WEBGIORNALE  11-17  APRILE   2016

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Referendum all’estero: ultimi gioni per restituire la scheda. Il Cgie invita a votare  1

2.       Migranti, dall'Ue tre proposte per riformare il regolamento di Dublino  1

3.       Frontiere UE più sicure e intelligenti 1

4.       Il Cir sulle proposte della Commissione europea per la riforma del diritto di asilo  2

5.       Migranti, Vienna: il flusso verso l'Italia quest'anno potrebbe raddoppiare  2

6.       Rischi globali e sfide europee. Italia e Germania, motore della difesa Ue  2

7.       Un tentativo per capire il referendum. Refe-orrendum - „per la durata di vita utile del giacimento“  3

8.       Ue-Turchia. Migranti, spiragli nella rotta balcanica  4

9.       Istituita la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione  4

10.   Europa e Terrorismo. Dopo Bruxelles, quale strategia di contrasto?  5

11.   Turchia – UE: un altro patto scellerato?  5

12.   E’ Michele Schiavone il nuovo Segretario Generale del Cgie  5

13.   Il nuovo Cgie  6

14.   Riflessioni sulla prima riunione plenaria del Cgie  6

15.   Arrivano in Germania i primi siriani dalla Turchia  6

16.   "Diseguaglianze frenano la crescita". Lo studio Ocse spacca la ricca Germania  7

17.   Dal 19 al 21 maggio 2016 a Francoforte sul Meno la IX edizione del Festival della Poesia Europea  7

18.   Il 27 aprile, primo convegno dei ricercatori italiani che operano a Monaco di Baviera  7

19.   Dalla Val Camonica a Berlino  7

20.   Le comunità germaniche in Italia: nell'arco alpino sono 53  8

21.   I recenti temi delle trasmissioni di Radio Colonia  8

22.   A Stoccarda il 22 aprile la presentazione del libro di Katy Nataloni "Sogni a piedi scalzi"  9

23.   L’esposizione «Il mondo infinito di Dadamaino» dal 16 aprile a Francoforte  9

24.   Le pensioni d’oro in Germania? Un sogno  10

25.   A Stoccarda un incontro tra amministratori locali e una delegazione di rappresentanti di Comuni siciliani 10

26.   Manifestazioni a Monaco di Baviera e d’intorni 11

27.   A Berlino ha chiuso la retrospettiva dedicata ai mille volti di Monica Vitti 11

28.   Monaco di Baviera. Gli Stati Generali della lingua italiana in Germania  11

29.   Francoforte. Si chiude il ciclo dedicato a Risi e Luigi Comencini. Maggio ricco di nuove sorprese  12

30.   La “Bellunesi nel Mondo” in Germania per i 50 anni di attività della gelateria “Eis Cortina” di Vöhringen  12

31.   Il 13 aprile a Torino la seconda edizione dell’Italian-German High Level Dialogue  12

32.   A Monaco di Baviera il 12 aprile serata italo-tedesca con i poeti Federico Italiano e Jürgen Bulla  12

33.   L’assistenza sanitaria a Berlino: incontro informativo del Comites il 27 aprile  12

34.   Monaco di Baviera.  Gioacchino Criaco presenta “Anime nere”  13

35.   Germania e Italia con i passaporti che permettono di viaggiare di più  13

36.   Addio a Hans-Dietrich Genscher, architetto della riunificazione tra le due Germanie  13

37.   Marzabotto, ritirata la medaglia tedesca a uno dei boia della strage  13

38.   Anche le banche tedesche nei Panama Papers  14

39.   Garavini (PD): “Ha vinto la ragione: Il Comune di Engelsbrand ritira onorificienza all’ex SS”  14

40.   Il contenitore  14

41.   Gianluca Lodetti (Cgie- Cisl) su nuova emigrazione, riforma rappresentanza e convenzione patronati- Maeci 14

42.   A proposito di Mafia e Terrorismo islamico  15

43.   Il segretario generale del Cgie Michele Schiavone fa il punto sui lavori dell’Assemblea Plenaria  15

44.   Deputati Pd-Estero: per il Governo Renzi la lingua e la cultura italiane sono una priorità del Paese. Necessaria una riforma del sistema  15

45.   “Riforma dell’insegnamento italiano all’estero, priorità per il Paese”  16

46.   Politica estera. Italia, ultimi dei primi oppure primi degli ultimi?  16

47.   Il silenzio della politica  16

48.   “Entro due anni servizi consolari con un semplice click"  17

49.   Ciclone trivelle. Renzi nella morsa di vescovi e sinistra  17

50.   Ecco cosa fare per non pagare il canone, c'è tempo fino al 30 aprile  17

51.   Recessione frenata?  17

52.   Protocollo d'intesa per la valorizzazione all'estero della cucina italiana di qualità  17

53.   Picchi (FI): fallimentare la gestione di Forza Italia all’estero da parte dell’ex senatore Pessina  18

54.   Ai lettori 18

55.   Tradotto dal tedesco il libro “L’ultima terra” di Svenja Leiber 18

56.   Ricky Filosa (MAIE): Amendola sottosegretario, eletti all’estero snobbati 18

57.   Agevolazioni per i viaggi degli elettori residenti all'estero sul percorso di Trenitalia  19

58.   In rete il nuvo numero di “Rinascita Flash”, il bimestrale curato dall’associazione “Rinascita” di Monaco di Baviera  19

59.   Il Governo risponde alla interrogazione sulla possibilità per i Comites di utilizzare gli elenchi consolari 19

60.   Uno Stato Ue può escludere cittadini europei da alcune prestazioni sociali per 3 mesi. Niente di nuovo... 19

61.   Come innaffiare la rosa appassita del riformismo  20

62.   Rientro dei cervelli. Il Fisco definisce i criteri per beneficiare degli incentivi 20

63.   Pasqua 2016: ovetto con sorpresa. Si chiama SPID, la nebbia per impedire la vista sull’inadeguatezza della rete consolare. 21

64.   Il grande ingorgo elettorale senza date per andare alle urne  21

65.   Cgie, partiti e associazionismo  21

66.   Il denaro non unge ma il petrolio sì 22

67.   Potenza, l'inchiesta si allarga. Renzi rivendica il primato della politica  22

68.   I benefici fiscali sulla casa in Italia dei quali si possono avvalere nel 2016 tutti i pensionati iscritti all’Aire  22

69.   La democrazia senza morale  22

70.   Cervelli all’estero. Pronti a trasferirisi 6 giovani su 10  23

71.   Destinazione “rientro”, storie d’italiani in controtendenza  23

72.   Il CARSE denuncia il disimpegno della Regione Sicilia verso il mondo dell'emigrazione siciliana. 24

73.   Italiani nel mondo, Ricky Filosa (MAIE): Amendola sottosegretario, eletti all’estero snobbati 24

74.   Conclusa l’indagine conoscitiva sui patronati che operano per le comunità italiane all’estero  24

75.   Concorso “Lucchesi che si sono distinti all’estero”: candidature entro il 15 aprile  24

76.   Possibile l'esenzione o la riduzione del canone RAI per gli italiani all’estero a partire dai prossimi anni 24

77.   “Ciaoitalia.tv”, nasce la prima tv dedicata agli italiani del Cantone di Ginevra  25

78.   Cgie: Amendola nomina 13 “esperti”  25

 

 

1.       Tiefgehende Reform. EU will über Asylverfahren entscheiden  25

2.       Tiefgreifende Änderungen. EU-Kommission schlägt Reform des europäischen Asylsystems vor 25

3.       Ein guter Anfang. Die Flüchtlingsdebatte darf nicht den sozialen Medien überlassen werden. 26

4.       Die ersten Kontingent-Flüchtlinge. „Sie packten ihr ganzes Leben in ihren Koffer“  26

5.       Italien: Sant´Egidio kritisiert EU-Türkei-Abkommen  26

6.       Europas Tragödie. Mehr Europa ist dringend nötig, aber derzeit unmöglich. 27

7.       Europa am Abgrund? Terror, Flüchtlinge und Arbeitslosigkeit 27

8.       Meeting in Rom mit VertreterInnen der italienischen Zivilgesellschaft und Staatsminister Michael Roth beendet 27

9.       Hälfte der in Deutschland lebenden Syrer für Obergrenze  28

10.   Regierungserklärung zum EU-Gipfel. Gemeinsam die Flüchtlingskrise lösen  28

11.   Positionspapier. Arbeitgeber fordern Begrenzung von Sozialleistungen für EU-Ausländer 29

12.   Europäische Integration. Schengen lebt 29

13.   Gelebte Integrationsarbeit im Unternehmen  29

14.   Nachhaltigkeit, Energie- und Klimapolitik. Kohlenstoff – das Maß aller Dinge?  30

15.   Was ist neu? Neuregelungen zum April 2016  30

16.   Allzeithoch. Fast zwei Millionen Ausländer kamen 2015 nach Deutschland  31

17.   "Europa wird es schaffen". Migration, Flucht, Integration  31

18.   Personenkontrollen vermindern bayerische Wirtschaftsleistung um 31 bis 77 Euro pro Kopf 31

19.   Arbeitsmarkt: Einstieg aus einer Hand beim „Integration Point“  32

20.   Streit. Nahles will kein „Integrationsbehinderungsgesetz“  32

21.   Engagement der Jugend gegen Rassismus prämiert 32

22.   Neue Zahlen. Leerstände in Erstaufnahmeeinrichtungen  32

23.   „Wir wissen zu wenig über Sinti und Roma“ Staatsministerin Özoguz zum Internationalen Romatag  32

24.   Sozialverbände. Kinderarmut steigt, Chancengleichheit gibt es nicht 33

25.   Türkische Kritik an Satirebeitrag. Bundesregierung steht zur Meinungsfreiheit 33

26.   Lufthansa fliegt ab Mai günstig von München nach Umbrien  33

 

 

 

 

 

Referendum all’estero: ultimi gioni per restituire la scheda. Il Cgie invita a votare

 

In corso all’estero il Referendum sulle trivelle. La scheda votata va restituita al Consolato entro il 14 aprile

 

Sta entrando nella fase conclusiva il voto per posta dei residenti all’estero in relazione al Referendum del 17 aprile sulle trivellazioni. Avviata da tempo la spedizione  dei plichi elettorali alla volta degli indirizzi degli elettori iscritti all’aire, che hanno ricevuto tutto il materiale per votare. La scheda votata, seguendo tutte le istruzioni presenti nel plico elettorale, dovrà essere rispedita in consolato – o portata a mano – entro e non oltre le ore 16:00 (ora locale) del 14 aprile.

Se il materiale non arriva al proprio indirizzo, è possibile recarsi nel consolato di competenza per chiedere il duplicato. Le modalità variano di sede in sede, quindi è sempre bene informarsi sul sito web del proprio Consolato, dove sono pubblicate tutte le informazioni.

Molti consolati consentono la richiesta del duplicato via mail, altri ancora hanno attivato un numero di telefono apposito: in ogni caso, alla richiesta del duplicato il connazionale dovrà indicare sempre i propri dati anagrafici e l’indirizzo completo di residenza.

 

“I contenuti del referendum indetto dal governo italiano per il giorno 17 aprile, negli ultimi giorni, vengono discussi in assemblee pubbliche organizzate da associazioni e organizzazioni italiane impegnate nella vita socio-culturale. Spesso il loro impegno muove da una marcata funzione pedagogica, sussidiaria alla mancanza di luoghi di confronto e di dibattito necessari a promuovere un civismo consapevole, capace di alimentare una partecipazione responsabile del cittadino elettore”. È quanto si legge in una nota del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero in cui si osserva che “la partecipazione al referendum sulle trivelle, da parte dei cittadini italiani residenti all’estero in forma stabile o temporanea, costituisce un’opportunità per mantenere vivo il legame con il nostro paese e per esercitare il diritto-dovere riconosciuto dalla costituzione a tutti i cittadini elettori”.

“Questo – sottolinea il Cgie guidato da Michele Schiavone – è il senso reale del principio di eguaglianza approvato dai padri costituenti a seguito del quale ogni voto ha lo stesso valore”.

Perciò, conclude la nota, “il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero invita tutti i nostri connazionali residenti all’estero a fare buon uso del materiale elettorale seguendo le proprie convinzioni. Si ricorda che questo fine settimana molti Consolati italiani rimarranno aperti per consegnare il materiale elettorale a coloro che non l’avessero ancora ricevuto per posta”.

 

La Presidenza nazionale delle Acli ha deciso di aderire al Comitato per il Si per fermare le trivelle per l'estrazione di idrocarburi nei mari italiani.

“Il primo appello che rivolgiamo al corpo elettorale – spiega Alfredo Cucciniello, responsabile Cittadinanza attiva della Presidenza nazionale Acli – è quello per il voto. É importante recarsi a votare, per non sciupare questa occasione di partecipazione democratica su un tema di primaria importanza come quello energetico e ambientale. Infatti, il quesito sulle trivelle chiama in causa temi di primaria importanza: l’ambiente, il lavoro, la salute, la vocazione turistica del Paese, lo sviluppo sostenibile.

In secondo luogo – prosegue Cucciniello - le Acli invitano a votare Sì per contribuire a riavviare un dibattito sull'esigenza di pensare ad un modello energetico pulito, basato sulle energie rinnovabili; il tempo delle fossili è finito. Le quantità di gas e petrolio che estraiamo nei nostri mari sono esigue rispetto al fabbisogno nazionale. Le attività estrattive sono inquinanti, con impatti sull'ambiente e sull'ecosistema marino con danni al turismo, alla fauna e all'attività di pesca.

Eventuali incidenti avrebbero effetti disastrosi, dato che il Mediterraneo è chiuso; dal 1977 al 2010 si sono verificati nel Mediterraneo 132 incidenti con 52 volte in cui c'è stata dispersione del carico (312.000 tonnellate di petrolio in mare). Alla COP 212 di Parigi l'Italia si è impegnata a contenere il riscaldamento e ad abbandonare le fonti fossili. In ogni caso – conclude Cucciniello - non vi sarebbero effetti sull'occupazione in quanto in caso di vittoria del Si, verrebbe meno solo la possibilità di proroga delle concessioni e non determinerebbe la cessazione immediata delle estrazioni; alcune concessioni scadono infatti tra 20 anni”.

 

Per il sì al referendum si è espresso anche Libera Bruxelles, che sollecita la partecipazione degli italiani all'estero per ottenere l'abrogazione della norma introdotta dall'ultima legge di stabilità che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo.

“Se vogliamo mettere al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare sì al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza naturale fissata al momento del rilascio delle concessioni – scrive l'associazione, richiamando la necessità di un impegno ed una riflessione per promuovere il passaggio all'energia pulita e rinnovabile.

Richiamate anche la modalità di voto: per gli elettori residenti all'estero ed iscritti all'Aire è previsto il voto per corrispondenza, con la ricezione del plico elettorale da riconsegnare alla propria sede consolare (il plico può essere richiesto a tale sede di persona nel caso che, a 14 giorni dalla data del referendum, non fosse stato ancora ricevuto). Per tutte le informazioni sul voto vedere il sito http://www.esteri.it/mae/it/italiani_nel_mondo/serviziconsolari/votoestero/referendum-17-aprile-2016-ulteriori.html.

Libera Bruxelles ricorda che si tratta di un referendum abrogativo – con il sì i cittadini decidono per la cancellazione della norma in oggetto – e che l'esito sarà valido se avranno partecipato al voto almeno il 50% più uno degli aventi diritto.

(de.it.press)

 

 

 

 

Migranti, dall'Ue tre proposte per riformare il regolamento di Dublino

 

La Commissione avvia il processo per modificare il sistema europeo comune di asilo (Ceas). I dati Frontex: "Nel 2015 record 'passaggi' illegali"

 

BRUXELLES -  Tre opzioni per riformare il regolamento di Dublino, quello in vigore che attribuisce ai Paesi di primo ingresso la responsabilità di esaminare la domanda di asilo delle persone bisognose di protezione internazionale. Le ha presentate oggi a Bruxelles la Commissione Europea. Una delle tre proposte prevede la possibilità di trasferire la responsabilità dell'esame delle domande di asilo dagli Stati membri a livello dell'Ue, ma è ipotizzabile solo in una "prospettiva di lungo termine".

 

ll primo vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, si augura che prima dell'estate l'esecutivo Ue possa avanzare una proposta in merito "che abbia la possibilità di essere adottata rapidamente dai colegislatori".

 

Intanto Frontex ha reso noti i dati dell'Analisi dei rischi 2016, stimando in un milione gli arrivi dei migranti in Europa. Nel 2015 i Paesi Ue hanno segnalato 1,82 milioni di "attraversamenti illegali della frontiera esterna", una cifra record, più di sei volte il precedente record registrato nel 2014. Gran parte dei passaggi illegali di frontiera viene contata con i migranti che arrivano sulle isole greche dalla Turchia, ma poi vengono contati di nuovo quando si ripresentano ad un'altra frontiera Ue dalla rotta balcanica.

 

Gli attacchi di Parigi "hanno chiaramente dimostrato che i flussi di migranti irregolari possono essere utilizzati dai terroristi per entrare nella Ue", ha evidenziato Frontex. Due dei terroristi coinvolti nelle azioni di Parigi, si legge nel documento, "erano in precedenza entrati nell'Ue attraverso Leros presentando alle autorità greche falsi documenti siriani".

 

La maggior parte delle segnalazioni (885.400) viene dalla rotta del Mediterraneo orientale, specialmente isole greche ed Egeo. Più del 90% di esse (803.000) è stata segnalata nella seconda metà del 2015. I siriani sono la maggior parte, anche se gli afghani sono aumentati "significativamente". Circa 764.000 segnalazioni vengono dalla rotta balcanica, soprattutto dal confine serbo di Ungheria e Croazia.

 

Nel 2015 è diminuito invece il numero di arrivi dalla rotta del Mediterraneo centrale, scendendo a 154.000. In gran parte, spiega Frontex, è dovuto al fatto che i siriani si sono spostati sulla rotta orientale. E' aumentato

invece il numero dei gommoni usati sulla rotta centrale.

 

Con l'aumento dei migranti è aumentato anche il numero dei trafficanti: quelli segnalati sono saliti a 12.000 lo scorso anno. La maggior parte sono marocchini, spagnoli, albanesi e siriani. LR 6

 

 

 

 

 

Frontiere UE più sicure e intelligenti

 

BRUXELLES - Accelerare, facilitare e rafforzare le procedure di controllo di frontiera per i cittadini di paesi terzi diretti nell'UE. Questo l’obiettivo della nuova proposta di regolamento presentata oggi dalla Commissione Europea per istituire un sistema di ingressi/uscite (EES) che “permetterà di modernizzare la gestione delle frontiere esterne migliorando la qualità e l'efficacia dei controlli e aiuterà gli Stati membri a far fronte all'aumento dei flussi di viaggiatori in entrata e in uscita dall'UE”.

La proposta di legge in esame fa parte del più ampio pacchetto "frontiere intelligenti" che definisce il ruolo dei sistemi di informazione per il miglioramento della gestione delle frontiere esterne, della sicurezza interna e delle strategie di lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata.

"L'utilizzazione di nuove tecnologie renderà più agevole la gestione dei flussi di viaggiatori che giungono alle nostre frontiere esterne e la lotta contro l'immigrazione irregolare e migliorerà la sicurezza interna”, ha commentato Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza. “Oggi affrontiamo una reale carenza dei nostri sistemi di informazione e prendiamo misure concrete per rendere le nostre frontiere più sicure, intelligenti ed efficaci per i viaggiatori che si dirigono, in numero crescente, nell'UE".

Il sistema di ingressi/uscite proposto consentirà una gestione efficace dei soggiorni di breve durata autorizzati e una maggiore automazione dei controlli alle frontiere, permettendo anche di individuare più facilmente i documenti contraffatti e le false identità. Il sistema si applicherà a tutti i cittadini di paesi terzi ammessi per un soggiorno di breve durata nello spazio Schengen (non superiore a 90 giorni nell'arco di 180 giorni).

Il sistema registrerà i nomi, il tipo di documento di viaggio e i dati biometrici, nonché la data e il luogo di ingresso e di uscita. Ciò agevolerà l'attraversamento delle frontiere per i viaggiatori in regola e permetterà di individuare coloro che sono rimasti nell'UE dopo la scadenza del periodo autorizzato e di identificare le persone prive di documenti nello spazio Schengen. Il sistema registrerà anche i respingimenti.

Il sistema di ingressi/uscite sostituirà l'attuale sistema di timbratura manuale dei passaporti che è dispendioso in termini di tempo, non fornisce dati affidabili sugli attraversamenti di frontiera e non consente di individuare chi rimane nello spazio Schengen dopo la scadenza del periodo autorizzato né di affrontare situazioni in cui i documenti di viaggio siano stati perduti o distrutti.

Contesto

Il sistema proposto memorizza i dati alfanumerici e biometrici (una combinazione di quattro impronte digitali e dell'immagine del volto). Sono previsti meccanismi adeguati di salvaguardia per la protezione dei dati e regole rigorose sul diritto di accesso in conformità alle norme UE sulla protezione dei dati. Il sistema consiste in una banca dati centrale collegata a punti di accesso nazionali. Il sistema di ingressi/uscite sarà interoperativo con il VIS (sistema di informazione visti). Il progetto di regolamento prevede che le autorità di contrasto degli Stati membri e l'Europol abbiano accesso all'EES sulla base di condizioni rigorosamente definite.

Il pacchetto comprende anche una proposta riveduta di regolamento che modifica il codice frontiere Schengen al fine di integrare le modifiche tecniche derivanti dal sistema di ingressi/uscite proposto. Tali modifiche renderanno accessibili ai cittadini di paesi terzi i sistemi self-service e i cancelli elettronici (e-gate), permettendo il trattamento automatizzato di determinate fasi del processo di controllo e la creazione di programmi nazionali per viaggiatori registrati da parte degli Stati membri che intendono darvi attuazione.

La comunicazione relativa a sistemi di informazione più sicuri e intelligenti per le frontiere e la sicurezza che viene presentata in contemporanea esamina il modo in cui i sistemi di informazione possono diventare più efficienti ed efficaci per rafforzare la gestione delle frontiere esterne e la sicurezza interna nell'UE. La comunicazione studia come migliorare i sistemi attuali, individua le lacune esistenti e sottolinea la cruciale importanza dell'interoperabilità (nel rispetto delle garanzie in materia di protezione dei dati). (aise 6) 

 

 

 

Il Cir sulle proposte della Commissione europea per la riforma del diritto di asilo

Le soluzioni annunciate non sciolgono i nodi del sistema di Dublino. Per il portavoce, Christopher Hein, c'è il rischio “di costruire un sistema che calpesterà i diritti fondamentali dei rifugiati”

 

ROMA - Il Consiglio Italiano per i Rifugiati si dice “allarmato” per il piano di riforma del sistema d'asilo le cui linee generali sono state annunciate in questi giorni dalla Commissione europea. Per il Cir, infatti, il pacchetto di riforme che dovrebbe ridisegnare l'attuale sistema comune europeo di asilo, i cui limiti si sono rivelati via via insostenibili a fronte dell'arrivo di quasi 1.5 milioni di richiedenti asilo nel 2015, contiene proposte “che vanno ben oltre il Regolamento Dublino e che vanno a ledere i diritti fondamentali di richiedenti asilo e rifugiati, senza affrontare le ragioni della crisi umanitaria che sta coinvolgendo milioni di persone costrette alla fuga”.

“L'insieme delle proposte tradisce una posizione della Commissione secondo la quale i colpevoli della crisi sono i rifugiati - commenta Christopher Hein, portavoce del Cir, rilevando come l'approccio delineatosi tenda ad istituire “più di quanto già non sia previsto, strumenti obbligatori per tutti gli Stati membri per facilitare il veloce respingimento alla frontiera, per confinare vita natural durante il rifugiato in uno solo Stato europeo, per limitare i diritti sociali dei richiedenti asilo e dei beneficiari della protezione sussidiaria”.

Sulla riforma del “Sistema Dublino”, “punto cruciale” della revisione, il testo della Commissione viene definito dal Cir “vago” e indicante “genericamente due opzioni”: nella prima, il sistema rimane in sostanza invariato, con l’aggiunta di una limitatissima redistribuzione dei richiedenti asilo in paesi diversi da quelli di primo arrivo in Europa, ovvero Grecia e Italia, nel caso in cui si verifichi uno straordinario afflusso di richiedenti asilo; nella seconda – prosegue la nota del Cir, - i richiedenti asilo dovrebbero da subito essere redistribuiti, secondo delle quote stabilite per ogni Stato membro, in tutto il territorio europeo con un meccanismo di smistamento, analogo a quello postale. Opzioni che si riveleranno entrambe fallimentari, perchè non sciolgono “il nodo” dell'attuale sistema: “non viene preso in considerazione il legame della persona con un determinato paese; ancora una volta – ribadisce la nota - conta solo il supposto interesse degli Stati, non quello delle persone”. Una visione definita “miope”, perché “è nell'interesse degli Stati facilitare l'integrazione anche grazie all'aiuto di parenti, amici, di comunità già presenti in un paese”.

“Se queste proposte verranno trasformate in leggi comunitarie, per l'Italia e il suo sistema d’asilo sarà un disastro - continua Hein, segnalando anche come l'intento della Commissione sia rendere obbligatorio per tutti gli Stati membri concetti quali “paesi sicuri di origine”, “paese terzo sicuro”, “procedure accelerate”, che “restringono enormemente lo spazio di protezione e i diritti dei rifugiati”. In Italia, in particolare, i “rifugiati e i beneficiari della protezione sussidiaria, che sono in sostanza i rifugiati di guerra e le vittime di tortura, godono oggi degli stessi diritti”, mentre “la Commissione intende differenziare i due status”, soluzione che per il portavoce del Cir finirebbe per “creare rifugiati di serie B, riducendo la durata del loro permesso di soggiorno, lasciando le persone nell'incertezza sul proprio futuro attraverso una costante verifica della loro situazione e, quindi, rendendo l'integrazione ancora più difficile con la conseguenza di pesare ulteriormente sui sistemi di accoglienza e sulle procedure d’asilo”.

Inoltre, altro nodo irrisolto della crisi, “aprire vie legali di accesso rimarrà nella totale discrezionalità dei singoli Stati”, una scelta, dunque, che non scongiurerà i viaggi illegali per arrivare in Europa, con tutto ciò che ne consegue (morti in mare e trafficanti di vite umane).

“È davvero deprimente constatare che in questo documento si propongano regole comuni e obbligatorie solo quando si tratta di imporre misure restrittive, mentre c’è una totale assenza di regole ferree quando si tratta di interventi positivi, in grado di offrire reali soluzioni – conclude Hein, segnalando come molte delle proposte contraddicano orientamenti espressi “anche recentemente dal Parlamento europeo”. “La nostra speranza – conclude il portavoce del Cir - è che il Parlamento costringa la Commissione a rivedere radicalmente le proposte presentate, altrimenti rischiamo seriamente di costruire un sistema che calpesterà i diritti fondamentali dei rifugiati”. (Inform 7)

 

 

 

Migranti, Vienna: il flusso verso l'Italia quest'anno potrebbe raddoppiare

 

La ministra dell'interno austriaca Johanna Mikl-Leitner: "Potrebbero passare da 150mila a 300mila. Se il passaggio resta senza controllo il Brennero potrebbe essere chiuso". Venerdì incontro a Roma con Alfano. Erdogan: "Se Ue non rispetta le promesse, la Turchia non potrà attuare l'accordo"

 

VIENNA - Il numero dei migranti che attraverso il Mediterraneo raggiungono l'Italia potrebbe raddoppiare dai 150mila dello scorso anno a 300mila. A dirlo è la ministra dell'interno austriaca Johanna Mikl-Leitner, all'agenzia di stampa austriaca, in vista dell'incontro di domani a Roma con il ministro Angelino Alfano. "Lungo questa rotta non arrivano siriani, in Europa, ma soprattutto persone dal Nord Africa, che non hanno diritto all'asilo".

 

Brennero a rischio chiusura. La ministra ipotizza anche la chiusura del Brennero se non si contingenteranno i flussi. "L'Italia non può contare sul fatto che il Brennero resti aperto, se si arriva a flussi incontrollati di migranti" ha continuato la ministra dell'Interno austriaco Johanna Mikl-Leitner, in un'intervista all'austriaca Apa, in vista dell'incontro, domani a Roma, col ministro Angelino Alfano. "Come fatto coi Paesi della rotta balcanica, Slovenia, Croazia e Macedonia, vogliamo informare anche l'Italia delle misure che intraprenderemo, se vi sarà un flusso incontrollato di migranti dall'Italia all'Austria".

 

Venerdì incontro a Roma con Alfano. La Mikl-Leitner ha detto che Vienna vuole informarsi a Roma su come si stia preparando l'Italia a proteggere le frontiere nel caso di un aumento del flusso migratorio sulle sue coste, chiedendo anche conto della funzionalità degli hotspots allestiti nel sud del Paese, e se sia necessario aiuto in materia. Laddove vi sono nuove rotte migratorie, "i Paesi vanno sostenuti".

 

Vienna: "Italia fermi i lasciapassare". "L'Italia deve comprendere che il lasciapassare dei migranti non risolve i problemi ma li aumenta" ha detto il ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz che a Bolzano ha incontrato i governatori Arno Kompatscher (Alto Adige), Ugo Rossi (Trentino) e Günther Platter (Tirolo). "L'Austria - ha aggiunto - non può permettersi un altro 2015, quando ha accolto 90mila persone, come se in rapporto alla popolazione l'Italia accogliesse in un anno 600mila persone. Sono convinto che i controlli al Brennero possano essere ancora evitati, se l'Europa lo vuole e introduce veri controlli lungo i confini esteri dell'Unione. Dobbiamo fare di tutto per evitare una escalation della situazione al Brennero. L'Alto Adige non può diventare un hotspot". Per Kurz, sono 300mila le persone in Africa pronte a partire. "Il messaggio deve essere chiaro: non esiste nessun ticket per l'Europa centrale. Non dobbiamo più creare false aspettative, ma aiutare sul posto", mostrandosi fiducioso in una collaborazione con la Libia.

 

Rossi: "Se Italia chiude, morti nel Mediterraneo". Il governatore trentino Ugo Rossi, dopo l'incontro con il ministro austriaco Kurz ha sottolineato la diversa posizione geografica di Austria e Italia: "L'Austria ha affrontato il tema con grande serietà e sta ospitando un grande numero di profughi. Ma comunque va ricordato che l'Austria può chiudere i confini, perché a sud c'è l'Italia, che non ha invece la stessa possibilità, perché significherebbe morti nel Mediterraneo". Secondo Rossi, che attualmente è anche presidente dell'Euregio Tirolo Alto Adige Trentino, ha sottolineato che "qualsiasi confine nell'Euregio è negativo. L'emergenza va affrontata dall'Italia con l'Europa, per fare sì che i migranti non si mettano in viaggio. La Libia e la mafia degli scafisti non sono solo problemi dell'Italia".

 

Erdogan: "Ue rispetti impegni". Sul fronte turco, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan minaccia di non attuare l'accordo sui rifugiati se l'Unione europea verrà meno agli impegni presi: "Se l'Ue non manterrà le sue promesse, la Turchia potrà non attuare l'accordo" sui rifugiati, avviato lunedì con il rinvio di 202 migranti dalle isole greche. Il presidente ha fatto soprattutto riferimento all'abolizione del regime dei visti per i cittadini turchi - che Ankara spera avvenga da giugno - ma su cui alcuni governi e parti del Parlamento europeo hanno fatto resistenza.

 

Ue: "Stiamo lavorando lealmente".  La risposta dell'Ue non si è fatta attendere. "La Commissione europea lavora in buona fede e lealmente per la piena messa in atto di tutti gli aspetti dell'accordo Ue-Turchia sull'immigrazione" ha detto il portavoce dell'esecutivo europeo, Margaritis Schinas. L'accordo, ha osservato Schinas, "è un contratto di mutua fiducia, firmato tra i 28 paesi della Ue e la Turchia. È stato unanimemente concordato a livello di capi di Stato e di governo. Ci sono difficoltà? Nulla è facile nella vita, ma l'accordo è di rispettare da entrambe le parti questa relazione".

 

Unicef: "Oltre 22mila bambini bloccati in Grecia". L'Unicef ha calcolato che dall'entrata in vigore dell'accordo Ue-Turchia, oltre 22mila bambini migranti e rifugiati sono rimasti bloccati in Grecia e devono far fronte ad un futuro incerto, quando non persino a forme di detenzione. I bambini non accompagnati sono la categoria più a rischio e rappresentano circa il 10% della popolazione migratoria minorile presente attualmente in Grecia: se ne stimano circa 2.000, ma non tutti sono registrati. Fra gennaio e metà marzo di quest'anno, in Grecia sono stati registrati 1.156 minorenni

non accompagnati, con un incremento del 300% rispetto al medesimo periodo del 2015. L'Unicef ricorda il dovere degli Stati di prendersi cura e proteggere tutti i bambini e di offrire loro una possibilità equa e piena di essere ascoltati al momento di prendere decisioni sul loro futuro. LR 7

 

 

 

 

Rischi globali e sfide europee. Italia e Germania, motore della difesa Ue

 

Sta prendendo il via una nuova fase di collaborazione nel campo della sicurezza e difesa tra Germania e Italia, in un più ampio quadro istituzionale europeo.

 

Nell'ultima metà del secolo, i rapporti tra i due paesi sono stati molto prosperi nell'analisi dell'efficienza operativa e industriale. I progressi della cooperazione nel settore della sicurezza e difesa nell’ambito dell’Unione europea hanno invece subito un arretramento: si avverte oggi, infatti, la necessità di dare un nuovo impulso, cercando di ritrovare l'entusiasmo della stagione 1999/2000.

 

Ritrovare l’entusiasmo perduto

Diversi sono stati i successi del recente passato, come la collaborazione industriale per il programma MRCA 75,che ha portato alla produzione - insieme alla Gran Bretagna - del velivolo Tornado (che oggi costituisce il core delle capacità di attacco delle due aeronautiche). La cooperazione è poi stata rinnovata, stavolta assieme alla Spagna, per lo sviluppo e la produzione dell’Eurofighter. Anche nel settore delle forze terrestri e navali si sono verificate sinergie significative che costituiscono ancora oggi esempi di realizzazione mediante le capacità tecnologiche europee.

 

È questa una somma di risultati assai importanti se si considera che, a differenza di quanto accade in ogni settore, finora le tecnologie per la difesa sono state sviluppate nei paesi dell’Ue senza il minimo supporto da parte delle istituzioni comunitarie.

 

Il potenziamento del settore, dunque, è dato dalla sola base di sforzi delle singole industrie nazionali che si sono virtuosamente associate, mirando, però, solo a specifici progetti e non a un disegno più ampio. L'esperienza dell'Airbus, infatti, è l'emblema di aggregazioni e consolidamenti che rientrano in un quadro tattico ma non strategico. Ora, dunque, si possono aprire prospettive straordinarie di cooperazione fra Germania e Italia per una sinergia delle rispettive eccellenze tecnologiche e manageriali.

 

Limiti nazionali e sinergie europee

Il desiderio di cooperare tra le forze armate dei paesi alleati è un fatto storico: in Europa, ben prima della formalizzazione dell’Helsinki Headline Goal nel dicembre del 1999, si contavano 57 iniziative di collaborazione. Alcuni erano accordi di tipo istituzionale, come l’Eurocorpo, altri erano nati da esigenze specifiche, come l'ormai chiusa scuola trinazionale TTTE per la conversione degli equipaggi di volo sul velivolo Tornado.

 

Infatti, era già ben chiaro alle gerarchie militari nazionali che solo unendo determinate capacità sarebbe stato possibile la creazione e la disposizione di strumenti militari idonei a sostenere efficacemente le politiche estere dei singoli Paesi.

 

Vero è che, tuttavia, alcune iniziative interessanti non avevano avuto esito, come quella di costituire un unico stormo italo-tedesco per la capacità ‘antiradiazione’, cioè per la neutralizzazione dei sistemi di avvistamento radar avversari. Germania e Italia dispongono entrambe degli stessi velivoli, i Tornado ECR, con lo stesso tipo di armamento, i missili AGM88 HARM, con equipaggiamenti compatibili: appariva dunque naturale pensare ad un’integrazione binazionale, che avrebbe consentito significative economie di gestione, anche e soprattutto dal punto di vista logistico, ma non se ne fece nulla. Peccato.

 

La strada della cooperazione strutturata permanente

Al momento, i motivi per ricercare ulteriori e più integrate forme di cooperazione sono diventati impellenti. Gli ultimi 15 anni hanno visto una progressiva erosione delle capacità militari dei singoli paesi, anche di coloro che potevano vantare tradizioni e forze più significative. La credibilità di molti non può né deve essere cercata negli accordi bilaterali esclusivi, come quello sottoscritto a Lancaster House nell’autunno del 2010 tra Francia e Gran Bretagna che contraddice nella forma e nella sostanza la volontà politica espressa nel Trattato di Lisbona.

 

Eppure da tempo esistono strumenti istituzionali per procedere verso una più stretta integrazione, come la “Cooperazione Strutturata Permanente” prevista nel Trattato di Lisbona, finora utile solo ad essere evocata nei comunicati finali di qualche riunione ministeriale. Oppure l’Agenzia europea della Difesa, con compiti che potrebbero essere molto incisivi, ma limitati per esplicita volontà politica dei governi; le risorse finanziarie che le vengono attribuite annualmente ne garantiscono solo la sopravvivenza, con oltre il 75 % dei fondi impiegati nel pagamento del personale dipendente.

 

Quando si parla di volontà politica è il caso di domandarsi quale fra i maggiori paesi dell’Unione abbia assunto in politica estera atteggiamenti non dissonanti nelle relazioni esterne all'Ue e nella disponibilità di farsi carico della gestione delle crisi che erompono alle porte dell’Europa. Da questa analisi emergono singolari somiglianze e interessanti compatibilità tra gli atteggiamenti di Roma e di Berlino. Due paesi che hanno maturato la consapevolezza che gli interessi nazionali devono essere perseguiti con un profondo rispetto per quelli altrui, la cui diversità deve essere compresa e rispettata.

 

Roma e Berlino in prima linea

È necessario, quindi, riflettere e studiare un piano bilaterale per avviare cooperazioni sempre più strette nel settore della difesa, in particolar modo nelle capacità industriali, dove eventuali integrazioni possono determinare un ruolo rilevante nel mercato globale. Inoltre, è opportuno approfondire e analizzare anche l’aspetto istituzionale con l’obiettivo per concretizzare realmente una ‘Cooperazione Strutturata Permanente’, secondo i dettami degli articoli 42.6 e 46 del Trattato di Lisbona e le clausole previste dall’annesso Protocollo 10.

 

Le forze armate sono pronte a un salto di qualità: le cooperazioni passate garantiscono l'assenza di ostacoli tecnici. È giunto il momento che i Ministri della Difesa dei due paesi avviino senza indugio un tavolo tecnico-politico per concretizzare un’iniziativa atta ad avviare un nuovo capitolo della storia dell’Europa, coinvolgendo, successivamente, tutti gli altri stati membri.

Vincenzo Camporini, AffInt

 

 

 

 

Un tentativo per capire il referendum. Refe-orrendum - „per la durata di vita utile del giacimento“

 

Mio figlio ha ricevuto la scheda per il referendum e mi ha chiesto di che 

cosa si tratta. Da buon cittadino (an che se ex-italiano) ho compiuto tutte le necessarie ricerche e ne è risultato questo testo

 

L’etimologia del termine referendum (riduzione dal latino “convocatio ad referendum” ,, convocazione per riferire) non aiuta a comprenderne il significato in senso elettorale. la lingua tedesca per il significato moderno del termine utilizza  i lemmi “Volksentscheid” o “Bürgerentscheid” (rispettivamente “decisione del popolo o dei cittadini”). 

Salvo la Svizzera, dove questo metodo di decisione politica è la base della democrazia vera, in tutto il resto del mondo i governanti sono piuttosto restii ad affidare le decisioni politiche agli elettori tramite referendum  perché  ben sanno che quasi sempre sarebbero smentiti.

In Italia il caso è come al solito speciale: di fatto la decisione popolare non viene considerata vincolante, come avvenne ad esempio per il finanziamento pubblico ai partiti (la legge che regolava questi finanziamenti fu abrogata, ma  unicamente per essere sostituita da una nuova legge ancor più generosa verso i partiti). Idem per la legge di modifica della Costituzione del 2006, rigettata dal popolo ma riproposta ed approvata in altra forma dal Parlamento.

Stupisce dunque la relativa frequenza dei referendum in considerazione sia della loro insignificanza (i governanti ignorano i risultati se non loro convenienti) sia dei notevoli ostacoli per imporli al potere (sulla loro ammissibilità decidono prima l' Ufficio centrale per il Referendum è costituito presso la Corte Suprema di Cassazione italiana e poi la Corte Costituzionale. E non basta, poiché si devono fare i conti anche col quorum, che  per i referendum abrogativi è il 50% degli aventi diritto al voto (un vincolo non indifferente: ben 27 sui 66 finora svolti, cioè il 40 %,  non hanno infatti raggiunto il quorum).  

Evidentemente in Italia la relativa frequenza dei referendum non è giustificata tanto dalla loro utilità quanto piuttosto dall’ostilità giustificatissima dei cittadini  contro le oligarchie al potere che della volontà popolare se ne strafottono. 

Il prossimo referendum abrogativo sarà il 67mo dal 1948, e curiosamente è anche il primo convocato per iniziativa di cinque regioni. Per il resto invece anche questo rientra pienamente nella tradizione che sottolinea il disprezzo verso i cittadini da parte dei governanti: per comprendere di che cosa si tratta occorre andare a ricercare:

1)  il comma 17, terzo periodo, dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006 nr. 152, ma non nella sua versione originaria poiché esso è stato modificato dal ...

2)  ... comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015 n. 208 ...

3)  ... e una volta giunti a questo testo si possono ricercare le  parole oggetto di scelta referendaria, parole che verrebbero cancellate se  la maggioranza dei votanti col raggiungimento del quorum votasse “si”.

 

Vale la pena riportare queste parole oggetto di contestazione poiché si tratta di una chicca linguistico-filosofica di grande interesse:

 “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale” 

 Ovviamente senza aver sottomano le altre norme citate queste parole sono incomprensibili. Dunque risaliamo ai testi citati:

 

Reperito sulla gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2006 il testo della legge, ecco la prima sorpresa: il citato “comma 17 , terzo periodo, dell’articolo 6 “ non esiste, l’articolo ha soltanto 8 comma !

(http://www.sintai.sinanet.apat.it/normativa/152_2006.pdf)

 

Certo, che sciocco si dice il cittadino, l’articolo è stato modificato,  quindi cancellato affinché non ne resti memoria storica, esattamente come avveniva con le foto ritoccate da cui sparivano le vittime delle purghe staliniane. Il cittadino non comprende perché nella chiamata referendaria venga citata una norma che non esiste più ed è irreperibile nelle pubblicazioni online. Ah, se avessi un magazzino dove raccogliere i testi originali, non dovrei temere la iscrizione delle norme così come secondo la profezia orwelliana si sta riscrivendo la storia intera.

E va dunque alla norma successiva che ha cancellato la precedente: 

comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015 n. 208:

 

“ All'articolo 6, comma 17, del  decreto  legislativo  3  aprile 2006, n. 152, il secondo e  il  terzo  periodo  sono  sostituiti  dai seguenti: «Il divieto e' altresi' stabilito nelle zone di mare  poste entro dodici miglia dalle linee di  costa  lungo  l'intero  perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi gia' rilasciati sono  fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto  degli standard di sicurezza  e  di  salvaguardia  ambientale.  Sono  sempre assicurate le attivita' di manutenzione  finalizzate  all'adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti  e  alla  tutela dell'ambiente,   nonche'   le   operazioni   finali   di   ripristino ambientale».“

 Giunto a questo punto, il cittadino diligente che si è adoperato ad esercitare il proprio diritto-dovere democratico per poter votare con conoscenza di causa ha una prima risposta : la frase da eventualmente cancellare si riferisce ad un divieto non meglio specificato (di cui non può sapere altro poiché la norma di riferimento in cui veniva esplicitato non è più reperibile). Dalla frase oggetto di scelta referendaria riesce unicamente a capire che si tratta di “giacimenti” sottomarini, dunque probabilmente di azioni industriali su materie prime da estrarre dal sottosuolo. 

L’unica cosa che gli pare di comprendere è che la legge da eventualmente modificare nella sua versione ancora valida menziona che, divieto o meno, sono stati in qualche  modo rilasciati in passato delle autorizzazioni a fare qualcosa che secondo leggi successive non potrebbe più essere autorizzato.

Il cittadino si chiede allora che cosa cambierebbe con la cancellazione delle famose parole. Comprende che la legge comunque ha l’obiettivo di non contestare i “titoli abilitativi” esistenti (e gli è immediatamente chiara anche la scelta lessicale: per analogia con titoli di studio o professionali  i “titoli abilitativi” , nel contesto di un divieto,  suonano meglio che non “autorizzazioni”).

Pur non avendo potuto appurare di che cosa si tratta, nonostante tutta la buona volontà ed il tempo investito nella ricerca, il cittadino si chiede unicamente ancora che differenza fa una norma che mantiene un’autorizzazione sic et simpliciter, o una che come l’attuale la fa dipendere dalla “durata di vita utile del giacimento”.

Che un giacimento possa avere una vita gli appare una scelta ingegnosa del legislatore:  i giacimenti rappresentano notoriamente pericoli per la natura e la vita di piante, animali e uomini, dunque accostati al termine “vita” sembrano assumere caratteristiche meno temibili. “Durata di vita” poi è quasi un termine biologico,  richiama l’eterna legge della natura.

L’incanto finisce tuttavia quando il cittadino si chiede il perché dell’aggettivo “utile”: in termini biologici non ci può essere vita utile o inutile!  E dunque chiaramente se si tratta di un qualcosa di inanimato come il giacimento l’espressione deve essere debitamente tradotta in termini reali: durata di sfruttamento utile. Utile a chi? Non certo all’ambiente, visto che si parla di salvaguardarlo nel rispetto degli “standard” (perché non scrivono “norme”: èvidentemente un termine vago è preferibile a chi opera lo sfruttamento per la durata utile). Dunque utile … a chi estrae le materie prime anche col pericolo di danni ambientali. Il cittadino sconcertato riflette su cosa rispondere al figlio maggiorenne che gli ha chiesto lumi sul referendum:

- Hai scoperto di che cosa si tratta papà?

- Sí e no. In parole povere si tratta di aggiungere o togliere limiti ad una norma che autorizza le concessioni già date per sfruttare giacimenti “finché c’è qualcosa da estrarre”. Voglio esser più chiaro: la norma attuale dice che, anche se in base a leggi successive le autorizzazioni per estrarre materie prime dai giacimenti dovrebbero essere revocate, pur tuttavia possono essere mantenute se rispettano le norme di salvaguardia ambientale.

- Ma papà, come fanno a rispettare le norme successive se in base ad esse le autorizzazioni non potrebbero più essere concesse? C’è una evidente contraddizione nella legge attuale.

- Bravissimo figlio mio, hai capito al volo:  infatti i cittadini italiani sono chiamati alle urne esattamente ed unicamente per eliminare questa contraddizione. Si cancellano le condizioni restrittive e si autorizza a fare come se le norme successive non esistessero: chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto.

- Ma dove va a finire il rispetto dell’ambiente papà?

- Figlio mio, non si può far tutto: per ora si rispetta la logica e si elimina la contraddizione nella norma. L’ambiente può aspettare.

- Papà che ne facciamo delle schede elettorali?

- Cominciamo noi a rispettare l’ambiente, mettiamole nella pattumiera blu.  

Graziano Priotto, Praga/Radolfzell (de.it.press)

 

 

 

 

 

Ue-Turchia. Migranti, spiragli nella rotta balcanica

 

Ora che il controverso accordo Ue-Turchia per contenere la crisi umanitaria è passato, ci si chiede cosa accadrà sul campo, lì al confine greco dove più di 30.000 migranti forzati premono alla frontiera macedone al ritmo del countdown disperato per entrare in Europa. Dal 21 marzo, l’entrata in vigore del piano ha cambiato di fatto le carte in tavola sovvertendo potenzialmente l’approccio adottato fino ad ora.

 

Grecia ancora nel caos

Potenzialmente, appunto. Visto che ad oggi restano indefiniti i dettagli tecnici con cui la Grecia dovrà gestire i 47.536 migranti forzati bloccati nel paese, 926 dei quali registrati il giorno dopo la sottoscrizione dell’accordo.

 

Se, in teoria, il piano prevede che per i migranti scatti l’identificazione in uno degli hot spot greci non appena superato il confine turco, in realtà, la catena operativa che dovrebbe scremare le loro richieste di ingresso, suddividendole tra titolari di protezione umanitaria e migranti irregolari, è tutt’altro che definita. Analogamente restano dubbie le modalità con cui la Turchia potrà rimpatriare nei paesi di provenienza i migranti espulsi dalla Grecia.

 

L’affermazione del principio ‘uno a uno’, in base al quale, per ogni migrante irregolare respinto dalla Grecia e accolto in Turchia, le autorità europee accoglieranno e ridistribuiranno un rifugiato siriano proveniente direttamente dai campi profughi turchi, secondo le organizzazioni internazionali e non governative rischia di trasformarsi in un flop colossale.

 

Hot spot, incertezza sulle procedure

Per ora a farla da padrone è il caos. Secondo gli attivisti dell’associazione Forgotten in Idomeni, l’implementazione dell’accordo sta avvenendo senza una strategia unitaria che riguardi la rotta balcanica nella sua interezza. Ad oggi, il primo effetto evidente di questo deficit organizzativo si registra nelle isole egee. A Lesbo, Kavala, Chios ed Efesina l’evacuazione di 8.254 rifugiati si è svolta senza che i migranti venissero informati sulle procedure di evacuazione e sul luogo di destinazione.

 

Le informazioni a disposizioni dei volontari parlano di un trasferimento di massa dei migranti nei due hot-spot inaugurati lo scorso venerdì a Katsikas?? vicino Ioannina e a Petropoulakis nei pressi di Filippiada. Qui, in teoria, commissioni formate da funzionari ellenici e dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, l’Easo, avrebbero dovuto smistare le richieste di asilo individuale. Attività che però è rimasta in standby visto che ad oggi la richiesta greca di potenziare la struttura umanitaria governativa con 4.000 funzionari europei in più è rimasta inascoltata.

 

Ad oggi, l’unica certezza è che gli hot spot, contrariamente a quanto immaginato dall’Agenda Europea sull’Immigrazione dello scorso autunno, sono stati di fatto trasformati in centri di identificazione ed espulsione.

 

Un cambio di mandato che ha spinto Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), Medici Senza Frontiere, International Rescue Committee, Consiglio norvegese per i rifugiati e Save the Children a sospendere tutte le attività sulle isole greche in attesa che si faccia chiarezza sulle procedure e sulle implicazioni umanitarie del piano.

 

I valichi alternativi

Nel caos, però, non ci sono soltanto i 50.000 migranti fermi in Grecia. Per ora la rotta balcanica non è del tutto estinta. Se è vero che formalmente Macedonia, Croazia, Slovenia e Bulgaria hanno già blindato i confini, è altrettanto vero, che, a dispetto delle dichiarazioni roboanti che si sono avvicendate dopo l’ultimo Consiglio europeo con la Turchia, valichi alternativi o meno protetti hanno continuato a garantire il passaggio verso nord sia sul fronte macedone che su quello albanese.

 

I 1.100 migranti bloccati in Serbia da tre settimane, come quelli fermi in Slovenia, Croazia e Macedonia, dimostrano che risalire verso il nord Europa è difficile ma non impossibile. A Slavonski Brod, in Croazia, il Centar za Mirovne Studies ha documentato numerosi episodi di detenzione forzata all'interno del campo di transito.

 

Stando al rapporto circa 600 migranti non autorizzati a proseguire il viaggio verso nord sarebbero stati detenuti senza ricevere alcuna informazione né legale ne logistica sulla loro situazione.

 

Scenario non dissimile da quello macedone, dove, nel centro di transito di Tabanovtse, al confine con la Serbia, più di 1.000 migranti afghani e 437 rifugiati siriani sono bloccati da due settimane senza possibilità di proseguire il viaggio.

 

Intanto, l’Albania, ultimo paese rimasto accessibile lungo la rotta, si prepara ad una escalation dei flussi. Per quanto al momento nessun dato attesti un aumento dei flussi al confine greco-albanese, il governo di Tirana ha giocato di anticipo chiedendo rinforzi all’Italia. Dal 15 marzo su richiesta del ministro dell’interno Saimir Tahiri, poliziotti di frontiera italiani pattugliano i confini con la Grecia insieme alla polizia albanese.

 

Se, per ora, l’accidentato percorso montuoso e l’assenza di infrastrutture viarie hanno scoraggiato i migranti dal tentare la rotta alternativa, in molti ritengono che l’arrivo della stagione calda potrebbe modificare gli scenari. Per questo, a Kapshticë, a ridosso del confine con la Grecia, le autorità locali hanno già individuate due aree di accoglienza che potrebbero ospitare i migranti che deviano dal percorso macedone.  Enza Roberta Petrillo, AffInt

 

 

 

 

 

Istituita la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione

 

La parola integrazione non si può lasciare ai sociologi e agli specialisti. Integrazione vuol dire politiche per la scuola e politiche per il lavoro.

 

ROMA - L’assemblea del Senato, mercoledì 16 marzo, ha approvato definitivamente il disegno di legge già approvato dalla Camera dei deputati che istituisce, il 3 ottobre, la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione. Un provvedimento che ricorderà la data del naufragio, avvenuto nel 2013 a largo di Lampedusa, nel quale morirono 366 migranti. Il fine è diffondere un più forte senso di solidarietà civile e sensibilizzare, soprattutto i giovani, ai valori dell'accoglienza e dell'integrazione.

Tra gli interventi nell’aula di Palazzo Madama quello di Claudio Micheloni (Pd), presidente del comitato per le questioni degli italiani all’estero, che nel considerare un dovere morale l’istituzione della “Giornata”, ha invitato i colleghi a volgersi indietro, a guardare alla storia dell’emigrazione italiana. Lo ha fatto riportando le parole di giornalisti e di scrittori che hanno raccontato le terribili condizioni di vita degli emigranti italiani a bordo delle navi durante le traversate transoceaniche e all’arrivo nei porti di destinazione. Per non parlare delle decine di naufragi in cui furono coinvolti, con migliaia di morti.

Tante le testimonianze riportate da Micheloni che ad un certo punto si chiede: “la situazione odierna è così diversa? Il mondo è così cambiato? La situazione delle persone, dei bambini, delle donne e degli uomini che hanno fatto questa triste storia dell'Italia è diversa da quella dei bambini, delle donne e degli uomini di oggi? Gli immigrati sono troppi, saremo invasi. Queste erano parole che in Svizzera dicevano di noi negli anni Sessanta e Settanta, perché eravamo quasi un milione in quel Paese e in quegli anni la nostra invasione della Svizzera fece nascere i primi movimenti politici xenofobi”. Una situazione, quella della Svizzera, che Micheloni, figlio di un emigrato abruzzese, ha vissuto sin da bambino. “Eppure oggi in quel Paese, che era a rischio di invasione di italiani, la nostra seconda generazione fa parte integrante della classe dirigente: oggi i nostri figli sono deputati cantonali o federali, sono giudici e dirigenti nel campo dell'economia, ma negli anni Settanta si diceva che noi volevamo distruggere la Svizzera.”

Nell’ultima parte del suo intervento Micheloni è tornato alla situazione di oggi, invitando i colleghi a riflettere partendo dai fatti drammatici di Parigi, “perché i terroristi che hanno colpito quella città erano tutti emigranti stranieri: di fatto erano francesi e belgi, ovvero cittadini europei nati in Europa; erano figli di emigrati. Come è possibile allora una cosa del genere? Perché vogliamo rimuovere questa realtà senza riflettere? Perché questo ci metterebbe di fronte al fallimento generale di varie politiche nazionali rispetto alla parola integrazione”. Ad esempio la Francia, per anni, ha sostenuto che l'integrazione non era una strada percorribile, ma che la strada giusta era l'assimilation, che vuol dire che se io arrivo in Francia devo assimilarmi ai francesi. Gli inglesi hanno sostenuto un'altra teoria, non so neanche bene come definirla: la multietnicità, salvo accorgersi che nelle periferie inglesi scoppiano degli scontri perché quando una comunità vive richiusa su se stesse non è integrata.

Per Micheloni “integrazione” è una parola complicata, è una parola nella quale si può mettere tutto e il contrario di tutto. “La parola integrazione non si può lasciare ai sociologi e agli specialisti. La parola integrazione riguarda la società, l'insieme delle politiche, anche l'urbanesimo. La politica di urbanesimo di una città può essere un elemento di isolamento e dunque di problemi. Integrazione vuol dire politiche per la scuola e politiche per il lavoro”.

“Perché non aprire questa riflessione e questo dibattito in Italia e in Europa? Perché in Europa non c'è un commissario alle migrazioni e alle integrazioni? Perché non abbiamo mai sollevato questo tema? Perché l'Italia non avanza proposte che rispettino la nostra storia che è ricca di esperienze di emigrazione? Io credo - dice Micheloni - che questo dovremmo fare e se lo facciamo con serietà allora alla parola integrazione si può tentare di dare un senso”. (Inform 15.3.)

 

 

 

 

Europa e Terrorismo. Dopo Bruxelles, quale strategia di contrasto?

 

I tragici eventi dello scorso 22 marzo a Bruxelles hanno riportato ancora una volta alla ribalta lo stragismo terroristico affiliato o ispirato al brand Is (l’autoproclamatosi Islamic State). Tra simbolismi e psicologia, il terrorismo induce una cascata di disponibilità, accedendo ad immagini vivide ed influenzando percezioni di individui, società e governi.

 

Aeroporti e metropolitane sono già stati in passato luoghi di elezione scelti per attacchi terroristici. Si pensi agli attentati del luglio 2005 a Londra, e andando ancora più indietro nel tempo, agli attentati occorsi all’aeroporto di Fiumicino nel 1985.

 

Affrontare una simile minaccia comporta il ripensamento, ancora una volta, degli strumenti di monitoraggio e contrasto implementabili allo scopo. Alla luce della magnitudo e della frequenza degli eventi stragisti occorsi su suolo europeo negli ultimi due anni, due sembrano le direttrici prioritarie: potenziare la rete di raccolta dell’intelligence, tanto dal versante di ricerca umana quanto elettronica, e rafforzare ed affinare il comparto analitico e predittivo delle forze di polizia e degli organismi di sicurezza, in modo da intercettare i cosiddetti “segnali deboli” in un contesto sovraccarico di informazioni.

 

In un testo del dicembre 2007, il generale statunitense Russel D. Howard, direttore del Jebsen Center for Counter Terrorism Studies presso la Fletcher School e del Combating Terrorism Center dell’Accademia militare di West Point, già prefigurava l’esigenza operativa sempre più pressante contro le schegge europee di Is: occorre raccogliere intelligence “azionabile” e “preventiva” nelle denied areas, vale a dire in aree (culturali e geografiche) normalmente interdette alle intelligence occidentali.

 

Precedentemente, nel 2005, John Brown e Jeffrey Cooper, dalle pagine del Washington Post così meglio caratterizzavano ed estendevano il concetto:“The objective of intelligence must be to penetrate not only denied areas but denied minds in order to gain an understanding of intents and motivations of individuals and small groups in countries that are unfamiliar to us”.

 

Nella realtà europea odierna, gli esempi di denied areas sono purtroppo molteplici: si pensi, uno per tutti, al quartiere di Molenbeek, capace di offrire protezione e riparo a Salah Abdeslam per diversi mesi, quasi una Abbottabad pakistana nel cuore dell’Europa, apparentemente impenetrabile (quanto meno nel breve periodo) al contesto securitario occidentale.

 

Difronte ai nuovi fenomeni di violenza virulenta, puntiforme e molecolare che attraversa lo spazio di confronto e interlocuzione europeo/nordafricano/mediorientale, occorre ripensare con attenzione alle identità multiple dei singoli.

 

Se l’Is è capace di sfruttare e manipolare anche cittadini formalmente europei a scopi distruttivi sulle nostre strade e infrastrutture di trasporto così come in Siria ed in Iraq, allora l’occidente deve ripensare a questi stessi individui e alla capacità di attrazione esercitabile su di essi, rendendoli parte attiva di una rete preventiva e di conoscenza “dall’interno”.

 

Mappare la polisemia delle identità e delle propensioni ideologiche sarà la più grande sfida per le intelligence occidentali nei prossimi anni, in società sempre più ibride, composite e liquide. Una radiografia mirata delle identità dunque contro i lone wolves, i lupi solitari che colpiscono cittadini inermi, scardinando certezze.

 

Un cittadino etnicamente arabo ma di nazionalità belga guarderà nel prossimo futuro,come riferimento identitario, più alla sua carta di identità e al suo Stato di adozione o ad una affiliazione ideologica antagonista e nichilista? Questa è la sfida da vincere per gli stati di diritto in una società aperta.

Diego Bolchini, AffInt 7

 

 

 

 

 

Turchia – UE: un altro patto scellerato?

 

L’incapacità palese dell’Unione Europea a gestire civilmente il problema degli immigrati (di cui è in larga misura corresponsabile avendo direttamente partecipato alle avventure militariste NATO e statunitensi nelle regioni del Medio Oriente), come era prevedibile culmina in un nuovo “patto scellerato”, che ricorda da vicino i patti conclusi nel secolo scorso dalle varie potenze in Europa e dintorni,  patti rivelatisi sempre ben presto carta straccia poiché conclusi con finalità ben diverse da quelle dichiarate (e spesso venute alla luce soltanto quando si trovarono i protocolli aggiuntivi tenuti ovviamente segreti al momento della firma).

 

Il patto in corso di trattativa fra la Turchia e l’UE non è delle dimensioni infami come quello di non aggressione fra Germania ed Unione Sovietica firmato a Monaco nell’agosto 1939 (Molotov-von Ribbentrop), ma appartiene alla medesima categoria che è giusto definire come quella dei “patti scellerati”.

Se il patto del 1939 era fatto sulla pelle della Polonia, spartita fra i contraenti, quello attuale è fatto sulla pelle dei rifugiati, spartiti fra un’ UE che sarebbe più corretto chiamare “disunione europea” ed uno Stato come la Turchia, il cui presidente lo scorso mercoledì 16 marzo ha dichiarato pubblicamente  “Democrazia, libertà  e legalità non possiedono più  alcun valore per noi. Coloro che sono dalla nostra parte nella lotta contro il terrorismo sono nostri amici, quelli della parte opposta sono nostri nemici” (DPA).

Tutte le Organizzazioni umanitarie internazionali sono concordi nel condannare la politica di soffocamento delle libertà democratiche scatenata dal presidente turco, per non parlare delle operazioni di guerra contro le minoranze curde.

La memoria dei politici europei deve essere affetta dal morbo di Alzheimer, poiché costoro hanno evidentemente dimenticato le indignate condanne a suo tempo lanciate contro un certo Saddam Hussein che compiva contro i Curdi in Irak gli identici atti criminali in atto da parte del presidente turco che ora vanno ad implorare e profumatamente pagare affinché si tenga i profughi che tanto spaventano i razzisti in Europa.

L’unico elemento che ancora sembra essere comune a tutti i governanti europei è  la loro sempre più sfacciata ipocrisia: sottomissione servile al militarismo NATO, espansione incontrollata dell’UE nella fallace speranza di trovare con l’allargamento a sempre più stati e staterelli la soluzione ai problemi interni dell’Unione che sta invece andando esattamente per questo in frantumi. Dà un brivido il pensiero che anche i patti scellerati del 21. secolo possano condurre alle tragedie di quello passato: ma passo falso dopo passo errato si sta andando esattamente in questa direzione, sembra che il secolo attuale sia unicamente una brutta copia di quello passato. Dimostrazioni popolari contro il patto Turchia-UE si sono viste per ora unicamente in Spagna, ed anche questo fa pensare: che gli Spagnoli siano più sensibili a questi problemi  potrebbe derivare dalla memoria storica: lo scontro fra la Germania hitleriana ed Unione Sovietica, che fu la vera ragione della seconda guerra mondiale,  iniziò infatti come “guerra per rappresentanza” esattamente in Spagna, durante la locale guerra civile. A suo tempo gli altri Stati europei patteggiarono col fascismo spagnolo e col generalissimo Franco, il tiranno che grazie all’aiuto dei fascismi stranieri (Italia e Germania) schiacciò la repubblica democratica. Le opinioni di quel tiranno in tema di democrazia e di libertà non erano molto diverse da quelle del presidente turco: pur tuttavia ora come allora si patteggia con  incosciente faciloneria sperando di risolvere un problema che invece verrà unicamente  ingigantito: agli immigrati degli altri paesi martoriati di tutta l’area medio-orientale si aggiungeranno con ogni probabilità quelli curdi, ora che dopo il patto scellerato nessun governante dell’UE avrà il diritto morale di contestare  le repressioni del presidente turco.  Graziano Priotto – Praga/Radolfzell, de.it.press

 

 

 

 

E’ Michele Schiavone il nuovo Segretario Generale del Cgie

 

Il consigliere della Svizzera è stato eletto al primo scrutinio con 36 voti

“Dopo un lungo periodo di transizione oggi incomincia per tutti noi un nuovo camino che entra nel solco delle riforme portate avanti dall’Italia”

                  

ROMA – Con 36 sì e 22 schede bianche il Cgie ha eletto Michele Schiavone (Svizzera) nuovo segretario del Cgie. Due voti sono andati a Silvana Mangione, un voto a Matteo Preabianca, un voto nullo.

“Sono onorato di dare il benvenuto a tutti i consiglieri provenienti da ogni parte del mondo – ha affermato Schiavone - affinché possano avere in questa casa un punto di ritrovo soprattutto in occasione delle Assemblee Plenarie” .

“Questo lavoro di cui sono onorato – ha proseguito il nuovo segretario generale - non può essere svolto da un’unica persona, è un lavoro che cercheremo di compiere assieme mettendo tutti in condizione di essere protagonisti e allo stesso tempo cercheremo di valorizzare attraverso la vostra presenza le comunità che rappresentiamo nel mondo. Oggi – ha aggiunto Schiavone - incomincia per tutti noi un nuovo camino che mette fine ad un lungo periodo di transizione  e che entra nel solco delle riforme che questo paese sta portando avanti. Tutto questo per noi rappresenta una grandissima opportunità di dare smalto, rilancio e soprattutto portare le nostre comunità ad un livello tale che ci consenta di parlare non solo di integrazione,  ma di essere protagonisti di un futuro da condividere con l’Italia”.

Per Schiavone bisogna inoltre fornire alle nuove generazioni di italiani all’estero gli strumenti più idonei , come la promozione della lingua e cultura italiana, l’assistenza e i servizi, considerando anche l’internazionalizzazione delle nostre produzioni e le capacità umane dei nostri giovani in mobilità che forniscono le proprie conoscenze ai paesi di  primo approdo.

Per Schiavone “il recupero della cultura, del senso del bene comune italiano in un mondo globalizzato diventa per tutti noi una sfida che sta nel fatto di fornire strumenti moderni e adeguati che siano in linea con gli standard della vita di oggi”.

Schiavone, dopo aver evidenziato che il percorso italiano  della “Buona Scuola” potrebbe fare testo anche in altri continenti dove abbiamo maturato delle esperienze e siamo diventati protagonisti, ha rilevato la necessità di tenere conto, anche nella realizzazione delle nuove Commissioni Continentali e nell’ambito della riforma delle strutture associative e degli enti operativi in emigrazione,  delle esigenze dei giovani in nuova mobilità “che rappresentano di per se non solo una speranza per il nostro paese, ma una materia grigia sulla quale si potrà investire per ridisegnare la fotografia dell’Italia in giro per il mondo”. Schiavone ha infine rilevato la volontà di essere il segretario generale di tutti, ha ricordato il positivo lavoro svolto dai suoi predecessori ed ha rivolto un pensiero ai consiglieri del Cgie scomparsi nell’arco della scorsa legislatura.

(G.M./Inform 21.3.)

 

 

 

 

Il nuovo Cgie

 

Nei giorni 21-25 marzo ha avuto luogo a Roma, presso la Farnesina, l’Assemblea del nuovo Consiglio Generale degli Italiani nel Mondo (Cgie), che ha eletto come segretario generale Michele Schiavone (già membro del Cgie e segretario del PD Svizzera) e come vicesegretario generale per l’Europa e l’Africa del Nord Giuseppe Maggio, del Cgie Germania, operatore del Patronato Ital Uil di Villingen-Schwennigen (Consolato di Friburgo/Brisgovia).

Con l’insediamento del Cgie si è concluso il processo di rinnovo degli organismi di rappresentanza dei connazionali all’estero, iniziato con le elezioni dei Comitati  nell’aprile 2015, proseguito con la costituzione degli Intercomites e la nomina dei delegati per l’organismo romano. Questo processo è durato quasi un anno, un po’ troppo per chi da tempo auspica tempi veloci.

Il nuovo Cgie nasce più snello: è stato infatti ridotto di membri dal decreto legge nr. 66 del 2014 (dai precedenti 94 è passato agli attuali 63; il Comitato di Presidenza da 16 a 9 membri). Ai primari motivi del riparmio, si aggiunge la recondita speranza di una maggiore efficacia operativa.

Sono noti i limiti dell’organismo: è puramente consultivo e fondato solo sul volontariato. Il nuovo Cgie presenta ulteriori peccati originali: la scarsa partecipazione al voto  nelle elezioni dei Comitati (il 4,4% degli aventi diritto) ed il ritardo di oltre cinque anni sulla scadenza legislativa. “Per tantissimo tempo rimasto bloccato – spiega il segretario generale Schiavone – per ragioni di carattere legislativo e amministrativo”.

Sarà, ma quando una scadenza elettorale non viene rispettata, significa che l’ente in questione non conta più di tanto, forse nulla, e che si può tirare a campare. Il problema, a monte di ogni giustificazione di facciata, è sempre di volontà politica. E questo la dice lunga su tutta una retorica celebrativa, di governo o meno, che puntualmente scatta quando va in onda il mondo italiano all’estero.

Nella conferenza stampa di presentazione dei risultati, alla conclusione dei lavori, Schiavone ne ha descritto contenuti e scelte. “Il primo impegno che ci siamo dati – ha spiegato – è l’elaborazione di una proposta di riforma degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero da consegnare al Governo entro il mese di giugno e questo perchè al Senato l’Esecutivo ha accolto un Ordine del Giorno che lo impegna ad elaborare entro questo termine una riforma per i Comites e il Cgie”.

Toccherà alla Commissione “Diritti civili e partecipazione” preparare una duplice proposta, a seconda del risultato del referendum di ottobre sulla riforma costituzionale, che potrà confermare o rifiutare la riforma approvata dal Parlamento. Quindi il Cgie si deve adeguare, e la tempestività consiglia di essere pronti all’uno come all’altro risultato.

Benissimo? Ci risiamo. Il nuovo Cgie parte guardandosi l’ombelico, pensando in primo luogo ad una riforma che lo riguarda (che non sarebbe la prima), invece di puntare sui veri problemi della collettività italiana nel mondo. La quale, per esempio, è stata defraudata del diritto di voto all’estero (bisogna fare l’opzione per votare nel luogo di residenza, altrimenti bisogna andare in Italia; come pure è stata introdotta la preiscrizione per eleggere i Comites, con i risultati che conosciamo). La quale, altro esempio, deve attendere anche mesi per avere un semplice appuntamento in consolato.

Ci sono ben altri modi per ovviare agli inconvenienti delle elezioni politiche del 2006 e del 2008: la preiscrizione (chiamiamola cosa l’inversione dell’opzione introdotta dalla riforma) azzera o quasi la partecipazione, rende nullo il già scarso peso politico degli italiani nel mondo. Il Governo, che nell’intervento del sottosegretario Amendola ha ricordato la scarsa partecipazione all’elezione dei Comites (“il dato più basso dalla loro istituzione”), pur invitando a non “scoraggiarsi” e ad “organizzarsi meglio”, indirettamente ha lanciato un chiaro segnale: ha ancora senso questo organismo? Senza una autentica base elettorale,  si è troppo deboli e si rischia in effetti di diventare insignificanti, superflui.

Un primo impegno del nuovo Cgie, se ci tiene a tutto l’impianto della rappresentanza degli italiani nel mondo, dovrebbe essere quello di ripristinare l’esercizio del voto all’estero, togliendo la preiscrizione per i Comites e l’opzione per quello politico: il voto fa parte essenziale dei diritti democratici e va agevolato il più possibile. I cambiamenti introdotti alla legge Tremaglia ed ai regolamenti applicativi non sono stati azzeccati. Si può fare di meglio.

La seconda priorità presentata da Schiavone riguarda la ristrutturazione della rete consolare, “per eleborare delle proposte integrative e alternative rispetto alle modalità con cui sono state eliminate alcune sedi consolari”. Si ipotizza per alcune aree l’utilizzo dei consoli onorari, altrove dei corrispondenti consolari, o dei Patronati, che già svolgono “un impegnativo e serio lavoro nell’ambito dell’assistenza e della previdenza”.

Nessun accenno al passaggio ai comuni di residenza, almeno all’interno dell’UE, di alcune pratiche amministrative. I mezzi tecnici e politici di oggi lo permettono. Sarebbe la soluzione ideale, ma sembra bloccata dalle rappresentanze sindacali della Farnesina, perchè eliminerebbe le ben retribuite e ambite missioni dei funzionari del Mae all’estero. Se il Cgie riuscisse a realizzare anche solo questo obiettivo, assieme al rispristino dell’esercizio del voto all’estero, a noi basterebbe.

Molto importante è un altro settore in cui il Cgie vuole impegnarsi, quello dell’informazione. La rispettiva Commissione si propone di valorizzare meglio il sito (http://www.sitocgie.com, ma fino ad oggi non ancora aggiornato) e di realizzare una newsletter. L’interesse attorno a questa circolare sarà un indice chiaro della credibilità del Cgie presso i Comites e le comunità italiane nel mondo. In attesa di riceverla al più presto, tanti auguri di buon lavoro.

Tobia Bassanelli (cdi, aprile)

 

 

 

 

Riflessioni sulla prima riunione plenaria del Cgie

 

A seguito delle prima riunione plenaria per l’insediamento del CGIE, sento il dovere di condividere con i connazionali residenti all’estero l’esperienza vissuta e le personali considerazioni in merito alla riunione. Da oltre vent’anni mi sono sempre messo a disposizione della Comunità Italiana residente all’estero ed ora, neo eletto per la Gran Bretagna con il maggior numero di voti, sono approdato al CGIE con spirito costruttivo e tanto entusiasmo per dare anche un mio personale contributo al rinnovamento dell’emisfero degli Italiani nel mondo.

Una settimana prima della riunione ho inviato una mail a tutti i colleghi consiglieri, sottolineando l’importanza di questa legislatura e la necessità di un’azione di discontinuità con il passato che garantisse quell’autonomia d’azione per promuovere tutta una serie di iniziative di riforme per il rinnovamento delle rappresentanze e dei servizi dedicati agli italiani residenti all’estero.

Nella mail inviata ai colleghi, ho evidenziato che questa legislatura non è stata solo ridimensionata nel numero dei consiglieri o nelle risorse erogate ma soprattutto nella sua forza d’azione, rilevando che se le precedenti legislature (a detta di tanti) avevano ben poco ottenuto, con il ridimensionamento dell’attuale CGIE prospettavo perplessità sui possibili risultati migliorativi qualora non si fossero indicate modalità d’insediamento nuove e innovative. A tal riguardo, ho proposto che vi era un’urgente necessità di concentrare gli sforzi non in beghe partitiche o quant’altro ma nell’individuazione di pochi ma significativi obiettivi da raggiungere, elencati come segue: Riforma COMITES e CGIE; Riforma della L. 153; Riordino delle infrastrutture diplomatiche all’estero; Riforma della rappresentanza Parlamentare e del sistema di voto; Riordino-riforma dell'istituto di assistenza sociale all'estero.

Nella prima riunione continentale (Europa e Africa del Nord) per l’elezione del Segretario Generale, riproposi quanto detto sopra, citando specificatamente “pochi obiettivi ma buoni e rilevanti” e facendo notare l’importanza di un lavoro di gruppo coeso e convergente di tutto il consiglio sulle proposte di riforme per massimizzare e giustificare i fondi erogati dal Governo per mantenere in vita il consiglio. Purtroppo, ascoltando parte degli interventi, si intuiva che si mirava più alle nomine, lasciando trapelare che già erano stati presi accordi senza dialogo e confronto su programmi e intenzioni. La mia ovvia impressione è stata quella che ben pochi erano consapevoli di cosa era un’azione di discontinuità col passato!

Eletto il segretario generale e i successivi sottosegretari, scelti con la metodologia dei “pacchetti preconfezionati” del PD e del MAIE senza contenuti programmatici e obiettivi chiari proposti dai candidati, sono state presentate le commissioni tematiche. A quel punto, si è acceso un breve dibattito sui loro nomi e numero e alla fine sono state proposte, con qualche piccola modifica, delle commissioni che facevano riferimento alla precedente legislatura. Con mio estremo disappunto ho rilevato che la discontinuità col passato, professata da tanti, era risultata nei fatti un miraggio nel deserto prospettando un’occasione persa per un dialogo e confronto serio, forte e concreto sulle riforme per il rinnovamento delle rappresentanze e dei servizi dedicati agli italiani residenti all’estero.

Francamente, mi sarei aspettato commissioni specifiche in riferimento alle riforme proposte es: commissione per la riforma dei Comites-CGIE, commissione per la L. 153, etc, sottolineando che uno specifico e chiaro obiettivo dovrebbe essere proprio l’intento di queste commissioni. Ad ogni modo, ho rilevato con grande piacere dagli interventi di più autorevoli personaggi, per via delle loro cariche istituzionali, che il “cantiere delle riforme” dovrebbe partire a Giugno e dopo la menzione sulle riforme del Comites-CGIE da parte del Sottosegretario On. Vincenzo Amendola, il segretario generale Michele Schiavone ha chiuso l’assemblea con un discorso sulle riforme sopra proposte. Concludendo, non posso che fare i miei migliori auguri al segretario generale e al consiglio tutto di una proficua legislatura, ricordando che l’attuale CGIE ha meno consiglieri e meno risorse.

Luigi Billè, consigliere Cgie e Presidente del Movimento Italiano in Europa (Mie) 

 

 

 

 

Arrivano in Germania i primi siriani dalla Turchia

 

Volo da Istanbul ad Hannover carico di profughi da ricollocare in Europa. L’ex cancelliere Kohl elogia Orbán: “Un leader che ha passione, presto ci incontreremo” - ALESSANDRO ALVIANI

 

Berlino - Nel giorno del suo 86esimo compleanno Helmut Kohl lancia un doppio messaggio che potrebbe essere interpretato come una critica ad Angela Merkel sulla questione dei rifugiati. L’ex cancelliere tedesco incontrerà a breve il premier ungherese Viktor Orbán, uno dei più fermi oppositori delle scelte di Merkel sui profughi. L’annuncio è arrivato dallo stesso Kohl in un colloquio con la Bild in occasione del suo 86esimo compleanno, celebrato ieri. Il cancelliere della riunificazione difende inoltre Orbán e fa sapere che lo stima come un “europeo che ha passione”. Kohl, che in seguito a una caduta risalente al 2008 ha ancora molte difficoltà a parlare e deglutire e siede su una sedia a rotelle, ha già ricevuto nella sua casa di Ludwigshafen il ministro degli Esteri croato Miro Kovac, altro sostenitore della linea dura sul fronte dei rifugiati. 

 

A inizio marzo un incontro tra il governatore bavarese Horst Seehofer e il premier ungherese Orban aveva già sollevato polemiche in Germania: il leader della Csu era stato in particolare accusato di voler indebolire in tal modo la cancelliera. 

 

Non solo, ma in un intervento scritto da Kohl per un libro che uscirà in occasione della consegna a Papa Francesco del Premio Carlo Magno, prevista a inizio maggio, si legge: “decisioni solitarie, per quanto giustificate possano apparire al singolo, e soluzioni nazionali unilaterali devono appartenere al passato. Nell’Europa del ventunesimo secolo non dovrebbero essere più il mezzo preferito, tanto più che a subirne regolarmente le conseguenze è l’Europa tutta come comunità di destino”. Parole che sembrano ricalcare un’accusa mossa spesso in Germania a Merkel, cioè l’aver deciso in solitaria di aprire le porte del Paese ai rifugiati.  

 

Nel frattempo sono atterrati ad Hannover i primi rifugiati siriani trasferiti in Germania nell’ambito dell’accordo siglato venti giorni fa dalla Ue con la Turchia. Il primo volo da Istanbul è arrivato intorno alle 9, il secondo è previsto intorno alle 12. I rifugiati verranno trasferiti in un centro di accoglienza nei pressi di Göttingen, dove resteranno per due settimane, prima di essere smistati in diversi Comuni del Land della Bassa Sassonia.  

 

Dopo la chiusura della rotta balcanica, in Germania i centri di prima accoglienza per rifugiati sono in gran parte vuoti. Secondo una rilevazione effettuata dalla Bild nei 16 Länder tedeschi, su 348.000 posti disponibili, appena 157.000 risultano al momento occupati. Detto altrimenti: oltre la metà dei posti – il 55% - sono vuoti.  LS 4

 

 

 

 

"Diseguaglianze frenano la crescita". Lo studio Ocse spacca la ricca Germania

 

Economisti tedeschi in subbuglio per uno studio dell'Organizzazione parigina che dimostra come la frattura tra ricchi e poveri freni il Pil. Ma secondo l'autorevole istituto IW di Colonia, la regola non vale per i Paesi più prosperi. Intanto la Bundesbank certifica che gli strati più abbienti della popolazione hanno sempre di più (il 60% della ricchezza di Germania è in mano al 10% della popolazione) e tornano ad aprirsi le distanze tra Est e Ovest – di TONIA MASTROBUONI

 

BERLINO - E' guerra totale tra gli economisti tedeschi su un tema riemerso con la Grande crisi, riproposto a ritmi martellanti dai premi Nobel Krugman e Stiglitz ma anche dalla star degli economisti emergenti, Piketty: l'aumento delle diseguaglianze in Occidente. Al di là dell'aspetto morale, il punto è che l'abisso tra ricchi e poveri fa male alla crescita, sostengono ormai molti studiosi - e non solo di orientamento keynesiano. Ma la polemica è esplosa nel Paese di Angela Merkel da quando qualcuno ha osato avanzare l'ipotesi che questo principio possa valere anche per la prima economia europea. La tesi di un economista molto noto ma molto discusso in Germania, Marcel Fratzscher, sta spaccando il mondo accademico.

 

Fratzscher è uno dei rarissimi economisti non ordoliberali del Paese di Angela Merkel e insiste da anni che la Germania fa troppi pochi investimenti e ha un problema drammatico di domanda interna che sacrifica sull'altare del rigore. Ma nell'ultimo libro, La battaglia dell'equità, lo studioso cita dati dell'Ocse per dimostrare che l'economia tedesca ha perso ben sei punti di crescita a causa delle crescenti differenze tra ricchi e poveri. Apriti cielo.

 

Michael Huether, a capo dell'autorevole istituto di ricerca di Colonia IW, ha usato un'ardita metafora per offenderlo. A volte bisogna mettersi gli stivali di gomma e calpestare il fango dei dati per capire, ha detto. E qualcuno, ha aggiunto, preferisce invece lasciare gli stivali nell'armadio per buttarsi su "tesi superficiali" sulla diseguaglianza. E se Fratzscher cita a suo sostegno numeri dell'Ocse che dimostrano come tra il 1990 e il 2010 il Pil tedesco sarebbe potuto crescere del sei per cento in più, Huether ne mette in dubbio la metodologia. E sostiene l'esatto opposto: in Germania le diseguaglianze mettono il turbo alla crescita. Con l'Iw si sono schierati non soltanto colleghi come Andreas Peichl, dello ZEW; persino i "saggi economici" di Angela Merkel hanno invitato a prendere lo studio dell'Ocse "con le pinze".

 

L'IW ha dunque messo a punto un contro-studio che contesta le tesi di Fratzscher (e dell'Ocse). Primo, è sbagliato pensare che Paesi poco iniqui come la Norvegia o molto iniqui come gli Stati Uniti possano subire gli stessi effetti quando le diseguaglianze crescono. E l'Ocse non tiene conto neanche, sottolinea Huether, delle differenze nella mobilità sociale, nel sistema di istruzione o nella politica dei vari Paesi.

 

Anche l'Iw arriva alla conclusione che le diseguaglianze danneggino l'economia, ma solo se la differenza tra ricchi e poveri è già grande, cioè se il coefficiente Gini che le misura è al di sopra di 0,35. La Germania è sotto. Inoltre bisogna distinguere tra Paesi industrializzati e in via di sviluppo. Solo in Paesi con redditi sotto i 9000 dollari all'anno, l'iniquità fa male alla crescita. Secondo l'Iw le diseguaglianze hanno dunque regalato ben 2,3 punti al Pil tedesco, tra il 1990 e il 2010. Il contrario delle tesi di Fratzscher e dell'Ocse.

 

Intanto, però, le diseguaglianze crescono, e sono più grandi che in altri Paesi europei. Lo sostiene la Bundesbank in uno studio che dimostra come il dieci per cento più ricco possieda ormai il 59,8 per cento della ricchezza; quindici anni fa era ancora il 45,1 per cento. Il segreto dei "paperoni", secondo l'esperto della banca centrale tedesca Tobias Schmidt, è aver investito nel mattone, in questi anni di tassi di interesse ai minimi.

 

"C'è un forte legame - ha spiegato l'economista - tra il possesso di immobili e la ricchezza", anche se "l'aumento del prezzo delle case va a vantaggio soprattutto dei più abbienti". Metà di coloro che hanno proprietà immobiliari hanno visto il loro valore crescere di circa 33mila euro, in media. Chi vive in affitto si è arricchito appena di mille euro, negli anni presi in esame (2010-14). E il 50 per cento più povero, calcolano gli uomini di Jens Weidmann, possiede appena il 2,5 per cento della ricchezza nazionale.

 

Anche tra Est e Ovest ricomincia ad aprirsi uno iato, dopo due decenni e mezzo di convergenza tra le due Germanie. Ma i dati, in questo caso, quelli della fondazione Ebert usciti in questi

giorni sono un po' vecchi, restituiscono una tendenza registrata all'inizio della Grande crisi, tra il 2009 e il 2012, quando la differenza del Pil pro capite tra regioni occidentali e orientali è salita al 26,6 per cento. Altro che i "paesaggi in fiore" di Helmut Kohl. LR 28

 

 

 

 

Dal 19 al 21 maggio 2016 a Francoforte sul Meno la IX edizione del Festival della Poesia Europea

 

Si aprirà con il saluto del Console generale d’Italia, Dr Maurizio Canfora, nel salone dell’Hotel Monopol, il 19 maggio 2016 alle ore 17.00 a Francoforte sul Meno la XI edizione del Festival della Poesia Europea. Marcella Continanza, fondatrice e direttrice artistica del Festival, illustrerà il programma del Festival. Tre giorni (19 – 21 maggio 2016) dedicati ai poeti europei, a reading, a presentazioni di libri e letture critiche. Purtroppo il clima di tensione internazionale dovuto ai meschini e devastanti atti terroristici verificatisi negli ultimi mesi ha determinato sia la rinuncia a partecipare di alcuni poeti sia l’impossibilità a essere ospitati in luoghi e musei storici come nelle passate edizioni a causa degli inevitabili controlli per il pubblico partecipante... Il programma ha quindi subito qualche cambiamento, tre giorni invece dei quattro- cinque previsti.

I poeti ospiti saranno: Corrado Calabrò (Italia), Ferruccio Brugnaro (Italia),  Lisa Mazzi (Germania), Laura Cecilia Garavaglia, Titos Patrikios (Grecia), André Ughetto (Francia), Diego Valverde Villena (Spagna), Klara Hurkova (Repubblica Ceca), Malgorzata Ploszewska (Polonia), Ursula Teicher- Maier (Germania), Vincenzo Guarracino (Italia), Eric Giebel (Germania), Barbara Höhfeld (Germania), Laura Garavaglia(Italia), Barbara Zeizinger (Germania), Pino de March (Italia).

Seguirà al “Club Voltaire” una lettura critica con Ferruccio Brugnaro e alle ore  20.00 l’interessante dibattito “Intellettuali e Potere” che prenderà in esame la relazione tra cultura e potere. All’evento parteciperanno i poeti del Festival, modererà Hartmut Barth-Engelbart.

Poi venerdì 20 maggio alle ore 12 è prevista “la passeggiata goethiana” nel Giardino Botanico tra piante e alberi che è divenuta una poesia a più voci con i poeti del Festival fino all’albero del Ginko, caro a Goethe, mentre all’ Hotel Monopol alle ore 18.00 al “Goethe Caffè“ incontro con i poeti Barbara Zeizinger e Pino de March e alle ore 19.00 letture con Laura Cecilia Garavaglia, Malgorzata Ploszewska , Ursula Teicher- Maier, cui seguirà alle ore 20.00 nella sala Beethoven l’omaggio a Giacomo Leopardi: “Il tempo del Nord” conferenza con il prof. Vincenzo Guarracino, critico letterario e poeta che illustrerà il pensiero europeo del grande italiano e testimonianze dei poeti del Festival; altre conferenze verteranno su “Poesia e Natura” e sull’“Integrazione in Europa” per stimolare l’attenzione verso di essa e non solo a livello politico o culturale.

Sabato 21 Maggio alle ore 15.00 alla Libreria “Internazionale Süd Seite”  ci sarà una lettura critica  con Klara Hurkova, Diego Valverde Villena, Lisa Mazzi infine alle ore 19.00 al Goethe-Universität letture critiche con Corrado Calabrò, Andrè Ughetto ed Eric Giebel. Moderatrice: Prof. Laurette Artois

Il Festival con il patrocinio del console d’Italia di Francoforte sul Meno, il Dott. Maurizio Canfora, è promosso dall’Associazione “Donne e Poesia Isabella Morra” di Francoforte sul Meno e dal Giornale “Clic Donne 2000”.

Valeria Marzoli, de.it.press 6

 

 

 

 

Il 27 aprile, primo convegno dei ricercatori italiani che operano a Monaco di Baviera

 

Monaco di Baviera - La vicinanza geografica tra Monaco di Baviera e l’Italia, l’alta qualità della vita e la presenza sul territorio di centri di ricerca di primaria importanza, hanno portato, negli ultimi anni, un numero crescente di ricercatori italiani a trasferirsi in quella che viene definita “la città più a nord d’Italia”. Particolare rilevanza assume quindi il primo convegno ufficiale dei ricercatori italiani che vivono e operano a Monaco di Baviera, che si terrà mercoledì 27 aprile 2016 alle ore 19,00 presso l’Istituto Italiano di Cultura, promosso dallo stesso Istituto (con la collaborazione del Forum Italia e.V.), dall’Associazione internazionale dei ricercatori italiani (Airicerca), con il patrocinio del Consolato generale d’Italia di Monaco.

Ad aprire i lavori il saluto del console Renato Cianfarani; relatori saranno i ricercatori Elisa Romanelli, Ulrico Pekelsen e Leone Rossetti. “L’obiettivo principale del convegno - si legge nella nota di presentazione - è incrementare una rete di connessioni, al fine di facilitare gli scambi delle idee e delle informazioni tra i ricercatori. In secondo luogo, la manifestazione si propone di mettere in luce l’eccellenza dei ricercatori italiani in Germania. Airicerca, organizzazione no-profit che connette oltre 14.000 ricercatori in tutto il mondo, si propone, infatti, tre finalità: la promozione della figura professionale del ricercatore e del suo indispensabile ruolo nella società; il networking fra i ricercatori italiani in Italia e nel mondo, attraverso l’organizzazione di momenti di incontro e di confronto; la divulgazione ad un pubblico non specializzato di conoscenze provenienti dal mondo della ricerca”. (Inform/dip)

 

 

 

 

Dalla Val Camonica a Berlino

 

«I colleghi tedeschi? È difficile stringerci amicizia, ma quando arrivi la mattina ti porgono tutti la mano, ti chiedono come stai e sono attenti alla tua risposta. Ci tengono a creare un bel clima. Ne guadagna la produttività e il piacere di recarsi al lavoro». Cesare Fontana, 34 anni, vive in Germania dal 2011, a Brandenburg an der Havel, 60 chilometri a ovest di Berlino. È capo cantiere presso due differenti siti, entrambi intorno alla capitale tedesca.

Quale percorso lavorativo l’ha portata a valicare le Alpi?

Sono di Pian Comuno, un piccolo paese della Val Camonica, provincia di Brescia. Dopo il diploma da geometra e due anni di tirocinio presso uno studio di architetti, cominciai a lavorare come assistente cantiere per la Semat costruzioni. Giravo per il Nord Italia facendo preventivi, registrando orari e presenze degli operai e svolgendo altre mansioni amministrative. A febbraio 2011 la ditta mi comunicò di avere bisogno di un capo cantiere in Germania per una sostituzione di due mesi. Accettai il trasferimento. Il mio contratto passò a una consociata tedesca, la Btb. Nel frattempo i due mesi si allungarono. In Italia, a causa della crisi del gruppo Riva, con cui la Semat aveva molte collaborazioni, era diminuito il lavoro, e così decisi di rimanere.

Nostalgia dell’Italia?

L’esperienza qui mi sta dando molto, ma da un anno mi sono sposato con una donna che ancora vive nel mio paesino natale. Eravamo amici prima che partissi e, nonostante la distanza, durante le mie regolari visite in Italia è scattato l’amore. Lavora come segretaria presso una ditta e non se la sente di lasciare tutto per raggiungermi. La lingua, le abitudini, la famiglia: è difficile pretendere un trasferimento in Germania, mentre per me in Italia al momento non ci sono opportunità.

Vivere all’estero non è facile.

Mi manca una vita sociale appagante. Nei due cantieri che dirigo al momento vi sono quaranta dipendenti. Sono tutti tedeschi, tranne due portoghesi e cinque italiani, ma anche loro, con cui dovrei avere più confidenza, hanno moglie e figli in Germania, e così, finito il turno, non li vedi quasi più.

Gli aspetti positivi.

Vivere qui mi sta insegnando un altro stile, a essere autonomo e a crescere professionalmente. Vivere con i tedeschi significa abituarsi a puntualità, affidabilità e meticolosità. Rispettano le regole in una maniera a cui noi italiani non siamo abituati.

Gli amici?

Nel 1981 a Pian Comuno sono nati cinquantadue ragazzi. Nessuno, escluso io, vive altrove. Non hanno mai voluto allargare i propri orizzonti. Ogni volta che torno per le vacanze mi chiedono perché io non rientri. Anche per i miei genitori non è semplice. Mio padre ha un passato da agricoltore e muratore, mia madre da casalinga. Non hanno mai viaggiato. Io lo farei di continuo. Forse è anche per questo che vivo in Germania.

Andrea D’Addio, Il Messaggero di snt’Antonio, edizione per l’estero

 

 

 

Le comunità germaniche in Italia: nell'arco alpino sono 53

 

UDINE –  Franco Iacop, coordinatore della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, ha incontrato stamani a Udine una delegazione del Comitato unitario delle isole linguistiche storiche germaniche in Italia (Einheitskomitee der historischen deutschen sprachinseln in Italien) guidata dal coordinatore Maximilian Pachner. Ne informa una nota del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,di cui Iacop è presidente.

Un incontro quello odierno finalizzato a migliorare l'efficacia dell'azione pubblica in tema di salvaguardia dei diritti riconosciuti alle persone appartenenti alle minoranze linguistiche storiche.

Per il Comitato - costituito nel 2002 (in base a quanto prevede la legge 482 del 1999 in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche) e al quale partecipano rappresentanti di vari gruppi germanofoni presenti in Valle d'Aosta, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia, nonchè nella Provincia autonoma di Trento - le Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome costituiscono la più elevata espressione di investitura territoriale e di rappresentatività delle identità storico linguistiche; e la Conferenza dei loro presidenti è soggetto di sintesi, di raccordo e di indirizzo anche in merito alla questione delle minoranze linguistiche storiche e della salvaguardia dei diritti riconosciuti alle persone che vi appartengono; questione che nel risvolto concernente le minoranze di lingua tedesca, assume connotazioni e caratteristiche comuni e trasversali a più regioni.

Stando agli ultimi dati ufficiali pubblicati dai Comuni, le comunità germaniche nell'arco alpino sono 53; nella nostra regione a Tarvisio, Malborghetto-Valbruna, Pontebba, Timau e Sauris; e poi sul confine veneto c'è la comunità di Sappada con le sue aspirazioni a entrare a far parte del Friuli Venezia Giulia.

Così oggi il Comitato, riconoscendo quanto qui è stato fatto con la legge regionale 20 del 2009 contente norme di tutela e promozione delle minoranze di lingua tedesca presenti nel Friuli Venezia Giulia, ha auspicato che il presidente Iacop, proprio in quanto coordinatore dei presidenti delle Assemblee legislative possa promuovere azioni sia di raccordo che di valorizzazione di quanto la legge nazionale 482 del 1999 prevede in tema di minoranze linguistiche. Le tematiche più a cuore quelle relative alla conservazione della lingua sulla base di buone pratiche già esistenti, e l'esigenza di un quadro comune di principi e raccomandazioni. Anche le normative migliori - come la nostra 20 L.R.20, che per la sua completezza costituisce secondo il Comitato un ottimale riferimento che dovrebbe/potrebbe essere un esempio per la altre regioni - paiono soffrire difficoltà di concreta attuazione a causa di applicazioni prevalentemente formali.

Un obiettivo condiviso da Iacop, che ha assicurato l'impegno a portare all'attenzione della Conferenza le tematiche evidenziate, prima fra tutte quella della trasversalità infraregionale dei problemi collettivi delle minoranze, e a sviluppare le occasioni e i terreni di collaborazione. (Inform 6)

 

 

 

 

I recenti temi delle trasmissioni di Radio Colonia

 

Nordreno-Vestfalia FM 103,3 MHz - Berlino e Brandeburgo FM 96,3 MHz - Brema FM 96,7 MHz - Bremerhaven FM 92,1 MHz. Radio Colonia va in onda ogni giorno dal lunedì al venerdì, dalle 19 alle 20, sulle frequenze di Funkhaus Europa e in streaming in internet. La nuova homepage

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/ 

 

Referendum: come si vota all’estero

In Italia si vota domenica 17 aprile. Gli italiani all'estero invece possono votare per corrispondenza fin da ora. La busta deve pervenire al consolato di competenza entro e non oltre le 16 del 14 aprile. Questo finesettimana consolati aperti in via eccezionale. Le informazioni e i motivi del sì e del no nel nostro dossier.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/speciale/referendum-voto-estero-100.html

 

07.04.2016. Intervista inutile. Fa discutere l'intervista tv di Bruno Vespa a Salvo Riina, figlio del boss mafioso Totò Riina che sta scontando 18 ergastoli. Durissime anche le critiche dell'ex magistrato Giuseppe Ayala.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/riina-tv-100.html

Una partigiana a Berlino. La 90enne Giacomina Castagnetti è in Germania per raccontare della sua esperienza di partigiana. L'abbiamo incontrata a Berlino, dove ha parlato a un giovane pubblico italo-tedesco.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/partisanin-berlin-100.html

Lunga vita alla radio! La radio in Italia gode di ottima salute. Lo dimostrano le ultime statistiche secondo cui più di 35 milioni di italiani si sintonizzano quotidianamente sul proprio programma preferito.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/radio-italien-100.html

 

06.04.2016. Loveparade: no al processo. Niente processo per i dieci indagati per la tragedia della Loveparade. "Decisione scandalosa" per Daniel Henneke-Sellerio, che rappresenta la madre dell'unica vittima italiana, Giulia Minola

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/love-parade-100.html

L’Aquila non dimentica. L'Aquila ha ricordato le 309 vittime del terremoto del 6 aprile 2009. Gli studenti sopravvissuti al crollo dello studentato, traumatizzati, cercano una loro strada. E chiedono giustizia.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/laquila-prozess-100.html

Riscoprire le emozioni. È il nuovo trend della letteratura per bambini, come ci conferma una delle organizzatrici della Fiera del libro per ragazzi in corso a Bologna. Ospite speciale: la Germania.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/buch-messe-100.html

Gli italiani nel Principato di Monaco. In uno degli Stati più piccoli del mondo, con 37 mila residenti distribuiti su una superficie di poco più di 2 km quadrati, un quinto della popolazione ha passaporto italiano.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/italmondo/italien-monaco-100.html

 

05.04.2016. Piazza Leopardi a Recanati. Con al centro il monumento al grande poeta Giacomo Leopardi, la storica piazza di Recanati, nelle Marche, è meta di una sorta di pellegrinaggio letterario.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/terramia/leopardi-recanati-100.html

Donne mobili, sempre più. Dallo sfruttamento all'emancipazione, come sono cambiate le storie delle donne italiane in Germania? Ce lo racconta Lisa Mazzi, autrice di "Donne mobili", ora in edizione tedesca aggiornata.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/little-italy/donne-mobili-100.html

Pensionati lavoratori. Dalla consegna quotidiana dei giornali, alle pulizie. Sono sempre di più i pensionati che in Germania integrano la loro pensione, con un Minijob. Tra di loro anche molti italiani.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/alter-armut-100.html

“Ho letto i Panama Papers”. Ai nostri microfoni Paolo Biondani giornalista de L'Espresso, la prima testata italiana che ha avuto accesso ai file dell'ufficio legale panamense Mossack Fonseca.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/panama-italien-100.html

 

04.04.2016. La carte di Panama

La nuova Wikileaks, anzi molto più grande. Milioni di dati ed informazioni sui proprietari di conti e sociatà offshore nel paradiso fiscale del centro America.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/panama-papers-110.html

 

01.04.2016. Affari sporchi. La ministra dimissionaria dello Sviluppo economico Federica Guidi avrebbe favorito il suo compagno, coinvolto in un'inchiesta che ha portato all'arresto di funzionari dell'Eni. L'opposizione vuole sfiduciare Renzi.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/federica-guidi-100.html

Porte chiuse per i giovani. In Italia non c'è "jobs act" che tenga, i giovani in cerca di lavoro sono ancora penalizzati. Anche se i dati Istat di febbraio segnano un lieve calo della disoccupazione giovanile.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/jobs-act-disoccupazione-giovanile-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli. Calendario lunedì

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-montag-100.html. Calendario venerdì

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-freitag-100.html

 

31.03.2016. Vivere a Tripoli. Ai nostri microfoni Farid Adly, scrittore e giornalista libico che vive in Italia, ci racconta la paura ma anche le speranze dei suoi connazionali in una Tripoli contesa da molte fazioni.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/lybien-adly-100.html

Polveriera libica. Duri scontri a Tripoli dopo lo sbarco del premier designato Fayez al Serraj, arrivato via mare nella capitale con altri membri di unità nazionale. Ma quali chance ha il suo governo?

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/lybien-sarraj-100.html

NDR sfida Erdogan. Polemiche in Germania e in Turchia per una canzone satirica che deride e critica il presidente turco Erdogan. Che ora, se potesse, vorrebbe imbavagliare anche i giornalisti tedeschi.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/erdo-wahn-100.html

 

30.03.2016. In memoria: Gianmaria Testa in concerto

Gianmaria Testa era malato, lo aveva reso noto già nel 2015. Mercoledì 30.03.16, a soli 57 anni, il cantautore piemontese è morto. Funkhaus Europa ricorda le sue canzoni, piccole grandi poesie del vivere quotidiano, con i due concerti registrati a Düsseldorf e Duisburg. Mercoledì e giovedì 30 e 31 marzo, dalle 23 alle 23:55.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/quelli-sul-palco/gianmaria-testa-100.html

NDR sfida Erdogan. Polemiche in Germania e in Turchia per una canzone satirica che deride e critica il presidente turco Erdogan. Che ora, se potesse, vorrebbe imbavagliare anche i giornalisti tedeschi.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/erdo-wahn-100.html

Verità per Giulio. Diverse associazioni italiane per la difesa dei diritti civili e penali e della libertà d'espressione si stanno mobilitando per chiedere chiarezza sul caso Giulio Regeni, ucciso al Cairo.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/giulio-regeni-100.html

 

29.03.2016. I tempi biblici della sanità italiana

Il quotidiano Repubblica lancia un j'accuse alla sanità italiana e denuncia un tetto di 478 giorni di attesa per prenotare una mammografia all'ospedale Cardarelli di Napoli, 441 alle Molinette di Torino. E poi: 289 giorni di attesa al Galliera di Genova per una risonanza alla schiena e 330 per una tac addominale a Lecce.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/tempi-biblici-sanita-italiana-100.html

Maria Callas. La regina indiscussa della lirica. Partendo dai teatri italiani la sua voce eccezionale ha incantato e commosso tutto il mondo.

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28.03.2016. Virgilio aveva ragione. Non solo il ritrovamento di una statua riconducibile alla dea Atena, ma anche i fregi floreali più antichi mai rinvenuti. Le eccezionali scoperte del sito di Castro, in Salento, confermano quanto riportato nell'Eneide.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/zapping/virgilio-dea-atena-100.html

 

25.03.2016. La candanna di Karadzic

Nessun ergastolo ma 40 anni per lo psichiatra che mise in pratica lo stupro etnico durante la Guerra dei Balcani. Sentenza che fa discutere e che potrebbe anche essere ridotta in appello.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/condanna-karadzic-100.html

Verso l’FBI Europa? Più collaborazione e scambio di informazioni tra gli organi di sicurezza europei. Ma sono sufficienti per la lotta al terrorismo? Ne parliamo con un esperto di intelligence.

http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/fbi-europea-100.html

Genitori e amici. Gianni Bettucci, manager teatrale da anni a Berlino, sta vivendo un'esperienza di "co-parenting".

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Eventi, incontri, spettacoli. Calendario lunedì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-montag-100.html. Calendario venerdì http://www1.wdr.de/radio/funkhauseuropa/programm/sendungen/radio-colonia/appuntamenti/kalender-freitag-100.html. RC/de.it.press

 

 

 

 

A Stoccarda il 22 aprile la presentazione del libro di Katy Nataloni "Sogni a piedi scalzi"

 

Stoccarda. Le ACLI BW  e l'Arces e.V. di Stoccarda hanno il piacere d'invitare alla presentazione del libro di Katy Nataloni "Sogni a piedi scalzi" che si terrà venerdi 22 aprile 2016 alle ore 17 presso il "Bischof Leiprecht Zentrum, Jahnstrasse 30, 70597 Stuttgart"

 

“Sogno a piedi scalzi” di Katy Nataloni è un libro, ma non solo: un progetto che riunisce in sé musica, immagini, storie rivolte ai più piccoli. E’ anche frutto del grande lavoro di una professionista, una mamma marchigiana, che da anni si occupa di arte e bambini, realizzando eventi e proposte di alta qualità dedicati all’infanzia."

La  grande passione di katy Nataloni per i bambini e per l’arte, come mezzo quotidiano per accompagnare la crescita, hanno aperto la strada a questo progetto, che fonde tre linguaggi artistici insieme: il canto, il racconto, le immagini di un cartone animato.

 

“Quello che vogliamo presentare – scrive Giuseppe Tabbi Presidente ACLI BW -

non è la classica presentazione di un libro per bambini, ma, grazie alla personalità di Katy Nataloni, un progetto, momento di racconto e di animazione che vuole coinvolgere i bambini e i genitori presenti. Il nostro invito va rivolto in particolare ai genitori - naturalmente insieme con i bambini - ma anche a coloro che progettano di diventare genitori – conclude Tabbì - e a coloro che sono impegnati nella didattica scolastica ed educative”.

 

 “Sogno a piedi scalzi” è un titolo che, già da sé, lascia le porte aperte all’immaginazione. Ci fa pensare alla leggerezza, alla freschezza e alla libertà. Senza nominarli, fa anche comparire nella nostra mente i bambini, perché, non so voi, ma il mio primo collegamento mentale è stato con i miei figli, che si tolgono scarpe e calzini ogni volta che possono (e che non possono), e si lanciano in gioiosi scalpiccii ovunque si trovino.

“Sogno a piedi scalzi” è un libro, ma non solo: un progetto che riunisce in sé musica, immagini, storie rivolte ai più piccoli. E’ anche frutto del grande lavoro di una professionista, una mamma marchigiana, che da anni si occupa di arte e bambini, realizzando eventi e proposte di alta qualità dedicati all’infanzia. Sto parlando di Katy Nataloni, che la maggior parte dei marchigiani conosce per aver ideato i riuscitissimi eventi del Villaggio dell’Infanzia di Grottazzolina e del Mondo dell’Infanzia poi.

La sua grande passione per i bambini e per l’arte, come mezzo quotidiano per accompagnare la crescita, hanno aperto la strada a questo nuovo progetto, che fonde tre linguaggi artistici insieme: il canto, il racconto, le immagini di un cartone animato.

Tutti sanno che i bambini apprendono di più giocando, quando l’attività proposta è coinvolgente e divertente.

Ascoltando e cantando i piccoli impareranno il testo, che riconosceranno poi, imparando a leggere nel libro. Il canto è utile per il primo approccio alla vocalità infantile, fin dalla più tenera età, in linea anche con le direttive del progetto nazionale Nati per la Musica. Il cartone animato, fatto con le illustrazioni del libro, è un linguaggio che massimamente attira l’attenzione.

Il libro è affiancato infatti dal  dvd che contiene anche la base strumentale per poter cantare, perché per il bambino è molto più coinvolgente ed emozionante ascoltare la voce della mamma o dell’educatrice, invece di quella di uno sconosciuto. La base inoltre è un’ottima traccia per allestire feste e spettacoli di Natale o altri eventi dedicati ai più piccoli.

Il fatto, poi, che si parli di SOGNO, è una spinta a credere nei voli di fantasia dei bimbi e a sostenerli, perché diventino adulti motivati, liberi, pieni, appunto, di sogni da voler realizzare. Credere nei bambini e stimolare la loro fantasia, li aiuterà a diventare adulti sicuri di sé e consapevoli delle loro potenzialità.

Un mondo incantato di musica e arte è quello che piccoli e grandi troveranno nel “Sogno a piedi scalzi” di Katy. Un libro e un dvd che mi sento di raccomandare fortemente e che arricchiranno voi e i vostri bimbi con la qualità di un lavoro creato con passione e grande professionalità.

Sogno a piedi scalzi è pubblicato da Giaconi Editore (www.giaconieditore.com )

E’ reperibile in tutte le librerie, tradizionali e on line. Per ulteriori info: katynataloni@online.de 

Per motivi di organizzazione e logistica si chiede di dare comunicazione della partecipazione inviando una e-mail a: aclibw@yahoo.de oppure telefonando al nr. 0711 97901137. Acli/De.it.press

 

 

 

L’esposizione «Il mondo infinito di Dadamaino» dal 16 aprile a Francoforte

 

«Il mondo infinito di Dadamaino» vuole essere un omaggio all’artista dell’avanguardia milanese Eduarda Emilia Maino. Ha luogo in occasione del 50° anniversario della Deutsch-Italienischen Vereinigung e.V. e della sua piattaforma artistica, la Frankfurter Westend Galerie. L’esposizione, che verrà inaugurata il 16 Aprile 2016 alle ore 11:00, risale alle proprie origini negli anni '60 e al tempo stesso presenta una novità: allestisce la prima personale di Dadamaino a Francoforte, già presente nelle collettive delle più importanti istituzioni della città: nel 1985 e 1987 al Frankfurter Kunstverein, nel 1988 allo Städel und nel 2007 alla Kunsthalle Schirn.

L’esposizione, nata in collaborazione con la Galleria Cortina Arte di Milano, privilegia le opere degli anni ’60, quelle più precipuamente legate a Zero, per giungere dopo un breve excursus ai lavori degli anni ’70 e ’80, più intimisti nella ricerca dell’artista milanese, quando iniziò progressivamente a ritirarsi per un percorso più interiore sfociato negli Alfabeti della mente sino ai Movimenti delle cose – Seit und Zeit.

Negli anni '60 Milano era un centro importante dell’avanguardia artistica europea. Qui, nel dopoguerra, Lucio Fontana aveva rivoluzionato l‘arte con i suoi Concetti spaziali. Prendendo esempio da lui e in stretto contatto con Piero Manzoni, il gruppo Zero e i movimenti europei limitrofi, una generazione più giovane si metteva al lavoro, tra cui Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Paolo Scheggi e Dadamaino. La mostra strettamente legata a Milano, città gemellata con Francoforte, è sostenuta dalla Referat für Internationale Angelegenheiten.

Sarà pubblicato un catalogo (tedesco-italiano) con testo del critico d'arte Marco Meneguzzo, inclusivo di riproduzione delle opere, biografia, bibliografia ed elenco delle mostre.

Vernissage: sabato 16 aprile, ore 11. Introduzione: Stefano Cortina, Barbara Thurau. Durata della mostra: fino al 27 maggio 2016

Orari: ma - ve dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 15 alle 19, sa su appuntamento

Frankfurter Westend Galerie, Arndtstraße 12, 60325 Frankfurt am Main,

Tel. 069-74 67 52, Fax 069-741 14 53, www.div-web.de, galerie@div-web.de. Informazioni: Barbara Thurau

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Le pensioni d’oro in Germania? Un sogno

 

Berlino - "La pensione, sogno o incubo di moltissimi italiani è di pari importanza per i tedeschi. L’età della vita in cui ci si vorrebbe godere il frutto del proprio sforzo lavorativo e in cui si è per certi versi più fragili, non sempre risulta essere quella più piacevole. Ne sanno qualcosa i pensionati tedeschi". Ed è proprio in Germania che si svolge la lunga ed articolata inchiesta di Alessandro Brogani, pubblicato sul giornale on line ildeutschitalia.com, da lui diretto a Berlino.

"Gli anziani (coloro che hanno più di hanno più di 65 anni) oggi in Germania sono 17 milioni, nel 2060 saranno un terzo della popolazione. La grande novità per loro è che da quest’anno dovranno pagare le imposte. Questo, però, perché crescerà la loro pensione.

È uno dei maggiori aumenti degli ultimi vent’anni: il 4,5 per cento e per l’anno venturo ne è previsto un altro pari al 2,2 per cento, uguale per tutti, senza distinzione alcuna fra quanti percepiscono di più o di meno. La legge è, per così dire, uguale per tutti. Ricchi o poveri che si sia. Se la pensione è alta, è perché si è lavorato più a lungo e si è guadagnato di più. Non si tratta di un privilegio. Che da noi, si conquisti una pensione d’oro con pochi contributi versati e dopo aver lavorato pochissimi anni, è un altro discorso.

Sono quattro i milioni di pensionati che in Germania non pagano tasse perché la loro pensione non supera il Grundfreibetrag, cioè la quota esente, calcolata pro capite. Se si è in coppia e si è presentata una dichiarazione dei redditi congiunta, tale quota raddoppia: per l’anno in corso è di 8.472 euro per i singoli e di 16.944 per la coppia.

La quota esente è un altro diritto di tutti i contribuenti (milionari inclusi) e cresce in rapporto al costo della vita: era di 7.644 euro nel 2007, salirà nel 2017 a 8.652 euro per i singoli e 17.304 per i coniugi. Salirà dunque, ma se le pensioni saliranno più velocemente, si dovrà, come si è detto, presentare la dichiarazione dei redditi. Fino ad alcuni anni fa lo sconto sull’imponibile era addirittura del 75 per cento. Poi, nel 2005 scese al 50 per cento. Tra quota esente e dichiarazione congiunta, milioni di contribuenti anziani pagavano di tasse pochi marchi o euro.

La legge è cambiata dieci anni fa. La quota esente diminuirà progressivamente del due per cento all’anno. Oggi siamo arrivati ad un 30 per cento. Ma chi è andato in pensione prima del 2005 continuerà ad avere lo sconto del 50 per cento fino al termine dei suoi giorni. Tra quindici anni i pensionati non avranno più alcun privilegio. Tra agevolazioni crescenti e riduzioni degli sconti fiscali, il calcolo è complicato, ma alla fine si prevede che i 70mila nuovi contribuenti dovranno versare al Finanzamt (l’ufficio delle imposte) pochi euro.

Come viene calcolata la pensione in Germania

Il sistema pensionistico tedesco è basato essenzialmente sul guadagno medio lordo mensile, stabilito attualmente dal Governo in 3000 euro. Questa somma viene considerata come un punto (cifra usata per il calcolo pensionistico), che rappresenta il coefficiente di 29 euro e 21 centesimi per gli stati della ex Germania federale e 27 euro e 50 centesimi per quelli della ex Germania democratica, da moltiplicare per gli anni di versamenti contributivi versati. Chi, nella sua carriera lavorativa, abbia mediamente guadagnato di meno si vedrà assegnare un coefficiente minore (0,9 o 0,8 e così via). Al contrario chi avrà guadagnato, sempre mediamente, più di 3000 euro al lordo avrà un coefficiente maggiore (1,1 o 1,2 e così via). Tale coefficiente, moltiplicato per il numero di anni lavorativi, darà il totale della pensione a cui si avrà diritto. Dunque, supponendo di aver guadagnato mediamente i famosi 3000 euro lordi mensili, per un periodo contributivo di 35 anni (periodo standard), si avrà diritto ad una pensione mensile lorda di 1022 euro e 35 centesimi per un cittadino dell’ex Germania Ovest e 962 euro e cinquanta centesimi per uno dell’ex Germania Est. Esistono pensioni complementari legate alle aziende che quasi tutti hanno nel Paese.

Per ogni figlio nato in Germania, dal 1994, alla madre vengono riconosciuti 3 anni di contribuzione piena (prima del ’94 gli anni riconosciuti erano due). Questo anche senza aver mai lavorato ed indipendentemente che si sia tedesche o straniere. Quindi in base ai coefficienti di cui sopra, se si sono avuti 3 figli si avrà diritto ad una pensione di 262 euro e 29 centesimi nei Länder della ex RFT (Bundesrepublik Deutschland), o 247 euro e 50 centesimi se si è nei Länder della ex DDR (Deutsche Demokratische Republik). Chi partorisce in Germania e torna nel proprio Paese d’origine dopo un certo periodo vedrà riconosciuta tale somma per gli anni di permanenza nel Paese tedesco.

L’età del pensionamento

Il periodo contributivo "regolamentare" è stabilito a 35 anni. Si può andare in pensione anticipatamente a 63 anni, ovviamente con decurtazioni dalla pensione. Per ogni mese di pensionamento anticipato c’è una decurtazione dello 0,3% sulla pensione ricevuta. L’età pensionistica non anticipata dipende da quando si è nati: per chi è nato nel 1951 si può andare in pensione a 65 anni ed un mese, nel 1952 a 65 e due mesi e così via. Si è alzata l’età in cui si può andare in pensione, gradualmente, fino a chi è nato nel 1966 che andrà in pensione a 67 anni. Non v’è differenza alcuna fra uomini e donne (cosa questa che avveniva in passato).

Al contrario dell’Italia dove, qualora lo si voglia, occorre "riscattare" e a caro prezzo il periodo degli studi ai fini pensionistici, in Germania tutti coloro che hanno studiato o seguito corsi professionali fra il diciassettesimo ed il venticinquesimo anno di età, tanto che siano tedeschi che stranieri, hanno diritto a vedersi riconosciuti quegli anni come contribuzione piena. Ad esempio chi fosse venuto in Germania all’età di 25 anni, avendo studiato regolarmente in Italia, ha diritto a otto anni di contribuzione piena ai fini pensionistici. Tutto ciò indipendentemente dal tipo di scuola e studi seguiti, purché fosse un corso regolare e documentabile. Il tutto senza dover pagare alcunché. Ovviamente occorre aver lavorato in Germania almeno per 52 settimane perché tale periodo venga cumulato.

Per aver diritto alla pensione si presenta normalmente domanda tre mesi prima della fine del rapporto lavorativo ed entro due mesi, se tutta la documentazione è in regola, si riceve quanto dovuto. Richiedendo per tempo un estratto contributivo i tempi sono dunque abbastanza veloci.

In Germania non esiste la pensione sociale. Ci sono altre forme di sostegno economico erogate dal Sozialamt (servizi sociali tedeschi) attraverso la Grundversicherung, che nulla a che vedere con l’integrazione pensionistica italiana fino al minimo di 500 euro.

Si calcola che una persona che viva da sola non abbia bisogno di un appartamento più grande di 40mq. Il prezzo di affitto per mq, a titolo esemplificativo, in una città come Dortmund è calcolato in 7 euro. Quindi si necessita di 280 euro di affitto, più circa 100 euro di riscaldamento. Poi sono calcolati altri 404 euro per tutte le altre necessità. Supponendo che un pensionato prenda 500 euro di pensione, lo Stato interviene con un sostegno economico fino a raggiungere la cifra totale di 784 euro, considerati in questo caso la cifra minima per sopravvivere. Si ha diritto all’integrazione soltanto dopo essere stati residenti in Germania da almeno 5 anni.

Molto spesso, come ci conferma la dottoressa Marilena Rossi, presidentessa della Ital Uil Germania (con 27 uffici sul territorio tedesco) di Dortmund, i comuni fanno firmare alle persone che si trasferiscono in Germania un documento in cui dichiarano che non saranno mai a carico dello stato sociale tedesco. Questo per cercare di arginare il cosiddetto turismo economico, cioè persone che si trasferiscono nel Paese della cancelliera Merkel per poter percepire sussidi economici di vario genere. Cosa che accade soprattutto dai Paesi dell’Est, meno dall’Italia.

Le trattenute sulla pensione lorda sono di circa il 10%. Se un pensionato prende meno di 1500 euro mensili non occorre fare neanche la dichiarazione dei redditi.

Non è tutto oro quel che riluce dunque, ma quanto accaduto in Italia con la legge Fornero in Germania non sarebbe mai possibile. Qui il patto sociale con il cittadino si rispetta, senza eccezioni.

Pensioni basse

Gli assegni pensionistici bassi costringono molti a vendersi oggetti o chiedere aiuto ad amici o parenti per andare avanti. La situazione andrà peggiorando nei prossimi anni. I bassi tassi di interesse hanno quasi annullato il rendimento dei fondi pensione e delle assicurazioni integrative. Si lavora più a lungo per una pensione sempre più bassa. Inoltre, molti tedeschi sono stati sopresi dall’improvviso aumento dei prezzi degli alloggi, e di conseguenza degli affitti.

Se si è andati in pensione regolarmente a 67 anni si può lavorare anche dopo tale età illimitatamente. Se si è invece andati in pensione anticipata, fino al raggiungimento dell’età di pensionamento "regolare" non si può guadagnare più di 450 euro al mese, altrimenti verrebbe diminuita la pensione stessa.

Il sistema pensionistico integrativo italiano non costringe i pensionati che non hanno una pensione sufficiente per vivere ad "umiliarsi" con i servizi sociali, che richiedono tutta una serie di informazioni personali che molto spesso si preferirebbe non dover fornire (denaro presente sul proprio conto corrente, proprietà di casa, ecc.). Quella tedesca invece sì. Quindi, da questo punto di vista, quella italiana può essere considerata senz’altro migliore.

Nel 2014 ci sono stati 1.4 Milioni di nuovi pensionati. 153.000 in piú che nel 2013: un aumento del 12,6% (secondo i dati della Renteversichenug, ovvero l’assicurazione pensionistica).

Tarek Al-Wazir

Proprio a causa dell’aumento continuo dei pensionati tedeschi e delle basse pensioni tre ministri del Governo Merkel, precisamente Thomas Schäfer (Finanza), Stefan Grüttner (Sociale), entrambi della CDU, e il loro collega dei Verdi Tarek Al-Wazir (Economia) si sono detti molto favorevoli alla sottoscrizione da parte dei lavoratori di fondi finanziari pensionistici privati, cosa questa finora poco diffusa in Germania.

Il successo alle elezioni regionali dell’AfD lo si può anche leggere, come ha detto la stessa leader Frauke Petry, come un segnale di molti cittadini che vedono in pericolo il loro futuro, anche pensionistico. É lo stato sociale sempre più carente, più che gli estremismi, che ne ha decretato l’avanzamento nell’elettorato più debole che una volta si sentiva maggiormente tutelato dagli altri partiti".

(aise 17.3.) 

 

 

 

 

A Stoccarda un incontro tra amministratori locali e una delegazione di rappresentanti di Comuni siciliani

 

L'iniziativa segnalata e promossa da Mario Caruso, deputato eletto nella ripartizione Europa, per promuovere i rapporti economici e culturali tra Sicilia e Germania

 

STOCCARDA – Una delegazione di rappresentanti di diversi Comuni siciliani è stata ricevuta venerdì scorso dal vice sindaco di Neuhausen, Reinhold Auer, nell'ambito di una serie azioni volte a promuovere un più stretto legame tra le due aree, quali il gemellaggio tra Santa Lucia del Mela (Messina) e la frazione Hohenstaufen di Göppingen, luogo di provenienza della dinastia di Federico II di Svevia.

Tra i promotori dell'incontro Mario Caruso, deputato eletto nella ripartizione Europa, originario di Militello in Val di Catania e residente in Germania, che ha rilevato l'importanza di “stimolare il dialogo e il confronto tra le nostre due culture, quella siciliana e quella tedesca” ed evidenziato l'attenzione e l'interesse “da parte delle autorità tedesche verso la nostra isola”.

Nella delegazione intervenuta in loco in occasione della Fiera di Stoccarda, il sindaco di Santa Lucia del Mela, Antonino Campo e il consigliere Giovanni Impalà, il sindaco emerito di Sinagra, Enzo Ioppolo, il delegato del sindaco di Furci Siculo, Sebastiano Foti e il consigliere Ferrara Rosario, il vicesindaco di Limina, Filippo Ricciardi, il direttore dell’Ente parco dei Nebrodi, Massimo Geraci, il segretario della comunità siciliana nel mondo, Nino Romanzo e il parlamentare Carmelo Lo Monte.

Il legame storico tra Santa Lucia del Mela e Göppingen può dunque essere foriero di scambi economici e commerciali in grado di creare una positiva ricaduta economica sul territorio siciliano. Un’ulteriore iniziativa – si legge nella nota diffusa da Caruso in proposito - è stata avanzata dal delegato del sindaco, Reinhold Auer, che ha proposto un gemellaggio anche tra la Foresta Nera e il Parco dei Nebrodi.

“La Germania guarda positivamente alla Sicilia e a tutti i rapporti che con essa possono essere sviluppati. Allo stesso tempo, però sono i comuni stessi a doversi impegnare ed essere presenti e propositivi - ribadisce Caruso, sollecitando “gli amministratori a rimboccarsi le maniche e a darsi da fare per primi motivando e coinvolgendo tutti i giovani, che sono i futuri amministratori e interlocutori, così che possano crescere”. “Se sapremo stimolare e promuovere altre iniziative come quelle che si sono svolte in questi giorni a Stoccarda, riusciremo a raggiungere obiettivi importanti sia dal punto di vista culturale che economico – evidenzia ancora il parlamentare, segnalando di condividere l'indicazione formulata dal collega Lo Monte per “una globalizzazione dei popoli, che riparte dal territorio”. (Inform)

 

 

 

 

Manifestazioni a Monaco di Baviera e d’intorni

 

* fino al 4 maggio, martedì e giovedì dalle 14:00 alle 18:00, c/o Mundart-e e.V. (Kaulbachstr. 71a, München) Esposizione dell'artista Alexander Förster "Non pensare, guarda!" Ingresso gratuito. Organizza: Mundart-e e.V.

* fino al 22 maggio, c/o Haleh Gallery (Aufkirchner Str. 4, Berg) Mostra "Persian Garden" di Maryam Rastghalam

"L'artista persiana, che con le opere esposte celebra il motivo, la tradizione e la filosofia del giardino persiano, ha un forte legame con l'Italia: ha studiato a Firenze (Accademia delle Arti del Disegno) e a Milano (Accademia di Belle Arti di Brera), e vive attualmente a Milano. Dalle opere di Maryam Rastghalam traspare un forte legame fra la Persia e l'Italia e l'artista, che sarà presente alla serata, sarà molto contenta di incontrare un pubblico proveniente dalla sua patria adottiva." Ingresso gratuito. Organizza: Haleh Gallery

* lunedì 11 aprile, ore 18:00-19:30, c/o Bürgerhaus Neuburger Kasten, stanza 22, 2 piano (Fechtgasse 6, Ingolstadt) 2. Corso base di tedesco per Italiani

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de o passare nell'ufficio di Spazio Italia (Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano)

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* martedì 12 aprile, ore 19:00 (ingresso dalle ore 18:00), c/o Juristische Bibliothek, aula 366 (Marienplatz 8, München) "Über / Grenzen / Setzen"

Una serata italo-tedesca con i poeti Federico Italiano e Jürgen Bulla

Saluto introduttivo: Klaus Kempf (Bayerische Staatsbibliothek)

Modera: Fridolin Schley. Ingresso libero, iscrizione obbligatoria a literaturportal@bsb-muenchen.de. Organizza: Literaturportal Bayern (BSB), in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura e il Consolato Generale.

* martedì 12 aprile, ore 19:30, c/o Stiftung Literaturhaus, Saal (Salvatorplatz 1, München) nell'ambito della rassegna Literatur & Film incontro con l'autore e proiezione film: Gioacchino Criaco "Anime nere". Moderatrice: Christine Hamel (Bayerischer Rundfunk). Dopo l'incontro con l'autore verrà proiettato (ore 20:30 ca) il film "Anime nere" (regia: Francesco Munzi, Prokino Filmverleih GmbH, in lingua italiana con sottotitoli in tedesco). Ingresso: € 10,-/7,-

Organizzatori: Folio Verlag, Stiftung Literaturhaus Con il sostegno dell'Istituto Italiano di Cultura e del Consolato, in cooperazione con il Filmfest München

* mercoledì 13 aprile, ore 19:00, c/o Volkshochschule, OG 30 Medienraum. (Münchener Str. 3, Haar) "Prato die Textilstadt" a cura di Franca Faccini e Lucianna Filidoro. In lingua tedesca. Ingresso: € 12,- Organizza: VHS Haar

* mercoledì 13 aprile, ore 19:30, c/o Kino Breitwand Starnberg (Wittelsbacherstr. 10, Starnberg, www.breitwand.com) nell'ambito della rassegna "il Cinema Italiano introdotto e commentato da Ambra Sorrentino", film: "Smetto quando voglio" (Regia: Sydney Sibilia, Italia 2014, 100 min.)

* giovedì 14 aprile, ore 19:00, c/o Café Luitpold (Briennerstr 11, München)

Salon Gastrosophique: "Mokka in der Hundinghütte" di e con Peter Peter

Facetten bayerischer Tafelkultur: Wiesnbier und Schweinshaxn, Weisswürste und Brezn: diese bajuwarischen Klischees liebt die Welt - und wir auch. Aber Bayerns Küche kann und konnte mehr: Roms Starkoch stammt ebenso aus Bayern wie der erfolgreichste Kochdruck der Renaissance und das erste Frauenkochbuch der Welt. Erfahren Sie, was Märchenkönig Ludwig II. verspeiste und wie die Radis für die Fürstenhochzeit des Glockenspiels angerichtet wurden. Menü: Deftige Leberknödelsuppe mit Weiskohlstroh, Marinierter Schweinebauch an Malzbierglace mit lauwarmen Liebstöckl-Spitzkohlsalat und Breznknödlscheiben, Prinzregententorte. Ingresso: € 25,- a persona escluse bevande (prenotazione c/o 089-24287511 o info@cafe-luitpold.de). Organizza: Café Luitpold

* venerdì 15 aprile, ore 19:30, c/o Mundart-e (Kaulbachstr. 71a, München)

Giovanni Palombo presenta il suo nuovo CD "Retablo" 9 nuove composizioni per chitarra fingerstyle. Ingresso: € 10,- Prenotazione c/o: montem@t-online.de

Organizza: Mundart-e

* venerdì 15 aprile, ore 20:00, c/o Ristorante Antica Italia (Waldeysenstr. 48, Ingolstadt) Conversazione in lingua italiana. Organizza: Italclub Ingolstadt e.V.

* sabato 16 aprile, ore 10:00-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Punto informativo e consulenza per i connazionali

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 16 aprile, ore 10:30-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A5, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt). 1. Corso base di tedesco per Italiani. Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de o passare nell'ufficio di Spazio Italia (Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano) Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 16 aprile, ore 11:00-17:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A6, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Consulenze familiari. La dott.ssa Silvia Alicandro, psicologa e mediatrice familiare, sarà a disposizione gratuitamente

Per appuntamenti: spazio@spazioitaliaingolstadt.de o passare nell'ufficio di Spazio Italia (Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano)

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 16 aprile, ore 17:30-19:30, c/o Gasteig, Raum 0111 (Rosenheimerstr. 5, München) Pomeriggi letterari: "Grazia Deledda". A cura di Marinella Vicinanza e Pasquale Petti. Ingresso: € 8,- Organizza: Münchner Volkshochschule

* sabato 16 aprile, ore 19:00-22:00, c/o Feinkost Valeri (Wasserburger Landstr. 2, Vaterstetten) "Giro d'Italia" - Degustazione di vini e prodotti italiani

Serata con specialità gastronomiche dalla Campania accompagnate da 4-5 tipi di vini della regione. Partecipazione: € 49,00 (si prega di riservare con almeno una settimana d'anticipo, versando € 20,00 a persona). Minimo numero di partecipanti: 15 (nel caso in cui tale numero non sia raggiunto, le quote d'anticipo versate saranno rimborsate). Due settimane prima della degustazione, sul sito www.valeri-feinkost.com verrà descritto il menu complete. Organizza: Feinkost Valeri

* domenica 17 aprile, ore 11:00, c/o Galleria Schack (Prinzregentenstr. 9, München) "Grand Tour: viaggio in Italia", con Miranda Alberti. Costo: € 10,- (non è compreso il biglietto d'ingresso). Iscrizione almeno 5 giorni prima della visita (8-14 partecipanti). Per informazioni e iscrizioni: Tel. 089-75632122 e corsi.iicmonaco@esteri.it. Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e Forum Italia e.V.

* domenica 17 aprile - domenica 2 ottobre, ore 12, c/o Asamkirche Maria de Viktoria (Neubaustr. 1 1/2, Ingolstadt) Rassegna: "Orgelmatinee um Zwölf"

Ingresso libero. Il programma è disponibile all'indirizzo: www.ingolstadt.de/kultur (sotto "Konzerte & Musik", "Orgelmusik")

Organizza: Kulturamt der Stadt Ingolstadt in collaborazione con Istituto Italiano di Cultura e Sparkasse Ingolstadt

* domenica 17 aprile, ore 15:00, c/o Ars Musica (Plinganserstr. 6, München)

Teatro per bambini "Il Cavaliere e la piccola pulce". Favola in testi e musica per bambini dai 0 ai 99 anni di Csaba Gál. Traduzione in lingua italiana di Cecilia Gagliardi. Con Cecilia Gagliardi (voce), Barbara Cadelano Lehmann (voce), Monica Ettmayr (violino), Csaba Gál (chitarra). Ingresso: € 7,-

Organizza: Ars Musica München

* domenica 17 aprile, ore 16:00, c/o chiesetta di St. Georg (Kipfenberg)

S. Messa in lingua italiana. Claudio Cumani (de.it.press)

 

 

 

 

 

A Berlino ha chiuso la retrospettiva dedicata ai mille volti di Monica Vitti

 

Berlino. Ha chiuso i battenti il 31 marzo la retrospettiva - “Ikone, Diva … Komödiantin” - dedicata a una delle più grandi attrici del cinema italiano. Maria Luisa Ceciarelli, in arte Monica Vitti, oggi ha 84 anni: l’attrice romana non compare sulle scene da diversi anni a causa di una malattia. Monica Vitti ha interpretato  - con stile e talento -  ruoli drammatici e brillanti.

Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia nel '95, musa di Michelangelo Antonioni e “ragazza con la pistola” di Mario Monicelli è stata “mattatrice” della commedia all’italiana, in grado di confrontarsi con Alberto Sordi e Ugo Tognazzi passando per Vittorio Gassman e Nino Manfredi.  Silenziosa, ironica, distaccata, eterea, sexy: alla “diva d’altri tempi” è dedicata la rassegna organizzata nella capitale tedesca da Kino Arsenal–Institute for Film and Video Art e dall’Istituto Italiano di Cultura di Berlino. La retrospettiva ha messo insieme film che vanno degli anni 60 agli anni 70 fornendo una panoramica completa della variegata carriera dell’attrice. Divertente, vivace, gioiosa. E poi seria e silenziosa.  L’immagine di  Monica Vitti è legata  a quella di celebri commedie che hanno lasciato un segno nella storia del nostro cinema.

Al Kino Arsenal sono state proiettate nei giorni scorsi pellicole che hanno reso celebre Monica Vitti: “L’avventura” (Michelangelo Antonioni), “Dramma della gelosia” (Ettore Scola) e, ancora, “L’Eclisse” (Michelangelo Antonioni”),  “Io So Che Tu Sai Che Io So” (Alberto Sordi), “Il deserto rosso” (Michelangelo Antonioni) e “La ragazza con la pistola” (Mario Monicelli). Oggi, infine, “La notte” di Michelangelo Antonioni. Dip 1

 

 

 

 

Monaco di Baviera. Gli Stati Generali della lingua italiana in Germania

 

Monaco di Baviera. Con 309.680 studenti, la Germania è il Paese che ha più allievi di italiano nel mondo. Al secondo posto c’è l’Australia, con 207.921 studenti mentre in terza posizione ci sono gli Stati Uniti, che ne ha 142.970. A stilare la classifica è il rapporto "Stato dell’insegnamento dell’italiano nel mondo", presentato a Firenze il 20 ottobre scorso durante il convegno "Riparliamone: la lingua ha valore", promosso dalla Farnesina.

Non è un caso dunque che, dopo Firenze, gli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo guardino a Monaco di Baviera per approfondire le strategie di diffusione dell’italiano all’estero.

Ospitati nel 2014 a Firenze per iniziativa del Ministero degli Affari Esteri ed in collaborazione con il Miur e il Mibact, gli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo si spostano quindi in Germania, per fare il punto si fa il punto sulle nuove sfide da affrontare.

Sulla scia del lavoro iniziato dalla Farnesina due anni fa e puntando i riflettori sulla potenzialità della "dolce lingua", l’Istituto di Italianistica dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco, in collaborazione con l’Associazione Docenti d’Italiano in Germania, l’Istituto Italiano di Cultura e il Consolato Generale d’Italia a Monaco di Baviera, ha organizzato gli "Stati Generali dell’Italiano in Germania".

La giornata di studio si è tenuta venerdì 8 aprile all’Università Ludwig Maximilian. Ha puntato a conoscere le realtà impegnate nella diffusione dell’italiano, a capire il potenziale della nostra lingua sul mercato tedesco e a chiarire le prospettive e le possibili sinergie interistituzionali per l’insegnamento dell’italiano in Germania.

I lavori si sono divisi in diversi panel volti ad approfondire la situazione dell’italiano nei dipartimenti di Lingua e Letteratura italiana, nei centri linguistici interfacoltà, nei corsi organizzati dai consolati e dagli enti gestori, negli Istituti di cultura e nelle Società Dante Alighieri.

Ad aprire la giornata i saluti istituzionali dell’ambasciatore d’Italia, Pietro Benassi, di Barbara Conradt, vicepresidente dell’Università LMU, Florian Mehltretter dell’Istituto d’Italianistica LMU e Livia Novi, presidente ADI.

Sono seguite le relazioni di Lucia Pasqualini dell’Ufficio per la Promozione della Lingua Italiana della Farnesina su "Gli Stati Generali dell’Italiano: da Firenze a Monaco" e Thomas Krefeld dell’Istituto di Italianistica LMU su "La situazione dell’italiano nei dipartimenti di Lingua e Letteratura Italiana".

Dopo la presentazione il progetto "10 parole per l’italiano" a cura di Tatiana Bisanti, Andrea Palermo e Sergio Lubello dell’Università di Salerno, le relazioni di: Paola Cesaroni dello Sprachenzentrum der Friedrich-Alexander-Universität di Erlangen su "La situazione dell’italiano nei centri linguistici interfacoltà"; Antonio Bentivoglio dell’Adam-Kraft-Gymanasium di Schwabach su "La situazione dell’italiano nelle scuole di primo e secondo grado"; Maria Concetta Capilupi, dirigente scolastico della Circoscrizione di Monaco, su "La situazione dell’italiano nei corsi organizzati dai consolati e dagli enti gestori".

Nel pomeriggio hanno avuto luogo altri due approfondimenti: "La situazione dell’italiano negli Istituti Italiani di Cultura" a cura del direttore dell’IIC di Berlino, Luigi Reitani, e "La situazione dell’italiano nelle VHS" a cura di Anna Maria Arrighetti della Volkshochschule Hanau.

Dopo la discussione in plenum dei relatori, introdotti e moderati da Paolo E. Balboni dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, si sono chiusi i lavori.

L’ingresso all’evento era libero, previa iscrizione obbligatoria al sito www.adi-germania.org. Vi hanno aderito oltre un centinaio di persone. dip 10

 

 

 

 

Francoforte. Si chiude il ciclo dedicato a Risi e Luigi Comencini. Maggio ricco di nuove sorprese

 

Francoforte. Con i prossimi due film in programma al Filmmuseum in questi giorni di marzo si chiude il ciclo dedicato a Dino Risi e Luigi Comencini, tuttavia desidero annunciare  le nostre prossime attività culturali che ripartiranno dopo le festività pasquali con due interessanti iniziative:

 

martedì  19 aprile 2016, ore 19.00, all’ENIT Di Francoforte (Barckhausstr.10), l’iniziativa “Berlino chiama Francoforte”,  presentazione del saggio “Italo Berliner” alla presenza dei due curatori, Elettra De Salvo e Gherardo Ugolini, intervistati dal giornalista Enrico Sauda e dalla lettrice Anna Ventinelli;

giovedì 28 aprile 2016, ore 19.00 all’ Instituto Cervantes (Staufenstr.1), parte la rassegna “ Un libro al mese” con ospite d’onore il giornalista e scrittore Michele SERRA che presenterà il nuovo romanzo “Ognuno potrebbe” (Feltrinelli, 2016) .

 Entrambi gli eventi sono gratuiti e vi invito a partecipare ed informare amici e conoscenti.

 

Anche maggio sarà ricco di sorprese, tra cui la presentazione a Francoforte della rivista “Micromega”, che compie quest’anno 30 anni con un concerto della band “Canzoni al Dente”, nonché le prime due tappe del ciclo dedicato a J.W. Goethe in occasione del 200esimo anniversario dalla pubblicazione del “Viaggio in Italia”, in collaborazione con il Dipartimento di Italianistica della J.W. Goethe Universität, la delegazione di Francoforte dell’ Accademia italiana della cucina,  e l’associazione  “Italiani in Deutschland”  ed infine il Festival Europeo della Poesia e  l’ incontro con lo scrittore Giorgio Fontana.

In collaborazione con “Italia Altrove”, è prevista anche la proiezione di due film del regista Luca Vullo, alla presenza del regista.

Maurizio Canfora, Console Generale  

 

 

 

 

La “Bellunesi nel Mondo” in Germania per i 50 anni di attività della gelateria “Eis Cortina” di Vöhringen

 

Vöhringen. Il gelato artigianale zoldano, la cui fama è riconosciuta in tutto il mondo, è stato celebrato nei giorni scorsi in Germania nell'ambito delle iniziative promosse dall'Associazione Bellunesi nel Mondo in occasione del suo 50° dalla fondazione avvenuta a Belluno nel lontano 1966. Nell'ultimo secolo centinaia di famiglie zoldane e poi cadorine, agordine, dell'Alpago, bellunesi, sono emigrate soprattutto in Germania, Olanda ed Austria aprendo proprie gelaterie artigianali.

A rappresentare il valore non solo economico legato a queste iniziative imprenditoriali sabato 12 marzo è stato consegnato alla famiglia zoldana Toldo la pergamena ed il gonfalone dell' Associazione Bellunesi nel Mondo Uniteis per i cinquant'anni di attività di gelatieri in Germania. La cerimonia si è svolta a Vohringen dove Umberto, nato a Fornesighe nel 1939, con la moglie Alma a metà anni sessanta hanno avviato la loro attività in proprio. La gelateria "Eis Cafè Cortina" è stata sempre un punto di riferimento per i bellunesi in quella zona della Baviera e lo è stata anche dopo la scomparsa di Umberto nel 1986, grazie alla determinazione e intraprendenza di Alma che ha proseguito in questi anni l'attività con l'aiuto dei figli Gianni, Thorsten e David.

Durante l'evento, cui ha presenziato il consigliere comunale e giornalista locale Ursula Balken, il presidente di ABM Oscar De Bona ha voluto sottolineare come lo spirito dei bellunesi sia cosi forte da dare la possibilità a loro conterranei emigrati, alla ricerca di lavoro o con il desiderio di riavvicinarsi alla loro terra, di offrire loro occasioni di lavoro come hanno fatto i Toldo con Antonio Dos Santos e Roseli Saccon da Urussanga ed altri ancora provenienti da Nuova Venezia. Alla cerimonia e alla festa che ne è seguita ha partecipato lo scultore bellunese Mario Scalco, autore della pubblicazione "ghiaccio dei Toldo", e molti amici giunti dall'Italia con pastin e formaggio di malga cucinato su una grande piastra nell'area antistante il locale, il tutto accompagnato da birra e buona musica ma soprattutto dal buon gelato italiano! Dip

 

 

 

 

Il 13 aprile a Torino la seconda edizione dell’Italian-German High Level Dialogue

 

L’incontro è organizzato con il patrocinio dei ministeri degli Esteri dei due Paesi e con il coordinamento da parte italiana dell’ISPI. Parteciperanno i presidenti Sergio Mattarella e Joachim Gauck

 

TORINO - Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica Federale di Germania Joachim Gauck parteciperanno mercoledì 13 aprile a Torino, al Teatro Regio, dalle ore 18 alle ore 19, alla sessione conclusiva della seconda edizione dell’Italian-German High Level Dialogue. La conferenza, organizzata su impulso della Presidenza della Repubblica italiana e della Repubblica Federale di Germania, con il patrocinio dei Ministeri degli Affari Esteri dei due Paesi e il coordinamento da parte italiana dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) si aprirà alle ore 14 con tre sessioni a porte chiuse cui parteciperanno, tra gli altri, da parte italiana, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Affari Esteri ed alla Cooperazione Internazionale e Giancarlo Aragona, presidente dell’ISPI. Da parte tedesca parteciperanno tra gli altri: Michael Roth, ministro per l’Europa; Norbert Röttgen, presidente del Comitato per gli Affari Esteri del Bundestag e Susanne Wasum-Reiner, Ambasciatore tedesco in Italia. A seguire una sessione con il Sindaco di Torino, Piero Fassino che porgerà il saluto di benvenuto ai due presidenti e darà la parola ai rapporteur delle sessioni che presenteranno i risultati dei lavori prima dell’intervento dei due presidenti. L’Italian-German High Level Dialogue - sostenuto da Allianz, Deutsche Bank e Unicredit - mira a rafforzare i rapporti italo-tedeschi, che si contraddistinguono per la condivisione di tradizioni storico-culturali, per la complementarietà dei sistemi economici, nonché per la comune appartenenza all’Unione europea. L’iniziativa intende, inoltre, favorire il dialogo fra personalità particolarmente rappresentative di entrambi i Paesi su questioni di interesse bilaterale, con il coinvolgimento degli attori privati e con il contributo dei media e del mondo della cultura. (Inform)

 

 

 

A Monaco di Baviera il 12 aprile serata italo-tedesca con i poeti Federico Italiano e Jürgen Bulla

 

MONACO DI BAVIERA - Si potrebbe pensare che quella poetica sia una parola pronunciata sottovoce, che si perde nel frastuono della società, con le sue idee europee traballanti e i nazionalismi che si rafforzano. Tuttavia, proprio perché il verso di una poesia è più del significato quotidiano delle sue parole – in quanto le traduce e le innalza in un’altra condizione – è capace di contrapporre al linguaggio avvilente dell’attimo, nuove delimitazioni dei confini e, all’ostilità per ciò che è estraneo, una nuova sostenibilità: l’empatia, l’approfondimento, il riconoscimento – un equilibrio. La poesia, così come viene intesa dal poeta, traduttore e docente di Letterature comparate Federico Italiano, non si sottrae, con la sua bellezza, alla “responsabilità nei confronti del reale”. Essa è, al contrario, la  “riparazione di uno squilibrio”.

In un dialogo incentrato sulla poesia, Federico Italiano incontra, il 12 aprile il poeta monacense Jürgen Bulla presso Juristische Bibliothek (Marienplatz 8), ore 19. Entrambi alternano la lettura delle proprie opere con la lettura dei versi dell’altro autore, discutendo e dando vita ad una serata che ruota intorno ai concetti, oggi diversamente interpretati, dei rapporti di amicizia e di vicinanza in Europa, ponendo l’attenzione sui paesi dell’emigrazione e sui paesi che destano la nostra nostalgia, sugli sconfinamenti letterari e sulla traduzione, intesa come l’avvicinamento a quanto è apparentemente estraneo. All’incontro, moderato da Fridolin Schley, porterà un saluto introduttivo Klaus Kempf (Biblioteca Statale Bavarese).

Organizza l’incontro Literaturportal Bayern (Bsb) in collaborazione con Istituto Italiano di Cultura e Consolato Generale d'Italia di Monaco di Baviera. Ingresso libero, iscrizione obbligatoria a literaturportal@bsb-muenchen.de

Federico Italiano, nato a Novara nel 1976, vive a Monaco di Baviera, dove insegna Letterature Comparate. È inoltre autore, traduttore ed editore. Dal 2016 è ricercatore presso l’Accademia Austriaca delle Scienze. Ha pubblicato cinque libri di poesia, Nella costanza (Atelier 2003), I Mirmidoni (Il Faggio 2006), L’invasione dei granchi giganti (Marietti 2010), L’impronta (Aragno 2014), Un esilio perfetto. Poesie scelte 2000-2015 (Feltrinelli 2015) e lo studio Tra miele e pietra. Aspetti di geopoetica in Montale e Celan (Mimesis 2009). Tradotte in varie lingue, le sue poesie sono comprese in numerose antologie in Italia e all’estero. Ha curato, tra le altre, le raccolte di saggi Geopoetiche. Studi di geografia e letteratura (con M. Mastronunzio, Unicopli 2011), Translatio/n. Narration, Media and the Staging of Cultural Differences (con M. Rössner, Transcript 2012) e l’antologia Die Erschließung des Lichts. Italienische Dichtung der Gegenwart (con Michael Krüger, Hanser 2013).

Jürgen Bulla vive e lavora a Monaco di Baviera. Nel 1999 è stata pubblicata la sua prima opera poetica Glas. Contemporaneamente ha preso parte alla traduzione dall’inglese delle poesie di Richard Dove e di Michael Hamburger. Tra le sue publicazioni sono da annoverare i volumi di lirica A8 Gedichte und Poolparty. Insieme all’artista Christoph Hessel, nel 2011, ha pubblicato Die neuen Nothelfer, e, nel 2014 Hotel Gabi. La sua ultima produzione letteraria è del 2015 Ich sehe noch Tellaro. Landschaften mit und ohne Cara, per la casa editrice Scaneg. (Inform/Dip)

 

 

 

 

L’assistenza sanitaria a Berlino: incontro informativo del Comites il 27 aprile

 

BERLINO - “Aiuto, cosa faccio se sto male qui a Berlino?”, “Posso andare dal medico con la mia tessera sanitaria italiana?”, “Perché dovrei iscrivermi all’AIRE? Che vantaggi comporta?” A queste e a molte altre domande vuole dare una risposta la serata informativa organizzata dal Comites di Berlino in collaborazione con l’Ambasciata, l’AOK Nordost e l’associazione Salutare e.V., il prossimo 27 aprile alle 19:00 (ingresso 18:30) alla Werkstatt der Kulturen.

L’evento si rivolge a tutti coloro che vogliono meglio comprendere quali passi intraprendere per tutelare la propria salute in Germania, all’interno di un sistema sanitario molto differente da quello italiano.

Secondo il motto dell’iniziativa “Vivi Berlino, Vivi consapevole”, durante la serata sarà distribuita al pubblico la “Piccola guida al sistema sanitario in Germania”, un utile strumento realizzato in collaborazione con “Le balene possono volare”, che in maniera chiara e concisa, aiuterà gli italo-berlinesi a sentirsi più informati e quindi più “forti”.

Il programma dell’evento prevede l’intervento di esperti che spiegheranno gli aspetti formali del trasferimento nel nuovo paese, ma anche un podio di discussione con il pubblico che cercherà di chiarire gli aspetti più spinosi di un tema fondamentale per la vita dei cittadini italiani all’estero. (aise 6) 

 

 

 

Monaco di Baviera.  Gioacchino Criaco presenta “Anime nere”

 

MONACO DI BAVIERA - Gioacchino Criaco, avvocato nel tempo libero, scrittore a tempo pieno, è nato ad Africo, Reggio Calabria. Collabora con vari giornali ed è promotore di un’opera di valorizzazione dell’Aspromonte e del borgo antico di Africo, abbandonato dopo l’alluvione del 1951. Le storie raccontate nei suoi romanzi, dice, sono frutto di fantasia. E’ lui il protagonista dell’appuntamento in programma martedì 12 aprile (alle 19.30) a Monaco di Baviera (Stiftung Literaturhaus sala, Salvatorplatz 1).

L’incontro con l’autore rientra nell’ambito della manifestazione “Literatur & Film” e sarà l’occasione per presentare i libro “Anime nere”.  “Anime Nere” è l’opera prima di Criaco. Il libro è stato pubblicato dalla Casa Editrice Rubbettino nel 2008 ottenendo da subito grandi consensi sia di critica che di pubblico.

Il libro è stato definito “un noir mozzafiato, esploso dal ventre della Locride”: “Anime nere” traccia, infatti, la parabola esistenziale di tre giovani figli dell'Aspromonte che, bramosi di conquistare una vita diversa da quella ricevuta in dote, intraprendono un cammino fuori dalle regole. Dopo l’incontro con l’autore, moderato dalla giornalista Christine Hamel, che durerà circa 45 minuti, e dopo una breve pausa, verrà proiettato, alle  20.30 circa, il pluripremiato film del regista Francesco Munzi “Anime nere” (Prokino Filmverleih GmbH), tratto proprio dall’appassionante romanzo di Criaco.

Ad organizzare l’incontro con l’autore  Folio Verlag, Stiftung Literaturhaus, in collaborazione con il Filmfest di Monaco di Baviera e  con il sostegno dell'Istituto Italiano di Cultura e del Consolato Generale d’Italia di Monaco di Baviera. Info: http://www.iicmonaco.esteri.it/IIC_Monaco/webform/SchedaEvento.aspx?id=1013   (Inform)

 

 

 

 

 

Germania e Italia con i passaporti che permettono di viaggiare di più

 

Berlino - "Viaggiare senza bisogno di visto è un lusso, permette di saltare diversi cavilli burocratici e lunghe stressanti attese". Come riporta Gianluca Simonato su ilmitte.com, portale di informazione in lingua italiana con sede a Berlino, "secondo "Visa restriction index", una classifica mondiale che mostra i passaporti più liberi di viaggiare, la Germania sarebbe il paese con il passaporto che permette di viaggiare in più Paesi, arrivando a ben 177 dei 218 Paesi visitabili. Segue la Svezia, al secondo posto, con 176 paesi. Al terzo posto si piazzano Italia, Francia, Finlandia, Spagna e Regno Unito. Scendendo verso fine classifica, le ultime posizioni sono Iraq (30), Pakistan (29) ed Afghanistan (25).

Il quadro della classifica dei Paesi è in continuo cambiamento ogni anno, anche se generalmente salgono o scendono di poche posizioni. Quattro Paesi hanno avuto una grossa crescita rispetto agli altri come per esempio l’Isola di Tonga, salita di 16 posizioni, Palau salita di ben 20 posizioni, la Colombia, che ha avuto una crescita di 25 posizioni, mentre Timor Est, un Paese nel Sud Est Asiatico, è quello che è riuscito a scalare di più, con ben 33 Paesi in più accessibili senza richiedere il visto.

La libera circolazione delle persone è un tema sempre delicato dove la macro politica influisce nella vita di tutti i giorni, in questo caso, purtroppo, limitandola. Chissà mai se un giorno l’essere umano sarà in grado di mettere al primo posto di questa classifica tutte le nazioni di questo pianeta. Sana speranza o utopia?". (aise/dip) 

 

 

 

 

Addio a Hans-Dietrich Genscher, architetto della riunificazione tra le due Germanie

 

Instancabile negoziatore tra i blocchi Est e Ovest. Si offrì in ostaggio a Settembre Nero per salvare gli atleti sequestrati a Monaco nel 1972. L’ultimo successo a 86 anni, con il rilascio di Khodorkovsky – di ALESSANDRO ALVIANI

 

È stato un uomo che ha fatto della parola il suo mezzo di pressione e persuasione più importante, eppure Hans-Dietrich Genscher, l’ex ministro degli Esteri tedesco morto nella notte tra giovedì e venerdì all’età di 89 anni, verrà probabilmente ricordato dai più per una frase rimasta a metà. È il 30 settembre 1989, nel cortile interno dell’ambasciata tedesco-occidentale a Praga si sono ammassati 4.500 tedeschi-orientali fuggiti dalla DDR e ansiosi di trasferirsi nella Germania Ovest. Alle 18:58 Genscher compare sul balcone dell’ambasciata e inizia a pronunciare una frase che nessuno ha mai ascoltato fino in fondo, ma di cui tutti hanno capito subito il senso: «Cari connazionali, siamo venuti da voi per annunciarvi che oggi il vostro espatrio...». Il resto delle sue parole viene sommerso da un’esplosione di gioia. Quella frase mai completata diede l’ennesima picconata al Muro di Berlino e proiettò nei libri di storia un politico destinato a diventare uno degli architetti della riunificazione tra le due Germanie e che ha plasmato come nessun altro la diplomazia tedesca dell’ultimo mezzo secolo.  

 

Rimasto quasi ininterrottamente ministro degli Esteri e vicecancelliere per 18 anni, dal 1974 al 1992, Genscher portò avanti con enorme abilità la politica della distensione, negoziando senza soste tra i blocchi: soltanto tra il 1983 e il 1988 compì qualcosa come 245 viaggi di lavoro. È in quegli anni che inizia a circolare a Bonn una delle battute che forse colgono al meglio la leggenda di questo politico che era nato nella parte Est del Paese e nel 1952 aveva voltato le spalle alla DDR per trasferirsi nella Germania Ovest: «due aerei si incontrano sull’Atlantico. In entrambi siede Genscher». 

 

Nel 1969 partecipò alla nascita della prima coalizione di governo tra Spd e liberali e assunse la carica di ministro degli Interni nel governo di Willy Brandt. È in quegli anni che vivrà «l’esperienza più terribile in tutti i miei anni da membro del governo», come la definirà in seguito: nel 1972 un commando dell’organizzazione terroristica palestinese Settembre Nero assalta il Villaggio Olimpico a Monaco e sequestra undici membri della squadra israeliani. Genscher si offre come ostaggio in cambio degli atleti, ma invano. 

 

Nel 1982 traghettò la Fdp – il partito liberale che guidò dal 1974 al 1985 – dalla coalizione coi socialdemocratici di Helmut Schmidt a un’alleanza con la Cdu di Helmut Kohl. Esattamente dieci anni dopo, a riunificazione avvenuta, lasciò a sorpresa da tutti gli incarichi, anche se non si è mai allontanato del tutto dalla scena politica e diplomatica. L’ultimo suo grande successo l’ha ottenuto nel 2013, a 86 anni: è stato lui a negoziare il rilascio dell’oppositore di Putin Mikhail Khodorkovsky. 

 

«Mi inchino con profonda stima davanti a ciò che questo grande europeo e patriota liberale ha realizzato nella sua vita», ha commentato la cancelliera Angela Merkel. 

 

Genscher ha letteralmente scritto la storia, ha aggiunto il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, che, in un necrologio per Spiegel online, ha rivelato che fino alla sua morte il suo predecessore ha conservato soltanto due stilografiche: quella con cui firmò nel 1990 il Trattato sullo stato finale della Germania, che spianò la strada alla riunificazione tedesca; e quella con cui siglò nel 1992 il Trattato di Maastricht. LS 1

 

 

 

 

Marzabotto, ritirata la medaglia tedesca a uno dei boia della strage

 

Il sindaco di Engelsbrand: "L'onorificenza non ha più validità, sarà restituita entro la settimana". Immediate le reazioni, De Maria (Pd): "Un successo, ora non abbassare la guardia"

 

BOLOGNA - “Apprendiamo che è stata ritirata l’onorificenza che il suo comune di residenza aveva assegnato a Kusterer, un ex SS condannato dal Tribunale militare italiano per l’eccidio di Marzabotto". La notizia rimbalza dalla Germania a Marzabotto, in una nota del deputato Pd Andrea De Maria, dopo la sollevazione contro l'onorificenza concessa dal comune di Engelsbrand al concittadino Wilhelm Kusterer, uno degli uomini che si macchiarono di una delle peggiori stragi naziste, quella di Marzabotto, sull'Appennino bolognese: almeno 770 morti in una retata sistematica, casa per casa, sulla collina di Monte Sole, fra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944.

 

Il sindaco di Engelsbrand, Bastian Rosenau, aveva già annunciato di voler attendere la traduzione in tedesco delle sentenze di condanna che hanno colpito Wilhelm Kusterer per decidere se procedere ad un ritiro della medaglia. "Noi non sapevamo del suo passato", si era giustificato. Ora la decisione ufficiale è arrivata, comunicata in una nota nella pagina web del Comune tedesco. "Grazie alle ricerche e al lavoro serrato con l'ente della giustizia, il Comune ha contribuito al chiarimento di quanto stava succedendo", si legge. Un comunicato dove non viene mai citato il nome di Kusterer: il sindaco "si è ripreso indietro la medaglia", consegnata lo scorso anno al 94enne in "ragione del suo impegno sociale nella comunità". Anche l'onorificenza, viene precisato, non ha più validità. La restituzionevera e propria avrà luogo, informa la nota, presumibilmente nel corso di questa settimana, una decisione concordata assieme all'avvocato della famiglia Kusterer. Il sindaco ribadisce il suo rammarico circa lo sconcerto e le ferite arrecate che l'onoreficienza, concessa nell'ignoranza rispetto al passato di Kusterer, ha scatenato. In chiusura Rosenau ringrazia per il "lavoro collettivo" che ha portato a un rapido risultato.

 

"Ma dal boia nessuna scusa". "Prendiamo atto della decisione del sindaco e delle sue scuse, purtroppo non di quelle della famiglia Kusterer e non di lui. Questo atteggiamento dovrà fare riflettere ancora molto, nel fatto di non sentirsi in dovere di chiedere scusa alle famiglie dei martiri", commenta Valter Cardi, presidente del comitato per le onoranze ai caduti di Marzabotto. "Continueremo a chiedere a chi di dovere il perché questi criminali non hanno fatto un giorno di carcere, e una risposta dovuta che attendiamo ormai da troppo tempo".

 

Le reazioni: "Ha vinto al ragione". "Non avremmo mai potuto tollerare un esito diverso. La mobilitazione della nostra comunità al fianco dei familiari delle vittime ha portato al risultato", sottolinea il sindaco metropolitano di Bologna Virginio Merola. "Un successo del sostegno di tanti alla mobilitazione dei famigliari delle vittime dell’eccidio ed anche della nostra iniziativa parlamentare - scrive De Maria, ex sindaco di Marzabotto - Non dobbiamo ora abbassare la guardia, in particolare per quanto riguarda l’esecuzione in Germania ed Austria delle sentenze del Tribunale militare italiano sugli eccidi nazifascisti”. "Mi sento sollevato, felice e rincuorato dalla notizia del ritiro della medaglia al comandante delle SS Kusterer; un atto dovuto da parte della Germania che ha capito l'errore e l'orrore che era stato commesso", dichiara Paolo Grassi, sindaco di Fivizzano, uno dei teatri dei crimini delle stragi naziste nel 1944. Per Laura Garavini, dell'Ufficio di presidenza del Pd alla Camera,

"ha vinto la ragione". Un ritiro che, per l'assessore regionale Massimo Mezzetti, è "potuto accadere grazie al moto di indignazione che ha coinvolto tante associazioni, istituzioni e singoli cittadini". "Dimenticare il passato è il principale errore che gli europei potrebbero fare se davvero vogliono costruire una nuova patria comune", è il commento dei parlamentari Pd Sandra Zampa e Sergio Lo Giudice.  Lr 15

 

 

 

 

Anche le banche tedesche nei Panama Papers

 

Tra gli istituti coinvolti spiccano i nomi di sei delle sette maggiori banche in Germania: Deutsche Bank, Commerzbank, DZ Bank, Hypovereinsbank, Landesbank Baden-Württemberg e Bayerische Landesbank – di ALESSANDRO ALVIANI

 

BERLINO - Almeno 28 banche tedesche sono ricorse ai servizi offerti dallo studio legale panamense Mossack Fonseca. Lo rivela il quotidiano Süddeutsche Zeitung, citando i cosiddetti Panama Papers. In particolare, negli ultimi anni almeno 14 istituti tedeschi hanno creato con l’aiuto di Mossack Fonseca oltre 1.200 società offshore o le hanno gestite per conto dei loro clienti. Tra gli istituti coinvolti spiccano i nomi di sei delle sette maggiori banche in Germania: Deutsche Bank, Commerzbank, DZ Bank, Hypovereinsbank, Landesbank Baden-Württemberg (LBBW) e Bayerische Landesbank (Bayern LB).  

 

La più attiva è Deutsche Bank, che fino al 2007 ha creato o gestito 426 società offshore, seguita da Dresdner Bank (333), UBS Deutschland (138), Bayern LB (129) e Commerzbank (129). 17 quelle riconducibili a Hypovereinsbank (controllata da Unicredit). Diverse banche tra quelle coinvolte hanno ricevuto aiuti pubblici nel corso dell’ultima crisi finanziaria (in parte già restituiti): Commerzbank, ad esempio, ha incassato 18,2 miliardi di euro, Bayern LB dieci e LBBW cinque.  

Gli istituti interessati sottolineano di aver già cambiato negli anni scorsi la propria politica commerciale.Il Bafin (l’equivalente tedesco della Consob) intende ora indagare sulla vicenda, scrive Spiegel online. 

 

Ad aver usufruito dei servizi dello studio legale panamense sono state più di 500 banche in tutto il mondo, con un totale di oltre 15.600 società offshore. Secondo la Süddeutsche Zeitung diverse migliaia di cittadini tedeschi hanno usato le società offshore di Mossack Fonseca. Già due anni fa un whistleblower aveva venduto alle autorità tedesche una minima parte dei dati provenienti dallo studio Mossack Fonseca. A seguito delle indagini avviate allora, alcune banche tedesche hanno già pagato l’anno scorso multe salate: Commerzbank ha versato ad esempio circa 17 milioni di euro.  LS 5

 

 

 

 

Garavini (PD): “Ha vinto la ragione: Il Comune di Engelsbrand ritira onorificienza all’ex SS”

 

“E’ un fatto positivo che la scandalosa onorificenza attribuita ad un condannato per crimine di guerra dalla città di Engelsbrand sia stata ritirata. Premiare uno dei responsabili della strage di Marzabotto, la più orrenda compiuta su suolo italiano durante la Seconda guerra mondiale costituiva un insulto intollerabile per le vittime e i loro parenti. Il posto di Wilhelm Kusterer non è certo nell’albo dei cittadini- modello di una città”.

 

Commenta così Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del PD alla Camera, la notizia del ritiro dell’onorificenza cittadina conferita dal Sindaco di Engelsbrand a Wilhelm Kusterer, criminale di guerra nazista condannato in via definitiva a causa della sua partecipazione alla strage di Marzabotto.

 

La Garavini, Presidente dell’Intergruppo parlamentare di amicizia Italia Germania, ha aggiunto: “Insieme al mio omologo al Bundestag, Lars Castellucci, ci siamo rivolti al Sindaco di Engelsbrand chiedendo con decisione la cancellazione dell’onorificenza. Trovo positivo che la l'Amministrazione di Engelsbrand abbia accolto la nostra richiesta e abbia espresso le proprie scuse ai famigliari delle vittime e alla città di Marzabotto. Chi ha commesso crimini di guerra di questo tipo non può venire premiato nell’indifferenza della comunità internazionale”.

 

Per leggere il testo della lettera dei Presidenti dell’Intergruppo parlamentare italo-tedesco al Sindaco di Engelsbrand si può consultare il seguente link:  http://www.garavini.eu/garavini-e-castellucci-ritirate-onorificenza-al-criminale-nazista/  de.it.press 15.3

 

 

 

 

Il contenitore

 

Nel vocabolario della lingua italiana si legge “Emigrazione”: flusso di genti da uno Stato a un altro per una serie di molteplici problemi. Lo stesso temine può identificare anche uno spostamento di cittadini all’interno del loro Paese. Ma quello che sta capitando esula da quest’ultima possibilità.

Il termine, quindi, resta una definizione apparentemente asettica che, però, racchiude, oggi come ieri, drammi umani non sempre solo correlati alla ricerca di un lavoro. Dati i tempi, preferiamo scrivere di Migrazioni. Distinguendo, se del caso, le “Emigrazioni” dalle “Immigrazioni”. Anche se i seguiti finali cambiano di poco.

In quest’ultimo decennio, l’Italia è terra di “esodo”. Il significato, però, si allontana dai termini che abbiamo esposto in apertura. L’Esodo è correlato alle guerre, ai genocidi al prevalere di una Fede su di un’altra. Insomma, senza tanti preamboli, le differenze ci sono e l’Italia è il Paese più esposto alle migrazioni che, attraversi il Mediterraneo, interessano le coste della Penisola.

Ci sono, perciò, delle realtà che non è possibile trascurare e che, a ben riflettere, non dovrebbero essere confuse con le correlate posizioni politiche che continuano a “sbocciare” nel Bel Paese in materia. L’Asilo è un diritto che, però, ha da essere disciplinato da norme socio/umanitarie internazionali.

L’Italia non può essere un “contenitore” di gente che ha bisogno di tutto. Il carico umanitario ha da essere internazionale. Soprattutto a livello UE. Il Parlamento Europeo è nelle condizioni per proporre una serie di normative che consentano ai Migranti una sistemazione, temporanea o definitiva, nel Vecchio Continente. La nostra Penisola non ha i requisiti per essere porto finale per un’Umanità che ha bisogno di tutto e che, ora, si trova in un Paese che può offrire ben poco anche ai suoi cittadini. A questo livello, ogni polemica è denaturata dal suo significato.

Ci sono, per di più, delle regole non scritte che, tuttavia, dovrebbero essere dettate dal buon senso. Quello che, secondo noi, sembra essere venuto meno.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Gianluca Lodetti (Cgie- Cisl) su nuova emigrazione, riforma rappresentanza e convenzione patronati- Maeci

 

“Il Cgie avrà il compito di sviluppare il tema della presenza dei nuovi emigrati all’estero. Aprire un tavolo di discussione sulla convenzione che affronti la questione nel merito, allo scopo di dare maggiori servizi ai connazionali che ne hanno bisogno”

 

ROMA- La recente riunione del Cgie si è chiusa con la richiesta, avanzata dal segretario generale Michele Schiavone e da tutti i consiglieri, della convocazione a breve di una nuova Assemblea Generale volta in primo luogo alla elaborazione di una proposta di riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero. Durante il dibattito si è anche parlato della sfida rappresentata dalla nuova emigrazione e della necessità di supplire in qualche modo alla riorganizzazione dei servizi per i nostri connazionali nel mondo alla luce della riduzione della rete consolare. Di queste tematiche ancora aperte, che probabilmente saranno al centro delle prossime riunioni del Comitato di Presidenza del Cgie, abbiamo parlato con  Gianluca Lodetti, membro di nomina governativa del CdP e responsabile del Coordinamento Esteri del Patronato Inas.

Dopo cinque giorni di intensa attività si sono conclusi i lavori del Consiglio Generale. Quali valutazioni si sente di esprimere in proposito, anche in riferimento alle problematiche affrontate?  

La mia valutazione è positiva innanzitutto per il fatto che il Cgie è ritornato a riunirsi, questo va detto perché la cosa non era fino a qualche tempo fa così scontata. E’ quindi importante che questo organismo di rappresentanza sia di nuovo in pista. I lavori del Cgie sono stati necessariamente condizionati dalle tante tornate elettorali, elezioni che si dovevano per forza portare a termine, non c’è quindi stato tantissimo tempo per discutere i problemi, anche se si è fatto quello che era possibile. Fra i vari argomenti discussi voglio ricordare la richiesta, contenuta anche in un Odg approvato da consiglieri, di poter svolgere nei prossimi mesi un’altra Assemblea plenaria. Una richiesta che porteremo avanti, cercando i fondi necessari, anche perché da domani bisognerà proseguire il dibattito sui temi ancora aperti. Voglio inoltre evidenziare un certo rinnovamento della compagine del Consiglio Generale e questo ci deve far ben sperare rispetto alle nuove tematiche che sono importanti per il Cgie, come ad esempio la nuova emigrazione. Se un compito il Cgie dovrà avere, sarà quello di sviluppare il tema della presenza dei nuovi emigrati all’estero: Ormai si parla di 120mila o 130mila persone che lasciano il nostro Paese ogni anno, stime che si riferiscono ai soli dati che emergono, ma poi vi sono anche tutta una serie di ulteriori presenze all’estero che non appiano nelle statistiche ufficiali ma che vanno egualmente considerate.

Il Cgie ha dibattuto anche la questione della riforma degli organi di rappresentanza. Cosa ci può dire in proposito?

Sì, un altro tema forte che è emerso durane l’Assemblea Plenaria è quello della rappresentanza. Si è parlato della riforma dei Comites e del Cgie, ovvero di come rivedere il sistema della rappresentanza anche alla luce dei cambiamenti istituzionali in atto e della presenza dei parlamentari della circoscrizione Estero. In questo ambito non bisogna poi dimenticare che ormai le forme di rappresentanza attuali non garantiscono quella partecipazione dei nostri connazionali a cui noi invece dobbiamo aspirare. 

A suo giudizio, oltre alla rappresentanza, quale altra tematica ancora irrisolta dovrà essere affrontata dal nuovo Cgie?

Noi , e parlo anche dal punto di vista della organizzazione a cui appartengo, riteniamo che un altro tema forte da affrontare sia quello dei servizi ai connazionali di nuova o vecchia emigrazione, che siano i grandi anziani o i connazionali di seconda o terza generazione che hanno acquistato la cittadinanza. Per noi questo è un tema centrale che metteremo sempre in campo, cercando di fare in modo che il ministero Esteri comprenda come l’unione faccia la forza, senza dimenticare ovviamente la necessità di riformare anche i patronati. Un cambiamento necessario, quest’ultimo, su cui il Parlamento si sta già muovendo. Speriamo dunque che il ministero voglia veramente arrivare ad un accordo, di cui da tanti anni si parla, per la definizione della convenzione con i patronati.  Questo della convenzione è un tema che è stato molto dibattuto nel passato e lo sarà ancora in questo Cgie. Noi, con fare assolutamente costruttivo, chiediamo l’apertura di un tavolo di discussione su questo tema, fuori da ogni schema preordinato o orpelli di carattere politico, che affronti la questione nel merito, al semplice scopo di dare maggiori servizi ai connazionali che ne hanno bisogno e per dare anche un sostegno all’amministrazione del ministero degli Esteri. (G.M. Inform 29.3.)        

 

 

 

A proposito di Mafia e Terrorismo islamico

 

L’opinione del dr Antonio Giangrande, scrittore, sociologo storico, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie. A proposito delle vittime della Mafia e del Terrorismo islamico ed i soliti pregiudizi idioti. Per una volta, noi meridionali d’Italia vittime del razzismo becero ed ignorante, mettiamoci nei panni di quei mussulmani che terroristi non sono.

 

Il 19 marzo 2016 i media parlano della cattura di Salah Abdeslam, il terrorista islamico detto «la bestia», capo del commando che la sera del 13 novembre 2015, al grido di «Allah Akbar», assaltò a Parigi il Bataclan. In quella discoteca rimasero a terra i corpi di 93 persone. Per quattro mesi un quartiere islamico, Molenbeek, gli ha fatto da rifugio. Molenbeek, quartiere islamico di Bruxelles, a meno di un chilometro dal Parlamento Europeo. Cosa sono a Molenbeek, tutti terroristi, o anche solo estremisti, o solo gente ignara della presenza del terrorista? La risposta perentoria la dà Alessandro Sallusti su “Il Giornale” del 19 marzo 2016. “No, sono quelli che in molti definirebbero «islamici moderati», «integrati», «fratelli in altra fede» - dice Sallusti -. Sono l'equivalente di quei «cittadini onesti» che in Sicilia hanno protetto nell'omertà la latitanza di Totò Riina e Bernardo Provenzano, i capimafia ricercati per anni in tutto il mondo che se ne stavano tranquillamente a casa loro”.

Certo ci ricordiamo le immagini di quando, in talune città del Sud Italia, alla cattura di qualche malvivente, in sua difesa, i suoi pochi amici e parenti si frapponevano alle forze dell’ordine. Non vuol dire, però, che il resto della cittadinanza fosse criminale e ne agevolasse la latitanza.

Certo è che l'islam è una religione, ma anche una setta: non esiste il giusto o sbagliato, il bene o il male. Vale solo «o con me o contro di me». E chi è contro è un infedele.

Ma questo vale, a ragion del vero, anche per il comunismo. Il comunismo è anch’esso una religione-setta, ma ce ne passa a considerare tutti i comunisti come terroristi durante gli anni di piombo con i morti ammazzati dalle Brigate Rosse.

L’assioma vale, addirittura, per l’idiotismo. Sì perché dell’idiotismo si fanno partiti politici che vanno per la maggiore. Incompetenti tuttologi mediatici. Se non si è padano si è meridionale o mussulmano terrorista. Fa niente se tra i padani ci sono gli stessi trapiantati arabi, africani e meridionali, la cui propria origine denigrano richiamando mafiosità e islamicità terroristica. Qualcuno dice che le altre religioni (ebrei, buddisti, ecc.) e le altre comunità (cinesi, filippini, ecc.) non si sentono per niente: dove li lasci, lì li trovi. Forse, perché, come gli scandali al nord, non si ha interesse a parlarne e la devianza, quando non è islamica o meridionale, non fa notizia?

Tra Mafia e Terrorismo Islamico, certamente nessuno deve dimenticare il terrorismo di Stato: le morti per l'ingiustizia, come per la sanità, o per la povertà e l'emarginazione.

Noi meridionali d’Italia che non siamo mafiosi e non siamo complici dei mafiosi (tipo Riina o Provenzano) né siamo collusi con gli antimafiosi che le aziende le mettono ko in nome dell'antimafia politica e dell’espropriazione proletaria; noi che non siamo tali ma additati come se lo fossimo, cosa penseremmo se qualche idiota dicesse che, per difendere la propria sicurezza, si dovrebbe andare a bombardare da Roma in giù tutto il Sud Italia come si farebbe in Siria o in Libia, perchè a Napoli come a Palermo son tutti mafiosi per antropologia? O cosa penseremmo se si dicesse che si dovrebbero cacciare tutti i meridionali dal meridione d’Italia, perchè sono biologicamente e culturalmente mafiosi, come si vorrebbe fare in Europa con tutti i mussulmani, considerati, da questi idioti, tutti terroristi?

La risposta sarebbe: queste idiozie lasciamoli uscire dalle bocche dei soliti noti. Ma altrettanto idiota sarebbe appoggiare la cazzata opposta del falso buonismo: accogliamo pecore e porci, anche quando non siamo in grado di ospitarli e di sostentarli ed in nome della multiculturalità rinunciamo in casa nostra alla nostra cultura, ai nostri usi ed alle nostre tradizioni.

Basterebbe, per buon senso, per difenderci da mafia e terrorismo islamico, solo esercitare i dovuti controlli all’entrata e far rispettare le leggi durante il soggiorno, inibendo, così, le speculazioni politiche della destra e le speculazioni economiche della sinistra. Speculazioni create ad arte per gli italioti.

Dr. Antonio Giangrande

 

 

 

 

Il segretario generale del Cgie Michele Schiavone fa il punto sui lavori dell’Assemblea Plenaria

 

Fra gli argomenti trattatati la riforma della rappresentanza, la riorganizzazione della rete consolare e la difficile  situazione degli italiani in Venezuela

“Questi cinque giorni hanno evidenziato la volontà di ripresa e di rimettere in corsa tutta la macchina del Cgie…Il nuovo Consiglio generale dovrà avere strumenti, forme e metodologie volte a favorire la comunicazione con il mondo delle comunità italiane all’estero”

 

ROMA – Al termine dei lavori dell’Assemblea Plenaria (Farnesina, 21-25 marzo) il segretario generale del Cgie Michele Schiavone ha incontrato la stampa per fare il punto sulle tematiche affrontate nel corso di questi cinque giorni di intensa attività.  

“Questa settimana di lavoro del Cgie – ha esordito Schiavone - ha fatto emergere la grande volontà di protagonismo dei consiglieri di prima nomina e di quelli che hanno alle spalle altre legislature. Quest’ultimi si sono messi a disposizione dei consiglieri neo eletti per dare consigli e soprattutto per fornire informazioni utili rispetto alle modalità di lavoro che d’abitudine questo Consiglio porta avanti. Ma a mio giudizio la cosa importante è che si è evidenziata questa volontà di ripresa e di rimettere in corsa tutta la macchina del Cgie che per tantissimo tempo è rimasto bloccato per ragioni di carattere legislativo e amministrative”.

Il nuovo segretario generale è poi entrato nel merito delle tematiche affrontate dall’Assemblea “Il primo impegno che ci siamo dati – ha spiegato Schiavone – è l’elaborazione di una proposta di riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero da consegnare al Governo entro il mese di giugno e questo perché al Senato l’Esecutivo ha accolto un Ordine del Giorno che lo impegna ad elaborare entro questo termine una riforma per i Comites e il Cgie. Quindi la   Commissione del Cgie “Diritti civili e partecipazione”  è chiamata già nell’immediato a lavorare ad una proposta di riforma che in ogni modo dovrà essere di per se duale in quanto non conoscendo il risultato del prossimo referendum di ottobre sulla riforma costituzionale, dovremo elaborare due proposte: una nel caso in cui il referendum confermasse la riforma approvato dal Parlamento, allora adegueremo la nostra proposta in quella direzione,  diversamente, se tutto rimanesse immutato rispetto all’attuale assetto istituzionale,  dovremmo intervenire in modo diverso. In ogni caso – ha precisato Schiavone - bisognerà  apportare grandissimi miglioramenti, soprattutto per dare a questo Cgie strumenti, forme e metodologie nuove volte, non solo di abbattere i costi, visto che l’attuale dotazione finanziaria è ridotta, ma anche a favorire la comunicazione fra i consiglieri e tra noi e il mondo in quanto oggi le comunità italiane che vivono all’estero hanno bisogno di alimentarsi di informazioni continue. Sono convinto che saremo in grado di realizzare tutto questo perché fra i consiglieri vi sono diverse potenzialità, professionalità e soprattutto la volontà di rispondere a questo tipo di necessità. Ad esempio – ha aggiunto Schiavone - la Commissione “Informazione e Comunicazione” si è posta come obiettivo, la realizzazione di una newsletter e un utilizzo del sito del Cgie volto a favorire una comunicazione interattiva con le comunità all’estero”.

Schiavone si è poi soffermato sulla questione della riorganizzazione della rete consolare “Su questo punto – ha affermato il segretario generale  - dobbiamo cercare, con il concorso dei Parlamentari, di elaborare delle proposte integrative e alternative rispetto alle modalità con cui sono state eliminate alcune sedi consolari, valutando anche gli effetti di queste chiusure. Proposte che in alcune aree geografiche possono essere rappresentate dall’utilizzo dei consoli onorari oppure, in altri luoghi,  dei corrispondenti consolari. In questo contesto – ha aggiunto Schiavone - non bisogna poi dimenticare il ruolo svolto dai patronati che già portano avanti un lavoro impegnativo e serio per quanto riguarda l’assistenza e la previdenza, ma che potrebbero espletare anche altri compiti di carattere amministrativo, purché però ciò avvenga in maniera controllata e monitorata,  ponendo dei paletti entro i quali tali attività devono mantenersi”.

Il segretario generale ha anche parlato della necessità di convocare un’Assemblea straordinaria del Cgie. “In questo senso- ha ricordato Schiavone - noi abbiamo approvato un Ordine del Giorno che non è stato presentato per caso. Vi è infatti il bisogno di far avere al Governo e al Parlamento le nostre proposte sulla riforma della rappresentanza degli italiani all’estero e questo non può avvenire attraverso internet o video conferenza, ma abbiamo la necessità di rivederci fisicamente. Le necessità delle comunità sono infatti diverse, multiple e plurali e su questa questione è dunque opportuno richiamare tutti i consiglieri fornendo loro la necessaria documentazione affinché la loro presenza a Roma sia seriamente produttiva. Lavoreremo solo sul testo della  riforma e avremo modo di incontrare i gruppi parlamentari, i rappresentanti del Governo al fine di specificare a voce quali siano le esigenze espresse dalla nostra proposta di riforma”. Per quanto poi riguarda la questione della copertura finanziaria aggiuntiva per la realizzazione dell’Assemblea straordinaria Schiavone ha rilevato come questo aspetto  delle risorse, nonostante il positivo interessamento dei parlamentari, non possa essere dato per scontato. “Quando vi sono questioni di questo tipo che toccano le finanze dello Stato – ha precisato il segretario generale - tutto diventa difficile, però bastano alcune decine di migliaia di euro per convocare tutti i consiglieri per un’altra Plenaria e io auspico che questo possa avvenire”.

Schiavone ha infine affrontato la drammatica situazione dei nostri connazionali in Venezuela. “La situazione degli italiani che vivono Venezuela – ha ricordato il segretario generale - è davvero difficile e di vera emergenza. E’un paese nel quale oggi si vive la povertà. Vi sono situazioni di disagio sociale diffuse e purtroppo gli italiani presenti in Venezuela sono numerosi. E’ giusto che un Paese responsabile come l’Italia intervenga. Noi anche come Cgie proveremo a mettere in piedi delle iniziative  per la raccolta di medicine e altri beni di necessità. Vivendo all’estero non potremo però utilizzare per queste azioni di solidarietà i canali tradizionali volti alla raccolta di fondi, come ad esempio i numeri verdi che in Italia sono molto usati. Al fine di realizzare queste iniziative – ha concluso Schiavone - dobbiamo dunque cercare di darci dei canali nuovi, anche attraverso l’utilizzo dei nostri mezzi di informazione, perché il Venezuela è un Paese del Sud America che sta vivendo una difficile crisi sociale e politica”. (G.M./Inform)

 

 

 

 

 

Deputati Pd-Estero: per il Governo Renzi la lingua e la cultura italiane sono una priorità del Paese. Necessaria una riforma del sistema

 

ROMA - “Che bello poter imparare l’italiano, che bello poter crescere con un metodo italiano, è bello e importante mantenere viva la nostra cultura fuori dall’Italia per la crescita delle future generazioni”.

Con queste parole, analoghe a quelle che aveva usato durante la visita a scuole italiane in Australia e Argentina, il Presidente Renzi ha commentato l’inaugurazione di un istituto italiano a Chicago, nel corso della sua recente permanenza negli Stati Uniti. Non si è trattato di espressioni di circostanza, di cui in passato si è fatto largo uso e abuso, dal momento che a qualche giorno di distanza, a conclusione del corso di formazione politica organizzato dal Pd per un selezionato gruppo di giovani dirigenti, Renzi ha ribadito: “La riforma dell’insegnamento della lingua italiana all’estero, sulla quale il Governo si è impegnato ad intervenire attraverso una delega nella Buona Scuola, la ritengo una priorità per il Paese”.

Nelle settimane precedenti, il ministro Gentiloni e il sottosegretario Amendola, sia in sede parlamentare in risposta anche a una nostra interrogazione urgente che in occasione dell’insediamento del CGIE, hanno confermato il loro impegno a reintegrare al più presto i 2,5 milioni per i corsi di lingua sottratti inopinatamente per una rimodulazione di spesa.

Siamo ad un punto, dunque, in cui si ha la fondata sensazione, più di una speranza, che la classe di governo stia finalmente assumendo il tema della promozione della lingua e della cultura italiane all’estero come una leva strategica, come una priorità non delle politiche migratorie, ma “del Paese”, come ha detto Renzi. Sarebbe forse legittimo da parte nostra esprimere grande soddisfazione nel vedere riconosciuto un punto essenziale che ha guidato il nostro lavoro da quando gli eletti all’estero sono presenti nel Parlamento nazionale. E sarebbe doveroso dare atto dell’impegno che in questo campo hanno profuso in passato il CGIE, i COMITES, le associazioni, le Regioni, gli enti gestori, il personale diplomatico e gli operatori, soprattutto nel fronteggiare la lunga emergenza degli anni di crisi legata al ridimensionamento della spesa pubblica.

Preferiamo sottolineare, piuttosto, che questo indiscutibile e prezioso punto di svolta negli orientamenti politici e culturali debba trovare il suo sbocco coerente in una organica riorganizzazione del settore che dia coerenza, unitarietà, flessibilità e autonomia di programmazione e gestione all’intervento. In questo senso da tempo abbiamo dato il nostro contributo di idee e proposte, presentando disegni di legge che contengono ipotesi di riforma del settore. Lo stesso ha fatto il CGIE nella scorsa consiliatura. Essi possono essere di utile riferimento per la svolta epocale da più parti invocata. Una svolta che metterebbe il nostro Paese, anche in questo campo, nella condizione di essere più moderno, più veloce e più competitivo a livello internazionale. Secondo le stesse parole di Renzi, uno dei decreti che il Governo dovrà emanare in esecuzione della Buona Scuola potrà diventare un passaggio fondamentale per porre le basi per una riforma generale. L’essenziale è che vi sia sulle soluzioni e sugli strumenti che si preparano un metodo di condivisione e di consultazione degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero e un pieno e diretto coinvolgimento del Parlamento e degli eletti all’estero.

Ci auguriamo anche che iniziative di rilancio di altri soggetti, come la Dante Alighieri, pur auspicabili e positive, possano essere inquadrate, almeno per quanto riguarda gli impegni degli interlocutori pubblici, in un disegno generale volto a valorizzare l’insieme dei soggetti e delle strutture attraverso le quali l’Italia promuove la sua lingua e la sua cultura nel mondo, e con esse la sua immagine e il suo prestigio.

Confidiamo che gli Stati generali della lingua italiana che avranno una loro importante replica a ottobre a Firenze, si collochino in questo orizzonte riformatore del Governo in modo da essere un’utile tappa di avvicinamento al traguardo della riforma.

Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta, Alessio  Tacconi (Deputati Pd eletti nella circoscrizione  Estero)

 

 

 

 

 

“Riforma dell’insegnamento italiano all’estero, priorità per il Paese”

 

ROMA – E’ un ulteriore segno dell’importanza che il nostro Governo attribuisce alle questioni degli italiani all’estero. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando alla Scuola di formazione politica del Pd a Roma, ha detto di ritenere una priorità per il Paese la riforma dell'insegnamento della lingua italiana all'estero.

E non lo ha detto a fini propagandistici o perché qualcuno glielo abbia suggerito. Lo ha sperimentato di persona, visitando scuole di italiano nel corso dei suoi viaggi istituzionali all'estero, l'ultimo dei quali a Chicago, dove ha presenziato, per l'appunto alla inaugurazione di una nuova scuola per ragazzini italo americani. E infatti la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo è una straordinaria opportunità per fare crescere la nostra economia, per attrarre giovani talenti e per tenere vivo il rapporto tra il nostro Paese e la tanta domanda di italianità, presente nel mondo.

Io stessa sono artefice di una Proposta di legge che parte proprio da queste premesse e mira a promuovere la nostra lingua e cultura all’estero sull’esempio dei nostri partner europei. Propongo infatti la creazione di un ente, l'Agenzia Leonardo, sul modello di quanto avviene nel Regno Unito con il British Council, in Germania con il Goethe Institut o in Spagna con il Cervantes. Un ente a cui sia affidata la strategia e la gestione della nostra offerta culturale nel mondo. Perché serve un raccordo delle diverse offerte oggi esistenti e soprattutto serve un rilancio strategico di questo vitale settore culturale.

Laura Garavini, componente dell’Ufficio di presidenza del Gruppo Pd alla Camera

 

 

 

 

Politica estera. Italia, ultimi dei primi oppure primi degli ultimi?

 

Di solito scrivo poco e, quando lo faccio mi limito a trattare di cose delle quali sono responsabile professionalmente. Ma le tenebre attuali mi spingono a fare un’eccezione. Scrivo queste righe per parlare del deterioramento dell’immagine del nostro Paese; e lo faccio dalla prospettiva di qualcuno che ha vissuto all’estero per la maggior parte degli ultimi venticinque anni.

 

Venticinque anni fa, prima di assumere un incarico alla ormai defunta Unione dell’Europa Occidentale (Ueo) a Parigi, ebbi una serie di incontri preparatori con funzionari della Farnesina. Uno di questi incontri non l’ho mai dimenticato.

 

Ve lo riassumo: "Caro Roberto, quando sarai all’estero scoprirai che ci sono Paesi che contano di più ed altri che contano di meno. I Paesi in Europa che contano di più sono la Germania, la Francia e l’Inghilterra. L’Italia non si trova nel gruppo di punta, ma vorrebbe esserci, e comunque viene subito dopo. Quando ti troverai in situazioni dove bisogna scegliere se fare parte del gruppo di punta oppure accontentarsi di essere primo, oppure fra i primi, del gruppo che segue, cerca comunque sempre di fare parte del gruppo dei tre Paesi che contano di più". Questo consiglio sulla nostra ambizione non l’ho mai dimenticato. Ma mi ha fatto soffrire. Perché con il passare degli anni ho scoperto che nei fatti l’Italia non è stata in grado di dare seguito alle proprie ambizioni. Le cause sono molte: mi limito a menzionare le mancanze di leadership politiche forti e determinate, oppure le amministrazioni, agli Esteri e alla Difesa, ma anche altrove, troppo poco controllate e dirette dalle proprie classi politiche.

 

La nostra debole consapevolezza di cosa sia l’interesse nazionale. E le solite, croniche, debolezze nella conoscenza linguistica dell’inglese e del francese da parte di politici ed amministrazioni - un handicap enorme nell’interazione con altri Paesi negli ambienti multilaterali. Per capire, farsi capire ed essere capiti.

 

Negli anni del dopoguerra, che dalla prospettiva di oggi potremmo descrivere come ‘tempo stabile’, quando usufruimmo della protezione americana e della Nato e partecipammo all’avanzamento dell’integrazione europea a piccoli passi, fummo in grado di sguinzagliarci, affidandoci in gran parte all’outsourcing. Ma gli anni del tempo stabile sono finiti: adesso siamo in piena tempesta, e non se ne vede la fine.

 

Il progetto di integrazione europea è in una crisi esistenziale dalla quale l’Unione europea probabilmente non uscirà tutta d’un pezzo; e anche istituzioni del dopoguerra come l’Osce e la Nato stanno soffrendo, con risultati esistenziali ancora incerti.

 

Schengen è moribonda. E ci ritroviamo con una Russia difficile ed irrispettosa delle frontiere e del diritto internazionale, abbiamo il terrorismo fondamentalista in Europa ed in casa, paesi fragili o falliti come la Siria e la Libia come vicini di casa, e migliaia di rifugiati alle porte, con previsioni in aumento.

 

Siamo esposti, ma non facciamo parte del gruppo che conta (oppure perlomeno ci prova) e abbiamo perso standing nel conglomerato bituminoso che segue. Il bluff di una politica estera e di sicurezza nazionale chiara e coerente non funziona più ed abbiamo iniziato a pagarne le conseguenze e a vederne i risultati. E se non ci sbrighiamo ad agire ed a rimboccarci le maniche, anche l’Italia come Stato-nazione potrebbe essere a rischio.

 

Esempi della deriva in corso potremmo trovarne a centinaia. Facciamone alcuni:

 

- Il nostro presidente del Consiglio a gennaio, quando esprime irritazione nel dovere scoprire sui giornali che cosa la Germania, la Francia e la Commissione stanno cucinando per l’Unione europea.

 

- L’editorialista Wofgang Muenchau a febbraio, quando sul Financial Times afferma che il sistema di Schengen potrebbe essere sospeso indefinitamente oppure svilupparsi in una versione in miniatura - con dentro solo la Germania, la Francia e i Paesi Benelux. Ed aggiunge che l’Italia comunque non ne farebbe parte.

 

- Vienna ad inizio aprile, quando annuncia di voler mandare i propri militari al passo del Brennero per proteggere i propri confini con l’Italia. Non lo dice apertamente, ma probabilmente considera l’Italia incapace di gestire il problema dei rifugiati. A parere di chi scrive l’Austria si sta muovendo per fare parte del nuovo gruppo che conta e che si sta formando. E l’Italia rischia di rimanerne fuori.

 

Chiudo con una riflessione sullo stimolante articolo di Altiero Spinelli del 1965 ripubblicato nell’International Spectator nello scorso dicembre. L’autore afferma che il governo italiano non fu fra gli iniziatori della politica atlantica ed europea e parla della sterilità della politica estera italiana dopo le uscite di scena di Sforza e De Gasperi.

 

Quando dice che siamo una potenza di secondo rango, che di solito non contribuisce con le proprie idee ("we do not as a rule bring any contribution of ideas but accept their growth or deterioration with indifferent equanimity") e parla della nostra passività negli organi multilaterali dei quali facciamo parte. Parole dure e crude. Sfortunatamente, dopo venticinque anni trascorsi all’estero, non posso far altro che condividerle, pienamente ma con tristezza.

 

Possiamo ancora evitare lo scatafascio, oppure è già troppo tardi? Per me vale ancora la pena tentare. Forse iniziando da un Consiglio di Sicurezza nazionale degno del proprio nome.  Roberto Zadra, AffInt 8

 

 

 

 

Il silenzio della politica

 

Anche per noi, è venuto il momento di proporre riflessioni. Il nostro ruolo, ora, lo consideriamo un mezzo per tracciare un modo per rapportarsi anche a livello politico.

Non è più pensabile lasciare che gli eventi si succedano con la speranza, poi disattesa, che il “meglio” dovrebbe prendere il posto al “peggio”. Se ci fossero state altre vie per assumere una differente strategia le avremmo fatte nostre.

Di fatto, proprio non ce ne sono. Di conseguenza, intendano renderci disponibili per un dialogo politico con chi intende esserci per partecipare. Nel passato, avevamo ritenuto che lo scambio d’opinioni si potesse impostare senza particolari prese di posizione. Ora ci siamo resi conto che non è possibile.

Per adeguarci alla necessità che sono venute a maturare, siamo per un confronto diretto con chi crede di poter essere utile al Paese. Già prima dell’inizio del nuovo anno, proponiamo, proprio dalle colonne di questo quotidiano internazionale, una forma di confronto utile per capire da quale “parte” sono concentrate le forze migliori indispensabili per accreditare ogni possibile conciliazione tra i politici di ieri e di oggi.

Non staremo, però, a programmare interventi che si prestino al contraddittorio. Questo giornale, proprio per com’è stato strutturato, è aperto a tutti nella misura in cui sia possibile imbastire un confronto d’ampio orizzonte.

Riteniamo che, prima di modificare le nostre strategie, sia indispensabile dimostrare d’averne percorribili. Con questa premessa, forse innovativa, ci proponiamo per una politica dell’ascolto. Senza interferenze aprioristiche o, in ogni caso, preventivate.

Proprio nel concetto di chiarezza, siamo pronti a un confronto ideologico sul futuro della Penisola. L’invito è esteso a tutti; senza l’esclusione di nessuno. Tutte le strategie della politica potrebbero avere aspetti realisticamente condivisibili. Adesso non resta che dimostrarlo. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

“Entro due anni servizi consolari con un semplice click"

 

"Da questa settimana in Italia esiste lo Spid, il Sistema Pubblico dell'identità Digitale. Lo abbiamo introdotto con la riforma della Pubblica Amministrazione. Significa che le Amministrazioni pubbliche, comprese quelle all'estero, hanno due anni di tempo a disposizione per modificare le modalità' di erogazione dei propri servizi adeguandole a questo nuovo sistema SPID, consentendo a cittadini e imprese, di richiedere servizi per via telematica con il semplice uso di un nome utente e di una password.

 

Da subito sarà possibile accedere online soltanto ad un numero limitato di servizi della pubblica amministrazione (partono Inps, Inail e Agenzia delle Entrate), ma progressivamente verrà esteso a tutte le diverse amministrazioni, comprese quelle all'estero. Le Regioni che sono operative sin da subito sono Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Marche e il comune di Firenze. Ma nel giro di due anni tutte le amministrazioni sono obbligate ad adeguarsi alla nuova modalità, così che anche gli italiani nel mondo potranno avere a disposizione un servizio più adeguato alle loro esigenze e senza muoversi da casa. La stessa attivazione  dell’identità digitale (Spid), anche dall'estero, molto probabilmente sarà a portata di click, con una registrazione dei tratti del viso che dovrebbe avvenire con una sorta di chiamata skype.

 

L’Agenda digitale del Governo, introdotta dalla Riforma della Pubblica Amministrazione, insomma, va avanti a passo spedito. E la buona notizia è che di questo tanto atteso snellimento della burocrazia potranno beneficiare anche gli italiani nel mondo che da anni si devono confrontare con servizi consolari forniti con il contagocce, a causa di tagli e chiusure di sedi diplomatiche.

 

Particolarmente positiva è la situazione per i connazionali che risiedono in Europa. È prevista infatti l'equipollenza tra le diverse SPID europee. Di conseguenza anche con una SPID rilasciata dal Paese di residenza, vuoi che sia la Francia, la Germania o la Spagna, i nostri concittadini potranno accedere ai servizi consolari on line forniti dal nostro Paese. Una volta acquisito uno Spid, dunque, si potrà indistintamente accedere a servizi telematici, vuoi della Pubblica Amministrazione italiana o di quella locale. Una vera rivoluzione.

Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del PD alla Camera (de.it.press 17.3.)

 

 

 

 

 

Ciclone trivelle. Renzi nella morsa di vescovi e sinistra

 

Per il referendum sulle trivelle scendono in campo anche i vescovi. La posizione della Cei non è esplicitamente un sì o un no alla possibilità di esplorazioni petrolifere. Il giornale ufficiale, L'Avvenire, si limita a sostenere la necessità di discutere e di portare a conoscenza della gente l'esistenza e il contenuto del referendum del 17 aprile. Questo già basterebbe per preoccupare Matteo Renzi che vorrebbe tanto un fallimento del referendum per mancanza del quorum. Ma leggendo in controluce le parole dei vescovi si capisce perfettamente da che parte stanno, e non è certamente la parte del presidente del consiglio. Citando infatti la posizione ambientalista di Papa Francesco e la politica della Chiesa sulla conservazione del Creato i vescovi si spingono fino a sostenere le posizioni dei NoTriv. Questa presa di posizione dei vescovi italiani aggiunge una grossa difficoltà a quelle che già deve affrontare Renzi in casa propria. Infatti la posizione del premier, neutrale ma comunque più vicina alla possibilità di trivellare in mare aperto, è fortemente osteggiata dalla sinistra del Pd che si trova assieme alla sinistra più radicale e ai Cinquestelle. Ma c'è anche un altro elemento oggettivamente imbarazzante per il segretario-premier: il referendum è sostenuto da presidenti di Regione del Pd e sconfessato dallo stato maggiore del partito. Un corto circuito che la sinistra di Speranza non ha mancato di cavalcare. Contemporaneamente - è ovvio - all'attacco durissimo contro Renzi per l'alleanza con Verdini condannato a due anni con pena sospesa per la corruzione in una costruzione a Firenze. Questi attacchi non sono in grado di mettere in pericolo il governo, ma servono a logorare l'immagine di Renzi in vista di due appuntamenti fondamentali: le comunali nelle grandi città e il referendum istituzionale in ottobre. A proposito delle comunali a Roma, si va chiarendo definitivamente un aspetto che solo a volerlo vedere era chiaro anche prima. Giorgia Meloni, candidata della destra post fascista e della Lega, ha dichiarato che se non andrà al ballottaggio darà indicazione per votare la candidata grillina Raggi. Lo schema a questo punto è chiaro: Giachetti, se andrà al ballottaggio, potrà contare al massimo sui voti dei suoi sostenitori. Raggi potrà guadagnare anche i voti della destra e con quelli avrebbe ottime probabilità di essere eletta al Campidoglio. Nella destra è guerra finale: Berlusconi tenta l'ultima controffensiva contro Salvini ed ha annunciato una massiccia presenza in Tv. Una volta serviva a garantirgli il potere. Oggi probabilmente non più. GIANLUCA LUZI  LR 18

 

 

 

 

Ecco cosa fare per non pagare il canone, c'è tempo fino al 30 aprile

 

Scadrà il 30 aprile il termine per l'invio dell’autocertificazione di non possesso della televisione, unico modo per non pagare il canone Rai che sarà addebitato direttamente sulla bolletta della luce del contribuente. Lo ha chiarito, come riferisce il portale www.laleggepertutti.it, l'Agenzia delle Entrate in attesa del decreto che attuerà le nuove regole sul canone Rai introdotte dalla legge di Stabilità 2016.

La comunicazione di non possesso della televisione dovrà essere ripetuta ogni anno, avendo valore solo per un anno. "Essendo stato ormai abolita la possibilità di disdire l’abbonamento tv tramite la pratica del suggellamento - si legge sul portale - gli unici contribuenti che non pagheranno (salve ovviamente i beneficiari dell’esenzione perché over 75 anni e con un reddito inferiore a 6.713,98 euro) saranno coloro che non posseggono un televisore, a patto però che lo comunichino all’Agenzia delle Entrate entro il 30 aprile".

Ancora non è stato diffuso il modello della dichiarazione di non detenzione dell’apparecchio televisivo, ma nel frattempo si ritiene che sia valido quello precedente. Adnkronos 23

 

 

 

 

Recessione frenata?

 

E iniziata la primavera 2016 e, contestualmente, è terminato l’inverno 2015/2016. Stagione complessa e non solo dal punto di vista meteorologico.

La nostra economia, nonostante tutte le assicurazioni di un Esecutivo che non ci ha mai convinto più di tanto, ha registrato un Prodotto Interno Lordo (PIL) sempre sotto il +1%. L’ultimo trimestre dello scorso anno ha toccato lo O,1%. Percentuale più bassa registrata in area UE.

Insomma, l’economia italiana stenta a riprendersi anche a causa di una politica ancora incerta nelle sue primarie finalità. L’Italia, in seno all’Unione Europea, non ha tuttora mostrato le sue carte migliori. Sempre che le abbia. Non a caso, gli obiettivi economici nazionali potrebbero essere a rischio. Il carico fiscale, di conseguenza, dovrà essere adeguato alle oggettive necessità economiche del Paese.

Essere in UE implica il rispetto di regole precise; anche quando, all’interno, sembrerebbero non fare comodo. La sostenibilità della finanza pubblica è tutta da verificare. Se l’obiettivo di Renzi è di “reggere” sino al 2018, dovrà trovare alternative percorribili per ridare alla nostra economia una struttura capace di far fronte agli impegni ci siamo assunti a livello comunitario. Lo stesso Esecutivo, non potendo agire altrimenti, ha riconosciuto che il momento economico nazionale resta difficile; anche se il corrente anno è ancora giovane.

Di cure “miracolose” proprio non siamo in grado di trattare. L’importante è essere coerenti a una realtà che era già prevedibile prima dell’ottimismo che il Capo del Governo aveva espresso alla fine dello scorso anno. Dai dati che abbiamo avuto l’opportunità d’analizzare, riteniamo che la recessione economica italiana resti un fenomeno da seguire con molta cautela per non vanificare i pochi risultati ottimali che si sono evidenziati.

Nei prossimi mesi, vedremo come si comporterà’ l’Esecutivo; anche nei confronti di una politica europea che non più adeguata alle nostre necessità. Ancora una volta, essere geograficamente in Europa non significa, purtroppo, esserlo anche a un livello politico ed economico.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Protocollo d'intesa per la valorizzazione all'estero della cucina italiana di qualità

 

Siglata da Maeci, Miur e Mipaaf una strategia di sistema che prevede un programma di eventi, manifestazioni e attività, in particolare formative, per l'internazionalizzazione di un settore strategico dell'economia italiana e non solo. Tra esse, la Settimana della cucina italiana nel mondo

 

ROMA – Una strategia di sistema per la promozione della cucina italiana di qualità all'estero: questo l'obiettivo alla base del Protocollo d'intesa per la valorizzazione della cucina italiana di qualità firmato questa mattina alla Farnesina dai ministri Paolo Gentiloni (Affari esteri), Maurizio Martina (Politiche agricole, alimentari e forestali) e Stefania Giannini (Istruzione, Università e Ricerca).

Maeci, Miur e Ministero delle Politiche agricole intendono proseguire in questo modo una riflessione avviata e condotta in profondità con Expo Milano 2015, dando seguito concretamente alla promozione di un settore centrale per il made in Italy, che veicola i punti forti dell'immagine dell'Italia nel mondo: l'importanza e la preziosità della tradizione, la creatività che emerge nella sua reinterpretazione e la qualità dei prodotti agroalimentari, quanto più legati al territorio tanto più riconosciuti nella loro eccellenza e unicità.

A rimarcare come questa sia una “iniziativa di sistema”, “eredità e sviluppo di Expo 2015” e “tesa a promuovere la qualità della cucina italiana all'estero”, il direttore generale della Promozione del sistema Paese del Maeci, Vincenzo De Luca, cui è seguito l'intervento del ministro Gentiloni che ne ha, a sua volta, segnalato l'importanza, ricordando come la cucina italiana, pur conosciuta e diffusa in tutto il mondo, sia “una carta che possiamo ancora giocare meglio a nostro vantaggio”. Gentiloni ha chiarito come il Protocollo preveda un programma di promozione coordinato e condiviso da Maeci, Miur e Mipaf, e con la collaborazione di Mise, Agenzia Ice, Coni, Unioncamere e Assocamerestero, presenti questa mattina con i loro rappresentanti insieme ad ambasciatori dei Paesi del G20, istituzioni, enti della cultura e dell’economia e alcuni degli chef più apprezzati del panorama italiano e internazionale.

L'intesa si concentrerà nel biennio 2016-2017 su sei Paesi – Stati Uniti, Giappone, Cina, Russia, Emirati Arabi e Brasile, per poi espandersi in tutto il mondo. Tra le attività in programma, la Settimana della cucina italiana nel mondo, che verrà organizzata da Ambasciate, sedi consolari e IIC nell'ultima decade di novembre, masterclass dirette a chef stranieri per far conoscere i valori della dieta mediterranea e le eccellenze dell'agroalimentare nostrano, borse di studio per chef italiani under 30 e giornate dedicate alla cucina di qualità promosse dal Coni negli eventi sportivi internazionali, a partire dalle Olimpiadi di Rio 2016. Gentiloni ha ricordato come l'agroalimentare italiano sia leader in Europa per prodotti di qualità certificata (oltre 800 tra cibo e vini), per un valore complessivo di 13,4 miliardi di euro (e con esportazioni dell'agroalimentare cresciute del 7,4% rispetto al 2014), e come l'Italia sia tra i primi produttori di vino al mondo (48,9 milioni di ettolitri). Ha segnalato inoltre come la Penisola eserciti una forte attrazione sui flussi turistici internazionali (in continua crescita) anche grazie alla fama e al successo riscosso dalla nostra eno-gastronomia e come occorra tuttavia “coniugare questa grande diffusione dell'offerta di cibo italiano con la qualità della nostra cucina”. “L'obiettivo è quindi soffermaci su quanto la cucina italiana sia legata alla nostra identità, sulla qualità e la tradizione dei nostri piatti – ha affermato Gentiloni, rilevando come l'esperienza degli chef – chiamati a raccolta e presenti alla firma di oggi, - ossia la loro capacità di collegare il territorio, la creatività e il valore artigianale, “sia il messaggio che vogliamo portare nel mondo, l'immagine che sempre più dobbiamo dare dell'Italia”. “Il nostro Paese è una grande potenza culturale che ha nella cucina di qualità uno dei suoi elementi fondamentali – conclude il ministro, dicendosi certo che iniziative come quelle della Settimana della cucina italiana potranno divenire centrali nella strategia di promozione di cultura e capacità creative italiane, imitando dunque il modello incarnato dagli chef, capace a sua volta di “fare da traino a tutta una filiera industriale italiana”.

Tra gli chef presenti, già coinvolti in un patto siglato tra istituzioni e mondo della cucina di qualità denominato “Food Act”, sono intervenuti Carlo Cracco, che ha parlato di un “capitolo nuovo” per la valorizzazione della cucina italiana, tema su cui, a suo avviso, “non si è fatto quasi nulla” e insistito sull'importanza del fare squadra e di investire nella formazione dei giovani; Cristina Bowerman, anch'essa sostenitrice di iniziative rivolte alla formazione in Italia di giovani chef e che auspica l'istituzionalizzazione di corsi di cucina curati da chef italiani presso la sedi consolari presenti all'estero; Davide Oldani, che curerà l'alimentazione degli atleti italiani alla Casa d'Italia di Rio de Janeiro, alle prossime Olimpiadi, il quale ha ribadito l'importanza di fare squadra – capacità che si può apprendere proprio grazie allo sport - e sottolineato come “sport, benessere e movimento” siano gli ingredienti del vivere bene cui risulta essenziale una buona nutrizione fatta con prodotti di qualità.

Il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini, che in questi giorni accompagna il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita in Africa, è intervenuta con un video messaggio in cui segnala come il Protocollo richiami lo spirito di Expo e miri a rafforzare la strategia di promozione della cucina come strumento di internazionalizzazione del Paese, e rileva un rinnovato e accresciuto interesse del mondo nei nostri confronti. “Questo Protocollo avrà durata triennale e prevede lo stanziamento di 1 milione di euro per 50 borse di studio destinate a chef under 30 – ricorda Giannini, insistendo sull'importante investimento in formazione che questa iniziativa prevede.

Infine, il ministro Maurizio Martina rileva come l'importanza dell'azione intrapresa sia testimoniata anche dalla sede scelta per la firma, mentre imputa ad Expo il merito di una riflessione che ha determinato l'avio di un percorso collettivo che culmina oggi con la firma del Protocollo, frutto di una strategia condivisa e dell' “assunzione di responsabilità da parte del governo” sui temi oggetto dell'esposizione milanese. Anche la promozione di questo settore costituisce oggi “un pezzo di diplomazia italiana – segnala Martina, aggiungendo come “la cucina italiana non costituisca solo un portabandiera della nostra immagine, ma anche un modo importante di valorizzare la nostra presenza nel mondo”. Una valorizzazione che può assumere ben alte dimensioni se “pensiamo ai 250 milioni di italici richiamati nell'ultimo libro di Piero Bassetti – prosegue il ministro, che ritiene in questo modo praticabile “un salto di qualità” della nostra proiezione internazionale. “La cucina è potenziale formidabile per capire la nostra identità, per proiettarci verso il futuro e per dialogare con gli altri – conclude il ministro, sottolineando allo stesso tempo “l'operatività dell'iniziativa” e l'importanza della declinazione da essa assunta in ambito formativo.

Viviana Pansa, Inform 14.3.

 

 

 

 

Picchi (FI): fallimentare la gestione di Forza Italia all’estero da parte dell’ex senatore Pessina

 

ROMA - "Sono passati due anni da quando l'ex senatore Pessina ha preso in mano la gestione di Forza Italia all'estero, oggi possiamo concludere che si tratta di una gestione fallimentare sotto tutti i punti di vista”. Così Guglielmo Picchi, deputato di Forza Italia elettto in Europa e presidente del Comitato per la politica estera della UE, commenta lo stato di Forza Italia all'estero.

“Oggi – continua – Forza Italia all'estero nella sostanza non esiste, anche se ci sono tanti e validi dirigenti e militanti che operano per mantenere alto il vessillo del centrodestra. Mi chiedo quali altre iniziative abbia intrapreso oltre alla ostentata e ricercata alleanza con il MAIE, forza politica alleata con il traditore di Berlusconi e oggi fido alleato di Renzi Denis Verdini, e ad essersi autonominato al Consiglio Generale degli Italiani all'estero? Ahimè nessuna".

"Pessina – aggiunge Picchi – è riuscito in quello che la sinistra in 10 anni non era mai riuscita a fare ovvero annichilire l'azione politica di un grande partito come Forza Italia. È ora di cambiare, spero che Pessina si dimetta presto per poter riprendere un radicamento serio e poter fare politiche innovative ed adeguate alla nostra emigrazione e agli Italiani del Mondo". (aise) 

 

 

 

 

Ai lettori

 

Resteremo fedeli, sempre, agli obiettivi che c’eravamo prefissati da quando abbiamo iniziato a collaborare con questa testata internazionale on-line.

Lo scriviamo, altresì per chi ci legge saltuariamente o per la prima volta. Insomma, nonostante tanti eventi assai discutibili sul fronte socio/politico interno e internazionale, saremo coerenti a un impegno che abbiamo assunto da quarant’anni e che è rimasto “genuino” anche sul “Webgiornale”.

Abbiamo conservare integro, lo spirito di questo foglio e, anche per il futuro, manterremo gli obiettivi che ci siamo prefissati; anche se ne matureranno dei nuovi. Nulla, infatti, è “statico”. Neppure in questo settimanale.

Da parte nostra, con un volontariato pubblicistico che si protrae da tanto tempo al servizio dell’informazione, continueremo a essere coerenti; senza mutare il tratto abituale. Anche perché siamo convinti in ciò che scriviamo. Nella chiarezza abbiamo, da sempre, puntato e così faremo anche per il futuro.

Che le nostre argomentazioni restino condivisibili lo lasciamo al parere dei Lettori

. Riteniamo, infatti, che ogni testata acquisti valore divulgativo nella misura nella quale sia in grado di dare un esito ai problemi di chi la segue. Principio che riteniamo d’avere, da sempre, rispettato.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Tradotto dal tedesco il libro “L’ultima terra” di Svenja Leiber

 

Siamo all'inizio del XX secolo nel nord della Germania. Un paese scandito dalla caccia ai piccioni selvatici e il caprone dalle corna torte che tiranneggia il cortile.

Ruven Preuk è figlio del carraio, ma ha mani delicate che sembrano fatte per abbracciare il ricciolo del violino e orecchie che sentono il mondo a colori. Il suo talento per la musica è innegabile, ma questo non lo aiuta a inserirsi nella piccola comunità di campagna, lo allontana piuttosto in un mondo solitario. Infatti, solo percorre la strada che lo porta in città, a studiare violino con Goldbaum nel ghetto ebreaico di Amburgo, dove ad accoglierlo c'è Rahel, dal viso perfetto e i capelli scurissimi. Solo sente bruciare l'amore per lei. E solo nutre una fiducia incrollabile in un futuro raggiante.

Ma non sempre il talento e l'impegno restituiscono la realtà dei sogni. A volte ci sono impedimenti insuperabili: la religione, la classe sociale, la Storia, che ruzzola nella vita di una persona e si porta appresso tutte le sue speranze. Perché quando Ruven sta per avere l'occasione della sua vita, la Seconda guerra mondiale trascina la Germania nel baratro e lo costringe, ora che tacciono tutte le melodie, a cercare di nuovo la sua strada.

La musica, l'amore e il riscatto in un'inedita voce tedesca: tutto questo è “L'ultima terra” di Svenja Leiber, che arriva nelle librerie italiane grazie a Keller editore (collana Passi, pp.288, euro 16), tradotto dal tedesco ad opera di Elisa Leonzio.

L'autrice, Svenja Leiber, è nata nel 1975 a Amburgo, è cresciuta nel Nord della Germania e ha vissuto per un periodo in Arabia Saudita. Oggi abita con il marito e i due figli a Berlino. (aise) 

 

 

 

 

Ricky Filosa (MAIE): Amendola sottosegretario, eletti all’estero snobbati

 

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero degli Esteri che attribuisce le deleghe ai sottosegretari Vincenzo Amendola e Benedetto Della Vedova. La prima delega di Amendola è quella alle “politiche relative agli italiani nel mondo”. Inoltre il sottosegretario sarà competente per “relazioni bilaterali con i Paesi dell'Europa; relazioni bilaterali con i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, ivi inclusi i Paesi del Golfo Persico e l'Iran; relazioni bilaterali con i Paesi del Corno d'Africa (Etiopia, Eritrea, Gibuti e Somalia); relazioni con le Nazioni Unite e le Agenzie Specializzate, ad eccezione di quanto ricompreso in altre deleghe”. Più una serie di altre “relazioni” con questo o quell’organismo.

 

“Osservando la politica italiana dalla Repubblica Dominicana – commenta Ricky Filosa, coordinatore MAIE Centro America - viene da pensare che gli italiani residenti all’estero sono sempre l’ultima ruota del carro. Nel rimpasto di governo ancora una volta nessun eletto all’estero è stato preso in considerazione. Mario Giro è stato promosso viceministro agli Esteri e al suo posto come sottosegretario agli Esteri è stato nominato Vincenzo Amendola, Pd, già capogruppo in commissione Esteri alla Camera. Questo è tutto. Abbiamo 18 eletti all’estero in Parlamento, la maggior parte del Partito Democratico, e il governo italiano a guida Pd non ha pensato di scegliere uno dei rappresentanti dei nostri connazionali all’estero per ricoprire un ruolo di governo in ambito Farnesina. Uno schiaffo ai 18, in particolare a quelli del Pd, che non sono stati tenuti nemmeno in considerazione. E uno schiaffo a tutti gli italiani che nel mondo con la loro creatività e la loro vocazione imprenditoriale fanno grande il nostro Paese”.

 

“Questa – prosegue l’esponente del Movimento Associativo Italiani all’Estero - è la visione culturale e politica dell’attuale esecutivo, che non riesce ad aprirsi ad una vera partecipazione corale di tutti i suoi cittadini e a valorizzare e diffondere il sistema Italia anche tramite le nostre piccole e medie imprese che prosperano a tutte le latitudini. Questa è poi l'importanza che il governo Renzi attribuisce ai rappresentanti parlamentari degli italiani nel mondo. Nessuna. E forse la colpa è anche dei nostri rappresentanti, non in grado di farsi sentire a Roma come si deve, buoni solo a litigare tra loro. Certo è – conclude Filosa - che a questo punto ha proprio ragione il senatore Micheloni: per la Farnesina gli italiani nel mondo e gli eletti all’estero evidentemente rappresentano solo un fastidio”. De.it.press, 16.3.

 

 

 

 

Agevolazioni per i viaggi degli elettori residenti all'estero sul percorso di Trenitalia

 

ROMA – In vista del referendum indetto il 17 aprile 2016 sono previste le agevolazioni di viaggio in Italia per gli elettori residenti all'estero che abbiano presentato entro i termini di legge l'opzione di voto in Italia (per i dettagli: http://www.esteri.it/mae/it/italiani_nel_mondo/serviziconsolari/votoestero/referendum-17-aprile-2016-ulteriori.html).

In particolare, per gli elettori residenti all'estero, è prevista una riduzione del 70% della tariffa standard sui biglietti ferroviari emessi per il percorso di Trenitalia (tariffa italian elector).

Il viaggio di andata può essere effettuato al massimo un mese prima del giorno di apertura del seggio elettorale e quello di ritorno non può avere inizio se non dopo l'apertura dello stesso. I biglietti del treno con tariffa agevolata sono validi esclusivamente per il treno ed il giorno prenotati e non devono essere convalidati prima della partenza. Per usufruire della riduzione è necessario presentare al momento dell'acquisto del biglietto il documento d'identità, la tessera elettorale e la timbratura della stessa che certifichi l'avvenuta votazione per il viaggio di ritorno. Tutte le indicazioni sulle agevolazioni previste e le modalità per usufruirne sono specificate al link: http://www.trenitalia.com/tcom/Informazioni/Elettori. (Inform)

 

 

 

 

In rete il nuvo numero di “Rinascita Flash”, il bimestrale curato dall’associazione “Rinascita” di Monaco di Baviera

 

Monaco di Baviera – È online il nuovo numero di Rinascita Flash, bimestrale curato dall’associazione “Rinascita” di Monaco di Baviera.

Di seguito i titoli degli articoli pubblicati: Accontentarsi non basta di Sandra Cartacci; Comunicato del Consolato sul referendum; Il referendum del 17 aprile, a cura della redazione; Le ragioni del branco di Pasquale Episcopo; Emancipazione oggi di Norma Mattarei; Millennials: la generazione Y tra flessibilità, mobilità, tecnologia e valori etici di Simona Viacelli; Internet, informazione e disinformazione di Massimo Dolce; E adesso non si fuma più in auto di Cristiano Tassinari; Arte in scatola di Laura Angelini; La Conferenza sul clima di Parigi: un passo in avanti, ma è fondamentale l'impegno dei popoli di Enrico Turrini; “Mein Kampf” e la Germania di oggi di Carl Wilhelm Macke; Restiamo in cucina, ma stiamo con la “Rosa Bianca” di Lorella Rotondi; Forum Italia: una storia d’entusiasmo e coerenza, intervista di Miranda Alberti a Paola Zuccarini; Convegno: Violenza contro le donne: riconoscerla, contrastarla e difendersi di Angela Rossi; “L’estetica dell’oltre” di Michela Zanarella, recensione a cura di Rosanna Lanzillotti; Bruxismo di Sandra Galli; Barche ed equazioni di Maxwell di Valentina Fazio. (dip)

 

 

 

 

 

Il Governo risponde alla interrogazione sulla possibilità per i Comites di utilizzare gli elenchi consolari

 

ROMA - La risposta che il Governo ha dato alla mia interrogazione sull’esigenza di mettere i Comites nelle condizioni di corrispondere ai problemi legati ai nuovi migranti italiani che si recano all’estero per studio e per lavoro e di attrezzare un sistema informativo funzionale rispetto a queste nuove problematiche contiene diversi riferimenti a quanto si è fatto, ma consente anche di valutare il molto che c’è ancora da fare.

Nell’interrogazione, in sostanza, avevo chiesto tre cose: predisporre per i nuovi migranti un sistema informativo attraverso l’uso integrato delle tecnologie in modo da fornire in partenza notizie e punti di riferimento per ognuno dei maggiori paesi di immigrazione; mettere i Comites, che sono gli organismi a più diretto contatto con i nuovi arrivati, nelle condizioni di poter offrire loro servizi e sostegno; consentire ai Comites, organismi di rappresentanza pienamente legittimati nell’ordinamento, di accedere agli elenchi consolari per poter realizzare contatti più articolati ed efficaci con le rispettive comunità di riferimento.

Il Ministero degli steri sul coinvolgimento dei Comites nel sostegno ai nuovi migranti ricorda alcune esperienze virtuose, come quelle realizzate in alcune realtà della Germania e in Australia. Così come, per l’impegno informativo, segnala i manuali di primo approdo pubblicati online sui siti dell’Ambasciata di Berlino e del Consolato di Londra, nonché le indicazioni fornite in modo virtuale a Melbourne, Perth, Parigi e Buenos Aires.

Cose indiscutibilmente utili, ma ancora parziali rispetto alla forte articolazione dei flussi in uscita, che si dirigono verso una pluralità di Paesi, e all’impegno sistematico da me richiesto che, a partire dal sito del MAECI, dovrebbe allargarsi a rete alla maggior parte delle nostre strutture consolari e dei Comites che dispongono di un sito web.

Sulla possibilità di accedere da parte dei Comites agli elenchi consolari per poter raggiungere l’insieme o particolari gruppi di connazionali presenti nell’ambito della circoscrizione consolare la risposta è più circostanziata: “Come a suo tempo segnalato dal Garante della Privacy, agli schedari tenuti dagli uffici consolari può ritenersi applicabile, in via analogica, la disciplina generale sul rilascio degli atti anagrafici, secondo la quale l’ufficiale dell’anagrafe può rilasciare elenchi degli iscritti nell’anagrafe solo alle amministrazioni pubbliche che ne facciano motivata richiesta, per esclusivo uso di pubblica utilità”.

Questa disposizione è interpretata dai funzionari del MAECI nel senso di riconoscere certamente all’attività dei Comites una funzione di pubblica utilità, ma di non riconoscere a tali organismi la potestà amministrativa, di cui fa cenno il parere riportato. Personalmente ritengo restrittiva tale interpretazione perché i Comites sono strutture di rappresentanza pubbliche, legittimate da una legge in vigore, che agiscono per scopi di pubblica utilità. Siamo di fronte ad uno dei tanti lacciuoli che irretiscono l’operato di questi organismi, diminuendone la funzionalità e la credibilità presso i nostri connazionali, remore che la prossima riforma della rappresentanza dovrebbe definitivamente superare. Per quanto mi riguarda, naturalmente mi impegnerò in tal senso.

Sul piano operativo, tuttavia, i rappresentanti dei Comites, pur senza avere a disposizione gli elenchi dei nomi coperti da privacy, possono chiedere agli uffici consolari di farsi tramite con le persone, di vecchio e nuovo insediamento, alle quali gli stessi Comites vogliono indirizzare comunicazioni e convocazioni per incontri e iniziative. Si tratta, insomma, di recuperare in forma indiretta quello che sarebbe più proprio e agevole fare direttamente.

Sono certa che i rappresentanti dei Comites sapranno con il loro spirito di volontariato superare queste difficoltà e utilizzare, in collaborazione con gli uffici consolari, le possibilità che l’attuale normativa offre, ma sono altrettanto convinta che insieme dobbiamo lavorare per consentire a questi importanti organismi di avere in prospettiva il pieno accesso alle informazioni necessarie all’espletamento delle loro funzioni.

Francesca La Marca, Deputata eletta all’estero per il Pd

 

 

 

 

Uno Stato Ue può escludere cittadini europei da alcune prestazioni sociali per 3 mesi. Niente di nuovo...

 

Uno Stato membro dell’Unione europea può escludere dal beneficio di talune “prestazioni speciali in denaro a carattere non contributivo” i cittadini di altri Stati membri durante i primi tre mesi del loro soggiorno.

La sentenza emessa a febbraio nella causa C-299/14 dalla Corte di giustizia dell’Unione europea non ha fatto altro che confermare la precedente giurisprudenza. O meglio, non ha fatto che confermare quanto già disposto, e quindi noto, da una direttiva europea di 12 anni fa.

Secondo tale direttiva, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri (Direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004), i cittadini dell’Unione hanno il diritto di soggiornare in un altro Stato membro durante i primi tre mesi, senza altre condizioni o formalità che il possesso di una carta d’identità o di un passaporto in corso di validità. Durante questo periodo, gli Stati membri non sono obbligati a concedere prestazioni d’assistenza sociale. È la ragione per la quale gli stessi Stati non possono esigere – durante questi primi tre mesi - che i cittadini dell’Unione possiedano una propria assicurazione malattia e mezzi di sussistenza sufficienti a non divenire “un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale [e non previdenziale!] dello Stato membro ospitante”.

La sentenza del 25 febbraio 2016 riguarda una controversia tra la famiglia spagnola Peña-García, residente in Germania, e un centro tedesco per l’impiego del distretto di Recklinghausen. Quest’ultimo ha negato le prestazioni di sussistenza tedesche al sig. Joel Peña Cuevas e a suo figlio per i primi tre mesi del loro soggiorno in Germania. In accordo con il diritto europeo, infatti, la normativa tedesca prevede che gli stranieri siano esclusi, in linea di principio, da tali prestazioni durante i primi tre mesi del loro soggiorno. Secondo la Corte, tale rifiuto è talmente evidente in sé, da non rendere necessario neanche un esame della situazione individuale dell’interessato.

Visto quanto accaduto in precedenza, in occasione delle sentenze Dano (C‑333/13) e Alimanovic (C‑67/14), c’è da aspettarsi che anche questa recente sentenza possa mettere il vento in poppa ai discorsi populisti e xenofobi. E invece, a leggere bene, il dispositivo non offre veramente alcun sostegno giuridico alle pratiche discriminatorie tese a limitare i diritti alla previdenza sociale dei lavoratori migranti o, peggio ancora, ad escludere i cittadini stranieri da ogni prestazione sociale e persino e dal loro diritto di soggiorno, attraverso meccanismi automatici, che non tengono in alcun conto la situazione concreta e personale dei diretti interessati.

In questa sentenza, come nelle altre che l’hanno preceduta, la Corte ricorda che, ai sensi della direttiva 2004/38 sulla libera circolazione e del regolamento 883/2004 sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, tale esclusione durante i primi tre mesi di soggiorno è solamente ammessa per prestazioni di natura “assistenziale”, e non sarebbe invece stata possibile se le prestazioni oggetto del contenzioso potessero essere qualificate come prestazioni da lavoro o anche quali “prestazioni destinate a facilitare l’accesso al mercato del lavoro”.

Questa sentenza non riguarda quindi in alcun modo il taglio dei “benefit” per i lavoratori di altri Paesi Ue che il Consiglio europeo ha accordato per evitare il Brexit, ossia l’uscita del Regno Unito dall’UE, e non è neanche la riduzione degli assegni familiari per i figli dei lavoratori stranieri. Quanto deciso a Bruxelles il 18 e il 19 febbraio scorsi, questo sì è un fatto veramente grave, che pregiudica i diritti dei lavori migranti. Anzi, i diritti dei lavoratori tout court. Poiché se il legame tra lavoro e previdenza sociale viene negato oggi ai lavoratori “stranieri”, nulla impedirà in seguito di negarlo anche agli altri.

Ma questo, ripetiamo, non c’entra nulla con la Corte di giustizia dell’Unione europea. Anzi, come dichiarato in questi giorni da autorevoli analisti dell’Università di Essex, noi confidiamo proprio nei giudici della Corte europea, oltre che nel Parlamento europeo, certi che gli uni e gli altri rigetteranno – alla prima occasione – le orribili misure discriminatorie prese in questo mese a Bruxelles.

Carlo Caldarini, Direttore dell’Osservatorio Inca Cgil

 

 

 

 

Come innaffiare la rosa appassita del riformismo

 

Là dove all'inizio del secolo si poteva viaggiare da Inverness in Scozia a Vilnius in Lituania senza incontrare un solo Paese governato dalla destra, la geografia è completamente stravolta. La destra tradizionale soffre una crisi parallela e simmetrica e crescono soltanto gli opposti populismi - di EZIO MAURO

 

C'È una rosa appassita nel giardino d'Europa. Sfiorisce e avvizzisce sulle pagine del'"Economist", che dedica un lungo servizio al declino del centrosinistra in tutti (o quasi) i Paesi del continente, come se il riformismo invece di essere l'esito compiuto e finalmente risolto di una vicenda secolare travagliata fosse in realtà la moderna malattia senile del socialismo. Cifre e mappe sono implacabili. Là dove all'inizio del secolo, dice il settimanale inglese, si poteva viaggiare da Inverness in Scozia a Vilnius in Lituania senza incontrare un solo Paese governato dalla destra, la geografia è completamente stravolta: i socialisti governavano in Scandinavia, guidavano la Commissione Europea, se la giocavano per la preminenza nel Parlamento di Strasburgo, mentre ora il loro consenso elettorale si è ridotto ad un terzo, faticano dove hanno vinto le elezioni come in Francia, rischiano in Italia, si riducono a junior partner nel governo altrui in Olanda e nel Paese più importante dell'Europa, la Germania. La rosa perde i petali, dunque, l'uno dopo l'altro. E quei petali, comunque, hanno via via perduto il loro colore e certamente il profumo.

 

Fortunatamente numeri e grafici non dicono tutto, altrimenti ci sarebbe da consegnare le chiavi della modernità a qualcuno in grado di governarla, rinchiudendosi in casa. La destra tradizionale - in Francia la chiamano repubblicana - soffre infatti di una crisi parallela e simmetrica, mangiata viva dal radicalismo xenofobo che non sa arginare e che s'ingozza delle paure dei cittadini convertendole in una falsa moneta politica, tuttavia redditizia. Crescono soltanto gli opposti populismi, a destra come a sinistra, e la rabbia che non si appaga nello specchio di questa semplificazione qualunquista antisistema ingrossa le fila del "partito del sofà", dove siedono i delusi che si rifiutano di partecipare e di votare, ritirandosi con la bassa marea politica da ogni discorso pubblico.

 

Quel che le cifre non dicono è il contesto. Quando questa vicenda è cominciata, nel 2007, sulle democrazie dell'Occidente si sono abbattute tre crisi concentriche, crisi delle banche, del debito, dunque della crescita. Negli ultimi anni si sono aggiunte due emergenze epocali: l'onda lunga dei migranti che cercano nell'Europa salvezza, sopravvivenza e futuro, dunque l'unica speranza, e la sfida del Califfato che dopo le Torri Gemelle ha annunciato la guerra all'Occidente e porta la morte direttamente nelle città del nostro continente. Ciò che ne deriva è un sentimento politico di insicurezza e dunque di sfiducia, la ricerca di protezione in identità primitive di chiusura, la solitudine repubblicana, lo smarrimento di ogni senso di cittadinanza.

 

È la fine del "sociale", il venir meno dei legami collettivi che non siano quelli di sangue e di clan contrapposti agli "invasori", il ribaltamento del welfare visto non più come una conquista da estendere ma come un egoismo da difendere, la consumazione della politica che nel sistema occidentale era nata proprio per organizzare tutto ciò, la società, il nesso tra l'individuale e il collettivo, la sicurezza dello "Stato- benessere" come strumento di coesione e soprattutto come proiezione del lavoro e del suo valore sociale. Scopriamo terrorizzati che tutta l'impalcatura - culturale, istituzionale, politica - che ci siamo costruiti nel dopoguerra per difendere e garantire l'incrocio tra la nostra vita e le vite degli altri è entrata in crisi. Diciamo la verità: scopriamo che la democrazia non basta a se stessa. È insediata ma non ci protegge, tanto da farci venire il dubbio che funzioni veramente soltanto negli anni della crescita e della redistribuzione, mentre quando cambiano i tempi si fa da parte, cede il governo del sistema e contempla l'azione della crisi. Siamo a un passo dal pensare che la società stessa, il suo concetto, non siano esportabili dentro il territorio universale della globalizzazione, quasi come se fossero creature dello Stato nazionale.

 

Verrebbe da dire che tutto questo segna per forza di cose la fine del "secolo socialdemocratico". Anzi, di più, perché tutto congiura affinché il pesce socialista non possa nuotare in un eco-sistema di questo tipo. Ma non abbiamo ancora aggiunto l'ingrediente fondamentale: il lavoro. Basta leggere i dati sulla disoccupazione, e quelli sul lavoro giovanile, per capire che il vero attore sociale colpito dalla crisi è il lavoro, che la nostra Costituzione codifica come un diritto e che dunque per molti è un diritto negato, uno strumento impossibile per affermare la propria dignità personale e pubblica, sapendo che senza libertà materiale non c'è una vera libertà politica. Non è un problema economico soltanto, che si può rinchiudere nelle statistiche del Pil. Perché il legame tra la democrazia, l'Occidente e il lavoro è intrinseco. Non solo perché il ciclo virtuoso delle democrazie europee si è basato sempre sul rapporto tra crescita, lavoro, occupazione, benessere, consenso. Ma perché la democrazia in Europa è nata come democrazia del lavoro, col lavoro e il reddito che ne deriva il cittadino provvede alla sua famiglia ma anche ai diritti politici e sociali di tutti. Se salta questa consapevolezza, salta ciò che tiene insieme capitalismo, Stato sociale, democrazia rappresentativa e pubblica opinione. Cioè cambia la fisionomia del sistema democratico occidentale così come lo abbiamo fin qui conosciuto.

 

Sono meccanismi che fino all'insorgere della crisi erano ormai accettati da tutti, destra di governo, sinistra riformista. Diciamo che in più la socialdemocrazia trovava in questo dispositivo politico-culturale la propria ragion d'essere. Qui infatti, proprio qui, ha operato per anni il tavolo di compensazione dei conflitti, che ha tenuto insieme i vincenti e i perdenti delle diverse congiunture, legando il ricco e il povero - nella diversità dei loro percorsi e nella sproporzione dei loro destini - in un vincolo di responsabilità almeno in parte comune. Finché il vento della globalizzazione non ha rinchiuso anche quel tavolo e il moderno ricco che vive nello spazio sovranazionale dei flussi finanziari e dei flussi d'informazione non ha più nessun bisogno - nemmeno territoriale, neppure fisico - di sentirsi vincolato al moderno povero che vive nel sottosuolo degli Stati nazionali e che ha preso una nuova configurazione: è l'escluso che non si vede più, e di cui quindi si può fare a meno.

 

Una buona parte della sinistra non ha più un vocabolario autonomo perché ritiene che queste parole e questi concetti facciano parte del Novecento e non meritino di passare la dogana del secolo post- ideologico, perché suonerebbero retoriche. Così si parla con parole altrui e la neolingua della neodestra è l'unica che risuona. Ma proviamo a ribaltare il discorso per non rimanere prigionieri del luogo comune dominante: quali sono gli indici fondamentali della modernità, oggi, se non i diritti civili, la sicurezza sociale, la ricostituzione di una effettiva autonomia dell'individuo e di una reale libertà del cittadino, anche dalle paure che imprigionano la parte più debole e più esposta della popolazione? Perché la sola questione che valga oggi a sinistra, come dice il premier francese Manuel Valls, è appunto "come orientare la modernità per accelerare l'emancipazione degli individui, e dunque di ciascuno". Creando una nuova ragione sociale capace di tenere insieme gli esclusi, i salvati e gli emergenti, quei fabbricatori e manipolatori di simboli, come li chiama Alain Touraine, che comprano e vendono il moderno quotidiano di cui viviamo.

 

Il riformismo - che significa poi semplicemente sinistra con cultura di governo - ha sorprendentemente le carte più in regola per affrontare le esigenze della fase, e ha nel suo zaino gli strumenti più propri per riuscire: responsabilità, opportunità, solidarietà, la nuova triade di valori che può collegare la tradizione con la modernità e portare il guscio socialdemocratico (nelle sue diverse colorazioni e denominazioni) a ricostruire un legame sociale di soggetti capaci di pretendere e realizzare un cambiamento che consenta alla cultura politica occidentale di superare la crisi salvando se stessa. Sapendo che esiste un modello economico europeo di cui siamo scarsamente consapevoli: è l'economia sociale di mercato, che da Bad Godesberg in poi libera pienamente l'iniziativa economica capace di crescere e produrre lavoro e ricchezza, con la mano pubblica incaricata di mantenere con discrezione l'equità del sistema, realizzando così quel "capitalismo con correzioni sociali" che è stato una risposta concreta alle vicende del fascismo e del comunismo.

 

C'è dunque ancora qualcosa da fare, prima di disarmare. Anche perché dall'altra parte del giardino europeo, il pensiero

liberale è oggi attaccato frontalmente come il principale nemico dai populismi xenofobi che stanno scalando il cuore del continente, nei Paesi che arrivano dall'Est. È il giardino stesso d'Europa che va difeso, dunque. E se infine provassimo ad annaffiarla, quella rosa?  LR 5

 

 

 

 

Rientro dei cervelli. Il Fisco definisce i criteri per beneficiare degli incentivi

 

Emanato dall’Agenzia delle Entrate il provvedimento che definisce le modalità con cui i lavoratori rientrati in Italia potranno, se in possesso dei requisiti per beneficiare degli incentivi della legge sul “rientro dei cervelli”, optare per il regime fiscale di vantaggio definito dal Governo nel “decreto internazionalizzazione”

 

ROMA - Finalmente l’Agenzia delle Entrate ha emanato il provvedimento che definisce le modalità con le quali i lavoratori che sono rientrati in Italia potranno, qualora in possesso dei requisiti per beneficiare degli incentivi della legge sul “rientro dei cervelli”, optare per il regime fiscale di vantaggio definito dal Governo nel cosiddetto “decreto internazionalizzazione”.

Come si ricorderà il decreto legislativo n. 147 del 14 settembre 2015 (misure per la crescita e l'internazionalizzazione delle imprese) ha introdotto un regime speciale per lavoratori rimpatriati, al fine di incentivare il "rientro dei cervelli". In particolare, l'articolo prevede che il reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio italiano concorra alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 70% del suo ammontare al ricorrere di specifiche condizioni:

• che i lavoratori non siano stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il trasferimento e si impegnino a permanere in Italia per almeno due anni;

• che l'attività lavorativa venga svolta presso un'impresa residente nel territorio italiano in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa;

• che l'attività lavorativa sia prestata prevalentemente nel territorio italiano;

• che i lavoratori rivestano ruoli direttivi o siano in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione.

Un’analoga norma era stata introdotta a fine 2010 (legge n. 238) con l’intenzione di  contribuire alla crescita e alla ripresa  del Paese incentivando il ritorno in Italia di lavoratori e studenti dopo esperienze all'estero, al fine di contrastare il fenomeno della cosiddetta "fuga dei cervelli", acuito dalla crisi economica che ha coinvolto l'Italia e l'Europa negli ultimi anni.

In tale contesto di sovrapposizione normativa, la Legge di Stabilità 2016 ha stabilito che, in caso di rispetto delle condizioni previste dalla legge 238/2010, i soggetti rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2015 possono continuare a fruire dei benefici previsti dalla stessa legge fino al 31 dicembre 2017 e che sia un decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze a provvedere all'adozione delle "disposizioni di attuazione" e di "coordinamento con le altre norme agevolative vigenti in materia", oltre che "le cause di decadenza dal beneficio".

Con il recente provvedimento l'Agenzia delle Entrate ha quindi stabilito le istruzioni per l'accesso alle agevolazioni da parte dei "lavoratori rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2015, che possono beneficiare degli incentivi della legge n. 238 del 2010  ma intendono optare per il nuovo regime fiscale speciale destinato ai lavoratori rimpatriati, previsto dal Dlgs n. 147/2015".

Per accedere al beneficio, che consiste, ci ricorda l’Agenzia delle Entrate, nel ridurre al 70% ai fini fiscali il reddito complessivo, i lavoratori dipendenti devono presentare specifica richiesta scritta al proprio datore di lavoro entro 3 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento (emanato il 29 marzo u.s.).

L’Agenzia informa che la richiesta dovrà contenere le generalità del contribuente, il codice fiscale, l'indicazione dell’attuale residenza in Italia e l’impegno a comunicare tempestivamente l’avvenuta iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, oltre che ogni variazione della residenza o del domicilio prima del decorso di cinque anni dalla data della prima fruizione del beneficio. L’opzione può essere esercitata anche dai soggetti che hanno avviato un’attività di lavoro autonomo o di impresa, che possono indicare l’opzione nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno di imposta 2016.

La scelta, si ricorda infine, è irrevocabile, ha effetto dal 1° gennaio 2016 e per i quattro periodi d’imposta successivi. Ritenute e conguagli dovranno quindi essere operati sul 70% del reddito lordo, mentre il restante 30% sarà esente. L’opzione può essere esercitata anche dai soggetti che hanno avviato un’attività di lavoro autonomo o di impresa, i quali possono indicare l’opzione nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno di imposta 2016. La scelta è irrevocabile ed ha effetto a partire dal 1° gennaio 2016 e per i quattro periodi d’imposta successivi. Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 29 marzo ha il Protocollo n. 46244 /2016 ed è consultabile sul sito dell’Agenzia.

Marco Fedi, Deputato Pd-Estero

 

 

 

 

Pasqua 2016: ovetto con sorpresa. Si chiama SPID, la nebbia per impedire la vista sull’inadeguatezza della rete consolare.

 

Con l'istituzione del Sistema Pubblico per la gestione dell'Identità Digitale di cittadini e imprese (SPID) le pubbliche amministrazioni potranno consentire l'accesso in rete ai propri servizi. E subito rimbalza sulle agenzie l’ingenuo l’entusiasmo del solito parlamentare eletto all’estero.

Dobbiamo ammetterlo. Ci mancavano un pò le sorprese ministeriali in materia d’informatizzazione dei servizi consolari. Ci eravamo quasi dimenticati del Totem del Senatore Mantica, (le colonnine da installare nei consolati per l’auto digitalizzazione dei propri dati) o dell’altisonante SOLI (Servizi consolari Online) e apprendiamo quindi, con gioia, che presto SPID arriverà anche sulla rete consolare a salvataggio dei servizi.

E ben venga SPID ma le priorità sono ben altre e sembrano sfuggire ai responsabili politici, prede di facili entusiasmi a mezzo comunicato stampa.

Servono Uffici consolari di servizio distaccati e vicini alla nostra gente, con adeguata attrezzatura informatica!

Serve l’accesso diretto dei Consolati ai registri AIRE con la fusione delle banche dati del MAECI e del Ministero dell’Interno.

Serve l’abolizione di quintali di carte con la digitalizzazione degli archivi.

Serve l’applicazione della legge sull’autocertificazione per i servizi consolari, mentre a tutt’oggi la gente è costretta a produrre carte su carte per ottenere i propri servizi.

La digitalizzazione dei servizi è vitale ma non può essere strumentalizzata per giustificare ulteriori chiusure. La vera innovazione dei servizi consolari va cercata in una riorganizzazione seria della rete e dei servizi, in cui l’informatizzazione è solo una parte di un quadro complesso che tenga finalmente conto dei reali bisogni delle nostre collettività costituite da ben 4.636.647 iscritti all’AIRE al 1° gennaio del 2015. La comunità “anziana” è costituita da 922.545 persone che hanno più di 65 anni (19,9% del totale). Per queste persone poco serve SPID. Esse abbisognano di servizi veloci, facilitati da un sistema informatico interno che li aiuti a traghettare nei moderni sistemi di comunicazione.

È l’amministrazione che deve usare l’informatica per agevolare il cittadino e non deve essere il cittadino a dover usare Internet per agevolare l’Amministrazione!

Confsal Unsa, coordinamento esteri

 

 

 

 

Il grande ingorgo elettorale senza date per andare alle urne

 

L’unico giorno individuato per gli elettori è il 17 aprile per le trivelle. Su amministrative e referendum costituzionale ancora nulla di deciso

FABIO MARTINI

 

ROMA - Non è la prima volta e probabilmente non è neppure l’ultima: in vista della sfilza di appuntamenti elettorali in programma nei prossimi mesi - primo e secondo turno delle amministrative, referendum istituzionale - ancora una volta Matteo Renzi non dà «punti di riferimento» ai suoi avversari, un po’ come i falsi “nueve” nei moduli di calcio. A pochi giorni dalla data ultima per decidere, il governo non ha ancora comunicato quando si svolgeranno le elezioni amministrative nei cinque comuni politicamente più importanti del Paese ed è ancora in “mente dei” la data della madre di tutte le battaglie renziane, il referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo e sulla quale Matteo Renzi ha già messo la “fiducia”: chi voterà sì, di fatto chiederà la permanenza del presidente del Consiglio a palazzo Chigi, mentre il prevalere dei “no” significherebbe - lo ha detto Renzi - il suo ritiro dall’attività politica. 

 

E d’altra parte il presidente del Consiglio è stato attento a non dare punti di riferimento neppure in occasione dell’unico appuntamento che ha già una data: il referendum sulle trivelle, fissato per il 17 aprile, dopo che la Corte Costituzionale aveva ritenuto ammissibile soltanto uno dei quesiti a suo tempo presentati da alcune Regioni. In vista del referendum il Pd non si è schiacciato su un posizionamento preciso, in virtù di due pronunciamenti originali: si è scoperto casualmente che il partito democratico si era schierato per l’ astensione perché così è stato riferito dall’Agcom, l’agenzia che sovrintende alle presenze televisive dei vari Comitati. E d’altra parte i due vicesegretari del Pd Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini alcuni giorni fa hanno spiegato dettagliatamente i motivi per i quali sono contrari al quesito referendario («L’Italia dovrà licenziare migliaia di persone e comprare all’estero più gas e più petrolio») salvo poi trarre la conclusione che davanti ad un referendum «inutile» la cosa migliore è astenersi. Morale della storia: il Pd non dà punti di riferimento perché non vuole farsi contare su una consultazione dall’esito incerto. 

 

Quanto alla data delle elezioni spetta da sempre ai governi e tutti gli esecutivi hanno fatto cadere la scelta sul periodo ritenuto più conveniente. Al momento il 5 e il 19 giugno (per il ballottaggio) sono le date preferite da palazzo Chigi per le amministrative. Resta aperta la possibilità dell’anticipo di una settimana, ma raccontano che il ministro dell’Interno Angelino Alfano, al quale spetta la proposta, al riguardo abbia un atteggiamento fatalista, ben conoscendo l’attitudine di Renzi di decidere quasi tutto all’ultimo momento. 

 

Non c’è ancora una data neppure per l’ultimo passaggio parlamentare necessario all’approvazione della legge di riforma costituzionale. Tra domani e dopodomani i capigruppo di Montecitorio dovrebbero fissare discussione e voto sul ddl costituzionale (prima in Commissione e poi in aula) tra il 12 e il 22 aprile. E a quel punto si aprirà una curiosa corsa alla consultazione referendaria. Per le leggi costituzionali approvate senza aver raggiunto il quorum dei due terzi in entrambe le Camere, la Costituzione consente di ricorrere al referendum, che può essere attivato per tre vie, entro tre mesi dall’approvazione finale della legge: su richiesta di un quinto dei parlamentari di una delle due Camere; di cinque Consigli regionali; di cinquecentomila elettori. Renzi, per attivare il referendum, può scegliere una tra la prima e la seconda opzione. Stesse opzioni per i fautori del No (Cinque Stelle, Lega, Forza Italia, Sinistra italiana, ma anche comitati della società civile, a cominciare da quello guidato dal Fatto quotidiano), tra i quali potrebbe spuntare la tentazione di una raccolta di firme, una spinta in più verso la mobilitazione decisiva: quella per il referendum, che il costituzionalista Stefano Ceccanti colloca «in autunno» perchè «una corretta attuazione di tutti gli adempimenti richiede circa sei mesi dalla approvazione finale della legge». LS 29

 

 

 

 

Cgie, partiti e associazionismo

 

ROMA - Gianluigi Ferretti, consigliere CGIE, nominato dal sottosegretario Giro in quota associazioni ancorchè su indicazione di un partito politico, il MAIE, del quale è coordinatore europeo, lamenta una discriminazione partitica ad opera del PD, avvenuta nella fase di rinnovo degli organismi dello stesso CGIE (osservo che l’aver fatto passare per associazione un partito politico è una fra altre "anomalie" nei criteri usati dal sottosegretario Giro. In molti è prevalso un silenzio conformistico e, in alcuni, quel modus operandi meglio noto come "fotti e chiagne").

Il PD, partito, ben presente nel CGIE con consiglieri che vi aderiscono, sarebbe stato intenzionato ad accaparrarsi il maggior numero di cariche e per questo, malgrado pressanti appelli dei giorni antecedenti, alla fine, diversamente da precedente consolidata prassi, non avrebbe convenuto per un accordo spartitorio fra partiti. Nella circostanza con il Maie.

È Ferretti stesso che ne ha dato notizia, l’altro ieri, su "L’italiano" on line: "sì, è vero, tutte le cariche degli altri CGIE erano state frutto di accordi fra partiti. E quindi c'è chi ha pensato che anche questa volta sia successo qualcosa di simile. Ma così non è stato. Questa volta i partiti organizzati all'estero erano il PD e il MAIE e non c'è stato alcun accordo".

Nella realtà il PD, aldilà delle sue intenzioni, poteva addivenire, in via di massima, a un accordo che presupponeva la commistione dei voti presuntivamente attribuibili al PD con gli 11 raccolti dal Maie per la vicepresidenza di nomina governativa, peraltro non bastanti da soli a garantirla (ci sarebbe anche da aggiungere che i voti ricevuti da Mariano Gazzola per la vicesegreteria Sud America e da Nello Collevecchio nella commissione "Sistema Italia", dimostrano che è stato anche seguito un metodo di garanzia per le minoranze – MAIE - perché sono stati votati anche da molti non appartenenti alla destra).

Impossibile sarebbe stata la subordinazione a questo accordo di molte legittime aspirazioni a veder rappresentate nell’Ufficio di presidenza istanze di area continentale, del mondo associativo, di sindacati e patronati. Oggettivamente improponibile il vecchio schema consociativo, pena la frantumazione della faticosa, ricercata possibile maggioranza di consensi alla segreteria generale.

C’è tuttavia anche da osservare che per un organismo alla cui composizione, normativamente (DL del 24.4.2014), partecipano anche associazionismo, sindacati e patronati e rappresentanti dei Comites, la riconduzione a unità, "a cascata", di un mondo plurale, attuata attraverso le convenienze di due partiti che si fossero accordati fra di loro sulla testa di tutti gli altri sarebbe apparsa, davvero, politicamente come una pretesa non governabile. Un "inciucio" a prescindere da contenuti programmatici, una operazione il cui collante sarebbe stato la prosecuzione del vecchio consociativismo senza principi.

Il possibile accordo spartitorio, già praticato per la nomina del precedente CGIE, era uno scenario eventuale rispetto al quale il Forum delle associazioni degli italiani nel mondo, nei giorni antecedenti l’inizio della Assemblea generale del CGIE, aveva messo sull’avviso con un comunicato nel quale si paventava il ritorno del "CGIE dei partiti".

Si avvertiva: "Sembra tornare in pista un "CGIE a trazione partitica" con il rischio di approcci spartitori e di logiche consociative".

È sembrato che dall’interno del PD questa preoccupazione del Forum sia stata colta non tanto o soltanto per il vincolo numerico negativo che ne sarebbe disceso, ma soprattutto in quanto preoccupazione da condividere in sé e perchè raccordata ad un sempre più vasto comune sentire. Poteva sembrare solo erroneamente questa presa di posizione del Forum come una immotivata critica al PD quando invece era il segnale del forte timore che un approccio ed una prassi siffatti, se reiterati, sarebbero stati incongrui e contradditorii rispetto ai cambiamenti che pur nelle difficoltà erano avvenuti.

Vi era pur stato, con le elezioni dei Comites, anche nella scarsissima loro rappresentatività (solo il 6,5 % degli aventi diritto iscritti nei registri elettorali), un consistente rinnovamento di questi organismi ed evidenti erano alcuni cambiamenti nella composizione dei consiglieri, una consistente parte dei quali, provenienti dalle diverse aree continentali e dall’Italia, sono parte integrante del mondo delle associazioni. Senza le associazioni non vi sarebbero i Comites. Senza i Comites non esisterebbe il CGIE e neanche il voto all’estero. I partiti nominati dal governo nel CGIE non possono e, si spera non facciano più, il bello e il cattivo tempo sulla testa delle associazioni.

I partiti che nel tempo si sono alternati in ruoli e responsabilità di governo devono trarre una valutazione degli inesistenti risultati della loro azione rispetto ai diritti e alle aspettative degli italiani all’estero. La Circoscrizione dell’estero con una normativa elettorale che abbiamo visto essere dalle maglie troppo larghe ha aggiunto parlamentari che seguitano a largamente occuparsi delle dinamiche partitiche della madrepatria piuttosto che svolgere in parlamento una proficua rappresentanza diretta di quei diritti e di quelle aspettative. L’assenza di vincolo di mandato ha alla fine prodotto il paradosso di vedere eletti all’estero che hanno votato con il governo quasi permanentemente singoli provvedimenti e voti di fiducia.

Una sovraordinazione dei partiti rispetto alle altre componenti, già poco accettabile e subita nel CGIE quando il ruolo dei partiti era totalizzante, non ha oggi alcuna legittimazione etica o primazia sociale.

In un certo qual modo, a me pare, che di questo nel suo saluto d’inizio si sia ricordato Michele Schiavone laddove ha detto: c’è la "volontà di rendere protagonisti tutti, indipendentemente da chi ha votato Schiavone, indipendentemente dalla storia politica di ognuno".

Non era scontato che lo dicesse, ha fatto bene a dirlo ed è stato apprezzabile che lo abbia detto di fronte a tutta l’Assemblea Generale immediatamente dopo l’avvenuta sua elezione a Segretario Generale. L’affermazione appare non arrivata a caso e dovrebbe essere intesa come rivolta in primo luogo a salvaguardare l’autonomia di giudizio del CGIE rispetto ai partiti di opposizione e di governo e quindi rispetto alla stessa burocrazia governativa che ne attua le decisioni.

Il mondo della nostra emigrazione, abbandonato a se stesso, nella indifferenza dei governi e nella irrilevanza della propria rappresentanza parlamentare, nella Assemblea Generale del CGIE tra istanze settoriali , volontà di sopravvivenza e ansia di rinnovamento alla fine si è dato un assetto che maggiormente e meglio rispecchia l’articolato mondo di cui oggi sono espressione i diversi consiglieri. Quella intesa che non c’è stata, lo hanno alla fine capito in molti, avrebbe definitivamente affossato ogni non scontata residua possibilità di rinnovare il CGIE.

Forse oggi c’è una speranza che le cose possano cambiare. Ed è un auspicio più che una certezza.

Rino Giuliani, vicepresidente dell’Istituto Fernando Santi

 

 

 

 

Il denaro non unge ma il petrolio sì

 

Mozione di sfiducia al Governo. Nella bufera giudiziaria coinvolte anche due ministre. Il referendum sulle trivelle: le ragioni pro e contro

 

  Purtroppo i politici italiani non si smentiscono mai: o si fanno pagare da chi vuole ottenere benefici o, approfittando della loro posizione burocratica e governativa, aiutano amici e parenti. Come ha fatto la titolare del Ministero dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, che ha comunicato, tramite una telefonata intercettata, al proprio compagno, Gianluca Gemelli, che la ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, avrebbe reinserito nella legge di Stabilità un emendamento diretto a snellire l’iter per il via libera alle attività estrattive di gas e petrolio. Ciò avrebbe facilitato la realizzazione del Progetto “Tempa Rossa” e, di conseguenza, favorito l’imprenditore Gemelli, titolare di due società, la Its e la Ponterosso Engineering che si occupano di oleodotti e di gas. 

  Il giacimento Tempa Rossa, ricco di idrocarburi, è situato in Basilicata, tra il parco di Gallipoli Cognato (Basilicata) e quello del Pollino. Si trova quindi in una Regione ad alto valore turistico per la bellezza dei paesaggi e per un importante patrimonio archeologico. E’ però minacciato da una sismicità non trascurabile e da una rete idrogeologica complessa. Il che rende necessario applicare tecniche adatte all’estrazione di gas e petrolio, in totale rispetto dell'ambiente e della natura. Da qui la possibilità del Governo di consentire o impedire il prelievo dei combustibili, eventualmente anche contro il parere degli Enti locali. Come avverrebbe con il reinserimento dell’emendamento e con l’approvazione parlamentare.

  Saputo ciò, Gemelli telefona al dirigente della Compagnia petrolifera Total, Giuseppe Cobianchi, per dargli la bella notizia, ma la chiacchierata è intercettata. Ne consegue l’intervento della Magistratura di Potenza che inserisce nel registro degli indagati il Capo della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, Valter Pastena, dirigente della Ragioneria dello Stato e Gemelli. I giudici convocano anche le due Ministre, Boschi e Guidi, in quanto persone informate dei fatti. La responsabile del Ministero dello Sviluppo Economico, dopo le proteste delle opposizioni, si dimette, pur essendo certa, come ha scritto a Renzi, “della mia buona fede e della correttezza del mio operato”. Ne consegue una bufera giudiziaria sul Governo che spinge il Movimento 5 Stelle e parte dell’opposizione a presentare una mozione di sfiducia che sarà votata il 19 aprile, due giorni dopo il referendum sulle trivelle, voluto da 9 Governatori regionali, in buona parte iscritti al PD ed oppositori della politica energetica del Premier.

  Tocca ora agli elettori decidere se è il caso di abolire le trivelle che estraggono gas e petrolio dagli strati profondi della terra o se è preferibile mantenerle. Se prevale il “si” e si raggiunge il quorum del 50% di voti più 1, le piattaforme piazzate attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa dovranno essere smantellate. In caso contrario, rimangono ove sono. Se prevale l’astensione, quindi la non validità del responso referendario, toccherà al Governo decidere in merito.   

  A motivare la decisione di effettuare il referendum è stato un documento, pubblicato di recente da Greenpeace, da cui risulterebbe che le trivelle in mare sono pericolose per la salute umana e per la fauna ittica, a causa delle sostanze chimiche trovate in quantità superiori ai limiti di legge. Dati raccolti fra il 2012 e il 2014 dall’Ispra, su commissione dell’Eni, mediante controlli effettuati ad un miglio dalla costa. Però le piattaforme sono più lontane. Ed è la stessa Ispra a riferire, nella sua relazione, che non ci sono criticità per l’ecosistema marino prodotte dalle trivelle. Certo, a volte avvengono piccoli travasi di petrolio che, tuttavia, non recano danno, come dimostrato dalle località della riviera romagnola, che ospitano circa 40 piattaforme, alle quali sono state assegnate nove bandiere blu, simbolo del mare pulito. 

  Non credo che molti Italiani siano a conoscenza di tutto ciò. E, probabilmente, non si rendono neppure conto che, per far fronte alle necessità nazionali, lo Stato è obbligato a comprare il petrolio da nazioni che, vendendone barili, diventano sempre più ricche e potenti, mentre aumenta il debito pubblico italiano. Sarebbe il caso che gli elettori ci riflettessero, prima di votare o decidere di astenersi dal voto. Perché è vero che quanto preleviamo dai fondali marini è scarso ed insufficiente, per cui dobbiamo continuare a rifornircene dall’estero, con un costo delle finanze pubbliche non solo notevole, ma anche in continuo aumento. Sarà poco ma è meglio che niente.  Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

 

Potenza, l'inchiesta si allarga. Renzi rivendica il primato della politica

 

L'inchiesta dei magistrati di Potenza sull'impianto Tempa Rossa si allarga e quella di Renzi appare sempre più una sfida ai giudici che sono venuti a Roma per interrogare il ministro Maria Elena Guidi. I rapporti fra Renzi e i magistrati non sono mai stati facili e le posizioni critiche del presidente del consiglio sono apparse una rottura traumatica rispetto alla tradizionale politica giudiziaria del Pd della Ditta, sempre allineato alle Procure soprattutto nel Ventennio berlusconiano. Molti, tra gli avversari di Renzi nella sinistra italiana, hanno osservato che c'è del berlusconismo nella politica giudiziaria del premier, arrivando a paragonare il capo del governo al suo predecessore. Ma c'è una differenza sostanziale con la guerra ventennale di Berlusconi contro i magistrati. L'ex Cavaliere si difendeva dai processi con leggi ad personam e tattiche dilatorie elaborate dallo staff dei suoi avvocati-parlamentari con l'avallo dei vari ministri della Giustizia che si sono succeduti al governo, ultimo dei quali siede adesso nel governo Renzi come ministro dell'Interno. Renzi invece ha scelto di difendersi nel processo sfidando i magistrati a interrogarlo sugli atti di governo tra cui l'emendamento Tempa Rossa al centro delle loro indagini. Nell'assumersi interamente la responsabilità di quell'atto (difeso anche da Maria Elena Boschi davanti ai giudici) Renzi rivendica il primato della politica, anzi del governo del Paese, rispetto alle inchieste delle Procure. Renzi non dice ai magistrati di non indagare, ma vuole che sia chiaro che il governo ha il diritto e il dovere di governare con atti di cui si assume la responsabilità e la legittimità. Insomma la politica e il governo non possono essere messi sotto scacco dalla magistratura. L'inchiesta però si allarga e il sequestro di centinaia di cartelle cliniche serve a verificare se c'è un collegamento tra i decessi per tumore e gli impianti petroliferi. Che - è bene ricordarlo - esistono da molti anni e sono stati visitati e magnificati anche da capi di governo della sinistra che adesso hanno posizioni estremamente critiche nei confronti di Renzi. Adesso sarà interessante vedere se ci sarà un impatto dell'inchiesta di Pitenza sul referendum sulle trivelle. Che non c'entra niente a parte una vaga assonanza ambientale, ma che è diventato un referendum pro o contro Renzi. Sarà interessante vedere se il referendum a forte rischio di annullamento per mancanza di votanti raggiungerà invece il quorum per effetto della sua improvvisa valenza politica. GIANLUCA LUZI, LR 5

 

 

 

 

I benefici fiscali sulla casa in Italia dei quali si possono avvalere nel 2016 tutti i pensionati iscritti all’Aire

 

ZURIGO - Ancora nelle recenti conferenze - organizzate in Svizzera dall’associazionismo italiano - alle quali veniamo invitati come Uim o Ital Uil a fornire informazioni sulla fiscalità della casa in Italia, molti emigrati denunciano che il loro Comune in Italia, nel 2015, si è rifiutato di esentare la loro abitazione dal pagamento dell’Imu (Imposta municipale unica) e di applicare lo sconto di 2/3 sulla Tasi (Tassa sui servizi indivisibili, ovvero per tutti quei servizi comunali che non possono essere offerti a domanda individuale come, per esempio, l’illuminazione pubblica, i parcheggi, la manutenzione delle strade, ecc ) e la Tari (Tassa sui rifiuti). Analoghe denunce, cioè, a quelle che pervengono molto di frequente anche ai circoli Uim ed alle stesse sedi del patronato Ital Uil. Ovviamente era facile pensare che qualche comune italiano – con i conti in rosso e pur di far cassa – opponesse resistenza nei confronti dei propri emigrati iscritti all’Aire nell’applicare questi benefici fiscali sulle loro abitazioni, tuttavia non potevamo immaginare che il fenomeno avesse assunto queste dimensioni! Pertanto - considerato che molti pensionati italiani approfittano dell’arrivo delle festività pasquali e dei lunghi ponti festivi primaverili per trascorrere un po’ di tempo a casa nei loro luoghi di origine ed anche per regolarizzare queste pendenze, avvicinandosi la tradizionale scadenza (metà giugno) per il primo pagamento di queste tasse - riteniamo opportuno ricordare qui di seguito quali siano i benefici fiscali sulla casa dei quali si possono avvalere nel 2016 tutti i pensionati italiani iscritti all’Aire con l’esclusione di coloro che possiedono l’abitazione nelle Province Autonome di Bolzano e di Trento ove vigono norme comunali locali.

La normativa in questione – fortemente voluta dai parlamentari del Pd eletti nella Circoscrizione Estero, è quella dell’articolo 9 del Decreto Legge 28 marzo 2014, nr. 47 entrata in vigore dal 1 gennaio 2015 che aveva previsto l’esenzione dell’Imu ed il pagamento ridotto ad un terzo (1/3) del dovuto per la Tasi e la Tari. Beneficiari gli iscritti all’Aire titolari di una pensione locale del Paese estero di residenza. Lo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha poi chiarito che i benefici si applicano sull’abitazione (quindi non affittata) posseduta in qualsiasi comune – anche diverso da quello di iscrizione Aire – e che, in presenza di più di una abitazione, sta al suo proprietario decidere su quale immobile chiedere i benefici fiscali. Per il corrente anno, la Legge di Stabilità 2016 – alla lettera b) del comma 14 dell’articolo 1 - ha poi stabilito l’esenzione totale anche della Tasi per cui, ricapitolando, per il 2016 niente pagamento sia dell’Imu che della Tasi e solo un terzo del dovuto per quanto riguarda la Tasi.

Se poi - nonostante che si chiedano (per raccomandata) al sindaco e/o all’Ufficio Tributi del proprio Comune di applicare le norme sopra indicate  – l’Amministrazione comunale pretenda ugualmente il pagamento di tali tasse gli interessati si devono assolutamente rifiutare di pagarle facendo ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale, avvalendosi della consulenza di un Centro di Assistenza fiscale della Uil (Caf Uil) presente in ogni provincia italiana.

Dino Nardi, Coordinatore Uim Europa

 

 

 

 

La democrazia senza morale

 

Per chiedersi quale significato possa essere attribuito oggi a parole come “onestà” e “corruzione" bisogna partire dall’articolo 54 della Costituzione, passare poi ad un detto di un giudice della Corte Suprema americana e ad un fulminante pensiero di Ennio Flaiano, per concludere registrando il fatale ritorno dell’accusa di moralismo a chi si ostina a ricordare che senza una forte moralità civile la stessa democrazia si perde - di STEFANO RODOTA'

NEL marzo di trentasei anni fa Italo Calvino pubblicava su questo giornale un articolo intitolato Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti. Vale la pena di rileggerlo (o leggerlo) non solo per coglierne amaramente i tratti di attualità, ma per chiedersi quale significato possa essere attribuito oggi a parole come “onestà” e “corruzione”. Per cercar di rispondere a questa domanda, bisogna partire dall’articolo 54 della Costituzione, passare poi ad un detto di un giudice della Corte Suprema americana e ad un fulminante pensiero di Ennio Flaiano, per concludere registrando il fatale ritorno dell’accusa di moralismo a chi si ostina a ricordare che senza una forte moralità civile la stessa democrazia si perde.

 

Quell’articolo della Costituzione dovrebbe ormai essere letto ogni mattina negli uffici pubblici e all’inizio delle lezioni nelle scuole (e, perché no?, delle sedute parlamentari). Comincia stabilendo che "tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi". Ma non si ferma a questa affermazione, che potrebbe apparire ovvia. Continua con una prescrizione assai impegnativa: "i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore". Parola, quest'ultima, che rende immediatamente improponibile la linea difensiva adottata ormai da anni da un ceto politico che, per sfuggire alle proprie responsabilità, si rifugia nelle formule "non vi è nulla di penalmente rilevante", "non è stata violata alcuna norma amministrativa". Si cancella così la parte più significativa dell'articolo 54, che ha voluto imporre a chi svolge funzioni pubbliche non solo il rispetto della legalità, ma il più gravoso dovere di comportarsi con disciplina e onore.

 

Vi è dunque una categoria di cittadini che deve garantire alla società un "valore aggiunto", che si manifesta in comportamenti unicamente ispirati all'interesse generale. Non si chiede loro genericamente di essere virtuosi. Tocqueville aveva colto questo punto, mettendo in evidenza che l'onore rileva verso l'esterno, " n'agit qu'en vue du public ", mentre "la virtù vive per se stessa e si accontenta della propria testimonianza".

 

Ma da anni si è allargata un'area dove i "servitori dello Stato" si trasformano in servitori di se stessi, né onorati, né virtuosi. Si è pensato che questo modo d'essere della politica e dell'amministrazione fosse a costo zero. Si è irriso anzi a chi richiamava quell'articolo e, con qualche arroganza, si è sottolineato come quella fosse una norma senza sanzione. Una logica che ha portato a cancellare la responsabilità politica e a ridurre, fin quasi a farla scomparire, la responsabilità amministrativa. Al posto di disciplina e onore si è insediata l'impunità, e si ripresenta la concezione "di una classe politica che si sente intoccabile", come ha opportunamente detto Piero Ignazi. Sì che i rarissimi casi di dimissioni per violato onore vengono quasi presentati come atti eroici, o l'effetto di una sopraffazione, mentre sono semplicemente la doverosa certificazione di un comportamento illegittimo. Questa concezione non è rimasta all'interno della categoria dei cittadini con funzioni pubbliche, ma ha infettato tutta la società, con un diffusissimo "così fan tutti" che dà alla corruzione italiana un tratto che la distingue da quelli dei paesi con cui si fanno i più diretti confronti. Basta ricordare i parlamentari inglesi che si dimettono per minimi abusi nell'uso di fondi pubblici: i ministri tedeschi che lasciano l'incarico per aver copiato qualche pagina nella loro tesi di laurea: il Conseil constitutionnel francese che annulla l'elezione di Jack Lang per un piccolo sforamento nelle spese elettorali; il vice-presidente degli Stati Uniti Spiro Agnew si dimette per una evasione fiscale su contributi elettorali (mentre un ministro italiano ricorre al condono presentandolo come un lavacro di una conclamata evasione fiscale).

 

Sono casi noti, e altri potrebbero essere citati, che ci dicono che non siamo soltanto di fronte ad una ben più profonda etica civile, ma anche alla reazione di un establishment consapevole della necessità di eliminare tutte le situazioni che possono fargli perdere la legittimazione popolare. In Italia si è imboccata la strada opposta con la protervia di una classe politica che si costruiva una rete di protezione che, nelle sue illusioni, avrebbe dovuto tenerla al riparo da ogni sanzione. Illusione, appunto, perché è poi venuta la più pesante delle sanzioni, quella sociale, che si è massicciamente manifestata nella totale perdita di credibilità davanti ai cittadini, di cui oggi cogliamo gli effetti devastanti. Non si può impunemente cancellare quella che in Inghilterra è stata definita come la " constitutional morality ".

 

In questo clima, ben peggiore di quello degli anni Ottanta, quale spazio rimane per quella "controsocietà degli onesti" alla quale speranzosamemte si affidava Italo Calvino? Qui vengono a proposito le parole di Louis Brandeis, giudice della Corte Suprema americana, che nel 1913 scriveva, con espressione divenuta proverbiale, che "la luce del sole è il miglior disinfettante". Una affermazione tanto più significativa perché Brandeis è considerato uno dei padri del concetto di privacy, che tuttavia vedeva anche come strumento grazie al quale le minoranze possono far circolare informazioni senza censure o indebite limitazioni (vale la pena di ricordare che fu il primo giudice ebreo della Corte). L'accesso alla conoscenza, e la trasparenza che ne risulta, non sono soltanto alla base dell'einaudiano "conoscere per deliberare", ma anche dell'ancor più attuale "conoscere per controllare", ovunque ritenuto essenziale come fonte di nuovi equilibri dei poteri, visto che la "democrazia di appropriazione" spinge verso una concentrazione dei poteri al vertice dello Stato in forme sottratte ai controlli tradizionali. Tema attualissimo in Italia, dove si sta cercando di approvare una legge proprio sull'accesso alle informazioni, per la quale tuttavia v'è da augurarsi che la ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione voglia rimuovere i troppi limiti ancora previsti. Non basta dire che limiti esistono anche in altri paesi, perché lì il contesto è completamente diverso da quello italiano, che ha bisogno di ben più massicce dosi di trasparenza proprio nella logica del riequilibrio dei poteri. E bisogna ricordare la cattiva esperienza della legge 241 del 1990 sull'accesso ai documenti amministrativi, dove tutte le amministrazioni, Banca d'Italia in testa, elevarono alte mura per ridurre i poteri dei cittadini. Un rischio che la nuova legge rischia di accrescere.

 

Ma davvero può bastare la trasparenza in un paese in cui ogni giorno le pagine dei giornali squadernano casi di corruzione a tutti livelli e in tutti i luoghi, con connessioni sempre più inquietanti con la stessa criminalità? Soccorre qui l'amara satira di Ennio Flaiano. "Scaltritosi nel furto legale e burocratico, a tutto riuscirete fuorché ad offenderlo. Lo chiamate ladro, finge di non sentirvi. Gridate che è un ladro, vi prega di mostrargli le prove. E quando gliele mostrate: "Ah, dice, ma non sono in triplice copia!"". Non basta più l'evidenza di una corruzione onnipresente, che anzi rischia di alimentare la sfiducia e tradursi in un continuo e strisciante incentivo per chi a disciplina e onore neppure è capace di pensare.

 

I tempi incalzano, e tuttavia non vi sono segni di una convinta e comune reazione contro la corruzione all'italiana che ormai è un impasto di illegalità, impunità ostentata o costruita, conflitti d'interesse, evasione fiscale, collusioni d'ogni genere, cancellazione delle frontiere che dovrebbero impedire l'uso privato di ricorse pubbliche, insediarsi degli interessi privati negli stessi luoghi istituzionali (che non si sradica solo con volenterose norme sulle lobbies). Fatale, allora, scocca l'attacco alla magistratura e l'esecrazione dei moralisti, quasi che insistere sull'etica pubblica fosse un attacco alla politica e non la via per la sua rigenerazione. E, con una singolare contraddizione, si finisce poi con l'attingere i nuovi "salvatori della patria" proprio dalla magistratura, così ritenuta l'unico serbatoio di indipendenza. Il caso del giudice Cantone è eloquente, anche perché mette in evidenza due tra i più recenti vizi italiani. La personalizzazione del potere ed

una politica che vuole sottrarsi alle proprie responsabilità trasferendo all'esterno questioni impegnative. Alzare la voce, allora, non può mai essere il surrogato di una politica della legalità che esige un mutamento radicale non nelle dichiarazioni, ma nei comportamenti. LR 9

 

 

 

 

 

Cervelli all’estero. Pronti a trasferirisi 6 giovani su 10

 

MILANO - “"Vale la pena restare?”. È cambiato il paradigma. Vent’anni fa nessun ragazzo si sarebbe sognato di farsi questa domanda. Il dubbio, semmai, riguardava la possibilità di fare un’esperienza all’estero. Oggi no. Oggi ci si chiede il contrario: vale la pena rimanere in Italia? Vivere per un certo periodo all’estero è pacificamente considerato un’opportunità professionale e di vita. E a conferma di questa nuovo sguardo sul mondo contemporaneo ci sono le risposte dei Millennial italiani: l’83,4 per cento è disponibile a trasferirsi stabilmente per lavoro, in Italia (due su dieci) o fuori dall’Italia (sei su dieci). A dominare la scelta, però, non è l’idea di fuga, quanto piuttosto il desiderio di realizzarsi. Ovunque sia possibile”. Così scrive Elvira Serra che sul “Corriere della sera” online commenta i dati del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo.

“Il nuovo scenario emerge dal Rapporto Giovani 2016, la rilevazione che l’Istituto Giuseppe Toniolo, presieduto dal cardinale Angelo Scola, promuove dal 2012 con il sostegno di Intesa SanPaolo e della Fondazione Cariplo e che oggi è arrivata alla terza edizione: una indagine continua su un campione di 9 mila giovani tra i 18 e i 32 anni. Oltre alla propensione a muoversi da parte degli intervistati, c’è il dato di fatto certificato dall’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, che sono quasi raddoppiati dal 2006 al 2015. L’Istat ha calcolato che lo scorso anno le cancellazioni di residenza sono state centomila, a fronte di 28 mila rientri. All’interno degli espatri, poi, è cresciuta l’incidenza dei laureati, che sono il 30 per cento di chi lascia l’Italia dopo i 24 anni.

Far circolare il capitale umano

Il saldo umano è certamente negativo. Però merita più di una lettura. “Anzitutto significa che il nostro Paese ha giovani di qualità intraprendenti, con capacità per realizzare cose importanti anche all’estero”, premette il coordinatore dell’indagine, Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale all’Università Cattolica di Milano. Con lui concorda don Davide Milani, responsabile comunicazione della Diocesi di Milano: “è anacronistico ragionare in termini di estero e Italia: o crediamo all’Europa o non ci crediamo. Un ragazzo che va per dieci anni a Londra non è un cervello in fuga, ma è un giovane che fa un’esperienza importante fuori dal suo Paese e che poi riporta indietro il suo capitale umano. Questo succede anche al contrario: prendiamo Lecco, per esempio, dove c’è il Politecnico e cinquantamila abitanti. Ebbene, avere 300-400 studenti che arrivano da lontano è una ricchezza. Certo, bisogna insistere e lavorare perché non solo i ragazzi vadano via, ma ritornino, e perché gli stranieri ci scelgano come meta di elezione”.

I “Neet” e il rischio “desertificazione”

Un rischio concreto già esiste. “Lo chiamo rischio di desertificazione di quella che dovrebbe essere l’età più fertile”, aggiunge Rosina. Perché ai ragazzi talentuosi sempre più pronti a conquistare altrove il loro futuro, bisogna accostare i Neet, quelli che non studiano e non lavorano, pari a 2,4 milioni tra i 15 e i 29 anni: il loro numero è passato dal 19,3% del 2008 al 26,2% del 2014, a fronte di una media europea molto più bassa, salita dal 13% al 15,4%.

Ecco perché la vera sfida da non perdere, secondo Rosina, è «quella di creare opportunità, rendere più semplice la mobilità, ma al tempo stesso valorizzare le risorse specifiche, in modo che, in definitiva, un ragazzo sia libero di restare, di partire, di tornare». E lo stesso valga per gli stranieri. Ancora un dato, tra tanti, colpisce nel Rapporto Giovani 2016: è l’idea che la felicità sia legata più al fare, che all’essere spensierati. I giovani italiani più felici sono quelli che hanno un lavoro”. (aise 7) 

 

 

 

 

Destinazione “rientro”, storie d’italiani in controtendenza

 

In un’epoca in cui la tendenza è quella di partire, c’è chi invece ritorna in Italia, facendo tesoro dell’esperienza passata all’estero. Nell’edizione italiana per gli emigrati del «Messaggero di sant’Antonio» di aprile sono due gli articoli dedicati a questo tema.

«Be Back, tendenza rientro», di Sagida Syed, presenta un nuovo progetto dedicato ai giovani italo-londinesi che vorrebbero rientrare in patria anche se non esistono i presupposti lavorativi per farlo. A idearlo il pugliese Angelo Iudice, di stanza a Londra dal 1981, fondatore e presidente dell’associazione Accademia Apulia. La sua intuizione: facilitare il rientro dei nostri connazionali che hanno acquisito un know-how nella capitale inglese, per rimpolpare di competenze il tessuto professionale peninsulare.

http://www.messaggerosantantonio.it/messaggero_emi/pagina_articolo.asp?R=Italiani%20nel%20mondo&ID=1638

Liliana Rosano, in «Il coraggio di tornare», racconta invece una storia di emigrazione di rientro. È quella di Loredana Vivera, siciliana, globetrotter per undici anni, oggi a capo di un’azienda vitivinicola, fondata sulle terre di famiglia. Un ritorno in patria voluto e consapevole, il suo, perché, come ha raccontato al «Messaggero», «certe esperienze si fanno solo vivendo all’estero. La vita fuori ti apre la mente, ti porta a contatto con culture e mondi diversi».

http://www.messaggerosantantonio.it/messaggero_emi/pagina_articolo.asp?R=Italiani%20nel%20mondo&ID=1637

Continua il viaggio intorno al mondo alla scoperta degli chef italiani che spopolano. Anche a Melbourne, in Australia, sono i fornelli tricolore ad allietare i palati locali. Stefano Rassu, ristoratore sardo di Aritzo, in provincia di Nuoro, si racconta nell’articolo di Germano Spagnolo «A Melbourne il pomodoro è sardo». Già con una grande esperienza di chef e manager in Italia, a 28 anni, nel 2007, ha deciso di mollare tutto e partire verso la terra dei canguri. Benché oggi abbia la cittadinanza australiana, il suo cuore rimane sardo e lui continua a promuovere la sua amata isola.

http://www.messaggerosantantonio.it/messaggero_emi/pagina_articolo.asp?R=Italiani%20nel%20mondo&ID=1635

Messaggero di Sant’Antonio Editrice

 

 

 

 

Il CARSE denuncia il disimpegno della Regione Sicilia verso il mondo dell'emigrazione siciliana.

 

Le Associazioni storiche che rappresentano l’emigrazione siciliana nel mondo, riunite a Palermo martedì 5 Aprile, preoccupate sul piano politico istituzionale dell’assenza  di ogni e qualsiasi intervento o attenzione  che riguardi milioni di siciliani nel mondo e più recentemente la grave emorragia di risorse intellettuali  e professionali maturatesi in Sicilia,  che rappresentano il consistente fenomeno della nuova emigrazione costrette ad emigrare all’estero, denunciano quanto segue:

La principale causa di tale crisi nasce dalla dismissione in via amministrativa di una legge regionale, la 55/80, che ha costituito per diversi lustri modello e riferimento legislativo di altre Regioni;

Il mancato impinguamento di spesa di tale legge impedisce il contatto con le comunità emigrate nel mondo e il suo gruppo dirigente espresso dalla Consulta regionale dell’emigrazione  e dell’immigrazione che pertanto non può riunirsi, come non si riunisce, a differenza delle altre  Regioni, da oltre due lustri.

Questione ancor più grave è quella che riguarda la dismissione di fatto del Servizio emigrazione  e immigrazione presso il Dipartimento Lavoro, Emigrazione Immigrazione e Formazione Professionale.

Oggi, nessun funzionario è addetto a tale servizio, nessuno può rispondere a telefono o dare informazioni ad un emigrato rientrato in Sicilia o residente all’estero e  conseguentemente è impedito qualsiasi intervento previsto dalla legge a favore dei siciliani nel mondo.

Tutto quanto sopra è premesso le organizzazioni storiche dell’Emigrazione,  USEF, Istituto Regionale Siciliano Fernando Santi,  Anfe, Aitae - Aitef, Sicilia Mondo, Siracusani nel Mondo, Coes, Crases  riuniti nel C.A.R.S.E (Coordinamento Associazioni Regionali Siciliani dell’Emigrazione) stabiliscono di aggiornare la loro seduta a Caltanissetta lunedì 18 Aprile per organizzare l’auto convocazione della Consulta  dell’emigrazione e dell’immigrazione presumibilmente per  il giorno 27 maggio, sia con la presenza fisica dei consultori, sia attraverso videoconferenza, e in prosecuzione di tenere un convegno sul tema “le politiche di sviluppo regionali e il  valore dell’emigrazione”. dip

                                                                 

 

 

 

 

Italiani nel mondo, Ricky Filosa (MAIE): Amendola sottosegretario, eletti all’estero snobbati

 

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero degli Esteri che attribuisce le deleghe ai sottosegretari Vincenzo Amendola e Benedetto Della Vedova. La prima delega di Amendola è quella alle “politiche relative agli italiani nel mondo”. Inoltre il sottosegretario sarà competente per “relazioni bilaterali con i Paesi dell'Europa; relazioni bilaterali con i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, ivi inclusi i Paesi del Golfo Persico e l'Iran; relazioni bilaterali con i Paesi del Corno d'Africa (Etiopia, Eritrea, Gibuti e Somalia); relazioni con le Nazioni Unite e le Agenzie Specializzate, ad eccezione di quanto ricompreso in altre deleghe”. Più una serie di altre “relazioni” con questo o quell’organismo.

 

“Osservando la politica italiana dalla Repubblica Dominicana – commenta Ricky Filosa, coordinatore MAIE Centro America - viene da pensare che gli italiani residenti all’estero sono sempre l’ultima ruota del carro. Nel rimpasto di governo ancora una volta nessun eletto all’estero è stato preso in considerazione. Mario Giro è stato promosso viceministro agli Esteri e al suo posto come sottosegretario agli Esteri è stato nominato Vincenzo Amendola, Pd, già capogruppo in commissione Esteri alla Camera. Questo è tutto. Abbiamo 18 eletti all’estero in Parlamento, la maggior parte del Partito Democratico, e il governo italiano a guida Pd non ha pensato di scegliere uno dei rappresentanti dei nostri connazionali all’estero per ricoprire un ruolo di governo in ambito Farnesina. Uno schiaffo ai 18, in particolare a quelli del Pd, che non sono stati tenuti nemmeno in considerazione. E uno schiaffo a tutti gli italiani che nel mondo con la loro creatività e la loro vocazione imprenditoriale fanno grande il nostro Paese”.

 

“Questa – prosegue l’esponente del Movimento Associativo Italiani all’Estero - è la visione culturale e politica dell’attuale esecutivo, che non riesce ad aprirsi ad una vera partecipazione corale di tutti i suoi cittadini e a valorizzare e diffondere il sistema Italia anche tramite le nostre piccole e medie imprese che prosperano a tutte le latitudini. Questa è poi l'importanza che il governo Renzi attribuisce ai rappresentanti parlamentari degli italiani nel mondo. Nessuna. E forse la colpa è anche dei nostri rappresentanti, non in grado di farsi sentire a Roma come si deve, buoni solo a litigare tra loro. Certo è – conclude Filosa - che a questo punto ha proprio ragione il senatore Micheloni: per la Farnesina gli italiani nel mondo e gli eletti all’estero evidentemente rappresentano solo un fastidio”. Dip 16.3.

 

 

 

 

 

Conclusa l’indagine conoscitiva sui patronati che operano per le comunità italiane all’estero

 

Approvato il documento finale. Rilevata la necessità di un’urgente riforma sull’attività dei patronati che sia promossa dal Comitato per italiani all’estero con il coinvolgimento della Commissione lavoro e previdenza sociale

 

ROMA – Con l’approvazione all’unanimità del documento conclusivo è giunta alla fine l’indagine conoscitiva, promossa dal Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, sulla riforma dei patronati italiani che operano fuori dal territorio nazionale per le nostre comunità all’estero. Le ultime modifiche al documento hanno riguardato le risposte ai quesiti del Comitato pervenute negli ultimi giorni dal Ministero del Lavoro. Risposte che il presidente del Comitato Claudio Micheloni ha ritenuto non esaustive e che quindi non hanno inciso sulle valutazioni già espresse in sede di dibattito.

 Nel documento approvato si rileva in primo luogo come per evitar che in futuro possano ripresentarsi situazioni poco chiare e difficilmente interpretabili, appaia necessaria la realizzazione di una proposta di riforma sull’attività dei patronati promossa dal Comitato per le questioni degli italiani all’estero con il coinvolgimento della Commissione lavoro e previdenza sociale.  In questo senso nel documento viene inoltre evidenziata l’esigenza  di costituire  , in collaborazione con la Commissione lavoro, un Comitato ristretto volta alla elaborazione di questa di riforma dei patronati. Il testo approvato dal Comitato segnala anche diversi elementi di criticità rispetto all’attuazione della normativa esistente, apparsa di per sé farraginosa e complessa. Rilevate oltre all’inadeguatezza delle iniziative di vigilanza svolte dal ministero del Lavoro, problematiche anche per la certificazione delle attività dei patronati e una mancanza di coordinamento tra centro e strutture periferiche . “Allo stesso tempo – si legge nel documento - non è mai venuta meno in questo ultimo anno la convinzione che le associazioni di patronato svolgano un importante lavoro a favore delle nostre collettività all’estero e pur ritenendo urgente una profonda e radicale riforma del sistema sarebbe molto dannoso alimentare voci di una loro chiusura”. Oltre a rilevare il problema della presenza di sedi di patronato nell’ambito di strutture di rappresentanza degli italiani all’estero, un situazione che rischia di creare una sovrapposizione di immagine e ruoli, il documento del Comitato evidenzia al necessità di assicurare una maggiore trasparenza  nell’opera dei patronati attraverso l’introduzione dell’obbligo per queste strutture a presentare un bilancio analitico che comprenda ed evidenzi anche l’attività svolta all’estero.

“La questione di una impellente necessità di aggiornare le attività svolte dai patronati nelle materie connesse alla loro finalità istituzionale, - si legge nella parte finale del documento -anche in relazione ad una mutata realtà delle collettività italiane residenti all'estero; così come quella di dar vita a una convenzione con il ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale che consenta ai patronati di svolgere quei servizi che la rete consolare non riesce più ad assicurare, è stata spesso sollevata, a ragione, dai patronati. Tuttavia, è evidente che prima di ciò è urgente una importante azione di riforma volta ad una migliore certificazione delle attività svolte dai patronati all’estero e ad una più attenta ed efficace attività di indirizzo, vigilanza e controllo da parte dello Stato e delle sue strutture”. (Inform 24.3.)

 

 

 

 

Concorso “Lucchesi che si sono distinti all’estero”: candidature entro il 15 aprile

 

LUCCA - L’Associazione Lucchesi nel Mondo, in collaborazione con la Camera di Commercio di Lucca, organizza dal 1970 il Concorso “Lucchesi che si sono distinti all’estero”.

Anche quest’anno, dunque, il concorso, riservato ai nati nella provincia di Lucca o discendenti di Lucchesi emigrati all’estero, premierà con la medaglia d’oro dieci lucchesi che si siano particolarmente distinti in campo economico, culturale, sociale, professionale, nonché coloro che svolgono ed hanno svolto un’attività artistica.

Le candidature possono essere presentate dalle rappresentanze estere o dalle sedi estere dell’associazione Lucchesi nel Mondo e inviate - entro il 15 aprile - all’Associazione Lucchesi nel Mondo – Sede Centrale – Mura Urbane, 6 – 55100 Lucca.

Esse debbono essere accompagnate da un’adeguata documentazione e certificazione relativa alla persona ed alla attività svolta all’estero (curriculum vitae in lingua italiana, attestati, dichiarazioni di Consolati, Associazioni, Enti Pubblici e Privati).

La proclamazione ufficiale dei premiati avrà luogo a Lucca, nel corso di una speciale cerimonia organizzata alla presenza delle maggiori Autorità durante il Settembre Lucchese. (aise 2) 

 

 

 

 

Possibile l'esenzione o la riduzione del canone RAI per gli italiani all’estero a partire dai prossimi anni

 

“Il Governo si è impegnato a verificare se ci sono le condizioni per esentare gli italiani all'estero dal pagamento del canone RAI o per lo meno a prevederne una riduzione a partire dagli anni a venire. Con l'approvazione della mozione del PD sul pagamento del canone RAI, infatti, il Governo valuta la possibilità di rivedere la normativa in riferimento agli italiani all’estero, a partire dai prossimi anni.

 

E' infatti ingiusto che, mentre in Italia i possessori di seconda casa non devono pagare il canone RAI, si chieda di pagarlo proprio a quegli italiani all'estero, la cui casa in Italia viene forzatamente considerata seconda casa, anche se magari non lo è. Per giunta gli italiani nel mondo usufruiscono dell'eventuale televisore solo per brevi periodi estivi, durante le vacanze trascorse in Italia.

 

Il tutto però non interessa l'anno in corso. La legge oggi prevede che TUTTI gli italiani all'estero (compresi i pensionati che non devono pagare IMU e TASI perchè possessori di una pensione straniera), possessori di un immobile in Italia e intestatari di una utenza elettrica verranno chiamati a pagare il canone RAI, dell'importo di 100 euro, con l'addebito diretto nella bolletta della luce.

 

Potranno essere esentati solo coloro che, non possedendo un televisore, presentino una autocertificazione all'agenzia delle Entrate, inviando il seguente modulo compilato  http://www.canone.rai.it/dl/docs/1458898278451MODELLO.pdf  entro il 30 aprile 2016.

 

I dettagli relativi alle modalità di spedizione sono disponibili al seguente link: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Richiedere/Canone+Rai/Casi+particolari+di+esonero+Rai/Contribuenti+con+utenza+elettrica+residenziale/

 

Lo ha dichiarato Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo PD alla Camera, commentando l’approvazione della Mozione Peluffo e altri, sul pagamento del canone RAI, che in materia di italiani all'estero ha recepito in toto un ordine del giorno a prima firma Alessio Tacconi, già approvato precedentemente. De.it.press 6

 

 

 

 

“Ciaoitalia.tv”, nasce la prima tv dedicata agli italiani del Cantone di Ginevra

 

GINEVRA - Sta arrivando “Ciaoitalia.tv”, la prima tv dedicata agli italiani del Cantone di Ginevra. L’idea è nata da Riccardo Galardi, direttore e fondatore della società “Galardi Media Network” con oltre 15 anni di esperienza nel settore e Carmelo Vaccaro, direttore e fondatore del mensile della SAIG “La Notizia di Ginevra”. Mettendo insieme le loro esperienze e competenze, Vaccaro e Galardi si sentono in grado di assolvere questa sfida nel promuovere la lingua italiana e l’italianità nel Cantone di Ginevra, anche con questo mezzo di comunicazione.

Ciaoitalia.tv - spiegano i due promotori -  nasce come un mezzo di comunicazione atto a valorizzare le tradizioni, la storia e le particolarità linguistiche dell’Italia e delle sue regioni ed anche per sostenere l’italianità nel Cantone di Ginevra. Diffonde informazioni sugli avvenimenti socio-culturali, l’attualità e le ultime novità istituzionali che prevalgono sul territorio ginevrino.

La piattaforma di diffusione di Ciaoitalia.tv è su Internet attraverso un sito multilingua in continuo aggiornamento con integrazione dei nuovi servizi in primo piano. Il programma redazionale è curato da Vaccaro e sa Galardi. La produzione dei servizi sarà effettuata principalmente in lingua italiana con sottotitoli in lingua francese.

La comunità italiana di Ginevra, coi suoi circa 50.000 cittadini, rappresenta la più grande comunità straniera del Cantone, di poco più numerosa della comunità portoghese. Forti di questa presenza importante sul territorio e delle sue tradizioni consolidate, le associazioni italiane giocano un ruolo importante nel tessuto sociale elvetico. (Inform)

 

 

 

Cgie: Amendola nomina 13 “esperti”

 

ROMA - È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero degli esteri con cui, il 7 marzo scorso, il Sottosegretario agli esteri Vincenzo Amendola ha nominato i 13 esperti in seno al Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE), così come previsto dell'art. 6 comma 1, della legge 368 del 6 novembre 1989.

L’articolo in questione, infatti, recita:

" 6. 1. Partecipano ai lavori del CGIE, con solo diritto di parola, i seguenti rappresentanti ed esperti:

a) il direttore generale dell'emigrazione e degli affari sociali del Ministero degli affari esteri;

b) il direttore generale dell'impiego del Ministero del lavoro e della previdenza sociale;

c) un esperto designato da ciascuno dei Ministri che compongono il Comitato interministeriale per l'emigrazione, nonché uno designato dal Ministro dell'interno, uno dal Ministro per il commercio con l'estero e uno dal Ministro del turismo e dello spettacolo nonché uno dal Dipartimento per gli italiani nel mondo;

d) i presidenti delle regioni e delle province autonome o loro delegati;

e) un rappresentante del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro;

f) tre esperti designati, rispettivamente, uno dalla RAI-Radiotelevisione italiana S.p.a., uno dalle emittenti radiofoniche e televisive nazionali private e uno dai principali organismi che operano nel campo delle comunicazioni informatizzate;

g) tre esperti designati dalle organizzazioni nazionali delle cooperative;

h) quattro esperti designati dalle organizzazioni dei datori di lavoro dell'industria, dell'agricoltura, del commercio e dell'artigianato maggiormente rappresentative sul piano nazionale”.

La lista degli esperti. Per Ministeri: Ciro Trotta (Viminale), Giuseppe Tripoli (Sviluppo Economico) e Vitoantonio Bruno (Mibact); Cnel; Piero Alessandro Corsini; Organismi che operano nel campo delle comunicazioni informatizzate

Stefano Polli (Ansa); Emittenti radiofoniche e televisive nazionali private

Rodolfo De Laurentiis (Confindustria Radio e Tv); Per le organizzazioni nazionali delle cooperative: Marco Rondina (Uniccop), Stefania Marcone (Lega Coop); Per le organizzazioni dei datori di lavoro, dell’industria, dell’agricoltura, del commercio e dell’artigianato maggiormente rappresentativi sul piano nazionale: Ernesto Ferlenghi (Confindustria), Francesca Tascone (Confagricoltura), David Sensi (Confcommercio), Agostino Bonomo (Confartigianato). (aise) 

 

 

 

 

Tiefgehende Reform. EU will über Asylverfahren entscheiden

 

EU-Plänen zufolge soll die Verantwortung für die Bearbeitung von Asylansprüchen in Zukunft nicht mehr bei den Mitgliedsländern sondern zentral bei der EU liegen. Es gebe bereits konkrete Überlegungen für eine tiefgehende Reform.

 

Vor dem Hintergrund der Flüchtlingskrise will die EU-Kommission an diesem Mittwoch eine Reform des europäischen Asylsystems vorschlagen. Es gehe um eine bessere Verteilung von Asylbewerbern in der EU und um eine Angleichung des Asylrechts, kündigte die EU-Kommission am Dienstag in Brüssel an. Außerdem sollten legale Wege in die Europäische Union gestärkt werden.

Die Vorschläge zur besseren Verteilung beziehen sich auf die sogenannte „Dublin-III-Verordnung“. Das EU-Gesetz von 2013 regelt, welcher Mitgliedstaat für die Prüfung eines Asylantrags zuständig ist. In der Mehrzahl der Fälle ist danach dasjenige Land zuständig, wo ein Schutzsuchender das erste Mal europäischen Boden betritt. Das passiert meist in den südlichen EU-Ländern.

Da sich in der Flüchtlingskrise gezeigt hat, wie überfordert insbesondere Griechenland ist, und da das System wegen der geografischen Zufälligkeiten als ungerecht gilt, gab es immer wieder Kritik an „Dublin“. Dem will die Kommission nun offenbar Rechnung tragen. Allerdings will sie am Mittwoch noch keine konkrete Gesetzesänderungen vorschlagen. Vielmehr kommen die Vorschläge in Form einer Mitteilung, in der verschiedene Strategien dargelegt werden sollen. Erst nach Reaktionen aus den europäischen Hauptstädten dürften konkretere Vorschläge folgen.

Tiefgehende Reform des Asylrechts

Darüber hinaus geht es um eine Angleichung der Asylregeln in Europa. Hier existieren zwar europäische Standards, die aber immer wieder Spielräume lassen. Dadurch werden zum Beispiel in einem Land fast alle Menschen aus einem bestimmten Drittland wie Afghanistan als Asylanten anerkannt und in einem anderen EU-Land nur wenige. Einem Bericht der Die Welt zufolge erwägt die EU-Kommission daher, die Entscheidung über Asylverfahren in europäische Hände zu legen.

Konkret schlage die EU-Kommission dazu vor, das Europäische Unterstützungsbüro für Asylfragen (EASO) in eine Agentur mit Entscheidungsbefugnissen umzuwandeln, berichtet die Zeitung unter Berufung auf einen Entwurf der Mitteilung für diesen Mittwoch. „Dies würde einen einzigen und zentralisierten Entscheidungsmechanismus schaffen und würde so die komplette Harmonisierung der Verfahren, aber auch der konsistenten Beurteilung von Schutzbedürfnissen auf EU-Ebene sichern“, heißt es der Zeitung zufolge in der Mitteilung.

Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) sprach sich am Dienstag grundsätzlich für eine bessere Abstimmung der EU-Staaten in der Asylpolitik aus. „Jedenfalls brauchen wir eine bessere gemeinsame Praxis“, sagte er im ARD-Morgenmagazin. Was den konkreten Vorschlag der Kommission angeht, so wollte de Maizière diesen zunächst abwarten.

„Generell wäre eine Angleichung gut, solange sie nicht nach unten erfolgt“, sagte die Grünen-Europaabgeordnete Ska Keller dem Evangelischen Pressedienst. An die Stelle der Regel, dass das zuerst betretene EU-Land für einen Asylantrag zuständig ist, solle eine Verteilung nach Einwohnerzahl, Wirtschaftswachstum, Arbeitslosigkeit und bereits aufgenommenen Flüchtlingen treten. Dabei sollten die Asylbewerber Mitsprache haben, in welches Land sie gehen, verlangte Keller.

Der FDP-Europaabgeordnete Alexander Graf Lambsdorff erklärte: „Die korrekte Anwendung des europäischen Asylrechts in einem gemeinsamen Verfahren ist längst überfällig. Und sie ist ein Gebot der Fairness, denn manche EU-Mitgliedstaaten wetteifern förmlich darum, möglichst unattraktive Bedingungen für Migranten zu schaffen, die dann in andere Mitgliedstaaten weiterziehen.“ (epd/mig 6)

 

 

 

 

Tiefgreifende Änderungen. EU-Kommission schlägt Reform des europäischen Asylsystems vor

 

Erst der Pakt mit der Türkei, jetzt eine Reform im Innern: Die EU-Kommission will Lehren aus der Flüchtlingssituation ziehen und schlägt Änderungen des europäischen Asylsystems vor. Es sind tiefgreifende Reformen geplant.

Mit weitreichenden Reformenplänen reagiert die EU-Kommission auf die Flüchtlingssituation. In einem am Mittwoch in Brüssel veröffentlichten Papier stellt sie verschiedene Wege zur Wahl, um unter anderem zu einer gerechteren Verteilung von Asylbewerbern auf die verschiedenen EU-Länder und einer Vereinheitlichung der Asylverfahren zu kommen. Das jetzige Asylsystem sei „nicht zukunftsfähig“, erklärte Vizekommissionspräsident Frans Timmermans.

Zum einen soll das sogenannte Dublin-System verändert werden. Es sieht vor, dass in der Regel dasjenige Land für die Prüfung und damit Beherbergung eines Asylbewerbers zuständig ist, wo dieser das erste Mal europäischen Boden betritt.

Zwei Optionen

Die EU-Kommission stellte zwei Optionen zur Diskussion. Nach der ersten Option würde das jetzige System beibehalten und ergänzt: In Zeiten eines Massenandrangs in ein bestimmtes EU-Land käme ein „Fairness-Mechanismus“ zum Einsatz, das heißt andere Länder müssten ihm Flüchtlinge abnehmen. Die zweite Option geht weiter. Danach würde der Grundsatz des ersten Einreisestaats abgeschafft. Die Asylbewerber würden also unabhängig davon, wo sie in der EU ankommen, auf alle Länder verteilt.

Darüber hinaus sollen die Asylverfahren einander angeglichen werden. Das soll verhindern, dass Flüchtlinge gezielt bestimmte EU-Staaten ansteuern, wo sie sich bessere Perspektiven erhoffen. Die EU-Kommission will zum Beispiel die Höchstdauer der Verfahren angleichen.

EU soll gestärkt werden

Generell soll nach dem Willen der Kommission die europäische Ebene in der Asylpolitik gestärkt werden. Daher befürwortet sie mehr Befugnisse für das Europäische Unterstützungsbüro für Asylfragen (EASO). Das EASO würde zum Beispiel damit beauftragt, Drittländer wie die Türkei unter die Lupe zu nehmen, damit diese als sogenannter sicherer Drittstaat eingestuft werden können. Das EASO könnte sogar einst selbst die Asylverfahren durchführen. Allerdings ist ein solch weitgehender Umbau des Systems sogar nach Bekunden der EU-Kommission selbst kurz- und mittelfristig „schwer vorstellbar“, wie es in der Mitteilung heißt.

Bei allen Vorschlägen vom Mittwoch handelt es sich noch nicht um konkrete Gesetzespläne. Vielmehr beschreibe die Kommission mögliche Wege. Erst nachdem sie Rückmeldungen erhalten hat, will sie konkrete Vorschläge vorlegen.

Aus dem Europäischen Parlament gab es Zuspruch und Kritik. „Es ist absolut richtig und notwendig, dass wir in der EU zu einheitlichen Standards kommen. Die Prüfung und Bearbeitung von Asylanträgen muss überall nach den gleichen Kriterien erfolgen“, erklärte der Chef der CDU/CSU-Gruppe, Herbert Reul. Die EU-Kommission „macht einen Fehler, wenn sie Flüchtlinge wie Stückgut verteilen will“, urteilte die Grünen-Abgeordnete Ska Keller. „Sie muss die Anknüpfungspunkte der Flüchtlinge wie Sprachkenntnisse und familiäre Bindungen bei der Verteilung berücksichtigen.“

Der CDU-Innenpolitiker Wolfgang Bosbach hält den Vorstoß für eine bessere Verteilung von Asylbewerbern und eine Angleichung des Asylrechts in Europa für wenig aussichtsreich. Es gebe eine „riesige Diskrepanz zwischen europäischer Rhetorik und Realität“, sagte Bosbach den Zeitungen der Essener Funke Mediengruppe. Unter anderem sei „völlig offen“, wo die Verfahren einer europäischen Asylagentur umgesetzt werden sollten, an den EU-Außengrenzen oder in den Mitgliedstaaten.

Die Evangelische Kirche in Deutschland (EKD) begrüßte die Pläne. Die EU-Kommission erwäge den „mutigen, aber überfälligen Schritt, ein wirklich gemeinsames europäisches Asylsystem mit verbindlichen Regeln, einer europäischen Asylbehörde mit Entscheidungsbefugnissen und einem solidarischen Verteilmechanismus zu schaffen“, erklärte die Leiterin der Brüsseler EKD-Vertretung, Katrin Hatzinger, gegenüber dem Evangelischen Pressedienst. „Ich hoffe, dass dieser ambitionierter Vorschlag sich durchsetzt.“ (epd/mig 7)

 

 

 

Ein guter Anfang. Die Flüchtlingsdebatte darf nicht den sozialen Medien überlassen werden.

 

Als die Millenniumsfeier nahte, gehörte es mancherorts zum Nationalsport, sich den Kopf darüber zu zerbrechen, worin wohl der größte Unterschied zwischen dem 20. und 21. Jahrhundert bestehen wird. Man tippte häufig auf den technischen Fortschritt. Kaum jemand hat allerdings geahnt, dass die technischen Errungenschaften – und darunter hauptsächlich die sozialen Medien – uns nicht in sophistischere, sondern in emotionalere Wesen verwandeln.

Dank der sozialen Medien leben wir heute in einer Welt, wo man schnell begeistert und verschreckt wird. Viel komplizierter ist es schon, etwas Beständigeres aufzubauen oder aufrechtzuerhalten. Eine moderne, demokratische, inklusive Gesellschaft mag ein gutes Beispiel sein, die Vision vom vereinigten Europa ein anderes. Trotz der allgemeinen Popularität und der enormen Verbreitung der sozialen Medien muss man sich aber vor einer Pauschalisierung hüten. Es gibt Gesellschaften, denen der Umgang mit den sozialen Medien besser gelingt und Gesellschaften, die allzu einfach der unkritischen oder panischen Stimmungsmache zum Opfer fallen.

Einer der Meinungsführer der ägyptischen „Facebook-Revolution“ in Kairo, Wael Ghonim, hat Ende 2015 die Rolle analysiert, welche die sozialen Medien bei seinem Versuch, die Welt zu einem besseren Ort zu machen, gespielt haben. Das Ergebnis ist niederschmetternd: Nachdem die Euphorie verebbte, konnten sich die siegreichen Revolutionäre auf keinen Konsens einigen. Die sozialen Medien haben dabei nur polarisiert. Zum Schluss hat man jegliche Geduld mit dieser Welt verloren. Noch vor fünf Jahren glaubte Ghonim, dass das Internet die Voraussetzung für die Befreiung der Gesellschaft sei. Heute vermutet er, dass dafür die Verbesserung der sozialen Kompetenz von Menschen ausschlaggebend ist und nicht die der Medien. Die Medizin ist der reale Gedankenaustausch „Face-to-Face“ und nicht via Facebook. Nur das hilft, um die sprichwörtliche „Einheit in der Vielfalt“ zu ertragen.

Um sich von der Richtigkeit von Ghonims Worten zu überzeugen, braucht man nicht nach Ägypten zu schauen. Man kann ruhig in Mitteleuropa bleiben. Es zeichnet sich ab, dass die tschechische Gesellschaft beim Meistern der Migrationskrise im Umgang mit den sozialen Medien leider verzagt, wenn nicht gar versagt. Man hat zwar im Land nur wenige Flüchtlinge und Migranten, doch die virtuelle Stimmungsmache produziert Kleinmut in großen Mengen. Die Probleme, die ohnehin schon groß genug sind, können dank dieses Kleinmuts nur als noch größer wahrgenommen werden als sie sind.

Die deutsche Gesellschaft scheint umgekehrt die sozialen Medien anders zu nutzen: Sie helfen ihr, den vorhandenen Optimismus – oder zumindest was wir, die Nachbarn Deutschlands für Optimismus halten – zu verstetigen oder gar zu verstärken. Kein Wunder also, dass, solange Deutsche und Tschechen miteinander via soziale Medien kommunizieren, die Ergebnisse dieser Debatten eher unbefriedigend sind.

In der heutigen Welt, wo kurzfristige Begeisterung und langanhaltende Frustration gedeihen, darf man sich den Luxus des sozialen „Aneinandervorbeitweetens“ nicht leisten. Deswegen ist es begrüßenswert, dass Anfang dieses Jahres eine offizielle deutsch-tschechische Arbeitsgruppe zum Thema Migration entstand. Auf deutscher Seite steht dieser Arbeitsgruppe Staatsminister Michael Roth vor, auf der tschechischen Seite der Chefberater von Ministerpräsident Vladimír Špidla. Es ist noch zu früh, von der Gruppe konkrete Ergebnisse zu erwarten, doch eines steht jetzt schon fest: Eine Konstellation, in der sich reale Menschen gemeinsam um die bessere Erfassung eines gravierenden Problems redlich bemühen, ist schon ein guter Anfang.

Jeder gute Anfang ist dabei EU-weit dringend vonnöten. Nie zuvor war es wohl wichtiger, aktiv dafür zu sorgen, dass uns die Europäische Union sprichwörtlich nicht gestohlen wird. Nur so werden wir imstande sein, beides zu leisten: die EU als Bestandteil der Lösung der Migrationswelle zu nutzen und nicht darin ein zusätzliches Problem zu sehen. Die Lage ist ernst, aber noch ist nichts verloren. Für diese Feststellung braucht man (noch) kein deutscher Optimist zu sein.

Tomáš Kafka IPG 4

 

 

 

 

Die ersten Kontingent-Flüchtlinge. „Sie packten ihr ganzes Leben in ihren Koffer“

 

Sie sind erschöpft, einige haben Traumatisches erlebt. Die ersten 32 syrischen Flüchtlinge, die im Rahmen des Flüchtlingspaktes zwischen der Europäischen Union und der Türkei nach Deutschland geholt werden, haben Niedersachsen erreicht. Von Reimar Paul und Michael Grau

 

Die Uhr der Kirche St. Norbert zeigt 11.51 Uhr an, als der weiße Bus in die Einfahrt zum Grenzdurchgangslager Friedland bei Göttingen einbiegt. An Bord sind 16 syrische Bürgerkriegsflüchtlinge. Drei Jahre haben die sieben Erwachsenen und neun Kinder in der Türkei gelebt. Jetzt sind sie die ersten, die im Rahmen des umstrittenen Rücknahmeabkommens zwischen der Europäischen Union und der Türkei nach Deutschland geholt werden. Am Morgen sind sie auf dem Flughafen Hannover gelandet.

Vor der Feuerwache des Lagers kommt der Bus zum Stehen. Nach dem Fahrer und Dolmetscher Samal Osman steigen zwei Frauen aus. Ihre Gesichter haben sie mit Kopftuch und Schleier verhüllt, rasch wenden sie die Köpfe von den neben dem Fahrzeug wartenden Kameraleuten ab. Auch die anderen Syrer verschwinden nach Verlassen des Busses schnell durch den Eingang des nahen Versorgungsgebäudes.

Mit Journalisten sprechen wollen die Flüchtlinge an diesem Tag nicht – einige von ihnen hätten Traumatisches erlebt, heißt es. Auch die Anwesenheit von Medienvertretern bei der kurzen Begrüßungszeremonie sei nicht erwünscht, bittet Osman um Verständnis. Die Flüchtlinge seien sehr erschöpft von der Reise, die für sie nachts um vier Uhr begonnen habe. „Während der Busfahrt haben sie die meiste Zeit geschlafen.“ Am Nachmittag machen sich noch einmal 16 Syrer aus diesem sogenannten Resettlement-Programm auf den Weg nach Friedland.

Aufgeregt, aber auch erleichtert sind sie, als sie am Flughafen in Hannover eintreffen. „Die zweite Gruppe ist etwas entspannter, weil sie nicht so früh aufstehen mussten“, sagt Corinna Wicher vom Bundesamt für Migration und Flüchtlinge in Nürnberg. Gemeinsam mit zwei Kollegen, Mitarbeitern des Technischen Hilfswerks und einem Übersetzer ist sie zur Ankunftshalle gekommen und heißt die Syrer willkommen.

Für ein 16-jähriges Mädchen ist Flug TK 1551 aus Istanbul eine besondere Strapaze: Sie leidet unter Epilepsie und reist deshalb in Begleitung einer Ärztin. Unterwegs erhält sie ein Beruhigungsmittel. Mit einem Rollstuhl wird sie durch die Flughafenhalle zu dem weißen Reisebus gefahren, der sie und ihre Familie nach Friedland bringen soll.

Alle Familien wurden vom Flüchtlingshilfswerk UNHCR in der Türkei ausgewählt. Vor einer Woche erhielten sie die Nachricht, dass sie nach Deutschland ausreisen können. „Sie packten ihr ganzes Leben in ihren Koffer“, sagt Corinna Wicher. Die Mütter sind in traditionelle arabische Kleider gehüllt, eine jüngere Frau zeigt sich jedoch in westlichem Outfit. Die Jungen kommen in Jeans und Kapuzenjacke, die älteren Mädchen tragen Kopftücher. Auch ein Flüchtlingsgegner erscheint am Flughafen und protestiert mit einem Schild gegen die Aufnahme der Syrer – er bleibt ein Einzelner.

Zunächst werden die Syrer zwei Wochen in Friedland bleiben, sagt der Leiter der Einrichtung, Heinrich Hörnschemeyer. Wenn die ersten Formalitäten erledigt sind und sie einen Gesundheitscheck absolviert haben, können die Kinder bereits ab Donnerstag am Schulunterricht teilnehmen. Den Erwachsenen wird die Teilnahme an „Wegweiserkursen“ angeboten. Diese vermitteln erste Grundlagen der deutschen Sprache und informieren über Gesetze und Regeln in der Bundesrepublik.

Anders als die meisten anderen syrischen Flüchtlinge müssen die Menschen aus dem Resettlement-Programm kein Asylverfahren durchlaufen. Gleich nach ihrer Registrierung bekommen sie eine zunächst auf drei Jahre befristete Aufenthaltserlaubnis. Von Friedland aus werden die Familien dann auf andere niedersächsische Kommunen verteilt – sie alle bleiben im Bundesland.

Bis dahin würden sie in Friedland bestens betreut, verspricht Lagerleiter Hörnschemeyer. Denn derzeit leben nur 350 Menschen in dem Lager – fast zehnmal so viele waren es während des großen Flüchtlingsandrangs im vergangenen Jahr. „Uns tut es gut, mal eine Atempause zu haben“, sagt Hörnschemeyer. Wenn es mehr Platz gebe und die Mitarbeiter weniger Stress hätten, sei das auch gut für die Flüchtlinge. (epd/mig 4)

 

 

 

Italien: Sant´Egidio kritisiert EU-Türkei-Abkommen

 

Das Abkommen zwischen der Europäischen Union und der Türkei über die Rückführung von Flüchtlingen „ist eine Niederlage“. Das sagte der Präsident der katholischen Basisgemeinschaft Sant´Egidio, Marco Impagliazzo, bei einer Pressekonferenz in Rom. Die katholische Bewegung organisiert seit kurzem mit dem Bund der evangelischen Kirchen in Italien humanitäre Korridore für Flüchtlinge. Bisher wurden bereits 97 syrische Flüchtlinge auf legale Weise und ohne dass sie auf Schlepper zurückgreifen mussten, in Italien aufgenommen.

„Unser Projekt kann man sehr gut andernorts wiederholen, weil es dem Staat nichts kostet. Alles liegt in den Händen von Verbänden und dennoch verläuft die Aufnahme der Flüchtlinge nach europäische Regelungen. Deshalb könnte das auch jeder andere EU-Staat genauso machen. Konkret geht es um die Vergabe von EU-Visa, die jedoch keine Schengen-Visa sind, wie es Touristen kennen. Wenn man also dieses Einreise-Instrument benützen würde, würde man auch das Problem in Griechenland oder Italien lösen, wo so viele Flüchtlinge auf ihr Weiterkommen warten.“

Ziel der humanitäre Korridore von Sant´Egidio ist es, in den nächsten zwei Jahren 1.000 Flüchtlingen aus Marokko, Äthiopien und anderen Transit-Ländern nach Europa zu begleiten. Es soll sich vor allem um sogenannte Risiko-Gruppen handeln. Dies sind vor allem Kinder, Kranke und Opfer von Menschenhandel. Bis Ende April soll die 150-Marke an aufgenommen Flüchtlingen erreicht werden.

„Wir rufen die Staaten Europas auf, aber auch jeden Bürger, unser Projekt zu unterstützen, weil es überall machbar ist. Wir sprechen von Korridoren, also gesicherten Wegen, die Tote im Meer verhindern sollen. Das heißt, Familien, ältere Menschen, Frauen und Kinder, die gerettet werden. Wir sehen stattdessen weiterhin Mauern, Zäune und Menschen, die in Auffanglagern warten und das mitten im Sumpf. So etwas mitanzusehen, tut weh, denn es gibt Möglichkeiten, um das zu verhindern.“  (rv 06.04.)

 

 

 

 

Europas Tragödie. Mehr Europa ist dringend nötig, aber derzeit unmöglich.

 

Vor zehn Jahren schrieb ich ein Buch mit dem Titel „Warum Europa die Zukunft gehört“. Damals argumentierte ich, dass das 21. Jahrhundert ein europäisches sein würde. Durch den Erweiterungsprozess, der dazu beitrug, zehn ehemalige kommunistische Diktaturen in marktwirtschaftliche Demokratien zu verwandeln, dehnte sich die EU wie ein blau-goldener Ölteppich über den früher so zerstrittenen Kontinent aus. Die EU veränderte osmotisch ihre Nachbarn. Europas transformative Macht, so hoffte ich, würde nach und nach die ganze Welt verändern – durch den europäischen Erweiterungsprozess, die Nachbarschaftspolitik und internationale Institutionen, die nach dem europäischen Vorbild der geteilten Souveränität gestaltet wurden.

Diese transformative Macht der EU existiert weiterhin – nur hat sie sich heute umgekehrt. Viktor Orbánund Jarosgaw Kaczyvski propagieren die „illiberale Demokratie“. Mitgliedskandidaten wie die Türkei können der EU die Konditionen ihrer Mitgliedschaft diktieren. Und statt dass der Nahe Osten Demokratie importiert, exportiert er Chaos und Flüchtlinge.

Europa bewegt sich von einer Ära, in der die Europäer glaubten, die Welt in ihrem Angesicht verändern zu können, in eine Periode, in der sie das Gefühl haben, zum Spielball der Welt geworden zu sein. Statt Universalismus zu predigen, ist Europa zum Kontinent des Exzeptionalismus geworden. Heute ist das erste Ziel der europäischen Außenpolitik der Schutz des zerbrechlichen europäischen Selbst vor externer Kontamination – der Traum, andere positiv zu beeinflussen und mit gutem Beispiel zu leiten, ist ausgeträumt.

Die Flüchtlingskrise hat Europa kalt erwischt. Sie kommt zu einem Zeitpunkt, an dem das europäische politische System bereits durch vorherige Traumata geschwächt ist. Auch reicht die Krise bis tief in den Alltag der europäischen Bürgerinnen und Bürger hinein und beeinflusst deren Sicherheitsgefühl und Identität – die jüngsten Anschläge in Brüssel vom 22. März belegen dies erneut. Die Flüchtlingskrise stellt eine „giftige“ Verbindung zwischen Außen- und Innenpolitik her; eine Beziehung, die in den letzten Jahren bereits profunden Umwälzungen unterworfen war. Die Idee, dass die traditionelle europäische Lebensweise von externen Gefahren beschützt werden muss, ist zum Kernbestandteil der Politik überall in Europa geworden. Mit der Euro-Krise, den weiterhin anschwellenden Flüchtlingsströmen und den Anschlägen von Paris und Brüssel wird Interdependenz zunehmend als Konfliktquelle wahrgenommen, anstatt wie früher als ein Weg, Konflikte zu vermeiden. Diese Wahrnehmung hat einen kontinentweiten Sehnsucht nach Autonomie und Kontrolle ausgelöst. 

In vielen Ländern hat das Gefühl des Kontrollverlusts zur Wiedergeburt nationalistischer Strömungen beigetragen. Viele Menschen sehen sich als Opfer und suchen nach Wegen, ihre Privilegien zu wahren. Es herrscht die Angst, dass Lebensentwürfe durch die Krise bedroht und zerstört werden – sei es die deutsche Ordnung, der französische Säkularismus, Polens christlicher Glauben, das griechische oder spanische Sozialmodell oder das britische Inseldenken.

Europas Tragödie ist, dass mehr Europa dringend notwendig – und gleichzeitig unmöglich ist. Viele der Probleme, mit denen wir heute konfrontiert sind, sind das Ergebnis einer lückenhaften europäischen Integration. Gleichzeitig macht die Asymmetrie, mit der die Krise(n) die verschiedenen europäischen Länder getroffen hat, die Verteilung der Risiken, ihre Vergesellschaftung schwierig, gar unmöglich. Brüssel ist immer weniger in der Lage, Europa zu führen.

Je mehr Brüssel die Fähigkeit zu führen verliert, desto wichtiger wird Deutschland. Deutschland nimmt zunehmend die Rolle des verbindenden Gliedes in Europa ein, in jedem Politikbereich – vom Euro über die Ukraine bis zur Migration. Doch auch hier steht Europa vor einem Paradox: je mehr die Deutschen die lange von ihnen geforderte Führungsrolle übernehmen, umso weniger wird eine deutsche Führung in Europa akzeptiert. Auf diese Art und Weise entsteht eine neue politische Geographie in Europa, charakterisiert durch unilaterale Maßnahmen und Koalitionen der Willigen und Nicht-so-Willigen.

So schwierig es auch sein mag: Der einzige Weg durch die Flüchtlingskrise ist mehr europäische Solidarität. Jean Monnet sagte einmal: „Wenn du ein Problem hast, das du nicht lösen kannst, stelle es in einen größeren Zusammenhang“. Wir müssen alle Krisen – vom Euro bis zu Russland – miteinander verrechnen, miteinander in Bezug stellen. Nur so können wir die dringend notwendige europäische Solidarität wiederherstellen. Mark Leonard  IPG 29

 

 

 

 

Europa am Abgrund? Terror, Flüchtlinge und Arbeitslosigkeit

 

In Frankreich weiß man nicht, ob die EU Ursache oder Lösung der aktuellen Krisen ist.

 

Die Krise der Europäischen Union liegt für Frankreich zum einen in der Schwäche der EU als Krisenmanagerin und zum anderen in ihrer mangelnden Akzeptanz bei der eigenen Bevölkerung. Beides hängt für französische Entscheidungsträger unmittelbar zusammen. Hätte sich die EU in der Finanz- und Wirtschaftskrise in der Lage gezeigt – so die Wahrnehmung –, die Krise schneller und auch in den südlichen Mitgliedstaaten der EU in den Griff zu bekommen, wäre die Ablehnung in Frankreich heute nicht so hoch und würde sowohl der rechte als auch der linke Rand mit dem „Europa-Bashing“ nicht so erfolgreich Stimmen einfangen können.

Für Frankreich vermittelt sich der Erfolg der EU über zwei Kriterien, die in der Regel bei Umfragen an erster Stelle der Sorgen der Bevölkerung stehen: Arbeitsplätze und Sicherheit. Im Allgemeinen ist das in allen EU-Mitgliedsländern so. Für Frankreich gilt dies nach fast zehn Jahren steigender Arbeitslosenzahlen und nach den Terroranschlägen von Paris umso mehr. Und bei diesen beiden Punkten werden der EU Unfähigkeit und grundsätzliche konzeptionelle Mängel vorgeworfen. Seit Beginn der Finanz- und Wirtschaftskrise hat die EU im direkten Vergleich zu den USA wesentlich schlechter bei der wirtschaftlichen Erholung abgeschnitten. Falsche Rezepte und langes Zuwarten hätten zu dieser Situation geführt. Gleichzeitig wurden Ausgleichsmechanismen vermisst, die zwischen „Profiteuren“ und „Verlierern“ der Krise ein höheres Maß an europäischer Solidarität herbeigeführt hätten. Dabei wird nicht übersehen, dass mancher EU-Staat vorher selbst für die Voraussetzungen der Krise im eigenen Land gesorgt hat – sei es durch das einseitige Setzen auf den Immobilienmarkt, sei es durch konsumorientierte Schuldenaufnahme.

Das Thema Sicherheit hat nach den Terroranschlägen vom Januar und November 2015 für die Französinnen und Franzosen natürlich ein ganz anderes Gewicht bekommen. Auch hier schneidet die EU nicht gut ab. Die Schwächen des Schengen-Regimes, die porösen Grenzen, die fehlende Zusammenarbeit der Geheimdienste, die Mängel im Datenaustausch und bei deren Speicherung, die tausendfach unregistrierten Flüchtlinge über die Balkan-Route – das alles wird in Frankreich als massives Defizit wahrgenommen, das man gegenüber einer verunsicherten Bevölkerung nicht vermitteln kann. Ein weiterer Aspekt unter dem Begriff Sicherheit sind die Kosten internationaler Missionen des französischen Militärs beziehungsweise die Kosten für die Terrorabwehr. Frankreich sieht sich hier unter besonderen Belastungen, die durch den Athena-Mechanismus nur zu einem kleinen Teil ausgeglichen würden. Es wünscht sich hier mehr „Solidarität“.

Um Europa zu dem zu machen, was sich die Bürgerinnen und Bürger wünschten, ist das politische Frankreich zu weiteren Integrationsschritten bereit, jedoch nur im Rahmen eines Kerneuropas. Die in Frankreich immer besonders strittige Frage des Souveränitätstransfers wird anhand der Vorschläge zur Vollendung der Wirtschafts- und Währungsunion durchexerziert. Nationale Gestaltungs- und Kontrollmöglichkeiten sollen weitgehend erhalten, solidarische Ausgleichsmechanismen gestärkt werden.

 

Stellt sich die „deutsche Frage“ von neuem?

Im Blick auf das wiedererstarkte Deutschland mischen sich Bewunderung für die ökonomischen Leistungen und Kritik an der neuen Dominanz und der Durchsetzung deutscher Interessen auf europäischer Ebene. Dies gilt insbesondere für die Handhabung der Euro-Krise. Das langanhaltende deutsche Bestehen auf der Sparpolitik hat demnach die Konjunkturerholung massiv verzögert und die Arbeitslosigkeit vor allem in den südlichen Krisenländern auf Rekordhöhe schnellen lassen. Die trotz hoher Steuereinnahmen große Zurückhaltung Deutschlands bei öffentlichen Investitionen wird bestenfalls mit einem Kopfschütteln bedacht, schlimmstenfalls als gefährlich für die gesamte europäische wirtschaftliche Erholung gesehen. Unter ökonomischem Blickwinkel wird denn auch die Aufnahme von Flüchtlingen durch Deutschland als willkommener Konjunkturmotor interpretiert.

Das Handeln der Bundeskanzlerin in der Flüchtlingskrise trifft jedoch vor allem auf Unverständnis. Wie konnte Deutschland eine für Europa so wichtige Entscheidung quasi im Alleingang treffen? Was waren die Beweggründe der Kanzlerin? Waren es am Ende doch die Einflüsterungen der deutschen Wirtschaft, die nach Gegenmitteln zum Mindestlohn suchten? Oder war es ein Versuch, den demographischen Kollaps aufzuhalten, der Deutschland für die Zukunft in Aussicht gestellt wird? Während Präsident François Hollande bei öffentlichen Auftritten in dieser Frage den – kaum mit konkreter Politik unterlegten - Schulterschluss mit der Kanzlerin übt, zeigt Ministerpräsident Manuel Valls die Grenzen Frankreichs auf. Eine über die 30 000 zugesagten Flüchtlinge hinausgehende Aufnahme bis Ende 2017 komme für Frankreich nicht in Frage, sagte er im Februar am Rande der Münchner Sicherheitskonferenz. Stattdessen sollen die Grenzen wieder besser gesichert werden, um das Schengen-System nicht endgültig zu zerstören.

Der Ruf Deutschlands nach europäischer „Solidarität“ wird hier gekontert mit dem Verweis, dass eben nicht alle Staaten der EU in der Lage wären, so großzügig Flüchtlinge aufzunehmen und Frankreich andererseits im Bereich der europäischen Sicherheit ein größeres Maß an (nicht nur finanzieller) Verantwortung trage. Die Ablehnung der Aufnahme zusätzlicher Flüchtlinge trifft die Stimmung eines Großteils der Bevölkerung und ist in Zeiten wirtschaftlicher Schwäche und immer noch steigender Arbeitslosenzahlen auch schlecht vermittelbar. Da Hollande seine erneute Kandidatur für das Präsidentenamt von sinkenden Arbeitslosenzahlen abhängig gemacht hat, besteht auch bei ihm persönlich ein ureigenes Interesse, die Zuwanderung in Grenzen zu halten.

Die Ablehnung ist auch nicht gegen Deutschland gerichtet, hatte Frankreich doch schon im Mai 2015 den Vorschlag der Europäischen Kommission für Quoten abgelehnt – also vor Beginn des massiven Zustroms. Die Stärke des strikt gegen jede weitere Zuwanderung agitierenden Front National trägt darüber hinaus zur offiziellen französischen Haltung bei. Es gibt aber unter Sympathisanten von Hollandes Parti socialiste (PS) auch eine große Zahl von Franzosen, welche die restriktive Haltung der Regierung ablehnen – prominentestes Beispiel ist die ehemalige Parteivorsitzende der PS, Martine Aubry. Stefan Dehnert  IPG 14.3.

 

 

 

 

Meeting in Rom mit VertreterInnen der italienischen Zivilgesellschaft und Staatsminister Michael Roth beendet

 

Im Rahmen des „Dialogue on Europe“, fand gestern in Rom das dritte #EuropeanTownHall Meeting mit VertreterInnen der Zivilgesellschaft und dem Staatsminister für Europa im Auswärtigen Amt, Michael Roth MdB statt. Der Einladung des Berliner Think Tanks Das Progressive Zentrum, des italienischen Istituto Affari Internazionali (IAI) und des Auswärtigen Amts folgten mehr als 100 TeilnehmerInnen, um über europäische Herausforderungen und das italienisch-deutsche Verhältnis zu diskutieren.

 

Im Kultur- und Ausstellungszentrum Opificio Romaeuropa versammelten sich am gestrigen Dienstag, dem 5. April, die TeilnehmerInnen des dritten #EuropeanTownHall Meetings des „Dialogue on Europe“, einem zivilgesellschaftlichen Dialogprozess zwischen Italien, Griechenland, Portugal, Frankreich, Spanien und Deutschland, initiiert vom Progressiven Zentrum und dem Auswärtigen Amt. Nach den Treffen in Athen und Lissabon diskutierten nun junge italienische VordenkerInnen im römischen Stadtteil Ostiense zu den Themen „Nachhaltiges Wachstum“, „Sozialer Zusammenhalt“, „Migration“ und „Populismus“.

 

Nicoletta Pirozzi, Senior Fellow am IAI, begrüßte die TeilnehmerInnen und führte als Moderatorin auch weiterhin durch die halbtägige Veranstaltung und die folgende Diskussion mit Staatsminister Roth.

 

Dominic Schwickert, Geschäftsführer des Progressiven Zentrums, lud die Anwesenden in seiner Eröffnungsrede ein, „im Geiste von Spinelli, Rossi & Colorni und dem Manifest von Ventotene, offen und konstruktiv über unser gemeinsames Europa zu diskutieren.“ Danach ging Ubaldo Villani-Lubelli, Politikwissenschaftler an der Università del Salento & Ruhr-Universität Bochum, spezifischer auf die italienisch-deutschen Beziehungen ein. „Italien und Deutschland bleiben trotz aktueller Herausforderungen Freunde und Verbündete, die Europa erhalten, aber dafür auch besser machen wollen als es momentan ist“ so der Experte für die bilateralen Beziehungen beider Länder. 

 

Im Anschluss diskutierten die TeilnehmerInnen je nach Interesse in den vier genannten parallelen Arbeitsgruppen. Jeder Workshop wurde von einem italienisch-deutschen Moderatorenteam angeleitet. Vertreten war ein breites Spektrum der italienischen Zivilgesellschaft, um möglichst viele Perspektiven in die Diskussion einzubringen. So nahmen Repräsentanten von Refugees Welcome Italy, der Umweltorganisation Legambiente ONLUS, der Mobilisierungsplattform PROGRESSI, Rescue Partners, dem ECFR in Rom, der Menschenrechtsorganisation Antigone oder des neu gegründeten Think Tanks Volta teil.

 

Die Ergebnisse der jeweiligen Diskussionen wurden im Anschluss von VertreterInnen der Arbeitsgruppen mit Staatsminister Roth diskutiert. Dabei standen vor allem der Umgang mit der Flüchtlingskrise und das jüngste EU-Abkommen mit der Türkei im Fokus. Michael Roth betonte, „dass Zuwanderung eine Chance für unsere Gesellschaft ist, dabei aber klar sein muss, dass unsere gemeinsamen Werte und Regeln auch weiterhin gelten und von allen akzeptiert werden.“ Auch Fragen zur Energiewende, der Kampf gegen die Jugendarbeitslosigkeit und dem Mindestlohn standen auf dem Programm.

 

Nathalie Tocci, stellvertretende Vorsitzende des IAI, betonte abschließend, dass die bilateralen Herausforderungen besser gelöst werden könnten, wenn „Italien und Deutschland zuerst Themen angehen, in denen Übereinstimmung herrscht. Das ist vor allem die Migrations- und Flüchtlingsfrage, aber auch Energie- und Verteidigungspolitik. Aufbauend auf dem so etablierten Vertrauen, könnte man schließlich auch Lösungen für wirtschaftliche Fragen finden, zu denen es in Italien und Deutschland derzeit tatsächlich unterschiedliche Meinungen gibt.“

Das nächste European Town Hall Meeting wird am 26. Mai 2016 in Marseille stattfinden. Iai 5

 

 

 

 

 

Hälfte der in Deutschland lebenden Syrer für Obergrenze

 

Aktuelle Emnid-Umfrage zeigt positive Haltung von Syrischstämmigen gegenüber neu ankommenden Flüchtlingen – Zugleich Sorge vor Ankunft von Terroristen – Umfassende Studie des Exzellenzclusters „Religion und Politik“ der Uni Münster über Integration

 

Münster - Vier Fünftel der schon länger in Deutschland lebenden Syrischstämmigen begrüßen nach einer Emnid-Umfrage die offene Politik des Landes gegenüber Flüchtlingen, die Hälfte der Befragten plädiert jedoch für eine Aufnahme-Obergrenze. Drei Viertel der Befragten zeigen Solidarität mit den Neuankömmlingen aus Syrien, nur ein Drittel befürchtet, dass sich die eigene Situation nun verschlechtere, wie die repräsentative Erhebung unter syrischstämmigen Zuwanderern und ihren Nachkommen in Deutschland weiter ergab, die der Exzellenzcluster „Religion und Politik“ der Universität Münster mit dem Meinungsforschungsinstituts TNS Emnid im vergangenen Vierteljahr durchführte. Zugleich fragen sich nach der bundesweiten Erhebung 46 Prozent, ob unter den neu ankommenden Flüchtlingen nicht auch viele Terroristen seien.

71 Prozent der Befragten sind der Überzeugung, dass die meisten ihrer geflüchteten Landsleute nach Syrien zurückkehren wollen, wenn der Krieg vorbei ist, wie der Leiter der Studie, Religionssoziologe Prof. Dr. Detlef Pollack, erläutert. Genauso hoch ist der Anteil derer, die meinen, „Deutschland kann es schaffen, die Probleme bei der Aufnahme der vielen Flüchtlinge zu bewältigen“. Dabei sind jedoch etwa zwei Drittel der Ansicht, dies könne nur gelingen, wenn sich in Staat und Gesellschaft noch viel ändere.

Viel Vertrauen in deutsche Fähigkeit zur Problemlösung

Für die Erhebung befragte das Meinungsforschungsinstitut TNS Emnid im Auftrag des Exzellenzclusters „Religion und Politik“ von Dezember 2015 bis März 2016 insgesamt 500 Zuwanderer aus Syrien und ihre Nachkommen. Sie leben im Durchschnitt seit 20 Jahren in Deutschland, mindestens seit einem Jahr, andere seit vier Jahrzehnten. 20 Prozent der Befragten wurden in Deutschland geboren, 80 Prozent nicht. Die Hälfte hat die deutsche Staatsbürgerschaft, ein Drittel die syrische, 11 Prozent haben einen deutschen und einen syrischen Pass, vier Prozent einen syrischen und einen weiteren.

Religionssoziologe Prof. Pollack: „Insgesamt überwiegt unter den aus Syrien Zugewanderten und ihren Nachkommen die Offenheit gegenüber den neuankommenden Flüchtlingen und die Solidarität mit ihnen. Dabei ist es erstaunlich, wie groß das Vertrauen in die Fähigkeit Deutschlands ist, mit den Problemen in der Flüchtlingspolitik fertigzuwerden. Zugleich – und hier unterscheiden sich die syrischstämmigen Befragten kaum von der deutschen Mehrheitsgesellschaft – wird die  klare Erwartung an die deutsche Politik und Gesellschaft gerichtet, den Integrationsprozess aktiv zu gestalten.“ Angesichts der Herausforderungen seien die Befragten nicht frei von Befürchtungen, etwa, was eine wachsende Konkurrenz im wirtschaftlichen und sozialen Bereich angehe. „Relativ groß ist auch die Angst, dass unter den Flüchtlingen viele Terroristen sein könnten – auch dies eine Sorge, die die Befragten mit vielen Menschen in der Mehrheitsgesellschaft teilen.“

Weitere Umfrageergebnisse über Integration und Diskriminierung

Die Ergebnisse sind Teil einer großen repräsentativen Umfrage des Exzellenzclusters mit TNS Emnid unter türkisch- und syrischstämmigen Menschen in Deutschland über Fragen der Integration, Diskriminierung, Religiosität und des Fundamentalismus. Ausführliche Ergebnisse veröffentlicht der Forschungsverbund in den kommenden Wochen. Die Emnid-Erhebung entsteht im Rahmen eines Forschungsprojektes, das am Exzellenzcluster unter der Leitung von Prof. Dr. Detlef Pollack und der Mitarbeit der Religionssoziologen Dr. Olaf Müller, Dr. Gergely Rosta und Anna Dieler durchgeführt wird.

Das Forscherteam um Prof. Pollack untersucht etwa, was Mitglieder der türkisch- und syrischstämmigen Minderheit, die überwiegend muslimisch geprägt ist, unter einer geglückten Integration verstehen, als wie integriert sie sich selbst im Hinblick auf Sprache, Kultur oder den Arbeitsmarkt einschätzen, welche Ausgrenzungen sie erfahren haben und welche Rolle sie Religionen in der Gesellschaft zuschreiben.

„Angesichts der wachsenden Religionsvielfalt in Deutschland verlaufen Spannungslinien oft zwischen der Mehrheitsgesellschaft und religiösen oder ethnischen Minderheiten“, erläutert Prof. Pollack. „Daher reicht es nicht aus, nur die Haltungen, Normvorstellungen und das Selbstbild der Mehrheitsgesellschaft zu erfassen. Vielmehr gilt es, auch die Haltungen, Deutungen, Wünsche und Abneigungen von Minderheiten sorgfältig zu analysieren. Politische und rechtliche Regelungen greifen nur in dem Maße, wie sie auf gesamtgesellschaftliche Unterstützung stoßen.“ (vvm 7)

 

 

 

 

 

Regierungserklärung zum EU-Gipfel. Gemeinsam die Flüchtlingskrise lösen

 

Die Kanzlerin macht sich vor dem EU-Gipfel für eine gesamteuropäische Lösung der Flüchtlingskrise stark. Ziele seien: weniger in die EU einreisende Flüchtlinge, eine faire Lastenteilung und das Ende der illegalen Einreise über die Ägäis, so Merkel in ihrer Regierungserklärung im Bundestag.

Die Türkei habe eine Schlüsselrolle.

 

Deutschland werde es auf Dauer nur "gut gehen, wenn es Europa gut geht", so Bundeskanzlerin Angela Merkel. In ihrer Regierungserklärung vor dem Deutschen Bundestag forderte sie erneut einen gesamteuropäischen Ansatz bei der Lösung der Flüchtlingskrise. Ziel sei die Einreise weniger Flüchtlinge in die EU, eine faire Lastenverteilung und das Ende der illegalen Einreise über die

Ägäis. Dabei kommt der Türkei eine Schlüsselrolle zu.

Der Europäische Rat im März sei traditionell der Gipfel, der sich mit der wirtschaftlichen Lage und dem Europäischen Semester beschäftige. Im Mittelpunkt der morgigen Beratungen werde es jedoch um die Flüchtlingspolitik und die weitere Zusammenarbeit mit der Türkei gehen, so die Bundeskanzlerin.

Dauerhaft tragfähige Lösung findenMerkel äußerte sich überzeugt davon, dass es bei dem Treffen in Brüssel zu einer "dauerhaft tragfähigen gesamteuropäische Lösung" kommen kann. Der Gipfel könne zu einer "durchaus entscheidenden Wegmarke" zur Lösung des Flüchtlingsproblems in Europa werden. "Wir brauchen ein Europa, in dem gemeinsame Herausforderungen durch europäische Solidarität und durch gemeinsames Handeln gemeistert werden", so die Bundeskanzlerin weiter.

Für sie sei es aber auch wichtig, dass Europa als ein reicher Kontinent in der Lage sein müsse, die größte Herausforderung seit Jahrzehnten zu meistern, sagte die Kanzlerin. Erneut machte sie deutlich, dass es jetzt darauf ankomme, die Ursachen der Flüchtlingskrise zu bekämpfen. Die Menschen müssten eine Perspektive erhalten, in ihren Heimatländern zu leben. Europa müsse denen

helfen, die wirklich auf "unseren Schutz angewiesen" seien. 

Gesamteuropäischer Ansatz erforderlich

Merkel verwies noch einmal auf einen gesamteuropäischen Ansatz bei der Frage, die Flüchtlingszahlen zu reduzieren. Dies sei erforderlich, weil gerade Deutschland von der Reisefreiheit in Europa profitiere. Nur mit einer gesamteuropäischen Lösung könne man verhindern, dass mit einer Schließung

der Binnengrenzen die Fluchtrouten verlagert würden.

Von neuen komplizierteren und gefährlicheren Routen würden nur die kriminellen Schlepper profitieren. "Den höchsten Preis bezahlten die Flüchtlinge dann häufig mit ihrem Leben. Aber auch wir Deutschen und Europäer zahlten einen hohen Preis, weil ja offenkündig würde, dass bisherige Maßnahmen nur Scheinlösungen gewesen wären, die lediglich an den Symptomen der Krise ansetzen, nicht aber an den Ursachen  In der Folge wäre die Enttäuschung der Bürger noch um ein Vielfaches größer als manche Sorge heute."

Wichtig sei es auch, keinen Mitgliedstaat allein zu lassen, das gelte besonders für Griechenland.

Hilfe für Flüchtlinge an griechisch-mazedonischer Grenze

Mit Blick auf die Flüchtlingssituation in Idomeni hob die Bundeskanzlerin die Unterstützung der Bundesregierung für Griechenland hervor. Auch Griechenland selbst habe erste Erfolge zu verzeichnen. So seien Hotspots in Betrieb gegangen und damit eine umfassende Registrierung aller ankommenden Flüchtlinge. "Wir haben erhebliche Fortschritte bei der Registrierung und Aufnahme in die EURODAC-Datenbank zu verzeichnen. Das gilt auch für die Bereitstellung von

Flüchtlingsunterkünften, nachdem es zuvor viel zu viele Verzögerungen gegeben hatte."

Griechenland wolle gemeinsam mit den anderen 27 Mitgliedsstaaten und dem UN-Flüchtlingshilfswerk UNHCR die Krise humanitär vertretbar lösen, so Merkel.

Illegale Einwanderung über die Türkei stoppen

Die Bundeskanzlerin verteidigte die geplante enge Zusammenarbeit mit der Türkei. Das Land hatte sich dazu bereit erklärt, alle illegal in Griechenland ankommenden Flüchtlinge zurückzunehmen. Im Gegenzug soll die EU für jeden zurückgenommenen syrischen Flüchtling einen Syrer legal aufnehmen.

Das könnte dazu führen, den Schleppern die Geschäftsgrundlage zu entziehen, so Merkel weiter.

Die Rückführung aller neuen irregulären Migranten und Asylbewerber müsse in vollem Einklang mit dem Europa- und Völkerrecht erfolgen. So seien auch die Bestimmungen über den Schutz von Flüchtlingen und ihre Rechte einzuhalten. Als Grundlage für die weiteren Verhandlungen mit der Türkei in der

Flüchtlingskrise habe die Europäische Kommission heute sechs Grundsätze veröffentlicht, darauf wies die Bundeskanzlerin hin.

Faire Lastenteilung mit der Türkei

Die Zusammenarbeit mit der Türkei habe erste Ergebnisse zu verzeichnen. Die Kanzlerin hob den Nato-Einsatz in der Ägäis hervor, der nun Schritt für Schritt in Gang komme. Auch die Türkei selbst habe ein Interesse an einer nachhaltigen Lösung. Wie die Bundeskanzlerin herausstellte, müsse es zu "einer fairen Teilung der Lasten kommen". Sie halte den türkischen Wunsch nach mehr finanzieller

Hilfe für völlig nachvollziehbar.

"Das, was die Türkei für weit über 2 Millionen Flüchtlingen, genau gesagt etwa 2,7 Millionen Flüchtlinge, in ihrem Land seit Jahren leistet, kann gar nicht hoch genug gewürdigt werden. Es gereicht Europa nicht zur Ehre sich als Union von 28 Mitgliedssaaten mit 500 Millionen Bürgern bislang so schwer getan zu haben die Lasten zu teilen."

Die bereits bewilligten drei Milliarden Euro für Flüchtlingsprojekte seien nur ein erster Schritt gewesen. "Erste 95 Millionen Euro wurden bereits ausgezahlt. Sie helfen 100.000 Flüchtlingskindern, den Schulbesuch zu ermöglichen und zwar im arabischen Unterricht und 700.000 Syrern mit Lebensmitteln zu versorgen." Entscheidend sei es nun, dass diese Mittel auch tatsächlich in sinnvolle Projekte fließen, in Unterbringung, in Schulen oder medizinische Versorgung.

Zur vertieften Zusammenarbeit mit der Türkei und ihrem Wunsch nach einem schnellen EU-Beitritt

sagte Merkel: Hier werde sich Deutschland weiterhin für ergebnisoffene Beitrittsverhandlungen einsetzen. Ein Beitritt stehe nicht auf der Tagesordnung.

Schengenraum erhalten, Dublin-Verträge reformieren "Zu einer gesamteuropäischen Lösung gehört außerdem langfristig auch, das Dublin-System zu reformieren." Die Kanzlerin wies darauf hin, dass die EU-Kommission demnächst Vorschläge vorlegen werde. "Denn wir müssen wissen, wie wir das Dublin-System an die veränderten Gegebenheiten anpassen und zukunftsfest machen können. Ich sage ganz klar: Nur mit einer Reform von Dublin werden wir

Schengen langfristig aufrechterhalten können. Denn zu einer gesamteuropäischen Lösung gehört nicht zuletzt auch, dass wir schrittweise zu den offenen Binnengrenzen zurückkehren können, von denen wir im Schengenraum so sehr profitieren." Pib 16.3

 

 

 

 

 

Positionspapier. Arbeitgeber fordern Begrenzung von Sozialleistungen für EU-Ausländer

 

Sozialleistungen für EU-Bürger sollen an strengere Kriterien geknüpft werden. Das fordert die Bundesvereinigung der Arbeitgeberverbände in einem Positionspapier. Minijobbern und Selbstständigen von Sozialleistungen ausgeschlossen werden.

Die deutschen Arbeitgeber fordern, Sozialleistungen für EU-Bürger in Deutschland an strengere Kriterien zu knüpfen. Damit müsse die Bundesregierung Zuwanderung in das deutsche Sozialsystem verhindern, sagte Arbeitgeberpräsident Ingo Kramer der in Düsseldorf erscheinenden Rheinischen Post. Die Akzeptanz der Arbeitnehmerfreizügigkeit in der EU werde gefährdet, „wenn sie unsachgemäß mit Leistungsansprüchen aus den Sozialsystemen von Mitgliedstaaten verknüpft wird“.

In einem Positionspapier fordert die Bundesvereinigung der Arbeitgeberverbände dem Bericht zufolge von der Bundesregierung eine rechtliche Klarstellung, in welchem Umfang EU-Bürger in Deutschland gearbeitet haben müssen, um als Arbeitnehmer oder Selbstständige Zugang zu Sozialhilfeleistungen zu erhalten. Nach der Forderung des Verbandes sollen EU-Bürger künftig nur Anspruch auf Sozialhilfe erwerben, wenn sie einer Vollzeitbeschäftigung nachgegangen sind, die nach Mindestlohn bezahlt wird.

Minijobber und Selbstständige, die nur in geringem Umfang arbeiten, würden dadurch nicht mehr erfasst, heißt es in dem Bericht. Zurzeit hätten alle Migranten aus der EU dauerhaften Zugang zu Sozialhilfeleistungen, die länger als ein Jahr einer Beschäftigung in Deutschland nachgegangen seien. (epd/mig 31)

 

 

 

 

Europäische Integration. Schengen lebt

 

Die EU nutzt alle Möglichkeiten, um den Fortbestand des Grenzregimes zu sichern.

 

Wie man der Presse in den letzten Wochen und Monaten entnehmen kann, soll der Schengen-Raum bereits „tot“ sein. Auch wenn das seinen Totengräbern nicht gefallen mag, ist Schengen durchaus lebendig. Den Beweis dafür findet man in der Tatsache, dass die Mitgliedstaaten und die europäischen Institutionen alle Möglichkeiten des Schengener Abkommens nutzen, um seinen Fortbestand zu sichern.

Mit der Schaffung eines Raumes ohne Personenkontrollen an den Binnengrenzen wurden im Schengener Grenzkodex auch die Bedingungen festgelegt, unter denen die Mitgliedstaaten Grenzkontrollen vorübergehend wiedereinführen dürfen, falls eine Gefahr für die öffentliche Sicherheit besteht. Diese können geplant (sportliche oder politische Großereignisse) oder im Notfall (Attentate) wiedereingeführt werden. Bei der ersten Kategorie dürfen die Kontrollen keinesfalls länger als sechs Monate andauern, bei der zweiten zwei Monate.

 

Lange Zeit wurden die Kontrollen nur für kurze Fristen von bis zu 30 Tagen wiedereingeführt, mittlerweile werden sie für längere Zeiträume angewandt, denn terroristische Anschläge und die Flüchtlingskrise können eine Bedrohung der öffentlichen Ordnung oder inneren Sicherheit darstellen, die als „anhaltend“ eingeschätzt wird. So haben Deutschland und Österreich zum ersten Mal das volle Potenzial des Schengener Abkommens ausgeschöpft, als sie von September bis November 2015 die Notfall-Kontrollen wiedereinführten und auf der Grundlage des „Verfahrens der geplanten Kontrollen“ fortsetzten, zunächst für die Dauer von drei Monaten – ihre Verlängerung auf insgesamt sechs Monate steht jedoch außer Zweifel.

Doch damit nicht genug. Im Mai 2016 werden diese beiden Staaten die maximale Dauer der erlaubten Kontrollen von acht Monaten (zwei plus sechs Monate) erreicht haben. Nun gibt es im Schengener Abkommen seit 2013 einen „Notfallmechanismus“, nach dem Personenkontrollen für einen Zeitraum von bis zu zwei Jahren wiedereingeführt werden können. Er greift in Ausnahmesituationen, wenn ein oder mehrere Mitgliedstaaten nicht mehr in der Lage sind, die Außengrenze des Schengen-Raums zu sichern, und dieses Defizit das Funktionieren des Schengen-Systems gefährdet. Die Wiedereinführung der Kontrollen wird – nach einer Evaluierung durch nationale Expertinnen und Vertreter der Europäischen Kommission – vom EU-Ministerrat empfohlen beziehungsweise genehmigt.

 

Genau diese Regelung wenden die europäischen Institutionen gerade an. Wenn die Evaluierung sich auf die Kontrollen an der griechischen Außengrenze bezieht, dann muss die Regelung es Deutschland und Österreich erlauben, die Kontrollen an den Binnengrenzen auch über den Mai hinaus fortzusetzen. Mit anderen Worten, der Notfall-Mechanismus wird ausgelöst, damit die Grenzkontrollen stets im Rahmen des Schengen-Rechts stattfinden. Deshalb erweist sich, nebenbei bemerkt, jede Behauptung, mit dieser Regelung werde Griechenland aus dem Schengen-Raum „ausgeschlossen“, als untauglich. Nur eine Änderung des Abkommens kann einen solchen „Ausschluss“ bewirken.

Man sollte sich aber keine Illusionen machen: Schengen wird dann am Ende sein, wenn seine Mitgliedstaaten durch einen Rechtsbruch die Wiedereinführung der Kontrollen an den Binnengrenzen beschließen, das heißt, wenn sie dazu nicht oder nicht mehr befugt sind. Indem die Mitgliedstaaten und die europäischen Institutionen den Mechanismus aktivieren, der es den Staaten erlaubt, Grenzkontrollen für die Dauer von maximal zwei Jahren wiedereinzuführen, setzen sie sich in Wirklichkeit für das Überleben von Schengen ein.

Yves Pascouau IPG 14.3.

 

 

 

 

Gelebte Integrationsarbeit im Unternehmen

 

Kommentar von Thorsten Schlenz, Arbeitsdirektor ThyssenKrupp Steel Europe AG

 

Wie gliedern wir Migrantinnen und Migranten in die Deutsche Gesellschaft ein? Diese Frage beschäftigt heute jeden von uns, denn der Zustrom von Flüchtlingen stellt besondere Herausforderungen an Politik, Gesellschaft und Wirtschaft, die nur durch ein gemeinsames Wirken aller bewältigt werden können.  

Ungleich besser: Diversität als Chance

Für thyssenkrupp gehören Offenheit und Toleranz seit jeher zur Unternehmensphilosophie. Wir stellen uns gerne und mit Überzeugung der Aufgabe gesellschaftliche Verantwortung zu übernehmen. Diversifikation begreifen wir dabei als Stärke. Vor allem vor dem Hintergrund des demografischen Wandels bietet Vielfalt eine Chance, Kreativität und Wertschöpfung zu fördern und als Erfolgsfaktor zu nutzen. Das Menschen unterschiedlicher Herkunft zusammenarbeiten, hat bei uns im Ruhrgebiet eine lange Tradition. Auch die Belegschaftsstruktur von thyssenkrupp Steel Europe spiegelt das wider: bei uns sind Mitarbeiter aus über 100 Nationen und Angehörige verschiedener Religionen und Kulturen beschäftigt.

Integrationsarbeit mit Erfahrung

Die Einbindung von Migrantinnen und Migranten in Unternehmen ist daher kein neues Feld für uns, sondern seit Jahren ein wichtiger Bestandteil unseres Tagesgeschäfts. Beispielhaft dafür sind unsere Betriebsvereinbarung zur Gleichbehandlung oder unsere Integrationskurse für Jugendliche. Seit rund 15 Jahren bieten wir Kurse für Heranwachsende, um sie auf eine Ausbildung vorzubereiten. Diese Strukturen sind gerade heute gut geeignet, um vor Ort jungen Menschen, die nach Deutschland geflohen sind, Chancen zur Integration über berufliche Qualifikation zu bieten. Im Mittelpunkt steht immer der ganze Mensch, seine Motivation und sein Engagement, aber auch seine Fluchterfahrung. Deshalb gelten für ausländische Bewerber auch die gleichen Anforderungen wie für deutsche Bewerber, denn fachliche Kompetenz auszubilden ist unsere Aufgabe, darin haben wir langjährige Erfahrung. Gerade ein erfolgreicher Berufseinstieg ist ein entscheidender Schlüssel zu einer gelungenen Integration. Eine Ausbildungs- oder Arbeitsstelle eröffnet die Möglichkeit, sich aus eigenen Bemühungen heraus dauerhaft ein Leben in Deutschland aufzubauen.

„Wir zusammen“: Integrationsarbeit als Aufgabe der gesamten deutschen Wirtschaft

Der thyssenkrupp-Konzernbetriebsrat und der Konzernvorstand haben daher gemeinsam die Initiative ergriffen und bieten zusätzliche Ausbildungsplätze und Praktika für Flüchtlinge an. In Summe stellt thyssenkrupp im Rahmen des Programmes „We help“ 150 Ausbildungsplätze, 230 Praktikumsplätze sowie zusätzliche Stellen für Akademiker und Fachleute an mehreren Standorten in Deutschland zur Verfügung. Unser Programm ist nun auch Teil der „Wir zusammen“-Integrationsinitiative der deutschen Wirtschaft, die 36 Unternehmen aktuell auf den Weg gebracht haben. thyssenkrupp ist Gründungsmitglied dieses Programmes, weil wir der Überzeugung sind, dass es hier einer Gesamtanstrengung der deutschen Wirtschaft bedarf. Wir müssen gemeinsam Zeichen setzen gegen Fremdenfeindlichkeit und die Chancen erfolgreicher Integrationsarbeit herausstellen. Bei thyssenkrupp Steel Europe ergriffen bereits Anfang des Jahres mehrere junge Männer die Gelegenheit zum Einstieg in unser Unternehmen. Im Rahmen von Praktika können sie mit unserer Unterstützung einen ersten Schritt in Richtung einer Zukunft in Deutschland gehen.

Erfolgsmodell Kulturmittler

Darüber hinaus arbeiten wir intensiv an weiteren integrationsfördernden Angeboten. Als richtungsweisend hierfür kann unsere Kulturmittlerausbildung gelten. Seit über zehn Jahren haben zahlreiche Vertrauensleute bei thyssenkrupp Steel Europe die Ausbildung zur Kulturmittlerin oder zum Kulturmittler durchlaufen. Heute gibt es mehr als 100 aktive Vermittler, deren Aufgabe es ist, die Zusammenarbeit von Menschen aus unterschiedlichen Kulturen bei uns zu steuern. So ist es beispielsweise dank ihrer Arbeit möglich, dass Feiertage wie Heiligabend oder das Opferfest von den Angehörigen der jeweiligen Kultur begangen werden können, da beispielsweise der türkische Mitarbeiter auf freiwilliger Basis für den deutschen einspringt und umgekehrt. Durch die Arbeit der Kulturmittler wird Vertrauen aufgebaut und gegenseitiges Verständnis und Toleranz innerhalb der Belegschaft gefördert. Wir bekommen viele positive Rückmeldungen für diese Anstrengungen: das reicht bis hin zu besser funktionierenden Teams und reibungsloseren Produktionsabläufen.

Start des Programmes MENTO

An die Arbeit als Kulturmittler knüpft die Tätigkeit als Mentor oder Lernberater im Rahmen des MENTO-Programms, einer Initiative des DGB Bildungswerk, an. Mit dem Ziel Mitarbeiter, die Schwierigkeiten beim Lesen oder Schreiben haben zur Weiterbildung zu ermutigen, nehmen sie eine sehr wichtige Position bei der Integrationsarbeit ein. Häufig sind es Beschäftigte mit Migrationshintergrund, die Probleme mit der Lese- und Schreibkompetenz haben. Um ihnen die Angst vor Ausgrenzung zu nehmen und ihnen auf Augenhöhe zu begegnen, etablieren wir derzeit als erstes Großunternehmen ein breit gefächertes Netzwerk von Mentoren, Lernbeauftragten und Bildungspartnern. Klar ist: Erfolgreiche Integrationsarbeit ist immer Ergebnis vieler kleiner, täglich gelebter Schritte und Maßnahmen – eine Aufgabe der wir uns bei thyssenkrupp gerne und mit Überzeugung stellen.   Forum Migration, April

 

 

 

 

Nachhaltigkeit, Energie- und Klimapolitik. Kohlenstoff – das Maß aller Dinge?

 

Unser Wirtschaftssystem muss sich dem Planeten anpassen, nicht umgekehrt.

In den letzten zehn Jahren ist der „Klimawandel“ praktisch zu einem Synonym für „Kohlenstoffemissionen“ geworden. Der Rückgang von Treibhausgasen in der Atmosphäre, gemessen in „Kohlenstoffäquivalenten“ (CO2e), hat sich als vorrangiges Ziel im Bestreben zur Rettung des Planeten herausgeschält. Doch kann ein derart simplifizierender Ansatz die hochkomplexen und miteinander verflochtenen Krisen, vor denen wir gegenwärtig stehen, unmöglich lösen.

Der starre Fokus der globalen Umweltpolitik auf CO2 spiegelt eine allgemeinere Besessenheit mit Messungen und Buchhaltung wider. Die Welt beruht auf Abstraktionen – Kalorien, Kilometern, Kilos und jetzt Tonnen CO2e –, die scheinbar objektiv und zuverlässig sind, besonders wenn sie in „Fachsprache“ (häufig Wirtschaftssprache) eingebettet sind. Infolgedessen neigen wir dazu, die historischen Auswirkungen jeder dieser Abstraktionen zu übersehen und auch die Dynamik der Macht und Politik, die sie weiterhin formen.

Ein markantes Beispiel einer machtvollen und einigermaßen unrealistischen globalen Abstraktion ist das Bruttoinlandsprodukt (BIP), das nach dem Zweiten Weltkrieg als wichtigste Kennzahl für die Wirtschaftsentwicklung und -leistung eines Landes eingeführt wurde. Damals bauten die Weltmächte internationale Finanzinstitutionen auf, die die relative Wirtschaftsmacht widerspiegeln sollten. Heute jedoch hat sich das BIP zu einer Quelle weit verbreiteter Frustration entwickelt, weil es die Lebenswirklichkeit der Menschen nicht abbildet. Wie das Fernlicht eines Autos können Abstraktionen eine Menge beleuchten, aber zugleich dazu führen, dass das, was außerhalb ihres Lichtkegels liegt, unsichtbar wird.

Trotzdem bleibt das BIP die vorherrschende Kennzahl für wirtschaftlichen Wohlstand, was auf genau der Besessenheit mit Allgemeingültigkeit beruht, die die Ausbreitung des Kapitalismus in der Welt begleitete. Komplexe, nuancierte, qualitativ bestimmte Vorstellungen, die lokale Besonderheiten widerspiegeln, sind einfach weniger attraktiv als lineare, allumfassende quantitative Erklärungen.

Was den Klimawandel angeht, so führt diese menschliche Neigung zur Konzentration auf Lösungen, die die „Netto“-Kohlenstoffemissionen geringfügig verringern, dabei jedoch umfassendere wirtschaftliche Veränderungen verhindern können oder die Fähigkeit von  Gemeinschaften untergraben können, konkrete Probleme zu definieren und passende Lösungen dafür zu entwickeln. Dieser Ansatz lässt sich zum Erdgipfel in Rio de Janeiro 1992 zurückverfolgen, wo die Klimapolitik einen steinigen und brutalen Weg vergessener Alternativen einschlug. Im Verlaufe des letzten Vierteljahrhunderts wurden dabei mindestens drei entscheidende Fehler gemacht.

Zunächst einmal führten die Regierungen die Berechnungseinheit CO2e ein, um die Auswirkungen unterschiedlicher Treibhausgase wie CO2, Methan und Stickoxid in einheitlicher Weise zu quantifizieren. Die Unterschiede zwischen diesen Gasen – in Bezug auf ihr Erwärmungspotenzial, ihre Verweildauer in der Atmosphäre, ihr Auftreten und ihre Wechselwirkung mit lokalen Ökosystemen und lokalen Wirtschaften – sind enorm. Eine einzige Messgröße vereinfacht die Dinge beträchtlich und erlaubt es der Politik, eine auf ein spezifisches übergreifendes Ziel gerichtete Pauschallösung zu verfolgen.

Zweitens konzentrierte sich die UN-Klimarahmenkonvention auf sogenannte „End-of-Pipe“-Techniken (Methoden zur Entfernung von Schadstoffen aus der Atmosphäre). Dies versetzte die Entscheidungsträger in die Lage, die Aufmerksamkeit von dem politisch schwierigeren Ziel abzulenken, jene Aktivitäten zu begrenzen, die diese Emissionen überhaupt erst hervorbringen.

Und drittens entschlossen sich die Entscheidungsträger, den Fokus auf die Nettoemissionen zu richten und dabei biologische Prozesse, bei denen es um Boden, Pflanzen und Tiere geht, mit solchen zu verrechnen, bei denen fossile Rohstoffe verbrannt werden. Reisfelder und Rinder wurden dadurch genau wie Industrieanlagen als Emissionsquellen behandelt und tropische Wälder, Baumplantagen in Monokultur sowie Sümpfe als Emissionssenken. Die Politik begann, nach Lösungen zu suchen, die den Ausgleich von Emissionen im Ausland und nicht ihre Reduzierung im eigenen Land (oder an der Quelle) beinhalteten.

Im Jahr 1997, als das Kyoto-Protokoll verabschiedet wurde, lautete das Motto dann „mehr Flexibilität“, und der Handel mit Emissionszertifikaten (also Verschmutzungsgenehmigungen) war die bevorzugte politische Option. Fast zwei Jahrzehnte später ist das Bemühen, Emissionen aufzurechnen nicht nur fest in der Klimapolitik verankert, sondern es hat auch seinen Weg in die breitere umweltpolitische Debatte gefunden.

Überall auf der Welt bilden sich neue Märkte für sogenannte Ökosystemdienstleistungen. Ein Beispiel für einen der älteren derartigen Märkte ist das „Wetland Mitigation Banking“ in den USA. Dabei geht es darum, beispielsweise ein Feuchtgebiet oder einen Bachlauf zu erhalten, aufzuwerten oder anzulegen, um die negativen Folgen eines geplanten Projekts auf ein ähnliches Ökosystem an anderer Stelle auszugleichen. Dies geschieht durch die Vergabe handelbarer Zertifikate. Ausgleichsprogramme zur Erhaltung der Artenvielfalt („Biodiversity Offsetting“) funktionieren ähnlich: Unternehmen oder Privatpersonen können sogenannte „Biodiversity Credits“ erwerben, um ihre Umweltbilanz zu verbessern.

Falls sich diese Programme etwas allzu bequem anhören, dann liegt das daran, dass sie es sind. Tatsächlich beruhen sie auf demselben fehlerbehafteten Konzept wie der Emissionshandel, und in einigen Fällen rechnen sie tatsächlich Artenvielfalt und Ökosysteme in CO2e um. Statt unser Wirtschaftssystem zu ändern, damit es sich in die natürlichen Grenzen unseres Planeten einfügt, definieren wir die Natur um, damit sie in unser Wirtschaftsystem passt – und verbauen uns damit andere Formen des Wissens und echte Alternativen.

Jetzt – im Gefolge des Pariser Klimagipfels vom Dezember 2015 – steht die Welt kurz davor, erneut einen falschen Weg einzuschlagen, indem sie sich die Idee „negativer Emissionen“ zu eigen macht, die davon ausgeht, dass neue Technologien imstande sein werden, der Atmosphäre CO2 zu entziehen. Dabei müssen diese Technologien erst noch erfunden werden, und selbst wenn sie eines Tages funktionieren sollten, wäre ihre Umsetzung hochriskant.

Statt bewährte Lösungen zu verfolgen – die fossilen Brennstoffe im Boden zu lassen, die Umstellung von der Agrarindustrie zu einer ökologischen Landwirtschaft zu betreiben, abfallfreie Kreislaufwirtschaften zu entwickeln und die natürlichen Ökosysteme wiederherzustellen –, verlassen wir uns auf irgendeine wundersame Innovation, die uns – als Deus ex machina – just zum rechten Zeitpunkt retten soll. Die Torheit dieses Ansatzes sollte offensichtlich sein.

Wenn CO2 als Maß aller Dinge weiter die Klimapolitik bestimmt, werden die nach uns kommenden Generationen nur eine kohlenstofflimitierte – und mit etwas Glück kohlenstoffarme – Welt kennen. Statt eine derart simplifizierende Vision zu verfolgen, müssen wir ergiebigere Strategien verfolgen, die darauf abzielen, unser Wirtschaftssystem so umzugestalten, dass es in unser natürliches Umfeld passt – und mit diesem zusammenwirkt. Hierfür brauchen wir ein neues Denken, das ein aktives Engagement zur Wiederherstellung und zum Erhalt jener Räume anregt, wo alternative Ansätze wachsen und gedeihen können. Das wird nicht leicht, aber es lohnt sich.

Der Artikel wurde verfasst von Camila Moreno, Lili Fuhr und Daniel Speich Chassé. PS Camila Moreno, Lili Fuhr  IPG 30

 

 

 

Was ist neu? Neuregelungen zum April 2016

 

Kriminelle Ausländer können jetzt schneller ausgewiesen werden. Mehr Förderung für energieeffiziente Neubauten. Handynutzung im Ausland wird günstiger. Elektronische Zigaretten und Shishas dürfen künftig nur noch an Erwachsene verkauft werden. Diese und weitere Neuregelungen auf einen Blick.

 

Asylrecht. Asylpaket II: Kürzere Verfahren, weniger Familiennachzug

Das Asylpaket II beschleunigt Verfahren für bestimmte Gruppen von Asylbewerbern, setzt den Familiennachzug für einen Teil der Flüchtlinge aus und ermöglicht neue Aufnahmeeinrichtungen. Es ist am 17. März 2016 in Kraft getreten.

 

Straffällige Ausländer leichter ausweisen

Kriminelle Ausländer können schneller ausgewiesen werden. Nach den Ereignissen in der Silvesternacht unter anderem in Köln sind verschärfte Regelungen am 17. März 2016 in Kraft getreten.

 

Energie. Neue Förderstufen für Effizienzhäuser

Zum 1. April 2016 passt die KfW-Förderbank ihre Förderung im Programm "Energieeffizient Bauen" den veränderten Anforderungen der Energieeinsparverordnung an. Neben den bestehenden Standards

KfW-Effizienzhaus 55 und 40 wird die Stufe "Effizienzhaus 40 Plus" neu eingeführt. Sie gilt für Gebäude, die Energie erzeugen und speichern und so den verbleibenden, geringen Energiebedarf überwiegend selbst decken. Darüber hinaus verdoppelt die KfW den Förderhöchstbetrag für Bauherren

von 50.000 Euro auf 100.000 Euro.

 

Fördersätze für Windenergie an Land und für Biomasse sinken

Ab 1. April 2016 sinken die Fördersätze von Windenergieanlagen an Land um 1,2 Prozent und von Biomasse um 0,5 Prozent. Nach dem Erneuerbare-Energien-Gesetz von 2014 müssen die Fördersätze für Strom aus Windenergie an Land und Biomasse quartalsweise angepasst werden. Bewegt sich der Zubau bei Windenergieanlagen innerhalb des gesetzlichen Korridors (2.400 bis 2.600 Megawatt), ist eine Absenkung der Vergütungssätze um jeweils 0,4 Prozent pro Quartal vorgesehen.

 

Gemeinsamer Standard für Ladestecker von Elektrofahrzeugen

Das Aufladen von Elektrofahrzeugen wird einfacher: An jedem öffentlich zugänglichen Ladepunkt kann künftig Strom "getankt" werden. Die neue Verordnung sieht Mindestanforderungen zum Aufbau und Betrieb von öffentlich zugänglichen Ladepunkten für Elektrofahrzeuge vor. Außerdem enthält sie

verbindliche Regelungen für Ladestecker-Standards. Die Verordnung ist am 17. März 2016 in Kraft getreten.

 

Bildung. Wissenschaftszeitvertragsgesetz verbessert Karrierewege

Arbeitsverträge angehender Wissenschaftler müssen den angestrebten Qualifizierungen entsprechen. Auch wissenschaftliche Mitarbeiter mit Daueraufgaben dürfen keine sachgrundlos befristeten Verträge

mehr erhalten. Das macht die Arbeitsbedingungen an den Hochschulen verlässlicher. Die Novelle ist am 17. März in Kraft getreten.

 

Fragen und Antworten zum Wissenschaftszeitvertragsgesetz

Bessere Daten zur Lage des wissenschaftlichen Nachwuchses

Das novellierte Hochschulstatistikgesetz führt erstmals eine Promovierenden-Statistik ein. Bisher war die Datenlage zu Promovierenden in Deutschland unzureichend. Eine neue Verlaufsstatistik erfasst den Studienverlauf über das gesamte Studium einschließlich der Promotionsphase. Die Novelle ist zum 1. März 2016 in Kraft getreten.

 

Gesundheit. Vereinfachungen bei Entlassung aus dem Krankenhaus

Bei Entlassung aus dem Krankenhaus können jetzt auch Krankenhausärzte Arbeitsunfähigkeit für maximal sieben Tage danach feststellen. Außerdem können sie häusliche Krankenpflege für die ersten sieben Tage nach der Entlassung anordnen. Die Änderungen der Arbeitsunfähigkeits- und der Häusliche Krankenpflege-Richtlinie sind am 17. beziehungsweise 19. März in Kraft getreten.

 

Verbraucherschutz. Abgabeverbot von E-Shishas und E-Zigaretten an Kinder- und Jugendliche Elektronische Zigaretten und Shishas dürfen künftig nur noch an Erwachsene verkauft werden. Das gilt auch für den Versandhandel. Das Jugendschutzgesetz wurde entsprechend geändert. Ziel ist, junge Menschen besser vor gesundheitlichen Gefahren zu schützen. Auch das Jugendarbeitsschutzgesetz

ist angepasst worden. Arbeitgeber dürfen künftig weder Tabakwaren noch elektronische Zigaretten oder elektronische Shishas an Jugendliche weitergeben.

 

Handynutzung im EU-Ausland wird günstiger. Die Roaming-Gebühren im EU-Ausland sinken erneut zum 30. April 2016. Zuzüglich zum nationalen Tarif

und einschließlich Mehrwertsteuer dürfen für abgehende Gespräche nur noch maximal 5 Cent/Minute, für ankommende Anrufe maximal 1 Cent/Minute, für SMS maximal 2 Cent/Minute und für ein Megabyte beim Surfen maximal 5 Cent/Minute erhoben werden. Mitte 2017 fallen die Roaming-Gebühren für die

zeitweilige Nutzung des Mobiltelefons im EU-Ausland ganz weg. Anbieter haben außerdem für freien Zugang zum Internet zu sorgen.

 

Verbandsklagerecht stärkt Verbraucherrechte. Häufig erheben und verarbeiten Unternehmen persönliche Daten von Verbrauchern, ohne dass diese

eingewilligt haben. Unternehmen nutzen sie zu Werbezwecken, für die Markt- und Meinungsforschung, für den Adresshandel oder um Persönlichkeits- und Nutzerprofile zu erstellen. Verbraucherschutzverbände können seit dem 24. Februar 2016 Unternehmen wegen unzulässiger Erhebung, Verarbeitung und Nutzung von Verbraucherdaten abmahnen und verklagen.

 

Besser schlichten als richten. Mangelhafte Ware, schlechte Arbeit eines Handwerkers, Streit um Schadenersatz: Künftig wird es EU-weit ein Netz von Verbraucherschlichtungsstellen geben. Verbraucher und Unternehmen können sich bei Streitigkeiten aus allen Verbraucherverträgen, Kaufverträgen oder Dienstleistungsverträgen vor Ort und kostengünstig an eine Schlichtungsstelle wenden. Die Schlichtungsstellen werden schrittweise eingerichtet. Das Gesetz tritt zum 1. April in Kraft.  pib 30

 

 

 

 

Allzeithoch. Fast zwei Millionen Ausländer kamen 2015 nach Deutschland

 

Noch nie hat Deutschland so viele Menschen aus dem Ausland aufgenommen wie im vergangenen Jahr. Unter dem Strich erhöhte sich die Zuwanderung im Vergleich zu 2014 um fast 50 Prozent. Ein Grund ist die aktuelle Flüchtlingssituation.

 

Im vergangenen Jahr sind so viele Ausländer nach Deutschland gezogen wie noch nie zuvor. Knapp zwei Millionen ausländische Männer, Frauen und Kinder kamen 2015 ins Land, wie das Statistische Bundesamt am Montag in Wiesbaden mitteilte. Gleichzeitig zogen rund 860.000 Ausländer fort. Der sogenannte Wanderungssaldo liegt damit bei 1,14 Millionen Menschen, wie es auf Basis einer vorläufigen Schnellschätzung hieß. Das sei der höchste Wanderungsüberschuss in der Geschichte der Bundesrepublik. Im Vergleich zum Vorjahr habe sich der Wert fast verdoppelt.

Im Jahr 2014 hatte es noch 1,343 Millionen Zu- und 766.000 Fortzüge gegeben, woraus sich ein Saldo von 577.000 ergeben hatte. Somit stieg nach Angaben der Statistiker die Zahl der Zuzüge 2015 schätzungsweise um rund 49 Prozent, während die Zahl der Fortzüge lediglich um zwölf Prozent zunahm. Verändert habe sich zugleich die Struktur der Immigration: Während in den Jahren bis 2014 die Zuwanderer vor allem aus anderen EU-Ländern gekommen und sich häufig nur vorübergehend in Deutschland aufgehalten hätten, seien es nun zum Großteil Schutzsuchende.

Die Zahl der zum Jahresende im Ausländerzentralregister erfassten Ausländer erhöhte sich 2015 von 8,15 auf 9,11 Millionen, wie das Statistische Bundesamt weiter mitteilte. Das entspricht einem Anstieg um 955.000 oder knapp zwölf Prozent. Grund sei unter anderem ein Geburtenüberschuss von 30.000 Personen: Dieser ergebe sich aus aus dem Saldo von 59.500 geborenen ausländischen Kindern und 29.500 gestorbenen ausländischen Personen in Deutschland. Zudem seien 111.000 Ausländer eingebürgert und daher aus dem Register gelöscht worden.

Der im Zentralregister erfasste Netto-Zuzug liegt mit 1,036 Millionen Personen unter dem Saldo der Wanderungsstatistik. Grund dafür ist unter anderem, dass Ausländer bei kurzer beabsichtiger Aufenthaltsdauer nicht ins Zentralregister aufgenommen werden, in der Wanderungsstatistik aber erfasst sind. Als Beispiel nannte das Statistikamt ausländische Saisonarbeitskräfte. Wer wiederholt ein- und ausreise, werde zudem mehrfach in der Wanderungsstatistik erfasst.

In beiden Statistiken sei die Zahl der Flüchtlinge vermutlich untererfasst, hieß es weiter. Es sei davon auszugehen, dass eine zeitnahe Erfassung aller Schutzsuchenden durch die Meldebehörden nicht möglich gewesen sei. So seien möglicherweise Flüchtlinge auf die Kommunen verteilt worden, bevor sie in Erstaufnahmeeinrichtungen, Außenstellen des Bundesamts für Migration und Flüchtlinge oder die Bundespolizei registriert werden konnten. Auch Fehlbuchungen und Doppelerfassungen seien denkbar. (epd/mig 22.3.)

 

 

 

 

"Europa wird es schaffen". Migration, Flucht, Integration

 

Der Europäische Rat vom 17. und 18. März hat eine umfassende Strategie zur Bewältigung der Flüchtlingskrise verabschiedet. "Das Fazit des heutigen Tages ist, dass Europa es schaffen wird, auch diese schwierige Bewährungsprobe zu bestehen, und zwar mit allen 28 Mitgliederstaaten zusammen, gemeinsam auch mit der Türkei", sagte Bundeskanzlerin Angela Merkel. Damit besteht jetzt die Chance, das Ziel niedrigerer Flüchtlingszahlen auch tatsächlich zu erreichen.

 

In einer historischen Erklärung einigten sich die EU und die Türkei darauf, dass die Türkei ab 20. März alle irregulär nach Griechenland kommenden Flüchtlinge zurücknimmt. Dabei werde jeder Asylantrag individuell bearbeitet, so die Bundeskanzlerin. Sollte sich nach der Prüfung herausstellen, dass es keinen Asylgrund gibt, würden die Asylsuchenden zurückgeschickt. Ziel ist es, schutzbedürftigen syrischen Flüchtlingen zu helfen. Geschäftsmodelle von Schleppern und Schmugglern werden zerschlagen.

Die Rückführungen selbst sollen am 4. April beginnen. Im Gegenzug will die EU für jeden illegal eingereisten Syrer einen syrischen Flüchtling aus der Türkei legal aufnehmen. Dabei wird die EU Griechenland logistisch unterstützen und Mittel bereitstellen, um die Unterbringungsmöglichkeiten von Flüchtlingen zu verbessern. Die Europäische Asylbehörde und die Grenzschutzbehörde werden verstärkt. Deutschland wird dabei einen wesentlichen Beitrag leisten.

Aktionsplan mit der Türkei umsetzen

Die neue Vereinbarung stärkt auch die Beziehungen der Türkei zur EU. Angestrebt werden eine schnelle Visa-Liberalisierung, die Eröffnung eines weiteren Kapitels der EU-Beitrittsverhandlungen sowie die weitere finanzielle Unterstützung des Landes. Die Türkei gewährt knapp drei Millionen Flüchtlingen Schutz. Um die Lebensbedingungen dieser Menschen zu verbessern, unterstützt die EU die Türkei bis 2018 mit bis zu sechs Milliarden Euro. Etwa für

den Schulunterricht der Kinder, die gesundheitliche Versorgung oder Infrastrukturprojekte.

Schmugglern das Handwerk legen

Gemeinsames Ziel der EU und der Türkei ist es, die Geschäftsmodelle der Schmuggler und Schlepper hart zu treffen und zu zerstören. Zunächst werden 72.000 syrischen Bürgerkriegsflüchtlingen legale Wege nach Europa eröffnet. Sie sind Teil der Vereinbarung, 160.000 Flüchtlinge solidarisch innerhalb der EU zu verteilen.

Zur Sicherung der Außengrenze der EU soll die Europäische Grenzschutzagentur FRONTEX zu einer europäischen Grenzschutz- und Küstenwache ausgebaut werden. Mit der Operation EUNAVFOR MED im Mittelmeer geht die EU gegen Menschenschmuggel vor. Die Bundeswehr beteiligt sich mit zwei Schiffen. Auch die Nato beteiligt sich an der Bekämpfung der Schlepper. Unter deutschem

Kommando hat der Nato-Verband in der Ägäis Position bezogen. Deutschland beteiligt sich mit dem Flaggschiff des Verbandes "Bonn".

Fluchtursachen bekämpfen

Die EU setzt sich außerdem dafür ein, Fluchtursachen in den Transitländern und in Afrika zu bekämpfen. Durch gezielte Förderprojekte sollen die Lebensbedingungen so verbessert werden, dass die Menschen nicht aus Not oder Hunger ihre Heimat oder Flüchtlingslager in den Krisengebieten verlassen. Die EU arbeitet hier eng mit dem UNO-Flüchtlingswerk UNHCR zusammen

und investiert in die Entwicklung dieser Länder. Pib 21

 

 

 

 

Personenkontrollen vermindern bayerische Wirtschaftsleistung um 31 bis 77 Euro pro Kopf 

 

München - Die systematische Kontrolle von Personen an der bayerischen Grenze zu Österreich, am Brenner sowie auf der Balkan-Route würde die Wirtschaftsleistung des Bundeslandes um 400 bis 990 Millionen Euro im Jahr mindern. Das wären 0,07 bis 0,18 Prozent oder 31 bis 77 Euro pro Kopf der bayerischen Bevölkerung. Das hat das ifo Institut in einem Forschungsbericht berechnet, der demnächst veröffentlicht wird. „Diese Kosten machen allerdings nur einen Bruchteil jener Summen aus, die durch unkontrollierte Massenzuwanderung entstehen würden“, sagt Gabriel Felbermayr, Leiter des ifo Zentrums für Außenhandel und einer der Autoren der Studie. Die bayerischen Waren-Exporte fielen in diesem Szenario um 1,7  Milliarden Euro im Jahr niedriger aus, die Waren-Importe wären um 2,2 Milliarden Euro geringer.

„Bei systematischen Personenkontrollen nur an der bayerischen Grenze zu Österreich fiele die bayerische Jahres-Wirtschaftsleistung um 240 bis 580 Millionen Euro, das sind 0,04 Prozent bis 0,11 Prozent. Das sind Ausfälle von 18 bis 45 Euro pro Kopf im Jahr“, sagte Felbermayr weiter. Bei systematischen Personenkontrollen an allen europäischen Schengen-Grenzen würde die bayerische Jahreswirtschaftsleistung um 0,79 bis 1,93 Milliarden Euro sinken, also um 0,15 bis 0,36 Prozent der Jahreswirtschaftsleistung des Bundeslandes. „Das wären 61 bis 151 Euro pro Kopf und Jahr“, ergänzte Felbermayr.

 

Effekte auf den Überseehandel wurden in diesen Zahlen nicht berücksichtigt. Ebenfalls unberücksichtigt blieb, dass die Kontrollen nur die Einreise, nicht aber die Ausreise betreffen, und dass ein beträchtlicher Teil der Handelsströme gar nicht über die Straße geht. „Die berechneten Zahlen sind daher als Obergrenzen anzusehen“, sagte Felbermayr.

 

Personenkontrollen wirken wie ein Zoll von 0,5 Prozent. Erfahrungen an den Grenzen der USA zu Kanada und Mexiko zeigen, dass dort Lastwagen im Durchschnitt 20 Minuten warten müssen. Ifo 8

 

 

 

 

Arbeitsmarkt: Einstieg aus einer Hand beim „Integration Point“

 

In Nordrhein-Westfalen werden arbeitsuchende Flüchtlinge jetzt in mehr als 20 so genannten „Integration Points“ (IP) betreut: Arbeitsagentur, Jobcenter und Kommunalverwaltungen arbeiten dort gemeinsam für die schnelle Integration in den Arbeitsmarkt. Auch das DGB Bildungswerk ist dabei: Mit Beratung zur Anerkennung ausländischer Qualifikationen.

Welche Möglichkeiten zur Arbeitsaufnahme gibt es? Wie kann eine mitgebrachte Qualifikation in Deutschland genutzt werden? Wie kann ich mich aus- oder weiterbilden? Solche Fragen beschäftigen Flüchtlinge nach ihrer Ankunft in Deutschland. „Je früher wir anfangen, desto besser“, sagte Sefer Öncel von der NRW-Regionaldirektion der Bundesagentur für Arbeit bei der Vorstellung des Projekts. Das Konzept: Bereits bei der Identitätsprüfung stellt das Bundesamt den Erstkontakt zum Integration Point her. Schon während des laufenden Asylverfahrens bieten die IPs dann Unterstützung beim Einstieg in den Arbeitsmarkt. Auch die Möglichkeit zur Nachqualifizierung noch während des laufenden Asylverfahrens wird durch die IPs geprüft. Anders als das Vorgängerprojekt „Early Intervention“ bieten die IPs selbst keine Sprachkurse an, vermitteln aber an entsprechende Bildungsträger.

Die IPs sollen bundesweit Modellcharakter haben. Die Zuständigkeit für die Flüchtlinge geht für Geflüchtete mit guter Bleibeperspektive vollständig an die IPs über. Die Anerkennungsberatung der IQ Consult (Tochter des DGB Bildungswerk) im Auftrag des BMAS-geförderten IQ-Netzes kann von allen Schutzsuchenden genutzt werden. „Wir wollen, dass im Idealfall die Anerkennung des Abschlusses abgeschlossen ist schon bevor die Anerkennung als Flüchtling vorliegt“, sagt Daniel Weber, Leiter des Bereichs Migration & Gleichberechtigung beim DGB Bildungswerk. Auch die Anpassungsqualifizierung soll möglichst vor der Entscheidung über den Asylstatus begonnen sein. Der große Vorteil der IPs seien die „kurzen Wege“ – Ausländeramt, Arbeitsvermittler und Anerkennungsberater sitzen Tür an Tür. Das Projekt könne der Beginn eines „echten Kulturwandels“ sein, so Weber.

Das DGB Bildungswerk und seine Tochter die IQ Consult sind für Unterstützung bei der Qualifikationsanerkennung zuständig. „Wir begleiten die Ratsuchenden während des gesamten Verfahrens, bis eine Anerkennung erteilt ist“, sagt Gülsah Tunali, Leiterin des Projekts bei der IQ Consult. Ab dem 1. April sind zunächst fünf und später bis zu acht Berater_innen in den IPs im Einsatz, neben den Beratenden anderer Träger. Mittelfristig sollen die IPs auch als „ambulante“ Einrichtungen funktionieren – mit aufsuchender Beratung in den Erstaufnahmeeinrichtungen.

DGB Nordrhein-Westfalen zu Flüchtlingen: www.arbeiteninvielfalt.de  

Forum Migration, April

 

 

 

Streit. Nahles will kein „Integrationsbehinderungsgesetz“

 

Die Pläne von Bundesinnenminister de Maizière, die Voraussetzungen von Aufenthaltstiteln für Flüchtlinge anzuheben, stoßen weiter auf Kritik. Bundesarbeitsministerin Nahles sieht in dem Vorstoß keinen Mehrwert – im Gegenteil.

Bundesarbeitsministerin Andrea Nahles (SPD) kritisiert Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) für dessen Vorschläge für ein Integrationsgesetz. De Maizière wolle die Hürden für ein Daueraufenthaltsrecht für Flüchtlinge „so hoch setzen, dass die meisten daran scheitern werden“, sagte Nahles dem Tagesspiegel: „Im Ergebnis hätten wir damit kein Integrationsgesetz, sondern ein Integrationsbehinderungsgesetz. Dazu werde ich nicht Ja sagen.“

Der Innenminister plant unter anderem, Flüchtlingen künftig nur noch dann ein Daueraufenthaltsrecht zu geben, wenn sie ausreichende Deutschkenntnisse vorweisen können. Das Gesetz will er gemeinsam mit Nahles erarbeiten. Die Arbeitsministerin sagte dem „Tagesspiegel“, die Deutschkenntnisse, die de Maizière zur Voraussetzung machen will, würden Leute aus Kulturkreisen mit völlig fremder Sprache und anderem Alphabet nur sehr schwer innerhalb von drei Jahren erreichen.

Nahles sagte, sie wolle ein Gesetz, „das eine realistische Integrationsperspektive aufzeigt – keine Mogelpackung“. Die von de Maizière angestoßene Debatte über eine einseitige Verschlechterung des Aufenthaltsrechts für Flüchtlinge bringe „ihm vielleicht Punkte beim rechten Flügel der CDU/CSU, aber uns in der Sache nicht voran“. Da stecke kein Konzept dahinter.

Die SPD-Politikerin nannte es „in höchstem Maße unfair“, die Bestimmungen zu verschärfen. Flüchtlinge seien in einer ganz anderen Situation und bräuchten mehr Zeit und mehr Sicherheit als sonstige Einwanderer, die in Deutschland eine neue Perspektive suchten und sich auf den Aufenthalt vorbereiten könnten. „Genau deshalb hat Deutschland den Flüchtlingen 2005 in einem Allparteienkompromiss Erleichterungen beim Bleiberecht zugestanden. Jetzt will de Maizière die Hürden für das Daueraufenthaltsrecht für Flüchtlinge so hoch setzten, dass die meisten daran scheitern werden“, sagte Nahles. (epd/mig 8)

 

 

 

 

Engagement der Jugend gegen Rassismus prämiert

 

Am 21. März fand in den Räumlichkeiten der brandenburgischen Staatskanzlei in Potsdam die Prämierung des Wettbewerbs „Die Gelbe Hand“ statt, den der Gewerkschaftsverein „Mach meinen Kumpel nicht an! - Für Gleichbehandlung, gegen Fremdenfeindlichkeit und Rassismus e.V.“ nunmehr zum 10. Mal ausgeschrieben hatte. Rund 70 interessierte Gäste aus Politik, Gewerkschaften, Zivilgesellschaft sowie Aktive des Kumpelvereins nahmen am Festakt teil. Auch dieses Jahr haben junge Gewerkschafterinnen und Gewerkschafter, Auszubildende sowie Berufsschülerinnen und -schüler Projekte eingereicht, die sich kreativ mit dem Thema „Rassismus“ auseinandersetzten. Giovanni Pollice, Vorsitzender des Kumpelvereins, betonte in seiner Begrüßung, die Bedeutung des Engagements der Jugendlichen für Demokratie und gegen Rassismus: „Die eingereichten Projekte spiegeln die vielfältigen Möglichkeiten des Engagements gegen Diskriminierung und Ausgrenzung und für Gleichbehandlung wider. Weder in Schulen noch in Betrieben und in der Gesellschaft ist es selbstverständlich, sich mit großem persönlichem Einsatz sich für Akzeptanz und Gleichbehandlung einzusetzen – wie Ihr es bei den vorgelegten Beiträgen getan habt. Ich bin überwältigt von eurer Kreativität!“

Gastgeber der Preisverleihung war der Ministerpräsident des Landes Brandenburg, Dr. Dietmar Woidke. Zusammen mit dem GdP-Vorsitzenden, Oliver Machow, hatte Woidke die Schirmherrschaft für den diesjährigen Wettbewerb übernommen. Das Werben für Toleranz und Weltoffenheit sei nach den Worten von Brandenburgs Ministerpräsident heute wichtiger denn je. Woidke würdigte das Engagement der Gewerkschaften für diese Werte: „Es ist heute wichtig Haltung zu zeigen und klar zu machen: Rechtsradikalismus hat nicht die Mehrheit hinter sich, die Mehrheit steht für Toleranz und Menschlichkeit!“

 

 Der stellvertretende GdP-Vorsitzende, Dietmar Schilff, der Oliver Malchow vertrat, sagte beim Anblick des jugendlichen Engagements „Mir ist um unsere Zukunft nicht Bange “ denn: „Ihr treibt uns alle an und zeigt, dass es sich lohnt, aufzustehen gegen Rassismus und Fremdenfeindlichkeit. Ich möchte euch auffordern genau diesen Weg weiterzugehen.“

Informationen über die Preisträger-innen unter: www.gelbehand.de

www.facebook.de/gelbehand dip

 

 

 

 

Neue Zahlen. Leerstände in Erstaufnahmeeinrichtungen

 

Seit Monaten beschweren sich Kommunen über fehlende Erstaufnahmeeinrichtungen für Flüchtlinge. Nach der Schließung der Balkanroute hat man ein anderes Problem: viele Flüchtlingseinrichtungen stehen leer.

Die Schließung der Balkanroute führt zu Leerständen in Erstaufnahmeeinrichtungen für Asylsuchende. Wie Bild unter Berufung auf eine Umfrage in den Bundesländern berichtet, sind derzeit von den bundesweit gut 348.000 Plätzen in Erstaufnahmen nur etwa 157.000 Plätze belegt.

Das sorge für eine massive Verunsicherung bei Ländern und Gemeinden. Der Bund sei gesetzlich verpflichtet, den Ländern Prognosen an die Hand zu geben, unterlasse das aber seit Monaten. Thüringens Minister für Migration, Dieter Lauinger (Grüne), sagte: „Es ist eine Form von Arbeitsverweigerung, dass Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) seinen Aufgaben nicht nachkommt.“

Laut Bild kamen im März rund 5.600 Flüchtlinge in Deutschland an. Im Februar zählte die Bundespolizei demnach fast 39.000, im Januar fast 65.000 Flüchtlinge. (epd/mig 5)

 

 

 

 

„Wir wissen zu wenig über Sinti und Roma“ Staatsministerin Özoguz zum Internationalen Romatag

 

Zum Internationalen Romatag am Freitag (8.4.2015) erklärt die Beauftragte der Bundesregierung für Migration, Flüchtlinge und Integration, Staatsministerin Aydan Özoguz:

 

„Unsere Gesellschaft tat sich lange Zeit schwer, das Schicksal der Sinti und Roma in Deutschland angemessen anzuerkennen. Selbst nach dem Zweiten Weltkrieg wurden Sinti und Roma hierzulande massiv diskriminiert. Der Bundesgerichtshof sprach noch 1956 von „Asozialität, Kriminalität und Wandertrieb“ der Sinti und Roma und einer „Landplage“ und gewährte keine Entschädigungen für

Inhaftierungen in Konzentrationslagern vor 1943 oder für die Nachkommen der Ermordeten. Erst 2015 hat sich die Präsidentin des Bundesgerichtshofes öffentlich hierfür entschuldigt.

Wir haben uns in Deutschland 67 Jahre Zeit gelassen, ein Denkmal für die im Nationalsozialismus ermordeten Sinti und Roma zu schaffen: erst 2012 wurde dieses Denkmal hier errichtet. Der niederländische Auschwitzüberlebende Zoni Weisz sprach damals vom „vergessenen Holocaust“.

Schätzungen gehen von rund 500.000 Menschen aus, die von den Nazis ermordet wurden.

Heute erinnern wir uns nicht nur an die Opfer der NS-Zeit, sondern wollen auch den Blick darauf richten, dass es eine jahrhundertealte Tradition der Sinti und Roma in Deutschland gibt. Die meisten Menschen wissen außer ein paar Stereotypen so gut wie nichts über die Sinti und Roma unter

uns. Unwissen ist der beste Nährboden für Vorurteile und Diskriminierung. Daher fordere ich drei Dinge:

In unseren Schulen und Bildungseinrichtungen sollte die Geschichte der Sinti und Roma mehr Platz finden. Sie sind Teil unseres Landes und unserer Geschichte.

Wissenschaftliche Einrichtungen wie das Heidelberger Dokumentations- und Kulturzentrum Deutscher Sinti und Roma müssen wir langfristig bei ihrer Bildungsarbeit unterstützen.

Wann immer Sinti und Roma diskriminiert, diffamiert oder angegriffen werden, müssen wir Politikerinnen und Politiker deutlich machen, dass es in unserer Gesellschaft keinen Zentimeter Platz für Antiziganismus geben darf.

Unsere Gesellschaft ist heute vielfältiger denn je: Jeder Fünfte hat eine familiäre

Einwanderungsgeschichte. Ich setze mich dafür ein, dass Menschen nicht aufgrund unterschiedlicher Herkunft, Religion oder kultureller Tradition in unserem Land Nachteile erfahren, sondern gut zusammenleben können. Dazu mahnt uns auch der heutige Tag.“ Pib 7

 

 

 

 

 

 

Sozialverbände. Kinderarmut steigt, Chancengleichheit gibt es nicht

 

Die Bundesregierung hat vor fünf Jahren ein Paket losgeschickt, das bei den Kindern nicht ankommt. Der Kinderschutzbund und der Paritätische ziehen eine bittere Bilanz der Leistungen für Bildung und Teilhabe: unzureichend, bürokratisch, wirkungslos.

Das Bildungs- und Teilhabepaket für 2,7 Millionen Kinder ist aus Sicht des Kinderschutzbundes und des Paritätischen Wohlfahrtsverbandes gescheitert. Fünf Jahre nach der Einführung zogen die beiden Verbände am Donnerstag in Berlin eine vernichtende Bilanz und forderten eine Kehrtwende. Der Politik warfen sie vor, die Kinder armer Eltern im Stich zu lassen und die Vorgaben des Bundesverfassungsgerichts zur Chancengleichheit für fast 20 Prozent der Kinder und Jugendlichen in Deutschland nicht umzusetzen.

Der Präsident des Kinderschutzbundes, Heinz Hilgers, kritisierte, die Leistungen seien von vornherein unzureichend gewesen und seit 2011 nicht erhöht worden. So gebe es beispielsweise 100 Euro für Schulkinder pro Jahr. Die Grundausstattung für einen ABC-Schützen koste aber schon 200 Euro, rechnen die Verbände vor. Zuschüsse zum Mittagessen und zu Klassenfahrten müssten aufwendig beantragt werden. Viele Eltern wüssten zudem nicht, was ihnen zustehe. Schulen und Kindergärten stöhnten über den bürokratischen Aufwand bei der Abrechnung der Zuschüsse zum Mittagessen, zu Ausflügen oder Klassenfahrten.

Besonders schlecht sehe es beim Thema Nachhilfe aus, sagte Hilgers. Während im Durchschnitt 14 Prozent der Schüler und in der Oberstufe sogar 30 Prozent Nachhilfestunden bekommen, nehmen nur vier Prozent der sozial benachteiligten Kinder enstsprechende Zuschüsse in Anspruch. Das sei angesichts des vielfach belegten engen Zusammenhangs von Bildungsarmut und Armut besonders dramatisch, sagte Hilgers.

Migranten häufiger betroffen

Im Bildungs- und Teilhabepaket steht den Kindern auch ein monatlicher Zehn-Euro-Gutschein für Musikstunden oder die Mitgliedschaft in Vereinen zu. Nur zwölf Prozent nähmen diese „völlig unzureichende Leistung“ in Anspruch, sagte der Chef des Paritätischen Gesamtverbandes, Ulrich Schneider. Das Teilhabepaket gehe an der Lebensrealität der Heranwachsenden völlig vorbei: „Was nützen zehn Euro im Monat für den Vereinsbeitrag, wenn das Kind außerdem Fußballschuhe und ein Trikot braucht?“

Überdurchschnittlich betroffen von Armut sind Kinder von Eltern mit Einwanderungsgeschichte. Sie müssen häufiger mit weniger Geld auskommen, mehr Miete zahlen und werden häufig unterdurchschnittlich entlohnt. Zudem fällt es Migranten deutlich schwerer als Deutschen, Anträge für die Bildungs- und Teilhabepakete auszufüllen.

Deutlich weniger ausgegeben

Den Angaben zufolge sind 2014 nur noch 531 Millionen Euro für die Leistungen ausgegeben worden, davon mehr als 180 Millionen Euro für den Verwaltungsaufwand. Beim Start des Pakets im April 2011 waren 720 Millionen Euro eingeplant.

Die beiden Verbände fordern eine komplette Neuordnung der Förderleistungen. Sie müssten in der Kinder- und Jugendhilfe und nicht bei den Jobcentern verankert und mit einem individuell einklagbaren Rechtsanspruch versehen werden, heißt es in einem gemeinsamen Konzept. Es sei besser, das Geld in Sozialarbeit für benachteiligte Familien und Kinder zu investieren, als es in Verwaltungskosten zu stecken, sagte Schneider. Das Bildungs- und Teilhabepaket sei „von allen Sozialleistungen für Kinder die unsinnigste, teuerste und wirkungsloseste“. (epd/mig 8)

 

 

 

 

Türkische Kritik an Satirebeitrag. Bundesregierung steht zur Meinungsfreiheit

 

Für die Bundesregierung ist die Pressefreiheit nicht verhandelbar. Dazu gehörten auch politische Satiresendungen, sagte die stellvertretende Regierungssprecherin Wirtz. Die Türkei hatte einen Satirebeitrag eines deutschen Fernsehmagazins kritisiert.

 

Sendungen wie die von der türkischen Seite beanstandete gehörten "selbstverständlich zur deutschen Medienlandschaft" dazu, sagte die stellvertretende Regierungssprecherin Christiane Wirtz in der

Bundespressekonferenz. Politische Satire ist in Deutschland von der Presse- und Meinungsfreiheit gedeckt. Diese Auffassung sei der türkischen Regierung auf diplomatischem Wege mitgeteilt worden.

Die Sprecherin des Auswärtigen Amtes, Sawsan Chebli, ergänzte, dass der Staatssekretär im Auswärtigen Amt, Markus Ederer, diese Position in einem Telefonat mit seinem türkischen Kollegen nochmals dargelegt und unterstrichen habe. Die deutsche Haltung zur Pressefreiheit sei nicht verhandelbar.

Gespräche im türkischen Außenministerium

Der deutsche Botschafter in der Türkei war zu Gesprächen in das türkische Außenministerium eingeladen worden. Dort hatte er deutlich gemacht, dass der Schutz grundlegender Freiheiten - einschließlich der Presse- und Meinungsfreiheit - hohe Güter seien, die gemeinsam geschützt werden

müssten. In dem von der Türkei kritisierten Beitrag gebe weder eine Notwendigkeit noch die Möglichkeit für ein Handeln der Bundesregierung.

Presse- und Meinungsfreiheit ist Dialogbestandteil

Für die Bundesregierung ist die Presse- und Meinungsfreiheit ein wichtiger Bestandteil ihres Dialogs mit anderen Regierungen. Die Bundeskanzlerin hat wiederholt deutlich gemacht, dass sie das Thema Meinungs- und Pressefreiheit regelmäßig anspricht.

Auch Außenminister Frank-Walter Steinmeier hatte sich jüngst in einem Interview mit der Rhein-Neckar-Zeitung vom 10. März 2016 zur Pressefreiheit geäußert und ausgeführt: "Über das Verständnis von Freiheitsrechten müssen wir uns mit der Türkei offen unterhalten, wie wir das auch jetzt schon tun. Gerade die Eröffnung neuer Verhandlungskapitel bietet doch die Chance, mit der Türkei zu Fragen von Rechtsstaatlichkeit und Justizverfassung intensiv ins Gespräch zu kommen."Artikel 5 GG, Absätze 1 und 2:

(1) Jeder hat das Recht, seine Meinung in Wort, Schrift und Bild frei zu äußern und zu verbreiten und sich aus allgemein zugänglichen Quellen ungehindert zu unterrichten. Die Pressefreiheit und die Freiheit der Berichterstattung durch Rundfunk und Film werden gewährleistet. Eine Zensur findet nicht statt.

(2) Diese Rechte finden ihre Schranken in den Vorschriften der allgemeinen Gesetze, den gesetzlichen Bestimmungen zum Schutze der Jugend und in dem Recht der persönlichen Ehre. Pib 30

 

 

 

 

Lufthansa fliegt ab Mai günstig von München nach Umbrien

 

Die Pressemitteilung im PDF-Format und Bildmaterial finden Sie unten in der E-Mail. Weiteres Bildmaterial zum Download unter: http://bit.ly/1JRv2hf

Frankfurt am Main, 30. März 2016. Aus dem Herzen Bayerns in das grüne Herz Italiens: Ab Mai nimmt Lufthansa wie bereits im Vorjahr die Strecke München-Perugia in ihren Flugplan auf. Die Verbindung besteht zwischen dem 15. Mai und dem 25. September 2016. Die Maschine nach Umbrien startet jeden Sonntag am Flughafen „Franz Josef Strauß“ um 11 Uhr und erreicht Perugia um 12:20 Uhr. Ab der umbrischen Hauptstadt geht es sonntags um 13 Uhr zurück nach München.

Im Hochsommer baut Lufthansa das Angebot weiter aus: Vom 4. bis zum 25. August gibt es einen weiteren wöchentlichen Flug donnerstags. Dieser startet um 15:10 Uhr am Münchner Flughafen und landet um 16:30 Uhr in Perugia, zurück geht es nachmittags um 17:05 Uhr. Die Flüge der Verbindung München-Perugia sind unter anderem auf lufthansa.com buchbar und kosten ab 54 Euro pro Strecke. Der Flughafen Perugia befindet sich rund zehn Kilometer östlich von Umbriens Hauptstadt und ist nach dem berühmten Heiligen Franz von Assisi benannt.  

 

Über Umbrien - Umbrien mit seiner Hauptstadt Perugia ist eine Region für Kunst- und Kultur-Liebhaber, Naturfreunde, Wanderer, Radfahrer, Gourmets und dank des berühmten Franziskuswegs natürlich Pilger. In Umbriens mittelalterlichen Städten erleben Reisende Museen unter freiem Himmel, große Abwechslung und Herausforderungen bietet die Natur mit sieben Naturschutzgebieten. Sport und Abenteuer in Umbrien gibt es auf Flüssen, Seen und in den Bergen für diejenigen, die nicht stillhalten können: Canyoning, Rafting, Mountain Biken, Straßenradfahren, Klettern, Höhlenwandern oder Motorrad-Touren machen jeden Tag zu einem neuen Erlebnis. Feinschmecker genießen preisgekrönte Weine, ausgezeichnetes Olivenöl oder die exklusiven Trüffel in Umbrien, dem grünen Herz Italiens. (dip)