav Panorama, Alpin, Adac Reisemagazin e Merian.

Gli ospiti tedeschi oggi pesano per il 51,9% negli arrivi dall’estero ed è un mercato che nel breve periodo è tornato a crescere di oltre il 4%. Se si scende nel dettaglio delle diverse tipologie di mete si scopre che proviene dalla Germania il 40% di tutti i turisti che scelgono i laghi trentini.

“La Baviera è un mercato di riferimento importantissimo per il nostro turismo e nell’ottica di una promozione integrata tra i territori, l’offerta culturale, le Dolomiti e le altre eccellenze della montagna trentina, un bacino strategico”,  ha spiegato ai quaranta giornalisti presenti -.Maurizio Rossini, amministratore unico di Trentino Marketing (società costituita nel 2015 da Trentino Sviluppo SpA, società creata dalla Provincia autonoma di Trento per favorire lo sviluppo sostenibile del sistema trentino, ndr) 

Sono stati quindi presentati gli elementi di forza del turismo trentino e di un territorio che fa della ricchezza di biodiversità, della tutela della natura e della qualità della vita di residenti e ospiti il proprio biglietto da visita. Una terra da vivere e scoprire “in movimento”, lungo oltre 5mila chilometri di sentieri, 1800 chilometri dedicati alle mountain bike o i 420 della rete trentina di percorsi ciclopedonali. Tra le novità dell’estate Rossini ha ricordato in particolare i 43 itinerari tra i rifugi proposti dalle Guide Alpine del Trentino, la nuova rete dei percorsi mtb, i progetti “Grandi salite” e Trentino Fishing”, per poi passare alla nuova edizione del festival “I Suoni delle Dolomiti”.

L’assessore provinciale alla cultura Tiziano Mellarini, illustrando l’offerta integrata turismo-cultura, ha sottolineato come questa abbia “molto da esprimere, grazie ad una rete di 200 castelli, 90 musei e 80 forti, per attrattiva e risultati”. Da parte sua il direttore del Muse Michele Lanzinger ha ricordato i dati record che continuano a premiare il Museo delle Scienze con positive ricadute sul turismo per tutta la provincia e ha presentato le prossime iniziative. Dopo Monaco di Baviera le novità dell’estate trentina saranno presentate alla stampa il 3 maggio a Praga e successivamente a Milano il 12 maggio. (dip 21)

 

 

 

 

"Calcio in festa" il 29 maggio a Berlino

 

Berlino - Il prossimo 29 maggio, a partire dalle ore 11.30, allo Sportanlage Westend di Berlino il Com.It.Es. ed il locale Club Italia invitano tutti all’iniziativa "Calcio in festa", durante la quale si potrà partecipare ad un torneo di calcio, ma non solo.

"Calcio in Festa" sarà infatti una grande manifestazione popolare gratuita per tutti gli amanti di questo sport e non, ritrovando così un’occasione per trascorrere insieme una piacevole domenica all’aria aperta. Per chi vorrà partecipare con le proprie famiglie, durante le partite sarà a disposizione dei più piccolini un programma di animazione. Nelle aree attigue ai campi da gioco, saranno inoltre allestiti spazi appositi per chi volesse intrattenersi con il programma musicale e consumare uno spuntino.

Chi vorrà prendere parte al torneo calcistico potrà inviare la propria adesione all’indirizzo e-mail giovanni@club-italia.de entro e non oltre il 22 maggio, specificando la propria età. Il torneo sarà suddiviso fra adulti (donne/uomini) e giovani/bambini.

Quanto ai ristoratori e commercianti che volessero proporre i propri prodotti ai partecipanti, potranno contattare il Com.It.Es. di Berlino all’indirizzo info@comites-berlin.de per la prenotazione di uno stand.

"Saremmo felici di accogliervi numerosi e festeggiare con voi l’arrivo dell’estate a Berlino", affermano gli organizzatori.

Club Italia Berlino è un’associazione sportiva di grande tradizione calcistica. Le sue origini affondano nella "Gioventù Italiana Berlino" fondata nel 1963 da don Luigi Fraccari della missione cattolica e trasformatasi nel 1980 in Club Italia. Il club è da sempre il punto di riferimento calcistico dell'immigrazione italiana a Berlino. Dall’inizio della prossima stagione (agosto 2016) la squadra sarà allenata dal campione del mondo e d’Europa Thomas Häßler, che conferma il suo amore per l’Italia, iniziato negli anni trascorsi alla Roma e alla Juventus. (CB) 

 

 

 

 

“Fantasie e Ghiribizzi nell’arte italiana” il 27 aprile all’Università di Stoccarda

 

Il 27 aprile conferenza di Maria Rita Silvestrelli, docente nei corsi di lingua e cultura italiane dell’Università per Stranieri di Perugia - Evento organizzato dal Centro Studi Italia di Stoccarda in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura

 

Stoccarda - All’Università di Stoccarda, il 27 aprile, alle ore 11.30, la professoressa Maria Rita Silvestrelli terrà la conferenza dal titolo “Fantasie e Ghiribizzi nell’arte italiana”. L’incontro si svolgerà nell’Aula 17.98 dell’Ateneo (Keplerstr. 17) ed è organizzato dal Centro Studi Italia di Stoccarda in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura. La conferenza sarà in lingua italiana.

Maria Rita Silvestrelli insegna storia dell’arte nei corsi di lingua e cultura italiane presso l’Università per Stranieri di Perugia. Ha conseguito il dottorato di Ricerca in Storia dell’Arte presso l’ Università di Perugia (2002), dopo la scuola di specializzazione a Siena (1994) e dopo essere stata borsista presso la Fondazione di Studi di Storia dell’arte Roberto Longhi a Firenze (1987-88). Con particolare attenzione all’ approfondimento delle fonti d’archivio ha dedicato numerosi lavori ai cantieri dei principali monumenti della Piazza di Perugia il Palazzo dei Priori, la cattedrale di San Lorenzo, l’acquedotto di Monte Pacciano, la Fontana Maggiore di Nicola e Giovanni Pisano e quella frammentaria di Arnolfo di Cambio. Si è occupata di pittura del Quattrocento con saggi su Ottaviano Nelli, Gentile da Fabriano, Pellegrino di Giovanni, Bartolomeo e Giapeco Caporali. Nel 2003 ha scritto una monografia su Pinturicchio insieme a Pietro Scarpellini. Ha fatto parte dei comitati scientifici delle mostre umbre dedicate ad Arnolfo di Cambio (2005) e a Pinturicchio (2008), con un contributo nei relativi cataloghi. Ha partecipato a numerosi convegni e tiene conferenze in Italia e all’estero (Svizzera, Francia, Polonia, Germania). (Css)

 

 

 

 

A Berlino una mostra sulla illustrazione per ragazzi: eccellenze italiane

 

Berlino - È una mostra particolare quella che è stata inaugurata giovedì 21 aprile presso l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino. Recita il titolo dell’esposizione "Kinder-Und Jugendbuchillustration: eccellenze italiane". Essa documenta il percorso artistico di illustratori di consolidata fama mondiale che si sono dedicati però alla illustrazione per l’infanzia.

Si va da autori quali Roberto Innocenti e Lorenzo Mattotti fino ad arrivare a giovani talenti, come Philip Giordano e Arianna Vairo, che nel corso di due generazioni hanno dato vita ad una nuova fisionomia dell’album illustrato per ragazzi, imponendo l’alta qualità dell’illustrazione italiana all’attenzione mondiale, grazie alla propria vibrante ricchezza espressiva.

La mostra è il frutto della collaborazione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e della rete degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo ed è sostenuta dalla Regione Emilia Romagna.

Numerosi gli artisti in mostra: Beatrice Alemagna, Anna e Elena Balbusso, Chiara Carrer, Mara Cerri, Sara Fanelli, Philip Giordano, Roberto Innocenti, Federico Maggioni, Giovanni Manna, Lorenzo Mattotti, Simona Mulazzani, Simone Rea, Sergio Ruzzier, Arianna Vairo, Alessandro Sanna, Guido Scarabottolo, Pia Valentinis e Olimpia Zagnoli.

All’inaugurazione hanno partecipato la ciratrice Anna Castagnoli, insieme a Stefano Salis de IlSole24Ore, Elena Pasoli della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e dell'artista Mara Cerri. In serata ha luogo un workshop per bambini tra 6 e 10 anni con la stessa Mara Cerri. La mostra resterà aperta fino al 3 luglio. Ingresso libero. (dip 23) 

 

 

 

 

Referendum Trivelle. Di Biagio (AP): bassa partecipazione all’estero. Come migliorarla?

 

Le scarsa percentuale di votanti tra gli italiani all'estero impone di riformare le modalità di partecipazione per far sì che non sia solo una spesa inutile.

"Gli italiani all'estero hanno già votato per il referendum trivelle con una partecipazione  che secondo i dati che provengono dalle nostre ambasciate,  è stata quasi inesistente rispetto ai circa quattro milioni degli aventi diritto."Lo dichiara in una nota il senatore Aldo Di Biagio.

"Certamente - continua -  un quesito referendario formulato in modo sostanzialmente incomprensibile e la mancanza di una campagna informativa adeguata hanno concorso ad tenere lontani i nostri connazionali dalle urne"

"Se si pensa che solo  per l'estero il costo del referendum si aggira intorno ai 34 milioni di euro, e che la scarsa partecipazione inciderà sul quorum, è necessario aprire una riflessione".

"Data infatti la peculiarità della circoscrizione estero - spiega Di Biagio - sarebbe utile, con riferimento allo strumento referendario, studiare delle modalità che consentano una maggiore partecipazione e che non penalizzino il raggiungimento del quorum."

"Se non si riforma il sistema per gli italiani all'estero, la consultazione referendaria sarà solo un spesa inutile e una pietra al collo della democrazia". Conclude il senatore eletto nella circoscrizione estero. De.it.press

 

 

 

 

 

In arrivo in Germania la moneta da 5 euro

 

Bruxelles - “I portafogli tedeschi dovranno cominciare a dotarsi di un portamonete più capiente: in arrivo nei prossimi giorni la moneta da 5 euro. La Germania ha deciso di coniare circa 2,5 milioni della cosiddetta “Blue Planet Earth”. Su un lato sarà riprodotta l’aquila, simbolo del Paese, sull’altro un planisfero”. A scriverne è Elena Bondesan su “Eunews”, quotidiano online diretto a Bruxelles da Lorenzo Robustelli.

“Il nuovo soldo “crucco” sarà composto da tre diversi materiali, peserà nove grammi e avrà un diametro di 27,25 millimetri, un po’ più grande della moneta da 2 euro. Ma i nuovi “quattrini” rilasciati dalla Bundesbank in Germania avranno un’ulteriore peculiarità: presenteranno un anello centrale blu, in modo da rendere ancora più difficili le contraffazioni. La moneta sarà accettata come pagamento solo in terra teutonica, anche se probabilmente i più interessati saranno i collezionisti, che hanno già prenotato i primi 250mila esemplari, acquistati al costo di 15,50 euro al pezzo. Una moneta che per peso e misura (sarà più grande di quella da 2 euro) entrerà solo nel portafoglio della cancelliera Angela Merkel, ironizza la pagina Facebook “Gli eurocrati”.

Ma l’Italia non è stata da meno, e nel 2003 anche noi abbiamo avuto la nostra moneta in argento da 5 euro. Inoltre lo scorso giugno il Belgio si è unito al nuovo trend del “national coin” rilasciando settantamila monete da 2,5 euro. Che sia un modo per riprendere un pezzo di sovranità che con tanta fatica è stato ceduto all’Unione europea?”. (aise 15) 

 

 

 

Obama: cosa mi piace di Angela, coraggiosa sui migranti e vera leader

 

Il presidente americano al quotidiano tedesco «Bild»: «Orgoglioso che sia mia amica» - di Maria Serena Natale

 

«Cosa mi piace di Angela Merkel». Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama chiude la visita a Londra tra un incontro con i giovani e le celebrazioni per i 400 anni dalla morte di William Shakespeare e già guarda alla prossima tappa. Germania. Prima la fiera industriale di Hannover, poi il vertice informale di Berlino al quale partecipano anche Matteo Renzi, David Cameron, François Hollande. Il quotidiano tedesco Bild anticipa l’arrivo con un’intervista nella quale Obama si dice «orgoglioso che Angela sia mia amica». Così, dopo l’intervento diretto nel dibattito del Regno Unito sul referendum per la permanenza o l’uscita dalla Ue, il leader americano passa all’altro grande tema europeo — la crisi dell’immigrazione.

Leadership morale e politica

E lo fa difendendo «il coraggio» della cancelliera tedesca che in questi mesi è stata criticata dai suoi stessi alleati e da capi di governo contrari alla linea aperturista di Berlino. Oltre un milione di profughi nel solo 2015, la più grave crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale. «Trovo coraggioso l’approccio di Angela Merkel come di tanti tedeschi in questa emergenza — dice ora Obama —. La cancelliera ha dato prova di vera leadership politica e morale».

L’ok all’accordo con la Turchia

E sulle divisioni dell’Europa in bilico tra solidarietà e paura: «La Germania non deve portare da sola, o con il sostegno di pochi altri Stati, tutto il peso. Il recente accordo tra l’Unione europea e la Turchia è un passo verso una ripartizione più giusta delle responsabilità». L’intesa dello scorso marzo, fortemente voluta proprio dalla Merkel, prevede la collaborazione con Ankara per frenare il flusso degli arrivi e rinviare dalla Grecia in Turchia migranti economici e clandestini. Patto controverso, che vincola le parti a impegni precisi in una cornice che mette a rischio la tutela dei diritti fondamentali dei profughi e fa emergere le debolezze strutturali della democrazia turca.

strutturali della democrazia turca.

La visita al campo di Gazantiep

Oggi Angela Merkel visita il campo di Gazantiep, nel Sud della Turchia al confine con la Siria, insieme al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e al vice presidente della Commissione Frans Timmermans. Un’occasione per riallacciare un dialogo più disteso dopo le polemiche di questi giorni sui ritardi contestati da Ankara a Bruxelles nella rimozione dei visti promessa nell’ambito dell’accordo.

Germania più impegnata nel mondo

Nell’intervista Obama riconosce ancora alla Germania un maggiore impegno sulla scena internazionale rispetto al passato, definendo «decisivo» il contributo tedesco nei negoziati sul programma nucleare iraniano o sull’accordo climatico di Parigi. «La cancelliera ha saputo preservare l’unità europea dopo l’aggressione russa contro l’Ucraina».

Custode d’Europa

È la consacrazione di Merkel «custode d’Europa». «Mi fido di lei — dice Obama cementando il ruolo strategico della Germania come pilastro degli stessi rapporti tra Europa e America —. Pragmatica e concentrata sugli obiettivi concretamente raggiungibili. Quando dice qualcosa, lo pensa. Quando annuncia che farà qualcosa, agisce». CdS 23

 

 

 

 

I bavaresi della Csu all’attacco: il successore di Draghi deve essere un tedesco

 

La Csu bavarese, che governa insieme ad Angela Merkel in Germania, rivendica un successore tedesco a Mario Draghi per la Bce. Lo scrive la Bild, che chiede fra l’altro un cambio di rotta nella politica dell’Eurotower

La Csu bavarese, che governa insieme ad Angela Merkel in Germania, rivendica un successore tedesco a Mario Draghi per la Bce. Lo scrive la Bild, che chiede fra l’altro un cambio di rotta nella politica dell’Eurotower. Con la presidenza Draghi si sarebbe prodotta una «massiccia perdita di fiducia nella credibilità della Bce - dice il vice capogruppo parlamentare della Csu Hans-Peter Friedrich -. Il prossimo capo della Bce deve essere un tedesco, che si senta vincolato dalla tradizione della stabilità monetaria della Bundesbank». «Un altro Draghi non ce lo possiamo permettere», aggiunge il parlamentare Hans Peter Uhl, stesso partito, contestando i tassi a zero. Per la Bild, Draghi ha fallito i suoi obiettivi e il tabloid cita come esempio, fra l’altro, l’Italia che aumenterà il deficit. 

 

«Il dibattito sul successore di Mario Draghi alla presidenza della Bce è aperto. Le rivendicazioni su un successore tedesco sono comprensibili - scrive poi in un commento la Bild -. Tuttavia decisivo non è da dove venga il prossimo presidente della Bce. Decisivo è cosa abbia in mente di fare con l’euro. Draghi ha (finora) mancato i suoi obiettivi: l’inflazione è lontana dal suo valore di riferimento. Molti governi non usano i soldi convenienti per mettere in pratica le riforme e sanare i bilanci. Al contrario, appena una settimana fa l’Italia ha annunciato ad esempio deficit più alti per il 2017 e il 2018». I danni sono a carico dei contribuenti e dei pensionati, si legge ancora. «Questo sviluppo deve chiaramente essere interrotto dal prossimo capo della Bce, qualsiasi passaporto abbia», conclude il giornale di Axel Springer.  LS 18

 

 

 

 

Immigrazione e asilo al centro dell’incontro tra il ministro Alfano e il collega tedesco Thomas De Maiziere

 

Roma - Sistema di Dublino, Guardia costiera e di frontiera europea, Brennero, rimpatri, accordo Unione europea Ue-Turchia, rotta balcanica e libica: sono i temi dell'immigrazione e dell'asilo il "succo" del lungo incontro tra il ministro dell'Interno Angelino Alfano e il ministro federale dell'Interno tedesco Thomas De Maiziere, avvenuto nei giorni scorsi al Viminale.

La collaborazione bilaterale tra i due Paesi nella prevenzione e nel contrasto al terrorismo internazionale, soprattutto rispetto ai "foreign fighters" e all'interconnessione delle banche dati sarà ulteriormente rafforzata, hanno concordato i ministri.

Vedute e apprezzamento comuni – riporta il Viminale in una nota – anche sulla recente approvazione da parte del Parlamento europeo della direttiva sul Passenger Name Records (PNR), l'accordo che consente la condivisione e la conservazione per un certo tempo tra gli Stati membri dei dati sui passeggeri, rafforzando la prevenzione.

Sul fronte della cooperazione internazionale e della politica europea, Alfano ha parlato a De Maiziere dei risultati del proprio recente viaggio negli Stati uniti, in particolare per quanto riguarda la proposta Usa di una piattaforma per lo scambio di dati in tempo reale (SRTP- Secure Real Time Platform) per la verifica dell'identità dei migranti, richiedenti asilo o rifugiati, finalizzata a controllare se ci siano persone note o sospetti criminali o terroristi.

Alfano ha anche illustrato il “Migration compact” - il ”Contributo italiano per una strategia UE per l’azione esterna in materia di migrazione” inviato dal governo all'Unione europea il 15 aprile scorso - a De Maiziere.

Il ministro tedesco ha espresso opinione positiva sulla proposta relativa alla Commissione sul superamento delRegolamento di Dublino, presentata dall'Italia pochi giorni prima, il 6 aprile. La proposta, secondo De Maiziere, va nella direzione giusta; occorrono procedure di asilo e basi giuridiche comuni, e vanno uniformati il tasso di protezione e il livello di prestazioni per i richiedenti asilo.

Sempre a proposito di immigrazione e asilo, di gestione dei flussi e tutela di chi ha i requisiti per chiedere la protezione internazionale, entrambi hanno evidenziato l'importanza dell'accordo tra Unione europea e Turchia, che consente la tutela delle frontiere esterne dell'Ue e al tempo stesso la protezione degli aventi diritto all’asilo, contro il traffico di esseri umani.

Il ministro Alfano, al termine dell'incontro, ha invitato il collega al prossimo G6 sotto la presidenza italiana, che si terrà a Roma in autunno. (dip 21) 

 

 

 

 

Usa 2016. 'Primarie farsa': gli establishment nel mirino

 

Primarie per legge e democrazia interna ai partiti. Proprio nel momento in cui in Italia c’è chi cerca di imporre per legge quanto da metà ‘800 accade nei partiti statunitensi, nel Paese a stelle e strisce queste pratiche sono sotto severo scrutinio.

 

Candidati, delegati ed elettori sono sempre più scettici sulla reale democraticità del processo di selezione. I vertici dei partiti - almeno pubblicamente - non battono ciglio, ma tra quanti rincorrono si sentono sempre più spesso le voci di coloro che, impotenti a cambiarne il meccanismo, cercano vie alternative per farlo deragliare.

 

Super-delegati, elettori senza vincolo di mandato

Anche se già dall’indomani del Super-Tuesday Bernie Sanders sa che i numeri non sono dalla sua parte, il fatto che continui a incassare successi elettorali galvanizza i suoi sostenitori per nulla pronti ad arrendersi e infastiditi dall’elevato numero di super-delegati sui quali può contare la battistrada democratica Hillary Clinton.

 

Si tratta di un gruppo di super-elettori (circa il 15% dei 4756 totali) che - notabili e dirigenti del partito democratico e non votati dai cittadini nei caucus e nelle primarie -, arriverà alla convention senza vincolo di mandato. Fino ad ora Sanders può contare solo su 31 di essi: briciole, rispetto ai 469 - tra i quali ovviamente Bill - schieratisi con l’ex first lady.

 

Per convincere coloro che non si sono ancora sbilanciati e per fare cambiare idea a quanti hanno già promesso il loro voto a Hillary, i sostenitori di Sanders hanno creato un sito web per raccogliere dettagli sui super-delegati.

 

Dalle loro mail ai numeri di telefono. Partendo dal computer di Spencer Thayer, un attivista residente a Chicago, quella che si sta creando è una rubrica ricca e dettagliata. Un utile elenco telefonico per tutti i cittadini che vogliono fare pressioni su questi delegati. E gli elettori non hanno esitato ad utilizzarlo.

 

La conferma arriva dalle lamentele di alcuni super-delegati, che hanno denunciato di essere vittime di chiamate notturne, spam informatico e catene di sms. Questo ha spinto Sanders a prendere pubblicamente le distanze da questa campagna che rischia di contaminare il tradizionale meccanismo delle primarie.

 

Trump verso la convention di Cleveland

Ancora più accesso il dibattito scatenatosi nelle file repubblicane, dove a meno di cento giorni dalla convention di Cleveland, nessun candidato ha ancora raccolto il bottino necessario. Anzi, l’uomo che c’è più vicino (cioè, meno lontano), Donald Trump, è quello più inviso alla leadership del partito, che ne ha preso pubblicamente le distanze.

 

Questo atteggiamento ha portato l’istrionico tycoon a puntare il dito contro il partito, accusandolo di voler fare deragliare il processo di selezione nelle mani dei cittadini. Qualora Trump, come si prospetta, non arriverà a Cleveland con la maggioranza assoluta dei delegati, pur essendo il candidato più votato dagli elettori repubblicani che hanno partecipato alle primarie, potrebbe essere bocciato da una convention pronta a lanciare un altro nome nella corsa verso la Casa Bianca.

 

È questo scenario che ha portato Trump a bollare le primarie come un istitutodemocratico solo in superficie, ma in realtà corrotto alla radice. Il dibattito si concentra non tanto sui super-delegati (non presenti in campo conservatore), quanto piuttosto sul regolamento della convention.

 

Se Trump non riuscirà a essere nominato nel corso della prima votazione, molti delegati saranno liberi di votare altri candidati nelle successive sedute.

 

In molti Stati, il regolamento attraverso il quale vengono eletti i delegati impone a questi il vincolo di mandato alla convention solo per il primo voto. Ecco perché in un articolo pubblicato la settima scorsa sul Wall Street Journal, Trump ha parlato di agenti del partito dalla doppia personalità, pronti a ignorare la preferenza espressa dai cittadini che li hanno eletti. Doppiogiochisti al servizio di Ted Cruz - il candidato repubblicano che rincorre a fatica - e che secondo Trump rischiano di trasformare l’intero processo in una farsa democratica.

 

Democrazia interna ai partiti, lavori in corso

Pur non cambiando tattica, il partito ha sentito il bisogno di contenere le critiche relative alla democraticità dell’intero meccanismo, invitando i 112 membri del comitato a garanzia delle regole a supervisionare le regole del processo di selezione e a non mutare neanche una virgola dell’esistente meccanismo.

 

Anche se il processo attraverso il quale il partito repubblicano cerca di disfarsi dell’ingombrante Trump non inficerà quindi il regolamento interno, il dibattito e le critiche che ha sollevato hanno costretto l’opinione pubblica a una riflessione che difficilmente si fermerà all’indomani del voto.

 

In un’annata in cui la sfida interna è durata più del solito, entrambi i partiti hanno capito che le primarie sono tutt’altro che una formalità. A confermarlo sono anche le energie - sia fisiche che finanziarie - che ci hanno messo i diversi candidati. Non solo quelli in testa, ma anche quelli in coda.

 

Anche se nella sfida finale i partiti Usa devono combattere con un elevato tasso di astensionismo, il dibattito in corso mostra che i cittadini sono sempre più sensibili alla democrazia interna ai partiti. Alle sue opportunità (ad esempio quella di influenzare l’agenda del candidato finale), come ai limiti di un sistema il cui ingranaggio è stato messo a punto in un’epoca ormai tramontata, senza internet e tutte le opportunità create dalla nascita della sfera virtuale.

 

Quanti vogliono ristrutturare i meccanismi di democrazia interna ai partiti si sono già messi al lavoro. Per l’Italia e l’Unione europea - entrambe prive di un sistema rodato - sarà interessante seguirne l’evoluzione.

Azzurra Meringolo, ricercatrice IAI, AffInt 19

 

 

 

 

La Svizzera e i suoi stranieri: il pragmatismo, prima di tutto

 

A più di due anni dalla votazione del 9 febbraio 2014, la Svizzera si sta ancora chiedendo come conciliare l’introduzione di contingenti voluta dal popolo con la libera circolazione delle persone. Mentre i negoziati con l’UE sono a un punto morto, swissinfo.ch vi propone uno sguardo a ritroso su un secolo d’immigrazione, in un paese dove il buon straniero è prima di tutto uno straniero utile. Di Marc-André Miserez

 

Con la crisi economica post-conflitto il paese vede nascere un sentimento di paura per un possibile inforestierimento ("Überfremdung" in tedesco), ossia la presenza troppo numerosa di stranieri, ormai percepiti come una minaccia per la coesione nazionale.

È in questo clima che il Consiglio federale (governo) elabora nel 1931 la prima Legge sugli stranieri. La normativa «porta con sé l’idea che la Svizzera non è un paese d’immigrazione e che gli stranieri possono solo soggiornare per un periodo limitato. È l’origine del famoso statuto di stagionale», afferma Etienne Piguet, professore di geografia umana all’università di Neuchâtel e autore nel 2013 del libro "L’immigrazione in Svizzera. Sessant’anni con la porta semiaperta".

Al termine della Seconda guerra mondiale, la Svizzera ha nuovamente bisogno di braccia. Decide così di spalancare le porte all’immigrazione, attenta però a richiuderle non appena l’economia rallenta e i bisogni dell’economica diminuiscono. È quanto accade nel 1963, quando il Consiglio federale introduce per la prima volta una quota massima di stagionali per cantone. «A quei tempi, la preferenza nazionale è considerata come qualcosa di assolutamente normale, ricorda Piguet. A prevalere è l’idea che la Svizzera offre dei posti di lavoro e coloro che ne usufruiscono devono semplicemente considerarsi fortunati. Poi potranno rientrare al paese coi propri risparmi».

Il lungo cammino verso l’integrazione

"Gastarbeiter", lavoratore straniero: la terminologia è chiara. Lo straniero – all’epoca soprattutto italiano – è benvenuto in Svizzera per lavorare, ma nulla di più. Roma però la pensa diversamente. Nel 1964, cedendo alle pressioni costanti dell’Italia, la Svizzera finisce per concedere la possibilità di trasformare, dopo cinque anni, il permesso di stagionale in permesso annuale e accorda ai lavoratori italiani il diritto, fino ad allora negato, al ricongiungimento famigliare.

L’anno seguente è lanciata a Zurigo la prima iniziativa popolare "contro l’inforestierimento", che sarà ritirata nel 1968 prima della votazione. La seconda arriva nel 1970, promossa da James Schwarzenbach, parlamentare del partito di estrema destra Azione nazionale. L’iniziativa vuole limitare il numero di stranieri al 10% della popolazione. Una misura che avrebbe implicato l’espulsione di 300mila persone dal territorio elvetico. Il testo è respinto dal 54% dell’elettorato, ma sono ben otto i cantoni che dicono sì.

Le iniziative seguenti, sottoposte al voto nel 1974 e nel 1977, sono respinte in modo ancora più netto dalla popolazione elvetica. Nel frattempo, il governo crea la Commissione federale degli stranieri, che promuove integrazione e naturalizzazioni accelerate.

«Si comincia a riconoscere che queste persone fanno parte della nostra società, che non ripartiranno e che sta nascendo una seconda generazione di immigrati. È il punto di partenza di una politica d’integrazione», sottolinea dal canto suo Sandro Cattacin, sociologo all’università di Ginevra ed esperto di migrazione.

Dopo l’ondata xenofoba degli anni Settanta, la sinistra contrattacca con una proposta volta a sopprimere lo statuto di stagionale, che giudica inumano. Ma la sua iniziativa, denominata 'Essere solidali, per una nuova politica degli stranieri', è respinta in votazione popolare nel 1981 con una maggioranza schiacciante dell’83,8%. Bisognerà attendere il 2002 e l’entrata in vigore dell’accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE, per vedere abolito il permesso di stagionale. Nel 1985, 1993 e 1995, gli svizzeri respingono ancora tre iniziative volte a limitare l’immigrazione. 

Difendere l'economia e limitare l'immigrazione – di cui l’economia ha bisogno: la politica della destra conservatrice non è un po’ contraddittoria? Non secondo il deputato UDC Yves Nidegger, che sottolinea come «tra i sostenitori dell’economia liberale ci sono sempre state due destre: una che ama i contadini e le frontiere, l’altra che sostiene l’industria d’esportazione e non apprezza le frontiere. Da 100 anni queste due correnti sono al limite della rottura quando si parla di frontiere, ma vanno d’amore e d’accordo quando si tratta di combattere la sovietizzazione del diritto svizzero voluta dalla sinistra. Dunque si può benissimo essere un seguace del liberalismo e amare le frontiere».

Per quanto riguarda il successo dell’iniziativa 'contro l’immigrazione di massa', Nidegger sostiene che le altre iniziative contro gli stranieri sono state votate in un’epoca in cui la Svizzera aveva già un sistema di quote. «Oggi invece siamo in un sistema di libera circolazione e la popolazione è stata confrontata con qualcosa che non aveva mai conosciuto. Coi contingenti, la gente veniva solo per lavorare. Oggi gli immigrati vengono con le loro famiglie: ciò significa che sono due volte di più».

La porta semiaperta agli immigrati

«In questo periodo nessuna iniziativa particolarmente restrittiva è stata accolta dal popolo, riassume Piguet. Ma allo stesso tempo sono state bocciate anche le iniziative a favore degli immigrati. La Svizzera ha sostenuto l’immigrazione, ha reclutato lavoratori soprattutto per rispondere ai bisogni dell’economia, ma parallelamente ha sempre cercato di frenare. È ciò che ho definito la strategia della porta semiaperta».

Per Sandro Cattacin, se oggi la Svizzera urbana sembra convivere bene con l’immigrazione, una parte della popolazione coltiva ancora questo riflesso di chiusura. Ma questo sentimento è evoluto nel tempo: «Il discorso xenofobo degli anni '60-'70 non era incentrato, come oggi, su aspetti culturali, ma sul mantenimento di ciò che ha fatto la bellezza del paese. Schwarzenbach era un romantico, un verde, molto orientato verso la natura. Ai suoi tempi, la Svizzera ha conosciuto una cementificazione accelerata, un po' come accade oggi nei paesi dell’Est europeo. E quando questi cambiamenti sopraggiungono troppo rapidamente, la gente si sente disorientata e si rifugia in sentimenti conservatori».

Freno all’immigrazione, una prima

Come spiegare allora il voto del 9 febbraio 2014? Quel giorno gli svizzeri hanno accolto, a stretta maggioranza, l’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) contro la cosiddetta 'immigrazione di massa'.

«È un caso interessante, analizza Sandro Cattacin. La maggior parte delle iniziative precedenti, che erano apertamente xenofobe, hanno ottenuto più o meno lo stesso risultato, ma in senso inverso: il 60-40% di no. C’è però un 20% circa dell’elettorato che è può tendere verso la xenofobia, se la proposta non tocca il suo benessere o il suo portamonete. L’abbiamo visto con il divieto di costruire minareti e assisteremo a un fenomeno analogo con l’iniziativa anti-burka».

«Per contro, malgrado le conseguenze importanti sull’economia, l’iniziativa del 9 febbraio è riuscita a convincere una parte di quel 20% dell’elettorato. Il fenomeno si spiega con una certa confusione nella testa della gente, che non sapeva bene su che cosa si votasse esattamente. I Verdi ticinesi, ad esempio, hanno sostenuto l’iniziativa spinti da un sentimento anti-europeo. Ciò è bastato a far pendere l’ago della bilancia verso il sì e a mettere la Svizzera di fronte a problemi che non sa come risolvere».

Nemmeno Etienne Piguet intravede una soluzione al dilemma svizzero: introdurre dei contingenti, senza violare l’accordo sulla libera circolazione. Dal suo punto di vista, il freno all’immigrazione dovrebbe comunque assumere una «forma misura moderata, come una clausola di salvaguardia destinata a non essere mai attivata». Almeno per quanto riguarda l’immigrazione europea. Piguet prevede invece restrizioni molto più severe per i cittadini provenienti dagli Stati terzi e soprattutto per i richiedenti l’asilo.

«In pratica, la Svizzera cercherà di mantenere il più ampio margine di libertà possibile con l’UE, chiudendo invece le altre vie d’accesso. Ciò riflette una volta di più l’idea che il principio dominante della politica migratoria elvetica risiede nella volontà di permettere all’economia di trovare la manodopera necessaria nel modo più facile possibile». (Traduzione dal francese, Stefania Summermatter) swissinfo 20

 

 

 

 

 

Brexit, la débâcle di Cameron e i Panama Papers

 

Alla vigilia delle elezioni del maggio 2015, il primo ministro David Cameron mise il futuro del Regno Unito, e forse anche la sua stessa integrità territoriale, nelle mani di un referendum popolare sull’opportunità per la Gran Bretagna di rimanere membro dell’Unione europea (Ue).

 

Mentre l’annuncio di questo referendum fu una delle ragioni che permise a Cameron di vincere le elezioni, a 11 settimane dal voto del prossimo 23 giugno, potrebbe essere proprio la questione europea a costare al premier la legittimità politica per governare il Paese.

 

Popolarità a picco per il premier

Di fatto, con il 58% dei cittadini - contro il 34% - che sostiene di non essere soddisfatto dell’operato di Cameron, l’indice di gradimento del primo ministro è ai minimi storici e, per la prima volta, addirittura inferiore a quello del leader laburista Jeremy Corbyn.

 

David Cameron è stato sicuramente indebolito politicamente dal suo coinvolgimento, seppur parziale, nello scandalo dei Panama Papers. Tuttavia, secondo i sondaggi di YouGov, che ha analizzato il livello di gradimento popolare verso Cameron prima e dopo la scandalo dei Panama Papers, la ragione di tale delegittimazione sembra imputabile più alla posizione assunta dal primo ministro britannico sul tema della membership nell’Unione europea, che alle recenti accuse di evasione fiscale.

 

Lo scorso anno, David Cameron aveva sostenuto che avrebbe spinto i partner europei ad accettare termini negoziali sulla membership britannica favorevoli a Londra. In particolare, oltre alle questioni della governance economica europea, della necessità di maggior competitività e del progetto di integrazione rifiutato dai britannici, il Regno Unito chiedeva di limitare l’accesso ai benefit da parte dei cittadini europei così come l’invio di aiuti statali ai loro figli, se non residenti in Gran Bretagna.

 

Tuttavia, i successi di Cameron al tavolo negoziale di Bruxelles del 19 febbraio scorso non sembrano aver soddisfatto gli elettori, soprattutto i conservatori, perché avranno un impatto lieve su quelli che sono sentiti come i problemi maggiori, come la migrazione o l’accesso al mercato del lavoro britannico.

 

Benzina olandese sul fuoco di Londra

A parte i tentativi di poco successo di rinegoziare i termini della partecipazione di Londra all’Ue, altri fattori esterni non aiutano di certo i cittadini britannici a propendere a rimanere nell’Ue.

 

Da un lato il recente no del referendum olandese ha dato maggiore legittimità alla campagna sulla Brexit, che vede le istituzioni di Bruxelles come profondamente anti-democratiche; dall’altro, nonostante l’accordo Ue-Turchia, il problema dei rifugiati rimane ancora al centro del dibattito referendario.

 

Inoltre, gli attacchi terroristici a Bruxelles hanno aumentato il senso di vulnerabilità dei britannici e alimentato una sindrome di chiusura verso l’Europa. Infatti, parte del problema è certamente percepito come essere legato a Schengen e alla possibilità di libero movimento da un paese all’altro senza forme di controllo stringenti.

 

Mentre la campagna per la Brexit capeggiata da Vote Leave impazza, i sostenitori della membership - sotto la guida del gruppo Uk to stay -sembrano essere meno aggressivi. Inoltre, l’iniziativa del governo di inviare volantini informativi ai cittadini sulle conseguenze della Brexit è stato fortemente criticato dai partiti euroscettici come l’Ukip di Nigel Farage come spreco di denaro pubblico.

 

La campagna per lo “Stay”

D’altro canto, i tentativi del mondo politico di manifestare apertamente il proprio favore per l’opzione di rimanere nell’Ue sono limitati. Il partito conservatore è diviso tra sostenitori della membership e coloro invece che optano per un Regno Unito indipendente, come Boris Johnson, il sindaco di Londra.

 

I laburisti, invece, nonostante si siano dichiarati a favore dell’Ue, sembra metteranno più energia nella campagna per lo “Stay” solo dopo le elezioni amministrative di maggio. Inoltre, la credibilità del leader progressista Corbyn come una voce pro-Ue lascia molto a desiderare.

 

Ad oggi, la situazione non appare molto chiara ed è difficile fare previsioni sia in un senso che nell’altro. I sondaggi mostrano che la partita è ancora tutta da giocare. Il 42% dei cittadini sembra a favore di rimanere, il 41% è contrario mentre il 17% è ancora indeciso.

 

Senza dubbio, in un'epoca di estremi, in cui le voci moderate vengono spesso rapidamente soffocate da facili populismi, la possibilità che la Gran Bretagna non rimanga nell’Unione europea non è certamente più una chimera.

Eleonora Poli, AffInt

 

 

 

 

Crisi d’Italia

 

Restiamo uno dei fanalini di coda di quest’UE in trasformazione economica continua. In testa, almeno per ora, resta la Finlandia col 67% di giovani pienamente occupati e con un PIL che non è mai stato in negativo. Ora, tornando alla realtà di casa nostra, solo il 18% dei disoccupati dichiara di svolgere un lavoro saltuario. Non abbiamo difficoltà a crederci. Il Bel Paese è ancora in fibrillazione. La questione, però, appare sempre complessa e variegata. Per un tortuoso complesso di motivi, i conti non tornano ancora. Non possono tornare. L’Esecutivo, più riformatore di quanto si poteva prevedere, resta un interrogativo per molti italiani e un banco di prova per i partiti che lo sostengono.  Dato che la cassa è vuota e il carico fiscale non riesce a sanare la bisogna, c’è da trovare una “nuova” via. Del resto, e gli economisti l’hanno confermato, la linea Renzi è solo riuscita a rimandare un problema di pubblica economia che chiederebbe ben differenti soluzioni. Dopo l’estate, nell’attesa di elezioni politiche generali “riformate”, l’Italia non si presenterà differente. A bel osservare, non sono presenti altre scelte per ridare vitalità ad un’economia vittima anche di una speculazione che, forse, poteva anche essere scansata. L’aliquota dei disoccupati e quella dei giovani alla ricerca di una prima occupazione ha superato quota “28”. Come a scrivere che si perde, o non si trova, lavoro sopra la soglia dei 28 anni. Nel resto dell’UE questa quota è, mediamente, a “35”. Senza essere degli economisti, appare evidente che quando il Prodotto Nazionale Lordo (PIL) è solo in lieve positività “altalenante”, è impossibile negare la presenza di un processo involutivo complesso ed in continuo mutamento.  Dal 2017, a detta degli esperti, qualcosa dovrebbe cambiare. Ci chiediamo come. Secondo il nostro modo di vedere, l’anno prossimo sarà il primo di un quinquennio caratterizzato da una minore contrazione dei consumi e, forse, con un inizio di miglior investimento nel settore produttivo pubblico e privato. Ora, giacché l’appiattimento economico è una realtà, s’è capito che non è ragionevole imporre altri sacrifici che non darebbero i risultati sperati. Del resto, i politici nazionali hanno ancora molto da addottrinarsi per evitare altre figuracce. La sperata “mini” ripresa d’autunno, se ci sarà, potrebbe essere motivo di un assestamento pre elettorale al quale dovremo, progressivamente, abituarci. Perché, almeno, col nuovo anno, la Legge Elettorale non sarà più la stessa. Viviamo sempre in un Paese in forte crisi d’identità. Anche Renzi, uomo giovane della politica italiana, lo ha inteso da subito. Nei suoi interventi c’è l’impronta di una volontà di cambiamento. Ma l’Italia ha bisogno di consensi ben più qualificati di chi è riuscito a realizzare ad un Esecutivo dove “destra” e “sinistra” sembrano tendersi la mano. In Parlamento la situazione non è ugualmente “armonica”. La recessione potrebbe, così, dare impulso a nuove tattiche tramite le quali il passato politico potrebbe ritornare alla ribalta nazionale. Non sarebbe, purtroppo, neppure la prima volta. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

71° anniversario della Liberazione. I valori del 25 aprile

 

Mattarella incontra gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma

 

ROMA - “Ricordare e celebrare la liberazione dal nazifascismo non deve limitarsi a far volgere il nostro sguardo e i nostri pensieri a un periodo tragico del nostro passato. Deve piuttosto richiamarci ai valori di quanti ne furono protagonisti e artefici, alla loro energia, alla loro volontà e al loro coraggio che in quei giorni di barbarie permisero alla nostra Nazione di risollevarsi. Così è stato con l'Italia democratica nei settant'anni di vita repubblicana, così deve continuare ad essere nel presente e nel futuro del nostro Paese”.

Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’incontro al Palazzo del Quirinale con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nella ricorrenza del 71° anniversario della Liberazione.

Un incontro che quest'anno è avvenuto con qualche giorno di anticipo perché il 25 aprile il capo dello Stato si recherà in Val Sesia per visitare e onorare alcuni luoghi che furono, insieme a tanti altri, teatro delle sofferenze e della lotta condotta dalla Resistenza per affermare libertà e dignità nel nostro Paese.

“Il nostro Paese - ha detto ancora Mattarella - è depositario di tradizioni millenarie, di civiltà, di cultura, di umanità, di accoglienza, che il mondo ci invidia e ammira. Dobbiamo essere fieri per tutto questo, per l'abnegazione e la generosità con cui salviamo e assistiamo migliaia di esseri umani che fuggono da guerre, miseria e condizioni disumane, sottoponendo se stessi e i propri figli a rischi e pericoli gravissimi pur di mantenere accesa anche una piccola speranza per un futuro migliore : un sentimento che accomuna i rifugiati di oggi con la nostra gente di allora, con gli sfollati dalle città verso le campagne, con i profughi che affollavano le strade d'Europa in fuga dalla guerra”.

“I valori del 25 aprile confermano nuova e perenne attualità di fronte ai rigurgiti di nazionalismo, di chiusure che emergono ai confini dell'Europa del 21º secolo e alle nubi che si addensano sulla sponda sud del Mediterraneo sempre più tormentato dal terrorismo e teatro di tragedie innumerevoli”.

“Nella ricorrenza della Festa di Liberazione - ha proseguito il presidente della Repubblica avviandosi alla fine del suo intervento - il mio pensiero va ai tanti militari che si trovano all'estero, adempiendo al loro dovere per affermare i valori di pace e di legalità internazionale. Esprimo loro vicinanza e auguri: grazie alla loro opera il nostro Paese fornisce un grande contributo alla comunità internazionale, affinché la convivenza sia sempre migliore. Vorrei esprimere anche, in questa occasione, la mia personale vicinanza e quella del nostro Paese a Salvatore Girone, ancora lontano, e a Massimiliano La Torre, confermando l'impegno per la risoluzione favorevole della vertenza che continua a trascinarsi da troppo tempo”.

“Le celebrazioni del 25 aprile non sono solo un’occasione per ricordare la tragica esperienza del fascismo e gli uomini coraggiosi che hanno contribuito a liberare l’Italia dalla dittatura. La ricorrenza della Liberazione è anche un monito per il presente, contro il risorgere della xenofobia in Europa e contro i populismi di oggi, che spingono per un ritorno agli egoismi nazionali”. Lo dichiara l’on. Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del Pd alla Camera, che partecipa alle celebrazioni del 25 aprile a Basilea ed a Lussemburgo.

“Quest’anno – ricorda la deputata Pd - ricorre anche il centoventesimo anniversario della nascita di uno dei protagonisti della Resistenza, Sandro Pertini, che, anche nella sua veste di Presidente della Repubblica, attraverso la sua passione politica e i suoi saldi principi seppe riappacificare il paese e conquistare il cuore di tutti gli italiani. A lui e a tutti coloro che si sono battuti contro i totalitarismi e le dittature, va profonda gratitudine e riconoscenza, nella consapevolezza di quanto sia importante tenerne vivo il ricordo, oggi più che mai”, conclude Laura Garavini. (de.it.press)

 

 

 

 

Renzi vince il primo round, ora incognita amministrative

 

Il primo round del match tra Renzi e il Resto del mondo si è concluso con la netta affermazione del premier che ha sbaragliato gli avversari inchiodati dalla mancanza del quorum nel referendum sulle trivelle. Eppure i presupposti per un incontro più equilibrato si erano creati: l'inchiesta della Procura di Potenza sul petrolio, che ha così pesantemente coinvolto il governo, aveva moltiplicato l'attenzione dell'opinione pubblica su un referendum che altrimenti non avrebbe superato il trafiletto in qualche pagina interna dei giornali. L'altro elemento che ha spostato l'attenzione sul referendum era la fortissima polarizzazione tra Renzi favorevole al l'astensione e tutti i suoi avversari, di destra, di sinistra e grillini (che come è noto sono sia di destra che di sinistra) scesi in campo per il sì, indipendentemente dal giudizio sulle perforazioni ma accomunati dalla volontà di azzoppare il premier segretario del Pd. Renzi ha sventato l'offensiva ma da questo momento deve fare i conti con due incognite molto importanti sia per le amministrative di giugno che per il decisivo referendum istituzionale di ottobre. La prima incognita è che su qualsiasi argomento la posizione assunta dal premier provoca il compattamento dei suoi avversari, appunto di destra e di sinistra. La seconda incognita sarà l'esito delle elezioni amministrative. Soprattutto a Roma. Renzi non ama il Campidoglio ma non può permettersi di perderlo, tanto più a vantaggio di una candidata Cinquestelle che oggi ha reso omaggio a Milano all'erede della dinastia Casaleggio, adesso vero depositario delle "chiavi" del movimento. Se Renzi supererà la prova Campidoglio, allora anche per effetto band wagon, o carro dei vincitori, il referendum di ottobre sarà una passeggiata. Altrimenti una sconfitta a Roma potrebbe dare vigore alle armate degli oppositori. Certo, Renzi avrebbe bisogno di un candidato forte e di un Pd romano compatto al suo fianco. Non è così e questo rende la corsa per il Campidoglio uno sprint in salita per il Pd renziano e il suo segretario. Contro di lui remeranno non solo gli avversari dell'opposizione, ma anche tutti quei pezzi di Pd che ancora rimpiangono il periodo consociativo finito solo pochi mesi fa. E probabilmente, anche dopo il commissariamento di Orfini, sono ancora la maggioranza del Pd romano. GIANLUCA LUZI, LR 18

 

 

 

 

Esose cartelle esattoriali di Equitalia ai residenti all'estero. Come tutelarsi?

 

ROMA - Mi sono giunte alcune segnalazioni, ma ho la sensazione che il fenomeno sia piuttosto diffuso, da cittadini italiani residenti all’estero i quali hanno ricevuto cartelle esattoriali di Equitalia con la richiesta di pagamento di somme che vanno da poche decine a migliaia di euro. Lettere raccomandate contenenti intimazioni di pagamento di somme gravate da interessi e sanzioni varie.

Si può immaginare la sorpresa e lo sconcerto dei nostri connazionali che spesso sono emigrati decine di anni fa e che quindi si chiedono “ma che diavolo è questa cosa…”. Alcuni di loro sostengono addirittura di aver ricevuto avvisi di pagamento per imposte sui rifiuti solidi urbani relative ad anni recenti anche se non hanno mai posseduto una casa in Italia o comunque non ci vivono da decine di anni, oppure richieste di restituzione di indebiti relativi a emolumenti arretrati (per lavoro o pensione) soggetti a tassazione Irpef separata. Insomma sembrerebbe che la pervicacia vessatoria dell’esattore delle tasse colpisca quindi anche all’estero.

Le lettere di Equitalia sono state spedite in Europa, in Australia e nelle Americhe, senza discriminazione geografica. In effetti l’articolo 142 del codice di procedura civile disciplina la notificazione di una cartella esattoriale a persone non residenti, né dimoranti, né domiciliati nella Repubblica italiana, stabilendo che se il destinatario non ha residenza, dimora o domicilio nello Stato e non vi ha eletto domicilio o costituito un procuratore, l’atto è notificato mediante spedizione al destinatario per mezzo di posta raccomandata e mediante consegna di altra copia al Ministero degli Affari Esteri per la consegna alla persona alla quale è diretta.

Ciò che succede in pratica – ce lo ha riferito l’Aduc, l’Associazione per i diritti degli Utenti e dei Consumatori - è che le cartelle destinate ai cittadini italiani residenti all'estero iscritti all'Aire devono essere trasmesse dagli agenti della riscossione agli uffici locali dell'agenzia delle entrate territorialmente competente sulla base del domicilio fiscale del debitore, ovvero del luogo dove il soggetto ha prodotto il proprio reddito.

L'agenzia delle entrate avvia quindi una procedura di mutua assistenza tra paesi esteri in materia di notifiche affinché l'atto giunga al destinatario (in primis deve tener conto delle eventuali convenzioni internazionali tra i paesi interessati, poi può tentare l'utilizzo delle autorità consolari per poi arrivare all'affissione di un avviso nell'albo dell'ufficio giudiziario davanti a cui si procede con spedizione di una copia al destinatario per raccomandata a/r, come appunto recita l'art.142 c.p.c.).

È bene essere consapevoli che una cartella esattoriale, così come un avviso di pagamento, è un atto recettizio che produce effetto dal momento in cui perviene a conoscenza della persona alla quale è destinata (articolo 1344 del Codice civile).

A chi chiedere chiarimenti ed informazioni nel caso in cui si dovessero ricevere le cartelle esattoriali di Equitalia?

Se si ritiene che Equitalia abbia legittimamente inviato l’intimazione di pagamento, per avere informazioni sulla notifica, su come pagare, sulla scadenza, sugli interessi, etc. etc. e le eventuali procedure per un eventuale mancato pagamento, ci si dovrà rivolgere direttamente allo stesso agente della riscossione (nominativi e recapiti telefonici o postali sono indicati nella cartella).

Se invece si hanno fondati dubbi sulla correttezza della cartella esattoriale o si pensi che si tratti di un errore, l’organo a cui rivolgersi è l’ente impositore specificato nella sezione “Dettaglio degli addebiti” (il comune, l’Agenzia delle Entrate, etc. etc. Giova ricordare che per tutte le informazioni sulla propria situazione debitoria si può accedere al “Servizio Estratto conto online di Equitalia” munendosi di PIN e per seguire questa strada consigliamo di rivolgersi ad un buon patronato).

Per quanto mi riguarda mi attiverò presso tutte le istituzioni competenti per sottolineare e far capire che le informazioni e le procedure di riscossione per i residenti all’estero devono essere rese da parte degli enti interessati più semplici, più trasparenti e più accessibili in modo tale che i nostri connazionali possano essere informati e tutelati al meglio.

Marco Fedi, Deputato Pd eletto nella circoscrizione Estero

 

 

 

 

 

Garavini (PD): “Senza UE il Regno Unito diventerebbe più povero”

 

“La Brexit non sarebbe solo una sconfitta per l’Europa, ma anche e soprattutto per lo stesso Regno Unito. L’abbandono da parte della Gran Bretagna dell’UE consegnerebbe il Regno Unito ad un isolamento, che, a differenza del passato, si rivelerebbe tutt’altro che proficuo”.

 

Lo dichiara Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del PD alla Camera, nel corso di una sua visita a Londra, in occasione dell’Assemblea dei Circoli PD di tutta Europa.

 

Puntualizzando: “In un mondo così globalizzato come quello attuale è assurdo puntare sugli egoismi nazionali e sulle paure. Lo dimostrano anche i diffusi timori di forti contraccolpi  sull’economia inglese espressi dal mondo della finanza londinese. La Brexit comprometterebbe sicuramente il ruolo di centralità di Londra, intesa come perno finanziario nel cuore dell'Europa. Danneggerebbe inoltre la competitività delle esportazioni della Gran Bretagna.

 

E’ senz’altro positivo che i due leader dei principali partiti del Paese siano entrambi schierati contro l’uscita del Regno Unito dall’UE. Ciò nonostante è necessario un grande impegno collettivo volto a convincere gli amici inglesi a non dare retta al catastrofismo propagato dagli euroscettici, a partire dll’UKIP di Nigel Farage - il populista di destra alleato del Movimento 5 Stelle al Parlamento Europeo. Un’Europa senza la Gran Bretagna non è immaginabile. Sono sicura che la più antica democrazia europea saprà dire di no ad un ritorno al passato, che la renderebbe più povera e più isolata che mai”.

 

Adottare le proposte italiane del Migration Compact

“E' molto positivo che stiano arrivando feed back positivi da parte di diversi leader europei nei confronti del Migration Compact, proposto dall'Italia. Non poteva essere diversamente. Si tratta infatti di una proposta concreta e articolata che, favorendo opportunità di lavoro in paesi africani può ridurre consistentemente i flussi migratori verso l'Europa attraverso il Mediterraneo.

Il Migration Compact mira infatti a ridurre i flussi migratori attraverso consistenti investimenti europei nei luoghi di origine dei migranti. L'obbiettivo è quello di creare occasioni di crescita, di sviluppo e di lavoro in paesi come la Tunisia, il Niger, la Libia, così da disincentivare l'emigrazione delle giovani generazioni. In cambio si impegnano i rispettivi governi al controllo delle frontiere e ad accogliere concittadini che vengano rimpatriati dall'Europa, dal momento che non rientrano tra gli aventi diritto all'asilo europeo". Lo ha detto Laura Garavini, commentando il giudizio positivo espresso dal Presidente della Commissione Europea, Junker, sulla proposta del Governo italiano in materia di flussi migratori.

 

"Le recenti notizie di ulteriori centinaia di morti nel Mediterraneo rendono ancora più urgente l'adozione delle misure contemplate nel Migration Compact. E i dubbi emersi da parte tedesca sul metodo da utilizzare per il finanziamento di questi investimenti non intaccano minimamente la validità delle proposte suggerite dall'Italia. Semmai si tratta di individuare modalità alternative di finanziamento."

 

La Garavini, in missione a Berlino a inizio settimana, in concomitanza con la presentazione del Migration Compact, insieme al Sottosegretario con delega all'immigrazione, Domenico Manzione, aveva avuto modo di riscontrare l'apprezzamento per la proposta italiana sia da parte del Ministro agli Affari Speciali, Peter Altmaier che del Sottosegretario all'immigrazione, Ole Schröder.

De.it.press 21

 

 

 

 

 

Europa e Islam. Italia, il jihadismo di terza generazione

 

Mentre emergono nuove informazioni sulle cellule jihadiste autrici degli attentati di Bruxelles e Parigi, i singoli stati europei si interrogano sulle proprie “Molenbeek” e le caratteristiche delle organizzazioni jihadiste all’interno dei propri confini.

 

In Italia, si osserva che il fenomeno jihadista contemporaneo presenta delle caratteristiche specifiche e differenti da quelle dei contesti del Belgio o della Francia. Oggi, la realtà dei cosiddetti “foreign fighters”, di quella, cioè, che Gilles Kepel chiama la terza generazione jihadista - dopo la generazione dei talebani degli anni ’90 e quella di al-Qaeda degli anni 2000 - appare più circoscritta numericamente e sviluppatosi con qualche anno di ritardo rispetto ad altre realtà europee.

 

Secondo un rapporto del dicembre 2015 redatto dal Soufan Group, dall’Italia sono partiti alla volta del sedicente stato islamico 87 jihadisti, mentre sono 470 quelli che alla stessa data hanno lasciato il Belgio, 1700 la Francia e 760 sia la Germania che la Gran Bretagna.

 

Gli 87 foreign fighters partiti dall’Italia appartengono a tre differenti categorie di persone: sono cittadini italiani, sia convertiti che giovani di “seconda generazione” nati e/o cresciuti in Italia (12 persone); cittadini stranieri che hanno soggiornato in Italia per periodi medio-lunghi (11); cittadini stranieri che sono transitati in Italia, soffermandosi per brevi periodi (64 persone).

 

Seconde generazioni minoritarie e la percentuale balcanica

Si può facilmente osservare che le “seconde generazioni” sono numericamente minoritarie, contrariamente a quanto accade in Francia e Belgio dove vi è un’alta presenza di giovani (anche minorenni) figli di migranti, nati e/o cresciuti in Europa.

 

L’esiguo numero di giovani di “seconda generazione” si può spiegare con il fatto che il fenomeno migratorio in Italia è più recente rispetto ad altri paesi europee e, di conseguenza, una nuova generazione di figli delle migrazioni si sta formando solo in questi anni.

 

Un’altra differenza significativa del contesto italiano da tenere in considerazione sta nel fatto che la maggioranza dei foreign fighters partiti dall’Italia è di origini balcaniche, sebbene le comunità musulmane più importanti sul territorio vengano dal Nord Africa (Marocco, Tunisia ed Egitto) e dal sud-est asiatico (Bangladesh e Pakistan).

 

In Francia, come in Belgio, molti dei foreign fighters provengono invece da comunità che in queste nazioni sono maggioritarie. A tal proposito, va anche tenuta presente la diversa consistenza numerica delle comunità musulmane presenti nei diversi paesi europei. In Italia, paese di più recente immigrazione, i musulmani sono - secondo dati del Pew Research Center - il 3,7% della popolazione, mentre in Francia rappresentano il 7,5%, in Germania il 5,8%, in Gran Bretagna il 4,8% e in Belgio il 5,9%.

 

Islam europeo e specificità nazionali

Per quanto si sostenga - a giusta ragione - che stia emergendo un Islam europeo, con caratteristiche sue proprie rispetto a quelle dei paesi a maggioranza musulmana, ci sono delle importanti differenze nazionali, non solo di ordine numerico, su cui pesano le storie dei singoli stati europei.

 

I retaggi coloniali, le politiche migratorie, i modelli di “integrazione”, così come la relazione con la sfera del sacro delineano l’emergere di specificità locali. Nella “laica” Francia, che ha vietato nelle scuole l’hijab, il rapporto tra stato e cittadini con la dimensione religiosa è molto diverso da quello che vige in Italia, dove il Vaticano è un’istituzione ancora dominante e l’Islam si va a collocare di conseguenza in un contesto in cui la religione gioca un ruolo centrale nella vita nazionale.

 

Contrasto alla radicalizzazione giovanile

Se osserviamo da vicino la situazione europea, ci accorgiamo dunque che l’Italia presenta delle caratteristiche sue proprie sia per quanto riguarda la presenza musulmana sul territorio che per quanto riguardo il fenomeno jihadista.

 

Ed è proprio a partire da queste differenze e specificità che vanno definiti progetti e linee politiche nazionali per contrastare la radicalizzazione giovanile, senza perdere di vista il contesto transnazionale all’interno del quale il fenomeno jihadista si sviluppa.

Renata Pepicelli, docente di Mediterranean Studies, AffInt 21

 

 

 

 

Presa di coscienza

 

Entro il prossimo anno, avremo cognizione di che tipo di Parlamento avrà l’Italia e, poi, quale Esecutivo guiderà il Bel Paese tra le secche di una crisi che ha assunto, mese dopo mese, dimensioni inconcepibili. Non ci sembra proprio il caso di fare delle supposizioni, anche perché i contendenti, dopo tanto “rumore, ” si sono organizzati per consentire, un dibattito fiume sul destino politico, e non solo, della Penisola. Anche se non intravediamo posizioni univoche sul futuro del Bel Paese. Insomma le responsabilità sono lasciate a chi ha il coraggio di prendersele. Cioè, nessuno.

In linea di principio, gi apparentamenti sono stati evidenziati e nessuno, per la carità, ammette che non sempre si può vincere. Stare nella“Maggioranza” o all’”Opposizione” è come giocare alle tre tavolette. Quando le “mosse” sono più rapide dell’occhio, le fregature sono dietro l’angolo. E’ un’esperienza che il Popolo italiano ha già fatto e che, ci auguriamo, non sia messo nelle condizioni di ripetere. In Italia la politica è un “mestiere” che ha margini assai elastici d’accomodamento. I “licenziati” sono pochi, e non ci sono neppure limiti d’età per rappresentare il Popolo italiano. Le condizioni per partorire la prossima Legislatura “rinnovata” si contano su poche dita di una mano. Se nell’anno prossimo si voterà, non ci saranno “sorprese” di rilievo nel firmamento politico nazionale. Anche chi si collocherà, numericamente, all’Opposizione, sia da subito chiaro, non si considererà “perdente”, ma baluardo fondamentale per verificare le mosse dell’Esecutivo di Maggioranza. Tra “vincitori” e “vinti”, da noi non ci sono abissali differenze.

La nostra è una Repubblica parlamentare e, come tale, ha i suoi limiti e i suoi privilegi. Almeno sino a che resterà strutturata così. Che, poi, siano tutti in favore all’andazzo, resta da verificare. Sulla carta, però, appare così. Anche la componente parlamentare dall’estero, almeno per la Ripartizione Europa, non dovrebbe presentare “sorprese” di rilievo. In questi mesi, tutti irrequieti, abbiamo, però, rilevato alcune novità che ci hanno incuriosito e che abbiamo approfondito più per personale opinione, che per interesse informativo. Si tratterebbe di un progetto politico differente. Abbiamo rilevato una certa autonomia ideologica degli italiani all’estero nei confronti dei Partiti nazionali. Non era capitato mai. Una novità che ci ha, da subito, incuriosito. Finalmente, potrebbero esserci Parlamentari, liberi da vincoli precedenti, con la possibilità di presentare proposte alla Maggioranza o all’Opposizione, con l’opportunità di verificare in Aula i “pro” ed i “contro” al programma che gli eletti hanno discusso, condiviso e accettato.

Di un fatto, poi, siamo certi, le prossime saranno le ultime elezioni “separate” d’oltre confine. Il nuovo Parlamento, per Grazia ricevuta, nascerà solo dalle Circoscrizioni Nazionali. Il voto dall’estero sarà anche elettronico e privo d’opercoli burocratici. Il nostro Paese supererà quest’ultima fase di “transizione” che sembra necessaria per girare pagina e cambiare i politici e la politica di un sistema che ha determinato più danni che benefici. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Giustizia, Renzi raffredda i toni. A Roma Berlusconi va avanti con Bertolaso

 

Dopo le polemiche sulla giustizia tra Matteo Renzi e il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo, arriva la giornata della distensione. E’ lo stesso premier ad abbassare i toni scrivendo sulla sua enews che le polemiche tra politica e toghe «sono un film già visto» per poi esporre la sua linea: «Il rapporto tra politici e magistrati deve essere molto semplice, il politico rispetta i magistrati e aspetta le sentenze, il magistrato applica la legge e condanna i colpevoli». In scia il ministro della Giustizia Andrea Orlando afferma che i riconoscimenti internazionali alle riforme in corso sulla giustizia «non sono un patrimonio del governo, ma del Paese, e per questo dobbiamo evitare di travolgerlo tra polemiche ricercando sinergia e leale collaborazione tra tutti». Quindi il segretario generale dell’Anm, Francesco Minisci, assicura che il sindacato delle toghe «non ha nemici, sarà un interlocutore istituzionale rigoroso senza fare sconti». Intanto, sul fronte strettamente politico, il centrodestra resta nel caos in vista del voto a Roma con Silvio Berlusconi che infine conferma «il deciso sostegno» a Bertolaso. E conclude con il rammarico che «a Roma non si sia potuta realizzare l'unità del centrodestra». ALBERTO D'ARGENIO LR 24

 

 

 

Regeni e Marò: casi simili e distinti

 

Del primo si parla tanto e dei secondi poco. Doveroso occuparsi del giovane ucciso in Egitto senza però trascurare i nostri fucilieri

 

Ogni giorno abbondano le notizie relative alle indagini che la Procura di Roma sta svolgendo per appurare perché e da chi sia stato ucciso il giovane ricercatore friulano, sparito il 25 gennaio scorso, il cui cadavere fu ritrovato, il 3 febbraio, in un fosso lungo l'autostrada Cairo-Alessandria. Il corpo era pieno di lesioni, probabilmente inflittegli qualche ora prima del decesso, forse per obbligarlo a rivelare qualcosa circa i suoi legami con il movimento sindacale che si oppone al governo del generale al-S?s?. In effetti il giovane si trovava in Egitto per fare, presso l'Università Americana del Cairo, una ricerca sui sindacati indipendenti, dei quali aveva già raccontato la difficile situazione, dopo la rivo-luzione egiziana del 2011, su alcuni articoli firmati con lo pseudonimo di Antonio Druis.  

  Giusto, quindi, raccontare le doti ed i meriti di questo giovane che ha frequentato elementari e medie a Fiumicello, poi per tre anni a Trieste il liceo classico, grazie ad una borsa di studio del Collegio del Mondo unito di Duino, in New Mexico. Qui ebbe l’idea di tenere una corrispondenza sui temi di ecologia e ambiente e, dopo, sì trasferì prima a Oxford ed in Inghilterra. Conosceva l’inglese, lo spagnolo e l’arabo, lingua, quest’ultima, che lo aveva convinto ad andare nella capitale egiziana per effettuare il dottorato di ricerca cui stava lavorando. Dunque, doveroso far sapere ai suoi concittadini e, soprattutto, alla famiglia, chi e perché lo ha rapito, torturato ed ucciso.

  Fatto non unico, a stare a quanto affermato dalla madre, Paola Regeni, convinta che “quello che è successo a Giulio non è un caso isolato”. Il che è confermato dagli attivisti egiziani secondo i quali in pochi mesi sono state rilevate in Egitto centinaia di sparizioni, di cui Il Corriere della Sera ha pubblicato online i nomi. Naturalmente il Governo del Cairo nega che pratiche simili siano commesse sistematicamente dai suoi apparati. Ma la morte del giovane studente ha portato l’attenzione su tale fenomeno. Per ora senza risultati, come risulta dall’indagine della Procura di Roma, a causa della mancanza degli elementi chiesti al Cairo, in particolare sui dati dei telefoni cellulari attivi sul luogo del rapimento di Giulio e in quello in cui fu ritrovato cadavere.

  Che le autorità egiziane, non hanno voluto dare per tutelare, in nome della loro Costituzione, la privacy dei cittadini. Preferendo attribuire alla gang di criminali la responsabilità del sequestro e dell’omicidio di Regeni, in quanto avevano trovato nelle loro case il suo passaporto con altri documenti. Ipotesi degli inquirenti del Cairo, secondo i quali la moglie del capobanda avrebbe dichiarato che, guardando alla tv il volto di Giulio, dopo la sua morte, il marito le disse che quel ragazzo l’aveva aggredito nei giorni precedenti e che, per reazione, lui e i suoi amici l’avevano rapinato, sottraendogli la borsa con i soldi, il passaporto e tutto il resto. Versione poco credibile che fa pensare a un depistaggio. E che ha spinto le autorità italiane a far rientrare in Patria l’ambasciatore Maurizio Massari, mandando così l’inequivocabile messaggio al Presidente al Sisi: sul caso Regeni l’Italia fa sul serio.

  Tale decisione fa pensare al caso dei due fucilieri della Marina, accusati di aver ucciso, il 15 febbraio 2012, due pescatori e distrutto la loro imbarcazione. Fatto che, essendo avvenuto in acque internazionali, toglieva il diritto di processare alla Magistratura indiana. Che, però, prima li ha messi in prigione, poi in libertà condizionata, pur concedendo loro il permesso di ritornare in Patria, sia pure per un numero ristretto di giorni, o quello dato a Massimiliano Latorre per motivi di salute. Da allora, quotidiani e televisioni hanno dato notizie in merito, fino a quando l’Italia non ha chiesto al tribunale arbitrale dell’Aja di occuparsene. Poi non si è saputo più nulla, o ben poco. Per esempio, la notizia, pubblicata, il 31 marzo scorso solo su un quotidiano e non data nei telegiornali, che l’India non si oppone al rientro di Girone in Patria fin quando non si avrà la sentenza finale del tribunale arbitrale. Non si è neppure saputo se il suddetto fuciliere sia finalmente arrivato in Italia.

  D’accordo, sono passati più di 4 anni e forse i nostri cronisti pensano che ciò non interessi più agli Italiani, ora ansiosi di sapere perché e da chi Giulio Regeni sia stato picchiato ed ucciso. Un omicidio, da Renzi ritenuto “non un nuovo caso marò”, su cui è giusto informarsi a fondo ed appurare la verità. Senza, però, dimenticare le vicissitudini, tutt’altro che serene, di Girone e Latorre.    

Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

 

Anticipare l’età pensionabile anche per gli italiani emigrati e aumentare gli importi delle pensioni

 

Il presidente del Comitato sugli italiani italiani nel mondo osserva con attenzione il dibattito in corso sulla riforma pensionistica e garantisce il suo impegno a favore dei diritti previdenziali delle nostre collettività residenti all’estero

 

ROMA - Nei prossimi mesi avremo un quadro più chiaro della riforma pensionistica che il Governo italiano  sta studiando per anticipare l’età pensionabile e liberare quindi posti di lavoro per i giovani. La riforma, sempre che sia varata,  inciderà molto probabilmente anche sulle pensioni in convenzione internazionale che in futuro saranno erogate ai nostri emigrati . Il Governo sta cercando, anche per le forti pressioni dell’Inps di Tito Boeri, di rendere possibile il pensionamento prima  degli attuali 66 anni e sette mesi (stiamo parlando ovviamente delle pensioni di vecchiaia, perché per quelle di anzianità difficilmente verranno toccate le anzianità contributive ed anagrafiche).

L’idea è quella rivedere alcuni criteri  della legge Fornero ed anticipare di alcuni anni l’età pensionabile prevedendo tuttavia una penalizzazione  - importo più basso – gradualmente crescente in funzione degli anni di anticipo. Si tratta di una strada che alcuni analisti ritengono difficilmente percorribile per gli alti costi, le regole di contabilità nazionale e i vincoli dei patti europei sul deficit che verrebbe a crearsi nei primi anni di applicazione (a lungo termine invece i risparmi futuri compenserebbero le spese immediate). L’eventuale anticipo dell’età pensionabile dovrebbe essere automaticamente esteso anche alle pensioni in regime internazionale in virtù delle norme in vigore e della prassi generalmente adottata in questi casi. Un’altra ipotesi invece di riforma in discussione che purtroppo sarebbe di difficile se non impossibile applicabilità alle pensioni in convenzione è quella del prestito bancario. Si sta pensando infatti  di permettere a un lavoratore al quale mancano pochi anni dal pensionamento di andare in pensione anticipata con una penalizzazione che potrebbe arrivare addirittura al tre o quattro per cento per ogni anno di anticipo e con un assegno mensile che verrebbe erogato da una banca come se fosse un prestito con l’Inps che farebbe da garante. Al momento del raggiungimento dell’età pensionabile l’assegno pensionistico verrebbe pagato dall’Inps e il pensionato incomincerebbe a restituire a rate il prestito alle banche. Questo meccanismo non avrebbe alcun impatto sui conti pubblici ma sarebbe, secondo noi, praticamente inapplicabile ai pensionati residenti all’estero. 

Una ulteriore ipotesi sarebbe quella di estendere agli uomini la regola dell’”opzione donna” , introdotta da poco, che prevede di andare in pensione con almeno 57 anni di età e 35 di contributi ma con l’importo della pensione calcolata esclusivamente con il metodo contributivo e quindi più basso (quest’ultima ipotesi potrebbe essere estesa anche alle pensioni in convenzione). Infine non ci sono ancora notizie certe sulla norma, ribadita dal Documento di Economia e Finanza recentemente presentato alla Camera, che prevede la razionalizzazione delle prestazioni assistenziali e previdenziali legate al reddito con il reale rischio (più volte preannunciato) dell’eliminazione delle prestazioni erogate all’estero come le integrazioni al minimo, le maggiorazioni sociali e gli assegni familiari. Abbiamo più volte denunciato il pericolo e stigmatizzato che un’operazione del genere penalizzerebbe proprio le categorie di pensionati e pensionandi meno agiati i quali vivono per la maggior parte in America Latina. Sarà tuttavia mia premura prioritaria vigilare l’attività del Governo su questi temi e sollecitare in tutte le sedi la mia proposta di legge che prevede invece l’aumento dell’importo minimale delle pensioni in convenzione (da 12 a 25 euro per ogni anno di contribuzione fatto valere in Italia) per restituire dignità e giustizia al lavoro e ai sacrifici di tanti nostri connazionali.

Fabio Porta, Deputato Pd Estero e presidente del Comitato permanente sugli italiani nel mondo della Camera

 

 

 

Caso Regeni. Il vicecancelliere Tedesco Gabriel: "Casi che preoccupano e spaventano"

 

Sigmar Gabriel sollecita un'indagine completa per arrivare alla verità. La sua visita segue quella di Hollande. Al Sisi: "Ciò che avviene in Egitto è un tentativo portato avanti da forze malvagie di spaccare le istituzioni dello Stato"

 

IL CAIRO - "I casi di crescenti violazioni dei diritti umani in Egitto, casi come quello dello studente italiano, ci spaventano e ci preoccupano e danneggiano anche l'immagine dell'Egitto". Lo ha detto oggi, il vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel, nel corso della sua visita al Cairo, commentando il

 

La domanda è stata fatta da un giornalista egiziano nel corso di una conferenza stampa al termine di un incontro con la business community tedesca. Gabriel, riferisce ancora la stampa tedesca, ha sollecitato che ci sia un'indagine completa per arrivare alla verità.

La visita di Gabriel segue quella del presidente francese François Hollande, arrivato al Cairo alla testa di oltre 60 uomini di affari, per presenziare alla firma di una trentina di accordi politici ma soprattutto economici nei campi dell'energia, infrastrutture e turismo a rinforzo di uno scambio commerciale da 2,6 miliardi di euro l'anno. Indiscrezioni dei media segnalano anche l'imminente acquisto di un satellite militare e quattro da navi da guerra per oltre un miliardo di dollari dopo gli accordi già raggiunti per 24 caccia tipo 'Rafale' e una portaelicotteri 'Mistral' in arrivo quest'estate. Nella capitale egiziana anche il vicecancelliere tedesco Gabriel, forte di uno interscambio da 5 miliardi di euro, si è presentato con addirittura 120 investitori e, secondo l'agenzia Mena, ha dichiarato il sostegno di Berlino all'Egitto a livello politico ed economico dato che Sisi merita "ammirazione".

 

E se Gabriel ha definito l'omicidio del ricercatore friulano "spaventoso e preoccupante", Hollande - accusato dagli americani del Nyt di aver tenuto finora un "vergognoso silenzio" sul caso Regeni - non ha perso tempo nel sottolineare di aver parlato con il leader egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, "dei diritti umani" inclusi i "casi del francese Eric Lang e dell'italiano Giulio Regeni".

 

Ma Al Sisi mantiene il punto e ha ribadito ancora di "aver espresso le proprie condoglianze alla famiglia" e che "ciò che avviene in Egitto è un tentativo portato avanti da forze malvagie di spaccare le istituzioni dello Stato, istituzione dopo istituzione". In questo caso la polizia di Stato. Nel Paese nordafricano sarebbe in atto "un tentativo di allontanare l'Egitto dall'Europa", ha detto Sisi.

 

L'ex generale egiziano a capo dei servizi segreti militari, divenuto presidente in seguito alla deposizione dell'esponente dei Fratelli musulmani Mohamed Morsi, ha invitato a "non isolare l'Egitto dal contesto regionale", dove ci sono "forze malvagie che vogliono dare un'immagine falsa del Paese". L'Egitto è "desideroso di confermare" al mondo "la sua civiltà" attraverso un "concetto più ampio di libertà e di diritti umani: la libertà in Egitto è una questione fondamentale che non può essere isolata dalle garanzie di istruzione e alloggio, visti come diritti inalienabili".

 

Nella ricerca di chi ha torturato a morte Giulio Regeni non c'è intanto nulla di nuovo. E quelle "importanti novità", annunciate da un quotidiano e attribuite al ministero degli Esteri, vengono smentite categoricamente dal portavoce. Che però non smentisce un altro passaggio delle parole a lui attribuite dai media: la richiesta "alla parte italiana di allontanare le pressioni politiche dal caso" dato che bisogna "lasciare che gli apparati competenti proseguano la loro missione". "Le relazioni forti e numerose fra i due Paesi non devono essere scosse da questo incidente", ha sostenuto il portavoce.

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La richiesta di allentare la pressione sull'Egitto arriva una settimana dopo la conferma del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che l'Italia, "nei prossimi giorni", valuterà quali sono le altre "misure da prendere" per ottenere una maggiore collaborazione e impegno nelle indagini sul caso dopo il richiamo a Roma per consultazioni dell'ambasciatore d'Italia al Cairo, Maurizio Massari, disposto l'8 aprile. Come evocato anche dal presidente della Commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, l'Italia potrebbe inserire l'Egitto nella 'lista nera' dei Paesi pericolosi compilata dalla Farnesina, sconsigliandolo così come meta per i turisti e ricercatori. LR 18

 

 

 

 

Mario Giro: “Cooperazione e corridoi umanitari, ora una risposta globale”

 

«A sfida globale, risposta globale». È questo il senso più profondo,  strategico, del «Migration Compact» che l'Italia ha prospettato all'Europa. Una «risposta globale» su cui s'incentra l'intervista a Mario Giro, Vice ministro degli Esteri con delega alla Cooperazione internazionale.  

Perché, per l'Italia, quella del Mediterraneo è la "partita della vita" e perché dovrebbe esserlo anche per l'Europa?  

«Per diversi motivi: la nostra frontiera si è spinta più a Sud e il Mediterraneo si è ristretto. Abbiamo visto che le conseguenze della "Primavere arabe", diventate "Inverni", hanno avuto un impatto anche su di noi. In secondo luogo, la globalizzazione ha voluto dire anche maggiori comunicazioni e maggiore circolazione: le migrazioni di oggi non sono più quelle di ieri. In terzo luogo, l'intreccio economico si è fatto più denso: pensiamo, ad esempio, al settore dell'energia. Infine, le comunità della sponda Sud che vivono in Europa, sono ormai numerose e rappresentano un soggetto». 

Ma della portata di questa sfida c'è sufficiente consapevolezza in Europa?  

«Parzialmente. Molti dell'Europa centro-orientale sono legittimamente interessati a ciò che avviene più ad Est: la ex Csi, la Russia, l'Ucraina, etc... Anche quella è una frontiera delicata per l'Europa. Noi, come altri Paesi mediterranei, siamo più coinvolti con ciò che accade in Africa. L'Unione Europea farà un passo in avanti quando tutti i suoi Stati membri vivranno con il medesimo interesse e la medesima passione entrambe le frontiere».

Qual è la valenza strategica del "Migration Compact" presentato dall'Italia ai partner dell'Unione?

«La valenza strategica è la costruzione di una politica comune delle migrazioni e dell'integrazione. Come si sa, fino ad ora non esiste una politica comunitaria su tali tematiche. Mettendo assieme tutti gli strumenti esistenti e creandone di nuovi, nel quadro di un forte partenariato con il Continente africano, il governo italiano mira a fare in modo che il tema delle migrazioni divenga responsabilità comune euroafricana. A sfida globale, risposta globale, essendo consapevoli, peraltro, la cooperazione non è un lusso bensì una condizione della nostra sicurezza».  

Risposta globale dovrebbe significare anche un insieme di risposte concrete, anche se parziali. Una risposta concreta, da più parti evocata, è quella della creazione di corridoi umanitari legali. Qual è in proposito la posizione dell'Italia? 

 «Certamente i corridoi umanitari sono una risposta importante. Il governo italiano li ha resi operativi, su proposta della Tavola Valdese, delle Chiese Evangeliche e della Comunità di Sant'Egidio, legandoli, è bene sottolinearlo, a norme vigenti. Il criterio è la vulnerabilità; donne, bambini, minoranze, etc...E questo si può già fare. Il visto di entrata per motivo umanitari già esisteva ma i governi europei non l'applicavano se non in rari casi. L'Italia intende usare tutti gli strumenti: in questo modo giungono da noi in sicurezza persone già valutate e ciò garantisce anche noi. Con il "Migration Compact", si fa un altro passo: nuovi strumenti e nuove norme comuni per un fenomeno che cambia e che diviene strutturale. In parole povere: basta andare in ordine sparso, assumiamoci insieme le nostre responsabilità». 

Ed un forte richiamo all'Europa perché si assuma le proprie responsabilità, è stato lanciato da Papa Francesco durante la sua visita a Lesbo.

«Quelle del Papa sono parole profetiche che vogliono smuovere il cuore dell'Europa. Papa Francesco chiede a ogni europeo: chi raccoglierà le lacrime di tutta quella povera gente? Ogni europeo e ogni governo europeo deve trovare la sua risposta. Per non tradirsi, ricordando che l'Europa è la patria dei diritti acquisiti con grandi sofferenze e anche che l'Europa ha dato molti milioni di emigranti al mondo, svedesi, tedeschi, irlandesi, italiani, spagnoli, greci..., i cui discendenti oggi noi ritroviamo in tutto il mondo, in particolare nelle Americhe». 

Sempre Papa Francesco ha affermato rivolgendosi ai rifugiati: "Perdonateci siete un dono, non un peso".  

«Con le sue parole rivolte ai rifugiati, il Papa cerca di curare una ferita, di colmare fratture antiche nel Mediterraneo. Rivolgendosi ai rifugiati, Francesco evoca l'unità della famiglia umana e il senso del comune destino di cui tutti noi dovremmo ricordarci». 

Più ponti e meno muri, dunque?  

« Sì. E questo vuole essere l'impegno dell'Italia». L’Unità, 20 aprile

 

 

 

 

Crepuscolo di legislatura

 

I politici d’oggi, anche se la gran maggioranza è di ieri, si dovrebbero convincere che, per cambiare in meglio l’Italia, ci sarebbe da affrontare, in modo definitivo, il disordine economico frutto di un tracollo della Seconda Repubblica e delle speculazioni che hanno caratterizzato questo primo scorcio di Terza. La tattica del nostro Primo Ministro, indubbiamente, contribuisce a dare spessore a una cauta fiducia sulle sorti d’Italia. L’attuale Governo, se non altro, dovrebbe fornire chiarezza sull’efficacia dei provvedimenti che il Parlamento sarà chiamato ad approvare entro l’anno.

Sul fronte dei Partiti, neppure ora, ci sono apprezzamenti da evidenziare. Il cambio politico è fittizio. La realtà degli eventi si commenta da sé. Il “sogno” di un’Italia “diversa” è tramontato ed i proposti ”rinnovamenti”, ancora sulla carta, non fanno che confortare la nostra tesi. Dall’interno, purtroppo, nulla di veramente nuovo da segnalare. Se non le solite critiche a fondo perduto. Tra “Destra”, “Centro” e “Sinistra”, non abbiamo ben compreso da quale parte si collochi l’“Opposizione”. Perché, dopo Renzi, è impossibile fare delle previsioni sull’evoluzione dei partiti. Già da ora, di un fatto possiamo essere certi: se l’Opposizione non sarà all’altezza e anche la Maggioranza potrebbe passare la mano.

Senza un confronto e un dibattito articolato, anche le migliori intenzioni perdono “collante”. Senza presupposti comuni, c’è poco da essere ottimisti. Se dovessero essere partoriti altri provvedimenti incoerenti, il castello di carte cederebbe e, con lui, tutte le speranze del Popolo italiano. In tante incertezze, abbiamo rivolto la nostra attenzione anche ai milioni di Connazionali che vivono oltre confine. Una fitta umanità che potrebbe, volendolo, avere un suo peso politico. Perché, anche dall’estero, ci aspettiamo proposte chiare, suggerimenti schematici ma, soprattutto, comprensibili per tutti.

Oltre confine ci sono oltre quattro milioni di Connazionali. Non azzardiamo, anche perché non è nel nostro modo di pensare, delle ipotesi. Ma, indipendentemente dalla situazione attuale, la nuova legge elettorale dovrebbe anche sbloccare una condizione che si regge più sulla teoria politica che sui fatti che l’hanno determinata. Le cobelligeranze, iniziate nel febbraio del 2014, potrebbero non trovare terreno fertile ancora per molto. L’evolversi di quest’anomala XVII Legislatura, a nostro avviso, non avrà vita lunga.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

“Il muro dell’Austria non fermerà i migranti”

 

«Un milione di migranti pronti a partire dalla Libia? Non giochiamo con le cifre». Per Mario Giro, il viceministro agli Affari Esteri che venerdì a Catania ha incontrato i rappresentanti della Comunità di sant'Egidio e presentato il suo libro «Noi terroristi. Storie vere dal NordAfrica a Charlie Hebdo» (edito da Guerini e associati), le parole sono pietre specie quando si discute di emergenza sbarchi: «Certe affermazioni creano allarmismo sociale», avverte il rappresentante del Governo. Eppure, era stato il generale Paolo Serra - consigliere militare dell'inviato Onu in Libia - a pronunciare quel numero nel corso della sua audizione in commissione Schengen alla Camera.

Previsioni a parte, le «zattere dei disperati» sono tornate a fare rotta verso le nostre coste. In aumento gli approdi in questi primi mesi dell'anno, se confrontati con lo stesso periodo del 2015. L'Italia si ritroverà da sola a gestire questo esodo?

«Noi sappiamo che il problema è epocale, che andrà avanti. Necessario imparare a gestirlo in termini europei. È uno scandalo che 500 milioni di abitanti, in uno dei luoghi più ricchi del Pianeta, non sappiano gestire un paio di milioni di rifugiati. L'Italia, come ha detto il premier Renzi, farà da sola finché l'Europa non si convince. In Libia, intanto, un lento e progressivo accordo si sta stringendo fra le parti. Dobbiamo avere pazienza, attendere la ricostruzione di quello Stato che renderà più facile controllare i flussi».

In territorio libico, stando a recenti stime statunitensi, sono raddoppiati negli ultimi diciotto mesi i miliziani del Califfato: da 4 a 6 mila. Come si fa a disinnescare questa minaccia?

«Lo devono fare i libici, non c'è altra soluzione. Abbiamo visto cosa succede quando bombardiamo in ordine sparso: non si fa che aumentare il tasso di violenza e questo è ciò che vuole l'Isis. Ci sfida su questo terreno. Noi dobbiamo contenere i rischi e avere pazienza, come stiamo facendo. In Libia è ancora possibile vivere. Se i cittadini di Derna sono riusciti a cacciare i miliziani del Califfato, questo sarà possibile anche per gli altri. Ribadisco, pero, che bisogna avere pazienza».

L'Europa, intanto, è tornata a costruire muri e alzare barriere. Una soluzione?

«Noi ci auguriamo che l'Austria si renda conto di cosa sta facendo. Fare un muro non serve a niente, questi flussi sono come l'acqua e continueranno. Vanno gestiti, non si deve perdere la testa. In ogni caso, l'Unione Europea è l'unica risposta mentre l'Europa delle piccole patrie asserragliata dietro gli steccati non ha mai funzionato. Ha provocato solo guerre. Se dobbiamo commettere errori, almeno facciamone di nuovi».

Sono passati pochi mesi dall'uscita del suo libro, altri massacri sono stati commessi dopo quello del 7 gennaio 2015 allo "Charlie Hebdo" di Parigi. Dobbiamo rassegnarci a convivere con la paura, diffidando persino dei nostri vicini di casa?

«Rassegnarci, mai. Purtroppo, però, dobbiamo essere consapevoli che il fenomeno del terrorismo in Europa è preesistente rispetto alla nascita di al-Qaeda, dell'Isis, e ce lo porteremo dietro anche dopo. Esiste, innanzitutto, un problema di integrazione in quelle comunità che si sono autoghettizzate. Le seconde, terze, generazioni di immigrati sono quelle psicologicamente più fragili e si lasciano convincere dai reclutatori di morte con discorsi ideologici che non hanno niente da spartire con la teologia islamica. Ad esempio, quando l'Isis dice che il jihad è la risposta alla depressione, fa un discorso di psicologia occidentale».

A proposito degli jihadisti europei, lei li definisce "figli di un'integrazione fallita e del disagio divenuto violenza". Dove hanno sbagliato Francia e Belgio?

«Io non credo che si possa parlare di veri e propri errori. Nei grandi processi di integrazione, qualcuno sempre sfugge. Ad ogni modo, un luogo in cui non possiamo permetterci di sbagliare è la scuola. Le seconde generazioni hanno problemi in famiglia perché i genitori, ancora legati al vecchio mondo, hanno limiti di autorità. La scuola, così , diventa uno snodo fondamentale».

Carceri affollate nel nostro Paese da extracomunitari di fede musulmana. Per il procuratore nazionale antiterrorismo Franco Roberti, cresce specialmente negli istituti minorili il rischio-reclutamento di potenziali "bombe umane". Siamo impreparati a gestire il problema?

«Il carcere è un grande luogo di reclutamento, dobbiamo saperlo controllare. Si finisce in cella a causa di piccoli reati per uscire, poi, trasformati in grandi criminali oppure in jihadisti. Sono la causa di fenomeni di solidarietà negativa e di omertà che noi italiani conosciamo perfettamente».

Cioè?

«Sono meccanismi usati anche dalle mafie e dal terrorismo nostrano. Magari, belgi e francesi possono restare sorpresi. Noi, no. Perché abbiamo negli occhi le immagini della Polizia che va a prendere un latitante e le donne del quartiere si oppongono. Ripeto: noi sappiamo molto bene cosa sono le solidarietà negative, abbiamo quindi cultura e mezzi per contrastarle».

Meglio, dunque, depenalizzare e svuotare le celle?

«Dobbiamo fare in modo che il carcere, se ancora non è il luogo della redenzione, almeno non sia terreno di peggioramento».

Le armi non bastano contro i miliziani. Possibile moltiplicare i casi di estremisti pentiti come H. M., l'algerino di cui lei nel suo libro racconta la "fuga dalla guerra santa"?

«Non solo è possibile, ma è anche auspicabile. Dobbiamo attrezzarci per il fenomeno del pentitismo e noi italiani sappiamo come si fa. Quello jihadista è un mondo molto più debole di quanto non appaia, anche se riesce a creare una narrazione forte. Non dobbiamo avere paura. Speriamo che la nostra esperienza possa essere utile ai nostri partner europei in una sempre più stretta collaborazione tra polizie, magistrature, servizi di intelligence. Difficile, ma necessaria». Gerardo Marrone, Giornale di Sicilia, 18 aprile

 

 

 

 

Di Pietro, Grillo, il Movimento 5 Stelle e gli “utili idioti giustizialisti”.

 

L’Opinione del dr. Antonio Giangrande. Scrittore, sociologo storico, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie.

 

Le incalzanti notizie di cronaca giudiziaria provocano reazioni variegate tra i cittadini della nostra penisola. Sgomento, sorpresa, sdegno, compassione o incredulità si alternano nei discorsi tra i cittadini. Ma emerge, troppo spesso, una ipocrisia di fondo che è la stessa che attraversa, troppo spesso, la nostra società. Ma… chi è onesto al cento per cento? Credo nessuno, nemmeno il Papa. Chi non ha fatto fare qualche lavoretto in nero? Chi ha fatturato ogni lavoro eseguito? Chi ha sempre pagato l’iva? Chi ha dichiarato l’esatta metratura dei propri locali, per evitare di pagare più tasse sulla spazzatura? Chi lavora per raccomandazione o ha vinto un concorso truccato? Chi è un falso invalido o un baby pensionato? Chi per una volta non ha marinato l’impiego pubblico? Ecc.. Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Naturalmente, quando non paghiamo qualche tassa, ci giustifichiamo in nome della nostra “onestà” presunta, oppure del fatto che fan tutti così: “Io non sono un coglione”!  E così via…

Ecco allora che mi sgranano gli occhi all'ultimo saluto a Casaleggio il 14 aprile 2016. La folla grida “Onestà, onestà, onestà”, frase di sinistroide e giustizialistoide natali. "Onestà, onestà". Questo lo slogano urlato a più riprese dai militanti del M5S alla fine dei funerali del cofondatore Roberto Casaleggio a Milano. Applausi scroscianti non solo al feretro, ma anche ai parlamentari presenti a Santa Maria delle Grazie, tra cui Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio. Abbracci, lacrime e commozione fra i parlamentari all'uscita.

“La follia di fare dell'onestà un manifesto politico”, scrive Alessandro Sallusti, Venerdì 15/04/2016, su "Il Giornale".  «Gli unici onesti del Paese sarebbero loro, come vent'anni fa si spacciavano per tali i magistrati del pool di Mani pulite, come tre anni fa sosteneva di esserlo il candidato del Pd Marino contrapposto a Roma ai presunti ladri di destra. Come tanti altri. Io non faccio esami di onestà a nessuno, me ne guardo bene, ma per lavoro seguo la cronaca e ho preso atto di un principio ineluttabile: chi di onestà colpisce, prima o poi i conti deve farli con la sua, di onestà. Lo sa bene Di Pietro, naufragato sui pasticci immobiliari del suo partito; ne ha pagato le conseguenze Marino con i suoi scontrini taroccati; lo stesso Grillo, a distanza di anni, non ha ancora smentito le notizie sui tanti soldi in nero che incassava quando faceva il comico di professione».

In pochi, pochissimi lo sanno. Ma prima di diventare il guru del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio aveva avuto rapporti con la politica attraverso le sue società di comunicazione. In particolare con un politico anni fa molto in voga e oggi completamente in disgrazia: Antonio Di Pietro.

«E' così, quando vedono una figura che potrebbe offuscare o affiancare la popolarità di Grillo, i vertici del Movimento si affrettano a epurarla». La sua storia, dall'appoggio incondizionato ricevuto all'allontanamento improvviso, è il simbolo del rapporto tra l'Italia dei Valori e Beppe Grillo, scrive Francesco Oggiano il 22 giugno 2012 su “Vanity Faire”. Il partito dell'ex pm è da sempre quello più vicino per contenuti al Movimento. Il sodalizio è iniziato con la nascita del blog ed è continuato almeno fino agli scorsi mesi. Grillo ha sempre sostenuto l'ex pm, definito una «persona perbene» e soprannominato «Kryptonite», per essere rimasto «l'unico a fare veramente opposizione al Governo Berlusconi». I «vertici» sarebbero quelli della Casaleggio Associati, società fondata dal guru Gianroberto che cura la comunicazione del Movimento 5 Stelle. La «figura» in ascesa era lei, Sonia Alfano. 40 anni, l'esplosiva eurodeputata eletta con l'Idv, poi diventata Presidente della Commissione Antimafia europea, arrivando al culmine di una carriera accidentata (prima la rottura con Grillo, poi con l'Idv) iniziata nel 2008. Figlia del giornalista Beppe assassinato dalla mafia, l'eurodeputata è stata la prima ad aver creato una lista civica regionale certificata da Grillo, nel 2008. Già attiva da tempo nel Meetup di Palermo, si presentò in Sicilia ignorata dai media tradizionali e aiutata dal comico prese il 3% e 70 mila preferenze. «Alla vigilia delle elezioni europee del 2009, Grillo e Di Pietro vennero da me e mi chiesero di candidarmi a Strasburgo. Io non sapevo neanche di che si occupava l'Europarlamento», racconta oggi. Perché Casaleggio avrebbe dovuto allontanare due europarlamentari popolari come Sonia Alfano e Luigi De Magistris? Chiede Francesco Oggiano a Sonia Alfano: «La mia sensazione è che quando i vertici del Movimento annusano una figura "carismatica" che può offuscare, o quantomeno affiancare, la leadership mediatica di Grillo, diano inizio all'epurazione».

Già dal gennaio 2003 il Presidente dell'Associazione Contro Tutte le Mafie, dr Antonio Giangrande, in una semideserta ed indifferente assemblea dell'IDV a Bari, in presenza di Antonio Di Pietro e di Carlo Madaro (il giudice del caso Di Bella) criticò il modo di fare nell'IDV. L'allora vice presidente provinciale di Taranto contestò alcuni punti, che furono causa del suo abbandono: Diritto di parola in pubblico e strategie politiche esclusiva di Di Pietro; dirigenti "Yes-man" scelti dal padre-padrone senza cultura politica, o transfughi da altri partiti, o addirittura con troppa scaltrezza politica, spesso allocati in territori non di competenza (in Puglia nominato commissario il lucano Felice Bellisario); IDV presentato come partito della legalità-moralità in realtà era ed è il partito dei magistrati, anche di quelli che delinquono impunemente; finanziamenti pubblici mai arrivati alla base, così come ne hanno tanto parlato gli scandali mediatici e giudiziari.

Ma non è questo che fa pensare cento volte prima di entrare in un movimento insipido come il M5S. Specialmente a chi, come me, per le sue campagne di legalità contro i poteri forti è oggetto perpetuo degli strali dei magistrati. Incensurato, ma per quanto?

Fu il tenente Giuseppe Di Bello il primo a scoprire l’inquinamento in Basilicata, per punizione lo denunciarono per “procurato allarme!” Tenente della polizia provinciale di Potenza denuncia l’inquinamento e perde la divisa. A Potenza viene sospeso e condannato. Il caso affrontato con un servizio di Dino Giarrusso su "Le Iene" del 17 aprile 2016. “Io rovinato per aver fatto il mio dovere. E per aver raccontato i veleni del petrolio in Basilicata prima di tutti”. In un colloquio lo sfogo di Giuseppe Di Bello, tenente di polizia provinciale ora spedito a fare il custode al museo di Potenza per le sue denunce sull'inquinamento all'invaso del Pertusillo, scrive Antonello Caporale il 4 aprile 2016 su "Il Fatto Quotidiano". «La risposta delle istituzioni è la sentenza con la quale vengo condannato a due mesi e venti giorni di reclusione, che in appello sono aumentati a tre mesi tondi. Decido di candidarmi alle regionali, scelgo il Movimento Cinquestelle. Sono il più votato nella consultazione della base, ma Grillo mi depenna perché sono stato condannato, ho infangato la divisa, sporcato l’immagine della Basilicata. La Cassazione annulla la sentenza (anche se con rinvio, quindi mi attende un nuovo processo). Il procuratore generale mi stringe la mano davanti a tutti. La magistratura lucana ora si accorge del disastro ambientale, adesso sigilla il Costa Molina. Nessuno che chieda a chi doveva vedere e non ha visto, chi doveva sapere e ha taciuto: e in quest’anni dove eravate? Cosa facevate?».

A questo punto ritengo che i movimenti a monoconduttura o padronali, che basano il loro credo sulla propria presunta onestà per non inimicarsi i magistrati, ovvero per non essere offuscati dall’ombra degli eroi che combattono i poteri forti e ne subiscono le ritorsioni giudiziarie, vogliano nelle loro fila solo “utili idioti”. Cioè persone che non hanno una storia da raccontare, o un’esperienza vissuta; non hanno un bacino elettorale che ne conosca le capacità. Insomma i padroni del movimento vogliono dei “Yes-Man” proni al volere dei loro signori. “Utili idioti” scelti in “camera caritatis” o a forza di poche decine di click su un blog imprenditoriale. “Utili idioti” sui quali fare i conti in tasca: sia mai che guadagnino più del loro guru. A pensarci bene, però, gli altri partiti non è che siano molto diversi dal Movimento 5 Stelle o l’IDV. La differenza è che gli altri non gridano all’onestà, ben sapendo di essere italiani.

Dr Antonio Giangrande, dip 22

 

 

 

 

Il Referendum Trivelle all’estero. Analisi e commento

 

Al referendum svoltosi il 17 aprile sulle Trivelle hanno partecipato, in base ai dati forniti dal Ministero dell’Interno, 779.848 connazionali pari al 19,73 % del totale - 3.951.455 – degli italiani all’estero. I sì sono stati 511.846 (73,18 %), i no hanno invece raggiunto quota 187.635 (26,82 %). Le schede nulle sono state 66.000.

La percentuale più alta di affluenza al voto si è avuta nella ripartizione America Meridionale con il 21,56%, seguita da quella europea con 19,30 %. Percentuali più basse si sono registrate nella ripartizione America Settentrionale e Centrale con il 17,83% ed infine la ripartizione Asia, Africa ed Oceania con il 16,48% degli aventi diritto.

Analizzando il dato europeo, da dove vi scriviamo, se si considerano le 5 nazioni con il più alto numero d'italiani residenti: Germania; Svizzera; Gran Bretagna; Belgio e Francia, risulta che: la Svizzera con il 24% dei votanti si pone in testa al di sopra della media del 19,73%, con la Gran Bretagna al 20,88%. Al di sotto della media, la Francia con il 19,53%, la Germania con 16,07% ed in ultimo il Belgio con 11,18%.

Va qui precisato che storicamente la partecipazione al voto all'estero è molto più bassa che in Italia. Basti considerare che alle ultime elezioni europee del 2014, l'affluenza degli italiani all'estero al voto (nei paesi UE) è stata addirittura del 5,92%.

Trattasi di un’affluenza storicamente bassa, rispetto lo standard italiano, ma consolidata intorno al 20% circa. Da un'analisi comparata, infatti, con i dati dei passati referendum in cui si è votato all'estero, è rimasta pressapoco stabile – appunto sul 20%.

Il referendum del 2001 ha avuto il 23,08% d’affluenza e quello del 2009 il 20,75%. Si evince che non c'è stata affatto, in media, un'astensione di rilievo al voto rispetto al passato.

Aver chiesto l’astensione al voto per questo referendum, come per qualsiasi altra competizione elettorale è per noi in Gran Bretagna considerato un grosso errore perchè diseducativo alla democrazia - indipendentemente dalle giuste ragioni del no o del sì.

Potrebbe significare che domani qualsiasi altro soggetto politico possa invocare l’astensione su di un altro referendum, per le consultazioni politiche o altro. Ne viene intaccato, seppur indirettamente ed in un caso circoscritto, il principio stesso della partecipazione al voto e dell’espressione democratica.

In Gran Bretagna mai ci si sarebbe sognati che il primo ministro, nei suoi molti errori e nelle sue certezze, possa aver auspicato una diserzione al voto per il referendum sull’indipendenza della Scozia o su quello della Brexit. Referendum su cui ci si è giocato o ci si giocherà la permanenza al governo. È vero, qui, non trattasi di referendum con quorum, ma il principio non cambia e vale per tutte le forze politiche democratiche. Secondo noi ci sono cose che, anche se non piacciono o possono essere sbagliate, vanno democraticamente affrontate con il voto e la partecipazione ad esso, perchè in gioco vi è proprio quel principio di democrazia, che va ben oltre singola ‘Trivella’.

Maria Iacuzio, vicepresidente Comites Londra, 20 

 

 

 

 

 

Il Senato approva in via definitiva la modifica della convenzione con la Svizzera in materia fiscale

 

ROMA - Nella seduta di ieri il Senato ha approvato il disegno di legge n. 2125 “Ratifica ed esecuzione del Protocollo che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, con Protocollo aggiuntivo, conclusa a Roma il 9 marzo 1976, così come modificata dal Protocollo del 28 aprile 1978, fatto a Milano il 23 febbraio 2015”. Il provvedimento era già stato approvato dalla Camera dei deputati.

Il relatore facente funzione senatore Gian Carlo Sangalli, che ha svolto la relazione orale in sostituzione del senatore Claudio Micheloni, ha spiegato che il ddl riguarda un protocollo che intende adeguare le disposizioni della Convenzione ai più recenti standard internazionali consentendo l'ampliamento del perimetro delle informazioni oggetto di scambio, mediante apposite procedure di cooperazione amministrativa. Ha anche ricordato che, nel corso dell'esame presso la Commissione Affari Esteri, il Governo ha accolto un ordine del giorno, presentato dal senatore Micheloni e sostenuto da tutta la Commissione, in cui si impegna a tutelare la posizione dei cittadini italiani che hanno svolto attività lavorative all'estero, in qualità di residenti iscritti all'AIRE ovvero come lavoratori transfrontalieri, e con i proventi di tali attività, già assoggettata a tassazione e contribuzione obbligatoria nello Stato estero, abbiano ivi costituito attività finanziarie o abbiamo acquisito immobili.

La Svizzera è stata usata come paradiso fiscale, come cassaforte, in vario modo, di denaro più o meno legale e questo ordine del giorno serve a chiarire che in Svizzera hanno lavorato tantissimi italiani, molti dei quali hanno anche costruito il proprio successo economico, i quali non sono esportatori di valuta ma gente che ha prodotto la propria ricchezza sul quel territorio e quindi o sono stati tassati in Svizzera o sono tassati per i beni che hanno in Italia: per costoro bisogna evitare la doppia tassazione, perché sarebbe eccessiva e ingiusta.

Prima della votazione, il senatore Stefano Ludici ha dichiarato il voto di astensione del Movimento 5 Stelle; i senatori Jonny Crosio e Francesco Verducci hanno annunciato il voto a favore, rispettivamente, della Lega Nord e del Partito democratico. (Inform 22)

 

 

 

 

 

Discontinuità

 

La Seconda Repubblica è tramontata. Portata a termine dalla nascita di un Esecutivo politicamente “giovane” e senza un’opposizione parlamentare degna di questo nome. Intanto, la Terza Repubblica resta da tracciare. Gli “irriducibili” d’oggi lo sono solo a parole; il Governo Renzi procede lungo una strada della quale non conosciamo la meta terminale. Le responsabilità restano parecchie; tuttavia anche l’incertezza è una variabile ben presente sul fronte politico del Paese. Il protagonismo, lasciando da parte certi “fenomeni” marginali, è tramontato. La realtà è vissuta sulle spalle dei disoccupati, dei cassintegrati, dei pensionati e di tutti quelli che non riescono più a far fronte alle necessità di una vita normale.

Certo è che dopo la carta “Renzi”, giocata senza preavviso, un’epoca politica è finita; come finiti sono i partiti che ne costituivano la struttura portante. Dall’avvento della Repubblica, i compromessi non servono più. Ora viviamo le vicende di un Potere che è sempre meno dalla parte del cittadino. Punto nodale della questione è, e rimane, l’attendibilità. Chiudere col passato non è garanzia per il futuro. Rinnegare il proprio ieri è, già, sconvolgente. I “distinguo” di una filosofia politica becera hanno nauseato. L’Italia ha bisogno di certezze. Ieri, come oggi e, ancor più, per domani. Le disquisizioni per un “sottile” impegno non hanno cambiato una realtà che ci trasciniamo appresso da decenni.

Se sono necessarie alleanze, per garantire una solida maggioranza parlamentare, ora ci sembra che sia stata imboccata la strada sbagliata. Proprio per la mancanza di una linea programmatica realmente condivisa. Quando non c’è un’Opposizione qualificata, non si può fidare in altro. “Incontri” e “Scontri” tra il vecchio ed il nuovo non porteranno a nulla di buono. Dopo i patti “sciagurati” e quelli “riscaldati”, arriveranno i tempi di quelli “vuoti”. Dato che il riciclaggio parlamentare sembra non produrre effetto alcuno, non rimane che appurare sino a quando sarà conveniente la linea che l’attuale Esecutivo porta avanti. L’anno prossimo dovrebbe segnare la “nascita” della Nuova Repubblica. Con le riforme costituzionali, istituzionali ed elettorali, l’Italia dovrebbe assumere un profilo più stabile.

Solo allora, potremo verificare se il “copione” è stato rispettato. Per ora, tutte le scelte rimangono possibili. I giorni di Renzi hanno ridestato la speranza. Di fatto, però, di “speranza” non si vive. L’attuale Esecutivo si barcamena con una maggioranza, dove il Centro Destra (NCD) continua a giocare un ruolo strategico per evitare un’ennesima crisi politica. Sarebbe la terza nel giro di una manciata d’anni. Nonostante l’attuale realtà, restiamo ottimisti. Ciò che è stato impossibile ai politici, di nuova e vecchia generazione, non lo sarà per il tempo; inteso come trascorso cronologico degli eventi. Una classe parlamentare si andrà a estinguere e nuovi virgulti si presenteranno all’orizzonte d’Italia. Solo ci auguriamo, per il bene di tutti, che questa terza Repubblica non abbia legami, neppure psicologici, col passato. Ecco perché abbiamo aperto questa nostra riflessione con l’intestazione “Discontinuità”. Termine che sembra destare la preoccupazione di molti. Non esclusi quelli che, nel passato, l’avevano fatta valere. L’Italia futura non avrà, lo auspichiamo, similarità con quella che stiamo tentando di lasciarci alle spalle. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Difesa. Nuova politica di sicurezza cibernetica per l’Italia

 

Se la sicurezza cibernetica fosse una trasmissione televisiva, recentemente si sarebbe notato un’impennata negli ascolti. Complici sono stati lo stanziamento di 150 milioni nell’ultima legge di stabilità per il “potenziamento degli interventi e delle dotazioni strumentali in materia di protezione cibernetica e di sicurezza informatica nazionali” e la possibile nomina da parte del governo dell’imprenditore Marco Carrai a capo di una non meglio precisata “agenzia cibernetica”.

 

Il Documento di sicurezza nazionale

La pubblicazione a marzo del Documento di sicurezza nazionale (Dsn), redatto dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) e allegato alla Relazione sulla politica della sicurezza 2015, ha purtroppo suscitato meno clamore dei precedenti episodi, sebbene avrebbe meritato decisamente più spazio.

 

Il Dsn, infatti, è al momento l’unico documento ufficiale che offre una panoramica aggiornata sulla “messa a sistema” degli attori delineati nel Quadro Strategico e dell’implementazione del Piano nazionale, i due documenti di riferimento della strategia governativa sulla sicurezza informatica pubblicati nel dicembre 2013.

 

Il Dsn 2015 sarebbe potuto diventare un elemento chiave nella storia della politica di protezione dello spazio cibernetico italiano, poiché sembrava dovesse contenere la “matrice di verifica” sull’implementazione del Piano nazionale.

 

Infatti, secondo il Dsn 2014, la matrice di verifica è lo “strumento idoneo a misurare, al termine del biennio di validità del Piano Nazionale (2014-2015), il complessivo livello di crescita degli assetti cyber nazionali e la loro capacità di rispondere […]” alle minacce dello spazio cibernetico.

 

Gli esperti di politiche di sicurezza cibernetica aspettavano con ansia la valutazione delle politiche pubbliche poste in essere con il Quadro Strategico e il Piano Nazionale, purtroppo non presente nel Dsn 2015.

 

Premessa la possibilità che i risultati siano pubblicati nel Documento dell’anno venturo, rimane quanto mai urgente certificare l’effettivo stato delle istituzioni e degli strumenti preposti alla protezione dello spazio cibernetico, a maggior ragione a fronte di una minaccia in costante aumento, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo.

 

Le maggiori criticità

Sebbene qualche cosa di concreto si stia muovendo e vi siano degli sforzi evidenti nella giusta direzione, è difficile al momento essere completamente fiduciosi sullo stato delle sicurezza cibernetica a livello nazionale.

 

A tal riguardo, un recente rapporto dello IAI, pubblicato nella collana “Osservatorio di politica internazionale” del Parlamento italiano, evidenzia le principali criticità del Quadro strategico e del Piano nazionale. In particolare la ricerca sottolinea:

 

1) l’istituzionalizzazione di una governance che, anche in virtù della natura stessa dell’ordinamento costituzionale italiano, rende complesso identificare la linea politica in materia di sicurezza cibernetica;

2) un meccanismo di risoluzione delle crisi cibernetiche in seno al Nucleo per la sicurezza cibernetica (Nsc) che potrebbe essere razionalizzato con una diminuzione degli attori al suo interno;

3) la sovrapposizione di ruoli e di competenze degli attori pubblici nel rapporto con il settore privato;

4) la necessità di disporre di maggiore operatività in termini quantitativi e qualitativi nelle attività quotidiane di prevenzione, gestione e contrasto della minaccia cibernetica a livello di Computer Emergency Response Centers (Certs);

5) l’esigenza di allocare maggiori risorse al settore, anche visti i fondi previsti in paesi come la Francia (circa 1 miliardo) e la Gran Bretagna (circa 2,5 miliardi).

 

Il rapporto ha fatto emergere un quadro che non è sicuramente di facile analisi. Da un lato, è forse meno problematico di quello che ci si potesse attendere dalla sola lettura della legislazione e dei documenti ufficiali anche se, dall’altro, risulta più complesso per gli aspetti menzionati sopra. In generale, nonostante “l’ecosistema di sicurezza cibernetica” sembra stia trovando il suo equilibrio, si può affermare che la sua struttura e i suoi meccanismi possano essere rivisti e migliorati.

 

Che fare?

Che fare, dunque? Certamente, in aggiunta ai risultati emersi dalla ricerca IAI, sarebbe fondamentale conoscere l’esito della verifica dell’implementazione del Piano nazionale. Poi, dopo aver determinato il quadro globale della sicurezza cibernetica italiana, più che abbattere quello che si è costruito, si dovrebbe prendere quanto di buono fatto finora e guardare alle criticità dell’attuale sistema in ottica riformatrice.

 

Come da più parti auspicato si dovrebbe armonizzare in unico corpo normativo l'intero settore della sicurezza delle informazioni, possibilmente con una norma di carattere superiore ad un Dpcm.

 

Alcune recenti proposte di legge presentante alla Camera, come ad esempio la 3544, costituiscono sicuramente una buona base di partenza per eventuali discussioni in materia.

 

Sarebbe tuttavia fuorviante pensare che solo uno o pochi attori del sistema di sicurezza cibernetico si possano fare carico di una riforma che deve essere complessiva. La natura poliedrica della minaccia presuppone che al tavolo delle negoziazioni debbano sedere interlocutori provenienti dal settore pubblico, privato, della politica, dell’accademia e della ricerca scientifica.

 

In preparazione alle prossime sfide provenienti dallo spazio cibernetico, l’istituzione di un Cyber Policy Dialogue, in cui convergano e si amalgamino le diverse parti costituenti del sistema di protezione cibernetico nazionale, sembra quanto mai necessario.  Tommaso De Zan, AffInt 19

 

 

 

 

Staten Solar sceglie i moduli di Solar Frontier per 16 progetti nel settore agricolo

 

Tokyo, 18 aprile 2016 – Solar Frontier, il maggiore fornitore mondiale di soluzioni di energia solare CIS, ha annunciato oggi che i suoi moduli CIS saranno installati in sedici (16) progetti solari fino a 522 kW di Staten Solar, un fornitore EPC leader in California. Questi sistemi solari fotovoltaici saranno ubicati nelle contee di Tulare e Kern della valle centrale di California, in fattorie che producono mandorle, pistacchi e uva da tavola.

 

Ogni progetto presenta caratteristiche uniche che richiedono tecniche di costruzione e strutture innovative, compresa una combinazione di incastellature montate sul suolo e incastellature montate su argini brevettate da Staten Solar. Questi sistemi solari fotovoltaici consentono di abbattere i costi integrandosi con gli impianti esistenti del cliente, soddisfacendo i requisiti ambientali/del terreno e rispondendo ai modelli commerciali, in modo da fornire elevate rese energetiche e un rendimento affidabile nel lungo periodo. I moduli di Solar Frontier sono stati selezionati da Staten Solar per il loro vantaggioso rendimento in condizioni reali, che comprende rese elevate ad alte temperature e con messa in ombra parziale. Attualmente sono operativi tre progetti, e altri tredici verranno completati entro la fine del 2016.

 

Charles Pimentel, COO di Solar Frontier Americas, ha affermato: “Staten Solar comprende le sfide affrontate dalle comunità agricole e si serve della propria competenza solare in materia di determinazione del consumo energetico netto totale, ottimizzazione delle tariffe, risposta alla richiesta, fissazione dei prezzi delle giornate di picco e finanziamento per fornire preziose soluzioni energetiche che aiutano gli agricoltori a ridurre le spese di gestione mensili. Siamo lieti del fatto che i moduli di Solar Frontier siano stati selezionati per questi progetti di energia solare rivolti all'agricoltura commerciale”.

 

“Staten Solar è rimasta impressionata dalla qualità, dal rendimento e dal servizio clienti forniti da Solar Frontier”, ha affermato Sandipan Bhanot, presidente e amministratore delegato di Staten Solar. “I nostri clienti si aspettano da noi raccomandazioni su quale sia il prodotto migliore per le loro necessità e per il clima caldo della Valle centrale, e i pannelli di Solar Frontier rappresentano una scelta eccellente in termini di maggiore produzione ed elevato rendimento sul campo”.

 

I moduli CIS di Solar Frontier vengono prodotti utilizzando linee di produzione completamente automatizzate in stabilimenti all'avanguardia situati in Giappone. Solar Frontier possiede un retaggio di eccellenza produttiva e il processo di produzione di precisione impiegato assicura che i clienti ricevono moduli solari della massima qualità. Per ulteriori informazioni visitare http://www.solar-frontier.com/eng/technology/reliability/index.html

 

Cos'è Solar Frontier

Solar Frontier K.K., controllata al 100% di Showa Shell Sekiyu K.K. (TYO:5002) (“Solar Frontier”), ha come propria missione realizzare le soluzioni per l'energia solare più economiche ed ecologiche del pianeta. Contando sull'esperienza acquisita nel campo dell'energia solare fin dagli anni '70, Solar Frontier sviluppa e produce oggi moduli solari a film sottile CIS (ovvero le sigle di rame, indio, selenio) per i clienti attivi nei più diversi settori in tutto il mondo. Grazie ai potenti impianti di produzione di Solar Frontier di Miyazaki, Giappone, i moduli presentano interessanti vantaggi economici ed ecologici: da un minore fabbisogno di energia nella produzione industriale alla più alta energia complessiva erogata (kWh) dai pannelli CIS in condizioni di funzionamento reali. Solar Frontier ha la propria sede principale a Tokyo, con uffici in Europa, USA e Medio Oriente. Per ulteriori informazioni visitare www.solar-frontier.com.

 

Cos'è Staten Solar

Staten Solar è un appaltatore EPC, finanziatore e installatore leader di progetti solari fotovoltaici. Fondata nel 2008 e con sedi a San Jose in California e a Nuova Delhi in India, l'azienda incentra la propria attività sulle applicazioni solari fotovoltaiche dei settori commerciale, agricolo e dei servizi pubblici, dove possiede un'esperienza combinata di oltre 1 GW di progetti, dai proprietari di piccole attività alle società da un miliardo di dollari. I clienti sanno di poter fare affidamento sulle innovative metodologie di progettazione di Staten Solar, sul know-how nell'ambito dell'elettricità, sulla competenza in fatto di sistemi e sulle abilità costruttive, che consentono di fornire sistemi solari fotovoltaici della massima qualità ed efficienza e con il massimo valore a lungo termine. Per ulteriori informazioni seguire Staten Solar su Facebook, LinkedIn, Twitter o nel sito web. De.it.press 18

 

 

 

 

 

Il 4 maggio  il presidente della Baviera Horst Seehofer incontra la Serracchiani

 

Trieste - L'incontro del prossimo 4 maggio a Trieste con il presidente della Baviera Horst Seehofer, finalizzato a stringere concretamente accordi importanti di collaborazione nei campi della Portualità, della Ricerca, delle Infrastrutture e del Turismo. È stato questo uno dei temi dell'incontro che si è tenuto lunedì a Trieste tra la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani e la console generale a Milano della Repubblica federale di Germania Jutta Wolke.

Serracchiani, ricordando i collegamenti diretti ferroviari e aeroportuali tra il Friuli Venezia Giulia e la città di Monaco, ha rimarcato l'importanza dei rapporti con la Germania, e in particolare con la Baviera. Rapporti che coinvolgono non solo le Istituzioni, ma anche importanti gruppi industriali del territorio regionale e alcuni settori della ricerca in campo biomedicale.

La presidente ha quindi sottolineato la capacità di movimento della Regione nelle Relazioni internazionali. "Un'autonomia - ha spiegato Serracchiani - prevista dallo Statuto speciale". A tal riguardo la presidente ha ricordato l'approccio della recente missione in Iran, a seguito della quale il Friuli Venezia Giulia ha sottoscritto una serie di Accordi che prevedono ricadute economiche e commerciali per l'intero sistema produttivo regionale.

C'è stata poi, in merito al recente annuncio dell'Austria di ripristinare i controlli alle frontiere con l'Italia, la sostanziale condivisione sul fatto che la soluzione al problema migratorio debba essere ricercata non in maniera singola, ma "all'interno dell'Unione Europea".

La presidente Serracchiani ha infine rivolto l'invito alla console Wolke a partecipare ad altri eventi di carattere economico e istituzionale che si terranno sul territorio regionale. (dip) 

 

 

 

 

 

Le certezze

 

L’interrogativo che ci siamo posti è interessante, anche perché si presta a più risposte. Tutte possibili; secondo come si considerano. Insomma, almeno per l’interrogativo prospettato, stare sulle generali può essere una buona scienza. Andiamo avanti. Con Renzi, quando andrà in porto la nuova legge elettorale, l’Esecutivo potrebbe “vivere” sino alla primavera del 2018. Come a scrivere che, per raggiungendo specifiche finalità, “staccare la spina”ora potrebbe essere contro producete.

Chi la pensa diversamente dovrà dimostrare, con dei fatti, la sua buona ragione. Così, una scelta diversa potrebbe essere l’inizio di un declino politico che certi partiti non potrebbero proprio permettersi. Si tira, di conseguenza, avanti. Il Centro/Destra ha ancora da trovare la sua “collocazione” naturale. Nella “Sinistra” di guide ce ne sarebbero anche troppe, Nella compagine di “Centro”, sempre meno tracciata, si spera in un apparentamento dov’è più conveniente.

Del resto, Berlusconi potrebbe tornare a essere”politicamente” interessante. Intanto, un bipolarismo atipico ha fatto la sua entrata in sordina tra le alchimie nazionali. Alla ribalta politica resta Renzi e la sua Squadra. Se le decisioni di questo Governo siano collegiali, evidentemente, c’è sfuggito. Ma non solo a noi.

Dopo Letta, d’illusioni non se ne fa più nessuno. Anche perché manca l’ottimismo per poterlo fare. Se si potesse condensare in poche ore, anche i mesi di Monti, il risultato sarebbe lo stesso: la crisi italiana non è solo fatta di numeri, ma anche d’uomini. Tramontati gli statisti, non sono rimasti i politici all’altezza dei tempi; restano quelli pronti a prendere la “palla” al balzo. Gli effetti sono così evidenti che non ci permetteremmo di differenziarli, neppure in piccola parte. La “non”sfiducia si sta logorando e l’Esecutivo comincia ad avere un “placet” minore in Parlamento.

Il fatto è che nessuno ha il coraggio di fare la prima mossa; in pratica quella di far disdire la fiducia. Il voto, pur se alla vecchia maniera, risolverebbe gli scontati accordi di tavolino. La crisi sarebbe meno cruenta di quanto si potrebbe immaginare. Molti tasselli tornerebbero al proprio posto. Nell’incertezza, sono i soliti a decidere. Nella forma e nella sostanza. Non ci sono, però, scelte interessanti e di ciò ci rammarichiamo.

Meglio sarebbe sbrogliare gli indugi e affrontare la realtà socio/economica che, in questo primo trimestre d’anno bisestile, si è fatta desueta. Del resto, sia chiaro, le decisioni “politiche” possono avere un senso solo se dimostrabile.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

I 90 anni di Elisabetta: ecco tutti i poteri e i privilegi più bizzarri della Regina

 

Va da sé che la regina Elisabetta II vive un'esistenza da favola. Dall'avere a disposizione una riserva di cavalieri, al dominio su ogni cigno del paese, la vita quotidiana di sua altezza reale comprende vantaggi che la maggior parte delle persone 'comuni' può solo immaginare. Se da una parte potrebbe scegliere di trascorrere molto del suo tempo a crogiolarsi nelle 700 stanze del Palazzo reale, scegliendo sgargianti cappelli dai colori vivaci e giocando con i suoi corgis, Sua Maestà potrebbe anche tecnicamente uscire e decidere di sciogliere l'intero governo australiano in qualità di Capo di Stato. In altre parole, la Regina possiede poteri secolari e privilegi segreti conosciuti come 'prerogative powers', cioè diritti che spettano al Monarca in quanto tale, alcuni dei quali alquanto bizzarri.

Tra i privilegi unici della regina c'è che lei è al di sopra della legge, nel senso più letterale del termine. Non solo è immune da procedimenti giudiziari, ma non sarà mai chiamata a testimoniare in tribunale perché tutte le azioni penali sono svolte in nome del Sovrano.

Senza la sua approvazione, inoltre, un disegno di legge non può diventare legge. Le norme, una volta terminato l'iter legislativo in parlamento, hanno infatti bisogno del consenso della regina, noto come "l'assenso reale". E mai nessun monarca britannico si è rifiutato di firmare una legge dai tempi della regina Anna, nel lontano 1708.

Anche se non hanno l'armatura splendente tipica dei tempi di Re Artù, la sovrana attribuisce con la sua spada d'argento il titolo di Cavaliere o quello di Sir o Dame a coloro che abbiano dato prestigio al Regno Unito e al Commonwealth in ambito artistico, culturale, sportivo, economico, scientifico ed educativo e per questo molti personaggi famosi ne sono stati insigniti.

Tra gli altri privilegi, il fatto che Sua Maestà è esente dalle richieste sulla libertà di informazione. Introdotto da Tony Blair nel 2000, il Freedom of Information Act ha creato un diritto di accesso alle informazioni in possesso delle autorità pubbliche. L'unico organismo pubblico esente è la famiglia reale.

Mentre la maggior parte della gente comune di solito si incontra con un amico almeno una volta a settimana, la regina ogni martedì fa una lunga chiacchierata con il primo ministro, su argomenti che non sempre è possibile conoscere. Sulle riunioni private settimanali non viene infatti redatto alcun documento ed entrambe le parti hanno l'obbligo di garantire che le informazioni non siano mai divulgate.

Il sovrano non deve pagare le tasse, ma Elisabetta II ha pagato volontariamente le imposte sul reddito e sulle plusvalenze dal 1992. Non ha inoltre bisogno della patente per guidare e del passaporto per viaggiare.

Tra i privilegi più bizzarri, il fatto che possiede tutti i cigni non marcati in acque libere nel Regno Unito, ma come si legge sul sito ufficiale della monarchia britannica "esercita la podestà solo su quelli di alcuni tratti del Tamigi e degli affluenti circostanti". Questa tradizione piuttosto curiosa risale al XII secolo ed è stata formalizzata con una Royal Charter di Edoardo IV approvata nel 1482. Ma il sovrano d’Inghilterra ha anche il dominio su una grande varietà di animali acquatici presenti nelle acque britanniche, come storioni, balene e delfini. Adnkronos 21

 

 

 

Le novità sul canone Rai. Slitta al 16 maggio la dichiarazione per l’esenzione

 

Da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico (MiSE) sono arrivati, finalmente, gli ultimi chiarimenti a seguito delle recenti osservazioni del Consiglio di Stato.

Innanzitutto la scadenza per la presentazione della Dichiarazione di esonero dal pagamento del Canone RAI in bolletta elettrica - per non detenzione di un apparecchio TV - per il corrente anno, è stata prorogata al 16 maggio sia per quella online che cartacea.

Attenzione: tale Dichiarazione ha validità annuale e quindi va presentata per ogni anno in cui permane la condizione di non detenzione di un apparecchio TV e va inoltrata dal 1° luglio dell’anno precedente ed entro il 31 gennaio dell’anno di riferimento stesso (per esempio la eventuale Dichiarazione per il 2017deve essere presentata dal prossimo 1° luglio ed entro il 31 gennaio 2017).

Per quanto, invece, riguarda la definizione di apparecchio TV si deve intendere un apparecchio in grado di ricevere, decodificare e visualizzare il segnale terrestre o satellitare direttamente o tramite decoder o sintonizzatore esterno. Pertanto non costituiscono apparecchi televisivi i computer, smartphone, tablet ed ogni altro dispositivo se privi del sintonizzatore per il segnale digitale terrestre o satellitare.

Il nuovo modello di Dichiarazione può essere inviato online o essere stampato ed inviato per posta raccomandata all’Agenzia delle Entrate (avendo cura di allegarvi copia di un documento di identità e della bolletta elettrica) e deve essere utilizzato esclusivamente da parte dei titolari di utenza di fornitura di energia elettrica per uso domestico residenziale. Pertanto è indispensabile che ogni iscritto all’AIRE verifichi la tipologia del proprio contratto di energia elettrica, ovvero se “Cliente residente” oppure “Cliente non residente” poiché in quest’ultimo caso non vi sarebbe l’addebito del Canone RAI.

Nel frattempo, per fare chiarezza su questo importante aspetto, io stesso ho richiesto all’ENEL ed alla stessa Agenzia delle Entrate di chiarire quale sia la forma contrattuale applicata agli iscritti AIRE. Pertanto, appena in possesso della risposta da parte dell’ENEL e dell’Agenzia delle Entrate, ci riserviamo di tornare sull’argomento.  Dino Nardi, Coordinatore Europeo UIM 

 

 

 

Al lavoro la Commissione Diritti Civili, Politici e Partecipazione del Cgie

 

Il presidente della Commissione Paolo Da Costa: “Profonda riforma di Cgie e Comites”

 

ROMA - Sabato 16 aprile, alle ore 13 in Europa, si è tenuta la prima riunione della Commissione “Diritti Civili, Politici e Partecipazione” del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. “Abbiamo dovuto tenere conto dei fusi orari per permettere - scrive il presidente Paolo Da Costa - a tutti i membri residenti nei cinque continenti del pianeta di intervenire via Skype. Con grande soddisfazione siamo riusciti a confrontarci sui temi che ci sono stati affidati alla Prima Assemblea del Cgie che si è svolta a Roma la fine del mese scorso”.

Paolo Da Costa (Svizzera), Guillermo Rucci (Argentina), Matteo Preabianca (Australia), Rita Blasioli Costa (Brasile), Paolo Brullo (Germania), Maria Bernasconi (Svizzera), Franco Papandrea (Australia), Edith Pichler (Germania) e Angelo Santamaria (Belgio) si sono trovati subito d’accordo - è detto in una nota - sulla necessità di una riforma profonda di Comites e Cgie. “Con la legge per il voto all’estero che dal 2006 ha portato una nostra rappresentanza in Parlamento (12 deputati e 6 senatori) - si legge nel comunicato diramato dopo i lavori della Commissione - non tutto può restare com’era prima del 2006. Anche alla luce della profonda revisione costituzionale che ci porterà al voto referendario nell’autunno di quest’anno. Le rappresentanze democratiche degli italiani nel mondo oggi sono tre: Comites, Cgie e Parlamento. Siamo a tutti gli effetti cittadini italiani che eleggono organismi democratici locali e nazionali. Occorre dare ad essi efficienza e rappresentanza territoriale con particolare attenzione al contenimento dei costi della politica”.

I membri della Commissione hanno manifestato di avvertire la pressione nel dover arrivare in tempi brevi alla redazione di un documento da sottoporre all’Assemblea del Cgie che dovrebbe riunirsi entro la fine di giugno, come recita l’ordine del giorno approvato il 24 marzo a Roma al termine dei lavori del suo insediamento. “Durante la riunione - sottolinea Da Costa - si sono registrate le difficoltà ad approfondire i punti espliciti che vanno cambiati. Ecco perché abbiamo ritenuto di chiedere la relativa documentazione al vecchio Cgie e di andare ad un confronto con i Comitati per gli Italiani nel Mondo di Camera e Senato. La valorizzazione dei Comites nei loro rispettivi Paesi, per accrescerne la rappresentanza, impegnando i Consolati a lavorare per estendere l’albo degli elettori e delle elettrici, la revisione del peso politico affidato alla delegazione del Cgie nominata dal Governo e il ruolo della Presidenza del Cgie sono le parti sulle quali ci siamo maggiormente confrontati”. E Per quanto riguarda il voto degli italiani all’estero - conclude Da Costa - “sarà opportuno una rimodulazione delle aree geografiche e dei seggi per favorire un rapporto più stretto tra parlamentari e territorio”.  (Inform 22)

 

 

 

Pubblicazioni. Mito e pregiudizio. La Sicilia tra l’inferno e il paradiso

 

In libreria, ad opera di Carlo Ruta, il primo studio storiografico complessivo sul viaggio in Sicilia, dall’età tardo-antica al primo Novecento.

 

È appena uscito in libreria, per le Edizioni di Storia e Studi Sociali, la Storia del viaggio in Sicilia dalla tarda antichità all’età moderna di Carlo Ruta, la prima ricostruzione storiografica degli itinerari e delle motivazioni che lungo i secoli hanno condotto alla frequentazione della più grande isola del Mediterraneo. Adottando una prospettiva di lungo periodo, che richiama gli assunti metodologici braudeliani, l’autore si trova a fare i conti con notevoli scarti epocali, quindi con dinamiche complesse, nelle quali il viaggio, vissuto e raccontato, assume una molteplicità di forme e declinazioni.

Nella tarda antichità e nel medioevo gli spostamenti della peregrinatio avvengono in un orizzonte sociale e religioso rigidamente dato che, attraverso l’espiazione delle colpe, promette la conquista del paradiso. Uno dei percorsi fondamentali è quello che conduce a Gerusalemme, e in questo orizzonte la Sicilia, presente in un itinerario per mare che dall’Europa porta proprio in Terra Santa, non è più uno dei capoluoghi più solari del mito elaborato dai greci antichi ma viene reinterpretata, con i suoi vulcani, quale porta dell’inferno. Ma gli scenari geopolitici mutano.  Per circa due secoli l’isola si ritrova nell’ecumene arabo-islamico, e su questo nuovo sfondo le consuetudini del viaggio e le percezioni cambiano radicalmente, fino a un vero e proprio rovesciamento.

I viaggi di Ibn Hawqal, di al-Muqaddasi e di altri di cui rimane traccia non sono cristiani ma musulmani. L’Etna non è più una bocca dell’inferno ma una grande risorsa della natura. Tutto ciò permette allora all’autore di mettere a confronto diversi punti di vista e diverse “logiche” rappresentative, che in una certa misura persistono e si aggrovigliano nella modernità, mentre il viaggio lungo il Mare Nostrum e nell’isola va aprendosi a significativi risvolti artistici e letterari, sull’onda degli interessi umanistico-rinascimentali, neoclassici e romantici.

Lungo le epoche vanno consolidandosi, in definitiva, diversi tipi di elaborazione e diverse percezioni dell’isola, a seconda delle prospettive geofisiche, ma a seconda anche delle stagioni. Si compongono così tradizioni differenti, di cui l’idealizzazione e il pregiudizio, la fascinazione e l’approccio problematico, definiscono per certi versi le polarità. Obiettivo tra i principali di questa opera è allora quello di focalizzare queste tradizioni, che giungono di fatto fino alla nostra contemporaneità, per indagarne radici ed effetti.

Il libro verrà presentato in numerose città. Ecco i primi appuntamenti tra aprile e maggio 2016.  Il 26 aprile alla Casa del Libro Mascali di Siracusa. Il 27 aprile alla Libreria Parnaso di Pozzallo. Il 28 aprile al Monastero dei Benedettini di Catania, a cura di Officine Culturali e del Centro di Specializzazione in Archeologia dell’Università di Catania. Il 29 aprile ad Avola, a cura di “La Giara”. Il 30 aprile alla Libreria Mondadori di Sciacca. Il 9 maggio alla libreria Feltrinelli di Messina. Il 19 maggio presso lo Spazio Cultura Macaione di Palermo, nell’ambito della Settimana della Cultura. Il 20 maggio al Palazzo Comunale di Pachino, a cura dell’Assessorato alla Cultura, nell’ambito della Settimana della Cultura. A fine maggio (data da definire) a Buccheri, a cura dell’Amministrazione Comunale e del Club UNESCO.

Carlo Ruta, Storia del viaggio in Sicilia dalla tarda antichità all’età moderna, Edizioni di storia e studi sociali, 16, pp. 300, ill. b/n. (dip)

 

 

 

 

Ausstellung „60 Jahre Italienische Gastarbeiter in der Region Koblenz – Italiener an Rhein und Mosel

 

Am 20.12.1955 unterschrieben Arbeitsminister Storch, Botschafter von Brentano und der italienische Außenminister Gaetano Martino in Rom das bilaterale Anwerbeabkommen zwischen der Republik Italien und der Bundesrepublik Deutschland.

Im Folgejahr 1956 kamen die ersten „Gastarbeiter“ aus Italien. Damit begann die Geschichte der Arbeitsmigration in der Bundesrepublik, in einer Zeit als hier dringend Arbeitskräfte für den als „Wirtschaftswunder“ bekannten wirtschaftlichen Aufschwung gebraucht wurden. Bald folgten Anwerbevereinbarungen mit Spanien und Griechenland (1960), der Türkei (1961), Portugal (1964), Jugoslawien (1968) u.a. Ländern.

Heute leben wir in einer stark veränderten Welt. Koblenz und Deutschland sind bunter, weltoffener, internationaler geworden. Einwanderer der zweiten und dritten Generation leben hier und sind in Beschäftigungen als Sportler oder in selbstständigen Unternehmen erfolgreich. Allein in Koblenz haben 28% der Einwohner eine „Migrationsgeschichte“. Viele ehemalige Gastarbeiter sind hier geblieben, heimisch geworden und prägen das Stadtbild. Neue Zuzüge aus Italien haben seit 2013/14 stark zugenommen. Ende 2015 lebten insgesamt 961 Italiener in der Stadt Koblenz. (Quelle: Statistikstelle)

Die Ausstellung will an die Zeit der Anwerbung und an den Beitrag erinnern, den die vielen italienischen Arbeitnehmer zur wirtschaftlichen und gesellschaftlichen Entwicklung dieser Region geleistet haben.

Das Begleitprogramm bietet, unter Mitwirkung der italienischen „Community“, Filmabende, Lesungen und Rundgespräche mit Zeitzeugen an.

Vernissage: Freitag, 29. April 2016 , 18:30 Uhr, Mittelrhein-Museum Koblenz, EG, mit Begrüßung von Marie-Theres Hammes-Rosenstein (Bürgermeisterin), Dr. Matthias von der Bank (Direktor des Mittelrhein-Museums), Vito Contento (Vorsitzender A.L.C.I. e.V.) und zur Ausstellung Arnd Kolb (Geschäftsführer DOMID Köln).

Begleitprogramm: Autorenlesung mit Delio Miorandi und Claus Langkammer „Antonio, vom Eselpfad ins Wirtschaftswunder“ Montag, 9. Mai 2016, 18:00 Uhr, Stadtbibliothek Koblenz, EG

Szenische Lesung mit Zeitzeugen „Entdeckungsreise in die Geschichte(n) der italienischen Gastarbeiter“: Mittwoch, 18. Mai 2016, 16:30 Uhr, Stadtbibliothek Koblenz, 2. OG:

Kurzfilm „Dallo zolfo al carbone“ (Vom Schwefel zur Kohle) mit Regisseur Luca Vullo Sonntag, 22. Mai 2016, 15:00 Uhr, Mittelrhein-Museum, EG

Filmvorführung „SOLINO“ von Fatih Akim: Mittwoch, 25. Mai 2016, 16:30 Uhr, Mittelrhein-Museum, EG

Finissage mit Abschlussgespräch „60 Jahre Gastarbeiter – Der Beitrag der Wanderarbeiter zu der gesellschaftlichen Entwicklung in Deutschland und Italien“ Sonntag, 29. Mai 2016, 15:00 Uhr, Mittelrhein-Museum, EG

Info: http://www.mittelrhein-museum.de/60-jahre-italienische-gastarbeiter-in-der-region-koblenz-italiener-an-rhein-und-mosel/ (dip)

 

 

 

Videobotschaft: Papst bittet Flüchtlinge um Entschuldigung

 

Papst Franziskus bittet Flüchtlinge um Entschuldigung für die Abschottung der europäischen Gesellschaft. Das tut er in einer Videobotschaft zum 35. Jahrestag des Jesuiten Flüchtlingsdienstes in Italien. Das Video wurde an diesem Dienstag bei der Vorstellung des Jahresberichts 2016 des Centro Astalli vorgestellt, der Flüchtlingsaufnahmestelle des Jesuiten Flüchtlingsdienstes in Rom.

Seine Videobotschaft gliedert er nach den Worten Jesu „Ich war fremd und ihr habt mich aufgenommen“. Damit spricht er sowohl die freiwilligen Helfer als auch die Flüchtlinge an. In ihnen, den Geflohenen, sehe man das Gesicht Gottes. Ihre Erfahrungen erinnerten uns daran, dass auch wir nur Gäste auf dieser Welt seien, macht sich Franziskus mit ihnen gleich und vergisst nicht die vielen Gründe, warum Menschen fliehen: „Mit denjenigen, die wegen Unterdrückung aus ihrem Land geflohen sind, die wegen Krieg, die wegen einer verschmutzen und vertrockneten Natur, die wegen der ungerechten Verteilung der Ressourcen des Planeten geflohen sind, sie sind Brüder, mit denen wir unser Brot teilen, unser Leben.“

Genau dieses Teilen haben „wir“ allzu oft nicht getan, klagt er an. Vor wenigen Tagen erst hat Papst Franziskus auf Lesbos in die traumatisierten Augen vieler Kriegsflüchtlinge geschaut, voller Hoffnung auf ein besseres Leben, vor den verschlossenen Grenzen Europas. „Verzeiht die Abschottung und Gleichgültigkeit unserer Gesellschaft, die die Änderung des Lebens und der Mentalität befürchtet, die eure Anwesenheit erfordert. Sie behandelt euch als Problem, als Belastung, als Kosten, stattdessen seid ihr ein Geschenk. Ihr seid das Zeugnis unseres gnädigen und barmherzigen Gottes, der das Böse und Ungerechte in Gutes für alle wandelt. Deswegen kann ein Jeder von euch eine Brücke sein zwischen weit entfernten Völkern, die die Begegnung zwischen Kulturen und Religionen möglich machen, ein Weg, um unsere gemeinsame Menschlichkeit wieder zu entdecken.“

Und Papst Franziskus wäre nicht Papst Franziskus, wenn er nicht auch die Helfer in den Blick nehmen würde. „Und ihr habt mich aufgenommen, sagte einst Jesus“, betont Franziskus. Genau das sei das Centro Astalli, das sich mit Sprachkursen und Essen um Flüchtlinge in Rom kümmert. Franziskus bedankt sich für die Weitergabe der Vision von Pater Pedro Arrupe, der den Jesuiten Flüchtlingsdienst zur Zeit des Vietnamkriegs ins Leben rief. „Ich ermutige euch, weiterzumachen. 35 Jahre sind nur der Anfang eines Weges, der für eine versöhnte Gesellschaft zunehmend nötig ist, der die einzige Möglichkeit ist. Seid immer Zeugen der Schönheit von Begegnungen. Helft unserer Gesellschaft, auf die Stimmen der Flüchtlinge zu hören.“ Franziskus ermutigt alle Freiwilligen, die Flüchtlinge weiterhin zu begleiten und sich auch von ihnen führen zu lassen, denn sie kennen den Weg des Friedens, da sie den „beißenden Geruch des Krieges kennen“, schließt er seine Botschaft ab. (rv 19.04.)

 

 

 

 

Lasst sie gehen. Warum die Europäische Union vom Brexit profitieren würde

 

Die Diskussion um den Brexit ist bislang um die Frage gekreist, ob es im nationalen Interesse Großbritanniens ist, in der EU zu bleiben oder sie zu verlassen. Da die britische Öffentlichkeit in dieser Frage derzeit offenbar gespalten ist, steht das Ergebnis der Volksbefragung nach wie vor in den Sternen.

Weniger intensiv diskutiert wird die Frage, ob es im Interesse der EU ist, dass Großbritannien Mitglied bleibt. In Brüssel wird diese Frage gemeinhin positiv beschieden. Großbritannien solle Mitglied der EU bleiben. Ein Brexit wäre der Zukunft der Europäischen Union höchst abträglich. Aber stimmt das auch?

Früher glaubte ich auch, es sei gut für die EU, wenn das Vereinigte Königreich Mitglied bliebe. Mittlerweile habe ich meine Meinung geändert und glaube, es wäre besser für die EU, wenn eine Mehrheit des britischen Volks für einen Brexit stimmen und Großbritannien die Union verlassen würde.

In den britischen Medien und in großen Teilen der politischen Elite herrscht eine tiefe Feindseligkeit gegenüber der Europäischen Union. Diese Feindseligkeit fand in der Brexit-Bewegung ihren politischen Ausdruck. Ihre Verfechter können nicht akzeptieren, dass Großbritannien in Bereichen, in denen Zuständigkeiten auf die EU übergegangen sind, an Souveränität eingebüßt hat. Sie finden es grauenhaft, dass Großbritannien Entscheidungen, die in Brüssel getroffen werden, akzeptieren muss, auch wenn ihr Land dagegen gestimmt hat. Für das Brexit-Lager gibt es nur ein großes Ziel: die volle Souveränität nach Westminster zurückzuholen.

Wer meint, dass dieses Thema nach einem Referendum erledigt wäre, liegt falsch. Nehmen wir an, das Brexit-Lager unterliegt, und das Vereinigte Königreich bleibt in der EU. Das wird an der feindseligen Haltung derer, die das Referendum verloren haben, nichts ändern. Auch das Bestreben, Großbritannien seine volle Souveränität wiederzugeben, wird bestehen bleiben.

Wenn im Brexit-Lager klar ist, dass man die EU nicht verlassen kann, wird man sich auf eine andere Strategie verlegen, um die Macht wieder nach Westminster zu verlagern. Man wird sich eines trojanischen Pferdes bedienen und die Europäische Union einfach von innen aushöhlen. Diese Strategie zielt darauf ab, den Bereich, in dem Mehrheitsentscheidungen getroffen werden, zu verkleinern und durch eine rein zwischenstaatliche Zusammenarbeit zu ersetzen. Die britischen EU-Gegner werden darauf hinarbeiten, die EU langsam zu dekonstruieren.

Man mag einwenden, dass das Brexit-Lager, wenn es das Referendum verliert, an Einfluss verlieren wird. Das ist jedoch durchaus nicht sicher. Die Vereinbarung, die Cameron mit dem Rest der EU getroffen hat, holt keinerlei Souveränität nach London zurück. Das Brexit-Lager wertet das als großen Misserfolg, in dessen Folge es seine Dekonstruktionsstrategie intensivieren wird.

Für mich folgt daraus, dass die EU kein Interesse daran haben kann, ein Land in der Europäischen Union zu halten, das dem „acquis communautaire", dem Gemeinschaftlichen Besitzstand, weiter ablehnend gegenübersteht und ihn systematisch zu unterminieren versucht.

Daraus wiederum ergibt sich für mich, dass es für die Europäische Union besser ist, wenn das Brexit-Lager das Referendum gewinnt. Geht Großbritannien, kann es die Europäische Union nicht weiter untergraben. Die EU wird gestärkt aus dem Brexit hervorgehen.

Ich will damit nicht behaupten, dass es die EU ohne das Vereinigte Königreich leicht haben wird, ihren Zusammenhalt zu bewahren. Vor allem die Eurozonen-Krise und die jüngste Migrations-Krise haben starke Auflösungskräfte innerhalb der Union entfesselt. Doch ich behaupte, dass die Briten, wenn sie in der EU bleiben, es vor allem darauf anlegen werden, die Macht Brüssels zu beschneiden; das würde die Bewältigung der anstehenden Aufgaben weiter erschweren.

Man hört bisweilen, wenn Großbritannien die EU verlasse, bestünde das Risiko eines Dominoeffektes, und auch andere Länder könnten ihren Austritt beschließen. Es steht zu bezweifeln, dass dies geschieht. In den meisten Ländern herrscht die Einsicht, dass viele wirtschaftliche Probleme (Handelsabkommen, Umwelt, Sicherheit) nur gemeinsam auf europäischer Ebene gelöst werden können. Doch wenn einige Länder entscheiden, es Großbritannien gleichzutun und die EU zu verlassen, dann sei es so. Die verbliebenen Mitgliedstaaten werden eine Koalition der Willigen bilden, statt Teil einer Koalition zu sein, deren Partner einander nicht ausstehen können.

Wenn die Briten für den Brexit stimmen, wird Großbritannien dadurch geschwächt, und es wird bei der EU anklopfen müssen, um ein Handelsabkommen auszuhandeln. Dann aber hat es jegliche Druckmittel eingebüßt. Die EU wird den Briten ein Abkommen auferlegen können, das sich nicht grundsätzlich von dem unterscheidet, was Großbritannien heute als EU-Mitglied hat. Das Land, dem so daran gelegen ist, den Zusammenhalt der Union zu schwächen, wird dadurch an Macht verlieren.  Paul De Grauwe  IPG 18

 

 

 

 

Ex-Kanzler Kohl: „Lösung der Flüchtlingskrise liegt nicht in Europa“

 

Europa kann nicht zur neuen Heimat für Millionen Menschen werden, schreibt Helmut Kohl im Vorwort zur ungarischen Ausgabe seines Appells „Aus Sorge um Europa“. EurActivs Medienpartner „Der Tagesspiegel“ berichtet.

Kurz vor seinem Treffen mit dem ungarischen Ministerpräsidenten Viktor Orban am kommenden Dienstag hat Alt-Bundeskanzler Helmut Kohl die Öffnung der Grenzen für Flüchtlinge in Europa kritisiert. „Die Lösung liegt in den betroffenen Regionen. Sie liegt nicht in Europa. Europa kann nicht zur neuen Heimat für Millionen Menschen weltweit in Not werden“, schreibt Kohl im Vorwort zur ungarischen Ausgabe seines Appells „Aus Sorge um Europa“, das der Tagesspiegel am Sonntag in gekürzter Form vorab veröffentlicht.

Kohl, der Ehrenbürger Europas ist, kritisiert darin auch die Flüchtlingspolitik seiner Nachnachfolgerin Angela Merkel, ohne sie beim Namen zu nennen. Der Ex-Kanzler stellte ihre Entscheidung vom September 2015 in Frage, Flüchtlinge aus Ungarn zur Weiterreise nach Deutschland einzuladen. „Einsame Entscheidungen, so begründet sie dem einzelnen erscheinen mögen, und nationale Alleingänge müssen der Vergangenheit angehören“, schreibt Kohl. Merkel hatte den Entschluss damals nicht mit den EU-Partnern abgesprochen.

Zudem nennt Kohl Viktor Orban, den schärfsten Widersacher Merkels in der EU, „meinen Freund“. In Europa-Fragen „weiß ich mich mit meinem Freund Viktor Orban einig“. Am Dienstag will Kohl den ungarischen Ministerpräsidenten bei sich zu Hause empfangen.

„Rückfall in altes, nationalstaatliches Denken“

Die Europäische Union sieht Kohl wegen der Flüchtlingskrise in einer „Zerreißprobe“. Durch den „Rückfall in altes, nationalstaatliches Denken“ würden „unser Frieden und unsere Freiheit existenziell gefährdet“. Der Ex-Kanzler mahnt, neben den humanitären Aspekten müsse Europa zugleich „wohlbegründete kulturelle und sicherheitspolitische Interessen berücksichtigen“. Viele Flüchtlinge kämen „aus unterschiedlichen Kulturkreisen. Sie folgen zu einem wesentlichen Teil auch einem anderen als dem jüdisch-christlichen Glauben, der zu den Grundlagen unserer Werte- und Gesellschaftsordnung gehört“. Das „führt nachvollziehbar zu Diskussionen unter den politisch Verantwortlichen sowie zu Verunsicherungen bei den Menschen: Es geht um unsere Existenz.“

Den Regierungen der EU-Staaten empfiehlt er „mehr Miteinander statt Gegeneinander, mehr Vertrauen als Misstrauen, mehr Verlässlichkeit und Berechenbarkeit im Umgang miteinander“. Er strebe „eine europäische Einheit in Vielfalt“ an. Die nationalen Verschiedenheiten verdienten Respekt und seien eine Bereicherung, schreibt er. Dazu gehöre auch die „tiefe Sehnsucht der Ungarn nach Freiheit, die Ungarn für Europa so wertvoll macht“. Er dankt Ungarn für dessen Entscheidung, die Grenze für DDR-Flüchtlinge im Sommer 1989 zu öffnen.

Er sei heute „zugleich voller Zuversicht wie voller Sorge“. Europa müsse „wieder verstärkt an einem Strang ziehen. Ungarn darf dabei nicht fehlen“, schließt Kohl. EA 18

 

 

 

 

Personenkontrollen im gesamten Schengen-Raum kosten 53 bis 130 Euro pro Kopf 

 

München - Die systematische Kontrolle von Personen an allen Schengen-Grenzen würde die Wirtschaftsleistung von 27 EU-Ländern im Jahr um 0,19 bis 0,47 Prozent dämpfen. Das wären 26,65 bis 65,8 Milliarden Euro oder 52,74 Euro bis 130,28 Euro pro Kopf. Das haben neue Berechnungen des ifo Instituts ergeben, die in seinem Forschungsbericht 73 veröffentlicht werden. „Diese Kosten machen nur einen kleinen Teil jener Summen aus, die durch unkontrollierte Massenzuwanderung entstehen könnten“, sagt Gabriel Felbermayr, Leiter des ifo Zentrums für Außenwirtschaft und einer der Autoren der Studie. Kroatien musste wegen fehlender Daten aus der Berechnung für die EU-Staaten ausgenommen werden. 

 

Dabei hält Felbermayr einen vollständigen Kollaps des Schengen-Raumes für unwahrscheinlich. Viel eher sei mit Kontrollen ausschließlich an den Grenzen entlang der Flüchtlingsrouten zu rechnen. „In einem weiteren Szenario haben wir daher die Kosten für Kontrollen an jenen Grenzen berechnet, an denen seit Sommer 2015 gemäß Schengen-Grenzkodex Artikel 23 fokussierte Grenzkontrollen an die EU gemeldet worden sind“, so Felbermayr. „Wir kommen dabei auf 0,06 bis 0,11 Prozent des BIP. Das sind 9,0 bis 15,4 Milliarden Euro oder 17,83 Euro bis 30,39 Euro pro Kopf.“  

 

Unberücksichtigt blieb, dass ein beträchtlicher Teil der Handelsströme gar nicht über die Straße geht und dass auch der Interkontinentalhandel Europas mit dem Rest der Welt von Grenzkontrollen an Schengen-Grenzen betroffen sein kann. Personenkontrollen wirken wie ein Zoll von 0,5 Prozent im Güterhandel und 0,8 Prozent im Dienstleistungshandel. Erfahrungen an den Grenzen der USA zu Kanada und Mexiko zeigen, dass dort Lastwagen im Durchschnitt 20 Minuten warten müssen.

Der Forschungsbericht 73 ist ab sofort hier im Netz erhältlich:  http://www.cesifo-group.de/DocDL/ifo_Forschungsberichte_73_2016_Felbermayr_etal_Handelseffekte_Grenzkontrollen.pdf   ifo 18

 

 

 

 

Nach dem Referendum in den Niederlanden – es braucht mehr direkte Demokratie in Europa

 

-Ratifikationsprozesse immer mit nationalen Volksabstimmungen oder EU-Volksabstimmungen-

 

Die Aussage der Fraktionschefin der Grünen im Europaparlament Rebecca Harms nach dem Nein der Niederländer zum Ukraine-Abkommen, EU-Volksabstimmungen abzulehnen, ist bei Democracy International auf große Kritik gestoßen. „Entgegen dem von Rebecca Harms angedachten Verbot nationaler Volksabstimmungen zu EU-Fragen brauchen wir mehr Entscheidungsmöglichkeiten für den Souverän in der EU“ fordert Erwin Mayer, Vorstandssprecher von Democracy International. Die weltweit agierende Nichtregierungsorganisation setzt sich dafür ein, dass die Bevölkerung in den EU-Mitgliedsstaaten in politische Entscheidungen verbindlich eingebunden wird und eine ausgewogene, inhaltlich differenzierte Debatte stattfindet. Direkte Demokratie muss sowohl in den Mitgliedsstaaten der EU als auch auf EU-Ebene ausgebaut und verbessert werden.

 

Dabei sollen nationale Bevölkerungen in einstimmigen Ratifikationsprozessen bei EU-Angelegenheiten genauso ein Vetorecht haben, wie nationale Regierungen und Parlamente. „Alles was bis jetzt von Präsidenten, Regierungen und Parlamenten entschieden werden kann, kann auch Gegenstand von Volksabstimmungen sein, und dazu gehört dann auch das EU-Ukraine-Abkommen“ so Mayer, der damit den Souverän und die indirekte Demokratie auf eine Stufe stellt.

 

Nach Democracy International sollen nationale Bevölkerungen in einstimmigen Ratifikationsprozessen bei EU-Angelegenheiten genauso ein Vetorecht haben, wie nationale Regierungen und Parlamente. Dies sei dann auch auf internationale Handelsverträge wie TTIP und TISA oder CETA zu übertragen. „Entweder es gibt nationale Vetorechte in einstimmigen EU-Beschlüssen, wie auch beim EU-Ukraine Abkommen oder es gibt qualifizierte Mehrheitsentscheidungen wie auch jetzt schon bei EU-Richtlinien. Es kann nicht sein, dass die Entscheidung des Parlaments und der Regierung mehr zählt als die der Bevölkerung und ein mögliches Nein wie im Falle der Niederlande dann auch noch als Argument verwendet wird, Volksabstimmungen ganz zu verbieten“, so Mayer, der damit auf Rebecca Harms‘ Aussage und anderer EU-Politiker anspielt.

 

Die niederländischen Abstimmenden hatten am 06. April mit 61 Prozent gegen das EU-Ukraine-Abkommen votiert. Dieser Entscheid gepaart mit der Tatsache, dass die Beteiligung 32,28  Prozent betrug, führte dazu, dass einige EU-Politiker EU-weite Volksabstimmungen in Frage stellten. EU-Parlamentspräsident Martin Schulz bemängelte, dass die Argumente des Nein-Lagers mit vielem zu tun gehabt hätten, doch nichts mit dem Inhalt der eigentlichen Frage. Die Europaabgeordnete Rebecca Harms sagte dem „Kölner Stadt-Anzeiger“, plebiszitäre Elemente zu europäischer Politik könnten die EU „in ihrem Bestand gefährden“.

 

„Solche Aussagen von EU-Politikern sind fatal. Die Europäische Union muss sich gerade in ihrem gegenwärtigen Krisen-Modus dem Eindruck verwehren, ein elitäres Projekt zu sein, in dem Abkommen über die Köpfe der Bürgerinnen und Bürger hinweg verhandelt werden“, mahnt Erwin Mayer. „Das EU-Ukraine-Abkommen beinhaltet einige schwerwiegende Punkte wie zum Beispiel die militärische Krisenintervention oder die wirtschaftlichen Implikationen in punkto Freihandel. Volksabstimmungen eröffnen die Möglichkeit, eine fundierte Debatte zu führen, die Bürgerinnen und Bürger ausgewogen informiert. Doch noch viel besser ist es natürlich, wenn die Bevölkerung vorab an der Gestaltung von Verträgen und Gesetzen beteiligt ist. Deshalb sollte es das zweistufige Verfahren von Initiative und europaweitem Entscheid geben“, so Erwin Mayer abschließend. Dip 18

 

 

 

 

 

Reporter ohne Grenzen: Europas Pressefreiheit erodiert

 

Übergriffe, Konflikte und Sicherheitsgesetze setzen Journalisten auch in Europa zunehmend unter Druck, zeigen Reporter ohne Grenzen. Auch Deutschland rutscht in der „Weltrangliste der Pressefreiheit“ ab.

Viel war die Türkei gerade in letzter Zeit wieder in aller Munde wegen der Einschränkung der Meinungs– und Pressefreiheit. Auch EU-Parlament und -Kommission hatten dies in ihrem Fortschrittbericht zur Türkei erst vor wenigen Tagen besorgt konstatiert. Beim Ranking der Länder mit den meisten Einschränkungen der Pressefreiheit hat sich das Land unter Präsident Recep Tayyip Erdogan allerdings im vergangenen Jahr kaum verschlechtert – lediglich um zwei Ränge:  Vom vormals bereits bedenklich Platz 149 auf Rang 151 von 180. Das zeigt die Rangliste der Pressefreiheit 2016, die Reporter ohne Grenzen am heutigen Mittwoch veröffentlicht hat.

„Nicht zuletzt im Zeichen des wiederaufgeflammten Konflikts mit den Kurden“ sei der türkische Staatapparat  „massiv gegen kritische Medien vorgegangen“, schreiben die Reporter ohne Grenzen in dem mit der Rangliste veröffentlichten Bericht. Wiederholt wurden Nachrichtensperren verhängt, Redaktionen überfallen oder unter staatliche Zwangsverwaltung gestellt, ausländische Reporter festgenommen und kritische Journalisten mit Klagen überzogen. Damit stehen dieses Jahr Pakistan mit Rang 147 und Russland auf Platz 148 noch vor Ankara.

Deutlich wird darin, dass Journalisten und unabhängige Medien global unter wachsendem Druck stehen. Weniger Raum für freie Recherche und Berichterstattung war demnach ausnahmslos in allen Weltregionen erkennbar, zeigen die Zahlen von Übergriffen, Gewalttaten und Haftstrafen gegen Journalisten.

Zunehmend autokratische Tendenzen

Reporter ohne Grenzen begründet das mit den zunehmend autokratischen Tendenzen in Ländern wie Ägypten, Russland oder eben der Türkei, mit medienfeindlichen, oft religiös eingefärbte Ideologien sowie repressiven Sicherheitsgesetze ebenso wie mit den bewaffneten Konflikten etwa in Libyen, Burundi und dem Jemen. Auch die Bemühungen etwa in Polen und Ungarn, sowohl staatliche als auch private Medien zu kontrollieren, schlage sich nieder.

„Viele Staatsführer reagieren geradezu paranoid auf legitime Kritik durch unabhängige Journalisten“, sagte der Vorstandssprecher von Reporter ohne Grenzen, Michael Rediske. „Wenn sich selbstherrliche Präsidenten und Regierungen per Gesetz jeder Kritik entziehen, fördert das Selbstzensur und erstickt jede politische Diskussion.

Deutschland rutscht ab

Doch nicht nur in autokratischen Systemen stehen Medienvertreter zunehmend unter Druck. Auch Deutschland hat sich in der diesjährigen Rangliste um vier Plätz auf Rang 16 verschlechtert. Anfeindungen, Drohungen und gewalttätige Übergriffen gegen Journalisten sind, so zeigt sich darin, auch hier angestiegen.

Reporter ohne Grenzen listet mindestens 39 gewaltsame Übergriffe gegen Journalisten auf – insbesondere bei Demonstrationen der Pegida-Bewegung und ihrer regionalen Ableger, bei Kundgebungen rechtsradikaler Gruppen oder auf Gegendemonstrationen.

Pressefreiheit in Europa

Auch der Rest von Europa droht dem Rankinf zufolge seine Vorreiterrolle bei der Medienfreiheit einzubüßen. Gesetze gegen Terrorismus und Spionage sowie zur massenhaften digitalen Überwachung würden zunehmend Freiheitsrechte einschränken. Öffentliche sowie teils auch private Medien gerieten zunehmend unter Druck.

Eine zunehmende Gefahr für die journalistische Unabhängigkeit gehe in einigen europäischen Ländern von Großkonzernen aus, warnen ROG. Diese würden nicht nur immer mehr Medien kontrollieren, sondern auch anderweitige Geschäftsinteressen verfolgen. In Frankreich etwa ist ein Großteil der national relevanten privaten Medien inwzischen im Besitz von wenigen Unternehmern, deren wirtschaftliche Interessen vor allem in anderen Branchen liegen. Auch in Bulgarien kontrollieren Politiker und Oligarchen den Großteil der Medien. Auch dort nimmt Gewalt gegen Journalisten zu.

Das ist auch in Kroatien (Rang 63) und Serbien (Platz 59) Gewalt gegen Journalisten ist auch witerhin problematisch. In Ungarn (Rang 67) wird der „öffentliche Anstands“ inzwischen überwacht – durch einen von der Regierung kontrollierten Medienrat. Nicole Sagener, EurActiv.de 20

 

 

 

 

Chef vom Roten Kreuz: Lebensmittelkürzungen waren kein Auslöser der Fluchtwelle

 

Der Präsident der Internationalen Komitee vom Roten Kreuz (IKRK), Peter Maurer, hat Zweifel daran, dass die Fluchtbewegung des letzten Jahres durch Kürzung der Nahrungsmittelrationen verursacht wurde. „Das würde ich auch sagen, wenn ich Nahrungsmittelverteiler wäre. Und wenn ich ein Gegner von Frau Merkel wäre, würde ich sagen, die Kanzlerin ist schuld“, sagt Maurer in einem Interview mit der Wochenzeitung DIE ZEIT. „Wir neigen dazu, sehr komplexe Gründe für unsere jeweiligen Zwecke zu instrumentalisieren.“ Und weiter: „Ich finde alle diese Erklärungsversuche abwegig.“

 

Das Ausmaß der Wanderungsbewegungen habe ihn nicht überrascht, da seine Organisation bereits seit einiger Zeit auf die enormen Zahlen an Vertriebenen hingewiesen habe, so Maurer weiter: „Aber der Zeitpunkt, zu dem aus den vielen inländischen Vertriebenen auf einmal Flüchtlinge wurden, die nach Europa drängten, der hat mich überrascht. Es bleibt auch für mich heute nicht erklärbar, warum wir plötzlich diesen Anstieg hatten.“

 

Er vermeide den Begriff Flüchtlingskrise: „Tatsache ist, dass es viele intensive Konflikte gibt. Die Krise ist folglich eine politische“, so Maurer und fügt hinzu:  Die resultierende Wanderbewegung sei „weltweit ungebrochen im Gang“. Von 60 Millionen Gewaltvertriebenen seien 15 Millionen Flüchtlinge und 45 Millionen intern Vertriebene. „Und in beiden Kategorien steigen die Zahlen. Ich habe keine Anhaltspunkte dafür, dass sich das ändern könnte.“ Dip 20

 

 

 

 

 

EU-Flüchtlingspolitik: „mehr Europa“ ist die bessere Lösung

 

Nur gemeinsam können die EU-Mitgliedstaaten die aktuellen und kommenden Herausforderungen im Zusammenhang mit globalen Flüchtlingsbewegungen bewältigen. „Zu wenig“ Europa war bisher das Problem, „mehr Europa“ ist der entscheidende Teil der Lösung.

 

Die Innenminister der EU-Mitgliedstaaten haben gestern erste Gespräche über die in einer Mitteilung vom 6. April dieses Jahres enthaltenen Vorschläge der EU-Kommission zur Reform des Gemeinsamen Europäischen Asylsystems geführt. Obwohl offensichtlich ist, dass dieses System reformiert werden muss, konnten sich die Innenminister nicht auf eine gemeinsame Haltung einigen. Das Thema kommt in den Schlussfolgerungen der Ratspräsidentschaft nicht einmal vor. Wir bedauern, dass von diesem Rat kein Signal für eine Reform und für den Aufbau eines echten europäischen Asylsystems ausgegangen ist. Gemeinsamkeiten der EU-Mitgliedstaaten gab es offenbar nur bei der Suche nach Bausteinen der Flüchtlingsabwehr.

 

Europa-Professionell begrüßt die in der Mitteilung der Europäischen Kommission enthaltene Option eines neuen, reformierten Europäischen Asylsystems, in dem die Verantwortung für die Bearbeitung von Asylanträgen und den damit verbundenen Ansprüchen auf die Mitgliedstaaten verteilt wird. Wir begrüßen auch, dass die Europäische Kommission einen hierauf bezogenen Verteilungsschlüssel vorgeschlagen hat, dessen Grundlage die relative Größe, der Wohlstand und die Aufnahmekapazität eines jeden Mitgliedstaats sein soll, der aber durch Erwägungen wie bestehende Familienverbindungen oder Kindeswohl überschrieben werden kann. Wir befürworten die von der EU-Kommission dargelegte Vision, langfristig die Bearbeitung von Asylanträgen von der nationalen Ebene auf die EU-Ebene zu verlagern.

 

Die in der Mitteilung dargestellten weiteren Optionen für eine größere Konvergenz und ein genuines Europäisches Asylsystem unterstützen wir insofern, als dass sie die Anwendung des europäischen Asylrechts und den Schutz der Rechte von Flüchtlingen in allen EU-Mitgliedstaaten gewährleisten und „Asylshopping“ vermeiden sollen. Wir halten sie allerdings für nicht ausreichend. Schon jetzt besteht ein Rechtsumsetzungs- und Rechtsanwendungsdefizit geltenden europäischen Asylrechts in den EU-Mitgliedstaaten. Ein Wechsel von Richtlinien zu Verordnungen, wie ihn die Europäische Kommission vorschlägt, wird dieses Defizit allein nicht beheben. Vielmehr sollten neue Anreize und Sanktionsmöglichkeiten angedacht werden.

 

Europa-Professionell fordert eine an der Würde des Menschen ausgerichtete Gemeinsame europäische Asyl- und Flüchtlingspolitik, die von europäischer Ebene aus gesteuert und koordiniert wird. Menschen, die in der Europäischen Union Zuflucht vor Verfolgung und bewaffneten Konflikten suchen, dürfen nicht zur bloßen innen- oder geopolitischen Verfügungsmasse degradiert werden. Ihr Schicksal darf nicht davon abhängen, in welchem EU-Staat sie Schutz beantragen. Vielmehr darf der individuelle völker-, europa- und auch grundrechtlich gesicherte Anspruch eines Flüchtlings auf ergebnisoffene Prüfung seines Asyl- oder Schutzstatus weder beeinträchtigt, verkürzt noch verletzt werden. Die Europäische Union und ihre die EU-Mitgliedstaaten müssen sicherstellen, dass dieser Anspruch jedes Flüchtlings bei Eintritt in den EU-Raum gewahrt wird. Das gilt auch und insbesondere mit Blick auf das EU-Türkei - Abkommen.

 

Bei der Gewährleistung der Asylanspruchsprüfung stehen nicht nur diejenigen EU-Staaten in der Pflicht, in denen ein Flüchtling den EU-Raum betritt, sondern alle EU-Mitgliedstaaten. Denn es handelt sich dabei nicht um eine Verpflichtung des Eintrittsstaates, sondern um eine gesamteuropäische Aufgabe. Daher müssen auch alle EU-Mitgliedstaaten und die EU dafür sorgen, dass die hierfür erforderlichen finanziellen Mittel, eine hinreichende personelle Ausstattung sowie auch die notwendige logistische Infrastruktur zur Verfügung stehen. Unter diesem Gesichtspunkt der gemeinsamen Verantwortung ist es auch nicht akzeptabel, wenn ein betroffener Mitgliedstaat die angebotene Hilfe der Gemeinschaft nicht annimmt. Die EU und ihre Mitgliedsstaaten müssen ihren humanitären wie auch völker- und europarechtlichen Verpflichtungen gemeinsam gerecht werden.

Eud 22

 

   

 

 

Österreich: Drei Viertel der Bevölkerung für Grenzsicherung und befristetes Asylrecht

 

75 Prozent der Österreicher/innen sind für eine Grenzsicherung. Mit dieser Umfrage im Gepäck reist der neue Innenminister zum Südtiroler Landeshauptmann.

 

Die Diskussion um Kontrollen am Brennerpass nehmen an Intensität zu. Der neue Innenminister Wolfgang Sobotka will daher in Zeichen setzen. Seine erste Reise führt zu einem Treffen mit dem Südtiroler Landeshauptmann Arno Kompatscher. Bereits vor seiner Angelobung ließ Wolfgang Sobotka wissen, dass er sich sofort um die geplante Grenzsicherung am Brennerpass kümmern will. Am kommenden Samstag ist es soweit.  Der österreichische Innenminister will dabei vor allem um Verständnis werben und Bozen mit ins Boot holen. Schließlich heißt es Druck auszuüben – auf Rom ebenso wie auf Brüssel.

Die Sensibilität bezieht sich nicht nur darauf, dass die Route über den Brenner eine der Nord-Süd-Haupttransversalen und ein Symbol für den freien Waren- und Personenverkehr in Europa ist. Es geht auch um Emotionen und Geschichte. 600 Jahre reichte Tirol vom Karwendelgebirge bis zur Salurnerklause, ehe durch einen Willkürakt der Siegermächte des Ersten Weltkriegs Tirol zerschlagen und Südtirol Italien zugeschlagen wurde. Fünf Jahrzehnte kämpfte Österreich für die Anerkennung der deutschsprachigen Mehrheit im Land an Etsch und Eisack, ehe es zum Abschluss des Südtirol-Abkommens mit weitgehenden Autonomierechten kam. Der Fall der Grenzkontrollen im Zuge des Schengen-Abkommens stellte dann eine Situation her wie sie jahrhundertelang bis 1919 bestand. Diese Errungenschaft, artikuliert in dem Slogan „Niemals vergessen, nur ein Tirol“, will man sich nicht mehr nehmen lassen.

Flüchtlingspolitik: Schlechte Noten für die EU

Geht es nach der Stimmung in der Bevölkerung so finden die Schutzmaßnahmen gegen zunehmende Flüchtlingszahlen breite Zustimmung. Laut einer soeben veröffentlichten Umfrage der Sozialwissenschaftlichen Studiengesellschaft (SWS) befürworten 76 Prozent der Österreicherinnen und Österreicher verstärkte Grenzsicherungen. Nur 20 Prozent halten das für nicht sinnvoll. Ein mit 75 Prozent beinahe gleichlautendes Ergebnis brachte die Frage nach einer zeitlichen Befristung des Asylrechts. Gegenwind bekommt dagegen die EU zu spüren. 46 Prozent der Befragten beurteilten deren Arbeit mit „Nicht genügend“, 29 Prozent mit „Genügend“ und 18 Prozent mit „Befriedigend“; nur drei Prozent gaben ein „Gut“. Wesentlich besser schneidet die Arbeit der heimischen Regierung ab. 31 Prozentstellten die Note „Befriedigend“, zwei Prozent ein „Sehr gut“, 19 Prozent ein „Gut“ aus. 27 Prozent verteilten ein „Genügend“ und 18 Prozent ein „Nicht genügend“.

Jene Ministerin, die die Grenzsicherung initiierte, hat heute die Bundesregierung verlassen und ist in ihr Heimatbundesland zurückgekehrt. Johanna Mikl-Leitner wurde zur Stellvertreterin von Landeshauptmann Erwin Pröll angelobt. Die Zeremonie im niederösterreichischen Landtag erweckte dabei schon den Eindruck, als sei mit diesem Wechsel von Wien nach St. Pölten auch eine Art Weichenstellung für die Nachfolge des mächtigen Landesvaters gestellt worden. Ließ sie doch schon auch durchblicken, dass sie sich künftighin um die Herausforderungen kümmern will, die auf Niederösterreich zu kommen. Ama Lorenz, EA 22

 

 

 

 

 

Im Rampenlicht. Erdogan zu dämonisieren, nützt ihm mehr als es ihm schadet.

 

Warum steht der türkische Staatspräsident Recep Tayyip Erdogan wie kein anderer ausländischer Staatsmann in Deutschland unter medialem Beschuss? Zu den berechtigten Vorwürfen gegen ihn gehört die Kritik an seinem Bestreben, Justiz und Parlament gegenüber der Exekutive zu schwächen sowie die Kritik an seinen Verstößen gegen die Prinzipien der Gewaltenteilung und die Grundsätze der Demokratie. Nachvollziehbar ist auch, dass er für seine Syrien- und Kurdenpolitik sowie seine Haltung gegenüber der Muslimbruderschaft in Ägypten und dschihadistischen Formationen in Syrien gerügt wird.

In den ersten Jahren seiner Amtszeit wurde Erdogan noch für seinen Reform- und EU-Kurs sowie sein Engagement für eine Lösung des Zypern-Konflikts gewürdigt. In europäischen Medien wurde er sogar als der politische „Newcomer“ porträtiert, der den nationalistisch-kemalistischen Staatseliten den Garaus macht. Doch je mehr Bereiche Erdogan der militärischen Bevormundung entzog, desto stärker trat er mit einem autoritären Führungsanspruch hervor. Die unverkennbare Verfestigung islamisch-konservativer Wertvorstellungen innerhalb der Gesellschaft schürte unter den westlich-säkularen Bevölkerungsschichten die Angst, an den gesellschaftlichen Rand gedrängt zu werden. Zusammen mit der Sorge, in einen Krieg mit Syrien verwickelt zu werden, erzeugten sie eine Atmosphäre des Unmuts, der sich im Sommer 2013 in den Protesten im Gezi-Park entlud. Statt auf die Protestierenden zuzugehen, setzte Erdogan auf hartes Durchgreifen der Polizeikräfte und Machtdemonstration. Wodurch die ohnehin starke politische und kulturelle Polarisierung in der Bevölkerung sich weiter zugespitzt und auch Deutschland erreicht hat.

Damit hat sich das Bild von Erdogan, das sich mit Wirtschaftsdynamik und Aufstieg der Türkei zur Regionalmacht verband, ins Gegenteil gekehrt. Fortan wurde er in den Medien als „orientalischer Despot“ oder „Sultan“ vom Bosporus bezeichnet, der sein Volk „unterdrückt“, gar den Weltfrieden gefährdet und daher die Türkei unter seiner Führung in der NATO „nichts zu suchen“ hätte. In ihrer Aufgebrachtheit lassen sich viele Türkischstämmige und Deutsche in Facebook zu Hasstiraden gegen Erdogan hinreißen.

 

Verlockendes Feindbild

Erdogan ist für viele – Journalisten, Entscheidungsträger, Akteure der Migrationsgesellschaft – ein allzu verlockendes Feindbild, wofür er selber großzügig Angriffsflächen bietet. Tatsache ist aber auch, dass dies die Kritik an ihm pauschal werden lässt. Eine nüchterne Analyse zeigt, dass neben einer berechtigten, wenn auch ungewöhnlich intensiven Kritik an Erdo?an – vor allem in Sachen Demokratie, Menschenrechte, Rechtsstaatlichkeit – auch eine Art Schmähkritik existiert, die Doppelstandards enthält und häufig auf Delegitimierung und zuweilen auf Dämonisierung hinausläuft.

Delegitimierung: Erdo?an war von Beginn an mit dem Vorwurf konfrontiert, die Trennung zwischen Religion und Staat aufheben zu wollen. Mit der Unterstellung der Taqiyya, Verheimlichung der wahren politischen Absichten, wurde ihm trotz eindeutiger Wählervoten jegliche Legitimität abgesprochen, die Türkei zu führen. Als Begründung musste der Vorwurf hinhalten, dass Erdo?an die bisherigen Wahlsiege seiner Partei mit Wahlfälschung im großen Stil erreicht habe, wofür bisher kein empirisch belastbarer Beweis angeführt werden konnte.

Doppelstandards: In Deutschland ist es vielfach dazu gekommen, dass Politiker gegen Satiriker oder Satiremagazine geklagt oder einstweilige Verfügungen erwirkt haben. Keiner dieser Fälle hat jedoch auch nur annähernd ähnliche Reaktionen ausgelöst wie der Fall Jan Böhmermann, nämlich dass aus einem juristischen Fall ein Angriff auf die Meinungsfreiheit konstruiert wurde. Als Bundeskanzlerin Angela Merkel die Staatanwaltschaft zum Strafverfahren gegen den Satiriker Böhmermann ermächtigte, sprach Fabio de Masi, Europaabgeordnete der Linkspartei, der Zeitung Neues Deutschland gegenüber von einem „Dirty Dancing“ mit dem „Terrorpaten“ Erdo?an und Linksfraktionsvize Jan Korte mokierte, Kanzlerin Merkel habe für ihren „Abschiebepartner Erdo?an“ entschieden. Als doppelbödig lassen sich auch interpretieren: Erstens die Ablehnung von Erdo?ans Verbalnote an die Bundesregierung als Angriff auf die Souveränität Deutschlands, obwohl sie deutschen Gesetzen entspricht. Zweitens die Forderung, Erdo?an möge sich aus den inneren Angelegenheiten Deutschlands heraushalten, während von der Bundesregierung das Gegenteil verlangt wird.

Dämonisierung: Eine gängige Dämonisierungstaktik ist, Erdo?an allein für die Misere in Syrien verantwortlich zu machen und ihn mit der fundamentalistischen Terrororganisation „Islamischer Staat“ gleichzusetzen. Als in Ankara und Istanbul durch Bombenanschläge mehrere hundert Menschen ums Leben kamen, wurde Erdogan unmittelbare Verantwortung unterstellt. Auch wird er zuweilen in die Nähe von Hitler gerückt.

 

Gründe der Feindkonstruktion

Weder die berechtigte Kritik, noch die Schmähkritik lässt sich allein mit den Missständen in der Türkei und einer aus dem Ruder gelaufenen Außenpolitik, für die der türkische Staatspräsident größtenteils verantwortlich ist, hinreichend erklären. Schließlich sind weder Russland, China noch Ägypten oder Iran über ähnliche Missstände erhaben, doch deren Staatsoberhäuptern beziehungsweise Regierungschefs gebührt keinesfalls dieselbe Aufmerksamkeit oder Kritik.

Sicherlich hat das Ganze mit Erdo?ans offensivem Auftreten in Deutschland zu tun, die auf deutsche Entscheidungsträger und Medien verstörend wirkt, da man lange Zeit an eine zurückhaltende Türkei gewöhnt war. In der Tat waren die deutsch-türkischen Beziehungen geprägt durch eine eindeutige Asymmetrie zugunsten Deutschlands, die sich in den letzten Jahren zugunsten der Türkei relativiert hat.

Zudem gibt es in Deutschland eine „lautstarke“ türkei-skeptische Öffentlichkeit, die die jüngste Annäherung der EU an die Türkei sowie die neue Türkei-Politik Deutschlands missbilligt. Nicht zu vergessen sind die kurdischen Organisationen, die mit einer aktiven Lobbyarbeit nicht nur berechtigterweise auf die Missstände in der Türkei aufmerksam machen, sondern darüber hinaus auch versuchen, zum Teil durch übertriebene Propaganda, die türkische Regierung und deren Kampf gegen die PKK in Misskredit zu bringen. Ihr Ziel ist, die Bundesregierung dazu zu bewegen, Druck auf die Türkei auszuüben.

Aus alldem leitet sich das Gebot eines nüchtern-sachlichen Umgangs mit Erdogan ab. Jedoch nicht um der Fairness willen, sondern weil Türkei-Skeptiker Schmähkritik an ihn als Zugang zur gesellschaftlichen Mitte nutzen. Deutsche Politik sollte bedenken, dass orientalistisch-rassistische Zuspitzungen, anti-türkische Stereotype und Klischees, wie sie im Böhmermann-Gedicht und tagtäglich in sozialen Netzwerken artikuliert werden, kontraproduktiv sind. Sie wecken bei einem Großteil der Bevölkerung ein Bedürfnis nach Solidarität mit Erdogan und sind dem sozialen Frieden abträglich.  Yasar Aydin  IPG 18

 

 

 

 

Jakob von Weizsäcker: „Die Kritik an Draghi soll nur von politischem Versagen ablenken“

 

Als Reaktion auf die anhaltend niedrige Inflationsrate hat die Europäische Zentralbank (EZB) den Leitzins in der Eurozone im März erstmals auf null Prozent gesenkt. Von Seiten der deutschen Politik reißt die Kritik seitdem nicht ab. Vor allem Politiker der CDU und CSU griffen EZB-Präsident Mario Draghi zuletzt scharf an und forderten ein Ende der Niedrigzinspolitik.

EurActiv sprach darüber mit Jakob von Weizsäcker, Europaabgeordneter der SPD und Mitglied im Ausschuss für Wirtschaft und Währung des Europäischen Parlaments.

EurActiv: Wenn die Inflation zu niedrig ist, muss die Zentralbank den Leitzins senken – das ist eigentlich geldpolitisches Einmaleins. Trotzdem wird die Europäische Zentralbank in Deutschland dafür gerade heftig kritisiert; es ist viel von einer „Enteignung der Sparer“ die Rede. Verstehen Sie das?

Jakob von Weizsäcker: Ich halte diese Kritik für falsch. Richtig ist, dass es die Aufgabe der europäischen Zentralbank ist, die Währung stabil zu halten im Sinne ihres Inflationsziels von knapp zwei Prozent. Da die Eurozone zu nah an der Deflation ist, müssten eigentlich die Zinsen gesenkt werden. Das geht aber nicht mehr so einfach, weil die Zinsen längst an der Nullzinsgrenze angekommen sind. Bei deutlich negativen Zinsen würden die Sparer einfach Bargeld horten. Deshalb versucht es die EZB jetzt mit massiven Anleihekäufen. So können die Zinsen für länger laufende Darlehen gesenkt werden, nachdem der Spot-Zins ja schon bei Null angekommen ist. Das kann die Wirtschaft zusätzlich beleben.

Mario Draghi dafür zu kritisieren, halte ich für unfair: In gewisser Hinsicht wird vor seiner Tür das politische Problem abgeladen, dass die Regierungen sich nach all den Jahren der Eurokrise noch immer nicht auf eine nachhaltige Lösung für die Zukunft der Eurozone geeinigt haben. Der Versuch, die EZB hier zum Sündenbock zu stempeln, ist ein durchsichtiges Manöver, um von eben diesem politischen Versagen abzulenken.

Das Musterbeispiel für die Probleme mit einer zu niedrigen Inflation ist das „verlorene Jahrzehnt“ in Japan, wo ab den 1990er Jahren die Wirtschaft stagnierte, die Arbeitslosigkeit stieg und die Industrie des Landes ihren internationalen Spitzenplatz verlor. Droht dem Euroraum eine ähnliche Entwicklung?

Richtig ist, dass die Probleme bei uns wie in Japan mit einer großen Finanzkrise angefangen haben. Ein zentraler Fehler in Japan damals war, dass der Finanzsektor viel zu langsam saniert wurde, Stichwort Zombiebanken. Die USA haben aus diesem Fehler gelernt und ihren Bankensektor nach der Krise 2008 zügig in Ordnung gebracht. Die EU war da leider etwas langsamer. Irgendwie verständlich, denn wir mussten ja erst einmal die Bankenunion neu erfinden. Aber ein schnelleres und gründlicheres Aufräumen im europäischen Finanzsektor wäre besser gewesen für unsere wirtschaftliche Erholung.

Einen wichtigen Unterschied zu Japan gibt es allerdings: Die niedrigen Zinsen im Japan waren damals singulär. Heute haben wir weltweit sehr niedrige Zinsen. Es könnte also sein, dass wir mit dem Problem niedriger Zinsen längere Zeit leben müssen, selbst wenn wir von nun an in der Eurozone alles richtig machten.

Noch einmal zurück zu der deutschen Diskussion über die angebliche „Enteignung“ der Sparer. Hat sich der wirtschaftspolitische Diskurs in Deutschland da vom Rest der EU abgekoppelt?

Die Zinsen sind im Moment weltweit recht niedrig. Das liegt auch daran, dass sehr viele Menschen gerne sparen wollen – und nur relativ wenige sich Geld ausleihen möchten, zum Beispiel für Investitionen. Solange das so ist, sinkt der Zins, den die Kreditnehmer an die Sparer zahlen müssen, um sich Geld zu leihen.

Es könnte nun sein, dass das ein temporäres Problem ist und sich das Gleichgewicht von Angebot von und Nachfrage nach Ersparnis wieder bessert, wenn die Reparatur der Bilanzen der Wirtschaftsakteure nicht zuletzt im Finanzsektor abgeschlossen ist. Nicht auszuschließen ist aber auch, dass wir strukturell in eine Phase der „Sparschwemme“ mit niedrigen Zinsen geraten sind, möglicherweise auch weil durch den demographischen Wandel viele Menschen viel Geld für ihr Alter sparen möchten.

Trotzdem wird in Deutschland in letzter Zeit die Forderung an die EZB laut, die Zinsen zu erhöhen. Ist das auch ein Mangel an europäischer Solidarität, dass man die Interessen der deutschen Sparer verteidigt, selbst wenn das die europäische Konjunktur abwürgt?

Wer ein großes Sparguthaben hat, freut sich über hohe Zinsen. Wer Schulden hat – zum Beispiel eine Firma nach einer großen Investition oder eine Familie, die sich eine Wohnung gekauft hat – freut sich über niedrige Zinsen. Diese Vielstimmigkeit ist nicht überraschend und in einer offenen Gesellschaft auch legitim. Aber die Geldpolitik darf sich davon nicht beirren lassen. Die Zentralbank ist aus gutem Grund unabhängig: damit sie ihrem Mandat folgt, nicht den lautesten Partikularinteressen.

Kritik an der EZB hilft dem Euro wenig. Was wirklich helfen würde, wäre mehr Mut der europäischen Regierungen, um dem Euro insgesamt eine bessere Architektur zu geben. Nach dem Referendum in Großbritannien sollten Bundeskanzlerin Merkel und Präsident Hollande dringend eine deutsch-französische Initiative in diesem Sinne auf den Weg bringen. Manuel Müller EurActiv.de

 

 

 

 

Niedrigzinspolitik: Weiterhin Traumkonditionen bei Baukrediten

 

EZB hält an Politik des billigen Geldes fest / Immobilienkäufer profitieren von günstigem Baugeld

 

München. Ob Immobilienkäufer, Häuslebauer oder Anschlussfinanzierer: Die Geldpolitik der Europäischen Zentralbank (EZB) beschert Baufinanzierungskunden derzeit erfreulich günstige Konditionen. Nach der historischen Leitzinssenkung auf null Prozent am 10. März kündigten die Währungshüter auch bei der jüngsten EZB-Sitzung am 21. April die Fortführung der aktuellen Zinspolitik an. In Folge können sich Kreditnehmer in den nächsten Wochen weiterhin auf gute Finanzierungsbedingungen einstellen. „Solange es bei den globalen Wirtschaftsdaten und der europäischen Inflation keine grundlegende Wende zum Positiven gibt, wird Baugeld in Deutschland günstig bleiben“, sagt Michiel Goris, Vorstandsvorsitzender der Interhyp AG, Deutschlands größtem Vermittler für private Baufinanzierungen.

 

Die Konditionen für Immobiliendarlehen mit zehnjähriger Zinsbindung bewegen sich laut Interhyp seit Wochen seitwärts und liegen derzeit oft unter 1,5 Prozent pro Jahr. „Die Kombination aus weltweit verhaltenen Konjunkturdaten und lockerer Geldpolitik hat die Renditen für zehnjährige Bundesanleihen im Frühjahr auf niedrigem Niveau gehalten. Banken können sich günstig refinanzieren und entsprechend günstig Darlehen ausgeben“, sagt Goris. Das gilt für Darlehen sämtlicher Laufzeiten. Auch die Konditionen für Kredite mit 20-jähriger Zinsbindung liegen laut Interhyp seit Wochen nahezu unverändert bei oft rund 2 Prozent pro Jahr. Eine Zinswende hin zu deutlich höheren Konditionen ist aktuell nicht in Sicht. Allerdings können Korrekturen bei den Bundesanleihen kurzfristig Schwankungen bei den Hypothekenzinsen nach sich ziehen. Interhyp rät im aktuellen Zinstief, lange Zinsbindungen zu wählen und von Anfang an hoch zu tilgen – möglichst mit 3 Prozent und mehr.

Informationen zur Zinsentwicklung und detaillierte Zins-Charts stellt Interhyp unter http://www.interhyp.de/zins-charts/ bereit. Interhyp 21

 

 

 

 

Europa-Union fordert einheitliche Europäische Flüchtlingspolitik

 

Dresden. Die überparteiliche Europa-Union Deutschland fordert eine Reform des europäischen Asylsystems und mehr Solidarität unter den EU-Mitgliedstaaten. Die Europäische Union brauche eine einheitliche Flüchtlingspolitik, die durch eine gemeinsame Integrations-, Außen-, Sicherheits- und Entwicklungspolitik flankiert werde.

Alle Mitgliedstaaten müssten Flüchtlinge aufnehmen. Diese sollten nach einem gerechten Schlüssel, der auch die wirtschaftliche Situation in den Mitgliedstaaten berücksichtige, verteilt werden. Die Europa-Union spricht sich zudem für die Ausweitung legaler Einreisemöglichkeiten durch Prüfung von Anträgen bereits außerhalb der EU und für einen schnelleren Zugang für Flüchtlinge zu Ausbildung und Arbeit aus.

Die Europa-Union fordert zudem die strikte Einhaltung der Grundsätze der Genfer Flüchtlingskonvention und der allgemeinen Grundrechte bei allen Maßnahmen, die Flüchtlinge betreffen.

 

Am 16. und 17. April fand der 61. Bundeskongress der Europa-Union in Dresden statt. Er stand unter der Schirmherrschaft des sächsischen Ministerpräsidenten Stanislaw Tillich. Weitere Redner waren der frühere polnische Botschafter in Deutschland und bei der EU Marek Prawda, der sächsische Europaparlamentarier Peter Jahr sowie Bürgermeister Peter Lames. Die Europa-Union war zuletzt 1991 mit einem Kongress in Sachsen zu Gast. Der Leipziger Kongress war seinerzeit der erste in den neuen Bundesländern nach der Wiedervereinigung. Die Europa-Union und ihr Jugendverband Junge Europäische Föderalisten (JEF) veranstalten im Vorfeld des Kongresses ein breites Begleitprogramm an Schulbesuchen, Vortragsveranstaltungen und Straßenaktionen. EUD 18

 

 

 

Flüchtlinge-Arbeitsmarkt-Studie. Handlungsbedarf bei Anerkennung von Kompetenzen

 

Deutschland muss Flüchtlinge ins Erwerbsleben integrieren. Eine neue Studie zeigt: Dafür müssen Maßnahmen weiterentwickelt werden. Die Investitionen zahlen sich aus – im Interesse aller in Deutschland lebenden Bürger.

Das Jahr 2015 war geprägt durch eine historisch hohe Flüchtlingseinwanderung nach Europa. In Deutschland wurden 1,1 Millionen schutzsuchende Menschen registriert. Auch 2016 reisen weiterhin Flüchtlinge in die Bundesrepublik ein. Ungefähr 50 Prozent von ihnen werden ein Bleiberecht erhalten. Die Integration dieser Menschen in Gesellschaft und Arbeitsmarkt ist einer aktuellen Studie der Bertelsmann Stiftung zufolge entscheidend für das Gelingen der deutschen Flüchtlingspolitik und den sozialen Zusammenhalt.

Danach braucht Deutschland ein Gesamtprozess, der den frühzeitigen Spracherwerb, die Qualifikations- und Kompetenzfeststellung, die Berufsorientierung, den Übergang in Ausbildung und Beruf und die Aufnahme einer Ausbildung oder Erwerbstätigkeit umfasst. Handlungsbedarf bestehe insbesondere bei der Anerkennung von Kompetenzen. Bisher fehlten Verfahren mit bundesweit gültiger Aussagekraft. „Wir brauchen deshalb ein Anerkennungsverfahren, das im Herkunftsland informell oder non-formal erworbene berufliche Kompetenzen verbindlich feststellt und zertifiziert“, so Jutta Aumüller, Autorin der Studie. Sie fordert begleitend dazu die verstärkte Entwicklung von Teilqualifizierungen, die Teilnehmer schrittweise an eine Berufsqualifikation heranführen.

Handlungsbedarf bestehe auch mit Blick darauf, dass Flüchtlinge zwei Rechtskreisen zugeordnet sind. Für Asylsuchende und geduldete Flüchtlinge gelten die Bestimmungen des SGB III in der Zuständigkeit der Arbeitsagenturen. Für anerkannte Flüchtlinge wiederum gilt das SGB II im Zuständigkeitsbereich der kommunalen Jobcenter. Wenn Asylsuchende einen Schutzstatus erhalten, kommt es somit zu einem Wechsel der Rechtskreise. Begonnene Fördermaßnahmen müssten im ungünstigsten Fall abgebrochen werden und auch der Datentransfer zwischen Arbeitsagenturen und Jobcentern gestalte sich schwierig. Es brauche daher eine zentrale Anlaufstelle, die den Rechtskreiswechsel möglichst weich gestaltet.

Schaffung eines sozialen Arbeitsmarktes für Flüchtlinge ist notwendig

Die Studie positioniert sich auch zu den Beschäftigungsbedingungen von Flüchtlingen: Weitere Ausnahmen vom Mindestlohn halten die Forscher für nicht zielführend. Stattdessen sollte ein sozialer Arbeitsmarkt für Flüchtlinge geschaffen werden, um das Abrutschen in die Schwarzarbeit, prekäre Beschäftigungsverhältnisse oder die Langzeitarbeitslosigkeit zu verhindern. Niedrigschwellige Arbeitsangebote sollten mit berufsbezogenem Sprachtraining kombiniert werden, damit mittelfristig eine Heranführung an den regulären Arbeitsmarkt erreicht wird.

Bisher seien die meisten Fördermaßnahmen auf Asylbewerber mit einer hohen Schutzquote beschränkt (Eritrea, Irak, Iran und Syrien). Es werden aber auch Flüchtlinge aus anderen Ländern länger in Deutschland bleiben. Jutta Aumüller fordert deshalb, die Teilnahmeberechtigung für Integrationskurse und beschäftigungsfördernde Maßnahmen auch auf Asylsuchende auszuweiten, die bereits vor neun Monaten einen Asylantrag gestellt haben. „So kann vermieden werden, dass eine große Gruppe Langzeit-Geduldeter entsteht, die zu einem späteren Zeitpunkt nur unter erheblichem Mehraufwand in den Arbeitsmarkt integriert werden kann.“

Nicht zuletzt bestehe Handlungsbedarf bei der Reichweite der bisherigen Maßnahmen. Diese seien bisher oft gering und erreichten bestenfalls mehrere Tausend Flüchtlinge. Um die Reichweite zu erhöhen sei ein verbindlicher Mitteleinsatz mit klaren Ausgabengrößen notwendig. (bs/mig 18)

 

 

 

 

 

Bilanz von Naturkatastrophen seit 1900: acht Millionen Tote, sieben Billionen Dollar Schaden

 

mehr als sieben Billionen US-Dollar wirtschaftlichen Schaden und acht Millionen Tote durch Naturkatastrophen seit Beginn des 20. Jahrhunderts: Diese Bilanz hat der Geophysiker James Daniell vom Karlsruher Institut für Technologie (KIT) erstellt. Die von ihm entwickelte Datenbank CATDAT greift auf sozioökonomische Indikatoren zurück und bildet die Grundlage für ein Schadensmodell, das Regierungen und Hilfsorganisationen beim Abschätzen des Ausmaßes einer Katastrophe und dem Katastrophenmanagement unterstützt. Seine Ergebnisse stellt Daniell heute bei der Jahresversammlung der European Geosciences Union in Wien vor.

 

Für die CATDAT hat James Daniell bislang mehr als 35.000 Katastrophenereignisse weltweit ausgewertet. Demnach gehen ein Drittel des wirtschaftlichen Gesamtschadens zwischen 1900 und 2015 auf das Konto von Flutkatastrophen. Erdbeben verursachen 26 Prozent der Schäden, Stürme 19 Prozent, Vulkanausbrüche machen lediglich ein Prozent aus. „In den vergangenen hundert Jahren haben die wirtschaftlichen Schäden durch Naturkatastrophen pro Jahr – absolut gesehen – zugenommen“, sagt Daniell, der am KIT sowohl am Geophysikalischen Institut als auch am Center for Disaster Management and Risk Reduction Technology CEDIM forscht und John Monash Scholar ist. Während auf den gesamten Zeitraum gesehen Flutkatastrophen die größten Verursacher wirtschaftlicher Schäden sind, geht in der jüngeren Vergangenheit, seit 1960, mit 30 Prozent der größte Anteil auf Stürme (und Sturmfluten) zurück.

 

In Relation zum jeweiligen Wert von Infrastruktur und Gebäuden in einem Land (Bruttoanlagevermögen) nehmen die Schäden allerdings ab. „Grundsätzlich sind weniger entwickelte Länder durch Katastrophen verwundbarer, das heißt – bezogen auf Bevölkerungszahl und Vermögen – sind mehr Tote und ein höherer wirtschaftlicher Schaden zu befürchten als in besser entwickelten Ländern“, so der Geophysiker und Bauingenieur. Ein häufiger Grund sei, dass entsprechende Baurichtlinien nicht umgesetzt würden. Zudem bildeten, wie etwa in Bangladesh, die Küstenregionen die wirtschaftlichen Zentren und sind entsprechend stark besiedelt.

 

Für seine Analysen setzt er auf sozioökonomische Indikatoren wie Bevölkerungsentwicklung, Verbraucherpreisindices, Bruttoinlandsprodukte, Kapitalstock sowie Daten zu Nahrungsmittelsicherheit und Bausubstanz in den jeweils betroffenen Ländern. Um die Entwicklung der sozioökonomischen Verwundbarkeit (Vulnerabilität) im Lauf der Zeit untersuchen zu können, hat er die Schäden auf das Jahr 2015 normalisiert. „Hier zeigt sich der klare Trend, dass viele Länder etwa Gebäude besser gegen Naturkatastrophen schützen, so verringern sie ihr Risiko hoher Schäden“, sagt Daniell. Auch der verbesserte Hochwasserschutz wirke sich deutlich aus, nachdem es zwischen 1900 und 1960 hinweg sehr hohe Schäden vor allem durch Flutkatastrophen gab. Ein deutlicher Rückgang wirtschaftlicher Schäden ließe sich etwa seit 1950 in China und Japan beobachten.

 

Abhängig davon, ob man die Schäden über den Verbraucherpreisindex oder den Baupreisindex auf das Niveau von 2015 anpasst, ergibt sich seit Beginn des 20. Jahrhunderts eine weltweite Naturkatastrophen-Schadensbilanz zwischen 6,5 und 14 Billionen US-Dollar. Die von Daniell ermittelten sieben Billionen basieren auf der Anpassung über einen Preisindex des Bruttoinlandsprodukts (BIP-Deflator). „Oft ist es unmöglich, eine genauere Zahl für ein Ereignis zu erhalten, da Schäden sehr schwierig zu schätzen sind, auch Todeszahlen werden häufig zunächst häufig überschätzt, zum Beispiel beim Erdbeben in Haiti 2010, oder unterschätzt, wie beim Beben in Usbekistan 1966“, sagt er und nennt deshalb in seiner Forschung Ober- und Untergrenzen.

 

Im Hinblick auf den größten wirtschaftlichen Schaden belegt das Jahr 2011 mit schweren Erdbeben in Japan und Neuseeland den Spitzenplatz: „Mit 335 Milliarden Dollar Direktschäden ist das Tohoku-Erdbeben mit Tsunami und Nuklearunfall am 11. März 2011 bislang die teuerste Naturkatastrophe überhaupt“, so James Daniell. Bei dem Beben mit nachfolgendem Tsunami starben ca. 18.500 Menschen, 450.000 wurden obdachlos.

 

Tote durch Naturkatastrophen

Mehr als acht Millionen Tote durch Erdbeben, Flut, Sturm, Vulkanausbruch und Buschfeuer seit 1900 sind in der Datenbank CATDAT verzeichnet (ohne die Toten durch Langzeitfolgen, Trockenheit und Hungersnot).

 

Die Zahl der Toten durch Erdbeben zwischen 1900 und 2015 liegt nach Daniells Daten bei 2,32 Millionen (Schwankungsbereich: 2,18 bis 2,63 Millionen). Die meisten von ihnen – 59 Prozent – starben durch zerstörte Backsteingebäude, 28 Prozent durch sekundäre Effekte wie Tsunamis und Erdrutsche. Durch Vulkanausbrüche starben im gleichen Zeitraum 98.000 Menschen (Schwankungsbereich: 83.000 bis 107.000). Verheerende Vulkanausbrüche vor 1900, wie der des Tambora 1815, können jedoch zu sehr hohen Todeszahlen und sich beispielsweise mit sinkenden Temperatungen weltweit auswirken, etwa auf die Nahrungsmittelsicherheit. „Die absolute Zahl der jährlichen Toten durch Naturkatastrophen ist über die Jahre hinweg leicht gesunken – in Relation zum Bevölkerungswachstum sogar deutlich. Derzeit liegt sie bei etwa 50.000“, erläutert Daniell. „Auf den gesamten Zeitraum gesehen, also zwischen 1900 und 2015, starb die Hälfte von ihnen durch Flutkatastrophen. Dank besserer Vorbereitung und Analysen nimmt dieser Anteil aber ab. Seit 1960 haben Erdbeben mit 40 Prozent den größten Anteil.“ Verglichen mit der weltweiten Sterberate sei die Rate der Todesopfer durch Naturkatastrophen relativ konstant geblieben.

Mit jeweils mehr als 100.000 Toten gehören der Tsunami 2004 im Indischen Ozean (ca. 230.000) und der Zyklon Nargis 2008 (ca. 140.000) in Myanmar zu den schwersten Katastrophen der jüngeren Vergangenheit. Das Ereignis mit den bislang meisten Todesopfern ist das Hochwasser 1931 in China mit 2,5  Millionen Toten. Dip 18

 

 

 

 

Hacker für das Gute. Wie Apps das Leben von Flüchtlingen einfacher machen

 

Wenn Flüchtlinge kommen, dann bleiben sie meist auch – nicht, weil sie wollen, sondern weil sie müssen. Wie James Fearon von der Universität Stanford empirisch nachgewiesen hat, dauert ein Bürgerkrieg durchschnittlich zehn Jahre; wenn ausländische Mächte oder viele Kriegsparteien beteiligt sind, sogar länger. Vor dieser Annahme müssen wir die Ressourcen so verteilen, dass die Flüchtlinge ein anständiges Leben mit Arbeit, Ausbildung, Gesundheitsversorgung und in Eigenverantwortung führen können, ohne dass die Lebensqualität der aufnehmenden örtlichen Bevölkerung leidet.

Der Philosophin Hannah Arendt zufolge werden Flüchtlinge meist als Abschaum der Erde betrachtet und behandelt. Wo immer sie hingehen, nimmt man sie als wirtschaftliche Bürde wahr, begegnen ihnen kulturelle Ängste, werden sie von populistischen Politikern missbraucht. Selbst wenn der Wille da ist – und das kommt selten vor –, ist die Hilfe nicht unkompliziert. Die Türkei, also das Land, das die meisten Flüchtlinge aufgenommen hat, investierte ihr gesamtes politisches Gewicht und mehr als acht Milliarden US-Dollar für die mehr als zwei Millionen Flüchtlinge auf ihrem Staatsgebiet. Dennoch bleibt die Aufgabe ungeheuer schwierig und unglaublich kostspielig, weil für die Aufnahme einer fremden Bevölkerung, die so groß ist wie die Sloweniens, eine ebenso große staatliche Struktur erforderlich ist.

Flüchtlinge leiden, weil sie in Staaten leben, die nicht für sie geschaffen wurden. In dieser Hinsicht ähneln sie jeder anderen unterversorgten Gruppe. Sie werden von Mittelsmännern ausgenommen, die ihnen Geld für eigentlich kostenlose öffentliche Dienstleistungen abnehmen. Sie werden von Arbeitgebern um ihren Lohn betrogen. Sie erhalten keine Versicherung oder werden gezwungen, gefährliche Jobs anzunehmen. Sie müssen Schmiergeld bezahlen, um ihre Kinder in kostenlosen öffentlichen Schulen anzumelden, müssen dem Apotheker Medikamente, die von der Versicherung erstattet werden, noch einmal bezahlen, werden von Immobilienmaklern betrogen, die für Sozialwohnungen eine Anzahlung verlangen, und von der Polizei schikaniert. Die Frauen fallen Zuhältern in die Hände, und kleine Kinder werden als landwirtschaftliche Hilfskräfte, Hausangestellte oder Bettler zur Arbeit gezwungen. Flüchtlinge werden ausgebeutet bis aufs Blut.

Die Ursache dafür ist, dass wir mit prämodernen Methoden eine postmoderne Krise zu lösen versuchen. Der öffentliche Sektor steckt noch im 20. Jahrhundert fest und ist nicht schlank genug, um sich anzupassen. Ich habe dieses Phänomen selbst beobachtet. In einer Studie in der Türkei, an der ich im letzten Sommer beteiligt war, versuchten wir, über den Notruf einen Hinweis auf einen Schlepper zu geben, und das in der Stadt mit den meisten Flüchtlingen. In einer Welt, in der man mit einmal Tippen innerhalb von Sekunden eine Uber-Fahrt organisiert, brach unser Anruf mehr als sechsmal ab – jedes Mal war eine Frau in der Leitung, deren ernsthafte Hilfsbereitschaft von ihren begrenzten Sprachkenntnissen zunichtegemacht wurde –, und nach mehr als 40 Minuten scheiterte der Versuch endgültig. Doch neue Technologien können dafür sorgen, dass solche Episoden der Vergangenheit angehören.

Von Berlin bis nach Bangkok, von New York bis nach Nairobi ist eine wachsende Zahl von Hackern, Denkern und Neuerern dabei, die Art, wie wir unsere Gesellschaft sehen und organisieren, auf den Kopf zu stellen. Innerhalb eines Jahres zog etwa die New York Civic Hall, ein Co-Working Space für sozialengagierte Unternehmensgründer, über 1000 Entrepreneure an, die technische Hilfestellungen zur Lösung gesellschaftlicher Probleme entwickeln. Wenn man diesen Schwung nutzt, kommt man zu kostengünstigen, hoch effektiven Lösungen, mit deren Hilfe sich Staaten schneller und besser anpassen und Flüchtlinge mehr Eigenverantwortung übernehmen können. Es gibt schon heute mutige Projekte, die den Umgang mit Flüchtlingen fit machen fürs 21. Jahrhundert. Google.org brachte kürzlich mit NetHope, einem Zusammenschluss bürgerlicher gemeinnütziger Technologieunternehmen, das 5,3 Millionen US-Dollar teure „Project Reconnect“ auf den Weg. Es stattet gemeinnützige Organisationen, die in Deutschland Flüchtlingsarbeit betreiben, mit Chromebooks aus und unterstützt Softwareprojekte. Microsoft entwickelte gemeinsam mit den Vereinten Nationen die Datenbank „ProGres“, die mittels Chipkarten mit biometrischer Identifikation die Durchführung und Nachverfolgung humanitärer Hilfe verbessern und Diebstahl und Betrug vermeiden soll. UNICEF arbeitet mit mehreren nichtstaatlichen Partnern an dem Sahabati-Projekt („My Cloud“), ein Kernstück der Initiative „No Lost Generation“, mit der den 2,8 Millionen syrischen Kindern, die derzeit keine Schule besuchen, das Lernen ermöglicht werden soll.

Auch mehrere Startup-Unternehmen reiten auf dieser Welle. Das in Wien ansässige Where2Help, das Freiwilligen-Stellen in der Flüchtlingshilfe registriert, RefugeesWelcome in Berlin, auch als „Airbnb für Flüchtlinge“ bekannt, und andere aus der Zivilgesellschaft gewachsene Projekte machten bereits weltweit Schlagzeilen. Manche haben sich mittlerweile zu globalen Plattformen entwickelt, zum Beispiel die dänische Startup-Firma Refunite: Sie nutzt einfache Organisations-Tools, die gemeinhin für moderne Wahlkampfkampagnen verwendet werden, dafür, Flüchtlingen bei der Suche nach vermissten Angehörigen und bei der Familienzusammenführung zu helfen. Mit Unterstützung prominenter Spender wie Omidyar Network und der Clinton Global Initiative und in Zusammenarbeit mit Schwergewichten der Mobiltechnologie gründet Refunite Niederlassungen, die von der Türkei über Äthiopien bis nach Pakistan reichen.

Diese Projekte sind nur die Spitze des Eisbergs. In vielen Bereichen, sei es E-Government, Fernunterricht oder die mobile Geldüberweisung, sind die Möglichkeiten mannigfaltig und die Chancen groß. Nansen, ein von ehemaligen Studenten der Universität Columbia gegründetes Startup-Unternehmen in New York, brachte kürzlich gemeinsam mit dem türkischen Staat die Pilotversion seiner mobilen Anwendung auf den Weg, mit der Flüchtlinge rechtliche Verfahren wie das Aufgeben einer Anzeige bei der Polizei, die Beantragung einer Kostenerstattung bei der Krankenversicherung oder das Ersuchen um vorübergehenden Schutzstatus leichter bewältigen. Mit Apps wie Nansen können Flüchtlinge die meisten ihrer Probleme mit wenigen Klicks selbst lösen, statt Berge von Papier auszufüllen, stundenlang Schlange zu stehen und am Telefon von einem Sachbearbeiter zum nächsten verbunden zu werden, wie es derzeit geschieht. Die in Deutschland ansässige Kiron University ist eine der ersten kostenlosen Online-Universitäten für Flüchtlinge, deren Abschlüsse dank einer Partnerschaft mit der größten technischen Universität Deutschlands, der RWTH Aachen, anerkannt werden sollen. Ein Pilotprojekt in Kenia – das über 650 000 Flüchtlinge und das größte Flüchtlingslager in Dabaab beherbergt –, ist die mobile Plattform PoaPost, die das afrikanische Geldkuriersystem online bringt und damit für die Flüchtlinge die physischen Risiken und die astronomischen Kosten senkt, die es mit sich bringt, wenn sie ihr Geld mit sich herumtragen müssen. Es gibt sogar ein Startup – Refugee OpenWare in Amman – , das Flüchtlingen beibringt, wie sie einfache Industriemaschinen für die Umsetzung eigener Projekte nutzen können, sei es eine 3D-Drucker-Prothese, eine Löschpistole für den Feuerlöscher oder landwirtschaftliches Werkzeug.

Unsere Politiker mögen weder willens noch in der Lage sein, den Flüchtlingen zu helfen. Es gibt aber eine Armee aus Programmierern, Hackern, Denkern und Unternehmern, die den Willen und die Fähigkeit besitzen, ihre Aufgabe zu übernehmen. Geld allein vermag das Flüchtlingsproblem nicht zu lösen, doch der Fleiß und der Einfallsreichtum derer, die an der Spitze der beginnenden Revolution der Bürger-Technologie stehen, könnten es durchaus schaffen.

Selim Sazak IPG 18

 

 

 

Verfassungswidrig. Empörung über Anti-Islam-Kurs der AfD hält an

 

Minarett- und Burka-Verbot: Die AfD erklärt den Islam zu ihrem Feindbild, will ihn sogar als verfassungswidrig einstufen. Damit bewege sich die Partei selbst nicht mehr auf dem Boden des Grundgesetzes, urteilen andere Parteien und Rechtsexperten.

Die Anti-Islam-Forderungen der AfD sind bei den im Bundestag vertretenen Parteien auf entschiedene Ablehnung gestoßen. Religionspolitiker von Union, SPD, Linken und Grünen bezeichneten den Kurs der AfD, die den Islam als unvereinbar mit der Verfassung darstellen will, selbst als nicht vereinbar mit dem Grundgesetz. Die Bundesregierung verwies am Montag auf die im Grundgesetz geschützte Religionsfreiheit. „Das gilt“, sagte Sprecher Steffen Seibert. Der Zentralrat der Muslime zog angesichts des Anti-Islam-Kurses der AfD sogar Parallelen zum Nationalsozialismus.

Die rechtskonservative AfD will nach einem Bericht in ihrem ersten Parteiprogramm den Islam als unvereinbar mit der Verfassung darstellen. Die Partei will konkret unter anderem ein Verbot von Minaretten, Muezzins und Vollverschleierungen im Bundesparteiprogramm fordern. Das Programm soll am übernächsten Wochenende beim Parteitag in Stuttgart diskutiert werden.

Mit der AfD gebe „es zum ersten Mal seit Hitler-Deutschland eine Partei, die erneut eine ganze Religionsgemeinschaft diskreditiert und sie existenziell bedroht“, sagte der Vorsitzende des Zentralrats der Muslime, Aiman Mazyek, dem NDR. Die AfD schwimme auf einer Welle der Islamfeindlichkeit.

Auch aus den anderen Parteien wurden Zweifel an der Rechtmäßigkeit der AfD-Forderungen laut. Der kirchenpolitische Sprecher der Unionsfraktion im Bundestag, Franz Josef Jung (CDU), sprach in der Tageszeitung Die Welt von einem „extremistischen Denken, das mit dem Grundgesetz nicht vereinbar ist“. Die SPD-Beauftragte für Kirchen und Religionsgemeinschaften, Kerstin Griese, sagte, die AfD schüre „haltlose Vorurteile“.

Die religionspolitische Sprecherin der Linksfraktion, Christine Buchholz, sagte, das Problem in Deutschland seien nicht Minarette, Schleier oder Muezzin-Rufe, „sondern der Rassismus gegen eine religiöse Minderheit“. Der stellvertretende Fraktionsvorsitzende der Grünen im Bundestag, Konstantin von Notz, warf der AfD vor, „den Islam als pauschales Feindbild zu konstruieren, um so auf Wählerfang zu gehen“. Auch er beurteilte die Vorschläge als nicht vereinbar mit dem Grundgesetz.

Zu diesem Urteil kommt auch der Kirchenrechtler Michael Heinig. „Der Staat kann nicht pauschal eine Religion für unvereinbar mit dem Grundgesetz erklären“, sagte der Leiter des Kirchenrechtlichen Instituts der Evangelischen Kirche in Deutschland (EKD) dem epd. Das geforderte Minarett- und Burka-Verbot hält er für nicht durchsetzbar. Ein Verbot nur von Minaretten „wäre evident diskriminierend und damit verfassungswidrig“, sagte er. Zum Verbot der Vollverschleierung sagte der Rechtsprofessor: „Unser Grundrechtsverständnis erlaubt dem Staat weniger Eingriffe als das laizistische Frankreich.“ Im Nachbarland gibt es ein Burka-Verbot.

Auch vom früheren AfD-Vorsitzenden Bernd Lucke kam Kritik an den Anti-Islam-Thesen. „Mit populistischen Forderungen wie Minarettverboten oder islamischen Gottesdiensten nur in deutscher Sprache fördern wir nur die Radikalisierung von Muslimen“, sagte er der Berliner Zeitung. „Sie würden sich als Bürger zweiter Klasse vorkommen“, sagte Lucke, der heute Vorsitzender der Partei Alfa ist. Dagegen stellte sich AfD-Chefin Frauke Petry hinter den Anti-Islam-Kurs der Parteikollegen Beatrix von Storch und Alexander Gauland. Das „politische Verständnis, das in Moscheen in Deutschland gepredigt wird“, entspreche nicht dem Grundgesetz, sagte sie dem MDR. (epd/mig 19)

 

 

 

 

Flüchtlinge: „Barrieren bringen gar nichts“

 

Rund 400 neue Opfer hat die gefährliche Fahrt über das Mittelmeer, die verzweifelte Menschen auf ihrer Flucht vor Krieg, Hunger und Gewalt unternehmen, an diesem Montag gefordert. Gleich vier vollbesetzte Boote, die von der ägyptischen Küste Richtung Süditalien aufgebrochen sind, sollen auf hoher See gekentert sein, genaue Informationen über das Unglück und seine Opfer gibt es bislang noch nicht. Christopher Hein ist Gründer und politischer Berater des Vorstands des Italienischen Flüchtlingsrates. Wir haben mit ihm über das erneute Anschwellen der Flüchtlingsbewegungen über die unsichere Route des Mittelmeeres gesprochen und ihn nach dem Sinn und Nutzen von Mauern und geschlossenen Grenzen gefragt.

„Meiner Ansicht nach – und das hat auch die Geschichte in Europa und in anderen Teilen der Welt gezeigt, erschweren solche Barrieren nur die Reise von Asylbewerbern und Flüchtlingen, ohne sie wirklich aufzuhalten. Wenn man sich vorstellt, dass die meisten dieser Menschen 3.000 Kilometer weit durch die Saharawüste gegangen sind und dass sie dann ihr Leben aufs Spiel gesetzt haben, um über das Mittelmeer nach Europa zu kommen – die werden sich von ein paar Grenzsoldaten oder Grenzpolizisten an der österreichischen Grenze sicherlich nicht davon aufhalten lassen, dorthin zu gehen, wo Familienmitglieder auf sie warten. Das wird die Zahlen nicht reduzieren, sondern vielmehr neue Risiken und Gefahren mit sich bringen und die Entstehung innereuropäischer Schlepperbanden begünstigen.“

Das Ansteigen der Flüchtlingsströme über das Mittelmeer habe viele und komplexe Ursachen. Darunter sei die Angst der Schlepper und Flüchtlinge, dass mit der Einheitsregierung in Libyen und den Abkommen, die diese mit der EU schließen könnte, um Aufbrüche von der Küste zu unterbinden, Fluchtwege abgeschnitten werden könnten. Das Wüten des Islamischen Staates im Osten des Landes tue ein Übriges, dass Flüchtlinge vom Horn von Afrika lieber direkt von Ägypten den Seeweg nähmen, als den Landweg durch das vom Islamischen Staat verseuchte Gebiet. Auch die günstigen Wetterbedingungen spielten letztlich eine Rolle. Um des Problems grundsätzlich Herr zu werden, brauche es ein mutiges Umdenken in der Politik. Die Plätze, die die Europäische Union angesichts der Dimensionen des Problems für Asylsuchende zur Verfügung stelle, sei geradezu lächerlich gering, betont Hein:

„Der wichtigste Schritt wäre, ein wirkliches europäisches Programm der humanitären  Aufnahme von Flüchtlingen und Asylbewerbern zu machen, damit die Menschen eine Alternative dazu haben, sich in die Hände der Schmuggler zu begeben und ihr Leben zu riskieren oder zu verlieren. Wenn wir es ernst meinen damit, dass wir das Schmugglerwesen bekämpfen wollen und die Zahl der Toten im Mittelmeer verringern wollen, dann müssen wir Brücken schlagen, damit es den Menschen unter bestimmten Voraussetzungen möglich ist, hier auf legale Weise anzukommen. Das wäre der Weg, der einzuschlagen wäre, aber davon sehe ich bislang in den Plänen der EU und den Vorschlägen des italienischen Ministerpräsidenten Matteo Renzis leider nichts konkretes.“

Noch habe das EU-Türkei-Abkommen kein Ansteigen der Flüchtlingsströme aus dem syrischen oder irakischen Raum über die Mittelmeer-Route gezeitigt, denn die Flüchtlinge, die diesen Weg wählten, stammten vor allem aus Afrika. Doch der Hauptgrund für die Flüchtlingsströme ist die nach wie vor instabile Situation in den betroffenen Ländern. Der Flüchtlingsrat selbst habe seine Projekte in Libyen trotz der unsicheren Lage soweit es ging aufrecht erhalten – denn die Hilfe vor Ort sei letztlich die wirksamste Waffe gegen den Exodus der verzweifelten Menschen.  (rv 19.04.)

 

 

 

 

Europa-Union: Plädoyer für Europäische Werte in Dresden

 

Am 16. und 17. April tagte der Bundeskongress der überparteilichen Europa-Union Deutschland (EUD) in Dresden. Mit der Wahl der sächsischen Landeshauptstadt setzte die größte Bürgerinitiative in Deutschland für Europa auch ein Zeichen für europäische Werte und gegen die Pegida-Bewegung.

 

„Die Bewegung schadet Dresden und dem Ansehen Deutschlands insgesamt. Das Programm von Pegida enthält rassistische Formulierungen. Mit der Parole, die christlich-jüdische Abendlandkultur sei bedroht, werden fremdenfeindliche Einstellungen vermittelt“, unterstrichen die 150 Delegierten der Europa-Union Deutschland.

 

„Dresden ist eine tolerante und europäische Stadt“, betonte EUD-Präsident Rainer Wieland. „Wir dürfen Dresden nicht einer lärmenden Minderheit überlassen“, so Wieland.

 

Der Dresdner Kongress stand unter der Schirmherrschaft des sächsischen Ministerpräsidenten Stanislaw Tillich. Weitere Redner waren der frühere polnische Botschafter in Deutschland und bei der EU Marek Prawda, der sächsische Europaparlamentarier Peter Jahr sowie Bürgermeister Peter Lames. Die Europa-Union war zuletzt 1991 mit einem Kongress in Sachsen zu Gast. Der Leipziger Kongress war seinerzeit der erste in den neuen Bundesländern nach der Wiedervereinigung. Die Europa-Union und ihr Jugendverband Junge Europäische Föderalisten (JEF) veranstalten im Vorfeld des Kongresses ein breites Begleitprogramm an Schulbesuchen, Vortragsveranstaltungen und Straßenaktionen. EUD 18

 

 

 

 

Minister Schmeltzer: Große Solidarität – Migrantenorganisationen unterstützen Geflüchtete

 

Land fördert Migrantenselbstorganisationen mit jährlich 1 Mio. Euro / Projekte in 41 Städten – von Aachen bis Wuppertal

 

Migrantinnen und Migranten in Nordrhein-Westfalen engagieren sich in hohem Maße ehrenamtlich für geflüchtete Menschen. Dies zeigt sich in der neuen Förderphase des Landesprogramms zur Unterstützung von Migrantenselbstorganisationen: Bei jedem zweiten (29 von 58) der jetzt bewilligten Einzelprojekte geht es um die Integration von Flüchtlingen.

 

Integrationsminister Rainer Schmeltzer sagte: „Das beweist die große Solidarität unter Menschen mit Migrationshintergrund. Sie geben ihre Erfahrungen an die Geflüchteten weiter und helfen mit Rat und Tat beim Zurechtfinden in unserem Land.“ Als Beispiele nannte der Minister Projekte, in denen Kinder und Jugendliche aus NRW und aus Flüchtlingsfamilien zusammen musizieren oder kochen, die Umgebung erkunden oder Museen besuchen. Andere Projekte unterstützen Geflüchtete beim Deutschlernen, initiieren Patenschaften oder bieten eine erste Orientierung über Rechte, Pflichten und Werte, Gesundheit oder Bildung.

 

Minister Schmeltzer hob hervor: „Die Migrantenselbstorganisationen und ihre Projekte können vielfältiger nicht sein. Manche haben einen muslimischen oder arabischen Hintergrund, andere sind eher europäisch geprägt oder völlig multikulturell aufgestellt. Allen geht es jedoch darum, den Neuankömmlingen durch Begegnung, Begleitung und Beratung den Start zu erleichtern.“

 

NRW hat als erstes Flächenland in den 90er Jahren damit begonnen, Migrantenselbstorganisationen (MSO) zu fördern. Seit 2012 ist dies ein wichtiger Bestandteil des Teilhabe- und Integrationsgesetzes. In der neuen Förderphase 2016/2017 unterstützt das Integrationsministerium die MSO mit jährlich mehr als einer Million Euro. Neben den MSO, die sich explizit an Neuzugewanderte wenden, fördert das Land auch weiterhin Organisationen, die sich um die schon länger hier lebenden Migrantinnen und Migranten kümmern. So gibt es beispielsweise Elternvereinigungen, die Familien mit Zuwanderungsgeschichte mit der hiesigen Bildungslandschaft vertraut machen und über Erziehungsfragen informieren.

 

Neben der Förderung von Einzelprojekten ist auch eine Anschubförderung von neuen Migrantenselbstorganisationen möglich. 26 neue MSO können beispielsweise bei der Sachausstattung, Miete oder der Qualifizierung ihrer Ehrenamtlichen unterstützt werden. Eine dritte Kategorie ist die Förderung von aktuell elf Vernetzungsprojekten. Dabei werden erfahrene MSO dabei unterstützt, ihr Wissen an unerfahrenere MSO weiterzugeben. Somit können in der aktuellen Förderphase fast 100 Projekte aus dem Landesprogramm für Migrantenselbstorganisationen gefördert werden.

 

Gefördert werden Projekte in Aachen, Bergisch-Gladbach, Bestwig, Bielefeld, Bochum, Bonn, Borken, Brühl, Dortmund, Düsseldorf, Düren, Duisburg, Erkrath, Essen, Gelsenkirchen, Gladbeck, Gütersloh, Hamm, Hemer, Herne, Hückelhoven, Hürth, Kamp-Lintfort, Krefeld, Lüdenscheid, Köln, Marl, Mettmann, Mönchengladbach, Moers, Münster, Nottuln, Paderborn, Ratingen, Recklinghausen, Remscheid, Rheine, Soest, Solingen, Witten, Wuppertal. Nrw 22

 

 

 

 

 

Staatskrise aus einem Paragraphen

 

Der Streit um das Gedicht „Schmähkritik“ von Jan Böhmermann und der Reaktion des türkischen Präsidenten Erdogans entwickelt sich immer mehr zu einer Staatsaffäre. Dabei kommt Artikel 103 des Strafgesetzbuches immer stärker in die Kritik. Er schütze Despoten und Diktatoren. Doch ist der Paragraph geeignet eine politische Affäre auszulösen?

„Wer ein ausländisches Staatsoberhaupt […] beleidigt, wird mit Freiheitsstrafe bis zu drei Jahren oder mit Geldstrafe, im Falle der verleumderischen Beleidigung mit Freiheitsstrafe von drei Monaten bis zu fünf Jahren bestraft.“ § 103 StGB

 

Der Paragraph soll in besonderer Weise vor Beleidigungen schützen. Unklar ist jedoch im Gesetzestext ob mit „Staatsoberhaupt“ die Person oder das Amt gemeint ist.

 

Die Würde des Menschen ist unantastbar

Die Person eines Staatsoberhauptes als Träger des besonderen Schutzes anzusehen, ist nicht sinnvoll, da diese wie alle anderen Personen durch § 185 StGB geschützt ist. Nur die höhere Strafe würde einen Unterschied zwischen § 185 und § 103 in der Frage der Person darstellen. Doch der Schutz vor Beleidigung muss aufgrund seiner Verankerung in der Würde des Menschen und in Verbindung mit Artikel 1 des Grundgesetzes für alle Menschen gleich gelten. Warum ein Mensch aufgrund eines Amtes mehr Schutz verdient ist nicht ersichtlich. Falls Herr Böhmermann den Menschen Recep Tayyip Erdogan beleidigt hat, ist er nach diesem Gesetz zu beurteilen. Das ist keine Staatsaffäre, sondern Aufgabe der Justiz. Die Berufung auf die Kunst und Meinungsfreiheit ist in diesem Punkt nicht möglich, da eine Beleidigung ein Angriff auf die Würde des Menschen ist, welche nach dem Grundgesetz bedingungslos unverletzlich ist.

 

Amt mit Bedeutung

Der Artikel 103 kann auch als Schutz des Amtes verstanden werden. Das Amt eines Staatsoberhauptes kann mitunter Schutz benötigen. Das Staatsoberhaupt ist Repräsentant und Verkörperung des Staates. Dabei ist es eine direkte Identifikationsfigur sowohl im Inneren als auch gegenüber andern Ländern. Bei Gedanken an die USA, England, Frankreich und Russland, kommen wohl sehr schnell die Namen Obama, Queen Elizabeth II., Hollande und Putin in den Sinn. Ein Angriff auf das Amt des Staatsoberhauptes ist immer auch ein Angriff auf den Staat und die Gemeinschaft seiner Bürger. Da das Amt immer mit einer Person ausgefüllt wird, ist eine Unterscheidung nicht leicht.

 

Doch der Gesetzestext legt diese Interpretation nahe, da er gemeinsam mit Staatsoberhäuptern auch anderer Staatsvertreter unter diesen Schutz nimmt. Botschafter und Mitglieder einer Regierung haben an dem Schutz teil, wenn sie ihr Land in Deutschland vertreten. Bei den Regierungsmitgliedern wird betont sie müssten sich „in amtlicher Eigenschaft im Inland [aufhalten]“. Also nicht als Privatpersonen im Urlaub oder Geschäftsreise, sondern als Vertreter ihres Landes.

 

Nach dieser Interpretation, müsste das Gedicht von Herrn Böhmermann das Amt des Präsidenten der Türkei und indirekt den Staat Türkei angreifen. Auch diese Frage muss juristisch geklärt werden. Dazu braucht es keinen politischen Skandal und ist keine Gelegenheit, die Menschenrechtsverletzungen der türkischen Regierung anzugehen. Die Bedeutung der Menschenrechte liegt gerade in verlierbarkeit, auch wenn sie der betreffende Mensch selbst bricht.

 

Fehlendes Vertrauen

Der politische Skandal setzt darüber hinaus die vermeintliche Unfähigkeit der Justiz voraus. Das Gesetz schreibt in § 104a StGB die Zustimmung der Regierung vor. Die Nichtzulassung der Klage bei Erfüllung der nötigen Bedingungen spricht der Justiz die Fähigkeit ab, die richtigen Unterscheidungen zu treffen und die Frage nach der Schuld Böhmermanns korrekt zu beantworten. Die Frage ob und wenn beleidigende Aussagen von der Kunstfreiheit geschützt werden, kann nicht durch eine politische Diskussion gelöst werden. Es ist eine Verfassungsfrage und damit im Verantwortungsbereichs des Bundesverfassungsgerichts. Jede politische Lösung würde sicher vor dem Verfassungsgericht landen, weshalb es sinnvoller wäre, die Frage auf dem Rechtsweg zu verhandeln.

 

Die Causa Böhmermann gehört vor Gericht. Zum einen, um die Schuldfrage in diesem Fall zu klären und zum andern, um allgemeine Rechtssicherheit im Umgang mit Satire und Beleidigung zu erhalten. Philipp Müller, kath.de 22

 

 

 

 

Sachsen. Fünf mutmaßliche Rechtsterroristen festgenommen

 

Im Sommer 2015 machte das sächsische Freital durch fremdenfeindliche Aufmärsche gegen eine Flüchtlingsunterkunft bundesweit Schlagzeilen. Nun wurde eine rechtsterroristische Vereinigung zerschlagen.

Der Bundesanwaltschaft ist ein Schlag gegen gewalttätige Rechtsextremisten in Sachsen gelungen. Spezialeinheiten der Bundespolizei nahmen am Dienstagmorgen vier Männer und eine Frau wegen des Verdachts auf Bildung einer rechtsterroristischen Vereinigung fest. Wie die Bundesanwaltschaft in Karlsruhe mitteilte, wurden außerdem mehrere Wohnungen sowie weitere Räumlichkeiten in dem Bundesland durchsucht.

Die fünf Festgenommenen seien dringend verdächtig, gemeinsam mit weiteren Verdächtigen spätestens im Juli 2015 die rechtsterroristische Vereinigung „Gruppe Freital“ gegründet zu haben. Den bisherigen Ermittlungen zufolge sei es das Ziel der Vereinigung gewesen, Sprengstoffanschläge auf Asylbewerberunterkünfte sowie Wohnprojekte von politisch Andersdenkenden zu begehen. Innenpolitiker und Experten für Rechtsextremismus lobten das rasche und entschiedene Vorgehen der Behörden.

Den bisherigen Ermittlungen zufolge seien der rechtsterroristischen Vereinigung bislang drei Sprengstoffanschläge zuzurechnen, so in der Nacht vom 19. auf den 20. September 2015 auf eine Flüchtlingsunterkunft in Freital. In der Nacht vom 18. auf den 19. Oktober 2015 sollen mehrere Beschuldigte das alternative Wohnprojekt „Mangelwirtschaft“ in Dresden angegriffen haben. In der Nacht vom 31. Oktober auf den 1. November 2015 sollen mehrere der Beschuldigten einen Anschlag auf eine weitere Asylbewerberunterkunft in Freital verübt haben. „In welchem Umfang der rechtsterroristischen Vereinigung ‚Gruppe Freital‘ weitere Anschläge zuzurechnen sind, bleibt den weiteren Ermittlungen vorbehalten“, teilte die Bundesanwaltschaft mit.

An dem Polizeieinsatz am Dienstagmorgen waren über 200 Beamte des Bundeskriminalamtes, der Bundespolizei sowie der sächsischen Polizei beteiligt. Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) sprach in Berlin von einem entscheidenden Schlag gegen eine regionale rechtsterroristische Struktur. Durch den konzertierten Zugriff von Bundeskriminalamt, Bundespolizei und sächsischer Polizei seien weitere mögliche Anschläge dieser Gruppierung gegen Asylunterkünfte und politische Gegner verhindert worden.

Der Rechtsextremismus-Experte Bernd Wagner sagte dem Evangelischen Pressedienst, es sei erkennbar, „dass anfängliche und fortgeschrittene Erkenntnisse über die Freitaler Gruppe direkt umgesetzt wurden“. In der Vergangenheit sei „oft allzu lange gewartet worden“, ehe die Behörden handelten. Wagner sprach von einem „besseren Trend als in den 90er Jahren“. Damals seien „verfestigte Strukturen zugelassen worden, die dann vom Verfassungsschutz beobachtet wurden“.

Die Berliner Amadeu Antonio Stiftung sprach von einem wirksamen Schlag gegen den rechten Terror. Die Chefredakteurin von „Netz gegen Nazis“ bei der Stiftung, Simone Rafael, nannte es im epd-Gespräch erstaunlich, dass die Behörden so viel Sprengstoff sicherstellen konnten: „Das spricht für ein großes Gefühl von Sicherheit in der Gruppe.“

Freital hatte im Juni 2015 durch fremdenfeindliche Aufmärsche gegen eine Flüchtlingsunterkunft bundesweit Schlagzeilen gemacht. In der Kleinstadt bei Dresden hatte es außerdem auch einen Sprengstoffanschlag auf das Auto eines Linken-Politikers gegeben. Oberbürgermeister Uwe Rumberg (CDU) sagte am Dienstag, in Freital sei „kein Platz für extremistische Straftäter“.

Die Beschuldigten sollen sich laut Bundesanwaltschaft eine dreistellige Anzahl von pyrotechnischen Sprengkörpern verschiedenen Typs aus Tschechien für ihre Angriffe beschafft haben. Sie seien zudem in unterschiedlichen Konstellationen des versuchten Mordes, der gefährlichen Körperverletzung, der Herbeiführung von Sprengstoffexplosionen und der Sachbeschädigung dringend verdächtig. Bei den fünf Festgenommenen handelt es sich um Männer im Alter zwischen 18 und 39 Jahren sowie eine 27-jährige Frau. Sie sollen gemeinsam mit drei weiteren Männern zwischen 24 und 29 Jahren die „Gruppe Freital“ gegründet haben. (epd/mig 20)

 

 

 

 

Von Natur aus wirksam – Hevert-Nachhaltigkeitsbericht 2015weitere Medien

 

»Nussbaum - Ob Bio-Richtlinie, Mitarbeiter-Schrittzähleraktion oder Bio-Weihnachtsmarkt – das Team Unternehmensverantwortung von Hevert-Arzneimittel und seine Arbeitskreise blicken auf ein ereignisreiches Jahr 2015 zurück. Welche konkreten Ziele und Maßnahmen sich hinter der Nachhaltigkeitsstrategie verbergen, beantwortet der gerade erschienene Hevert-Nachhaltigkeitsbericht 2015.

 

„Der Jahresbeginn 2015 stand für uns im Zeichen der Strategiearbeit“, so Mathias Hevert, Geschäftsführer von Hevert-Arzneimittel rückblickend. Im Zuge der systematischen Strategiearbeit wird alle fünf Jahre die Vision des Unternehmens geprüft, was im Jahr 2015 wiederholt stattfand. Die neue Vision lautet, Hevert zu einem führenden, international renommierten Naturheilkundeunternehmen auszubauen. „In der neuen Strategie ist auch festgeschrieben, dass Hevert-Arzneimittel zukünftig Leuchtturmfunktion in Bezug auf Umweltschutz, nachhaltiges Wirtschaften und den verantwortungsvollen Umgang mit Mitarbeitern und Gesellschaft haben soll. Auch aus diesem Grund haben wir gerade eine eigene Stiftung, die Hevert-Foundation, ins Leben gerufen.“ Zweck dieser Stiftung ist die Förderung der Gesundheit von Mensch und Natur mit dem Ziel, das wohltätige Engagement von Hevert noch nachhaltiger auszurichten und fest zu verankern.

Auch operativ hat sich im Jahr 2015 einiges getan. „Einer unserer Arbeitskreise entwickelt gerade eine Hevert-Bio-Richtlinie mit eigenem Zertifikat“, erklärt Co-Geschäftsführer Marcus Hevert. Hevert möchte Produkte beziehen, welche Bioqualität haben und aus der umliegenden Region stammen. „Da es sich als schwierig herausgestellt hat, bereits zertifizierte Lieferanten in der Region zu finden, hat sich der Arbeitskreis das Ziel gesetzt, ein eigenes Hevert-Bio-Gütesiegel zu entwickeln.“ Ob ein Lieferant berechtigt ist, dieses Bio-Gütesiegel zu tragen, soll zukünftig in einem persönlichen Gespräch und mit Hilfe eines Fragenkatalogs festgestellt werden.

Außerhalb der spezifischen CSR-Arbeitskreise gab es in 2015 wiederholt Aktionen, die die breite Mitarbeiterschaft für Themen der Unternehmensverantwortung sensibilisierten. Selbst aktiv, in Form von Bewegung, wurden die Mitarbeiter dann bei der Aktion „3-2-1 Los geht’s – 200.000 Schritte – 1 gute Tat“ im Sommer. Rund 100 Mitarbeiter erzielten 20.384.670 Schritte, umgerechnet 14.204 Kilometer. Jeder Teilnehmer sammelte über 30 Tage hinweg tagtäglich Schritte mit Hilfe eines Schrittzählers. Die Zielsetzung lautete, 200.000 Schritte zu erreichen und gemeinsam eine gute Tat zu vollbringen, denn mit jedem Schritt konnte Geld für einen guten Zweck gesammelt werden. 1.000 Euro kamen auf diese Weise zusammen und wurden an wünschdirwas e.V. gespendet. Der Verein hat es sich zur Aufgabe gemacht, Herzenswünsche von schwer erkrankten Kindern und Jugendlichen zu erfüllen.

Neben der Sensibilisierung für die eigene Gesundheit durch Bewegung und gesundes Essen sollen Hevert-Mitarbeiter zukünftig auch verstärkt auf Umweltthemen aufmerksam gemacht werden. So wurden etwa die „Tipps vom Umweltmanagement“ auf einer firmeninternen Ankündigungsplattform eingeführt. „Hier kann der Arbeitskreis Umweltmanagement mit tollen Tipps für Alltag und Haushalt aufwarten oder veröffentlicht allgemeine Informationen zu umweltrelevanten Themen. Unter anderem werden Energiespartipps zur Verfügung gestellt oder komplexe Themen wie ‚Virtuelles Wasser‘ verständlich erläutert“, erklärt Mathias Hevert. „Ziel dieser Tipps ist es, die Mitarbeiter miteinzubeziehen und Interesse für umweltbezogene Thematiken zu wecken. Die erhaltene Resonanz war bislang durchweg positiv.“

Der Jahresabschluss stand dann ganz im Zeichen stimmungsvoller Weihnachtsmusik, duftender Adventsleckereien und Lichterglanz – der erste Bio-Weihnachtsmarkt von Hevert-Arzneimittel auf dem Firmengelände in Nussbaum begeisterte große und kleine Besucher. Mit viel Liebe zum Detail und persönlichem Engagement hatten die Mitarbeiter im Vorfeld mit Marktbuden, Tannenbäumen und vielen Lichtern eine schöne weihnachtliche Atmosphäre geschaffen. Die jährliche Scheckübergabe zur Unterstützung von Francis Kérés Schulbauprojekt „Schulbausteine für Gando“ war fester Programmpunkt des Marktes. Große und kleine Zuhörer verfolgten den lebhaften Vortrag von Architekt Kéré, Harvard-Professor und Gründer des Vereins Schulbausteine für Gando e.V., über den Fortschritt seiner Schulbauprojekte in Burkina Faso, Westafrika. Seit nunmehr neun Jahren besteht eine Partnerschaft mit Hevert.

Ansporn für die weitere kontinuierliche Arbeit für ein Mehr an Nachhaltigkeit, bildeten in 2015 gleich drei Auszeichnungen, die Hevert für sein nachhaltiges Engagement erhielt: „Zukunftsunternehmen 2015“ verliehen durch die Zukunftsinitiative Rheinland-Pfalz, Platz eins im Wettbewerb „Gesunde Betriebe 2014 / 2015“ der Industrie- und Handelskammer Koblenz sowie TOP-Marke 2015 in der Kategorie „Gesamtmarke“ ausgezeichnet durch das Apotheken Management-Institut. „Wir freuen uns sehr über die Auszeichnungen unserer Nachhaltigkeitsstrategie und die damit verbundene Wertschätzung der CSR-Arbeit der vergangenen Jahre“, so Mathias Hevert. „Die Preise sind eine Bestätigung für uns, die richtigen Schwerpunkte im Bereich Unternehmensverantwortung gesetzt zu haben.“ GA