WEBGIORNALE   5-11   OTTOBRE   2015

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Il Presidente Mattarella: “Alimentare la presenza dell’Italia nel Pianeta”  1

2.       “L'Italia nel mondo: lo spazio dell'italofonia e dell'italsimpatia”  1

3.       UE: le decisione del Consiglio d'Europa sul tema migratorio  2

4.       La Germania scoppia. E ora i profughi sono un guaio per la Merkel 2

5.       Migranti. L'esecutivo tedesco approva un pacchetto di misure che agevola le espulsioni 2

6.       “Quando i miei vennero in Germania”  3

7.       Berlino. Eletto il Cgie-Germania  3

8.       La riunificazone della Germania. Correva l’anno 1990, giorno 3 ottobre  4

9.       Dacia Maraini all’IIC di Colonia  4

10.   Fiera del Libro di Francoforte. Igiaba Scego: Adua  4

11.   Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco di Baviera e dintorni 4

12.   Colonia. La comunità italiana in Germania compie 60 anni 6

13.   Oltre 11.000 i posti di lavoro per assistenti all’infanzia disponibili in Baviera, circa 1000 solamente a Monaco  7

14.   All’IIC di Monaco di Baviera. "Il mondo virtuale del paradiso dantesco"  7

15.   I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia  7

16.   Berlino. “Bella Italia” anche al cinema  8

17.   A Francoforte: Le favole di Pa' Gongolo  8

18.   Volkswagen, indagato l'ex ad. Coinvolte nel dieselgate anche 2,1 mln di Audi 8

19.   Volkswagen richiamerà 11 milioni di veicoli. Bankitalia: difficile valutare effetti sull’economia  9

20.   Schaeuble duro con Volkswagen: "Non sarà mai più la stessa"  9

21.   Il gioco di Putin. Siria: stivali russi per Assad  9

22.   Gran Bretagna verso referendum. Brexit: l’Italia è cauta su ipotesi 10

23.   Le risorse scarse e le illusioni. Il tocco magico che l’Onu non può avere  10

24.   Gli euroscettici nel Mediterraneo  11

25.   Gino Strada vincitore del Right Livelihood Award. Il “Nobel alternativo” al medico italiano  11

26.   Il valore delle percentuali 11

27.   Riforme, l'esame decisivo sull'articolo 2. Roma nel caos  12

28.   Riforme, la superghigliottina di Grasso per Calderoli: "Emendamenti irricevibili"  12

29.   Governo e Pd tagliano il traguardo  ma Verdini divide  12

30.   Garavini (PD): “Europa significa solidarietà e rispetto delle regole comuni, anche e soprattutto sulle questioni migratorie”  12

31.   Sviluppa sostenibile. Cidse con Focsiv fanno eco all’appello di Papa Francesco alle Nazioni Unite per un cambiamento radicale  12

32.   Un cittadino UE può essere escluso dalle prestazioni non contributive se non ha lavorato almeno un anno nel paese ospitante  13

33.   Il carrozzone dell’ente per il Turismo spende per gli stipendi e non per l’Italia  13

34.   Le strategie  13

35.   Perché serve una vera opposizione  14

36.   Finisce il bicameralismo perfetto, la tregua nel Pd regge  14

37.   Verso l’Italia le nuove atomiche Usa  14

38.   Presentato a Roma il Rapporto World Wide Inps sulle pensioni erogate all'estero  15

39.   "Vogliamo che l'Europa si comporti da Europa e non venga meno ai suoi valori fondanti"  15

40.   Riforme, l'accordo nel Pd alla verifica dell'aula  16

41.   Interrogazione dell’on. Di Biagio sui controlli dei Patronati all’estero  16

42.   Il 6 ottobre a Roma la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2015  16

43.   La cittadinanza perduta. Intervento dell’on. Nissoli alla Camera  16

44.   Le porte aperte dell'Europa per i migranti (se sono ricchi) 17

45.   Le tipologie del lavoro  17

46.   Riforme, in discesa la strada di Renzi 17

47.   Il gelato italiano finisce all’estero. La multinazionale Unilever, proprietaria di Algida, compra i gelati Grom   18

48.   Deputati Pd della circoscrizione Estero: Rapporto Inps, la tutela previdenziale dei migranti va garantita  18

49.   Non accolti dalla Commissione Affari Costituzionali gli emendamenti per ridare la cittadinanza agli italiani che l’hanno perduta  18

50.   Fondazione Ismu: Aggiornamenti emergenza immigrazione in Europa  19

51.   28/29 novembre EUdem School 19

52.   Enti Gestori in Svizzera: Anno scolastico 2015/2016 avviato con regolarità in tutte le circoscrizioni 19

 

 

1.       EU will höhere Schulden wegen Flüchtlingen tolerieren  19

2.       DAAD ehrt italienische Rechtswissenschaftler. Mittner-Preis für herausragende Nachwuchsforschung  19

3.       Die Abschreckung wirkt nach  20

4.       „Das ist beschämend". Martin Schulz über Reformen, Zynismus und fehlende Solidarität. 20

5.       Zoff um Asyl-Transitzonen  21

6.       Asyl: Antworten auf die Krise  21

7.       Neues Asylrecht. Die wichtigsten Punkte im Asylpaket 21

8.       Kabinett. Asylverfahren ändern und beschleunigen  22

9.       Bundeskabinett verabschiedet Asylpaket. Eine Politik, die auf Abschreckung und Abschottung basiert 22

10.   Verfassungswidrig & Untauglich. Opposition und Menschenrechtler kritisieren Asyl-Paket 22

11.   Bis zu 10.000 Flüchtlinge pro Tag: September neuer Rekordmonat 23

12.   „Menschenwürdige Behandlung aller Flüchtlinge muss gewährleistet sein“  23

13.   New York: Merkel verlangt Reform des UN-Sicherheitsrates  24

14.   Mittelmeer: Hilfskräfte retten über 1.100 Flüchtlinge an einem Tag  24

15.   Der Preis der Flucht 24

16.   Polizeigewerkschaft. Flüchtlinge nach Ethnien und Religionen trennen  24

17.   Bilanz kann sich sehen lassen. Jahresbericht zur Deutsche Einheit 2015  25

18.   Flüchtlingspolitik. Geplante Asyl-Gesetze unter Beschuss  25

19.   Ukraine: „Größte humanitäre Katastrophe Europas seit Weltkrieg“  25

20.   Katalonien-Wahl: Separatisten erzielen Mehrheit 25

21.   ProAsyl: Nicht den Flüchtlingen die Schuld geben  26

22.   Die Wahrheiten der Migrationsdebatte  26

23.   Aktionswochen zur Seelischen Gesundheit in ganz Deutschland vor dem Start 27

24.   Agentur für Arbeit. Neues Angebot zur Integration von Flüchtlingen in den Arbeitsmarkt 27

25.   klinikcampus.de gestartet 27

26.   Deutschland für ausländische Studierende weiterhin attraktiver Hochschulstandort 28

27.   Jetzt rechtzeitig das Immunsystem stärken  28

28.   Köln. Begegnung mit Dacia Maraini 28

29.   Frankfurter Buchmesse: Enrico Matteo Ponti 29

30.   Frankfurter Buchmesse. Igiaba Scego: Adua  29

31.   Frankfurter Buchmesse. Antonio Maria Costa: Scacco matto all'Occidente  29

32.   Frankfurter Buchmesse. Moshe Kahn - Das System Text-Partitur 29

 

 

 

Il Presidente Mattarella: “Alimentare la presenza dell’Italia nel Pianeta”

 

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha partecipato sabato 26 settembre a Milano all’82° Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri dedicato al tema "Alimentare la presenza dell'Italia nel pianeta". Qui di seguito il testo integrale del suo intervento

 

Sono molto grato alla Società Dante Alighieri di avermi invitato a partecipare a questo congresso di Milano, dedicato, in modo significativo, a un tema cruciale e complesso: alimentare la presenza dell'Italia nel pianeta. La vostra presenza qui, così numerosa, le parole del professor Riccardi e l'introduzione del dottor De Bortoli, che abbiamo ascoltato, così suggestive e cariche di futuro, manifestano una rinnovata volontà di impegno e di dedizione.

Nel mondo c'è una forte richiesta di Italia. Lo ha dimostrato anche l'Expo, una scommessa pienamente riuscita, nonostante tante perplessità iniziali. Lo dicono molte statistiche, che pongono lo stile di vita italiano nella parte più alta della classifica dei desideri mondiali. Lo verifico, personalmente, ogni volta che incontro, in Italia o all'estero, le autorità di altri paesi. Ovunque si vada, si apprende che ci sono tanti italiani ai vertici di istituzioni economiche, scientifiche, culturali, artistiche. Sono molto numerosi i campi in cui Italia e italiani sono sinonimi di eccellenza: l'arte, la moda, il cibo, lo sport, il design, la musica, la tecnologia, la scienza, l'ospitalità...

Sono circostanze che inducono a una riflessione. La percezione che si ha dell'Italia all'estero, nonostante gli stereotipi, inevitabili per ogni paese, è, complessivamente, decisamente migliore di quella che avvertiamo noi italiani, forse un po' assuefatti all'idea di vivere immersi nell'arte, nella storia, nel bel paesaggio.

La natura è stata straordinariamente prodiga con l'Italia. Dobbiamo riconoscere che non sempre siamo stati all'altezza. A volte abbiamo trascurato, sciupato, persino talvolta deturpato i doni e i talenti ricevuti. Molto spesso - ecco forse l'autentico limite nazionale - non siamo riusciti a fare sistema, a giocare in squadra, presi, come sovente accade, dalle nostre divisioni, non di rado artificiose. Ma è altrettanto vero che la nostra complessa vicenda storica ci ricorda, anche in tempi di difficoltà e di sofferenza, che il genio italico ha saputo crescere e affermarsi. Ed è motivo, per tutti noi, di orgoglio e di insegnamento.

I tempi che ci aspettano sono carichi di sfide, di prospettive, anche, come sempre, di incognite.

Il vento della globalizzazione soffia con forza crescente. E non saranno muri o barriere a fermarlo. Le nostre mappe mentali, prima ancora di quelle geografiche, sono continuamente scosse, soggette a mutazioni significative, indotte dal carattere sempre più sovranazionale dell'economia, dalla tecnologia, dall'interdipendenza planetaria, dalle immani dimensioni di alcuni fenomeni.

Per assicurare anche ai nostri figli un futuro di pace, di benessere, di felicità non serviranno persone con la testa volta all'indietro, condannati a camminare a ritroso. Un'immagine, posso dirlo in questo luogo, che fa venire in mente la condanna comminata agli indovini descritti da Dante nel XX Canto dell'Inferno. Abbiamo bisogno di filosofi, di intellettuali, di politici, di scienziati con intelligenza degli avvenimenti, idealità e capacità di visione, lungimiranza. Capacità che non va confusa con l'illusoria divinazione, per riferirsi ancora agli indovini del XX Canto.

Avere lungimiranza, progettare il futuro, non significa bruciarsi i ponti alle spalle ovvero rinnegare il nostro passato. Ma, piuttosto, investire la grande tradizione, i valori e la cultura che ci animano, in un mondo che cambia sempre più velocemente. Sarà all'altezza delle sfide nuove chi, insieme a radici solide e profonde, saprà ben interpretarle e saprà concorrere a governarle. E noi possiamo farlo.

Non dobbiamo, per questo, avere paure o remore. Il carattere globale dei fenomeni da affrontare non è, in sé, positivo o negativo: è soltanto diverso e va affrontato con strumenti nuovi. Per l'Italia ci sono, accanto ai rischi, anche grandi opportunità, che potremo cogliere se sapremo esprimere innovazione, invenzione, genialità.

Siamo a Milano, il luogo di Expo. Pensiamo quanto soltanto nel settore dell'agroalimentare, l'Italia ha dato e potrà continuare a dare. Attraendo un numero sempre maggiore di giovani entusiasti. In quel versante, ad esempio, la migliore risposta ai fast-food, che ci hanno proposto cibo uniforme in ogni angolo del pianeta, è stata la creazione di slow food. Il genio, la creatività, la qualità, la bellezza sono la risposta efficace ai pericoli di omologazione e di livellamento che inevitabilmente l'interconnessione mondiale comporta. E sono peculiarità particolarmente presenti nel nostro Paese e che il mondo ci riconosce.

La lingua italiana - la lingua del sì, quella che Dante diceva essere parlata in tutte le città del bel paese, ma senza appartenere a nessuna di esse - può giocare un ruolo di grande importanza nella creazione di quel clima di simpatia verso l'Italia di cui ha appena parlato, con efficacia, Andrea Riccardi. Certamente, non è e non sarà una lingua egemonica nel mondo. Né diventerà, probabilmente, una lingua "commercialmente" appetibile. Ma proprio per questo potrebbe divenire, più di quanto non lo sia già, la lingua del bello, del gusto, dell'arte, della musica. Una lingua particolare e universale, apprezzata e studiata per nutrire lo spirito, per avvicinarsi al nostro straordinario patrimonio artistico e letterario, che trova in Dante Alighieri un protagonista assoluto. Certo, come ha detto il dottor De Bortoli, dobbiamo difenderla anche da noi stessi la nostra lingua rispetto a immotivate sostituzioni con locuzioni di altre lingue o rispetto a destrutturazioni che ne attenuino la grande ricchezza espressiva. E questo è rimesso al mondo della cultura anzitutto, ma anche a tutti gli operatori del settore nel nostro Paese.

Le più recenti teorie di management mettono in rilievo come l'elevazione culturale, il benessere spirituale e intellettuale, il contatto con l'arte e con il bello creano operatori più attenti, partecipi e affidabili. Peraltro, non tutto e -va detto- per fortuna, nel mondo si misura con la categoria dell'utile e del produttivo. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che l'Italiano è diventata la quarta lingua più studiata nel mondo. Un dato percentualmente importante, pur se le cifre assolute degli studenti di italiano nel mondo dimostrano che siamo ancora solo all'inizio di un cammino che può diventare particolarmente fruttuoso e che va sviluppato adeguatamente.

Il confronto con le risorse impiegate da altri Paesi europei per promuovere la propria lingua fa capire quanto sarebbe necessario un impegno finanziario maggiore da parte dello Stato. Ma non è soltanto una questione di fondi. Servono idee, entusiasmo, proposte. Anche qui sarà soprattutto necessario fare sistema tra il settore pubblico, il mondo imprenditoriale dell'export, il comparto del turismo, la scuola e l'università, la televisione e lo sport, gli intellettuali, gli artisti, i giovani che lavorano e studiano  all'estero. C'è un grande sforzo da fare, che può unire pubblico e privato, per diffondere la nostra lingua su Internet e sui social media. Ciascuno nel suo campo, con la volontà di lavorare insieme per promuovere la conoscenza e la diffusione della lingua italiana e per accrescere simpatia e interesse per l'Italia nel mondo e in Europa, che ormai non è più al di fuori del nostro essere nazione.

La Società Dante Alighieri era nata, alla fine dell'Ottocento, con il nobile e lungimirante intento di mantenere vivo l'Italiano tra i nostri connazionali emigrati all'estero. Oggi, in un contesto storico in cui siamo passati da Paese di emigrazione a Paese di transito, e, in parte significativa, di immigrazione, questa missione trova nuove ragioni. Naturalmente la sfida principale è, oggi, nel mondo, quella di essere testimone e portavoce d'Italia per la nostra lingua, delle nostre bellezze e dei nostri prodotti; in Italia il compito è quello di essere, attraverso la conoscenza della lingua, un decisivo veicolo di integrazione tra i cittadini e le numerose e diverse comunità immigrate che si sono insediate nel nostro territorio.

Per queste comunità l'Italiano è diventata la lingua della reciproca comunicazione. Comunicazione significa conoscenza e la conoscenza abbatte i muri della diffidenza e della paura. Previene la formazione di ghetti che sono innanzitutto linguistici e culturali. Credo che dovremmo essere più impegnati nel promuovere e nell'assicurare la conoscenza della nostra lingua agli immigrati che si insediano nel nostro Paese.

Sulla stessa linea, le istituzioni pubbliche devono fare la propria parte, con lucidità e impegno, per assicurare la massima diffusione dell'insegnamento dell'Italiano nei Paesi più vicini, con una particolare attenzione ai Balcani e alla sponda sud del Mediterraneo. Dove la diffusione dell'Italiano può diventare anche - non è eccessiva questa considerazione - strumento di pace, di amicizia e di collaborazione.

Concludo con apprezzamento sincero e davvero molto sentito per l'attività, appassionata e meritoria, della Dante Alighieri, dei suoi dirigenti, dei suoi comitati e delle sue scuole all'estero e in Italia. Sono sicuro che questo Congresso rappresenterà una tappa importante per rendere la vostra missione sempre più efficace e al passo con i tempi.

Siete parte decisiva del sistema Italia e so anche che ne siete del tutto consapevoli e anche orgogliosi. Per questo vi ringrazio. Buon lavoro a tutti!

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

 

 

 

 

 

“L'Italia nel mondo: lo spazio dell'italofonia e dell'italsimpatia”

 

Una riflessione su come lavorare affinché lingua e cultura italiana acquisiscano il giusto riconoscimento e attrattiva a livello internazionale moderata dal vice presidente della Dante, Paolo Peluffo. Sono intervenuti Lucio Caracciolo, direttore di Limes, lo storico Jean Dominique Durand, il direttore generale per gli Italiani all'estero e le Politiche migratorie del Ministero degli Affari Esteri Cristina Ravaglia e il giornalista Pier Luigi Vercesi

 

MILANO – “La percezione che si ha dell'Italia all'estero, nonostante gli stereotipi, inevitabili per ogni paese, è decisamente migliore di quella che avvertiamo noi italiani, forse un po' assuefatti all'idea di vivere immersi nell'arte, nella storia, nel bel paesaggio”: così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento all'82° Congresso internazionale della Società Dante Alighieri svoltosi nel fine settimana a Milano, presso il Museo diocesano e con una sessione finale ad Expo 2015. Expo che ha dimostrato, prosegue Mattarella, che “nel mondo c'è forte richiesta di Italia” che in molti campi, insieme agli italiani, “è sinonimo di eccellenza”, eccellenza che va coltivata anche per il futuro, con approfondimenti, nuove strategie e priorità su cui la Dante ha cercato di riflettere nel corso del Congresso.

“Avere lungimiranza, progettare il futuro, non significa bruciarsi i ponti alle spalle ovvero rinnegare il nostro passato. Ma, piuttosto, investire la grande tradizione, i valori e la cultura che ci animano, in un mondo che cambia sempre più velocemente. Sarà all'altezza delle sfide nuove chi, insieme a radici solide e profonde, saprà ben interpretarle e saprà concorrere a governarle. E noi possiamo farlo – ha affermato il capo dello Stato. Si è quindi soffermato sull'importanza di promuovere, insieme alla nostra cultura, anche la lingua italiana, “che non è e non sarà una lingua egemonica nel mondo”, “né diventerà, probabilmente, una lingua commercialmente appetibile”, “ma proprio per questo – ha aggiunto - potrebbe divenire, più di quanto non lo sia già, la lingua del bello, del gusto, dell'arte, della musica, una lingua particolare e universale, apprezzata e studiata per nutrire lo spirito, per avvicinarsi al nostro straordinario patrimonio artistico e letterario”. Richiamate infine le nuove ragioni della missione della Società Dante Alighieri, “in un contesto storico in cui siamo passati da Paese di emigrazione a Paese di transito, e, in parte significativa, di immigrazione”: “la sfida principale è, oggi, nel mondo, quella di essere testimone e portavoce d'Italia per la nostra lingua, delle nostre bellezze e dei nostri prodotti; in Italia il compito è quello di essere, attraverso la conoscenza della lingua, un decisivo veicolo di integrazione tra i cittadini e le numerose e diverse comunità immigrate che si sono insediate nel nostro territorio”.

E una riflessione su quali priorità debbano guidare l'azione della Dante per permettere a lingua e cultura italiana di acquisire il giusto riconoscimento e attrattiva a livello internazionale si è svolta anche con la tavola rotonda intitolata “L'Italia nel mondo: lo spazio dell'italofonia e dell'italsimpatia” organizzata nel corso del Congresso. Vi hanno partecipato in qualità di relatori Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes, lo storico Jean Dominique Durand, il direttore generale per gli Italiani all'estero e le Politiche migratorie del Ministero degli Affari Esteri Cristina Ravaglia e il giornalista Pier Luigi Vercesi.

A moderare il dibattito il vice presidente della Società Dante Alighieri Paolo Peluffo che ha ricordato, così come il presidente della Dante Andrea Riccardi nel suo intervento di apertura del Congresso, che lo spazio e l'importanza attribuita all'italiano nel mondo non siano scontati. “Lo studio della civilizzazione italiana nel mondo non è scontato e non deve essere lasciato al caso – ha detto Peluffo, chiedendo ai presenti un contributo sulle priorità per stabilire un'agenda di azione su “come offrire al mondo dei segnali della nostra civilizzazione che interessino e siano utili”. Il vice presidente della Dante ha anche segnalato come la Società sia un luogo “in cui intessere i fili della memoria, che hanno un tratto unitario ma anche molteplice” e ricordato come l'identità italiana, questione più volte richiamata nel corso del Congresso, sia “un'intersezione dello scambio di civiltà”: “lo scambio – ha detto - è la cifra dell'identità italiana”.

Caracciolo ha evidenziato il “senso di rinuncia e di declino” che caratterizzano il nostro Paese in questi ultimi anni: “si parla di invasione migratoria, dimenticando che il saldo migratorio dell'Italia è negativo, perché tanti giovani italiani, che probabilmente non hanno una visione declinista, lasciano il nostro Paese per cercare un'opportunità di vita e lavoro all'estero – afferma Caracciolo, rilevando l'importanza di mantenere con questi ultimi una relazione. Sottolineata poi la necessità di “rifuggire dalla tentazione del vincolo etnico”: “vi sono nel mondo molte persone che hanno interesse e passione per il nostro Paese e sono altrettanto importanti, in un'ottica di promozione culturale, dei tantissimi italiani di origine”. Infine, un richiamo a curare di più il nostro passato, a trasmettere la nostra ricchezza culturale in primis alle giovani generazioni: “si può fare molto di più a livello di formazione dei giovani, per renderli consapevoli del privilegio che comporta essere italiani e far conoscere loro la nostra cultura – afferma Caracciolo, rilevando – come Mattarella - come questa ricchezza spesso ci venga riconosciuta più frequentemente da chi italiano non è. “Solo maturando questa consapevolezza sarà possibile uscire dalla visione declinista prima accennata – conclude.

Durand, che da marzo 2014 collabora con il sindaco di Lione sui temi del patrimonio e della memoria, rileva l'importanza della presenza italiana nella città francese, presenza cui è stata recentemente dedicata una mostra (intitolata “la Lione italiana”) e cui si deve molto dello sviluppo architettonico della città – la “vecchia” Lione è patrimonio dell'umanità Unesco – ma anche economico (la prima gelateria sorta in città, alla fine del 1700, era dell'italiano Antonio Spreafico). Segnala anche come la lingua italiana non sia stata sempre utilizzata per un'apertura all'altro: “la storia ci insegna che lingua e cultura possono diventare strumenti al servizio dell'imperialismo e simboli di separazione più che di scambio – ricorda lo storico, rilevando nell'oggi il rischio dell'uniformizzazione acritica o del ripiegamento in se stessi, fenomeno che allo stesso modo non intende la cultura quale strumento di dialogo. “La lingua non va intesa unicamente come strumento di comunicazione – aggiunge – ma di scambio, conoscenza e cultura; deve gettare ponti, aprire finestre”.

Segue il percorso tracciato da Durand anche Peluffo che ricorda la nascita della Dante quale frutto di un disegno nazionalista e il suo percorso di trasformazione in seno alla società italiana, in parallelo con l'evoluzione della cultura politica e sociale nel nostro Paese. Per il vice presidente della Dante, tuttavia, la promozione dell'italiano come strumento di scambio e dialogo richiederebbe un impegno di istituzioni che lavorino in questo senso.

“È vero che la lingua non è solo una componente etnica – afferma Cristina Ravaglia, - ma non possiamo non tener conto che abbiamo nel mondo circa 5 milioni di italiani, con passaporto italiano, in continua crescita”. Il direttore generale del Maeci rileva infatti come i residenti all'estero siano cresciuti negli ultimi 3 anni di circa 500 mila unità e si sofferma sulle caratteristiche di questa collettività: “i nuovi italiani, la cosiddetta generazione erasmus maggiormente abituata a muoversi e a risiedere all'estero, affianca coloro che vi risiedono da più tempo; e poi ci sono gli italiani di origine, cui la legge italiana consente il riacquisto della cittadinanza. Si tratta di milioni di persone il cui legame con l'Italia può essere sfruttato anche a nostro beneficio”. Ravaglia ricorda infatti come spesso le terze o quarte generazioni di italiani ritornino con passione alla lingua italiana, un ritorno spesso più semplice e pacificato rispetto al rapporto che le generazioni precedenti avevano con essa, non sempre conosciuta dagli emigranti del passato oppure rimossa nel caso delle seconde generazioni che lottavano per l'inserimento in società d'accoglienza non sempre scontato. Per questo anche i modi dell'insegnamento dell'italiano sono cambiati e cambiano in rapporto ai destinatari dell'offerta. Ravaglia richiama a questo proposito le iniziative degli enti gestori, preposti all'insegnamento della nostra lingua all'estero con un contributo statale: molti corsi vengono erogati in scuole locali e sono rivolti dunque a bambini nati all'estero. In particolare, il direttore generale richiama un corso di italiano destinato a più piccoli, a New York, con al centro la cucina italiana. “La cucina è anche cultura e coinvolgendo i bambini coinvolgiamo le famiglie, che conoscono e apprezzano attraverso i suoi sapori l'Italia, e alimentiamo il turismo – afferma Ravaglia, che sostiene la necessità di stimolare iniziative innovative di questo tipo facendo sistema, “mettendo insieme le forze” dei diversi settori che producono “italsimpatia” - la musica lirica, per fare un esempio. Alimentando questi settori si alimenta anche l'interesse e la curiosità per la lingua italiana, con un ritorno anche in termini economici per il nostro Paese.

Per Vercesi contrasta l'immagine di una “fase declinante” la comunicazione di Papa Francesco, che sostiene un modello di sviluppo alternativo in lingua italiana in tutto il mondo. Egli rileva inoltre come la lingua non possa prescindere dal bagaglio culturale di cui è espressione.

Tra le priorità per la promozione culturale del nostro Paese all'estero Caracciolo cita l'attenzione a contesti come quello cinese in particolare, ma sollecita un intervento deciso per il Mezzogiorno italiano, per “creare filiere che lavorino in modo professionale sulla promozione culturale nelle aree del Sud Italia”. Una sfida che la Dante ha già colto – fa notare Peluffo – con la vivace attività dei Comitati presenti in loco.

Durand mette infine in luce la vivacità del mondo associativo italiano riscontrato a Lione, in particolare quello legato alle regioni italiane di origine dei connazionali, una realtà “contraddistinta dalla volontà di integrarsi nella società francese senza perdere il legame con l'italianità e la tradizioni della terra di origine”. Attive anche le associazioni dedicate alla conoscenza e all'approfondimento dei diversi aspetti dell'Italia, spesso importanti per le ricadute sul settore turistico. Ambito che egli ritiene invece debba essere stimolato lo scambio tra università, che oggi guardano più frequentemente a Paesi come gli Stati Uniti o all'area asiatica e russa. Viviana Pansa, Inform 28

 

 

 

 

UE: le decisione del Consiglio d'Europa sul tema migratorio   

 

Bruxelles - “Abbiamo deciso una serie di priorità immediate e abbiamo avuto una discussione approfondita su come conseguire soluzioni sostenibili nel lungo periodo”. È quanto si legge nella dichiarazione finale del Consiglio europeo straordinario e informale (in quanto tale non produce conclusioni “ufficiali”) dei 28 capi di Stato e di governo Ue, svoltasi ieri sera a Bruxelles e conclusasi alle prime ore del giorno. Un confronto serrato, non privo di spigoli, stando a quanto raccontano gli “sherpa” che hanno assistito alle discussioni. “Abbiamo riconosciuto tutti che non esistono soluzioni facili e che questa sfida può essere gestita soltanto lavorando insieme, in uno spirito di solidarietà e di responsabilità. Nel frattempo dobbiamo tutti sostenere, applicare e attuare le norme esistenti, compreso il regolamento Dublino e l’acquis di Schengen”. Dunque nessun arretramento né innovazione nei Trattati finora in vigore. Questi gli impegni assunti, da avviare prima del Consiglio Ue di metà ottobre, dove si tornerà a fare il punto della situazione sui profughi: “far fronte alle urgenti esigenze dei rifugiati nella regione aiutando l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, il Programma alimentare mondiale e altre agenzie con almeno un ulteriore miliardo di euro”; “assistere Libano, Giordania, Turchia e altri Paesi nell’affrontare la crisi dei rifugiati siriani”, con maggiori fondi. Tra gli impegni assunti dal Consiglio europeo terminato questa notte figurano ancora: “intensificare il dialogo con la Turchia a tutti i livelli, anche in occasione della prossima visita del presidente turco (5 ottobre), al fine di rafforzare la nostra cooperazione in materia di contenimento e gestione dei flussi migratori”; “assistere i paesi dei Balcani occidentali nella gestione dei flussi di rifugiati” (per l’8 ottobre sarà organizzata una Conferenza sulla rotta dei Balcani); “aumentare il finanziamento del Fondo fiduciario di emergenza per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa” (su questi temi si svolgerà un summit a Malta l’11-12 novembre”. Inoltre si prevede di rafforzare i controlli alle frontiere esterne, e di avviare i “Punti di crisi” (o Hot spot) per garantire l’identificazione, la registrazione e il rilevamento delle impronte digitali dei migranti, e “nel contempo assicurare la ricollocazione e i rimpatri, al più tardi entro novembre 2015”. Ulteriori impegni riguardano la situazione in Siria, l’applicazione della politica comune di asilo, e ulteriori stanziamenti di bilancio per tutto il nodo-migrazioni. Positivi al termine del summit i commenti di tutti i protagonisti (da Tusk a Juncker, da Merkel a Renzi), mentre dai quattro Paesi dell’est che si erano opposti alla redistribuzione dei profughi non sono giunti veri ostacoli all’intesa a 28. (Sir Europa 24)

 

 

 

 

 

La Germania scoppia. E ora i profughi sono un guaio per la Merkel

 

Sempre più risse fra i rifugiati e Land ormai allo stremo. Malumori nel governo e i populisti crescono nei sondaggi – di TONIA MASTROBUONI

 

Berlino - «Quando un prete predica, non può mai sapere se tra i fedeli ci sono adoratori del diavolo». Insomma, se tra i manifestanti anti immigrati compaiono sempre più spesso teste rasate, svastiche e braccia tese, per il capogruppo di Afd in Turingia, Bjoern Hoecke non è grave, come ha spiegato ieri al Parlamento regionale. Tanto più che la xenofobia porta voti.  

 

La verità è che gli ex anti euro, passata la buriana della crisi della moneta unica, hanno scoperto il tema dell’immigrazione e ci si sono buttati a peso morto. Mesi fa il fondatore, Bernd Lucke, aveva lasciato proprio perché riteneva impresentabile - leggi: estremista - un’importante fetta del movimento. Senza di lui sembrano essere scomparsi gli ultimi pudori. Come dimostrano i sondaggi più recenti, la strategia paga.  

 

La propaganda contro l’ondata di profughi che ha raggiunto la Germania sta regalando enormi consensi al partito guidato ora da Frauke Petry. In Turingia gli Afd sono risaliti al 6 per cento, in Sassonia sono schizzati addirittura al 13%, affiancando la Spd. Anche le manifestazioni anti islamiche a Dresda organizzate ogni lunedì da Pegida - che avevano suscitato molti timori lo scorso inverno, prima di piombare nel letargo in primavera - stanno vivendo un revival. All’ultima sfilata degli anti islamisti nel capoluogo sassone c’erano 8000 persone. Un quadro che sembra riflettere una crescita della destra in tutta la ex Germania Est. Come se Angela Merkel non avesse già abbastanza guai. 

 

Il ministro dell’Interno tedesco Thomas De Maizière ha confermato che in Germania continuano ad arrivare, ogni giorno, 10 mila persone. Nel solo mese di agosto ne sono arrivate 105 mila, ha aggiunto, ma settembre «sarà un mese record: negli ultimi quattro giorni ne sono arrivati 8000, 9000, 10.000 ogni giorno». Numeri che hanno indotto il presidente della Baviera e capo della Csu Horst Seehofer a sferrare un nuovo attacco al governo e alla cancelliera. «La faccenda è ormai totalmente fuori controllo - ha sibilato - e la Germania vivrà momenti drammatici, quest’inverno».  

 

L’alleanza storica Cdu-Csu vacilla: da quando Monaco è diventata il principale terminale attraverso il quale passano i profughi, non passa giorno che Seehofer non attacchi la cancelliera. L’ultima minaccia riguarda la possibilità che la Baviera vari da sola misure d’emergenza come respingimenti-lampo per chi è già registrato in un altro Paese. Dopo che il presidente della Repubblica, Joachim Gauck, ha detto che c’è «un limite» alla capacità di accoglienza della Germania, Seehofer ha sfidato Merkel «a dare lo stesso segnale».  

 

Ad aggravare il quadro contribuiscono episodi di cronaca che stanno aprendo una crepa anche tra politici e la polizia. In un centro di accoglienza di Suhl è scoppiata una mega rissa tra profughi con molti feriti, anche tra gli agenti, per una lite sul Corano. Non è il primo incidente di questo tipo, e la ministra per l’Immigrazione, Aydan Oezoguz, ha ammesso che «c’è un problema gigantesco che riguarda il sovraffollamento» nelle strutture. Il sindacato di polizia ha chiesto attraverso il suo presidente, Rainer Wendt, di separare i migranti in base alla religione, proteggendo in particolare i cristiani. Alcuni politici locali hanno respinto la richiesta con vigore, la ministra Oezoguz gli ha fatto eco osservando che è impossibile separare migranti «in base alla religione o all’etnia», ma anche la Croce rossa ha definito la proposta come «totalmente irrealistica». 

 

Intanto il governo ha approvato le modifiche al diritto di asilo concordate la scorsa settimana con i Land che preparano respingimenti più rapidi e l’inclusione di Kosovo, Albania e Montenegro tra i Paesi ormai considerati «sicuri».  LS 1

 

 

 

 

 

Migranti. L'esecutivo tedesco approva un pacchetto di misure che agevola le espulsioni

 

BERLINO - Il governo tedesco ha varato un pacchetto di norme che modificano in senso restrittivo la normativa sul diritto d'asilo ai rifugiati. Tra le misure previste, regole più severe per le espulsioni, velocizzazione delle procedure di valutazione delle richieste, classificazione di Albania, Kosovo e Montenegro come paesi di origine sicuri.

 

Le misure. Il pacchetto prevede anche la sostituzione del contributo giornaliero in danaro con beni materiali. Viene stabilito inoltre che per quest'anno lo stato trasferisca alle Regioni, i Laender, due miliardi di euro per la gestione dell'emergenza. In settimana il documento sarà all'attenzione del Bundestag, il parlamento federale. La previsione è di un'entrata in vigore dal primo novembre, dopo un vaglio anche da parte del Bundesrat, la Camera delle Regioni dove la Grande coalizione della cancelliera Angela Merkel ha però bisogno dell'appoggio dei Verdi.

 

Espulsioni più facili. Secondo quanto riferito dai media tedeschi, la nuova legge sul diritto d'asilo varata dal governo faciliterà le espulsioni. E' prevista la progressiva riduzione dell'assistenza fino alla pura sussistenza per quei rifugiati che, costretti a lasciare il Paese in seguito al respingimento della loro richiesta d'asilo o espulsione in un altro paese europeo, non rispettino la scadenza. In questo caso, non verrà loro comunicata alcuna nuova data e l'espulsione avverrà in maniera coatta. Sul versante dell'integrazione, sarà invece permesso a coloro che hanno avviato la pratica per l'asilo politico e agli altri rifugiati con buone prospettive di permanenza di accedere a corsi di lingua gratuiti e di ottenere contratti di lavoro temporaneo.

 

I dati. Il ministro dell'Interno tedesco, Thomas De Maizière, ha fatto sapere che il mese di settembre farà registrare un nuovo record per la Germania in termini di richiedenti l'asilo "rispetto a questo anno e a quelli precedenti". Il ministero si è limitato a fornire cifre degli ultimi quattro giorni, con una media giornaliera di arrivi tra gli 8mila e i 10mila individui. Secondo l'edizione digitale della Bild, che cita fonti delle forze di sicurezza, solo tra il 5 ed il 27 settembre sono entrati in Germania circa 230mila richiedenti asilo. LR 29

 

 

 

 

 

“Quando i miei vennero in Germania”

 

Sessantesimo anniversario dei Patti bilaterali tra Italia - Germania; sessantacinquesimo anniversario del Corriere d’Italia. La storia dell’emigrazione italiana raccontata dai figli

 

FRANCOFORTE SUL MENO - Ricordare le proprie origini ci rende umili e soprattutto consapevoli di quanta strada abbiamo fatto, di quanta ne abbiamo ancora avanti ma soprattutto ci rende coscienti di quanto la situazione è cambiata e continuerà a cambiare.

Quest’anno a dicembre ricorre il sessantesimo anniversario dei Patti bilaterali e a gennaio 2016, il 65° anniversario del Corriere d’Italia. Venti anni fa, per ricordare questi due anniversari, il Corriere d’Italia chiese ai suoi lettori di narrare in prima persona la storia del loro arrivo in Germania. Le lettere che arrivarono in redazione furono molte e tutte straordinarie tanto che decidemmo di raccoglierle in un libro “Quando venni in Germania”.

Ora, alla ricorrenza di questi due avvenimenti importanti chiediamo ai figli dei primi emigranti di narrare la propria storia. La nostra iniziativa è di pubblicare un secondo libro di storie vere, questa volta vista con gli occhi dei figli. Siamo affamati di conoscenza e vogliamo conoscere la vostra storia, per cui non esitate e non teneteci col fiato sospeso, raccontatecela!

Inviate i vostri racconti a: redazione@ corritalia.de - Oggetto: La mia storia - oppure via posta Corriere d’Italia, Mainzer Landstr. 164 - 60327 Frankfurt o via fax: 069 7392690

- Come avete vissuto l’emigrazione in famiglia;

- a che età siete arrivati in Germania oppure siete nati in Germania;

- il vostro primo impatto con la popolazione tedesca;

- le difficoltà con la lingua;

- l’inserimento a scuola;

- Le vostre amicizie; le vostre emozioni; ecc...

Nel 1951 nasceva, sotto la direzione di don Casadei, il Corriere d’Italia, il primo giornale italiano per gli emigranti in Germania. Sin da subito il Corriere d’Italia è stato specchio, strumento di sostegno, di difesa e formazione della realtà italiana su territorio tedesco.

Nel dicembre 1955 fu firmato un accordo bilaterale tra i governi italiano e tedesco per il reclutamento di manodopera italiana da inviarsi in Germania. A tutt’oggi l’Anwerbevertrag viene considerato l’atto ufficiale di nascita del fenomeno migratorio verso la nazione tedesca, dove oggi risiedono circa 700.000 italiani.

In Germania a quei tempi il lavoro c’era e c’erano anche molti problemi come la lingua, le baracche, l’assenza della famglia, degli amici, il sentirsi straniero. Per i tedeschi locali eravamo gli Itaker oppure gli Spaghettifresser, ma ufficialmente si parlava di Gastarbeiter (lavoratori ospiti). All’epoca la Germania aveva bisogno di gente robusta, in buona salute e che non si tirava indietro nel lavorare per la ricostruzione ed il suo miracolo economico, ma trattava questi lavoratori come ospiti. Ospiti graditi sì, ma fatto il loro servizio avrebbero dovuto tornare al loro paese. In base a questo pensiero vennero istituite una serie di servizi orientati appunto al ritorno in Patria. Per es. la scuola italiana, organizzata e tollerata dalle istituzioni tedesche era appunto pensata per il ritorno dei migranti a casa loro e i migranti stessi erano più che d’accordo con questo concetto. Il Corriere d’Italia, prese da subito una posizione più coraggiosa, sin dall’inizio ha riconosciuto l’assurdità del ritorno, piuttosto era favorevole all’integrazione delle persone nella società di accoglienza.

Don Gianfranco Zorzi, ex direttore del giornale scriveva che il traguardo da raggiungere era il consolidamento dell’emigrazione italiana da stagionale a stabile ed il suo inserimento doveva essere supportato a tutti i livelli. Inserimento significava il primo passo per una vera integrazione sul luogo e questo concetto faceva paura a molti. In Italia gli articoli pubblicati sulla firma dell’accordo bilaterale assunsero un tono ben diverso da quello tedesco. L’Italia vedeva nell’emigrazione la via per rimettere in movimento la sua economia, una convinzione condivisa da tutti i partiti politici italiani. La Germania, invece, vedeva l’occupazione dei lavoratori italiani come un esperimento legato alla positiva congiuntura economica, ma non la presentava al popolo tedesco come l’inizio dell’immigrazione italiana nella Repubblica Federale. Con il passare degli anni le caratteristiche del flusso migratorio furono determinate dall’entrata in vigore dei regolamenti sulla libera circolazione dei lavoratori nella Comunità economica Europea (Cee).

Il trattato di Roma che sanciva l’eliminazione fra gli Stati membri degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali, fu firmato nel 1957 ed entrò in vigore nel 1968. Il primo regolamento (1961), sancì la libera circolazione per i lavoratori permanenti, il secondo (1964) allargò il diritto di libera circolazione ai lavoratori stagionali e il terzo regolamento (1968) stabilì la fine della priorità tedesca sul mercato della Germania e ai lavoratori tedeschi non fu più riservata la priorità di assunzione rispetto agli italiani.

La Germania è per noi ancora oggi terra di emigrazione, è il paese che attira ogni anno il più grande numero di italiani e nello stesso tempo quello che rimanda a casa numerosi delusi. Corritalia.de, settembre

 

 

 

 

Berlino. Eletto il Cgie-Germania

 

Berlino. Sabato 26 settembre, presso l'ambasciata Italiana a Berlino, hanno avuto luogo le elezioni per eleggere i 7 membri della Germania per il nuovo Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie). L’Assemblea elettiva era composta dai membri del Comites, eletti o cooptati, regolarmente costituiti in Germania e i rappresentanti designati dalle associazioni delle comunità italiane, in numero non superiore al 30% dei componenti dei Comites. Il CGIE è l’organismo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero, con sede a Roma, presso la Farnesina e che si riunisce alcune volte all’anno.

Per la Germania sono stati eletti: Pichler Edith, Mazzaro Tony, Maggio Pino, Parisi Isabella, Mancuso Vincenzo, Paolo Brullo e Del Favero Simonetta. Del Cgie Germania uscente si era candidato solo Cristalli, che non è stato rieletto.

Dopo i saluti dell'ambasciatore Benassi, che invitava la comunità Italiana ad una più grande collaborazione, si è costituita la commissione per lo svolgimento delle elezioni.  In 15 connazionali da tutta la Germania hanno presentato la propria candidatura. Tutti si sono brevemente presentati, spiegando all’assemblea programma e motivazioni della propria candidatura.

Il giorno precedente alcune persone avevano cercato di orientare il risultato delle elezioni proponendo una rosa di candidati ben precisi da sostenere. La lista proposta, battezzata come “pizzino”, è riuscita a stravincere, piazzando sei nomi sui sette proposti. Le alleanze erano state fatte evidentemente molto prima. Chi era interessato ad essere eletto, è chiaro che aveva già messo in atto alcuni contatti.

L'incontro è stato un positivo momento di partecipazione e di raccordo a livello federale, contribuendo tra l’altro a far emergere nuove energie e significative figure professionali.

 

Ecco la cronaca secondo Fernando A. Grasso -  135 i Grandi Elettori, provenienti dai Comites e dalle Associazioni operanti in Germania,  che – il 26 Settembre scorso – si sono presentati in Ambasciata, per prendere parte all'Assemblea Paese Germania, per procedere all'elezione dei sette Membri del CGIE in rappresentanza degli italíani residenti in Germania.

I lavori, coordinati dal Consigliere  M. Darchini, che ha illustrato brevemente l'ordine del giorno, hanno avuto inizio poco dopo le 10:00. E sono iniziati con un caloroso benvenuto da parte di S.E. l'Ambasciatore  P. Benassi, che – nel ringraziare gli intervenuti per la loro presenza  – ha ribadito l'importante ruolo che riveste il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero. Dichiarazione riaffermata dall'On. Laura Garavini, eletta tra i parlamentari  della Circoscrizione Estero (A Europa).

Quindi, subito dopo questi interventi, è stata nominata la Commissione Elettorale tra le persone segnalate dall'Assemblea. Commisssione Elettorale che si è subito insediata e che è stata presieduta  dal Dr. Giuseppe Scigliano, Presidente del Comites di Hannover, che ha diretto, quindi, per alcune ore, tutte le fasi dei lavori, a cominciare dall'accettazione delle candidature, riportate qui di seguito: Alicandro Silvia, Amico Paola, Brullo Paolo, Cristalli Michele, Del Favero Simonetta, Macaluso Carmine, Maggio Giuseppe, Mancuso Vincenzo, Mazzaro Tony, Orlandini Simone, Parisi Isabella, Pecorino Ignazio, Piechler Edit, Sciacca Carmelo, Tabbì Giuseppe, e continuando quindi con la votazione, e proseguendo con lo scrutinio e terminando con la  proclamazione degli eletti, qui di seguito elencati: Pichler Edith, Del Favero Simonetta, Mazzaro Tony, Brullo Paolo, Mancuso Vincenzo, Parisi Isabella, Maggio Giuseppe. Auguriamo un buon lavoro ai nostri nuovi Rappresentanti. Fernando A.

 

Gli auguri di Laura Garavini (PD) -  'Vorrei congratularmi con tutte/i i nuovi consiglieri del CGIE e porgere i migliori auguri di buon lavoro. Ci aspettano sfide importanti da affrontare insieme, nel dialogo e nel confronto con i nostril connazionali". Lo ha detto Laura Garavini, dell'Ufficio di Presidenza del Pd alla Camera, rivolgendosi ai grandi elettori del CGIE Germania, riuniti presso l'Ambasciata d'Italia per il rinnovo del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero.

'Sono quattro, a mio parere, i temi a cui dovremo dedicare particolare attenzione nei prossimi mesi'. ha proseguito la deputata PD, 'I bisogni dei cosiddetti 'cervelli in fuga' in massiccio arrivo in Germania negli ultimi tempi, alcuni coni d'ombra ancora persistenti nel raggiungimento di una piena integrazione da parte delle prime generazioni, il necessario rinnovamento del mondo associazionistico e l'assetto che dovranno assumere nel futuro gli stessi Comites e CGIE, cioè gli

organi di rappresentanza di base, attraverso una riforma ad hoc.'

'Sono tutte tematiche complesse, strettamente legate ai ritmi e ai cambiamenti repentini che stanno vivendo le nostre comunità' ha aggiunto Laura Garavini, concludendo: 'Ma sono sfide importanti, che sono sicura sapremo affrontare con successo - insieme - nella misura in cui ci riuscirà di adottare uno spirito costruttivo e unitario, per il bene dei connazionali.'

 

L’elezione vista da Ignazio Pecorino e Mariella Costa

“In data 26 settembre si sono svolte a Berlino presso l'Ambasciata d'Italia le votazioni per eleggere i nuovi membri del CGIE Germania, che saranno in carica per i prossimi cinque anni. 135 elettori italiani (quasi tutti membri dei Comites Germania) hanno potuto dare sei voti di preferenza, scegliendo tra 15 candidati. Il risultato raggiunto ha due chiavi di lettura.

Da un lato hanno stravinto i candidati del "pizzino". Il giorno prima delle elezioni, durante la riunione dei Presidenti ComItEs, sono stati distribuiti dei bigliettini, sui quali erano stati scritti i sette nomi da votare, lasciando un margine minimo di scelta personale, poiché in realtà si potevano votare solo sei nomi. Simili accordi presi in precedenza mostrano quanto siano ancora forti le strutture politiche di dipendenza e sudditanza e quanto sia forte la paura di una contesa aperta per competenze.

D'altro canto però le elezioni hanno dimostrato con chiarezza una profonda volontà di cambiamento, perché, tra i candidati non affilati al "pizzino", uno è stato eletto e ad altri due candidati mancavano appena due voti. È una chiara vittoria per tutti coloro che non si fanno condizionare da decisioni prese da terzi, ma presentano una chiara linea politica ed etica, fatta di competenze, trasparenza e professionalità.

L'incontro a Berlino ha dato vita a nuove sinergie, creando amicizie "pulite", che intendono lavorare insieme al servizio degli italiani in Germania e allo stesso tempo si prefiggono di seguire attentamente il lavoro, che il neo eletto CGIE Germania intenderà svolgere nei prossimi anni”.  De.it.press 28

 

 

 

 

La riunificazone della Germania. Correva l’anno 1990, giorno 3 ottobre

 

ROMA - Nozze d’argento per l’attuale Repubblica Federale di Germania. Domani a Berlino (e non solo) si festeggia il quarto di secolo. La spaccatura geo-politica era cominciata ufficialmente nel lontano 1949, anno in cui, per volontà degli alleati NATO nasceva la RFT (Repubblica Federale Tedesca) anticipando di pochi mesi la “Sovietica” RDT (Repubblica Democratica Tedesca) o anche nota come DDR sotto il controllo del Patto di Varsavia.

È dal secolo scorso che questa nazione al centro dell’Europa fa parlare di sè, per tutta una serie di motivazioni. Nel bene o nel male è stata il fulcro di tutto, durante il secondo conflitto e soprattutto dopo, nel lungo periodo denominato Guerra fredda. Terra d’incontro nel 1945 tra la grande armata Rossa e gli angloamericani, dopo la resa incondizionata divisa in 4 aree (Francese, Britannica, Statunitense e Sovietica) e già, con il blocco terrestre da parte di Mosca datato ’48, oggetto di attrito tra le due superpotenze. Per quasi mezzo secolo la sottile linea di confine tra le due Repubbliche ha segnato il punto di demarcazione tra il cosiddetto mondo occidentale libero e l’oligarchia stalinista. Tutto appariva risolto, da quel lieto incontro (dopo tante battaglie) avvenuto proprio nella capitale in macerie del Terzo Reich, tra il “super” Maresciallo Georgij Zukov e gli uomini del Generale D. Eisenhower.

Al termine delle ostilità il vecchio continente ferito e martoriato dopo anni di sangue e morte sembrava tirare finalmente un sospiro di sollievo, inconsapevole del fatto che - in realtà - di li a poco sarebbe nato un vero e proprio braccio di ferro. Il pianeta ha vissuto per decenni in un terribile clima di tensione, in una contrapposizione politico-militare senza precedenti ed in alcuni frangenti perfino sotto l’incubo dell’olocausto atomico. Si è rasentato in certi istanti l’impensabile, quell’inferno nucleare che, solo per casualità e circostanze talvolta fortuite si è, per grazia di Dio, scongiurato.

E mentre in tutta l’era della Guerra fredda Truman fa il polso duro a Stalin, Eisenhower a Kruscev, Kennedy si impantana nella disastrosa questione di Cuba, Nixon sperimenta un improbabile lieve disgelo nell’intento di offuscare lo “schifo” del Vietnam e l’attore Reagan inginocchia il maniacale Breznev, il popolo, la povera gente, nettamente divisa da quel muro di cemento armato, vive due momenti completamente diversi; due modus vivendi agli antipodi.

Il liberismo capitalista statunitense si frappone ideologicamente al totalitarismo moscovita, a quell’utopia chiamata “comunismo reale” poi letteralmente implosa alla fine degli anni Ottanta. Per quattro decadi l’economica occidentale sotto l’egida di Washington cresce a dismisura mentre il grande blocco orientale affama il suo stesso “gregge” tra imposizioni, stenti e paure.

È il macabro gioco di una Guerra non convenzionale, dove le due terre di Germania sono al centro dell’universo. Un tipo di gioco in cui a dettare le regole così come a farne le spese sono anche i numerosi agenti dei Secret Service di CIA e KGB, talvolta artefici di un sistema estremamente delicato e in altre circostanze vittime del loro stesso modo di operare. 007 che spariscono nel nulla, probabilmente morti ammazzati, disciolti e neanche sepolti, fatti fuori nei Gulag gli oppositori del folle regime dell’Est e assassinati con subdole forme cospirative i leader non in linea con i delicati equilibri internazionali; Kennedy e Moro in testa. Un “game” che è ormai storia ma che spesso viene a galla perché lascia ancora non poco amaro in bocca.

Quel muro fatto costruire nel 1961 per evitare fughe di massa verso un Ovest pieno di speranze è l’emblema assoluto di un epoca che ha segnato profondamente non solo una nazionale, non un continente ma il mondo intero, che è stato altresì’ costretto ad assistere attonito ed inerme ad un momento particolarmente fragile. Il blocco terrestre del 1948, i test nucleari negli Atolli, la Crisi missilistica di Cuba nei primi Sessanta, l’abbattimento del ricognitore U-2 sui cieli dell’URSS, gli Euromissili di Reagan, l’operazione Able Archer 83 e l’assillante controspionaggio dall’una come dall’altra hanno messo a dura prova i principali centri di potere del Globo.

White House, Langley (CIA), Pentagono, Cremlino e Lubjanka (KGB); un filo sottilissimo che ha rischiato di spezzarsi e trascinarci tutti inesorabilmente verso un baratro senza fine. Il terrore (mai dimenticato) delle famigerate valigette dei Capi pronte al lancio, ha tenuto in stato dall’allerta, per tutta la seconda metà del XX secolo, gran parte del pianeta! C’è voluto un saggio Michail Gorbaciov e la sua Perestrojka, una Polonia di Walesa ardita, cattolica e temeraria, un implosione scontata dell’immenso agglomerato dei Satelliti Urss e un inevitabile collasso del sistema politico-militare post Afganistan del rudimentale apparato Sovietico per far scendere una volta per tutte la parola fine su questa lunga spada di Damocle. Tutto è terminato nel novembre del 1989 con il crollo della barricata in cemento, acciaio e filo spinato al centro di Berlino e l’anno seguente con la riunificazione storica tra la RFT e la DDR.

Germania nella Grande guerra, Germania nel tragico secondo conflitto, Germania in tutta l’era post bellica e ancora Germania oggi.

C’è solo da capire quanto questa “fusione” tanto agognata, avvenuta 25 anni fa, sia stata veramente utile sotto il profilo politico europeo. Vero è che per alcuni popoli quel periodo pre-reunion non è stato dei più facili ma è anche sacrosanto affermare che per certi aspetti e per gran parte dell’occidente libero, mai vi furono periodi più belli di quelli vissuti anche sotto la scure del rischio atomico. L’Italia per esempio, la bellissima “portaerei” naturale del Mediterraneo, ha vissuto sin dagli anni Sessanta un epopea senza precedenti, toccando l’apice dello sviluppo economico e sociale negli anni d’oro; i magnifici Ottanta. Da quel 3 Ottobre del 1990 di sicuro qualcosa è cambiato, l’intero scenario internazionale mutato, le barriere ideologiche abbattute e gli equilibri mondiali totalmente rimodulati.

Prima, nel caso nostro, c’era la forte influenza americana, un nemico certo e concreto da temere ma anche un padre padrone da venerare, ora c’è l’Europa unita e un nuovo sistema monetario ancora da accettare. Via le frontiere, via le contrapposizioni e via tutto il gigantesco contesto che ci aveva contraddistinto per cinquant’anni. La ricomparsa e/o resurrezione dei “crucchi” al potere è stata di certo piacevolmente gradita dai paesi dell’Est, da valutare però - con molta attenzione - se nella stessa maniera, tale ritorno in auge della piccola/grande Germania abbia avuto lo stesso effetto anche sui nostri governi - o meglio ancora - sui quei popoli che un tempo erano felicemente affacciati sul “balcone” che guardava al di là dell’atlantico. (mirko crocoli \aise 2) 

 

 

 

 

Dacia Maraini all’IIC di Colonia

 

Colonia. Domenica 18 ottobre 2015, ore 19.15, presso l’Istituto Italiano di Cultura, incontro con Dacia Maraini, che presenta il suo romanzo "Chiara di Assisi". Modera l’incontro Lucio Izzo. In italiano e tedesco.

Dacia Maraini è certamente uno degli scrittori italiani più noti al mondo. Con una biografia affascinante e avventurosa, esordisce nel mondo letterario a ventun'anni pubblicando racconti su prestigiose riviste. Nel 1962 esce il suo primo romanzo, „La vacanza“, cui seguono molti altri che vincono numerosi premi letterari. Degli ultimi sono „La grande festa“ (2011), „L'amore rubato“ (2012) e, appena uscito da Rizzoli, „Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza“:

Una ventenne di oggi, Chiara, spinge Dacia Maraini ad avvicinarsi a una delle figure più alte del misticismo cristiano, Chiara di Assisi. Artificio letterario o realtà, la scrittrice scopre e approfondisce la vicenda storica e umana della santa, rivelando a se stessa e al lettore aspetti poco noti, e talvolta sorprendenti, della figura di Chiara che molti di noi hanno conosciuto soprattutto attraverso l'agiografia tradizionale. Ingresso gratuito. Iic/dip

 

 

 

 

Fiera del Libro di Francoforte. Igiaba Scego: Adua

 

Venerdì 16 ottobre 2015, ore 18.00, luogo: ENIT, Barckhausstr. 10, Frankfurt/M. 

 Igiaba Scego: Adua. Moderazione: Benedetta Centovalli. In italiano.

Igiaba Scego è nata a Roma, classe 1974. Scrittrice e ricercatrice. Ha un dottorato di ricerca in pedagogia in temi postcoloniali e all'attivo diverse collaborazioni con università all'estero. Ha scritto il libro per ragazzi „La nomade che amava Alfred Hitchcock“ (Sinnos), i romanzi „Rhoda“ (Sinnos) e „Oltre Babilonia“ (Donzelli). Ha curato il volume di racconti „Italiani per vocazione“ (Cadmo) e, insieme alla collega Ingy Mubiayi, „Quando nasci è una roulette“ (Terre di Mezzo), un reportage sui figli di migranti.

Diversi suoi racconti sono apparsi in antologie, come „Pecore Nere“ (Laterza) e „Amori Bicolori“ (Laterza). Il memoir „La mia casa è dove sono“ (Rizzoli), premiato con il Mondello 2011. Nel 2014 è uscito il libro „Roma Negata. Percorsi postcoloniali nella città“ (Ediesse), realizzato in collaborazione con il fotografo Rino Bianchi.

Adua, romanzo appena pubblicato da Giunti, racconta un lungo viaggio alla ricerca di sé dalla Somalia a Roma. Adua è una donna matura che vive a Roma da quando ha diciassette anni, una “Vecchia Lira” (così i nuovi immigrati chiamano le donne giunte nel nostro paese durante la diaspora somala degli anni Settanta) che ha da poco sposato un giovane sbarcato a Lampedusa e ha con lui un rapporto ambiguo, fatto di tenerezze e rabbie improvvise.

Adua è a un bivio della sua vita: medita di tornare in Somalia, paese che non ha più visto dallo scoppio della guerra civile. Ormai è sola a Roma (la sua amica Lul è già rientrata in patria) e per questo confida i suoi tormenti alla statua dell’elefantino del Bernini che regge l’obelisco in piazza Santa Maria sopra Minerva. Poco a poco finisce col raccontare all’amico di marmo la sua storia: suo padre Zoppe, ultimo discendente di una famiglia d’indovini, negli anni Trenta baratta involontariamente la sua libertà con la libertà del suo popolo e lei, Adua, fuggita dai rigori paterni e dalla dittatura, approda a Roma inseguendo il miraggio del cinema.

Romanzo a due voci, quella di un padre e di una figlia, Adua indaga il loro rapporto impossibile e ci racconta il sogno di libertà che ha consumato in modi e tempi diversi le vite di entrambi.

Ingresso gratuito. Per informazioni e prenotazioni: ENIT, tel. 069/23 70 69. Iic

 

 

 

 

Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco di Baviera e dintorni

 

* lunedì 5 ottobre, ore 18:00, c/o DGB-Haus (Schwanthalerstr. 64, München)

Podiumsdiskussion: "Vielfalt hat Zukunft! Migration macht München"

Programma: Saluto introduttivo: Prälat Hans Lindenberger, Vorstand des Caritasverbandes der Erzdiözese München und Freising e.V.

Tavola rotonda: Christine Strobl, Bürgermeisterin der Landeshauptstadt München

Dr. Michael Kerkloh, Vorsitzender der Flughafen München GmbH

Micky Wenngatz, Vorsitzende des Vereins "München ist bunt"

Dr. Mitra Moussa Nabo, Politikwissenschaftler an der Universität der Bundeswehr München, Fachbereich Internationale Politik und Konfliktforschung

Registrazione fino al 30 settembre: G401_PR005@caritasmuenchen.de, Tel.: 089/23114914. Organizza: Akademie der Nationen - Caritas

 

* martedì 6 ottobre, ore 14:00-16:00, c/o Rathaus (Ingolstadt) Consulenza per i connazionali Anna Benini sarà a disposizione per aiutare gratuitamente a svolgere pratiche burocratiche e per consulenze nel nuovo municipio.

Organizza: Italclub Ingolstadt e.V.

 

* martedì 6 ottobre, ore 19:00, c/o Bankhaus August Lenz (Holbeinstr. 11, München) "Eredità - Dare e ricevere alla luce del nuovo regolamento europeo in vigore dal 17.08.2015". In lingua italiana. Referente legale: Avv. Alessandra Santonocito-Pluta, Dr. Juris. Referente bancario: Gianna Buraschi, Team Manager Bankhaus August Lenz. Ulteriori informazioni su: https://www.facebook.com/events/929451243793702/. Organizza: Francesca Giudice, Family Banker, Exclusive Agent der Bankhaus August Lenz & Co. AG

 

* mercoledì 7 ottobre, ore 18:00-19:30, c/o Istituto Italiano di Cultura (Hermann-Schmid-Str. 8, München) "Il mondo virtuale del paradiso dantesco"

Seminario del Prof. Dr. Florian Mehltretter (LMU). Ingresso: € 15,-

Informazioni e iscrizioni: tel. 089 / 74 63 21 22, corsi.iicmonaco@esteri.it

Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e Forum Italia

 

* giovedì 8 ottobre, ore 18:30, c/o Scuola Italo Tedesca "Leonardo da Vinci" (Baierbrunner Str. 28, München) "Serata informativa sul ginnasio Leonardo da Vinci" con servizio di sorveglianza per i bambini. Per maggiori informazioni:  www.ldv-muenchen.de. Organizzatori: Scuola Italo Tedesca "Leonardo da Vinci", BiDIBi (Bilingualer Deutsch-Italienischer Bildungsverein - Associazione culturale bilingue Italo-Tedesca)

 

* giovedì 8 ottobre, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura (Hermann-Schmid-Str. 8, München) nell'ambito di Expo Milano 2015. Inaugurazione della mostra fotografica "Se questo è cibo" di Marcello Carozzo. "Dalla pesca nel Lago Vittoria in Kenia, alle attività commerciali fluviali dei villaggi di Tailandia, Vietnam, India, fino alle lande della Mongolia: il cibo come fulcro delle economie di sussistenza di paesi troppo spesso ricattati dalle logiche globali." In lingua italiana e tedesca. Ingresso libero. La mostra resterà aperta fino al 6 novembre

Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e Forum Italia e.V., con il patrocinio del Consolato Generale d'Italia

 

* venerdì 9 ottobre, ore 18:00, c/o Istituto Italiano di Cultura, aula 21 (Hermann-Schmid-Str. 8, München). "Incontri di letteratura spontanea". "Se hai una poesia, un piccolo racconto o anche un pensiero, un sogno o un'idea, che vuoi leggere o raccontare, vieni che sarai la/il benvenuta/o. Le testimonianze e le storie di tutti sono importanti e hanno dignità. Esprimersi, ascoltare e conoscersi fa comunque bene. Dopo tutti in pizzeria". Ingresso gratuito. Per informazioni: Giulio Bailetti, Tel/Fax 089-988491. Organizza: www.letteratura-spontanea.de

 

* venerdì 9 ottobre, ore 19:00-20:30, c/o VHS-Ingolstadt Corso di tedesco per Italiani con insegnante italiana, livello A1. Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de. Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* sabato 10 ottobre, ore 10:00-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Punto informativo e consulenza per i connazionali

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 10 ottobre, ore 10:30-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A5, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Corso base di tedesco per Italiani

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 10 ottobre, ore 11:00-16:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A6, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt). La dott.ssa Silvia Alicandro, psicologa e mediatrice familiare sarà a disposizione gratuitamente per consulenze famigliari Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* domenica 11 ottobre, ore 10:30, c/o St. Maximilian (Auenstr. 2, München)

Nell'ambito del festival di musica sacra "Tage neuer Kirchenmusik"

Feierlicher Gottesdienst zum Patrozinium

GIACOMO PUCCINI (1858-1924): Messa di Gloria (Ordinarium Missae);

MARCO ENRICO BOSSI (1861-1925): Cantate Domino op. 76 für Chor und Orgel;

LUCIO BENAGLIA (* 1960): Bearbeitungen für Gemeinde, Chor und Orchester von Lieder aus dem Gotteslob zu "Ein Haus voll Glorie schauet", "Großer Gott wir loben dich" und "Bayernlied";

LUCIO BENAGLIA (* 1960): O sacrum convivium für Sopran, Chor Orgel und Streicher (EA); Toccata marina für Orgel (EA)

Solisten und Orchester der Maximilianskirche München, Maxchor München; Judith Hesping, Sopran;

Hans Stockmeier, Orgel; Leitung: Gerald Häußler

Martin Eidenschink, Violine; Leitung und Orgel: Lucio Benaglia

Programma completo: www.tage-neuer-kirchenmusik.de

 

* domenica 11 ottobre, ore 16:00, c/o Heilig-Geist-Kirche (Bahnhofpl. 1, Eichstätt) S. Messa in lingua italiana

 

* domenica 11 ottobre, ore 17:00, c/o EineWeltHaus (Schwanthalerstr. 80, München) Italien und deutschland: Eine Brücke über München - Italia e Germania: un ponte su Monaco. In tedesco e italiano. Dibattito aperto su immigrazione e integrazione con la presentazione dei volumi "Capitano ultimo, la vera lotta alla mafia" (di Angela Rossi) e "Non dirmi che hai paura" (Giuseppe Catozzella, vincitore Premio Strega 2014) Concerto e degustazioni tipiche Afro-Europee. Prenotazioni c/o ros.luna@web.de. Organizza: Rosanna Lanzillotti (Libreria Farfalla e Rosaluna Recensioni) in collaborazione con rinascita e.V.

 

* lunedì 12 ottobre, ore 18:00-19:30, c/o Gasteig (Rosenheimerstr. 5, München)

"Dante Introduzione alla Divina Commedia" con Maria Vicinanza

Ingresso: € 7,- Organizza: Münchner Volkshochschule

 

* mercoledì 14 ottobre, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura (Hermann-Schmid-Str. 8, München) Tavola rotonda: "Psychiatrie in Italien und Deutschland - Eine Gegenüberstellung". Relatori: Michael von Cranach, Lorenzo Toresini

Moderatrice: Mariacarla Gadebusch Bondio. In lingua tedesca

"Negli anni ’60 lo psichiatra Franco Basaglia diede inizio, in Italia, ad una riforma radicale e critica della psichiatria. In Germania, negli anni ’80, si attuò una riforma più cauta. Durante la discussione verranno messi a confronto i due percorsi, i loro retroscena sociali e le conseguenze pratiche."

Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, Kulturreferat der Landeshauptstadt München, Forum Italia e.V.,

 

* venerdì 16 ottobre, ore 16:15-17:00, c/o StadtBücherei (Hallstr. 2, Ingolstadt)

Letture per bambini 3-7-anni con Alice. Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de. Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* venerdì 16 ottobre, ore 19:00-20:30, c/o VHS-Ingolstadt. Corso di tedesco per Italiani con insegnante italiana, livello A1. Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de. Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* venerdì 16 ottobre, ore 19:30, c/o EineWeltHaus (Schwanthalerstr. 80, München) "Die Mafia spricht Deutsch: Das Eindringen des organisierten Verbrechens in die bayerische (und deutsche) Gesellschaft. Programm:

o 19.30 Uhr Begrüßung durch die VeranstalterInnen

o 20.00 Uhr Podiumsdiskussion mit den ReferentInnen

o 21.30 Uhr Verkostung von "mafia-freien" Produkten von Libera

Moderation: Carmen Romano (pädagogische Mitarbeiterin Georg-von-Vollmar-Akademie e.V.). ReferentInnen: Prof. Vincenzo Ciconte (Universität Turin, Berater des Antimafia-Ausschusses), Laura Garavini (italienische Abgeordnete, Hamburg), Mario Huber(Landeskriminalamt Bayern), Sandro Mattioli (Journalist und Leiter des Vereins "Mafia?Nein Danke!", Berlin).Ansprechpartnerin: Carmen Romano (pädagogische Mitarbeiterin Georg-von-Vollmar-Akademie e.V.)

Teilnahmegebühr: Die Teilnahme ist kostenlos mit verbindlicher Anmeldung

Zur Info: http://bit.ly/1GYmmXG

Organizza: Georg-von-Vollmar-Akademie, in Kooperation mit "Mafia? Nein, Danke! e.V." Berlin und Bayerisches Seminar für Politik e.V. München

 

* venerdì 16 ottobre, ore 20:00, c/o Ristorante Antica Italia (Waldeysenstr. 48, Ingolstadt) Conversazione in lingua italiana. Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* sabato 17 ottobre, ore 10:00-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Punto informativo e consulenza per i connazionali

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 17 ottobre, ore 10:00, c/o Bürgerhaus Nueburger Kasten, stanza 02, piano terra (Fechtgasse 6, Ingolstadt). Inaugurazione della nuova sede del Patronato INCA/CGIL. A seguire, dalle ore 12:30: "Alla scoperta di Ingolstadt"

Visita guidata della città in lingua italiana

* sabato 17 ottobre, ore 10:30-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A5, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt). Corso base di tedesco per Italiani

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 17 ottobre, ore 20:00-21:30, c/o Bürgerhaus Nueburger Kasten, stanza Seminar-Raum, 1 piano (Fechtgasse 6, Ingolstadt) Autunno italiano in musica canto e chitarra dalla tradizione popolare italiana. Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* domenica 18 ottobre, ore 16:00, c/o chiesetta di St. Georg (Kipfenberg)

S. Messa in lingua italiana

* domenica 18 ottobre, ore 16:30, c/o Sensemble Theater (Bergmühlstr.34, Augsburg - Eingang Walterstr.) "Buon compleanno, Dante!". Musica, cibo, giochi, informazioni sull'anniversario dantesco. Ingresso: soci € 5, non soci € 8

Si prega di registrarsi entro l'11 ottobre. Organizza: Società Dante Alighieri - Comitato di Augsburg

 

* domenica 18 ottobre, ore 18:00, c/o Bürgersaalkirche (Neuhauserstr., München)

Nell'ambito del festival di musica sacra "Tage neuer Kirchenmusik"

Messa in lingua italiana e "Trascrizioni per una messa"

LUCIO BENAGLIA: Bearbeitungen von Kirchenliedern für Violine und Orgel aus dem italienischen Gesangsbuch, im Rahmen einer Messe in italienischer Sprache mit der Italienischen Katholischen Gemeinde München.

Lodate Dio (GL 392) für Gemeinde, Violine und Orgel; Solo chi ama für Gemeinde, Violine und Orgel; Tu sei la mia vita (GL 456) für Gemeinde, Violine und Orgel; O Santissima (GL 238) für Gemeinde, Violine und Orgel

Martin Eidenschink, Violine; Leitung und Orgel: Lucio Benaglia

Programma completo: www.tage-neuer-kirchenmusik.de

 

* domenica 18 ottobre, ore 19:30, c/o Gasteig, Black Box (Rosenheimerstr. 5, München) Teatro: "Il nome". Opera teatrale tratta da "Le Prénom di M. Delaporte & A. de la Patelliére (traduzione di Valentina Fazio). In lingua italiana

Ingresso: € 16,- / 12,- Per informazioni: p15teatro@gmail.com

Organizza: Progetto Quindici (FB: ProgettoQuindici)

 

* lunedì 19 ottobre, ore 21:00, c/o Jazzclub Unterfahrt (Einsteinstr. 42, München)

Concerto "Alessandro De Santis Big Band". Ingresso: € 16,- / studenti: € 13,- / soci: € 8,- Organizza: Jazzclub Unterfahrt

 

* martedì 20 ottobre, ore 14:00-16:00, c/o Rathaus (Ingolstadt) Consulenza per i connazionali. Anna Benini sarà a disposizione per aiutare gratuitamente a svolgere pratiche burocratiche e per consulenze nel nuovo municipio.

Organizza: Italclub Ingolstadt e.V.

 

* mercoledì 21 ottobre, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura (Hermann-Schmid-Str. 8, München) Film documentario "Luigi Einaudi. Diario dell'esilio svizzero" (Regia: Villi Hermann, Svizzera 2000, 71 min. Musica di Ludovico Einaudi). In italiano con sottotitoli in tedesco. Saluto introduttivo del Console Generale della Svizzera, Fabian Matthias Osterwalder. Ingresso libero

Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e Forum Italia

 

* mercoledì 21 ottobre, ore 19:30, c/o Kino Breitwand Starnberg (Wittelsbacherstr. 10, Starnberg) nell'ambito della rassegna "il Cinema Italiano introdotto e commentato da Ambra Sorrentino" Film: "Le fate ignoranti" (Regia: Ferzan Özpetek, con Margherita Buy, Stefano Accorsi, Serra Yilmaz, Erika Blanc, Italia 2001, 105 Min., OmU). Organizza: Kino Breitwand Starnberg

 

* giovedì 22 - mercoledì 28 ottobre, c/o Theatiner Filmkunst (Theatinerstr. 32, München) Rassegna cinematografica "Cinema! Italia!". Film in programma:

o "I nostri ragazzi / Unsere Kinder". Regia: Ivano De Matteo, Italia 2014, 92 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Alessandro Gassmann, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio, Barbora Bobulova

o "Smetto quando voglio / Ich kann jederzeit aussteigen". Regia: Sydney Sibilia, Italia 2014, 100 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo

o "Buoni a nulla / Pechvögel". Regia: Gianni Di Gregorio, Italia 2014, 87 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Gianni Di Gregorio, Marco Mazzocca, Valentina Lodovini, Daniela Giordano

o "Torneranno i prati / Die Wiesen werden blühen". Regia: Ermanno Olmi, Italia 2014, 80 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti

o "La terra dei santi / Das Land der Heiligen". Regia: Fernando Muraca, Italia 2015, 89 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Valeria Solarino, Lorenza Indovina, Ninni Bruschetta, Daniela Marra

o "Che strano chiamarsi Federico / Federico – Scola erzählt Fellini". Regia: Ettore Scola, Italia 2013, 93 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Tommaso Lazotti, Maurizio De Santis, Giulio Forges Davanzati, Ernesto D’Argenio. Per informazioni generali: www.cinema-italia.net

Per il programma delle proiezioni a Monaco: www.theatiner-film.de

Organizzatori: Made in Italy di Roma, Kairos Filmverleih Göttingen

 

* giovedì 22 ottobre, ore 18:15, c/o Institut für Italienische Philologie der LMU, Hauptgebäude, Raum 109 (Geschwister-Scholl-Platz 1, München)

"Musica e poesia a stampa del Rinascimento" In lingua italiana

Paola Zuccarini: "La stampa, la musica e la lingua italiana a Venezia nel Rinascimento. Il sistema dei privilegi" Prof. Dr. Florian Mehltretter: "Frottola e madrigale, scelte poetiche dei musicisti e canonizzazione". Ingresso libero

Organizzatori: Institut für Italienische Philologie der Ludwig-Maximilians-Universität München, Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, Forum Italia e.V.

 

* venerdì 23 ottobre, ore 15:00, c/o Otto-Friedrich-Universität Bamberg, Hörsaal U2/00.25 (An der Universität 2, Bamberg) "... e il naufragar m'&egrav; dolce in questo mare". In lingua italiana e tedesca. Conferenze:

Johannes Klehr: "L’italiano all'opera"

Chiara Manghi: "I cantautori italiani tra letteratura e cinema"

Letture: "La musicalità dell'italiano", gli studenti dell'Università Otto Friedrich di Bambergleggeranno passaggi selezionati tratti da opere letterarie

Cornice musicale: Annemarie Herrmann - violoncello

Big Band del Liceo Kaiser-Heinrich di Bamberg. Ingresso libero

Organizzatori: Otto-Friedrich-Universität Bamberg, Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, Forum Italia e.V.

 

* venerdì 23 ottobre, ore 16:30-18:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza C4, piano terra (Kreuzstr. 12, Ingolstadt)

Gruppo bambini 0-3 anni "Giochiamo insieme"

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* venerdì 23 ottobre, ore 19:00-20:30, c/o VHS-Ingolstadt

Corso di tedesco per Italiani

con insegnante italiana, livello A1

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* venerdì 23 ottobre, ore 20:00, c/o EineWeltHaus, Weltraum (Schwanthalerstr. 80, München) PalcoInsieme-ZusammenaufderBühne

"PalcoInsieme-ZusammenaufderBühne vuole essere una possibilità di incontro tra culture che utilizzano come mezzi comuni la musica, la prosa e la poesia. Il palco potrà essere sia il luogo da cui presentarsi e far conoscere la propria cultura, che il luogo in cui incontrarsi con gli altri per fare ad esempio musica insieme. Tutti sono benvenuti: dilettanti e professionisti. L'unico presupposto indispensabile è la voglia di fare qualcosa insieme senza pregiudizi e preconcetti."

Ingresso libero. Per maggiori informazioni: adriano.coppola@rinascita.de, oggetto "PalcoInsieme". Organizza: rinascita e.V.

 

* sabato 24 ottobre, ore 10:00-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Punto informativo e consulenza per i connazionali

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 24 ottobre, ore 10:30-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A5, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Corso base di tedesco per Italiani

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 24 ottobre, ore 11:00-13:00, c/o Bürgerhaus Pfersee (Stadtberger Str. 17, Augsburg) "Facciamo due chiacchiere". Conversazione in italiano davanti ad una tazza di caffè. Tema: Gli Etruschi – Introduzione alla Mostra nella Staatlichen Antikensammlungen di Monaco. Conduce: Filippo Romeo, con Werner Janka

Organizza: Società Dante Alighieri - Comitato di Augsburg

 

* mercoledì 28 ottobre, ore 10:00-12:00, c/o Neuphilologisches Institut der Julius-Maximilians-Universität Würzburg, Romanistik, ZHSG 6 / Raum 2.009 (Am Hubland, Würzburg) "Gli italiani cantano. Dall'opera al videoclip: momenti di storia italiana". Seminario sulla didattica della lingua italiana

Relatori: Angela Radatti, Anna Maria Bernar, Gabriella De Rossi. Ingresso libero

Organizzatori: Neuphilologisches Institut der Julius-Maximilians-Universität Würzburg,Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, Forum Italia e.V.

* mercoledì 28 ottobre, ore 19:30, c/o Algovenhaus (Heinrich-von-Buz-Str. 2 1/2, Augsburg) Cinema italiano: "Il capitale umano" (Regia di Paolo Virzì, drammatico, 2014, 109 min - OmU). Introduce Giacomo Carloni

Organizza: Società Dante Alighieri - Comitato di Augsburg

 

* venerdì 30 ottobre, ore 19:00-20:30, c/o VHS-Ingolstadt

Corso di tedesco per Italiani con insegnante italiana, livello A1

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* sabato 31 ottobre, ore 10:00-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Punto informativo e consulenza per i connazionali

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

* sabato 31 ottobre, ore 10:30-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A5, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Corso base di tedesco per Italiani

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de

Organizza: Spazio Italia Ingolstad.  Claudio Cumani, de.it.press

 

 

 

 

Colonia. La comunità italiana in Germania compie 60 anni

 

La città di Colonia e la regione Renania Vestfalia si preparano a ricordare e festeggiare l’anniversario. Il 20 dicembre del 1955 Italia e Germania firmarono l’accordo bilaterale per il reclutamento e il collocamento di manodopera italiana nella Repubblica federale.

Questo accordo ha costituito uno dei primi passi compiuti in Europa verso l’integrazione economica e la libera circolazione del lavoro. Dai primi “Gastarbeiter” di 60 anni fa è nata una forte e stabile comunità che interagisce in modo importante economicamente e culturalmente con la società tedesca.

Negli ultimi anni la presenza italiana si è arricchita di nuovi arrivi costituiti in larga parte da forze giovani e qualificate, superando le 700.000 unità.

Ai primi “Gastarbeiter” di ieri e ai nuovi “emigrati” di oggi un comitato costituito da istituzioni italiane e tedesche, associazioni, patronati e media dedica a Colonia e in altre città del NRW una serie di importanti manifestazioni.

Il 14 ottobre alle ore 19.00, a Colonia, presso il Forum della Volkshochschule, sotto il titolo “Per una vita migliore” Aurora Rodonò, ricercatrice dei movimenti migratori, ritraccerà attraverso documenti e immagini la storia dell’emigrazione italiana in Germania, le sue lotte i suoi sforzi sulla strada dell’integrazione.

Il 30 ottobre alle ore 18.00, all’Istituto Italiano di Cultura di Colonia, alla presenza del Console Generale d’Italia Emilio Lolli, il direttore della Fondazione Migrantes Mons. Gian Carlo Perego e la caporedattrice del “Rapporto Italiani nel Mondo“ Delfina Licata presenteranno il “Rapporto italiani nel mondo 2015”. La ricercatrice dell’Università di Potsdam Edith Pilcher e padre Tobia Bassanelli, delegato di Migrantes in Germania, tratteranno nello specifico gli aspetti e le caratteristiche della nuova migrazione italiana in Germania. Modererà la serata la giornalista Luciana Mella.

Al confronto diretto tra i protagonisti dei primi flussi migratori e quelli delle nuove generazioni, alle loro motivazioni e aspettative, sarà dedicata la serata del 15 dicembre al Dom Forum in pieno centro di Colonia. Dalle 19.00 in poi rappresentanti delle istituzioni regionali del Land, delle Associazioni italo-tedesche, esponenti del mondo della cultura e della scienza, operatori sociali e giovani generazioni daranno vita ad un intenso scambio di esperienze e opinioni. La serata, moderata dalla giornalista bilingue Claudia D’Avino e animata dal musicista e compositore Alessandro Palmitessa, inizierá alle ore 19.00 e sarà seguita, attraverso interviste e servizi in parallelo, da Radio Colonia, la mitica trasmissione del Westdeutscher Rundfunk per gli italiani in Germania, quelli di ieri e quelli di oggi.

In dettaglio le manifestazioni:

Mercoledì 14 ottobre alle ore 19.00 “Qui per una vita migliore”. L’emigrazione italiana come esempio storico dell’emigrazione del lavoro in Germania.

FORUM Volkshochschule im Kulturquartier am Neumarkt,

Cäcilienstr. 29-33, 50667 Köln, Altstadt/Süd.

 

Venerdì 30 ottobre alle ore 19.00  “Presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2015”. Il Rapporto della Fondazione Migrantes analizzerà la migrazione italiana nel mondo e, in particolare, la sua presenza in Germania delineando un quadro delle sue caratteristiche. Istituto Italiano di Cultura di Colonia. Universitätsstr. 81- 5093 Köln.

 

Martedì 15 Dicembre alle ore 19.00 “Emigrazione 2.0. Da Gastarbeitern a Brain-Drain” (cervelli in fuga). Seguiti da Radio Colonia, la memoria “storica” della comunità italiana in Germania, nuovi e vecchi “migranti” insieme ad ospiti del mondo della politica, dell’economia e della cultura si confronteranno sulla situazione della nuova mobilità italiana. Dom Forum, Domkloster 3, 50667 Köln.

De.it.press

 

 

 

 

Oltre 11.000 i posti di lavoro per assistenti all’infanzia disponibili in Baviera, circa 1000 solamente a Monaco

 

Si è svolto recentemente un incontro informativo presso il Centro di mediazione al lavoro di Bolzano per assistenti all'infanzia interessate ad un posto di lavoro in Baviera. Sono oltre 11.000 attualmente i posti di lavoro per assistenti all’infanzia disponibili in Baviera, circa 1000 solamente a Monaco.

Dal 2013 si sono aperte nuove opportunità di lavoro in Germania per assistenti all'infanzia ed educatrici dotate di specifica formazione. Sono ricercate le figure professionali nei settori socio-pedagogico e della pedagogia educativa, personale per l'assistenza all'infanzia e per l'integrazione di bambini con disabilità.

L'opportunità si rivolge anche a studenti della facoltà di scienze della formazione della LUB a Bressanone e delle scuole provinciali per le professioni sociali.

"Il Centro di mediazione al lavoro di Bolzano opera in collaborazione con agenzie di collocamento tedesche ed attualmente vi è richiesta di queste specifiche figure professionali, la cui formazione viene particolarmente apprezzata in Baviera" afferma il direttore della Ripartizione lavoro, Helmuth Sinn. Anche per i datori di lavoro queste figure professionali dell'Alto Adige sono molto interessanti. "Le agenzie tedesche ci confermano che la formazione in Alto Adige è ritenuta di alto livello e molto simile a quella effettuata in Germania", conclude Sinn.

Nel corso dell'incontro nove assistenti all'infanzia hanno manifestato il proprio interesse per quest'opportunità occupazionale in Baviera e prossimamente prenderanno parte ad un soggiorno a Monaco presso una struttura per l'assistenza all'infanzia. Dalla scorsa estate 15 assistenti hanno già sottoscritto un contratto di lavoro o hanno svolto un praticantato in Baviera. Il prossimo incontro si svolgerà all'inizio del 2016. (aise 2) 

 

 

 

All’IIC di Monaco di Baviera. "Il mondo virtuale del paradiso dantesco"

 

Monaco di Baviera - "Il mondo virtuale del paradiso dantesco" è il titolo del seminario a cura di Florian Mehltretter che l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco ospiterà nell’ambito del 750esimo anniversario della nascita di Dante.

L’evento, che si terrà in lingua italiana, avrà luogo mercoledì 7 ottobre, dalle ore 18 alle 19.30, ed è organizzato dall’Istituto insieme a Forum Italia e Istituto di Filologia Italiana dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera.

"Il paradiso dantesco è l’apoteosi del virtuale, degli immateriali, del puro software, senza il peso dell’hardware terrestre e infernale, di cui rimangono i cascami nel purgatorio", scrisse Umberto Eco anni fa su La Repubblica (6 settembre 2000). Il seminario di Monaco si propone di concretizzare e di discutere questa ipotesi, tramite una lettura attenta di tre canti: I, IV, XXXIII. Si rivolge ai non specialisti e potrebbe servire anche da introduzione al testo. I partecipanti sono pregati di munirsi dei testi, sia in un’edizione a stampa, sia in forma elettronica.

Florian Mehltretter ha studiato a Monaco di Baviera e Firenze. Nel 1994 ha concluso il dottorato presso la Freie Universität di Berlino con una tesi sul libretto operistico del Barocco italiano. Si è abilitato nel 2003 a Colonia sul tema dell’Illuminismo in Francia. Nel 2010 ha ottenuto la cattedra di Romanistica all’università di Colonia. Dal 2011 insegna letteratura italiana presso l’Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera. dip 

 

 

 

 

I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia

 

Wir sind die Neuen!  Funkhaus Europa ha dedicato un'intera giornata ai profughi: molti di loro sono venuti in studio a raccontare le loro storie, a fare domande sulla vita in Germania e a rispondere a quelle degli ascoltatori. A Radio Colonia, fra l'altro, un regista etiope che vive in Italia, un giovane somalo, un esperto della "quarta globalizzazione" e una buona idea dalla Toscana.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/speciale/wir-sind-die-neuen-110.html

 

Le sanzioni non bastano (01.10.15)

I rapporti tra Ue e Mosca restano tesi, ma servono soluzioni al conflitto russo-ucraino. E l'embargo commerciale verso la Russia colpisce soprattutto l'Europa.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/ue-russland-100.html

 

A chi la cittadinanza? (01.10.15)

È iniziata alla Camera la discussione sulla nuova legge. Almeno un milione i bambini e giovani stranieri interessati. Molti ancora i nodi da sciogliere.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/ius-soli-100.html

 

Numero zero (01.10.15)

Una neo-redazione alle prese con la realizzazione di un mensile, che non vedrà mai la luce. La deriva collettiva nell’Italia del 1992, raccontata da Umberto Eco.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/pagine_scelte/numero-zero-100.html

 

Guerra senza fine (30.09.15)

I talebani conquistano Kunduz, centro strategico dell'Afghanistan. Le truppe Nato sostengono l'esercito governativo. La pace è lontana.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/afghanistan-dottori-100.html

 

Ballata da Oscar (30.09.15) - Un corto di animazione sul terremoto in Emilia si è guadagnato una serie di riconoscimenti internazionali. Ai nostri microfoni la scenografa Monica Manganelli.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/managanelli-comic-100.html

 

La festa dei semi di Pergusa (30.09.15) - Dove la leggenda vuole che Plutone rapì Proserpina e la dea Cerere stabilì l'alternarsi delle stagioni.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/terramia/pergusa-italien-100.html

 

I fiumi di Marte (29.09.15)

La Nasa afferma di avere le prove della presenza di acqua salata su Marte e ritornano in voga le congetture sulla vita sul pianeta rosso.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/mars-wasser-leben-100.html

 

Trovesi a Colonia (29.09.15)

In occasione del Multiphonics Festival il noto clarinettista jazz Gianluigi Trovesi suonerà in diverse città tedesche. Lo abbiamo incontrato a Colonia. http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/trovesi-jazz-100.html

 

La tassa della discordia (29.09.15)

Per chi vive all'estero mantere un'abitazione in Italia è molto oneroso. L'esenzione dal pagamento dell'Imu limitata ai soli pensionati lascia i più insoddisfatti. Una petizione cerca di smuovere le acque a Roma.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/italmondo/steuer-haus-auswanderer-100.html

 

La crociata di Putin (28.09.15)

Il presidente russo vuole difendersi dal pericolo del terrorismo, appoggiando il regime siriano di Assad nella guerra contro i ribelli e lo Stato Islamico.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/syrien-putin102.html

 

Una poltrona per due (28.09.15)

Lo scandalo FIFA si allarga e coinvolge sia Blatter che il suo possibile successore Platini. La credibilità del maggior organismo del calcio mondiale è ormai franata.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/fifa-blatter-platini100.html

 

A danno del consumatore (25.09.15)

Quasi tre milioni di auto con il software truccato di VW. Un danno all'ambiente, oltre che un danno alla fiducia verso l'industria automobilistica.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/volkswagen-108.html

 

Parliamo più lingue! (25.09.15)

Diversi rappresentanti degli istituti di cultura europei hanno festeggiato a Berlino la giornata europea del plurilinguismo... sgambettando.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/mehrsprachigkeit-100.html

 

Passione per la giustizia (25.09.15)

Da bambino faceva tante domande e stava sempre dalla parte dei più deboli. Massimiliano Landucci oggi è un affermato avvocato che per seguire la sua vocazione ha fatto leva sulla sua forza di volontà.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/largo_ai_giovani/massimiliano-landucci-rechtsanwalt-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli - In onda ogni lunedì e venerdì fra le 19 e le 20

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalenderfreitag100.html

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalendermontag100.html  RC/de.it.press

 

 

 

 

 

Berlino. “Bella Italia” anche al cinema

 

Berlino - «Adotta un tedesco» è diventato lo slogan dell’Italian Film Festival Berlin. E non a caso. Il perché è presto detto: si tratta del primo festival di cinema italiano a Berlino previsto dal 2 al 4 ottobre 2015 presso il cinema Babylon, zona Mitte di Berlino. Riavvicina gli italiani che abitano in Germania al proprio cinema e dà la possibilità al pubblico tedesco (ma non solo) di vedere i film italiani più interessanti dell’anno. Così gli organizzatori si augurano che gli italiani portino un loro amico tedesco a vedere il nostro cinema.

Direttore generale Mauro Morucci, direttore artistico Andrea D’Addio, organizzativo Margherita Vestri. Spiega Morucci: «I migliori ambasciatori sono gli stessi italiani a Berlino. Sono loro i primi portavoce dei nostri film. Tanti i successi degli ultimi anni: l’Oscar con La grande bellezza di Sorrentino, il Leone d’oro di Venezia a Sacro Gra di Rosi e l’Orso d’oro a Berlino con Cesare deve morire dei Taviani. Nonostante il nostro cinema non venga più celebrato come uno dei migliori al mondo, la realtà dei fatti dice che siamo tra i più apprezzati in Europa. Pensiamo sia qualcosa di cui andare fieri e siamo sicuri che a portare i tedeschi al cinema a vedere i nostri film saranno per primi i nostri connazionali, orgogliosi di poter mostrare una delle eccellenze italiane».

Continua ancora Morucci: «Il pubblico tedesco apprezza il buon cinema in generale; speriamo di riuscire a offrirglielo, sia che si tratti di commedie, che di drammi o di cinema comico. Sicuramente le location di molti film, tra cui Roma, Firenze, Viterbo o Bologna giocano un grosso ruolo nell’immaginario dello spettatore tedesco».

Gli appuntamenti principali dell’edizione di quest’anno (che è la terza) sono una retrospettiva dedicata a Carlo Verdone, attore e regista romano. Verranno proposti i suoi migliori film (da Bianco, rosso e Verdone a Maledetto il giorno che t’ho incontrato). Ci sarà anche il docu-film Musica valida per l’espatrio di Francesco Cordio sul tour europeo di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè. Nell’edizione 2014 sono stati ospiti Pif con La mafia uccide solo d’estate, Alice Rohrwacher con Le meraviglie, Fabrizio Gifuni con C’era una volta la città dei matti. Le presenze si sono aggirate attorno alle 2500 persone. Numeri che l’edizione di quest’anno si augura di superare.

Laura Pisanello, Il Messaggero di sant’Antonio edizione per l’estero

 

 

 

 

A Francoforte: Le favole di Pa' Gongolo

 

Giovedì 15 ottobre 2015, ore 18.00, presso la Deutsch-Italienische Vereinigung, Arndtstraße 12, Frankfurt/M, in occasione della Fiera del Libro: Enrico Matteo Ponti - Le favole di Pa' Gongolo. Informazioni e prenotazioni: tel. 069/746752. www.div-web.de. Moderazione: Ottavia Nicolini. In italiano. Ingresso gratuito.

Enrico Matteo Ponti è direttore e redattore di riviste e periodici culturali, s'interessa, in particolare, dei problemi del lavoro e di quelli sociali, dalla tutela dell'ambiente alle questioni giovanili a lui assai vicine durante gli anni dell'insegnamento.

Membro di accademie nazionali e internazionali, già Presidente dell'Associazione Cittadini per l'Ambiente, ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti fra i quali quelli di Amnesty International, dell'Unicef, e il primo premio per la poesia sociale al Concorso-Rassegna „Dieci anni di poesia italiana”, promosso dall'Accademia Internazionale di Propaganda Culturale.

Dell'autore: Quaderni, Notturne in versi; I salmi dell'uomo di oggi, Dimensione Uomo. Nel 2013 ha pubblicato con Bibliotheka Edizioni „L'acqua dell'ultimo mare”, un corpus unico delle sue opere poetiche fino ad oggi.

Le favole di Pa' Gongolo  - Enrico Matteo Ponti è uno scrittore eclettico. Ovvero, riesce a spaziare da un genere letterario ad un altro con estrema disinvoltura, mantenendo comunque inalterata la sua poetica. I temi chiave della raccolta di poesie „L'acqua dell'ultimo mare“ (l'amore e il rispetto verso il prossimo, l'accettazione delle diversità, la meraviglia davanti alla natura e la salvaguardia dell'ambiente, il ricordo come patrimonio da custodire gelosamente, il sentimento come unico antidoto all'asperità del quotidiano) tornano, declinati in dimensione favolistico-fantastica ne "Le favole di Pa' Gongolo", una delicata raccolta di racconti per bambini.

Dieci piccoli frammenti, dieci gemme per l'infanzia (ma adatti a tutte le età) che, affrontando tematiche „adulte”, vengono traslate in una dimensione giocosa dall'autore, riuscendo sempre a divertire insegnando.

In collaborazione con Deutsch-Italienischen Vereinigung Frankfurt e la Frankfurter Stiftung für Deutsch-Italienische Studien. dip

 

 

 

 

 

Volkswagen, indagato l'ex ad. Coinvolte nel dieselgate anche 2,1 mln di Audi

 

Martin Winterkorn, ex amministratore delegato Volkswagen, è indagato in Germania per lo scandalo 'dieselgate'. In una nota ufficiale pubblicata lo scorso 23 settembre, il comitato esecutivo del consiglio di sorveglianza Volkswagen Ag aveva affermato l'estraneità allo scandalo dell'ex ad, definendo la sua scelta di dare le dimissioni "stimabile" per quanto "non fosse a conoscenza delle manipolazioni dei dati sulle emissioni".

"Il comitato esecutivo rispetta la proposta di dimissioni di Winterkorn - si legge nella dichiarazione - e sottolinea che Winterkorn non era a conoscenza delle manipolazioni dei dati sulle emissioni. Il comitato esecutivo ha un grandissimo rispetto per la sua volontà di assumersi, comunque, le proprie responsabilità e, nel farlo, di mandare un forte segnale sia all'interno che all'esterno dell'azienda".

Nella nota, anche i complimenti per l'operato dell'ex ad: "Winterkorn ha portato un enorme contributo a Volkswagen. La crescita dell'azienda fino a diventare un marchio globale è strettamente legata al suo nome. Il comitato esecutivo lo ringrazia per il suo inestimabile contribuito nei passati decenni e per la sua volontà di assumersi la responsabilità in questa fase critica per l'azienda. Questo atteggiamento è stimabile".

ANCHE 2,1 MILIONI DI AUDI COINVOLTI IN DIESELGATE - Audi nel mirino dello scandalo 'dieselgate'. Anche 2,1 milioni di veicoli in tutto il mondo della casa automobilistica, ramo di lusso della tedesca Volkswagen, sono stati equipaggiati con un software studiato per falsare i test sulle emissioni.

I motori incriminati sono quelli Euro 5 di cilindrata 1.6 e il 2 litri turbodiesel che equipaggiano i modelli A1, A3, A4 e A6, e il modello TT sportivo, e i Suv Q3 e Q5. Gli attuali motori diesel Euro 6, invece, non sono interessati dal problema.

Sul totale di 2,1 milioni di vetture del marchio Audi coinvolte nel 'dieselgate', 1,42 milioni sono state vendute in Europa Occidentale, mentre per la Germania la cifra è di 577.000. Negli Stati Uniti il numero di auto interessate sono circa 13.000. Il problema oltre ad Audi, riguarda anche i marchi Skoda, Seat e alcuni veicoli leggeri da trasporto. Volkswagen, intanto, sta lavorando per trovare una soluzione tecnica al problema. Oggi le azioni del gruppo VW sono scese del 5,45 per cento a 101,45 euro.

DELRIO: "CLASS ACTION CONTRO VOLKSWAGEN E' POSSIBILE" - Una class action contro Volkswagen anche in Italia e in Europa, come è già accaduto in Usa, "è possibile, non si può prevedere, certamente è possibile". Lo ha detto il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio, rispondendo ai cronisti, a margine dell'inaugurazione del Cersaie alla Fiera di Bologna.

"E' un fatto gravissimo, una truffa ai danni dei cittadini e anche delle autorità competenti per il controllo", ha detto Delrio ribadendo che l'Italia farà "valutazioni indipendenti".  "Partiremo con i controlli a campione, ho già dato ordini per eseguirli il più rapidamente possibile, in maniera che ci sia piena tutela dei consumatori" ha spiegato Delrio, rimarcando che ora "attendiamo i dati della motorizzazione tedesca e della Volkswagen sul numero di veicoli che hanno montato le centraline truccate". 

In particolare, ha concluso il ministro, rispondendo ai cronisti, "l'Euro 6 bypassa questo problema in maniera molto seria, ma questo non cancella la chiarezza che dobbiamo fare per tutto quello che è successo prima".  Adnkronos 28

 

 

 

 

Volkswagen richiamerà 11 milioni di veicoli. Bankitalia: difficile valutare effetti sull’economia

 

L’annuncio del nuovo ad: il software incriminato verrà sostituito. E il Giappone ordina un’inchiesta sulle emissioni auto

 

Lo scandalo sulle emissioni ora minaccia la ripresa. Allarme della Banca d’Italia sulle possibili ripercussioni economiche del caso Volkswagen in Italia: sono difficili da quantificare. «All’incertezza presente sui mercati globali - afferma il vice direttore generale Bankitalia, Luigi Federico Signorini - si è aggiunta negli ultimi giorni quella connessa con le possibili ripercussioni, difficili da quantificare, del grave scandalo Volkswagen sul settore dell’auto e sulle aspettative degli investitori e dei consumatori». 

 

Il ministro all’Ambiente, Gian Luca Galletti, afferma che quello che più «colpisce è la mancanza dell’etica del rispetto dell’ambiente». Galletti aggiunge che «se ancora facciamo la truffa, piccola o grande che sia per eludere le regole che ci permettono di salvaguardare l’ambiente, vuol dire che siamo molto indietro, per questo dico che abbiamo bisogno di tutti, di cultura e di educazione». 

 

Intanto il nuovo amministratore delegato della casa auto tedesca, Matthias Mueller, annuncia il ritiro di 11 milioni di veicoli che conterrebbero il software per frodare i test sulle emissioni costato la testa al suo predecessore, Martin Winterkorn. Rivolgendosi a mille top manager del gruppo, in un discorso a porte chiuse nel quartier generale di Wolfsburg, Mueller promette un piano «esaustivo» che risolva una volta per tutte il problema dei software truffaldini grazie a soluzioni tecniche che verranno comunicate ai clienti «in pochi giorni». In sostanza, ai proprietari di vetture diesel truccate verrà spiegato come rimettere le proprie vetture in regole.  

 

La soluzione dovrà essere annunciata entro la scadenza del 7 ottobre fissata dall’autorità tedesca Kba. «Abbiamo davanti un cammino faticoso e un sacco di duro lavoro», dichiara Mueller, «saremo in grado di fare progressi solo a piccoli passi e ci saranno battute d’arresto». Il nuovo ad annuncia inoltre uno scorporo del marchio Volkswagen, destinato in futuro a diventere «indipendente» come Audi e Porsche. 

 

L’Ue torna sl caso e attende spiegazioni da Volkswagen: «la Commissione vuole fatti», afferma Ricardo Cardoso, portavoce del commissario per l’Industria, Elzbieta Bienkowska, a margine dell’incontro tra la stessa Bienkowska e Herbert Diess, presidente del consiglio Auto passeggeri di Volkswagen. L’incontro si terrà a Bruxelles questo pomeriggio a Bruxelles, a partire dalle 18.30. 

 

Infine alla luce di quanto accaduto il governo giapponese ordina un’inchiesta sui maggiori produttori di automobili locali (Toyota, Nissan, Mazda e Mitsubishi) e sugli importatori di marchi europei per verificare se i loro veicoli rispettino gli standard sulle emissioni di gas inquinanti. Misure analoghe sono già state adottate da vari altri Paesi, tra cui Gran Bretagna, Francia e Corea del Sud. I risultati dei controlli, annuncia il ministro dei Trasporti, Akihiro Ohta, verranno consegnati venerdì prossimo.  LS 29

 

 

 

 

Schaeuble duro con Volkswagen: "Non sarà mai più la stessa"

 

Il ministro delle Finanze tedesco interviene sullo scandalo emissioni. Una procura tedesca sta facendo verifiche su Audi, negli States un cavillo della legge potrebbe evitare a Wolfsburg il processo penale. La Bassa Sassonia imbufalita con i manager, in Italia il governo valuta di costituirsi parte civile. Titoli positivi, la Cina taglia le tasse

 

MILANO - "Volkswagen non sarà più la stessa, dovrà cambiare strutturalmente". Con queste parole il ministro delle Finanze tedesco, il falco del rigore Wolfgang Schaeuble, interviene sui media tedeschi nello scandalo delle emissioni che ha crepato l'immagine cristallina della Germania nel mondo. "Alla fine - dice Schaeuble a un consorzio di giornali regionali - VW non sarà più la stessa compagnia che è stata in passato. Cambierà molto da un punto di vista strutturale". Tuttavia secondo Schaeuble la crisi Volkswagen non rappresenta un pericolo per l'economia tedesca, o per la sua capacità di attrattiva. "Usciremo più forti da questa crisi. Noi sappiamo imparare la lezione dalle crisi".

 

Le parole del potente ministro arrivano nel giorno in cui il titolo di Volkswagen prova il recupero in Borsa, dopo le recenti turbolenze. L'azione Vw si giova anche della decisione della Cina di dimezzare la tassa sull'acquisto sulle auto sotto i 1600 cc, a partire da domani. Una schiarita finanziaria che non significa affatto distensione della tensione, anche in vista del maxi richiamo da 11 milioni di veicoli cui va incontro la casa tedesca. Proprio in casa, la procura di Ingolstadt, nella Germania meridionale, ha avviato indagini su Audi per lo scandalo delle emissioni diesel truccate. Wolfram Herrle, procuratore capo della città dove ha sede il marchio di Volkswagen, ha dichiarato a un giornale tedesco che "attualmente stiamo passando in rassegna tutti i fatti, al fine di decidere se debba essere avviata un'inchiesta". Né i pubblici ministeri di Ingolstadt né Audi sono stati immediatamente disponibili per un commento alla notizia riportata da Funke Media. Volkswagen ha sospeso alcuni dirigenti a seguito dello scandalo, tra cui il capo di ricerca e sviluppo del marchio premium Audi. Internamente continua il rinnovamento: il 'clan' familiare Porsche-Piech, che detiene la maggioranza dei diritti di voto in Vw, sta spingendo con forza perché il capo delle finanze del gruppo, Hans Dieter Poetsch, diventi presidente del consiglio di sorveglianza. Ma la sua nomina è a forte rischio, perché troppo invischiato nella vicenda. Intanto la Porsche ha nominato Oliver Blume nuovo ceo, al posto di Matthias Mueller, passato alla guida del gruppo.

 

La Bassa Sassonia, azionista pubblico del gruppo e con diritto di veto, si è scagliata contro i manager: per lo Stato, il consiglio è stato tenuto all'oscuro dello scontro fra il gruppo e le autorità americane per un anno, scoprendo lo scandalo delle emissioni poco prima che esplodesse sui media. Lo ha detto Olaf Lies, ministro dell'Economia del laender tedesco, in un'intervista alla Bbc. Lies ha detto di provare "vergogna che gli americani che hanno comprato quelle auto con fiducia siano così delusi".

 

Proprio negli Usa, dove è stata sveltata la truffa dei software, continuano intanto le indagini. Che però potrebbero scontrarsi contro la legge stessa. Come ricostruisce il Wsj, Il Dipartimento di Giustizia americano indaga sulla possibilità che Volkswagen possa far fronte ad accuse penali per le violazioni delle norme anti smog. Se il Dipartimento decidesse di perseguire questa strada, sarebbe il primo caso contro una casa automobilistica per infrazione degli standard sulle emissioni. Ma è una strada difficile, visto che le case automobilistiche finora hanno evitato sanzioni penali approfittando di una norma contenuta nel Clean Act Air del 1970. Le autorità  americane valutano nuovi approcci legali, quali accusare Volkswagen di aver mentito ai regolatori. Molti politici e ambientalisti si augurano che il caso Volkswagen si traduca in una modifica delle norme, inclusa l'introduzione di sanzioni penali per le violazioni degli standard sulle emissioni.

 

Anche l'Italia si potrebbe muovere sul terreno legale: "Il governo italiano potrebbe costituirsi parte civile quando si sarà accertata la quantità e la qualità del danno; e dovrebbe farlo in Germania perchè lì è avvenuto il caso", ha detto il viceministro alle Infrastrutture e trasporti, Riccardo Nencini, a Mix24 su Radio 24. Partita nel frattempo la prima class action italiana: Codacons ha

notificato l'atto di citazione della casa automobilistica al tribunale di Venezia (competente visto che la sede italiana del gruppo è a Verona). L'azienda dovrà comparire davanti ai giudici l'11 febbraio 2016 per rispondere alle richieste di risarcimento dei consumatori.  LR 30

 

 

 

 

 

Il gioco di Putin. Siria: stivali russi per Assad

 

Uno dei classici colpi di scena à la Vladimir Putin. Questa volta in Siria, dove Mosca è impegnata da anni, ma con le sue operazioni a Latakia e al porto di Tartus sta diventano un attore sempre più importante.

 

L’acquisizione della base navale di Tartus risale al 1971. Fino a pochi anni fa era piuttosto malridotta. In seguito agli eventi della Primavera araba (o Rivolta araba, come la definisce Mosca), l’importanza di quest’unico porto russo sui mari caldi si è rivelata particolarmente strategica per la proiezione russa in Medio Oriente.

 

Proprio mentre dalla comunità internazionale piovevano sanzioni contro il regime di Bashar al-Assad, in questo porto arrivavano le portaerei russe cariche di YAK-30 e armi sofisticate.

 

Interessi russi in Siria

Del resto la Siria è uno dei primi cinque acquirenti stranieri di armamenti russi. La sinergia tra Mosca e Damasco riguarda anche il settore estrattivo, dove le compagnie russe hanno investito circa 20 miliardi di dollari. Dettaglio che spiega non solo il veto russo alla risoluzione Onu che imponeva ad Assad di farsi da parte, ma anche l’aiuto delle banche russe nell’aggirare le restrizioni finanziarie imposte a Damasco.

 

Dietro l’ultimo sforzo militare di Mosca in Siria si nascondono anche altri tipi di considerazioni. Putin teme l’uscita di scena di Assad perché questa significherebbe perdere l’ultimo alleato russo nel mondo arabo e la maggiore fonte di influenza nella regione.

 

Per quanto possa sembrare riduttivo, in Siria come in Ucraina le ragioni russe sono da ricercare nella malcelata insoddisfazione nei confronti dell’ordine mondiale del post Guerra Fredda. Mosca non vuole essere un junior partner degli Stati Uniti e pretende di recitare il suo ruolo in uno scenario il più possibile multipolare. Per farlo, si inserisce in queste zone grigie, dove non c’è né guerra né pace, destreggiandosi abilmente negli spazi lasciati liberi dal diritto e dalla comunità internazionali.

 

Mosca vuole guida fronte anti-Califfo

Escludendo la troppo rischiosa ipotesi di un intervento unilaterale, attraverso la mossa siriana la Russia sembra volersi proporre come leader credibile e in grado di guidare una coalizione internazionale contro il sedicente “Stato islamico” (Is), insieme all’Iran e ovviamente ad Assad.

 

Su quest’ultimo punto Mosca appare irremovibile, ma non mancano spiragli di compromesso come traspare dalle pagine del Valdaj Club: un cambio di regime in Siria è possibile solo se la Russia potrà giocare un ruolo attivo nella definizione dei nuovi equilibri mediorientali e sarà inserita nel sistema di sicurezza della regione. Fino a questo momento, però, la presenza di Assad rappresenta un imprescindibile strumento contro il dilagare della minaccia dello “Stato islamico”.

 

Anche se non ci sono dati certi circa il coinvolgimento di combattenti del Caucaso tra le fila dell’Is, il Cremlino tiene alta la guardia perché teme il riaccendersi del fuoco del separatismo in Cecenia e Inguscezia.

 

Per questo motivo, stando a quanto riporta il giornale Argumenty i Fakty, Mosca avrebbe affidato l’addestramento di alcune unità cecene alla guida di ex gruppi delle forze speciali russe con l’obiettivo di impegnarle a sostegno di Assad e a copertura delle truppe russe. Sembrerebbe una triste ripetizione del copione ucraino, in cui i ceceni si sono ritrovati a combattere al fianco sia degli ucraini che dei separatisti filo-russi.

 

Dal Donbass a Tartus

Dietro l’aiuto garantito a Damasco c’è anche un altro obiettivo: virare l’attenzione internazionale e interna sul fronte siriano per allontanarla da quello ucraino. In questo modo Mosca cerca non solo di uscire dall’isolamento internazionale e riallacciare i rapporti con l’Occidente, ma anche di alleggerirsi dal peso dei partiti nazionalisti che premono per un intervento più deciso in Ucraina.

 

Sui giornali nazionalisti come Zavtra, gli appelli all’indipendenza del Donbass hanno temporaneamente lasciato il posto a quelli per la lotta al terrorismo islamico e alla protezione dei Circassi in Siria.

 

Su questo punto, però, il governo non si sbilancia anche perché conosce bene gli effetti collaterali di invocare una responsabilità di proteggere, come accaduto in Ucraina, in cui i promotori della Novorossya sembrano sfuggire al controllo di Mosca.

 

La posta in gioco è molto alta e Putin ha fatto la sua mossa. Che la logica alla base sia condivisibile o meno, sta all’Occidente vedere ed eventualmente rilanciare tenendo ben presente che, stante la vulnerabilità alle minacce magmatiche dello “Stato islamico”, scegliere di avere Mosca dalla propria parte potrebbe rivelarsi vincente.   Giovanna De Maio. AffInt 26

 

 

 

 

 

Gran Bretagna verso referendum. Brexit: l’Italia è cauta su ipotesi

 

Dopo la schiacciante vittoria dei conservatori alle elezioni politiche del 7 maggio 2015, David Cameron ha ribadito l’intenzione di indire un referendum entro la fine del 2017 sull'uscita del Regno Unito dall'Unione europea (Ue).

 

L’ipotesi di una Brexit non solo mina di per sé il progetto europeo di un’integrazione sempre più stretta, come previsto dal Trattato di Lisbona, ma potrebbe anche causare un effetto a catena, destando analoghe rivendicazioni in altri Stati membri, Italia compresa.

 

Il Regno Unito è la terza economia dell’Ue e, secondo un documento del tesoro inglese, nel 2014 il contributo netto del Regno Unito all'Ue è di 9.8 miliardi di sterline che equivale a 13.5 miliardi di euro.

 

Il governo italiano deve quindi valutare l’atteggiamento da tenere in una situazione così complessa. Da una parte, l’uscita del Regno Unito avrebbe ripercussioni politiche ed economiche tali da indurre ad accettare alcune richieste britanniche. Dall’altra, l’Italia non è favorevole a modificare i principi fondanti dei Trattati e sostiene piuttosto la necessità di riformare le istituzioni nel quadro di un’Unione più coesa.

 

Gli interessi italiani

Dal punto di vista economico, le relazioni commerciali tra Italia e Regno Unito sono solide. Il Regno Unito è il quinto mercato di sbocco dell'export italiano e nel 2014 ha accolto il 10% degli investimenti internazionali italiani. In caso di Brexit, al Regno Unito potrebbe essere negato libero accesso al mercato comune, causando un dirottamento delle sue relazioni economiche verso altre regioni.

 

Nel febbraio 2015 l’export britannico verso i Paesi extra-europei ammontava a 37,9 miliardi di sterline, in aumento del 4,2% rispetto al 2014.

 

In questo caso, la reintroduzione di dazi economici potrebbe costare all'Italia la perdita di un importante partner commerciale. Inoltre, il possibile restringimento della zona di libera circolazione risultante dalla Brexit potrebbe avere ripercussioni sugli oltre 600 mila italiani che lavorano nel Regno Unito.

 

Per l'Italia si stimano oltretutto perdite per 1,4 miliardi di euro in termini di maggiori contributi al budget europeo per compensare quelli perduti del Regno Unito.

 

Sul fronte politico, invece, è necessario evitare la Brexit per non fomentare le forze populiste e euroscettiche che rischiano di sgretolare l’unità europea, posizione che Renzi condivide con la Merkel e Hollande.

 

Se in Italia il Movimento 5 Stelle e Lega Nord hanno più volte chiesto un referendum sull’euro, in Francia e in Germania, partiti come il Front National ed Alternativa per la Germania sono fortemente scettici verso l’idea di un’unione politica e sostengono invece un’Europa di Stati sovrani con un mercato comune. Un rinegoziato della posizione britannica all’interno dell’Unione potrebbe dunque suscitare richieste affini da parte di questi partiti ai proprio governi.

 

Mano tesa a Cameron

I timori provocati dalla minaccia della Brexit spiegano l'alleanza, definita da Renzi come “non-ideologica”, tra Regno Unito e Italia. Se il governo italiano ha rifiutato ogni compromesso sulla revisione dei Trattati e dei principi fondamentali dell'Ue, esso ha invece accolto alcune richieste fatte da Cameron sulla necessità di snellire l'apparato burocratico per rendere le istituzioni più trasparenti e il mercato unico più competitivo.

 

A tale proposito, nel maggio 2015 il governo italiano ha inoltrato alla Commissione europea un documento sul rafforzamento e completamento dell'Unione economica e monetaria al fine di rilanciare l'innovazione e la crescita nel quadro di un interesse collettivo.

 

Tuttavia le modalità per mettere in atto tali riforme e implementare regolamentazioni più efficaci sono nettamente diverse da quelle proposte da Cameron. L’Italia punta ad un assetto istituzionale più integrato, mentre Londra desidera maggiore autonomia in campo normativo.

 

Sebbene il nodo della rivisitazione dei Trattati rimanga tuttora irrisolto, l’Italia potrebbe adattare la sua posizione in base all’urgenza di evitare la Brexit, soprattutto a seguito di una possibile presa di posizione più favorevole a Londra da parte di Francia e Germania.

 

Nonostante prediliga la strada per una maggiore integrazione, l'Italia è infatti indotta da importanti interessi economici e politici a far sì che il Regno Unito resti nell'Ue.

 

Renzi strizza dunque l'occhio a Cameron senza darlo troppo a vedere. Si tratta di capire fino a dove le riforme invocate da entrambi i leader potranno spingersi senza colpire i principi portanti dell’Unione e, soprattutto, se i compromessi raggiunti convinceranno gli elettori britannici a non dire addio al Vecchio Continente.

Eleonora Poli, ricercatrice dello IAI. Maria Elena Sandalli, stagista dello IAI. AffInt 25

 

 

 

 

 

Le risorse scarse e le illusioni. Il tocco magico che l’Onu non può avere

 

La settantesima sessione plenaria dell’Assemblea generale dell’Onu si è aperta in una fase delicata della vita del pianeta. Si spara in molti luoghi e, in altri, rumori minacciosi preannunciano tempeste. Nel Mar della Cina la volontà egemonica dell’Impero celeste mette a rischio la pace mondiale entrando in collisione con gli interessi vitali di tanti Paesi, ivi compresi alcuni alleati degli Stati Uniti come Giappone o Filippine. In Europa la guerra, ancorché di bassa intensità, è tornata nelle regioni orientali dell’Ucraina e la Russia non chiede ma pretende che ci si dimentichi dell’annessione della Crimea rivendicando il suo ruolo nella lotta allo Stato Islamico in Medio Oriente.

L’abulia strategica degli occidentali (degli americani in primo luogo ma anche degli europei alle prese con la difficoltà di governare gli ingenti flussi migratori) lascia vuoti che altri, dai russi agli iraniani ai turchi - con i loro interessi non coincidenti con quelli occidentali - vanno riempiendo a modo loro. L’incontro che si è svolto ieri tra Obama e Putin forse porterà a una svolta (e forse no), innescherà, nelle prossime settimane, il salto di qualità che tutti attendono all’azione di contrasto allo Stato islamico (condizione indispensabile perché si possa un giorno costruire un ordine accettabile in Siria). Ma è un fatto che è Putin a guidare il gioco e i suoi interessi non sono necessariamente coincidenti con quegli degli Stati Uniti o con quelli dell’Europa.

Mentre i rumori di guerra si diffondono e a New York si danno convegno potenze coinvolte in giochi «misti» (parziale coincidenza di interessi su alcuni temi unita a una dura competizione su molti altri), l’Onu non rinuncia all’ideologia onusiana e, in suo omaggio, si impegnerà anche in questa occasione a votare a favore della distribuzione a tutti dell’elisir della felicità. Tra gli impegni che verranno solennemente presi ci saranno cose come bloccare i cambiamenti climatici in atto, assicurare a tutti la sicurezza alimentare, il disarmo, eccetera. Chi non è d’accordo?

Non si tratta solo di ipocrisia. È anche un omaggio al mito fondante dell’Onu. L’Onu fu voluta da Franklin Delano Roosevelt per rilanciare l’utopia che durante la Prima guerra mondiale aveva spinto il presidente Woodrow Wilson a concepire la Società delle Nazioni.

Quell’utopia era uno dei lasciti del pensiero liberale del secolo diciannovesimo: l’idea era che imbrigliandoli entro organizzazioni guidate da un nuovo diritto internazionale, gli Stati avrebbero cessato di farsi la guerra, direttamente o per procura, come avevano fatto per secoli. Si sarebbero assoggettati al diritto dirimendo le loro controversie pacificamente, allo stesso modo in cui i cittadini degli Stati liberali dirimono le loro. La conquistata armonia degli interessi avrebbe consentito agli Stati di cooperare lealmente per risolvere i problemi del mondo.

Non è andata così. Il compito ambizioso che era stato attribuito all’Onu si rivelò irrealizzabile non appena esplose la competizione fra Usa e Urss. Dopo la Guerra fredda, molte illusioni sul ruolo dell’Onu rinacquero ma si scontrarono quasi subito, e di nuovo, con l’impossibilità di sostituire la «armonia» alla competizione e al conflitto fra gli Stati. Così come si era dovuta adattare alla distribuzione bipolare del potere durante la Guerra fredda, l’Onu si è poi piegata (anche se con molte tensioni) all’unipolarismo americano successivo. Allo stesso modo, oggi va adattandosi al multipolarismo emergente.

Ciò non rende inutile l’Onu, essa continua a servire come vetrina e tribuna, un consesso in cui ciò che accade racconta a tutti noi quali siano il clima imperante e lo stato dei contenziosi in atto. Non si tratta di pretendere che l’Onu rinunci ai suoi miti fondanti, alla sua ideologia ufficiale e a quel tanto di ipocrisia che vi è inevitabilmente appiccicato. Si tratta solo, per chi ne ha voglia, di guardare alle cose con realismo. Non è vero che i problemi mondiali si risolverebbero tutti facilmente se solo ci fosse la «buona volontà». Chi ragiona così non vede che in un mondo di scarsità non c’è verso di sfuggire alla competizione.

Ed è proprio l’idea di scarsità, e delle conseguenze della scarsità, che manca, e non solo nell’ideologia ufficiale dell’Onu. Si pensi alla lodevole richiesta di papa Francesco di dare terra, casa, lavoro a tutti gli uomini. Anche nel suo caso c’è la sottovalutazione del vincolo della scarsità. Come nel proposito onusiano di assicurare a tutti la sicurezza alimentare, c’è in Francesco l’idea che le risorse siano tutte a disposizione e che la scarsità, anziché un vincolo obiettivo, sia piuttosto l’effetto di una congiura delle classi dominanti ai danni dei poveri del pianeta. Tanto in Francesco quanto nella visione ufficiale onusiana si sentono echi dell’ideologia ottocentesca del progresso (sia in variante liberale che socialista), l’idea secondo cui l’umanità sarebbe ormai entrata nell’era dell’abbondanza illimitata. Non è così. Non ci sono risorse illimitate che possano cadere dal cielo rinnovando il miracolo della manna. La scarsità non è venuta meno.

La povertà, ad esempio, non può essere eliminata con la bacchetta magica. Gli unici strumenti che l’hanno ridotta e che promettono di ridurla ulteriormente in futuro, sfortunatamente, sono proprio quelli che al Papa non piacciono e che, per giunta, non possono essere evocati esplicitamente in sede Onu, data la diversa costituzione economico-sociale di numerosi membri dell’Assemblea: il mercato e il capitalismo di mercato.

In un mondo di scarsità ove, per giunta, non sono affatto superate le sovranità territoriali, la competizione fra gli Stati, in barba alla mission dell’Onu, resta endemica e ineliminabile. Si possono anche mandare soldati per infoltire i caschi blu come ha fatto Renzi in omaggio a quell’ideologia onusiana che qui in Italia conta tanti adepti. A patto però di non dimenticare che esistono poi interessi (nostri e dell’Europa), in competizione con gli interessi di altri, e che l’Onu, di sicuro, non può tutelare. Angelo Panebianco,  CdS 29

 

 

 

 

 

Gli euroscettici nel Mediterraneo

 

26 anni dopo la caduta del muro di Berlino, in Europa ne sorgono altri. Non solo simbolici. Marcano il cammino di una costruzione che si è sviluppata senza un disegno politico e culturale - di ILVO DIAMANTI

 

Il risultato delle elezioni in Catalogna conferma l'ampiezza del sentimento separatista che anima la Comunidad autónoma. Il fronte a favore dell'indipendenza (Junts pel Sì + Cup) ha ottenuto il 47,8% dei voti. Ha, così, conquistato la maggioranza assoluta dei seggi, ma non dei voti. Si fosse trattato di un referendum, questo esito non sarebbe sufficiente a sancire la secessione da Madrid. Ma oggi appare adeguato ad amplificare lo spirito indipendentista che spira, forte, in altre aree della Spagna.

 

Anzitutto nei Paesi Baschi. Questo voto, inoltre, rischia di produrre "una rivoluzione geopolitica su scala europea", come ha osservato Lucio Caracciolo, ieri, su Repubblica. Una Catalogna indipendente, infatti, non troverebbe posto nella Ue. Tuttavia, il voto catalano non costituisce un evento isolato. E de-limitato. Ma si somma a quanto avviene, da tempo, in altri Paesi. In particolar modo, in quelli affacciati sulla sponda mediterranea. Dove si allarga il contagio dell'Ues: l'Unione Euro-Scettica. Trasmesso da una catena di attori politici, impolitici e anti-politici. Uniti da un comune bersaglio. L'Europa dell'euro. Dunque, l'Europa, tout court . Visto che l'Unione è stata prevalentemente costruita, appunto, sul terreno economico e monetario. Mentre i soggetti politici di maggiore successo, negli ultimi anni, sono quelli che hanno esercitato una critica aperta all'Euro-zona. E, spesso, alla stessa Unione Europea, in quanto tale.

 

In Italia: la Lega di Salvini. Esplicitamente contraria all'Euro, ma anche alla Ue. Appunto. Inoltre: il M5s. Anch'esso esplicitamente ostile all'Euro-zona. Tanto che, nei mesi scorsi, Alessandro Di Battista, deputato del M5s, fra i più autorevoli, ha proposto un "cartello tra i Paesi del Sud Europa" per "uscire dall'euro" e "sconfiggere la Troika che ha distrutto l'Ue". Un aperto invito, dunque, a costruire la Ues. Rivolto, anzitutto, alla Grecia, governata da Alexis Tsipras e dal suo partito, Syriza. Che, come ha confermato Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze, aveva pianificato un programma per trasformare l'euro in dracma. E per liberarsi del controllo della Troika. Prima, ovviamente, della recente crisi. Che ha condotto la Grecia a scontrarsi con la Germania della Merkel. E con il "governo" della Ue. Anche se ora, ovviamente, questo progetto è divenuto impraticabile. Dopo il prestito- ponte erogato dalla Ue, per fare fronte all'enorme debito che opprime la Grecia. Mentre Tsipras ha estromesso dal governo Varoufakis e gli altri esponenti del partito, reticenti e indisponibili ad accogliere le pesanti condizioni poste dalla Ue.

 

Nonostante tutto, pochi giorni fa, Tsipras ha ri-vinto le elezioni. Si è confermato alla guida del governo e del Paese. E la Grecia è rimasta nella Ue e nell'euro. Non certo per passione, ma per necessità. E per costrizione. Ma l'Ues ha messo radici anche in Francia. A sua volta, Paese mediterraneo. Soggetto protagonista della scena europea, insieme alla Germania. Ebbene, com'è noto, in Francia, negli ultimi anni, si è assistito all'ascesa di Marine Le Pen, che ha spinto il Front National ben oltre il 25%. Al di là delle zone di forza tradizionali, nelle regioni "mediterranee". Per affermarsi, Marine Le Pen ha moderato i toni  -  più che i contenuti  -  del messaggio politico tradizionale. E ha preso le distanze dal padre, Jean-Marie. Fondatore e "padrone" del Fn. Fino alla rottura. Sancita dall'espulsione del padre, avvenuta a fine agosto, per decisione del comitato esecutivo del partito.

 

Il Fn di Marine e Bleu Marine, la coalizione costruita intorno al partito, hanno, tuttavia, mantenuto i due orientamenti tradizionali forse più importanti. La xeno-fobia. Letteralmente: paura dello straniero. E l'opposizione all'Europa dell'euro. Così, i confini mediterranei della Ue oggi sono occupati dalla Ues. Che tende ad allargarsi rapidamente altrove. Nei Paesi della Nuova Europa. A Est: in Polonia, Ungheria. E a Nord. In Belgio, Olanda, Danimarca, Scandinavia. Per non parlare della Gran Bretagna. Dove l'euroscetticismo è radicato da tempo. La Germania, il centro dell'Europa dell'euro, intanto, si è indebolita. Messa a dura prova, da ultimo, dallo scandalo che ha coinvolto e travolto la Volkswagen. Un grande gruppo automobilistico. Ma, soprattutto, un marchio dell'identità (non solo) economica tedesca nel mondo. Intanto, la xeno-fobia si è propagata ovunque. Alimentata dall'esodo dei profughi degli ultimi mesi. Dall'Africa e dal Medio Oriente, attraverso l'Italia, la Grecia, i Balcani.

 

Così, 26 anni dopo la caduta del muro di Berlino, in Europa sorgono nuovi muri. Non solo simbolici. Marcano il difficile cammino di una costruzione che si è sviluppata senza un disegno. Politico. Culturale. Perché l'Europa "immaginata", fra gli altri, da Adenauer, De Gasperi, Churchill, Schuman, l'Europa di Jean Monnet e Altiero Spinelli: è rimasta, appunto, "un'immagine". Un orizzonte. Lontano.

 

D'altra parte, (come dimostra l'Osservatorio europeo curato da Demos-Oss. di Pavia- Fond. Unipolis, gennaio 2015), l'Europa dell'euro non suscita passione. Tanto meno entusiasmo. La maggioranza dei cittadini  -  in Italia e negli altri Paesi europei  -  la accetta, per prudenza. Teme che, al di fuori, potrebbe andare peggio. Così, il progetto europeo non cammina. Perché ha gambe molli e non ha un destino. Mentre il sentimento scettico si fa strada. In Spagna. In Italia. In Francia. In Europa. A Destra (e al Centro), ma anche a Sinistra. E alla Ue si

sovrappone la Ues. L'Unione Euro-Scettica. Più che un soggetto e un progetto organizzato: una sindrome. Densa e grigia. Diffusa nell'area mediterranea. Oggi si sta propagando rapidamente altrove. Conviene prenderla sul serio, prima che sia troppo tardi. Prima che contagi anche noi. LR 29

 

 

 

 

Gino Strada vincitore del Right Livelihood Award. Il “Nobel alternativo” al medico italiano

 

Gino Strada, il medico fondatore di Emergency, è uno dei vincitori del Right Livelihood Award. Conosciuto come il “Nobel alternativo” - e svedese come il fratello maggiore - il Premio dal 1980 riconosce e sostiene coloro che offrono risposte pratiche ed esemplari alle maggiori sfide del nostro tempo.  

 

Quest’anno la Fondazione ha esaminato 128 proposte provenienti da 53 paesi: è la prima volta che il Premio viene attribuito a un italiano. La giuria ha infatti deciso di premiare Gino Strada «per la sua grande umanità e la sua capacità di offrire assistenza medica e chirurgica di eccellenza alle vittime della guerra e dell’ingiustizia, continuando a denunciare senza paura le cause dei conflitti». 

 

«Ricevere il Right Livelihood Award è un onore e una grande emozione» dice il fondatore della Ong italiana. «Oltre vent’anni fa Emergency è nata per offrire cure gratuite a chi soffre le conseguenze della guerra e della povertà. In questi anni siamo stati a fianco delle vittime e ci siamo opposti alla guerra e alla sua logica di sopraffazione. Abbiamo costruito ospedali, e abbiamo combattuto perché chiunque avesse diritto a essere curato», spiega il medico italiano. 

 

Poi traccia un bilancio: «Abbiamo assistito oltre 6 milioni di persone, senza nessuna discriminazione, nella convinzione che essere curati sia un diritto umano fondamentale. E continuiamo a lavorare, in Iraq, in Afghanistan e in alcuni dei Paesi più disastrati del pianeta». Infine il suo appello, l’ennesimo, «per non rimanere inermi di fronte a questa mattanza indiscriminata». 

 

La giuria svedese ha inoltre premiato Tony De Brum e il popolo delle Isole Marshall per «la loro visione e il coraggio nell’intraprendere un’azione legale contro le potenze nucleari che non rispettano l’impegno al disarmo, assunto con il Trattato di non proliferazione nucleare»; la canadese Sheila Watt-Cloutier «per il lavoro di una vita per proteggere gli Inuit dell’Artico, e per difendere il loro diritto a mantenere i propri mezzi di sussistenza e la propria cultura, gravemente minacciati dal cambiamento climatico»; l’ugandese Kasha Jacqueline Nabagesera «per il suo coraggio e perseveranza, malgrado la violenza e la minaccia, nella difesa del diritto delle persone lesbiche, gay e transessuali di vivere una vita libera dal pregiudizio e dalla persecuzione». I premi saranno consegnati a Stoccolma il 30 novembre. ROBERTO TRAVAN  LS 1

 

 

 

 

Il valore delle percentuali

 

La crisi occupazionale, ovviamente, non è solo Italiana. L’affermazione non è di conforto ma, almeno, rende giustizia alle percentuali di disoccupazione in UE. Ci riferiamo al trascorso mese di luglio. Da noi, la percentuale dei disoccupati era del 12%. In Spagna del 9,1%, in Francia del 9,5%, in Germania del 4,7%, nel Regno Unito del 5,4% e in Grecia del 24,6. Facendo un confronto sulle percentuali, almeno per i Paesi che hanno dichiarato il loro tasso ufficiale di disoccupazione, solo l’Italia e la Grecia, evidenziano una percentuale ancora a due cifre. La più “virtuosa” è la Germania con una percentuale di senza lavoro inferiore al 5%.

 Ora, se le percentuali avessero un valore assoluto, sarebbe facile verificare il reale tasso di disoccupazione nel Vecchio Continente e, principalmente, in Italia. Di fatto, però, i valori riportati considerano solo chi non ha mai avuto un’occupazione e non tiene conto di chi l’ha perduta. Situazione che, invece, avrebbe da essere esaminata più attentamente per evitare confusioni anche di natura meramente politica.

 Da noi, per esempio, chi non lavora (alla ricerca di una prima occupazione o licenziato) non può essere percentualizzato. Dato che chi ha perso il lavoro, magari, gode ancora di forme di sostegno sociale (cassa integrazione). Eppure, le percentuali non considerano questi ex lavoratori che, dal tempo parziale, sono passati nel limbo dei cassintegrati. Peccato, perché in questo modo non si ha un quadro veritiero di una situazione nazionale che è peggiore solo in Grecia che, ovviamente, ha un’economia più disastrata della nostra.

Tra l’altro, le percentuali non tengono conto del livello salariale degli “occupati”. In Italia, le retribuzioni sono inferiori almeno del 7% di quelle medie europee. In compenso, il costo della vita è più basso solo a quello della Spagna. La Grecia è una realtà a parte. Tutti gli altri Stati dell’Europa Stellata si trovano in condizioni economiche più accettabile delle nostre.

 Là dove l’Euro convive ancora con le monete degli Stati membri, non ci sentiamo di fare dei paragoni che sarebbero, se non altro, fallaci in difetto. Ne consegue che scrivere e dibattere sulle percentuali occupazionali ha un valore assai relativo e non dovrebbe essere motivo di paragone con chi se la passa meglio di noi. Lo scriviamo, senza remore, proprio per far intendere anche a Renzi e a chi la pensa come lui, che il valore delle percentuali lascia il tempo che trova. Salvo che, lo stesso non sia suffragato da segnali in positivo di livello meno aleatorio. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Riforme, l'esame decisivo sull'articolo 2. Roma nel caos

 

Messo al sicuro l'articolo 1 della riforma costituzionale, adesso è la volta del numero 2, il più delicato, il più difficile, il cuore della riforma Boschi-Renzi, quello su cui hanno rischiato la scissione i democratici prima di trovare un faticosissimo accordo. Di questo articolo è possibile cambiare solo il comma 5, l'unico che è stato modificato nel passaggio precedente tra Senato e Camera (essendo una riforma costituzionale è necessario il doppio passaggio tra i due rami del Parlamento). La maggioranza per ora tiene agevolmente di fronte agli attacchi dell'opposizione formata da Sel, M5S e Lega con Forza Italia. Per la verità nei banchi forzisti sono state notate alcune assenze subito definite strategiche. È qui entra in campo il lavoro di regia di Verdini che sta piano piano sgretolando quel che resta di FI e del centrodestra per portare voti alla riforma di Renzi. Dopo l'accordo raggiunto con la minoranza del suo partito, Renzi può sostenere che quelli di Verdini sono in realtà voti in aggiunta, che non sono indispensabili all'approvazione della riforma. Ma siccome la maggioranza deve affrontare diverse votazioni a scrutinio segreto, sono voti che potrebbero risultare indispensabili per compensare eventuali franchi tiratori di provenienza Pd. Mentre a Palazzo Madama si battaglia sulla riforma, tutto attorno c'è Roma che vive l'ennesima giornata di sofferenza per lo sciopero dei mezzi pubblici. Il livello di esasperazione dei romani per le condizioni in cui versa la città è ormai oltre il livello di guardia. Ma il sindaco non sembra accorgersene e annuncia per il prossimo mese l'ennesimo viaggio in America per convincere i soliti non precisati mecenati a investire sulla Capitale. GIANLUCA LUZI  LR 2

 

 

 

 

 

Riforme, la superghigliottina di Grasso per Calderoli: "Emendamenti irricevibili"

 

"Considero non inammissibili (l'inammissibilità è infatti riferita al merito) ma irricevibili gli stessi emendamenti, fermi restando invece quelli già ricevuti dalla presidenza della commissione Affari costituzionali e ripresentati in assemblea, al netto di quelli ritirati". Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso in aula a proposito dei milioni di emendamenti presentati da Roberto Calderoli al ddl riforme. Restano in piedi i 500mila depositati in commissione e ripresentati in aula. Grasso ha motivato la sua decisione alla luce del carattere "abnorme" del numero di emendamenti.

Dichiarare irricevibili i milioni di emendamenti al ddl riforme si è reso necessario "per rispettare i tempi stabiliti dal calendario dei lavori", dice ai senatori il presidente Grasso, secondo cui "la presidenza è oggettivamente impossibilitata" a vagliarli, se non al prezzo di un precedente capace di bloccare i lavori "per un tempo incalcolabile", non essendo nemmeno possibile calcolare il tempo ipoteticamente necessario per esaminarli nel merito (grosso modo, comunque, ha detto all'incirca 17 anni).

Replica di Calderoli - "E' abnorme il numero di 85 milioni di emendamenti? Può darsi, ma non è abnorme un governo che si rifiuta di parlare con la sua stessa maggioranza e con l'opposizone? Tra Italicum e riforma costituzionale credo che sia in atto una deriva autoritaria", dice Roberto Calderoli intervenendo in aula. "Quanto il ministro Boschi parla di 'misure eccezionali'" per limitare il numero degli emendamenti "a me vengono in mente i tribunali speciali del ventennio fascista", aggiunge il senatore leghista.

Poi il botta e risposta tra il presidente del Senato e il vice presidente leghista, 'vittima' della superghigliottina che ha tranciato 75 milioni di emendamenti al ddl riforme. Grasso ha suggerito al senatore leghista di "far sapere quelli che sono importanti" tra i 'sopravvissuti'. Calderoli ha replicato assicurando la propria "massima riflessione" sulla questione, "ci penserò stanotte, magari auto-emendandomi". Subito dopo, Grasso ha aperto formalmente la fase dell'illustrazione degli emendamenti all'art.1 del ddl Boschi. Adnkronos 29

 

 

 

 

Governo e Pd tagliano il traguardo  ma Verdini divide

 

Matteo Renzi porta a casa l’agognata approvazione dell’articolo 2 della riforma del Senato, lo scoglio più arduo da superare in vista del via libera definitivo alla fine del bicameralismo perfetto e nodo intorno al quale la politica ha ballato tutta l'estate, a tratti facendo tremare la maggioranza. Con 169 sì passa l’emendamento Finocchiaro che mette d’accordo renziani, contrari all'elezione diretta dei futuri senatori, e minoranza pd, favorevole invece a mantenerne l'investitura popolare. Spetterà ai Consigli regionali - recita il testo - eleggere tra i propri membri i futuri senatori «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge» elettorale che dovrà essere successivamente varata da ciascuna regione. Per rimanere sopra la linea di galleggiamento della maggioranza assoluta, ma non per salvare il governo visto l’ampio scarto tra sì e no, risultano decisivi i voti dei verdiniani. E proprio sull’ex braccio destro di Berlusconi, ora stampella del governo al Senato, si concentrano le polemiche interne ai dem. Renzi, intervistato da Repubblica, afferma di volere un Pd unito anche se nel partito c'è ancora chi «non ha elaborato il lutto della sconfitta». Il premier afferma poi che «tutti evocano Verdini anche vedendolo dove non c'è, come un mostro di Lochness». Gli risponde l’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza per il quale «se Renzi vuole unire il Pd la smetta di amoreggiare con Verdini e i suoi». Intanto proseguono le votazioni sul ddl Boschi e il prossimo nodo da superare è per lunedì, quando l’aula dovrà uscire indenne da un voto segrete sull’articolo 6. di ALBERTO D'ARGENIO  LR 3

 

 

 

 

Garavini (PD): “Europa significa solidarietà e rispetto delle regole comuni, anche e soprattutto sulle questioni migratorie”

 

“Anche i posti più belli non sono attraenti se non c'è il rispetto dei diritti umani e della dignità delle persone. Il fuoco incrociato di populismi ed egoismi nazionali sta ferendo il nostro Continente nei suoi ideali più nobili. Ci tengo ad essere qui in Ungheria di persona, per ribadire che l'Europa significa umanità, solidarietà, rispetto delle regole comuni, anche e soprattutto sulle questioni migratorie”. Lo ha dichiarato Laura Garavini, componente della Presidenza del Gruppo PD alla Camera, nel corso di una missione in Ungheria, insieme ai colleghi europarlamentari Silvia Costa, Nicola Danti, Flavio Zanonato, i senatori Roberto Cociancich, Mauro Del Barba e la collega Sandra Zampa.

“Pensavamo di esserci lasciati definitivamente alle spalle la politica dei muri e dei fili spinati”, ha proseguito la deputata PD, che è anche componente della Commissione Esteri, “ma le misure adottate dal Governo di Orbàn ci stanno facendo fare un salto nel passato. Per questo, proprio quando sono in gioco i valori fondanti dell’Unione Europea,  è importante mostrare pubblicamente ai nostri partner che non siamo d’accordo. Come parlamentari del PD vogliamo sottolineare la nostra contrarietà a chi pensa di fermare i profughi schierando i blindati ai propri confini”. De.it.press 28

 

 

 

 

Sviluppa sostenibile. Cidse con Focsiv fanno eco all’appello di Papa Francesco alle Nazioni Unite per un cambiamento radicale

 

ROMA - Papa Francesco, nel saluto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha sottolineato che l’esclusione sociale ed economica è un attacco ai diritti umani e al nostro ambiente naturale.

Il Papa ha evidenziato come sia il cattivo uso del potere ad escludere molte persone e popoli e a degradare l’ambiente che sostiene la stessa vita umana. “L’abuso e la distruzione dell’ambiente sono, allo stesso tempo, accompagnati da un processo inarrestabile di esclusione sociale. In effetti, un desiderio egoistico e illimitato per il potere e il benessere materiale porta sia all’abuso delle risorse naturali disponibili, sia all’esclusione dei più deboli […]”.

Il Papa ha ripetutamente parlato dell’effetto devastante che gli eventi climatici estremi stanno avendo sulle comunità, in diverse parti del mondo. Sul cambiamento climatico il Papa ha detto che: “ La crisi ecologica, assieme alla distruzione di gran parte della biodiversità del mondo, può mettere in pericolo l’esistenza stessa della specie umana. Questo, assieme alle conseguenze dannose di un’irresponsabile cattivo governo dell’economia globale, guidato dalla unica ambizione per la ricchezza e il potere, deve costituire un richiamo ad una profonda riflessione sull’uomo”. Il Papa si appella alle istituzioni finanziarie internazionali affinché diano priorità allo sviluppo sostenibile dei paesi e non si sottomettano ciecamente ai dettami dei mercati finanziari.

Ispirati dalle parole del Santo Padre, CISDE e FOCSIV si rivolgono ai nostri leader politici affinché prendano un’azione urgente e decisa per prevenire il cambiamento climatico che porterà molte popolazioni verso la povertà. “I leader internazionali devono prestare attenzione alle parole del Papa. I diritti umani e il rispetto dell’ambiente devono essere centrali nell’applicazione dei nuovi obiettivi per lo sviluppo sostenibile e dell’accordo sul clima che si redigerà a Parigi in dicembre” afferma Bernd Nilles, segretario generale di CIDSE. “A questo riguardo, il bisogno di un accordo equo e vincolante sul cambiamento climatico al vertice di dicembre è essenziale per cambiare rotta”.

A sua volta Gianfranco Cattai, presidente FOCSIV, sottolinea come “sia necessario nutrire i movimenti dei cittadini preoccupati per il nesso povertà-ambiente e capaci di proporre alternative percorribili rispetto all’economia dello scarto. Per questo la FOCSIV è impegnatissima nel pellegrinaggio dei popoli che partirà da Roma il 30 settembre, dopo la benedizione di Papa Francesco, e che attraverserà oltre 25 città italiane con eventi e incontri con i cittadini, per poi passare per la Svizzera e la Francia, arrivando a dicembre al Vertici di Parigi. Se non si muovono i cittadini, cambiando anche i nostri stili di vita, non si muoveranno neanche i nostri politici. Camminiamo per un mondo nuovo, ispirati dal messaggio di Papa Francesco”.

Ricordiamo, infine, che due giorni prima del vertice ONU sullo sviluppo sostenibile, CIDSE con FOCSIV hanno lanciato una dichiarazione (v. Inform, http://comunicazioneinform.it/appello-ai-leader-mondiali-in-occasione-del-vertice-delle-nazioni-unite-sullo-sviluppo-sostenibile-settembre-2015/ ) firmata da più di 50 rappresentanti della società civile, scrittori e leader religiosi.  L’appello chiede una maggiore ambizione nell’affrontare l’ingiustizia sociale e nel dare più enfasi ai concetti di benessere, di una nuova cultura per la cura e una prosperità condivisa. Come ci ricorda Papa Francesco, c’è “bisogno di un cambiamento radicale nelle politiche economiche e sociali al fine di rispondere ai bisogni dei più vulnerabili nel mondo”. (Inform 28)

 

 

 

 

Un cittadino UE può essere escluso dalle prestazioni non contributive se non ha lavorato almeno un anno nel paese ospitante

 

Secondo la Direttiva Europea 2004/38 sulla libera circolazione, un cittadino dell'Unione che ha goduto di un diritto di soggiorno in qualità di lavoratore, e che si trova ora in disoccupazione involontaria dopo aver lavorato per meno di un anno, conserva lo status di lavoratore e, con questo, il diritto di soggiorno per almeno sei mesi. Durante tutto questo periodo, egli può avvalersi del principio della parità di trattamento e ha diritto alle prestazioni di assistenza sociale. Scaduto questo periodo di sei mesi (o se la persona non ha mai lavorato nello Stato membro ospitante) il cittadino in questione non può essere espulso fino a quando è in grado dimostrare che continua a cercare lavoro e che ha reali possibilità di essere assunto. Tuttavia, secondo la sentenza della Corte di giustizia del 15 settembre 2015, lo Stato membro ospitante può in questo caso rifiutargli le prestazioni non contributive.

La questione è stata sollevata nell'ambito di una controversia tra il “Jobcenter Berlin Neukölln” (Germania) e quattro cittadini svedesi: la signora Alimanovic, nata in Bosnia, e i suoi tre figli Sonita, Valentina e Valentino, nati in Germania.

La famiglia Alimanovic ha lasciato la Germania nel 1999 per recarsi in Svezia e vi ha fatto ritorno nel giugno 2010. Dopo il loro rientro, la signora Alimanovic e sua figlia maggiore Sonita hanno svolto, sino al maggio 2011, diversi lavori di durata complessiva inferiore a un anno. Da allora non hanno più svolto alcuna attività lavorativa. Alla famiglia Alimanovic sono state poi accordate prestazioni di assicurazione di base durante il periodo compreso tra il 1 dicembre 2011 e il 31 maggio 2012.

Nel 2012, il Jobcenter Berlin Neukölln ha cessato il pagamento delle prestazioni, ritenendo che il cui diritto di soggiorno della signora Alimanovic e della sua figlia maggiore fosse giustificato unicamente dalla ricerca di un lavoro. Di conseguenza, tale autorità ha escluso anche gli altri figli dai rispettivi assegni.

A tale riguardo, la Corte constata che vi sono due possibilità per conferire un diritto di soggiorno:

- se un cittadino dell'Unione che ha beneficiato di un diritto di soggiorno in quanto lavoratore si trova in stato di disoccupazione involontaria dopo aver lavorato per un periodo inferiore a un anno e si è fatto registrare in qualità di richiedente lavoro presso l’ufficio di collocamento, egli conserva lo status di lavoratore e il diritto di soggiorno per almeno sei mesi. Per tutto questo periodo, può avvalersi del principio della parità di trattamento e del diritto a prestazioni di assistenza sociale;

- se un cittadino dell'Unione non ha ancora lavorato nello Stato membro ospitante o se il periodo di sei mesi è scaduto, questo cittadino, in quanto richiedente lavoro, non può essere allontanato da tale Stato membro fintantoché possa dimostrare che continua a cercare lavoro e che ha reali possibilità di essere assunto. Lo Stato membro ospitante può tuttavia rifiutare qualsiasi prestazione di assistenza sociale. Oss. IncaCgil, settembre

 

 

 

 

 

Il carrozzone dell’ente per il Turismo spende per gli stipendi e non per l’Italia

 

Paghe più alte che alla Casa Bianca. Ma per promuovere il Paese solo «centinaia di migliaia di euro» - di Gian Antonio Stella

 

E lmetto e baionetta, i 78 dipendenti italiani dell’Enit sono in trincea. E diffidano il governo: altolà alla nascita della «nuova» agenzia per il turismo. C’è da capirli: quasi uno su due è «quadro» o dirigente e la busta paga è più alta che alla Casa Bianca. Così, mesi dopo gli squilli di tromba sulla svolta, tutto è fermo.

È da un anno e passa che il vecchio Enit, fondato 96 anni fa, è stato affidato a un commissario, Cristiano Radaelli, incaricato di dare una sistemata ai costi (vedi un taglio del 29% sugli affitti) e avviare la conversione dell’ente statale in un’agenzia per il turismo, inquadrata come ente economico regolato da contratti di tipo privatistico.

 

È da maggio che Renzi ha scelto come presidente Evelina Christillin, la «testona sabauda» (autoritratto) già alla testa dell’organizzazione per le Olimpiadi invernali di Torino, del Teatro Stabile, del Museo egizio. Ed è da metà giugno che il passaggio viene dato per fatto. Di più: ai primissimi di luglio Dario Franceschini ha firmato anche le nomine dei due consiglieri, Antonio Preiti e Fabio Lazzerini, che per rilanciare il nostro turismo lascerebbe la Emirates dove è direttore generale per l’Italia. Il ministro era raggiante: «L’Italia ha ora uno strumento snello, efficiente ed efficace in grado di affrontare le grandi sfide e cogliere le enormi opportunità rappresentate dalla crescita esponenziale del turismo internazionale».

Sì, ciao... Anche la data del 1° ottobre, che registrava già un ritardo, è saltata. Contro il passaggio piovono ricorsi sia dei dipendenti Enit che non vogliono perdere il loro status sia dei precari di PromuoviItalia che, avviato il fallimento societario, chiedono di esser recuperati all’interno del settore pubblico. L’ultima diffida è stata appena inviata da uno studio di avvocati per conto di due delle 7 sigle sindacali interne (sette per 78 dipendenti: una ogni 11 persone!) e intima a tutti, da Palazzo Chigi ai nuovi consiglieri, a non fare un passo avanti.

 

Immaginatevi Matteo Renzi! Furibondo. Il punto è che una storia come quella di Enit non poteva che finire così, farraginosamente. Al di là anche della dedizione e della professionalità di molti. Si è visto di tutto, negli ultimi anni. Sedi estere (un centinaio di dipendenti stranieri per 23 «filiali») megalomani come quella di New York al Rockefeller Center che, prima di venir spostata dal commissario all’Istituto italiano di cultura, costava 400.000 euro l’anno. Uffici come Vienna capaci di spendere in un anno 20.000 euro di giornali, pari a 77 euro a giorno lavorativo. Ripetuti ricorsi ai giudici come quello che ha permesso all’unico giornalista di farsi riconoscere la qualifica di «direttore».

 

Per non dire dei «manager» piazzati via via da questo e quel governo. Su tutti il «brambilliano» Paolo Rubini, nominato direttore generale pur avendo nel curriculum, come scrisse Emanuele Fittipaldi su l’Espresso , «solo la vice-presidenza della StemWay Biotech, un’azienda specializzata nel congelamento di cordoni ombelicali». Un campo vicino al turismo quanto Carugate a Tokio.

Come dimenticare poi la selezione di dirigenti mandati all’estero? Per conquistare il mercato cinese, come già abbiamo raccontato, fu mandata ad esempio a Pechino l’ex segretaria comunale di Zeme, Velezzo, Lardirago, Bascapè, Affile, Labico e Campagnano romano... «E se la cavò perfino meglio di altri...», ammicca uno che l’Enit lo conosce bene. Quanto a un suo collega inviato in Brasile, non riuscì a ottenere il visto e se ne restò a conquistare i possibili turisti brasiliani da Buenos Aires. Un capolavoro.

 

Lo status di tutti, poi, era appena inferiore a quello di un ambasciatore e le indennità varie, stando ai documenti, potevano arrivare a ventimila euro netti al mese più lo stipendio. Per un totale di oltre trecentomila euro puliti l’anno. Fatti rientrare tutti a Roma dal commissario Radaelli, i sei «distaccati d’oro» hanno fatto tutti causa. Perdendo. Risparmio finale da un anno all’altro: un milione e 900mila euro. Oltre trecentomila a testa di sole indennità e spese varie.

C’è poi da stupirsi se l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli aveva inserito il carrozzone Enit al secondo posto, dopo il Cnel, tra gli enti pubblici da chiudere? Lo stesso «Piano strategico per lo sviluppo del turismo in Italia», forse lo studio più serio degli ultimi anni, voluto dall’allora ministro Pietro Gnudi con la collaborazione di Boston Consulting Group, era chiarissimo. E dopo avere denunciato la «graduale marginalizzazione dell’Enit» usava parole tombali: «L’Agenzia Nazionale del Turismo è percepita come legata più a logiche burocratiche che di mercato».

 

Dopo un anno passato a tagliare e battagliare (a volte a dispetto della scarsa collaborazione di pezzi dello Stato, come l’Avvocatura che non gli ha mai fornito un esperto per il passaggio dei contratti da pubblico a privato), Cristiano Radaelli avrebbe confidato agli amici di sentirsi la coscienza a posto: «Quello che potevo fare l’ho fatto». Compresa la definizione delle strategie del «nuovo» Enit (a partire dal web dove il famigerato italia.it che è migliorato ma è ancora in 6 lingue contro le 10 della Gran Bretagna o le 16 della Norvegia!) e la futura pianta organica: otto dirigenti, 31 quadri, 101 dal quarto al secondo livello.

Il passaggio dal vecchio organismo statale al nuovo «ente economico», però, non sarebbe indolore per i dipendenti. Anzi. Status a parte, col nuovo contratto del turismo c’è chi perderebbe il 45% dello stipendio. Va da sé che nessuno, potendo essere spostato in un altro ministero, abbia voglia di andarci a rimettere. Col rischio che l’Agenzia, e sarebbe un peccato, perda alcune professionalità che anche nei momenti peggiori hanno consentito all’Enit di dare un contributo.

 

Il guaio è che anche il nuovo ente, ammesso che fili tutto liscio, avrebbe difficoltà a distribuire i vecchi stipendi. Il bilancio dell’Enit che riceve dallo Stato 17,6 milioni l’anno (contro i 50 di un tempo) riserva alla promozione vera e propria «alcune centinaia di migliaia di euro». Briciole, rispetto alla settantina di milioni che mediamente spendono la Francia, la Gran Bretagna o la Spagna. Da noi se ne va quasi tutto nelle spese di gestione e nel personale. Basti dire che, nonostante i tagli (proseguiti anche quest’anno) i 78 dipendenti italiani sono costati nel 2014 la bellezza di 6,7 milioni. Pari a 85.897 a testa. Oltre ventimila euro più di quanto hanno mediamente guadagnato (62.363 euro) i dipendenti della Casa Bianca. Contro i «gufi», Evelina Christillin si è attrezzata con una collezione di centinaia e centinaia di gufi e civette di ceramica, di pietra, di peluche... Auguri.  CdS 1

 

 

 

 

Le strategie

 

Renzi, tutto sommato, ha mantenuto l’impegno assunto nei confronti di un Parlamento ancora scettico. Il Governo esiste ancora; anche se sarà “dura” tirare avanti sino alla primavera del 2018.

 Come, da subito, avevamo vaticinato il Capo dell’Esecutivo. Entro fine anno, ci dovrebbero, però, essere una chiarificazione tecnico/politica tra gli alleati di governo e non solo per una questione di stabilità nel varo delle future normative. Anche se il NCD (Nuovo Centro Destra) stona in un’alleanza più formale che sostanziale, la governabilità, almeno sino al primo trimestre del 2016, sembra garantita.

 Le eventuali, verifiche, si terranno, ove del caso, non prima della prossima tarda primavera. Se non altro, l’anno prossimo potrebbe essere il primo di una serie di periodi nei quali l’Italia dovrebbe ritrovare un certo equilibrio economico e sociale. A livello politico, preferiamo vivere alla giornata; anche per evitare amare sorprese.

Chi andrà a qualificare Potere Legislativo ed Esecutivo resta la nuova Legge elettorale che dovrebbe essere varata nel primo semestre dell’anno prossimo. Intanto, Renzi ha capito che è necessario compiere una seria verifica dei suoi quadri. Poi c’è l’NCD che dovrà rivedere alcune posizioni ancora  tipiche del Partito dal quale s’è scisso( PDL). Non tanto per una questione di ripensamenti, quanto per evitare confusioni su chi potrebbe decidere di tornare “indietro”.

 Le vecchie strategie non hanno più da essere “vitalizzate”, E’inutile credere nei cambiamenti “ a itinere”. In politica ci sono variabili imprevedibili e, di conseguenza, da non sottovalutare.

 Circa gli altri alleati di Governo, non ci semtiamo d’esprimere pareri né in negativo, né in positivo. Le alleanze non sono eterne e neppure gli uomini che le hanno favorite.

 Ci sono, invece, degli atteggiamenti che dovrebbero essere meglio focalizzati proprio nell’area di governo. Le strategie, al punto in cui siamo, non possono intendesi come scontate. Del resto, non tutti le condividono. E l’hanno fatto intendere da subito. Le “crisi” d’Italia non sono state mai impreviste e di ciò prendiamo atto. Se ci saranno dei ripensamenti, che da subito non escludiamo, non dovrebbero essere intesi come una modifica delle “strategie”. Renzi, e squadra al seguito, non potrebbe permetterselo.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Perché serve una vera opposizione

 

Siamo in Italia, quindi è pur sempre possibile che o nei prossimi giorni in un voto segreto, o nei prossimi mesi in un altro passaggio parlamentare, la riforma costituzionale si areni. È anche assai improbabile, però: tutti i segnali convergono nell’indicare che, dopo quella del sistema elettorale, Renzi incasserà anche la modifica della Costituzione. E se così è, allora la nostra vita pubblica si appresta a entrare in una nuova fase: superato il passaggio della ricostruzione - non completa e non perfetta, ma per il momento, con ogni probabilità, la migliore possibile - dell’assetto istituzionale, bisognerà vedere in quale modo il quadro politico si adatterà alle nuove condizioni. 

 

Prima di azzardare qualche ipotesi sugli sviluppi futuri, vale la pena gettare un rapido sguardo a quel che è appena successo - se non altro perché vi troviamo le radici di alcuni dei problemi che forse verranno. Questo sguardo possiamo condensarlo in una domanda: ma come ha fatto Renzi? Com’è riuscito a trovare una maggioranza per la riforma elettorale, e soprattutto come ha potuto indurre il Senato al più innaturale degli atti - il suicidio? La risposta breve è: c’è riuscito perché ha messo al lavoro tutto il suo notevolissimo talento politico. Un ragionamento un po’ più elaborato aggiunge poi che il suo talento è consistito nel saper cogliere l’attimo - nel capire che cose fino ad allora impossibili erano infine divenute fattibili. Più precisamente ancora, Renzi ha intuito che i suoi avversari, dentro e fuori il Partito democratico, erano a tal punto decotti che non sarebbero riusciti a fermarlo: il sistema politico, che per anni era stato troppo fragile per funzionare bene, ma abbastanza forte da sapersi almeno difendere, si era indebolito a tal punto da non poter più resistere a chi intendesse riformarlo contro la sua stessa volontà.  

 

Con la nuova legge elettorale e la modifica della Costituzione facciamo un ampio passo in avanti verso un traguardo del quale discutiamo per lo meno dai tardi Anni Settanta, e ancor di più dall’inizio dei Novanta: il rafforzamento del potere esecutivo, necessario a restituire alla politica italiana quel baricentro che fino a vent’anni fa fornivano, in maniera disfunzionale ma non inefficace, i partiti del cosiddetto arco costituzionale. L’ultimo erede di quelle forze politiche che sia sopravvissuto, inoltre, il Partito democratico, è il candidato naturale alla guida di questo esecutivo rafforzato. Benissimo. Che cosa manca, perché il nostro sia infine un Paese «normale»? Un’inezia: l’opposizione. 

 

Per tutto quello che s’è detto finora, gli avversari di Renzi non possono che essere deboli - altrimenti lui non sarebbe mai riuscito a fare le riforme. Ma non solo. Anche in questo caso l’Italia, com’è spesso accaduto nella sua storia, cerca di raggiungere la «normalità» politica nella peggiore delle congiunture internazionali. Ossia in un momento nel quale gli altri Paesi dell’Europa occidentale, i modelli della «normalità», sono essi stessi diventati «anormali» sotto i colpi delle tante crisi - economica, della democrazia, dell’Europa, degli equilibri mondiali. 

 

È in circostanze non facili, dunque, che la palla passa ora nel campo della Lega di Salvini, del Movimento 5 stelle coi suoi incerti equilibri, e naturalmente di Silvio Berlusconi, col quale bisogna continuare a fare i conti. Ed è in queste circostanze che dobbiamo chiederci: riuscirà qualcuno di costoro a mettere in piedi un’opposizione credibile - abbastanza distante dal Partito democratico da esser percepita come un’alternativa, ma capace comunque di restare entro il perimetro del possibile? O prevarranno gli istinti «apocalittici» oggi così di moda - istinti che, pur essendo tutt’altro che ingiustificati, assumono forme nichiliste e non costruttive: l’aggressione populista ai professionisti della politica; la rincorsa a frustrazioni e paure; l’invenzione brillante di panacee universali tanto miracolose quanto implausibili; l’antieuropeismo sovranista? 

 

Per quasi cinquant’anni dopo il 1945 abbiamo avuto un governo debole e bloccato al centro. Magari poteva andare peggio, ma di certo non ha funzionato bene. Poi, per i vent’anni successivi, abbiamo avuto un governo debole e l’alternanza bipolare - e anche in questo caso ha funzionato male. Il rischio è che l’Italia entri adesso in una fase nella quale il governo sarà sì forte, finalmente, ma tornerà a essere bloccato al centro da opposizioni incapaci di presentarsi come alternative plausibili. A giudicare oggi dai movimenti e dalle iniziative degli oppositori di Renzi, in realtà, sarei tentato di dire che questo rischio è quasi una certezza. Però mi sono sbagliato nel prevedere che Renzi non sarebbe riuscito a riformare il sistema elettorale e la costituzione - e sono contento di essermi sbagliato. Spero di sbagliarmi anche nel temere che oggi non vi sia nessuno in grado di mettere insieme un’opposizione degna di questo nome. GIOVANNI ORSINA  LS 29

 

 

 

 

Finisce il bicameralismo perfetto, la tregua nel Pd regge

 

Con l'approvazione dell'articolo 1 della riforma, si fissano i compiti del futuro Senato, che non potrà votare la fiducia al governo. Finisce così il bicameralismo perfetto che ha contraddistinto il Parlamento italiano negli ultimi decenni. È un passaggio fondamentale per la riforma, ma siamo solo all'inizio perché la maggioranza deve superare lo scoglio dell'articolo 2, quello che stabilisce la non elettività dei senatori. Con l'accordo raggiunto dopo settimane di battaglia da maggioranza e sinistra del Pd questo dogma della non eleggibilità è stato per la verità un po' annacquato, e questo compromesso ha consentito l'accordo Renzi-Bersani. Tuttavia i senatori saranno "scelti" dagli elettori, che è un po' diverso da "eletti". Bizantinismi che però hanno portato a una tregua nel Pd che sembra reggere. La tensione con l'opposizione è al massimo. Ma la maggioranza va avanti a tutta velocità. I pericoli vengono dai voti segreti, e per l'articolo 2 ne sono previsti un buon numero. C'è il pericolo dei franchi tiratori e lì si vedrà se l'accordo con Bersani tiene davvero. Entro il 13 ottobre la riforma dovrà essere approvata. Poi comincerà la sessione di bilancio e dopo i dati positivi sull'occupazione, per Renzi arriva un'altra buona notizia: cala il deficit nel secondo trimestre e sale l'avanzo primario. Allo Stato costa meno pagare gli interessi sul debito.  GIANLUCA LUZI  LR 1

 

 

 

 

Verso l’Italia le nuove atomiche Usa

 

Stanno per arrivare in Italia le nuove bombe nucleari statunitensi B61-12, che sostituiscono le precedenti B61. Lo conferma da Washington, con prove documentate, la Federazione degli scienziati americani (Fas). Lo scienziato nucleare Hans Kristensen, direttore del Nuclear Information Project alla Fas, scrive che è in corso a tale scopo l’upgrade della base della U.S. Air Force ad Aviano (Pordenone) e di quella di Ghedi Torre (Brescia). Lo prova una foto satellitare, che mostra la costruzione ad Aviano di una doppia barriera attorno a 12 bunker con copertura a volta, dove gli F-16C/Ds della 31st Fighter Wing Usa sono pronti al decollo con le bombe nucleari.

 

Analoghi preparativi sono in corso nella base aerea tedesca di Buchel, dove si stanno ristrutturando le piste, dotandole di nuove strumentazioni: documenti del Pentagono, citati dalla televisione pubblica tedesca Zdf, mostrano che la base sta per ricevere le nuove bombe nucleari B61-12. Lo stesso – documenta la Fas – avviene nella base aerea turca di Incirlic, dove sono in corso lavori per rafforzare «l’area Nato» dotata di 21 bunker, che accoglierà le nuove bombe nucleari. Si stanno rafforzando anche le basi nucleari in Belgio e Olanda, in attesa della B61-12, testata lo scorso luglio nel poligono di Tonopah in Nevada, dove si svolgeranno entro l’anno gli altri due test necessari per la messa a punto della bomba.

 

Non si sa quante B61-12 sarannno schierate in Europa e Turchia. Secondo le ultime stime della Fas, gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B61 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180. Nessuno sa però con esattezza quante effettivamente siano: ad Aviano, ad esempio, ci sono 18 bunker in grado di stoccarne oltre 70. Tantomeno si sa quante bombe nucleari si trovino a bordo delle portaerei Usa nei porti e nelle acque territoriali europee. Il programma del Pentagono prevede la costruzione di 400-500 B61-12, con un costo di 8-12 miliardi di dollari. Importante non è però solo l’aspetto quantitativo.

 

Intervistato dalla Zdf, Hans Kristensen conferma quanto scriviamo da anni (vedi il manifesto, 23 aprile 2013): quella che arriverà tra non molto in Italia e in altri paesi europei, non è una semplice versione ammodernata della B61, ma una nuova arma nucleare polivalente, che sostituirà le bombe B61-3, -4, -7, -10 nell’attuale arsenale nucleare Usa. La B61-12, con una potenza media di 50 kiloton (circa il quadruplo della bomba di Hiroshima), svolgerà quindi la funzione di più bombe, comprese quelle penetranti progettate per «decapitare» il paese nemico, distruggendo i bunker dei centri di comando e altre strutture sotterranee in un first strike nucleare. A differenza delle B61 sganciate in verticale sull’obiettivo, le B61-12 vengono sganciate a grande distanza (circa 100 km) e si dirigono verso l’obiettivo guidate da un sistema satellitare. Si cancella così, in gran parte, la differenza tra armi nucleari strategiche a lungo raggio e armi tattiche a corto raggio.

 

Nell’intervista alla Zdf, il direttore del Nuclear Information Project della Fas dichiara che gli alleati europei (Italia compresa), consultati da Washington, hanno approvato lo schieramento in Europa delle bombe nucleari Usa B61-12. Anche la Germania, nonostante che il Bundestag avesse deciso nel 2009 che gli Usa ritirassero tutte le loro armi nucleari dal territorio tedesco. L'ex sottosegretario di Stato parlamentare Willy Wimmer (dello stesso partito della cancelliera Merkel, la quale ha ignorato la decisione del Bundestag), ha dichiarato che lo schieramento delle nuove bombe nucleari Usa in Germania costituisce «una consapevole provocazione contro il nostro vicino russo». Non c’è quindi da stupirsi che la Russia prenda delle contromisure.

 

Alexander Neu, parlamentare della Sinistra, ha denunciato che la presenza dell’arsenale nucleare Usa in Germania viola il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari. Ciò vale anche per l’Italia. Gli Stati uniti, quale Stato in possesso di armi nucleari, sono obbligati dal Trattato a non trasferirle ad altri (Art. 1). Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia, quali stati non-nucleari, hanno l’obbligo di non riceverle da chicchessia (Art. 2). Per di più, nel 1999, gli alleati europei firmarono un accordo (sottoscritto dal premier D’Alema senza sottoporlo al Parlamento) sulla «pianificazione nucleare collettiva» della Nato, in cui si stabilisce che «l’Alleanza conserverà forze nucleari adeguate in Europa».

 

Hans Kristensen conferma, inoltre, che a Ghedi Torre sono stoccate le bombe nucleari Usa «per i Tornado italiani». Piloti italiani, analogamente a quelli degli altri paesi che ospitano tali bombe, vengono addestrati all’attacco nucleare sotto comando Usa. Non a caso l’esercitazione Nato di guerra nucleare, la Steadfast Noon, si è svolta nel 2013 ad Aviano e nel 2014 a Ghedi-Torre. A quest’ultima hanno partecipato anche cacciabombardieri F-16 polacchi.

 

Poiché a fornire le bombe nucleari ci pensano gli Usa, i paesi che le ospitano si accollano (per i due terzi o totalmente) le spese per il mantenimento e l’upgrade delle basi. Paghiamo così, anche economicamente, la «sicurezza» che ci foniscono gli Usa schierando in Europa le loro armi nucleari.

 

La polveriera nucleare dell’«arsenale Europa»

Oltre alle circa 200 bombe nucleari Usa schierate in Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia (che potrebbero essere molte di più di quelle stimate), e oltre a quelle a bordo delle unità navali statunitensi nei porti e nelle acque territoriali dell’Europa (il cui numero è imprecisato), la Nato dispone in Europa, secondo le stime della Federazione degli scienziati americani,  di  300 testate nucleari francesi, 290 delle quali schierate (pronte al lancio), e di 215 britanniche, 150 delle quali schierate. Secondo le stesse stime, gli Usa dispongono complessivamente di 4700 testate nucleari, di cui 1900 schierate. La Russia, di 4500, 1780 delle quali schierate. Ciò significa che la Nato mantiene 2340 testate nucleari pronte al lancio ventiquattr’ore su ventiquattro, a fronte delle 1780 russe.

 

Il vantaggio dello schieramento Usa/Nato consiste nel fatto che centinaia di testate (oltre 600) sono schierate sul territorio europeo in prossimità di quello della Russia europea. È come se la Russia avesse schierato in Messico centinaia di testate nucleari puntate sugli Usa. Avvicinate agli obiettivi, armi nucleari tattiche (come la bomba B61 che sta per essere sostituita dalla B61-12) ottengono lo stesso effetto di quelle strategiche. E i missili balistici francesi e britannici possono colpire obiettivi in territorio russo pochi minuti dopo il lancio, mentre un missile balistico lanciato dal territorio statunitense impiega circa mezzora. Ciò spinge la Russia a schierare nella sua parte europea armi tattiche, come il missile Iskander a duplice capacità convenzionale e nucleare, con gittata fino a 400 km.

 

Un uso anche parziale di questo arsenale cancellerebbe l’Europa dalla faccia della Terra. Basti pensare che una bomba nucleare da 1 megaton vaporizza persone e cose, scioglie l'acciaio e il vetro, fa scoppiare il cemento. In un raggio di 3 km, tutte le persone muoiono all'istante e la distruzione è totale. A circa 7 km il calore scioglie l'asfalto delle strade, incendia legno e stoffe all'interno delle abitazioni. Tutte le persone all'aperto subiscono ustioni mortali; molte restano accecate dal lampo e perdono l’udito per la rottura dei timpani. A circa 14 km il calore è ancora abbastanza forte da provocare ustioni di terzo grado. Il maggior numero di vittime viene provocato dalla successiva ricaduta radioattiva, in un'area di circa 10mila km2. A seconda dell’esposizione, le radiazioni uccidono nel giro di giorni, settimane, mesi od anni, e danneggiano le generazioni successive. Manlio Dinucci, il manifesto, 30

 

 

 

 

 

Presentato a Roma il Rapporto World Wide Inps sulle pensioni erogate all'estero

 

Un ulteriore tassello dell'operazione Inps Porte Aperte inaugurata con la nuova presidenza di Tito Boeri, che ha introdotto la conferenza stampa richiamando alcuni dati sui contributi versati dai lavoratori immigrati, sulla “fuga dei pensionati all'estero” e su “spesa sociale pagata all'estero ma non in Italia”.

Ad illustrare l'analisi il direttore per le Convenzioni internazionali e comunitarie Giuseppe Conte. Circa 400 mila i pagamenti pensionistici all’estero nel 2014 per un importo complessivo di oltre un miliardo di euro. Diminuiscono le pensioni destinate ai residenti nei Paesi storicamente meta dell'emigrazione italiana mentre l’Europa torna protagonista

 

ROMA – L'Inps ha presentato questa mattina a Roma un’analisi sui trattamenti pensionistici erogati all’estero, realizzato dalla nuova Direzione centrale Convenzioni internazionali e comunitarie che ha tra le sue competenze l’erogazione delle pensioni all'estero e le pensioni in regime internazionale – erogate in Italia e all’estero sulla base della totalizzazione di contributi italiani ed esteri, maturati in altri Paesi comunitari o legati all’Italia da convenzioni bilaterali di sicurezza sociale.

Un ulteriore tassello dell'operazione Inps Porte Aperte inaugurata con la nuova presidenza di Tito Boeri, per un Istituto più trasparente nell’attività e nei risultati conseguiti e per offrire spunti di riflessione e approfondimento all’opinione pubblica e ai decisori politici su scelte e fenomeni sociali importanti e complessi. Proprio il presidente Boeri, introducendo la conferenza stampa, ha sottoposto all’attenzione dei presenti alcuni dati utili a comprendere meglio gli effetti della mobilità internazionale sul settore pensionistico – mobilità che, ha rilevato, è destinata ad assumere sempre più rilievo nel mercato del lavoro globalizzato – e ad approfondire “lo studio di un fenomeno complesso come quello migratorio”.

Il presidente si è soffermato in primo luogo sul “social free riding”, denominazione utilizzata per indicare come una parte dei lavoratori immigrati in Italia versino nel nostro Paese contributi che poi non danno origine ai corrispondenti trattamenti pensionistici – perché rientrano nel loro Paese e non richiedono o non possono richiedere, per mancanza dei requisiti necessari, la pensione, - generando un avanzo nelle casse dell’Istituto che Boeri quantifica ad oggi in oltre 15 miliardi di euro: 3 miliardi la quota imputata alle persone con cittadinanza non italiana nate prima del 1949 (ultra 66enni) che non hanno ricevuto prestazioni previdenziali Inps o rimborso della decontribuzione (circa 200 mila persone su 927 mila, il 21% del totale); 12 miliardi quella imputata alle generazioni dal 1949 al 1981 che ancora non hanno maturato i requisiti di vecchiaia per la pensione e calcolata in base alla percentuale precedente; e circa 400 milioni di euro l’anno è la quota derivata da contributi che non danno luogo a prestazioni versati dai lavoratori stranieri per una stima del 5% di essi rispetto al 21% dei due calcoli precedenti, contributi che negli ultimi anni sono quantificati tra i 7 e gli 8 miliardi di euro l’anno. A questo proposito Boeri si chiede se non sia il caso di “investire su politiche di integrazione parte di queste risorse”, viste le cifre quantificate.

Altro tema richiamato dal presidente dell'Inps è la “fuga dei pensionati”, sia italiani che lavoratori stranieri che, dopo aver maturato il diritto alla pensione in Italia, tornano nel Paese di origine: un totale di 36.578 persone dal 2003 al 2014, fenomeno cresciuto in particolare dal 2013 (+65%) e orientato soprattutto in Europa (11 mila pensionati circa, un +108% dal 2011), America del Nord (1600 circa), America del Sud (1.046), Africa (770). Crescono – e cresceranno in prospettiva, se pensiamo al numero delle badanti o al fatto che l’immigrazione in Italia è ancora relativamente recente - in particolare l'Est Europa o Paesi come il Portogallo e, per le aree non europee, il Nord Africa. L’importo dei trattamenti pensionistici loro corrisposti ammonta a oltre 300 milioni di euro, risorse che finiscono per non rientrare nel nostro Paese – evidenzia l’analisi - in termini di consumi ed imposte indirette. Boeri rileva inoltre come tale flusso “non sia compensato da flussi in ingresso di pensionati” – sono 24.875 i pensionati Inps rientrati dal 2003 al 2014 – e si chiede “perché non investire in servizi – infrastrutture e servizi sanitari in primis - per gli anziani in località che sono nel nostro Paese in forte sofferenza demografica così da dare un futuro a questi centri”. Infine, egli segnala come l’Italia sia “uno dei pochi Paesi a riconoscere la portabilità extra-Ue della parte non contributiva delle pensioni, pagando così integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali a persone che vivono e pagano le tasse altrove, riducendo il costo dell’assistenza sociale in questi Paesi”, un fatto che Boeri giudica paradossale visto che “in Italia si dice manchino le risorse per garantire una rete assistenziale di base”. I primi cinque Paesi per numero di beneficiari di integrazioni al minimo e/o maggiorazioni sociali sono l’Argentina – con un importo complessivo annuo delle integrazioni e maggiorazioni di 58 milioni di euro su un importo totale delle pensioni Inps dei residenti in questo Paese che è di 125 milioni di euro (abbiamo così una percentuale di integrazione del 47%), - l’Australia (percentuale di integrazione del 27% per un importo complessivo di 101 milioni di euro), gli Usa (18% per un importo complessivo di 108 milioni di euro), il Canada (17%, importo complessivo di 89 milioni di euro) e il Brasile (26%, importo complessivo 47 milioni). Una scelta il cui esborso è quantificato in 206 milioni di euro in totale e che per Boeri è motivata “in termini politici”.

Ad illustrare l’analisi World Wide Inps sulle pensioni all'estero è il direttore per le Convenzioni internazionali e comunitarie Giuseppe Conte che quantifica prima le pensioni erogate in regime internazionale attraverso la totalizzazione di contributi italiani ed esteri in 784.926, con importo medio di 371,57 euro; 536 mila sono pensioni di vecchiaia (importo medio 438 euro), quasi 30 mila sono di inabilità/invalidità per un importo medio di 211 euro e 218 mila quelle ai superstiti (importo medio di 230 euro). Il 58% di esse è liquidato sulla base di contribuzione italiana e di Paesi dell'Ue o in cui si applica la normativa Ue di sicurezza sociale (Svizzera, Norvegia, Liechtenstein, Islanda).

I pagamenti pensionistici erogati dall'Inps all’estero – 155 Paesi - sono stati lo scorso anno 383.627, per un importo complessivo di oltre 1 miliardo di euro (1.066.804.857 euro), in lieve aumento rispetto all'importo del 2013 (1.009.658.539). 177 mila sono quelle erogate a uomini – 175 mila dalla gestione privata, 1.590 da quella pubblica, 964 dalla gestione spettacolo e sport, – 205 mila a donne – 202 dalla gestione privata, 2.200 da quella pubblica, 1.062 da spettacolo e sport. L’importo complessivo delle pensioni pagate ai maschi è di 486 milioni di euro, 580 milioni quello che va alle donne. Alle donne spettano soprattutto pensioni di reversibilità – un numero doppio rispetto alle pensioni di vecchiaia – a conferma delle caratteristiche dell’emigrazione italiana in cui era più semplice per il capofamiglia trovare lavoro, mentre alla donna spesso era riservato il lavoro domestico e la cura dei figli. I principali Paesi in cui l’Inps eroga la sue pensioni sono il Canada (61 mila trattamenti), l’Australia (50 mila), la Francia (47 mila), la Germania (44 mila) e gli Usa (40 mila): scenario – rileva Conte – che riflette i Paesi storicamente meta privilegiata dell’emigrazione italiana. È ancora l'Europa a fare la protagonista con il 47% delle pensioni pagate all’estero nel 2014 per un importo annuo di 504.882.073 euro, seguita da America del Nord (27%, 192 milioni di euro circa), Oceania (13%, 102 milioni di euro), America del Centro-Sud (12%, 218 milioni di euro in America meridionale e 7 milioni per quella centrale), Africa (0,7%, 25 milioni di euro) e Asia (0,3%, 16 milioni di euro). Conte fa notare, sulla stregua dei rilievi di Boeri, come in America centrale e meridionale il 12% delle pensioni erogate corrisponda al 20% dell’importo pensionistico, mentre in America settentrionale, per esempio, il 27% delle pensioni corrisponda al 18% dell’importo complessivo, sbilanciamento dovuto ai trattamenti assistenziali garantiti dall’Inps. Per quanto riguarda il flusso di risorse, “esso – rileva Conte - è diminuito nel 2012 per effetto della riforma Monti-Fornero, che ha inasprito i requisiti per l’accesso alla pensione e per l'accresciuto controllo dell'Inps sull'esistenza in vita dei pensionati, che ha comportato la sospensione di 24 mila trattamenti pensionistici”. Più nel dettaglio, il numero dei trattamenti pensionistici ha subito un leggero calo in Europa tra il 2011 e il 1013 (arrivati a 178 mila circa) e poi una risalita nel 2014 (180 mila). Diminuiscono anche quelli destinati a Oceania (50 mila nel 2014), America del Nord (102 mila) e America del Sud (46 mila, - 25% rispetto al 2011), mentre crescono quelli in America centrale (ma sono solo 721), Africa (2.500) e Asia (1.148, +25%). Il direttore centrale chiarisce che la crescita in Europa è un trend che sarà mantenuto, sia per la ripresa dell’emigrazione italiana e per il fatto che nei Paesi Ue vi sono ancora lavoratori emigrati relativamente giovani, che ci si aspetta andranno in pensione nei prossimi anni e pensionati più giovani (in Europa risiedono anche il 73% dei pensionati all’estero aventi tra i 60 e i 64 anni). I dati segnalano quindi un esaurirsi dell’emigrazione storica e un nuovo protagonismo dell’Europa quale meta dei flussi anche più recenti – a conferma di ciò, la crescita della concentrazione di pensioni pagate all'estero che cresce solo in Germania del 2%, mentre è negativa in tutti i Paesi analizzati.

Conte ricorda in conclusione come il pagamento delle pensioni all’estero sia eseguito con cadenza mensile per la quasi totalità dei trattamenti, sia effettuato in euro, salve diverse disposizioni del Paese interessato o preferenza del pensionato e abbia oneri che ricadono interamente sull'Istituto. Richiamata anche l’area del sito dedicata ai “lavoratori migranti” dove è possibile reperire informazioni relative ai lavoratori che si spostano da e per Paesi comunitari ed extracomunitari.

Tra gli interventi seguiti all'illustrazione del Rapporto – il primo che l’Inps dedica al tema – segnaliamo quello di Gianluca Lodetti, responsabile area Estero del patronato Inas, che rileva come il contributo sul fronte assistenziale richiamato dal presidente Boeri sia in alcune aree – come quella sudamericana – prestato a fronte di “sistemi di sicurezza sociale molto deboli” e sia quindi da considerarsi come un “apporto che il nostro Paese ha scelto di dare ai nostri pensionati all’estero” in particolari contesti. Viviana Pansa, Inform 29

 

 

 

 

 

"Vogliamo che l'Europa si comporti da Europa e non venga meno ai suoi valori fondanti"

 

Laura Garavini (PD) interviene alla convention promossa dal Gruppo S&D del

Parlamento Europeo

 

"Davanti alla sfida epocale delle massicce ondate migratorie Vogliamo che l’Europa si comporti da Europa: rispettando i suoi valori più profondi, basati soprattutto sui principi di umanità e solidarietà". Lo ha detto Laura Garavini, dell'Ufficio di presidenza del PD alla Camera, aprendo il suo intervento al convegno "Migration and refugees: the need for a unified and consolidated European response by the progressive family" promosso dal Presidente del Gruppo Socialisti & Democratici presso il Parlamento Europeo, Gianni

Pittella.

"Abbiamo bisogno di una politica più umana e più solidale" ha proseguito la deputata Pd, che è intervenuta a nome del Gruppo del Pd, ed ha precisato: "Una politica da realizzarsi omogeneamente su tutto il territorio europeo. Ecco perché ci vuole una politica europea unitaria in materia di asilo che rispetti i diritti fondamentali, che garantisca in tutta Europa sicurezza ai rifugiati che hanno bisogno di protezione e al contempo tuteli i principi di solidarietà e di equa ripartizione. L’Europa deve mostrare la stessa faccia umana in tutti i

paesi membri, dando dappertutto gli stessi diritti ai bambini, alle donne e agli uomini che chiedono asilo".

"In sostanza", ha aggiunto la Garavini, "Serve un codice comune d’asilo a livello europeo attraverso il quale garantire: il rispetto dei diritti, ma contemporanamente la possibilitá di identificare i migranti; l’introduzione di standard e di procedure di protezione comuni europee; un sistema centralizzato di gestione europea delle domande di asilo ed il riconoscimento reciproco delle decisioni di concessione di asilo".

"Una politica per i rifugiati" ha concluso la deputata,, "non sarebbe credibile se non includesse anche un forte impegno contro i trafficanti di esseri umani. Motivo per cui è necessario potenziare il ruolo di Eurojust ed Europol, prevedendo tra le loro priorità, nei prossimi anni, proprio il contrasto alla tratta ed ai traffici di esseri umani." Dip 1

 

 

 

 

 

Riforme, l'accordo nel Pd alla verifica dell'aula

 

Finalmente si comincia a votare nell'aula di Palazzo Madama. Concluso il drammatico confronto fra la minoranza di sinistra e la maggioranza renziana del Pd, blindato l'accordo e cancellati dal presidente Grasso gli 80 milioni di emendamenti di Calderoli, ora si entra nella fase finale della riforma costituzionale che vuole abolire il bicameralismo perfetto. Anche con la strada in discesa non sarà comunque facile per la maggioranza approvare la riforma entro il 13 ottobre, come vuole Renzi. Perché se anche Grasso ha considerato irricevibili gli emendamenti del senatore leghista, ne restano in campo sempre una cifra enorme: quasi quattrocentomila. Approvata la riforma costituzionale si passerà alla sessione di bilancio e alla legge di stabilità. Renzi ci arriva con un buon dato sull'occupazione. La disoccupazione è scesa sotto il 12 per cento, un dato che secondo il premier certifica che il jobs act funziona. Ma l'11,9 per cento di disoccupazione (11 per cento la media europea) si accompagna a un aumento della disoccupazione giovanile che è sopra al 40 per cento. Può darsi che questo sia dovuto a un maggior numero di iscritti alle liste di collocamento, ma in ogni caso resta sempre un dato drammatico della crisi italiana. Per questo Bruxelles ha richiamato più volte il governo italiano alla opportunità di diminuire le tasse sul lavoro invece che quelle sulla casa e sui consumi. Richiami che finora Renzi non ha raccolto se non per confermare che invece nella legge di stabilità sarà cancellata la tassa sulla prima casa. Strumento che naturalmente ha una presa infinitamente maggiore sul consenso degli elettori. Piuttosto, il premier si è detto disponibile a modificare qualche aspetto della riforma sanitaria che dovrebbe alleggerire il servizio sanitario dell'enorme carico di esami e analisi considerati inutili. GIANLUCA LUZI LR 30

 

 

 

 

 

Interrogazione dell’on. Di Biagio sui controlli dei Patronati all’estero

 

Al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Per sapere, premesso che

 

Risulta all'interrogante che la Direzione Generale delle Politiche Previdenziali e Assicurative del Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali per quanto concerne l'attività di vigilanza sugli istituti di Patronato, abbia diramato il "Vademecum per lo svolgimento delle attività di vigilanza sugli istituto di patronato e di assistenza sociale" destinato ai funzionari ispettivi del Ministero del Lavoro, al fine di definire delle linee operative di indirizzo, omogenee e chiare tali da rendere le attività di ispezione realmente efficaci;

la legge n. 152 del 30 marzo 2001 con le sue novelle sebbene abbia previsto l'individuazione di formule ispettive tese a garantire la maggior uniformità nelle ispezioni istituzionali, al fine di consentire una vigilanza ministeriale di cui all'articolo 15 della citata legge quanto più armonica e fattiva indipendentemente dalla struttura patronale oggetto della stessa, nei fatti - come d'altronde lo stesso vademecum di cui in premessa conferma - non sembra sia stata espressa una puntuale disciplina in materia di accertamento ispettivo del Ministero in indirizzo verso le strutture patronali oltre confine presso le quale sussistono indiscutibili criticità legate alle dinamiche di statisticazione delle pratiche;

tenendo conto che la Commissione di cui all'art 16 del decreto ministeriale 764 nonché le modifiche legislative in materia di finanziamento dei Patronati, come pure le interpretazioni rese in argomento dal Ministero del Lavoro hanno sempre fatto salvo il principio secondo cui la statisticazione di una pratica, in convenzione internazionale, da parte di una consorella sede estera è esclusivamente possibile, se l'intervento della sede estera dello stesso Patronato ha determinato con il proprio intervento per il richiedente un vantaggio effettivo economico o sociale" e che le attuali modalità di statisticazione, come previsto dalla nota circolare n. 5 del 2010 del Ministero del Lavoro, sono in sintonia con quanto precedentemente disposto dallo stesso Ministero in indirizzo;

considerato che lo stesso Ministero in indirizzo nella prassi dimostra coerenza rispetto alle disposizioni da lui stesso impartite, di contro sussistono ancora dei dubbi circa la possibilità in capo agli istituti di patronato di statisticare le pratiche svolte in Italia nei confronti di diversi enti previdenziali stranieri, anche in ragione del fatto che sia diventata una prassi quella di far statisticare le pratiche estere da parte della consorella estera, senza dover documentare l'intervento mirato alla risoluzione delle pratiche stesse a beneficio degli utenti;

Non sussistendo indicazioni atte a disciplinare le prestazioni per le attività dei patronati all'estero e potendo i patronati continuare ad optare per la statisticazione delle attività in Italia o all'estero, risulta alquanto complesso che gli ispettori possano effettuare i controlli all'estero in assenza delle tabelle entro cui catalogare le singole prestazioni, a differenza di quanto avvenuto per l'organizzazione delle attività in Italia, pertanto la gestione delle modalità accertative dei funzionari ispettivi del Ministero in indirizzo saranno soggette alla discrezionalità degli stessi, in assenza di norme puntuali e chiare per tutti e tali da esorcizzare i difetti di statisticazione che oggettivamente condizionano l'operato di alcune strutture di patronato oltre confine;

il vademecum di cui in premessa, risulterebbe essere il frutto di un tavolo di lavoro composto dai dirigenti delle strutture territoriali del Ministero in indirizzo, pertanto, nelle intenzioni, dovrebbe configurarsi come un indiscutibile punto di riferimento per gli addetti ai lavori in materia di funzionamento e validità degli accertamenti ispettivi, ma il mancato riferimento alla configurazione degli accertamenti ispettivi presso le sedi estere rende lo rende incompleto sollecitando l'urgenza di una sua completezza al fine di consentire la valutazione di tutte le fattispecie ispettive possibili;

come si intende intervenire sui limiti della disciplina degli accertamenti ispettivi di cui in premessa, al fine di individuare delle disposizioni chiare e vincolanti afferenti la gestione degli stessi presso le sedi estere dei patronati attualmente condizionata da una sorta di "anarchia ispettiva" che - data la sussistenza di una disciplina incompleta - esorcizza l'ipotesi di individuare falle e illegittimità del sistema di statisticazione;

se si intende individuare strumenti adeguati e specificamente validi e dotati di opportuna formazione per gli accertamenti ispettivi oltre confine, al fine di individuare le fattispecie di "doppia" statisticazione attualmente impossibili da rinvenire. Aldo Di Biagio

 

 

 

 

Il 6 ottobre a Roma la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2015

 

Fra gli oratori il presidente della Fondazione Migrantes Guerino Di Tora, il presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato Claudio Micheloni e il direttore generale della Mingrantes  Gian Carlo Perego

 

ROMA – Si terrà alle ore 10 del 6 ottobre a Roma, presso Auditorium “V. Bachelet” The Church Palace - Domus Mariae (via Aurelia 481), alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2015 realizzato dalla Fondazione Migrantes. Il Rapporto Italiani nel Mondo giunge alla decima edizione. Ben 53 autori, dall’Italia e dall’estero, hanno lavorato a 50 diversi saggi articolati in cinque sezioni: “Flussi e presenze”; “La prospettiva storica”; “Indagini, riflessioni ed esperienze contemporanee”; “Speciale: Eventi e Mestieri”; “Allegati socio-statistici e bibliografici”.

“Se la storia è davvero maestra di vita – si legge in apertura del volume – il vero fine dell’andare avanti nella riflessione sulle migrazioni è riuscire a far sì che ci sia un giorno in cui la decisione di partire per ogni migrante derivi da una scelta e non da un obbligo”.

L’incontro sarà introdotto da mons.Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes. A seguire la proiezione del video “Rapporto Italiani nel Mondo 2015”,  accompagnato dall’intervento del direttore di  Tv2000 Paolo Ruffini, e la presentazione volume “X Rapporto Italiani nel Mondo: dieci anni con i migranti italiani” da parte di Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo.  Vi saranno poi gli interventi del docente di Demografia e direttore L.S.A dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Alessandro Rosina, che parlerà del tema “Italiani nel mondo: demografia di un Paese in movimento”,   e del direttore di AlmaLaurea Marina Timoteo che si soffermerà su “La mobilità dei giovani italiani per studio e formazione”. Il dibattito, moderato dal direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio, sarà anche caratterizzato dagli interventi della docente di Geografia delle Migrazioni dell’Università “La Sapienza” di Roma Flavia Cristaldi (L’emigrazione dei mestieri tra tradizione e modernità) e del presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato Claudio Micheloni. Le conclusioni saranno affidate a mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. (Inform)

 

 

 

 

La cittadinanza perduta. Intervento dell’on. Nissoli alla Camera

 

L'on. Fucsia FitzGerald Nissoli (eletta in Parlamento dagli italiani all'estero in Nord e Centro America) è intervenuta, nell'Aula di Montecitorio, in sede di discussione generale sul testo di legge di riforma della cittadinanza per portare la voce e le richieste dei tanti italiani che recatisi all'estero hanno perso la cittadinanza.

"Oggi - ha detto l'on. FitzGerald Nissoli - è un bel giorno perché finalmente parliamo di cittadinanza in quest'Aula. Un argomento spinoso ma la cui riforma non può attendere. Essa è il simbolo dell'aspirazione all'uguaglianza tra le persone e le lega allo stato in un quadro giuridico definito. È un tema, la cittadinanza, che tocca profondamente l'animo umano, il sentirsi parte di una comunità.

Quella che stiamo esaminando, quindi, e' una riforma doverosa per quei minori stranieri che hanno provato il senso di appartenenza a questa comunità ma allo stesso tempo è una sconfitta per altri che non sono stati presi in considerazione e cioè quegli italiani che recatisi all'estero hanno perso la cittadinanza ma che conservano nel cuore e nel modo di essere l'italianità. La loro è una identità italiana piena, viva che chiede di essere riconosciuta anche sul piano giuridico".

Poi, la deputata eletta all'estero ha richiamato il fatto che "l'Italia è un Paese che ha vissuto nella sua storia forti fenomeni emigratori fino agli anni 90 quando abbiamo tutti registrato il fatto che il nostro Paese da Paese di emigrazione era diventato un Paese di immigrazione, tanto che oggi possiamo contare un pari numero di cittadini italiani emigrati ed immigrati.

Due facce della stessa medaglia nel contesto globale dei movimenti umani al cui centro vi è la dimensione della cittadinanza come appartenenza, una cittadinanza che può essere anche plurale. Oggi, abbiamo fatto un primo passo nell'affrontare le novità demografiche presenti nel nostro Paese ma non possiamo parlare di una riforma completa, questa riforma dovrà essere completata inserendo anche gli italiani che hanno perduto la cittadinanza andando all'estero. In questo modo avremo la possibilità di legare insieme due realtà che possono fare grande l'Italia: quella dei nuovi italiani e quella degli italiani all'estero".

"Oggi mantenendo lo lus sanguinis - ha puntualizzato richiamando il disegno di legge all'esame del Parlamento - apriamo le porte ad uno Ius soli temperato: prevedendo di concedere la cittadinanza a chi nasce in Italia da genitori legalmente soggiornanti da almeno 5 anni. Inoltre, si introduce lo Ius culturae, prevedendo la concessione della cittadinanza ai figli di genitori stranieri che siano entrati in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età e abbiano frequentato almeno 5 anni di scuole in Italia. Un provvedimento rivolto ai minori con il carattere dell'urgenza perché i minori sono una priorità, ma questo non ci deve far dimenticare di lavorare alla definizione di un nuovo orizzonte di diritti per dare a ciascuna persona l'orgoglio di sentirsi pienamente italiana. Un percorso che non puo' prescindere da una consapevolezza civica  di cui si deve far carico in primis la scuola sin dai primi anni. Solo cosi' riusciremo a dare corpo ad un nuovo ethos civile di cui l'Italia ha bisogno per le future generazioni".

In seguito l'on. Nissoli  ha esortato i colleghi a lavorare "con uno spirito lungimirante" ed ha affermato con forza: "non dimentichiamo quei tanti italiani all'estero che l'Italia l'hanno sempre amata veramente.  

Vi chiedo di tener conto di un'altra Italia che è fuori dall'Italia, delle attese di chi ha perduto la cittadinanza e che guarda con speranza a questo Governo e a questo Paese che vuol essere innovativo ed aperto al contributo degli italiani all'estero come risorsa preziosa per il nostro Sistema Paese. Non si tratta di uno sguardo al passato ma di una proiezione verso il futuro".

E considerando la società contemporanea, caratterizzata da un aumento dei movimenti umani, ha rimarcato che "spesso non si vive più nel Paese in cui si è nati anche se si sente profondamente il legame con esso. La globalizzazione, come processo, è una realtà e contribuirà ad aumentare le richieste di cittadinanze plurime. E' il caso degli italiani che oggi si recano all'estero e di quelli che erano partiti dai luoghi natii anni orsono e che hanno perso la cittadinanza italiana senza comunque affievolire l'amore per la madrepatria. Il mio Disegno di Legge intendeva dare una risposta a queste persone, non è stato possibile inserirlo in questo testo coordinato ma credo che si debba prendere, in questa sede, un impegno serio teso a permettere il riacquisto della cittadinanza a chi l'avesse perduta recandosi all'estero".

Infine, dopo aver ringraziato tutti i 317 colleghi che avevano sottoscritto la sua Proposta di Legge ha chiesto "di essere, ora, conseguenti, come ci chiedono le tanti voci italiane cui la legge non riconosce cittadinanza. Ed ha quelle voci l'on. Nissoli ha prestato la sua voce leggendo alcune testimonianze provenienti da varie parti del mondo che le sono state inviate. Si tratta del grido di gente alle quali "non possiamo non dare risposte - ha concluso la deputata - un debito di gratitudine nei confronti di chi, italiano all'estero privo di cittadinanza italiana, ha continuato a conservare nel cuore l'amore per l'Italia". De.it.press 29

 

 

 

 

Le porte aperte dell'Europa per i migranti (se sono ricchi)

 

Con un milione di euro puoi comprare un passaporto - I migranti economici non sono tutti uguali, nemmeno per l'Unione europea: se sono sufficientemente facoltosi da potersi «comprare» una nazionalità, l'ingresso è rapido. E garantito

di Paolo Valentino

 

Una delle distinzioni più discusse e causa di polemica nella vicenda dei migranti è quella tra profughi (persone in fuga da guerre e atroci dittature) e immigrati economici, disperati in fuga dalla miseria e in cerca di una nuova opportunità di vita. I primi, secondo la narrativa dominante, vanno accolti come impongono le convenzioni internazionali, i secondi andrebbero rimpatriati, come se la prospettiva della fame o della carestia non sia motivo degno per affrontare i nuovi cammini della speranza. Eppure non tutti i migranti economici sono così indesiderati. Alcuni sono più uguali di altri. E molti Paesi fanno a gara per accaparrarseli.

Collezionisti di passaporti

 È la nuova élite globale, parte di quell’1% della popolazione del pianeta nelle cui mani si concentra una fetta sempre più cospicua e smisurata della ricchezza mondiale. Da sempre votati all’acquisto di proprietà immobiliari, opere d’arte, gioielli — talismani della loro sicurezza economica — i moderni paperoni hanno scoperto una nuova forma di bene rifugio: dimenticate ville, quadri e diamanti, adesso collezionano passaporti.

Una corsia preferenziale da 2 miliardi

È in crescita esponenziale il numero di ricchi investitori, disposti a spendere diversi milioni di euro per mettersi in sicurezza da situazioni politiche o economiche instabili nei loro Paesi d’origine. Sono in gran parte milionari e miliardari delle economie emergenti, Cina, Russia, Paesi mediorientali, nazioni asiatiche o sudamericane, ansiosi di trovare usbergo per se e i propri familiari in luoghi stabili, dove i sistemi giuridici, economici ed educativi mettono al riparo da sorprese. Con meno disdegno dei loro emuli più poveri, tecnicamente vengono definiti «cittadini economici». Nel 2014 hanno speso più di 2 miliardi di dollari per assicurarsi un secondo o terzo passaporto e la domanda è così alta da aver innescato un vera e propria corsa tra i Paesi che offrono corsie preferenziali per ottenere visti di lunga durata o la cittadinanza tout court a prezzi sempre più alti.

Le tariffe

All’inizio, trent’anni fa, fu l’isola caraibica di St.Kitts a lanciare per prima il Citizen Investment Program, in base al quale ancora oggi per avere il passaporto basta acquistare una proprietà da 400 mila dollari. Molto più contese sono le offerte di cittadinanza di Paesi dell’Unione europea, come Malta, Spagna, Portogallo, Grecia e Cipro, privilegiate porte di accesso allo spazio di Schengen e ai suoi vantaggi. Vediamo alcune tariffe: per avere la cittadinanza maltese, bisogna pagare 650 mila euro, oltre ad acquistare proprietà immobiliari per almeno 350 mila e titoli pubblici per 150 mila, senza nessun vincolo di residenza. Un successone: nei primi sei mesi del programma, 200 persone hanno sottoscritto il programma, con un incasso di oltre 200 milioni di euro per il governo di La Valletta. A Cipro, la cifra dell’investimento complessivo sale di molto, 5 milioni di euro per un passaporto, ma non c’è alcun obbligo.

Spagna, Portogallo e Regno Unito

Le condizioni cambiano nella penisola iberica: in Portogallo, dove l’investimento immobiliare richiesto è di 500 mila euro, si può richiedere la cittadinanza solo dopo 6 anni e occorre avere anche una conoscenza colloquiale della lingua. La Spagna ha lanciato un anno fa il programma «Golden Visa» per cittadini extracomunitari: anche qui occorrono almeno 500 mila euro di investimento, ma c’è in più il vincolo di passare almeno 183 giorni l’anno dentro i confini spagnoli. Nell’Unione europea, ma fuori da Schengen, anche il Regno Unito partecipa alla gara: occorrono infatti 2 milioni di sterline per ottenere, dopo 5 anni, il permesso di residenza illimitato. Ma di recente il governo di Sua Maestà ha inaugurato una corsia veloce, dove per 5 milioni di pound il permesso ve lo danno in 3 anni e per 10 milioni in appena 2: un affare. Interessante notare che la metà dei «visti Vip» del governo britannico sono andati fin qui a ricconi russi e cinesi.

«La cittadinanza non può essere in vendita»

«Avere più passaporti è un modo per i ricchi di diversificare ulteriormente il rischio», spiega Christian H. Kalin, presidente di Henley&Partners, società di consulenza londinese specializzata nel settore.  Ma la pratica del passport-shopping solleva anche molte obiezioni, non ultimo perché ha un forte lato negativo: quello di essere un potenziale porto sicuro per chi ha costruito la propria fortuna sulla corruzione o su attività illegali. Nel 2013, l’allora Commissario europeo responsabile per la giustizia, Viviane Reading, fu molto esplicita in proposito: «La cittadinanza non può essere in vendita».

«Li paghiamo perché arrivino»

Secondo i fautori del programma, invece, i visti permanenti per i miliardari globali portano molti benefici ai Paesi ospiti: gli «economic citizens» infatti investono in nuove aziende, comprano nuove case, spendono in ristoranti, moda, scuole e personale. «In più portano competenze e talento», dice Nadine Goldfoot, avvocato del gruppo Fragoment. Ma secondo David Metcalf, docente della London School of Econimics e membro del Migration Advisory Committee, questi vantaggi sono annullati dall’aumento dei prezzi delle case e dei servizi, prodotto dall’arrivo di investitori che non badano a spese. Inoltre, spiega Metcalf, gli interessi versati dallo Stato sui titoli pubblici, che sono parte dell’investimento richiesto per avere il visto permanente, significano «pagare di fatto gli oligarchi perché vengano nel Regno Unito». CdS 30

 

 

 

 

Le tipologie del lavoro

 

I redditi da lavoro dipendente e da pensione (2014/2015) hanno registrato un incremento dello 0,9%. In area UE, il valore che abbiamo rilevato non può essere considerato fisiologico. Intanto, oltre confine, le retribuzioni e i vitalizi hanno registrato un incremento (medio) dell’1,9%, per lo stesso periodo. Quindi, più consono al costo esistenziale che interessa il Vecchio Continente. Poi, ci sono altre considerazioni da fare per meglio inquadrate la situazione italiana. Al presente, le cifre di riferimento devono essere anche considerate sull’ammontare delle paghe riconosciute nelle varie realtà dei Paesi UE.

 

L’Italia è al terzo posto in negativo per quanto attiene le paghe e, conseguentemente, le pensioni. Questo è quanto. Insomma, il futuro sarà tutt’altro che roseo. Se la tendenza occupazionale dovesse mantenere questo ritmo, entro i prossimi cinque anni, potremmo perdere altri 60.000 posti di lavoro. Soprattutto occupazioni di concetto e tecniche. Per lo stesso periodo, l’Italia avrà bisogno d’almeno 50.000 operai tra generici e qualificati. Ora, il mercato interno è privo di queste figure professionali. Sono, invece, in aumento il numero dei diplomati e laureati alla ricerca di una prima occupazione. Insomma, la manodopera che ci occorre la cerchiamo altrove a discapito degli aspiranti lavoratori nazionali. Penalizzata è, soprattutto, la fascia d’età tra i 18 ed i 26 anni. Per garantire nuove prospettive all’occupazione, ci piaccia o no, sembra necessario rivedere il concetto di “lavoro”.

 

Fare un passo indietro non significa rinunciare a quello cui aspiriamo. E’ solo una questione di metodo dettata dall’emergenza. Senza aspettare oltre, ci sono da riscoprire i lavori che nessuno vuole più fare e di cui si prospetta la necessità nei prossimi anni. La maggior parte comprende qualifiche tecniche o artigianali. Indipendenti o a tempo indeterminato. Manca, a nostro avviso, una politica che consente la riqualificazione della manodopera con particolare riferimento alle attività di supporto. Del resto, proprio sotto questo profilo, lo scorso anno le imprese interessate non sono riuscite a coprire 25.000 posti che, progressivamente, sono stati occupati da manovalanza dei nuovi Stati UE dell’Est.

 

 Facilitare le attività manuali non significa, per carità, sminuire l’approntamento di chi le esercita. In un momento di crisi come l’attuale, ogni attività onesta ha una sua ragion d’essere e una sua sistemazione in una società che ha estremo bisogno d’occupazione “mirata”. Proprio per la mobilità del lavoro, è meglio essere pronti a soddisfare un mercato propenso alle attività artigianali, che, in ogni caso, consentono di tirare avanti con dignità. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Riforme, in discesa la strada di Renzi

 

Con la decisione del presidente del Senato Grasso di dichiarare irricevibili gli 82 milioni di emendamenti presentati provocatoriamente dal senatore leghista Calderoli, la strada della riforma Boschi-Renzi si presenta tutta in discesa in vista dell'approvazione il 13 ottobre. L'accordo interno con la sinistra del Pd sembra tenere e a questo punto non si vede quali ostacoli Renzi possa incontrare nelle prossime due settimane. La ritrovata fiducia delle famiglie e delle imprese e alcuni successi di immagine in America accompagnati dal riconoscimento dell'Europa che la politica italiana sui migranti era quella giusta hanno galvanizzato il premier che a questo punto, però, deve affrontare un problema con l'Europa che si era già presentato la scorsa estate quando aveva lanciato il progetto di togliere la tassa sulla prima casa. La Commissione europea è contraria a questo progetto è vorrebbe che si tagliassero piuttosto le tasse sul lavoro. Renzi rispose a muso duro e lo ha fatto di nuovo da New York dopo che la Ue era tornata alla carica con le critiche alla strategia fiscale di Renzi. Nella legge di stabilità la Tasi verrà abolita, ma questo significa un braccio di ferro con la Ue molto impegnativo per il presidente del consiglio che dovrà convincere la Commissione europea e i colleghi, soprattutto Angela Merkel, che l'abolizione della Tasi avrà un effetto positivo sull'economia italiana e non deprimerà la ripresa.

La posta in gioco per il premier è molto alta, perché spetta a Bruxelles (e a Berlino) la decisione se applicare all'Italia la flessibilità di cui il governo ha estremamente bisogno per far quadrare i conti. E questa volta anche la Bce di Mario Draghi avrebbe preferito che il governo diminuisse le tasse sul lavoro per rilanciare davvero l'occupazione e di conseguenza l'economia. GIANLUCA LUZI LR 29

 

 

 

 

 

Il gelato italiano finisce all’estero. La multinazionale Unilever, proprietaria di Algida, compra i gelati Grom

 

Ma il marchio torinese resterà autonomo e gestito dai due fondatori – di GIUSEPPE BOTTERO

 

La multinazionale Unilever, gigante da quasi 50 miliardi di fatturato, ha annunciato di aver comprato Grom, il marchio del gelato fondato nel 2003 a Torino da Federico Grom e Guido Martinetti, che oggi conta 67 negozi, in Italia e nel mondo. L’acquisizione, spiega il colosso anglo-olandese, andrà a rafforzare il portfolio nella categoria gelati, dove è già presente con Algida, Carte D’or, Cornetto, Ben & Jerry’s e Magnum. Il business Grom resterà però autonomo e continuerà ad essere gestito dai due fondatori. 

«Condividiamo la stessa passione per il gelato nonché importanti valori aziendali, quali l’attenzione all’approvvigionamento sostenibile delle materie prime», dice Kevin Havelock, president Refreshment Category di Unilever. «I consumatori di Grom continueranno ad apprezzare gli stessi gusti e lo stesso sapore del gelato Grom che amano da sempre. Allo stesso modo - prosegue - facendo leva sulle economie di scala, Unilever favorirà l’accesso a nuovi mercati e aiuterà Grom am creare nuove opportunità di crescita».  

 

Al momento non circolano cifre sull’operazione, ma i due fondatori di Grom rassicurano che la filosofia resterà la stessa. «Continueremo ad utilizzare i migliori ingredienti provenienti dalla nostra azienda agricola biologica Mura Mura e quelli realizzati dai nostri fornitori, e manterremo la produzione a Torino, per continuare ad offrire ai nostri consumatori i gelati ed i sorbetti che amano - dice - Guido Martinetti -. Siamo orgogliosi di aver la possibilità di lavorare insieme ai migliori manager di Unilever, perché siamo certi che grazie alle loro competenze e alla loro conoscenza dei mercati internazionali riusciremo a realizzare il sogno, nato 12 anni fa in un piccolo negozio nel centro di Torino, di portare il gelato italiano di qualità nel mondo».  

 

Secondo Federico Grom l’acquisizione «è un traguardo importante perché ci permette di realizzare le nostre ambizioni. Unilever è una realtà internazionale con importanti radici in Italia e una forte conoscenza del nostro mercato, dove è presente da 50 anni. Riteniamo che Unilever, con la quale condividiamo valori fondamentali, come la cura della qualità e della filiera agricola, sia il partner giusto per fare un ulteriore passo in avanti, e portare così il nostro brand ed i nostri prodotti in nuovi paesi».  LS 1

 

 

 

 

Deputati Pd della circoscrizione Estero: Rapporto Inps, la tutela previdenziale dei migranti va garantita

 

ROMA - La conferenza stampa del Presidente Tito Boeri sul rapporto dell’INPS sulle prestazioni previdenziali e assistenziali erogate a favore di pensionati che per diverse ragioni risiedono o si spostano all’estero fornisce molti dati e qualche spunto di riflessione.

Questa operazione, tuttavia, non può prescindere dalla considerazione che in un campo così delicato, che investe la condizione di persone che dopo una vita di lavoro hanno il diritto di sostenersi con il frutto del loro impegno o di affidarsi alla solidarietà della società alla quale sono legati, è necessario tenere presente che i numeri rispecchiano persone e situazioni reali.

Per questo non nascondiamo una qualche sorpresa sul fatto che l’incontro voluto dall’INPS sulle pensioni all’estero, pur ricco di dati e di riferimenti, si sia concentrato nelle versioni date dalla stampa nazionale sul fatto che l’Italia, concedendo l’integrazione al minimo e le maggiorazioni sociali a stranieri o italiani che risiedono o si spostano all’estero, si permetta un lusso inopportuno.

Per evitare campagne demagogiche e aggressioni polemiche è necessario riportare le cose alle loro dimensioni reali.

Gli stranieri che per decenni sono stati in Italia e vi hanno lavorato, spesso in condizioni di sottosalario o addirittura in nero, compromettendo così senza loro colpa il loro futuro previdenziale, se decidono di tornare nell’ultima fase della loro esistenza nei luoghi d’origine non fanno altro che quello che milioni di italiani hanno fatto nella loro vicenda emigratoria  e se non possono maturare il diritto ad una prestazione italiana, il nostro Stato dovrebbe almeno restituire loro – come accadeva una volta prima della legge Bossi-Fini – i contributi versati.

Inoltre è vero che negli ultimi anni migliaia di pensionati italiani si sono trasferiti all’estero, spesso in Paesi dove il costo della vita è più accessibile, ma questo è dovuto al fatto che molti si sono trovati e si trovano nella condizione di non riuscire a mantenere il loro abituale tenore di vita con le pensioni che riscuotono. Dal 2003 al 2014 sono un totale di 37.000 persone. Fenomeno assolutamente irrisorio sia dal punto di vista numerico che dal punto di vista economico. Perché enfatizzarlo così tanto? D’altronde l’INPS già paga oltre 400.000 pensioni all’estero, destinate a diminuire progressivamente per ragioni fisiologiche e non ad aumentare.

Francamente discutibile ci sembra poi l’affermazione che queste persone pagano le tasse dirette e indirette non in Italia, ma nei loro paesi di residenza perché questo accade solo per quei paesi con i quali vi sono accordi bilaterali di sicurezza sociale e finalizzati ad evitare una doppia tassazione. Quale sarebbe la soluzione, quella di smantellare la rete degli accordi bilaterali che l’Italia ha costruito nel tempo e rinchiudersi nei confini nazionali proprio mentre la globalizzazione sta accentuando in modo inverosimile la mobilità dei capitali, delle attività produttive e commerciali, delle professioni e del lavoro? Non ha detto lo stesso Presidente Boeri – e qui ha mille ragioni – che il saldo previdenziale tra le migrazioni in entrata e quelle in uscita è largamente positivo e che tenderà ad aumentare nei prossimi anni? Anche qui, quale sarebbe la soluzione, lucrare sui contributi versati dai lavoratori stranieri e non restituiti e negare allo stesso tempo i diritti di chi è cittadino italiano e ha lavorato nel nostro paese dando un contributo non da poco alla sua vita economica e sociale?

Oltretutto, le cifre che s’intravedono dietro i cambiamenti ipotizzati dal Presidente Boeri sono così limitate rispetto ai problemi reali dell’INPS che ci sembra veramente inopportuno e poco producente pensare ad un recupero di risorse partendo dagli ultimi, da chi ha più bisogno e spesso ha meno ricevuto nel corso della sua esistenza. Come è comunque noto l’integrazione al minimo già è stata resa inesportabile nei Paesi dell’Unione europea e dal 1995 è stata vincolata alla presenza di almeno 10 anni di contributi effettivi accreditati in Italia per chi risiede nei Paesi extra-UE (resa quindi anche in questi casi praticamente inesportabile).

Non vogliamo credere perciò che l’INPS voglia revocare le pensioni al minimo attualmente cristallizzate nei Paesi extra-UE scippando così dei diritti acquisiti. Diversa potrebbe essere una riflessione sull’esportabilità delle maggiorazioni sociali che tuttavia, non dimentichiamolo, rappresentano spesso l’unico mezzo di sostentamento per migliaia di nostri connazionali che vivono in Paesi devastati dalla crisi economica e sociale.

Ci auguriamo, dunque, che le questioni reali del nostro sistema previdenziale e assistenziale tornino al centro della discussione e non si mettano in discussione diritti legittimamente acquisiti.

Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta, Alessio Tacconi (Deputati del Pd eletti nella circoscrizione Estero) de.it.press 1

 

 

 

 

Non accolti dalla Commissione Affari Costituzionali gli emendamenti per ridare la cittadinanza agli italiani che l’hanno perduta

 

      La Commissione Affari Costituzionali sta per trasmettere alle Camere il testo unificato di iniziativa popolare relativo al disegno di legge sulla cittadinanza italiana ai minori figli di stranieri nati in Italia o che hanno frequentato cicli di studi  completi,  con gli aggiustamenti portati dagli emendamenti pervenuti negli ultimi anni.

      Ma il testo non comprende l’estensione della cittadinanza agli italiani che la hanno perduta recandosi  all’estero per ragioni di lavoro.

      Questa esclusione non è sfuggita all’ira dei parlamentari eletti nelle  Circoscrizioni Estero che da anni chiedono con forza ed invano il ritorno alla cittadinanza  per chi la ha perduta per causa  di forza maggiore.

      Si sono quindi affrettati a presentare, nei termini regolamentari, nuovi emendamenti intesi sostanzialmente ad integrare  il testo unificato  con la previsione del riacquisto della cittadinanza per chi è nato in Italia e la ha perduta andando  all’estero nei Paesi  dove è esclusa la doppia cittadinanza (primo presentatore Fedi), del riacquisto  della cittadinanza  per le donne che la hanno perduta  automaticamente  per il solo fatto di avere sposato uno straniero (La Marca prima firmataria),  della riapertura dei termini per riavere la cittadinanza  ai discendenti dell’ex impero austro-ungarico per i quali si è usato un trattamento più restrittivo  rispetto, ad esempio, a coloro che si trovavano nei territori dell’ex Jugoslavia (Porta  primo firmatario), ai nati in Italia, figli di almeno un genitore  italiano,  che hanno perso la cittadinanza in seguito a espatrio,  per cause non direttamente imputabili a loro stessi o per motivi di lavoro, tutti soggetti che riacquisterebbero la cittadinanza italiana  facendone espressa richiesta  al consolato competente  (Nissoli prima firmataria). Analoghe posizioni al Senato, firmatario Giacobbe.

      I parlamentari emendatori, peraltro fin dal primo momento, si sono sempre dichiarati assolutamente favorevoli al testo unificato per accelerare la concessione della cittadinanza ai minori degli stranieri  in linea   con gli altri partner europei, in un momento assolutamente drammatico e di cocente attualità per il Vecchio Continente.

      Ma la Commissione Affari Costituzionali, proprio qualche giorno addietro,  ha deciso di non modificare il testo unificato di iniziativa popolare riguardante la cittadinanza ai minori figli di stranieri residenti e di non accogliere tutti gli altri emendamenti, compresi quelli dei parlamentari eletti all’estero.

      Una doccia fredda per tutti. Si attendeva  una soluzione positiva a istanze che si trascinano da 15 anni, con le promesse non mantenute di ben cinque Governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Le speranze erano forti per la presenza di un Governo rinnovatore e di grande movimento che delle riforme fa la sua ragione politica. Ottimismo dovuto altresì ai segnali positivi di ripresa e di crescita del Paese che avrebbero potuto fugare ogni preoccupazione  sull’adozione della legge.

      Sicilia Mondo è stata vicina ai deputati ed al loro difficile impegno parlamentare. A Loro esprime apprezzamento e  gratitudine.

      Certamente un diverso sostegno mediatico da parte dell’associazionismo di emigrazione, delle rappresentanze istituzionali e del loro elettorato avrebbe dato  ai deputati eletti all’estero  più peso politico nello scenario parlamentare e partitico perennemente conflittuale.

      Il rigetto degli emendamenti da parte della Commissione Affari Costituzionali  ha  formalizzato di fatto una nuova emarginazione, cioè quella degli italiani senza Italia.

      Negare la cittadinanza al connazionale che la richiede avendola perduta non per colpa propria, significa  colpirlo profondamente nei suoi affetti e nei suoi sentimenti, ferirlo nell’orgoglio ed in quell’amore  alla appartenenza mai dismesso, amplificato dalla lontananza.

      Non essere più cittadino italiano lo fa sentire doppiamente straniero nella società di insediamento.

        Tutte ragioni umane ed etiche che non hanno avuto peso nella  Commissione parlamentare  nonostante la tradizionale cultura umanistica  e di civiltà  del nostro Paese, che privilegia la centralità dell’uomo.

      Certamente la politica corrente è ingenerosa nei confronti degli italiani che vivono all’estero.

      Diversamente da quello che avviene  nei partners e paesi avanzati in materia di cittadinanza.

      Per la civiltà occidentale, infatti, negare la restituzione della cittadinanza del Paese dove è nato a chi la ha perduta, è considerata violazione del diritto della persona umana. Sicilia Mondo 30

 

 

 

 

Fondazione Ismu: Aggiornamenti emergenza immigrazione in Europa

 

MILANO - Tra il 1° gennaio e il 29 settembre 2015 sono giunti via mare in Europa la cifra record di mezzo milione di migranti, molti dei quali donne e minori in fuga dalla guerra in Siria che cercano protezione in Europa.

Il 75% dei migranti giunti nel primi nove mesi di quest’anno ha percorso la rotta del Mediterraneo orientale approdando in Grecia (388mila arrivi, principalmente da Siria e Afghanistan); mentre l’Italia ha accolto sulle proprie coste 131mila migranti in provenienza soprattutto da Eritrea (oltre 30mila), Nigeria (15mila) e Somalia (9mila).

Nello stesso periodo hanno perso la vita nel Mediterraneo 2.892 persone, in particolare nella più pericolosa tratta centrale dal Nord Africa all’Italia (90% ). Nel mese di settembre tuttavia sono stati registrati numerosi incidenti mortali nel Mediterraneo orientale tra la Turchia e la Grecia, con 160 deceduti in 28 giorni.

Sono più di quattro milioni i siriani che hanno abbandonato il loro paese. Secondo l’Unhcr, si tratta della più grave crisi umanitaria degli ultimi 25 anni. Gli sfollati interni in Siria superano i 7,6 milioni. Sono oltre 1,8 milioni i siriani in Turchia, quasi 1,2 milioni in Libano. In Europa le richieste d’asilo presentate da Siriani sono state oltre 270.000 .

Il numero di domande di protezione internazionale presentate in Europa nel secondo trimestre del 2015 è 213mila, l’85% in più rispetto allo stesso periodo del 2014; in particolare un quinto delle richieste provengono da siriani (44mila) e da afghani (27mila%). Tra aprile e giugno 2015 il più elevato numero di domande è stato registrato in Germania (80mila), in Ungheria (32mila), in Austria (17mila) e in Italia (15mila).

Complessivamente nei primi sei mesi del 2015 sono state circa 400mila le domande di protezione internazionale presentate per la prima volta in Europa, mentre alla fine di giugno risultavano ancora in attesa di esito dalle autorità nazionali quasi 600mila domande, di queste 48mila in Italia. (http://www.ismu.org /Inform 2)

 

 

 

28/29 novembre EUdem School

 

Siamo lieti di annunciarti che il 28 e 29 novembre il PD Bruxelles organizzerà la seconda edizione della European School, in collaborazione con altri circoli e federazioni del PD, che parteciperanno numerosi all’evento.

La EUdem School sarà un momento per discutere di politiche e politica europea, insieme ad esperti e deputati italiani ed europei, e per proporre un percorso comune di europeizzazione del Partito Democratico.

Tra i relatori della School, è confermata la presenza di Sandro Gozi, Enzo Amendola, Patrizia Toia, Enrico Rossi, Francesco Nicodemo, Roberto Cociancich, Alessia Mosca, Brando Benifei, Luigi Berlinguer, Chiara Braga, Frank Vandenbroucke.

Nel corso della School si riuniranno quattro tavoli tematici su:

1. Green economy ed economia circolare: quale impatto su produttività e innovazione

2. Immigrazione: quali politiche per rispondere alle sfide demografiche

3. La sfida della competitività nello scenario globale (TTIP e non solo)

4. Education, innovazione e sharing economy

Le sessioni plenarie affronteranno i nodi dell'integrazione politica europea, il ruolo dei partiti ed in particolare del PD e del PSE, e la nuova agenda sociale.

Partecipazione e Gruppi di Lavoro: vorremmo che la EUdem School costituisse un’occasione di approfondimento e partecipazione per tutto il nostro circolo, fin dalla fase di preparazione. Vi invitiamo a contribuire alla costruzione di questo percorso ed a segnalarci il vostro interesse a seguire alcuni dei contenuti che svilupperemo nel corso della conferenza partecipando ai gruppi di lavoro che stiamo formando. Ciascun gruppo lavorerà alla stesura di un contributo per le sessioni tematiche e plenarie della School. Se vuoi contribuire ai lavori della School scrivici a: eudem.school@gmail.com

Programma e ulteriori informazioni su:  https://eudemschool.wordpress.com/

Twitter: #europeizziamoci PD/de.it.press 29

 

 

 

 

Enti Gestori in Svizzera: Anno scolastico 2015/2016 avviato con regolarità in tutte le circoscrizioni

 

“Ma per garantire la continuità di tutti i corsi dopo il 31 dicembre è necessario prevedere un finanziamento adeguato nella legge di stabilità 2016”  

 

BASILEA - Il Coordinamento Enti Gestori Iniziative Scolastiche in Svizzera rileva “con soddisfazione che l’anno scolastico 2015/2016 è stato avviato con regolarità in tutte le circoscrizioni”.

“Come in passato, gli Enti Gestori anche quest’anno – sottolinea il coordinatore Roger Nesti - non si sono sottratti alle loro responsabilità e si sono fatti carico di rilevare oltre 220 corsi rimasti scoperti a seguito della soppressione di 29 cattedre di ruolo a partire da settembre 2015. Per garantire la continuità di tutti i corsi sono stati assunti 30 docenti. Il numero dei corsi gestiti dagli enti risulta di conseguenza in forte aumento rispetto ai 383 dell’anno scolastico precedente: oltre 600 corsi con 6700 alunni”.

“Grazie – continua Nesti - all’ottimo lavoro di coordinamento e pianificazione svolto dagli uffici scolastici e al rinnovato spirito di collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, l’anno scolastico è stato avviato senza particolari disagi per l’utenza. L’operazione è stata facilitata dalle opportune misure preventive del MAECI che già in primavera aveva assegnato agli Enti Gestori dei contributi integrativi che garantiscono la copertura delle spese aggiuntive sino al 31 dicembre 2015. Il Coordinamento auspica che nelle prossime settimane il MAECI provveda all’erogazione dei contributi già assegnati per garantire la regolare e puntuale retribuzione del corpo docente.

Per garantire la continuità di tutti i corsi di lingua e cultura oltre il 31 dicembre 2015 è tuttavia necessario – avverte il coordinatore Nesti - prevedere nella legge di stabilità 2016 un finanziamento adeguato al nuovo numero dei corsi. Solo così – sostiene - si garantisce che gli investimenti fatti nel 2015 sui corsi gestiti dagli enti non siano sprecati. È assurdo supporre che il MAECI intenda finanziare i corsi lasciati scoperti dai docenti ministeriali soltanto per il periodo settembre-dicembre 2015, per sospenderne il finanziamento solo tre mesi dopo la loro attivazione. Siamo pertanto fiduciosi che il Governo, l’amministrazione del MAECI e i gruppi parlamentari sapranno individuare le risorse necessarie a finanziare questo importante settore della promozione linguistica e culturale italiana all’estero” conclude il coordinatore Roger Nesti. (Inform 2)

 

 

 

 

EU will höhere Schulden wegen Flüchtlingen tolerieren

 

EU-Wirtschaftskommissar Pierre Moscovici will eine höhere Verschuldung von Mitgliedstaaten aufgrund der aktuellen Flüchtlingskrise nicht als Verstoß gegen den Stabilitätspakt werten. Flüchtlinge seien vielmehr als "Investition" zu betrachten.

EU-Wirtschafts- und Währungskommissar Pierre Moscovici will sich dafür einsetzen, eine höhere Verschuldung von Mitgliedstaaten aufgrund der aktuellen Flüchtlingskrise nicht als Verstoß gegen den Stabilitätspakt zu werten. Vielmehr sollten die Kosten, die wegen der Flüchtlingskrise auf die EU-Mitgliedsländer zukommen, als besondere Investitionen verbucht und damit nicht auf die Schulden angerechnet werden, sagte Moscovici der "Süddeutschen Zeitung".

"Diese Flüchtlingskrise ist kurzfristig eine Belastung für die Volkswirtschaften, mittelfristig kann sich das ändern", führte Moscovici aus. Die Flüchtlingskrise und deren Kosten müsse die EU "deshalb als eine Investition betrachten".

"Ich bin sicher, dass sie neue Arbeitskräfte, neue Energie und neuen Konsum weckt, so dass sie schlussendlich einen positiven Effekt haben wird auf unsere Volkswirtschaften", sagte Moscovici.

In den Regeln des Stabilitäts- und Wachstumspaktes der EU seien Ausnahmen bei außergewöhnlichen Umständen vorgesehen. "Wir werden jetzt analysieren, ob die Flüchtlingskrise als außergewöhnlicher Umstand eingestuft werden kann, es ist ja die größte Völkerwanderung hier seit dem Ende des Zweiten Weltkrieges", sagte der EU-Kommissar der "SZ".

"Und dann müssen wir analysieren, wie diese Umstände die Betrachtung der humanitären Kosten als Schulden beeinflussen könnten." Klar sei, dass "wir den Pakt einhalten, aber seine Regeln in ihrer gesamten Breite nutzen müssen".

Moscovici warnte, die Flüchtlingskrise sei "existenziell" für Europa. Die EU sei gefordert, ihre Werte hart zu verteidigen. "Es geht um Menschenrechte und Humanität, darum, sich um Menschen in Not zu sorgen, die willkommen zu heißen, die in ihrer Heimat leiden, verfolgt und gefoltert wurden und deren Leben in Gefahr sind", mahnte der französische EU-Vertreter. Das Leben miteinander werde neu definiert.

Moscovici räumte im Zusammenhang mit der Flüchtlingskrise Fehler bei der Osterweiterung der EU ein. "Es war unsere Verpflichtung, die Länder aufzunehmen, die der sowjetischen Tyrannei entflohen waren. Wir haben das mit Enthusiasmus getan". Jetzt würden allerdings "große kulturelle Differenzen zwischen einigen dieser Länder und dem früheren, westlichen Europa" deutlich. Es gehe zum Beispiel um die Frage, ob Europa multikulturell oder christlich sei.

"Kein Zweifel, dass die Mehrheit christlich ist. Aber Europa schließt andere Religionen nicht aus", mahnte Moscovici. "Wir dürfen diese alten Vorurteile zwischen uns nicht wieder wachsen lassen, sondern müssen dagegen kämpfen", forderte der EU-Kommissar. Angesichts der hohen Flüchtlingszahlen aus Syrien sowie dem Irak und Afghanistan hatte etwa der rechtsgerichtete ungarische Regierungschef Viktor Orbán gewarnt, das christlich dominierte Europa könne nicht zahlreiche muslimische Flüchtlinge aufnehmen. Ähnliche Bedenken meldete die Slowakei an. EurActiv|AFP,  1

 

 

 

 

DAAD ehrt italienische Rechtswissenschaftler. Mittner-Preis für herausragende Nachwuchsforschung

 

Bonn. In diesem Jahr geht der Ladislao Mittner-Preis an zwei exzellente italienische Forscher der Rechtswissenschaften. Riccardo Omodei Salè und Alberto de Franceschi erhalten diese Auszeichnung, die der Deutsche Akademische Austauschdienst (DAAD) jedes Jahr an italienische Nachwuchswissenschaftler und -wissenschaftlerinnen verleiht, die mindestens ein herausragendes Werk mit Bezug zu Deutschland veröffentlicht haben.

Die beiden Wissenschaftler „setzen mit ihrem Engagement eine Tradition fort, die zum Besten gehört, was die deutsch-italienischen Beziehungen zu bieten haben“, erläutert DAAD-Präsidentin Prof. Margret Wintermantel.

Riccardo Omodei Salè von der Universität Verona gebührt die Anerkennung des Preises 2015 vor allem für seine vergleichenden Arbeiten zum deutschen und italienischen Privatrecht, die zu einem gemeinsamen Verständnis in europäischer Perspektive beitragen. In seinen Publikationen, darunter zahlreichen auf Deutsch, beweist er die außerordentliche Fähigkeit, verschiedene Regelungsebenen und Dogmatiken zu einem einheitlichen Bild zusammenzuführen. Nicht zuletzt hat er sich beim Aufbau eines deutsch-italienischen Doppelpromotionsprogramms an den Universitäten Verona und Bayreuth im Bereich „Recht und Rechtsdurchsetzung in Europa“ um den Austausch zwischen beiden Ländern verdient gemacht.

Alberto de Franceschi von der Universität Ferrara brilliert durch eine außerordentlich vielfältige und fundierte Publikationstätigkeit in italienischer, deutscher und englischer Sprache. Seine wissenschaftlichen Beiträge spiegeln dabei eine Spannweite seiner Interessen wider, die vom bürgerlichen Recht, insbesondere dem Verbraucherrecht, bis hin zum Europäischen Zivilprozessrecht reicht. Als Gründungsmitglied und Herausgeber ist er an zwei internationalen Zeitschriften beteiligt: der deutsch- und englischsprachig erscheinenden Zeitschrift für Europäisches Unternehmens- und Verbraucherrecht und The Italian Law Journal, dem ersten englischsprachigen Periodikum seiner Art in Italien. Zudem hat er mit Übersetzungen in beide Sprachrichtungen zu einem besseren Verständnis des Lauterbarkeits- und Urheberrechts in Italien und Deutschland beigetragen.

Die Preisträger erhalten ein einmonatiges Forschungsstipendium für Deutschland und ein Preisgeld in Höhe von jeweils 2.500 Euro.

Hintergrund - Der DAAD verleiht den Ladislao Mittner-Preis seit 2002 jährlich in den Geistes- und Gesellschaftswissenschaften, in den vergangenen Jahren in den Fachbereichen Philosophie (2014), Kunstgeschichte (2013), Musikwissenschaft (2012) und Pädagogik (2011). Die Auszeichnung ist nach dem italienischen Germanisten Ladislao Mittner (1902-1975) benannt. Er wuchs zweisprachig auf, schrieb das italienische Standardwerk zur Geschichte der Deutschen Literatur und setzte sich nach dem Zweiten Weltkrieg über die Germanistik hinaus für die Vermittlung der deutschen Kultur in Italien und damit für die Verständigung zwischen beiden Ländern ein. Daad 31

 

 

 

 

Die Abschreckung wirkt nach

 

Kommentar von Prälat Dr. Peter Neher, Präsident des Deutschen Caritasverbandes

 

Täglich kommen Menschen auf der Suche nach Sicherheit, Schutz und wirtschaftlicher Zukunft nach Deutschland. Die Frage der Unterbringung ist aktuell eine der größten Herausforderungen. Sichtbar wird dies an der Überforderung vieler Kommunen, ausreichend Wohnraum für Schutzsuchende zur Verfügung zu stellen. Kurzfristig eingerichtete Notunterkünfte in Turnhallen, Hotels oder Zelten belegen dies eindrücklich.

 

Es sind nicht nur die hohen Flüchtlingszahlen, die zu dieser kritischen Situation geführt haben. Zum Teil zeigen sich auch Versäumnisse der Vergangenheit: Politik und Verwaltung hatten sich über die Jahre auf niedrige Flüchtlingszahlen eingestellt, vorhandene Kapazitäten abgebaut und versäumt, notwendige Maßnahmen wie Neubauten oder Modernisierungen umzusetzen oder bezahlbaren Wohnraum zu schaffen. Wir alle müssen uns jedoch darauf einstellen, dass aufgrund der anhaltenden weltweiten Krisen die Zahl der Flüchtlinge auch künftig hoch sein wird. Das Thema der Unterbringung wird auch weiterhin auf der politischen Agenda stehen.

 

Einer angemessenen Unterkunft kommt aus zwei Gründen eine hohe Bedeutung zu: Für die Flüchtlinge, die Wochen und Monate auf der Flucht waren und häufig traumatische Erlebnisse bewältigen müssen, ist es außerordentlich wichtig, einen Raum zu haben, der Sicherheit und den Schutz der eigenen Privatsphäre gewährleistet. Aber auch für das Zusammenleben in unserer Gesellschaft sind die Lage und die Größe einer Unterkunft wichtig. Wenn beispielsweise eine Flüchtlingsfamilie in einer Mietwohnung lebt, ergeben sich selbstverständliche Kontakte mit den Nachbarn und das Kennenlernen wird erleichtert.

 

Die ersten Anlaufstellen für Asylbewerber_innen sind die staatlichen Erstaufnahmeeinrichtungen. In ihnen sollten schutzsuchende Menschen möglichst kurz verbleiben – das setzt voraus, dass die Asylverfahren zügig durchgeführt werden, um rasche Gewissheit für die Zukunft zu bekommen. Nach der Zeit in der Erstaufnahmeeinrichtung folgt die so genannte Anschlussunterbringung, die landesrechtlich geregelt ist und sich regional teilweise erheblich unterscheidet.

 

Über Jahre hinweg hat die Politik in weiten Teilen Deutschlands mit den Rahmenbedingungen das Ziel der Abschreckung verfolgt. Auch wenn sich dies mittlerweile geändert hat, wirkt doch das zu Grunde liegende Denken bis heute nach. So leben Flüchtlinge oft auch nach dem Wechsel von einer Erstaufnahmeeinrichtung in großen Gemeinschaftsunterkünften, die wenig Privatsphäre ermöglichen; nicht selten fernab von Ärzten, Schulen oder Einkaufsmöglichkeiten. Oft fehlen die Mittel für eine ausreichende Betreuung durch Sozialarbeiter.

 

Die Suche nach geeigneten Unterkünften ist eine Aufgabe mit besonderer Brisanz. Auch wenn angesichts der aktuellen Situation in vielen Kommunen pragmatische Lösungen Vorrang haben und manchmal nur das Aufstellen von Zelten möglich scheint (was jedoch angesichts der nahenden Herbst- und Wintermonate nicht mehr lange möglich ist), darf nicht vergessen werden, dass es Standards in der Unterbringung von Flüchtlingen geben muss, die nicht unterlaufen werden dürfen. Kommunen, aber auch die Kirche mit ihrer Caritas müssen, wenn sie Wohnraum zur Verfügung stellen, verschiedene Punkte berücksichtigen: Wie viele Menschen wohnen in der Immobilie? Wie viele Sozialarbeiter werden benötigt? Liegt das Gebäude zentral mit guter Verkehrsanbindung oder fernab von Ärzten, Schulen und Kindertagesstätten?

 

Gleich ob Gemeinschaftsunterkunft oder Wohnungen: Stets gilt, dass die Nachbarn im Besonderen und die Bevölkerung im Allgemeinen immer eingebunden werden müssen, um Ängste und Vorbehalte abzubauen. Frühzeitige Information und eine offene Kommunikation tragen wesentlich dazu bei, das Verständnis und die Akzeptanz in der Bevölkerung zu stärken und zu erhalten.

Wir erleben eine ungeheuer große und beeindruckende Hilfsbereitschaft in Deutschland. Die Menschen zeigen sich solidarisch mit der Not der Flüchtlinge und helfen in vielerlei Weise. Diese Hilfsbereitschaft und Offenheit gilt es zu würdigen und zu erhalten. Wenn Menschen einander begegnen und sich kennen lernen, ist das die beste Voraussetzung, um in Deutschland gut zusammenleben zu können; spätestens dann, wenn das Asylverfahren zügig und positiv zum Abschluss gebracht werden konnte. Wo, wenn nicht im Umfeld des eigenen Wohnraumes, sollte dies gelingen?  Forum Migration Oktober

 

 

 

 

„Das ist beschämend". Martin Schulz über Reformen, Zynismus und fehlende Solidarität.

 

Herr Präsident, EU-Bashing feiert angesichts der anhaltenden Flüchtlingskrise fröhliche Urstände. Ist die Kritik an der europäischen Antwort auf die Krise gerechtfertigt?

Die aktuelle Flüchtlingskrise zeigt, was passiert, wenn es weniger Europa gibt: Das Mittelmeer wird zum Massengrab, an den Grenzen spielen sich grauenhafte Szenen ab, es gibt gegenseitige Schuldzuweisungen - und bei all dem wird den Menschen, die in größter Not Schutz bei uns suchen, nicht geholfen. Das ist beschämend.

Angesichts der Flüchtlingsbewegungen stehen wir Europäer aber vor einer historischen Bewährungsprobe, die wir nur gemeinsam meistern können. Ein globales Problem können wir nicht national, im Alleingang lösen. Das wird nicht funktionieren. Sondern nur mit Solidarität nach innen und mit Solidarität nach außen. Daran hat es zuletzt gefehlt, mit dem Beschluss des Europäischen Parlaments und der Innenminister zur Verteilung von 160 000 Flüchtlingen und den Beschlüssen der Staats- und Regierungschefs haben wir aber jetzt Schritte in die richtige Richtung gemacht.

In einigen europäischen Hauptstädten – und einer deutschen Landeshauptstadt – gilt Bundeskanzlerin Merkel als Mitverursacherin der Krise. Der konservative Spectator schreibt: Merkel habe sich das politische Äquivalent zu einer Open-House Party Ankündigung auf Facebook geleistet. Haben Sie für diese Auffassung Verständnis?

Nein, für derartigen Zynismus habe ich kein Verständnis. Wir reden hier von Menschen, die vor der Gewalt Assads oder des sogenannten Islamischen Staates flüchten, um ihr Leben zu retten. Deutschland leistet genau wie etwa Schweden, Österreich oder Italien Beachtliches. Und was die Menschen leisten, die auf Bahnhöfen, auf Märkten und an Grenzübergängen Wasser und Lebensmittel, Kleidung und Spielsachen an die Flüchtlinge verteilen, ist beispielhaft.

Die Aufgabe, vor der wir stehen, ist gewaltig. Manche behaupten, es kämen zu viele Menschen nach Europa. Es sei gar nicht mehr zu bewältigen. Das Europäische Parlament ist jedoch davon überzeugt, dass sich die Aufgabe bewältigen lässt, wenn man sie gemeinsam anpackt.

In Sachen „Grexit“ verkündete die Bundeskanzlerin: „Scheitert der Euro, scheitert Europa“. Nun warnt sie, die Flüchtlingskrise werde die europäische Politik noch weit stärker beschäftigen. Ist die Flüchtlingskrise eine existentielle Bedrohung für das europäische Projekt?

Was wir in den vergangenen Wochen erlebt haben, war ein Europa des nationalen Egoismus. Dieser nationale Egoismus droht unsere Union zu zerreißen. Wenn jeder eine Politik betreibt, die auf Kosten des anderen geht, dann wird das Europa zerstören.

Wir müssen eine Spaltung oder einen Bruch Europas um jeden Preis verhindern. Denn getrennt sind wir schwach. Aber vereint sind wir stark. Diese Lektion mussten wir während der Finanzkrise auf schmerzhafte Art lernen. Doch dieses Mal steht noch mehr auf dem Spiel. Ging es bei der Finanzkrise um Geld und um die Stabilität unseres Bankensystems, so geht es jetzt darum, Leben zu retten, und auch darum, in was für einer Gesellschaft wir leben wollen.

In Großbritannien liegen Befürworter eines „Brexits“ in Umfragen erstmals vorne. Wie kann, wie muss Europa darauf reagieren?

Da bleibe ich erst einmal gelassen. Umfragen sind Momentaufnahmen, und bis zum Referendum ist es noch lange hin. Vieles, was die Briten wollen, ist doch Konsens in Europa. Und das müssen wir auch so kommunizieren. Wir alle wollen eine effizientere EU, eine EU, die liefert und das Leben der Menschen besser macht.

Ein wichtiger Bestandteil meines Europawahlkampfs 2014 war die Reform der EU. Die EU muss lernen sich zurückzunehmen. Sie soll nicht alles regeln, sondern sie muss sich auf das Wesentliche konzentrieren und die Dinge regeln, die sie besser macht als der Nationalstaat, etwa im Bereich der weltweiten Handelsbeziehungen, beim Kampf gegen die Spekulation, gegen Steuerflucht und gegen Steuervermeidung, bei der Bekämpfung des Klimawandels, im Bereich der Migrationsfragen oder bei der Bekämpfung der grenzüberschreitenden Kriminalität. Was wir nicht brauchen, sind langwierige Debatten über Vertragsänderungen. Wir sollten erst einmal schauen, was innerhalb der Verträge möglich ist.

Zumindest auf eine Antwort auf die Flüchtlingskrise können sich bislang Entscheidungsträger jeglicher Couleur verständigen: Die Fluchtursachen müssen bekämpft werden. Gehört dazu – wenn es denn einer friedlichen Beilegung des Konflikts in Syrien dient – auch eine Einladung des syrischen Staatspräsidenten Baschar al-Assad nach Brüssel?

Unser Ansatz zur Lösung der Krise muss ein dreifacher sein: wir müssen uns für einen Waffenstillstand in Syrien einsetzen, wir müssen Jordanien, den Libanon und die Türkei bei der Aufnahme von Flüchtlingen unterstützen, und wir müssen die Flüchtlinge innerhalb Europas gerecht verteilen.

Klar ist: Solange der Krieg in Syrien andauert, werden Menschen weiterhin flüchten und nicht in der Lage sein, nach Hause zurückzukehren. Es muss dringend ein Waffenstillstand ausgehandelt werden. Und wir können auf einen frischen Erfolg unserer EU-Diplomatie bauen: den Abschluss einer internationalen Vereinbarung über das iranische Atomprogramm.

Mit dieser Vereinbarung bieten sich neue Möglichkeiten, um gemeinsam mit anderen Großmächten und einflussreichen regionalen Akteuren dem Blutvergießen ein Ende zu setzen. Dazu müssen alle relevanten Akteure eingebunden werden, so schwierig das auch sein mag.

Die Fragen stellte Michael Bröning, Martin Schulz IPG 28

 

 

 

 

 

Zoff um Asyl-Transitzonen

 

Die von Bundesinnenminister Thomas de Maiziere und der CSU geplanten Asylverfahren direkt an der Landesgrenze stoßen beim Koalitionspartner SPD auf Kritik. Die Grünen werfen dem Minister Bruch von Vereinbarungen vor.

Koalitionsstreit um die von Bundesinnenminister Thomas de Maizière ins Spiel gebrachten Asyl-Transitzonen: Der innenpolitische Sprecher der SPD-Fraktion im Bundestag, Burkhard Lischka, sprach am Mittwoch von einem besonders unsinnigen Vorschlag. "Was in einem umzäunten Flughafengebäude funktionieren mag, lässt sich auf 3757 Kilometern deutscher Landesgrenze nicht übertragen."

De Maizière sagte im Bundestag, über Asylverfahren an den Landgrenzen müsse diskutiert werden. Dazu gebe es eine EU-Richtlinie, die es umzusetzen gelte. Der Meinungsbildungsprozess in der Bundesregierung sei dazu aber noch nicht abgeschlossen. Orientieren soll sich das Verfahren an den Regelungen, wie sie an vielen Flughäfen praktiziert werden. Dabei werden von Personen, die keine oder nur gefälschte Ausweispapiere bei sich haben oder aus einem sicheren Herkunftsland einreisen, die Anträge innerhalb von 48 Stunden bearbeitet, während sich die Migranten im Transitbereich aufhalten.

Die Flüchtlinge würden sich Wege über die grüne Grenze suchen, wodurch noch mehr Menschen unregistriert einreisten, erklärte Lischka. Funktionieren würde das Verfahren nur, wenn ein Grenzzaun gebaut werde. Das sei mit der SPD nicht zu machen. Lischka kritisierte auch die CSU, weil diese kurz nach dem ausgehandelten Asyl-Gesetzspaket mit neuen Forderungen kam: "Das ständige Gegackere der CSU geht mir inzwischen wirklich auf die Nerven." Die Parlamentarische Geschäftsführerin der SPD-Fraktion, Christine Lambrecht, stellte ebenfalls die Praktikabilität des Vorschlags infrage. Die SPD werde sich erst nach Klärung offener Fragen festlegen.

Immer mehr Länder und Kommunen schlagen wegen des Zustroms an Flüchtlingen Alarm. Täglich kommen laut de Maiziere zurzeit rund 10.000 Flüchtlinge in Deutschland an. Der September wird daher ein Rekordmonat. Vor allem Bayern hat enorme Probleme. Nach Angaben von CSU-Chef Horst Seehofer erreichten in diesem Monat schon 170.000 Flüchtlinge den Freistaat. Vor allem über die Balkanroute suchen weiter Tausende den Weg gen Westeuropa.

Grüne werfen de Maizière Bruch von Vereinbarungen vor

Die Grünen haben Bundesinnenminister de Maizière und CSU-Chef Seehofer vorgeworfen, die Basis gemeinsamer Bund-Länder-Vereinbarungen zur Flüchtlingspolitik zu verlassen. Grünen-Parteichefin Simone Peter kritisierte am Mittwoch die Vorschläge über eine Asyl-Transitzone: "Mit diesem absurden Vorstoß verlassen Seehofer und de Maizière klar die Grundlage der gerade erst zwischen Bund und Ländern vereinbarten Beschlüsse", erklärte Peter in Berlin.

Auch inhaltlich wandte sie sich strikt gegen die Forderungen. "Asylsuchende in Schnellverfahren an der Grenze abzufertigen, widerspricht elementaren Grundsätzen der Humanität und Rechtsstaatlichkeit", erklärte die Grünen-Vorsitzende. "Die Folge wären Massenlager im Niemandsland, in denen weder eine angemessene Versorgung der Flüchtlinge noch ein ordentliches Asylverfahren praktikabel ist."

Erst am Dienstag hatte das Bundeskabinett ein umfassendes Maßnahmenpaket zur Asyl- und Flüchtlingspolitik beschlossen, das auch deutliche Verschärfungen des Asylrechts vorsieht. Dies tragen die Grünen trotz Kritik an Einzelpunkten bislang im Grundsatz mit. EA/AFP/rtr/dsa, 1

 

 

 

 

Asyl: Antworten auf die Krise

 

Wie in einer Kettenreaktion spitzte sich in den letzten Wochen die Lage für Flüchtlinge in Europa zu.

 

Die politische Debatte könnte erhitzter kaum sein. Wie viele andere Menschen leisten auch Gewerkschafter_innen in dieser Zeit Hilfe. Gleichzeitig stehen drängende Fragen an: Wie werden Flüchtlinge kurzfristig menschenwürdig versorgt? Wie finden sie angemessenen Zugang zum Arbeitsmarkt? Was bedeutet die Ankunft der Flüchtlinge für die Arbeitnehmendenrechte? Wie lässt sich die zunehmende fremdenfeindliche Gewalt bekämpfen? Die Gewerkschaften versuchen, Antworten auf diese Fragen zu geben.

 

Der Vorsitzende des Deutschen Gewerkschaftsbundes, Reiner Hoffmann, hat die Arbeitgeber davor gewarnt, Schutzsuchende als billige Arbeitskräfte einzusetzen und den Mindestlohn für sie auszusetzen. „Das ist nicht nur unmenschlich, das ist auch sozial überhaupt nicht verantwortlich“, sagte Hoffmann. Flüchtlinge müssten zu denselben Bedingungen arbeiten können, wie deutsche Arbeitnehmer_innen. Zudem sei die so genannte Vorrangprüfung zu überdenken. Derzeit muss die Arbeitsagentur bei einer freien Stelle prüfen, ob auch ein_e inländische_r oder aus EU-Staaten zugewanderte_r Bewerber_in infrage kommt. Diese Prüfung entfällt nach 15 Monaten. Diese Vorschrift müsse „praxistauglicher“ werden, sagte Hoffmann. Der DGB kritisiert, dass die Ankunft der Flüchtlinge den Ausbau der Mindestlohnkontrollen verlangsame. DGB Vorstandsmitglied Stefan Körzell sagte, dass ausreichend Beamte zur Verfügung stehen müssten, um die Flüchtlinge zu registrieren. „Dafür aber hunderte Beschäftigte der Finanzkontrolle Schwarzarbeit von den bitter nötigen Mindestlohnkontrollen abzuziehen kommt einer Einladung an die schwarzen Schafe unter den Arbeitgebern gleich, den Mindestlohn zu umgehen.“

 

Auch Ver.di warnte Unternehmen davor, geltende Vorschriften bei der Integration von Flüchtlingen zu unterlaufen. Flüchtlinge dürften nicht mit Langzeitarbeitslosen gleichgestellt werden, die teilweise vom Mindestlohn ausgenommen sind, sagte Michael Fischer, Ver.di-Bereichsleiter Politik und Planung. „Es darf nicht dazu führen, dass sich die Arbeitsbedingungen für die bisherige Belegschaft verschlechtern.“ Ein Risiko sei, dass Flüchtlinge mit der Aussicht auf Beschäftigung etwa schlechtere Löhne akzeptieren könnten, sagte Fischer. Die Mindestarbeitsbedingungen müssten deshalb stärker kontrolliert werden. Ver.di selbst werde Mittel und Personal aufstocken, sowie eigene Räume für Deutsch- und Integrationskurse anbieten.

 

Nach den Nazi-Attacken in Heidenau kritisierten die Migrant_innen in Ver.di Stimmungsmache gegen Flüchtlinge: „Die Politikerrede vom ‚massenhaften Asylmissbrauch‘, die Unterscheidung in ‚gute‘ und ‚schlechte‘ Flüchtlinge und Vorschläge, Geld- und Sachleistungen für ungewollte Menschen aus den krisengeschüttelten Balkanstaaten zu kürzen, leisten der Auffassung Vorschub, dass die Flüchtlinge selbst für die aufgeladene Stimmung verantwortlich seien“, heißt es in einer Erklärung des Ver.di-Migrationsausschusses.

 

Bis zu 400.000 Flüchtlingskinder könnten in diesem Jahr neu an die Schulen kommen. Die Vorsitzende der Gewerkschaft Erziehung und Wissenschaft (GEW), Marlis Tepe, hat mit Blick auf die Haushaltsberatungen im Bundestag deshalb Soforthilfen für Bildungseinrichtungen gefordert. „Das Menschenrecht auf Bildung gilt für alle, ohne Ausnahme und ungeachtet ihres Aufenthaltsstatus“, sagte Tepe. Flüchtlinge müssten ab ihrer Ankunft Zugang zu Bildungsangeboten bekommen. Dies sei die wichtigste Bedingung, um Integration zu ermöglichen. Der Haushalt 2016 komme dieser Anforderung nicht nach, sagte Tepe.

 

„Wir brauchen umfangreiche Hilfen für Schulen und Lehrer“, sagte auch die stellvertretende Vorsitzende des DGB, Elke Hannack. Die Schulen müssten künftig mit zum Teil schwer traumatisierten Kindern arbeiten, zudem würden zunehmend Kinder mit unterschiedlichen Sprachen gemeinsam beschult. Hannack forderte bis zu 10.000 zusätzliche Lehrkräfte jährlich, dazu Sozialarbeiter und Psychologen. „Das hilft allen Schülern – nicht nur Flüchtlingen“, sagte Hannack. Die Themen Flucht und Asyl müssten Teil der Lehrerausbildung werden.

 

Bei einer Kundgebung zum Antikriegstag am 1. September in Frankfurt erinnerte der erste Vorsitzende der IG Metall, Detlef Wetzel, daran, dass es seit dem Ende des Zweiten Weltkrieges weltweit nie mehr Flüchtlinge gegeben habe als heute. Er sei „bestürzt und beschämt darüber, wie sehr Flüchtlingen in Deutschland mit Rassismus begegnet wird“, sagte Wetzel. Umso beeindruckender sei die gesellschaftliche Gegenreaktion. Viele Menschen wollten nicht zulassen, dass die aggressive Haltung einer lautstarken Minderheit die Stimmung präge. Die IG Metall werde ein bundesweites Mentoren- und Patenschaftsprogramm starten, um Flüchtlingen beim Start in den Arbeitsmarkt zu helfen. Für lokale Unterstützungsaktivitäten stellte der Vorstand 500.000 Euro Sondermittel zur Verfügung. Wetzel forderte die Arbeitgeber auf, Möglichkeiten zur Qualifizierung und Beschäftigung zu schaffen – „ohne die aktuelle Situation für Lohndumping zu missbrauchen.“ Die geplante Aufhebung des Leiharbeitsverbots für Asylsuchende und Geduldete nach drei Monaten sei „das falsche Signal“.

 

Angesichts der Zunahme fremdenfeindlicher Angriffe forderte die Gewerkschaft der Polizei (GdP), die Polizei bei Planung und Einrichtung von Flüchtlingsunterkünften künftig grundsätzlich einzubinden. „Die Erfahrungen unserer Kolleg_innen können maßgeblich dazu beitragen, solch widerliche, ausländerfeindliche Anschläge wenn nicht zu vereiteln, so zumindest deutlich zu erschweren,“ sagte der stellvertretende GdP-Bundesvorsitzende, Jörg Radek. Wenn Registrierungsstellen geschlossen sind, melden sich Flüchtlinge zur Registrierung oft bei der Polizei. Dies behindere immer stärker die eigentliche Arbeit, so die GdP.

 

Die Vorsitzende der Gewerkschaft Nahrung- Genuss-Gaststätten (NGG), Michaela Rosenberger, kritisierte, dass die Unionsparteien sich weiter gegen ein Einwanderungsgesetz sperren. Ein Gesetz würde „Flüchtlingen den Zugang zu Arbeit und ökonomischer Teilhabe ermöglichen“, so Rosenberger.

 

Die IG BCE und sechs Arbeitgeberverbände bekundeten ihre Absicht, gemeinsam einen Beitrag zur Bewältigung der Flüchtlingskrise zu leisten. „Viele der Menschen, die jetzt zu uns kommen, werden dauerhaft bleiben“, heißt es darin. Die Zuwanderung sei eine große Chance, den demografischen Wandel in unserem Land positiv zu beeinflussen. Allerdings erfordere dies, dass die Menschen ihren Lebensunterhalt verdienen können. Arbeitgeber und IG BCE wollen deshalb Flüchtlingen mit geklärtem Bleiberecht und Arbeitserlaubnis helfen. Die Unternehmen würden Kapazitäten zur beruflichen Integration von Flüchtlingen zu schaffen. Über Praktika und das Programm „Start in den Beruf“ sollen Flüchtlinge Sprachunterricht erhalten und auf eine Ausbildung in der chemischen Industrie oder anderen Branchen vorbereitet werden. Die Unterstützungskasse der chemischen Industrie (UCI), eine gemeinsame Einrichtung der Chemie-Sozialpartner, werde die Eingliederungsverhältnisse fördern. Flüchtlinge, die bereits eine gesuchte Ausbildung absolviert haben, sollen „so weit und so schnell wie möglich“ in Arbeitsverhältnisse übernommen werden.

 

Die IG BAU forderte die Bundesregierung auf, den Bau fester Wohnungen für Flüchtlinge zu beschleunigen. „Die Temperaturen fallen jetzt. Eine Unterbringung in Zelten bis in den Winter hinein ist eine Zumutung“, sagte der IG BAU-Bundesvorsitzende Robert Feiger. Eine Ad-hoc-Arbeitsgruppe könne prüfen, welche Bauvorschriften in dieser Notsituation ausgesetzt werden könnten. „Die Eile darf jedoch nicht dazu führen, dass Flüchtlinge in halbfertige Baracken ziehen müssen oder Bauten entstehen, mit denen man nach Ende der Fluchtbewegungen nichts mehr anfangen kann“, sagte Feiger. Der Bau von Flüchtlingswohnraum sollte neben dem Staat auch von privater Hand erfolgen, so die IG BAU.

Broschüre: Flucht. Asyl. Menschenwürde. DGB Handreichung:

www.bit.ly/1VWrdzA

Solidaritätserklärung des Ver.di Migrationsausschusses: www.bit.ly/1NZOw6V

Hamburger Gewerkschafter helfen Flüchtlingen: www.bit.ly/1KkgniZ

Aktionen der IG Metall: http://bit.ly/1K8RHZv und www.bit.ly/1OoFmDo

Die Aktivitäten der GEW zu Asyl: www.bit.ly/1F7EQb0 

Forum Migration Oktober

 

 

 

 

 

Neues Asylrecht. Die wichtigsten Punkte im Asylpaket

 

Das am Dienstag vom Bundeskabinett gebilligte Asylpaket zielt auf zweierlei: Erstens will die Bundesregierung Asylverfahren beschleunigen und die Schaffung von Flüchtlingsunterkünften erleichtern. Zum Zweiten plant sie Verbesserungen für Menschen mit Bleibeperspektive, allen anderen drohen Verschärfungen. Die wichtigsten Punkte im Überblick:

 

Sichere Herkunftsstaaten: Die Westbalkan-Länder Albanien, Kosovo und Montenegro werden auf die Liste sicherer Herkunftsstaaten gesetzt. Damit können die Verfahren beschleunigt werden, weil Anträge von Asylbewerbern aus diesen Ländern in der Regel als „offensichtlich unbegründet“ gelten.

Längerer Verbleib in der Erstaufnahme: Ziel von Bund und Ländern ist es, Asylverfahren bereits während des Aufenthalts in der Erstaufnahmeeinrichtung zu beenden. Abgelehnte Asylbewerber sollen bereits von dort abgeschoben werden. Die Maximaldauer für den Aufenthalt soll dafür von drei auf sechs Monate heraufgesetzt werden, für Flüchtlinge aus sicheren Herkunftsstaaten bis zum Ende des Verfahrens.

Baustandards: Die Bundesregierung will Standardabweichungen im Bauplanungsrecht für Flüchtlingsunterkünfte erlauben. Dabei geht es unter anderem um die Standorte der Unterkünfte. Vorgesehen sind zudem Erleichterungen bei den Vorschriften zum Einsatz erneuerbarer Energien oder beim Wärmeschutz.

Sozialleistungen: Weil vor allem in der Union die Sozialleistungen für Flüchtlinge als Anreiz für eine Flucht nach Deutschland gesehen werden, sollen in Erstaufnahmeeinrichtungen künftig wieder vorrangig Sachleistungen statt Bargeld ausgegeben werden. Auch in anderen Gemeinschaftsunterkünften kann dies so gehandhabt werden. Erstmals will die Bundesregierung außerdem eine finanzielle Sanktion festschreiben, wenn zur Ausreise aufgeforderte Ausländer bleiben. Lassen sie „schuldhaft“ die Frist zur Ausreise verstreichen, sollen die Leistungen auf das „unabdingbar Notwendige“ gekürzt werden.

Gesundheitskarte: Die Einführung der Gesundheitskarte, die Flüchtlingen einen Arztbesuch ohne vorherige Bürokratie ermöglicht, bleibt den einzelnen Ländern überlassen. Sie dürfen Krankenkassen künftig verpflichten, die Krankenbehandlungen zu übernehmen. Flüchtlinge haben in Deutschland nur Anspruch auf Behandlung akuter Krankheiten und Schmerzen. Daran wird sich nichts ändern. Flüchtlingsverbände hatten besonders in diesem Punkt auf Verbesserungen und eine bundesweite Regelung gehofft. Nun droht ein Flickenteppich aus unterschiedlichen Regelungen.

Integration: Der Bund will die Integrationskurse für Flüchtlinge mit guter Bleibeperspektive öffnen. Bislang haben sie keinen Anspruch auf Teilnahme. Auch die berufsbezogenen Deutschkurse sollen ausgeweitet werden. Zudem sollen sich Jobcenter frühzeitig um die Eingliederung von Flüchtlingen in den Arbeitsmarkt bemühen.

Legale Zuwanderung: Für Migranten aus Balkan-Staaten, die in der Regel nicht als Flüchtlinge anerkannt werden, will die Bundesregierung die Möglichkeit legaler Einwanderung schaffen. Einreisen darf, wer einen Arbeits- oder Ausbildungsvertrag zu geltenden tarifvertraglichen Bedingungen hat. Voraussetzung ist aber, dass die Migranten in den zwei Jahren vor Einreise keine Leistungen aus dem Asylbewerberleistungsgesetz erhalten haben. Ein sogenannter Spurwechsel vom Asyl zur Arbeitszuwanderung soll nicht möglich gemacht werden. (epd/mig 30)

 

 

 

 

Kabinett. Asylverfahren ändern und beschleunigen

 

Asylverfahren werden beschleunigt. Damit setzt die Bundesregierung die Bund-Länder-Beschlüsse zu Flucht und Asyl um. Entsprechende Änderungen des Asylrechts hat das Bundeskabinett heute beschlossen.

 

In der Sitzung des Bundeskabinetts ging es neben Änderungen des Asylverfahrens- und des Asylbewerberleistungsgesetzes auch um die Änderung der Beschäftigungsverordnung und der Integrationskursverordnung.

Schnellere Asylverfahren, frühe Integration

Die wesentlichen Ziele der gesetzlichen Änderungen betreffen die Beschleunigung der Asylverfahren und die Beseitigung von Fehlanreizen. Außerdem wird der Bund Länder und Kommunen finanziell entlasten. Flüchtlinge sollen früh und umfassend integriert werden. Menschen ohne Bleibeperspektive

sollen schneller in ihre Heimatländer rückgeführt werden können.

Grundlage der Kabinettbefassung sind die Beschlüsse des Bund-Länder-Treffens zur Asyl- und Flüchtlingspolitik vom 24. September 2015. Vor dem Hintergrund der derzeitigen Flüchtlingssituation haben die Bundeskanzlerin und die Regierungschefinnen und Regierungschefs der Bundesländer am vergangenen Donnerstag konkrete Beschlüsse gefasst.

Entlastung der Länder

Der Bund entlastet die Länder erheblich und übernimmt die Kosten für die Asylbewerber in Höhe einer Pauschale von 670 Euro pro Monat. Diese Kostenübernahme beginnt mit dem Tag der Erstregistrierung und endet bei Abschluss des Verfahrens. Die durchschnittliche Verfahrensdauer liegt zur Zeit bei rund fünf Monaten. Angestrebt ist die Beschleunigung der Verfahren. 

Fehlanreize vermeidenFehlanreize bei Menschen ohne Bleibeperspektive sollen vermieden werden. Deshalb wird der persönliche Bedarf, der bislang mit dem "Taschengeld" abgedeckt wurde, künftig möglichst in Sachleistungen gewährt. Dies gilt für den gesamten Zeitraum, den die Flüchtlinge in

Erstaufnahmeeinrichtungen verbringen. Geldleistungen werden höchstens einen Monat im Voraus gezahlt.

Sichere Herkunftsstaaten

Albanien, Kosovo und Montenegro werden zu sicheren Herkunftsstaaten bestimmt, um die Asylverfahren der Staatsangehörigen dieser Länder weiter zu beschleunigen. Für Asylbewerber aus sicheren Herkunftsstaaten, die ab dem 1. September 2015 einen Asylantrag gestellt haben, wird ein Beschäftigungsverbot eingeführt.

Integrationskurse und Beschäftigung

Wer eine gute Bleibeperspektive hat, soll frühzeitig in den Arbeitsmarkt integriert werden. Dazu müssen vor allem gute Deutschkenntnisse vorhanden sein. Deshalb öffnet der Bund für Asylbewerber und Geduldete mit guter Bleibeperspektive die Integrationskurse des Bundesamtes für Migration und Flüchtlinge und stellt dafür mehr Mittel bereit. Außerdem sollen die Integrationskurse besser mit den berufsbezogenen Sprachkursen der Bundesagentur für Arbeit vernetzt werden.

Noch im Oktober soll das Gesetzgebungsverfahren abgeschlossen sein. Es ist geplant, dass die Änderungen zum 1. November in Kraft treten. Pib 29

 

 

 

 

Bundeskabinett verabschiedet Asylpaket. Eine Politik, die auf Abschreckung und Abschottung basiert

 

Das Bundeskabinett hat eine Reihe von Verschärfungen im Asylrecht gebilligt. Die Änderungen sollen in einem Schnellverfahren in Kraft treten. Der Rat für Migration kritisiert das Vorhaben scharf. Damit werde eine große Chance vertan.

Formularende

Das Bundeskabinett hat zahlreiche Änderungen im Asylrecht gebilligt, um die Flüchtlingssituation in Deutschland zu bewältigen. Das Gesetzespaket sieht unter anderem vor, Asylverfahren zu beschleunigen und abgelehnte Asylbewerber schneller zurückzuschicken. Beschlossen wurden zudem Einschnitte bei den Sozialleistungen für abgelehnte Asylbewerber sowie eine erweiterte Liste der sicheren Herkunftsstaaten, die nun auch Albanien, Kosovo und Montenegro aufführt. Außerdem ist vorgesehen, Integrationskurse und Programme zur Arbeitsförderung für Flüchtlinge mit guter Bleibeperspektive zu öffnen.

Um die Aufnahme und Unterbringung der Flüchtlinge zu finanzieren, billigte das Kabinett zudem einen Entwurf zum Nachtragshaushalt 2015 von Bundesfinanzminister Wolfgang Schäuble (CDU). Dieser sieht vor, Länder und Kommunen in diesem Jahr mit insgesamt zwei Milliarden Euro zu entlasten sowie Rücklagen von fünf Milliarden Euro für das kommende Jahr zu bilden.

Die Gesetzesänderungen im Asylrecht sind Teil der Vereinbarungen, die Bundesregierung und Ministerpräsidenten in der vergangenen Woche beim Flüchtlingsgipfel im Kanzleramt getroffen hatten. Sie sollen durch ein verkürztes Verfahren bereits zum 1. November inkraft treten. Für Donnerstag ist die erste Beratung im Bundestag geplant. Am 16. Oktober soll das Gesetz dem Zeitplan zufolge den Bundesrat passieren.

Rat für Migration: vertane Chance

Der Rat für Migration hat die vom Bundeskabinett beschlossenen Reformen im Asylrecht scharf kritisiert. Damit setze die Bundesregierung eine Politik fort, die in erster Linie auf Abschreckung und Abschottung basiere, bemängelte der Vorsitzende des Rates, der Kultur- und Sozialanthropologe Werner Schiffauer von der Europa-Universität Viadrina Frankfurt (Oder) am Dienstag in Berlin. Er und die anderen Wissenschaftler plädieren stattdessen dafür, die jetzige Situation als Herausforderung und Chance zu sehen, die ganze Asylpolitik grundsätzlich zu revidieren und Fehler wie das Dublin-System zu korrigieren. Der Rat für Migration ist ein Zusammenschluss von über hundert Migrationsforschern aus unterschiedlichen Disziplinen.

Entwicklungen wie der aktuelle Flüchtlingszuzug nach Europa seien schon lange absehbar gewesen und die Folgen jahrelanger Verdrängung in Deutschland und Europa, kritisierte Schiffauer weiter. Für den Historiker Jochen Oltmer von der Universität Osnabrück sind die jetzt geplanten Maßnahmen widersprüchlich. Einerseits solle die Aufnahme und Versorgung von Asylbewerbern entbürokratisiert werden, andererseits verursache das derzeitige Asylsystem enorme und unnötige Kosten. So sei es erwiesenermaßen billiger, Asylsuchende dezentral unterzubringen als in teuren Gemeinschaftsunterkünften.

Auch die Wiedereinführung von Sachleistungen und die Erweiterung der Liste der sicheren Herkunftsstaaten werde nicht mehr Effizienz bringen, sagte der Migrationsforscher Hannes Schammann von der Universität Hildesheim voraus: „Sachleistungen schrecken niemanden ab und die Diskussion um die sicheren Herkunftsstaaten sind eine reine Alibiveranstaltung.“ Trotzdem müsse weiterhin jeder einzelne Asylantrag individuell geprüft werden.

In einem Zehn-Punkte-Programm fordert der Rat für Migration unter anderem eine Aussetzung des Dublin-Systems, den grundsätzlichen Verzicht von Einzelfallprüfungen bei Kriegsflüchtlingen aus dem Irak und Syrien sowie die Öffnung legaler Einwanderungswege nach Europa. Es sei jetzt ein historischer Zeitpunkt, die ganze Asylpolitik neu auszurichten, sagte Schiffauer. „Auch die Zivilgesellschaft ist dazu bereit, wie nie zuvor“, fügte er hinzu. (epd/mig 30)

 

 

 

 

Verfassungswidrig & Untauglich. Opposition und Menschenrechtler kritisieren Asyl-Paket

 

Grüne, Linke und Menschenrechtsorganisationen haben das geplante Asylpaket der Bundesregierung massiv kritisiert als verfassungswidrig, nicht zielführend und als nicht praktikabel. Bundesinnenminister de Maizière verteidigt sein Paket. Harte Entscheidungen seien nötig.

 

Die Opposition hat Korrekturen am Asylpaket der Bundesregierung gefordert. Bei der ersten Beratung des Gesetzespakets am Donnerstag im Bundestag stand vor allem der geplante längere Verbleib von Asylbewerbern in Erstaufnahmeeinrichtungen in der Kritik. Angesichts gewalttätiger Auseinandersetzungen in den Heimen sagte Grünen-Fraktionschefin Katrin Göring-Eckardt, die Situation dort sei drückend, Konflikte daher unvermeidlich. Es sei falsch, Menschen dort noch länger unterzubringen. Zweifel kamen auch von Länderseite.

Das in der vergangenen Woche von Bund und Ländern verhandelte Gesetzespaket sieht unter anderem vor, Asylverfahren deutlich zu beschleunigen und abgelehnte Asylbewerber schneller zurückzuschicken. Dazu will Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) die maximale Aufenthaltsdauer in Erstaufnahmeeinrichtungen von drei auf sechs Monate erhöhen.

Kritik an diesem Vorhaben äußerte auch die Linken-Innenpolitikerin Ulla Jelpke. Dies schaffe zusätzliche Konflikte und auch Kosten, sagte sie. Niedersachsens Innenminister Boris Pistorius (SPD), der auf Einladung der SPD-Fraktion vor dem Parlament sprach, äußerte sich skeptisch über die Realisierung der neuen Regelung. Die Erstaufnahmeeinrichtungen seien nicht in der Lage, alle neu ankommenden Menschen unterzubringen und erst recht nicht, sie dort länger zu belassen, sagte er.

Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) sprach im Zusammenhang mit den Plänen für Erstaufnahmeeinrichtungen von dringend gebotenen, aber auch harten Entscheidungen. Er verteidigte sein Gesetzespaket: Es müsse angesichts der hohen Flüchtlingszahlen schnell gehandelt werden. Das deutsche Asylsystem sei für den derzeitigen Flüchtlingsandrang nicht ausgelegt gewesen. Das Gesetz solle Abhilfe schaffen. „Ob das reicht, wird man sehen“, sagte er.

Vertreter der SPD hoben vor allem die geplante Erweiterung von Integrationsangeboten hervor. Flüchtlinge sollen künftig Zugang zu Integrationskursen und Arbeitsförderprogrammen erhalten. Es werde in Zukunft möglich sein, viel früher deutsch zu lernen, sagte die Abgeordnete Kerstin Griese. Die Parlamentarische Geschäftsführerin der SPD-Bundestagsfraktion, Christine Lambrecht, sagte, das Gesetzespaket schaffe die Voraussetzungen dafür, dass Menschen willkommen geheißen werden, aber auch, dass dies vor Ort umgesetzt werden könne.

Amnesty und Pro Asyl: Bundestag muss Asylpaket kippen

Menschenrechtsorganisationen sehen das ganz anders. Sie halten das Asylpaket für verfassungswidrig. Spitzenvertreter von Amnesty International und Pro Asyl machten am Donnerstag parallel zur ersten Lesung des Gesetzesvorhabens im Bundestag in Berlin deutlich, dass die dortigen Maßnahmen nach ihrer Überzeugung keinerlei Probleme bei der Bewältigung der Flüchtlingskrise lösen würden. Pro Asyl-Geschäftsführer Günter Burkhardt sprach vielmehr von einem „Ausgrenzungs- und Integrationsverweigerungsgesetz“.

Er sagte voraus, dass das Gesetzespaket Integration verhindern, Rassismus fördern und Asylverfahren unter dem Strich verlängern werde. Wegen der daraus resultierenden Torschlusspanik von Flüchtlingen werde der Druck auf Deutschland eher noch zunehmen.

Auch die Generalsekretärin der deutschen Sektion von Amnesty International, Selmin Çal??kan, sprach sich deutlich gegen Verschärfungen am Asylrecht aus. So seien die vorgesehenen Leistungskürzungen nicht verfassungskonform. Sie kritisierte zudem die geplante Ausweitung der Liste von sogenannten sicheren Herkunftsstaaten. Es bleibe zu hoffen, dass diese Regelungen vom Bundestag im Laufe des Gesetzgebungsverfahrens kassiert würden, sagte Çal??kan.

Auf Ablehnung stößt bei beiden Organisationen auch der Militäreinsatz gegen Schlepper im Mittelmeer, den der Bundestag am Nachmittag beschließen wollte. „Wenn die Europäische Union Militär gegen Schleuser einsetzt, gefährdet sie die Flüchtlinge“, sagte Burkhardt. Den verzweifelten Menschen werde der letzte Fluchtweg versperrt. Nötig seien stattdessen legale und sichere Zugangswege für Flüchtlinge nach Europa.

Auf massive Skepsis bei beiden Organisationen stoßen außerdem die jüngsten Pläne von Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) zu Schnellverfahren an den Landesgrenzen. „Sie werden zu Menschenrechtsverletzungen führen“, sagte Burkhardt voraus. Das Vorhaben sei auch aus praktischer Sicht absurd, weil nicht Zehntausende Flüchtlinge an der bayerischen Grenze untergebracht werden könnten, bis über ihre Verfahren entschieden wurde.

Die Regelungen, die auch Erleichterungen beim Bau von Flüchtlingsunterkünften und eine deutliche finanzielle Entlastung der Länder vorsehen, sollen im Eilverfahren die Gesetzgebung durchlaufen. Bundestag und Bundesrat sollen das Paket bis zum 16. Oktober verabschieden. Bereits am 1. November sollen die Änderungen inkraft treten. (epd/mig 1)

 

 

 

 

Bis zu 10.000 Flüchtlinge pro Tag: September neuer Rekordmonat

 

Die großen Industriestaaten stellen zur Bewältigung der Flüchtlingskrise mehr Geld zur Verfügung. Deutschland stockt seinen Beitrag um 100 Millionen Euro auf. Die Flüchtlingsströme in die Bundesrepublik laufen in diesem Monat indessen auf einen neuen Höchststand zu.

Die G7-Industriestaaten, mehrere europäische Länder und die Golf-Staaten haben den Vereinten Nationen 1,8 Milliarden Dollar (1,6 Milliarden Euro) an Hilfsgeldern zur Versorgung der Flüchtlinge zugesagt. Bundesaußenminister Frank-Walter Steinmeier (SPD) erklärte am Dienstag nach einem Treffen zur Flüchtlingskrise in New York, dass das Geld insbesondere dem UN-Flüchtlingshilfswerk UNHCR und dem Welternährungsprogramm (WFP) überwiesen werde. Deutschland stocke seinen Beitrag um 100 Millionen Euro auf.

"Der September wird ein Rekordmonat dieses Jahres und damit auch für die vergangenen Jahrzehnte werden", sagte Bundesinnenminister Thomas de Maiziere am Dienstag in Berlin. Bislang liegt der Rekord bei 105.000 Flüchtlingen im August. Um den Ansturm besser bewältigen zu können, beschloss das Bundeskabinett ein umfassendes Gesetzespaket. Damit sollen Asylregeln verschärft, die Verfahren beschleunigt und ein zügiger Bau von Unterkünften möglich werden. Vorgesehen sind zudem Milliardenhilfen des Bundes für Länder und Kommunen. Das Innenministerium plant bereits weitere Maßnahmen: Asylverfahren sollen künftig direkt an den Grenzen möglich werden.

Verlässliche Zahlen zu den Flüchtlingen könne es erst in einigen Tagen geben, sagte de Maiziere. Klar sei aber, dass im September deutlich mehr Migranten angekommen seien als im August. In den vergangenen vier Tagen seien es 8.000 bis 10.000 pro Tag gewesen. Laut CSU-Chef Horst Seehofer kamen seit Monatsbeginn knapp 170.000 Flüchtlinge allein in Bayern an. Bislang geht der Bund für dieses Jahr offiziell von 800.000 Asylbewerbern aus.

Mit dem vom Kabinett gebilligten Gesetzespaket verdoppelt der Bund für dieses Jahr seine Unterstützung auf zwei Milliarden Euro. Ab 2016 übernimmt er für jeden Flüchtling eine Pauschale von 670 Euro pro Monat. Zusammen mit weiteren finanziellen Zusagen etwa für den sozialen Wohnungsbau und die Betreuung unbegleiteter Minderjähriger können die Länder so 2016 mit mehr als vier Milliarden Euro rechnen.

Um mögliche Fehlanreize abzubauen, sollen in den Erstaufnahmeeinrichtungen Bargeldzahlungen durch Sachleistungen ersetzt werden. Wer nicht wegen politischer Verfolgung oder Krieg einreist, soll schneller abgeschoben werden. Für abgelehnte und ausreisepflichtige Personen, die einen Termin zur freiwilligen Ausreise haben verstreichen lassen, sind Leistungskürzungen geplant. Die gesetzlichen Regeln sollen schon am 1. November in Kraft treten. Die Zustimmung der Grünen in mehreren Landesregierungen gilt als sicher.

Debatte über nächste Runde an Maßnahmen

Das Innenministerium plant, das an Flughäfen bereits existierende Verfahren, bei dem Asylanträge in Transitzonen bewertet werden, auf die Landgrenzen zu übertragen. Ein Gesetzentwurf solle in Kürze in die Abstimmung zwischen den Ressorts gegeben werden, sagte ein Sprecher. Insbesondere die CSU hat sich für eine solche gesetzliche Regelung ausgesprochen. Eine EU-Richtlinie sieht diese Möglichkeit bereits vor.

Die SPD, Arbeitsministerin Andrea Nahles aber auch Arbeitsmarkt- und Wirtschaftsexperten der CDU lehnten derweil Eingriffe beim Mindestlohn ab, wie sie von Unions-Politikern ins Gespräch gebracht worden waren. So befürwortete der Ministerpräsident von Sachsen-Anhalt, Reiner Haseloff (CDU), in der "Welt" Ausnahmeregelungen vom Mindestlohn, um Flüchtlinge leichter einstellen zu können. Unions-Fraktionschef Volker Kauder sagte, es sei wenig sinnvoll, vor Verabschiedung des eingebrachten Pakets, "gleich wieder neue Vorschläge von Transitzonen und Mindestlohn zu nennen".

Österreich in Sorge

Bundeswirtschaftsminister Sigmar Gabriel warnte: "Auch Deutschlands Aufnahmekapazitäten, vor allem in so kurzer Zeit, haben Grenzen." Deswegen sei eine europäische Verteilung notwendig.

Nach Angaben des österreichischen Bundeskanzlers Werner Faymann sind im September bislang 167.000 Flüchtlinge nach Österreich gekommen, die in der Regel die sogenannte Balkanroute über Ungarn nutzen. Am Montag trafen über diesen Weg 3700 in der Alpenrepublik ein. Die Bundesregierung will zumindest in den kommenden Tagen Flüchtlinge mit Sonderzügen von Österreich übernehmen. Die Bundesrepublik habe ein großes Interesse daran, dass die Menschen in einem geordneten und transparenten Verfahren nach Deutschland kämen, sagte Innenministeriums-Sprecher Johannes Dimroth. Ein Enddatum für diese Kooperation könne er nicht nennen, da immer die aktuelle Lage gesehen werden müsse.

Das Ministerium wies auch Befürchtungen von österreichischer Seite zurück, Deutschland könne seine Grenzen schließen. "Es gibt keine derartigen Planungen", sagte ein Sprecher. Die österreichische Innenministerin Johanna Mikl-Leitner warnte gleichwohl, wenn Deutschland die Grenzen dichtmache, werde es zu einem massiven Rückstau in Österreich kommen. Dann müsse auch Österreich seine Grenzen dichtmachen. Ohne europäische Lösung werde möglicherweise die Anwendung von Gewalt an den Grenzen nötig werden.

EA/AFP/rtr/dto, 31

 

 

 

 

„Menschenwürdige Behandlung aller Flüchtlinge muss gewährleistet sein“

Spitzentreffen bei Bundeskanzlerin Angela Merkel

 

Der Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz, Kardinal Reinhard Marx, und der Vorsitzende des Rates der Evangelischen Kirche in Deutschland, Landesbischof Heinrich Bedford-Strohm, sind heute in Berlin mit Bundeskanzlerin Angela Merkel zusammengetroffen. Bei der Unterredung in konstruktiver Atmosphäre würdigte sie insbesondere das ehrenamtliche Engagement aller gesellschaftlichen Gruppen bei der Flüchtlingsaufnahme. Bundeskanzlerin Merkel hatte heute Vertreter von Kirchen, Verbänden, Wirtschaft, Kommunen und Stiftungen zu einem Spitzengespräch ins Bundeskanzleramt eingeladen, um sich über das Thema Flüchtlinge auszutauschen. Die Teilnehmer identifizierten die Herausforderungen, die die aktuelle Flüchtlingssituation an alle gesellschaftlichen Gruppen stellt, und erörterten Lösungsansätze.

 

Kardinal Marx und Landesbischof Bedford-Strohm brachten ihre Dankbarkeit für das hohe Maß an Solidarität, Hilfsbereitschaft und Mitgefühl zum Ausdruck, das sich in den vergangenen Wochen gezeigt habe. „Der Einsatz von staatlichen Stellen, Gruppen der Zivilgesellschaft, Unternehmen und vielen Einzelpersonen verdient unser aller Anerkennung. Allein 200.000 Ehrenamtliche in den beiden Kirchen helfen in der aktuellen Situation mit“, so Kardinal Marx und Landesbischof Bedford-Strohm.

 

Kardinal Marx betonte, dass jeder Asylbewerber menschenwürdig behandelt werden müsse. „Das Grundrecht auf Asyl darf nicht in Frage gestellt werden. Jeder, der einen Antrag auf Asyl stellt, muss ein faires und schnelles Verfahren bekommen. Das ist unsere Forderung“, so Kardinal Marx. Die Kirchen in Deutschland seien bereit, nach allen Kräften Regierung und Kommunen in der Bewältigung der anliegenden Aufgaben zu unterstützen.

 

Die Unterbringung und Integration von Schutzsuchenden sei eine Herausforderung, die nur gesamtgesellschaftlich zu lösen sei. Beide Vorsitzenden zeigen sich angesichts des breiten Schulterschlusses jedoch zuversichtlich: „Als Kirchen werden wir weiterhin alles uns Mögliche dazu beitragen, dass Menschen, die Flucht und Vertreibung ausgesetzt waren, würdig bei uns aufgenommen werden“, sagte Landesbischof Bedford-Strohm. Notwendig sei jedoch eine Koordinierung des ehrenamtlichen Engagements in Deutschland. Kardinal Marx erläuterte: „Für uns bleibt vor allem die persönliche Begegnung von hohem Wert. Sie gibt den Menschen das Gefühl, nicht nur versorgt, sondern angenommen zu werden.“ Landesbischof Bedford-Strohm: „Nach dem ersten Willkommen beginnt die eigentliche Aufgabe. Integration erfordert einen langen Atem und das Zusammenspiel aller gesellschaftlichen Kräfte.“

 

Beide Vorsitzenden betonten erneut, dass das Asylrecht keine Obergrenze kenne: „Wir stimmen mit der Bundeskanzlerin darin überein, dass niemand, der vor Krieg und Verfolgung flieht, schutzlos bleiben darf.“ Dbk 29

 

 

 

 

 

New York: Merkel verlangt Reform des UN-Sicherheitsrates

 

Bundeskanzlerin Merkel hat in New York mit ihren Amtskollegen aus Brasilien, Indien und Japan, Dilma Roussef, Narendra Modi und Shinzo Abe über die Aufnahme als ständiges Mitglied in den UN-Sicherheitsrat beraten. Die vier Staaten fordern eine schnelle Reform des Gremiums.

Deutschland, Indien, Brasilien und Japan pochen auf eine baldige Reform des UN-Sicherheitsrates.

Um die Probleme im 21. Jahrhundert zu lösen, sei es nötig, dass das höchste UN-Gremium die Welt besser repräsentiere und effektiver arbeite, heißt es in einer gemeinsamen Erklärung der sogenannten G4-Gruppe nach einem Treffen in New York am Samstag, an dem auch Kanzlerin Angela Merkel teilnahm. Dem höchsten UN-Gremium fehle durch die bisherige Zusammensetzung zunehmend an Legitimität. "Mit Besorgnis" wird in der gemeinsamen Erklärung daran erinnert, dass es nach der Zusage aller UN-Regierungen für eine "baldige Reform" im Jahr 2005 keine substanziellen Fortschritte gegeben habe. Die G4 pochen nun darauf, dass dringend ein verbindlicher Zeitplan für eine Reform aufgestellt wird.

Im UN-Sicherheitsrat haben nur die fünf Siegermächte des Zweiten Weltkrieges - die USA, China, Russland, Frankreich und Großbritannien - einen ständigen Sitz mit Vetorecht. Dazu kommen ohne Vetorecht zehn nicht-ständige Mitglieder, die alle zwei Jahre wechseln. Das Gremium gibt die völkerrechtliche Zustimmung etwa für Militärinterventionen und Sanktionen. Seit Jahren dringen die G4 auf eine Veränderung und streben für sich alle einen ständigen Sitz in dem Gremium an.

Verhindert wird dies vor allem von den USA, China und Russland, die auch an ihrem Vetorecht festhalten wollen, um ihre Interessen zu schützen. Zudem gibt es regionale Differenzen: So ist Italien gegen einen zusätzlichen deutschen Sitz, Argentinien gegen einen brasilianischen, China gegen einen japanischen. Und die afrikanischen Staaten konnten sich bisher nicht einigen, wer den Kontinent in einem erweiterten Sicherheitsrat vertreten soll.

Auch Merkel pochte am Rande der UN-Vollversammlung auf eine Reform. Die gegenwärtige Struktur und Arbeitsweise des höchsten UN-Gremiums reichten nicht mehr aus, um die Probleme in der Welt zu lösen. Deshalb brauche es neue Arbeitsmethoden. "Dazu gehört eine Reform des Sicherheitsrats ‑ eine Reform, die die wirklichen Kräfteverhältnisse weltweit besser widerspiegelt als das heute der Fall ist", sagte sie.

Die G4 müssten nun Verbündete finden, um eine Reform voranzutreiben. "Ich glaube aber, es gibt eine Stimmung, die deutlich macht: Nicht nur wir vier, sondern auch viele andere sind mit der Struktur und der Arbeitsmethode des Sicherheitsrats nicht einverstanden", sagte Merkel.  EA|nsa mit rtr, 28

 

 

 

 

Mittelmeer: Hilfskräfte retten über 1.100 Flüchtlinge an einem Tag

 

Etliche Helfer haben alleine am Montag mehr als 1.100 Flüchtlinge vor der libyschen Küste gerettet. Derweil haben die EU-Mitgliedsstaaten ein konkretes Datum beschlossen, wann der Anti-Schlepper-Militäreinsatz "Sophia" beginnen soll.

Mehr als 1.100 Flüchtlinge sind am Montag bei zahlreichen Einsätzen vor der libyschen Küste gerettet worden. Insgesamt 1.151 Menschen seien von kenternden Booten aufgenommen worden, teilte die italienische Küstenwache am Abend mit.

Die Rettungseinsätze erfolgten den Angaben zufolge in internationalen Gewässern. Libyen ist rund 300 Kilometer von der italienischen Insel Lampedusa entfernt. In Libyen gibt es zwei rivalisierende Regierungen. Die um sich greifende Unsicherheit und der Kontrollverlust der Behörden erleichtern Schleppern das Geschäft mit Flüchtlingen. Seit Januar haben nach Angaben der Internationalen Organisation für Migration 430.000 Flüchtlinge das Mittelmeer überquert, fast 2750 Menschen kamen der OIM zufolge bei ihrer Flucht ums Leben.

Ab Oktober will die EU Schlepperbanden auf See auch militärisch jagen - ein Vorgehen, das auch Bundesaußenminister Frank-Walter Steinmeier unterstützt. Die Botschafter der EU-Staaten einigten sich auf den 7. Oktober als Start-Datum.

Die Einsatzkräfte sollen in der sogenannten "Phase zwei" der Mission Schlepper-Netzwerke ausfindig machen, die Kriminellen auf Flüchtlingsbooten festnehmen und die Boote dann zerstören.

Die EU-Mission war bisher unter dem Namen "Eunavfor Med" bekannt. Nun wurde sie laut einer Mitteilung des Rates der Europäischen Union in "Sophia" umbenannt, der Name eines Mädchens, das nach der Rettung ihrer Eltern auf einem deutschen Schiff geboren worden war.

Das kleine Mädchen, das inzwischen einen Monat alt ist, war auf dem deutschen Schiff "Schleswig-Holstein" geboren worden, nachdem ihre aus Somalia stammenden Eltern vor der Küste Libyens am 22. August gerettet worden waren.

EurActiv|AFP/dsa,  29

 

 

 

 

Der Preis der Flucht

 

Staaten, die ihre Bürgerinnen in die Flucht treiben, sollten für die Folgen zahlen.

Die Flüchtlingskrise stellt die Nachbarn Syriens vor gewaltige politische und wirtschaftliche Probleme. Ankara allein hat bereits mehr als 6,6 Milliarden Dollar für die direkte Flüchtlingshilfe ausgegeben. Die internationale Gemeinschaft hat weniger als ein Dreizehntel dieser Summe aufgebracht. Jordanien und der Libanon sind gleichermaßen überfordert. Schätzungen der Weltbank zufolge hat die syrische Flüchtlingskrise den Libanon bis Ende 2014 insgesamt 7,5 Milliarden Dollar gekostet, und der jordanische König Abdullah erfuhr Ende 2014, dass Jordanien zusätzlich 1,9 Milliarden Dollar für die Deckung der Unterhaltskosten für syrische Flüchtlinge aufbringen musste.

Trotz der vielen humanitären Aufgaben sind Organisationen wie das Hohe Flüchtlingskommissariat der Vereinten Nationen (UNHCR) chronisch unterfinanziert und unterbesetzt. Die Finanzierungslücke des UNHCR betrug 2014 45 Prozent. Das Problem der Unterfinanzierung liegt in der Freiwilligkeit der Zahlungen an die internationale Flüchtlingshilfe. Ihr wichtigster Bestandteil, das UNHCR, erhält nur zwei Prozent seiner Gelder aus dem UN-Budget; der Rest, mehr als eine Milliarde Dollar im Jahr, muss mit freiwilligen Beiträgen von Geberländern aufgebracht werden.

Die internationale Gemeinschaft kann diese Probleme nur lösen, wenn sie die Frage der staatlichen Verantwortung ernster nimmt. Dass Flüchtlinge und die aufnehmenden Staaten von dem Land, das die Flüchtlinge generiert, Kompensation erhalten, ist keine neue Idee. Vertreten wurde sie bereits in den 1940er Jahren von Sir Robert Y. Jennings und in den 1980er Jahren von Luke T. Lee, der als Sonderberichterstatter für die International Law Association tätig war. Leider ist die Rechtspraxis noch nicht so weit entwickelt, dass man von einer Verpflichtung flüchtlingsgenerierender Staaten gegenüber ihren vertriebenen Bürgerinnen und Bürgern oder der internationalen Gemeinschaft sprechen kann.

Länder, die Menschen aus ihrer Heimat vertreiben, sollten für diese die Kosten für ein menschenwürdiges Leben tragen. Kein Staat darf damit durchkommen, dass er seine Bürgerinnen und Bürger im Stich lässt und sich aus der finanziellen Verantwortung für die Flüchtlingshilfe stiehlt.

Dafür, dass flüchtlingsaufnehmende Staaten oder die zuständigen Institutionen auf das Vermögen flüchtlingsgenerierender Länder zurückgreifen können, gibt es allerdings bereits eine rechtliche Grundlage und eine Doktrin. Die Doktrin der Schutzverantwortung ist ein Indiz dafür, dass das internationale Rechtssystem den Staat im Sinne seiner Aufgaben definiert: Staaten müssen bestimmte Pflichten erfüllen, zu denen mindestens der Schutz ihrer Bürgerinnen und Bürger gehört. Werden sie dieser Pflichten nicht gerecht, verlieren sie den Anspruch auf ihre hoheitlichen Privilegien.

Erinnern wir uns an den Fall des Irak: Nach dem ersten Golfkrieg im Jahr 1991 bestätigte der UN-Sicherheitsrat nach Kapitel VII der Charta der Vereinten Nationen die Verantwortung des Iraks für alle unmittelbaren Verluste, die aus der unrechtmäßigen Invasion und Besetzung Kuwaits entstanden waren, und gründete die UN-Kompensationskommission (UNCC), die seither über Hunderte von Anträgen entschieden hat. Als der Irak nach Einsetzung der UNCC deren Urteil nicht akzeptierte, beschloss der Sicherheitsrat, die Mittel aus eingefrorenem irakischem Vermögen zu beziehen. In Resolution 778 des Sicherheitsrats heißt es, alle Staaten, »in denen sich finanzielle Mittel der Regierung Iraks oder irakischer staatlicher Stellen, Gesellschaften oder Agenturen befinden, die den Verkaufserlös von irakischen Erdöl oder irakischen Erdölprodukten darstellen«, hätten diese Mittel auf ein Treuhandkonto der Vereinten Nationen zu überweisen.

Es gibt keinen Grund, warum dieser Präzedenzfall nicht auch auf andere Fälle angewandt werden sollte. In Syrien ist die Sachlage eindeutig: Der UN-Sicherheitsrat hat 2014 in zwei Resolutionen festgestellt, dass das syrische Regime gegen internationales Recht verstößt und seiner Verantwortung gegenüber der internationalen Gemeinschaft nicht nachkommt. Aus rechtlicher Sicht besteht zwischen dem Irak 1991 und Syrien heute kein qualitativer Unterschied.

Zugegeben: Selbst wenn öffentliche Gelder der flüchtlingsgenerierenden Länder dazu eingesetzt werden, ihren heimatlosen Bürgerinnen und Bürgern zu helfen, so ändert das wenig an der Notlage, schon weil es zu viele Flüchtlinge und zu wenig Ressourcen gibt.

Wichtig ist ein solcher Vorstoß jedoch nicht nur, weil damit ein materieller Beitrag für den Schutz von Flüchtlingen geleistet wird. Er schreckt zudem Staaten ab, teure und zerstörerische Bürgerkriege zu führen. Denn wenn sie in rücksichtsloser Weise ihre Bürgerinnen und Bürger in Gefahr bringen und aus dem Land vertreiben, kämen sie nicht mehr so einfach damit durch.

Von: Selim Sazak  IPG 23

 

 

 

 

Polizeigewerkschaft. Flüchtlinge nach Ethnien und Religionen trennen

 

Hin und wieder kommt es in Gemeinschaftsunterkünften zu Streitigkeiten unter den Flüchtlingen. Laut Polizeigewerkschaft gibt es dafür mehrere Gründe. Hauptursächlich seien beengte Verhältnisse. Aber auch weltanschauliche Motive spielten eine Rolle.

 

Die Gewerkschaft der Polizei fordert, Flüchtlinge stärker nach Ethnien und Religionen zu trennen. Polizeikollegen stellten „vermehrt weltanschauliche Motive“ bei Streitigkeiten unter Flüchtlingen fest, sagte der stellvertretende Gewerkschaftschef Jörg Radek am Montag dem Evangelischen Pressedienst. Konkrete Zahlen konnte er allerdings nicht vorlegen: „Es gibt zurzeit kein statistisches Material.“ Auch zu den Motiven der Massenschlägerei in einem Flüchtlingslager am Sonntag im hessischen Calden hat die Polizei bislang keine Angaben gemacht.

Die Hauptursache für Streitigkeiten bis hin zu Prügeleien in Flüchtlingsunterkünften sieht Radek indes nach wie vor in den beengten Verhältnissen: „Die Enge macht aggressiv.“ Radek bemängelte, dass weit mehr Menschen in den Unterkünften unterkommen müssten als eigentlich vorgesehen. Da seien dann zunächst keine weiteren Motive nötig, es könne schon das Anstehen an der Essensausgabe oder vor der Toilette ein Anlass für Streit sein.

Solche Auseinandersetzungen können nach Ansicht Radeks aber in Streit über „religiöse und weltanschauliche Fragen“ münden. Das würden Betroffene zwar „nicht unbedingt zugeben, aber die Wahrscheinlichkeit ist da“, sagte Radek.

An der Schlägerei auf dem Gelände des alten Flughafens Calden waren Hunderte Flüchtlinge beteiligt, überwiegend Pakistaner und Albaner. Nach Polizeiangaben wurden 14 Menschen verletzt. In dem Lager sind rund 1.500 Menschen aus 20 Nationen untergebracht.

Nach einem Bericht der Lokalzeitung Hessisch Niedersächsische Allgemeine zeigte sich der Bürgermeister der Gemeinde Calden, Maik Mackewitz, über die Ausschreitungen vom Sonntag besorgt. Es sei zwar klar, dass ein Zusammenleben von Menschen aus 20 Nationen eine Eskalationsstufe beinhalte, sagte er der Zeitung. Eine Auseinandersetzung in dieser Schärfe in der Zeltstadt sei jedoch für ihn etwas Neues. Indizien dafür, dass es auch Übergriffe auf die Bevölkerung in Calden geben könne, sehe er allerdings nicht, da sich zwei Gruppierungen gegenseitig attackiert hätten. (epd/mig 29)

 

 

 

 

Bilanz kann sich sehen lassen. Jahresbericht zur Deutsche Einheit 2015

 

In den 25 Jahren seit der Wiedervereinigung hat Deutschland hat große Fortschritte bei der Angleichung der Lebensverhältnisse in Ost und West gemacht. Die Wirtschaftsleistung hat sich in den neuen Ländern mehr als verdoppelt, die Zahl der Arbeitslosen sank auf ein Rekordtief.

 

Die Bilanz kann sich sehen lassen, der Aufbau Ost ist insgesamt gelungen. Das belegt der Jahresbericht zur Deutschen Einheit 2015.

Neben der guten Entwicklung von Wirtschaft und Arbeitsmarkt ist auch die

Haushaltskonsolidierung weiter vorangeschritten. Der Schuldenstand der neuen Länder ist sogar deutlich niedriger als in westdeutschen Vergleichsländern wie Niedersachsen, Rheinland-Pfalz, Saarland oder Schleswig-Holstein. Die Verkehrsinfrastruktur ist grundlegend erneuert, die Wohnsituation hat sich spürbar verbessert, der Verfall der Innenstädte ist gestoppt.

Gestoppt ist auch die Abwanderung aus dem Osten: 2014 kamen zum zweiten Mal in Folge mehr Menschen nach Berlin und in die neuen Länder als wegzogen.

Die Bewertung der Wiedervereinigung durch die Bevölkerung fällt in ganz Deutschland eindeutig positiv aus: 77 Prozent der Ostdeutschen und 62 Prozent der Westdeutschen haben die Wiedervereinigung auch für sich persönlich als vorteilhaft erlebt. Auch die allgemeine Lebenszufriedenheit ist im Osten (76 Prozent) und Westen (83 Prozent) hoch.

Ziel ist die weitere Angleichung

Trotz aller Erfolge der vergangenen 25 Jahre besteht noch immer viel Handlungsbedarf bei der Angleichung von Ost- und Westdeutschland. Allerdings behält die Bundesregierung auch die Entwicklung strukturschwacher Regionen in den alten Ländern im Blick.

Deshalb will sie nach dem Auslaufen des Solidarpakts II (2019) ein weiterentwickeltes Fördersystem für strukturschwache Regionen in ganz Deutschland vorlegen. Ziel sind gleichwertige Lebensverhältnisse in ganz Deutschland. Bei der Neuordnung ihrer Finanzbeziehungen beraten Bund und Länder, ob und wie sich die speziellen Förderprogramme der neuen Länder nach und nach in ein gesamtdeutsches Fördersystem für strukturschwache Regionen

überführen lassen. Pib 28

 

 

 

 

Flüchtlingspolitik. Geplante Asyl-Gesetze unter Beschuss

 

Bundesregierung und die Länder sind sich einig in der Flüchtlingspolitik: mehr Geld und drastische Verschärfungen. Das stößt in den Ländern auf Lob, bei Opposition und Verbänden auf Kritik.

 

Ländervertreter haben am Freitag einstimmig die Verständigung mit dem Bund über die Kosten der Flüchtlingsversorgung begrüßt. Niedersachsens Ministerpräsident Stephan Weil (SPD) bezeichnete die von der Bundesregierung angebotene Pauschale über 670 Euro monatlich pro Flüchtling als großzügig. Zudem sei ein dynamisches System vereinbart worden – „ganz in unserem Sinne“, sagte er in Hannover. Berlins Regierender Bürgermeister Michael Müller (SPD) sagte, man habe einen Riesenschritt nach vorn gemacht. Die Grünen und Flüchtlingsorganisationen äußerten sich indes besorgt über die ebenfalls vereinbarten Verschärfungen für Asylbewerber.

Nach monatelangem Ringen hatten Bundesregierung und Ministerpräsidenten am Donnerstagabend Vereinbarungen in der Flüchtlingspolitik erzielt. Der Bund steigt demnach künftig in die Finanzierung ein: Er will die Pauschale über 670 Euro pro Flüchtling solange zahlen wie das Asylverfahren dauert. Je mehr Flüchtlinge kommen und je länger die Verfahren dauern, desto mehr Kosten fallen auch für ihn an.

Zusätzlich hat die Bundesregierung weitere 350 Millionen Euro für unbegleitete minderjährige Flüchtlinge und 500 Millionen Euro pro Jahr für den sozialen Wohnungsbau angeboten. Bundeswirtschaftsminister Sigmar Gabriel (SPD) betonte in diesem Zusammenhang, dass es nicht darum gehe „Flüchtlingswohnungsbau“ zu betreiben, sondern „sozialen Wohnungsbau für alle“. Die Bedürfnisse der hier lebenden Bevölkerung sollten nicht vergessen werden. Dies gelte nicht nur für den Wohnungsbau, sondern auch für den Arbeitsmarkt. Gabriel erklärte, es dürften nicht nur Schutzsuchende für den Arbeitsmarkt qualifiziert werden. Schließlich gebe es in Deutschland „immer noch zu viele Langzeitarbeitslose“.

Insgesamt rechnet Bundesfinanzminister Wolfgang Schäuble (CDU) 2016 mit Mehrbelastungen von mehr als vier Milliarden Euro für den Bundeshaushalt. Dazu kommen noch eigene Ausgaben etwa für Sozialausgaben und Arbeitsmarktprogramme für Flüchtlinge. Die Koalition hatte dafür drei Milliarden Euro angesetzt.

Kritik am Beschluss des Flüchtlingsgipfels kam aus den Kommunen. Auch künftig würden die Städte, Gemeinden und Landkreise nicht direkt vom Bund finanziell entlastet, sagte der Hauptgeschäftsführer des Deutschen Landkreistages, Hans-Günter Henneke, der „Rheinischen Post“ (Freitagausgabe). Es bestehe die Gefahr, dass die Länder die Kommunen nicht angemessen beteiligen.

Widerstand gab es zudem gegen das Gesetzespakt, auf das sich Bund und Länder am Donnerstag ebenfalls geeinigt hatten. Es sieht eine Reihe von Verschärfungen vor, die schnelle Asylverfahren garantieren und abgelehnte Asylbewerber zur Ausreise bewegen sollen. So sind unter anderem Einschnitte bei den Sozialleistungen für ausreisepflichtige Ausländer und eine Erweiterung der Liste der sicheren Herkunftsstaaten um Albanien, Montenegro und Kosovo geplant.

Die Einstufung eines Staates wie dem Kosovo als sicher, in dem im Rahmen des KFOR-Einsatzes internationale Soldaten zur Friedenssicherung eingesetzt sind, sei absurd, sagte „Pro Asyl“-Geschäftsführer Günter Burkhardt. Die Vorsitzende der Grünen-Fraktion im Bundestag, Katrin Göring-Eckardt, sagte mit Blick auf die Pläne bei den Sozialleistungen: „Ich frage mich, ob das verfassungsfest ist.“

Das Gesetzespaket, das maßgeblich im Bundesinnenministerium erarbeitet wurde, soll nun im verkürzten Verfahren durch Bundestag und Bundesrat gebracht werden, um bereits am 1. November inkraft treten zu können. Tempo machen Bund und Länder jetzt auch beim Gesetz zur besseren Verteilung minderjähriger Flüchtlinge. Auch diese Regelung soll im November in Kraft treten.

Die Pläne von Bundesfamilienministerin Manuela Schwesig (SPD) sehen vor, minderjährige künftig wie erwachsene Flüchtlinge auf die Bundesländer zu verteilen. Zudem stellt das Gesetz klar, dass auch junge Flüchtlinge Zugang zu den Angeboten der Kinder- und Jugendhilfe haben. Angesichts der hohen Einreisezahlen müsse schnell gehandelt werden, sagte Schwesig anlässlich der ersten Beratung des Gesetzes in Bundestag und Bundesrat am Freitag.

Das Deutsche Kinderhilfswerk forderte am Freitag Verbesserungen am Gesetzentwurf im Blick auf das Kindeswohl. Eine Umverteilung dürfe nur möglich sein, wenn sie dem Kindeswohl diene und mit ausdrücklichem Einverständnis der Betroffenen geschehe. (epd/mig 28)

 

 

 

 

Ukraine: „Größte humanitäre Katastrophe Europas seit Weltkrieg“

 

Europa droht eine weitere Flüchtlingswelle, und zwar aus der Ukraine. Davor warnt der Caritas-Ukraine-Präsident Andrij Waskowycz im „Kathpress“-Interview, wenn keine internationale Hilfe eintrifft. Denn das Land und die Bevölkerung gelangen mit der Versorgung von den Flüchtlingen an die Grenze der Belastbarkeit. „Wir haben mit 1,4 Millionen offiziell registrierten Flüchtlingen die größte humanitäre Krise in Europa seit dem Zweiten Weltkrieg. Wir haben 1,4 Millionen Binnenflüchtlinge registriert und 900.000 Menschen, die das Land aufgrund des Krieges verlassen haben. Das sind Zahlen, die, wenn man die Dunkelziffer noch mit hineinnimmt, größer sind als die Bosnienflüchtlinge während dem Balkankrieg,“ berichtet Waskowycz. Die Dunkelziffer der Flüchtlinge, die in Folge der Kämpfe zwischen ukrainischer Armee und prorussischen Separatisten geflohen sind, liege wohl deswegen höher, weil viele sich nicht registrieren lassen. Viele hätten Angst, dass ihre Daten wieder zurück gelangten in die umkämpften Donbass-Region und ihnen daraufhin ihr Eigentum in diesen Gebieten weggenommen werden kann.

Nicht nur die Situation der oft nur notdürftig untergebrachten und staatlich wenig unterstützen Binnenflüchtlinge sei äußerst prekär, auch die Versorgungslage der Zivilbevölkerung in den von den Separatisten kontrollierten Gebieten. Rund 2,5 Millionen Menschen seien betroffen. Jeder der fliehen konnte, sei geflohen. Zurück blieben vor allem Alte, Bedürftige und Behinderte, berichtet Waskowycz. Es fehle an Lebensmitteln, Wasser, Decken, Medikamenten, Kleidung und Hygieneartikeln. „Die meisten Menschen sind mehr schlecht als recht verpflegt, die meisten Menschen sind mehr schlecht als recht gekleidet. Die staatliche Unterstützung ist sehr gering. Die Leute kriegen eine einmalige Auszahlung von 800 Hrywnja als Hilfsgeld, wenn sie sich registrieren lassen und sonst bekommen sie noch die sozialen Leistungen, die sie in ihren Gebieten auch bekommen hätten. Diese Hilfe gibt es, aber es gibt eben keine Hilfe für die Flüchtlinge als solche. Somit sind die Flüchtlinge auf die Hilfe internationaler Organisationen angewiesen und davon gibt es in der Ukraine nur wenige.“

Doch nicht nur die wenigen NGOs wie Caritas helfen. Auch die Ukrainer selber helfen den Flüchtlingen aus ihrem eigenen Land. Waskowycz sprach von einer „enormen Solidarität“ innerhalb der ukrainischen Bevölkerung. Einheimische mit geeigneten Räumlichkeiten hätten mit Schildern am Bahnhof ihre Hilfe angeboten, als Flüchtlinge aus den Krisengebieten in Kiew ankamen, erzählte der Caritas-Präsident. Sie sagen: „Ich bin bereit, jemanden in meiner Familie aufzunehmen. Ich bin bereit, jemanden monatelang mitzutragen, mit zu verpflegen, mit ein zu kleiden, ihnen alles zu geben, was wir ihnen geben können. Deswegen ist es für mich ganz wichtig, dass auch die Menschen im Ausland verstehen, dass hier die Ukraine nicht bittet, dass man ihr hilft, weil sie die Hilfe im eigenen Land nicht leisten kann. Die Hilfe in ihrem Land geht an ihre Grenzen.“

316 Millionen US-Dollar seien laut UNO (Humanitarian Response Plan) erforderlich, um heuer die Flüchtlingskrise in der Ukraine zu bewältigen, bisher habe die Staatengemeinschaft diesen Fonds erst zu 36 Prozent dotiert. Laut Waskowycz muss gerade Europa auf die Ukraine schauen und weitere Unterstützung leisten, um das Land zu stabilisieren und den Menschen eine Perspektive zu bieten, denn andernfalls werden die Menschen weiterziehen, prophezeit der ukrainische Caritas-Präsident. „Dann werden wir das haben, wo die Europäischen Länder eigentlich wachsam werden. Dann werden wir nämlich eindringende Flüchtlinge haben – Refugees, die in ein Land der EU kommen. Dann sind die Zahlen nicht mehr so wichtig. Denn wir sehen, was passiert, wenn 100.000 Flüchtlinge in die Staaten der europäischen Union kommen. Da steht ganz Europa Kopf.“ Würden alle Flüchtlinge innerhalb der Ukraine Richtung Europa weiterziehen würden, so Waskowycz, würde Europa die Krise der Ukraine mehr Bedeutung beimessen. (kap 29.09.)

 

 

 

 

Katalonien-Wahl: Separatisten erzielen Mehrheit

 

Es ist ein neuer Ansporn für eine Abspaltung der Katalanen von Spanien: Bei den Parlamentswahlen in Katalonien hat die separatistische Allianz Junts pel Sí von Ministerpräsident Artur Mas klar gesiegt. Sie ist aber auf die Linkspartei CUP angewiesen. 

Bei der Parlamentswahl in der nordspanischen Region Katalonien haben die Separatisten einen klaren Sieg errungen.

Das Unabhängigkeitsbündnis "Junts pel Si" eroberte am Sonntag 62 der 135 Mandate. Auf die ebenfalls für eine Loslösung von Spanien eintretende kleinere Linkspartei CUP entfielen zehn Sitze im Regionalparlament. "Dieses Ergebnis gibt uns die Stärke, unser Projekt fortzusetzen, sagte der Anführer der Unabhängigkeitsbewegung, Regionalpräsident Artur Mas, vor einer jubelnden Menschenmenge in Barcelona, die "Unabhängigkeit" skandierte und Regionalflaggen schwenkte. Mas hat das Votum zu einem Referendum über eine Abspaltung umdeklariert. Damit geht er auf Konfrontationskurs zur Zentralregierung, die eine Unabhängigkeit als verfassungswidrig betrachtet.

Die Wahlbeteiligung lag bei 78 Prozent. Das Abstimmungsergebnis bedeutet einen Schlag für Ministerpräsident Mariano Rajoy, dessen konservative Partei sich in drei Monaten der Wiederwahl stellt. Die Separatisten-Parteien haben angekündigt, binnen 18 Monaten die Abspaltung der wirtschaftsstarken Region anzustreben. "Die Katalanen haben Ja für eine Unabhängigkeit gestimmt", erklärte Mas. Er werde in den kommenden Wochen die Grundlage für eine Unabhängigkeit Kataloniens schaffen. Allerdings gilt die Abspaltung Kataloniens als sehr hypothetisch - denn im Grundgesetz von 1978 ist die Unteilbarkeit der spanischen Nation festgeschrieben.

Mas riskiert mit seinen Plänen nicht nur eine Verfassungskrise, sondern auch die Euro-Mitgliedschaft der Katalanen. Spaniens Notenbankchef Luis Maria Linde hatte bereits vor der Wahl gewarnt, bei einer Abspaltung werde die EZB die Banken der Region nicht mehr mit Geld versorgen. Dies lässt in den Bankentürmen Barcelonas die Alarmglocken läuten: Mit Caixa hat eines der Schwergewichte der spanischen Bankenbranche dort seinen Sitz.

Die autonome Region erbringt mit ihren 7,5 Millionen Einwohnern ein Fünftel der spanischen Wirtschaftsleistung. Die Befürworter der Unabhängigkeit argumentieren, dass es Katalonien ohne Transferzahlungen an ärmere Regionen Spaniens noch besser ginge: Die Steuereinnahmen würden um zwölf Milliarden Euro steigen. Rajoy warnt hingegen, dass die Abspaltungspläne Katalonien in die Rezession stürzen und eine Kapitalflucht auslösen könnten.

Die Zentralregierung in Madrid hatte den Katalanen 2014 ein Referendum über die Abspaltung verwehrt. Dass sie ihr Vorhaben nun quasi durch die Hintertür erneut angehen, hat nach Ansicht von Beobachtern wohl mit Blick auf die Parlamentswahl im Dezember auch taktische Gründe: Rajoys Konservativen droht ein Verlust der absoluten Mehrheit, so dass sie sich wohl nur mit einer Koalition an der Macht halten kann. Mit einem starken Wählervotum im Rücken dürften Mas & Co. versuchen, der Zentralregierung weitere Zugeständnisse abzupressen: So könnte Katalonien zum Beispiel per Verfassungsreform der Status einer Nation innerhalb Spaniens verliehen werden. nsa mit rtr,  28

 

 

 

 

ProAsyl: Nicht den Flüchtlingen die Schuld geben

 

Aus Konflikten in Flüchtlingsheimen religiöse Spannung zu konstruieren ist falsch. Das sagte nach der Massenschlägerei vom Sonntag in einem hessischen Aufnahmelager die rechtspolitische Referentin von „Pro Asyl“ Marei Pelzer. Zwar könne es in einem solchen Lager zu Konflikten zwischen Flüchtlingen verschiedener Religion kommen, ein generelles Problem sei das aber nicht, sagte die Juristin im Gespräch mit Pia Dyckmans von Radio Vatikan. In dem Flüchtlingsheim auf dem Gelände des alten Flughafens Kassel-Calden, in dem rund 2000 Asylbewerber in Zelten und Containern untergebracht sind, wurden bei der Schlägerei acht Personen verletzt, 50 Polizisten trennten die verfeindeten Gruppen aus Albanern und Pakistanern.

Marei Pelzer: „Diese Massenschlägerei, die wir jetzt in Kassel-Calden hatten, ist sicher eher eine Ausnahme. Aber wir wissen schon, dass es immer wieder zu Konflikten zwischen kommt, weil die Lebenssituation in diesen Massenunterkünften wirklich sehr belastend und problematisch ist.“

Radio Vatikan: Nach der großen Welle der Willkommenskultur wird nun auch kritisch reflektiert. Man spricht über sexuellen Missbrauch gegenüber Mädchen und Frauen. Wie kann man dem Herr werden?

Marei Pelzer: „Das darf man nun auch nicht aufbauschen, bei den Missbrauchsfällen spricht man von Einzelfällen, die dramatisch sind und in Zukunft verhindert werden müssen. Aber das ist in deutschen Flüchtlingsheimen keine Gesamtentwicklung und da sollte man keine allgemeine Stimmungsmache gegen Flüchtlinge betreiben. Aber dennoch sagen wir ganz klar, die Situation in den Erstaufnahmeeinrichtungen muss sich dringend verändern. Man hat ad hoc viele Notunterkünfte aus dem Boden gestampft, die sind natürlich sehr provisorisch. Wenn man Übergriffe verhindern will, muss man zu festen Unterkünften statt Zelten kommen, wo Menschen auch Rückzugsräume haben und ihre Türen abschließen können. Ganz basale Dinge. Da muss sich dringend etwas ändern.“

Radio Vatikan: Rainer Wendt, der Vorsitzende der Deutschen Polizeigewerkschaft, spricht sich dafür aus, Christen in Flüchtlingsheimen besonders zu schützen. Nur so könne man religiös und politisch motivierte Konflikte wirksam entschärfen, sagte Wendt. Sind Christen nach Ansicht von Pro Asyl besonders schutzbedürftig?

Marei Pelzer: „Wir halten gar nichts davon, aus den Konflikten, die durchaus entstehen, eine religiöse Spannung zu konstruieren. Das mag es in Einzelfällen geben und dann muss man auch reagieren. Aber primär entstehen Konflikte durch die Enge, durch die Überfüllung dieser Erstaufnahmeeinrichtungen. Das sind teilweise Einrichtungen, die für wenige hundert Personen konzipiert waren und jetzt mit mehreren tausend Menschen belegt sind. Das sind die eigentlichen Ursachen. Die Menschen fliehen, sie sind erschöpft, sie haben Schlimmes erlebt und gelangen dann in eine Situation, wo sie nicht zur Ruhe kommen können. Daran muss man arbeiten und nicht andere Gründe vorschieben und den Flüchtlingen quasi selber die Schuld dafür geben, dass es zu Konflikten kommt.“

Radio Vatikan: Politik und Polizei sprechen sich dafür aus, Christen und Muslime getrennt voneinander unterzubringen. Würde diese Vorgehensweise Konflikte vorbeugen?

Marei Pelzer: „Das sind Scheinlösungen. Das entspricht nicht den Erfahrungen. Es gibt unter Christen und unter Muslimen sowohl tolerant ausgerichtete als auch strengere Varianten. Es kann durchaus zu Konflikten zwischen den Religionen kommen, aber das ist kein generelles Problem. Man würde damit den positiven Unterkünften, in denen Christen, Muslime und andere zusammenhalten und zusammen Feste begehen, ein falsches Signal senden, als ob man es nicht sähe und anerkenne, dass eben auch ein harmonisches Zusammenleben praktiziert wird.“

Radio Vatikan: Es heißt, Salafisten versuchten in den Heimen die Flüchtlinge zu beeinflussen. Wie ist das einzuschätzen?

Marei Pelzer: „Wenn es konkrete Hinweise gibt, dann muss die Polizei ihnen nachgehen, aber dafür haben wir auch die Sicherheitsbehörden. Unschön ist natürlich, wenn Salafisten aus Deutschland versuchen unter den Flüchtlingen Propaganda zu machen. Das sollte man unterbinden. Das gab es auch schon, aber teilweise wehren sich auch die Flüchtlinge selber dagegen vereinnahmt zu werden. Pauschale Aussagen zu treffen, ist sicher falsch.“  (rv 29.09.) 

 

 

 

 

Die Wahrheiten der Migrationsdebatte

 

Warum sind Flüchtlinge immer Männer? Welche Flüchtlinge kosten am meisten Geld? Und was bedroht die aktuelle Flüchtlingssituation tatsächlich? Obwohl die Migrationsdebatte ihrer Natur nach ständig in Bewegung ist, gibt es in ihr einige Wahrheiten, die wissenschaftlich unstrittig sind. Von Dr. Chadi Bahouth

 

Grundsätzlich gilt zu unterscheiden zwischen Flüchtlingen, denen das Recht auf Asyl zusteht, und solchen, die aus anderen Gründen fliehen oder migrieren, also Migranten. Amnesty International Australien hat sich dem Appell von Al Jazeera angeschlossen und sich mit einem Aufruf an Medienvertreter gewandt, zwischen „Migranten“ und „Flüchtlingen“ zu unterscheiden und dabei vor Unkorrektheit im Umgang mit Sprache gewarnt.

Viele fliehen innerhalb des eigenen Landes

Jedes Jahr wandern tatsächlich hunderttausende Menschen nach Deutschland ein; 2014 etwa 667.000. Was jedoch oft verschwiegen wird, ist, dass dies zum Teil normale Migrationsströme sind und dass nur ein Bruchteil dieser Menschen in Deutschland Asyl beantragt.

Denn die Zahlen zeigen, wie stark Realitäten in einigen Artikeln verzerrt werden. Zur Zeit sind global 59,5 Millionen Menschen auf der Flucht, die höchste Zahl, die das UNHCR jemals zählte. Der Großteil von ihnen, 38,2 Millionen, verbleibt als Binnenflüchtlinge im eigenen Land. 19,5 Millionen fliehen über Grenzen hinweg, 1,8 Millionen beantragen Asyl1, davon 627.000 in Gesamteuropa und 203.000 in Deutschland. Allein 2014 wurden weltweit 13,9 Millionen Menschen neu vertrieben.2

Die meisten Menschen wollen dabei überhaupt nicht fliehen. Ein syrischer Junge bringt es in einem Interview mit Al Jazeera America auf den Punkt: „Just stop the war in Syria and we don’t want to go to Europe. Just stop the war. Just that.“

Seit Ausbruch des Syrienkrieges sind knapp 12 Millionen Menschen auf der Flucht. In Syrien selbst sind es 7,6 Millionen Binnenflüchtlinge, mehr als 4 Millionen Menschen sind in die Nachbarländer geflohen.3 270.000 Syrer haben Asylanträge in Europa gestellt, also lediglich 2,25 Prozent aller geflohenen Syrer. Zum Vergleich: Der Libanon hat 25 Prozent aller Geflohenen aus Syrien aufgenommen, einige Quellen sprechen sogar von knapp 50 Prozent der Geflohenen, also zwei Millionen – bei einer Bevölkerung von gerade einmal vier Millionen.

2014 sind 69.500 syrische Flüchtlinge in Deutschland eingereist. Seit Beginn der Krise werden keine Flüchtlinge mehr nach Syrien abgeschoben. Dieser Umstand ließ den Kabarettisten Max Uthoff fragen: „Wenn wir die Syrer eh alle anerkennen, warum lassen wir sie dann im Mittelmeer ersaufen und schaffen nicht sichere Fluchtrouten nach Europa?!“

Von den Flüchtlingen, die ihr Heimatland verlassen, machen sich nur sehr wenige auf den gefährlichen und kostspieligen Weg nach Europa. Einer der Gründe dafür liegt in der sogenannten Drittstaatenregelung. Ein Asylbewerber, der aus einem „sicheren Herkunftsstaat“ einreist, muss dort seinen Antrag stellen. Deutschland ist umgeben von sicheren Drittstaaten. Bis vor wenigen Wochen war die Einreise nach Deutschland legal nur dann möglich, wenn sie mit dem Flugzeug gelang. Fluggesellschaften, die Flüchtende ohne gültiges Visum mitreisen lassen, riskieren jedoch staatliche Sanktionen. Die Dublin-III-Verordnung ist inzwischen temporär von Deutschland für syrische Flüchtlinge aufgehoben worden.4

Europäische Werte stehen auf dem Spiel

Rechte Kräfte behaupten gerne, Deutschland werde überschwemmt von einem Heer Asylsuchender. Rechtskonservative zeichnen Schreckensszenarien und warnen vor „Demagogen“, dabei beliefern sie jene mit dem, was sie benötigen: der Angst vor der vermeintlichen „Überfremdung“.

Ihnen geht es nicht um die Migrationszahlen, sondern darum, zu entscheiden, wer migrieren darf und wer nicht. Hunderttausende Franzosen, Amerikaner oder Japaner: kein Problem. Afrikaner und Araber: auf keinen Fall aufnehmen. Erst kommt die „Dämonisierung [als …] das ideologische Fundament einer ungleichen Gesellschaft“ und dann erwächst aus der Ungleichheit basierend auf Merkmalen wie Ethnie oder Religionszugehörigkeit Rassismus. Nicht weniger als die Werte eines aufgeklärten, demokratischen und rechtsstaatlichen Europas stehen derzeit auf dem Spiel.

Das zeigt zum Beispiel die Schweizer Gemeinde Oberwil-Lieli, die Geldstrafen im fünfstelligen Bereich dafür zahlt, dass sie keine Asylbewerber aufnimmt. Jeder zehnte Einwohner ist Millionär, deshalb kann man es sich auf lange Zeit leisten, das Dorf freizuhalten von „Schmarotzern“ und „Parasiten“.

Mit Waffenexporten, wirtschaftlichen und politischen Interventionen und der Einflussnahme durch Finanzinstitutionen trägt der „Westen“ dabei einen großen Anteil an der Verschlechterung der Situation vieler Menschen. Europäische Regierungen arbeiten beispielsweise an Vereinbarungen wie der Khartoum Erklärung. Laut dieser sollen afrikanische Länder die Grenzen nach Europa hin dicht machen. Mit am Verhandlungstisch sitzen auch Vertreter der Militärdiktatur in Eritrea. Die Anerkennungsquote für Asylsuchende aus diesem Land liegt bei 99 Prozent.

Das Männerproblem?

Von Populisten wird auch der hohe Männeranteil bei den Flüchtlingen kritisiert. Wenn „Krieg oder Hungersnöte“ herrschten, „dann fliehen sie in der Regel alle zusammen: Alte und Kinder, Frauen und Männer“, so David Frum. Tatsächlich sind zwei Drittel der in Deutschland ankommenden Asylbewerber Männer. Wie die Jahresstatistik des Bundesamts für Migration und Flüchtlinge (BAMF) für das Jahr 2014 zeigt, liegt ihr Anteil in der Gruppe der 18- bis 35-Jährigen sogar bei knapp 75 Prozent.

Diese Männermehrheit hat jedoch gute Gründe: Die wenigsten Familien sind so wohlhabend, dass sie sich eine gemeinsame Flucht leisten könnten. Obwohl Haus und Hof verkauft und Schulden gemacht werden, ist es den meisten nicht möglich, mehr als einem Familienmitglied die Überfahrt nach Europa zu finanzieren. In der Regel ist dies ein Mann im arbeitsfähigen Alter. Die Hoffnung ist, dass er, sobald er in Europa etabliert ist, die Familie nachholen kann, und zwar auf einem sicheren Weg.

Selbst bei Familien, die verhältnismäßig wohlhabend sind, bleiben Frauen und Kinder zunächst zurück. Frauen sind während der Überfahrt stark durch Entführungen und sexuelle Übergriffe gefährdet. Geflohene berichten außerdem von Situationen, in denen schreiende Kinder von Schleusern über Bord geworfen wurden.

Flüchtlinge als „Nettobelastung“?

Geflüchtete werden häufig nach ihrem finanziellen Wert beurteilt. „Je ärmer das Land ist, aus dem die Migranten kommen, desto höher sind die sozialen Kosten ihrer Aufnahme“, heißt es auch bei Frum. Die Wirtschaftsleistung der „Migrantenbevölkerung“ sei zum Beispiel in Schweden durch die ärmeren Flüchtlinge deutlich gesunken. Frum spricht in diesem Zusammenhang von „Nettobelastung“, „Schulabbrechern“ und „Kriminellen“.

Dabei belegen Statistiken, dass die nach Deutschland geflüchteten oder immigrierten Menschen bereits in der zweiten Generation höhere Abschlüsse erzielen als die autochthone Bevölkerung. In Kanada sei bereits die zweite Generation so gut integriert, dass sie volle Teilhabechancen erhalte, berichtet Ratna Omidvar, Präsidentin der Maytree Foundation. „Staatsbürgerschaft ist entscheidend! Je früher Migranten Bürger werden, desto schneller fühlen sie sich in einem Land und einer Gesellschaft zuhause“, so Omidvar.

Für den Migrationsexperten Doug Sanders ist Integration „ein lustiges Wort, weil viele denken, es bedeute, andere zu dem zu machen, was man selbst sei. Wenn Leute einen Job haben, werden sie ganz automatisch beginnen, Teil der Gesellschaft zu werden, ihre Kinder werden zur Schule gehen und erfolgreich sein“, sagt Migrationsexperte Doug Saunders. „Die Unterschiede werden bleiben, aber es werden nützliche Unterschiede sein.“

Steuerflüchtige verursachen mehr Kosten als Flüchtlinge

Umso weniger verständlich ist die Abwehr gegen die Flüchtlinge, die mit hoher Qualifikation zu uns kommen. Zu uns, die wir mit einer auf den Kopf gestellten Alterspyramide kämpfen, die wir nicht wissen, wie zukünftig Renten gezahlt und alte Menschen versorgt werden sollen. Europa profitiert in enormem Maße von Fluchtbewegungen und Migration, gerade finanziell.

Die Versorgung der 2015 ankommenden Asylbewerber wird nach heutiger Schätzung etwa 10 Milliarden Euro kosten. Diese Kosten werden auch von den hier lebenden Menschen mit ausländischen Wurzeln getragen. Das ist mittlerweile jeder Fünfte in Deutschland.

Eine andere Art der „Flucht“, die Steuerflucht, kostet den Steuerzahler hingegen jedes Jahr bis zu 160 Milliarden Euro. Da könnte man Kosten senken, statt perfide die Armen gegeneinander auszuspielen und Ängste zu schüren, während die Reichsten Milliarden in Steueroasen verstecken.

Die zwei Gesichter der Aufnahmebereitschaft

Rechtskonservative Ansätze suggerieren der Bevölkerung, man könne nur eine bestimmte Anzahl Flüchtlinge aufnehmen – sonst sei der eigene wirtschaftliche Status bedroht. Ein Nebeneffekt davon ist der Anstieg rassistischer Denkmuster in weiten Teilen der Bevölkerung, insbesondere dort, wo der Kontakt zu Menschen mit ausländischen Wurzeln gering ist.

So entsteht Druck auf die Mitte der Gesellschaft. Ist die Politik nicht standhaft, kommt es zum Rechtsruck samt der Aushöhlung von Grund- und Bürgerrechten. Dazu gehört die Ankündigung von Innenminister Thomas de Maizière, ein „Kontingent“ für Asylsuchende einführen zu wollen. Sobald unser „Kontingent“ erfüllt ist, schicken wir Mädchen und Frauen, die Entführungen und Schlimmeres überlebt haben, Männer, die gefoltert wurden und Kinder, die traumatisiert sind, also wieder zurück?

Es gibt aber auch das andere Gesicht Deutschlands, das, welches die Geflüchteten mit Nahrung und Kleidung versorgt, sie am Bahnsteig freundlich begrüßt, ihren Kindern Spielzeug schenkt. Vereine öffnen sich und integrieren Geflüchtete beim Sport, lassen sie teilhaben am alltäglichen Leben. Ganze Dörfer werden durch Neuankömmlinge wieder zum Leben erweckt.

All die Unterschiede, Fähigkeiten und Potenziale der neuen Bürger können genutzt werden. Wichtiger aber noch ist, dass der Großteil unserer Gesellschaft dafür einsteht, dass es Werte gibt, die nicht in Euro und Statistiken beschreibbar sind.

Dieser Text ist zuerst in sagwas.net erschienen und wurde für das MiGAZIN leicht überarbeitet.

1. UNHCR: Global Trends. Forced Displacement in 2014 und UNHCR: Asylum Trends. Levels and Trends in Industrialized Countries. 

2. UNHCR: Global Trends. Forced Displacement in 2014. 

3. 1.805.255 Türkei, 249.726 im Irak, 629.128 in Jordanien, 132.375 in Ägypten, 1.172.753 im Libanon und 24.055 an verschiedenen Orten in Nordafrika, vgl.: Pro Asyl 

4. BAMF: „#Dublin-Verfahren syrischer Staatsangehöriger werden zum gegenwärtigen Zeitpunkt von uns weitestgehend faktisch nicht weiter verfolgt.“  MiG 1

 

 

 

 

Aktionswochen zur Seelischen Gesundheit in ganz Deutschland vor dem Start

 

50 Städte und Regionen sind mit über 800 Veranstaltungen vertretenBerlin - Die seelische Gesundheit steht im Oktober deutschlandweit im Fokus der Aufmerksamkeit. Rund um den WHO Welttag der seelischen Gesundheit am 10. Oktober starten von Rostock bis München zahlreiche Aktionswochen, die über psychische Erkrankungen, ihre Prävention und Behandlungsmöglichkeiten vor Ort aufklären wollen.

Rund 50 Städte und Regionen sind in diesem Jahr dabei und bieten der interessierten Öffentlichkeit ein breites Angebot mit über 800 Veranstaltungen zu verschiedensten inhaltlichen Schwerpunkten. Die WHO hat für 2015 das Thema „Dignity in Mental Health“ ausgegeben und will ein Bewusstsein dafür schaffen, was noch getan werden muss, damit Menschen mit psychischen Erkrankungen überall in Würde leben können.

Vom Nord bis Süd stehen die Veranstalter in den Startlöchern und freuen sich auf Besucher und Teilnehmer. Hier eine Auswahl:

Die 9. Berliner Woche der seelischen Gesundheit trägt das Motto „Prävention und Früherkennung – eine gemeinsame Aufgabe“. Hier wird der Fokus darauf gerichtet, wie Menschen in jedem Lebensalter ihre seelische Gesundheit schützen und psychische Störungen rechtzeitig erkennen und behandeln lassen können. Auch die 3. KölnBonner Aktionswoche bietet unter der Überschrift „Seelische Gesundheit leben“ in mehr als 160 Vorträgen, Workshops und Diskussionen viele Anregungen, um die eigene psychische Widerstandskraft zu stärken.

In München stellen die Veranstalter mit dem Leitspruch „Seelisch gesund (auf-)wachsen“ vor allem die Psyche von Kindern und Jugendlichen ins Zentrum der Aktivitäten. Dabei geht es z.B. um Gesundheit im Studium, Essstörungen und Cybermobbing. Erstmals finden dort auch spezielle Workshops zum Thema „Migration und Flüchtlinge“ für Helfer und Berater statt. Die 3. Dresdner Aktionstage zur seelischen Gesundheit gehen der Frage nach „Was macht (uns) Angst?“ und wollen die ganze Bandbreite dieses Gefühls in zahlreichen Veranstaltungen ausloten. Die Themenpalette reicht von der Suizidprävention bis zur Bedeutung von Märchenfiguren und Mythen für die Therapie.

Neu dabei sind 2015 die Städte Hagen und Meerbusch in Nordrhein-Westfalen, sowie der Landkreis Rostock, der mit seiner ersten Aktionswoche über psychische Gesundheit aufklären und Hilfs-und Therapieangebote in Mecklenburg aufzeigen möchte. Im Saarland stellen die Organisatoren unter der Schirmherrschaft von Gesundheitsministerin Monika Bachmann die spannende Frage nach den geschlechtsspezifischen Faktoren im seelischen Gleichgewicht von Frauen und Männern in den Mittelpunkt ihrer Angebote. Auch in Neuss konnte man die Politik für die Aktionswoche gewinnen: beim Tag der offenen Tür im St. Alexius-Krankenhaus wird Gesundheitsminister Hermann Gröhe an einer Podiumsdiskussion zum Welttag der Seelischen Gesundheit teilnehmen.

Das Aktionsbündnis Seelische Gesundheit koordiniert alle Veranstaltungen und Aktionen rund um den Welttag und führt sie auf einer zentralen Kommunikationsplattform zusammen:

www.aktionswoche.seelischegesundheit.net

Das ausführliche Programm aller Städte und Regionen finden Sie unter:

www.aktionswoche.seelischegesundheit.net/bundesweit

Download PM: pm15-11-bundesweite-woche-der-seelischen-gesundheit.pdf (185.05 KB)

Das Aktionsbündnis Seelische Gesundheit ist eine bundesweite Initiative, gefördert vom Bundesministerium für Gesundheit. Zu den rund 80 Mitgliedsorganisationen zählen die Selbsthilfeverbände der Betroffenen und Angehörigen von Menschen mit psychischen Erkrankungen sowie Verbände aus den Bereichen Psychiatrie, Gesundheitsförderung und Politik. Gemeinsam setzen wir uns für einen offenen und toleranten Umgang mit Menschen mit psychischen Erkrankungen und den Abbau von Stigmatisierung und Diskriminierung in der der Gesellschaft ein. Initiiert wurde das Bündnis 2006 von der Deutschen Gesellschaft für Psychiatrie und Psychotherapie, Psychosomatik und Nervenheilkunde (DGPPN) gemeinsam mit Open the doors als Partner des internationalen Antistigma-Programms. Ga 1

 

 

 

 

Agentur für Arbeit. Neues Angebot zur Integration von Flüchtlingen in den Arbeitsmarkt

 

Die Agentur für Arbeit hat den ersten „Integration Point“ für Flüchtlinge eingerichtet. Dort werden praktischen Kenntnisse von Flüchtlingen in Handwerksberufen geprüft und mögliche berufliche Kompetenzen geklärt. Erste Erfahrungen seien postitiv.

 

In Düsseldorf hat die Agentur für Arbeit den bundesweit ersten „Integration Point“ als spezielle Anlaufstelle für Flüchtlinge eingerichtet. Ziel sei es, Asylbewerber möglichst schnell in den Ausbildungs- und Arbeitsmarkt zu integrieren, sagte die Vorsitzende der Geschäftsführung Regionaldirektion NRW der Bundesagentur, Christiane Schönefeld, am Donnerstag in Düsseldorf. Am Beratungsangebot im „Integration Point“ beteiligen sich neben der Agentur für Arbeit das örtliche Jobcenter sowie die Stadt. In Hamburg soll nach Auskunft der Regionaldirektion NRW eine ähnliche Initiative starten.

In Düsseldorf habe die Handwerkskammer angeboten, die praktischen Kenntnisse von Flüchtlingen in Handwerksberufen zu prüfen, sagte der Geschäftsführer der Agentur für Arbeit Düsseldorf, Roland Schüßler. Bisher arbeiten nach seinen Angaben zehn Arbeitsvermittler in der Beratung. Sie verfügen über Sprachkenntnisse in Englisch, Französisch und Arabisch und versuchen vor allem, mögliche berufliche Kompetenzen der Flüchtlinge zu klären und sie in Deutschkurse zu vermitteln.

Die Erfahrungen der ersten drei Wochen seien positiv, berichtete Schüßler. Bisher seien vor allem Flüchtlinge aus Syrien, dem Irak und aus Afghanistan beraten worden.

Laut Schönefeld sollen „Integration Points“ auch an anderen Standorten in Nordrhein-Westfalen entstehen. „Das Modell in Düsseldorf soll eine Blaupause für andere Städte sein“, sagte die NRW-Chefin der Arbeitsagentur. Es seien bereits Arbeitsvermittler in den Flüchtlingsunterkünften unterwegs, um Ängste und Unsicherheiten bei den Flüchtlingen vor deutschen Behörden abzubauen.

Schönefeld betonte, das Projekt „Integration Point“ stelle „keine bevorzugte Behandlung von Flüchtlingen» dar. Es gelte vielmehr zu verhindern, dass Flüchtlinge „in die Arbeitslosigkeit hineinwachsen“. (epd/mig 28)

 

 

 

 

 

klinikcampus.de gestartet

 

Mannheim - Kliniken können ihren wachsenden Qualifizierungsbedarf nicht mehr adäquat durch Präsenztrainings decken. Die Hauptursache liegt in den knappen Personalressourcen, durch die jede fortbildungsbedingte Abwesenheit von Ärzten und Pflegekräften nur schwer zu kompensieren ist. Die Lösung für diese Herausforderung bietet die Video-Learning-Plattform www.klinikcampus.de.

Kliniken haben einen wachsenden Qualifizierungsbedarf. Neben der immer schnelleren Entwicklung in Medizin und Pflege, müssen Krankenhäuser auch in Themen wie z. B. Patientensicherheit, Brandschutz, Hygiene, Datenschutz, Gesundheitsförderung und EDV in der Breite der Belegschaft Wissen aufbauen. Gleichzeitig sind die Personalressourcen oft so eng kalkuliert, dass jede schulungsbedingte Abwesenheit von Ärzten und Pflegekräften nur schwer zu verkraften ist. Hinzu kommt ein hoher Anteil von Teilzeitkräften, deren wertvolle Arbeitszeit selbst dann nicht geopfert wird, wenn Schulungsmaßnahmen dringend erforderlich sind. Aus diesen Gründen ist die Gewinnung von Teilnehmern für Präsenzschulungen sehr mühsam. Nicht selten sagen auch bereits angemeldete Mitarbeiter ihre Teilnahme – z. B. aufgrund von Unterbesetzung auf Station – kurzfristig ab, so dass die Teilnahmequote an aufwendig organisierten Seminaren unbefriedigend ist. Da Präsenztrainings aufgrund der Notwendigkeit von Dozentensuche, Dienstreisen/ Wegezeiten der Mitarbeiter, Catering, Raum- und Teilnehmerkoordination sehr aufwendig und damit teuer sind, kommt diese Form der Wissensvermittlung im Krankenhaus an ihre Grenzen. Eine Klinik kann einfach nicht so viele Präsenztrainings organisieren und finanzieren, wie sie für die Durchdringung bestimmter Schulungsinhalte notwendig wären.

Mit der Video-Learning-Plattform klinikcampus.de gelingt eine vollständige Flexibilisierung des Lernens in Kliniken. Dazu bietet klinikcampus mehr als 100 Lernvideos für Führungskräfte und Mitarbeiter in Krankenhäusern, Psychiatrien und Rehakliniken. Die Plattform wird von der Krankenhausberatung ZeQ betrieben, deren Trainer in den letzten 10 Jahren über 1.000 Krankenhausmitarbeiter geschult haben.

Alle Seminare sind entweder direkt von ZeQ produziert oder hinsichtlich ihrer Relevanz für Kliniken und ihrer inhaltlichen Qualität ausgewählt. Die Trainings sind jederzeit verfügbar, so dass Mitarbeiter in jeder Schicht und von jedem PC-Arbeitsplatz, Tablet oder Smartphone lernen können. Da teure Wegezeiten und die Notwendigkeit entfallen, mehrere Mitarbeiter zur gleichen Zeit an einer Stelle zusammenzubringen, reduziert sich die Abwesenheit der Mitarbeiter vom Arbeitsplatz auf die reine Schulungszeit. Kosten für die Dozentensuche, Dienstreisen/ Wegezeiten der Mitarbeiter, Catering, Raum- und Teilnehmerkoordination fallen nicht an, so dass Krankenhäuser ihr Fortbildungsbudget dort einsetzen können, wo es am meisten Sinn ergibt – im Wissensaufbau ihrer Mitarbeiter. Aufgrund der Flexibilisierung hinsichtlich Ort und Zeit des Lernens, werden erstmals hohe Durchdringungsraten in Themen möglich, zu denen alle Mitarbeiter im Kerngeschäft Wissen aufbauen sollten. Dies betrifft natürlich gesetzlich geforderte Pflichtschulungen, aber auch andere Trainings z. B. zur Patientensicherheit, Patientenkommunikation, Gesundheitsförderung oder zu Prozessabläufen. Über eine Tracking-Funktion lässt sich belegen, wie hoch der Durchdringungsgrad der Schulung tatsächlich ist. Dadurch dass der Dozent im Video sichtbar ist, ist das Lernerlebnis deutlich attraktiver als bei rein foliengestützten E-Learning-Lösungen. Zudem können Schulungsteilnehmer über ein Forum Kontakt mit dem Dozenten aufnehmen und Spezialfragen klären.

Mit Hilfe von klinikcampus kann die Klinikleitung entscheiden, welche Kompetenzen sie strategisch ausbauen möchte und kann diesen Wissensaufbau innerhalb weniger Wochen forcieren. Über die Definition entsprechender Schulungspakete lässt sich eine solche Lern-Initiative in der gesamten Einrichtung realisieren. Beispielsweise können mit klinikcampus schnell Produktivitätszuwächse durch die Schulung aller Mitarbeiter in EDV-Anwendungen erreicht werden. Damit besteht erstmals die Möglichkeit, ein strategisches Wissensmanagement in Krankenhäusern umzusetzen. Hierzu kann klinikcampus jederzeit für die eigene Einrichtung um Lernvideos ergänzt werden.

Kliniken haben die Möglichkeit, klinikcampus.de als Plattform zu abonnieren und damit die Inhalte allen Mitarbeitern zur Verfügung zu stellen. Damit können sie Mitarbeitern und Bewerbern auf die Frage nach den Fortbildungsmöglichkeiten in der Einrichtung den uneingeschränkten Zugriff auf mehr als 100 Seminare bieten. klinikcampus ist somit auch ein Instrument, um die Arbeitgeber-Attraktivität von Kliniken zu steigern. GA 28

 

 

 

 

Deutschland für ausländische Studierende weiterhin attraktiver Hochschulstandort

 

Statistisches Bundesamt meldet: rund sieben Prozent mehr ausländische Studierende in Deutschland – Zahl auf 321.569 angestiegen

 

Bonn. Deutschlands Attraktivität für Studierende aus dem Ausland steigt weiter: Wie in den Vorjahren nahm die Zahl der ausländischen Studierenden in Deutschland zu. Zum Wintersemester 2014/2015 stieg sie erneut um knapp sieben Prozent auf 321.569. DAAD-Präsidentin Prof. Margret Wintermantel freut sich über diese positive Entwicklung. „Die deutschen Hochschulen genießen international einen hervorragenden Ruf. Wir gehen davon aus, dass wir das gemeinsam mit der Bundesregierung gesteckte Ziel, die Zahl der ausländischen Studierenden bis 2020 auf 350.000 zu steigern, schon früher erreichen werden.“

Nach Angaben des Statistischen Bundesamts ist im Wintersemester 2014/2015 die Zahl ausländischer Studierender im Vergleich zum Vorjahr um fast sieben Prozent von 301.350 auf 321.569 weiter angestiegen. Dabei stammen die meisten ausländischen Studierenden aus der Türkei, China, der Russischen Föderation, Italien und Indien. Für das zweitstärkste Herkunftsland China ließ sich zwischen dem Wintersemester 2013/14 und 2014/15 ein Zuwachs um 6 Prozent auf 32.460 Studierende in Deutschland beobachten.

Während die Zahl der deutschen Studienanfänger im Wintersemester 2014/2015 leicht gesunken ist, stieg die Anzahl ausländischer Studienanfänger mit deutlichem Zuwachs um knapp sieben Prozent auf 109.223 im Vergleich zum Vorjahr.

„Die Zahlen sprechen auch für unsere erfolgreiche Informationsarbeit und die Marketingkampagnen im Ausland, mit denen wir für den Studienstandort Deutschland werben. Unsere Stipendienangebote bieten zusätzliche Anreize, sich an deutschen Hochschulen zu qualifizieren“, so DAAD-Präsidentin Prof. Margret Wintermantel. „Unabhängig davon, ob die ausländischen Studierenden in Deutschland bleiben oder wieder in ihre Länder zurückkehren, sie sind eine große Bereicherung für unser Land und bleiben Deutschland als Partner lebenslang erhalten.“

Auch die Zahl der ausländischen Studierenden, die ihr Studium erfolgreich abschließen, hat sich um knapp sechs Prozent von 41.349 auf 43.671 erhöht. Damit hat fast jeder zehnte deutsche Hochschulabsolvent eine ausländische Staatsbürgerschaft. Dabei stellen die Herkunftsländer China (5.513), die Türkei (3.317) und die russischen Föderation (2.433) die meisten ausländischen Absolventen.

Weiterführende Informationen bietet die jährlich erscheinende DAAD-Publikation ''Wissenschaft weltoffen'' und „Wissenschaft weltoffen Kompakt“ mit umfassenden Daten zur Mobilität von deutschen und ausländischen Studierenden und Wissenschaftlern. Die aktuell veröffentlichten Studierendenzahlen werden in der kommenden Ausgabe von „Wissenschaft weltoffen Kompakt“ für 2016 aufbereitet und sind voraussichtlich Anfang 2016 im Internet unter www.wissenschaft-weltoffen.de kostenlos herunterzuladen. Dip 24

 

 

 

 

 

Jetzt rechtzeitig das Immunsystem stärken

 

Monheim am Rhein - Feuchtes Wetter und kalte Temperaturen in Herbst und Winter belasten unsere körpereigenen Abwehrkräfte. Nicht immer lässt sich da eine Erkältung oder gar eine Grippe verhindern. Zahlreiche Medikamente helfen die damit verbundenen Erscheinungen wie z.B. Husten, Schnupfen, Kopf- und Gliederschmerzen zu lindern oder Fieber zu senken. Fakt ist dabei leider: Medikamente bekämpfen lediglich die Symptome der Erkrankung.

Sehr viel sinnvoller ist es das Immunsystem, also unsere körpereigenen Abwehrkräfte, rechtzeitig zu stärken. Denn nur ein starkes Immunsystem ist der beste Schutz vor Erkältung, Grippe und Co. So kommt man gesund und munter durch die ansteckenden Jahreszeiten.

Regelmäßige Bewegung (möglichst an der frischen Luft), Entspannung, eine ausgewogene Ernährung und hinreichend Schlaf helfen uns dabei.

Um reibungslos zu funktionieren ist unser Immunsystem aber auch unbedingt angewiesen auf eine ausreichende Versorgung mit Mikronährstoffen. Eine gesunde und ausgewogene Ernährung sichert normalerweise die Versorgung.

Wetter und Temperaturen in Herbst und Winter können das Immunsystem aber zusätzlich beanspruchen, und machen uns anfälliger für Infektionen. Die Gefahr sich anzustecken steigt. Jetzt braucht der Körper mehr Mikronährstoffe in Form von Vitaminen, Spurenelementen und sekundären Pflanzenstoffen, und zwar in Mengen, die häufig durch die normale Ernährung nicht dauerhaft abgedeckt werden können. Nur so kann unser Abwehrsystem seine vielfältigen Aufgaben wahrnehmen und unseren Körper vor Infektionen schützen.

„Nimm Vitamin C und du bekommst keine Erkältung.“ Leider ist es mit dieser einfachen Regel nicht getan. Einzelne Mikronährstoffe können nur bedingt oder gar nicht helfen. Ein gut funktionierendes Immunsystem benötigt immer einen Komplex an verschiedenen Mikronährstoffen. Jedes einzelne Vitamin, jedes Spurenelement hat seine eigene ganz konkrete Funktion im komplexen System Abwehrkräfte. Auch in der Natur kommen Mikronährstoffe immer nur als Komplex vor – nie einzeln.

Welche Mikronährstoffe haben welche Funktion und helfen unser Immunsystem zu stärken und zu stabilisieren?

* Die Vitamine A, C, B6, B12 und D, Folsäure sowie die Spurenelemente Zink, Selen, Eisen und Kupfer unterstützen gezielt eine normale Funktion des Immunsystems.

* Wird das Immunsystem aktiviert, müssen sich die Immunzellen schnell teilen und entwickeln können. Vitamin D, B12, Folsäure, Zink und Eisen haben wichtige Funktionen bei der Zellteilung, Vitamin A bei Zellspezialisierung.

* Bei Immunreaktionen können Freie Radikale entstehen, die unsere Zellen angreifen. Die Vitamine C, E, B2 und auch Zink, Selen, Mangan und Kupfer schützen die Zellen vor diesem sogenannten „oxidativen Stress“.

* Aber auch viele sekundäre Pflanzenstoffe haben solche antioxidativen Eigenschaften.

Schleimhaut des Atemtraktes

Die Schleimhaut des Atemtraktes spielt eine wichtige Rolle bei der Abwehr von Krankheitserregern. Auch die Darmschleimhaut dient unserem Körper als Schutzbarriere. Gesunde Schleimhäute können sogenannte Immunglobuline absondern und haben so eine wichtige Schutzfunktion gegen eindringende Krankheitserreger. Die Vitamine A, B2, Niacin (B3) und Biotin sind wichtig zum Erhalt normaler und somit intakter Schleimhäute.

Müdigkeit, Erschöpfung und Leistungsfähigkeit

Vitamin C, B2, B3 (Niacin), B5, B6, B12, Eisen und Folsäure reduzieren Müdigkeit und Erschöpfung. Vitamin B5 (Pantothensäure) unterstützt zusätzlich die psychische und seelische Leistungsfähigkeit.

Da der Körper diese Mikronährstoffe selbst nicht herstellen kann, müssen diese mit der täglichen Nahrung zugeführt werden. proSan immun enthält alle diese oben angeführten Mikronährstoffe.

proSan immun ist in Kapselform (Monatspackung mit 90 Kapseln) oder auch als Pulver (Monatspackung mit 30 Stickpacks) zum Bereiten eines Getränks erhältlich.

proSan immun wird nach höchsten Qualitätsstandards in Deutschland hergestellt.

www.prosan.de/produkte/prosan-immun/ GA 29

 

 

 

 

Köln. Begegnung mit Dacia Maraini 

 

Sehr geehrte Damen und Herren, wir laden Sie herzlich ein zu einem Abend mit Dacia Maraini, die uns ihr neuestes Buch vorstellen wird: Sonntag, 18. Oktober 2015, 19.15 Uhr, im Institut. Dacia Maraini präsentiert ihren Roman "Chiara di Assisi". Moderation: Lucio Izzo. In italienischer und deutscher Sprache. 

Dacia Maraini ist sicherlich eine der weltweit bekanntesten italienischen Schriftstellerinnen. Sie, die eine faszinierende und abenteuerliche Biografie hat, debütiert einundzwanzigjährig in der literarischen Welt mit Erzählungen, die sie in renommierten Zeitschriften veröffentlicht. 1962 erscheint ihr erster Roman "La vacanza" (dt. "Tage im August", 1964), dem viele weitere folgten und die zahlreiche Literaturpreise gewannen. Ihre jüngsten Werke sind „La grande festa“ (2011), „L'amore rubato“ (2012, dt. "Geraubte Liebe", 2015) und der Roman „Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza“, der vor kurzem bei Rizzoli erschienen ist:

Eine Einundzwanzigjährige von heute, Chiara, inspiriert Dacia Maraini dazu, sich einer der bedeutendsten Figuren des christlichen Mystizismus zu nähern, der hl. Klara von Assisi. Literarischer Kunstgriff oder Realität, die Schriftstellerin nähert sich der Heiligen und ergründet ihre historischen und menschlichen Erfahrungen, wobei sie sich selber und dem Leser wenig bekannte und manchmal überraschende Aspekte der Figur von Chiara enthüllt, die viele von uns vor allem durch die überlieferte Heiligenlegende kennen.

Eintritt frei. Wir bitten um unverbindliche Voranmeldung. Antworten Sie einfach auf diese Mail und geben Sie im Betreff die Personenzahl an.

 

Dienstag, 13. Oktober 2015, 20.00 Uhr. Ort: Altes Pfandhaus, Kartäuserwall 20, Köln Konzert mit dem Luca Ciarla Quartett Mit Luca Ciarla (Violine), Vince Abbracciante (Akkordeon), Nicola Di Camillo (Bass), Francesco Savoretti (Drums). 

Einer der höchst kreativen und überraschenden heutigen Violonisten ist Luca Ciarla, der eine neue innovative Spur, eine musikalische Verführung zwischen den Genre-Grenzen geschriebener und improvisierter Musik legt. Er begann mit 8 Jahren Violine zu spielen und steht heute auf den weltweiten Festivalbühnen z.B. in Montreal, Melbourne, Südafrika und Indonesien, wo Jazz, klassische Musik und worldmusic auf dem Programm stehen. Diplome in Italien und Amerika, awards, Preisträger, Lehraufträge und Tonaufnahmen mit Musikern aus der Klassik, dem Jazz, der folk- und der rockmusic. Heute ist er endlich bei uns im Alten Pfandhaus – er stellt uns sein Quartett und seine Musik vor – violinair.

Eintritt: VVK 18,- Euro zzgl. VVK-Gebühren, AK 22,- Euro.

Weitere Informationen: www.altes-pfandhaus.de , www.violipiano.it  

 

 

 

 

Frankfurter Buchmesse: Enrico Matteo Ponti

 

Donnerstag, 15. Oktober 2015, 18.00 Uhr. Ort: Deutsch-Italienische Vereinigung, Arndtstraße 12, Frankfurt/M. Enrico Matteo Ponti: Le favole di Pa' Gongolo

Infos und Reservierungen: Tel. 069/746752. www.div-web.de

Moderation: Ottavia Nicolini. In italienischer Sprache. Eintritt frei. 

 

Als Direktor und Redakteur von Kulturzeitschriften interessiert sich Enrico Matteo Ponti ganz besonders für Arbeit und Soziales, vom Schutz der Umwelt bis zu Problemen von Jugendlichen, die ihm seit seinen Jahren als Lehrer besonders am Herzen liegen.

Ponti ist Mitglied vieler nationaler und internationaler Akademien, er war Präsident der Associazione Cittadini per l’Ambiente und hat mehrere Preise und Anerkennuungen erhalten, wie z.B. von Amnesty International, von UNICEF oder den Ersten Preis für Sozialpoesie beim Wettbewerb „Dieci anni di poesia italiana” der Accademia Internazionale di Propaganda Culturale.

Vom selben Autor stammen: „Quaderni, Notturne in versi“, „I salmi dell'uomo di oggi“, „Dimensione Uomo“. 2013 hat er bei Bibliotheka Edizioni „L'acqua dell'ultimo mare” veröffentlicht, ein einzigartiger Korpus all seiner poetischen Arbeiten.

 

Le favole di Pa' Gongolo - Enrico Matteo Ponti ist ein eklektischer Schriftsteller, dem es mit extremer Leichtigkeit gelingt ohne Niveauverlust von einem literarischen Genre zum nächsten zu wechseln. Die Schlüsselthemen seiner Poesiesammlung „L'acqua dell'ultimo mare“ (Liebe und Respekt für den Nächsten, Akzeptanz von Diversität, Staunen vor der Schönheit der Natur und konsequenter Umweltschutz, Tradition als ein zu bewahrendes Gut und die Welt der Gefühle als einziges wirksames Mittel gegen die Härten des Alltags) kehren in phantastisch-fabelhafter Weise in "Le favole di Pa' Gongolo", einer reizvollen Sammlung von Erzählungen für Kinder, wieder.

Zehn kleine Fragmente, zehn Schmuckstücke für die Kleinen (aber durchaus auch für die Großen gedacht), worin „erwachsene” Themen in spielerischer Weise aufgegriffen werden. 

In Zusammenarbeit mit der Deutsch-Italienischen Vereinigung Frankfurt und der Frankfurter Stiftung für Deutsch-Italienische Studien. Iic/dip

 

 

 

 

 

Frankfurter Buchmesse. Igiaba Scego: Adua

 

Freitag, 16. Oktober 2015, 18.00 Uhr. Ort: ENIT, Barckhausstr. 10, Frankfurt/M. 

Igiaba Scego: Adua. Moderation: Benedetta Centovalli. In italienischer Sprache.

Igiaba Scego wurde 1974 in Rom geboren. Schriftstellerin und Wissenschaftlerin. Sie hat einen Doktortitel in Pädagogik (über post-koloniale Themen) und arbeitet mit verschiedenen Universitäten im Ausland zusammen. Sie verfasste das Kinderbuch „La nomade che amava Alfred Hitchcock“ (Sinnos), die Romane „Rhoda“ (Sinnos) und „Oltre Babilonia“ (Donzelli). Außerdem hat sie den Erzählband „Italiani per vocazione“ (Cadmo) und, gemeinsam mit ihrer Kollegin Ingy Mubiayi, „Quando nasci è una roulette“ (Terre di Mezzo), eine Reportage über Migrantenkinder, herausgegeben.

 

Einige ihrer Erzählungen sind in kollektiven Anthologien, wie „Pecore Nere“ (Laterza) und „Amori Bicolori“ (Laterza), veröffentlicht. Die Autobiografie „La mia casa è dove sono“ (Rizzoli) wurde mit dem Mondello 2011 ausgezeichnet. 2014 erschien das Buch „Roma Negata. Percorsi postcoloniali nella città“ (Ediesse), das sie in Zusammenarbeit mit dem Fotografen Rino Bianchi realisiert hat.

Der gerade bei Giunti erschienene Roman "Adua" erzählt von einer langen Reise auf der Suche nach sich selbst zwischen Somalia und Rom. Adua ist eine reife Frau, die in Rom lebt seit sie siebzehn ist, also eine “Alte Lira” (so nennen die Neuankommlinge Frauen, welche während der somalischen Diaspora in den 70er Jahren in unser Land gekommen sind), die kürzlich einen jüngeren Mann geheiratet hat, der mit dem Schiff über Lampedusa nach Italien gekommen ist. Mit ihm hat sie ein zwiespältiges Verhältnis zwischen Zärtlichkeiten und plötzlichen Wutanfällen.

Adua steht an einem Scheidepunkt: sie denkt darüber nach, nach Somalia zurückzukehren, in ein Land also, welches sie seit dem Ausbruch des Bürgerkriegs nicht mehr gesehen hat. Nachdem ihre Freundin Lul in die Heimat zurückgekehrt ist, teilt sie ihre Sorgen mit Berninis kleinem Marmorelefant, der auf der Piazza Santa Maria sopra Minerva einen kleinen Obelisk auf dem Rücken trägt. Nach und nach erzählt sie ihrem marmornen Freund ihre ganze Lebensgeschichte: von ihrem Vater Zoppe, dem letzten Nachfahren einer Seherfamilie, der in den 30er Jahren unbeabsichtigt seine eigene Freiheit für die seines Volkes verkauft und von dessen Tochter Adua, die vor der Enge des Elternhauses und einer Diktatur bis nach Rom flüchtet.

Mit diesem Roman, in dem aus der Sicht eines Vaters und einer Tochter erzählt wird, untersucht Adua deren unmögliches Verhältnis und erzählt vom großen Traum von Freiheit, welcher in unterschiedlicher Weise und zu unterschiedlichen Zeiten das Leben beider Protagonisten bestimmt hat. 

Eintritt frei. Für Informationen und Reservierungen: ENIT, Tel. 069/23 70 69.

Iic/dip

 

 

 

 

 

Frankfurter Buchmesse. Antonio Maria Costa: Scacco matto all'Occidente

 

Freitag, 16. Oktober 2015, 19.30 Uhr. Ort: ENIT, Barckhausstr. 10, Frankfurt/M.  

Antonio Maria Costa: Scacco matto all'Occidente. Moderation: Alessandro Merli und Lucio Izzo. In italienischer Sprache.

Der in Turin, Moskau und Berkley, Kalifornien ausgebildete Wirtschaftswissenschaftler Antonio Maria Costa unterrichtet an verschiedenen Universitäten (University of California, Berkley, N.Y.U, Staatl. Universität Moskau, Freie Universität Brüssel) und hat über 4 Jahrzehnte lang führende Positionen bei internationalen Institutionen wie der UNO (wo er u.a. Untergeneralsekretär war), der EU, der OECD und der Europäischen Bank für Wiederaufbau und Entwicklung (EBRD), deren Generalsekretär er war, ausgeübt.

Zur Zeit ist er der verantwortliche Leiter der weltweit wichtigsten Zeitschrift für angewandte Wirtschaftswissenschaften, dem Journal of Policy Modeling, hrsg. von Elsevier (London-Amsterdam).

 

Scacco matto all’Occidente (Mondadori) ist eine dramatisch in die Zukunft projizierte Erzählung: sie zu lesen bedeutet, die Überschriften der Tageszeitungen von morgen vor Augen geführt zu bekommen; und dennoch ist alles darin real und aktuell. Besonders aktuell sind die Diskussionsthemen, die Persönlichkeiten (Journalisten, Regierungsführer, Minister oder Leiter der Zentralbanken) und wahrhaftig sind die Aktionsfelder.

Dieser Roman ist eigentlich das Ergebnis einer zwanzigjährigen vertieften Analyse der militärischen, ökonomischen, und strategischen Mechanismen, denen alle geopolitischen Prozesse unterworfen sind. Protagonist des Buchs ist der Fernsehjournalist Pierre G. Bosco, der bei seinen Untersuchungen zu Waffenhandel und Geldwäsche auf Mechanismen stößt, die weit über das hinaus geht, was der Öffentlichkeit bekannt ist: es geht um nichts weniger als die Weltherrschaft: Kriminalität, Finanzwelt und Politik sind dabei eng verflochten - eine komplexe, gut strukturierte Geschichte, welche den Leser auf eine Reise zu Themen unserer nächsten Zukunft mitnimmt.

In Zusammenarbeit mit Italia Altrove.

Eintritt frei. Für Informationen und Reservierungen: ENIT, Tel. 069/23 70 69.

Iic/dip

 

 

 

 

Frankfurter Buchmesse. Moshe Kahn - Das System Text-Partitur

 

Freitag, 16. Oktober 2015, 14.00 Uhr. Ort: Frankfurter Buchmesse, Forum Internationaler Dialog, Halle 5.1 A128. Moshe Kahn - Das System Text-Partitur

In italienischer Sprache mit deutscher Übersetzung.

 

Moshe Kahn ist heute einer der bedeutendsten Vermittler zwischen der italienischen und der deutschen Kultur, wie die zahlreichen Preise zeigen, die er bekommen hat. In diesem Jahr erhielt er den Paul-Celan-Preis des Deutschen Literaturfonds und den des Italienischen Außenministeriums für die erstmalige deutsche Übersetzung des „Horcynus Orca“ von Stefano D'Arrigo.

 

Neben seiner profunden Kenntnis der italienischen Kultur hegt Moshe Kahn auch eine große Sympathie für die Oper und dank seines Einfühlungsvermögens und seiner Kompetenz hat er eine ausgezeichnete Methode erfunden, um sich der Oper zu nähern „wie sie gesungen wird”. Diese Methode füllt eine Lücke der traditionellen Libretti aus, die dem Hörer nur den Text bieten ohne die vokalistischen Darbietungen der komplexeren musikalischen Strukturen, wie Duette, Terzette, Solisten und Chor zu berücksichtigen, bei denen sich auch der Muttersprachler manchmal nicht zurechtfindet.

 

Das System Text-Partitur (TEXT SCORE SYSTEM INTERNATIONAL LTD.) von Moshe Kahn zielt deshalb darauf, dem Hörer zu helfen, eine Oper in ihrer Gesamtheit zu „lesen”. Das von ihm ausgearbeitete parallele Verfahren verkörpert die beste Art und Weise, um das “Hören” der Musik und des Wortes als eine untrennbare Einheit zu erfassen.

 

Die Veranstaltung mit Moshe Kahn erfasst und veranschaulicht daher das Thema der XV. Weltweiten Woche der Italienischen Sprache: „Das Italienisch der Musik, die Musik des Italienischen“. Das Italienische Kulturinstitut freut sich, sie als die Eröffnungsveranstaltung des italienischen Programms auf der Frankfurter Buchmesse 2015 vorzustellen.

Für diese Veranstaltung müssen Eintrittskarten zu den von der Messe festgelegten Tarifen erworben werden: http://www.buchmesse.de/de/fbm/besuchen/  Iic/dip