WEBGIORNALE   9-15   novembre   2015

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Ogni ”no” alimenta la marea euroscettica  1

2.       La Migrazione biblica dalla Grecia verso l'Europa sperimenta nuovi percorsi 1

3.       Migranti, Ue: "Entro il 2017 tre milioni di richiedenti asilo"  1

4.       “L’Europa comincia a Lampedusa”  2

5.       Poste all’attenzione di Renzi le questioni degli italiani all’estero nella Legge di Stabilità  2

6.       La Germania taglia la strada al suicidio assistito  2

7.       Il sottosegretario Della Vedova a Berlino  3

8.       Ad Amburgo il convegno Maie “La nuova emigrazione italiana in Germania”  3

9.       Italia-Germania: 60 anni. Manifestazione a Fröndenberg  3

10.   Fondo italo-tedesco per il futuro: Gentiloni e Steinmeier a Ponte Buggianese (Pistoia) 3

11.   A Francoforte Festa di Benvenuto  4

12.   Monaco di Baviera. Giorno dell‘Unità nazionale: dalla memoria al futuro. Il saluto della Presidente Comites  4

13.   L'Efasce vola a Berlino per gettare le basi di un nuovo e-segretariato  4

14.   Il film "Le meraviglie" martedì 10 novembre a Francoforte  5

15.   Le ACLI Baviera incontrano il nuovo Console Ministro Plenipotenziario Dr. Renato Cianfarani 5

16.   Le prossime iniziative a Monaco di Baviera e dintorni 5

17.   Il film sul ritorno di Hitler nella Germania di oggi 6

18.   Commemorazione di tutti i Caduti nel cimitero militare Waldfriedhof di Monaco di Baviera  6

19.   I recenti temi di Radio Colonia  7

20.   La Presidente dell’Intergruppo di amicizia italo-tedesco incontra il Presidente del Senato tedesco Stanislaw Tillich  7

21.   Grande Concerto d'organo nella Peterskirche di Monaco di Baviera con l'organista italiano Paolo Oreni 8

22.   Volkswagen crolla in Borsa, sospetti anche su Porsche  8

23.   Volkswagen e i dittatori, un’amicizia da chiarire  8

24.   Volkswagen, nuovo ko in Borsa. Nel Dieselgate entrano anche i motori a benzina  8

25.   Italiani all’estero: presenti 9

26.   Terre incolte ai rifugiati? Dagli Usa commenti e complimenti. Dall’Italia derisione e insulti 9

27.   In Commissione Esteri della Camera il rinnovo dei Comitati permanenti 9

28.   Elezioni in Turchia. Il trionfo di Erdogan che spiana la strada al presidenzialismo  9

29.   Parigi si sente assediata e sospende il patto Schengen  10

30.   Usa 2016. Democratici tutti con Hillary, repubblicani tutti contro Trump  10

31.   Regione siciliana. Nasce la nuova Giunta Crocetta  11

32.   L’anno che verrà  11

33.   L'ok di Bruxelles, ma per la sinistra pd Renzi è centrista  11

34.   L. stabilità, Corte dei Conti: "Lascia nodi irrisolti, da contratti pubblici a pensioni"  11

35.   Pmi, la forza motrice della crescita  11

36.   Metodo Tronca alla prova di Roma. Marchini divide tutti 12

37.   Mafia capitale, maxi processo al via. Carminati parlerà, Odevaine collabora  12

38.   Le possibilità  13

39.   Che errore ignorare la scuola. L’identità del Paese  13

40.   Attacchi e critiche comincia ora la vera battaglia sulla manovra  13

41.   Ccre. Regioni: come accorparle! 13

42.   Emigrazione in evoluzione. Narducci: per vincere le sfide vanno trovati altri modelli organizzativi 14

43.   Dossier Idos. Il 12,1% della popolazione è straniero. Emilia-Romagna, la regione più multietnica  14

44.   La mini-scissione e i governatori due spine per Renzi 14

45.   Ipocrisia imperante  15

46.   Bersani: “Chi se ne va sbaglia, senza Pd addio sinistra. Nella manovra errori ma anche del buono”  15

47.   Sì della Commissione Esteri del Senato allo stato di previsione del ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale  16

48.   2016  16

49.   Svizzera. Il Coordinamento Comites invita Governo e Parlamento a rilanciare la politica degli Italiani e dell’Italia all’estero  17

50.   Ginevra: gli italiani alla celebrazione del 4 Novembre 2015  17

51.   “Venti anni di Uim. Venti anni con i lavoratori italiani nel mondo”  17

52.   Pensionati all’estero. Il Mef chiarisce come si applica l’esenzione Imu se si possiede più di un immobile  18

 

 

1.       Transitzonen heißen Registrierzentren  18

2.       Flüchtlingsgipfel. EU und Afrika wollen Zusammenarbeit stärken  19

3.       Italien: Gastfreundschaft, nicht nur für die Lebenden  19

4.       Vom Flüchtling zum Retter. Es begann mit einer Telefonnummer an der Zellenwand  20

5.       Italien: Roms Mafia und das bevorstehende Heilige Jahr 20

6.       Italien-Deutschland: 60 Jahre und weiter? Lesung am 21.November in Fröndenberg  20

7.       Geringe Aufklärungsquote. Gewalt gegen Flüchtlinge hat sich verdreifacht 21

8.       Merkel warnt vor militärischen Auseinandersetzungen durch Grenzschließung  21

9.       Kampagne zur Wahl des EU-Parlamentspräsidenten: Juncker unterstützt Schulz  21

10.   Flüchtlingspolitik. Koalition weiter Uneins über Transitzonen  22

11.   Union für schärferen Kurs in der Flüchtlingskrise  22

12.   Flüchtlingspolitik der Union. CSU bekommt Transitzonen und kassiert Familiennachzug  22

13.   Vier Fünftel der Flüchtlinge kommen auf der Balkanroute  22

14.   Vielfalt – Unverzichtbar für den Unternehmenserfolg  23

15.   Mehr Migrantinnen und Migranten in Düsseldorf schließt Partnervereinbarung mit dem Land NRW   23

16.   „Die Diskussion war schon immer da“: Zuzug von Familienangehörigen von Flüchtlingen  23

17.   Immer noch weit verbreiteter Alltagsrassismus in Sicherheitsbehörden  24

18.   Asylrechtsreform: Die Fehler der Vergangenheit 24

19.   Willkommenskultur für ausländische Studierende stärken. DAAD begrüßt Stipendiatinnen und Stipendiaten in Berlin  24

20.   Zum vierten Jahrestag der Aufdeckung der NSU-Mordserie: Neuen Rechtsterrorismus verhindern  24

21.   VW-Skandal: EU will Auto-Zulassung europaweit kontrollieren  25

22.   Bund-Länder-Treffen. Schnellere Verfahren und Rückführungen  25

23.   9. November prägt unser Selbstverständnis als Nation  25

24.   NRW. Die vom Land geförderten Integrationsagenturen leisten wichtigen Beitrag in der Flüchtlingsarbeit 25

25.   Gesundheitsfachberufe im Wandel: Deutschland benötigt mehr akademisch ausgebildete Therapeuten und Pfleger 26

 

 

 

 

Ogni ”no” alimenta la marea euroscettica

 

Dar voce ai cittadini nel rispetto dei Trattati. Nasce così il “Diritto di Iniziativa dei cittadini europei”, una delle innovazioni più lungimiranti inserite nei meccanismi Ue grazie al Trattato di Lisbona. Di cosa si tratta? È la possibilità offerta ai cittadini dell’Unione di proporre una iniziativa legislativa in ambiti di competenza Ue, a sostegno della quale occorrono almeno un milione di firme raccolte in almeno un quarto dei Paesi membri (attualmente sette). Spetterà poi alla Commissione europea, sentito il Comitato promotore dell’Iniziativa (che può essere invitato a un’audizione pubblica dal Parlamento Ue), rispondere entro tre mesi sulla ricevibilità della proposta. In caso negativo, l’Iniziativa finisce su un binario morto; in caso positivo parte la procedura legislativa ordinaria dell’Unione.

L’Iniziativa dei cittadini (European citizens’ initiative, Eci), in vigore dal 2012, è ora in fase di revisione, come stabilito dal suo regolamento attuativo, per verificare, dopo un triennio se, così come era stata pensata, funziona realmente oppure no. Anche perché in tre anni sono state presentate 51 Iniziative, ma nessuna di esse si è trasformata in iter legislativo. Lo ha denunciato ieri György Schöpflin, eurodeputato ungherese che è stato relatore di un recente pronunciamento del Parlamento europeo.

Nel momento in cui la Commissione sta preparando la sua relazione per la revisione del procedimento Eci, val la pena domandarsi come quei cittadini (ben oltre i 51 milioni necessari a sottoscrivere le 51 Iniziative) abbiano inteso la bocciatura della loro proposta. Tra queste ve n’erano alcune ritenute contrastanti con le normative comunitarie in vigore oppure concentrate su temi non di pertinenza Ue. Ma ve n’erano diverse altre interessanti sul piano politico e legislativo, che toccavano la vita quotidiana degli europei. Perché sono state tutte respinte al mittente? È il dubbio rimasto finora in sospeso dopo la bocciatura, nel maggio 2014, dell’Iniziativa denominata “One of us” (Uno di noi, sostenuta da 1,7 milioni di firme) volta alla tutela dell’embrione nelle politiche e nei finanziamenti Ue nei settori della legislazione, della ricerca e della cooperazione estera.

Schöpflin ha osservato: “Ho incontrato tante persone della società civile. Tutte affermano che l’Iniziativa così è inutile, in quanto la Commissione semplicemente non ne accetterà alcuna. I cittadini stanno dicendo che la Commissione non sta facendo un buon lavoro”, perché “è stata molto protocollare e poco politica”. Eppure “ci vuole parecchio tempo per ottenere un milione di firme: ogni volta che viene rifiutata un’Iniziativa, si creano un milione di euroscettici”. Nella revisione del regolamento di Eci bisogna ripartire esattamente da qui: dai cittadini. Gianni Borsa  Sir 4

 

 

 

 

La Migrazione biblica dalla Grecia verso l'Europa sperimenta nuovi percorsi

 

Confine pedonale Grecia - Albania: Sono finiti i tempi delle parole,

bisogna muoversi presto per organizzare un tavolo aperto anche alla Lega

Araba per discutere la gravissima questione migrazione. La fila della

processione è lunghissima e non sappiamo cosa possa accadere senza

sostegno dell'Europa e dell'ONU. La Serbia è allo stremo, scuole,

caserme vecchi ospedali sono stati trasformati in luoghi di ricovero per

i rifugiati. La temperatura notturna non è più stabile, nei balcani il

clima è soggetto a cambi repentini senza preavviso. La Polizia presente

in Macedonia non riesce più a contenere gli arrivi, i treni sono

stracolmi ci sono giovani che viaggiano appesi ai finestrini, altri a

cavalcioni sui finestrini a bascula, con il rischio di finire stritolati

nell'attrito al passaggio del treno nel fornice. Dall'Ungheria arrivano

notizie drammatiche, la polizia e l'esercito non riesce a presidiare le

centinaia di Km di confine con la Serbia nonostante rotoli di recinzione

messa in seconda e terza fila, i migranti passano lo stesso procurando

terribile ferite lacero contuse. Quello che prima era un persorso

scontato e quindi prevedibile, ora grazie ai capi "Boy Scout"

contrabbandierie trafficanti di droga ex membri dell'UCK diventa

difficile. Solo loro conoscono viottoli, percorsi invisibili da cielo e

terra che si inerpicano tra valli e montagne che permettono dopo ore e

ore di cammino a piedi di attraversare la frontiera con l'Albania senza

essere visti. Il persorso non è più così scontato, quello che prima era

di uso comune Grecia-Macedonia-Serbia-Ungheria, con variante

Ungheria-Croazi a, si modifica a seconda le variabili che entrano in gioco. I Capi Scout in cambio di denaro si mettono alla guida di gruppi di migranti danarosi

disposti a tutto pur di raggiungere il nord Europa. I contrabbandieri

hanno spostato il loro business dalle sigarette, farmaci e droga in

quello degli esseri umani. Se si apre come pensiamo il corridoio Albania

i fronti verso il nord Europa si allargano, il nuovo fronte ha varie

varianti  Grecia-Albania-Macedonia-Kosovo-Serbia-Bosnia-Croazia-Slovenia-Austria oppure altra alternativa Grecia-Albania-Macedonia-Kosovo-Montenegro-Bosnia-Croazia-Slovenia-Austria, ma le alternative per chi conosce il territorio sono tante Grecia-Bulgaria-Macedonia-Kosovo-Serbia-Romania-Ungheria-Austria, ancora  un'altra allernativa possibile può essere Grecia-Bulgaria-Serbia-Kosovo-Montenegro-Bosnia-Croazia-Slovenia. La Slovenia si troverà al centro di questi persorsi a zig zag e non potrà gestire gli arrivi che premeranno alle sue frontiere da Ungheria, Croazia, e neppure potrà impedire la deviazione sull'Italia. Tra Slovenia e Italia esistono molti varchi clandestini usati dagli sherpatitini per far transitare merce di contrabbando. Sappiamo che in Bosnia

operano contrabbandieri mussulmani collegati a comunità mussulmane in

Croazia e Slovenia che in cambio di denaro sono disposti a condurre i

migranti su questi percorsi di montagna. Dalla Slovenia attraverso dei

sentieri impraticabili incontrollati nel Carso è facile raggiungere

l'Italia dopo ore di cammino. I sentieri più battuti saranno quelli di

Ratece da cui è facile raggiungere l'Austria direttamente oppure

entrando in Italia dalla Slovenia attraverso il sentiero pedonale di

Strmec Na Predelu o quello di alta montagna di Mangart. Non tutti sanno

però che al confine con l'Italia sono stati ingaggiati dei Contractors

internazionali dotati di immunità con licenza di uccidere, ci risulta

che sono nascosti tra le gole del Carso. Che accadrà appena si

metterranno in moto 4 milioni che a breve potranno invadere la Turchia

per raggiungere l'Europa?   Maurizio Compagnone

 

 

 

 

 

Migranti, Ue: "Entro il 2017 tre milioni di richiedenti asilo"

 

Il commissario agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici: "Numero senza precedenti". L'Onu chiede fondi per evitare altre tragedie

 

BRUXELLES - L'Unione europea per la prima volta fa i conti con l'emergenza profughi. La Commissione prevede che entro il 2017 arriveranno sul vecchio continente circa 3 milioni di richiedenti asilo, "un numero senza precedenti" ha commentato il commissario agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici, che senza alcun dubbio avrà "un impatto economico" molto legato alla capacità dei paesi di "integrarli nel mercato del lavoro".

 

Dopo il milione in arrivo quest'anno, l'anno prossimo Bruxelles si aspetta un altro milione e mezzo di rifugiati, e un ulteriore mezzo milione è previsto per il 2017. Se otterrà l'asilo la metà di quanti arrivano, considerando che circa tre quarti di questi sono in età lavorativa, questo può aumentare la forza lavoro europea dello 0,1% quest'anno e dello 0,3% nel 2016 e nel 2017, secondo le previsioni comunitarie. L'impatto positivo sul Pil dovrebbe essere di 0,25 punti percentuali al 2017 o, considerando un afflusso di lavoratori poco qualificati, di 0,2 punti nel medio termine.

 

Nella sua analisi, la Commissione sottolinea come il fenomeno dei flussi sia caratterizzato da una "sostanziale incertezza". Bruxelles non esclude che la previsione di un milione di arrivi fatta per quest'anno possa risultare "troppo bassa". Nel 2017 comunque si dovrebbe registrare una "graduale normalizzazione" dei flussi e delle domande d'asilo e quindi, nel complesso, l'aumento della popolazione europea dovuto al fenomeno dovrebbe essere di circa lo 0,4%.

 

Impatti economici differenziati da Paese a Paese. Bruxelles sottolinea che ora è difficile fare previsioni economiche dell'impatto dell'accoglienza dei richiedenti asilo, che potrà variare sulla capacità degli Stati membri di includerli nel mercato del lavoro e di far uso dei fondi comunitari. La Commissione Ue sottolinea che la spesa aggiuntiva sostenuta dagli Stati per l'accoglienza, non uniforme fra i diversi Paesi, è "limitata per la maggior parte dei Paesi Ue". In particolare per i Paesi di transito più coinvolti dagli arrivi gli "effetti stimati sul saldo nominale ammontano al massimo allo 0,2% del Pil nel 2015, con una stabilizzazione nel 2016". Nei Paesi di destinazione, invece, l'impatto ammonta "a un massimo dello 0,2% del Pil nel 2015, con un lieve incremento in alcuni Paesi nel 2016".

 

Fra 15 giorni stime impatto economico sull'Italia. Presentando le previsioni economiche d'autunno il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha spiegato che la valutazione sull'impatto dei costi sostenuti dall'Italia sui conti pubblici sarà presentata entro 15 giorni. "Oggi presentiamo le previsioni economiche - ha spiegato - mentre le opinioni sulle bozze di bilancio nazionali saranno presentate entro una quindicina di giorni".

 

L'Onu chiede fondi per evitare altre tragedie. L'Onu lancia un appello per nuovi fondi per evitare altre tragedie. Con l'arrivo dell'inverno, dalla Turchia, secondo le stime dell'Unhcr, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, potrebbero arrivare, nei prossimi 4 mesi, oltre 600mila persone in Europa, con un ritmo di 5mila al giorno. "Le avverse condizioni atmosferiche rischiano di aggravare ulteriormente le sofferenze di migliaia di rifugiati e migranti, che sbarcano in Grecia e si mettono in viaggio attraverso i Balcani; e possono causare la perdita di altre vite se non saranno prese misure adeguate", ha detto l'Alto Commissariato Onu, che chiede ulteriori 95,15 milioni di dollari per aiutare Croazia, Grecia, Serbia, Slovenia e la Macedonia. Il totale dei fondi di emergenza necessari per far fronte alla crisi sale così a 172 milioni di dollari.

 

In Germania oltre 750mila profughi. Il ministero degli Interni

tedesco ha fatto sapere che la Germania ha registrato oltre 758mila richiedenti asilo tra gennaio e ottobre, di cui un terzo siriani. Solo in ottobre i migranti che hanno superato il confine tedesco sono stati circa 181mila, contro i 163mila registrati a settembre. LR 5

 

 

 

 

“L’Europa comincia a Lampedusa”

 

LAMPEDUSA - Chi vive a Lampedusa da cosa può capire che l’Europa inizia da qui? Cosa potrebbe voler dire la frase scritta su un lenzuolo esposto il 3 ottobre 2014 al Porto Nuovo: “Noi non siamo europei”? Sono state queste le due domande a cui hanno risposto, martedì 3 novembre, gli studenti delle classi terze del Liceo Scientifico “E. Majorana” di Lampedusa, all’interno di un incontro-dibattito svoltosi presso il salone della “Casa della Fraternità”, alla presenza di mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes e del sindaco Giusi Nicolini. Introdotti dal loro dirigente scolastico Rosanna Genco e moderati dall’operatore Migrantes Germano Garatto, i ragazzi hanno espresso le loro idee, le loro riflessioni, ma anche la loro rabbia e la loro speranza, intorno al tema: “L’Europa comincia a Lampedusa”.

Nei giorni preparatori all’incontro, Garatto ha chiesto agli studenti quali sono i segni e i segnali che una persona che vive a Lampedusa coglie o almeno percepisce e che lo portano a capire che l’Europa inizi proprio da quest’Isola. Attraverso dei pensieri e delle poesie prima, dei cartelloni esplicativi dopo, i liceali hanno più volte sottolineato il fatto che Lampedusa si sia trovata da sola nel momento del bisogno e che la sensazione di molti giovani sia quella di non sentirsi europei, perché non hanno capito cosa l’Europa faccia per loro e per questa gente che gli è passata accanto. Vivere su quest’Isola, con il mare cristallino che la circonda, è bellissimo, ma sapere che vicino a loro, non lontano da questo mare, molte persone muoiono, fa rabbia. Sono consapevoli di quanto accade oggi nel mondo e pur non vivendolo sulla loro pelle, perché questo fenomeno non è solo prerogativa di Lampedusa, si sentono in dovere di fare qualcosa al di là delle decisioni europee. In questa loro consapevolezza la scuola ha un importante compito: “In essa si affrontano un po’ tutte le tematiche – chiude il momento iniziale la preside – e sicuramente la tematica interculturale vi darà la possibilità di approfondire voi stessi e diventare veramente cittadini del mondo, con l’aiuto degli adulti che vi formeranno durante il cammino”.

Subito dopo la Nicolini e mons. Perego sono stati chiamati a riflettere intorno alle questioni sollevate dai ragazzi e a rischiarare i loro dubbi. “Lampedusa è l’inizio e la fine – spiega il sindaco – dipende sempre dai punti di vista. Sicuramente per noi che ci viviamo, che sentiamo di stare ai margini e che facciamo i conti con le numerose problematiche che comporta l’essere così lontani, Lampedusa è la fine. Allo stesso tempo è l’inizio, perché siamo ricchi di opportunità: gli incontri che facciamo qui, in questa terra dove passa l’umanità, sono tanti. Abbiamo la responsabilità – insiste la Nicolini – di dire inizialmente all’Italia, poi all’Europa ma anche al resto del mondo, quello che noi abbiamo già compreso, perché ne abbiamo fatto esperienza quotidiana. Il dilemma di essere l’inizio e la fine si risolve dando centralità all’Isola”.

Sulla stessa linea prosegue Perego: “Non diciamo ‘L’Europa inizia da Lampedusa’ perché sarebbe solo un’affermazione geografica, ma diciamo ‘Lampedusa è l’inizio dell’Europa’, perché con la sua capacità, con la sua bellezza, con le sue risorse può insegnare un modo diverso di accogliere. L’Europa per crescere non ha bisogno di respingere le persone, ma di tutelare i loro diritti. Questo non basta solo scriverlo sulle carte e questo diritto non si tutela attraverso dei luoghi chiusi. Ecco che Lampedusa insegna all’Europa che questo diritto deve essere esigibile. Se Lampedusa è tornata ad essere un luogo chiuso, un hotspot, dobbiamo reinterpretare anche la nostra vocazione in funzione di esso, a come fare in modo che questi pochi giorni di permanenza diano l’idea di una terra diversa da quella da cui stanno scappando. Una persona in fuga ha bisogno di essere ascoltata e tutelata. Solo quest’anno – conclude il direttore della Migrantes – Lampedusa ha contato 19.000 arrivi, tornando a essere il porto che ha accolto più profughi, la maggior parte dei quali non ha nemmeno visto. Da Lampedusa occorre costruire il valore del cammino, della libera circolazione, dell’accoglienza, di quella che per la maggior parte dei profughi rappresenta una sosta. Tutto ciò che chiude, che interrompe, non dà futuro”.

A ogni intervento è seguito un canto/preghiera di alcuni componenti del coro multietnico della Migrantes di Messina, accompagnati dal diacono Santino Tornesi, presenti in questi giorni sull’Isola per animare, con racconti e musiche, le attività iniziali del progetto educativo “Il viaggio della vita” della Fondazione Migrantes. Dopo questo semplice e significativo incontro, a risuonare nella mente di molti partecipanti non saranno solo le loro emozionanti melodie che hanno permesso di immergersi nel tema, ma soprattutto una frase letta da uno dei ragazzi: “A un bambino che non potrà realizzare i propri sogni, non potremmo mai dire… l’Europa inizia da qui”! Maria Veronica Policardi, Migr. On. 6

 

 

 

 

Poste all’attenzione di Renzi le questioni degli italiani all’estero nella Legge di Stabilità

 

ROMA - Nel corso dell’incontro che il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha avuto con i gruppi del Pd di Camera e Senato per chiarire gli obiettivi strategici della legge di Stabilità per il 2016, ascoltare le valutazioni dei parlamentari e raccoglierne indicazioni e suggerimenti di modifica, i temi degli italiani all’estero sono stati posti all’attenzione dei presenti e di Renzi. Ne danno notizia in una nota i deputati Pd eletti all’estero: Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi.

Nel quadro di una larga condivisione di una manovra finalizzata al sostegno e consolidamento della ripresa e all’alleggerimento del peso fiscale sui cittadini italiani, i parlamentari del Pd eletti all’estero, con un intervento di Laura Garavini, intervenuta nell’assemblea a nome di tutti, hanno richiamato la contraddittorietà di misure di riduzione delle risorse per i corsi di lingua e cultura, per l’attività dei Patronati e per il funzionamento degli organi di rappresentanza rispetto allo stesso obiettivo strategico di rafforzare la presenza dell’Italia nel mondo.

In particolare, è stata sottolineata l’incoerenza tra la giusta misura di sostegno all’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo e del Made in Italy e l’eventuale riduzione per i corsi di lingua e cultura, che sono uno dei veicoli più efficaci di proiezione del Sistema Paese nel mondo.

Al termine degli interventi il presidente del Consiglio ha ripreso la questione del finanziamento dei corsi di lingua e cultura italiana dichiarando di condividere l’esigenza di una loro salvaguardia. D’altro canto, lo stesso Renzi, negli incontri che ha avuto negli ultimi mesi con le nostre comunità, ad esempio in Australia e in alcuni Paesi dell’America latina, non ha mai taciuto la sua convinzione che la lingua e la cultura rappresentino il ponte più diretto e sicuro tra l’Italia e le nostre comunità, in particolare le nuove generazioni. In più, i flussi di nuova emigrazione accrescono le responsabilità e l’impegno di offrire in questo campo un servizio diffuso e qualificato.

Il cammino delle leggi di Stabilità, come è noto, è sempre arduo e accidentato, soprattutto nella non breve fase di risanamento finanziario e di contenimento della spesa pubblica che stiamo attraversando. Esigenze molteplici e spesso pressanti si devono confrontare con risorse limitate. Tuttavia, le parole del presidente del Consiglio sono un passaggio di indiscutibile importanza e un richiamo per tutti, sia a livello politico che amministrativo, in vista di una legge di Stabilità che sappia utilizzare la leva della coesione di tutti gli italiani, in Italia e all’estero, per consolidare la ripresa e riportare autorevolmente l’Italia nel mondo.

Per quanto ci riguarda - concludono i deputati del Pd eletti all’estero - in un’ottica di sostegno dell’azione riformatrice e di risanamento portata avanti dall’attuale Governo, continueremo a far sentire, alla Camera e al Senato, la voce e le richieste degli italiani all’estero nel corso dell’intero iter della Legge di Stabilità 2016, senza ristrettezze corporative e toni propagandistici, ma con la convinzione che le soluzioni positive per le quali ci battiamo servano prima di tutto al Paese. (Inform 6)

 

 

 

 

La Germania taglia la strada al suicidio assistito

 

Il suicidio assistito come offerta medica permanente diviene un reato.  Per i medici si effettuerà la valutazione caso per caso: comunque, secondo la norma, i medici che seguono la loro coscienza in casi singoli non verranno perseguiti. Vietata e perseguibile la commercializzazione del suicido assistito. Battuto il fronte dei sostenitori dell’eutanasia che resta vietata. La soddisfazione delle Chiese – di  Massimo Lavena

 

 

Dopo due anni di dibattiti spesso caratterizzati da scontri accesi sui temi del fine vita, dell’assistenza ai malati terminali, dell’eutanasia e della liceità del suicidio assistito, il Bundestag ha approvato ieri in terza lettura il disegno di legge che vieta formalmente l’assistenza suicidale. Il Parlamento tedesco ha recepito il progetto di legge presentato da un gruppo di deputati guidato da Michael Brand (Cdu) e Kerstin Griese (Spd) che prevede che l’assistenza organizzata al suicidio rimanga vietata in Germania.

Saranno sanzionati in futuro e penalmente perseguibili coloro che metteranno in pratica procedure atte ad organizzare e proporre, gratuitamente o anche a scopi commerciali con offerte sul mercato, o aziende specializzate, il suicidio assistito.

Il voto è stato ampio a favore del testo Brand/Griese (360 voti a favore, 233 contrari e 9 astensioni). Il confronto è stato molto intenso nell’aula del Parlamento federale: erano 4 i progetti discussi ieri, con diversi orientamenti a favore della liberalizzazione anche commerciale del suicidio assistito, della punibilità dei medici e di chi favorisca il suicidio o del divieto assoluto delle pratiche anticipatorie del fine vita.

Libertà di coscienza.  Per il voto i deputati erano slegati dalla disciplina di partito e liberi di votare secondo coscienza. Per i medici si effettuerà la valutazione caso per caso: comunque, secondo la norma, i medici che seguono la loro coscienza in casi singoli non verranno perseguiti. Il suicidio assistito come offerta medica permanente, invece, diviene un reato.

La nuova normativa da un lato assume il divieto per commercializzare il suicidio assistito, dall’altro non prevede un inasprimento del diritto penale ma, come hanno sottolineato negli interventi i promotori, protegge le persone apparentemente senza speranza dalla pressione verso il suicidio.

Il ministro della salute Hermann Grohe (Cdu) ha sottolineato come sia stata data attenzione al divieto alla realizzazione di profitto dal suicidio assistito e senza far prevalere l’intenzione di alleviare la sofferenza mediante un esito nefasto. La libertà di coscienza nel voto ha creato un dibattito che ha visto moltissimi deputati prendere la parola, esponendo, anche con commozione, le loro esperienze riguardo la sofferenza di parenti e amici. Il rispetto della impunibilità dell’aiuto al suicidio, come per esempio il trasporto di un farmaco mortale, rimarca la differenza rispetto alle pratiche di eutanasia, che in Germania resta vietata, anche alla luce della nuova legge.

Un segnale per la difesa della vita.  In una dichiarazione congiunta la Conferenza episcopale tedesca (Dbk), il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (Zdk) e la Chiesa Evangelica in Germania (Ekd), hanno accolto con favore la decisione: si evidenzia

“un segnale forte per la tutela della vita e quindi per il futuro della nostra società e la sua coesione”.

La legge protegge i malati gravi e gli anziani di fronte a una crescente pressione sociale ad accomiatarsi prematuramente dalla vita: “Ringraziamo tutti coloro che operano nella politica, nella società civile, nelle chiese e le comunità religiose che hanno contribuito al raggiungimento di questa decisione buona per il nostro Paese “. “Come cristiani, dobbiamo difendere la vita all’inizio e alla fine, cioè, nelle fasi più vulnerabili, con una preoccupazione speciale”, ha detto il vescovo di Treviri, mons. Stephan Ackermann, che vede nella legge un richiamo utile all’etica: “Non è una limitazione della libertà e dell’autodeterminazione del singolo paziente”, ha detto Ackermann; al contrario “la nuova legge darà al paziente la certezza che i medici fino alla fine resteranno al suo fianco attuando tutte le attività possibili per alleviare la sofferenza. Per la presidente della Comunità delle donne cattoliche tedesche (Kfd), Maria Theresia Opladen, il voto è un motivo di sollievo: “Avremmo trovato preoccupante se le organizzazioni eutanasiache, con il pretesto della autodeterminazione, avessero potuto continuare ad offrire gratuitamente l’assistenza al suicidio assistito”. Sir 7

 

 

 

 

 

Il sottosegretario Della Vedova a Berlino

 

ROMA - All’indomani del vertice dei tre partiti di Governo (CDU-CSU-SPD) che in questi giorni si misurano sulle questioni migratorie e a pochi giorni dal Vertice de La Valletta dei prossimi 11-12 novembre sulla cooperazione in materia migratoria con i Paesi africani, il Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Benedetto Della Vedova vola a Berlino per uno scambio di vedute con rappresentanti di Governo e politici tedeschi.

Della Vedova ha incontrato il 3 novembre il Ministro di Stato agli Affari Esteri con delega agli Affari Europei, Michael Roth (esponente di SPD); il Sottosegretario all’Interno, Ole Schröder (del CDU) e il Presidente della Commissione Esteri del Bundestag, Dr. Nobert Röttgen (appartenente al CDU).

Al centro dei colloqui la crisi migratoria in atto e il futuro delle politiche migratorie e di asilo dell’UE, anche alla luce dei risultati del Consiglio Europeo del 15 e 16 ottobre scorsi e in vista degli appuntamenti futuri in campo internazionale per trovare soluzioni di lungo periodo alle ragioni profonde dei flussi migratori.

Italia e Germania condividono l'esigenza di una più equa ripartizione degli oneri dell'emergenza migratoria e la visita del Sottosegretario Della Vedova si inserisce nel più ampio coordinamento politico in atto tra le due capitali europee che ha portato lo stesso Ministro Roth a visitare l'Italia la scorsa settimana per colloqui con esponenti di Governo e della società civile. Stretto coordinamento è necessario anche per gestire altre questioni internazionali come il dialogo con la Turchia dopo la vittoria di Erdogan, la crisi russo-ucraina, la politica europea di vicinato e l'allargamento dell'UE ai Balcani che pure verranno trattate nel corso dei colloqui in parola. (dip) 

 

 

 

 

Ad Amburgo il convegno Maie “La nuova emigrazione italiana in Germania”

 

AMBURGO  - Ad Amburgo si è tenuto un convegno organizzato dal Maie su “La nuova emigrazione italiana in Germania” .

All’incontro hanno portato il loro saluto il console generale di Hannover Flavio Rodilosso, il padrone di casa don Pierluigi Vignola, l’on. Ricardo Merlo, fondatore e presidente del Maie-Movimento Associativo Italiani all’Estero, il deputato Mario Borghese (Maie), Commissione affari sociali della Camera e il già senatore Vittorio Pessina, responsabile di Forza Italia per gli italiani all’estero.

I relatori del convegno, moderato da Gian Luigi Ferretti (coordinatore europeo del Maie) sono stati Giuseppe Scigliano (presidente Comites Hannover), don Pierluigi Vignola (Fondazione Migrantes e direttore della Missione Cattolica Italiana in Amburgo), Francesco Bonsignore (patronato Epas) ed Anna Mastrogiacomo (coordinatrice del Maie Germania).

“L'incontro – scrive su Facebook il presidente del Comites di Hannover  Giuseppe Scigliano - è stato costruttivo  e la sala era piena di persone interessate ed attente. ?Si è parlato di temi cari agli italiani residenti all'estero tra cui i servizi consolari, la cittadinanza italiana, i patronati e tanto altro ancora.? Personalmente sono stato ben lieto di aver preso parte a tale evento che mi ha dato la possibilità di conoscere i dirigenti di questo movimento che mi sembra radicato sul territorio e per questo vicino ai bisogni degli italiani che risiedono all'estero”. 

Come sottolineato dal  Maie in una nota,  “al termine si è sviluppato un interessantissimo dibattito - con domande ai parlamentari da parte del pubblico”.

Ferretti e i deputati Merlo e Borghese sono arrivati da Roma, Pessina da Milano, Anna Mastrogiacomo da Stoccarda, Pietro Capelli, che ha portato il saluto del Comites di San Gallo, dalla Svizzera, l’ambasciatore Fabio Massimo Cantarelli da Parma. “Lo hanno fatto a spese loro – precisa il Maie -  come sempre, per passione e spirito di servizio, per analizzare e discutere i problemi degli italiani in Germania, non certo per speculazione elettorale dato che oltretutto non è in vista nessun tipo di elezione. E poi sia l’on. Merlo che l’on. Borghese i loro voti – e tanti – li prendono in Sud America, non certo in Europa. Passione quella dei relatori e degli ospiti, ma passione anche quella delle tante persone interessate ed attente (per dirla con Scigliano) che hanno gremito la sala ed hanno apprezzato l’impostazione di una serata in cui “non si è parlato di politica partitica, ma  –lo ha scritto il presidente del Comites di Hannover - si è parlato di temi cari agli italiani residenti all'estero tra cui i servizi consolari, la cittadinanza italiana, i patronati e tanto altro ancora.  Ancora una volta – sottolinea il Maie - si è constatato come eventi come questo siano estremamente utili per informare le comunità italiane all’estero ed ascoltare i loro desiderata, insomma per cucire una rete virtuosa fra Italia e italiani all'estero”. Il Maie Europa ha annunciato di voler  proseguire su questa strada e prossimamente pubblicherà un calendario di eventi simili in una serie di città europee. (Inform 4)

 

 

 

Italia-Germania: 60 anni. Manifestazione a Fröndenberg

 

Nel 1955 la Germania e l’Italia firmarono un accordo bilaterale

per il reclutamento di manodopera italiana, dando così il via

all’immigrazione in Germania di artigiani e contadini provenienti

dal bacino del Mediterraneo; un accordo che per decenni ha

regolato la vita degli immigrati.

A distanza di 25 anni dalla firma dell’accordo, a Fröndenberg si

riunisce un gruppo di giovani italiani, intenzionati a diventare

scrittori, proprio per confrontarsi su come realizzare il loro intento.

Nel frattempo alcuni di loro sono riusciti ad attuare il progetto

di allora, in lingua tedesca o in lingua italiana, contribuendo in

modo determinante all’affermazione della letteratura interculturale

in Germania. Nella lettura collettiva, che si terrà il 21 novembre

presso la Kulturschmiede, Franco Biondi, Gino Chiellino, Chiara

de Manzini-Himmrich e Giuseppe Giambusso leggeranno dalle

loro opere. Essi verranno introdotti da Federica Marzi, che ha

presentato con successo una tesi di dottorato sulle loro opere presso

le università di Trieste e Düsseldorf. Dip

 

 

 

 

Fondo italo-tedesco per il futuro: Gentiloni e Steinmeier a Ponte Buggianese (Pistoia)

 

ROMA - Lunedì  9 novembre, alle 9.40 in occasione del 70° anniversario dei tragici eventi del 1943-1945, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni e il suo omologo tedesco, Frank-Walter Steinmeier, prendono parte alla cerimonia di inaugurazione di un progetto di costruzione della cultura della memoria, che si terrà nel Comune di Ponte Buggianese (in provincia di Pistoia), teatro di stragi naziste.

Successivamente i due Ministri si trasferiranno a Pisa dove, presso la sede della Prefettura, avrà luogo un incontro bilaterale.

Il progetto della memoria, finanziato con il “Fondo italo-tedesco per il futuro”, creato in Germania nel 2014, prevede la realizzazione permanente del Centro Documentazione dell’Eccidio del Padule di Fucecchio.

La presenza congiunta dei Ministri degli Affari Esteri di Italia e Germania, sottolinea la Farnesina, “rappresenta un gesto di alto valore simbolico diretto ad onorare e tramandare la memoria delle vittime della barbarie nazista”.

L’evento si inserisce nel contesto del comune impegno alla costruzione di una memoria condivisa del passato di guerra italo-tedesco e completa il ciclo delle ricorrenze del 70° anniversario degli tragici accadimenti del 1943-1945, dopo le visite compiute Presidente della Repubblica Emerito Giorgio Napolitano e dal suo omologo tedesco Joachim Gauck a Sant’Anna di Stazzema nel marzo 2013 e dai Ministri degli Esteri Mogherini e Steinmeier a Civitella Val di Chiana nel giugno 2014. (aise/dip) 

 

 

 

 

 

A Francoforte Festa di Benvenuto

 

Francoforte. Un salone straripante di persone, un’atmosfera rilassata e interessata, nuovi contatti e una nuova coscienza della comunità italiana di Francoforte, questa la sintesi della Festa di Benvenuto del 10 ottobre 2015 nei locali della Comunità Cattolica Italiana di Francoforte.

“Il numero dei partecipanti ha superato le nostre aspettative, superando le 250 unità”, conferma Katia Letizia, promotrice dell’iniziativa che ha visto coinvolte l’associazione Piazza Francoforte e.V. e la Comunità Cattolica Italiana come organizzatori. “È stata una grande festa della collettività italiana, dedicata a chi è appena arrivato e cerca di orientarsi, tra esigenze primarie quali il cercar casa, lavoro e un corso di lingua e bisogni secondari, che vanno oltre la stretta sopravvivenza.

A disposizione del pubblico per domande e chiarificazioni ben dieci esperti, rappresentanti di istituzioni come la Comunità Cattolica con Sr. Laura Knäbel e Valentina Perin, i Patronati con Luigi Brillante, i Comites con Calogero Ferro, l’asilo bilingue Pinocchio con la direttrice Marina Demaria, la Caritas con Borislava Borisova, ma anche da singoli operatori quali Tonino Piazzolla, consulente su temi fiscali, Manuela Rossi per la ricerca di alloggi, Grazia Santantonio per la scuola. Non sono mancate le aziende private, come la Deutsche Bank, che con il proprio modello del “Social Day” ha sostenuto l’iniziativa sia finanziariamente sia con il volontariato di 8 dipendenti tra cui Carmelina Malfara e Tamara Schild-Maier, che ha fornito consulenza su finanze ed assicurazioni. A coronare la panoramica, Simone Pantaleoni ha offerto un quadro particolarmente interessante sulle attività di svago e sulla vita notturna della città.

“Prendere l’iniziativa è stato quasi una necessità, noi avevamo le idee chiare già da un po’ di tempo, ma ci siamo resi conto che dovevamo iniziare la realizzazione della festa senza aspettare troppe sicurezze, offrendo una proposta concreta di progetto seria e fattibile. Nel momento in cui ci siamo resi conto dell’appoggio entusiasta di persone e istituzioni, abbiamo capito che si potevano fare le cose in grande”, afferma Paolo Esposito, presidente di Piazza Francoforte. Per esempio dal Console Generale Maurizio Canfora, che ha patrocinato l’evento, o dell’”Amt für multikulturelle Angelegenheiten”, della città di Francoforte, con il patrocinio dell’assessore all’integrazione Dr. Nargess Eskandari-Grünberg, o da Padre Tobia Bassanelli, della Delegazione delle Missioni/Comunità cattoliche italiane in Germania e Scandinavia. Senza contare poi gli esperti stessi che, da un gruppo preventivato di 5 persone, sono diventati il doppio.  La stessa partecipazione di Laura Garavini, dell'Ufficio di Presidenza del Pd alla Camera, ha testimoniato quanto il tema dei “nuovi” italiani sia presente nel dibattito politico: "Non mi stupisce che questa serata informativa abbia riscosso così tanto successo di pubblico”, cita l’Agenzia Internazionale Stampa Estero la Garavini in un suo articolo.  “Mi auguro che questa serata possa essere presa a modello e venga realizzata anche in altre città, tedesche ed europee."

Un primo risultato concreto della festa è stato la raccolta di dati attraverso un sondaggio condotto da Stefania Tortorici, volontaria della Deutsche Bank, svoltosi la sera della manifestazione. Il risultato più evidente è l’alto tasso di scolarizzazione e un chiaro interesse per le tematiche del lavoro e della casa. 

La manifestazione non avrebbe potuto avere luogo senza il contributo di molti volontari che sono riusciti a coprire una varietà infinita di compiti, dai più complessi ai più semplici.

“Ci siamo trovati a gestire più di 30 persone tra aiutanti in cucina, per addobbare la sala, distribuire volantini”, commentano soddisfatti Raffaele Buono, coordinatore della commissione del tempo libero, nonché DJ, e Marianeve Damascato, volontaria responsabile delle public relations, “ognuno dei quali ha portato un contributo essenziale al successo della manifestazione, senza volere niente in cambio. Un grande gesto di solidarietà”. K.L., CdI nov

 

 

 

 

Monaco di Baviera. Giorno dell‘Unità nazionale: dalla memoria al futuro. Il saluto della Presidente Comites 

 

Oggi celebro con Voi, per la prima volta nella te di Presidente del Comites di questa Comunità, una giornata che per molti anni in Italia è stata festa Nazionale, il 4 Novembre.

L’unico giorno di festa che, istituito nel 1919 ha attraversato gli anni dell’Italia liberale, quella fascista e poi l’età della Repubblica.

Da meno di quarant’anni questo giorno di memoria è stato trasposto alla domenica precedente e la mia generazione e quelle che ci hanno seguito, forse, non ricordano più cosa  vogliamo celebrare.

È il giorno in cui ricordiamo la firma dell’armistizio che pose fine al conflitto bellico fra Italia e Austria-Ungheria. Una firma che arriva dopo l’offensiva di Vittorio Veneto dopo 41 mesi di guerra, sacrificio, dedizione e paura per tutte le famiglie italiane. La paura di perdere l’ennesimo figlio, il padre, il fratello, il marito, il giovane fidanzato. Paura di padri che non avrebbero mai conosciuto i propri figli, figli che rimanevano orfani prima ancora di venire al mondo. Generazioni troncate da una lacerante Guerra di trincea. 41 mesi di freddo e privazioni.

Fu una vittoria che costò la vita a 689.000 italiani mentre 1.050.000 furono i feriti italiani. Il totale delle perdite causate dal conflitto si può stimare a più di 37 milioni, contando più di 16 milioni di morti e più di 20 milioni di feriti e mutilate tra militari e civili. Queste cifre fanno della "Grande Guerra" uno dei più sanguinosi conflitti della storia umana. Sono cifre che devono far riflettere.

Fu una vittoria che riconsegnò alle generazioni future un mondo diverso, un’Italia diversa, un’Europa in cui il confronto fra le culture aveva spesso ceduto il passo ad uno scontro fra vincitori e vinti. Eppure, in realtà, era un Europa sconfitta, e basta, perchè le guerre generano solo sconfitti.  

 

Non bastò tuttavia, la prima Guerra mondiale a risvegliare questa consapevolezza. La stessa Europa andò incontro ad un ulteriore conflitto e forse ad ancora maggiore violenza.

La storia a volte insegna, molte volte invece, purtroppo, no!

Eppure quella prima guerra mondiale lasciò un tratto nero di lutto sull’uscio di ogni casa. Credo che non ci fosse famiglia che non piagesse almeno un proprio caro, un milite ignoto.

Uno di quei tanti militi ignoti, scomparsi sul campo o per le conseguenze di ferite e malattie contratte in trincea, le cui morti  furono necessarie a quella vittoria.

Militi ignoti, scomparsi senza nome e senza volto che sono padri, nonni, bisnonni, trisnonni di tanti di noi, forse di ciascuno di noi.

Quanti morti senza volto vengono ancora oggi sepolti nei nostri cimiteri. Tanti. Sono fratelli anche loro che erano partiti alla ricerca di un futuro, in un mondo di cui sapevano troppo poco.

Erano figli di madri che avevano scelto tra le proprie creature proprio i più forti, perchè fossero in grado di attraversare il mediterraneo o superare confini e montagne per costruire un ponte con questa Europa, figli che scappano da altri conflitti, dalla fame, da morte certa e la vedono come una terra promessa.

È in questo momento che la comunità transnazionale Europea deve manifestare la propria Unità, dare un senso al risultato di tanti conflitti degli ultimi 100 anni che hanno prodotto quelle che sono le democrazie moderne e la società del benessere.

Non esiste tuttavia benessere senza condivisione. Non può esistere una società in cui alcuni stanno bene e altri vivono di stenti. Non può nemmeno esistere una società in cui una fetta ampia ed in crescita delle cittadinanza rischia di rimanere assistita e passiva.

Dare accoglienza non è soltanto garantire un passaggio o fare esercizio di generosità offrendo un tetto o sostentamento anche per un lungo periodo.

Accogliere vuol dire conoscere e riconoscere. Vuol dire dare un posto nella società, riconoscere competenze, promuovere i singoli progetti di vita che diventino progetti di evoluzione delle nostre democrazie e delle nostre culture.

Chi meglio di noi, figli delle migrazioni e del sempre più repentino cambiamento, può cogliere il senso di questa emergenza. Chi meglio di noi, migranti dei Gasterbeiterverträge di 60 anni fa o migranti permanenti può capire il senso e l’importanza della nuova Unità nazionale e transnazionale.

Buona festa dell’Unità nazionale, buona festa della memoria, che sia festa del futuro della democrazia, della giustizia sociale, festa della Pace!

Dr. Daniela Di Benedetto, presidente Comites

 

 

 

 

L'Efasce vola a Berlino per gettare le basi di un nuovo e-segretariato

 

Obiettivo: allargare la rete di pordenonesi in Germania per avviare una sede virtuale del sodalizio

 

Berlino - L'Efasce muove i primi passi in Germania verso la costituzione di un e-segretariato. Il presidente dell'associazione dei corregionali all'estero di Pordenone Michele Bernardon è stato ospite al fine settimana di un incontro a Berlino, che lo ha visto tra i relatori di un dibattito dedicato all'emigrazione. Sabato 7 novembre presso la Cantina Sociale in Zionkirchstraße 77, in programma una tavola rotonda durante la quale sono stati ripercorsi i momenti cruciali dell'emigrazione storica dalla nostra regione verso la Germania. Un'occasione, dunque, per discutere sui possibili sviluppi, prospettive e opportunità legate alla presenza dei nostri corregionali nei rapporti economici e culturali tra la regione e la Germania. Oltre a Bernardon, hanno partecipato anche Luigi Bernardis e-segretario Efasce di Londra e Margret Lovisa presidente del Segretariato di Wadern–Saar. La serata si è conclusa con un momento conviviale presso un vicino ristorante friulano. «La presenza dell'Efasce a Berlino – spiega il presidente Bernardon – ci permetterà di gettare le basi per la creazione di un nuovo segretariato virtuale in questa zona dell'Europa. Attualmente possiamo contare già sulla presenza di un gruppo di Pordenonesi insieme ai quali possiamo pensare di attivare un punto di riferimento per quanti lasciano la nostra regione per recarsi in Germania».

Il modello di riferimento è quello presente a Londra, dove circa tre anni fa venne fondato il primo e-segretariato dell'Efasce. Nella capitale del Regno Unito, sfruttando la rete delle Eccellenze pordenonesi nel mondo, a dicembre del 2012 venne inaugurata questa nuova esperienza. «In sostanza – chiarisce Bernardon - non si è formato un circolo con una sede fisica: la “casa” degli aderenti è il network, dove si scambiano informazioni, creano appuntamenti e momenti di ritrovo attraverso l'uso dei social network. Da allora ad oggi all'esperienza hanno aderito più di 35 giovani pordenonesi di recente emigrazione. Contiamo – conclude il presidente dell'Efasce - di poter replicare questo modello quanto prima anche a Berlino». (de.it.press )

 

 

 

 

Il film "Le meraviglie" martedì 10 novembre a Francoforte

 

Francoforte. Martedì 10 novembre 2015, ore 18.30, presso la Katholische Hochschulgemeinde, Siolistr. 7, Campus Westend di Francoforte proiezione del film „Le meraviglie“ (Italia 2014. Regia: A. Rohrwacher, 110 min.), in italiano senza sottotitoli. Orario: dalle 18:30 degustazione; ore 19:00 proiezione film

Il film "Le meraviglie" di A. Rohrwacher narra le vicende di quattro sorelle, cresciute in una famiglia di apicoltori, la cui vita è scandita dai ritmi lenti di un mondo agricolo, quasi in via d’estinzione. L’ambiente familiare è inoltre caratterizzato dalle regole impartite da un padre che cerca di preservare, con i suoi modi rudi e sbrigativi, la purezza arcaica del mondo rurale, anche quando essa non è più competitiva, rispetto a una realtà industriale sempre più agguerrita.

Nonostante la forte opposizione di quest’ultimo, la figlia più grande, Gelsomina, propone alla famiglia di partecipare a un concorso televisivo, durante il quale verranno promossi i prodotti alimentari del casale. Il primo premio, consistente in un’ingente somma di denaro, si presenta, infatti, come occasione per far fronte alle spese per i lavori di modernizzazione, relativi alla produzione di miele, richiesti da nuove regolamentazioni, emanate della Comunità Europea, vigenti negli anni ottanta, in cui è ambientato il film.

Meritatissimo il riconoscimento del Festival di Cannes (Grand Prix Speciale della giuria) alla giovane regista, non solo per la fotografia, le immagini che caratterizzano questa pellicola, ma anche per l’analisi psicologica dei protagonisti o la descrizione del rapporto tra padre e figlia.

Al termine della proiezione il pubblico è invitato a partecipare al dibattito sul film. La manifestazione è curata da Elisabetta Passinetti (psicoanalista) e Antonella Desini (critico cinematografico) in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia e la Katholische Hochschulgemeinde.

Dato il numero limitato di posti in sala, si invita ad inviare al più presto la Vostra adesione al seguente indirizzo E-Mail: elisabettapassinetti@gmail.com. De.it.press

 

 

 

 

Le ACLI Baviera incontrano il nuovo Console Ministro Plenipotenziario Dr. Renato Cianfarani

 

Monaco di Baviera. Mercoledì scorso una Delegazione della Presidenza delle ACLI Baviera ha avuto un primo contatto ufficiale con il nuovo Console Generale, Ministro Plenipotenziario, Dr. Renato Cianfarani  nella sede del Consolato Generale d'Italia di Monaco di Baviera.

Dopo il saluto di benvenuto alla delegazione da parte del Ministro Cianfarani, il Presidente delle ACLI Baviera, Comm. Carmine Macaluso, dopo aver porto il saluto  di tutte le ACLI al Diplomatico e al suo Staff,  ha presentato gli altri due membri della Presidenza intervenuti: il Presidente Onorario, Cav. G. Rende e il Vicepresidente Vicario, Dr. Fernando A. Grasso, responsabile del sito delle ACLI Baviera e Corrispondente Consolare per il Circondario di Kempten, città in cui egli vive da cinquant'anni.. 

Interessanti e proficue le informazioni scambiate tra i presenti. A cominciare da quelle comunicate dal Console Generale, che ha accennato alle sue precedenti Missioni a Norimberga e a Fiume e che si è detto contento della Sede e dei Collaboratori trovati a Monaco, iniziando dal Responsabile dell'Amministrazione, Dr. Enrico Alfonso Ricciardi, dalla sua Assistente, Dr.ssa Erica Rustia e terminando con gli altri Collaboratori.  Ha parlato anche brevemente degli incontri già avuti con alcuni Membri dei Comites di Monaco e di Norimberga da poco eletti, e delle difficoltà riscontrate un po' ovunque in occasione delle relative consultazioni elettorali, che hanno portato all'elezione di questi organismi dopo undici anni, con un'esigua partecipazione da parte dei connazionali. E non dimenticando di accennare alle recenti celebrazioni del 1. Novembre al Waldfriehof di Monaco, alle quali egli ha partecipato insieme al Dr. Ricciardi e ad alcuni collaboratori.  E ribadendo la  sua ferma volontà di intensificare ulteriormente i rapporti con le autorità e istituzioni locali, auspicandosi nel contempo  un ulteriore potenziamento dei servizi  consolari, compatibilmente con il ridotto numero dei suoi collaboratori.

E, altrettanto degni di nota anche gli interventi dei presenti: a cominciare dal dettagliato excursus di Macaluso sulle attività delle ACLI in Germania e in Baviera in particolare, dai tempi del Coascit, del Coemit (oggi Comites), delle difficoltà incontrate dalle ACLi Baviera in occasione delle ultime consultazioni elettorali per il rinnovo dei Comites di Monaco e di Norimberga, in occasione delle quali – per una serie di sfortunate contingenze – non è stato possibile presentare una propria lista e... tante, tante altre problematiche, legate all'esigua partecipazione dei connazionali, non solo alla vita associativa, ma anche a quella nelle realtà delle amministrazioni locali.  Macaluso ha, però, parlato,  anche di stimolanti progetti futuri, che pur essendo in programma da diversi anni, potrebbero, essere, finalmente, realizzati, pensandoci a tempo debito: come quello di far sfilare un carretto siciliano, bardato di tutto punto con due/tre figuranti a bordo oltre al carrettiere, in occasione della prossima Oktober Fest di Monaco di Baviera, che avverrà nell'autunno del 2016! O anche della creazione di un comitato di coordinamento delle associazioni ed enti che operano per la comunità.

Anche i brevi interventi di Rende e di Grasso, inseritisi in quello molto più corposo di Macalsuo, sono serviti a far conoscere al Console Generale e a ricordare al Responsabile dell'Amministrazione Ricciardi  – già a Monaco da alcuni anni – altri aspetti del'Associazionismo,  altri particolari sulle ACLI e sulla partecipazione dei connazionali alla vita pubblica locale, specie da parte delle giovani leve. Non tralasciando anche la recente esperienza legata alle elezioni per il rinnovo dei Comites, soprattutto nelle loro funzioni di Membri del Comitato Elettorale. Comitato direttto dal Ministro Scammacca con il valido supporto, appunto, dallo stesso Viceconsole Ricciardi.

In analogia, poi,  a quanto fatto anni orsono, in occasione del primo incontro con il Console Generale precedente, Il Dr. Grasso, non ha mancato di consegnare ai presenti il Vademecum delle ACLI Baviera, aggiornato insieme agli altri documenti del sito da lui amministrato. Il Cav. Grasso ha parlato anche delle vicende di qualche circolo ed ha risposto pure alle domande postegli dal Viceconsole Ricciardi, in particolare, su una questione pendente, riguardante la morte di un connazionale nella zona  di sua competenza (Füssen),  per renderne edotto il Console Generale, insediatosi a Monaco, appunto, da qualche settimana. Dato che iGrasso, dietro richiesta del Responsabile dell'Amministrazione Ricciardi, segue  con lui la questione da diversi mesi anche con contatti telefonici e personali con alcuni familiari del connazionale tragicamente scomparso.

Il Cav. Rende, poi, tra le altre cose, oltre a parlare e a ribadire alcuni dei punti emersi durante il colloquio, facendo anche lui un breve resoconto di quanto vissuto nei numerosi decenni di emigrazione, ha confermato quanto accennato poco prima da Macaluso e da Grasso, e ha comunicato con piacere che, in controtendenza  con quanto avviene in generale, una delle sue figlie, Venera, una giovane della seconda generazione, con il sostegno della famiglia e con le sue i capacità, oltre ad essersi laureata all'Università di Monaco, nella sua cittadina ricopre il ruolo di assessore per la scuola e la gioventù, già da diverso tempo.

Al termine del colloquio infine, prendendo spunto dall'ultima comunicazione da parte di Rende, il Ministro Cianfarani, nel congedare la delegazione, si è auspicato un maggior coinvolgimento nella vita locale da parte dei Connazionali (frequenza scolastica anche ai livelli superiori, apprendimento di una professione, richiesta della doppia cittadinanza, ecc.) specie da parte dei giovani, che continuano ad arrivare. Problemi per i quali l'Amministrazione, talvolta, si trova dinanzi ad una vera emergenza; ed ha ribadito ai convenuti, ripreso dalla sempre gentile Dr.ssa Rustia –  il suo più completo sostegno – e quello del suo Staff –  in favore dell'Associazione, degli altri Enti e dei Connazionali.

Appoggio per il progetto presentato da Macaluso riguardo al carretto siciliano, e continuazione del sostegno da parte dell'Amministrazione per la questione riguardante la morte per annegamento del connazionale, di cui sopra, in seguito alla quale il Procuratore Capo di Kempten, se da un lato ha prosciolto il responsabile della morte del connazionale, in dicembre, dall'altro lato, procederà penalmente contro il terzo partecipante alla rissa.

Fernando A. Grasso, de.it.press 6

 

 

 

Le prossime iniziative a Monaco di Baviera e dintorni

 

Montag, 9. November Tag des gedenkens an den 9. November 1938

o 15:00-18:00 Uhr, c/o Gedenkstein der ehemaligen Hauptsynagoge (Herzog-Max-Str. - hinten dem Künstlerhaus, München)

Öffentliche Namenslesung zur Erinnerung an die Münchner Todesopfer der nationalsozialistischen »Schutzhaftaktion« nach dem 9. November 1938

o 19:00 Uhr, c/o Salla des Alten Rathauses (Marienplatz, München)

Gedenkstunde zum 77. Jahrestag der »Reichskristallnacht«

Ansprachen: Dieter Reiter, Oberbürgermeister der Landeshauptstadt München

Dr.h.c. Charlotte Knobloch, Präsidentin der Israelitischen Kultusgemeinde München und Oberbayern

Vortrag:

Der Wandel des Gedenkens an den 9. November 1938 seit Kriegsende

Dr. Andreas Heusler, Historiker, Stadtarchiv München

Einladungsflyer und Programm:

http://www.ikg-m.de/wp-content/uploads/2015/09/Einladung.pdf

Veranstalter: Arbeitsgruppe »Gedenken an den 9. November 1938«, Eine Kooperation von BayernForum der Friedrich-Ebert-Stiftung, »Gegen Vergessen - Für Demokratie e.V.« - regionale Arbeitsgruppe München, Israelitische Kultusgemeinde München und Oberbayern K.d.ö.R.g, Kulturreferat der Landeshauptstadt Müncheng, NS-Dokumentationszentrum München, Stadtarchiv München, Stiftung Bayerische Gedenkstätten

 

martedì 10 novembre, ore 18:00, c/o Istituto Italiano di Cultura (Hermann-Schmid-Str. 8, München) Nell'ambito della rassegna L'opera ritrovata"

Film "Medea in Corinto" (Bayerische Staatsoper/Unitel Classica 2010, 151 min., versione originale con sottotitoli in tedesco) Opera di Giovanni Simone Mayr

Ingresso libero. Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, Forum Italia e.V., UNITEL CLASSICA e Rossini Opera Festival

 

mercoledì 11 novembre, ore 19:00, c/o Scuola Italo Tedesca "Leonardo da Vinci" (Baierbrunner Str. 28, München) "Degustazione di vini e prodotti tipici italiani"

Prenotazione: mbast68@googlemail.com. Ingresso: € 15,- Organizzatori: Scuola Italo Tedesca "Leonardo da Vinci", Lions Club München-Mediterraneo

 

mercoledì 11 novembre, ore 19:30, c/o Kino Breitwand Starnberg (Wittelsbacherstr. 10, Starnberg) nell'ambito della rassegna "il Cinema Italiano introdotto e commentato da Ambra Sorrentino" Film: "Il Vangelo secondo Matteo" (Regia: Pier Paolo Pasolinik, con Enrique Irazoqui, Susanna Pasolini, Margherita Caruso, Italia 1964, 129 Min., OmU). Il programma completo è scaricabile da http://www.centofiori.de/Downloads/FlyerSept._Dez._2015.pdf

Organizza: Kino Breitwand Starnberg

 

mercoledì 11 novembre, ore 19:30, c/o Seidlvilla (Nikolaipl. 1, München)

Presentazione del libro "Un solo essere" (Mario Montemarano, Neri Pozza Editore, 2015) Incontro con l'autore Mario Montemarano

Per information: https://www.facebook.com/events/398063473726311/

Organizza: Libreria ItalLIBRI

 

giovedì 12 - mercoledì 18 novembre, c/o Central-Programmkino (Maxstr. 2, Würzburg) Rassegna cinematografica "Cinema! Italia!" Film in programma:

o "I nostri ragazzi / Unsere Kinder". Regia: Ivano De Matteo, Italia 2014, 92 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Alessandro Gassmann, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio, Barbora Bobulova

o "Smetto quando voglio / Ich kann jederzeit aussteigen". Regia: Sydney Sibilia, Italia 2014, 100 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo

o "Buoni a nulla / Pechvögel". Regia: Gianni Di Gregorio, Italia 2014, 87 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Gianni Di Gregorio, Marco Mazzocca, Valentina Lodovini, Daniela Giordano

o "Torneranno i prati / Die Wiesen werden blühen". Regia: Ermanno Olmi, Italia 2014, 80 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti

o "La terra dei santi / Das Land der Heiligen". Regia: Fernando Muraca, Italia 2015, 89 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Valeria Solarino, Lorenza Indovina, Ninni Bruschetta, Daniela Marra

o "Che strano chiamarsi Federico / Federico - Scola erzählt Fellini". Regia: Ettore Scola, Italia 2013, 93 min., versione originale con sottotitoli in tedesco. Attori: Tommaso Lazotti, Maurizio De Santis, Giulio Forges Davanzati, Ernesto D'Argenio

Per informazioni generali: www.cinema-italia.net

Per il programma delle proiezioni a Würzburg: www.central-programmkino.de

Organizzatori: Made in Italy di Roma, Kairos Filmverleih Göttingen

 

venerdì 13 novembre, ore 16:15-17:00, c/o StadtBücherei (Hallstr. 2, Ingolstadt)

Letture per bambini 3-7-anni con Alice e Katia

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de o passare nell'ufficio di Spazio Italia (Bürgerhaus Alte Post, Kreuzstr. 12, stanza A8, 1 piano) Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

venerdì 13 novembre, ore 18:00, c/o Istituto Italiano di Cultura, aula 21 (Hermann-Schmid-Str. 8, München) "Incontri di letteratura spontanea"

"Se hai una poesia, un piccolo racconto o anche un pensiero, un sogno o un'idea, che vuoi leggere o raccontare, vieni che sarai la/il benvenuta/o. Le testimonianze e le storie di tutti sono importanti e hanno dignità. Esprimersi, ascoltare e conoscersi fa comunque bene. Dopo tutti in pizzeria". Ingresso gratuito.

Per informazioni: Giulio Bailetti, Tel/Fax 089-988491

Organizza: www.letteratura-spontanea.de

 

* sabato 14 novembre, ore 10:00-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Punto informativo e consulenza per i connazionali

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* sabato 14 novembre, ore 11:00-17:00, c/o Kunstraum Wild (Amalienstr. 41/Rgb, München) Vernissage della mostra "FINEformART 7"

degli artisti Maria Luisa (Mio) Kupka, Viola Poschenrieder-Schink, Gisela Prokop, László Maczky. Accompagnamento musicale di Christian Claussen (jazz-piano) Per informazioni: www.fineformart.eu

Organizzatori: Kunstraum Wild, FINEformART

 

sabato 14 novembre, ore 10:30-12:00, c/o Bürgerhaus Alte Post, stanza A5, 1 piano (Kreuzstr. 12, Ingolstadt) Corso base di tedesco per Italiani

Per informazioni e/o iscrizioni: spazio@spazioitaliaingolstadt.de o passare nell'ufficio di Spazio Italia (Bürgerhaus Alte Post, stanza A8, 1 piano)

Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

sabato 14 novembre, ore 15:00-18:00, c/o Scuola Italo Tedesca "Leonardo da Vinci" (Baierbrunner Str. 28, München) "Giornata delle porte aperte"

con il tradizionale mercato di San Martino e laboratori per i bambini

Per maggiori informazioni: www.ldv-muenchen.de. Organizzatori: Scuola Italo Tedesca "Leonardo da Vinci", BiDIBi (Bilingualer Deutsch-Italienischer Bildungsverein - Associazione culturale bilingue Italo-Tedesca)

 

* sabato 14 novembre, ore 19:00-22:00, c/o Feinkost Valeri (Wasserburger Landstr. 2, Vaterstetten) "Weinprobe und Tagliere". Degustazione di vini e prodotti italiani. Serata con i vini della "Galardi & Parri" (Toscana)

Vino e tagliere: € 19,50 - solo vino: € 10,00. Organizza: Feinkost Valeri

 

* sabato 14 novembre, ore 20:00-22:00, c/o Bürgerhaus Nueburger Kasten, stanza 24, 2 piano (Fechtgasse 6, Ingolstadt) Attraversare l'Italia cantando

Il gruppo ITALIA SÌ racconta in musica il suo viaggio attraversando tutta l'Italia, dalla Sicilia al Veneto, dalla Puglia al Piemonte. Siete tutti invitati a partecipare e a cantare insieme a noi! Strumenti: Chitarra, Tamburello, Castagnette.

Ingresso: € 3,- Organizza: Spazio Italia Ingolstad

 

* domenica 15 novembre, ore 11:00-17:00, c/o Kunstraum Wild (Amalienstr. 41/Rgb, München) Wochenend-Matinee della mostra "FINEformART 7"

degli artisti Maria Luisa (Mio) Kupka, Viola Poschenrieder-Schink, Gisela Prokop, László Maczky. Per informazioni: www.fineformart.eu

Organizzatori: Kunstraum Wild, FINEformART

 

* domenica 15 novembre, ore 15:00, c/o Nachbarschaftstreff Theresienhöhe I (Pfeuferstr. 3, München) "La professione del medico". La dott.ssa Valeria Milani spiegherà ai ragazzi la professione del medico. Consigliato per bambini sopra gli 8 anni. Ingresso libero. Si prega di riservare c/o: pomue@gmx.net. Organizza: Pomü (un ponte tra Prato e München) in collaborazione con Caritas München

(C. Cumani, de.it.press)

 

 

 

 

Il film sul ritorno di Hitler nella Germania di oggi

 

Berlibo - “Il film sul ritorno di Hitler nella Germania di oggi, “Er ist wieder da” (Lui è tornato), ha avuto un tale successo commerciale da superare persino “Inside Out” della Pixar. Un risultato eccezionale per la casa di produzione tedesca Constantin Film, che aveva già lanciato il fortunatissimo “Suck Me Shakespeer 2”. In questa commedia surreale tratta dal bestseller di Timyr Vermes (1.4 milioni di copie vendute), Hitler si sveglia nella Berlino contemporanea dopo sessantacinque anni di letargo e senza ricordare assolutamente nulla di quanto accaduto nel frattempo”. A scriverne è Lucia Conti su “IlMitte.com”, quotidiano online diretto a Berlino da Mattia Grigolo.

“Dopo aver registrato con sconcerto il cambiamento profondo della sua Germania l’ex Führer, interpretato dall’attore italo-tedesco Oliver Masucci, conquista l’attenzione dei media e torna ad essere un idolo delle masse, sebbene come personaggio comico.

Tra “Borat” di Sacha Baron Cohen e “Good Bye, Lenin!” di Wolfgang Becker, “Lui è tornato” ha conquistato in appena tre settimane la vetta della top ten tedesca. Il fine dichiarato dal regista, David Wnendt, è quello di presentare Hitler in modo che si possa riderne e a questo proposito molti si sono chiesti se un’operazione del genere fosse opportuna.

In un’intervista rilasciata a The Guardian, Wnendt ha precisato che demonizzare il dittatore dipingendolo solo come un mostro, paradossalmente, lo solleva dalle sue responsabilità storiche, in primis quella dell’Olocausto, mentre la riduzione del mito negativo a figura umana e, perlopiù, ridicola lascia senz’altro aperto il dibattito sulle sue colpe.

Oltre a cercare di convincere il pubblico a ridere del Führer per poterlo in qualche modo neutralizzare, il regista sottolinea con una certa preoccupazione una crescita consistente dei partiti e dei movimenti di estrema destra in tutta Europa. Questo dato reale, insieme al fatto che nel film Hitler torni in auge come leader, getta un’ombra su quella granitica certezza di aver “imparato dalla storia” che la Germania ha maturato, non senza imbarazzo e umiliazioni, dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad oggi.

In poche parole si può dire che la trama affronti in modo spregiudicato il più grande tabù dei tedeschi.

L’operazione, che poteva rappresentare un notevole rischio, si è invece trasformata in un grandissimo successo, almeno al botteghino”. (aise 2) 

 

 

 

 

 

Commemorazione di tutti i Caduti nel cimitero militare Waldfriedhof di Monaco di Baviera

 

Diverse centinaia i Connazionali, che lo scorso 1. Novembre - rispondendo all'invito del Consolato Generale d'Italia  e dei neoeletti Comitati degli Italiani all'Estero di Monaco di Baviera e di Norimberga - hanno preso parte alla Celebrazione della Giornata dell'Unità Nazionale, alla Festa delle Forze Armate e alla Commemorazione di tutti i Santi, dei Caduti e di tutti i Defunti nel cimitero militare Waldfriedhof di Monaco di Baviera. Cerimonie patrocinate da Onorcaduti del Ministero della Difesa.

Così, molti intervenuti, durante la S. Messa, officiata, all'inizio delle tre celebrazioni da Mons. Gabriele Parolin, Direttore della Missione Cattolica Italiana di Monaco sono dovuti rimanere sul piazzale antistante alla Camera Ardente del Cimitero. Significativa – come sempre –  l'Omelia di  P. Parolin, che, dopo aver ricordato i defunti e, in particolar modo i caduti, ha parlato delle beatitudini, definendole modelli di vita, di donazione e di apertura verso il prossimo. E coinvolgenti i canti diretti dall'organista della Missione Lucio Benaglia  ed eseguiti dal Coro italo-tedesco di Unterhaching accompagnato da vari strumenti.

Alle 11:30, però, subito dopo questa prima  parte della cerimonia, lo spazio non è più mancato nel  settore del Cimitero Militare Italiano.  Il verdissimo prato e, anche quest'anno, lo splendido sole autunnale hanno fatto, poi, il resto, riscaldando, i cuori dei presenti, che si sono posti quindi in semicerchio per partecipare alla seconda e alla terza parte della cerimonia, che si sono svolte davanti alla grande croce e, successivamente, dinanzi al Cippo, eretto a ricordo dei nostri caduti.

Breve e conciso il discorso del nuovo Console Generale d'Italia in Baviera, Ministro Plenipotenziario, Dr. Renato Cianfarani, che, dopo aver salutato le Autorità, i Rappresentanti delle Forze Armate, gli Enti, le Associazioni e i  connazionali presenti,  ha ricordato l'importanza della celebrazione della Giornata dell'Unità Nazionale e della Festa delle Forze Armate e del  necessario ricordo dovuto ai caduti che hanno sacrificato  la loro vita per la Patria e per il bene comune e dell'altrettanto doveroso ricordo dovuto a tutti coloro che non ci sono più.

Anche l'intervento della Dr.ssa Daniela Di Benedetto,  Presidente del Comites Monaco, è stato più che eloquente. Dopo i saluti di rito alle autorità in qualità di neoeletta Presidente del Comites di Monaco di Baviera, rivolgendosi al Console Generale, all'Amministrazione, agli  attuali Membri dei Comites e a coloro che li hanno preceduti, alle autorità civili, religiose e militari, ai volontari che operano in favore dei Connazionali e, appunto a tutti i Connazionali presenti, ha ricordato le vittime dei conflitti e la generosità dei  caduti.

Parlando poi dell'attuale emergenza europea, ha insistito sulla necessità di riflettere su quanto accaduto in occasione dei conflitti, in  modo da  poter "capire il senso e l’importanza della nuova Unità nazionale e transnazionale". E concludendo il suo discorso con: "Buona festa dell’Unità nazionale, buona festa della memoria, che sia festa del futuro della democrazia, della giustizia sociale, festa della Pace!".

Infine, dopo questi interventi e dopo l'esecuzione del Silenzio i presenti, con il testa il Ministro Cianfarani si sono recati al Cippo per deporre le Corone in onore dei caduti.  Al termine, dopo alcuni scambi di ricordi e di notizie tra gli intervenuti e alcune foto ricordo, tutti i convenuti abbiamo lasciato questo luogo pieno di memorie... e molti dei presenti –  come sempre –  ci siamo riproposti di ritornarci l'anno prossimo.

Nelle foto che seguono alcuni momenti della cerimonia, alla quale erano presenti, oltre alle persone citate, tra i militari presenti: il Brigadier Generale Armando Fiorito de Falco e Signora, il Colonnello degli Alpini, Enrico Attilio Mattina e le Consorti di alcuni Ufficiali e Sottufficiali, un alto ufficiale tedesco, il Viceconsole Dr. Enrico Ricciardi ex Alpino, che ha coordinato con alcuni collaboratori l'evento, la Dr.ssa G. Gruber, Direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, alcuni membri dei Comites di Monaco e di Norimberga,  la Presidente del Comites di Norimberga A. Ciliberto e l'ins. Silvana Sciacca, Membro dell'Esecutivo del Comites di Monaco, il Corrispondente Consolare, nonché Vicepresidente Vicario delle ACLI Baviera, Dr. F. A. Grasso, il Corrispondente Consolare Comm.  A. Tortorici, la M.A. Venera Rende in Sansone, Assessore per la Scuola e la Gioventù di Karlsfeld e Consorte, il Presidente Onorario delle ACLI Baviera, Cav. G. Rende, l'Imprenditore P. Sotgiu, titolare dell'Agenzia Viaggi Eurostar, i gloriosi Alpini e gli altri ex Combattenti che, puntualmente, ogni anno, onorano la Cerimonia con la loro presenza e tanti, tanti altri...

Ringrazio tutti coloro che vorranno completare questo resoconto, inviando materiali ed eventuali richieste di precisazioni ed integrazioni.  Intanto un ringraziamento particolare alla Presidente del Comites di Monaco, Dr.ssa Di Benedetto per il tempestivo invio del suo discorso, alla Collega Sciacca e al Viceconsole Dr. Ricciardi per i contributi. Fernando A. Grasso, de.it.press         

 

 

 

 

I recenti temi di Radio Colonia

 

Tra Erfurt e Roma (05.11.15)

Erfurt nell'attenzione degli investigatori come centrale operativa del riciclaggio dei soldi della 'ndrangheta. Con investimenti nel cuore di Roma.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/erfurt-rom-ndrangheta-100.html

 

Le parole di Mogol (05.11.15)

Mogol è considerato il più importante autore italiano di canzoni. Con lui abbiamo parlato di onestà, musica italiana, Battisti e di quello che può insegnare ai giovani.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/mogol-songwriter-100.html

 

Scaccomatto all'Occidente (05.11.15)

La fragilità politica e finanziaria dell’Europa raccontata in un thriller scritto da Antonio Maria Costa, economista con una carriera ai vertici delle Nazioni Unite.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/pagine_scelte/buch-schachmatt-antonio-maria-costa-100.html

 

Vatileaks II (04.11.15). Due libri imbarazzanti per il Vaticano in uscita domani e l'arresto di presunte fonti di documenti riservati. Ne parliamo con due vaticanisti.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/vatileaks-fittipaldi100.html

 

Aboliamo il carcere! (04.11.15).Secondo il senatore pd Luigi Manconi non si tratta di una provocazione ma di una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/gefaengnis-manconi100.html

 

Margie Kinsky (04.11.15). È la vita vera quello che fa ridere il pubblico. È il motto della cabarettista italo-tedesca Margie Kinsky ospite a radio Colonia.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tu_per_tu/kabarettistin-kinsky100.html

 

Attore per gioco (04.11.15). Per Denis Moschitto recitare non è un lavoro ma un divertimento. Ma anche il successo richiede i suoi sacrifici.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/al_lavoro/denis-moschitto102.html

 

 

"Transitzonen" o "Einreisezentren"? (03.11.15). Sono i modelli sull'arrivo dei profughi su cui discute e litiga la coalizione di governo. Quali sono le differenze?

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/transitzonen-einreisezentren100.html

 

La rivolta di Bagheria (03.11.15)

Oltre venti arresti a Bagheria per estorsione. Dietro all'importante operazione ci sono decine di imprenditori che hanno detto no al pizzo.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/bagheria-antiracket100.html

 

Chiesa ed emigrazione (03.11.15)- Da mezzo secolo la Chiesa Cattolica accompagna gli italiani in emigrazione che vivono in Europa.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/italmondo/kirche-migration100.html

 

Il Compianto sul Cristo morto (03.11.15). Il gruppo scultoreo di Niccolò dell'Arca è ritenuto il simbolo del Rinascimento bolognese.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/terramia/skulptur-compianto-bologna-100.html

 

La rivincita di Erdogan (02.11.15). Nessuno si aspettava la vittoria schiacciante di Erdogan. L'analisi del voto e delle sue conseguenze di Bernardo Valli.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/erdogan-erfolg100.html

 

Pasolini: i misteri sulla sua morte (02.11.15) - A quarant'anni dall'assassinio, i dubbi restano: delitto sessuale o politico? La testimonianza di David Grieco, amico di Pasolini, tra i primi ad accorrere sul luogo del crimine.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/pasolini-todestag100.html

 

L'addio di Marino (30.11.15). Consiglieri comunali si dimettono in massa e fanno cadere la giunta di Marino. Quale sarà il futuro di Roma? Ne abbiamo parlato con lo scrittore romano Christian Raimo.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/oberbuergermeister-rom-marino-100.html

 

Conti correnti per tutti (30.10.15). Se la bozza di legge passerà, le banche non potranno più rifiutare di aprire un conto corrente. Anche ai senzatetto o ai profughi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/leben-ohne-bankkonto-100.html

 

Malaterra tour (30.10.15). Gigi D'Alessio è in giro per il mondo per presentare "Malaterra", il suo ultimo disco che è anche il titolo di un documentario sulla terra dei fuochi. L'intervista prima del concerto di Colonia.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/saenger-gigi-d-alessio-deutschland-100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli. In onda ogni lunedì e venerdì fra le 19 e le 20

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalenderfreitag100.html

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalendermontag100.html  RC/De.it.press

 

 

 

  

La Presidente dell’Intergruppo di amicizia italo-tedesco incontra il Presidente del Senato tedesco Stanislaw Tillich

 

“L’amicizia fra i due popoli, italiano e tedesco, fondatori dell’Unione Europea, è solida e lo stesso va coltivata ogni giorno. Il compito più urgente è quello di smentire con i fatti chi vuole un’Europa degli egoismi nazionali e della burocrazia elefantiaca. In questa fase, caratterizzata da populismi e dalla recrudescenza della xenofobia, i singoli stati membri sono decisivi nel rilancio (o meno) dell’integrazione europea, all’insegna del perseguimento e della tutela di una armonica diffusione dei diritti, della giustizia, e dell'equità.

 

L’Europa è il più grande risultato conseguito dalla nostra generazione, fatto non solo di libera circolazione delle persone, ma anche di cultura e benessere, al di là delle frontiere. È importante che affrontiamo insieme la sfida di adeguare questa preziosa conquista alle nuove necessità del contesto globale”. Lo ha detto Laura Garavini, Presidente dell’Intergruppo parlamentare di amicizia italo-tedesco, ricevendo il Presidente del Senato tedesco, Stanislaw Tillich, alla Camera dei Deputati.

 

All’incontro hanno partecipato l’Ambasciatore di Germania, Susanne Wasum-Rainer e i componenti dell’Ufficio di presidenza dell'Intergruppo di parte italiana: gli onorevoli Alberto Bombassei, Rocco Buttiglione, Alberto Giorgetti, Marta Grande e Florian Kronbichler. De.it.press 4

 

 

 

 

Grande Concerto d'organo nella Peterskirche di Monaco di Baviera con l'organista italiano Paolo Oreni

 

Sabato 21 novembre 2015 alle ore 20 sul famoso organo Klais della Peterskirche di Monaco di Baviera si terrà un grande concerto d’organo a scopo benefico. La Società Dante Alighieri, in collaborazione con la Comunità Cattolica Italiana di Monaco di Baviera presenterà al pubblico il rinomato organista italiano Paolo Oreni che eseguirà un programma di assoluto interesse. L’organista si è reso disponibile a suonare senza compenso ed ricavato del suo concerto verrà devoluto alla Comunità Cattolica Italiana di Monaco di Baviera.

Insieme a capolavori indiscussi della letteratura organistica come la Toccata e fuga in fa maggiore BWV 540 di J.S.Bach o il primo tempo della Sinfonia per Organo n. 6 di C.M.Widor, verranno presentati anche altri brani meno conosciuti di J.S.Mayr, G.Donizetti, A.Donini e L.Benaglia. Il programma prevede anche un evento speciale: l'ultima parte del concerto sarà costituita da una grande sinfonia organistica che Paolo Oreni improvviserà su alcuni temi che gli verranno sottoposti estemporaneamente. Paolo Oreni è ospite gradito di tutti i maggiori festival organistici ed ha già al suo attivo innumerevoli concerti tenuti su grandi organi nelle più prestigiose sale da concerto e cattedrali, non solo europee. La Süddeutsche Zeitung lo ha descritto come un promettente giovane artista italiano e come un miracolo di abilità, dotato di precisione esecutiva fenomenale. Nato nel 1979 a Treviglio (Bergamo) ha iniziato all’età di undici anni lo studio dell’organo sotto la guida di Giovanni Walter Zaramella presso l'Istituto Musicale "Gaetano Donizetti" di Bergamo. Grazie ai suoi meriti artistici ha vinto numerose borse di studio che gli hanno permesso di perfezionare i suoi studi presso il Conservatorio Nazionale Lussemburghese. Nel 2002 è risultato vincitore al "Prix interrégional-Diplôme de Concert". Ha preso parte a innumerevoli concorsi organistici nazionali e internazionali vincendo premi e menzioni d’onore come nel prestigioso "Ville de Paris".

La Comunitá Cattolica Italiana di Monaco di Baviera é lieta di invitare al prestigioso concerto reso possibile grazie alla collaborazione della Dante Alighieri Gesellschaft, all'aiuto della Parrocchia della Peterskirche e alla disponibilità dell'organista Paolo Oreni. L'organo della Peterskirche è uno dei più belli di Monaco di Baviera e l'organista è un talento riconosciuto a livello internazionale. Per tutte le informazioni logistiche necessarie si può far riferimento alla segreteria della Comunità Cattolica Italiana (www.mci-muenchen.de). De.it.press

 

 

 

 

Volkswagen crolla in Borsa, sospetti anche su Porsche

 

L'Agenzia americana che ha avviato il Dieselgate allarga la sua inchieta: nel mirino anche il Cayenne. Sarebbe un colpo per il nuovo ceo, Mueller, che viene da Porsche proprio per ripulire l'immagine di Vw. Merkel: "Non altera il valore del Made in Germany"

 

MILANO - Non si arresta l'allarme in casa Volkswagen per le ripercussioni derivanti dall'esplosione dello scandalo Dieselgate: oggi il titolo è in forte calo alla borsa di Francoforte. Il titolo della casa tedesca arriva a sciovolare di oltre quattro punti percentuali e infrnange al ribasso la soglia dei 110 euro: le vendite sono alimentate dai timori che possa allargarsi lo scandalo sui motori diesel. Ieri infatti l'Epa, l'Agenzia per la protezione ambientale americana, ha annunciato che in california le violazioni di Volkswagen sarebbero molte di più di quelle scoperte finora e ha allargato le maglie delle sue inchieste. La casa tedesca ha rigettato l'ipotesi di nuove accuse. Angela Merkel, intanto, è tornata a difendere il suo Paese: secondo il cancelliere, il caso Vw non ha intaccato il valore del marchio 'made in Germany': "E' una buona etichetta, quello che è accaduto alla Volkswagen non ha alterato ciò", ha dichiarato a un convegno della Bdi, la Confindustria tedesca, "abbiamo bisogno di trasparenza per superare lo scandalo delle emissioni".

 

La notizia è arrivata a poco più di un mese del maxi scandalo che ha coinvolto il colosso automobilistico tedesco che ha truccato i risultati delle emissioni dei test sui suoi motori diesel: emettevano gas inquinanti 30-40 volte superiori ai limiti. Tra i modelli che sono stati inseriti all'interno della lista ci sono tra gli altri i Suv Touareg di Volkswagen e Cayenne di Porsche e la berlina Audi A6 Quattro.

 

I riflettori, a questo punto, si puntano in particolare sul marchio Porsche: proprio dalla casa sportiva di lusso, infatti, arriva il nuovo amministratore delegato di Volkswagen, Matthias Mueller, chiamato

a fare pulizia del passato dopo l'uscita di Martin Winterkorn. Ebbene, se ora si scoprisse che il malcostume di falsificare i test sulle emissioni fosse ben presente anche nella casa dalla quale proviene l'uomo che deve ripulire Volkswagen, qualche cosa nel rapporto s'incrinerebbe. LR 3

 

 

 

 

Volkswagen e i dittatori, un’amicizia da chiarire

 

Un altro armadio da ripulire, alla Volkswagen. Sporco. Ieri, la casa automobilistica, già nel pieno dello scandalo delle emissioni truccate, ha confermato all’agenzia di notizie tedesca Dpa che sta «valutando l’ingiustizia occorsa» in Brasile durante la dittatura militare 1964- 1985. E che è «all’inizio di una discussione su come raggiungere un accordo» di riparazione per un’accusa che le ha rivolto la Commissione nazionale per la ricerca della verità su quegli anni: di avere collaborato con i militari dell’epoca nell’identificare lavoratori di sinistra e di avere permesso arresti e torture nel suo stabilimento di São Bernardo do Campo. Dodici ex dipendenti brasiliani del gruppo tedesco hanno intentato una causa civile.

L’anno scorso, la Commissione brasiliana ha accertato che molte imprese si resero responsabili di collaborazione con la repressione dei militari. E che fornirono loro nomi e indirizzi di militanti sindacali. Secondo alcune testimonianze, Volkswagen fu tra le imprese più attive nell’abbracciare quella pratica. La Commissione ha citato il caso di un operaio comunista, Lucio Bellentani, che un giorno fu ammanettato in fabbrica, portato nella sala di sicurezza della Volkswagen e lì torturato. Altri furono licenziati e messi in una lista nera a causa della quale non trovarono più lavoro. Gli eredi dell’Auto del Popolo voluta da Hitler avrebbero dovuto stare lontani dai dittatori come dalla peste. Pare che non l’abbiano fatto.

La casa automobilistica tedesca è stata chiamata a chiarire i suoi comportamenti già in febbraio ma solo in settembre avrebbe iniziato a discutere di riparazioni (che potrebbero servire per la costruzione di un memoriale). Storia brutta. Che, se confermata, aggiungerebbe infamia a un gruppo tanto bravo nel fare auto quanto scorretto nel prendere scorciatoie, anche nefaste, per arrivare dove la tecnologia non basta. CdS 3

 

 

 

 

Volkswagen, nuovo ko in Borsa. Nel Dieselgate entrano anche i motori a benzina

 

Il caso delle manipolazioni si estende ad altri veicoli e tipologie di emissioni, Porsche e Audi sospendono le vendite di Suv negli Usa. Il ministero tedesco: coinvolti anche 90mila veicoli a benzina. Vendite sul listino di Francoforte: -9,5%

 

MILANO - Nuova giornata da kappaò per Volkswagen sulla Borsa di Francoforte, dopo l'ammissione di nuove irregolarità nelle emissioni di Co2 per altri 800mila veicoli. Il titolo privilegiato della casa tedesca arriva a cedere quasi nove punti percentuali, scivolando verso la soglia psicologica di 100 euro e spingendo di fatto in rosso l'inteo Dax30 di Francoforte, con tutte le altre case automobilistiche quotate come Bmw e Daimler. Stessa dinamica per le azioni ordinarie. A chiusura della giornata di Borsa, Moody's ha tagliato il rating della casa tedesca ad A3, da A2, per i "rischi crescenti per la reputazione e gli utili futuri" creati dalle nuove irregolarità riscontrate sui consumi e le emissioni di Co2 di alcuni veicoli.

 

Dello scandalo Volkswagen, nel frattempo è tornata a occuparsi anche la politica: secondo il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, la società ha "il dovere di chiarire in piena trasparenza" le nuove irregolarità emerse relative ai valori delle emissioni di Co2. Tuttavia, il governo è convinto che anche in presenza di un ampliamento delle dimensioni del dieselgate, il buon nome del made in Germany non è in discussione. A preoccupare gli investitor, però, è la possibilità che adesso intervenga anche l'Ue che ha il potere di sanzionare i produttori che non rispettano i limiti di emissioni.

 

Ieri sera il gruppo di Wolfsburg ha annunciato di aver riscontrato irregolarità su circa 800mila veicoli diesel ulteriori rispetto a quelle già emerse dall'inizio dello scandalo "dieselgate": una prima stima ha valutato in circa 2 miliardi i costi derivanti dalle nuove irregolarità. Fino ad ora sono stati accantonati 6,5 miliardi, che hanno portato il bilancio trimestrale in rosso per la prima volta da quindici anni. Oggi il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindts, in Parlamento ha spiegato che sono circa 98mila le auto a benzina sulle 800mila totali Volkswagen che hanno evidenziato irregolarità sul livello di emissioni di Co2.

 

Il consiglio di sorveglianza del gruppo si è detto "profondamente preoccupato" per i nuovi riscontri. La consociata nordamericana di Porsche, intanto, ha deciso di sospendere la vendita del Suv Cayenne. La decisione deriva dalle nuove accuse dell'Epa, l'agenzia Usa a protezione dell'ambiente, mosse alla Volkswagen, secondo le quali gli impianti di manipolazione dei dati sugli scarichi sarebbero relativi anche a motori di grossa cilindrata. I sistemi sarebbero dunque stati installati anche su motori utilizzati da alcuni modelli Porsche e Audi. La stessa casa degli anelli ha deciso di sospendere le vendite dei modelli A6, A7, A8, Q5 e Q7. A questi si aggiunge la Volkswagen Touareg LR 4

 

 

 

 

Italiani all’estero: presenti

 

I Connazionali all’estero, che hanno mantenuto la loro originaria cittadinanza, sono poco più di quattro milioni. Quindi, una fitta schiera d’umanità che continua a mantenere contatti con la madre Patria. Non solo per rapporti di parentela, ma anche per interessi concreti che, nonostante i tempi difficili, sono presenti nel Bel Paese.

Certo è che le incoerenze nei confronti della nostra Comunità d’oltre frontiera ci sono ancora tutte. Come se il suo status non facesse parte della realtà nazionale.  Ora, sulla questione desideriamo tornare per evitare, come spesso ancora accade, che l’Italia del XXI Secolo sia annoverata solo come Paese delle immigrazioni drammatiche.

 La pubblica opinione, anche al tramonto di questo 2015, è assai più informata sulle problematiche di chi, dall’altra sponda del Mediterraneo, cerca in Europa una nuova dimensione di pace e di sopravvivenza, Però, il detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” non deve trovare accoglimento passivo nei confronti degli italiani nel mondo. Sarebbe troppo comodo e, politicamente, inqualificabile.

 C’è da rivedere, ma sul serio, i profili della “rappresentatività”. In tutte le sue forme normative. Del resto, il Potere Legislativo continua a tener conto, solo marginalmente, delle esigenze socio/economiche degli italiani d’oltre confine. Riteniamo che il tempo delle “promesse” sia terminato. Con la conseguente rivalutazione del ruolo degli italiani all’estero nelle questioni nazionali.

 Una volta sistemati, ma sul serio, gli obiettivi della “rappresentatività”, c’è da riscoprire quello della loro “partecipazione” attiva. Ci sarà qualcuno, più coerente degli altri, intenzionato a offrire spessore al nostro dire?

Ciò che, in ogni caso, ci preme è che sia messa la parola “fine” alla ridda di promesse disattese che la nostra Comunità nel mondo non intende continuare a subire passivamente. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Terre incolte ai rifugiati? Dagli Usa commenti e complimenti. Dall’Italia derisione e insulti

 

Premessa inevitabile: scrivo, una volta al mese, un commento sul New York Times , dove mi presentano come columnist del Corriere della Sera. Stavolta, sul Corriere , vorrei raccontare cos’è successo dopo un pezzo uscito ieri sul New York Times .

Il titolo è questo: «Let Refugees Settle Italy’s Empty Spaces», lasciate che i migranti s’insedino negli spazi vuoti dell’Italia. L’idea è semplice, e viene da lontano.

 

Nell’impero romano si chiamava «centuriazione»: la pratica prevedeva l’assegnazione di terre incolte ai veterani dell’esercito, che si tenevano occupati e si rendevano utili. In Italia potremmo fare qualcosa di simile coi rifugiati, proponevo. Se lavorassero, e aiutassero a recuperare il territorio del Paese che li accoglie, verrebbero visti in una luce diversa.

 

È vero: gli uomini e le donne che oggi arrivano sulle nostre coste non hanno combattuto alcuna guerra per l’Italia, ma stanno fuggendo da conflitti, povertà e regimi autoritari. E hanno le giuste competenze: i migranti più istruiti si recano in Germania e nel Nord Europa; chi resta in Italia è spesso agricoltore, costruttore, artigiano. E ci sono zone d’Italia dove queste competenze servirebbero. Aree che si stanno spopolando: in Abruzzo, in Molise, in Sardegna.

 

La reazione? Interessante. Dall’estero, complimenti: «Almeno ha avuto un’idea!», mi hanno scritto. In particolare dagli Usa, dove chiunque, davanti a un problema, offra una soluzione, viene apprezzato. «La Gran Bretagna utilizzò il sistema nel XVII secolo: affrontò i ribelli americani con soldati reclutati nell’Europa di lingua tedesca, offrendo loro terre. Sembra che le buone idee non muoiano mai», scrive Robert Wuetherick (rwuetherick@ hotmail.com).

 

Dall’Italia, derisione e insulti. C’è chi boccia la mia idea come neocolonialismo (@Pablo4moors), chi mi consiglia di colonizzare l’Antartide (@claudiozisa), chi di rivolgermi a un ospedale psichiatrico (@The_James_Cook). Qualcuno suggerisce di occupare le stanze di casa mia, se proprio ci tengo (@ManuelCasu). Molti mi accusano di voler colonizzare la Sardegna, che amo moltissimo, e di cui conosco le difficoltà.

Che dire? La prossima volta mi lamenterò e protesterò. Chissà quanti applausi. di Beppe Severgnini CdS 5

 

 

 

 

 

 

In Commissione Esteri della Camera il rinnovo dei Comitati permanenti

 

Fabio Porta (Pd, ripartizione America meridionale) confermato presidente del Comitato sugli italiani nel mondo e la promozione del Sistema Paese

 

ROMA – Nell'ambito delle procedure di rinnovo delle Commissioni parlamentari permanenti, in Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati il presidente Frabizio Cicchitto ha segnalato l'istituzione tra i Comitati permanenti di un nuovo Comitato sugli italiani nel mondo e la promozione del Sistema Paese. Confermato alla sua presidenza Fabio Porta, deputato del Pd eletto nella ripartizione America meridionale, mentre il vice presidente sarà Edmondo Cirielli (Fdi- An) e segretario Fucsia Fitzgerald Nissoli (Pi-Cd, eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale).

Il nuovo Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del Sistema Paese risulta di seguito così composto: per il gruppo Area Popolare Paolo Alli; per il gruppo Forza Italia – Popolo della Libertà Bruno Archi e Guglielmo Picchi (ripartizione Europa); per il gruppo Fratelli d'Italia – Alleanza Nazionale Cirielli; per il gruppo Lega Nord e Autonomie Gianluca Pini; per il gruppo Misto Renata Bueno (ripartizione America meridionale); per il gruppo Movimento 5 Stelle Daniele Del Grosso, Alessandro Di Battista e Carlo Sibilia; per il gruppo Partito Democratico Vincenzo Amendola, Gianni Farina (ripartizione Europa), Marco Fedi (ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), Laura Garavini (ripartizione Europa), Francesca La Marca (America settentrionale e centrale), Fausto Raciti, Marina Sereni, Roberto Speranza e Alessio Tacconi (ripartizione Europa); per il gruppo Per l'Italia – Centro Democratico Nissoli; per il gruppo Scelta Civica per l'Italia Giuseppe Stefano Quintarelli; per il gruppo Sinistra, Ecologia e Libertà Arturo Scotto.

Sono stati anche istituiti i Comitati permanenti sulla riforma delle strutture istituzionali della politica estera dell'Italia; sull'attuazione dell'Agenda 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile; sulla politica estera; sulle relazioni esterne dell'Unione europea. (Inform 5)

 

 

 

 

 

Elezioni in Turchia. Il trionfo di Erdogan che spiana la strada al presidenzialismo

 

E così Recep Tayyip Erdogan ce l’ha fatta. La repressione di stampa, oppositori e intellettuali critici ha pagato. Così come il clima di tensione e i sanguinosi attentati degli ultimi mesi. Il suo partito Akp ha conquistato la maggioranza assoluta.

 

Tutti gli altri tre partiti che alle elezioni dello scorso giugno avevano superato la soglia di sbarramento del 10% non sono andati bene, perdendo voti a vantaggio dell’Akp. È uscito sconfitto il Chp di centro sinistra, ha perso la destra estrema del Mhp e ha perso soprattutto l’Hdp, il partito democratico dei popoli che ha ceduto una fetta considerevole dei suoi voti (circa il 3%) presi nelle scorse votazioni proprio a vantaggio dell’Akp. Perché anche molti curdi hanno preferito votare per la stabilità “imperiale” di Erdogan piuttosto che per l’Hdp.

 

Ora Erdogan ha in mano le chiavi non solo del Parlamento, ma del Paese. A questo punto la revisione costituzionale che permetterà di trasformare la Turchia in un regime presidenziale è non solo possibile, ma nell’ordine delle cose.

 

Scontro intra curdo: Hdp contro Pkk

Alla sconfitta dei curdi “moderati” ha contribuito anche lo scontro sotterraneo, ma forte, tra l’Hdp e il Pkk, il partito armato che continua a riconoscersi nel suo leader prigioniero, Abdullah Ocalan. Ocalan non ha evidentemente gradito la linea di Demirtas, uomo alla guida dell’Hdp che si è opposto duramente a Erdogan, colui che aveva intrapreso una lunga trattativa proprio con Ocalan.

 

Trattativa conclusa nel 2013 e fatta saltare proprio questa estate da Erdogan e che si sostanzia nella formula: autonomia amministrativa (delle regioni curde) in cambio di voti.

 

Paradossalmente dopo la rottura delle trattative e dopo la ripresa dei bombardamenti turchi sulle basi del Pkk in Siria e in Iraq molti elettori turchi che, pur non essendo necessariamente di etnia curda, avevano votato per l’Hdp, hanno scelto l’Akp. È probabile che, abbastanza a torto, abbiano ritenuto l’Hdp una semplice emanazione del Pkk.

 

Erdogan e l’appello alla stabilità che conquista

La cosa che risalta in modo evidente è che l’appello alla stabilità di Erdogan ha fatto breccia sia a destra sia a sinistra: solo così si possono spiegare le flessioni dei tre partiti concorrenti. L’Akp ha riscosso consensi a destra grazie alla sua politica nazionalista, anticurda e repressiva di una stampa che rifiutava di allinearsi. E ne ha riscossi a sinistra, sfruttando la stanchezza, il terrore di molti elettori curdi delle zone orientali del Paese, vessati da coprifuoco continui, da azioni di commando armati filogovernativi e dall’insicurezza dilagante.

 

Risalta poi la continua diminuzione di consensi del Chp che ormai non riesce più a trovare le parole d’ordine, le alternative di governo alla linea dell’Akp.

 

L’Hdp è certamente riuscito a superare lo sbarramento e a spedire una pattuglia di parlamentari nel nuovo parlamento. E questa rappresenterà la sola vera opposizione allo strapotere di Erdogan.

 

Poiché la propaganda, la repressione l'appello alla stabilità non sembrano di per sé ragioni sufficienti a spiegare il successo di Erdogan rimane il sospetto che non tutto in queste elezioni sia andato correttamente: le opposizioni conculcate e quasi ammutolite, i troppi seggi spostati in zone controllate dai militari, la stessa stupefacente rapidità dello scrutinio, l’insistere ossessivamente su bisogno di sicurezza e di stabilità hanno certamente influito, ma, crediamo, non sostanzialmente determinato un risultato sorprendente per lo stesso Akp.

 

Ankara più lontana dall’Ue

Quello che è certo che ora Erdogan ha in mano non solo le chiavi del potere interno, ma può anche rilanciare la sua politica estera che pareva del tutto fallita. Con la forza dei risultati, la Turchia potrà far valere il suo peso nella trattativa sulla Siria e nei rapporti con i curdi dell’Iraq, legati economicamente e diplomaticamente alla Turchia.

 

Ma se sul dossier siriano la voce turca si farà sentire, il futuro del dossier europeo è molto più dubbio. La Turchia che esce da queste elezioni sembra infatti allontanarsi non solo dall’Unione europea, ma dallo stesso Occidente. Ma questo è un problema che si presenterà in futuro. Per ora Erdogan è il vincitore assoluto. Il sultano è tornato sul trono.

Marco Guidi, giornalista esperto di Medio Oriente e Islam, AffInt 2

 

 

 

 

Parigi si sente assediata e sospende il patto Schengen

 

La Francia annuncia il ripristino dei controlli alle proprie frontiere per trenta giorni - di Massimo Nava

 

Nel giorno in cui la Francia annuncia il ripristino dei controlli alle proprie frontiere per trenta giorni, come misura d’emergenza transitoria in vista della conferenza internazionale dell’Onu sul clima (Parigi, 30 novembre - 11 dicembre), l’ex presidente della Commissione europea Jacques Delors pubblica una tribuna su Le Monde per ricordare il significato autentico del trattato di Schengen.

Spesso percepito nell’opinione pubblica come un «colabrodo» da sospendere alla prima avvisaglia d’invasione o di pericolo per la sicurezza (dai terroristi ai black bloc, dai profughi alle tifoserie), il trattato dovrebbe in realtà favorire una più forte collaborazione fra polizie per il controllo delle «frontiere» europee esterne e non interne fra i singoli Paesi membri. È stato concepito per migliorare gli scambi e la circolazione di quattrocento milioni di europei. Per questo lo spazio Schengen si è allargato, comprendendo anche Paesi che non fanno parte dell’Unione. Gli strumenti di controllo degli ingressi illegali e d’identificazione esistono e dovrebbero funzionare in stretta collaborazione fra governi. Tornare indietro avrebbe un costo economico catastrofico e non risolverebbe il problema, come ricorda Delors.

Intanto la Francia sospende. Lo fa in vista di un importante avvenimento, come del resto hanno fatto in passato altri Paesi che hanno alzato barriere per il G8 o per manifestazioni sportive. E come hanno deciso recentemente Germania, Austria, Slovenia, per fronteggiare la crisi dei migranti, fino ai fili spinati in Ungheria.

L’impressione è che si mescolino rischi e problematiche diverse. Le polemiche politiche favoriscono gli equivoci. I black bloc o le tifoserie aspettano un momento-vetrina, con conseguenze purtroppo note. È giusto ristabilire filtri e misure di sicurezza temporanee. Il ristabilimento dei controlli come misura d’emergenza è anche previsto dal trattato, ma ha offerto il pretesto per costruire nuovi muri e per respingere. Proprio la Francia, con i suoi gendarmi schierati a Ventimiglia, offrì il poco nobile spettacolo di un dolente bivacco d’immigrati sugli scogli.

L’invasione di profughi è un fenomeno permanente con cui l’Europa dovrà fare sempre più i conti. Tutta insieme, anziché in ordine sparso, come sta avvenendo ora, lasciando soli i Paesi più esposti. Il dispositivo di ricollocamento è rimasto sulla carta. È di ieri, la valutazione della Commissione europea sui flussi migratori: tre milioni entro il 2017, sempre che le aree di conflitto non si estendano ancora di più.

Schengen non è solo un trattato. È un progetto alla base della costruzione europea. Va maneggiato con cura. Non è il problema, come si sente dire, ma la soluzione. Non va sospeso, ma rafforzato perché funzioni meglio. CdS 7

 

 

 

 

Usa 2016. Democratici tutti con Hillary, repubblicani tutti contro Trump

 

A cento giorni dall’inizio delle primarie, con le assemblee dello Iowa il 1° febbraio, e a poco più d’un anno dall’Election Day, fissato per l’8 novembre, le campagne democratica e repubblicana vivono due momenti totalmente diversi.

 

Fra i democratici, Hillary Rodham Clinton ha straordinariamente rafforzato, nel giro di dieci giorni, il suo ruolo di favorita, al punto da figurare ora quasi come ‘candidata unica’. Fra i repubblicani, invece, il plotone degli aspiranti alla nomination resta nutrito - sono ben 15 - e molto sgranato nei sondaggi.

 

E comincia a delinearsi una mobilitazione di partito per frenare la corsa in testa del repubblicano Donald Trump: lo showman e magnate dell’immobiliare continua a inimicarsi fette dell’elettorato non indifferenti, come donne e ispanici, compiacendo qualunquisti e populisti (quelli che alle urne poi non ci vanno).

 

Democratici: la candidata c’è

La posizione di Hillary, che pareva vacillante, è stata successivamente rafforzata da tre fatti. Primo. la sua prestazione nel dibattito televisivo da cui è uscita vincitrice, anche grazie all’onestà intellettuale del suo principale rivale, il senatore del Vermont Bernie Sanders, un indipendente ‘socialista’, che ha smontato le polemiche contro l’ex first lady agitate dai repubblicani (“Basta con ‘sta storia delle email - ha detto -: parliamo di ciò che interessa gli americani, parliamo dei 27 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà”).

 

Secondo: la decisione del vice-presidente Joe Biden, forse pure influenzata dalla sua performance televisiva, di non scendere in lizza.

 

Terzo: la calma e convincente testimonianza resa per 11 ore davanti alla Commissione d’Inchiesta del Senato sui fatti dell’11 settembre 2011, quando lei era segretario di Stato. Quelli che costarono la vita all’ambasciatore Usa in Libia Christophere Stevens e ad altri cittadini americani.

 

Sia nel dibattito che di fronte alla Commissione d’Inchiesta, Hillary è parsa molto presidenziale, fugando alcuni dubbi sulla sua tenuta insinuatisi durante l’estate. In lizza con lei, oltre a Sanders, troppo a sinistra per essere candidabile, resta solo un comprimario, l’ex governatore del Maryland Thomas O’Malley.

 

Con una punta d’invidia, il politologo repubblicano Fergus Cullen constata: “In due settimane, Hillary s’è trasformata da incerta battistrada in candidata quasi sicura”, da ‘ferro vecchio’ usurata dalla politica e dalle polemiche a indomita combattente.

 

La situazione non è però senza rischi, per la Clinton e per i democratici: senza Biden in campo, Hillary dovrà continuare a logorarsi facendo la corsa in testa, unico bersaglio di tutti gli attacchi; e se lei ‘fora’, o inciampa in qualche scheletro nell’armadio o in quella nemica perfida che è l’antipatia che suscita in parte dell’elettorato, i democratici non hanno una ruota di scorta pronta.

 

Repubblicani: candidato cercasi

Diversa, se non opposta, la situazione fra i repubblicani: c’è una pletora di aspiranti alla nomination e, in testa alla corsa, ci sono i campioni dell’anti-politica che il partito giudica votati alla sconfitta nelle elezioni.

 

Intanto, al Congresso i deputati gettano benzina sul rogo del qualunquismo, non riuscendo a decidere chi debba essere il nuovo speaker, dopo le brusche dimissioni di John Boehner, esasperato dalle divisioni intestine e dagli attacchi degli iper-conservatori e del Tea Party.

 

Le difficoltà di Jeb Bush, non solo nei sondaggi, ma anche economiche, indeboliscono la convinzione che alla fine l’ex governatore della Florida, il candidato preferito dall’establishment, riesca a emergere come vincitore: gli ci vuole un colpo d’ala alla Clinton - il terzo dibattito televisivo gliene offre l’opportunità a breve.

 

Campagna anti-Trump

E così c’è chi si mobilita per organizzare almeno una campagna anti-Trump, nel tentativo d’evitare che i danni fatti da ‘pel di carota’ Danny diventino irreparabili.

 

Secondo The Club for Growth, influente gruppo conservatore basato a Washington, che ha speso un milione di dollari in annunci contro Trump, recenti sondaggi nello Iowa mostrano che la leadership dello showman s’indebolisce. E molti pensano che la sua ascesa sia in stallo, che la sua corsa si sia fermata. Anche qui, il dibattito sarà una cartina di tornasole.

 

Secondo Fred Malek, un donatore repubblicano citato dall’Associated press, “a questo punto non c’è una singola alternativa a Trump”: nessuno dei presunti tenori repubblicani, come i senatori Marco Rubio e Ted Cruz o il governatore Chris Christie, senza dimenticare Bush, va in doppia cifra nei sondaggi.

 

Ci vorrebbe il balzo in avanti di qualcuno, magari al prossimo dibattito. Perché, se no, l’avversario di Trump è Ben Carson, un ex neuro-chirurgo nero, iper-conservatore e senza esperienza politica, che nei sondaggi si attesta attorno al 20% e che è capace d’attirare fondi.

Un po’ come saltare dalla padella sulla brace.

Giampiero Gramaglia, consigliere per la comunicazione dello IAI. AffI27

 

 

 

 

 

Regione siciliana. Nasce la nuova Giunta Crocetta

 

PALERMO - Come annunciato nei giorni scorsi, il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta ha nominato i componenti della Giunta regionale sulla base di un rapporto di collaborazione leale con i partiti e le formazioni politiche della coalizione, a livello regionale e nazionale.

All' interno della composizione della Giunta ci sono anche alcune competenze tecniche confermate tra gli assessori uscenti.

 Questa la nuova Giunta: Mariella Lo Bello Vicepresidente, Assessore per le attività produttive (presidente); Antonello Cracolici  assessore per l'agricoltura, sviluppo rurale e della pesca mediterranea – Pd; Giovanni Pistorio assessore per le infrastrutture e la mobilità – centristi; Maurizio Croce assessore per il territorio e ambiente - Sicilia futura; Cleo Li Calzi assessore per il turismo, sport e spettacolo (presidente); Baldo Gucciardi assessore per la salute – Pd; Gianluca Miccichè assessore per la famiglia, politiche sociali e lavoro – centristi; Alessandro Baccei Assessore per l'economia – Pd; Carlo Vermiglio assessore per i beni culturali e l'identità siciliana  - centristi; Vania Contrafatto assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità – Pd; Bruno Marziano assessore per l'istruzione e la formazione professionale- Pd; Antonio Fiumefreddo - Assessore delle autonomie locali e funzione pubblica – Pd.

Il presidente della Regione Crocetta convocherà per dopodomani un incontro con i partiti della coalizione per sottoscrivere il documento di intesa programmatica di fine legislatura. Il presidente confida che “la nuova composizione del governo possa facilitare il dialogo con tutto il Parlamento, attraverso un patto di intesa con tutte le forze della coalizione, con rispetto e lealtà nei confronti delle opposizioni che sono chiamate a condividere il processo di riforme urgenti delle quali ha bisogno la Sicilia, in una fase che vede per la prima volta dopo 7 anni un incremento del Pil dello 0,4 % e una previsione per il 2016 dell'1%, segno che delle azioni importanti sono state fatte negli ultimi tre anni”. “E' il momento del coraggio, del cambiamento, - dice Crocetta - per rinnovare profondamente la politica, verso un nuovo sviluppo della Sicilia. Il nuovo governo – conclude - deve darsi tre obiettivi principali  : semplificare e sburocratizzare, aiutare le imprese, combattere la disoccupazione”. (Inform)

 

 

 

 

L’anno che verrà

 

Tra poche settimane, l’anno terminerà. Il 2015 sarà ricordato come il confine di una transizione che servirà al Paese per risollevarsi dalla crisi socio/politica che ci perseguita d’almeno un quinquennio. Il 2016, anno bisestile, dovrebbe nascere con un Paese in procinto d’iniziare la “ripresa”.

 Le premesse, per obiettività, non mancano; però, restiamo ancora in cauta osservazione a proposito degli eventi che si presenteranno prima del 31 dicembre prossimo. Dato che l’Esecutivo sembra intenzionato a mantenere alcune promesse fondamentali per ridare alla Penisola fiducia nel futuro. Almeno quello prossimo.

 Se Renzi avrà ragione per la sua manovra, allora potremo intravedere gli effetti positivi per il 2016. Anno che dovrebbe preparare il Paese per le elezioni politiche generali con una nuova normativa che andrà a riconoscere un Potere Legislativo assai differente di quello che ci ha accompagnato dal varo della Repubblica.

Al momento, non siamo nelle condizioni d’essere oggettivamente ottimisti, ma neppure caparbiamente pessimisti. L’Italia sembra avviata sulla strada della “ripresa”; anche se i segnali d’incongruenza ancora ci sono e neppure tanto marginali.

 Gli aspetti nodali della questione nazionale sono sempre delicati e in equilibrio instabile. Però, non sono venuti meno i segnali che ci fanno propendere per tempi migliori. Se, per il passato, non ci siamo trovati sempre in sintonia con chi è stato alla guida politica del bel Paese, oggi riteniamo di poterci concederci un cauto ottimismo basato su dati ufficiali che confermano segnali di ripresa per il nostro Paese.

Ora c’è solo d’attendere l’evoluzione dei fatti e dei correlati seguiti politici che ne deriveranno. Le possibilità per rivedere la luce sono assai più plausibili che per il passato e di ciò prendiamo, diligentemente, atto.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

L'ok di Bruxelles, ma per la sinistra pd Renzi è centrista

 

Bruxelles e l'Istat sono d'accordo nel fornire un quadro positivo dell'andamento dell'economia italiana assolutamente in linea con le stime del governo contenute nella legge di stabilità. Ma al di là dei dati macroeconomici che vedono perfino i consumi delle famiglie in crescita e la disoccupazione in calo, ciò che da la misura di una inversione di tendenza consolidata è il giudizio di un superfalco come il vicepresidente della commissione europea con delega all'economia. Secondo Valdis Dombrovskis, infatti, "la ripresa in Italia è sempre più autosufficiente" e dipende sempre meno da fattori contingenti ed esterni come il calo del prezzo del petrolio, il cambio euro dollaro o la politica monetaria della Bce. In altre parole la ripresa dell'economia italiana deriva ormai dalle riforme strutturali del governo. Un giudizio che presuppone una promozione da parte di Bruxelles della manovra economica di Renzi e Padoan, verdetto che arriverà il 16 di questo mese. Se il quadro europeo sorride al presidente del consiglio, in Italia il panorama è meno favorevole. Non è tanto la miniscissione dei tre parlamentari della sinistra Pd che di fatto erano da mesi ai margini del partito democratico. Quanto la resistenza dei Governatori e di quella parte (la più consistente) della sinistra dem che rimane nel partito. Dopo lo strappo di Chiamparino di due giorni fa, in realtà i Governatori sembrano divisi nettamente in due. Da una parte il giudizio positivo sul metodo e in parte anche sul merito delle proposte del governo che ha dato lo stesso Governatore del Piemonte dopo l'incontro con il governo. Dall'altra, come era prevedibile e naturale, il giudizio assolutamente negativo di quei Governatori come Maroni e Toti che appartengono all'opposizione. Ora i Governatori cercano un difficile accordo tra loro per poi tornare alla carica con Renzi, soprattutto sul terreno della Sanità. Contemporaneamente la sinistra del Pd di Cuperlo e Speranza ha presentato una serie di emendamenti alla legge di stabilità su cui sarà difficile mediare. La sinistra dem non si oppone all'abolizione della tassa sulla prima casa, ma vuole che rimanga per gli immobili di particolare pregio. Senza una profonda e trasparente revisione degli estimi catastali è però difficile evitare distorsioni a vantaggio dei furbetti che abitano in case di lusso accatastate come popolari o non di pregio. Un altro emendamento è quello che vuole ripristinare a 999 euro la soglia massima per i pagamenti in contante. Ed è difficile dare torto a chi dice che i tremila euro previsti nella legge di stabilità sono un incentivo alla piccola ma diffusissima evasione fiscale e un passo indietro che rappresenta un pessimo segnale. Un regalo di Renzi ai centristi di Alfano, come segnalava giorni fa il ministro Franceschini. E infatti l'ex capogruppo del Pd alla Camera Speranza ha sottolineato che la legge di stabilità, soprattutto con l'abbassamento della quota contante, è una legge più da Partito della Nazione che da Partito democratico di centrosinistra. GIANLUCA LUZI, LR 5

 

 

 

 

L. stabilità, Corte dei Conti: "Lascia nodi irrisolti, da contratti pubblici a pensioni"

 

La legge di stabilità 2016 ''lascia sullo sfondo nodi irrisolti (clausole, contratti pubblici, pensioni) e questioni importanti (quali un definitivo riassetto del sistema di finanziamento delle autonomie territoriali)''. Lo afferma il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Nel complesso, secondo la Corte dei conti, le misure proposte con la legge di stabilità ''sembrano rispondere a un disegno preciso: potenziare i segnali di ripresa riconducibili a una crescita della domanda interna, concentrando l'utilizzo delle limitate risorse disponibili (al netto di quelle necessarie a disinnescare le clausole di salvaguardia) sul rafforzamento della domanda delle famiglie e sulla riduzione degli oneri che gravano sul mondo delle imprese dando, per questa via, impulso alla ripresa dell'occupazione''. In tema di investimenti infrastrutturali, invece, si mira a ''interromperne il progressivo calo, orientando le risorse su quelli su cui è possibile (e necessario) attivare il concorso europeo''. Una scelta di politica economica che, osserva Squitieri, ''utilizza al massimo gli spazi di flessibilità disponibili, riducendo esplicitamente i margini di protezione dei conti pubblici''. Nel percorso programmatico di finanza pubblica permangono, tuttavia, ''aspetti critici che attengono innanzitutto alla tenuta del quadro di riferimento per i prossimi anni''. L'allentamento della correzione di bilancio, ricorda la magistratura contabile, ''secondo il Governo non pregiudicherebbe, infatti, un rientro del disavanzo di dimensioni significative''. Un contenimento che, prosegue la Corte dei conti, ''consentirebbe una messa in sicurezza dei conti rispetto all'originale parametro di Maastricht e rappresenterebbe, per questa ragione, un elemento rassicurante per i mercati''. Un risultato che trova conferma anche nelle previsioni di finanza pubblica dei centri di ricerca ma che ''sconta il carattere temporaneo di alcune coperture e il permanere di clausole di salvaguardia rinviate al futuro''. Un loro riassorbimento, nel 2017 e nel 2018, ''richiederà la individuazione di consistenti tagli di bilancio o aumenti di entrate sia pur resi meno onerosi dai benefici di una maggiore crescita''.

"Aumento iva andava rimodulato non annullato" - L'incremento dell'Iva, sterilizzato dalla legge di stabilità 2016, non doveva essere annullato ma sottoposto a un intervento più articolato, ''riguardante ad esempio un articolato intervento sulle aliquote e sulla struttura stessa'' dell'imposta. ''Nonostante la riduzione della spesa già scontata nel tendenziale sia impegnativa - osserva la magistratura contabile - le condizioni economiche avrebbero potuto consigliare l'adozione di interventi sulla spesa fiscale (riguardanti ad esempio un articolato intervento sulle aliquote Iva agevolate o sulla stessa struttura delle aliquote Iva) eventualmente attutiti (ma non annullati) con misure di sgravio''. Secondo Squitieri, il rinvio, ''pur trovando la propria ragione nella opportunità di un ridisegno organico o nella necessità di non indebolire l'impulso che può venire da una riduzione fiscale, non consente di avvantaggiarsi di un momento favorevole anche alla luce della limitata dinamica dei prezzi che potrebbe permettere di contenere la spesa''. L'onere dell'aggiustamento, sottolinea la Corte dei Conti, ''verrebbe a gravare, prevalentemente, sulle Amministrazioni locali, con ripercussioni negative sulla qualità dei servizi''.

"Tassazione immobili senza fisionomia, attenzione" - La tassazione che riguarda gli immobili risulta ancora senza una fisionomia definita e richiede una particolare attenzione''.

"Risorse sanità aumentano solo di 500 mln" - L'incremento delle risorse per la sanità previsto dalla legge di stabilità 2016, al netto degli 800 milioni di euro necessari per l'adeguamento delle prestazioni ai nuovi Lea, ammonta ''solo'' a 500 milioni di euro. Adnkronos 3

 

 

 

 

Pmi, la forza motrice della crescita

 

Una forza motrice per la crescita. Anche se il terreno economico degli ultimi anni ha reso il loro sviluppo molto difficile, le piccole e medie imprese, Pmi, dominano non solo il contesto economico europeo, ma anche quello asiatico.

 

Le Pmi nell’economia globale

Secondo il rapporto annuale della Commissione europea, nel 2014 9,9 aziende europee su dieci sono Pmi; esse impiegano due dipendenti su tre e producono 58 centesimi per ogni euro di valore aggiunto. Inoltre, più della metà delle Pmi europee ha aspettative di crescita economica, mentre solo una su dieci crede che il proprio fatturato diminuirà.

 

L’Italia annovera circa 200 mila Pmi e il 17,6% delle micro imprese europee. Nelle Micro Pmi italiane trova impiego l’81% dell’occupazione totale e si produce il 71,3% del valore aggiunto.

 

Rilevante è anche il contributo in termini di esportazioni, circa il 54% del totale. Secondo il rapporto annuale dell’Asian Development Bank (ADB), le Pmi rappresentano il 96% delle imprese, forniscono il 62% dei posti di lavoro e il loro contributo al Pil è intorno al 42%.

 

Pmi e accesso al credito

Tuttavia, sia in Italia che in Europa, ma anche in Asia, lo sviluppo delle Pmi viene ostacolato da un accesso limitato ai finanziamenti dovuto ad una bassa propensione degli istituti di credito a erogare loro prestiti.

 

Secondo l’ADB, anche se le Pmi della regione hanno contribuito alla crescita economica, lo scarso accesso al credito ha visto diminuire il loro potenziale contributo allo sviluppo. Questo trend si riscontra anche in Europa, dove nel 2014, il 14% delle Pmi annovera tra i cinque ostacoli allo sviluppo uno scarso accesso al credito.

 

Tuttavia, diversamente dall’Asia, sebbene nel 2013 le Pmi europee abbiano registrato un aumento del valore del 1,1%, la positività di questo risultato è temperato da un generale rallentamento rispetto al 2012 e al 2011, quando si era rispettivamente registrato un aumento dell’1,5 % (2012) e del 4,2% (2011). Inoltre nel 2013, non solo il numero delle Pmi europee si è ridotto dello 0,9%, ma anche le persone impiegate da quest’ ultime sono diminuite dello 0,5%.

 

Tale trend risulta tuttavia molto più grave in Italia. Secondo il rapporto CERVED, tra il 2011 e il 2013, l’accesso al credito per le Pmi italiane si è ridotto del 4,1 %. Tra il 2008 e la prima metà del 2014, 13 mila piccole e medie imprese italiane sono fallite, oltre 5 mila sono state insolventi e 23 mila hanno liquidato le loro attività.

 

Politiche a sostegno delle Pmi

Per garantire l’accesso al credito alle Pmi è necessario favorire lo sviluppo di strategie coordinate. Tuttavia, in Asia governi e banche centrali hanno sostenuto misure che variano da paese e da settore e che vanno dalla creazione di forme di garanzie per il credito sviluppate in Indonesia e in Thailandia a politiche di intervento pubblico in Bangladesh, Malaysia e Vietnam.

 

In Europa invece, al fine di far fronte ai trend negativi che colpiscono gli oltre 21 milioni di Pmi, la Commissione ha lanciato diversi piani d'azione, come il programma 2014-2020 per la competitività delle piccole e medie imprese che renderà più facile l’accesso a prestiti e finanziamenti.

 

A tali misure si deve poi aggiungere l’iniziativa Europea del Fondo per la Crescita Sostenibile. Quasi 200 delle 271 domande presentate nel 2013 proviene dalle Pmi.

 

In linea con i trend europei, il governo italiano ha inoltre favorito una serie di azioni per le Pmi quali l'individuazione di nuovi soggetti finanziatori come le compagnie di assicurazione, il rimborso di ulteriori tranche di debiti arretrati della Pubblica Amministrazione ed il potenziamento del Fondo di Garanzia per le Pmi destinato a coprire l'eventuale insolvenza delle imprese sui crediti bancari.

 

In un mercato globale dagli scenari sempre più complessi, le Pmi rappresentano una forza trainante per una crescita economica sostenibile ed inclusiva sia in Europa che in Asia.

 

È quindi necessario assicurare loro un giusto accesso al credito tramite politiche coordinate anche per rilanciare l’economia globale. Grazie alla flessibilità delle loro strutture produttive, le Pmi possono infatti facilmente adattarsi ai cambiamenti del mercato, stimolare la concorrenza e favorire l’occupazione.

 

Inoltre, sviluppando attività economiche e produttive diversificate, le Pmi sono un importante motore di innovazione e hanno il potenziale per stimolare una crescita sostenibile a livello internazionale.

Eleonora Poli, ricercatrice dello IAI. AffInt 28

 

 

 

 

Metodo Tronca alla prova di Roma. Marchini divide tutti

 

Con un lungo colloquio con il prefetto Gabrielli è cominciato il lavoro del prefetto Tronca alla guida di Roma. Il secondo colloquio fondamentale è quello con il premier Renzi che ha pilotato l'uscita di scena dell'ex sindaco Marino raggiunto da un avviso di garanzia per la vicenda degli scontrini al termine di due anni fallimentari nella gestione della città. Tronca, Gabrielli e Renzi hanno individuato e passato in rassegna le emergenze della Capitale. Sono molte, a cominciare dai trasporti, dalla raccolta della spazzatura, dal decoro della città, alle periferie. Il Giubileo è alle porte e quindi ingigantisce la mole dei problemi. Il commissario Tronca avrà al Campidoglio una squadra qualificata per cercare di rimettere in carreggiata una Capitale uscita dai binari. Ma avrà contro la burocrazia corrotta della Capitale, ormai famosa nel mondo per la sua voracità e la sua indolenza. Parte della società civile, quella che faceva e continua a fare affari con la politica e gli appalti. E la miriade di sindacati di categoria che cercheranno di mettere i bastoni tra le ruote al processo di rinnovamento. Fra tre giorni comincerà il processo a Mafia Capitale e nell'aula del Tribunale oltre agli imputati sfileranno anche i nomi dei 101 funzionari citati nella relazione prefettizia che il Procuratore generale Pignatone ha chiesto di poter rendere pubblici. Una legione di dirigenti che a vario titolo hanno avuto rapporti con la criminalità che aveva al vertice Carminati e Buzzi. La gestione di Tronca durerà fino a quando i romani torneranno a votare. Intanto i partiti stanno già mettendo in moto la macchina per individuare le candidature. I Cinquestelle sentono di avere già in mano il Campidoglio. A destra si litiga:   Berlusconi vuole appoggiare Marchini. Mezza Forza Italia vuole invece la Meloni. A sinistra ancora non si sa. Il timore è che dalle primarie possa uscire un altro Marziano come Marino. Ma anche nel centrosinistra si fa strada l'idea che sia arrivato il momento di un uomo (o di una donna) fuori dalla cerchia del partito romano. Uno scenario possibile: se al ballottaggio arrivassero un Cinquestelle e Marchini, il Pd si dividerebbe al secondo turno sulla scelta da fare, ma Marchini non sarebbe certo un tabù. GIANLUCA LUZI LR 2

 

 

 

Mafia capitale, maxi processo al via. Carminati parlerà, Odevaine collabora

 

Ha preso il via nell'aula Occorsio del Tribunale di Roma il maxi processo a Mafia Capitale. Alla sbarra 46 imputati con accuse che vanno dalla corruzione all'associazione per delinquere di stampo mafioso. E' iniziata così oggi una vera e propria maratona processuale che da lunedì si trasferirà nell'aula bunker di Rebibbia. A giudicare gli imputati con rito immediato è la decima sezione penale del Tribunale presieduta da Rosanna Ianniello. Presenti i pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini.

Un processo dove non compariranno mai in aula i principali protagonisti l'ex Nar Massimo Carminati, il 'ras delle cooperative' Salvatore Buzzi e l'ex Nar Riccardo Brugia che saranno collegati in videoconferenza. Un provvedimento preso per motivi di sicurezza: Carminati resterà nel carcere di Parma dove è detenuto al regime del 41bis, Buzzi in quello di Tolmezzo e Brugia a Terni. Collegati a distanza per la prima udienza di oggi anche altri imputati.

L'udienza si è aperta con l'appello degli imputati, il controllo dei collegamenti in videoconferenza e con la verifica degli avvocati delle difese o delle eventuali revoche. Presenti in un'aula Occorsio al completo, per la numerosa presenza di avvocati e giornalisti, anche Luca Odevaine da martedì agli arresti domiciliari e l'imprenditore Daniele Pulcini.

Dopo una riunione in camera di consiglio il tribunale ha dato parere favorevole alle riprese tv ma non in diretta. A fare le riprese solo una delle tv presenti con l'obbligo di distribuire alle altre emittenti i filmati. Ora i giudici sono riuniti in camera di consiglio per decidere sulla richiesta dei legali di consentire la presenza in aula di Buzzi, Brugia e Fabrizio Franco Testa. Il pm Giuseppe Cascini si è detto contrario.

CARMINATI - "Questa volta Carminati è intenzionato a difendersi in modo sicuramente diverso dal solito... Vuole chiarire un sacco di cose e credetemi lo farà sicuramente" ha detto l'avvocato Giosuè Naso, difensore di Massimo Carminati, subito prima dall'inizio del maxi processo. "Ci sarà tempo perché prenda la parola nel processo per smontare la tesi della procura che lo vuole tra i capi del sodalizio criminoso - ha aggiunto l'avvocato - Di tutta questa storia a Carminati ha dato particolarmente fastidio il fatto che il suo nome sia stato accostato alle parole mafia e droga". "Con la mafia - ha ribadito Naso - l'ex Nar non c'entra proprio nulla e la droga gli fa schifo. Quanto alle armi, non sono mai state trovate".

BUZZI - Salvatore Buzzi chiederà nuovamente il patteggiamento. Lo ha riferito il suo difensore, Alessandro Diddi, a pochi minuti dal via al processo, spiegando che in precedenza la richiesta era subordinata al consenso della procura mentre ora sarà il tribunale a decidere. Per Diddi, che ha parlato alle telecamere di SkyTg24, il processo 'a distanza' per Buzzi, che non potrà essere presente in aula, è "una grave lesione del diritto di difesa", perché "non potrà partecipare e rendere dichiarazioni spontanee con la tempestività riservata agli altri imputati". Oltre al fatto, ha aggiunto, che "con il calendario così fitto io per un anno praticamente non potrò vederlo". Quanto alle accuse di mafia, secondo Diddi, "a Roma la mafia non esiste, c'è un cattivo, cattivissimo costume, ma non la mafia".

ODEVAINE - ''Ho ammesso le mie responsabilità. Ho fatto degli errori, sto collaborando - ha detto Luca Odevaine a margine della prima udienza - A Roma non c'è un sistema mafioso che gestisce la città. A Roma le cose si trascinano". "Con Carminati non c'entro nulla - ha rimarcato - Affronto serenamente questo processo dopo un percorso che mi ha portato a collaborare con i magistrati". Odevaine, imputato per corruzione, ha poi chiesto e ottenuto l'autorizzazione di poter lasciare l'aula per ritornare a casa, dove da martedì si trova ai domiciliari.

Presenti in aula l'ex consigliere capitolino M5S Marcello De Vito e la prima storica portavoce dei grillini Roberta Lombardi. "Ci siamo costituiti parte civile - hanno detto - come cittadini e referenti di un movimento politico di cittadini stanchi di pagare tasse e di vederci restituiti mafia capitale e disservizi". "Il nostro lavoro in Campidoglio ha anche cercato di ostacolare questo sistema", hanno sottolineato.

Mossa a sorpresa degli avvocati del Codacons che hanno chiesto al Tribunale di Roma di inserire nel processo il Comune non come parte civile, ma come responsabile civile per i reati commessi dagli imputati. Adnkronos 5

 

 

 

 

 

Le possibilità

 

Da noi si vivono sentimenti contrastanti e, spesso, tra di loro incoerenti. Oltre le polemiche. L’Italia resta un Paese con gravi problemi economici e sociali che, però, sono vissuti in modo atipico rispetto a quelli, della stessa natura, nel resto d’Europa.

 Ci riferiamo a quella sorta di rapporto umano nel quale la necessità e le mancanze sono ridimensionate dalla volontà, non sempre coerente, di rivedere la “luce”. Purtroppo, questo concatenarsi d’eventi ci ha portato nei rivoli del “camaleontismo” che ha interessato anche parecchi politici di casa nostra.

 Il 2016 avrà ancora sviluppi preoccupanti per tutti. Muoverci a casa nostra sarà meno agevole che per il passato. Anche l’immigrazione selvaggia farà anche la sua parte. Il tempo delle “vacche grasse” è finito da anni. Per inerzia, più che per convinzione, siamo andati avanti dilapidando ogni riserva utilizzabile per le emergenze.

 Ancora una volta, manca la solidarietà e la voglia d’aggregazione costruttiva. Anche per l’immediato futuro, i rapporti politici non avranno pregio se disgiunti dalla concreta volontà di ritrovarci tutti su una stessa sponda. La politica del “fare” ha solo senso se accompagnata dalla volontà di riuscirci.

 Il tutto tramite un apparato politico rinnovato nei numeri e nelle primarie necessità. Ora non ci rimane che rivedere, ma sul serio, alcune strategie che Renzi è riuscito solo ad accennare. Tra un anno, se non prima, saremo chiamati alle urne con una nuova legge elettorale.

 Certamente, i mutamenti per il Paese ci saranno. Sia a livello interno, che internazionale. Non ci sono rimaste altre possibilità: o si ritrova lo spirito di solidarietà e d’intenti comuni, o la crisi troverà nuovi spazi per rafforzare i suoi nefandi effetti.

Ora le opportunità di cambiamento ci sono. Sta a noi renderle esecutive.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Che errore ignorare la scuola. L’identità del Paese

 

Diciamolo brutalmente: l’Italia appare sempre più spesso un Paese di ladri e di truffatori, o, se si preferisce un’espressione più forbita, dell’illegalità diffusa. Specie se si tratta della sfera pubblica, tutto appare in vendita e tutti comprabili, ogni appalto appare manipolato, ogni spesa nascondere una tangente, ogni privilegio è pronto a trasformarsi in un abuso mentre l’assenteismo truffaldino è la regola.

Ma perché le cose stanno così? Perché da noi il disciplinamento sociale si mostra così debole? Perché da noi non funzionano quei meccanismi che servono a ricordare nelle più svariate occasioni che «non si può fare come si vuole», che ci sono delle regole necessarie alla convivenza per ogni violazione delle quali ci sono delle sanzioni? E perché queste non sembrano preoccupare nessuno? Un principio di risposta va cercato nella crisi profondissima che in Italia ha colpito da decenni (insisto: da decenni) la scuola, la quale - stante il forte indebolimento dell’istituto familiare, dell’influenza religiosa e la fine del servizio di leva - è divenuta da molto tempo l’agenzia primaria se non unica del disciplinamento sociale degli italiani: con esiti che sono sotto gli occhi di tutti.

La scuola adempie a questa funzione di disciplinamento essenzialmente in due modi. Innanzi tutto, per l’appunto, con la disciplina: cioè inserendo il giovane in un ordine dato e non contrattabile fatto di orari, ruoli, obblighi di un certo comportamento, ed esigendone il rispetto. In secondo luogo impartendo un insieme di nozioni, le quali rappresentano però assai più che sparse conoscenze disciplinari. Nel loro insieme infatti esse costituiscono un patrimonio che affonda le sue radici nel passato e costituisce un’identità culturale messa a disposizione dello studente, implicando dunque un’idea della continuità nonché un’immagine della trasmissione da una generazione all’altra. Tutti elementi che, congiunti, implicano anche un’idea forte del legame sociale.

Ma importa a qualcuno di come la scuola riesca ad adempiere il ruolo ora descritto? Non direi: oggi la scuola sembra interessare l’opinione pubblica, infatti, solo per le agitazioni di tipo sindacale degli insegnanti o per le cosiddette «lotte degli studenti». Di ciò che invece accade ogni giorno nelle sue aule, dell’atmosfera che in esse si respira, di ciò che costituisce la vita concreta degli istituti, dell’effetto delle regole adottate, dei rapporti degli insegnanti con le famiglie e con gli allievi, di tutto ciò, così come di quanto essa riesca davvero a insegnare, non sembra che importi quasi nulla a nessuno. Tanto meno, poi, sembra importare quale sia il reale effetto che la scuola stessa ha sulla costruzione sociale degli italiani. Anche il ministro Giannini ho il sospetto che di tutto questo si occupi e sappia pochissimo: in pratica - come è la regola supinamente accettata da tutti i ministri - temo che essa conosca solo ciò che la sua burocrazia vuole farle conoscere.

Dubito ad esempio che nelle stanze di viale Trastevere sia mai giunta notizia che in moltissime realtà scolastiche italiane ormai si assiste ad una vera e propria abolizione di fatto della disciplina. Dubito che si sappia che ormai non sono affatto rari i casi, già nelle scuole medie, non solo di aperta irrisione e insofferenza da parte degli studenti verso gli insegnanti, ma addirittura di minacce e insulti nei loro confronti: e quasi sempre senza che ciò produca sanzioni degne di questo nome (il caso della sospensione inflitta l’altro ieri in una scuola del Torinese a una quindicina di allievi, è la classica eccezione che conferma la regola). Da tempo infatti nella scuola italiana - complici l’aria dei tempi, la voglia di non avere fastidi, l’arroganza di molti genitori inclini a proteggere sempre il «cocco di casa» anche se è un teppista in erba - da tempo, dicevo, domina un permissivismo distruttivo e frustrante.

Un permissivismo che prende, tra le molte altre, la forma della promozione d’ufficio. Certo, non è scritta da nessuna parte (almeno suppongo), ma di fatto vige la regola che nella scuola dell’obbligo, cioè fino alla terza media, è vietato bocciare. L’effetto di tutto ciò è che in generale il meccanismo didattico risulta privo di quello che da che mondo e mondo è il solo, vero (e infatti altri finora non ne sono stati inventati), strumento di sanzione. Ma ancora più importante, però, è che dominata da un tale meccanismo perverso, la scuola finisce inesorabilmente per perdere ogni reale capacità di insegnare qualcosa. Mi chiedo se il ministro Giannini sia consapevole di ciò che un gran numero di insegnanti potrebbero confermarle: e cioè che oggi termina la scuola dell’obbligo un grandissimo (insisto: grandissimo) numero di studenti incapaci di scrivere correttamente in italiano, di fare il riassunto di un testo appena complesso, di risolvere un pur non difficile problema di matematica. Me lo chiedo; ma mi pare che in questo ambito, invece, la politica abbia rinunciato a chiederselo e - salvo occuparsi di assicurare posti di lavoro ai «precari» - abbia deciso da tempo di rinunciare ad ogni suo ruolo direttivo, a qualsiasi intervento effettivamente di merito, preferendo affidarsi a un vuoto didatticismo e ai ritrovati tecnici della telematica nonché alla famigerata «autonomia scolastica».

In verità è tutto il Paese che sa poco o nulla di che cosa sia realmente oggi la sua scuola, né vuole saperlo. Ignora, ad esempio, che grazie ad un assurdo statuto di autonomia amministrativa attribuita ai singoli istituti e alla regionalizzazione di quelli che una volta erano i Provveditorati agli studi, la scuola italiana è oggi per più versi abbandonata a se stessa. Ignora che le singole scuole sono obbligate ad andare a caccia di studenti asservendosi sempre di più alle leggi del mercato e alle mode socio-culturali: ricorrendo a offerte formative fatte per «piacere» alle famiglie, programmando attività educativamente anche le più inutili e spesso a pagamento, che in tal modo discriminano socialmente gli alunni. Ma anche qui: importa a qualcuno questo snaturamento di fondo? Importa a qualcuno, ad esempio, che per sostenere il numero delle iscrizioni le suddette scuole siano indotte spesso a chiudere un occhio sui risultati scolastici insufficienti dei propri allievi? Importa a qualcuno che una siffatta autonomia stia operando implacabilmente contro l’unità del Paese, accentuando le disparità tra quartiere e quartiere, tra regione e regione, tra il Nord e il Sud? Favorendo ulteriormente le situazioni già favorite, e sfavorendo quelle già svantaggiate? Da almeno due o tre decenni i giovani italiani crescono e si socializzano in questo ambiente scolastico. Qui apprendono che cos’è la cultura, cosa sono le regole, che cosa l’autorità, e che conto tenerne. In piccolo imparano insomma come funziona il loro Paese: ci si può meravigliare se poi, quando crescono, si regolano di conseguenza? Ernesto Galli della Loggia  CdS 6

 

 

 

 

 

Attacchi e critiche comincia ora la vera battaglia sulla manovra

 

Dopo le Regioni anche la Corte dei conti e la Banca d'Italia hanno mosso pesanti critiche alla manovra economica del governo Renzi che sta per affrontare l'esame del Parlamento. Non si tratta delle solite critiche a volte preventive e "a prescindere" dei sindacati e della sinistra del Pd. Questa volta a entrare nel merito con rilievi critici e dettagliati sono due delle più importanti istituzioni del Paese, l'organo di controllo contabile e la Banca centrale. Alle Regioni che hanno protestato per i tagli ai finanziamenti, soprattutto in campo sanitario, Renzi ha risposto facilmente con la sfida sul terreno delle spese. Si spiega così quella frase sprezzante, "ci divertiremo", che ha detto il premier convocandoli per domani. Un modo per far capire a Chiamparino e agli altri presidenti di Regione che ancora c'è tanto da tagliare negli sprechi celle amministrazioni locali. Il fatto è che la stessa critica è stata rivolta da Corte dei conti e Bankitalia proprio a Renzi il quale non avrebbe fatto abbastanza proprio sul terreno della spending review. In effetti dei dieci miliardi che erano stati individuati da Cottarelli prima e da Perotti dopo come tagliabili, solo 3,1 miliardi sono stati previsti nella legge di stabilità. Un po' poco rispetto agli obiettivi iniziali. La Corte dei conti ha posto l'accento sul rischio che nell'immediato futuro potrebbero scattare le temute clausole di salvaguardia per coprire le spese e in tal caso è automatico l'aumento dell'Iva e delle accise sui carburanti. Ma è la Banca d'Italia a muovere la critica che da più fastidio a Renzi. Per l'Istituto di via Nazionale invece che abolire la tassa sulla prima casa (che non è detto aumenti i consumi) sarebbe stato meglio diminuire le tasse sul lavoro. La stessa critica avanzata più volte da Bruxelles che ha mandato in bestia il premier il quale si è scagliato ripetutamente e pubblicamente contro le istituzioni economiche europee proprio per questa critica. Che ora gli viene ripetuta anche a Roma. La battaglia sulla legge di stabilità entra dunque nel vivo e sicuramente le opposizioni e la sinistra del Pd useranno questi argomenti per attaccare la manovra di Renzi e Padoan. Il premier terrà duro, anche perché c'è da considerare che sia la Corte dei conti che la Banca d'Italia fanno considerazioni di carattere tecnico che hanno risvolti politici, ma non elettorali. Mentre Renzi deve tenere presenti le esigenze di consenso in vista di una scadenza elettorale fondamentale come le amministrative della prossima primavera. E l'abolizione della tassa sulla prima casa ha un "appeal" elettorale molto superiore alla diminuzione delle tasse sul lavoro. Anche se ha effetti decisamente meno duraturi e incisivi sull'economia del Paese. LR 3

 

 

 

 

Ccre. Regioni: come accorparle!

 

Per competere in Europa la proposta del Presidente della Puglia Emiliano (costituire una macroregione del Sud ) è interessante, utile, un contributo all’esigenza, alla necessità di accorpare.

 Non credo che   riprende la proposta del'ex Governatore della Campania che la immaginava  pensando ai Borboni. I Cittadini possono ricordare i vecchi tempi ma  guardano al futuro! Una ipotesi difficile: realizzare solo tre macroregioni: del Nord, del Centro e del Sud, cioè tagliare l’Italia in tre. E’ possibile? I Cittadini e le Istituzioni sono d’accordo?  E’ la soluzione migliore ?

 Realizzare le  macroregioni in Italia è inevitabile!

 Il ministro Lanzetta costituì una commissione per elaborare una proposta, finora, non divulgata!

 Come accorpare le 20 Regioni? Tante le ipotesi finora presentate! In alcuni casi senza un criterio valido!

  L'Europa ha dato un suggerimento interessante: la macroregione Adriatico Ionio è ormai una realtà, le  Regioni dell’Adriatico lavorano insieme, programmano, da alcuni mesi hanno individuato 4 piastri,  elaborato progetti sui quali  operare; hanno  iniziato una collaborazione che può aprire nuovi scenari. Un’intesa molto utile per sfruttare i fondi, finora inutilizzati, quelli gestiti direttamente dalla Commissione UE, tanti, ed anche i nuovi patti per il SUD!

 Ai Presidenti di queste Regioni il compito di valutare se è un’azione interessante e proficua!

Vi è  una logica ed una strategia che può essere  sostenuta!      Se poi valutiamo che il PE ha  proposto di costituire due macroregioni del  Mediterraneo  ( una occidentale ed una orientale ) e che le due isole maggiori gestiscono insieme il Gect “Archimed ” avanza naturale un’ipotesi: realizziamo subito la macroregione del Tirreno per far collaborare così le Regioni del Tirreno! E le Regioni del nord lavorano per costituire la macroregione Alpina!

 Una semplificazione percorribile. Poi penseremo ad accorpare! Cioè le regioni dell’Adriatico Ionio lavorano insieme, come quelle del Tirreno … e poi si vedrà.

 Non bisogna avere fretta e pensare di effettuare questa riforma in tempi brevi.

 Non è pensabile di accorpare Regioni con un decreto.

 I Cittadini e le Istituzioni devono essere coinvolti, sono i veri protagonisti  e non possono subire scelte esterne!

 La pratica quotidiana, l'operare insieme, una collaborazione totale, darà la risposta!

 Ipotesi: Nord, Adriatico, Tirreno, Isole!

 L'Aiccre propose di  costruire la macroregione del Tirreno, utile, innanzitutto, per sviluppare progetti condivisi, ottenere finanziamenti dall’UE, per accelerare il processo per la costituzione delle due Macroregioni del Mediterraneo, per spostare il baricentro verso il sud, per portare la pace, i finanziamenti e per ridurre l'esodo, la fuga di chi cerca la tranquillità ed un futuro.

Una prospettiva importante che ci deve vedere tutti impegnati!

 L’Aiccre nel prossimo Congresso ( nei primi mesi del 2016 )  discuterà sull’accorpamento delle Regioni, valuterà le tante proposte in campo e sulla importanza di costituire le Macroregioni del Tirreno,  del Mediterraneo e l’Alpina. Giuseppe Abbati

 

 

 

 

 

Emigrazione in evoluzione. Narducci: per vincere le sfide vanno trovati altri modelli organizzativi

 

A Trieste firmata la Magna Carta per rilanciare le attività a favore dei corregionali all’estero

 

TRIESTE - Organizzata dall’associazione Trentini nel Mondo, si è svolta la scorsa settimana, all’hotel Adige a Mattarello, a Trento, l’assemblea plenaria dell’UNAIE - Unione Nazionale Associazioni Immigrazione Emigrazione - a cui ha fatto seguito un convegno dell’EZA - Europäisches Zentrum fu?r Arbeitnehmerfragen - sulle tematiche del lavoro legate all’Europa dal titolo "Emigranti a metà - frontiere permeabili e mobilità dei lavoratori"

Presenti, in rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia, Fabio Ziberna, direttore di AGM, Associazione Giuliani nel Mondo, Renzo Mattelich direttore di UES, Unione Emigranti Sloveni e Michele Bernardon il presidente di EFASCE, Ente Regionale Assistenza Sociale Culturale Emigranti.

Le nuove sfide

«Il mondo dell’associazionismo dei connazionali all’estero si trova di fronte a sfide difficili e inedite - ha posto in evidenza nella sua relazione introduttiva il presidente dell’UNAIE, on. Franco Narducci - ma il ruolo delle associazioni in questa fase che vede, da un lato, il progressivo abbandono di molti presidi di italianità all’estero, la chiusura di molte sedi consolari, il ridimensionamento o la chiusura per mancanza di finanziamenti di molti istituti italiani di cultura e di società culturali come la Dante Alighieri e, dall’altro, la ripresa, con numeri sempre più significativi, di una nuova ondata di emigrazione, è e rimane insostituibile. Le associazioni - ha continuato Narducci - se vogliono vincere le nuove sfide che hanno davanti, devono però a loro volta iniziare un processo di rinnovamento dei propri modelli organizzativi, adeguandoli ai nuovi e variegati paradigmi presenti nel panorama mondiale dell’emigrazione».

La Magna Carta

«Devono essere pronte a mettere in discussione il loro ruolo così come hanno fatto la scorsa settimana a Trieste, nel Palazzo della Regione, le sei associazioni dei corregionali all’estero del Friuli Venezia Giulia partecipando agli Stati Generali dei corregionali all’estero, promossi dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Due giorni di dibattito a cui hanno partecipato una sessantina di delegati provenienti da tutto il mondo aderenti alle sei associazioni che si sono conclusi con l’approvazione di un documento programmatico che rappresenta una sorta di Magna Carta per rilanciare con rinnovato slancio le attività a favore dei corregionali all’estero».

Convegno EZA: più controlli alle frontiere Contro l’ISIS, maggiori disagi ai lavoratori

Il fenomeno dell’emigrazione transfrontaliera è stato il tema trattato durante il convegno EZA "Emigranti a metà - frontiere permeabili e mobilità dei lavoratori". Un fenomeno poco conosciuto dalle nostre parti ma che coinvolge in Europa circa 1 milione e duecentomila lavoratori (dati comunicati dalla Commissione Europea).

Gli oratori, arrivati da diversi paesi d’Europa e che si sono avvicendati sul palco, hanno dissertato sui molteplici aspetti economici, sociali e fiscali di questa particolare forma di emigrazione (per lavoratori transfrontalieri si intendono quelli che lavorano oltreconfine ma che rientrano nella propria abitazione almeno una volta alla settimana).

Attraversamento frontiere nuovi disagi

Uno fra i tanti problemi che sono stati portati in evidenza nel corso del dibattito, è il fatto che mentre fino a qualche anno fa il movimento di questa enorme massa di lavoratori avveniva regolarmente senza particolari problemi di passaggio alle frontiere, ad iniziare dal 2001 con gli attacchi terroristici alle torri gemelle di New York fino alle più recenti minacce di infiltrazioni da parte di elementi affiliati all’ISIS, i controlli alle frontiere europee si sono fatti più severi provocando a questi lavoratori notevoli disagi.  www.efasce.it, 1 novembre

 

 

 

 

Dossier Idos. Il 12,1% della popolazione è straniero. Emilia-Romagna, la regione più multietnica

 

BOLOGNA - Sono esattamente 536.747, pari al 12,1% della popolazione regionale, i cittadini stranieri residenti nel 2014 in Emilia-Romagna. Lo certificano i dati del dossier statistico sull’immigrazione diffuso dal Centro studi e ricerche Idos. Secondo l’indagine, il dato emiliano-romagnolo è sensibilmente più alto della percentuale di immigrati stranieri presenti a livello nazionale (circa l’8,2% della popolazione globale) e comunque maggiore rispetto a qualsiasi altra regione italiana.

Più della metà di questi stranieri sono donne (il 53,3%), mentre è alto il loro processo di stabilizzazione: ben 16.445 infatti sono gli stranieri o ex stranieri che nel 2014 hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Analoga rilevazione per quanto riguarda la popolazione dell’infanzia che frequenta le nostre scuole: dal 2013 al 2014 la presenza di bambini è  aumentata dello 0,5%.

Questa percentuale di stranieri superiore alla media nazionale in regione vale per tutte le nostre province. Si va dall'8,5% di Ferrara, al 14,3% di Piacenza, (seconda in assoluto in Italia preceduta solo da Prato). La metà dei residenti in regione sono europei (50,1%), mentre il 26,9% sono africani, il 19% asiatici e il 3,9% americani.

La nazionalità più presente è quella romena (15,4%), seguita dalla marocchina (12,6%) e albanese (11,7%). Seguono nella classifica la comunità moldava (5,9%), quella ucraina (5,8%) e la cinese (5,2%).

I minori stranieri sono 122.196 (il 22,8% di tutti gli under 18). Nell'anno scolastico 2014/2015 gli alunni stranieri iscritti nelle nostre scuole sono stati 95.241 (pari al 15,5% degli iscritti, contro una media nazionale del 9,2%).

Le punte massime di frequentazione scolastica si registrano nelle province di Piacenza (20,9%), Modena e Parma (16,7%) e Reggio (16,3%). Il 57,8% di questi ragazzi sono nati in Italia. Anche nelle scuole materne l'86,3% dei bambini stranieri sono nati in Italia. Percentuale che scende al 77,2% per le elementari, al 48% per le medie e al 20,5% per le superiori.

Infine il mondo del lavoro. Le imprese con titolari stranieri sono 47.156: il che significa che poco meno di uno straniero su dieci (minori inclusi) in Emilia-Romagna è un lavoratore autonomo. Le rimesse economiche ammontano a 459,7 milioni all'anno, per lo più dirette verso l'Asia. (Inform)

 

 

 

 

La mini-scissione e i governatori due spine per Renzi

 

Se ne vanno alla spicciolata. Ieri Fassina, l'altro ieri Civati e Cofferati. Oggi altri tre. La sinistra del Pd che da due anni cerca in tutti i modi di abbattere Renzi dalla segreteria e se possibile anche da Palazzo Chigi, piano piano lascia il Pd. Sabato prossimo al Teatro Quirino di Roma la sinistra cercherà di aprire un cantiere che è stato ribattezzato la Cosa rossa. Potenziali interlocutori gli ex Pd, i sindacati, Sel. Gli espulsi dal Movimento 5 Stelle. Tutti accusano Renzi di voler trasformare geneticamente il Pd da forza di centrosinistra ad agglomerato di centro che guarda soprattutto a destra. Insomma il partito acchiappatutto, il Partito della Nazione. Quelli che ancora restano dentro il Pd, Bersani, Cuperlo, Speranza, si apprestano a dare battaglia, forse l'ultima battaglia sulla legge di stabilità, la manovra economica da 27 miliardi che sta muovendo i primi passi al Senato. È interessante notare che, pur senza una regia, la protesta della sinistra dem contro l'impostazione della manovra Renzi-Padoan si salda con il coro di critiche intonato da una batteria impressionante di voci istituzionali. I governatori delle Regioni, la Banca d'Italia e la Corte dei conti. E prima di tutti dalle istituzioni economiche dell'Unione europea che rimproverano al governo italiano di voler abolire la tassa sulla prima casa mentre avrebbero voluto che il peso fiscale venisse alleggerito per il lavoro. Renzi non intende rimangiarsi l'impegno dell'abolizione della Tasi ed è praticamente certo che Bruxelles alla fine promuoverà la manovra economica. E probabilmente verrà anche riconosciuto un premio per il salvataggio e l'accoglienza dei profughi. Il problema per Renzi è politico. Nel momento in cui si salda un asse che va dalla sinistra interna ai Governatori passando per i sindacati, si mette in moto una massa di manovra in grado di rendere la vita difficile al governo in Senato. Una minaccia da prendere sul serio ed è per questo che, trascurando la miniscissione di parte della sinistra, Renzi si concentrerà sui Governatori che incontra oggi. 500 milioni è il massimo che il premier potrà mettere sul tavolo per disinnescare la protesta espressa da Chiamparino a nome dei colleghi. Ma con l'impegno che le Regioni non aumenteranno le tasse, altrimenti l'effetto positivo sul consenso che deriva dal l'abolizione della Tasi sarebbe vanificato dall'aumento delle tasse regionali. Fra sette mesi si vota a Milano, Torino, Roma e Napoli. I Cinquestelle avanzano nei sondaggi e Renzi non si può permettere di perdere voti per colpa delle tasse. GIANLUCA LUZI  LR 4

 

 

 

 

 

Ipocrisia imperante

 

L’ipocrisia regna sovrana, in ogni luogo del mondo.  Ipocrita è l’Europa nella questione migranti e ipocrita è l’America, indipendentemente dal governo, che ama apparire come il cane da guardia dei diritti umani sulla scena mondiale, con invio di mezzi e soldati a invadere paesi inferiori dal punto di vista militare, proprio al fine di portare “la luce della civiltà” in ogni angolo del mondo, con Guantanamo Bay diventata famosa per le violazioni dei diritti e una società che solo in apparenza è pluralista e invece esprime disparità razziali, di trattamento economico e di opportunità, fino a pratiche abitative discriminatorie.

Ipocrita è la stampa su molte questioni, ad esempio nel descrivere la Russia alla stregua dell’ISIS e Putin come colui che spinge il mondo verso una terribile guerra nucleare.

Per la stragrande maggioranza, per coloro che basano le loro informazioni sui media, l’America è la civiltà e la Russia la barbarie, idea basata sull’errata e ipocrita convinzione della superiorità intrinseca degli americani su tutti gli altri popoli e che afferma il primato degli interessi e dei valori americani sul resto del mondo.

Diversa è invece, come acutamente ha scritto già molti anni fa Montanelli, l'ipocrisia italiana, che non è un fatto collettivo o sociale, ma appartiene al novero delle iniziative private, e ognuno la esercita per fini personali.

Ipocrita è Renzi verso Marino e ipocrita Marino, verso una città che non ha saputo né comprendere né tanto meno amministrare.

In Italia, come dicevamo, più che collettiva l’ipocrisia è dei singoli, basata sull’opportunismo, sul conformismo e sul tornaconto personale.

Un esempio c’è offerto da Expo 2015, che di là dagli annunci trionfalistici d Renzi e del suo governo, che parlano di grande successo d’immagine e di pareggio fra spese e introiti, è un ennesimo e ipocrita mix d’ingredienti in salsa italiana, con inchieste della magistratura, grande consumo di suolo agricolo e grandi partner di una manifestazione che si chiama  “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, Coca Cola e Mac Donald, come dire (l’amara battuta è di Vittorio Agnoletto e Emilio Molinari), nominare Erode  testimonial dell’Unicef.

Un trionfo dell’ipocrisia, che, a parte i miliardi spesi e gli ettari distrutti, è stata una tecnica d’inganno (peraltro piena di crepe) in continuità con l’imbroglio del Piano Casa, del Job Acts, del Sblocca italia e della Buonascuola; condizioni che,  nella sua  neo-lingua, Renzi ha chiamato rispettivamente piano per liquidare l’edilizia residenziale pubblica, per rilanciare il lavoro, per frenare le speculazioni pericolose per l’ambiente e così via.

Per passare ad un altro tema, sempre Renzi (in continuità con gli ultimi governi, di destra e di sinistra, con la sola eccezione di Monti), sostiene che l’assistenza sanitaria è garantita per tutti i cittadini, ma poi taglia le spese, non sostituisce i medici che vanno in persone, non si occupa della annosa carenza del personale tecnico ed infermieristico e fa finta di ignorare il prolungarsi inopinato delle liste di attesa per accertamenti ed interventi che invece avrebbero carattere di urgenza o tempestività.

Il governo fa circolare come fosse una vittoria la riduzione di 300.000 impiegati del comparto pubblico, ma non dice che questi sono andati in pensione e non sostituiti in ruoli spesso di grande sensibilità e importanza.

Girando per il mondo Renzi ha preso ad affermare che l’Italia campeggia per creatività, innovazione e ricerca, spudoratamente ignorando la relazione di Andrea Lenzi, presidente del Cun, a margine del convegno, svoltosi poche settimane fa, “Il valore della ricerca, la creazione di opportunità. Pubblico e privato uniti per la ricerca made in Italy”, organizzato a Catania da Ely Lilli, in cui si denuncia che è basso, troppo basso,  il rapporto tra spesa per Ricerca e Sviluppo e Pil, ancora molto lontano  dall’obiettivo dell’1,53% che il governo si era dato e ancora più distante da quello dell’Eu del 3% entro il 2020.

I nostri ricercatori sono bravi, producono l’ottavo livello di lavori al mondo e questi  lavori hanno indici di citazione in linea con Francia e Germania.

Questo si dice, ma si tace che sono pochi e messi in condizioni di lavoro precario e sempre più difficile.

E si tace un altro dato molto indicativo: da noi è molto bassa l’attrattività internazionale di studenti, ricercatori e investimenti privati in Ricerca e Sviluppo, con solo il 2%  di studenti stranieri che vengono a studiare e da noi e solo il 24,2% della spesa in Ricerca e Sviluppo che arriva da multinazionali straniere, con in più un calo significativo negli ultimi cinque anni.

Ipocrita, ancora, è la chiesa, nonostante i tentativi di Papa Francesco,  come dimostra il nuovo Vatileaks scatenatasi pochi giorni fa con l’arresto di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui,, a seguito della solo annunciata pubblicazione  di due libri: Avarizia di Emiliano Fittipaldi, e Via Crucis di Gianluigi Nuzzi, dove si raccontano decine di scandali finanziari vaticani, grazie allo studio di una documentazione riservatissima e a un lungo lavoro di inchiesta giornalistica.

Il portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, getta acqua sul fuoco e scrive, che  oltre ad essere frutto di attività illecita, i due libri nascono vecchi, aggiungendo che: “Il Vaticano non prende decisioni in conformità a questi libri. Il Papa non è sconfortato e sa benissimo cosa fare". 

Intanto il vaso di Pandora dell’ipocrisia vaticana è ancora una volta scoperchiato e  la Santa Sede è alle prese con un’ altra inchiesta, quella relativa ad operazioni di compravendita di titoli e transazioni riconducibili a Gianpietro Nattino, presidente di Banca Finnat Euramerica Spa, che è indagato e  per il quale sono state chieste rogatorie a Italia e Svizzera, per appurare le ipotesi di riciclaggio, insider trading e manipolazione del mercato", in cui sarebbe stata utilizzata l'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica. 

Come nota Antonio Buttazzo, l’elezione di un Papa che i cardinali hanno scelto “prendendolo alla fine del mondo”, come Bergoglio ebbe a definire la sua designazione, aveva il fine di far dimenticare gli innumerevoli scandali che avevano avvelenato una Chiesa in forte deficit di credibilità, con maggiordomi papali in carcere, sedi vescovili di tutto il mondo dissanguate dai risarcimenti dovuti a causa dei preti pedofili, rogatorie di mezzo mondo accatastate negli uffici giudiziari papali con cui si chiedeva (e si chiede) conto dell’enorme massa di denaro sporco che affluiva (e affluisce ) nella banca Vaticana e di cui regolarmente si perdevano ( e si perdono) le tracce.

Ora, prima le false notizie sul suo stato di salute e adesso l’uscita di questi due libri, dimostrano che neanche l’accorto e innovatore gesuita Francesco è riuscito a far pulizia nella curia romana. 

La solita, ipocrita,   manovra vaticana permette alla Chiesa di ammantarsi di meriti di rinnovamento quando in realtà quanto scoperto è la prova che nulla è cambiato tra le mura Leonine.

E non certo perché due dipendenti infedeli sono stati arrestati, ma per l’opposto se vogliamo, perché questi sono stati sbattuti in galera quando hanno svelato cosa succede tuttora tra le Sante Mura.

Le accuse che a Balda e Chaouqui vengono mosse infatti non si riferiscono alle malefatte perpetrate, Francesco regnante, in Vaticano, ma al fatto che siano state divulgate. 

In questo modo, tutti infatti a pensare ai corvi che intercettano illegalmente Bergoglio e diffondono le segrete cose vaticane (queste le accuse) e nessuno che si preoccupa di quello che gli indagati hanno rivelato al mondo.

 “Sei così ipocrita, che come l'ipocrisia ti avrà ucciso,/ sarai all'inferno, e ti crederai in paradiso”, scriveva nel 1961 a Gian Luigi Rondi Pasolini.  Ed è così che l’italiano vive, tanto calato nella sua ipocrisia nel non provare più che un flebile, rapidissimo scandalo, di fronte alle ipocrisie infinite che lo circondano.

Ipocrisia viene dal greco e significa finzione e noi fingiamo continuamente, calpestando valori in cui giuriamo di credere.

Siamo, come ha scritto Gregorio Rizzo, “ipocriti relativisti”, persone che usano il compromesso per tacitare le proprie coscienze.

Persone che s’indignano quando s’indignano gli altri e che tacciono di fronte a misfatti che nessuno vede e denuncia.

Allora occorre riflettere su ciò che scriveva Nathaniel Hawthorne: “Nessuno può, per un periodo che non sia brevissimo, indossare una faccia da mostrare a se stesso e un’altra da mostrare a tutti gli altri, senza alla fine trovarsi nella condizione di non capire più quale possa essere la vera”. Carlo Di Stanislao, de.it.press

 

 

 

 

Bersani: “Chi se ne va sbaglia, senza Pd addio sinistra. Nella manovra errori ma anche del buono”

 

L’ex segretario prende le distanze dalla mini-scissione. Ma incalza il leader: “Darsi un profilo è importantissimo, non ci si rafforza pescando qua e là”

di GOFFREDO DE MARCHIS

 

ROMA -  Pier Luigi Bersani si accende un cigarillo. Non è il prezioso Romeo y Julieta donato da Matteo Renzi. "Forse sono demodè ma i regali fatti raccontandoli prima ai giornalisti non li gradisco. "Siamo uomini o caporali?" tanto per citare Totò che piace anche Renzi. L'ho lasciato a Speranza. Poi, i cubani sono dolciastri. Semmai mi fumo i toscani...". Dopo molto tempo l'ex segretario torna a parlare. Nel frattempo ha consegnato pillole del suo pensiero ipercritico con il premier: copia Berlusconi, l'abolizione della Tasi è contro la Costituzione, il Pd isolato e inconsistente. Insofferenza palpabile. Se ne sono anche andati via Fassina e D'Attorre, bersaniani in purezza. Come l'avvisaglia di qualcosa di più grosso. Ecco, premette Bersani, non è così. "Se io resto nel Pd non lo faccio perché ho una nostalgica passionaccia per la ditta, per motivi sentimentali. Lo faccio perché senza il Pd il centrosinistra non esiste perciò mi chiedo come fanno altri a pensare di costruirlo fuori dal Pd. La mia idea d'Italia sta qui. E se gli elettori abbandoneranno il partito, temo sia più facile che finiscano nelle braccia di Grillo piuttosto che in quelle di una sinistra che non è nel Pd".

 

Il "suo" Pd è ulivista, di centrosinistra, civico, diverso dal partito pigliatutto che sembra avere in mente il segretario. "Dare un profilo al partito è importantissimo. Lui pensa di rafforzarsi pescando qua e là, per me è il contrario. Più sei senza identità, più il tuo consenso è contendibile. Penso per esempio all'idea della Lorenzin: a Roma un bel patto trasversale dal Pd a Forza Italia intorno a Marchini. La via maestra per la vittoria dei 5stelle". Della manovra dice che non è il male assoluto. Ci sono cose "positive" e altre negative, a cominciare dal "balletto diplomatico e un po' ipocrita sulla sanità pubblica: duecento milioni sono tagli agli sprechi, dodici miliardi in tre anni sono il colpo di grazia, sparirebbe. Davanti alla salute per me non c'è nè ricco nè povero. Se un pensionato viene costretto a pagarsi la risonanza magnetica spende l'equivalente di due Tasi".

 

Il premier però spiega: non condanno il Pd al suicidio, la sinistra deve abbassare le tasse. La minoranza è il partito delle tasse?

"La legge di stabilità non si giudica con gli slogan. Chi sa leggere la manovra, dalla Corte dei conti a Bankitalia all'ufficio parlamentare del bilancio, esprime garbatamente una preoccupazione: oggi si fa una scommessa ardita ma dal 2017 può essere rimesso in discussione il percorso di risanamento. Allora, se vogliamo discutere sul serio, esiste un solo modo per mettere in sicurezza i conti: prendere, nel 2016, almeno un pezzo del programma antievasione proposto dal Nens. Solo così, tra clausole di salvaguardia, sovrastima dei tagli e andamento del deficit, proteggi i conti pubblici".

 

La crescita non basta?

"La crescita c'è, anche se a livello embrionale. Ma attenti agli slogan, ripeto, e all'ottimismo. Può diventare pericoloso anche a livello elettorale. Non basta dire: ho portato il bel tempo. Sa che fa la gente quando c'è il sole? Esce, si muove, si mette in libertà, va un po' dove gli pare. Proprio quando le cose prendono la piega giusta non è detto che gli elettori votino chi li ha messi in quelle condizioni favorevoli. In Polonia, che ha una crescita molto più alta, è successo proprio questo. Quindi bisogna rafforzare il proprio profilo, un profilo di centrosinistra. E occorre togliere gli impedimenti alla crescita. Si fa con investimenti pubblici e privati, il lavoro viene solo da lì. L'altro aspetto è la disuguaglianza, quella impedisce la crescita vera. In Parlamento, adesso, rafforziamo ciò che c'è di buono e correggiamo ciò che è sbagliato".

 

C'è del buono, quindi?

"Sì".

 

E' una notizia.

"L'ammortamento al 140 per cento sull'acquisto dei macchinari è un'ottima idea. Così come il ritorno dell'antico ecobonus. Se aggiungiamo qualche altra misura di questo tipo e la incentiviamo per il Sud, aiuteranno molto".

 

A proposito di disuguaglianza, viene introdotto il fondo per la povertà.

"Qualche soldino c'è, chi lo nega. Ma il vero contrasto alla povertà si regge su due gambe: welfare universale ovvero pensioni e salute, e fedeltà e progressività fiscali".

 

Si formerà un'asse contro il governo tra la minoranza e i governatori?

"Finora ho assistito a un balletto diplomatico mentre sarebbe giusto raccontare alla gente come stanno le cose: già nel 2016, ma ancora di più nel 2017 e nel 2018, i tagli previsti farebbero saltare il sistema sanitario. E' un punto interrogativo grande come una casa e bisogna uscire dall'ipocrisia".

 

Renzi dice che abolendo la Tasi si aiutano i pensionati non i benestanti. Lei invece parla di misura incostituzionale. Due mondi lontanissimi.

"Ho detto che è contro i valori della Costituzione. Ci vuole progressività: un terzo dei contribuenti quella tassa può pagarla a beneficio di altri interventi fiscali, come l'abolizione delle imposte sulle compravendite. In ogni caso, non mi piacciono certi slogan. Il centrosinistra non dice meno tasse per tutti. Dice meno tasse perché, a chi e per che cosa. Meno tasse per tutti è uno slogan da anarchismo dei ricchi. Meno tasse ok, ma per dare lavoro. E che le paghino tutti. Non puoi rubare il salario come cantava Pierangelo Bertoli, però non puoi nemmeno rubare agli altri italiani non pagando le imposte".

 

Renzi l'ha sfidata sul contante: vedremo se cambia qualcosa con il tetto a 1000 o a 3000 euro.

"Il tetto a 3000 euro facilita l'evasione a valle. Mi sembra quasi un insulto all'intelligenza spiegare che non è normale girare con 3000 euro in tasca. Chi lo fa o evade o ricicla. Dice Renzi: ma facciamo le banche dati. E io devo sentire un premier e un ministro del Tesoro che dicono queste cose? Il nero come fa a finire nella banca dati, su".

 

È una manovra di destra allora?

"Nell'insieme questa legge ha dentro degli spunti interessanti. Ma bisogna cautelarsi sulle prospettive e puntare di più su investimenti e riduzione delle disuguaglienze".

 

Voterà la fiducia?

"Non c'è bisogno della fiducia. Il Parlamento può migliorare la legge. Speranza e Cuperlo hanno presentato le correzioni necessarie".

 

La minoranza non rischia la sindrome del can che abbaia non morde? In fondo l'uscita di D'Attorre e Fassina si spiega anche così.

"Riconosco che la nostra posizione debba essere più netta, più visibile ma credo che l'alternativa noi dobbiamo costruirla nel Pd. Non sarò io, ovviamente. Sarà un altro e vedremo chi. L'alternativa è un Pd che non ammaina la sua bandiera, che non fa il partito della Nazione, che costruisce il centrosinistra ulivista, civico, riformista, moderno. Non sono contento, come invece sembra essere Renzi, del fatto che parecchi escano. In loro c'è un pezzo di forza del Pd. Ma ho anche qualcosa da dire a quelli che se ne vanno".

 

Cosa?

"Con Fassina e D'Attorre siamo d'accordo su ciò che serve all'Italia. Non serve un partito neocentrista. Loro escono dicendo che vogliono costruire un nuovo centrosinistra. Ma dove? Senza il Pd il centrosinistra non lo fai più. Se il Pd fosse irrecuperabile, quella prospettiva verrebbe cancellata, punto. E se è così la nostra gente va prima da Grillo che nella sinistra nascente".

 

Un bel viatico per il nuovo soggetto che nasce domani...

"Non lo dico con inimicizia, anzi spero che ci ritroveremo. Ma la penso così. E non credo che la sinistra nel Pd sia una ridotta indiana".

 

Se arrivano Verdini e altri forzisti può succedere.

"Per me è impossibile che il Pd perda la sua missione e cioè i suoi veri punti di forza. Pensare che la destra ti faccia fare il suo mestiere è alla lunga illusorio, velleitario. La destra esiste. Esiste ormai in maniera strutturale anche Grillo. Se non alzi le tue bandiere ti disarmi". LR 6

 

 

 

 

Sì della Commissione Esteri del Senato allo stato di previsione del ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale

 

Il parere favorevole è però condizionato dalla necessità di rafforzare le politiche di promozione e diffusione della lingua e cultura italiana all’estero. Auspicato un ripensamento sulla riduzione del sostegno alla rete delle CCIA. La Commissione prende criticamente atto della riduzione degli stanziamenti per il funzionamento degli organi di rappresentanza degli italiani nel mondo . Approvato l’Odg Micheloni  che impegna il Governo a presentare al Parlamento entro il 30 giugno 2016 una riforma organica dei Comites e del Cgie

 

ROMA – Nell’ambito dell’esame della legge di stabilità la Commissione Esteri del Senato ha approvato il Rapporto, con parere favorevole e alcune condizioni e osservazioni, sullo stato di previsione del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale per l’anno finanziario 2016 e per il triennio 2016-2018 (tabella 6). Nel rapporto si rileva il positivo e notevole incremento delle risorse destinate alla politiche di cooperazione allo sviluppo, che coincide con la piena entrata in vigore, nel prossimo anno, della legge di riforma del settore. Si sottolinea inoltre come le politiche di aiuto allo sviluppo rappresentino uno strumento essenziale nella gestione dei fenomeni migratori, ormai un elemento strutturale delle dinamiche internazionali, che non possono dunque essere affrontati in un’ottica meramente  emergenziale. Dalla Commissione viene inoltre apprezzata la previsione dei fondi necessari allo svolgimento di concorsi diplomatici in ciascuno dei tre anni di riferimento, misura che impedisce una ulteriore contrazione  del corpo diplomatico italiano, anche allo scopo di rafforzare la nostra presenza all’interno del Servizio europeo di azione esterna. Visto positivamente anche l’impegno a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane, pur auspicando un miglioramento dell’azione di coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti, in modo da massimizzare l’efficacia degli interventi e garantire il migliore uso delle risorse disponibili.

Valutata invece negativamente la forte riduzione dei contributi alla rete delle Camere di Commercio italiane all’estero, che mette seriamente a rischio il funzionamento di tali enti che rappresentano una componente essenziale delle nostre comunità, e come tali dovrebbero essere tutelati e sostenuti. Dalla Commissione, che prende atto degli interventi di incremento delle entrate attraverso l’aumento delle tariffe consolari, viene inoltre espressa preoccupazione per il grave indebolimento delle politiche di promozione e diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero.  Nel Rapporto, che prende criticamente atto della riduzione degli stanziamenti per il funzionamento degli organi di rappresentanza delle comunità italiane all’estero di cui si auspica una riforma che favorisca la loro maggiore rappresentatività, viene poi espresso l’auspicio di non ridimensionare il contributo a favore del ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale per le attività di analisi e documentazione in materia di politica internazionale, in collaborazione con i due rami del Parlamento.  

Alla luce di queste valutazioni dalla Commissione è stato espresso favorevole ma a condizione che vengano rafforzate le politiche di promozione e diffusione della lingua e della cultura italiane all’estero, strumenti essenziali di proiezione internazionale del nostro Paese, anche dal punto di vista economico. Le perplessità espresse dalla Commissione sono anche ribadite in specifiche osservazioni in cui si chiede in primo luogo di evitare la riduzione del sostegno alla rete delle Camere di Commercio italiane all’estero. In questo ambito viene inoltre auspicato il mantenimento sia del contributo a favore del Maeci per le attività di analisi e documentazione in materia di politica internazionale, sia dell’impegno ad aumentare progressivamente le risorse destinate alle politiche di cooperazione allo sviluppo, tenendo in particolare conto gli interessi nazionali nell’area del Mediterraneo. Chieste infine risorse adeguate per avviare sin dal prossimo anno l’attività di preparazione degli eventi legati alla Presidenza italiana del vertice del Gruppo dei Paesi più industrializzati (il cosiddetto “G7”), prevista per il 2017.

Nel corso della seduta è inoltre stato approvato dalla Commissione un Ordine del Giorno presentato dal senatore  Claudio Micheloni (Pd) che impegna il Governo “a presentare al Parlamento entro il 30 giugno 2016 una riforma organica dei Comites e del Cgie che, azzerando le attuali rappresentanze, costruisca un nuovo e più moderno ed efficace sistema organico di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo, guardando ai comuni interessi degli italiani all’estero e dell’Italia”.

Nell’Odg si segnala inoltre come nella legge di stabilità i capitoli relativi alle politiche degli italiani nel mondo e le politiche migratorie della tabella 6 segnalino una variazione di bilancio con segno meno pari a 3.619.694 per l’anno 2016, con un taglio delle risorse che riguarda principalmente i fondi per lo sviluppo della lingua e cultura nel mondo.

Nell’Ordine del Giorno si ricorda anche come i componenti dei Comites e del Cgie svolgano un ruolo importantissimo, su base volontaria, di raccordo tra le comunità e le istituzioni italiana e come i fondi per la lingua e cultura italiana nel mondo, capitolo falcidiato negli ultimi otto anni con decurtazioni che superano il 60% delle somme in possesso, subiscano con questa legge di stabilità la riduzione del capitolo di spesa di oltre tre milioni di euro.

“Considerato che ad oggi, con i tagli su citati, - prosegue l’Odg - Comites e Cgie non saranno in grado di svolgere le proprie attività di raccordo tra le comunità e le istituzioni italiane; è ormai diffusa l’opinione che una riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero sia urgente nonché utile per affrontare la nuova realtà dell’emigrazione caratterizzata da nuove generazioni con stimoli e bisogni diversi” . Nell’Ordine del Giorno si segnala inoltre come in occasione delle ultime elezioni per il rinnovo dei Comites abbia partecipato al voto solo il 4,46% dei potenziali elettori, una  bassissima partecipazione “non imputabile solo agli elettori o al fatto che questi organismi così fatti siano superati, ma principalmente dovuta alle particolari condizioni di partecipazione al voto”. Ricordata infine la legge di riforma dei Comites e del Cgie approvata nel 2011 dal Senato che poi si fermò alla Camera dei deputati;

Il senatore Micheloni ha poi rinunciato, dopo il parere negativo del relatore e del rappresentante del Governo, a  porre in votazione un altro Ordine del Giorno in cui si impegnava il Governo a presentare un progetto di ristrutturazione della rete diplomatico- consolare, prevedendo, tra l’altro, un numero massimo di strutture per ogni Paese e la sostituzione dei consolati di cui si prevede la chiusura con uffici composti essenzialmente da personale a contratto, assunto localmente. (Inform 5)

 

 

 

 

2016

 

Il prossimo anno sarà, certamente, quello dei “cambiamenti” importanti. Ma non necessariamente in meglio. Lo scriviamo, da subito, a ridosso degli eventi che già si sono verificati, e ancora accadranno, sul fronte del Potere Legislativo nazionale.

 La gestione Renzi, piaccia o no, andrà ancora avanti e la politica avrà ancora difficoltà nel ripresentarsi con la necessaria obiettività. Non ci sentiamo d’ipotizzare come sarà gestito il “nuovo” Parlamento. Però, non siamo, per natura, inclini alle “novità” unilaterali. Se, veramente, si dovessero tracciare solo due grandi schieramenti, anche il futuro Esecutivo potrebbe essere assai diverso da quello che c’eravamo, necessariamente, adeguati.

 Saranno, di conseguenza, i movimenti d’opinione ad assumere differenti parvenze anche politiche. Potrebbe prendere vita anche un movimento d’opinione capace d’offrire all’Italia una prospettiva meno scontata e più attuabile. Noi siamo per il “nuovo”, ma non per quello di mera apparenza.

Sarebbe un errore disastroso per un Paese che tenta d’uscire dalla più grave crisi economico/sociale dal varo della Repubblica. Ci premono, invece, uomini disposti a condividere l’impegno per l’evoluzione del sistema politico e per intraprendere il “cambiamento”. I “polarismi” hanno, sempre, confuso e diviso la nostra realtà. Cambiare non sarà facile ma, necessariamente, possibile.

 Con Renzi ce ne siamo resi, ulteriormente, conto. Col nuovo anno, bisognerebbe essere meno dispersivi e iniziare a dare segnali di nuova maturità politica. La Penisola è pronta ad assumersi un ruolo meno marginale. Non riteniamo impossibile che nei “vivai” politici già ci siano uomini capaci d’attivare sconosciute iniziative.

Anche se i recenti eventi potrebbero averne frenato gli intenti. Dopo la riforma parlamentare, vedremo come si collocheranno i partiti, vecchi e nuovi, che già hanno evidenziato i loro limiti operativi. In seguito, il nostro interesse sarà rivolto alla “chiamata” elettorale. L’anno prossimo dovrebbe essere quello del riscatto per le coscienze e qualificante per le mete maggioritarie d’Italia.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Svizzera. Il Coordinamento Comites invita Governo e Parlamento a rilanciare la politica degli Italiani e dell’Italia all’estero

 

LOSANNA - Il 2015 ha visto finalmente il rinnovarsi dei Com.It.Es. e del C.G.I.E. Nuova linfa è stata introdotta nella rappresentanza italiana, che deve subito confrontarsi con le incomplete e mai risolte riforme di politica emigratoria, così come anche con l’annosa questione dei contributi destinati agli Italiani all’estero.

Il 10° Rapporto Migrantes "Italiani Nel Mondo" presentato a Roma il 6 ottobre u.s., conferma che il flusso migratorio verso l’estero è aumentato. Nel 2014 gli espatri sono stati 101.297, il 7,5% in più dell’anno precedente, in prevalenza uomini (56%), ma anche tante donne (48,1) e minori (15,2%). I cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) al 1° gennaio del 2015 sono 4.636.647. Una tendenza che non si registrava da oltre vent’anni.

Il flusso migratorio attuale è composito, vi son giovani ricercatori, ma anche tanti artigiani, laureati, imprenditori, operai. Tanti sono giovani, ma tanti sono anche meno giovani e tante sono le famiglie che decidono di lasciare l’Italia alla ricerca di un futuro migliore.

Gli Italiani all’estero costituiscono quindi una comunità vera, insediatasi in diversi paesi del pianeta, a cui occorre guardare con interesse e darle il giusto sostegno in termini di servizi, di attività e di risorse, che diano un senso di appartenenza e di identità, usando anche le tecnologie più moderne.

Non bisogna farsi ingannare dalla globalizzazione che potrebbe indurre a pensare che esser cittadini del mondo voglia dire non aver bisogno di nulla! Lo Stato sa benissimo che una comunità non può esistere senza regole e quindi senza documenti! Documenti che sono ancora più preziosi se ci si trova in una nazione straniera, dove si è ancora più avidi di Italianità e di strumenti che aiutino a costruire la propria identità, come i corsi di lingua e cultura italiana, le associazioni e le rappresentanze, che insieme a tutta la comunità civile non, promuovono l’Italia all’estero ed attuano il processo che porta all’integrazione e al riconoscimento dell’individuo nella nuova realtà.

Si assiste, invece, ormai da anni, a restrizioni e tagli lineari. Chiusure di Consolati, riduzione di Enti Gestori, diminuzione forzata dei corsi con conseguente perdita di alunni, riduzione di Comites, ristrutturazione del CGIE, riduzione di insegnanti e personale ministeriale scolastico e non, riduzione dei fondi allocati, che nei paesi a valuta forte come in Svizzera, subiscono negativamente anche l’effetto del cambio valutario.

Dal 2007 gli Italiani all’estero stanno pagando quindi a doppio per questa crisi, sia in termini di strutture, sia in termini di risorse economiche e di tasse. A pagare sono quindi proprio coloro che da sempre rappresentano il paracadute per l’Italia.

Bisognerebbe invertire la rotta e parlare di riforme, di investimenti, di programmazione e di coordinazione dell’intervento statale. Visti gli indicatori economici di ripresa e di crescita, il Governo dovrebbe intervenire con misure anticicliche e di rilancio dei potenziali asset delle imprese e della presenza italiana nel mondo.

Il risparmio è d’obbligo e necessario, ma la riduzione ad esempio del Cap. 3153 da € 11.919.796 del 2015 a € 8.625.548 prevista per il 2016, diventa pericolosamente minatoria dello standard di qualità delle strutture e delle attività esistenti dei Corsi di Lingua e Cultura Italiana che sono nuovamente in piena espansione con un numero crescente di alunni iscritti. Senza contare che il carico finanziario è stato spostato sugli Enti Gestori, che peraltro ancora non ricevono il suppletivo promesso per il corrente anno. Lo stesso dicasi per tutti gli altri settori.

Il Coordinamento dei Comites in Svizzera invita il Governo ed il Parlamento ad una riflessione più approfondita per giungere a conclusioni più conformi ed accettabili e ad avviare una programmazione seria e riflettuta per rilanciare la politica degli Italiani e dell’Italia stessa all’estero.  (Inform 2)

 

 

 

 

 

Ginevra: gli italiani alla celebrazione del 4 Novembre 2015

 

La giornata del 4 Novembre è per tutti nota come la festa italiana con la quale si celebra l'unità nazionale e le forze armate. Giornata in cui ricorre l'anniversario dell’inizio  del Primo conflitto Mondiale del 1915. Una festività istituita nel 1919 e che nell'anno del 1977 prese il via l'iniziativa di festeggiarla nella prima domenica di ogni mese di Novembre.

 

A Ginevra, infatti, la celebrazione della stessa ricorrenza si è tenuta nei giorni del 31 Ottobre e del 1° Novembre. Protagonisti dell’organizzazione “l'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci Italiani”, il “Gruppo Alpini di Ginevra” e la “Società delle Associazioni Italiane di Ginevra” SAIG, le quali, nel tentativo di rendere omaggio onoratamente a tutti i caduti in guerra, si sono avvalsi della banda musicale “il Complesso Bandistico di Fagagna” proveniente dalla città italiana di Udine, città del Friuli Venezia Giulia.

 

Come da programma, dunque, la giornata di Sabato 31 Ottobre la stessa banda musicale ha eseguito un concerto di musiche varie nella sala dell'istituto scolastico di Vernier Place messo a disposizione gratuitamente dalla Città di Vernier: emozioni dominanti, in particolar modo durante l'intonazione delle note dell' Inno Nazionale italiano e dell'Inno Nazionale svizzero, come il celebre “ 33, l'Inno degli Alpini” e “Il Signore delle cime”.

 

A concludere il Sabato, un aperitivo offerto dall’organizzazione accompagnato rigorosamente dalle note suonate dal complesso bandistico friulano e i canti improvvisati dal pubblico presente.

 

Le emozioni però non si fermano qui. Infatti, è la Domenica 1 Novembre che spalanca le porte al nuovo mese del 2015. Una domenica che per molti connazionali è divenuta una consueta abitudine partecipare  alla commemorazione dei caduti di tutte le guerre, del ringraziamento ai militari in servizio in Italia e nelle missioni internazionali all'estero, della Festa per l'Unità Nazionale.

 

Una domenica di Ognissanti in coincidenza dell’evento è iniziato con la celebrazione liturgica eseguita da Mons. Massimo De Gregori nella Cappella gremita del Cimitero di Saint Georges.

Al termine della messa, tutti i partecipanti hanno mosso in corteo per recarsi al monumento. In testa il Complesso Bandistico di Fagagna che ha accompagnato i momenti salienti della manifestazione con marce, inni e segnali di tromba. A seguire la Corona d’alloro, portata dagli alpini Franco Vola e Giacomo Schiagno, le bandiere delle Associazioni aderenti alla SAIG e i gonfaloni, labari e gagliardetti delle  Associazioni italiane, svizzere e francesi che hanno preceduto le autorità e tutti gli altri partecipanti.

 

Tra i partecipanti, gli On.li Gianni Farina e Laura Garavini, Deputati eletti nella circoscrizione estero, il Presidente del Grand Consiglio Antoine Barde, a rappresentare il governo ginevrino il Consigliere di Stato Mauro Poggia, il Console Generale di Francia Odile Soupison, il Console dell'Olanda Aleid de Jong van coeverden, il Console Onorario di San Marino Sivano Innocentini, il Presidente del COMITES, Andrea Pappalardo, il Deputato ginevrino, Eric Stauffer, il Sindaco della Città di Carouge, Stéphanie Lammar, il Comandante della gendarmeria Christian Cudre-Mauroux e il Capo della Polizia Monica Bonfanti e il vice presidente nazionale Chasseurs Alpin Francais, il Col. Bernard Revol.

 

Momenti emozionanti quelli quando il 92 enne Comm. Nunzio Crusi ed il Console Generale Andrea Bertozzi si sono avviati alla deposizione della corona d’Alloro davanti al Monumento dei Caduti presidiato da due Carabinieri, dell’Associazione Carabinieri di Ginevra, portata dai due alpini più anziani del Gruppo Alpini di Ginevra.

 

Il consueto cerimoniale curato dal Capogruppo, Antonio Strappazzon, prevede l’esecuzione degli inni nazionali svizzero e italiano e della Canzone del Piave. Le note del Silenzio fuori ordinanza hanno infine contribuito a rinvigorire nell’animo dei presenti il grato ricordo dei caduti della Grande Guerra.

Sono seguiti gli interventi del Capogruppo locale e del Console Generale d’Italia, nelle quali si è ricordato il centenario dell’inizio della grande guerra, che così tante vittime è costata alla nostra nazione.

 

Ad assistere a quest'ultimo rito un lungo corteo di connazionali e ginevrini, tutti accomunati dallo stesso spirito patriottico. Ancora una volta la comunità ginevrina ha dimostrato, oltre alla gratitudine e al rispetto per i caduti di tutte le guerre, attaccamento alla Madrepatria, fierezza di appartenenza e radicata coesione.

Questi sentimenti non si sono certo esauriti con le celebrazioni del 4 novembre ma permarranno saldi nel cuore e nelle menti delle varie componenti e dei singoli individui e avranno sicuramente modo di manifestarsi in altri momenti associativi.

 

Questa occasione ci è gradita per ringraziare la Città di Vernier e la Città d’Onex per aver messo le strutture necessarie per la realizzazione dell’evento. Inoltre, si ringrazia la Città di Ginevra e il Servizio funerario del Cimitero di Saint Georges, per l’ottima collaborazione ricevuta.

Un ringraziamento va anche a tutti i volontari e coloro che si sono adoperati per la riuscita della Cerimonia.  Carmelo Vaccaro, de.it.press

 

 

 

 

“Venti anni di Uim. Venti anni con i lavoratori italiani nel mondo”

 

Una riflessione sul percorso sin qui compiuto dall'associazione promossa da Uil e Ital a fianco dei connazionali all'estero e sulle nuove strade da intraprendere a fronte di mutate necessità di vecchia e nuova emigrazione

 

ROMA – Festeggiati questa mattina a Roma presso la sede dell'Unione Italiana del Lavoro i venti anni di attività dell'Unione Italiani nel Mondo, associazione collegata al sindacato e al patronato Ital e specificatamente dedicata a rispondere alle più diverse diverse istanze delle collettività italiane all'estero. Il sodalizio, presente oggi in 25 Paesi e diffuso anche in numerose regioni italiane, celebra questo importante anniversario promuovendo una riflessione utile ad inquadrare il percorso sin qui compiuto a fianco dei connazionali e a riflettere su nuovi percorsi da instaurare per venire incontro a mutate necessità di vecchia e nuova emigrazione; riflessione su cui pesa però l'ipotesi del taglio al fondo patronati – si parla di 48 milioni di euro - annunciato con la legge di stabilità in questi giorni all'esame del Senato. Dopo aver segnalato l'importate traguardo raggiunto dalla Uim è proprio contro il taglio ai patronati che si sofferma il presidente dell'Ital Gilberto De Santis, richiamando sulle difficoltà i parlamentari presenti – per la ripartizione Europa i deputati Laura Garavini e Alessio Tacconi, per l'America settentrionale e centrale la deputata Francesca La Marca e il senatore Renato Turano, per l'Africa, Asia, Oceania e Antartide il senatore Francesco Giacobbe e per l'America meridionale Fabio Porta, appena riconfermato alla presidenza del Comitato sugli italiani all'estero e la promozione del sistema Paese della Camera, – parlamentari che il presidente Ital si dice sicuro aiuteranno a ridurre o scongiurare il pericolo, perché “conoscono bene le esigenze dei connazionali residenti all'estero”. “I motivi ispiratori della Uim non sono venuti meno in questi 20 anni ma vanno riattualizzati – sostiene poi De Santis, segnalando come il mutare delle collettività e dei flussi migratori abbia determinato il presentarsi di nuove esigenze – sia per la vecchia che per la nuova emigrazione – cui il sodalizio vuole rispondere. Critiche vengono espresse anche sulle proposte ventilate dal presidente dell'Inps di intervento sulle pensioni pagate agli italiani all'estero (vedi http://comunicazioneinform.it/presentato-oggi-a-roma-il-rapporto-world-wide-inps-sulle-pensioni-erogate-allestero/), ricordando l'importanza delle rimesse da loro versate in patria e il loro ruolo di promotori del made in Italy. Molto critico con i tagli annunciati anche il presidente della Uim Mario Castellengo, che ritiene sia un errore in un momento di crisi tagliare sulle politiche di coloro che sostengono concretamente il Paese in tutto il mondo. Castellengo ritiene inoltre che la decurtazione non aiuti il risanamento dei conti pubblici e sia ingiusto a fronte della supplenza che i patronati svolgono – e che vengono sempre più chiamati a svolgere - nell'erogazione di servizi che l'Inps non riesce a garantire. “Noi diciamo basta e invitiamo a reagire, a mobilitarci affiché si comprenda anche in Italia la nostra importanza per il lavoro di servizio svolto a favore dei connazionali all'estero – afferma il presidente della Uim che ripercorre poi brevemente le vicende di questi 20 anni, segnalando il successo del sodalizio nel far fronte a istanze anche diverse dalle necessità assistenziali, previdenziali o burocratiche svolte da patronato e sindacato. Istanze non solo riconducibili al bisogno aggregativo o al ritrovamento di un senso di appartenenza ad una comunità nazionale, ma anche politiche in senso lato – Castellengo cita, per fare un esempio, l'impegno profuso per la sensibilizzazione relativa al voto all'estero – o scaturite da nuove dinamiche come quelle messe in moto dalla ripresa dell'emigrazione dall'Italia. Un impegno che è dunque in espansione – da poco è stato aperto un punto Uim a Tirana, ma non si tratta dalla sola nuova apertura prevista – e che ha reso la presenza “capillare sul territorio”, permettendo così un riconoscimento ed un protagonismo che sono stati premiati con il successo dei candidati Uim ottenuto – rileva ancora il presidente – nelle ultime elezioni dei Comites e del Cgie. “Non abbiamo paura del futuro, possiamo affrontare tutte le difficoltà – afferma il segretario generale della Uim Angelo Mattone, che ribadisce come la cultura del sodalizio sia quella solidaristica piuttosto che quella individualista promossa dal modello neoliberista, che oggi sembra invece favorito. Si sofferma poi sulle difficoltà, soprattutto occupazionali, che incontrano i giovani oggi nel nostro Paese, difficoltà che hanno determinato la ripresa dei flussi migratori che ora superano quelli di ingresso in Italia. “L'Italia è divenuta terra di passaggio perchè il nord est in particolare non è più in grado di assorbire manodopera – spiega Mattone, quantificando in “101 mila i connazionali emigrati nel 2014, il 40% dei quali giovani, il 55% lavoratori tra i 40 e 50 anni che hanno perso il lavoro in Italia” e ricordando anche il 5% rappresentato da pensionati che emigrano in Paesi in cui il potere d'acquisto delle pensioni possa mantenersi ad un livello accettabile. Ciò che il segretario generale imputa all'attuale esecutivo è l'assenza di confronto e dialogo con le parti sociali, mentre auspica che il sodalizio possa progredire nella “creazione di una rete tra intelligenze, rete e idee così da poter rendere migliore la vita dei connazionali in Italia e all'estero”.

Moderati dal consigliere dell'Ital Alberto Sera sono di seguito intervenuti alcuni dei parlamentari eletti all'estero presenti ai lavori. In primis Fabio Porta, che ha rilevato la capacità innovativa dimostrata dalla Uil con la promozione del sodalizio, ma anche rispetto alle politiche rivolte agli italiani all'estero. “La Uim infatti, sin dalla sua fondazione – ha rimarcato Porta – ha voluto unire immigrazione ed emigrazione, interconnessione che è divenuta anche motivo fondante delle nostre politiche”. “Questo è stato un ventennio speciale il cui frutto più significativo probabilmente è stato il voto all'estero e l'ingresso di parlamentari eletti dalle collettività al Parlamento italiano – ha proseguito l'esponente democratico, segnalando come, a quasi 10 anni di distanza dall'avvio di questa esperienza, sia opportuno avviare una riflessione proprio su tale presenza. Ha quindi segnalato come il presidente Renzi nel suo recente viaggio in Sud America e ora il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in visita in Brasile abbiano posto tra gli obiettivi prioritari delle loro missioni il ringraziamento delle collettività italiane presenti in loco per “aver tenuto alto il nome dell'Italia”, mostrando consapevolezza di come esse siano il principale asset di internazionalizzazione dell'Italia nel mondo. “Ora alle parole devono seguire i fatti – afferma Porta, rilevando “aperture importanti” già riscontrate e che lo inducono a credere che “i tagli sulle politiche destinate agli italiani all'estero ventilati nella legge di stabilità potranno essere eliminati, compreso – assicura – il taglio ai patronati”. Proprio per un confronto sui servizi a beneficio dei connazionali all'estero annuncia lo svolgimento di un convegno a Montecitorio il prossimo 30 novembre, un'iniziativa organizzata dal Comitato da lui stesso presieduto per indicare alcune operazioni a beneficio dei connazionali che potrebbero essere fatte “a costo zero”. Tra esse, cita la destinazione del contributo di 300 euro sulle pratiche per il riconoscimento della cittadinanza italiana all'estero a consolati e servizi consolari, una riforma dei patronati che preveda la realizzazione della convenzione con il Ministero degli Affari Esteri già indicata dalla legge loro riguardante del 2011 e che aiuterebbe efficienza ed efficacia dei servizi e la conclusione dell'iter del disegno di legge che prevede l'insegnamento della storia dell'emigrazione italiana nelle scuole per “un investimento sulla cultura e sulla cultura dell'integrazione rivolto alle giovani generazioni”.

Di seguito è intervenuta Laura Garavini che ha ringraziato i fondatori della Uim e rilevato l'importanza di un sodalizio che risponde “a domande che non solo solo burocratiche o amministrative, ma anche al bisogno di stare insieme, all'esigenza di informazione o all'impegno civile e sociale delle nostre collettività”. A proposito delle criticità già richiamate nel corso della mattinata, ha precisato come “il governo non ce l'abbia con i patronati”, poiché i tagli – già previsti e inseriti anche nella scorsa legge di stabilità, ricorda - “partono dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e rientrano nelle operazioni di spending review, che questo esecutivo, è vero, ritiene indispensabili”. La parlamentare democratica ricorda però come già l'anno scorso il taglio fosse stato ridimensionato dagli iniziali 150 milioni di euro previsti a circa 35 milioni di euro e si mostra ottimista su un nuovo “forte ridimensionamento” del taglio di risorse di cui oggi si discute. Auspica poi una “mobilitazione dei patronati” non solo sul capitolo risorse, ma per procedere ad una “riforma organica” degli istituti, riforma che il governo – ricorda – aveva inserito come delega nella legge di stabilità dell'anno scorso. Garavini manifesta anche l'iniziale sua preoccupazione per il taglio di 3 milioni di euro ipotizzato per i corsi di lingua e cultura italiana all'estero: anche in questo caso si dice però “ottimista” dopo l'incontro recentemente avuto con il premier Renzi (vedi anche http://comunicazioneinform.it/poste-allattenzione-di-renzi-le-questioni-degli-italiani-allestero-nella-legge-di-stabilita/). Tiene poi a richiamare i risultati positivi conseguiti da questo esecutivo: il mantenimento della rappresentanza eletta nella circoscrizione Estero, almeno per quanto riguarda la Camera dei Deputati, il rinnovo di Comites e Cgie, l'abolizione dell'Imu per le case dei pensionati italiani all'estero: segnali importanti “anche se non dobbiamo sederci sugli allori – conclude Laura Garavini, richiamando le sfide ancora tutte da affrontare dell' “emigrazione 4.0” e che riguardano le istanze di collettività profondamente mutate, dell'emigrazione giovanile e della mobilità, anche quella dei talenti. Mostra apprezzamento per il lavoro della Uim e dei patronati anche Francesco Giacobbe, che sottolinea come le politiche destinate ai connazionali all'estero subiscano ora una reimpostazione dovuta all'atteggiamento del governo che stanzia risorse “laddove esse vengono recepite come investimenti e non secondo logiche assistenziali o di sussidio”. Solo assumendo quest'ottica, è possibile a suo avviso pensare di incidere sulle politiche messe in campo. Il senatore si sofferma poi sulla ripresa dell'emigrazione giovanile, che “deve essere intesa oggi come mobilità, così da valorizzare i nostri giovani che si trovano all'estero”, “una mobilità che arricchisce – prosegue Giacobbe – ma pone anche nuovi e complessi problemi, di natura previdenziale per esempio, a fronte dei quali il ruolo e l'esperienza del patronato è molto importante”. Richiamate infine anche le nuove necessità di assistenza della “vecchia emigrazione”, cui occorre rispondere, affiancando a questa attenzione anche quella di tipo documentale, “che raccolga le storie dei singoli per trasmetterle alle giovani generazioni”.

Infine, Renato Turano, componente del Comitato per le questioni degli italiani all'estero del Senato, richiama l'importanza dello “spirito di volontariato” che anima spesso gli operatori di patronato e tutti coloro che sono impegnati nel sociale. Spiega come anche in Senato sia in corso un impegno per limitare la portata dei tagli sopra richiamati e ricorda i diversi fronti aperti dell'attività del Comitato. Tra essi, l'indagine conoscitiva sull'attività dei patronati, quella sulla promozione di lingua e cultura italiane all'estero e l'impegno per il disegno di legge che prevede la possibilità del riacquisto della cittadinanza italiana da parte di emigrati o discendenti di emigrati italiani all'estero che l'hanno perduta – e su cui si attende in ultimo il parere della Commissione Bilancio. Si sofferma infine sull'importanza di promuovere l'associazionismo delle giovani generazioni di italiani all'estero.

Di seguito interviene Giuseppe Conte, direttore Convenzioni internazionali e comunitarie dell'Inps, che si sofferma sui risultati del Rapporto sulle pensioni erogate all'estero presentato nel mese di settembre e già richiamato. Spiega come la direzione generale di cui è a capo sia stata da poco istituita alla luce dell'impatto che i flussi migratori hanno sulla nostra società e che richiedono un maggior approfondimento e attenzione (questo il motivo della realizzazione del Rapporto). Ricorda come l'Inps eroghi circa 400 mila pensioni all'estero, per oltre 1 miliardo di euro, e come il numero di queste ultime sia diminuito in questi ultimi anni, sia per un'azione più incisiva di controllo (la certificazione di esistenza in vita ha determinato la sospensione di 24 mila trattamenti negli ultimi 3 anni) sia per l'invecchiamento della popolazione di più antica emigrazione (l'età media dei pensionati italiani all'estero è molto alta, specie nei Paesi del Sud America, e i nuovi flussi ancora sono lontani dalla pensione). I fenomeni migratori che hanno coinvolto negli ultimi anni l'Italia (l'importante afflusso di immigrati) – segnala Conte – producono e produrranno un aumento delle erogazioni in aree come l'Africa o l'Asia, mente oggi è ancora l'Europa la protagonista, seguita da Nord America e Oceania. Richiamato anche il fenomeno dell'emigrazione dei pensionati italiani verso l'estero, specie in Europa (Svizzera, Germania, Francia, Spagna, probabilmente a seguito di familiari, ma anche in Paesi dell'est Europa).

Il segretario generale della Uil Pensionati, Romano Bellissima, ha ribadito poi come la nascita della Uim fu “una felice intuizione in un momento di forti cambiamenti innescati dalla globalizzazione, in cui si apriva un mondo nuovo ma anche la mobilità dei cittadini”. “Gli Stati invece non si sono evoluti con la stessa velocità – prosegue Bellissima, segnalando come il patronato e le associazioni di prossimità siano divenute molto importanti a fronte di “ambasciate che sono rimaste strutture burocratiche poco rispondenti alle esigenze dei cittadini”. “La Uim ha inventato un modo per avvicinare le persone e far sentire gli emigrati parte di una comunità e questo è un fatto molto importante – afferma il segretario Uilp, che torna poi sull'erosione del potere d'acquisto subita dalle pensioni in Italia, rilevando come per anni l'Italia abbia contato sulle rimesse degli emigrati, un fatto che a suo avviso renderebbe intollerabile un eventuale intervento su pensionati che oggi risiedono o decidono di emigrare all'estero. “Comprendiamo la crisi del Paese, ma si tagliano risorse sempre dalla stessa parte e ciò è contrario all'equità sociale ed ai principi della nostra stessa Costituzione che prescrivono la progressività del contributo al benessere sociale – afferma Bellissima, che auspica si possa aprire un confronto reale su questi temi. Un confronto che può avvenire – rileva – solo se viene promossa e consentita la partecipazione dei corpi intermedi alla vita democratica del Paese, “una democrazia di miglior qualità, dove anche i pensionati possano dire la loro”. (Viviana Pansa – Inform 6)

 

 

 

Pensionati all’estero. Il Mef chiarisce come si applica l’esenzione Imu se si possiede più di un immobile

 

ROMA  - “Il Ministero delle Finanze nella Risoluzione 10/DF, rispondendo ad un nostro quesito (sulla problematica abbiamo presentato anche un’interrogazione il 1° ottobre scorso) in merito all’esenzione dall’imposta municipale propria (IMU) per i pensionati iscritti all’AIRE proprietari di più immobili in Italia, ha fornito i chiarimenti richiesti”. A spiegare quali sono i deputati eletti all’estero del Pd - Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta e Tacconi – che ricordano: “avevamo chiesto quale immobile dovesse essere considerato direttamente adibito ad abitazione principale e quali fossero le modalità per richiedere l’esenzione”.

Il Dipartimento delle Finanze, Direzione Legislazione Tributaria e Federalismo Fiscale, “ha chiarito che il contribuente può scegliere egli stesso quale delle unità immobiliari possedute sia da destinare ad abitazione principale con l’applicazione del regime di favore stabilito dalla normativa sull’IMU e che le altre unità vanno considerate come abitazioni diverse da quella principale con l’applicazione dell’aliquota deliberata dal comune per tali tipologie fabbricati”.

“Per quanto riguarda invece le modalità con cui deve essere effettuata la scelta da parte del pensionato all’estero dell’immobile da considerare direttamente adibito ad abitazione principale, - chiariscono i sei deputati – il Ministero fa presente che tale scelta deve essere effettuata attraverso la presentazione della dichiarazione indicata al D.M. 30 ottobre 2012 in cui il proprietario dell’alloggio deve anche barrare il campo 15 relativo alla “Esenzione” e riportare nello spazio dedicato alle “Annotazioni” la seguente frase: “l’immobile possiede le caratteristiche e i requisiti richiesti dal comma 2 dell’art. 13 del D.L. n.201/2011”. Nella Risoluzione – concludono – vengono inoltre date indicazioni anche sulle pertinenze da considerare esenti dall’IMU”. aise 6 

 

 

 

 

Transitzonen heißen Registrierzentren

 

Koalition vereinbart schnelle Abschiebung und verschärfte Residenzpflicht

Die Koalition hat sich im Streit um die Flüchtlingspolitik geeinigt. Union und SPD wollen Zentren für Asyl-Schnellverfahren schaffen. Das ist ein Kompromiss zwischen den Transitzonen der Union und den Einreisezentren der SPD. VON Corinna Buschow

 

Weder Transitzone, noch Einreisezentrum: Die große Koalition hat ihren Streit in der Flüchtlingspolitik beigelegt und will spezielle Aufnahmeeinrichtungen schaffen, in denen Menschen ohne Bleibeperspektive ein besonderes schnelles Asylverfahren durchlaufen. Angelehnt werde das Schnellverfahren an das sogenannte Flughafenverfahren, sagte Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) am frühen Donnerstagabend nach Gesprächen mit den Parteivorsitzenden von CSU und SPD, Horst Seehofer und Sigmar Gabriel, in Berlin.

CDU-Chefin Merkel zufolge sollen vor allem Flüchtlinge aus sogenannten sicheren Herkunftsländern, die in der Regel kein Asyl bekommen, in diese speziellen Zentren gebracht werden. Die Verwaltungsverfahren sollen dort innerhalb von einer, ein mögliches Gerichtsverfahren in maximal zwei weiteren Wochen abgeschlossen sein. Drei bis fünf solcher Zentren sollen in Deutschland entstehen. Bayerns Ministerpräsident Seehofer sagte zu, die bereits bestehenden Einrichtungen in Bamberg und Manching dafür zu nutzen. Wo sonst noch Einrichtungen entstehen könnten, blieb offen.

Verschärfte Residenzpflicht

Für Flüchtlinge in diesen Zentren gilt Merkel zufolge eine verschärfte Residenzpflicht, die den Bewegungsradius auf den Bereich der unteren Ausländerbehörde beschränkt. Verstoßen Bewohner dagegen, sollen sie dem Koalitionsbeschluss zufolge keine Sozialleistungen mehr erhalten. Außerdem ruht dann der Asylantrag. Auf Antrag könne er wieder aufgenommen werden – aber nur ein weiteres Mal, betonte Merkel.

Die drei Parteichefs unterstreichen in ihrem Einigungspapier, dass die Registrierung für Flüchtlinge Voraussetzung dafür sei, einen Asylantrag zu stellen und Sozialleistungen zu beziehen. Union und SPD wollen dafür einen einheitlichen Ausweis und eine Datenbank für Asylbewerber schaffen, die eine „jederzeitige, sichere und rasche Identifizierung der Flüchtlinge“ gewährleistet. Ein entsprechendes Gesetz soll noch in diesem Jahr in den Bundestag eingebracht werden.

Kein Familiennachzug

Die Union setzte sich in den Verhandlungen mit ihrer Forderung nach einer Aussetzung des Familiennachzugs durch. Sie soll für zwei Jahre für Flüchtlinge mit subsidiärem Schutz gelten. Davon ist nur eine Minderheit der Flüchtlinge betroffen. Die syrischen Bürgerkriegsflüchtlinge fallen beispielsweise nicht darunter, weil ihnen in der Regel Asyl nach der Genfer Flüchtlingskonvention zuerkannt wird. Union und SPD vereinbarten zudem, dass Flüchtlinge, die Sozialleistungen beziehen, auch einen Eigenanteil an den Kosten für Sprach- und Integrationskurse tragen müssen.

Alle Seiten äußerten sich mit dem Kompromiss zufrieden. Man sei einen „guten, wichtigen Schritt vorangekommen“, sagte Merkel. Gabriel sagte, bei den Vereinbarunge gehen es vor allem darum, zu helfen, zu ordnen und zu steuern. Seehofer betonte, der CSU sei es vor allem um eine Begrenzung der Flüchtlingszahlen gegangen.

Die Koalitionspartner hatten sich vorher heftig über die nächsten Schritte in der Flüchtlingspolitik gestritten. Die Union wollte Transitzonen an der Grenze für schnelle Asylverfahren einrichten. Die SPD lehnte dies ab, weil sie haftähnliche Bedingungen für Flüchtlinge fürchtete. Die nun vereinbarten Aufnahmezentren erscheinen als Kompromiss zwischen den Transitzonen und den von der SPD vorgeschlagenen Einreisezentren. Parteichef Gabriel sah nach den Verhandlungen den Erfolg aber vor allem auf seiner Seite. Die SPD habe sich durchgesetzt, schrieb er im Anschluss auf Facebook: „Wir haben immer gesagt, dass es mit uns keine Transitzonen geben wird.“ (epd/mig 6)

 

 

 

 

Flüchtlingsgipfel. EU und Afrika wollen Zusammenarbeit stärken

 

Staats- und Regierungschefs der EU und Afrikas werden am 11. und 12. November beraten, wie die Flüchtlingskrise bewältigt werden kann. Partnerschaftlich wollen sie über die  Sicherung von Frieden und Stabilität in Afrika sprechen - aber auch über wirtschaftliche Entwicklung und die

Bekämpfung von Fluchtursachen.

 

Das Bundeskabinett hat sich in seiner Sitzung über die Erwartungen der Bundesregierung an den EU-Afrika-Gipfel verständigt.

Erwartungen an den Gipfel

Alle Europäischen Räte und Sondertreffen 2015 haben sich mit dem Flüchtlingsthema und den Chancen der Migration befasst. Das Treffen in Valletta auf Malta dient in der Hauptsache dazu, die Zusammenarbeit der EU mit den Herkunfts- und Transitstaaten zu vertiefen.

Die EU erwartet Fortschritte in den Bereichen Bekämpfung von Schleuserkriminalität und Fluchtursachen sowie bei der Rückführung von Flüchtlingen. Aus Sicht der Bundesregierung ist es wichtig, dass der Gipfel einen Prozess einleitet, der zu konkreten Maßnahmen führt, die die irreguläre Migration eindämmen. Neben den bereits gewährten finanziellen Mitteln wird Deutschland weitere drei Millionen Euro bereitstellen. 

Bundeskanzlerin Merkel hat bei einem Treffen mit Frankreichs Staatspräsident Hollande im August 2015 erklärt: Bei einem Treffen gehe um Rückführungsabkommen mit afrikanischen Ländern. Aber "vor allen Dingen auch um die Bekämpfung der Fluchtursachen, gegebenenfalls um die Umschichtung von Mitteln, auch um mehr Anstrengungen, um ein menschenwürdiges Leben in Flüchtlingslagern, gerade im Umkreis von Syrien zu gewährleisten."

Ziel des Treffens in Valletta sind eine politische Erklärung und ein Aktionsplan mit fünf Schwerpunkten:

Bekämpfung der Fluchtursachen durch verstärkte Bemühungen um Frieden, Stabilität und wirtschaftliche Entwicklung

Förderung und Organisation legaler Migrationswege

Schutz für Migranten und Asylbewerber, vor allem für besonders gefährdete Gruppen

Bekämpfung der Schleusung von Migranten

Verbesserung der Zusammenarbeit bei der Rückführung und Rückübernahme.

Migrationsdialoge mit Afrika fortsetzen

Die Konferenz soll an die bestehende Zusammenarbeit zwischen Europa und Afrika anknüpfen. Zu dem Treffen sind die EU-Mitgliedstaaten, die am Rabat- und am Khartum-Prozess teilnehmenden Länder, die Beobachter beim Rabat-Prozess sowie Vertreter der Kommission der Afrikanischen Union sowie der

Wirtschaftsgemeinschaft der westafrikanischen Staaten (ECOWAS), der Vereinten Nationen und des Amts für internationale Migration eingeladen.

Der Rabat-Prozess ist ein Euro-Afrikanischer Dialog zu Migration und Entwicklung. Der Prozess richtet sich maßgeblich an die in ECOWAS zusammengeschlossene Staaten. Schwerpunkte sind Grenzmanagement, Unterbindung irregulärer Migration und Flüchtlingsschutz.

Der Khartum-Prozess bezeichnet die auf Bekämpfung von Menschenhandel und -schmuggel begrenzte Zusammenarbeit der EU mit der Kommission der Afrikanischen Union und Staaten entlang der Migrationsrouten am Horn von Afrika.

Der Gipfel geht auf eine Initiative der Bundeskanzlerin beim Sonder-ER am 23. April zurück. Sie hat sich in den letzten Monaten dafür eingesetzt, das Treffen mit den afrikanischen Staats- und Regierungschefs intensiv vorzubereiten.

Voraussichtlicher Programmablauf

Der EU-Afrikagipfel findet am 11. und 12. November in Valletta statt. Nach der Begrüßung durch den maltesische Premierminister Joseph Muscat und EU-Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker vor dem Regierungspalast, werden die Staats- und Regierungschefs ein Denkmal zum Gedenken an den EU-Afrika- Gipfel 2015 einweihen. Am frühen Abend beginnt die erste Arbeitssitzung. Danach treffen sich die Gipfelteilnehmer zum Familienfoto. Mit einer zweiten Sitzungsrunde schließt der Gipfel ab. Pib 4

 

 

 

 

Italien: Gastfreundschaft, nicht nur für die Lebenden

 

Die Nachrichtenagenturen melden auch an diesem Mittwoch wieder Zahlen. Zahlen, die jedoch unter die Haut gehen und es ist hier wichtig aufzuschreien und zu sagen – es sind keine Zahlen. Es sind einzelne Leben, Menschen, Männer, Frauen und Kinder, die ihr Leben im Mittelmeer verlieren. Sie ertrinken, erfrieren, sterben. Derzeit kommen die Schreckensnachrichten von den Küsten von Griechenland. Vor Lesbos, wo an diesem Mittwoch und Donnerstag  auch EU-Parlamentspräsident Martin Schulz verweilt um sich einen Überblick der Lage zu verschaffen, sind 5 Menschen im Meer ertrunken. Während die Grenzschutzagentur meldet, dass sie 62 Menschen retten konnten.

Währenddessen trägt man sich in der süditalienischen Region Kalabrien mit einem Vorhaben, das den Menschen, die auf der Flucht ihr Leben im Mittelmeer verloren haben, einen Ort des Gedenkens zuweisen möchte: einen internationalen Friedhof für Flüchtlinge. Die Idee dazu hatte der Kalabrese Franco Corbelli, Präsident der Bewegung „Zivilrechte“, der eifrig von dem emeritierten Erzbischof von Cosenza-Bisignano Salvatore Nunnari unterstütz wurde.

„Die Kalabresen haben auch ihre Grenzen, aber sie sind ein gastfreundliches Volk. Corbelli ist Sohn dieses Landes, und er kämpft für die zeitgemäßen Zivilrechte. Mit dieser Initiative ist er auf derselben Linie wie wir und stimmt überein mit unseren Werten: die der Gastfreundlichkeit, nicht nur für die Lebenden und trotzdem auch für diejenigen, die die Tragödie erleben, entfernt von ihrem Land zu sein….sie sollen diese Aufnahme auch in dem heiligen Ort des Friedhofs erfahren. Die Initiative ist großartig.“

Der Friedhof soll in Tarsia entstehen und nach Aylan Kurdi benannt werden, dem dreijährigen toten syrischen Jungen, der zum Symbol der Tragödien im Mittelmeer geworden ist. Tarsia hat das Projekt bereits abgesegnet, jetzt interessiert sich das Innenministerium dafür. Der emeritierte Erzbischof zeigt sich begeistert über dieses Projekt und betonte, dass der Friedhof der Ort sei, der alle Menschen vereine.

„Das ist das Schöne: in den Gängen des Friedhofs findet man Juden, Muslime….alle. In unserem letzten Abschnitt kommen wir alle in Haus des Herrn. Natürlich, der Respekt wird den Toten in den unterschiedlichen Kulturen und Religionen unterschiedlich erwiesen, aber die Heimat ist der Himmel. Ich wünsche es mir sehr, dass dieser Friedhof bald existiert, ich werde einer der ersten sein, der ihn besucht.“

Der Ort des Friedhofs soll auf einer Fläche von 10.000 Quadratmeter entstehen und zugleich ein symbolträchtiger Platz sein, denn nicht weit davon befand sich auch das ehemalige Internierungslager Ferramonti di Tarsia. Es war das größte derartige Lager Italiens, gedacht für ausländische Juden und Staatenlose, errichtet 1940 vom faschistischen Regime 35 Kilometer vor Cosenza. Innerhalb eines Monats nach der Eröffnung hatte es schon rund hundert Insassen: jüdische Männer, die vorwiegend in den großen Städten Norditaliens festgenommen worden waren. Im September gelangten mit einem Transport von 302 aus Bengasi deportierten Juden auch Frauen und Kinder nach Ferramonti, so dass die Zahl von 700 Häftlingen erreicht wurde. (rv 04.11.2015 no)

 

 

 

 

Vom Flüchtling zum Retter. Es begann mit einer Telefonnummer an der Zellenwand

 

Er kam als Jugendlicher selbst als Flüchtling nach Italien. Heute hilft der eritreische Priester Mussie Zerai Menschen in Not. Auf seinem Handy erreichen ihn Hilferufe von Booten, die auf dem Mittelmeer in Seenot geraten. VON Bettina Gabbe

 

Als er zum ersten Mal mitten in der Nacht telefonisch von Bootsflüchtlingen in Seenot um Hilfe gebeten wurde, wusste Mussie Zerai zunächst nicht, wen er alarmieren sollte. Die italienische Küstenwache habe auf seinen ersten Notruf noch misstrauisch reagiert, erinnert sich der Priester aus Eritrea. Bis zu 15 solcher Anrufe erhält er täglich – und organisiert Hilfe. Für sein Engagement wurde der katholische Geistliche für den Friedensnobelpreis vorgeschlagen.

Mittlerweile weiß der 40-Jährige in Rom, welche Informationen die Küstenwache benötigt: Wie viele Menschen sind an Bord, von welchem Hafen aus sind sie gestartet und wieviele Stunden sind sie schon unterwegs? Wichtig sei auch, ob es Kranke oder Verletzte gebe und aus welchem Material das Boot sei. „Häufig kann ich die nötigen Informationen kaum aus ihnen herausholen, denn sie sind total verängstigt, viele sind zum erstem Mal auf See“, sagt er.

Im Alter von 16 Jahren gelangte der Eritreer 1992 selbst als Flüchtling nach Italien. Damals sei es leichter gewesen, er habe ein Visum gehabt und sei mit dem Flugzeug gekommen, erinnert er sich. „Ich wurde damals der Obhut der Stadt Rom anvertraut, aber die haben sich nicht um mich geschert“, erinnert sich der Mann mit dem freundlich offenen Blick ohne bitteren Unterton in der Stimme.

Da er bereits als Kind in der ehemaligen Kolonie Eritrea Italienisch gelernt hatte, übersetzte er bereits kurz nach seiner Ankunft für andere Flüchtlinge. Zerai tritt bescheiden auf und stellt sein Engagement für Flüchtlinge als selbstverständlich dar. Wie groß deren Not war, erfuhr er von Landsleuten, die in Haftlagern in Libyen festgehalten wurden. Ein Mobiltelefon mit seiner eingespeicherten Handynummer wurde damals in eines der Lager eingeschmuggelt.

In unbeobachteten Augenblicken hätten Eritreer ihn angerufen, um ihm die Zustände im Lager zu schildern. „Einer von ihnen schrieb meine Handynummer an eine Zellenwand, seitdem rufen mich immer wieder Flüchtlinge von dort aus an – oder wenn sie auf einer weiteren Etappe der Flucht in Not geraten.“

In Italien und in der Schweiz hilft Zerai mit seiner Initiative Habeshia bei der Bewältigung der Bürokratie, der Suche nach Unterkunft und Arbeit. In Äthiopien organisiert er Stipendien für Flüchtlinge. „Wenn sie drei oder vier Jahre lang einen Beruf lernen, bleiben sie zunächst dort, und wenn sie später weiter ziehen, haben sie zumindest eine Ausbildung“, sagt der Priester. So werden etwa für Frauen, die in Flüchtlingslagern in Äthiopien leben, zu Krankenschwestern oder Hebammen ausgebildet.

„Wer sich im Transitland nicht sicher fühlt, zieht weiter“, weiß der Mann aus zahlreichen Berichten, die unvorstellbare Schicksale schilderten. Mit Hilfe der Polizei seien Menschen aus Flüchtlingscamps im Sudan entführt und Schleusern übergeben worden, die ihnen Gliedmaßen amputierten, um Lösegeld von den Familien zu erpressen. „Manchen wurden beide Hände abgenommen.“

Um den Flüchtlingsstrom einzudämmen, müssten nach Zerais Auffassung vor allem in Nachbarstaaten von Herkunftsländern sichere Lebensbedingungen geschaffen werden. In Äthiopien harrten derzeit 80.000 Eritreer in Flüchtlingslagern aus. „Wenn ihnen dort keine Lebensperspektive eröffnet wird, nützt es nichts, sie vor Schleusern und den Gefahren der Überfahrt über das Mittelmeer zu warnen“, erklärt Zerai trocken. Neben Investitionen in Ausbildung und in die Bildung von Arbeitskooperativen in Nachbarländern fordert er legale Einreisemöglichkeiten.

Das größte Engagement der internationalen Gemeinschaft müsste laut Zerai jedoch auf der Bekämpfung der Fluchtursachen liegen, mit wirtschaftlichen, politischen und diplomatischen Mitteln, notfalls aber auch militärisch. „Die nationale Souveränität muss Grenzen haben, wenn Regierungen ihre Bevölkerungen nicht schützen und sogar die Hauptursache für Flucht bilden.“

Jeden Montag schaltet Zerai sein Mobiltelefon auf lautlos, um Ruhe zu haben und neue Kraft zu schöpfen. Nur, wenn er Notrufe von Booten aus erhalte, antworte er, sagt der Geistliche mit dem grau melierten Haar, der gute Kontakte in den Vatikan unterhält. „Ohne meinen Glauben könnte ich das nicht“, sagt er angesichts der Gräuel, über die Flüchtlinge ihm immer wieder berichten.

(epd/mig 5)

 

 

 

 

Italien: Roms Mafia und das bevorstehende Heilige Jahr

 

Nicht nur im Vatikan gibt es schwarze Schafe. Die Stadt Rom wird quasi von schwarzen Schafen mitregiert. Seit rund einem Jahr ist bekannt: Die Stadtverwaltung ist unterwandert von einer eigenen Mafiaorganisation, entstanden aus einer Komplizenschaft zwischen Kriminellen, Stadtbeamten und Politikern. An diesem Donnerstag wird aufgeräumt – vorerst. 46 Angeklagte kommen in Rom vor Gericht, darunter einer der vier Mafia-Könige von Rom, Massimo Carminati. Die Namen von weiteren 101 Politikern und Beamten, die in den Korruptionsskandal verwickelt sein sollen, stehen auf der schwarzen Liste der Ermittler. Es erinnert an die historischen Maxi-Prozesse in Sizilien in den 80er Jahren, als erstmals hunderte Mitglieder der Mafiaorganisation Cosa Nostra vor Gericht kamen.

Fast alle Bereiche Roms sind von Korruption unterwandert: Von der Müllabfuhr über die Instandhaltung von Parks und Kindergärten bis hin zu Roma-Lagern und Aufnahmezentren für Flüchtlinge. 40 Millionen Euro hat sich die Mafia jährlich allein durch das Geschäft mit den Einwanderern dazu verdient. Seit der Skandal im Dezember 2014 öffentlich gemacht wurde, will die Stadt die korrumpierten Bereiche der Stadtverwaltung wieder zurückgewinnen und strenger beaufsichtigen.

Nicht zuletzt blickt man bei der „Aufräumaktion“ Roms nach Mailand. Dort ging gerade die sehr erfolgreiche Weltausstellung Expo zu Ende. Prompt wurde der verantwortliche Präfekt von Mailand, Francesco Tronca, Anfang November nach Rom gerufen, um Bürgermeister Ignazio Marino abzulösen. Der Jurist Tronca gilt als erfahren im Umgang mit Krisen. Er soll nun das Heilige Jahr der Barmherzigkeit, das Papst Franziskus am 8. Dezember eröffnen wird, ebenso erfolgreich managen wie die Expo. Aber was die Stadt Rom betrifft, geht es hier nicht nur um die pünktliche Renovierung von Kirchenfassaden. Mailand gilt auch als Vorbild, weil es „sauber“ ist und streng gegen die Beteiligung der Mafia an der Expo vorgegangen sein soll. Gabriella Stramaccioni von der italienischen Antimafia-Organisation Libera sieht den Wechsel des Präfekten von Mailand nach Rom dennoch kritisch:

„Viele sagen, er habe eine ausgezeichnete Arbeit bei der Expo geleistet, was die Aufsicht der beteiligten Firmen und Aufträge angeht. Für den Moment scheint er recht qualifiziert zu sein. Der Präfekt soll gerne kommen. Ich frage mich nur, warum wir immer Präfekten und Richter holen müssen? Das bedeutet doch, dass der Primat der Politik verlorengegangen ist. Das ist aus gesellschaftlicher Sicht gravierend. Eigentlich müsste sich die Politik kümmern und gegen die Mafia und die Korruption vorgehen. Doch das ist unmöglich. Der sizilianische Anti-Mafia-Kämpfer Pio La Torre brachte es auf den Punkt: ‚Es ist besser, wenn sich die Politik um die Mafia kümmert, sonst kümmert sich die Mafia irgendwann um die Politik.‘“

Immerhin wird in Rom nun offen von Mafia gesprochen. Lange wurde dieses Thema in der italienischen Hauptstadt unter den Teppich gekehrt, ähnlich wie im Sizilien der 80er Jahre. In Rom herrscht aber ebenfalls schon lange, seit den 70er Jahren eine Mafiaorganisation, die sogenannte Bande von Magliana, benannt nach einem römischen Stadtviertel. Die römische Staatsanwaltschaft trug bei Antimafia-Aktivisten den Spitznamen „Hafen des Nebels“, weil sie alle Indizien für mafiöse Aktivitäten verschleierte. So konnte sich die Hauptstadt-Mafia zu einem parteiübergreifenden Wirtschaftssystem ausbreiten – von links über die politische Mitte bis nach rechts. Auch Renzis Partito Democratico blieb nicht verschont. „Den Mafiosi war das politische Lager egal, sie wollten die Leute kaufen“, sagt Stramaccioni. Und sie haben sie alle gekauft, ein Satz, der von einem der Mafiosi selber stammt und zum Sinnbild des Mafia-Skandals wurde.

Antikörper gegen das Mafia-Virus impfen

Nun gilt es also, auch in Rom „Antikörper“ gegen das Mafia-Virus zu impfen. Der Maxi-Prozess an diesem Donnerstag ist zumindest ein Anfang, sagt Stramaccioni, die sich, seit der katholische Priester Don Luigi Ciotti vor 20 Jahren Libera ins Leben rief, für die Antimafia-Organisation engagiert.

„Wir haben gerade erst angefangen aufzuräumen, es wird weitere Untersuchungen und Festnahmen geben. Da ist vieles noch nicht herrausgekommen, denken wir nur an die U-Bahn und weitere öffentliche Aufträge. Ein wenig ist der Schleier gelüftet worden. Es gibt jetzt sicher mehr Bewusstsein für das korrupte Verfahren der Mafia. Auf der anderen Seite ist die Stadtverwaltung schwach. Man kann Politiker wegsperren und verurteilen, aber wenn man nicht das gesamte Verwaltungssystem umkrempelt, das der Politiker geleitet hat – bei der Stadt Rom arbeiten schließlich 50.000 Angestellte, von denen viele in das korrupte System verwickelt sind – wenn man also nur den Chef austauscht, aber nicht auch zügig das System dahinter, bleibt es so korrupt wie vorher. Das Verwaltungssystem muss aufgeräumt werden. Das ist für Rom fundamental.“

Neben engagierten Staatsanwälten und Antimafiaorganisationen gibt es in Rom noch eine andere Stimme, die im Kampf gegen die Korruption Gewicht hat, meint Stramaccioni: Die Stimme des Papstes:

„Dieser Papst ist mutig gewesen. Von Anfang an. Ich vergesse nie, als wir ihn zum Treffen mit Angehörigen von Mafia-Opfern in Latina einluden und er sofort zusagte. Das war ein unvergesslicher Tag. Und schließlich nutzt er jede Gelegenheit, um sich gegen Mafia und Korruption auszusprechen. Hoffen wir, dass auch er sein Werk weiterführen kann. Weil wir eine starke Stimme brauchen. Das, was in der Politik fehlt, übernimmt jetzt der Papst.“

Immerhin befassen sich in Rom seit gut drei Jahren erfahrene Staatsanwälte aus dem Süden Italiens mit der Mafia von Rom. Giuseppe Pignatone und Michele Prestipino aus Sizilien und Reggio Kalabrien brachten ihre Expertise im Kampf gegen die Mafia mit. Seit sie in der Stadt sind, haben sich die vier „Könige von Rom“, Carminati, Fasciani, Senese und Casamonica darauf verständigt, dass kein Blut mehr fließt. Denn je weniger Wind um die Mafia ist, desto ungestörter kann sie agieren. Deshalb war die pompöse, lautstarke Beerdigung von Clanchef Vittorio Casamonica im Sommer auch ein grober Fehler, meint Stramaccioni.

„Mit diesem Exzess hat sich der Clan selber ins Bein geschossen. Sie waren dermaßen arrogant und haben sich auch nicht besonders schlau angestellt, dass sie sich ihr eigenes Grab geschaufelt haben. Denn jetzt lässt ihnen keiner mehr so schnell etwas durchgehen. Sie wollten es übertreiben und zeigen, wie stark sie sind. Weil es für sie bis zu dem Zeitpunkt gut lief. Sie konnten sich in einem Großteil der Stadt frei und ungestört bewegen. Sie hatten auch physisch die Oberhand, sie hatten eigene Häuser und alles. Die Beerdigung von Vittorio Casamonica war die endgültige Beerdigung des Casamonica-Clans. Denn sowohl der Präfekt als auch die Staatsanwaltschaft haben nun eine Wut im Bauch. Ebenso die Bürger. Kommenden Samstag werden sie sich im römischen Stadtteil Cinecittà wieder gegen die Mafia versammeln.“ (rv 5.11.)

 

 

 

 

 

Italien-Deutschland: 60 Jahre und weiter? Lesung am 21.November in Fröndenberg

 

Im Jahr 1955 wurde das Anwerbeabkommen zwischen

der Bundesrepublik und Italien unterschrieben, aufgrund

dessen die Einwanderung von Handwerkern und Bauern aus

dem Mittelmeerraum nach Deutschland eingeleitet und über

Jahrzehnten geregelt wurde.

25 Jahre danach trafen sich in Fröndenberg junge Italienerinnen

und Italiener, die vorhatten Schriftsteller zu werden, um sich

darüber auszutauschen, wie sich ihr Vorhaben am besten umsetzen

ließe. Inzwischen können einige von ihnen auf eine gelungene

Umsetzung des damaligen Projekts blicken, sei es in italienischer,

sei es in deutscher Sprache. Ferner haben einige von ihnen

entscheidend zum Durchbruch der interkulturellen Literatur in

Deutschland beigetragen. Bei der gemeinsamen Lesung am 21.

November im Kettenschmiedemuseum in Fröndenberg werden

Franco Biondi, Gino Chiellino, Chiara de Manzini-Himmrich und

Giuseppe Giambusso aus ihrem Werk lesen. Vorgestellt werden sie

von Federica Marzi, die eine Doktorarbeit über ihre Werke an den

Universitäten Triest und Düsseldorf erfolgreich vorgelegt hat. (dip)

 

 

 

 

Geringe Aufklärungsquote. Gewalt gegen Flüchtlinge hat sich verdreifacht

 

Im laufenden Jahr gab es über 100 Gewalttaten gegen Flüchtlingsunterkünfte – etwa die Hälfte davon Brandstiftungen. Betreiber von Flüchtlingsunterkünften sprechen von einer Welle von rassistischer Gewalt und kritisieren die geringe Aufklärungsquote.

 

Die Zahl der Gewalttaten gegen Flüchtlinge hat nach Angaben des Bundeskriminalamts (BKA) deutlich zugenommen. In diesem Jahr wurden bereits 104 Gewalttaten gegen Unterkünfte von Asylbewerbern registriert, wie die Tageszeitung Die Welt unter Berufung auf das BKA berichtete. Darunter waren 53 Brandstiftungen. Im gesamten Jahr 2014 waren lediglich 28 Gewalttaten verzeichnet worden.

Insgesamt hat sich den Angaben zufolge die Zahl der Straftaten gegen Asylunterkünfte von Januar bis November mit 637 im Vergleich zum Vorjahr mehr als verdreifacht. Dabei handelte es sich überwiegend um Sachbeschädigungen (216), Propagandadelikte (123) sowie Fälle von Volksverhetzung (74). Allein im dritten Quartal 2015 wurden insgesamt 303 Straftaten gezählt.

Betreiber von Flüchtlingsunterkünften zeigten sich alarmiert. Diakonie-Präsident Ulrich Lilie forderte Schutzzonen für Asylbewerberheime. „Wir erleben gerade die schlimmste Welle von rassistischer und rechtsextremer Gewalt seit 20 Jahren“, sagte Lilie der Welt. Inzwischen richteten sich die Anschläge auch gegen bewohnte Unterkünfte. „Hier sind vergleichbar den Bannmeilen Schutzzonen um gefährdete Unterkünfte sinnvoll und notwendig“, sagte der Diakonie-Präsident.

Lilie kritisierte die Sicherheitsbehörden. Es sei inakzeptabel, dass so wenige Brandanschläge aufgeklärt werden. Eine konsequente, schnelle und erfolgreiche Strafverfolgung könne dazu beitragen, eine weitere Eskalation von Gewalttaten zu verhindern. Gleichzeitig müsse man denjenigen entgegentreten, die mit ihren „unsäglichen Wortbeiträgen bei Demonstrationen oder öffentlichen Voten Gewalttäter gewollt oder nicht gewollt ermutigen“.

Der Gründer der Rechtsextremismus-Aussteiger-Initiative Exit, Bernd Wagner, sieht die Intensität der fremdenfeindlichen Gewalt auf einem ähnlichen Niveau wie zu Beginn der 90er Jahre. „Da braut sich was zusammen,“ sagte er der Zeitung: „Bald könnten die ersten Todesopfer zu beklagen sein, wenn die Gewalt nicht repressiv gestoppt wird.“ (epd/mig 6)

 

 

 

 

 

Merkel warnt vor militärischen Auseinandersetzungen durch Grenzschließung

 

Bundeskanzlerin Angela Merkel hat ihren Kurs in der Flüchtlingspolitik verteidigt – und vor militärischen Konflikten gewarnt, sollte Deutschland die Grenze zu Österreich für Flüchtlinge komplett verriegeln.

Bundeskanzlerin Angela Merkel hat vor militärischen Auseinandersetzungen gewarnt, wenn Deutschland die Grenze zu Österreich für Flüchtlinge schließen sollte. Mit Blick auf die Erfahrungen mit dem ungarischen Zaunbau an der Grenze zu Serbien sagte Merkel am Montagabend auf einer CDU-Veranstaltung in Darmstadt: "Es wird zu Verwerfungen kommen."

Es gebe heute auf dem westlichen Balkan zum Teil schon wieder solche Spannungen, dass sie jüngst um eine Konferenz zur Balkanroute gebeten habe. "Denn ich will nicht, dass dort wieder (...) militärische Auseinandersetzungen notwendig werden", sagte sie.

Merkel wolle nicht schwarzmalen. Aber es gehe schneller als man denke, dass aus Streit Handgreiflichkeiten und daraus dann Entwicklungen würden, die niemand wolle.

Wegen des hohen Flüchtlingszustrom über die Balkanroute war es zu erheblichen Spannungen zwischen Balkanstaaten gekommen. Sollte Deutschland die Grenze für Flüchtlinge schließen, würden auch andere Länder auf der Route dies tun, warnen Experten.

Der ungarische Zaun habe dazu geführt, dass die Menschen dann über Kroatien, Slowenien oder Rumänien weiter strebten, sagte Merkel. Nach dem Bau eines Zauns an der deutsch-österreichischen Grenze würden die Flüchtlinge versuchen, über andere Länder nach Deutschland zu gelangen.

Es sei Aufgabe der Bundesrepublik als großem EU-Staat, eine andere, solidarische Lösung in der Flüchtlingskrise in Europa durchzusetzen. Diese gehe nur Schritt für Schritt. "Ich bin mir ziemlich sicher, dass man das hinbekommen kann", sagte Merkel.

Transitzonen: "SPD von richtigen Dingen überzeugen"

Merkel verteidigte das Kompromisspapier der Union zur Flüchtlingspolitik. Deutschland werde allen Menschen helfen, die wegen Kriegen und Verfolgung Schutz suchen, sagte Merkel in Darmstadt. Genauso wichtig sei es aber auch, die Menschen wieder zurückzuschicken, die etwa aus wirtschaftlichen Gründen nach Deutschland kommen und diesen Schutz nicht brauchen.

Die Einrichtung von Transitzonen für schnelle Entscheidungen sei daher der richtige Weg - im Gegensatz zu Grenzschließungen.

Erst am Sonntag hatten sich CDU und CSU nach heftigem Streit auf einen Kompromiss geeinigt und in einem gemeinsamen Papier Transitzonen für Flüchtlinge vorgeschlagen. Die SPD lehnt das jedoch strikt ab und schlägt sogenannte Einreisezentren vor.

Sollte es beim Treffen am Donnerstag mit der SPD keine Einigung geben, "werden wir weiter verhandeln", sagte Merkel nun in Darmstadt. "Es ist ja nicht das erste Mal, dass wir Sozialdemokraten von richtigen Dingen überzeugen müssen."  Ea/rtr, dsa, 3

 

 

 

 

Kampagne zur Wahl des EU-Parlamentspräsidenten: Juncker unterstützt Schulz

 

Martin Schulz steckt mitten in einer diskreten Wahlkampagne für seine dritte Amtszeit als Präsident des Europäischen Parlaments. Einer seiner eifrigsten Unterstützer: Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker. EurActiv Brüssel berichtet.

Zunächst habe Schulz seine Kampagne für die Wiederwahl unter Parlamentsabgeordneten und anderen führenden Politikern im Parlament begonnen. So wolle er laut Stimmen aus der EU seine Kollegen im Januar 2017 von einer dritten Amtszeit in Folge überzeugen.

Die Schulz-Unterstützer argumentieren, dass es für ihn keinen Sinn machen würde, vor Ablauf seines fünfjährigen Mandats abzutreten. Denn er habe es sich persönlich auf die Fahne geschrieben, den Einfluss und die Sichtbarkeit des Parlaments zu erhöhen.

Der Sozialdemokrat verwandelte die Straßburger Versammlung in einen Ort, an dem führende Politiker ihre Ansichten zu den großen Herausforderungen Europas darlegen können. Bundeskanzlerin Angela Merkel und der französische Präsident François Hollande ergriffen das Wort im September. Auch der britische Premierminister David Cameron könnte an der Plenarsitzung teilnehmen, sobald er seine Vorschläge zur Neuverhandlung der Rolle Großbritanniens in der EU vorstellt.

Außerdem sehe man den deutschen Politiker als jemanden, der in der Lage ist, für Disziplin in der sozialistischen Delegation zu sorgen. Somit gelinge es ihm, die ‘große Koalition’ der Sozialisten und der konservativen Europäischen Volkspartei (EVP) aufrechtzuerhalten.

Vor allem aber erfahre Schulz bei der Kandidatur für die Verlängerung seiner Amtszeit um zweieinhalb Jahre Unterstützung von Juncker.

Die beiden haben europäischen Quellen zufolge in den vergangenen Monaten eine enge Beziehung aufgebaut. Juncker sei sogar einer seiner eifrigsten Unterstützer. Er habe in Schulz einen wichtigen Verbündeten gefunden, wenn es darum gehe, Vorschläge durch das Parlament zu bekommen.

Trotz Junckers Unterstützung herrscht noch immer Widerwillen in der EVP, Schulz die zweite Hälfte der fünfjährigen Amtszeit zu übertragen. Unter ähnlichen Umständen hatte man sich in der letzten Legislaturperiode darauf geeinigt, dass Schulz die fünfjährige Präsidentschaft mit seinem polnischen Amtskollegen, Jerzy Buzek, teilen solle.

Die Konservativen sind bereit, zu kämpfen. Schulz unterschrieb laut EVP-Quellen ein Abkommen mit der Mitte-Rechts-Fraktion, die Präsidentschaft zu teilen. Diese Zusage müsse er nun einhalten.

Zur Beschwichtigung der kritischen Stimmen, begann Schulz, sich mit führenden EPP-Mitgliedern zu treffen - darunter auch der Fraktionsvorsitzende im Parlament, Manfred Weber.

Noch hat die EVP keinen Kandidaten ausgewählt. Mehrere Namen sind im Gespräch, wie zum Beispiel der italienische Parlamentsabgeordnete Antonio Tajani und Mairead McGuinness aus Irland. Auch Alain Lamassoure, Vorsitzender der französischen Parlamentsdelegation, gilt als potenzieller Kandidat.

Die EVP wird sich voraussichtlich gegen Ende 2016 für einen Kandidaten entscheiden. Potenzielle Wettbewerber sind dazu angehalten, nicht zu früh ins Rennen zu gehen.

In den letzten Monaten war vor allem der Name Tajani in aller Munde. Der ehemalige Industrie-Kommissar und Mitbegründer der Partei Silvio Berlusconis, Forza Italia, genießt jedoch noch längst keine einheitliche Unterstützung seitens der EPP-Mitglieder.

Jüngste Enthüllungen, er habe in seiner Zeit als Kommissar nicht auf den Volkswagen-Emissionsskandal reagiert, könnten ein für alle Mal das Aus für seine Kandidatur bedeuten.

In der Zwischenzeit versucht Schulz, sich alle Optionen offen zu halten. Das sozialistische Schwergewicht möchte nicht als regulärer Abgeordneter zurück ins Parlament. Am liebsten wäre ihm eine Stelle innerhalb der deutschen Regierung. Das Amt des Parlamentspräsidenten käme erst an zweiter Stelle, so die Quellen. Schulz Traum könnte es sein, bei der nächsten Bundestagswahl im Herbst 2017 als Spitzenkandidat der SPD anzutreten.

Doch diesen Wunsch hegt er nicht allein. Vize-Kanzler und SPD-Vorsitzender Sigmar Gabriel verkündete letzte Woche, dass er natürlich Spitzenkandidat bei den nächsten Wahlen sein möchte. Aber auch der Bürgermeister Hamburgs, Olaf Scholz, sowie Arbeitsministerin Andrea Nahles streben nach einer höheren Position.

Jüngste Meinungsumfragen zeigen, dass nur 24 Prozent der Deutschen die SPD wählen würden. Es bleibt jedoch unklar, was die kommenden Monate bringen werden. Denn die Flüchtlingskrise hat Deutschlands politische Landschaft in ihren Grundfesten erschüttert und eine tiefe Kluft zwischen die Koalitionsparteien offenbart.

Vieles wird von Merkel abhängen. Wird sie ihrem Landsmann aus einer gegnerischen Partei den Rücken stärken oder aber ihre eigene politische Familie, die EVP, unterstützen? Da die Flüchtlingskrise und die nachlassenden Beliebtheitswerte der Bundesregierung Berlin auch in den nächsten Monaten noch einiges an Kopfzerbrechen bereiten werden, dürfte Schulz derzeit Merkels kleinstes Problem sein. Jorge Valero, übersetzt von Jule Zenker   EA 5

 

 

 

 

Flüchtlingspolitik. Koalition weiter Uneins über Transitzonen

 

Transitzonen oder Einreisezentren? Union und SPD sind in der Asylpolitik weiter uneins und greifen sich gegenseitig an. Der Städtebund dringt auf eine schnelle Einigung. Einen großen Unterschied in den Konzepten erkennt er ohnehin nicht.

 

Nach den ergebnislosen Treffen vom Wochenende scheint eine Einigung der Koalition in der Flüchtlingspolitik weit entfernt. Die in einem Positionspapier der Union festgehaltene Forderung nach Transitzonen für schnelle Asylverfahren an der Landgrenze stößt in der SPD weiter auf Widerstand. Die Union forderte die Sozialdemokraten zum Einlenken auf. „Die SPD muss sich jetzt mal bewegen“, sagte die Chefin der CSU-Landesgruppe im Bundestag, Gerda Hasselfeldt am Montag im Deutschlandfunk.

Das in den Transitzonen vorgesehene Verfahren sei gedeckt durch eine EU-Richtlinie, ergänzte Hasselfeldt. Entgegen der Darstellung der SPD würden keine Haftanstalten errichtet. Der innenpolitische Sprecher der Unions-Fraktion, Stephan Mayer (CSU), sagte am Montag im ARD-„Morgenmagazin“, die SPD solle ihre „Bockigkeit“ aufgeben und für einen gemeinsamen Konsens in der Bundesregierung offen sein.

SPD: Transitzone = Inhaftierung

Die SPD hält an ihrem Vorwurf fest, die Union plane Hafteinrichtungen. „Transitzonen wie sie im Papier der Unionsparteien vorgeschlagen werden, können nur funktionieren, wenn man Tausende Menschen dort festhält, also inhaftiert“, sagte die Flüchtlingsbeauftragte der Bundesregierung, Aydan Özo?uz (SPD) am Montag in Berlin. Praktisch sei das gar nicht anders denkbar als „riesige Lager, in denen ganze Familien, Männer, Frauen und Kinder eingesperrt werden“, sagte die Staatsministerin.

Der stellvertretende SPD-Vorsitzende Ralf Stegner sagte im Deutschlandfunk, jedem sei klar, dass das Verfahren der Transitzonen bei Hunderten von Kilometern grüner Grenze nicht funktionieren könne. Was an Flughäfen für ganz wenige Menschen mit beschleunigten Asylverfahren funktioniere, könne nicht auf Landgrenzen übertragen werden. De facto müssten in den Transitzonen Haftbedingungen herrschen, sagte Stegner, der die Union aufforderte, sich mit dem SPD-Vorschlag von Einreisezentren zu befassen.

Städte- und Gemeindebund fordert Einigung

SPD-Chef Sigmar Gabriel hatte die Einrichtung von Einreisezentren in jedem Bundesland am Wochenende vorgeschlagen. Die Registrierung von Asylsuchenden solle künftig ausschließlich dort erfolgen. Anschließend müssten die Flüchtlinge in den Zentren auf ihre Weiterverteilung warten. Über offenbar aussichtslose Anträge könne direkt in den Einreisezentren entschieden werden. Diese Erwartung hat die Union auch an die Transitzonen. CDU und CSU wollen solche Zonen für schnelle Asyl-Verfahren und Abschiebungen unmittelbar an den Landesgrenzen errichten, die SPD hält das für juristisch fragwürdig.

Der Deutsche Städte- und Gemeindebund appellierte an die Koalitionspartner, sich schnell zu einigen. Ob sich die Regierung am Ende auf Transitzonen oder auf Einreisezentren verständigt, sei unwichtig, sagte Hauptgeschäftsführer Gerd Landsberg am Montag dem Radiosender SWR info: „Ich sehe da, ehrlich gesagt, gar nicht so einen Riesenunterschied.“

Für Donnerstag ist ein weiteres Treffen der Parteivorsitzenden Angela Merkel (CDU), Horst Seehofer (CSU) und Sigmar Gabriel (SPD) geplant. Am Sonntag gingen die Parteichefs nach einem Treffen im Kanzleramt ergebnislos auseinander. Unterdessen entschärften aber CDU und CSU ihren Streit in der Flüchtlingspolitik, nachdem Parteichef Seehofer der Kanzlerin mit einem Ultimatum gedroht hatte. Am Sonntagabend veröffentlichten die Schwesterparteien ein gemeinsames Positionspapier, in dem die Transitzonen als dringliche Maßnahme gefordert werden. (epd/mig3)

 

 

 

 

Union für schärferen Kurs in der Flüchtlingskrise

 

In einem am Sonntagabend von den Spitzen der Unionsparteien vorgelegten Papier werden eine schnelle Einführung von Transitzonen, eine Begrenzung des Familiennachzugs sowie deutsch-österreichische Polizeistreifen an der Grenze gefordert. Das Papier wurde am Nachmittag von CDU-Chefin Angela Merkel, ihrem CSU-Kollegen Horst Seehofer, Unionsfraktionschef Volker Kauder und CSU-Landesgruppenchefin Gerda Hasselfeldt ausgehandelt. Bei einem Koalitionstreffen mit SPD-Chef Sigmar Gabriel am Morgen hatte es keine Einigung über Transitzonen gegeben.

Die Einführung dieser Zonen gemäß EU-Regeln sei "vordringlichste Maßnahme zur besseren Kontrolle unserer Grenze", heißt es. In diesen Einrichtungen soll es auch beschleunigte Asylverfahren für Asylbewerber aus sicheren Herkunftsländern geben. Den Vorwurf der SPD, es handele sich um "Haftanstalten", weist die Union kategorisch zurück. "Die Ausgestaltung des Verfahrens erfolgt in enger Anlehnung an das Flughafenverfahren, das nach der Rechtsprechung des Bundesverfassungsgerichts keine Hafteinrichtung ist." Eine Entscheidung soll bis zu einem Treffen Merkels und Seehofers mit Gabriel und einem Gespräch der Länderministerpräsidenten am Donnerstag fallen.

Der Familiennachzug soll für zwei Jahre für Antragsteller mit einem sogenannten subsidiären Schutz ausgesetzt werden. Damit sind Migranten gemeint, die in Deutschland keine anerkannte Flüchtlinge sind, aber dennoch im Land bleiben können. Nachdem es an der deutsch-österreichischen Grenze teils chaotische Zustände gegeben hatte, wird nun auch der Aufbau eines gemeinsamen Polizeizentrums an der Grenze gefordert. Zudem sollen Polizisten beider Länder auf Streife gehen.

Union drängt auf Sicherung von Außengrenzen

Beim Treffen mit den Ministerpräsidenten soll zudem auf schnellere Abschiebungen und beschleunigte Asylverfahren gepocht werden. Auf einem einheitlichen Flüchtlingsausweis sollen alle Daten erfasst werden, die für die Gewährung von Leistungen nötig sind.

Ausdrücklich bekennt sich die Union zu sicheren EU-Außengrenzen. Das System zur Bearbeitung von Asylverfahren in der EU müsse weiterentwickelt und wieder durchgesetzt werden. CDU und CSU unterstützen zudem ein EU-Abkommen mit der Türkei, das auch eine Visa-Liberalisierung und die Ausweitung der Beitrittsverhandlungen vorsieht. Im Gegenzug soll die Türkei den Flüchtlingszustrom begrenzen.

Daneben sind verstärkte Anstrengungen zur Integration vorgesehen, bei der Flüchtlinge die in Deutschland geltenden Gesetze und Werte beachten müssten. Die Spitzen von CDU und CSU wollen die Umsetzung der Forderungen alle 14 Tage überprüfen. Ea rtr, 2

 

 

 

 

Flüchtlingspolitik der Union. CSU bekommt Transitzonen und kassiert Familiennachzug

 

Die Union hat sich auf eine Flüchtlingspolitik geeinigt. Sie sieht die Einrichtung von Transitzonen und die Streichung des Familiennachzugs vor. Nur beim Thema Flüchtlings-Obergrenze konnte sich die CSU nicht durchsetzen.

 

Nach wochenlangem Streit haben sich CDU und CSU auf gemeinsame Positionen in der Flüchtlingspolitik geeinigt. Am Sonntag legten die Schwesterparteien ein Papier vor, das unter anderem die Einrichtung von grenznahen Transitzonen für schnelle Asylverfahren vorsieht. Die von CSU-Chef Horst Seehofer geforderte Obergrenze für die Aufnahme von Flüchtlingen findet sich in dem Papier nicht.

Dafür kommt die CDU den Christsozialen beim Thema Familiennachzug entgegen. Das Nachholen von Angehörigen soll für Bürgerkriegsflüchtlinge für zwei Jahre ausgesetzt werden, fordern die Parteien in dem Papier. Bislang hatte das CDU-geführte Bundesinnenministerium es abgelehnt, den Nachzug zu stoppen.

Zentrale Ziele der Unionsparteien seien, dass die Zuwanderung gesteuert wird und Fluchtursachen bekämpft werden, heißt es in dem Papier. Gleichzeitig müsse Deutschland Menschen in Not helfen und die Integration Schutzbedürftiger sichern. CDU und CSU wollen sich künftig alle 14 Tage treffen, um die Umsetzung der vereinbarten Maßnahmen zu prüfen.

Es ist damit zu rechnen, dass das Positionspapier auf den Widerstand des Koalitionspartners SPD stoßen wird. Die Sozialdemokraten lehnen Transitzonen an den Grenzen klar ab und schlagen stattdessen gleichmäßig verteilte Einreisezentren in den Bundesländern vor. Auch eine Begrenzung des Familiennachzugs hält die SPD für falsch.

Ein Treffen der Parteichefs Angela Merkel (CDU), Horst Seehofer (CSU) und Sigmar Gabriel (SPD), bei dem es unter anderem um das Thema Transitzonen ging, war am Sonntagvormittag ohne greifbares Ergebnis geblieben. Die Koalitionsspitzen wollen sich am Donnerstag erneut zusammensetzen.

(epd/mig 2)

 

 

 

 

Vier Fünftel der Flüchtlinge kommen auf der Balkanroute

 

Eine halbe Million Flüchtlinge sind in diesem Jahr bereits in Griechenland angekommen. Zehntausende befinden sich am Weg in Richtung Österreich, Deutschland und Schweden. Hunderttausende warten noch in der Türkei. Europas Regierungen versuchen per Gesetz, diese Völkerwanderung einzubremsen.

Die Balkanroute wurde zum meistfrequentierten Flüchtlingsweg nach Europa. Das zeigen die jüngsten vom UN-Flüchtlingskommissariat UNHCR veröffentlichten Zahlen. Zu Beginn dieser Woche wurden bereits 502.000 Seeankünfte in Griechenland registriert. Insgesamt haben in diesem Jahr mehr als 643.000 Menschen Europa über das Mittelmeer erreicht. Nur noch jeder fünfte Flüchtling wählt die Route von Nordafrika nach Süditalien. Am Dienstagmorgen befanden sich 27.500 Menschen auf den griechischen Inseln, um auf ihre Registrierung und ihren Weitertransport auf das Festland zu warten. Die hohe Zahl wird damit begründet, dass viele Flüchtlinge und Migranten aus Angst vor Grenzschließungen in Deutschland, Österreich und Schweden schnellstmöglich weiterreisen wollen. Hinzu kommt die Sorge aufgrund der sich ständig verschlechternden Wetterbedingungen.

Höherer Frauen- und Kinderanteil

UNHCR rechnet jedenfalls in den nächsten Wochen mit bis zu 4.000 Personen, die täglich an den slowenisch-österreichischen Grenzübergängen ankommen. Aktuell schätzt man, dass etwa 40.000 Menschen auf der Westbalkanroute von Griechenland über Mazedonien, Serbien, Kroatien und Slowenien in die Mitte Europas unterwegs sind. Interessant ist auch die Struktur der Asylsuchenden. Laut UNHCR zählt man derzeit 64 Prozent Syrer, 22 Prozent Afghanen und sieben Prozent Iraker, wobei deren Anteil im Steigen begriffen ist. Auch die Zahl der männlichen Flüchtlinge (die im Sommer bei etwa 80 Prozent lag) hat sich geändert: Aktuell sind es 62 Prozent Männer, 14 Prozent Frauen und 22 Prozent Kinder.

Benimm-Guide für Neuankömmlinge

Schon bald werden die Flüchtlinge bei ihrer Ankunft in Österreich nicht nur registriert, sondern auch aufgeklärt. Bereits in wenigen Wochen fertig sein soll ein "Benimm-Guide", der sie auf die neuen Lebensgewohnheiten und die Grundlagen der europäischen Gesellschaftsordnung aufmerksam machen soll. Das gab Österreichs Innenministerin Johanna Mikl-Leitner bei einer Konferenz des Europarates in Sarajevo bekannt. Da die Flüchtlinge aus einem anderen Kulturkreis kommen, sei es notwendig, sie über die europäischen Grund- und Freiheitsrechte aufzuklären und nachdrücklich zu deren Einhaltung aufzufordern. Nur wenn Grundwerte eingehalten werden, kann auch das Zusammenleben und die Integration funktionieren. Denn, so die Ministerin: "Es kann nicht sein, dass etwa ankommende Männer eine Polizistin nicht akzeptieren, weil sie eine Frau ist. Es darf nicht sein, dass Religion über die staatlichen Gesetze gestellt und zur Radikalisierung genutzt wird". Dieser Guide sollte freilich nicht nur Neuankömmlingen in die Hand gedrückt werden. Denn auch in vielen seit Jahren hier lebenden Migrantenfamilien wird Mädchen noch immer die Weiterbildung verwehrt, weil dies nicht in das althergebrachte Gesellschaftsverständnis passt.

Verschärfung des Asylgesetzes soll Signalwirkung haben

Nachdem die von der EU angepeilten Maßnahmen an den Außengrenzen (Stichwort Hotspots) noch auf sich warten lassen, verschärfen die hauptsächlich betroffenen Staaten Zug um Zug ihre Asylgesetze. Nach Deutschland, wo der Bundestag Mitte Oktober eine verschärfte Regelung beschloss, wird in Schweden eine ähnliche Maßnahme diskutiert. Nun schafft auch Österreich neue Rahmenbedingungen. Darauf haben sich die Regierungsparteien geeinigt. Das neue Asylgesetz kann zwar erst im Dezember vom Parlament beschlossen werden, soll aber bereits am 15. November in Kraft treten. Kernpunkte sind, dass eine Überprüfung des Asylstatus künftighin bereits nach drei und nicht erst nach fünf Jahren erfolgt und der Familiennachzug an eine Reihe von Bedingungen – wie ausreichendes Einkommen, familiengerechter Wohnraum - geknüpft wird. Vizekanzler Reinhold Mitterlehner (ÖVP) sieht in dem Gesetz ein "Signal", wonach eine bestimmte Belastungsgrenze erreicht sei. Für Bundeskanzler Werner Faymann (SPÖ) ist es eine Botschaft an die eigene Bevölkerung, nämlich klar zu machen, dass Asyl Asyl "etwas auf Zeit Bestimmtes" ist.

Ruf nach einem gemeinsamen Asylplan der betroffenen Länder

Kritik gibt es von verschiedenen Seiten. Das Spektrum reicht von den Oppositionsparteien über Teile der Wiener SPÖ (die damit den eigenen Bundeskanzler in die Mangel nimmt) bis hin zu den NGO’s bis hin zu den diversen Hilfsorganisationen. Bekrittelt wird der bürokratische Mehraufwand ebenso wie die Erschwerung der Integration. Für die Landeshauptleute ist das verschärfte Asylgesetz nur ein erster Schritt. Sie wollen mehr (finanzielle) Unterstützung durch den Bund und berufen sich dabei unter anderem auf die Stimmung in der Bevölkerung, die von einem nicht unerheblichen Maß an Sorge geprägt ist. Daher auch die Forderung,  dass Vorsorge für den Fall getroffen wird, sollte der Zustrom im kommenden Jahr nicht abebben, was allgemein zu erwarten ist. Von den Grünen kommt schließlich der noch sehr schlagzeilenartig formulierte und inhaltlich magere Vorschlag "einen gemeinsamen Asylplan zwischen Deutschland, Österreich, Schweden und den Balkanstaaten anzugehen". Wenn auch noch nicht ausgereift, so eine durchaus überlegenswerte Idee.

Herbert Vytiska (Wien), EurActiv 4

 

 

 

 

Vielfalt – Unverzichtbar für den Unternehmenserfolg

 

Kommentar von Jens Schwarz, Vorsitzender Konzernbetriebsrat Deutsche Bahn AG

 

Die Deutsche Bahn AG hat erstmals für den Ausbildungsjahrgang 2015 Nachwuchskräfte in Spanien rekrutiert. Die ersten Gespräche mit spanischen Jugendlichen fanden im Herbst 2014 statt. Ziel war es, junge Menschen zu finden, die bereit sind, die deutsche Sprache zu erlernen und eine Berufsausbildung im DB-Konzern in Deutschland zu absolvieren.

Vor ihrem Ausbildungsbeginn am 1. September 2015 wurden die ausgewählten Jugendlichen bereits in Spanien von einer Referentin der DB AG sowie dem Goethe-Institut begleitet und absolvierten einen Sprachkurs. Zudem ermöglichte ihnen ein sechswöchiges Praktikum, sowohl ihre künftigen Ausbildungsbetriebe in Deutschland als auch ihre Ausbilder persönlich kennen zu lernen.

Die deutsche Sprache zu erlernen, verbunden mit der Anforderung das Sprachniveau B1 zu erreichen, stellt eine sehr große Herausforderung dar und fordert von allen Beteiligten ein hohes Engagement. Die jungen Kolleg_innen umfassend zu betreuen ist unter anderem aufgrund der unterschiedlichen kulturellen Bedürfnisse sehr aufwändig. Hier bedarf es einer besonderen Aufmerksamkeit seitens der Ausbildungsverantwortlichen. Eine enge Zusammenarbeit mit den Betriebsräten sowie den Jugend- und Auszubildendenvertretungen ist dabei unverzichtbar.

Die 18 spanischen Nachwuchskräfte absolvieren ihre Ausbildung in einem international geprägten und kulturell sehr vielfältigen Umfeld, in dem über 100 Nationen zusammenarbeiten. Mehr als 17.000 Kolleg_ innen im DB-Konzern haben einen Migrationshintergrund. Als Teil der fast 200.000 Beschäftigten in Deutschland tragen sie maßgeblich zum Unternehmenserfolg bei.

Die Kultur in der Belegschaft ist von Toleranz und Respekt geprägt. So engagieren sich beispielsweise seit dem Jahr 2000 jährlich hunderte Auszubildende der DB AG in dem Projekt „Bahn-Azubis gegen Hass und Gewalt“ und setzen damit ein klares Zeichen gegen Fremdenhass und Intoleranz. Aber auch über dieses Projekt hinaus ist das soziale Engagement unserer Kolleg_innen stark und ungebrochen, wie das Beispiel der Gleis- und Tiefbauwerkstatt Hamburg-Harburg belegt: Dort haben sich die Auszubildenden und Ausbilder gemeinsam für eine Erstaufnahmeeinrichtung für Flüchtlinge eingesetzt. Zusammen bauen sie Holzbänke für die Erstaufnahmeeinrichtung, mittels derer der Außenbereich ansprechender gestaltet und die Aufenthaltsmöglichkeiten verbessert werden sollen. Auf diese Weise lassen sich Ausbildungsinhalte und soziales Engagement nutzbringend miteinander.

Forum Migration. November

 

 

 

 

Mehr Migrantinnen und Migranten in Düsseldorf schließt Partnervereinbarung mit dem Land NRW

 

Integrationsstaatssekretär Thorsten Klute und Regierungspräsidentin Anne Lütkes haben in Düsseldorf eine Vereinbarung zur Partnerinitiative des Landes „Vielfalt verbindet. Interkulturelle Öffnung als Erfolgsfaktor“ unterzeichnet. „Damit ist Düsseldorf die zweite Bezirksregierung, die ausdrücklich auf Migrantinnen und Migranten setzt und auf eine interkulturelle Öffnung ihrer Behörde“, so Staatssekretär Klute.

 

„Nicht nur die Entwicklung der Flüchtlingszahlen in den vergangenen Monaten macht interkulturelle Öffnung so dringlich“, sagte Klute. „Der kompetente Umgang mit Vielfalt ist heute unverzichtbar. Eine Verwaltung, in der Menschen unterschiedlichster nationaler Herkunft arbeiten, kann sehr viel professioneller und effektiver mit den Anliegen der Bürgerinnen und Bürger umgehen, von denen heute jede und jeder Vierte einen Migrationshintergrund hat. Gleichzeitig verstärkt dies gerade bei Menschen mit Migrationshintergrund auch das Vertrauen in die staatlichen Institutionen.“

 

Regierungspräsidentin Anne Lütkes sagte: „Vielfalt ist eine unverzichtbare Grundlage unserer Gesellschaft. Daher wollen wir mit der Unterzeichnung der Partnervereinbarung gemeinsam noch mehr für die interkulturelle Öffnung der Landesverwaltung bewirken. Wir wollen durch den Abbau von Barrieren dafür sorgen, dass Integration im Alltag funktioniert.“

 

Die Partnervereinbarung sieht beispielsweise vor, bei Stellenausschreibungen Menschen mit Migrationshintergrund direkt anzusprechen. Außerdem sollen die Beschäftigten bei regelmäßigen Treffen mit der Integrationsbeauftragten der Bezirksregierung zu interkulturellen Themen sensibilisiert und qualifiziert werden. Und die Initiative „Will-Kommen“ ermöglicht Flüchtlingskindern einen ersten Kontakt zur deutschen Sprache, indem ehrenamtlich tätige Lehrkräfte für zwei bis drei Stunden pro Woche in die Erstaufnahmeeinrichtung kommen und dort mit ihnen arbeiten.

 

„Die Aktivitäten der Bezirksregierung Düsseldorf sind ein gutes Beispiel, wie Verwaltung das Thema ‚Interkulturelle Öffnung‘ umsetzt“, so Klute weiter. Als Schirmherr der Partnerinitiative des Landes „Vielfalt verbindet“ wirbt der Staatssekretär für die interkulturelle Öffnung von Behörden, Verbänden und Unternehmen in Nordrhein-Westfalen: „Es ist mir ein besonderes Anliegen, die Chancen von Zugewanderten in der Arbeitswelt zu stärken und unsere Institutionen für die Realität der Einwanderungsgesellschaft zu öffnen.“

 

Der Landesinitiative haben sich bereits zahlreiche Partner angeschlossen: der Landschaftsverband Rheinland, die Bezirksregierung Arnsberg, der Westdeutsche Rundfunk, der Landesverband der Volkshochschulen NRW, der Paritätische Wohlfahrtsverband in NRW, die Städte Duisburg, Gelsenkirchen und Solingen sowie die Kooperation von acht Ruhrgebietsstädten „Integration. Interkommunal“, die Kreisverwaltungen Soest und Lippe, die Jobcenter Duisburg, Städteregion Aachen und Dortmund, die Polizei Gelsenkirchen, die Polizei Dortmund, das Multikulturelle Forum in Lünen, der Caritas-Verband für den Kreis Unna sowie der Landessportbund NRW.

Mehr Informationen: www.interkulturell.nrw.de. nrw 3

 

 

 

 

„Die Diskussion war schon immer da“: Zuzug von Familienangehörigen von Flüchtlingen

 

Der Verband binationaler Familien und Partnerschaften fürchtet neue Hürden für den Zuzug Angehöriger nach Deutschland

 

Forum Migration: Herr Kannamkulam, müssen Flüchtlinge damit rechnen, bald von ihren Ehepartnern getrennt leben zu müssen?

John Kannamkulam: Die Asyldebatte hat eine neue Situation geschaffen, wir beobachten das sehr genau. Es gibt jetzt Stimmen, die Pi mal Daumen einfach mit drei multiplizieren und so von Zahlen von Menschen schwadronieren, die die Flüchtlinge angeblich nachholen wollen. Das ist politisches Marketing, um den Familiennachzug einzuschränken. Das EU- und das deutsche Recht aber sehen den Schutz von Ehe und Familien vor, und zwar für alle. Das fällt bei dieser Diskussion einfach unter den Tisch.

Sie fürchten, neue Hürden für den Familiennachzug bei Flüchtlingen könnten auch reguläre Migrant_ innengruppen treffen?

Wir machen uns für interkulturelle Familien in jeglichem Bezug stark. Was da jetzt in der Asylgesetzgebung für die Gruppe der irregulären Einwanderer debattiert wird, ist für uns alarmierend, denn es könnte auch Familien und Ehen aus dem Bereich der regulären Migration treffen. Die Diskussion war schon immer da, wir kennen das seit den 90ern. Für uns ist aber ganz klar, dass man nicht den einen volle Grundrechte geben kann und den anderen nicht.

Sie liegen beim Thema Familiennachzug auch wegen der Sprachnachweise mit dem Bundesinnenministerium im Clinch. Lässt es mit sich reden?

Deutschland verlangt – als eines von wenigen EU-Ländern – seit 2007 den Nachweis von Sprachkenntnissen auf A1 Niveau von Ehegatten. Im Juli dieses Jahres gab es ein Urteil des Europäischen Gerichtshofs zu diesen so genannten Vorintegrationsmaßnahmen. Das hat festgestellt, dass keine ‚ungebührende Härten‘ entstehen dürfen. Die Bundesregierung hatte zwar auch im Sommer eine Härtefallregelung eingeführt, die jedoch nicht zu den Anforderungen des EuGH passt.

Und das reicht nicht?

Natürlich nicht. Integrationsmaßnahmen an sich sind sinnvoll, beide Partner sollen sich mit ihren Deutsch-Sprachkenntnissen hier im Land bewegen können. Aber die Kurse sollen im Inland nach der Einreise belegt werden können. Wenn sie aus einer ländlichen Gegend, etwa in Indien kommen, müssen sie teils hunderte Kilometer in eine Metropole reisen, um in einem Goethe-Institut monatelang den Kurs zu belegen. Von Krisenländern ganz zu schweigen.

Arbeitsmigrant_innen aus Drittstaaten klagen über große Schwierigkeiten, Besuch aus der Heimat zu bekommen. Das Thema beschäftigt jetzt auch die EU. Was müsste geschehen?

Die Visaverfahren für Familienbesuche müssen stark vereinfacht werden. Verwandte aus den visapflichtigen Staaten können nur mit großem bürokratischen Aufwand, auch für die Gastfamilie nach Deutschland kommen. Wir würden dieses Thema gern auch mit den Gewerkschaften auf das Tableau heben – zumal der EU-Visakodex tatsächlich gerade im EU-Parlament neu beleuchtet wird. Im ‚Netz gegen Rassismus‘ tauschen wir uns bereits seit Langem auch mit dem DGB aus. Wir sind in Gesprächen auch bei Fragen der Multilokalität und der Mobilität von transnationalen Familien, also Familien der Arbeitnehmer_ innen mit Auslandsbezug. Und wir würden uns freuen, zu gemeinsamen Positionierungen zu kommen.

John Kannamkulam ist Mitglied im Bundesvorstand des Verbands binationaler Familien und Partnerschaften, iaf e.V.   Forum Migration, November

 

 

 

 

 

Immer noch weit verbreiteter Alltagsrassismus in Sicherheitsbehörden

 

Sicherheitsbehörden scheuten sich davor, Täter mit rechtradiaklem Hintergrund zu benennen. Es dauere sehr lange, bis solche Hintergründe gannt werden. Das ist nach Überzeugung des früheren Regierungssprechers Uwe-Karsten Heye institiutioneller Rassismus.

 

Der Mitbegründer und Vorsitzende des Vereins „Gesicht zeigen! – für ein weltoffenes Deutschland“, Uwe-Karsten Heye, sieht bei den deutschen Sicherheitsbehörden immer noch einen weit verbreiteten Alltagsrassismus. „Es ist ein Skandal, wie lange es dauert, bis mitgeteilt wird, dass Täter einen rechtsradikalen Hintergrund haben“, sagte Heye der Berliner Zeitung. Die Scheu, solche Tatsachen zu benennen, sei ein Teil dessen, was er als institutionellen Rassismus bezeichne, kritisierte der frühere Regierungssprecher.

Eine erhöhte Sensibilisierung innerhalb der Polizei könne er trotz der NSU-Mordserie bislang nicht feststellen, sagte Heye weiter. In den Sicherheitsbehörden müsse vor allem ein falsches Kameradschaftsverständnis überwunden werden. „Es gibt ganz offenkundig Menschen, die kein großes Interesse daran haben, dass solche Vorfälle angemessen aufgeklärt werden“, fügte er hinzu. Das seien aber hoffentlich Ausnahmen.

Mit Blick auf die fremdenfeindlichen Proteste hält Heye den Begriff „besorgte Bürger“ für eine Verharmlosung. „Nicht die Bürger, sondern die Flüchtlinge müssen besorgt“ sein, weil vor ihren Unterkünften sich mancher Mob zusammenrottet und ihnen mitteilt, sie sind nicht willkommen“, sagte Heye am Dienstag im WDR-Radio. „Wir versuchen als Initiative seit 15 Jahren darauf aufmerksam zu machen, dass wir ein Problem mit Rechtsextremisten im Land haben“, sagte der frühere Regierungssprecher des damaligen Bundeskanzlers Gerhard Schröder (SPD).

Wenn Deutschland kurzfristig eine Million Flüchtlinge aufnehme, würden laut Heye auf hundert Deutsche vielleicht ein Flüchtling kommen. „Ich glaube nicht, dass das eine Überfremdung ist“, sagte der frühere SPD-Politiker. Es gehe darum, „wie wir als eins der reichsten Länder in der Welt in der Lage sind, Menschen in Not zu helfen“. Angesichts der fremdenfeindlichen Proteste appellierte Heye an die Bürger, sich von den Parolen nicht bange machen zu lassen. „Wir brauchen nicht zu befürchten, dass dieses Land überfremdet wird, wenn wir kurzfristig einer Million Flüchtlingen eine Bettstatt und Sicherheit geben.“ (epd/mig 4)

 

 

 

 

Asylrechtsreform: Die Fehler der Vergangenheit

 

Die Bemühungen auf die hohen Flüchtlingszahlen mit Verschärfungen beim Asylrecht zu reagieren, sind in vollem Gang.

Die Bundesregierung setze eine Politik fort, die in erster Linie auf Abschreckung und Abschottung basiere, klagte der Vorsitzende des Rates für Migration, Werner Schiffauer von der Europa-Universität Viadrina Frankfurt (Oder).

Der Rat plädiert dafür, die Asylpolitik grundsätzlich zu revidieren. In einem Zehn-Punkte-Programm fordert der Rat für Migration unter anderem eine Aussetzung des Dublin-Systems. Es sei jetzt ein historischer Zeitpunkt, die ganze Asylpolitik neu auszurichten, sagte Schiffauer. „Auch die Zivilgesellschaft ist dazu bereit, wie nie zuvor.“ Der DGB erklärte, er sei „überzeugt“, dass Deutschland die Herausforderungen der Flüchtlingsaufnahme bewältigen kann. Der Gesetzentwurf jedoch ziele „auf die Einschränkung der Schutzgewährung und behindert die Eingliederung von Flüchtlingen durch Ausschluss bestimmter Gruppen.“ Für die Durchführung der Asylverfahren und für eine erfolgreiche Integration brauche es auf Bundes-, Landes- und kommunaler Ebene ausreichend Personal. Die im Gesetzentwurf vorgesehenen finanziellen Mittel reichen aus Sicht des DGB dafür bei Weitem nicht aus. Der DGB lehnt die Erweiterung der Liste sicherer Herkunftsländer ab und fordert, die Gründe für eine Schutzsuche auch künftig individuell zu prüfen.  Forum Migration, November

 

 

 

 

Willkommenskultur für ausländische Studierende stärken. DAAD begrüßt Stipendiatinnen und Stipendiaten in Berlin

 

Bonn. Im Wintersemester 2015/16 studieren und forschen an Berliner und Potsdamer Einrichtungen mehr als 800 vom DAAD aus Mitteln des Auswärtigen Amtes geförderte ausländische Stipendiatinnen und Stipendiaten. Über 600 von ihnen wurden in diesem Jahr neu in die Förderung aufgenommen. Der größte Teil kommt für Aufbaustudien, Promotionsvorhaben oder zu Forschungszwecken nach Deutschland. Eröffnet wurde das Begrüßungstreffen am 4. November an der Universität der Künste von DAAD-Generalsekretärin Dr. Dorothea Rüland und dem Präsidenten der Universität der Künste Berlin, Prof. Martin Rennert.

„Die deutschen Hochschulen sind Zentren der Internationalität und stehen seit jeher für eine gelebte Willkommenskultur. Gerade auch angesichts der aktuellen Flüchtlingskrise kommt ihnen eine wichtige Vorbildfunktion zu, die sie mit viel Engagement erfüllen. Wir müssen den Studienerfolg ausländischer Studierender weiter verbessern, denn gute Integration in die Hochschulen ist die Voraussetzung für einen erfolgreichen Abschluss und damit langfristig gesellschaftliche Integration“, sagt DAAD-Präsidentin Prof. Margret Wintermantel.

Im Zentrum der Veranstaltung deshalb eine Podiumsdiskussion zum Thema „Willkommen in Deutschland!? Integration ausländischer Studierender an deutschen Hochschulen“. dip

 

 

 

 

Zum vierten Jahrestag der Aufdeckung der NSU-Mordserie: Neuen Rechtsterrorismus verhindern

 

Am vierten Jahrestag der Aufdeckung der NSU-Mordserie traf sich die Beauftragte der Bundesregierung für Migration, Flüchtlinge und Integration, Staatsministerin Aydan Özoguz mit Vertretern des Bundesministeriums des Innern und des Bundesministeriums für Justiz und Verbraucherschutz,

Ländervertretern, der Ombudsfrau der Bundesregierung für die NSU-Opfer und -Opferangehörigen, Prof. Dr. Barbara John und Dr. Hendrik Cremer vom Deutschen Institut für Menschenrechte sowie Angehörigen der Opfer und deren Anwälte, um über den aktuellen Umsetzungsstand der Empfehlungen des

NSU-Untersuchungsausschusses des Deutschen Bundestags zu diskutieren. Hierzu erklärt die Beauftragte: „Vier Jahre nach der Aufdeckung der Morde des NSU und zwei Jahre, nachdem der erste NSU-Untersuchungsausschuss im Bundestag seine konkreten Empfehlungen vorgestellt hat, arbeiten wir

noch immer daran, dass sich die Ereignisse nicht wiederholen können. Auch vier Jahre nach der Aufdeckung dieser unfassbaren menschenfeindlichen Verbrechen haben wir noch keine zufriedenstellende Antwort darauf, wie die Sicherheitsbehörden auf allen Ebenen so eklatant versagen konnten, wieso all die Jahre beharrlich in falsche Richtungen ermittelt wurde, ein rechtsextremistischer Hintergrund der Taten stets negiert oder klein geredet wurde und der Austausch von Informationen und Ermittlungsergebnissen über die Grenzen von Bundesländern hinweg nicht funktioniert hat, oder schlicht nicht gewollt war.

Bei der Aufarbeitung der NSU-Verbrechen geht es nicht nur um eine Rückschau. Angesichts brennender Flüchtlingsheime und einer beängstigenden Radikalisierung von Flüchtlingsgegnern ist die Frage, wie Rechtsterrorismus entsteht, leider wieder hochaktuell. Wir erleben derzeit eine Welle der Gewalt

gegen Flüchtlinge, kaum ein Tag vergeht ohne neue Anschläge auf Unterkünfte oder Angriffe auf Flüchtlinge. Über 600 Anschläge hat das Bundesinnenministerium seit Anfang des Jahres gezählt, zunehmend richtet sich die Gewalt auch gegen Flüchtlinge selbst. Damit einher geht eine unsägliche

Hetze gegen Flüchtlinge und Menschen, die sich für sie einsetzen. Die Rhetorik wird dabei immer aggressiver, nicht nur von Pegida. Auch die AfD zündelt eifrig mit und trägt zu einer Verrohung der Debatte bei. Diese Entwicklung ist besorgniserregend und sollte uns wachsam werden lassen. Das heißt zum Beispiel, dass die Sicherheitsbehörden sehr genau prüfen sollten, ob es sich bei den Anschlägen wirklich nur um Einzeltaten handelt oder ob System dahinter steckt, gar von vernetzten Strukturen gesprochen werden kann. Zu hoffen ist, dass die Verfassungsschutzämter aus ihrem damaligen katastrophalen Versagen Lehren gezogen haben und inzwischen besser aufgestellt sind. Das

gilt auch für die Polizei, der es häufig an Sensibilität und Aufklärungswillen gemangelt hat, wenn es um rechte Gewalt und ausländische Opfer ging.

Ein weiterer Untersuchungsausschuss auf Bundesebene zu immer noch ungeklärten Sachverhalten wird am 9. November im Deutschen Bundestag seine Arbeit aufnehmen. Ich erhoffe mir hier weitere Erkenntnisse zum Umfeld der drei mutmaßlich bekannten Täter, zu ihrem Unterstützer-Netzwerk, zu ihren Helfern. Und zur Rolle der Sicherheitsbehörden und ihrem Versagen. Wir sind es den Opfern, ihren Angehörigen und nicht zuletzt uns selbst schuldig, alles dafür zu tun, dass sich eine solche rechtsextreme Mordserie nicht wiederholen kann.“ Pib 4

 

 

 

 

 

VW-Skandal: EU will Auto-Zulassung europaweit kontrollieren

 

Angesichts des ausufernden VW-Skandals will Brüssel die nationalen Kfz-Behörden bei der Genehmigung von Fahrzeugen unter die Arme greifen. "Die Systeme der Mitgliedstaaten haben versagt", kritisierte EU-Kommissarin Elzbieta Bienkowska.

Die EU-Kommission verlangt in Zukunft eine Kontrolle der nationalen Behörden bei der Genehmigung von Fahrzeugen: "Die Genehmigungssysteme der Mitgliedstaaten haben versagt", sagte die EU-Industriekommissarin Elzbieta Bienkowska der "Süddeutschen Zeitung" vom Donnerstag. "Wir wollen künftig kontrollieren und überprüfen, ob die nationalen Behörden ordnungsgemäß arbeiten." Außerdem sollten die Mitgliedstaaten die Ergebnisse von Fahrzeug-Tests untereinander austauschen.

Die Kommission werde im Dezember Details zu den Plänen vorstellen, die dann mit den EU-Staaten und dem EU-Parlament abgestimmt werden müssen, sagte Bienkowska. Die Kommissarin werde am Donnerstag und Freitag in Berlin mit Verkehrsminister Alexander Dobrindt und Wirtschaftsminister Sigmar Gabriel über diese Vorschläge sprechen, berichtete die Zeitung weiter.

Auch wolle sie Verantwortliche des Volkswagen-Konzerns treffen und darauf dringen, dass der Konzern bis Ende November aufklärt, wie groß das Ausmaß des Skandals in Europa ist. Es gehe nicht darum, "Geld zu zahlen und dann ist der Fall vorbei". Es gehe darum, "das ganze System zu ändern", sagte die Kommissarin.

"Die Verbraucher haben Vertrauen verloren. Viele haben einige tausend Euro mehr für ein Auto bezahlt, weil es angeblich niedrigere Abgaswerte hat", sagte Bienkowska. "Es war Betrug - und ich werde nicht aufhören, dieses Wort zu verwenden."

Wegen manipulierter Abgaswerte steht der VW seit Wochen massiv unter Druck. Im September hatte der Konzern zugeben müssen, dass bei rund elf Millionen Dieselfahrzeugen Software eingesetzt war, welche die Abgaswerte als zu niedrig auswies. Am Dienstag musste das Unternehmen eingestehen, dass bei rund 800.000 Autos die tatsächlichen Werte des klimaschädlichen CO2 höher sind als angegeben. Durch den Skandal entstehen dem Konzern Milliardenkosten; an der Börse brach der Wert der VW-Aktien ein.

Bundesregierung zieht Daumenschrauben bei VW an

Nach den neu eingestandenen Mängeln im Abgasskandal erhöht die Bundesregierung den Druck auf Volkswagen und die Führungsspitze um Matthias Müller.

Bei dem Wolfsburger Konzern müsse alles umgedreht und angeschaut werden, forderte Bundesverkehrsminister Alexander Dobrindt am Mittwoch in Berlin. Jetzt würden die Diesel-Modelle von VW nicht nur wegen der Manipulation von Stickoxid-Emissionen, sondern auch auf die CO2-Emissionen hin geprüft. Auch Regierungssprecher Steffen Seibert forderte eine umfassende Aufklärung. Der Konzern müsse seine Strukturen verändern. Das Land Niedersachsen als zweitgrößter VW-Aktionär steht unterdessen zur Konzernspitze. "Im Moment gibt es für uns keinen Anlass, an der Zusammensetzung von Vorstand und Aufsichtsrat zu zweifeln", sagte eine Sprecherin der Staatskanzlei. EA/AFP,  5

 

 

 

 

Bund-Länder-Treffen. Schnellere Verfahren und Rückführungen

 

Am Abend berät Kanzlerin Merkel im Bundeskanzleramt mit den Regierungschefinnen und Regierungschefs der Länder. Die Beteiligten wollen darüber sprechen, wie Asylverfahren und Rückführungen beschleunigt und noch effektiver umgesetzt werden können.

 

An dem Bund-Länder-Treffen im Kanzleramt werden unter anderem der Vorstandsvorsitzende der Bundesagentur für Arbeit und Chef des Bundesamtes für Migration und Flüchtlinge, Frank-Jürgen Weise, sowie Bundesinnenminister Thomas de Maizière und Bundesfinanzminister Wolfgang Schäuble teilnehmen.

Vergangenes Bund-Länder-Treffen

Beim letzten Bund-Länder-Treffen Ende September hatten sich Bundesregierung und Länderchefs auf ein Asylpaket geeinigt. Die wesentlichen Neuregelungen sind seit dem 24. Oktober in Kraft.

Das Paket beinhaltet unter anderem mehr finanzielle Unterstützung für Länder und Kommunen. Der Bund übernimmt Kosten von 670 Euro pro Asylbewerber und Monat. Zudem wurden Albanien, Montenegro und Kosovo zu sicheren Herkunftsländern erklärt. Zusätzlich wird durch Änderungen im Bauplanungsrecht die Unterbringung von Flüchtlingen in winterfesten Quartieren beschleunigt.

Treffen der Koalitionsspitze

Noch vor dem Treffen der Bundeskanzlerin mit den Regierungschefinnen und Regierungschefs der Länder werden sich die Vorsitzenden der Koalitionsparteien von CDU/CSU und SPD - Sigmar Gabriel, Horst Seehofer und Angela Merkel - besprechen.

Die Vorsitzenden der Koalitionsparteien hatten sich bereits am Sonntag (1. November) über die aktuelle Flüchtlingssituation ausgetauscht. Regierungssprecher Steffen Seibert hatte im Anschluss mitgeteilt, dass es ein konstruktives Gespräch zu allen Aspekten der Flüchtlingssituation gegeben

habe. Es gebe eine Vielzahl von inhaltlichen Gemeinsamkeiten und einige noch zu klärende Fragen, so Seibert.

Um 14 Uhr beginnt die Beratung der Parteivorsitzenden der Großen Koalition. Das Bund-Länder-Treffen findet ab 17:30 Uhr im Internationalen Konferenzsaal des Bundeskanzleramtes statt. Im Anschluss wird es eine Presseunterrichtung geben. Pib 5

 

 

 

 

9. November prägt unser Selbstverständnis als Nation

Zum Jahrestag der Reichspogromnacht und der Maueröffnung erklärt der Generalsekretär der CDU Deutschlands, Dr. Peter Tauber:

 

Der 9. November ist ein ganz besonderer Tag für uns Deutsche. Denn wie kein anderer steht er für die gegensätzlichsten Gefühle: Er steht für Scham, Trauer und Verzweiflung – und zugleich für Mut, Aufbruch und Hoffnung. Die Reichspogromnacht am 9. November 1938 und die Öffnung der Berliner Mauer am 9. November 1989 haben das Bewusstsein und Selbstverständnis unserer Nation entscheidend geprägt.

 

Der 9. November 1938 markierte einen ersten traurigen Höhepunkt bei der organisierten Verfolgung und Entmenschlichung der Juden. Geschäfte, Synagogen und Friedhöfe wurden zerstört und geschändet, jüdische Mitbürgerinnen und Mitbürger angegriffen und getötet. Diesem Gewaltexzess folgte alsbald die systematische Vernichtung jüdischen Lebens in ganz Deutschland und Europa.

 

Der 9. November 1989 schuf die Grundlage für die Deutsche Einheit in Freiheit, die wir in diesem Jahr zum 25. Mal feiern konnten. Tausende Männer und Frauen gingen in der damaligen DDR für Freiheit, Menschenrechte und Demokratie auf die Straße. Ihrem mutigen Aufbegehren gegen das SED-Regime gilt unser Dank und Respekt. Wir vergessen aber auch nicht die vielen Opfer, die in der Hoffnung auf Freiheit im Todesstreifen ihr Leben gelassen haben.

 

Die Erinnerung an diese beiden prägenden Ereignisse unserer Geschichte sind Mahnung und Auftrag an uns alle. Nie wieder dürfen sich Rassismus, Antisemitismus und Extremismus in unserem Land breit machen. Alle demokratischen Kräfte sind aufgefordert, sich solchen Tendenzen entschieden entgegen zu stellen. Zugleich ist es eine wichtige Aufgabe, den Menschen, die derzeit Schutz bei uns suchen und bleiben werden, gerade auch die besondere Bedeutung des 9. November näher zu bringen – denn nur wer ihn versteht, versteht unser Land. CdU

 

 

 

 

NRW. Die vom Land geförderten Integrationsagenturen leisten wichtigen Beitrag in der Flüchtlingsarbeit

 

Nordrhein-Westfalen verfügt seit Jahren über ein dichtes Netz von landesweit zurzeit 163 Integrationsagenturen. Die Agenturen in Trägerschaft der Freien Wohlfahrtspflege unterstützen mit ihrer fachlichen Expertise auf vielfältige Weise die Flüchtlingsarbeit in den Städten und Gemeinden des Landes. „Gerade im Rahmen der aktuellen Zuwanderung hat sich die Freie Wohlfahrtspflege wieder als verlässlicher Partner gezeigt. Insbesondere die sehr gelungene Zusammenarbeit des Hauptamtes mit dem Ehrenamt ist für die Arbeit der Integrationsagenturen kennzeichnend“, erklärte Integrationsstaatssekretär Thorsten Klute.

 

Anlässlich der heute stattfindenden Fachtagung „Integrationsagenturen – Gewinn für die kommunale Integrationspolitik“ in Köln würdigte Staatssekretär Klute die beeindruckende Arbeit der Integrationsagenturen, die seit 2007 vom Land finanziell unterstützt werden, aktuell mit 8,3 Millionen Euro im Jahr. „Wir sind froh, dass wir in NRW über dieses Netzwerk von Fachstellen verfügen, das ganz konkret vor Ort zum Gelingen der Integration von Einwanderern beiträgt. Das ist bundesweit einmalig.“

 

Auf der Tagung, die das Ministerium für Arbeit, Integration und Soziales gemeinsam mit der Landarbeitsgemeinschaft der Freien Wohlfahrtspflege in Köln veranstaltete, wurden die Arbeit der Integrationsagenturen vorgestellt und die Perspektiven für deren Weiterentwicklung diskutiert. Im Zusammenhang mit Flüchtlingsarbeit gibt es aktuell weit über 500 Maßnahmen, die die Integrationsagenturen aktuell durchführen. Das Spektrum reicht von der Zusammenstellung von „Willkommenspäckchen für Flüchtlinge“ über kostenlose Schulung für Ehrenamtliche bis hin zur Organisation von Patenschaftsprogrammen.

 

Grundsätzlich setzen sich die Integrationsagenturen in NRW für die Belange von Menschen mit Migrationshintergrund ein. Integrationsfachkräfte ermitteln die Bedarfe an den jeweiligen Standorten und erstellen konkrete Angebote für die Menschen vor Ort, in den einzelnen Stadtteilen. Aktivitäten sind beispielsweise die interkulturelle Qualifizierung von Beschäftigten in sozialen Einrichtungen, die Durchführung von Projekten bei denen Eingewanderte und alteingesessene Nachbarn gemeinsam ihr Quartier verbessern, Maßnahmen gegen Rassismus und Diskriminierung und zuletzt eben zunehmend auch Maßnahmen in Zusammenhang mit der Flüchtlingszuwanderung. An dem Programm partizipieren die Arbeiterwohlfahrt, die Caritas, die Diakonie, der Paritätische, das Deutsche Rote Kreuz und die Landesverbände der jüdischen Gemeinden.

 

Über die Arbeitsweise und die Standorte der Integrationsagenturen informiert die gemeinsame, verbandübergreifende Internetseite: www.integrationsagenturen-nrw.de. Dip 5

 

 

 

 

Gesundheitsfachberufe im Wandel: Deutschland benötigt mehr akademisch ausgebildete Therapeuten und Pfleger

 

Idstein/Berlin - * Experten aus Wissenschaft, Politik und Praxis fordern in Berlin die Regelung hochschulischer Ausbildung von Gesundheitsfachberufen

* Unabhängige Evaluation untermauert Handlungsbedarf des Gesetzgebers: Entscheidung des Bundestages für 2016 erwartet

Deutschland wird in der wirtschaftlichen Entwicklung international häufig als „Vorreiter“ bezeichnet – für die akademische Professionalisierung der Gesundheitsfachberufe gilt das nicht: Hier hinkt Deutschland seinen europäischen Nachbarn weit hinterher. In der Schweiz, Skandinavien oder den Niederlanden sind Therapeuten und Pflegekräfte mit einem Hochschulabschluss seit vielen Jahren die Regel. Wie Deutschland in diesem für die Gesundheitsversorgung wichtigen Punkt nachziehen kann und muss, darüber diskutierten rund 100 Vertreter aus Wissenschaft, Politik und Gesundheitspraxis auf einem Symposium der Hochschule Fresenius und der Robert Bosch Stiftung am 2. November in Berlin.

Mit der Einführung so genannter „Modellklauseln“ können Hochschulen in Deutschland seit 2009 primärqualifizierende Studiengänge in den Berufsfeldern Ergotherapie, Logopädie und Physiotherapie anbieten. Die Frage, ob diese Erprobungsphase in eine dauerhafte gesetzliche Regelung mündet, soll der Bundestag 2016 entscheiden. Dazu sind die Bundesländer im Vorfeld aufgefordert, die entwickelten Modellstudiengänge zu evaluieren. Darüber hinaus hat die Hochschule Fresenius in Kooperation mit fünf weiteren Hochschulen, darunter die Alice-Salomon-Hochschule Berlin und die SRH Hochschule Heidelberg, eine länder- und hochschulübergreifende unabhängige Evaluation initiiert. Die Ergebnisse wurden am 2. November in Berlin vorgestellt. Die Studie wurde gefördert durch die Robert Bosch Stiftung.

Studiengänge regeln, Ausbildungs- und Prüfungsverordnungen reformieren

Die Evaluation wurde von Prof. Dr. Ingrid Darmann-Finck von der Universität Bremen und Prof. Dr. Bernd Reuschenbach von der Katholischen Stiftungsfachhochschule München durchgeführt, die beide auch die Studie zu den Modellstudiengängen im Auftrag des nordrhein-westfälischen Gesundheitsministeriums verantwortet haben. Das Land Nordrhein-Westfalen hat bundesweit eine Vorreiterrolle eingenommen bei der hochschulischen Ausbildung in den Pflege- und Gesundheitsberufen und sogar eine eigene Hochschule für Gesundheit in Bochum aufgebaut. Die Präsidentin der Hochschule, Prof. Dr. Anne Friedrichs, berichtet auf dem Symposium über ihre Erfahrungen und die Konsequenzen aus der Evaluation: „Bei der Akademisierung geht es nicht mehr um die Frage ob, sondern wie. Wir müssen raus aus der Modellphase.“

Das unterstreicht auch der Abschlussbericht der länderübergreifenden Evaluation. Er enthält die klare Empfehlung, die hochschulische Erstausbildung in der Physiotherapie, der Logopädie und der Ergotherapie in den Regelbetrieb zu überführen. Favorisiert werden praxisintegrierende Studiengänge, bei denen der Bachelorabschluss zugleich mit einer Berufszulassung verbunden ist. Ein großes Problem der aktuellen Modellstudiengänge ist die Integration der staatlichen Abschlussprüfung. Diese ist im Zuge der Akademisierung nicht mehr kompatibel mit der wissenschaftlichen Ausgestaltung der Lehrinhalte und den sich verändernden Anforderungen in der Praxis. Unabhängig von der Akademisierung der Erstausbildung entsprechen die derzeit gültigen Ausbildungs- und Prüfungsverordnungen der Therapieberufe laut Evaluation weder aktuellen Versorgungsanforderungen noch zeitgemäßen pädagogischen Standards. Manche, wie etwa das Berufsgesetz in der Logopädie, sind noch aus den 1980er Jahren. Auch die Kultusministerkonferenz (KMK) spricht in dem Zusammenhang von einem deutlichen Reformstau.

Gesellschaftliche Entwicklungen erfordern Professionalisierung der Gesundheitsversorgung

Unter den Experten des Symposiums herrschte Einigkeit, dass auf das deutsche Gesundheitssystem große Herausforderungen zukommen: Die demografische Entwicklung führt zu einem erhöhten medizinischen, pflegerischen und therapeutischen Behandlungsbedarf. Die Anforderungen an die Akteure in der Gesundheitsversorgung werden immer komplexer. Für Prof. Dr. Andreas Pinkwart ist es daher nur logisch, auch die therapeutischen Berufe zu professionalisieren: „Das Gesundheitssystem benötigt eine tragfähige Versorgungskette, bei der die Gesundheitsberufe auf ambulanter, stationärer und nachstationärer Ebene effektiv zusammenwirken“, so der ehemalige Minister für Wissenschaft und Innovation des Landes Nordrhein-Westfalen, jetzt Rektor der HHL Leipzig Graduate School of Management. Gegenüber den Ärzten, die zu hundert Prozent Akademiker seien, liege die Quote bei den Therapieberufen bei nur 2,4 Prozent: Diese Zahl müsse deutlich erhöht werden, damit die Therapeuten den Ärzten auf Augenhöhe begegnen können, meinte Pinkwart in Berlin. Der Wissenschaftsrat, das wichtigste wissenschaftspolitische Beratergremium in Deutschland, empfiehlt eine Akademisierung von 10 bis 20 Prozent.

Arztzentriertheit in der Patientenversorgung aufbrechen

Der CDU-Bundestagsabgeordnete Dr. Roy Kühne forderte auf dem Symposium mehr Selbstbewusstsein und Geschlossenheit unter den Angehörigen der Therapieberufe. „Therapeuten müssen sich beispielsweise trauen, unspezifische ärztliche Diagnosen zu hinterfragen“, so Kühne, der selbst Physiotherapeut ist. Wenn Therapeuten vermehrt auch Aufgaben von Ärzten wahrnehmen würden, könnte die Akademisierung dazu beitragen, die Kosten in der Gesundheitsversorgung zu reduzieren, regionale Versorgungsengpässe abzufedern sowie die Qualität der Behandlung zu verbessern. Zugleich müssten Therapeuten jedoch angemessen und leistungsorientiert bezahlt werden.

Interprofessionalität und mehr Geschlossenheit gefragt

Viele Teilnehmer des Symposiums forderten mehr Interprofessionalität in der Ausbildung und Berufspraxis ein, sowohl unter den Gesundheitsfachberufen also auch im Verhältnis zu den Ärzten. Bundestagsmitglied Dr. Roy Kühne riet den therapeutischen Berufsverbänden, sich besser zu organisieren und Positionen miteinander abzustimmen. Die Politik brauche klare, fokussierte Botschaften. Dem schloss sich Prof. Dr. Axel Ekkernkamp, Klinikdirektor am Unfallkrankenhaus Berlin, an: „Wenn Sie etwas erreichen wollen, müssen Sie übergeordnete, abgestimmte Themen formulieren.“

Klare Signale an die Politik

Botho von Portatius, Präsident der Hochschule Fresenius, sieht alle Akteure in der Pflicht, die Professionalisierung der Gesundheitsfachberufe weiter zu erhöhen und damit den in der Praxis notwendigen Change-Prozess aktiv zu gestalten. Das Symposium habe sich dafür als gute Plattform zum richtigen Zeitpunkt erwiesen: „Kommendes Jahr werden wichtige Weichen gestellt. Unsere Studenten und Absolventen erwarten von uns klare Signale an die Politik, dass der Zeitpunkt gekommen ist, von der Modellwelt in die reale Welt zu wechseln.“

Über die Hochschule Fresenius

Die Hochschule Fresenius gehört mit rund 10.000 Studierenden zu den größten und renommiertesten privaten Hochschulen in Deutschland. 1848 als „Chemisches Laboratorium Fresenius“ gegründet und seit 1971 als staatlich anerkannte Fachhochschule in privater Trägerschaft zugelassen, unterhält die Hochschule Fresenius heute Standorte in Idstein, Köln, Hamburg, München, Frankfurt am Main und Berlin sowie Studienzentren in Düsseldorf und Zwickau. 2010 erfolgte die institutionelle Akkreditierung durch den Wissenschaftsrat. In den vier Fachbereichen Chemie & Biologie, Gesundheit & Soziales, Wirtschaft & Medien sowie Design werden aktuell 68 verschiedene Bachelor- und Masterstudiengänge angeboten. Der fünfte Fachbereich onlineplus mit berufsbegleitenden Online-Studiengängen wird derzeit aufgebaut.

Mehr Informationen unter www.hs-fresenius.de.   De.it.press