WEBGIORNALE  19 SETTEMBRE - 2 OTTOBRE  2016

 

Inhaltsverzeichnis

1.       UE. I deputati esortano i Paesi dell'UE ad accogliere più richiedenti asilo provenienti da Italia, Grecia e Turchia  1

2.       A Bratislava un’Europa impaurita e assediata. Ma i 27 firmano la “road map” per uscire dalla crisi 1

3.       Stato dell'Unione 2016: il discorso di Juncker davanti al Parlamento Europeo  1

4.       Piano Ue da 50 miliardi per curare alla radice il dramma dei migranti 2

5.       Parigi-Berlino, l’asse non più speciale  2

6.       Renzi sull'immigrazione: "Rischio esplosione per incapacità Ue"  2

7.       Presto i connazionali all'estero voteranno sul referendum Costotuzionale. L'appello del Cgie  3

8.       Voto amministrativo a Berlino. Ma Merkel rischia  3

9.       Merkel sconfitta in casa lascia spazio all’Afd  3

10.   Berlino al voto, nuova batosta per Merkel: cade la «grade coalizione». In Parlamento gli anti-immigrati 4

11.   Il fantasma tedesco che bussa a casa nostra  4

12.   A Friburgo la XXV edizione della Rassegna Donne e Poesia. La parola poetica delle donne italiane in Germania  5

13.   Gli italiani che hanno fatto la storia di Berlino  5

14.   Monaco di Baviera: cercasi italiani emigrati negli anni 60-65, per film documentario  6

15.   Campagna PD per il sì all’estero”. Garavini e Rosato a Wolfsburg e a Lipsia  6

16.   Le recenti trasmissioni di Radio Colonia  7

17.   Dal 24 settembre operativa la sede di Amburgo dei Lucani nel Mondo  8

18.   A Berlino un incontro sui temi della previdenza per artisti e liberi professionisti 8

19.   A Francoforte sul Meno l'incontro con il nuovo assessore Carmela Castagna  8

20.   Merkel: "A Saviano il riconoscimento e il rispetto della Germania"  8

21.   Appuntamenti a Monaco di Baviera e dintorni 8

22.   Garavini (PD): “Preziose le candidature SPD di Garippo e Glosemeyer alle comunali di Wolfsburg”  9

23.   Garavini (PD): “Congratulazioni agli eletti italiani alle comunali di Wolfsburg e agli elettori, per l‘ottimo voto”  9

24.   A Lipsia il convegno “Che genere di medicina? Medicina di genere: una prospettiva per le donne”  9

25.   Il 29 settembre a Francoforte la direttrice della “Casa di Goethe” di Roma dr. Maria Gazzetti 9

26.   Venerdì 23 settembre all’IIC di Colonia. Le strade del jazz: mostra, conferenza, concerto  10

27.   Il Comites di Monaco di Baviera ha eletto il proprio nuovo esecutivo  10

28.   L’integrazione dei migranti. Il progetto tedesco  10

29.   La crisi della lingua italiana in Germania. Un processo irreversibile?  11

30.   Debora Serracchiani a Monaco di Baviera  11

31.   Da Draghi un regalo alla Germania da 122 miliardi di euro  11

32.   Alla Camera dei Deputati la presentazione del progetto “Cervelli in viaggio”  12

33.   La circolare dell’on. Garavini ai democratici in Europa  12

34.   La denuncia di Oxfam: "Ogni giorno 28 minori migranti scomparsi in Italia"  13

35.   Berlino contro il vertice anti-austerity. «Hollande e Renzi irresponsabili»  13

36.   L'Europa si fa scudo del Brexit per coprire i suoi errori 13

37.   Ue: come non farci governare dalle crisi 13

38.   Al Maeci il seminario su Mediterraneo e ridefinizione del dialogo interculturale in tempi di crisi 14

39.   Hillary e Donald  15

40.   L’espansione  15

41.   Mons. Perego: "Muro a Calais non fermerà i migranti"  15

42.   Addio a Carlo Azeglio Ciampi 16

43.   Inizia male l’anno scolastico in Italia  16

44.   Referendum, lo scenario dopo il faccia a faccia Renzi-Smuraglia  17

45.   "L'innovazione che parla italiano"  17

46.   Il buon senso  17

47.   Gli Usa per il Sì, insorgono le opposizioni 17

48.   Dossier Statistico Immigrazione 2016: statistiche e prospettive controcorrente  17

49.   Come cambia (se cambia) la legge elettorale  18

50.   Concorso “Fammi vedere”, dedicato al racconto cinematografico del mondo dei richiedenti asilo e dei rifugiati 18

51.   Nuovo documento di viaggio UE per facilitare il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi 18

52.   Riflettere  19

53.   Intervista a Maria Gazzetti, direttrice della Casa di Goethe di Roma  19

54.   Un'avanguardia con Berlino e Parigi: il piano italiano per la Difesa europea  19

55.   Il rinnovamento  20

56.   Famiglie italiane guadagnano 500 euro in meno rispetto a media Ue  20

57.   Nel vulcano Roma test di maturità per i 5Stelle  20

58.   Infinite polemiche non aiutano Roma  20

59.   Migranti, identificati 12 mila trafficanti nel 2016. “La maggior parte è di nazionalità turca”  21

60.   Il potere  21

61.   A Roma il 27 ottobre la presentazione del “Dossier  Statistico Immigrazione 2016”  21

62.   L’ex deputato Romagnoli condannatoa 4 anni di carcere negli Usa  22

63.   “Italiano lingua viva”, a Firenze il 17 e il 18 ottobre la  seconda edizione degli Stati Generali della lingua italiana nel mondo  22

64.   Il rapporto Unicef: “Più della metà dei profughi sono bambini, 50 milioni nel 2015”  22

65.   La Pugliesi nel mondo avvia il progetto “Puglia... in tasca”  22

 

 

1.       Merkel: Die EU ist in einer „kritischen Situation“  22

2.       Grundsatzrede. Juncker fordert mehr europäische Solidarität in der Flüchtlingspolitik  23

3.       Unicef: Weltweit 50 Millionen Kinder heimatlos und auf der Flucht 23

4.       UNHCR: Papstbotschaft der Solidarität ist fundamental 23

5.       Hohe Erwartungen an UNO-Flüchtlingsgipfel 24

6.       Berliner wählen Rot-Schwarz ab. AfD erstmals im Landtag  24

7.       Reiches Land mit Krisenangst. Staatskasse trotz Flüchtlingsausgaben so voll wie nie  24

8.       cepStudie „Umverteilung zwischen den EU-Mitgliedstaaten – Gewinner und Verlierer der europäischen Transfers“  24

9.       Die Brückenbauer. Wie „Framework Diplomacy" auch unüberbrückbar scheinende Konflikte bewältigen kann. Von Richard Gowan  25

10.   CSU will Zuwanderer “aus unserem christlich-abendländischen Kulturkreis” bevorzugen  25

11.   Unchristlich. Flüchtlingspapier der CSU stößt auf harsche Kritik  25

12.   Regierung räumt ein. Keine Probleme bekannt mit der doppelten Staatsbürgerschaft 26

13.   Berlin-Wahl. Kaum Migranten auf den Landeslisten  26

14.   Studie. Ausländer besonders oft als Leiharbeiter beschäftigt 26

15.   “Mehr als Heilung: Entwicklungen rund um die medizinische Arbeit eines EMERGENCY-Krankenhauses”  27

16.   Mängel bei der Integration. OECD bescheinigt Deutschen guten Übergang von Ausbildung in Beruf 27

17.   Zahl armer Kinder in Deutschland steigt 27

18.   Hessen. Wir sind keine Zaungäste! Landesausländerbeirat verlangt Beteiligung auf Augenhöhe  27

19.   Flüchtlingspolitik. Merkel für Pragmatismus bei Arbeitsmarktintegration  28

20.   Neue Zahlen. Knapp eine Million Leiharbeiter in Deutschland  28

21.   Integration durch Arbeit. Flüchtlinge  28

22.   Deutsche skeptisch beim Bildungsniveau der Flüchtlinge - Lehrer im ifo Bildungsbarometer gesondert befragt 28

23.   Bund-Länder-Gipfel-Umsetzung. Bundeskabinett beschließt Milliardenhilfen an Länder für Integration  29

24.   Tsatsos-Preis für Giorgio Napolitano  29

25.   IIC-Köln. Die Wege des Jazz: Ausstellung, Vortrag, Konzert 29

26.   Köln. Marcello Simoni: Die Abtei der hundert Sünden. Der Meister der Historienkrimis ist zurück  29

 

 

 

 

UE. I deputati esortano i Paesi dell'UE ad accogliere più richiedenti asilo provenienti da Italia, Grecia e Turchia

 

Parlamento Europeo. Con la votazione di giovedì, i deputati hanno affermato che i Paesi dell'UE devono onorare gli impegni presi e accettare i rifugiati trasferiti dalla Grecia e dall'Italia per alleviare la pressione migratoria su questi due Paesi "in prima linea" e, allo stesso tempo, scoraggiare gli arrivi irregolari, aprendo vie legali e sicure verso l'UE.

In una risoluzione non vincolante, approvata con 470 voti a favore, 131 contrari e 50 astensioni, il Parlamento boccia la proposta della Commissione europea di utilizzare 54.000 posti, originariamente destinati alla ricollocazione di richiedenti asilo da Grecia e Italia in altri Stati membri dell'UE, per il reinsediamento dei rifugiati siriani dalla Turchia all’UE, in linea con l'accordo di migrazione concordato tra i leader della Turchia e dell’UE lo scorso marzo.

Secondo la proposta della Commissione, i Paesi dell'UE potrebbero dedurre il numero di rifugiati siriani che necessitano di protezione internazionale che arrivano dalla Turchia da quello dei richiedenti asilo che i Paesi comunitari si sono impegnati a trasferire dalla Grecia e dall'Italia.

L'accordo tra i leader della Turchia e dell’UE prevede che l'Unione europea accolga un rifugiato siriano dalla Turchia per ciascun cittadino siriano inviato dalle isole greche alla Turchia.

Nel dibattito in plenaria, la relatrice Ska Keller (Verdi/ALE, DE) ha sottolineato che lo schema di ricollocazione rappresenta un vero e proprio strumento di solidarietà che “deve essere rafforzato e non reso meno efficace”. Il problema, ha aggiunto, è rappresentato dal fatto che gli Stati membri “semplicemente non stanno attivandosi a sufficienza” e alcuni Paesi non hanno ancora accolto nemmeno un rifugiato.

Il testo chiede inoltre che anche per i rifugiati afgani, iracheni e eritrei sia possibile essere ricollocati all'interno dell'UE. Nel 2015, gli afghani sono stati il secondo maggior gruppo di richiedenti asilo che ha raggiunto l'UE, con un numero senza precedenti di circa 180.000, molti dei quali erano minori non accompagnati con esigenze di protezione speciale.

Sostenere Italia e Grecia

Nel testo redatto da Ska Keller, il Parlamento rileva che il regime di trasferimento intra-UE non deve essere confuso con quello della ricollocazione che riguarda un Paese non UE. "Il reinsediamento non deve avvenire a scapito della ricollocazione”. I deputati sottolineano che la necessità di trasferimento di emergenza dalla Grecia e dall'Italia verso altri Stati membri dell'UE resta elevata, vista l’urgente situazione umanitaria in Grecia e il rischio di deterioramento in Italia.

I deputati sottolineano che, nonostante i paesi UE abbiano deciso di ricollocare 160.000 richiedenti asilo entro due anni (due decisioni distinte sono state prese nel 2015, per 40.000 e 120.000 posti, rispettivamente), solo una piccola percentuale di persone è stata finora ricollocata (vedi dati aggiornati). Esortano quindi i Paesi dell'UE a mettere a disposizione almeno un terzo dei loro luoghi di ricollocazioni promessi entro il 31 dicembre 2016. Federico De Girolamo, dip 15

 

 

 

 

A Bratislava un’Europa impaurita e assediata. Ma i 27 firmano la “road map” per uscire dalla crisi

 

Il vertice nella capitale slovacca si chiude con una dichiarazione solenne che mette nero su bianco l'impasse comunitario. I timori dei cittadini, il populismo montante. Una serie di proposte su migrazioni, sicurezza, lavoro. Sullo sfondo emergono le divisioni tra gli Stati. Appuntamento a Roma per i 60 anni dei Trattati – di Gianni Borsa

 

Come sempre accade in politica, si può vedere il bicchiere mezzo vuoto oppure mezzo pieno. E si può anche stabilire a priori – succede di frequente – di bocciare un’iniziativa ancora prima che si svolga, sotto il segno del “non cambia mai nulla”. Anche il vertice informale dei 27 capi di Stato e di governo Ue, svoltosi ieri nel castello di Bratislava, ricade sotto questi schematismi. Molti commentatori lo avevano snobbato sin dall’inizio e oggi confermano il giudizio; altri cercano a tutti i costi di cavarne qualcosa di buono. Il passaggio dell’Ue – ormai priva del rappresentante britannico, che nessuno ha rimpianto – nella capitale slovacca ha rimarcato divisioni interne latenti, ma ha almeno segnato un “esame di coscienza” collettivo ormai irrinunciabile.

Nella “Dichiarazione di Bratislava” che ha concluso il summit si legge: “Ci riuniamo in un momento critico per il nostro progetto europeo”, in cui si è svolta “una diagnosi comune dello stato dell’Ue” e una “discussione del nostro futuro comune”. Una riflessione doverosa, spiega il documento conclusivo, per via del Brexit e delle paure che attraversano i popoli: “Dobbiamo concentrarci sulle aspettative dei cittadini, mettendo in discussione con grande coraggio le soluzioni semplicistiche proposte da forze politiche estremiste o populiste”. Resta una convinzione sottoscritta all’unanimità: “L’Ue non è perfetta ma è lo strumento più efficace di cui disponiamo per affrontare le nuove sfide che ci attendono”.

Uniti, dunque, ma frenati dagli stessi timori dei cittadini e paralizzati dalla marea populista che cresce dal basso e che spesso è alimentata dai leader nazionali.Timori che alimentano le divisioni. Renzi non si presenta alla conferenza stampa congiunta con Merkel e Hollande, dicendosi insoddisfatto sui capitoli delle migrazioni e dell’austerità: il premier italiano ha ragioni da vendere, anche se isolarsi da Berlino e Parigi e puntare il dito contro il fiscal compact e il surplus commerciale della Germania può essere politicamente molto pericoloso. E distanze profonde emergono tra Paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) ed Europa continentale e mediterranea; tra Paesi del Nord, che si ritengono sempre i più “virtuosi”, e quelli in costante affanno economico e di bilancio; tra europopolari ed eurosocialisti…

La “tabella di marcia di Bratislava”, che vorrebbe concretizzare i principi della “Dichiarazione”, tocca una serie di nodi vitali per l’Europa: migrazioni, frontiere, sicurezza interna ed esterna, lotta al terrorismo.

 

Confermando l’idea di una Ue che si sente assediata e che non trova lo scatto di reni per rafforzare i legami interni

e presentarsi con un volto attraente ai suoi cittadini, “preoccupati – vi si legge – dalla percezione di una mancanza di controllo e da paure riguardo a migrazione, terrorismo e insicurezza economica e sociale”. È il vocabolario ricorrente di un’Europa che invecchia, si chiude in sé e crede di poter lasciare fuori dalla porta le sfide della globalizzazione, di fronte alle quali occorrono processi di governo condivisi e non muri. Ma come spiegarlo a leader nazionalisti come Orban (Ungheria) Fico (Slovacchia), Szydlo (Polonia)?

Sulle migrazioni, infatti, la “road map” insiste sulle chiusure e sullo stop ai “migranti irregolari”, senza un accenno al fatto che nel mondo ci sono decine e decine di milioni di persone in fuga da guerra, fame e disastri naturali (se ne parlerà dal 19 settembre all’Onu). “Non sono affar nostro”, deve aver pensato qualche leader convenuto a Bratislava. Per cui la risposta ai flussi si limita al controllo delle frontiere e si rivolge agli accordi con la Turchia e offre soldi ai Balcani: il cimitero-Mediterraneo e Lampedusa devono essere finiti nel dimenticatoio, assieme al principio di solidarietà che dovrebbe tenere insieme l’Ue. Il tema della migrazione “regolare”, di cui l’Europa coi capelli bianchi avrebbe bisogno, non è neppure citata. Con i Paesi di origine e di transito dei flussi si parla di “patti sulla migrazione per la cooperazione e il dialogo” volti “alla riduzione dei flussi di migrazione illegale e all’aumento dei tassi di rimpatrio”: la cooperazione alla sviluppo è tornata nel cassetto…

Se il capitolo sulla sicurezza non offre novità di rilievo, quanto meno appare nella “road map” una paginetta sullo “sviluppo sociale ed economico – giovani” con una serie di provvedimenti da decidere e attuare che potrebbe in effetti avere ricadute positive su formazione, lavoro, mercati.

I leader si dicono pronti a “concretizzare le promesse” rafforzando “l’attuazione delle decisioni adottate”: meglio tardi che mai! Tra le tappe che li attendono per dar corso agli impegni nuovamente assunti figurano i summit ordinari di ottobre e dicembre, un nuovo vertice straordinario a La Valletta a inizio del prossimo anno. Infine: “Le celebrazioni per il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma nel marzo 2017 saranno l’occasione per riunire i leader a Roma e serviranno per completare il processo avviato a Bratislava e delineare insieme orientamenti per il nostro futuro comune”. Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? Sir 17

 

 

 

Stato dell'Unione 2016: il discorso di Juncker davanti al Parlamento Europeo

 

Quali priorità in materia di crescita e occupazione, connettivtà, migrazioni, sicurezza e difesa

 

STRASBURGO - I Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha pronunciato ieri il discorso sullo stato dell'Unione 2016 dinanzi al Parlamento Europeo. "I prossimi dodici mesi - ha detto - saranno determinanti se vogliamo ridare unità alla nostra Unione. L’Europa è una corda con tanti fili: funziona solo se tiriamo tutti in insieme nella stessa direzione: le istituzioni europee, i governi e i parlamenti nazionali. Dobbiamo dimostrare ancora una volta che è possibile, in alcuni specifici settori in cui è più urgente trovare soluzioni comuni. Propongo pertanto un programma positivo di azioni europee concrete per i prossimi dodici mesi."

Il presidente ha chiesto un nuovo senso di urgenza e di unità quando l'Unione risponde alle esigenze dei cittadini: "Dobbiamo dare vita ad un’Europa migliore: un’Europa che protegge, che preserva il modo di vivere europeo, che dà forza ai cittadini e che difende, sia al proprio interno che all’esterno."

Sulla base delle priorità politiche della Commissione, Juncker ha annunciato una serie di iniziative principali:

- Crescita e occupazione: "L’Europa deve investire massicciamente nei giovani europei, in chi cerca lavoro e nelle start-up europee. Oggi proponiamo di raddoppiare la durata e la capacità finanziaria del Fondo europeo per gli investimenti strategici."

- Connettività: "Oggi proponiamo di dotare entro il 2020 ogni paese e città europei di un accesso gratuito a internet senza fili nei principali punti di aggregazione pubblica sul territorio."

- Diritti d'autore: "Il lavoro di giornalisti, editori e autori deve essere giustamente retribuito, che sia svolto in una redazione o a casa, che sia diffuso offline o online, che sia pubblicato con una fotocopiatrice o con un hyperlink sul web."

- Unione dei mercati di capitali: "Un’economia che dipende quasi interamente dal credito bancario non fa bene alla stabilità finanziaria. E neanche alle imprese, come abbiamo potuto constatare durante la crisi finanziaria. Per questo dobbiamo ora, con urgenza, accelerare il progetto dell’Unione dei mercati dei capitali. A questo proposito la Commissione vi presenta oggi una tabella di marcia concreta."

- Migrazione: "Oggi lanciamo un ambizioso piano di investimenti per l’Africa e il vicinato europeo che può raccogliere investimenti potenziali per 44 miliardi di euro. Se anche gli Stati membri metteranno mano al portafoglio, possiamo arrivare a 88 miliardi di euro."

- Sicurezza: "Difenderemo i nostri confini con la nuova guardia costiera e di frontiera europea. Voglio che a partire da ottobre ai confini esterni della Bulgaria siano stanziati almeno 200 guardie di frontiera e 50 veicoli extra."

- Difesa: "Per una difesa europea forte è necessaria un’industria della difesa innovativa. Per questo proporremo prima della fine dell’anno un fondo europeo per la difesa, che dia un forte impulso alla ricerca e all’innovazione."

Il discorso sullo stato dell'Unione di Juncker e le iniziative correlate costituiscono il contributo della Commissione alla riunione informale dei 27 capi di Stato o di governo che si svolgerà domani, venerdì 16 settembre a Bratislava. Inform 15

 

 

 

Piano Ue da 50 miliardi per curare alla radice il dramma dei migranti

 

E si profila il fallimento della rilocalizzazione. Il problema degli sbarchi dei migranti continua a tenere banco nelle discussioni europee – di Marco Bresolin

 

BRUXELLES - Non sarà il Migration Compact auspicato da Renzi nella scorsa primavera, ma la Commissione Europea sta definendo gli ultimi dettagli per un importante Piano di investimenti esterni. Tra gli obiettivi dichiarati c’è quello di favorire lo sviluppo nei Paesi di origine dei migranti economici che scelgono di viaggiare verso l’Europa, scoraggiando così le partenze. L’investimento dell’Ue sarà di almeno 3,1 miliardi di euro, ma i tecnici della Commissione Juncker stanno lavorando sulle cifre e il totale dei fondi messi dall’Ue potrebbe essere addirittura superiore rispetto alle stime iniziali. La cifra è poi destinata a gonfiarsi, grazie a un meccanismo che azionerà un effetto-moltiplicatore: il valore totale degli investimenti potrebbe aggirarsi attorno a una cinquantina di miliardi.

Un progetto ambizioso che richiederà anni di lavoro prima di dare i suoi risultati, ma il Team Juncker ci punta molto. Non a caso il via libera al progetto verrà dato mercoledì 13 settembre durante la riunione dei commissari che si terrà a Strasburgo, alla vigilia di due appuntamenti-chiave. Il giorno dopo il presidente lo presenterà in Parlamento durante il suo discorso sullo stato dell’Unione e venerdì 16 ci sarà la riunione del Consiglio europeo a Bratislava (nel formato a 27 senza la Gran Bretagna). In vista di queste date-clou, la Commissione ci tiene a far sapere di avere sul tavolo una proposta concreta per dimostrare di non essere rimasta immobile.

Il piano per gli investimenti esterni punterà a favorire lo sviluppo economico di diversi Paesi, in particolare dell’Africa, del Nord Africa e del Medio Oriente. Ieri c’è stata una riunione del gruppo dei commissari che si occupa delle Relazioni Esterne e sono stati affrontati i punti principali. I dettagli sono tenuti top secret per favorire l’effetto-annuncio, ma il funzionamento sarà simile a quello del piano per gli Investimenti varato da Juncker: è previsto un fondo di garanzia che servirà per attrarre gli investimenti privati, offrendo un rischio limitato attraverso meccanismi di «blending». Anche la Banca Europea per gli Investimenti avrà un ruolo e la Commissione si aspetta una partecipazione da parte degli Stati membri per aumentare l’effetto-moltiplicatore.

Sul fronte interno, intanto, la situazione continua ad essere difficile. La gestione della «solidarietà» tra i Paesi è un problema serio per la Commissione, che rischia di veder naufragare il suo piano di redistribuzione dei richiedenti asilo da Grecia e Italia verso gli altri Stati. Un anno fa è stato lanciato il piano di «relocation»: 160 mila trasferimenti entro settembre 2017. Dopo un anno, dunque a metà percorso, i trasferimenti effettivi sono fermi a poco più di 4500 (1026 dall’Italia e 3495 dalla Grecia, dato aggiornato al 5 settembre).

Sono circa 50 mila i richiedenti asilo bloccati in Grecia e ora per il governo di Atene potrebbe arrivare anche la beffa. La Germania, che ha recentemente promesso all’Italia di darle una mano accogliendo i profughi attualmente sul nostro territorio, è pronta ad attivare sì i flussi, ma in senso contrario. Il ministro dell’Interno Thomas de Maiziere ha infatti spiegato che Berlino rispedirà ad Atene profughi che avevano fatto domanda d’asilo in Grecia. Così prevedono le regole di Dublino (la «gestione» del migrante spetta al Paese in cui è stata effettuata la prima richiesta di protezione internazionale) e infatti la Commissione europea fa sapere di non aver nulla da obiettare.

I rimpatri verso la Grecia, dagli altri Paesi europei, erano stati interrotti nel 2011, dopo che una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva definito «inumane» le condizioni di ospitalità. Per la Germania (e per Bruxelles) ora però la situazione di emergenza è finita e dunque entro la fine dell’anno sono previste le partenze. Il governo Tsipras è assolutamente contrario, anche perché, dopo un anno, il numero di profughi accolti dalla Germania è irrisorio: 42 dalla Grecia e solo 20 dall’Italia. LS 7

 

 

 

 

Parigi-Berlino, l’asse non più speciale

 

E’ ancora utile all’Europa che il cancelliere tedesco e il presidente francese appaiano insieme di fronte alla stampa, dopo un vertice dell’Unione, per confermare l’esistenza fra i due Paesi di un rapporto speciale? Le prime riserve sulla opportunità dell’asse (come venne subito definito) risalgono alle prime reazioni provocate dal trattato che Charles De Gaulle e Konrad Adenauer firmarono all’Eliseo il 22 gennaio 1963. Tornato al potere nel 1958, il generale aveva accettato i Trattati di Roma per la creazione del Mercato Comune, firmati in Campidoglio un anno prima; ma non aveva mai nascosto il suo scetticismo per il progetto europeista e, contemporaneamente, la sua diffidenza per le potenze anglosassoni e l’Alleanza atlantica. Quando il trattato dell’Eliseo arrivò al Bundestag per la ratifica, Adenauer dovette constatare l’esistenza di molte riserve e le superò soltanto con un preambolo in cui si assicurava il Paese che l’accordo con la Francia gollista non avrebbe reso la Germania meno europeista e meno atlantica. Il preambolo non piacque al generale, ma fu accettato a Parigi e il trattato divenne da quel momento il simbolo di una storica riconciliazione fra due Paesi che si erano duramente combattuti nel 1870 e nel 1914. Da quel momento anche i partner europei di Francia e Germania dovettero rassegnarsi. L’asse era una implicita offesa alla parità dei membri della Comunità, ma archiviava un dissidio che aveva insanguinato più volte la storia dell’Europa.

La storica fotografia di François Mitterrand e Helmut Kohl, la mano nella mano di fronte al grande ossario di Douaumont, il 22 settembre 1984, per una celebrazione dedicata alla battaglia di Verdun, dimostrava che l’asse era ancora, per molti aspetti, un valore europeo. Ma anche le grandi memorie sono soggette al logorio del tempo. I rapporti di forza tra i due Paesi sono cambiati. Per molto tempo la inferiorità economica della Francia è stata compensata dalla sua superiorità militare. Ma la fine della Guerra fredda ha ridotto il valore della force de frappe (l’arma nucleare francese) mentre l’unificazione tedesca lasciava sul piatto della bilancia una Germania molto più pesante sul piano economico, demografico e geopolitico. Eppure esiste fra i due Paesi una convenienza reciproca a cui nessuno intende rinunciare. La Germania non ha aiutato la lira, durante la crisi monetaria del settembre 1992, all’epoca del governo Amato; ma ha salvato il franco francese. La Germania ha spalleggiato la Francia nel novembre 2003 quando i due Paesi, grazie alla presidenza italiana, poterono sottrarsi alle misure disciplinari per la violazione delle regole sul deficit. Francia e Germania hanno fatto fronte comune contro la guerra degli Stati Uniti all’Iraq nello stesso anno.

Ma ciò che maggiormente garantisce la sopravvivenza dell’asse è probabilmente una sorta di reciproca prudenza. Il rischio di una guerra franco-tedesca non esiste più, ma ciascuno dei due Paesi ha comunque interesse a tenere d’occhio il partner, a seguirne le evoluzioni politiche, a spegnere subito le divergenze che inevitabilmente sorgono fra due grandi Paesi anche quando sono amici e alleati. Nell’ambito della Unione europea, poi, i due Paesi devono sempre accordarsi per evitare di muoversi in direzioni diverse e pregiudicare così la credibilità dell’asse. Finché il quadro politico non cambierà radicalmente, vi sarà sempre una riunione franco tedesca prima di ogni vertice e una conferenza stampa franco-tedesca alla fine dell’incontro. Quanto alla posizione assunta da Matteo Renzi a Bratislava, non è difficile comprendere le ragioni del suo disappunto per un vertice piuttosto modesto e il suo desiderio di non lasciare agli euro-scettici del suo Paese il diritto di criticare l’Europa. Ma se avesse voluto contribuire al declino dell’asse franco-tedesco avrebbe dovuto, in linea con le iniziative prese nel corso dell’estate, partecipare alla conferenza stampa di Merkel e Hollande. Sergio Romano

CdS 17

 

 

 

Renzi sull'immigrazione: "Rischio esplosione per incapacità Ue"

 

Il premier interviene alla festa di Wired. "Giusto salvare tutti in mare, ma non è giusto accogliere tutti solo in Puglia e Sicilia". Le critiche dopo Bratislava alle scelte dell'Europa e la replica: "L'agenda era condivisa" - di ERNESTO FERRARA, LAURA MONTANARI

 

Matteo Renzi "Non possiamo lasciare che un problema come l'immigrazione esploda per l'incapacità dell'Europa". Così ha detto dal Salone dei Cinquecento di Firenze, il premier Matteo Renzi intervenendo al Wired Next Fest. "Sull'immigrazione, il punto non è che noi vogliamo accogliere e loro no - ha proseguito -. Se è giusto salvare tutti in mare, non è giusto accogliere tutti solo in Sicilia e Puglia. Noi siamo italiani, quindi generosi, però non possiamo lasciare che un problema come l'immigrazione esploda per l'incapacità dell'Europa".

Ha chiesto un intervento europeo "a favore dello sviluppo dei paesi dell'Africa" e senza "perdere tempo". "E se non lo fa l'Europa, lo faremo da soli - ha aggiunto -, ma l'Ue ha perso un'occasione. Ieri è stato portato alla nostra attenzione un documento in cui nemmeno si parlava di Africa".

 

Quindi, il giorno dopo il vertice di Bratislava, ha attaccato ancora: "le regole europee non funzionano" ha aggiunto. "Va bene l'attenzione alle regole e noi le rispettiamo, ma possiamo dire che queste non funzionano e lavorare per cambiarle. Noi non possiamo fare la foglia di fico ai problemi degli altri: io non sono fico e non sono foglia; noi non vogliamo far finta di nulla. L'Italia vuole più Europa, ma vuole un'Europa diversa e su questo si fa sentire". Così il presidente del consiglio ha spiegato la distanza creatasi con la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Hollande a Bratislava. Una critica andata avanti pure sull'austerità: "Dobbiamo riconoscere che la

ricetta dell'austerità dell'Europa era sbagliata, e quella della crescita degli Usa di Obama era ed è giusta: lo dicono i numeri, la realtà".

 

La replica Ue. Proprio su Bratislava però non si è fatta attendere la replica dalla Germania: la roadmap "è stata condivisa e concordata da tutti e 27" i leader presenti. Così una fonte del governo tedesco alla richiesta di un commento sulle parole del premier Renzi ribadisce all'Ansa che "l'agenda dei prossimi mesi è stata approvata all'unanimità". La stessa cancelliera Merkel nella conferenza stampa

aveva descritto lo 'spirito' di Bratislava" come improntato alla collaborazione". Poi aggiunge la fonte del governo tedesco interpellata dall'Ansa: "c'è questa roadmap che ieri è stata condivisa e concordata da tutti e 27".

 

In una precedente intervista a una tv locale Trv38 il premier Renzi aveva delle sintesi del vertice di Bratislava come "un documento all'acqua di rose" e ha ancora: "Abbiamo il vertice di Roma nella primavera 2017 abbiamo un po' di mesi per cambiare le cose, vogliamo costruire un'Europa più vicina? O portiamo risultati concreti o amici come prima". Renzi ha sottolineato nel corso della stessa intervista che "il cerino è in mano all'Italia" sull'immigrazione. "Dobbiamo andare avanti da soli?". Tuttavia le parole del premier non sono uno smarcarsi dall'Europa, tutt'altro: "Noi come Italia crediamo fortemente che l'Ue abbia un futuro però bisogna fare le cose sul serio perché di eventi scenografici non sappiamo che farcene". Precisa anche che non ha litigato con nessuno: "Io sono tranquillo, non sono polemico, non ho litigato, non ho buttato il cappello per aria né scompigliato niente".

 

Renzi dal Salone dei Cinquecento, intervistato dal direttore di Wired Francesco Ferrazza ha risposto a una serie di domande sui temi dell'innovazione, ma anche sulla politica e l'attualità. Sull'uso dei social network in particolare ha detto: "Sono una grandissima opportunità ma a volte possono diventare una grande, una gigantesca fogna. Non è colpa dei social, ma dipende da come li usiamo". Poi un riferimento al caso della ragazza che si è suicidata per la diffusione in rete di un video hot: "Snapchat è fantastico: tutto dura

24 ore e sparisce. Poi una ragazza si uccide perché non riesce a cancellare un video dal web... il tema della traccia che lasciamo è un tema importante". Così sottolinea le differenze sulla rete stessa: "C'è un mondo che può essere snapchat o quello che condanna a restare sulla rete per sempre. Occorre un' educazione alla responsabilità personale, perché è difficile capire qual è il confine giusto, capire cosa resta e cosa non resta". Sono argomenti su cui interrogarsi.

 

Sempre in materia di tecnologia, Renzi ha parlato dell'uso dello streaming applicato alla politica: "Il Movimento 5 stelle ha fatto una cosa straordinaria, negarlo è un errore: la rete grazie a loro è diventato un gigantesco collante tra storie diverse. Loro sono stato molto più bravi di noi e in certe cose il Pd deve fare di più". E quindi l'affondo: "Però se si dice che c'è lo streaming sempre poi lo devi fare sempre. Noi lo streaming lo facciamo sempre, ma quello del Pd interessa meno. E' vero anche che lo streaming cambia la modalità di fare una riunione. Il principio della trasparenza deve trovare delle regole validi per tutti. Il M5s ha avuto una grande intuizione che però si infrange contro una gestione non trasparente".

 

Sulla situazione economica: "Prima si andava malissimo ora benino, ma non consola. La crescita non è granché. Che si faccia più uno, 0,8 o 0,7, è meglio di prima... noi dobbiamo tendere al 2% ma siamo lontani. L'economia digitale può servire. Serve la banda larga perché la nostra società si misurerà in giga".

 

Referendum. "Alcuni della vecchia guardia politica, comprensibilmente, non tutti perché alcuni dei vecchi saggi stanno dalla nostra parte, ma una parte significativa di quelli che hanno una poltrona a Roma, preoccupati di perdere uno spazio, stanno raccontando un sacco di cose non propriamente esatte sul referendum" ha detto Renzi sempre nel corso dell'intervista rilasciata a Rtv38: "Molti - ha aggiunto - non hanno nemmeno letto il quesito del referendum ma quando l'avranno letto io non ho molti dubbi su come andrà a finire". La posizione dell'Anpi? "Per alcuni partigiani che votano "No", ci sono molti altri che votano "Sì" - ha concluso Renzi - noi abbiamo bisogno di entrare nel futuro, se l'Italia si rende più semplice con meno poltrone, sarà più forte e più credibile sui mercati e nello scenario internazionale". LR 17

 

 

 

 

 

Presto i connazionali all'estero voteranno sul referendum Costotuzionale. L'appello del Cgie

 

Il segretario generale del Consiglio Generale sul referendum costituzionale cui saranno chiamati ad esprimersi anche i connazionali residenti all'estero

Michele Schiavone: “Favorire la maggiore partecipazione possibile dei nostri connazionali. Non lasciamo nulla di intentato per far conoscere i quesiti referendari e per permettere un voto consapevole”

 

ROMA – Il segretario generale del Consiglio generale degli Italiani all'estero (Cgie), Michele Schiavone interviene con una nota sul referendum costituzionale cui saranno chiamati ad esprimersi a breve anche i connazionali residenti all'estero.

 

“I cittadini italiani residenti nel nostro Paese e all’estero prossimamente saranno chiamati alle urne per partecipare al referendum costituzionale previsto entro la fine di novembre o gli inizi di dicembre di quest’anno. Il Consiglio dei Ministri convocato per il prossimo 26 settembre – ricorda Schiavone - deciderà la data ufficiale dello svolgimento di tale appuntamento, che per ragioni amministrative nella circoscrizione estero si svolgerà tradizionalmente per corrispondenza e quindi seguirà un iter diverso da quello italiano”.

 

“È risaputo che la partecipazione elettorale dei cittadini italiani all’estero, negli ultimi anni, è stata oggetto di discussioni e di contrastanti valutazioni politiche tanto da metterla in discussione – segnala il segretario generale, ribadendo come anche i connazionali che risiedono fuori dall'Italia siano “chiamati ad affermare un nuovo corso e a partecipare attivamente alle scelte fondamentali del nostro Paese”: “il prossimo referendum sulla modifica costituzionale, oltre a rappresentare un dovere civico per ogni cittadino, costituisce per gli aventi diritto nella circoscrizione estero, una rinnovata opportunità per avvicinare i nostri connazionali alle istituzioni italiane, a conoscerne ed apprezzarne il ruolo e le funzioni, ed in particolare, a rafforzare il civismo di cui sono portatori”.

 

“Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – rileva Schiavone - è chiamato a rinnovare le proprie prerogative favorendo la maggiore partecipazione possibile dei nostri connazionali al referendum coinvolgendo in questo processo i Comitati degli italiani all’estero, le numerose associazioni, i media e tutti i soggetti impegnati nella promozione e nell’informazione amministrativa e politica sulla portata del referendum. Perciò il Cgie è a disposizione dei capi missione della rete diplomatico consolare favorendo il rapporto tra i connazionali e le istituzioni italiane”.

 

Richiamate in proposito anche le recenti parole del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella:  “… Dobbiamo vivere serenamente il referendum, come ogni passaggio democratico. Il mondo si è molto interconnesso: quindi ogni avvenimento che avviene in un paese importante, e l'Italia è un paese importante, è seguito con attenzione anche all'estero. Naturalmente questa considerazione non muta in nulla il fatto che la sovranità sia demandata agli elettori” impegnandoci a favorire una diffusa partecipazione di popolo.

 

“Abbiamo di fronte a noi due mesi di tempo per affermare il senso della rappresentanza dei vari livelli delle istituzioni italiane all’estero. In questo periodo – scrive Schiavone - non lasciamo nulla di intentato per favorire la conoscenza dei quesiti referendari per permettere un voto consapevole ai nostri connazionali”. (Inform 16)

 

 

 

 

Voto amministrativo a Berlino. Ma Merkel rischia

 

La Cdu della cancelliera sotto il 20%, rischia di non essere neanche il secondo partito. Così il voto per il sindaco della capitale può avere ripercussioni nazionali

dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONI

 

BERLINO - La Berlino politica guarda con angoscia alla Berlino amministrativa. Sono circa 2,5 milioni di elettori chiamati domani, domenica 18, a rinnovare il Senato - la capitale fa Land a sé - e in alcuni quartieri, che hanno governi e parlamentini autonomi, c'è per la prima volta il rischio che i populisti dell'Afd possano governare direttamente.

 

Nei sondaggi, la Spd del sindaco uscente Michael Mueller è chiaramente in vantaggio con il 24% dei consensi, in una città tradizionalmente "rossa" - uno dei suoi più leggendari sindaci del passato fu Willy Brandt - ma che ha coabitato con la Cdu negli ultimi anni in una Grande coalizione. Proprio i pronostici disastrosi per la Cdu potrebbero diventare un altro grattacapo enorme per Angela Merkel, dopo la débacle di due settimane fa in Meclemburgo. E anche la Spd potrebbe uscire ammaccata dall'appuntamento delle urne. Anche se è in testa, per la prima volta nella storia lo è con una percentuale sotto il 25%.

 

Nei sondaggi ultimi, la Cdu è calata sotto il venti per cento, è testa a testa con i Verdi al 17%. La Linke li tallona da vicino, al 15% e l'Afd continua a crescere ed è data oggi al 13%. Se questi numeri dovessero essere confermati, Spd e Cdu raggiungerebbero appena il 41% e non potrebbero continuare a governare insieme. Entrambe le Volksparteien veleggiano comunque intorno ad un risultato disastroso, rispetto alle elezioni del 2011, quando i socialdemocratici presero il 28,3% e la Cdu il 23,3%. Ora il partito della Merkel è sei punti sotto e potrebbe diventare terzo, persino quarto partito.

 

Mueller ha già messo le mani avanti da settimane dicendo che lui preferirebbe comunque buttare fuori i cristianodemocratici per allearsi con la Linke e i Verdi e spostare la guida della capitale a sinistra. Uno scenario che cambierebbe anche gli equilibri al Bundesrat, la Camera alta, dove passano molte leggi e dove la forte presenza di governi rosso-verdi sta già rendendo complesse le trattative su leggi come quella sulle tasse per la successione o sull'inclusione del Maghreb tra Paesi "sicuri" nelle leggi sui profughi.

 

Il sindaco uscente di Berlino è un ottimo amministratore ma non ha il carisma del suo predecessore, quel Klaus Wowereit che cullò la Berlino nella formula della capitale "povera ma sexy", traghettò la città durante una difficile transizione trasformandola nella capitale europea dell'arte, delle startup e della cultura alternativa. E a Berlino continua ad essere perdonato tutto, come se fosse ancora l'enclave ribelle pre-Muro, chiusa dalla Germania comunista dai conti disastrosi e rifugio di artisti e obiettori del servizio militare.

 

Nei giorni scorsi ha festeggiato sorniona i dieci anni dell'eterno cantiere, i dieci anni dalla prima pietra dell'aeroporto Ber - la Salerno-Reggio Calabria della Germania - e nessuno si è scandalizzato più di tanto. Le statistiche economiche, che la dipingono come la zavorra della Bundesrepublik, qui suscitano solo sbadigli. Le incredibili vicende sui pasticci con le registrazioni e le schede elettorali, che in Austria hanno ispirato un rinvio delle elezioni, qui hanno suscitato soltanto un'alzata di spalle. Altrettanto facilmente vengono dimenticate le mostruose lunghezze burocratiche, gli scandali dei dipendenti comunali prezzolati per offrire corsie preferenziali o il disastro dell'amministrazione centrale per i profughi, il Lageso. Ma come cantava una grande cantante berlinese, Hildegard Knef, "Berlino, hai il volto pieno di lentiggini e la bocca troppo grande, ci hai regalato una ciambella di salvataggio che si chiama 'embè?'".  LR 17

 

 

 

Merkel sconfitta in casa lascia spazio all’Afd                         

                    

Le elezioni in Meclemburgo-Pomerania, nonostante le piccole dimensioni del Land chiamato al voto, potrebbero rappresentare un passaggio rilevante per i futuri assetti del sistema politico tedesco e per la leadership di Angela Merkel.

 

Nel collegio elettorale della Cancelliera, ma anche in una delle regioni meno ricche della Germania, si è assistito a un notevole rimescolamento delle carte in gioco che indica quanto incerte saranno le elezioni politiche del 2017 e quanto l’ondata populista e di protesta sia arrivata a colpire anche il sistema politico tedesco. La stessa Merkel ha voluto connotare, con una certo il coraggio, il voto di domenica come un test nazionale, implicitamente mettendo in discussione il suo stesso ruolo nella politica nazionale.

 

Meclemburgo-Pomerania, non solo questione migratoria

I primi dati rilevanti sono quelli dei due partiti maggiori, i socialisti, Spd, e i cristiano democratici, Cdu. Nella tornata elettorale della regione baltica abbiamo la sostanziale tenuta della Spd che, esprimendo il ministro-presidente uscente Erwin Sellering, si attesta al 30,6% dei voti, perdendo il 5% rispetto alle elezioni del 2011.

 

Anche la Cdu-Csu perde all’incirca la stessa percentuale passando dal 23,1% del 2011 al 19% di oggi. Il calo è molto più marcato se confrontato con le politiche del 2013 o le europee del 2014, rispetto alle quali la Cdu perde rispettivamente il 21% e il 13%. Questo comparazione non è particolarmente decisiva perché osservando la serie elettorale degli ultimi 10 anni nel Land, si nota quanto la Cdu sia forte nelle elezioni generali e cali drasticamente a favore della Spd nelle elezioni locali.

 

Più che un tracollo, quello della Merkel è una cocente sconfitta che ha più cause, e le principali sono probabilmente legate a questioni del governo locale. La prima, di tipo strutturale, è il fatto che sembra un trend definito quello che vede il junior partner di una grande coalizione, in difficoltà nelle successive elezioni: nel Land baltico i conservatori hanno pagato la loro condizione subalterna rispetto ai socialisti.

 

Indubbiamente ha però giocato un ruolo anche il clima generale della politica tedesca; benché in Meclemburgo-Pomerania non ci sia stato un grande ricollocamento di rifugiati e richiedenti asilo, il vento di generale sfiducia verso la cancelliera per le politiche migratorie alimentato dalla campagna elettorale di Alternative für Deutschland, Afd può aver inciso sul voto.

 

Il fatto che il Meclemburgo patisca uno dei più alti livelli di disoccupazione del Paese (benché in netto calo negli ultimi anni), fa sì che la percezione dei cittadini di vedere il proprio precario status economico e sociale ancor più indebolito, può aver alimentato la percezione di un “pericolo immigrati”.

 

I partiti che risultato maggiormente indeboliti in questa tornata elettorale sono da una parte i Verdi che crollano dal quasi 9% del 2011 al 4,8%, vedendosi esclusi dal parlamento regionale, e soprattutto la Linke. Il partito di sinistra che alle precedenti elezioni aveva raccolto il 18,4%, scivola al 13% non riuscendo così a consolidare la propria posizione di forte antagonista della Spd.

 

Frauke Petry e il debutto in casa di Afd

Il vincitore è indubbiamente Afd che presentandosi per la prima volta nelle elezioni locali si colloca al secondo posto, con il 20,8%, e consolida la sua posizione di “disturbatore” nel bacino elettorale della Cdu.

 

Il partito anti-immigrati è sicuramente riuscito nell’operazione di catalizzare il voto di protesta che nelle scorse elezioni del Land era andato in gran parte alla Linke e quello che nelle precedenti elezioni era andato ai partiti minori (“scompaiono” Verdi e Liberali), sottraendo parte degli elettori direttamente alla Cdu.

 

In una elezione in cui il numero degli elettori è cresciuto rispetto a 5 anni fa (+10%), Afd è anche riuscita a portare al voto chi si era precedentemente astenuto.

 

Questo può significare che il partito di Frauke Petry è in grado di catalizzare uno scontento diffuso e articolato che ha radici e sintomi molteplici: dalle cause prettamente locali, al rifiuto della politica migratoria, alla necessità di politiche sociali più inclusive sino al rifiuto di una certa omogeneizzazione delle politiche, data dal sempre più frequente ricorso alle grandi coalizioni Spd-Cdu.

 

In un paragone un po’ azzardato potremmo pensare ad un percorso molto simile a quello del Movimento 5 Stelle in Italia, solo con una origine culturale di destra invece che nel campo valoriale della sinistra post ideologica come nel caso dei 5 Stelle. Un partito che nel corso del tempo perde in parte la sua connotazione ideologica (infatti la matrice libertaria ed elitaria con cui è nata Afd è scomparsa), sfrutta un tema forte (in questo caso l’immigrazione), tramite il quale riesce a condensare uno scontento interclassista e diffuso.

 

Merkel e i dubbi sul futuro

Il dato di oggi indica quanto il futuro di Merkel sia complicato, così come quello della Cdu, a causa del rafforzamento in Germania di una forza populista così come sta accadendo nel resto d’Europa.

 

Il partito sembra perdere sì consensi alla sua destra, anche a causa delle politiche più centriste e moderate della cancelliera, ma al contempo sa che la Merkel è la sola che possa condurre di nuovo alla vittoria il partito.

 

La stessa Spd sarà costretta ad interrogarsi sul suo futuro: in uno scenario politico sempre più frammentato, con il serio rischio che Afd porti una pattuglia consistente di deputati nel Bundestag e forze come la Fdp restino ancora fuori dal parlamento, è molto probabile che nel 2017 si ripresenti la necessità di varare un’altra grande coalizione per evitare uno stallo come quello spagnolo o lo scenario post voto del 2013 in Italia.

 

Questo scenario danneggia però i junior partner e in particolare i socialdemocratici, che si vedono stretti tra la stabilità fornita dalla leadership della Merkel e una crescente insofferenza verso l’assenza di una alternativa a questa leadership.

 

Nel momento in cui la Spd vede offuscata la sua posizione di possibile alternativa alla cancelliera e viene sempre più percepita come una sua “propaggine”, è possibile che i socialdemocratici vedano un calo dei loro consensi, e non necessariamente in direzione di partiti di sinistra come i Verdi o la Linke, come sembra aver indicato il voto in Meclemburgo-Pomerania.  Eugenio Salvati,

AffInt 5       

 

 

 

Berlino al voto, nuova batosta per Merkel: cade la «grade coalizione». In Parlamento gli anti-immigrati

 

Gli exit poll del voto nel Land della Capitale tedesca, i populisti dell’Afd di Frauke Petry al 12%. La Spd scende al 23%, la Cdu di Angela Merkel perde il 5% e scende al 18%

 

Berlino. Si sono chiusi alle 18 i seggi nella città-land di Berlino per il rinnovo del parlamento regionale. Circa 2,5 milioni gli elettori chiamati alle urne. Una nuova prova per il Cdu. Secondo i primi exit-poll il partito di Angela Merkel perde consensi. Il calo sembrerebbe dovuto ancora una volta dalla decisione della cancelliera tedesca di lasciare i confini aperti per accogliere i migranti. Dal 23,3% delle ultime elezioni nel 2011, scende al 18%. Sarebbe il risultato più basso registrato nella capitale dalla seconda guerra mondiale. I populisti dell’Afd, guidati da Frauke Petry, entrano per la prima volta nell’assemblea berlinese con il 12%. Sono in veri vincitori di queste elezioni. La Land della capitale è la decima in cui fanno il loro ingresso. Un’ascesa dovuta al clima di malcontento per la politica delle porte aperte di Merkel, che i populisti sfruttano per guadagnare consensi. In testa i social-democratici dell’Sdp - con il 23% - ma perdono 5 punti percentuali rispetto alle ultime votazioni. Seguono i Verdi con il 16,5% e il partito di sinistra, Linke, con il 15,5%. L’Sdp potrebbe non aver più bisogno di stringere accordi con il Cdu, come ha fatto negli ultimi cinque anni. I due partiti hanno governato la regione della capitale in coalizione.

Nuova batosta in vista del voto nazionale

I conservatori subiscono quindi un’ulteriore erosione dei consensi, dopo la batosta del 4 settembre in Meclemburgo-Pomerania anteriore dove sono stati sorpassati dal partito anti-immigrati Afd (Alternativa per la Germania). «Nessun dubbio. Non abbiamo fatto un buon risultato oggi a Berlino» ha dichiarato Michael Grosse-Broemer, parlamentare del Cdu. Ma, secondo lui, «è pericoloso trasferire i risultati locali a un livello federale». Quello di Berlino è l’ultimo test prima delle tre regionali della primavera del 2017 e poi delle politiche nella seconda metà del prossimo anno. In molti ora dubitano su un quarto mandato della Cancelliera. Anche se, per il momento, rimane il candidato più probabile del partito. Convinto di raggiungere una cifra a due cifre anche alle nazionali uno dei leader dell’Afd, Joerg Meuthen, che guida la formazione populista insieme a Frauke Petry. CdS 18

 

 

 

 

Il fantasma tedesco che bussa a casa nostra

 

Nell'avanzata xenofoba la rabbia degli "ultimi" dimenticati dall'Europa

di EZIO MAURO

 

C'È ORMAI un rintocco generale, che vale per tutta l'Europa, per ogni campana elettorale che suona nei diversi Paesi, nelle regioni, nei comuni, e batte regolarmente l'ora della nuova destra populista e xenofoba. Pochi giorni dopo il "giuramento" simbolico di fedeltà europeista dei tre leader di Francia, Germania e Italia riuniti a Ventotene, un movimento anti-immigrati nato soltanto tre anni fa si porta via il 22 per cento del Meclemburgo-Pomerania al suo primo test elettorale, superando clamorosamente la Cdu proprio nel Land dove c'è il collegio elettorale di Angela Merkel. Si rompe dunque il tabù tedesco dell'estrema destra tenuta per anni a bada dalla diga centrista della Cdu. Quella diga continua ad allargare le sue crepe elezione dopo elezione indebolendo la Cancelliera e la sua coalizione in vista delle elezioni politiche del prossimo anno.

 

Mentre il populismo di destra completa la sua geografia continentale attaccando la Germania dopo aver conquistato l'Europa di mezzo in Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, in attesa che si voti per il presidente austriaco.

 

Proprio un anno fa la Merkel aprì le porte ad un milione di profughi siriani spiegando semplicemente che questo era un dovere per un Paese forte come la Germania e se ne assunse la responsabilità con una promessa: "Wir schaffen das", ce la faremo. Oggi quella politica coraggiosa, che segnò un'inversione di rotta per una Ue abituata a considerare l'immigrazione un problema del Sud, si ritorce contro la cancelleria, con un moltiplicatore politico fantasmatico che lavora sulla paura e non sui dati reali del fenomeno. Proprio il Meclemburgo è infatti il Land con l'indice più basso di immigrati, e con la disoccupazione ferma al 9 per cento. Ma i numeri non contano più di fronte all'evidenza simbolica dei corpi dei migranti che il populismo spoglia di ogni diritto, per ridurli a quantità, ingombro, e soprattutto diversità. Questo vale per le grandi strade di Monaco o per le piccole vie del centro di Baden Baden, dove la presenza del velo integrale nei gruppi di immigrati è massiccia. Ma vale soprattutto nei Laender dell'ex Germania orientale come il Meclemburgo dove l'egoismo è frutto di un debito della storia, universale dunque inestinguibile, e dove la cittadinanza democratica è una conquista troppo recente per non rappresentare un credito politico, ancora e sempre aperto e difficile da condividere con altri.

 

Ma le ragioni tedesche spiegano solo in parte quel che sta accadendo intorno a noi. La questione è europea, anzi chiama in causa l'intero Occidente e non solo, tanto che la Ue al G20 in Cina ha chiesto aiuto al mondo. Guerre, fame, carestie e povertà mettono in marcia e per mare milioni di persone che cercano una sponda di libertà dove appoggiare il futuro dei loro figli. L'Europa è la terra promessa naturale, geograficamente ma anche politicamente perché è un insieme di Paesi cristiani (la fraternità) che credono nella democrazia dei diritti (l'uguaglianza) e nella democrazia delle istituzioni (la libertà). Investita da quest'onda migratoria l'Europa non riesce a conciliare i suoi doveri morali di accoglienza con i suoi doveri politici, la sicurezza da garantire ai cittadini.

 

Se aggiungiamo la sfida di morte che il terrorismo islamista ha dichiarato alla democrazia europea, con omicidi rituali nel cuore delle nostre città, comprendiamo facilmente che il riflesso d'insicurezza è ai livelli di guardia. Se pensiamo che la più lunga crisi economica del secolo si sta trasformando in una crisi permanente del lavoro, concludiamo che la misura è colma.

 

Sia l'elemento simbolico - fortissimo - sia l'elemento reale, concreto, di queste tre crisi congiunte si scaricano soprattutto sulla fascia più debole della nostra popolazione. Gli anziani, le persone sole che vivono nei piccoli centri e con l'immigrazione si trovano sotto casa un mondo rovesciato che non avevano mai avuto modo di conoscere, e temono di perdere il filo identitario di esperienze condivise, smarrendosi in un'incertezza di comunità che li rende egoisti di futuro, esclusivi nel lavoro, gelosi del welfare, nato come strumento di solidarietà e oggi rovesciato nel suo contrario. Questi soggetti infragiliti dalle tre crisi tornano come all'inizio dello Stato moderno a chiedere protezione al potere pubblico, pronti a barattare quote di libertà (i muri che escludono, ma ci rinchiudono) in cambio di quote di sicurezza. Il problema è che la loro libertà in vendita non vale nulla al fixing degli spazi sovranazionali dove corrono i flussi delle informazioni e della finanza, e dove il potere non è un'entità afferrabile, riconoscibile e riconosciuta con cui negoziare. E il buon vecchio Stato nazionale, se anche fosse interessato allo scambio, non potrebbe garantire la sicurezza che gli viene richiesta, perché le tre crisi superano le sue dimensioni e la sua potestà di governance.

 

La domanda - politica - di tutela e rassicurazione rimane dunque senza risposta. Ed ecco nello spazio vuoto il sentimento generale che oggi unifica l'Europa: la sensazione che il mondo sia fuori controllo, che i fenomeni siano più forti di chi li dovrebbe governare, ormai autonomi, che la politica e le istituzioni siano fuori gioco. Tutto questo aumenta la nuova solitudine repubblicana in cui vive il cittadino che non si sente più tale, perché avverte che per i suoi interessi vitali la posta politica in gioco è comunque bassa, le offerte promettono ciò che non possono oggettivamente mantenere. È uno smarrimento democratico che fa saltare il vincolo di interdipendenza tra il singolo e il potere pubblico, perché non si cercano più risposte collettive a problemi ormai vissuti come individuali. Lo Stato e il cittadino diventano così la nuova coppia malata della post-democrazia, costretti a vivere insieme ma indifferenti l'uno all'altro, con ogni passione civile ormai spenta.

 

Tutto questo dovrebbe creare un problema enorme alla sinistra, visto che riguarda la fascia più debole della popolazione. Dovrebbe creare un problema gigantesco a tutte le forze democratiche, visto che si erode sotto i nostri occhi il perimetro della rappresentanza, su cui si fonda proprio la democrazia nella forma che abbiamo scelto. E invece, nella consunzione dei partiti, delle ideologie e delle culture, una sola presenza politica resiste in quel mondo smarrito e infragilito di post-cittadini che cercano tutela e risposta ai loro timori. È il populismo senza storia e senza cultura che si fa semplice specchio delle paure sparse, alimentandole invece di risolverle, inventando soluzioni paramilitari (muri, affondamenti, respingimenti, marchi, filo spinato) che già nella concezione ribadiscono e fissano psicologicamente lo stato d'assedio che vorrebbero risolvere. Sono risposte primitive e propagandistiche a problemi complessi. Parlano ad una paura spesso irrazionale, però esasperata, che non vede più un "conduttore" politico moderato e si rivolge a quel che trova, comprese le incitazioni a seguire gli istinti più bassi, lanciate dalle forze xenofobe di destra e della pseudosinistra.

 

Il risultato è ciò che oggi vediamo in Germania, dopo averlo visto ovunque. Chiamiamo le cose con il loro nome: masse popolari fuoriescono dal "sistema" dello Stato-benessere, dal "sistema" dell'economia sociale di mercato, dal "sistema" della democrazia occidentale articolata su una destra e una sinistra, dai nomi diversi ma dal carattere condiviso, dal "sistema" dei conflitti sociali auto-controllati. Questa è la novità, il problema che abbiamo davanti. Per ora, il populismo-specchio trasforma quel sentimento di smarrimento di cittadinanza in un risentimento da cui trarre semplici e proficui dividendi elettorali: non in politica, perché non ha gli strumenti culturali per farlo, e perché vive nel presente titanico di una rappresentazione dannata, a cui per definizione non c'è futuro, se non il crollo. È

la negazione della politica, il moderno nichilismo. Ma il moderno spazio per una vera politica di governo europeo dell'emergenza esiste, per garantire l'accoglienza ai profughi e la sicurezza ai cittadini: ricostruire il sistema coniugando i diritti degli ultimi con quelli dei penultimi. LS 6

 

 

 

 

A Friburgo la XXV edizione della Rassegna Donne e Poesia. La parola poetica delle donne italiane in Germania

 

Si terrà il 24 settembre a Friburgo la 25ª edizione della Rassegna Donne e Poesia, manifestazione storia e unica in tutta la Germania, fondata dalla giornalista e studiosa della scrittura femminile, Marcella Continanza.

La Rassegna nasce dall’esigenza di dar voce alle donne italiane emigrate in Germania che si esprimono ancora in italiano. Nata a Francoforte con l'intenzione di valorizzare e fornire identità culturale alla scrittura poetica femminile senza trascurare l'integrazione culturale è stata ed è anche un modo per ribadire il vincolo di appartenenza con la lingua madre che rischia di scomparire nelle nuove generazioni di italo - tedesche.

Nel corso degli anni ha ricevuto vari riconoscimenti ed è stata ospitata negli Istituti Italiani di Cultura di Amburgo, Francoforte, Friburgo in collaborazione con Teresa Baronchelli, membro del Comites.

È diventata, come ha scritto la stampa: "il luogo della parola delle emigrate" italiane in Germania e testimonianza del loro vissuto consentendo anche di creare una rete di donne unite dal "fil rouge" della poesia. Le liriche di queste donne sono attraversate dalla malinconia, dalla solitudine e dall’amara riflessione sull’essere donna tra due patrie. Un’anima divisa in due: la Germania è la terra dove hanno trovato lavoro e l’Italia dove hanno lasciato il cuore.

Si sono intensificate gli incontri, i dibattiti e le letture poetiche oltre i confini della Germania e negli ultimi anni la Rassegna è stata ospitata in Italia nell'ambito di alcuni convegni (Bari) e festival di letteratura e teatro (C/mare di Stabia).

Perché Friburgo, per la grande festa del 25°anniversario? Perché, come dicono alcune autrici: Giulia Mazzei, Rosa Spitaleri, Valentina Casucci e la stessa Continanza:"Il ricordo dell'ospitalità e della magnifica organizzazione delle due rassegne a Friburgo è rimasto dentro perché ha dimostrato l'allora Console Sergio Martes e Teresa Baronchelli membro della CGIE di essere atteso e sensibile a questa realtà.”

La manifestazione ha ottenuto il patrocinio del Consolato Generale d’ Italia di Friburgo Console Dr. Giacinta Oddi, del Comites Presidente Cav. Michele Di Leo e il patrocinio morale della Presidente della Camera dei Deputati Italiana: Laura Boldrini.

Nella Sala Conferenze Caritas Tagungszentrum leggeranno le loro ultime opere poetiche: Elisabetta Abbondanza, Berlino; Giulia Mazzei, Rheinfelden; Antonia Migliozzi, Friedrichshafen; Rosa Perrone, Waldenbuch; Anna Picardi, Stoccarda; Liliana Sanapo, Friedrichshafen; Rosa Spitaleri, Colonia; Rosaria Zizzo, Salerno. La Rassegna sarà presentata dalla fondatrice della Rassegna Marcella Continanza.

 

Rosa Perrone

Nata a Cosenza nel 1951. Insegnante. Scrive poesie sin dal tempo del Liceo. Nel 2003 ha pubblicato uno dei suoi primi libri di poesie: "Ali" nel 2003 e poi racconti "Vicoli dell´anima" nel 2008, "Whrischka" nel 2009, "Il tempo dei tulipani" nel 2011, "La bambola di pezza" nel 2014. Nel 2010 ha pubblicato anche una ricerca storico-scientifica sulla resistenza al nazismo "Sophie Scholl - La Rosa Bianca". Ha ricevuto numerosi premi letterari e si dedica anche alla fotografia. Storica della rassegna. La forza dei suoi versi rivela un’autenticità dirompente con i forti richiami alla sua terra e al suo vissuto di emigrazione.

Ecco i titoli delle Poesie che leggerà: Scricciolo; A mia madre; Laceratio e Non sapevo.

 

Anna Picardi

Nata ad Accettura (Basilicata), vive a Stoccarda. Insegnante in pensione è stata impegnata in vari progetti per l’integrazione scolastica dei ragazzi italiani nella scuola tedesca. Si occupa anche di formazione e nel 2007 per il suo impegno sociopolitico le è stato conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella della solidarietà italiana, da parte del Presidente della Repubblica Italiana. È nel consiglio di presidenza della Federazione delle Associazioni Lucane in Germania. Scrive poesie in tedesco e in italiano. Le poesie in tedesco sono a sfondo socio-politico mentre quelle in italiano fissano dei momenti intensi e sentimentali. Ecco i titoli delle Poesie che leggerà: Temporali; Voli… non pindarici; Sentirsi donna; Sogno…; Contrasti, Proiezioni e Amore per diritto.

 

Elisabetta Abbondanza

Nata a Perugia nel 1963. Poeta, scrittrice e sceneggiatrice. Dopo lavori di traduzione e collaborazioni esterne alle case editrici Piper, Beck, Kindler. Insegna "Scrittura creativa e cinematografica". Ha pubblicato: Arancina (Barla, Bratislava, narrativa per l'infanzia), Briefwechsel Rudolf Borchardt e R.A. Schöder (2001, saggistica), Qualcosa (2005, poesia e in tr. tedesca, Lunardi Verlag, Berlin 2005), In fuga per restare (2007, poesia), Venere e oltre (2009, racconti). L’Abbondanza crede nel valore terapeutico della poesia, nel potere della parola poetica l’unica in grado di regalarci una visione della vita migliore.

Ecco i titoli delle Poesie che leggerà: Ti vedo con la mente; Libellula; Dialogo; Tempo dell’anima e Sognai.

 

Giulia Mazzei

Nata a San Giovanni in Fiore (Cosenza) dove conseguì il diploma di “Sarta Per Signora” che le fu molto utile in Germania. Pensionata. Nonna felice. Molto integrata nella società tedesca sebbene orgogliosa delle sue radici italiane. La sua è una poesia che parla la lingua dei valori e dei sentimenti veri, di Dio, degli affetti familiari e della sua amata Calabria.

Ecco i titoli delle Poesie che leggerà: Straniera (mi chiedo); Anima Mia; Orizzonti; Asilanti; Preghiera e Impressioni.

 

Rosa Spitaleri

Nata a Bronte (Catania). Ha studiato a Colonia e si è laureata in “Pedagogia Sociale”. Vive e lavora Colonia presso la Caritas, dove è responsabile del settore dell’integrazione per stranieri. Della sua poesia si sono occupati il poeta Gianluigi Nespoli; il poeta e critico letterario Gino Chiellino; la giornalista Francesca Massarotto. Ha pubblicato due raccolte di poesia in italiano con traduzione in tedesco (Poesia e Musica, 2010) e di recente nell’antologia “Keffiyeh Intelligenze per la pace” (Edizioni CFR – 2014). La sua recente pubblicazione è “Gocce di Poesia” in italiano e tedesco (Edizione Colonia – 2016).

Leggerà: "Colonia"; Minnella d'Etna; Il gemito dei frastuchi; Lesbo (inedita) e Veneri d'oriente (inedita).

 

Rosaria Zizzo

Nata a Salerno (Italia). Insegnante. Poetessa. Nel corso degli anni ha dato alle stampe due raccolte di poesie “Attimi di Vita” nel 2003 e “Petali di Parole” nel 2005, entrambe pubblicate da Spinelli editore e la raccolta di monologhi sulla violenza alle donne “Anima in Parole” (editore Ripostes). Inoltre, ha curato progetti culturali ed è stata autrice di vari altri testi teatrali. La capacità di affrontare temi delicati come, appunto, quello della violenza sulle donne, le è valsa numerosi riconoscimenti, tra i quali il premio “Dimensione Donna 2008”. Leggerà delle poesie dalle sua nuova pubblicazione: Petali di parole.

 

Antonia Migliozzi. Napoletana. Scrive poesie sin da ragazza e i temi delle sue poesie riguardano soprattutto le donne. Liliana Sanapo. Siciliana. Ama leggere e passeggiare nella natura. Entrambe le poetesse provengono da Friedrichshafen. Casalinghe. In quest’edizione si affacciano per la prima volta sul palcoscenico della Rassegna queste due signore ed è bello sapere nella loro vita trovano lo spazio anche per occuparsi di poesia. Intanto, resto in attesa per conoscere la loro passione. Valeria Marzoli, de.it.press

 

 

 

 

Gli italiani che hanno fatto la storia di Berlino

 

BERLINO - “In questi giorni si può finalmente ammirare la facciata rinnovata della Staatsoper Berlin, presso Unter den Linden. Dove prima si vedevano solo impalcature, è ora possibile riscoprire un colore che l’edificio non aveva più da secoli. È infatti lo stesso colore che aveva nel giorno dell’inaugurazione della Hofoper, nel 1742, ben dieci mesi prima che i lavori nel cantiere finissero. Berlino ha una certa storia e la fama di posticipare sempre le inaugurazioni di edifici importanti”. Così scrive Axel Jurs che firma questo lungo articolo sulla “barberina” per “ilMitte.com”.

“La Hofoper, secondo Federico II e il suo architetto preferito, Wenzeslaus von Knobelsdorff, doveva far parte del Forum Federicanum insieme alla nuova grande biblioteca. Questo perché Federico II, che parlava e scriveva il francese meglio del tedesco, nutriva il sogno di una grande Prussia intesa come potenza non solo militare, ma allo stesso tempo anche culturale in Europa. Nelle sue intenzioni la nuova Hofoper doveva poter essere paragonata a quella di Parigi e dare l’impressione di essere stata costruita in Italia. Inoltre ci voleva una “star”, nel nuovo ensemble della nuova istituzione culturale.

Federico II sapeva già, sin dalle prime fasi di questo progetto, quale fosse la diva da chiamare a Berlino a questo scopo: Barbara Campanini, prima ballerina dell’Opera di Parigi, celebrata già a quel tempo in tutta Europa e conosciuta come “La Barberina” (o anche “Barbarina”). Non solo gli era piaciuta tantissimo, sia come prima ballerina che come donna, quando l’aveva vista danzare a Parigi, ma aveva intuito sin dal primo momento che lei e la sua fama avrebbero potuto aiutare moltissimo il suo progetto.

Come del resto succede anche oggi, anche in quei giorni lontani, le persone molto ricche potevano in qualche modo “comprare” delle celebrità, per approffitare del loro talento e della loro fama.

L’unico problema era che la Barberina non aveva nessuna intenzione di andare in quel posto lontano e ben poco colto chiamato Berlino. Sapeva benissimo che trasferirsi lì sarebbe stata un’iniziativa avventurosa e dall’esito incerto, come del resto non offriva garanzie di successo neanche il tentativo di stabilire un nuovo centro culturale europeo nella sabbia del Brandeburgo. La diva temeva non solo di essere allontanata dai centri culturali più importanti dell’epoca, ma anche di essere completamente dimenticata. D’altra parte, però, era anche bello essere stimata e invitata dal re prussiano in persona e soprattutto non era quella un’epoca in cui si poteva declinare facilmente la richiesta di un sovrano.

Al tempo la Barberina, prima ballerina celebrata e ammirata ovunque, aveva tanti ammiratori, molti dei quali ambivano ad essere anche i suoi amanti. Il suo vero fidanzato, peró, era un nobile scozzese che si chiamava McKenzie e, come la Barberina, non aveva intenzione di trasferirsi a Berlino nè di lasciar partire la sua donna. Federico II a quel punto le fece un’offerta incredibile: chiese cioè alla Barberina di decidere lei stessa il suo stipendio annuale, fissando interamente le condizioni del contratto.

Così la Barberina, non entusiasta della prospettiva di passare inverni duri lontana da tutto, chiese 7.000 talleri all’anno, una cifra assolutamente sproporzionata, considerando che all’epoca il direttore di musica della Staatskapelle alla Hofoper, un certo Carl Phlip Emmanuel Bach, percepiva uno stipendio annuo di 300 talleri. Non sappiamo se quella richiesta esorbitante fosse il suo modo di dire no senza farlo esplicitamente o se la Barberina, come le star calcistiche di oggi, cercasse di guadagnare il massimo e al tempo stesso aumentare le sue quotazioni sul “mercato delle star”. Comunque, probabilmente spiazzandola, Federico II accettò sua richiesta senza batter ciglio e così non ci furono più scuse per non firmare il contratto.

L’umore della ballerina, però, non era dei migliori e di andare a Berlino la Barberina non aveva proprio voglia. Dalla capitale della nuova Prussia arrivavano notize deprimenti di una città in cui quel poco di cultura e stile presenti, venivano quasi esclusivamente da fuori, importati dalla Francia, dall’Olanda, da rinomati ospiti di corte come Voltaire, ma sopratutto da insigni europei che erano invitati da Federico II ufficialmente come rifugiati religiosi, ma soprattutto per sviluppare l’economia prussiana.

D’altra parte, anche non volendo andare a Berlino, la Barberina ben sapeva che un contratto con il re non si poteva rifiutare assolutamente. Così, per non trasferirsi in una capitale ancora poco vivibile e al tempo stesso evitare la punizione di un contratto violato, la diva prese tutt’altra strada: poco prima di iniziare la sua nuova carriera a Berlino, fuggì a Venezia con il suo fidanzato McKenzie, sperando che il potere di Federico II non potesse raggiungerla anche a quelle latitudini.

Il re, infatti, come previsto da McKenzie, non aveva i mezzi per imporre l’esecuzione del contratto a Venezia. D’altra parte Federico non aveva neanche intenzione di rinunciare al suo progetto nè tantomeno di esporsi al ridicolo, sia davanti a tutti i re europei che davanti alla sua corte, venendo gabbato da una persona all’epoca conosciutissima in tutta Europa. Il sovrano cercò allora una strategia, un bivio tattico per far valere i suoi diritti e finalmente trovò la soluzione.

Quando l’ambasciatore veneziano, ritornando a Londra, visitò Berlino per comunicare al re che, anche volendo, la Repubblica Veneziana non poteva, secondo le leggi vigenti, estradare la Barberina, Federico II lo fermò. Non era minimamente interessato ad ascoltare un seminario giuridico tenuto dall’ambasciatore veneziano. Semplicemente gli fece capire che sarebbe stato libero di continuare il suo viaggio a Londra solo se avesse fatto arrivare la Barberina a Berlino, in un modo o nell’altro.

Di fatto costretta, nonché al centro di un affare diplomatico ormai internazionale, la diva arrivò finalmente a Berlino, dove, dopo un breve periodo di nostalgia e lacrime, diventò non solo famosissima presso la corte prussiana, ma anche persona ammirata e amata da tutti, sopratutto, naturalmente di Federico II.

In verità pare che il re non avesse una liaison d’amour con la diva, ma era comunque contento delle voci che giravano su questa relazione. Sia come uomo, sia come re, faceva infatti il possibile per far circolare questo pettegolezzo, che gli serviva a contrastare un’altra diceria, che lo voleva amante di poco valore. Aiutavano a nutrire queste voci sia il fatto che il re avesse donato alla Barberina un palazzo molto grande e vicino al castello (più o meno dove oggi si trova l’ambasciata russa), sia il fatto che Federico II apparisse nella vita sociale e culturale della corte molto più spesso con la Barberina che con sua moglie, Elisabetta Cristine.

Chi vuole vedere la Barberina, in questi giorni ormai lontanissimi da quelli in cui visse, vada al castello di Sanssouci, dove si trova il famoso quadro “La ballerina” di Antoine Pesne, pittore famoso alla corte Prussiana. Chissà cosa avrà pensato Pesne, quando arrivò l’ordine del re di fare un ritratto della ballerina più conosciuta del momento. Antoine Pesne non ci lascia capire se la vedesse come prima ballerina o come sospetta maitresse del suo ‘cliente’ reale. E neanche gli occhi del ritratto della Barberina, in realtá, svelano quel segreto…”. (aise) 

 

 

 

 

Monaco di Baviera: cercasi italiani emigrati negli anni 60-65, per film documentario

 

Cari amici italiani residenti a Monaco e dintorni. Nel lontano anno 1961 fino a circa 1964 tanti connazionali italiani (più di 500.000 ca) sono arrivati in Germania e anche a Monaco di Baviera per trovare un lavoro. Tanti sono rimasti a Monaco e altrove dove hanno lavorato nella speranza di un futuro migliore. Alcuni sono rimasti per un periodo breve o lungo, altri sono rimasti a Monaco dove hanno costruito una esistenza ed un famiglia. Un breve filmato, documentario girato nel 1961 racconta l'arrivo degli italiani a Monaco und documento visivo reale e unico.

 

Ora dopo più di 50 anni Gottfried Deghenghi figlio del cineasta italiano Mario Deghenghi che ha girato la pellicola in bianco e nero degli italiani arrivati alla stazione di Monaco in Baviera nella anno 1961 cerca personaggi che in quei tempi (tra il 1960-1965 ca.) sono arrivati a Monaco e che tuttora sono residenti in Germania e Monaco) Una storia tutta italiana. Una storia di speranza, e di vita.

 

Cerchiamo persone di quel periodo, che possono darci informazioni oppure che possono raccontare di quel periodo. Lo scopo è un nuovo film documentario di questa avventura italiana in Germania dal 1960 ai giorni d"oggi. Un film documentario, che racconta di un periodo difficile, di speranze, perseveranza, sofferenza, lavoro, nostalgia di casa, destino, e tante storie personali.

 

Se avete informazioni o avete vissuto quel periodo in prima persona saremmo felici di un contatto volontario da parte vostra.

Gottfried Deghenghi, email: deghenghi@gmail.com, tel. 0039 335 67 69 644

 

 

 

Giovedì 29 Settembre, alle ore 10:00

Incontro con Cecilia Strada all'Istituto Italiano di Cultura di Berlino

 Oltre le cure: sviluppi nel lavoro medico di un ospedale di EMERGENCY

 

Berlino - Gli ospedali sono uno strumento di pace in zone di guerra. Cecilia Strada, presidente di EMERGENCY, spiega come gli ospedali e le cliniche di EMERGENCY siano progettati, costruiti e gestiti secondo le esigenze dei pazienti. In quest’occasione saranno presentate le aree dell'organizzazione nonché una serie di attività e progetti. L'incontro si terrà presso l'Istituto Italiano di Cultura di Berlino (Hildebrandstraße 2, 10785 Berlin- Tiergarten), con il supporto del Com.It.Es Berlino (Comitato degli Italiani all'Estero).

 

EMERGENCY è una organizzazione umanitaria italiana che presta assistenza medica a vittime civili di povertà e guerre, in particolare alle vittime di mine antiuomo. Oltre 7.000.000 pazienti sono stati curati gratuitamente dal 1994 al 2015 nelle cliniche, ospedali e centri di riabilitazione di EMERGENCY.

 

EMERGENCY promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. Il suo fondatore, il chirurgo Gino Strada, ha ricevuto nel 2015 il premio Nobel Alternativo Right Livelihood Award "per la capacità di offrire assistenza medica e chirurgica di eccellenza alle vittime della guerra e dell'ingiustizia, continuando a denunciare senza paura le cause della guerra". Dal 2015 EMERGENCY ha uno stato consultivo speciale presso ECOSOC, il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Dal 2006, EMERGENCY è partner ufficiale al Dipartimento dell’informazione pubblica delle Nazioni Unite.

 

 “Oltre le cure: sviluppi nel lavoro medico di un ospedale di EMERGENCY“

Giovedí 29 settembre 2016.

Entrata libera. 

Visti i posti limitati si prega di confermare la presenza a questo indirizzo: www.emerg.de/anmeldung ; anmeldung@emerg.de

Inizio: ore 10:00

Istituto Italiano di cultura

Hildebrandstraße 2, 10785 Berlin- Tiergarten

 

www.comites-berlin.de

Contatti: ufficiostampa@comites-berin.de  gaianovati@comites-berlin.de

 

 

 

Campagna PD per il sì all’estero”. Garavini e Rosato a Wolfsburg e a Lipsia

 

“Grande attenzione del PD verso le nostre comunità all’estero, in vista dell'imminente e importante referendum costituzionale, sul quale siamo chiamati ad esprimerci anche noi italiani nel mondo. Dopo le mie iniziative dei giorni scorsi in Svizzera e Germania abbiamo appena presenziato alla costituzione di due nuovi comitati Bastaunsì, a Wolfsburg e a Lipsia.

 

Il tour di questi giorni mira ad illustrare i vantaggi legati alla riforma costituzionale e l’importanza di partecipare al voto anche per i concittadini che non vivono in Italia. La riforma, oltre a segnare una svolta politico-istituzionale per tutto il Paese, porta con sé anche la riconferma della Circoscrizione estero, e cioè la presenza di rappresentanti degli italiani all’estero nella nuova Camera dei Deputati, quella Camera che esprime la fiducia al Governo e che vota tutte le leggi”. Lo dichiara Laura Garavini, della Presidenza del PD alla Camera, in occasione della missione che la vede accanto al Presidente dei Deputati PD, Ettore Rosato, a Wolfsburg e a Lipsia, dove si sono costituiti i due Comitati Bastaunsì.

 

A Wolfsburg si è costituito il Comitato “Vivere insieme”, promosso dall'omologa Associazione, che si va ad aggiungere ad un ulteriore comitato promosso dal Segretario del PD Germania, Francesco Garippo e dal Segretario del PD Wolfsburg, Silvestro Gurrieri.

 

Mentre a Lipsia, promosso da Nicole Rundo, si è costituito il Comitato Basta un sì degli accademici italiani a Lipsia.

 

Festa della legalità a Berlino. Dichiara Laura Garavini, fondatrice e presidente onorario dell’Associazione: “Anche quest’anno l’Associazione Mafia? Nein, Danke! propone un programma ricco di appuntamenti, in occasione della 9. Festa della legalità. E’ il nostro modo di promuovere una cultura della legalità in un contesto come quello tedesco, solo apparentemente estraneo alla penetrazione della criminalità organizzata. Siamo impegnati ormai da anni in questa direzione, dialogando con la società civile e con gli addetti ai lavori, proiettando film, allestendo mostre e spettacoli teatrali, coinvolgendo gli alunni e gli insegnanti di scuole italiane e tedesche.

Proprio pochi giorni fa abbiamo dato il via alla nona edizione della manifestazione, presentando al Cinema Babylon di Berlino il film di Gianfranco Albano, "Felicia Impastato", relativo alla lunga battaglia della madre per fare luce sulle cause della morte del figlio, Peppino Impastato, il giovane giornalista siciliano ucciso dalla mafia. Alla proiezione hanno partecipato il regista del film, Gianfranco Albano e uno degli interpreti, l’attore Alessandro Idonea.

La settimana della legalità prosegue il 23 settembre, alle ore 19,00, all’Istituto italiano di cultura di Berlino con un confronto sul contrasto europeo alla criminalità organizzata assieme ai colleghi del Bundestag tedesco, Susanne Mittag e Gerhard Schick.

Mentre il 23 ottobre prossimo proietteremo il film “La speranza di Lea Garofalo”, dedicato a Lea, la donna rapita e uccisa dal marito ‘ndranghetista perché aveva avuto il coraggio di denunciarlo. Ne discuterò con Enza Rando, dell’Ufficio legale di Libera, in occasione della proiezione del film, sempre al Cinema Babylon, alle ore 16,00”.  De.it.press 6

 

 

 

 

Le recenti trasmissioni di Radio Colonia

 

15.09.2016. Un'archeologa a Palmira. Nella Siria martoriata dalla guerra, le rovine di Palmira sono ormai un simbolo: occupate e distrutte da Daesh e poi liberate. Ma dall'Italia arriva un'idea che fa sperare, come ci racconta Maria Teresa Grassi.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/palmira-100.html

 

14.09.2016. Sette giorni all'inferno

È il titolo del reportage del giornalista Fabrizio Gatti pubblicato da L'Espresso. Fingendosi rifugiato, Gatti ha trascorso una settimana in un centro per richiedenti asilo vicino a Foggia. Lo abbiamo intervistato.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/fabrizio-gatti-foggia-100.html

 

Sanità e pensioni. Per conoscere e meglio orientarsi nel sistema sanitario e pensionistico tedesco, il Consolato di Colonia ha promosso un incontro informativo.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/rente-krankenversicherung-100.html

 

13.09.2016. La malattia di Hillary

La candidata democratica per la presidenza degli USA, Hillary Clinton, ha dovuto sospendere la sua partecipazione alla commemorazione dell’11 settembre perché ha contratto una polmonite. Un duro colpo per la sua immagine: gli avversari l'accusano di non essere abbastanza trasparente.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/hillary-clinton-138.html

 

Francesco Gabbani. Dietro il successo del vincitore di Sanremo Giovani, noché talentuoso cantautore, polistrumentista, fonico e tecnico del suono, c’è tanto lavoro e dedizione alla musica.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/francesco-gabbani-100.html

 

Torte per Amatrice. A Würselen, nel Nordreno-Vestfalia, gli alunni del corso di italiano del liceo cittadino prendono a cuore il destino dei coetanei di Amatrice colpiti dal terremoto e decidono di raccogliere fondi, vendendo dolci durante l’intervallo. Una storia di solidarietà giovanile.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/wuerselen-amatrice-100.html

 

12.09.2016. Girotondo austriaco

Nuovo colpo di scena in Austria. Il ministro degli interni, Wolfgang Sobotka, ha annunciato la posticipazione delle elezioni presidenziali previste per il 2 ottobre. La nuova data possibile è stata individuata nel 4 dicembre, ma sono tanti gli ostacoli da superare.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/oesterreich-praesidentenwahl-102.html

 

 09.09.2016. Stelle cadenti?

Nonostante la bufera che ha investito la giunta Raggi di Roma, per gli italiani la sindaca deve stare al suo posto. I grillini, anche quelli in Germania, non sono indignati e il popolo della rete è annoiato dalla vicenda.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/virginia-raggi-cinque-stelle-100.html

 

Per una cultura della solidarietà. Dare valore alla vita e alla dignità delle persone, qualsiasi sia la loro provenienza. Questo il principio ispiratore che ha fatto nascere l'associazione Prima Persona ad Amburgo.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/cultura-della-solidarieta-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli.Il calendario del giovedì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/index.html

 

08.09.2016.Terremoto: contro le bufale

TerremotoCentroItalia è nato la mattina del 24 agosto per raccogliere e condividere informazioni utili e verificate da decine di attivisti digitali. Ai nostri microfoni, il fondatore Matteo Tempestini.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/attivisti-digitali-terremoto-100.html

 

Berlinesi dell'anno. Il premio italiano dell'anno del comites di Berlino compie dieci anni. Una manifestazione in costante crescita, come ci racconta la presidente Simonetta Donà.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/comites-berlino-premio-100.html

 

07.09.2016. Roaming, non finirà

Senza roaming per novanta giorni all'anno in tutti i paesi dell'Unione. Un compromesso che scontenta gli utenti. Ma anche le società di telecomunicazioni si lamentano.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/roaming-telefonia-mobile-100.html

 

Investire nel futuro, all'estero. Andare all’estero non per trovare lavoro ma per crearlo. Animata da questo spirito e da questo intento una famiglia è volata da Palermo a Düsseldorf per aprire una piccola impresa. Con successo.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/famile-flaccomio-100.html

 

Nella sabbia del Brandeburgo. Era il 23 aprile 1945. A Treuenbrietzen, nel Brandeburgo, si consumava l’ennesima tragedia della guerra. Un web documentario ce ne parla in modo particolare ed interattivo.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/treuenbrietzen-100.html

 

06.09.2016. "Digitale Agenda", ancora molto da fare

La "Digitale Agenda" compie due anni e procede a rilento. Internet veloce, fibre ottiche sono infrastrutture che mancano in molte zone.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/digitale-agenda-102.html

 

"Amore, amore". Reinhold Joppich, ex dirigente della casa editrice KiWi e grande amante del Belpaese, ha pubblicato, assieme al musicista Mario di Leo, un libro dedicato alle più belle storie d'amore della letteratura italiana.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/pagine-scelte/joppich-reinhold-100.html

 

05.09.2016. Sconfitta la Merkel. Conseguenze in Europa

La Merkel ammette le responsabilità della sconfitta elettorale in Meclenburgo-Pomerania Occidentale ma non cambia corso sui profughi. Esulta l'AfD di Frauke Petry

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/merkel-afd-cdu-100.html

 

Modello Alto Adige? Per il presidente Obama è un esempio da copiare nel mondo per risolvere i conflitti etnici. Ma proprio in Alto Adige molti cittadini non sono d’accordo e si dividono fra chi vorrebbe perfezionare il sistema di convivenza, ideato da Alcide De Gasperi, e chi lo vorrebbe sopprimere.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/altoadige-accordo-settanta-anni-100.html

 

02.09.2016. Tutti contro il Fertility day

Non è piaciuta la campagna per incentivare le donne a fare figli appena lanciata dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin. "Non è innanzitutto una questione sanitaria", sottolinea la sociologa Chiara Saraceno ai nostri microfoni.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/polemiche-campagna-sulla-fertilita-100.html

 

Paesaggi sonori dall'"Heimat". Ha cercato di ricrearli l'artista del suono Alessandra Eramo con la performance "Echi migratori" e le risposte degli italiani di Berlino a questa domanda: quali rumori ti vengono in mente quando pensi alle tue radici?

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/a-tu-per-tu/echi-migratori-alessandra-eramo-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli. Il calendario del giovedì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/index.html

 

 

 

 

 

Dal 24 settembre operativa la sede di Amburgo dei Lucani nel Mondo

 

AMBURGO - Dal 24 settembre sarà operativa la sede di Amburgo di Palazzo Italia Bucarest, l’incubatore multifunzionale dove viene promosso il made in Italy, realizzato dall’Associazione Regionale dei Lucani nel Mondo “Asociatia Lucani nei Balcani”. Lo annuncia il presidente dell’Associazione, Giovanni Baldantoni, riferendo che il coordinamento dell’attività della sede tedesca è affidato a don Pierluigi Vignola. L’iniziativa – sottolinea la nota – ha una rilevanza strategica in quanto la Germania da sola assorbe una quota di export del “made in Basilicata” pari al 12%.

“L’eccellenza agroalimentare della Basilicata, non solo l’Aglianico del Vulture – aggiunge Baldantoni – è già diffusa sui mercati tedeschi. Ma certamente i molti oli extra vergine, i salumi, i prodotti da forno e le conserve rappresentano delle eccellenze ancora sconosciute ai consumatori europei. Eppure, a vedere le reazioni decisamente positive dei grandi acquirenti tedeschi, il mercato estero è già pronto ad accoglierli. L’agroalimentare può essere uno dei vettori principali per il rilancio dell’economia della Basilicata e la promozione del territorio regionale. Sempre in Germania – dice il presidente dell’Associazione – l’export di frutta fresca ha incrementi del 15% l’anno. E poi c’è il turismo: i tedeschi sono la terza clientela estera per la Basilicata con 35mila tra arrivi e presenze e una quota dell’11% della clientela estera di alberghi e strutture ricettive”.

Si completa dunque il progetto di estendere la rete di Palazzo Italia Bucarest nei Balcani aprendo uffici di delegazione in Ungheria, Serbia, Bulgaria, Moldavia (oltre alla missione in Germania).

“In area Balcanica la definizione di “Sistema Italia” non può che comprendere anche quelle iniziative realizzate con fini differenti da quello economico, quali la cooperazione istituzionale e sociale e dunque, gli attori economici sono solo alcuni dei numerosi soggetti che a questo sistema fanno riferimento. Una situazione – spiega Baldantoni - più favorevole alle nostre piccole e medie imprese perché qui ci sono piccole economie aperte, che stanno sperimentando una trasformazione strutturale considerevole”.

“Sono caratterizzate da scambi con l’estero in forte crescita e da un profilo strutturalmente deficitario nel commercio di beni, cui si contrappone un afflusso di investimenti importante e, in diversi casi, risorse finanziarie aggiuntive dalle rimesse e da altri trasferimenti. I dati confermano il ruolo di primo piano dell'Italia nell'area: l'export italiano verso i Balcani supera i 15 miliardi. Anche sotto l'aspetto produttivo, i Balcani – conclude - sono un polo di grande attrattività, non solo dal punto di vista logistico, pur importante, ma anche per Il concetto di internazionalizzazione che sta cambiando radicalmente, e sta assumendo una rilevanza particolarmente significativa nel contesto della crisi”. (aise 9)

 

 

 

A Berlino un incontro sui temi della previdenza per artisti e liberi professionisti

 

Il 28 settembre un'iniziativa organizzata dalla Uim Berlino con il supporto del Comites e il patrocinio dell'Ambasciata d'Italia

 

BERLINO – Si svolgerà mercoledì 28 settembre alle ore 17 presso la DGB Haus di Berlino (Keithstr. 1-3) un incontro informativo sui temi della previdenza dedicata in particolare agli artisti e ai liberi professionisti italiani operanti in loco.

L'iniziativa è organizzata dalla Uim Berlino con il supporto del Comites e il patrocinio dell'Ambasciata d'Italia a Berlino nell'ambito di una serie di appuntamenti volti a chiarire e far comprendere le varie tematiche del vivere e operare in Germania.

Scelgono di vivere a Berlino, città attiva, culturale ed energica, spesso artisti e liberi professionisti, che si rivolgono agli uffici Uim per avere consulenze e informazioni dettagliate su come far parte della cassa artisti, e quali sono le categorie di lavoratori autonomi che rientrano nell’obbligo dell’assicurazione previdenziale.

Alla conferenza, moderata da Katia Squillaci dell'Ital Berlino, interverranno Martina Thoss della Deutsche Rentenversicherung Bund (DRV), e Andreas Kißling della Künstlersozialkasse (KSK). Gli interventi si terranno in tedesco con traduzione in italiano e verrà riservato ampio spazio per le domande dal pubblico.

L'ingresso è libero; visti i posti limitati si prega di confermare la propria presenza a: info@comites-berlin.de o uim.berlino@gmail.com. dip

 

 

 

 

A Francoforte sul Meno l'incontro con il nuovo assessore Carmela Castagna

 

Il 23 settembre alla missione cattolica di Nied la presentazione seguita da un dibattito sull'importanza della partecipazione politica dei connazionali alla vita cittadina

 

FRANCOFORTE SUL MENO – È previsto venerdì 23 settembre alle ore 18 nella sala della missione cattolica di Nied (Nieder Kirchweg 12) a Francoforte sul Meno l'incontro di presentazione del nuovo assessore cittadino Carmela Castagna.

 

Seguirà un dibattito sull'importanza della partecipazione politica dei connazionali alla vita cittadina, con interventi del console generale di Francoforte, Maurizio Canfora, del presidente del Comites, Calogero Ferro, del consigliere comunale Luigi Brillante, riconfermato nelle ultime elezioni amministrative per Europa Liste, e di don Danilo, parroco della Missione di Nied.

 

A segnalare l'evento Luigi Brillante, che ribadisce la sua soddisfazione per la nomina della connazionale al governo di Francoforte sul Meno. Per Brillante si tratta di una testimonianza di come “l'impegno di tanti italiani a partecipare attivamente alla vita politica comunale alla fine sia stato coronato con un grosso successo”. “Ci auguriamo – prosegue - che ciò sia di stimolo a tante altre persone ad impegnarsi politicamente in questa città. Con l’elezione di Carmela Castagna ad assessore la comunità ha un referente politico all’interno della giunta comunale. Pertanto – conclude Brillante - noi italiani abbiamo uno strumento molto valido per far sentire la nostra voce”. (Inform 12)

 

 

 

 

 Merkel: "A Saviano il riconoscimento e il rispetto della Germania"

 

La cancelliera ha partecipato alla consegna del premio M100 che viene dato a giornalisti e scrittori che si distinguono per il loro coraggio: "Lei è un luminoso esempio"

 

POTSDAM - Un "luminoso esempio". Con queste parole la cancelliera Angela Merkel ha rivolto a Roberto Saviano il ringraziamento della Germania per il suo "coraggio" di scrittore anti-camorra.

 

La cancelliera, intervenendo a Potsdam per la consegna del premio M100 Media Award 2016 andato quest'anno all'autore di "Gomorra", ha ricordato che questo riconoscimento va al "coraggio" di giornalisti e scrittori: "Lei, signor Saviano, incarna questo coraggio come quasi nessun altro. Ciò la rende un luminoso esempio. Per questo le tributiamo il nostro ringraziamento e rispetto".

 

IL DISCORSO DI SAVIANO ALLA CERIMONIA

Nel tratteggiare la propria visione di Unione europea, Merkel ha parlato di un'Europa "che, unita, si occupa della sicurezza, e protegge le proprie cittadine e cittadini da pericoli di politica estera e di sicurezza, dalla criminalità organizzata, dalla minaccia del terrorismo internazionale, dai drammatici effetti che possono sorgere per una singola persona coraggiosa come Roberto Saviano nell'esercizio della libertà di opinione e di stampa".

 

"Signor Saviano, che il coraggio di un singolo di esprimere e diffondere il proprio pensiero mettendo in pericolo la propria vita venga combattuto così tanto, dimostra che questo coraggio può davvero produrre mutamenti. Le auguro di cuore che il suo coraggio un giorno venga ricompensato col fatto che le situazioni penose che lei descrive nelle sue opere cambino in meglio".  LR 16

 

 

 

 

Appuntamenti a Monaco di Baviera e dintorni

 

fino a domenica 2 ottobre, ore 12, c/o Asamkirche Maria de Viktoria (Neubaustr. 1 1/2, Ingolstadt) Rassegna: "Orgelmatinee um Zwölf" Ingresso libero

Il programma è disponibile all'indirizzo: www.ingolstadt.de/kultur (sotto "Konzerte & Musik", "Orgelmusik"). Organizza: Kulturamt der Stadt Ingolstadt in collaborazione con Istituto Italiano di Cultura e Sparkasse Ingolstadt

 

·mercoledì 21 settembre, ore 20:00, c/o Jazzclub Hirsch (Auf dem Gries 8, 85368 Moosburg an der Isar) Concerto jazz: "Enrico Sartori Deutsches Trio"

con Enrico Sartori (reeds), Manolo Diaz (bass) e Davide Roberts (piano)

Organizza: Jazzclub Hirsch

·martedì 4 ottobre, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura (Hermann-Schmid-Str. 8, München) "Ricordando Umberto Eco". Ripercorriamo le tappe più importanti della vita di Umberto Eco, sulla base delle testimonianze di Gianni Coscia (musicista) e Mario Andreose (giornalista, editor di Umberto Eco)

Intermezzo musicale: Gianni Coscia (fisarmonica). Modera: Cecilia Mussini

In lingua italiana e tedesca. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria su www.iicmonaco.esteri.it (sotto Calendario delle manifestazioni) oppure a  stampa.iicmonaco@esteri.it o tel. 089/74 63 21-32. Organizza: I                    ic

·giovedì 6 ottobre, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura (Hermann-Schmid-Str. 8, München) "La tarda estate dei poeti - Il Festival internazionale della lirica" con Mariangela Gualtieri (Italia), Mara-Daria Cojocaru (Germania), Martin Bieri (Svizzera). Modera: Antonio Pellegrino (Bayerischer Rundfunk)

Al termine della serata Feinkost Farnetani è lieto di offrire un rinfresco

In lingua tedesca e italiana. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria su www.iicmonaco.esteri.it (sotto Calendario delle manifestazioni) oppure a  stampa.iicmonaco@esteri.it o tel. 089/74 63 21-32 oppure -0

Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura, Consolato Generale della Confederazione Svizzera e Stiftung Lyrik Kabinett

·sabato 8 e domenica 9 ottobre, ore 10:00-16:30, c/o Caritas (Lämmerstr. 3, München) Corso "Nuovo Orientamento Professionale con ProfilPASS"

"Con ProfilPASS (www.profilpass.info), dopo aver identificato i propri punti di forza, il percorso supporta la definizione degli obiettivi per il futuro e aiuta a pianificare i prossimi passi da intraprendere." Questi incontri saranno dedicati a un pubblico di signore. Il corso sarà guidato dalla Dott.ssa Laura Menghi, Facilitatore certificato ProfilPASS. I costi del corso (€30 per materiale ProfilPASS e catering) sono sostenuti dal Sozialreferat. Numero partecipanti: da 3 a 5. Informazioni:  pomue@gmx.net e  laura.menghi@hotmail.com

Organizza: Caritas München in collaborazione con "Pomü: un ponte tra Prato e München", grazie alla gentile disponibilità della dott.ssa Laura Menghi e con il sostegno del Sozialreferat

 

 

 

 

Garavini (PD): “Preziose le candidature SPD di Garippo e Glosemeyer alle comunali di Wolfsburg”

 

Garavini, Rosato e Sigmar Gabriel, insieme in campagna elettorale, per le amministrative in Bassa Sassonia

 

 

 

“Ad ogni appuntamento elettorale troppi connazionali ritengono che il loro voto non serva, che sia superfluo. E' vero il contrario: i voti dei concittadini di origini straniere possono essere determinanti per la vittoria o meno di politiche a favore degli stranieri. Vale anche per le prossime comunali a Wolfsburg, domenica, alle quali sono candidati per la SPD diversi connazionali. Ben due dei cinque capilista sono di origine italiana: Franco Garippo, già consigliere comunale e Presidente della giunta per l’integrazione degli stranieri, e Immacolata Glosemayer, gia consigliera regionale della SPD.

 

Accanto a loro sono candidati inoltre altri bravi connazionali come Luigi Cavallo, Antonio Zanfino e Maria Franka Galizia. Sono persone impegnate da decenni per il bene della loro comunità. Persone che conoscono bene le istanze ed i bisogni dei loro concittadini e che hanno dimostrato nel tempo di prendere molto sul serio il loro incarico e di saperlo portare avanti con successo. La comunità italiana ed europea di Wolfsburg non può lasciarsi scappare questa occasione e attraverso una numerosa partecipazione deve essere capace di eleggere i propri candidati, che sono un vero motivo di orgoglio, non solo per la città, ma per tutta la comunità italiana in Germania”.

 Lo ha dichiarato Laura Garavini, della presidenza del PD alla Camera, intervenendo alla Festa della Famiglia della SPD, organizzata dalla comunità italiana a Wolfsburg.

All’iniziativa sono intervenuti anche il Presidente dei Deputati PD alla Camera, Ettore Rosato, nonché il Vicecancelliere e leader del partito socialdemocratico, Sigmar Gabriel. De,it,press 7

 

Garavini (PD): “Congratulazioni agli eletti italiani alle comunali di Wolfsburg e agli elettori, per l‘ottimo voto”

La Deputata PD aveva sostenuto i candidati italiani della SPD assieme a Sigmar Gabriel e Ettore Rosato

 

“Wolfsburg si conferma una punta di diamante per la partecipazione politica degli italiani all’estero. Alle comunali nella città della Volkswagen i capilista della SPD Franco Garippo e Immacolata Glosemeyer sono stati eletti consiglieri comunali, nonchè sindaci di quartiere. Si tratta di un’ottima notizia per i connazionali residenti a Wolfsburg e più in generale per gli italiani all’estero. Entrambi hanno raggiunto uno strepitoso risultato personale, frutto anche della ammirevole mobilitazione del Pd locale, capace di promuovere una massiccia partecipazione al voto da parte dei nostri connazionali.

 

A Franco e a Tina va il mio più affettuoso augurio di buon lavoro. Anche per l’ulteriore positivo sviluppo delle relazioni italo-tedesche in un Land importante come la Bassa Sassonia, è prezioso potere disporre di interlocutori così stimati all‘interno della SPD e dell‘intera comunità di Wolfsburg.

 

Le mie sincere congratulazioni vanno anche agli altri candidati eletti a livello di consiglio di quartiere per la SPD: Antony Spatola, Francesco Cavallo, Marzo Alizzi”. Lo dichiara Laura Garavini, della Presidenza del PD alla Camera. La scorsa settimana la Deputata PD aveva partecipato con il Vice Cancelliere e Segretario della SPD, Sigmar Gabriel e il Presidente dei Deputati PD, Ettore Rosato, a un grande  evento pubblico, a sostegno dei candidati della SPD a Wolfsburg. Dip 15

 

 

 

A Lipsia il convegno “Che genere di medicina? Medicina di genere: una prospettiva per le donne”

 

Il 24 settembre l'incontro annuale di ReteDonne, la piattaforma delle donne italiane in Europa, fondata ad Amburgo nel 2010

 

LIPSIA – Si svolgerà il 24 settembre a Lipsia, presso il Kunstkraftwerk Leipzig (Saalfelder Strasse 8b), il convegno intitolato “Che genere di medicina? Medicina di genere: una prospettiva per le donne”, incontro annuale di ReteDonne, la piattaforma delle donne italiane in Europa, fondata ad Amburgo nel 2010.

La riflessione, che include relazioni e workshop, è incentrata sul tentativo in corso con la medicina di genere a ristabilire un equilibrio tra le disuguaglianze di cura che derivano da una ricerca medica prevalentemente basata sugli uomini, attraverso la promozione di una ricerca differenziata in base al genere. Una consapevolezza su cui si innesta lo sforzo di superare la standardizzazione degli studi e dei trattamenti a favore di una medicina personalizzata con conseguenti benefici per tutti.

Interverranno professioniste che hanno preso a cuore la tematica e l'importanza della sua divulgazione a tutti i livelli, come Fortunata Dini, psicologa psicoterapeuta; Luisa Mantovani, direttore del centro oncologico presso l'ospedale St. Georg di Lipsia; Flavia Franconi, esperta di Farmacologia di genere e assessore della Regione Basilicata; Annalisa Maggiani, danza-movimento terapeuta, psicologa e membro del direttivo di Salutare e.V. , associazione per la salute mentale italiana in Germania; Anna Periz, psicologa e psicoterapeuta di formazione junghiana.

L'inizio dei lavori è previsto alle ore 11 con il benvenuto di Lisa Mazzi, presidente di ReteDonne, e i saluti istituzionali di Matteo Pardo, addetto scientifico dell'Ambasciata italiana a Berlino e Laura Garavini, deputata eletta per il Pd nella ripartizione Europa.

Durante la giornata Elettra Bargiacchi, musicista e compositrice, proporrà un'esibizione musicale per chitarra classica, mentre in serata – ore 18 - è prevista l'assemblea generale di ReteDonne.

L'invito è rivolto a donne interessate al tema e a coltivare il rapporto con altre donne. L'obiettivo è conoscersi, arricchirsi delle reciproche esperienze, conoscenze e competenze, e rendere visibile le risorse delle donne italiane, la cui messa in rete è la finalità principale del sodalizio.

Per l'organizzazione del convegno ReteDonne ringrazia in particolare l’associazione Donna&Salute, la redazione NoiDonne di Roma e il centro culturale Kunstkraftwerk Leipzig, fondato da Luisa Mantovani. Quest'ultima, che interverrà nel corso dei lavori, è da anni promotrice di attività di supporto per i pazienti affetti da tumore (www.hausleben.org) e di programmi di prevenzione contro il tumore al seno come il pink shoe day (per informazioni: www.pink-shoe-day.de).

La partecipazione al convegno è gratuita, per confermare la propria presenza scrivere a: retedonne@gmail.com. (Inform/dip)

 

 

 

 

 

Il 29 settembre a Francoforte la direttrice della “Casa di Goethe” di Roma dr. Maria Gazzetti

 

Il 29 settembre 2016, alle ore 19,00, presso la sala eventi dell’ ENIT ( Barckhaus Str. 10), sarà ospite del Consolato Generale d’Italia a Francoforte la direttrice della “ Casa di Goethe” di Roma dr. Maria Gazzetti,  nel quadro del ciclo di iniziative promosso da questo Consolato dal titolo “ Un viaggio in Italia – quattro citta della Italienische Reise tra mito, storia ed attualità”.

 

Nel presentare l’unico museo e centro culturale della Repubblica Federale Tedesca al di fuori dei suoi confini nazionali Maria Gazzetti interverrà parlando de “ Il Mito Roma e la Casa di Goethe”.

 

Modera l’incontro il prof. dr. Luigi Reitani (direttore dell’IIC Di Berlino ) il quale presenterà, in occasione di questo evento, anche il progetto “ Con la Fiat 500 sulle orme di Goethe in Italia”.  

 

Per la rubrica  “Anteprima”, curata da Michele Santoriello, la dr. Gazzetti ha rilasciato un’intervista che troverete anche sul sito:

http://www.ilmitte.com/anteprima-intervista-maria-gazzetti-direttrice-della-casa-di-goethe-di-roma/ iic

 

 

 

 

 

Venerdì 23 settembre all’IIC di Colonia. Le strade del jazz: mostra, conferenza, concerto

 

Le strade del jazz: Giorno. Mostra fotografica di Roberto Cifarelli nell’ambito della Internationale Photoszene Köln.

Il festival ITALIANA viene inaugurata da una mostra fotografica, alla presenza dell‘autore, dedicata al rapporto tra fotografia e jazz. Le immagini sono state scattate in città italiane grandi e piccole dove il jazz è di casa e colgono i musicisti soprattutto alla fine del concerto, quando, dopo aver dato tutto, se ne vanno insieme al pubblico. Roberto Cifarelli lavora per le più prestigiose riviste jazz italiane e internazionali. Nel 2015 è stato scelto tra i partecipanti della mostra mondiale Jazz World Photo. La mostra consta di due parti. La seconda parte "Le strade del jazz - notte" viene esposta dal 20 al 23 ottobre 2016 all'Altes Pfandhaus die Colonia. Durata della mostra: 23.09. - 04.10.2016. Orario di apertura: Lu - Ve ore 9-13 e 14-17

 

Conferenza di Stefano Zenni. Moderazione: Claudia D’Avino (Radio Colonia, WDR Funkhaus Europa). Stefano Zenni è direttore artistico del Torino Jazz Festival dal 2013. Ha pubblicato saggi su Louis Armstrong, Herbie Hancock, Miles Davis e Charles Mingus. Come autore di Liner Notes è stato tra i candidati per i Grammy Awards. Dal 2009 al 2013 è stato editor della rivista „Il Giornale della Musica“. Dal 1997 è moderatore di Rai Radio3, tra l’altro delle trasmissioni „Mattino Tre“, „Il terzo anello“, „Body and soul“.

In collaborazione con il Torino Jazz Festival.

 

Salvoandrea Lucifora & Alessandro Palmitessa. Salvoandrea Lucifora, tromba, Alessandro Palmitessa, sassofono, clarinetto ed elettronica

Salvoandrea Lucifora è nato nel 1990 in Sicilia e nel 2009 si è trasferito a Torino dove, nel 2013, ha terminato la sua ricerca su „Ingegneria del Cinema e dei mezzi di comunicazione”. Nel 2015 ha completato gli studi di tromba presso il conservatorio Giuseppe Verdi di Torino e ha iniziato un Master in tromba jazz presso il conservatorio di Amsterdam. Ha suonato con Michael Moore, Furio Di Castri, Giampaolo Casati, Wolter Wierbos, Erik Boeren e Dado Moroni. Alessandro Palmitessa ha studiato jazz e sassofono classico e ha vinto diversi premi. Suona in numerose formazioni internazionali e ha girato l’Europa con l’orchestra giapponese Shibusa Shirazu. Dal 1997 vive a Colonia e dirige la „Menschensinfonieorchester“. In collaborazione con l‘Assessorato alla Cultura della Città di Colonia, Radio Colonia WDR Funkhaus Europa e Torino Jazz Festival. Nell'ambito di ITALIANA - Un ponte sul Reno tra due culture - Il Festival della Musica a Colonia dal 23.09- 23.10.2016. Ingresso gratuito.

IIC-Colonia

 

 

 

 

Il Comites di Monaco di Baviera ha eletto il proprio nuovo esecutivo

 

Venerdì 16 Settembre 2016 nel corso della propria riunione il Comites di Monaco di Baviera ha eletto il proprio nuovo Esecutivo. Quest’ultimo era stato infatti sfiduciato nella precedente riunione di giugno ma, su proposta della Presidente, Daniela Di Benedetto, era anche stato rimandato il voto sul nuovo organo in modo da dare a tutti i consiglieri la possibilità di essere informati e candidarsi.

 

Rolando Madonna, Alessandra Santonocito e Silvana Sciacca si sono quindi proposti e l’assemblea del 16 Settembre li ha confermati con larghissimo consenso. Rolando Madonna, essendo risultato il piú votato sarà il nuovo vicepresidente.

 

Anche la Presidente ha quindi rimesso al Comitato il proprio mandato e chiesto se vi fossero altri candidati che però non si sono manifestati. La presidenza è stata contestualmente votata e Daniela Di Benedetto ha nuovamente ricevuto l’ampia fiducia con la quale era stata eletta già la prima volta.

 

In sostitutzione dell’ex Segretario oggi Vice Presidente, Rolando Madonna, è stata eletta Segretaria Lara Sonza.

 

Le consigliere Alicandro e Sotiriou hanno esercitato il legittimo diritto di non partecipare all’intera procedura di voto. Il numero dei votanti è rimasto comunque superiore al numero legale e tutte le maggioranze sono state maggioranze assolute.

 

Al termine della procedura la Presidente ringrazia tutti gli intervenuti e gli eletti e formula un sentito augurio di serena e armonica partecipazione che possa da ora in poi caratterizzare il lavoro dell’esecutivo e del Comitato, sottolineando come, se si guarda alla sostanza del lavoro, ai principi che guidano il nostro agire e agli obiettivi politici, saranno senz’altro piú numerosi i punti di accordo che quelli di disaccordo.

 

Il Comites di Monaco di Baviera introduce con ciò ancora una nuova innovazione nella vita dei Comites, che è stata anche accolta dal Ministero con una propria lettera in cui ne conferma la legittimità visto il vuoto legislativo sin qui perpretratosi.

 

La prima innovazione era stata quella della possibilità di partecipare per video-conferenza alle riunioni del Comites senza perdere il proprio diritto di voto e di riunione le riunioni dell’Esecutivo totalmente per video-Conferenza. Forme di riunione che sono state entrambe disciplinate dal nuovo regolamento che lo stesso Comitato si è dato. Comites Monaco

 

 

 

 

 

L’integrazione dei migranti. Il progetto tedesco

 

BERLINO - "Se quello sui migranti è il test più importante che l’Europa è chiamata ad affrontare da molto tempo a questa parte, nessuno dei Paesi europei sta investendo sulla cultura dell’accoglienza e dell’integrazione come i tedeschi. Il progetto di Angela Merkel, della "große Koalition", fra Cristiano-democratici e Socialdemocratici, di trasformare il Paese in una miscela di differenze è un modo per evitare, in un futuro prossimo, quella guerra tra i poveri tanto auspicata in Italia dai Salvini e in Francia dalle Le Pen". Ne parla Vincenzo Maddaloni in un articolo pubblicato dal Deutsche Italia, giornale on line bilingue diretto da Alessandro Brogani a Berlino.

"Poi ci si stupisce ogniqualvolta si scopre che la Germania ha una marcia in più. Se quello sui migranti è il test più importante che l’Europa è chiamata ad affrontare da molto tempo a questa parte, nessuno dei Paesi europei sta investendo sulla cultura dell’accoglienza e dell’integrazione come i tedeschi.

Né la Francia, né l’Italia, né l’Inghilterra per non parlare delle altre nazioni europee, si stanno impegnando in uno sforzo comunicativo e ideologico paragonabile a quello che mobilita la politica tedesca.

L’obiettivo è da una parte quello di offrire spunti documentati di riflessione ai privati cittadini desiderosi di orientarsi in un momento politicamente complesso, dall’altra parte difendere il progetto d’integrazione dai costanti attacchi delle frange della politica e della società refrattaria a ogni discorso sul "multiculturalismo".

Si tenga a mente che quando il presidente della Repubblica Christian Wulff, in un discorso del 2010, citò l’Islam come religione appartenente alla Germania allo stesso titolo di ebraismo e cristianesimo, fu travolto da polemiche d’ogni sorta. Sei anni dopo – domenica 26 giugno a Sebnitz, in Sassonia – il suo successore Joachim Gauck, attualmente in carica, è sfuggito all’assalto di un neonazista armato, che insieme a un centinaio di altre persone lo apostrofava come "traditore del popolo", proprio in virtù delle sue posizioni sul tema dell’immigrazione.

Sicché non sorprende, bensì conferma la centralità del tema nonché l’urgenza di parlarne a un vasto pubblico, la mostra al Deutsches Historisches Museum di Berlino, dal titolo "Immer bunter" ("Sempre più colorati", "Sempre più vari"). L’esposizione esalta l’importanza del tema dell’immigrazione nella storia del Paese, ricostruendone i percorsi a partire dal secondo Dopoguerra, ed evidenziando i frutti dell’educazione agli ideali di tolleranza e multiculturalismo.

Non a caso sempre di immigrazione si parla nel Padiglione tedesco alla 15ma Biennale di Architettura di Venezia. "Making Heimat. Germany, Arrival Country", questo il titolo della mostra, sta lì a ricordare al mondo che la Germania nel 2015 ha aperto i suoi confini per ricevere oltre un milione di rifugiati. Sottolineando che sebbene i confini dell’Ue si siano in gran parte richiusi, migrazioni e accoglienza sono dinamiche che non si possono fermare.

"Making Heimat. Germany, Arrival Country" presenta studi, storie di successo e un lungo inventario di progetti pensati per fornire un riparo per chi migra verso la Germania e altrove. La parola Heimat - solitamente tradotta come terra d’origine - qui traduce e riassume un concetto fluido gli ingredienti del quale sono la politica, la cultura e, naturalmente, l’architettura. Elementi indispensabili per integrare al meglio i nuovi arrivati.

Naturalmente, sono indispensabili residenzialità a basso costo, prossimità al lavoro e alle opportunità d’impresa. Ma per far sì che i nuovi arrivati non siano né si sentano destinati solo ai lavori più umili, come accadde negli anni Sessanta, è essenziale insistere sin dal principio sull’apprendimento della lingua, istituire scuole di alto livello nei quartieri più disagiati, creare biblioteche pubbliche che facciano concorrenza ai centri di indottrinamento religioso. Così funziona in Germania.

Beninteso, anche qui l’accoglienza è un tema controverso: da una parte c’è la grande disponibilità dimostrata e un’Amministrazione per lo più efficiente; dall’altra parte, dopo i fatti della notte di capodanno a Colonia e la crescita dei partiti di destra, l’atmosfera si è avvelenata. Tuttavia c’è un certo modo di reagire destinato a far presa su vasti strati della società civile. Come lo spettacolo "Fear" in scena dal prossimo 28 ottobre in uno dei maggiori teatri berlinesi, la Schaubühne, che porta la firma di Falk Richter, autore e regista senza paura di "onomastì komodèin", di "mettere in burla chiamando per nome", i tic di Frauke Petry, le smorfie di Marine Le Pen, le pulsioni antiabortiste di Gabriele Ku. E di proporre scene di satira, anche violenta, come quando vengono prese letteralmente a pugni le sagome di alcuni uomini politici dell’AfD Alternative für Deutschland, il partito di opposizione che predica un estremismo di chiaro stampo xenofobo.

Insomma, se la Sicilia è l’approdo e la Germania la meta sognata, a Berlino – unico esempio nella realtà europea – si investe su come rispondere in maniera ordinata all’esodo in atto, in modo che il rifugiato venga accolto dalla società non come una iattura, bensì come un’opportunità. In assonanza con lo storico "Wir schaffen das", "Ce la possiamo fare", con il quale – l’anno scorso di questi giorni - la cancelliera Angela Merkel annunciava al mondo l’apertura delle frontiere tedesche ai profughi.

Dopotutto il termine "multiculturalismo" esprime una visione della nazione come un insieme di identità, piuttosto che di classi. E tuttavia, le classi economiche continueranno a esistere, in un mondo dove il fossato tra i ricchi e i poveri continuerà ad allargarsi. Finora non vi è alcuna forza politica rilevante che difenda attivamente gli interessi dei più poveri e che lotti contro la crescente diseguaglianza tra le classi. Accade così in Europa e in gran parte dell’Occidente.

Il progetto di Angela Merkel, della "große Koalition" fra Cristiano-democratici e Socialdemocratici di trasformare il Paese in una miscela di differenze è un modo per evitare, in un futuro prossimo, quella guerra tra i poveri tanto auspicata in Italia dai Salvini e in Francia dalle Le Pen. E quindi, meglio raddrizzare il tiro accantonando persino il motto "Gott mit uns", "Dio cristiano del popolo germanico", e sostituirlo con l’anglosassone "In God We trust", straordinariamente ecumenico e che, come l’oro, si rivolge a tutti. Insomma, nulla va trascurato purché il progetto si realizzi". (aise 8) 

 

 

 

 

 

La crisi della lingua italiana in Germania. Un processo irreversibile?

 

BERLINO  - “La lingua italiana è la quarta più studiata al mondo e la Germania è il Paese dove più si studia. Questo afferma il libro bianco “L’italiano nel mondo che cambia”, presentato nel 2014 a Firenze durante gli Stati generali della lingua italiana nel mondo. La manifestazione, voluta dai ministeri degli esteri, cultura e istruzione, ha fatto il punto sullo stato di salute della lingua italiana all’estero. La domanda di italiano nel mondo è viva, sia pur con grandi differenze geografiche. La questione cruciale è come intercettarla con un’offerta adeguata e più competitiva rispetto alla proposta di insegnamento di altre lingue. In altre parole: cosa bisognerebbe fare per contrastare la “concorrenza” non solo delle lingue di interesse tradizionale come francese, spagnolo e tedesco (l’inglese è un caso a parte), ma anche di quelle, come il cinese, il russo e l’arabo, che appaiono potenzialmente in grado di sottrarre spazio all’italiano?”. Inizia così la riflessione che Pasquale Episcopo affida alle pagine de “Il Mitte”, quotidiano online edito a Berlino.

“Il libro bianco lancia l’allarme e cita l’esempio della Cina, “che sta realizzando un piano globale di diffusione del cinese fondato sull’obiettivo dell’apertura di mille Istituti Confucio all’estero entro il 2050”. Non dice però che l’Italia sta attuando un piano diametralmente opposto, fatto di dismissioni e chiusure.

Gli istituti italiani di cultura, che nel 2000 erano 94, attualmente si sono ridotti a 83 e la tendenza, a giudicare da dichiarazioni ufficiali del ministero degli esteri, dovrebbe continuare nei prossimi anni. Ciò stride con l’affermazione, contenuta nel testo ministeriale, in base alla quale “la promozione e la diffusione linguistico-culturale costituiscono obiettivi prioritari della politica estera del nostro Paese”. La politica, dunque, predica bene e razzola male ed è la prima responsabile delle condizioni in cui si trova la promozione della nostra cultura all’estero.

L’8 aprile scorso a Monaco di Baviera, l’Istituto di italianistica dell’Università Ludwig Maximilian, in collaborazione con l’Associazione docenti d’Italiano in Germania (ADI), con l’Istituto italiano di cultura e con il Consolato italiano, ha organizzato gli Stati generali della lingua italiana in Germania. È stata una giornata di scambio di informazioni, di confronto, analisi e discussione, alla quale hanno partecipato i rappresentanti di gran parte delle istituzioni erogatrici di corsi di italiano e anche, cosa importante, delle istituzioni dello Stato, ambasciata e ministero degli esteri in primis. La moderazione è stata affidata al prof. Paolo Balboni dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

L’incontro ha messo in evidenza le luci e le ombre che caratterizzano la diffusione dell’italiano terra tedesca. L’italiano, in Germania, è richiesto soprattutto in Baviera, mentre in diversi Länder del nord e dell’ovest ci sono segni che evidenziano una preoccupante diminuzione di interesse.

Tra gli interventi, particolarmente interessante è stato quello del direttore dell’Istituto di cultura di Berlino, il prof. Luigi Reitani, che a conferma della tendenza suddetta ha menzionato la situazione della capitale. Al momento al Politecnico di Berlino i corsi di italiano sono stati soppressi e per questo sarebbe auspicabile un’azione politica e diplomatica che si estendesse anche all’ambito nazionale. Tale azione tuttavia non ha luogo, perché in Germania mancano politici italiani che la sostengano.

Nella sua presentazione il prof. Reitani ha parlato del valore della competenza linguistica. Riconoscere questo valore vuol dire capirne il significato in quanto “bene relazionale”, bene cioè “che serve per essere in relazione con se stessi, con gli altri e con il mondo”. Di qui l’importanza di capire quale sia la domanda di competenza linguistica al fine di condurre un’indagine di mercato, approfondita e seria, che fornisca i dati fondamentali per comprendere chi siano i frequentatori dei corsi e perché scelgano l’italiano. “Il primo dato è che non abbiamo dati” ha ironicamente rimarcato il professore.

Un altro problema, che riguarda in particolare gli istituti di cultura, è dato dal fatto che, ad eccezione di Berlino, i corsi sono affidati a società esterne e ciò impatta su visibilità, qualità e controllo delle attività svolte.

Una terza difficoltá è rappresentata dal fatto che gli istituti sono solo una delle realtà operanti sul territorio. Svariati altri attori operano senza coordinarsi e perfino in concorrenza tra loro.

L’insegnamento dell’italiano, in Germania, finirá per scomparire?

La discussione finale è stata particolarmente accesa e interessante. In un botta e risposta con la rappresentante del ministero degli esteri, la dott.ssa Lucia Pasqualini, il prof. Balboni ha rimarcato l’importanza della certezza dei finanziamenti e dei tempi del loro rilascio. Ma la cifra stanziata per l’anno in corso (700.000 euro per tutta la rete estera) ha frustrato le aspettative, gelando l’uditorio. Al termine dei lavori è stata rimarcata la necessità di un’estesa azione di coordinamento, a vari livelli e gradi, e tra tutti gli attori coinvolti. Questo in sintesi è il lascito degli Stati generali della lingua italiana in Germania e all’ADI va l’apprezzamento per aver promosso e organizzato la manifestazione.

Che ci voglia più coordinamento è senz’altro vero, che questo possa essere effettivamente realizzato è, tuttavia, opinabile. Il coordinamento è oggetto di critiche perché difficilmente attuabile e rinviato con scarso successo alla responsabilità degli individui, che spesso rinunciano a causa del notevole aumento di lavoro che ne deriverebbe o perché temono una perdita di potere. Nel caso dell’insegnamento dell’italiano in un Paese grande come la Germania e senza una strategia comune e condivisa, come potrà funzionare il coordinamento delle numerosissime persone coinvolte? Basterà il grido di dolore espresso a Monaco l’8 aprile scorso?”. (aise 13)

 

 

 

 

Debora Serracchiani a Monaco di Baviera

 

MONACO DI BAVIERA - L’incontro a Monaco di Baviera con due ministri del Land bavarese, Beate Merk (Affari regionali) e Marcel Huber (Rapporti con il Governo federale), “è stato estremamente importante” e “getta le basi per ragionare su un aumento dei traffici sul Porto di Trieste e su una semplificazione realizzata attraverso un corridoio doganale diretto tra Trieste e Monaco”.

Lo ha affermato la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ieri al termine dei colloqui avuti con i due ministri al centro congressuale per la Cultura e l’Istruzione di Monaco (Gasteig), colloqui che permettono di “dare concretezza all’Accordo siglato tra il Friuli Venezia Giulia e la Baviera lo scorso 4 maggio a Trieste alla presenza del presidente Seehofer”.

Serracchiani ha ricordato che i punti chiave dell’Accordo bilaterale erano proprio “la capacità di migliorare la viabilità, le connessioni, la portualità e soprattutto il fatto che la Baviera consideri Trieste il suo terzo Porto dopo Amburgo e Brema”. Così, l’odierna presentazione dello scalo giuliano alle Istituzioni e alle Autorità bavaresi con il commissario straordinario Zeno D’Agostino, “consentirà di conquistare nuovi spazi in un mercato che è di grande interesse per il Porto di Trieste e per il Friuli Venezia Giulia”.

All’incontro con i ministri era presente l’ambasciatore d’Italia a Berlino Pietro Benassi, con il console generale italiano a Monaco Renato Cianfarani.

“Con il ministro Merk - ha rilevato ancora Serracchiani - abbiamo parlato anche di Programmazione europea, dei grandi progetti europei che ci vedono insieme nella Strategia Alpina e della possibilità anche di utilizzare fondi europei con progetti comuni, per quanto riguarda l’Istruzione, la Formazione, la Ricerca, la Viabilità e le connessioni in generale”.

 

La presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, prima di incontrare i ministri bavaresi Beate Merk e Marcel Huber e di prendere parte alla presentazione del Porto di Trieste al Gasteig, ha incontrato a Monaco di Baviera rappresentanti della comunità italiana che vive nella capitale del Land.

Accolta all’Aeroporto dal console generale d’Italia Renato Cianfarani, Serracchiani si è soffermata alla Scuola bilingue italo-tedesca Leonardo da Vinci con l’ambasciatore d’Italia in Germania Pietro Benassi per rivolgere alcune riflessioni ai nostri connazionali. In particolare, il Ginnasio bilingue attivato a Monaco, ha detto la presidente, “ci qualifica ed è importante per la comunità italiana per intensificare i nostri rapporti”. Peraltro, gli sviluppi che riguardano il Porto di Trieste costituiscono “un nuovo tassello” importante nelle relazioni tra la Regione e il Land.

Uno dei punti dell’Accordo bilaterale siglato lo scorso 4 maggio a Trieste tra Friuli Venezia Giulia e Baviera riguarda proprio l’Istruzione e la Formazione professionale.

A Monaco - secondo dati del 2014 - sono oltre 29.000 gli italiani che risultano residenti, mentre in tutta la Germania continua a crescere la comunità dei nostri connazionali, il cui primo fulcro fu costituito anche da emigranti provenienti dalle terre del Friuli Venezia Giulia. (ppd 15)

 

 

 

 

Da Draghi un regalo alla Germania da 122 miliardi di euro

 

Grazie ai tassi bassi che pure critica Berlino mantiene in ordine i conti. I verdi: "Per il pareggio di bilancio ha fatto più la Bce di Schaeuble". Immediata la replica del ministro: "Abbiamo saputo approfittare della situazione". In arrivo nuovi sgravi fiscali -di TONIA MASTROBUONI

 

 BERLINO - Lungi dall'ammettere che Mario Draghi ha regalato un gran sollievo ai conti pubblici tedeschi, Wolfgang Schaeuble ha detto persino un po' piccato che "almeno noi abbiamo dimostrato di saper approfittare dei tassi bassi". La sua replica ad un articolo uscito stamane sull'Handelsblatt che quantifica in 122 miliardi di euro i risparmi sul servizio del debito accumulati dalla prima economia tedesca tra il 2008 e il 2015, è arrivata nel corso della presentazione al Bundestag del bilancio 2017. 

 

Dal fatidico autunno del fallimento di Lehman Brothers all'anno dell'emergenza profughi, la Germania ha risparmiato grazie ai tassi di interesse portati dalla Bce ai minimi storici, oltre quattro punti di Pil di interessi sul debito. Un calcolo che tiene conto delle previsioni espresse in questi anni dal governo e le mette a confronto coi consuntivi. Sven-Christian Kindler, portavoce dei Verdi, ha detto "Mario Draghi ha fatto per il pareggio di bilancio molto più di quanto non abbia fatto Wolfgang Schaeuble".

 

Schaeuble ha preferito invece, nel corso della discussione in Parlamento, mandare un segnale di senso opposto a Mario Draghi, che riunisce il consiglio direttivo della Bce dopodomani a Francoforte e discuterà anche se prolungare il Quantitative easing, il programma di acquisto dei titoli sul mercato per rilanciare i consumi e a cascata l'inflazione, oltre marzo del 2016. Draghi ha sempre ribadito che lo farà, se riterrà l'andamento dei prezzi ancora lontano dall'obiettivo del due per cento: giovedì sono attese revisioni in peggio dei dati del Pil, da parte della Bce. E neanche l'andamento dell'inflazione nell'Eurozona è motivo di euforia: ad agosto è rimasta al palo, allo 0,2%.

 

Il ministro delle Finanze ha mandato dunque il suo messaggio trasversale a Draghi: i tassi di interesse sono "troppo bassi" - i tedeschi sono angosciati, attualmente, per gli effetti sui bilanci delle banche e delle assicurazioni - e la liquidità creata dalle banche centrali "è preoccupante". Ma per i suoi concittadini, il responsabile delle Finanze ha anche preparato una piacevole sorpresa.

 

Con un annuncio che sembra anche una risposta alla crisi politica della Cdu, scossa dal sorpasso dei populisti dell'Afd in Meclemburgo-Pomerania, il ministro conservatore ha promesso 15 miliardi di euro di sgravi fiscali alle piccole e medie imprese, nel 2017. Tre mesi fa la promessa era stata di 12 miliardi, le finanze pubbliche in ottima salute consentono al ministro, che continua a mantenere l'impegno del pareggio di bilancio dal 2014, di aumentare la quota a 15. Schaeuble ha  anche respinto le critiche di Linke e Verdi: "sono chiacchiere quelle sull'austerità", nel bilancio si nota effettivamente un aumento delle spese sociali e di quelle per l'istruzione e la ricerca, ma anche degli investimenti in infrastrutture e difesa. LR 6

 

 

 

Alla Camera dei Deputati la presentazione del progetto “Cervelli in viaggio”

 

Introdotta da Fucsia Nissoli Fitzgerald (Des – Cd, ripartizione America settentrionale e centrale) l'iniziativa che si propone di incoraggiare la circolazione di giovani e talenti italiani per favorire la loro proiezione internazionale e la ricaduta sul sistema Italia

 

ROMA – Si è svolta ieri la conferenza stampa di presentazione del progetto “Cervelli in viaggio”, iniziativa che si propone di incoraggiare la circolazione dei giovani e dei talenti italiani per favorire la loro proiezione internazionale ma anche la loro ricaduta sul sistema Italia, con l'investimento di quanto appreso per lo sviluppo del nostro Paese. Il modello è il programma “Torno subito” della Regione Lazio, che mette a disposizione risorse per giovani che vogliano fare un'esperienza all'estero includendo un percorso conclusivo in aziende della regione. Al programma ha aderito Learn Italy, agenzia culturale fondata 8 anni fa a New York, che ospita in quest'ambito un master in comunicazione e giornalismo ma intende ora promuovere nuove iniziative di internazionalizzazione  rivolte a giovani, talenti e imprese italiane offrendo un hub di contatti, di confronti, di esperienze e di studio fra Usa e Italia.

 

Ad introdurre la conferenza Fucsia Fitzgerald Nissoli (Cd-Des), deputata eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale, che ha segnalato quanto la formazione sia “uno strumento importante per governare i cambiamenti e per fare in modo che i giovani ne diventino i diretti protagonisti”. Auspicando un sempre maggior incontro tra “ingegno italiano e il mondo”, Nissoli ha poi rilevato come compito della politica sia quello di creare le condizioni per fare in modo che il nostro Paese diventi attrattivo per i talenti di tutto il mondo, augurandosi un cambiamento di mentalità che trasformi la dinamica della “fuga dei cervelli in cervelli in viaggio”.

 

Un cambiamento sollecitato anche dal moderatore dell'incontro, Gianni Lattanzio, segretario generale dell’Istituto per la Cooperazione con i Paesi Esteri, che ha ricordato come la “fuga dei cervelli” costituisca un impoverimento per il nostro Paese: “il fatto che, secondo una recente indagine Idos, il 60% dei laureati italiani pensi di emigrare all'estero è un dato preoccupante perchè vanifica l'investimento che il Paese ha fatto su di loro – afferma, pur rilevando come sia indispensabile il respiro internazionale della formazione per affrontare le sfide della crisi e competere in un mondo globalizzato. “La politica ha il dovere di rendere l'ambiente italiano attraente per ricercatori e talenti, per questo – ha concluso Lattanzio, - proprio come avviene in altri Paesi europei, credo che progetti come questo vadano moltiplicati a macchia d'olio”.

 

Ad illustrare il lavoro di Learn Italy è stato il presidente e fondatore Massimo Veccia, che ha ricordato come la sede newyorkese sia una scuola di lingua italiana che riscuote molto successo negli Stati Uniti, ricordando anche la nutrita presenza di connazionali che, “ovunque si trovino nel mondo, restano sempre fortemente legati al nostro Paese, anche più di noi, e che spesso dimentichiamo”. Rimarcata anche l'importanza dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, impegnati invece a tenere saldo il legame dei connazionali con la Penisola.

 

“Oggi Learn Italy – spiega Veccia - ha all'attivo 20 network in tutto il mondo e la nostra intenzione è quella di essere un supporto per i giovani e i talenti curiosi di comprendere come funzionano le cose all'estero, nei diversi settori, e di diventare un hub per le aziende, anche piccole, del turismo, della creatività, del design o della cultura che volessero affacciarsi al mondo della promozione della nostra cultura e del nostro saper fare all'estero, un mondo impegnativo ma anche molto affascinante”. A New York Learn Italy si appresta ad accogliere una decina di vincitori del bando “Torno subito” per un master di comunicazione e giornalismo, ma l'intenzione è quella di organizzare analoghi percorsi di perfezionamento e internazionalizzazione per giovani e talenti italiani.

 

Roberto Litta, esperto di marketing internazionale e scrittore, ha rilevato come oggi la non conoscenza dell'inglese sia da considerarsi quale “analfabetismo” che compromette lo schiudersi di opportunità professionali in un mondo del lavoro che non è più quello del passato, in cui spesso l'occupazione restava la stessa per tutta la vita. A un mercato altamente competitivo e sempre più frammentato non è corrisposto l'adeguamento dei sistemi di welfare e soprattutto un cambio di mentalità promotore di un più spedito e proficuo spirito di adattamento: “abbiamo incoraggiato i giovani a scegliere il percorso universitario in vista dell'occupabilità – afferma Litta - mentre è necessario che lo studio risponda ad una passione, per alimentare i talenti e le eccellenze”. L'auspicio è dunque la creazione di “un volano per sfruttare anche in Italia le competenze acquisite all'estero”, per fare in modo che l'Italia diventi più competitiva e capace di attrarre anche investimenti dall'estero, “che arrivano – ricorda Litta – se il progetto è valido e non per raccomandazione”. L'orgoglio che in special modo tanti connazionali emigrati all'estero nutrono per la storia del nostro Paese deve trasformarsi in un impegno “per costruire un futuro degno di questo passato – conclude Litta.

 

Un messaggio di saluto è stato inviato per l'occasione da Adriano Palozzi, vice presidente della Commissione Ambiente, Lavori pubblici, Mobilità, Politiche della casa e urbanistiche della Regione Lazio, che ha richiamato l'importanza del programma “Torno subito” e l'impegno della Regione per iniziative che possano dare “ai nostri giovani concrete speranze occupazionali e formative”. (Viviana Pansa - Inform 13)

 

 

 

La circolare dell’on. Garavini ai democratici in Europa

 

È stato il giorno dei grandi nomi. C'era Sigmar Gabriel, segratario della SPD e vice Cancelliere. E c'era il nostro Presidente di gruppo, Ettore Rosato. Insieme, a una grande festa italiana, per sostenere i nostri candidati alle comunali di Wolfsburg, in Germania. La città della Bassa-Sassonia in questa tornata elettorale si conferma modello di integrazione anche a livello politico: tra i candidati della SPD, partito fratello del PD, a Wolfsburg ci sono ben due capilista su cinque di origini italiane: Franco Garippo, Consigliere di fabbrica della Volkswagen, già Consigliere comunale e Presidente della giunta per l’integrazione degli stranieri, e Immacolata Glosemayer, responsabile di una associazione di 'Tagesmutter' e consigliera regionale della SPD.

Insieme ai due capilista si candidano per i consigli comunali anche Luigi Cavallo, Antonio Zanfino e Maria Franka Galizia. Persone che conosco da anni, animate dalla passione di battersi per il bene della propria città. Gente che ha dimostrato negli anni la propria esperienza. Nel mio discorso, in questa bella piazza, ho sottolineato l'importanza di non stare a guardare, ma di partecipare, di andare a votare. Chi vota la lista della SPD, per Garippo e Glosemayer, vota per persone che conoscono da vicino i problemi e le necessità degli italiani di Wolfsburg.

 

Lanciata a Berna la campagna per il referendum - e in Svezia

Non a Roma, non a Milano, non a Palermo. Bensì all'estero, precisamente a Berna, in Svizzera. È lì che abbiamo fatto partire la prima iniziativa per il SÌ al referendum per la riforma costituzionale. E’ stato un segnale bello ed importante iniziare la campagna referendaria fra gli italiani in Europa, insieme al coordinatore nazionale dei Comitati Basta un SÌ, il senatore Roberto Cociancich. Perchè proprio come italiani in Europa vogliamo dare un'iniezione di modernizzazione al nostro Paese, dicendo SÌ ad una  democrazia più efficace, meno sprecona, più europea. Una bella cosa a sostegno della campagna per il SÌ se la sono inventata gli amici italiani in Svezia. Che dimostrano che si può prendere sul serio la politica e il referendum,  senza però perdere la leggerezza e l’ironia. Come dimostra questo simpatico filmato, realizzato dai bravissimi Laura Parducci, Luca Malosti e Massimo Cocco del Comitato Basta un SÌ della Svezia, di cui sarò prossimamente ospite, che ci ricordano come siano importanti i sì nella nostra vita. 

 

Ludwigshafen, Saarlouis, Mannheim, Wolfsburg e Lipsia dicono sì

Ho approfittato della pausa estiva per incontrare tanti connazionali, in giro per l'Europa, e ragionare insieme sul significato del SÌ alla riforma costituzionale. E’ emozionante toccare con mano l’entusiasmo dei tanti italiani che vogliono contribuire in modo concreto alla vittoria del SÌ e creano comitati, si danno da fare, forniscono informazioni a chi non conosce il contenuto della riforma. Con l’approvazione definitiva delle modifiche costituzionali attraverso il SÌ al referendum l’Italia non solo diventerà una democrazia più moderna e più efficiente, più stabile e più governabile, ma ridurrà anche il numero dei Parlamentari e abolirà definitivamente le province ed il CNEL. Ho parlato di questi effetti in occasione del lancio dei Comitati Basta un SÌ a Ludwigshafen, a Saarlouis, a Mannheim, a Wolfsburg e a Lipsia. Ringrazio di cuore i coordinatori - rispettivamente Ercole Mingrone, Baldo Martorana, Patrizio Maci, Francesco Cummaudo, Francesco Cavallaro e Nicole Rundo - per avere deciso di metterci la faccia, in una sfida così importante per il futuro del nostro Paese. Questo referendum sarà l'occasione per dimostrare che l'Italia è finalmente capace di passare dalle chiacchiere ai fatti. E che è finita la fase in cui si trovava la milionesima scusa per non cambiare mai.

 

Gli orti pubblici: uno strumento di integrazione molto riuscito

Non solo un luogo per il tempo libero e per rilassarsi nel verde. Ma un luogo di integrazione. Il più simpatico che io abbia conosciuto nel corso dei miei tanti viaggi fra gli italiani in Europa. Parlo dell'orto pubblico in Germania. A Saarlouis ho partecipato ai festeggiamenti per gli 80 anni della fondazione dei locali orti urbani, ovvero spazi di verde pubblico di cui si prendono cura i cittadini, fra i quali molti italiani. Fra una zappata al terreno e un’annaffiata all’insalata, in tutti questi anni sono sbocciate anche solide amicizie che hanno contribuito al miglioramento delle relazioni fra tedeschi e le comunità di origini straniere. E’ incredibile osservare come iniziative di questo tipo possano favorire l’inclusione e i rapporti di buon vicinato, anche tra diverse nazionalità. A fare gli onori di casa due instancabili amici: il Presidente dell'Associazione degli Orti, Pietro Tornabene e il Presidente della Consulta per l’integrazione del Land Saarland, Patrizio Maci, veri motori di integrazione tra i nostri connazionali.

 

Al CERN, per toccare con mano l’eccellenza europea

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di toccare con mano un pezzo dell'Europa migliore: il Cern, cioè il più grande laboratorio di ricerca, al mondo, sulla fisica delle particelle. A farci da guida il Professor Antonio Ereditato, che dirige uno degli esperimenti di maggiore interesse al CERN. Questo laboratorio di grande eccellenza non è solo un polo di ricerca invidiatoci in tutto il mondo. E’ anche una fonte di sviluppo e benessere per tutto il continente, perché le scoperte qui realizzate hanno un impatto straordinario e molto concreto sulla vita di ciascuno di noi. Basti pensare che proprio qui è stata inventata la rete internet www. Ma anche strumenti radiologici che hanno portato alla ideazione delle macchine per le Tac, o per le risonanze magnetiche. Fa piacere vedere che l'Italia è uno dei paesi membri più attivo e più stimato, a livello internazionale, sia per il puntuale e generoso contributo economico, ma soprattutto per l'eccellenza dei numerosi ricercatori e dirigenti qui operanti. Inoltre viene molto apprezzato anche l'approccio del nostro attuale Governo. A differenza del passato si stanziano risorse a favore della ricerca, se ne ribadisce il valore strategico e si è in procinto di costruire un grande centro di eccellenza nell'ex area EXPO.

 

Al via a Berlino la 9. Festa della legalità di Mafia? Nein, Danke!

Siamo giunti ormai alla 9. edizione della Festa della legalità di Mafia? Nein Danke!, l’associazione a cui ho dato vita nell'agosto del 2007, subito dopo i fatti di Duisburg. Anche quest’anno abbiamo un ricco programma di iniziative. Lo scopo è quello di portare all’attenzione dell’opinione pubblica tedesca l'esigenza di combattere la criminalità organizzata anche in quei luoghi dove le mafie sono meno visibili ma fanno affari d’oro, come in Germania. Giorni fa al Cinema Babylon di Berlino abbiamo proiettato il film 'Felicia Impastato', alla presenza del regista, Gianfranco Albano e del bravo interprete, Alessandro Idonea. Insieme abbiamo convenuto come non sia sufficiente un contrasto solo militare, ma come serva invece una battaglia soprattutto culturale, così da sconfiggere la mentalità mafiosa, imperante ancora oggi in troppi territori. I prossimi appuntamenti della Festa della Legalità sono un dibattito sul contrasto europeo alla criminalità organizzata insieme ai colleghi del Bundestag tedesco,  Susanne Mittag e Gerhard Schick e la proiezione del film 'La speranza di Lea Garofalo', dedicato al ruolo che le donne possono avere nello sconfiggere le mafie.

 

Un pensiero per le vittime del terremoto

Il terremoto che ha investito l'Italia centrale in queste settimane è una tragedia per le persone colpite, per le loro famiglie, ma anche per l’Intero Paese. Alla popolazione della zona, ai familiari delle vittime in Italia ed all'estero e alle amministrazioni coinvolte, va la mia più sentita solidarietà. Un caloroso ringraziamento va ai soccorritori e a chi si sta prodigando per la raccolta di fondi per i terremotati. La grande ondata di solidarietà che si è levata in Italia ed all'estero è motivo di grande conforto. Come pure è molto importante che il nostro Governo sia intervenuto tempestivamente stanziando risorse da utilizzare subito nelle aree terremotate. Va nella giusta direzione anche la decisione del Consiglio dei Ministri di prevedere un grande piano per la messa in sicurezza delle case degli italiani su tutto il territorio nazionale, nelle aree a forte rischio sismico. Per troppo tempo fondi destinati a ristrutturazioni antisismiche a livello comunale e regionale non sono stati utilizzati oppure sono stati dirottati su altri scopi, estranei alla prevenzione. Su questo tema non c’è vincolo di bilancio che conti. Basta spendere bene i soldi, tenendo alla larga approfittatori e organizzazioni criminali. Ne ho parlato nel corso di una mia breve intervista al secondo canale della TV pubblica tedesca. Laura Garavini, de.it.press 9

 

 

 

La denuncia di Oxfam: "Ogni giorno 28 minori migranti scomparsi in Italia"

 

Il rapporto della ong fotografa il dramma di bambini e ragazzi arrivati da soli sulle nostre coste. Il loro numero è raddoppiato nell'ultimo anno e il sistema di accoglienza rivela tutte le sue falle - di CRISTINA NADOTTI

 

ROMA - Da soli, in balia di trafficanti e truffatori di ogni genere, spinti a lasciare le famiglie nella speranza di una vita migliore. Nell'ultimo anno, denuncia la ong Oxfam, è raddoppiato il numero di minori che raggiungono l'Italia da soli: "Secondo i dati UNHCR, dal 1 gennaio 2016 ad oggi, ben il 15 per cento di tutti i migranti arrivati in Italia è rappresentato da bambini e ragazzi che viaggiano soli - evidenzia il nuovo rapporto pubblicato oggi da Oxfam - Questi dati seguono un trend globale, secondo cui il numero di minorenni soli all'interno dei flussi migratori è in costante aumento: gli ultimi dati disponibili stimano che circa la metà di tutti i rifugiati a livello mondiale siano minori, e che, nei paesi di destinazione, dal 4 al 15 per cento dei richiedenti asilo siano minori non accompagnati".

 

Le cifre del fenomeno. In Italia, scrive Oxfam, "ormai quasi esclusivo punto d’arrivo dei flussi migratori diretti verso l’Europa, dopo la chiusura della rotta balcanica e l’accordo tra Unione Europea e Turchia, al 31 luglio 2016 erano sbarcati 13.705 minori soli, con un incremento di più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (basti pensare che, in tutto il corso del 2015, ne erano arrivati 12.360). Secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, circa il 40 per cento dei minori non accompagnati (quasi 4.800) si trova attualmente in Sicilia. L’attuale normativa infatti prevede che i minori soli siano automaticamente in carico ai servizi sociali dei cosiddetti “comuni di rintraccio”, cioè i Comuni in cui di fatto approdano".

 

Le falle dell'accoglienza. A fronte di questa emergenza minori il sistema per accoglierli, denuncia sempre Oxfam, è inadeguato e lacunoso, tanto che sono moltissimi, ben 28 al giorno, i bambini e ragazzi che si allontanano dai centri in cui sono ospitati e scompaiono.Nei primi sei mesi del 2016 quelli per i quali è stato segnalato l’allontanamento sono stati ben 5222.Sono minori di cui semplicemente si perdono le tracce, la maggior parte sono egiziani (23,2 per cento), somali (23,1 per cento ) ed eritrei (21,1 per cento). Lo sforzo di società civile, comuni e regioni, osserva Oxfam, non basta a tamponare l'inadeguatezza dei centri "hotspot" realizzati dall’Unione europea e dalle autorità italiane per registrare i nuovi arrivi e velocizzare le procedure di respingimento ed espulsione. I minori si trovano così in strutture sovraffollate, dove mancano i servizi minimi sia per gli adulti sia per i minori e sono molti coloro che restano in questa situazione fino al compimento dei 18 anni di età. Ma anche a chi viene trasferito in comunità di prima accoglienza per i minori le cose non vanno molto meglio e Oxfam continua a raccogliere testimoniance di trattamenti inadeguati o palesemente contrari agli obblighi di legge. Così, seppure senza aiuti e mezzi, i minori fuggono. Nelle voci raccolte da Oxfam si coglie la loro determinazione a raggiungere il Nord Europa, spesso contando su una comunità che si è già stabilita all'estero, oppure la disperazsione di voler fuggire a centri di accoglienza che somigliano a prigioni o dai quali non si sentono tutelati.

 

L'appello. "Circa il 40 per cento dei minori non accompagnati è di fatto bloccata in Sicilia, spesso nei piccoli comuni di approdo: è l'effetto di una normativa nazionale che limita fortemente la possibilità che altre regioni italiane condividano la responsabilità dell'accoglienza di questi bambini e ragazzi, precludendo loro la possibilità di essere ospitati in strutture e contesti più attrezzati e dignitosi", dice Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia. "Oxfam e le organizzazioni partner in Sicilia, come AccoglieRete e Borderline Sicilia, incontrano regolarmente ragazzi che raccontano di non essere stati informati della possibilità di presentare richiesta di asilo o del diritto di avere un tutore legale, ossia qualcuno che agisca nei loro migliori interessi e che tuteli i loro diritti. L'assegnazione di un tutore però può richiedere anche diversi mesi.

Se la situazione dei bambini è particolarmente critica - conclude la nota di Oxfam - quella di coloro che compiono 18 anni non lo è di meno. Molti vengono semplicemente cacciati dai centri in cui soggiornavano, finendo così anche

loro in mezzo a una strada.Tra dieci giorni i governi di tutto il mondo si incontreranno alle Nazioni Unite a New York per definire il loro impegno concreto per le persone costrette a fuggire: questo è il momento di chiedere loro di cambiare il destino di queste persone". LR 8

 

 

 

Berlino contro il vertice anti-austerity. «Hollande e Renzi irresponsabili»

 

Weber, che guida i popolari al Parlamento europeo, attacca: «Soliti giochetti di Tsipras, manipola Italia e Francia». E Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco: «Quando i leader socialisti s’incontrano non vien fuori niente di intelligente» - di Ivo Caizzi, inviato a Bratislava

 

Il centrodestra tedesco, favorevole a rigidi vincoli Ue di bilancio e alla leadership incontrastata di Berlino in Europa, ha contestato il vertice anti-austerità organizzato ad Atene dal premier greco di estrema sinistra Alexis Tsipras con l’adesione di sostenitori della flessibilità eurosocialisti come il presidente francese Francois Hollande e il premier Matteo Renzi.

Scaheuble contro Euro-Med: «Dai leader socialisti niente di intelligente»

Durante l'Eurogruppo/Ecofin informale a Bratislava il responsabile delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha commentato in modo molto duro. «Credevo fosse una riunione di leader di partito e non commenterò su questo - ha detto Schaeuble -. Quando i leader socialisti si incontrano, per lo più non viene fuori nulla di molto intelligente». Il presidente dei 19 ministri finanziari dell’Eurogruppo, l’olandese filo- Berlino Jeroen Dijsselbloem, pur usando toni diplomatici sul summit anti-austerità ad Atene, ha ventilato una sospensione dei prestiti per 2,8 miliardi di euro attesi dalla Grecia nell’ambito del piano di salvataggio, se Tsipras non recupererà «il tempo perso» non attuando molte misure di rientro nei vincoli di bilancio concordate con Bruxelles.

Weber (Ppe) contro Renzi, Hollande e Tsipras

Il leader tedesco dei deputati europopolari e referente della cancelliera Angela Merkel nell’Europarlamento, Manfred Weber, ha attaccato frontalmente Hollande e Renzi per la loro partecipazione al vertice in Grecia. Weber ha contestato al premier ellenico i «soliti giochetti» per evitare di attuare le misure di austerità. Ha aggiunto che «il presidente Hollande - probabilmente per motivi di politica interna - e il primo ministro Renzi stanno consentendo a Tsipras di manipolarli» e che non dimostrerebbero «senso di responsabilità» aderendo alla riunione anti-austerità ad Atene. L’eurodeputato tedesco Markus Ferber ha definito «Club Med» l’accordo in embrione sulla flessibilità di bilancio tra Grecia, Italia, Francia, Portogallo e altri Stati mediterranei, che consentirebbe «ai Paesi del Sud Europa di organizzare una minoranza di blocco in grado di fermare a Bruxelles tutti i provvedimenti non graditi». Il commissario Ue tedesco Gunter Oettinger, merkeliano di ferro, si è schierato in una intervista contro un possibile fronte comune dei governi mediterranei. A Bratislava Schauble ha anche respinto le critiche dei colleghi del Sud sui surplus commerciali eccessivi della Germania, che frenano la ripresa nella zona euro. Il ministro tedesco, secondo indiscrezioni del quotidiano Handelsblatt di Dusseldorf , avrebbe addirittura scaricato la responsabilità sulla Bce di Mario Draghi, che con la sua politica monetaria accomodante ha deprezzato l’euro e favorito così l’export tedesco. CdS 9

 

 

 

L'Europa si fa scudo del Brexit per coprire i suoi errori

 

La Brexit continua ad essere argomento caldo di Bruxelles, come se non ci fosse altro a cui pensare. Oggi il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker colto dai fantasmi della Brexit, per la prima volta in un vertice a 27, alle porte del vertice di Bratislava, in cui si tratterà del tema controverso del Ttip da cui dipenderà il destino di centinaia di milioni di europei e le ripercussione che ci saranno sull'Europa, pensa a ridisegnare il futuro dell'Europa senza la figura "ingombrante" di Londra, per la prima volta assente "giustificato" nell'incontro odierno.

Tutta l'avversione lanciata contro Londra e la tracotanza espressa in un trilaterale dai leader dei principali paesi membri riuniti a Ventotene in cui si è detto che l'Europa può andare avanti, anche senza il Regno Unito, se così è, mi vengano a spiegare perché nel vertice di oggi a Strasburgo, la scena che domina sarà ancora il Brexit?

Vi resta difficile immaginare un futuro senza Londra in una Europa strozzata dalla crisi economico-finanziaria che ha cambiato il volto del continente negli ultimi otto anni?

Tante cose sono accadute nel range temporale. Ai problemi già in essere si sono aggiunti negli ultimi anni, altri, non di poco conto, la migrazione, le inutili sanzioni imposte a Mosca, che per alcuni paesi coinvolti direttamente da scambi commerciali, vedi Italia, si sono rivelate un boomerang; non meno grave il terrorismo che si è accanito in particolare su paesi ad alta presenza di comunità islamiche, Francia e Belgio, successivamente anche la Germania per l'apertura scellerata della Cancelliera Merkel verso gli arrivi dai corridoi balcanici, è stata direttamente coinvolta. Infine lo strano feeling con Ankara di cui ancora non ho compreso se porterà verso un fidanzamento o qualcosa di più istituzionale, il matrimonio. Penso che non lo sappia neppure Bruxelles che si muove come un elastico a volte lo tende e a volte lo ritira.

E del momento incerto dell'Europa ne ha parlato anche il Commissario per gli Affari Economici Pierre Moscovici nel suo intervento a Strasburgo: "l'Europa dei 28 è l'oggi, quella a 27 è l'avvenire, quella a 19 dell'Eurozona è il cuore pulsante della Ue". poteva non far sentire la sua voce il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi che da Trento ha avvertito: "E' pericoloso fermarsi a metà cammino con l'Unione europea". Maurizio Compagnone

 

 

 

Ue: come non farci governare dalle crisi     

                                                                            

Fare luce sui problemi politico-istituzionali del processo decisionale dell’Unione europea, Ue. È questo l’obiettivo di Governing Europe, il progetto lanciato un anno fa dall’Istituto Affari Internazionali, Iai, e il Centro Studi sul Federalismo, Csf, dopo una riflessione sulle diverse crisi (economica, migratoria, di sicurezza e di consenso) che attanagliano l’Unione e svelano i limiti del suo sistema di governo, caratterizzato - nel bene e nel male - da un’architettura istituzionale unica al mondo.

 

L’assenza o il ritardo di risposte politiche europee, e la loro inadeguatezza di fronte alle sfide poste dai tempi nascono spesso da un’insufficiente volontà politica dei governi nazionali, alla quale si affiancano però numerose deficienze strutturali, non di rado generate da compromessi al ribasso tra i Paesi membri.

 

Un circolo vizioso da cui è possibile uscire solo attraverso dei cambiamenti politico-istituzionali che tengano conto dell’alto livello di complessità ed interconnessione a cui è giunto il processo di integrazione europea. Governing Europe ha così prodotto uno studio finale che avanza una serie di proposte tese a rendere le decisioni prese dall’Ue più efficienti e democratiche.

 

Una nuova narrazione per una politica europea virtuosa

Perché gli Stati europei hanno deciso di unirsi, rinunciare a pezzi di sovranità e condividere spazi politici e decisionali? Le ragioni sono cambiate negli anni, e il grado di complessità raggiunto oggi dall’Ue ha reso più difficile illustrarle ai cittadini.

 

Nel tempo le istituzioni europee hanno provato a rilanciare un nuovo discorso sull’Europa, ma senza grandi successi. Il risultato è stato quello di lasciare terreno ai movimenti euroscettici e ai loro racconti. In questa situazione, le istituzioni dell’Ue dovrebbero lavorare per imbastire una nuova narrazione politica, fondata sui suoi successi passati, e sulle opportunità future, in quattro ambiti: pace e sicurezza; democrazia e libertà; competitività e crescita sostenibile; welfare e giustizia sociale. Lo scopo di queste tematiche non dovrà essere solo quello di “aprire” l’Ue all’opinione pubblica, ma altresì indirizzarne i programmi politici negli anni a venire.

 

Negli ultimi anni la politicizzazione delle questioni europee è stata interpretata (specialmente dalle forze politiche tradizionali) soprattutto come una minaccia. L’arrivo delle crisi e l’incapacità dell’Ue di offrire risposte politiche tempestive hanno aperto la porta a movimenti euroscettici, populisti e nazionalisti, uniti nell’attaccare la mancanza di legittimità democratica della tecnocrazia di Bruxelles.

 

La politicizzazione può e deve, però, trasformarsi in un’opportunità per avvicinare i cittadini europei al processo d’integrazione, rendendoli più partecipi sia dello sviluppo di un senso di comunità che della competizione politica.

 

Avvicinare i cittadini all’Ue non è semplice perché essa stessa è oltremodo complessa. Una semplificazione della sua architettura istituzionale (e soprattutto dei suoi meccanismi di rappresentanza democratica) e una più facile comprensione dei benefici generati dalla sua legislazione sono due aspetti sui quali i decisori pubblici devono investire.

 

Integrazione differenziata per scongiurare la disintegrazione

L’Ue è “unita nella diversità”, ma il suo accresciuto livello di eterogeneità (soprattutto dopo l’allargamento del 2004-07) ha dato vita a numerose richieste di differenziazione che rischiano di mettere in discussione la sua tenuta. Come insegna la Brexit, è ormai necessario che l’Unione si doti di un modello di integrazione differenziata chiaro e formalizzato, in grado di soddisfare in tempo le richieste di “diversità” da parte di alcuni Stati membri, salvaguardando al contempo i suoi valori e principi fondamentali.

 

Uno schema, questo, a cui dovrebbe fare da contraltare un sistema a sostegno “dell’unità”, che permetta a un nucleo centrale di Stati di aumentare il loro livello di integrazione attraverso cooperazioni rafforzate in ambiti tematici (es. sicurezza e difesa) e istituzionali (es. Eurozona).

 

L’intero processo di integrazione potrebbe risentire anche dall’eventuale fallimento dell’eurozona. Per questa ragione è necessario agire in quattro aree fondamentali per rafforzare la sua governabilità e resilienza rispetto alle crisi: politiche fiscali integrate; convergenza delle politiche economiche; strumenti di condivisione del rischio; legittimità democratica.

 

Il completamento dell’unione bancaria, la riforma e la comunitarizzazione del Meccanismo europeo di stabilità, l’istituzione di un ministero del tesoro dotato di poteri esecutivi e fiscali, un maggior coinvolgimento del Parlamento europeo nei processi decisionali sono alcune delle proposte avanzate per rendere le politiche europee nei paesi dell’Eurozona più efficienti e democratiche.

 

Un’Unione più sociale e globale

La crisi economica ha ampliato le diseguaglianze tra i cittadini dell’Ue, minacciando la sostenibilità dell’intero progetto europeo e aprendo nuove fratture sociali e politiche sia tra gli Stati che al loro interno.

 

Le ricette economiche “ordoliberali” si sono dimostrate incapaci di rilanciare la crescita, ragion per cui all’Ue viene richiesta l’adozione di un nuovo paradigma economico che riporti al centro dell’agenda europea programmi pubblici in materia di investimenti e politiche sociali.

 

In tal senso il Piano Juncker è stato un buon inizio, ma va attuato in pieno, potenziato e affiancato a nuove iniziative. All’Ue dovrebbero spettare maggiori responsabilità nella promozione di diritti quali l’occupazione, soprattutto giovanile, l’educazione, la salute e la casa, in modo da sopperire alla mancanze dei governi nazionali laddove si presentino.

 

Il ruolo dell’Ue sulla scena internazionale non è mai stato adeguato al suo peso economico-commerciale e al suo potenziale diplomatico. Le motivazioni di questo squilibrio sono svariate e in buona parte riconducibili all’incoerenza dell’architettura istituzionale dell’Unione.

 

Quest'ultima è stata parzialmente mitigata con le innovazione introdotte dal Trattato di Lisbona, innovazioni che, se sfruttate appieno, potrebbero aiutare l’Ue a perseguire le priorità che si è data nella sua Global Strategy, presentata dall’Alto Rappresentante lo scorso giugno.

 

Se una semplificazione dei processi decisionali della Politica estera e di sicurezza comune (Pesc) richiederebbe una riforma dei Trattati, più facile è immaginare nel breve termine il lancio di una cooperazione strutturata permanente tra Stati desiderosi di avanzare la loro integrazione nei settori della politica di difesa, insieme al rafforzamento delle capacità d’intervento al di fuori dei confini dell’Ue.

 

Il 2017, anniversario della firma dei Trattati di Roma, potrebbe costituire l’occasione di un vero rilancio dell’Ue, che parta dall’Italia e si fondi su un’agenda capace di riportare le ambizioni dell'integrazione europea all’altezza delle sue potenzialità.

Nicoletta Pirozzi, Piero Tortola, Lorenzo Vai. AffInt 14   

 

 

 

 

Al Maeci il seminario su Mediterraneo e ridefinizione del dialogo interculturale in tempi di crisi

 

“Necessario un ripensamento delle relazioni nell'area mediterranea e una nuova partnership tra Europa ed Africa che guardi al futuro, condividendo rischi, speranze, culture, scambi, opinioni”

 

ROMA – Si è svolto ieri alla Farnesina il seminario “Redefining Intercultural Dialogue in Time of Crisis: a Mediterranean Perspective ”, organizzato dall’Istituto Affari Internazionali (Iai) e dalla Rete Italiana per il Dialogo Euro-mediterraneo in occasione dell'incontro dell'Advisory Council della Anna Lindh Foundation, istituto che promuove il dialogo tra culture attraverso il coinvolgimento della società civile e di cui la Rete è capofila in Italia.

 

A moderare l'evento Khalid Chaouki, presidente della Commissione Cultura dell’Assemblea Parlamentare dell’Unione del Mediterraneo, che ha rilevato l'importanza di una riflessione sul dialogo euro-mediterraneo e della ripresa di una rinnovata cooperazione tra i due continenti alla luce delle turbolenze geopolitiche e dei perduranti effetti della crisi, specie sulle giovani generazioni.

 

I saluti sono stati affidati a Ettore Greco, direttore dell'Istituto Affari Internazionali, che ha ricordato come l'estremismo islamico e la crisi migratoria siano oggi i fattori principali che richiedono una nuova impostazione dei rapporti tra Europa e area mediterranea, e Pasquale Ferrara, ambasciatore designato per l'Algeria, che ha evidenziato come per alimentare tali rapporti sia necessario coinvolgere non solo gli attori istituzionali della regione, ma anche la società civile, segnalando come il dialogo interculturale sia la base per la costruzione di una comune identità mediterranea.

 

La presidente della Fondazione Anna Lindh, Élisabeth Guigou, ha richiamato tra le sfide comuni che devono trovare urgente risposta la disoccupazione, che rischia di determinare conseguenze drammatiche sui giovani, creando una “generazione perduta” e facilmente soggetta alle strumentalizzazioni ideologiche; le disuguaglianze; le questioni ambientali e la sicurezza. Ha evidenziato come sia in primo luogo necessario promuovere la conoscenza tra i popoli, lavorando in primis sulla traduzione dei testi per comprendere le rispettive ricchezze culturali, e lavorare al dialogo interculturale anche attraverso l'utilizzo di nuovi strumenti, come il web, investendo in particolare sulla mutua conoscenza delle giovani generazioni. “Proprio perché ci troviamo in un periodo di difficoltà e di tumulto generale – ha affermato Guigou – le nostre risposte devono essere creative e comuni, dal momento che si tratta di sfide comuni”. Rilevata anche l'importanza di veicolare del contesto mediterraneo un messaggio positivo e riconsiderare “nuove forme di mobilità” che possano coniugarsi sia con l'apertura che con la sicurezza. Tra le misure adottabili viene citata anche una sorta di “Erasmus euromediterraneo”, che consentirebbe ai giovani di approfondire la reciproca conoscenza e abbattere i pregiudizi. Per Guigou l'apertura è in definitiva una condizione necessaria per “rivitalizzare lo stesso progetto europeo”.

 

Alla tavola rotonda su condizioni e premesse per il dialogo interculturale sono intervenuti Caroline Robertson-von Trotha, del Karlsruhe Insitute of Technology, che si è soffermata sui cambiamenti della società tedesca e sulla complessità e non linearità degli atteggiamenti assunti nei confronti di cittadini immigrati, che oggi costituiscono una larga fetta della popolazione tedesca; Basem Ra'ad della Al-Quds University di Gerusalemme che ha preso in esame anche il dialogo interreligioso e ha rilevato come condizioni ne siano il mutuo riconoscimento, l'educazione e l'influsso dei media, la presenza di modelli interculturali di tolleranza, le politiche e il racconto storico; Giulia Marchesini della World Bank che ha segnalato la necessità di un approccio multisettoriale a questioni come lo sviluppo e la violenza estremistica che spesso attraggono le giovani generazioni, rilevando quanto sia importante ora passare dalla educazione accessibile al più vasto numero di persone alla formazione di qualità, affinché si possa realmente incidere sui processi sociali; Enrico Molinaro della Rete italiana per il Dialogo Euro-mediterraneo, che si è soffermato invece sull'importanza del tema dell'identità per l'articolazione del dialogo interculturale.

 

Affidate al sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola le conclusioni, affiancato nei ringraziamenti da Hatem Atallah, direttore esecutivo della Anna Lindh Foundation.

 

Amendola ha ringraziato la Fondazione per l'attività e per la riflessione svolta, supportata dal Maeci   nella consapevolezza che un rinnovato slancio della cooperazione euro-mediterranea sia oggi più che mai necessario. Alla luce e riassumendo in breve le considerazioni svolte, Amendola rintraccia il “convenire sul disaccordo” tra i  principi che guidano l'impegno della Fondazione per il dialogo. “Imparare ad accettare il disaccordo è alla base del dinamismo e dell'attività interculturale – afferma Amendola, che segnala come guardando anche al recente passato e alla “nostra identità nel Mediterraneo” questo sia “il cuore della nostra missione”, un principio da cui ripartire, base dell'impegno politico ma anche culturale. Per il sottosegretario non sarebbe infatti possibile un ripensamento delle relazioni in questa dimensione regionale se inteso unicamente come istanza politica e slegato da un confronto culturale e da un progetto che abbia traiettoria e respiro storico. E proprio questa dimensione storica ci consente di parlare di una “identità mediterranea, fondata culturalmente ma che è necessario oggi rinnovare, trovando un nuovo equilibrio, che non chiamerei spartizione di potere – chiarisce Amendola, - quanto condivisione di futuro”.

 

“La nostra identità comune, strettamente legata agli scambi e ai commerci, è una eredità ed un patrimonio che risale all'inizio della storia e che oggi è necessario in via prioritaria difendere, anche fisicamente, dalle ideologie totalitarie che mirano a distruggere l'incontro tra culture tipico del Mediterraneo – afferma Amendola, ricordando come la base della riuscita del dialogo interculturale sia in primo luogo l'aver salda l'identità di partenza, e dunque tutelare la ricchezza del nostro passato per il patrimonio di civiltà che è parte anche del nostro presente. Per il rinnovo di questa identità mediterranea è inoltre necessaria “un'agenda positiva”: “ciò significa che le due parti del Mediterraneo devono cooperare all'articolazione di una partnership tra Europa ed Africa, guardando al futuro, condividendo rischi, speranze, culture, scambi, opinioni”.

 

“È chiaro che non siamo più il luogo dove si fa la storia, per motivi demografici in primo luogo, ma tuttavia non siamo marginali – ribadisce Amendola, che ritiene importante lo sviluppo della partnership mediterranea e il ruolo dell'Italia in essa per creare un collegamento tra Europa, Africa e Asia, indispensabile ad affrontare sfide globali come l'approvvigionamento energetico, lo sviluppo di un'agricoltura sostenibile, i cambiamenti climatici. Sono queste “le dimensioni che ci possono unire e ci consentono di guardare insieme al futuro – segnala il sottosegretario, soffermandosi poi sull'importanza dell'inclusione sociale, specie delle giovani generazioni, per prevenire la radicalizzazione, sollecitando investimenti nell'ambito formativo e dell'integrazione e in egual misura sul fronte della sicurezza.

 

La consapevolezza attuale è dunque che non si possano più risolvere problemi e crisi politiche del Mediterraneo ricorrendo ad attori esterni oppure “legittimando divisioni settarie”, ma ciò debba essere fatto coinvolgendo tutti gli attori parte in causa degli avvenimenti regionali, istituzioni e società civile, in un processo di “negoziazione” di possibili percorsi e soluzioni. Una negoziazione basata proprio sul principio che sia necessario imparare anche a gestire il disaccordo senza ricorrere alla violenza. Per il sottosegretario si tratta di “una nuova dottrina dell'impegno politico” che risponde alla nostra identità e smentisce lo “scontro da civilità” spesso propagandato come lettura di un presente molto più complesso e carico di potenzialità, non solo negative. (Viviana Pansa - Inform 9)

 

 

 

Hillary e Donald                                                      

                                                                                                                                 

Finite le convention (i congressi dei delegati eletti durante le primarie dei singoli stati), finiti i comizi dei capi partito e le colorite manifestazioni di tifosi e contestatori piene di musiche, bandiere e cartelloni, riporto frasi e affermazioni dei candidati o dei loro sostenitori, scelte fra quelle che meglio li rappresentano.

Donald Trump. Teniamo presente che i repubblicani si sono recati in massa alle urne per il loro originale candidato showman dai capelli color carota. D. Trump mai eletto o nominato ad una carica pubblica statale o federale, corre per la presidenza solo per la sua fama di uomo d’affari, ma non ha ancora reso pubblica la sua dichiarazione dei redditi. Promette cambiamenti e stravolgimenti dell’attuale modo di governo, in nome della libertà e della grandezza dell’America.  “Americanismo, non globalismo”, è uno dei suoi slogan. Parla ai sentimenti più elementari degli americani, ma ignora la complessità reale dell’economia, pur essendo un imprenditore. Ecco ancora uno slogan apparso durante la convention dei repubblicani: I poveri votano democratico da 50 anni e sono ancora poveri. Charles Barkley.

Spigolando qua e là sul web, trovo una dichiarazione di Trump, recentissima, fatta durante la convention democratica. Fissando direttamente le telecamere D. Trump ha detto: “Russia, se mi senti spero che riuscirai a trovare le 30.000 e. mail di Hillary Clinton, non divulgate nell’inchiesta sull’uso improprio del suo indirizzo privato. Sarete ricompensati dalla nostra stampa”. Richiesta pericolosa assai, che probabilmente viola qualche legge federale. Come capo del partito repubblicano, riceverà notizie riservate sulla sicurezza nazionale. Il solo pensiero fa tremare.

Riporto anche un episodio avvenuto a Davenport, nell’Iowa. D. Trump ha riferito le sue reazioni mentre ascoltava gli oratori della Convention Democratica: “Le cose che hanno detto su di me! Sapete che cosa vorrei fare? Volevo picchiare tanto un paio di quegli oratori, avrei voluti picchiarli, uno in particolare, un piccoletto, volevo colpirlo tanto forte da farlo girare…”

 Hillary Clinton. I democratici sono finora poco attratti dalla signora Clinton, presente nelle cronache politiche da un ventennio, non rappresenta certo una novità. Otto anni alla Casa Bianca, due incarichi da senatore, segretario di stato nella prima legislatura Obama.  La novità è che vuole arrivare alla sala ovale. “Se sei con me, versa un dollaro”, ripete con insistenza da più di in anno, dopo una precisa elencazione dei temi propri del partito democratico. Le più evidenti manifestazioni di passione politica le ha a suo tempo suscitate Bernie Sanders, con la sua particolare idea di rivoluzione nel sistema, e ora deve impegnarsi parecchio per portare i suoi voti a Hillary Clinton.

 

Hillary è infine riuscita a scrivere una pagina di storia. “Con umiltà, determinazione e infinita fiducia nella promessa americana, accetto la candidatura per la presidenza degli USA”. Mi domando che cosa può significare la parola umiltà per una persona vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole arrivare alla Casa Bianca.  Promette più equità e di costringere Wall Street, i super ricchi e le corporation a pagare le tasse. Descrive anche un piano per l’occupazione e l’aumento del salario minimo.

Tutte le star del partito democratico, il Presidente attualmente in carica, Barack Obama, lady Michelle, Bill Clinton, ed anche Michel Bloomberg, indipendente ex sindaco di New York, si sono prodigati per scaldare gli animi dei democratici, finora piuttosto riluttanti a recarsi alle urne per Hillary, bravissima, ma gelida e tosta, incapace di trasmettere passione politica.  Per lei riporto la dichiarazione di stima di un’altra donna: Madeleine Albright, 64° Segretario di Stato USA: “Ammiro e mi fido di Hillary più di tutti, questo paese ha bisogno che lei vinca queste elezioni”.

Luglio 2016. Racconto un episodio di vita vissuta, che pur essendo limitato al personale, può avere qualche significato. Un barbone biondo e giovanile, accovacciato ai piedi di un sontuoso e luccicante grattacielo del centro di Boston, mostra un cartello invero singolare: “Give me a dollar or I’ll vote Trump” (datemi un dollaro o voterò Trump). Non gli ho dato il dollaro, mi è sembrato un antipatico ricatto morale.  Richiesta di carità, protesta contro il sistema, una forma di vendetta e di punizione, minaccia per i democratici e per tutti gli americani benpensanti non in vena di avventurosi cambiamenti. Subito dopo, al Boston Common, un parco frequentatissimo al centro della città, chiedo un commento a questa richiesta ad una donna giovane e carina seduta su una panchina vicino a me: “Io non mi occupo di politica, io lavoro!”, esclama con orgoglio, evidentemente nel suo ordine mentale ancora non riesce a rendersi conto che il lavoro è politica, locale e globale. Emanuela Medoro, de.it.press

 

 

    

 

 

L’espansione

 

Mentre i politici insistono sulla plausibile ripresa della nostra produttività, noi preferiamo porre l’attenzione sui fenomeni negativi che ancora ostacolano il suo rilancio. I fatti che riportiamo, e che ci preoccupano non poco, sono attendibili perché vissuti sulla nostra pelle. Quotidianamente.

Ci sono, appunto, degli aspetti contrastanti che, francamente, frenano ogni tentativo di conversione economico/occupazionale. Non a caso, il flusso migratorio nazionale è ripreso. Anche se a differente livello rispetto al secolo scorso. Si cerca, altrove, condizioni di vita più tollerabili per un futuro meno incerto che in Patria. Purtroppo, l’espansione industriale nazionale s’è arrestata per la mancanza di fiducia da parte degli investitori forse anche a causa di una politica che tende, consciamente e meno, all’instabilità. Per comprendere la realtà italiana, bisogna viverla. Conoscerla, perché riportata è importante, ma non è la stessa cosa che esserne direttamente coinvolti. Stiamo abitando in un Paese con più anime; dove gli interessi personali, quando ci sono, contano più d’ogni altro parametro della coesistenza.

  Il termine”carenza” resta l’unico a non aver perduto il suo originale senso. Si fa di tutto, ed anche di più, per non esporsi. Nell’attesa di tempi migliori che, così, non verranno mai. Ci siamo chiusi nel bozzolo dell’”indifferenza” ed il fatalismo ha occupato il posto della “collaborazione”. Insomma, “meglio vivere cent’anni da pecora”, che soccombere per le ambasce che si sono evolute per volontà altrui. Non è solo la contrazione dei consumi che ci angustia. Sono tramontati anche degli ideali comuni che identificavano la nostra italianità nel mondo.

 La buona volontà si confonde con sentimenti assai meno nobili e i possibili strumenti per recuperare il terreno perduto finiscono per essere ignorati o, peggio, per essere utilizzati in modo incoerente. Evidentemente, i buoni propositi non sono più sufficienti per l’auspicata remissione di una situazione della quale siamo tutti coinvolti. Non è per polemica, o per il meschino gusto di criticare, che riportiamo questa realtà.  Solo desideriamo sollecitare un più organico coordinamento di tutti i politici per affrontare, coscientemente, i nostri dilemmi essenziali.

 Premessa indispensabile per rigenerare possibilità occupazionali ed espansione del nostro mercato produttivo. Invece di tante parole, perché non si fanno proposte operative meno sfruttate? E’ vero che non è in gioco la nostra Democrazia; ora è in forse lo sviluppo nazionale. Come a scrivere, tanto per essere chiari, che i buoni propositi servono a poco. Ora ci si dovrebbe attivare per offrire nuovi sviluppi alla nostra economia. Sarà la volta buona? Giorgio Brignola

De.it.press

 

 

 

 

Mons. Perego: "Muro a Calais non fermerà i migranti"

 

Roma – “I muri non fermeranno gli immigrati. Abbatterli è una necessità importante per la crescita e lo sviluppo dell’Europa”. Lo ha detto il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Giancarlo Perego, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando la decisione della Gran Bretagna di finanziare la costruzione di un muro a Calais per bloccare il cammino di migliaia di migranti.

“Tutte le volte che abbiamo creato muri – ha aggiunto Mons. Perego - li abbiamo dovuti successivamente abbattere perché erano un segno di divisione grave che impoveriva entrambi le popolazioni divise dal muro: l’ultimo abbattimento è stato quello del 1989 che ha generato la nuova ricchezza della Germania”. “Il muro a Calais – ha proseguito Mons. Perego - è un altro segnale di un’Europa che sta perdendo un principio fondamentale della sua istituzione: la libertà di movimento. Viene forte rinnovare l’invito fatto da Papa Francesco sull’impegno della tutela dei diritti umani che non può essere un’utopia per l’Europa ma qualcosa di fondamentale. E’ necessario superare la preoccupazione per la sicurezza e creare le condizioni per una nuova inclusione e integrazione sociale nel contesto europeo. E questo non chiede assolutamente muri”.

La costruzione di muri, ha concluso Mons. Perego, determina “la crescita del 30% dei costi del trasferimento delle merci. E’ uno spreco di risorse importanti che invece potrebbero essere impiegate per costruire progetti d’inclusione, integrazione e accompagnamento sociale”. migr.on. 9

 

 

 

Addio a Carlo Azeglio Ciampi

 

E' morto oggi a Roma Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica dal 1999 al 2006. Governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993, poi presidente del Consiglio tra il '93 e il '94, quindi ministro del Tesoro dal 1996 fino all'elezione al Quirinale. Avrebbe compiuto 96 anni il prossimo 9 dicembre

 

La camera ardente sarà allestita domani al Senato. Secondo quanto si è appreso, la volontà della famiglia sarebbe di celebrare le esequie in forma privata. Al momento, dunque, sarebbero esclusi funerali di Stato.

A Livorno, dove Ciampi era nato, è stato proclamato il lutto cittadino in concomitanza con le esequie.

Da Bankitalia al Quirinale: una vita al servizio della Repubblica

"Ciampi è stato un grande italiano e un grande europeo. La stima e la considerazione di cui la sua figura ha goduto e gode in tutto il Continente e nel mondo è il giusto tributo a una vita spesa per il bene comune, e costituisce un grande privilegio per l’intero Paese". Lo scrive il capo dello Stato, Sergio Mattarella , in un lungo messaggio di cordoglio alla famiglia di Ciampi.

"L'abbraccio del governo alla signora Franca. E un pensiero grato all'uomo delle Istituzioni che ha servito con passione l'Italia" scrive su Twitter il premier Matteo Renzi esprimendo il suo cordoglio per la scomparsa del presidente emerito.

IL CORDOGLIO DEL MONDO ISTITUZIONALE E POLITICO - Cordoglio hanno espresso i ministri e le più alte cariche dello Stato. "Tutta la sua esistenza è stata percorsa da un profondo amore per il nostro Paese, un amore espresso nel servizio alle istituzioni repubblicane" sottolinea il presidente del Senato, Pietro Grasso. "Carlo Azeglio Ciampi sarà ricordato come un modello di autentica virtù civile, una delle migliori espressioni della cultura democratica italiana".

"Tutto il Paese piange in queste ore la perdita di una grande figura di straordinaria integrità morale" rimarca la presidente della Camera, Laura Boldrini, ricordando tra l'altro "il modo imparziale e rigoroso con cui ha esercitato il ruolo di Presidente della Repubblica".

"Carlo Azeglio Ciampi è stata una straordinaria figura di italiano e di europeo - evidenzia il presidente emerito della Repubblica e senatore a vita Giorgio Napolitano - Nell'esprimere la sua personalità in sempre più alte funzioni ed esperienze, ha operato ininterrottamente al servizio dello Stato e dell'interesse pubblico. Ha ridato forza all'idea e ai simboli della patria. E nel sentimento comune degli italiani ha impersonato valori preziosi di probità, integrità morale, talento operoso e multiforme cultura, dedizione alle cause più nobili".

"Il Partito democratico saluta con commozione il Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi. La sua scomparsa addolora noi e gli italiani - scrivono in una nota congiunta Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini, vicesegretari del Pd - Carlo Azeglio Ciampi è stato un uomo delle istituzioni che ha servito il Paese nel senso più alto e nobile con competenza, rigore e misura".

"Un grande presidente democratico ed europeista. Un uomo che ha servito lo Stato con sobrietà e coraggio, con equilibrio e lungimiranza, con passione e autorevolezza. Uno statista, che con il suo agire ha riavvicinato i cittadini italiani alle istituzioni repubblicane, facendo ritrovare quell'orgoglio nazionale troppo spesso dimenticato nel passato" il ricordo di Luigi Zanda, presidente dei senatori del Pd.

"Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi - si legge in un messaggio di Massimo D’Alema - Ciampi non è stato soltanto uno straordinario uomo di Stato che ha servito il Paese con grande equilibrio, rettitudine e straordinaria passione civile e democratica. Ciampi è stato molto di più: il presidente di tutti i cittadini, che ha cercato di restituire agli italiani l’orgoglio dell’appartenenza ad una comunità nazionale, l’orgoglio della nostra storia e dei nostri valori comuni. Di questo gli saremo sempre grati".

"La morte di Carlo Azeglio Ciampi mi addolora in modo particolare e profondo. Sono sempre stato colpito dalla sua carica umana e dalla sua autorevolezza - sottolinea Romano Prodi - È infatti per queste sue grandi doti che gli sono stati affidati i compiti più alti proprio nei momenti di maggiore difficoltà del nostro Paese".

Scrive su Twitter l'ex premier Enrico Letta: "Ci lascia uno dei padri. Se l'Italia è (ancora) un grande Paese la riconoscenza che dobbiamo a #Ciampi è enorme".

"Esprimiamo sentito cordoglio da parte dei gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle per la scomparsa del presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi". Così in una nota i capigruppo M5S in Parlamento Laura Castelli e Luigi Gaetti. Cordoglio a nome dell'Amministrazione Capitolina anche dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi.

"Cordoglio, a nome mio e del gruppo Fi alla Camera, per scomparsa del presidente Carlo Azeglio Ciampi. Economista, politico, servitore dello Stato" scrive su Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

Cordoglio per la scomparsa da Maurizio Gasparri. "Resta il rammarico - dichiara il senatore di Fi - per il suo mancato contributo di verità sulla cancellazione del carcere duro a centinaia di mafiosi, deciso dal suo governo nella drammatica stagione '93-'94. Anche in anni in cui la sua salute lo consentiva, non c'è stata la chiarezza che sarebbe stata indispensabile".

"Ho avuto l’onore di collaborare con lui 5 anni, nel periodo della sua presidenza - dice Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato - Penso che l’Italia debba avere verso quest’uomo un debito di riconoscenza e di gratitudine. Ha servito le istituzioni con onestà, rettitudine, intelligenza e profondissima sensibilità istituzionale ed internazionale".

"A nome di tutto l'Udc esprimo le più sentite condoglianze per la scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi: un grande Presidente, un grande servitore dello Stato e delle sue istituzioni - sottolinea il segretario Udc, Lorenzo Cesa - Scompare oggi l'uomo che ha amato l'Italia e in uno dei momenti più difficili della sua storia ha saputo tenerla unita. Il Paese deve al Suo Presidente profonda gratitudine".

Su Twitter il presidente dei deputati di Sinistra Italiana a Montecitorio Arturo Scotto scrive: "Sinistra Italiana ricorda Carlo Azeglio Ciampi con grande affetto e profonda gratitudine. Uno statista, un antifascista, un grande italiano".

BUFERA SU SALVINI - Fuori dal coro il segretario federale della Lega Matteo Salvini , che in diretta da Pontida ai microfoni di SkyTg24 commenta: "Al di là del cordoglio" per la morte di Ciampi, "politicamente è stato uno dei traditori dell'Italia e degli italiani, al pari di Napolitano e Prodi". Poi rincara: "Politicamente uno dei compici della svendita dell'Italia e degli italiani ai poteri forti, ai massoni, ai banchieri e ai vecchi finanzieri, come Napolitano, Prodi e Monti. Politicamente parlando quindi era lontanissimo da quello che era l'interesse dei cittadini". Da Pontida Salvini offre il suo "cordoglio alla famiglia per la morte di Ciampi e una preghiera".

Le reazioni non si fanno attendere. "Carlo Azeglio Ciampi è stato un padre per questo Paese" afferma il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. "E' stato davvero un grande italiano e un grande europeo: è incredibile leggere persino oggi parole vergognose nei suoi confronti come quelle di Salvini: lui sì un vero traditore della Patria se non avrà nemmeno il buongusto di chiedere scusa per le sue espressioni indecenti".

"Veramente non c'è limite al peggio - replica Emanuele Fiano, componente segreteria del Pd - Salvini, in crisi di protagonismo, non trova di meglio da fare che insultare, in modo becero, nel giorno della sua scomparsa, un grande uomo delle istituzioni come Carlo Azeglio Ciampi". "Salvini - avverte - non riuscirà mai realizzare un miliardesimo di ciò che ha fatto Ciampi per il suo Paese. Nel frattempo si vergogni".

Anche per il senatore del Partito democratico Stefano Esposito "Salvini ci ha abituati da tempo a una demagogia becera e spicciola ma oggi non solo il suo attacco a un servitore dello Stato, onesto e coerente come Carlo Azeglio Ciampi, è la rappresentazione plastica di un individuo che dello sciacallaggio ha fatto uno stile di vita, ma è un gesto vergognoso che dimostra quanto dopo aver toccato il fondo si possa fare di peggio".

"Salvini dimostra ancora una volta di essere un avvoltoio della politica che apre bocca solo per farsi notare, con insulti e parolacce. Un politico inutile all'Italia" dichiara la senatrice del Pd Maria Spilabotte, vicepresidente della Commissione Lavoro.

"Non sarà certo Salvini, con le sue dichiarazioni tanto ributtanti e miserevoli da non meritare commenti, a macchiare il ricordo di uno straordinario uomo dello Stato come il Presidente Ciampi" afferma il deputato di Area Popolare e Presidente dell’Udc, Gianpiero D’Alia.

COMMISSIONE UE - "Le mie condoglianze a tutti gli italiani per la scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi. Perdiamo oggi un grande italiano e un grande europeo", l'omaggio su Twitter del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.

IL CORDOGLIO DEL PAPA - Papa Francesco ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa del presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Uomo che ebbe "un forte senso dello Stato", ha scritto il Pontefice in un telegramma inviato alla moglie di Ciampi, Franca Pilla, "che ricoprì le pubbliche responsabilità con signorile discrezione e forte senso dello Stato".

Il Pontefice, nel ricordare "la sincera amicizia che legava questo illustre uomo delle istituzioni a San Giovanni Paolo II", eleva "fervide preghiere di suffragio invocando dal Signore per la sua anima la pace eterna. Con tali sentimenti invio a lei e ai congiunti la benedizione apostolica". adnkronos 16

 

 

 

 

Inizia male l’anno scolastico in Italia

 

Bocciata la metà dei professori presenti ai concorsi per l’assunzione. Il che comporterà che 23 mila cattedre saranno senza insegnante

 

In base ad una disposizione legislativa emanata a febbraio di quest’anno, a fine aprile ed ai primi di maggio si sono svolte le prove scritte (concluse il 28 aprile) ed orali necessarie per assumere 63.712 nuovi docenti per le scuole nazionali, materne e superiori. Dei 165 mila iscritti, nelle diverse Regioni e per cattedre diverse, solo il 76,23% si è presentato all’esame. Al che si è aggiunto il fatto che, a luglio, solo metà dei testi erano stati esaminati dalle 825 commissioni e 202 sottocommissioni, con la conseguenza che, dato che occorrono venti giorni d’intervallo tra scritti e orali, solo il 62% delle procedure concorsuali si concluderà in tempo utile. E questo è già un problema.

Al quale si è unito l’altro, più grave, della inevitabile mancanza di professori, in quanto, dei 71.448 candidati già esaminati, solo 32.036 sono stati ammessi agli orali. Come già successo negli anni precedenti, risultano più bocciati al Nord e meno al Sud. Ma, dato che il 55,2% dei candidati non è stato ritenuto in grado d’insegnare, l’anno scolastico inizierà con 23 mila cattedre vuote affidate a supplenti provenienti dalle Regioni meridionali, molti dei quali, però, si rifiutano di trasferirsi. Il che ha spinto sindacati ed uffici scolastici regionali a consentire a chi ha gravi esigenze di salute o bisogno di essere vicini a coniugi, figlie e genitori, di prestare, per un anno, servizio vicino a casa, come docenti di sostegno. 

Ciò comporterà una carenza di circa 23 mila insegnanti, rilevata dalla ricerca di Tuttoscuola (rivista per insegnanti, genitori e studenti di Giovanni Vinciguerra) che da mesi critica la scelta dei commissari, le loro paghe da fame (50 centesimi per ogni prova scritta esaminata), nonché i quesiti prescelti per l’esame. E che, di conseguenza, si chiede se la selezione dei funzionari è troppo selettiva o se sono veramente impreparati i concorrenti che però, come sottolinea Tuttoscuola, avevano già “l’abilitazione all’insegnamento” presa “attraverso i percorsi abilitanti” seguiti dopo la laurea. Il che la porta alla conclusione che, forse, sono presenti entrambe le cause, dato che c’è “una scarsa capacità di comunicazione scritta, in termini di pertinenza, chiarezza e sequenza logica e una carenza nell’elaborare un testo in modo organico e compiuto”.

In effetti pare che in alcuni compiti sia emersa anche una scarsissima conoscenza, ortografica e sintattica, dell’italiano, tanto da indurre alcuni commissari a chiedersi se “si trattasse di candidati stranieri che non padroneggiavano bene la nostra lingua, salvo poi verificare che erano italianissimi”. Ovvia quindi, l’ecatombe dei candidati, specialmente alle scuole d’infanzia e alle primarie. Ammesso che ci sia qualche genitore che, per solidarietà verso chi soffre il dramma della disoccupazione, sia disposto ad affidare il figlio ad un docente di letteratura e lingua italiana non sufficientemente preparato, resta il fatto che gli studenti hanno diritto ad avere un insegnante in grado di fornire una cultura letteraria adeguata, nonché capace di individuare e correggere gli strafalcioni ortografici o gli errori storici o geografici.

Pare accertato, per il momento, che almeno 20.000 le cattedre resteranno vacanti a causa delle bocciature. Il che ha spinto la giornalista Francesca Angeli a scrivere che “come conseguenza, ci saranno cattedre scoperte; balletto di supplenti; ricorsi a pioggia dai trasferiti; docenti chiamati ad insegnare discipline per le quali non hanno specifiche competenze; oppure precari che copriranno le cattedre di quelli che non si sono voluti trasferire o, peggio ancora, di quelli che hanno passato il concorso ma dato che la compilazione delle graduatorie è in enorme ritardo non saranno assegnati per tempo”. Un deterioramento della scuola che, certo, non aiuterà gli studenti, specialmente gli allievi delle Medie che necessitano di un sostegno specifico.

Intanto il nuovo anno scolastico inizierà, questo mese, con relativamente pochi titolari della cattedra e con molti supplenti. I quali, magari, saranno sostituiti l’anno successivo, il che non va a favore degli studenti, soprattutto i più giovani. A dimostrazione che la legge del 2015, elaborata dal Governo di Matteo Renzi, per dar vita ad una “buona scuola”, mediante la riforma del sistema scolastico,  con l’obiettivo di predisporre un organico funzionale alla gestione e allo sviluppo delle singole scuole, onde evitare i caroselli di supplenti, arranca tra mille ostacoli, del resto prevedibili e già intuiti dagli esperti del settore. L’inevitabile degrado, il quale incide negativamente sulla crescita culturale degli studenti, ha spinto un redattore della rivista Tuttoscuola ad auspicare un miglioramento dell’insegnamento. Che è, afferma, il “presupposto principale per tenere alto il livello qualitativo della scuola italiana”. Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

Referendum, lo scenario dopo il faccia a faccia Renzi-Smuraglia

 

Al netto del successo di pubblico - quattromila partecipanti - cosa lascia il duello alla Festa di Bologna tra Renzi e il presidente dell'Anpi Smuraglia? Atteso da settimane e preceduto da una battaglia dialettica molto aspra, il confronto non ha minimamente spostato i rispettivi fronti. Come del resto era lecito aspettarsi. È stato un duello importante perché ha reso evidente che nel Pd c'è un livello di democrazia che altri partiti nemmeno possono immaginare. Tantomeno quel Movimento dei Cinquestelle che fa della trasparenza una bandiera salvo poi prendere tutte le decisioni nel segreto di stanze inaccessibili. L'Anpi dunque resta per il No e Renzi difende e spiega le ragione del Si. La novità politica più rilevante del dibattito è la spiegazione del premier di cosa succederebbe se vincesse il No. Per mesi Renzi ha dichiarato che in quel caso lui si sarebbe dimesso, trasformando così il referendum istituzionale in un referendum su se stesso. Con tutti i rischi che comporta una simile personalizzazione del referendum che diventa l'occasione di una coalizione di tutti coloro che vogliono la sua caduta, come è stato per le amministrative di Roma e di Torino. Ma da un po' di tempo questa posizione non è sembrata più così netta e le dimissioni automatiche in caso di sconfitta non sono più così evidenti. Alla Festa dell'Unita di Bologna Renzi ha spiegato meglio le sue intenzioni in caso di sconfitta: "A casa solo se sfiduciato", ha precisato. Significa dunque che si presenterebbe in Parlamento per chiedere la fiducia e solo se le Camere gliela negassero si dimetterebbe. Ma anche i suoi più irriducibili avversari della minoranza Pd non hanno alcuna intenzione di far cadere il governo, perché poi - oltre alla situazione caotica che si creerebbe - si dovrebbe andare a votare e pochissimi tra gli oppositori di Renzi nel Pd tornerebbero in Parlamento. Certo, Renzi in caso di sconfitta al referendum, continuerebbe a governare molto indebolito, ma porterebbe la maggioranza al 2018. E come arriverebbero i Cinquestelle alle politiche far due anni? Le paure di Grillo per una debacle del movimento nel governo di Roma si stanno avverando tutte, con una rapidità incredibile. Il braccio di ferro tra l'ala dura dei Cinquestelle e la sindaca Raggi è durissimo. Grillo blinda la sindaca perché una sua sconfitta sarebbe devastante per tutto il movimento che dimostrerebbe di essere incompatibile con l'esercizio del governo. Ma è una situazione, quella del Campidoglio, sull'orlo della frana: dodici consiglieri comunali Cinquestelle sarebbero già pronti a sfiduciare Raggi. GIANLUCA LUZI  LR 16

 

 

 

 

"L'innovazione che parla italiano"

 

Al via in numerosi paesi la presentazione delle candidature. Iniziativa della Direzione generale per la Promozione del Sistema paese della Farnesina e di PNICube

 

ROMA - Al via in numerosi paesi la presentazione delle candidature per "L'innovazione che parla italiano". Si tratta di un riconoscimento che verrà concesso a Start up Tecnologiche che operano all'estero e fondate da cittadini italiani per il loro alto valore innovativo. L'iniziativa è stata istituita dalla Direzione generale per la Promozione del Sistema paese della Farnesina e da PNICube, Associazione Italiana degli Incubatori Universitari e delle Business Plan Competition Locali. L'invito a presentare candidature - segnala la Farnesina -  è rivolto a soci fondatori di start up che operino in Argentina, Australia, Austria, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, India, Israele, Messico, Paesi Bassi, Russia, Serbia, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera e Vietnam.

Il premio, che consisterà in una medaglia e in un diploma del ministero degli Esteri, verrà' conferito alla Start Up vincitrice in occasione della ventesima giornata degli Addetti scientifici 2017, alla presenza del ministro degli Esteri e di quello dell'Istruzione. Per potersi candidare, i connazionali devono soddisfare due requisiti: alla data di scadenza del bando, essere socio fondatore di una Start Up innovativa e con significativa caratterizzazione tecnologica, operante in uno dei Paesi prescelti, ed essere in possesso di un titolo di studio di livello universitario, nonché aver seguito almeno parte del proprio percorso di studi (universitari o post-universitari) in Italia. La "Start-Up tecnologica" di riferimento deve dimostrare di possedere un significativo potenziale di innovazione, con riferimento allo stato dell'arte sia nel Paese ospitante sia a livello internazionale. I criteri di valutazione rilevanti saranno la crescita registrata in termini economici, di raccolta di capitali di rischio ed occupazionale.Il vantaggio competitivo dimostrato; Il contenuto tecnico-scientifico e il grado dell'innovazione proposta al mercato; L'eventuale proposta di soluzioni e servizi aventi ricadute significative rispetto agli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030; Il profilo e le attività in merito ai temi legati alla responsabilità sociale; Il livello del contributo fornito dal candidato alla nascita e alla crescita della Start Up, e, infine, le ricadute gia' ottenute o potenziali sulla crescita socioeconomica dell'Italia. Inf 14

 

 

 

Il buon senso

 

Prima d’esporre la nostra opinione in quest’ultimo scorcio di 2016, rammentiamo che l’attuale Esecutivo resta una formula d’emergenza e, come tale, la intendiamo valutare. Ma, di là da ogni assennata riflessione politica, ci preme esporre alcune considerazioni d’ordine socio/economico che riteniamo assai interessanti; anche perché è stata una democratica manifestazione politico/parlamentare a dare la fiducia alla Squadra di Renzi”. Meglio così che il caos istituzionale.

 Il buon senso di un Parlamento, da troppo tempo non rinnovato, ha vinto nei confronti di chi avrebbe voluto smantellare, da subito, un apparato che è nato con la nostra Repubblica. Tenuto conto che questa realtà è anche correlata al tentativo di una ripresa economica, ogni altra considerazione passa, necessariamente, in seconda linea.

 E’ maturato il tempo dei fatti. Senza ombra di smentita, la politica dovrebbe trovare nuovi motivi di dialogo e di contatto. Perché un Parlamento “diviso” non può garantire un Governo”forte. Chi è stato tagliato fuori, lo ha voluto. I “ricatti” di Poltrona sono finiti con la Seconda Repubblica. Va bene così. Nei prossimi mesi, tutti importanti, il Governo prenderà decisioni fondamentali per il futuro della Penisola.

Dopo tanto “scuro”, ora, s’intravede la “luce”. Il tempo per superare la delicata realtà nazionale c’è. Restano, però, da rafforzare le condizioni per un franco dialogo anche sul fronte della produttività e delle riforme. Per generare lavoro, servono gli investimenti e questi dipendono dalle garanzie che il Presidente del Consiglio potrà offrire per sanare, prima di tutto, la cosa pubblica. Saranno gli sprechi a essere eliminati, insieme alle agevolazioni e ai privilegi di casta. Del resto, proprio perché ci sono troppi “Profeti” in Patria, è assai meglio evitare esternazioni che non troverebbero riscontri.

   Anche l’avvento della Terza Repubblica, l’onestà, personale e di partito, resta la migliore occasione per ridare fiducia all’Italia. Matteo Renzi potrebbe rappresentare il precursore di tempi nuovi; ma anche di politici meno condizionati da alleanze che si sono fatte flebili e, comunque, non più in sintonia con la realtà nazionale. Pur senza particolare ottimismo, percepiamo l’evolversi del ruolo d’Italia anche in ambito UE. Riconosciamo che molto resta ancora da fare, ma siamo convinti che già siano presenti sentori di crescita.

 Il buon senso, che è senno di un Popolo, ha da distinguersi sull’incoerenza delle posizioni solo in apparenza “alternative”. La Penisola ha bisogno di certezze. Lo scriviamo convinti che l’onestà politica avrà la meglio nei confronti dei disonesti che l’hanno utilizzata come veicolo per portare a buon fine tante nefandezze. La morale, se non la coscienza individuale, avrà la meglio. Dopo lo sconcerto, l’Italia ritroverà la sua dignità di Paese e di Popolo. Perché la dignità, come la intendiamo noi, non ha un colore politico predeterminato. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

Gli Usa per il Sì, insorgono le opposizioni

 

L'opinione espressa dall'ambasciatore americano in Italia sulla necessità che vinca il Sì al referendum apre un caso. Protestano le destre, mentre i Cinquestelle, con Di Maio alla ricerca di un rilancio, paragonano addirittura Renzi al Pinochet del colpo di Stato in Cile. È scontro politico e quindi i toni, come normalmente avviene con i Cinquestelle, sono oltre le righe. Ma in effetti le parole dell'ambasciatore Phillips secondo cui una vittoria del No sarebbe un passo indietro sulla strada delle riforme suonano decisamente come una ingerenza a pochi mesi da un passaggio decisivo per la politica italiana (e anche europea) come il referendum. Il giudizio dell'ambasciatore è interessante anche perché testimonia del favore con cui l'amministrazione Obama guarda alla premiership di Renzi. Favore sottolineato anche dall'invito alla cena di Stato il 18 ottobre alla Casa Bianca, onore riservato in precedenza solo a Prodi da Clinton per un premier italiano di centrosinistra. Renzi prosegue la sua campagna elettorale percorrendo l'Italia da sud a nord per valorizzare l'immagine di un Paese che si è avviato sulla strada della ripresa. I dati dell'Istat parlano di un aumento dei posti di lavoro, ma il Pil non va così bene, tanto che il ministro Padoan ha dovuto ammettere che le stime del governo saranno riviste al ribasso. Insomma una situazione contrastata a cui si aggiungono le polemiche per il progetto di pensione anticipata con decurtazione dell'assegno. Progetto a cui la Cgil sembrava favorevole in un primo momento salvo poi frenare sulle coperture. A Roma, al netto dei sorrisi tra la sindaca Raggi e la sindaca grillina di Torino Appendino a favore di obiettivi che questa volta andavano bene alla sindaca, la situazione è stagnante in attesa della nomina dell'assessore al Bilancio, senza il quale l'amministrazione è paralizzata. Mentre i magistrati romani proseguono le indagini sulle consulenze dell'assessore Muraro con l'Ama ai tempi di Cerroni e hanno messo anche l'Atac e i suoi sindacalisti sotto la lente di ingrandimento, l'assessore alla mobilità ha visitato a sorpresa un deposito del trasporto pubblico romano per vedere come mai un autobus su due è rotto. GIANLUCA LUZI LR 13

 

 

 

Dossier Statistico Immigrazione 2016: statistiche e prospettive controcorrente

 

Il Dossier Statistico Immigrazione 2016 propone, come di consueto, i dati principali sul fenomeno migratorio in Italia, che aiutano a superare i luoghi comuni troppo spesso diffusi. Tali dati, desunti da archivi ufficiali, sono stati elaborati e commentati dall’équipe interna al Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con la redazione della rivista Confronti e con la rete dei redattori regionali del Dossier e di oltre un centinaio di autori. Anche quest’anno è stato fondamentale il supporto del Fondo Otto per Mille della Chiesa Valdese.

La tesi di fondo della nuova edizione, avvalorata dai dati, evidenzia che l’immigrazione non è una questione ormai superata, né una “invasione”, come alcuni paventano, ma un fenomeno sociale importante di cui occorre tenere conto proprio a partire dai dati statistici.

Alla fine del 2015 la popolazione straniera in Italia è rimasta pressoché invariata rispetto all’anno precedente: 5.026.153 residenti, con un aumento di appena 12mila unità. Si tratta, però, di una immobilità solo apparente. Nelle anagrafi comunali sono stati registrati 250mila cittadini stranieri in arrivo dall’estero (lo stesso numero dell’anno precedente), un livello equiparabile ai grandi flussi degli emigrati che lasciavano l’Italia negli anni ’60. Inoltre, nel 2015 sono stati 72mila i nuovi nati da genitori entrambi stranieri (circa un settimo di tutte le nascite registrate nel paese).

Se è mancato un corrispondente aumento dei residenti stranieri registrati nelle anagrafi, ciò dipende dal fatto che nello stesso periodo ben 178mila stranieri sono diventati cittadini italiani, portando il numero complessivo degli italiani di origine straniera a circa 1 milione e 150mila. È inoltre presumibile che anche nel 2015, considerato il non brillante andamento occupazionale, siano stati molti i nuovi disoccupati non comunitari a cui non è stato rinnovato il permesso di soggiorno, con il conseguente obbligo di lasciare il paese.

Nel periodo 2011-2065, secondo lo scenario più probabile ipotizzato nelle proiezioni demografiche curate dall’Istat, la dinamica naturale in Italia sarà negativa per 11,5 milioni (28,5 milioni di nascite e 40 milioni di decessi) e quella migratoria con l’estero sarà positiva per 12 milioni (17,9 milioni di ingressi e 5,9 milioni di uscite). Per la prima volta nel 2015, infatti, la popolazione complessiva residente nel paese è in calo di 150mila unità (gli italiani erano in calo già negli anni precedenti) e questa tendenza peggiorerà, trovando un parziale temperamento nei flussi dall’estero e nelle nascite che ne conseguono. L’Istat ha ipotizzato, a partire dal 2011, un livello iniziale di migrazioni nette con l’estero superiore alle 300mila unità annue (livello superiore agli ingressi attuali), per discendere sotto le 250mila unità annue dopo il 2020, pervenendo ad un livello di 175mila unità annue nel 2065. Quindi, si sta verificando quanto per l’Italia è stato ritenuto funzionale da un punto di vista demografico.

Purtroppo, favorisce un atteggiamento di chiusura la considerazione che, rispetto al passato, i flussi attuali, per lo più composti da profughi, non sono programmati. In realtà, una programmazione efficace è mancata anche nel passato, come attestano le sette regolarizzazioni varate (1986, 1990, 1995, 1998, 2002, 2009, 2012) e le misure adottate dai Decreti flussi annuali, per molti versi equiparabili ad altrettante regolarizzazioni di fatto. Guerre, contrapposizioni politiche interne, disastri finanziari, cause naturali, persecuzioni di varia natura: sono tante le cause delle migrazioni. Venirne a capo è difficile e, anche se si può e si deve fare meglio a livello internazionale e nazionale, a poco servono le schermaglie politiche. Preso atto che, da una parte gli arrivi dei profughi sono andati fortemente incrementandosi e che, dall’altra, dal 2012 non sono state più varate le quote di ingresso per lavoro per non comunitari, è tempo di iniziare a considerare anche i nuovi venuti come persone da inserire nel mondo del lavoro, facendosi carico del bilancio delle loro competenze e di adeguate strategie formative e occupazionali.

Al 30 agosto 2016 si è trattato di 107.089 persone giunte via mare in Italia a partire dal primo gennaio dello stesso anno, a cui si aggiungono i 153.842 sbarcati nel 2015 e i 170.100 nel 2014, per un totale di 431.031 persone approdate negli ultimi 30 mesi. Dei nuovi arrivati, a fine agosto 2016, solo 145.900 risultano ospiti del sistema nazionale di accoglienza (e di essi 111.061 presso i centri straordinari delle diverse regioni e solo gli altri presso lo Sprar).

 C’è un’altra obiezione, spesso ricorrente: il costo dell’accoglienza. Roberto Garofoli, capo Gabinetto del Ministro dell’Economia, presentando all’Accademia dei Lincei il “Libro dell’anno del Diritto 2016”, ha precisato che per i nuovi arrivati nel 2015 sono stati spesi 3,3 miliardi di euro, il doppio degli anni precedenti. Una cifra considerevole, probabilmente non destinata a diminuire. A tale riguardo è stato ipotizzato in ambito sociale che, oltre al coinvolgimento dei centri specializzati, in particolare quelli che fanno parte dello Sprar, l’accoglienza, per assumere un carattere ordinario, possa ricorrere anche al coinvolgimento strutturale delle famiglie, dando un seguito effettivo alle ipotesi sperimentali finora condotte. In questo modo una parte delle spese sostenute andrebbe direttamente a favore delle famiglie stesse (opportunamente selezionate e preparate), ma soprattutto ne deriverebbero per i nuovi arrivati benefici a livello di vitto e di alloggio, di pratica dell’italiano e di conoscenza del contesto, oltre che, per entrambe le parti coinvolte, occasioni preziose di convivenza e conoscenza.

Del resto, molte Regioni e Comuni hanno già sperimentato forme di inserimento dei rifugiati e dei richiedenti asilo in attività sociali a favore della comunità ospitante (con modalità e ipotesi, a volte controverse, che vanno dal volontariato al servizio civile): una prospettiva che, se accompagnata da un’adeguata formazione civica, professionale e linguistica, con l’opportuno coinvolgimento del terzo settore e delle organizzazioni religiose, potrebbe avviare un’integrazione efficace, replicabile in vari contesti territoriali.

Questi sono solo alcuni dei dati e delle riflessioni che è possibile trovare nel Dossier Statistico Immigrazione 2016: leggendolo, queste e molte altre informazioni su immigrati, rifugiati e richiedenti asilo potranno essere utili a scoprire quanto si può ancora fare insieme a loro, per una società aperta e partecipata.

Ugo Melchionda, presidente del Centro Studi e Ricerche Idos

Claudio Paravati, direttore della rivista interreligiosa “Confronti” (de.it.press 8)

 

 

 

Come cambia (se cambia) la legge elettorale

 

Se cambia o no la legge elettorale è ancora tutto da decidere. Non è stata ancora intavolata una vera e propria discussione sul merito delle modifiche all’Italicum, di fatto ancora a metà mancando il meccanismo con cui dovrebbero essere scelti i senatori. Ma sono almeno quattro le ipotesi in campo.

Italicum

Il sistema voluto da Matteo Renzi è pensato per garantire la governabilità e per consegnare elle mani degli elettori la scelta della maggioranza e del governo. Il sistema è proporzionale, c’è uno sbarramento del 3% e se un partito supera il 40% dei voti ottiene un premio che lo porta a 340 seggi, 24 in più dei 316 necessari per avere la maggioranza alla Camera. Se nessun partito arriva al 40%, si tiene un ballottaggio 15 giorni dopo tra le due liste che hanno preso più voti e il vincitore ottiene comunque un premio che lo porta a 340 seggi. Con i sondaggi attuali, nessun partito vincerebbe già al primo turno: tutte le rilevazioni danno Pd, M5s e centrodestra ciascuno intorno al 30%. Di fatto, quindi, il vincitore del ballottaggio otterrebbe il 54% dei seggi con circa il 30% dei voti, ma sarebbero comunque gli elettori, al secondo turno, a decidere a chi attribuire il premio. A questo proposito Roberto Giachetti, che nel 2013 era stato protagonista di uno sciopero della fame per chiedere di superare il Porcellum tornando alla precedente legge elettorale (il Mattarellum), sostiene in un’intervista a La Stampa che l’unica vera modifica possibile all’Italicum sia quella per attribuire il premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista.

Mattarellum 2.0

È la proposta dei bersaniani, riprende il sistema elettorale in vigore tra il 1994 e il 2005, arricchendolo di un premio di maggioranza di massimo 90 seggi. E’ un sistema maggioritario, si vota in collegi uninominali dove ogni partito presenta un solo candidato e vince il seggio chi prende un voto più degli altri. In un sistema bipolare, questo garantisce una maggioranza, ma se i poli sono tre le cose cambiano: pochi ricordano che già nel 1994 Silvio Berlusconi ottenne un indiscusso successo politico, ma non ebbe i voti sufficienti al Senato. Anche allora i poli erano tre - centrodestra, centristi di Segni e la sinistra di Occhetto. Il governo nacque grazie ai senatori a vita e all’uscita dall’aula di 4 senatori eletti con Segni. Il premio limitato previsto dai bersaniani vorrebbe scongiurare lo stallo, ma con tre poli intorno al 30% il rischio che nessuno abbia la maggioranza resta.

Provincellum

È simile all’Italicum, dal punto di vista del premio di maggioranza. Il modello che era in vigore nelle province, e che è stato rilanciato dal renziano Dario Parrini sulla Stampa a luglio, prevede infatti un premio di maggioranza da attribuire alla lista più votata, che otterrebbe 345 seggi (il 55% del totale). Anche in questo caso, poi, è possibile il ballottaggio, se nessuno raggiunge una determinata soglia al primo turno. A differenza dell’Italicum, però, non ci sarebbero i capilista bloccati e le preferenze, ma collegi uninominali dove ciascun partito presenta un solo candidato. Soprattutto, si potrebbe decidere di alzare al 50% la soglia per ottenere il premio al primo turno: in questo modo, per ottenere i 345 seggi subito bisognerebbe ottenere la maggioranza assoluta dei voti, altrimenti si andrebbe al ballottaggio tra i primi due e il vincitore otterrebbe ben 29 seggi in più di quelli necessari per governare.

Democratellum

Il Movimento 5 Stelle, per bocca di Danilo Toninelli, ha detto di non essere intenzionato a sedersi a un tavolo con il Pd per raggiungere un’intesa per modificare l’Italicum. In un’intervista a Repubblica , Toninelli ha quindi rilanciato il Democratellum, definendolo un «proporzionale governante». La principale differenza con l’Italicum è che si tratta di un proporzionale senza un premio di maggioranza. Nel Democratellum l’Italia viene divisa in 42 circoscrizioni alle quali sono attribuiti un certo numero di seggi: 1 seggio alla Valle d’Aosta, 3 seggi al Molise, 13 circoscrizioni con un numero di seggi che va da 5 a 9, 19 circoscrizioni da 11 a 19 seggi, 6 circoscrizioni da 21 a 24 seggi, 3 circoscrizioni metropolitane (Milano con Monza-Brianza, Roma, Napoli) da 32 a 42 seggi. La dimensione variabile delle circoscrizioni dovrebbe ovviare all’assenza di una soglia di sbarramento, impedendo l’accesso di fatto a quelle forze che a livello nazionale non raggiungono il 5% dei voti. Tra le peculiarità del Democratellum, poi, c’è il voto di preferenza: ogni elettore ha due schede elettorali per esprimere il voto alla lista e quello al candidato, che può anche far parte di una lista diversa da quella scelta nella prima scheda (un meccanismo simile al voto disgiunto delle comunali) e che non può presentarsi in più circoscrizioni. L’elettore deve quindi scegliere una lista e può esprimere una preferenza. Nelle circoscrizioni in cui si assegnano almeno 15 seggi, però, le preferenze salgono a due e viene introdotta anche la preferenza negativa: cancellando un nome da una lista si penalizza di un voto il candidato e di una frazione di voto la lista di cui fa parte. alessandro di matteo, francesco zaffarano

LS 13

 

 

 

Concorso “Fammi vedere”, dedicato al racconto cinematografico del mondo dei richiedenti asilo e dei rifugiati

 

L'iniziativa promossa dal Consiglio italiano per i rifugiati che incoraggia la partecipazione di giovani e scuole di cinema. I cortometraggi dovranno essere inviati entro il 15 ottobre

 

ROMA – Il Consiglio italiano per i rifugiati promuove la terza edizione del concorso “Fammi vedere”, dedicato al racconto cinematografico del mondo dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

 

I cortometraggi, della durata massima di 120 secondi, dovranno essere inviati entro il 15 ottobre 2016; viene incoraggiata in particolare la partecipazione dei giovani e delle scuole di cinema (per consultare il bando: www.cir-onlus.org).

 

“Siamo convinti che in un momento in cui si parla tanto, ma anche in modo convulso, di immigrazione e rifugiati, uno sguardo sensibile che riesca a raccontare storie, creare suggestioni e parlare di incontro, necessità e accoglienza, sia la chiave essenziale per una comunicazione che getti i presupposti per una vera integrazione. Per questo motivo – spiega il presidente del Cir, Roberto Zaccaria - promuoviamo un concorso che ha l’ambizione di guardare a questo tema con occhi e poetiche innovative”.

 

I vincitori della passata edizione sono stati Hermes Mangialardo che con “Frontiers” si è aggiudicato il primo premio, Gabriele Pangallo con “Sentimenti e desideri di un rifugiato” che ha vinto il secondo premio e Souleymane Dia con “Il Rifiuto” al terzo premio.

 

La nota del Cir diffusa in proposito ricorda anche come il corto di animazione “Frontiers” abbia  ricevuto una menzione speciale per l’animazione nella selezione “Corti d’Argento” dei Nastri d’Argento del Cinema e, in versione ridotta, sia stato al centro della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi del Cir con ampia visibilità sulle reti nazionali.

 

L'iniziativa è sostenuta da personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che parteciperanno al lavoro della giuria e potranno presentare, fuori concorso, dei propri contributi sul tema del diritto d'asilo. Compongono la giuria Laura Delli Colli (presidente), Monica Guerritore, Roberto Faenza, Gabriele Lavia, Enzo D’Alò, Mario Morcone, Pasquale Scimeca, Carlo Brancaleoni, Mimma Nocelli, Giancarlo Loffarelli, Rachid Benajd, Gianmario Gillio, Hermes Mangialardo, Silvia Costa, Ivan Silvestrini, Pino Corrias, Ninni Bruschetta, Valerio Cataldi, Walter Veltroni. Con loro anche il presidente del Cir Zaccaria, il portavoce Christopher Hein e la direttrice Fiorella Rathaus.

 

I tre corti vincitori del concorso otterranno rispettivamente un premio di 1.000/500/300 euro. La premiazione avrà luogo in una serata di raccolta fondi che si terrà entro la fine di quest'anno a Roma.

 

A sostenere il concorso Mediterranean Hope della FCEI e sponsor privati che il Cir sollecita ad aderire all'iniziativa. (Inform 16)

 

 

 

Nuovo documento di viaggio UE per facilitare il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi

 

La proposta della Commissione europea per un documento europeo di viaggio standard che acceleri le procedure di rimpatrio di cittadini non UE che soggiornano irregolarmente negli Stati membri, e senza un documento d’identità valido, è stata approvata in via definitiva giovedì dal Parlamento.

Nel testo si afferma che i Paesi terzi sono attualmente riluttanti nell’accettare i documenti di ritorno forniti dagli Stati membri, a causa dei diversi formati e di standard di sicurezza inadeguati.

Durante i lavori legislativi, i deputati hanno rafforzato gli standard di sicurezza del documento e le garanzie tecniche, in modo da meglio garantire la sua accettazione da parte dei Paesi terzi.

Il testo, redatto da Jussi Halla-aho (ECR, FI), è stato approvato con 494 voti favorevoli, 112 contrari e 50 astensioni.

Halla-aho ha dichiarato che "il basso tasso di applicazione delle decisioni di rimpatrio mina seriamente la credibilità e la legittimità, agli occhi dei nostri cittadini, delle politiche europee di asilo e immigrazione. Incoraggia inoltre l'abuso dei sistemi di asilo in Europa. Mentre un modulo uniforme per il documento di viaggio europeo, per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente, non è una soluzione magica ma un passo nella giusta direzione, nel far rispettare la legislazione e le decisioni vigenti".

I dati della Commissione europea, inoltre, indicano che meno del 40% delle decisioni prese dall'UE per il rimpatrio di cittadini di Paesi terzi sono state effettivamente portate a termine nel 2014.

Sicurezza migliorata

Il nuovo regolamento prevede un formato comune per il documento di viaggio europeo, aggiornando una raccomandazione non vincolante del Consiglio del 1994. Per combattere la contraffazione e la falsificazione, i modelli di dichiarazione armonizzati utilizzeranno gli stessi standard di sicurezza, come ad esempio le filigrane, in vigore dal 2002 per i visti d'ingresso rilasciati dai Paesi dell'UE ai residenti sprovvisti di documenti di viaggio validi.

Prossime tappe

Il progetto di regolamento deve ancora essere formalmente approvato dal Consiglio dei Ministri prima di entrare in vigore ed avrà effetto dal ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. pe/dip 15

 

 

 

 

Riflettere

 

La nostra situazione è tutt’altro che affidabile. Fare un consuntivo sui fatti non è ancora possibile. Perché questo 2016 sarà, al massimo, una copia dell’anno precedente. Sono i numeri che fanno capire la nostra deriva. Milioni di senza lavoro, pensioni infime, carico fiscale, sanità allo sbando. Questo è il biglietto da visita del nostro Paese per quest’anno di Terza Repubblica. Non c’è stato incontro tra Italia di ieri e Italia d’oggi. Quella di domani andrà a concretizzarsi con gli eventi dei prossimi mesi. Focolai d’attrito non mancheranno.

 

Mentre l’Europa è in fibrillazione, non s’è ancora trovata una piattaforma di discussione che consenta a tutti di partecipare ai destini della Penisola. Mancando una linea armonica d’azione, il resto è di conseguenza. Non solo il fronte occupazionale è in crisi profonda. Stanno venendo meno anche le certezze sociali di chi ha già “dato” e che ora è richiamato a “dare”. Dietro questa realtà, c’è un Paese, profondamente cambiato, che chiede una seria riflessione nell’attesa delle decisioni finali. Decisioni che, in ogni modo, dovranno essere prese col varo di un nuovo Parlamento e con la nomina di un Esecutivo che tenga conto di ciò che è stato fatto e di cosa resti ancora da poter fare.

 

Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è, di poco, in positivo. Mentre la produttività nazionale recupera solo parte del terreno perduto nell’ultimo quinquennio. I cicli produttivi resteranno rallentati proprio per le difficoltà di uno stato economico la cui gestione resta complessa. Per frenare la china recessiva mancano economisti di polso. I politici fanno quello che sono in grado. A questo punto, con gran responsabilità, ci chiediamo se L’attuale Esecutivo sarà in grado di tener anche conto di quanto abbiamo esposto.

 

 Le riflessioni, ora, non bastano più. Neppure le polemiche. Bisogna trovare i mezzi per invertire la tendenza senza rimettere le mani nelle tasche degli italiani. Anche se non tutti hanno dato. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Intervista a Maria Gazzetti, direttrice della Casa di Goethe di Roma

 

Ciao Maria, il 29 settembre verrai a Francoforte a presentare la Casa di Goethe di Roma nel quadro del ciclo di incontri organizzato dall’Ufficio culturale del Consolato Generale d’Italia a Francoforte dal titolo “Un viaggio in Italia, quattro città della Italienische  Reise fra mito, storia ed attualità”. Gli amici tedeschi ed italiani desiderano sapere in ANTEPRIMA qualcosa dell’ospite. Se sei d’accordo vorrei  proporti cinque domande perché tu possa incuriosire il nostro pubblico, prima di averlo con noi  a questo  evento.

Chi è Maria Gazzetti? Un’appassionata della cultura tedesca, una manager culturale, o un’italiana europea?

Mi viene spontaneo rispondere che sono tutte e tre le cose, almeno ci provo. Sono un’ appassionata della cultura tedesca, al liceo mi piaceva leggere Kant ed Hegel, mi interessavano la filosofia e Kleist. Poi dopo il dottorato ad Amburgo alla facoltà di letteratura comparata su D’Annunzio ho cominciato a organizzare convegni e scambi culturali europei con artisti e scrittori tra cui Saramago o Kertész che allora ancora non avevano ricevuto il premio Nobel.  Lavorando ho scoperto una certa capacità di mettere assieme persone e temi e così sono diventata sempre di più una manager culturale e di conseguenza un’ italiana europea, almeno lo spero. E credo ancora fortemente che solo ricordandoci che la nostra Europa è soprattutto un Europa culturale, quella di Dante, Cervantes, Goethe e Shakespeare , capiremo o salveremo l’idea dell’ Europa.

Il Mito di Roma e la figura di Goethe: cosa significa nell’immaginario e nell’attualità l’eredità del “ Viaggio in Italia” ?

“Il Viaggio in Italia” continua ad essere il libro che ha dato a un paese, alla Germania, un’ identità culturale. L’ Italia resta per i tedeschi  il paese della Sehnsucht e Goethe resta colui che per primo ne ha ben osservato e amato anche il carattere delle persone, vedi quello che scrive sugli abitanti di Napoli. Quando Goethe arriva in Italia non è  il rappresentante di una nazione ma di una unità culturale tedesca. Questo suo riferirsi alla cultura come identità nazionale , una cultura che abbraccia tutta l’area europea, questa è l’eredità di Goethe, la sua visione moderna delle cose. Roma: Roma resta una città che non ti lascia mai come eri prima di aver posto piede a Piazza del Popolo. Sono sicura che la maggior parte dei tedeschi che vengono a Roma lo facciano colla frase di Goethe nel cuore che solo a Roma Goethe si sia davvero sentito felice.

Francoforte versus Roma: due città veramente diverse sul piano delle proposte culturali?

Certo, Francoforte è  la città dei cittadini impegnati culturalmente, del pensiero, del commercio, dei soldi, dinamica, notoriamente non bella, con bellezze nascoste, come i giardini di maggio a Westend. E’ una città con cambiamenti continui, innalza in fretta grattacieli e crea miti anche con le persone per abbatterli con altrettanta velocità. Ma a Francoforte si può sperimentare, la gente è curiosa. Roma è stratificata, pigramente bella, ti accoglie coi suoi miasmi e le sue bellezze, ti riconcilia colla caducità del nostro essere, è dolce essere accolti in una nostra storia millenaria, che ti rende però anche indifferente di fronte al momentaneo, al presente. Sembrano cliché, ma è così. A Francoforte la risposta alla vita è il fare, la velocità, il cambiamento, la curiosità, io ho vissuto anni importanti della mia formazione culturale e di lavoro a Francoforte e ho imparato molto, ho amato i suoi cittadini intelligenti e curiosi. Quando lavoravo  alla Literaturhaus di Francoforte per me oltre agli incontri cogli scrittori la cosa più bella era il confronto col pubblico, fedele, preparato, incoraggiante, esigente. Insomma sono felice di tornarci il 29.

Cosa ti stupisce e cosa ti affascina quando ti confronti con il pubblico sia in Italia che in Germania?

Il pubblico tedesco ormai adora le letture degli scrittori. Al pubblico tedesco piace sentire la voce di uno scrittore che legge il suo testo le Lesungen hanno una loro ritualità ben precisa, una regia attenta, è come un pezzo di teatro.

In italiano in fondo non c’è una giusta traduzione della parola Lesung. Qua le Lesungen sono più degli incontri, delle presentazioni  di un libro. E’  più importante  parlare collo scrittore e se legge un brano, questo deve essere breve. A volte si parla anche troppo a lungo su…si divaga. Ammetto che ho nostalgia delle Lesungen tedesche. E poi il pubblico italiano è meno attento, i telefonini squillano un po’ troppo per i miei gusti…

Ci puoi svelare i prossimi progetti della Casa di Goethe?

Il 9 settembre chiudiamo la mostra con tre artiste romane dal titolo “Con Goethe in Italia”,  presentata anche all’ambasciata italiana di Berlino a marzo scorso in cooperazione con Luigi Reitani e l’Istituto Italiano  di cultura di Berlino. Una mostra i cui artisti contemporanei si ispirano all’idea di Goethe della pianta primogenia, idea che Goethe ebbe all’Orto Botanico a Padova e Palermo. Per il 22 settembre prepariamo una mostra impegnativa su “300 anni del cimitero acattolico a Roma” con prestiti di quadri di valore dagli Stati Uniti, Svezia, Norvegia, Inghilterra eccetera. Il cimitero acattolico di Roma è un posto magico, è stato una tappa importante per i visitatori del grand tour e dipinto da molti pittori stranieri. Ancora oggi questo posto all’ombra della famosa Piramide attira turisti da tutto il mondo. Vi sono sepolti per esempio oltre a Keats e Shelley anche Gramsci e Carlo Emilio Gadda. Siamo orgogliosi di presentare questa mostra nei nostri spazi. Poi ci sarà una mostra su “Ritrovamenti e rinvenimenti di storie tedesche a Roma”. Mostreremo con oggetti vari anche di gran valore, che da anni un collezionista trova  nei mercatini di Roma, tracce di Viaggi in Italia e di soggiorni di tedeschi meno conosciuti che hanno vissuto a Roma – questo perché il nostro compito è anche lo scambio culturale italo-tedesco. Faremo una mostra con una giovane fotografa di Amburgo Kerstin Schomburg che è andata a fotografare i luoghi dipinti dal paesaggista J. Ph. Hackert. Sempre nel 2017 organizziamo una mostra sul musicista Hans Werner Henze che ha vissuto per decenni a Marino , ed era tra l’ altro amico di Ingeborg Bachmann. Presenteremo le traduzioni tedesche delle poesie di Valerio Magrelli, presentiamo gli scrittori borsisti della Villa Massimo e ci saranno tante altre cose che sarebbe lungo elencare. Comunque ulteriori informazioni si possono trovare sul nostro sito www.casadigoethe.it

Grazie Maria, ti aspettiamo giovedì 29 settembre, alle ore 19.00, alla sala eventi ENIT di Francoforte (Barckhausstr. 10)  per continuare a dialogare con te.

La Dr. Maria Gazzetti è nata a Viterbo. Ha studiato storia, filosofia e letteratura a Roma e ad Amburgo. Traduttrice e collaboratrice per le pagine culturali di varie testate tedesche, è stata a lungo attiva in Germania nel campo dell’organizzazione culturale. Dal 1996  al 2010 ha diretto la Casa della letteratura (Literaturhaus) di Francoforte; dal 2010 al 2013 il Lyrik Kabinett di Monaco di Baviera. In tedesco ha pubblicato tra l’altro una monografia su Gabriele d’Annunzio per Rowohlt. Dal 2013 è direttrice della Casa di Goethe a Roma: l’unico museo e centro culturale della Repubblica Federale Tedesca al di fuori dei suoi confini nazionali. Michele Santoriello, Anteprima

 

 

 

Un'avanguardia con Berlino e Parigi: il piano italiano per la Difesa europea

 

Il progetto. Subito un nucleo aggregatore con Germania e Francia e una task force operativa per missioni militari e civili. Poi i finanziamenti per sicurezza e armi hi-tech fuori dal Patto di stabilità: la proposta per la svolt - di GIANLUCA DI FEO

 

 La ministra della Difesa Roberta Pinotti "Solo una dimensione comunitaria può garantire le risorse umane, scientifiche, organizzative ed economiche per gestire la portata delle sfide sul fronte della sicurezza". Di tanti dossier aperti sul tavolo di Bruxelles ce n'è uno sul quale il governo Renzi ha le idee molto chiare: la necessità di costruire una Difesa veramente europea. Così dopo il vertice di Ventotene, l'Italia presenta un documento che offre le linee guida per dare una svolta all'Unione. Un piano elaborato dai tecnici del dicastero di Roberta Pinotti in stretta collaborazione con la Farnesina, già illustrato per sommi capi dal presidente del Consiglio nel summit con Merkel e Hollande e che oggi verrà discusso con i ministri di Francia e Germania. Si tratta di un primo passo per rendere concreto il dibattito aperto dalla lettera di Pinotti e Gentiloni pubblicata su Le Monde, proseguito due giorni fa con un intervento di Federica Mogherini a Bratislava, e che prevede un doppio livello di azione. Ci sono le iniziative che si possono avviare subito, sfruttando gli accordi esistenti e la volontà di alcuni paesi guida. E quelle che richiedono invece l'approvazione di tutta la Ue, un obiettivo che si riconosce "ambizioso" e che verrebbe perseguito da "un nucleo aggregatore" di governi che in questo momento vede allineate Roma, Parigi e Berlino.

 

I PROGETTI HI-TECH

Anzitutto c'è il problema delle risorse. Quando si discute di missioni da condurre all'estero o di armamenti d'ultima generazione, le capitali del Vecchio Continente sono sempre alle prese con il "vorrei ma non posso". Perché, come sottolinea il documento, "la complessità e il costo delle capacità operative e delle tecnologie richieste supera di gran lunga le possibilità realizzative di ogni singolo Stato". Ed ecco la proposta di incentivare la collaborazione tra le industrie con una defiscalizzazione per i programmi europei destinati a produrre mezzi d'avanguardia, ad esempio attraverso l'esenzione dall'Iva che oggi invece si paga pure per comprare caccia e sottomarini. Non solo. Si ipotizza di identificare altre forme di sovvenzione comunitaria e di includere i progetti più avanzati nei piani di finanziamento Ue per la ricerca. Ovviamente, anche in questo caso viene valutata l'opzione di limare i rigori del Patto di stabilità e includere nella voce "flessibilità'" i nuovi stanziamenti per la sicurezza che tutti i paesi alle prese con la minaccia del Daesh e le guerre sulle sponde del Mediterraneo sono obbligati a fare. Una mossa "inizialmente per un periodo sperimentale di pochi anni e limitatamente ad alcuni programmi di interesse strategico per l'Europa". Questo a patto che ci si chiarisca le idee e si decida insieme quali sono le "attività strategiche" per garantire alla Ue l'autonomia in quei settori che fanno la differenza. Un esempio? Oggi i droni sono tutti americani o israeliani, senza un solo modello operativo made in Europe. Ed è chiaro che agli indirizzi politici dovranno seguire intese tra le aziende "per favorire il processo di ristrutturazione e razionalizzazione industriale europeo".

 

LE STRATEGIE

Prima di parlare di strumenti, però, bisogna delineare le strategie. Il percorso più semplice è quello di concepire un "libro bianco della Difesa europea" che indichi gli obiettivi comuni a medio e lungo termine - come ha fatto recentemente il governo italiano con la riforma promossa da Renzi, Pinotti e condivisa dal Quirinale - precisando quali reparti e quali mezzi sono necessari per raggiungerli. Ma già oggi il Trattato di Lisbona offre spazi di manovra: come le missioni affidate dal Consiglio Ue a un gruppo di stati membri e la possibilità di introdurre una "cooperazione strutturata permanente". In pratica, c'è la strada per impostare subito una serie di azioni concrete e varare gli organismi che le gestiscano. Allo stesso tempo bisogna lavorare per la nascita di una vera Europa della Difesa. Che partirebbe con fasi differenziate: "Il processo potrebbe inizialmente essere proposto e stimolato da alcuni paesi membri in grado sia di imprimere una forte spinta politica verso l'obiettivo di una dimensione europea di sicurezza e difesa, sia di presentare e far avanzare proposte concrete per la sua realizzazione".

 

SUBITO IN AZIONE

Questa avanguardia potrebbe subito passare all'azione. Un "nucleo aggregatore" di Stati membri è in grado di mettere in comune uomini e fondi creando "una forza europea multinazionale con un mandato stabilito congiuntamente ovvero di un ente dotato di una opportuna struttura di comando strategico e di meccanismi decisionali e di bilancio comuni". Per dirigere la task force si propone un "ristretto gruppo di contatto a livello politico e militare" che individui i temi concreti e si coordini con le istituzioni europee: si tratterebbe di un "Direttorato centrale per le missioni militari e civili". Tra i compiti di questa troika della Difesa ci sarebbe la valorizzazione dei "centri di eccellenza esistenti nelle singole nazioni". Che significa? Ci sono alcune forze armate che hanno grande esperienza in alcuni settori e potrebbero offrirsi come referenti delle altre. L'Italia ha un primato nell'addestramento dei piloti militari e nelle missioni con i droni, Francia e Germania invece stanno allestendo una flotta di aerei da trasporto che noi non possediamo: invece di procedere in ordine sparso, perché non trovare il modo di condividere conoscenze e sistemi?

 

IL FUTURO A BRUXELLES

Questa avanguardia di paesi dovrebbe spingere per intensificare il dialogo politico tra i ministri della Difesa Ue, introducendo riforme organiche che coinvolgano i rappresentanti di tutte le altre 25 nazioni. Un processo che richiederà tempo. I trattati dell'Ue ora non prevedono vertici periodici tra i titolari di questi dicasteri, come invece avviene per Esteri, Interni ed Economia. Nel Parlamento europeo non esiste nemmeno una vera commissione Difesa, in cui affrontare questi temi che ormai sono diventati fondamentali per la sopravvivenza e il rilancio dell'Unione. È quello che sostenevano i 

padri fondatori nel Manifesto di Ventotene: solo un'Europa capace di difendersi autonomamente può garantire la pace. Una visione che sembrava superata nei decenni distensione e serenità che hanno segnato la crescita della Ue, ma che adesso è tornata drammaticamente attuale. LR 5

 

 

 

 

Il rinnovamento

 

Nella realtà italiana non c’è più posto per i compromessi. Lo abbiamo sempre scritto che fare politica non è fare diplomazia. Anche perché non sempre l’idea si sposa con l’azione. Il passato è passato e non tornerà più. L’Italia può uscire, con dignità, da questa fase negativa; figlia della speculazione e del compromesso. Insomma, c’è bisogno di una politica “nuova” che oltrepassi le barriere della precarietà.  Basta con le promesse non mantenute basta con gli obiettivi che non consentono sbocco all’inventiva.

La crisi non è finita, ma può essere ridimensionata. Sulla scena politica italiana è in atto una trasformazione che porterà innegabili sviluppi anche nel quotidiano. Il Bel Paese avrà dall’Europa la fiducia che saprà meritarsi. Giorno, per giorno, con la consapevolezza che un cambiamento è in atto. Non intendiamo, però, rinnegare globalmente il nostro passato, perché qualche iniziativa valida c'è stata, ma sono mancati gli uomini capaci di portarla a buon fine. L’abbiamo capito tutti.

 

 Le “chiamate” dell’ultima ora non potevano salvare l’Italia. Se non altro, la lezione è servita. Gli italiani torneranno a decidere del loro futuro. Dopo tanti impedimenti, l’onestà, nelle sue variegate manifestazioni, è una carta che si può sempre giocare e, se non si bara, può essere vincente. Anche da noi, si è capito che più che su i partiti c’è da puntare sugli uomini. Sono state anche le crisi d’identità a condizionare l’evoluzione del Paese. L’emergenza, pur se ancora c’è, dovrà rientrare. L’importante è evitare di seguire strade già battute.

 

 Per andare oltre, ci vogliono idee e, soprattutto, uomini capaci di concretarle. L’incoerenza, in ogni caso, non dovrà pesare sulle spalle del cittadino. Solo la “buona fede”, almeno in questo caso, sarà adeguata. Del resto, i Partiti nazionali sono anche troppi. Frazionare il potere non giova e la frammentazione delle strategie è stata una delle concause che ci hanno portato sull’orlo dell’abisso. L’emergenza non è finita; ora Renzi sembra intenzionato a contrastarla; cambiando le regole del gioco politico.

 

 Ogni cedimento ci farebbe tornare indietro e l’UE non resterebbe a guardare. L’Italia avrà la fiducia che saprà meritarsi. Nulla di più. Chi tenterà di non opporsi l’incoerenza, scomparirà dall’affollato firmamento politico nazionale. Con buona pace di tutti; anche dei più indifferenti. Quelli che, purtroppo, da noi non mancano mai. Giorgio Brignola, de.it,press

 

 

 

Famiglie italiane guadagnano 500 euro in meno rispetto a media Ue

 

2.806 euro mensili contro i 3.371 euro della media europea

 

In Italia i redditi delle famiglie sono più bassi del 20% rispetto alla media Ue a 15, oltre 500 euro di differenza. E le spese quotidiane hanno un impatto del 64% sul reddito, il 7% in più che in un mese raggiungono la cifra media di 1.789 euro. A rilevarlo è l'Adoc con un'indagine che mette a fuoco il costo della vita.

A fare la differenza è la minore capacità reddituale della famiglia italiana, dovuta all’alta pressione fiscale e al maggiore impatto sul reddito. A pesare sono i costi per le utenze casalinghe (+18,7% rispetto alla media) e il trasporto privato, un pieno di benzina costa l’11,5% in più della media Ue-15. L'Adoc calcola che nel Bel Paese una famiglia dispone, in media, di 2.806 euro mensili, contro i 3.371 euro della media europea.

L’analisi intende delineare un quadro delle spese essenziali e comuni di una famiglia italiana (composta da genitori, entrambi lavoratori dipendenti, con un figlio a carico, residenti in un appartamento di 80m2) confrontandole con quelle sostenute da pari famiglie europee.

Oltre alle cifre inferiori di ben il 20% alla media europea va aggiunto che la pressione fiscale in Italia è tra le più alte d’Europa, pari al 43,7%, mentre la media europea si attesta al 40,9%. In Germania il reddito di una famiglia si avvicina ai 4.000 euro mensili (con un incidenza delle spese sul reddito inferiore alla metà del reddito), in Francia si superano i 3.200 euro (incidenza 59%), in Gran Bretagna si arriva a quasi 3.500 euro (incidenza 61%).

L'indagine mette in evidenza inoltre che si spende meno per mangiare ma il 'peso' sul reddito è maggiore. La famiglia Rossi spende circa 443euro mensili per la spesa alimentare, a cui vanno aggiunti circa 65 euro per un paio di cene fuori casa. Una spesa, a livello di costi, inferiore del 2,5% rispetto alla media europea, ma che impatta per il 18% sul reddito, contro il 16% della media Ue. Per quanto riguarda la spesa per i farmaci e le visite mediche private, l’Italia presenta una spesa in linea con la media Ue, pari a circa 36 euro. La famiglia Papadoupolos (Grecia) è quella che spende di più, 50 euro al mese, per un impatto sul reddito pari al 4%. adnkronos 5

 

 

 

Nel vulcano Roma test di maturità per i 5Stelle

 

Con la base in ebollizione Beppe Grillo tema di sviare l'attenzione con l'ennesimo attacco anti Euro sul blog, ma è inutile: i grillini vogliono capire, vogliono sapere, vogliono dire la loro sul caos a Roma. Il caso Raggi-Muraro, lo strapotere dell'alemanniano Marra, le dimissioni a raffica di assessori e vertici delle più importanti municipalizzate, la sponsorizzazione del nuovo assessore al Bilancio da parte dell'avvocato Sammarco, non sono argomenti che si possono mettere sotto silenzio, nemmeno se sei Grillo, cioè il guru del movimento. La giunta di Roma su cui il vertice Cinquestelle si gioca l'immagine di chi vuole governare il Paese da Palazzo Chigi è ormai incontrollabile. Grillo tenta di fare ancora una volta quadrato attorno alla sindaca Raggi, ma a questo punto appare più una difesa d'ufficio, per prendere tempo ed evitare di doverla sfiduciare subito. Mentre il direttorio viene messo sotto accusa per non aver saputo gestire la Raggi in Campidoglio. Di Maio, cioè il personaggio più spendibile del vertice grillino, e il più esposto per aver difeso la Raggi. Di Battista, il suo rivale nella ribalta nazionale, lo incalza e sembra averlo scavalcato nelle simpatie del guru. Sembrano dinamiche più adatte a una setta o a una corte che a un movimento politico, ma è così. E da queste dinamiche (oltre che dalla totale assenza di una classe dirigente grillina) dipende il presente e anche l'immediato futuro della Capitale. La città è gravata da un debito mostruoso, i trasporti pubblici sono al collasso, la spazzatura in alcune zone ha ripreso a traboccare dai cassonetti. Il Campidoglio è nel marasma. Renzi osserva senza intervenire dopo le parole di sfida pronunciate in Cina ("governino se ne sono capaci"). Nel Pd il leader del No Massimo D'Alema raduna in un piccolo, storico cinema romano un tempo caro alla sinistra extraparlamentare, gli anti renziani più duri. Promette la guerra "fine di mondo" per eliminare una volta per tutte "l'usurpatore". Non si conosce ancora la data del referendum istituzionale e proprio su questo argomento si concentrano gli attacchi del fronte del No. GIANLUCA LUZI, LR 6

 

 

 

Infinite polemiche non aiutano Roma

 

Le bugie e le critiche rallentano il lavoro di Virginia Raggi neosindaco cinquestelle. Per governare servono persone capaci e responsabili    

 

A stare alle cronache recenti, viene spontaneo pensare che Roma non è più quel “Caput Mundi”, cioè capitale del mondo, come la chiamarono lo storico latino Tito Livio ed il poeta Marco Anneo Lucano. Lo era un tempo in quanto dimora degli Imperatori romani e centro di tutte le attività politiche, economiche e storiche dell’Impero, nonché del Cattolicesimo, in quanto sede papale. E’ diventata, invece, città ridotta allo stato pietoso dalla corruzione dei suoi amministratori. Basti pensare all’indagine Mafia Capitale, iniziata nel 2014, che ha coinvolto una buona parte dei politici locali indagati o arrestati per estorsioni, usure, malaffare ed alleanze con i mafiosi; oppure all’ex sindaco Marino, il quale non pagò le sue multe ed offrì ai familiari cene con soldi del Comune. Salvo fare poco o nulla per sistemare le strade e tenerle pulite. Il che, nell’ottobre 2015, spinse 26 consiglieri comunali a depositare le proprie dimissioni dall’Assemblea capitolina, comportando, di conseguenza, la decadenza della Giunta e del primo cittadino.

La caduta del governo comunale potrebbe rinnovarsi ora, a pochi mesi dalla elezione della Raggi, già criticata per aver voluto la Muraro quale Assessore all’ambiente, benché fosse a conoscenza che era iscritta nel registro degli indagati, quindi non qualificata. Iscrizione sulla quale la neo sindaco di Roma ha mentito, affermando di non saperne niente. Come detto anche da altri Pentastellati.

Il che trasforma il Movimento 5Stelle in una banda di bugiardi, benché milioni di Italiani, che prima si astenevano dal recarsi alle urne, lo hanno votato, in quanto convinti di contrastare la diffusa corruzione dei politici nazionali, le loro promesse non mantenute, nonché i continui cambi di opinioni e di corrente partitica. Ha, invece, distrutto il sogno degli italiani che ingenuamente pensavano di aver trovato nei 5Stelle il rimedio a tutte le storture della politica e ai mali del paese. Di fatto, però, si è dimostrato un partito più inesperto ed incapace del previsto, non solo a Roma ma anche in altre città nelle quali hanno vinto le elezioni. Per quella inesperienza ed incompetenza confermate dal sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ex membro del 5 Stelle, poi sospeso dal partito, secondo il quale i suoi rappresentanti “sono persone che non hanno mai amministrato nulla e l'impressione è che siano lì per controllare ed ammonire”. Cui consegue l’inesistente volontà di “mettere in campo buone pratiche di amministrazione, semplicemente sfruttando l'esperienza di chi fa il sindaco già da qualche anno”.

Quella competenza che non solo spinge ad occuparsi del bene del Comune e a ridurre le retribuzioni, ma anche ad avere ottimi rapporti con i cittadini, i politici nazionali, i giornalisti e con gli esponenti di altri Stati. Comportamenti che la Raggi non ha osservato, quando ha insultato i fotoreporter che l’avevano fotografata mentre faceva la spesa accompagnata della scorta, come aveva fatto la Finocchiaro con le guardie che spingevano il carrello dell'Ikea. O, peggio, non recandosi in Vaticano, per partecipare, come previsto, al Festival di Azione Cattolica Giovani “A noi la parola”, dove avrebbe dovuto rispondere alle domande dei ragazzi dell'Acr ed incontrare Mons. Nunzio Galantino.

 

Virginia Raggi, contrariamente a quanto richiesto dal suo partito, ha concesso stipendi da favola ai suoi colleghi comunali. Tra questi, Salvatore Romeo, da lei nominato capo della segreteria politica, il cui stipendio sfiora i 120 mila euro mensili. Dovrà accontentarsi di 90.000 euro mensili, invece, Andrea Mazzillo, che deve verificare l’attuazione delle linee programmatiche comunali. A Daniele Frongia, vicesindaco con delega allo Sport andranno 193mila euro mensili, mentre una attivista dei 5Stelle di Ostia farà parte dello staff della Raggi per seguire i rapporti con il Commissariato per mafia ed avrà un compenso di 40mila euro annui.

Indubbio che l’avventura del M5S alla guida di Roma sia cominciata malissimo con risse, bugie, egoismi, traffici opachi, sgambetti, giochi di potere. Un inizio spiacevole e sgradevole, a danno della città che ha bisogno di una tutela vera, non di liti insensate di una amministrazione inconsapevole del suo compito. Ciò non toglie che forti del consenso ottenuto dal 60% dei Romani, la Raggi e i suoi devono smetterla di esibire solo la loro presunta superiorità etica e morale. Per governare Roma servono persone capaci e responsabili. Altrimenti la Città Eterna, un tempo capitale del mondo, diventerà città morta. Egidio Todeschini

de.it.press 15

 

 

 

 

 

Migranti, identificati 12 mila trafficanti nel 2016. “La maggior parte è di nazionalità turca”

 

Bruxelles - I trafficanti di esseri umani non si fermano. Anzi. Crescono in numero e capacità di adattare le attività a seconda delle esigenze. Sono più di 12mila, secondo Europol. Tanti ne ha individuati l’agenzia anti-crimine europea solo nei primi otto mesi dell’anno. Una cifra che «ha continuato ad aumentare», soprattutto se paragonata al 2015, e che certifica la difficoltà a smantellare le reti criminali dietro i flussi migratori. Reti che in questo momento hanno nell’Italia uno dei principali punti di snodo, perché comunque la via del Mediterraneo centrale resta molto sfruttata. Ma dalla Turchia, Paese con cui l’Ue ha un accordo per lo stop dei flussi, arriva una brutta notizia: la nazionalità turca è la prima per numero di trafficanti.

Il rapporto Europol

Dall’1 gennaio a oggi l’Europol ha stimato in oltre 12mila i trafficanti di esseri umani via terra. Numeri in rialzo, dovuti anche al calo degli arrivi via mare. Dall’1 gennaio al 28 agosto sono entrati in territorio europeo attraverso imbarcazioni 272.070 immigrati, meno dei 354.618 sbarcati nello stesso periodo dello scorso anno. In un anno le cose sono cambiate: i pattugliamenti del Mediterraneo si sono rafforzati, prima con le operazioni Mare Nostrum e Triton, ora con il servizio di guardia costiera europea. E la rotta balcanica è stata chiusa dall’accordo tra Unione europea. «I trafficanti hanno dimostrato un’abilità costante ad adattarsi ai controlli alle frontiere e a trovare nuovi modi di operare per aggirare le restrizioni e continuare a mantenere un business altamente redditizio», riconosce l’agenzia anti-crimine dell’Ue.

Chi gestisce il business dei migranti

Il risultato è visibile dai gestori degli affari. Se nel 2015 erano soprattutto romeni, egiziani e siriani, nel 2016 sono stati principalmente turchi (+295,3%) e siriani (+39,5%). Non un caso, tenuto anche conto del fatto che su suolo turco si trovano circa 3 milioni di rifugiati siriani. Il cambio di gestione che ha prodotto una diversa modalità di pagamento: secondo Europol rispetto allo scorso anno i migranti pagano di più in contanti (dal 52% al 64% dei casi) e soprattutto saldano il conto attraverso lo sfruttamento lavorativo (da 0,2% a 5% dei casi).

La base italiana

Europol ha individuato in Austria, Svizzera e Italia i principali punti di accesso nel resto d’Europa. Nel 2016 «la rotta del Mediterraneo centrale continua a essere il primo itinerario seguito per accedere» nell’Ue, e ciò spiega perché i tre Paesi in questione offrano i valichi per il resto del continente. L’agenzia europea teme la formazione di «colli di bottiglia e campi profughi illegali lungo le frontiera interna dell’area Schengen». Già ne esistono tre di tali imbuti, uno dei quali a Como (gli altri due a Dunkirk, lungo il confine belgo-francese, e Idomeni, tra Grecia ed ex repubblica jugoslava di Macedonia). Robert Crepinko, responsabile del Centro contrabbando migranti europeo di Europol, ha ribadito il «sostegno agli Stati membri per individuare e smantellare le reti del crimine organizzato rete criminale coinvolto nel traffico di migranti». Un aiuto mai così necessario. emanuele bonini  LS 13

 

 

 

Il potere

 

L‘Esecutivo, almeno per ora, continua a incassare la fiducia del Parlamento. Vedremo se Renzi riuscirà a modificare la politica nazionale. Non ci sentiamo, però, di scrivere su un ridimensionamento dei partiti, ma l’atmosfera che si respira è proprio questa.

 Sino all’inverno scorso, pur con la bufera economica già in piena evoluzione, tra la Maggioranza e l’Opposizione, il dialogo sembrava tollerabile. L’Esecutivo pareva poter tirare avanti, mentre in Eurolandia la nostra situazione economica era statica. Forse, si faceva conto su un Governo di transizione. Di tipo presidenziale.

Invece, è stato differente. Ci siamo trovati a vivere una realtà mai vissuta in precedenza.  L’Esecutivo antecedente è crollato per volontà del suo stesso Partito. In pochi giorni, l’ex Sindaco di Firenze, neppure parlamentare, è riuscito a formare una ”squadra”, incassando la fiducia del Parlamento. A detta di chi sapeva, non c’erano altre scelte per evitare il crollo dell’economia nazionale e non solo di quella.

Il prossimo autunno sarà decisivo per verificare se Renzi sia ancora in grado di portare concreto beneficio al Paese. Saranno settimane vitali per accertare se l’Italia avrà ancora le carte in regola per ritrovare il suo ruolo in UE. La nostra sensazione ha ancora confini sfumati e non riusciamo a concepire un taglio netto tra politica economica e gestione del potere. La penisola è “malata”. Si conoscono le cause del suo male ed anche le possibili terapie. Lo Staff di Renzi riuscirà a portare avanti quelli che definiamo i rimedi”sovrani”?

 Certo è che, pur con tutti i suoi limiti, il Parlamento avrà degli obblighi nei confronti di questo Esecutivo. Come evolverà l’Italia? Certamente, ma già lo abbiamo scritto, non sarà più quella di prima. Passato in secondo piano il Federalismo, in una penisola che ha sempre maggiori difficoltà a coniugare il pranzo con la cena, l’inflessibilità potrebbe essere la norma.

 Forse, saranno le nuove Generazioni a trovare una diversa armonia in quest’Italia del XXI Secolo così diversa dal Paese che abbiamo seguito in tanti anni d’analisi politica. Se, dopo la cura, la Penisola troverà un nuovo equilibrio, e tutti lo speriamo, sarà uno Stato meno allineato alle tradizioni mediterranee.

 Non proprio in “sordina”, la politica, così come l’abbiamo conosciuta, dovrebbe andare in “pensione”. Dopo, sarà il ruolo economico, dentro e fuori i confini nazionali, a stabilire, nel più ampio principio di democrazia, le nuove regole nazionali. Si prospetta, così, una Penisola nuova che neanche i migliori Statisti potevano immaginare. Viverla sarà un’altra avventura.

 Sempre che la XVIII Legislatura non “resista” solo sino al varo della nuova legge elettorale. Anche per Renzi, il “contratto” con gli italiani potrebbe essere a  breve termine. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

A Roma il 27 ottobre la presentazione del “Dossier  Statistico Immigrazione 2016”

 

Il Centro studi e ricerche Idos, curatore dell'analisi del fenomeno migratorio in Italia, segnala i punti affrontati nell'introduzione alla prossima edizione

 

ROMA – Verrà presentato il prossimo 27 ottobre il “Dossier  Statistico Immigrazione 2016”, analisi  curata dal Centro studi e ricerche Idos del fenomeno migratorio in Italia.

Nella nota che anticipa l'evento, il Centro studi segnala quali saranno i punti affrontati nella introduzione del Dossier: il livello apparentemente stazionario della presenza straniera in Italia; i movimenti relativi alle registrazioni in anagrafe per provenienza dall'estero, per acquisto della cittadinanza italiana o per decesso e altri dati significativi quali il tasso di disoccupazione; il numero degli sbarchi sulle coste Italiane; l'equilibrio demografico; la valorizzazione dei cittadini stranieri in Italia e il sistema di accoglienza.

Per quanto riguarda la presenza stranieri in Italia, essa è quantificata nel 2015 in 5.026.153 residenti, con un aumento di sole 12mila unità rispetto all’anno precedente. Notevole tuttavia la loro “movimentazione”: 250mila stranieri sono stati registrati in anagrafe in provenienza dall’estero, mentre 178mila residenti sono diventati cittadini italiani; poco più di 6mila i morti; si richiama inoltre come a molti disoccupati di lungo periodo non sia stato rinnovato il permesso di soggiorno.

Nel 2015 sono sbarcate in Italia 153.842 persone, tra richiedenti asilo e migranti economici e si è accentuata tra gli italiani – rileva il Centro studi - la “sindrome dell’invasione”; tuttavia, secondo le proiezioni demografiche dell’Istat, nell’ipotesi media (quella più realistica) per garantire l’equilibrio demografico della popolazione in diminuzione (-150mila persone nel 2015), si deve considerare che i nuovi ingressi di cittadini stranieri (solo in parte destinatari a tradursi in soggiorni stabili) non si collocano al di sopra di queste previsioni.

Viene inoltre evidenziata la necessità di valorizzare al meglio le nuove presenze a livello formativo, occupazionale e sociale, impegno quanto mai funzionale alla fase di ripresa dell’economia. Sul fronte dell'accoglienza si sottolinea infine essa possa essere realizzata in maniera più diffusa sul territorio attraverso un coinvolgimento strutturale anche delle famiglie, per cui si ritiene opportuno devolvere loro parte dei fondi destinati per l’accoglienza, favorendo un più fruttuoso e molteplice processo di inte(g)razione sociale. (Inform 8)

 

 

 

 

 

L’ex deputato Romagnoli condannatoa 4 anni di carcere negli Usa

 

ROMA - “Massimo Romagnoli, ex deputato di Forza Italia, è stato condannato a quattro anni di galera negli Stati Uniti. Nel dicembre 2014 Romagnoli è stato arrestato in Montenegro e poi estradato negli Usa, dove da quasi due anni ormai vive dietro le sbarre. Le accuse nei suoi confronti erano di traffico d’armi internazionale. Insieme a due cittadini romeni aveva provato a vendere armi per un valore di 15 milioni di dollari a informatori della Dea sotto copertura che fingevano di essere ribelli delle Farc (le Forze armate rivoluzionarie della Colombia)”. È quanto si legge su “ItaliachiamaItalia”, quotidiano online diretto da Ricky Filosa.

“Romagnoli, 45 anni, rischiava fino all'ergastolo ma il giudice distrettuale Ronnie Abrams di Manhattan gli ha riconosciuto il merito di avere collaborato con le autorità e di avere testimoniato contro uno dei due arrestati nell'ambito dello stesso caso, Virgil Flaviu Georgescu, accusato di traffico internazionale di armi già condannato a maggio.

"Non è facile mettersi a rischio e collaborare contro altri", ha detto il giudice. Il terzo imputato nel caso, oltre a Romagnoli e Georgescu, era Cristian Vintila, ex direttore dell'agenzia della Romania responsabile dell'acquisto di armi per il suo esercito.

Romagnoli aveva un passato negli affari e nella politica: eletto alla Camera nel 2006 era poi stato nominato da Silvio Berlusconi come alto funzionario di Forza Italia in Sicilia. Intervenendo oggi in tribunale, Romagnoli ha detto di essere stato "ingenuo" e che non aveva considerato le conseguenze del coinvolgimento nell'accordo sulle armi né che danni questa transazione poteva causare. "Sono dispiaciuto e mi scuso con questa Corte per le mie azioni", ha detto.

Secondo quanto spiegano i procuratori, Georgescu fu presentato a un informatore della Dea americana che si fingeva un ribelle delle Farc colombiane, gruppo designato dagli Usa come organizzazione terroristica straniera. All'informatore fu detto che Georgescu era un intermediario per la vendita di armi con buoni contatti, allora l'agente disse allo stesso Georgescu che le Farc cercavano armi per abbattere elicotteri americani per proteggere le loro operazioni di traffico di cocaina. Sempre secondo la procura, Georgescu acconsentì a partecipare all'accordo da 15 milioni di dollari e reclutò Vintila e Romagnoli per agevolare l'operazione.

Negli ultimi giorni Massimo Romagnoli sembrava positivo. Dal carcere continuava ad urlare la propria innocenza. Ma la sentenza di condanna è arrivata a spegnere ogni speranza di lasciare la prigione”. (aise 16)

 

 

 

 

“Italiano lingua viva”, a Firenze il 17 e il 18 ottobre la  seconda edizione degli Stati Generali della lingua italiana nel mondo

 

ROMA – Il 17 e il 18 ottobre si svolgerà a Firenze, Palazzo Vecchio, la seconda edizione degli Stati Generali della lingua italiana nel mondo, promossi dalla Farnesina. Agli Stati generali,  dal titolo “Italiano lingua viva”, interverranno il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni e il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini. Parteciperanno accademici  ed esponenti del mondo culturale italiano e straniero.

 

L’evento si terrà in connessione con la XVI Settimana della lingua italiana nel mondo (17- 23 ottobre), dedicata quest'anno al tema Design intitolata “L’italiano e la creatività: marchi e costumi, moda e design”.

 

Nel corso della seconda edizione degli Stati generali sarà lanciato il nuovo Portale della lingua italiana nel mondo e saranno forniti gli aggiornamenti sui progetti avviati con la prima edizione degli Stati Generali (tenutasi nell’ottobre 2014). Sarà inoltre approfondita la riflessione sul ruolo della lingua italiana nelle strategie di comunicazione delle imprese come fattore di promozione dell'intero sistema culturale italiano. L'evento servirà inoltre a valutare i progressi compiuti e ad elaborare una strategia di promozione linguistica a tutto campo. (Inform 16)

 

 

 

Il rapporto Unicef: “Più della metà dei profughi sono bambini, 50 milioni nel 2015”

 

Cinquanta milioni: è questo il numero dei piccoli profughi nel mondo. Si avvia a soluzione il problema dei bambini-soldato in Colombia, ma purtroppo il pianeta è pieno di guerre e di guerriglie che travolgono i più piccoli. E la violenza più frequente è quella che porta i bambini e i ragazzi a essere sradicati dalle loro case, assieme alle loro famiglie oppure - in molti casi - anche da soli.

Secondo un rapporto dell’Unicef sono 28 i milioni di minori costretti a lasciare i luoghi in cui sono nati per scappare dai conflitti armati. L’istituto delle Nazioni Unite che si occupa di infanzia calcola che le guerre in giro per il mondo hanno prodotto 10 milioni di minori rifugiati all’estero e altri 17 sfollati all’interno del loro Paese. Eppure questa è solo una parte del problema: il totale cresce a 50 milioni se si contano anche i piccoli migranti in fuga dalla povertà o dalla violenza di bande criminali.

I minori, segnala ancora l’Unicef, «rappresentano circa la metà dei rifugiati che hanno chiesto asilo nel 2015». E i Paesi che hanno ricevuto domande di asilo da bambini o ragazzi sono stati 78: anche questo dà un’idea della vastità del fenomeno.

 

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Il rapporto è stato pubblicato in vista di un incontro dell’Onu sulle migrazioni il 19 settembre. Il problema dei bambini travolti dalla guerra tende a essere sottovalutato, e l’Unicef si sente costretta a esortare i diversi Paesi a «considerare prioritaria l’accoglienza dei minori, in quanto particolarmente vulnerabili alla violenza e allo sfruttamento».

Per quanto l’Africa sia una fucina costante di guerre, caos e migrazioni, a generare il maggior numero di piccoli profughi sono due Paesi del Medio Oriente allargato, cioè la Siria e l’Afghanistan: viene da lì il 45% dei minorenni rifugiati. E anziché risolversi, il problema si sta incancrenendo: l’Unicef segnala che fra i rifugiati il numero dei piccoli non accompagnati è triplicato fra il 2014 e il 2015. Non basta: i bambini e i ragazzi sradicati dalle loro case hanno una forte probabilità di non studiare e quindi non si preparano alla vita adulta; l’esito più probabile è che le loro esistenze siano rovinate per sempre e che i problemi si trasmettano di generazione in generazione. Luigi Grassia LS 8

 

 

 

 

La Pugliesi nel mondo avvia il progetto “Puglia... in tasca”

 

Una guida alle attività che i corregionali svolgono in tutto il mondo – escluso il territorio regionale – per “trovare un pezzo di Puglia anche lontano da casa”

 

BARI – L'associazione Pugliesi nel Mondo ha avviato il progetto “La Puglia... in tasca”, guida alle attività che i corregionali svolgono nel mondo, con “nomi, indirizzi, curiosità, tradizione, sentimenti esportati nel mondo”.

 

L'iniziativa si rivolge a pubblici esercizi ed esercizi commerciali, strutture turistico-alberghiere, studi professionali, artigiani, artisti, aziende, imprese, enti istituzionali e associazioni di proprietà o gestiti da pugliesi – di nascita o di origine – ed è volta a realizzare una sorta di “pagine gialle della pugliesità”.

 

Le attività che si proporranno – da tutto il mondo, escluse solo quelle presenti sul territorio regionale - verranno segnalate su appositi libretti illustrativi, nei quali saranno rese note le informazioni necessarie per raggiungere i diversi luoghi in cui nel mondo i pugliesi si sono stabiliti. L'obiettivo – si legge nella segnalazione diffusa in proposito dal sodalizio – è “fornire informazioni/indicazioni di dove trovare un pezzo di Puglia anche lontano da casa”.

 

Per aderire è necessario inviare i dati del proprio esercizio o attività (denominazione sociale, indirizzo, recapito telefonico e città) all'indirizzo: segreteria@puglianelmondo.com. Di seguito sarà l'associazione a contattare gli interessati per chiedere informazioni e foto. Sollecitata la partecipazione di enti istituzionali e associazioni per partnership e sponsorship. (Inform 13)

 

 

 

 

Merkel: Die EU ist in einer „kritischen Situation“

 

Die EU ohne Großbritannien auf der Suche nach einem Neuanfang: In Bratislava suchen die Staats- und Regierungschefs der verbleibenden 27 EU-Länder eine Perspektive und Lösungen ihre tiefen Differenzen.

Das Treffen auf der Burg von Bratislava müsse eine „nüchterne und brutal ehrliche“ Bestandsaufnahme werden, forderte EU-Ratspräsident Donald Tusk am Donnerstagabend in der slowakischen Hauptstadt. Ziel des Treffens ist ein „Fahrplan“ mit Themenschwerpunkten für die kommenden Monate. Abschluss des „Bratislava-Prozesses“ soll der Jubiläumsgipfel zu 60 Jahren Römische Verträge im März sein.

Nach dem Brexit sei es „absolut notwendig, dass wir sehr ehrlich sind“, sagte auch der slowakische Regierungschef Robert Fico als Gastgeber. Selbst wenn es nicht einfach werde, wollten alle „Einheit zeigen“ und den Willen, das europäische Projekt fortzusetzen. Fico selbst gilt als einer der Gegner aus Osteuropa der von Merkel und EU-Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker verlangten Flüchtlingsverteilung in Europa. Er will keinen „einzigen Muslim“ aufnehmen. Wie Ungarn hat die Slowakei gegen den vor einem Jahr gefassten Mehrheitsbeschluss der EU-Innenminister geklagt, 120.000 Flüchtlinge aus den Hauptankunftsländern Griechenland und Italien auf die anderen EU-Staaten zu verteilen.

Für Furore hatte vor dem Gipfel die Forderung von Luxemburgs Außenminister Jean Asselborn gesorgt, Ungarn wegen des Vorgehens gegen Flüchtlinge sowie gegen Presse und Justiz aus der Union auszuschließen. Dazu ging sein Ministerpräsident Xavier Bettel in Bratislava auf Distanz: „Das ist nicht diePosition meiner Regierung“, sagte er. Europa müsse „die Probleme in der Familie diskutieren“. Es helfe nicht, „jemanden rauszuwerfen“.

                    

Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) sprach von einer „kritischen Situation“ für die EU.“Es geht darum, durch Taten zu zeigen, dass wir besser werden können“, sagte Merkel. Dies gelte insbesondere für die Sicherheitspolitik, die Terrorbekämpfung und die Zusammenarbeit im Verteidigungsbereich. Auch „Fragen des Schutzes unserer Außengrenze“ sowie die Bekämpfung von Fluchtursachen stünden auf der Tagesordnung.

 

Es solle aber auch gezeigt werden, „dass wir besser werden können in den Fragen von Wachstum und Arbeitsplätzen“, sagte Merkel weiter. Sie nannte dabei insbesondere den digitalen Binnenmarkt. „Deshalb hoffe ich, dass Bratislava zeigt: Wir wollen zusammenarbeiten und wir wollen die Probleme, die es gibt in Europa, lösen.“

Frankeichs Präsident François Hollande forderte einen „neuen Impuls“ für Europa und verlangte insbesondere eine Stärkung der europäischen Verteidigung. Europa müsse „in der Lage sein, sich selbst zu verteidigen“, sagte er. Frankreich trage hier bisher die Hauptlast, „aber es kann nicht alleine sein, es möchte nicht alleine sein“.

Deutschland und Frankreich hatten im Vorfeld gemeinsame Vorschläge zur Stärkung der europäischen Verteidigung eingebracht. Sie sehen unter anderem eine stärkere Zusammenarbeit in der Rüstungsindustrie und die Schaffung eines permanenten EU-Hauptquartiers für militärische und zivile Auslandseinsätze vor. Großbritannien hat Fortschritte bei der EU-Verteidigung bisher blockiert und setzt traditionell auf die Nato.

                    

Österreichs Kanzler Christian Kern sagte, er sei optimistisch, dass es in Bratislava „gute Fortschritte“ geben werde. Er erwarte aber keine „großen Revolutionen“. Litauens Präsidentin Dalia Grybauskaite sprach mit Blick auf den auf Monate angelegten Bratislava-Prozess von einem „Experiment“.

Die Austrittsverhandlungen mit Großbritannien sollen bei dem Treffen keine Rolle spielen. Die auf zwei Jahre angelegten Gespräche beginnen erst nach einem offiziellen Austrittsantrag, der Anfang 2017 erwartet wird. Solange bleibt London EU-Mitglied. Die Londoner „Times“ kritisierte mit Blick auf den Gipfel am Donnerstag, Großbritannien werde in der EU wie ein „Paria-Staat“ ohne Mitspracherecht behandelt. EurActiv mit AFP  16

 

 

 

 

Grundsatzrede. Juncker fordert mehr europäische Solidarität in der Flüchtlingspolitik

 

Der Chef der EU-Kommission hat die großen Linien seiner Politik skizziert und zugleich konkrete Projekte vorgestellt. Darunter ist ein Freiwilligendienst für junge Europäer. Dieser soll auch in der Flüchtlingskrise helfen. Von Phillipp Saure

 

Ein Eingeständnis stellte EU-Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker ziemlich an den Anfang seiner mit Spannung erwarteten Grundsatzrede: „Die Europäische Union ist zurzeit nicht in Topform.“ Die Flüchtlingskrise sei eines der Felder, auf denen Europa kein gutes Bild abgebe, machte Juncker in der Rede zur Lage der Union („State of the Union“) am Mittwoch im Europaparlament in Straßburg klar.

Zwar sei beim Umgang mit Flüchtlingen Solidarität sichtbar geworden, aber „ich bin überzeugt, viel mehr Solidarität ist nötig“, urteilte der Luxemburger, der seine Rede auf Deutsch begonnen hatte und später ins Englisch und Französische wechselte.

Verrat an EU-Werten

Europa sei gespalten, wie man mit Flüchtlingen umgehen soll, machte Juncker klar. Auf der einen Seite stünden die, „die widerstrebend sind, Flüchtlinge in ihren Gesellschaften zu integrieren“. Auf der anderen Seite fänden sich die, „die überzeugt sind – so wie ich es bin – dass ein fairer Anteil an Umverteilung und Neuansiedlung wesentlich ist“. Der Kommissionschef bezog sich auf den EU-internen Streit, der die Flüchtlingspolitik seit Monaten belastet – und forderte die slowakische EU-Ratspräsidentschaft auf, Brücken zu bauen.

Dass Flüchtlinge unmittelbar mit Europas Grundlagen zu tun haben, verdeutlichte Juncker mit Blick auf die unbegleiteten Minderjährigen. „Ohne den Schutz dieser Kinder verrät die Europäische Union ihre historischen Werte“, sagte Juncker und erhielt dafür mit den meisten Applaus.

Europäisches Solidaritäts-Corps

Um auf die Flüchtlingskrise und andere Krisen wie das Erdbeben in Italien zu reagieren, will Juncker junge Europäer durch ein „Europäisches Solidaritäts-Corps“ einbinden. „Junge Menschen in der ganzen EU werden in der Lage sein, freiwillig Hilfe zu leisten, wo immer diese am meisten gebraucht wird“, kündigte er an. Bis Jahresende soll das Corps stehen.

Flüchtlinge waren nicht Junckers einziges Thema. Zwei Tage vor dem informellen EU-Gipfel in Bratislava ging der Kommissionschef auch auf den Austritt Großbritanniens, den Klimaschutz, die Arbeitslosigkeit, eine europäische Verteidigungspolitik und vieles andere ein. Er kündigte neue Projekte seiner Behörde an, die als „Motor“ der EU-Politik gilt, übte Kritik und Selbstkritik. Am Ende beschrieb er Europa als Friedensprojekt – nachdem noch sein eigener Vater gegen seinen Willen habe in den Krieg ziehen müssen.

Scharfe EU-Kritik

Zustimmung erntete Junckers Rede von den großen Fraktionen der Europäischen Volkspartei und der Sozialdemokraten. Kritik übte etwa die Fraktion der Konservativen und Reformer. Er höre immer dasselbe „Mantra“, das auf „mehr Europa“ setze, beklagte deren Fraktionsvorsitzender Syed Kamall. Genau dadurch werde der Nationalismus befördert, urteilte der Brite.

„Wir glauben es nicht mehr, wenn hier im Parlament oder woanders ein Feuerwerk an Versprechungen abgegeben wird“, reagierte die Linken-Fraktionsvorsitzende Gabi Zimmer auf Junckers Rede. Die EU mache ihre Politik stets auf dem Rücken der Bürger, sagte sie mit Blick auf die kritische wirtschaftliche und soziale Situation in manchen Mitgliedsstaaten.

Liberalen-Chef Guy Verhofstadt wandte sich gegen Populisten und Nationalisten, die auf Abgrenzung setzten. „Mit Mauern und Zäunen lösen sie jedes Problem“, sagte Verhofstadt ironisch. Grünen-Fraktionschefin Rebecca Harms verlangte, die EU-Staaten könnten und müssten ihren internationalen Verpflichtungen zur Aufnahme von Flüchtlingen besser gerecht werden. (epd/mig 15)

 

 

 

 

Unicef: Weltweit 50 Millionen Kinder heimatlos und auf der Flucht

 

Fast 50 Millionen Kinder weltweit wachsen in der Fremde auf – mehr als die Hälfte (28 Millionen) sind auf der Flucht vor Krieg und Gewalt.

 

Das Kinderhilfswerk Unicef registriert eine wachsende Zahl an minderjährigen Flüchtlingen. Sie müssten besser vor den Gefahren der Flucht geschützt werden.

Einem Bericht des UN-Kinderhilfswerks Unicef zu Flucht und Migration von Kindern zufolge wachsen weltweit beinahe 50 Millionen Kinder heute in der Fremde auf. Mehr als die Hälfte, 28 Millionen, sind auf der Flucht vor Krieg und Gewalt.

Verglichen mit den globalen Flüchtlingszahlen der Vereinten Nationen, wonach weltweit 65,3 Millionen Menschen auf der Flucht sind, zeigt sich, dass jeder zweite Flüchtling oder Vertriebene auf der Welt minderjährig ist. Im Bericht von Unicef heißt es: “Je nach Situation gelten diese Mädchen und Jungen als Migranten, Flüchtlinge, Asylsuchende oder Binnenvertriebene – aber sie sind vor allem eins: Kinder.”

Wie Unicef in der Nacht mitteilte, sind Kinder besonders oft von gewalttätigen Konflikten betroffen: “Unter 18-Jährige stellen nur rund ein Drittel der Weltbevölkerung, aber die Hälfte der Flüchtlinge.” Rund 45 Prozent aller Flüchtlingskinder kamen 2015 laut Unicef aus Syrien und Afghanistan.

Immer mehr Kinder und Jugendliche verlassen dem Bericht zufolge ihre Heimat allein, ohne den Schutz der Eltern. Rund 20 Millionen Kinder haben aus unterschiedlichen Gründen ihr Heimatland verlassen, beispielsweise um extremer Armut zu entkommen.

Vater von Aylan Kurdi kritisierte Tatenlosigkeit Europas

Vor einer Woche – ein Jahr nach dem Tod des dreijährigen Syrers Aylan Kurdi bei seiner Flucht über die Ägäis – hatte sein Vater die europäische Flüchtlingspolitik kritisiert. “Die Politiker haben nach dem Tod meiner Familie gesagt: Nie wieder!”, sagte Abdullah Kurdi der “Bild”-Zeitung. “Alle wollten angeblich etwas tun wegen des Fotos, das sie so berührt hat. Aber was passiert denn jetzt? Das Sterben geht weiter und keiner

tut etwas. EU 6

 

 

 

UNHCR: Papstbotschaft der Solidarität ist fundamental

 

Wenige Tage vor dem zentralen UNO-Flüchtlingsgipfel in New York hat sich Papst Franziskus aus erster Hand über den Stand der Verhandlungen informieren lassen. Er empfing an diesem Donnerstag den UNO-Flüchtlingshochkommissar Filippo Grandi in Audienz. Radio Vatikan bat ihn danach zum Interview.

„Natürlich war es für mich eine außergewöhnliche Gelegenheit, dem Papst zu sagen, wie unersetzlich seine Stimme im Kampf für unsere Sache ist, für die Sache von Millionen von Flüchtlingen, Vertriebenen, Menschen, die vor Krieg und Verfolgung fliehen. Heutzutage ist seine Botschaft der Solidarität fundamental. Man denke nur an seine Geste, nach Lesbos zu gehen und von dort Flüchtlinge mit nach Italien zu nehmen. Ich habe mich also bei ihm bedankt für diese Bestätigung und seinen Einsatz für die Flüchtlinge, auch seine Sorge um die Grenzschließungen und Ablehnungen, die fehlende Solidarität vieler Regierungen.“

Die UN-Vollversammlung will am kommenden Montag eine „New Yorker Erklärung“ mit einer Serie von Selbstverpflichtungen zum Schutz von Flüchtlingen und Migranten weltweit verabschieden. Der Italiener Grandi, der seit Januar im Amt ist, spielt dabei eine zentrale Rolle. Mit Blick auf den Gipfel, bei dem Regierungschefs die Fluchtbewegungen erstmals aus globaler Perspektive in den Blick nehmen wollten, seien er und der Papst sich einig gewesen:

„Wir waren uns einig, dass diese Diskussion sich nicht nur um Abschiebungen und Grenzkontrollen drehen darf, sondern das Problem an seiner Wurzel gelöst werden muss. Die fundamentalen Fragen sind hierbei – das sage ich und auch der Papst– die Armut und die Arbeit, der Papst hat oft gesagt, dass die Arbeit wichtig ist und den Menschen Würde und Selbstbestimmtheit verleiht, aber auch die Bildung ist wichtig und vor allem die Schaffung von Frieden an vielen Orten in Afrika und Nahost.“

Grandi lobte auch das im Vatikan neu gegründete „Dikasterium für den Dienst zugunsten der ganzheitlichen Entwicklung des Menschen“, dessen Abteilung für Flüchtlinge und Migranten der Papst persönlich übernahm. Das sei eine willkommene Ergänzung zur Arbeit des UNHCR, meint er.

„Das ist ein starkes und wichtiges Signal, über das wir uns sehr freuen. Ich vertrete eine Institution der Vereinten Nationen, wir haben auch juristische, institutionelle, politische und operative Aufgaben, der Papst wiederum betrachtet dieses Problem aus moralischer Sicht, was sehr wichtig ist.“

In einem neuen Bericht nimmt der UNHCR vor allem mangelnde Bildungsmöglichkeiten für Flüchtlingskinder in den Blick. Von 6 Millionen vom UNHCR registrierten Flüchtlingskindern im Schulalter haben demnach 3,7 Millionen keine Möglichkeit, eine Schule zu besuchen.

„Von allen Flüchtlingskindern besuchen gerade einmal 50 Prozent eine Grundschule, 22 Prozent eine weiterführende Schule und gerade einmal ein Prozent schafft es auf die Universität. Das ist schlimm. Jedes Kind hat ein Recht auf Bildung und braucht Erziehung, mehr denn je müssen die Kinder, die schon im Exil leben und bereits entwurzelt wurden, die Festigung durch Bildung erfahren, um sich eine Persönlichkeit aufzubauen und sich auf eine Zukunft vorzubereiten, in der ihr Flüchtlingsdasein auch einmal endet, sei es, weil sie zurück nach Hause können, sei es weil sie woanders aufgenommen wurden. Kinder im Exil sind aus sozialer und wirtschaftlicher Sicht am gefährdetsten. Deshalb sind zwar Gesundheit, Ernährung und ein sicheres Zuhause wichtig, ich sage nicht, dass diese Dinge ihnen nicht zur Verfügung gestellt werden sollten, aber sie dürfen nicht auf Kosten der Bildung gehen, die eine Notwendigkeit von vorrangiger, dringender Bedeutung ist.“

Die Wurzel des Problems sei in erster Linie Krieg: Von mindestens zwölf Konflikten, zwölf Kriegen in der Region in Afrika, Nahost bis nach Afghanistan spricht der UNHCR-Chef. Manche seien alt, so wie der Konflikt in Afghanistan, andere jünger wie in der Zentralafrikanischen Republik oder dem Südsudan. Gerade ist Grandi aus dieser Region zurückgekehrt:

„Das sind vergessene Krisen, wir haben leider sehr wenige Ressourcen dafür, und das Hauptgewicht tragen die Nachbarländer. Wir sprechen viel von der Krise in Europa, aber vergessen wir nicht, dass 90 Prozent der Flüchtlinge von außerhalb Europas kommen, aus Ländern mit weniger finanziellen Ressourcen.“

(rv 16.09.)

 

 

 

Hohe Erwartungen an UNO-Flüchtlingsgipfel

 

Hohe Erwartungen hat Österreichs Caritas-Präsident Michael Landau an den Flüchtlings- und Migrationsgipfel, den die Vereinten Nationen am Montag, 19. September, in New York veranstalten. Lösungsansätze für ein gemeinsames und koordiniertes Vorgehen bei den heutigen und künftigen Migrations- und Flüchtlingsbewegungen könnten präsentiert und in die Wege geleitet werden, denn „die jüngsten Monate haben gezeigt, dass kein Land der Welt die Aufgaben alleine schaffen kann“, so Landau gegenüber der Nachrichtenagentur kathpress. Wichtig sei es, dass jetzt eine breite internationale Diskussion über Migration in Gang komme.

 

Nie zuvor sei auf derart hoher Ebene über die Themen Flucht und Migration beraten worden, verwies Landau auf die 150 Staats- und Regierungschefs, die in New York erwartet werden. Bei der Auftaktveranstaltung sprechen neben Generalsekretär Ban-Ki-Moon und Weltbank-Präsident Jim Yong Kim auch Flüchtlingshochkommissar Filippo Grandi, Menschenrechtskommissar Zeit Ra'ad Al Hussein, der Generaldirektor der Internationalen Organisation für Migration, Peter Sutherland sowie Vertreter internationaler Flüchtlings- und Freiwilligenorganisationen.

 

Das Finden von Lösungen im weltweiten Kontext nennt der Caritas-Präsident ein „Muss“: Migration sei „ein Stück Wirklichkeit der Menschheit von Anfang an“, und es sei „Chance und zugleich Auftrag des 21. Jahrhunderts“, sie zu gestalten. Fest stehe zwar, dass nicht jeder, der Asyl beanträgt, dieses auch erhalten werde, „doch jeder hat Recht auf ein faires Verfahren“.

 

Wünschenswert sei auch die gemeinsame Erkenntnis, „dass alle profitieren können von einer Gestaltung der Migration - die Migranten, die Länder aus denen sie kommen, und die Länder, die sie aufnehmen“. Leben in Frieden ermögliche nur jener Planet, der den Mensch als Maßeinheit nehme und allen Menschen Chancen biete, „und wir haben nur diesen Planeten“, so der Caritas-Chef. Österreich und Europa werde dafür ein Stück weit teilen müssen. Landau: „Es liegt auch an uns, diese Welt ein Stück schöner und zukunftstauglicher zurückzulassen. Wir können etwas ändern und sollten es auch.“  (kap 14.09.)

 

 

 

 

Berliner wählen Rot-Schwarz ab. AfD erstmals im Landtag

 

Berlin. SPD und CDU mussten bei der Wahl zum Abgeordnetenhaus am Sonntag deutliche Verluste hinnehmen, die Partei von Kanzlerin Angela Merkel sackte auf den niedrigsten Stand in der Hauptstadt seit der Wiedervereinigung. Die Sozialdemokraten behaupteten indes ihre Position als stärkste Kraft und werden mit Michael Müller wohl weiter den Regierenden Bürgermeister stellen. Müller hat bereits Sympathien für ein rot-rot-grünes Bündnis erkennen lassen, das eine Mehrheit hätte. Die rechtspopulistische AfD zog den Hochrechnungen zufolge mit rund zwölf Prozent erstmals in den Berliner Landtag ein. Auch die FDP schaffte den Sprung über die Fünf-Prozent-Marke. Die Wahlbeteiligung lag mit rund 67 Prozent deutlich höher als vor fünf Jahren mit 60,2 Prozent.

Nach der ZDF-Hochrechnung von 18.13 Uhr büßte die SPD über fünf Punkte auf 23,1 Prozent nach 28,3 Prozent 2011 ein. Die CDU von Innensenator Frank Henkel verzeichnete mit 18,0 Prozent nach 23,3 Prozent ebenfalls einen Verlust von über fünf Punkten. Die Grünen verlieren leicht auf 16,4 Prozent nach 17,6 Prozent. Deutlich zulegen kann die Linkspartei um vier Punkte auf 15,7 Prozent von 11,7 Prozent. Die AfD kommt aus dem Stand auf 12,1 Prozent der Stimmen. Die FDP, die 2011 mit 1,8 Prozent aus dem Abgeordnetenhaus geflogen war, schafft mit 6,4 Prozent wieder den Sprung ins Parlament. Nicht mehr im Parlament sind mit 1,7 Prozent die Piraten.

Die stellvertretende SPD-Vorsitzende Manuela Schwesig sagte im ZDF: "Die Entscheidung, welche Koalition Müller eingeht, liegt bei ihm und seinem Landesverband, da mischt sich der Bund nicht ein." Sie gehe davon aus, dass Müller mehrere Optionen ausloten werde. Der parlamentarische Geschäftsführer der CDU/CSU-Bundestagsfraktion, Michael Grosse-Brömer, führte das schlechte Ergebnis seiner Partei auf lokale Gründe zurück: "Das resultiert aus einer gewissen Unzufriedenheit mit dem Senat und der entsprechende Arbeit." Zufrieden äußerte sich AfD-Spitzenkandidat Georg Pazderski: "Von Null auf zweistellig, das ist einmalig für Berlin. ... Die große Koalition ist abgewählt worden, zwar noch nicht im Bund, aber das kommt im nächsten Jahr."

Die Unzufriedenheit vieler Berliner mit dem rot-schwarzen Senat liegt vor allem am Zustand der öffentlichen Verwaltung. Lange Wartezeiten in Bürgerämtern, schleppende Bearbeitung von Anträgen, Schlaglochpisten und ein fragwürdiger Zustand staatlicher Einrichtungen sind Standard-Klagen vieler Hauptstädter. In vielen Schulen besteht großer Sanierungsbedarf. Dazu kommen rasant steigende Mietpreise. Für Empörung über die Stadtgrenzen hinaus sorgt der von Pannen geprägt Bau des Hauptstadtflughafens BER. Eine Entscheidung über die Inbetriebnahme soll jetzt kurz nach der Wahl fallen. Zudem sorgte das Landesamt für Gesundheit und Soziales (Lageso) wegen Unregelmäßigkeiten bei der Betreuung von Flüchtlingen wochenlang für Negativ-Schlagzeilen.

Die AfD setzte in Berlin wie bei der Landtagswahl in Mecklenburg-Vorpommern vor zwei Wochen auf eine Kampagne, die sich gegen die Flüchtlingspolitik der Bundesregierung und die als "Konsens-Parteien" geschmähten politischen Gegner richtet. In Mecklenburg-Vorpommern kam die AfD damit auf 20,8 Prozent, obwohl in dem nördlichen Bundesland vergleichsweise kaum Flüchtlinge leben. Von einem solchen Ergebnis liegt die Partei in Berlin weit entfernt, obwohl die Hauptstadt 2015 rund 80.000 Flüchtlinge aus Syrien, Irak, Afghanistan und anderen Ländern aufgenommen hat. In einer ZDF-Umfrage gaben allerdings mit 44 Prozent die meisten Befragten an, dass das Thema Flüchtlinge am dringlichsten sei. Alexander Ratz, Reuters 18

 

 

 

Reiches Land mit Krisenangst. Staatskasse trotz Flüchtlingsausgaben so voll wie nie

 

Viele Menschen befürchten leer gefegte Sozialkassen durch die Flüchtlinge. Ein Blick in dei Kassenlage des Staates zeigt ein anderes Bild. Erneut gibt es einen deutlichen Überschuss. Ökonomen fordern, das Geld in Chancengleichheit der Bürger zu investieren. VON Miriam Bunjes

Für kaum einen Satz wird Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) härter angegangen als für ihr „Wir schaffen das“ vor einem Jahr. Die Kritik wird auch begründet mit der Angst vor explodierenden Staatskosten und leer gefegten Sozialkassen durch die Asylbewerber: Die Sorge, dass der einheimischen Bevölkerung Leistungen weggenommen werden, ist weit verbreitet.

  Die gerade veröffentlichte Kassenlage des deutschen Staates zeigt ein anderes Bild. Es gibt den dritten Überschuss in Folge. 18,5 Milliarden Euro Plus erzielte der Staat im ersten Halbjahr: 9,7 Milliarden Euro davon der Bund, 5,9 Milliarden die Sozialversicherungen, 0,4 Milliarden die Länder. Auch die Kommunen nahmen zusammengerechnet 2,5 Milliarden Euro mehr ein als sie ausgaben – trotz Flüchtlingskrise.

Genug Geld für Integration von Flüchtlingen

„Es gibt eindeutig genug Geld zur Bewältigung der Flüchtlingskrise im Staatshaushalt, auch ohne dass es irgendwo anders abgezogen wird“, sagt Marcel Fratzscher, Präsident des Deutschen Instituts für Wirtschaftsforschung (DIW). Eine „beruhigende Botschaft“, findet der Ökonomieprofessor. Das Ergebnis einer besonders gelungenen Finanzpolitik sei das aber nicht: „Die Konjunktur läuft derzeit gut, die vielen Beschäftigten bringen mehr Steuereinnahmen und mehr Sozialabgaben mit sich. Gleichzeitig spart der Staat wegen des niedrigen Zinsniveaus enorm bei den Ausgaben.“ Und macht deshalb Plus.

Die Überschüsse sollte er nach Fratzschers Ansicht unbedingt investieren, statt allgemein die Steuern zu senken, wie es der Wirtschaftsflügel der Unionsparteien und der Bund der Steuerzahler fordern. „Wenn etwas am Steuersystem verändert wird, sollte es mehr Steuergerechtigkeit geben und keine generellen Senkungen, um Haushaltsüberschüsse auszugeben“, findet DIW-Präsident Fratzscher. „Dann sollte Vermögen stärker besteuert werden als Einkommen, für das gearbeitet wurde.“

DIW-Präsident: Nicht alles in Schuldentilgung stecken

Alles in die Schuldentilgung zu stecken, hält er ebenso für falsch. „Im Bildungsbereich und auch im Verkehrssystem fehlen staatliche Investitionen“, sagt Fratzscher. „Und 40 Prozent der deutschen Kommunen haben keinen finanziellen Spielraum für Investitionen in Soziales oder Infrastruktur vor Ort, der Überschuss ist hier sehr ungleich verteilt.“

So sieht das auch Gustav Horn, Direktor des Instituts für Makroökonomie und Konjunkturforschung der gewerkschaftsnahen Hans-Böckler-Stiftung. „Vielerorts gibt es enormen Verschleiß in öffentlichen Einrichtungen, und auch der Bildungssektor ist verbesserungsbedürftig: Hier muss der Überschuss hineingesteckt werden“, sagt der Wirtschaftswissenschaftler. „Da wirkt sich das Geld dann nachhaltig auf das Leben und die ökonomische Lage in Deutschland aus.“

Ökonom: Staat muss in Chancengleichheit investieren

Beide Ökonomen finden, dass ein Haushaltsüberschuss nicht per se ein sinnvolles ökonomisches Ziel ist: „Der Staat muss in Chancengleichheit der Bevölkerung investieren“, sagt DIW-Ökonom Fratzscher. Wohlstand sei in Deutschland extrem ungleich verteilt. Die zunehmende Abhängigkeit von Sozialleistungen in Teilen der Bevölkerung führe auch zu Angst und Ablehnung von Neuzuwanderern, die als Konkurrenz auf dem Arbeitsmarkt und um staatliche Leistungen wahrgenommen würden.

Dabei hätten die Neuzuwanderer zum Plus in den Staatskassen sogar beigetragen, sagt Gustav Horn. „Die Flüchtlinge geben das Geld, was sie vom Staat erhalten ja in der deutschen Wirtschaft aus“, sagt der Forscher. „Es sind neue Arbeitsplätze im sozialen Bereich entstanden, und auch die Baubranche profitiert und zahlt Steuern und Abgaben.“ Die Investitionen flössen zurück. „Das ist auch bei Investitionen in Bildung und Teilhabe so, die dann auch in Zukunft mehr Menschen den Zugang zum Arbeitsmarkt ermöglicht.“ (epd/mig8)

 

 

 

cepStudie „Umverteilung zwischen den EU-Mitgliedstaaten – Gewinner und Verlierer der europäischen Transfers“

 

Das Ausmaß der Umverteilung in der EU ist größer als allgemein angenommen und in hohem Maße intransparent. Die vom cep ausgewerteten Zahlen zeigen, dass Zahlungen aus dem EU-Haushalt, Finanzhilfen an Krisen-Staaten und Kredite der Europäischen Investitionsbank (EIB) eine massive und in diesem Ausmaß bislang nicht bekannte Umverteilung bewirken.

 

Die empirische Studie zeigt – mit zum Teil erstaunlichen Ergebnissen – inwieweit die EU-Mitgliedstaaten durch Umverteilung be- oder entlastet werden. So profitiert zum Beispiel Polen als größter Nettoempfänger von der Umverteilung durch den EU-Haushalt – mit durchschnittlich 10,7 Mrd. Euro pro Jahr. Mit deutlichem Abstand dahinter steht an zweiter Stelle Griechenland mit 5,0 Mr. Euro. Allerdings liegt Griechenland bei der Umverteilung pro Einwohner und bei den Finanzhilfen vorn. Allein durch die Zinsvorteile aus den bisher gezahlten Finanzhilfen werden die griechischen Einwohner mit 30.874 Euro pro Kopf entlastet. Am meisten belastet von den Gläubigern wird Luxemburg. Allerdings profitiert das Großherzogtum, wo die EIB ihren Sitz hat, pro Kopf am meisten von der Umverteilung durch diese Finanzinstitution. Dies verwundert aus Sicht des cep, da es die Aufgabe der EIB ist, vor allem wirtschaftlich schwache Regionen zu fördern.

 

Betrachtet man allein den EU-Haushalt, ist Deutschland mit 11,8 Mrd. Euro bei Weitem der größte Nettozahler. Es folgen Frankreich und – trotz des „Briten-Rabatts – das Vereinigte Königreich mit jeweils 6,5 Mrd. Euro. Allerdings lagen bei der Belastung pro Kopf die Briten 2015 erstmals vor Deutschland – mit 196 Euro zu 191. Betrachtet man den Zeitraum 2008 bis 2015 sind aber die größten Nettozahler pro Einwohner Schweden, gefolgt von Dänemark und den Niederlanden. Deutschland liegt an vierter Stelle.

 

Angesichts der gegenwärtigen Debatte über die Einführung eines eigenen Budgets für die Eurozone oder anderer Instrumente zur makroökonomischen Stabilisierung der Wirtschafts- und Währungsunion sowie in Anbetracht der finanziellen Folgen des bevorstehenden EU-Austritts Großbritannien weisen die Autoren der Studie darauf hin, dass, anstatt jetzt noch mehr Umverteilung zu fordern, erst einmal geschaut werden sollte, was und wie viel bereits umverteilt wird. Das cep hofft, mit dieser Studie einen Beitrag zur Debatte über die künftige Finanzausstattung der Europäischen Union geleistet zu haben. Harald Händel, cep 12

 

 

 

Die Brückenbauer. Wie „Framework Diplomacy" auch unüberbrückbar scheinende Konflikte bewältigen kann. Von Richard Gowan

 

Blickt man auf den Nutzen internationaler Konferenzen und Krisengipfel kann man leicht zum Zyniker werden. Sobald irgendwo in der Welt ein größerer bewaffneter Konflikt ausbricht, kommen Diplomaten in New York, Brüssel oder Genf zusammen, bringen ihre Besorgnis zum Ausdruck und mahnen zur Ruhe. Doch ihre Worte zeitigen nur selten Wirkung. Obwohl zum Beispiel im Syrien-Konflikt die Diplomaten seit nunmehr fünf Jahren verhandeln, tobt der Krieg unablässig weiter.

In einer zunehmend multipolaren Welt lassen sich neue Konflikte wirksam nur mit einer multilateralen Krisendiplomatie bewältigen. Dazu braucht es zahlreiche komplexe Konferenzen, auf denen unter Beteiligung einer Vielzahl von Staaten jeweils ein internationaler politischer Rahmen für die Verhinderung oder zumindest Eindämmung von Gewalt ausgearbeitet wird.

Die Ursache dafür ist in der wachsenden Streuung der globalen Macht zu suchen. Unmittelbar nach dem Kalten Krieg schienen die USA mit einigen wenigen traditionellen Verbündeten Krisen im Alleingang lösen zu können, manchmal mit ein wenig Hilfe der Vereinten Nationen. Das könnte sich als Mythos herausstellen: In den 1990er Jahren versuchten Diplomaten aus den USA und Europa sowie UN-Vertreter, Krisen wie die auf dem Balkan zu lösen. Doch wenn ein Friedensprozess heute Erfolg haben soll, müssen meist weitaus mehr Akteure beteiligt werden.

Russland behauptet seine Stellung im Zentrum der Verhandlungen um Syrien mit diplomatischen und militärischen Mitteln. China kommt wegen seiner Wirtschaftsbeziehungen mit dem Südsudan eine wichtige Rolle zu, wenn es darum geht, der Gewalt in dem Land Einhalt zu gebieten. Auch die Staatschefs der Region – unter anderem aus Äthiopien, Sudan und Uganda – beharren auf einem diplomatischen Engagement im Südsudan, unter Umgehung der Vereinten Nationen. Diese Entwicklung lässt sich in Afrika und im Nahen Osten insgesamt beobachten: Immer häufiger fordern Regionalmächte eine Führungsrolle im Krisenmanagement ein und erschweren es damit Akteuren von außen (auch westlichen Staaten), die Richtung vorzugeben.

Dass immer mehr Akteure im Krisenmanagement mitmischen, hat naturgemäß Nachteile. Russland engagiert sich nicht nur massiv mit Luftangriffen in Syrien, sondern nutzt seinen politischen Einfluss auch immer wieder, um Friedensbemühungen zu blockieren oder zu schwächen. Chinesische Regierungsvertreter sehen von einer allzu starken Ausübung ihres wachsenden Einflusses häufig ab. Die Journalistin Abigaël Vasselier berichtet über das jüngste Engagement Pekings im Südsudan, dass die chinesischen Vertreter „die Diskussion in multilateralen Gesprächen passiv beobachten“, wenngleich sie privat mehr Aktivität an den Tag legten.

Afrikanische Staatschefs und die Afrikanische Union (AU) tun sich zwar in Fällen wie dem Südsudan und Burundi durch ihre diplomatischen Bemühungen hervor, doch oft scheitern sie an mangelhaften Ressourcen oder fehlender politischer Einigkeit. Die AU zog mit ihrer Bereitschaft, Ende 2015 Soldaten nach Burundi zu entsenden, um einen möglichen Völkermord zu verhindern, internationale Bewunderung auf sich, musste aber ihr Angebot wieder zurückziehen, weil die burundische Regierung Widerstand androhte und die afrikanischen Staatschefs die risikobehaftete Intervention unterschiedlich beurteilten.

In Europa und den USA fürchten pessimistische Beobachter, die Krisenintervention und Friedensarbeit würde mit der immer komplizierteren Diplomatie ebenfalls schwieriger. Doch Verzweifeln bringt uns hier nicht weiter.

Stattdessen müssen sich die Außenministerien westlicher Staaten und Organisationen wie die UN und die EU verstärkt um eine „Framework Diplomacy“ bemühen, wie die International Crisis Group (ICG) es nennt. Der ICG-Bericht „Seizing the Moment: From Early Warning to Early Action”, an dem ich federführend mitgearbeitet habe, spricht von „frühzeitigen und konzertierten Bemühungen, [in einer Krise] internationale Akteure an einen Tisch zu bringen, damit sie ihre Interessen abwägen, ihre Analysen einbringen und eine gemeinsame Handlungsposition entwickeln“ können. Ziel sollte sein, in einer Krisensituation möglichst früh einen gemeinsamen Nenner zu finden und potenzielle Risiken zu identifizieren, ehe eine Gewalteskalation Kompromisse weiter erschwert.

Westliche Diplomaten haben in mehreren Krisen der jüngsten Zeit eine solche „Framework Diplomacy“ vermissen lassen. Nachdem sich beispielsweise die USA und ihre NATO-Verbündeten die Unterstützung des UN-Sicherheitsrats für eine Militärintervention in Libyen 2011 gesichert hatten, übergingen sie Vorbehalte Russlands und Chinas gegen Luftangriffe und führten so eine geopolitische Spaltung herbei. Und als die USA zwischen 2011 und 2015 den Iran beharrlich aus den diplomatischen Gesprächen um den Syrien-Konflikt ausschlossen, machten sie damit ein Abkommen praktisch unmöglich.

Künftig sollten die amerikanischen und europäischen Vertreter bei aufkeimenden Spannungen und Krisen alle betroffenen Mächte gezielt in die Ausgestaltung einer Lösung einbinden – auch mit solchen, mit denen sie fundamentale Meinungsverschiedenheiten haben. Nicht immer ergeben sich daraus gemeinsame Positionen oder schnelle diplomatische Fortschritte. Die Entscheidung der EU im Jahr 2004, mit dem Iran einen Rahmenvertrag zum iranischen Atomprogramm zu entwickeln, löste nicht die Spannungen um die Ambitionen Teherans, senkte aber das Risiko eines bewaffneten Konflikts und bildete das Fundament für die Vereinbarung im Jahr 2015.

Die EU und Staaten wie Deutschland, in denen der Stellenwert der Diplomatie traditionell hoch ist, scheinen besonders gut geeignet, künftig mittels einer solchen „Framework Diplomacy“ eine einigende Rolle zu übernehmen. Das gilt insbesondere für Fälle wie die Ukraine-Krise, in denen massive Differenzen zwischen den Großmächten den UN-Sicherheitsrat lähmen. „Entscheidend ist, dass solche Mechanismen ausgewählt werden, die echte Verhandlungen ermöglichen und statt eines formellen Schlagabtauschs und gegenseitiger öffentlicher Schuldzuweisungen einen Rahmen für die Lösung eines Konflikts schaffen“, heißt es im ICG-Bericht.

Immerhin hat Berlin gemeinsam mit Frankreich einen diplomatischen Rahmen – das „Normandie-Format“ – für Gespräche mit Moskau und Kiew über die Ukraine-Krise geschaffen und bewahrt. Schwierigkeiten ergaben sich kürzlich, als sich der russische Präsident Wladimir Putin im Sommer wegen eines angeblichen Übergriffs der Ukraine auf die Krim aus den Gesprächen zurückzog. Kein diplomatischer Rahmen ist unzerstörbar, und wenn sich die Beteiligten nicht engagieren, muss ein diplomatischer Prozess scheitern.

Doch die Schaffung eines diplomatischen Rahmens zur Lösung eines Konflikts verhilft Großmächten zumindest zu einem Raum, in dem sie ihre Differenzen formulieren und darüber sprechen können, wie man das Eskalieren einer Krise verhindern kann. In einer Zeit, in der bewaffnete Konflikte zunehmen und rasch Grenzen überschreiten, sind solche Rahmen unerlässlich. UPG 8

 

 

 

CSU will Zuwanderer “aus unserem christlich-abendländischen Kulturkreis” bevorzugen

 

Die CSU fordert mehr Härte in Flüchtlingspolitik und pocht auf eine Obergrenze. Ein Entwurf listet unter anderem die Burka und die doppelte Staatsbürgerschaft als Integrationshindernis auf.

Die CSU dringt einem Medienbericht zufolge auf eine härtere Gangart in der Asyl-, Flüchtlings- und Zuwanderungspolitik.

In einer fünfseitigen Vorlage für den CSU-Vorstand werde unter anderem gefordert, künftig Zuwanderern “aus unserem christlich-abendländischen Kulturkreis” Vorrang zu geben, berichtete der “Spiegel”. Die doppelte Staatsbürgerschaft solle abgeschafft werden, denn sie sei ein Integrationshindernis. Das gelte auch für die Burka. Sie müsse deshalb in der Öffentlichkeit verboten werden, wo immer dies rechtlich möglich sei. Deutschland brauche zudem “eine Obergrenze von max. 200.000 Flüchtlingen pro Jahr”, die gesetzlich festgeschrieben werden müsse.

“Deutschland muss Deutschland bleiben”, zitiert das Magazin in einem Vorabbericht aus dem Papier, das an diesem Freitag und Samstag auf einer Vorstandklausur beraten und beschlossen werden solle. In der Vorlage heiße es auch: “Wir sind dagegen, dass sich unser weltoffenes Land durch Zuwanderung oder Flüchtlingsströme verändert.” Die CSU wolle zudem keine Visaliberalisierung für die Türkei. Am Flüchtlingsabkommen solle aber festgehalten werden. Einen EU-Beitritt der Türkei lehne die CSU strikt ab.

“Bild” berichtete, in der CSU-Spitze gebe es Zweifel, ob Bundeskanzlerin Angela Merkel eine glaubhafte Kurskorrektur in der Flüchtlingspolitik vollziehen werde. Die CDU-Chefin habe deshalb noch keine Einladung zum CSU-Parteitag am 4./5. November in München erhalten.

CSU legt im Streit mit der Schwesterpartei CDU über die Flüchtlingspolitik nach

 

Erst am Mittwoch hatte die CSU im Streit mit der Schwesterpartei CDU über die Flüchtlingspolitik von Kanzlerin Angela Merkel bereits nachgelegt.

Bayerns Finanzminister Markus Söder forderte erneut einen Kurswechsel nach dem “Weckruf” der CDU-Niederlage in Mecklenburg-Vorpommern. “Neues Vertrauen bekommt man letztlich nur mit einer neuen Politik”, sagte er am Mittwoch im Presseclub München. Kritik aus der CDU, die CSU treibe die Wähler mit ihrer Politik in die Arme der AfD, wies Söder zurück. “Wir haben keinen Anlass unsere Position zu ändern. Wir glauben, dass wir im Einklang mit der Bevölkerung sind”, sagte der Politiker, der als Favorit für die Nachfolge von Bayerns Ministerpräsident Horst Seehofer gilt. “Ich denke, was die CSU formuliert, denkt die CDU eigentlich auch.”

Auch der CSU-Innenpolitiker Hans-Peter Uhl forderte eine Kurskorrektur. Ansonsten sei der Bestand der Regierung in Gefahr. “Eine Regierung, die an der Macht bleiben will, muss dem Wähler zurufen: Wir haben verstanden. Wir korrigieren unseren Kurs”, schrieb Uhl in einem Gastbeitrag für das “Handelsblatt”. “Dabei geht es nicht um ein geschickteres Wording, um mehr Wähler zu überreden, sondern um eine Kurskorrektur, nicht klammheimlich und verschämt, sondern offen und ehrlich, um zum Mehrheitswillen zurückzukehren”, forderte Uhl.  EurActiv mit rtr  8

 

 

 

 

Unchristlich. Flüchtlingspapier der CSU stößt auf harsche Kritik

 

Der CSU-Vorstand hat sein umstrittenes Zuwanderungspapier verabschiedet. Während CDU-Politiker zu Geschlossenheit mahnen, kommt deutliche Kritik auch von den Kirchen. Das Papier sei unchristlich. Die SPD mahnt Rückkehr zur Sacharbeit statt Symboldebatten.

 

Der Vorstand der CSU hat am Wochenende einstimmig eine Verschärfung der Zuwanderungspolitik beschlossen und damit den Flüchtlingsstreit in der Großen Koalition befeuert. CSU-Vorsitzender Horst Seehofer beharrte am Sonntag unmittelbar vor dem Treffen der Koalitionsspitzen in Berlin auf einer Obergrenze für Flüchtlinge, die bei 200.000 pro Jahr liegen soll.

 

Die CDU ist strikt gegen eine Obergrenze: Generalsekretär Peter Tauber sagte der Frankfurter Allgemeinen Sonntagszeitung, die CDU werde keine Obergrenze beschließen. „Wenn jemand in Deutschland einen Asylantrag stellt, dann können wir das nicht von vornherein mit einem Verweis auf eine Obergrenze ablehnen.“

CDU glaubt an gemeinsame Position mit CSU

Tauber hält trotzdem eine gemeinsame Position für möglich. „Wir sollten den Eindruck vermeiden, dass wir völlig gegensätzliche Vorstellungen haben“, sagte er der Welt am Sonntag und ergänzte: „Die CSU geht in einigen Punkten vielleicht weiter als wir – aber wir gehen in die gleiche Richtung.“ Strittig sei neben der Obergrenze lediglich die Frage der doppelten Staatsbürgerschaft.

Schon vor der CSU-Vorstandsklausur waren etliche Eckpunkte des Papiers zur Asylpolitik bekanntgeworden und hatten bei anderen Parteien zum Teil harsche Reaktionen ausgelöst. So will die CSU unter anderem das Tragen von Burka und Niqab in der Öffentlichkeit verbieten, „wo immer dies rechtlich möglich ist“.

Vorrang für christliche Zuwanderer

Die CSU fordert überdies ein „Begrenzungs- und Steuerungsgesetz“. In dem Papier heißt es: „In Zukunft muss gelten: Vorrang für Zuwanderer aus unserem christlich-abendländischen Kulturkreis.“ Seehofer betonte zum Abschluss der Klausurtagung: „Diese Passagen beziehen sich auf eine Zuwanderung, aber nicht auf Asylsuchende“.

Zudem lehnt der CSU-Vorstand eine Visa-Liberalisierung für die Türkei ab – obwohl dies Bestandteil des Flüchtlingsdeals mit dem Land war. Außerdem soll die doppelte Staatsbürgerschaft abgeschafft werden. Weiter fordert die CSU „Transitzonen“ an der Grenze und lehnt „Multikulti-Sonderformate“ wie eigene Badezeiten für Muslime in öffentlichen Bädern ab.

Oppermann fordert Rückkehr zur Sacharbeit

Der Vorsitzende der SPD-Bundestagsfraktion, Thomas Oppermann, ermahnte die Union zu mehr Disziplin. „Ich rate der Union dringend, zur Sacharbeit zurückzukehren – statt permanent folgenlose Symboldebatten zu führen“, sagte er der Die Welt. „Die Menschen wissen: Die Burka ist kein Problem der Inneren Sicherheit.“

Der Kölner Erzbischof, Kardinal Rainer Woelki, warf der CSU eine Spaltung der Gesellschaft vor. Mit ihren Forderungen nach Obergrenzen für Flüchtlinge oder einer Bevorzugung von Zuwanderern aus dem christlich-abendländischen Kulturkreis trage die Partei zu noch größerer Polarisierung bei und betreibe das Geschäft der Rechtspopulisten von der AfD, sagte Woelki dem Kölner Stadt-Anzeiger.

Rheinischer Präses: Unchristlich

Auch der rheinische Präses Manfred Rekowski lehnte das Flüchtlingspapier als „unchristlich“ ab. „Im Blick auf den Umgang mit Bürgerkriegsflüchtlingen und Asylsuchenden gibt es humanitäre und rechtliche Verpflichtungen, die sich keinesfalls auf Menschen einer bestimmten kulturellen Prägung oder Religionszugehörigkeit beschränken lassen“, sagte der leitende Theologe der zweitgrößten evangelischen Landeskirche dem Kölner Stadt-Anzeiger. Er forderte ein Einwanderungsgesetz.

Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU), Gabriel und Seehofer kamen an diesem Sonntag zum Treffen der Koalitionsspitzen in Berlin zusammen, um über die Vorhaben der nächsten Monate zu beraten. Ergebnisse wurden nicht mitgeteilt. (epd/mig 12)

 

 

 

 

Regierung räumt ein. Keine Probleme bekannt mit der doppelten Staatsbürgerschaft

 

Die doppelte Staatsbürgerschaft wird von Unionspolitikern immer wieder Problematisiert. Wie die Bundesregierung jetzt einräumt, haben diese Diskussionen keine Datengrundlage. Grünen-Politiker Beck wirft Unionspolitikern vor Pokemons in der Fata Morgana zu jagen.

 

In Deutschland wurden in den Jahren 2000 bis 2015 fast eine Million (958.701) Menschen eingebürgert und behielten dabei ihre bisherige Staatsangehörigkeit. Laut Mikrozensus 2015 lebten in Deutschland insgesamt rund 1,7 Millionen Menschen mit doppelter Staatsangehörigkeit. Die Meisten hatten neben der deutschen Staatsbürgerschaft einen russischen, polnischen, türkischen oder einen kasachischen Pass. Das teilt die Bundesregierung auf eine parlamentarische Anfrage des Grünen-Bundestagsabgeordneten Volker Beck mit. Die Antwort liegt dem MiGAZIN vor.

Darin heißt es außerdem, es gebe keine empirischen Ergebnisse „über Art und Umfang von Problemen, die mit mehrfacher Staatsangehörigkeit verbunden sind“. Das stößt bei Beck auf scharfe Kritik im Hinblick auf die Doppelpass-Debatte im Zusammenhang mit der Pro-Türkei-Kundgebung Ende Juli. Damals hatten sich in Köln mehr als 30.000 Türkeistämmige versammelt, um gegen den Putschversuch zu demonstrieren. Das hatte eine bundesweite Loyalitätsdebatte entfacht. Unionspolitiker hatten die doppelte Staatsbürgerschaft in Frage gestellt und Bürgern nahegelegt, Deutschland zu verlassen, wenn sie sich für die Politik ausländischer Regierungen engagieren.

Beck: Es war eine Türkendebatte

„Es war also alles mal wieder auf die Türken gemünzt“, so Becks Reaktion auf die Antwort der Bundesregierung. „Beim Wort genommen sollte man sich also in Deutschland lieber nicht mehr für die Beendigung des kolumbianischen Binnenkonflikts, die territoriale Souveränität der Ukraine oder den Schutz von Lesben und Schwulen in Mosambik einsetzen“, erklärt der Grünen-Politiker weiter und ergänzt: „Schade nur, dass die Union das zum Anlass nahm, einmal mehr über sogenannte Deutschtürken herzuziehen und ihre Loyalität zu Deutschland in Frage zu stellen.“

Beck wirft Innenministern der Union vor „Pokemons in der Fata Morgana“ zu jagen. Das sei an Absurdität kaum zu überbieten. Vielmehr sei eine „klare Kante gegen die Feinde der offenen Gesellschaft aus AfD & Co.“, nötig. Der integrationspolitische Sprecher der Grünen fordert „eine deutliche Verbesserung der Integrationsangebote für Einwanderer und Flüchtlinge sowie eine effektive Koordination der Sicherheitspolitik“, statt „konservative Ideologie aus längst vergangenen Zeiten“. (bk 15)

 

 

 

Berlin-Wahl. Kaum Migranten auf den Landeslisten

 

In ihrem Wahlprogramm fordert die Linkspartei mehr Menschen mit Migrationsgeschichte im Öffentlichen Dienst. Auf den ersten 30 Plätzen der Landesliste ist jedoch nur ein Migrant zu finden. Von Yossi Bartal - Von Yossi Bartal

 

Dass die Berliner Linkspartei viele ihrer Wahlversprechen nicht allzu ernst nimmt, wird indirekt sogar öffentlich eingeräumt. Die Erklärungen des Parteivorsitzenden Klaus Lederer, er ziehe keine rote Linie für eine Regierungsbeteiligung ist ebenso eine klare Ansage in Richtung SPD und Grüne wie die ganz überwiegend dem rechten Flügel der Partei angehörenden Kandidaten der Landesliste. Die Message lautet: Mit uns kann man alles machen. Weder einen Privatisierungsstopp noch gar eine Bauoffensive für Sozialwohnungen, weder die Auflösung des Verfassungsschutzes, noch ein Ende der Massenlagerung von Geflüchteten brauchen eventuelle Koalitionspartner von einer nach Regierungsbeteiligung strebenden Linken zu befürchten.

In einem Punkt scheint die Linkspartei eine ihrer politischen Forderungen bereits vor der Wahl nicht umsetzen zu können – und dies in den eigenen Reihen. Obwohl die Partei unmissverständlich einen höheren Anteil von Migranten im öffentlichen Dienst fordert, findet sich kaum ein migrantischer Kandidat auf ihren Wahllisten. So kann als Person mit Migrationsgeschichte nur der kurdisch-stämmige Hakan Ta?, der parteiintern Klaus Lederer nahesteht, auf einen Abgeordnetensitz hoffen. Auch laut optimistischen Prognosen wird die Linke jedoch nicht genug Stimmen bekommen, um der jungen kurdischen Aktivistin Jiyan Durgun auf Listenplatz 31 den Einzug zu ermöglichen. Dabei fehlt es durchaus nicht an geeigneten Personen: Die Linke stellt mehrere migrantische Direktkandidaten auf, allerdings in Wahlkreisen, in denen die Partei noch nie gewonnen hat. Dass es auch anderes gehen kann, zeigt ein Blick auf die Landesliste von 2011 – damals waren es noch fünf migrantische Kandidaten unter den ersten dreißig Listenplätzen.

Wie sieht es bei den Wahllisten für die 12 Bezirksverordnungsversammlungen aus? – Auch nicht besser: Selbst in Bezirken mit einem hohen Migrantenanteil unter den Wahlberechtigten wie Kreuzberg-Friedrichshain und Neukölln bilden weiße Deutschen die überwiegende Mehrheit der von der Linkspartei aufgestellten Kandidaten. Im Bezirk Mitte, zu dem auch Wedding und Moabit gehören, oder in Tempelhof-Schöneberg gibt es überhaupt keine migrantischen Kandidaten auf erfolgversprechenden Plätzen. Die einzige eindeutige Ausnahme: Evrim Sommer, die als Bezirksbürgermeisterin von Lichtenberg kandidiert. Die kurdisch-stämmige Senatsabgeordnete hat tatsächlich reale Chancen zu gewinnen.

Die Linkspartei ist jedoch kein Einzelfall unter den Berliner linken Parteien. Die kommunistischen Wahllisten von DKP und PSG, die zu einem internationalistischen Kampf gegen Rassismus und Kapitalismus aufrufen, haben keinen einzigen migrantischen Kandidaten auf ihren Listen. Dasselbe gilt für die Piratenpartei. Selbst die Landesliste der Spaßpartei „Die Partei“ setzt sich nur aus weißen Deutschen zusammen, eine ethnische Gruppe die kaum für ihren Humor bekannt ist. Ausgerechnet die Grünen, die in den letzten vier Jahren häufig für ihre Stadtpolitik gegen Geflüchteten-Initiativen kritisiert wurden, warten mit den meisten Migranten auf den Wahllisten auf, gefolgt von der SPD. Doch auch diese beiden Parteien stellen einen prozentual geringeren Anteil auf, als eine Million Berliner mit Migrationsgeschichte erwarten ließen.

Wie das Wahlprogramm der Linkspartei zutreffend erklärt: „Eine Stadt der Vielfalt verlangt vielfältige Behörden, Unternehmen, Einrichtungen auf Landes- und bezirklicher Ebene.“ Schade nur, dass sie selber und die meisten Parteien diesem Anspruch nicht gerecht werden. MiG 9

 

 

 

Studie. Ausländer besonders oft als Leiharbeiter beschäftigt

 

Einer aktuellen Studie zufolge ist jeder vierte Ausländer als Leiharbeiter beschäftigt. Viele nutzen diese Art der Tätigkeit, um eine Festanstellung in einem Betrieb zu bekommen. Bei Ausländern liege die Erfolgsquote sogar höher als bei Deutschen.

 

Ausländer sind einer aktuellen Studie zufolge überdurchschnittlich oft als Leiharbeiter beschäftigt. Ihr Anteil an den Beschäftigten in der Zeitarbeitsbranche lag im vergangenen Jahr bei 25 Prozent, wie das Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung in Nürnberg am Dienstag mitteilte. Der Ausländeranteil an allen Beschäftigten betrage dagegen zehn Prozent.

 

Doch haben laut der Studie Ausländer etwas höhere Chancen, nach einer Tätigkeit als Zeitarbeiter in die Stammbelegschaft eines Betriebs zu wechseln. Bei Ausländern liegt hier der Anteil bei 17 Prozent, bei deutschen Zeitarbeitern sind es 15 Prozent, die den Sprung schaffen. Bei türkischen liegt der Anteil sogar bei 18 Prozent.

Immer mehr Leiharbeiter

Die Zahl der Leiharbeitnehmer hat sich nach Angaben des Nürnberger Instituts in Deutschland in den vergangenen zehn Jahren mehr als verdoppelt. Im Juni 2005 waren etwa 453.000 Menschen im Leiharbeitssektor beschäftigt. Die Leiharbeitsquote lag damals bei 1,4 Prozent. Im Juni 2015 waren etwa 961.000 Frauen und Männer, das waren 2,7 Prozent aller Beschäftigten, in der Branche tätig.

Etwa 70 Prozent der Leiharbeitnehmer waren vorher nicht beschäftigt, wie aus der Studie hervorgeht. Der überwiegende Teil davon war zuvor arbeitslos, andere haben beispielsweise als Berufseinsteiger ein Leiharbeitsverhältnis aufgenommen. (epd/mig 14)

 

 

 

“Mehr als Heilung: Entwicklungen rund um die medizinische Arbeit eines EMERGENCY-Krankenhauses”

 

Donnerstag 29. September, um 10:00 Uhr. Vortrag von Frau Cecilia Strada im Italienischen Kulturinstitut, Hildebrandstraße 2, 10785 Berlin- Tiergarten

 

Berlin - Krankenhäuser sind ein Instrument des Friedens in Kriegsgebieten. Cecilia Strada, Präsidentin von EMERGENCY, erklärt wie Krankenhäuser und Kliniken von EMERGENCY  rund um die Bedürfnisse der Patienten gestaltet, aufgebaut und verwaltet sind. Bei dieser Gelegenheit werden die verschiedenen Bereiche der Organisation und einige Aktivitäten und Projekte vorgestellt. Das Com.It.Es Berlino (Berliner Komitee der Italiener im Ausland) fungiert als Schirmorganisation.

EMERGENCY ist eine italienische humanitäre Nichtregierungsorganisation, die medizinische Hilfe für zivile Armuts- und Kriegsopfer, insbesondere Landminenopfer, leistet.  In den Kliniken, Krankenhäusern und Rehabilitationszentren von EMERGENCY wurden von 1994 bis 2015 mehr als 7.000.000 Patienten kostenlos behandelt. EMERGENCY  fördert die Kultur des Friedens, der Solidarität und des Respekts von Menschenrechten. Ihr Gründer, Chirurg  Gino Strada, wurde 2015 „für die Schaffung hervorragender medizinischer und chirurgischer Nothilfe für die Opfer von Konflikten und Ungerechtigkeit und für seinen furchtlosen Einsatz gegen die Ursachen von Krieg“ mit dem alternativen Nobelpreis, dem Right Livelihood Award ausgezeichnet. Seit 2015 hat EMERGENCY besonderen Beraterstatus bei ECOSOC, dem Wirtschafts- und Sozialrat der Vereinten Nationen. Seit 2006 ist EMERGENCY offizieller Partner der UNO-Hauptabteilung für Presse und Information.

 

Vortrag: “Mehr als Heilung: Entwicklungen rund um die medizinische Arbeit eines EMERGENCY-Krankenhauses”. Donnerstag, 29. September 2016, Eintritt frei. Anmeldung unter: www.emerg.de/anmeldung ; anmeldung@emerg.de. Beginn: 10.00 Uhr. Italienisches Kulturinstitut

www.comites-berlin.de

 

 

 

 

 

                    

Mängel bei der Integration. OECD bescheinigt Deutschen guten Übergang von Ausbildung in Beruf

 

In Deutschland streben immer mehr Menschen einen höheren beruflichen oder akademischen Abschluss an, was sich später im Geldbeutel bemerkbar macht. Große Verlierer sind diejenigen, die überhaupt keinen Abschluss schaffen. Betroffen sind häufig Menschen mit Migrationshintergrund.

Der Übergang von der Ausbildung in den Beruf verläuft für junge Menschen in Deutschland reibungsloser als in den meisten anderen OECD-Ländern. Dies sei im internationalen Vergleich die „herausragendste Stärke des deutschen Bildungssystems“, sagte der Direktor für Bildung bei der Organisation für wirtschaftliche Zusammenarbeit und Entwicklung (OECD), Andreas Schleicher, am Donnerstag in Berlin. Dagegen habe Deutschland den Anteil von Menschen ohne abgeschlossene Berufsausbildung und Abitur in den vergangenen 30 Jahren nicht verringern können.

  Schleicher stellte zusammen mit Bundesbildungsministerin Johanna Wanka (CDU) sowie dem Hamburger Schulsenator und Mitglied der Kultusministerkonferenz, Ties Rabe (SPD), den OECD-Bericht 2016 zum Thema Bildung vor. Er sagte, der reibungslose Übergang von der Ausbildung in den Beruf sei nicht nur der guten wirtschaftlichen Lage zu verdanken, sondern auch das Resultat einer soliden, international anerkannten beruflichen Bildung.

Nur Island und die Niederlande hätten im vergangenen Jahr noch niedrigere Quoten beim Anteil junger Menschen (20 bis 24-Jährige) ohne Ausbildung oder Beschäftigung. In Deutschland lag der Anteil laut Bericht bei etwas unter zehn Prozent, der OECD-Durchschnitt bei 17 Prozent.

Bildung verspricht Einkommensbonus

Zudem strebten deutlich mehr junge Menschen einen höheren beruflichen und akademischen Abschluss an. Bessere Bildung verspreche in Deutschland nach wie vor einen hohen Einkommensbonus, sagte Schleicher.

Dennoch habe auch Deutschland weiterhin Nachholbedarf bei den weniger Qualifizierten, betonte der OECD-Experte. Der Anteil der Menschen ohne abgeschlossene Berufsausbildung oder Abitur habe sich in den vergangenen Jahrzehnten kaum verändert. Bei den heute 25- bis 34-Jährigen liege er bei 13 Prozent und damit nahezu auf dem gleichen Niveau wie bei den heute 55- bis 64-Jährigen.

Herausforderung Zuwanderer

In vielen anderen OECD-Ländern hätte der Anteil der Geringqualifizierten dagegen verringert werden können, etwa in Österreich von 23 auf zehn Prozent oder in der Schweiz von 16 auf acht Prozent. Das deutsche Ergebnis sei auch wegen der weiterhin geringen Aufstiegschancen aus bildungsfernen Milieus in der Bundesrepublik problematisch, sagte Schleicher.

Eine besondere Herausforderung für die nächsten Jahre besteht laut Bericht darin, auch den vielen neuen Zuwanderern eine Berufsausbildung zu ermöglichen und oder sie zu unterstützen, einen begonnenen Ausbildungsweg erfolgreich zu beenden.

Wanka: Migranten müssen noch überzeugt werden

Bundesbildungsministerin Wanka sieht Deutschland in der Entwicklung der Bildung auf einem guten Weg. Die Richtung stimme, sagte sie. Wichtig sei aber, auch künftig schon in die Bildung von Kleinkindern zu investieren. Mittlerweile gingen von den Dreijährigen 94 Prozent in Kindereinrichtungen, sagte Wanka. Dies sei erfreulich, denn Pisa-Ergebnisse zeigten: Wer als Kind eine Zeit in der Kita gewesen sei, der erziele als 15-jähriger Schüler bessere Werte, „unabhängig von der sozio-ökonomischen Herkunft“, sagte Wanka.

Viele Eltern mit Migrationshintergrund müssten von diesen Vorteilen der frühen Kindesbildung jedoch noch überzeugt werden, sagte Wanka. Hamburgs Schulsenator Rabe plädierte dazu auch für die Einrichtung von mehr Ganztagsschulen, da Migranten dort von einem intensiven Sprachtraining profitierten. Mig 16

 

 

 

 

Zahl armer Kinder in Deutschland steigt

 

Fast zwei Millionen Mädchen und Jungen wachsen in Familien auf, die von staatlicher Grundsicherung leben. Prekär ist die Lage oft für Kinder, die bei nur einem Elternteil groß werden und Kinder mit Migrationshintergrund. Sozialverbände dringen auf effizientere Hilfen.

 

Trotz florierender Wirtschaft und geringer Arbeitslosigkeit steigt die Zahl armer Kinder in Deutschland. Fast zwei Millionen Mädchen und Jungen wüchsen in Familien auf, die von staatlicher Grundsicherung leben, heißt es in einer am Montag in Gütersloh veröffentlichten Studie der Bertelsmann Stiftung. Je länger Kinder in Armut aufwachsen, desto negativer sind demnach die Folgen für ihre Entwicklung. Sozialverbände kritisieren, dass trotz vieler Hilfen für Familien die Unterstützung bei armen Kindern nicht ankomme.

 

Besonders betroffen von Armut seien Mädchen und Jungen aus Familien mit einem alleinerziehenden Elternteil oder mit vielen Kindern, erklärte die Bertelsmann Stiftung. Besonders betroffen von Armut sind auch Kinder mit Migrationshintergrund. Von allen Kindern in staatlicher Grundsicherung lebte im vergangenen Jahr jedes zweite (50 Prozent) bei Alleinerziehenden und etwa jedes dritte (36 Prozent) in Familien mit drei und mehr Kindern. Die Daten zur Kinderarmut basieren auf eigenen Berechnungen der Stiftung auf Grundlage der Statistik der Bundesagentur für Arbeit.

Arme Kinder besuchen häufig Hauptschule

In neun von 16 Bundesländern stieg der Anteil von Minderjährigen in staatlicher Grundsicherung zwischen 2011 und 2015. Am stärksten nahm die Quote in Bremen zu (plus 2,8 Prozentpunkte), gefolgt vom Saarland (plus 2,6) und Nordrhein-Westfalen (plus 1,6).

Je länger Kinder in armen Verhältnissen lebten, desto negativer seien die Folgen für ihre Entwicklung, heißt es in der Studie. Kinder aus armen Familien besuchten später überdurchschnittlich häufig eine Hauptschule oder verließen die Schule ohne Abschluss. Sie wiederholten häufiger eine Klasse und hätten schlechtere Noten. Verglichen mit Kindern aus Familien mit geregeltem Einkommen sind der Studie zufolge arme Kinder zudem häufiger sozial isoliert und gesundheitlich beeinträchtigt.

Stiftung fordert Reformen

Die Bertelsmann Stiftung forderte eine Reform der Grundsicherung für Kinder. Die Unterstützung in Deutschland müsse komplett neu gedacht werden und sich am tatsächlichen Bedarf von Kindern und Jugendlichen orientieren, sagte Stiftungsvorstand Jörg Dräger.

Die Diakonie forderte „eine einheitliche finanzielle Grundförderung, die das Existenzminimum aller Kinder abdeckt“. Das bisherige Nebeneinander aus Kindergeld, Kinderfreibetrag, Kinderzuschlag, Kinder-Regelsätzen und Pauschalen des Bildungs- und Teilhabepakets sei viel zu kompliziert, sagte Maria Loheide aus dem Vorstand der Diakonie in Berlin dem Evangelischen Pressedienst (epd).

Teilnahme am Leben ermöglichen

Die Sozialverbände VdK und SoVD erklärten, für eine Grundsicherung sei eine bedarfsgerechte Neuberechnung der Hartz-IV-Regelsätze für Kinder und Jugendliche erforderlich. Der Bundesverband Deutsche Tafel verlangte, statt „Minimalerhöhungen“ die Teilnahme von Kindern am gesellschaftlichen und kulturellen Leben zu ermöglichen.

Bundesfamilienministerin Manuela Schwesig (SPD) verwies am Montag in Berlin auf den geplanten Ausbau des sogenannten Unterhaltsvorschusses im kommenden Jahr. Damit solle gezielt jenen Kindern geholfen werden, die von einer Trennung der Eltern betroffen sind und keinen Unterhalt bekommen. Nach Angaben der SPD-Bundestagsfraktion erhält etwa die Hälfte aller Alleinerziehenden keinen Unterhalt für ihre Kinder.

Der Deutsche Gewerkschaftsbund (DGB) appellierte an die Bundesregierung, ein Sonderprogramm in Höhe von 280 Millionen Euro pro Jahr auf den Weg zu bringen. Das Programm, das auch vom Verwaltungsrat der Bundesagentur für Arbeit unterstützt werde, habe unter anderem zum Ziel, Alleinerziehende zumindest in eine sozialversicherte Teilzeittätigkeit zu vermitteln, erklärte DGB-Vorstandsmitglied Annelie Buntenbach. (epd/mig 13)

 

 

 

 

Hessen. Wir sind keine Zaungäste! Landesausländerbeirat verlangt Beteiligung auf Augenhöhe

 

Der Vorsitzende des Landesausländerbeirats Enis Gülegen  hat erneut an die Fraktionen im Hessischen Landtags appelliert, den Landesausländerbeirat in das ständige  Beratungsgremium Zivilgesellschaft der Enquetekommission „Verfassungskonvent“ aufzunehmen.

Gülegen: „Wir sind keine Zaungäste. Diese Rolle nehmen wir nicht ein. Teilhabe auf Augenhöhe sieht anders aus!“

Der Verweis, die legitimierte Vertretung der Ausländerinnen und Ausländer in Hessen könne sich jeweils vor einer Sitzung um eine Benennung durch eine Landtagsfraktion für einen der variablen Sitze bemühen oder sich durch schriftliche Eingaben äußern, sei ein bisher einmaliger Affront.

Gülegen: „Migrantinnen und Migranten haben seit 70 Jahren unser Bundesland mit aufgebaut und tragen in erheblichem Maße zum Wohlstand Hessens bei. Integration ist zu Recht zu einer zentralen gesellschaftspolitischen Aufgabe geworden. Die Verfassung in dieser neuen gesellschaftlichen Realität und  mit einem breiten gesellschaftlichen Konsens weiterzuentwickeln, ist richtig und gut.

Dabei aber gerade jetzt die gewählten Vertreterinnen und Vertreter der Migranten weitgehend außen vor zulassen und uns eine Bittsteller- Rolle zuzuschreiben, passt gar nicht zu der Idee einer gemeinsamen Verfassung!“

In der jetzigen Zusammensetzung könne das Beratungsgremium weder in der Theorie noch in der praktischen Arbeit dem Anspruch gerecht werden, maßgebliche zivilgesellschaftliche Gruppen frühzeitig und dauerhaft in die Überarbeitung der Verfassung einzubinden.

Gülegen: „Wir lassen uns nicht ‚mitdenken‘! Noch ist Zeit, diese Entscheidung zu ändern.“ Agah 8

 

 

 

Flüchtlingspolitik. Merkel für Pragmatismus bei Arbeitsmarktintegration

 

Sprache, Bürokratie, Qualifizierung: Bei der Integration von Flüchtlingen in Arbeit schlagen sich alle Beteiligten mit hohen Hürden herum. Ein Gipfel im Kanzleramt hat noch keine konkreten Lösungen gebracht, offenbar aber eine Debatte angestoßen. Weise fordert subventionierte Jobs für Flüchtlinge.

          

Das Treffen zwischen Wirtschaftsvertretern und Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) hat eine Diskussion über Maßnahmen zur schnelleren Integration von Flüchtlingen angestoßen. Der Leiter des Bundesamts für Migration und Flüchtlinge, Frank-Jürgen Weise, sprach sich am Donnerstag für subventionierte Jobs aus. „Geflüchtete Menschen bringen am Anfang nicht die Leistung, dass man einen vollen Lohn zahlen kann“, sagte er dem RBB-Inforadio. „Also muss man den subventionieren“, ergänzte er. Wirtschaftsvertreter forderten den Abbau bürokratischer Hürden und Merkel versprach dabei Unterstützung.

  Die Kanzlerin forderte nach ihrem Treffen mit der Wirtschaftsinitiative „Wir zusammen“, der viele große Unternehmen in Deutschland angehören, vor allem Geduld und Pragmatismus. „Viele sind noch in den Integrationskursen oder warten darauf. Insofern glaube ich, dass wir da einen etwas längeren Atem haben müssen, aber jederzeit auch bereit sein müssen, praktikable Lösungen zu entwickeln“, sagte sie dem RBB.

Darlehensprogramm für Flüchtlinge

Merkel berichtete, dass Wirtschaftsvertreter über bürokratische Hürden klagten. „Wir haben neulich im Kabinett diskutiert, dass das Umschreiben einer syrischen Fahrerlaubnis in eine deutsche 500 Euro kostet. Und natürlich hat ein Flüchtling nicht sofort 500 Euro“, sagte die Kanzlerin. In solchen Fällen helfe möglicherweise ein Darlehensprogramm. „Wenn man dann verdient, kann man diese 500 Euro zurückzahlen, es werden überall Kraftfahrer gesucht“, sagte Merkel.

Ein anderes Beispiel für bürokratische Hürden schilderte der stellvertretende Bundesvorsitzende der Wirtschaftsjunioren, Alexander Kulitz, der selbst Flüchtlinge beschäftigt. Dem Sender SWRinfo erzählte er von einem Fall: „Obwohl der eine Duldung auf drei Jahre hat, konnte ich alle drei Monate der Arbeitserlaubnis wieder hinterherrennen.“ Das sei nicht der Weg, „wie wir Integration sinnvoll gestalten können“, sagte Kulitz. Unterstützung von Politik und Behörden sei dringend notwendig.

Sprache ist größte Hürde

McDonald’s-Deutschland-Vorstandsvorsitzender Holger Beeck sagte im SWR, beim Jobgipfel habe jeder im Raum gewusst, dass Sprache die größte Hürde sei. Gleichzeitig betonte er, die Mehrzahl der Menschen, die nach Deutschland kommen, wollten arbeiten.

Um Flüchtlinge schneller in Beschäftigung zu bringen, hat die große Koalition bereits eine Reihe von Gesetzen geändert. Asylsuchende können inzwischen schneller eine Arbeit aufnehmen, ein Job-Programm wurde aufgelegt und die sogenannte Vorrangprüfung, nach der Deutsche und EU-Bürger bei Stellenbesetzungen bevorzugt werden müssen, ist größtenteils ausgesetzt worden.

Absenkung des Mindestlohns für Flüchtlinge

Immer wieder wurde auch über eine Absenkung des Mindestlohns für Flüchtlinge diskutiert. Davor warnte Bundesamtschef Weise. Würde man das infrage stellen ebenso wie Standards für die Berufsausbildung, gebe man Werte auf, warnte der Behördenchef.

Immerhin kündigte der Staatskonzern Deutsche Bahn nach dem Gipfel im Kanzleramt eine Aufstockung seines Flüchtlingsprogramms an. In den nächsten zwei Jahren sollen im firmeneigenen Qualifizierungsprogramm zehn neue Klassen mit je 15 Teilnehmern starten, teilte das Unternehmen am Donnerstag in Berlin mit. Die 150 Plätze kommen zu den in diesem Jahr geschaffenen 120 hinzu. (epd/mig 16)

 

 

 

Neue Zahlen. Knapp eine Million Leiharbeiter in Deutschland

 

In Deutschland sind so viele Leiharbeiter beschäftigt wie noch nie. Nach Angaben der Bundesregierung waren im Jahr 2015 insgesamt 961.000 Leiharbeiter in den Betrieben tätig – überproportional viele von ihnen sind Migranten. Nahles will Situation verbessern.

 

In Deutschland sind knapp eine Million Leiharbeiter beschäftigt, so viele wie noch nie. „Die Wirtschaft brummt, aber dennoch ist die Leiharbeit auf Rekordhöhe“, sagte der stellvertretende Vorsitzende der Linksfraktion, Klaus Ernst, am Donnerstag dem Evangelischen Pressedienst zur Auskunft der Bundesregierung auf eine Anfrage seiner Fraktion. Bundesarbeitsministerin Andrea Nahles (SPD) bekräftigte bei der Haushaltsdebatte im Bundestag, sie wolle die Situation der Leiharbeiter mit einem neuen Gesetz verbessern.

Nach Angaben der Bundesregierung waren im Jahr 2015 insgesamt 961.000 Leiharbeiter in den Betrieben tätig. Der Umfang der Leiharbeit steigt demnach seit Jahren. 2014 hatte es rund 912.000 Leiharbeiter gegeben. In den Jahren zuvor lag die Zahl teilweise deutlich darunter, wie etwa im Jahr 2009, als knapp 610.000 Leiharbeiter gezählt wurden. Überproportional häufig sind Menschen mit Migrationshintergrund in diesen sogenannten atypischen Beschäftigungsverhältnissen beschäftigt.

Leiharbeiter verdienen weniger

Leiharbeiter verdienen weniger als fest Angestellte: Nach den jüngsten Zahlen der Bundesregierung lag das mittlere Brutto-Monatsgehalt von Leiharbeitern bei 1.700 Euro. Im Vergleich dazu lag das Durchschnittsgehalt bei den sozialversicherungspflichtig Vollzeitbeschäftigten bei 2.960 Euro. Dabei arbeiteten zwei Drittel der Leiharbeiter zu besonders niedrigen Löhnen, also unter der amtlich definierten Niedriglohnschwelle von 1.973 Euro. 5,7 Prozent der Leiharbeiter haben sogar Anspruch auf ergänzende staatliche Leistungen und stocken ihr Gehalt durch Hartz IV auf.

Leiharbeit ist in der Praxis zeitlich befristete Beschäftigung. Wie aus der Antwort der Bundesregierung hervorgeht, besteht nur jedes vierte Leiharbeitsverhältnis nach neun Monaten noch. Nur zwölf Prozent der Leiharbeiter sind 18 Monate oder länger beschäftigt.

Zweiklassensystem

Mehr als jeder dritte Leiharbeiter (36 Prozent) ist in der Metall- und Elektrobranche tätig. Im Maschinenbau sind nach den Angaben elf Prozent aller Leiharbeiter beschäftigt, im Fahrzeugbau sind es zehn Prozent.

Der Linken-Politiker Ernst bedauerte, dass sich in den Betrieben „ein Zweiklassensystem etabliert“ habe. Daran werde auch die von Arbeitministerin Nahles geplante Reform der Leiharbeit nichts ändern. Ihr Entwurf sieht vor, dass Leiharbeiter künftig nach neun Monaten genauso bezahlt werden wie die Stammbelegschaften.

Außerdem will Nahles mit der Reform die Tarifautonomie stärken. Arbeitgeber und Arbeitnehmer können nach dem Gesetzentwurf die maximale Verleihdauer tarifvertraglich regeln. Außerdem sollten die Betriebsräte mehr Rechte bekommen, sagte die Ministerin in der Bundestagsdebatte. (epd/mig 9)

 

 

 

Integration durch Arbeit. Flüchtlinge

 

Ausbildung und Arbeit sind für die Flüchtlinge, die bleiben dürfen, der beste Weg in unsere Gesellschaft. Der Wirtschaft kommt dabei eine Schlüsselrolle zu. Viele Unternehmen engagieren sich bereits oder überlegen, es zu tun. An Offenheit und Bereitschaft fehlt es nicht. Es

mangelt aber oft an Wissen und Erfahrungen darüber, wie die Integration von Flüchtlingen im Betrieb praktisch funktionieren kann.

Für beide Seiten ein Gewinn

Die Bundesregierung will noch mehr Unternehmen motivieren, Flüchtlinge auszubilden und zu beschäftigen. Dafür steht ein breites Angebot an Unterstützung zur Verfügung, das interessierte Arbeitgeber in Anspruch nehmen können. Es reicht von Sprachkursen über Integrationsinitiativen bis hin zu Maßnahmen der Kompetenzfeststellung.

Von Integration durch Arbeit kann Deutschland nur profitieren, stellt Bundeskanzlerin Angela Merkel fest. In vielen Bereichen herrscht bereits heute Fachkräftemangel – und das Potential der Ankommenden ist groß. „Unser gemeinsames Ziel ist es, immer mehr Flüchtlinge in den

Arbeitsmarkt zu integrieren. Wenn das gelingt, ist es für beide Seiten ein Gewinn.“ pib 14

 

 

 

Deutsche skeptisch beim Bildungsniveau der Flüchtlinge - Lehrer im ifo Bildungsbarometer gesondert befragt

 

Berlin - Drei Viertel der Deutschen schätzen den durchschnittlichen Bildungsstand der Flüchtlinge als niedrig ein. Dementsprechend glaubt die Mehrheit (53 Prozent zu 33 Prozent) auch nicht, dass die Flüchtlinge dabei helfen, den Fachkräftemangel der deutschen Wirtschaft zu verringern. Das sind Ergebnisse des ifo Bildungsbarometers, einer repräsentativen Umfrage in Deutschland, die am Mittwoch bei der Leibniz-Gemeinschaft in Berlin vorgestellt wurde. Mehrheiten finden sich für staatlich finanzierte verpflichtende Sprachkurse (75 Prozent dafür, 18 Prozent dagegen), eine Ausweitung der Schulpflicht bis 21 Jahre (58:26) und ein zweijähriges Bleiberecht nach Abschluss einer Ausbildung (50:37).

 

Gespalten sind die Bürger bei den Fragen einer staatlichen Übernahme von Ausbildungskosten der Betriebe (45:41) und einem Ausbau verkürzter Ausbildungsberufe (38:44) für Flüchtlinge. Die staatlichen Bildungsausgaben pro Flüchtling sollten nach Ansicht der Mehrheit eher unverändert bleiben. Zur Förderung von Flüchtlingskindern finden sich deutliche Mehrheiten für eine möglichst gleichmäßige regionale Verteilung auf die Schulen, für zusätzliche Bundesmittel für Sozialarbeiter, Sprachlehrer und Psychologen an Schulen und für eine steuerlich finanzierte Kindergartenpflicht für Flüchtlingskinder ab drei Jahren. Bei der Frage, ob Flüchtlingskinder zunächst länger in getrennten Förderklassen unterrichtet oder schnell in existierende Schulklassen integriert werden sollten, ergibt sich kein eindeutiges Bild in der Umfrage.

 

Lehrer, die im diesjährigen ifo Bildungsbarometer besonders befragt wurden, stehen vielen Bildungsreformen zur Integration von Flüchtlingen noch deutlich positiver gegenüber als die Gesamtbevölkerung. Im Gegensatz zur Gesamtbevölkerung befürworten Lehrer auch mehrheitlich höhere Lehrergehälter (74 Prozent der Lehrer, 40 Prozent der Bevölkerung) und die Verbeamtung (65, 33), sind aber mehrheitlich gegen ein Ganztagsschulsystem, die Inklusion von Kindern mit Lernschwächen in Regelschulen, den Einsatz von Quereinsteigern im Lehrerberuf und Gehaltszuschläge für gute Lernfortschritte. Lehrer geben den Schulen in ganz Deutschland schlechtere Noten als die Gesamtbevölkerung, den eigenen Schulen vor Ort hingegen bessere.

 

Lehrer und andere Deutsche stimmen aber auch überein, etwa bei der mehrheitlichen Zustimmung zu Aufnahmeprüfungen beim Zugang zum Lehramtsstudium (86 Prozent der Deutschen dafür), zu deutschlandweit einheitlichen Vergleichstests (83), zur Autonomie von Schulleitungen bei der Einstellung von Lehrkräften (72) und zur Aufteilung auf weiterführende Schularten erst nach der sechsten Klasse (67). Auch gibt es in beiden Gruppen große Zustimmung für eine Fortbildungspflicht für Lehrkräfte, wobei die Gesamtbevölkerung Fortbildungen außerhalb der Unterrichtszeit bevorzugt, Lehrkräfte hingegen während der Unterrichtszeit.

 

Beim ifo Bildungsbarometer befragte TNS Infratest von Ende April bis Anfang Juni 2016 über 4000 Personen zu bildungspolitischen Themen. Die Umfrage wurde finanziert von der Leibniz-Gemeinschaft. ifo 14

 

 

 

Bund-Länder-Gipfel-Umsetzung. Bundeskabinett beschließt Milliardenhilfen an Länder für Integration

 

Der Bund will die Länder und die Kommunen bei den Kosten für die Integration der Flüchtlinge entlasten. Rund 20 Milliarden Euro sollen in den kommenden Jahren fließen. Das hat das Bundeskabinett beschlossen.

Das Bundeskabinett hat am Mittwoch die zugesagte finanzielle Unterstützung für die Länder bei der Integration der Flüchtlinge beschlossen. „Wir bringen Entlastungen auf den Weg, die sich allein bis zum Jahr 2019 auf insgesamt knapp 20 Milliarden Euro belaufen“, erklärte Bundesfinanzminister Wolfgang Schäuble (CDU) in Berlin. Der Bund zeige erneut, dass er Länder und Kommunen nachhaltig bei ihren Aufgaben unterstütze.

Mit dem Beschluss setzt die Bundesregierung das Ergebnis eines Bund-Länder-Gipfels von Anfang Juli um. Nach langem Streit über die Kostenverteilung hatten sich Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) und Schäuble mit den Ministerpräsidenten darauf geeinigt, dass der Bund mehr von den Kosten für die Integration übernimmt, die vor allem von Ländern und Kommunen geschultert werden.

Jährliche Integrationspauschale

Der Bund will den Ländern nun für 2016 bis einschließlich 2018 jährlich eine Integrationspauschale in Höhe von zwei Milliarden Euro zur Verfügung stellen – insgesamt also sechs Milliarden Euro mehr. Zusätzlich soll es eine Milliarde Euro mehr für den Wohnungsbau geben.

Die Länder bekamen zuvor ebenfalls die Zusage, dass der Bund die Kosten für Unterkunft und Heizung bei Flüchtlingen im Sozialleistungsbezug komplett übernimmt. Seit diesem Jahr beteiligt sich der Bund zudem mit einer Pauschale von 670 Euro pro Flüchtling und Monat für die Dauer des Asylverfahrens an den Kosten der Erstunterbringung und Versorgung von Schutzsuchenden.

(epd/mig 15)

 

 

 

Tsatsos-Preis für Giorgio Napolitano

 

Der ehemalige italienische Staatspräsident Senator Giorgio Napolitano erhält in diesem Jahr den „Dimitris-Tsatsos-Preis für herausragende Leistungen auf dem Gebiet der Europäischen Verfassungswissenschaften“. Veranstalter der Preisverleihung ist das Dimitris-Tsatsos-Institut für Europäische Verfassungswissenschaften der FernUniversität in Hagen in Kooperation mit dem Zentrum für Europäisches Verfassungsrecht(CECL, Themistokles und Dimitris Tsatsos-Stiftung) in Athen.

 

Der Preisträger war vom 15. Mai 2006 bis zum 14. Januar 2015 der elfte Staatspräsident Italiens. Er erhält den Preis für sein wissenschaftliches und politisch-praktisches Wirken, mit dem er sich in herausragender Weise um die Einigung eines demokratischen Europa verdient gemacht hat.

 

Verliehen wird die Auszeichnung am Montag, 19. September, in der griechischen Botschaft in Rom ab 18.30 Uhr. Nach der Begrüßung durch den Direktor des CECL – Centre for European Constitutional Law , Prof. Dr. Xenophon I. Contiades, und den Direktor des Dimitris-Tsatsos-Instituts (DTIEV), Prof. Dr. Peter Brandt, hält Prof. Paolo Ridola die Laudatio. Nach der Preisüberreichung spricht Senator Giorgio Napolitano.

 

Der Rechtswissenschaftler Dimitris Th. Tsatsos (1933 – 2010) wurde von der damaligen griechischen Junta 1973 inhaftiert. Nach dem Ende der Militärdiktatur war der aufrechte Demokrat und überzeugte Europäer unter anderem Vizekultusminister in Athen. Von 1980 bis 1998 wirkte er an der FernUniversität als Professor für Deutsches und Ausländisches Staatsrecht und Staatslehre. Dem Europäischen Parlament gehörte er von 1994 bis 2004 an. Ihm zu Ehren riefen das DTIEV und das CECL den „Dimitris Tsatsos-Preis für herausragende Leistungen auf dem Gebiet der Europäischen Verfassungswissenschaften“ ins Leben. dip 15

 

 

 

 

 

IIC-Köln. Die Wege des Jazz: Ausstellung, Vortrag, Konzert

 

Köln. Fotoausstellung von Roberto Cifarelli im Rahmen der Internationalen Photoszene Köln.Freitag, 23. September 2016, 19.00 Uhr, im Institut

 

Das Festival ITALIANA wird mit einer Fotoausstellung in Anwesenheit des Fotografen eröffnet, denn Fotografie steht in engem Zusammenhang mit Jazz. Entstanden sind die Bilder in italienischen Großstädten und kleineren Orten, in denen der Jazz zuhause ist, und zeigen die Musiker vor allem nach dem Konzert, wenn sie alles gegeben haben und sich nun wie das Publikum auf die Straße begeben. Roberto Cifarelli arbeitet für die wichtigsten italienischen und internationalen Jazz- und Klassik-Zeitschriften. 2015 wurde er für die Weltausstellung Jazz World Photo ausgewählt.

Die Fotoausstellung ist thematisch in zwei Teile gegliedert. Der zweite Teil "Die Wege des Jazz: Nacht" ist vom 20. - 23.10.2016 im Alten Pfandhaus Köln zu sehen. Ausstellungsdauer: 23.09. - 04.10.2016.

Öffnungszeiten: Mo - Fr 9-13 h und 14-17 h

 

Vortrag von Stefano Zenni

Moderation: Claudia D’Avino (Radio Colonia, WDR Funkhaus Europa)

Stefano Zenni ist seit 2013 künstlerischer Leiter des Turin Jazz Festivals. Er hat Bücher über Louis Armstrong, Herbie Hancock, Miles Davis und Charles Mingus veröffentlicht. Als Autor von „Liner Notes“ war er unter den Kandidaten für die Grammy Awards. Von 2009 bis 2013 war er Verleger bei der Zeitschrift „Il Giornale della Musica“. Seit 1997 ist er Moderator bei Rai Radio3, u.a. der Sendungen „Mattino Tre“, Il terzo anello“, „Body and soul“. In Zusammenarbeit mit dem Turin Jazz Festival.

 

- Salvoandrea Lucifora & Alessandro Palmitessa

Salvoandrea Lucifora, Posaune, und Alessandro Palmitessa, Saxophone, Klarinette und Live Elektronik

Salvoandrea Lucifora wurde 1990 auf Sizilien geboren und zog 2009 nach Turin, wo er 2013 sein Studium der „Ingegneria del Cinema e dei mezzi di comunicazione” beendete. 2015 schloss er sein Studium der Posaune am Konservatorium Giuseppe Verdi in Turin ab und hat seinen Master in Jazzposaune am Konservatorium von Amsterdam begonnen. Er hat mit Michael Moore, Furio Di Castri, Giampaolo Casati, Wolter Wierbos, Erik Boeren und Dado Moroni gespielt.

Alessandro Palmitessa studierte Jazz und klassisches Saxofon und ist mehrfacher Preisträger. Er spielt in zahlreichen international besetzten Formationen und tourte in Europa mit dem japanischen Shibusa Shirazu Orchestra. Seit 1997 lebt Alessandro Palmitessa in Köln und leitet das „Menschensinfonieorchester“. Gefördert durch das Kulturamt der Stadt Köln. In Zusammenarbeit mit Radio Colonia WDR Funkhaus Europa, Turin Jazz Festival. Im Rahmen von ITALIANA Kulturbrücke am Rhein - Das italienische Musikfestival in Köln (23.09-23.10.2016). iic

 

 

 

 

Köln. Marcello Simoni: Die Abtei der hundert Sünden. Der Meister der Historienkrimis ist zurück

 

Lesung & Gespräch deutsch-italienisch. Moderation: Paola Barbon. Deutscher Text: Luca Zamperoni. Mittwoch, 28. September 2016, 19.30 Uhr, im Institut

 

Frankreich im Jahr 1346. Maynard de Rocheblanche hat die blutige Schlacht bei Crécy knapp überlebt, als er in den Besitz eines Pergaments gerät, das Hinweise auf eine kostbare Reliquie enthält. Doch das Schriftstück bringt ihn in höchste Gefahr: Mächtige Gegenspieler wollen es um jeden Preis an sich bringen. Maynard beginnt zu verstehen, dass er auf der Suche nach dem wertvollsten und gefährlichsten Objekt der Welt ist. Und er weiß: Sollte das Pergament jemals in die falschen Hände gelangen, würde die gesamte Welt ins Wanken geraten ...

Mit »Die Abtei der hundert Sünden« beweist Marcello Simoni erneut, dass er es versteht, die Leser in seinen Bann zu ziehen. Mittelalterlich-düster und spannend bis zum Schluss.

Eintritt: VVK 14 € / AK 16 €. Tickets bei KölnTicket. In Zusammenarbeit mit Crime Cologne - Das Krimifestival. dip