WEBGIORNALE   28   SETTEMBRE – 4 OTTOBRE 2015

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Dopo la foto di Aylan media senza pietà... 1

2.       Le ricadute europee di una Germania che si scopre debole  1

3.       Verso un’Europa senza barriere linguistiche  1

4.       “Migrazioni, dall’emergenza all’occasione geostrategica”  2

5.       Lo Jugendamt e le particolarità del sistema tedesco  3

6.       Tanta Italia alla Fiera del Libro di Francoforte (14-18 ottobre 2015) 3

7.       Le recenti trasmissioni di Radio Colonia  4

8.       A Francoforte il 10 ottobre festa informativa per i nuovi arrivati dall’Italia  4

9.       La mostra  Ap-punti su stoffa all’IIC di Colonia  4

10.   Berlino, all’Ambasciata italiana la collettiva “Florenz Contemporary”  5

11.   All’IIC di Colonia conferenza del dr. Scherer 5

12.   C'era una volta a Saarbrücken…   5

13.   In ottobre il congresso del PD Germania. Venturelli si candida a Segretario  6

14.   A Francoforte e dintorni. “Sapori di Calabria: serate Amarelli”  6

15.   Conclusa la tournée del Gruppo Folk-Acli di Kaufbeuren  6

16.   Lettere. "319 mq di Italia”. Italiano in Germania terrorizzato dai vicini di casa  6

17.   Ministero trasporti tedesco: "In Germania 2,8 mln di Volkswagen truccate"  7

18.   Caso Volkswagen, svolta Ue: dal 1° gennaio 2016 cambiano i test di omologazione  7

19.   Volkswagen, c’è un lato positivo  7

20.   Ecco chi è Mueller, il nuovo boss Volkswagen. Assunto all’Audi negli Anni Settanta, dal 2010 ha guidato la Porsche  7

21.   Migranti, la Croazia apre il confine con la Serbia  8

22.   Francesco all'Onu: "Aiutare i paesi poveri"  8

23.   Italia, primo via libera allo "Ius soli"  9

24.   Il valore delle percentuali 9

25.   Asilo in quarantotto ore, ecco perché l'Ue guarda all'esempio svizzero  9

26.   Da 36 anni si tenta di riformare il Senato  10

27.   Rifugiati. Il Cir sul Consiglio Europeo: “Luci e ombre, mancano misure fondamentali per proteggere le persone”  10

28.   Democrazia e libertà  10

29.   Riforme, ancora tensione Pd-Grasso: su nuovo Senato voto finale il 13 ottobre  11

30.   Ddl di riforma cittadinanza alla Camera  11

31.   “Raccontiamo l’Italia, abbattiamo i confini”  11

32.   Mezzogiorno. Per sradicare le mafie al sud bisogna vincere l’assuefazione  12

33.   Meno imposte sulle pensioni 12

34.   Panico in FI, è l'ora della grande fuga  12

35.   Convegno a Torino. L’Europa in crisi per le migrazioni 13

36.   Mattarella: "Serve classe dirigente con visione lungimirante"  13

37.   Il lavoro in Italia e in Europa  13

38.   Le oggettive difficoltà  13

39.   Clima, svolta della Cina: tetto a emissioni di gas serra dal 2017  14

40.   La saga estiva della gioventù consumata  14

41.   Entro il 29 settembre nomina del presidente e dei vicepresidenti della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo  14

42.   Le ferie  15

43.   Pugliesi nel mondo al Medimex 2015. Candidature alla Regione Puglia  entro il 4 ottobre  15

44.   Elezione del Cgie-Svizzera. Un arrivederci non un addio! 15

45.   Elezioni Cgie. Gianni Farina (Pd) ai delegati delle Assemblee Paese  15

46.   “Umbria movie”, nove video per raccontare l'Umbria nel mondo  16

 

 

1.       Statistisches Bundesamt. Einwanderung beschert höchsten Bevölkerungszuwachs seit 1992  16

2.       Bund-Länder-Treffen zu Flüchtlingen. Merkel: "Ein guter Tag für Kommunen"  16

3.       Einigung. EU-Regierungen wollen 120.000 Flüchtlinge verteilen  17

4.       Regierungserklärung der Kanzlerin. Flüchtlingspolitik als globale Herausforderung  17

5.       Mogherini kündigt baldigen Start von Militäreinsatz gegen Schlepper an  18

6.       Bund und Länder einigen sich auf Maßnahmen. Flucht und Asyl 18

7.       EU-Staaten entzweien sich in der Flüchtlingskrise  18

8.       EU-Innenministerrat in Brüssel. 120.000 Flüchtlinge werden in Europa verteilt 19

9.       Asylrecht: EU-Kommission leitet Vertragsverletzungsverfahren gegen Deutschland ein  19

10.   Frontex-Chef fordert von EU-Mitgliedern mehr Unterstützung  19

11.   Das europäische Asylsystem scheitert. Fünf Vorschläge, wie die Flüchtlingskrise zu meistern ist. 20

12.   Zweite Chance für Tsipras  20

13.   Flächendeckende Versorgung für Sterbende braucht Qualität 20

14.   IIC-Köln. Vortrag und Ausstellung  21

 

 

 

 

Dopo la foto di Aylan media senza pietà...

 

I flash si sono scatenati contro i bambini, alla ricerca di immagini sempre più forti, sempre più violente, sempre più capaci di mettere a nudo l'intimità indifesa di chi pensa solo a salvarsi. Se anche uno di quei bambini volesse dimenticare il dolore, le violenze e i lutti di questi giorni, mai potrà farlo e forse mai potrà perdonarci - Michele Partipilo

 

Alla fine dell’anno i profughi in Europa saranno un milione, un numero che atterrisce e mette in crisi la Ue e i governi. La matematica dice che in realtà è un numero irrilevante se rapportato ai 500 milioni di abitanti del Vecchio Continente. Ma la paura dell’altro, il timore dello straniero è così forte che fa ignorare le ragioni e fa venir meno la ragione. Anche in chi per mestiere e per vocazione dovrebbe scacciare i fantasmi e ricercare la verità dei fatti, come è richiesto ai giornalisti. Ma anche l’informazione sembra aver perso la bussola in questa vicenda.

Quando i flussi migratori hanno cambiato natura, passando dai barconi pieni di “single” a intere famiglie in fuga, l’informazione è cambiata. Ai volti smagriti e agli sguardi vuoti di chi aveva attraversato il mare sfidando la morte si sono sostituiti i volti dei bambini. Come novelli Erode, fotografi e cameraman sono andati a caccia di lacrime, gesti e sorrisi di piccoli in fuga. La rappresentazione della tragedia è avvenuta attraverso quegli innocenti, a loro insaputa asserviti e sfruttati per una causa, ancorché giusta. I fatti hanno dato suggello di umanità a un’informazione cinica e al di là delle regole. Perché le frontiere si sono aperte e i profughi sono stati lasciati passare verso la terra promessa di Germania, Austria o Svezia quando i media hanno “sparato” la foto di Aylan, un bimbo siriano di 3 anni. Era annegato durante il tentativo di raggiungere la Turchia su un gommone. L’hanno trovato sulla spiaggia, riverso come se dormisse, con il volto nella sabbia. Un’immagine simbolo della tragedia che si stava consumando, un pugno nello stomaco della distratta Europa.

Per Aylan si può capire, in fondo (è tristissimo doverlo scrivere!) non c’era più il suo futuro da difendere. Ma per tutti gli altri bambini, che per loro fortuna sono sfuggiti alla morte e un futuro l’avranno, perché la silenziosa gogna mediatica quotidiana? Dopo la foto di Aylan, infatti, ogni residua remora è caduta e i flash si sono scatenati contro i bambini, alla ricerca di immagini sempre più forti, sempre più violente, sempre più capaci di mettere a nudo l’intimità indifesa di chi pensa solo a salvarsi. Nelle redazioni i freni a scelte audaci sono caduti, tanto sono extracomunitari, non li riconosce nessuno, è stata la logica del ragionamento. E per evitare l’assuefazione, ogni giorno un’immagine più forte, fino ad arrivare a quella, in prima pagina, di un altro bimbo annegato tra le braccia di un adulto, forse il padre (“La Repubblica”,14 settembre).

Né pudore né pietà per chi e in fuga da terre senza pace per chiedere il diritto di avere diritti. Ma ci sono diritti che per loro non valgono, perché la Convenzione Onu, la legge sulla privacy, la deontologia dei giornalisti proteggono i minorenni dall’esposizione mediatica e difendono - dovrebbero difendere - quei volti indifesi dalle invasioni barbariche di telecamere e macchine fotografiche. Ma nessuno dei tanti custodi di regole e principi dice una parola, ricorda che ci sono limiti, soprattutto in un mondo fatto di comunicazione illimitata, nella quale immagini, parole e suoni sono destinati a vivere in eterno. Se anche uno di quei bambini volesse dimenticare il dolore, le violenze e i lutti di questi giorni, mai potrà farlo e forse mai potrà perdonarci. Perché il suo volto in lacrime gli tornerà sempre di fronte. Il suo sarà un passato che non passa, a testimonianza di un senso d’umanità anch’esso in fuga, ma dai territori delle nostre coscienze. Sir 24

 

 

 

 

 

Le ricadute europee di una Germania che si scopre debole

 

Il Paese si interroga sulla capacità di essere ancora la locomotiva dell’Unione. A queste paure si aggiunge un’altra questione: per essere leader bisogna sapere per primi rispettare le regole

 

In Europa, quanto sta accadendo alla Volkswagen non può non far riflettere. La reazione istintiva di molti, probabilmente, è beffarda: ecco, anche i primi della classe provano a barare. Pensiamo subito a quante volte, nelle vicende dell’Unione Europea, specie durante la tempesta della crisi economica, esponenti del mondo politico e industriale tedesco hanno richiamato l’importanza del rispetto delle regole. Tutti i Paesi europei hanno sentito e sentono il vincolo del rigore normativo del quale, così spesso, la Germania si erge a tutrice. Un vincolo reale, concreto e psicologico, in forza del quale le regole Ue sono state potenziate e hanno imposto duri sacrifici. Ora, apprendiamo un fatto gravissimo: il più grande gruppo automobilistico del mondo, con astuti accorgimenti, avrebbe raggirato disposizioni di legge fra le più sensibili per i cittadini, come quelle a tutela dell’ambiente e della salute. Le responsabilità dovranno essere stabilite, ma colpisce che il secondo azionista della Volkswagen sia un ente pubblico, uno dei Länder della federazione tedesca. Addirittura, c’è chi solleva interrogativi e dubbi su eventuali connivenze politiche.

Dunque, gli ingredienti per una sorta di rivalsa morale ci sono ed è pressoché inevitabile che si diffonda quel sentimento descritto proprio da una parola tedesca: Schadenfreude, la gioia per i guai altrui. Ma siamo sicuri che siano soltanto guai altrui? L’economia europea, fiaccata dalla crisi, si sta riprendendo molto meno velocemente di quanto auspicato. Il mercato dell’automobile è fra quelli che andavano meglio: il colpo subito da uno dei suoi protagonisti può rallentarlo. Un fattore essenziale per l’Ue sono le esportazioni: l’accusa di frode negli Stati Uniti colpisce un’azienda simbolo e potrebbe avere effetti dannosi su altre imprese europee. Il titolo del gruppo coinvolto ha subito perdite notevoli in Borsa, trascinando al ribasso altre Borse, ovunque, a pesante discapito di tanti investitori e risparmiatori.

La vicenda Volkswagen ha una clamorosa risonanza in Germania: c’è un rischio di ripercussioni negative sulla sua capacità di essere quella locomotiva del continente che traina anche gli altri Paesi. Se guardiamo oltre le questioni più schiettamente economiche e per esempio, pensiamo all’epocale movimento migratorio verso l’Europa, non dobbiamo dimenticare che il maggior numero di migranti è, da sempre, assorbito dalla Germania: cosa accadrebbe se, indebolita, non fosse più in grado di accoglierli? Sappiamo bene, del resto, che per gli accordi sulle quote fra i diversi Stati è stato determinante l’impulso tedesco, così come lo è per quasi tutte le decisioni rilevanti che si prendono a livello dell’Unione.

Penso che il centro focale della riflessione sia proprio questo: la leadership tedesca in Europa. Non da un punto di vista astratto, di filosofia politica, né alla luce delle colpe passate, nelle tragiche guerre. Piuttosto dovremmo concentrarci sulla realtà degli equilibri europei. Senza l’Unione e di fronte a un mondo globalizzato e agitato, è arduo immaginare un avvenire con pace e prosperità analoghe agli ultimi 60 anni. Tuttavia, non possiamo nasconderci che, in Europa, alcuni Paesi contano nettamente più degli altri e fra questi primeggia la Germania. Non dipende solo dalla potenza economica. Si tratta della capacità, via via cresciuta negli ultimi 25 anni, di costruire stabili alleanze, di proporre iniziative, di convincere i partner, di interagire con i meccanismi Ue, anche attraverso propri connazionali intelligentemente collocati in posti politici e amministrativi chiave. Per analoghe ragioni, in precedenza, si erano distinte Francia e Gran Bretagna.

Dunque, non è inusuale per l’Europa avere uno Stato leader, ma ne discendono due domande: quali sono i contrappesi e quali sono le scelte concrete del leader. Con riferimento al primo aspetto, gli assetti istituzionali Ue ne offrono in abbondanza (ricordiamoci l’esigenza di unanimità che persiste per le scelte cruciali), ma spesso sono utilizzati in maniera approssimativa, privilegiando il generico approccio politico a una meticolosa azione da sviluppare nei numerosi tavoli di lavoro. Per quanto riguarda il secondo aspetto, il discorso ritorna alle opzioni politiche e alle regole che le accompagnano. La Germania influisce su iniziative e normative dell’Unione e sa coniugare l’interesse nazionale con le esigenze europee. È basilare che sia la prima a osservare una severa disciplina, a non trascurare la vera sostanza di una prescrizione. Gli esempi nodali non includono tanto l’odierno caso Volkswagen, bensì: la questione dello squilibrio determinato dal surplus commerciale tedesco, illecito per le regole Ue se inflessibilmente applicate; e l’opportunità di incentivare la domanda in Germania, trainante anche per le produzioni di altri Paesi Ue e, quindi, conforme al principio europeo di solidarietà. Infine, è auspicabile trarre un ulteriore insegnamento dalla vicenda Volkswagen: i rilievi delle autorità statunitensi dimostrano che le norme di garanzia ci sono e se fatte valere funzionano; non occorre adottarne sempre di nuove, prima usiamo quelle esistenti con diligenza e senza eccessi di sovra regolamentazione. Enzo Moavero Milanesi,  CdS 25

 

 

 

 

Verso un’Europa senza barriere linguistiche

 

In occasione della Giornata europea delle lingue, che si tiene ogni anno il 26 settembre, la Commissione Europea compie un passo fondamentale verso un Mercato unico digitale multilingue, creando i presupposti per l’erogazione di servizi per i cittadini, le amministrazioni e le imprese d’Europa in grado di operare liberamente attraverso i confini e le barriere linguistiche.

“In occasione della Giornata di due anni fa, uno studio condotto da Meta-Net, una rete che riunisce i maggiori esperti di tecnologie linguistiche da 30 centri di ricerca in 34 Paesi europei, aveva diffuso l’allarme: la maggior parte delle lingue europee è a rischio di estinzione digitale”, ricorda Simonetta Montemagni, direttore dell’Istituto di linguistica computazionale “Antonio Zampolli” del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ilc-Cnr), membro di Meta-Net.

“Ad oggi, la situazione non è cambiata significativamente, con conseguenze negative per il Mercato unico digitale che rappresenta un obiettivo chiave della Commissione Europea per il 2020. Se da un lato questo Mercato è fondamentalmente multilingue, dall’altro la maggior parte delle lingue europee non ha un sufficiente supporto tecnologico, vanificando l’obiettivo di un lavoro, un commercio e una vita realmente senza frontiere”.

In effetti, la ricchezza costituita dalla diversità e varietà linguistica dell’Europa si trasforma in un ostacolo, impedendo l’accesso imparziale ai servizi pubblici, alle opportunità commerciali, di lavoro e di sostegno. “Stando alla lettera aperta alla Commissione Europea firmata da 3.629 addetti ai lavori di tutta Europa provenienti dal mondo accademico e industriale, il 99% delle imprese europee è costituito da piccole e medie imprese, di cui solo il 7% riesce a vendere a consumatori che parlano una lingua diversa. Analogamente, il 90% dei clienti europei preferisce navigare all’interno di siti web nella propria lingua”, prosegue Montemagni. “Un supporto tecnologico adeguato che garantisca il multilinguismo e un Mercato unico digitale effettivo si stima potrebbe creare una crescita fino a 340 miliardi di euro, centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro e una società realmente basata sulla conoscenza”.

L’azione in corso riguarda la piattaforma di traduzione automatica all’interno del programma europeo “Connecting Europe Facility” (Cef.at), sviluppata per facilitare la comunicazione multilingue e disponibile gratuitamente per tutti i servizi pubblici europei. La tecnologia alla base di (Cef.at) è rappresentata da un sistema di traduzione automatica di tipo statistico che “impara” come tradurre un testo a partire da vaste collezioni di traduzioni esistenti.

“Il sistema è stato addestrato primariamente sulle traduzioni della legislazione europea. Ciò lo rende non sempre in grado di soddisfare le esigenze dei servizi pubblici nazionali, e pertanto oggi la sfida consiste nella sua specializzazione in funzione delle peculiarità del linguaggio delle pubbliche amministrazioni nazionali ed europee” afferma Montemagni. “Tale obiettivo è perseguito nell’ambito dell’azione European Language Resources Coordination (Elrc) all’interno del programma “Connecting Europe Facility”: uno sforzo di raccolta dati testuali e linguistici (mono- e bilingui) senza precedenti raccolti da istituzioni nazionali come ministeri, governi, amministrazioni pubbliche e organizzazioni non governative. In questo modo, Elrc contribuirà non solo a colmare il divario tra i servizi di traduzione automatica attualmente offerti dalla Commissione Europea e le esigenze dei servizi pubblici di tutta Europa, ma anche alla sopravvivenza delle lingue nazionali europee”.

Elrc sta organizzando una serie di seminari nei Paesi partecipanti per comprendere le esigenze delle amministrazioni in materia di traduzione automatica, effettuare una ricognizione e raccolta di dati relativi alla lingua italiana e discutere di eventuali problemi tecnici e giuridici. L’evento italiano si terrà a Roma a inizio 2016 a cura dell’Ilc-Cnr, che opera nel settore della linguistica computazionale dal 1967. (aise/dip) 

 

 

 

 

 

“Migrazioni, dall’emergenza all’occasione geostrategica”

 

ROMA - Le vicende delle ultime settimane con l’esplodere dei flussi migratori dalla Siria, che si aggiungono a quelli dall’Afganistan, Irak, Palestina e dall’Africa sub sahariana, in particolare da Eritrea, Somalia, Nigeria e altri paesi, impongono la necessità di un’analisi che si emancipi dalla penosa discussione politica nazionale (e internazionale) orientata dalla disinformazione di massa operata dalle centrali mediatiche. L’obiettivo di questa narrazione è che l’opinione pubblica occidentale si strutturi tra xenofobi e compassionevoli.

E che non sia prevista una lettura alternativa che individui responsabilità, prospettive, vantaggi e svantaggi oggettivi per i paesi da cui si parte e in cui si arriva e per la condizione soggettiva delle masse di persone che si muovono nel loro duro percorso di inserimento nei nuovi contesti; questioni che non saranno superata in sé, con una modifica degli accordi di Dublino sull’asilo e con la distribuzione dei profughi tra i 28 paesi UE: questa è una questione importante, ma di breve termine, riguarda l’emergenza, ma non la risolve nei suoi tempi lunghi, che, come ammonisce quel grande pianificatore storico di catastrofi che è il Pentagono, dureranno almeno 20 anni.

Un’altra distinzione interessante che serve alla strutturazione del depistaggio culturale in corso è quella tra profughi e migranti economici, cioè alla ricerca di lavoro o di condizioni di vita minimamente dignitosi. E’ una distinzione che fa riferimento a un diritto internazionale che contempla il diritto ad essere accolti allorché si provenga da paesi con regimi totalitari o da contesti di conflitti e di guerra, ma non necessariamente se si proviene da situazioni di desertificazione sociale ed economica indotte dagli attuali modelli di globalizzazione e di sviluppo fondati sul supersfruttamento dei territori. E un’ultima distinzione semantica da tener presente, è quella tra migrazioni e “libera mobilità” delle forze di lavoro, che, ovviamente, si applica, almeno per il momento, solo all’interno di singoli paesi o alle aree di libero scambio, come la UE.

Ora, per chi conservi qualche capacità mnemonica, la crisi umanitaria che riguarda sia i profughi che i cosiddetti migranti economici, si trascina in realtà da ben oltre un decennio ed è il risultato di politiche che prevedevano, e prevedono, l’appropriazione e lo sfruttamento intensivo delle risorse di intere aree e paesi del sud del mondo: ove un paese o una serie di stati si fossero opposti a questo rinnovato ordine coloniale, magari ambendo ad un autonomo sviluppo, gli stessi avrebbero dovuto essere rimessi all’ ordine attraverso una serie di misure, l’ultima delle quali, in ordine di successione si chiama guerra.

E’ ciò che è accaduto con le successive guerre all’Irak e alla Libia, con la parentesi Jugoslava, con l’innesco della guerra civile ormai quinquennale in Siria; esse riguardano, guarda caso, paesi che hanno tentato di resistere all’inclusione nella linea di comando NATO, che manifestavamo elevati standard di welfare e di equilibrio sociale, che si distinguevano per il loro approccio laico e multinazionale (il perfetto contrario del settarismo fondamentalista e del nazionalismo razziale che invece giustificò la guerra in Afghanistan dopo che i talebani non rispondevano più alle direttive progettate da Brezinsky in funzione antisovietica); paesi che insomma costituivano degli ostacoli alla penetrazione e all’affermazione definitiva della globalizzazione a guida USA, per i quali, come per ogni impero, è sopportabile – e incentivabile – la comunità tribale, ma non quella di entità statuali forti e sovrani.

Poi vi sono i tanti paesi in cui le riforme strutturali suggerite e imposte da WTO, FMI e Banca Mondiale hanno prodotto, come ben ci racconta Stiglitz, la desertificazione economica e la destrutturazione sociale: è da questi paesi che si muovono centinaia di milioni di migranti economici.

Le rotte di questi movimenti arrivano solo in minima parte in Europa o negli USA. Il grosso dei circa 250 milioni di migranti e dei 20 milioni di profughi, si muove, com’è ovvio che sia, nelle aree contigue ai paesi in gravissime situazioni di crisi o in guerra.

Questi movimenti aggravano ulteriormente i precari equilibri locali e tendono a sfociare in conflitti alimentati dalle forniture di armi che procedono sempre da nord verso sud, come non si stanca di ricordarci Papa Bergoglio e che vedono Usa e paesi europei , ivi inclusa l’Italia, tra i maggiori produttori mondiali.

Vi sono infine i movimenti, non così irrisori, che avvengono nelle grandi aree di libero scambio, come i paesi NAFTA (dal Messico verso Usa e Canada) e la UE (dai paesi del sud Europa, verso quelli del nord). Solo in quest’ultimo caso, si parla, impropriamente, di libera mobilità delle forze di lavoro (salvo la minacciata sospensione a più riprese dei trattati di Schengen e i muri o le cortine fisiche o legislative che si innalzano a ripetizione, fino alle espulsioni quando si ritiene che i migranti interni pesino troppo sui sistemi di welfare locali: vedi Belgio e Germania e forse tra un pò la Gran Bretagna), analogamente a quanto avviene all’interno di singoli paesi grandi o piccoli, che registrano movimenti consistenti tra aree più o meno sviluppate, come tra il meridione e il nord Italia; una casistica in piena ripresa che ha portato oltre 1,6 milioni di persone, dal sud verso il centro-nord negli ultimi 10 anni.

Un altra crescente causa dei movimenti migratori, apparentemente indipendente da fattori umani, è costituito dai mutamenti climatici. Anche in questo caso appare evidente l’influsso di un modello di sviluppo e di globalizzazione fondato sullo sfruttamento intensivo delle risorse, sulle emissioni nocive, sul consumo sfrenato, sull’orientamento mercantilista all’export rispetto allo sviluppo dei mercati interni, ecc.

In ognuno dei casi illustrati, le responsabilità dell’occidente neoliberista, della sua ideologia, diffusa ormai anche a oriente, dei suoi piani geostrategici di dominio, sono chiarissime.

I flussi migratori si muovono tendenzialmente in direzione contraria e opposta ai flussi di export e di armi, alla rincorsa dei movimenti di capitale e del flusso di risorse naturali, in misura proporzionale alla loro capacità e possibilità tecnologica di seguirli: solo una parte minima, al momento, è in grado di avvicinarsi al cuore del sistema a prezzo di tragedie umane raccapriccianti, ma ciò che noi vediamo è solo la punta dell’iceberg. Ben altre tragedie, collocate lungo le stesse direttrici, ma a maggior distanza, ci sono ignote o sono solo deducibili.

E allo stesso tempo, a causa del massaggio unilaterale dei media, ci sono ignote anche dimensioni che invece sono vicinissime: ad esempio le migrazioni interne all’area UE, fin dall’inizio della crisi del 2007-2008, si sono sviluppate in modo rapidissimo, fino a raggiungere i livelli registratesi alla fine degli anni ’60. Tra i maggiori erogatori di migranti economici al nord Europa, insieme ai paesi dell’est europeo, ai relativamente pochi africani, asiatici e medio-orientali, vi sono oggi spagnoli, italiani, portoghesi, greci. I quali hanno recuperato, insieme agli irlandesi e agli ex-jugoslavi, anche le tradizionali rotte atlantiche (nord e sud America) e quelle verso l’Australia.

Solo di italiani, stando a stime ormai condivise, se ne stanno andando tra i 250 e i 300.000 all’anno. Una cifra ragguardevole se si pensa che la nostra “emergenza immigrazione” ha riguardato circa 120.000 arrivi di profughi nel corso del 2014.

In questo caso, le ragioni di questi flussi nostrani sono legate alla crisi interna alla EU e alla concentrazione di capitali verso il nucleo duro dell’Europa a discapito dei paesi periferici. Allo spread sui titoli pubblici, si aggiunge così uno spread demografico (e di risorse umane) che non può far altro che aggravare i differenziali tra centro e periferia UE e posizionare il nostro paese nelle aree basse della divisione del lavoro, con tutto ciò che ne consegue, come ben illustrato dal recente rapporto Svimez.

Vale la pena ricordare che l’accaparramento di risorse umane a cui si sta assistendo (con la Germania e satelliti capofila in Europa e con molti altri importanti paesi interessati a fungere da idrovore di forza lavoro specializzata e acculturata: Canada, Australia, ma anche Brasile, ecc.) avviene, a differenza che negli anni ’60, in un momento di grave crisi economica e anche demografica e senza alcuna programmazione bilaterale; quella multilaterale, si chiama appunto, libera circolazione, ma va comunque e sempre da sud verso nord. Quello della crisi demografica è un dato molto sensibile che giustifica anche le reazioni politiche e dell’opinione pubblica che si registrano in occidente e, per un altro verso, quella, molto interessata, degli ambienti economico-imprenditoriali.

E’ una delle ragioni per cui la reazione di alcuni governi (più compassionevoli) si distingue da quella di altri (più xenofobi); l’interesse dei tedeschi per i siriani, non è una novità dell’ultim’ora. Il cuore mercantilista dell’Europa deve tamponare un riduzione demografica di oltre 10 milioni di persone da ora al 2040-2050.

Nel 2012, sono entrati in Germania 1.081.000 immigrati, una cifra che è la maggiore dalla fine della seconda guerra mondiale, a parte gli anni della caduta del muro, quando fu superata per l’arrivo di uebersiedler ed aussiedler, cioè degli oriundi tedeschi che vivevano oltre cortina. La Germania sa, e lo dice, che per mantenere integro il suo potenziale produttivo ha bisogno di saldare il deficit demografico.

Come non costituisce una assoluta novità l’atteggiamento infastidito della Gran Bretagna verso la crescente mobilità intereuropea che ha portato recentemente Cameron a ipotizzare la sospensione degli ingressi sia di extracomunitari che di intracomunitari “se non hanno un lavoro” (57.600 solo gli italiani arrivati qui da marzo 2014 al marzo 2015), stabilendo un limite proporzionale alla disponibilità di impiego, per l’ingresso di persone in un paese da tempo deindustrializzato e pienamente terziarizzato, ma ormai saturo, nonché devoluto agli interessi della City, che per ben operare necessita di una certa tranquillità interna…

Certamente dentro la grande confusione causata dagli effetti sociali della crisi, molte reazioni sono di natura tattica o vertenziale con la UE, come la chiusura dei confini dell’Ungheria di Orban (che a rigore sarebbe solo un territorio di transito) o di altri paesi dell’est europeo, in modo da rassicurare le rispettive opinioni pubbliche e da rafforzare l’approccio identitario, mentre gli stessi paesi vivono notevoli flussi emigratori (in particolare la Polonia e la Romania).

Ma non si può dire che essi non abbiano buon gioco nell’affermare che l’arrivo dei profughi attuali è stato causato dalle decisioni autonome di alcune potenze dell’Europa occidentale che senza chiedere il loro parere hanno proceduto ad azioni di guerra unilaterali (Francia e Gran Bretagna in primis, con il nostro consueto benestare o ignavia).

Tornando all’Italia, appare molto singolare che il dibattito sull’immigrazione non contempli, se non in modo marginale, la storia migratoria di questo paese, ma soprattutto che ignori l’attuale, parallelo ritorno di una nuova emigrazione: potrebbe essere, secondo logica, un ottimo argomento di contrasto delle posizioni xenofobe, ma in verità il problema è che aprirebbe un pericoloso versante di discussione sul declino del paese e dunque sul fallimento, oggettivo, delle sue classi dirigenti passate ed attuali che non sono in grado di valorizzare il proprio capitale umano. Oltre ad una conferma inequivocabile, difficilmente occultabile, dei disequilibri interni alla UE che allo stato dei fatti, appaiono insanabili.

Infatti, come non è pensabile una soluzione dell’emergenza immigratoria soltanto con buone politiche di accoglienza e di integrazione, ma intervenendo sulle cause profonde del fenomeno – il che implicherebbe politiche di cooperazione bilaterali e multilaterali adeguate, che, in fin dei conti, dovrebbero mettere in discussione l’attuale modello di globalizzazione e inaugurare un protagonismo in politica estera sganciato dagli interessi di Usa, o Francia e Gran Bretagna -, così non è possibile pensare ad un corretto approccio verso la mobilità inter-europea se non viene sciolta la questione del differenziale di produttività e quindi di un riequilibrio tra la Germania e i paesi del sud Europa, cosa che mette inevitabilmente in discussione i trattati e l’Euro.

Nella discussione sulle migrazioni vi è quindi da essere accorti: il fenomeno migratorio costituisce la cartina di tornasole o la prova del nove della stabilità del sistema; in questo caso costituisce la conferma della sua pericolosa instabilità e di un ampio disordine globale. Un disordine cha ha nomi e cognomi. Che andrebbero sempre ricordati, mentre l’unico a farlo con costanza e utile approccio pedagogico, sembra essere sempre, e solo, Papa Francesco.

Rispetto a ciò, le letture compassionevoli, come, all’opposto, quelle xenofobe o quelle secondo cui i flussi migratori costituirebbero una strategia di destabilizzazione dell’Europa da parte degli USA, sono accomunate da una sindrome di spostamento del problema e delle responsabilità.

Allo stesso tempo, non è infondato sostenere che le migrazioni vengano usate sul piano economico per contenere il costo del lavoro, attraverso una sorta di importazione di pezzi di terzo mondo all’interno dei confini nazionali; o sul piano politico per strutturare dinamiche di conflitti tra poveri, in particolare tra le classi medie impoverite dalla crisi e le nuove etnie – analogamente a quanto fanno molti compassionevoli quando tentano di mettere in conflitto le vecchie e le nuove generazioni del paese per approdare alla “modernità” e distruggere i residui di welfare -. E’ anche un argomento condivisibile che vi sia bisogno di gestire in modo attento gli ingressi per evitare situazioni esplosive, a partire dalla distribuzione degli immigrati sul territorio e nelle città, cosa che non può essere riservata esclusivamente alle periferie…

Ma bisogna che sia chiaro che non stiamo parlando di un epifenomeno, ma del centro stesso delle contraddizioni sistemiche, rispetto alle quali un nuovo equilibrio può essere raggiungo solo attraverso un riequilibrio delle ragioni di scambio tra nord e sud o, se si vuole, con il superamento dell’attuale disordine globale magari attraverso un equilibrio policentrico tra Occidente e Brics – che non può escludere l’Africa – e attraverso un nuovo equilibrio all’interno dell’Europa. Una cosa un pò diversa dell'”aiutarli a casa loro”.

A questo proposito, è opportuno ricordare che l’evoluzione dei movimenti migratori ha registrato negli ultimi anni una novità interessante: l’unica area del sud del mondo che ha visto ridursi il flusso emigratorio è il Sud America.

Anzi, i dati indicano un ritorno consistente di ex emigrati dal nord America o dall’Europa, compresi flussi importanti di sud europei che eleggono il sub continente a nuova terra promessa. Anche se, in quest’area, vi sono correnti di migrazioni interne verso Argentina, Brasile e Venezuela da paesi come la Bolivia, il Perù o la Colombia. Ciò vuol dire che l’evoluzione politica del sub-continente nel suo complesso, e di alcuni paesi in particolare, pur tra alti e bassi e con le continue interferenze USA, è positivo e solidale. Un’ indicazione spesso ignorata da buona parte della sinistra europea.

Se infine consideriamo, dal punto di vista italiano, che a fronte di circa 5 milioni di immigrati, l’Italia conta 4,5 milioni di emigrati nel mondo, più un buon altro milioni di espatriati negli ultimi 7 anni (in crescita di almeno 2-3 centinaia di migliaia all’anno), la questione andrebbe vista e affrontata in modi originali: siamo pienamente dentro il circuito migratorio in quanto paese che al tempo stesso acquisisce e produce migranti (come ci ricordano da tempo Enrico Pugliese e Francesco Calvanese); cioè non siamo tra gli anelli apicali della catena, non facciamo parte dell’elite di paesi che assorbe e basta.

Al di là della penosa discussione tra xenofobi e compassionevoli, avremmo dunque una chance: quella di trasformare emigrazione e immigrazione in una risorsa sociale e politica (oltre che economica), orientando, nella misura del possibile, ingressi e uscite. Gli ingressi, oltre che per il sostegno al nostro sistema previdenziale e per il contributo attuale al Pil, come risorsa di cooperazione con i paesi di origine - tutta da sviluppare in particolare con le nuove generazioni -, e le uscite, altrettanto; possibilmente, in questo secondo caso, facendo in modo di non regalare i nostri giovani a media-alta scolarizzazione ai paesi concorrenti, ma piuttosto orientando questi flussi attraverso opportuni accordi bilaterali, verso i paesi che possono costituire i nostri partner strategici del futuro, cioè i paesi emergenti o in via di sviluppo, in particolare quelli del Mediterraneo e dell’America Latina.

Cercasi insomma una seria e intelligente politica di accoglienza e di integrazione e un’altrettanto mirata politica di accompagnamento della nuova emigrazione. Politica che, fino a prova contraria, non necessita di lasciapassare esterni. Certamente necessita di risorse: una buona occasione per ricontrattare i parametri per i prossimi decenni, non tanto e solo per l’emergenza, ma per la trasformazione della questione delle migrazioni da grave problema a grande opportunità.

Se ciò non fosse possibile, dovremo, nostro malgrado, farlo da soli.

Rodolfo Ricci, cambiailmondo

 

 

 

 

Lo Jugendamt e le particolarità del sistema tedesco

 

Indicazioni essenziali sulle caratteristiche del sistema tedesco in materia familiare

 

In Germania opera un ente statale, lo Jugendamt, che spesso viene confuso con i servizi sociali, invece il suo ruolo è molto più esteso, le sue possibilità decisionali e di intervento innumerevoli e le sue finalità diverse da quelle che dovrebbe perseguire un servizio sociale. Il suo compito ufficiale è quello di occuparsi della tutela dei bambini, dove però il concetto di tutela è molto diverso da quello inteso nei restanti paesi dell’Unione, come illustrato più sotto. Lo Jugendamt lavora in stretta collaborazione con le forze di polizia e con i tribunali, raccogliendo informazioni sui bambini anche attraverso la scuola, il pediatra ed ogni altro tipo di istituzione tedesca. Se ritiene che in uno degli ambiti relativi alla crescita del bambino ci sia una mancanza da parte dei genitori interviene, arrivando a chiedere al tribunale di emettere un decreto che limita il diritto di affido dei genitori sul figlio.

Il frazionamento del diritto di affido sui figli

In Germania infatti il diritto di affido si divide in due grandi categorie (la cura della persona e la cura del patrimonio), divise a loro volta in sottocategorie (il diritto a decidere il luogo di residenza, quello relativo alla scuola e all’istruzione, quello di decidere nell’ambito sanitario, quello a decidere il cognome del bambino, ecc....). Pertanto i genitori che, per esempio, non sottopongono i bambini ai regolari controlli pediatrici, così come previsti dalla normativa tedesca, rischiano di vedersi sottrarre una parte del loro diritto di affido sui propri figli, quello appunto relativo alle cure sanitarie (Gesundheitsfürsorge).

I genitori che non seguono attivamente i bambini nel loro percorso scolastico, o non sono in grado di farlo, perché nonostante la permanenza in Germania non padroneggiano la lingua tedesca, rischiano di vedersi togliere la parte di affido relativa all’educazione. Anche permettere al bambino di non presenziare alle controverse lezioni di educazione sessuale, può portare alla perdita dell’affido.

In Germania infatti la frequentazione della scuola è obbligatoria, diversamente dall’Italia e dagli altri paesi dell’Unione nei quali vige l’obbligo di istruzione, ma non di frequenza scolastica. Se dunque negli altri paesi è prevista la possibilità di educare i propri figli a casa (scuola parentale o homeschooling) e con insegnati privati, con esame alla fine di ogni anno scolastico, questo è reato in Germania, punibile appunto con la perdita dell’affido e fin anche con la prigione. Sono di grande attualità le manifestazioni tenute da diverse associazioni cattoliche tedesche che richiedono la possibilità di non far partecipare i propri figli alla lezioni di educazione sessuale che definiscono essere a sfondo pornografico e sicuramente contro l’etica e la morale. Già più di un genitore è stato arrestato o gli è stato tolto l’affido per le assenze dei figli.

Le separazioni nei tribunali familiari tedeschi

In caso di separazione dei genitori, l’intervento dello Jugendamt è ancora più massiccio. Lo Jugendamt partecipa d’ufficio a tutti i procedimenti nei quali è coinvolto un minore e non lo fa come consulente del giudice, ma come parte in causa, quindi allo stesso titolo dei genitori, anche se questi sono in pieno possesso dei loro diritti sul figlio. In altre parole, in Germania i bambini hanno tre genitori. Il giudice non può esimersi, è obbligato a coinvolgere lo Jugendamt ed a chiedergli il suo parere (§ 162 Legge sui procedimenti familiari di volontaria giurisdizione, FamFG e § 50 Libro VIII del Codice sociale tedesco, SGB, Buch VIII). Il parere dello Jugendamt è vincolante per il giudice: se infatti quest’ultimo dovesse decidere in modo diverso da quanto “consiglia” lo Jugendamt, questo ente può fargli causa e appellare la decisione. La legge riconosce espressamente allo Jugendamt il diritto di fare appello delle decisioni che non condivide (Gegen die Beschlüsse steht dem Jugendamt ein eigenes Beschwerderecht zu), attribuendogli così implicitamente anche la funzione di controllo sui giudici.

Il Verfahrensbeistand

Nei procedimenti familiari tedeschi è presente anche un’altra figura giuridica, il Verfahrensbeistand, il cui nome viene generalmente erroneamente tradotto con “curatore”, oppure “avvocato del bambino”, proprio perché questa figura giuridica non esiste nell’ordinamento italiano. In Italia, il curatore viene nominato e prende parte al procedimento nel caso in cui i genitori abbiano perso l’affido sul minore, in Germania invece esso viene nominato anche se i genitori hanno tutti i diritti sul figlio, per questo parliamo di traduzione errata. Anche l’altra traduzione, “avvocato del bambino” è fuorviante perché se il minore, ormai ragazzino, chiede di scegliere autonomamente il suo avvocato, non può farlo. In pratica il Verfahrensbeistand è un’altra figura statale, nominata dal tribunale, che in genere lavora in accordo con lo Jugendamt e sostiene le stesse tesi che in questo caso verranno però considerate espressione della volontà del minore.

I figli naturali

Una realtà molto diversa da quella italiana, è quella delle coppie di fatto. In Germania la madre non sposata detiene la responsabilità genitoriale (o potestà) esclusiva, anche se il padre ha riconosciuto il bambino e gli ha dato il suo cognome. Riconoscere il proprio figlio, per un padre non sposato significa riconoscere soltanto di dover pagare gli alimenti per il bambino in caso di separazione. La madre, detenendo la responsabilità genitoriale (o potestà) esclusiva, può prendere autonomamente qualsiasi decisione relativa al bambino, può traslocare, può scegliere la scuola, può decidere se mantenere o meno il contatto padrefiglio, può cambiare il cognome del bambino e può disporre liberamente di eventuali libretti di risparmio o conti aperti a nome del minore, di solito da nonni e altri parenti per assicurare gli studi futuri del piccolo. Con la modifica del codice di famiglia entrata in vigore nel 2009, il padre non sposato può fare istanza in tribunale chiedendo al giudice il riconoscimento della responsabilità genitoriale (o potestà) congiunta . Il giudice la concede solo se questo è conforme al Kindeswohl (il bene del bambino nella particolare accezione tedesca del termine) se cioè, per esempio, i genitori hanno mantenuto un buon dialogo fra di loro nonostante la separazione e sono in grado di prendere congiuntamente decisioni relative al minore. Soprattutto nei casi binazionali, è sufficiente che la madre tedesca si rifiuti di parlare con il padre, per esempio italiano, per far sì che il giudice reputi la potestà congiunta non conforme al bene del bambino.

Genitori non sposati e responsabilità genitoriale

Articolo 1626a – Responsabilità genitoriale di genitori non sposati; dichiarazione di esercizio congiunto della responsabilità genitoriale

Se i genitori non sono sposati alla nascita del bambino, hanno il diritto di esercitare la responsabilità genitoriale congiunta se: 1. dichiarano di voler esercitare congiuntamente la responsabilità genitoriale (dichiarazione di responsabilità genitoriale congiunta) 2. si sposano, oppure 3. se il tribunale familiare dispone la responsabilità genitoriale congiunta. Il tribunale familiare conferisce la responsabilità genitoriale o una parte di essa a entrambi i genitori, come da par.1, num. 3 su istanza di uno dei genitori, se detto conferimento non contrasta con il bene del bambino. Se l’altro genitore non apporta motivazioni che contrastino detto conferimento e se altrimenti queste motivazioni non sono evidenti, si presuppone che l’esercizio della responsabilità genitoriale congiunta non sia in contrasto con il bene del bambino. Negli altri casi, la madre è detentrice della responsabilità genitoriale esclusiva. CdI settembre

 

 

 

 

 

Tanta Italia alla Fiera del Libro di Francoforte (14-18 ottobre 2015)

 

Francoforte - "L'italiano della musica, la musica dell'italiano" e "L'incontro delle culture": questi i temi conduttori della presenza italiana alla Fiera Internazionale del Libro di Francoforte che si terrà dal 14 al 18 ottobre. Programma fitto quello organizzato dall'Istituto italiano di cultura di Colonia e dal consolato generale d'Italia a Francoforte, in collaborazione con Enit e Aie (Associazione Italiana Editori), ma anche agenzie culturali, tra cui associazioni e fondazioni italo-tedesche.

Sono comprese anche le attività organizzate per la XV Settimana della lingua italiana nel mondo per la regione Assia. Tra gli eventi in calendario, la consegna del Premio Enit per le migliori edizioni multimediali in tedesco dedicate al turismo in Italia, la presentazione de "Le favole di Pa' Gongolo" di Enrico Matteo Ponti, del nuovo romanzo di Igiaba Scego "Adua", l'incontro con Moshe Kahn per "Il sistema testo-spartito" e con l'economista Antonio Maria Costa che presenta "Scacco matto all'Occidente". Spazio verra' dato anche al volume "Perche' agli italiani piace parlare di cibo" di Elena Kostioukovitch, a "Portrait", ritratto filmato di Dacia Maraini a opera di Maria Giustina Laurenzi e al romanzo-saggio della stessa Maraini "Chiara di Assisi".

Domenica 18 sarà infine la volta di "Frontiere in movimento Spazio, culture e narrazione nel romanzo europeo" con tre autori provenienti da Italia (Igiaba Scego), Francia (Patrick Deville) e Spagna (Javier Cercas) che discuteranno di confini geografici e sociali, di barriere linguistiche e di confini tra finzione e realtà. (dip) 

 

 

 

 

Le recenti trasmissioni di Radio Colonia

 

Wir sind die Neuen! (24.09.15) - Funkhaus Europa ha dedicato un'intera giornata ai profughi: molti di loro sono venuti in studio a raccontare le loro storie, a fare domande sulla vita in Germania e a rispondere a quelle degli ascoltatori. A Radio Colonia, fra l'altro, un regista etiope che vive in Italia, un giovane somalo, un esperto della "quarta globalizzazione" e una buona idea dalla Toscana.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/speciale/wir-sind-die-neuen-110.html

 

L'Ue impone le quote (23.09.15) - I ministri degli Interni hanno accolto a larga maggioranza la proposta di redistribuire 120mila rifugiati. Dopo di loro al lavoro i leader Ue per far cadere le ultime resistenze.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/brussels-fluechtling100.html

 

No Triv (23.09.15) - Cresce il movimento contro le trivellazioni nel Mar Adriatico. A confronto le posizioni di ambientalisti e industriali.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/oelbohrung-adria100.html

 

La moda di scarto (23.09.15)

Potrebbe essere il cappotto del futuro: realizzato con gli scarti delle industrie tessili. È l’idea di Camilla Carrara, terzo posto al „RecyclingDesignpreis“.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tu_per_tu/modedesignerin-carrara100.html

 

Lo sprint finale di Expo2015 (22.09.15) - Partita in sordina l'esposizione universale sta finalmente registrando un boom di presenze. E si parla già di "dopo" Expo.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/expo-besucher100.html

 

La via catalana (22.09.15) - La Catalogna torna alle urne e insegue l'indipendenza. Madrid per ora sta a guardare. http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/katalonien-spanien100.html

 

Assicurati, da subito (22.09.15) - In Germania l'assicurazione malattia è obbligatoria. Un vincolo spesso non noto tra coloro che da poco si sono traferiti e che può avere conseguenze molto costose.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/italmondo/kankenkasse-neugekommene100.html

 

Calvino e il suo cavaliere (22.09.15)

"Il cavaliere inesistente" è il romanzo che meglio caratterizza la varia e copiosa opera di Italo Calvino, che ricordiamo a trent'anni dalla scomparsa.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/terramia/calvino-ritter100.html

 

Emissioni nascoste (21.09.15)

La Volkswagen ha truccato i test antismog per vendere più auto negli Usa. Pesanti le conseguenze economiche e di immagine per la casa di Wolfsburg.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/volkswagen-skandal102.html

 

Realtà o utopia? (18.09.15)

In occasione della settimana internazionale del reddito di cittadinanza, cerchiamo di capire di cosa si tratta e quali effetti potrebbe avere sul mercato del lavoro. http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/grundeinkommen-102.html

 

Salto della quaglia (18.09.15) - Oggi quest'espressione si usa quasi esclusivamente per indicare un radicale cambio di opinioni e posizioni politiche: un tempo non era così.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/parole_in_liberta/salto-della-quaglia-vogel-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli - In onda ogni lunedì e venerdì fra le 19 e le 20

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalenderfreitag100.html

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalendermontag100.html  RC, de.it.press

 

 

 

 

A Francoforte il 10 ottobre festa informativa per i nuovi arrivati dall’Italia

 

Francoforte. La presidenza di Piazza Francoforte e.V. e la Comunità Cattolica Italiana di Francoforte vi invitano ad una Festa di accoglienza per italiani e italianofoni nuovi a Francoforte, che avrà luogo sabato 10 ottobre 2015 a partire dalle 18:30 nei locali della Missione, nella Bettinastr. 26 a Francoforte. L’ingresso è libero. 

 

Scopo di questa festa, che si svolge sotto il patrocinio del Consolato Generale Italiano di Francoforte e dell’ AMKA (Amt für Kulturelle Angelegenheiten), è di far conoscere ai nuovi arrivati la comunità italiana locale e offrire informazioni utili per l’inserimento e l’integrazione nella regione Rhein-Main. 

 

“Alla festa troverete informano in un comunicato Paolo Esposito e Katia Letizia Lohr - : esperti in diversi campi disponibili per rispondere a tutti i temi di interesse per chi si è trasferito a Francoforte (casa, lavoro, assicurazioni, documenti etc., ma anche attività ricreative e sociali); materiale informativo gratuito; specialità gastronomiche italiane e aperol-bar; musica dal vivo e disco con Diva Agata per conoscere nuove persone e fare rete”.

 

Questa festa sarà il primo di una serie di eventi che gli organizzatori prevedono  di proporre nel prossimo futuro e, oltre a rendere un servizio alla comunità italiana, permetterà di promuovere in particolare l'immagine di Piazza Francoforte e.V.

 

“ Invitiamo – continuano Paolo e Katia - chi lo desideri a contribuire al successo di questo evento: cerchiamo ancora esperti nei temi menzionati più sopra. A questo proposito ringraziamo Tonino Piazzolla, che si è offerto come Fachberater per questioni fiscali.  Inoltre, chi voglia aiutarci nell'organizzazione della serata sarà il benvenuto”. De.it.press

 

 

 

 

 

La mostra  Ap-punti su stoffa all’IIC di Colonia

 

Lunedì 5 ottobre 2015, alle ore 19.00, all’Istituto Italiano di Cultura Colonia

(Universitätsstr. 81,  50931 Köln  Tel. 0221-9405610  Fax 9405616) ha luogo

l‘naugurazione della mostra  Ap-punti su stoffa - Stich-punkte auf Stoff

Mostra personale di Virginia Franceschi. Durata: 05.10. – 06.11.2015

 

Virginia Franceschi utilizza, in chiave contemporanea, uno dei più antichi supporti di espressione artistica: il tessuto. L'artista, infatti, trascendendo la dimensione artigianale attribuita convenzionalmente a questo medium, ibrida tecniche diverse quali tessitura, cucito e ricamo, e propone attraverso di esse temi e forme nell'ambito di un linguaggio assolutamente attuale.

Nel XX secolo l'uso di materiali tessili ha, nell'arte italiana, illustri precedenti, tra gli altri Balla, De Pero e i Futuristi, Boetti, Burri e Capogrossi, Kunellis, Pistoletto e Pascali. Tuttavia le opere di Virginia Franceschi si distinguono per un recupero integrale della specificità del mezzo, riscoprendo la grammatica interna della stoffa e del filo che la compone e l'attraversa, esplorandone ogni potenzialità, da quella materica a quella cromatica, e affidandole anche la funzione di koinè di un universo femminile ancora sospeso tra presente e passato, dove le ricamatrici afgane, le donne etiopi o quelle amerindie possono trovare, con la mediazione dell'artista, un luogo di confronto e di scambio.

La mostra, curata da Maria Giovanna Sessa, si propone anche di dialogare con la grande arte tessile tedesca che le avanguardie storiche hanno praticato in modo estensivo: Kirschner e gli espressionisti di Die Brücke e del Blau Reiter e, più tardi, il movimento Bauhaus e due straordinarie artiste del tessuto quali Gunta Stölzl e Anni Albers, fino a personalità a noi più prossime, come Joseph Beuys.

Apertura: Lu – ve ore 9–13 e ore 14–17

Ingresso gratuito. Per l'inaugurazione il 5 ottobre Vi preghiamo si segnalare la Vostra adesione rispondendo a questa email ed indicando in oggetto il numero dei partecipanti. IIC/Dip

 

 

 

 

 

Berlino, all’Ambasciata italiana la collettiva “Florenz Contemporary”

 

Berlino -  Il Premio Villa Romana (nato a Firenze nel 1905) è il più antico premio tedesco dedicato all’arte: offre ad artisti di spicco, residenti in Germania e per lo più giovani, la possibilità di portare avanti la propria ricerca artistica durante un lungo soggiorno a Firenze. Proprio in questi giorni - in occasione della Berlin Art Week (la settimana dell’arte contemporanea che si è tenuta dal 15 al 20 settembre) - l’Ambasciata d’Italia a Berlino ospita la mostra collettiva “Florenz Contemporary”, che raduna i lavori dei vincitori del Premio Villa Romana 2014/2015. Il mutuo flusso di energia tra Berlino e Firenze raccorda quelli che, per diverse ragioni storiche, sono due luoghi del desiderio: Firenze è la città in cui “all art has been contemporary” (Maurizio Nannucci, artista di Firenze), Berlino è un punto di passaggio obbligato per gli artisti contemporanei di tutto il mondo.

Curatrice dell’esposizione - organizzata dall’Ambasciata Italiana a Berlino e Villa Romana di Firenze - è Angelika Stepken. Stepken è la direttrice di Villa Romana: nel maggio 2007 ha riaperto la Villa dopo la conclusione di consistenti lavori di restauro. In precedenza, è stata direttrice del Badischer Kunstverein di Karlsruhe, che ha guidato tra il 1998 e il 2006. Come curatrice, ha organizzato fino dalla fine degli anni ’80 numerose mostre internazionali

Le visite guidate alla mostra –informa l’Istituto Italiano di Cultura a Berlino - si tengono in lingua tedesca ogni lunedì e giovedì (alle 15) fino a mercoledì 30 settembre. L’appuntamento è all’Italienische Botschaft, Tiergartenstr. 22 http://www.iicberlino.esteri.it/IIC_Berlino/webform/SchedaEvento.aspx?id=1518. dip

 

 

 

 

All’IIC di Colonia conferenza del dr. Scherer

 

A Colonia, mercoledì 30 settembre 2015, ore 19.00, all’Istituto italiano di Cultura ha luogo la manifestazione “Canone letterario italiano”, conferenza del Dr. Ludger Scherer, docente di romanistica presso l’Università di Bonn. In lingua tedesca.

La conferenza presenta una panoramica delle epoche, degli autori, delle tematiche e dei generi della letteratura italiana dagli inizi al XXI. secolo, con uno sguardo particolare al canone classico della letteratura italiana, cioè su quelle opere che vengono di solito incluse nei manuali di storia della letteratura. In questo ambito si parlerà non solo dei criteri di scelta, ma si farà anche un confronto fra le discussioni sui criteri di questo canone in Italia e in Germania.

Si tratta dell'inaugurazione degli „incontri letterari“ che iniziano il 22 ottobre. Una manifestazione dell' Associazione degli Amici dell’Istituto

L’ingresso è gratuito. dip

 

 

 

 

C'era una volta a Saarbrücken…

 

Gentile Redazione, da anni seguo sul vostro giornale la storia dei Consolati in Germania. Vedendo la situazione nel Saarland, ho deciso di scrivere una bella favola. Che ne dite, potete pubblicarla anche se è un po’ lunga? - di  Rosario Dondolo

 

C’era una volta a Saarbrücken, capitale del Saarland, uno dei maggiori bacini industriali della Germania, anzi il maggiore subito dopo quello della Ruhr, un bel consolato italiano. Era veramente bello e i venticinquemila italiani residenti si rivolgevano a quell’ufficio con le loro richieste di servizi. Il Consolato si occupava anche di altre cose di tipo culturale e commerciale, visto il giro d’affari con l’Italia che raggiugeva e raggiuge tuttora svariati miliardi di Euro, con numerose imprese italiane di altissimo livello, e visti anche i profondi vincoli culturali col nostro Paese.

Insomma tutto quello che fa inorgoglire l’Italia oltre i propri confini, tra cui facoltà universitarie di romanistica e didattica italiana con progetti di prima eccellenza, come la creazione dell’unico Lessico Etimologico Italiano al mondo. E poi i corsi di lingua e cultura italiana, con migliaia d’iscritti e una dozzina d’insegnanti di ruolo e con contratto locale.

Il Senatore Mantica, Darth Vader e il Potere della Forza

Un brutto giorno del 2010 il governo italiano decise di chiudere quel bel consolato. Arrivò un signore che si chiama Mantica Alfredo, di professione Senatore e sottosegretario agli Esteri del Governo Berlusconi. Aveva la faccia scura e problemi respiratori. Versione parlamentare di Darth Vader, il Potere della Forza. Egli disse: basta, un consolato è veramente troppo, vi lascio ora solo un piccolo ufficio per i servizi alla gente! E la gente pensò: Va bene. È vero che abbiamo perso una fetta di prestigio del nostro Paese in un Land con la più antica presenza italiana in Germania. Ma almeno non ci dobbiamo sorbire distanze intergalattiche di 400 Km, andata e ritorno, se ci serve una carta dal consolato.

Mantica-Darth Vader- Senatore fu bombardato di petizioni e appelli. Lui, però, sapeva di dover fare il cattivo in questa brutta storia e tenne duro. E così, alla fine, tutti d’accordo. Il battagliero presidente del Comites di Saarbrücken, il Cavaliere Giovanni Di Rosa, chiuse la faccenda, parlando di “ragionevole compromesso”. La gente si abituò presto a non avere un console. Tanto il passaporto e la carta d’identità e una miriade di altri servizi li ottenevano lo stesso senza particolari sforzi.

Da Guerre Stellari a Pinocchio

Il “ragionevole compromesso” durò appena quattro anni. Arrivò il signor Renzi Matteo, di professione Capo del Governo, dinamico, giovane con l’accento toscano, tutto di un pezzo, un pezzo di legno, un pezzo di pino. Pinocchio. Renzi Matteo-Pinocchio disse al suo viceministro agli affari esteri Lapo Pistelli: Lapuccio, per cortesia mi chiudi 34 sedi estere tra ambasciate, consolati, istituti di cultura e tutto quello che ti viene in mente? Devo fare bella figura con i signori della “Spending Review” e non posso tagliare gli stipendi ai diplomatici perché quelli sono tutti come Talleyrand, i capi perdono la testa, ma loro restano sempre in piedi. Lapo Pistelli disse: Capo, No problem! E infilò disgraziatamente nella lista dei condannati alla chiusura anche il povero Sportello di Saarbrücken, dove, nel frattempo, erano rimasti solo due impiegati.

 La Fata Turchina

Ed ecco arrivare, come in tutte le storie straordinarie, la Fata Turchina! Veramente non è turchina, anche se questa storia è piena di Pinocchi e di gatti e di volpi a bizzeffe. Ecco, non è turchina e si chiama Annegret Kramp-Karrenbauer (che non è proprio il nome adatto per una fata), di professione governatrice del Land Saar. La signora Annegret vuole bene all’Italia. Vuole bene anche ai 17.000 voti comunali e provinciali che ogni cinque anni vanno ai partiti della Saar, compreso il suo che poi è lo stesso partito della Signora Merkel, residente a Berlino, capa di tutte le fate turchine (tranne per i greci che la definiscono strega cattiva) a livello mondiale. Annegret Kramp- Karrenabauer- Fata Turchina scrive a giugno del 2014 una bella lettera a Lapo Pistelli e dice: caro Lapo, se vuoi risparmiare denaro, io ti accolgo gratuitamente nel mio palazzo. Così tu mantieni a Saarbrücken i due impiegati e non paghi l’affitto.

Il Lupo Cattivo

Lapo dice: grazie Annegret- Fata Turchina. Accetto volentieri. Tutti felici, tutti contenti. Il Console di Francoforte dice al Presidente del Comites di Saarbrücken: Presidente All Right! Lascio i due impiegati sul posto. Ma, sia Lapo Pistelli, ora diventato cacciatore di buoni propositi, sia la Governatrice, ora trasformata in ingenua Cappuccetto Rosso, non fecero i conti col lupo. Il Lupo non è un vero lupo. Fa l’ambasciatore a Berlino. Ebbene, il Lupo-Diplomatico dice No! No al piccolo distaccamento di due persone a Saarbrücken. Le cose vanno fatte rispettando le forme, e le forme impongono un Console Onorario! La gente, compresa la fata Turchina-Governatrice, è convinta che il Console onorario sia per il Lupo-Ambasciatore solo una formalità e che i servizi alla gente sarebbero stati poi resi comunque dai due impiegati del Consolato.

Il Cavaliere Inesistente

A questo punto buona notte! Nessuno ha capito le vere intenzioni del Lupo-Ambasciatore e scatta l’operazione “console onorario”. Serve una personalità di tutto rispetto che piaccia agli italiani e che sia gradita ai tedeschi. Il Governatore De Luca direbbe “personaggetti” di ogni tipo si fanno avanti. Inizia lo scarto. Nel frattempo, il Barone Rampante- Presidente del Comites, già Visconte Dimezzato dopo la chiusura del Consolato, rischia di passare a Cavaliere Inesistente a causa delle nuove elezioni Comites. Egli pensa: Qui dobbiamo offrire qualcosa alla gente. Questi pensano che io non abbia fatto nulla per salvare i servizi consolari. Qualche cosuccia è sempre meglio di niente e fa bene alla campagna elettorale.

I tre Moschettieri

I tre moschettieri Ambasciatore d’Italia a Berlino-Athos, Console generale d’Italia a Francoforte –Porthos (quello che è andato via a luglio), e Presidente uscente Comites- Aramis-, tutti per uno, uno per tutti, s’inventano allora “le Presenze Consolari” e siamo giunti al mese di febbraio del 2015 mentre ormai per sei mesi nessuno ha preso le chiavi messe a disposizione dalla Fata Turchina-Governatrice. Le presenze consolari sono nient’altro che l’invio ogni quattordici giorni di quattro impiegati da Francoforte a Saarbrücken per fare passaporti e carte d’identità. Il costo? Circa mille Euro il mese. Lo stesso costo dello sportelo consolare fisso a Saarbrücken e mille euro in più al mese rispetto ai locali gratuiti della Fata Turchina Kramp-Karrenbauer. Alle presenze consolari, in una stanza messa a disposizione dal padrone di casa del Comites, si ammassano ogni quindici giorni centinaia d’italiani. Il caos è tale da richiamare l’attenzione della televisione. Resoconto del giornalista: Servizi consolari a Saarbrücken caotici. L’immagine del Paese (tanto a cuore al nostro Ambasciatore-Lupo a Berlino insieme alle formalità di procedura diplomatica) ne esce alquanto malconcia.

Il Cavaliere Rampante riesce a restare tale, perché vince nel frattempo le elezioni nel mese di aprile di quest’anno. Vittoria facile. Unica lista che passa con meno di trentacinque voti a testa per ogni candidato. Potere della democrazia: se ogni candidato avesse messo una sola crocetta sul proprio nome, sarebbe passato lo stesso. Il padrone di casa Comites, nel frattempo, si scoccia del caos in casa propria con dozzine d’italiani che tutti i giorni vanno a bussare alla sua porta e invita tutti ad andar via. Siamo arrivati a giugno del 2015. Si apre la via verso il Signore e chissà se il Console di Francoforte, poco prima di andar via si sia ripassato i Patti Lateranensi, quando chiede ospitalità alla Missione Cattolica di Saarbrücken per piazzare la bancarella delle sue presenze consolari. È, però, quasi escluso che abbia considerato prima di tutto il vantaggio spirituale dei disperati utenti, i quali possono ora andare nella cappella della Missione Cattolica Italiana di Saarbrücken per accendere un cero alla Madonna, in attesa di scoprire chi sia il Santo Protettore degli emigrati martiri della fede nei servizi dello Stato.

I sette nani

E i sette nani? Se questa favola vuole essere presa in considerazione, non può escludere i sette nani. I sette nani sono in realtà sei e si chiamano Farina Gianni- Gongolo, Marco Fedi-Mammolo, Laura Garavini- Cucciolo, Francesca La Marca-Dondolo, Fabio Porta- Brontolo, Mario Caruso-Pisolo. Naturalmente non sono nani, anche se raramente di statura imponente e non lavorano in miniera. Prima lavoravano per i patronati, ora lavorano al Parlamento, anche se non si capisce bene per chi. Questi sei-sette nani, infatti, invece di adoperarsi per fare rimanere aperto lo sportello consolare a Saarbrücken nel palazzo della fata Turchina Kramp-Karrenbauer a costo zero, fanno una proposta tutta nuova: se i consolati sono chiusi, passiamo i servizi ai patronati. Alcuni di loro come Garavini- Cucciolo e Caruso-Pisolo hanno addirittura festeggiato il Console onorario a Norimberga, invece di indignarsi per la chiusura di quello sportello consolare. Ora sono in attesa di poter venire anche a Saarbrücken per brindare col nuovo console onorario. Ne siamo certi, visto che il console onorario designato e già noto negli ambienti ben informati come “Der Chianti- Konsul” e di chianti se ne intende veramente. I nani sembrano fondamentalmente dire che la massima da applicare è la machiavellica “il fine giustifica i mezzi” o la meno elegante “meglio un uovo oggi che una gallina domani”. CdI settembre

 

 

 

 

In ottobre il congresso del PD Germania. Venturelli si candida a Segretario

 

Berlino- È Flavio Venturelli il candidato a Segretario del PD Germania per la lista TRE - Trasparenza Rinnovamento Europa.

“Nel prossimo mese di ottobre si terrà il Congresso del PD Germania, nel quale verrà eletta la nuova dirigenza. Crediamo che sia necessario sporcarci le mani per contribuire al rinnovamento del nostro Partito, con tutte le nostre idee e la nostra creatività”, scrivono gli esponenti della lista che ha scelto “Trasparenza, Rinnovamento, Europa” come “parole chiave per caratterizzare il nostro percorso verso il congresso”.

Da oggi, sul sito della Lista è disponibile il programma – nato “in seguito ad una campagna di ascolto effettuata anche mediante il nostro sito” – con cui TRE si presenterà al Congresso. In rete anche tutti i componenti della lista scelti “con esperienze migratorie e professionali differenti” e che “provengono da diverse realtà territoriali”. Tra loro anche Paola Concia, già deputata al parlamento italiano, dal 2013 residente in Germania. (dip) 

 

 

 

 

A Francoforte e dintorni. “Sapori di Calabria: serate Amarelli”

 

Il Consolato Generale d’Italia segnala questa iniziativa, alla quale tutti sono invitati.

L’associazione Ristoratori italiani in Germania ARMIG e V., Frankfurter Straße 96, 63067 Offenbach am Main,  in collaborazione con Amarelli (www.amarelli.it)  - la storica impresa familiare calabrese produttrice di innumerevoli prodotti alla liquirizia famosi in tutto il mondo – invita gli amici italiani e tedeschi alle serate-aperitivo “ Sapori di Calabria: serate Amarelli” presso i locali, qui sotto elencati,  che hanno aderito all’Iniziativa.

Dal  30 settembre fino al 3 ottobre dalle ore 18.00 alle ore 20.00 degustazioni e assaggi presso: 

Ristorante Die Zwei,   Frankfurter Straße 96  - 63067 Offenbach am Main; Ristorante Fiorentino, Falkensteinerstr. 1 – 61462  Königstein

Ristorante Al Dente Da Pino, Dieselstr. 3° -  63303 Dreieich

Ristorante Florian Saverios, Kettenhofweg 59 – 60325 Frankfurt am Main

Ristorante Mezzanotte, Clemensstr. 6 -  60487 Frankfurt am Main

Ristorante Neuer Haferkasten, Frankfurter Str. 118 - 63063 Neu-Isenburg

Ristorante Romanella, Wolfsgangstr. 84 – 60322 Frankfurt am Main

Ristorante La Perla, Triebstr. 36 – 60388 Frankfurt am Main

Ristorante Tennisclub, Huizener strasse, 9 – 61118  Bad Vilbel

Ristorante Il Cavallino, Feldbergstr. 3 -  60323 Frankfurt am Main

Ristorante Bella Italia, Frankfurter Straße 54 – 63263 Neu-Isemburg 

Il prezzo della degustazione-aperitivo è di Euro 5,00 a persona.

È inoltre possibile conoscere i prodotti dell’azienda Amarelli e ricevere informazioni  sul Museo della Liquirizia “Giorgio Amarelli” di Rossano.

“Sapori di Calabria” è un iniziativa organizzata da ARMIG e.V. e l’Azienda Amarelli con il Patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Francoforte.

MUSEO DELLA LIQUIRIZIA "Giorgio Amarelli" - Museum "Giorgio Amarelli

www.amarelli.it.

Una lunga storia fatta di passione, cultura, impresa e tradizione che affonda le sue radici a Rossano, nella terra di Calabria. Antichi documenti attestano che già intorno al 1500 la famiglia Amarelli commercializzava i rami sotterranei di una pianta che tutt’ora cresce in abbondanza nei suoi latifondi: la liquirizia, dall’allettante nome scientifico di Glycyrrhiza Glabra, cioè radice dolce.Nel 1731, per valorizzare al massimo l’impiego di questo prodotto tipico della costa ionica, gli Amarelli fondarono un impianto proto-industriale, detto “concio”, per l’estrazione del succo dalle radici di questa benefica pianta. Nascono cosi le liquirizie, nere, brillanti, seducenti, gioia dei bambini, ma anche, soprattutto, di adulti che amano i piaceri di una vita sana e naturale.Per raccontare questa storia davvero unica, la famiglia ha aperto, nell’antico palazzo sede dell’azienda, il Museo della liquirizia “Giorgio Amarelli” che ha ottenuto nel Novembre 2001, il “Premio Guggenheim Impresa & Cultura”.Nell’aprile 2004, le “Poste Italiane” hanno voluto riconoscere l’unicità di tale Museo, dedicandogli un francobollo della serie “Il Patrimonio artistico e culturale italiano”, emesso in 3.500.000 esemplari.  De.it.press

 

 

 

 

 

Conclusa la tournée del Gruppo Folk-Acli di Kaufbeuren

 

Si sono concluse le rappresentazioni folcloriche del Folk-ACLI Kaufbeuren, fondato nel 1988, presentate in quest'ultimo fine settimana in Francia.

Sabato 19 settembre 2015,a Maizieres-Les Metz,nella Lorena,il Folk-ACLI, nell'Auditorium du TRAM, presenti il Sindaco Julien Freyburger, il Presidente del Comites Salvatore Tabone,Pierre Baldino giovane Presidente delle ACLI  locali, Nicole Faessel  rappresentante di LIEN Associazione culturale, ha presentato il nuovo musica "Volo di rondine" ,in dialetto  siciliano con scenografie,recitazione e musiche dal vivo. La sala gremita fino all'ultimo posto, un pubblico che sin dall' inizio ha sostenuto gli interpreti con slancio ed entusiasmo.

Il Folk-ACLI ringrazia vivamente gli Organizzatori  per l'invito e l'attenta e puntuale cooperazione prestata.

Domenica 20 settembre 2015, il FOLK-ACLI si é trasferito a WIittenheim, a qualche chilometro da Mulhouse, in Alsazia,a circa 300 km di distanza da Metz, per partecipare alle giornate di cultura italiana, arrivate alla 14 edizione,

ogni anno, animate  da spettacoli,sfilate e proposte eno-gastronomiche .

Presenti tra gli altri,il Sindaco Antoine Homé, l'Assessore Livia Londero e Rappresentanti di Associazioni culturali italo-francesi,il Folk-ACLI ha riproposto nella Halle Au Coton,  stralci del musical "Volo di rondine" ed ha coinvolto il pubblico,molto numeroso, con un'antologia di proposte folcloriche siciliane tra le piú note ed amate. Oltre due ore di spettacolo,in due parti, culminate,durante la pausa, con l'esecuzione dell'Inno di Mameli in collaborazione con la Banda comunale di Marchirolo/Varese, intervenuti alle Giornate italiane.

Un corteo di automobili d'epoca italiane e di modelli di Vespa, lungo le vie della Cittá hanno arricchito, a chiusura, la festa.Anche in tale occasione,ringraziamo gli Organizzatori e l'Assessore Londero per la cordialitá dell'accoglienza.

Il Presidente ACLI Baviera Comm.Carmine Macaluso

 

 

 

 

Lettere. "319 mq di Italia”. Italiano in Germania terrorizzato dai vicini di casa

 

Carissime Italiane e Carissimi Italiani,

ogni giorno mi chiedo perché sono cosi odiato dai miei vicini dopo aver aperto uno dei primi ristoranti italiani in Germania, dopo aver spiegato come si mangiono i spaghetti e per che cosa serve il tovagliolo che sta sul

tavolo e dopo aver cantato tante canzoni italiane in questa terra e con esso trasmesso tanta cultura e tante emozioni.

Per me oggi sembra che la cosa é cambiata forse perché da Italiano ho una casa di 319 mq? o perche`mangio ogni giorno frutta fresca del mio giardino o perché  posso prendere il sole nel giardino davanti, nel giardino di dietro,sulla terrazza sopra o sul tetto della casa? io non ho una risposta appunto sto scrivendo

tutto questo.

Oggi ho  deciso di comunicare anche a voi quello che mi succede: mi hanno buttato pietre del marciapiede nel giardino davanti casa, bottiglie di vetro rotte davanti casa, bidoni della spazzatura lo lasciono sempre in mezzo la strada e non sul marciapiede dove lo lascio io, un barattolo di vernice messo nel mio bidone della spazzatura, pappe di bitume, mobili rotti, pneumatici di gomma  e cerchioni delle macchine  buttati e lasciati davanti al muro di casa, frutta dai miei alberi buttata sul parcheggio, animale di plastica  buttati sul tetto di casa, cassette record buttata nel giardino, quando pianto una nuova pianta vengono dimostrativamente a vedere se l`ho rubata a qualche parte, mi hanno e mi mandono controlli di tutti i tipi, chissa se esistono anche delle diffamazioni contro di me in giro, in ogni caso

io vedo questi atti contro di me come Stalking / Mobbing  per dare influenza sulla mia vita quotidiana quindi qualita`di vivere.

Ho scritto tutto questo perche` vorrei che la gente Italiana sappia che anche questo

puo`accadere in Germania. Grazie. Saluti 

Franco Crescenzo

 

 

 

 

Ministero trasporti tedesco: "In Germania 2,8 mln di Volkswagen truccate"

 

Sarebbero circa 2,8 milioni di veicoli nella sola Germania le vetture del gruppo Volkswagen con sistemi di controllo delle emissioni 'truccati'. La stima è stata fornita da ministro dei Trasporti, Alexander Dobrindt. Oggi il governo di Berlino aveva comunicato di non escludere la possibilità di indennizzi ai consumatori che abbiano acquistato i modelli oggetto della manipolazione, dal momento che - ha spiegato un portavoce del ministero della Giustizia - tali vetture non rispettano le condizioni annunciate dal produttore.

Intanto, le associzioni dei consumatori italiani non perdonano la casa tedesca. E mettono in campo tutti gli strumenti a disposizione per ottenere prima i chiarimenti necessari dalla casa tedesca e poi i risarcimenti a favore dei clienti italiani che ne possono derivare: diffide formali, richieste di incontro, pressing sul Governo e il Parlamento per accelerare sul fronte della class action.

Altroconsumo ha diffidato formalmente il gruppo di Wolfsburg, con una lettera inviata alla sede italiana e alle altre europee. L'associazione chiede che vengano esaudite alcune richieste formali entro i prossimi quindici giorni: interrompere le manipolazioni e le immissioni nel mercato di auto non in regola, risarcire i consumatori danneggiati e assicurare una totale trasparenza futura. In caso contrario, procederà con una class action. "Sempre più spesso sono tenute in considerazione le caratteristiche inquinanti delle automobili al momento dell’acquisto - sottolinea Altroconsumo - e i dati alterati hanno orientato, condizionandole, le scelte di consumo. Non solo ingannando gli acquirenti, ma anche tramutandoli in nuovi untori che hanno inconsapevolmente provocato danni ambientali. Di questo ci riserviamo di chiedere conto alla Volkswagen anche in sede penale".

La diffida giunge dopo le proteste di Federconsumatori e Adusbef, che sottolineano l'urgenza di mettere all'ordine del giorno l'entrata in vigore della nuova class action già approvata dalla Camera, perché "strumento indispensabile per tutelare in maniera efficace ed incisiva i cittadini coinvolti e per far ottenere loro i dovuti rimborsi". Secondo i presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, gli Italiani in possesso di auto Wolkswagen sono preoccupati di rimanere coinvolti nello scandalo e chiedono informazioni precise e dettagliate: quante auto dalle emissioni 'truccate' sono state distribuite in Italia e dove.

Di fronte alla situazione di allarme che si è diffusa in tutta Europa, la Commissione europea ha deciso di iniziare ad effettuare dal 1 gennaio 2016 dei test sulle emissioni su strada. Una scelta che ha subito trovato il supporto di Adiconsum, intenzionata ad incontrare Volkswagen: "Ribadiamo ancora una volta che i controlli devono essere condotti a campione dalle Authority nazionali, ognuna per la propria competenza - ha affermato il presidente Pietro Giordano - e rimaniamo fermi nella nostra richiesta di un incontro con Volkswagen Italia". Adnkronos 25

 

 

 

Caso Volkswagen, svolta Ue: dal 1° gennaio 2016 cambiano i test di omologazione

 

L'Unione europea prepara la rivoluzione dopo lo scandalo dell'ecotruffa sui modelli diesel della casa tedesca: le prove su consumi ed emissioni saranno svolte in condizioni più aderenti alla realtà e le macchine andranno su  strada. Paradossalmente, la stretta finirà per favorire proprio le vetture alimentate a gasolio - di VINCENZO BORGOMEO

 

Colpo di scena nel settore dell'auto: dal 1 gennaio  la UE cambia i test. Basta con le prove sui rulli, le macchine andranno su strada. Insoma il famoso il caso Volkswagen e il cosiddetto "diesel-gate" hanno portato ad una svolta nelle omologazioni che ora potrebbero penalizzare le auto ibride, ad alimentazione mista elettrico-benzina, ma anche le supercar e le auto a benzina di grande cilindrata: la Ue ha deciso infatti che - finalmente - cambierà drasticamente la metodologia seguita per i test di omologazione. La legge attuale - in vigore in ben 50 Paesi - prevede infatti che i consumi per tragitti in città e su strada siano calcolati simulando il viaggio delle macchine su speciali rulli e per un tempo complessivo di 1.180 secondi, circa 20 minuti: per 780 secondi viene misurato il consumo nel percorso urbano, per 400 secondi quello di un viaggio extraurbano; per un tempo massimo di 10 secondi, infine, si raggiunge invece la velocità di 120 chilometri orari. Non solo: le case costruttrici hanno la possibilità di effettuare questi test con aria condizionata spenta e con modelli completamente privi di accessori, quindi spesso non in vendita.

 

Il test, dunque, è effettuato in condizioni inesistenti nella realtà e la simulazione favorisce enormemente le auto ibride - che fanno quasi tutta la prova in modalità elettrica - e le auto a benzina di grande cilindrata - che usano un centesimo della loro potenza - , facendo il test a regimi di rotazione da parcheggio. Sono infatti proprio queste due tipologie di auto a far marcare le più grandi differenze fra i consumi (e quindi le emissioni) nel ciclo medio. Le auto diesel, invece, sono quelle che rivelano le minori differenze fra i consumi dichiarati e quelli reali. Non è un caso, d'altra parte, che gli automobilisti - in barba a quanto dichiarano le case automobilistiche - continuino a preferire le diesel perché alla fine sono quelle consumano poco. Anche se sulla carta (grazie all'attuale sistema delle omologazioni) sembra che consumino come quelle a benzina o ibride.

 

Come l'Ue intenda fare i futuri test di omologazione è presto per dirlo; quel che è certo è che dal 1 gennaio saranno fatti su strada.

 

La svolta dell'Ue mette fine a una diatriba che è vecchia. Le prime denunce su questo 'scandalo' risalgono addirittura al 2009 quando prima la Bild e poi il periodico specializzato 'Quattroruote' denunciarono differenze fra i consumi reali e quelli dichiarati in misura che andava dal 17 al 47%. Anche Repubblica.it si occupò subito dopo del caso e da allora ha messo in piedi un'inchiesta permanente per ospitare i messaggi dei lettori sui consumi reali.

 

Da allora nulla è cambiato. Ora, però, lo scandalo Volkswagen sembra spingere l'Unione europea a fare il grande passo e dal 1 gennaio 2016 i test saranno finalmente più reali con le macchine che vengono controllate su strada e non più sui rulli. LR 25

 

 

 

 

Volkswagen, c’è un lato positivo

 

Con il crollo del diesel, ora è possibile la diffusione delle auto ibride ed elettriche. La tecnologia c’è, manca solo la volontà politica

 

Nella drammatica vicenda che ha coinvolto Volkswagen e rischia di trascinare nello scandalo altri marchi, c’è paradossalmente un lato positivo. Una speranza perlomeno. Per andare oltre le inevitabili e incalcolabili ripercussioni economiche e industriali dell’intero comparto automobilistico (è prevedibile che crolleranno le vendite dei motori diesel messi così grossolanamente sotto accusa), i maggiori governi europei dovrebbero oggi più che mai fare un sforzo definitivo, serio e soprattutto comune, per dare una spinta alla diffusione delle auto ibride ed elettriche. Quasi tutte le case automobilistiche hanno nella loro gamma vetture a batterie. Le ibride, supportate dal motore termico, hanno vita più facile e si stanno conquistando una loro nicchia di mercato (Toyota docet). Le elettriche pure, quelle veramente a emissioni zero allo scarico, restano praticamente invendute.

Mancano le infrastrutture e sufficienti incentivi economici all’acquisto (se si fa eccezione per alcuni Paesi del Nord Europa, la Norvegia prima tra tutti). Ma l’industria è tecnologicamente pronta per dare una svolta concreta alla mobilità nel giro di tre-cinque anni. Ed è pronta anche Volkswagen, come aveva annunciato l’ex CEO Martin Winterkorn prima del terremoto. Non basta? In occasione del recente salone di Francoforte, il grande capo di Mercedes, Dieter Zetsche, ha dichiarato : «Sono disponibile a creare un’alleanza con Audi e Bmw per le batterie delle auto elettriche». Che possa essere davvero questa la via di fuga dell’industria automobilistica europea messa all’indice dagli americani? Come sempre la risposta è nelle mani, speriamo non inquinate, della politica. Maurizio Donelli  Cds 24

 

 

 

 

 

Ecco chi è Mueller, il nuovo boss Volkswagen. Assunto all’Audi negli Anni Settanta, dal 2010 ha guidato la Porsche

 

1 Chi è il nuovo capo della Volkswagen?  

Matthias Mueller, 62 anni, è nato a Karl-Marx-Stadt (ora Chemnitz) nella ex Germania dell’Est. Quando era bambino la famiglia si è trasferita a Ovest. Diplomato all’istituto tecnico, all’università ha studiato informatica all’università di Monaco di Baviera. È stato assunto in Audi negli Anni Settanta.  

2 Da dove arriva?  

Mueller è un veterano del gruppo Volkswagen: ha lavorato in diverse controllate fino a scalare la Porsche, che guida dal 2010. Ha fatto crescere le vendite del marchio sportivo senza compromette il fascino del brand.  

3 Perché è stato scelto lui?  

È entrato nel board del gruppo Volkswagen lo scorso marzo. Mueller è considerato vicino alla famiglia Piech-Porsche, principale azionista del colosso dell’auto.  

4 Quali sono i suoi pregi?  

Dalla sua, scrive la stampa tedesca, Mueller ha una forte esperienza e una grande capacità comunicativa. Le qualità giuste per traghettare la Volkswagen fuori dalla tempesta.  

5 E i suoi difetti?  

Secondo alcuni analisti, a partire da Arndt Ellinghorst, analista della società di consulenza Evercore Isi, la scelta di Mueller «sarebbe buona, anche se potrebbe essere visto come un amministratore delegato transitorio».  

6 Quali sono gli obiettivi di Mueller?  

Le sfide sono almeno tre: fare chiarezza sullo scandalo, gestire la voragine finanziaria e rilanciare l’immagine del gruppo. Il marchio, dice la società di consulenza Brand Finance, ha già perso valore per 10 miliardi di dollari.  LS 25

 

 

 

 

Migranti, la Croazia apre il confine con la Serbia

 

La Ue aveva chiesto chiarimenti sul blocco. In Ungheria barriera con Slovenia. A Parigi è allarme per una nuova tendopoli siriana. In Finlandia assaltato bus profughi da estremisti

 

BELGRADO - La Croazia ha eleminato le restrizioni in vigore al confine con la Serbia che, nell'intento di arginare il flusso di migranti in arrivo, hanno comportato tra l'altro il blocco del traffico pesante. L'annuncio arriva dopo la richiesta "urgente" di chiarimenti da parte della Commissione europea sul blocco delle frontiere tra Zagabria e Belgrado. "Sì, il varco adesso è aperto completamente", ha riferito la polizia croata. Un blocco che aveva provocato in territorio serbo una fila di oltre 17 chilometri di camion in attesa al valico di Batrovci-Bajakovo. Serbia, Macedonia e Bosnia-Erzegovina avevano fatto sapere che se il blocco alle frontiere fosse continuato - sono chiusi anche altri sette valichi di frontiera serbo-croata, di minore importanza - sarebbe stata richiesta una riunione urgente della Cefta, l'Accordo di libero scambio fra i Paesi dell'Europa centrale, a causa degli ingenti danni economici provocati dalla paralisi nella circolazione dei mezzi pesanti.

 

Ungheria pronta a bloccare flussi. La Commissione europea, sta vigilando anche su Ungheria e Slovenia per verificare i fatti riguardo alla barriera che Budapest intende costruire al confine fra i due Paesi dello spazio Schengen. L'Ungheria ha deciso la costruzione di una barriera anche alla frontiera con la Croazia, che fa parte dell'Ue ma non degli accordi di Schengen. "Gli eventi sono in corso, seguiamo la situazione per cercare di verificarli", ha spiegato il portavoce della Commissione, Daniel Rosario. "Ciò che è possibile fare fra due Paesi dello spazio Schengen - ha aggiunto, rispondendo alla domanda se sia permesso elevare barriere - è introdurre controlli temporanei se ci sono gravi motivi per farlo".

In questo caso, ha aggiunto la portavoce Maja Kocjiancic, "si deve rispettare il principio della proporzionalità e non ci devono essere discriminazioni". Orban ha respinto la possibilità di istituire un "corridoio umanitario" per i rifugiati, affermando che indebolirebbe le normative europee, e ha difeso l'utilità delle barriere di confine contro i migranti. "La proposta di Zagabria di creare un corridoio umanitario attraverso Croazia e Ungheria va contro le norme europee", ha detto Orban, "sono disposto a considerare la possibilità se Austria e Germania la accetteranno".

 

Onu: nuovo flusso dall'Iraq. L'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati, ritiene che l'afflusso di ottomila profughi al giorno non è destinato a diminuire, tutt'altro: potrebbe essere "la punta dell'iceberg", come ha spiegato il coordinatore regionale dell'agenzia dell'Onu, Amijn Awad. A breve infatti si aprirà un fronte iracheno: secondo l'Onu, al momento in Iraq ci sono 3,2 milioni di sfollati e 10 milioni di persone che, da qui alla fine dell'anno, avranno bisogno di aiuto umanitario. Ma non solo: l'Onu - ha messo in guardia il vice-coordinatore degli affari umanitari, Dominik Bartsch - prevede che mezzo milione di persone si muoveranno da Mosul, quando le forze irachena decideranno di riconquistare la città, ora nelle mani dei fondamentalisti dell'Isis.

 

Montenegro si prepara ad accoglienza. Il Montenegro ha attivato i preparativi per far fronte a una possibile apertura di una nuova rotta - attraverso il suo territorio - di migranti provenienti da Grecia, Serbia e Kosovo. Lo hanno indicato fonti ufficiali. "Con gli ultimi sviluppi alla frontiera croato-ungherese e la pressione che subiscono la Macedonia e la Serbia, è possibile che molti rifugiati scelgano di passare attraverso (...) il Montenegro", ha affermato il governo montenegrino, che ha esaminato un piano di misure legate alla crisi migratoria, "tenendo conto del fatto che 5mila migranti arrivano tutti i giorni nei balcani occidentali, il Montenegro prepara capacità di accoglienza per 2mila rifugiati".

 

Finlandia, assalto estremista a bus profughi. Una cinquantina di estremisti, tra cui un uomo vestito con una tunica bianca in stile Ku Klux Klan, hanno lanciato sassi e mortaretti contro un pullman di migranti, su cui c'erano anche dei bambini, nei pressi della città di Lahti, in Finlandia. Nessuno è rimato ferito, ha riferito la Bbc, ma il grave episodio ha creato allarme e il governo di Helsinki ha subito condannato l'attacco. Da Bruxelles, il vice presidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha messo in guarda da un'impennata dell'estremismo di destra nel caso di un fallimento dell'Europa nella gestione della crisi migranti.

 

Parigi, nuova tendopoli siriana. A pochi giorni dallo sgombero di due altri campi illegali è sorta nel nord di Parigi una nuova tendopoli di disperati provenienti in gran parte della Siria. "Si sta formando una mini-Calais", deplora Michel Morzière, presidente onorario di Revivre, un'associazione per il sostegno dei dissidenti politici siriani, riferendosi al porto del nord della Francia da cui ogni giorno migliaia di disperati tentano di raggiungere la Gran Bretagna. Ieri, alla Porte de Saint-Ouen, si contavano una sessantina di tende e tantissimi siriani. Mentre circolano le voci di un'altra epidemia di scabbia, dopo i casi dell'estate scorsa sul Pont de la Chapelle, un altro accampamento di disperati sgomberato dalla polizia per motivi igienico-sanitari. Una squadra dell'ufficio francese per l'immigrazione e l'integrazione (Ofii) è giunta sul posto per procedere a un censimento. Alcuni temono di venire respinti nel primo Stato europeo di arrivo. LR 25

 

 

 

 

 

Francesco all'Onu: "Aiutare i paesi poveri"

 

Stop a ideologie capaci di "produrre tremende atrocità". Così Papa Francesco, iniziando alle 16.00 ore italiane il suo discorso, si rivolge ai rappresentanti delle Nazioni Uniti e ringrazia "gli sforzi di tutti e di ciascuno per il bene dell'umanità". Il Papa, rivolgendosi all'"onorevole assemblea delle nazioni", esprime riconoscenza al segretario generale, Ban Ki-moon. E' la quinta volta di un Papa all'Onu. E' lo stesso Bergoglio a ricordarlo: "Lo hanno fatto i miei predecessori Paolo VI nel 1965, Giovanni Paolo II nel 1979 e nel 1995 e il mio immediato predecessore, oggi Papa emerito Benedetto XVI, nel 2008". "Tutti costoro - riconosce Francesco - non hanno risparmiato espressioni di riconoscimento per l’Organizzazione, considerandola la risposta giuridica e politica adeguata al momento storico, caratterizzato dal superamento delle distanze e delle frontiere ad opera della tecnologia e, apparentemente, di qualsiasi limite naturale all'affermazione del potere". "Una risposta imprescindibile - avverte il Papa - dal momento che il potere tecnologico, nelle mani di ideologie nazionalistiche o falsamente universalistiche, è capace di produrre tremende atrocità. Non posso che associarmi all’apprezzamento dei miei predecessori, riaffermando l’importanza che la Chiesa Cattolica riconosce a questa istituzione e le speranze che ripone nelle sue attività".

Aiutare i paesi poveri e riforma dell'Onu - Più equità, limitare qualsiasi abuso o usura nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. "L’esperienza di questi 70 anni - dice il Papa - , al di là di tutto quanto è stato conseguito, dimostra che la riforma e l’adattamento ai tempi sono sempre necessari, progredendo verso l’obiettivo finale di concedere a tutti i Paesi, senza eccezione, una partecipazione e un’incidenza reale ed equa nelle decisioni". "Tale necessità di una maggiore equità vale in special modo per gli organi con effettiva capacità esecutiva, quali il Consiglio di Sicurezza, gli Organismi finanziari e i gruppi o meccanismi specificamente creati per affrontare le crisi economiche. Questo - osserva il Papa - aiuterà a limitare qualsiasi sorta di abuso o usura specialmente nei confronti dei Paesi in via di sviluppo". Da qui l'appello del Pontefice: "Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza".

Ambiente - "Non sono sufficienti gli impegni assunti solennemente, anche quando costituiscono un passo necessario verso la soluzione dei problemi". Lo denuncia papa Francesco, parlando all'Onu. " Il mondo - dice il Papa - chiede con forza a tutti i governanti una volontà effettiva, pratica, costante, fatta di passi concreti e di misure immediate, per preservare e migliorare l’ambiente naturale e vincere quanto prima il fenomeno dell’esclusione sociale ed economica, con le sue tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato". Il Pontefice esorta ad un risveglio delle coscienze: "È tale l’ordine di grandezza di queste situazioni e il numero di vite innocenti coinvolte, che dobbiamo evitare qualsiasi tentazione di cadere in un nominalismo declamatorio con effetto tranquillizzante sulle coscienze. Dobbiamo aver cura che le nostre istituzioni siano realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli". Da qui il monito del Papa: "Non bisogna perdere di vista, in nessun momento, che l’azione politica ed economica, è efficace solo quando è concepita come un’attività prudenziale, guidata da un concetto perenne di giustizia e che tiene sempre presente che, prima e aldilà di piani e programmi, ci sono donne e uomini concreti, uguali ai governanti, che vivono, lottano e soffrono, e che molte volte si vedono obbligati a vivere miseramente, privati di qualsiasi diritto". Applausi dell'assemblea.

Ricorda il Papa che "affinché questi uomini e donne concreti possano sottrarsi alla povertà estrema, bisogna consentire loro di essere degni attori del loro stesso destino. Lo sviluppo umano integrale e il pieno esercizio della dignità umana non possono essere imposti. Devono essere costruiti e realizzati da ciascuno, da ciascuna famiglia, in comunione con gli altri esseri umani e in una giusta relazione con tutti gli ambienti nei quali si sviluppa la socialità umana – amici, comunità, villaggi e comuni, scuole, imprese e sindacati, province, nazioni".

Il Papa rivendica il diritto all'istruzione: "Questo suppone ed esige il diritto all’istruzione - anche per le bambine (escluse in alcuni luoghi) - che si assicura in primo luogo rispettando e rafforzando il diritto primario della famiglia a educare e il diritto delle Chiese e delle altre aggregazioni sociali a sostenere e collaborare con le famiglie nell’educazione delle loro figlie e dei loro figli. L’educazione, così concepita, è la base per la realizzazione dell’agenda 2030 e per il risanamento dell’ambiente".

Papa Francesco, mette in guardia sulle 'nefaste conseguenze di un irresponsabile governo dell'economia mondiale'. Avverte Bergoglio che "la crisi ecologica, insieme alla distruzione di buona parte della biodiversità, può mettere in pericolo l’esistenza stessa della specie umana. Le nefaste conseguenze di un irresponsabile malgoverno dell’economia mondiale, guidato unicamente dall’ambizione di guadagno e di potere, devono costituire un appello a una severa riflessione sull’uomo: 'L’uomo non si crea da solo. È spirito e volontà, però anche natura'", dice Francesco citando Benedetto XVI nel discorso al Parlamento della Repubblica Federale di Germania.

Senza il riconoscimento di alcuni limiti etici naturali insormontabili e senza l’immediata attuazione di quei pilastri dello sviluppo umano integrale, l’ideale di 'salvare le future generazioni dal flagello della guerra' e di 'promuovere il progresso sociale e un più elevato livello di vita all’interno di una più ampia libertà' corre il rischio di diventare un miraggio irraggiungibile", sottolinea il Papa, parlando all'assemblea dell' Onu. Il rischio, avverte, può anche essere quello di fare "parole vuote che servono come scusa per qualsiasi abuso e corruzione, o per promuovere una colonizzazione ideologica mediante l’imposizione di modelli e stili di vita anomali estranei all'identità dei popoli e, in ultima analisi, irresponsabili". Applausi dell'assemblea. "La guerra è la negazione di tutti i diritti - denuncia - e una drammatica aggressione all’ambiente. Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell’impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli".

Cristiani perseguitati - Francesco rivolge un nuovo e pressante appello per fermare le persecuzioni dei cristiani. Prima di tutto la denuncia del Papa: "Non mancano gravi prove delle conseguenze negative di interventi politici e militari non coordinati tra i membri della comunità internazionale. Per questo, seppure desiderando di non avere la necessità di farlo, non posso non reiterare i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa e di altri Paesi africani, dove i cristiani, insieme ad altri gruppi culturali o etnici e anche con quella parte dei membri della religione maggioritaria che non vuole lasciarsi coinvolgere dall’odio e dalla pazzia, sono stati obbligati ad essere testimoni della distruzione dei loro luoghi di culto, del loro patrimonio culturale e religioso, delle loro case ed averi e sono stati posti nell’alternativa di fuggire o di pagare l’adesione al bene e alla pace con la loro stessa vita o con la schiavitù". Il Papa invita a fare esame di coscienza: "Queste realtà devono costituire un serio appello ad un esame di coscienza di coloro che hanno la responsabilità della conduzione degli affari internazionali. Non solo nei casi di persecuzione religiosa o culturale, ma in ogni situazione di conflitto, come in Ucraina, in Siria, in Iraq, in Libia, nel Sud-Sudan e nella regione dei Grandi Laghi, prima degli interessi di parte, pur se legittimi, ci sono volti concreti. Nelle guerre e nei conflitti ci sono persone, nostri fratelli e sorelle, uomini e donne, giovani e anziani, bambini e bambine che piangono, soffrono e muoiono. Esseri umani che diventano materiale di scarto mentre non si fa altro che enumerare problemi, strategie e discussioni". Il Papa ricorda le parole contenute nella sua lettera del 9 agosto 2014 al segretario generale delle Nazioni Unite: 'la più elementare comprensione della dignità umana obbliga la comunità internazionale, in particolare attraverso le norme e i meccanismi del diritto internazionale, a fare tutto il possibile per fermare e prevenire ulteriori sistematiche violenze contro le minoranze etniche e religiose' e per proteggere le popolazioni innocenti".

Corruzione e droga - Francesco parla all'assemblea delle Nazioni Unite e denuncia come la corruzione dilagante a vari livelli metta a rischio la "credibilità delle nostre istituzioni". Il Papa punta il dito contro un tipo di guerra che, come dice, è 'sopportata' e combattuta senza troppa convinzione: "Vorrei citare un altro tipo di conflittualità, non sempre così esplicitata ma che silenziosamente comporta la morte di milioni di persone. Molte delle nostre società vivono un altro tipo di guerra con il fenomeno del narcotraffico". "Una guerra - denuncia - 'sopportata' e debolmente combattuta. Il narcotraffico per sua stessa natura si accompagna alla tratta delle persone, al riciclaggio di denaro, al traffico di armi, allo sfruttamento infantile e al altre forme di corruzione. Corruzione che è penetrata nei diversi livelli della vita sociale, politica, militare, artistica e religiosa, generando, in molti casi, una struttura parallela che mette in pericolo la credibilità delle nostre istituzioni".

Il futuro ci chiede "decisioni critiche e globali di fronte ai conflitti mondiali che aumentano il numero degli esclusi e dei bisognosi", sollecita il Papa. "Non possiamo permetterci di rimandare 'alcune agende' al futuro. Il futuro - osserva - ci chiede decisioni critiche e globali di fronte ai conflitti mondiali che aumentano il numero degli esclusi e dei bisognosi". "La lodevole costruzione giuridica internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e di tutte le sue realizzazioni, migliorabile come qualunque altra opera umana e, al tempo stesso, necessaria, può essere pegno di un futuro sicuro e felice per le generazioni future. Lo sarà se i rappresentanti degli Stati sapranno mettere da parte interessi settoriali e ideologie e cercare sinceramente il servizio del bene comune", avverte Bergoglio. Il Pontefice assicura il suo "appoggio, la mia preghiera e l’appoggio e le preghiere di tutti i fedeli della Chiesa Cattolica, affinché questa Istituzione, tutti i suoi Stati membri e ciascuno dei suoi funzionari, renda sempre un servizio efficace all’umanità, un servizio rispettoso della diversità e che sappia potenziare, per il bene comune, il meglio di ciascun popolo e di ciascun cittadino".

"La benedizione dell’Altissimo, la pace e la prosperità a tutti voi e a tutti i vostri popoli", è la conclusione del Papa, dopo 45 minuti trascorsi da quando ha preso la parola, salutato da una standing ovation con applausi durati oltre un minuto.

Arrivo all'Onu - Francesco, è stato accolto dal segretario generale Ban Ki-moon e consorte all'ingresso del segretariato con un picchetto d'onore, e sta avendo un incontro privato con il segretario generale con il quale c'è stato uno scambio di doni e la firma del Libro d'Oro. Due bambini, figli di funzionari Onu caduti per servizio, hanno offerto fiori al Papa.

Nel giorno del discorso di Papa Francesco all'Onu è stata issata per la prima volta la bandiera del Vaticano al Palazzo di Vetro. Per richiesta del Vaticano non vi è stata una speciale cerimonia quando il vessillo bianco e giallo della Santa Sede è stato issato accanto a quello dei 193 membri dell'Onu. La Santa Sede ha lo status di osservatore permanente alle Nazioni Unite dal 1964. Adnkrono 25

 

 

 

 

 

Italia, primo via libera allo "Ius soli"

 

Accordo in commissione Affari costituzionali della Camera sulla riforma della cittadinanza - di VLADIMIRO POLCHI

 

ROMA. Primo via libera alla riforma della cittadinanza. Si sblocca l'impasse in commissione Affari costituzionali della Camera sul cosiddetto " ius soli soft", grazie a un accordo tra la maggioranza. Impantanata da tempo in Parlamento e bersagliata da centinaia di emendamenti, la nuova cittadinanza fa dunque un passo avanti. Chi nasce in Italia sarà italiano? Dipende. Due emendamenti, presentati da Scelta civica e Ncd, pongono infatti nuovi vincoli: obbligo della frequenza di un ciclo scolastico e genitori con permesso di soggiorno di lunga durata.

 

La platea potenziale dei beneficiari della riforma è enorme: i minorenni stranieri oggi in Italia sono oltre 1 milione e ben 925.569 hanno una cittadinanza non comunitaria. Ma le nuove norme pongono limiti che rischiano di restringere il numero di bambini che potranno " vincere" un passaporto italiano. Il testo unificato mette infatti assieme i principi dello " ius soli temperato" e dello " ius culturae". Cosa ne esce?

 

I bambini nati in Italia da genitori immigrati e tutti gli altri minorenni stranieri avranno finalmente un percorso agevolato, non senza alcuni paletti. L'accordo raggiunto dalla maggioranza modifica il testo base della relatrice Marilena Fabbri (Pd) e spinge il ddl verso la discussione in Aula già la prossima settimana. L'intesa si basa su due emendamenti, che introducono nuovi obblighi: la frequenza di un ciclo scolastico di almeno 5 anni da parte del bambino straniero nato in Italia (nel caso in cui la frequenza riguardi le scuole elementari, si dovrà aver superato l'esame finale) o il possesso da parte di uno dei genitori del permesso di soggiorno Ue di lungo periodo. I minori nati in Italia senza questi requisiti, e quelli arrivati in Italia sotto i 12 anni, potranno comunque ottenere la cittadinanza se avranno " frequentato regolarmente, per almeno cinque anni istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale". Infine i ragazzi arrivati tra i 12 e i 18 anni potranno avere la cittadinanza dopo aver risieduto nel Paese per almeno sei anni e aver frequentato " un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo".

 

Soddisfatta la maggioranza. Per il parlamentare Pd, Khalid Chaouki, si tratta di " una riforma importante per il futuro dell'Italia, che andava condivisa con il numero più ampio di forze politiche". Critiche, invece, da parte di Sel: " Un compromesso al ribasso - sostiene la deputata Celeste Costantino - che renderà più complicato richiedere la cittadinanza". Promette battaglia il Carroccio: " Faremo battaglia in Aula - annuncia il leghista Cristian Invernizzi - per non far approvare il testo". LR 24

 

 

 

 

 

Il valore delle percentuali

 

La crisi occupazionale, ovviamente, non è solo Italiana. L’affermazione non è di conforto ma, almeno, rende giustizia alle percentuali di disoccupazione in UE. Ci riferiamo al trascorso mese di luglio. Da noi, la percentuale dei disoccupati era del 12%. In Spagna del 9,1%, in Francia del 9,5%, in Germania del 4,7%, nel Regno Unito del 5,4% e in Grecia del 24,6. Facendo un confronto sulle percentuali, almeno per i Paesi che hanno dichiarato il loro tasso ufficiale di disoccupazione, solo l’Italia e la Grecia, evidenziano una percentuale ancora a due cifre. La più “virtuosa” è la Germania con una percentuale di senza lavoro inferiore al 5%.

 Ora, se le percentuali avessero un valore assoluto, sarebbe facile verificare il reale tasso di disoccupazione nel Vecchio Continente e, principalmente, in Italia. Di fatto, però, i valori riportati considerano solo chi non ha mai avuto un’occupazione e non tiene conto di chi l’ha perduta. Situazione che, invece, avrebbe da essere esaminata più attentamente per evitare confusioni anche di natura meramente politica.

 Da noi, per esempio, chi non lavora (alla ricerca di una prima occupazione o licenziato) non può essere percentualizzato. Dato che chi ha perso il lavoro, magari, gode ancora di forme di sostegno sociale (cassa integrazione). Eppure, le percentuali non considerano questi ex lavoratori che, dal tempo parziale, sono passati nel limbo dei cassintegrati. Peccato, perché in questo modo non si ha un quadro veritiero di una situazione nazionale che è peggiore solo in Grecia che, ovviamente, ha un’economia più disastrata della nostra.

Tra l’altro, le percentuali non tengono conto del livello salariale degli “occupati”. In Italia, le retribuzioni sono inferiori almeno del 7% di quelle medie europee. In compenso, il costo della vita è più basso solo a quello della Spagna. La Grecia è una realtà a parte. Tutti gli altri Stati dell’Europa Stellata si trovano in condizioni economiche più accettabile delle nostre.

 Là dove l’Euro convive ancora con le monete degli Stati membri, non ci sentiamo di fare dei paragoni che sarebbero, se non altro, fallaci in difetto. Ne consegue che scrivere e dibattere sulle percentuali occupazionali ha un valore assai relativo e non dovrebbe essere motivo di paragone con chi se la passa meglio di noi. Lo scriviamo, senza remore, proprio per far intendere anche a Renzi e a chi la pensa come lui, che il valore delle percentuali lascia il tempo che trova. Salvo che, lo stesso non sia suffragato da segnali in positivo di livello meno aleatorio.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Asilo in quarantotto ore, ecco perché l'Ue guarda all'esempio svizzero

 

Ma Amnesty e Unhcr denunciano: troppo restrittive le politiche nei confronti degli esuli siriani. La terza puntata dell'inchiesta condotta dai giornali del gruppo Lena di cui "Repubblica" fa parte - di ANJA BURRI

 

Accade raramente che l'Europa prenda come esempio la piccola Svizzera. Ma la crisi dei profughi sconvolge anche certi copioni. All'inizio del mese la cancelliera tedesca Angela Merkel dopo la sua visita in Svizzera si è mostrata " ispirata" dal sistema di asilo elvetico. L'Europa - ha detto - può imparare da esso.

 

Merkel ha studiato le statistiche sui richiedenti asilo: accanto ai rifugiati di guerra dalla Siria e dall'Afghanistan, la maggior parte delle richieste di asilo in Europa proviene dai kosovari. In Svizzera le cose stanno in modo diverso. Qui i kosovari sono solo una piccola percentuale di tutti i richiedenti asilo per i quali è stata avviata la procedura - nonostante la grande diaspora kosovara in Svizzera. È il risultato di un'impostazione nuova. Per i richiedenti asilo provenienti dai Balcani occidentali che danno garanzie contro le persecuzioni, la Svizzera ha introdotto una procedura di 48 ore. Da allora le richieste sono nettamente diminuite. I richiedenti asilo vengono radunati nei centri della Confederazione, per essere interrogati nel giro di due giorni da personale specializzato, dopodiché nella maggioranza dei casi vengono respinti. La Svizzera ha stipulato appositi accordi con il Kosovo, la Bosnia-Erzegovina e la Serbia. In cambio aiuta quegli Stati con progetti, ad esempio nell'edilizia o nel sistema scolastico. Nel frattempo, le autorità svizzere adottano una strategia di accelerazione anche con i richiedenti asilo provenienti da Paesi africani considerati sicuri. Chi viene da Marocco, Tunisia, Gambia, Nigeria o Senegal viene preso in esame più rapidamente di chi arriva da Siria, Eritrea o Afghanistan.

 

Quando la cancelliera tedesca vuole farsi ispirare dalla Svizzera, pensa anche ai centri di registrazione situati sulle frontiere esterne e i controversi criteri di ripartizione. La Svizzera ha messo in atto entrambe le cose da tempo e sta per varare una riforma. Il principio è: procedure d'asilo più rapide, ma eque. Il sistema di asilo su base federale viene centralizzato. Solo i profughi con buone prospettive di ottenere il diritto alla permanenza sono assegnati ai cantoni, in ragione di quote di ripartizione fisse. Le procedure di asilo nei centri confederali devono durare al massimo 140 giorni; quelle per i profughi nei cantoni al massimo un anno. I termini di presentazione dei ricorsi da parte dei richiedenti asilo vengono abbreviati e viene messo a disposizione gratis un legale.

 

La Svizzera è diventata la prima della classe in Europa per quanto riguarda l'asilo? Solo fino a un certo punto, almeno a giudizio delle organizzazioni internazionali. Amnesty International e l'Unhcr la criticano perché gli esuli di guerra siriani che non possono dimostrare di essere perseguitati individualmente non vengono riconosciuti come profughi. La maggioranza dei siriani è perciò "accolta in via provvisoria" e ha meno diritti. Lo status di queste persone è meno attraente di quello garantito da altre protezioni in Europa. Questa prassi è uno dei motivi per i quali la Svizzera non è tra le mete prioritarie dei profughi da Siria, Afghanistan o Iraq. E contribuisce anche a far sì che la quota svizzera di richieste di asilo in Europa sia in calo. Nel 1998 l'11% di tutte le richieste in Europa erano presentate in Svizzera. Nel 2014 erano il 3,8%; nel 2015 la quota " svizzera" ammonterà, secondo le previsioni, al 3,1%. TA,LENA, Traduzione di Carlo Sandrelli, LR 25

 

 

 

 

Da 36 anni si tenta di riformare il Senato

 

Per ora senza riuscirci. Prevalgono insulti e minacce, forse al fine di non ridurre il numero ed il potere dei senatori nonché le loro paghe

 

  Continuano senza sosta le polemiche sulla modifica delle funzioni del Senato, tanto importante e necessaria, per la politica e per le stesse istituzioni, da farla definire dal Premier “madre di tutte le riforme”. Dal 1979 si pensa di eliminare quel bicameralismo che allunga i tempi legislativi e, come già rilevato anni fa, non esiste più in 15 dei 28 Stati dell’UE, mentre in Spagna, Polonia, Romania e Repubblica Ceca, Paesi che seguono il modello italiano, i Deputati possono prescindere dal voto del Senato. Nel 2005 ci tentò di nuovo Silvio Berlusconi, ma nel 2006 il referendum bocciò, con il 61,3% dei voti, la riforma. Ora ci riprova Renzi prevedendo un Senato delle Autonomie con 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, tutti con un mandato di 7 anni, non ripetibile, e 5 personalità illustri nominate dal Capo dello Stato. Un totale, quindi, di 100 Senatori (oggi sono 315), che non avranno un ulteriore stipendio, mantenendo solo quello che prendono in quanto consiglieri regionali o sindaci, ai quali si aggiungono, fino alla loro morte, gli ex Capi di Stato.

  I senatori avranno compiti parzialmente diversi da quelli odierni. Non voteranno più la fiducia al Governo, non potranno decretare lo stato di guerra, esprimersi sulla concessione di amnistia ed indulto, né approvare il consenso a procedere nei confronti del Premier e dei Ministri nel caso in cui siano sottoposti ad inchieste per “reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni”. Si esprimeranno insieme alla Camera solo sui referendum popolari, sulle leggi di revisione della Costituzione e quelle relative a famiglia, salute e temi etici. Avranno poteri rafforzati, invece, sulle modifiche della legge di bilancio, nonché delle norme che garantiscono l’equilibrio tra entrate e spese, per le quali potranno presentare proposte entro 15 giorni. Ed anche richiedere alla Camera di procedere all’esame di un disegno di legge, con il dovere per Montecitorio di farlo entro sei mesi. Ne consegue che la Camera potrà approvare gran parte delle leggi senza bisogno del “sì” del Senato, anche a fronte di eventuali rilievi dei Senatori. Tuttavia la riforma prevede 22 categorie di leggi bicamerali, mentre su altre il Senato può intervenire su richiesta d’un terzo dei suoi membri. Il che non semplifica più di tanto la legislazione.

  Il primo “sì” al testo presentato dal Ministro delle riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, è stato votato, l’8 agosto scorso, dal Senato, poi approvato a Montecitorio dopo una notevole rissa, messa in atto dai Grillini, che obbligò’ il vicepresidente Roberto Giachetti a sospendere la seduta e a chiedere di allontanare alcuni tra gli onorevoli più facinorosi. Tornata a Palazzo Madama per la seconda votazione, a dichiararsi parzialmente contrari, soprattutto alla prevista non elezione diretta dei senatori (come prevede l’art. 2) sono stati gli antirenziani del PD e gli esponenti dell’opposizione. Dissenso, espresso anche con insulti, dai contrari alla non eleggibilità dei Senatori in quanto ciò potrebbe permettere un rafforzamento, di tipo fascista, dei poteri del Governo. Al quale  il Premier ha reagito “comprando”, come asserito da qualcuno, i voti necessari per l’approvazione della riforma, ed accettando la proposta del vicepresidente del Pd, Giorgio Tonini. Il quale ha suggerito di far votare, alle Regionali, il presidente, i consiglieri e, distintamente, i consiglieri-senatori, secondo nuove mo-dalità inserite nelle leggi delle Regioni. Il che ridarebbe ai cittadini il diritto di scegliere i futuri membri del Senato, sia pure indirettamente.

  Il suggerimento forse non è del tutto positivo. Perché gli elettori votano più il partito che le persone, non sempre oneste e capaci, a giudicare dal fatto che, da gennaio 2014 a giugno 2015, sono finiti sotto inchiesta, per corruzione, concussione, truffa, turbativa d’asta, appropriazione indebita, abuso d’ufficio e compravendita del voto, 1.290 politici regionali, comportando un danno erariale che sfiora i 6 miliardi di euro. Il che fa cambiare parere a Bersani e soci, ora disposti a votare a favore dell’art. 2, non convince invece il leghista Calderoni che presenta 85 milioni di emendamenti, ritenuti dal presidente Pietro Grasso “un’offesa alla dignità delle istituzioni”, per esaminare i quali occorrerebbero 400 anni, e spinge la redazione de Il Foglio e Vittorio Feltri de il Giornale a far proprio il suggerimento di Cacciari, fondatore del Pd, il quale ritiene che sarebbe meglio abolire il Senato una volta per tutte e passare al monocameralismo, sistema rispettabile già adottato da diverse democrazie moderne. Idea avuta pure da Renzi. Una scelta che avrebbe implicato modifiche più radicali della Costituzione, quindi più difficili. Ma che avrebbe comportato il vantaggio di abolire il bicameralismo. Sul quale il voto finale sarà, forse, in ottobre. 

Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

Rifugiati. Il Cir sul Consiglio Europeo: “Luci e ombre, mancano misure fondamentali per proteggere le persone”

 

ROMA - Il Consiglio Italiano per i Rifugiati giudica “insufficienti” gli esiti del Consiglio Europeo e della politica comunitaria in materia di asilo.

“Riconosciamo  - – afferma il portavoce Christopher Hein - che per la prima volta in Europa si delineano delle risposte comuni alla crisi che sta investendo il continente. Di fronte alle migliaia di persone intrappolate ai confini di vari Paesi membri, in assenza di risposte di accoglienza e protezione adeguate, si gettano le basi per superare il Sistema Dublino attraverso la ricollocazione di 120 mila persone. Un fatto epocale, ma una misura che non è sufficiente di fronte alla sfida che ci troviamo ad affrontare. In primo luogo appare molto limitante che siano considerati eleggibili per il ricollocamento solo richiedenti asilo ritenuti in “chiaro bisogno di protezione”, ovvero provenienti da 2-3 nazionalità. Un altro rischio è che questa misura non diminuisca minimamente i movimenti secondari all’interno dell’Unione, ma ne cambi solo le rotte. Temiamo che il richiedente asilo non cercherà più di arrivare in Germania dalla Grecia, ma dalla Lituania. Noi proponiamo che ogni ricollocamento sia obbligatoriamente legata o ai legami familiari e culturali delle persone o a un chiaro progetto di integrazione personalizzato e finanziato dall’Unione Europea in Stati Membri attualmente, in molti casi, impreparati a ricevere e integrare rifugiati” .

“Nel disegno presentato, inoltre – aggiunge la direttrice del Cir Fiorella Rathaus -  il ricollocamento funziona solo se collegato al meccanismo degli hot spot che dovrebbero essere i punti in cui viene garantito il fotosegnalamento di quanti arrivano in Europa. Il CIR insiste nel chiedere che in questi luoghi tutti i cittadini stranieri in arrivo siano informati sul diritto di chiedere asilo, come previsto dalla normativa italiana e comunitaria, e che siano, in tempi molto brevi, intervistati attraverso colloqui individuali per valutare i loro legami familiari e culturali al fine del ricollocamento. Temiamo invece che questi luoghi, che sembrerebbero inevitabilmente di detenzione amministrativa, divengano dei nuovi CIE” . In particolare preoccupa il Cir “l’assenza, in tutto il programma delineato dalle istanze comunitarie, di modalità di ingresso legali per le migliaia di rifugiati che premono ai confini europei. Non si parla delle vie legali di accesso come: l’utilizzo di visti umanitari, un programma di reinsediamento che dia risposte numeriche adeguate alle esigenze dettate dalla crisi siriana, la possibilità di chiedere asilo dalle rappresentanze consolari. Come Cir siamo convinti che questa sia l’unica via per garantire il rispetto della vita e la protezione dei rifugiati che cercano di arrivare in Europa”.

“È stato gettato un primo mattone per la costruzione di un vero sistema d’asilo comune in Europa. Ora è di fondamentale importanza che la reale protezione delle persone venga messa al centro di questo disegno”, conclude Hein. (Inform 24)

 

 

 

 

Democrazia e libertà

 

“Democrazia” e “Libertà” sono due fini compresenti che non possono fare a meno l’una dell’altra. Intanto, come “Democrazia” s’intende la gestione della Sovranità al Popolo che la esercita tramite suoi rappresentanti. La “Libertà” è un modo di vita coordinate da leggi dello Stato.

 In prima analisi, quindi, Libertà e Democrazia sono due soggetti conviventi e non disgiungibili. Tanto per essere, da subito, chiari: senza libertà, non ci può essere democrazia e viceversa. I due stati di fatto, pur convivendo, non sono, però, sempre unificati come dovrebbero essere. Anche se, necessariamente, l’uno è la naturale conseguenza dell’altro.

Per evitare luoghi comuni, ci sembra opportuno chiarire una nozione basilare. La Democrazia è il frutto di una volontà popolare che, una volta raggiunta, ha saputo anche confrontarsi per mantenerla. La Libertà ha un significato, altrettanto sostanziale, solo se è figlia dalla Democrazia. Infatti, il concetto di “libertà” è ancora condizionato da posizioni politiche che, per una serie di motivi, ne vincolano il termine, i contenuti e le finalità. Insomma, essere “liberi”, ma tutti ”liberi”, è difficile come per il passato. Anche recente. Là dove è presente una Democrazia, invece, la Libertà è la logica conseguenza di uno stato di diritto che s’è fatto strada proprio tramite una politica capace di dare dimensione ai fatti nella società nella quale sono maturati. Più che alle cause che li hanno determinati.

 Certo è che una Libertà non formalizzata da norme democraticamente condivise, scivola verso il disordine che non à mai figlio della Democrazia. In questo periodo d’incontrollate migrazioni, l’immagine di “Democrazia” e “Libertà” acquista una particolare valenza che, per noi, non può essere data per scontata.

 La nostra Penisola, che fa parte della Coalizione dell’Europa stellata, ha ben chiaro la nozione che ci siamo sforzati d’evidenziare. Lo abbiamo fatto con l’augurio che anche gli altri Paesi UE facciano la loro parte. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Riforme, ancora tensione Pd-Grasso: su nuovo Senato voto finale il 13 ottobre

 

Lega taglia 10 milioni di emendamenti. Carico di attriti il via libera al calendario durante la capigruppo. Dinanzi all'insistenza dei dem per una tabella di marcia più serrata (e chiudere la partita entro l'8 ottobre), la seconda carica dello Stato avrebbe replicato: io non sono e non sarò il boia della Costituzione. In aula regge asse Verdini-Renzi

 

ROMA - E' di nuovo alta tensione tra il Pd e il presidente del Senato, Pietro Grasso. Non solo: una certa irritazione viene registrata anche nel governo. Pomo della discordia stavolta è la data ultima per il voto finale sul disegno di legge Boschi fissata dalla seconda carica dello Stato per il prossimo 13 ottobre. Peccato che governo e Pd volessero anticipare ulteriormente e chiudere la partita del nuovo Senato già l'8 ottobre. La decisione di Grasso, però, incassa la soddisfazione delle opposizioni, che plaudono allo "sforzo" nel cercare una mediazione messo in atto dal presidente di palazzo Madama (che inizialmente aveva proposto il 15) . E come prima conseguenza, anche alla luce del duro monito lanciato ieri dalla seconda carica dello Stato, Lega e Sel ritirano gran parte dei loro emendamenti (per ora 10 milioni in meno da parte di Roberto Calderoli del Carroccio su un totale di oltre 85 milioni, mentre Sel ne conserva solo un migliaio sui circa 60mila presentati).

 

Lo scontro tra il Pd e il presidente del Senato va in scena alla capigruppo, dove governo e dem sono costretti a rinunciare ai loro desiderata, ovvero una tabella di marcia più serrata. Grasso del resto, come ha spiegato sin dall'inizio, intende garantire la discussione sul provvedimento nella misura massima possibile. E di fronte all'insistenza dei democratici su tempi ristretti, Grasso non avrebbe esitato a richiamare il suo ruolo di terzietà e garanzia: io non sono - avrebbe detto - e non sarò il boia della Costituzione.

 

Il calendario, dunque, ha dato vita a una violenta contrapposizione con il capogruppo del Pd Luigi Zanda. Rimane un clima infuocato, tanto che la minoranza dem ha mantenuto i propri emendamenti all'articolo 2 del ddl Boschi (quelli sull'elettività diretta dei futuri senatori nonostante ieri tre emendamenti della maggioranza siano riusciti a riappacificare le anime interne al Pd), e la maggioranza ne ha presentato uno premissivo che serve a superare una nuova eventuale valanga di emendamenti. In mattinata il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, nella replica al termine della discussione generale, ha difeso il ddl, "ultimo anello di una catena, di un dibattito, che ha percorso i decenni precedenti, e non frutto di un tentativo estemporaneo né di approssimazione".

 

Il clima, dunque, resta teso, e gli attriti si riversano in aula dove va in atto un duro botta e risposta tra il Movimento 5 Stelle, Sel e il Pd sulle unioni civili. A detta dei capigruppo di opposizione, Loredana De Petris e Gianluca Castaldi, al Pd delle unioni civili non importa nulla, tant'è che - riferiscono - quando in conferenza dei capigruppo Sel chiede di calendarizzare il ddl per lunedì prossimo, la maggioranza dei presidenti di gruppo e in particolare Zanda respingono la proposta.

 

Di sicuro c'è che - sulle riforme istituzionali - regge l'asse Verdini-Renzi nel primo voto a Palazzo Madama. Oggi, infatti, i verdiniani hanno votato con la maggioranza contro il non passaggio agli articoli del ddl proposto dalle opposizioni. In aula il capogruppo di Ala (acronimo che sta per Alleanza liberal-popolare autonomie), Lucio Barani, ha spiegato la posizione di coloro che hanno lasciato Forza Italia per seguire l'ex plenipotenziario azzurro: "Siamo consapevoli - ha detto - che la nostra è una forza politica gravitazionale, nel senso che è nata per permettere che venissero fatte le riforme. Non abbiamo, quindi, presentato emendamenti e riteniamo che si debba necessariamente passare all'esame degli articoli, in coerenza con quanto è stato il nostro comportamento". LR 25

 

 

 

 

Ddl di riforma cittadinanza alla Camera

 

La I Commissione ha deciso di non modificare l’impianto del testo di iniziativa popolare e di non accogliere gli emendamenti riguardanti il riacquisto a favore degli italiani all’estero - Deputati Pd della circoscrizione Estero: Sulla cittadinanza arrivare ad una soluzione completa ed equilibrata

 

ROMA – “La Commissione per gli affari costituzionali della Camera, impegnata a definire il disegno di legge sulla cittadinanza, ha deciso di non modificare l’impianto del testo di iniziativa popolare, contenente alcune facilitazioni per l’acquisto della cittadinanza da parte di stranieri regolarmente residenti e dei loro figli nati nel nostro paese, e quindi di non accogliere gli emendamenti, tra i quali anche i nostri, riguardanti il riacquisto a favore degli italiani all’estero”. Lo comunicano con una nota i deputati Pd della circoscrizione Estero Gianni  Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta e Alessio Tacconi.

La nota congiunta prosegue :“Adeguare la nostra normativa su questo tema a quella degli altri paesi avanzati, nostri partner sul piano internazionale e omogenei per cultura e per spirito democratico, è certamente una cosa civile, giusta e indifferibile, come abbiamo detto più volte. I tempi sono cambiati: il principio dello jus sanguinis deve ormai essere contemperato con quello dello jus soli, senza rinunce ma anche senza chiusure. Come cittadini, come parlamentari e come rappresentanti di milioni di persone che hanno costruito altrove le loro esistenze attraverso le migrazioni siamo profondamente d’accordo affinché ciò avvenga. Ci sentiamo, anzi, impegnati con tutta la nostra convinzione a partecipare a questo sforzo di civilizzazione, che pure incontra tanti ostacoli politici e si scontra con tanti pregiudizi.

Restano aperte, tuttavia, alcune questioni riguardanti altri migranti, i nostri migranti, che dal loro paese di origine si aspettano un riconoscimento altrettanto giusto ed indifferibile. Ci riferiamo a chi è nato in Italia e poi, costretto a prendere per ragioni di lavoro e di vita la cittadinanza dei paesi di insediamento, l’ha perduta senza sua colpa. Ci riferiamo soprattutto alle donne che a loro volta l’hanno perduta in forza di una legge del 1912 per avere sposato uno straniero e non possono trasmetterla ai loro discendenti, nonostante che i giudici della Cassazione abbiano ormai riconosciuto che sono state vittime di una discriminazione incompatibile con i nostri principi costituzionali. Ci riferiamo all’esigenza di riaprire i termini per le domande per i discendenti degli italiani che abitavano nelle regioni dell’ex Impero austro-ungarico, per i quali si è usato un trattamento più restrittivo rispetto, ad esempio, a coloro che erano nei territori dell’ex Jugoslavia.

Il non accoglimento dei nostri emendamenti sulla cittadinanza degli italiani all’estero dipende dall'intenzione di affrontare la questione in modo organico attraverso una legge ad hoc che raccolga le proposte da noi già da tempo depositate sia alla Camera che al Senato (Giacobbe ed altri al Senato e Fedi, La Marca, Porta ed altri alla Camera). Di questa impostazione abbiamo avuto un’autorevole conferma in un incontro con il nostro capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, che ci ha ribadito il suo impegno personale e del Gruppo nel trovare una soluzione positiva e in tempi ragionevolmente rapidi in dialogo tra Senato e Camera.

Prendiamo atto dell’impegno del presidente Rosato e lo ringraziamo per la sua attenzione verso gli italiani all’estero. Per quanto ci riguarda, continueremo a lavorare affinché si arrivi in questa legislatura ad una soluzione giusta ed equilibrata venendo incontro alle attese da tempo maturate tra le nostre comunità all’estero” concludono i deputati Pd  Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta e Tacconi. (Inform 23)

 

 

 

 

“Raccontiamo l’Italia, abbattiamo i confini”

 

MILANO - “Cari Amici, questo è per me, come presidente, il primo congresso internazionale della Dante Alighieri, l'ottantaduesimo della nostra lunga storia. Lo affronto con emozione, consapevole che siamo in un delicato momento di passaggio della storia della nostra Associazione, ma anche della collocazione del nostro Paese nel quadro dei flussi e del cambiamento del mondo globale. Perché il nostro futuro dipende da come ci collochiamo tra l'Italia e il mondo”. Così ha esordito Andrea Riccardi, presidente della Dante Alighieri, che oggi a Milano ha aperto l'82° Congresso internazionale della Società, dal titolo "Alimentare la presenza dell'Italia nel pianeta" per collegarsi idealmente ad Expo.

“Non ci sarà allargamento della presenza dell'Italia nel mondo se non si riveste anche di italiano”, ha sostenuto Riccardi. “Il rilancio dell'italiano è un passo decisivo per internazionalizzare l'Italia ma anche colorare di italiano e Italia il nostro mondo”.

Riccardi si è detto, quindi, “colpito” dalla facilità con cui “le nostre imprese all'estero, a differenza di quelle di qualche altro paese, dimettano subito la lingua italiana”. Compito della Dante anche “lavorare perché si comprenda di più e meglio come l'italiano e l'Italia stanno insieme, avanzano insieme o insieme regrediscono. La lingua porta con sé il colore, il sapore e la realtà del nostro paese”.

Dopo il dovuto ricordo di Bruno Bottai, e un ringraziamento a Gianni Letta che “generosamente si è assunto l'onere della presidenza interinale”, Riccardi ha parlato del futuro della Dante, anzi del “problema del futuro della nostra Dante Alighieri”.

“Bisogna avere il coraggio di cambiare, perché tanto è cambiato attorno a noi”, ha sottolineato il Presidente sottolineando che questa esigenza riguarda “ogni comitato, come tocca a noi della Presidenza”.

È cambiato “il rapporto con lo Stato” che taglia le risorse; è cambiata la “domanda linguistica” del mondo che interroga suol futuro dell’italiano.

“Bisogna parlare italiano, produrre cultura in italiano, fare cose attrattive e belle in italiano, far apprendere l'italiano, insegnarlo in modalità all'altezza dei tempi”, ha sottolineato con forza Riccardi. “Perché -mi pare- nel mondo l'italiano non si impone di per sé (se non nel caso dei nostri connazionali desiderosi di mantenere la loro identità) quasi come una necessità: non è lo studio dell'inglese. L'italiano s'impone come attrazione sua propria: attrazione per chi vuole andare nel cuore della cultura, dell'arte, della musica, della storia, del savoir vivre del nostro Paese”.

Citati i numeri della Dante - 163.769 soci studenti; 9.945 corsi; 500 scuole gestite dai comitati; 323 centri certificatori Plida in 68 paesi; 10.000 i certificati emessi ogni anno – Riccardi ha ribadito che “la presenza dell'italiano è una sfida sugli scenari del mondo, come sanno i nostri delegati” e il suo insegnamento “si deve imporre, deve attrarre per qualità e per bellezza”.

Certo, c’è il problema-risorse, ma “non siamo pessimisti e non dominati solo da un problema finanziario. Sono convinto che se ci sono idee, energie, entusiasmo, ci saranno anche risorse, perché verranno attratte. Dico chiaramente che vogliamo chiedere alle autorità del nostro Paese quanto abbiamo intenzione di investire sulla lingua, perché la nostra non è un'impresa privatistica, anche se è volontaria e non vuole avere una mentalità da paraStato. L'italiano nel mondo è un'impresa che vale per il sistema paese. Per questo la Dante ha bisogno di vivere con un livello adeguato di risorse”.

Quanto alle scuole “sono decisive nella nostra azione di comunicare, insegnare, educare all'italiano”, ma la Dante non è solo “un'organizzazione di scuole. Come non è mai una vera scuola, solo scuola, ma anche cultura. Vogliamo realizzare il legame tra la cultura e letteratura italiana, la profondità poetico-letteraria dell'italiano, dello scrivere e del dire italiano con l'insegnamento e la comunicazione”.

Questo perché “la lingua senza cultura diventa solo un arnese. Noi della Dante lo sappiamo e vogliamo essere un ponte tra cultura alta e comunicazione e insegnamento. Questo vuol dire evitare l'appiattimento della lingua: utilizzare la lingua come ingresso in un grande mondo. La Dante deve accettare con la lingua la sfida di divulgare: per far amare la cultura italiana”.

Il presidente mette in gioco anche Palazzo Firenze, la splendida sede romana della Dante, che “deve diventare una casa della cultura. Ma soprattutto credo - è una proposta - che la Dante dovrebbe annualmente organizzare un Festival della Lingua in Italia, per far piacere l'italiano agli italiani, le sue parole, le sue opere, il suo mondo: parole del gusto, dell'interiorità, della comunicazione, della creatività economica e culturale”.

“Non abbiamo paura della globalizzazione”, ha esortato. “Certo dobbiamo trasformarci per raccogliere la sfida. Abbiamo bisogno dei soci fedeli da anni e di nuove energie. Siamo però convinti che, nel mondo plurale, talvolta babelico, della globalizzazione, l'italiano abbia il suo spazio, non un mediocre spazio. Siamo convinti del futuro dell'italiano nel mondo. Ma niente è assicurato nella sfida globale al Paese. La Dante Alighieri è uno strumento essenziale a questo fine. Lo sono i nostri comitati, le iniziative e l'entusiasmo quotidiano. Credo che in questa prospettiva dobbiamo rivedere, rilanciare, rimodellare le attività dei comitati: insomma, dopo un congresso come questo, con una nuova presidenza, è doveroso operare una ripresa in modo rinnovato, non solo continuare”.

“Abbiamo piccoli/grandi problemi nel quotidiano che potranno essere risolti; ma non ci deve mancare una visione che ci dà forza e relativizza le difficoltà: bisogna creare e connettere gli spazi di italofonia e di azione e vita italiana nel mondo, per creare un bacino di Italsimpatia”, ha rilanciato Riccardi riprendendo uno spunto dato l’anno scorso agli Stati generali di Firenze. “Su questo dobbiamo lavorare: creare un'area di simpatia per l'Italia, connettere quanti nel mondo parlano italiano, guardano all'Italia in una rete di simpatia per il nostro paese. Non abbiamo, per motivi storici, un Commonwealth, né una Francofonia, né una Lusofonia: ma abbiamo tanti pezzi di vera simpatia per l'Italia, che dobbiamo unire, coordinare, soprattutto alimentare. Di questo, la Dante può essere lo strumento privilegiato e efficace. L'italiano può essere la lingua che crea simpatia tra Italia e mondo, ma anche in sè la lingua della simpatia”.

“Veniamo da lontano: da una lunga storia. C'è una domanda chiara dell'opera e dell'iniziativa della Dante Alighieri. C'è bisogno di noi. Non sto a guardare i nostri limiti e le carenze di risorse. Dobbiamo occupare il nostro spazio con creatività e coraggio. Così – ha concluso – daremo un contributo a una pace ricca di un universo plurale, che parla plurale, ma che è profondamente interconnesso. Daremo una mano al nostro paese e alla sua storia, perché gli scenari del mondo siano non monocolori, ma arcobaleno e quindi fortemente colorati d'italiano e di cultura italiana”. (aise 25) 

 

 

 

 

 

Mezzogiorno. Per sradicare le mafie al sud bisogna vincere l’assuefazione

 

La presenza endemica della criminalità organizzata in alcune aree è confermata dai fatti di cronaca. Lamentarsi è inutile: ci sono ragioni storiche da capire e misure urgenti da prendere senza esitazione - di Giovanni Belardelli

 

Pochi giorni fa, ad Acerra, è accaduto che un’ambulanza, trovatasi a passare nel luogo in cui c’era appena stata una sparatoria, fosse fermata da un gruppo di camorristi. Il ferito che stava trasportando veniva abbandonato sull’asfalto e al suo posto l’ambulanza era costretta a caricare un pregiudicato appena ferito, accompagnato da moglie e figlia. Lo stesso giorno in cui Il Mattino pubblicava questa notizia, il Corriere del Mezzogiorno riferiva di come a Giugliano, dunque sempre nel Napoletano, dei ragazzini, dopo essere stati redarguiti dai vigili urbani per il loro comportamento, ne accoltellassero uno, riuscendo poi a dileguarsi grazie alla protezione di alcuni abitanti della zona prontamente intervenuti.

Sono notizie - se si esclude il particolare insolito (ma anche indice di grande protervia e senso di impunità) dell’ambulanza sequestrata - simili a tante altre che compaiono regolarmente sulla stampa. Ma che non suscitano un centesimo delle discussioni nate attorno ai funerali del boss Casamonica (in cui peraltro, non essendo vietata l’ostentazione del cattivo gusto, non credo sia stato commesso alcun reato). Neppure due settimane fa alcune dichiarazioni dell’onorevole Bindi sul radicamento sociale della camorra provocarono la reazione scandalizzata del sindaco di Napoli e del presidente della Regione Campania. Eppure le affermazioni della presidente della commissione parlamentare Antimafia sono state puntualmente confermate da episodi come quelli che ho appena citato. Il fatto è che, al di là dei soliti discorsi sulla questione meridionale, sulla necessità di contrastare le mafie e così via, il Paese sembra essersi assuefatto all’idea che esistano zone del Mezzogiorno che sono al di fuori del controllo dello Stato.

Proprio partendo da un’osservazione del genere Norberto Bobbio osservò una volta che in alcune aree del nostro Paese ad essere assente è addirittura lo Stato moderno, che consiste anzitutto - secondo la famosa definizione weberiana - nel monopolio della violenza legittima. È un problema che risale alla nascita stessa del Regno d’Italia, che dovette fare i conti con la circostanza che in gran parte del Mezzogiorno le forme giuridiche e amministrative, i modelli di autorità dello Stato moderno erano stati ostacolati dalla sopravvivenza delle istituzioni feudali, solo formalmente abolite al principio dell’800. Nel Sud, notava Leopoldo Franchetti dopo un viaggio nelle province meridionali intrapreso a pochi anni dall’unificazione, un altro requisito dello Stato moderno, l’impersonalità della legge, era sostituito dal rapporto personale tra il contadino e il notabile locale.

 

Quella debole presenza dello Stato ha dunque cause antiche, mai davvero superate dai vari regimi politici succedutisi in 150 anni (nemmeno da quello fascista, in realtà, che pure predicava l’assoluta, e antidemocratica, sovranità dello Stato). In ogni caso, ogni discussione sull’arretratezza del Mezzogiorno rispetto al resto d’Italia, ogni analisi dei motivi per i quali il divario economico tra Nord e Sud - ridottosi negli Anni 50 e 60 - abbia poi ripreso a crescere, non dovrebbe prescindere da un giudizio come quello di Bobbio. Invece dei soliti commenti scandalizzati di fronte a chi rileva il radicamento sociale della camorra, invece delle (ovvie) precisazioni circa il fatto che non tutto il Sud è in mano alle mafie e che esistono in realtà diversi Sud, il ceto politico meridionale e nazionale dovrebbe articolare qualche proposta adeguata alla gravità del problema. Per esempio, è così scandaloso pensare a una presenza dell’esercito in quelle aree e quei quartieri abitati da nostri concittadini che sono solleciti a intervenire solo a protezione di qualche delinquente che rischia d’essere arrestato?

A misure come queste una parte dell’opinione pubblica guarda con sospetto, anche quando - come in questo caso - si tratterebbe di ripristinare la piena sovranità dello Stato democratico sul territorio. Se proposte del genere paiono semplicistiche o inadeguate, cos’ha invece in mente il ministro dell’Interno Alfano? E cosa il presidente del Consiglio? Nulla di particolare, temo, sottovalutando anch’essi, come del resto noi tutti andiamo facendo da tempo, la gravità del problema. CdS 26

 

 

 

 

 

Meno imposte sulle pensioni

 

Nel marasma nel quale ci siamo venuti a trovare per colpa di "qualcuno”, di una realtà siamo certi, oltre ogni ragionevole dubbio: le pensioni in Italia non sono rivalutate e perdono, progressivamente, il loro potere d’acquisto. In media, pur con una certa cautela, non meno dell’1,5% su base annua. Per altro, in numerosi Paesi nell’area UE è prevista un’esenzione fiscale di base (IRPEF) che varia dal 25% al 40% (per redditi annui non superiori ai 30.000 Euro lordi).

 Il carico fiscale è calcolato, poi, sul reddito rimanente con aliquote assai simili alle nostre. Da noi, tanto per rilevarlo, nessuno si è guardato bene dal proporre un meccanismo simile in occasione della sofferta riforma del nostro sistema previdenziale. Dato che nel Bel Paese il numero dei pensionati non è irrilevante, sarebbe opportuno che i tecnici, come i politici, si rendessero conto che gli aumenti del costo della vita non sono ridimensionati da un adeguato aggiornamento delle rendite vitalizie. Per chi è uscito dal mondo produttivo, per raggiunti limiti d’età o per altra causa, il periodo del tramonto della vita è reso difficile o, in ogni modo, privo di quegli ammortizzatori sociali indispensabili per garantire una certa qualità dell’esistenza. Ma non è tutto. Anche sul fronte della salute, che con l’età, decresce, la nostra normativa fiscale non prevede agevolazione alcuna.

 Il requisito dell’età (più di 65 anni) non garantisce più uno sgravio sui medicinali e sui controlli chimico/clinici. Tranne che per specifiche patologie. Insomma, chi ha un imponibile lordo superiore a Euro 36.000, è tenuto a pagare un contributo per le analisi e, se non esistono specifiche patologie che implichino medicamenti, salva vita, anche per i medicinali è previsto un ticket. Ne consegue che la nota riportata assume un suo specifico ruolo sociale, anche perché i trattamenti previdenziali sono stati sganciati, da tempo, dalla dinamica salariale. Essere in Unione Europea (UE), oggi più di ieri, dovrebbe significare, a nostro avviso, anche tener conto della realtà che abbiamo segnalato. Come a scrivere che sarebbe assai opportuno, se non altro, unificare i meccanismi correlati alla tutela della terza età.

 Il problema, a ben osservare, dovrebbe interessare anche chi anziano non è; data la certezza che, se tutto va bene, anziano diventerà. Per quest’incontestabile motivo, abbiamo ritenuto opportuno portare all’attenzione poche, ma sostanziali, riflessioni.

Il nostro sistema sanitario non è il peggiore d’Europa. Sono i costi che lo rendono sempre meno utilizzabile. Un’ingiustizia che potrebbe essere motivo di dibattito con le strategie che Renzi sarebbe in grado d’evidenziare.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Panico in FI, è l'ora della grande fuga

 

Mascherato con l'ennesima "Operazione rilancio" promossa da Silvio Berlusconi, in Forza Italia serpeggia il panico. Accompagnati dalle accuse di tradimento lanciate da chi resta alla corte del leader, i parlamentari che si accasano con Verdini in quella terra di nessuno che guarda più alla maggioranza di governo che alla destra di opposizione, sono sempre più numerosi. E la paura di chi resiste alla corte del Capo e che molti di più stiano solo aspettando di vedere cosa succede prima di decidere il salto della quaglia. È una operazione in grande stile guidata dall'ex fedelissimo di Berlusconi che porta i suoi voti al governo Renzi. Non importa che con l'accordo siglato in casa Pd tra renziani e sinistra i voti dei verdiniani siano complementari e non più decisivi. Sono pur sempre una riserva a cui il premier potrà attingere se ne avrà bisogno su altri temi, per esempio quelli delle tasse e della manovra economica. Oltre che in grande stile è anche un'operazione spregiudicata e non immune da critiche. Ma Renzi non è politico da farsi scoraggiare da questi rischi. Messo praticamente in cassaforte il risultato finale della riforma del Senato, Renzi ingaggia una nuova schermaglia con il presidente di Palazzo Madama Grasso. Renzi voleva il voto finale per l'8 ottobre, ma Grasso non glielo ha concesso, fissando la data al 13 per dare più tempo al dibattito. Quindi si chiude solo due giorni prima dell'inizio della sessione  di bilancio. La fretta di Renzi è giustificata dalla montagna di emendamenti presentata da Calderoli e dalle opposizioni di destra e di sinistra. Una mole in grado di bloccare il Parlamento per anni. Grasso ha garantito che non lo permetterà, ma Renzi vuole che il presidente applichi l'arma finale: la ghigliottina per stroncare in un colpo solo gli emendamenti. Sarà il tema della prossima settimana. GIANLUCA LUZI,  LR 25

 

 

 

 

Convegno a Torino. L’Europa in crisi per le migrazioni

 

TORINO - Se dovessimo scegliere tre parole chiave per riassumere il principale dibattito che ha animato la stampa in questi ultimi mesi queste sarebbero Europa, crisi e migrazioni, secondo le parole di Maddalena Tirabassi vice presidente dell’Aemi e direttrice del Centro Altreitalie di Torino che ha ospitato il convegno “Europe and Migrations in the 3rd Millennium” il 24 e 25 settembre.

Le migrazioni hanno fatto, come sempre del resto, emergere le contraddizioni di un’Europa debole e disunita. La lunga crisi economica che ha toccato molti suoi paesi aveva fatto emergere i primi attacchi al regime di libera circolazione prima che le enormi difficoltà causate dalla gestione dell’ondata di profughi e richiedenti asilo si imponesse con tutta la sua drammaticità mettendone in evidenza le carenze in campo legislativo.

Un punto che è passato in seconda linea in questo dibattito sono le implicazioni che avrebbero le restrizioni alla libertà di movimento all’interno della UE. Nel 2011, si registravano 12,6 milioni di cittadini europei che risiedevano in uno stato diverso da quello di nascita, con un trend crescente negli ultimi anni nei paesi maggiormente colpiti dalla crisi, a fronte di una presenza proveniente da paesi non europei di circa 20 milioni (Eurostat) con oltre 1,2 milioni di richieste d’asilo tra il 2010 e il 2013 (Alto Commissariato delle UN per i Rifugiati). Se guardiamo l’Italia, che ha visto emigrare nel solo quinquennio 2008-2013 quasi 600.00 persone, vediamo che la maggioranza si dirige nei paesi europei. Secondo i dati Aire, nel 2013 vi si sono trasferiti 60.066 italiani, il 63,81% sul totale degli espatri. La Gran Bretagna figura al primo posto (14.056), seguita dalla Germania (13.798 emigrati), dalla Svizzera (10.537) e dalla Francia (9.514) (dati Eurostat).

Questi alcuni degli argomenti di cui si parlerà al convegno che si svolgerà, dalle ore 9 alle ore 17 il 24 e il 25 settembre presso la sede del Centro Altreitalie in Via Principe Amedeo 34 - Torino - realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo.

Il tema è stato scelto per il 25° incontro annuale dell’Association of European Migration Institutions (AEMI) e vedrà la partecipazione dei direttori dei principali musei e centri di ricerca europei sulle migrazioni e di studiosi italiani e stranieri provenienti da varie università europee. L’AEMI, nata in Germania nel 1991, comprende 40 istituzioni europee e ha tra i suoi obiettivi lo studio del passato migratorio dei vari paesi europei, le migrazioni intraeuropee e l’immigrazione. Tra i suoi fini, indagare sulla presenza di un’identità culturale europea creatasi attraverso l’esperienza migratoria - in tutte le sue accezioni: un’Europa costruita dal basso attraverso la storia di milioni di esuli, profughi e migranti che ne hanno attraversato le frontiere nei secoli, come è stata evocata dal Presidente della Commissione europea Juncker, ma anche testimoniata dagli episodi di solidarietà verificatisi in questi ultimi giorni nei paesi attraversati dai profughi.

Apriranno i lavori Maddalena Tirabassi, l’assessore Ilda Curti, il presidente dell’Aemi Hans Storhaugh, il presidente di Globus et Locus Piero Bassetti e Piero Gastaldo, segretario generale della Compagnia di San Paolo. (Inform/dip)

 

 

 

 

Mattarella: "Serve classe dirigente con visione lungimirante"

 

Il Capo della Stato in un convegno a Milano: "Assicurare la conoscenza della nostra lingua agli immigrati". Limite dell'Italia non riuscire a fare squadra

26 settembre 2015

 

MILANO - "I tempi che ci aspettano sono carichi di sfide e di prospettive, e anche di incognite", per questo serve una classe dirigente che abbia una "visione lungimirante". Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un passaggio intervenendo al convegno "Alimentare la presenza dell'Italia nel pianeta", in occasione dell'82esimo congresso internazionale della Società Dante Alighieri al Museo Diocesano di Milano. Per il Capo dello Stato "avere lungimiranza, progettare il futuro, non significa bruciarsi i ponti alle spalle, ovvero rinnegare il nostro passato".

 

Il Capo dello Stato torna anche sull'emergenza immigrazione: " I tempi che ci aspettano sono carichi di sfide e prospettive, il vento della globalizzazione soffia con forza crescente, e non saranno muri e barriere a fermarlo", soffermandosi sul tema dell'integrazione: "Credo che dovremmo essere più impegnati nel promuovere e assicurare la conoscenza della nostra lingua agli immigrati che si insediano nel nostro Paese. L'italiano è veicolo di integrazione tra i cittadini e le comunità di immigrati che si sono insediate nei nostri territori. La conoscenza abbatte i muri, previene la formazione di ghetti culturali e linguistici".

 

"La percezione che si ha dell'Italia all'estero è decisamente migliore di quella che avvertiamo noi italiani, forse un po' assuefatti nel vivere immersi nella storia, nell'arte e nel paesaggio" continua Mattarella, "la natura è stata generosa ma non sempre siamo stati all'altezza, a volte abbiamo addirittura deturpato il dono ricevuto" per non sapere "far sistema o giocare in squadra, presi come spesso avviene dalle nostre divisioni, non di rado artificiose, ma la nostra complessa vicenda storica ci ricorda che il genio italico ha saputo crescere ed affermarsi. Per l'Italia, accanto ai rischi ci sono grandi opportunità da cogliere". L'interesse del mondo per l'Italia è confermato anche dal successo di Expo (patrocinatore dell'evento), "una scommessa pienamente riuscita malgrado tante iniziali perplessità. Pensiamo quanto soltanto nel settore dell'agroalimentare, l'Italia ha dato e potrà

continuare a dare. Attraendo un numero sempre maggiore di giovani entusiasti. In quel versante, ad esempio, la migliore risposta ai fast-food, che ci hanno proposto cibo uniforme in ogni angolo del pianeta, è stata la creazione di slow food".

LR 26

 

 

 

 

 

Il lavoro in Italia e in Europa

 

"La riforma del lavoro adottata dal Governo PD fa dell'Italia un paese più europeo in materia di politiche per il lavoro. E sbaglia chi sostiene che non sia una riforma di sinistra - dice Laura Garavini, componente della Presidenza del PD alla Camera - Lo si vede soprattutto in una prospettiva europea paragonando le riforme realizzate oggi in Italia con i grandi progetti di riforma messi in atto nei decenni scorsi da altri governi socialdemocratici come i Laburisti in inghilterra o la SPD in Germania.

 

La nostra riforma del lavoro - ha sottolineato Laura Garavini - mira infatti ad aumentare gli stipendi, a ridurre il precariato, soprattutto giovanile, a favorire posti di lavoro a tempo indeterminato, ad estendere il sussidio di disoccupazione. Al contrario, ad esempio, del pacchetto di riforme messe in atto tra il 2002 ed il 2003 dall'allora Governo Schröder che ridusse i salari, aumentò il precariato con l'intruduzione dei Mini Jobs, ridusse il sussidio di disoccupazione da tre a un anno e rese piú facili i licenziamenti, soprattutto per i lavoratori anziani.

 

E gli effetti delle nostre riforme già si iniziano a vedere: la maggior parte dei 180.000 nuovi posti di lavoro, creati dal gennaio di quest'anno ad oggi sono per la maggior parte posti a tempo indeterminato. Il tasso di disoccupazione per la prima volta sta dimuendo, anche a livello giovanile. Inoltre, l'avere previsto ottanta euro in busta paga per i dieci milioni di lavoratori - quelli che percepiscono meno di millecinquecento euro al mese - ha rappresentato un sollievo concreto alle economie delle classi più deboli. Infatti si riscontra un'impennata dei consumi.

 

Adesso si tratta di concretizzare i decreti attuativi appena licenziati dal Governo, in modo da realizzare due importanti strumenti introdotti dalla riforma: l'agenzia del lavoro e la formazione duale.“ Al confronto sono intervenuti anche l'onorevole Davide Baruffi, componente della Commissione Lavoro e Franco Garippo, consigliere di fabbrica della Voskwagen di Wolfsburg. De.it.press 21

 

 

 

 

Le oggettive difficoltà

 

Questa volta , scriviamo di pensionati. Ci limitiamo, per opportunità, ai trattamenti previdenziali non inferiori a Euro 1.300 correlati a famiglie di due persone (marito e moglie).

 

Tra canone di locazione e spese d’ordinaria amministrazione, 600 Euro mensili, sono stornate dalla rendita vitalizia. Restano Euro 700 per “vivere” e, accantonare piccole somme per le utenze trimestrali (energia elettrica e gas), restano Euro 480 da amministrare, molto saggiamente, per le spese “correnti” giornaliere. La moglie del lettore gira, nella mattinata, tutti i supermercati in zona per trovare i generi di prima necessità ai prezzi più competitivi. Non più di 10 euro giornalieri; anche per far fronte agli”imprevisti” ed alle spese sanitarie che il nostro sistema non riconosce e, quindi, non rimborsa. D’autovettura neppure a parlarne ed i mezzi pubblici costano troppo. Una buona camminata nel quartiere risolve i bisogni più immediati.

 

Solo la domenica, ci si permette l’acquisto di un quotidiano. Per gli aggiornamenti, in tempo quasi reale, resta sempre la televisione o la radio.

 

Il nostro ipotetico pensionato  ha 68 anni, la moglie 61. Non ci sono figli a carico ed è già una consistente benedizione. Se l’anno non presenta “imprevisti”, è la “tredicesima” mensilità che porta un poco di tranquillità in famiglia. Le scorte alimentari più congrue (scatolame e surgelati) si fanno tra gennaio e febbraio d’ogni anno. Di ferie non si tratta da anni. Qualche capo d’abbigliamento si spunta durante le liquidazioni stagionali. Ma anche nei mercatini dell’usato.

 

Pensionato, comunque,”fortunato”, perché può contare sul certo e non ha debiti con nessuno. Fatto del tutto consolante in un Paese ove anche il denaro, nonostante le decisioni della Banca Centrale Europea (BCE), resta più nelle banche che nelle tasche di chi ne avrebbe bisogno. Eppure, in area euro i prezzi dei generi di più ampio consumo (non solo alimentari e d’utenza) sono simili ai nostri.

 

 La differenza, che chiarisce la nostra amarezza, è che gli importi delle pensioni sono, almeno, del 30% superiore a quelli italiani. Ci riferiamo, ovviamente, ai trattamenti dei comuni mortali. Le pensioni d’”Oro” sono una vergogna. Il diritto di vivere decorosamente, dopo una vita di lavoro, dovrebbe essere garantito a tutti. Come primo passo, basterebbe detassare gli importi della “tredicesima” mensilità che, comunque, resta una trovata tutta italiana. Meglio, ancora, sarebbe eliminarla e distribuire l’importo nei dodici mesi canonici ( con minor prelievo fiscale).

 

Così, mentre si discute d’economia ad alti livelli, si continua a tirare la cinghia anche se Renzi non sia riuscito ad essere l’artefice di quel “miracolo” economico italiano che vediamo continuamente improbabile.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Clima, svolta della Cina: tetto a emissioni di gas serra dal 2017

 

Uno storico impegno sul cambiamento climatico e per tagliare le emissioni di gas nocivi nell'atmosfera. E' quello che si appresta a prendere, secondo quanto riferito da alcuni funzionari della Casa Bianca, il presidente cinese Xi Jinping arrivato ieri a Washington per l'attesissima prima visita di Stato negli Usa.

Xi è stato accolto dal presidente americano Barack Obama che all'ingresso della Casa Bianca lo ha salutato con un "ni hao", traducibile come un amichevole "ciao". Subito dopo i due leader, si sono diretti verso Blair House, la residenza ufficiale Usa accanto alla Casa Bianca per una cena durante la quale hanno discusso anche l'accordo nucleare in Iran. Apparentemente permangono i dissapori sul tema della cybersicurezza.

Dopo quest'approccio informale, oggi Xi riceverà il benvenuto ufficiale con 21 spari di cannone, una conferenza stampa congiunta e una cena di gala. Nei colloqui ufficiali, i due presidenti si confronteranno sui principali dossier aperti, dalle rispettive politiche nazionali ed estere, alla situazione regionale e internazionale. Le due parti si prevede raggiungano importanti accordi economi, energetici, nonché di tutela dell'ambiente.

Proprio su questo punto fonti della Casa Bianca ha detto ai giornalisti che il Xi avrebbe annunciato che prevede di adottare un sistema di cap-and-trade, che prevede un tetto annuale sulle emissioni di gas serra, a partire dal 2017 per combattere il cambiamento climatico. L'annuncio arriva in vista di un importante vertice sul clima delle Nazioni Unite a Parigi alla fine di quest'anno, ed è uno dei pochi progressi attesi durante la visita del leader cinese.  Adnkronos 25

 

 

 

 

La saga estiva della gioventù consumata

 

Questa gioventù consumata. Esaurisce la vitalità e la vita stessa in discoteca e nei dintorni. Questi giovani: che si avvelenano con pasticche e droghe.

 

Stupefacenti. Sono loro i protagonisti di questa estate torrida. D’altronde, i giovani suscitano sempre – e da sempre - l’attenzione  sociale. Perché sono l’icona del futuro. Il luogo della speranza. Ma quando interpretano, da protagonisti, episodi di morte, generano un’angoscia che va oltre il fatto specifico. D’altronde, le tragedie si ripetono, da qualche settimana. In diverse parti d’Italia. Nella riviera romagnola, ma anche in Salento e, ancora, nel messinese. Dove alcuni giovani sono morti. Stroncati, pare, da “ecstasy killer”. Pasticche di ultima generazione “consumate” da chi insegue grandi emozioni. Oltre ogni limite. Non solo dai giovani. Ma i giovani, si sa, affollano maggiormente gli ipermarket delle droghe. Che, spesso, affiancano i locali da ballo. E da sballo. Bacini di mercato ampi.

 

Tuttavia, le principali “cause di morte giovanile” sono diverse. Secondo l’Istat, in primo luogo, gli incidenti stradali. In auto e in moto. Accentuati, anch’essi, dalle droghe, ma, soprattutto, dall’abuso di alcol. Che spingono alla ricerca e al piacere del rischio, alimentato dalla velocità. Non da oggi. Come dimenticare “Il Sorpasso”, capolavoro di Dino Risi, girato nei primi anni Sessanta e interpretato da Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant?

 

Anche oggi la cronaca degli incidenti mortali che coinvolgono giovani e giovanissimi scandisce le giornate. Con cupa regolarità. Ma la narrazione mediale che accompagna la nostra estate si sofferma soprattutto sui giovani consumati, anzi, fulminati dalle droghe. Fuori dalle discoteche. In riva al mare. Giovani consumati. Come Ismaele. Ammazzato perché colpevole di aver mostrato simpatia verso una ragazza. Impegnata con un altro giovane dello stesso paese. Intorno a Urbino.

 

Eppure  le morti dei giovani associate agli sballi alcolici  e tossici in discoteca ci sono sempre state. Soprattutto in estate. Ma non hanno sempre sollevato la stessa attenzione mediale. Non hanno sempre fatto “notizia”. Negli anni precedenti abbiamo assistito ad altri serial ansiogeni. Anch’essi drammatici, anche se impostati su episodi meno frequenti. Come registra, da tempo, l’Osservatorio sulla Sicurezza, curato da Demos, Oss. di Pavia e Fondazione Unipolis.

I “cani killer”, ad esempio, che, all’improvviso, aggrediscono e sbranano i “padroni”, dopo aver vissuto a lungo, fedeli, accanto a loro. Una follia che esplode soprattutto in estate. Quando la politica fa meno notizia. E non vi sono altri drammi “mediatici”, su cui soffermarsi.

 

Quest’anno, però, la politica non si è mai fermata. Renzi non va in ferie. E Salvini, Grillo, insieme alla Sinistra Dem: lo (in)seguono. Poi, c’è il dramma degli sbarchi. Che proseguono, un giorno dopo l’altro. Come le morti dei disperati in fuga, che affondano nel mare. Ma non fanno notizia. Perché sono morti e non hanno volto. Mentre i sopravvissuti suscitano polemiche infinite. Dovunque ne sia prevista l’accoglienza. In Italia e nel resto d’Europa.

 

Così la “saga della gioventù consumata”, fra pasticche e sballi alcolici, orienta la nostra angoscia estiva in direzione a noi più familiare. Perché i giovani riflettono sempre e da sempre le nostre paure. Ma oggi, più di ieri, ci preoccupa la “triste gioventù” (come la definisce Elisa Lello in un saggio di prossima pubblicazione per Maggioli). “Triste”, perché la attende – e si attende - un futuro precario. Da precari. In una società certamente incerta. Dove il tempo è ridotto a un eterno presente. “Triste”, perché l’immagine dei giovani riprodotta sui media riflette il sentimento degli adulti. Le loro paure: sono anzitutto le nostre. La tristezza di questa “gioventù consumata”, in effetti, è la nostra. Noi, schiacciati sull’immediato, proiettiamo sui giovani la nostra in-capacità di progettare. Di immaginare il domani. “Un” domani. E questa cronaca estiva di tragici sballi giovanili rispecchia la nostra paura di perderci. Nel presente infinito. Ilvo Diamanti LR 14.8.

 

 

 

 

 

Entro il 29 settembre nomina del presidente e dei vicepresidenti della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo

 

Definiti dalla Commissione per la Parità e per i Diritti delle Persone i prossimi passaggi. Entro il 28 novembre l’adozione del regolamento per il funzionamento della Consulta

 

BOLOGNA - Entro il prossimo 29 settembre, l’Assemblea legislativa nominerà il presidente e i vicepresidenti della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, riformata dalla Legge regionale 5/2015. La norma prevede appunto che ai vertici dell’organismo vi siano un presidente e un vice scelti fra i consiglieri regionali, senza indennità aggiuntive, e un secondo vicepresidente indicato fra i 15 rappresentanti della Consulta residenti all’estero. E’ quanto emerso oggi nella seduta della commissione per la Parità e per i diritti delle persone, riunitasi per gli adempimenti previsti dalla L.r. 5/2015.

La presidente Roberta Mori ha riassunto l’esito del processo di coinvolgimento delle associazioni di emiliano-romagnoli attive nei cinque continenti. “La commissione- ha spiegato- si è attivata attraverso la presidenza dell’Assemblea legislativa per sollecitare le 111 associazioni di emiliano-romagnoli nel mondo, regolarmente registrate, a individuare i 15 rappresentanti della Consulta residenti all’estero (tra i quali verrà indicato anche uno dei due vicepresidenti); il processo è stato avviato il 31 luglio e si è concluso il 15 settembre. Hanno presentato candidature associazioni e federazioni attive in 14 Paesi”. Come ricordato da Roberta Mori, il Paese che conta più associazioni di emiliano-romagnoli è l’Argentina, con 31, seguita dal Regno Unito con 11. Inoltre, ha riferito che “Ginevra ha presentato in ritardo la richiesta di adesione alla Consulta”, e è quindi stato deciso che “il loro rappresentante sarà tra gli invitati permanenti, senza diritto di voto”.

La consigliera della Lega Nord Gabriele Delmonte ha chiesto “se nell’elezione del presidente e del secondo vicepresidente verrà garantita la minoranza” mentre Alessandro Cardinali, consigliere del Partito democratico ha invece chiesto precisazioni sulla tempistica dei procedimenti. Mori ha confermato l’ipotesi di “un presidente espressione della maggioranza e di un vicepresidente espressione dell’opposizione, anche per garantire funzioni di controllo”. Sui tempi ha riferito che “entro il 29 settembre verranno nominati presidente e vicepresidente, entro il 28 novembre verrà approvato lo statuto e entro il 26 febbraio del 2016 verranno stabiliti i compiti e le attività per rendere operativa la Consulta”.

La L.r. 5/2015 stabilisce le funzioni della Consulta, che sono di rappresentanza delle esperienze migratorie degli emiliano-romagnoli, in quanto “organo consultivo della Regione”. La nuova Consulta sarà appunto composta da un presidente e due vicepresidenti. Il presidente e un vicepresidente vengono nominati dall’Assemblea legislativa e scelti tra i componenti della stessa, il secondo vicepresidente viene invece individuato tra i “Consultori” residenti stabilmente all’estero. Faranno parte del nuovo organismo anche tre rappresentanti delle autonomie locali regionali, designati dal Consiglio delle autonomie locali (Cal); sei rappresentanti indicati da associazioni che abbiano una sede operativa permanente nel territorio regionale e che operino da almeno tre anni nel settore dell’emigrazione, iscritte nei registri della L.r. 34/2002; quindici rappresentanti degli emiliano-romagnoli, residenti stabilmente all’estero, proposti dalle federazioni o dalle associazioni di emiliano-romagnoli all’estero, tenuto conto della consistenza numerica, della dislocazione geografica e dell’attività svolta. Infine, due docenti delle Università che hanno sede in Emilia-Romagna scelti d’intesa dai rettori, e otto giovani, che abbiano compiuto la maggiore età e non superato il trentacinquesimo anno, indicati dalle associazioni e federazioni degli emiliano-romagnoli all’estero. Entro il 28 novembre prevista l’adozione del regolamento per il funzionamento della Consulta. Emiliano romagnoli nel mondo

 

 

 

 

 

 

Le ferie

 

E’ ripresa, già da qualche tempo, l’attività lavorativa. Ma non per tutti. Non sono poche le aziende, piccole e medie, che non hanno riaperto i battenti. Con la scorsa estate, la disoccupazione è aumentata.

 Il “Sole Leone” ha contribuito, anche se indirettamete, ad aumentare il numero dei disoccupati. Il lieve balzo in area positiva del PIL (+0,2%) non ha gabbato nessuno. Vedremo se, nei prossimi mesi, la macchina economica italiana sarà messa nelle condizioni di ripartire. Anche se, tanto per essere chiari, a ritmo ridotto.

 Da noi, purtroppo, le previsioni economiche restano complesse e correlate a una situazione politica che ci aveva, da subito, preoccupato. Renzi è l’ultimo scalino di una “salita” che il Bel Paese deve affrontare. Dopo, ogni previsione non sarebbe attendibile. Si dovranno, infatti, rivedere le posizioni degli uomini che rappresentano in Parlamento la “Maggioranza” e l’”Opposizione”.

Sarà la “bilancia” parlamentare a stabilire le sorti del prossimo anno che riteniamo l’ultimo di questo Esecutivo d’emergenza. Data la situazione, non ci faremo prendere dagli scontati ottimismi, né protenderemo verso i pessimismi di maniera. L’Italia non è ancora nelle condizioni per dare segni, d’effettiva, ripresa. Le componenti di un’economia in crisi da anni e di normative che ne hanno minata l'attendibilità, non permettono di sciogliere le riserve sul futuro prossimo della Repubblica.

 La scorsa primavera, basta andare a rileggere i nostri interventi, avevamo illustrato dei presupposti indispensabili per frenare il pessimismo. Non ci sono stati. Di conseguenza, nulla è cambiato sulle ipotesi che avevamo focalizzato. Ora c’è solo da garantire una governabilità “ a tempo”. Forse, non sino al 2018; ma per tutto il 2016.

 Poi, varata la legge elettorale, saranno gli italiani, finalmente, a decretare l’evolversi dei destini del Paese. Ora, le ipotesi non possono che rimanere tali. Ogni scantonamento dalla linea “mediana”, appoggiata da una Maggioranza politica “instabile”, avrebbe evoluzioni inverse. Chi è “pro” o “contro” la linea Renziana l’ha inteso e non vuole, ora, venir meno a una percezione che condividiamo su tutto il suo fronte.

Se, entro l’inverno, si riuscirà a “tamponare” alcuni evidenti falle del nostro sistema economico, allora qualche speranza potrebbe trasformarsi in certezza. Ogni altra scelta non troverebbe il necessario seguito. Insomma, il breve periodo feriale, ci ha consentito, se non altro, di chiarire meglio i tanti aspetti contrastanti di un sistema al tramonto.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Pugliesi nel mondo al Medimex 2015. Candidature alla Regione Puglia  entro il 4 ottobre

 

BARI -  Per il quinto anno a Bari “Medimex”, Salone dell'innovazione musicale, che quest'anno si svolgerà dal 29 al 31 ottobre. Si tratta della più grande Fiera musicale in Italia, punto di incontro tra addetti ai lavori, artisti (protagonisti anche di numerosi eventi dal vivo) e pubblico di appassionati.

Con il Medimex torna la chiamata per tutti i pugliesi nel mondo. Anche quest'anno, infatti, il Servizio internazionalizzazione - Pugliesi nel Mondo della Regione Puglia intende favorire la partecipazione al Medimex dei pugliesi nel mondo, musicisti e operatori del settore musicale,anche discendenti di pugliesi.

Il Medimex – sottolineano dalla Regione - rappresenta un'importante occasione di collaborazione con le Associazioni di pugliesi nel mondo che, attraverso il meccanismo collaudato della manifestazione di interesse, potranno aiutarci a valorizzare il capitale umano e culturale espresso dalle nostre comunità nel mondo segnalandoci gli artisti da portare al Medimex. Resta comunque valida la possibilità per gli operatori del settore di avanzare la propria candidatura anche autonomamente, in modo da includere i giovani pugliesi residenti nei paesi della “nuova mobilità”, dove non ci sono ancora comunità organizzate.

Anche quest'anno, poi, sarà offerta un'opportunità unica di visibilità e promozione per i musicisti all'estero: saranno infatti selezionati gli artisti pugliesi nel mondo che avranno la possibilità di esibirsi dal vivo all'interno dello spazio dedicato alle presentazioni dei nuovi progetti musicali e alle performance live.

Le candidature possono essere inviate entro il 4 ottobre prossimo all'indirizzo email comunicazione.pugliesinelmondo@regione.puglia.it (Inform 22)

 

 

 

 

Elezione del Cgie-Svizzera. Un arrivederci non un addio!

 

ZURIGO - Domani 26 settembre in tutto il mondo si terranno le Assemblee convocate dalle locali Ambasciate italiane in cui si eleggeranno i 43 consiglieri che, in questa legislatura, rappresenteranno le comunità italiane nel Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie). A Berna l’Ambasciata d’Italia ha convocato 125 Grandi Elettori (96 membri dei sette Comites e 29 in rappresentanza dell’associazionismo italiano) che dovranno eleggere i sei consiglieri “svizzeri”.

Il sottoscritto – non essendosi ricandidato né per i Comites, rinnovati lo scorso 17 aprile, né per il futuro Cgie – da domani non ricoprirà più alcun ruolo di rappresentanza negli organismi istituzionali che erano riusciti a conquistarsi, con grande fatica, gli italiani all’estero negli anni ruggenti della nostra emigrazione (senza dimenticare il più recente voto all’estero).

Infatti - come vado dicendo da mesi ai tanti amici e compagni che, per molti lustri, mi sono stati vicino e sostenuto nei miei impegni di rappresentanza nel Comites di Zurigo e nel Cgie e che avrebbero voluto continuassi ad avere ancora – nella vita tutto ha un inizio ed una fine e, con il rinnovo di questi importanti organismi (giunto peraltro con molto ritardo, sei anni, rispetto alla loro scadenza naturale) avevo già deciso di porre fine a tutti questi miei impegni. Una decisione, ovviamente, sofferta poiché si tratta di voltare una pagina importante ed entusiasmante della mia vita, ma non più procrastinabile!

Ciò premesso, con questo mio messaggio desidero ricordare ai membri dei sette Comites presenti nella Confederazione che l’appuntamento di domani a Berna sarà per voi, dopo l’elezione del vostro presidente, il primo ed importante impegno che dovrete affrontare in questa legislatura appena iniziata dovendo eleggere i vostri rappresentanti  nel Cgie per i prossimi cinque anni. Mi auguro, quindi, che la vostra scelta consenta un forte rinnovamento di questo organismo eleggendo persone di provata serietà, conoscenza ed esperienza delle problematiche della nostra comunità italiana. Un impegno, quindi, quello di domani a Berna al quale nessun Grande Elettore dovrà mancare!

Per ultimo, approfitto di questa occasione, per ringraziare, anche tramite voi, la comunità italiana in Svizzera per la fiducia che ha riposto in me in tutti questi (molti) anni chiedendo scusa se, talvolta, non sono riuscito a rappresentare i suoi interessi secondo le sue giuste attese. Penso, soprattutto, allo smantellamento avvenuto nella rete consolare e nel settore della scuola nonché all’ingiustizia avvenuta nella fiscalità sulla casa in Italia degli emigrati che sta penalizzando molte famiglie.

Tuttavia questo mio saluto a voi ed alla comunità italiana non è certamente un addio ma un arrivederci poiché il mio impegno sociale a favore degli italiani all’estero continuerà ancora nell’associazionismo ossia con l’Unione degli Italiani nel Mondo, la UIM. Un impegno che, pertanto, mi vedrà ancora al vostro fianco già domani a Berna come Grande Elettore in rappresentanza della UIM e nelle future “battaglie” che sicuramente ci saranno sempre da combattere per difendere i vecchi e conquistare nuovi diritti per i nostri emigrati di ieri, di oggi e…. di domani.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro. Ciao a tutti voi ed a presto!

Dino Nardi dip 25

 

 

 

 

Elezioni Cgie. Gianni Farina (Pd) ai delegati delle Assemblee Paese

 

ROMA -  “In tutto il mondo i Comites, unitamente alle delegazioni dell’associazionismo italiano, sabato 26 settembre si ritroveranno per eleggere i nuovi rappresentanti del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Finalmente ci siamo, lo possiamo dire con soddisfazione. E’ un appuntamento di straordinaria importanza che segna la conclusione di una fase. Con le elezioni dei Comites in aprile e ora con il rinnovo del CGIE, si è aperto un nuovo processo democratico che attendevamo da sei anni. Un ruolo di primo piano è stato svolto dal Partito democratico e dai parlamentari del Pd eletti all’estero”. Così il deputato eletto nella circoscrizione Estero Gianni Farina che, nel rivolgersi direttamente a tutti i partecipanti alle assemblee, lancia un appello.

“Care cari delegati, la stragrande maggioranza di voi partecipa per la prima volta all’elezione del CGIE. 43 di voi saranno eletti in questo organismo che l’emigrazione italiana nel mondo ha saputo conquistarsi alla fine degli anni ’80. Non è la terza Camera del Parlamento italiano, è un organismo consultivo E’ un organo di coordinamento tra le più importanti istituzioni nazionali e i cittadini italiani nel Mondo. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero sarà chiamato a confrontarsi con il Governo, il Ministero degli Affari Esteri, il Parlamento e le Regioni con competenza e ragionevolezza. Alla luce delle riforme costituzionali in corso, il CGIE potrà aspirare anche a partecipare alla composizione del nuovo Senato delle Autonomie se sarà capace e all’altezza di rappresentare le nuove istanze delle comunità italiane all’estero. Vi attende, quindi, care e cari delegati, una grade prova di maturità democratica. Anche io voglio partecipare a questo straordinario evento democratico nel mio Paese di residenza, in Svizzera. Buon lavoro a tutti!, conclude l’on. Gianni Farina. (Inform 24)

 

 

 

 

 

“Umbria movie”, nove video per raccontare l'Umbria nel mondo

 

Promosso dalla Regione il concorso è aperto a tutti i residenti in Italia o all'estero.

Videomaker, filmmaker e registi, anche non professionisti, potranno iscriversi on line fino  al prossimo 7 ottobre

 

PERUGIA - Rappresentare in modo originale e non convenzionale l'Umbria, attraverso un video che sia un invito a scoprire la regione, le sue bellezze meno note, l'artigianato di pregio, l'enogastronomia, la spiritualità, le peculiarità delle stagioni.

Sono i requisiti richiesti a quanti vorranno cimentarsi nel concorso "Umbria movie", lanciato dalla Regione Umbria. Un concorso che nasce per "promuovere l'Umbria attraverso nove storie appassionanti raccontate da nove videomakers di talento. Brevi cortometraggi – come spiega il bando - in grado di valorizzare la conoscenza e la reputazione dell'Umbria quale punto di riferimento per il turismo e la cinematografia internazionale".

I nove video vincitori, che dovranno essere rivolti a un pubblico globale, sensibile alla componente più emozionale e autentica dell'Umbria, saranno utilizzati dalla Regione quale strumento di promozione "online" e "offline". Il montepremi complessivo a disposizione è di 30mila euro.

Al concorso possono partecipare tutte le persone maggiorenni che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età entro il 7 ottobre 2015 (termine delle iscrizioni) residenti in Italia o all'estero. Videomaker, filmmaker e registi, anche non professionisti, potranno iscriversi attraverso il sito www.umbriamovie.it , fino alle ore 12 di mercoledì 7 ottobre.

Tutte le candidature pervenute saranno vagliate da una apposita commissione tecnica; quelle ammesse verranno poi valutate da una giuria che individuerà i nove videomaker che saranno chiamati a  realizzare il loro video di qualità sul "brand" Umbria.

Dal 18 ottobre si entra nel vivo del progetto, con le riprese nel "cuore verde d'Italia". Ogni video non dovrà superare i tre minuti e coprirà uno dei tre temi assegnati su estrazione: natura, paesaggio, sport; cultura ed eventi; spiritualità. A ciascun video maker sarà assegnato un itinerario di riferimento che tocca alcune località e città di particolare interesse per la promozione turistica.

I video realizzati verranno pubblicati online a partire dal 2 novembre prossimo. A valutarli sarà una giuria di qualità composta da giurati qualificati del mondo del giornalismo, del turismo, della produzione cinematografica e della comunicazione digitale, ma anche gli utenti del web potranno votare per decretare il primo, il secondo e il terzo di ciascuna delle aree tematiche attraverso le visualizzazioni sul canale Youtube di "Umbria movie", dal 2 al 20 novembre.

La proclamazione dei vincitori è prevista a fine novembre. Il bando e il modulo per l'iscrizione sono disponibili sul sito internet www.umbriamovie.it. (Inform 22)

 

 

 

 

 

 

 

Statistisches Bundesamt. Einwanderung beschert höchsten Bevölkerungszuwachs seit 1992

 

Im Jahr 2014 nahm die Bevölkerungszahl Deutschlands im Vergleich zum Vorjahr um 430.000 Personen zu und lag bei 81,2 Millionen Einwohnern. Dies ist der höchste Bevölkerungszuwachs seit 1992.

Deutlich mehr Einwanderer haben die Einwohnerzahl in Deutschland so stark steigen lassen wie seit mehr als 20 Jahren nicht mehr. Im vergangenen Jahr stieg nach vorläufigen Berechnungen des Statistischen Bundesamtes die Bevölkerungszahl im Vergleich zum Vorjahr um 430.000 und lag am Jahresende bei 81,2 Millionen Einwohnern. Das ist der höchste Bevölkerungszuwachs seit 1992, der damals bei rund 700.000 lag, wie das Bundesamt am Donnerstag in Wiesbaden mitteilte. 2013 hatte es ein Plus von 244.000 gegeben.

Hauptursache für den Anstieg ist wie in den vergangenen Jahren die stark gestiegene Einwanderung mit einem Überschuss von 550.000 Menschen bei Abzug der Fortzüge aus Deutschland. 2014 starben 153.000 Menschen mehr als geboren wurden. Dieses Geburtendefizit hat sich gegenüber dem Vorjahr (212.000) reduziert.

In fast allen Bundesländern mit Ausnahme von Sachsen-Anhalt, Thüringen und dem Saarland stieg die Bevölkerungszahl. Bezogen auf die dort lebende Bevölkerung gab es in Hamburg (0,9 Prozent), Baden-Württemberg und Hessen (jeweils 0,8 Prozent) die stärksten Zunahmen.

Ende 2014 lebten 7,5 Millionen Menschen mit einem ausländischen Pass in Deutschland. Das waren sieben Prozent mehr als 2013. Der Ausländeranteil erhöhte sich von 8,7 auf 9,3 Prozent im Jahr 2014. (epd/mig)

 

 

 

 

Bund-Länder-Treffen zu Flüchtlingen. Merkel: "Ein guter Tag für Kommunen"

 

Die Bundesregierung und die Länderchefs haben sich auf eine Reihe von Maßnahmen zur Bewältigung der Flüchtlingskrise geeinigt. Die Gesetzesänderungen sollen "zum 1. November in Kraft treten können",

sagte die Kanzlerin. Das Ergebnis sei "ein guter Tag für die Kommunen", so Merkel. Der Bund ist bereit, künftig eine Pauschale von 670 Euro pro Flüchtling und Monat zu geben.

 

Bundeskanzlerin Angela Merkel und Bundesinnenminister Thomas de Maizière trafen sich im Kanzleramt mit den Ministerpräsidenten der Länder sowie dem Vorstandsvorsitzenden der Bundesagentur für Arbeit und neuen Leiter des Bundesamtes für Migration und Flüchtlinge, Frank-Jürgen Weise. Auf der

Tagesordnung des zweiten Bund-Länder-Treffens innerhalb von zwei Wochen standen Entscheidungen zu Gesetzgebungs- und Finanzfragen im Mittelpunkt.

Humanitäre, administrative und finanzielle Herausforderungen

"Wir allein in Deutschland können die Herausforderung die Flüchtlingsprobleme nicht lösen." betonte Merkel. Sie forderte erneut Solidarität in Europa ein. Die Bundesregierung und die Länderchefs sind sich einig, dass vor allem die Fluchtursachen bekämpft werden müssen.

2015 werden in Deutschland rund 800.000 Flüchtlinge erwartet. Das sind mehr als je zuvor in der Geschichte der Bundesrepublik. Bund, Länder und Kommunen stehen vor großen humanitären, administrativen und finanziellen Herausforderungen.

Sachleistungen

Solange die Flüchtlinge in Erstaufnahmeeinrichtungen untergebracht sind, wird der Bargeldbedarf soweit möglich durch Sachleistungen ersetzt.

Für vollziehbar Ausreisepflichtige werden die Leistungen gekürzt. Die Vorauszahlung von Geld wird auf höchstens einen Monat begrenzt. Mögliche Fehlanreize werden beseitigt so beseitigt, sagte Bundekanzlerin Merkel.

Westbalkan-Länder werden sichere Herkunftsstaaten

"Wir haben uns auf sichere Herkunftsländer geeinigt", sagte die Bundeskanzlerin. Albanien, Kosovo und Montenegro sollen zu sicheren Herkunftsstaaten erklärt werden. Aussichtslose Asylanträge von Antragstellern aus diesen Staaten können schneller bearbeitet werden. Somit kann auch der Aufenthalt in Deutschland in kürzerer Zeit beendet werden.

Asylanträge aus diesen Staaten sind im vergangenen Jahr stark angestiegen. Mehr als neun von zehn Anträgen ist erfolglos. Auch wenn Albanien, Kosovo und Montenegro zu sicheren Herkunftsstaaten erklärt worden sind, hat der Asylbewerber immer noch die Möglichkeit, seine Verfolgung im

Einzelfall darzulegen.

Finanzielle Mittel vom Bund

"Wir brauchen eine faire Verteilung der Lasten", sagte Merkel. Der Bund beteiligt sich strukturell, dauerhaft und dynamisch an den Kosten, die bei der Aufnahme der Asylbewerber und Flüchtlinge entstehen. Künftig unterstützt der Bund die Länder mit einer Pauschale von 670 Euro pro Flüchtling und Monat. Diese Mittel fließen von der EASY-Registrierung bis zum Abschluss des Verfahrens.

Damit werde ein "atmendes System" geschaffen, das sich an der Dauer der Asylverfahren und der Zahl der Flüchtlinge orientiert. "Der Bund übernimmt zwei Risiken: für die Bearbeitungsdauer und für die Zahl der Asylbewerber", sagte Merkel. Zudem beteilige sich der Bund mit 500 Millionen Euro am

sozialen Wohnungsbau und gebe 350 Millionen Euro für unbegleitete minderjährige Flüchtlinge. Auch das freiwerdende Betreuungsgeld komme den Ländern zugute.

Zu den Ergebnissen des Flüchtlingsgipfels am 24. September 2015 erklärt die Beauftragte der Bundesregierung für Migration, Flüchtlinge und Integration, Staatsministerin Aydan Özoguz: „Ich begrüße, dass wir uns endlich auf eine strukturelle und substanzielle finanzielle Unterstützung der Länder durch den Bund geeinigt haben. Die Länder sind jetzt in der Pflicht, die finanzielle Entlastung in angemessenem Umfang an die Kommunen weiterzugeben. Hier braucht es maximale Transparenz.

Besondere Bedeutung kommt der Zusage des Bundes zu, die Asylverfahren trotz der steigenden Antragszahlen auf durchschnittlich drei Monate zu verkürzen. Es muss uns gelingen, zu schnelleren Entscheidungen zu kommen, den Rückstau von inzwischen über einer viertel Million Altfällen abzuarbeiten und die Zeit zwischen Registrierung und Antragsstellung deutlich zu verkürzen. Sonst

wird die Not der Länder und Kommunen trotz der finanziellen Entlastung unweigerlich größer.

Als Integrationsbeauftragter ist mir vor allem die Zusage des Bundes wichtig, die Integrationskurse für Asylbewerber mit guter Bleibeperspektive zu öffnen und die Mittel entsprechend dem gestiegenen Bedarf aufzustocken. Sprache ist der Schlüssel zur Integration, das Geld für die Kurse ist daher mehr als gut angelegt. Ich nehme den Bundes-innenminister beim Wort, dass hier nicht an der

falschen Stelle gespart wird und die Kurse auf eine solide finanzielle Basis gestellt werden.

Bedauerlich ist, dass wir bei der Gesundheitskarte keine bundesweit einheitliche Regelung geschafft haben. Gut ist zwar, dass der Bund die gesetzlichen Voraussetzungen für die Einführung der Karte schaffen wird. Es bleibt den Ländern aber freigestellt, ob sie diese bei sich einführen. In Hamburg

und Bremen hat sich gezeigt, dass durch die Karte sogar erhebliche Verwaltungskosten gespart werden. Grundsätzlich ist sie aus humanitären Gründen wichtig, damit erkrankte Asylbewerber direkt zum Arzt gehen können, statt den Umweg über die Sozialbehörde machen zu müssen.

Aus der Absicht heraus, mögliche falsche Anreize zu mindern, wurde beschlossen, in Erstaufnahmeeinrichtungen und Gemeinschaftsunterkünften künftig so weit wie möglich nur noch Sachleistungen auszugeben. Dies trifft aber alle Flüchtlinge und bedeutet für die Einrichtungen einen riesigen bürokratischen Aufwand. Es wird sich zeigen müssen, ob diese Maßnahmen tatsächlich

die erhoffte Wirkung haben. Abzuwarten bleibt ebenfalls, wie die angekündigten sogenannten Hotspots in den EU-Mitgliedstaaten und die Wartezentren in Deutschland tatsächlich ausgestaltet werden. Hier sehe ich noch viele Fragezeichen.“  Pib 25

 

 

 

 

 

Einigung. EU-Regierungen wollen 120.000 Flüchtlinge verteilen

 

120.000 Flüchtlinge sollen innerhalb Europas umverteilt werden, 30.000 soll Deutschland aufnehmen. Darauf verständigten sich die EU-Minister auf einem Sondertreffen in Brüssel.

 

Nach langem Ringen haben sich die EU-Innenminister am Dienstag auf die Umverteilung von 120.000 Flüchtlingen verständigt. Auf einem Sondertreffen in Brüssel trug eine breite Mehrheit der Minister, darunter auch der deutsche Ressortchef Thomas de Maizière (CDU), einen entsprechenden Beschluss mit. Die Regierungen der Slowakei, Rumäniens, Tschechiens und Ungarns stimmten mit Nein. Nach Angaben aus EU-Diplomatenkreisen müssen sie dennoch Flüchtlinge aufnehmen. Durch die Umverteilung sollen insbesondere die Außengrenzländer Griechenland und Italien entlastet werden.

Deutschland will aus dem Kontingent etwas mehr als 30.000 Personen aufnehmen, wie de Maizière nach den Beratungen erläuterte: „Das tun wir aus Solidarität und Verantwortung, aber auch aus eigenem Interesse.“ Im Moment ziehe jeder zweite in Griechenland angekommene Flüchtling nach Deutschland weiter, führte der Minister aus. „Mit einer Quote von 26 Prozent würden dann von dieser Gruppe weniger kommen.“

De Maizière erläuterte auch, dass sich das Kontingent von 120.000 Menschen in zwei Gruppen von 66.000 und 54.000 Menschen aufteile. Die erste Gruppe werde von Italien und Griechenland aus umgesiedelt, sagte er. Von der zweiten Initiative – die ursprünglich zur Entlastung Ungarns gedacht war – könnten hingegen auch andere Länder profitieren, sagte der Minister. Unter ihnen könnte im Bedarfsfall auch Deutschland sein, weshalb es hier ebenfalls zu einer Entlastung kommen könnte.

Die EU-Kommission verwies nach den Gesprächen darauf, dass nun der Weg frei sei für eine Umsiedlung von 160.000 Menschen – auf ein erstes Kontingent von 40.000 Personen hatte sich die EU bereits im Juli verständigt. „Ein Scheitern wäre eine große Blamage für die gesamte EU gewesen“, sagte die Europaparlamentarierin Ska Keller (Grüne). Es gehe nun an die Umsetzung der Verteil-Pläne: „Dazu gehört, dass die Anknüpfungspunkte der Flüchtlinge wie Sprachkenntnisse oder Familienanschluss beim Umverteilen berücksichtigt werden.“

Die Umverteilung innerhalb Europas ist in den Augen der Bundesregierung allerdings nur ein Baustein zur Bewältigung der Flüchtlingskrise. Bereits am Mittwoch will sich Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) mit ihren 27 Amtskollegen zu einem Sondergipfel in Brüssel treffen. Es geht dabei insbesondere um die Bekämpfung von Ursachen, um Hilfen für Nicht-EU-Länder mit Flüchtlingslagern und um die Sicherung der EU-Außengrenzen. (epd/mig 24)

 

 

 

 

Regierungserklärung der Kanzlerin. Flüchtlingspolitik als globale Herausforderung

 

Die Flüchtlingsfrage sei nicht allein eine deutsche Herausforderung, betonte die Kanzlerin in ihrer Regierungserklärung. "Je klarer diese Herausforderung national, europäisch und global gemeinsam angenommen wird, umso schneller wird sie erfolgreich gemeistert werden." Große Erwartungen liegen

auf der 2030-Agenda.

 

"Knapp 60 Millionen Flüchtlinge weltweit – es brauche nur diese eine Zahl, um zu verdeutlichen, dass wir es nicht allein mit einer deutschen Herausforderung, auch nicht allein mit einer europäischen, sondern mit einer globalen Herausforderung zu tun haben, zu deren Bewältigung jede Region, jedes Land, jede politische Ebene, jede Institution ihren Teil beizutragen hat", sagte

Bundeskanzlerin Angela Merkel in ihrer Regierungserklärung vor dem Deutschen Bundestag.

Die Bewältigung dieser Herausforderung könne nur gelingen durch die Bekämpfung der Fluchtursachen, den Schutz der Außengrenzen, menschenwürdige Lebensbedingungen in den Flüchtlingslagern, deutlich

schnellere Asylverfahren, die Rückführung derjenigen, die keine Bleibeperspektive haben, und die Integration der tatsächlich Schutzbedürftigen.

Beim Flüchtlingsgipfel von Bund und Ländern würden weitere Beschlüsse zur nationalen Bewältigung der Flüchtlingsfragen gefasst. Insbesondere werde es um die finanzielle Unterstützung der Kommunen durch den Bund gehen.

Dank an Helfer bei Flüchtlingsaufnahme

Die Bundeskanzlerin dankte den vielen Menschen, die bei der Bewältigung der Flüchtlingsaufnahme mithelfen. Neben den ehrenamtlichen Helfern gelte der Dank auch den Mitarbeiterinnen und Mitarbeitern der öffentlichen Verwaltung. "Polizeikräfte, Bundeswehr, THW und Deutschen Bahn geben

immer wieder alles, um auch in schwieriger Lage reibungslose Abläufe sicherzustellen", so die Bundeskanzlerin. "Dies gilt auch für die Bewältigung der temporären Grenzkontrollen, die wir im Augenblick durchführen."

Menschen integrieren

Es gehe aber auch um die längerfristigen Aufgaben, insbesondere um die Integration der Menschen, die längerfristig bei uns bleiben werden. "Dazu gehört, dass wir von ihnen erwarten, die Regeln und Werte zu respektieren, die unsere Verfassung vorgibt und sich auf dieser Grundlage zu integrieren", sagte Merkel. Dazu gehöre insbesondere das Erlernen der deutschen Sprache.

Um denjenigen, die vor Krieg geflohen sind, tatsächlich helfen zu können, sei es unerlässlich, Asylverfahren deutlich zu beschleunigen. Rückführungen müssten konsequenter durchgesetzt werden.

Europa muss Bewährungsprobe bestehen

Von dem informellen Treffen der Staats- und Regierungschefs am 23. September ging ein Signal der Einigkeit aus, so Bundeskanzlerin Merkel. Alle Teilnehmer des Sondergipfels hätten die gesamteuropäische Dimension der Krise anerkannt und den Willen bekräftigt, "gemeinsam und engagiert an tragfähigen Lösungen zu arbeiten".

Denn die Europäische Union bilde eine "Werte-, Rechte- und Verantwortungsgemeinschaft". Deshalb müssten in Europa die Mindeststandards bei der Unterbringung und Versorgung der Flüchtlinge und in den Asylverfahren eingehalten werden. "Unser Umgang mit der aktuellen Krise wird unseren Kontinent auf lange Sicht prägen", so die Bundeskanzlerin.

Die Kanzlerin würdigte den Beschluss der EU-Innenminister, 120.000 Flüchtlinge aus besonders belasteten EU-Staaten auf alle Mitgliedsländer zu verteilen. Sie betonte aber auch, Europa brauche nicht nur eine punktuelle Umverteilung, sondern vielmehr ein dauerhaftes Verfahren für eine faire Verteilung von Flüchtlingen. Der Vorschlag der Europäischen Kommission sei ein erster Schritt.

Dieser habe viel Arbeit erfordert. "Ich möchte Innenminister de Maizière ganz herzlich für die geleistete Arbeit danken", so die Kanzlerin.

Bekämpfung der Fluchtursachen

Die Bundeskanzlerin wies auf die notwendige Unterstützung der Krisen- und Transitländer und die dringende Hilfe für die Menschen vor Ort hin. Sie betonte, dass die Bekämpfung der Fluchtursachen nur mit den USA, Russland und anderen Partnern gelingen könne.

Die EU stelle mindestens eine Milliarde Euro bereit, um damit maßgeblich das

UN-Welternährungsprogramm und weitere internationale Hilfsprogramme zu unterstützen. Die Bundeskanzlerin bekräftigte, dass auch Deutschland hier seinen Beitrag leisten werde.

Vordringlich ist nach den Worten der Kanzlerin die Sicherung der EU-Außengrenzen. Das sei nur mit der schnellen Gründung von Aufnahmezentren – auch "Hotspots" genannt – möglich. Diese würden bis Ende November in Griechenland und Italien eingerichtet.

Einigkeit habe bei den Staats- und Regierungschefs der EU auch über eine verstärkte Zusammenarbeit mit der Türkei bestanden. Eine Lösung der Flüchtlingskrise und der Sicherung der EU-Außengrenzen könne es nur geben, wenn man die Türkei einbinde.

2030-Agenda für nachhaltige Entwicklung

An diesem Wochenende werden die Vereinten Nationen in New York die 2030-Agenda für nachhaltige Entwicklung verabschieden. Merkel wies darauf hin, dass der Wandel zu einer nachhaltigen Gestaltung unserer Welt dringend erforderlich sei. Die Belastungsgrenzen unseres Planeten seien bereits weit überschritten.

Globaler Plan zur Verringerung von Fluchtursachen

"Langfristige Erfolge werden wir nur haben, wenn wir globale Herausforderungen wie Ernährungssicherung, Gesundheit, Bildung oder Menschenrechte in all ihrer Komplexität annehmen und angehen. Wenn wir die wirtschaftlichen, sozialen und ökologischen Aspekte gleichermaßen im Auge behalten und in Ausgleich bringen", sagte Merkel.

Die Flüchtlingskrise zeige wie kein anderes Thema, wie notwendig der in dieser Agenda gewählte Ansatz ist. Die 2030-Agenda für nachhaltige Entwicklung kann als ein globaler Plan zur Verringerung von Fluchtursachen gelesen werden.

Merkel erläutert weiter: "Was wir in den kommenden Jahren erreichen wollen, das legt das Herzstück der 2030-Agenda fest: 17 konkrete Ziele mit 169 Unterzielen - die sogenannten Sustainable Development Goals, die die Weltgemeinschaft bis zum Jahre 2030 umsetzen will".

 

Deutschland wird seine Klimafinanzierung bis 2020 verdoppeln

Auf internationaler Ebene soll im Dezember in Paris ein umfassendes und verbindliches Klimaabkommen erreicht werden. "Vom Paris-Gipfel muss - anknüpfend an die G7-Beschlüsse von Elmau - das klare Signal einer zukünftigen Dekarbonisierung unserer Wirtschaft zur Einhaltung der "Zwei-Grad-Leitplanke" ausgehen", so Merkel. Dafür müssten sich alle Staaten verpflichten,

entsprechende nationale und internationale Maßnahmen umzusetzen.

Für uns Industrieländer bedeute dies darüber hinaus, dass "wir die bis 2009 gegebene Zusage zur Mobilisierung von jährlich 100 Milliarden US-Dollar aus verschiedenen Quellen ab 2020 für Klimafinanzierung in Entwicklungsländern glaubwürdig darlegen müssen", sagte die Bundeskanzlerin.

Deutschland wird seine Klimafinanzierung bis 2020 gegenüber 2014 zu verdoppeln.

Deutschland erhöht Etat für Entwicklungshilfe massiv

Zur Zielerreichung gehören auch die notwendigen finanziellen Ressourcen. "Deutschland steht zu der Verpflichtung, wir werden Milliarden mehr für Entwicklungshilfe ausgeben. Die staatliche Unterstützung ist aber nur ein Teil – elementar sind private Investitionen zur Entwicklung der Volkswirtschaften. Diese Investitionen zu ermöglichen, privates Engagement zu fördern, das muss ein Hauptaugenmerk unserer Politik sein," so Merkel.

Weiterentwicklung der nationalen Nachhaltigkeitsstrategie

Die nationale Nachhaltigkeitsstrategie, seit 2002 Leitfaden für die deutschen

Nachhaltigkeitsanstrengungen, werde bis Herbst 2016 in allen Aspekten überprüft und weiterentwickelt, so die Kanzlerin. Die Strategie sei ein wesentlicher Rahmen für die Umsetzung der Sustainable Development Goals. Sie werde darlegen, wo die nationalen Ziele im Lichte der globalen Nachhaltigkeitsziele anzupassen sind.

Die Bundesregierung setzt bei der Umsetzung der Nachhaltigkeitsagenda auch auf Partner in der Zivilgesellschaft, Wirtschaft, Wissenschaft, Länder und Kommunen. Alle seien gefragt, eigene ehrgeizige Beiträge zu definieren, die zur Verwirklichung der Agenda beitragen. Pib 24

 

 

 

 

 

Mogherini kündigt baldigen Start von Militäreinsatz gegen Schlepper an

 

Regelmäßig sterben Flüchtlinge bei Unglücken  auf dem Mittelmeer. Um kriminelle  Schleuser künftig wirksamer zu bekämpfen, will  die EU nun bald mit einem ausgeweiteten  Militäreinsatz  gegen Schlepper vorgehen. In Deutschland muss  wegen der Beteiligung der Bundeswehr noch der Bundestag zustimmen. 

Die Ausweitung des Militäreinsatzes gegen Schlepper im Mittelmeer soll nach Angaben der EU-Außenbeauftragten Federica Mogherini in knapp zwei Wochen in die Tat umgesetzt werden.

Die zweite Phase der Mission werde am 7. Oktober beginnen, sagte Mogherini am Donnerstag bei einem Besuch des Hauptquartiers der Mission in Rom. Dann sollen Schiffe von Schleusern auf hoher See aufgebracht, gegebenenfalls zerstört und Schleuser festgenommen werden. Vor dem Beginn des erweiterten Einsatzes muss wegen der Beteiligung der Bundeswehr noch der Bundestag zustimmen.

Nach dem Tod von rund 700 Flüchtlingen bei einem Schiffsunglück vor der libyschen Küste hatte die EU im Mai einen Drei-Stufen-Plan zur Bekämpfung krimineller Schleuser beschlossen. Derzeit läuft die erste Phase, in der zunächst Informationen über die Schleppernetzwerke gesammelt wurden  - dabei beteiligt sich Deutschland mit zwei Schiffen. Nach bisherigen militärischen Planungen will die EU im ausgeweiteten Kampf gegen die Schleuser sieben Kriegsschiffe, einen Flugzeugträger als Befehlszentrale sowie U-Boote, Drohnen, Hubschrauber und Flugzeuge einsetzen. Deutschland will sich weiter mit zwei Schiffen beteiligen.

In libyschen Hoheitsgewässern werden die Marineeinheiten auch in der ausgeweiteten Phase nicht eingesetzt. Dazu wäre ein UN-Mandat nötig, auf das die Europäer seit Monaten vergeblich hoffen. Der Bundestag soll Anfang Oktober über den erweiterten Einsatz befinden.  EA/AFP/nsa, 25

 

 

 

 

Bund und Länder einigen sich auf Maßnahmen. Flucht und Asyl

 

Die Bundesregierung und die Regierungschefs der Länder haben eine Reihe von Beschlüssen zur Flüchtlingspolitik gefasst. Dabei geht es unter anderem um die Unterstützung der Kommunen und die Frage der "sicheren Herkunftsländer". Alle Teilnehmer waren sich einig, dass vor allem die Fluchtursachen bekämpft werden müssen.

"Wir allein in Deutschland können die Herausforderung die Flüchtlingsprobleme nicht lösen." betonte Merkel. Sie forderte erneut Solidarität in Europa ein. Die Bundesregierung und die Länderchefs sind sich einig, dass vor allem die Fluchtursachen bekämpft werden müssen.

"Wir haben uns auf sichere Herkunftsländer geeinigt", sagte die Bundeskanzlerin. Albanien,

Kosovo und Montenegro sollen zu sicheren Herkunftsstaaten erklärt werden. Aussichtslose Asylanträge von Antragstellern aus diesen Staaten können schneller bearbeitet werden.

"Wir brauchen eine faire Verteilung der Lasten", sagte Merkel. Der Bund beteiligt sich strukturell, dauerhaft und dynamisch an den Kosten, die bei der Aufnahme der Asylbewerber und Flüchtlinge entstehen. Künftig unterstützt der Bund die Länder mit einer Pauschale von 670 Euro pro Flüchtling und Monat.

Die Bundesregierung geht davon aus, dass in diesem Jahr 800.000 Menschen Asyl-Anträge in Deutschland stellen. Innerhalb der Europäischen Union nimmt Deutschland heute mit großem Abstand die meisten Asylbewerber auf. Alle europäischen Staaten müssen ihrer Verantwortung

gerecht werden. In Italien und Griechenland sollen rasch Aufnahmezentren für Flüchtlinge eingerichtet werden. Für die Registrierung, Unterbringung und Gesundheitsvorsorge soll es einheitliche Standards geben.

Wir können die Not von Bürgerkriegen und vergleichbaren humanitären Katastrophen nicht hier in Deutschland lösen. Deshalb ist es nach wie vor notwendig, die Hilfe vor Ort zu verstärken.

Wichtig ist, dass die Menschen insbesondere in Nordafrika rasch auf eine bessere

Lebensperspektive vertrauen können. Deutschland hilft dabei bilateral und gemeinsam mit den anderen EU-Staaten. Der Schwerpunkt der deutschen Flüchtlingshilfe liegt in der Hilfe vor Ort, vor allem, indem Fluchtursachen bekämpft und die Aufnahmeregionen unterstützt werden. Pib 25

 

 

 

 

EU-Staaten entzweien sich in der Flüchtlingskrise

 

"Europa ist geteilt, aber wir befinden uns in einer Notsituation", sagt der luxemburgische Außen- und Migrationsminister Jean Asselborn. [European Union]

Die Diskussion über den Umgang mit der Flüchtlingskrise hat neue Brüche in der EU offenbart. Bei dem Sondertreffen der EU-Innenminister am Dienstag verweigerten Tschechien, Rumänien, die Slowakei und Ungarn eine gemeinsame Regelung zur Verteilung von 120.000 Flüchtlingen aus den stärksten betroffenen Staaten.

Gegen den Willen von vier osteuropäischen Ländern beschlossen die Innenminister am Dienstag in Brüssel die Umsiedlung der Menschen mit Aussicht auf Asyl, die vornehmlich in Griechenland und Italien angekommen sind. "Europa ist geteilt, aber wir befinden uns in einer Notsituation", rechtfertigte der luxemburgische Außen- und Migrationsminister Jean Asselborn die ungewöhnliche Abstimmung im EU-Rat mit qualifizierter Mehrheit. Wenn es keinen Beschluss gegeben hätte, wäre Europa noch mehr entzweit worden, sagte Asselborn, dessen Land derzeit die EU-Ratspräsidentschaft ausübt. "Wir hätten eine einstimmige Entscheidung vorgezogen."

Gegen den Ministerbeschluss stimmten Tschechien, die Slowakei, Ungarn und Rumänien. Der slowakische Ministerpräsident Robert Fico drohte damit, dass es eine verpflichtende Verteilung von Flüchtlingen in der Slowakei während seiner Regierungszeit nicht geben werde. Der tschechische Innenminister Milan Chovanec twitterte nach der Abstimmung in Brüssel: "Wir werden bald erkennen, dass der Kaiser keine Kleider hat. Der gesunde Menschenverstand ist heute verloren gegangen." Die osteuropäischen Länder sperren sich vor allem gegen Vorgaben, wie viele Flüchtlinge sie aufnehmen sollen. Im Ratsbeschluss verzichteten die EU-Minister nach Angaben Asselborns allerdings auf das Reizwort einer verpflichtenden Quote. Der Luxemburger kündigte an, dass die Frage nach einer permanenten Verteilung später erörtert werden soll. Am Mittwoch beraten die Staats- und Regierungchefs in Brüssel über die Flüchtlingskrise.

Insgesamt sollen zunächst 160.000 Flüchtlingen in der EU umgesiedelt werden. Über die Verteilung von 40.000 Menschen hatten sich die EU-Staaten schon zuvor geeinigt. In der Zahl von 120.000 Flüchtlingen ist auch eine mögliche Umverteilung von 54.000 Personen aus anderen Staaten als Italien und Griechenland vorgesehen, wenn in jenen Ländern besonders viele Flüchtlinge ankommen. Diesen Mechanismus könne auch Deutschland in Anspruch nehmen, sagte Bundesinnenminister Thomas de Maiziere. "Ob wir das tun, ist eine andere Frage." Die angedachte Option, dass sich Länder von der Aufnahme von Flüchtlingen freikaufen können, sei vom Tisch. "Es kann kein Geschäft geben: Geld gegen Flüchtlinge", sagte de Maiziere.

Vor der Sitzung in Brüssel hatte Bundeskanzlerin Angela Merkel ein einheitlicheres Vorgehen in der EU gefordert. Der gesamte "Flüchtlingsprozess" laufe im Augenblick "sehr ungeordnet" ab, sagte sie in Berlin. Notwendig seien "Signale der Ordnung", wozu etwa der Schutz der EU-Außengrenzen gehöre.

Bei dem Treffen am Mittwoch werde es vor allem um die Lage in Syrien, größere Hilfen für die Anrainerstaaten und einen intensiveren Dialog mit der Türkei gehen, sagte Merkel. Dies sei wichtig, um die Fluchtursachen zu bekämpfen. Vordringlich sei zudem der Bau der geplanten Aufnahme- und Verteilzentren in Italien und Griechenland. So lange es diese Hotspots nicht gebe, könne es auch keine Verteilung der Flüchtlinge geben.

Nach Einschätzung des UN-Flüchtlingshilfswerk UNHCR geht das Vorhaben der EU-Kommission, 120.000 Hilfesuchende in Europa aufzunehmen, längst nicht weit genug.

Am Montag passierten 4.300 Migranten die deutsch-österreichische Grenze, wie die Bundespolizei mitteilte. Am Dienstagnachmittag schätzte sie die Zahl der Flüchtlinge vor dem Grenzübergang Freilassing auf deutlich mehr als 1.000. Auf österreichischer Seite warteten bis zu 1200 Menschen auf die Einreise. In Freilassing wurden zudem zwei Sonderzüge mit Flüchtlingen aus Salzburg erwartet. Der reguläre Zugverkehr zwischen Salzburg und München bleibt nach Angaben der österreichischen Bahn bis zum 4. Oktober gesperrt. Auch in Österreich kamen wieder Tausende aus Ungarn an. Am Montag hatten fast 10.000 den Grenzort Nickelsdorf im Burgenland erreicht. EA/AFP/rtr/dto 23

 

 

 

 

 

EU-Innenministerrat in Brüssel. 120.000 Flüchtlinge werden in Europa verteilt

 

Der Rat der europäischen Innenminister ist mit klarem Ergebnis zu Ende gegangen: 120.000 Asylsuchende vor allem aus Italien und Griechenland werden in der EU verteilt. Die Entscheidung ist nicht einstimmig gefallen, aber mit deutlicher Mehrheit.

 

Von den Flüchtlingsströmen besonders betroffene Länder können nun entlastet werden. Im Rahmen einer Notumsiedlung sollen 120.000 Flüchtlinge auf andere EU-Länder verteilt werden.

Betroffene Länder können Umverteilung beantragen

Die Innenminister einigten sich darauf, dass 54.000 der 120.000 Flüchtlinge auch aus anderen Ländern als Griechenland und Italien kommen können, wenn diese Länder das beantragen. Auch Deutschland ist damit die Möglichkeit eröffnet, Flüchtlinge in andere EU-Staaten umzuverteilen.Die Mitgliedstaaten übernehmen jeweils einen bestimmten Anteil von Asylsuchenden. Auf Deutschland

würden von den 120.000 Asylsuchenden knapp über 30.000 Personen entfallen, so Bundesinnenminister Thomas de Maizière nach der Sitzung. Gleichzeitig kann Deutschland auch einen Antrag auf Umverteilung stellen.

Nicht einstimmig, aber mit klarer Mehrheit

Die Entscheidung konnte nicht einstimmig getroffen werden. Mehrere Staaten stimmten gegen den Kompromiss, obwohl eine einvernehmliche Entscheidung angestrebt worden war. Der Rat der EU konnte in diesem Fall mit qualifizierter Mehrheit entscheiden.

Die Europäische Kommission stützt sich bei ihrem Vorschlag zur Umsiedlung von 120.000 Flüchtlingen auf die Notfallklausel nach Artikel 78 Absatz 3 des Vertrags über die Arbeitsweise der Europäischen Union. Danach entscheidet der Rat der EU (also die Mitgliedstaaten) mit qualifizierter Mehrheit.

Qualifizierte Mehrheit bedeutet, dass mindestens 55 Prozent der Mitgliedstaaten, die mindestens 65 Prozent der EU-Bevölkerung vertreten, zustimmen müssen.

Nur Baustein zur Lösung des Flüchtlingsthemas

Der Bundesinnenminister betonte nach der Sitzung in einem gemeinsamen Statement mit seinem französischen Amtskollegen Bernard Cazeneuve, Deutschland werde den entsprechenden Anteil an den 120.000 Flüchtlingen aufnehmen: "Das tun wir aus Solidarität und Verantwortung, aber auch aus

eigenem Interesse." In einer Notsituation könnte auch Deutschland einen Antrag auf Umverteilung stellen. Dies wäre eine "zusätzliche Entlastung".

Was beschlossen worden sei, sei "ein wichtiger Baustein, aber nicht mehr", stellte de Maizière klar. "Grundsätzliche Lösungen" seien gefragt, so Hilfe für die Länder mit Flüchtlingslagern, die Rückführung von nicht schutzbedürftigen Personen und die Vermeidung von Sekundärmigration. De Maizière: "Wir stellen uns unserer humanitärer Verantwortung, aber auch die Aufnahmefähigkeit

Europas hat Grenzen."

Informeller Europäischer Rat am Mittwoch

Parallel zum EU-Innenministerrat hat Präsident Donald Tusk eine außerordentliche informelle Tagung der Staats- und Regierungschefs für den morgigen Mittwoch zur Erörterung des Gesamtkonzepts für die Krise einberufen. Im Mittelpunkt stehen Themen wie die Zusammenarbeit mit den Ländern des

westlichen Balkans, der Türkei und den Nachbarländern Syriens und die Finanzhilfe für den Hohen Flüchtlingskommissar der Vereinten Nationen und das Welternährungsprogramm. pib 23

 

 

 

 

 

 

Asylrecht: EU-Kommission leitet Vertragsverletzungsverfahren gegen Deutschland ein

 

Kurz vor dem Sondergipfel zur Flüchtlingskrise wird die EU-Kommission 40 Vertragsverletzungsverfahren gegen Deutschland und 18 weitere EU-Länder einleiten. Der Grund: Verstöße gegen EU-Regeln zur Asylpolitik.

Den Ländern werde vorgeworfen, die bestehende europäische Asylgesetzgebung bisher nicht ausreichend umgesetzt zu haben, berichtete die "Welt" unter Berufung auf hohe, informierte EU-Kreise. Betroffen von den für Mittwochmorgen geplanten Maßnahmen seien neben Deutschland unter anderem auch Frankreich, Italien, Österreich, Spanien, die Niederlande und Ungarn.

Dänemark, Irland und Großbritannien seien dagegen ausgenommen, weil sie an der EU-Asylgesetzgebung nicht teilnehmen, schrieb die "Welt". Konkret wirft Brüssel demnach den Mitgliedstaaten vor, die bestehenden europäischen Gesetze zur Anerkennung von Flüchtlingen (RL 2011/95/EU), über die Mindestnormen für Asylverfahren (RL 2013/32/EU) und über die Aufnahmebedingungen von Asylbewerbern (RL 2013/33/EU) nicht in nationales Recht umgesetzt zu haben.

Es nütze "nichts, bei Gipfeltreffen über neue Regeln in der Migrationspolitik zu beraten, wenn die bestehende Gesetzgebung nur völlig unzureichend eingehalten wird", hieß es laut "Welt" in hohen EU-Kreisen. Verantwortung und Solidarität müssten "in der Asylpolitik Hand in Hand gehen".

Als erste Maßnahme werden die betreffenden Staaten dem Bericht zufolge ein Mahnschreiben von der EU-Kommission erhalten. Sie hätten dann zwei Monate Zeit, darauf zu antworten. Sollten die EU-Länder die bestehende europäische Asylgesetzgebung dann immer noch nicht ordnungsgemäß umsetzen, drohe ihnen eine Anklage vor dem Europäischen Gerichtshof.

Europa sieht sich derzeit mit der schwersten Flüchtlingskrise seit dem Ende des Zweiten Weltkriegs konfrontiert. Am Mittwoch kommen die Staats- und Regierungschefs der EU zu einem Gipfel zusammen. Dieser soll sich nach den Plänen von Ratspräsident Donald Tusk vor allem auf das Vorgehen gegen Fluchtursachen und Möglichkeiten zur besseren Sicherung der EU-Außengrenzen konzentrieren.  EurActiv.de | AFP 23

 

 

 

 

 

Frontex-Chef fordert von EU-Mitgliedern mehr Unterstützung

 

Angesichts der Flüchtlingskrise fordert der Chef der EU-Grenzschutzbehörde Frontex mehr Unterstützung seitens der EU-Mitgliedstaaten. Insbesondere mehr personelle Hilfe sei nötig, sagt Frontex-Chef Fabrice Leggeri.

Ein Appell aus Mitteleuropa zur Flüchtlingskrise

Die Ereignisse der vergangenen Monate hätten vor Augen geführt, "dass wir dringend zu einem einheitlichen europäischen Grenzmanagement finden müssen", sagte Fabrice Leggeri in einem Interview mit der  "Welt" und der spanischen Zeitung  "El País" für die  "Leading European Newspaper Alliance" (LENA).

"Was ich mit Sicherheit sagen kann, ist, dass wir mehr personelle Unterstützung seitens der Länder brauchen  - Leute, die wir vor Ort einsetzen können, und die brauchen wir jetzt", sagte Leggeri. Gegenwärtig verfüge Frontex über 65 Gastkontrolleure, die die Mitgliedsstaaten jeweils für sechs Monate an die Behörde ausleihen. "Mein Vorschlag wäre, dass die Frist auf ein Jahr verlängert wird. Das würde unsere Flexibilität schon deutlich erhöhen", sagte der Frontex-Chef.

Frontex will die systematische Erfassung der nach Europa strömenden Flüchtlinge demnach verbessern. Gemeinsam mit dem Europäischen Unterstützungsbüro für Asylfragen  (EASO) und der EU-Agentur für die Koordination von IT-Systemen für einen sicheren Datenaustausch  (EU-LISA) arbeite seine Behörde derzeit an der Entwicklung einer neuen Technologie für die Registrierung von Migranten und Flüchtlingen, sagte Leggeri. Das neue System solle kompatibel sein mit den Systemen in den EU-Staaten.

"Meine Vision ist, dass Frontex künftig ein ganzes Registrierungspaket anbieten kann  - die Technologie, die nötigen Geräte und auch diejenigen, die die Geräte bedienen", sagte Leggeri in dem Interview. Eine geordnete Registrierung an den europäischen Außengrenzen sei schließlich auch die notwendige Basis, um künftig die Flüchtlinge im Falle einer Einigung auf EU-Quoten systematisch auf die Mitgliedstaaten verteilen zu können.

Leggeri betonte, dass ein gutes Grenzmanagement aus seiner Sicht nur ein Baustein sein könne in einer großen Strategie für die Bewältigung der gegenwärtigen Flüchtlingskrise. Unter anderem müsse auch der europaweite Kampf gegen Schleuser und gegen das organisierte Verbrechen verbessert werden.

Laut Frontex ist ein Abschwächen des Flüchtlingsandrangs Richtung Europa vorerst nicht zu erwarten. "Die Geschwindigkeit und Dynamik des Flüchtlingszustroms bleibt weiterhin außergewöhnlich hoch", sagte der Frontex-Chef. Laut den Risikoanalysten der Behörde werden in den nächsten Wochen vor allem Familien mit Kindern jede Chance nutzen, um nach Europa zu kommen, bevor der Wintereinbruch eine Überfahrt noch riskanter macht. Den Schätzungen zufolge warteten allein an der türkischen Westküste derzeit bis zu 500.000 Flüchtlinge darauf, die Überfahrt nach Griechenland anzugehen.

Europa sieht sich derzeit mit der schwersten Flüchtlingskrise seit dem Ende des Zweiten Weltkriegs konfrontiert. Pläne der EU-Kommission für verpflichtende Quoten zur Verteilung der Flüchtlinge auf die Mitgliedstaaten scheiterten bislang insbesondere am Widerstand osteuropäischer Länder. Viele Flüchtlinge versuchen aus Afrika über das Mittelmeer nach Europa zu gelangen. Bei der gefährlichen Überfahrt kommen immer wieder Menschen ums Leben.  EA/AFP, 21

 

 

 

 

 

Das europäische Asylsystem scheitert. Fünf Vorschläge, wie die Flüchtlingskrise zu meistern ist.

 

Zäune, Schlagstöcke, Zurückweisung von Flüchtlingen – was sich derzeit an den europäischen Grenzen anspielt, ist der Geschichte und den Werten Europas unwürdig. Die Innenminister und Staats- und Regierungschefs der Mitgliedsstaaten müssen in dieser Woche zu kohärenten und geordneten Verfahren zurückfinden. Für Deutschland erwarten wir 2015 nunmehr einen Anstieg der Asylbewerberzahlen auf 800 000. Das stellt zweifellos eine große Herausforderung für alle dar, die haupt- oder ehrenamtlich mit dem Thema befasst sind. Es geht um Unterkünfte, Verfahren, Betreuung und immer begleitend dazu um eine Integration in unsere Aufnahmegesellschaft über Spracherwerb, Vereine, Arbeit. Fünf flüchtlingspolitische Empfehlungen:

Dublin-Reform vorziehen

Die überwiegende Zahl der Asylsuchenden kommt über andere europäische Staaten zu uns. Zum Teil wurden sie dort bereits registriert, zum Teil nicht einmal. Dass nur neun Länder der EU 90 Prozent der Flüchtlinge aufnehmen – Deutschland in absoluten Zahlen die meisten – hat nicht nur etwas mit fehlender Solidarität der europäischen Staaten zu tun. Sondern auch mit den Flüchtlingen selbst, die ziemlich genau wissen, wo sie hinwollen und wohin eben nicht. Und unsere Gerichte geben ihnen vielfach Recht und verhindern Überstellungen etwa nach Griechenland, Italien oder Ungarn, weil die Verhältnisse dort den Anforderungen des europäischen Asylsystems nicht entsprechen. Wenn das Bundesamt für Migration und Flüchtlinge (BAMF) die Rücküberstellung von Syrern zu unseren Nachbarn nun kappt, ist das völlig konsequent, denn hoher Aufwand stand minimalen Erfolgen im gerade mal zweistelligen Prozentbereich entgegen. Die Personalkapazitäten sind für schnellere Entscheidungen also effizienter eingesetzt. Und wir, die wir gerade auch als Innenpolitiker gerne mit markigen Worten für Sicherheit und Ordnung, die verlässliche Anwendung unserer Gesetze und gesellschaftliche Spielregeln eintreten, müssen erkennen: Wenn Regeln keine Akzeptanz haben, lassen sie sich letztlich auch nicht durchsetzen. Zäune und Lager werden das nicht verhindern und werfen noch dazu ein schmähliches Bild auf einen Kontinent, dessen Werte maßgeblich auf Christentum und Aufklärung fußen. Das europäische Asylsystem scheitert. An fehlendem Gleichklang in Europa, an fehlender Solidarität, an fehlenden alternativen Zugangswegen – sei es aus Bürgerkriegen oder für die Aufnahme von Arbeit – oder an der schieren Dimension der Wanderung. Die für 2016 vorgesehene Evaluation des Dublin-Verfahrens muss also dringend vorgezogen werden.

Und, mehr als eine Evaluation braucht es eine Reform, die der Lage angemessen ist. Kooperation macht immer dort Sinn, wo Lösungen von einzelnen alleine nicht ausreichen oder schwerer als gemeinsam erreicht werden können. Migration und Flucht sind kein deutsches oder niederländisches Problem, sondern ein europäisches. In Europa liegt der Schlüssel – für Hilfe und Zusammenarbeit mit den Herkunftsländern, für die Bekämpfung von Schleppern und Menschenhändlern, am Ende der Kette auch für die gerechtere Verteilung der Flüchtlinge. Vor allem müssen die Fluchtursachen, Kriege, Not, Perspektivlosigkeit, entschiedener und mit erheblichen Finanzmitteln bekämpft werden, und nicht die Flüchtlinge. Es geht um die Versorgung und Betreuung in den Flüchtlingslagern der Krisenregionen, um die Stabilisierung von Herkunfts- und Transitländern, die Festigung von Staatlichkeit und den Aufbau institutioneller Strukturen und vor allem um Konfliktlösung.

Zuwanderung als Chance begreifen

Vielfach heißt es, Flucht und Einwanderung müsse man auseinanderhalten. Und natürlich muss und kann differenziert werden. Nach Ursachen, nach Rechtstiteln, nach Zielstellungen. Aber am Ende des Tages geht es um Menschen, die zu uns kommen. Wir sollten nicht wie in den 1960er und 1970er Jahren dem Irrglauben nachhängen, sie würden bald wieder gehen. Also geht es um Integration, oder besser: Zusammenleben in einer bunter werdenden Welt. Das werden auch die Staaten lernen müssen, in denen heute noch über Homogenität schwadroniert wird. Es mag ja sein: Im Sandkasten lernen wir, dass zählt, wer zuerst da ist. Aber irgendwann weitet sich hoffentlich der Horizont und man begreift die anderen Kinder nicht nur als mögliche Konkurrenten, sondern auch als mögliche Kameraden. So geht es heute um unsere künftigen Kollegen, Nachbarn, Freunde. Und die benötigen wir ja sogar, denn der Kontinent altert und schrumpft. Für künftigen Wohlstand und Steuern, gegen den Fachkräftemangel brauchen wir Zuwanderung. Jetzt müssen wir sie so gestalten, dass sich die mit ihr verbundenen Hoffnungen auch einlösen lassen.

Spurwechsel angehen

Für Deutschland bedeutet das, die Trennung zwischen humanitärer und arbeitsmarktbezogener Einwanderung zu überwinden. Wir brauchen alternative Zugangswege, insbesondere für nicht-akademische Berufe. Es macht keinen Sinn, Menschen mit guten Deutschkenntnissen und nachgefragten Qualifikationen durch das Asylverfahren zu jagen. Selbst für abgelehnte Asylbewerber kann es in einem begrenzten Umfang und an strenge Kriterien wie Sprachkompetenzen, Qualifikationsprofil, Integrationsprognosen gebunden eine Aufenthaltserlaubnis zum Zweck der Arbeit geben. Der Arbeitsmarktzugang für Asylbewerber und Geduldete wurde zwischenzeitlich nach drei Monaten eröffnet, die Vorrangprüfung nach 15, für bestimmte Berufe nach drei Monaten, abgeschafft. Diese Hürden sind absehbar weiter zu hoch und zu bürokratisch. An eine Evaluation muss sich noch im Herbst eine Überarbeitung dieser Regelungen anschließen.

Mehr Kontingente und neue Verantwortungsteilung für bessere Verfahren

Angesichts der Dimension der Katastrophe in Syrien und dem Irak und der Mühen der Nachbarstaaten Syriens wie beispielsweise der Türkei sind die Anstrengungen Europas blamabel und auch Deutschlands noch vergleichsweise dürftig. Statt die Flüchtlinge den Schleppern in die Hände zu treiben, braucht es ein europäisches Kontingent, in einer ersten Größenordnung von 100.000, außerhalb des Asylverfahrens. Denn lange Verfahrensdauern sind für alle eine Belastung.

Seit 2008 wächst die Zahl der unerledigten Asylanträge ununterbrochen, obwohl es vor 2013 im Vergleich zu heute kaum Flüchtlinge gab. Dreh-und Angelpunkt ist das BAMF. Offensichtlich reichen die zur Verfügung gestellten Ressourcen nicht aus, die Zielstellungen des Koalitionsvertrags zu erfüllen. Gleichzeitig fehlen aber klare Aussagen, welcher Ressourcen und Maßnahmen es denn bedarf. Kein Vorstand eines Unternehmens würde eine solche fortgesetzte Zielverfehlung dauerhaft hinnehmen, während offensichtlich Doppelarbeiten zwischen BAMF und Bundesländern beispielsweise bei der Registrierung stattfinden und die vor uns liegenden Probleme ja gerade keine Erleichterung versprechen - ganz im Gegenteil. Die Frage einer Verantwortungsteilung ist nicht nur eine finanzielle. Die Zuständigkeit für die Asylverfahren sollte inklusive Erstaufnahme für die Zeit bis zum Entscheid der Verfahren auf den Bund übertragen werden. Die Fragen von Integration und Zusammenleben wären die zentrale Aufgabe für Länder, Kommunen und Zivilgesellschaft.

Gesellschaftliche Akzeptanz sichern

Die Bevölkerung zeigt eine Hilfsbereitschaft, die anrührt und für die man nur dankbar sein kann. Gleichzeitig sind da viele Fragen: Wie geht es weiter, was kann getan werden, was ist in einem, was in zwei, drei Jahren? Willy Brandt forderte einst mehr Demokratie zu wagen, um die Menschen zur Mitverantwortung und Mitleidenschaft zu gewinnen. Heute beweisen die Menschen genau dies. Sie verdienen es, in die Überlegungen zur Migrationspolitik stärker eingebunden zu werden: Wieviel Zuwanderung braucht Deutschland? Wieviel humanitäres Engagement trauen wir uns zu? Was erwarten wir von denen, die zu uns kommen, was von anderen? Solche Fragen gilt es in einen öffentlichen Dialog zu überführen. Dieser muss relevante gesellschaftliche Gruppen, Experten und Laien einbinden. Seine Aufgaben sind transparente Faktenklärung, Zielbildentwicklung und Handlungsempfehlungen an die Politik. Und das Zusammenleben muss überall eingeübt werden, wo Menschen neu aufeinander treffen, im Wohnblock, im Dorf, in der Stadt. Angelehnt an das Projekt „Wiener Charta“ müssen wir ein Modell „Werte für gutes Zusammenleben“ entwickeln und umsetzen.  Lars Castellucci IPG 22

 

 

 

 

 

Zweite Chance für Tsipras

 

In Griechenland zeichnet sich nach einem überraschend klaren Wahlsieg von Alexis Tsipras eine zügige Regierungsbildung ab. Die bisherige Koalition der linken Syriza und der rechten "Unabhängigen Griechen" solle fortgeführt werden, erklärten beide Parteien noch am Wahlabend.

Tsipras sagte vor jubelnden Anhängern, seine Partei habe jetzt ein neues und klares Mandat für eine vierjährige Amtszeit. In Syriza-Kreisen hieß es, die Regierung solle binnen drei Tagen stehen. Zudem sollen die Vereinbarungen mit den europäischen Geldgebern eingehalten werden.

Die Syriza-Partei kommt nach Auszählung fast aller Stimmen auf 35,5 Prozent und  - inklusive der 50 Bonus-Sitze für die stärkste Fraktion  - auf 145 der 300 Sitze im Parlament. Die konservative Nea Dimokratia bekam 28,1 Prozent, was 75 Sitzen entspricht. Deren Chef räumte seine Wahlniederlage ein. Der wahrscheinliche Syriza-Koalitionspartner, die  "Unabhängigen Griechen", erhielt 3,7 Prozent der Stimmen und damit zehn Mandate. Um alleine regieren zu können, werden rund 38 Prozent der Stimmen benötigt. Drittstärkste Kraft ist die faschistische  "Goldene Morgenröte" mit sieben Prozent und 18 Sitzen. Insgesamt ziehen acht Parteien ins Parlament ein. Die Wahlbeteiligung lag bei 56,5 Prozent. Im Januar waren es noch 63,6 Prozent.

Ab Montagmorgen werde seine Partei Tsipras als Ministerpräsident eine Regierung bilden, kündigte der Chef der  "Unabhängigen Griechen", Panos Kammenos, an. Der Wahlsieg von Tsipras wäre damit deutlicher als erwartet. Umfragen hatten auf ein Kopf-an-Kopf-Rennen zwischen ihm und Meimarakis hingedeutet. Eine große Koalition hatte Tsipras im Wahlkampf ausgeschlossen.

Bei der Abstimmung zeigten sich die Griechen aber wahlmüde. Die Beteiligung lag Angaben vom Innenministerium zufolge nur bei 55,4 Prozent, nach 63,6 Prozent bei der letzten Wahl im Januar.

Tsipras hat lange mit der Euro-Zone und dem IWF um die Auflagen für ein drittes Hilfsprogramm gerungen und sich von der Wahl Rückenwind erhofft. Das Kalkül geht offenbar auf. Der als Spargegner angetretene Tsipras hatte erst unter dem Druck einer Staatspleite Reform-Zusagen gemacht, um weitere Hilfen von 86 Milliarden Euro zu erhalten. Anschließend war er zurückgetreten  - auch, um Gegner in den eigenen Reihen loszuwerden.

Griechenland hat derzeit nicht nur mit seinen Schulden und den zugesagten Reformen zu tun, sondern auch mit der Flüchtlingskrise. Es stünden harte Zeiten bevor, sagte Tsipras am Sonntagabend. Eine Besserung der Lage werde nicht durch Zauberei erreicht werden, wohl aber durch harte Arbeit. Die Vereinbarungen mit den Geldgebern würden umgesetzt und die Verhandlungen fortgeführt, hatte zuvor eine Parteisprecherin erklärt. Eurogruppen-Chef Jeroen Dijsselbloem gratulierte Tsipras und sagte, er wolle eng mit dem Land zusammenzuarbeiten und es bei seinen ehrgeizigen Reformvorhaben begleiten.

EurActiv/AFP/rtr, 21

 

 

 

 

 

Flächendeckende Versorgung für Sterbende braucht Qualität

 

Wiesbaden - „Das muss vordringliches, politisches und strukturelles Ziel bleiben“, so fordert die Bundesgemeinschaft Spezialisierter Ambulanter Palliativversorgung (BAG-SAPV). Schwerst kranke und sterbende Menschen und ihre Angehörigen müssen Sicherheit bekommen, dazu brauchen sie bedarfsgerechte und zielführend ausgebaute Hilfsangebote. Für dieses Ziel greift das geplante Hospiz- und Palliativgesetz zu kurz, so die BAG-SAPV.

Die BAG-SAPV fordert den Entwurf des Hospiz- und PalliativGesetzes (HPG) nachzubessern. Die geplanten Änderungen sind unzureichend, um für etwa 10 bis 15 Prozent der schwerstkranken und sterbenden Menschen – mit schwersten Verläufen und Bedarfen – die geplante Versorgung zu Hause zu gewährleisten.

Die allgemeine Palliativversorgung muss mit dem Fokus auf die hausärztliche Behandlung, besonders in Pflegeheimen und auf die Versorgung in Akutkrankenhäusern, weiterentwickelt werden. Auch Hausärzte müssen sterbende Menschen unterstützen können, dazu braucht es abgestufte Angebote. Ergänzend sollte dazu ein ambulanter Konsiliardienst überall erreichbar sein. Das kann ein SAPV-Team übernehmen.

Die SAPV muss als Teamleistung für schwer kranke und sterbende Menschen mit quälenden Symptomen kontinuierlich weiter entwickelt und ausgebaut werden. Für die spezialisierte Versorgung ist nicht nur die Fachexpertise von überwiegend in der Palliativversorgung Tätigen sowie deren „Rund-um-die-Uhr-“ Einsatzbereitschaft erforderlich, sondern auch der sofortige zeitintensive Zugriff auf die verschiedenen im Team vertretenen Berufe. Nur so sind neben den medizinischen auch die erforderlichen pflegerischen und psychosozialen Anteile der palliativen Versorgung rechtzeitig zu leisten. Hausärzte können dies bei komplexen Fällen allein kaum leisten, ohne ihre kassenärztlichen Verpflichtungen in der Allgemeinversorgung zu vernachlässigen.

Durch die im Hospiz- und Palliativgesetz geplanten Selektivverträge werden Patienten mit absehbar tödlich verlaufenden Erkrankungssituationen und kurzfristig schwankenden Therapiebedarfen vor allem in der Sterbephase betroffen und unterversorgt sein. Gerade sie benötigen eine besondere pflegerische und medizinische Versorgung durch multiprofessionelle Palliative-Care-Teams. Die BAG-SAPV befürchtet, dass mit Umsetzung des HPG in der jetzt vorgelegten Fassung die Versorgung der besonders schwer betroffenen Patienten hinter den mit dem GKV-WSG erreichten Status-Quo zurückfällt und sich erneut damit für Patienten sowie ihre Angehörige eine mit der Menschenwürde unvereinbare Unterversorgung entwickeln wird. GA 25

 

 

 

 

 

IIC-Köln. Vortrag und Ausstellung

 

Mittwoch, 30. September 2015, 19.00 Uhr, im Institut Italienischer Literaturkanon Vortrag von Dr. Ludger Scherer, Privatdozent für Romanistik an der Universität Bonn.

 

Ludger Scherer hat im Reclam-Verlag die Anthologie Letteratura italiana mit Texten von Franz von Assisi bis Paolo Giordano herausgegeben. Der Vortrag gibt einen Überblick über die Epochen, Autorinnen und Autoren, Themen und Darstellungsformen der italienischen Literatur von den Anfängen bis ins 21. Jahrhundert.

Ein besonderes Augenmerk liegt dabei auf der Problematik des Kanons, also derjenigen literarischen Werke, die aus dem großen Reichtum der italienischen Literatur für eine Anthologie ausgewählt werden können. Welche Kriterien es hier abzuwägen galt und worin die besonderen Schwierigkeiten der Kanondiskussion in Italien und Deutschland bestehen, soll im gegebenen Rahmen angesprochen werden.

Der Vortrag bildet den Auftakt zu den neuen "incontri letterari", die erstmals am 22. Oktober stattfinden. Eine Veranstaltung der Freunde des Italienischen Kulturinstituts Köln e.V. Eintritt frei.

 

5. Oktober 2015, 19.00 Uhr, im Institut Eröffnung der Ausstellung

Ap-punti su stoffa - Stich-punkte auf Stoff  Werke von Virginia Franceschi.

Ausstellungsdauer: 05.10. – 06.11.2015

Virginia Franceschi interpretiert zeitgemäß eines der ältesten künstlerischen Ausdrucksmittel: den Stoff. Die Künstlerin geht über die handwerkliche Dimension hinaus, die diesem Medium normalerweise zugeschrieben wird, kreuzt verschiedene Techniken wie Weberei, Näherei und Stickerei und behandelt Themen und Formen in einer absolut aktuellen Ausdrucksform.

Im 20. Jahrhundert hat die Anwendung von textiler Kunst in Italien berühmte Vorgänger, darunter Balla, De Pero und die Futuristen, Boetti, Burri und Capogrossi, Kounellis, Pistoletto und Pascali. Die Werke von Virginia Franceschi unterscheiden sich dennoch davon, weil sie alle Eigenschaften des Mediums verwertet, indem sie die innere Struktur des Stoffes mit dem ihn durchziehenden Faden wiederentdeckt und so jede seiner Dimensionen erforscht, von der materiellen bis zur chromatischen und ihn auch zu einer Art Koine des weiblichen Universums macht, das irgendwo zwischen Gegenwart und Vergangenheit verharrt und in dem afghanische Stickerinnen mit äthiopischen oder indianischen Frauen gemeinsam mit der Künstlerin einen Ort der Begegnung und des Dialogs finden.

Die von Maria Giovanna Sessa kuratierte Ausstellung dialogisiert auch mit der großen deutschen Textilkunst, die die historischen Avantgarden auf eindrucksvolle Weise praktiziert haben: Kirchner und die Expressionisten von Die Brücke, Der Blaue Reiter und später die Bauhaus-Bewegung und zwei so außergewöhnliche Handwebkünstlerinnen wie Gunta Stölzl und Anni Albers bis hin zu einer zeitgenössischen Persönlichkeit wie Joseph Beuys.

Öffnungszeiten: Mo – Fr 9–13 h u. 14–17 h.

Eintritt frei. Für die Eröffnung am 5. Oktobber bitten wir um unverbindliche Voranmeldung. Antworten Sie einfach auf diese Mail und geben Sie im Betreff die Personenzahl an. Iic/dip