WEBGIORNALE    26  OTTOBRE – 1 NOVEMBRE   2015

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Identikit del Continente. Europa, una e diversa  1

2.       Migrazioni di massa, globalizzazione, frontiere, sovranità nazionali 1

3.       Immigrazione. Il sistema di Dublino ormai moribondo  1

4.       Cambiamenti climatici. Migranti ambientali difficili da identificare. Ma sono già milioni 2

5.       L’attacco di Schäuble alla Merkel sui rifugiati apre la resa dei conti tra i conservatori tedeschi 3

6.       Quando emigrare non è più una scelta  3

7.       La realtà degli italiani ad Amburgo  3

8.       Francoforte: festa per  i nuovi arrivi e serata informativa  3

9.       La comunità italiana in Germania compie 60 anni. 4

10.   "Quando i miei vennero in Germania"  4

11.   Riunione di Presidenza delle Acli Baviera  4

12.   A Ingolstadt nuovo sportello del Patronato Inca. A Darmstadt nuovo circolo PD  5

13.   Il 31 ottobre ad Amburgo il convegno del Maie Europa  5

14.   A Stoccarda manifestazione per i 60 anni dell’accordo italo-tedesco  5

15.   La Garavini ospite del Gruppo di lavoro Europa della SPD di Stoccarda  5

16.   Francoforte. Seminario del Circolo Di Vittorio sui moderni flussi migratori 6

17.   I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia  6

18.   L’editoria italiana alla Buchmesse 2015 (Francoforte, 14-18 ottobre 2015) 7

19.   A Berlino la conferenza "Contrasto alla criminalità organizzata in Germania e in Italia", 8

20.   Presentazione a Colonia del Rapporto Italiani nel Mondo 2015  8

21.   Migrazioni internazionali a un bivio: seminario italo-tedesco della Filef a Orvieto  8

22.   Buchmesse di Francoforte, la fiera delle meraviglie  8

23.   Sindaco e consiglieri a Göppingen. L’incontro con i neritini in Germania  9

24.   Germania, nel 2016 piccolo deficit di bilancio per crisi rifugiati 9

25.   Dieselgate disastro dell’arroganza Volkswagen  10

26.   Berlino. Tedeschi e italiani insieme, cancelliamo il TTIP  10

27.   Dagli Stati Generali all’atto costitutivo del Forum delle Associazioni degli italiani nel mondo (Faim) 11

28.   La circolare della Garavini ai democratici in Europa  11

29.   La cittadinanza, la tutela dei diritti e l’integrazione sono state al centro della storia dell’emigrazione italiana nel mondo  12

30.   Medio Oriente. Errori e orrori a Gerusalemme  12

31.   L’Italia e le crisi. Troppa fiducia nell’Onu  13

32.   La missione  13

33.   Il rapporto “Migrazioni e cambiamento climatico” a cura di CeSPI, FOCSIV e WWF Italia  13

34.   Mafia Capitale e il dopo Marino  14

35.   Appello al governo. I consiglieri CGIE-Svizzera: adoperarsi nel recupero di risorse per ripristinare il sistema Italia nel mondo  14

36.   Allarme corruzione per l'economia e per la politica  14

37.   L’Italia altrove  14

38.   “Rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia. Aspetti, procedure, problemi”  15

39.   Legge di Stabilità 2016, gli  italiani  all’estero: diversamente  cittadini 15

40.   Dalla corruzione al caso Roma le spine del governo  15

41.   “Riparliamone: la lingua ha valore”. A Firenze seguiti e prospettive degli Stati generali della lingua italiana nel mondo  15

42.   Sembrare ed essere  16

43.   Passa con difficoltà la riforma in Senato  16

44.   Il Nobel 2015 per la Medicina  riguarda Ge Hong e l’antica Medicina Cinese. 16

45.   A Firenze l'evento “Riparliamone: la lingua ha valore”  17

46.   Gli orizzonti 17

47.   Assemblea annuale delle associazioni trentine  18

48.   Migranti, arriva lo ius soli soft, via libera della Camera alla legge  18

49.   Il sì dell'Aula alle modifiche della legge in materia di cittadinanza italiana  18

50.   Deputati PD Estero. “Dopo il grande passo in avanti sulla cittadinanza affrontare ora le questioni ancora aperte”  18

51.   Comites, Intercomites, CGIE e Parlamentari eletti in Svizzer. Niente di nuovo sotto il sole.... 19

52.   Friuli Venezia Giulia, riuniti a Trieste gli Stati Generali dei corregionali all’estero  19

53.   Novità sul fronte della Ristorazione Italiana all’estero e i Produttori del Made in Italy  20

54.   Il saluto di Rino Giuliani vicepresidente dell'Istituto Fernando Santi al X congresso dell'Alef 20

55.   Al via la XII edizione di “Memorie Migranti”  20

 

 

1.       Meinungsumfrage. Ja zu Europa, Euro und mehr Integration  21

2.       Asylrecht ohne Abstriche  21

3.       Rechtsbürgerliche holen bei Schweizer Wahl Mehrheit 21

4.       EU und Türkei beschließen Aktionsplan  22

5.       Durchs milde Kurdistan. Wer Fluchtursachen bekämpfen will, sollte die Kurden stärken. 22

6.       Eine Auszeichnung für Frieden durch Dialog. Der diesjährige Friedensnobelpreis setzt das richtige Zeichen  23

7.       Auch in schwierigen Einsatzgebieten. Deutschland sollte sich stärker an UN-Friedensmissionen beteiligen. 23

8.       BKA warnt vor fremdenfeindlichen Angriffen auf Politiker 24

9.       Wahlsieg im Koma. Fremdenfeindlicher Angriff auf Kölner OB-Kandidatin  24

10.   Unions-Politiker bereiten Antrag zur Grenzschließung vor 24

11.   Muslime zu Selbstkritik aufgerufen. Navid Kermani mit Friedenspreis des Buchhandels ausgezeichnet 24

12.   Merkel über Flüchtlingskrise: "Umfragen sind nicht mein Maßstab"  25

13.   Gelichter. Über deutschen Terrorismus  25

14.   Asylgesetz. Ein schwieriger Kompromiss in herausfordernden Zeiten  25

15.   Kaum Widerstand. Asylpaket passiert Bundesrat mit großer Mehrheit 26

16.   Reform kann in Kraft treten. Flucht und Asyl 26

17.   Bundestag beschließt Gesetzespaket Effektive Verfahren, frühe Integration  26

18.   Staatsministerin Özoguz zur Verabschiedung des Asylpakets im Bundestag  27

19.   Christian Moos: Alternative für Deutschland ist extremistische Partei 27

20.   Ein Jahr Pegida. Ein gewalttätiges „Volksfest“  27

21.   Bevölkerung sieht starke Rolle der Wirtschaft für Flüchtlinge  28

22.   Gewalt gegen Flüchtlinge: Bundesregierung baut Sicherheitsbehörden massiv aus  28

23.   Weltdiabetestag: Gemeinsam mit Blutzucker-Bingo und „Deutschland misst!“ über Diabetes informieren  28

24.   Staatsministerin Özoguz appelliert in Freital an politisch Verantwortliche: „Deutlich Haltung zeigen“  28

25.   Campact  startet Willkommensnetz: Bundesweit größte Übersicht von Hilfs-Initiativen für Flüchtlinge  29

26.   Bundeskriminalamt. Mehr fremdenfeindliche Straftaten befürchtet 29

27.   Präsentation in Köln des "Rapporto Italiani nel Mondo 2015"  29

 

 

 

Identikit del Continente. Europa, una e diversa

 

Eurostat, ufficio statistico comunitario, è la banca dati dell'Ue. Con le sue indagini "racconta" popolazione, economia e vita quotidiana dei Ventotto

 

Si è celebrata il 20 ottobre la seconda Giornata mondiale delle statistiche. A fare festa tra le istituzioni europee è stato Eurostat, l'ufficio statistiche dell'Ue, con sede in Lussemburgo. Fondato nel 1953, all'epoca della Comunità del carbone e dell'acciaio, nel 1958 è stato inglobato nelle strutture della Commissione europea ed è una "Direzione generale" che fa capo al commissario responsabile per l'occupazione e gli affari sociali. I dati raccolti da Eurostat servono al governo dell'Unione per studiare e verificare l'efficacia delle proprie politiche, per analizzare quanto diversificate siano le situazioni regionali e nazionali e quindi quali problematiche affrontare prioritariamente, come e dove indirizzare i fondi del bilancio e gli interventi economici e sociali, quali correzioni apportare all'azione dell'Unione. Temi sotto la lente sono demografia e società, indicatori economici di vario tipo, agricoltura, ambiente ed energia, industria, trasporto, scienza e tecnologia… Aldilà dei dati più spesso riportati dai media circa occupazione, povertà e Pil, c'è da divertirsi a scartabellare tra le indagini pubblicate di recente. Ne emerge il profilo di una Europa "unità nella diversità".

 

Fra città e campagna. Ogni anno vengono resi noti i principali dati demografici riguardanti l'Ue per cui sappiamo che al 1° gennaio 2015, la popolazione dell'Unione era di 508,2 milioni di persone, 1,3 milioni in più rispetto all'anno precedente. La differenza tra nascite e decessi ha dato un risultato positivo di 0,2 milioni di persone. La restante fetta di nuovi europei arriva dall'immigrazione. A crescere sono stati 16 Paesi (primo fra tutti il Lussemburgo, poi Svezia, Malta, Austria e Danimarca). In calo sono Cipro, Grecia, Lettonia e Lituania. La Germania, Paese più popoloso, ospita il 16% dei cittadini dell'Ue. Il 40% degli europei vive nelle grandi città, il 28% in aree rurali, il restante 32% in aree urbane medio-piccole. È il Regno Unito che ha il primato di popolazione urbana, il Lussemburgo per quella rurale.

 

Un popolo di internauti. Ovunque si viva, ci si connette: il 65% della popolazione tra 16 e 74 anni usa internet quotidianamente (nel 2006 era il 31%); il 75% lo fa regolarmente e a non utilizzarlo mai è rimasto il 18% della popolazione (nel 2006 era il 43%). I meno connessi sono Romania, Bulgaria, Grecia, Italia: qui oltre il 30% degli abitanti non ha mai navigato, contro il 3% della Danimarca. Eurostat ha persino verificato quanti facciano ricorso a sistemi quali la "nuvola informatica": un cittadino su cinque salva sulla nuvola i suoi file, soprattutto le foto. La percentuale sale al 35% tra i giovani, scende al 10% tra gli over 55. Il 55% degli internauti non conosce l'esistenza delle "nuvole".

 

Cresce l'energia pulita. Il consumo di energia nell'Ue sta calando, dice Eurostat, ed è tornato ai livelli d'inizio anni '90. È uno, forse l'unico dato positivo della crisi economica. Il 53% dell'energia è però importata: non è sufficiente la produzione Ue che deriva dal nucleare (29%), rinnovabili (24%), combustibili solidi (20%), gas (17%), petrolio (9%) e rifiuti non riciclabili. Le meno dipendenti sono Estonia, Danimarca, Romania. A importare tutta o quasi l'energia che usano sono il Lussemburgo, Malta, Cipro e l'Irlanda: tre isole e un Paese minuscolo. Positivo è che la percentuale di energia rinnovabile consumata è salita al 15% dall'8,3% del 2004.

 

Istruzione: luci e ombre. Aumentano le persone che hanno ottenuto un diploma di scuola superiore e diminuiscono i giovani che abbandonano gli studi anzitempo. Se nel 2002 era diplomato il 23,6% dei giovani, la percentuale è salita al 37,9% nel 2014. Lituania, Lussemburgo, Cipro, Irlanda hanno una percentuale di diplomati superiore al 50%. In fondo alla lista c'è l'Italia (23,9%) di poco preceduta da Romania, Malta e Slovacchia. Gli abbandoni scolastici sono scesi dal 17% del 2002 all'11% del 2014. Spagna e Malta non brillano, con oltre il 20% di abbandoni, la Croazia emerge con solo il 2,7%. In questo trend positivo resta alta l'allerta sui cittadini non-Ue tra i 18 e i 24 anni che lasciano studi e percorsi formativi nel 25% dei casi, con tutte le conseguenze negative che ciò comporta per l'integrazione.

 

Scuola e multilinguismo. Eurostat mostra che nell'Ue ci sono 8,3 milioni d'insegnanti (dall'asilo all'università), per il 70% donne. Se per i piccolissimi a insegnare sono al 95% donne, e ancora 85% nella scuola primaria, la percentuale si capovolge nelle superiori e negli atenei, dove la presenza femminile scende al 41%. Di bello nella scuola Ue c'è che più dell'80% di studenti della primaria studia una lingua straniera. In Lussemburgo, Cipro, Malta, Austria, Croazia, Italia, Spagna, Francia Polonia lo fanno tutti o quasi. Abbassano la media Portogallo, Belgio e Slovenia, dove son meno della metà a farlo. 16,7 milioni di bambini studiano l'inglese alle elementari, più di 17 milioni nella secondaria.

Sir 23

 

 

 

 

Migrazioni di massa, globalizzazione, frontiere, sovranità nazionali

 

Non s’era ancor spento l’eco della crisi greca (che è unicamente accantonata ma ben presto tornerà alla ribalta poiché le misure prese dall’UE altro non servono che a peggiorarla) che ecco il problema dei rifugiati riempie le pagine dei quotidiani, quasi che non fosse da lungo noto che senza misure dirette a risolverne le cause la situazione on poteva che peggiorare.

Quasi tutti i commentatori  o per ingenuità o per calcolo separano i problemi economici da quelli dei rifugiati e cercano di illudere il pubblico farneticando che si tratta di una situazione di emergenza risolvibile con buona volontà e qualche aiuto economico, preferibilmente elargito ai Paesi confinanti con le aree da cui fuggono i rifugiati per tenerli lontani dall’Europa. E soprattutto pongono in primo piano, ingigantendoli forzando la realtà,  unicamente gli aspetti negativi problematici e contingenti delle migrazioni e nascondono tutti gli altri risvolti positivi se non addirittura necessari ai Paesi di accoglienza.

Sfugge ai più che le migrazioni sono documentatamente un fenomeno positivo per i Paesi di accoglienza, un utile investimento per il futuro in economia e soprattutto un arricchimento culturale ed umano. Nessun Paese al mondo ha mai potuto progredire chiudendosi in un egoistico isolamento. Le migrazioni sono innegabilmente un fatto costante ed inarrestabile nell’intera storia dell’umanità e la situazione attuale si differenzia dalle precedenti unicamente per essere alimentata ed ingigantita da una pazzoide ed irresponsabile ideologia economica.

Il neoliberismo, la deregolamentazione, la globalizzazione  e le campagne militari che ne sono l’inevitabile conseguenza o piuttosto l’elemento costitutivo ed inscindibile, hanno ingigantito e reso irreversibile il fenomeno migratorio involontario, che se già attualmente supera tutto quanto finora si conosceva in termini numerici, pur tuttavia non è che l’inizio di una gigantesca  marea umana che continuerà a riversarsi nei prossimi decenni  in Europa ed in altri continenti. Una marea che non si potrà fermare né col filo spinato né coi muri.

Ma una marea che rispetto alla popolazione residente è e resta una quantità trascurabile se equamente distribuita fra tutti i Paesi, come sarebbe il caso se questa fosse l’Europa dei Popoli e dunque fondata sulla solidarietà e distribuzione degli oneri e non invece purtroppo un’unione della finanza e delle banche contro i popoli all’insegna del “divide et impera” che sembra ormai l’unica strategia conosciuta dalla quasi totalità dei governanti europei.  

Gran parte delle polemiche viziate e distorte si giocano su numeri e statistiche. Nulla di più facile da manipolare per ingannare i  più ingenui e fornire argomenti tanto forti quanto falsi  ai razzisti e neofascisti che gongolano credendo giunta la loro occasione per entrare nei Parlamenti dissimulando la loro sporca divisa razzista sotto la copertura di un mandato elettorale

I 28 Paesi dell’UE hanno una popolazione di 500 milioni di abitanti. Se per un’ipotesi grandemente gonfiata  i rifugiati fossero annualmente 5 milioni (ma sono meno di 1/3), sarebbe come se ad esempio in una saletta da conferenze con 100 posti arrivasse una sola persona in più: chiunque dicesse che è impossibile trovarle un posto si coprirebbe di ridicolo. Se invece si tratta di sventurati che tutto hanno perduto e rischiano la vita se non fuggono dai loro Paesi distrutti, il problema diviene insormontabile, ogni timore viene ingigantito se non inventato di sana pianta.  A nulla serve purtroppo che funzionari di polizia dichiarino falsa l’accusa che intorno ai centri di accoglienza dei rifugiati la delinquenza aumenti: le menzogne si diffondono alla velocità della luce, le verità, al più , alla velocità del suono.

Gli Stati Uniti ad esempio hanno cercato con ogni mezzo di limitare l’invasione dal confine col Messico con trattati internazionali e con la costruzione di un muro: i risultati sono noti: oltre 11 milioni di clandestini secondo le stime del 2010, e nelle zone di confine  la lingua spagnola è ormai quella  praticata  dalla maggioranza dei residenti (http://www.nytimes.com/2011/02/02/us/02immig.html?_r=0 ).

 In Europa i commentatori quasi mai menzionano il fatto che si tratta non unicamente di un arrivo ma anche  - ed in certi casi soprattutto – di partenze.

Chiunque onestamente compia lo sforzo di eseguire una semplice sottrazione fra il numero di arrivi e quello delle partenze scopre immediatamente che il saldo positivo per quasi tutti i Paesi europei è scarsamente sufficiente a compensare l’ invecchiamento della popolazione autoctona e di conseguenza a garantire molto concretamente le pensioni per gli anziani nonché la loro assistenza (1) .

I  branchi  di scimuniti (sotto l’etichetta di Pegida)  che ad esempio a Dresda ed in altre città tedesche sfilano urlando la propria ignorante ed egoistica xenofobia  non si rendono nemmeno lontanamente conto che cosí facendo stanno autodistruggendo anche il proprio futuro.

Di questo imbarbarimento sono grandemente responsabili i politici di quasi tutti i partiti, in particolare quelli  conservatori ed in primo luogo  la bavarese CSU, che  da sempre hanno raccolto comodi voti tra le fasce più sprovvedute ed ignoranti dell’elettorato con gli slogan più vergognosi: “Kinder statt Inder” (bambini invece che Indiani: era il tempo in cui la Germania scopertasi in ritardo nel settore della tecnologia Internet affannosamente cercava di reclutare tecnici specializzati, ma visto il tipo di accoglienza dall’India ben pochi vennero in Germania e preferirono l’Inghilterra o gli USA, con le note conseguenze economiche che hanno annientato lo sviluppo economico tedesco nel settore). O ancora: “Wer berügt, der fliegt” (chi inganna lo si caccia via): riferito al vaneggiato arrivo di migranti che avrebbero avuto come unica intenzione di vivere a spese dell’assistenza sociale in Germania. Una falsa paura prontamente smentita dalle statistiche ma che – Goebbeld docent – come tutte le menzogne sufficientemente ripetute viene facilmente creduta, soprattutto dalle fasce più ignoranti e manipolabili della popolazione, quelle i cui voti sono cosí facili da raccogliere.

La maxitruffa coi motori diesel truccati commessa dai manager della Volkswagen – pur sempre una società l cui capitale è in larga parte in mano pubblica -  costerà con certezza assoluta alla Germania molto di più di tutti i rifugiati in arrivo, ma ciononostante non si è ancora vista nessuna manifestazione popolare contro i responsabili, sfilare contro il potere economico è infinitamente meno rischioso che sfilare contro inermi rifugiati o incendiarne le abitazioni.

 È un grande merito che si deve riconoscere all’attuale Cancelliera Merkel, spesso succube alle pressioni USA in politica estera ma in questo contesto coraggiosa anche contro parte del proprio elettorato, nel dichiarare la Germania Paese di accoglienza per i rifugiati: un raro esempio di coerenza e decenza in questa Europa. Certo, la Cancelliera conosce il fatto incontestabile che  in molti casi i rifugiati fuggono dalle aree in cui sono in corso conflitti combattuti con armi prodotte in Germania e giustamente cerca di compensare con doverosa accoglienza umanitaria questo poco nobile primato economico dell’industria bellica tedesca.   (continua)  

 (1) Tabelle comparative immigrazione-emigrazione singoli Stati europei:

http://de.statista.com/statistik/daten/studie/462717/umfrage/migrationssaldo-nach-einwanderungen-und-auswanderungen-fuer-grossbritannien/

Tabella comparativa immigrazione-emigrazione Unione Europea

http://de.statista.com/statistik/daten/studie/461521/umfrage/einwanderer-und-auswanderer-in-den-eu-laendern/

Graziano Priotto – Praga/Radolfzell, de.it.press

 

 

 

 

Immigrazione. Il sistema di Dublino ormai moribondo

 

Il sistema Dublino non ha mai goduto di buona salute, ma in questa fase le sue condizione si sono decisamente aggravate.

 

Già dopo i duri colpi inferti dalle condanne della Corte europea dei diritti umani per i trasferimenti tra Stati membri in applicazione del regolamento, i commentatori più attenti non avevano esitato a immaginare il regolamento Dublino come già chiuso nella sua bara (S. Peers, Tarakhel v Switzerland: Another nail in the coffin of the Dublin system?; si veda anche la sintesi sui c.d. Dublin Cases nel sito della Corte europea).

 

Ancora frequenti sono le pronunce di Tribunali nazionali che dichiarano illegittime le decisioni sui trasferimenti e, dunque, ne impediscono l’esecuzione.

 

Richiedenti asilo confinati nel paese dove arrivano

Ma anche a prescindere da questa sorta di “lesioni giurisprudenziali”, il sistema Dublino si è rivelato uno strumento altamente inefficace. In base all’ultima valutazione pubblicata, solo circa il 25% delle richieste di trasferimento accettate da uno Stato membro all’altro è stato effettivamente eseguito.

 

A questo si aggiungono i numerosi tentativi di elusione dell’identificazione al momento dell’arrivo in alcuni Paesi membri, come l’Italia, per ostacolare l’applicazione dei criteri stabiliti nel regolamento, in particolare quello costituito dallo Stato di primo arrivo che, come noto, è il criterio di gran lunga prevalente.

 

Il regolamento Dublino III non si limita, infatti, a determinare lo Stato membro competente a esaminare la domanda di protezione, ma determina anche lo Stato dove l’eventuale beneficiario di protezione dovrà fissare il proprio soggiorno in modo quasi permanente.

 

Questo perché, nonostante vi sia un’ampia area di libera circolazione delle persone, non vi è per i beneficiari di protezione internazionale una libertà di soggiorno in altri Stati membri, analoga a quella riconosciuta ai cittadini dell’Unione europea, Ue.

 

Così, i richiedenti protezione internazionale sono teoricamente costretti a rimanere nello Stato competente, generalmente quello di primo arrivo, pur desiderando invece trasferirsi in un altro Stato, dove ritengano di avere maggiori possibilità di integrazione per affinità linguistiche, presenza di reti parentali, di sistemi di welfare più strutturati o più concrete opportunità lavorative.

 

Le novità dell’Agenda per l’immigrazione

Tuttavia, nonostantele critiche e le condanne, il sistema Dublino non è mai stato messo in discussione, né da parte della maggioranza dei Governi dell’Unione né da parte della Commissione europea, almeno fino all’insediamento dell’attuale Commissione, operativa dal 1° novembre 2014.

 

È nell’Agenda per l’immigrazione, pubblicata il 13 maggio 2015, che sono contenute misure innovative, poi presentate tra maggio e settembre 2015, alcune anche rapidamente approvate.

 

In particolare meritano di essere menzionati i seguenti atti: una raccomandazione relativa a un programma di reinsediamento europeo che per la prima volta introduce un canale di ingresso legale dei richiedenti protezione internazionale provenienti prevalentemente dal Nord Africa, il Medio Oriente e il Corno d’Africa; due decisioni che istituiscono un meccanismo provvisorio di ricollocazione a favore di Italia e Grecia, con il trasferimento complessivo di 160mila persone nell’arco di due anni; infine una proposta di modifica del regolamento Dublino III, volta a istituire un sistema permanente di ricollocazione da applicare in tutti i casi di situazioni di crisi che si potranno ripetere in futuro a carico di uno Stato membro.

 

Per la prima volta si prevede la distribuzione dei richiedenti protezione internazionale tra gli Stati membri, così attuando il principio di condivisione della responsabilità, spesso invocato senza essere però attuato, analogamente al principio di solidarietà di cui all’art. 80 del Trattato sul funzionamento dell’Ue.

 

Sono inoltre indicati i parametri per stabilire la “quota” di persone che ogni Paese deve accogliere, costituiti dalla popolazione, dal Pil totale, dal numero di richiedenti asilo e di reinsediati già presenti e dal tasso di disoccupazione.

 

In più con la seconda decisione sulla ricollocazione il sistema di ripartizione è stato reso vincolante, ciò che ha determinato l’adozione da parte del Consiglio a maggioranza qualificata, con il voto contrario degli Stati dell’Est, con in testa l’Ungheria, ma senza la Polonia.

 

Deroga al criterio della competenza dello Stato di approdo

Quando anche la quarta misura sarà approvata, il regolamento Dublino sarà definitivamente modificato nel senso di introdurre espressamente una deroga al criterio della competenza dello Stato di primo arrivo, distribuendo una parte dei richiedenti protezione internazionale in maniera equa e proporzionata tra gli Stati membri.

 

Pur trattandosi di una deroga limitata all’accertamento di una situazione di crisi in uno Stato membro e con tutte le riserve circa l’effettiva praticabilità dei meccanismi di trasferimento delle persone, essa apre un pertugio che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile intravedere.

 

Non basterà però a rianimare un mezzo moribondo, quale è il regolamento Dublino III: per farlo occorrerebbe prendere atto che un’autentica area di libera circolazione delle persone è incompatibile con limitazioni al soggiorno in quella stessa area ed iniziare ad estendere tale libertà se non a tutti i cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti, almeno ai beneficiari di protezione internazionale.

Chiara Favilli, professore associato di Diritto dell’Unione europea, LUMSA. AffInt 14

 

 

 

 

 

Cambiamenti climatici. Migranti ambientali difficili da identificare. Ma sono già milioni

 

Dal 2008 al 2014, oltre 157 milioni di persone sono state costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi. Tra le cause che costringono famiglie e comunità a fuggire ci sono soprattutto, per l'85% dei casi, tempeste e alluvioni. Si stima che nel 2050 saranno 250 milioni e ben 50 provenienti dall'Africa. L’opinione di padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli di Roma

Maria Chiara Biagioni

 

Nel diritto internazionale ancora non esistono. Eppure sono una realtà. Anzi, una realtà in continua crescita. Sono i migranti ambientali, le persone costrette a fuggire dal loro paese di origine a causa di fenomeni climatici e ambientali che hanno reso impossibile la vita in patria. Secondo un recente rapporto curato da CeSPI, Focsiv e Wwf Italia, dal 2008 al 2014, oltre 157 milioni di persone sono state costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi. Tra le cause che costringono famiglie e comunità ad abbandonare le proprie abitazioni ci sono soprattutto, per l’85% dei casi, tempeste e alluvioni. Si stima infine che nel 2050 i migranti ambientali saranno 250 milioni e ben 50 provenienti dall’Africa. Nonostante le stime e le ricerche, non esiste ancora a livello internazionale e nella giurisprudenza la qualifica e l’identificazione dei migranti ambientali. Padre Camillo Ripamonti è presidente del Centro Astalli di Roma, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati-JRS che da oltre trent’anni è impegnato ad accompagnare, servire, difendere i diritti dei rifugiati e degli altri migranti forzati. “Non c’è dal punto di vista giurisprudenziale - conferma Ripamonti - una individuazione e quindi una tutela a questo tipo di migranti come pure non c’è una definizione univoca di chi sono”.

 

Quali sono le maggiori difficoltà?

“Uno dei problemi è la difficoltà a individuare con precisione l’evento. Di fronte a fatti catastrofici, come un alluvione o un tifone, è molto semplice indicare l’evento ambientale per il quale la persona è stata costretta a spostarsi. Per eventi invece di lungo periodo - come per esempio il fenomeno delle desertificazioni o delle siccità che interessano in modo particolare alcuni paesi dell’Africa - è più difficile individuare una causa che abbia determinato un cambiamento in un territorio e che poi abbia costretto una persona ad allontanarsi da quel luogo. C’è poi anche la difficoltà a identificare le motivazioni che spingono le persone a fuggire: mentre sull’evento catastrofico, il rapporto causa-effetto è immediato, nell’evento di lungo periodo, le cause che spingono le persone a migrare possono essere mescolate tra loro. Per esempio: il terreno sul quale la persona lavorava è diventato infertile o più secco, ha prodotto meno e questo calo della produzione lo ha spinto a spostarsi. Legare però l’infertilità del terreno ad eventi climatici e ambientali specifici e di lunga durata è molto difficile. Per cui la definizione usata in questo caso è quella di migrante economico”.

 

Ma è così importante definire a livello giuridico il migrante?

“Il rischio è che a farne le spese siano le persone che scappano. Il Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti qualche anno fa aveva elaborato un documento nel quale si proponeva di parlare di ‘rifugiati di fatto’: sono persone che comunque scappano da qualche pericolo. Ho come l’impressione che negli ultimi tempi la necessità di incasellare le persone in una definizione stia diventando un alibi per i governi per continuare nelle politiche di difesa, anziché elaborare politiche di lungo respiro. Un modo per dire: ok, il rifugiato che scappa dalla guerra io lo accetto ma un migrante che invece scappa per motivi economici, lo rimando indietro”.

 

Il diritto, però, fa il suo dovere. Qual è la strada allora più indicata da praticare?

“Le persone in condizioni di disperazione tentano qualsiasi via pur di fuggire. Le possiamo quindi incasellare, ma certo non impediremo loro di scappare, soprattutto se le condizioni dalle quali partono sono anche a livello economico drammatiche. Le migrazioni non si ridurranno e quelle ambientali tenderanno ad aumentare”.

 

Sta dicendo che il diritto a fuggire deve essere garantito a livello internazionale a prescindere dal tipo di pericolo dal quale si fugge?

“Sì, anche perché diventa sempre più difficile capire - e la storia ce lo dimostra - le motivazioni che spingono le persone a migrare. Sono sempre miste: anche nei territori in cui i cambiamenti climatici hanno già fatto vedere i loro effetti, subentrano quasi sempre le guerre per l’approvvigionamento dell’acqua e l’accesso alle risorse naturali. Quindi anche lì: una persona scappa, ma per quale motivo?”.

 

Nel 2050 saranno 50 milioni i migranti ambientali provenienti dall’Africa. Ma l’Italia è pronta ad affrontare una simile emergenza?

“Io credo che nella società civile ci sia una sensibilità che va in questa direzione ma ho l’impressione che non sia ancora abbastanza diffusa. Credo anche che il tema delle migrazioni possa essere l’occasione per sensibilizzare le persone al tema dell’ambiente e agli effetti concreti che il cambiamento climatico sta avendo sulle persone. È chiaro che non possiamo perdere tempo. I cambiamenti climatici irreversibili sono alle porte e dobbiamo fare presto. Occorrono tempi lunghi per cambiare una mentalità e una cultura e quindi non abbiamo più tempo da perdere”. Sir 20

 

 

 

 

 

L’attacco di Schäuble alla Merkel sui rifugiati apre la resa dei conti tra i conservatori tedeschi

 

Il ministro delle Finanze contro la cancelliera, che i sondaggi danno ai minimi dal 2012 – di TONIA MASTROBUONI

 

BERLINO - Dopo settimane di silenzio che stanno alimentando indiscrezioni su una spaccatura sempre più grave nel partito tra merkeliani e schäubleiani, il ministro delle Finanze ha espresso chiaramente il suo pensiero sui profughi all’ultima riunione del presidio, il vertice del partito. Le sue preoccupazioni confermano una linea ben lontana da quella di Angela Merkel. Secondo la ricostruzione di Spiegel, Schäuble avrebbe parlato di un clima «pessimo» nel partito sulla questione dei rifugiati, che rischia di «terremotare» i cristianodemocratici tedeschi.  

 

Schäuble è in disaccordo con la politica delle «porte aperte» della cancelliera e sta calamitando una fetta crescente del partito sulle sue posizioni. Un numero non indifferente di parlamentari parla a microfoni spenti di scenari di ricambio, come rivelato da questo giornale: vorrebbero il ministro delle Finanze al posto di Merkel e la cancelliera proiettata all’Onu, dove l’anno prossimo scade il mandato di Ban Ki-moon.  

 

Un sondaggio Emnid uscito stamane sulla Bild potrebbe accelerare la resa dei conti tra i conservatori: se si votasse oggi la Cdu/Csu arriverebbe solo al 36 per cento dei voti, sei punti in meno rispetto alle elezioni di settembre del 2013. E’ il peggior risultato dal 2012. La Spd resterebbe al 26 per cento, sintomo che a causa dell’ondivaga linea di Gabriel neanche i socialdemocratici riescono ad approfittare della debolezza di Merkel. Ne beneficia invece la destra degli anti euro, scatenata contro le politiche migratorie generose del governo: gli Afd sono al 7 per cento (alle ultime elezioni non hanno superato la soglia del 5 per cento per entrare al Bundestag); bene anche i liberali Fdp, tornati al 5 per cento. Verdi e Linke sono al 10 per cento. 

 

Al vertice europeo di oggi sui Balcani il governo tedesco intende proporre una stretta contro i migranti provenienti dall’Afghanistan. Al momento è il secondo gruppo di migranti più grande dopo i siriani che sta raggiungendo la Germania: Merkel vuole contratti con Kabul per facilitare i respingimenti.  LS 25

 

 

 

 

 

Quando emigrare non è più una scelta

 

La matematica dell’accoglienza non è un’opinione; i numeri, insomma, bisogna analizzarli senza farsi trascinare dalle emozioni.

Altrimenti succede che mille profughi diventino centomila e, infine, un’ondata ingestibile. Iniziamo da 1,5 milioni, che non sono i rifugiati siriani che hanno raggiunto l’Europa negli ultimi mesi. 1,5 milioni sono, piuttosto, i cittadini tedeschi che dal 2005 fino al 2013 hanno lasciato la Germania, alla volta di una vita migliore, ein besseres Leben, come si dice da queste parti. Si tratta in maggioranza di persone qualificate che lasciano la Germania per guadagnare di più nei paesi scandinavi, in Canada, Svizzera oppure Australia, nel totale silenzio da parte dei politici o dei media. Un diritto sacrosanto, quello di emigrare per migliorare le condizioni di vita – sacrosanto, soprattutto, quando si tratta di tedeschi, francesi, spagnoli o italiani a farlo. Un diritto discutibile e relativo, invece, quando a voler fare la stessa cosa, per lo più fuggendo da guerre o situazioni d’instabilità politicoeconomiche, sono gli altri.

Se poi si considera che in quattro anni la guerra in Siria ha procurato 215mila morti, di cui 66mila civili, la discussione attorno alla questione dei rifugiati diventa – a dir poco – assurda. Quando si applica il diritto d’asilo se non nel momento in cui emigrare non è più una mera scelta, ma un’esigenza lampante? Fuggire non è una delle forme più crude dell’emigrazione?

Ma continuiamo con un altro dato: 14 milioni. 14 milioni non sono i rifugiati che accoglierà la Germania nei prossimi anni, ma i cosiddetti “Gastarbeiter” che tra il 1955 e il 1973 sono emigrati in questo paese. E sicuramente non scappavano da una guerra. L’Italia meridionale era povera, poco sviluppata, si leccava le ferite di una guerra che, in fondo, non ha mai voluto e soffriva la scarsa gestione da parte della classe politica; ma il Sud non conosceva guerre civili. Degli italiani di quegli anni ne sono rimasti poco più di 600mila. E negli ultimi tre anni circa 150mila italiani sono emigrati in Germania. Chi vede nell’immigrazione il male assoluto e teme un’invasione da parte di minoranze etniche e religiose, dovrebbe considerare com’è cambiata la Germania dagli anni 50 ad oggi: un paese completamente distrutto dalle bombe, senza prospettive, è diventato una locomotiva dell’economia mondiale – anche grazie agli immigrati.

Secondo recenti stime, gli immigrati – ca. il 19 per cento della popolazione complessiva – producono il 22 per cento del Pil. E inoltre: chi realmente può immaginare una città tedesca senza pizzerie, gelaterie oppure Dönerläden?  I numeri, quelli veri, ripuliti dalla propaganda dei soliti politicanti, raccontano, dunque, che le migrazioni non sono una strada a senso unico: tutti gli stati sono oggetti e soggetti di fenomeni di migrazione.

Ma soprattutto ci mostrano, che una buona parte degli immigrati torna nei loro paesi d’origine. Tuttora circa il 40 per cento degli immigrati in Germania ritorna nei propri paesi entro i primi quattro anni di permanenza. I numeri, inoltre, ci fanno capire che al momento, almeno in Italia, non c’è la tanto paventata “invasione”.  Quanti sono i rifugiati accolti oggi dall’Italia? Ca. 85mila. Troppi?  Diciamolo alla Turchia, che ne accoglie 1,7 milioni, al Libano con i suoi 1,2 milioni o alla Giordania (630mila). E la Germania? Attualmente ne ospita poco più di 250mila, anche se i dati non sono mai attuali visto l’afusso giornaliero. Certo, se poi nei telegiornali si parla quasi sempre di delitti commessi da stranieri – i telegiornali italiani dedicano in media l’11 per cento del programma alla cronaca nera, in Germania ca. il 2 per cento – non dobbiamo meravigliarci del successo di alcuni movimenti politici che sfruttano le paure della popolazione.

Ma riuscirà la Germania a integrare i rifugiati? La risposta a questa domanda dipende da un solo fattore: se i tedeschi hanno  imparato dal passato, la risposta non può essere che sì. E in passato gli errori da parte della classe politica in materia d’immigrazione sono stati palesi e gravi: innanzitutto perché il fenomeno è stato troppo a lungo ignorato. L’immigrazione ha avuto poco spazio nei dibattiti politici e l’opinione pubblica ha preferito dedicarsi alla tutela dell’ambiente e ai diritti degli animali, piuttosto che all’integrazione degli immigrati – scusate l’iperbole; ma sono centinaia i politici che negli anni novanta si sono battuti per la raccolta differenziata con un patos da vendere. Quanti l’hanno fatto per ottenere un’eguaglianza nel trattamento degli stranieri nelle scuole oppure per garantire agli immigrati un corso di tedesco?

La disponibilità di integrarsi da parte degli stranieri, infatti, è condizione necessaria ma non sufficiente per un’integrazione efficace questa presuppone un vero e proprio sistema d’integrazione, che inizia fin dal primo minuto che l’immigrato mette piede in Germania. Da questo punto di vista la Germania ha fatto passi da gigante. Difatti, grazie alla consapevolezza che senza gli immigrati il sistema sociale diventerebbe insostenibile – già nel 2040 saranno soltanto due lavoratori a sostenere un pensio nato –, i comuni, con il sostegno dei Jobcenter e dell’Agenzia federale del lavoro, hanno messo in piedi un sistema d’inserimento del potenziale lavoratore straniero nel mercato del lavoro, offrendo una vasta paletta di corsi e programmi di formazione. Oltre, però, al sistema formale relativo all’integrazione degli immigrati – che purtroppo presenta non poche lacune –, l’efficacia della socializzazione di queste persone dipende anche dalla disponibilità di accettare (ben oltre che tollerare) i nuovi arrivati da parte della popolazione tedesca: le immagini di cittadini tedeschi che applaudono i rifugiati all’arrivo alla stazione di Monaco di Baviera sono emblematiche.

Raccontano la parte più bella di questo paese e riempiono di orgoglio intere generazioni di immigrati che vivono in Germania ormai da decenni. Ma queste immagini non possono cancellare gli oltre 180 attacchi ai centri di accoglienza dall’inizio di quest’anno da parte di neonazisti. Attacchi che lasciano esterrefatti, in quanto fanno intuire la profondità e l’entità dell’odio macabro e razzista.

La cancelliera Merkel ha dichiarato che il diritto d’asilo non conosce un contingente, un limite. Vale a dire: se saranno oltre un milione i rifugiati a chiedere asilo in Germania, gli verrà offerta l’accoglienza necessaria. La posizione della cancelliera non è, tuttavia, frutto di un’improvvisa rivoluzione copernicana. Chi ricorda le sue parole determinate nei confronti dei manifestanti del movimento anti-islamico Pegida durante il discorso di capodanno, sa che Angela si è sempre schierata dalla parte di quelli che manifestavano per gli immigrati. Forse ha a che fare con il suo passato; ma questo, in fondo, non è importante. Decisivo è quello che ne consegue: la Merkel ha cambiato la posizione ontologica della politica conservatrice di destra – anche se questo spostamento a sinistra non sarà definitivo. A differenza della scienza, dove ogni progresso viene preservato, in una società si possono fare passi indietro. I primi, tuttavia, ad accorgersi della svolta merkeliana sono gli esponenti di destra degli altri stati membri europei: la lontananza in materia politica che in questo momento vi è tra Salvini e Angela Merkel è in perfetta contrapposizione con la vicinanza della cancelliera con la politica salvaprofughi del governo Renzi, anche se quest’ultimo, finora, stenta a implementare un sistema di accoglienza strutturato e, soprattutto, rivolto ad un’integrazione degl’immigrati.

Alessandro Bellardita, CdI ottobre

 

 

 

 

La realtà degli italiani ad Amburgo   

 

Brescia - Gli italiani emigrati negli ultimi anni spesso sono diplomati, laureati e in alcuni casi hanno un’istruzione anche superiore. “Cambiano anche le mete, o meglio, a quelle classiche se ne aggiungono di nuove, in particolare prima dell’inizio della crisi economica”. A dirlo oggi è stato il responsabile della Missione Cattolica Italiana di Amburgo, don Pierluigi Vignola, parlando della nuova emigrazione italiana in Germania in occasione del convegno delle Missioni cattoliche Italiane in Europa promosso dalla Fondazione Migrantes e in corso a Brescia. Le nuove mete ora sono soprattutto legate al terziario, ha evidenziato il sacerdote: i nuovi migranti italiani lavorano nel settore dei servizi e per questo Berlino, dagli anni novanta ad oggi, “si è riproposta come città meta di immigrazione europea, in quanto centro di servizi, insieme ad altre grandi città tedesche”. A Berlino, per esempio, la maggior parte  sono “nuovi arrivati”. Don Vignola ha quindi evidenziato come il nuovo emigrato “post-moderno” ha “un alto livello culturale e un diverso stile di vita”. Con il passaggio dalla società industriale alla società dei servizi inoltre, molti italiani in Germania “non sono più esclusivamente lavoratori dipendenti, ma sono diventati lavoratori autonomi, aprendo negozi nei settori della gastronomia e del commercio, sia al dettaglio sia all’ingrosso dei prodotti mediterranei”. In Germania vi sono circa 12 mila ristoranti e 20 mila pizzerie italiane, in tutto circa 60 mila addetti. Uno dei problemi segnalati dal sacerdote è quella dell’integrazione delle seconde e terze generazioni italiane. “A giudicare dai risultati scolastici, i figli degli italiani degli anni ’60 e ’70 sono messi molto male. Le motivazioni sono però varie: una tra le tante ipotesi sostiene che gli italiani si siano letteralmente infilati in una serie di nicchie economiche “etniche” che spaziano dall’enogastronomia ad una serie di piccole imprese di stampo familiare e non sembrino interessati ad ottenere un’effettiva mobilità sociale, così come già presentato”, ha detto don Vignola che ha sottolineato come un altra motivazione “sembrerebbe dipendere dal sistema scolastico estremamente selettivo che si riscontra in molti Bundesländer e che tende a discriminare i figli di genitori non madrelingua tedesca. Anche se non spiega come mai gli italiani di seconda o terza generazione siano messi peggio dei figli di cittadini turchi, arabi o dell’ex Jugoslavia”. Oggi spesso la Missione Cattolica Italiana - ha concluso il missionario ad Amburgo - si ritrova a soddisfare servizi che esulano da quelle che sono le sue competenze. Da qui la necessità di “costruire strategie e di coordinarsi tra le varie Missioni, per confrontarsi sempre più sulle metodologie di intervento anche alla luce delle nuove emigrazioni e quindi dei nuovi arrivi che si hanno giorno dopo giorno”. Migr.on. 15

 

 

 

 

Francoforte: festa per  i nuovi arrivi e serata informativa

 

Laura Garavini presente alla Festa promossa dalla Comunità italiana e da Piazza Francoforte. Presenta anche alla serata informative di Brillante

 

"Non mi stupisce che questa serata informativa abbia riscosso così tanto successo di pubblico. La 'Festa Benvenuti', promossa da Piazza Francoforte e dalla locale Comunità italiana è stata una iniziativa davvero bella e utile, ricca di preziosi informazioni e suggerimenti per i nuovi italiani arrivati di recente nel capoluogo dell'Assia. Mi auguro che questa serata possa essere presa a modello e venga realizzata anche in altre città, tedesche ed europee, altrettanto interessate dal

fenomeno della mobilità dei cervelli in fuga." Lo ha detto Laura Garavini, dell'Ufficio di Presidenza del Pd alla Camera, intervenendo all'iniziativa con un breve saluto introduttivo.

 

"Conoscere di persona i vari attori che a livello locale possono fornire risposte concrete in lingua italiana ai diversi problemi che ci si trova a dovere affrontare è inestimabile, soprattutto per chi è appena arrivato in Germania, spesso senza conoscere neanche una parola di tedesco. E qui, stasera, sono stati toccati praticamente tutti gli aspetti più rilevanti: dal cercare casa, al trovare una

scuola o un asilo che insegna l'italiano ai propri figli, dal trovare un corso di tedesco, al cercare lavoro, dal pagare le tasse all'apertura di un conto corrente, dal capire quali assicurazioni è necessario sottoscrivere al - perché no - scoprire dove e come divertirsi a basso costo. Il tutto condito da tanto buonumore, buona musica ed un ottimo piatto di pasta. Ringrazio sentitamente Katia Letizia, instancabile promotrice della festa", ha concluso la Garavini, "e insieme a lei inumerosi e bravissimi volontari che col loro lavoro e la loro passione hanno trasformato questa iniziativa in un grande successo."

 

"La ripresa del Paese: unico strumento contro la fuga dei cervelli"

"Anche gli italiani all'estero stanno approfittando della ripresa che vive attualmente il nostro Paese grazie al processo di riforme messo in atto dal nostro attuale Governo del Pd. Dopo anni di disinteresse e di politiche a danno delle nostre comunità finalmente possiamo vantare risultati concreti". Lo aveva detto Laura Garavini intervenendo il giorno prima alla serata informativa promossa da Luigi Brillante presso il Centro Pro Seniore e. V. di Francoforte.

 

"Risultati che sarebbero stati del tutto impensabili solo due anni fa." ha aggiunto la deputata Pd, precisando: "A partire dall'esonero dell'Imu sull'immobile posseduto in Italia per i pensionati che prendono una pensione straniera, all'abolizione della tassa annuale sui passaporti, al mantenimento della circoscrizione estero, all'introduzione del voto per corrispondenza per i giovani ragazzi Erasmus. Proprio in questi giorni poi diventa operativo il riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia per quei lavoratori che operano in Europa e percepiscono uno stipendio italiano".

 

"Ma soprattutto", ha aggiunto la Garavini concludendo "sono contenta di potere dire che con le riforme che abbiamo votato fino ad oggi - (per esempio la riforma del lavoro, della giustizia, della pubblica amministrazione, della scuola, quella anticorruzione e sulla concorrenza...) finalmente stiamo creando le condizioni affinché  si interrompa quell'emorragia di giovani dal nostro Paese verso l'estero. Le misure adottate in questi mesi stanno dando i primi riscontri. I dati ci dicono che per la prima volta sta calando la disoccupazione, anche quella giovanile e quella femminile, anche al Sud Italia. Cresce il Pil, cioè la ricchezza del paese, crescono i consumi e si ricomincia a prendere mutui per comprare casa. Fare ripartire l'economia e l'occupazione nel nostro Paese è lo strumento più efficace contro la fuga dei cervelli. C'è ancora moltissimo da fare, ma ci stiamo muovendo nella direzione giusta".  De.it.press 12

 

 

 

 

 

La comunità italiana in Germania compie 60 anni.

 

La città di Colonia e la regione Renania Vestfalia si preparano a ricordare e a festeggiare l’anniversario. Il 20 dicembre del 1955 Italia e Germania firmarono l’accordo bilaterale per il reclutamento e il collocamento di manodopera italiana nella Repubblica federale. Questo accordo ha costituito uno dei primi passi compiuti in Europa verso l’integrazione economica e la libera circolazione del lavoro.

Dai primi “Gastarbeiter” di 60 anni fa è nata una forte e stabile comunità che interagisce in modo importante economicamente e culturalmente con la società tedesca. Negli ultimi anni la presenza italiana si è arricchita di nuovi arrivi costituiti in larga parte da forze giovani e qualificate, arrivando a toccare quasi le 800.000 unità. Ai primi “Gastarbeiter” di ieri e ai nuovi “emigrati” di oggi un comitato costituito dal Com.It.Es, insieme ad associazioni, patronati e media italiani e tedeschi, dedica a Colonia e in altre città del NRW una serie di importanti manifestazioni. Ecco gli appuntamenti in dettaglio:

 

Venerdì 30 ottobre,  alle ore 18.00 a Colonia, all'Istituto Italiano di Cultura di Colonia (Universitätsstr. 81- 5093 Köln), presentazione del “Rapporto italiani nel mondo 2015”.  Alla presenza del Console Generale d’Italia Emilio Lolli, il direttore della Fondazione Migrantes Mons. Gian Carlo Perego e la caporedattrice del “Rapporto Italiani nel Mondo“ Delfina Licata presenteranno il “Rapporto italiani nel mondo 2015”. La ricercatrice dell’Università di Potsdam Edith Pilcher e padre Tobia Bassanelli, delegato di Migrantes in Germania, tratteranno nello specifico gli aspetti e le caratteristiche della comunità italiana in Germania e della nuova mobilità italiana in Germania.  Modererà la serata la giornalista Luciana Mella.

 

Sabato, 21 novembre, alle ore 18.00 a Fröndenberg/Ruhr, presso il Kulturschmiede, Kulturzentrum Ruhraue (Ruhrstraße 12, 58730 Fröndenberg/Ruhr), incontro-conferenza dal titiolo“60 anni e poi?“. Nel 1955 la Germania e l’Italia firmarono un accordo bilaterale per il reclutamento di manodopera italiana, dando così il via all’immigrazione in Germania di artigiani e contadini provenienti dal bacino del Mediterraneo; un accordo che per decenni ha regolato la vita degli immigrati. A distanza di 25 anni dalla firma dell’accordo, a Fröndenberg si riunisce un gruppo di giovani italiani, intenzionati a diventare scrittori, proprio per confrontarsi su come realizzare il loro intento. Nel frattempo alcuni di loro sono riusciti ad attuare il progetto di allora, in lingua tedesca o in lingua italiana, contribuendo in modo determinante all’affermazione della letteratura interculturale in Germania. Nella lettura collettiva Franco Biondi, Gino Chiellino, Chiara de Manzini-Himmrich e Giuseppe Giambusso leggeranno dalle loro opere. Essi verranno introdotti da Federica Marzi, che ha presentato con successo una tesi di dottorato sulle loro opere presso le università di Trieste e Düsseldorf. Una manifestazione organizzata dal Com.It.Es di Dortmund in collaborazione con l'IIC di Colonia e il Consolato italiano di Dortmund.

 

Martedì 24 novembre,  alle ore 19.00 a Düsseldorf, presso la Biblioteca Düsseldorf-Gerresheim (Heyestr. 4, 40625 Düsseldorf), Festa letteraria-musicale per celebrare i 60 anni degli accordi bilaterali italo-tedeschi per il reclutamento e il collocamento della mano d’opera italiana in Germania. Antonella Sellerio con la sua voce e la sua chitarra interpreterà testi scelti da Chiara Manzini-Himmrich (Docente universitaria e scrittrice). Una manifestazione dell’Associazione Italo-Tedesca di Düsseldorf , in collaborazione con la biblioteca comunale di Gerresheim.

 

Martedì 15 Dicembre, alle ore 19.00 a Colonia, presso il Dom Forum (Domkloster 3, 50667 Köln), “Emigrazione 2.0. Da Gastarbeitern a Brain-Drain” (cervelli in fuga). Nuovi e vecchi “migranti” insieme ad ospiti del mondo della politica, dell’economia e della cultura, rappresentanti delle istituzioni regionali del Land, delle Associazioni italo-tedesche (VDIG- Vereinigung Deutsch-Italienischer Kultur- Gesellschaften e.V.), esponenti del mondo della cultura e della scienza, operatori sociali e giovani generazioni si confronteranno sulla situazione della nuova mobilità italiana dando vita ad un intenso scambio di esperienze e opinioni. La serata, moderata dalla giornalista bilingue Claudia D’Avino e animata dal musicista e compositore Alessandro Palmitessa, sarà seguita, attraverso interviste e servizi in parallelo, da Radio Colonia, la mitica trasmissione del Westdeutscher Rundfunk per gli italiani in Germania, quelli di ieri e quelli di oggi.

Il  comitato: Associazione Mondo Aperto – Offene Welt e.V (Colonia), Com.It.es Colonia, FILEF (Federazione italiana dei lavoratori emigrati e famiglie), MediaClub Germania, , Radio Colonia, UIM per il Sociale, VDIG (Vereinigung Deutsch-Italienischer Kultur-Gesellschaften- Associazioni Italo-tedesche)

De.it.press

 

 

 

 

"Quando i miei vennero in Germania"

 

Sessantesimo anniversario dei Patti bilaterali tra Italia - Germania; sessantacinquesimo anniversario del Corriere d’Italia. La storia dell’emigrazione italiana raccontata dai figli - di  CdI

 

In occasione del 60° dell’accordo italo-tedesco siglato a Roma il 20 novembre 1955 per l’invio di manodopera italiana in Germania, il Corriere d’Italia lancia l’iniziativa “Quando i miei vennero in Germania”.

Nel 1995, in occasione del 40°, il CdI aveva invitato le prime generazioni a raccontare i tempi dell’arrivo in Germania, le difficoltà incontrate, i problemi o l’accoglienza avuta.

Oggi l’invito a scrivere è rivolto alle nuove generazioni: come loro hanno vissuto la venuta qui al seguito dei genitori, o come l’hanno sentita raccontare in casa se nati in Germania, o come hanno trascorso nei primi anni l’impatto con l’asilo e con la scuola, o in generale con la società tedesca. Potete scrivere in italiano o in tedesco.

Come avete vissuto l’emigrazione in famiglia - a che età siete arrivati in Germania oppure siete nati in Germania - il vostro primo impatto con la popolazione tedesca - le difficoltà con la lingua - l’inserimento a scuola - le vostre amicizie, le vostre emozioni, ecc...

I lavori verranno pubblicati in un inserto nel mese di dicembre e tutti i contributi verranno raccolti in un libro, che pubblicheremo il prossimo anno, in occasione dei 65 anni del Corriere d’Italia.

Scrivete a: Corriere d’Italia - Mainzer Landstr. 164; D-60327 Frankfurt oppure inviate una e-mail a: redazione this is not part of the email@I don't like SPAM corritalia.de o via fax: 069 7392690. Oggetto: La mia storia. CdI ottobre

 

 

 

 

Riunione di Presidenza delle Acli Baviera

 

Augsburg. Sabato, 10 ottobre 2015, ha avuto luogo una riunione di Presidenza delle ACLI Baviera nei locali del Patronato ACLI di Augsburg. Importantissimi e attuali i punti all'ordine del giorno, esaustivamente  trattati durante i lavori, che hanno avuto inizio, come da programma, alle 10:00, e che si sono conclusi alle 13:00, visti anche gli altri appuntamenti di alcuni membri. 

Presenti: il Presidente delle ACLI Baviera, Comm. Carmine Macaluso, il Vicepresidente Vicario, Dr. Fernando A. Grasso, la Vicepresidente, M.A. Maria Teresa Cossu,  l'Ins. Patrizia Mariotti, Segretario per l'Organizzazione, Marco Orlandi, Segretario per le Risorse, il Presidente del Circolo ACLI di Karlsfeld Mauro Sansone, nonché il Presidente Onorario delle ACLI Baviera, Cav. Giuseppe Rende.

Assente per motivi di lavoro: il Dr. Riccardo Cecchi, Presidente del Circolo ACLI di Augsburg. A Patrizia Mariotti, è stata affidata la redazione del verbale; compito, da lei svolto, come sempre, in maniera impeccabile.

Dopo i saluti e il discorso di apertura da parte del Presidente Macaluso, si è passati alla conferma del verbale della seduta precedente e all'approvazione dell'ordine del giorno. 

Nel primo punto dell'o.d.g. Macaluso ha parlato  della necessità di rintracciare i documenti, in parte andati dispersi, degli inizi delle ACLI in Baviera, che, prossimamente, celebreranno i cinquant'anni di presenza in questo Land. Nel corso dei lavori il Presidente ha accennato pure all'emergenza migranti, facendo proprie anche le riflessioni delle autorià politiche e religiose che cercano in tutti i modi di far fronte a questa nuova realtà.

Nel secondo punto sono state presentate le situazioni dei cinque circoli e ci si è soffermati, in particolare, sulle eventuali collaborazioni con le varie realtà locali: Uffici del Patronato, Missioni, Società e Associazioni, e sono emerse delle problematiche, alcune delle quali, ci si augura, potranno essere  chiarite ed appianate, dove sarà possibile, nelle varie realtà locali.

Sansone ha parlato delle celebrazioni avvenute recentemente a Karlsfeld per il 50° di fondazione del Circolo e della recente proiezione di un film del noto regista Melazzini e delle altre altre attività svolte anche di concerto con l'Amministrazione locale.

Macaluso ha accennato ai festeggiamenti avvenuti a Kaufbeuren in concomitanza  con il  Sessantesimo Anniversario dei Patti Bilaterali Germania-Italia e ha comunicato, in seguito agli abboccamenti con il Sindaco di Ferrare, presente a queste celebrazioni, alla possibilità di organizzare una gita a Ferrara in occasione del famoso Palio, come già fatto nel 1997. Proposta che verrà presentata al Consiglio delle ACLI Baviera del prossimo 14 Novembre 2015 ad Augsburg; gita che potrebbe aver luogo alla fine di Maggio 2016.

Mariotti ha parlato delle attività del Circolo di Augsburg, tra l'altro, della collaborazione con la sede del Patronato, della recente allegra e succulenta grigliata e di una prossima gita che il suo circolo si propone di fare con il coinvolgimento di volontari.

Grasso ha accennato ad alcune attività del Circolo di Kempten in collaborazione con la Missione e della recente visita di commiato del Ministro Scammacca nella sua città, della presenza mensile del Patronato e  dell'assistenza settimanale  in favore dei connazionali di Kempten e dintorni; non solo in qualità di Vicepresidente delle ACLI, ma anche in qualità di Corrispondente Consolare per il Circondario di Kempten.

Nel terzo punto il Tesoriere Orlandi dopo aver parlato dei tagli avvernuti e previsti per i Patronati, ha presentato, passando al quarto punto, la rendicontazione amministrativa. A questo proposito si dovranno verificare alcuni problemi legati all'online banking, e ci si auspica una maggiore velocizzazione nel disbrigo delle relative pratiche.

Quinto punto: la Convocazione del Consiglio delle ACLI Baviera, come già detto sopra, è stato fissata per il 14 Novembre 2015 nel locali del Patronato ACLI di Ausburg, per le ore 10:00 e si pregano, pertanto, tutti i consiglieri, ai quali sarà data comunicazione ufficiale dal Presidente Macaluso, di tener presenti nei propri impegni delle prossime settimane anche questa data.

Al sesto punto, quello relativo alle relazioni con i nuovi  Comites di Monaco e di Norimberga, e con i nuovi Membri del CGIE, visti anche gli esiti delle elezioni dei nuovi Consiglieri in occasione dell'Assemblea Paese Germania dello scorso 26 Settembre a Berlino, ci si è riservati di attendere aventuali segnali.

Al settimo punto, infine, il Presidente Macaluso ha comunicato la data proposta dalla Segreteria del Console Generale d'Italia a Monaco per il primo incontro ufficiale con Le ACLI Baviera: 4 Novembre con orario da definire (indicativamente a pomeriggio inoltrato). Data che è stata accettata dai componenti che, per quella data saranno in sede.

Nelle varie ed eventuali, Macaluso ha accennato alla collaborazione in atto con le ACLI Provinciali di Catania.  Fernando A. Grasso

 

 

 

 

 

A Ingolstadt nuovo sportello del Patronato Inca. A Darmstadt nuovo circolo PD

 

"I patronati continuano ad essere ancora oggi, soprattutto all'estero, un punto di riferimento per i nostri connazionali. E non solo per quelli di prima emigrazione, ma anche per i numerosi italiani che hanno ricominciato ad emigrare negli ultimi anni.

 

In tempi in cui fioccano critiche generiche mi sento di sottolineare l'importante valore di queste istituzioni, che, soprattutto all’estero, svolgono un ruolo insostituibile, a favore dei concittadini, fornendo loro consulenze a trecentosessanta gradi su questioni di varia natura: dal lavoro alle pensioni, dall'assistenza sanitaria a consulenze su prestazioni straniere locali, dal supporto su questioni fiscali al sostegno psicosociale". Lo ha detto Laura Garavini, deputata PD eletta nella Circoscrizione Estero-Europa, intervenendo a Ingolstadt alla inaugurazione di una nuova sede dell'Inca-Cgil.

 

Complimentandosi con la presidente nazionale, presente all'evento, Morena Piccinini e con il coordinatore Germania, Luigi Brillante, Laura Garavini ha esteso i migliori auguri alla nuova responsabile d'ufficio, Simona Viacelli, già impegnata su diversi fronti socio culturali nella cittadina bavarese.

 

"E' sempre una bella cosa tenere a battesimo un nuovo circolo del PD, in giro per il mondo – ha detto la Garavini intervenendo alla riunione costitutiva del Circolo PD di Darmstadt -. Dall'estero si apprezzano ancora di più le buone politiche che si stanno mettendo in atto. Soprattutto si tocca con mano la fiducia e la speranza che i media e gli interlocutori stranieri, istituzionali e di partito, ripongono nel nuovo corso del Governo Renzi. Una boccata di ossigeno dopo anni di battutine e di ironie nei confronti dell'Italia dei bunga bunga".

"Porgo i migliori auguri di buon lavoro – ha continuato - al neo eletto Segretario, Luigi Parisi, al Presidente Roberto Falcone e alla tesoriera, Alena Derjagina. La zona di Darmstadt è ad alta densità di connazionali ed il fatto che si risponda alla richiesta di sana politica con la creazione di un nuovo circolo del PD dimostra quanto sia apprezzato il processo di riforme che stiamo realizzando a livello Paese."

Sono molto grata a Franco Garippo, Presidente del PD di Wolfsburg, che si è prodigato affinché si giungesse alla costituzione di questo nuovo circolo. Ringrazio anche il Segretario ed il Presidente del PD di Ludwigshafen, cittadina vicina a Darmstadt, rispettivamente Baldo Martorana ed Ercole Mingrone, che ci hanno raggiunto per festeggiare insieme". De.it.press

 

 

 

 

 

Il 31 ottobre ad Amburgo il convegno del Maie Europa

 

Il tema: “La cultura dell’emigrazione italiana nel Mondo – La nuova emigrazione italiana in Germania: opportunità e rischi”

 

Il Coordinamento europeo del Maie organizza un convegno ad Amburgo dal titolo: “La cultura dell’emigrazione italiana nel Mondo – La nuova emigrazione italiana in Germania: opportunità e rischi”.

L’evento avrà luogo sabato 31 ottobre alle ore 18 nei locali della Missione Cattolica Italiana  in Bürgerweide 31 e sarà moderato da Gian Luigi Ferretti, coordinatore del Maie Europa.

Il console generale d’Italia nella Circoscrizione Hannover, Flavio Rodilosso, porterà il suo saluto. Parteciperanno i parlamentari:  Ricardo Merlo (Presidente del MAIE) e Mario Borghese (Commissione Affari Sociali della Camera) e il sen. Vittorio Pessina, neo nominato Consigliere del Cgie per FI.

Le relazioni saranno tenute da: Giuseppe Scigliano, Presidente del Comites di Hannover (“Presentazione della circoscrizione consolare di Hannover e degli italiani ivi residenti”), Don Pierluigi Vignola (Fondazione Migrantes, direttore della Missione Cattolica in Amburgo (“Le Città e le nuove emigrazioni italiane”), Francesco Bonsifnore, Patronato Epas Amburgo (“La funxione e i servizi del patronato italiano”) e Anna Mastrogiacomo, Coordinatrice Maie in Germania (“Emigrazione in Germania ieri e oggi”). A inizio novembre il Coordinamento europeo del MAIE terrà un incontro a Londra. CdI

 

 

 

 

A Stoccarda manifestazione per i 60 anni dell’accordo italo-tedesco

 

Stoccarda - Il 20 dicembre del 1955 tra Italia e Germania fu firmato l’accordo per l’invio di manodopera italiana in Germania. Quel trattato sancì istituzionalmente quello che già da qualche anno avveniva: l’emigrazione verso la Germania e altri paesi europei di giovani italiani in cerca di lavoro.

A quei primi emigrati ne seguirono migliaia di nuovi e poi arrivarono le famiglie, i matrimoni misti, i figli e le generazioni successive con storie di insuccessi e di successi, con rientri in Italia e residenze stabili in Germania. Nel corso degli anni l’emigrazione italiana in Germania ha vissuto diversi cambiamenti e da “Gastarbeiter” si è diventati Cittadini di questa nazione.

Dalla firma di quel trattato ad oggi sono trascorsi 60 anni.

Le ACLI Germania, insieme al KAB Federale (il movimento degli operai cattolici tedeschi), la  Akademie der Diözese Rottenburg-Stuttgart, le ACLI italiane e la Migrantes hanno deciso di onorare questo sessantesimo anniversario organizzando un momento celebrativo (Festakt) che si terrà venerdi 18 dicembre alle ore 18,30 presso la Katholische Akademie Hohenheim, Paracelsusstraße 91, 70599 Stuttgart

A questa celebrazione del 60mo interverranno: il vescovo della Diocesi di Rottenburg-Stuttgart  Dr. Gebhard Fürst, il Ministerpresident del Land Baden Württemberg Winfried Kretschmann, l’Ambasciatore d’Italia Dr. Piero Benassi, il Direttore della Migrantes Mons. Giancarlo Perego, il presidente della FAI (Federazione ACLI Internazionali) Gianni Bottalico.

Già da ora le ACLI Germania desiderano segnalare questo importante momento.

Il programma definitivo verrà fatto al più presto.

Il giorno successivo, sabato 19 dicembre con inizio alle ore 9,30, sempre presso la stessa sede si terrà un convegno sull’emigrazione italiana in Germania. Saranno presenti diversi relatori- italiani e tedeschi - che tratteranno il tema dell’emigrazione con una particolare attenzione alla nuova emigrazione italiana in Germania. Il programma e l’invito di questo convegno perverrà successivamente.

De.it.press

 

 

 

 

La Garavini ospite del Gruppo di lavoro Europa della SPD di Stoccarda

 

"Le decisioni assunte dall'Europa in materia di immigrazione, nelle ultime settimane, vanno nella direzione giusta, perchè mirano a garantire un'equa ripartizione dei migranti tra tutti gli Stati membri, prevedono maggiori fondi per l'accoglienza, riconoscono l'esigenza di dotarsi di un nuovo diritto d'asilo europeo, prevedono il contrasto a quelle bande criminali che approfittano di queste tragedie e, soprattutto, stanziano risorse per contrastare le cause per le quali i profughi si mettono in cammino".

 

"Si tratta quindi di misure che non si limitano alla mera gestione dei flussi migratori, ma cercano di intervenire sulle ragioni che li hanno determinati. Ed è esattamente quello che serve: vanno combattute le ragioni che producono profughi e non i profughi stessi". Lo ha detto Laura Garavini, dell'Ufficio di presidenza del Pd alla Camera, intervenendo all'iniziativa "Was nun Europa? Die Flüchtlingsfrage als Bewärungsprobe und Chance für die EU"  (E adesso, Europa? Difficoltà ed opportunità per l'Europa, di fronte alla crisi migratoria), organizzata dalla Spd di Stoccarda, in collaborazione con il locale circolo del Pd. All'iniziativa, moderata dalla Segretaria del Pd Germania, Cristina Rizzotti, ha preso parte anche il parlamentare Lars Castellucci, presidente del gruppo parlamentare di amicizia italo tedesco.

 

“L'ottava Festa della legalità di Mafia? Nein Danke! si apre quest'anno con un importante workshop organizzato insieme al Sindacato nazionale della polizia tedesca, Landes Kriminal Amt". Lo afferma Laura Garavini, fondatrice e Presidente onoraria dell’iniziativa per la legalità, Mafia? Nein Danke! illustrando la giornata di studio dal titolo “Contrasto alla criminalità organizzata in Germania e in Italia” a cui partecipano quadri dirigenti ed esponenti della polizia tedesca di tutta la Germania. TRa i relatori presenti, su invito di Mafia? Nein, Danke!, c'é anche il Comandante del GICO di Napoli, Giuseppe Furciniti, che incontrerà anche i ragazzi del Liceo Albert Einstein di Berlino, per il puntuale incontro annuale dell'associazione: annaffiare e coltivare l'albero della legalità, piantato in modo simbolico da MND nel giardino del Liceo nell'autunno del 2008, in occasione della 1' Festa della legalità dell'associazione.

 

"Rispetto ad un contrasto al crimine organizzato che deve agire sempre più a livello internazionale è basilare instaurare rapporti di ottima collaborazione e conoscere le reciproche migliori pratiche investigative" ha puntualizzato la Garavini proseguendo: "E’ anche attraverso approfondimenti di questo tipo che si affina una lotta alle mafie sempre più efficace. In tempi in cui le mafie guadagnano e riciclano soprattutto all’estero, risposte come questa consentono di aggredire la criminalità organizzata in modo più moderno e globale”.

 

Anche quest'anno la Festa della legalità di Mafia? Nein, Danke! giunta alla sua ottava edizione, prevede numerose iniziative, anche al di fuori di Berlino ed in collaborazione con numerosi partner. Ad esempio MnD è stata ospite al Convegno internazionale dell'European Centre For Press & Media Freedom, dove la Presidente Onoraria, Laura Garavini, ha riferito sui rapporti tra mafia e media, presentando anche il rapporto stilato sul tema dalla Commissione Antimafia.

 

Mafia? Nein, Danke! È stata protagonista anche all'iniziativa "Die Mafia spricht Deutsch", promossa da Carmen Romano a Monaco, per conto della Georg-von-Vollmar Akademie e.V., tenuta presso la Eine Welt Haus, venerdi 16 ottobre.

Dip

 

 

 

 

Francoforte. Seminario del Circolo Di Vittorio sui moderni flussi migratori

 

Abbiamo il piacere per la seconda volta di poter realizzare in collaborazione con l'associazione Arbeit und Leben e.V. un seminario che si terrà il 14 e 15 novembre 2015 a Reichelsheim / Ober-Ostern, nell'Odenwald.

Il tema prescelto è di scottante attualità: ci vogliamo interrogare sul tema delle nuove migrazioni e sulle strategie che possano favorire un democratico processo d'integrazione dei nuovi migranti. L'attenzione è certamente rivolta principalmente al nostro paese d'accoglienza ma sono sicura che le nostre competenze biculturali ci permetteranno di ampliare l'orizzonte della discussione anche alla situazione italiana ed europea.

Nell'allegato troverete il flyer con la descrizione degli aspetti organizzativi. Chi è interessato a partecipare può intanto inviarci una breve e-mail di preiscrizione indicando nome, cognome e recapito e-mail o telefonico delle persone interessate. Coloro che desiderano partecipare riceveranno in seguito una e-mail con il modulo d'iscrizione "vincolante". La partecipazione è gratuita e comprende anche i costi di trasporto e soggiorno (pernottamento in camera doppia o singola pagando un piccolo contributo). Per ulteriori chiarimenti riguardo alla partecipazione al seminario sono reperibile oltre che per e-mail anche telefonicamente al 01573 3993992 (preferibilmente tra le 18:00 e le 22:00).

Irene Moroni, Circolo Di Vittorio

 

 

 

I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia

 

Musica e poesia...

son due sorelle. Una carrellata sulla musica italiana dal 1945 ad oggi in otto puntate realizzate dalle radio italiane in tutto il mondo. Ascoltatele tutte qui. http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/speciale/musica-poesia-100.html

 

Buon viaggio! La Germania cerca sempre più infermieri, anche all'estero. Una coppia italiana parte con un contratto in tasca e senza conoscere una parola di tedesco. Cristina Giordano racconta i primi mesi della loro nuova vita con un reportage multimediale, in italiano e in tedesco, e alcune puntate sonore.

http://reportage.wdr.de/buon-viaggio-italienische-migration-2-0#14167

 

Più soldi in tasca (22.10.15)

Dal 2016 in Italia sarà innalzato il limite ai pagamenti in contante a 3000 euro. Esultano i commercianti, ma si teme un boom dell'evasione fiscale.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/steuer-hinterziehung-100.html

 

A scuola di diversità (22.10.15) - Ricke Merighi incontra nelle scuole insegnanti ed educatori per parlare di diversità e molteplicità sessuale ed affrontare insieme casi di discriminazione, omofobia e bullismo.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tu_per_tu/ricky-merighi-100.html

 

Allarme vaccini (21.10.15)

In Italia si vuole tornare all'obbligatorietà di vaccinazione per i bambini. La Germania l'ha abolita da tempo. La discussione resta aperta.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/debatte-impf-100.html

 

Sannio in ginocchio (21.10.15)

Danni gravissimi al settore agricolo e all'industria agroalimentare del beneventano. Ma il maltempo non è il solo colpevole.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/sannio-unwetter-100.html

 

La Scapigliatura (21.10.15) - Sono due fratelli musicisti cui andrà la Targa Tenco 2015 come miglior Opera Prima con l’album omonimo.

 

Il Borgo dei borghi (21.10.15)

Da Monterverde, paese irpino situato a 700 metri di altezza, si ammira uno splendido panorama sulle valli e le le montagne circostanti.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/scopri_l_italia/monte-verde-100.html

 

Assolto Erri De Luca (20.10.15) - A Radio Colonia lo scrittore napoletano commenta la sentenza. Era accusato di istigazione a delinquere per aver sostenuto che la Tav Torino-Lione andava sabotata.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/de-luca-100.html

 

Gianfranco Rosi a Colonia (20.10.15)

Il regista di "Sacro GRA" incontra il pubblico in occasione di una rassegna cinematografica. È stato ospite dei nostri studi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/gianfranco-rosi-102.html

 

30.000 chilometri di impegno civile (20.10.15) - Ogni anno un pulmino attraversa l'Italia e l'Europa per parlare di criminalità organizzata e di cultura della legalità. Quest'anno i carovanieri hanno fatto tappa anche in Germania.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/italmondo/anti-mafia-100.html

 

Palazzo Lomellino (20.10.15) - Una delle dimore cinquecentesche più affascinanti di Genova. Fa parte dei cosiddetti Rolli, palazzi storici riconosciuti patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/terramia/palazzo-lomellino-100.html

 

L'odio (19.10.15) - Politici e opinione pubblica sotto shock per l'attentato a Henriette Reker, neoeletta prima cittadina di Colonia.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/reker-koeln-100.html

 

Una rete per la ricerca (19.10.15)

Il Forum Accademico Italiano mette in contatto ricercatori italiani nel NRW e punta a sviluppare le potenzialità dei connazionali più giovani.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/little_italy/cristina-polidori-100.html

 

Furia cieca (16.10.15) - È altissima la tensione in Israele. Grande il timore di nuovi attacchi dopo due settimane di violenze in cui sono morti sette israeliani e una trentina di palestinesi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/nahost-konflikt-intifada-100.html

 

Prendere in castagna (16.10.15) - Si dice quando si intende cogliere sul fatto, sorprendere in flagranza di reato o errore. Ma cosa c'entrano le castagne?

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/parole_in_liberta/kastanien-fassen-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli - In onda ogni lunedì e venerdì fra le 19 e le 20

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalenderfreitag100.html

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalendermontag100

 

Buon viaggio!

La Germania cerca sempre più infermieri, anche all'estero. Una coppia italiana parte con un contratto in tasca e senza conoscere una parola di tedesco. Cristina Giordano racconta i primi mesi della loro nuova vita con un reportage multimediale, in italiano e in tedesco, e alcune puntate sonore.

http://reportage.wdr.de/buon-viaggio-italienische-migration-2-0#14167

 

Vie di fuga

La rotta balcanica verso l'Europa è al centro del dibattito politico. Cosa succede fra la Grecia e la Germania e come reagisce la politica e la società tedesca al flusso di profughi che sembra senza fine? Tutti i nostri approfondimenti.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/speciale/fluechtlinge-deutschland-balkan-100.html

 

Sola contro tutti (15.10.15)

Angela Merkel perde consensi in Germania e all’interno del proprio partito CDU/CSU a causa della sua politica dell’accoglienza.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/cdu-merkel-fluechtlingspolitik-100.html

 

Pietro Leemann (15.10.15) - Pietro Leemann è lo chef del Joia di Milano, il primo ristorante vegetariano in Europa ad essersi aggiudicato una Stella Michelin.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tavola/pietro-leemann-koch-100.html

 

Quasi al traguardo (14.10.15)

Martedì 13 ottobre il Senato ha approvato la riforma del Senato, il cosiddetto "ddl Boschi" con 178 voti favorevoli, 17 contrari e 7 astenuti. Un grande passo avanti?

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/senatsreform-100.html

 

Leggere è bello! (14.10.15)

Continua la crisi dell'editoria italiana, tra lettori svogliati e mosse societarie che spaventano il mercato. Uno sguardo sulla Buchmesse di Francoforte.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/buchmesse-frankfurt-102.html

 

Matteo Capreoli (14.10.15)

Ha una voce calda e intrigante, è venuto a trovarci alla fine del tour con cui ha presentato l'album d'esordio "Zuhause", e ci ha portato una sorpresa tutta italiana.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/saenger-matteo-capreoli-100.html. Il video del nostro ospite in studio Matteo Capreoli

http://www.funkhauseuropa.de/musik/musikserien/storybehind/matteo-capreoli-kinder-des-lichts-100.html

 

Lost (and found) in translation (14.10.15) - Magari alcune frasi dal senso improbabile generate dai servizi sui social network ci fanno ancora sorridere, ma le traduzioni automatiche, come strumento di integrazione al lavoro dei traduttori, hanno fatto negli ultimi anni passi in avanti notevoli.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/in_rete/computer-uebersetzer-100.html

 

Un futuro di sapori antichi (13.10.15)

Si conclude a Colonia l’edizione 2015 di Anuga, la fiera gastronomica di fama mondiale. L’Italia è il paese maggiormente rappresentato.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/anuga-koeln-italienisches-essen-100.html

 

Un mese di buona scuola (13.10.15) - Ad un mese dall’inizio dell’anno scolastico dopo l’approvazione, a luglio, della riforma detta “la buona scuola” si registrano ancora proteste, precari e molte supplenze.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/reform-buonascuola-italien-100.html

 

Big Luciano (13.10.15) - Avrebbe compiuto 80 anni in questi giorni: Luciano Pavarotti, uno dei più grandi tenori italiani del XX secolo.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/terramia/luciano-pavarotti-100.html

 

Nuovi rappresentanti (13.10.15)

Il 26 e 27 settembre è stato rinnovato il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE). Sono sette i nuovi rappresentanti dalla Germania.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/italmondo/cgie-wahl-100.html

 

Riverberi di guerra (12.10.15) - Mentre proseguono le indagini in Turchia, in Germania si temono scontri tra turchi e curdi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/ankara-102.html

 

Le promesse di Renzi (12.10.15) - Il premier del Partito Democratico continua a ostentare ottimismo, anche contro l'evidenza dei numeri

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/renzi-matteo-100.html

 

La tendopoli della speranza (09.10.15)

Nella tendopoli di Chorweiler alla periferia di Colonia si incrociano i destini di centinaia di rifugiati. Il reportage di Agnese Franceschini.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/zeltlager-fluechtlinge-koeln-100.html

 

Buono o cattivo? (09.10.15) - Marino non ha retto al vuoto che si è creato intorno a lui. Le cene pagate coi soldi pubblici non sono il suo più grave errore.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/rom-ohne-buergermeister-100.html

 

Il pianoforte di Piemontesi (09.10.15)

Francesco Piemontesi è uno dei giovani pianisti più interessanti della scena musicale odierna. Ha scelto di vivere a Berlino perché è una città che "osa".

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/pianisten-francesco-piemontesi-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli - In onda ogni lunedì e venerdì fra le 19 e le 20

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalenderfreitag100.html

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalendermontag100.html  RC/de.it.press

 

 

 

 

L’editoria italiana alla Buchmesse 2015 (Francoforte, 14-18 ottobre 2015)

 

Inaugurazione del padiglione italiano con il Sottosegretario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, On. Ilaria Borletti Buitoni e l'Ambasciatore d'Italia a Berlino, S.E. Pietro Benassi.

 

Inaugurata il 14 ottobre 2015 la 67esima edizione della Buchmesse, la più importante Fiera dell'editoria al mondo. Si tratta del principale appuntamento internazionale per le opportunità di interscambio dei diritti di edizione, lo sviluppo di progetti di co-edizioni, la presentazione di titoli di recente pubblicazione e la conoscenza delle tendenze dell’editoria mondiale. In questa fiera si promuovono eventi, si avviano progetti, si organizzano convegni rivolti al futuro dei media e delle industrie creative. La tecnologia all’avanguardia nel settore della pubblicazione dei libri presenterà i dispositivi di ultima generazione, come l’e-reading. Il Paese ospite d’onore di quest'anno è l'Indonesia.

L’importanza della Fiera è testimoniata dai dati della scorsa edizione: circa 7.300 espositori individuali provenienti da 103 paesi differenti, 270.000 visitatori, su una superficie di ca. 172.000 metri quadrati.

Anche se con un lieve incremento il mercato tedesco del libro mostra ancora una notevole stabilità. Il mercato dell'ebook in Germania ha ormai assunto dimensioni stabili. Chi però contava sul fatto che il mercato si sarebbe sviluppato con un dinamismo simile a quello del mercato statunitense, deve ricredersi. L'utilizzo degli ebook è un'abitudine sempre più naturale, ma la loro quota di mercato, per quanto riguarda il pubblico di lettori, si attesta attualmente soltanto sul 3,9 %.

Il nostro Paese mantiene la sua tradizionale presenza istituzionale con uno spazio espositivo di circa 276 mq., ubicato, come di consueto, nel padiglione 5 e realizzato dall'ICE-Agenzia e dall'Associazione Italiana Editori (AIE). Nello stand italiano sono presenti 47 espositori. L'assistenza ai visitatori e alle case editrici presenti sarà garantita da una segreteria congiunta ICE-AIE. L’inaugurazione dello Spazio Italia (hall 5.0 – stand C36) vede il giorno 14 ottobre alle 10:30 la presenza del Sottosegretario del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, on. Ilaria Barletti Buitoni, e dell'Ambasciatore d'Italia a Berlino, S.E. Pietro Benassi. La visita del padiglione italiano è seguita da una visita degli stand delle case editrici italiane nel padiglione 5.0 e da un incontro riservato tra il Sottosegretario, il presidente degli editori italiani, la stampa e le istituzioni. dip

 

 

 

 

 

 

A Berlino la conferenza "Contrasto alla criminalità organizzata in Germania e in Italia",

 

Berlino - Si è svolta il 12 e 13 ottobre a Berlino la conferenza "Contrasto alla criminalità organizzata in Germania e in Italia", una due-giorni di studio a cui hanno partecipato quadri dirigenti ed esponenti della polizia tedesca di tutta la Germania.

L’iniziativa è stata inaugurata dai saluti di Dietmar Schilff, rappresentante del Sindacato nazionale della Polizia (GdP), dell’ambasciatore italiano a Berlino, Pietro Benassi, e di Sandro Mattioli, presidente dell’associazione "Mafia? Nein danke!".

Quindi è intervenuto Bernd Finger, capo della Polizia Criminale di Berlino in pensione e cavaliere della Repubblica Italiana, con una relazione sulle "Forme di cooperazione nella lotta alla criminalità organizzata – Insieme contro le mafie e la criminalità organizzata".

Dopo il dibattito sono intervenuti Verena Zoppei di "Mafia? Nein Danke!" con una "Presentazione della nuova direttiva europea sul riciclaggio" e l’esperto Andreas Frank con un "Focus sul contrasto al riciclaggio, lotta al finanziamento del terrorismo, corruzione e indagini sul sistema finanziario".

L’indomani, dopo il saluto ai partecipanti da parte di Gerald Gouasé, presidente dell’Alta Commissione della Polizia Criminale presso il Sindacato nazionale della Polizia (GdP), oil primo ad intervenire è stato Giuseppe Furciniti, tenente colonnello della Guardia di Finanza e Comandante dei GICO di Napoli, che ha portato a Berlino le sue "Testimonianze ed esperienze pratiche: il contrasto alle mafie nei loro luoghi di origine". Patricia Rouvel, vice-capo del Commissariato della Polizia Criminale di Berlino, responsabile del settore protezione di persone esposte a rischi, ha poi presentato la sua "Relazione sulla protezione dei cittadini nelle indagini relative alla criminalità organizzata". Ha inoltre preso la parola Valerio Giardina, colonnello e comandante provinciale dei Carabinieri di Bologna, con l’intervento "Tutti sulla stessa barca? Collusioni di gruppi mafiosi, imprenditoria e politica: come affrontarle, anche grazie al supporto delle nuove tecnologie".

La giornata è proseguita con una tavola rotonda, alla quale hanno preso parte Dietmar Schilff, rappresentante GdP, Tom Schreiber della SPD, il giornalista tedesco David Schraven di mafia.correctiv.org e Guido Nicolò Longo, dirigente generale della Polizia di Stato, in atto Questore di Palermo.

Ha chiuso il seminario il presidente dell’associazione "Mafia? Nein danke!", Sandro Mattioli. (aise 15) 

 

 

 

 

 

Presentazione a Colonia del Rapporto Italiani nel Mondo 2015

 

Colonia - Venerdì 30 ottobre, alle ore 18.00, l'Istituto Italiano di Cultura di Colonia ospiterà la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2015.

Interverranno, moderati dalla giornalista Luciana Mella, il console generale d’Italia Emilio Lolli, monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, Delfina Licata, caporedattrice del Rapporto Italiani nel Mondo, Edith Pilcher dell’Università di Potsdam e padre Tobia Bassanelli, delegato della Fondazione Migrantes in Germania.

Sono 5.003.908 gli italiani all'estero registrati nelle anagrafi consolari. Di loro si occupa e parla il Rapporto Italiani nel Mondo 2015 della Fondazione Migrantes (Organismo Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana), giunto alla sua decima edizione. Il Rapporto, attraverso i dati statistici più aggiornati ed i numerosi studi specifici proposti, analizza la migrazione italiana delineando un quadro della mobilità contemporanea, con le sue caratteristiche e i trend che segue.

Un capitolo specifico è dedicato alla presenza italiana in Germania, che nel 2014 ha superato i 720 mila iscritti all'AIRE, e in modo particolare alle specificità della nuova migrazione. La presentazione dello studio rientra nelle celebrazioni del 60° anniversario del Trattato Italo-Tedesco.

La presentazione a Colonia sarà ad ingresso libero e gratuito. (dip 16) 

 

 

 

 

Migrazioni internazionali a un bivio: seminario italo-tedesco della Filef a Orvieto

 

ORVIETO - Si è svolto ieri ad Orvieto un seminario italo-tedesco organizzato da Filef nazionale, Filef Basilicata e dal Circolo “Carlo Levi” di Berlino sul tema delle migrazioni internazionali. Nell’ambito dell’incontro, a cui hanno preso parte 30 operatori sociali tedeschi in tour nel centro Italia con un programma di incontri organizzato del Circolo Levi in collaborazione con la Volkhochschule di Berlino-Charlottenburg, sono state messe a confronto - segnala Emigrazione Notizie - la situazione italiana e tedesca e presentate alcune significative esperienze tra cui quella realizzata da Filef Basilicata per l’accoglienza di minori non accompagnati provenienti da paesi africani e asiatici e quella del centro del Comune di Viterbo che accoglie prevalentemente minori provenienti dall’Eritrea.

All’incontro hanno partecipato tra gli altri, Rodolfo Ricci, coordinatore nazionale Filef, Antonio Sanfrancesco, segretario della Filef Basilicata, Gianfranco Ceccanei, presidente del Circolo Carlo Levi di Berlino, Ugo Melchionda, direttore del Centro di ricerca Idos. La discussione ha consentito di presentare gli scenari migratori alla luce delle emergenze derivanti dagli squilibri economici tra paesi avanzati e Africa e Medio Oriente, dalle situazioni di crisi e guerre che circondano l’area europea e dalle crescenti crisi ambientali ed ecologiche che caratterizzeranno buona parte dei flussi migratori dei prossimi decenni.

Il direttore di IDOS, Ugo Melchionda, ha delineato il quadro dell’immigrazione in Italia con una riduzione consistente del flusso di arrivi di emigrati economici e con un parallelo consistente aumento degli arrivi di profughi, fornendo un dettaglio dei dati attuali e di quelli che si stimano per il prossimo futuro: in particolare, in riferimento al continente africano, ove l’aumento al 2050 della popolazione africana dagli attuali 1,3 miliardi di persone ai 2,5 miliardi, imporrebbe nei prossimi 35 anni, la creazione di circa 700 milioni di posti di lavoro per evitare un aumento esponenziale dei flussi emigratori da questa area. Obiettivo di impossibile raggiungimento se non si cambiano radicalmente i paradigma di sviluppo e di organizzazione economico-sociale e del lavoro a livello globale, oltre che le ragioni di scambio tra paesi del nord e del sud.

Il coordinatore nazionale della Filef Rodolfo Ricci ha sottolineato gli squilibri presenti a livello comunitario in particolare tra nord e sud Europa, con la necessità di diversi paesi centro europei, come la Germania, di acquisire oltre 10 milioni di ingressi di lavoratori da oggi al 2050 per mantenere integro il proprio potenziale produttivo; ciò è causato da una flessione importante dello sviluppo demografico di questi paesi; allo stesso tempo, il declino dei paesi sud europei, causati anche dalle politiche di austerità, fa prevedere una riduzione massiccia della popolazione nelle aree svantaggiate, come il meridione italiano. Ciò determinerebbe un mutamento radicale delle prospettive di sviluppo dei paesi del sud Europa e della loro attuale posizione nella divisione internazionale del lavoro che ne risulterebbe ulteriormente peggiorata in direzione di un permanente e diffuso declino.

Antonio Sanfrancesco ha illustrato la complessa esperienza di accoglienza che sta realizzando la Filef Basilicata in collaborazione con altre organizzazioni ed enti locali lucani, di 47 minori non accompagnati distribuiti in più paesi della Basilicata ed analogamente è stato illustrato l’esempio del centro di accoglienza di Viterbo. Da queste esperienze viene confermato il dato che gran parte dei profughi e degli stessi minori intendono la loro permanenza in Italia come un breve momento transitorio nella prospettiva di raggiungere paesi come la Svezia, la Germani o l’Inghilterra.

Da parte tedesca è stata evidenziata l’emergenza siriana in Germania e i rischi di reazioni xenofobe che si manifestano, sottolineando l’esigenza di politiche comuni a livello europeo che consentano di affrontare in modo unitario l’emergenza immigratoria oltre all’indispensabile cambiamento di rotta delle relazioni internazionali tra Europa e paesi del sud del mondo che siano orientati alla cooperazione e all’abbattimento, ad esempio, delle barriere doganali per i prodotti di questi paesi.

Un elemento significativo dell’incontro di Orvieto è stato quello della donazione da parte tedesca di 12 casse di medicinali , abbigliamento e altri generi di prima necessità destinati ai giovani in accoglienza nel progetto gestito dalla Filef Basilicata. (Inform 21)

 

 

 

 

Buchmesse di Francoforte, la fiera delle meraviglie

 

Francoforte - "Ebbene sì, i numeri parlano chiaro: 7100 espositori, più di 100 Paesi rappresentati, circa 270.000 visitatori, più di 4000 eventi e circa 9.300 giornalisti accreditati. Con questo biglietto da visita la Buchmesse di Francoforte, che fra le altre cose si preoccupa di portare in oltre 20 fiere sparse nell’intero globo gli editori tedeschi (fra le quali il Salone del libro di Torino di cui è stata l’ospite d’onore dell’ultima edizione), si conferma la più importante Fiera del Libro del mondo". A scriverlo è Alessandro Brogani, che si è recato in visita alla Buchmesse, dove ha intervistato il presidente di AIE Federico Motta e la exhibition manager della Fiera del libro per bambini di Bologna, Roberta Chinni. Suo è dunque l’articolo pubblicato oggi dal Deutsch Italia, quotidiano on line diretto dallo stesso Brogani a Berlino.

"Per questa 67esima edizione l’Indonesia è l’ospite d’onore, mentre ha fatto discutere l’assenza dell’Iran che non ha volontariamente partecipato per protestare contro la decisione di ospitare lo scrittore Salman Rushdie, autore dei Versetti satanici, libro quest’ultimo che gli costò una fatwa nell’ormai lontano 1989 da parte dell’aytollah Khomeini, che lo considerò offensivo nei confronti di Maometto.

Grazie al contributo del Ministero dello Sviluppo Economico, dell’ICE e dell’Associazione Italiana degli Editori, l’Italia è anche quest’anno presente in tutte le aree della Fiera con oltre duecento editori, come ci conferma la responsabile della Buchmesse stessa, per l’Italia ed il sud America, Eleonora di Blasio.

Piccola nota a margine è la scelta curiosa di Mondadori di non partecipare negli stand comuni, assieme agli altri editori, bensì di essere presente solo in uno stand molto esclusivo, riservato soltanto ad invitati speciali.

Nel 2014 i numeri dell’editoria nazionale hanno visto 68.854 titoli pubblicati, 44.733 e-book, 10.958 traduzioni (escluse quelle di latino e greco), 861.484 titoli in commercio con un fatturato di 2.894 milioni di euro realizzato da 4.604 case editrici. Purtroppo però la crisi della nostra editoria negli ultimi anni è stata una costante. Il bilancio del 2014 si è chiuso con un -3,6%, mentre i primi otto mesi di quest’anno hanno visto un rallentamento di tale decrescita, attestandosi su un -1,9% di vendite. Cifre ben lontane dal periodo precedente la crisi, quando le vendite vedevano circa un 21% in più rispetto ad oggi.

Il mercato, secondo i dati Istat, ha nel nostro Paese ben un 39% di dirigenti, imprenditori e liberi professionisti che non legge neanche un libro all’anno, contro un 17% di Spagna e Francia. E non è solo la nostra "classe dirigente" a non leggere. Se infatti quest’ultimi rappresentano circa un 10% della popolazione totale, le cose non vanno molto meglio per un ottanta per cento della restante parte. Solo un 10% di italiani risulterebbe essere la parte attiva di lettori. Quadro decisamente desolante. È pur vero che gli sforzi fatti dalle Istituzioni per promuovere la lettura sono quasi inesistenti: in Italia si spendono poche centinaia di migliaia di euro, mentre in Francia – per fare un confronto - la cifra investita è di 33milioni di euro. Per fare un altro esempio, circa i campi in cui gli editori hanno fatto da "sostituto" dello Stato, si può esaminare quello della produzione di libri accessibili per i non vedenti. Il Ministero dei Beni Culturali spendeva tre milioni annui per produrre circa un centinaio di libri. Con poco meno di tale cifra gli editori ne hanno prodotti circa diecimila ed hanno inoltre creato una piattaforma, la LIA, che consente di produrre ben quattromila titoli l’anno ad un costo di 400mila euro, con un risparmio per lo Stato di circa il 99,7% a titolo. Ciononostante i fondi statali sono stati del tutto aboliti.

Nel corso della Fiera, di questo e di altro ancora, noi del Deutsch Italia abbiamo parlato con il presidente dell’AIE (l’Associazione Italiana Editori) Federico Motta e con la exhibition manager della Fiera del libro per bambini di Bologna, Roberta Chinni.

Federico Motta

D. Dottor Motta, qual è una breve analisi del mercato del libro italiano?

R. Dopo la crisi, apparentemente inarrestabile degli ultimi anni, nei primi otto mesi di quest’anno stiamo registrando un promettente rallentamento della stessa (appunto “solo” un -1,9%). Non per tutti i settori comunque il calo delle vendite è stato una costante. Ad esempio nel settore dedicato ai ragazzi si è registrato un incremento del 5,6% di vendite. È dunque un settore che sta dando ottimi risultati sia in campo nazionale che internazionale per quanto riguarda la vendita dei diritti.

D. Riguardo invece il mercato dell’editoria elettronica, come si sta sviluppando in Italia?

R. Il mercato in Italia sta beneficiando della riduzione dell’Iva al 4%. Questo ha comportato l’aumento della produzione dei titoli pubblicati, con un aumento di oltre il 50% rispetto al passato, ed una diminuzione del prezzo. Uno dei problemi, al contrario, che gli editori, a dire il vero non soltanto italiani, stanno riscontrando è la non portabilità dei contenuti sulle diverse piattaforme. Comprando un lettore, piuttosto che un altro, le piattaforme utilizzate sono differenti, quindi non intercambiabili. Ciò comporta un problema notevole per gli editori, in special modo per i più piccoli che non hanno grandi mezzi economici da investire nella differenziazione dei formati digitali. Al momento non c’è un accordo internazionale e i cosiddetti Over the top, cioè grandi aziende quali Google, Amazon o Apple, hanno sostanzialmente un vantaggio commerciale non colmabile allo stato attuale delle cose.

D. Con la recente acquisizione da parte di Mondadori del gruppo della Rizzoli (per 127,5 milioni di euro) l’editrice di Segrate si è aggiudicata oltre il 38% del mercato dell’editoria italiana. Cosa mi dice di quest’operazione tanto discussa?

R. Io sono il presidente degli editori italiani, quindi come tale non ho una posizione. Credo che se ne parli troppo. In questo momento non c’è alcuna conoscenza di ciò che potrà avvenire, non ce ne sono gli elementi necessari per dare un giudizio. L’unica cosa che mi sento di dire è che il mercato è grande e, secondo me, c’è posto per tutti.

D. I prossimi appuntamenti per l’editoria italiana dopo Francoforte?

R. Ci sono i nostri appuntamenti in Italia, primo fra tutti il Salone del Libro di Torino con tutte le problematiche che sono sorte (il riferimento è all’abbandono, dopo 16 anni di conduzione, del patron del Salone – Rolando Picchioni – sotto indagine della magistratura per peculato), c’è inoltre la nostra manifestazione "Io leggo perché", poi andremo ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, come ospite d’onore della loro Fiera del Libro ed inoltre avremo la Fiera del libro per ragazzi di Bologna.

Proprio parlando di quest’ultima abbiamo incontrato la responsabile dell’esposizione, Roberta Chinni, a cui abbiamo fatto qualche domanda.

D. Dottoressa, ci parli della Fiera di Bologna. Quando è nata, come si svolge, cosa propone?

R. È nata nel 1964, quindi è alla sua 53esima edizione. È la Fiera più importante del mondo di libri per ragazzi per professionisti del settore e si svolgerà dal 4 al 7 aprile del prossimo anno. Vedrà 1200 espositori di cui 100 italiani. Dei 1100 stranieri circa il 30% sono di area anglosassone. Dei circa 12.000 visitatori il 30% sono stranieri. Proprio nel 2016 cadrà il 50esimo anno di una nostra iniziativa particolare che è la mostra degli illustratori. A tale competizione può partecipare chiunque. Dei circa 3000 partecipanti all’anno, settanta verranno selezionati da una giuria internazionale. I termini di scadenza per presentare domanda sono i primi di ottobre. A Bologna si lavora sui libri che saranno in libreria fra uno o due anni. Il Paese ospite per il 2016 sarà proprio la Germania, che porterà una selezione di illustratori non molto affermati (quelli noti sono già moltissimi). Fra i vari temi trattati ci sarà quello della disabilità: libri "per disabili" e "sui disabili".

D. L’editoria per ragazzi come sta andando?

R. Siamo abbastanza fortunati rispetto agli altri comparti del settore editoriale. I ragazzi fino ai 12/13 anni leggono ancora. Poi, purtroppo, si perdono con l’età adulta.

D. Il mercato dei libri elettronici per ragazzi come va?

R. Per quanto riguarda quello dei ragazzi più grandi è molto simile a quello degli adulti. Per quanto riguarda invece quello dei più piccini è molto più complesso. Consideri che il mercato ha iniziato a muoversi in tal senso con l’uscita dei primi Ipad, in quanto che sono stati i primi dispositivi a colori. I primi investimenti erano stati fatti su files in formato pdf che non sono proprio il massimo per bambini piccoli. Ora il mercato si sta orientando su Apps (programmi per pc o cellulari), ma sono molto costose. Qualche produttore si sta orientando anche sulla costruzione di congegni elettronici appositamente fatti per bambini, quindi resistenti agli urti, piuttosto che all’acqua o quant’altro. Il problema è per i piccoli editori che non hanno molti capitali da investire in tal senso. Purtroppo l’Iva sulle Apps è al 23%, quindi non molto appetibili come prezzo per gli utenti.

D. A Francoforte da quanto tempo venite?

R. Siamo presenti da trent’anni con tutti i nostri espositori. Abbiamo molti piccolissimi editori che purtroppo non possono partecipare.

D. Nell’editoria per ragazzi, cosa accadrà con l’acquisizione di Rizzoli da parte di Mondadori?

R. Nessuno lo sa bene. Quel che le posso dire è che, come organizzatrice di fiera, sono preoccupata per il futuro delle fiere stesse. Ci si va perché ci sono gli stand. Se si smette di comprarli si depauperano le fiere. Quando ci saranno solo visitatori e pochissimi stand non avrà più significato fare le fiere. D’altra parte anche qui in Germania c’è stata un’operazione simile con la fusione di Penguin (britannica) e Random House (statunitense), gruppo la cui proprietà è nelle mani della britannica Pearson e della tedesca Bertelsmann. Secondo me anche qui i possibili effetti negativi si potranno vedere fra un po’ di tempo.

D. Dopo Francoforte?

R. Andremo a Shanghai in Cina, poi a Guadalajara in Messico. Dopo di noi, a Bologna, ci sarà Londra.

La Fiera di Francoforte si chiuderà domenica prossima. Nel fine settimana sarà aperta anche al pubblico: se avrete l’opportunità di passare da queste parti è senz’altro un’occasione unica da non perdere, altrimenti l’appuntamento è rimandato dal 19 al 23 ottobre 2016". (aise 16) 

 

 

 

 

 

 

Sindaco e consiglieri a Göppingen. L’incontro con i neritini in Germania

 

Al ristorante Pepe, periferia di Bad Boll, poco più di mezz’ora d’auto da Stoccarda, gestito dal neritino Bebé Paladino, hanno riconosciuto per primo “Sergino” Orlando, pilastro della difesa granata nel Nardò degli anni ’70. Il calcio rimanda con nostalgia ai tempi andati, riconnette le epoche, spalanca il cassetto dei ricordi.

E così, d’incanto, con il carrello degli antipasti, è apparso sulla tavola il libro “Quando fummo in schedina”, la storia del calcio granata, scritta da Mario Mennonna. E’ uno dei pochi testi sacri ammessi nelle biblioteche segrete dei cuochi italiani all’estero. Il consigliere comunale Orlando ha apprezzato (e un po’ si è commosso).

E’ cominciata così, rievocando la formazione con Cambogi e Berti (formidabili quegli anni), la missione istituzionale degli amministratori comunali di Nardò fra i concittadini residenti in Germania.

Con il sindaco Marcello Risi, il consigliere delegato Aire Cav. Antonio Cavallo (oltre dieci anni da emigrante negli anni sessanta), che non ha mancato di invitare il suo concittadino Cosimo Lazzoi e il Corrispondente Consolare per il Circondario di Memmingen (Baviera), Comm. Antonino Tortorici, gli amministratori Sergio Vaglio, Paolo Maccagnano, Sergino “strapparicordi” Orlando. Cerimoniere e prezioso ricamatore dei rapporti istituzionali il funzionario Mino Zacà.

Dopo l’incontro con il console generale d’Italia a Stoccarda Daniele Perico, sindaco e consiglieri sono stati ricevuti dai sindaci di Eislingen (Klaus Heininger) e di Göppingen (Guido Till).

Emozionometro schizzato in su all’appuntamento con i nostri concittadini emigrati, organizzato grazie alla collaborazione di Tony Falconieri, esponente dell’istituzione per i gemellaggi di Göppingen e Salvatore Voi, neritino di Stoccarda, per anni operatore Caritas. Non se l’è voluto perdere la parlamentare eletta all’estero On. Laura Garavini, partito democratico: “Sono stata a Nardò, una città molto bella. Il sindaco Risi e l’amministrazione comunale stanno davvero facendo un ottimo lavoro!”.

Risi ha ripercorso il cammino dei primi quattro anni di mandato (“Stiamo lavorando per fare della nostra Città una città europea, come piace a voi!”). Ha aggiornato i nostri concittadini sugli investimenti a Nardò della Porsche (la nota società automobilistica ha sede proprio a Stoccarda). Ha snocciolato i dati delle presenze turistiche in estate (“Aumentano i turisti tedeschi, e se ne vanno invidiosi del nostro centro storico e delle nostre marine. È una grande soddisfazione anche per voi!”). Ha elogiato la laboriosità e la generosità dei lavoratori di Nardò (“Il sindaco di Eislingen ci ha detto che non riuscirebbe ad immaginare la sua città senza neritini: è un riconoscimento straordinario. Ci ha fatto commuovere”.

Poi il confronto, immancabile, sulle questioni concrete: servizi, aliquote delle imposte, vie da illuminare. Tutto sui taccuini dei consiglieri comunali.

Una bellissima esperienza, hanno dichiarato gli amministratori: “Tornando a Nardò portiamo con noi la forza di volontà e la passione di persone speciali. Hanno dato tanto a questa terra. Sono il germe più autentico dell’Europa federale che dobbiamo costruire”.

Viaggio sotto il segno della spending review: sindaco e consiglieri hanno pagato di tasca propria aereo, hotel, noleggio dell’auto e pasti.

Ma non al ristorante di Paladino: pranzo offerto dal titolare Bebé. In omaggio all’amministrazione comunale e alle sgroppate di Sergino sulla fascia. 

Fernando Grasso

 

 

 

 

 

Germania, nel 2016 piccolo deficit di bilancio per crisi rifugiati

 

Il viceministro dell’Economia spiega che per il prossimo anno la previsione è di conti «quasi bilanciati» a causa della crescita per le spese di asilo. Per gli economisti nel 2017 i migranti si integreranno nel sistema economico tedesco

di Danilo Taino

 

Dopo due anni di surplus, nel 2016 la Germania registrerà un piccolo deficit di bilancio: a causa dei costi che lo Stato dovrà sostenere per rispondere all’arrivo di centinaia di migliaia di rifugiati dal Medio Oriente e dall’Africa del Nord. La previsione è contenuta nel rapporto di ottobre che Berlino ha inviato alla Commissione europea.

Il viceministro delle Finanze Thomas Steffen ha spiegato che per quest’anno il Paese dovrebbe registrare “un leggero surplus del bilancio nazionale”. Ciò sarà possibile nonostante il fatto che i costi per la gestione dei flussi di profughi in arrivo siano previsti (da alcune istituzioni territoriali) in 15 miliardi, quasi dieci in più che nel 2014, quando il surplus di bilancio fu dello 0,3% del Pil. Per il 2016, però, Steffen ha detto che al momento la previsione è di conti “quasi bilanciati”, cioè di un modesto deficit causato dalle maggiori spese legate alle operazioni di asilo. Dal punto di vista finanziario, dunque, in Germania l’emergenza dei rifugiati si fa sentire ma per ora non è drammatica. E questo è un punto a favore del “ce la possiamo fare” che Angela Merkel va ripetendo da settimane. Sin dall’inizio di settembre, quando la cancelliera ha segnalato l’intenzione di Berlino di aprire le porte, in pratica senza limiti, a chi fugge dalle guerre e dal terrorismo, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha sostenuto che avere conti in ordine e il bilancio in surplus - per la qual cosa era stato criticato in Europa e in America - permette di affrontare emergenze improvvise come quella dei profughi. Il buon andamento dell’economia tedesca ha fatto sì che tra gennaio e settembre le entrate fiscali siano aumentate di quasi il 6% rispetto allo stesso periodo del 2014.

In prospettiva, l’economia probabilmente rallenterà, soprattutto a causa delle crisi nei Paesi emergenti, verso i quali la Germania esporta parecchio. Ciò nonostante, il ministero delle Finanze sottolinea che lo stato del mercato del lavoro resta “molto buono”, anche se la disoccupazione l’anno prossimo salirà a causa della massa di rifugiati che non troverà immediatamente lavoro. Ciò significherà maggiori spese sociali che si aggiungeranno alla necessità di ospitare i nuovi arrivati, di trovare loro un domicilio permanente, di garantire a chi ottiene asilo assistenza sanitaria e posti nelle scuole per i giovani. Molti economisti prevedono però che, sul medio periodo, probabilmente già dal 2017, i profughi avranno iniziato a integrarsi nel mercato del lavoro e daranno un contributo positivo sia alla crescita dell’economia sia alle casse dello Stato. CdS 22

 

 

 

 

Dieselgate disastro dell’arroganza Volkswagen

 

Era incominciata come la favola del motore “clean diesel”, il motore tedesco diesel pulito, ed è finita, invece, come una triviale storia di un imbroglio che ha infangato il nome e l’immagine del grande gruppo automobilistico Volkswagen

Non sia sa ancora bene  quanti manager del gruppo di Wolfsburg siano coinvolti nello scandalo ma la dimensione del danno che la Volkswagen sarà chiamata a pagare in termini finanziari e come perdita di immagine è enorme. Una brutta storia durata anni circa otto anni, che ha anche a che vedere con l’ossessione di battere la Toyota e di fare a qualsiasi costo della Volkswagen il più grande gruppo automobilistico mondiale. A quanto pare era divenuto questo negli ultimi anni l’obiettivo più importante per Martin Winterkorn, amministratore delegato del gruppo, che sarebbe dovuto essere riconfermato nella sua carica al vertice della Volkswagen sino al 2018. Winterkorn, invece, si è visto ora costretto a dare le dimissioni assumendosi così la responsabilità per le irregolarità riscontrate nei motori diesel. Manager dotato di eccezionali qualità tecniche, un po’ meno di visioni strategiche, Winterkorn ha precisato di non aver “alcun comportamento scorretto da rimproverarsi”. Il successo non gli era mancato sinora: nel 2014 il gruppo automobilistico di Wolfsburg, infatti, era arrivato a metter insieme ben dodici marche vendendo oltre dieci milioni di auto, circa 100 fabbriche sparse in tutto il mondo, 600mila dipendenti e un fatturato di oltre 200 miliardi di euro.

 Ossessione a caro prezzo  Quella di battere i giapponesi fu per Winterkorn una vera e propria fissazione che contagiò tutti i suoi più stretti collaboratori pronti ad assecondarlo anche con sotterfugi illegali. Il vertice di Wolfsburg ha sempre diretto il gruppo con grande severità e disciplina tanto che l’autorevole settimanale Spiegel ultimamente era arrivato a definirlo una “Corea del Nord senza campi di lavoro”, il che è tutto dire. Sono moltissimi gli esperti a non credere che la manipolazione dei gas di scarico dei motori diesel durante i test ufficiali nella dimensione ora emersa sia stata possibile senza l’esplicito compiacimento del vertice Volkswagen e, in una certa misura anche con una certa tolleranza di Berlino e di Bruxelles. Si parla di oltre 11 milioni di autovetture truccate ma non è detto che siano di più. Pesanti saranno le prevedibili sanzioni dei vari Paesi, di quelli americano e tedesco in particolare ma anche di quello svizzero, tutti Paesi in cui la tutela  della natura e della salute pubblica è una chiara priorità. Difficile è ancora prevedere l’intero ammontare delle richieste di danni che saranno avanzate da milioni di automobilisti.

Il costo della colossale truffa sarà determinato da tutto ciò che dovrà essere cambiato o modificato nei motori delle auto a motore diesel Volkswagen - Porsche, Audi, Skoda, Seat e Audi. Inoltre, si dovrà anche chiarire quante auto a motore diesel, prodotte dalle altre marche tedesche - BMW, Mercedes e Opel – attualmente in circolazione, siano equipaggiate con l’incriminato software della Bosch. Un aggregato elettronico che entrava in funzione soltanto in occasione dei test ufficiali e che per il resto dava via libera incontrollata all’emissione del gas di scarico.  Per quanto riguarda le autovetture del gruppo Volkswagen, si calcola che per metterle in grado di rispettare i limiti dell’emissione inquinanti di ossidi di azoto (NOx), che a differenza del CO2 sono molto più dannosi e letali per le vie respiratorie, si prevede un importo di spesa tra mille e millecinquecento euro per autovettura.  Responsabilità Bosch A questo punto si sta presto a fare i conti dando per verosimile che il numero delle auto incriminate si aggirino effettivamente attorno ai undici milioni. Venuto a galla come scandalo della Volkswagen USA con circa mezzo milione di autovetture Volkswagen diesel vendute dal 2009 al 2015, l’incriminato sistema elettronico messo a punto dalla Bosch è stato montato dal gruppo Volkswagen in un numero non ancora precisato di auto diesel con il preciso obiettivo di manipolare le emissioni dei gas di scarico nel corso dei test ufficiali.  stato il software della Bosch a ispirare e a rendere possibili le campagne pubblicitarie che soprattutto negli Stati Uniti ma anche in Europa propagarono il mito del “diesel pulito”.

Anche Bruxelles, che fa ora la dura sbandierando tolleranza zero contro le manipolazioni e annuncia una rigorosa repressione dell’’inquinamento atmosferico causato dai motori diesel, si dimentica improvvisamente di aver appoggiato passivamente per molti anni la politica di un’industria automobilistica tedesca evidentemente in grado di esercitare un ampio condizionamento delle istituzioni di Bruxelles. Se non fosse esploso negli USA lo scandalo delle manipolazioni (scoperto per caso secondo alcuni, se condo altri, invece, su iniziativa di Ferdinand Piech, nipote del mitico Ferdinand Porsche) Volkswagen, ma anche BMW e Mercedes avrebbero continuato tranquillamente ignorato quelle direttive ambientali UE sulle auto diesel che avrebbero potuto avere negative ripercussioni su produzione e vendita delle autovetture premium di grossa cilindrata “made in Germany”.  Supercrediti per CO2 A questo riguardo va ricordato che Il governo di Berlino era riuscito a strappare a Bruxelles generosi “Supercrediti” per finanziare lo sviluppo delle sue auto elettriche o ibride ma in realtà per sottrarsi al pagamento, per almeno dieci anni ancora, alle pesanti penalità che sarebbero scattate a causa del superamento dei limiti dei gas inquinanti delle sue grosse cilindrate diesel.

Inoltre, l’Ufficio federale del Traffico di Berlino (KBA) aveva fatto passare una tabella di efficienza ecologica calcolata con l’aiuto di un’assurda formula che metteva in rapporto l’effettiva emissione di CO2 con il peso delle auto stesse. Il paradossale risultato fu che le auto di grande cilindrata risultavano più ecologiche di quelle più piccole, tanto che la Fiat 500 era divenuta la macchina più inquinante in circolazione in Germania. L’incredibile formula (“Non è nostra, ce l’ha passata il governo di Berlino” dichiarò  il  KBA) suscitò allora lo stupore anche della stessa stampa tedesca, come Die Welt o Handelsblatt. La cancelliera Merkel non esitò mai a intervenire con tutto il peso della sua autorità presso la Commissione Europea di  Bruxelles per bloccare o inviare nel tempo più di qualche compromesso sulla riduzione delle emissioni di CO2. È anche in questo spirito nazionalistico in difesa degli interessi della propria industria automobilistica che la Merkel si è sempre opposta tenacemente alla richiesta del partito socialdemocratico SPD di limitare la velocità sulle autostrade tedesche, una misura che avrebbe messo la Germania in linea con tutti gli altri paesi industrializzati in Europa e nel mondo. Evidentemente la cancelliera agiva su richiesta dell’industria automobilistica tedesca preoccupata di veder diminuire a causa di queste misure il grado di competitività dell’industria automobilistica tedesca. Affermò l’autorevole esperto Ferdinand Dudenhoeffer, direttore del “Automotive Research Center” di DuisburgEssen, che gli interventi del governo di Berlino a Bruxelles gettavano indietro di anni il progresso tecnico per la riduzione del CO2 nella produzione delle nuove automobili, frenando anche la ricerca di alternative al motore a combustione. Andando avanti a questo ritmo, concluse Dudenhoeffer, prima del 2030 non potranno essere decisi nuovi più severi limiti di legge alle emissioni di CO2. Tutti gli scandali hanno anche lati positivi. Quelli del Dieselgate saranno quello di avviare una completa ristrutturazione del gruppo Volkswagen e anche quello di por fine alla deleteria compiacenza tra l’industria automobilistica e tra il governo di Berlino e la Commissione Ue.

Il prezzo che la Volkswagen sarà ora chiamata a pagare sarà molto alto. Ciò che è accaduto si sarebbe potuto evitare con un po’ di meno arroganza tecnologica e non ignorando le perplessità espresse dagli stessi esperti tedeschi. I quali, come nel caso di Ferdinand Dudenhoeffer non hanno mai smesso negli ultimi decenni di mettere in guardia il gruppo Volkswagen dalla miopia delle decisioni del suo vertice dirigenziale in fatto di salvaguardia ambientale. Il grave errore commesso da Winterkorn e dal vertice di Wolfsburg è di aver continuato a puntare su una presunta superiorità ed ecologia del motore diesel ignorando i pericoli per la salute dei cittadini soprattutto nelle grandi metropoli. La Procura della Bassa Sassonia ha avviato un’inchiesta con l’ipotesi del reato di frode, facendo dapprima il nome di Martin Winterkorn per poi subito dopo rettificarsi parlando invece d’indagini nei confronti di sconosciuti. Winterkorn, comunque, non è credibile quando afferma di non mai saputo di manipolazioni dei gas di scarico alla Volkswagen. Se si deciderà di considerarlo estraneo alla truffa sarà solo per cercare di limitare il grave danno arrecato all’immagine della Volkswagen e nello stesso tempo anche dell’intera industria tedesca. Spetta ora al nuovo amministratore delegato Mathias Mueller l’arduo compito di ristrutturare da cima a fondo il gruppo, anche se in molti a pensare  che un manager esterno sarebbe stato meglio. In attesa di vedere che si svilupperà lo scandalo, una cosa si può dire con matematica certezza: per molti anni ancora la Toyota sarà l’incontrastato numero uno mondiale dell’automobile.  Luciano Barile, CdI ottobre

 

 

 

 

 

Berlino. Tedeschi e italiani insieme, cancelliamo il TTIP

 

Berlino - “Alle 16 di sabato 10 ottobre ancora passavano davanti alla porta di Brandeburgo le migliaia di persone che protestavano contro il Ttip, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti che l’Unione Europea e gli Stati Uniti da tre anni stanno ancora negoziando. È un patto che non tutela i diritti umani o il diritto al lavoro o il welfare, bensì impone la libertà di commercio e di investimento quali diritti attorno ai quali tutto deve ruotare. Che è poi quanto vogliono le multinazionali perché il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) serve appunto ad abolire ogni barriera – tariffaria e regolamentare – al libero commercio e alla libertà degli investimenti”. A scriverne è Vincenzo Maddaloni che firma questo articolo su “Il Deutsch-Italia”, quotidiano online diretto a Berlino da Alessandro Brogani.

“Conseguentemente a questo patto, ogni norma che pone vincoli al commercio ed agli investimenti è considerata illegale. Pertanto il trattato fissa, per le aree geografiche interessate, una sorta di Costituzione generale in cui la libertà di commercio e di investimenti diventano il punto fondamentale a cui qualunque altro diritto e volontà deve piegarsi. Questo vuol dire che ogni impresa multinazionale potrà denunciare direttamente uno Stato (o una regione, o un Land o un comune o un Rathaus) che venga ritenuto colpevole di aver violato la libertà di commercio ed di investimento.

Questo vuol dire, anche, che ogni impresa multinazionale potrà obbligare gli Stati a cancellare le norme in contrasto con la legge fondamentale, e imporre multe salate nel caso in cui si ritenga che le leggi abbiano danneggiato le multinazionali.

Insomma, il trattato permetterebbe di esportare in Europa prodotti che in America vengono venduti, ma che da noi sarebbero fuori da ogni norma e legge, come “la carne agli antibiotici”. Dopo i recenti fatti che hanno coinvolto industrie come la Nestlé e i suoi spaghetti al piombo, ci si chiede chi poi lo voglia questo mercato unico – Obama più di ogni altro ama e sostiene – che può infliggerci qualunque cosa anche se è micidiale per la salute.

È per questo che la Confederazione dei Sindacati tedeschi, la Deutscher Gewerkschaftsbund (Dgb), temendo che l’accordo faciliterebbe l’ingresso di ogm difficili da rintracciare, e perdita di occupazione ha organizzato la manifestazione di sabato.

Era dal 1989, l’anno della caduta del Muro, che non vedevo cortei così imponenti. Secondo le stime, cinquecento mila persone sono passate davanti alla porta di Brandeburgo, reggendo cartelli contro il Ttip e sventolando le bandiere del sindacato, ma anche quelle con la falce e martello e (chi si rivede?) il pugno alzato. Simbolo storico della lotta proletaria, dell’unità e della solidarietà, il pugno alzato (o pugno chiuso) nasce tra la fine del 1923 e l’inizio del 1924 come saluto del Rotfrontkämpferbund (RFKB – RFB), i Soldati rossi di prima linea, organizzazione paramilitare del Partito comunista tedesco (KPD). Siccome il pugno alzato nasce in contrapposizione al saluto dei nazisti che distendevano il braccio fino alla mano, è stato recuperato in questa sfilata per esaltare la lotta “contro le multinazionali che sono i veri nazisti del ventunesimo secolo”, come mi ha spiegato Beate giovane infermiera del Martin-Luther-Krankenhaus.

Per la cronaca va precisato pure che, con questa manifestazione, si è inaugurata la settimana di mobilitazione europea contro il Ttip, che si concluderà a Bruxelles il 17 ottobre e dove verranno presentati i 3 milioni di firme raccolte nei mesi scorsi contro il trattato e gli altri accordi di libero scambio. Infatti l’obiettivo della mobilitazione internazionale è di intrecciare le molteplici istanze promosse dalla società civile, e di costruire un grande blocco di opinione pubblica contraria ad un sistema di commercio internazionale che – come detto – mette i diritti umani e civili in secondo piano rispetto agli interessi delle grandi multinazionali e dei gruppi finanziari.

La più grande manifestazione era attesa a Berlino, e così è stato. Ad essa ha partecipato anche una numerosa presenza italiana, poiché l’arrivo del Ttip falcerebbe in modo pesante l’interscambio tra noi e la Germania e viceversa, con un grave danno per entrambi i Paesi.

Sicché pure in Italia sono previsti presidii in decine di centri urbani. Alla protesta nelle strade verrà affiancata una massiva campagna di pressione istituzionale, con valanghe di tweet ed email che affolleranno gli account dei parlamentari italiani, troppo “distratti” in merito a un tema che riguarda da vicino la vita di ciascun cittadino. Anche per questo, ripeto, davanti a Brandeburgo e lungo la Under der Linden c’erano molti giovani italiani che sfilavano con i loro coetanei tedeschi. Insieme, come quelli di ventisei anni fa. Naturalmente, nel 1989 quei volti erano sorridenti, il Muro crollò nella serenità. Quando si dovrà aspettare perché “crollino” le multinazionali?”. (aise 13) 

 

 

 

 

Dagli Stati Generali all’atto costitutivo del Forum delle Associazioni degli italiani nel mondo (Faim)

 

Comitato Organizzatore: “Riunione il 4 dicembre per approvare definitivamente lo Statuto ed avviare la fase costituente che, con il superamento della Cne, si concluderà con l’Assemblea Congressuale degli associati prevista entro il mese di aprile 2016”. Il Comitato ribadisce la richiesta di convocazione della IV Conferenza mondiale dell’Emigrazione italiana

 

ROMA – “Il Comitato Organizzatore degli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo (1), nella riunione del 6 ottobre, presso la Domus Mariae, ha avviato – si legge in una nota - la riflessione , ampiamente e unitariamente condivisa, sull’Atto Costitutivo del Forum delle Associazioni (FAIM) così come da decisione dell’Assemblea degli Stati Generali svolta il 3-4  luglio scorso”.

Il Comitato Organizzatore informa che “la struttura statutaria e funzionale del Forum (parte integrante del Patto Associativo) discussa il 6 ottobre tiene conto delle indicazioni emerse dall’Assemblea, in specie a sostegno di : - uno Statuto che, innovando, garantisca una ampia  rappresentanza del mondo associativo; - uno Statuto in grado di garantire relazioni proficue tra federazioni internazionali e singole associazioni aderenti al Forum; - uno Statuto che armonizzi necessità di snellezza degli organismi ed operatività nell’assunzioni di decisioni tenuto conto  che molti soggetti aderenti sono presenti  all’estero”.

Il Comitato Organizzatore, “come deciso negli ‘Stati Generali’, è  impegnato ad allargare la sua composizione a dieci ulteriori soggetti rappresentativi del mondo dell’emigrazione, insediati esclusivamente all’estero e che si distinguano nella capacità di rappresentare i  nuovi modi di aggregazione sociale, della nuova emigrazione e del mondo dell’ associazionismo “virtuale”  in rete, che non facciano già parte di organizzazioni presenti nel nucleo originale del Comitato Organizzatore stesso”.

Il Comitato Organizzatore informa, poi, che si riunirà “il 4 dicembre per approvare definitivamente lo Statuto ed avviare la fase costituente che, con il superamento della CNE, si concluderà con l’Assemblea Congressuale degli associati prevista entro il mese di aprile 2016”. Il Comitato Organizzatore ha, infine “riconfermato la richiesta di convocazione della IV Conferenza mondiale dell’Emigrazione italiana”. (Inform)

(1)Acli, Filef, Istituto Santi, Migrantes, Ucemi, Unaie, Aitef, Alef, Anfe, Abruzzesi nel Mondo, Arulef, Cser, Ctim, Faes, Fai, Fais, Sfclis, Fiei, Fng, La Comune del Belgio, Lucchesi nel Mondo, Uim.  Inform 19

 

 

 

 

 

La circolare della Garavini ai democratici in Europa

 

Come trovare un lavoro in un nuovo Paese? Oppure una scuola o un asilo dove si parli italiano? Ma anche consigli per divertirsi o per trovare pezzi di cultura italiana in terra straniera. Sono questi gli ingredienti di un’iniziativa modello organizzata dalla comunità italiana a Francoforte per i nuovi arrivati dall’Italia. Un’iniziativa promossa dall’Associazione Piazza Francoforte e dalla locale Comunità cattolica italiana. È stata una vera e propria “Festa di benvenuto” per i nuovi arrivati italiani, con musica, buon cibo e informazioni puntuali e aggiornate su una serie di argomenti, a partire da quelli più pratici per le famiglie e per i giovani. Una serata molto riuscita che forse può ispirare simili iniziative anche in altre città in giro per l’Europa. Intanto un grazie sentito a Katia Letizia e a tutti i volontari della comunità di Francoforte che si sono impegnati in questa festa. È stata una proficua occasione per fare rete e per dare una mano ai tanti connazionali che spesso, all’inizio, si ritrovano all’estero sperduti, senza appoggi e senza padroneggiare le lingue straniere.

 

Rifugiati: non curare i sintomi, ma risolvere le cause

Tanti Paesi in Europa, per anni, si sono voltati dall’altra parte rispetto ai conflitti in Medio Oriente ed in Africa, rifiutandosi di ammettere che ci riguardassero. Adesso, con l’arrivo di rifugiati in tutta Europa, scoprono che i conflitti in Medio Oriente ed in Africa sono anche conflitti “nostri”. Nel mio intervento alla Camera, nel corso del dibattito generale sulla politica estera dell’EU, ho chiesto che l’Europa non si limiti a curare i sintomi della crisi rifugiati, ma che agisca per risolverne le cause. In Libia questo significa sostenere con forza il tentativo di creare un Governo di unità nazionale, un’occasione importante che si apre grazie al lavoro paziente di Bernardino Leon dopo anni di caos. In Siria va combattuto il Califfato, certo, ma alla fine la soluzione che riporta stabilità e pace può essere solamente politica. L’Afghanistan e l’Iraq insegnano. L’Europa deve essere il pontiere per un dialogo in Siria, nel quale, nonostante tutto, va coinvolta anche la Russia. Perché non possiamo permettere che la Siria diventi lo scenario per un terzo conflitto mondiale.

 

Sull’accoglienza siamo finalmente sulla strada giusta

Sul tema dell'accoglienza ai rifugiati l’Europa ha imboccato finalmente una nuova strada. Ne ho parlato a Bruxelles in un incontro dei capigruppo riformisti dei singoli Parlamenti e di Europarlamentari, dove ho sostituito il nostro Presidente, Ettore Rosato. Mi sono pronunciata a favore di una politica dell’Europa che segua cinque principi guida: umanità, solidarietà, efficienza, legalità e lungimiranza. Una sintesi del mio intervento è stata pubblicata sull’Huffington Post. Purtroppo le notizie sulle ennesime stragi in mare continuano, tuttavia sono state prese alcune decisioni importanti. Ad esempio una più giusta distribuzione dei rifugiati nei diversi stati membri e maggiori aiuti ai Paesi che li accolgono. Inoltre è ormai condivisa la consapevolezza che c'è bisogno di una politica comune di asilo europeo e che, in tema di immigrazione, bisogna attribuire ulteriori compiti all'Agenzia europea Frontex. L’Italia ha avuto un ruolo determinante in questo cambio di passo e può continuare a svolgerlo nei prossimi mesi. L’incontro a Bruxelles, organizzato dal Presidente del Gruppo dei Socialisti e Democratici nel Parlamento Europeo, Gianni Pittella, ha dato un contributo importante per sviluppare una visione comune dei democratici e dei socialisti europei su questi argomenti.

 

In Ungheria e in Germania per seguire da vicino la situazione

Per informarmi di persona sulla situazione dei rifugiati questo mese sono stata alla frontiera fra Ungheria e Croazia e in un centro d’accoglienza per minori traumatizzati in Germania. Consiglio quest’esperienza a tutti coloro che pensano che chi fugge da guerre e carestie debba essere messo alla porta. In Ungheria ho incontrato rifugiati stremati da centinaia di chilometri, partiti per salvare sé stessi ed i propri figli dalle bombe e dai terroristi. Ma è stato toccante anche l’esperienza del centro d’accoglienza di Giessen dove sono stata insieme ai colleghi europarlamentari Cecile Kyenge e Udo Bullmann. Il responsabile del centro ci ha fatto vedere diversi quadri dipinti dai minori. Un bambino, sopravvissuto ad un naufragio solo per essere riuscito a nuotare per quattro ore, tra i corpi dei suoi parenti e compagni, tutti morti nell'incidente, ha dipinto un mare nero pieno di cadaveri, con lui in mezzo. Noi del Partito Democratico crediamo fortemente nel rispetto dei diritti umani e della solidarietà. Non lasciamo soli donne, uomini e bambini, che fuggono dalla guerra e dalla fame.  

 

La riforma del Senato e il voto per gli Erasmus

È una riforma attesa da più di trent’anni. Innumerevoli governi e parlamenti hanno cercato invano di realizzarla. Ma adesso, con il voto del Senato di questa settimana, l’abolizione del bicameralismo perfetto tra Camera e Senato (un'anomalia tutta italiana) è praticamente realtà. Il numero dei Senatori viene ridotto ad un terzo: solo 100 senatori composti da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati dal capo dello Stato. Un Senato che avrà competenze soprattutto sulle leggi che riguardano le regioni e gli enti locali. Molto importante: la riforma prevede anche l'introduzione del voto per corrispondenza agli Erasmus per il quale mi sono impegnata negli ultimi anni. Allora, davvero diversi motivi per essere soddisfatta.

 

La riforma del lavoro, strategica per la ripresa dell'Italia

I dati più recenti, dell'INPS e dell'ISTAT, confermano che il Jobs Act, la riforma del lavoro, sta producendo gli effetti voluti: cala la disoccupazione e aumentano i posti di lavoro. Sempre più italiani, soprattutto giovani, sottoscrivono contratti di lavoro a tempo indeterminato. I giovani sotto i 29 anni, che hanno trovato un lavoro fisso nell'ultimo anno, sono il 40% in più rispetto all'anno precedente. Si tratta di ottime notizie per un Paese spossato da anni di crisi economica. Adesso lo si può dire con ancora maggiore convinzione: il Jobs Act è una riforma di sinistra, perché il suo obiettivo è, e rimane, quello di garantire a centinaia di migliaia di lavoratori maggiori tutele rispetto al passato. Se confrontiamo questa riforma con quelle attuate da governi di sinistra in altri Paesi, come la Germania di Schröder e la Gran Bretagna di Blair, un fattore molto importante salta subito all’occhio: là si è proceduto aumentando il precariato e tagliando i sussidi. Noi, con il Governo Renzi, abbiamo fatto proprio il contrario. Ne ho parlato alla festa dell’Unità di Modena, con il collega Davide Baruffi, componente della Commissione Lavoro, e con Franco Garippo, consigliere della Spd a Wolfsburg. Un dibattito molto ricco e partecipato.

 

Un po’ di Puglia in giro per il mondo

L'Amministrazione di Nardò, in Puglia, è molto consapevole di quanto sia proficuo curare i rapporti con i suoi concittadini che vivono all’estero. A partire dal Sindaco, Marcello Risi, e dall’Assessore ai gemellaggi, Antonio Cavallo, molto impegnati a coltivare le relazioni con i loro iscritti Aire, residenti all'estero. Dopo essere stata loro ospite a Nardò, in occasione della Festa dell'Emigrante, li ho incontrati questo mese a Göppingen, nel corso di una bella iniziativa con la comunità. È stata l'occasione per apprezzare il livello di integrazione raggiunto da tanti dei concittadini nei vari settori lavorativi e professionali. Liberi professionisti, banchieri, artisti, imprenditori, ristoratori. Una vasta gamma di esperienze, che ha consentito ai connazionali di farsi voler bene e di farsi stimare, negli anni da colleghi, clienti ed amici.

 

Un esodo spesso dimenticato

Quando si parla di emigrazione italiana si pensa immediatamente al Sud Italia, o ad alcune regioni del Nord: come il Piemonte e il Veneto. Spesso ci si dimentica che il più grande esodo recente, l’Italia l’ha subito al di fuori dei suoi attuali confini, quando centinaia di migliaia di giuliani, dalmati, istriani e fiumani furono indotti ad un trasferimento forzato dalla Jugoslavia di Tito. Una diaspora raccontata da un bel volume che abbiamo presentato recentemente alla Camera come Gruppo PD, assieme al Presidente Ettore Rosato. Lo ha scritto Liliana Facchinetti e  attraversa ben quattro continenti: l’Europa, l’Oceania, l’Africa ed il Nord America. Storie drammatiche ma spesso espressione di una integrazione perfettamente riuscita. C’è chi è diventato un imprenditore di successo, portando il caffè italiano in Canada o chi, addirittura, si specializzò in matematica in Australia diventando poi uno dei collaboratori della NASA che seguì lo sbarco sulla luna! Una lettura che consiglio a tutti coloro che vogliono ricordare una pagina importante della nostra storia.

 

Continua l'impegno per la legalità

Oggi tanti nuovi gruppi ed associazioni nascono, ma spesso spariscono nel giro di breve tempo perché mancano le persone disposte a dedicarsi a lungo termine ad un progetto di volontariato. Per questo sono fiera che a Berlino, per l’ottavo anno consecutivo, l’Associazione Mafia? Nein Danke!, che ho co-fondato nel 2007, stia presentando la 8' Festa della legalità, grazie all’impegno di tanti iscritti ed interessati, uniti attorno al nuovo Presidente Sandro Mattioli. La Festa della legalità di quest’anno sta offrendo ad un pubblico di italiani e tedeschi un ricco programma di appuntamenti con proiezioni di film, dibattiti pubblici e presentazioni di saggi sul tema. Si è iniziato con un workshop a cui partecipano esponenti delle forze di polizia tedesche, con contributi di nostri esperti dei Carabinieri, della Polizia e della Guardia di finanza. Mafia? Nein Danke! è stata anche ospite al Convegno internazionale dell'European Centre For Press & Media Freedom a Lipsia, dove sono intervenuta parlando dei rapporti tra mafia e media.

 

Auguri ai nuovi Consiglieri CGIE

Infine, vorrei fare un grande in bocca al lupo a tutte/i i nuovi componenti del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero appena eletti ed esprimere loro la mia disponibilità per una proficua collaborazione nel corso del nuovo mandato del CGIE. Sono sicura che nei prossimi mesi potremo affrontare insieme sfide importanti per il mondo della nostra emigrazione. Sono ottimista perché dopo anni di Governi sordi alle questioni degli italiani all'estero, abbiamo finalmente come interlocutore un esecutivo che vede la grande potenzialità rappresentata dall'Italia nel mondo di tutte le generazioni. Laura Garavini, De.it.press 14

 

 

 

 

La cittadinanza, la tutela dei diritti e l’integrazione sono state al centro della storia dell’emigrazione italiana nel mondo

 

ROMA - La nostra storia di migranti, pur carica di sacrifici, impegno e lavoro, ha visto anche affermarsi nel mondo l’italianità, riconosciuta e apprezzata a tutti i livelli della vita politica, sociale, culturale ed economica dei Paesi di accoglimento. Lo ha ricordato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon durante il suo intervento davanti alle Camere riunite, in occasione dell’anniversario dei 60 anni dall’adesione dell’Italia alle Nazioni Unite.

Le nostre comunità nel mondo si sono impegnate nel migliorare i diritti degli immigrati quando noi eravamo, assieme ai greci e poi ai vietnamiti e coreani, gli “stranieri”. Ci siamo impegnati per la doppia cittadinanza o la cittadinanza multipla, per i diritti in campo sociale, previdenziale e fiscale, per la formazione culturale e linguistica, per il multiculturalismo.

Negli anni si sono accumulate  paure, preoccupazioni e incertezze nel  dare risposte generali  e solidali ai temi globali della povertà, del lavoro, dei diritti umani, della protezione dell’ambiente e dell’aspirazione dei popoli alla libertà. E  anche quando si sono affrontate alcune di queste questioni, non di rado si sono determinati esodi, fughe da guerre e bombardamenti, desertificazioni. 

Oggi, a paure e preoccupazioni, spesso si risponde  con tagli alle risorse, meno cooperazione e con una serie di restrizioni nella sfera delle libertà individuali, oltre che con orientamenti critici o antagonistici  sul  piano  culturale e della cittadinanza.

È un trend negativo che si alimenta fortemente nelle posizioni  delle forze conservatrici. Queste forze, in genere di centro-destra, storicamente strumentalizzano paure e preoccupazioni diffuse, anche legittime, che meriterebbero un’azione politica e culturale bipartisan, per costruire muri, limitare l’accesso alla cittadinanza, ridurre l’impegno verso i migranti, tracciare solchi e distinzioni anacronistiche tra migranti. Per queste ragioni l’allineamento di Forza Italia e MAIE, in Parlamento, con il no allo “jus soli temperato”, è di fatto un allineamento alle posizioni della Lega Nord. 

Ed è una scelta che smentisce la nostra storia. Se posso dirlo, anche la mia storia. In partenza per Melbourne, via Hong Kong, da Fiumicino, in attesa dell’imbarco, mi sono spesso imbattuto in alcuni bambini che parlavano perfettamente l’italiano, figli di immigrati che vivono e lavorano in Italia con regolare permesso di soggiorno. Fino alla definitiva approvazione della nuova legge, questi bambini per vedersi riconoscere la cittadinanza, dovranno attendere di arrivare a 18 anni, avranno 1 anno entro il quale fare richiesta e non devono essersi assentati dall’Italia. 

Dal momento in cui le modifiche alla legge 5 febbraio 1992 n. 91 saranno definitivamente approvate, non vi sarà alcun automatismo che lega l’acquisto della cittadinanza alla nascita in Italia. La nascita sul territorio nazionale dà diritto all'acquisto della cittadinanza solo in presenza di due condizioni: la nascita in Italia da genitori stranieri e il fatto che almeno uno di loro sia in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Nel caso di cittadini dell’Unione europea i requisiti sono la nascita in Italia e il possesso, da parte di almeno uno dei genitori, del diritto di soggiorno permanente, che  si ottiene dopo cinque anni di residenza legale in Italia. Deve esserci una dichiarazione di volontà di uno dei genitori, o di chi esercita la responsabilità genitoriale, espressa entro il compimento della maggiore età, all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, da annotare a margine dell’atto di nascita.

Nell’ormai lontano 1983, quando sbarcai in Australia, con soli due anni di residenza permanente, avrei ottenuto la cittadinanza australiana. Non lo feci subito perché avrei perduto quella italiana. Nel 1992, quando il Parlamento italiano modificò la legislazione sulla cittadinanza, rendendo possibile la naturalizzazione senza perdere la cittadinanza italiana (introducendo anche un periodo di due anni, poi prorogato a cinque, cioè fino al 1997, per riacquistare la quella italiana), pur plaudendo alla moderna soluzione di consentire la doppia cittadinanza, cominciammo già a evidenziarne i limiti rispetto al diritto negato o ritardato per i figli di migranti nati in Italia. 

Presi la decisione di attendere fino al 2001 per naturalizzarmi australiano nella speranza che il referendum del 2000 trasformasse il Commonwealth of Australia in Repubblica. Il referendum fallì ed io decisi comunque di naturalizzarmi, sulla base della residenza, mantenendo la cittadinanza italiana. In quel momento avevo tre figlie, tutte già cittadine australiane dalla nascita e cittadine italiane per effetto dello “jus sanguinis”. 

Ecco, vorrei che una moderna legislazione sulla cittadinanza contemplasse la possibilità di avere figli che assumono la cittadinanza dei genitori, indipendentemente da dove nascono, e la possibilità che il paese in cui nascono prevedesse procedure e tempi ragionevoli per facilitare i processi di integrazione. Vorrei, insomma, che il mio percorso possa essere anche quello di altri, in Australia come in Italia. 

Colleghi di centro-destra eletti all’estero, fate attenzione: allineandovi alla Lega Nord e contestando le nuove norme che hanno introdotto uno “jus soli temperato” rischiate anche di indebolire le regioni e i principi del “jus sanguinis”. Soprattutto quando evocate, come fanno le forze di centro-destra in tutto il mondo, i fantasmi e le paure del nostro tempo sui flussi migratori, in particolare quando enfatizzate i potenziali rischi alla sicurezza derivanti da chi nasce all’estero da cittadini italiani che hanno acquisito la cittadinanza con il nuovo “jus soli temperato”. Argomentazioni di questo tipo non dovrebbero entrare nella discussione sulla cittadinanza perché indeboliscono la condivisione delle possibili soluzioni. I temi della sicurezza e del contrasto alla criminalità e al terrorismo dovrebbero essere affrontati con razionalità e senso di responsabilità. 

Noi avevamo scelto una diversa strada. Al Senato vi è stato un approfondimento sui temi della cittadinanza per gli italiani all’estero, sia per consentire il riacquisto che per porre fine alla discriminazione nei confronti delle donne perpetrata prima dell’entrata in vigore della Carta costituzionale. In quella sede abbiamo ritenuto si potesse iniziare il nostro percorso di riforma. Sapevamo quello che tutti sapevano, e cioè che alla Camera il confronto era legato ad una proposta di iniziativa popolare, esclusivamente diretta ai migranti in ingresso in Italia, e che i tempi non avrebbero consentito il necessario approfondimento. 

Le opposizioni hanno deciso di trasformare anche il tema della cittadinanza in un terreno di scontro ideologico e politico: pessima decisione. In aula hanno detto cose molto pericolose. A partire dai 60 milioni che attenderebbero la cittadinanza italiana. Argomento che da solo chiuderebbe definitivamente ogni possibilità di riaprire i termini per il riacquisto. Dobbiamo essere chiari: il riacquisto riguarda unicamente chi, italiano, ha perduto la cittadinanza e non ha potuto riacquistarla nel periodo dal 1992 al 1997. Pochi connazionali nel mondo, in attesa di un atto di generosità dal nostro Paese che risponda alle loro attese. Non altro.

Un filo lega quindi la storia dell’emigrazione con la storia dei migranti: in momenti diversi, però, tutti abbiamo avuto bisogno ed abbiamo ancora bisogno di “solidarietà globale”, la stessa che deve ispirare, secondo Ban Ki-moon, le coscienze e le politiche dei Paesi che hanno concorso a creare l’idea di comunità globale.   Marco Fedi, Deputato PD eletto all’estero

 

 

 

 

 

Medio Oriente. Errori e orrori a Gerusalemme

 

Dopo una sequela di aggressioni a colpi di coltello da parte di palestinesi contro soldati, agenti di polizia e civili israeliani, seguita dalle ritorsioni israeliane, un sentimento di angoscia e insicurezza permea Gerusalemme, impedendo la normalità del vivere quotidiano.

 

Quasi un ritorno al clima dei primi anni 2000 quando le fazioni palestinesi più oltranziste, illuse di poter piegare Israele con l’azione armata, intrapresero la strada nichilista e impotente del terrorismo suicida. Ne seguirono anni di violenza con un numero immane di vittime dell’una e dell’altra delle due parti in lotta, attanagliate in un’orgia di reciproca brutalità.

 

Oggi i manovali del terrore sono giovani, residenti in larga parte nei quartieri arabi della città, senza precedenti criminali e non affiliati a movimenti organizzati. Giovani che vivono in una parte degradata di Gerusalemme, soggetti alle quotidiane vessazioni della confisca di terreni, della demolizione di case, della spoliazione di diritti.

 

In quella città che la retorica del governo di Israele proclama “unita e indivisibile”, ma che resta divisa sul piano dell’istruzione, dei servizi sociali, della sanità. Giovani che non intravedono un futuro normale: la speranza di un lavoro decente , un orizzonte politico che contempli la nascita di uno stato palestinese degno di questo nome, una vita che meriti di essere vissuta. La loro è una risposta violenta, sospinta da un’ideologia integralista che glorifica gli omicidi, esaltandoli come atti di martirio.

 

Provocazioni sulla Spianata delle Moschee

Gli eventi scatenanti dell’ondata di violenza sono stati soprattutto la reazione esasperata all’assassinio di una famiglia nel villaggio di Duma, Cisgiordania, da parte di sospetti estremisti ebrei che a più di due mesi dal fatto non sono ancora stati arrestati.

 

A questo si aggiunge il ripetersi di provocazioni di israeliani, inclusi ministri del governo in carica, sulla Spianata delle Moschee - o Monte del Tempio. Per i palestinesi, tali provocazioni minacciano lo status quo vigente dalla guerra del 1967 quando Israele, estesa la sovranità sulla parte araba della città, riconobbe la giurisdizione su quei luoghi sacri del Wakf - l’autorità religiosa giordana - consentendo in misura limitata ad israeliani di visitare l’area.

 

Si noti che il dettame rabbinico proibiva agli ebrei osservanti di visitare o pregare nell’area nel timore di poter profanare la sacralità del Santuario, quella parte del Secondo Tempio, distrutto dai Romani nel primo secolo e.v., che era riservata ai sacerdoti.

 

In anni recenti alcune correnti fondamentaliste ritengono invece di avere individuato il luogo delle rovine del Tempio e insistono nel visitare altre parti della Spianata. Alcuni parossisticamente minacciano di distruggere le moschee e di riedificare il Tempio.

 

Escalation di violenza

La domanda è quindi come contenere gli episodi di violenza.

 

Proprio per il loro carattere non organizzato è difficile prevenirli. Anche se né Israele né l’Autorità Palestinese e né Hamas hanno interesse a esacerbare la situazione, il rischio è che vi sia un’ulteriore escalation. La situazione già esplosiva può degenerare qualora si inneschi un ciclo di azioni e reazioni, di atti di ritorsione anche da parte di estremisti ebrei ansiosi di “fare giustizia da soli”, come accaduto in episodi recenti.

 

Anche il ricorso massiccio alla forza repressiva, la demolizione delle case delle famiglie degli attentatori, la revoca dei loro diritti in quanto residenti di Gerusalemme, i posti di blocco imposti ai quartieri arabi non bastano a debellare la violenza. Al contrario l’esperienza dei primi anni 2000 dimostra che queste misure sono spesso detonatori di ulteriore violenza.

 

Nascita di uno stato palestinese

La cosa importante è che da un lato i servizi di sicurezza israeliani e palestinesi preservino la loro cooperazione a fini di intelligence e prevenzione e dall’altro che le due parti riprendano i negoziati diretti a porre fine all’occupazione e alla creazione di uno stato palestinese.

 

Era questa la filosofia degli accordi di Oslo del 1993, il riconoscimento reciproco, cioè, di diritti di pari dignità: il diritto degli israeliani alla pace e alla sicurezza come specchio di quello dei palestinesi all’indipendenza.

 

È ovvio dalla storia recente di negoziati abortiti che le due parti sono incapaci di un passo siffatto: gli Stati Uniti, i paesi della Unione europea e alcuni stati firmatari dell’offerta di pace della Lega araba dovrebbero agire di concerto in tal senso, premendo con forza sulle parti anche attraverso una risoluzione al Consiglio di sicurezza, come la Francia da tempo propone.

 

Infine, anche sul fronte dei luoghi santi e al fine di prevenire la degenerazione del conflitto israelo-palestinese in “guerra di religione”, è forse necessaria una confluenza di volontà ragionevoli di governi, uomini di fede e istituzioni religiose di più paesi del mondo che, al di là di buoni intenti circa il rifiuto dell’intolleranza, concordino precise regole del gioco di visite, riti e liturgie di mussulmani, ebrei e cristiani in quell’area contesa e in tutta la città vecchia di Gerusalemme.  Giorgio Gomel, economista   AffInt 18

 

 

 

 

L’Italia e le crisi. Troppa fiducia nell’Onu

 

Abbiamo bisogno di adottare un più alto profilo nel Mediterraneo rispetto al passato. Se vogliamo provvedere alla nostra sicurezza nelle nuove condizioni abbiamo bisogno di svolgervi un ruolo sempre più attivo - di Angelo Panebianco

 

È stato un successo italiano, la settimana scorsa, l’accoglimento da parte dell’Unesco della nostra proposta di istituire un corpo di «caschi blu della cultura» a protezione dei patrimoni culturali messi a rischio dalla furia umana e dalle catastrofi naturali. L’Italia avrà inoltre un ruolo centrale nella creazione di questa task force specializzata. C’è da rallegrarsene. Arte e cultura sono, per il mondo, ciò che meglio definisce l’identità italiana ed è giusto che al nostro Paese sia riconosciuto un ruolo di leadership. Nulla da eccepire. Tranne forse il nostro solito eccesso di fiducia nelle capacità operative dell’Onu e delle sue affiliate. I caschi blu (anche quelli più tradizionali, con compiti militari) godono di grande popolarità dalle parti del governo Renzi. È solo di qualche settimana fa la decisione del premier di aumentare il nostro contributo in uomini ai contingenti delle Nazioni Unite. Ma vale la pena di sfoggiare tanto ossequio?

 

Da un bel film del 2001, No Man’s Land (del regista bosniaco Danis Tanovic), il grande pubblico apprese quale nomignolo i miliziani (serbi, croati, musulmani) delle guerre jugoslave avessero appiccicato ai caschi blu delle Nazioni Unite. Li chiamavano «i puffi» (per via del blu che li accomunava ai celebri personaggi dei cartoni) considerandoli al tempo stesso costosi e del tutto inutili.

È urgente che l’Italia assuma un atteggiamento più disincantato, meno genuflesso, nei confronti delle Nazioni Unite.

La destabilizzazione in atto del Mediterraneo ci obbliga, al fine di tutelare la nostra sicurezza, ad adottare un approccio non ideologico, realista, di fronte alle crisi attuali. Quando in gioco c’è la tua pelle, non puoi stare lì ad aspettare che la tua azione difensiva venga preventivamente approvata dall’Onu. Continuando così a indulgere nella finzione secondo cui solo il marchio delle Nazioni Unite sia in grado di conferire a qualunque azione internazionale «legalità» e «legittimità» (due parole che molti, erroneamente, considerano sinonimi).

Può anche essere giusta, può anche rispondere ad ineccepibili valutazioni tecnico-operative, la decisione italiana di non partecipare ai bombardamenti dello Stato islamico in Siria. Basta che non si tirino fuori le cosiddette «ragioni giuridiche» (l’assenza del marchio delle Nazioni Unite). Poiché di fronte a una minaccia come lo Stato islamico tali ragioni giuridiche contano zero.

A rovescio, il ragionamento vale anche, almeno in parte, per la Libia. Che si debba andare oppure no in Libia per combattere quella particolare guerra detta di peace enforcing , di imposizione della pace mediante le armi, può essere una decisione saggia oppure no. Ma pur riconoscendo l’indubbia utilità del fatto che una simile spedizione goda della copertura Onu e quindi, implicitamente, dell’assenso di governi arabi (per renderla accettabile agli occhi di una parte dei libici), non è l’Onu che può stabilirne il grado di saggezza. Questo possono farlo solo i governi degli Stati, Italia in testa, la cui sicurezza è oggi a rischio a causa del caos libico. Senza contare che gli sforzi dell’Onu di trovare una soluzione politica nel caso libico sono fin qui tutti falliti. Da ultimo è già fallito il tentativo di piegare a un accordo i governi nemici di Tobruk e di Tripoli.

Bisognerebbe sbarazzarsi di quell’ideologia onusiana qui da noi diffusa in ambiti piuttosto ristretti (volontariato cattolico, militanti di sinistra) e tuttavia influenti sugli atteggiamenti del governo. L’Onu non è l’embrione di un «governo mondiale» come si tende a pensare in quegli ambienti. Non vi somiglia neanche un po’.

Ed è pure una fortuna, tenuto conto della natura dei regimi di alcune grandi potenze che siedono nel Consiglio di Sicurezza (Cina, Russia), nonché di tanti Paesi rappresentati nell’Assemblea Generale. Dio ci scampi da un governo mondiale (ancorché embrionale) così impestato di autoritarismo. L’Onu è soltanto un utile luogo di discussione che consente all’opinione pubblica mondiale di comprendere quale sia il clima, soprattutto nei rapporti fra le grandi potenze. E a questo c’è ben poco da aggiungere.

Prima assumiamo un atteggiamento disincantato verso le Nazioni Unite e meglio è. Soprattutto oggi che abbiamo bisogno di adottare un più alto profilo nel Mediterraneo rispetto al passato. Se vogliamo provvedere alla nostra sicurezza nelle nuove condizioni abbiamo bisogno di svolgervi un ruolo sempre più attivo. Occorre investire non solo tempo ma anche risorse per potenziare la nostra capacità di intervento militare e di influenza diplomatica. Senza farsi inutili illusioni sull’Onu. Muovendoci piuttosto, se è possibile, in accordo con la Nato (l’esercitazione Nato in corso nel Mediterraneo segnala, se non la fine di una inerzia durata a lungo, per lo meno una volontà di risveglio).

Sapendo però anche che dire Nato significa dire Stati Uniti e che, senza un nuovo attivismo dell’amministrazione americana nell’area, dovremo arrangiarci, diventare punto di raccordo fra i Paesi della regione con interessi di sicurezza simili ai nostri.

Un atteggiamento più «laico» nei confronti delle Nazioni Unite appare tuttavia di difficile adozione da parte del governo Renzi. Per il quale, evidentemente, una politica economica che dà così tanti dispiaceri alla sinistra tradizionale deve essere bilanciata da concessioni su altri versanti, si tratti di unioni civili o di omaggi all’ideologia onusiana. Solo che quando è in ballo la sicurezza diventa rischioso continuare a giocare con l’ideologia. CdS 23

 

 

 

 

 

La missione

 

E’ opportuno tornare a dibattere sulla crisi socio/politica italiana. Una delle più complesse di questa travagliata Repubblica. Le sue implicazioni non risparmieranno, neppure questa volta, i Connazionali all’estero che ci vedono sulla “breccia” dal 1960 e con la convinzione d’essere dalla loro parte.

 

Dato che nessuno ha manifestato ancora la volontà di modificare la legge correlata alla Circoscrizione Elettorale Estero, una proposta, neppure tanto dissennata, la facciamo anche noi che di politica migratoria ci interessiamo da oltre cinquant’anni. Così, esponiamo le nostre considerazioni, invitando i Lettori a manifestare le loro. Anche questa è Democrazia.

 

Intanto, i Candidati al nostro Parlamento, dopo il varo della nuova legge elettorale, dovrebbero mantenere gli stessi profitti che avevano prima dell’investitura. Rappresentare il Popolo italiano è un servizio. Forse, anche una missione. Le funzioni “accessorie”, se proprio non se ne può fare a meno, siano pagate senza gravare sulla cassa dello Stato. Se austerità ci deve essere, l’esempio sia dato dagli eletti e non solo dagli elettori. Chi è dipendente, durante il mandato parlamentare, resta con la stessa qualifica lavorativa e con conseguente anzianità previdenziale. I liberi professionisti continuano la loro attività.

 

 Questa, in buona sintesi, la “ricetta” per lavorare in armonia e spendere meno pubblico denaro. Ministri compresi. L’austerità, di conseguenza, dovrebbe essere accettata, di buon grado, anche da chi, per il passato, è stato capace solo d’imporla. In queste nostre riflessioni, non abbiamo tenuto conto, volutamente, dei confronti economici con gli altri Poteri Legislativi europei.

 

Certo è che se il nostro progetto avesse fortuna in Patria, potrebbe essere esportato. Con buona pace di tutti. Il nostro disegno, tra l’altro, darebbe alla politica lo spessore di una “missione”. Da noi, ce ne sarebbe parecchio bisogno.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Il rapporto “Migrazioni e cambiamento climatico” a cura di CeSPI, FOCSIV e WWF Italia

 

Anche il clima che cambia alla base delle migrazioni forzate: in 6 anni oltre 150 milioni di persone fuggite da alluvioni, tempeste e siccità paesi e fasce più povere le più vulnerabili

 

ROMA - Dal 2008 al 2014, oltre 157 milioni di persone sono state costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi. Tra le cause che costringono famiglie e comunità ad abbandonare le proprie abitazioni ci sono soprattutto tempeste e alluvioni. Tra il 2008 e il 2014, secondo IDMC (Internal Displacement Monitoring Centre), queste hanno rappresentato l’85% della cause, seguite dai terremoti. Sempre l’IDMC ha calcolato che oggi le persone hanno il 60% per cento in più di probabilità di dover abbandonare la propria casa di quanto non ne avessero nel 1975. I dati sono contenuti nel rapporto “Migrazioni e cambiamento climatico” a cura di CeSPI, FOCSIV e WWF Italia rilasciato alla vigilia della COP di Parigi. Aumento delle temperature dell’aria e della superficie dei mari, cambiamento delle precipitazioni (frequenza, intensità); innalzamento del livello dei mari causato dalla fusione dei ghiacci; eventi “regionali” come Nino e monsoni asiatici stanno portando all’intensificazione della competizione tra popolazioni, Stati e imprese per il controllo e l’utilizzo delle risorse naturali che potrebbe causare conflitti e quindi provocare migrazioni forzate.

Lo scenario più estremo dell’ultimo rapporto dell’IPCC prevede entro il 2100 un incremento dell’innalzamento del livello dei mari di 98 cm. James Hansen, eminente climatologo già direttore del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA, prevede un possibile aumento del livello del mare di 5 metri entro cinquanta anni, se si raggiungessero e superassero i 2°C di aumento della temperatura. Ciò vorrebbe dire la perdita della maggior parte delle città costiere. Per i piccoli stati insulari e le regioni dei delta dei fiumi, l’innalzamento del livello dei mari potrebbe avere conseguenze catastrofiche, soprattutto se associato all’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi come i tifoni. Con un aumento delle temperature di 4 gradi, sarebbero a rischio il Mediterraneo, il Nord Africa e il Medio Oriente, ma anche i paesi dell’America Latina e i Caraibi. A essere colpite anche tutte le attività economiche umane, a partire dall’agricoltura. E’ purtroppo facile prevedere che questo porterà intere popolazioni a subire enormi difficoltà nel soddisfacimento dei bisogni elementari, specie se alla scarsità delle risorse e alla gravità dei fenomeni meteorologici estremi si assoceranno conflitti per il controllo delle risorse, aumento della violenza e disgregazione sociale.

Gli effetti del cambiamento climatico interagiscono inoltre con altre variabili, di tipo socio-economico ma anche di politiche di uso del suolo e di gestione della risorsa idrica: cementificazione e pratiche agricole che riducono la capacità del terreno di assorbire l’acqua, accaparramento di terre e “land grabbing” sono tra quelle pratiche destinate ad amplificare gli effetti dei cambiamenti climatici, ponendo le premesse per migrazioni forzate.

Il report individua 5 “forme” di spostamento: migrazioni di carattere internazionale; a carattere permanente e di spostamento di interinuclei familiari; sfollati interni e profughi a livello internazionale a causa di calamità naturali improvvise (il caso limite delle piccole isole del Pacifico, Kiribati o Tuvalu); ricollocazione di intere comunità per ridurre la loro esposizione a grandi rischi naturali e climatici .

Il fenomeno migratorio è complesso e le cause sono interagenti (in Siria questioni politiche si sono intrecciate con la più forte siccità degli ultimi 40 anni), ma CeSPI, FOCSIV e WWF Italia chiedono alle istituzioni  e propongono alla società civile una riflessione sugli strumenti legali internazionali: affinché non siano discriminanti verso le persone in difficoltà o che hanno necessità di spostarsi,  ma riconosca i diritti a chi fugge dai sempre più frequenti disastri ambientali causati dai cambiamenti climatici; occorre creare nuovi regimi dei flussi a livello regionale fondati sul riconoscimento dei diritti dei migranti, integrati nei piani di adattamento al cambiamento climatico.

I cambiamenti climatici,  le ricadute sulle popolazioni più vulnerabili e le conseguenti migrazioni sono al centro  del pellegrinaggio “Una Terra. Una Famiglia Umana / People’s Pilgrimage” organizzato da FOCSIV – Volontari nel Mondo, per la tappa italiana, e guidato da Yeb Sano, ex - ministro ed ex-negoziatore per i cambiamenti climatici della Repubblica delle Filippine, che sta attraversando, in questi giorni, l’Italia alla volta di   Parigi per la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (COP21) di dicembre. Il pellegrinaggio per letappe italiane è sostenuto dalla Coalizione Italiana per il Clima, di cui il WWF è parte (informazioni su: http://www.focsiv.it/pellegrinaggio-una-terra-una-famiglia-umana/). (Inform 12)

 

 

 

 

Mafia Capitale e il dopo Marino

 

Roma evidenzia il volto del Pd. In Italia il partito ha 102 politici indagati per reati vari. Per ripartire servono uomini capaci e onesti

 

E’ risaputo che nella Penisola regni la corruzione. Chi segue la politica nazionale appura ogni giorno casi nuovi, con conseguente mobilitazione della Magistratura che, in genere, impone all’eventuale imputato il carcere preventivo, come successo recentemente a Mario Mantovani, ex senatore di Forza Italia ed assessore alla Sanità della Regione Lombardia, accusato di “scambio di favori” per essersi fatto ristrutturare la casa da aziende alle quali aveva assegnato appalti pubblici; oppure si limita ad inviare un avviso di garanzia, come nel caso di Marino, sindaco di Roma. Ritenuto persona onesta e capace, fu presentato dal Pd in quanto era “la persona giusta per risollevare” Roma infangata dall’indagine Mafia Capitale che ha coinvolto una buona parte dei politici, un centinaio dei quali indagati e 37 arrestati per estorsioni, usure, malaffare ed alleanze con i mafiosi. Convinzione o speranza di onestà e capacità del candidato del Pd sostenuta anche dal quotidiano La Repubblica che prima vedeva in lui “un chirurgo per curare Roma” e ricacciare “nelle fogne quelli del centrodestra”, e dopo, a vittoria ottenuta, elogiava il neo “sindaco in bicicletta che fa la figura dell'atleta”. Tanto stimato e benvoluto da spingere la Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Marianna Madia, ad approvare il desiderio espresso da Marino di candidarsi a sindaco di Roma per un secondo mandato, in quanto convinta che “stia facendo molto bene”.

  Non certo i suoi doveri da primo cittadino: non paga le 8 multe da 80 euro l’una, per aver parcheggiato la sua automobile oltre i varchi del centro storico, benché con permesso scaduto; offre ai familiari cene fatte passare per incontri istituzionali, quindi pagate con soldi del Comune. Come i 22mila euro per il viaggio, dal 23 al 29 settembre scorso, a Philadelphia, dove era stato invitato dalla Temple University per tenere un convegno dietro retribuzione, benché avesse assicurato che “il viaggio non lo pagheranno i Romani”. Nel frattempo, faceva poco o nulla per sistemare le strade e tenerle pulite, disattenzione tanto grave da far scrivere dall’Osservatore Romano che “la capitale, a meno di due mesi dall'inizio del Giubileo, ha la certezza solo delle proprie macerie”. E di quella sporcizia che, a settembre, spinse Alessandro Gassmann a pulire le strade, perché “i 300 spazzini di quartiere annunciati dal Comune non si sono visti”. Manchevolezze e furti ai quali si aggiunge la menzogna sull’inesistente invito fattogli dal Papa a raggiungerlo negli Stati Uniti.

  Fatti imperdonabili che non permettono di comprendere il motivo che ha spinto la conduttrice televisiva Serena Dandini a dire che “Marino deve dimettersi, ma fa tenerezza” e i pm di Roma a tergiversare davanti al reato di peculato, dicendo: “dobbiamo valutare”. Anche il senatore Pd, Luigi Zanda, ammette che “i risultati di Marino per ora non sono sufficienti”, però esprime la convinzione che “abbia governato con grande buona fede”. Una difesa fatta per ragioni di partito, ma che non reggono, se “il chirurgo che doveva curare Roma è riuscito solo a mandarla in coma”, come sancito da il Giornale. Che ovviamente critica chi, su L’Espresso, afferma che il sindaco romano “ha tanti difetti. Ma è una persona perbene”, cui si unisce il primo cittadino di Catania, Enzo Bianco, convinto che “Marino deve andare avanti con la determinazione, il coraggio e l'onestà che lo hanno sempre contraddistinto”. Giudizi ispirati da opinioni politiche, non dalla realtà dei fatti.

  I quali hanno fatto ritenere inevitabili le dimissioni di Marino, reclamate anche dai consiglieri del Movimento 5 Stelle, probabilmente convinti di poter vincere le prossime elezioni, come temuto dal Premier Renzi e dallo stesso Marino che, infatti, ha a lungo tergiversato in merito, annunciando il suo ritiro dal Palazzo del Campidoglio, ma precisando di poter cambiare idea entro 20 giorni, quindi di ritirarle. Il 12 ottobre le ha confermate e diventeranno efficaci il 2 novembre. Il che ha dato vita ad un’infinità di commenti, favorevoli e contrari alla sua decisione, su Facebook a Twitter. C’è chi spera che non le ritiri e chi, invece, elenca le sue 40 “buone azioni”, augurando un suo ritorno alla carica di sindaco. Ovvio, esiste la libertà di opinione. A subirne gli effetti è la Capitale che, negli ultimi tre decenni, ha visto consolidare il fallimento amministrativo ed il degrado civile, rendendola priva di vita e di idee. Le prossime elezioni possono dare origine ad un nuovo inizio e ad una nuova vitalità. Ma solo se si scelgono i candidati giusti.  Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

 

Appello al governo. I consiglieri CGIE-Svizzera: adoperarsi nel recupero di risorse per ripristinare il sistema Italia nel mondo

 

ZURIGO - I dati riportati nel documento economico e finanziario per gli interventi del governo italiano a favore delle politiche rivolte ai cittadini italiani residenti all’estero destano una forte preoccupazione e un serio allarme per il pericolo che potrebbe abbattersi l’anno prossimo  sul “sistema degli italiani nel mondo” per l’insufficiente agibilità dei capitoli di spesa indispensabili al suo funzionamento. 

A fronte degli interventi complessivi di euro 14.471.033 stanziati nel bilancio corrente, la previsione per l’esercizio amministrativo del 2016 è di euro 11.073.413. Una decurtazione di euro 3.397.620 alla quale va ad aggiungersi la mancanza di copertura finanziaria per il richiamo di ulteriori 64 insegnanti metropolitani, che non verranno sostituiti. Il taglio dei finanziamenti ( euro 8.625.548 per il 2016 contro euro 11.919.796 nel 2015,) colpisce pesantemente i corsi di lingua e cultura italiane, strumento strategico di diffusione della lingua e della cultura italiana. Grazie ad essi, l’Italia ha tratto e trarrà benefici non solo d’immagine, ma anche in termini di ritorno economico, turistico e commerciale. La riduzione delle risorse rende gravoso il funzionamento dei Comitati degli italiani all’Estero, del Consiglio degli italiani all’estero, restringe l’assistenza indiretta ai meno abbienti e contrae le attività informative e culturali nel mondo. 

Che il sistema degli italiani all’estero collassi ed è prossimo all’implosione, se non  sopraggiunge una celere virata, è un dato di fatto. Perciò la nostra vibrata richiesta di un cambiamento di strategia è motivata e puntuale. Aggredire gli sprechi della spesa pubblica è uno degli obiettivi condivisi anche dagli italiani all’estero, ma l’accanimento terapeutico con cui da anni si sta intervenendo sui soliti capitoli di spesa è diventato oramai insostenibile. 

Siamo fortemente delusi che i nuovi segnali della ripresa economica italiana non producano nessuna inversione di tendenza a favore delle comunità italiane all’estero. Eppure anche noi concorriamo alla ripresa del sistema paese.  Per questo motivo chiediamo al governo italiano, ai parlamentari eletti nella circoscrizione estero, al ministro degli Esteri, ai gruppi parlamentari della Camera e del Senato di  adoperarsi nel recupero di risorse sufficienti a ripristinare il sistema Italia nel mondo. Ricordiamo, senza piangerci addosso, i sacrifici e gli indescrivibili disagi causati dallo smantellamento delle rete diplomatico consolare e la riduzione di organici con cui la rete deve far fronte alla richiesta di maggiori servizi.  I rappresentanti svizzeri eletti nel CGIE

 

 

 

 

Allarme corruzione per l'economia e per la politica

 

Il dilagare della corruzione in Italia preoccupa Matteo Renzi per almeno due motivi, al di là del senso di sdegno e disgusto che deve provare ogni cittadino mediamente onesto. Il primo motivo è che il cancro della corruzione con il suo fatturato di 67 miliardi l'anno e una malattia ormai endemica che danneggia gravemente l'economia italiana. Perché non c'è solo il costo puro e semplice (i 67 miliardi, appunto), ma anche i danni collaterali: i maggiori costi legati alla realizzazione degli appalti pubblici, i mancati investimenti stranieri che vengono scoraggiati dalla pratica delle tangenti e della burocrazia da corrompere per ottenere quanto dovuto legittimamente, il danno alla concorrenza da parte di quelle aziende e di quegli imprenditori che pagano mazzette a politici e funzionari. La pessima qualità dei servizi pubblici e delle opere realizzate male con gravi danni per i cittadini come si ved e ogni giorno a Roma e nel Mezzogiorno, ma non solo.  Uno scenario da paese africano, asiatico o sudamericano che genera un senso di disgusto e soffocamento in tutto il Paese. E infatti - e siamo al secondo motivo di preoccupazione per Renzi - il movimento di Grillo, il M5S, viaggia sempre su percentuali altissime e, in assenza della destra ormai in disfacimento, sarà con i Cinquestelle che Renzi se la dovrà vedere alle prossime elezioni con ogni probabilità. E sicuramente se la vedrà fra pochi mesi quando si voterà a Roma. Il fatto poi che negli scandali siano coinvolti, come a Roma, non solo politici di destra ma anche del Pd, non fa che aumentare questo allarme. Molti dicono che se si votasse oggi Roma sarebbe persa per il Pd e il prossimo sindaco sarebbe del M5S. Certo è che la corruzione ha generato un sentimento di ripulsa degli elettori verso i partiti tradizionali. È questo spiega anche il consenso (le cinquantamila firma a sostegno) al sindaco dimissionario Marino che, galvanizzato da quelle firme che non esprimono consenso per lo stato disastroso della Capitale ma esprimono solo fiducia nell'onesta di Marino e odio nei confronti del Pd che l'ha sfiduciato, ha annunciato nell'intervista a Repubblica che alle prossime primarie del Pd vorrà esserci anche lui. Un grosso problema, quello di Marino, per Renzi e per il Pd che dalla vicenda di Mafia Capitale e dei due anni di Marino in Campidoglio esce con le ossa rotte. Il sindaco dimissionario non se ne andrà senza aver coinvolto anche il suo partito in un voto lacerante in consiglio comunale. Con le opposizioni di destra all'attacco come se le responsabilità di Alemanno fossero dimenticate e cancellate. E con i Cinquestelle pronti a raccogliere la Capitale in frantumi. GIANLUCA LUZI LR 23

 

 

 

 

L’Italia altrove

 

La Penisola non ha bisogno di nuovi sacrifici proiettati in un’ottica che poco andrebbe a migliorare la realtà nazionale. Gli italiani nel mondo hanno da essere considerati proprio con un’interpretazione più internazionale dei problemi che li coinvolgono.

 Se si dovesse continuare a dare un’importanza marginale agli italiani che vivono altrove, si potrebbe verificare quell’effetto “boomerang” che i politici hanno, da sempre, temuto. Da oltre quattordici anni, gli Onorevoli eletti nella Circoscrizione Estero hanno fatto ben poco per aggiornare una legge già nata vecchia.

 Ovviamente, ci sono stati seguiti politici che hanno fatto slittare il cambiamento. Di ciò, dopo cinquantacinque anni al servizio degli italiani che vivono altrove, prendiamo atto. Per modificare ciò che riteniamo possibile, certe iniziative hanno da maturare fuori d’Italia.

 Non è il caso d’aggiungere indicazioni personali. Servirebbe a poco. Chi vive oltre frontiera è nelle condizioni di partecipare anche al futuro della terra d’origine.

 Proprio sotto questo profilo, che riteniamo fondamentale, intendiamo fare chiarezza sullo “status” dei Connazionali nel mondo per coinvolgerli nelle decisioni che potrebbero cambiare il destino della Penisola.

 Certe soluzioni, che implicano anche modifiche costituzionali, non dovrebbero essere prese senza una più approfondita analisi anche da parte di chi non vive nel Bel Paese. L’Italia “altrove” dovrebbe avere la stessa valenza che sollecitiamo, fa tempo, nella penisola. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

“Rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia. Aspetti, procedure, problemi”

 

Italia terzo Paese per numero di richiedenti asilo dopo Germania e Svezia. I minori sbarcati sulle nostre coste nel 2014 sono stati 26.112, di cui 13.000 non accompagnati. Nel  2015 i minori non accompagnati sono cresciuti  del 73%.

 

ROMA – Sono 100.000 le persone ospitate nelle strutture (dato aggiornato al 10 ottobre 2015); il 70% si trova nelle strutture temporanee; l’Italia è il terzo Paese per numero di richiedenti asilo, dopo la Germania e la Svezia; la presenza delle donne è estremamente ridotta rispetto alla media europea; i primi tre Paesi di provenienza dei richiedenti asilo in Italia sono Nigeria, Mali e Gambia; i minori sbarcati sulle nostre coste nel 2014 sono stati 26.112, di cui 13.000 non accompagnati; nel 2015 i minori non accompagnati sono cresciuti  del 73%; nella gestione ordinaria dell’accoglienza si registra una drastica riduzione dei costi, pari al 70%.

Sono alcune informazioni emerse con il “Rapporto  sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia. Aspetti, procedure, problemi”, promosso dal sottosegretario all’Interno Domenico Manzione e realizzato da un gruppo di lavoro interdisciplinare coordinato dal Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione. Dieci esperti di varia estrazione culturale e professionale, partendo da una fotografia reale e da dati affidabili sul fenomeno dell’immigrazione, ha ricostruito ogni tessera del mosaico “accoglienza” arrivando a formulare un ventaglio di proposte sul profilo amministrativo, organizzativo, socio-economico e perfino comunicativo del sistema accoglienza, per conseguire un approccio ordinario alla emergenza straordinaria.

L’analisi è stata illustrata ieri , presso la sala conferenze del Viminale, dal prefetto Rosetta Scotto Lavina e dal professor Antonio Golini. Sono intervenuti il capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione prefetto Mario Morcone e il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione che ha concluso il convegno. Presenti il capo di Gabinetto Luciana Lamorgese e il capo dipartimento di Pubblica Sicurezza Alessandro Pansa.

Il sottosegretario Manzione, sostenitore del progetto, ha inteso così valutare le risposte che il sistema di accoglienza in Italia è in grado di fornire. Una “policy evaluation”, insomma, messa a punto da esperti che hanno potuto lavorare dall’interno ottenendo un’istantanea aggiornatissima della situazione. “Abbiamo collaborato – ha assicurato il professor Golini che ha coordinato il gruppo di lavoro – in totale libertà di pensiero e di scrittura, senza alcun condizionamento né tecnico, né politico”.

Il sistema di accoglienza in Italia, ha osservato Manzione, “è cresciuto negli ultimi due anni e ha funzionato. I posti a disposizione dei migranti sono aumentati, passando da 10-15 mila a 100 mila. Ora si tratta di mettere tutto a regime, in collaborazione con i territori”.

Il prefetto Morcone ha sottolineato nel suo intervento come sia cambiata la filosofia in tema di accoglienza: “Il futuro - ha detto - è l’accoglienza diffusa, da condividere sul territorio, è finito il tempo dei grandi centri”. “Chiediamo ai sindaci – ha proseguito – di riscoprire il loro ruolo di protagonismo”, per arrivare a riequilibrare la distribuzione dei migranti su tutto il territorio nazionale. All’accusa dei tempi troppo lunghi per la definizione delle richieste di asilo, Morcone ha risposto che ogni storia va ascoltata con attenzione per garantire i diritti di protezione a tutte le persone interessate.

Il rapporto è stato illustrato dal prefetto Scotto Lavina che ha precisato come il documento non voglia proporre soluzioni risolutive, ma approfondimenti sul sistema italiano di accoglienza con l’obiettivo di verificare la presenza di risposte adeguate per un fenomeno che appare molto flessibile. L’analisi è stata effettuata: basando il lavoro su dati affidabili, lasciando emergere le best practice da replicare e fornendo risposte alle criticità rilevate. (Rapporto  sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia. Aspetti, procedure, problemi: http://www.libertaciviliimmigrazione.interno.it/dipim/export/sites/default/it/assets/pubblicazioni/Rapporto_accoglienza_ps.pdf .  (Inform 23)

 

 

 

 

Legge di Stabilità 2016, gli  italiani  all’estero: diversamente  cittadini

 

Comprendiamo benissimo che la situazione economica e finanziaria del nostro Paese sia ancora preoccupante, che vi siano problemi da risolvere come la sanità, le pensioni, gli esodati, i ricorrenti dissesti idrogeologici, gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste e tanti altri ancora. Si comprendiamo tutto, ci mancherebbe! 

Quello che, invece, è difficile da comprendere come sia possibile che in Italia i 4.636.647 emigrati nostrani  siano ormai da diversi anni l’ultimo dei pensieri della popolazione e dei nostri governanti e non si tratta di tutti ferri vecchi dell’emigrazione del Dopoguerra bensì anche di centinaia di migliaia di expat e cioè giovani italiani emigrati in questi ultimi anni). Altrimenti se non fosse così non si comprenderebbe come abbiano fatto, e facciano i governi ed i parlamenti, che si sono succeduti negli ultimi anni, a tagliare implacabilmente di Legge Finanziaria in Legge Finanziaria, di Legge di Stabilità in Legge di Stabilità, i capitoli di spesa del Ministero degli Affari Esteri, oggi anche della Cooperazione internazionale (MAECI), destinati alle politiche rivolte agli italiani all’estero! Infatti, ancora nella Legge di Stabilità 2016 - appena approvata dal governo italiano - dai dati in nostro possesso risulta, rispetto al 2015, un taglio complessivo di quasi tre milioni e mezzo di euro (il 23,48%) tra contributi ai Comites e riunioni degli InterComites, attività informative e culturali, funzionamento Cgie, contributi enti gestori corsi di lingua e cultura di italiano ed assistenza diretta. Tagli, tra i quali brilla (ancora per l’ennesima volta) quello per il Cgie che con 307.707 euro è praticamente impossibile che possa svolgere la funzione che una legge dello Stato Italiano gli ha assegnato: se si ritiene che questo organismo sia ormai inutile si abbia almeno il coraggio di chiuderlo definitivamente!

A questo punto resta anche il forte timore per la fine che potrebbero fare le abitazioni in Italia degli iscritti all’AIRE, ovvero se nel 2016 torneranno ad essere considerate, o meno,  “seconde case” ai fini dell’IMU/TASI/TARI, poiché ormai tutto è possibile visto e considerato che, per l’Italia, gli italiani all’estero sembrano essere diventati “diversamente cittadini” della nostra Repubblica!

Dino Nardi, Coordinatore UIM Europa 

 

 

 

 

 

Dalla corruzione al caso Roma le spine del governo

 

Truffe spicciole, come quella al Comune di Sanremo dove più di un terzo degli impiegati timbrava il cartellino e poi andava per i fatti suoi chiedendo lo straordinario. Truffe più strutturate come quella dell'ospedale israelitico di Roma che ha portato agli arresti di medici, personale e dell'ex presidente dell'Inps. O come quella della sanità lombarda che ha visto protagonista il numero due della Regione. Oppure corruzione in grande stile come all'Anas dove la "dama nera", così è chiamata la funzionaria al centro della vicenda, pare pilotasse da anni il mega giro di tangenti. Una situazione che ha fatto dire al capo della procura di Roma Pignatone che si avverte ormai la "sensazione deprimente della quotidianità della corruzione". È da almeno trenta anni la vera, tragica emergenza nazionale. Ma si può parlare di emergenza quando ormai è un costume nazionale? No, ovviamente. Manca la sanzione sociale: la corruzione in tutte le sue forme è accettata come se fosse inevitabile. Un male nazionale e inestirpabile. Dalla politica si è esteso e ramificato ai dirigenti di ogni livello delle aziende pubbliche e dei ministeri. Come ha detto in Tv l'ex magistrato Sabella, assessore alla legalità del Comune di Roma,  parlando dei dirigenti delle municipalizzate: "sono o corrotti o incapaci". Spesso sono contemporaneamente corrotti e incapaci, viene da aggiungere. Le conseguenze non sono solo un immenso spreco di denaro pubblico, ma la pessima qualità dei servizi pubblici e il disastro della manutenzione del territorio, basti pensare ai danni che provoca un semplice acquazzone. Per cercare di porre rimedio Renzi deve cominciare necessariamente da Roma, non solo perché è la Capitale e in questo momento la città più malridotta (ieri si è rotta di nuovo la metro b), ma anche perché fra un paio di mesi cominceranno ad arrivare milioni di pellegrini che magari non avranno tante pretese sulla qualità dei servizi o sullo stato delle strade, ma che devono essere messi in condizione di muoversi agevolmente per la città se non altro per raggiungere San Pietro. E poi su Roma il premier si gioca una partita molto difficile in chiave nazionale. Con Marino che non vuole mollare e il Pd che non sa che fare. Nonostante questo disastro l'economia dà qualche segnale positivo e sull'onda degli aiuti della Bce lo spread è andato per la prima volta da mesi sotto quota 100. Fino a dicembre il quantitative easing, il bazooka di Draghi, sparerà ancora i suoi colpi in aiuto dell'economia. Poi si vedrà. GIANLUCA LUZI LR 22

 

 

 

 

“Riparliamone: la lingua ha valore”. A Firenze seguiti e prospettive degli Stati generali della lingua italiana nel mondo

 

FIRENZE – Di diffusione della lingua italiana nel mondo e seguiti e prospettive degli Stati generali sul tema svoltisi un anno fa si è discusso nella seconda parte dell'evento “Riparliamone: la lingua ha valore” organizzato ieri a Firenze dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Un aggiornamento dei dati sulla diffusione della lingua italiana nel mondo è stato illustrato dal direttore generale della Promozione del sistema Paese di Maeci, Andrea Meloni, che ha spiegato come quest'ultima indagine sia stata condotta “ampliando la ricerca su diversi livelli di insegnamento: università, corsi presso Istituti Italiani di Cultura, presso scuole che beneficiano di un sostegno Mae e presso scuole pubbliche locali, corsi organizzati dalla Società Dante Alighieri, dagli enti gestori, ma anche presso scuole private, associazioni culturali, università della terza età, scuole popolari e aziende private”. Al 31 agosto 2014 il numero di studenti di italiano registrato in 113 Paesi è di 1.761.000, un aumento di 250 mila unità, il 15% circa, rispetto alla cifra registrata per l'anno scolastico 2012/2014 e riportata agli Stati generali di 1.522.000 studenti. La rilevazione è quindi migliorata, “cogliendo realtà prima non considerate – afferma Meloni – e conferma un dato solido e costante di interesse nei confronti della nostra lingua”. Confermata anche la percentuale di studenti del contesto scolastico o universitari (2/3 del totale), mentre circa 500 mila frequentano corsi in contesti diversi. Nello specifico si contano circa 130 mila studenti nei corsi presso la Società Dante Alighieri; 71 mila presso gli IIC; 227 mila presso le università; 28 mila nelle scuole bilingui o italiane; 243 mila presso gli enti gestori; 768 mila presso scuole locali e 288 mila in altre istituzioni come scuole di lingua, popolari, associazioni, università della terza età etc. Alla varietà delle istituzioni corrisponde anche quella delle frequenza e del livello dei corsi.

La concentrazione maggiore si registra in Europa (oltre 700 mila, il 40% del totale degli studenti), seguita da Asia e Oceania (276 mila, 15%), America latina (228 mila, 12%), America del Nord (207 mila, 11%), Mediterraneo e Medio Oriente (198 mila), Europa extra Ue (126 mila, 7%), Africa sub-sahariana (15 mila, 0,87%). Tra i casi di rilievo, il direttore generale segnala quello dell'Australia, in cui si contano circa 210 mila allievi concentrati in ambito scolastico, e ciò grazie a disposizioni governative che hanno reso curricolare la lingua italiana, ritenuta parte del patrimonio ereditato dall'immigrazione del passato e che dal 2014 è insegnata nella scuole elementari e secondarie inferiori del Paese a circa 145 mila allievi; i 132 mila studenti di italiano in Egitto, concentrati in ambito scolastico, numero che deve essere “mantenuto e difeso”, vista la situazione attraversata dal Paese; e i 40 mila studenti in Tunisia, dato importante determinato anche dagli intensi rapporti commerciali con l'Italia. Per quanto riguarda le “situazioni meno confortanti”, Meloni cita la Cina, con solo 4 mila allievi concentrati a livello universitario – non si conosce però il numero di coloro che studiano in scuole private, sempre più numerose, - dato che richiede quindi “rinnovata attenzione e ulteriori sforzi”; la flessione degli studenti in Argentina – crisi economica e ristrutturazione di alcuni Comitati della Dante; - una regressione nell'area balcanica, dovuta anche al passaggio a lingue considerate più utili a fini professionali come l'inglese e il tedesco. Cresce invece il numero degli studenti in Giappone (oltre 40 mila, specie nelle università, +20% rispetto lo scorso anno) e, per quanto riguarda l'Europa, in Austria (90 mila) e Francia (oltre 100). È però la Germania il Paese europeo dove l'italiano è più studiato (oltre 300 mila), in diversi strati sociali, per motivi culturali e anche funzionali, per l'interesse verso settori come il design e la moda. Il direttore generale ritiene anche opportuna una rinnovata attenzione per l'Africa subsahariana, che asseconderebbe una delle priorità della nostra politica estera. Il Maeci rispetta così l'impegno di una rilevazione annuale di questi dati, in vista di un'analisi complessiva da condurre nel 2017 attraverso il nuovo portale della lingua italiana, così da renderla più immediatamente fruibile. Meloni rileva anche come il Maeci prosegua nel suo impegno aggregativo e di coordinamento delle diverse iniziative volte alla promozione linguistica avviato in maniera più decisa con gli Stati generali. Avviato anche il gruppo di lavoro consultivo sulla promozione della lingua italiana sollecitato in quella sede e l'impegno per l'istituzione della classe di concorso per l'insegnamento dell'italiano come lingua seconda, in sinergia con il Miur.

Avviato anche il progetto pilota dell'invio di neolaureati specializzati in didattica dell'italiano presso università straniere e su cui si soffermano Maria Manganaro e Giulia Ricci. La prima ricorda come esso sia nato da un'idea del direttore generale per gli Italiani all'estero e le Politiche migratorie del Maeci, Cristina Ravaglia, ed abbia già coinvolto 13 laureati nel 2014 e 27 nel 2015; la seconda - selezionata dal bando e attualmente in Germania - si sofferma invece sull'eterogeneità degli studenti di lingua italiana in Germania, che deve orientare la programmazione della didattica: agli studenti stranieri si affiancano infatti i figli o i discendenti di italiani emigrati che non sempre conoscono l'italiano.

Tra le sfide richiamate ancora da Meloni, l'attenzione rivolta all'insegnamento a distanza, alla formazione e all'aggiornamento dei docenti e l'attivazione di un Osservatorio della lingua italiana all'interno del portale dedicato al tema, sul modello di quelli già esistenti in Paesi come Stati Uniti, Canada e Israele per delineare un panorama completo della diffusione dell'italiano e individuare modalità di valorizzazione adeguate ad ogni specifica area geografica.

Di seguito è intervenuto anche Massimo Bray, direttore generale della Treccani, che ha ribadito la necessità di “fare sistema non solo con il settore privato, ma anche tra i diversi organismi pubblici” e rilevato la centralità di “alimentare le cultura”, di “coniugare investimenti e valorizzazione dei beni culturali”. Il segretario generale della Società Dante Alighieri, Alessandro Masi, si è soffermato ancora sull'importanza di una certificazione del livello di conoscenza linguistica, unificata e riconosciuta anche all'estero, e della formazione del corpo docente. Infine, Marco Biffi dell'Accademia della Crusca ha illustrato il nuovo portale della lingua italiana nel mondo, anche questo frutto degli Stati generali, in fase di realizzazione.

La conclusioni dell'evento sono state affidate al sottosegretario agli Esteri Mario Giro che, richiamando le parole del premier Matteo Renzi, ha definito l'Italia “una potenza culturale, fatto di cui siamo però largamente inconsapevoli”. “La nostra idea è quella di fare dell'italiano uno dei vettori principali della nostra presenza all'estero, migliorando quantità e qualità dell'offerta – ha affermato Giro, ribadendo l'importanza della formazione dei docenti e della necessità di credere di più nel nostro sistema formativo, che può essere adattato per intercettare la domanda di italiano nel mondo, una domanda che non è omogenea – ha segnalato - neppure se consideriamo le diverse realtà dell'emigrazione. “Non dobbiamo avere paura della globalizzazione. Il nostro tessuto di piccole e medie imprese è spesso sottocapitalizzato e allora ben vengano i capitali purché si tuteli la qualità, che è quello che ci distingue – ha aggiunto il sottosegretario, sottolineando come sia emersa dagli interventi ancora una volta la necessità di fare sistema e di valorizzare quanto già esiste, in un quadro di risorse sempre più limitato e che richiede sempre più il coinvolgimento dei privati. Tra i numerosi temi emersi richiamati da Giro anche l'impegno del governo sul fronte reputazionale dell'Italia e l'importanza della Rai per la diffusione di lingua, cultura e conoscenza del nostra Paese nel mondo, un compito che anch'essa è chiamata a svolgere con risorse sempre più limitate. Il prossimo appuntamento è per gli Stati generali della Lingua italiana annunciati nel 2016. Viviana Pansa, Inform 21

 

 

 

 

Sembrare ed essere

 

In politica, almeno da noi, ogni previsione può essere stravolta senza grossi problemi. Intanto, nessuno ha salvato l’Italia e scriverlo non avrebbe, di conseguenza, alcun senso. Intanto, con la primavera , il PIL è stato stimato intorno  allo 0%. Come a scrivere che l’indice di ricchezza del Paese continua a essere bloccato. Sino al prossimo anno, nulla cambierà; pur se la manovra Renzi andrà avanti. Anche se gli alleati hanno iniziato a mostrare delle discordanze sul suo operato. Come già avevamo intuito, il 2015 non sarà un anno facile per nessuno.

 I mesi passano, ma non abbiamo ancora visto un abbozzo serio sulla legge di riforma elettorale. Se la situazione dovesse non evolversi, i problemi d’Italia andranno ad aumentare. Per ora, i politici restano nelle retrovie del fronte socio/economico nazionale; c’è, però, da chiederci quando renderanno operative le strategie per ridare al Paese quella fiducia che continua ad essere carente. La Terza Repubblica resta, in ogni caso, una di quelle leggende metropolitane che sarebbe meglio avere il buon gusto di dimenticare. Prima di focalizzare il nostro ruolo in UE, c’è da chiarire le nostre sorti economiche interne. La crisi viene da lontano, ma da noi si è evoluta in modo assai differente che nel resto del Vecchio Continente. Ora, non sapremmo neppure azzardare delle previsioni per i mesi futuri.

 Gli italiani, fuori e dentro i confini nazionali, sono fortemente demotivati da un sistema che vive solamente perché nessun politico è stato in grado d’offrire una guida diversa al Paese. Ed è proprio per questa posizione, in evidente regresso, che le nostre preoccupazioni aumentano. La disoccupazione è un altro segnale delle difficoltà nazionali. I provvedimenti varati sono un segnale da valutare in prospettiva. Forse, diritti e doveri si compenseranno. Quei diritti che dovrebbero garantirci un futuro meno difficile che resta sulle spalle di chi ancora riesce a rimanere nel mondo produttivo. Può sembrare strano, ma è proprio il “liberismo” modificato a darci i maggiori problemi. Del resto, ci preoccupa la mancata coesione politica in generale.

 All’interno vediamo pochi segnali in linea con i tempi che ci stanno ipotecando anche le prospettive per il futuro. Mentre tutti, ma proprio tutti, intendono polemizzare, vivere nel Bel Paese resta un problema da affrontare giorno per giorno. Dopo Renzi, comunque, non è certo che vivremo in un’Italia più europea e meno fragile di quella che ha caratterizzato gli anni del secolo scorso. Segno, manifesto che, pur con tante insufficienze, la politica italiana è più vicina ad essere comprensibile. Sensazione che corrobora le nostre attese.

 Per finire, è meglio evitare di far confronti politici su segnali ancora tutti da decifrare. L’Italia presenta, infatti, degli sviluppi socio/economici che non ci permettono tuttora un’analisi meno frammentaria.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Passa con difficoltà la riforma in Senato

 

Come sempre tra  tanti dibattiti e litigi. Ora torna alla Camera per l’ultima votazione. Inevitabile però il referendum dall’esito incerto

 

  Alquanto discutibile il testo approvato, il 13 ottobre scorso, dai Senatori che hanno apportato alcune modifiche alla revisione dei compiti senatoriali già approvata dai Deputati, dando vita ad una Istituzione alquanto discutibile, tanto da spingere il giurista Gianluigi Pellegrino a ritenere che si sia passati da un Senato “perfetto a quello confuso”. Giudizio dettato dal fatto che, probabilmente, a riforma definitivamente approvata, si manifesterà la mancata accelerazione del processo legislativo, dato che si prevedono tanti modi per fare le leggi. Il che fa dire al Professore Mario Mauro che in Italia ci sarà “un unicum: un sistema con una Camera e mezza”.

  Certo, si avrà un risparmio economico, visto che si passa dai 315 Senatori attuali ai previsti  95, rappresentativi delle Istituzioni territoriali, più i 5 a vita, nominati dal Presidente della Repubblica. Dopo infinite discussioni, si è deciso che i 20 Consigli regionali invieranno i 2 indicati dagli elettori nelle Amministrative. A questi si aggiungono 21 Sindaci”. I Senatori resteranno in carica solo 7 anni, il mandato non essendo ripetibile, e non riceveranno nessuna indennità, il che farà ridurre, di oltre 50 milioni di euro l’anno, la spesa statale.

  Palazzo Madama avrà meno poteri: innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai Governi in carica né approvare le leggi, compito che resterà solo alla Camera, con le sole eccezioni di quelle relative alle riforme della Costituzione, all’emissione di nuove normative costituzionali e delle leggi elettorali degli Enti locali, alle quali si aggiungono le norme sui referendum popolari, diritto di famiglia, matrimonio e salute, nonché le ratifiche dei trattati internazionali. Avrà anche un ruolo consultivo in quanto, su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti, potrà chiedere ai Deputati di effettuare alcune modifiche alle leggi appena approvate, pur restando alla Camera la facoltà di decidere, nei successivi 20 giorni, se accogliere o meno i suggerimenti. I Senatori potranno pure pronunciarsi sulle norme relative ai poteri delle Regioni e degli Enti locali e respingere, con maggioranza assoluta, le modifiche apportate dai Deputati. Avranno la facoltà di fare proposte di modifica sulle leggi di bilancio, ma la Camera può non accoglierle. Inoltre concorre all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato e l’Unione Europea, partecipando alle decisioni di quest’ultima, all’attuazione degli atti normativi ed alle politiche. Partecipa anche alla valutazione dell’attività delle pubbliche amministrazioni, alla verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato, nonché alle nomine di competenza governativa nei casi previsti dalla legge.

  La riforma prevede un cambiamento radicale del potere del Governo in quanto le regole per emettere i decreti legge diventano più rigide e dovranno "recare misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo". In compenso, i provvedimenti governativi giudicati essenziali devono essere votati dalla Camera entro 60 giorni. E’ previsto, inoltre, un aumento dei poteri della Corte Costituzionale che potrà intervenire, entro un mese dalla richiesta fatta da un terzo dei Deputati, con un giudizio preventivo sulle leggi elettorali, così da evitare di averne una per anni, salvo poi scoprire che era incostituzionale, come successo, nel dicembre del 2013, con il Porcellum. Cambiano pure le regole per l’elezione del Capo dello Stato, cui non parteciperanno più i delegati regionali, per la quale si modificano i quorum, di due terzi nei primi quattro scrutini, di tre dal quinto all’ottavo, dopo di ché sarà sufficiente la maggioranza assoluta. Una riforma, quindi, che non modifica solo i poteri e le competenze del Senato, ma anche delle altre Istituzioni.

  Purtroppo l’eventuale fine del bicameralismo non è frutto di un accordo tra forze di maggioranza ed opposizione, bensì l’esito di un conflitto nel Pd, aggravato dai partiti di minoranza e dagli stessi membri del Governo. Polemiche, insulti reciproci e battibecchi che, nelle prime due votazioni, hanno comportato una maggioranza sotto i 150 voti. In effetti, la riforma, che dovrà essere rivotata alla Camera, è il frutto di pareri contrapposti dei Cinque Stelle, dei Leghisti, dei centristi di Alfano e di Forza Italia. La decisione finale sarà presa dai cittadini che, in autunno del prossimo anno, saranno chiamati ad accettare o meno la riforma. Un referendum dal quale molti politici sperano di vederla rifiutata, anche a causa dell’avversione nei confronti del Premier che, dopo aver portato a compimento il suo ambizioso disegno di proclamare la fine del bicameralismo perfetto, intende essere il “padre” della nuova Repubblica e guidarla. Ammesso che gli Italiani siano in grado di valutarne la validità.

Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

Il Nobel 2015 per la Medicina  riguarda Ge Hong e l’antica Medicina Cinese.

 

Il premio Nobel per la medicina è stato assegnato il 5 ottobre 2015 a Tu Youyou, una dottoressa cinese che ha scoperto l’artemisina, la molecola utilizzata ormai in tutto il mondo per la cura della malaria e che ha salvato e sta salvando milioni di vite in tutto il mondo.

Dopo Ronald Ross nel 1902 e Alphonse Laveran nel 1907, la professoressa Tu Youyou è la terza scienziata ad essersi distinta con un Nobel per un lavoro sulla malaria: 200 milioni di casi e più di mezzo milione di decessi registrati nel 2013, una delle principali cause di mortalità nel Mezzogiorno del mondo.

È molto interessante ed istruttivo raccontare l’intreccio di una vicenda che mescola la storia della Cina e dell’Indocina degli Anni ’60 e ‘70, la moderna ricerca della biomedicina e le antichissime conoscenze della medicina tradizionale cinese. Negli Anni ’60, mentre in Vietnam si combatteva la feroce guerra tra Nord e Sud, i vietcong, i soldati del Vietnam del Nord del generale Ho Chi Minh, venivano falcidiati dalla malaria più ancora che dai bombardamenti delle truppe americane. Il territorio in cui erano costretti a combattere infatti era infestato dal Plasmodium falciparum, agente infettivo della malaria.

Fu per questo motivo che la Cina, che appoggiava l’esercito del Nord Vietnam, avviò un progetto di ricerca per verificare se fosse possibile mettere a punto qualche nuova cura per aiutare i soldati malati. Il progetto di studio venne deciso il 23 di maggio del 1967 e prese il nome di “progetto 523” unendo le cifre del mese di maggio (5) e quelle del giorno del mese (23) in cui era stato deciso il suo avvio.

Vennero analizzate numerose molecole di sintesi che tuttavia non dimostrarono di possedere effetti rilevanti sulla malaria e si decise allora di verificare se non fosse possibile fare tesoro delle antiche conoscenze della farmacologia tradizionale cinese che tutt’oggi viene studiata ed utilizzata in Cina e che annovera 5000 differenti erbe medicinali prescritte in base a centinaia di ricette spesso tramandate per secoli e talora per millenni.

L’incarico venne affidato all’Accademia di Medicina Tradizionale Cinese di Pechino, la più importante istituzione cinese del settore, che affidò la ricerca alla dottoressa Tu Youyou e ad un piccolo gruppo di esperti da lei diretto.

La dottoressa testò migliaia di piante senza ottenere grandi risultati fino a che non decise di rifarsi ad alcune antiche formule fitoterapiche cinesi utilizzate da millenni per la cura delle cosiddette “febbri intermittenti” o “febbri alternate a brividi”. In questo gruppo di patologie definite in cinese “nue” era classificata anticamente la sintomatologia con cui si presenta la malaria. Alla fine Tu Youyou scelse di fare tesoro delle conoscenze che nel III secolo dopo Cristo Ge Hong, uno fra i maggiori medici della Cina antica, aveva tramandato ai posteri.

Nel suo testo Zhou hou bei ji fang o Manuale di prescrizioni per le emergenze, redatto nel 321 d.C., Ge Hong analizza  decine di ricette per le “febbri intermittenti” e l’elemento comune a tutte queste è la presenza di Artemisia annua, in cinese Qinghao, che si raccomanda di impiegare non in decozione ma con  una semplice immersione in acqua seguita da macerazione, spremitura e filtraggio. Tu Youyou provò a verificare nel ratto l’efficacia del farmaco ottenuto utilizzando questo antico metodo e, una volta compreso che l’estratto di Qinghao possedeva degli effetti terapeutici sulla malaria nell’animale da esperimento, pensò di mettere punto un metodo di estrazione che permettessero alla molecola originale contenuta nella pianta di conservarsi intatta senza alterazioni per mantenerne l’efficacia. Dal momento che l’antico testo di Ge Hong suggeriva di non sottoporre il Qinghao a decozione (metodo generalmente usato per la preparazione dei fitoterapici) ma ad una semplice macerazione in acqua e spremitura, Tu Youyou pensò che tanto più bassa sarebbe stata la temperatura utilizzata per la solubilizzazione e tanto più puro ed intatto sarebbe stato il principio attivo estratto dalla pianta. Decise dunque di utilizzare dei metodi che utilizzavano temperature più basse di quelle di ebollizione tipiche dei decotti (100° C) per ottenere l’estrazione del principio attivo.

A questo scopo provò prima la soluzione alcolica (etanolo) e successivamente quella eterea (la temperatura di evaporazione dell’etere è di poco superiore ai 30°C). Si accorse che utilizzando queste metodiche il farmaco estratto era assai più potente e verificò che in realtà la molecola efficace sulla malaria era l’artemisina, uno dei principi attivi estratti dal Qinghao che definì in cinese Qinghaosu, sostanzialmente estratto di Qinghao.  Quando il lavoro della dottoressa Tu comparve per la prima volta in lingua inglese sul Chinese Medical Journal nel 1979, il professor Nicholas White direttore del Wellcome’s South East Asia Research Unit disse: “Leggo la descrizione di un nuovo composto contro la malaria e dei test in vivo, nei roditori e nell’ uomo, su sottili fogli di carta gialla in un inglese approssimativo. Il tutto è contenuto in cinque pagine quando una compagnia farmaceutica occidentale avrebbe speso 300 milioni di dollari e pubblicato un documento alto come un mattone”.

Nel frattempo la vicenda di come si era arrivati alla scoperta di questa molecola fu dimenticata fino a che, nel 2007, nel corso di un congresso sulla malaria e che si teneva a Shanghai, un gruppo dei ricercatori degli Stati Uniti non chiese ragguagli a proposito della scoperta dell’artemisina ai colleghi cinesi. Fu soltanto alla fine di una lunga ricerca avviata a seguito di questa richiesta che la storia della dottoressa Tu Youyou venne finalmente alla luce. Gli esperti occidentali hanno ignorato per anni la scoperta fino a quando una multinazionale farmaceutica, la Novartis, non ha cominciato a produrre il farmaco. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva guardato a questa sostanza con molto scetticismo non credendo che una pianta cinese potesse produrre un antimalarico efficace. Poi ha dovuto tornare sui suoi passi e dal 2001 lo raccomanda, in associazione con la lumefantrina per evitare la comparsa di resistenze, come terapia d’elezione per gli attacchi malarici in tutto il mondo e soprattutto nelle zone di resistenza alle terapie classiche, come in Africa. “L’artemisinina è stato il primo nuovo farmaco scoperto in Cina dopo la Rivoluzione Culturale” ricorda la dottoressa Tu, ma non dice che mentre l’ Occidente ignorava la sua scoperta, il farmaco, prodotto all’epoca in Cina, salvava migliaia di vite nel Sud-Est asiatico. “Adesso so che il mio farmaco - continua - può essere d’aiuto soprattutto ai Paesi poveri”. La signora dell’ artemisia non ha smesso di lavorare: è professore all’Istituto della Medicina tradizionale cinese all’Accademia Cinese di medicina tradizionale e sta studiando le potenzialità anti-cancro dell’artemisinina, soprattutto nel tumore al seno. Un effetto su cui si sono concentrati anche ricercatori americani dell’Università di Washington. Come ricorda Lucio Sotte nella Newsletter di Ottobre di Olos e Logos (http://www.oloselogos.it )  a noi sembra interessante che una scoperta   del 1972 si sia avvalsa delle conoscenze descritte da Ge Hong nel III secolo dopo Cristo, cosa che dimostra, una volta di più,  che la farmacologia cinese è un magnifico “tesoro” che l’antica tradizione medica estremo orientale offre al mondo medico occidentale sia per un suo uso tradizionale che per l’avvio di nuovi grandi progetti di ricerca scientifica.

Basta pensare che nell’ultima edizione della farmacopea cinese sono citate 4952 differenti sostanze medicinali naturali per intuire quali grandi prospettive si possono avviare approfondendo con le moderne tecniche di analisi  gli effetti delle migliaia di principi attivi in esse contenuti. Carlo Di Stanislao 18

 

 

 

 

 

A Firenze l'evento “Riparliamone: la lingua ha valore”

 

Un'iniziativa promossa dal Maeci per fare il punto su azioni e strategie di promozione di lingua e cultura italiana all'estero ad un anno di distanza dagli Stati generali della Lingua italiana nel mondo.

 

FIRENZE – Ad un anno di distanza dagli Stati generali della Lingua italiana nel mondo si rinnova a Firenze l'appuntamento sulla promozione della lingua di Dante con l'incontro “Riparliamone: la lingua ha valore” promosso ieri dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a Palazzo Medici-Riccardi. Un'iniziativa per fare il punto sull'avanzamento degli impegni presi agli Stati generali e per ribadire la necessità di investire sulla promozione culturale e linguistica quale asse strategico per alimentare la presenza e il rilievo dell'Italia nel mondo.

Ad accogliere i presenti è stato il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che ha sottolineato il carattere concreto dell'incontro volto a spingere ulteriormente al rialzo la reputazione della lingua italiana, “un apprezzamento – ha detto – che deve essere rivolto non solo alla grandezza del nostro passato, ma anche alla sua capacità di coltivare il livello culturale dei cittadini del mondo”. Richiamato infatti “il valore universale dell'italiano”, incarnato dai principi dell'umanesimo cui la lingua di Dante ha generosamente contribuito, e la sua duttilità nell'applicazione ai diversi ambiti che sono divenuti eccellenza riconosciuta anche all'estero – moda, artigianato, cibo, tecnologie – trasmettendo, con il prodotto, anche una cultura ed un saper fare amati e stimati. Nardella ha anche ribadito come l'italiano sia “veicolo della nostra identità” da sostenere con orgoglio: “pensiamo ai tanti emigrati che in passato hanno quasi nascosto con vergogna la loro lingua per accelerare il processo di integrazione nei Paesi di accoglienza; dobbiamo sempre più sostituire a quella timidezza l'orgoglio di parlare italiano, l'orgoglio di presentare la nostra cultura e storia, la grandezza del nostro patrimonio culturale – ha affermato il sindaco. La promozione linguistica ha dunque “obiettivi culturali, ma anche pragmatici, con importanti risvolti economici – ha concluso Nardella, auspicando che l'italiano possa incrementare sempre più la capacità attrattiva e diffusione nel mondo.

Di seguito il sottosegretario al Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca Gabriele Toccafondi ha evidenziato l'impegno del governo nel settore educativo, impegno che si è tradotto in un investimento su tutto il sistema scolastico italiano, anche quello presente all'estero. Ha ricordato come “attraverso la scuola si facciano cultura e conoscenza, e si trasmettano i nostri valori”, elementi inscindibilmente legati alla lingua italiana e richiamati in particolare in tutto il mondo con la Settimana della Lingua italiana che si celebra proprio in questi giorni, con un'edizione dedicata all'italiano della musica. Ha insistito infine sull'importanza della promozione della nostra lingua per il suo valore “culturale, economico e anche sociale”, riferendosi in quest'ultimo caso all'importanza dell'insegnamento dell'italiano agli immigrati che desiderano vivere nel nostro Paese.

La vice presidente della Regione Toscana, Monica Barni, ha rilevato come il tema della diffusione della lingua italiana nel mondo abbia molto bisogno di ricerca ed innovazione. “L'italiano deve stare nel mondo, nel mercato delle lingue oggi in costante espansione – ha rilevato Barni, auspicando una più forte presenza in questo contesto, incremento che non può essere assicurato solo più dal peso della nostra tradizione culturale. “In questo mercato globale la nostra lingua gode di un grande vantaggio: rappresenta valori di nicchia legati alla nostra cultura e che si oppongono ai valori di plastica propagati dalla globalizzazione – spiega Barni, rilevando poi come vi siano oggi nel mondo “milioni di discendenti di italiani che desiderano riappropriarsi di questa identità riaccostandosi all'italiano”. Rilevanza culturale e presenza italiana connessa alla storia della nostra emigrazione facilitano l'ingresso delle nostre aziende e dei prodotti italiani nel mercato globale, per questo, secondo la vice presidente, è opportuno ed importante stabilire nuovi collegamenti coinvolgendo imprese e connazionali. Importanti rapporti da coltivare – aggiunge - sono anche quelli con gli studenti stranieri che trascorrono un periodo di studio in Italia e che possono diventare promotori della nostra lingua e cultura una volta rientrati nel loro Paese di origine. Ciò che conta e che si sta facendo – evidenza Barni – è “costruire un percorso e fare sistema, così da poter superare quelle fragilità che ancora esistono in alcune parti del mondo” nel settore della nostra promozione linguistica.

“Il nostro errore è pensare di avere una lingua e una cultura deboli – ha affermato il sottosegretario agli Esteri Mario Giro, ribadendo come “l'italiano sia una lingua culturale e non una lingua etnica”, “un vettore di cultura che parla universalmente, trasmettendo un messaggio che tutti comprendono”. “L'italiano non è solo una lingua del sangue, viene prima di noi e va oltre noi ed esiste da molto prima della formazione dello Stato italiano – ricorda Giro, richiamando “l'italiano oltre l'Italia”, quello parlato al di fuori dai confini nazionali, dagli amanti del nostro Paese e della nostra lingua e dai tanti italo-discendenti - “80 milioni di persone – afferma il sottosegretario, ricordando come quella italiana sia “la seconda diaspora mondiale”. Richiamato anche il percorso avviato con gli Stati generali, organizzati – ricorda Giro – per sensibilizzare gli italiani sull'importanza della nostra lingua e della sua promozione all'estero. “Parlare della nostra lingua è una grande responsabilità ma anche un grande valore, l'italiano gode di una sua legittimità che va oltre noi stessi, che gli viene riconosciuta malgrado noi – prosegue il sottosegretario, riferendosi all'abuso dei termini inglesi in voga da qualche anno. “Spesso crediamo che ci manchi qualcosa – dice – mentre abbiamo già tutto”.

Tra i dati presentati in questa occasione, un aggiornamento sul numero degli studenti di lingua italiana nel mondo: sono 1,7 milioni, quota che supera gli 1,5 milioni quantificati nelle analisi fornite nel corso degli Stati generali e che non corrisponde probabilmente ad un aumento reale del numero di studenti – fa sapere lo stesso Giro – quanto all'affinamento degli strumenti di rilevazione, ipotesi che lascia supporre la possibilità che essi siano anche di più. Si tratta di una diffusione non omogenea, ancora da potenziare in Paesi importanti come la Cina, per esempio, o da non disperdere come nel caso dei Balcani, mentre migliora decisamente in aree come l'Egitto e la Tunisia. Il sottosegretario evidenzia quindi come sia ancora molto il lavoro da fare e come lo spazio per crescere sia dato dal progressivo emergere di una classe media mondiale che includerà nella crescita dei consumi di qualità anche quello di cultura. Tra le priorità sui cui si intende lavorare il sottosegretario cita la certificazione unitaria dell'apprendimento linguistico, degli studenti ma anche quello relativo alla formazione dei docenti, su cui chiede la collaborazione del Miur, e parla di “una nuova ragione sociale degli insegnanti all'estero, perchè abbiamo bisogno sempre più di fondare scuole italiane nel mondo, esportando il nostro che è un buon modello scolastico”. Non si tratta di “commercializzare la cultura – precisa Giro – ma di trovare nuovi strumenti per accrescerne la fruibilità”, per superare “lo stile museale e guardare avanti”: per questo egli sollecita il progressivo coinvolgimento del settore privato e la promozione di “professionalità che sappiano mostrare al mondo il valore della nostra lingua e cultura”. Saranno queste, infatti, a trainare tutto il sistema Italia, con benefici di rilievo per la stessa nostra economia.

E a testimoniare come l'italiano sia un valore per il sistema economico è servita la prima sessione di confronto della mattinata, cui hanno partecipato il responsabile di Fiat Brand Marketing comunicazione Carlo Colpo, il direttore generale della Beijing Design Week Vittorio Sun, l'ideatore del padiglione Zero di Expo 2015 Davide Rampello e Andrea Illy, presidente e amministratore delegato di Illy Caffè.

Colpo ha illustrato i tratti salienti di alcune campagne pubblicitarie della Fiat, segnalando come “Italia e italianità siano ciò che rende rilevanti i nostri messaggi all'estero”. “Attraverso l'utilizzo della lingua, del modo di essere italiano (linguaggio e attitudine verso il prossimo) e della gestualità italiana si veicola un messaggio riconoscibile e rilevante per il pubblico di riferimento – afferma Colpo. Si mostra quindi come la capacità di attrazione esercitata dal nostro Paese e gli elementi che ci vengono riconosciuti all'estero siano utilizzati sapientemente negli spot Fiat per rendere appetibile il prodotto. Parla del legame tra design e cultura italiana Vittorio Sun, richiamando anche il suo legame di impronta familiare con il nostro Paese – il padre era un diplomatico cinese in Italia. “Il design non è solo prodotto ma veicola un'intera filosofia italiana – afferma, spiegando come si colga l'occasione con l'evento organizzato a Beijing di presentare altri aspetti della cultura italiana (cinema, cultura agro-alimentare, etc.) Sul modo di intendere il design come “cultura progettuale italiana” si sofferma anche Rampello, che rileva come le operazioni più riuscite di promozione dell'Italia nel mondo, pur avendo impronta e importanti risvolti economici, siano essenzialmente operazioni “colte e di cultura”. “È la cultura che rende viva una lingua – spiega Rampello. “Per rigenerare una lingua – aggiunge - è necessario valorizzare prima di tutto il nostro fare. Da questo scaturisce l'agire e da quest'ultimo ancora il logos, ossia la parola e il linguaggio”. Andrea Illy ha insistito invece sulla necessità di “mettere a sistema il patrimonio di bellezza dell'Italia”, “vantaggio competitivo endogeno del nostro Paese”, la cui promozione può generare anche importanti ricadute sul settore turistico. Egli ritiene che questo aspetto sia stato colto dall'attuale governo, così che oggi sta migliorando oltre che “l'immagine identitaria dell'Italia” anche “la nostra reputazione”. Per fare sistema è necessario preliminarmente un censimento del patrimonio di bellezze del nostro Paese e anche in questo caso “il business è importante perché aiuta l'autofinanziamento di simili attività”, specie in un momento in cui la risorse pubbliche sono molto limitate. Illy si sofferma infine anche sull'italian sounding, un fenomeno da contrastare con la qualità del prodotto italiano, ma che a suo dire non ha risvolti solamente negativi sul made in Italy, perché può anche sollecitare la curiosità del consumatore alla ricerca della qualità. Viviana Pansa – Inform 21

 

 

 

 

Gli orizzonti

 

Tra recessioni internazionali e polemiche interne, l’Italia continua a essere a un bivio. Renzi resta alla guida di un Governo che ha perso quel poco di attendibilità e l’Opposizione prende forza e consistenza proprio per le palesi mancanze di un Esecutivo nato con l’emergenza.

 Ora non ci sono molte scelte per ridare alla politica italiana un’attendibilità. Oltre le polemiche che non servono. Da noi, tanto per stare in tema, le questioni di partito cozzano con quelle economiche.

Dalla crisi non siamo ancora usciti e la nostra economia è tutt’altro che in convalescenza. Vivere nel bel Paese è difficile come all’inizio d’anno e i sondaggi confermano quella che non è solo una nostra impressione. Per trovare una rotta sicura, l’Italia avrebbe bisogno di un Esecutivo “riformato” nei numeri e negli intenti.

 La teoria “monocamerale” è tornata in applicabile e i Senatori, non intendono perdere il loro ruolo politico. Meglio averlo sempre chiaro; anche per evitare congetture che non troverebbero riscontro a Palazzo Chigi.

 In tanta confusione, restano irrisolti parecchi problemi e se ne sono complicati altri. Il tutto a sfavore del cittadino che è, e rimane, la vera vittima di un sistema che è da cambiare. Certo che non è facile scrivere come e quando. Renzi potrebbe essere sfiduciato prima del 2018. I segnali ci sono e l’Esecutivo ne è conscio.

 Resta il problema dell’eventuale “cambiamento”. Con i partiti rappresentati in Parlamento, non c’è maggioranza aritmeticamente credibile e alle cobelligeranze non crediamo più da tempo. Anche dall’estero, i nostri Connazionali sono demotivati e il recente rinnovo del CGIE non ha, per nulla, migliorato il profilo che abbiamo evidenziato.

Ancora una volta, resta l’incertezza di tempi che non sembrano idonei a “smussare” gli spigoli di una politica troppo compromessa. Gli orizzonti che si presentano restano pochi. D’effettivamente applicabile, nessuno. Certo è che, con l’inverno, a cavallo tra il 2015 e il 2016, le novità non mancheranno e la politica dissennata presenterà il suo conto salato. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Assemblea annuale delle associazioni trentine

 

Assessore Sara Ferrari: Le associazioni sono  il nostro ponte con il mondo. Il Trentino  ha costruito e rafforzato legami internazionali, grazie a missionari,  associazioni, comunità trentine nel mondo e immigrati 

 

TRENTO -  "Nel campo della cooperazione internazionale allo sviluppo, il Trentino vuole fare responsabilmente la propria parte. Le associazioni sono  il nostro ponte con il mondo, un elemento fondamentale di ricchezza e di forza, che si traduce anche in un elemento di maggiore stabilità per il nostro territorio. Il Trentino in questo settore ha acquisito inoltre una forte credibilità a livello nazionale, in particolare in seno alla Commissione che rappresenta le Regioni al tavolo ministeriale dove si elaborano le politiche di settore”. Così l'assessore provinciale di Trento  alla cooperazione allo sviluppo Sara Ferrari, alle associazioni che si occupano di cooperazione internazionale, riunite nella tradizionale assemblea annuale presso la Federazione della cooperazione.

Nel corso dell'incontro sono state illustrate le nuove Linee guida del settore ed è stato anche tracciato un bilancio relativo al 2014 e ai primi mesi del 2015. La Provincia lo scorso anno ha assegnato al capitolo della solidarietà internazionale una somma complessiva di euro 10.291.000. Sul versante del sostegno alle associazioni, le risorse disponibili hanno consentito di finanziare 107 progetti. Per quanto riguarda le iniziative programmate della Giunta provinciale, particolare rilevanza hanno continuato ad assumere i Tavoli di cooperazione comunitaria (Tavolo Trentino con il Mozambico, avviato nel 2000 e Tavolo Balcani, avviato alla fine degli anni 90); è proseguito inoltre il programma di Cooperazione trasnfrontaliera promosso dall’Euregio (Province di Trento e Bolzano, Land Tirolo), in Uganda e Tanzania. Nel 2015, infine, il bilancio provinciale ha assegnato al settore euro 8.446.000, sottoposti però ai vincoli del Patto di stabilità. Proprio in questi giorni la Provincia ha destinato nuove disponibilità di cassa (pari a circa 2,5 milioni), con cui liquidare, oltre ai saldi relativi al 2014 (circa 1,8 milioni) anche gli anticipi (pari al 50% del contributo provinciale concesso) riguardanti tutti i progetti delle associazioni approvati  per il 2015, attorno a un centinaio.

Come sempre molto partecipato l'incontro delle realtà che operano in Africa, Asia, America Latina, Europa (soprattutto orientale e balcanica) per confrontarsi, assieme alla Provincia, sulle ragioni e sulle modalità del loro operato, in paesi poveri, lacerati dalla guerra o dove i diritti umani vengono calpestati. Gli obiettivi fondamentali - sradicare la povertà, ridurre le disuguaglianze, promuovere uno sviluppo sostenibile, affermare la dignità della persona, prevenire i conflitti e sostenere i processi di riconciliazione - non cambiano. Cambiano e si evolvono le modalità per il loro raggiungimento, e cambia anche la considerazione che gli stessi "donatori" hanno del loro ruolo, in un mondo sempre più globalizzato, dove le comunità impoverite di ieri possono conoscere processi di sviluppo accelerato, e diventare nuovi partners economici, costruendo quindi relazioni sempre più paritarie.

Il Trentino, che ha saputo costruire e rafforzare nel tempo significativi legami internazionali, grazie all'operato dei propri missionari, delle associazioni, delle comunità create dai discendenti degli emigrati trentini, delle stesse comunità di immigrati presenti oggi sul territorio provinciale, è consapevole di tutto questo. Tali legami possono infatti rappresentare - anche - un fattore competitivo, non solo sul piano della solidarietà, dell'aiuto, ma anche per quanto attiene, più in generale l'interscambio economico e culturale.

Nel corso dell'assemblea è stato illustrato un documento sulle Linee guida della cooperazione internazionale allo sviluppo per il Trentino, frutto di una lavoro a più mani, realizzato dal Servizio Emigrazione e Solidarietà internazionale della Provincia al termine di un lungo e articolato confronto con i numerosi protagonisti del mondo della cooperazione, e che trae spunto anche dallo studio “La Provincia autonoma di Trento e la nuova cooperazione allo sviluppo”di Giulio Coppi, dello Oecd -Leed Trento.

Oltre ai temi della cooperazione allo sviluppo in senso proprio e dei parternariati territoriali costruiti a livelli diversi e fra/con soggetti diversi - istituzioni, associazioni, scuole, ospedali, imprese e così via - il documento presentato questo pomeriggio affronta tutta una serie di temi correlati, dall'educazione alla mondialità, soprattutto in ambito scolastico, al cosviluppo (termine che indica la volontà di valorizzare la presenza dei migranti in Trentino per costruire "ponti" e partnership economiche e favorire ove possibile il loro rientro assistito in patria).

Le aree geografiche prioritarie di intervento sono quella balcanica e mediterranea, alcuni paesi dell'Africa sub-sahariana, il Brasile, le aree in conflitto.

Per quanto riguarda i settori prioritari di intervento, sono quelli che riflettono anche le eccellenze e le sfide del Trentino: ambiente, rafforzamento del ruolo femminile, autonomia e democrazia "dal basso", ruolo dei giovani, innovazione tecnologica.

Gli strumenti messi in campo dalla Provincia per sostenere le politiche di cooperazione internazionale allo sviluppo sono come sempre i bandi per la concessione di contributi alle associazioni, l'educazione alla mondialità e gli interscambi. Accanto a questi, vi sono le iniziative programmate dalla Giunta provinciale, che prevedono la partecipazione di più attori, che siederanno attorno ad un tavolo di progettazione rappresentativo dei diversi soggetti coinvolti, coordinato dal Servizio provinciale competente.

Ed ancora: si punterà a rafforzare il ruolo del Centro per la formazione alla solidarietà internazionale come “casa delle associazioni”. Il Cfsi inoltre attiverà, in collaborazione con le strutture provinciali, percorsi di valutazione ex-post di iniziative di cooperazione allo sviluppo finanziate dalla Provincia.

Fra le altre novità del 2015, l'avvio del Porgetto Global Schools. Progetto europeo triennale che coinvolge 17 partner di 10 paesi Europei, di cui la Provincia è capofila. Il progetto intende favorire l'integrazione trasversale dell'educazione alla cittadinanza mondiale nelle discipline e nei percorsi educativi delle scuole del primo ciclo e prevede un forte coinvolgimento di diversi enti locali europei. (Inform 23)

 

 

 

 

Migranti, arriva lo ius soli soft, via libera della Camera alla legge

 

Cambiano le regole per ottenere le cittadinanza italiana: va in pensione lo ius sanguinis, sostituito dallo ius soli temperato e dallo ius culturae. Secondo le nuove norme approvate oggi dalla Camera e che ora andranno al vaglio del Senato, può diventare cittadino italiano chi è nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. E' necessaria comunque una dichiarazione di volontà di un genitore o di chi esercita la responsabilità genitoriale, da presentare al comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età.

In assenza della dichiarazione, chi vuole diventare cittadino italiano può farne richiesta entro due anni dal raggiungimento della maggiore età. Quanto allo straniero nato e residente in Italia legalmente senza interruzioni fino a 18 anni, il termine per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza viene aumentato da uno a due anni dal raggiungimento della maggiore età.

Le nuove regole per acquisire la cittadinanza per nascita non saranno applicabile ai cittadini europei, perchè possono ottenere un permesso dell'Unione europea per soggiornanti di lungo periodo solo i cittadini di Stati non appartenenti all'Ue. Tale permesso è rilasciato allo straniero cittadino di Stati non appartenenti all'Ue in possesso da almeno cinque anni di un permesso di soggiorno valido.

Adnkronos 13

 

 

 

 

Il sì dell'Aula alle modifiche della legge in materia di cittadinanza italiana

 

Il testo, approvato con 310 voti, affianca allo ius sanguinis lo ius soli e lo ius culturae. Tra le dichiarazioni di voto anche quella di Renata Bueno (Misto), eletta nella ripartizione America meridionale

 

ROMA – La Camera dei Deputati ha approvato ieri con 310 voti a favore, 66 contrari e 83 astenuti il provvedimento che modifica la legge in materia di cittadinanza italiana (la n. 91 del 1992) affiancando allo ius sanguinis, la trasmissione della cittadinanza dai genitori ai figli, lo ius soli, connesso al luogo di nascita, e lo ius culturae, legato al percorso scolastico compiuto nel Paese “d'adozione”.

La nuova norma prevede infatti che possano diventare cittadini italiani coloro che sono nati in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per i soggiornanti di lungo periodo (attraverso dichiarazione di volontà di un genitore o entro due anni dal raggiungimento della maggiore età da parte del soggetto interessato). Può ottenere la cittadinanza italiana anche il minore straniero, nato in Italia o ivi residente da prima del suo 12° anno di età, che abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale.

In Aula, tra le dichiarazioni di voto favorevoli al provvedimento anche quella di Renata Bueno (Misto), deputata eletta nella ripartizione America meridionale, che ha richiamato deputati e governo ad una maggiore attenzione nei confronti degli italiani all'estero. “Un'altra Italia fuori dall'Italia – ha affermato Bueno, ricordando i 60 milioni di cittadini di origine italiana nel mondo che spesso non possono accedere al riconoscimento di tale status, pur riconosciuto dalla legge italiana, per il ritardo delle procedure burocratiche, con tempistiche che in Brasile – segnala – possono arrivare sino a 10 anni. Una situazione – rileva - che non è mutata nonostante l'avvicendarsi di diversi governi. La deputata lamenta anche in questo provvedimento l'assenza di un “adeguato riconoscimento” rivolto agli italiani all'estero, vista la bocciatura degli emendamenti loro riguardanti (sulla trasmissione della cittadinanza italiana ai figli di donne emigrate nati prima del 1948 e per i residenti dei territori appartenuti all'ex impero austro-ungarico e loro discendenti).

Pur apprezzando i passi avanti compiuti dal governo guidato da Matteo Renzi, Bueno ritiene necessario un “cambio di mentalità per dare l'attenzione necessaria a quelli che sono i veri italiani, sangue del sangue, a prescindere dal luogo in cui vivono”. (Inform 14)

 

 

 

 

 

Deputati PD Estero. “Dopo il grande passo in avanti sulla cittadinanza affrontare ora le questioni ancora aperte”

 

ROMA – “Non sarà facile per noi che sediamo nell’aula della Camera e, crediamo, nemmeno per molti di coloro che hanno seguito la diretta televisiva dell’approvazione della legge sulla cittadinanza ai minori figli di stranieri, dimenticare l’intensità ideale e morale che traspariva dalle parole del collega Khalid Chaouki, figlio di immigrati e oggi partecipe di tante battaglie per i diritti civili, nel riconoscere che una svolta storica si stava compiendo nel nostro Paese. Si è trattato di una scelta allo stesso tempo necessaria, equilibrata e lungimirante”. Lo scrivono in una nota congiunta i deputati del Pd eletti nella circoscrizione Estero Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta e Alessio Tacconi.   “Necessaria – spiega il comunicato - perché ci ha consentito di recuperare l’insostenibile gap rispetto ai paese più avanzati e civili, di cui siamo strettissimi partner, che su queste cose hanno legiferato da tempo. Equilibrata perché il riconoscimento dei “nuovi italiani” è avvenuto senza demagogici e inattuali automatismi, ma applicando con saggezza i principi dello jus soli temperato e dello jus culturae, che sono efficaci fattori di integrazione e amalgama nelle società di accoglimento. Come la presenza nelle nostre scuole di circa un milione di ragazzi stranieri quotidianamente dimostra. Lungimirante perché sospinge l’Italia sulla strada già percorsa da alcune grandi paesi che dall’integrazione di milioni di persone hanno ricevuto una spinta potente al loro sviluppo e alla loro modernizzazione”.

Per i deputati del Pd della circoscrizione Estero “Il provvedimento, come abbiamo dichiarato in aula e in tutte le altre sedi politiche e parlamentari, lascia aperte alcune questioni, non meno importanti e urgenti, riguardanti gli italiani all’estero. Abbiamo cercato in tutti i modi, con contatti politici ed emendamenti in commissione e in aula, di proporre per esse soluzioni che da anni abbiamo indicato in specifiche proposte di legge, presentate prima di ogni altro parlamentare. Ci è stato risposto che era preferibile non mettere a rischio la specificità del provvedimento, dedicato quasi esclusivamente ai minori stranieri, e non confondere due linee di intervento faticosamente costruite su situazioni diverse. Non è stata calata una saracinesca, insomma, ma si è pensato di affrontare la questione in prima istanza al Senato, dove un disegno di legge sul tema è in stato di avanzato esame”.

Da Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta e Tacconi vengono poi criticate le prese di posizioni contrarie al provvedimento di alcuni aletti all’estero dell’opposizione. “Qualcuno sa dire – si domandano i parlamentari del Pd - perché quello stesso jus soli che a decine di milioni di italiani è servito per diventare cittadini di pieno diritto nei rispettivi paesi di emigrazione, diventa un attentato all’identità nazionale quando si tratta di persone che arrivano da noi con la speranza di salvare e migliorare la loro vita, come noi abbiamo fatto in realtà diverse dalla nostra?”.

 Per Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta e Tacconi queste prese di posizione contrarie  “nulla tolgono tuttavia al notevole passo di civiltà che si compirà con l’approvazione della nuova legge in Senato”. (Inform 14)

 

 

 

 

 

Comites, Intercomites, CGIE e Parlamentari eletti in Svizzer. Niente di nuovo sotto il sole....

 

Da 15 anni a questa parte, tutte le mattine degli ultimi, ho la malsana abitudine di leggere le notizie dei maggiori quotidiani italiani nazionali, le agenzie di stampa e fra queste anche le informazioni dell'AISE. La speranza è sempre quella di trovare novità o notizie di servizio che riguardino gli italiani all'estero. In realtà, non trovo mai o "quasi mai", informazioni utili da veicolare ed il più delle volte riscontro novità di poco conto ma sulle quali ogni organo rivendica la propria paternità...

 

Sulle ceneri del vecchio ed alla vigilia del nuovo CGIE, lo scorso 26 settembre, ho ascoltato chi ci parlava di futuro, promesse, cambiamento. Sto ancora pensando a quelle parole e nello stesso tempo prendo atto che nulla è cambiato.

 

Personalmente voglio ancora credere che si possa ricomporre una "tela" rappresentativa della comunità italiana all’estero. Devo però constatare e dire sinceramente che, dalle ultime votazioni dei Comites e in seguito quello del Coordinamento dei Comites, non ho visto iniziative o azioni che facciano pensare ad un vero cambiamento di rotta. Basti pensare che da allora ad oggi non sono state pubblicate, da nessuna parte, nemmeno la composizione delle nuove commissioni. Qualche  Comites, addirittura, non ha nemmeno cambiato la Home del proprio sito Internet.

 

Solo il Comites di Berna sembra dare segnali di impegno verso le comunità italiane della sua Circoscrizione riuscendo, per esempio di collocare de "corrispondenti consolari" nel territorio. Oltre ad essere una buona idea, questo consentirebbe al connazionale di non doversi recare a Berna per usufruire dei servizi consolari evitando cosi inutili e dispendiosi viaggi per piccole necessità che possono essere tranquillamente svolte dalle circoscrizioni consolari e dai loro corrispondenti.

A parte questo ...il vuoto. Nulla di nuovo sotto il sole...

 

Sono cosciente del fatto che molti membri dei Comites in Svizzera sono dei giovani alla prima legislatura, ma non vorrei, da cittadino italiano in Svizzera, vedere gli organi rappresentativi del mio paese di origine svuotati di ogni potere ed incapaci di governare un cambiamento che oggi più che mai si rende necessario

 

Per tornare a quanto detto in precedenza e sempre a titolo di esempio va detto che la chiusura di molti consolati in Svizzera ha creato molti disagi ai nostri connazionali. L'esigenza del nostro governo italiano di tagliare le spese è andata a deciso discapito degli italiani all'estero e degli organi che li rappresentano. Ma proprio per questa ragione andava fatta una seria campagna informativa. Bisognava rimboccarsi le maniche e spiegare ai nostri amici italiani cosa stava succedendo.

 

Ecco di cosa ha bisogno un emigrato in Svizzera, informazioni, notizie, sostegno, consigli. Dobbiamo creare una rete, una "ragnatela informativa", dobbiamo raccontare ciò che succede in Italia ed anticipare i bisogni di coloro che risiedono in tutto il territorio Elvetico e non hanno la capacità o i mezzi per tutelarsi. Ecco altri esempi:

 

1) Doppia Imposizione. Oggi non si parla d'altro che di doppia imposizione, dei problemi degli italiani con le loro case in Italia. Vorrei dire all’amico Dino Nardi che, finché le sue utilissime osservazioni ed i suoi insegnamenti si indirizzeranno ai soli addetti ai lavori, sarà lavoro pressoché inutile.  Molti connazionali ancora non hanno capito cosa ed a chi chiedere. La SAIG ha messo un Avvocato a disposizione gratuitamente presso la sua sede ed organizzerà un’altra conferenza prima della fine dell’anno anche con le autorità cantonali. Ci vuole lavoro di squadra: Organizzare incontri con i membri del CGIE, parlamentari eletti in Svizzera,  associazioni e tutti coloro dotati buona volontà. Sarebbe anche un pretesto per incontrare e conoscere le molte giovani coppie della recente emigrazione, che hanno già una casa in Italia e che sono all’oscuro di tutto.

 

2) Circoscrizioni consolari. E urgente la nomina dei corrispondenti consolari. Va prevista una copertura del territorio Elvetico e va dato loro il potere di firma. Si deve permettere ai nostri connazionali di non andare da Sion a Ginevra per una firma o per rifare la Carta d’Identità. Quindi, bisognerebbe che i Comites individuassero bene il problema, le necessità della propria circoscrizione, incontrassero i Consoli e presentassero proposte concrete e persone di moralità e serietà affidabile.

 

3) Il canone TV. Un altro problema che gli italiani all’estero sono chiamati a sopportare sarà quello del Canone TV che sembra verrà presto prelevato tramite la bolletta elettrica. Questa è una vergogna che il neo CGIE eletto ed i parlamentari, dovrebbero già da adesso evidenziare in agenda, per essere pronti a battagliare col sottosegretario o il Governo. I CGIE e i parlamentari eletti all’estero, sono stati eletti per fare gli interessi dei nostri connazionali e non per altri motivi.

 

A proposito di CGIE, ho un messaggio personale per i nuovi membri del CGIE: Non vedo granché bene una candidatura di un membro del CGIE alle prossime politiche. Sono sincero. Questo, non farebbe altro che confermare la mia tesi (e quella della stragrande maggioranza degli italiani all'estero) e cioè che il CGIE, per qualcuno, è diventato il trampolino di lancio per un posticino da parlamentare. L'ho detto.

 

IO non voglio far polemica spicciola, io voglio vedere una rappresentanza attiva e concreta. Io voglio vedere il cambiamento. Tutto quello che ho brevemente elencato dovrebbe essere lo spunto per una reale convergenza tra tutte le parti in questione. Non fosse altro che per evitare o alleviare le notti insonni dei nostri connazionali.

 

Personalmente, rimango a disposizione  degli organi eletti nella mia Circoscrizione per informare e risolvere i problemi che incombono, ancora una volta, sugli italiani all’estero.

A tutti ricordo il campanello d’allarme, suonato dai nostri connazionali, in occasione delle ultime elezioni Comites. Facciamo in modo a che non succeda più, ma facciamolo insieme.  Carmelo Vaccaro

 

 

 

 

Friuli Venezia Giulia, riuniti a Trieste gli Stati Generali dei corregionali all’estero

 

Presidente Serracchiani: “Strumento prezioso per affrontare le nuove sfide rafforzando le sinergie e le iniziative”.Assessore Torrenti: “Avviare percorso riformista con l’obiettivo di lavorare tutti insieme in ottica di maggiore efficacia, efficienza e condivisione”

 

TRIESTE  - “Fornire nuovi strumenti per dare futuro al Sistema dei Corregionali all'Estero e realizzare nuovi percorsi con obiettivi ambiziosi”. Con queste parole la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ha aperto i lavori degli Stati Generali dei Corregionali all'Estero svoltisi il 16 e il 17 ottobre nel palazzo della Regione in piazza Unità d'Italia a Trieste.

“L'ultima occasione in cui si è tenuto questo appuntamento è stata 22 anni fa a Lignano - ha ricordato la presidente - ed è importante rinnovarlo nella logica di un impegno a creare rapporti sempre più stretti con i nostri corregionali. Questi Stati generali rappresentano uno strumento prezioso per affrontare le nuove sfide rafforzando le sinergie e le iniziative”.

Secondo Serracchiani “è necessario trovare nuove forme di dialogo con queste vere e proprie antenne nel mondo per intensificare i legami con il Friuli Venezia Giulia e garantire loro un futuro. In questo senso le associazioni che rappresentano i corregionali all'estero devono lavorare insieme consolidando la loro storia ma anche e soprattutto guardando avanti”.

Secondo l'assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti, “la discussione dovrà riportare al centro l'attualità delle nostre azioni verso un patrimonio importantissimo che va governato e tenuto vicino in quanto rappresenta uno strumento che il Friuli Venezia Giulia ha per essere significativo nel mondo”. Gli Stati generali, ha detto l'assessore, “sono un momento utile per fare il punto sulle azioni che la Regione sta svolgendo in questo settore. La presenza qualificata di una sessantina di rappresentanti dei nostri corregionali all'estero darà un contributo per capire se le nostre politiche sono ancora attuali e in che modo possiamo rapportarci a un'emigrazione antica e che oggi coinvolge una seconda e terza generazione”.

Dopo i saluti, la mattina del 16 ottobre, degli esponenti regionali, del prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi, del sindaco Roberto Cosolini, del presidente della Consulta nazionale dell'emigrazione Luigi Papais, e del presidente dell'Unione nazionale delle Associazioni immigrati ed emigrati (Unaie) Franco Narducci, i lavori sono proseguiti con i quattro gruppi di lavoro.I temi di discussione sono stati il rafforzamento del senso di appartenenza e di aggregazione nell'ambito delle varie Comunità dei corregionali all'estero, l'implementazione degli strumenti e delle iniziative di comunicazione destinate a creare una rete di informazione, di aggregazione e di partecipazione per i corregionali, l'intensificazione delle iniziative destinate alle giovani generazioni dei discendenti di corregionali residenti all'estero e la valorizzazione della presenza, delle competenze e delle attività imprenditoriali dei corregionali all'estero. Nel pomeriggio si è svolta una sessione plenaria con le relazioni dei coordinatori dei gruppi di lavoro e gli interventi di alcuni corregionali all'estero.

Il 17 ottobre ,dopo il saluto del presidente del Consiglio regionale Franco Iacop e gli interventi del presidente delle sei associazioni di riferimento (Ente Friuli nel Mondo; Associazione Giuliani nel Mondo; Associazione lavoratori emigrati; Ente Friulano Assistenza Sociale e Culturale Emigranti-Efasce; Ente regionale per i problemi dei lavoratori emigrati; Unione migranti sloveni del Friuli Venezia Giulia), gli Stati generali si sono chiusi con l'intervento dell'assessore regionale Gianni Torrenti e la presentazione del documento conclusivo dei lavori.

Gli Stati generali dei Corregionali del Friuli Venezia Giulia all'Estero si sono conclusi con un possibile arrivederci al prossimo anno invocato dall'assessore Gianni Torrenti che ha sottolineato come i buoni auspici sviluppati in questa due giorni hanno bisogno di rapidi riscontri e successive conferme operative nel 2016.

“Il Friuli Venezia Giulia - ha detto Torrenti - è e deve essere una regione unita e unica, in grado di rappresentare una e una sola massa critica sul territorio come a migliaia di chilometri di distanza. È fondamentale che gli Stati generali, attesi per 22 anni rispetto alla precedente edizione di Lignano, contribuiscano ad avviare un percorso riformista dei corregionali all'estero con l'obiettivo di lavorare tutti insieme in un'ottica di maggiore efficacia, efficienza e condivisione”. Torrenti ha evidenziato come la discussione non debba e non possa fondarsi su un aumento di risorse economiche (attualmente 1 milione di euro per i Corregionali all'Estero) ma, piuttosto, su una loro assegnazione a chi fa e produce, ovvero alle associazioni che propongono e realizzano progetti virtuosi.

“Per ora abbiamo vinto una scommessa - ha commentato l'assessore, ricordando l'unità di intenti tra Giunta e Consiglio regionale in tema di Emigrazione - che ci consegna maggiori certezze su chi siamo e dove vogliamo andare, lasciando comunque molte tematiche aperte che dovranno essere affrontate a una velocità ottocentesca, quella che ha caratterizzato la costruzione dell'attuale Palazzo della Regione (ex Lloyd Triestino) in soli 17 mesi”. La Regione, ha inoltre affermato Torrenti, potrebbe garantire risposte dirette ai propri corregionali lontani ma, a questo proposito, uno sportello dedicato rischierebbe di andare a discapito del ruolo attualmente ricoperto dalle associazioni in ogni parte del mondo. “Le iniziative devono essere in capo ai proponenti - ha sottolineato l'assessore - in quanto la Regione ha il compito di sostenerle e non di gestirle”. (Inform 19)

 

 

        

Novità sul fronte della Ristorazione Italiana all’estero e i Produttori del Made in Italy

 

La nuova organizzazione emanata il 15/10/2015, da Lorella Del Grosso Presidente di Ciao Italia 2.0, ha l’obbiettivo di dare sicurezza e sostegno ai Ristoratori Italiani e ai Produttori del Made in Italy, con l’obbiettivo di essere Ciao Italia 2.0 “Associazione dei Ristoranti Italiani nel mondo e Produttori Made in Italy”? una comunità solida, fornendo servizi fidelizzati con agevolazioni e innovazione (http://www.selezione-italia.it).

ESSERCI CONVIENE

La pseudo cucina italiana all’estero rovina sempre di più l’immagine italiana, ed i ristoratori e rivenditori di prodotti italiani fanno fatica a difendere il made in italy. Per questo hanno bisogno un supporto dall’Italia, sia dalla sede centrale Ciao Italia 2.0 sia dal Governo.

Pensiamo ad incrementare ed incentivare le esportazioni nei mercati mondiali, specialmente combattendo l’italian sounding.

Per aiutare la Ristorazione Italiana all’estero sono importanti gli addestramenti professionali, corsi di specializzazione del personale, corsi di economia e di gestione per i proprietari, per evitare cattive sorprese economiche.

CIAO ITALIA 2.0 mira ad essere l’eccellenza.                                                                                             

La cucina è atmosfera, passione, sensazioni forti, coinvolgimenti emotivi e Ciao Italia 2.0 ha individuato in Moreno Giusti un maestro che può insegnare, afrodisiaco o meno, i segreti dell’accoglienza a tavola.

 

Moreno Giusti, ristoratore e chef di cucina, socio di Ciao Italia 2.0, si presenta così “Amici colleghi ristoratori ….produttori, amanti della buona tavola buongiorno. Questo e' un gran giorno … in qualità di socio ... e a tutti voi presenti che …. ci accingiamo a varare esattamente come un transatlantico di lusso che sfida gli oceani più insidiosi quello che sarà sicuramente nel prossimo futuro la madre di tutte le associazioni Ciao Italia 2.0 da un passato illustre ad un presente ricco di novità e di prestigio. Io sono Moreno Giusti chef di cucina e ristoratore (a Ferrara), ho 54 anni e da almeno 40 indosso la giacca bianca del cuoco”.

 

Moreno Giusti ha ideato il marchio “arte della seduzione a tavola” con il quale si distingueva e divulgava la filosofia della ristorazione abbinata alla cucina afrodisiaca, considerato il pioniere in Italia.

Tutto ha inizio della metà' anni ‘80, sulla più grande nave passeggeri la Royal Princess, dove imbarcato come cuoco, ha realizzato i buffet di mezzanotte a tema allo staff e agli attori della serie televisiva “Love Boat” la mitica nave dell’amore, proponendo con successo la cucina afrodisiaca e la seduzione a tavola.

Ha partecipato al primo Concorso Nazionale di Cucina Afrodisiaca, tenuto a  Bologna e avendo come giudice il prestigioso Chef  Gualtiero Marchesi, vinse il primo posto.

I mass media hanno iniziato ad interessarsi a lui, ospitandolo in televisione, in radio e nelle riviste di settore. Ha trasmesso in emittenti private le prime lezioni di cucina afrodisiaca, dagli antipasti al dolce con accenni storici e medico scientifici, creando i migliori abbinamenti per realizzare superbe portate.

 

Il progetto di Ciao Italia 2.0 ha stimolato anche l’interesse al Cav. Cosimo Lardiello del Centro Renoir di Taranto che ha espresso il desiderio di voler contribuire al progetto apportando la sua esperienza e conoscenza all'associazione. Uomo con una lunga esperienza di marketing e comunicazione, che spazia dall'arte, all'esercito, ad A.m.i.r.a. (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi), alla valorizzazione del territorio e dei prodotti italiani, alla Stampa Estera.

Pertanto, il Cav. Cosimo Lardiello, con il consenso del Presidente di Ciao Italia 2.0, si impegna a collaborare come direttore culturale tecnico e organizzativo di eventi e manifestazioni allo scopo di far accrescere prestigio, identità e valore all’Associazione senza scopo di lucro “Ciao Italia 2.0”.

Lorella Del Grosso, Presidente Ciao Italia 2.0

 

 

 

 

Il saluto di Rino Giuliani vicepresidente dell'Istituto Fernando Santi al X congresso dell'Alef

 

“Gli Stati Generali dell’associazionismo si sono chiusi con la proposta, fatta propria da tutti, dello svolgimento di una terza Conferenza mondiale degli italiani nel mondo”

 

UDINE  Il vice presidente dell’Istituto Fernando Santi, Rino Giuliani, ha rivolto il suo saluto al X Congresso dell’Alef, Associazione Lavoratori Emigrati del Friuli Venezia Giulia, che domenica 18 ottobre ha eletto presidente la professoressa Cecilia Brumat.

Rivolgendosi alle delegate e ai delegati, Giuliani ha esordito dicendo che lo svolgimento dell’assemblea congressuale è la conferma della vitalità  e del radicamento dell’associazione tra i friulani che sono emigrati  e che hanno messo radici nei paesi di accoglienza. In un momento di più generale crisi della presenza dell’Italia fra gli italiani e gli italodiscendenti, di disattenzione sotto molti punti di vista da parte delle  istituzioni, le associazioni che sono sempre stata la colonna portante della italianità,  permangono realtà viva  come alle origini delle migrazioni. Con tanti problemi  ma con la forte volontà di rinnovamento nel modo di essere e delle forme organizzative.

L’Alef , cui siamo legati da tanto come associazione nazionale - ha proseguito Giuliani - , continua nel solco della sua storia di associazione che ha sempre messo al centro i lavoratori e le loro famiglie: prestando attenzione alle tradizioni, alle tradizioni familiari, ma anche al  valore sociale del lavoro e della giustizia sociale. In fondo se ci riflettiamo si tratta di  peculiarità  davvero diffuse nelle popolazioni friulane. Alef  è stata una delle prime fra le associazioni regionali a partecipare al processo in atto di costituzione del Forum delle associazioni degli italiani nel mondo aderendo al comitato organizzatore e partecipando attivamente al dibattito che insieme ad oltre 200 fra federazioni nazionali, associazioni regionali e singole  associazioni abbiamo svolto negli “ Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo” recentemente tenutosi a Roma. Si è trattato di un lavoro andato avanti lungo due anni e che  sta dando i suoi frutti.

Le associazioni sono l’unica componente del mondo degli italiani all’estero che ha aperto un processo vero di rinnovamento che s’intende portare avanti per dare futuro all’associazionismo. Per far questo è necessaria la partecipazione la più estesa possibile delle associazioni e circoli all’estero nella costituzione del forum anche nei paesi d’accoglienza.

Abbiamo alle spalle una lunga fase di discussione e confronto portata a termine. Il processo di autoriforma delle associazioni si è mosso a partire da un forte e visibile  rinnovamento nell’analisi e di innovazione nelle prospettive, ed è stato promosso all’interno della più vasta realtà del mondo degli italiani emigrati e della nuova emigrazione.

Gli Stati Generali si sono chiusi con la proposta, fatta propria da tutti, dello svolgimento di una terza conferenza mondiale degli italiani nel mondo. È un obiettivo, questo, per il cui raggiungimento tutte le associazioni si sentono fortemente impegnate, e che sarà presentata quanto prima al governo.

Il Comitato promotore degli Stati Generali intende infine proporre ai Comites lo svolgimento di un’assise comune per individuare gli elementi necessari per un’azione rivendicativa complessiva ed articolata, nelle diverse aree continentali, a partire da quella europea.

Come potete vedere - ha concluso il vice presidente del Santi - l’associazionismo è in marcia abbiamo un percorso da fare e lo faremo tutti insieme  nel pluralismo, e con la partecipazione, seguendo, come sempre, i valori della solidarietà e del rispetto dei diritti delle persone. (Inform 19)

 

 

 

 

Al via la XII edizione di “Memorie Migranti”

 

GUALDO TADINO (Perugia)  – Al via la XII edizione il concorso video “Memorie Migranti”, nato per recuperare la storia dell’emigrazione italiana nel mondo e favorire un’attività di ricerca e di studio sugli aspetti sociali e antropologici legati al grande esodo. Promosso dal Museo dell’Emigrazione “Pietro Conti”di Gualdo Tadino con la partecipazione di Rai Teche e dell’Isuc, ha come testimonial i giornalisti Piero Angela e Gian Antonio Stella. “L’emigrazione italiana, fenomeno storico quasi completamente assente nei manuali scolastici -  spiega Piero Angela - attraverso questo concorso torna ad essere indagata diventando momento di riflessione e di confronto con le migrazioni che riguardano l’Italia ed il mondo oggi”.

Per Gian Antonio Stella “il concorso video Memorie Migranti è un’operazione culturale fondamentale per aiutarci a riflettere sull’emigrazione italiana dello scorso secolo e sulle “orde” di immigrati che arrivano oggi in Italia. Per essere aperti al confronto occorre sicuramente conoscere la propria identità culturale, rinsaldare i legami con la terra che ci ha generati, esprimere buon senso e valori quali la coerenza e la tolleranza”.

“Il concorso prevede – aggiunge Catia Monacelli, curatrice e direttrice del Museo - l’ideazione e la produzione di un audiovisivo che tragga spunto dalla tematica migratoria italiana. In questi anni il progetto ha visto la partecipazione sia di giovani registi che di giornalisti affermati, che hanno dedicato a questa pagina della storia pellicole eccellenti. I preziosi lavori in concorso, grazie alla pubblicazione della collana video “Memorie Migranti”, raggiungono ogni anno le platee di tutto il mondo contribuendo al recupero di questa importante memoria” Per maggiori informazioni: info@emigrazione.it   o tel. 0759142445). dip

 

 

 

 

Meinungsumfrage. Ja zu Europa, Euro und mehr Integration

 

Gütersloh. Die Mehrzahl der EU-Bürger unterstützt die Europäische Union und den Euro und ist davon überzeugt, dass die politische und wirtschaftliche Integration gestärkt werden sollte. Gleichzeitig betrachtet sie die gemeinsame europäische Politik kritisch und fürchtet, dass sich diese nicht in die richtige Richtung entwickelt. Das ergab eine EU-weite repräsentative Meinungsumfrage im Auftrag der Bertelsmann Stiftung.

 

71 Prozent gaben darin an, in einem möglichen Referendum für die EU-Mitgliedschaft ihres Landes zu stimmen. 63 Prozent der Befragten im Euro-Raum würden auch für den Verbleib ihres Landes im Euro-Raum votieren. Zudem sind 59 Prozent der Europäer davon überzeugt, dass die politische und wirtschaftliche Integration verstärkt werden sollte. Befragt man die Bürger des Euro-Raums, steigt diese Zustimmung auf 64 Prozent.

 

Diese generelle Unterstützung führt allerdings nicht dazu, dass die EU-Bürger positiv auf die jüngsten politischen Entscheidungen oder in die Zukunft blicken: 72 Prozent der Befragten sagen, die europäische Politik bewege sich „in die falsche Richtung“. Die Bewohner in den Euro-Mitgliedsländern äußern sich noch negativer (77 Prozent). Einher geht dies mit einer Ablehnung der Politik der eigenen nationalen Regierung in den 28 EU-Staaten. Auch diese sehen europaweit 68 Prozent der Befragten auf dem falschen Kurs.

 

Die Befragung fand im Juli statt - zu einem Zeitpunkt, als sich die Diskussion um die Zukunft Griechenlands und die Ausrichtung der Euro-Rettungspolitik auf einem dramatischen Höhepunkt befand und in der medialen Berichterstattung eine kritische bis pessimistische Betrachtung der Ereignisse überwog.

 

Die gestiegene mediale Aufmerksamkeit für europäische Politik hat dazu beigetragen, dass die Europäer heute mehr denn je über die EU und ihre Akteure wissen. 68 Prozent der Befragten verfügen über hohes Grundwissen zur europäischen Politik; innerhalb der Euro-Zone sind es sogar 74 Prozent. Auch die wichtigsten EU-Politiker sind heute bekannter als zuvor: Jean-Claude Juncker als Präsident der EU-Kommission und Martin Schulz als Präsident des Europäischen Parlaments sind 40 Prozent der Europäer bekannt. Selbst den neuen Präsidenten des europäischen Rates, Donald Tusk, und EZB-Chef Mario Draghi kennen 34 Prozent. Dies reicht zwar nicht an die 83 Prozent Bekanntheit von Bundeskanzlerin Angela Merkel, Premierminister David Cameron (75 Prozent) oder Präsident François Hollande (63) heran, liegt jedoch oberhalb der Bekanntheit der Regierungschefs von Italien und Spanien, Matteo Renzi (32) und Mariano Rajoy (22).

 

Als vordringliche Aufgaben der EU nennen die Befragten die Wahrung von Frieden und Sicherheit (61 Prozent), wirtschaftliches Wachstum (53 Prozent), die Verringerung von sozialer Ungleichheit (47 Prozent) und die Frage der Zuwanderung (42 Prozent). An den bisherigen Errungenschaften der Europäischen Union schätzen die Europäer am meisten die offenen Grenzen (46 Prozent), den freien Handel (45 Prozent) und die Erhaltung des Friedens (40 Prozent).

 

Befragt zu ihren Präferenzen in Bezug auf eine mögliche Reform der EU, geben die Europäer eine große Präferenz für Referenden in der EU zu erkennen, während sie die Möglichkeit eines gemeinsam gewählten Präsidenten mit großer Mehrheit ablehnen.

 

Über die Rolle Deutschlands in der europäischen Politik sind sich die EU-Bürger uneinig. 55 Prozent bewerten eine deutsche Führungsrolle als „gut“ oder sogar „sehr gut“. Hingegen finden 45 Prozent eine solche Rolle „schlecht“. Die höchste Anerkennung innerhalb der sechs größten EU-Staaten erfährt Deutschland in seinen beiden Nachbarländern Polen (67 Prozent) und Frankreich (65 Prozent), die geringste in Italien (29 Prozent) und Spanien (39 Prozent). Die Briten befürworten eine starke deutsche Rolle zu 48 Prozent.

 

 Zusatzinformationen. Die Befragung fand im Juli 2015 in allen europäischen Mitgliedstaaten (EU28) statt. Sie ist mit einem Sample von 12.002 Befragten repräsentativ für die Europäische Union. Zudem besteht Repräsentativität für die sechs größten Mitgliedstaaten (Deutschland, Frankreich, Großbritannien, Italien, Spanien und Polen). Diese Befragung ist die erste einer Reihe von Erhebungen der Bertelsmann Stiftung in Zusammenarbeit mit Dalia Research. Diese laufen unter dem Titel „EUpinions“ und ermitteln den europäischen Bürgerwillen in Bezug auf die Fortentwicklung der Europäischen Union und einzelne Politikfelder.  BS 21

 

 

 

 

Asylrecht ohne Abstriche

 

Wir brauchen Investitionen in eine historische Integrationsleistung. Keine Panikmache.

 

Unsere Gesellschaft steht vor einer großen Herausforderung, vielleicht sogar vor einer der größten in der Geschichte unseres Landes. Viele Menschen kommen zu uns, um Schutz vor Krieg und Vertreibung, vor Verfolgung und Lebensgefahr zu suchen,  um die Hoffnung auf ein menschenwürdiges Leben für sich selbst und bei nicht wenigen auch für ihre Kinder zu verwirklichen. Und es werden immer mehr. Sie drängen und kommen nach Deutschland, das merken wir auch und gerade in Nordrhein-Westfalen. Damit ist eine Aufgabe verbunden, der wir uns als eine werteorientierte Gesellschaft mutig und beherzt stellen müssen, ohne die Sorgen und auch Ängste in unserer Bevölkerung auszublenden.

Die anhaltend wachsende Zahl von Flüchtlingen hat Gründe. Die Welt brennt. Sie brennt in Syrien, im Irak, in vielen Ländern Afrikas. Nicht alle, die zu uns kommen, werden hier bleiben können, manche auch nicht wollen. Viele aber schon! Wer Schutz vor politischer Verfolgung sucht, wird ihn bei uns bekommen, denn das das Asylrecht gilt ohne Abstriche. Es hat bei uns Verfassungsrang. Daran lassen wir nicht rütteln.

Es ist richtig: Wir benötigen ein in Europa und darüber hinaus außenpolitisch abgestimmtes Handeln, um die Fluchtursachen zu bekämpfen. Daher muss die Situation in den Flüchtlingslagern rund um die Kriegs- und Krisenregionen sofort und nachhaltig verbessert werden.  Beharrlich haben wir weiter daran zu arbeiten, die vielen gewalttätigen Konflikte zu lösen. Das alles ist mühsam, aber unbedingt notwendig. Deutsche Außenpolitik trägt auch heute schon das Ihre dazu bei.

Wer uns mahnt, es müsse  alles getan werden, um die Flucht von Menschen in unser Land auch organisatorisch steuern zu können, dem muss klar geantwortet werden: Selbstverständlich hat die Europäische Union ihre Außengrenzen zu sichern, aber totale Abschottung gibt es nicht. Und Massenlager an der Grenze im Niemandsland sind keine Lösung.

Der Deutsche Bundestag hat vor wenigen Tagen mit großer Mehrheit  die Weichen dafür gestellt, dass der Bund endlich seinen Teil der organisatorischen und finanziellen Verantwortung wahrnimmt. Es hat lange und intensive Verhandlungen gebraucht, bis  Länder und Kommunen, die bisher allein für die Versorgung der schutz- und asylsuchenden Menschen aufkommen, nun endlich entlastet werden. Damit ist ein guter Anfang gemacht. Jetzt kommt es auf die konsequente Umsetzung der getroffenen Entscheidungen an. Der Bund muss endlich dafür sorgen, dass die Asylverfahren schneller entschieden werden, damit Klarheit für die betroffenen Menschen und die Kommunen und Länder entsteht, wer bleibt und mit wem die große Integrationsaufgabe zu leisten ist. Dazu sind Länder und Kommunen nach wie vor bereit. Es gibt also keinen Grund zur Panikmache und zu einem Wettbewerb für immer neue Ideen. Und es ist vor allem keine Zeit für taktische Winkelzüge und durchsichtige Versuche, parteipolitische Feldgewinne verbuchen zu wollen.

Ja, die steigenden Flüchtlingszahlen fordern uns, sie überfordern uns aber nicht. Wir Sozialdemokratinnen und Sozialdemokraten müssen uns allen in den Weg stellen, die Ängste, Vorurteile oder sogar Hass gegen Menschen in Not schüren wollen. Wir stehen an der Seite der vielen Bürgerinnen und Bürger, die sich für die Betreuung von Flüchtlingen engagieren. Sie sind ein Vorbild und sie verdienen noch mehr Unterstützung. Und sie erwarten von uns Haltung und eine klare politische Orientierung, die eben nicht kleinbürgerlich, kleinkariert und piefig ist.

Denn Hilfe für Verfolgte verlangt nichts Übermenschliches. Sie verlangt Menschlichkeit: „die Einsicht in die schlimme Wahrheit, dass wir nicht alle Asylberechtigten der Welt retten können, ist keine Entschuldigung dafür, einen dieser Menschen nicht zu retten, obwohl wir ihn retten könnten. Das ist die Messlatte: Wollen wir möglichst viele retten oder möglichst wenige?“ Das schreibt Franz Müntefering. Und unsere Antwort ist klar: Wir wollen möglichst viele retten!

Wie immer vor großen Herausforderungen scheidet sich auch heute in der Politik die Spreu vom Weizen dadurch, wer verzagt und wer anpackt. Wir packen an. Wir wissen um die Probleme und die Herausforderungen, aber wir lamentieren nicht. Denn wir kennen auch die Chancen und die Vorteile von Zuwanderung in unsere Gesellschaft. Wir in Nordrhein-Westfalen verfügen davon über reichhaltige Erfahrung.

Anpacken angesichts der Flüchtlingsbewegung heißt jetzt, ein positives Zukunftsbild für unser Land zu entwickeln. Deutschland kann zu einem Land werden, dass durch die erfolgreiche Integration von Einwanderern dynamischer, innovativer und auch wirtschaftlich erfolgreicher bleibt als viele andere Länder, die glauben, sich abschotten zu müssen. Wir können jetzt zeigen, dass wir aus den Fehlern der 1960er und 1970er Jahre gelernt haben.

Ja, diejenigen, die keine Bleibeperspektive haben, müssen unser Land schneller wieder verlassen, als das bisher der Fall ist. Was wir in Deutschland brauchen, um zu einer geordneten Einwanderung jenseits des Asylrechts zu finden, ist ein Einwanderungsgesetz. Und wir brauchen es jetzt und nicht erst in zwei, drei oder gar vier Jahren. Deshalb müssen CDU und CSU sich endlich von ihrer Lebenslüge befreien, Deutschland sei kein Einwanderungsland.

Die Menschen, die bei uns bleiben, werden dann nicht mehr Flüchtlinge, sondern Einwohner unseres Landes sein, viele sogar Bürgerinnen und Bürger der Bundesrepublik Deutschland. Sie wollen arbeiten und sich fortbilden. Sie wollen etwas leisten und sich eine Zukunft aufbauen. Und darin unterscheiden sie sich überhaupt nicht von uns.

Wir haben jetzt die Chance, durch öffentliche Zukunftsinvestitionen eine historische Integrationsleistung zu vollbringen. Deutschland braucht deshalb dringend einen Investitionspakt zwischen Bund, Ländern und Kommunen für die Gestaltung der Zukunft. Dabei muss uns eines ganz klar sein:

Die Flüchtlinge sind nur der Anlass, nicht aber der Grund für Investitionen, die sich in 15 oder 20 Jahren um ein Vielfaches rentieren werden. Alle Menschen in unserem Land brauchen Bildung, Arbeit und bezahlbare Wohnungen. Und es gibt immer noch zu viele, die zu wenig davon haben.

Also: Wir bauen Wohnungen nicht nur für Einwanderer, sondern für alle, die bezahlbaren Wohnraum suchen. Wir betreiben aktive Arbeitsmarktpolitik nicht nur für Flüchtlinge, sondern für alle, die von Arbeitslosigkeit betroffen oder bedroht sind. Und wir schaffen auch zusätzliche Kita-Plätze und Lehrerstellen nicht nur für Flüchtlingskinder. Alle Kinder haben ein Recht auf bestmögliche Bildungschancen.

Wenn wir jetzt den Mut haben, diese großen Herausforderungen anzupacken, wenn wir jetzt die Kraft aufbringen, diese Investitionen für die Gestaltung der Zukunft zu stemmen, dann kann Deutschland in 15 oder 20 Jahren ein stärkeres und gerechteres Land sein, als es heute ist.  Norbert Römer  IPG 19

 

 

 

 

Rechtsbürgerliche holen bei Schweizer Wahl Mehrheit

 

Mit Forderungen nach weiteren Zuwanderungs-Beschränkungen hat die rechtsnationale Schweizerische Volkspartei (SVP) die Parlamentswahl in der Schweiz gewonnen.

 

Die SVP - bislang schon stärkste politische Kraft im Land - baute ihren Stimmenanteil auf den Rekordwert von 29,4 Prozent aus, wie dem vorläufigen amtlichen Endergebnis am Montag zu entnehmen war. Nie seit dem Ersten Weltkrieg war eine einzelne Partei in der Schweiz auf einen so hohen Wert gekommen. Die SVP, die seit 20 Jahren mit ausländerkritischen Parolen auf Stimmenfang geht, profitierte vor allem von der Flüchtlingskrise.

In der großen Kammer des Parlaments gewann die SVP elf Sitze und stellt nun 65 Abgeordnete, so viele wie keine Partei vor ihr. Die zweite Rechtspartei FDP beendete den 36 Jahre anhaltenden Krebsgang und sammelte erstmals wieder mehr Stimmen ein. Die wirtschaftsfreundliche Partei kommt nun auf 33 Abgeordnete. Verluste gab es dagegen für die politische Mitte, die Grünen und die Sozialdemokraten, die ihre Mehrheit damit abgeben.

Die SVP und die FDP besetzen zusammen mit zwei kleinen Rechtsparteien nun 101 Sitze und kommen auf eine hauchdünne Mehrheit in der 200 Plätze umfassenden Parlamentskammer. Politologen sprachen von einem Rechtsruck. EA/Rtr 19

 

 

 

EU und Türkei beschließen Aktionsplan

 

Die EU und die Türkei haben sich auf einen gemeinsamen Plan zur Bewältigung der Flüchtlingskrise verständigt. Brüssel lässt sich für die Einigung mit Ankara jedoch einiges kosten.

Die EU und die Türkei wollen zusammen die Bewältigung der Flüchtlingskrise angehen. Es sei eine Übereinkunft über "den genauen Inhalt" eines gemeinsamen Aktionsplans erzielt worden, sagte EU-Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker zum Abschluss des EU-Gipfels am frühen Freitagmorgen in Brüssel.

Ankara soll im Gegenzug für schärfere Grenzkontrollen beschleunigte Verhandlungen über Visa-Erleichterungen und einen EU-Beitritt sowie milliardenschwere Unterstützung bekommen.

Der Aktionsplan sei "ein wichtiger Schritt in die richtige Richtung", sagte EU-Ratspräsident Donald Tusk. Die Türkei müsse im Gegenzug zu ihren eingegangenen Verpflichtungen stehen. Denn der Aktionsplan sei "nur sinnvoll, wenn er den Zustrom von Flüchtlingen eindämmt".

Bundeskanzlerin Angela Merkel sagte, es sei in kurzer Zeit eine "sehr substanzielle Migrationsagenda" abgearbeitet worden, die "Umrisse einer Kooperation mit der Türkei" erkennen lasse. Sie will darüber am Sonntag mit dem türkischen Präsidenten Recep Tayyip Erdogan reden.

Eine EU-Delegation unter Leitung von Kommissionsvize Frans Timmermans hatte bis zum frühen Donnerstagmorgen Gespräche in Ankara geführt. Dabei wurde nach Angaben von EU-Diplomaten aber nicht über die frühere türkische Forderung gesprochen, Sicherheitszonen für Flüchtlinge in Syrien zu errichten. Auch die Frage, ob die Türkei auf die Liste sicherer Herkunftsländer gesetzt werden soll, habe beim EU-Gipfel kaum eine Rolle gespielt, sagte Merkel. Eine Zustimmung der EU-Staaten gilt aber als sicher.

Die Türkei gilt als Schlüsselstaat bei der Bewältigung der Flüchtlingskrise, da es nicht nur an Syrien, sondern auch an die EU-Mitglieder Bulgarien und Griechenland grenzt. Nun ist nach dem Aktionsplan vorgesehen, dass Ankara in Kooperation mit der EU-Grenzschutzagentur Frontex die Weiterreise von Flüchtlingen in EU-Staaten unterbindet.

Visa-Erleichterungen und EU-Beitritt

Neben der angestrebten Visa-Liberalisierung wurde nun auch "die vollständige Umsetzung" eines Rückführungsabkommens beschlossen, wie es in der Gipfelerklärung heißt. Gleichzeitig sollen die Beitrittsverhandlungen der EU mit der Türkei "mit neuer Energie" angegangen werden.

Die Türkei mit selbst zwei Millionen Flüchtlingen aus Syrien hatte in den Gesprächen eine Summe von drei Milliarden Euro gefordert. Einen Beschluss dazu gab es noch nicht. Merkel sagte, dass die Türkei nach eigenen Angaben für die Versorgung syrischer Flüchtlinge in den letzten Jahren bereits sieben Milliarden Euro ausgegeben habe. Die türkische Forderung nach drei Milliarden Euro sei deshalb Gesprächsthema beim EU-Gipfel gewesen.

Nun werde man eine Lastenteilung mit Ankara für die kommenden Jahre vereinbaren, sagte Merkel. Im Grundsatz sei die Meinung weit verbreitet, "dass es ein guter Grund ist, Flüchtlinge näher an ihrer Heimat zu beherbergen als dass wir sie dann doch zum Schluss in unseren eigenen Ländern finanzieren".

Mehr Grenzschutz

Der Gipfel einigte sich auch darauf, der EU-Grenzbehörde Frontex die Möglichkeit zu geben, selbst Abschiebeflüge für Flüchtlinge anzuordnen. Gleichzeitig solle die Behörde stärker bei der Grenzsicherung eingesetzt werden.

Tusk sagte, die EU-Mitgliedstaaten seien bereit, hunderte weitere Grenzschützer und Asylexperten für Registrierungszentren in Italien und Griechenland bereit zu stellen. Längerfristig wird laut Gipfelbeschluss auch "ein europäisches Grenz- und Küstenschutzsystem" über Frontex angestrebt.

Auch bei der Zahlungsmoral soll es seitens der EU-Staaten Fortschritte gegeben haben. Nach Angaben Junckers versprachen die Staats- und Regierungschefs der EU, ihre finanziellen Verpflichtungen zur Bewältigung der Krise zu erfüllen. Zuvor hatte es harsche Kritik aus Brüssel und Berlin an der schlechten Zahlungsmoral mancher Mitgliedsländer gegeben.

Osteuropäer lehnen Flüchtlingsverteilung ab

Noch während des Gipfels war eine Gruppe osteuropäischer Länder bei der Grenzsicherung vorgeprescht: Die Slowakei, Polen und Tschechien schicken wegen der Flüchtlingskrise gut 150 Polizisten zur Grenzsicherung nach Ungarn. Mit der Entsendung wollten die sogenannten Visegrad-Staaten "ihre Entschlossenheit zeigen, im Bereich des Schutzes der Schengen-Grenze zu handeln".

Strikt abgelehnt wurde von der Gruppe ein dauerhafter Umverteilungsmechanismus für Flüchtlinge. Deutschland und Schweden konnten sich dann nicht mit dem Versuch durchsetzen, einen Verweis auf einen solchen Mechanismus in die Gipfelschlussfolgerungen aufzunehmen.

Die EU-Staats- und Regierungschefs hätten sich zwar darauf verständigt, dass sie auf die Vorschläge der EU-Kommission dazu "zurückkommen wollen", sagte Merkel. Zugleich hielten sie aber fest, "dass es noch Meinungsverschiedenheiten gibt". In den Schlussfolgerungen hieß es lediglich, es gebe weitere dringende Handlungsfelder, die der Diskussion bedürften, "darunter die Kommissionsvorschläge".

Überschattet wurde der Gipfel vom Tod eines afghanischen Flüchtlings an der bulgarischen Grenze: Nach Angaben des Innenministeriums in Sofia wurde der Mann versehentlich von einem Warnschuss eines Grenzpolizisten getroffen, als er mit einer größeren Gruppe über die Grenze nahe der Kleinstadt Sredez ins Land gelangen wollte. EurActiv.de, AFP, rtr, 16

 

 

 

 

 

Durchs milde Kurdistan. Wer Fluchtursachen bekämpfen will, sollte die Kurden stärken.

 

Die großen Hoffnungen, dass der "Arabische Frühling" dem Nahen Osten Modernisierung, Demokratie und Stabilität bringen würde, haben sich weitgehend zerschlagen. Viele arabische Länder sind heute von Instabilität gekennzeichnet, der Irak und Syrien sind inzwischen "failed" oder zumindest "failing states". Hinzu kommt, dass das Entstehen des sogenannten Islamischen Staates bisherige Grenzen im Nahen Osten nicht nur in Frage stellt, sondern schon teilweise aufgelöst hat. Relativ stabile Verhältnisse gibt es dagegen noch in der Föderalregion Kurdistan-Irak und in "Rojava", den kurdischen Gebieten Syriens, auch wenn diese Gebiete vom IS massiv bedroht werden.

Ende der 1980er Jahre wurden unter Saddam Hussein im Nord-Irak in völkermordartigen Verfolgungen über 100 000 Kurden ermordet, mehrere Tausend Ortschaften zerstört und eine enorme Fluchtwelle verursacht. Erst unter dem Schutz einer Flugverbotszone konnten ab 1991 Zehntausende Kurden zurückkehren und ihr zerstörtes Land wieder aufbauen. Ein bemerkenswerter wirtschaftlicher Aufbau machte Kurdistan-Irak zu einer der aufstrebendsten Regionen im Nahen Osten. Ein effizientes Sicherheitssystem, gesellschaftlicher Pluralismus, demokratische Wahlen, eine kluge Nachbarschaftspolitik und eine vorbildliche Behandlung religiöser und ethnischer Minderheiten bildeten die Grundlagen für eine für nahöstliche Verhältnisse erstaunliche Stabilität und westlich orientierte Modernität.

In Syrien gelang den Kurden ab 2013 eine weitgehende Befreiung der kurdischen Kantone Ifrin, Kobane und Cizire vom Assad-Regime. Der Aufbau einer kurdischen autonomen Region "Rojava" nach den Vorstellungen des "Demokratischen Konföderalismus" von Abdullah Öcalan brachte viele gesellschaftspolitische Fortschritte. Die Assad-Diktatur war damit überwunden. Die Menschenrechtslage jedoch lässt aufgrund der Vormachtstellung der PKK-nahen Partei der Demokratischen Union (PYD) immer noch sehr zu wünschen übrig.

Im Abwehrkampf gegen den IS im Irak und in Syrien zeigte sich schnell, dass die seit August 2014 stattfindenden internationalen Luftangriffe allein den IS nicht stoppen können. In dieser Situation fiel den Peschmerga-Verbänden der irakischen Kurden und der PYD in Syrien eine wichtige Rolle am Boden zu. Sowohl die irakischen Peschmerga, als auch die syrische PYD erfuhren dadurch verstärkt internationale Anerkennung, insbesondere auch aufgrund der positiven Rolle, die sie bei der Rettung der Jesiden vor dem IS spielten.

Die Unterstützung dieser beiden kurdischen Kräfte – sozusagen die Bodentruppen der internationalen Gemeinschaft – war daher folgerichtig und geboten. Schließlich waren die Kurden auf Dauer nicht stark genug, dem Druck des IS stand zu halten.

Seit dem Sommer 2014 werden im Irak die kurdischen Peschmerga von Deutschland und anderen Staaten mit Waffen, Ausrüstung und Ausbildung unterstützt. In Syrien genießt die PYD die Unterstützung der Amerikaner, unabhängig von der Tatsache, dass sie eine Schwesterorganisation der PKK ist, die auch in den USA auf der Terrorliste steht.

 

Demokratie und Stabilität erfordern weitere Unterstützung der Kurden

In Abwandlung des berühmten Struck-Zitates kann man heute sagen: "Deutschland wird auch in Kurdistan verteidigt". Das aktuelle Flüchtlingsproblem zeigt überdeutlich das große Interesse, dass auch Deutschland an der Wiedererlangung von Stabilität in der Region haben muss. Die allseits geforderte Bekämpfung der Fluchtursachen muss in dieser Region angegangen werden.

Da sich Deutschland bekanntermaßen schwer tut, die PKK und damit auch die PYD zu unterstützen, sollte sein Engagement umso mehr Kurdistan-Irak gelten. Es ist in deutschem Interesse, dass Kurdistan-Irak lebensfähig, stabil und stark bleibt. Unabhängig davon, ob die Kurden im irakischen Staat bleiben oder sich ganz unabhängig machen werden, bedarf Kurdistan-Irak weiterhin und nachhaltig der Unterstützung. Handlungsbedarf für eine Ausweitung deutscher Hilfe besteht in vielen Bereichen:

Fortsetzung der Militärhilfe: Mit den deutschen Waffenlieferungen und Ausbildungsmaßnahmen haben die Peschmerga im Kampf gegen den IS erste gute Erfahrungen gemacht. Da der Krieg aber keineswegs gewonnen ist, ist eine Fortsetzung dieser Hilfe unabdingbar. Sie auszusetzen, bedeutete, den wichtigsten regionalen Verbündeten im Stich zu lassen.

Ausweitung der Humanitären Hilfe für die Flüchtlinge: Vor dem Hintergrund der Finanzierungslücken der internationalen Hilfsorganisationen ist es dringend notwendig, dass die bilaterale Unterstützung verstärkt wird. Immer notwendiger werden dazu langfristige Programme zum Aufbau neuer Lebensgrundlagen für die Vertriebenen, denen eine Rückkehr in ihre Siedlungsgebiete für längere Zeit nicht möglich sein wird. Dies gilt insbesondere für Jesiden und Christen, die aufgrund ethnisch oder religiös bedingter Verfolgung praktisch keine Perspektive auf Rückkehr haben.

Verstärkung der Entwicklungszusammenarbeit: Trotz des wirtschaftlichen Aufschwungs in den letzten Jahren  benötigt die im Wiederaufbau befindliche Region technische Hilfe in vielen Entwicklungs- und Modernisierungsprozessen. Gebraucht werden Projekte der klassischen Entwicklungszusammenarbeit in den Sektoren Bildung, Gesundheit, Landwirtschaft und Umwelt.

Moderation der internen Konflikte: Notwendig ist aber auch Unterstützung bei der Überwindung der bestehenden gesellschaftspolitischen Defizite durch Stärkung von Werten wie Pluralismus, Demokratie, Menschenrechte und Rechtsstaatlichkeit. Insbesondere bei der Überwindung der gerade jüngst wieder virulent werdenden internen Konflikte wäre eine Moderation von außen geboten und hilfreich.

 

Wie umgehen mit dem kurdischen Freiheitsdrang?

Mit insgesamt 30-40 Millionen Menschen sind die Kurden das größte Volk ohne einen eigenen Staat. Der Wunsch der Kurden nach völliger Unabhängigkeit ist ungebrochen. Die neue Rolle der Kurden sowie die militärische Kooperation mit diversen Staaten des Westens hat das kurdische Selbstbewusstsein weiter gestärkt.

Eine nüchterne Analyse des arabisch-kurdischen Verhältnisses im Irak lässt den Schluss zu, dass die Wahrscheinlichkeit, dass sich Kurdistan-Irak auf längere Sicht nicht im Irak halten lassen wird, größer ist als die Wahrscheinlichkeit der Herausbildung eines funktionierenden Föderalstaates im Irak.

Internationale Initiativen zur Gewährung eines souveränen Staates für die Kurden sind nicht in Sicht. Auch Deutschland hält strikt am Zusammenhalt des Irak fest. Es gibt jedoch weder von der internationalen Gemeinschaft noch von der deutschen Außenpolitik Konzepte, von Arabern und Kurden akzeptierte Lösungen für den Erhalt des Irak zu initiieren und zu moderieren.

Diese Passivität stärkt die zentrifugalen Kräfte, der Entfremdungsprozess zwischen Bagdad und Erbil schreitet fort. Daher sollte sich die internationale Staatengemeinschaft prophylaktisch auf den Zerfall des „failing state“ Irak einrichten. Es ist nicht ausgeschlossen, dass sie über kurz oder lang Sorge dafür tragen muss, dass der Teilungsprozess im Irak einvernehmlich und gewaltlos verläuft.

Auch die deutsche Politik sollte sich auf ein solches Szenario einstellen. Geboten wäre dann, sich umgehend folgenden Herausforderungen und Aufgaben zu stellen: Den zu erwartenden Scheidungsprozess der Region Kurdistan vom Irak durch kluge Mediation zu moderieren, die Akzeptanz eines Kurdenstaates in Bagdad und in den Nachbarstaaten zu fördern, sowie Hilfestellung beim Aufbau von Strukturen guter Nachbarschaft und regionaler Zusammenarbeit zu leisten. Martin Weiss  IPG 19

 

 

 

 

 

Eine Auszeichnung für Frieden durch Dialog. Der diesjährige Friedensnobelpreis setzt das richtige Zeichen

 

Lösungsvorschläge für die zahlreichen Konflikte in Nordafrika und dem Nahen Osten drehten sich in letzter Zeit oft um Waffenlieferungen und Militäreinsätze. Mit der Auszeichnung des Nationalen Dialog-Quartetts in Tunesien lenkt das Friedensnobelpreiskomitee die Aufmerksamkeit auf ein erfolgreiches Beispiel für zivile Konfliktprävention aus der Region.

„Das richtige Zeichen“, meint Irene Weipert-Fenner vom Leibniz-Institut Hessische Stiftung Friedens- und Konfliktforschung (HSFK). „Wichtig ist jetzt jedoch, die richtigen Lehren aus dem tunesischen Beispiel zu ziehen. Es geht nicht darum, Tunesien als glorreiche Ausnahme in einer ansonsten verlorenen Region zu sehen.“ Denn was rückblickend wie ein schlichter Vermittlungserfolg für das Quartett aussehen mag, war ein schwerer und oft vom Scheitern bedrohter Prozess. Monatelang verhandelten die wichtigsten zivilgesellschaftlichen Organisationen Tunesiens – der Gewerkschaftsdachverband, der Arbeitgeberverband, die Tunesische Menschenrechtsliga und der Anwaltsorden.

Dass dieses Quartett es schaffte, zwischen islamistischen und säkularen Akteuren zu vermitteln und den Verfassungsprozess zu retten, lag sicher nicht daran, dass Tunesier generell konsensfreudiger sind, wie es manchmal dargestellt wird. Die Polarisierung zwischen den beiden Lagern verbunden mit der Furcht, unter der Herrschaft des jeweils andern alle Rechte zu verlieren, sitzt tief und ist keineswegs geringer als etwa in Ägypten. Dort hatte das Militär im Sommer 2013 die politische Feindschaft zwischen Islamisten und säkularen Kräften genutzt und die Macht ergriffen. Aus ebendiesem Grund ist der Erfolg des Quartetts so wertvoll, da er zeigt, dass auch in jenem extrem emotionalen und aufgeheizten Konflikt ein konstruktiver Umgang miteinander gefunden werden kann.

Grundstein hierfür war die gegenseitige Anerkennung beider Seiten und ihrer jeweiligen Legitimitätsansprüche. Bei der Bildung des Nationalen Dialogs pochte die islamistische Nahda-Partei auf ihre Legitimität durch freie Wahlen. Sie forderte, beim Dialogprozess prozentual zu ihrem Erfolg bei den Wahlen zur verfassungsgebenden Versammlung stimmberechtigt zu sein. Dagegen beriefen sich ihre Gegner auf die Legitimität durch Konsens, den die von der Nahda-Partei geführte Regierung angesichts wachsender Proteste verloren habe, und forderten die Auflösung der Versammlung. Das Quartett schaffte es, beide Ansprüche zu versöhnen, indem zwar ausschließlich gewählte Parteien am Nationalen Dialog teilnahmen, jedoch jeweils nur mit einer Stimme.

Die Auszeichnung durch das Nobelkomitee ruft auch den Nationalen Dialog als ein wertvolles Instrument der zivilen Konfliktprävention in Erinnerung. Obwohl die Bezeichnung immer wieder von Autokraten missbraucht wird, um den Schein von Pluralismus und Partizipation zu generieren, dürfen auch die gescheiterten Fälle nationaler Dialoge wie in Libyen oder Jemen nicht dazu führen, die Idee an sich zu verwerfen. Das tunesische Beispiel verdeutlicht vielmehr einige Faktoren, die einen Dialogprozess zum Erfolg führen können. Dazu zählt, dass wichtige zivilgesellschaftliche Akteure beteiligt waren. Sie besaßen ausreichend Gewicht, um zu vermitteln, aber auch immer wieder Druck auf politische Akteure auszuüben und sie zu Kompromissbereitschaft zu bewegen. Zudem bewies die Zusammensetzung des Quartetts, dass auch natürliche Gegenspieler – wie der Arbeitergeberverband und der Gewerkschaftsdachverband – an einem Strang ziehen können. Das abschreckende Beispiel des Militärcoups in Ägypten sowie der Druck internationaler Geldgeber, den Verfassungsprozess erfolgreich zu beenden, trugen ihren Teil für den nötigen politischen Willen bei.

Der Friedensnobelpreis für das Quartett sollte jedoch nicht nur die Nachbarländer, sondern auch Tunesien selbst dazu bewegen, wieder stärker auf Dialog zu setzen. Seit der Verabschiedung der neuen Verfassung und der Neuwahl von Parlament und Präsident im letzten Jahr haben es der Wahlgewinner, die säkulare Partei Nidaa Tunis, und die Nahda-Partei geschafft, in einer Regierungskoalition zusammenzuarbeiten. Dennoch dominiert seitdem das Thema der nationalen Sicherheit die politische Debatte, noch einmal verstärkt durch die terroristischen Anschläge im März und Juni dieses Jahres. Neue Anti-Terrorgesetze drohen, die hart erkämpften Freiheiten und Rechte wieder zu beschränken. Die sozialen und wirtschaftlichen Nöte vieler Tunesier wie hohe Arbeitslosigkeit, besonders unter gut ausgebildeten jungen Menschen, und die Marginalisierung ganzer Regionen erhalten dagegen wenig Aufmerksamkeit. Dies führt wiederkehrend zu großen Protestwellen. Eine genaue Analyse, die im HSFK-Forschungsprojekt „Sozioökonomische Proteste und politische Transformation in Ägypten und Tunesien“ erfolgt, zeigt, dass viele sozioökonomisch motivierte Demonstrationen auch mehr Partizipation an Entscheidungsprozessen fordern und das bisherige Wegschauen der Entscheidungsträger anprangern.

Angesichts der großen Herausforderungen bleibt zu hoffen, dass auch die tunesische Regierung stärker auf breite Beteiligung und Verhandlung setzen wird. Die diesjährigen Friedensnobelpreisträger haben bereits wieder ihre Dienste zur Vermittlung angeboten. HSFK 13

 

 

 

 

 

Auch in schwierigen Einsatzgebieten. Deutschland sollte sich stärker an UN-Friedensmissionen beteiligen.

 

Wenn Politiker wie Obama und Putin sich trotz weltweiter Krisen und Konflikte jahrelang aus dem Weg gehen, ist das ein Alarmzeichen. Wie können Kriege beendet und Konflikte beigelegt werden, wenn Spitzenpolitiker nicht miteinander reden? Wenn keiner den ersten Schritt unternimmt, bieten die Vereinten Nationen (UN) einen Ausweg. Das Treffen der Staats- und Regierungschefs aus Anlass des 70. Jahrestages der Weltorganisation im September dieses Jahres in New York bot den beiden Präsidenten die Chance, über den eskalierenden Krieg in Syrien und die Entwicklung in der Ukraine direkt miteinander zu reden. Sie haben sie genutzt. Natürlich bieten Spitzentreffen keine Erfolgsgarantie, aber Sprachlosigkeit hat noch nie zum Erfolg geführt. Dieses Exempel unterstreicht die Bedeutung der UN in der Weltpolitik: Als einzige völkervertragsrechtlich verfasste Organisation, die über eine universelle Mitgliedschaft der Staaten dieser Erde verfügt, ist und bleibt sie ein unverzichtbares Forum der internationalen Diplomatie.

Die aktuelle internationale Lage ist von Krisen, Staatenzerfall und einer Erosion bestehender Regionalordnungen geprägt. Dementsprechend fallen die Bilanzen der Beobachter über die Leistungen der UN häufig kritisch aus. Sie zitieren gern die Prinzipien und großen Ziele der Weltorganisation und konfrontieren sie umgehend mit den blutigen Realitäten unserer Gegenwart, um dann rasch den Schluss zu ziehen, dass die UN versagt hätten.

Aber so einfach darf man es sich nicht machen. Die UN gibt es genau genommen gar nicht. Bereits in der Gründungsphase haben interessierte Mitglieder, vor allem Großbritannien, alles darauf angelegt, dass die UN eine dezentrale Organisation sind. Sonderorganisationen wie beispielsweise die FAO oder die UNESCO operieren unabhängig von der Hauptorganisation; mit ihr gibt es lediglich eine Koordination der Aufgaben und Aktivitäten, Weisungen aus New York sind aber nicht möglich. Auch andere, formal abhängige Unterorganisationen haben sich praktisch verselbstständigt.

Zudem gibt es UN-Gremien, die von Experten gestellt werden, wie beispielsweise die Internationale Rechtskommission, die Vorschläge zur Weiterentwicklung des Völkerrechts unterbreitet. Diese Gremien genießen eine bestimmte Unabhängigkeit, zahlen dafür aber oft den Preis, von den einzelnen Mitgliedstaaten nicht gehört zu werden. Von ihnen wiederum unterscheiden sich die Organe, die sich aus den Mitgliedstaaten zusammensetzen. Dazu zählen etwa die Generalversammlung, der alle 193 Mitgliedstaaten angehören, oder der Menschenrechtsrat. Hier zeigt sich in besonderem Maße, in welche Widersprüche sich die UN begeben, wenn ein Staat wie Saudi-Arabien, das massiv gegen die Menschenrechte verstößt, den Vorsitz im Rat erhält.

Möchte man den UN gerecht werden, stellt sich immer die Frage, welcher Akteur der dezentralen Organisation eigentlich gemeint ist. Nicht zufällig kommt es daher zu unterschiedlichen Bewertungen der verschiedenen Organe der UN. Im Westen dominiert wegen der Blockade des Sicherheitsrates der kritische Blick auf die Weltorganisation. In Afrika dagegen werden die Spezialorgane wie UNICEF, UNHCR oder WHO, die sich Problemen wie Dürren, Hungersnöten, Flüchtlingselend und Seuchen annehmen, weitaus positiver gesehen.

Voraussetzung für eine angemessene Beurteilung der UN ist die grundlegende Einsicht, dass die Weltorganisation in erster Linie eine Staatenorganisation ist. Zu Recht betonen Kenner, dass die UN immer nur so gut oder schlecht sind, wie die Mitgliedstaaten sich einbringen. Sie ist eine Organisation, die nicht über eigene Finanzen, Militär, Polizei und andere Ressourcen verfügt. Deshalb ist es nicht fair, dass die Regierungen die Lorbeeren einheimsen, wenn der UN-Multilateralismus Erfolge zu verzeichnen hat, aber die Schuld der Weltorganisation zugeschoben wird, wenn genau dieser Multilateralismus scheitert.

Das Leitmotiv der Gründung der UN vor 70 Jahren nach dem verheerenden 2. Weltkrieg lautete, „künftige Geschlechter vor der Geißel des Krieges zu bewahren“. Dieses ehrgeizige Ziel wurde offensichtlich verfehlt. Heute erschüttern zahlreiche Konflikte die Welt: in Syrien, Irak, Südsudan, Mali, Ukraine, Jemen oder Afghanistan. Klar ist aber auch, dass kein Land allein in der Lage ist, der Konflikte und ihrer Folgen wie Flucht und Hunger Herr zu werden. Auch dort, wo die UN nicht vorankommen, werden ihre Mitgliedstaaten auf sie zurück verwiesen. Die UN bieten das einzigartige Forum, bei dem im Hinblick auf die jeweiligen Konflikte zuallererst ein gemeinsamer Wille gebildet werden kann. Nur wenn dies geschieht, konstituieren sich „vereinte“ Nationen, die ihre Partikularinteressen überwunden haben. Bilaterale Absprachen oder Koalitionen der Willigen sind keine Alternativen.

In diesem Kontext spielt der Sicherheitsrat der UN eine entscheidende Rolle. Er ist das Herzstück des Systems kollektiver Sicherheit, das Frieden und internationale Sicherheit herstellen soll. Die Gründe dafür, dass dies oft misslingt, sind bekannt: Die Mitglieder des Rates, vor allem die fünf ständigen Mitglieder, schaffen es nur bedingt, ihre nationalen Interessen so zu mediatisieren, dass gemeinsame Beschlüsse zustande kommen; oft lähmt das Veto-Recht der P5 das Gremium. Hinzu kommt, dass das Hauptorgan für die heutige Staatenwelt längst nicht mehr repräsentativ ist. Fachleute und selbstbewusste Schwellenländer pochen auf eine grundlegende Reform. Diese kommt aber seit Jahren nicht voran. Dabei geht es um eine Erweiterung, die großen Ländern aus Afrika, Lateinamerika und Asien ein Mitentscheidungsrecht einräumt, um eine qualifizierte Einschränkung des Veto-Rechts und um eine Erneuerung der Arbeitsmethoden.

Eine Reform der Friedenssicherung scheint da eher wahrscheinlich. UN-Generalsekretär Ban Ki Moon initiierte in diesem Jahr einen Überprüfungsprozess der UN-Friedensmissionen, der UN-Friedenskonsolidierungsarchitektur sowie der Umsetzung der Resolution 1325, die die Rolle der Frauen in Friedensprozessen stärken möchte. Bei der Bewertung und Umsetzung der Expertenvorschläge muss Deutschland sich aktiv einbringen und mehr Verantwortung bei der Sicherung des Friedens übernehmen.

Bislang ist Deutschland mit 159 Soldaten – das entspricht nur 0,18 Prozent aller in UN-Friedensmissionen eingesetzten 95 000 Soldaten – und 20 Polizeikräften (0,15 Prozent) nicht gerade überrepräsentiert. Unsere Beteiligung an UN-geführten Stabilisierungsmissionen sollte auf zwei Ebenen ausgebaut werden: Es muss eine quantitative und vor allen Dingen auch eine qualitative Anhebung des deutschen Beitrags geben. Leider ist es Deutschland bisher nicht gelungen, sich adäquat in diesem Bereich zu engagieren, weil bei UN-Anfragen die von der Bundesregierung gemeldeten Fähigkeiten regelmäßig nicht zur Verfügung standen. Dies muss sich ändern. Wir sollten daher erwägen, neben einer größeren Beteiligung im zivilen und im Polizeibereich, den UN jene Fähigkeiten zuverlässig zur Verfügung zu stellen, die auf den von ihr erkannten Bedarf zugeschnitten sind und unseren politischen und militärischen Möglichkeiten entsprechen.

Es geht vor allem um die Beseitigung von Defiziten im anspruchsvollen technischen Bereich. Dazu gehören unter anderem Logistik, Feldlagerbau, Kommunikationstechnik, Pionierfähigkeiten, Aufklärungs- und Führungsfähigkeiten sowie Sanitätswesen. Angesichts immer größerer Opferzahlen durch Sprengfallen auch bei UN-Truppen gehört die entsprechende Ausbildung und Schutzausrüstung zu einem weiteren wichtigen Feld, in dem Deutschland sein Wissen und seine Fähigkeiten sinnvoll einbringen kann.

Deutschland sollte den UN nur die Fähigkeiten anbieten, die wir im Bedarfsfall auch bereit sind, zur Verfügung zu stellen. Bei Wahrung der parlamentarischen Beteiligungsrechte könnten wir diese Fähigkeiten dann verlässlich und innerhalb von 30 Tagen nach Anforderung der UN bereitstellen. Hierzu ist ein grundsätzliches Einvernehmen zwischen Bundestag und Bundesregierung erforderlich, wonach die UN als führende sicherheitspolitische Organisation im beschriebenen Rahmen von Deutschland unterstützt werden sollen. Dies wird auch in schwierigen Einsatzgebieten von UN-Friedenstruppen gelten müssen.

Von: Niels Annen IPG 12

 

 

 

BKA warnt vor fremdenfeindlichen Angriffen auf Politiker

 

Angesichts der Flüchtlingskrise warnt das Bundeskriminalamt einem Bericht zufolge vor weiteren schweren Gewalttaten.

 

Es sei zu befürchten, dass auch Betreiber von Unterkünften und Politiker ins Zielspektrum fremdenfeindlicher Täter gerieten, berichtete die "Süddeutsche Zeitung" unter Berufung auf eine vertrauliche Lagebewertung.

Die Analyse sei wenige Tage vor dem Messerattentat auf die Kölner Politikerin Henriette Reker erstellt worden. Demnach befürchte das BKA auch neue Formen von Aktionen, etwa die Blockade von Bahnstrecken oder Autobahnen, um die Ankunft weiterer Flüchtlinge zu verhindern.

Zudem sei die Zahl die der Angriffe auf Asylunterkünfte stark gestiegen, berichtete die "SZ" weiter. Bis einschließlich September seien es in diesem Jahr 461 Taten mit einem mutmaßlich rechten Hintergrund gewesen. Damit habe sich die Zahl gegenüber dem gesamten Jahr 2014 mehr als verdoppelt.

Angesichts der steigenden Zahl von Flüchtlingen und Unterkünften gebe es zudem mehr Tatgelegenheiten, zitierte das Blatt die Kriminalisten. Auch NDR und WDR berichteten über die Lageeinschätzung des BKA.

Umfrage: Mehrheit der Deutschen besorgt über Flüchtlingskrise

Die Deutschen sind einer Umfrage zufolge zunehmend besorgt über die Folgen der Flüchtlingskrise. Mehr als die Hälfte (54 Prozent) der Bürger gab in einer von der "Frankfurter Allgemeinen Zeitung" veröffentlichten Allensbach-Umfrage an, die Entwicklung der Situation bereite ihnen "große Sorgen". Im August waren es demnach 40 Prozent. Der Anteil derjenigen, die sich "etwas Sorgen" machen, ging von 45 auf 38 Prozent zurück.

Eine Mehrheit von 56 Prozent der Befragten sprach sich für eine Obergrenze bei der Aufnahme von Flüchtlingen aus. Das Urteil über Chancen und Risiken des Zuzugs der Flüchtlinge hängt auch davon ab, ob nach langfristigen oder kurzfristigen Perspektiven gefragt wird. Knapp zwei Drittel (64 Prozent) der Befragten gaben an, dass es kurzfristig mehr Risiken gebe. Langfristig sieht dies weniger als die Hälfte (46 Prozent) so. Mehr Chancen sehen langfristig 18 Prozent der Deutschen, kurzfristig sind es nur sechs Prozent.

Die Union büßt laut der Umfrage im Zuge der Flüchtlingskrise an Wählergunst ein. Die Zustimmung für CDU/CSU ging von 42 Prozent in der ersten Septemberhälfte auf 38 Prozent zurück. Die SPD legte leicht von 25,5 Prozent auf 26 Prozent zu, die AfD verdoppelte ihre Zustimmungsrate auf sieben Prozent. Die Werte der anderen Parteien blieben nahezu unverändert. Für die Umfrage befragte das Institut für Demoskopie Allensbach vom 3. bis 16. Oktober 1.400 Bundesbürger.EA/AFP/rtr, 22

 

 

 

 

Wahlsieg im Koma. Fremdenfeindlicher Angriff auf Kölner OB-Kandidatin

 

Das Attentat auf die Kandidatin für das Oberbürgermeisteramt in Köln, Henriette Reker, hat bundesweit Entsetzen ausgelöst. Der Täter handelte offenbar aus fremdenfeindlichen Motiven. Reker hatte sich als Sozialdezernentin für Flüchtlinge eingesetzt.

 

Henriette Reker ist die erste Frau auf dem Chefsessel der viertgrößten Stadt Deutschland. Die 58-Jährige erreichte am Sonntag mit 52,7 Prozent die absolute Mehrheit. Die Kölner wählten sie zur Oberbürgermeisterin, als sie noch im künstlichen Koma lag.

Die Parteilose, die von CDU, Grünen und FDP unterstützt wird, wurde am Samstag an einem Wahlstand von einem Mann angegriffen. Nach Klinik-Angaben von Sonntag war Reker inzwischen außer Lebensgefahr. Der Täter wurde von der Polizei noch am Tatort festgenommen. Die Behörden gehen dem Verdacht auf ein ausländerfeindliches Motiv nach. Reker hat sich als Sozialdezernentin für Flüchtlinge eingesetzt. Die Tat löste bundesweit Entsetzen aus.

Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) äußerte sich bestürzt. Sie wünsche der Kandidatin und den anderen Verletzten des Anschlags Kraft und hoffentlich baldige Genesung, erklärte sie über Twitter. Bei dem Versuch, den Mann zu überwältigen, wurden vier weitere Menschen verletzt. Bundesjustizminister Heiko Maas (SPD) verurteilte die Messerattake als „unfassbare, abscheuliche Tat“. Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) dankte dem Polizeibeamten vor Ort für sein „beherztes Eingreifen und die Überwältigung des Täters“.

Laut Nordrhein-Westfalens Innenminister, Ralf Jäger (SPD), sprechen die ersten Anzeichen für eine politisch motivierte Tat.“ Nach Angaben der Kölner Staatsanwaltschaft und Polizei, ergab das psychologische Gutachten keine Anhaltspunkte für eine Schuldunfähigkeit. Der 44-Jähreige werde wegen Verdachts des versuchten Mordes und gefährlicher Körperverletzung in vier Fällen dem Haftrichter vorgeführt.

Die nordrhein-westfälische Ministerpräsidentin Hannelore Kraft (SPD) nahm am Samstagabend ebenso wie CDU-Landeschef Armin Laschet und der FDP-Vorsitzende Christian Lindner an einer Menschenkette vor dem Historischen Rathaus in Köln teil. „Wir stehen hier zusammen als Demokraten, um ein Zeichen zu setzen, gegen diese verabscheuungswürdige Tat“, sagte Kraft.

Politiker riefen angesichts der vermuteten fremdenfeindlichen Motive zu einem verstärkten Kampf gegen Rassismus auf. Der Flüchtlingskoordinator der Bundesregierung, Peter Altmaier, verurteilte den Anschlag als verachtenswert und abscheulich. „Auch wenn wir die genauen Hintergründe noch nicht kennen: Wir müssen uns zu jedem Zeitpunkt deutlich abgrenzen von jeder Form von Ausländerfeindlichkeit und Gewalt“, sagte der Kanzleramtsminister.

Bestürzung äußerte auch die Türkisch-Islamische Union (Ditib). Die Festnahme des Täters nähre die Hoffnung, dass die Hintergründe schnell aufgedeckt werden, erklärte der Ditib-Vorsitzende Nevzat Ya?ar A??ko?lu. Auch die Synagogengemeinde Köln verurteilte den Anschlag. (epd/mig 19)

 

 

 

 

Unions-Politiker bereiten Antrag zur Grenzschließung vor

 

Der Widerstand gegen die Flüchtlingspolitik von Bundeskanzlerin Angela Merkel in der Unions-Fraktion wird offenbar stärker.

 

Angesichts des anhaltenden Flüchtlingsandrangs will eine Gruppe von Unionsabgeordneten im Bundestag Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) laut einem Bericht zur Abkehr von der Politik der offenen Grenzen zwingen. Der Parlamentskreis Mittelstand (PKM) um seinen Vorsitzenden Christian von Stetten (CDU) erarbeite einen Antrag für eine Grenzschließung, berichtete die "Bild"-Zeitung aus Berlin am Montag. Dieser soll demnach in zwei Wochen in der Fraktionssitzung diskutiert werden. Dem PKM gehören 188 der 310 Abgeordneten der CDU/CSU-Bundestagsfraktion an.

Von Stetten sagte der "Bild"-Zeitung, die "Prüfung einer Grenzbefestigung" dürfe "kein Tabu sein". Weiter sagte der Parlamentarier, er sei zwar "der festen Überzeugung", dass die Bundesregierung einen wirksamen Plan habe, der den unkontrollierten Flüchtlingsandrang stoppen werde. Doch "sollte sich in der nächsten Woche herausstellen, dass diese Annahme falsch war, muss unsere Fraktion reagieren".

Der innenpolitische Sprecher der Unionsfraktion, Stephan Mayer (CSU), verlangte in der Zeitung rascheres Handeln. "Bei bis zu 10.000 Flüchtlingen pro Tag haben wir nicht die Zeit, bis zur nächsten Fraktionssitzung zu warten", sagte er. Dabei hoffe er, "dass die Bundeskanzlerin vorher einsieht, dass die Politik der offenen Grenzen nicht fortgeführt werden kann". Dass die Grenzen angeblich gar nicht kontrolliert werden könnten, sei "ein Totschlagargument", sagte Mayer.

Die Deutsche Polizeigewerkschaft hatte zuvor den Bau eines Zauns an der Grenze zu Österreich gefordert. Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) lehnte dies ab. Der "Bild"-Zeitung sagte Gewerkschaftschef Rainer Wendt nun, "ein erster Schritt wäre schon getan, wenn wir das wieder aufbauen würden, was an den deutschen Grenzen stand, als es noch richtige Einreisekontrollen gab". Bayerns Finanzminister Markus Söder (CSU) sagte: "Die grüne Grenze muss endlich wieder sicherer werden - egal wie." EA/AFP/rtr/dto, 19

 

 

 

 

Muslime zu Selbstkritik aufgerufen. Navid Kermani mit Friedenspreis des Buchhandels ausgezeichnet

 

Gebet statt Applaus: Navid Kermani ist neuer Träger des Friedenspreises des Deutschen Buchhandels. Am Ende seiner Dankesrede bat der Muslim das Publikum in der Paulskirche, für eine verfolgte christliche Gemeinschaft in Syrien zu beten. Von Klaus Koch

 

Am Ende erhoben sich die Zuhörer in der Frankfurter Paulskirche bei der Verleihung des Friedenspreises des Deutschen Buchhandels zum Gebet. Es sollte ein Bild mit Symbolkraft sein. Preisträger Navid Kermani wollte den Gewaltvideos islamistischer Terroristen ein Bild der Brüderlichkeit entgegenhalten. Die Gebete oder Wünsche der Zuhörer sollten einer verfolgten christlichen Gemeinschaft in Syrien gelten, die Kermani vor einiger Zeit besucht hat.

Der deutsch-iranische Schriftsteller und Orientalist Kermani habe den Friedenspreis erhalten, weil er als Kosmopolit glaubwürdig für Toleranz, Offenheit und Frieden werbe, sagte der Vorsteher des Börsenvereins des Deutschen Buchhandels, Heinrich Riethmüller. Der Literaturwissenschaftler Norbert Miller bezeichnete Kermani als religiös geprägten Denker und engagierten Zeitgenossen. Wann immer er über die kulturellen und politischen Katastrophen grübele, komme der 47-Jährige auf die Hoffnung zurück, für die beiden aus gleichem Boden erwachsenen Religionen Islam und Christentum einen tragfähigen, gemeinsamen Neuanfang zu finden. Der Friedenspreis wird seit 1950 vergeben und ist mit 25.000 Euro dotiert.

In seiner bewegenden Dankesrede forderte Kermani die westlichen Gesellschaften auf, entschlossener als bisher gegen den islamistischen Terror vorzugehen. Dies müsse womöglich militärisch, vor allem aber diplomatisch und zivilgesellschaftlich geschehen. Der derzeit herrschende Krieg könne nicht allein in Syrien und im Irak beendet werden, sondern nur von den Mächten, die hinter den befeindeten Armeen und Milizen stünden: Iran, die Türkei, die Golfstaaten, Russland und der Westen.

Es sei beglückend zu sehen, wie viele Menschen in Europa und besonders auch in Deutschland sich für Flüchtlinge einsetzten, sagte Kermani. Aber dieser Protest und diese Solidarität blieben noch zu oft unpolitisch. Es werde keine breite gesellschaftliche Debatte über die Ursachen des Terrors und der Fluchtbewegung geführt. Und auch nicht darüber „inwiefern unsere eigene Politik vielleicht sogar die Katastrophe befördert, die sich vor unseren Grenzen abspielt“.

Die Muslime forderte Kermani auf, kritischer mit dem Islam umzugehen. Die Liebe zur eigenen Kultur erweise sich in der Selbstkritik. „Wer heute als Muslim nicht mit ihm hadert, nicht an ihm zweifelt, nicht ihn kritisch befragt, der liebt den Islam nicht.“ Die allermeisten Muslime lehnten Gewalt ab. Alle Massenaufstände der letzten Jahre in der islamischen Welt seien Aufstände für Demokratie und Menschenrechte gewesen.

Islamisten und Islamkritiker entwerfen nach Kermanis Worten das gleiche Trugbild, dass der Islam einen Krieg gegen den Westen führt. Eher jedoch führe der Islam einen Krieg gegen sich selbst. Die islamische Welt werde von einer inneren Auseinandersetzung erschüttert, deren Auswirkungen auf die politische und ethnische Kartographie an die Verwerfungen des Ersten Weltkriegs heranreichen dürften.

Der in Siegen als Sohn iranischer Eltern geborene Kermani studierte Islamwissenschaften, Philosophie und Theaterwissenschaft. Neben seiner Tätigkeit als Dramaturg in Mühlheim an der Ruhr und Frankfurt am Main in den 1990er Jahren schrieb er Literaturkritiken und Reportagen. 1994 gründete er im iranischen Isfahan ein internationales Kulturzentrum, das 1997 wieder schließen musste. 2005 habilitierte Kermani im Fach Orientalistik.

Träger des Friedenspreises des Deutschen Buchhandels waren zuletzt der US-amerikanische Informatiker, Musiker und Schriftsteller Jaron Lanier (2014), die weißrussische Schriftstellerin und diesjährige Trägerin des Literaturnobelpreises Swetlana Alexijewitsch (2013), der chinesische Schriftsteller und Dissident Liao Yiwu (2012) und der algerische Schriftsteller Boualem Sansal (2011).

(epd/mig 19)

 

 

 

 

Merkel über Flüchtlingskrise: "Umfragen sind nicht mein Maßstab"

 

Kanzlerin Angela Merkel hat sich von ihren sinkenden Zustimmungswerten unbeeindruckt gezeigt und den Kurs in der Flüchtlingskrise verteidigt.

"Umfragen sind nicht mein Maßstab", sagte die CDU-Vorsitzende der "Bild"-Zeitung laut Vorabmeldung. Sie verwies darauf, dass ihre Umfragewerte bereits in den vergangenen Jahren schwankten. Ihr Maßstab sei die Lösung von Problemen. "Und darauf konzentriere ich mich voll und ganz." Eine am Wochenende veröffentlichte Umfrage hatte ergeben, dass 48 Prozent der Bundesbürger Merkels Umgang mit der Flüchtlingskrise für falsch halten. Unterstützung bekommt sie demnach von 39 Prozent.

Die Regierungschefin verteidigte erneut ihre Einwanderungspolitik. "Für mich gehört es zur grundlegenden Menschlichkeit unseres Landes, dass man einem Flüchtling wie jedem anderen Menschen erst einmal freundlich entgegentritt", sagte sie laut "Bild". Zugleich äußerte sich unzufrieden darüber, dass nur eine Minderheit von abgelehnten Asylbewerbern abgeschoben wird. "Das ist in der Tat unbefriedigend." Man denke gemeinsam mit Ländern und Kommunen über Verbesserungen nach. Ein Problem seien etwa Krankschreibungen von Ausreisepflichtigen. "Eine weitere Schwachstelle ist, dass Rückführungstermine bisher angekündigt wurden. Das führte nicht selten dazu, dass die Person abtauchte." Deswegen sollten diese Termine nicht mehr angekündigt werden.

Steuererhöhungen wegen der Milliarden-Ausgaben in der Flüchtlingskrise schließt Merkel indessen aus. "Wir können uns freuen, dass wir seit Jahren gut gewirtschaftet haben und unsere Wirtschaftslage zurzeit gut ist." Daher gebe es weder einen Steuer-Soli noch Steuererhöhungen, um die Flüchtlingskrise finanziell zu meistern. Vizekanzler und SPD-Chef Sigmar Gabriel rechnet nach eigenen Angaben in diesem Jahr mit der Ankunft von mehr als einer Million Flüchtlingen in Deutschland.

Gabriel warf der Union zudem Doppelzüngigkeit vor und mahnte seine Partei zu Realismus und Zuversicht. "Die Union pendelt zwischen dem 'Wir schaffen das' Angela Merkels und dem 'Grenzen zu' von Horst Seehofer", sagte Gabriel beim SPD-Perspektivkongress in Mainz. "Wir Sozialdemokraten dürfen dieses doppelte Spiel von CDU und CSU nicht mitspielen." Wichtig sei es, Antworten auf die Wirklichkeit zu entwickeln und aufzuzeigen, wie die Herausforderungen geschultert werden könnten. Da die Union hier Antworten schuldig bleibe, müsse die SPD eigene Rezepte entwickeln. Neben der Solidarität mit den Flüchtlingen müssten auch die Sorgen der Menschen in den Blick genommen werden, ohne ihnen gleich Populismus vorzuwerfen.

Nach Merkels Worten soll es zur Finanzierung der Milliarden-Ausgaben wegen der Flüchtlingskrise weder höhere Steuern noch einen Steuer-Soli geben. Auf die Frage, ob sie darauf ihr Wort gebe, sagte sie: "Ja, definitiv." Merkels Sprecher Steffen Seibert hatte bereits am Samstag einen Bericht der "Süddeutschen Zeitung" zurückgewiesen, nach dem die Bundesregierung und die EU-Kommission die Einführung eines Solidaritätszuschlages für Flüchtlinge erwägen.

Ea/rtr, 12

 

 

 

 

Gelichter. Über deutschen Terrorismus

 

Ein schwarzes Wochenende war es für dieses Land, das da hinter uns liegt. Zwei feige Attacken auf unsere Demokratie, Verbrechen gegen die Menschenrechte hat es gegeben. Von Sven Bensmann. Von Sven Bensmann

 

Da ist der körperliche Angriff eines politisch Gestörten in Köln, der mit einem Messer auf die Kandidatin der konservativen Parteien zur Oberbürgermeisterwahl in Köln losging. Fremdenfeindliche Motive, geschürt seit Wochen von Pegida, CSU, AfD, BILD und deren Gesinnungsgenossen, werden es sein, die bei einem armen Tropf, der nichts mehr hatte, auf das er Stolz sein konnte, als sein Land – ob nun dadurch, dass Menschen, die denselben Pass haben wie er selbst es weiter gebracht haben als er selbst, oder aus egozentrischem Größenwahn, sein Land sei besonders, weil er darin geboren ist – zum psychischen Kurzschluss geführt haben. Das, was inzwischen zu hören war, deutet jedenfalls stark darauf hin.

Tragisch ist das Wort dieser Stunde. Und tragisch ist es nicht etwa deswegen, weil man das halt so sagt, wenn ein Mensch von einem ausgeflippten Spinner niedergestochen wird – tragisch ist es vielmehr deshalb, weil abzusehen war, dass es nicht mehr darum geht, ob etwas passieren würde, sondern bloß wann. Die Stimmung war aufgeheizt genug, und die politisch Verantwortlichen haben sich eher durch die Distribution von Öl hervorgetan, als durch Deeskalation.

Nach Angriffen auf Migranten und auf linke Aktivisten, die längst zum Inventar unserer Republik gehören, und zunehmenden Angriffen auf bisher „nur“ Autos oder Geschäftsstellen der Linken, die in der allgemeinen Wahrnehmung noch in das zuvor genannte Schema fallen, musste es irgendwann zum körperlichen Attentat auf einen „bürgerlichen“ Politiker kommen. Und vielleicht wird ja doch beim ein oder anderen Konservativen der Groschen fallen, dass auf verbale Gewalt irgendwann körperliche Gewalt folgt. Und die kann sich dann als Bumerang erweisen und auch konservative Politiker treffen.

Größer jedoch ist der Verrat, der gerade in Ankara verhandelt wurde. Wie einst mit Muammar al-Gaddafi in Libyen verfolgt Angela Merkel aus dem Kanzleramt heraus den Schulterschluss mit dem Putin vom Bosporus. Im Umfeld der anstehenden Wahl in der Türkei trifft sie sich allein mit Erdogan, um mit ihnen über die Zukunft zu verhandeln – der Spruch davon, Wahlen seien längst verboten, würden sie etwas ändern, Merkel scheint ihn sich zu Herzen genommen zu haben. Merkels klare Aussage an die Türken jedenfalls: Erdogan ist alternativlos. Opposition ist Mist.

Mehr noch, nicht nur wie und mit wem Merkel verhandelt, sondern auch das, was sie verhandelt, ist ein Verrat an der europäischen Idee. Dass Merkel Erdo?ans autoritäre Innenpolitik, seine Kurden- und Syrienpolitik legitimiert und stützt, ist schon äußerst fragwürdig, reiht sich aber mühelos in die allgemeinen Auswüchse deutscher Realpolitik ein, wie die Waffenverkäufe nach Saudi-Arabien und Mexiko oder den Schulterschluss mit China.

Dass jedoch die „Flüchtlingskanzlerin“, die doch so großmütig die Grenzen für fast 15 Minuten für all die Syrer geöffnet hatte, sich nun in Ankara schamlos anbiedert, um dafür zu sorgen, dass es möglichst niemand mehr aus der Türkei herausschafft, unter anderem auch dadurch, dass die Türkei kurzfristig zum sicheren Herkunftsland erklärt wird, ist purer Hohn.

Merkel fällt damit nämlich nicht bloß den Kurden, die vor ein paar Monaten noch wichtige militärische Verbündete in Syrien waren, in den Rücken. Die können so nämlich in Zukunft im Schnellverfahren in die Türkei zurückgeschickt werden. Sie fällt damit auch jenen demokratischen Politikern und unabhängigen Journalisten in den Rücken, die zuerst mit ihrer Kritik an einem System allein gelassen werden, welches Merkel diese Woche legitimiert hat, und dann auch noch einem autoritären Staatsapparat überlassen werden, der eine Gefahr für Leib und Leben dieser Menschen ist, indem ihnen eine mögliche Flucht nach Europa für den Ernstfall verwehrt wird, da die Türkei ja nun „sicher“ ist.

Letztendlich legitimiert sie so auch die Gewalt und die Gewaltandrohungen gegen die freie Presse und gegen die demokratische Opposition, sie verweigert diesen den notwendigen Schutz und bestärkt einen Autokraten in seinem Kurs immer weiter fort von demokratischen Prinzipien. MiG 20

 

 

 

 

Asylgesetz. Ein schwieriger Kompromiss in herausfordernden Zeiten

 

Zur Verabschiedung des Asylverfahrensbeschleunigungsgesetzes in

Bundestag und Bundesrat erklärt Simone Peter, Bundesvorsitzende von

BÜNDNIS 90/DIE GRÜNEN

 

"Die Aufnahme der vielen Flüchtlinge, die derzeit in Deutschland Schutz

suchen, ist eine humanitäre Verpflichtung und eine große Chance für

unser Land. Gleichzeitig müssen wir feststellen, dass sich die Lage in

den Erstaufnahmen und Gemeinschaftsunterkünften auch durch monatelange

Untätigkeit der Bundesregierung massiv verschärft. Behörden und

Kommunen, Wohlfahrtsverbände und Hilfsorganisationen stehen vor immensen

Herausforderungen. Vor allem ist die Situation für die Flüchtlinge

selbst schwierig, die zum Teil bei Kälte in Zelten übernachten und oft

monatelang auf die Bearbeitung ihrer Asylanträge warten müssen.

 

Das vorliegende Gesetzespaket beruht auf einem schwierigen Kompromiss,

um den wir hart mit der Großen Koalition gerungen haben. Der Kompromiss

enthält reale Verbesserungen für Flüchtlinge und Kommunen, aber auch

einige für uns Grüne überaus kritische Punkte. Grundsätzlich zu begrüßen

sind der erweiterte Zugang zu Maßnahmen der Arbeitsmarktförderung und zu

Integrationskursen, die Möglichkeit für Staatsangehörige der

Westbalkanstaaten, unter bestimmten Voraussetzungen in Deutschland

arbeiten zu dürfen, und die überfällige Entlastung von  Ländern und

Kommunen, um Unterbringung und Versorgung von Flüchtlingen zu

finanzieren. Dafür haben wir Grüne uns seit langem eingesetzt.

 

Andererseits enthält das Gesetzespaket eine Reihe von Verschärfungen,

die grüner Flüchtlingspolitik zuwiderlaufen. Dazu zählen insbesondere

die Verlängerung des Verbleibs in Erstaufnahmeeinrichtungen,

Leistungskürzungen und die vorrangige Ausgabe von Sachleistungen, die

Ausweitung der Liste angeblich 'sicherer Herkunftsstaaten', das Verbot

der Ankündigung von Abschiebungen und die Ausweitung des Arbeitsverbots

in der Erstaufnahme. Diese Regelungen werden kaum zu einer Entlastung

der Asylverfahren beitragen und die Integration der Flüchtlinge hemmen.

 

Viele weitere Giftzähne konnten wir im Laufe des Verfahrens ziehen und

halten unsere inhaltliche Kritik an Schikanen und Symbolpolitik

weiterhin aufrecht. Alle Versuche, das Grundrecht auf Asyl auszuhöhlen

oder gar abzuschaffen, weisen wir entschieden zurück.

 

Vor diesem Hintergrund hat die Bundestagsfraktion von BÜNDNIS 90/DIE

GRÜNEN einzelne Teile des Pakets abgelehnt, der strukturellen Entlastung

für die Kommunen zugestimmt und sich in der Gesamtabwägung enthalten.

Der Bundesvorstand hat dieses Vorgehen unterstützt. Die grün

mitregierten Länder haben dem Gesetzespaket im Bundesrat mehrheitlich

zugestimmt, einige haben sich enthalten. Damit wird der Weg frei gemacht

für dringend benötigte Finanzmittel. Gleichzeitig begrüßen wir, dass die

Bundestagsfraktion durch ihre Nichtzustimmung unsere gemeinsam getragene

grüne Kritik zum Ausdruck gebracht hat.

 

Gemeinsam setzen wir uns weiter ein für eine humane Flüchtlingspolitik

und sichere Wege nach Europa, für gelingende Integration,

gleichberechtigte Teilhabe und eine weltoffene Gesellschaft."

Buendnis 90/Die Gruenen 16

 

 

 

 

 

Kaum Widerstand. Asylpaket passiert Bundesrat mit großer Mehrheit

 

In nur drei Wochen durchlief das Asylpaket die Gesetzgebung. Schon in zwei weiteren sollen die seit langem umfassendsten Änderungen für Flüchtlinge gelten. Der Bundesrat stimmte dem Gesetz mit großer Mehrheit zu.

 

Die umstrittenen Änderungen im Asylrecht können wie geplant am 1. November in Kraft treten. Der Bundesrat billigte am Freitag das Asylpaket der Koalition, das eine Reihe von Verschärfungen vorsieht. Sie haben zum Ziel, abgelehnte Asylbewerber zum schnelleren Verlassen des Landes zu bewegen. Die festgelegten Einschnitte bei den Sozialleistungen stießen bei vielen Ländern auf Kritik. Dennoch stimmten die Länder fast geschlossen für das Gesetzespaket, das ihnen eine große finanzielle Entlastung verspricht.

Erstmals festgeschrieben im Gesetz ist nun, dass sich der Bund strukturell und dynamisch an den Kosten der Flüchtlingsversorgung beteiligt. Bislang hatte es feste Hilfen gegeben, die zuletzt auf zwei Milliarden für dieses Jahr aufgestockt wurden. Ab 2016 wird der Bund eine Pauschale pro Flüchtling für die Dauer von der Erstregistrierung bis zum Ende des Asylverfahrens zahlen. Der konkrete Haushaltsbeschluss steht noch aus. Die Beratungen stehen erst im November an.

Das Gesetzespaket will außerdem eine Beschleunigung der Asylverfahren erreichen, etwa indem Flüchtlinge länger in Erstaufnahmeinrichtungen bleiben müssen und die Balkanstaaten Albanien, Mazedonien und Kosovo als sichere Herkunftsländer eingestuft werden. Verschärft werden auch die Regeln für Abschiebungen, indem Termine nicht mehr angekündigt werden, um ein Untertauchen zu verhindern.

Besonders umstritten sind die im Gesetz verankerten Einschränkungen bei Sozialleistungen. So sollen künftig wieder verstärkt Sachleistungen statt Bargeld in der Erstaufnahme ausgegeben werden. Abgelehnte Asylbewerber, die sich einer Ausreise verweigern, sollen gar keine Sozialleistungen mehr erhalten.

Bei Grünen und Linken im Bund stießen diese Änderungen auf Widerstand. Das rot-rot-grün regierte Thüringen enthielt sich bei der Abstimmung in der Länderkammer. Baden-Württembergs Ministerpräsident Winfried Kretschmann (Grüne) verteidigte seine Zustimmung, die notwendig für eine Mehrheit war. In der Krise sei Klarheit gut, Kompromissbereitschaft aber unerlässlich, sagte er vor der Länderkammer. Nur durch Kompromissbereitschaft könne man den breiten gesellschaftlichen Konsens für eine Aufnahme von Flüchtlingen erhalten.

Die Aussprache im Bundesrat zum Asylpaket dauerte mehr als zwei Stunden. Für die Länderkammer ist dies eine ungewöhnlich lange Debatte. Mehrere Regierungschefs von Union und SPD verteidigten das Gesetz. Sachsens Ministerpräsident Stanislaw Tillich (CDU), der am Freitag turnusgemäß zum Bundesratspräsidenten gewählt wurde, sagte, es sei ein erster wichtiger Schritt zur Bewältigung des Flüchtlingsandrangs.

Nordrhein-Westfalens Hannelore Kraft und ihre rheinland-pfälzische Amtskollegin Malu Dreyer (beide SPD) betonten in ihren Reden, der wieder festgelegte Vorrang für Sachleistungen müsse nur dann realisiert werden, wenn der dafür erforderliche Verwaltungsaufwand vertretbar ist. Diese Änderung hatte der Bundesrat zuletzt noch erwirkt. Damit liegt es in der Hand der Länder, ob sie Sachleistungen, Gutscheine oder auch Bargeld ausgeben.

Dennoch stößt das Gesetz vor allem bei Flüchtlingsorganisationen weiter auf heftige Kritik. „Pro Asyl“ kündigte am Freitag an, man werde Klagen gegen das Asylpaket finanziell und politisch unterstützen. Geschäftsführer Günter Burkhardt bezeichnete Teile der Änderungen als verfassungswidrig. Dies sei ein bitterer Tag für Flüchtlinge in Deutschland und Europa, sagte er. (epd/mig 19)

 

 

 

 

 

Reform kann in Kraft treten. Flucht und Asyl

 

Schnellere Asylverfahren, weniger Fehlanreize, leichtere Rückführung abgelehnter Asylbewerber, mehr Unterstützung für Länder und Kommunen, rasche Integration in den Arbeitsmarkt – das sind die wichtigsten Punkte des Gesetzespakets zur Asylpolitik. Nach dem Bundestag hat heute auch

der Bundesrat zugestimmt. Die Änderungen sollen zum 1. November in Kraft treten.

 

Gestern hatte Bundeskanzlerin Angela Merkel in ihrer Regierungserklärung um Zustimmung zu dem Gesetzespaket geworben. Menschen ohne Asylanspruch müssten das Land schneller verlassen, Schutzbedürftige bekämen dagegen effizientere Hilfe, sagte Merkel.

Die Kanzlerin betonte, so wichtig die geplanten Änderungen auch seien, zur Lösung der Flüchtlingskrise reichten die Schritte nicht aus. "Dafür braucht es mehr", so Merkel. Weitere Gesetzesänderungen müssten folgen. Wichtig sei vor allem ein gesamteuropäisches Vorgehen. Die Flüchtlingskrise sei nicht nur eine "nationale Kraftanstrengung", sondern eine "historische Bewährungsprobe Europas".

Die Bundesregierung geht davon aus, dass in diesem Jahr 800.000 Menschen Asyl-Anträge in Deutschland stellen. Innerhalb der Europäischen Union nimmt Deutschland heute mit großem Abstand die meisten Asylbewerber auf. Alle europäischen Staaten müssen ihrer Verantwortung gerecht werden. In Italien und Griechenland sollen rasch Aufnahmezentren für Flüchtlinge entstehen. Für die Registrierung, Unterbringung und Gesundheitsvorsorge soll es einheitliche

Standards geben.

Wir können die Not von Bürgerkriegen und vergleichbaren humanitären Katastrophen nicht hier in Deutschland lösen. Deshalb ist es nach wie vor notwendig, die Hilfe vor Ort zu verstärken. Wichtig ist, dass die Menschen insbesondere in Nordafrika auf eine bessere Lebensperspektive vertrauen können. Deutschland hilft dabei bilateral und gemeinsam mit den anderen EU-Staaten.

Der Schwerpunkt der deutschen Flüchtlingshilfe liegt in der Hilfe vor Ort, vor allem, indem Fluchtursachen bekämpft und die Aufnahmeregionen unterstützt werden. pib 16

 

 

 

 

Bundestag beschließt Gesetzespaket Effektive Verfahren, frühe Integration

 

Asylverfahren werden beschleunigt. Menschen mit guter Bleibeperspektive sollen schneller integriert werden. Damit werden die Bund-Länder-Beschlüsse zu Flucht und Asyl umgesetzt. Der Bundestag hat ein entsprechendes Gesetzespaket beschlossen.

 

Zur Bewältigung der mit der hohen Zahl von Flüchtlingen in Deutschland verbundenen Herausforderungen hat der Bundestag ein umfangreiches Gesetzespaket beschlossen. Zuvor hatte Bundeskanzlerin Angela Merkel in ihrer Regierungserklärung um Zustimmung geworden. Menschen ohne

Asylanspruch müssten das Land schneller verlassen, Schutzbedürftige bekämen durch die Gesetzespläne dagegen effizientere Hilfe, sagte Merkel. "Enthalten ist in so einer Frage keine Option, die den Menschen im Lande hilft."

Die Kanzlerin betonte, so wichtig die geplanten Änderungen auch seien, zur Lösung der Flüchtlingskrise reichten die Schritte nicht aus. "Dafür braucht es mehr." Weitere Gesetzesänderungen müssten folgen. Wichtig sei vor allem aber ein gesamteuropäisches Vorgehen. Die Flüchtlingskrise sei nicht nur eine "nationale Kraftanstrengung", sondern eine "historische Bewährungsprobe Europas".

Länderübergreifende gemeinsame Leistung

Das Gesetzespaket sei eine gemeinsame Leistung, auch länderübergreifend. "Realität schafft Mehrheiten", sagte Bundesinnenminister Thomas de Maizière im Deutschen Bundestag. Es sei seine Aufgabe als Bundesinnenminister, jeder Art von Hass und Gewalt entschieden entgegen zu treten.

"Flüchtlinge müssen unsere Gesetze einhalten", so de Maizière. Das gelte für die Achtung des Grundgesetzes, für die Wahrung der Grundrechte und für Respekt und Anstand im Zusammenleben", bekräftigte der Minister.

Grünes Licht für gesetzliche Änderungen

Das Gesetz sieht neben Änderungen des Asylverfahrens- und des Asylbewerberleistungsgesetzes auch die Änderung der Beschäftigungsverordnung und der Integrationskursverordnung vor.

Die wesentlichen Ziele der gesetzlichen Änderungen betreffen die Beschleunigung der Asylverfahren und die Beseitigung von Fehlanreizen. Außerdem wird der Bund Länder und Kommunen finanziell

entlasten. Flüchtlinge sollen früh und umfassend integriert werden. Menschen ohne Bleibeperspektive sollen schneller in ihre Heimatländer rückgeführt werden können.

Grundlage des Gesetzespakets sind die Beschlüsse des Bund-Länder-Treffens zur Asyl- und Flüchtlingspolitik vom 24. September 2015. Vor dem Hintergrund der derzeitigen Flüchtlingssituation hatten die Bundeskanzlerin und die Regierungschefinnen und Regierungschefs der Bundesländer

konkrete Beschlüsse gefasst.

Die Maßnahmen in Einzelnen:

Entlastung der Länder

Der Bund entlastet die Länder erheblich und übernimmt die Kosten für die Asylbewerber in Höhe einer Pauschale von 670 Euro pro Monat. Diese Kostenübernahme beginnt mit dem Tag der Erstregistrierung und endet bei Abschluss des Verfahrens. Die durchschnittliche Verfahrensdauer liegt zur Zeit bei rund fünf Monaten. Angestrebt ist die Beschleunigung der Verfahren.

Fehlanreize vermeidenFehlanreize bei Menschen ohne Bleibeperspektive sollen vermieden werden. Deshalb wird der persönliche Bedarf, der bislang mit dem "Taschengeld" abgedeckt wurde, künftig möglichst in Sachleistungen gewährt. Dies gilt für den gesamten Zeitraum, den die Flüchtlinge in

Erstaufnahmeeinrichtungen verbringen. Geldleistungen werden höchstens einen Monat im Voraus gezahlt.

Sichere Herkunftsstaaten

Albanien, Kosovo und Montenegro werden zu sicheren Herkunftsstaaten bestimmt, um die Asylverfahren der Staatsangehörigen dieser Länder weiter zu beschleunigen. Für Asylbewerber aus sicheren Herkunftsstaaten, die ab dem 1. September 2015 einen Asylantrag gestellt haben, wird ein Beschäftigungsverbot eingeführt.

Integrationskurse und Beschäftigung

Wer eine gute Bleibeperspektive hat, soll frühzeitig in den Arbeitsmarkt integriert werden. Dazu müssen vor allem gute Deutschkenntnisse vorhanden sein. Deshalb öffnet der Bund für Asylbewerber und Geduldete mit guter Bleibeperspektive die Integrationskurse des Bundesamtes für Migration und Flüchtlinge und stellt dafür mehr Mittel bereit. Außerdem sollen die Integrationskurse besser mit

den berufsbezogenen Sprachkursen der Bundesagentur für Arbeit vernetzt werden.

Unterkünfte schneller bauen

Ein Teil des Gesetzes zur Asylverfahrensbeschleunigung betrifft auch Änderungen im Bauplanungsrecht. Damit wird die Unterbringung von Flüchtlingen in winterfesten Quartieren beschleunigt. Mit dem Gesetzespaket erhalten die Länder und Kommunen sehr weitgehende Gestaltungsmöglichkeiten, um unverzüglich Umnutzungs- und Neubaumaßnahmen zu planen, zu genehmigen und durchzuführen.

Hilfen für minderjährige Flüchtlinge

Der Bundestag hat das auch Gesetz zur Verbesserung der Unterbringung, Versorgung und Betreuung ausländischer Kinder und Jugendlicher beschlossen. Ziel des Gesetzes ist es, die Situation von jungen Flüchtlingen, die ohne ihre Eltern nach Deutschland kommen, zu verbessern. Um zu gewährleisten, dass Kinder und Jugendliche dort untergebracht werden, wo es Kapazitäten für eine

angemessene Versorgung gibt, wird es künftig eine bundes- und landesweite Aufnahmepflicht geben.

Das Mindestalter zur Begründung der Handlungsfähigkeit im Asylverfahren wird von 16 auf 18 Jahre angehoben. Es ist geplant, dass die Änderungen zum 1. November in Kraft treten. Pib 15

 

 

 

 

Staatsministerin Özoguz zur Verabschiedung des Asylpakets im Bundestag

 

Zur Verabschiedung des Asylpakets heute im Deutschen Bundestag erklärt die Beauftragte der Bundesregierung für Migration, Flüchtlinge und Migration, Staatsministerin Aydan Özoguz

 

„Die hunderttausende Flüchtlinge sind eine große Herausforderung für unser Land, aber sie sind kein Grund, in Panik zu verfallen und die freien Grenzen in Europa oder unser Asylrecht infrage zu stellen. Mit dem heute vom Bundestag verabschiedeten Asylpaket zeigen wir doch gerade, wie wir die Flüchtlingskrise angehen müssen: Mit schnelleren Verfahren, einer strukturellen finanziellen

Entlastung von Ländern und Kommunen und weitreichenden Integrationsmaßnahmen, die aufeinander aufbauen. Das sind wirksame Schritte zur Bewältigung der Flüchtlingskrise, mit Alarmismus ist keinem geholfen.

Länder und Kommunen werden endlich dauerhaft bei den Kosten für die Unterbringung, Versorgung und Integration von Flüchtlingen entlastet. Ab 2016 erhalten die Länder pro Flüchtling und Monat 670 Euro. Damit ist nicht nur erstmals eine strukturelle Entlastung der Länder und Kommunen gewährleistet. Der Bund übernimmt zudem das finanzielle Risiko, wenn die Asylverfahren zu lange dauern. Das ist mehr als ein starkes Signal an die Länder und Kommunen, dass der Bund sie mit dieser großen Herausforderung nicht alleine lässt.

Vom heute verabschiedeten Asylpaket geht aber noch ein anderes starkes Signal aus: Asylbewerber mit guter Bleibeperspektive werden so schnell wie möglich bei uns integriert. Das heißt, sie erhalten künftig von Anfang an Deutschkurse und nicht wie bisher erst nach ihrer Anerkennung. Wir öffnen außerdem die berufsbezogenen Sprachkurse und die Instrumente zur aktiven Arbeitsmarktförderung für Asylsuchende mit guter Bleibeperspektive.

Diese Änderungen stehen für einen fundamentalen Perspektivwechsel, den wir nicht kleinreden sollten. Heute wissen wir, dass wir alle nur verlieren können, wenn wir mit der Integration der Menschen, die bei uns bleiben werden, zu spät anfangen.

Die Einbindung von hunderttausenden Menschen in unsere Gesellschaft ist die Herausforderung der kommenden Jahre, ein Versagen würde uns in vielerlei Hinsicht teuer zu stehen kommen. Das Asylpaket enthält auch zahleiche Verschärfungen, deren Wirkungen durchaus nicht garantiert sind. Manches wie die Ausweitung des Sachleistungsprinzips in den Erstaufnahmeeinrichtungen

bedeutet zunächst einmal vor allem mehr Bürokratie. Wir werden abwarten müssen, ob die restriktiven Maßnahmen diejenigen davon abhalten werden, zu uns zu kommen, die keine Chance auf Asyl haben.

Eine große Herausforderung wird sein, die hunderttausenden Ehrenamtlichen in Deutschland künftig besser zu unterstützen. Ehrenamt braucht Hauptamt. Ohne die professionelle Begleitung durch hauptamtliche Strukturen riskieren wir eine Überforderung der Freiwilligen.“ Pib 15

 

 

 

 

Christian Moos: Alternative für Deutschland ist extremistische Partei

 

„Bei der Alternative für Deutschland haben wir es mit einer politischen Kraft zu tun, die unsere westliche Demokratie und Werteordnung in Frage stellt“, sagt Europa-Union Generalsekretär Christian Moos anlässlich der Verleihung der Europapreise 2015 von Europa-Professionell. Am Abend des 19. Oktober wird der Partei die Europa-Distel für den größten europapolitischen Fauxpas in Deutschland verliehen.

 

Als die Entscheidung der Jury für die Verleihung der Europa-Distel vor einem halben Jahr fiel, sei die AfD noch eine andere Partei gewesen, erklärt Moos. Mit der Spaltung im Sommer habe der nationalkonservative Parteiflügel die Partei übernommen.

 

Die bisherigen Träger der Distel hätten sich durch euroskeptische Äußerungen oder Handlungen hervorgetan, die die Europa-Union zwar nicht teile, jedoch als Teil des politischen Meinungsspektrums respektiere. Die neue AfD habe diese Grenze in den letzten Monaten klar überschritten, unterstreicht Moos.

 

Die neue AfD habe den Schulterschluss mit der Pegida-Bewegung vollzogen, die sich seit ihrer Gründung noch einmal deutlich radikalisiert habe. Die Parteivorsitzende Frauke Petry habe die Pegida des vorbestraften Hitler-Imitators Lutz Bachmann Ende September als eine „richtige und wichtige Bürgerbewegung“ bezeichnet. „Damit ist die AfD Frauke Petrys, Alexander Gaulands und Björn Höckes eine rechtsextreme Partei, ein Fall für den Verfassungsschutz“, bekräftigt Moos.

 

Neben der Europa-Distel verleiht Europa-Professionell, Hauptstadtgruppe der überparteilichen Europa-Union Deutschland, auch drei Positivpreis. Die Europa-Lilie für die herausragendste europapolitische Leistung geht an das PEN-Zentrum für seinen Aufruf für eine humane europäische Flüchtlingspolitik. In den Kategorien europäische Jugendarbeit und bürgerschaftliches Engagement werden die „EuroPeers“ und das transnationale Projekt „Die gewollte Donau“ ausgezeichnet. Die Preisverleihung findet am Montag, den 19. Oktober 2015, um 19.00 Uhr in der Vertretung des Landes Baden-Württemberg beim Bund statt.

Europa Union

 

 

 

 

 

Ein Jahr Pegida. Ein gewalttätiges „Volksfest“

 

Ein Jahr Pegida: das wollten die Anhänger der rechtspopulistischen Bewegung feiern. Ein breites Bündnis hat unter dem Motto „Herz statt Hetze“ dagegen mobilisiert. Am Ende stehen gewalttätige Auseinandersetzungen und eine überforderte Polizei. Jonas Seufert war für MiGAZIN vor Ort. Von Jonas Seufert

 

Zunächst die Zahlen: 15.000 Gegendemonstranten zählt die Studierendeninitiative „durchgezählt“, etwa genauso viele Anhänger von Pegida sind es – vielleicht etwas mehr. Das ist ein bemerkenswertes Signal in einer Stadt, in der die antirassistischen Proteste in den vergangenen Monaten beinahe zum Erliegen gekommen waren. Auf fünf Routen haben sie mobilisiert, die Abschlusskundgebungen liegen alle in unmittelbarer Nähe zum Theaterplatz vor der Semperoper – dem Ort, an dem Pegida eine stationäre Kundgebung angemeldet hat. Schon vor den Demonstrationen ist also klar: Einen Blockadeversuch der Pegida-Veranstaltung wird es nicht geben.

Das Versagen der Politik

Baharak ist nicht nur wegen Pegida gekommen, sondern auch wegen der Politik der deutschen und sächsischen Regierung. „Die Politik teilt die Gesellschaft bewusst in verschiedene Gruppen auf, damit sie sich gegenseitig angehen“, sagt die Geflüchtete und Mitglied der Gruppe Asylum Seekers Movement Sachsen. „Als die Auseinandersetzungen in Heidenau und Freital gewalttätig wurden, hätte die Regierung dazwischengehen können. Aber sie haben stattdessen das Asylrecht verschärft.“

Das sieht auch Rita Kunert, eine der Organisatorinnen der antirassistischen Demonstrationen „Herz statt Hetze“ so: „Die Asylrechtsverschärfung geht zu Lasten der Ärmsten der Armen. Dagegen wollen wir heute genauso auf die Straße gehen, wie gegen den offenen Rassismus in der Stadt.“

Organisiert hat „Herz statt Hetze“ ein breites Bündnis aus Parteien, Initiativen und Einzelpersonen aus Dresden, aber auch aus anderen sächsischen Städten. Linke, Grüne und SPD sind genauso dabei wie die Bündnisse Dresden Nazifrei und Dresden für Alle, Nolegida (Leipzig) und Nocegida (Chemnitz), die kurdische Jugend in Dresden und die Schülerinitiative Bildung statt Rassismus. Sie alle wollen Pegida und der Gewalteskalation der vergangenen Monate an Orten wie Freital, Dresden und Heidenau und Köln entgegentreten. Gewalt gehe von ihnen nicht aus, betont Kunert.

Pegida setzt auf Eskalation

Als die Demonstrationszüge rund um die Pegida-Kundgebung eintreffen, ist die bereits in vollem Gange. Pegida-Gründer Lutz Bachmann, Tatjana Festerling, der extra angereiste Akif Pirinçci und andere hetzen gegen Geflüchtete und Muslime genauso wie gegen die Medien und die politischen Entscheidungsträger. Einzelheiten sind woanders zu Genüge niedergeschrieben worden. Ich möchte sie hier nicht erwähnen. Die Redner setzen auf Eskalation, die Menge antwortet mit Beifall. Eine Gruppe Touristen gelangt an den Eingang der Wagenburg, den die Polizei um den Theaterplatz gezogen hat. „Na, traust du dich?“, fragt sie ihn. Er zögert. Nach kurzem Disput dreht die Gruppe um.

Geflüchtete: Rechte statt Hilfe

Mesbah ist ebenfalls nach Deutschland geflohen und erstaunt über den zuletzt wieder steigenden Zustrom zu Pegida. In den vergangen Monaten hat er viel Solidarität mit den ankommenden Geflüchteten erlebt. „Die Leute haben das übernommen, was die Regierung nicht leisten wollte. Das ist sehr positiv.“ Er betont aber auch, dass das langfristig nichts an der Situation von Flüchtlingen in Deutschland ändern werde. „Jetzt ist es wichtig, diese Energie in politische Forderungen umzusetzen. Wir Geflüchtete brauchen mehr Rechte in Deutschland“, sagt er.

Zunehmende Gewalt – auch gegen Medien

Während der Demonstration kommt es immer wieder zu Auseinandersetzungen, Gegendemonstranten blockieren viele der Zugänge zur Pegida-Veranstaltung für zu spät Kommende. Laut Polizeibericht wird dabei ein Pegida-Anhänger schwer verletzt. Es fliegen die ersten Böller in die Menge der Nopegida-Demonstranten, geworfen aus den Reihen von Pegida. Je weiter der Abend voranschreitet, desto höher wird auch die Zahl der Übergriffe. Silvio Lang, Sprecher des Bündnisses Dresden Nazifrei macht dafür auch die 1900 Polizisten im Einsatz verantwortlich, die bisweilen überfordert wirken würden. MiG 20

 

 

 

 

Bevölkerung sieht starke Rolle der Wirtschaft für Flüchtlinge

 

Repräsentative Studie: Mindestlohn und gemeinnützige Aufgaben für Flüchtlinge, Mehrheit stimmt für Erweiterung des Aufenthaltsrechts bei Auszubildenden

Bonn, 16. Oktober 2015. Eine repräsentative, bundesweite Studie zur Frage, wie sich die deutsche Wirtschaft für Flüchtlinge engagieren soll, hat ergeben, dass sich die Deutschen eine stärkere Unterstützung der Flüchtlinge durch Unternehmen wünschen. Die Mehrheit spricht sich für Sprach- und Deutschlandkurse durch die Unternehmen aus. Geld- und Sachspenden werden eher abgelehnt. Aber auch Maßnahmen wie die Anpassung des Aufenthaltsrechts oder Steuererleichterung für engagierte Unternehmen werden ausdrücklich begrüßt. Befragt wurden bundesweit ca. 2.000 Menschen. Die Studie wurde von Bonne Nouvelle bei Insa, Institut für Markt- und Sozialforschung in Erfurt, in Auftrag gegeben.

Die Studie zeigt, dass aus Sicht der Bevölkerung gute Voraussetzungen und rechtliche Strukturen essentiell sind, damit Unternehmen investieren und sich sozial engagieren. Für eine Anpassung des Aufenthaltsrechts, die ermöglicht, dass Flüchtlinge auch nach ihrer dreijährigen Ausbildung dem Unternehmen zwei Jahre als Fachkraft zur Verfügung stehen, sprechen sich 65 Prozent aus.

Bei den Argumenten dafür, warum Unternehmen sich für Flüchtlinge engagieren sollten, zeigen sich deutliche Unterschiede. Die Hälfte der 55-Jährigen nennt den Zugang zu Auszubildenden und Nachwuchskräften sowie die Sicherung von Arbeitskräften (48 Prozent) als Hauptgründe. 50 Prozent der 18 bis 24-Jährigen halten hingegen ein besseres Image für die Motivation der Unternehmen.

Zudem spricht sich die Mehrheit der Befragten (64 Prozent) dafür aus, Flüchtlinge für gemeinnützigen Arbeitsdienst wie Straßen kehren oder Sozialdienste einzubinden, jedoch waren 54 Prozent gegen eine Bezahlung unter dem Mindestlohn. Den Mindestlohn für alle wollen hingegen 86 Prozent.

Simone Stein-Lücke, Geschäftsführerin Bonne Nouvelle: „Unsere Studie hat gezeigt, dass die Bevölkerung Unterstützung für Flüchtlinge nicht nur als politische Pflicht auffasst, sondern auch Engagement von Unternehmen erwartet. Für die Wirtschaft bieten sich hier viele Möglichkeiten sich einzubringen und von ihrem Engagement durch die Gewinnung und Bindung von Arbeitskräften dauerhaft zu profitieren. Um keine Zeit zu verlieren sollten erste Maßnahmen der CSR, also sozial verantwortungsvolle Aktivitäten, die niederschwellige Integration ermöglichen, in die Wege geleitet werden. Für mich ist es außerdem wesentlich in den Unternehmen ein nicht-fremdenfeindliches Arbeitsklima zu schaffen – sonst scheitern die besten Aktionen.“ BN 16

 

 

 

 

Gewalt gegen Flüchtlinge: Bundesregierung baut Sicherheitsbehörden massiv aus

 

Der Bund will rechtsextreme Angriffe wie den Brandanschlag auf das Asylbewerberheim Wertheim durch die Stärkung der Sicherheitsbehörden verhindern - und zieht damit Konsequenzen aus einer besorgiserregenden Entwicklung: Allein im dritten Quartal dieses Jahres gab es 285 Straftaten gegen Flüchtlingsunterkünfte.

Angesichts zunehmender rechtsextremistisch motivierter Gewalt gegen Flüchtlinge will die Koalition einer Zeitung zufolge die Sicherheitsbehörden massiv ausbauen.

"Wir werden nicht zulassen, dass Rechtsextreme den Ruf Deutschlands als weltoffenes Land besudeln", sagte Unionsvize Thomas Strobl der "Rheinischen Post". Er kündigte eine Stärkung des Verfassungsschutzes an.

Dem Blatt zufolge wird intern von zusätzlichem Personal im dreistelligen Bereich ausgegangen. Auch SPD-Innenexperte Burkhard Lischka forderte eine Stärkung: "Wir brauchen eine erhebliche Personalaufstockung sowohl beim Bundesamt für Verfassungsschutz als auch beim BKA." Dem Bericht zufolge sollen die Voraussetzungen noch bei den laufenden Haushaltsberatungen geschaffen werden. 

Allein im dritten Quartal dieses Jahres gab es laut jüngsten Statistiken der Sicherheitsbehörden 285 Straftaten gegen Flüchtlingsunterkünfte - das sind mehr, als im ganzen vergangenen Jahr. Die bekannten Tatverdächtigen stammten in knapp drei Vierteln der Fälle aus dem Ort, in dem die Straftat begangen wurde. Bundesjustizminister Heiko Maas (SPD) hatte die Zunahme solcher Delikte eine "abscheuliche Bilanz" genannt. Ea/AFP/rtr 23

 

 

 

 

Weltdiabetestag: Gemeinsam mit Blutzucker-Bingo und „Deutschland misst!“ über Diabetes informieren

 

Berlin - Zum Weltdiabetestag am 14. November startet die #dedoc° Diabetes Online Community eine deutschlandweite Awareness-Kampagne über Diabetes. Die Kampagne richtet sich an Deutschlands 6 Millionen Menschen mit Diabetes, vor allem aber auch an Nicht-Diabetiker und solche, die betroffen sind, ohne es zu wissen.

 

Mit der Kampagne „Deutschland misst!“ ruft das Team um #dedoc°-Gründer Bastian Hauck am 14. November zum großen Blutzucker-Bingo auf: Beim kollektiven Blutzuckermessen können Teilnehmer ihren Blutzuckerwert anonym hochladen, ein #bzbingo°-Selfie teilen und Andere zur Teilnahme nominieren. Aus den erhobenen Werten ermittelt #dedoc° den Durchschnitts-Blutzuckerwert Deutschlands am Weltdiabetestag. Ziel der Kampagne ist es, Aufmerksamkeit für die Volkskrankheit Diabetes zu schaffen und auf die hohe Dunkelziffer hinzuweisen.

 

„Zwei Millionen Menschen in Deutschland haben Diabetes, ohne es zu wissen! Dabei lassen sich gerade im frühen Stadium des Typ-2-Diabetes mögliche Spätfolgen besonders effektiv verhindern. Deshalb sollte man sein persönliches Risiko kennen!“, sagt Bastian Hauck. „Mit unserer Aktion wollen wir Menschen mit und ohne Diabetes erreichen und das allgemeine Bewusstsein für die Krankheit und mögliche Risikofaktoren stärken. Blutzucker-Bingo schafft einen lockeren Zugang zum Thema und motiviert Diabetiker wie mich spielerisch zu einer besseren Diabetes-Einstellung!“

 

Die Kampagne hat bereits zahlreiche Unterstützer gefunden: Diese spenden für jeden Teilnehmer, der am 14. November seinen Blutzuckerwert misst, 1 Euro für Diabetes-Kinderfreizeiten. „Jeder kennt den Welt-Aids-Tag, kaum einer den Weltdiabetestag. Das wird sich mit „Deutschland misst!“ am 14. November ändern und daher sind wir gerne Partner der Kampagne“, ergänzt Prof. Dr. Thomas Danne, Vorstandsvorsitzender von diabetesDE – Deutsche Diabetes-Hilfe.

 

Wer kein eigenes Messgerät besitzt, kann seinen Blutzucker in allen teilnehmenden Apotheken bestimmen lassen. Mitspielen kann man sowohl online auf www.blutzuckerbingo.de als auch telefonisch unter der kostenlosen Rufnummer 0800 292 4646 (0800 BZBINGO).

 

Über #dedoc° - Die #dedoc° Diabetes Online Community ist ein 2012 gegründetes, Social Media-basiertes Netzwerk von und für Menschen mit Diabetes. Mit einer Reichweite von mehr als 12 Millionen Twitter-Impressions hat sich #dedoc° fest in der deutschen und internationalen Diabetes-Szene etabliert. Im #dedoc° TweetChat diskutieren Menschen mit Diabetes jeden Mittwoch ihren Alltag und leisten echte peer-to-peer Selbsthilfe - live via Twitter. Der #dedoc° OpenBlog sammelt und teilt sämtliche Beiträge aller angeschlossenen deutschen Diabetes-Blogs.

 

2015 wurde #dedoc° mit dem PULSUS Award der Techniker Krankenkasse und der BILD am Sonntag als bestes digitales Medizinprojekt ausgezeichnet.

Weitere Informationen: www.dedoc.de, www.blutzuckerbingo.de  GA

 

 

 

 

Staatsministerin Özoguz appelliert in Freital an politisch Verantwortliche: „Deutlich Haltung zeigen“

 

Die Beauftragte der Bundesregierung für Migration, Flüchtlinge und Integration, Staatsministerin Aydan Özo?uz hat sich gestern im sächsischen Freital mit Michael Richter, dem Fraktionsvorsitzenden der Linken im Stadtrat, dem ersten Bürgermeister Mirko Kretschmer-Schöppan (Freie Wähler) und

Willkommensbündnissen getroffen. Hintergrund des Besuchs ist ein Anschlag auf das Auto von Michael Richter im Sommer und die wiederholten Drohungen gegen ihn und andere Kommunalpolitiker, die sich für Flüchtlinge und ein gutes Miteinander einsetzen. Dazu erklärt die Staatsministerin:

„In Freital hat sich mir ein besorgniserregendes Bild gezeichnet: Die Menschen, die sich für Flüchtlinge engagieren, fühlen sich vollkommen alleingelassen von den politisch Verantwortlichen in Kommune und Land. Aber genau diese Politiker, die so nah dran sind, müssen eine klare Haltung gegen rechts zeigen. Dort, wo sie das nicht tun, nehmen Rechte den Raum ein. Es ist nicht akzeptabel,

dass Ehrenamtliche und ihre Familien in Sachsen teils Morddrohungen erhalten, nur weil sie sich für Flüchtlinge einsetzen. Wir erleben hier einen zu schwachen Rechtsstaat. Wenn Menschen, die Zivilcourage zeigen, unter ständigen Anfeindungen und Bedrohungen leben müssen, dann läuft hier etwas grundlegend falsch.

Inzwischen gehören aber auch für viele andere Kommunalpolitiker, die sich für Asylbewerber stark machen, Drohungen zum Alltag. Es ist eine traurige Realität für viele Landräte, Oberbürgermeister oder auch Aktivisten, dass sie beschimpft oder verleumdet, in einigen Fällen sogar mit dem Tode bedroht werden. Nicht immer belassen es diese Feinde der Demokratie bei verbalen Drohungen, manche

schreiten auch zu Taten. Parteibüros werden zum Ziel von Anschlägen. Auf Autos wie dem des Vorsitzenden der Fraktion Die Linke in Freital, Michael Linke, werden Brandanschläge verübt. Die Gewalt richtet sich aber nicht nur gegen Sachen, wie wir am Wochenende bei der Messerattacke auf die Kölner Wahlkandidatin Henriette Reker auf tragische Weise erleben mussten.

Deshalb lautet unser deutliches Signal an alle Menschenfeinde, die das gesellschaftliche Klima mit ihrem Hass vergiften wollen: Wir lassen uns nicht einschüchtern.

Es liegt an uns, deutlich zu machen, dass kein Drohbriefschreiber, kein anonymer Hetzer in den sozialen Netzwerken für die Mehrheit der Bürgerinnen und Bürger spricht. Wir müssen ein gesellschaftliches Klima schaffen, in dem die roten Linien klar gezogen werden: Jede Form von Rassismus, von menschenfeindlichen Äußerungen gegen Andersdenkende muss geächtet werden. Wer Hassmails schreibt, Morddrohungen verschickt und andere Menschen verleumdet, will nicht diskutieren und ist auch nicht an einer Lösung interessiert. Es ist gerade die Verantwortung der Politik, hier keine Ressentiments zu bedienen, die die Stimmung weiter anheizen und zur Radikalisierung beitragen.“ Pib 21

 

 

 

 

 

Campact  startet Willkommensnetz: Bundesweit größte Übersicht von Hilfs-Initiativen für Flüchtlinge

 

Berlin/Verden. Mit rund 1300 eingetragenen Hilfs-Initiativen geht mit dem Willkommensnetz das größte interaktive Online-Verzeichnis für lokale Flüchtlingshilfe in Deutschland an den Start. Die Bürgerbewegung Campact beginnt damit ein umfassendes Angebot zur Vernetzung von lokalen Solidaritäts-Initiativen mit hilfsbereiten Bürgern. Die Karte kann problemlos auch auf Webseiten von Initiativen, Blogs und Zeitungen eingebunden werden. 

 

Die zahlreichen neuen Initiativen, die vielerorts gegründet werden, können sich selbst im Willkommensnetz eintragen und so neue Mitstreiter gewinnen. Anders als in bisher verfügbaren Übersichtskarten, können die Einträge im Willkommensnetz von den Initiativen selbst gestaltet werden. Bürger erhalten die Möglichkeit, sich über das Willkommensnetz direkt bei einer Initiative zu melden und mitzuhelfen. Die Initiativen können ihrerseits über eine Mitmach-Funktion direkt mit den eingetragenen Helfern in Kontakt treten.

 

Campact hat 1,7 Millionen Campact-Aktive in ganz Deutschland angeschrieben und sie ermutigt, bestehende Initiativen in ihrer Umgebung zu unterstützen oder neue zu gründen.

 

Campact-Vorstand Günter Metzges erläutert die Überlegungen, die hinter dem Angebot stehen: “Die Aufnahme einer großen Zahl von Geflüchteten bringt langfristig große Chancen, kurzfristig aber auch erhebliche Herausforderungen für unser Land. Das fordert nicht nur den Staat, sondern uns alle: Nur durch ein bürgerschaftliches Engagement von vielen kann die Integration der zahlreichen neuen Mitbürger gelingen.“

 

Campaignerin  Katharina Nocun ergänzt: “Neue Technologien machen es möglich, potentielle Helfer und lokale Initiativen so einfach und unkompliziert zu vernetzen wie noch nie. Mit 1300 kleinen und großen Hilfs-Initiativen macht das Willkommensnetz die Vielfalt einer breiten Solidaritätsbewegung sichtbar. Das Willkommensnetz soll Menschen dazu ermutigen, sich einzubringen und lokale Initiativen bei sich vor Ort zu unterstützen. Hier bekommen Menschen mit einem Klick die fünf nächsten Initiativen bei sich vor Ort angezeigt. Wer helfen will, bekommt hier einen schnellen Überblick über Hilfs-Initiativen in seiner Nähe.”

 

Über 185.000 Menschen haben bereits einen gemeinsamen Appell gegen Fremdenhass und für ein gastfreundliches Deutschland unterzeichnet, der von Campact, der Amadeu Antonio Stiftung, dem Verband für Interkulturelle Arbeit (VIA) und der Stiftung :do initiiert wurde.

Zum Willkommensnetz: https://willkommensnetz.campact.de

Zum Campact-Appell: https://www.campact.de/fluechtlinge/   Compact 23

 

 

 

 

Bundeskriminalamt. Mehr fremdenfeindliche Straftaten befürchtet

 

Fremdenfeindliche Übergriffe auf Flüchtlinge in Deutschland könnten nach Einschätzung der Sicherheitsbehörden weiter zunehmen. Von Rechtsterrorismus will Bundesinnenminister de Maizière noch nicht sprechen. Der Minister sei aber alarmiert.

 

Innenministerium und Bundeskriminalamt warnen vor einer Zunahme fremdenfeindlicher Straftaten. Nach Informationen von Süddeutscher Zeitung, NDR und WDR befürchtet das Bundeskriminalamt, dass auch Betreiber von Flüchtlingsunterkünften und Politiker Opfer werden könnten. Das ergebe sich aus einer vertraulichen Lagebewertung, die wenige Tage vor dem fremdenfeindlich motivierten Anschlag auf die inzwischen gewählte Kölner Oberbürgermeisterin Henriette Reker (parteilos) entstanden sei.

Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU) sagte der Passauer Neuen Presse: „Noch kann nicht von einem Rechtsterrorismus gesprochen werden. Eine solche Gefahr besteht allerdings, und wir haben das im Blick.“ Es gebe einen erheblichen Anstieg von politisch motivierter Kriminalität gegen Asylbewerbereinrichtungen. Die Täter kämen meist aus der Region. „Bisher gibt es noch keine nationale oder sehr überregionale Vernetzung“, sagte de Maizière.

BKA: Angriffe haben zugenommen

Das BKA erwarte dem Bericht zufolge, dass die rechte Szene ihre „Agitation“ gegen die Asylpolitik weiter verschärft. Das ansonsten „sehr heterogene rechtsextremistische Spektrum“ finde hier einen „ideologischen Konsens“. Auch Menschen, die vom Äußeren her für Asylbewerber gehalten würden, könnten verstärkt Opfer werden.

Der BKA-Analyse zufolge hat die Zahl der Angriffe auf Asylunterkünfte stark zugenommen. In den ersten drei Quartalen dieses Jahres waren es 461 Taten, bei denen die Behörde einen rechten Hintergrund annimmt. Damit hat sich die Zahl der Delikte gegenüber dem gesamten Vorjahr mehr als verdoppelt. Die Mehrzahl der Angriffe richtet sich vor allem gegen bereits bewohnte oder im Bau befindliche Sammelunterkünfte.

Jelpke: Das ist Terror

Anders als de Maizière bewertet die innenpolitische Sprecherin der Linksfraktion, Ulla Jelpke, die Zahlen als Terror. Das Bundeskriminalamt habe lange gebraucht, bis sie das „terroriristische Potenzial der Anti-Asyl-Hetze“ erkannt hat. Die Konsequenz daraus müsse sein, „dass die Bundesregierung offensiv für die Aufnahme und den Schutz von Flüchtlingen eintritt. Den rassistischen Hetzern entgegenzukommen, indem über Transitzonen, Leistungskürzungen und erleichterte Abschiebungen diskutiert wird, ist genau das falsche Signal“, so Jelkpke.

In Zusammenarbeit mit dem Bundesamt für Verfassungsschutz hat das BKA laut Bericht festgestellt, dass sich 34 Prozent der Tatverdächtigen einer rechtsextremistischen Szene zuordnen lassen. 42 Prozent der Täter von ihnen handelten alleine, in 49 Prozent der Fälle sei es eine Gruppe von zwei bis fünf Tätern gewesen. Neben Brandstiftung griffen die Täter zu Waffen wie Zwillen mit Stahlkugeln und Holzknüppeln sowie Buttersäure. (epd/mig 23)

 

 

 

 

 

 

Präsentation in Köln des "Rapporto Italiani nel Mondo 2015"

 

Am Freitag, 30. Oktober 2015, 18.00 Uhr, im Istituto Italiano di Cultura

Es sprechen: Der Italienische Generalkonsul Emilio Lolli, Mons. Gian Carlo Perego (Generaldirektor „Fondazione Migrantes“), Delfina Licata (Chefredakteurin „Rapporto Italiani nel Mondo“), Edith Pilcher (Universität Potsdam) und Pater Tobia Bassanelli (Delegierter der Fondazione Migrantes in Deutschland). Moderation: Luciana Mella (Journalistin).

 

5.003.908 Italiener sind in den Personenstandsregistern der italienischen Konsulate im Ausland registriert. Mit ihnen beschäftigt sich der Bericht "Italiener weltweit 2015" der Fondazione Migrantes (Pastoralorgan der italienischen Bischofskonferenz), der nun in seiner zehnten Ausgabe vorliegt. Der Bericht analysiert mittels neuester statistischer Daten und zahlreicher spezifischer Untersuchungen die italienische Migration und zeichnet ein Bild der zeitgenössischen Mobilität mit ihren Charakteristiken und den daraus folgenden Trends.

Ein besonderes Kapitel ist der italienischen Präsenz in Deutschland gewidmet und ganz besonders den Eigenheiten der neuen Migration. Im Jahr 2014 waren insgesamt mehr als 720.000 Personen in den Registern der Konsulate in Deutschland eingeschrieben. Die Präsentation des Berichts findet im Rahmen der Feierlichkeiten zum 60. Jahrestag des Deutsch-Italienischen Vertrags statt.

Eintritt frei. Iic/Dip 23