WEBGIORNALE  21-27  SETTEMBRE  2015

 

Inhaltsverzeichnis

1.       "Quando i miei vennero in Germania". La storia dell’emigrazione raccontata dai figli 1

2.       Muro dell’Europa sull’immigrazione  1

3.       I deputati danno il via libera al trasferimento di ulteriori 120.000 richiedenti asilo nell'Unione europea  2

4.       Dieci punti per una risposta europea nella politica per i rifugiati 2

5.       Merkel spieghi come uscire dall’impasse  3

6.       Il Patto di Schengen. Confini e paradossi d’Europa  3

7.       Il 26 e 27 settembre il rinnovo del CGIE  3

8.       Il labirinto dell'Europa sui migranti e dell'Italia sul Senato  4

9.       Stranieri e diritti. Le libertà che l’Europa assicura  4

10.   Francoforte, via al Salone colossal tra supercar, showcar e grandi temi 5

11.   Berlino. Inaugurata in Ambasciata la mostra “Florenz Contemporary”  5

12.   Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco di Baviera e dintorni 6

13.   I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia  7

14.   All’ICC di Amburgo ciclo di Concerti 7

15.   ICC Francoforte. Iniziano le iscrizioni  ai corsi d’italiano  e ai  corsi tematici 8

16.   Speranze e realtà. Momenti di una nuova emigrazione italiana in Germania  8

17.   Ferrari 488 Spider e Alfa Giulia: a Francoforte brillano le italiane  8

18.   Angela Merkel, i suoi 10 anni (sempre più complicati) da cancelliera  9

19.   Noi e le guerre. Rimettere i piedi per terra  9

20.   Consegnata a Mattarella la dichiarazione "Più integrazione europea: la strada da percorrere"  9

21.   Migranti, ok Ue 40mila ricollocamenti da Italia-Grecia. Sì a uso della forza contro trafficanti 9

22.   Intervista ad Angela Argentino sulla Grecia e dintorni 9

23.   Immigrazione e terrorismo. Ue: sfide allargamento ai Balcani occidentali 10

24.   Scontri migranti-polizia in Ungheria, 300 arresti Ora i profughi cercano di entrare dalla Croazia  10

25.   Merkel, Alfano e Nicolini: sui migranti tre verità diverse  11

26.   Rifugiati: il 22 settembre la presentazione del Rapporto Protezione Internazionale  11

27.   Aria di cambiamenti 11

28.   Croazia al collasso: 6mila migranti in poche ore. Bruxelles si muove: nuovo vertice straordinario  11

29.   Gentiloni: "Troppa pressione su Italia e Germania, l'Europa ora si muova o si rischia il baratro"  11

30.   Quinta Svizzera al voto. Per le elezioni nazionali i partiti corteggiano gli elvetici all’estero  12

31.   Il presidente Grasso  tra i due fuochi di governo e opposizione  12

32.   Pensioni e fisco nella finanziaria anche per gli italiani all’estero?  12

33.   Immigrazione e cittadinanza alla Camera  13

34.   Quale futuro?  13

35.   Effetto Corbyn sul Pd. Riforme, settimana decisiva  13

36.   Ddl cittadinanza, presentati emendamenti dai deputati Pd della circoscrizione Estero  13

37.   Nissoli (PI): E’ ora di ridare la cittadinanza anche agli italiani che l’hanno perduta recandosi all’estero! 14

38.   L’interrogativo  14

39.   Pd Svizzera, riunione a Zurigo degli organismi dirigenti 14

40.   Intercettazioni, torna il rischio bavaglio  15

41.   Scuola, tutti in classe. Ma sarà davvero Buona?  15

42.   Arrivò in Italia su un barcone: oggi è sindaco di una città da 50mila abitanti in Albania  15

43.   L’altra via  16

44.   Zurigo. Condannato Antonio Giacchetta, l’ex direttore del patronato "INCA-CGIL Svizzera"  16

45.   Colosseo chiuso, il governo contro i sindacati 16

46.   A Milano l'82° Congresso internazionale intitolato “Alimentare la presenza dell'Italia nel pianeta”  16

47.   Roma. All'Università Europea, un master in "comunicazione interculturale"  16

48.   Gioie e dolori nel fine settimana  17

49.   Premio internazionale bellunesi che hanno onorato la provincia di Belluno in Italia e nel mondo  17

 

 

1.       Aus für "Refugees Welcome. Regierung plant drastische Einschnitte und strengere Regeln für Flüchtlinge  17

2.       EU-Kommissar plant europäische Grenzschutz-Teams  18

3.       Europäischer Gerichtshof. Deutschland kann arbeitsuchenden EU-Bürgern Hartz IV verweigern  18

4.       Deutsche Abgeordnete besuchen Flüchtlings-Zentrum in Sizilien  18

5.       Der Export des Europäischen Modells ist misslungen  18

6.       Merkel. Grundrecht auf Asyl kennt keine Obergrenze  19

7.       Die Flüchtlingskrise. Zeit für neue westliche Außenpolitik  19

8.       Neuer Labour-Chef will bei EU-Referendum für "Ja" werben  20

9.       Rückkehr zu Grenzkontrollen: Deutschland zieht die Notbremse  20

10.   "Wir können uns nicht abschotten". ZdK-Präsident fordert aktive Gestaltung der Zuwanderung und Bekämpfung der Fluchtursachen  20

11.   Europa der Flüchtlingshilfe? Flüchtlingspolitik der Ehrenamtlichen  21

12.   Schengen ausgesetzt. Deutschland führt Grenzkontrollen wegen Flüchtlingen ein  22

13.   Bundesbankpräsident Weidmann: Deutschland braucht Zuwanderung  22

14.   Situation für Kriegsflüchtlinge in Libanon und Jordanien verschärft sich weiter 22

15.   Rainer Wieland: Schengen wird in der Mitte sterben, wenn wir es an den Rändern nicht verteidigen  22

16.   Bund entlastet Länder mit neuen Asyl-Einrichtungen  23

17.   Manfred Schmidt Chef von Asyl-Bundesamt tritt zurück  23

18.   NRW. Minister Schneider: Sprache ist das A und O für die Integration am Arbeitsmarkt 23

19.   Flucht und Asyl: Die Woche im Überblick. Flüchtlinge auf Arbeitsmarkt vorbereiten  24

20.   Schlaganfälle verhindern: Hemmnisse bei der Therapie des Vorhofflimmerns abbauen  24

21.   Refugee Radio. WDR bietet Nachrichten für Flüchtlinge an  25

22.   NRW. Staatssekretär Klute: Mehrsprachigkeit – eine ungenutzte Ressource unserer Gesellschaft 25

23.   Syrische Flüchtlinge gründen Exil-Orchester 25

24.   World Vision fordert menschenwürdige Betreuung der Flüchtlinge und Stopp jeglicher Gewalt 26

25.   Wachsende Flüchtlingszahlen: Kommunen fordern Bund und Länder zu raschem Handeln auf 26

26.   Asylverschärfung durch die Hintertür 26

27.   Knöllchen aus dem Ausland  27

 

 

 

"Quando i miei vennero in Germania". La storia dell’emigrazione raccontata dai figli

 

In occasione del 60° anniversario dei Patti bilaterali tra Italia e Germania (a dicembre) e del 65° del Corriere d’Italia (prossimo gennaio)  la testata di Francoforte invita i giovani a scrivere su come hanno vissuto la venuta in Germania dei genitori (della famiglia), o come l’hanno sentita raccontare in casa se nati qui, o come hanno trascorso i loro primi anni all’estero

 

Francoforte - Ricordare le proprie origini ci rende umili e soprattutto consapevoli di quanta strada abbiamo fatto, di quanta ne abbiamo ancora avanti ma soprattutto ci rende coscienti di quanto la situazione è cambiata e continuerà a cambiare.

Quest’anno a dicembre ricorre il sessantesimo anniversario dei Patti bilaterali e a gennaio 2016, il 65° anniversario del Corriere d’Italia. Venti anni fa, per ricordare questi due anniversari, il Corriere d’Italia chiese ai suoi lettori di narrare in prima persona la storia del loro arrivo in Germania. Le lettere che arrivarono in redazione furono molte e tutte straordinarie tanto che decidemmo di raccoglierle in un libro “Quando venni in Germania”.

Ora, alla ricorrenza di questi due avvenimenti importanti chiediamo ai figli dei primi emigranti di narrare la propria storia. La nostra iniziativa è di pubblicare un secondo libro di storie vere, questa volta vista con gli occhi dei figli. Siamo affamati di conoscenza e vogliamo conoscere la vostra storia, per cui non esitate e non teneteci col fiato sospeso, raccontatecela!

 

Inviate i vostri racconti a: redazione@ corritalia.de - Oggetto: La mia storia - oppure via posta Corriere d’Italia, Mainzer Landstr. 164 - 60327 Frankfurt o via fax: 069 7392690

 

- Come avete vissuto l’emigrazione in famiglia;

- a che età siete arrivati in Germania oppure siete nati in Germania;

- il vostro primo impatto con la popolazione tedesca;

- le difficoltà con la lingua;

- l’inserimento a scuola;

- Le vostre amicizie; le vostre emozioni; ecc...

 

Nel 1951 nasceva, sotto la direzione di don Casadei, il Corriere d’Italia, il primo giornale italiano per gli emigranti in Germania. Sin da subito il Corriere d’Italia è stato specchio, strumento di sostegno, di difesa e formazione della realtà italiana su territorio tedesco.

 

Nel dicembre 1955 fu firmato un accordo bilaterale tra i governi italiano e tedesco per il reclutamento di manodopera italiana da inviarsi in Germania. A tutt’oggi l’Anwerbevertrag viene considerato l’atto ufficiale di nascita del fenomeno migratorio verso la nazione tedesca, dove oggi risiedono circa 700.000 italiani.

 

In Germania a quei tempi il lavoro c’era e c’erano anche molti problemi come la lingua, le baracche, l’assenza della famglia, degli amici, il sentirsi straniero. Per i tedeschi locali eravamo gli Itaker oppure gli Spaghettifresser, ma ufficialmente si parlava di Gastarbeiter (lavoratori ospiti). All’epoca la Germania aveva bisogno di gente robusta, in buona salute e che non si tirava indietro nel lavorare per la ricostruzione ed il suo miracolo economico, ma trattava questi lavoratori come ospiti. Ospiti graditi sì, ma fatto il loro servizio avrebbero dovuto tornare al loro paese. In base a questo pensiero vennero istituite una serie di servizi orientati appunto al ritorno in Patria. Per es. la scuola italiana, organizzata e tollerata dalle istituzioni tedesche era appunto pensata per il ritorno dei migranti a casa loro e i migranti stessi erano più che d’accordo con questo concetto. Il Corriere d’Italia, prese da subito una posizione più coraggiosa, sin dall’inizio ha riconosciuto l’assurdità del ritorno, piuttosto era favorevole all’integrazione delle persone nella società di accoglienza.

Don Gianfranco Zorzi, ex direttore del giornale scriveva che il traguardo da raggiungere era il consolidamento dell’emigrazione italiana da stagionale a stabile ed il suo inserimento doveva essere supportato a tutti i livelli. Inserimento significava il primo passo per una vera integrazione sul luogo e questo concetto faceva paura a molti. In Italia gli articoli pubblicati sulla firma dell’accordo bilaterale assunsero un tono ben diverso da quello tedesco. L’Italia vedeva nell’emigrazione la via per rimettere in movimento la sua economia, una convinzione condivisa da tutti i partiti politici italiani. La Germania, invece, vedeva l’occupazione dei lavoratori italiani come un esperimento legato alla positiva congiuntura economica, ma non la presentava al popolo tedesco come l’inizio dell’immigrazione italiana nella Repubblica Federale. Con il passare degli anni le caratteristiche del flusso migratorio furono determinate dall’entrata in vigore dei regolamenti sulla libera circolazione dei lavoratori nella Comunità economica Europea (Cee).

Il trattato di Roma che sanciva l’eliminazione fra gli Stati membri degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali, fu firmato nel 1957 ed entrò in vigore nel 1968. Il primo regolamento (1961), sancì la libera circolazione per i lavoratori permanenti, il secondo (1964) allargò il diritto di libera circolazione ai lavoratori stagionali e il terzo regolamento (1968) stabilì la fine della priorità tedesca sul mercato della Germania e ai lavoratori tedeschi non fu più riservata la priorità di assunzione rispetto agli italiani.

La Germania è per noi ancora oggi terra di emigrazione, è il paese che attira ogni anno il più grande numero di italiani e nello stesso tempo quello che rimanda a casa numerosi delusi. CdI settembre

 

 

 

 

 

Muro dell’Europa sull’immigrazione

 

I giorni dopo l’atteso Consiglio straordinario dei ministri dell'Interno dell’Unione, la politica migratoria europea ha il volto dei 316 migranti arrestati dalla polizia ungherese alla frontiera tra Serbia e Ungheria.

 

Dal 15 settembre, chiunque tenti di oltrepassare il muro di filo spinato costruito da Budapest lungo il confine con la Serbia rischia l’espulsione immediata o la condanna fino a tre anni di carcere.

 

Così prevede la nuova legge sull’immigrazione emanata dall’esecutivo nazionalista di Viktor Orban proprio mentre le cancellerie di Germania, Austria, Slovacchia e Olanda hanno annunciato il ripristino del controllo alle frontiere. Ossia il congelamento a data da destinarsi, della libera circolazione prevista dal trattato di Schengen.

 

La vittoria della falange del no

Fatti che spiegano lo scoramento di Dimitri Avramopolous, Commissario Ue all’immigrazione, che in tandem con il Presidente della Commissione Jean Claude Juncker aveva indetto il consiglio straordinario del 14 settembre al grido di “non c'è abbastanza Europa in questa Unione. E non c'è abbastanza Unione in questa Europa”.

 

La reprimenda di Juncker è però caduta nel vuoto e ad Avramopolous non è restato che ammettere la sconfitta. “Sono uscito dal consiglio Affari interni molto deluso. Mi aspettavo più appoggio da tutti. Ci sono Paesi che hanno una prospettiva più nazionale che europea. Ma noi andremo avanti”.

 

Eunavfor Med, al via la fase 2

Andare avanti, già. Ma come? Per ora sotto gli occhi di tutti c’è un consiglio terminato nel cuore della notte senza aver raggiunto neanche un’intesa unanime sulle conclusioni.

 

Un risultato ben più magro (e amaro) delle aspettative che circolavano a ridosso dell’apertura avviata da Angela Merkel. A vincere è stata l’intransigente falange del no (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) che ha bollato come inaccettabile il principio base del Piano Juncker, ossia l’obbligatorietà della redistribuzione di 160mila persone in evidente bisogno di protezione internazionale dall'Italia, dalla Grecia e dall'Ungheria”.

 

L’unico documento circolato al margine di un consiglio descritto come il peggiore dell’ultimo anno è quello della presidenza lussemburghese. Dieci righe striminzite che fanno riferimento all’unico risultato su cui il gruppo ha raggiunto l’unanimità: l’avvio della fase due dell’operazione Eunavfor Med, missione navale europea lanciata a giugno per “individuare, fermare e mettere fuori uso le imbarcazioni e i mezzi usati o sospettati di essere usati da passatori e trafficanti di migranti”.

 

Ora i mezzi di EunavforMed potranno effettuare “abbordaggi, perquisizioni, sequestri e dirottamenti in alto mare” delle imbarcazioni sospettate di venir utilizzate per il traffico di esseri umani.

 

Ma che cosa ci si può aspettare se l’unico terreno su cui il Consiglio è riuscito a trovare una convergenza è quello, consueto, del rafforzamento delle frontiere, e della lotta ai trafficanti? Molte cancellerie, Germania in testa, spingono per un colpo di coda.

 

Eludere, cioè, la mancata unanimità sui 120mila ricollocamenti, appellandosi all’ “accordo di principio suffragato da una larga maggioranza di Paesi" e ricorrendo alla votazione per maggioranza qualificata. Un’ipotesi rilanciata dal lussemburghese Jean Asselborn, presidente di turno dell'Ue, che potrebbe prendere forma nel prossimo Consiglio Straordinario, (l’ennesimo) indetto per il 22 settembre.

 

Hot spot

Di fronte a questo scenario, anche la moral suasion tedesca sulla rapida messa a punto degli hot spot (i centri per l’identificazione dei migranti da aprire nei paesi di primo approdo in cui avviare la redistribuzione tra gli stati membri) rischia di rilevarsi una trappola sia per i migranti che per i paesi in prima linea come l’Italia e la Grecia.

 

Diverse organizzazioni umanitarie tra cui il Consiglio Italiano Rifugiati, Arci e Amnesty International, temono che gli hot spot si traducano nei fatti, in centri di detenzione privi delle necessarie garanzie per un’identificazione sicura e rapida.

 

Questione che si intreccia con quella del meccanismo di redistribuzione dei richiedenti asilo previsto dal piano Junker. Uno schema, che stando all’interpretazione attuale rischia di duplicare le disfunzioni dell’ormai vituperato trattato di Dublino, visto che i titolari di protezione internazionale, anche in questo caso, non avranno modo di scegliere il paese in cui chiedere asilo.

 

Il fatto che l’Italia stia già lavorando ad un piano rapido per la messa a punto degli hot spot a Pozzallo, Porto Empedocle, Trapani e Lampedusa non significa, tuttavia, che la linea operativa sia già definita. Per il Viminale, infatti, l’attivazione dei centri resta vincolata a due questioni fondamentali: la ricollocazione rapida di 24 mila richiedenti asilo attualmente fermi in Italia e il rimpatrio (finanziato dall’Ue) dei migranti irregolari privi di titolarità per l’asilo.

 

Squadre di rapido intervento per il rimpatrio

Ciò che ad oggi è sicuro è che l’avvio della road map diffusa dalla Commissione per l’apertura degli hot spot non può iniziare senza un ripensamento complessivo delle competenze delle agenzie europee che unitamente ai governi nazionali gestiranno il piano dei ricollocamenti.

 

Europol, Easo, Eurojust, Eunavfor Med, ma soprattutto Frontex, l’agenzia per il controllo delle frontiere esterne dell’Ue a cui la Commissione hanno richiesto di avviare i Rapid Return Intervention Teams, squadre di rapido intervento per il rimpatrio. Queste dovrebbero operare in tandem con gli “European Migration Liaison Officers”, funzionari europei insediati nei paesi di origine e transito a cui spetterebbe di coadiuvare la riammissione dei migranti irregolari.

 

Ad oggi un’unica certezza: se la road map sarà sviluppata secondo le indicazioni della Commissione, i rimpatri e i ricollocamenti diventerebbero gli strumenti centrali di una politica migratoria europea ancora lontana dal concepire alternative legali all'immigrazione irregolare.

Enza Roberta Petrillo, ricercatrice (AffInt 17)

 

 

 

 

I deputati danno il via libera al trasferimento di ulteriori 120.000 richiedenti asilo nell'Unione europea

 

La proposta urgente di ricollocazione di 120.000 richiedenti asilo provenienti da Italia, Grecia e Ungheria verso altri Stati membri dell'UE ha avuto, giovedì, il sostegno del Parlamento. Le prime misure di emergenza provvisorie per un trasferimento iniziale di 40.000 richiedenti asilo in due anni da Italia e Grecia erano state approvate dal Parlamento il 9 settembre.

 

Il sostegno in tempo record del Parlamento alla proposta della Commissione europea del 9 settembre per la ricollocazione di 120.000 richiedenti asilo invia il chiaro messaggio ai ministri europei per gli affari interni, che si incontreranno nuovamente martedì 22 settembre, che è giunto il momento di agire e di trovare finalmente un accordo su questa seconda proposta di emergenza.

 

La proposta della Commissione prevede che altri 120.000 richiedenti asilo siano trasferiti dall'Italia (15.600), dalla Grecia (50.400) e dall'Ungheria (54.000). Questa cifra si aggiunge al trasferimento iniziale di 40.000 richiedenti asilo, approvato dal Parlamento il 9 settembre e dal Consiglio Giustizia e Affari interni il 14 settembre. Il numero totale di persone da rilocalizzare sale dunque a 160.000.

 

Il Parlamento ha sostenuto la proposta della Commissione (senza modifiche) con 370 voti favorevoli, 134 contrari e 52 astensioni. Successivamente, ha approvato la risoluzione legislativa con 372 voti favorevoli, 124 contrari e 54 astensioni, nella quale informa il Consiglio che questa approvazione non pregiudica la sua posizione che prenderà successivamente in merito alla proposta che istituisce un meccanismo di ricollocazione permanente, sul quale il Parlamento deciderà su un piano di parità con gli Stati membri.

 

Prima della votazione il Presidente Schulz ha informato l'Aula sulla sua intenzione di inviare una lettera all'attuale Presidente del Consiglio, Xavier Bettel, per chiedere - in nome del Parlamento - fondi comunitari da liberare immediatamente per aiutare i paesi che ospitano la maggioranza dei rifugiati siriani (Libano, Turchia e Giordania).

 

L'Ungheria si oppone alla delocalizzazione

Nel dibattito in plenaria di mercoledì, il ministro lussemburghese per l'immigrazione e l'asilo, Jean Asselborn, intervenendo in nome della Presidenza del Consiglio, ha informato il Parlamento che "ci sarà un cambiamento importante alla proposta iniziale: l'Ungheria non si considera un paese in prima linea e non vuole beneficiare del regime di trasferimento. Il Parlamento europeo deve tenerne conto quando redigerà il suo parere".

 

Il Parlamento sostiene la distribuzione obbligatoria

Il sistema obbligatorio proposto assegnerebbe i richiedenti asilo agli Stati membri in base alla loro capacità di assorbirli, da calcolare utilizzando seguenti coefficienti: popolazione complessiva (40%); PIL (40%); media dei richiedenti asilo nel passato (10%) e tasso di disoccupazione (10%) (cfr. proposta di relocalizzazione per ogni Stato membro).

 

Gli Stati membri che partecipano al sistema riceverebbero 6.000 euro per persona trasferita, incluso un tasso di prefinanziamento del 50% per consentire alle autorità nazionali di agire molto rapidamente. I paesi dai quali sarebbero trasferiti i richiedenti asilo riceverebbero 500 euro per ogni persona trasferita, per coprire i costi di trasporto.

 

Clausola di solidarietà temporanea

La proposta prevede che - per motivi debitamente giustificati e obiettivi, come un disastro naturale - se uno Stato membro è temporaneamente incapace di partecipare, debba contribuire al bilancio dell'UE fino allo 0,002% del suo PIL. Spetterà alla Commissione valutare i motivi comunicati dal paese e decidere se sia giustificata la sua mancata partecipazione al sistema, per un massimo di 12 mesi.

 

Dibattito: i deputati deplorano il fallimento degli Stati nella reazione e chiedono solidarietà

Il fallimento dei ministri UE per gli affari interni di trovare un accordo per stabilire le modalità di trasferimento di 120.000 richiedenti asilo è stato duramente criticato da una larga maggioranza dei deputati durante il dibattito in plenaria di mercoledì sull'esito della riunione del Consiglio di lunedì. La maggioranza dei membri ha invitato gli Stati membri ad agire congiuntamente e con urgenza, per affrontare la crisi in corso e costruire un sistema di asilo e migrazione europea in grado di funzionare nel lungo termine. Pe 17

 

 

 

 

 

Dieci punti per una risposta europea nella politica per i rifugiati

 

Germania - Sigmar Gabriel e Frank-Walter Steinmeier tramite la Frankfurter Sonntagzeitung si sono rivolti alla popolazione tedesca presentando dieci punti per la questione dei rifugiati

“L’Europa si trova a dover affrontare una sfida generazionale: mai prima così tante persone erano in fuga dalla persecuzione politica e dalla guerra come oggi. Molte di loro cercano protezione da noi in Europa. Viste le crisi che colpiscono i Paesi nelle nostre vicinanze, è probabile che questa situazione si protragga ancora per anni. Noi europei abbiamo il dovere verso noi stessi e verso il mondo di far fronte alla grande sfida di queste persone in cerca di aiuto”. Con queste parole il Vice-Cancelliere e Ministro Federale dell‘Economia e dell’Energia Sigmar Gabriel ed il Ministro Federale degli Affari Esteri Frank-Walter Steinmeier si sono rivolti ai lettori tedeschi del giornale Frankfurter Sonntagszeitung presentando un piano di dieci punti per una risposta europea nella politica per i rifugiati. Per i ministri è chiaro che “la risposta finora fornita non corrisponde agli standard che l’Europa deve darsi. L’Europa deve smettere di tentennare, adesso l’UE deve agire. Dobbiamo quindi adottare una politica europea dell’asilo, dei rifugiati e della migrazione basata sul principio della solidarietà e dei nostri comuni valori umanitari”.

Qui i dieci punti di massima priorità:

Primo: ovunque nell’Ue devono esserci, per quanto riguarda l’accoglienza dei rifugiati, condizioni dignitose. A tal fine abbiamo bisogno di standard vigenti e rispettati in ogni Paese UE.

Secondo: un codice uniforme europeo in materia di asilo deve garantire ai rifugiati bisognosi di protezione uno status di asilo valido in tutta l’UE. In prospettiva necessitiamo, al tal fine, di una nuova e molto più ambiziosa integrazione della politica europea dell’asilo.

Terzo: in Europa è necessaria un’equa distribuzione dei rifugiati. Come mai prima, nel nostro Paese le cittadine e i cittadini si adoperano per l’accoglienza e l’integrazione dei rifugiati nella nostra società. Questa solidarietà potrà però continuare ad esistere nel tempo solo se tutti si rendono conto che in Europa c’è equità in questo senso. Non è sostenibile una situazione in cui – come oggi – solo pochi Paesi membri si assumono tutta la responsabilità, come non lo è un sistema che accolla tutti gli onori a quegli Stati che casualmente costituiscono la frontiera esterna dell’Ue. Dobbiamo pertanto riformare l’attuale sistema di Dublino. Abbiamo bisogno di criteri vincolanti e obiettivamente controllabili per le quote in materia di accoglienza da parte di tutti gli Stati membri, corrispondentemente alla loro capacità.

Quarto: l’Europa ha bisogno di una comune gestione europea delle frontiere. È non si può trattare solamente di tutela delle frontiere. Ci vuole soprattutto una maggiore responsabilità europea in materia di registrazione e assistenza dei rifugiati al loro arrivo.

Quinto: dobbiamo aiutare immediatamente quei Paesi dell’UE che al momento sono particolarmente sotto pressione. La Germania è stata l’unico Paese dell’UE che ha fornito aiuti immediati per migliorare la situazione dei rifugiati nelle isole greche. L’UE e gli Stati membri devono agire con maggiore efficienza per dare rapidamente supporto pratico e finanziario ai Paesi di prima accoglienza. Da noi in Germania dobbiamo fare in modo che soprattutto i comuni siano in grado di fronteggiare queste enormi sfide. A tal fine dobbiamo sostenerli a livello finanziario in maniera costante e sistematica.

Sesto: non dobbiamo osservare passivamente come queste persone rischiano la loro vita per raggiungere i nostri Paesi. Il Mediterraneo non deve diventare un cimitero per rifugiati in preda alla disperazione. Qui è in gioco l’eredità umanitaria dell’Europa, la concezione che noi europei abbiamo dell’uomo. Per questo motivo in primavera abbiamo intrapreso un notevole sforzo comune per le operazioni di soccorso in mare nel Mediterraneo che nel lungo termine deve essere consolidato a livello europeo e dotato delle rispettive capacità. Nel lungo periodo, saremo in grado di aiutare i rifugiati bisognosi di protezione solo se coloro che non hanno diritto all’asilo faranno ritorno nei loro Paesi di origine.

Settimo: a tal fine dobbiamo far in modo che la riammissione diventi un elemento centrale nei nostri rapporti con i Paesi di origine. Dobbiamo essere anche disposti a condizionare gli aiuti tecnici e finanziari destinati a questi Stati a una cooperazione costruttiva. Gli incentivi esistenti, come le agevolazioni in materia di visti, potrebbero essere potenziati.

Ottavo: nell’UE dobbiamo stabilire quali Stati sono da considerare Paesi di origine sicuri. Tutti i Paesi dei Balcani occidentali aspirano all’ingresso nell’UE. Giustamente noi prospettiamo loro l’adesione alla comunità. Ciò significa però che non possiamo trattarli allo stesso tempo come Paesi persecutori. In prospettiva, uno Stato che soddisfa i criteri di candidato all’adesione UE dovrebbe essere considerato in tutta l’UE come un Paese di origine sicuro.

Nono: la Germania ha bisogno di una legge sull’immigrazione. Abbiamo bisogno di una politica dell’immigrazione saggia e mirata che consenta soggiorni di lavoro legali. Il sistema dell’asilo deve venire sgravato di questo elemento.

Decimo: un’ampia politica europea dell’asilo, dei rifugiati e della migrazione deve comprendere anche iniziative politiche per la lotta alle cause di fuga nei Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. La stabilizzazione dei Paesi in declino, il contenimento della violenza e della guerra civile devono andare di pari passo con sforzi miranti allo sviluppo economico e alla creazione di vere prospettive economiche e sociali nei Paesi di origine, soprattutto per i giovani. Tutti gli sforzi della comunità internazionale, in particolare dell’Unione europea e delle Nazioni Unite, devono concentrarsi fortemente su questi obiettivi.

 

“Tutto ciò dimostra che il quadro politico d’azione ha cessato da tempo di essere nazionale, anche e soprattutto nella politica dei rifugiati e della migrazione. Solo assieme e solo a livello europeo possiamo trovare soluzioni ragionevoli. La politica in materia di rifugiati e migrazione costituisce quindi il principale ambito politico nel quale dobbiamo promuovere con slancio e convinzione il progetto dell’integrazione europea. La Germania è pronta a portare avanti con il massimo impegno il progetto comune di una politica per i rifugiati basata sulla solidarietà”, concludono i Ministri. CdI settembre

 

 

 

 

 Merkel spieghi come uscire dall’impasse

 

Le autorità tedesche dichiarano di non reggere più la situazione, dopo gli slanci umanitari della Cancelliera Angela Merkel nei giorni scorsi - gian enrico rusconi

 

Dall’euforia allo sconcerto. Non solo per la decisione tedesca di reintrodurre i controlli alla frontiera, il che significa praticamente lasciare per strada i migranti fuggiaschi. Ma sconcertanti sono i motivi della decisione. Le autorità tedesche infatti dichiarano di non reggere più la situazione. La mitica organizzazione tedesca che giorni fa ci aveva sorpreso per la sicurezza con cui affermava che avrebbe sistemato centinaia di migliaia di profughi in cerca di asilo, ha alzato bandiera bianca. Sinistra suona la notizia che non ci sarà più traffico ferroviario con l’Austria. Le ferrovie, il loro funzionamento a singhiozzo tra ordini e contrordini, i binari diventati strade di migranti sono l’ultima immagine del fallimento dell’Europa ad accogliere i disperati. E adesso? 

 

Ci saranno tre ordini di conseguenze. Innanzitutto dove e come saranno lasciati i profughi fermati alle frontiere? Il ministro degli Interni tedesco de Maiziere parla di «zone di attesa», anche in Italia. Sulla base della nostra esperienza si apre una triste prospettiva.

 

Speriamo che i profughi non siano lasciati alle cure dei Paesi «ospitanti», ma che intervenga un’autorità, un controllo e un sostegno europeo mirato. 

 

La seconda conseguenza sarà politica. E’ prevedibile che oggi nel corso della riunione dei ministri europei, i Paesi dell’Est ostili ad ogni accoglienza, anziché essere censurati e invitati a modificare linea, passeranno all’attacco contro Germania e contro l’Unione europea. Dopo aver incautamente aperto le porte a tutti - accuseranno - adesso la Germania ha peggiorato la situazione con la sua imperizia nel non aver previsto quello che sarebbe successo. 

 

Vedremo come reagiranno i tedeschi che improvvisamente e inopinatamente nel giro di pochi giorni da modelli di solidarietà rischiano di diventare i capi espiatori di una situazione finale oggettivamente diventata insostenibile. A Bruxelles il tutto si ridurrà ad un botta e risposta o ad un coro generalizzato di lamenti verso «l’Europa» come se i membri presenti non la rappresentassero? Quale autorità e autorevolezza rimane a Juncker in questo disgraziato frangente? 

 

A questo punto però nascono altri interrogativi alla Germania: non per accusare ma per capire. Le autorità tedesche hanno sbagliato i loro calcoli? Sono state troppo prese dalla loro stessa buona volontà di risolvere il problema? La decisione originaria della cancelliera Merkel (non sappiamo quanto presa da lei personalmente o tramite una risoluzione collegiale) ha prodotto un consenso e un prestigio inatteso. Disturbato soltanto dai soliti maligni che vi hanno visto un puro calcolo di opportunità economica. Adesso attendiamo una dichiarazione chiarificatrice della cancelliera. 

 

In terzo luogo, credo che in Germania ci sarà turbolenza politica. La si sentiva montare già nei giorni scorsi non solo nella Csu. Sulla stampa conservatrice, accanto a critiche premonitrici, non mancava il sarcasmo contro la cancelliera che, felice della nuova simpatia internazionale guadagnata dalla Germania, si atteggiava a mater patriae. 

 

In ogni caso il governo tedesco deve trovare buone argomentazioni per superare questo momento critico. Una Germania paradossalmente messa sotto accusa o in difficoltà davanti ai membri dell’Unione non farebbe bene a nessuno. 

 

Ricordando la notte dell’ultima crisi greca, si era detto che davanti al baratro i responsabili europei hanno trovato una via d’uscita, anche se tutt’altro che entusiasmante. Domani e nei prossimi giorni si presenterà una situazione analoga. Questa volta avremo davanti agli occhi la disperazione di donne, bambini e vecchi che in Europa cercano una via d’uscita. LS 14

 

 

 

 

Il Patto di Schengen. Confini e paradossi d’Europa

 

Se l’euro non è morto con la crisi greca, è perché è troppo importante: i Paesi membri non lo vogliono lasciare morire. Lo stesso vale per Schengen. Assieme alla moneta unica, la libertà totale di movimento tra Paesi è, per i cittadini, il segno più rilevante dell’esistenza dell’Europa. Il trattato può essere sospeso - come d’altra parte è previsto dalle norme che lo regolano - in casi eccezionali. Ed eccezionale è, in queste ore, l’arrivo di migliaia di rifugiati in cerca di asilo che vanno organizzati e messi al riparo, in attesa di soluzioni stabili. Ma, a meno di catastrofi non prevedibili, rimarrà e, lentamente, tornerà a funzionare. Non sarà più lo stesso; ma se la Ue non vuole suicidarsi rimarrà.

Il problema è che, come è successo all’eurozona, di fronte a una grande crisi Schengen vacilla. In un campo diverso, con altre caratteristiche: ma anche questa volta l’architettura che doveva sottostare alle frontiere aperte non ha resistito alla pressione degli eventi. Le regole della Convenzione di Dublino si sono accartocciate su se stesse e la Commissione di Bruxelles non è riuscita a dare una prospettiva unitaria ai 28 membri della Ue. Solo quando, dopo avere a lungo sottovalutato la situazione, Berlino ha preso la guida degli eventi, la crisi ha cambiato di segno. È venuta alla luce in tutta la sua portata e si è anzi gonfiata, ma ha anche trovato una direzione sorprendente: Angela Merkel ha deciso che la Germania (ma in parallelo anche l’Europa) dovrà prendersi carico delle sue responsabilità morali e politiche nei confronti di chi cerca asilo.

La cancelliera lo dovrà fare anche a costo di sottoporsi a una trasformazione sociale e culturale radicale. Come si è subito visto, non sarà una passeggiata. L’imposizione dei controlli temporanei alle frontiere tedesche (e di un’altra decina di Paesi) dà il senso della difficoltà della sfida logistica. Sul fatto che la Germania riesca a superare gli ostacoli organizzativi, e quindi a tornare nella dimensione di Schengen, il governo di Berlino non ha dubbi, e non ci sono ragioni per dubitarne: fisicamente, i profughi verranno sistemati, grazie allo «sforzo nazionale» chiesto dalla cancelliera.

La difficoltà maggiore sarà piuttosto tenere unita l’Europa che in questo momento è profondamente divisa sia sull’analisi di quel che sta accadendo (evitabile o inevitabile) sia sulle soluzioni (quote rigide o volontarie). E sarà ancora la Germania a dovere indicare un piano per evitare che la grande migrazione si trasformi in tensioni sociali e politiche non gestibili.

Per la prima volta, Berlino ha dato l’impressione di non essere costretta a guidare l’Europa ma di volerlo fare. Sembra avere abbandonato la leadership riluttante del passato. A questo punto, però, la leadership dovrà essere determinata e consapevole: tornare indietro sull’apertura a chi chiede asilo non è possibile; lasciare che l’Europa si divida tra accoglienti e respingenti è altrettanto da evitare. Ancora: per la prima volta in dieci anni di guida della Germania, Frau Merkel ha parlato in termini epocali, di cambiamento profondo del Vecchio Continente, verrebbe da dire con una «visione». Alla novità e all’analisi dovranno però seguire idee e gambe per integrare probabilmente qualche milione di nuovi arrivi. Le difficoltà possono essere superate dai benefici che ne deriveranno: c’è chi, a Berlino, pensa che la grande migrazione possa essere l’alba di un nuovo miracolo economico. Ma tutto questo dovrà essere declinato in una prospettiva europea. Anche con flessibilità, tenendo conto dei timori forti in quei Paesi, in particolare dell’Est europeo, arrivati da poco alla prospettiva del benessere e spaventati all’idea che un siriano e un afghano glielo tolgano. Solo così le divisioni di oggi potranno essere ridotte e il ritorno a Schengen reso possibile.

Il 2015 passerà alla storia come l’anno test per l’Europa. Per la moneta unica e per le masse di profughi in movimento. Crisi gemelle in pieno svolgimento (domenica prossima si vota in Grecia) che hanno rivelato come l’Unione Europea fatichi a trovare soluzioni stabili ma voglia a tutti i costi mantenere un’unità, fuori dalla quale nessuno ha intenzione di andare.

Quando si è trattato di votare, nonostante le sofferenze patite, i greci hanno deciso di rimanere aggrappati all’euro, costasse quel che costasse. Straordinario. Si può prevedere che, nel medio periodo, lo stesso succederà con la crisi dei rifugiati e con Schengen: i costi di rimanere indietro rispetto a un resto d’Europa che evolve possono essere troppo alti. Come nel caso di Atene, saranno trattative dure, scontri, minacce e risentimenti.

Anche questa volta, la Germania sarà chiamata a essere protagonista; e parte da una posizione non debole, con Paesi come la Francia, la Spagna e soprattutto l’Italia che hanno sfumature diverse sulla soluzione della crisi ma nella sostanza ci sono. È che la forza dell’Europa sta nel fatto che nessuno vuole seriamente abbandonarla: questo è ciò che davvero racconta il 2015. Cosa direste ai vostri figli se si tornasse alla lira e si chiudessero le frontiere? Danilo Taino CdS 16

 

 

 

 

Il 26 e 27 settembre il rinnovo del CGIE

 

Il  buio è profondo. Ritengo di fare cosa gradita ricordando che il 26 e 27 settembre corr., le Assemblee dei Comites,  uscite dalla consulta elettorale del 17 aprile 2015,  procederanno alla elezione  per il rinnovo del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), l’organismo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero che  promuove e agevola lo sviluppo delle condizioni di vita, rafforza la vita politica, culturale, economica e sociale,  assicura la tutela dei diritti, la identità culturale e linguistica, integrazione e partecipazione  nella società ed alla vita delle comunità locali, facilita il coinvolgimento delle comunità italiane nella cooperazione dei paesi di sviluppo, Commercio Estero, Camere di Commercio e altre forme associative  all’imprenditoria italiana. Il CGIE esprime parere obbligatorio  sulle questioni concernenti le comunità italiane all’estero affrontate dal Governo e dalle Regioni.       

I COMITES (Comitato degli Italiani all’Estero), a loro volta, sono gli organi elettivi che rappresentano agli Uffici consolari le esigenze dei cittadini italiani residenti all'estero, collaborando per la individuazione delle necessità di natura sociale, culturale e civile della collettività italiana. Le elezioni per la nomina dei membri dei Comites  hanno interessato 101 Comites in 38 Paesi. Gli  elettori secondo il Ministero dell’Interno sono  3.747.341. Si  sono registrati per il voto 243.162 (6,5%) più 15.382 fuori elenchi ma ammessi al voto.  Quelli che hanno fatto pervenire il plico elettorale sono stati 167.714 (64,9%).  Partecipazione effettiva al 4,46%.  Voti validi 141.284  pari al 3,75% dell’elettorato.

Un risultato invero sconcertante, taciuto dalla stampa e dalla politica passato in silenzio e che ora richiede la accelerazione della riforma della rete democratica  riguardante la rappresentanza italiana. E’ ovvio che il CGIE non appena insediato entrerà a regime nelle sue funzioni istituzionali di cui alla legge istitutiva n° 368.

Certamente sul risultato elettorale dei Comites ha avuto il suo peso tutta una serie di motivazioni e concause come la crisi di credibilità delle Istituzioni e della politica arrivata dall’Italia, la perdita di smalto del Paese a livello internazionale a causa della crisi economica e la  instabilità politica. Tutto ciò, nonostante i successi del Made in Italy e la  diffusa intraprendenza e creatività degli  italiani.

Non sono state da meno la mancanza di informazione, di conoscenza del problema e la  confusione su una legge elettorale di difficile applicazione, i continui rinvii elettorali, l’introduzione, all’ultimo momento, del voto elettronico al posto di quello per corrispondenza del 2004, l’avviso elettorale precedentemente fissato a dicembre 2014 e non quello del rinvio ad aprile 2015.

Senza dire dell’onda lunga dei tagli lineari  operati sulle risorse, che hanno impedito la realizzazione di indispensabili  possibilità operative e le riduzioni di organismi e presidi preposti ai servizi di tutela, assistenza e promozione culturale ai connazionali.

Tra le riduzioni più irrazionali quelle dei Consolati, in un momento in cui la nuova mobilità del lavoro di professionisti ed operai specializzati e soprattutto di una gran massa di giovani che si muove verso  paesi più promettenti. Tutte ragioni che hanno scoraggiato e dissuaso moltissimi italiani a votare.

Emblematica la posizione dell’Assemblea Generale del CGIE che si è trovata parcheggiata da un anno e mezzo con il congelamento delle sue funzioni di massimo organo di rappresentanza e  di quelle istituzionali. Invano i consiglieri già in carica,  privi di funzione ma non decaduti, hanno chiesto la sua convocazione per l’esame dei problemi emergenti. Anche quelli dei Comites.

Il tonfo elettorale dei Comites non può essere archiviato. Le sue ragioni vanno approfondite per primo dallo stesso CGIE.  Ma l’esigenza della riforma della rappresentanza è indifferibile. E’ auspicabile che venga inserita  nell’attuale fase di riforme costituzionali del Governo, sulla spinta  dei recenti segnali di ripresa e  crescita del Paese. La sinergia tra Comites e CGIE, completamente rinnovati, con l’associazionismo di emigrazione, potrà dare un ottimo contributo al successo del sistema Italia nel mercato globale. 

Con queste riflessioni  ci siamo ripromessi di far conoscere  meglio che cosa è il CGIE e le sue funzioni, ma anche cosa sono i Comites, rete democratica di base degli italiani all’estero. Per noi il rinnovo  del CGIE è un vero evento. Più che la modesta visibilità che possiamo dare noi con la presente, meriterebbe quella della grande stampa nazionale e di più ancora la riflessione del mondo politico e delle forze sociali.

Il CGIE, infatti, è il massimo organo di rappresentanza, completo ed unitario, degli italiani all’estero, eletto dal consenso popolare dei Comites, votati direttamente dai connazionali.  Elabora e studia i problemi provenienti dalla rappresentanza ed il ventaglio dei suoi problemi storici e di quotidianità degli italiani  proponendoli al Governo ed alle Commissioni legislative per diventare leggi dello Stato. Un lavoro silenzioso, tenace e prezioso svolto con umiltà  da Consiglieri puntualissimi ed impegnati che arrivano da tutte le parti del mondo. Persone eccellenti.

Sicilia Mondo con tutta la Sua struttura e rete informativa rivolge il Suo sentito ringraziamento a tutti i consiglieri. Azzia aggiunge: “E’ stato un bene averLi conosciuti, ho appreso tanto da Loro. Li ringrazio per l’amicizia che mi hanno dato ma Li ringrazio ancora per il lavoro prezioso, anche se spesso sconosciuto, al servizio degli italiani all’estero”. Sicilia Mondo 18

       

 

 

 

Il labirinto dell'Europa sui migranti e dell'Italia sul Senato

 

Per uscire dal dedalo della riforma ci vuole il filo di Arianna ma alla fine i suoi due capi resteranno in mano a Renzi. Sui flussi migratori, si pensi a che cosa sarebbe accaduto se fossero esistiti gli Stati Uniti europei con norme federali

 

I migranti e l'Europa. Lo spettacolo di alcuni Paesi membri dell'Unione europea di fronte alle ondate di decine di migliaia di persone provenienti dall'Africa subequatoriale, dalla Siria, dalla Libia, dal Kurdistan. I valori sui quali è nata l'Unione europea messi sotto i piedi dall'Ungheria, dalla Polonia, dalla Slovacchia, dalla Repubblica Ceca, dalla Croazia. Questo è accaduto e continua non solo ad accadere ma a coinvolgere la simpatia anche di altri membri dell'Unione come i Baltici. È una situazione intollerabile e come tale giudicata da tutti gli altri componenti dell'Unione a cominciare dalla Germania, dall'Italia, dalla Francia. Ma, nonostante questa inaccettabilità più volte affermata vigorosamente, non si è andati oltre, alle parole non sono seguiti i fatti, sia perché si cerca piuttosto un compromesso che uno scontro aspro e duro in una fase di difficoltà economiche notevoli e non ancora superate e sia perché l'Ue è una confederazione di Stati nazionali ognuno dei quali è padrone in casa propria salvo alcune modeste cessioni di sovranità che riguardano più l'economia che la politica.

 

Questa constatazione mi ha fatto pensare che cosa sarebbe accaduto se esistessero gli Stati Uniti d'Europa e come sono in grado di comportarsi gli Stati Uniti d'America quando hanno dovuto affrontare problemi consimili ai nostri di discriminazioni, xenofobie, immigrazioni. L'immigrazione è regolata da norme federali: se uno straniero è in regola con quelle norme e può varcare i cancelli di ingresso, circola liberamente in tutto il Paese.

 

La discriminazione fu abolita da Lincoln con la guerra di secessione: la vittoria contro i sudisti ebbe come risultato costituzionale l'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Quanto alla xenofobia, tutte le associazioni razziste, a cominciare dal Ku Klux Klan, furono soppresse e la loro ricostituzione vietata. Provvedimenti come quelli di erigere muri e sbarrare i confini da parte di singoli Stati dell'Unione sarebbero immediatamente e concretamente vietati, la polizia locale sostituita da quella federale alla quale ove si dimostrasse necessario si affiancherebbero anche reparti dell'esercito degli Stati Uniti.

 

Quanto sta accadendo è la vergogna d'Europa, non solo per gli Stati xenofobi e dittatoriali, ma per tutti, che dopo settant'anni dal manifesto di Ventotene non sono ancora riusciti a dar vita ad una Federazione europea. Vergogna.

 

La riforma costituzionale del Senato della Repubblica italiana è un tipico labirinto per uscire dal quale ci vuole il filo di Arianna. Il mito racconta che due personaggi tengono quel filo: Arianna e Teseo. Tutti e due si salvano e si mettono provvisoriamente al sicuro ma, arrivati all'isola di Nasso, Teseo abbandona Arianna; lei viene violentata dal dio Dioniso che poi la trasforma in una costellazione. Il filo resta per terra in quell'isola sperduta senza più nessuno che lo tenga in mano.

 

I lettori forse si domanderanno che cosa c'entra il mito del labirinto con la riforma del Senato. C'entra, eccome. Nel labirinto dell'articolo 2 della legge di riforma Teseo è Renzi e Arianna è Bersani. Se l'accordo che si profila tra la maggioranza renziana e la minoranza andrà a buon fine, il Pd uscirà dal labirinto ma alla fine Renzi (Teseo) abbandonerà Bersani (Arianna) che finirà in cielo, cioè fuori dalla vera partita politica. Il filo però non sarà abbandonato per terra ma i suoi due capi resteranno in mano a Renzi.

 

Personalmente la vedo così. Può darsi che sia un bene per il Paese, Renzi resta il capo indiscusso e unico, la minoranza è fuori gioco ma onorata e luccicante come le stelle. Il guaio è che il labirinto resta in piedi. Chi ci sta dentro? Non certo la minoranza che riposa nell'alto dei cieli. Dentro ci sta di nuovo Renzi alle prese con l'Europa e soprattutto con quelli che l'Europa la vorrebbero federata. Il nostro presidente del Consiglio no, vuole mantenere i poteri deliberanti in mano agli Stati nazionali.

 

Del resto non è il solo: quasi tutti i capi di governi nazionali non vogliono essere declassati. A volere l'Europa federata sono rimasti in pochi: uomini di pensiero, vecchi ma anche molti giovani che detestano frontiere e localizzazioni; Draghi con la sua Banca centrale; molti presidenti delle Camere europee, a cominciare dalla nostra Laura Boldrini; forse Angela Merkel, consapevole che anche la Germania in una società sempre più globale finirebbe col trasformarsi da nave d'alto mare in un barcone sballottato dai flutti.

 

Tutto è dunque appeso al filo di Arianna perché se è vero che l'Italia è un labirinto, molto più labirintica è l'Europa. Un capo del filo per uscire dal labirinto europeo è in mano alla Germania, l'altro capo dovrebbe essere il popolo europeo a tenerlo, il quale però non dimostra alcun interesse a questa vicenda. Ci vorrebbero all'opera partiti europeisti e questo avrebbe dovuto essere il compito anche del Partito democratico italiano.

 

Questo scenario è affascinante ma anche assai fantomatico. Storicamente somiglia al Risorgimento italiano: chi avrebbe mai pensato nel 1848, che il Piemonte di Cavour da un lato e Giuseppe Garibaldi dall'altro avrebbero fondato lo Stato unitario italiano? Nessuno l'avrebbe pensato in un Paese diviso in sette o otto staterelli, con un popolo fatto di plebi contadine e d'una borghesia appena nascente e interessata più a progetti economici che sociali e politici? Invece accadde, in tredici anni. Chissà che il miracolo non avvenga anche nell'Europa di domani. Tredici anni sono un lampo anche se sarebbe meglio farlo prima.

 

Ancora qualche parola sulla diatriba riguardante la riforma del Senato. L'archivio storico della Camera dei deputati è molto solerte nello studio dei documenti in sue mani e non rifiuta, se richiesta, di darne notizia al richiedente. Personalmente avevo un vago ricordo di un documento che rimonta ai tempi del governo Dini. Il nostro giornale ne aveva dato notizia a quell'epoca. Comunque adesso ho potuto rileggerlo e merita che i nostri lettori ne conoscano la parte essenziale. Si tratta di una proposta di legge il cui contenuto è rappresentato da queste parole: "La democrazia maggioritaria deve dispiegarsi appieno per quanto riguarda le scelte di governo, ma deve trovare un limite invalicabile nel rispetto dei principi costituzionali, delle regole democratiche, dei diritti e delle libertà dei cittadini: principi, regole, diritti che non sono e non possono essere rimessi alle discrezionali decisioni della maggioranza 'pro tempore'". La proposta fu firmata da una settantina di parlamentari, tra i quali Napolitano, Mattarella, Leopoldo Elia, Piero Fassino, Walter Veltroni e Rosy Bindi. La data è del 28 febbraio 1995.

 

Questa proposta non fu trasformata in legge e dopo alcuni mesi Dini si dimise, ma il suo valore resta. E se fosse ripresentata oggi? Chi la firmerebbe? E la riforma del Senato che non si limita a puntare sull'elezione indiretta dei componenti ma ne riduce il numero rendendolo insignificante nei "plenum" dove la Camera conta su 630 rappresentanti e ne riduce soprattutto le attribuzioni legislative ben oltre la questione della fiducia al governo riservata alla sola Camera? Reggerebbe questa riforma di fronte ad una legge come quella proposta nel 1995?

 

Quanto alla legge elettorale che prevede il premio alla lista che avrà il quaranta per cento dei voti espressi, è la prima volta che questo accade; fu solo la legge (fascista) di Acerbo del 1923 ad accordare il premio di maggioranza ad un partito ben lontano dall'avere ottenuto la maggioranza assoluta. Non è anche questa  - anzi soprattutto questa  -  una stortura istituzionale su un sistema monocamerale con gran parte dei suoi componenti nominati dal governo?

 

Siamo in presenza d'una politica che sta smantellando il potere legislativo a favore d'un esecutivo dove il gruppo di comando si compone di non più d'una decina di persone. Non è una oligarchia ma un cerchio magico di infausta berlusconiana e bossiana memoria.

 

Arianna sta tra le stelle e le nuvole del cielo, forse era meglio che non si fosse messa in viaggio e tenesse ancora un capo di quel filo. Eugenio Scalfari LR 20

 

 

 

 

 

Stranieri e diritti. Le libertà che l’Europa assicura

 

Se è vero che il fenomeno della migrazione politico-economica che si sta rovesciando sull’Europa è un fenomeno di gigantesche proporzioni storiche, epocale come si dice, allora è quasi certo che la percezione complessiva che ne abbiamo non corrisponde alla realtà alla quale esso darà luogo quando si sarà definitivamente assestato. Oggi, insomma, esso ci appare una cosa diversa da quella che risulterà nei fatti, diciamo tra mezzo secolo. Per una semplice ragione, anzi due: che i fenomeni sociali evolvono in modo relativamente prevedibile nel breve-medio periodo ma in modo assolutamente imprevedibile su quello medio-lungo; e in secondo luogo perché il nostro sguardo e il nostro cervello sono, diciamo così, tarati per vedere da vicino o relativamente da vicino, non a distanza di decenni. Del futuro ci facciamo il più delle volte un’idea assai imprecisa; spessissimo sbagliata.

Possiamo allora provare a considerare quanto oggi sta accadendo in modi un po’ diversi da quelli che di solito ci viene fatto di adoperare (tra l’altro sempre sotto la pressione di una fortissima polemica ideologico-politica nella quale siamo inevitabilmente coinvolti).

Il primo modo diverso potrebbe essere questo. Lo spostamento di grandi masse perlopiù islamiche verso l’Europa è un riconoscimento inequivocabile delle conquiste realizzate dalla nostra civiltà. È una sorta di grande consultazione popolare realizzata con i piedi invece che con la scheda. C oloro che infatti fuggono dalla Siria, dall’Eritrea, dall’Afghanistan, dall’Iraq, non chiedono di stabilirsi in Turchia, non vogliono diventare ospiti permanenti della Giordania e del Libano che pure li accolgono di buon animo. Né pensano minimamente di cercare rifugio in Arabia Saudita o negli altri Stati del Golfo, tanto straripanti di ricchezza quando ferocemente discriminatori verso chiunque non abbia avuto la ventura di nascere entro i loro confini.

No. Pur essendo perlopiù musulmane quelle grandi masse umane non mostrano alcun desiderio di restare nella «Terra dell’Islam». Esse cercano l’Europa. Vogliono stabilirsi qui, tra i crociati e gli ebrei amici del Grande Satana. Perché? Perché qui sanno di poter trovare un po’ di benessere, almeno un minimo di assistenza sociale, ma soprattutto un quadro di protezione legale, di libertà. Qui, per quante traversie gli capiti di vivere, quelle persone non sono alla mercé del potere arbitrario e spesso crudele che salvo pochissime eccezioni domina nei Paesi islamici. Esistono dei giudici, in Europa.

Faremmo male, io credo, a sottovalutare il significato e le conseguenze di tutto questo, specie per quanto riguarda le seconde generazioni di chi oggi arriva tra noi. Per un giovane uomo che diventa un terrorista, dobbiamo chiederci, quante migliaia invece non lo diventano? E quante giovani donne, che a casa loro sarebbero rimaste delle analfabete sottomesse, decidono invece, dopo essere state nelle nostre scuole e aver visto la nostra televisione, di prendere in mano la propria esistenza e di non sottostare più all’antica autorità dei padri padroni?

Beninteso pur restando gli uni e le altre islamici. E siamo qui al secondo modo diverso in cui forse dovremmo guardare al fenomeno odierno dell’immigrazione, cercando di immaginarne gli effetti sui tempi lunghi.

Nel clima del suo nuovo radicamento in Europa che cosa ne sarà di questo Islam? Non è forse possibile pensare che esso conoscerà per esempio una profonda differenziazione interna, una pronunciata diversità rispetto a quello rimasto nelle sue aree originarie? E non è immaginabile che i contenuti di tale diversità, sviluppatasi sul terreno di un’inevitabile ibridazione con la nostra cultura, possano facilmente andare verso un maggiore orientamento allo spirito di razionalità, alla liberalità e alla tolleranza, verso un’inedita sobrietà di modi cultuali? Nulla è mai la stessa cosa dovunque, o dura immutabile. Così come già nel ‘600 il Cristianesimo di Amsterdam non era quello di Roma, ci fu anche un tempo in cui l’Islam di Cordoba o di Salonicco non era certo quello della Mecca.

Oggi, insomma, gli europei temono che l’arrivo di tanti stranieri possa mutare negativamente il proprio modo di vivere e di sentire. Con molta più ragione, mi pare, dovrebbero essere però questi stranieri, e in prima fila quelli provenienti dall’Islam, a temere circa la possibilità di mantenere inalterato alla lunga il loro patrimonio culturale. E infatti i fanatici del cosiddetto Stato Islamico se ne sono accorti, e hanno già lanciato la scomunica contro chi decide di emigrare.

Ma perché avvenga quanto ho ipotizzato, perché possano innescarsi i mutamenti di cui sopra, sono assolutamente necessarie due condizioni. Innanzi tutto che le società europee non si perdano dietro a un vuoto universalismo multiculturale, e quindi si mostrino ferme nel non abiurare la propria cultura e le proprie tradizioni; anche - per quanto possibile, e per quanto ciò possa apparire intollerabile al mainstream secolarista - la propria tradizione religiosa.

In secondo luogo è necessario che i governi e gli Stati siano egualmente fermi nell’esercitare le loro prerogative in materia di ordine pubblico e di giustizia.

Ciò richiede un oscuro impegno quotidiano, lo sappiamo: ed è difficile, costoso, spesso sgradevole, quasi sempre suscita le proteste indignate dei «buonisti» per partito preso. Ma è assolutamente necessario. Chi fa scempio con la massima indifferenza di un parco pubblico o gira abbigliato in modo improprio, o esprime propositi illegali, o vende merce contraffatta, va sanzionato sempre e senza esitazione. Altrimenti chi giunge tra noi avrà l’impressione di trovarsi non già in una società organizzata, con regole e principi suoi, attenta a tutelarli, non avrà l’impressione di trovarsi perciò a fare i conti con una cultura consistente e coerente con la quale il confronto è ineludibile; bensì crederà di essere capitato in un limbo sociale, in un nulla informe, in un non luogo senza norme e senza autostima. Dove quindi si può fare ed essere ciò che si vuole: naturalmente restando in tutto e per tutto quelli che si era prima. Ernesto Galli della Loggia

CdS 20

 

 

 

 

Francoforte, via al Salone colossal tra supercar, showcar e grandi temi

 

Ecco cosa troveremo in vetrina da martedì: l’Alfa Giulia sfida le corazzate tedesche. Il fenomeno dei maxi Suv di lusso. Lancia rinnova la Ypsilon

 

Ci siamo. Il Gran Galà di fine estate sta per aprire i battenti: già domani sono in calendario gustose anteprime “griffate” Volkswagen (la tradizionale Group Night) e Mercedes, martedì 15 è la prima giornata stampa. Il manifesto del Salone di Francoforte, che fino al 27 svelerà oltre duecento anteprime, è una sintesi dei grandi temi che esaltano e tormentano il mondo dell’auto. Le nuove frontiere dell’ecologia, l’evoluzione (lenta e difficile) dei sistemi di guida autonoma, l’efficienza insospettabile dei tradizionali motori termici a benzina e diesel, la passione intramontabile per il piacere della guida. Tutto questo sarà presente nella gigantesca fiera tedesca che consente ai marchi di casa di mostrare i muscoli e agli «stranieri» di lanciare sfide intriganti.

 

C’è il rischio di farsi contagiare dall’orgia di mobilità digitale, cui la rassegna dedica «Nuovo Mobility World», un’area espositiva specifica di 30.000 metri quadri, cavalcando il filone più alla moda: auto e smartphone non si escludono a vicenda, semmai costituiscono due facce della stessa medaglia. Oggi una macchina su quattro è già connessa e in pochi anni saranno predisposte per i servizi online tre su quattro. Vetture, insomma, sempre più intelligenti con interattività totale. La missione del Salone è proprio presentare il più avanzato stato dell’evoluzione propagandata dai modelli di serie e soprattutto dalle showcar. Ma per quanto sia interessante esplorare il futuro, il fattore emozionale continua a dominare la scena: non a caso le regine di Francoforte saranno modelli eccitanti che fanno sempre sognare come la Ferrari 488 Spider, la Lamborghini Huracan Spyder, la rinnovata Porsche 911 Carrera, e l’Alfa Romeo Giulia che si svelerà al pubblico (solo nella versione top Quadrifoglio). Sul fronte del lusso si segnalano inoltre il debutto di una Rolls-Royce convertibile, la Dawn, e il fenomeno di una serie di intriganti maxi Suv come Jaguar F-Pace e il Bentayga della Bentley, un genere di prodotti assolutamente inedito che presto vedrà scendere in campo anche Maserati con Levante e poi Lamborghini con Urus.

 

Dietro ogni lancio c’è uno studio accurato delle richieste, che consentono un’analisi logica delle proiezioni di mercato. I modelli più celebrati si declinano in versioni multiple (ad esempio la Golf che diventa Cabrio e iperprestazionale con la GTI Clubsport), quelli completamente nuovi rilanciano la sfida sull’onda della tradizione (vedi Opel Astra, che sarà pure Sports Tourer), tornano d’attualità anche in Europa le berline (Talisman Renault e Optima Kia), continua l’ascesa dei crossover e l’irrefrenabile espansione dei portatori di lusso tedeschi: Audi (nuova A4), Bmw (Serie 7) e Mercedes (Classe C Coupé) si sfidano a colpi di novità da esibire nei ricchi padiglioni grandi come palazzi.

 

La bella Italia non è soltanto Ferrari o Alfa Romeo. Il marchio Fiat proporrà la nuova famiglia 500, rimodernata nel look e soprattutto negli interni. E Francoforte farà inoltre debuttare la 5ª serie della fashion citycar Lancia. Una Ypsilon che rilancia la sfida dopo trent’anni di successi e oltre 2,7 milioni di esemplari venduti in Europa dal 1985. Sarà disponibile nei tre allestimenti Silver, Gold e Platinum e con 5 motorizzazioni Euro6: i benzina 1.2 da 69 Cv e 0.9 TwinAir Turbo da 85 Cv, il diesel Multijet 1.3 da 95 Cv (appena 95 g/km di emissioni di Co2) e le versioni Ecochic Gpl/benzina 1.2 da 69 Cv e 0.9 TwinAir metano/benzina da 86 Cv che contiene le emissioni di Co2 a soli 86 g/km.

 

Si parla sempre più di consumi ed emissioni ridotte, valori virtuosi ottenuti con il downsizing dei motori, più piccoli e leggeri, meglio se sovralimentati. Oppure ottenuti con l’elettrificazione. Numerose vetture in vetrina offriranno soluzioni ibride, ibride plug-in o full-electric. In primo piano l’Audi e-tron concept quattro e la Toyota Prius, pioniera dell’alimentazione mista, alla 4ª serie con 3,5 milioni di esemplari distribuiti nel mondo. Vendite entro fine anno, partendo dal Giappone.

 

La fantasia domina, come sempre: se la 66ª edizione del Salone vanta cifre record di anteprime mondiali, è perché il numero delle cosiddette showcar, molte delle quali destinate a diventare a breve dei modelli pronti per debuttare nelle concessionarie, è in costante crescita. Basta scorrere l’elenco delle new entry per rendersi conto che i costruttori attribuiscono ai prototipi sempre più importanza, oltre a pianificare investimenti sempre più consistenti per realizzare ed esporre alle più importanti rassegna dell’automotive nel mondo le loro idee rivolte al futuro.

 

Partiamo dalla concept destinata a toccare le corde della suggestione, la Cactus M. In pratica si tratta della Citroën Cactus a cui è stato tolto il tetto e l’intera parte superiore delle fiancate. Con questa semplice operazione il riferimento alla Mehari, la mitica «spiaggina» francese lanciata nel 1968 è credibile. Come il modello del passato, la Cactus M lascia i posti a cielo aperto garantendo alla vettura una sorta di pedigree in fatto di evasione e di libertà. 

 

La parte anteriore in sostanza è quella della C4 Cactus col parabrezza che contribuisce a dare quell’upgrade di dinamismo all’immagine della vettura, grazie alla sua inclinazione di 60 gradi. E poi le porte: qui, forse, c’è il più esplicito richiamo alla Mehari. Il profilo superiore non è allineato alla linea di cintura, ma ribassato di una quindicina di centimetri. Che è uno degli elementi più caratterizzanti della Mehari, a parte la carrozzeria in vetroresina. 

 

A proposito di materiali, anche per la Cactus M , Citroën ha fatto ampio ricorso a soluzioni tecnologiche. Ad esempio i sedili possono essere lavati con l’acqua a spruzzo, esattamente come tutto il resto dell’abitacolo. Per il deflusso dell’acqua sono stati, inoltre, realizzati appositi fori sul fondo della vettura. 

 

Originale è anche la capote gonfiabile. Ma non solo, visto che è collegata ad una copertura dello stesso materiale sistemata come si trattasse di una sorta di tenda. Sotto al cofano della Concept Cactus M c’è il 3 cilindri PureTech da 110 Cv, abbinato a cambio automatico a 6 marce. La trazione della Cactus M è anteriore, ma integra il sistema Grip Control che, grazie alla gestione elettronica della coppia motrice, garantisce un ottimo comportamento anche sui fondi più impegnativi.

Si chiama invece Fractal la showcar che Peugeot fa debuttare a Francoforte. Si tratta di una coupé-cabrio di dimensioni compatte, è lunga 381 e larga 177 cm, che ha eletto la città come ambiente naturale. La destinazione urbana trova conferma nella trazione elettrica. La Peugeot Fractal si muove grazie a due motori alimentati a batteria da 102 Cv l’uno che agiscono il primo sulle ruote anteriori, mentre l’altro sulle posteriori.  

E incuriosisce anche Honda che si è inventata il Project 2&4, un esempio del grande impegno della Casa giapponese nello sviluppare esperienze di guida sempre più entusiasmanti. L’intrigante Project 2&4 mette insieme, infatti, due mondi, quello delle due ruote e quello delle quattro ruote, oltre a disporre dal motore da competizione della RC da 213 Cv impiegata nella MotoGP, sia pure ottimizzato per l’uso stradale. LS 14

 

 

 

 

Berlino. Inaugurata in Ambasciata la mostra “Florenz Contemporary”

 

Berlino. Ideata insieme al prestigioso centro di produzione artistica Villa Romana di Firenze nella cornice della rassegna di arte contemporanea “Berlin Art Week”, “Florenz Contemporary” presenta nello storico palazzo dell’Ambasciata d’Italia video, istallazioni, dipinti, sculture e fotografie di 20 artisti italiani ed internazionali. Tra questi figurano i vincitori del Premio Villa Romana e giovani artisti internazionali del panorama contemporaneo fiorentino.

“L’Ambasciata torna ad aprire i propri spazi all’arte contemporanea, lo fa questa volta con una mostra che invita ad estendere lo sguardo oltre l’immaginario più classico di Firenze”, il commento di Benassi. “Florenz Contemporary dimostra come la Toscana, icona del Rinascimento per antonomasia, sia ancora oggi straordinario luogo di ispirazione creativa nelle arti e nella scienza”.

L’esposizione, curata dalla direttrice di Villa Romana Angelika Stepken, si inserisce nel contesto di un ampio programma dell’Ambasciata e dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino a favore dell’arte giovane contemporanea italiana ed internazionale, inaugurato nel 2010 con il ciclo di mostre ITaliens, volte a promuovere il lavoro di artisti italiani residenti nella capitale tedesca, cui hanno fatto seguito varie manifestazioni e iniziative quali ad esempio Embassy goes Contemporary, rassegna di opere selezionate di giovani artisti provenienti dalla collezione del Museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano, Museion, o Embodied Resilience, performance organizzata in collaborazione con l’associazione culturale Peninsula in occasione del Gallery Weekend di quest’anno.

Il suggestivo Palazzo sul parco di Tiergarten, sede dell’Ambasciata d’Italia a Berlino, continua dunque ad aprire le sue porte e i suoi saloni di rappresentanza alle sperimentazioni e alle provocazioni di giovani artisti, trasformandosi in un innovativo sito d'arte contemporanea, dove le opere si confrontano con la storia e dialogano con il contesto specifico dell'edificio.

Villa Romana a Firenze è un luogo di produzione artistica contemporanea e di scambio internazionale che ogni anno ospita i vincitori dell’omonimo premio, artisti di spicco residenti in Germania nominati da una giuria appositamente selezionata.

Il reciproco scambio tra Berlino e Firenze raccorda quelle che, per diverse ragioni storiche, sono due amatissime città d’arte: Firenze, “culla del Rinascimento” e meta turistica che offre inesauribili spunti per una rilettura della narrativa europea, e Berlino che, dopo la caduta del Muro, si è affermata come punto di passaggio obbligato per artisti contemporanei di tutto il mondo.

Artisti in mostra.

Vincitori Premio Villa Romana 2015: Alisa Margolis, Johannes Paul Raether, Judith Raum, Anike Joyce Sadiq.

Vincitori Premio Villa Romana 2014: Ei Arakawa, Natalie Czech, Loretta Fahrenholz, Petrit Halilaj, Sergei Tcherepnin, Alvaro Urbano Francesca Banchelli, Federico Cavallini, Leone Contini, Gaetano Cunsolo, Giacomo Laser, Juan Pablo Macias, Margherita Moscardini, Filippo Manzini, Robert Pettena, Justin Randolph Thompson

La mostra è visitabile fino al 30 novembre 2015 ogni lunedì e giovedì alle ore 15,00 nel corso di una visita guidata. Iscrizione obbligatoria all’indirizzo berlino.visitembassy@esteri.it. (aise/de.it.press)

 

 

 

 

Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco di Baviera e dintorni

 

* fino al 4 ottobre, di domenica, alle ore 12:00, c/o Asamkirche Maria de Viktoria (Neubaustr. 1 1/2, Ingolstadt) Rassegna: "Orgelmatinee um Zwölf". Ingresso libero. Il programma è disponibile all'indirizzo: www.ingolstadt.de (sotto "Kultur&Freizeit", "Konzerte & Musik", "Orgelmusik"). Organizza: Kulturamt der Stadt Ingolstadt in collaborazione con IICe Sparkasse Ingolstadt

 

* mercoledì 23 settembre, ore 18:00, c/o Theater Heppel & Ettlich (Feilitzschstr. 12, München) Film: "Monaco, Italia. Storie di arrivi in Germania" (Germania, 2011, 56 min.) "Otto diversi destini di italiani che, come altri 600.000 connazionali, hanno trovato in Germania una seconda Patria e sono stati dimenticati in Italia. Un affresco corale sull'immigrazione italiana in Germania, nella regione di Monaco e della Baviera". In italiano, con sottotitoli in tedesco

Il produttore e regista Alessandro Melazzini sarà presente insieme con il protagonista Claudio Cumani. Organizzatori: Theater Heppel & Ettlich e Alpenway Media Production GmbH

 

* venerdì 25 settembre, ore 19:00-20:30, c/o VHS-Ingolstadt Corso di tedesco per Italiani con insegnante italiana, livello A1. Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de. Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* sabato 26 settembre, ore 10:00-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Punto informativo e consulenza per i connazionali

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* sabato 26 settembre, ore 10:30-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A5, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Corso base di tedesco per Italiani

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* martedì 29 settembre, ore 14:00-16:00, c/o Rathaus (Ingolstadt)

Consulenza per i connazionali. Anna Benini sarà a disposizione per aiutare gratuitamente a svolgere pratiche burocratiche e per consulenze nel nuovo municipio. Organizza: Italclub Ingolstadt e.V.

 

* mercoledì 30 settembre, ore 19:30, c/o Kino Breitwand Starnberg (Wittelsbacherstr. 10, Starnberg) nell'ambito della rassegna "il Cinema Italiano introdotto e commentato da Ambra Sorrentino". Film: "Il rosso e il blu" (Regia: Giuseppe Piccioni, con Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Roberto Herlitzka, Italia 2014, 98 Min., OmU). Organizza: Kino Breitwand Starnberg

 

* venerdì 2 ottobre, ore 19:00-20:30, c/o VHS-Ingolstadt Corso di tedesco per Italiani con insegnante italiana, livello A1 Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de. Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* sabato 3 ottobre, ore 10:00-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Punto informativo e consulenza per i connazionali

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* sabato 3 ottobre, ore 10:30-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A5, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Corso base di tedesco per Italiani. Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de. Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* domenica 4 ottobre, ore 16:00, c/o Münster (Ingolstadt)

S. Messa in lingua italiana

 

* domenica 4 ottobre, ore 17:00, c/o casa parrocchiale del Duomo (Kupferstr. 30, Ingolstadt) Riunione dell'Associazione "Italclub Ingolstadt e.V."

Organizza: Italclub Ingolstadt e.V.

 

* lunedì 5 ottobre, ore 18:00, c/o DGB-Haus (Schwanthalerstr. 64, München)

Podiumsdiskussion: "Vielfalt hat Zukunft! Migration macht München"

Programma:

o Saluto introduttivo: Prälat Hans Lindenberger, Vorstand des Caritasverbandes der Erzdiözese München und Freising e.V.

o Tavola rotonda: Christine Strobl, Bürgermeisterin der Landeshauptstadt München; Dr. Michael Kerkloh, Vorsitzender der Flughafen München GmbH

Micky Wenngatz, Vorsitzende des Vereins "München ist bunt"

Dr. Mitra Moussa Nabo, Politikwissenschaftler an der Universität der Bundeswehr München, Fachbereich Internationale Politik und Konfliktforschung

Registrazione fino al 30 settembre: G401_PR005@caritasmuenchen.de, Tel.: 089/23114914. Organizza: Akademie der Nationen - Caritas

 

* martedì 6 ottobre, ore 14:00-16:00, c/o Rathaus (Ingolstadt)

Consulenza per i connazionali Anna Benini sarà a disposizione per aiutare gratuitamente a svolgere pratiche burocratiche e per consulenze nel nuovo municipio. Organizza: Italclub Ingolstadt e.V.

 

* martedì 6 ottobre, ore 19:00, c/o Bankhaus August Lenz (Holbeinstr. 11, München) "Eredità - Dare e ricevere alla luce del nuovo regolamento europeo in vigore dal 17.08.2015" In lingua italiana

Referente legale: Avv. Alessandra Santonocito-Pluta, Dr. Juris

Referente bancario: Gianna Buraschi, Team Manager Bankhaus August Lenz

Ulteriori informazioni su: https://www.facebook.com/events/929451243793702/

Organizza: Francesca Giudice, Family Banker, Exclusive Agent der Bankhaus August Lenz & Co. AG

 

* mercoledì 7 ottobre, ore 18:00-19:30, c/o Istituto Italiano di Cultura (Hermann-Schmid-Str. 8, München) "Il mondo virtuale del paradiso dantesco"

Seminario del Prof. Dr. Florian Mehltretter (LMU) Ingresso: € 15,-

Informazioni e iscrizioni: tel. 089 / 74 63 21 22, corsi.iicmonaco@esteri.it

Organizzatori: IIC di Monaco di Baviera e Forum Italia e.V.

 

* venerdì 9 ottobre, ore 18:00, c/o Istituto Italiano di Cultura, aula 21 (Hermann-Schmid-Str. 8, München) "Incontri di letteratura spontanea"

"Se hai una poesia, un piccolo racconto o anche un pensiero, un sogno o un'idea, che vuoi leggere o raccontare, vieni che sarai la/il benvenuta/o. Le testimonianze e le storie di tutti sono importanti e hanno dignità. Esprimersi, ascoltare e conoscersi fa comunque bene. Dopo tutti in pizzeria". Ingresso gratuito.

Per informazioni: Giulio Bailetti, Tel/Fax 089-988491

Organizza: www.letteratura-spontanea.de

 

* venerdì 9 ottobre, ore 19:00-20:30, c/o VHS-Ingolstadt

Corso di tedesco per Italiani con insegnante italiana, livello A1

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* sabato 10 ottobre, ore 10:00-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt). Punto informativo e consulenza per i connazionali. Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* sabato 10 ottobre, ore 10:30-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A5, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt). Corso base di tedesco per Italiani

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* sabato 10 ottobre, ore 11:00-16:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A6, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt). La dott.ssa Silvia Alicandro, psicologa e mediatrice familiare sarà a disposizione gratuitamente per consulenze famigliari Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* domenica 11 ottobre, ore 16:00, c/o Heilig-Geist-Kirche (Bahnhofpl. 1, Eichstätt) S. Messa in lingua italiana

 

* domenica 11 ottobre, ore 17:00, c/o EineWeltHaus (Schwanthalerstr. 80, München) Italien und deutschland: Eine Brücke über München - Italia e Germania: un ponte su Monaco. In tedesco e italiano

Dibattito aperto su immigrazione e integrazione con la presentazione dei volumi "Capitano ultimo, la vera lotta alla mafia" (di Angela Rossi) e "Non dirmi che hai paura" (Giuseppe Catozzella, vincitore Premio Strega 2014)

Concerto e degustazioni tipiche Afro-Europee. Prenotazioni c/o ros.luna@web.de

Organizza: Rosanna Lanzillotti (Libreria Farfalla e Rosaluna Recensioni) in collaborazione con rinascita e.V. Claudio  Cumani, de.it.press

 

 

 

 

I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia

 

Gli speciali. http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/speciale/speciale102.html  

 

Di siriani e spose (17.09.15) - Il film "Io sto con la sposa" ha raccontato il viaggio vero per accompagnare in Svezia alcuni profughi siriani e palestinesi, due anni fa. Dove sono ora? E com'è cambiata l'Europa?

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/fluechtlinge-428.html  

 

Facciamo chiarezza (17.09.15)

Per smorzare le polemiche sulla "teoria gender" è intervenuta anche la ministra Giannini. Ma cosa è realmente previsto nella riforma della Buona Scuola?

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/gender-100.html   

 

Pino Cuttaia  - Pino Cuttaia ha aperto la Madia a Licata, in provincia di Agrigento, insieme alla moglie Loredana nel 2000. Qui ha ottenuto la prima stella Michelin nel 2006 e la seconda nel 2009.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tavola/cuttaia100.html  

 

Non per tutti (16.09.15). La sentenza della Corte di giustizia europea conferma l’attuale normativa tedesca: Hartz IV solo a chi dimostra di voler trovare un impiego. Ma quanti sono gli italiani che vivono grazie al sussidio sociale?

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/hartz-iv-106.html  

 

Il mercato delle droghe (16.09.15)

Mentre la politica cerca una soluzione alla diffusione delle droghe sintetiche nelle discoteche italiane, abbiamo sentito ragazzi ed esperti.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/drogen-italien-100.html  

 

Vipiteno (Sterzing) (16.09.15)

Vipiteno, in provincia di Bolzano, è un vivace centro commerciale, che si trova in una posizione strategica tra i passi del Brennero, del Giovo e di Pennes.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/scopri_l_italia/sterzing-vitipeno-100.html  

 

Estate liberi! (16.09.15)

Dal 2013 un gruppo di ragazzi di Lipsia va in Sicilia per seguire le iniziative antimafia di Libera Terra. Ai nostri microfoni la coordinatrice Martina Kollroß.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tu_per_tu/sizilien-mafia-100.html  

 

A caccia di voti (15.09.15) - A pochi giorni dalle elezioni, è sfida all'ultimo voto in Grecia. Nel paese però regna lo scetticismo generale.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/griechenland-wahl-108.html  

 

Cinema! Italia! 2015 (15.09.15) - Arrivata alla 18esima edizione, la rassegna presenta sei film selezionati tra le pellicole italiane recenti e offre uno sguardo d'eccezione sull’Italia contemporanea.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/cinema-italia-100.html  

 

Patronati sotto accusa (15.09.15)

Continua in Italia la polemica sul ruolo dei Patronati all'estero e sulla trasparenza e correttezza del loro operare. Tanto rumore per nulla?

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/italmondo/patronati-100.html  

 

La Scala Santa (15.09.15) - Sarebbe la stessa scala salita da Gesù quando venne giudicato e condannato a morte da Ponzio Pilato. Si trova a Roma.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/terramia/heilige-treppe-rom-100.html  

 

Sul binario della solidarietà (14.09.15)

Legato alla deportazioni del nazifascimo, il binario 21 della stazione di Milano ospita ora molti rifugiati diretti verso il Nord Europa.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/bahngleis-anlaufstelle-fluechtlinge-100.html  

 

Povertà educativa (14.09.15) - Save the Children punta il dito sulla preparazione scolastica dei ragazzi italiani, che ancora una volta restano indietro.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/bildungsluecken-italienischen-schuelern100.html  

 

La guerra dimenticata (12.09.15)

Lo Yemen è colpito dal marzo scorso da una guerra che sta mettendo in ginocchio la popolazione civile, spesso vittima dei bombardamenti sauditi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/jemen-saudischen-bomben-100.html  

 

Storie per tutti (12.09.15) - È arrivato a Düsseldorf per raccontare storie fantasiose e sognanti per piccoli e grandi: Roberto Piumini è uno dei più conosciuti autori di libri per bambini, e molto altro.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tu_per_tu/schriftsteller-roberto-piumini-100.html  

 

L'ufficiale disse no (12.09.15) - Nel 2002 il tenente di Vascello David Grassi viene punito per essersi opposto all'ordine dei superiori di sversare in mare sostanze inquinanti. Che ne è oggi del coraggioso militare?

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/la_nostra_storia/marineoffizier-david-grassi-100.html  

 

Eventi, incontri, spettacoli - In onda ogni lunedì e venerdì fra le 19 e le 20

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalenderfreitag100.html  

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalendermontag100.html.  RC/De.it.press

 

 

 

 

All’ICC di Amburgo ciclo di Concerti

 

AMBURGO - Con il concerto del duo Laura Bortolotto – Matteo Andri, in programma oggi lunedì 21 settembre alle 19, all’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo inizia quest’anno il primo ciclo di concerti volti a promuovere all’estero giovani musicisti friulani che si sono contraddistinti per valore artistico e riconoscimenti nazionali e internazionali.

Il progetto di valorizzazione delle eccellenze friulane, nato dalla cooperazione della Fondazione CRUP con il CIDIM (Comitato Nazionale Italiano Musica), prevede per il biennio 2015-2016 una scelta di concerti di musica classica e contemporanea eseguiti da musicisti friulani che, nonostante la giovane età, vantano già prestigiosi riconoscimenti.

Laura Bortolotto si è diplomata in violino a 14 anni come privatista al Conservatorio"G.Tartini" di Trieste con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale di merito. Ha ottenuto numerosi primi premi e riconoscimenti e a soli 15 anni ha vinto il 29° Concorso Nazionale Biennale di Violino di Vittorio Veneto, il più importante concorso nazionale italiano di violino, risultando la più giovane vincitrice del concorso dalla sua fondazione. Ha suonato come solista con numerose orchestre tra cui la Deutsche Kammerorchester Berlin.

Matteo Andri si è diplomato in pianoforte con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale. Ha suonato insieme a rinomati musicisti quali l'oboista José Manuel Rojas, i clarinettisti Nicola Bulfone e Giampiero Sobrino, il violinista Pavel Vernikov e il trombonista Sergio Bernetti.

Il programma del concerto all'Istituto Italiano di Cultura prevede opere di Debussy, Poulenc, Dvorak e Brahms. (aise)

 

 

 

 

ICC Francoforte. Iniziano le iscrizioni  ai corsi d’italiano  e ai  corsi tematici

 

Il programma del quadrimestre, che trovate anche su www.it-de.eu/shop,  prevede inoltre  dei corsi tematici che vi segnaliamo:

Tre percorsi semplici di lettura: Dante e la Commedia (da livello/ab B2) 

Il corso si propone di accompagnare lo studente nella comprensione dei Canti della Divina Commedia proposti nel ciclo 'Dante Divino', in collaborazione con l'Istituto di Romanistica della Goethe-Universität Frankfurt e il Consolato Generale di Francoforte.

Kurs K24 H: Samstag, 10:30 - 12:00 Uhr, 6 Unterrichtsstunden

Unterrichtstermine: 10. Oktober, 7. November und 21. November

Ort: Italienische Tourismuszentrale ENIT, Barckhausstr. 10, 60325 Frankfurt am Main. Kursgebühr: 50,- Euro

 

L'Italiano all'opera: Giuseppe Verdis 'Don Carlo' (da livello/ab B1) 

Es werden Texte aus dem Libretto im Original gelesen und gehört und gemeinsam werden Sie am 12. Dezember um 18:30 Uhr in der Oper Frankfurt die Aufführung besuchen. Vorkenntnisse auf Niveau B1 des GER erforderlich. Die Operntickets sind in dem Kurspreis enthalten!

 

Kurs K25 H: Samstag, 10:00 - 11:30 Uhr, 6 Unterrichtsstunden

Unterrichtstermine: 28. November, 5. Dezember und 12. Dezember

Ort: Italienische Tourismuszentrale ENIT, Barckhausstr. 10, 60325 Frankfurt am Main. Kursgebühr: 90,- Euro (Operntickets sind in dem Kurspreis enthalten)

Iic Ffm

 

 

 

 

Speranze e realtà. Momenti di una nuova emigrazione italiana in Germania

 

Si lascia l’Italia per tanti motivi, ma ciò che unisce queste persone è un latente sentimento di insoddisfazione, di incompletezza, di sfiducia… e di speranza - di  Maurizio Libbi

 

Colonia. I dati forniti dal Consolato Generale di Colonia sul movimento migratorio tra Italia e Nordreno-Vestfalia relativi al 2013 mettono in risalto l’entità del fenomeno: contro le 5.100 unità tornate in Italia, ve ne sono 10.700 stabilitesi in NRW, quindi un saldo positivo di circa 5.600 nuovi connazionali – e tra questi moltissimi sono i giovani, ma anche meno giovani, con un livello culturale elevato.

Si lascia l’Italia per tanti motivi, ma ciò che unisce queste persone è un latente sentimento di insoddisfazione, di incompletezza, di sfiducia… e di speranza. L’Italia non sembra più in grado di offrire un futuro ai suoi cittadini, sia a livello lavorativo sia di sicurezza sociale. Del fenomeno se ne parla tantissimo, si fanno analisi sociologiche e pseudo-psicosociali, economiche, di sviluppo politico e comportamentale, si stilano statistiche… ma di loro, di chi se ne va, di chi volta le spalle alla sua terra d’origine, si parla invece ben poco. Per questo, vogliamo parlare invece proprio di loro, o meglio, lasciar loro la parola. Ecco due (quasi) autoritratti: due donne, due esistenze molto diverse, ma accomunate dalla stessa decisione.

Giovanna La Caprara - Sono abruzzese, ho la testa dura!

Ho 37 anni, di Santa Maria Imbaro, in provincia di Chieti. Ho frequentato l’Istituto Magistrale e sono diventata maestra d’asilo e maestra elementare. Ma la mia vita in Italia mi ha portato a fare tanti tipi di lavoro, perché non riuscivo ad entrare nel mondo scolastico. Ho fatto tanti tirocini, sia quelli obbligatori durante lo studio, sia poi per mia formazione professionale: andavo negli asili a fare piccoli progetti.

Ma per vivere ho fatto di tutto: la barista, la badante, la donna delle pulizie… sono rimasta un po’ di tempo nella regione, poi ho provato a trasferirmi in Lombardia e ho trovato un lavoro come segretaria in un’azienda di Sondrio. Non che la cosa mi piacesse veramente, ma allora guadagnavo 200 euro al mese e quindi è chiaro che se trovi qualcosa di più redditizio non ci pensi due volte a farlo. E qui la storia è strana, quasi un presagio, perché tra i mille lavori che facevo per sbarcare il lunario venni anche a Colonia a lavorare in fiera per una ditta che allestiva i padiglioni, conoscevo un minimo di tedesco che avevo studiato da autodidatta e così lo sfruttai. E proprio alla fiera di Colonia conobbi quella ditta di Sondrio che poi mi assunse come segretaria. Seguii anche, nel 2009, un corso di tedesco a Colonia, per migliorare le mie conoscenze (eh sì, Colonia, per me la città più bella del mondo! E dire che prima non sapevo nemmeno che esistesse!). Ma a Sondrio non funzionava veramente, ero insoddisfatta, volevo lavorare con i bambini, quella era la mia vita. In Italia, però, evidentemente non c’era posto per me. Così due anni fa – ero venuta a Colonia per l’Anuga in rappresentanza di una ditta abruzzese… - dopo la fiera non sono ripartita! Mi sono detta: io rimango qui! In qualche modo ce la farò. E ce l’ho fatta!

Dell’Italia mi mancano le mie sorelle… e basta – perché il resto è noia. No, non mi manca niente dell’Italia, perché lì non mi sono mai sentita apprezzata. Per qualsiasi cosa io abbia potuto fare, abbia potuto dire… non so, forse la sorte avversa… non me ne andava bene una – poi sono arrivata qua e sembrava che tutti aspettassero solo me (n.d.r. – Giovanna ride, dicendo questa frase, la sua è simpatica autoironia). Appena sono arrivata, ho trovato subito un piccolissimo lavoro, presso la Caritas, guadagnavo poco, ma mi ha aiutato ad iniziare. Poi ho trovato lavoro in un Call Center, e già potevo pagare l’affitto. Chiaro ho fatto anche qui mille lavoretti, ma in meno di otto mesi ho finalmente trovato il lavoro che sognavo, quello per cui avevo studiato: ora sono educatrice in un asilo – un asilo bilingue, dove posso usare anche l’italiano. Sto continuando a perfezionare il tedesco, perché so che non ha senso vivere in un paese senza sapere la lingua del posto e poi perché voglio fare carriera. Fare l’educatrice, rotolarsi a terra con i bambini, finché sono giovane va benissimo, ma poi, ad una certa età, dovrò pur cambiare un po’ la rotta, forse nell’amministrazione di un asilo, vedremo. Comunque i miei studi sono stati riconosciuti e quindi, con la carica emozionale che ho ora, so che ce la farò. Certo, ho avuto fortuna a trovare una struttura bilingue, ma la fortuna ce la creiamo anche con le nostre mani, con il coraggio delle nostre decisioni. Il mio sogno si sta realizzando, ma per concretizzarlo ho dovuto lasciare l’Italia. E ci riuscirò, sono abruzzese, ho la testa dura! E poi voglio restare qui, in Germania mi sento a casa. Ma nemmeno dimentico i miei connazionali, per questo sono entrata nel direttivo dell’associazione “Mondo Aperto – Offene Welt”, per mettere la mia esperienza al servizio di chi, come me, decide di lasciare l’Italia e di venire a vivere a Colonia.

Sandra Cocco – Ricomincio da capo, come una ventenne

Sono di Roma, ma vivo a Colonia dal 2013. Ero già venuta prima, per brevi periodi nel 2010 e 2011, perché sono sceneggiatrice e volevo vedere come fanno le produzioni televisive in Germania. Ma in verità dentro di me già maturavo l’idea di andar via dall’Italia. Avevo bisogno di altri stimoli e poi non c’era più lavoro, perché le produzioni in Italia sono veramente limitate, soprattutto per quello che facevo io, soap e serialità - ho scritto per Incantesimo, Orgoglio e altre produzioni. Ma sentivo anche un cambiamento culturale in Italia, c’era qualcosa che non andava, che non funzionava, una specie di cappa… o almeno era questo che io percepivo. Cioè, al di là delle difficoltà lavorative, c’era proprio come una specie di morte culturale – non riconoscevo più la mia città… Roma è sempre stata una città con tanti difetti, ma anche una città creativa, portatrice di cultura, anche cialtrona in qualche modo, però in questo movimento continuo c’era sempre qualcosa di nuovo. Invece vedevo che c’era proprio una stagnazione, e quindi pian piano era nata in me l’idea di andarmene. Avevo anche provato ad andare a Manchester, sono venuta qui a Colonia, dove ci sono tante produzioni televisive. Già la prima volta che sono venuta sono rimasta più a lungo di quanto avevo previsto, ho conosciuto persone e mi sono subito sentita a casa mia. E così ho iniziato a concretizzare il mio progetto. Così ho fatto alla mia età quello che non avevo fatto a vent’anni (ndr: Sandra Cocco ha circa cinquant’anni).

Certo, andare alla ventura con un po’ soldi è diverso che senza possedere nulla, ma sostanzialmente quelli che ho provengono dalla SIAE (ndr: diritti d’autore), quindi non sono proprio molti. Così mi sono buttata nella vita, ricominciando tutto da capo e scegliendo la via più difficile, forse. Ero stata anche a York nel nord dell’Inghilterra, dove ci sono molte produzioni e dove per la lingua sarebbe stato per me più facile. Ma non mi sono sentita così bene come a Colonia. Ed ecco che sono qui, sapendo anche di non avere molte possibilità di continuare a fare il mio lavoro di sceneggiatrice, per via della lingua. Io amo il mio lavoro, ma a Roma non volevo più rimanere, in quel decadimento culturale che percepivo in un modo molto forte. Il problema non è la corruzione, che sicuramente c’è anche in Germania, ma l’esistenza di sistemi corruttivi che cambiano le coscienze delle persone, per cui tutto è lecito… è triste che noi italiani non abbiamo più voglia di reagire. Forse in questo momento le cose stanno iniziando a cambiare, si notano i primi fermenti… ma io volevo andare via - e allora, se devo ricominciare da capo, ricomincio veramente da capo. A Colonia, all’inizio pensavo fosse più facile con la lingua, ma non è così, se non la studi da giovanissima diventa un po’ un problema.

Appena arrivata ho subito trovato un piccolo lavoro per sopravvivere e per studiare il tedesco, poi – dato che avevo fatto anche scuola di recitazione – ho iniziato a fare un po’ di teatro con i bambini italiani, poi ho lavorato con dei progetti di animazione per i rifugiati e ora lavoro nelle scuole facendo doposcuola con i bambini. Non so se questo è quello che voglio fare anche in seguito, ma mi aiuta a migliorare il tedesco, poi si vedrà. Vorrei tornare a scrivere, ma per ora non è realistico. Comunque qui mi trovo benissimo, mi sento molto bene. Chiaro, alla mia età mi ritrovo che non ho le classiche sicurezze di chi ha fatto un lavoro regolato, ma io ho sempre fatto volentieri un lavoro creativo, artistico. Chissà, forse riuscirò a trovare un lavoro che sia diciamo almeno interessante, anche se non sarà lo stesso di quello che facevo prima. Per scrivere in tedesco mi ci vogliono altri dieci anni, credo. E quindi fra dieci anni, boh, non so. Intanto vorrei continuare nel campo del teatro e sto pianificando la possibilità di fare un corso di specializzazione in pedagogia teatrale (Fortbildung in Theaterpädagogik), per poter lavorare poi sia con i bambini sia con le donne. Una cosa che mi piacerebbe veramente molto: lavorare in un progetto di accoglienza per donne rifugiate. Un sogno, forse. Ma perché no! Quando sono andata via da Roma i familiari, gli amici, sono rimasti shoccati, mi dissero che ero pazza. Oggi, quando racconto di me a Colonia, mi dicono di rimanere… c’è una punta di invidia nei confronti di chi ce l’ha fatta ad andarsene, perché la situazione in Italia è difficile.

CdI settembre

 

 

 

 

Ferrari 488 Spider e Alfa Giulia: a Francoforte brillano le italiane

 

Francoforte - La Giulia si è presentata a Francoforte con un fresco record che ne testimonia le straordinarie prestazioni: proprio ieri mattina ha stabilito sul circuito del Nuerburgring il record di velocità della categoria con il tempo di 7’39” e il filmato dell’impresa è stato proiettato durante la conferenza stampa. «La miglior dimostrazione possibile di quale risultato possa dare la meccanica delle emozioni Alfa Romeo», ha detto l’ad Harald Wester.  

 

Svelati anche i prezzi ufficiali della Giulia Quadrifoglio, quella di lancio esposta al Salone che è il top di gamma con motore di origine Ferrari 6 cilindri da 510 Cv: costa 79 mila euro. Ma da subito è ordinabile una versione ancora più sofisticata ed esclusiva, la Performance dotata di tutti i possibili optional. Questo gioiello dedicato a chi vuole guidare subito la nuova berlina sportiva del Biscione costa 95 mila euro. Siamo al vertice del lusso e delle prestazioni in un pianeta premium, ma naturalmente saranno più abbordabili le successive versioni che completeranno la gamma. 

 

Al motorshow tedesco grande protagonista anche la Ferrari con la splendida 488 Spider da 235 mila euro presentata dall’ad del Cavallino Amedeo Felisa e dal direttore commerciale Enrico Galliera. 

 

«Non è nei nostri programmi realizzare un Suv», ha ribadito Felisa, precisando che non ci sarà mai nemmeno una Ferrari low cost. «Però non è escluso - ha aggiunto - che si realizzi un motore 6 cilindri e intanto proseguiamo lo studio sulle soluzioni ibride».  LS 16

 

 

 

 

Angela Merkel, i suoi 10 anni (sempre più complicati) da cancelliera

 

Ha sbaragliato tutti i suoi avversari. Ma ora è alle prese con la crisi  più difficile: i migranti

 

Angela Merkel. Dieci lunghi anni  (sempre più difficili) da cancelliera. Alle prese con la crisi più difficile della sua carriera politica, quella dei migranti, Angela Merkel festeggia   la sua prima decade alla guida del Paese. Ed è proprio il suo principale oppositore politico, il leader della Linke, Gregor Gysi, a rivolgerle gli auguri, con un intervento sulla Bild. Il politico di sinistra sottolinea che la cancelliera merita certamente «grande rispetto»: a partire dalla capacità di battere tutti gli avversari uomini nel suo partito.

«Perché lei è così amata? Lei è modesta, non vanitosa e assolutamente disinteressata ai soldi. Questo conquista», scrive. I giovanotti convinti del loro potere nell’unione hanno pensato prendiamo la ragazza di Kohl come leader del partito e poi la mandiamo a casa dopo un anno. Invece è accaduto il contrario, è stata lei a mandare a casa i giovanotti. Da Merz a Koch. Già solo questo merita alto rispetto”. CdS 18

 

 

 

 

Noi e le guerre. Rimettere i piedi per terra

 

Si può forse dire che non è ancora apparso all’orizzonte un nuovo Winston Churchill in grado di dare la sveglia agli europei. Le benemerenze della Merkel (mettere in riga i dissipatori di risorse altrui senza scassare l’unione monetaria, usare il bastone del comando per tentare di governare il flusso dei profughi) sono indubbie ma anche circoscritte. C’è sproporzione fra quanto l’Europa fa o si propone di fare e l’intensità del terremoto mediorientale in atto (la guerra civile siriana, il caos libico, l’avanzata dello Stato islamico). Di fronte a così radicali sconvolgimenti governi e opinioni pubbliche dovrebbero interrogarsi su come impedire che la guerra arrivi prima o poi, sotto forma di devastanti azioni terroristiche, nelle stesse città europee.

È difficile non concordare sul fatto che gli europei abbiano un interesse vitale alla sconfitta dello Stato islamico (condizione necessaria, oltre a tutto, perché si trovi una soluzione di compromesso in Siria). C’è chi pensa che occorrerà aspettare la nuova Amministrazione americana e un radicale cambiamento della strategia statunitense in Medio Oriente. Ma se gli europei, per lo meno, si chiarissero le idee fra loro, potrebbero poi parlare agli alleati americani, quale che sia il presidente in carica, con una voce sola. Ci sono eccellenti ragioni morali (fermare lo sterminio di esseri umani, nonché la distruzione di un patrimonio culturale che appartiene a tutti) per voler mettere alle corde lo Stato Islamico. Ma c’è anche il nostro interesse a non diventare i suoi prossimi bersagli. C’ è qualcosa, anzi molto, che non va nel modo in cui noi europei invochiamo abitualmente «soluzioni diplomatiche», e ci muoviamo di conseguenza, per fermare l’azione di coloro che noi stessi definiamo «nemici». Sembra quasi che la nostra ricetta diplomatica consista nel tentare di sfinire il nemico a chiacchiere nella speranza che, alla fine, per disperazione, si suicidi. Sembriamo ignorare che, nelle zone di guerra, non può avere successo alcuna azione diplomatica che non sia sorretta dalla forza militare e dalla disponibilità a farne uso.

Federica Mogherini, l’alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, dell’Europa fa propria anche la fragilità, quando immagina, ad esempio, che la guerra in Siria possa essere semplicemente risolta facendo sedere le parti intorno a un «tavolo» ( Corriere della Sera , 6 settembre). Come se, in guerra, non siano gli esiti dei conflitti armati a decidere se e quando, e con quali carte negoziali in mano, le parti combattenti si renderanno disponibili a trattare.

Sfruttando l’inerzia occidentale, gli «scarponi sul terreno» li sta mettendo Putin. Forse, come pensano certi analisti militari, le forze che egli è in grado di schierare possono servire solo a puntellare il regime di Assad, non a infliggere, in alleanza con gli iraniani, duri colpi allo Stato islamico. Forse è davvero così. Ma, di sicuro, più il tempo passa senza che gli occidentali siano capaci di scuotersi e di dotarsi di una strategia plausibile, più il loro spazio di manovra andrà a ridursi. Proprio in un’area così vitale per la sicurezza europea.

In un certo senso, possiamo dire che noi europei (soprattutto noi europei occidentali) siamo vittime del nostro successo. Abbiamo alle spalle il più lungo periodo di pace della storia d’Europa. È umano che ciò abbia creato in tanti, forse nella schiacciante maggioranza, la falsa convinzione che la pace di cui godiamo appartenga all’ordine naturale delle cose, che essa non sia - come invece è - il frutto di equilibri che possono in qualunque momento spezzarsi. Gli europei (con la parziale eccezione di francesi e inglesi) sembrano ormai largamente inconsapevoli del fatto che la pace, per durare, debba essere tutelata dalla forza e dalla volontà di usarla contro le minacce.

Non c’è nessun «ordine naturale», in quanto tale pacifico: la pace di cui abbiamo goduto è stata garantita, durante la Guerra fredda, dalle armi americane e poi, a Guerra fredda finita, dal fatto che lo «scongelamento», in Medio Oriente e altrove, degli equilibri affermatesi dopo la Seconda guerra mondiale, non si è verificato immediatamente ma ha richiesto un certo lasso di tempo. A conclusione di un’epoca (davvero d’oro) in cui gli europei hanno potuto illudersi di vivere in un mondo post-politico, senza più le grandi contese mortali fra visioni del mondo contrapposte, essi, purtroppo, devono oggi rimettere i piedi per terra, devono fare la fatica di ricominciare a pensare politicamente. Angelo Panebianco  CdS 14

 

 

 

 

Consegnata a Mattarella la dichiarazione "Più integrazione europea: la strada da percorrere"

 

Per affrontare le sfide d'oggi e del futuro servono politiche e istituzioni comuni

 

ROMA - Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto ieri al Quirinale la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, il presidente del Bundestag tedesco Norbert Lammert, il presidente dell'Assemblea Nazionale francese Claude Bartolone, e il presidente della Camera dei Deputati lussemburghese Mars Di Bartolomeo.

Durante l'incontro è stata consegnata in anteprima a Mattarella la dichiarazione congiunta "Più integrazione europea: la strada da percorrere" che i Presidenti delle quattro Assemblee firmeranno oggi alla Camera dei Deputati.

«Si tratta - ha dichiarato il capo dello Stato - di un documento prezioso per rilanciare con forza la prospettiva dell'integrazione europea. Tutti i Paesi dell'Unione sono chiamati a questo compito, ma i Paesi fondatori hanno una responsabilità particolare. Come dimostrano le due crisi - quella economica e quella migratoria - alle quali gli Stati non possono dare risposta da soli, per affrontare con efficacia queste sfide d'oggi e del futuro servono non solo politiche comuni, ma anche istituzioni comuni».

Il presidente Mattarella ha concluso: «Il documento che viene firmato quest'oggi contiene un appello particolarmente autorevole, perché è firmato dai Presidenti di quattro Parlamenti, espressione della sovranità popolare. I Parlamenti hanno una sensibilità particolare nell'indicare le prospettiva future e gli orizzonti ideali. Il mio auspicio è che alle firme dei Parlamenti dei quattro Paesi fondatori seguano quelle degli altri Parlamenti. Questo atto darebbe forte impulso all'integrazione europea». (Inform 15)

 

 

 

 

Migranti, ok Ue 40mila ricollocamenti da Italia-Grecia. Sì a uso della forza contro trafficanti

 

BERLINO - È il giorno della riunione dei ministri dell'Interno dell'Ue a Bruxelles sulla questione dell'immigrazione. Mentre l'emergenza non si ferma e anche l'Austria, come la Germania, reintrondurrà controlli al confine con l'Ungheria, nel tentativo di gestire l'afflusso di rifugiati, e la Francia ha annunciato che "sono già state date disposizioni" per ristabilire nuovamente i controlli alla frontiera francese con l'Italia "se si ripeterà una situazione identica a quella di alcune settimane fa", sul tavolo della Ue c'è ancora una volta la questione della distribuzione dei profughi in arrivo in Europa. Il consiglio dei ministri dell'Interno ha adottato la decisione dello schema di ricollocamento per 40mila profughi da Italia (24mila) e Grecia (16mila). Questa cifra era stata stabilita nella prima parte del piano di ricollocamento.

 Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia si oppongono, insieme alla Polonia, alle quote obbligatorie. La bozza circolata finora contempla 'flessibilità' nella distribuzione e un numero di 120mila profughi e non 160mila come in un primo tempo ipotizzato, proprio per convincere gli Stati contrari ad ammorbidire le proprie posizioni.

Migranti, la Germania ripristina i controlli alle frontiere

 Intanto sono ripresi questa mattina i collegamenti ferroviari tra la Germania e l'Austria dopo la sospensione decisa ieri nell'ambito delle misure di emergenza alle frontiere imposte da Berlino nel tentativo di arginare la marea di rifugiati che entrano nel paese. Un portavoce della società ferroviaria tedesca Deutsche Bahn AG (DB) ha reso noto che i treni hanno iniziato a partire alle 7 del mattino, ad eccezione del tratto tra la città austriaca di Salisburgo e Monaco di Baviera nel sud della Germania per la presenza di migranti lungo i binari.

 Il portavoce di Angela Merkel ha ribadito ancora una volta che la Germania non chiude le frontiere ai richiedenti asilo: "I controlli temporanei -ha affermato Steffen Seibert nel corso di una conferenza stampa- non sono la stessa cosa di una chiusura delle frontiere. I rifugiati continueranno a venire in Germania e speriamo che ciò avvenga nel solo di un processo ordinato". LR 14

 

 

 

 

Intervista ad Angela Argentino sulla Grecia e dintorni

     

Ecco l’intervista ad  Angela Argentino, delegata di Sicilia Mondo  da oltre 15 anni. Sposata con un medico greco, 2 figli. In Grecia (Lefkada) da 31 anni. Già proprietaria ed insegnante di una scuola di  lingue per oltre 25 anni. Oggi dedita alla cultura, al turismo ed alle attività sociali nei rapporti con l’Italia. Ha donato, al Museo di Olympia, una statua dello scultore palermitano Domenico Zora.  Scrittrice ed autrice di collane di poesie, già premiata a Catania  da Sicilia Mondo, nel 2012, per il libro di poesie “Ditemi!”

     

Come è stata vissuta dai Greci la crisi che tutti conosciamo? E’ già stata superata?

      Abbiamo vissuto e viviamo la crisi in un alternarsi di speranza e disperazione perché la verità dei fatti, la desolante verità che lo Stato si sta dissolvendo, ci viene servita  a piccole dosi . La abbiamo vissuta  e la viviamo con rabbia perché ci è stato subito chiaro che le banche erano piene dei  soldi che l’Europa aveva concesso per finanziare progetti e programmi. Ma il popolo, la gente comune,  i piccoli imprenditori  che  avrebbero dovuto usufruirne,  non hanno avuto accesso a questi finanziamenti. La abbiamo vissuta  e la continuiamo a vivere con il fatalismo che è tipico di un popolo così antico e ultimamente la viviamo con la rassegnazione dei poveri. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo subito pensato alle soluzioni. Purtroppo, la crisi non è stata superata  ma si allarga sempre più ed è visibile soprattutto nelle grandi città e nelle zone agricole dove non arriva il denaro del turismo.  

      Cosa che sfugge all’estero è che la Grecia delle ultime due  generazioni è riuscita a produrre il più alto numero di laureati di Europa in proporzione alla popolazione; che possiede  il più alto numero di  medici specializzati formatisi  in massima parte all’estero, in prestigiose università;  che i greci conoscono almeno due lingue e sanno suonare almeno uno strumento. Dunque la crisi viene a colpire un potenziale umano e professionale  di prima qualità  che sta abbandonando il Paese in cerca di lavoro in altre parti del mondo.

     

Dalla Grecia come è vista la situazione italiana?

      La Grecia guarda all’Italia con speranza. Essendo il Paese più simile alla Grecia e con radici culturali comuni, storicamente rappresenta il Paese a cui la Grecia guarda come a un modello da imitare. Segue con apprensione la crisi economica che la sta percorrendo. Se l‘Italia dovesse perdere la sua forza economica, la Grecia verrebbe a perdere il suo partner economico di elezione, in quanto la maggior parte dei rapporti commerciali  sono stati  intrecciati con l’Italia.

     

Cosa puoi dire sulla invasione dei rifugiati? C’è stata accoglienza?

      Subiamo le stesse invasioni che in Italia, solo che i media non hanno mai dato risalto troppo alla questione tranne che in questi ultimi tempi, quando il fenomeno  è diventato incontrollabile. Non abbiamo molti centri di accoglienza e i pochi esistenti non sono in grado di assicurare condizioni  accettabili per una  permanenza a lungo termine.

      La Grecia riceve pochi aiuti dall’Europa e i profughi cercano di restare in Grecia il meno tempo possibile, cercando disperatamente di  andare in Italia o nei Balcani. In mancanza di centri di accoglienza, orde di profughi vagano per le strade  di Atene  e tutti i parchi pubblici vengono usati come dimora. La popolazione aiuta contribuendo alla raccolta di viveri e indumenti. Sia nelle  grandi città che nei porti piccoli e grandi della terraferma e delle isole, la popolazione accoglie, con la stessa solidarietà, gli occupanti dei barconi allo sbando.  In questi ultimi mesi, squadre di medici e infermieri hanno costituito dei presidi di volontari proprio per assicurare le prime cure mediche.

Sicilia Mondo 14

     

     

     

     

Immigrazione e terrorismo. Ue: sfide allargamento ai Balcani occidentali

 

I Balcani occidentali stanno riattirando l’attenzione di decisori politici, media ed opinione pubblica europei e non.

 

L’inasprirsi della pressione migratoria verso l’Unione europea (Ue), in particolare sulle frontiere greco-macedone e serbo-ungherese, il riesplodere delle tensioni etniche e politiche nell’ex Repubblica Federativa Yugoslava di Macedonia (Fyrom), l’emersione della minaccia dei foreign fighters in alcuni Paesi balcanici di confessione musulmana, gli effetti regionali della crisi internazionale e di quella greca, e l’attivismo diplomatico della Russia nella regione all’indomani della crisi ucraina, hanno riacceso i riflettori su un quadrante dell’Europa sud-orientale sovente trascurato dall’agenda di politica internazionale.

 

Ciò potrebbe avere implicazioni durature anche per il processo di allargamento dell’Ue alla regione, soggetto ad un progressivo e problematico ‘affaticamento’.

 

L’ ‘affaticamento’ del processo di adesione

Sebbene infatti la prospettiva di integrazione a termine di tutti i Paesi dell’area, sancita ufficialmente nel 2003 dal Vertice di Salonicco, rimanga ancora la dottrina ufficiale seguita da Bruxelles, come paiono confermare la recente adesione della Croazia nel luglio 2013, l’avvio dei negoziati di adesione con la Serbia nel gennaio 2014 ed il conferimento dello status di paese candidato all’Albania nel giugno seguente, sono ravvisabili segnali di crescente indebolimento dello slancio europeo verso i sei Paesi della regione.

 

In anni recenti, la frequenza ed il grado di intrusività nella politica di allargamento dell’Ue da parte dei suoi attuali Stati membri ha assunto proporzioni inedite, pur a fronte di un meccanismo decisionale da sempre intergovernativo.

 

Come esempi si annoverano l’aumento delle misure interne per controllare modi e tempi dell’allargamento (si pensi al ruolo del Bundestag tedesco od alla nuova clausola referendaria francese) e l’ulteriore rafforzamento del peso del Consiglio Affari generali e del Consiglio europeo quali motori decisionali dell’allargamento, a discapito del ruolo svolto dalla Commissione europea quale istituzione-garante dell’obiettività e della continuità di tale processo, come evidenziato attualmente dal caso della Fyrom, ed in passato dell’Albania, sui cui percorsi di adesione si sono registrate dissonanze di vedute tra il Berlaymont e diverse capitali europee in sede di Consiglio.

 

L’influenza crescente delle agende nazionali

A ciò si aggiunga la crescente influenza di considerazioni derivanti dall’agenda politica nazionale (ad esempio preoccupazioni sui temuti effetti dell’allargamento in termini di immigrati e richiedenti asilo per paesi come Germania, Regno Unito e Danimarca, pressione sul welfare state degli Stati membri più abbienti quali quelli scandinavi, dispute bilaterali come tra Fyrom, Grecia e Bulgaria, o tra Serbia e Romania, o il parallelismo tracciato tra caso kosovaro e situazioni interne in paesi come Spagna e Cipro).

 

Oppure ancora di riserve di carattere più generale: da una diffusa insoddisfazione delle cancellerie europee per i progressi nelle riforme politico-economiche di molti dei Paesi della regione, a un senso di crescente sfiducia verso le istituzioni Ue e verso lo stesso processo di integrazione europea, presente in numerose opinioni pubbliche nazionali.

 

L’attuale processo di ‘nazionalizzazione’ della politica di allargamento Ue presenta nel suo complesso alcune opportunità, ma anche notevoli rischi, per il futuro europeo dei Balcani.

 

Se infatti un ruolo più profilato delle capitali nazionali potrebbe spingere i Paesi della regione a prepararsi prima e meglio alla membership dell’Ue, a sua volta placando le resistenze interne a molti Stati membri verso un nuovo ciclo di allargamenti, dall’altro l’assenza di una chiara leadership politica in tale dossier, così come il moltiplicarsi delle opportunità di veto da parte degli Stati membri più scettici, rischiano di minare alla base la credibilità di tale processo, compromettendone la sua funzione storica di forza trasformatrice per l’intera area.

 

Tra rischi e opportunità, un cambio di rotta

Al fine di evitare che, a una crescente riluttanza delle capitali europee verso nuove adesioni dalla regione, segua un progressivo indebolimento, se non il latente abbandono, degli sforzi di riforma da parte dei candidati balcanici (specie quelli rimasti più indietro nell’adeguamento ai numerosi requisiti per l’adesione all’Ue, come Fyrom e Bosnia Erzegovina), è importante un cambio di rotta nell’approccio complessivo e nelle azioni concrete dei diversi attori coinvolti.

 

Ciò potrebbe passare, tra le altre cose, per una maggiore consultazione tra Commissione e Stati membri nel valutare e sostenere il processo di allargamento ai Balcani, per un appropriato bilanciamento da parte degli Stati membri tra una condizionalità più severa ed adeguati incentivi economici e politici per lo sviluppo della regione, fino ad una maggior impegno dei candidati balcanici nel coniugare una credibile agenda di riforme interne a una strategia diplomatica proattiva e pragmatica di distensione e cooperazione con le capitali europee ed i vicini regionali.

 

Alcuni recentissimi sviluppi politico-diplomatici nella regione, dalla conclusione di nuovi accordi sulla normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo, essenziali per il percorso europeo di tali Paesi, allo svolgimento della Conferenza di Vienna, secondo appuntamento di un processo integovernativo (ma a crescente ‘compatibilità’ europea) lanciato dalla Germania nell’agosto 2014, costituiscono contributi incoraggianti peril progressivo allargamento dell’Ue ai Balcani.

 

L’impulso, e l’interesse, italiano

In ragione della sua complessa esperienza storica e dei suoi molteplici interessi politici, commerciali e di sicurezza nella regione, l’Italia ha tradizionalmente esercitato una funzione di forte impulso all’integrazione europea dei Balcani, proponendosi quale ‘ponte’ diplomatico tra i candidati della regione ed i suoi partner europei. È quindi interesse primario italiano che la promessa europea di allargamento ai Balcani rimanga affidabile anche negli anni a venire.

 

L’adozione di una Strategia Ue per la Regione Adriatico-Ionica nell’ottobre 2014, durante la presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Ue, e la partecipazione di Roma, anche in veste di futuro organizzatore, alla Conferenza di Vienna lo scorso agosto, costituiscono, tra gli altri, un’opportunità preziosa per ridare visibilità ed iniziativa alla politica balcanica dell’Italia, contribuendo altresì a un solido ancoraggio europeo per l’intera regione.

Andrea Frontini, Policy Analyst AffInt 9

 

 

 

     

Scontri migranti-polizia in Ungheria, 300 arresti Ora i profughi cercano di entrare dalla Croazia

 

Prosegue il pugno duro di Budapest dopo l’entrata in vigore della nuova legge. Il governo di Zagabria: lasceremo passare i profughi. In Grecia centri d’accoglienza al collasso

 

Sale la tensione al confine tra Serbia e Ungheria. Sono 316 finora i migranti arrestati dalla polizia ungherese dopo l’entrata in vigore ieri delle nuove norme più restrittive in fatto di immigrazione. Incidenti sono scoppiati a Horgos, davanti al muro al confine con la Serbia. Gruppi di migranti esasperati hanno cercato di abbattere il filo spinato e hanno lanciato pietre contro i poliziotti. Dura la reazione delle forze di sicurezza, con lancio di lacrimogeni e intervento dei cannoni ad acqua. In un clima di grande tensione, i migranti hanno lanciato coperte sul filo spinato cercando poi di abbatterlo tirandole. La polizia ha rafforzato il presidio indossando tenute antisommossa.  

MIGRANTI INTRAPPOLATI  

Quasi nessuno dei migranti intende farsi registrare in Ungheria né tantomeno chiedere asilo, avendo tutti l’obiettivo di proseguire verso la Germania e gli altri Paesi del Nord Europa. La polizia ha reso noto che i profughi che hanno presentato domanda di asilo sono stati finora solo 70 e 40 domande sono state già respinte. Dall’inizio dell’anno sono stati circa 200.000 i profughi e migranti che hanno attraversato il Paese in marcia lungo la rotta balcanica. Le autorità di Belgrado stanno cercando di contattare i responsabili ungheresi per convincerli a sbloccare il confine e lasciar passare i profughi.   

NUOVE ROTTE VERSO LA CROAZIA  

Respinti dal “muro” di filo spinato al confine tra Serbia e Ungheria, i migranti hanno trovato un’altra porta d’accesso all’Ue. All’alba, è arrivato alla frontiera tra Serbia e Croazia un primo pullman di migranti: circa 30-40 persone, la maggior parte siriani e afghani, sono giunti nella città di Sid, in Serbia, intenzionati a passare la frontiera con la Croazia e dirigersi poi verso la Slovenia. Nelle ore successive decine di migranti sono stati intercettati nei campi di grano della zona e sono stati portati a Tovarnik per essere registrati. 

Il premier croato, Zoran Milanovic, ha dato subito la linea, parlando ai parlamentari a Zagabria: la Croazia, ha detto, è «pronta a ricevere queste persone o indirizzarle dove vogliono andare», ha detto dinanzi al Parlamento. «Potranno attraversare la Croazia e li aiuteremo». «Il filo spinato nell’Europa del 21esimo secolo -ha aggiunto, chiaramente rivolto, ai suoi vicini ungheresi- non è la risposta, ma una minaccia».  LS 16

 

 

 

 

Merkel, Alfano e Nicolini: sui migranti tre verità diverse

 

Angela Merkel tira le orecchie, ancora una volta, alla Grecia e all’Italia perché istituiscano i centri di identificazione, Angelino Alfano accoglie le sollecitazioni ma frena, perché vuole garanzia sui criteri di distribuzione ricollocazione dei profughi, Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa informa l’Europa e l’Italia che a Lampedusa, uno dei centri da aprire, l’identificazione dei migranti è stata sempre fatta.

La cancelliera, impaziente, vuole gli hot spot. Dopo avere fato il beau jeste, aprendo le porte ai profughi senza liniti, ha toccato con mano l’entità del problema, giudicando che il suo paese non potesse da solo affrontarlo, ed ha dovuto pubblicamente richiamare l’Europa ai suoi doveri, come aveva fatto il governo italiano, inascoltato, per molti mesi, segnalando anche i ritardi di casa nostra nell’identificazione dei migranti. Non sapeva, evidentemente, che l’Italia, anzi la Sicilia, li ha sempre avuti, anche se hanno funzionato come Dio vuole.

Il ministro degli Interni italiano, Angelino Alfano, rassicura la cancelliera tedesca, non può certo mettersi di traverso, ma accende il semaforo giallo, né rosso né verde. Prima di partire con l’identificazione e la ricollocazione dei rifugiati vuole avere garanzie dall’Europa, Germania compresa. Dove andranno e quale sarà la loro sorte? Dovrà tenerseli l’Italia, dopo averli identificati oppure potranno essere avviati in altri Paesi? E quali? Il piede sul freno, insomma, altrimenti, ragiona presumibilmente Alfano, meglio lasciare le cose a briglia sciolta, in modo da concedere ai migranti di proseguire il loro viaggio verso i paesi del Nord Europa, dove hanno parenti e trovano lavoro. Un pizzico di furbizia, insomma, che in misura contenuta non guasta.

Ci ha pensato il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, senza volerlo (o volendolo?) a fare il punto della situazione, smascherando le furbizie. Il centro di accoglienza di Lampedusa, ha detto chiaro e tondo, ha fatto la sua parte, identificare e smistare i profughi. Non si è chiesto pubblicamente che senso abbia istituire un centro che c’è sempre stato?

Quale lavoro faranno i centri di accoglienza di nuovo o vecchio conio? Accogliere i profughi fino al termine del processo d’identificazione che prevede foto, segnalamento e registrazione delle impronte digitali.

La Sicilia farà la parte del leone, come sempre in fatto di accoglienza. Su sei centri di smistamento cinque saranno ubicati nell’isola: Lampedusa, Augusta, Pozzallo, Porto Empedocle e Trapani (il sesto è previsto a Taranto, in Puglia).

Parte intanto la fase due per bloccare i viaggi della morte (un altro naufragio al largo delle isole greche ha provocato la morte di 26 migranti, in maggioranza bambini e donne): dieci droni di stanza nella base di Sigonella saranno impiegati per le operazioni di avvistamento dei barconi e la “guerra” agli scafisti. Con quali modalità è ancora un mistero. SicInf 16

     

 

 

 

Rifugiati: il 22 settembre la presentazione del Rapporto Protezione Internazionale

 

Roma - Si terrà il 22 settembre alle 11,00 nella Sala Conferenze dell’Anci di via dei Prefetti a Roma, la conferenza stampa di presentazione del Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia.

Il Rapporto è il frutto della collaborazione, per il secondo anno consecutivo, tra Fondazione Migrantes, Anci, Caritas Italiana, Cittalia e Sprar, in collaborazione con Unhcr.

Non si tratta di una semplice raccolta di dati, ma di una ricerca approfondita che, per la sua completezza di visione e per la mole di dati certi e comparati, sgombra il campo da approssimazioni e luoghi comuni sul fenomeno dei migranti forzati e rifugiati, e permette una più completa e reale lettura dello scenario internazionale, europeo ed italiano.

“Emergono così piccole e grandi verità - si legge in una nota -  che possono contribuire ad una lettura più puntuale del fenomeno e a fornire elementi di analisi e proposte al vivace dibattito pubblico sul tema. Se è vero, ad esempio, che i rifugiati in gran parte provengono dai paesi in via di sviluppo, è anche vero che altri paesi in via di sviluppo accolgono l’86% del totale dei rifugiati. Meno del 10% arriva in Europa, e di questi meno del 3% arriva in Italia, ovvero meno del 3 per mille del totale.

Il Rapporto integrale sarà anche oggetto di una Tavola rotonda che si terrà il prossimo 24 settembre al Conference Centre di Milano-Expo.

Alla Conferenza Stampa del 22 settembre interverranno Piero Fassino, presidente dell’Anci; Matteo Biffoni,  Delegato immigrazione Anci, mons. Gian Carlo Perego,  Direttore Generale della Fondazione Migrantes; Don Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana e Carlotta Sami, Portavoce Unhcr. Migrantes on 17

 

 

 

 

Aria di cambiamenti

 

La sensazione di cambiamenti è indubbia. Di fatto, però, qualsiasi innovazione ha bisogno di tempo per trovare la sua concreta applicazione. Anche con Renzi, la regola non cambierà. La Legislatura è sempre in salita, ma le sue strategie sono più chiare a tutti. La squadra del Primo Ministro, meno possibilista del previsto, si muove con gran cautela e con tutte le ragioni possibili. L’economia nazionale e la situazione sociale non consentono interventi miracolistici. Gli alleati, pur se in diversa misura, l’hanno capito. Senza un’Opposizione qualificata, l’estate non sarà una stagione di grandi manovre. Dopo, sarà la stagione della prima verifica dell’Esecutivo. Non dimenticando che s’impongono anche le premesse per una nostra riqualificazione a livello UE.

 Non sappiamo se questo Governo sia formato dagli uomini “giusti” alla bisogna. Di meglio, però, non è stato possibile provvedere. Fuori delle strategie che conosciamo, Renzi si muove su un fronte da realizzare volta per volta. Dati i tempi, è meglio non sgarrate. L’hanno capito tutti. Finalmente. Si è cominciato a picconare i tanti, privilegi di casta. IL “vecchio” sarà, presto, in pensione ed il “nuovo” dovrà farsi strada nei meandri di una politica che potrà riservare insperate sorprese. Anche sul fronte delle Alleanze, ha prevalso il rispetto del programma, più che la scontata fiducia sugli uomini di quest’Esecutivo polivalente. Tra quest’anno, e il prossimo, l’Italia andrà a modificare tanti aspetti di un sistema che ha fatto il suo tempo e che, in ogni caso, non funziona più come dovrebbe.

 La politica, che è anche strategia di comportamento, ci ha dimostrato che chi non si adegua è tagliato inesorabilmente fuori. Del resto, è impossibile identificare un’univoca matrice degli elementi della Squadra Renzi. Tutti buoni, per la carità ma indispensabile nessuno. Per la prima volta nella storia della Repubblica, non è possibile fare dei raffronti politici col passato. Essendo cambiati i rapporti tra gli uomini ed i partiti, il nostro futuro è da scoprire giorno per giorno. Come a scrivere che la “fiducia” si deve meritare sul campo e non è più correlata ad accordi con le segreterie delle formazioni politiche nazionali che sono cambiate, nel numero e negli elementi, rispetto al passato.

 Sembra, ma non è solo una nostra impressione, che si tenda verso una politica concreta che consente d’andare anche oltre gli obiettivi di un Accordo tutt’altro che granitico. Il tutto fa parte di una necessità scaturita da una situazione politica che, se non eliminata, avrebbe provocato altri problemi al Paese. Accanto ai provvedimenti di natura economica, restano le riforme istituzionali che giudichiamo indispensabili per essere al passo con l’incalzare dei tempi. Con toni provocatori, però, il meccanismo politico potrebbe incepparsi. A tutto vantaggio di una situazione che non consente ampi margini d’errore.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Croazia al collasso: 6mila migranti in poche ore. Bruxelles si muove: nuovo vertice straordinario

 

Scontri tra profughi e polizia croata alla stazione di Tovarnik. Tusk convoca i capi di Stato e di governo per il prossimo 23 settembre. Merkel: costruttori d’auto assumano i rifugiati

 

Sulla rotta dei migranti l’emergenza continua. Migliaia di persone continuano a varcare il confine tra Serbia e Croazia, per raggiungere l’Europa, dopo la chiusura della frontiera ungherese e la dura repressione della polizia di Budapest. Di fronte a un’emergenza senza precedenti, il premier croato, Zoran Milanovic, ha annunciato che le capacità del Paese di accettare e registrare i migranti sono «limitate». In giornata si sono registrati scontri tra la polizia croata e migranti che hanno sfondato i cordoni degli agenti alla stazione di Tovarnik. E anche il Fondo monetario internazionale è intervenuto parlando di «crisi umanitaria significativa, di enorme portata e che richiede un’azione collettiva».

QUI BRUXELLES

Di fronte all’emergenza si muove l’Europa. Il Parlamento europeo ha approvato la proposta della Commissione per una redistribuzione secondo criteri precisi di 120 mila profughi. Mentre il presidente Ue Donald Tusk ha convocato per il 23 settembre un ennesimo vertice straordinario di capi di stato e di governo per discutere sulla strategia europea per fronteggiare l’afflusso dei migranti a fronte delle divisioni esistenti tra i Paesi membri sulle quote. La riunione è stato chiesta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Che proprio oggi ha fatto un appello al Salone dell’Auto di Francoforte: i costruttori di auto «diano opportunità di lavoro ai rifugiati».

QUI CROAZIA

La Croazia prevede che nelle prossime due settimane arriveranno più di 20mila migranti. Nelle ultime 24 ore sono giunti nel Paese 6.200 profughi, provenienti dalla Serbia. La meta finale per i migranti è la Germania, Paese in cui ieri ne sono arrivati 9.100, a fronte dei 6mila di martedì e nonostante il ripristino dei controlli ai confini. «Quasi tutti provengono dall’Austria, circa 2mila sono arrivati in treno e molti altri dei 7.100 a piedi», ha riferito la polizia. Controlli che, oltre da Germania e Austria, sono stati ripristinati anche in Slovenia.  LS 17

 

 

 

 

Gentiloni: "Troppa pressione su Italia e Germania, l'Europa ora si muova o si rischia il baratro"

 

Ministro Paolo Gentiloni, il suo Paese conosce da tempo il dramma dei profughi nel Mediterraneo, ma la voce dell'Italia non è stata ascoltata. Non era abbastanza forte?

 "È triste dover constatare che l'Europa abbia bisogno di una tragedia per mettersi in moto. Di fatto però nell'aprile scorso, quando un barcone affondò nel Mediterraneo causando centinaia di morti, il premier Matteo Renzi riuscì a convocare un vertice immediato dell'Ue: fu il passo iniziale per una prima agenda europea sul problema dell'immigrazione. Un altro passo è costituito dalle proposte preannunciate la scorsa settimana dal presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Ma non basta".

 

In un momento come questo, di divisioni e contrasti su una questione centrale come quella dei profughi, lei ha parlato addirittura di Stati Uniti d'Europa...

 "Un nuovo impulso potrebbe arrivare all'Europa  -  e non sarebbe la prima volta  -  nel momento stesso in cui si trova sull'orlo di un baratro. Dopo quanto è avvenuto in queste settimane in Germania, in Austria e in Francia, le viene offerta una nuova opportunità: le decisioni che verranno prese oggi a Bruxelles dai ministri degli interni sono della massima importanza".

 

Quali sono gli aspetti che la preoccupano in particolare in vista di questo Vertice ?

 "La posizione dell'Ungheria, che oggi gioca un ruolo centrale: gli atteggiamenti ostili vanno assolutamente evitati. Vedo con favore quelli della Spagna e della Polonia, che si avvicinano alla logica della Commissione".

 

La Germania e l'Italia sono sulla stessa linea. Pensa che anche voi siete in grado di dare un impulso per una politica europea sulla questione dei profughi?

 "La forza di un'alleanza italo-tedesca deve servire a trovare per l'Europa una via d'uscita da questa crisi. Le questioni centrali sono due: l'integrazione nei Paesi privilegiati dai profughi, come la Germania, e i problemi del salvataggio e della prima accoglienza nei Paesi di confine dell'Ue. La Germania non può essere lasciata sola, e neppure l'Italia".

 

In Germania c'è ora la stessa euforia che abbiamo visto in Italia dopo le operazioni di salvataggio. Cosa consiglierebbe ai tedeschi, una volta raffreddato l'entusiasmo iniziale?

 "A mio parere l'orgoglio dei tedeschi è legittimo: è come un vento fresco per l'Europa. Anche noi italiani siamo orgogliosi di aver salvato ben 130.000 profughi nel Mediterraneo in questi ultimi diciotto mesi. Ora però i nostri governi devono far comprendere che questo fenomeno è destinato a protrarsi nel tempo  -  oltre tutto per motivi demografici: da qui al 2050 la popolazione africana sarà raddoppiata, mentre per quella europea si prevede un calo del 5%. Non basta far posto a 160.000 persone. Dobbiamo arrivare per passi successivi a un diritto d'asilo europeo, mantenendo ovviamente un equilibrio e un'equa distribuzione. È evidente che la meta di chi approda a Kos o a Lampedusa è l'Europa. Solo un diritto d'asilo europeo potrà consentirci di mantenere la libera di circolazione nello spazio Schengen. Anche la politica dei rimpatri dev'essere comune: è un altro problema che non può gravare solo sulle spalle dei Paesi di confine dell'Ue".

 

Qual è la situazione per quanto riguarda la registrazione dei nuovi arrivati in Italia? Si sente dire spesso che sono in molti a eludere ogni controllo...

 "L'Italia rispetta le regole europee, sia nel campo finanziario che in materia di profughi. Ripeto: la Germania e la Svezia non possono essere lasciate sole a farsi carico dell'accoglienza e dell'integrazione; e lo stesso vale per gli Stati di confine dell'Ue che si trovano ad affrontare la prima accoglienza e i rimpatri. In questi ultimi due o tre mesi, altri Stati dell'Ue hanno contribuito per un terzo alle operazioni di salvataggio, ed è indubbiamente un fatto positivo; anche se una nave norvegese non porta i profughi a Oslo, ma li fa sbarcare in Sicilia. E questo vale per tutti. Per non parlare della Grecia, che quest'anno ha dovuto far fronte all'arrivo di ben 400mila fuggiaschi. Se quelli da rimpatriare saranno 100mila, come pensare che la Grecia se la cavi da sola?".

 

Per arginare l'afflusso di profughi ai confini europei è essenziale arrivare a una soluzione per la Libia. A che punto sono le trattative attualmente in corso in Marocco?

 "Per l'Italia si tratta di una questione cruciale: quest'anno il numero dei profughi che raggiungeranno l'Italia passando per la Libia è ancora aumentato rispetto al 2014: saranno circa 200mila. Quanto alle trattative, non vorrei suscitare illusioni. In Marocco è attualmente in corso una trattativa non stop, promossa dall'inviato dell'Onu Bernardino Leon. Speriamo di poter vedere un risultato in settimana. In caso di esito positivo l'Italia, al pari di altri Paesi europei e arabi, sarebbe disposta a dare al nuovo governo di unità nazionale gli aiuti richiesti nel campo della sicurezza, della ricostruzione economica e del ripristino della stabilità. Non dobbiamo permettere che la Libia diventi una nuova Somalia, a poche centinaia di chilometri dalle coste europee". DW/Lena. Traduzione di Elisabetta Horvat LR 14

 

 

 

 

 

Quinta Svizzera al voto. Per le elezioni nazionali i partiti corteggiano gli elvetici all’estero

 

“Il prossimo 18 ottobre gli svizzeri rinnoveranno Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati, i due rami del Parlamento. Gli svizzeri all’estero, la quinta Svizzera, sono circa 746 mila, di cui 580 mila hanno il diritto di voto. Tuttavia sono solo 142 mila coloro che già si sono iscritti ai cataloghi elettorali. Un bel potenziale, se pensiamo che, a volte, i destini di votazioni ed elezioni sono decisi da pochi voti. Fra gli ultimi casi, quello della votazione sulla nuova legge radiotelevisiva, passata per una manciata di voti (grazie agli svizzeri all’estero, dice qualcuno), o, ancora, la votazione comunale ad Alpnach, in Obwaldo, dove una tassa sui parcheggi è stata bocciata con un voto di scarto!”. A scriverne è Fabio Dozio su “La Rivista”, mensile diretto a Zurigo da Giangi Cretti.

“Insomma, il voto di chi vive al di fuori dei confini nazionali, magari da molti anni, conta, eccome. Per questo, alla vigilia delle elezioni, i partiti riaccendono l’attenzione nei confronti degli espatriati. In particolare quest’anno verranno presentate diverse liste “internazionali” in alcuni cantoni, in particolare dall’UDC, dal PS e dal PPD. Le liste saranno congiunte con quelle dei partiti cantonali, in modo da poter sommare i voti.

Il diritto elvetico prevede che tutti gli espatriati possano partecipare all’elezione del Consiglio nazionale, presentandosi nel cantone in cui sono registrati. Per quanto riguarda il Consiglio degli Stati, eletto secondo leggi cantonali, gli svizzeri all’estero si possono presentare solo in undici cantoni su ventisei.

La quinta Svizzera è in continua crescita. Nel 2002 contava meno di 600 mila cittadini, oggi sono quasi 750 mila. Poco più del 70% possiede anche un altro passaporto, una doppia nazionalità.

La mobilità, in un periodo in cui le migrazioni drammatiche sono quotidianamente in prima pagina, è significativa anche per il nostro paese. Ogni anno 45 mila svizzeri espatriano e altri 35 mila rientrano. La diaspora elvetica è una realtà che merita quindi attenzione e riconoscimento.

Il senatore ticinese Filippo Lombardi ha proposto nel 2011 un’iniziativa parlamentare “Per una legge sugli svizzeri all’estero”. Questa legge è ormai pronta e, come dice il Consiglio federale, “riunisce tutte le disposizioni concernenti gli svizzeri all’estero in un testo unico, chiaro e coerente”.

“Ma soprattutto – scrive Filippo Lombardi – la nuova legge impone alla Confederazione e ai Cantoni di promuovere la partecipazione degli Svizzeri all’estero alla vita politica svizzera”.

In questo senso si è espressa anche la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, nel suo intervento in occasione della festa nazionale del primo di agosto. Dopo aver sottolineato l’importanza della democrazia diretta, Sommaruga ha invitato gli espatriati a partecipare: ”anche il vostro voto conta: oggi soltanto il 25 per cento dei connazionali maggiorenni che vivono all’estero è iscritto in un catalogo elettorale svizzero. Mi farebbe molto piacere se questa percentuale aumentasse nelle prossime settimane”.

L’Organizzazione degli svizzeri all’estero ha accolto criticamente la recente decisione del Consiglio federale di non permettere il voto elettronico in nove cantoni. Secondo il governo, non ci sarebbero sufficienti garanzie di segretezza del voto. Una questione che dovrà essere corretta, perché nell’epoca digitale andrebbe offerta anche questa opportunità, oltre che quelle di recarsi al seggio in Svizzera o di votare per corrispondenza. La vera rivoluzione, si fa per dire, elveticamente parlando, sarebbe la creazione di una nuova circoscrizione elettorale, un ventisettesimo cantone, che raggruppi tutti gli svizzeri che vivono all’estero: una proposta avanzata a più riprese nel corso degli anni. È quanto succede in Francia, Italia e Portogallo. In questo modo gli espatriati potrebbero essere rappresentati con maggior forza, con alcuni consiglieri nazionali, da cinque a dieci, secondo il numero degli aventi diritto di voto, e con due consiglieri agli stati. La quinta Svizzera assumerebbe la dignità diCantone.

Musica del futuro, ma forse non così lontano. Infatti, per valutare questa opzione, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha chiesto al Consiglio federale di preparare un rapporto sulla situazione degli Stati europei in merito all’esercizio dei diritti politici e alla rappresentanza politica dei loro cittadini che vivono all’estero. Offrire migliori occasioni di partecipazione politica in Svizzera agli espatriati è un ottimo obiettivo.

L’unico discutibile neo, politico e giuridico, si può sintetizzare nel seguente interrogativo: come si giustifica che alcuni cittadini (privilegiati?) possano avere due volte il diritto di voto? Nel paese d’origine, per noi la Svizzera, e nel paese d’adozione? Identità e patria, concetti cari a molti, potrebbero sgretolarsi!”.

Fabio Dozio - Corriere Europeo

 

 

 

 

Il presidente Grasso  tra i due fuochi di governo e opposizione

 

A questo punto tutti gli sguardi sono puntati sul presidente del Senato Grasso che si trova nell'incomoda posizione di avere nelle sue mani il destino della riforma costituzionale e del governo. Sarà infatti il presidente del Senato a dover decidere se l'articolo 2 della riforma (quello che stabilisce la non eleggibilità dei futuri senatori) è emendabile oppure no. Questione solo apparentemente tecnica, perché è proprio su questo punto che si concentra l'offensiva dei senatori della minoranza del Pd ed è proprio questo articolo che Renzi, il ministro Boschi e la senatrice Finocchiaro considerano intoccabile. Se il governo dovesse essere battuto su questo articolo Renzi rassegnerebbe le dimissioni e si andrebbe al voto anticipato. Si capisce dunque a che tipo di pressione sia sottoposto il presidente del Senato stretto fra le accuse dell'opposizione di voler favorire il governo Renzi e la pressione del premier il quale a una precisa domanda sull'argomento non ha smentito direttamente di voler presentare a sua volta un emendamento per l'abolizione del Senato se Grasso deciderà che l'articolo 2 si può modificare come chiedono le opposizioni, a partire da quella di sinistra dentro il Pd. La riforma dovrà essere votata entro il 15 ottobre, prima che cominci la sessione di bilancio, e quindi il premier - come è nel suo stile - ha deciso di correre forzando i tempi. A questo punto i margini per un accordo con la sinistra del Pd sono praticamente inesistenti, ma Renzi continua a dire di avere i voti necessari. Può darsi che sia vero, calcolando le possibili assenze strategiche nel centrodestra, utili per abbassare il quorum. Ma una riforma che passa con voti un po' raccogliticci non sarebbe un gran successo per il premier. Diverso sarebbe se l'articolo 2 fosse dichiarato inemendabile: la partita sarebbe conclusa ancora prima di cominciare. Ecco perché il ruolo di Grasso, in questo momento è così determinante è difficile. Come quello di un "giudice d'appello", come lui stesso, magistrato, si è definito.  GIANLUCA LUZI LR 17

 

 

 

 

Pensioni e fisco nella finanziaria anche per gli italiani all’estero?

 

ROMA - Lo ha annunciato il premier Renzi, lo ha ribadito il ministro dell’Economia Padoan: a partire dal 2016 la TASI sarà eliminata. A scanso di equivoci giova ricordare che la TASI non è l’IMU. La TASI si applica alle abitazioni principali mentre l’IMU alle abitazioni di lusso e alle seconde e terze case. Si presume quindi che l’IMU continuerà ad essere applicata anche negli anni a venire. Lo scrivono in una nota congiunta i deputati del Pd della circoscrizione Estero Marco Fedi e Fabio Porta.

Ciò potrebbe significare, prosegue il comunicato, che gli italiani residenti all’estero proprietari di immobili in Italia continueranno a pagare l’imposta sulla casa posseduta in Italia. Si presume inoltre (ma non abbiamo ancora certezze perché la legge di stabilità per il 2016 non è ancora pubblica) che i cittadini italiani residenti all’estero titolari di pensione estera o in convenzione continueranno ad essere esentati dal pagamento dell’IMU (e non dovranno più pagare la TASI che sarà appunto abolita): su questo punto siamo già intervenuti presso le autorità competenti ed i riscontri sono stati positivi. Per quest’anno tuttavia rimarrà in scadenza il 16 dicembre 2015 il termine ultimo per pagare il saldo relativo alla TASI, la tassa diretta a coprire il costo per i servizi indivisibili forniti dai Comuni, quali illuminazione, sicurezza stradale, gestione degli impianti e delle reti pubbliche ecc. Quindi con tutta probabilità, secondo quanto annunciato dal Governo, sarà questa l’ultima volta che i contribuenti italiani avranno a che fare con le tasse sulla prima casa, il Premier ha  parlato specificatamente della data del 16 dicembre prossimo come la data del “funerale delle tasse sulla casa”. Anche per i residenti all’estero sarà quindi la Legge di Stabilità 2016 a dettare la nuova tassazione fiscale sugli immobili.

Noi parlamentari eletti all’estero dovremo vigilare affinché non solo i pensionati continuino ad usufruire dell’esenzione ma che essa sia estesa a tutti cittadini italiani residenti all’estero. Vogliamo inoltre ricordare ai nostri connazionali che l’omesso pagamento e gli errori nel versamento della rata di IMU-TASI di giugno possono essere sanati con il ravvedimento operoso introdotto con la Legge di Stabilità 2015 (Legge n. 190/2014). Si tratta del nuovo ravvedimento operoso che consente di effettuare i mancati versamenti entro 90 giorni dalla scadenza fiscale originaria con l’applicazione di una sanzione ridotta al 3,33%, ma in sostanza vengono definiti nuovi scaglioni di pagamento agevolato, da 90 giorni a oltre i due anni: entro 14 giorni dopo la scadenza mancata, con applicazione di una sanzione dello 0,2% per ogni giorno di ritardo; entro 30 giorni con sanzione al 3%; entro 90 giorni: sanzioni al 3,3%; entro 1 anno con sanzione al 3,75%; entro 2 anni  (o 2a dichiarazione successiva): sanzioni al 4,2%, oltre 2anni (oltre la 2a dichiarazione successiva):  sanzioni al 5%.

Per quanto riguarda invece le pensioni l’ipotesi della flessibilità del pensionamento, prospettata da Renzi e che avrebbe beneficiato anche i nostri connazionali all’estero consentendo loro di andare in pensione prima dell’attuale limite anagrafico, proprio in questi giorni il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha chiarito che il governo non vuole in realtà ribaltare la riforma delle pensioni firmata da Elsa Fornero e non intende fare modifiche strutturali alla riforma Fornero sulla previdenza perché andrebbe contro i principi di stabilità dei conti del sistema pensionistico. Introdurre ulteriore flessibilità nel sistema - ha detto - comporterebbe "oneri rilevanti e strutturali". Un intervento in questa direzione, ha aggiunto, "andrebbe valutato con attenzione, tendendo conto di costi e benefici”. Sembra quindi sfumare la speranza di migliaia di cittadini, anche i pensionandi residenti all’estero, i quali avrebbero accettato una riduzione dell’importo della loro pensione pur di andare in pensione prima. Non è detto tuttavia che la legge di stabilità non ci riservi qualche sorpresa e che il Governo si decida all’ultimo momento di introdurre forme di flessibilità pensionabile che verrebbero automaticamente applicate anche ai cittadini italiani residenti all’estero i quali invece di aspettare il compimento del 67mo anno di età potrebbero andare in pensione anticipatamente. (Inform 18)

 

 

 

 

Immigrazione e cittadinanza alla Camera

 

ROMA- Riprendono i lavori delle Commissioni parlamentari. Alla Camera, la Commissione Affari Costituzionali esaminerà, in sede referente, sia il progetto di legge sulla Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione del sistema di accoglienza e di identificazione ed espulsione nonché sui costi del fenomeno immigratorio (Doc. XXII n. 38 Fedriga - Rel. Invernizzi, LNA), che la proposta di legge “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di cittadinanza”.

Tanti i ddl di ratifica all’esame della Commissione Affari Esteri che, inoltre, domani insieme ai colleghi del Senato incontrerà il Presidente del Bundestag, Norbert Lammert. Giovedì 17, invece, le Commissioni esteri e Difesa di entrambi i rami del parlamento si riuniranno per le Comunicazioni del Presidente sugli esiti della Conferenza interparlamentare sulla politica estera e sulla politica di sicurezza e difesa comune, svolta a Lussemburgo il 5 e 6 settembre scorsi.

I decreti in materia fiscale (revisione della disciplina dell'organizzazione delle Agenzie fiscali; stima e monitoraggio dell'evasione fiscale e in materia di monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale; semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione) impegneranno anche questa settimana la Commissione Finanze, mentre la Commissione Cultura esaminerà sia le proposte di nomina a componenti del consiglio direttivo dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) che quella di Filippo Nicola Sugar a Presidente del Consiglio di Gestione della SIAE.

Nel corso di questa settimana, la Commissione Affari Sociali proseguirà l'esame, in sede referente, del testo unificato sulle Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario; in quest'ambito, verrà svolta l'audizione del professor Guido Alpa, presidente della Commissione consultiva per le problematiche in materia di medicina difensiva e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, istituita presso il Ministero della salute.

La Commissione svolgerà poi l'audizione informale di rappresentanti di Coldiretti Lombardia, della Federazione italiana esercenti specialisti dell'alimentazione (FIESA/Confesercenti), della Federazione italiana pubblici esercizi (FIPE) e di Slow Food Italia, nell'ambito dell'esame delle proposte di legge sulla limitazione degli sprechi, l'uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale.

In Senato, la Commissione Affari Costituzionali si prepara all’esame dei 513.450 emendamenti presentati al ddl di riforma costituzionale (revisione della Parte II della Costituzione). In agenda anche l’esame delle modifiche all'articolo 9 della legge 6 luglio 2012, n. 96 (Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici).

Oltre all’incontro con il presidente del Bundstag tedesco, in programma domani, la Commissione Affari esteri si riunirà mercoledì per l’esame dei ddl di ratifica di diversi accordi internazionali. Domani, invece, arrivano in Aula le disposizioni sulla partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali.

In Ufficio di Presidenza della Commissione Industria, riprendono le audizioni informali connesse all'esame del disegno di legge in materia di aree industriali dismesse: martedì 15, saranno ascoltati i rappresentanti dell'ANCI, mentre giovedì 17 quelli della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

La Commissione Ambiente, nell'ambito dell'affare assegnato sul progetto Ue "Verso un'economia circolare: Programma per un'Europa a zero rifiuti", giovedì mattina ascolterà Presidente e del Vice Presidente della Commissione Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare al Parlamento europeo, Giovanni La Via e Gilles Pargneaux. I senatori, inoltre, proseguiranno la discussione del ddl in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali, già approvato dalla Camera. (aise 14)

 

 

 

 

 Quale futuro?

 

Da molti anni, tentiamo d’offrire ai Lettori un quadro sufficientemente chiaro della situazione economica italiana. Non sappiamo se il nostro intento sia sempre riuscito; sicuramente, però, ci abbiamo provato. Il 2016 non sarà, a nostro avviso, “migliore” del 2015. Gli sviluppi di questi ultimi mesi avvalorano la nostra tesi. La manovra economica di Renzi lo conferma. I provvedimenti normativi, solo proposti, potrebbero consentire di non mettere, ancora una volta, le mani in tasca agli italiani. I mesi che abbiamo di fronte saranno “difficili”; anche sotto il profilo politico. Meglio tenerne conto da subito.

I problemi del Bel Paese sono anche amplificati dalla sensazione che nessuno è in grado di scioglierli. Se il “piatto piange”, basta aumentare il carico fiscale, diretto e indiretto, e tutto sembra risolversi; anche se per poco. L’epoca delle “stangate” è finita col secolo scorso. Ora si ragiona sulle note del “riequilibrio”. Intanto, gli effetti pratici sono gli stessi. Prima pagavamo in lire; ora in euro. Ma se è la somma che fa il totale, non vediamo miglioramento alcuno. Siamo un Paese dagli aspetti socio/economici più assurdi. Invece di “tagliare” dove prospera il benessere, si preferisce prelevare da chi ha meno.

 In pratica, dalla maggioranza del Popolo italiano. Invece d’eliminare i contributi “inutili” e ridimensionare gli “utili” dei Parlamentari, s’insistente nel colpire chi, poi, dovrebbe dare fiducia ai politici, dei più svariati schieramenti, che non la meritano proprio più. Gli economisti non provano neppure a fare altre previsioni economiche. Chi ancora tira avanti non è nelle condizioni d’occuparsi di quelli che non ce la fanno più. La povertà è una delle poche realtà nazionali; ma s’insistente nel confermare i segnali di una ripresa che non c’è. Ci vorranno ancora anni per tornare sotto il “livello” di guardia. Per ora, si cerca di non “annegare”. Terminiamo le nostre riflessioni all’inizio d’autunno non con la speranza di stare meglio, ma di non stare peggio. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Effetto Corbyn sul Pd. Riforme, settimana decisiva

 

Avrà un effetto nella sinistra italiana l'elezione del compagno Corbyn alla guida del Labour inglese? In altre parole, la minoranza di sinistra del Pd, bersaniani e dalemiani ma anche fuoriusciti alla Civati e Fassina, si sentiranno rinvigoriti e pronti a mettere le vele al vento che soffia da sinistra? In concreto si sentiranno più motivati a giocare l'opposizione costi quel costi sulla riforma costituzionale per piegare l'odiato neoblairiano Renzi e spingerlo verso la sconfitta? Non è affatto escluso, anche perché la sinistra italiana più radicale (e non solo, basti ricordare le fascinazioni per Clinton da parte dei veltroniani, o per lo stesso Blair, per non parlare di Obama) ha sempre preso ispirazione da un esempio che viene da fuori, ultimo in ordine di tempo quel Tsipras a cui la Brigata Kalimera formata dalla sinistra italiana più pura ha portato un entusiastico sostegno nei giorni del referendum ad Atene e della trattativa con l'odiata Merkel. Salvo poi ritrovarsi con i vessilli rossi ammosciati dopo l'accordo greco con Bruxelles. Ma c'è sempre un Varoufakis o un economista antiausterity da cui farsi rinvigorire. Adesso c'è Corbyn, con il suo programma che ha avuto così successo tra i militanti e i ceti colpiti dalla crisi perché ripropone temi che la sinistra sembra aver smarrito: uguaglianza, giustizia sociale, pacifismo. Fra pochissimo si comincia a fare sul serio sulla riforma del Senato. Il braccio di ferro tra Renzi e la sua minoranza continua e il segretario-premier continua a dire di avere i voti e di non avere nessuna intenzione di cedere sul l'articolo 2. Un bluff per costringere la sinistra a venire a patti, oppure un modo per arrivare a un accordo in extremis? Dalle sorti di questo braccio di ferro dipende la legislatura. Sempre che il presidente del Senato non dichiari inammissibili gli emendamenti all'articolo 2. Se così fosse i giochi sarebbero finiti prima ancora di cominciare e Renzi porterebbe la sua riforma a casa. Per la sinistra sarebbe una sconfitta difficilmente rimediabile. di GIANLUCA LUZI,  LR14

 

 

 

 

 

Ddl cittadinanza, presentati emendamenti dai deputati Pd della circoscrizione Estero

 

Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi : “Vogliamo far valere, sia in I Commissione che in Aula, le giuste ragioni degli italiani all’estero”

 

ROMA - La Camera a breve si dovrà pronunciare sulla delicata e dibattuta questione della riforma della legge sulla cittadinanza, che per l’arrivo in Europa di centinaia di migliaia di richiedenti asilo si è caricata di nuova attualità e di più alta drammaticità.

La Commissione Affari costituzionali è chiamata a licenziare per l’Aula un testo unificato, risultante dalla proposta di legge popolare contenente alcune importanti semplificazioni sull’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di stranieri e dai testi (circa 25!) che in questa legislatura sono stati depositati da diversi parlamentari.

Il testo sul quale si sta lavorando finora dà una risposta soddisfacente, ma esclusiva, alle questioni che da anni aspettano una soluzione per quanto riguarda la concessione della cittadinanza ai “nuovi italiani”. Diciamo subito, e con chiarezza, che siamo d’accordo senza riserve sulle soluzioni ipotizzate per rendere più fluide e veloci le procedure di acquisizione della cittadinanza da parte di stranieri residenti regolarmente sul nostro territorio e, in particolare, per far diventare cittadini i ragazzi nati in Italia e/o che hanno frequentato interi cicli di studio nelle nostre scuole. L’Italia, pur essendo diventata uno degli epicentri dell’immigrazione in Europa, su questo è in forte ritardo rispetto ai suoi partner e alle nazioni più avanzate. È un ritardo che non trova più giustificazione e che, dunque, va colmato al più presto. Solo un governo e una maggioranza coraggiosamente riformatori come quelli attuali possono farlo.

Con la stessa chiarezza diciamo anche che non si può perdere questa occasione senza affrontare alcuni aspetti riguardanti il tema della cittadinanza degli italiani all’estero, che giacciono senza soluzione da oltre quindici anni, nonostante le nostre ripetute e insistenti iniziative parlamentari. La crisi ne ha frenato l’esame e la risoluzione nel timore che ne potessero derivare nuovi oneri per le finanze pubbliche e nuovi impegni per una rete consolare indebolita dai tagli alle strutture e al personale. Ora che il Paese sembra avere imboccato la strada della ripresa, si profilano condizioni diverse che non lasciano spazio a ulteriori tergiversazioni.

Per questo, pur avvertendo con convinzione il dovere di arrivare al più presto a una nuova normativa sulla concessione della cittadinanza agli stranieri, abbiamo presentato in Commissione Affari Costituzionali emendamenti volti ad integrare il testo unificato con le misure di riforma riguardanti gli italiani all’estero.

Le questioni sulle quali vertono i nostri emendamenti sono queste. La possibilità di consentire il riacquisto della cittadinanza a chi è nato in Italia e poi, dopo il trasferimento all’estero, l’ha perduta per ragioni di lavoro avendo dovuto prendere la cittadinanza locale, quando non era possibile averne due, come oggi (primo firmatario Marco Fedi). Il riacquisto della cittadinanza da parte delle donne, e dei loro discendenti, che l’hanno perduta automaticamente per il solo fatto di avere sposato un cittadino straniero (prima firmataria Francesca La Marca). In questo modo, si eviterebbe tra l’altro l’autentica aberrazione di figli della stessa madre cittadini italiani se nati dopo il 1° gennaio 1948 e non cittadini se nati prima. La riapertura dei termini per la presentazione della domanda di riacquisto per i discendenti di italiani residenti nei territori dell’ex Impero austro-ungarico che dal 2010 non hanno più la possibilità di poterla presentare (primo firmatario Fabio Porta).

Si tratta di richieste meditate e compatibili, non propagandistiche, che ci inducono a far valere, sia in Commissione che in Aula, le giuste ragioni degli italiani all’estero. Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta, Alessio Tacconi (Deputati del Pd eletti nella circoscrizione Estero) dip 15

 

 

 

 

 

Nissoli (PI): E’ ora di ridare la cittadinanza anche agli italiani che l’hanno perduta recandosi all’estero!

 

Roma – “La Commissione Affari costituzionali della Camera sta affrontando il delicato tema della cittadinanza ed ha già elaborato il relativo testo unificato che affronta il tema solo in parte, restringendolo alla questione della cittadinanza per i minori stranieri in Italia. Si è così letteralmente cassata anche la mia Proposta di Legge che aveva avuto ben 317 firmatari, da tutti i gruppi parlamentari, sul riacquisto della cittadinanza per gli italiani che recatisi all’estero hanno perduto la cittadinanza”. Lo ha dichiarato l’On. FitzGerald Nissoli allo scadere del termine per la presentazione degli emendamenti al testo di legge unificato sulla cittadinanza in Commissione Affari costituzionali.

“Per rimediare a quanto fatto – ha precisato la Deputata eletta in Nord e Centro America - ho presentato un emendamento che contiene il testo della mia Proposta di Legge ormai accorpata senza tener conto del contenuto. Infatti, il mio emendamento al Testo unificato sulla cittadinanza, AC 9 ed abbinati, prevede quanto segue: “Al comma 1, dopo la lettera f), aggiungere la seguente: f bis) Il comma 1 dell’articolo 17 è sostituito dal seguente: « 1. I nati in Italia, figli di almeno un genitore italiano, che hanno perso la cittadinanza in seguito a espatrio, per cause non direttamente imputabili a loro stessi o per motivi di lavoro, riacquistano la cittadinanza italiana facendone espressa richiesta al consolato italiano che ha giurisdizione nel territorio di residenza estera purché ciò non sia in contrasto con accordi bilaterali internazionali in vigore ».” “

“Ora faccio appello – ha concluso l’on. Nissoli - alla sensibilità di tutti i miei Colleghi circa la grande vicenda migratoria italiana nel mondo e a tutti i 317 che hanno firmato la mia Proposta di Legge affinché siano consequenziali e votino a favore del mio emendamento per permettere il riacquisto della cittadinanza italiana a quei concittadini che l’hanno persa perché trasferitisi all’estero”. 16

 

 

 

 

 

L’interrogativo

 

Il Governo Renzi è proprio indispensabile? Di fatto, sembra che sia meglio portare avanti la Legislatura, con l’attuale Esecutivo, almeno sino all’operatività della nuova legge elettorale. L’ottimismo a buon mercato non potrebbe, però, trovare molti seguaci. Tanto per chiarire: non è neanche sicuro che Renzi mantenga, come afferma, le condizioni per reggere la guida del Paese sino al 2018.  Del resto, rinnegare il passato non ci sembra neppure una tattica da seguire. Tant’è vero che non tutti i Partiti hanno manifestato un particolare interesse per l’uomo del PD alla guida del Paese. Di fatto, le critiche non sono condanne morali e lasciano il tempo che trovano. Stare a osservare sembra meglio che assumere posizioni delle quali, poi, ci si potrebbe dolere.

 I tempi per la “svolta” sono maturati tra tanti problemi di sopravvivenza per gli italiani. Da come si sono evoluti i fatti politico/economici in quest’anno, serve almeno la garanzia di una linearità politica. Così, per evitare guai maggiori, sembra opportuno lasciare decantare i mesi che ci separano dal prossimo anno con l’intento di seguitare quel tracciato che la Squadra di Governo ha fatto sua. Pur se con qualche cambiamento “a itinere”. E’ arrivato il tempo per riconoscere i propri “errori” senza scaricarli sugli “altri”.Di fatto, è la politica italiana, nel suo complesso, a essere collassata. Non esiste un partito né migliore, né peggiore. C’è solo l’incertezza per un futuro che sarà meno “elastico” del trascorso. Il passato avrebbe dovuto insegnarci che le “alleanze” sono sempre a termine. Indipendentemente dalla volontà dei contraenti.

 Anche i nuovi entrati l’hanno da imparare per evitare, almeno loro, di comportarsi come quelli della Generazione che intendono superare. Prima di Renzi, le responsabilità di Maggioranza e Opposizione ci sono state. Ora la situazione è ancor più complessa dato che le posizioni in antitesi sono divise solo da una sottile linea di confine. Il “bipolarismo”, che non abbiamo mai visto di buon occhio, appare superato dagli eventi. C’è, di conseguenza, da dubitare su certi equilibri elettorali che non possono più essere il pane “quotidiano” del Popolo italiano. Se non è più possibile prevedere quali saranno i futuri equilibri elettorali, nell’attesa che la nuova normativa li regoli, resta il banco di prova del piano economico 2016/2017.

Tanto clamore per una promessa non cambierà quest’oggettiva percezione. Dopo le riforme, e non solo della Legge Elettorale, avremo più bisogno di “ fatti” per riscattare un’economia disastrata. Intanto, vedremo se, entro l’anno, il Parlamento ritroverà coesione. Il chiasso politico di queste ultime settimane ha solo frenato il corso degli eventi. L’Italia di programmi mai portati a buon fine è stracolma. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

 Pd Svizzera, riunione a Zurigo degli organismi dirigenti

 

ZURIGO – “Il fine settimana scorso il Partito Democratico in Svizzera ha riunito i propri organismi dirigenti a Zurigo, compresi i parlamentari residenti nella Confederazione elvetica,  per discutere di alcuni temi di attualità che investono l’Italia ed hanno delle ricadute anche all’estero. Nel dibattito – informa  la Segreteria del Pd in Svizzera  -  è stata anche fatta una approfondita riflessione sulla pratica elettorale per la scelta e l’elezione dei futuri consiglieri all’interno del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che saranno eletti dall’Assemblea paese il 26 settembre prossimo. Inoltre e nello specifico – prosegue la nota -, si è parlato della valenza elettorale del 18 ottobre prossimo, che assume la prossima consultazione popolare per il Paese e per il rinnovo delle istituzioni federali, alla quale partecipano una ventina di candidati di origine italiana.  All’assise assembleare, in rappresentanza dei circoli e delle diverse aree geografiche, erano presenti delegazioni provenienti da tutta la Svizzera alle quali sono state consegnate anche le tessere ufficiali del Partito Democratico, che per la prima volta hanno una validità di tre anni e dovranno essere rinnovate nei prossimi due anni solari. 

L’Assemblea nazionale del Pd in Svizzera – si legge nella nota - ha avuto parole di apprezzamento per il lavoro svolto dal  presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nella gestione dell’emergenza dei migranti soprattutto per quanto attiene il forte senso di solidarietà e di umanità manifestate per gli interventi di salvataggio in mare di decina di migliaia di migranti in fuga dai conflitti e dalla povertà del Medioriente e dell’Africa. La soluzione dell’emergenza profughi e degli esodi di massa dura oramai da tanti anni e dovrebbe investire di maggiore responsabilità l’Unione europea ed i singoli stati comunitari, che dovranno trovare oltre agli strumenti anche il coraggio per risolvere politicamente questo fenomeno, che ha assunto oramai dimensioni bibliche. La risposta dovrà essere globale, diversa da quella riesumata dai singoli stati, i quali hanno riscoperto le proprie alchimie e i muri per contrastare un’onda umana difficile da contenere. Il Pd in Svizzera ha inoltre sollecitato il governo ad un intervento normativo contro il caporalato. 

Diversa e ricca di spunti – prosegue la nota del Pd Svizzera - è stata invece la discussione sulla rappresentanza in seno al CGIE. Gli italiani in Svizzera, per tante ragioni, hanno bisogno di ricostruire un tessuto associativo forte e democratico, che è stato fautore delle conquiste su cui è stata costruita la storia e la presenza italiana nel secolo scorso. All’orizzonte ci sono nuovi obiettivi da raggiungere, e tra questi assieme a quella della piena integrazione nella vita socio culturale della Svizzera, è oramai matura la scelta di sostenere i nostri doppi cittadini nelle istituzioni locali. Un CGIE rinnovato può adempiere a questo  scopo facendo tesoro del passato e proiettarsi nel futuro con più convinzione.

Dal Partito Democratico in Svizzera viene inoltre criticato il metodo usato dall’Ambasciata italiana a Berna nella scelta nominativa delle 29 associazioni che comporranno l’assemblea dei grandi elettori.   

L’assemblea nazionale – informa ancora il Pd Svizzera -  ha recepito gli appuntamenti delle feste de l’unità programmate in diverse città svizzere, alle quali i dirigenti ed i circoli del Pd stanno lavorando già dal mese di agosto. Dopo quella di Neuchâtel e di Zurigo, sabato prossimo, 19 settembre, è prevista a Berna la festa nazionale. Questa si svolgerà tutta la giornata sulla piazza centrale  della “Waisenhausplatz”  – a pochi metri di distanza dal palazzo federale. E’ stata organizzata assieme al Partito Socialista in Svizzera, alle forze sindacali italiane e svizzere ed alle associazioni italiane di centrosinistra.  Il programma è ricco e variegato. Sono previsti dibattiti di attualità politica svizzera, italiana ed europea, ai quali parteciperanno numerosi canditati e parlamentari, dirigenti del Pd,  concerti musicali, e diversi stand tra i quali anche l’esposizione sulla tragedia di Mattmark.  Uno stand sarà messo a disposizione dell’associazione “Libera” dalle mafie di don Luigi Ciotti, che sarà rappresentato da Franco La Torre. Il cielo della Waisenhausplatz di Berna si colorerà delle tinte fosche e smaglianti dei colori italiani e dei progressisti, socialisti e democratici europei per rendere più percepibile il messaggio sociale e culturale della sinistra alternativo alle forze conservatrici della Confederazione. Più che il passato ci interessa il futuro perché per noi – conclude la nota del Pd Svizzera -  i diritti devono essere estesi a tutti senza privilegi”. (Inform 17)

 

 

 

 

 

Intercettazioni, torna il rischio bavaglio

 

Torna alla Camera il rischio di una "legge bavaglio" sulle intercettazioni telefoniche. Il mezzo per riportare in aula le limitazioni alle intercettazioni è una delega contenuta nella riforma del processo penale che da oggi pomeriggio è a Montecitorio. Il ministro della Giustizia Orlando promette che sulle intercettazioni consulterà i pubblici ministeri, ma il fondato timore è che il governo voglia applicare una stretta severa alle intercettazioni e la possibilità di divulgarle. Come i magistrati hanno ripetuto innumerevoli volte, le intercettazioni sono un mezzo indispensabile di indagine non solo per i reati di associazione mafiosa, ma anche per i reati dei colletti bianchi nella pubblica amministrazione e più in generale per i sistemi corruttivi. Senza contare che la pubblicazione delle intercettazioni è una garanzia per l'opinione pubblica che altrimenti non avrebbe la possibilità di essere informata sulle indagini che coinvolgono i politici. L'udienza filtro con un giudice e le due parti, accusa e difesa, che decidano quali parti delle intercettazioni sono rilevanti e quali non lo sono sarebbe il sistema migliore per garantire l'imparzialità e l'informazione. Era questa la proposta che Giuseppe D'Avanzo aveva avanzato già anni fa e che resta la migliore.

Nell'altro ramo del Parlamento entra intanto nel vivo la battaglia sulla riforma costituzionale. Nel braccio di ferro tra Renzi e la minoranza di sinistra apparentemente non si registrano mutamenti. Le posizioni sembrano bloccate ma in realtà su una qualche forma di indicazione da parte degli elettori si registra la possibilità di qualche passo avanti. Renzi però non si sposta di un millimetro sul l'articolo 2 che non deve essere toccato. Il contrario di ciò che invece vogliono Bersani e la sinistra del Pd. Anche nel colloquio con il presidente Mattarella il premier ha ribadito che se verrà battuto in Parlamento sul l'articolo 2 si dimetterà e si andrà al voto anticipato. GIANLUCA LUZI  LR 16

 

 

 

 

Scuola, tutti in classe. Ma sarà davvero Buona?

 

Buona scuola ai nastri di partenza da lunedì. In quasi tutte le regioni italiane  -  Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia-Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria e Valle d'Aosta  -  il suono della prima campanella è stato fissato per il 14 settembre. O nei giorni immediatamente successivi: il 15 o al più tardi il 16 settembre. Rientreranno in classe dopo la pausa estiva, infatti, martedì 15 settembre bambini e studenti emiliani, toscani e del Lazio. Mentre veneti e pugliesi saranno in aula il 16 settembre. Soltanto in Trentino e Molise il primo giorno di scuola si è già consumato: il 7 settembre per gli alunni residenti nella provincia di Bolzano, il 9 per i compagni molisani e il 10 settembre per quelli che vivono in provincia di Trento. Ma quasi 7 milioni e 862mila alunni italiani faranno il loro ingresso a scuola nei prossimi giorni. Confrontandosi con le prime novità previste dalla riforma della scuola voluta dal governo Renzi. Ecco le principali.

 

Il Preside sceriffo. I docenti, di ruolo da anni o neoassunti, si sono già confrontati con la nuova figura del preside dai poteri amplificati previsto dalla legge 107. In molti casi, riferiscono gli insegnanti, non si tratta di cambiamenti formali, ma di un cambio di atteggiamento rispetto al passato. Nei collegi dei docenti di avvio dell'anno scolastico  -  in genere il primo settembre  -  la musica è decisamente cambiata e i dirigenti scolastici si sono mostrati più risoluti. "A chi non conviene, può anche chiedere trasferimento", si sono sentiti dire, senza troppi giri di parole, parecchi insegnanti dai capi d'istituto preoccupati per le responsabilità che aumentano e le incognite di una riforma tutta da scoprire. Ma, in vista di un'impennata dei ricorsi interni alle scuole, i sindacati hanno potenziato gli uffici dedicati al contenzioso. Nei prossimi giorni saranno alunni e famiglie ad assaporare il preside-sindaco.

 

I nuovi assunti. L'avvio delle lezioni vede il mega Piano di assunzioni previsto dalla riforma a metà percorso. Nelle prime tre fasi sono stati già assunti 38mila docenti di tutti gli ordini di scuola. Ma la previsione era vicina a 48mila contratti. E neppure la fase nazionale è riuscita a colmare tutte le cattedre vacanti con precari inseriti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento o idonei all'ultimo concorso a cattedre. Sono rimaste libere, che andranno a precari d'istituto, moltissime cattedre di strumento musicale e Matematica e scienze alla scuola media. Più un numero imprecisato di cattedre di sostegno e di materie che si insegnano al superiore con la laurea in ingegneria. In alcune province, come si prefiggeva il governo, le graduatorie dei precari sono ormai un ricordo. L'obiettivo è di cancellarle definitivamente nei prossimi anni.

 

Il comitato di valutazione. Genitori, studenti e componenti esterni alla scuola potranno valutare i docenti e premiare i migliori. Si tratta di uno dei punti più controversi della riforma Renzi-Giannini, su cui tuttavia il mondo della scuola dovrà confrontarsi nei prossimi anni. Ogni istituto ne avrà uno che sarà composto da tre insegnanti, due genitori un genitore e uno studente nelle scuole superiori  -  e un componente esterno designato dall'Ufficio scolastico regionale. Più il dirigente scolastico. Il Comitato di valutazione stabilirà i criteri per premiare i docenti più bravi e valuterà gli insegnanti neoassunti.

 

Il merito. Da quest'anno scolastico, il dirigente scolastico potrà premiare gli insegnanti meritevoli. Una novità assoluta per la scuola italiana. Lo farà assegnando ad un numero, variabile da scuola a scuola di insegnanti, una parte del budget previsto dalla buona scuola a questo scopo: circa 26mila euro per ogni istituto. Quanto basta per mettere già in moto meccanismi di competizione fra docenti che dovrebbero essere virtuosi ma che potrebbero essere anche deleteri per la comunità scolastica. Con i 26mila euro si potrebbero premiare dieci docenti con 2mila e 600 euro di salario accessorio, pari a 217 euro al mese lordi. L'unica incognita riguarda i collaboratori del preside, che potrebbero essere pagati con lo stesso finanziamento. In questo caso, il bonus si dimezzerebbe a poco più di cento euro lordi mensili.

 

L'organico di Potenziamento. Tra le novità più attese, c'è sicuramente l'organico di Potenziamento: un contingente di 55mila insegnanti che servirà alle scuole per rilanciare l'autonomia scolastica. E potenziare la musica e l'educazione motoria all'elementare, la lingua straniera e l'informatica alla scuola media e il diritto, l'economia e la storia dell'arte al superiore. Ma che arriverà nelle scuole dopo tre mesi dal suono della prima campanella. Il ministero, in base alle richieste che preverranno entro il mese di ottobre dalle scuole, assegnerà agli istituti un certo numero di insegnanti, di fatto scollegato dalla reale presenza in classe. Per la prima volta in assoluto, le scuole potranno contare, in media, su cinque insegnanti in più rispetto alle esigenze frontali, da impiegare in attività di potenziamento, recupero, sostegno e, in generale, in tutte le attività del Piano dell'offerta formativa che richiederanno risorse umane aggiuntive. Il ministero prevede di assegnare, sempre con una fase nazionale, questo personale alle scuole entro il mese di novembre. Ma si potrebbe arrivare al nuovo anno. E fino a quando non si presenteranno a scuola, i dirigenti scolastici non potranno nominare supplenti per brevi periodi. Una novità che sta già mettendo in crisi più d'un capo d'istituto che, in caso di assenza per malattia di qualche giorno, si vedrà costretto a distribuire nelle altre classi gli alunni senza docente. Con classi che diventeranno vere e proprie bolge ingestibili.

 

Il Pof. In questi giorni, e presumibilmente per diverse settimane, i dirigenti scolastici si stanno scervellando sul nuovo Piano triennale dell'offerta formativa, l'ennesimo acronimo che sostituisce il più familiare Pof. In compagnia dei propri collaboratori, stanno vagliando ipotesi e operando scelte per il progetto triennale delle attività scolastiche che coinvolgeranno le scuole dal 2016/2017 al 2018/2019. Un compito tutt'altro che semplice. Perché, contrariamente a quanto è avvenuto in passato, oltre alle attività sarà necessario pianificare anche le risorse  -  umane e finanziarie  -  necessarie alla realizzazione del Piano per il prossimo triennio. E un errore in tal senso potrebbe rendere impossibile portare avanti una o più attività. 

 La corte del preside. Un'altra novità cui dovranno abituarsi docenti, genitori e alunni sarà il numero di collaboratori che affiancheranno il preside. La vecchia figura del vicario lascia da quest'anno il posto ad uno staff che potrà essere composto al massimo dal dieci per cento degli insegnanti della scuola. Una novità che ufficializza di fatto quello che già nei fatti si verifica in parecchi istituti: il dirigente scolastico viene collaborato da diverse figure che assumono compiti diversi.

 

Risorse certe. Da quest'anno, le scuole avranno certezza delle risorse economiche su cui potranno contare per portare avanti le proprie attività. Anche questa è una novità introdotta dalla Buona scuola che dovrebbe contribuire a rasserenare gli animi dei dirigenti scolastici, dei segretari e dei consigli d'istituto che in passato, tra promesse di finanziamento e risorse sempre in bilico, non sempre riuscivano a programmare le attività per tempo. Per quest'anno, le risorse relative alle spese di funzionamento per il 2015/2016 sono già state quantificate e comunicate alle scuole. Assegnando alle stesse la quota relativa al 2015. Inoltre, spiegano da viale Trastevere, "il ministero ha comunicato anche il quadro di tutti i fondi che ogni istituto avrà a disposizione per il miglioramento dell'offerta formativa, le pulizie, il pagamento dei collaboratori per le attività di segreteria".

 

Alternanza scuola-lavoro. La scuola italiana si avvicina al mondo del lavoro. Quella dell'alternanza scuola-lavoro non è una novità assoluta. Ma lo diventa perché questa modalità viene estesa come obbligo a tutti gli alunni degli istituti tecnici e professionali  -  per 400 ore nell'ultimo triennio del percorso scolastico  -  e dei licei, che dovranno recarsi in azienda a mettere in pratica quello che hanno imparato a scuola per almeno 200 ore, sempre nel triennio.

 

La carta dell'insegnante. Da quest'anno, ogni docente dovrebbe ricevere una Carta elettronica con una somma di 500 euro da spendere in attività di aggiornamento e formazione. Anche questa, una novità assoluta che colma anni di richieste degli insegnanti costretti a spendere di tasca propria per aggiornarsi. Sarà possibile, con questa cifra, acquistare libri o assistere a spettacoli teatrali e iscriversi a master o corsi di aggiornamento. Ma su questo punto il ministero dell'Istruzione è già in ritardo perché "i criteri e le modalità di assegnazione" della Carta ai docenti dovevano essere previsti in un decreto che è già in ritardo, visto che i sessanta giorni di tempo dalla data di entrata in vigore della legge  -  il 16 luglio scorso  -  per emanarlo sono ormai abbondantemente scaduti. LR 14

 

 

 

 

Arrivò in Italia su un barcone: oggi è sindaco di una città da 50mila abitanti in Albania

 

Altin Toska, 39enne albanese, è arrivato in Italia da profugo via mare. Si è sposato e ha avuto due figlie. Oggi è l’astro nascente della politica albanese e sindaco di Cerrik

 

Una storia di riscatto: Altin Toska era arrivato in Italia nel 1998 a bordo di un barcone pieno di disperati, ha vissuto per 17 anni a Brescia, città che ha lasciato quattro mesi fa per tornare in patria, partecipare (e vincere) alle elezioni e diventare sindaco della città di Cerrik, 50mila abitanti, in Albania. Non solo: oggi è l’astro nascente della politica del paese balcanico e il premier Rama, che stravede per lui, lo ha spedito da vera star a Brescia per incontrare il sindaco Del Bono e una delegazione locale. Il suo futuro sembra già segnato: la carica di primo cittadino sembra essere solo l’inizio di una carriera scintillante. Mica male, per un ex clandestino che arrivava a fine mese alternandosi tra l’impiego di cameriere e quello di muratore. Quindi una vita più tranquilla, l’integrazione e la proposta arrivata dal movimento socialista per l’indipendenza di lasciare Brescia per tornare in patria, questa volta da politico e per dare un segnale ai milioni di albanesi che hanno lasciato Tirana senza più tornare indietro. In quattro mesi Toska è diventato un simbolo e le sue quotazioni, anche a livello di politica nazionale, continuano a salire in una nazione che ha vissuto un decennio estremamente difficile per la fuga di milioni di cittadini, sopratutto giovani. In Albania, auspicano i suoi elettori, porterà tutte le cose positive che ha imparato durante la permanenza in Italia.

Ha due figlie di 8 e 11 anni

È la storia di Altin Toska, 39enne albanese, che a Brescia si è sposato e ha avuto due figlie. «Ero scappato da casa perché era impossibile vivere in Albania. Avevo 22 anni e non avevo detto nulla ai miei genitori. Sapevo che sarei potuto morire in mare», ha spiegato Toska che ad aprile ha accettato l’invito del movimento socialista per l’indipendenza e si è candidato alle elezioni per il Comune di Cerrik, 50mila abitanti, vincendole. «Non potevo dire di no al mio paese. Non è stato facile perché la mia famiglia che mi ha seguito ormai era bresciana a tutti gli effetti. Io - ha aggiunto Toska - governerò in base a quello che ho imparato in Italia. Il modello sarà quello bresciano». Il ringraziamento va alla città adottiva: «Grazie Brescia, l’auspicio è che molti albanesi tornino in patria prendendo le cose buone dell’Italia». La figlia ha scritto nei giorni scorsi una lettera a Del Bono, sindaco di Brescia, che recitava: «E’ una città che resterà sempre nel mio cuore». CdS 18

 

 

 

 

L’altra via

 

Entro il 2016, la nuova legge elettorale sarà, forse, realtà. Con la futura normativa, gli italiani potranno “rifondare” un Parlamento differente negli uomini e negli intenti. Per i Connazionali all’estero non ci saranno novità elettorali. Certo è che resta difficile, almeno allo stato attuale, considerare le possibili future alleanze per garantire la governabilità del Paese. Data l’aria che tira, non potrebbe proprio essere diversamente. Con la crisi socio/economica, la penisola è stata intertessata da una serie d’eventi che hanno reso inutili le strategie del potere legislativo ed esecutivo come lo conosciamo. Se tutto procede senza sorprese, il Governo Renzi dovrebbe arrivare al capolinea entro ventiquattro mesi. Questo, però, resterà un anno di tensioni. A nostro avviso, per il futuro, non ci sarà più una vera e propria campagna elettorale. Gli italiani, ovunque residenti, hanno le dee chiare. Come a scrivere che la logica del potere, almeno come la conosciamo, non avrà più buon gioco.

Se si vuole, realmente, voltare pagina, il passato, anche quello più prossimo, non può trovare una sua sistemazione nell’Italia che sarà. Insomma, s’avvicina il tempo per cambiare “bottega” e “bottegai”. Una sorta di rinnovamento politico che dovrà essere auto gestito proprio dai Parlamentari che andranno a rimpiazzare parte degli attuali. Questa non è già cosa da poco. Eppure potrebbe non bastare. Se il “nuovo” si sostituisce al “vecchio”, senza linee di programma, il cambiamento sarebbe più apparente che sostanziale. Insomma, c’è da chiedersi dove andrà l’Italia. Perché accanto alla politica “rinnovabile” resta una crisi economica che potrebbe durare più a lungo. Malauguratamente, quando le “colpe” politiche sono innegabili, si preferisce ancora attribuirle ad “altri”. O, in ogni caso, gli “altri” ne hanno di più.

Se ci rendesse conto che un’era, pur con tutti i suoi possibili aspetti positivi, è alla fine, forse si potrebbe guardare al dopo con meno incertezza. Tutto considerato, per evitare mali maggiori, basterebbero pochi progetti chiari e realizzabili. E’ inutile insistere su un quadro politico che resta a “tempo”. Quando la nuova legge elettorale sarà operativa, il Potere Legislativo avrà il compito, certamente innovativo, di dare fiducia a un Esecutivo che sarà, in ogni modo, diverso da quelli che abbiamo conosciuto nel passato.

Solo dopo questo passo fondamentale, ci si potrà rendere conto su dove andranno l’Italia e il Popolo italiano. Insomma, è evidente che l’altra”Via” non sarà apparentata con questa “Terza” che ha consentito all’attuale Esecutivo di tirare avanti.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Zurigo. Condannato Antonio Giacchetta, l’ex direttore del patronato "INCA-CGIL Svizzera"

 

ZURIGO  - “Nove anni di detenzione per una mega-truffa ai danni di pensionati italiani. Questa la sentenza emessa oggi (ieri - ndr) dal Tribunale distrettuale di Zurigo nei confronti di Antonio Giacchetta, il 52.enne ex direttore del patronato "INCA-CGIL Svizzera". Cittadino italiano nato e cresciuto nel canton Zurigo, Giacchetta è stato riconosciuto colpevole di aver sottratto a 76 connazionali 12 milioni di franchi. Due agenti in borghese lo hanno preso in consegna subito dopo la lettura della sentenza e lo hanno accompagnato in carcere”. È quanto si legge sul “Corriere del Ticino” che ieri ha dato notizia sugli sviluppi del caso Giacchetta.

“In veste di direttore del patronato che dipende dalla CGIL, il condannato ha gestito fra il 2001 e il 2009 le prestazioni previdenziali affidategli da 250 suoi connazionali, per una somma complessiva di 34 milioni di franchi.

Somme che il dirigente ha in parte trasferito su conti privati e dilapidato per acquistare orologi di lusso, pagare prostitute e - come ha sostenuto l'imputato in aula - mantenere cinque amanti avute contemporaneamente mentre viveva separato dalla moglie.

Il tribunale zurighese di prima istanza ha seguito fino in fondo le richieste della pubblica accusa e lo ha riconosciuto colpevole di truffa per mestiere, appropriazione indebita e ripetuta falsità in documenti, per un totale di 300 casi. I giudici hanno ordinato la carcerazione di sicurezza in considerazione dell'entità della pena e del rischio di fuga.

In base alla sentenza, Giacchetta dovrà rimborsare i soldi sottratti ai suoi connazionali e una volta scontata la pena dovrà lasciare la Svizzera. Nel corso del dibattimento, la difesa si era invano battuta per una riduzione della pena a 4 anni e mezzo.

Il patronato INCA opera su incarico del Ministero italiano del lavoro e sul suo sito internet si presenta con lo slogan: "Previdenza, cittadinanza lavoro: ovunque ti trovi, INCA difende i tuoi diritti". Facile quindi immaginare la reazione delle persone rimaste vittime del raggiro, molte quali si erano rivolte all'organizzazione che dipende dal sindacato perché avevano difficoltà con il tedesco.

Per giustificare le sue malefatte, l'accusato ha addotto nel corso del dibattimento le difficoltà incontrate a causa di debiti personali. L'uomo percepiva un salario di quasi 8000 franchi e nell'estate 1997 vinse 750.000 franchi al Lotto svizzero. Alla metà del 2001 aveva accumulato debiti per 300.000 franchi.

Il presidente della corte ha calcolato che per un periodo di nove anni, Giacchetta ha speso in media 45.000 franchi al mese. Ha agito con grande egoismo e senza il minimo scrupolo", ha affermato il giudice leggendo la sentenza.

"Trovo ripugnante quello che ho fatto", aveva detto il 52.enne in apertura del processo rivolgendosi ai 64 connazionali che hanno preso parte al dibattimento in qualità di accusatori privati . "Vogliamo indietro i nostri soldi, non le tue scuse", gli aveva risposto una di loro”. (aise) 

 

 

 

 

Colosseo chiuso, il governo contro i sindacati

 

Lo spettacolo di alcune migliaia di turisti inviperiti che bivaccavano davanti ai cancelli chiusi del Colosseo e di altri siti archeologici di Roma chiusi per oltre tre ore per una assemblea sindacale ha decisamente fatto perdere la pazienza al ministro della Cultura Franceschini che su Twitter ha annunciato un provvedimento clamoroso. Ossia che i beni archeologici e culturali vengano considerati servizi pubblici essenziali, con le limitazioni sindacali che ne conseguono. Immediata la reazione scontata della leader Cgil Camusso che insorge contro il ministro e il governo Renzi accusandoli di voler limitare il diritto di assemblea sindacale. Fondate o meno che siano le motivazioni degli addetti ai siti archeologici, resta un enorme problema: come si era già visto questa estate a Pompei basta che un pugno di custodi o un sindacalista proclami un'assemblea e tutto si blocca. A parte il disagio per i turisti, italiani e stranieri, c'è un evidente danno di immagine ed economico considerato che i beni archeologici e culturali sono il motivo principale per cui gran parte dei turisti visita l'Italia. Si spiega così facilmente perché Paesi con un patrimonio culturale ed archeologico minore del nostro sono tuttavia di gran lunga più avanti dell'Italia nella classifica del turismo. Il Consiglio dei ministri deciderà su questa materia, ma in tanto Renzi sta giocando la partita della riforma del Senato con una apertura alla sinistra Pd che potrebbe sbloccare la situazione a tre giorni dalla Direzione del partito democratico che voterà la linea da seguire in aula. Bersani non ha chiuso alla proposta ma insiste nel volere le modifiche sulla eleggibilità direttamente nell'articolo 2 che invece Renzi considera intoccabile essendo già stato votato il prima lettura da Camera e Senato. C'è tempo fino a mercoledì per presentare gli emendamenti, ma già lunedì sera si capirà se Renzi avrà convinto anche i suoi "nemici" della minoranza di sinistra. GIANLUCA LUZI  LR 19

 

 

 

 

A Milano l'82° Congresso internazionale intitolato “Alimentare la presenza dell'Italia nel pianeta”

 

Dal 25 al 27 settembre, nell'ambito di Expo 2015, una riflessione sulla lingua italiana a tutto campo. In apertura il saluto del presidente Andrea Riccardi, del ministro dell'Istruzione Stefania Giannini e del sottosegretario agli Esteri Mario Giro. Atteso il 26 anche l'intervento del capo dello Stato, Sergio Mattarella

 

MILANO – Si svolgerà dal 25 al 27 settembre a Milano l'82° Congresso internazionale della Società Dante Alighieri, intitolato “Alimentare la presenza dell'Italia nel pianeta” e incardinato nell'ambito di Expo 2015.

Ad ospitare i lavori il 25 e 26 settembre il Museo Diocesano, mentre la chiusura, domenica 27, è prevista al Padiglione Italia di Expo 2015.

In apertura, il 25 settembre dalle ore 10, gli interventi del presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi, del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini, del sottosegretario agli Affari Esteri Mario Giro, e del segretario generale della Dante Alessandro Masi. Seguirà la tavola rotonda intitolata “La cucina letteraria: storia e cultura del territorio italiano attraverso letteratura, cibo e i suoi ingredienti”. Nel pomeriggio, alle ore 14, anche i lavori della tavola rotonda “L’Italia nel mondo: lo spazio dell’italofonia e dell’italsimpatia” cui interverranno Lucio Caracciolo, direttore di Limes, lo storico Jean Dominique Durand, lo scrittore Ismail Kadarè, il direttore generale per gli Italiani all'estero e le Politiche migratorie del Maeci, Cristina Ravaglia e il giornalista Pier Luigi Veceresi. Modera il vice presidente della Dante, Paolo Peluffo.

La seconda giornata comincerà alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con l'introduzione di Ferruccio De Bortoli e Riccardi. Dopo l'intervento del capo dello Stato è prevista la tavola rotonda “Vivere italiano, parlare italiano: modi e modelli nell’era globale” cui interverrà, tra gli altri, anche Andrea Meloni, direttore generale per la Promozione del Sistema Paese del Maeci. Nel pomeriggio si celebrano i 750 anni della nascita del Sommo Poeta.

Domenica 27 settembre alle ore 14.30 presso l'Auditorium del Padiglione Italia è prevista la presentazione del volume “Le Cento Parole del Gusto Italiano” a cura del linguista Massimo Arcangeli. Di seguito la premiazione del Gruppo giovanile del Comitato della “Dante Alighieri” di Savona e la consegna del XXXII Premio di Cultura riservato a giovani studenti.

La conclusioni sono affidate ad Andrea Riccardi.

In ultimo, la presentazione in anteprima nazionale di “Paradiso, senza principio e senza fine”, ultimo atto del progetto cinematografico della Divina Commedia “In viaggio con Dante”. (Inform 17)

 

 

 

 

 

Roma. All'Università Europea, un master in "comunicazione interculturale"   

 

Il mondo sta cambiando. Sempre più spesso, nella vita quotidiana, ci capita di incontrare persone provenienti da altri Paesi, con la loro cultura e il proprio vissuto, spesso anche difficile e doloroso. 

Per favorire il dialogo e l'accoglienza l’Università Europea di Roma ha dato vita ad un Master per l’Educazione, l’inclusione e l’interazione in contesti interculturali, realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Maestri Cattolici e con Enti e Imprese attivi in contesti interculturali e interreligiosi. 

Questa nuova attività didattica vuole rispondere alla crescente domanda di formazione su temi e problemi che si pongono in conseguenza dei grandi flussi migratori in atto e per effetto di modalità  globalizzate di azione nel mondo del lavoro. 

Offre un percorso basato su contenuti teorico scientifici e su esperienze di tirocinio e di progetti attuati in situazioni concrete, valorizzando le esperienze e le competenze dei singoli partecipanti in collaborazione con gli enti e le associazioni coinvolti.

Il Master ha l’obiettivo di promuovere le competenze culturali, pedagogiche, metodologiche e didattiche necessarie per attivare positivi processi di interazione interculturale. I professionisti formati dal Master saranno in grado di operare all'interno di organizzazioni pubbliche e private, in enti governativi e Onlus, in istituti scolastici e di formazione, nelle realtà del terzo settore.

Il percorso di studio ha la finalità di fornire una preparazione culturale di base di carattere storico e sociologico sui fenomeni migratori e sulle globalizzazioni, nonché gli strumenti metodologici per un approccio alle differenze culturali e religiose e alle interazioni fra diverse identità.

Ha inoltre l’obiettivo di mettere gli iscritti in contatto diretto con realtà  e situazioni in cui forme di interazione interculturale e interreligiosa vengono sperimentate positivamente, favorendo in loro lo sviluppo consapevole di capacità  di interazione in contesti complessi, con particolare riferimento alla scuola, al mondo del no profit e del volontariato, alle professioni sanitarie, agli enti e alle aziende in cui operano gruppi a forte connotazione internazionale e interculturale. 

Il Master è destinato agli insegnanti, agli operatori del terzo settore, agli operatori di enti e istituzioni che operano in contesti multiculturali, a giovani diplomati e laureati che vogliono arricchire la loro formazione con contenuti ed esperienze operative legati all’inclusione sociale e alle metodologie di interazione in contesti complessi. È inoltre rivolto a chi lavora in aziende che internazionalizzano e hanno rapporti con l'estero; a chi opera in ambito sociale e sanitario; a chi lavora nel mondo dei media e delle pubbliche relazioni, a tutti coloro che vogliono specializzarsi nella comunicazione e nella mediazione interculturale.Il Master inizierà nel mese di ottobre 2015 e si concluderà  nel mese di giugno 2016. Le iscrizioni si chiudono il 30 settembre 2015.

Per ulteriori informazioni si può consultare la pagina del sito dedicata al Master http://www.universitaeuropeadiroma.it/ateneo/1899

Inoltre è possibile contattare:

Prof. ssa Renata Salvarani, Coordinatore del Corso  renata.salvarani@unier.it

Dott.ssa Maria Del Giudice, Assistente organizzativa  maria.delgiudice83@gmail.com

Dott.ssa Laura Conti, Assistente organizzativa           c.laura1974@libero.it

Centro Dipartimentale post laurea dell'Università  Europea di Roma

Tel. 06-66543937 - 0666543905 

Ufficio stampa: i giornalisti possono rivolgersi a Carlo Climati, Responsabile ufficio stampa dell’Università Europea di Roma.

Tel. 06 665431 – E-mail: carlo.climati@unier.it.   de.it.press 16

 

 

 

 

Gioie e dolori nel fine settimana

 

Gioisce l’Italia sportiva, quella vera che non si dedica solo al calcio e che esulta per la Pennetta e la Vinci che si disputano la finale agli US Open; per il ciclista ventenne Fabio Aru, che, con una tappa epica, si aggiudicata la Vuelta, sesto italiano a farlo, dopo Angelo Conterno (1956), Felice Gimondi (1968), Giovanni Battaglin (1981), Marco Giovannetti (1990) e Vincenzo Nibali (2010).

E non è finita, dal momento che, arrivando quinto al GP di San Marino, Valentino Rossi, in una età non più da ragazzo, guida la classifica mondiale della moto GP; gli azzurri del basket battono Israele e superano gli ottavi ai campionati europei; mentre, ai mondiali di ginnastica ritmica, le nostre atlete si aggiudicano un oro nella specialità dei 5 nastri ed un argento in quella con 6 clavette e 2 cerchi.

Meno gioia ed anzi vera amarezza in questo fine settimana, per l’Italia del cinema, che si deve accontentare della coppa Volpi (la secondo nella sua carriera) a Valeria Golino e non riceve né Leoni d’Oro né D’Argento, che vanno (come era prevedibile con una giuria guidata dal messicano Cuarón) a due film latino-americani, decisamente discutibili e minori, opere cupe, plumbee, pauperistiche, volutamente sciatte nella rappresentazione quotidiana della violenza.

Il Leone d’oro è andato a “Desde Allà” del regista Lorenzo Vigas e quello d’Argento a Pablo Trapero per “El Clan”, con un verdetto che ha lasciato a dir poco sconcertati e che diventa insopportabile e doloroso se si considera che il terzo premio, quello “speciale”, è stato assegnato al turco “Abluka”: un film che si attorciglia in un caos di punti di vista.

Ma il dolore maggiore di noi italiani e che i quattro film in concorso hanno davvero deluso e dimostrato che nonostante i tanti strombazzamenti d’entusiasmo che ciclicamente tornano, la realtà del nostro cinema è quasi sempre lontana dai fermenti che si agitano nel mondo.

Per chiudere, come Adriano De Grandis del Gazzettino, testimonio il dolore del cinefilo, amareggiato da una giuria zeppa di registi che si è permessa di ignorare i migliori: Sokurov, Gitai e Skolimowski e con un direttore, Barbera, alla sua quarta ma certo non ultima esperienza, che ha organizzato un festival senza sussulti, dominato da una stabile mediocrità, con molti film che potevano davvero essere evitati.  Carlo Di Stanislao, De.it.press 14

 

 

 

 

Premio internazionale bellunesi che hanno onorato la provincia di Belluno in Italia e nel mondo

 

BELLUNO - La Provincia di Belluno ha appena pubblicato il bando per l’edizione 2015 del “Premio internazionale bellunesi che hanno onorato la provincia di Belluno in Italia e nel mondo”. Al bando possono partecipare Bellunesi emigrati in Italia e nel mondo e i loro discendenti, che mantengono vivo il legame con la terra delle radici, attivi nei settori economico, imprenditoriale e professionale; istituzioni arte e cultura; sociale e solidaristico.

Le segnalazioni dovranno pervenire alla Provincia di Belluno entro il 60° (sessantesimo) antecedente la data della premiazione - prevista per sabato 13 dicembre ad Auronzo di Cadore - e dovranno essere accompagnate da un’adeguata documentazione (curriculum vitae, attestatio dichiarazioni di Rotary Club, Consolati, Enti pubblici e privati, Associazioni, foto, giornali, riviste e pubblicazioni, etc). I candidati potranno essere segnalati direttamente da ognuno dei tre enti promotori (Ente Provincia, ABM, Rotary); dalle Famiglie Bellunesi in Italia e nel Mondo; dalla Camera di Commercio di Belluno o, suo tramite, dalle associazioni dalla stessa rappresentate; dai Comuni della provincia di Belluno; da altri Enti pubblici della provincia di Belluno. Le segnalazioni verranno esaminate e prescelte dal Comitato di Valutazione costituito da un rappresentante di ciascuno dei tre Enti Promotori. Il bando può essere scaricato direttamente dal sito Bellunesinelmondo.it (sezione documenti). (aise 13) 

 

 

 

 

Aus für "Refugees Welcome. Regierung plant drastische Einschnitte und strengere Regeln für Flüchtlinge

 

Bundesinnenminister de Maizière plant drastische Leistungskürzungen und strengere Regeln für Asylbewerber. Das geht aus dem Gesetzentwurf des Bundesinnenministeriums hervor. Scharfe Kritik kommt von Pro Asyl und der Linkspartei.

 

Die Bundesregierung plant strengere Regeln und drastische Leistungskürzungen für Asylbewerber. Das geht aus dem Gesetzentwurf des Bundesinnenministeriums zur Neugestaltung der Flüchtlingspolitik in Deutschland hervor, der dem MiGAZIN vorliegt. Auf fast 150 Seiten sind weitreichende Einschnitte im Aufenthalts- Asyl- und Sozialrecht vorgesehen.

So sollen Flüchtlinge, die unter die Dublin-Verordnung fallen und für deren Asylantrag ein anderer Mitgliedstaat zuständig ist, keine Leistungen mehr erhalten, beispielsweise medizinische Versorgung, Taschengeld oder Unterbringung. Ihnen soll lediglich eine Reisebeihilfe in Form von einer Fahrkarte und Reiseproviant gewährt werden. Diese Regelung wird auch jene Flüchtlinge treffen, die in den letzten Wochen von der Bevölkerung an den Bahnhöfen mit Hilfsgütern und Willkommensgesten empfangen wurden.

Pro Asyl: Regierung schickt Menschen in die Obdachlosigkeit

„Das Bundesinnenministerium schickt die Flüchtlinge in die Obdachlosigkeit und in die soziale Entrechtung. Mit der Menschenwürde ist dieser Vorschlag unvereinbar. Menschen werden entwürdigt, um sie außer Landes zu treiben“, warnt Günter Burkhardt, Geschäftsführer von PRO ASYL. Das Bundesverfassungsgerichts hatte 2012 in einem Urteil entschieden, dass die Menschenwürde migrationspolitisch nicht relativierbar ist.

An dieses Grundsatzurteil knüpft auch Aziz Bozkurt an, Bundesvorsitzender der Arbeitsgemeinschaft Migration und Vielfalt der SPD. Was der Innenminister mit den Leistungskürzungen plane, sei ein „Verfassungsbruch mit Ankündigung“. Dass solch ein Entwurf ausgerechnet aus dem Hause des Ministers komme, der für den Schutz der Verfassung zuständig sei, „ist skandalös“, erklärt Bozkurt.

Arbeits- und Bildungsverbot für Geduldete

Der Gesetzesentwurf sieht außerdem eine Ausdehnung des Verbleibs in den Erstaufnahmeeinrichtungen von drei auf sechs Monaten vor. Asylsuchende aus sogenannten „sicheren Herkunftsstaaten“ werden sogar verpflichtet, bis zu ihrer Abschiebung in diesen Unterkünften zu bleiben. Sie dürfen weder arbeiten noch an Bildungsmaßnahmen teilnehmen. Für arbeitsfähige, nicht schulpflichtige Asylberechtigte hingegen soll in Zukunft eine Arbeitspflicht gelten, wenn ihnen ein Job angeboten wird. Lehnen sie dies ab, verlieren sie ihren Anspruch auf Sozialhilfe. Die Liste der „sicheren Herkunftsstaaten“ soll wie angekündigt um die Länder Albanien, Kosovo und Montenegro erweitert werden. Die Pläne sehen zudem die Streichung von Barleistungen vor sowie eine Verschärfung des Flughafenverfahrens.

Einen deutlichen Schritt nach hinten vollzieht die Regierung vermutlich bei den langjährig Geduldeten. Wenn die Abschiebung eines Flüchtlings aus von ihm selbst vertretenen Gründen nicht vollzogen werden kann, soll er dem Gesetzesentwurf zufolge Arbeitsverbote erhalten und ebenfalls aus den Sozialleistungen ausgeschlossen werden. Diese Regelung wird vermutlich viele bislang geduldete Flüchtlinge treffen. Selbst Geduldete, die zur Schule gehen, eine Universität besuchen oder einen Beruf lernen, werden dem Gesetzesentwurf zufolge gezwungen, die Ausbildung sofort zu beenden.

Linke: Diese Politik muss verhindert werden

Pro Asyl fordert Bund und Länder auf, das Gesetzespaket zu stoppen: „Der Entwurf enthält eine Vielzahl an Verschärfungen, die in keinem Zusammenhang mit dem aktuellen Zugang von Flüchtlingen überwiegend aus Syrien, Afghanistan und Irak stehen“, so die Menschenrechtsorganisation in einer ersten Stellungnahme. Die Bundesregierung agiere „ideen- und konzeptlos“. Die Ministerialbürokratie habe den Sommer offenbar dafür genutzt, an einem „Rollback im Asyl- und Aufenthaltsrecht zu arbeiten, anstatt sich den bürokratischen Verfahrenshemmnissen in Deutschland zu widmen“.

Scharfe Kritik kommt auch von der Linkspartei. Ulla Jelpke, innenpolitische Sprecherin, wirft der Regierung „Aktionismus“ vor. Minister de Maizières Gesetzentwurf behandele „Asylsuchende wie Untersuchungshäftlinge“. Die Verschärfungen „untergraben rechtsstaatliche Standards und führen den Schutzgedanken des Asylrechts ad absurdum“, so Jelpke weiter. „Abschiebung vor Aufnahme, Ausgrenzung statt Integration – das scheinen die Grundpfeiler der Asylpolitik zu sein, so wie de Maizière sie sich für die Zukunft vorstellt. Eine solche Politik gilt es unter allen Umständen zu verhindern“, mahnt die Linkspolitikerin.

Bozkurt weiter: „Das Wechselspiel zwischen freundlichen Tönen gegenüber Flüchtlingen und neuen haarsträubenden Restriktionsvorschlägen sind gefährliche Katalysatoren, zur Vergiftung des gesellschaftlichen Klimas“. Die Kanzlerin müsse eingreifen, wenn sie nicht wolle, dass „das freundliche Gesicht Deutschlands Kratzer bekommt“. (bk) MiG 18

 

 

 

 

EU-Kommissar plant europäische Grenzschutz-Teams

 

Angesichts der anhaltenden Flüchtlingskrise will die EU-Kommission die Außengrenze flächendeckend durch ein europäisches Grenzüberwachungssystem absichern. Bis dahin sollen Notfalltruppen der EU-Agentur Frontex aushelfen.

Die Europäische Kommission laut einem Zeitungsbericht die EU-Außengrenzen durch den Aufbau von multinationalen Grenzschutzteams deutlich besser schützen. "Die EU-Kommission wird bis zum Jahresende einen Vorschlag zum Aufbau eines europäischen Grenzüberwachungssystems ('European Border Guard System') machen", sagte der für Migrationsfragen zuständige EU-Innenkommissar Dimitris Avramopoulos der "Welt" vom Donnerstag. "Ziel ist dabei, dass multinationale Grenzposten-Teams die Außengrenzen der EU überwachen."

Die mulitnationalen Teams würden die Grenzsicherung verbessern und sie zu einer gemeinsamen europäischen Aufgabe machen. "Dann könnten deutsche und griechische Grenzposten gemeinsam in Griechenland oder Italien tätig werden", sagte Avramopoulos der "Welt".

Kurzfristig solle aber die EU-Grenzschutzbehörde Frontex für einen besseren Schutz der Außengrenzen sorgen. "Frontex wird schon in Kürze wegen des großen Andrangs der Flüchtlinge mehrere Notfallteams, sogenannte Rapid Border Intervention Teams, an die Außengrenzen der EU schicken, um an neuralgischen Punkten die Grenzen zu sichern", kündigte der EU-Kommissar an.

Die Rapid Border Intervention Teams sind multinationale Notfalltruppen. Sie werden nur in Ausnahmefällen an vereinzelten Bereichen der EU-Außengrenze eingesetzt. Die von Avramopoulos geplanten Grenzschutz-Teams könnten nach dem gleichen Modell funktionieren – die Notfall-Teams könnten damit jeden Tag im Einsatz sein.

Avramopoulos warnte indes vor den Folgen der Grenzschließung zwischen Ungarn und Serbien. Es bestehe "das Risiko, dass die Situation an der Grenze zwischen Serbien und Ungarn eskaliert". "Wir müssen alles tun, um einen ernsthaften Konflikt zu vermeiden", forderte der EU-Vertreter. Serbien verhalte sich vorschriftsmäßig.

"Ich hoffe, dass sich auch Ungarn seiner Verantwortung bewusst ist", mahnte Avramopoulos. Er forderte Ungarn auf, die Grenzen wieder zu öffnen Schließlich sei das Land Teil der Europäischen Union und solle daher "im Einklang mit den Gesetzen der EU handeln". "Eine rigorose Schließung der Grenzen und die Errichtung von Zäunen, um Asylsuchende abzuhalten, sind nicht die richtige Antwort. Sie entsprechen nicht dem europäischen Geist", kritisierte der EU-Kommissar in der "Welt".

Zum Streit zwischen den EU-Mitgliedstaaten um feste Quoten für die Verteilung von Flüchtlingen sagte der Innenkommissar, er sei "ziemlich optimistisch, dass am kommenden Dienstag beim Treffen der EU-Innenminister ein Durchbruch erzielt werden kann und man sich auf eine solidarische Verteilung von Flüchtlingen innerhalb der EU einigen kann". Es sei "absolut dringlich", eine gemeinsame europäische Lösung zu finden.

Mit Blick auf die am Sonntag gesarteten Grenzkontrollen zwischen Deutschland und Österreich sagte Avramopoulos, diese dürften "nur maximal zwei Monate dauern, nicht länger". Das sähen die Bestimmungen von Artikel 25 des Schengen-Abkommens so vor.

Avramopoulos besucht am späten Donnerstagnachmittag gemeinsam mit Bundesinnenminister Thomas de Maizière die Bundespolizeiinspektion im bayerischen Rosenheim, um sich ein Bild von der Aufnahme von Flüchtlingen unweit der Grenze zu Österreich machen. EA / AFP 17

 

 

 

 

Europäischer Gerichtshof. Deutschland kann arbeitsuchenden EU-Bürgern Hartz IV verweigern

 

Deutschland kann arbeitssuchende EU-Bürger von Sozialleistungen ausschließen, sie aber nicht ausweisen. Das hat der Europäische Gerichtshof entschieden. Eine individuelle Prüfung sei in solchen Fällen nicht erforderlich.

 

Deutschland darf EU-Bürger, die in der Bundesrepublik nur kurz oder noch gar nicht gearbeitet haben, vom dauerhaften Bezug von Hartz-IV-Leistungen ausschließen. Das hat der Europäische Gerichtshof (EuGH) in Luxemburg am Dienstag entschieden. Die höchsten EU-Richter bestätigten damit die bisher in der Bundesrepublik geltende Regelung. Demnach können EU-Ausländer, die nach einer Berufstätigkeit von weniger als einem Jahr arbeitslos wurden, höchstens sechs Monate lang Hartz IV bekommen. (AZ: C-67/14)

Ein Migrant, der sich ernsthaft um Arbeit bemühe, dürfe zwar nicht ausgewiesen werden, unterstrichen die EU-Richter. Das Aufnahmeland müsse ihm aber nicht dauerhaft Sozialleistungen zahlen. Geklagt hatte eine Schwedin mit bosnischen Wurzeln, die 2010 mit ihren Kindern nach Deutschland gekommen war. Sie hatte in mehreren Kurzzeit-Jobs gearbeitet und schließlich Hartz IV beantragt. Das Jobcenter Berlin-Neukölln hatte der Familie nach einem halben Jahr die Unterstützung gestrichen. Das Bundessozialgericht hatte den Fall zur Klärung an das EU-Gericht in Luxemburg weitergereicht.

Die EuGH-Richter schlugen mit ihrem Urteilsspruch einen schärferen Kurs ein als der EU-Generalanwalt Melchior Wathelet, der im März sein Rechtsgutachten zu dem Streit vorgelegt hatte. Wathelet hatte die Auffassung vertreten, dass es im Fall kurzzeitig Beschäftigter eine Einzelfallprüfung geben solle. Nach seiner Lesart hätte sich zum Beispiel positiv ausgewirkt, dass zwei Kinder der Schwedin zum fraglichen Zeitpunkt in Deutschland in die Schule gingen. Dies deute auf eine „tatsächliche Verbindung“ zum Aufnahmeland hin, sagte Wathelet.

Der EuGH betonte jedoch am Dienstag, dass eine individuelle Prüfung in einem Fall wie dem vorliegenden nicht erforderlich sei – das EU-Recht selbst sei klar genug. Das Luxemburger Urteil knüpft an eine Gerichtsentscheidung an, die die Richter im November 2014 gefällt hatten. Damals hatte das Gericht den Fall einer in Leipzig lebenden Rumänin zu prüfen, die sich – anders als die Klägerin aus Schweden – nicht erkennbar um Arbeit bemüht hatte. Auch hier hatte der EuGH den Ausschluss von Hartz IV für rechtens erklärt. (epd/mig 16)

 

 

 

 

Deutsche Abgeordnete besuchen Flüchtlings-Zentrum in Sizilien

 

Nicht übereinander, sondern miteinander reden: So sollte das Motto Europas lauten, wenn es nach dem deutschen Politiker Michael Kretschmer geht. Der stellvertretende Fraktionsvorsitzende der CDU/CSU-Fraktion weilt mit einer Delegation des Deutschen Bundestags seit Montag in Italien, um aus nächster Nähe Einblicke in die Lage der Flüchtlinge dort zu gewinnen. Kretschmer selbst begrüßt die aktuelle Entscheidung der Regierung Merkel, vorübergehend wieder die Grenzen zu kontrollieren: „Wir sind als Abgeordnete sehr daran interessiert, das jetzt eines schnell wieder gilt, nämlich dass die Grenzen der europäischen Union vernünftig gesichert werden. Das heißt nicht, dass wir Flüchtlinge wieder wegschicken, aber wir müssen dafür sorgen, das jeder, der den Boden der Europäischen Union betritt, registriert und identifiziert wird. Das ist ein Wunsch, den wir der italienischen Seite auch deutlich gemacht haben!“

In Italien besuchen die deutschen Politiker nicht nur Politikerkollegen. Auf dem Programm stand auch ein Treffen mit der deutschen Botschafterin beim Heiligen Stuhl Annette Schavan und Vertretern des vatikanischen Migrantenrates sowie ein Besuch des umstrittenen Flüchtlings-Auffanglagers in dem sizilianischen Dorf Mineo. Medien beschreiben die ehemalige Wohnsiedlung der US-Armee als Oase der unbegleiteten Minderjährigen, als getarntes Gefängnis oder schlicht als größtes europäisches Asylzentrum. Doch Kretschmer war überrascht über die durchaus gute Organisation des großen Auffanglagers und die Bereitschaft der Menschen auf Sizilien, den Flüchtlingen zu helfen. Allerdings sei es auf jeden Fall zu groß und aus diesem Grund schwer überschaubar. Den Menschen fehle die Tätigkeit, die Möglichkeit zur Integration. Den Aufruf von Papst Franziskus, dass jede Pfarrei nun aktiv werden und mindestens einen Flüchtling aufnehmen sollte, wertet der sächsische Politiker als äußerst positiv.

„Es geht um die Frage der Haltung. Wie stehe ich zu dieser Frage und zu Menschen, die in größter Not sind, die mit dem Leben gekämpft haben und jetzt mit viel Glück und mit Gottes Hilfe nach Europa gekommen sind? Und da war es ganz wichtig, dass der Heilige Vater auch die Kirche als Institution und jeden Einzelnen mit in die Pflicht genommen hat. Ich habe mit großer Freude berichten können, dass bei uns zuhause in Sachsen in einem kleinen Kloster an der deutsch-polnischen Grenze die Schwestern nach diesem Papstwort unmittelbar gehandelt und Flüchtlinge aufgenommen haben. Das hat mich sehr beeindruckt.“

Nur zur Erinnerung: Sachsen, das ist auch Pegida-Land; nicht immer gibt es von dort Berichte über Willkommensgesten für Flüchtlinge. Während die Italienische Bischofskonferenz über die Realisierung der Idee von Papst Franziskus diskutiert, werden in Nordeuropa vorübergehend Grenzkontrollen eingerichtet, zurück zum Schengen-Abkommen und ein neuer Sonder-EU-Gipfel folgt. Bald sollen sogenannte Hotspots in Griechenland und Italien eingerichtet werden, die für eine EU-gerechte Verteilung der Flüchtlinge sorgen sollen. Das Schließen von Grenzen könnte ein falsches Bild erzeugen, räumt Kretschmer ein. Deutschland nehme dieses Jahr eine Million Flüchtlinge auf - aber das könne kein Dauerzustand sein.

„Der Bundesrepublik geht es nicht darum, Grenzen dicht zu machen, sondern zu wissen, wer die Grenzen der europäischen Union überschreitet. Und dann will man sich vernünftig um diese Menschen kümmern. Es ist kein Dauerzustand, dass wir einen Flüchtlingsstrom haben, von dem wir nicht wissen, wer das ist, und so können wir diesen Menschen auch nicht helfen. Das ist das erste, was sich ändern muss. Ganz grundsätzlich gilt es natürlich, die Lebensperspektiven der Menschen zu verbessern. Und wenn es richtig ist, dass das UNO-Flüchtlingshilfswerk UNHCR in den letzten Tagen zu wenig Geld hat, um die Flüchtlingslager in Nordafrika und im Nahen Osten zu finanzieren, dann ist das nicht in Ordnung. Es gilt, den Menschen auch dort eine Perspektive zu geben, wo sie herkommen. Deswegen müssen wir auch mit aller Kraft daran arbeiten, dass den Menschen bereits in Libyen und in Syrien geholfen wird.“

Die Delegation des Deutschen Bundestags nahm im Zug ihrer Italien-Reise auch an der Einweihung des neuen Martin-Luther-Platzes in Rom teil.  (rv 16.09.)

 

 

 

 

Der Export des Europäischen Modells ist misslungen

 

Die Flüchtlingsströme konfrontieren uns mit dem Niedergang von Staaten. Bürgerkriege und Korruption nehmen den Jüngeren die Zukunftschancen. Sie wollen in die Länder, in denen ihre Kinder nicht bedroht sind, wo sie Arbeit finden, wo sie wegen ihrer Religion oder ethnischen Zugehörigkeit nicht verfolgt werden. Wie konnte es dazu kommen? All Herkunftsländer, aus denen sie kommen, standen doch einmal unter der Herrschaft einer europäischen Macht. Eigentlich sollten doch alle Nationen so wie wir Europäer werden.

 

Export der europäischen Lebensform

Europa, das seine Technik, seine militärische Überlegenheit, sein Bildungs- und Gesundheitssystem im 19. Jahrhundert in den Kolonien implementierte, glaube an seinen zivilisatorischen Vorsprung. Selbst die kommunistische Doktrin ließ sich exportieren und wurde z.B. von China übernommen. Zwar war der Export der europäischen Zivilisation auch stark von wirtschaftlichen Interessen durchsetzt, aber er funktionierte nicht zuletzt dadurch, dass Europa mit diesem Überlegenheitsgefühl auch die Durchsetzungskraft entwickelte, so dass heute alle Staatsgebilde ohne den Einfluss Europas nicht zu denken sind. Und kommen die Flüchtlinge nicht gerade deshalb, weil sie von den Ideen Europas überzeugt sind und da leben wollen, wo diese Ideen in der Form des Rechtsstaates verwirklicht sind? Man kann ganz nüchtern sagen: Die Flüchtlingsströme sind eine Folge der europäischen Kolonisation.

 

Die misslungene Implementierung des demokratischen Systems

Die Kolonien waren keine Demokratien, sondern standen unter der Herrschaft der europäischen Regierungen. Sie sind nicht automatisch Demokratien geworden, als die Völker Asiens und Afrikas nach den selbstzerstörerischen europäischen Weltkriegen ihre Unabhängigkeit durchsetzen. Außer in Indien, Australien und Kanada entstanden keine funktionsfähigen Demokratien. Das Gift der Korruption durchdringt die Nachfolgestaaten in Afrika wie die vom Exportprodukt Kommunismus regierten russischen Satelliten. Trotz dieser Entwicklungen rechnete der Westen mit einem Demokratisierungsschub durch die Arabellion. Sozusagen naturgesetzlich sollten in den Ländern demokratische Staatsformen entstehen. Es waren aber keine der politischen Kräfte, außer vielleicht in Tunis, in der Lage, einen funktionsfähigen Staat mit Bildungs- und Gesundheitssystem, mit Rechtssicherheit und einem funktionsfähigen Parlament zu gestalten. Die Länder werden von rivalisierenden Gruppen, Stämmen, muslimischen Konfessionen und Ethnien bestimmt. Die Spannungen werden nicht durch Verhandlungen gelöst, sondern Gewalt dient als Mittel, die Machtinteressen der Gruppe, Ethnie, Konfession durchzusetzen. Es ist offensichtlich: Demokratie ist keine selbstverständliches Ergebnis der Evolution. Anders als es der Fortschrittsglaube der Moderne annimmt, erleben wir einen Verfall staatlicher Ordnungen, durch westliche Eingriffe beschleunigt.

 

Die Illusion der Aufklärung

Die Vernunft scheint zwar die Argumente, aber nicht die Kraft zu haben, Frieden herbeizuführen. Genau das hat die Aufklärung, welche die Vernunft zur Herrschaft bringen wollte und dann auch auf dem Altar von Notre Dame in Paris in Gestalt einer Frau inthronisierte, in Europa erlebt. Als die Aufklärung begann, entwickelte Kant eine vernunftbasierte Konzeption der Politik mit dem Ziel eines ewigen Friedens. Als sich die Aufklärung mit der französischen Revolution Bahn brach, schlug die Neuorganisation des Staates in die Herrschaft der Guillotine um und wuchs sich in eine Folge europäischer Kriege aus. Nach dem Wiener Kongress gab es dann ein Jahrhundert lang nur kleinere Kriege, bis sich dann im Ersten Weltkrieg die technische Vernunft durchsetze, um einen Krieg, der bereits im ersten Jahr zu einer Patt-Situation geführt hatte, bis zum Verschleiß aller Ressourcen weiter zu führen. Vernunftgemäß wäre es gewesen, spätestens nach einem Jahr zu einem Ausweg durch Friedensverhandlungen zu kommen. Dann übernahmen Kinder der Aufklärung, vielleicht eher Bastarde, die Meinungsführerschaft, sei es der Biologismus der Rassentheoretiker oder kommunistischen Theorie, nach der der Mensch ein Produkt der Wirtschaftsverhältnisse ist. Schaut man sich die Geschichte der von Europa ausgelösten Weltkriege sowie des Kolonialismus an, dann verwundert das Ergebnis nicht. Die Flüchtlinge, die heute an die Türen Deutschlands klopfen, wollen Einlass in ein Land, das zwar nicht aus dem Ersten, aber aus dem Zweiten Weltkrieg gelernt hat.

 

Die Demokratie ist kein Produkt der Evolution

So vernünftig die Begrenzung der Macht durch Wahlen und Parlamente ist, die die Finanzhoheit ausüben und wenn der innere Friede durch eine unabhängige Gerichtsbarkeit und das staatliche Gewaltmonopol der innere Friede gesichert wird, die Vernunft allein reicht nicht, um diesen Strukturen, Verfahrensregeln und politischen Wertvorstellungen Anerkennung zu verschaffen. Denn ein Staat, der für Flüchtlinge so attraktiv ist, lebt nicht allein von funktionierenden Staatsorganen, sondern nicht zuletzt von dem Willen der Bevölkerung für Wahlen, Pressefreiheit, unabhängige Justiz, überhaupt von dem Willen, die Macht der Regierenden zu begrenzen. Die Vernunft kann aufzeigen, dass diese Prinzipien sinnvoll sind, aber die Einsicht in diese Zusammenhänge ergibt sich offensichtlich nicht von selbst, als würde die Evolution dahin steuern. Es ist gerade anders. Eigentlich müsste sich die demokratische Regierungsform durchsetzen, weil sie die wirtschaftlich erfolgreichere ist. Nichts führt so schnell zum Untergang einer Staates, einer Nation wie ein Bürgerkrieg. Eigentlich wissen das auch alle Beteiligten. Aber die menschliche Evolution scheint nicht auf einen Rechtsstaat hinauszulaufen, sondern eher auf Machtdurchsetzung mit Gewalt.

 

Europa und die USA exportieren ihre Autos, ihre Maschinen und bringen als Touristen Geld ins Land. Ihre Staatsform können sie nicht implementieren. Exportweltmeister werden zu Zielen von Flüchtlingen, nicht zu Vorbildern für die Organisation von Staaten. Das Wertsystem der Aufklärung reicht nicht.

Eckhard Bieger S.J. (kath.de18)

 

 

 

 

Merkel. Grundrecht auf Asyl kennt keine Obergrenze

 

Bundeskanzlerin Merkel lehnt eine Begrenzung der Flüchtlingsaufnahme ab. Wie eine Umfrage zeigt, lässt die Zahl der bisher eingewanderten Flüchtlinge die Bevölkerung ohnehin kalt. Nur die CSU kann sich mit diesem Gedanken nicht anfreunden.

 

Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) lehnt es ab, die Aufnahme von Flüchtlingen in Deutschland zu begrenzen. „Das Grundrecht auf Asyl für politisch Verfolgte kennt keine Obergrenze“, sagte sie. Wie aus einer Umfrage hervorgeht, sieht die Mehrheit der Deutschen ihren Alltag von der steigenden Zahl Asylsuchender kaum beeinflusst. Scharfe Kritik am Kurs der Bundeskanzlerin äußerte unterdessen der ehemalige Bundesinnenminister Hans-Peter Friedrich (CSU).

Der CSU-Politiker nannte es in der Passauer Neuen Presse „eine beispiellose politische Fehlleistung“, aus Ungarn kommende Flüchtlinge unkontrolliert ins Land zu lassen. Das werde „verheerende Spätfolgen“ haben. Es sei „völlig unverantwortlich, dass jetzt Zigtausende unkontrolliert und unregistriert ins Land strömen und man nur unzuverlässig genau abschätzen kann, wie viele davon Isis-Kämpfer oder islamistische Schläfer sind“.

Innenministerium weißt CSU-Kritik zurück

Das wiederum stieß auf Kritik von Seiten des Bundesinnenministeriums. Ein Sprecher warnte vor übertriebener Panik. Es sei nicht hilfreich, einen Generalverdacht zu äußern gegen Menschen, die aus Angst und Furcht ihre Heimat verlassen hätten. Der Sprecher betonte, die Sicherheitsbehörden hätten die Situation sorgfältig im Auge. Es gebe „immer mal wieder“ Hinweise auf mutmaßliche Terroraktivitäten, denen dann auch nachgegangen würde. Bislang habe sich aber keiner dieser Hinweise bewahrheitet.

Merkel indes forderte mehr Flexibilität bei der Integration von Flüchtlingen. An einigen Stellen müsse von den üblichen Anforderungen abgerückt werden, „um etwa genügend Deutschlehrer für Flüchtlinge zu bekommen“, sagte sie der in Düsseldorf erscheinenden Rheinischen Post: „Wir müssen improvisieren, vielleicht pensionierte Lehrer und Erzieher reaktivieren oder Studierende einsetzen.“ Menschen dürften nicht unversorgt bleiben, „weil Lehrer noch nicht die allerhöchste Qualifikation haben“.

Merkel gegen Soli-Umwidmung

Skeptisch äußerte sich Merkel zum Vorschlag des thüringischen Ministerpräsidenten Bodo Ramelow (Linke), den Solidaritätszuschlag zur Deckung der Flüchtlingskosten umzuwidmen. „Steuern nur für einen einzigen ganz bestimmten Zweck zu erheben, ist nicht möglich“, sagte sie. Die Haushaltslage ermögliche es aber, die für die Flüchtlingsunterbringung notwendigen Mittel aufzubringen.

Bundesfamilienministerin Manuela Schwesig (SPD) will auch Flüchtlinge für die Flüchtlingshilfe mobilisieren. „Wir wollen Freiwilligendienst für Flüchtlinge, aber auch Freiwilligendienst von Flüchtlingen“, sagte sie der Neuen Osnabrücker Zeitung: „Menschen, die zu uns kommen, die als Asylbewerber anerkannt sind und eine Arbeitserlaubnis haben, sollten auch Freiwilligendienst machen können.“ Das sei ein wichtiger Beitrag zur Integration.

Mehr Mittel für Freiwilligendienst

Die Mittel für den Bundesfreiwilligendienst will die Bundesregierung in einem Sonderprogramm von Januar 2016 an deutlich aufstocken, so dass 10.000 zusätzliche Helfer eingesetzt werden können. Das sei eine erhebliche Steigerung um fast ein Drittel, sagte Schwesig. Zurzeit gibt es nach ihren Angaben 35.000 Aktive im Bundesfreiwilligendienst. Das Sonderprogramm sei vor allem für Flüchtlinge bestimmt.

Grünen-Fraktionschefin Katrin Göring-Eckardt forderte unterdessen Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) auf, das Personal im Bundesamt für Migration und Flüchtlinge schnell aufzustocken. Bisher komme das Amt weder mit der Bearbeitung unerledigter Asylverfahren noch mit der Annahme neuer Asylanträge hinterher, sagte sie der Neuen Osnabrücker Zeitung. De Maizière habe die „engagierten Mitarbeiter“ des Bundesamtes alleingelassen, kritisierte die Grünen-Politikerin. Merkel müsse den Minister „dazu verdonnern, endlich seinen Job zu machen“.

Deutsche unbeeindruckt

Die Ankunft Hunderttausender Flüchtlinge in diesem Jahr berührt einer Umfrage zufolge bisher kaum den Alltag der allermeisten Deutschen. Vier von fünf Bürgern (81 Prozent) sagen, dass sich ihr alltägliches Leben durch die Flüchtlinge gar nicht verändert habe, wie aus der am Freitag in Köln veröffentlichten ARD-Umfrage hervorgeht. Geringfügige Veränderungen gibt es bei 17 Prozent der Befragten. Zwei Prozent geben an, dass sich ihr Alltag durch den Flüchtlingszuzug deutlich verändert.

Die Umfrage ergab auch, dass die meisten Deutschen weiterhin keine Angst vor zu vielen Flüchtlingen haben: 61 Prozent empfinden die Zahl der nach Deutschland kommenden Asylbewerber nicht als Bedrohung. Das Institut Infratest dimap befragte für den Deutschlandtrend im ARD-Morgenmagazin von Montag bis Mittwoch 1.021 Bundesbürger. (epd/mig 14)

 

 

 

 

 

Die Flüchtlingskrise. Zeit für neue westliche Außenpolitik

 

Die Reaktion Europas auf die Flüchtlinge darf sich nicht auf die logistische Bewältigung beschränken. Die eigentlichen Ursachen gehören auf den Tisch – auch weil Europa ein gehöriges Maß an Mitverantwortung trägt für das Elend im Süden, vor dem die Menschen fliehen. Von Prof. Mohammed Khallouk

 

Die Folgen seiner eigenen Wirtschaftskrise aus den Jahren 2007/8 hat Europa noch nicht bewältigt, da sieht sich der Kontinent an seinen südlichen und östlichen Außengrenzen einem Flüchtlingsansturm gegenüber, wie man ihn weder in Qualität noch in Quantität seit dem Zweiten Weltkrieg erlebt hat. Auseinandersetzungen um eine „gerechte Aufteilung“ der Flüchtlinge zwischen den Staaten und um „sichere versus unsichere Herkunftsländer für Asylbewerber“ bestimmen fortan die aufgeregt geführte gesellschaftspolitische Debatte.

Die eigentliche Ursache dieser anhaltenden Massenflucht, die Perspektivlosigkeit in den Herkunftsländern, hervorgerufen von Bürgerkriegen und Massenarmut, scheint die Europäer dagegen kaum zu beschäftigen. Dabei tragen die Staaten nördlich des Mittelmeers für das Elend des Südens durchaus ein gehöriges Maß an Mitverantwortung.

Die auf die europäische Südküste zuströmenden Flüchtlinge sollten vielmehr als ein Symptom begriffen werden, dass die westliche Außenpolitik in den meisten nichtwestlichen Staaten seit dem Ende der Kolonialzeit gescheitert ist. Sie hat dort weder zu spürbarem Fortschritt noch zu einer der Bevölkerung dienlichen Entwicklung beigetragen. Die politökonomische Stagnation der letzten Jahrzehnte betrifft insbesondere die Arabische Welt, in der westlich gestützte Regime fast jegliche Zukunftsinvestitionen blockiert haben. Ihre Bevölkerung, der beständig moderne Entwicklung im Bildungs-, Gesundheits- und Wirtschaftssystem vorenthalten worden ist, wendet sich nun entweder radikalen Islamisten zu, die sie mit gleichermaßen unerfüllbaren Heilsversprechen anzulocken verstehen, oder versucht, mit allen zur Verfügung stehenden Mitteln dorthin zu gelangen, wo Fortschritt augenscheinlich erreicht worden ist.

Aller Progressivität zum Trotz kann Europa seinen ebenfalls limitierten Wohlstand nicht der gesamten Weltbevölkerung innerhalb seiner Grenzen bereitstellen. Es muss stattdessen über die Außenpolitik Bedingungen ermöglichen, die berechtigten Ansprüche auf freie Entfaltung und Teilhabe an moderner Entwicklung jeweils vor Ort einzulösen. Dauerhafte Massenimmigration von Ost nach West konnte nach dem Fall des Eisernen Vorhangs auch nur verhindert werden, indem kollektive Prosperität und demokratische Strukturen in Mittelosteuropa nicht kurzfristige Versprechen blieben, sondern dauerhafte Realität wurden. Ein Ende des Flüchtlingsstroms an den europäischen Außengrenzen wird ebenso wie die Abwendung von Gewalt und Terror im Nahen Osten und Nordafrika nur zu erreichen sein, wenn die Bevölkerung dort im Rahmen ihrer Religion und Kultur eine realistische Wohlstandsperspektive besitzt.

Die Reaktion der Europäer auf diese Flüchtlingskrise darf sich deshalb nicht länger auf Scheindebatten über die beste logistische Bewältigung der angekommenen Flüchtlinge beschränken. Vorrangig gilt es nun, dazu beizutragen, dass südlich und östlich des Mittelmeers im jeweiligen religiöskulturellen Kontext rechtsstaatliche Strukturen entstehen können. Anstatt weiterhin unter dem Vorwand des „Kampfes gegen islamistischen Terror“ korrupte, vielfach militärisch getragene Herrschaftseliten zu unterstützen, verlangt es, aus der dortigen Zivilgesellschaft entstandene gemeinschaftsdienliche Projekte zu fördern.

Außerdem erfordert es über verstärkte Kooperation zwischen Unternehmen, Sozialeinrichtungen und Bildungsstätten nördlich und südlich des Mittelmeers dem Süden einen Zugang zu modernem Know-How zu ermöglichen. Wer in seiner Heimat Bedingungen vorfindet, sich entsprechend seiner intellektuellen Fähigkeiten frei zu entfalten, der verliert die Motivation, diese Heimat zu verlassen. Sein Patriotismus wird eher noch gestärkt und bedarf auch keiner Ersatzidentität in Kalifatsutopien radikaler Islamisten.

Mögen die vor der eigenen Haustüre eintreffenden Flüchtlinge endlich dazu führen, die europäischen Augen für die Miseren jenseits der eigenen Grenzen zu öffnen. Eine den Ansprüchen der Menschen vor Ort dienende Außenpolitik kann jedenfalls der Anziehungskraft von politisch-religiösem Extremismus in gleichem Maße entgegenwirken wie sie der Propaganda von Schleppern, die in der Auswanderung nach Europa den „kürzesten Weg ins Paradies“ versprechen, den Boden entzieht. MiG 16

 

 

 

 

Neuer Labour-Chef will bei EU-Referendum für "Ja" werben

 

Der neue britische Labour-Chef Jeremy Corbyn hat seine Haltung zum geplanten Referndum über den Verbleib seines Landes in der EU festgelegt. Ein klares Signal aus Großbritannien für Europa.

Der neue britische Labour-Chef will bei dem geplanten Referendum über den Verbleib seines Landes in der EU nicht für einen Austritt Großbritanniens werben. In einem Interview mit BBC News hob der linksgerichtete Oppositionsführer am Mittwochabend zwar hervor, dass die EU sozialer werden müsse und Arbeiterrechte nicht beschnitten werden dürften. Auf die Frage, ob er sich eine Situation vorstellen könne, in der seine Labour-Partei für einen EU-Austritt eintreten würde, antwortete Corbyn allerdings mit "Nein".

Die britische Regierung des konservativen Premierministers David Cameron will bis spätestens Ende 2017 über die EU-Mitgliedschaft Großbritanniens abstimmen lassen, das Referendum könnte aber bereits im kommenden Jahr abgehalten werden. Der Regierungschef selbst will für einen Verbleib in der EU werben. Als Bedingung dafür will Cameron aber einzelne Bedingungen der EU-Mitgliedschaft neu aushandeln und den Handlungsspielraum Großbritanniens vergrößern.

Corbyn sagte, er wolle Cameron für diese Verhandlungen keinen "Blankocheck" ausstellen. Er habe die Sorge, dass der Regierungschef Arbeitnehmerrechte sowie Umweltschutzauflagen aushebeln könnte. Corbyn fügte hinzu, wenn er die von Cameron ausgehandelten Änderungen ablehne, sei er für einen Verbleib in der EU, um nach der nächsten Parlamentswahl 2020 Verbesserungen auszuhandeln.

Corbyn war nach einer Urwahl vergangene Woche zum neuen Labour-Chef aufgestiegen. Zuvor hatte er sich anders als seine Konkurrenten um den Parteivorsitz nicht eindeutig für einen Verbleib in der EU ausgesprochen, die er als unsozial kritisierte. Die Wahl eines neuen Parteichefs war notwendig geworden, nachdem Labour unter der Führung von Ed Miliband bei der Parlamentswahl im Mai überraschend deutlich gegen Camerons Tories verloren hatte und Miliband daraufhin vom Parteivorsitz zurücktrat. EA | AFP 17

 

 

 

 

Rückkehr zu Grenzkontrollen: Deutschland zieht die Notbremse

 

Wegen des Flüchtlingsandrangs wird an der Grenze zwischen Deutschland und Österreich wieder kontrolliert. Flüchtlinge wurden gestoppt und Schleuser festgenommen. Amnesty International warnt vor einem "lebensgefährlichen Chaos".

Die Bundesregierung zieht angesichts des anhaltenden Zustroms von Flüchtlingen die Notbremse und führt wieder Grenzkontrollen ein. Die Polizei baute am Sonntagabend Straßensperren auf und begann mit Personenkontrollen. Flüchtlinge wurden gestoppt und Schleuser festgenommen. Bundesinnenminister Thomas de Maizière machte deutlich, dass die Kontrollen bis auf Weiteres aufrecht erhalten würden.

De Maizière hatte die Wiedereinführung der Grenzkontrollen wegen der Einreise zehntausender Flüchtlinge am Sonntag in Berlin bekannt gegeben, um "den Zustrom nach Deutschland zu begrenzen". Es sei "auch aus Sicherheitsgründen dringend erforderlich", wieder "zu einem geordneten Verfahren" zu kommen. Der Schritt sei in der Koalition "einvernehmlich" beschlossen und auch mit Österreich, den Bundesländern sowie der Opposition besprochen worden.

De Maizière ließ offen, wie lange die Kontrollen andauern sollten. "Das machen wir jetzt mal eine Weile", sagte er in der ARD. Die "Dinge" seien zuvor "aus dem Ruder" gelaufen. Auch der Zugverkehr von Österreich nach Deutschland wurde zeitweise ausgesetzt, er ist am Montagmorgen gegen 07.00 Uhr wieder aufgenommen worden. In München waren allein am Samstag mehr als 13.000 Flüchtlinge angekommen.

Herrmann rechnet mit wochenlangen Grenzkontrollen

Die wieder eingeführten Grenzkontrollen in Bayern werden nach Einschätzung von Innenminister Joachim Herrmann geraume Zeit anhalten. "Wochen mindestens", prophezeite Herrmann am Montag.

"Wir müssen insgesamt hier eine stärkere Kontrolle haben, weil wir in den letzten Tagen festgestellt haben, dass hier viele unterwegs sind, die keine wirklichen Flüchtlinge sind. Da hat es sich in den letzten Tagen herumgesprochen, dass es erfolgreich ist, wenn jeder behauptet, Syrer zu sein", sagte Herrmann am Montag im Bayerischen Rundfunk.

Herrmann verwies auf die zuletzt deutlich gestiegene Zahl von Flüchtlingen aus Ungarn. "Es hat doch keinen Sinn, auch nicht im Interesse der Flüchtlinge, ein solches Chaos entstehen zu lassen, und gleichzeitig geht es auch um die Sicherheit in der Bundesrepublik Deutschland." Er sei froh, dass sein Vorschlag zu Grenzkontrollen vom Samstag so schnell auf positive Resonanz gestoßen sei. "Und es ist ja nicht von ungefähr, dass dem auch alle SPD-Innenminister sofort zugestimmt haben."

Bundespolizei stoppt Flüchtlinge

Die Grenzkontrollen begannen direkt am Sonntagabend. Die Bundespolizei stellte dafür mehrere hundert Beamte ab, wie ein Sprecher in Potsdam sagte. Ein AFP-Reporter beobachtete, wie die Polizei bei Freilassing eine Gruppe von drei aus Syrien stammenden Flüchtlingen, die zu Fuß unterwegs waren, stoppte. Auch ein Schleuser aus Italien wurde dort festgenommen, der acht syrische Flüchtlinge in seinem Fahrzeug hatte. Die Flüchtlinge wurden in eine Erstaufnahmeeinrichtung gebracht. Auf den Straßen im Grenzgebiet bildeten sich Staus.

De Maizière wies in der ARD aber Mutmaßungen zurück, dass die Grenzkontrollen eine Abkehr von Europa seien und das Ende des Schengen-Systems bedeuten könnten. Es sei vielmehr ein "Signal" an Europa, um auch beim EU-Innenministertreffen am Montag in Brüssel in der Frage der Verteilung der Flüchtlinge weiter zu kommen. Auch Vizekanzler Sigmar Gabriel forderte in einem auf EurActiv veröffentlichten Interview, bei dem Treffen müsse durch die Verteilung von 160.000 Flüchtlingen auf alle EU-Staaten der Druck von Deutschland genommen werden.

Eigentlich sind innerhalb des so genannten Schengen-Raums, zu dem auch Deutschland und Österreich gehören, Grenzkontrollen abgeschafft. Sie können aber in Ausnahmesituationen für eine begrenzte Zeit wieder eingeführt werden.

Orbán zeigt "großes Verständnis", Linke kritisieren "Egoismus"

Auch Tschechien kündigte mehr Kontrollen an der Grenze zu Österreich an. Ungarns Ministerpräsident Viktor Orbán sagte der "Bild"-Zeitung vom Montag, er habe "großes Verständnis für Deutschlands Entscheidung". Die EU-Kommission in Brüssel teilte mit, "auf den ersten Blick" scheine die deutsche Entscheidung durch die geltenden Regeln gedeckt. Die bayerische Landesregierung begrüßte die Grenzkontrollen und forderte mehr Geld vom Bund. Seit Anfang September waren rund 63.000 Menschen in München angekommen.

Grüne und Linke kritisierten den Schritt. Damit lenke die Bundesregierung von ihrem eigenen "Versagen" in der Flüchtlingskrise ab, sagte Grünen-Fraktionschefin Katrin Göring-Eckardt dem Portal "Spiegel Online". Linksparteichef Bernd Riexinger sprach von "unfassbarem Egoismus".

EU-Kommissionschef Juncker plädiert für eine Umverteilung von Flüchtlingen aus Griechenland, Italien und Ungarn auf die anderen EU-Staaten. Insbesondere Regierungen in Osteuropa sind aber gegen eine Verteilung über verpflichtende Quoten. Bundeskanzlerin Angela Merkel hatte am Samstag einen besseren Schutz der EU-Außengrenzen verlangt. Sie hob zudem hervor, wer nicht schutzbedürftig sei, "der kann keine Bleibeperspektive bei uns haben".

Amnesty International warnt vor Chaos

Die Menschenrechtsorganisation Amnesty International warnte nach der Wiedereinführung von Grenzkontrollen vor den möglichen Folgen.

"Flüchtlinge in Ungarn drohen im lebensgefährlichen Chaos zu versinken", erklärten die deutsche und die österreichische Sektion von Amnesty International in einem gemeinsamen Aufruf an die Regierungen beider Länder. "Überfallartige Grenzschließungen" oder "Bahnsperren" seien der falsche Weg.

Es sei das Gebot der Stunde, ein gemeinsames Hilfsangebot an Ungarn zu richten, um das Land bei der menschenwürdigen Erstaufnahme von Schutzsuchenden zu unterstützen, forderte Amnesty. Die EU-Mitgliedsstaaten müssten zudem auf Ministerpräsident Viktor Orban einwirken, um in der Flüchtlingsfrage gemeinsam und menschenrechtskonform vorzugehen. Ea/AFP/rtr 14

        

 

 

 

"Wir können uns nicht abschotten". ZdK-Präsident fordert aktive Gestaltung der Zuwanderung und Bekämpfung der Fluchtursachen

 

Der Präsident des Zentralkomitees der deutschen Katholiken (ZdK), Alois Glück, hat dazu aufgerufen, die Herausforderungen, die sich durch die aktuelle Flüchtlingsbewegung stellen, aktiv zu gestalten. "Die krisenhaften Prozesse der Globalisierung werden mehr denn je auch in unserem Land spürbar", so Alois Glück vor dem ZdK-Hauptausschuss. "Durch die große Zahl der Flüchtlinge, die zu uns kommen, haben auch uns die Folgen der Krisen in anderen Regionen der Welt erreicht. Wir werden zu unmittelbar Betroffenen. Es gibt keine Möglichkeit zur Flucht aus dieser Realität."

Glück warnte vor der Illusion, man könne angesichts der historischen Dimension der gegenwärtigen Situation eine Abschottung von diesen Entwicklungen propagieren. "Wir können uns nicht abschotten, sondern müssen versuchen, die Entwicklungen zu gestalten." Dabei ergeben sich nach Überzeugung des ZdK-Präsidenten neben der jetzt besonders dringenden Aufgabe der Aufnahme drei zentrale Herausforderungen, die Integration der Flüchtlinge in die deutsche Gesellschaft,  die Bekämpfung der Fluchtursachen und die Steuerung der Zuwanderung.

"Wir stehen in der Verantwortung, zur Fluchtursachenbekämpfung in den Herkunftsländern beizutragen. Auch dabei gilt es europäisch zu denken und zu handeln. Deutschland ist in Europa eine Führungsrolle zugewachsen, die es gestalten muss", forderte Glück.

Gleichzeitig stehe Deutschland vor einer schwierigen Debatte über die Möglichkeiten der Steuerung und der Begrenzung von Zuwanderung, nicht weil es an gutem Willen zur Aufnahme von Flüchtlingen mangele, sondern weil die Gesellschaft absehbar an die praktischen Grenzen ihrer Aufnahmekapazität stoße. "Dabei muss klar sein, dass das in unserem Grundgesetz verankerte individuelle Recht auf Asyl nicht verhandelbar ist", so der ZdK-Präsident.

Mit gleichem Nachdruck stelle sich die Frage, wie die Integration der in Deutschland bleibenden Flüchtlinge gelingen kann, wie Ghettoisierung und Parallelgesellschaften von Zuwanderern verhindert werden können. "Klar muss sein: Für alle, die zu uns kommen und die in unserem Land leben wollen, gelten die Maßstäbe unseres Grundgesetzes: Die Würde des Menschen, die Gleichberechtigung von Mann und Frau, die Trennung von Staat und Religion, um nur einige besonders zentrale zu nennen", so Alois Glück. "Hier brauchen wir aber mehr als den Verweis auf Recht und Gesetz. Wir brauchen in diesem Sinne auch eine 'Leitkultur', die den zugewanderten wie auch den einheimischen Menschen ein Bekenntnis zu unserer staatlichen und gesellschaftlichen Ordnung abverlangt. Wenn wir selbst verkörpern, was wir wollen und dafür aktiv eintreten, müssen wir vor einem Druck durch die Zuwanderer aus anderen Religionen und Kulturen keine Angst  haben."

Ausführungen des ZdK-Präsidenten Alois Glück zur Flüchtlingssituation vor dem Hauptausschuss am Freitag, dem 18.09.2015

In meinem Bericht zur Lage bei der Vollversammlung im Mai dieses Jahres habe ich eingangs formuliert: „Vieles spricht dafür, dass sich jetzt langjährige Entwicklungen zu Krisen und notwendigen Entscheidungen verdichten.“ Ich habe dann auf den Historiker Heinrich August Winkler hingewiesen, der das Jahr 2014 als ein Jahr der weltpolitischen Zäsuren, als ein Epochenjahr in der Geschichte eingeordnet hat.

Zum Zeitpunkt der Vollversammlung habe ich und hat kaum jemand vermutet oder gar gesehen, welche Dynamik die Zunahme der Flüchtlinge in der Welt, vor allem der Menschen, die sich nach Europa auf den Weg machen, innerhalb weniger Monate, ja Wochen, bekommt. Ein Beitrag von Professor Udo di Fabio in der FAZ hat für diese Situation den treffenden Titel „Welt aus den Fugen“.

Über die Situation angesichts der großen Zahl von Flüchtlingen – das sind ja alle, unabhängig davon, aus welchen Gründen sie zu uns kommen – haben wir schon wiederholt diskutiert und auch Stellung dazu bezogen. Zuletzt geschah dies in der Erklärung der Abschlussversammlung des Gesprächsprozesses der Deutschen Bischofskonferenz in Würzburg am vergangenen Samstag.

Die Aufnahme und die Unterbringung ist nach wie vor eine große Herausforderung.

Wir sind dabei nicht an den Grenzen des guten Willens, des Willens zu einer guten Willkommenskultur, wir sind an den Grenzen der logistischen Kapazitäten, die ja nicht mit der Erstaufnahme bewältigt sind.

Diese Aufgabe wird uns weiter gestellt bleiben, im ehrenamtlichen und hauptberuflichen Engagement, in Politik und Verwaltung. Unsere Kirchen und unendlich viele Menschen aus unseren Gemeinschaften leisten dabei Großartiges. Dabei sollten wir nie aus dem Auge verlieren, dass dies ebenso viele Menschen leisten, die keine religiöse oder jedenfalls keine kirchliche Bindung haben und die nicht in kirchlichen Strukturen arbeiten. Wir stellen keinen Exklusivanspruch, aber wir haben als Christen aus unserem Glauben heraus natürlich eine besondere Verpflichtung. „Was ihr dem geringsten meiner Brüder getan habt, habt ihr mir getan.“ (Mt 25, 40)

Als Kirche, insbesondere als engagierte Laien in unserer Kirche sowie in Gesellschaft und Politik sind wir jetzt aber auch besonders gefordert bei den Themen, die  über diese erste Phase hinaus von großer Bedeutung sind. Es sind Themen, die die Diskussionen und auch Auseinandersetzungen der nächsten Wochen, Monate und wahrscheinlich Jahre prägen werden.

Ich möchte hier, in aller Vorläufigkeit, sieben Punkte nennen, auf die es jetzt meiner Ansicht nach ankommen wird.

1. Wir müssen immer wieder dafür eintreten, entsprechend Art. 1 unseres Grundgesetzes, dem für alle Bürgerinnen und Bürger unseres Landes verpflichtenden Maßstab, dass die Würde des Menschen der Maßstab für den Umgang mit jedem Menschen ist. Im Alltag ist dies der Respekt vor dem Anderen. Hierin liegt auch das Kriterium für die notwendige und eindeutige Auseinandersetzung mit und Abgrenzung von all den gesellschaftlichen und politischen Gruppierungen, die diesen Maßstab verletzen. Dies betrifft verschiedene gesellschaftliche Gruppierungen und durchaus auch Strömungen in unserer Kirche.

Dabei ist immer zu bedenken: Die Radikalität beginnt mit den Worten. Sie ist der Nährboden für entsprechend aggressives Verhalten. Also: Wehret den Anfängen. Die verbale Gewalt ist die Vorstufe der Gewaltanwendung!

2. Uns steht eine außerordentlich schwierige Debatte über die Möglichkeiten der Steuerung und der Begrenzung der Zuwanderung ins Haus. Was sind die Maßstäbe dafür?

Was ist rechtlich und politisch möglich und notwendig? Wo ist die Grenze? (z. B. das individuelle Asylrecht nach unserem Grundgesetz)

3. Was ist notwendig, damit Integration gelingt? Das ist das große Thema für die anstehenden Klärungsprozesse im gesellschaftlichen und politischen Diskurs und für die Entwicklung der notwendigen Maßnahmen. Klar muss sein: Für alle, die zu uns kommen und die in unserem Land leben wollen, gelten die Maßstäbe unseres Grundgesetzes: Die Würde des Menschen, die Gleichberechtigung von Mann und Frau, die Trennung von Staat und Religion, um nur einige besonders zentrale zu nennen. Hier brauchen wir aber mehr als den Verweis auf Recht und Gesetz. Wir brauchen in diesem Sinne eine „Leitkultur“.

Dies bedingt, dass wir unsere eigenen Werte, unsere eigene Kultur schätzen, uns damit identifizieren, auch in der Vielfalt der Möglichkeiten und der individuellen Situationen von Menschen. In diesem Sinne ist Deutschland ja schon in seinen unterschiedlichen kulturellen Ausprägungen in den einzelnen Regionen längst „bunt“. Udo di Fabio hat diese Herausforderung in seinem Beitrag in der FAZ sehr tiefgründig und umfassend beschrieben.

Wenn wir selbst verkörpern, was wir wollen und dafür aktiv eintreten, müssen wir vor einem Druck oder gar einer „Überfremdung“ durch die Zuwanderer aus anderen Religionen und Kulturen keine Angst  haben! In diesem Feld der Wertediskussion, der klaren Orientierungen für uns selbst und für die Zuwanderer entscheidet sich die weitere Entwicklung. Das ist für die Zukunft unseres Landes der Schlüssel, der entscheidende Bereich. Hier wird sich zeigen müssen, welche kulturprägende Kraft die christliche Religion in dieser Situation entwickelt.

4. Bekämpfung der Fluchtursachen. Die Situationen sind verschieden. Dies gilt für die inneren Entwicklungen in jedem einzelnen Herkunftsland, in besonderer Weise in den Ländern, wo kriegerische Auseinandersetzungen die zentrale Fluchtursache sind. Die größte Herausforderung ist die weitere Entwicklung in Afrika. Afrika ist das Schicksal Europas, hat Horst Köhler schon als Bundespräsident formuliert.

Im Hinblick auf die innere Entwicklung der Länder haben wir in unserer Kirche mit den verschiedenen Hilfswerken eine besondere Kompetenz und es gilt, diese einzubringen.

5. Der starke Strom von Flüchtlingen zeigt überdeutlich die Schwächen der Europäischen Union und stellt ihre Zukunft in dramatischer Weise in Frage. Der aktuelle politische Handlungsdruck ist die Frage der Solidarität bei der Aufnahme. Ebenso wird sich Europa mehr in den verschiedenen Konfliktregionen engagieren müssen. Auch dort, wo es besonders schwierig wird, bei kriegerischen Auseinandersetzungen. Dabei ist  für uns in Deutschland besonders unbequem, dass Deutschland eine Führungsrolle in Europa und für Europa zugewachsen ist und wir dieser Verantwortung gerecht werden müssen.

6. Für den gesellschaftlichen und politischen Diskurs ist es von grundlegender Bedeutung, dass wir die durch den Prozess der Globalisierung grundlegend veränderte Situation unseres Landes verständlich machen. Sonst werden Illusionen einer Abschottung von den Krisen dieser Welt propagiert. Die Situation verlangt Führung!

Die Bringschuld der Führungsverantwortlichen in der Politik und in den gesellschaftlichen Gruppierungen ist, verständlich zu machen, dass wir hier in den verschiedensten Formen Verantwortung übernehmen müssen:

- im Hinblick auf die Flüchtlinge,

- im Hinblick auf das Engagement in den Kriegsgebieten,

- im Hinblick auf Aufbauleistungen in den Herkunftsländern.

7. Die Krisen zeigen dramatisch, welche Bedeutung intakte Staatsstrukturen, welche Bedeutung rechtsstaatliche Standards für die Entwicklung der Länder und für die Situation der Menschen haben. Die Fluchtbewegungen führen vor Augen, welche Bedeutung handlungsfähige Staatsorgane haben, wie sehr die Lebensbedingungen der Menschen davon abhängen. Die Menschen wollen vor allem auch deshalb zu uns, weil wir hier die sicheren Lebensbedingungen eines Rechtsstaates haben.

Das sollte uns zu einer neuen Wertschätzung in der Bedeutung staatlichen Handelns, des Rechts, der funktionsfähigen und handlungsfähigen Organe im Rahmen der Demokratie und des Rechtsstaates führen. Immer dann, wenn auch im kirchlichen Raum darüber mäkelnd und unzufrieden und nicht mit der notwendigen Wertschätzung geredet wird, ist es unsere besondere Aufgabe, darauf hinzuweisen, wie anziehend unsere staatliche und gesellschaftliche Ordnung für Flüchtlinge und Zuwanderer sind.

Vor allem ist dies aber auch ein Grund zu einem entsprechenden gesellschaftspolitischen und konkreten politischen Engagement. Das Land braucht engagierte Christen! ZdK 18

 

 

 

 

Europa der Flüchtlingshilfe? Flüchtlingspolitik der Ehrenamtlichen

 

Wann immer die Asylzahlen steigen warnen Innenminister, die Hilfsbereitschaft der Bevölkerung habe Grenzen. Anschließend wird das Asylrecht verschärft. Die aktuelle Welle der Hilfsbereitschaft straft sie Lügen. Von Karakayal Kleist

 

In den letzten Wochen haben wir eine beispiellose Solidarität mit Flüchtlingen beinahe überall in Deutschland erleben können. Angesichts katastrophaler Umstände bei der Aufnahme von Asylbewerbern in Städten und Gemeinden kamen Bürger zusammen, um wenigstens die Grundbedürfnisse der Geflohenen sicherzustellen. Damit setzt sich ein Trend des ehrenamtlichen Engagements fort, der zuletzt nicht nur eine Reaktion auf eine verfehlte Asylpolitik ist, sondern auch als Anregung für eine gemeinsame europäische Antwort auf die Flüchtlingskrise dienen kann.

Der 1. Bericht der Studie ‚Ehrenamtliche Flüchtlingsarbeit’ (EFA) ist auf der Homepage des Berliner Instituts für Integrations- und Migrationsforschung (BIM) erhältlich.

In den Ergebnissen einer bundesweiten Umfrage, die Ende letzten Jahres unter Ehrenamtlichen in der Flüchtlingsarbeit durchgeführt wurde, zeichnete sich die heutige Situation bereits ab. Damals berichteten viele Wohlfahrtseinrichtungen, dass die Zahl der Ehrenamtlichen in den letzten Jahren enorm gestiegen sei. Es handelt sich um Jüngere zwischen 20 und 30 Jahren sowie Ältere über 60 Jahre, die nicht nur überdurchschnittlich oft einen Migrationshintergrund hatten, sondern – zu zwei Dritteln – sich überwiegend aus Frauen rekrutieren. Die meisten von ihnen hatten sich spontan entschlossen zu helfen, und waren in den allermeisten Fällen gar nicht oder nur lose in Initiativen organisiert. Sie organisierten Fahrdienste und übersetzten in Behörden und anderswo, betreuten Flüchtlingskinder, boten ärztliche Versorgung oder Übernachtungen an.

Dieser Trend setzt sich nun, das zeigen die Nachrichten aus vielen Kommunen, verstärkt fort. Ehrenamtliche Flüchtlingsarbeit umfasst dabei jetzt selbst so grundlegende Aufgaben wie das Bereitstellen von Nahrung und Kleidung. Die Anzahl der Hilfsbereiten übersteigt dabei längst die Kapazitäten der bestehenden Hilfsstruktur. Die Forderung von Anfang des Jahres, es brauche dringend organisatorischer Infrastruktur mit der ehrenamtliche Kompetenzen und Zeitbudgets sinnvoll genutzt werden können, gilt heute mehr denn je.

Die Ergebnisse verweisen aber auch auf eine gesellschaftspolitische Dimension. Zwar gaben die meisten Ehrenamtlichen an, aus humanitären Gründen helfen zu wollen, jedoch wollen sie noch mehr bewegen. Sie wollen gesellschaftliche Verhältnisse mitgestalten und verbessern. Flüchtlingen zu helfen, ihnen zu zeigen, dass sie hier willkommen sind, ist dabei in gewissem Sinne zugleich eine gesellschaftliche Übung. Das Ehrenamt wird gemeinhin als ein wichtiges Element zivilgesellschaftlicher Praxis verstanden, das sich jedoch häufig nach Innen, auf die ‚eigene‘ Gesellschaft richtet. Indem wir Flüchtlinge willkommen heißen, praktizieren wir, wie wir uns unsere Gesellschaft vorstellen, nämlich als hilfsbereit gegenüber Fremden und Neuankömmlingen, gegenüber Schwachen und Rechtlosen, prinzipiell als eine Willkommensgesellschaft.

Vor diesem Hintergrund erscheint die ehrenamtliche Flüchtlingsarbeit, eine Reaktion auf eine doppelte Krise zu sein. Sie antwortet nicht nur auf eine humanitäre Krise, sie kontert auch eine politische. So trifft die Welle der Hilfsbereitschaft auf eine Migrations- und Flüchtlingspolitik in Deutschland, die auf Abschottung an den Außengrenzen Europas sowie Isolierung und Marginalisierung im Inneren, etwa durch das Asylbewerberleistungsgesetz und Lagerunterbringung, ausgerichtet bleibt.

Für den Innenminister mag dies kein Widerspruch sein, weil er sich dem jahrzehntelang bestehenden Tenor anschließt, dass es für die Aufnahme- oder eben Hilfsbereitschaft vermeintlich Grenzen gäbe, die es nicht zu belasten gelte. Vor zwanzig Jahren noch wurden diese Belastungsgefühle von der damaligen Regierungspartei im Verbund mit zahlreichen Leitmedien herbeigeführt. Trotz wieder anschwellender Gewalt der Asylfeinde sieht sich die Regierungskoalition heute dem Druck einer öffentlichen Meinung und zivilgesellschaftlicher Praxis gegenüber, die der Behauptung von Kapazitätsgrenzen Hohn spricht. Dass sich die große Zahl an Flüchtlingen heute nicht ohne weiteres in eine Einschränkung des Asylrechts übersetzen lässt, ist auch dieser Welle der Hilfsbereitschaft zu verdanken. Das bundesweite Engagement von Bürgern ist letztlich als eine Kritik an der gescheiterten Asylpolitik der Abschreckung und als Aufruf zu einer humaneren Flüchtlingspolitik zu verstehen.

Dies hat auch eine europäische Dimension. Während wir Zeitzeugen einer der größten globalen Vertreibungskrisen seit dem Zweiten Weltkrieg werden, streiten sich europäische Staatenvertreter seit Jahren über eine solidarische Verteilung von Flüchtlingen. Damit meinen sie jedoch weder eine Solidarität mit Flüchtlingen noch eine Solidarität untereinander. Viele Staaten weisen jede Verantwortung von sich und diskutieren abstrakte Prinzipien, die den katastrophalen Umständen der Flüchtlinge in Europa nicht gerecht werden. Inzwischen wird deutlich, dass diese verfehlte Flüchtlingspolitik Grundprinzipien der Europäischen Union gefährdet, wie offene Grenzen im Schengenraum und die Umsetzung von EU Recht in den Mitgliedsstaaten.

Derweil nehmen sich Anwohner vor Ort dem Leid und Elend der Schutzsuchenden an, das im Angesicht politischer Konflikte über Zuständigkeiten entsteht. Nicht nur in deutschen Städten, sondern auch auf griechischen Inseln und an der ungarischen Grenze, auf Lampedusa, Sizilien und Mailand, in Spanien, Frankreich, Großbritannien und vielen anderen Ländern engagieren sich Menschen ehrenamtlich. Überall springen Bürger sowie vielfach auch Flüchtlinge selber dort ein, wo staatliche Strukturen versagen. Mit ihrer zivilgesellschaftlichen Flüchtlingspolitik ‚von unten‘ sind es diese Menschen, die in der Krise Europas eine Idee davon vermitteln, wofür das europäische Projekt stehen sollte: Frieden, Versöhnung, Demokratie und Menschenrechte, wofür es 2012 den Friedensnobelpreis erhielt.

Die Solidarität mit Flüchtlingen sollte nicht als Handlungsersatz, sondern als Vorbild, Leitprinzip und Ansporn für nationale und europäische Asylpolitik fungieren. Um die unmittelbare Flüchtlingshilfe in einen nachhaltigen Beitrag zu einer deutschen und europäischen Willkommensgesellschaft zu verwandeln, bedarf es insbesondere organisatorischer Strukturen für die oft spontan entstehenden Initiativen. Dies muss EU-weite Förderung und Vernetzung der Engagierten über Ländergrenzen hinweg einschließen, um das Entstehen einer europäischen Zivilgesellschaft zu ermöglichen, die in der Lage ist, Flüchtlinge und Migranten aufzunehmen. Die Bevölkerung zeigt der Politik einen Weg aus der humanitären und politischen Krise. Eine solche Solidarität kann dazu beitragen, dass Europa seiner menschenrechtlichen Selbstverpflichtung im Angesicht einer globalen Flüchtlingskrise gerecht wird.

Dieser Text erscheint zeitgleich auch auf fluechtlingsforschung.net. MiG 15

 

 

 

 

 

Schengen ausgesetzt. Deutschland führt Grenzkontrollen wegen Flüchtlingen ein

 

An der deutsch-österreichischen Grenzen wird seit Sonntagnachmittag wieder kontrolliert. Grund für die Aussetzung seien die hohen Flüchtlingszahlen. Laut Bundesinnenminister de Maizière sind die Kontrollen nur vorübergehen, laut dem bayerischen Innenminister aber auch nicht befristet.

 

Seit dem späten Sonntagnachmittag werden an der deutsch-österreichischen Grenze wieder Grenzkontrollen durchgeführt. Das teilte Bundesinnenminister Dr. Thomas de Maizière am Sonntag in Berlin mit. Die Kontrollen seien eine Reaktion auf die hohen Flüchtlingszahlen. Die Aussetzung des Schengener-Abkommens gelte an den südlichen Landesgrenzen und sei vorübergehend. Dieses Vorgehen sei EU-Rechtskonform.

„Ziel dieser Maßnahme ist es, den derzeitigen Zustrom nach Deutschland zu begrenzen und wieder zu einem geordneten Verfahren bei der Einreise zurückzukehren. Das ist auch aus Sicherheitsgründen erforderlich“, erklärte de Maizière. Die Asylsuchenden müssten akzeptieren, dass sie sich den EU-Staat nicht aussuchen können. Die große Hilfsbereitschaft in Deutschland dürfe „nicht überstrapaziert werden“.

Kontrollen nach bayerischem Druck

Zwar würden Grenzkontrollen nicht alle Probleme lösen, es brauche aber „ein gewisses Maß an Ordnung“ an den Grenzen. In vierstelliger Größenordnung werde die Bundespolizei an den Grenzen eingesetzt. 21 Hundertschaften der Bereitschaftspolizei wolle der Bund nach Bayern zur Grenzsicherung schicken. Eine Bahn-Sprecherin erklärte am Sonntagnachmittag: „Die Deutsche Bahn hat auf Weisung der Bundesbehörden ab sofort für die kommenden zwölf Stunden den Zugverkehr zwischen Österreich und Deutschland eingestellt.“

Der bayerische Ministerpräsident Horst Seehofer (CSU) bezeichnete die Entscheidung als dringend notwendig. „Es ist ein ganz wichtiges Signal an die ganz Welt und auch nach innen, in die Bundesrepublik Deutschland“, sagte er Sonntagabend in München. Die Maßnahme gehe zurück auf seine Initiative und sei abgesprochen mit Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) und SPD-Chef Sigmar Gabriel. Dem Innenminister Joachim Herrmann (CSU) zufolge sind die Kontrollen „gegenwärtig nicht befristet“.

Beifall von Orban

Auf teils scharfe Kritik stieß die Maßnahme in der Opposition. Grünen-Vorsitzende Simone Peter warf der Bundesregierung einen „nationalen Harakiri-Kurs“ vor. Das sei das Gegenteil einer humanitären Flüchtlingspolitik. Linke-Fraktionschef Gregor Gysi erklärte in Berlin: „Grenzen kann man schließen, aber die Probleme löst man damit nicht. Es wird höchste Zeit, so schnell und wirksam wie möglich die Fluchtursachen zu bekämpfen.“

Beifall bekommen die Grenzkontrollen von Ungarns rechtskonservativen Ministerpräsidenten Orban: „Wir haben großes Verständnis für Deutschlands Entscheidung und erklären unsere volle Solidarität“, sagte er dem Boulevardblatt Bild. Man verstehe, „dass diese Entscheidung notwendig war, um die gewachsenen Werte Deutschlands und Europas zu verteidigen. Selbstverständlich sind wir bereit zu jeglicher Form der Zusammenarbeit.“

Merkel: Grundrecht auf Asyl kennt keine Obergrenze

Angesichts der dramatischen Lage in Ungarn hatte die Bundesregierung beschlossen, Flüchtlinge unkontrolliert einreisen zu lassen. Diese Hilfsbereitschaft bescherte Deutschland international viel Beifall. Bundeskanzlerin Angela Merkel verteidigte dieses Vorgehen. Das Grundrecht auf Asyl kenne keine Obergrenze, hatte sie noch am Freitag erklärt. (bk 14)

 

 

 

 

 

Bundesbankpräsident Weidmann: Deutschland braucht Zuwanderung

 

Bundesbankpräsident Jens Weidmann hält Zuwanderung für eine notwendige Maßnahme, um Deutschlands Wohlstand zu erhalten. Ins gleiche Horn bläst die EU-Außenbeauftragte Federica Mogherini. Europa habe ein Eigeninteresse bei der Aufnahme von syrischen Flüchtlingen.

Deutschland braucht nach den Worten von Bundesbankpräsident Jens Weidmann mehr Zuwanderung. "Aufgrund des demografischen Wandels benötigt Deutschland zusätzliche Arbeitskräfte, um seinen Wohlstand halten zu können", sagte Weidmann im Gespräch mit der "Süddeutschen Zeitung" vom Mittwoch.

Den Zustrom an Flüchtlingen zu bewältigen, werde Deutschland einiges abfordern, erklärte Weidmann. "Die Zuwanderung birgt aber auch Chancen. Diese sind umso größer, je besser es uns gelingt, die Menschen, die dauerhaft zu uns kommen, in die Gesellschaft und in den Arbeitsmarkt zu integrieren. Denn aufgrund des demografischen Wandels benötigt Deutschland zusätzliche Arbeitskräfte, um seinen Wohlstand halten zu können."

Weidmann warnte vor einem Ende des gegenwärtigen Wirtschaftsaufschwungs. "Deutschland steht derzeit im Euroraum wirtschaftlich recht gut da. Aber das ist nicht naturgegeben und kein Grund sich zurückzulehnen. Auch der gegenwärtige Aufschwung wird einmal enden", sagte Weidmann. "Langfristig steht Deutschland ohnehin vor beträchtlichen Herausforderungen, wenn man etwa an die alternde Gesellschaft, den zunehmenden Wettbewerb durch die Schwellenländer oder die Energiewende denkt."

Die Strategie der Europäischen Zentralbank (EZB), die Eurozone durch das massenhafte Ankaufen von Staatsanleihen zu stützen, beurteilte Weidmann in der "SZ" erneut kritisch: "Das ganze billige Geld kann kein nachhaltiges Wachstum entfachen und birgt mit der Zeit immer größere Risiken, etwa für die Finanzstabilität." Z

Mogherini: Aufnahme von syrischen Flüchtlingen aus Eigeninteresse

Die Europäische Union hat aus Sicht der EU-Außenbeauftragten Federica Mogherini ein Eigeninteresse an der Aufnahme von Flüchtlingen aus dem Bürgerkriegsland Syrien. Aus Syrien flöhen die meisten Menschen vor der Dschihadistenmiliz Islamischer Staat (IS), "eine Organisation, die wir bekämpfen", sagte Mogherini in einem Interview, das am Mittwoch in der französischen Zeitung "Libération" veröffentlicht wurde.

"Wenn wir diese Opfer des Terrorismus nicht aufnehmen, wenn wir nicht in der Lage sind, sie zu schützen, welche Botschaft senden wir an sie ebenso wie an den Rest der Welt?", fügte die EU-Außenbeauftragte hinzu. Es gehe bei der Flüchtlingskrise also auch darum, "in unsere Sicherheit zu investieren, indem wir uns gastfreundlich zeigen".

Wenn Syrer, die vor dem IS und den Truppen von Syriens Machthaber Baschar al-Assad fliehen, von anderen Ländern abgewiesen würden, "glaubt man, dass das beste Mittel ist, ein Erstarken der terroristischen Bewegungen in der Region und in Europa zu verhindern?", warnte Mogherini weiter.

Befürchtungen, dass Dschihadisten getarnt als Flüchtlinge in die EU kommen könnten, wies die EU-Außenbeauftragte zurück: Dies sei wenig einleuchtend, weil die Fingerabdrücke aller Flüchtlinge registriert würden. Außerdem seien die islamistischen Attentate in Europa bislang von Menschen verübt worden, die dort geboren worden seien oder schon lange dort lebten.

Zu Ungarns Politik, Flüchtlinge durch Grenzzäune abzuwehren, sagte Mogherini in der "Libération", es sei "sehr schwierig, dem Nahen Osten zu erklären, dass man die Rechte von Minderheiten achten muss, wenn wir diskriminierende Diskurse und Praktiken im Inneren der Union haben".

Wegen des Andrangs von Flüchtlingen hat Ungarn entlang seiner Grenze zu Serbien einen Grenzzaun errichtet. Am Dienstag trat überdies eine weitere Verschärfung der Einwanderungsgesetze in Kraft, wonach illegaler Grenzübertritt nun mit bis zu drei Jahren Haft bestraft wird. Zugleich kündigte die Regierung an, auch an der Grenze zu Rumänien einen Zaun errichten zu wollen, das wie Ungarn der EU angehört. Ea | AFP/rtr  16

 

 

 

 

Situation für Kriegsflüchtlinge in Libanon und Jordanien verschärft sich weiter

 

Friedrichsdorf – Eine sofortige Friedensinitiative, um den Krieg in Syrien zu beenden, fordert die internationale Kinderhilfsorganisation World Vision. Angesichts immer neuer Kämpfe auch in größeren Städten wie Aleppo werden immer mehr Menschen gezwungen, ihr Heimatland zu verlassen. Doch auch in den Flüchtlingslagern in den Nachbarländern verschlechtert sich die Versorgungslage zunehmend.

 

Für die Versorgung von Flüchtlingen etwa in den Lagern in Jordanien, im Libanon und in der Türkei steht immer weniger Geld zur Verfügung, berichten die World Vision Mitarbeiter vor Ort. Das liege vor allem daran, dass ein großer Teil der zugesagten Hilfsgelder noch nicht ausgezahlt wurde.

 

„Um die Flüchtlinge zu versorgen, benötigen wir allein in diesem Jahr Finanzmittel in Höhe von 7,5 Milliarden US-Dollar. Davon ist noch nicht einmal die Hälfte ausgezahlt worden“, erklärt Ekkehard Forberg, Friedensexperte von World Vision. „Die UNO hat schon die Versorgungssätze für einen Flüchtling von 30 US-Dollar pro Monat auf 12 Dollar heruntergesetzt. Das ist viel zu wenig, um die Menschen anständig zu versorgen.“

 

Mittlerweile bekommen ein Drittel der 600.000 syrischen Flüchtlinge in Jordanien gar keine Unterstützung mit Gutscheinen zur Essensversorgung mehr. „Die Menschen sind dann völlig auf sich allein gestellt oder auf die Unterstützung von Hilfsorganisationen angewiesen.“, so Ekkehard Forberg. „Das erhöht den Druck noch zusätzlich, etwa nach Europa zu fliehen.“

 

Eine dauerhafte Lösung der Flüchtlingskrise könne nur durch eine erfolgreiche Friedensinitiative für Syrien erreicht werden. Ekkehard Forberg: „Auch das Abkommen der USA mit Iran, einer wichtigen Macht in der Region, ermöglicht es, neue Ansätze für Friedensgespräche zu finden. Eine militärische Lösung zur Beendigung des Krieges in Syrien gibt es nicht, nur diplomatische Mittel sind erfolgsversprechend.“ Auch Außenminister Steinmeier solle in Gesprächen mit seinen Amtskollegen noch stärker auf eine politische Lösung hinwirken. „Gerade Deutschland mit seinem hohen Ansehen in der Region kann in diesem Konflikt sehr positiv gestalten“, so Forberg.

 

Am 27. September werden in New York die neuen Nachhaltigkeitsziele der UNO (SDGs) verabschiedet. Erstmals ist eines der Ziele die Schaffung von Frieden. Ekkehard Forberg: „Eine Friedensinitiative für Syrien wäre ein guter Anfang zur Umsetzung dieses Ziel.“ WVD 19

 

 

 

Rainer Wieland: Schengen wird in der Mitte sterben, wenn wir es an den Rändern nicht verteidigen

 

„Der 13. September muss als Wendepunkt der Flüchtlingskrise und nicht als schwarzer Tag für die Freizügigkeit in die Geschichte unseres Kontinents eingehen“, kommentiert der Präsident der überparteilichen Europa-Union Deutschland (EUD), Rainer Wieland MdEP. „Die Einführung von Grenzkontrollen innerhalb des Schengen-Raumes ist ein schwerwiegender Schritt, der sich nur durch die außerordentliche große Zahl von Flüchtlingen, die außer Kontrolle zu geraten droht, rechtfertigen lässt. Die Maßnahme müsse streng im Rahmen europäischen Rechts bleiben. „Die Grenzkontrollen dürfen wirklich nur vorübergehender Natur sein. Sie müssen sobald als möglich wieder aufgehoben werden“, sagt Wieland.

 

Deutschland sei sich seiner Vorbildrolle bewusst und die bewundernswerte Haltung der Zivilgesellschaft in Deutschland, aber auch in anderen Ländern, die uneigennützige Hilfe, die den Flüchtlingen von so vielen Ehrenamtlichen gegeben werde, mache stolz. „Dass aber der Staat bei über 10.000 Flüchtlingen pro Tag an seine Grenzen stößt und auch die Hilfsbereiten irgendwann überfordert sein könnten, müssen wir auch zur Kenntnis nehmen.“

 

Angesichts der vorübergehenden Wiedereinführung von Grenzkontrollen sei schon jetzt absehbar, dass auch andere Länder nachziehen. Sie sind deshalb auch nur dann akzeptabel, wenn umgehend ein Gipfel der Staats- und Regierungschefs ein Gesamtpaket für Sofortmaßnahmen und eine Lösung der Krise schnürt.

 

Damit die Binnengrenzen offen bleiben können, müssen wir möglichst rasch zurück zu funktionierenden Außengrenzen. Dabei müssen wir den am Rande liegenden Mitgliedstaaten auch helfen: Nicht nur mit organisatorischer und personeller Hilfe, sondern auch mit finanziellen Mitteln, damit es an den Grenzen zur Union nicht zu einer humanitären Katastrophe kommt. „Die Menschen strömen weiter zu Tausenden über die Balkanroute nach Mittel- und Nordeuropa. Wir dürfen sie nicht sich selbst überlassen“, so der EUD-Präsident.

 

Über die jetzt anstehenden Sofortmaßnahmen hinaus müsse ein Maßnahmenpaket auch Bereiche umfassen, über die bislang noch viel zu wenig diskutiert würde. „Das Schlepperunwesen und die Fluchtursachen können nur durch koordinierte und greifende Entwicklungshilfepolitik wirksam bekämpft werden“, betont Wieland. Dip 14

 

 

 

Bund entlastet Länder mit neuen Asyl-Einrichtungen

 

 

Der Bund will den Ländern in der Flüchtlingskrise stärker unter die Arme greifen. So will er die Erstverteilung der nach Deutschland kommenden Flüchtlinge und Asylbewerber weitgehend selbst übernehmen. Bis zu 40.000 bundeseigene Flüchtlingsplätze sollen entstehen.

Der Bund hat den Ländern angeboten, die Erstverteilung der nach Deutschland kommenden Flüchtlinge und Asylbewerber weitgehend zu übernehmen. Dafür sollen vor allem in bundeseigenen Liegenschaften bis zu 40.000 Plätze geschaffen werden, um neu ankommende Flüchtlinge aufzunehmen und dann in Erstaufnahmeeinrichtungen der Länder weiter zu verteilen, sagte Bundeskanzlerin Angela Merkel am Dienstagabend nach fast viereinhalb Stunden Beratungen mit den 16 Länderchefs. Zudem sollen Verteilzentren in den Bundesländern aufgebaut werden. Der Bund sage zudem eine Beschleunigung der Asylverfahren zu, wofür dem Bundesamt für Migration und Flüchtlinge (BAMF) zusätzliche Mitarbeiter von Bundeswehr und Zoll zur Verfügung gestellt werden sollen.

Merkel hatte die 16 Ministerpräsidenten am Dienstag ins Kanzleramt geladen, um über die Konsequenzen des Flüchtlingsansturms der vergangenen zwei Wochen zu beraten und die Gespräche auf EU-Ebene zu informieren. Entscheidungen über finanzielle Zuweisungen des Bundes und ein Gesetzespakt etwa zum beschleunigten Bau von Unterkünften sollen beim Treffen am 24. September fallen. Sowohl Merkel als auch die Ministerpräsidenten von Brandenburg und Sachsen-Anhalt, Dietmar Woidke (SPD) und Rainer Haseloff betonten, dass die Herausforderungen nur durch eine enge Zusammenarbeit aller staatlichen Ebenen in Deutschland und eine Lastenteilung in Europa gelingen könnten.

Die Länder hatten in den vergangenen Tagen verstärkt auf mehr Hilfe vom Bund gepocht, der dann am Sonntagabend wieder Kontrollen an der Grenze nach Österreich eingeführt und mehrere tausend Bundespolizisten vor allem nach Bayern geschickt hatte. Woidke und der baden-württembergische Ministerpräsident Winfried Kretschmann von den Grünen kritisierten, dass das BAMF seine Aufgaben nicht erfüllen könne. "Wir müssen alles versuchen, um diese Verfahrensdauer zu verkürzen", sagte Woidke, der zudem auch auf stark steigende Ausgaben für die Integration der Neuankömmlinge hinwies.

Merkel räumte ein, dass auch beim BAMF viele Anstrengungen durch den starken Ansturm neuer Flüchtlinge zunichte gemacht worden seien. Ab Anfang Oktober sollten aber vier neue Entscheiderzentren für die Abarbeitung von hunderttausenden Asyl-Altfällen ihre Arbeit beginnen und außerdem mobile Einsatzteams eingesetzt werden.

Das BAMF solle sich nun auf die Bearbeitung der Asylanträge von Bewerbern der Westbalkan-Staaten konzentrieren, die ohnehin fast keine Chance auf eine Anerkennung hätten, sagte Woidke. Diese sollten schnell zurückgeschickt werden, um Platz für Schutzbedürftige etwa aus Syrien zu schaffen. Merkel wies allerdings darauf hin, dass das BAMF zwar im ersten Halbjahr 62.000 ablehnende Bescheide ausgesprochen habe - aber 50 Prozent der betroffenen Asylbewerber nun den Rechtsweg gewählt hätten, um gegen diese Entscheidung vorzugehen.

Der Bund kommt den Ländern bei der Hilfe der Erstaufnahme nun vor allem deshalb entgegen, weil es vergangene Woche chaotische Zustände in Bayern gegeben hatte. Bayerns Ministerpräsident Horst Seehofer (CSU) hatte kritisiert, es könne nicht sein, dass die Landesbehörden jeden Tag bei anderen Ländern nachfragen müssten, wer noch Flüchtlinge aufnehmen könne.

Haseloff sprach nun davon, dass die bis zu 40.000 Plätze des Bundes einen "Puffer" oder eine "Wartezone" bilden könnten, um den Ländern eine geordnete Aufnahme zu erleichtern. Merkel betonte, die Länder hätten im Gegenzug zugesagt, dass nun wieder der Königsteiner Schlüssel für die Verteilung der Menschen angewandt wird. Danach werden jedem Bundesland Flüchtlinge gemessen an seiner Bevölkerungszahl und Wirtschaftskraft zugewiesen.

EurActiv, rtr 16

 

 

 

 

 

Manfred Schmidt Chef von Asyl-Bundesamt tritt zurück

 

BAMF-Präsident Manfred Schmidt legt sein Amt nieder. Grüne bezeichnen seinen Rücktritt als „klassisches Bauernopfer“, der Flüchtlingsrat ist nicht traurig darüber. Schmidt hatte zuletzt Taschengeldkürzungen für Balkan-Flüchtlinge gefordert.

 

Der Schritt kam überraschend: Mitten in der politischen Debatte um den Umgang mit der Flüchtlingskrise tritt ein Hauptprotagonist der praktischen Arbeit zurück. Der Präsident des Bundesamts für Migration und Flüchtlinge, Manfred Schmidt, legt sein Amt nieder. Wie das Bundesinnenministerium am Donnerstag mitteilte, habe Schmidt (Jahrgang 1959) aus persönlichen Gründen darum gebeten, von seinen Aufgaben entbunden zu werden. Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) sei dieser Bitte nachgekommen. Er bedauere, einen Behördenleiter zu verlieren, „der hervorragende Arbeit geleistet hat“. Über einen Nachfolger wurde zunächst nichts bekannt.

Das Bundesamt für Migration und Flüchtlinge steht in der derzeitigen Debatte besonders unter Druck. Es ist zuständig für die Asylverfahren, die der Politik zu lange dauern. Die Behörde hat bereits mehr als 1.000 neue Mitarbeiter bekommen, mindestens noch einmal so viele sollen dazu kommen.

Grüne: Innenminister muss Konsequenzen ziehen

Trotzdem stockt die Beschleunigung der Asylverfahren. Noch immer dauern sie im Schnitt mehr als fünf Monate. Viele Antragsteller müssen mehr als ein Jahr auf einen Bescheid warten. Mehr als 250.000 Anträge stauen sich bei der Behörde. Trotzdem blieb öffentliche Kritik an der Person Schmidts, der die Behörde seit 2010 leitet, aus.

Der innenpolitische Sprecher der Grünen im Bundestag, Volker Beck, wertete den Rücktritt als Eingeständnis, dass das Bundesamt „der Lage nicht gewachsen ist und die Kritik an den schleppenden Personaleinstellungen ins Schwarze traf“. Innenminister de Maizière müsse daraus Konsequenzen ziehen. Die Grünen-Fraktionsvorsitzende Katrin Göring-Eckardt, erklärte zum Rücktritt: „Das ist ein klassisches Bauernopfer.“ Personalentscheidungen seien nicht das Hauptproblem der deutschen Flüchtlingspolitik. Der Regierung mangele es an richtiger Prioritätensetzung.

Flüchtlingsrat: BAMF muss sich politisch zurückhalten

Der Sprecher des Bayerischen Flüchtlingsrats, Alexander Thal findet, dass Schmidt im falschen Moment das Handtuch geworfen hat. Allerdings kritisiert er den scheidenden Präsidenten, weil er sich als Spitzenbeamter viel zu oft in die politische Diskussion eingemischt habe. Thal: „Es ist nicht Aufgabe eines Spitzenbeamten, Politik zu machen und beispielsweise zu fordern, den Flüchtlingen vom Balkan das Taschengeld zu kürzen oder zu streichen. Da erwarte ich und wünsche ich mir, dass sich der neue Präsident oder die neue Präsidentin deutlich zurückhält und einfach die anstehende Arbeit erledigt.“

Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) hat bei einem Treffen mit den Ministerpräsidenten der Länder am vergangenen Dienstag versprochen, bis zum Gipfel am 24. September konkrete Pläne zur Beschleunigung von Verfahren vorzulegen. An den Gesprächen nahm auch Schmidt teil. (epd/mig 18)

 

 

 

 

NRW. Minister Schneider: Sprache ist das A und O für die Integration am Arbeitsmarkt

 

NRW baut Basissprachkurse für Flüchtlinge aus

 

Nordrhein-Westfalen baut als erstes Flächenland ein landesweites Angebot zur Integration von Flüchtlingen in den Arbeitsmarkt auf: Im Rahmen des Programms „Early Intervention NRW+“ fördert die Landesregierung ab sofort in allen 30 Arbeitsagenturbezirken Basissprachkurse für Flüchtlinge mit Bleibe- und Jobperspektive, und zwar noch vor einer möglichen Anerkennung eines Asylantrags. „Die Verständigung in deutscher Sprache ist das A und O für einen erfolgreichen Job-Einstieg“, sagte Integrationsminister Guntram Schneider in Düsseldorf. „Deshalb wollen wir Flüchtlingen so schnell wie möglich Grundkenntnisse unserer Sprache vermitteln. Denn viele sind gut qualifiziert, hoch motiviert und wollen sich hier ein selbstbestimmtes Leben aufbauen. Und vielerorts werden Fachkräfte gesucht. Damit bietet der Arbeitsmarkt in Deutschland gute Voraussetzungen zur Aufnahme der Einwanderinnen und Einwanderer“, so Schneider weiter.

 

Das Programm „Early Intervention NRW+“ startete im Sommer zunächst in 17 Regionen und ist an das Programm „Early Intervention“ der Bundesagentur für Arbeit angedockt, in dem möglichst rasch Bleibe- und Jobperspektiven ausgelotet werden sollen. Aus Sicht der Landesregierung ist der „Baustein“ Sprache an dieser Stelle sinnvoll und notwendig. Als „Early Intervention NRW+“ werden deshalb über das Land die Basissprachkurse zur Arbeitsmarktintegration von Flüchtlingen finanziert, von denen die ersten in Kürze beginnen. Ab sofort wird das Programm landesweit ausgebaut: Aus Mitteln des Europäischen Sozialfonds gibt es nun auch in den restlichen 13 Regionen eine entsprechende Förderung. Flüchtlinge können somit überall im Land NRW durch schnellen Spracherwerb ihre Chancen am Arbeitsmarkt verbessern.

 

Das Angebot wird in enger Zusammenarbeit mit der Regionaldirektion NRW der Bundesagentur für Arbeit aufgebaut: Die Flüchtlinge werden im Rahmen von „Early Intervention NRW+“ durch Talentscouts der Agenturen für Arbeit begleitet. Insgesamt stellt das Land in den 30 Arbeitsagenturbezirken bis zu 4 Millionen Euro für die Kurse zur Verfügung. Etwa 3.600 Flüchtlinge in ganz NRW können an den Kursen teilnehmen, die bis zu 300 Unterrichtsstunden umfassen und Sprachkenntnisse vermitteln, die eine elementare Verständigung in Alltagssituationen ermöglichen.

 

Damit setzt das Arbeits- und Integrationsministerium ein Ergebnis des ersten Flüchtlingsgipfels um: Asylbewerberinnen und Asylbewerbern die sprachlichen Grundvoraussetzungen zur frühzeitigen Arbeitsmarktintegration zu vermitteln.

 

Zur Teilnahme an dem Programm können sich beispielsweise Volkshochschulen und Weiterbildungsträger bewerben. Derzeit läuft das Interessenbekundungsverfahren in den 13 Regionen. Die ersten Kurse aus diesem zweiten Aufruf dürften voraussichtlich Ende 2015 oder Anfang 2016 beginnen. Den Aufruf zur Teilnahme am Programm „Basissprachkurse zur Arbeitsmarktintegration von Flüchtlingen“ mit Informationen zu den Fördervoraussetzungen finden Sie unter www.integration.nrw.de, www.arbeit.nrw.de und www.kfi.nrw.de. De.it.press

 

 

 

 

Flucht und Asyl: Die Woche im Überblick. Flüchtlinge auf Arbeitsmarkt vorbereiten

 

Asylsuchende sollen frühzeitig auf den deutschen Arbeitsmarkt vorbereitet und die Bearbeitung der Anträge beschleunigt werden. Hierfür habe die Bundesregierung einen Arbeitsstab aus Fachleuten der BA und des BAMF eingesetzt, sagte Regierungssprecher Seibert: "Wir wollen die gute Zusammenarbeit weiter verbessern."

 

Die Entscheidung für den Arbeitsstab aus Fachleuten der Bundesagentur für Arbeit (BA) und des Bundesamts für Migration und Flüchtlinge (BAMF) gehe zurück auf ein Gespräch zwischen Bundeskanzlerin Merkel, Bundeskanzleramts-Chef Altmaier sowie BA-Chef Weise und dem ehemaligen Präsidenten des BAMF Schmidt, sagte Regierungssprecher Steffen Seibert bei der

Regierungspressekonferenz am Freitag (18. September).

Der Arbeitsstab solle Ideen entwickeln, wie die Bearbeitung der Asylanträge beschleunigt und wie mit Personal der Bundesagentur beim Bundesamt ausgeholfen werden könne, so Seibert.

Der Präsident des Bundesamtes für Migration und Flüchtlinge, Manfred Schmidt, war am Donnerstag (17. September) aus persönlichen Gründen zurückgetreten. Bundesinnenminister Thomas de Maizière würdigte seine "hervorragende Arbeit" und sagte, Schmidt habe "mit großem Verantwortungsbewusstsein und enormen Engagement" gehandelt, sodass die Behörde ihre wichtigen Aufgaben weiterhin gut und engagiert wahrnehmen könne.

Die Ergebnisse des Arbeitsstabes sollen zunächst dem Bundesinnenminister übermittelt und sodann beim Bund-Länder-Treffen kommenden Donnerstag (24. September) vorgestellt werden. Unterdessen bekräftigte Bundeswirtschaftsminister Sigmar Gabriel in einem Interview mit der Bild-Zeitung, wie wichtig eine gut organisierte Bearbeitung der Asylanträge sei: "Wer aus Ländern kommt, in denen es weder Krieg noch Verfolgung gibt, muss unser Land wieder verlassen. Auch, damit wir genug Platz für die wirklich Verfolgten haben."

Nur eine europäische Lösung möglich

Im Hinblick auf die geplanten europäischen und nationalen Treffen kommende Woche betonte Regierungssprecher Seibert erneut, dass es nur eine gesamteuropäische Lösung der Flüchtlingsfrage geben könne: "Wir sind uns der großen Herausforderung bewusst, vor denen sich zur Zeit Länder wie

Griechenland, Mazedonien, Serbien, Ungarn und jetzt auch Kroatien und andere Länder befinden. Und das macht uns so klar, dass es für diese humanitäre Herausforderung, die wahrscheinlich die größte Europas seit dem 2. Weltkrieg ist, es keine rein nationale Lösungen geben kann. Sondern nur eine Lösung, bei der sich Europa als Ganzes zusammenfindet", betonte Seibert.

Ausblick auf die kommende Woche

Am Montag, den 21. September, trifft Kanzlerin Merkel Vertreter der kommunalen Spitzenverbände, um sich über Fragen zur Finanzierung sowie der Aufnahme und Unterbringung von Flüchtlingen auszutauschen. In Brüssel kommen  am Dienstag, den 22. September, die EU-Innenminister zu einem

Sondergipfel zusammen. Am Mittwoch, den 23. September, nimmt Kanzlerin Merkel am Dringlichkeitsgipfel der Staats- und Regierungschefs der EU in Brüssel teil. In Berlin findet am Donnerstag, den 24. September, ein weiteres Bund-Länder-Gespräch statt. Im Mittelpunkt sollen Gesetzgebungs- und Finanzfragen stehen.

Staat als Ganzes ist gefordert

Am Dienstag (15. September) stand die Notwendigkeit gemeinsamer Anstrengungen zur Bewältigung der Flüchtlingssituation besonders im Fokus. So hatte Bundeskanzlerin Angela Merkel nach einem Bund-Länder-Treffen im Kanzleramt besonders hervorgehoben, der Staat als Ganzes müsse nun "eine

riesige Kraftanstrengung" unternehmen. Entsprechend freue sie sich über die Unterstützung von Seiten der Länder.

Ergebnis des Gesprächs sei unter anderem die Einigkeit darüber gewesen, Flüchtlinge künftig nach dem Königsteiner Schlüssel auf die Länder zu verteilen. Zu diesem hätten sich alle Länder bekannt.

Zudem war die Rede davon, dass der Bund bis zu 40.000 Plätze zur Erstaufnahme schaffe und dass Verteilzentren eingerichtet würden. "Solche Drehkreuze sind notwendig", sagte die Kanzlerin. Auch die Bundeswehr bekräftigte die Bereitschaft, verstärkt Personal zur Verfügung zu stellen.

Rechtliche und finanzielle Fragen sollen beim Bund-Länder-Treffen am 24. September thematisiert werden.

Merkel und Faymann für Sonder-EU-Rat

Bereits Dienstagmittag (15. September) hatte sich Merkel mit ihrem österreichischen Amtskollegen Werner Faymann getroffen. Sie seien sich einig gewesen, dass in der Flüchtlingskrise eine gemeinsame Antwort der EU nötig sei: "Das ist eine Verantwortung der gesamten Europäischen Union", so Merkel. Daher haben sie einen Sonder-EU-Rat für die kommende Woche vorgeschlagen. Thema sollen die Hilfe für Herkunftsländer der Flüchtlinge und der Aufbau von Hotspots in Griechenland und Italien sein. Auch darüber, wie mit der Türkei intensivere Gespräche möglich seien, solle gesprochen werden. 

Zwei Treffen der EU-Minister

Bereits am Montag (14. September) waren die EU-Innenminister zu einem Sondertreffen zusammengekommen. Dabei habe es die Bereitschaft zur Verteilung von 160.000 Flüchtlingen gegeben, allerdings keine Festlegung auf eine Quote. Bundesinnenminister Thomas de Maizière sprach von einem

erheblichen Wermutstropfen, da es verbindliche Zusagen für eine Verteilung lediglich für 40.000 Flüchtlinge gegeben habe. Zur Verteilung der restlichen 120.000 Flüchtlinge habe es nur eine politische Grundsatzzustimmung gegeben. Einige Staaten fühlten sich einer solidarischen Verantwortung noch nicht verpflichtet. "Das muss sich ändern, andernfalls bekommen wir ein großes

Problem in Europa", so der Innenminister.

EU-Kommissar Dimitris Avramopoulos sagte: "Eine Mehrheit der Mitgliedsstaaten ist bereit voranzugehen, aber nicht alle. "Politische Verständigung gab es unter den EU-Mitgliedsstaaten über eine Liste sicherer Herkunftsländer, wozu die Westbalkan-Staaten gehörten, außer der Türkei. Vor

dem Treffen der Innenminister hatten sich die EU-Europaminister verständigt, den Militäreinsatz im Kampf gegen die Schlepper auszuweiten.

In einem Brief an EU-Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker, EU-Ratspräsident Donald Tusk und den EU-Ratsvorsitzenden Xavier Bettel hatten Bundeskanzlerin Merkel und ihr französischer Amtskollege François Hollande konkrete Vorschläge unterbreitet, wie Europa die Flüchtlingskrise in den Griff

bekommen könne. Juncker hatte geäußert: "Unsere Europäische Union ist in keinem guten Zustand. Es fehlt an Europa in dieser Union. Und es fehlt an Union in dieser Union. Das müssen wir ändern."

Auch Bundesfinanzminister Wolfgang Schäuble hatte in einem Interview zu Beginn der Woche gesagt, im Umgang mit der Flüchtlingskrise werde sich erweisen, "ob wir Europäer untereinander Solidarität leben".

Vorübergehende Grenzkontrollen eingeführt

Am vergangenen Wochenende waren aufgrund des Flüchtlingsstromes vorübergehende Grenzkontrollen eingeführt worden. "Ziel dieser Maßnahme ist es, den derzeitigen Zustrom nach Deutschland zu begrenzen und wieder zu einem geordneten Verfahren zu kommen", hatte der Bundesinnenminister

erklärt. Die Maßnahme sei auch aus Sicherheitsgründen dringend erforderlich gewesen. Das Dublin-Verfahren und die sogenannten Eurodac-Regelungen würden unverändert fortgelten: "Und ich fordere, dass sich alle europäischen Mitgliedsstaaten daran halten", so de Maizière. Dies bedeute, dass der zuständige Mitgliedsstaat Asylsuchende nicht nur registriere, sondern auch das Asylverfahren durchführe.

Regierungssprecher Seibert hatte in der nächsten Regierungspressekonferenz bezüglich der Kontrollen ergänzt, dass diese ein gemeinsamer Beschluss der Regierungskoalition seien und die Bundesregierung stets so handele, wie es die Lage erfordere. Er dankte auch noch einmal den "Menschen, die in der

Hilfe für Flüchtlinge über sich hinauswachsen". Ihnen könne man nicht genug danken. Pib 18

 

 

 

 

Schlaganfälle verhindern: Hemmnisse bei der Therapie des Vorhofflimmerns abbauen

Berlin - Weißbuch beschreibt Versorgungssituation bei Vorhofflimmern – Experten fordern mehr Aufklärung und verbesserte Früherkennung

Fast jeder fünfte Schlaganfall geht auf die Herzrhythmusstörung Vorhofflimmern zurück. Dabei können Blutgerinnungshemmer bei Menschen mit Vorhofflimmern Schlaganfälle wirksam verhindern. Allerdings scheitert eine optimale Therapie häufig an Unsicherheiten bei Patienten und Ärzten. Das ist ein Fazit des „Weißbuch Schlaganfallprävention bei Vorhofflimmern“, das IGES-Wissenschaftler in Zusammenarbeit mit medizinischen Experten verfasst haben.

„Unbestritten gibt es Fortschritte in der Schlaganfallprävention bei Vorhofflimmern. Es besteht jedoch bei der Identifikation betroffener Patienten und bei der Einnahmetreue geeigneter Medikamente Verbesserungsbedarf“, sagt Hans-Holger Bleß, Leiter des Bereichs Versorgungsforschung am IGES Institut bei der Vorstellung des Weißbuchs in Berlin.

Fünffach erhöhtes Schlaganfallrisiko bei Vorhofflimmern

Vorhofflimmern ist die häufigste Herzrhythmusstörung im Erwachsenenalter. Rund 1,8 Millionen Menschen in Deutschland sind Schätzungen zufolge betroffen. Vorhofflimmern ist stark altersabhängig. So ist bei den über 74-Jährigen bereits jeder Zehnte erkrankt. Aufgrund des demografischen Wandels gehen Experten davon aus, dass die Zahl der Betroffenen von zwei Prozent im Jahr 2008 bis auf 2,7 Prozent im Jahr 2020 steigen wird. „Die steigender Zahl von Menschen mit Vorhofflimmern macht deutlich, wie wichtig eine wirksame Prävention ist, damit nicht gleichzeitig die Zahl von Schlaganfällen zunimmt“ ,sagt der Leiter des IGES Instituts, Prof. Bertram Häussler.

Beim Vorhofflimmern schlägt das Herz unregelmäßig. Als Folge können sich Blutgerinnsel (Thromben) im Herz bilden. Lösen sie sich und verstopfen eine Hirnarterie, kommt es zum ischämischen Hirninfarkt, der häufigsten Schlaganfallart. Menschen mit Vorhofflimmern haben ein fünffach erhöhtes Schlaganfallrisiko. Da Vorhofflimmern häufig beschwerdefrei verläuft, bleibt es oft unentdeckt. Bei manchen Patienten ist der Schlaganfall der erste Hinweis auf ein Vorhofflimmern.

Gefahr eines Schlaganfalls wird unterschätzt

Die Hemmung der Blutgerinnung mit der so genannten oralen Antikoagulation (OAK) ist das Mittel der Wahl, um Schlaganfälle durch Vorhofflimmern medikamentös zu verhindern. Allerdings bestehen bei Patienten vielfach Ängste vor unerwünschten Blutungen als eine der bekannten Nebenwirkungen der OAK.

„Irrtümlicherweise wird die Angst vor Blutungen unter Blutgerinnungshemmern als viel bedrohlicher erlebt als das Risiko, einen lebensgefährlichen und oft folgenreichen Schlaganfall zu erleiden“, erläutert Prof. Michael Näbauer, Oberarzt am Klinikum der Universität München. Unnötige Therapieabbrüche seien die Folge und gefährdeten den Erfolg der Schlaganfallprävention.

Unsicherheiten bei der Therapieentscheidung

Auf Seiten niedergelassener Ärzte hemmen neben Unsicherheiten durch das Blutungsrisiko vor allem das Alter und Begleiterkrankungen der Patienten sowie eine erwartete Therapieuntreue das Einleiten einer oralen Antikoagulation, selbst wenn ein hohes Schlaganfallrisiko besteht, berichtet das Weißbuch.

So ist bei knapp jedem zweiten behandlungsbedürftigen Patienten mit Vorhofflimmern über die Hälfte des Jahres nicht sicher durch eine Verordnung eines Blutgerinnungshemmers abgedeckt. Das zeigen Analysen von Abrechnungsdaten der gesetzlichen Krankenkassen.

Sogar in der spezialisierten, fachärztlichen Versorgung erhalten Studien zufolge zwischen 13 und 43 Prozent der Patienten mit Vorhofflimmern keine OAK. Acht bis 20 Prozent der Patienten mit Vorhofflimmern erhalten zur Schlaganfallprävention statt einer oralen Antikoagulation weniger wirksame Thrombozytenaggregationshemmer, etwa Acetylsalicylsäure (ASS).

Umgekehrt deuten Studien darauf hin, dass bestimmte Patienten mit Vorhofflimmern ohne erhöhtes Schlaganfallrisiko unnötigerweise eine OAK erhalten und damit einem unnötigen Blutungsrisiko ausgesetzt sind.

Hausärzte stärken und Patienten aufklären

„Vor allem in der hausärztlichen Basisversorgung müssen wir mehr Handlungssicherheit und Strukturen für eine verbesserte Früherkennung des Vorhofflimmerns schaffen“, sagt Näbauer. Zudem müssten Patienten sachlich und verständlich über die Risiken des Vorhofflimmerns und den Nutzen einer Behandlung zum Schutz vor Schlaganfällen aufgeklärt werden. Außerdem könnten gezielte Betreuungsangebote wie ein Arzneimittelcoach die Einnahmetreue unterstützen.

Hintergrund Schlaganfall

Der Schlaganfall gehört in Deutschland zu den zehn häufigsten Todesursachen und ist der häufigste Grund für bleibende Behinderungen im Erwachsenenalter. In Deutschland kommt es jährlich zu rund 240.000 Schlaganfällen. Etwa jeder dritte mit einem erstmaligen Hirninfarkt stirbt innerhalb eines Jahres. Betroffene mit Vorhofflimmern in der Vorgeschichte haben oft eine besonders schlechte Prognose nach einem Schlaganfall.

Das Weißbuch „Schlaganfallprävention bei Vorhofflimmern“ ist im Thieme Verlag erschienen. Es entstand mit finanzieller Unterstützung der Unternehmen Bayer Vital, Boehringer Ingelheim Pharma, Bristol-Myers Squibb, Daiichi Sankyo Deutschland und Pfizer Deutschland.

 

Über das IGES Institut: Forschen – Entwickeln – Beraten für Infrastruktur und Gesundheit

Das IGES Institut wurde 1980 als unabhängiges Institut gegründet. Seither wurde in über 1.600 Projekten zu Fragen des Zugangs zur Versorgung, ihrer Qualität, der Finanzierung sowie der Gestaltung des Wettbewerbs im Bereich der Gesundheit gearbeitet. In jüngerer Zeit wurde das Spektrum auf weitere Gebiete der öffentlichen Daseinsvorsorge ausgeweitet: Mobilität und Bildung. Das IGES Institut gründet seine Arbeit auf hohe Sach- und Methodenkompetenz und bietet in allen Arbeitsgebieten einen breiten Zugang zu eigenen und zu Datenquellen anderer Institutionen. Gemeinsam mit den Unternehmen CSG und IMC (beide Berlin), AiM (Lörrach) sowie HealthEcon (Basel) beschäftigt die IGES Gruppe mehr als 130 Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter. GA 14

Wichtige Impfstoffe für Kinder fehlen

Berlin - Experten rufen nach umfassenden Impfungen für Flüchtlinge, doch es gibt Engpässe bei wichtigen Impfstoffen. Wie der Branchendienst APOTHEKE ADHOC berichtet, sind von den rund 70 Vakzinen auf dem Markt derzeit 14 von Lieferschwierigkeiten betroffen – also jede fünfte. Probleme bereiten den Herstellern vor allem die Komponenten gegen Keuchhusten (Pertussis) und Kinderlähmung (Polio). Betroffen sind daher die Kombinationsimpfstoffe für die Grundimmunisierung von Kleinkindern.

Bei Kinderärzten kommen vor allem Kombinationsimpfstoffe gegen Tetanus, Diptherie, Keuchhusten, Polio und Haemophilus influenzae Typ b (Hib) zum Einsatz; gegebenenfalls gibt es zusätzlich eine Komponente gegen Hepatitis B. Die Ständige Impfkommission (STIKO) am Robert-Koch-Institut (RKI) empfiehlt die erste Impfung ab zwei Monaten.

Derzeit haben aber die beiden wichtigsten Hersteller Lieferprobleme: GlaxoSmithKline will den Fünffachimpfstoff (Infanrix-IPV+Hib) ab Ende Oktober wieder im Markt haben; der Sechsfachimpfstoff (Infanrix Hexa) ist zumindest in den Großpackungen derzeit erhältlich. Sanofi Pasteur MSD kann keinen der beiden Impfstoffe (Pentavac, Hexyon) liefern und geht momentan davon aus, erst Ende des Jahres wieder lieferfähig zu sein.

Die weltweit stark angestiegene Nachfrage für Impfstoffe mit Pertussis-Komponente übersteige die vorhandenen Produktionskapazitäten, hieß es von Sanofi Pasteur MSD. Verzögerungen bei der internen Qualitätskontrolle und ein erhöhter Marktbedarf für Polio-Auffrischimpfungen wurden dagegen von GSK als Ursache genannt. Beide Hersteller hatten zuletzt auch Lieferprobleme bei ihren Vierfachimpfstoffen (Repevax, Boostrix Polio), die zur Auffrischung bei Erwachsenen eingesetzt werden.

Ebenfalls zu den Standardimpfungen bei Kleinkindern ab elf Monaten gehört die Immunisierung gegen Masern, Mumps, Röteln und Varizellen. GSK hat den Vierfachimpfstoff (Priorix Tetra) derzeit in der Einzeldosis nicht vorrätig. Der Dreifachimpfstoff (Priorix) fehlte zuletzt in allen Packungsgrößen; seit gestern gibt es wieder Ware. Eine Alternative gibt es von Sanofi Pasteur MSD (MMR Vaxpro).

Auch andere Impfstoffe sind von Engpässen betroffen. So sind etwa die beiden verfügbaren Vakzine gegen Typhus (Typhim Vi, Typhoral L) derzeit nicht erhältlich. Ohne Alternative sind auch Patienten, die den Polio-Impfstoff IPV Merieux von Sanofi Pasteur MSD brauchen. Bei den Impfstoffen gegen Hepatitis A gibt es einzelne Schwierigkeiten.

Lieferprobleme bei Impfstoffen zwingen Ärzte dazu, Impfungen zu verschieben oder auf Komponenten zu verzichten. Die Liefersituation analysiert hat Markus Kerckhoff, Leiter der Schloss-Apotheke in Bergisch-Gladbach. Die Situation hat sich aus seiner Sicht zuletzt deutlich verschlechtert; die aktuellen Probleme seien besonders dramatisch. Denn aufgrund der Flüchtlingssituation komme es zu einer erhöhten Nachfrage nach den Standardimpfstoffen.

Den vollständigen Beitrag finden Sie unter: www.apotheke-adhoc.de/nachrichten/wissenschaft/nachricht-detail-wissenschaft/vakzine-liefer-engpaesse-bei-standard-impfstoffen/

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Refugee Radio. WDR bietet Nachrichten für Flüchtlinge an

 

Beim Westdeutschen Rundfunk wird ab sofort nicht mehr nur über Flüchtlinge berichtet, sondern auch für Flüchtlinge. Ein neues Angebot umfasst Informationen im Internet und Nachrichten auf Englisch und Arabisch im Radio.

 

Der WDR berichtet ab sofort nicht mehr nur über Flüchtlinge, sondern hat auch Angebote für Flüchtlinge im Programm. Wie der Sender am Mittwoch in Köln mitteilte, gibt es im Internet Serviceseiten für Flüchtlinge und Helfer. Zu finden sind dort Informationen zum Anerkennungsverfahren, zum Wohn- und Arbeitsrecht sowie eine Karte mit allen Flüchtlingsinitiativen in Nordrhein-Westfalen.

Die Seite ist sowohl auf Deutsch unter fluechtlinge.wdr.de als auch auf Englisch unter refugees.wdr.de abrufbar.

Zudem präsentiert das internationale Radio des WDR, das Funkhaus Europa, ein sogenanntes „Refugee Radio„. Nachrichten aus Deutschland und von der Flüchtlingsroute sowie Servicethemen zu Gesundheit, Recht und Integration sollen laut Sender darin Platz finden. Jeweils um 11.55 Uhr und kurz vor Mitternacht können Flüchtlinge die Nachrichten auf Englisch und Arabisch hören.

Die Themen der Sendung vom 16. September waren: Bund will Länder entlasten ++ Österreich verstärkt weiter Grenzkontrollen ++ Flüchtlinge suchen neue Route über Kroatien ++ Jugendämter kümmern sich um immer mehr unbegleitete Flüchtlinge ++ Studenten gründen Online-Uni für Flüchtlinge (epd/mig 17)

 

 

 

 

NRW. Staatssekretär Klute: Mehrsprachigkeit – eine ungenutzte Ressource unserer Gesellschaft

 

Integrationsstaatssekretär Thorsten Klute eröffnet Initiative Lebendige Mehrsprachigkeit

 

Die Landesregierung will die Mehrsprachigkeit in NRW fördern und hat dazu die „Initiative Lebendige Mehrsprachigkeit“ ins Leben gerufen. „Mehrsprachigkeit ist keine Besonderheit, sondern Alltag in unserer Gesellschaft“, sagte Integrationsstaatssekretär Thorsten Klute als Schirmherr der Initiative bei der Auftaktsitzung in Düsseldorf. Doch die Wertschätzung für die Sprachen fehle noch in vielen Bereichen.

 

Die  Partner der Landesregierung bei der Umsetzung der Initiative sind der Landesintegrationsrat und die Landesweite Koordinierungsstelle der Kommunalen Integrationszentren (LaKI). Weitere Partner, darunter Vertreter aus Ministerien, kommunalen Spitzenverbänden, Wissenschaft und Bürgerschaft, werden die Initiative unterstützen.

 

Tayfun Keltek, Vorsitzender des Landesintegrationsrates, engagiert sich seit Jahren für die Anerkennung der Mehrsprachigkeit als wichtige Ressource: „Herkunftssprachen wie Türkisch, Russisch und Italienisch haben für die Menschen mit Migrationshintergrund eine essentielle Bedeutung. Wenn die Herkunftssprachen in den Bildungseinrichtungen gefördert werden, erleichtert dies das Lernen der deutschen Sprache erheblich und unterstützt die kognitive Entwicklung der Kinder. Zudem bedeutet die Berücksichtigung der Mehrsprachigkeit für die Betroffenen auch die Anerkennung ihrer kulturellen Identitäten und kann somit als wirksame Maßnahme gegen die Entstehung von Rassismus gesehen werden.“

 

Wer Sprachen beherrscht, habe bessere Entfaltungsmöglichkeiten und Chancen im Leben, betonte Staatssekretär Klute: „Gerade auch auf dem internationalen Arbeitsmarkt ist Sprachkompetenz ein wichtiger Faktor. Umso bedeutender ist es, diese Ressourcen zu fördern.“

 

Eine entscheidende Rolle bei der Förderung der Mehrsprachigkeit  spielen die Kommunalen Integrationszentren in NRW. Sie unterstützen KiTas und Schulen dabei, die vorhandene Mehrsprachigkeit der Kinder und Jugendlichen zu erkennen, wert zu schätzen und als Ressource zu nutzen. „Die Landesweite Koordinierungsstelle der Kommunalen Integrationszentren arbeitet eng mit der Fachwissenschaft zusammen, um mehrsprachige Angebote im Land einzuführen“, erläutert Christiane Bainski, Leiterin der Koordinierungsstelle.

 

In Nordrhein-Westfalen leben Menschen aus über 190 Herkunftsländern. Mindestens ebenso viele Sprachen gehören zur Alltagswelt der Menschen in NRW. Dip 17

 

 

 

 

Syrische Flüchtlinge gründen Exil-Orchester

 

Das Bild von Syrien ist durch Krieg geprägt. Doch das Land hat auch eine reiche Kultur. Das wollen geflüchtete Musiker in Deutschland mit einem Exil-Orchester beweisen. Im Repertoire: Lieder aus ihrer Heimat und europäische Klassik.

Die Orchestermitglieder leben über ganz Europa verstreut, aber die Musik bringt sie zusammen: Am kommenden Dienstag wird das Syrian Expat Philharmonic Orchestra in Bremen sein erstes Konzert geben. Die Organisatoren sind schon aufgeregt - auch weil sie wegen der grossen Entfernung erst kurz vorher mit den Proben beginnen können.

"Wir möchten den Menschen ein anderes Bild von Syrien zeigen, jenseits von Krieg und IS. Syrien ist ein Land der Musik und der Kultur", sagt der in Bremen lebende Kontrabassist Raed Jazbeh. Er hat das Exil-Orchester ins Leben gerufen.

Über Facebook machte er die aus Syrien geflüchteten Musiker ausfindig. Etwa 30 von ihnen werden für den ersten Auftritt nach Bremen reisen. Künftig sollen dem Ensemble 50 syrische Musiker angehören. Bis für jedes Instrument jemand gefunden ist, werden Deutsche einspringen.

Jeder kennt jeden

Jazbeh hat in Damaskus Musik studiert - wie alle syrischen Musiker, da es in dem Land nur ein Institut dieser Art gibt. "Dadurch kennen sich normalerweise alle Musiker", sagt Jazbeh. Viele haben deshalb vorher schon miteinander gespielt.

Dennoch ist das Exil-Orchester ein grosses Experiment. Am Samstag wird das Ensemble erstmals in voller Besetzung zusammen musizieren: Wegen der knappen Zeit bis zum Konzert sind täglich drei Proben angesetzt. "Wir werden unser Bestes geben", sagt Jazbeh.

Klassik, Jazz und syrische Stücke wird das Exil-Orchester bei seiner Premiere im Bremer Sendesaal aufführen. Ein weiterer Auftritt ist am 3. Oktober in Lüneburg geplant. Geld verdienen die Profi-Musiker damit zurzeit noch nicht. Deshalb sind sie auf Spenden angewiesen. Doch sie hoffen, dass sich das bald ändern wird.

https://www.facebook.com/events/444375149077798/. sda-ats swissinfo 17

 

 

 

 

World Vision fordert menschenwürdige Betreuung der Flüchtlinge und Stopp jeglicher Gewalt

 

Chaotische Situation macht Versorgung der Menschen schwierig

 

Friedrichsdorf. Die internationale Kinderhilfsorganisation World Vision fordert die Verantwortlichen in den europäischen Ländern auf, endlich für menschenwürdige Betreuung der Flüchtlinge zu sorgen und jegliche Gewalt sofort einzustellen.

 

„Es ist eine Schande, dass ausgerechnet die Menschen, die auf der Flucht vor Krieg und Gewalt und auf der Suche nach Ruhe und einem sicheren Zuhause sind, hier in Europa mit Tränengas und Stacheldraht empfangen werden“, so Christoph Waffenschmidt, Vorstandsvorsitzender von World Vision Deutschland. „Auch wenn viele europäische Länder sich vorbildlich verhalten und gewillt sind, eine große Zahl von Menschen zu versorgen, ist die Situation der Menschen, die sich auf der Flucht aus Syrien, Libanon, Jordanien oder der Türkei befinden, im höchsten Maße chaotisch“.

 

Es ist dringend geboten, dass auch der Transport gut koordiniert und organisiert wird. Tausende Menschen sind auf dem Weg nach Europa. „Dies ist ein Fakt, der nicht mehr zu leugnen ist. Die Menschen werden sich durch nichts an ihrer Flucht hindern lassen“, so Waffenschmidt. „Daher sollten sie nicht gezwungen werden mit ihren Kindern und Babys auf dem Arm, tausende Kilometer zu laufen.“

 

Die Organisation ruft die Verantwortlichen dringend dazu auf, die Menschen mit Würde und Respekt zu behandeln und dafür zu sorgen, dass sie unterwegs adäquat versorgt werden.

 

World Vision zeigt sich besonders besorgt über die allein reisenden Kinder. Sie sind vielen Gefahren ausgesetzt und benötigen besondere Unterstützung und Schutz. „Unsere Mitarbeiter berichten, dass viele Kinder bei Kälte und Regen nachts im Freien schlafen müssen, dass sie kaum zu essen und keine Gesundheitsversorgung haben. Zu bedenken ist auch, dass viele Kinder traumatische Erlebnisse in ihren Heimatländern durchmachen mussten“, so Waffenschmidt.

 

World Vision kümmert sich in Serbien um die Menschen auf der Flucht und verteilt Trinkwasser und Nahrungsmittel, sowie dringend benötigte Hygieneartikel. Am Wochenende wollen geschulte Mitarbeiter mit betroffenen Kindern reden und dafür sorgen, dass sie besondere Betreuung bekommen.

 

World Vision Mitarbeiter, die vor Ort tätig sind, erläutern, dass sie so flexibel wie möglich auf die Situation reagieren, aber es durch die mangelhafte Organisation auch schwierig ist, die Bedürftigen zu finden und sie mit dringend benötigter Hilfe zu versorgen. Wv 17

 

 

 

 

Wachsende Flüchtlingszahlen: Kommunen fordern Bund und Länder zu raschem Handeln auf

 

 Die Sozialdemokratische Gemeinschaft für Kommunalpolitik (Bundes-SGK) fordert Bund und Länder auf, rasch zu handeln, um die Kommunen bei der Unterbringung und Versorgung von Flüchtlingen stärker zu entlasten.

 

Die Sozialdemokratische Gemeinschaft für Kommunalpolitik (Bundes-SGK) nennt die Vereinbarungen des jüngsten Bund-Länder-Treffens von Bundeskanzlerin und Ministerpräsidenten „Schritte in die richtige Richtung“. Allerdings sorge die Schaffung von 40 000 Plätzen zur Erstaufnahme zunächst nur Entlastung bei den Ländern, nicht bei den konkret betroffenen Städten und Gemeinden. Ausdrücklich begrüßt die Bundes-SGK die Schaffung von vier neuen Drehkreuzen, um die Flüchtlinge zu verteilen. Wichtig sei auch, dass künftig wieder alle Bundesländer gemäß dem Königsteiner Schlüssel ihren Beitrag leisten werden.

 

„Vor dem Hintergrund des enormen Zustroms von Flüchtlingen sollten Bund und Länder grundsätzlich die derzeitigen Strukturen und Organisationsformen bei der Aufnahme von Flüchtlingen und den Asylverfahren hinterfragen“, verlangt der Stellvertretende Vorsitzende der Bundes-SGK, Frank Baranowski. Der Oberbürgermeister von Gelsenkirchen betont zugleich: „Bund und Länder müssen nun rasch handeln und die Kommunen bei der Aufnahme der Flüchtlinge besser unterstützen. Ich bin Vizekanzler Sigmar Gabriel persönlich sehr dankbar, dass er sich mit großem Engagement für eine Entlastung der Kommunen einsetzt.“

 

Mit Blick auf den Flüchtlingsgipfel am 24. September fordert die Bundes-SGK konkrete Ergebnisse für die Finanzierung und Versorgung der Flüchtlinge. Der Bund müsse sich strukturell, dauerhaft und umfassend an den Kosten der Aufnahme der Flüchtlinge beteiligen. Dies könne am besten über eine pauschale und dynamische Kostenbeteiligung pro Flüchtling erfolgen. Zudem muss dringend auch über die weitere Integration und die Finanzierung dieser Aufgabe gesprochen worden. spd 17

 

 

 

 

Asylverschärfung durch die Hintertür

 

Zu dem heute bekanntgewordenen Entwurf eines Artikelgesetzes zur

Asylpolitik erklärt Simone Peter, Bundesvorsitzende von BÜNDNIS 90/DIE

GRÜNEN:

 

„Bundesinnenminister de Maiziere packt ständig neue Grausamkeiten auf

den Verhandlungstisch, statt endlich eine Entlastung in den

Flüchtlingsunterkünften und konkrete Hilfe für die Flüchtlinge auf den

Weg zu bringen. Der jetzt bekanntgewordene Gesetzentwurf der

Bundesregierung verschärft die Situation von Asylsuchenden in

unerträglicher Weise. Von verfassungswidrigen Leistungskürzungen über

verschärfte Abschieberegelungen bis hin zur Aussetzung von

Entscheidungen über Asylanträge trägt der Gesetzentwurf die Handschrift

einer längst gescheiterten Abschottungspolitik. Nicht nur, dass dies als

Affront in den derzeit laufenden Verhandlungen zu werten ist, die

Schikanierungsliste ist in keinster Weise mit dem von der Kanzlerin

beschworenen 'freundlichen Gesicht' Deutschlands gegenüber Flüchtlingen

vereinbar. Wer Willkommenskultur ernst meint, muss konkrete

Hilfsmaßnahmen und sinnvolle Verfahrenserleichterungen auf den Weg

bringen. Deshalb darf sich die Kanzlerin nicht länger hinter dem

Innenminister verstecken, sondern muss endlich ein Gesamtmaßnahmenpaket

der Bundesregierung zur Behebung der Flüchtlingskrise in Deutschland auf

den Weg bringen.

 

Wir Grünen haben in einem 5-Punkte-Plan unsere Sofortmaßnahmen

vorgestellt, die Verfahrenserleichterungen und direkte Hilfen für die

Schutzsuchenden beinhalten. Dazu gehören neben der Stellenaufstockung

beim Bundesamt für Migration und Flüchtlinge auch beschleunigte

Anerkennungsverfahren. Eine Bearbeitungsdauer von höchstens drei Monaten

muss weiter oberstes Ziel bleiben. Länder und Kommunen benötigen weiter

eine dauerhafte und strukturelle Entlastung bei den Kosten von

Unterbringung, Gesundheit und Integration von Flüchtlingen. Die

zugesagte Einführung einer Gesundheitskarte für Flüchtlinge ist längst

überfällig, ebenso wie die Abschaffung des diskriminierenden

Asylbewerberleistungsgesetzes.

 

Menschen vom Westbalkan brauchen durch die Ausweitung der

Arbeitsmigration eine Bleibeperspektive außerhalb des Asylrechts. Die

Vorrangprüfung für Asylbewerber bei der Arbeitssuche muss komplett

entfallen. Die Einstufung weiterer Staaten als ‚sichere

Herkunftsstaaten‘ stellt einen Eingriff ins Asylrecht dar, zudem fehlt

jeglicher Nachweis der Effektivität der Maßnahmen. Minderheiten, die

einen besonderen Schutz vor Diskriminierung brauchen, etwa Roma, muss

besonders Rechnung getragen werden. Vor allem die Europäische Union ist

stärker als bisher gefordert, Minderheitenrechte durchzusetzen.

Schließlich wollen wir ein Einwanderungsgesetz auf den Weg bringen, um

es Arbeitskräften zu ermöglichen, nach festen Kriterien einzuwandern und

zugleich der menschenrechtlichen Verantwortung Deutschlands gerecht zu

werden. Die Bundesregierung muss den Weg zu einer pluralen

Einwanderungsgesellschaft aktiv mitgestalten, etwa durch die Öffnung von

Integrationskursen für alle Asylbewerber.“ Die Grünen 17

 

 

 

 

Knöllchen aus dem Ausland

 

Sie sind die unbeliebtesten Souvenirs aus den Ferien: Knöllchen für Verkehrssünden wie falsches Parken oder zu schnelles Fahren im Urlaubsland. Unsere Experten empfehlen, diese Bußgeldbescheide nicht zu ignorieren, auf Richtigkeit zu prüfen und danach zügig zu bezahlen.

Bußgeldbescheide aus dem Urlaub – wie früher oft üblich – einfach auszusitzen, ist keine gute Idee: Seit dem Jahr 2010 können Strafen aus EU-Staaten auch in Deutschland vollstreckt werden. Bei fehlerhaften Bußgeldbescheiden oder Missverständnissen raten unsere Experten dazu, juristische Hilfe in Anspruch zu nehmen.

Keine Punkte in Flensburg

Vollstreckt werden Strafen aus dem EU-Ausland ab einer Bagatellgrenze von 70 Euro. Diese Grenze gilt für das Bußgeld zuzüglich der anfallenden Verwaltungskosten, sodass auch Strafen deutlich unter 70 Euro geahndet werden können. Ein Beispiel: Ein Bußgeld von 35 Euro, das mit einer Verwaltungsgebühr von 35 Euro gestreckt wird, kann in Deutschland ebenfalls zur Vollstreckung kommen.

Eingetrieben werden grundsätzlich nur Geldbeträge: Ein im Ausland fälliges Fahrverbot ist ausschließlich im jeweiligen Land durchsetzbar. Auch Punkte in Flensburg gibt es für Verkehrsverstöße im Ausland nicht.

Im nächsten Urlaub kann Ärger drohen

Die EU-Staaten sind unterschiedlich konsequent, wenn es um die Vollstreckung der Bußgelder geht. Während zum Beispiel die Niederlande Bußgelder in Deutschland grundsätzlich durch das zuständige Bundesamt für Justiz eintreiben lassen, haben Griechenland, Italien und Irland den entsprechenden "EU-Rahmenbeschluss zur Geldsanktionenvollstreckung" noch nicht umgesetzt. Eine Vollstreckung von Bußgeldern aus diesen Ländern findet daher noch nicht statt.

Dennoch lohnt es sich, freiwillig zu bezahlen: Reisende, die Bußgeldbescheide aus dem Ausland offen haben, droht beim nächsten Urlaub im selben Land möglicherweise eine böse Überraschung. Rechtskräftige Bußen bleiben weiterhin vollstreckbar und verjähren in Italien zum Beispiel erst nach fünf Jahren, in Spanien nach vier Jahren. Zu einer späteren Vollstreckung der Buße im Ausland kann es beispielsweise kommen, wenn Urlauber bei einer Verkehrskontrolle überprüft werden. Auch bei der Passkontrolle am Flughafen des Ziellandes fallen säumige Zahler häufig auf.

Vorsicht bei Inkasso-Forderungen

Grundsätzlich skeptisch sollten Autofahrer gegenüber Forderungen von Inkassobüros sein. Diese Unternehmen verweisen in ihren Schreiben zwar häufig auf den EU-Rahmenbeschluss – der ist für sie jedoch nicht gültig. Dass die Behörden im Ausland selbst Bußgelder von Urlaubern an Ort und Stelle eintreiben oder Sicherheitsleistungen verlangen, ist aber rechtlich möglich.

Bei fehlerhaften oder offenkundig zu hohen Bußgeldbescheiden raten wir, unverzüglich Einspruch einzulegen und juristischen Beistand zu suchen. Das gilt beispielsweise für saftige Forderungen für Parkverstöße in Kroatien, die in diesem Sommer von einem Notar in Pula verschickt werden. Bei ausstehenden Parkgebühren von 10 bis 40 Euro sind Urlauber angeblich bis zu 350 Euro unter anderem für Rechtsverfolgungskosten schuldig. Urlaubern, die nicht unverzüglich reagieren und Einspruch einlegen, droht eine Vollstreckung.

Bis zu 50 Prozent Rabatt möglich

Viele Verkehrsverstöße im Ausland werden teils deutlich härter bestraft als hierzulande. Ein Beispiel: Wer 20 km/h schneller als erlaubt unterwegs ist, kommt in Deutschland mit bis zu 35 Euro Verwarnungsgeld davon. In Italien werden hingegen mindestens 170 Euro fällig, in Norwegen sogar mindestens 420 Euro.

Bei zügiger Bezahlung der Geldbuße gewähren viele Länder teils stattliche Rabatte. Je nach Land und der Art des Verkehrsverstoßes sind bis zu 50 Prozent Nachlass möglich, falls innerhalb bestimmter Fristen bezahlt wird. Besonders großzügige Rabatte gewähren Frankreich, Großbritannien, Griechenland, Italien, Slowenien und Spanien. adac