WEBGIORNALE   30  marzo – 12 aprile  2015

 

Inhaltsverzeichnis

1.       La Commissione Europea  finalmente adotta il  Programma "Cultura e Sviluppo"  1

2.       Un asse Londra-Berlino contro la libera circolazione dei cittadini UE  1

3.       Riunito il Comitato di Presidenza del CGIE. Solo il 6,5% gli iscritti per votare i Comites  1

4.       A Bruxelles il convegno "Nuova emigrazione italiana in Europa"  2

5.       Il disastro aereo. Andreas Lubitz, il copilota del volo Germanwings  2

6.       Andreas Guenter Lubitz: ecco chi era il copilota del volo Germanwings  3

7.       Airbus, copilota malato il giorno dello schianto. "Indizi di disturbi mentali"  3

8.       Sintesi delle attività svolte dal Comites di Hannover 3

9.       Il tema: Cultura, che impresa! Radio Colonia intervista il Ministro Franceschini 4

10.   Stoccarda, record di espositori alla fiera R+T 2015  4

11.   I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia  4

12.   Fiera della Musica di Francoforte 2015. Concerto del maestro Mirko Satto  5

13.   Concerto Romano: Tenebrae Romane giovedì 2 aprile a Colonia  5

14.   L’Ambasciatore Tedesco Reinhard Schäfers a Napoli 5

15.   Il traduttore tedesco di “Horcynus Orca” Moshe Kahn all’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo  5

16.   Germania. Futuro a due ruote  6

17.   Iran, nucleare. Mano tesa di Obama al popolo iraniano  6

18.   Aereo Germanwings, l’Europa si scopre unita nel lutto  6

19.   Elezioni israeliane 2015. La strategia della tensione premia Netanyahu  6

20.   Gabrielius Landsbergis: "Le sanzioni contro la Russia danno già i loro frutti"  7

21.   Asilo e migrazione: fondi per quasi 2 miliardi di euro dalla Commissione UE  7

22.   Futuro dipendente  8

23.   Berlusconi e Renzi. Ai tempi in cui c’era lui 8

24.   Pubblicati i Bandi 2015 per il Servizio civile in Italia e all'estero  8

25.   All’università, ma all’estero: parte la sfida dei test 9

26.   Draghi mette in riga i 'no Euro': "L'Italia prima pagava spread a 500"  9

27.   Le domande che l’Europa non si fa  9

28.   La politica camaleonte  9

29.   Bisogna aiutare Matteo a difendersi da se stesso  10

30.   A Zurigo l’assemblea nazionale del Partito democratico in Svizzera  11

31.   Audizione del Consiglio di Presidenza del Cgie  11

32.   Landini in piazza. Renzi rilancia "Crescita più alta"  11

33.   La croce della politica  12

34.   Dl antiterrorismo, così lo Stato avrà libero accesso ai pc degli italiani 12

35.   La lingua italiana è uno spettacolo  12

36.   Il sottosegretario agli Esteri Mario Giro spiega al Comitato di presidenza del CGIE che i consiglieri eletti passeranno da 65 a 43  13

37.   La nuova ondata migratoria e l’associazionismo  13

38.   La politica di facciata  13

39.   Nervosismo Ncd. Sulla giustizia tensioni con il Pd  14

40.   Presentato il 12° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione. I media dopo la grande trasformazione  14

41.   La Seconda Settimana delle Migrazioni-mobilità a Rovetta e Onore (Bergamo) 14

42.   Renzi esulta per la ripresa. Italicum, Pd sempre diviso  15

43.   La crisi del lavoro  15

44.   Giustizia: prescrizione più lunga, ok da aula della Camera. 15

45.   La società plurale e il pregiudizio come rischio clinico  15

46.   Governo approva la riforma della Rai Cda di 7 membri, 4 di nomina parlamentare, due decisi dal Tesoro  16

47.   Il lavoro che verrà  16

48.   Amministrative: decreto di Alfano fissa la data al 31 maggio  16

49.   Alitalia collega Pescara a 93 città nel mondo. Unico checkin e bagagli a destino  17

50.   Truffa Inca di Zurigo. Camusso: non c’è niente che coinvolga direttamente la Cgil 17

51.   Il governo battezza la nuova Rai 17

52.   Lingua e cultura italiana. La risposta del sottosegretario Benedetto Della Vedova ad una interrogazione parlamentare  18

53.   Un qualificante volontariato  18

54.   Consiglio generale Pugliesi nel mondo, il bilancio di tre anni in una lettera a Vendola e Introna  18

55.   L’emigrazione della Calabria: un volume della Migrantes  18

56.   Alla nona edizione il Premio Pietro Conti “Scrivere le Migrazioni”. Scadenza 31 luglio 2015. Il bando di concorso  19

 

 

1.       EuGH: EU-Ausländer haben möglicherweise Anspruch auf Hartz IV  19

2.       Studie - Deutschland braucht mehr Zuwanderung aus Nicht-EU-Raum   19

3.       Flüchtlingshilfswerk UNHCR  20

4.       UN: Deutschland verzeichnet weltweit die meisten Asylbewerber 20

5.       Flüchtlings-Kardinal regt neue Migrationspolitik in Europa an  20

6.       Flugzeugabsturz in Südfrankreich. "Tragödie von schier unfassbarer Dimension"  20

7.       Blockupy-Protesten in Frankfurt. Italiener in Haft 21

8.       Gesetzesentwurf. Italienische Abgeordnete wollen Cannabis legalisieren  21

9.       Begehrte Möbel. Von Lampedusa zum Designer 21

10.   Welt ohne Hunger: Müller will neue "Grüne Revolution"  22

11.   Der pragmatische Realismus des Wahnsinns. Sicherheit durch nukleare Abschreckung war und ist eine Schimäre. 22

12.   Terrorismusbekämpfung: Schulterschluss der Mittel- und Südosteuropa-Staaten  23

13.   Diversität im Auswärtigen Amt. Das Auswahlverfahren ist auf Menschen ohne Einwanderungsgeschichte ausgerichtet 23

14.   Merkel empfängt Tsipras. "Beide Länder wollen gut zusammenleben"  23

15.   Frühlingsgefühle im Kanzleramt: Merkel und Tsipras beschwören Neustart 24

16.   NPD-Verbotsverfahren. Sorge vor Scheitern wächst 24

17.   Sozialbericht 2015. Europäische Zielvorgaben schon erreicht 25

18.   Mehr Befugnisse für Bundesanwalt 25

19.   Mehr als 40.000 Deutsche mit Erasmus im Ausland  25

20.   Arm durch Arbeit. Fast alle Lehrer sind jetzt Menschen “Sans Papiers”  26

21.   Bildungsstudie. Elten wünschen sich interkulturelle Öffnung der Schulen  26

22.   Bundestag beschließt trotz SPD-Bedenken die Pkw-Maut 26

23.   Fachkräftemangel in Kliniken, MVZ und Gemeinden  26

24.   Große Koalition macht Weg für Pkw-Maut frei 27

25.   Studie untersucht Pflegedienste. Zuwanderungsgeschichte als Vorteil in der Pflege  27

26.   Nrw-Minister Schneider: Asylpolitik und Integrationspolitik wachsen zusammen. 27

27.   Was ist neu? Neuregelungen zum April 2015  27

28.   Turin. 25 deutsche Autoren auf der Buchmesse (14. bis 18. Mai 2015) 28

29.   Musikmesse Frankfurt 2015. Konzert mit Maestro Mirko Satto “Da Vivaldi a Piazzolla: i due volti della fisarmonica”. 28

30.   Frankfurt. Lesung-Interview mit Prof. Mario Isnenghi: Il Mito della Grande Guerra  28

 

 

 

 

Auguri di Buone Festività Pasquali

 

 

 

 

La Commissione Europea  finalmente adotta il  Programma "Cultura e Sviluppo"

 

BARI - Dopo una lunga quanto interminabile attesa è stato finalmente adottato dalla Commissione Europea il Programma Operativo Nazionale "Cultura e Sviluppo" 2015 - 2020. Il programma è cofinanziato dai fondi comunitari (FESR) e nazionali con uno stanziamento di 490,9 milioni di euro, la somma, però, viene considerata esigua ed insufficiente se si considera che per promuovere e sostenere gli interventi più urgenti ed annosi era stata preventivata una somma pari a 4 volte quella stanziata. Il ruolo di amministrazione proponente e di  Autorità di gestione del programma è stato  affidato al  Ministero dei beni e delle attività culturali. Il programma è destinato a 5 regioni del Sud Italia - Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia - ed ha come principale obiettivo la valorizzazione del territorio attraverso interventi di conservazione del patrimonio culturale, di potenziamento del sistema dei servizi turistici e di sostegno alla filiera imprenditoriale collegata al settore. "E' la prima volta che la politica di coesione comunitaria - ha dichiarato il Ministro Franceschini - sostiene un programma nazionale dedicato al settore culturale, confermando il ruolo fondamentale della cultura nelle politiche di sviluppo territoriale. Il Mezzogiorno ha così una straordinaria occasione di rafforzare ed implementare il rilancio del proprio territorio attraverso politiche che integrino turismo sostenibile e cultura, secondo una visione e una strategia che vogliamo estendere a tutto il Paese perché fanno leva sui punti di forza dell'Italia.  Si tratta di un traguardo veramente importante che conferma le capacità programmatiche e progettuali del MiBACT e l'eccellente collaborazione con il Dipartimento Politiche per lo Sviluppo e la Coesione Economica, senza la quale nulla si sarebbe ottenuto. Ringrazio la Commissione Europea per l'attenzione e il sostegno durante tutto il negoziato e le Regioni per aver condiviso la nostra strategia e per la collaborazione futura".

 

Inoltre a livello nazionale è pronto un protocollo d'intesa tra i ministeri interessati per il potenziamento della ricerca applicata al patrimonio culturale e al turismo. L'intesa fra Miur e Mibact punta ad offrire gli strumenti per affrontare in modo innovativo il mercato del lavoro valorizzando e mettendo a sistema la rete formativa di Università ed Enti di ricerca. Tra i punti qualificanti dell'Accordo troviamo: il restauro sostenibile e l’introduzione di sistemi tecnologici di controllo del patrimonio culturale, l’utilizzo per la prima volta di tecnologie innovative per la didattica nei luoghi della cultura, teche museali high-tech, i nuovi servizi di fruizione del patrimonio da parte dell'utenza basati sull'uso della tecnologia e della realtà virtuale. C’è da augurarsi che questo importante intervento della Commissione Europea rappresenti un chiaro segnale di inversione di tendenza nelle sue politiche sociali e di maggiore attenzione per il l’inestimabile valore del patrimonio culturale, storico ed artistico presente nelle regioni destinatarie del finanziamento. Salvare dal degrado beni (cito uno per tutti: il patrimonio di Pompei) la cui unicità e straordinaria bellezza porta in Italia ogni anno milioni di visitatori significa creare nuovi posti di lavoro, sviluppare turismo con tutto il relativo indotto e in definitiva creare sviluppo economico in territori che purtroppo ancora oggi devono attingere ai fondi FAS, fondi europei per le aree sottosviluppate, per cercare di superare il gap che da secoli li divide dalle altre Regioni italiane e  dall’Europa.

Giacomo Marcario, corrierepl.

 

 

 

 

 

Un asse Londra-Berlino contro la libera circolazione dei cittadini UE

 

Regno Unito  e Germania vogliono entrambi introdurre un maggiore controllo all’accesso dei migranti ai servizi sociali e sanitari europei, secondo il deputato tedesco Stephan Mayer, che era a Londra in questi giorni per sostenere la campagna contro il cosiddetto “turismo sociale” in Europa.

In una conferenza organizzata alcuni giorni fa a Londra dal think tank Open Europe, il deputato CSU Stephan Mayer, membro della Commissione per gli affari interni del Bundestag e portavoce della CSU della Baviera, ha detto che i fatti dimostrano una vera e propria crescita del problema degli abusi del sistema sociale da parte dei migranti europei. Siamo favorevoli all'immigrazione verso il mercato del lavoro - ha affermato Stephan Mayer - ma siamo contro l'immigrazione verso i centri per l'impiego.

Secondo Mayer, i migranti provenienti dall'Europa meridionale e orientale hanno svolto un ruolo fondamentale per l'economia tedesca. Tuttavia, l'immigrazione è diventata una priorità nell'agenda politica tedesca dal momento in cui il paese è oggetto ormai di una migrazione netta di oltre 400.000 persone l'anno.

L’introduzione di controlli più severi in materia di accesso alle prestazioni sociali per gli immigrati europei sembra quindi una prospettiva sempre più vicina, e potrebbe svolgere un ruolo chiave nella rinegoziazione dell'adesione del Regno Unito all'Unione europea. Il premier britannico David Cameron ha annunciato infatti che, se vincerà le elezioni di maggio, i termini di adesione del suo paese all'Unione europea saranno rinegoziati, e che un referendum sarà indetto su questo entro il 2017. L'immigrazione sarà probabilmente un tema chiave.

A Londra anche il primo vice-presidente della Commissione, l’olandese Frans Timmermans, secondo il quale il sostegno pubblico alla libertà di circolazione potrebbe essere compromesso se questa venisse percepita come una minaccia per i sistemi sociali nazionali.

Berlino e la Commissione europea hanno assicurato che il principio della libera circolazione in quanto tale non sarà toccato. Diffiile da credre, quando soltanto pochi giorni lo stesso Timmermans ha affermato che l'accesso al lavoro e l'accesso alla sicurezza sociale sono due cose diverse, sostenendo così a tutti gli effetti l'idea avanzata dal Regno Unito, secondo cui l'accesso al welfare nazionale dovrebbe applicarsi solo ai cittadini del singolo paese, e non tutti i cittadini europei.

Il Ministro degli Affari Esteri della Lettonia, che attualmente detiene la presidenza di turno dell'UE, ha tuttavia suggerito che dei cambiamenti possono essere effettuati nel contesto della politica interna degli Stati membri.

I conservatori britannici insistono, dal canto loro, affinché gli immigrati europei siano esclusi dalle prestazioni legate al lavoro, ad esempio la disoccupazione, durante i primi quattro anni di residenza nel Regno Unito. Vogliono anche porre fine agli assegni familiari percepiti dai lavoratori europei i cui figli a carico vivano al di fuori del Regno Unito.  Il tedesco Stephan Mayer ha sostenuto tali posizioni: Sono d'accordo – ha detto  - ad attribuire gli assegni familiari a seconda del paese in cui risiedono i figli.

Detto così, sembrerebbe che le misure richieste da Regno Unito e Germania siano solo, come dire, dei piccoli aggiustamenti. In realtà esse mettono in discussione i pilastri della libera circolazione delle persone, e quindi dell’intero progetto europeo.

Ad esempio, il principio della “parità di trattamento” sancito dall’articolo 24 della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE, o ancora, il principio secondo cui ogni persona ha diritto alle prestazioni familiari “anche per per i membri della famiglia residenti in un altro Stato membro" (art. 67 del regolamento UE 883/2004 sul coordinamento della sicurezza sociale).

Simili restrizioni erano del resto state già introdotte nel 2000 dal Lussemburgo, nei confronti degli studenti figli di lavoratori stranieri in Lussemburgo ma non residenti nel Granducato, fino a quando 600 di loro hanno introdotto nel 2012 un ricorso davanti al Tribunale amministrativo lussemburghese. Il risultato è stato che nel 2013 la Corte di giustizia dell'Unione europea ha ordinato il ritiro delle misure restrittive, dicendo per l'ennesima volta che i lavoratori migranti “godono degli stessi vantaggi fiscali e sociali che i lavoratori nazionali” (art. 7.2 del regolamento UE 492/2011, relativo alla libera circolazione dei lavoratori).

E del resto, l’applicazione eventuale di simili regole restrittive avrebbe solo un effetto demagogico. Il reale impatto sulle finanze sarebbe infatti trascurabile: in Germania, dei 14 milioni di bambini aventi diritto alle prestazioni familiari, solo lo 0,6% vive all'estero. Tuttavia, questo può avere un impatto disastroso sulle famiglie dei migranti, come ad esempio i circa 144.000 lavoratori polacchi che vivono in Germania e hanno almeno un figlio a carico ancora residente in Polonia. Osservatorioinca, marzo

 

 

 

 

 

Riunito il Comitato di Presidenza del CGIE. Solo il 6,5% gli iscritti per votare i Comites

 

La conferenza stampa del segretario generale del Cgie, Elio Carozza, a margine dei lavori del Comitato di presidenza

 

Ripercorsi i temi discussi in questi due giorni alla Farnesina: elezioni dei Comites, ripartizione dei consiglieri del Cgie e sua elezione, diffusione di lingua e cultura italiana. Secondo i primi dati sono circa 243.000 gli iscritti agli elenchi elettorali predisposti per il rinnovo dei Comites, il 6,5% degli aventi diritto.

 

ROMA – Sono circa 243.000 gli iscritti agli elenchi elettorali predisposti per il rinnovo dei Comites previsto il 17 aprile prossimo, il 6,5% degli aventi diritto: questi i dati resi noti stamani dal segretario generale del Cgie Elio Carozza a margine dei lavori del Comitato di presidenza del Consiglio generale svoltosi ieri ed oggi alla Farnesina. L’atteso e più volte rinviato rinnovo dei Comites è stata infatti una delle principali questioni di dibattito del Cdp, insieme a riforma e rinnovo del Cgie e diffusione di lingua e cultura italiana.

Carozza ritiene la percentuale di cittadini che hanno esercitato l’opzione – ossia l’iscrizione agli elenchi elettorali necessaria alla partecipazione al voto – “importante per la rappresentanza”, tanto più considerato il contesto: i ripetuti rinvii del rinnovo che hanno “sfilacciato” a lungo andare il rapporto con gli organismi di rappresentanza, l’ “esperimento pilota” dell’introduzione dell’opzione e “un’informazione nulla o quasi nulla” su tale necessità. In parallelo, Carozza richiama la disaffezione alla partecipazione politica testimoniata dalle percentuali di partecipanti al voto nelle ultime consultazioni amministrative, non solo italiane. Sono condizioni, dunque, che in gran parte spiegano le cifre riscontrate e su cui il segretario generale si sofferma perché “dobbiamo essere preparati – dice - a far fronte a coloro che non conoscono la situazione e in particolare a coloro che sono in malafede, i nemici degli italiani all’estero, che potrebbero facilmente avere da questa situazione ogni elemento per poter attaccare il sistema della rappresentanza”. Non si tratterebbe quindi di una “non legittimazione della rappresentanza eletta”, ma di una situazione determinata da tutti gli aspetti connessi a questo rinnovo dei Comites – il segretario generale ricorda una partecipazione al rinnovo dei Comites dell’ormai lontano 2004 di circa il 30% degli aventi diritto.

Le percentuali di iscrizione più alte si registrano nei Paesi dell’America latina – in Argentina o Venezuela Carozza parla di percentuali che arrivano sino al 14 o 15% - mentre ben più basse sono quelle registrate in Europa, “dove i cittadini italiani guardano con più interesse all’integrazione europea rispetto ai Comites”. Sull’avvicinamento delle giovani generazioni Carozza non è pessimista, segnalando come esse siano presenti tra i candidati in lista per il rinnovo dei Comites, tuttavia ammette che “qualcosa stia cambiando rapidamente”. “Nessuno può dire che non ci sia bisogno di rappresentanza. Ora si vota – afferma, - poi si apre un’altra pagina”, una fase in cui “sarà necessario rivisitare la rappresentanza alla luce dei cambiamenti che ci sono stati”.

Una questione – quella della riforma del sistema della rappresentanza degli italiani all’estero – che il Cgie ha già sollevato al governo, fa sapere Carozza, ribadendo di considerare la novità dell’opzione un requisito da mantenere, “anche per gli altri livelli di voto”: meglio sarebbe – suggerisce – conservare gli elenchi elettorali compilati in questa occasione e procedere con le iscrizioni, così da non farsi trovare un’altra volta impreparati alla vigilia della prossima scadenza elettorale. Per il segretario generale, dunque, una volta esercitata l’opzione, essa dovrebbe valere di lì in avanti, per le successive consultazioni, salvo comunicazioni contrarie. Per fare ciò sarebbe sufficiente “una revisione dell’esercizio di voto all’estero, per valutare come introdurre tale opzione, e procedere sin da ora”. “La questione determinante – avverte - resterebbe l’informazione”.

Sul fronte lingua e cultura italiana, il segretario generale informa di come il Cgie abbia preparato una propria proposta di legge, inerente tutto il sistema di promozione culturale e inserita in un “quadro di internazionalizzazione dell’Italia” nel mondo – proposta che non si limita dunque a riformare la legge 153 del 1971, – inviata in questi giorni ai vertici di governo e Parlamento. Rileva come disponibilità ed aperture sul tema siano pervenute nel corso dell’incontro con il Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato di ieri – il Comitato sta conducendo un’indagine conoscitiva sulla questione. Nessun riscontro al momento da parte del governo – anche se il segretario generale considera questa “la riforma delle riforme” e sollecita l’esecutivo “ad arrivare a fine mandato, nel 2018, con una visione sul tema, che non deve essere necessariamente la nostra” – e cautela da parte del Maeci, riconducibile per Carozza alla proposta di un’Agenzia di coordinamento degli interventi facente capo alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Si attenua quindi, su questo fronte, l’ottimismo del segretario generale: “forse una proposta che coinvolge anche la struttura dell’intervento ha generato un atteggiamento, per come l’ho percepito io personalmente, di difensiva da parte del personale addetto ai lavori all’interno del Maeci, mentre ho l’impressione che ci siano troppi freni all’interno del governo per permettere che si giunga ad una proposta innovativa e all’altezza dei tempi”. Carozza proseguirà comunque a sensibilizzare governo e ministro degli Esteri, ma l’auspicio più immediatamente concretizzabile è che sia il Parlamento ad elaborare una propria proposta sulla promozione di lingua e cultura all’estero.

Altro tema spinoso, la ripartizione geografica dei consiglieri del Cgie, il cui numero è stato ridotto nello scorso mese di aprile con un decreto legge convertito in legge – ricorda Carozza - nei mesi successivi. A preoccupare in questo caso è la ripartizione basata esclusivamente sul numero dei cittadini italiani residenti all’estero, criterio che si discosta da quello indicato nella legge istitutiva del Cgie. “Nel calcolo del numero di consiglieri, lo spirito della legge istitutiva del Cgie teneva conto sia del numero di connazionali presenti all’estero che dell’italianità nel mondo e dell’estensione delle diverse aree geografiche – afferma Carozza, che indica a testimonianza di tale spirito la costituzione delle assemblee elettive del Consiglio generale, “assemblee formate in Europa dai componenti dei Comites e da un terzo di rappresentanti delle maggiori associazioni italiane presenti sul territorio, rappresentanza associativa che viene ancora più estesa (al 45%) per le assemblee elettive in America latina, per esempio”. In questo modo “la rappresentanza non era esclusivamente riconducibile alla nazionalità”, ma era garantito – rileva - un “equilibrio di rappresentanza e rappresentatività” che non appare rispettato nella nuova norma, che riconduce invece il numero di consiglieri semplicemente al numero di connazionali presenti in un territorio. Secondo il nuovo schema di ripartizione dei consiglieri – ancora in fase di elaborazione -  presentato dal sottosegretario agli Esteri Mario Giro al Cdp di questi giorni, sui 43 consiglieri eletti, 24 sarebbero quelli afferenti all’Europa, 14 quelli dell’America latina, 5 o 6 quelli espressi dai Paesi anglofoni extraeuropei. Una proporzione che ridurrebbe il numero dei Paesi rappresentanti in seno al Cgie dagli attuali 22 a 15 o 16 e che, secondo il segretario generale, sarebbe sbagliata anche “dal punto di vista politico”, perché in contraddizione con quanto sino ad oggi sostenuto sull’importanza e l’opportunità per i connazionali residenti nell’Unione Europea di guardare ad essa come ambito di integrazione più appropriato e diretto. Carozza segnala di aver fatto presente la questione già a settembre in una lettera inviata al presidente del Consiglio, Matteo Renzi e al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Il Cdp ha riaffrontato il tema in questi giorni e chiede “una decretazione urgente che possa ristabilire l’equilibrio sancito nella legge istitutiva del Cgie”, questione su cui il sottosegretario Giro – fa sapere Carozza – “ci è sembrato convenire”.  Altro nodo da sciogliere in vista del rinnovo del Cgie, la partecipazione della rete associativa alle assemblee elettive sopra richiamate. Resta infatti da capire quali saranno le associazioni incluse in tali assemblee e il ruolo dell’albo delle associazioni italiane all’estero, albo la cui realizzazione era stata proposta dal Maeci e su cui il Cgie aveva dato a suo tempo – ricorda Carozza – parere negativo. “Non tutte le associazioni hanno risposto a tale richiesta di iscrizione, per i motivi più diversi, dalla disattenzione alla privacy – segnala il segretario generale, che ritiene in ogni caso “una forzatura limitare le associazioni presenti alle assemblee a quelle iscritte all’albo”, anche perché taluni dei requisiti richiesti per l’iscrizione contrastano con il criterio di rappresentatività garantito dalla legge istitutiva sopra richiamato. Ricorda comunque – nel caso ciò fosse richiesto – come sia ancora possibile procedere con l’iscrizione. (Viviana Pansa – Inform 25)

 

 

 

 

 

 

A Bruxelles il convegno "Nuova emigrazione italiana in Europa"

 

"Il problema non è che tanti giovani vanno all'estero. Il problema è se il nostro Paese non è sufficientemente attraente per attirare cervelli dall'estero, indipendentemente dal fatto che siano stranieri o di origini italiane. E l'Italia per decenni è stata cosí: un paese in cui la mancanza di sviluppo economico, aggravata dalla crisi internazionale, ha penalizzato soprattutto le giovani generazioni, costringendole in una immobilitá sociale dalla quale tanti sono riusciti a svincolarsi soltanto emigrando - giustamente. Adesso, finalmente, attraverso il processo di riforme che stiamo mettendo in atto, l'Italia  torna ad essere un paese attraente - per giovani, e per persone di talento. E' questo il modo migliore per contrastare l'emorragia di risorse umane provocata dalla fuga dei cervelli" lo ha detto Laura Garavini, componente dell'Ufficio di Presidenza del Pd alla Camera, intervenendo al convegno 'La nuova emigrazione italiana in Europa', promosso dal Pd di Bruxelles.

"Con la riforma del mondo del lavoro, ad esempio, giá approvata, miriamo a contrastare la forte disoccupazione giovanile e i massicci fenomeni di precarizzazione del mondo del lavoro. Prevediamo l'estensione degli ammortizzatori sociali, con lo scopo di introdurre un sistema di garanzia universale per tutti i lavoratori, compresi quelli precari, soprattutto giovani. Rafforziamo i servizi per l'impiego e le politiche attive per il lavoro, allo scopo di supportare chi è alla ricerca di un'occupazione. Abbiamo iniziato a mettere mano ad una riforma per la sburocratizzazione della Pubblica Amministrazione, con l'introduzione di tutta una serie di servizi ottenibili per via telematica, facilmente fruibili dagli utenti. Prevediamo anche l'introduzione di misure a sostegno della genitorialità, con l'estensione della maternità alle lavoratrici precarie".

"E queste riforme iniziano a dare i primi risultati: è di soli pochi giorni fa la notizia che 76.000 aziende in Italia hanno iniziato l'iter per l'assunzione di personale a tempo indeterminato, sulla base degli incentivi introdotti dal Governo Renzi. Mentre gli ordinativi dell'industria riscontrano un'impennata del+5,8% su base annuale. Insomma" ha concluso la Garavini: "Stiamo percorrendo la strada giusta. E' importante che continuiamo in questa direzione". De.it.press 24

 

 

 

 

Il disastro aereo. Andreas Lubitz, il copilota del volo Germanwings

 

«Sospese il training per depressione» - Aveva frequentato la scuola di volo di Lufthansa, assunto dal 2013. Viveva in Renania coi genitori. L’aeroclub: «Sognava di volare sin da bambino». L’amico: felice del lavoro - di Federica Seneghini

 

Ventotto anni, tedesco, nato e cresciuto a Montabaur, in Renania, dove viveva ancora con i genitori. Andreas Lubitz era il copilota dell’Airbus A320, caduto martedì sulle Alpi francesi.

Volava da sempre, da quando era ragazzo. Prima gli alianti, poi gli aerei. «Era il suo sogno fin da bambino», hanno scritto in un necrologio pubblicato online quelli del suo Aeroclub, il «Luftsportclub Westerwald», prima che si spargesse la notizia che è proprio lui il responsabile della strage.

A Montabaur, un piccolo paese di 13mila abitanti, lo conoscevano tutti. Ma nessuno avrebbe mai sospettato che quel ragazzo biondino, descritto dagli amici come «un tipo tranquillo, ma amichevole», avrebbe potuto compiere un gesto così folle.

«Sospese addestramento per depressione»

Solo la madre di un’amica di infanzia, intervistata dal sito del quotidiano tedescoFrankfurter Allgemeine, ha parlato di un periodo buio nella vita di Lubitz, risalente al 2009. Quando il pilota interruppe per qualche mese il suo addestramento, in corso presso la scuola di volo di Lufthansa, a Brema. «Soffriva di una sindrome di burnout», ha detto la donna. In altre parole, era depresso e aveva avuto un esaurimento nervoso.

Di quei mesi ha parlato anche l’ad di Lufthansa, Carsten Spohr. Che non ha specificato però i motivi dello stop, sottolineando solo come al termine il ragazzo ripetè positivamente «tutti i test di valutazione psico attitudinale che si fanno abitualmente».

Il curriculum

Lubitz lavorava in Germanwings da settembre 2013. Alle spalle aveva poche ore di volo - circa 630 - ma aveva ricevuto nel 2013 il Certificato di Eccellenza della FAA (Federal Aviation Administration, l’ente che regola l’aviazione Usa). Un riconoscimento per avere superato, insieme a un gruppo scelto di altri piloti, i test dei «più elevati standard medici e di formazione». Standard affidabili, i miglior del mondo, fa notare qualcuno. Ed è lo stesso ente, nel suo database, ad indicare il giovane pilota come «un esempio positivo».

Dopo l’abilitazione al volo, Lubitz lavorò «per 11 mesi come steward, prima di prendere servizio in cabina di pilotaggio», ha aggiunto Spohr. Che ha anche sottolineato come in questo percorso non ci sia nulla di «inusuale».

La vita personale

Della vita personale del ragazzo per ora si sa poco. A parte che viveva con i genitori a Montabaur, ma aveva anche una casa a Düsseldorf.

Dal suo profilo Facebook, ora cancellato, sono sputanti alcuni dei suoi (normalissimi) interessi: la band di musica elettronica Schiller, il dj francese David Guetta, il suo Burger King locale, le battute sui piloti e soprattutto l’amore per il volo. L’unica foto che ha iniziato a circolare sui social dopo le notizie dell’incidente lo ritrae sorridente davanti al Golden Gate di San Francisco.

Secondo Peter Ruecker, suo amico dell’Aeroclub, Andreas «era felice del suo lavoro in Germanwings, le cose gli stavano andando bene». Insomma, almeno all’apparenza non sembrava depresso. Era fidanzato, anche se della sua ragazza per ora non si sa niente.

«Era ossessionato dal fitness, andava a correre mattina e sera», ha aggiunto una conoscente, Ulrike, di cui non sa il cognome, intervistata dalla Radio Bavarese. «Spesso tornava a casa pieno di buste con supplementi vitaminici».

La sua famiglia, partita verso il luogo del disastro, nelle Alpi francesi, è stata trasferita in una località sicura. Riservata. La loro casa di Montabaur è presidiata dalle forze dell’ordine e il appartamento a Düsseldorf è stato perquisito.

«Ci si suicida da soli»

Religione e etnia «non c’entrano niente» con l’incidente, ha assicurato giovedì il procuratore Brica Robin. E anche la pista del terrorismo è esclusa. Quel che si sa è solo che Lubitz era rimasto solo in cabina di pilotaggio, dopo che il capitano era andato un attimo in bagno. È stato a quel punto che «ha azionato il bottone che comanda la perdita di quota» e il velivolo in «otto minuti» è passato da circa 12mila a 2mila metri di altitudine. Il capitano ha tentato di sfondare la porta della cabina. Invano.

Un suicidio? «Ci si suicida da soli, non quando si ha la responsabilità della vita di 150 persone».

Spiega l’ad di Lufthansa Spohr: «Non siamo a conoscenza di niente che potesse portare il copilota a un’azione così terribile». La sicurezza, precisa, è una priorità, tanto è vero che «si monitorano anche le famiglie dei piloti». CdS 26

 

 

 

 

 

Andreas Guenter Lubitz: ecco chi era il copilota del volo Germanwings

 

Tedesco, nato a  Montabaur, in Renania, aveva 27 anni e viveva con i genitori. Lavorava per la compagnia aerea dal settembre del 2013, 630 ore di volo alle spalle, certificato d'eccellenza della Faa. Aveva sospeso per qualche mese la formazione, l'amica d'infanzia: "Per depressione". Per gli amici era "un ragazzo discreto e felice" - di KATIA RICCARDI

 

ROMA - Andreas Guenter Lubitz, tedesco, dello stato della Renania, aveva 27 anni. Volava da sempre, era pilota di aliante già da adolescente ed era entrato alla Germanwings nel settembre del 2013, quando è morto aveva già completato 630 ore di volo. Interrogato dai giornalisti sulla religione e l'etnia di Lubitz, il Procuratore di Marsiglia ha spiegato di non avere risposte precise in merito, ma che non era quella la strada da seguire. Non è stato classificato come terrorista.

 

Secondo le parole dell'amministratore delegato di Lufthansa, Carsten Spohr, Lubitz "aveva superato tutti i test medici e psichici ed era atto al volo al 100%". L'unica cosa che risulta è che "aveva sospeso per qualche mese la formazione", ma anche questa viene considerata una cosa normale. Il sito del quotidiano tedesco Faz cita però la madre di un'amica d'infanzia di Lubitz, con la quale si sarebbe confidato, e scrive che aveva sofferto di "una sindrome da burnout, una depressione". Dopo questa sospensione, ha spiegato ancora Spohr, sono stati effettuati di nuovo tutti i test di valutazione psico attitudinale. I familiari del comandante e del copilota sono stati informati delle indagini. Sono arrivati in Francia, ma si trovano in una località riservata separati dai familiari dei passeggeri.

 

Lubitz era nato a Montabaur, aveva preso lezioni di Brema e frequentato la Lufthansa Flight School. Nel 2013, quando era entrato alla Germanwings dopo l'abilitazione al volo aveva lavorato per 11 mesi come steward prima di prendere servizio in cabina di pilotaggio, aveva ottenuto anche il certificato d'eccellenza della Faa, l'organismo statunitense della sicurezza del volo ed era stato  inserito nel prestigioso FAA Airmen Certification Database. Che fosse affidabile si legge sul sito della stessa Faa, i cui standard sono considerati tra i più affidabili al mondo. Nello scorso autunno aveva preso il brevetto di pilota di aliante nel club 'LSC Westerwald' in Renania, vicino alla sua città natale. E proprio sul sito internet della scuola di volo c'è un ricordo di Lubitz "con grande tristezza, i membri piangono Andreas, da tempo membro della nostra associazione, e tutte le vittime del disastro".

 

Il necrologio per colopilota sul sito della scuola di formazione. "Andreas è diventato un membro dell'associazione da adolescente, ha voluto realizzare il suo sogno di volare. Ha iniziato come studente di aliante ed diventato un pilota su un Airbus 320," si legge. "Ha realizzato il suo sogno, il sogno che ha pagato con la vita. I membri della LSC Westerwald piangono Andreas e le altre 149 vittime del disastro del 24 marzo 2015. Il nostro più profondo cordoglio va alle famiglie. Non dimenticheremo Andrew"

 

La pagina di Facebook  e gli amici. Secondo il suo profilo Fb viveva a Montabaur con i genitori ma aveva anche casa a Dusseldorf e la polizia le ha perquisite entrambe. Il profilo ora non si raggiunge più, è stato chiuso, col suo nome ne appaiono altri, creati nelle ultime ore, oltre a una pagina che lo definisce, in francese, un "eroe dello Stato Islamico".

 

Peter Ruecker, amico di Lubitz e membro della stessa scuola per piloti di aliante, lo descrive come una persona felice: "Era soddisfatto e felice del suo lavoro con la Germanwings e lo stava facendo bene". Lo ricorda come una persona "piuttosto tranquilla", e disponibile. Dal profilo Fb si deducono poche cose, e sono insignificanti, nessun proclama, nessuna ossessione, solo una serie di "Mi piace", pollici all'insù, sulla mezza maratona della Lufthansa, su una parete da arrampicata locale e su un gruppo chiamato "Le cose che un pilota non direbbe". Amava correre, partecipava spesso a gare locali. Era anche un appassionato di musica elettronica, seguiva pagine di artisti tedeschi come Schiller e Paul Kalkbrenner ma anche del dj francese David Guetta. Un collega della Lufthansa lo descrive come un ragazzo "normale, discreto e tranquillo".

 

La dinamica. Secondo la procura di Marsiglia, Lubitz si sarebbe chiuso all'interno della cabina di pilotaggio approfittando di una pausa al bagno del comandante del volo, Patrick Sonderheimer. A quel punto, il 27enne non ha più parlato né fatto rientrare il comandante, e ha volontariamente fatto scendere il velivolo fino a farlo schiantare al suolo. Lubitz era in vita fino al momento dell'impatto,

 

Le immagini dell'abitazione dove viveva a Montabaur, in Germania, Andreas Guenter Lubitz, il 27enne ritenuto il principale responsabile del disastro Germanwings. La polizia presidia la casa del copilota dell'Airbus precipitato 

 

La conversazione. Il procuratore di Marsiglia, Brice Robin, ha riportato i 30 minuti di conversazione estratti dalla scatola nera che registra le voci dei piloti in cabina. Lubitz ha chiuso fuori dalla cabina di pilotaggio il comandante, uscito verosimilmente per "bisogni fisiologici", poi ha azionato la discesa e ha fatto così schiantare l'aereo. "Nei primi 20 minuti, gli scambi verbali tra i piloti sono stati normali, cordiali, non c'è nulla di anomalo. Poi si sente il comandante che chiede al copilota di prendere il comando e si sente il rumore di un sedile che si ritira e la porta che si richiude", ha raccontato Robin. E' in quel momento che il copilota, rimasto "solo al comando" dell'aereo, "manipola i bottoni per azionare la discesa". "L'azione", sottolinea il pm, "non può che essere volontaria". Il pilota dell'aereo, Patrick Sonderheimer, anche di origine tedesca, aveva accumulato più di 6 mila ore di volo con Airbus e conosceva bene il percorso oltre che l'aereo che stava pilotando.

 

Il tentativo del comandante. A quel punto, "si sentono gli appelli del comandante che chiede di accedere alla cabina" e "ha bussato più volte", senza però ricevere "nessuna risposta", ha spiegato Robin. Nessuna risposta anche agli appelli del controllore aereo della torre di controllo di Marsiglia che per vari minuti tenta di entrare in contatto con il copilota ai comandi, di cui si sente "il respiro fino all'impatto, quindi era vivo". I tentativi del comandante di rientrare continuano, ha raccontato il pm, "si sentono anche colpi violenti come per forzare la porta che è blindata, secondo le norme internazionali". I passeggeri del volo "si sono resi conto di quanto accadeva solo pochi istanti prima dell'impatto", quando vengono registrate "urla".

 

Il pilota automatico. Prima dell'inizio della discesa verso le montagne, il pilota automatico dell'Airbus A320 precipitato sulle Alpi francesi era stato fissato perché l'aereo scendesse all'altitudine di 100 piedi (30 metri) e la mantenesse. E' quanto riportato da FlightRadar24, sito web che tiene i dati satellitari degli aerei di linea in volo in tutto il mondo. Secondo gli investigatori francesi Lubitz, chiuso in cabina di pilotaggio, ha ridotto l'altitudine del velivolo per farlo schiantare al suolo, facendogli perdere quota a un ritmo di 3mila piedi al minuto (914 metri). "Fra le 9.30 e 52 secondi e le 9.30 e 55 secondi è possibile vedere che il pilota automatico è stato modificato manualmente per passare da 38mila a 100 piedi e, nove secondi dopo, l'aereo ha iniziato la discesa", ha detto l'amministratore delegato di FlightRadar24, Fredrik Lindahl. LR 26

 

 

 

 

Airbus, copilota malato il giorno dello schianto. "Indizi di disturbi mentali"

 

A tre giorni dallo schianto aereo dell'Airbus A320 della Germanwings, proseguono le indagini per chiarire le cause della tragedia in cui hanno perso la vita 150 persone. Ad oggi, l'interpretazione ritenuta più plausibile dagli inquirenti è che il copilota Andreas Lubitz, 27enne tedesco, abbia intenzionalmente permesso la perdita di quota dell'aereo con la volontà di distruggere il velivolo. Esclusa al momento la pista terroristica mentre si indaga sulla sfera personale.

MALATO IL GIORNO DELL'INCIDENTE - La polizia ha perquisito le case di Montabaur e Dusseldorf, dalle quali è stato portato via diverso materiale. La procura tedesca ha rivelato che Lubitz era malato il giorno dell'incidente ma non lo aveva comunicato alla compagnia. Stando alla procura, nelle perquisizioni è stato trovato un certificato medico che descrive "un'infermità e il suo trattamento". Alcuni dei certificati di malattia del copilota della Germanwings erano stati strappati. "Il fatto che i certificati di malattia - hanno fatto sapere dalla procura di Duesseldorf - siano stati trovati, alcuni dei quali strappati, sostiene il sospetto preliminare" che Lubitz "aveva nascosto la sua malattia al suo datore di lavoro e ai colleghi". Il procuratore tedesco Ralf Herrenbrueck ha precisato che i documenti sequestrati nella notte erano di "natura medica", "indicavano una malattia in corso" e che l'uomo era "sotto trattamento medico".

La Germanwings conferma quanto rivelato dalla procura di Dusseldorf riguardo al fatto che il co-pilota del volo 4U9525 non avesse consegnato alla compagnia aerea il certificato medico che per martedì, giorno della tragedia, lo indicava come malato. "Germanwings dichiara che un certificato medico per quel giorno (martedì, ndr) non fu consegnato alla compagnia", si legge in un comunicato. "Questo corrisponde agli elementi di cui è venuto a conoscenze il procuratore di Dusseldorf", prosegue la nota. In base a questi elementi, "un certificato medico strappato e vigente, valido anche per il giorno dell'incidente" è stato ritrovato tra i documenti del co-pilota". Secondo quanto dichiarato dal procuratore, sottolinea Germanwings, questo "secondo una valutazione preliminare supporterebbe l'ipotesi che il deceduto abbia celato la sua malattia al suo datore di lavoro e al suo ambiente di lavoro".

INDIZI DI MALATTIA MENTALE- E stando a quanto rivela Spiegel online, sono stati trovati indizi che proverebbero la malattia mentale del 27enne.

L'Autorità per l'aviazione civile tedesca (LBA) intanto ha richiesto alla Lufthansa l'accesso alla documentazione medica completa di Lubitz per poter trasferire il materiale alle autorità inquirenti francesi. Nel frattempo, la Lufthansa, con la sua compagnia low cost Germanwings, dopo aver consultato la LBA, il ministero dei trasporti e l'agenzia per la sicurezza aerea, ha introdotto la regola secondo cui nella cabina di pilotaggio devono sempre essere presenti due persone.

NESSUN BIGLIETTO D'ADDIO - Non è stato trovato, invece, nessun biglietto d'addio o altro scritto che possa spiegare il gesto del copilota né sono stati rinvenuti "indizi di uno sfondo politico o religioso per quanto accaduto". "Nessuno ha parlato di un messaggio di suicidio", ha detto un portavoce della polizia tedesca smentendo le indiscrezioni apparse sulla stampa britannica. Il materiale trovato deve essere ancora "valutato". Secondo il portavoce, quanto apparso sulla stampa britannica è frutto di una "traduzione sbagliata".

"IN CRISI CON LA FIDANZATA" - Nel frattempo emergono dettagli sulla vita di Lubitz. Stando a quanto rivela il quotidiano tedesco Bild, "aveva avuto una grossa crisi con la sua fidanzata prima del disastro e aveva il cuore spezzato. Gli investigatori stanno attualmente seguendo con forza questa linea di inchiesta". Un pizzaiolo di Dusseldorf ha raccontato di aver visto spesso nel suo locale il copilota con una ragazza.

"FORTE DEPRESSIONE NEL 2009" - Sempre secondo il quotidiano tedesco Bild, che ha avuto accesso ai documenti ufficiali dell'Autorità tedesca di supervisione del trasporto aereo, Lubitz sei anni fa ha sofferto di una grave forma depressiva ed è stato seguito regolarmente dal punto di vista medico. Il 27enne, rivela il giornale, ha attraversato "un episodio depressivo pesante" nel 2009 ed è stato sottoposto a cure psichiatriche. Da allora Lubitz seguiva un trattamento "medico particolare e regolare". Queste informazioni, aggiunge il quotidiano, erano state trasmesse a Lufthansa, la compagnia aerea tedesca della quale fa parte Germanwings.

VALLS: NON SI PUÒ SCARTARE ALCUNA PISTA - Per il premier francese Manuel Valls, "tutto si orienta" verso la pista del "gesto criminale, folle, suicida" del copilota, ma "nessuna pista per principio può essere esclusa".

COMANDANTE HA CERCATO DI BUTTARE GIU' LA PORTA CON UN'ASCIA - Intanto continuano a emergere dettagli sulla dinamica della tragedia. Il pilota, chiuso fuori dalla cabina, avrebbe cercato di buttare giù la porta blindata con un'ascia nel tentativo disperato di evitare il disastro. Lo scrive il quotidiano tedesco Bild citando fonti della sicurezza. La notizia non è stata confermata dalla compagnia, ma un portavoce di Germanwings ha effettivamente riconosciuto che a bordo c'era anche un'ascia, un arnese che "fa parte delle apparecchiature di sicurezza di un A320".

PILOTA AUTOMATICO RIPROGRAMMATO DA 38.000 A 100 PIEDI - Stando, poi, al sito web Flightradar24, che monitora tutti i voli civili in navigazione, il sistema di pilota automatico del volo della Germanwings è stato riprogrammato da qualcuno in cabina di pilotaggio in modo da modificare l'altitudine dell'aereo da 38.000 (11.582 metri) a 100 piedi (30 metri). Andreas Lubitz, dopo essere rimasto da solo in cabina di pilotaggio, avrebbe dunque modificato i parametri della quota di volo, e non quelli della rotta, probabilmente per non far scattare gli allarmi in caso di comportamento anomalo dell'aereo. Adnkronos 27

 

 

 

 

Sintesi delle attività svolte dal Comites di Hannover

 

Un resoconto delle iniziative svolte dal 2004 ad oggi, a cura del presidente Giuseppe Scigliano

 

HANNOVER – Il presidente del Comites di Hannover, Giuseppe Scigliano, sintetizza le attività svolte dal Comites da lui presieduto e in carica dal 2004 ad oggi. Oltre a Scigliano, gli altri componenti del Comitato – che verrà rinnovato con le elezioni del 17 aprile 2015 – sono: Lucia Bucchieri (vice presidente), Elena Sanfilippo (tesoriere), Claudio Provenzano (commissione giovani e stampa), Assunta Verrone (commissione Cultura), Daniela Dandrea (commissione integrazione e stampa), Angelo De Mitri (commissione assistenza patronale e sociale), Gigliola Biasi (commissione stampa), Rosina Licciardello (commissione Scuola), Cinzia Pizzati, Giuseppe Polimeno ed  Emanuela Micheli, subentrata da poco al posto del deceduto Antonio Circosta.

Segnalati tre le numerose iniziative: un convegno regionale sulla salute cui hanno partecipato deputati italiani e tedeschi, il capo dell’AOK, Aldo Morrone e tantissimi altri, iniziativa per mettere in risalto il meglio degli specialisti italiani che operano sul territorio nell’ambito della medicina; un convegno regionale dei Giovani italiani, con dirigenti dei partiti tedeschi; la campagna “Integrazione e Doppia cittadinanza”, gradita anche dal Parlamento della Bassa Sassonia; la raccolta e mostra fotografica dedicata agli anni 50/60, con alcune foto adottate dal Museo storico di Hannover per una mostra; la mostra itinerante, organizzata in collaborazione con il Consolato generale, sui pittori di spicco della Bassa Sassonia, portata ad Hannover, Osnabrück ed Hildesheim; la mostra di pittori internazionali dal titolo “Le città invisibili” di Italo Calvino; il Premio Comites Hannover organizzato per valorizzare il lavoro sociale, la professionalità e l’engagement dei connazionali, cui hanno partecipato nella ultima edizione il nuovo sindaco di Hannover Stefan Schostok ed il vicepresidente del parlamento della Bassa Sassonia Klaus-Peter Bachmann; “Il festival della Filosofia”, organizzato insieme alla città di Hannover, allo Studio Artistico e ad altre organizzazioni e curato da Assunta Verrone; una conferenza sulla criminalità presso l’Università di Hannover, utile anche per la riflessione sui pregiudizi; conferenze di sensibilizzazione all’integrazione scolastica; la conferenza regionale “Le chiavi interculturali del successo nel mondo dell’imprenditoria e del lavoro tedesco”, in collaborazione con il Comites di Francoforte, con imprenditori e docenti; la manifestazione a favore dei terremotati in Abruzzo, organizzata insieme a Enzo Iacovozzi e alla Società italo tedesca di Hildesheim; concerti e letture di testi letterari; “Il giorno Italiano”, organizzato insieme alla città di Hannover, al Consolato generale di Hannover ed all’Istituto Italiano di Cultura di Wolfsburg presso il municipio della città di Hannover; “Il salotto di Sofia” per la sensibilizzazione all’inserimento dello studio della filosofia nelle scuole superiori; l’International Migrants Day, cui il Comites ha partecipato con stand, convegni e tavole rotonde; la rassegna cinematografica “Cinema –Cinema” dedicata ai classici italiani; il progetto “150 anni dell’unità d’Italia”, realizzato in collaborazione con l’Università di Jena, con pubblicazione dei risultati e una mostra, preparata dagli stessi studenti, guidati dalla docente Luisa Conti, che è stata portata in diverse città della Germania, tra cui Monaco di Baviera; il progetto “Squadra di strada”, realizzato insieme alla città di Hannover e da cui è nata la realtà sportiva italiana “US figli d’Italia 09”; la Festa Internazionale delle Nazioni, cui il Comites ha aderito insieme ad organizzazioni turche e greche; il progetto “Un posto per l’apprendistato” rivolto ai giovani italiani, specialmente a quelli che non hanno terminato gli studi e svolto in collaborazione all’AOK ed all’IHK; la partecipazione presso la Regione Bassa Sassonia e la città di Hannover alla stesura di un piano d’azione per l’integrazione  dei connazionali; i Forum per l’integrazione istituiti dal governo tedesco cui ha partecipato Scigliano su delega dell’Intercomites. Segnalata inoltre la consulenza prestata ai nuovi arrivati dall’Italia, la mediazione presso le autorità italiane e soprattutto tedesche delle istanze dei connazionali, la collaborazione con le autorità tedesche locali, con il Consolato generale, con le Direzioni generali e con le associazioni della regione che hanno partecipato alla organizzazione degli eventi del Comites. Richiamato inoltre l’impegno cui è seguita la nascita dell’associazione Club Anni 50/60, con il reperimento di locali a costo zero per gli anziani italiani della città di Hannover tutt’ora utilizzati. Tra le pubblicazioni vengono segnalate la traduzione in italiano della guida della città di Hannover “Il filo rosso”; la raccolta sugli artisti Italiani in Bassa Sassonia; il manuale sulla salute “Vita sana, futuro sano”; gli atti del convegno “Le chiavi interculturali del successo nel mondo dell’imprenditoria e del lavoro tedesco”, pubblicati in collaborazione con il Comites di Francoforte; “Giovani italiani tra inclusione ed esclusione”, realizzato insieme ad altri Comites; lo studio “150 dell’Unità d’Italia” con gli studenti universitari di Jena. Segnalati poi gli incontri periodici con i circoli italiani della regione, in particolar modo gli incontri con la collettività di Osnabrück, Hannover, Braunschweig, Lohne, Melle, etc.

Tra le pubblicazioni anche “Il Comites Informa”, non più prodotto per mancanza di fondi, carenza permanente che Scigliano sottolinea essere stata colmata grazie allo spirito di sacrificio dei membri del Comites. (Inform 24)

 

 

 

 

Il tema: Cultura, che impresa! Radio Colonia intervista il Ministro Franceschini

 

 

Ai microfoni di Radio Colonia il Ministro Dario Franceschini che a Berlino ha presentato le attività culturali di EXPO 2015 - di Giulio Galoppo

 

A Berlino per conferire il Premio italo-tedesco alla Traduzione 2015, il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha presentato al pubblico tedesco, durante una conferenza stampa tenutasi in Ambasciata, il Programma Culturale dell’Esposizione Universale EXPO 2015 di Milano, volto alla valorizzazione dell’Italia quale “museo diffuso”. Per agevolare ai milioni di persone attese in occasione dell’evento mondiale l’individuazione di mostre, spettacoli, festival sparsi lungo l’intero Stivale dall’inizio di maggio alla fine di ottobre, il Ministero ha creato un nuovo portale, dal discusso nome “verybello.com”. Tra i fiori all’occhiello della conferenza stampa tenutasi stamane spiccano la riapertura della Villa dei Misteri a Pompei, primo passo di un programma di riqualificazione di uno dei siti archeologici più famosi al mondo, e l’Art Bonus, un incentivo fiscale volto ad invogliare investimenti privati nell’arte e nella cultura.  Sul sito di Radio Colonia si può ascoltare l'intervista a Dario Franceschini (05:24 min.), a cura di Giulio Galoppo. RC, dip

 

 

 

 

 

Stoccarda, record di espositori alla fiera R+T 2015

 

In occasione del 50° anniversario della R+T, fiera leader nel settore di avvolgibili, porte/portoni e protezioni contro il sole, la Camera di Commercio Italo-Tedesca ha supportato, in qualità di Rappresentante ufficiale della Fiera di Stoccarda per l’Italia, la partecipazione di 161 aziende italiane, con oltre 11.000 mq di superficie espositiva.

Tra queste erano presenti i principali Key-player del settore in Italia accanto a piccole imprese che si affacciavano per la prima volta sul mercato tedesco.

Rispetto all’edizione 2012 è stata registrata una crescita del 37,61% che conferma la tendenza di un settore sempre più orientato verso l’export.

Ad un pubblico di oltre 60.000 operatori di settore (oltre il 50% di presenza straniera, proveniente da 122 nazioni) sono state presentate le più recenti novità da parte di circa 900 aziende espositrici.

Grazie al ruolo di primo piano a livello globale e forte del successo di quest’ultima edizione, la prossima R+T si terrà nel 2018 e la Camera di Commercio Italo-Tedesca sarà ancora una volta il punto di riferimento per le aziende italiane interessate a parteciparvi. (aise 23)

 

 

 

 

I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia

 

Comites, tempo scaduto

Per votare in occasione del rinnovo dei Comites il 17 aprile, era necessario iscriversi nelle liste elettori del proprio Consolato entro giovedì 18 marzo. La storia di queste elezioni degli organi di rappresentanza degli italiani all'estero è tormentata e ricca di colpi di scena. Prima del voto vale la pena riascoltare tutti i nostri servizi sul tema.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/speciale/dossiercomites100.html

 

Privacy a rischio (26.03.15)

Controlli preventivi su pc e telefonini degli italiani: li prevedeva un emendamento del dl antiterrorismo voluto da Alfano. Oggi lo stop di Renzi - per ora.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/antiterrorgesetz102.html

 

La Tunisia reagisce (26.03.15) - La Tunisia non cede alla paura dopo l'attentato al Museo del Bardo. Un primo segnale è l'enorme partecipazione al Forum Sociale Mondiale. Le voci degli italiani di Tunisi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/tunesien144.html

 

Il cinema ritrovato (26.03.15) - Carla Molino, documentarista romana, ha aperto a Berlino in un ex panificio “Il Kino”, un piccolo cinema che presenta film documentari e d’autore in lingua originale e sottotitoli inglesi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tu_per_tu/carlamolino100.html

 

Sicurezza low-cost? (25.03.15)

A un giorno dalla tragedia, ancora si cercano le cause del tragico incidente del volo Germanwings Barcellona-Düsseldorf. Alcune domande sulla sicurezza dei voli low-cost.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/germanwingssicherheit100.html

 

Scuole in lutto (25.03.15) - Da oggi nel liceo di Haltern am See, vicino a Münster, mancano all'appello sedici studenti e due insegnanti. Ma anche le altre scuole cercano di elaborare il lutto. Un'insegnante racconta.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/schuletrauern100.html

 

Badapapapaa (25.03.15) È il titolo del nuovo album della sassofonista di origini sarde Angela Puxi, ospite dei nostri studi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tu_per_tu/angelapuxi100.html

 

Divieto in bilico (24.03.15) - Sulla messa fuorilegge del partito di estrema destra NPD i giudici di Karlsruhe esprimono nuovi dubbi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/npd180.html

 

Alla ricerca di una nuova identità (24.03.15) - Il disagio di vivere altrove può assumere dimensioni psicologiche complesse. A soffrirne di più sono in genere le donne. Per loro è nato a Düsseldorf un gruppo di parola guidato

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/italmondo/gruppoparola100.html

 

"La cura" (24.05.15) - Questo brano di Franco Battiato parla direttamente al cuore, ed è molto più che una delle più belle canzoni d'amore di tutti i tempi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/terramia/battiato102.html

 

Cultura, che impresa! (23.03.15) - Ai nostri microfoni il Ministro Dario Franceschini che a Berlino ha presentato le attività culturali di EXPO 2015.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/kulturministerfranceschini100.html

 

Olimpiadi sostenibili (23.03.15) - Amburgo è candidata ufficialmente per i Giochi Olimpici Estivi del 2024. La città promette sostenibilità ambientale senza gigantismi, ma ci sono forti dubbi che possa mantenere le promesse.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/hamburg144.html

 

La "cosa" di Landini (20.03.15) - Maurizio Landini, leader della Fiom, ha lanciato l'idea di una coalizione sociale, ispirata al movimento spagnolo Podemos.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/partitodemocratico100.html

 

Podemos alla prova della verità (20.03.15)

Il nuovo movimento popolare spagnolo è dato in testa a molti sondaggi. Domenica la prima verifica delle urne alle regionali in Andalusia.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/podemos108.html

 

Scacco Matto (20.03.15) - È il nostro modo di dire per intendere una sconfitta irrimediabile e definitiva. Ma a parte immaginarci il re impazzito, cerchiamo di capire l'origine di quest'espressione.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/parole_in_liberta/schachmatt100.html[WU1][0]

 

Eventi, incontri, spettacoli - In onda ogni lunedì e venerdì fra le 19 e le 20

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalenderfreitag100.html

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalendermontag100.html

 

 

 

 

 

Fiera della Musica di Francoforte 2015. Concerto del maestro Mirko Satto

 

Promosso da Consolato Generale d’Italia Francoforte e IIC Colonia in collaborazione con  Instituto Cervantes e “Italiani n Deutschland - Freunde des italienischen Kulturinstituts e.V. – Frankfurt”.

Giovedí 16 aprile 2015, ore 19.15 (accesso in sala dalle ore 18.30), presso SALA EVENTI INSTITUTO CERVANTES, Staufenstr.1, Francoforte (U 6/7 fermata metro: Alte Oper)  

Entrata libera per i possessori CARTA AMICIZIA e CARNET DE LECTOR (4,00 Euro per i non possessori delle due CARTE ).

E-mail di conferma a : francoforte.culturale@esteri.it

La fisarmonica,  strumento che unisce aria ed energia, dalle infinite possibilità espressive, accarezza con il suo suono tutti i generi musicali. Ha un'anima, il più delle volte struggente e profonda, troppo spesso relegata nell'immaginario ad un ruolo "leggero", ma che suonata ed impersonata da Mirko Satto riserverà grandi sorprese e scoperte con un programma che spazierà da Antonio Vivaldi al “tango nuevo” di Astor Piazzolla.

Biografia breve - MIRKO SATTO

Fisarmonicista e bandoneonista, ha studiato fisarmonica presso il Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto (TV) diplomandosi con il massimo dei voti, lode e ''menzione d`onore'' e meritando due borse di studio come miglior allievo. Si e`perfezionato e ha studiato con i Maestri Scappini, Noth, Zubitsky  e con Salvatore di Gesualdo meritando il “Premio Speciale del Docente”  e  la borsa di studio. Inoltre si è diplomato in oboe sotto la guida del prof. Paolo Brunello.Ha vinto i più importanti Concorsi Nazionali ed Internazionali di Fisarmonica meritando in tutti il primo premio assoluto.Ha suonato in oltre quattrocento importanti Festivals e Rassegne concertistiche esibendosi nei più prestigiosi teatri di tutta Europa, Australia, Giappone, Africa e Sud America( Opera City di Tokyio, Shymphony Hall di Osaka, Yokohama Minato Mirai Hall Giappone, Teatro Amazon di Manaus Brasile, International Summer Music Festival e Moreland Festival di Melbourne, The Organ of Ballarat Festival, Bendigo Festival, Murray River International Music Festival Australia)

Fisarmonicista eclettico Mirko Satto spazia con disinvoltura dalla musica barocca a quella  contemporanea, dal varietèe francese al tango argentino; suona da solista, in gruppi cameristici e collabora sia come fisarmonicista che come bandoneonista con importanti Orchestre.

E' docente di fisarmonica al Liceo Musicale “Giorgione” di Castelfranco Veneto (TV) Ici

 

 

 

 

Concerto Romano: Tenebrae Romane giovedì 2 aprile a Colonia

 

Giovedì 2 aprile 2015, ore 21.00, resso la Kölner Philharmonie, Bischofsgartenstraße 1, a Colonia, l‘Ensemble Concerto Romano sotto la direzione di Alessandro Quarta esegue opere del Cinquecento e del Seicento di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Girolamo Frescobaldi, Giacomo Carissimi e altri.

 

Presso la Filarmonica di Colonia esiste, già da alcuni anni, la tradizione di accendere tantissime candele durante la serata prima del venerdì santo. Con opere musicali rinascimentali e barocche di prima qualità si commemora il dolore e la morte di Gesù Cristo.

Quest'anno il giovane Ensemble Concerto Romano invita ad una messa tenebrosa che assomiglia a quelle celebrate una volta nella Città Eterna. Le espressive composizioni piene di sentimento dei lamenti di Geremia risalgono, infatti, a Palestrina e Frescobaldi.

 

Per ulteriori informazioni: www.koelner-philharmonie.de/veranstaltung/113561/. Biglietti online o presso KölnTicket. IIC

 

 

 

 

 

L’Ambasciatore Tedesco Reinhard Schäfers a Napoli

 

NAPOLI  - In occasione della sua visita odierna a Napoli, l’Ambasciatore Tedesco Reinhard Schäfers ha tenuto un discorso alla presenza del Sindaco de Magistris. 

Nel suo intervento, l’Ambasciatore ha prima ricordato l’amore della Cancelliera Federale per Ischia, dove Angela Merkel da tempo si reca in vacanza, e poi sottolineato che i tedeschi non amano il Mezzogiorno solo per il mare e l’immenso patrimonio storico, ma anche come regione in cui investire.

Osservando i dati commerciali relativi al 2013 forniti dalla Banca d’Italia per le singole regioni, ha, infatti, sottolineato Schäfers, “si nota che la Germania ha chiaramente un deficit della bilancia commerciale con il Mezzogiorno. Quello che l’Italia quindi non riesce a conseguire nel suo complesso nei confronti della Germania, riesce invece a farlo il Mezzogiorno: il saldo positivo della bilancia commerciale dell’Italia del Sud nei confronti della Germania ammonta a poco meno di un miliardo di euro”.

Schäfers ha quindi ricordato l’importante ruolo del Consolato Onorario di Napoli, constatando gli intensi rapporti dell’intera Regione con la Germania. Fa parte di questo quadro generale di presenza e radicamento sul territorio anche l’apertura della nuova rappresentanza della Camera di Commercio italo germanica, che “speriamo diventi un vero fulcro di sviluppo per le relazioni economiche tra quest’area e la Germania”. L’Ambasciatore ha ricordato poi un altro dato significativo: le pensioni pagate dalla Germania nella circoscrizione campana sono quasi 35.000. Numeri che dimostrano di nuovo quanto siano forti i legami reciproci anche grazie alla emigrazione campana in Germania. (aise 26)

 

 

 

 

Il traduttore tedesco di “Horcynus Orca” Moshe Kahn all’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo

 

AMBURGO - Ha riscosso un grande successo di pubblico il dibattito, svoltosi presso la biblioteca dell'Istituto Italiano di Cultura di Amburgo, tra il traduttore tedesco Moshe Kahn e l'italianista dell'Università di Colonia Tobias Eisermann sul romanzo di Stefano D’Arrigo 'Horcynus Orca' recentemente uscito in versione tedesca dalla Fischer Verlag, con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Come già testimoniato dalle precedenti presentazioni a Berlino e a Colonia, quarant'anni dopo la sua pubblicazione in Italia, Moshe Kahn, già traduttore di Pasolini, Levi, Malerba e Camilleri, è riuscito a tradurre per la prima volta in un'altra lingua – sottolineano dall’IIC - il capolavoro di D'Arrigo, giudicato per la sua complessità linguistica fino ad ora intraducibile. Grazie a un lungo e faticoso lavoro, Moshe Kahn ha offerto così ai lettori tedeschi la possibilità di leggere uno dei grandi romanzi della letteratura europea del XX secolo, paragonabile solo ai capolavori di Proust, Musil, Joyce,Melville e Tolstoj, trasformando i sicilianismi e la complessa sintassi di D'Arrigo in un tedesco ricco e poetico. Moshe Kahn ha ricevuto a Berlino il premio italo-tedesco per la traduzione 2015 ed è stato nominato per il premio letterario della Buchmesse di Lipsia.

La presentazione ad Amburgo è stata preceduta dalla proiezione del documentario 'Horcynus Orca und die deutsche Uebersetzung von Moshe Kahn' del regista amburghese Benjamin Geissler.

Al termine, Tobias Eisermann ha introdotto il romanzo e l'autore Stefano D'Arrigo, spiegando la lunga genesi prima della sua pubblicazione nel 1975.

Successivamente, attraverso una lettura in italiano e in tedesco di alcuni brani, Moshe Kahn e Eisermann hanno approfondito le difficoltà linguistiche del romanzo, tali da dichiararlo fino ad ora 'intraducibile' e le soluzioni trovate da Kahn per riprodurre anche in lingua tedesca la musicalità linguistica cercata da D'Arrigo.

La serata introdotta dalla dottoressa Cristina Di Giorgio, addetto responsabile dell’Istituto Italiano di Cultura, si è conclusa con un intervento del regista amburghese Benjamin Geissler, che ha spiegato il progetto cinematografico presentato.

Il pubblico presente è intervenuto attivamente alla discussione. L'evento ha riscosso molto successo ed ha registrato il tutto esaurito.Tra i presenti si segnalano esponenti del mondo accademico ed editoriale, traduttori professionisti e il redattore del mensile 'Literatur in Hamburg' Jurgen Abel. (Inform 25)

 

 

 

 

 

Germania. Futuro a due ruote

 

BERLINO - Lavoro creativo? Sì, ma all’estero. Alessandro Rugo, 41 anni, si è trasferito nel 2012 da Padova a Berlino «soprattutto per amore, la più forte delle motivazioni». Nel capoluogo veneto aveva un piccolo laboratorio per la riparazione di biciclette e sciolinatura per sci e snowboard. Riaprirlo in Germania, senza un capitale di partenza e con una lingua sconosciuta, era un progetto che avrebbe necessitato tempo e denaro. E così, per aggirare gli ostacoli senza abbandonare questa scelta, Alessandro ha deciso di cominciare a riparare biciclette a domicilio, iniziando da quelle dei suoi amici italiani.

«Ho puntato su prezzi bassi e sul passaparola. Sono piuttosto timido, ma ho dovuto fare di necessità virtù – confida –. Negli ultimi anni la capitale tedesca si è riempita di connazionali e anche loro, come i berlinesi, girano più in bici che in auto. Sono persone che spesso non conoscono bene la lingua, ma quando devono spendere dei soldi per qualche acquisto si impegnano per comprendere bene di che si tratta. Parlare la stessa lingua – aggiunge – è importante, li rassicura». La possibilità, poi, di aspettare semplicemente che Alessandro arrivi e ripari la due ruote sul posto è una comodità a cui è difficile rinunciare. «Finisce così che si stringano contatti con molte persone e che una volta finito il lavoro si vada a bere un caffè assieme. È un bel modo per fare conoscenze e, a volte, anche amicizie. Mi era successo anche a Padova – continua Alessandro –, il mio laboratorio, situato nel quartiere Armistizio, era diventato un punto di ritrovo per tante persone. Peccato che in Italia attività come questa rientrino fiscalmente nella categoria dell’artigianato e come tali, dato il bassissimo margine di guadagno, fatichino ad andare avanti. Fossi rimasto in Veneto avrei dovuto sicuramente chiudere».

Nel corso di questi tre anni, a Berlino, la clientela di Alessandro si è estesa anche agli stessi tedeschi: «All’inizio sono generalmente più diffidenti degli italiani, ma una volta che acquisti la loro fiducia ti fanno meno domande e sono pronti a spendere per accessori e componenti senza pensarci due volte. Per fortuna ormai capita spesso che io abbia parecchio lavoro e che le bici me le portino direttamente i clienti a casa». Anche il rapporto con la lingua è migliorato. «Ho frequentato diversi corsi – informa Alessandro – e ho appreso quelle basi che spero mi portino un giorno a parlare il tedesco fluentemente. Se si vuole vivere qui non solo è necessario, ma anche giusto farlo per inserirsi davvero nella società». Nessuna nostalgia dell’Italia? «La famiglia e i vecchi amici. Una parte del mio cuore è rimasta là. E poi mi mancano le montagne, il monte Venda e le lunghe escursioni in bicicletta che facevo ogni fine settimana. Intorno a Berlino è quasi tutta pianura mentre io amo le sfide».

Andrea D’Addio - Il Messaggero di sant’Antonio

 

 

 

 

 

Iran, nucleare. Mano tesa di Obama al popolo iraniano

 

In occasione del nuovo anno persiano e nell’imminenza della prevista scadenza del negoziato sul nucleare, il presidente Obama ha indirizzato al popolo iraniano un messaggio decisamente incoraggiante ed indicativo di una possibile svolta anche nei rapporti tra due paesi.

 

"Ambedue le parti - ha affermato Obama- hanno mantenuto i propri impegni. L'Iran ha arrestato l'evoluzione del suo programma nucleare e in alcuni settori l'ha fatta arretrare. La comunità internazionale, Usa compresi, hanno dato all'Iran un sollievo nelle sanzioni".

 

Nonostante le opposizioni interne ed esterne ad una soluzione diplomatica, ha proseguito Obama, "dobbiamo esprimerci insieme sul futuro che auspichiamo". Segue una manifestazione di fiducia negli attuali dirigenti iraniani:"Il leader supremo ajatollah Khamenei ha lanciato una fatwa contro lo sviluppo delle armi nucleari e il presidente Rouhani ha detto che l'Iran non svilupperà mai l'arma nucleare".

 

Nel riconoscere che Teheran ha titolo per accedere all'energia nucleare, il presidente statunitense conclude affermando che "se l'Iran è disposto ad intraprendere passi significativi e verificabili", vi è oggi una via "per assicurare al mondo che il suo programma è rivolto solo a scopi pacifici".

 

Rafforzare la “chimica positiva”

Nel messaggio non si entra nel dettaglio dei negoziati ma si lancia un segnale politico forte per rafforzare la "chimica positiva” che s’è stabilita tra i negoziatori ed in particolare tra i ministri degli esteri dei due Paesi Kerry e Zarif.

 

Il contenuto della missiva è coerente con quanto trapela sull'evoluzione della trattativa. I cinque negoziatori delle potenze nucleari, più la Germania, mirano ad allungare al massimo il tempo di preavviso ("Breakout time") necessario all'Iran per disporre del materiale fissile qualitativamente e quantitativamente idoneo per costruire l'arma atomica.

 

Ma nel calcolo vi sono margini addizionali da non sottovalutare. Occorre tener conto dei tempi necessari per costruire l'arma medesima ("weaponization") ed adattarla ai rispettivi vettori.

 

E l’arma rimarrebbe, comunque, inaffidabile e non credibile se non venisse sperimentata con esplosioni nucleari che non potrebbero certo sfuggire ai controlli internazionali. Le garanzie che l'Iran non seguirà questo percorso devono essere ferree soprattutto per quanto si riferisce alle sue future attività, ma senza ignorare quelle pregresse.

 

Pur avendo sottoscritto il trattato che proibisce gli esperimenti nucleari (Ctbt), l'Iran (analogamente a Israele) si è sottratto sinora alla sua ratifica. Un impegno ad aderirvi costituirebbe un gesto coraggioso e risolutivo non solo per la trattativa in corso, ma per rilanciare il progetto di una zona priva di armi di distruzione di massa in Medio Oriente che verrà affrontato a maggio a New York alla Conferenza di Riesame del Trattato di non proliferazione nucleare.

 

Teheran ne uscirebbe diplomaticamente rafforzata. E la sua sarebbe inoltre una risposta alla mano tesa del presidente statunitense.

Carlo Trezza, AffInt 24

 

 

 

 

Aereo Germanwings, l’Europa si scopre unita nel lutto

 

Uno dei rari disastri aerei low cost: statisticamente improbabile, simbolicamente impressionante - di Beppe Severgnini

 

Si è capito subito. Non è il primo disastro aereo in Europa, ma è il primo disastro aereo europeo. Non ci sono connazionali, tra le vittime: ma ci riguarda. Il volo di una compagnia tedesca con un nome inglese, Germanwings, low cost Lufthansa. L’Airbus 320 partiva da Barcellona, in Spagna. Si è schiantato sui monti della Provenza, in Francia, a un passo dal confine italiano. È un lutto comune, e lo sentiamo. È un volo che chiunque avrebbe potuto prendere, e alcuni certamente hanno preso. Una rotta consueta. Una bella linea tratteggiata sulla mappa, dalla fantasia all’industria, dal mare alla pianura, dalla Catalogna alla Renania, dall’Europa all’Europa. A bordo, come sappiamo, molti studenti. È uno dei rari disastri aerei low cost: statisticamente improbabile, simbolicamente impressionante.

È un lutto Erasmus, strano e primaverile. I nuovi europei, purtroppo, diventano grandi anche così. Altri aerei sono caduti, in Europa. Altre persone hanno perso la vita, precipitando dal cielo tra Mosca e Lisbona (molte, molte meno di quante abbiano perso la vita nelle strade di sotto). Pochi mesi fa un aereo di linea malese è stato abbattuto sopra l’Ucraina dai rivoltosi filorussi. Prima di allora, nel corso di molti anni, altri incidenti aerei, in volo o negli aeroporti: da Amsterdam a Parigi, da Madrid a Palermo, da Lussemburgo a Tenerife. Ogni volta un timore da esorcizzare, un dolore vicino da condividere. Stavolta non è vicino: è dentro, è nostro. Le buone famiglie sanno stringersi nel momento del lutto. E la famiglia europea - minacciata da fanatici violenti all’esterno, offesa da populisti irresponsabili all’interno - sta dimostrando in queste ore di esistere, non soltanto di resistere. Un’occhiata ai notiziari, ieri, lo dimostrava; la lettura dei grandi quotidiani, oggi, lo confermerà. Un’identica, meticolosa, appassionata copertura. Lingue diverse, stesso dispiacere. Non solo in Spagna, Germania, Francia, i tre Paesi direttamente coinvolti. Anche in Portogallo e in Polonia, in Grecia e in Svezia, in Irlanda e in Italia. Abbiamo ignorato, per un giorno, le cose che ci dividono. Abbiamo saputo vedere quello che ci tiene insieme. È accaduto anche in gennaio, dopo gli attentati a Parigi, in circostanze molto diverse. Stiamo imparando dal dolore .  CdS 25

 

 

 

 

 

Elezioni israeliane 2015. La strategia della tensione premia Netanyahu

 

Israele ha scelto. Il Likud, guidato dal primo ministro in carica Benjamin Netanyahu, resta il primo partito nazionale, con 30 seggi nelle elezioni del 17 marzo.

 

L’alleanza di centro, l’Unione sionista, composta dal partito laburista di Isaac Herzog e da Hatnuah dell’ex-ministro della giustizia Tzipi Livni, ha ottenuto 24 seggi.

 

Terza forza politica, confermando almeno in questo i sondaggi pre-voto, è la Lista unita dell’alleanza di partiti arabi e arabo-israeliani con 13 seggi, seguita dal partito dell’ex ministro delle finanze Yair Lapid con 11, e dal partito Kulanu, nuova formazione dell’ex ministro Likud Moshe Kahlon con 10.

 

I seggi restanti si sono ripartiti tra le correnti ultraortodosse, nazional-religiose e della sinistra-marxista israeliana, forze che insieme hanno conquistato i rimanenti 32 su 120 scranni della Knesset.

 

Sembra certo che sarà Netanyahu a ricevere l’incarico di creare un nuovo governo dal presidente israeliano Reuven Rivlin, che avvierà le consultazioni domenica. I risultati ufficiali saranno presentati il 25 marzo, ma pochi si aspettano cambiamenti dopo che il Comitato Centrale per le Elezioni ha completato lo spoglio dei voti la mattina del 19 marzo.

 

Vittoria della strategia della tensione

Rimangono da controllare alcune incongruenze e possibili infrazioni, ma il risultato politico in quella che è stata definita un’elezione decisiva per tracciare le priorità future del paese è ormai chiaro: ha vinto la strategia della tensione; hanno vinto il cinismo e la testardaggine di alcuni politici israeliani che non paiono preoccuparsi del crescente isolamento internazionale di Israele, ma solo dei propri calcoli politici.

 

Hanno vinto i coloni, che votando in massa (80%) hanno assicurato il persistere del dominio israeliano nei territori occupati palestinesi.

 

S’è così confermata la tendenza che da anni vede la società israeliana spostarsi sempre più verso la destra ultra-nazionalista religiosa e che ancora una volta ha rinnovato al potere Netanyahu, un personaggio che deve proprio al sostegno dei coloni gran parte della propria ascesa politica.

 

Il consenso per il Likud proveniente dalle colonie israeliane nei Territori occupati è aumentato di 10.000 voti rispetto alle elezioni del 2013: voti che Netanyahu sapeva di dovere sottrarre agli altri partiti di destra per fare sì che il Likud restasse il primo partito.

 

Per questa ragione, il premier aveva deciso di uscire allo scoperto, dichiarando senza mezze misure che un voto per lui avrebbe rappresentato un voto contro la creazione di uno Stato palestinese, scenario che - a suo dire - avrebbe spalancato le porte della Cisgiordania all’estremismo islamico in salsa Isis.

 

In particolare, il giorno delle elezioni, a urne aperte, Netanyahu aveva sollecitato i suoi simpatizzanti a precipitarsi al voto con un messaggio di dubbia legalità costituzionale, secondo cui il futuro della destra israeliana al potere era in pericolo per via dei voti della minoranza araba in Israele.

 

Una mossa che ha irritato anche la Casa Bianca, “profondamente amareggiata” dalle parole di Netanyahu.

 

La strategia ha però funzionato: l’affluenza è aumentata dal 67.8% nel 2013 al 72.3% e in otto delle dieci principali città israeliane, con le consuete eccezioni di Tel Aviv e Haifa, il Likud è stato il primo partito.

 

Frammentazione altre formazioni

L’incapacità delle formazioni politiche di centro di fare fronte unito contro la destra di Netanyahu, e in particolare l’orientamento di una larga fetta dell’elettorato moderato a votare per il partito di Yair Lapid, hanno limitato il consenso per l’Unione sionista, unica sigla che avrebbe potuto superare il Likud.

 

I partiti avranno ora tempo fino al 22 aprile per accordarsi sulla composizione del nuovo governo. Il presidente Rivlin, favorevole alla creazione di un governo di unità nazionale tra il Likud e l’Unione Sionista, ha visto questo scenario andare in frantumi proprio per la controversa campagna elettorale di Netanyahu.

 

Herzog ha ora teorizzato la necessità di rimanere all’opposizione, spianando la strada a quello che molto probabilmente sarà un governo nettamente spostato a destra, un’alleanza tra il Likud e i partiti del ministro degli esteri Avigdor Lieberman e del nazionalista religioso Naftali Bennett, con l’aggiunta del partito Kulanu cui Netanyahu potrebbe affidare il ministero delle finanze e di una formazione d’impronta ultra-ortodossa.

 

Crisi dei rapporti fra Usa e Israele

Dagli Stati Uniti, l’amministrazione Obama non ha nascosto la delusione per la vittoria di Netanyahu, avvertendo il leader israeliano che le politiche Usa sul processo di pace in Medioriente verranno “rivisitate” alla luce del suo chiaro rifiuto della formula dei due Stati.

 

Obama stesso, nella telefonata di congratulazioni al neo-eletto Netanyahu, ha espresso un forte dissenso con i propositi del leader israeliano.

 

La crisi dei rapporti fra Usa e Israele potrebbe portare sorprese. Se è difficile pensare che gli aiuti economici e militari possano diminuire, c’è la possibilità che l’approccio diplomatico statunitense sul processo di pace subisca modifiche: finora, Washington è sistematicamente ricorsa al veto pro Israele nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu e ha fatto pressioni sugli alleati per evitare il riconoscimento lo Stato della Palestina.

 

Spetterà al nuovo inviato speciale europeo per il Medioriente, l’ambasciatore Fernando Gentilini, il compito di seguire una linea comune europea nei confronti del nuovo governo israeliano.

 

Oggi più che mai servono posizioni decise capaci di rendere chiare le conseguenze economiche, politiche e anche di sicurezza a cui va incontro Israele per il cinismo dei propri politici e le politiche coloniali da loro perseguite nella Cisgiordania occupata.

Andrea Dessì, AffInt 20

 

 

 

 

 

Gabrielius Landsbergis: "Le sanzioni contro la Russia danno già i loro frutti"

 

L'Ucraina beneficerà di un sostegno da parte dell'UE di 1,8 miliardi di euro. Un contributo finanziario votato dai deputati durante plenaria del 25 marzo. Anche se questo costituisce il più grande pacchetto dell'UE mai concesso ad un paese terzo, i problemi dell'Ucraina non sono risolti. Abbiamo incontrato il deputato lituano del PPE Gabrielius Landsbergis, che ha scritto la risoluzione di assistenza finanziaria, nonché una relazione sulle relazioni UE-Russia.

 

In che modo l'assistenza finanziaria farà la differenza?

 

Gabrielius Landsbergis - Il pacchetto finanziario è parte di un progetto più grande a cui contribuiremo insieme al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale. Sono certo che aiuterà l'Ucraina per trovare un equilibrio di bilancio. Solo quest'anno l'Ucraina deve rimborsare fino a 17 miliardi di euro del suo debito. Così il prestito che l'Europa sta fornendo contribuirà a equilibrare il bilancio.

 

Viste le reazioni di alcuni Stati membri, pensa che le sanzioni contro la Russia saranno efficaci?

 

Gabrielius Landsbergis - È difficile misurare i risultati esatti, ma ciò che osserviamo è che grazie ai prezzi del petrolio più bassi, l'economia russa sta davvero soffrendo. L'obiettivo principale delle sanzioni era quello di ottenere che la Russia cambi le sue politiche. Penso che i grandi progetti infrastrutturali siano in gioco e la Russia non potrà completarli. In questo senso, penso che stiamo già vedendo i frutti delle sanzioni e sono davvero fiducioso che gli stati membri forniranno la loro disponibilità anche in futuro.

 

Qual è il ruolo del Parlamento europeo nel corso dei negoziati?

 

Gabrielius Landsbergis - Il Parlamento europeo è un partner forte nei negoziati. Sono stato in contatto con l'ufficio del presidente del Consiglio Donald Tusk. Il Parlamento può fornire un forte sostegno per i negoziati, se siamo in grado di trovare un linguaggio comune con il Consiglio. In questo modo riusciremo a inviare un messaggio forte che l'Europa ha un ruolo centrale quando si tratta di questioni come la Russia. Pe 26

 

 

 

 

 

 

Asilo e migrazione: fondi per quasi 2 miliardi di euro dalla Commissione UE

 

BRUXELLES  - Oggi la Commissione europea ha approvato 22 nuovi programmi nazionali pluriennali nell'ambito del Fondo Asilo, migrazione e integrazione (FAMI) e del Fondo per la sicurezza interna (ISF) per il periodo 2014-2020, per un valore complessivo di circa 1,8 miliardi di euro.

Altri 36 programmi nazionali saranno approvati nel corso dell'anno. Queste due linee di azione per i finanziamenti dell'UE sostengono gli sforzi degli Stati membri nei settori Asilo, migrazione e integrazione e Sicurezza interna.

Secondo Dimitris Avramopoulos, Commissario per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, "la migrazione è una delle dieci priorità dell'attuale Commissione. Garantire il buon funzionamento della politica migratoria in tutti i suoi aspetti è essenziale per il successo globale delle nostre società. Vogliamo che le persone migliorino il loro livello di vita e si sentano al sicuro. Tuttavia, gli Stati membri non possono garantirlo da soli. È per questo che la Commissione europea fornisce costantemente un sostegno concreto agli Stati membri, e continuerà a farlo".

Il Fondo Asilo, migrazione e integrazione finanzia le azioni nazionali volte a rafforzare le capacità di accoglienza, migliorare la qualità delle procedure di asilo in linea con le norme dell'Unione, integrare gli immigrati a livello locale e regionale e aumentare la sostenibilità dei programmi di rimpatrio. Il Fondo Sicurezza interna finanzia le azioni nazionali volte a migliorare la gestione delle frontiere degli Stati membri (in particolare grazie all'uso di tecnologie interoperabili moderne), intensificare la cooperazione transfrontaliera nel settore del contrasto e rafforzare la capacità degli Stati membri di gestire efficacemente i rischi per la sicurezza, quali il terrorismo e la radicalizzazione violenta, il traffico di stupefacenti, la criminalità informatica e la sicurezza informatica, la tratta di esseri umani e altre forme di criminalità organizzata.

In aggiunta alla dotazione di base, la maggior parte dei programmi approvati oggi dalla Commissione beneficia di importi aggiuntivi messi a disposizione di alcuni Stati membri che si sono offerti volontari per l'attuazione di azioni specifiche dotate di una forte dimensione transnazionale, quali i progetti comuni di rimpatrio e reinserimento nell'ambito del Fondo Asilo, migrazione e integrazione e l'istituzione di una cooperazione consolare nell'ambito del Fondo Sicurezza interna. Altri finanziamenti aggiuntivi nel quadro di alcuni programmi del Fondo Sicurezza interna saranno usati per acquistare attrezzature su larga scala da mettere a disposizione delle operazioni congiunte di Frontex ogniqualvolta sia necessario. Quasi 100 milioni di euro erogati tramite i programmi del Fondo Sicurezza interna saranno utilizzati per sostenere il programma di re-insediamento dell'Unione nel periodo 2014-2015.

La Commissione si sta adoperando per la rapida approvazione dei restanti programmi nazionali. Con una dotazione totale complessiva di quasi 7 miliardi di euro per il periodo 2014-20, il Fondo Asilo, migrazione e integrazione e il Fondo sicurezza interna rappresentano i principali strumenti finanziari dell'UE per investire in un'Europa aperta e sicura.

Le iniziative dell'Ue nel campo della migrazione e degli affari interni sono sostenuti dal Fondo Asilo, migrazione e integrazione e dal Fondo sicurezza interna.

Il "Fondo Asilo, migrazione e integrazione" contribuisce alla gestione efficace dei flussi migratori e allo sviluppo di un approccio comune in materia di asilo e migrazione.

Il Fondo Sicurezza interna (formato dalle due componenti Frontiere e visti e Strumento di sostegno per la cooperazione di polizia e la gestione delle crisi) contribuisce a garantire un livello elevato di sicurezza e di prevenzione della criminalità nell'Unione, rendendo al contempo possibile viaggiare in modo legittimo e garantendo una gestione efficace delle frontiere esterne dell'Unione europea.

L'85% dei finanziamenti è erogato attraverso i programmi nazionali, documenti strategici pluriennali per il periodo 2014-20. Questi programmi sono elaborati, attuati, monitorati e valutati dalle autorità competenti degli Stati membri, in collaborazione con le parti interessate del settore, compresa la società civile, e approvati dalla Commissione.

La parte restante (circa il 15% di tutte le risorse) è gestita dalla Commissione, che a tal fine adotta programmi di lavoro nell'ambito dei tre strumenti finanziari. È attraverso questi programmi di lavoro della Commissione che vengono finanziate le azioni dell'Unione e l'assistenza emergenziale agli Stati membri.

Oggi sono stati approvati dalla Commissione 22 programmi nazionali (in gestione concorrente): 17 nell'ambito del Fondo Asilo, migrazione e integrazione (Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Repubblica ceca, Romania, Slovenia e Ungheria) e 5 nell'ambito del Fondo sicurezza interna (Belgio, Danimarca, Francia, Germania e Repubblica ceca). Altri 36 programmi nazionali saranno approvati nel corso del 2015. (aise 25)

 

 

 

 

Futuro dipendente

 

Data la situazione, ci sembra saggio puntualizzare i fatti di casa nostra. Questo convincimento va oltre l’asettica posizione politica che abbiamo, da sempre, fatta nostra. Agli albori del 2015 avevamo elaborato previsioni poco ottimistiche sull’evoluzione dell’anno in corso; ora ci siamo resi conto che il nostro non era pessimismo. Siamo consci del realismo che ci circonda su tutti i fronti. Si contesta su tutto e non sempre a ragione. Del resto, nessuno s’è assunta la responsabilità politica d’aver lanciato la prima pietra. Dietro la crisi c’è un sistema che doveva essere rivisitato da tempo. Insomma, parallelamente a un’Italia che cerca d’uscire dallo stallo, esiste un Paese dell’inganno.

Con la premessa che l’onestà non può essere identificata su un unico fronte, spesso, le ingerenze politiche, si fanno ancora sentire. Tutto questo ci ha fatto pensare. Mentre l'UE continua ad allargarsi, l’Italia è rimasta “indietro”. Gli italiani avranno la loro parte di responsabilità; ma è la loro rappresentatività che dovrebbe essere messa maggiormente in luce. Perché, ora, proprio non la vediamo. Mentre il Parlamento dibatte, il Potere Esecutivo è scosso dai problemi che sono sempre gli stessi. Intanto, il Paese continua a vivere una crisi economica che stenta a tramontare. Dopo tanto vociare, ci sono ancora interrogativi ai quali non si è risposto. Troppe prese di posizione che non hanno portato a nulla.

 Non a caso, si cercano nuovi volti da schierare nello scacchiere dei partiti. Di fatto, però, non se ne trovano. I pochi che compaiono sembrano contestati proprio dai movimenti che li hanno generati. Dall’estero, credono meno in una nostra prossima ripresa. I giudizi benevoli non rinfrancano più nessuno. Vendere “fumo” resta un merito innegabile del nostro sistema che tutti vorrebbero cambiare, ma senza prospettive per riuscirci. Del resto, come si potrebbe fare? Ogni Esecutivo manifesta buoni propositi che, col tempo, non possono essere mantenuti. Il carrozzone della politica nazionale è cadente. I suoi occupanti se lo tengono anche così.

 E’ una questione di dignità e di coerenza cambiarlo. Non ci sono vie mediane: l’Italia merita quel rispetto che certi politici sono stati in grado di divellere. Ora sembra che ci si muova con maggiore attenzione nello scacchiere parlamentare. Poi, sarà la volta della nuova Legge Elettorale con un Parlamento, forse, “monocamerale”. Il futuro del nostro Paese ha da passare per le riforme istituzionali. L’economia ne seguirà, col tempo, le sorti.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Berlusconi e Renzi. Ai tempi in cui c’era lui

 

S ia Berlusconi ai suoi bei dì che Matteo Renzi da quando è al governo sono stati accusati di autoritarismo, di rappresentare una minaccia per la democrazia. Ma c’è una grandissima differenza. Berlusconi aveva contro (ferocemente contro) metà dell’Italia e, per conseguenza, anche una grande quantità di persone che contavano tantissimo sia dentro che fuori il Paese. Renzi, invece, è accusato di autoritarismo solo da una minoranza (sinistra pd, Cinque Stelle, una parte del sindacato), per lo più composta da sconfitti, molti dei quali presumibilmente in marcia verso una definitiva marginalità politica . Non è la stessa cosa. E infatti le campagne contro Berlusconi e il suo supposto autoritarismo videro impegnati eserciti sterminati, guidati da persone dotate delle risorse necessarie per alimentare un volume di fuoco elevatissimo, capaci anche, ad esempio, di arruolare nella crociata antiberlusconiana fior di cronisti stranieri, figure di spicco del Parlamento europeo, eccetera eccetera.

Niente del genere è accaduto e accade a Matteo Renzi. Eppure Renzi, ad esempio, ha predisposto una riforma della Rai di cui un aspetto non secondario è accrescere il controllo di Palazzo Chigi. Sta proponendo, con esiti ancora incerti, una stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni giudiziarie e uno dei suoi, per l’occasione, ha ipotizzato (pensate cosa sarebbe successo ai tempi di Berlusconi) il ricorso al carcere. R enzi, inoltre, ha messo in piedi una riforma elettorale che gli cade addosso perfettamente come fosse un vestito di alta sartoria (invece, la cattiva legge elettorale fatta a suo tempo da Berlusconi servì a lui ma anche, e forse soprattutto, ai suoi alleati). Infine, Renzi sta (finalmente) imponendo il superamento del bicameralismo paritetico. Quando Berlusconi tentava di fare cose simili, veniva giù il Paese, gli attacchi e gli allarmi contro il «nuovo fascismo» erano quotidiani, anche sulle reti Rai. O qualcuno si è forse dimenticato di cosa accadeva all’epoca dei governi Berlusconi?

Ci sono tre considerazioni da fare. La prima è che, molte volte, quanto più i «grandi principi» e i «grandi valori» vengono sbandierati con ossessione, quanto più ci si straccia pubblicamente le vesti in loro difesa gridando al lupo, tanto meno chi lo fa crede davvero in quei principi e valori. I principi vengono spesso usati in modo strumentale, piegati alle esigenze politiche del momento, sono, per molti, armi da usare contro il nemico politico e da rinfoderare quando è l’amico a fare ciò che faceva il nemico.

La seconda considerazione è che era insopportabilmente esagerata la «mobilitazione anti autoritaria» contro Berlusconi. È pertanto decisamente un bene che (sia pure a causa dell’opportunismo e del doppiopesismo di tanti) tale mobilitazione non ci sia, o coinvolga comunque assai meno persone, nel caso di Renzi.

La terza considerazione è che non c’è contraddizione fra volere un rafforzamento del governo (e dunque un accrescimento delle capacità d’azione di chi momentaneamente lo controlla) ed essere pronti a criticarne le singole decisioni e azioni. Proprio se si auspica, perché serve alla democrazia, un più forte potere esecutivo, occorre essere pronti a fargli le bucce ad ogni passo falso. Le democrazie hanno bisogno di governi forti (e chi scambia ciò per «autoritarismo» prende lucciole per lanterne). Non hanno invece bisogno di stuoli di cortigiani sdraiati ai piedi del suddetto governo forte. E il premier ne ha tanti.

Renzi ha un grande merito: sta abituando la democrazia italiana all’idea che «un uomo solo al comando» non equivalga, in quanto tale, e solo per questo, al fascismo. È anche possibile che i futuri libri di storia finiscano per ricordarlo soprattutto per questa eccellente, meritoria impresa. Ma questo non deve renderlo immune dalle critiche. Le lodi doverose per certe buone cose varate non possono oscurare i motivi di biasimo. Sia per il tanto fumo e poco arrosto che per certe scelte, le quali spacciano come «grandi innovazioni» banali, antiche, e collaudate, furbizie elettorali.Angelo Panebianco, CdS 29

 

 

 

 

 

 

Pubblicati i Bandi 2015 per il Servizio civile in Italia e all'estero

 

 

ROMA  - Sono stati pubblicati dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, delle Regioni e Province autonome i Bandi 2015 per la selezione di 29.972 volontari da impiegare in progetti di Servizio civile in Italia e all'estero.

Sarà possibile per i candidati presentare una sola domanda di partecipazione, pena l'esclusione, da scegliere tra quelli previsti nel bando nazionale (18.793 posti) o nei bandi regionali.

La domanda andrà presentata direttamente all'ente che realizza il progetto prescelto che ne curerà la selezione; occorre quindi consultare il sito web dell’ ente. La data di scadenza per presentare la candidatura è il 16 aprile alle 14.

Tra i requisiti per la partecipazione: essere cittadini dell'Unione Europea, o titolari di permesso di soggiorno per asilo politico, per soggiorno lungo periodo (ragazzi e ragazze), di età compresa tra i 18 e i 29 non compiuti (28 anni e 364 giorni) e non aver riportato alcun tipo di condanna.

La durata del servizio civile è di 12 mesi con un rimborso mensile di euro 433,80. È possibile consultare i bandi completi e scaricare modello di domanda al link www.serviziocivile.gov.it. (aise 25)

 

 

 

 

 

 

 

All’università, ma all’estero: parte la sfida dei test

 

È la primavera l’ora delle decisioni: dall’Ue agli Usa tante regole diverse per affrontare la sfida della vita – di STEFANO RIZZATO

 

Compiere 18 anni, dare la maturità, poi partire. A volte attraversando un oceano. Spesso con l’idea di non tornare, nostalgia permettendo. È la strada - spesso ricca di stress prima che di soddisfazioni - che prendono sempre più ragazzi e ragazze italiani. Che mettono la vita in un trolley, scelgono un ateneo straniero per studiare, decidono di fare dell’università un’esperienza indimenticabile e accettano la sfida di una lingua tutta nuova. 

 

Si parte non per un breve periodo, come avviene con l’Erasmus, ma in trasferta «lunga». Di anni. Lo mostrano i dati Unesco: se nel 2006 i figli del Belpaese che studiavano all’estero erano 34 mila, oggi hanno superato quota 50 mila. Scelgono soprattutto le università del Regno Unito e poi quelle di Austria, Francia, Germania e Stati Uniti. La primavera è il momento in cui si deve pianificare tutto: dalla scelta della facoltà alla preparazione per le procedure e i test d’ammissione, sapendo che la concorrenza è spietata e che in molti casi i posti sono a numero chiuso. 

 

Ue: stessi diritti per tutti  

Per chi parte la strada più agevole, com’è evidente, è nell’Ue. Le norme comunitarie garantiscono parità di trattamento per tutti: essere italiano, belga o portoghese è indifferente per le università del Vecchio Continente. Avvertenza-base: verificare che il titolo di studio sia riconosciuto anche nel luogo di destinazione. Lo si può fare sui siti dedicati agli studenti stranieri. Ogni nazione ne ha uno e gli indirizzi si trovano sul portale europa.eu. 

 

Tasse e borse di studio  

Il lato più complicato, semmai, è quello economico. Da Paese a Paese variano enormemente regole e cifre su tasse universitarie, borse di studio e prestiti d’onore. Per una decina di Paesi - compresi quelli scandinavi e la Germania - il discorso è, invece, semplice: non si paga. Per i cittadini Ue il primo grado di università è gratis. E poco diverso è il caso della Francia, dove bastano 189 euro l’anno. 

 

Più esosa è l’Inghilterra, ma solo in apparenza. Si arriva fino a 11 mila euro e tuttavia la cifra da sborsare è calibrata sulle possibilità dello studente e della sua famiglia. Non solo: ad aiutare nella spesa c’è un sistema efficiente di borse di studio, oltre che di prestiti d’onore, da restituire dopo la laurea. Succede in gran parte dell’Europa, dove le borse di studio sono più diffuse che in Italia. Da noi a beneficiarne è appena l’8% degli studenti, mentre all’estero è comune che - per reddito o buoni voti - lo Stato contribuisca ad affitto e spese di iscrizione. 

 

Il sogno americano  

Volare invece lontano dall’Europa, cedendo al fascino dei college americani, è un sogno possibile, ma che richiede tenacia e impegno. L’ammissione è molto più complicata, densa di regole e di test. «Bisogna cominciare a pensarci già al penultimo anno di superiori», spiega Pietro Galeone, giovane barese che studia ad Harvard dal 2013. «Ogni università ha la sua procedura, ma quasi sempre bisogna passare con buoni voti il “Sat”, un test simile al nostro Invalsi. Poi va presentato un curriculum esteso, che includa anche gli interessi non-scolastici. Se le rette possono sembrare alte, ci sono le borse di studio, tanto che Harvard è gratuita per giovani che provengono da nuclei familiari con reddito al di sotto dei 70 mila euro annui».  

 

Il costo maggiore, allora, in molti casi diventa quello emotivo. Spiega Luca Maini, partito nel 2007 da Parma e laureato alla University of Chicago: «Rifarei tutto ad occhi chiusi, ma è una scelta difficile. Se l’avessi saputo allora, non so se avrei avuto il coraggio di partire. Quindi il mio consiglio è: siate incoscienti. Se volete partire, fatelo. Senza pensarci troppo». LS 25

 

 

 

 

 

Draghi mette in riga i 'no Euro': "L'Italia prima pagava spread a 500"

 

Draghi difende l'Euro e 'mette in riga' i detrattori della moneta unica. “Lo spread di 500 punti base pagato dall’Italia rispetto ai Bund nei momenti peggiori della crisi del 2011 e 2012 era esattamente quello che gli italiani hanno pagato per 15 anni in media prima dell’introduzione dell’Euro”, sottolinea il presidente della Bce in audizione alla Camera dei Deputati. Un dato che, ha aggiunto "è un elemento utile per chi volesse fare paragoni” sull’utilità della moneta unica per la nostra economia.

Restano intanto sul tavolo tutti i nodi strutturali da sciogliere. A partire dalla giustizia. L’Italia, sottolinea Draghi, "registra la giustizia civile più lenta in Europa. Dimezzando la lunghezza dei procedimenti gli studi indicano un possibile aumento della produttività dall’8 al 12%”. I tempi dei processi, aggiunge, "influiscono sulla volontà di erogazione del credito alle aziende. In media in Italia una causa richiede 5 anni, a fronte di 1 anno in Germania, Francia e Spagna". Pertanto, evidenzia Draghi, "la regolamentazione incentiva le piccole imprese a rimanere tali". Un nodo, quello delle dimensioni cruciale visto che, spiega il presidente della Bce, "in Italia c’è un’alta concentrazione di microimprese con bassi livelli di produttività".

In questo scenario, resta comunque chiaro che "trincerarsi dietro i confini nazionali non risolverebbe nessuno dei problemi che abbiamo di fronte", anche perché la “disoccupazione finirebbe con l’aumentare”. Così come “non sono una risposta neppure le visioni irrealistiche di una Unione in cui alcuni paesi pagano in permanenza per altri".

Il numero uno dell'Eurotower evidenzia, quindi, i risultati della politica monetaria della Bce e, in particolare, del quantitative easing. ”A oggi contiamo di raggiungere i 60 miliardi di euro per il mese di marzo anche se gli acquisti sono iniziati solo il 9 marzo. Non ci sono segnali di scarsità di titoli di stato, questa non è una prospettiva realistica”. Con il Quantitative Easing “la Bce crea un clima che favorisce le riforme strutturali, difficili da attuare in una congiuntura negativa”, aggiunge Draghi, che esprime un parere "esattamente opposto" rispetto a quanti lamentano che il programma di acquisti potrebbe disincentivare i paesi a varare i necessari cambiamenti. Altrettanto chiara la posizione sulle bad bank. “La Bce guarda con molto favore a iniziative tese a diminuire il peso delle partite deteriorate nei bilanci delle banche”. Adnkronos 26

 

 

 

 

 

 

Le domande che l’Europa non si fa

 

È da qualche settimana che si parla con insistenza di ripresa in Europa e, finalmente, anche in Italia. I dati di tutti i settori e i sondaggi sulle aspettative di imprese e consumatori segnalano che il tasso di crescita del Prodotto interno lordo (Pil) del primo trimestre del 2015, che sarà pubblicato a maggio, confermerà il dato positivo di fine anno. È molto probabile che la ripresa sia cominciata nella seconda metà del 2014. Meno certa è la traiettoria della ripresa nei prossimi anni, ma, stando alle previsioni di molti ed in particolare a quelle della Banca centrale europea (Bce) - pubblicate una decina di giorni fa - l’economia dell’eurozona tornerà gradualmente al suo indice di crescita storico del 2% (il cosiddetto potenziale) nel 2017. Ma se si guarda all’ultima riga della tabella pubblicata dalla Bce, c’è un numero che getta un’ombra nera su questa ripresa. Nel 2017 il tasso di disoccupazione sarà del 9,9%, neanche due punti più basso di quello di oggi. Poiché questo corrisponde alla crescita potenziale, la previsione implica che, nell’eurozona, il cosiddetto tasso «naturale» di disoccupazione, cioè quello che si realizzerà quando tutti gli occupabili avranno trovato lavoro, è quasi del 10%. Questo 10% non scomparirà con la ripresa e per quanto definito naturale nel linguaggio tecnico, di naturale ha ben poco. S e a questo 10% si aggiungono le persone che non cercano un impiego attivamente in quanto scoraggiate, e si considera che questo numero è composto in gran parte di disoccupati da lungo tempo, stiamo quindi dicendo che la zona euro - una delle più ricche economie del pianeta - dovrà imparare a convivere con un esercito di esclusi dal mercato del lavoro. Questi sono i numeri di tutta l’eurozona: Nord e Sud. L’Italia è messa ben peggio. Nonostante oggi il nostro tasso di disoccupazione sia appena superiore a quello della zona euro, la sua composizione è terrificante: 40% di disoccupati tra i giovani, con una concentrazione molto alta nel Mezzogiorno e tra i senza lavoro di lunga durata. La crisi per noi è stata molto costosa: dal 2007 il numero dei disoccupati è praticamente raddoppiato, passando da 1,76 milioni a 3,4 milioni. Fa piacere registrare che i contratti a tempo indeterminato siano stati nei primi due mesi del 2015 il 35% in più rispetto allo stesso periodo del 2014. È una buona notizia ma sono solo 79 mila contratti.

Estrapolando dalla previsione aggregata della Bce non si può quindi non dedurre che, in Italia, per una larga parte di quegli oltre 3 milioni di disoccupati non ci sia speranza di trovare un impiego nei prossimi anni. Questi numeri non possono essere trattati da semplice corollario delle previsioni economiche. Al contrario, ci dicono che nei prossimi anni il problema principale per l’Europa dell’euro, e per l’Italia in particolare, sarà il lavoro.

È un problema che va messo al centro delle politiche europee, che va capito ed affrontato. Va capito, perché non è chiaro se una grossa fetta della forza lavoro non abbia un impiego per via di una perdita di competenze causata dalla crisi prolungata o da fattori preesistenti alla crisi, conseguenza di un cambiamento della struttura della domanda di lavoro in Europa, dei processi tecnologici e della competizione globale. Ma soprattutto il problema va affrontato perché non è possibile pensare che il successo del progetto europeo e la credibilità dei singoli governi dell’Unione non sia legata alla capacità di proporre politiche strutturali che prevedano il rilancio e la riqualificazione dell’occupazione.

È dalla ripresa del 2009 che gli Stati Uniti discutono, non solo nelle università ma anche nella politica, sul come affrontare la cosiddetta jobless recovery , cioè una ripresa non accompagnata da un aumento dell’occupazione. Nonostante la crescita degli ultimi anni negli Usa, nessuno ha potuto dichiarare la crisi finita fino a quando il mercato del lavoro non ha cominciato a rafforzarsi. Perché questa minore sensibilità al problema nel Vecchio Continente? Abbiamo speso gli ultimi sette anni a rispondere alla instabilità finanziaria, a cercare di governare le tensioni interne all’Unione, a costruire istituzioni per irrobustirla, ne abbiamo - almeno per ora - assicurato la sopravvivenza. Ma il progetto europeo, nonostante la ripresa e la maggiore stabilità raggiunta, non ha legittimità se non si affronta il problema del lavoro. Lucrezia Reichlin CdS 27

 

 

 

 

La politica camaleonte

 

Dal 2012, i partiti sono aumentati. Però, come cellule impazzite. Infatti, nel loro DNA non c’è nulla della comune matrice d’originaria appartenenza. Gli uomini sono gli stessi, ma le loro ideologie sono andate a modificarsi a tal punto da averli fatti includere nelle ali opposte di un Parlamento sul viale del tramonto.  Il principale dato politico che ci conforta è, però, la ferma pretesa del popolo italiano per sollecitare governabilità e riforme. Gli “scontri”, ipotizzati, non ci sono stati. Le parole, i paroloni, sono rimaste inascoltati e il Bel Paese reclama tranquillità e concrete premesse per una ripresa, a nostro avviso, ancora ben lontana. Insomma, da noi, l’elettorato moderato, anche se stremato dalla mancanza d’incentivazioni e di lavoro sicuro, conta ancora. Il tutto nello spirito di una democrazia che, nella Penisola, non è mai venuta meno. Del resto la folata d’ottimismo, che non è nelle nostre corde, ci ha reso obiettivi su alcuni apprezzamenti che altri considerano ancora in modo marginale. L’Esecutivo Renzi, in apparenza inespugnabile, non è a maggioranza PD. Se resta al suo posto, lo deve anche alla componente di Centro/Destra (NCD), partito nato, appunto, dalla mutazione del PdL in FI e NCD. Il Nuovo Centro Destra ha visto la genesi nell’ottobre del 2013, in piena crisi economica, e, per la verità, non gode della nostra fiducia più di tanto. Eppure, il suo Presidente ha creduto nel progetto politico di Renzi ed ha saputo giocare bene le poche carte che aveva. Oggi, a differenza dei tempi di berlusconiana memoria, Destra e Sinistra, sono insieme per tentare di dare un futuro al Paese. Il fronte dei moderati, purtroppo, non è più tanto monolitico. C’è chi è col PD e chi non intende starci. I “neutrali”, sempre che restino tali, proprio non c’interessano. Ora, dato che non esiste ancora una legge elettorale adeguata ai tempi nuovi, non è semplice azzardare delle previsioni sulla futura composizione del Potere Legislativo ed Esecutivo. A oggi, però, possiamo scrivere che i moderati hanno saputo, anche se disuniti, conquistarsi un loro spazio nella configurazione politico nazionale. Effettivamente, comunque, resta da verificare se, per il futuro, non necessariamente quello prossimo, tale posizione sia mantenuta o, ancor meglio, rinforzata. Gli uomini, ma non solo quelli politici, sono soggetti a particolarismi ed ambizioni personali spesso deleterie per non perdere la “diretta” via. Se la componente di Centro/Destra dell’Esecutivo s’andasse a rivelare una forma deviata del Partito di Renzi; com’è successo nel secolo scorso, per elementi di formazioni partitiche non ci sarebbe futuro. La cellula “madre” tornerebbe a “Fagocitare” la figlia con differente DNA. A nostro avviso, invece, la vera sfida per il futuro, questo sì prossimo, potrebbe essere il ritorno ad un Grande Centro/Destra capace, a fronte di un nuovo meccanismo elettorale, d’essere una controparte più che qualificata. Nel caso l’obiettivo fosse questo, resta indispensabile, già da ora, dare corpo ad un programma percorribile che tenga conto che certe “differenze”, quando ci sono, non possono essere ignorate. Non per questo, tanto per essere più chiari, riteniamo che l’Italia moderata intenda appoggiare una Destra prevalente. Certo è che una bipolarità potrebbe garantire, pur nella prospettiva temporale, cambi alla guida del Paese mantenendo, però, ciò che di positivo è stato fatto al passaggio del testimone. Ne consegue, a nostro avviso, che i mesi a venire, saranno tutti importanti, se non decisivi, per dare un “imput” diverso al ruolo politico nazionale. Non sottacciamo che ci saranno ancora aspetti da chiarire meglio; ma Renzi ha avuto l’intuizione di non dare nulla per scontato. Limitando gli obiettivi del suo Esecutivo a posizioni effettivamente realizzabili in una Penisola dove la burocrazia è radicata da troppo tempo. Al momento, non ci sono posizioni da verificare, né parafrasi ideologiche da decriptare. Il Presidente del Consiglio ha ben inteso che il suo Esecutivo ha delle demarcazioni che la maggioranza parlamentare che lo sostiene ha schematizzato da subito. Di meglio, con tutta obiettività, non sarebbe stato possibile concretare. L’importante, al momento, è che la proliferazione dei partiti, che continuerà, da “disordinata” non s’evolva in “maligna”. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

 

Bisogna aiutare Matteo a difendersi da se stesso

 

Di fatti politici ed economici ne sono in questi giorni avvenuti quantità innumerevoli ed anche di fatti di cronaca, uno dei quali, quello dell'aereo caduto sulle Alpi francesi, ha trascinato l'opinione pubblica di tutta l'Europa nel mondo dell'orrore e della disperazione.

 

Insieme ai fatti ci sono i personaggi protagonisti, quelli che non sono identificabili con un solo avvenimento ma con una serie che copre un periodo, guida un percorso, adotta una strategia. Quelli che più ci interessano operano sulla scena italiana ed europea. Non sono molti, è ovvio: i protagonisti tengono la scena riducendo gli altri al ruolo di comprimari o addirittura di comparse. Per capire il meglio possibile ciò che sta avvenendo dobbiamo dunque identificarli, per scriverne pregi e difetti, eventualmente proporre i possibili rimedi, cercando a nostra volta un possibile Virgilio che ci aiuti nel viaggio.

 

Io quel Virgilio lo indicai già domenica scorsa. Si discuteva del rapporto tra governo e pubblica amministrazione e feci il nome di Marco Minghetti. Visse e scrisse (e governò) 150 anni fa, e credo che come tutti i maestri sia ancora di attualità. Tra le tante cose che disse c'è una frase che trovo molto significativa: "Napoleone governò per vent'anni la Francia e il suo fu un governo che ammodernò il Paese e tutelò l'eguaglianza ma non la libertà e perciò ebbe più difetti che virtù". Ecco, già queste righe mi confermano nell'idea che è un buon Virgilio.

 

Il personaggio che oggi mi sembra opportuno esaminare è Matteo Renzi. In poco più di due anni è passato dal ruolo di comparsa a quello di protagonista. Quindi ha se non altro i pregi dell'innovazione, del coraggio e della volontà. Queste doti gli hanno consentito d'essere alla testa del Partito democratico, di farne il più forte partito italiano e portare lui alla guida del Paese. È ispirato dal desiderio d'essere giovevole agli italiani, molti dei quali ripongono in lui la fiducia e quell'obiettivo ha già cominciato a realizzarsi e in tempo breve lo raggiungerà pienamente. Naturalmente ha anche molti avversari e ancora di più molti perplessi che attendono risultati che ancora non vedono.

 

Attendendo si astengono dal voto o lo danno ad un movimento (quello di Grillo) che equivale da tutti i punti di vista ad un'astensione fortemente critica. Se si sommano insieme i grillini e gli astenuti così come sono registrati dai vari sondaggi, si astiene più o meno il 60 per cento degli elettori. Quindi la partita che Matteo Renzi sta giocando ha come terreno il 40 per cento degli aventi diritto al voto, ma di quelli che andranno alle urne, ivi compresi i grillini che votano ma non giocano.

 

Questa è dunque la situazione. Dimenticavo però di dire che un altro elemento fondamentale di Renzi è il suo Narciso. L'amore per se stessi c'è in tutti gli umani e particolarmente in quelli che si occupano professionalmente della conquista del potere. Qualunque potere, quello politico e quello economico in particolare e spesso quei due poteri sono affiancati. Renzi ama molto se stesso, ma questo è normale. Resta solo da sapere se quest'amore non disturba il suo desiderio di giovare agli altri.

 

Il mio Virgilio a questo proposito dice che "l'uomo mira all'utile proprio e non all'altrui, anzi è pronto a immolare questo a quello. L'uomo singolo, come l'unione di molti e ogni classe della società e ogni corporazione tendono sempre a esorbitare, uscendo fuori dalla sfera dei loro diritti per invadere gli altrui ". Ma poi concede che questo principio illegittimo può essere contenuto dall'intelligenza di chi governa e vuole essere di giovamento agli altri sicché tiene per la briglia il suo Narciso affinché gli altri gli rinnovino la fiducia e rafforzino il suo ruolo di protagonista.

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Io credo che questo progetto corrisponda alla politica di Renzi e quindi possa essere di qualche giovamento anche al Paese. Ma è dunque indispensabile per produrre questi effetti per lui positivi che il potere effettivo si concentri nelle sue mani. Questo spiega molte cose, la prima delle quali è un progressivo indebolimento dei vari ministeri e la costruzione di uno staff a palazzo Chigi capace di determinare le linee concrete dell'azione governativa. La prova più recente è quella del suo interim al ministero delle Infrastrutture e Trasporti che doveva durare pochi giorni e durerà invece più a lungo, almeno fino a quando Renzi non lo avrà completamente disossato; lo scheletro rimane ma la polpa se la porta alla presidenza del Consiglio.

 

Così si spiega anche l'abolizione del Senato e soprattutto dei senatori che non saranno scelti dal popolo ma dai consigli regionali. L'effetto come più volte abbiamo sottolineato è la costruzione d'un sistema monocamerale con una Camera in gran parte "nominata" dal segretario del partito di maggioranza, il che significa che il governo ha la Camera a propria disposizione e non viceversa come in teoria la democrazia parlamentare prevede.

 

Questo sistema risulta ulteriormente aggravato dal fatto che la legge elettorale denominata Italicum è dominata dal principio della governabilità mentre non trova spazio alcuno il principio di rappresentanza; l'effetto di tutto il sistema che abbiamo considerato è evidentemente quello di evocare la tentazione dell'autoritarismo. Non è detto che si ceda a questa tentazione ma certo ne esistono tutte le condizioni perché il solo freno a questa deriva resta il capo dello Stato. Un freno tuttavia limitato ai poteri arbitrali di cui il presidente della Repubblica dispone, basati certamente sulla Costituzione come principio ma in pratica sulla legislazione ordinaria la quale ultima è in larga misura nelle mani del presidente del Consiglio date le tante circostanze qui ricordate.

 

In questo quadro si iscrive anche l'eventuale conquista della Rai. Che una riforma della maggiore istituzione culturale del Paese sia opportuna, se non addirittura necessaria, è evidente ma non dovrebbe avere come elemento fondamentale il passaggio dei poteri dal Parlamento e quindi dai partiti al governo. La nomina dell'amministratore delegato dell'azienda, dotato di poteri quasi assoluti, è formalmente del consiglio d'amministrazione ma nella pratica non è così anche perché quel consiglio è di fatto nominato  -  come del resto è giusto che sia  -  dal governo e in teoria dal ministro dell'Economia che ha la completa proprietà dell'azienda. L'ideale sarebbe affidare la scelta dei consiglieri d'amministrazione e dell'amministratore delegato ad una Fondazione composta da persone non politiche ma autorevolissime per i meriti acquisiti nei vari campi del loro interesse culturale. La Bbc inglese è per l'appunto sotto la tutela di una fondazione di questo tipo che le consente piena libertà d'azione. È sperabile che la legge opti per questa soluzione, ma è un auspicio che sicuramente non sarà raccolto.

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Il tema della corruzione è un altro con i quali il governo dovrà misurarsi, anzi ha già cominciato. Il mio Virgilio ne sa assai poco di questo tema: lui fu uno dei dirigenti della Destra storica e nella fase in cui fu la destra a governare la corruzione era pressoché assente dalla società e dallo Stato. Oggi la corruzione è un malanno molto diffuso, dovunque nel mondo e in Italia in particolare. Su questo tema mi dovrò ripetere perché non solo io ho già scritto più volte ma altri come e meglio di me: intellettuali "disorganici", operatori, esperti e politici di buon conio (rari).

 

La prima distinzione da fare è tra il reato penale (le cui pene sono state aumentate nel disegno di legge in discussione) e il codice etico che dovrebbe essere applicato dalla pubblica amministrazione attraverso le necessarie inchieste effettuate anzitutto sulla medesima pubblica amministrazione e poi anche dal consiglio della magistratura per quanto lo riguarda e dal governo sui suoi membri. Quello che abbiamo chiamato codice etico si può anche chiamare con più chiarezza un peccato e la distinzione è dunque fra il peccato e il reato. La punizione del peccato non può prevedere restrizioni della libertà personale ma semplicemente sospensione o rimozione dall'incarico e relativa denuncia, ove ne ricorrano gli estremi, alla magistratura. Per il reato vale il principio della presunta innocenza fino a sentenza definitiva, per il peccato questo principio non vale e quindi una volta acquisiti i risultati delle varie inchieste, la punizione può e deve avvenire subito, come del resto è avvenuto nel caso Lupi. Si continua dunque a non comprendere le ragioni per le quali nel governo esistano ancora quattro persone che mantengono la loro attività governativa nonostante siano oggetto di indagine giudiziaria. E non si comprende neppure perché esistano dei candidati del Partito democratico per i quali ricorrono tutti i requisiti del "peccato" (ovviamente anche i partiti debbono indagare sugli eventuali peccati dei loro membri).

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Un altro rimedio per diminuire il rischio d'un governo che abbia una vocazione autoritaria riguarda la creazione di corpi intermedi e su questo tema il mio Virgilio la sapeva lunga: "Ministri, senatori, deputati e uomini politici di ogni sorte hanno una tendenza ad insinuarsi nella giustizia e nell'amministrazione per trarne profitto per se medesimi e per gli aderenti ai loro partiti per mantenere il governo nelle proprie mani. Codesto pericolo che spunta sempre dove il governo di partito cresce e giganteggia si svolse storicamente per una serie lunga e non interrotta di ampliamenti e di adattamenti. Ma il vero rimedio è quello di creare o favorire le istituzioni autonome, gli enti morali e le associazioni che tengano insieme una parte dei cittadini. Con cittadini disgregati ogni conato di resistenza sarà vano ed è per questo che le democrazie sgranate si acconciano facilmente ad un padrone e purché egli rispetti l'eguaglianza, calpesti a suo talento la libertà. L'associazione, organizzandole, raddoppia le forze dei singoli che la compongono, le disciplina e le prepara a resistere ad ogni usurpazione. Ho sovente considerato quanto poco ci siano istituzioni del genere in Italia rispetto a tutti gli altri Paesi d'Europa ".

 

Questi corpi intermedi che il Minghetti auspicava poiché ne sentiva la mancanza già all'epoca sua, dovrebbero dare oggi in Italia maggior peso alle forze sindacali che rappresentano gli interessi di categorie e le tutelano attraverso i contratti ma hanno anche un interesse politico per rafforzare i diritti dei lavoratori. A questo proposito è interessante la nascita della Coalizione sociale la quale ha promosso ieri una manifestazione nelle strade di Roma per iniziativa del sindacato Fiom e alla quale ha partecipato anche tutta la segreteria della Cgil. Quell'associazione si propone di rappresentare i lavoratori non più per categorie né per luoghi di lavoro né con modalità contrattuali ma di fare in modo che la politica generale del Paese tenga conto del lavoro e dei lavoratori come del resto è previsto addirittura nel primo articolo della nostra Costituzione.

 

D'altra parte i sindacati hanno sempre partecipato alla politica generale dai tempi di Lama, di Trentin, di Cofferati e dei loro successori. Da questo punto di vista la concertazione costruita da Amato, da Ciampi e da Prodi fu uno dei passaggi fondamentali che consentì la creazione della moneta comune europea con la partecipazione fin dall'inizio dell'Italia. Era stata ottenuta attraverso una politica di moderazione salariale che fu riconosciuta più volte nelle conclusioni finali che ogni anno il governatore della Banca d'Italia legge nell'assemblea generale dell'istituto. Bisognerebbe dunque che questi corpi intermedi e in particolare quelli dei lavoratori fossero sviluppati e opportunamente riconosciuti.

 

C'erano alcuni altri temi molto importanti da trattare fin da oggi, di politica estera, di terrorismo, dell'andamento dell'economia e della congiuntura. Ne parleremo nel prossimo futuro. Per ora mi limito ad attirare l'attenzione su quello che sta accadendo sul mercato monetario. Draghi sta portando l'Europa fuori dalla deflazione e sta favorendo in ogni modo una ripresa del finanziamento delle banche alla clientela, un aumento della domanda interna e delle esportazioni e quindi dell'occupazione. L'ho già scritto una volta ma lo ripeto. Meno male che Draghi c'è. EUGENIO SCALFARI, LR 29

 

 

 

 

 

 

A Zurigo l’assemblea nazionale del Partito democratico in Svizzera

 

Hanno preso parte all’incontro i senatori Giorgio Tonini e Claudio Micheloni e il deputato Gianni Farina. Chiesto dall’assemblea un cambiamento di verso, duraturo e strutturale, nelle politiche rivolte agli italiani all’estero

 

ZURIGO - L’assemblea nazionale del partito democratico in Svizzera si è riunita domenica 15 marzo a Zurigo alla presenza del senatore Giorgio Tonini, dal senatore Claudio Micheloni e dal deputato Gianni Farina, degli eletti all’assemblea del partito nazionale italiano, dei componenti la segreteria, dei segretari e dei presidenti dei Circoli accompagnati dalle rispettive delegazioni. I lavori sono stati preceduti da una riunione della direzione nazionale, che ha preparato l’assise del pomeriggio discutendo nel merito le questioni politiche italiane e svizzere, le imminenti elezioni dei Comitati degli italiani all’estero, nonché la campagna per il tesseramento all’anno sociale 2015 e le diverse voci contabili per la presentazione del consuntivo dell’esercizio finanziario.

Il dibattito pomeridiano è stato aperto da una relazione del presidente di federazione, Maria Bernasconi, che ha ricordato le numerose iniziative politiche realizzate nel primo trimestre dell’anno soffermandosi a richiamare il valore dell’unità interna del partito, che è l’unica ricetta certificata per raggiungere quegli straordinari obiettivi, che rendono forte e credibile il partito democratico in Svizzera. Questo è lo spirito auspicabile per affrontare le imminenti elezioni dei Comites, dando loro una prospettiva moderna rivolta sia all’avvenuto mutamento della composizione dei cittadini italiani all’estero, sia al recupero della tradizione e della cultura associativa, che tanto hanno dato all’Italia e al destino di tanti comunità italiane insediatosi nei diversi continenti.

La persistente fragilità politica, economica e sociale italiana nel contesto internazionale sono state riprese dal segretario, Michele Schiavone, il quale si è soffermato sugli aspetti valoriali dell’azione di governo, chiamato a risolvere in fretta e senza indugi i ritardi di un immobilismo, che per decenni ha frenato la modernizzazione del paese ed ha perso anche di credibilità internazionale. Sono percepibili i primi segnali di una ripresa economica e occupazionale, della luce fioca dell’uscita dal tunnel dell’indifferenza verso le istituzioni, del recupero della fiducia nazionale, che incominciano a manifestarsi nei vari ambiti e settori socio-economici.

Il recente accordo fiscale con la Svizzera è uno dei tanti motivi, che giustificano la presenza organizzata del partito democratico all’estero capace di tessere rapporti proficui con le forze politiche, sindacali e sociali nazionali svizzeri. Per queste ragioni il Pd in Svizzera sarà impegnato assieme al Partito Socialista Svizzero nella campagna elettorale di ottobre per il rinnovo del parlamento nazionale, nel quale sono presenti diversi esponenti di origine italiana iscritti ad entrambi i partiti.

I dirigenti svizzeri intervenuti nel dibattito hanno sollecitato il partito nazionale italiano, attraverso la persona del senatore Giorgio Tonini un componente della segreteria di Matteo Renzi, a innescare un cambiamento di verso, duraturo e strutturale anche nelle politiche rivolte agli italiani all’estero, chiedendo di intervenire profondamente nelle metodologie e nelle decisioni amministrative del Ministero degli esteri e della cooperazione internazionale. I numerosi e ripetuti interventi dell’ultimo decennio miranti alla “deregulation” del sistema degli italiani nel mondo hanno raggiunto oramai un ingiustificabile livello di caotica ed improvvisata insostenibilità. La desertificazione della rete diplomatica consolare senza un progetto alternativo alle chiusure delle sedi, i tagli lineari ai corsi di lingua e cultura italiana che hanno prodotto fortissimi cali delle iscrizioni degli alunni, i tagli finanziari agli istituti di previdenza sociale operanti all’estero, la riduzione dell’assistenza ai meno abbienti dell’America latina e dell’Africa non possono essere trattati alla stregua delle logiche aziendali, scorporando le “bad company” dai settori che producono profitto. E’ necessario promuovere una prospettiva politica capace di superare la debolezza manifestata dai precedenti governi dando prova, già con le elezioni dei Comites, di essere affidabili e all’altezza della situazione garantendo trasparenza, pari opportunità di accesso ai tabulati degli iscritti alle liste in competizione e imparzialità da parte dell’amministrazione locale. Sulle riforme delle politiche agli italiani all’estero, che gioco forza si intrecciano con la riforma dell’ampia offerta dei servizi e del rilancio del Made in Italy quale volano strategico per il rilancio della competitività del nostro paese, il Pd in Svizzera incalza il governo chiedendo di mettere in campo lo stesso dinamismo con cui affronta le questioni italiane e ricorda l’impegno assunto dal sottosegretario con delega per gli italiani nel mondo, Mario Giro, di promuovere in Svizzera la giornata seminariale annunciata in occasione della sua recente visita a Zurigo.

L’assemblea nazionale del Pd in Svizzera ha deliberato, accettando all’unanimità, sia la relazione del tesoriere nazionale, Santo Vena, sia quella del responsabile del tesseramento, Salvino Testa, nonché ha espresso apprezzamento per l’impegno profuso da Luciano Claudio per la promozione di eventi e per la raccolta di fondi destinati alla copertura di gran parte delle attività politiche svolte negli ultimi mesi. Il senatore Giorgio Tonini ha replicato agli interventi, rispondendo nel merito alle sollecitazioni dei dirigenti svizzeri, illustrando le ragioni delle scelte compiute e promosse dall’attuale governo. Il fallimento di questa sfida rischierebbe di pregiudicare inesorabilmente il futuro del nostro paese, perché aumenterebbero le differenze sociali, si vanificherebbe la crescita economica e si bloccherebbe la modernizzazione del paese. (Inform 24)

 

 

 

 

 

Audizione del Consiglio di Presidenza del Cgie

 

ROMA - "A conclusione di un’esperienza apertasi nel 2004 e che si conclude con il Comitato di Presidenza di oggi, sento il dovere di ringraziarvi per il vostro impegno e per il lavoro che avete svolto". Così il deputato del Pd eletto in Australia, con un lungo passato alle spalle in seno al Cgie, Marco Fedi, intervenuto questa mattina all’audizione del Comitato di Presidenza del Cgie in seno al Comitato permanente sugli italiani nel mondo e il Sistema Paese della Camera.

Ieri la stessa audizione si era svolta al Comitato per le questioni degli italiani all’estero in Senato.

"Non sempre la classe politica di questo Paese è stata all’altezza delle attese delle nostre comunità e delle positive proposte formulate dal Cgie", ha osservato Fedi. "Dobbiamo mutare questo stato di cose", è stato il suo invito. "Lo dico con la consapevolezza delle difficoltà che un tale impegno comporta, soprattutto sul versante del MAECI, che sempre più dimostra ritardi, contraddizioni e, soprattutto, limiti nella capacità di conseguire risultati apprezzabili".

"Partiamo da un primo obiettivo ancora da centrare: la riforma della rappresentanza", ha detto Fedi. "È vero che nella riforma costituzionale si sta salvaguardando la circoscrizione Estero, sotto tiro prima dei "saggi" e dopo di forze politiche ed esponenti parlamentari, ma non basta. Per noi la rappresentanza è più articolata e più radicata nelle comunità, attraverso i Comites e il Cgie. Alla loro riforma ci dovremo arrivare nel corso di questa legislatura, anche se le tensioni che si sono sviluppate tra noi non ci hanno certo rafforzato, proprio in un momento in cui, dopo le devastazione del quinquennio berlusconiano, avevamo bisogno di progettare l’uscita dal tunnel".

"Non sempre il Parlamento ha aiutato", ha ammesso Fedi. "Nelle chiusure consolari come nelle forme di assistenza ai nostri connazionali, ad esempio attraverso i Patronati, siamo in attesa di soluzioni mature ormai da anni. Ma quello che verrà dobbiamo volerlo noi, con determinazione. Le convenzioni internazionali, ad esempio, ora che la stagione della loro approvazione sembra essersi riaperta, devono essere al primo posto dell’agenda politica, insieme alla tutela dei più deboli, in Italia e nel mondo".

"Dobbiamo colmare il vuoto, poi, che si è aperto con le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, che dopo diversi anni in questa legislatura non sono state prorogate", ha proseguito il parlamnetare del Pd. "Alle riforme ancora ferme al palo, si affiancano alcuni ritardi nell’attuazione delle cose già fatte. Mi riferisco, ad esempio, alle detrazioni in ambito europeo, che pur essendo state decise non sono ancora operanti perché mancano i decreti attuativi, come per l’IMU prima casa per i residenti all’estero iscritti all’AIRE e pensionati".

Quanto alla promozione della lingua e della cultura italiana, per Fedi "merita non minore vigilanza e impegno. È vero che in sede parlamentare si sono recuperati i tagli inizialmente proposti, ma la cancellazione dei lettorati, l’indebolimento degli istituti di cultura e la mancata riforma di questo settore non ci lasciano tranquilli. Sono il segnale di un’incertezza politica e di una fragilità di proposta che deve essere superata. La proposta di riforma avanzata dal Cgie può essere certamente uno stimolo e un’utile base di discussione".

Guardando alle scadenze più vicine, "il rinnovo dei Comites ci consegna un quadro problematico sia sotto l’aspetto politico che culturale", ha rilevato Fedi, per il quale "il basso dato di iscrizione non deve sorprendere, dopo gli anni che abbiamo attraversato di riduzione delle politiche per gli italiani all’estero e dopo il discutibile modo di organizzare il rinnovo elettorale. La tesi secondo la quale più di una lista significa più iscrizioni denota un legame fin troppo diretto tra candidatura ed incentivo a far iscrivere elettori. Deve crescere, invece, il profilo culturale e politico per recuperare un rinnovato spirito comunitario e rilanciare impegno e partecipazione".

In che modo? "Dimostrando sul campo la possibilità di superare le remore imposte da chi, come il MAECI, crea ad ogni passo problemi, facendo ad esempio il test del DNA alle associazioni e alle nostre comunità nel mondo, sacrificandone di fatto il ruolo e le potenzialità", ha concluso Marco Fedi, "che derivano da un generoso e apprezzabile spirito di volontariato". (aise 25)

 

 

 

 

 

Landini in piazza. Renzi rilancia "Crescita più alta"

 

Un duello a distanza. Da una parte il leader della Fiom Maurizio Landini e una piazza del Popolo gremita dagli "Unions" che lanciano bordate contro il governo, dall'altra Matteo Renzi che snocciola i numeri "di un'Italia che riparte". Landini dal palco non usa giri di parole: "Siamo di fronte a un governo che ha scelto come interlocutore la Confindustria e sta proseguendo nel solco dei governi precedenti  -  dice  -  e c'è anche un peggioramento rispetto a Berlusconi. Difatti la lettera della Bce del 2011 chiedeva cose molto precise che, guarda caso, si stanno realizzando oggi". Renzi risponde indirettamente con un post su Facebook riguardo le stime del Pil riviste al rialzo per il 2015 e affida la replica ufficiale ai vicesegretari dem: "Ci sono pochi esponenti del nostro partito a questa manifestazione", dice Lorenzo Guerini, mentre Debora Serracchiani avverte: "Vedremo nel 2018 chi avrà più voti". Secco il commento del segretario della Lega, Matteo Salvini: "Landini e Renzi facce della stessa medaglia". ANTONIO FRASCHILLA  LR 29

 

 

 

 

La croce della politica

 

In politica, cimentarsi nel fare delle previsioni non ha senso; ma subire senza reagire non è nelle nostre corde ed anche in quelle di molti altri. Così, in un’atmosfera ricca di tensioni e ripensamenti, gli italiani vivono alla giornata. L’anno prossimo, con buona pace di tutti, ci dovrebbero essere le attese novità. Indipendentemente da ogni giustificato pessimismo, non ci sentiamo di condividere la solidità di un sistema che non garantirà, in ogni caso procedano le cose, un futuro più tranquillo ed in linea col ruolo che l’Italia dovrebbe avere in seno all’UE. Sono anni che abbiamo preferito andare oltre. Il nostro Paese è profondamente mutato. Non ci domandiamo se in meglio o in peggio. L’evidenza della realtà è sotto gli occhi di tutti. Del resto, anche le retrospettive degli ultimi decenni di vita politica del Bel Paese non sono state scevre da problemi, poi, risolti anche in modo traumatico. Ora, la realtà è differente. Renzi non s’è proposto. L’hanno proposto. La diversità è enorme ed è utile tenerla presente. Le intenzioni dell’ex Sindaco di Firenze sono, e restano, buone. E’ la gestione dei tempi d’intervento che ci appare sfasata rispetto alle esigenze del Paese. Riconosciamo che i “politici” di prima hanno fallito il loro mandato. Ma non vorremmo trovarci nelle condizioni d’esprimere la stessa percezione per il futuro prossimo. Nel primo decennio del Nuovo Millennio, la penisola ha subito una profonda metamorfosi dei valori nei quali abbiamo creduto. Anche perché erano gli unici possibili in una Penisola che usciva sconvolta da una guerra anche fratricida. Finiti gli anni del terrorismo, dei fondi neri, delle avventure senza ritorno e della politica “on the road”, ci siamo incamminati verso un futuro che avrebbe dovuto essere più conforme a quella concretezza nazionale che ancora ci manca. Le conseguenti incertezze non sono, perciò, una nostra personale sensazione, ma uno dei reali frammenti di questo momento nazionale che continua a presentarsi ancora lontano dalle assicurazioni di ripresa più volte fatte intravedere col “nuovo” corso di un Esecutivo tutto da assimilare. Proprio per questi motivi, verificabili giorno per giorno, non ci sentiamo di formulare un qualsiasi pronostico sul futuro di questo Esecutivo. Tra tante incertezze, resta la realtà di un Paese che non è ancora nelle condizioni di superare il “fosso”. Diavolo ed Acqua Santa si sono alleati per tentare di fornire al Paese una parvenza d’assenso politico. I risultati sono tuttora deludenti. Anche le Maggioranze “In Pectore” ci preoccupano. Abbiamo una “croce” da portare. Pesante. Il percorso resta tutto in salita. Una salita difficile e senza possibilità d’”appoggio”. C’è solo da appurare se il nostro sacrificio consenta alle nuove generazioni di ritrovare, nei prossimi anni, tutto ciò che noi abbiamo perduto strada facendo. Non è per pessimismo che lo scriviamo, ma per rimanere coerenti ad una nostra visione globale della realtà nazionale. Sarà ancora casuale: quando la politica irrompe nel campo dell’economia, gli investimenti languono con effetti incontrollabili; almeno nella generalità dei casi. L’unica alternativa sarebbe un’economia meno privatizzata. Però, gli investitori non ci stanno. Ogni Popolo ha la sua Croce. Quella italiana si chiama incoerenza politica.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Dl antiterrorismo, così lo Stato avrà libero accesso ai pc degli italiani

 

La nuova legge prevede la possibilità di acquisire, attraverso software occulti, tutte le comunicazioni fatte in digitale dai cittadini sospettati di qualsiasi reato, non solo di matrice terroristica - di ARTURO DI CORINTO

 

ROMA - È allarme privacy circa la possibilità che l'Italia promuova una legislazione irrispettosa dei diritti dei cittadini. Arriva infatti oggi nell'aula di Montecitorio il decreto antiterrorismo la cui conversione in legge è stata licenziata lunedì dalle commissioni competenti ma che ha già registrato le perplessità del Garante per la Privacy.

 

Il Garante, Antonello Soro, si era detto preoccupato per la mancata proporzionalità nella legge tra le esigenze della privacy e della sicurezza citando l'annullamento, da parte della Corte di giustizia europea, della direttiva sulla data retention proprio perché gli emendamenti alla legge antiterrorismo approvati in commissione vanno nella direzione opposta al principio di proporzionalità. Un principio che esige un attento equilibrio tra il tipo di reato, le esigenze investigative, il tipo di dati e il mezzo di comunicazione utilizzato.

 

Il decreto (n.7/2015), partorito dal governo il 18 febbraio scorso, prevede una serie di misure urgenti per il contrasto del terrorismo. Il testo di base considerava una serie di aumenti di pena per l'addestramento ad attività con finalità di terrorismo, per l'istigazione a delinquere e a commettere dei delitti contro lo Stato e per i reati di apologia quando commessi attraverso strumenti informatici o telematici soprattutto in caso di crimini contro l'umanità. Ma con gli emendamenti approvati in commissione lo scenario è cambiato.

 

"Nessuno può mettere in dubbio la necessità di adeguare la legislazione italiana alle nuove guerre che si combattono nel cyberspazio o alla repressione dei crimini perpetrati attraverso gli strumenti che Internet mette a disposizione", spiega Quintarelli, deputato di Scelta Civica ed esperto di Internet, "ma la modifica all'articolo 266-bis, comma 1, del codice di procedura penale, presente nel cosiddetto decreto antiterrorismo introdurrebbe per la prima volta la possibilità di spiare dentro il computer di ogni singolo cittadino sospettato di qualsiasi reato e non solo di quelli di matrice terroristica".

 

Secondo il deputato con questa legge l'Italia diventerebbe il primo paese europeo a rendere legale in maniera esplicita e in via generalizzata l'autorizzazione alle "remote computer searches" e all'utilizzo di software occulti da parte dello Stato per indagare tutti i reati "commessi mediante l'impiego di tecnologie informatiche o telematiche."

 

Intervistato da Repubblica.it il deputato ha sottolineato che "Non si tratta di una semplice intercettazione, che parte da un certo momento in poi, ma si tratta dell'acquisizione di tutte le comunicazioni fatte in digitale dal proprio computer" violando il domicilio informatico dei cittadini e riunendo quattro differenti metodologie di indagine: le ispezioni, le perquisizioni, l'intercettazione delle comunicazioni e l'acquisizione occulta di documenti e dati anche personali. "In pratica si rende possibile entrare nei computer delle persone e di guardare nel loro passato usando software nascosti. Significa che fra dieci anni qualcuno potrà leggere quello che Matteo Renzi ha scritto quando stava al liceo o 'acquisire tutta la vita' della persona oggetto di indagine". Per questo motivo il deputato ha depositato questa mattina due proposte di modifica: una riguarda l'abrogazione del comma, la seconda invita a chiarire che il motivo dell'intervento deve essere limitato solo ai reati di terrorismo. Se invece la legge passasse così com'è ci ha detto, "da domani per qualsiasi reato commesso con un computer - dalla violazione del copyright ai reati d'opinione - sarà consentito violare da remoto in modo occulto il domicilio informatico dei cittadini".

 

La gravità di una simile possibilità dovrebbe essere ovvia e per questo il deputato parla di una "svista" nella legge perché l'uso di captatori informatici (Trojan, Keylogger, sniffer) per ricercare delle prove da parte delle Autorità è l'operazione più invasiva che lo Stato possa fare nei confronti dei cittadini. Anche qui chiarisce: "Non dico che i captatori siano sempre da vietare, ma il loro utilizzo deve esser regolato in modo più stringente di quello delle intercettazioni per non violare principi costituzionali fondamentali".

 

Anche il professore Alberto Gambino, ordinario di diritto civile e presidente dell'Accademia Italiana del Codice di Internet, ha espresso dubbi simili e ha dichiarato a Repubblica.it che "la prospettiva di affidare allo Stato l'acquisizione dei dati stessi ai fini della repressione dei reati che possono essere perpetrati attraverso mezzi tecnologici non può frustrare i diritti fondamentali della persona umana e pertanto deve essere affidato alla magistratura il compito di valutare caso per caso l'opportunità di limitare le libertà individuali". LR 25

 

 

 

 

 

 

La lingua italiana è uno spettacolo

 

La Compagnia delle Seggiole mette in scena ” Sao ko kelle terre….” di Marcello Lazzerini. L’intervista all’autore.di Goffredo Palmerini

 

FIRENZE - Qual è lo stato di salute della lingua italiana? In questi tempi di massiccia contaminazione con linguaggi imposti dal web, di migrazione verso altre lingue e di  fastidiosi barbarismi, l’interrogativo rimbalza spesso sui media, suscitando intriganti dispute tra esperti e cittadini preoccupati di una costante erosione della nostra bella lingua. Ma l’argomento è anche croce e delizia delle comunità italiane all’estero, da un lato fortemente interessate a tutelare e promuovere la nostra lingua, con una passione senza pari, insieme alle istituzioni culturali e in primis la Dante Alighieri; dall’altro mortificate dal crescente disinteresse dei vari Governi che fanno a gara nel contrarre le già magre risorse destinate alle politiche culturali all’estero. E pensare che proprio sull’espansione della lingua e della cultura italiana si rafforza l’interesse verso il nostro Paese e il Made in Italy. Quanto di più crescerebbe il richiamo verso l’Italia se solo s’investisse un po’ di più all’estero su lingua e cultura, stimolando ancor più l’attenzione già innata verso il Belpaese. Malgrado la disattenzione e le grame risorse, oggi l’italiano si colloca al quarto posto tra le lingue più studiate al mondo. Orbene, proprio nell’ambito dell’azione di tutela, diffusione e valorizzazione in Italia e nel mondo della nostra amata Lingua, la società Dante Alighieri di Firenze ha promosso, in collaborazione con la Compagnia delle Seggiole, un originale evento teatrale dal titolo “Sao ko kelle terre”, su testo di  Marcello Lazzerini.  

 

Già giornalista Rai, Marcello Lazzerini ha scritto numerosi libri - tra i quali “La leggenda di Bartali”, Premio Bancarella Sport 1993 - e vari lavori teatrali. Tra questi ultimi mi piace ricordare “Celeste e Galileo”, che debuttò nell’ottobre 2010 a New York nell’ambito delle iniziative per il Mese della Cultura italiana,  per iniziativa del grande drammaturgo Mario Fratti. Alla “prima” di quello spettacolo, al Theater of the New City, anche chi scrive ebbe l’opportunità di partecipare, apprezzandone la forte suggestione e il successo che il dramma raccolse, con una superba interpretazione di Sandro Carotti e Laura Lamberti. Un elegante, sofisticato dramma basato sulla vita di Celeste che, religiosissima, ama suo padre Galileo e soffre per la persecuzione cui la Chiesa sottopone lo scienziato pisano. E’ un testo di grande finezza, ispirato alla corrispondenza effettivamente avvenuta tra Celeste e suo padre, nel decennio precedente il 1633, l’anno del processo al grande scienziato e della condanna per eresia, che poi lo condusse all’abiura delle sue teorie astronomiche.

 

Marcello Lazzerini ha inoltre scritto una serie di “Faccia a faccia improbabili” per la Radio Vaticana, quali Galileo, Vespucci, Lorenzini, La Palla, Monna Lisa, e il Ventaglio. Queste opere su singolari colloqui con personaggi del passato sono state riproposte dal vivo e con successo dalla stessa Compagnia, la quale ha messo in scena anche altri testi dell’autore, dedicati al dialogo tra Shakespeare e Galileo e tra Galileo e Leonardo, rappresentati in occasione dei 90 anni della Radio ( “90 anni on Air”) nella sede della Rai Toscana, ai “Salotti di Firenze Capitale”. Su questa nuova produzione teatrale “Sao ko kelle terre” rivolgo qualche domanda all’autore Marcello Lazzerini.

 

Marcello, come è nata l’idea di dedicare uno spettacolo alla Lingua italiana?

 

“Dal desiderio di conoscere lo stato di salute della nostra lingua e di metterne in luce – di fronte ai barbarismi ed agli eccessivi anglismi che denotano, diciamolo, un certo provincialismo, i tanti colori e le mille sfumature che costituiscono la sua ricchezza, l’armonia, la musicalità, in una parola la bellezza, di cui dovremmo essere orgogliosi. Quale dunque miglior modo dunque se non quello di chiederlo direttamente a lei, alla ……Signora Lingua!”

 

Si tratta, dunque, di un’intervista ( in) credibile alla …Signora  Lingua, secondo il tuo ormai collaudato schema?

 

“Anche, ma non solo. L’ insolito e, diciamo pure, originale dialogo con la Signora Lingua è il filo conduttore di uno spettacolo magistralmente interpretato dagli attori della Compagnia delle Seggiole, che unisce l’elemento divulgativo al divertimento, ripercorrendo i momenti salienti della sua vita, dalla nascita ai nostri giorni, che narra delle sue gioie e dei momenti difficili, nonché delle sue aspettative circa il futuro.”

 

Perché quel titolo non a tutti comprensibile?

 

“Perché è il certificato di nascita della lingua, sancito in un atto giuridico, il  Placito Capuano, in cui è riportata per la prima volta non in latino ma in volgare la nota frase “Sao ko kelle terre, per kelle fini que qui contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti”. E’ la testimonianza in base alla quale il giudice confermò l’assegnazione di alcune terre della piana tra Capua e Benevento, rivendicate da un privato, ai monaci dell’Abbazia di Montecassino. Parliamo del 960 dopo Cristo. Da qui prende le mosse lo spettacolo.

 

Che, se ho ben capito, è una sorta di bignami della storia della letteratura. Come si sviluppa?

 

“Fabio Baronti, capocomico della compagnia, veste i panni di un giornalista a colloquio con una “Signora” (Sabrina Tinalli, che cura anche la mise en espace) elegante e raffinata, ma anche ciarliera e talvolta spudorata: è proprio lei, la Lingua Italiana nelle sue mille sfaccettature. Il dialogo tra i due è originale, sin da subito la donna rivela di non provare alcun fastidio per i “barbarismi” subiti da parte delle innovazioni mediatiche: il tutto comunque contribuisce alla sua diffusione; in fondo anche in epoche passate è stata vittima di angherie e corruzioni, non solo nell’ultimo secolo! Durante l’intervista viene rappresentata la scena del Placito e da lì si ripercorrono le tappe salienti della vita della lingua italiana, grazie anche all’ausilio di immagini, filmati e contenuti musicali, la cui proiezione è intervallata dalle appassionate interpretazioni delle opere dei maggiori autori della letteratura italiana interpretate dagli attori della compagnia (Fabio Baronti, Marcello Allegrini, Luca Cartocci, Andrea Nucci, Silvia Vettori). Del gruppo fanno parte anche Vanni Cassori, per i contenuti musicali, e Daniele Nocciolini, tecnico video, mentre i contenuti video sono di Andrea Nucci.  Il tutto si snoda - questo il giudizio di quanti lo hanno visto ed accolto con entusiasmo - con garbo e leggerezza, ma senza tralasciare nessuno dei nomi che hanno dato lustro al nostro paese. Un ringraziamento particolare va dato anche ad Antonietta Ida Fontana, Presidente della Società Dante Alighieri di Firenze - ed ex Direttrice della Biblioteca Nazionale - per la preziosa collaborazione al testo e per la disponibilità della sede. Infatti, proprio nel suggestivo oratorio di San Pierino, in via Gino Capponi a Firenze, abbiamo messo in scena le prime rappresentazioni: la più recente il 24 febbraio scorso.”

 

E’ uno spettacolo esportabile?

 

“Certo, ovunque in Italia e all’estero, come tutti gli altri che sono nel repertorio della Compagnia, che ha al suo attivo un’importante tournée a Kyoto con Mandragola e che opera soprattutto in luoghi storici e museali, quali Palazzo Corsini, Casa Martelli, Villa La Petraia, il Corridoio Vasariano, gli Uffizi, la Certosa, Palazzo Davanzati e tanti altri. Penso anzi che “Sao ko kelle terre” potrebbe interessare le varie Società della Dante Alighieri sparse nel mondo, gli Istituti di Cultura, le istituzioni scolastiche. La bellezza della nostra lingua è un segno della nostra identità.”

 

Altri spettacoli in programma?

 

I “Salotti di Firenze Capitale”, nella ricorrenza  dei 150 anni  (qui mi sono avvalso anche della testimonianza di un giovane Edmondo De Amicis), e mi auguro nuove repliche di “Celeste e Galileo” a Villa Il Gioiello, ultima  dimora del grande scienziato e, spero, dell’altro spettacolo “Divento vento”. Tutti lavori che hanno ottenuto calorosi consensi.”  De.it.press 24

 

 

 

 

 

 

Il sottosegretario agli Esteri Mario Giro spiega al Comitato di presidenza del CGIE che i consiglieri eletti passeranno da 65 a 43

 

ROMA - Nella relazione svolta ieri alla Farnesina ai componenti del Comitato di presidenza del Consiglio generale degli Italiani all’estero, il sottosegretario Mario Giro ha annunciato che i consiglieri eletti del CGIE si ridurranno nell’ormai prossima “consigliatura” da 65 a 43 ed ha presentato la nuova tabella di ripartizione tra aree geografiche e singoli Paesi.

In Europa i consiglieri sono il 55,81 del totale: in Germania erano 5 e diventano 7; in Svizzera erano 5 e diventano 6; in Francia erano 7 e diventano 4; in Belgio erano 4 e diventano 3;nel Regno Unito erano 3 e diventano 2; nei Paesi Bassi ne resta 1; in Spagna erano 1 (assieme a Grecia e Turchia), rimangono 1 (solo in Spagna); in Lussemburgo erano 1, non ci sarà più nessun eletto; idem in Svezia (assieme a Danimarca e Norvegia).

In Sud America sono il 32,56% del totale: in Argentina erano 8 e diventano 7; in Brasile erano 4 e diventano 3; in Venezuela: erano 3 e ne resta 1; lo stesso accade in Uruguay, deve erano 2 e in Cile dove erano 2, in Perù ne resta 1.

In Nord e Centro America sono il 6,98% del totale: negli USA erano 5, diventano 2; in Canada erano 5, diventano 1; in Messico (con Caraibi e Centro America) erano 1, non ce sarà più nessuno.

Nel resto del mondo (Africa e Australia) sono il 4,65% del totale: in Australia, di 4 ne resta solo 1; in Sud Africa erano 2, diventano 1; in Algeria (insieme a Etiopia, Marocco e Kenya): ce n’era 1, non ci sarà più nessun consigliere eletto. (Inform 25)

 

 

 

 

 

La nuova ondata migratoria e l’associazionismo

 

ROMA - Riceviamo dalla Filef, con preghiera di pubblicazione, la nota che segue tratta dal Manifesto degli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo.

Noi crediamo che i fenomeni migratori possano essere estremamente positivi: la libertà di circolazione, la contaminazione di culture, il desiderio di cambiamento sono tutti legati anche ai processi di mobilità geografica.

Non ci piace un mondo in cui i grandi capitali finanziari si muovono liberamente, senza limiti, e invece si pongono barriere, filtri, muri alla mobilità delle persone, come sempre più sembra prefigurarsi perfino all’interno dell’Europa.

Fatta questa affermazione di principio, è chiaro che purtroppo spesso la mobilità e le ondate migratorie nascono e si sviluppano sulla spinta di quel crescente divario che si impone, anche nelle ricche società del mondo occidentale, tra chi è sempre più ricco e chi, per mancanza di opportunità, è costretto a emigrare. E’ il caso del nostro paese che, a partire dall’esplosione della drammatica crisi che dal 2008 lo ha investito, ha visto crescere di nuovo il numero di chi emigra riducendo in maniera considerevole lo scarto rispetto a quanti arrivano nel nostro pase fuggendo dalla fame, le guerre e le miserie soprattutto dell’Africa.

Questa nuova ondata di emigrazione arriva nei paesi europei a mescolarsi con la ‘storica’ emigrazione e con i figli e nipoti di quella antica generazione di migranti. Sono in gran parte giovani alla ricerca di nuove opportunità, spinti dalla dilagante disoccupazione giovanile e dalla feroce precarizzazione del lavoro, portata avanti con insistenza dai differenti governi che si sono succeduti negli anni della crisi nel nostro paese.

Questo nuovo flusso migratorio richiede all’associazionismo un profondo rinnovamento. Non si tratta più solamente di offrire uno spazio di socialità e servizi ai nostri connazionali emigrati; si tratta di essere capaci di fare interloquire generazioni e culture, composizioni sociali e bisogni, profondamente differenti. Il tutto in una situazione nella quale, il criterio del risparmio centrato sulla demolizione del welfare e dei servizi, continua a imperare in una logica perversa di austerità senza fine, nella quale i bisogni delle persone non sono che aride cifre di un bilancio da tagliare. Sono i tagli selvaggi e lineari ai servizi consolari, portati avanti con determinazione dal governo Berlusconi, come da quello Monti (quindi supportati da maggioranze politiche profondamente differenti); sono le notizie che continuano ad arrivare e che parlano di tagli per le scuole estere, di riduzione dei fondi per i patronati, tutte cose che non sembrano affatto segnalare un “cambiamento di verso” nelle scelte politiche dell’attuale governo.

L’associazionismo deve quindi affrontare questa nuova sfida. Essere un punto di riferimento capace di offrire servizi anche a una nuova emigrazione, fatta di persone che spesso non restano stabilmente nel nuovo territorio e che quindi non entrano in contatto con i canali classici dell’emigrazione: i consolati (se esistono) e l’Aire.

Uno dei primi terreni sui quali misurarsi per definire un nuovo modello di associazionismo è quello della partecipazione attiva negli organismi di rappresentanza come i Comites. Qui deve misurarsi uno scarto con quella realtà che negli ultimi anni ha visto questi organismi disinteressarsi dei bisogni dei nostri connazionali, scomparire nell’anonimato e nella più totale assenza di trasparenza. Riappropriarsi dei Comites; ‘obbligarli’ a svolgere il loro compito di supporto e controllo (anche del ruolo e delle attività dei patronati); rompere quell’opacità che non può che rinforzare l’idea dell’inutilità dell’impegno nel sociale e nel politico da parte dei cittadini. Un nuovo modello di Comites nei quali l’associazionismo deve essere sempre più presente e protagonista, per “rappresentare e negoziare le scelte riguardanti gli italiani all’estero, ai diversi livelli e direttamente con i decisori pubblici” (dal Manifesto degli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo) dip 26

 

 

 

 

 

 

La politica di facciata

 

L’anno prossimo, probabilmente, si potrebbe tornare alle urne; con una nuova legge elettorale. Ora è quasi certo. Gli italiani, ovunque residenti, saranno chiamati a esprimere il loro voto politico per l’Italia del dopo Renzi. Sino a questo punto, tutto appare nell’ordinaria normalità o quasi.

Anche le incoerenze della legge 459/2001, sempre che non sia cassata, saranno modificate nei contenuti e nei metodi d’applicazione.  Facciamo, poi, riferimento ai lavoratori di mare e dell’aria impegnati nelle loro attività durante i giorni riservati al voto. La legge non tiene conto del diritto di questi cittadini elettori solo perché non è previsto. Non sono iscrivibili nell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’estero (AIRE) né, alla luce dei fatti, potranno essere equiparati ai nostri militari in missione di Pace in tante contrade del mondo che, al contrario, mantengono il diritto di voto.

Questi lavoratori, pur essendo stabilmente residenti in Italia, pur operando su vettori nazionali (navi e aeromobili), non possono esercitare il loro diritto/dovere perché non c’è legge che lo contempli e, quindi, lo consenta. Il loro status, anche in caso di modifica della legge elettorale, non è neppure accennato nelle varie proposte già depositate nelle Commissioni Parlamentari.

In definitiva, centinaia di voti potrebbero non essere espressi per un vuoto normativo pur se, da anni, lo abbiamo segnalato a chi compete. Le assicurazioni non sono mancate. Le promesse neppure. Resta che chi è in volo o in alto mare potrà partecipare solo “in pectore” alle consultazioni politiche d’Italia. Come per il passato. Nonostante un progresso informatico che potrebbe ovviare al problema.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Nervosismo Ncd. Sulla giustizia tensioni con il Pd

 

Ieri la legge che allunga i termini della prescrizione. Oggi il ddl contro la corruzione. In entrambi i casi c'è una certa tensione nella maggioranza fra il Pd e il partito di Alfano. Mentre il Movimento Cinquestelle si è detto disponibile a votare assieme al Pd se le norme anticorruzione non verranno annacquate. Alfano è tornato a criticare anche oggi la legge sulla prescrizione. In linea di principio è vero che allungare i termini può allungare i tempi dei processi, ma è altrettanto vero che molti imputati colpevoli in primo grado vengono salvati dalla prescrizione mentre il processo viaggia verso i successivi gradi di giudizio. Per quanto riguarda la corruzione, l'inasprimento delle pene non è gradito all'Ncd che si dice pronto a dare battaglia. Ma escludendo ancora una volta di voler uscire dalla maggioranza, come invece chiede l'onorevole De Girolamo. In effetti il partito di Alfano è sottoposto a un certo stress dopo le dimissioni di Lupi dal ministero delle Infrastrutture. E le spinte per tornare a casa con Berlusconi si fanno sentire, così come la tentazione di saltare sul carro del vincente Salvini. Tanto più ora che la Lega si è trasformata in un partito nazionalista e non più solo padano. L'interim di Renzi alle Infrastruttuire non sarà brevissimo, come invece il premier aveva annunciato in un primo momento. Durerà fino all'Expo (1 maggio) se non fino alle Regionali. Una volta messo in ordine il ministero e traslocata la struttura tecnica (l'ex centrale di comando di Incalza) a Palazzo Chigi, Renzi dovrà provvedere ad assegnare l'incarico. Si avanza l'ipotesi di un ministro proveniente dalla sinistra del Pd. Un modo per coinvolgere l'opposizione interna nella maggioranza e isolare la linea di D'Alema che vorrebbe lo scontro frontale con il governo Renzi. GIANLUCA LUZI, LR 25

 

 

 

 

Presentato il 12° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione. I media dopo la grande trasformazione

 

I consumi mediatici nel 2015: su internet il 71% degli italiani (ma solo il 5,2% si connette con banda ultralarga), tra i giovani under 30 è boom di smartphone (li usa l'85,7%) e tablet (36,6%). La tv è ancora la regina dei media

 

ROMA - Il 12° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, promosso da Mediaset, Rai e Telecom Italia, è stato presentato ieri a Roma presso la Sala Zuccari del Senato da Massimiliano Valerii, responsabile del settore Comunicazione del Censis. Questi i principali risultati della ricerca.

Su internet il 71% degli italiani, crescono ancora i social network. Nel 2015 gli utenti di internet aumentano ancora (+7,4% rispetto al 2013) e arrivano alla quota record del 70,9% della popolazione italiana. Ma solo il 5,2% di essi si connette con banda ultralarga. E continua la forte diffusione dei social network. È iscritto a Facebook il 50,3% dell'intera popolazione (il 77,4% dei giovani under 30), YouTube raggiunge il 42% di utenti (il 72,5% tra i giovani) e il 10,1% degli italiani usa Twitter. È quanto emerge dal 12° Rapporto Censis sulla comunicazione, che fa il bilancio della «grande trasformazione» dei media dell'ultimo decennio.

Tv regina dei media, boom di smartphone e tablet. La televisione continua ad avere una quota di telespettatori che coincide sostanzialmente con la totalità della popolazione (il 96,7%), con un rafforzamento però del pubblico delle nuove televisioni: la web tv è arrivata a una utenza del 23,7% (+1,6% rispetto al 2013), la mobile tv all'11,6% (+4,8%), mentre le tv satellitari si attestano a una utenza complessiva del 42,4% e ormai il 10% degli italiani usa la smart tv connessa in rete. Anche per la radio si conferma una larghissima diffusione di massa (l'utenza complessiva corrisponde all'83,9% degli italiani), con l'ascolto per mezzo dei telefoni cellulari (+2%) e via internet (+2%) ancora in ascesa. L'uso degli smartphone continua ad aumentare vertiginosamente (+12,9%) e ora vengono impiegati regolarmente da oltre la metà degli italiani (il 52,8%), mentre i tablet praticamente raddoppiano la loro diffusione nel giro di un biennio e oggi si trovano tra le mani di più di un quarto degli italiani (il 26,6%).

Ciclo negativo per la carta stampata, solo un italiano su due legge i libri. Non si inverte il ciclo negativo per la carta stampata: -1,6% i lettori dei quotidiani rispetto al 2013, tengono i settimanali e i mensili, mentre sono in crescita i contatti dei quotidiani online (+2,6%) e degli altri portali web di informazione (+4,9%). Dopo la grave flessione degli anni passati, non si segnala una ripresa dei libri (-0,7%): gli italiani che ne hanno letto almeno uno nell'ultimo anno sono solo il 51,4% del totale, e gli e-book contano su una utenza ancora limitata all'8,9% della popolazione (+3,7%).

Le distanze abissali tra giovani e anziani. Spiccano le distanze tra i consumi mediatici giovanili e quelli degli anziani. Tra i giovani la quota di utenti della rete arriva al 91,9%, mentre è ferma al 27,8% tra gli anziani; l'85,7% dei primi usa telefoni smartphone, ma lo fa solo il 13,2% dei secondi; il 77,4% degli under 30 è iscritto a Facebook, contro appena il 14,3% degli over 65; il 72,5% dei giovani usa YouTube, come fa solo il 6,6% degli ultrasessantacinquenni; i giovani che guardano la web tv (il 40,7%) sono molti di più degli anziani che fanno altrettanto (il 7,1%); il 40,3% dei primi ascolta la radio attraverso il telefono cellulare, dieci volte di più dei secondi (4,1%); e mentre un giovane su tre (il 36,6%) ha un tablet, solo il 6% degli anziani lo usa. Al contrario, l'utenza giovanile dei quotidiani (il 27,5%) è ampiamente inferiore a quella degli ultrasessantacinquenni (il 54,3%).

Il crescente primato dell'informazione personalizzata. Oggi le prime cinque fonti di informazione usate dagli italiani sono: i telegiornali (utilizzati dal 76,5% per informarsi), i giornali radio (52%), i motori di ricerca su internet come Google (51,4%), le tv all news (50,9%) e Facebook (43,7%). Aumento record dell'utenza delle tv all news, in crescita del 34,6% rispetto al 2011, Facebook +16,9%, le app per smartphone +16,7%, YouTube +10,9% e i motori di ricerca guadagnano il 10% dell'utenza di informazione. Ma tra i più giovani la gerarchia delle fonti cambia: al primo posto si colloca Facebook come strumento per informarsi (71,1%), al secondo posto Google (68,7%) e solo al terzo posto compaiono i telegiornali (68,5%), con YouTube che non si posiziona a una grande distanza (53,6%) e comunque viene prima dei giornali radio (48,8%), tallonati a loro volta dalle app per smartphone (46,8%).

Decolla l'economia della disintermediazione digitale. La funzione pratica di internet maggiormente sfruttata nella vita quotidiana è la ricerca di strade e località (lo fa il 60,4% degli utenti del web). Segue la ricerca di informazioni su aziende, prodotti, servizi (56%). Poi viene l'home banking (46,2%) e un'attività ludica come l'ascolto della musica (43,9%, percentuale che sale al 69,9% nel caso dei più giovani). Fa acquisti sul web ormai il 43,5% degli utenti di internet, ovvero 15 milioni di italiani. Guardare film (25,9%, percentuale che si impenna al 46% tra i più giovani), cercare lavoro (18,4%), telefonare tramite Skype o altri servizi voip (16,2%) sono altre attività diffuse tra gli utenti di internet. Sbrigare pratiche con uffici pubblici è invece un'attività ancora limitata al 17,1% degli internauti. Gli utenti si servono sempre di più di piattaforme telematiche e di provider che li mettono a diretto contatto con i loro interlocutori o con i servizi di loro interesse, evitando l'intermediazione di altri soggetti. Si sta sviluppando così una economia della disintermediazione digitale che sposta la creazione di valore da filiere produttive e occupazionali tradizionali in nuovi ambiti.  (Inform 27)

 

 

 

 

 

 

 

La Seconda Settimana delle Migrazioni-mobilità a Rovetta e Onore (Bergamo)

 

BERGAMO - Dopo la prima serie di interventi didattici rivolti agli alunni dell'Istituto di Scuola Secondaria di secondo grado Andrea Fantoni di Clusone nello scorso ottobre, si è appena conclusa la Seconda Settimana delle Migrazioni-Mobilità organizzata dal Centro di Ricerca e di Risorse in Didattica/Didattologia delle Lingue-Culture e delle Migrazioni-Mobilità (D.L.C.M).

Con l'intento di sviluppare le varie forme di migrazione-mobilità nelle diverse declinazioni, inclusa l'attuale "nuova emigrazione", in una prospettiva di educazione e di formazione al fenomeno migratorio, si vuole recuperare una parte importante della storia italiana che con l'emigrazione ha contribuito alla formazione dell'identità italiana. Tra le finalità del Centro di Ricerca figura infatti l'educazione al fenomeno migratorio attraverso Convegni, Seminari, Conferenze, dibattiti, pubblicazioni ed altre iniziative come le Settimane delle Migrazioni-Mobilità che prevedono nelle mattinate un percorso di sensibilizzazione all'emigrazione con interventi didattici rivolti agli alunni di scuole di ogni ordine e grado e una Conferenza serale aperta al pubblico adulto.

Fruitori dell'iniziativa didattica di questa settimana sono stati gli alunni delle terze C, D, E e F della Scuola Media di Rovetta (Bergamo) grazie alla forte sensibilità e disponibilità del Dirigente Scolastico Giuseppe Belingheri e degli insegnanti coinvolti.

Gli interventi tenuti dalla studiosa Silvana Scandella, in concomitanza con la ricorrenza dell'Unità d'Italia, hanno fornito un approccio propedeutico alla vastità del materiale di indagine evidenziando che 154 anni di Unità d'Italia coincidono con 154 anni di storia dell'emigrazione italiana.

L'icona del Centro DLCM con la rappresentazione della valigia di cartone, della valigetta ventiquattrore e dello zainetto, ha aiutato a inquadrare lo status dell'emigrante, o meglio emigrato, e dell'espatriato nelle diverse forme di mobilità.

La proiezione di un video sul Rapporto Italiani nel Mondo 2014 che fotografa il fenomeno migratorio nella sua evoluzione storica, ha introdotto la presentazione dell'"Altra Italia", quella che vive al di fuori dei confini nazionali, grazie ad un corposo supporto statistico. L'interazione con gli alunni stimolati a segnalare casi di emigrazione in ambito familiare ha poi favorito l'analisi del sistema Italia all'estero nelle sue componenti purtroppo poco conosciute, come gli stessi Comites, nonostante la recente campagna d'informazione della RAI sulle loro elezioni.

Un'attenzione particolare è stata posta alle funzioni della rete diplomatica italiana, con la diversificazione dei servizi e della presenza delle Ambasciate, dei Consolati e dei novanta Istituti Italiani di Cultura nel Mondo. L'approfondimento ha consentito anche una panoramica sui numerosi referenti della comunità italiana nei cinque continenti che ha stupito i ragazzi per la consistenza di 80 milioni di oriundi e di ben 250 milioni di italici.

Dalle istituzioni per gli interventi scolastici all'estero, come le Scuole italiane statali, le scuole paritarie, le sezioni italiane nelle scuole europee ed internazionali, i Corsi di Lingua e Cultura italiana gestiti dal Ministero degli Affari Esteri e i corsi delle oltre 400 sezioni della Dante Alighieri. E ancora i Patronati, le Camere di Commercio, le Missioni con il loro importantissimo ruolo di sostegno sociale e il variegato mondo dell'associazionismo, tra cui il Circolo di Bruxelles dell'Ente Bergamaschi nel Mondo presentato agli alunni dal Presidente Mauro Rota.

I ragazzi hanno interagito con interesse sentendosi poi attratti dalle opportunità della mobilità studentesca che potranno cogliere come i soggiorni linguistici, l'anno di intercultura e l'esperienza Erasmus ormai estesa all'intera area mondiale.

La conferenza serale rivolta al pubblico adulto e svoltasi nella Sala delle Conferenze del Municipio di Onore (Bergamo) ha consolidato la collaborazione con l'amministrazione comunale del piccolo paese dell'Alta Valle Seriana guidata dal Sindaco Angela Schiavi. A supportare la sensibilità al tema migratorio basti pensare che tra i circa 800 abitanti di Onore, una buona percentuale è rientrata dopo un'esperienza migratoria e un centinaio sono iscritti all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero.

Inoltre non va sottovalutata la presenza di una popolazione immigrata che annovera un ampio ventaglio di paesi di provenienza. Una comunità, quindi, che pur piccola si è confrontata con le prove e i disagi del migrare in uscita come in entrata. Gli interventi delle due relatrici hanno approfondito due argomenti cogliendo l'interesse del pubblico.

Il tema delle "Dinamiche identitarie in emigrazione: italianità e appartenenze multiple di lavoratori italiani in Belgio" trattato da Silvana Scandella, Direttrice Scientifica del Centro D.L.C.M, ha evidenziato l'evoluzione del riconoscimento della propria identità riscontrata in un corpus di 401 testi di esame per la Licenza di terza media di un gruppo di adulti italiani emigrati in Belgio. È stato interessante scoprire come l'inserimento nel Paese di accoglienza abbia modificato o consolidato il sentimento di appartenenza identitaria al Paese di origine. Commuoversi ascoltando l'inno nazionale, vestirsi all'italiana, mangiare all'italiana o tifare per gli Azzurri rappresentano in effetti incisivi elementi di identificazione.

Con la lettura di significativi testi estrapolati, la studiosa Silvana Scandella, ha infatti avvalorato la constatazione di quanto la connotazione dell'identità in emigrazione non sia statica, ma in continua evoluzione evidenziandone gli indicatori classici della stereotipia nazionale.

Nel secondo intervento della docente Marilena Asdrubali, forte di una significativa esperienza come lettrice inviata dal MAE all'università di Sofia, è stato toccato il tema della "Mobilità professionale in Bulgaria: occasione di educazione interculturale per una cittadinanza europea." Si è colto subito il coinvolgimento emotivo nel commento delle numerose slides ricche di immagini appassionando l'interesse per un paese poco conosciuto quanto ricco di storia, cultura, patrimonio artistico e di offerta turistica. Insomma uno stimolo per conoscere da vicino questo Paese meno popolato della Lombardia, ma esteso su di un'area cinque volte superiore e che vede poco meno della metà dei circa sette milioni di abitanti concentrati nell'agglomerato della capitale, mentre il resto è a bassissima densità di popolazione.

L'efficiente sistema dei mezzi di trasporti nazionali ed internazionali con una rete fittissima di destinazioni dalla capitale, la navigazione del Danubio, e la presenza di quattro aeroporti serviti da compagnie low cost fanno della Bulgaria una meta facilmente raggiungibile favorendo per i costi della vita contenuti nuove forme di mobilità come quella del turismo dentale e quella della terza età. Addirittura siti web reclamizzano la Bulgaria come l'Eldorado per i pensionati italiani attraverso inserzioni pubblicitarie che garantiscono tutta l'assistenza necessaria per una sistemazione pensionistica stanziale.

Il cambiamento politico degli anni '90 ha contribuito a favorire un'apertura della mentalità di accoglienza con un approccio privilegiato nei confronti degli Italiani. Inoltre il favorevole sistema fiscale agevola investimenti imprenditoriali e commerciali già attivati da alcune griffe italiane della moda, dell'energia o dell'alimentazione.

È un Paese giovane cha ha goduto di un vertiginoso recente sviluppo delle infrastrutture grazie ai finanziamenti europei, soprattutto nella capitale, offrendo un buono standard di vita in termini di qualità, di sicurezza e di servizi.

L'intervento si è concluso con l'accenno specifico all'esperienza universitaria di insegnamento dell'italiano in Bulgaria, lingua molto apprezzata soprattutto grazie alla lirica, ma anche alla moda, alla gastronomia e ai prodotti del Made in Italy. Mauro Rota, Presidente del Circolo di Bruxelles dell'Ente Bergamaschi nel Mondo

 

 

 

 

Renzi esulta per la ripresa. Italicum, Pd sempre diviso

 

Il governo festeggia la notizia dell'aumento in doppia cifra dei contratti a tempo indeterminato e Renzi non riesce a contenere l'entusiasmo tanto da twittare prima dei dati ufficiali. In effetti il dato è notevole, tanto più che si riferisce a due mesi in cui ancora non era in vigore il Jobs act. Per il premier è una conferma che la ripresa è davvero in atto, tra produzione che risale anche se troppo a rilento e deflazione che si è arrestata. Adesso si vedrà se il Jobs act farà la sua parte nell'aumentare i contratti di lavoro. Solo a quel punto il governo avrà davvero motivo per festeggiare una ripresa che incida anche sull'economia reale. Si avvertono però segnali contradditori e in qualche modo preoccupanti. Per esempio la notizia che un altro simbolo del Made in Italy, Pininfarina, è in trattative con un grande gruppo indiano. E' solo di pochi giorni fa la notizia che Pirelli è passata in mani cinesi e sono ormai pochissime le grandi aziende ancora italiane. Perfino qualche azienda di Stato ha venduto all'estero, per esempio ai giapponesi. Si potrebbe dire che le aziende italiane sono appetibili e attraggono investimenti, ma questo sarebbe vero se gli stranieri si aggiungessero nel capitale delle aziende italiane. Invece si tratta di acquisizioni, che è diverso. La proprietà di questi gruppi lascia l'Italia anche se in qualche caso la testa e la produzione restano qui. La scarsa competitività internazionale dell'Italia è uno dei grandi problemi della nostra economia. Lo stesso Draghi nella sua audizione in Parlamento ha messo in rilievo che in Italia ci sono troppe micro-imprese scarsamente competitive. Nessuna azienda italiana è nelle classifiche mondiali dei prodotti più competitivi e nei settori più avanzati. C'è un gap da colmare, a partire dalle opere pubbliche, gravate da ritardi e infestate dalla corruzione come sta dimostrando l'inchiesta di Firenze in seguito alla quale si è dimesso il ministro Lupi anche se non indagato. L'interim per qualche settimana lo ha preso Renzi che oggi ha passato la giornata al ministero per studiare i dossier e riavviare i lavori fermi. Lunedì lo aspetta uno scontro con la minoranza Pd sulla riforma elettorale. Il premier vuole chiudere l'Italicum in Parlamento entro la metà di maggio. GIANLUCA LUZI  LR 26

 

 

 

 

 

 

La crisi del lavoro

 

I dati percentuali sono ch1ari. Il 2014 s’è concluso con una percentuale di disoccupazione superiore al 12%. Alla conclusione del primo trimerstre del corrente anno, il valore non scenderà in modo efficace. Certo è che scrivere di percentuali non ha l’effetto sociale sperato.

Insomma, dietro ad un numero, sempre a due cifre, ci sono migliaia d’italiani che non hanno un lavoro o, peggio, che l’hanno perduto. Si scrive, ed a ragione, che la "colpa” è della crisi economica che ha coinvolto il nostro Paese. Anche se non è il solo dell’area Mediterranea. Giacché”mal comune non è mezzo gaudio”, andiamo a verificare l’incremento della disoccupazione nel Bel Paese. I limiti d’età restano, però, una variabile che ha da essere considerata con attenzione.

 Da noi l’occupazione ufficiale non è stata mai piena. Però la percentuale dei senza lavoro ci ha accompagnato con cifre a un solo numero. Prima della Crisi (2008/2014) i senza lavoro erano il 5,8% della forza occupazionale nella Penisola. In sette anni, la percentuale è più che raddoppiata. In questo 2015, ancora giovane, non è prevedibile un calo significativo della percentuale che abbiamo riportato. Come a scrivere che, in ogni caso, la percentuale resterà ancora a due cifre con effetti devastanti sulla vita di parecchie famiglie italiane che, con molto pudore, tentato di tirare avanti senza sdebitarsi più di tanto.

A questo punto, pur con le apprezzabili iniziative di quest’Esecutivo, la situazione resta complessa per la mancanza di fiducia negli investimenti nazionali. Il mercato dell’occupazione non può tenere conto delle situazioni politiche in evoluzione. Per investire in produttività è indispensabile avere una qualche certezza d’utilità. Invece, non solo si sono perduti posti di lavoro, ma anche strutture che potevano fornirli.

  In questo sistema tutto da rivedere, ci sono responsabilità recenti, ma anche remote. La politica ha avuto la sua parte e i Governi che si sono succeduti, senza elezioni, hanno fatto la loro parte. In economia non ci sono vie di mezzo. I compromessi, che possono essere adottati in politica, nulla possono sul fronte del lavoro. Lo abbiamo notato da subito.

 In sette anni, l’indice occupazionale è, progressivamente, calato. Ora ci sembra stabilizzato. Il che non significa ancora nulla se la percentuale di chi non ha lavoro resta a due cifre. D’illusioni non ce ne facciamo e non siamo intenzionati a proporle. Meglio essere obiettivi e far fronte a quanto è ancora possibile rimediare. Non sarà questo Esecutivo e questo Parlamento a far uscire l’Italia da una “crisi” nata in Area Euro.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Giustizia: prescrizione più lunga, ok da aula della Camera.

 

Raddoppiano i tempi per i reati di corruzione e per quelli più gravi commessi contro i minori decorre dai 18 anni di età

 

ROMA - Prescrizione più lunga per tutti i reati e in particolare per quelli di corruzione. L'aula della Camera ha approvato la riforma della ex Cirielli con 274 sì, 26 no, 121 astenuti. Hanno votato a favore Pd, Fratelli d'Italia, Per l'Italia-Centro democratico e Scelta civica. Pollice verso, invece, da Lega, Forza Italia e Psi. M5s, Sel e Area popolare (Ncd-Udc) si sono astenuti. Queste le novità introdotte dal testo che ora passa all'esame del Senato, dove il ministro Andrea Orlando non ha escluso modifiche dopo il pressing (e l'ira) degli alfaniani.

 

Prescrizione per corruzione. Il termine di prescrizione base dei reati di corruzione propria e impropria e in atti giudiziari aumenta della metà. Per esempio, per la corruzione ex articolo 319 portata dalla legge Severino fino a 8 anni, il processo dovrà intervenire entro 12 anni pena l'estinzione del reato.

 

Fermo lancette dopo condanna. La prescrizione resta sospesa per due anni dopo la sentenza di condanna in primo grado e per un anno dopo la condanna in appello. La sospensione però non vale in caso di assoluzione.

 

Casi di sospensione. Oltre alle ipotesi già previste dal codice, la prescrizione sarà sospesa anche nel caso di rogatorie all'estero (6 mesi), perizie complesse (3 mesi) e istanze di ricusazione. L'interruzione della prescrizione ha effetto per tutti coloro che hanno commesso il reato. La sospensione limitatamente agli imputati nei cui confronti si sta procedendo.

 

Prescrizione differita per minori. In linea con le convenzioni internazionali e gli ordinamenti europei, per i più gravi reati contro i minori (violenza sessuale, stalking, prostituzione, pornografia) la prescrizione decorre dal compimento del diciottesimo anno.

 

Entrata in vigore. Le nuove norme, dato che la prescrizione ha valore sostanziale, si applicano ai reati commessi dopo l'entrata in vigore della legge. LR 25

 

 

 

 

 

La società plurale e il pregiudizio come rischio clinico

 

ROMA - La società plurale e il pregiudizio come rischio clinico sono stati al centro di un Workshop tematico organizzato dal Centro per la Vulnerabilità e lo Stress da Trauma delle popolazioni migranti e richiedenti Asilo del Policlinico “A. Gemelli” di Roma in collaborazione con il Centro di ricerca “Health Human care and social intercultural Assessments” e il Master di II livello “Politiche migratorie, Human care e Management sostenibile” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore “Gemelli”.

 

Al momento di riflessione sono intervenuti il Prof. Pietro Bria, Responsabile del Progetto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Prof. Emanuele Caroppo, Coordinatore scientifico del Progetto e la Dott.ssa Concetta Mirisola, Direttore Generale dell’INMP, Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà, afferente al Ministero della Salute. Focus del Workshop, la discussione della tesi di specializzazione del Master universitario della mediatrice culturale Dott.ssa Chiara Cianciulli dal titolo “People on the move: mediazione transculturale e migrazioni forzate” e “Modello monitoraggio salute migranti. Una proposta di Networking” discussa dal Dott. Antonio Ciravolo, a cui è seguita la presentazione dei risultati del Progetto OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) Equi Health di Rosella Celmi.  Un’occasione per tematizzare le complesse dinamiche interrelazionali date dalla contemporanea società multiculturale connotata da sempre più densi fenomeni migratori in entrata e in uscita dal nostro Paese, e che necessitano di nuove consapevolezze e amplianti prospettive di approccio. Tra queste, la Medicina transculturale, una medicina di prossimità, che focalizza l’attenzione sulla persona e, in una dimensione antropocentrica, ne affronta il vissuto migratorio attraversando identità plurime, problemi legati agli ibridismi culturali nell’eterna sospensione tra due mondi e forme di disagio insite in ogni processo migratorio, tra spaesamento-sradicamento, resilienza, solitudine e senso di perdita nell’altrove.

 

L’esperienza migratoria, ieri come oggi, comporta infatti nell’individuo un senso di vuoto, di lacerazione e rottura nel continuum esistenziale - spesso un avvenimento di portata catastrofica che marca indelebilmente un ‘prima’ e un ‘dopo’ nell’esistenza - che gli studiosi hanno definito “lutto migratorio”. Aspetti che riconducono al concetto di vulnerabilità esperenziale del migrante e a cui la branca psichiatrica della medicina oggi pone la massima attenzione per la necessità di una presa in carico multidimensionale della persona, di una valutazione olistica dell’individuo “in transito” - psichicamente e geograficamente -, tra contesti di partenza e di arrivo. Premesso che “l’art. 32 della Costituzione italiana ci ricorda che tutelare la salute è un diritto fondamentale dell’individuo – ha osservato il Direttore Generale dell’INMP Mirisola - oggi che l’immigrazione è diventata un fenomeno strutturale del nostro Paese, altrettanto strutturale deve essere la risposta, consapevoli che i problemi di salute della popolazione immigrata possono essere concettualmente classificati in tre grandi categorie: di ‘importazione’, di ‘sradicamento’ e di ‘acculturazione’. I problemi di importazione derivano dalle caratteristiche genetiche o dalle condizioni di vita nel Paese di origine. I problemi di sradicamento sono invece generati dall’esperienza migratoria, in particolare tra coloro che sono stati costretti a una migrazione forzata, come nel caso dei richiedenti protezione internazionale, e si manifestano principalmente come disturbi della sfera psichica. Il processo di acculturazione influisce sullo stato di salute soprattutto attraverso il cambiamento degli stili di vita degli immigrati che progressivamente tendono ad assumere quelli della popolazione del Paese ospite”. Sullo stato di salute dei migranti, la dottoressa Mirisola ha inoltre focalizzato che, in generale, il migrante arriva sul nostro territorio in buone condizioni di salute, si tratta del cosiddetto ‘effetto migrante sano’, una sorta di selezione naturale all’origine, per cui emigra soprattutto chi è giovane e in buone condizioni di salute, poiché il viaggio è lungo, difficile, a volte costoso e viene realizzato in condizioni di elevata precarietà. A conferma di ciò, vi è il dato sanitario relativo alla bassa prevalenza delle patologie infettive di importazione, i cui rischi di trasmissione alla popolazione ospite rimangono peraltro trascurabili. Tuttavia, con il passare del tempo, gli immigrati tendono a perdere tale vantaggio e il loro profilo di salute si approssima a quello della popolazione ospite o diventa addirittura peggiore, a causa dell’esposizione a peggiori condizioni di vita e di lavoro e delle disuguaglianze emergenti nell’accesso ai servizi: è il cosiddetto ‘effetto migrante esausto’. L’acculturazione può, tuttavia, determinare anche effetti positivi, ad esempio generando una maggiore partecipazione ai programmi di screening per l’anticipazione diagnostica”.

 

L’INMP, tra i soggetti istituzionali che hanno partecipato al Workshop tematico, è centro di riferimento nazionale per l’assistenza socio-sanitaria alle popolazioni migranti e alle fragilità sociali, nonché centro nazionale per la mediazione transculturale in campo sanitario. In questa mission, si avvale di una struttura sanitaria poli-specialistica, in cui opera uno staff multidisciplinare di medici, psicologi, infermieri, mediatori transculturali e antropologi formati ad hoc per l’attività di accoglienza e di facilitazione all’accesso al Servizio Sanitario Nazionale. Una dimensione, quella della mediazione transculturale in una società che vede moltiplicarsi le geografie dell’umano, nevralgica, come ha evidenziato nella sua smagliante discussione di laurea la mediatrice culturale Cianciulli: “La prospettiva transculturale è un modello di analisi della realtà moderna, un ideale a cui tendere nella prassi quotidiana di interazione culturale perchè non si pone su un unico polo, ma attraversa le culture, nella contaminazione di scambi, incontri e ibridismi. E’ un approccio trasformativo, orientato al cambiamento, basato su una visione essenzialmente socio-comunicativa del conflitto umano, dove il conflitto è occasione di crescita morale e personale. La mediazione è dunque un processo attivo e dinamico, delineandosi come un lavoro di decodifica della comunicazione che si articola su tre livelli: pratico-orientativo, linguistico-comunicativo dove il mediatore deve entrare per un istante nell’immaginazione culturale dell’Altro e deve permettere alle due culture di incontrarsi creando un contesto comunicativo che faciliti la comprensione dei messaggi, anche non verbali. Tutto ciò, dimostrandosi imparziale, empatico ed evitando giudizi di valore o forme di censura che possano generare incompatibilità; l’altro livello è quello psico-sociale, dove la mediazione transculturale diviene agente di cambiamento e il mediatore rappresenta la possibilità di realizzare questo passaggio senza distruggere la stabilità psicologica del soggetto straniero verso un’uguaglianza emancipante, che è il fine di ogni percorso migratorio”.

 

Una figura professionale, quella del Mediatore transculturale, che in Italia vive il grande paradosso di essere, da una parte, in attesa di un pieno riconoscimento giuridico nel mondo del lavoro (e a questo proposito va citata la valenza del Progetto FOR-ME, finanziato dal FEI Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di Paesi terzi, proposto dal Ministero dell’Interno e attuato in partenariato dal Ministero della Salute e INMP, e che ha l’obiettivo di contribuire a migliorare qualitativamente l’assistenza socio-sanitaria resa alla popolazione straniera, con particolare riferimento ai cittadini dei Paesi Terzi, nel rispetto del principio di garanzia del diritto alla salute e di un’appropriata erogazione dei livelli essenziali di assistenza sul territorio nazionale), mentre rivela tutta la sua nevralgica rilevanza nell’urgenza di dialogo, confronto e conoscenza dell’Altro, partendo da quegli “altri” che vivono insieme a noi e che contribuiscono a ri-disegnare i nuovi paesaggi dell’Italia multietnica e plurale, in un tempo pieno di incognite, contraccolpi e contraddizioni. Un tempo in cui gran parte delle categorie che ci ha lasciato in eredità il Novecento si rivelano inadeguate a spiegare e comprendere il presente, verso nuove, più mature e inclusive filosofie dell’alterità. Tiziana Grassi, de.it.press 24

 

 

 

 

 

Governo approva la riforma della Rai Cda di 7 membri, 4 di nomina parlamentare, due decisi dal Tesoro

 

L’ultimo membro sarà votato dai dipendenti della tv di Stato. L’ad sarà nominato dal cda ed avrà dei poteri rafforzati rispetto all’attuale direttore generale

 

Un cda a 7 membri (dai 9 attuali) e un ad con poteri rafforzati: questi i punti

principali della riforma della Rai che il Consiglio dei ministri ha appena approvato. I membri del cda saranno eletti due dalla Camera, due dal Senato, due dal Tesoro (uno dei quali sarà indicato come ad) e uno dai lavoratori. Il cda eleggerà al proprio interno il vertice del cda, vale a dire il presidente. E sarà sempre il cda a nominare l’amministratore delegato sentito l’azionista. Per quanto riguarda la revoca dei membri del cda sarà proposta dall’assemblea, ma acquista efficacia solo con una conformità di parere della commissione di vigilanza.L’ad rispetto al direttore generale di oggi potrà decidere su spese fino a 10 milioni di euro (rispetto ai 2,5 di oggi) e deciderà da solo sulle nomine dei dirigenti apicali. Il premier Renzi ha presentato in Consiglio dei ministri anche le linee guida con la mission per il futuro vertice della tv pubblica.

Il premier

Renzi nell’illustrare alla stampa il disegno di legge ha spiegato: «Nel ddl ci sono alcune piccole modifiche della governance della Rai che offriamo al dibattito parlamentare: nessuno di noi vuole mettere le mani sulla Rai, la tesi contraria cozza con la realtà. È il contrario. Se la maggioranza vuole mettere le mani sulla Rai, basta che stia ferma e si affidi alla legge Gasparri. Nella riforma del governo relativa alla Rai diamo al futuro capo azienda qualche potere e qualche responsabilità in più. Anche la Rai deve essere liberata dal dibattito frustrante tra singole forze politiche. La Commissione parlamentare di vigilanza deve essere mantenuta: ma deve solo vigilare e controllare. Se la riforma non verrà approvata in tempo, il Cda della Rai verrà nominato con la legge Gasparri. Per la prima volta con la riforma della Rai diamo la possibilità ai dipendenti di indicare uno dei sette membri del cda, che sarà votato dai lavoratori in assemblea. È un modello che mi piace moltissimo ma che per la prima volta si attua nella P.A. in Italia».

Il premier ha poi aggiunto: «Abbiamo riflettuto sulla possibilità di eliminare il canone, ma è una cosa molto difficile. Il governo successivamente elaborerà una scelta e poi farà una proposta. Nel ddl sulla Rai approvato oggi infatti c’è una delega a sciogliere questo nodo, vogliamo far sì che non ci sia un’evasione per cui cittadini onesti lo pagano e altri rifiutano di farlo». CdS 27

 

 

 

 

 

Il lavoro che verrà

 

Gli sgravi fiscali proposti dal Governo e approvati in parlamento sembrano aver dato effetti occupazionali insperati. Sarebbero migliaia le aziende intenzionate a favorire l’occupazione a tempo indeterminato con carico contributivo mai superiore al 20%.

 

 Non è ancora chiaro per quanto tempo; ma il segnale è incoraggiante. Se tutto andrà nel verso giusto, i disoccupati dovrebbero diminuire in percentuale e gli occupati a tempo parziale potranno far conto sul sospirato tempo indeterminato. In questa prima fase, ancora tutta da studiare, gli effetti mitigatori non saranno lampanti perché ci saranno da sistemate, in primo luogo, i lavoratori a progetto, a partita Iva e altre realtà occupazionali “mutilate”.

 

 La riduzione dell’Irap, già dallo scorso gennaio, e il nuovo progetto occupazionale (Jobs Act) potrà avere effetti evidenti già dal prossimo autunno e andare a regime nel biennio successivo. Una volta tanto, la politica ha trovato una strategia per incrementare l’occupazione che sarà anche favorita dal ridotto valore del dollaro con conseguenti iniziative d’esportazione.

 

 Dobbiamo, quindi, riconoscere che Renzi, in prima battuta, s’è mosso nel senso auspicato dagli imprenditori. A conti fatti, le aziende hanno compreso che garantendo l’occupazione stabile vengono a pagare meno che mantenendo quella precaria. Certo è che la normativa della quale scriviamo interessa solo il settore produttivo privato e non scalfisce, invece, il pubblico impiego.

 

 Fatto anomalo; anche perché la legge non dovrebbe fare dei distinguo e, in un certo senso, anche delle preferenze. Col prossimo autunno, con una nuova concertazione sindacale, si potranno meglio evidenziare i “pro” del recente provvedimento socio/previdenziale. Una volta varati i decreti applicativi della normativa, si potranno stabilire i salari minimi orari che dovrebbero tener conto di quanto già è in essere a livello UE.

 

 Se, entro il 2018, la percentuale dei disoccupati dovesse tornare a una cifra sola, allora saremmo in grado d’affermare che il peggio della “crisi” potrebbe essere rientrata. Per ora, preferiamo evitare i facili ottimismi che, tra l’altro, non avvantaggerebbero nessuno.  Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Amministrative: decreto di Alfano fissa la data al 31 maggio

 

Nessun rinvio della data. L'eventuale ballottaggio avverrà il 14 giugno. Per quanto riguarda le regionali in Campania, Luca Lotti dice: "Non è stato chiesto un passo indietro a De Luca. Ora batta il centrodestra"

 

ROMA - Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha fissato, con un decreto, la data di svolgimento del turno annuale ordinario di elezioni amministrative nelle Regioni a statuto ordinario per domenica 31 maggio 2015. Il decreto è stato firmato il 19 marzo. L'eventuale turno di ballottaggio avrà luogo domenica 14 giugno. Svanisce così ogni ipotesi sul possibile slittamento al 7 giugno della tornata elettorale. 

 

Intanto il sottosegretario alla Presidente del Consiglio, Luca Lotti, conferma che il candidato governatore del Pd in Campania sarà Vincenzo De Luca: "Non ho chiesto nessun passo indietro. De Luca è il candidato, ha fatto le primarie e ha vinto. Ora dovrà sconfiggere il centrodestra", ha detto parlando con i giornalisti a margine della giornata dedicata all'Expo. Le Regioni chiamate alle urne - oltre alla Campania - sono Veneto, Liguria, Marche, Umbria, Puglia, Toscana. LR 27

 

 

 

 

 

Alitalia collega Pescara a 93 città nel mondo. Unico checkin e bagagli a destino

 

L’aeroporto di Pescara finalmente collegato con ben 93 destinazioni intercontinentali grazie al nuovo volo Alitalia Pescara-Roma Fiumicino a partire dal prossimo 2 aprile. E’ il primo, importante, colpo messo a segno da Nicola Mattoscio, presidente della Saga, la società pubblica di gestione aeroportuale, da nemmeno due mesi. Certo, la decisione competeva alla nuova Alitalia, che da quando (fine dicembre) ha come soci pesanti gli arabi della compagnia Ethiad sta rivoluzionato la propria strategia di collegamento nazionale e internazionale. Ora lo scalo abruzzese permetterà a turisti, viaggiatori, emigrati e discendenti di partire o atterrare direttamente a Pescara cambiando semplicemente vettore a Fiumicino. Per chi partirà da o verso Pescara per le 93 destinazioni check-in e bagagli si spediranno e si ritireranno direttamente all’”Aeroporto d’Abruzzo”. In molti casi con compagnie di altre team sarà possibile anche spedire o ritirare i bagagli ma non fare anche il check-in.

“Con questo volo colleghiamo non solo l’Abruzzo ma tutto il bacino del medio-adriatico - ha detto Mattoscio (foto a destra) in conferenza stampa – Pescara prima d’ora non era mai stato un aeroporto hub nazionale. Un risultato eccezionale se si considera che di solito le compagnie aeree programmano i voli di anno in anno. Abbiamo colto l’opportunità del nuovo piano industriale Alitalia e abbiamo saputo fare gioco di squadra”.

I voli del Pescara-Fiumicino saranno tre al giorno: alle 7,30 alle 11,50 e alle 19: un grande investimento su Pescara da parte della compagnia di bandiera, ha sottolineato Piero Righi, direttore generale della Saga: “Alitalia garantirà da e verso Pescara ben 2100 ore di volo e un potenziale di 150mila passeggeri” che ci si augura ci siano tutti anche se le previsioni minime parlano di un 50-60mila passeggeri. Tutto dipende da quanto abruzzesi e medio-adriatici e turisti che vogliano venire da queste parti capiscano la comoda opportunità di atterrare e ritirare i bagagli direttamente a Pescara, con soli 39 euro in più a tratta (offerta di lancio valida per prenotazioni fino 31 marzo per volare fino al 30 giugno).

La notizia che gli abruzzesi nel mondo potranno atterrare e ripartire da Pescara è stata colta con gioia da Donato Di Matteo (foto a sinistra), assessore agli “Abruzzesici” della Regione Abruzzo e presidente della consulta Cram che a giugno farà la sua prima riunione negli Stati Uniti: "Con profonda soddisfazione accolgo la notizia di questo imminente collegamento Pescara-Roma che ricongiungerà il mondo e, dunque, le comunità dei nostri corregionali abruzzesi (e non solo) disseminati nei cinque continenti – ha detto Di Matteo - Si è finalmente sopperito a cancellazioni come quella del volo Pescara-Toronto con un volo che per tre volte al giorno, tutti i giorni, fungerà da ponte pe tantissime destinazioni grazie ad un unico biglietto e unico check da e per Pescara". Toronto, città con 800mila italiani e 80mila abruzzesi, sarà, infatti, una delle tante città collegate con Pescara. Ma anche – per proseguire con le città dove vivono tanti emigrati e discendenti – Boston, Buenos Aires, Caracas, Chicago, Johannesburg, Los Angeles, Miami, Montreal, Philadelfia, Rio de Janeiro o San Paolo del Brasile e in più tutte quelle del nord e sud Africa medio ed estremo Oriente, fino a Mosca, Pechino, Seul e Tokyo. Nelle 93 destinazioni sono compresi tutti i collegamenti Alitalia e il vecchio Sky Team (come Air France-Klm, Air Europa, China o Delta Airlines) e i nuovi partner Etihad, fra cui Air Berlin, Gol, Malaysia Airlines e Qantas. Ilmondo 24

 

 

 

 

 

Truffa Inca di Zurigo. Camusso: non c’è niente che coinvolga direttamente la Cgil

 

ROMA - Non so perché sono qui. Ha esordito così Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, che oggi al Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato, ha ribadito la totale estraneità del sindacato e dell’Inca nazionale alla truffa dell’Inca Zurigo.

A fare gli onori di casa il senatore Micheloni (Pd), presidente del Cqie, che ha tenuto a precisare come l’indagine conoscitiva sui patronati all’estero, avviata dal Comitato, mira ad acquisire elementi per “proporre misure di riforma dei patronati e salvaguardare così i loro servizi, che altrimenti potrebbero essere da alcuni messi in discussione”.

Vittime della truffa Giacchetta – nome che viene evocato ma mai pronunciato – sono sia i pensionati che l’Inca Cgil, ha aggiunto Micheloni. “Non siamo giudici e non abbiamo intenzione di intervenire come tali, ma ci siamo impegnati con le vittime per fare delle domande a lei, perché questa vicenda percepita dalla comunità come problema delle istituzioni italiane che ci coinvolge un po’ tutti”.

Quindi la parola è passata a Susanna Camusso.

“Terrei a dire che rappresento una organizzazione sempre molto attenta alla cortesia e al rispetto istituzionale, ma non capisco perché il Cqie chiede un incontro ad una organizzazione che ha rapporti indiretti in questa vicenda, né per altro trovo nella ricostruzione coerenza con quanto è a nostra conoscenza”.

Ricordato che “l’associazione Inca Svizzera, da noi promossa, ha un accordo di convenzione internazionale” e in quanto tale “ha subito una vera e propria truffa da parte di un direttore di uno degli uffici dell’associazione”, cioè quello di Zurigo, Camusso ha precisato che “noi ne siamo venuti a conoscenza nei passaggi che prima indicavo – la catena di associazione che c’è tra noi e loro – dopo che il Consolato svizzero ha fatto presente che risultavano dei problemi. Ciò ha determinato la scoperta da parte dell’associazione Inca Svizzera che il direttore operava personalmente: al di fuori dell’associazione Inca Svizzera, al di fuori del data base dell’Inca Svizzera, al di fuori della statistiche che Inca Svizzera è tenuta a fare per legge, con un conto corrente personale che utilizzava con un sigla diversa, ma che poteva richiamare quella dell’Inca Svizzera”.

La truffa ai danni dei pensionati si è prodotta perché “versamenti previdenziali che dovevano essere fatte da casse di previdenza svizzere” finivano nel conto corrente personale di Giacchetta, invece che in quello dei pensionati.

Una truffa “evidentemente individuale” che ha penalizzato l’Inca Svizzera visto che “ha messo in discussione anni e anni di operato trasparente e utile per gli italiani all’estero e in Svizzera, in particolare”.

Tant’è che “quando l’associazione Inca Svizzera ne è venuta a conoscenza, ha anche provato ad aiutare i pensionati, e in qualche caso c’è anche riuscita, in altri no”. Da quando è scoppiato il caso, “abbiamo sempre inviato rappresentanti Inca – non Cgil – per suggerire comportamenti: dico “suggerire” perché (i patronati all’estero - ndr) sono entità che hanno autonomia giuridica propria e quindi autonomia d’azione”. Suggerimenti che, ha sottolineato Camusso, “sono stati ascoltati: alcune vittime ricorrendo contro le casse previdenziali che hanno permesso che questa truffa fosse possibile sono state risarcite. Abbiamo indicato il canale corretto da seguire” e invece “ci siamo ritrovati di fronte ad un Comitato (il Comitato Difesa Famiglie presieduto da Marco Tommasini - ndr) con un presidente che ha seguito i nostri consigli, e che quindi è stato risarcito, ma che usa due pesi e due misure: una per sé e una per gli altri; e che sostiene una cosa che non è possibile: e cioè che non ci fosse l’autonomia delle singole associazioni, ricorrendo contro l’Inca Svizzera”.

Questo, ha aggiunto Camusso, “ha determinato una cosa che, ahimè, succede con grande frequenza: di fronte a richieste che venivano da una parte dei casi a sfavore dell’associazione Inca Svizzera quest’ultima non è stata in grado di rispondere e ciò, in base alle legge svizzera, ha portato al suo fallimento”.

“Questo sul versante dell’andamento giudiziario: ovviamente bisogna dire anche che quel fallimento ha determinato – e noi ne siamo amareggiati – il licenziamento dei lavoratori nelle varie sedi dell’associazione Inca Svizzera, oltre che la perdita dell’attività di quella associazione. Questo percorso – ha ribadito Camusso – è stato seguito dall’associazione con regolari comunicazioni sia al Ministero del Lavoro che alla Farnesina, quindi con regolare documentazione e comunicazione di tutti i passaggi, in quanto, giustamente, l’associazione pensa di essere vittima di una truffa”.

“Capisco che ci possa essere una amarezza perché si è determinato il fallimento, ma tutti noi seguiamo le leggi che ci sono nei singoli contesti e ne sopportiamo le conseguenze”, ha proseguito Camusso. “Dobbiamo anche dire che spesso il Cdf ha cercato di coinvolgere altre istituzioni, a partire dall’Inca Nazionale, non riuscendo ad ottenere in sede giudiziale questo riconoscimento”. In più, ha annotato il segretario Cgil, il Cdf ha sbagliato avvocati: “noi siamo a conoscenza del fatto che dei legali che mano a mano hanno accompagnato il Comitato, uno è stato espulso dalla lista dei legali accreditati dal Consolato di Zurigo per ragioni a voi note, per appropriazioni indebita di somme destinate agli assistiti; un secondo è stato coinvolto nelle indagini Mokbel e Banda della Magliana; un altro sospeso dopo mesi dall’ordine per la truffa perpetrata insieme a un Senatore della Repubblica ai patronati Enas in Croazia e Argentina ai danni dell’Inps”. Insomma, “il contesto non è stato sempre dei migliori da questo punto di vista e, ,quindi forse sono anche consigliati male nelle iniziative che hanno assunto man mano”.

“Tant’è – ha detto ancora Camusso – che in realtà allo stato attuale che risulti all’Inca nazionale non vi è alcuna causa individuale nei confronti dell’Inca e del Ministero del lavoro, mentre non ci sono esistono cause del Comitato perché sono state sistematicamente decadute per i fatti che vi ho detto. Vorrei sottolineare inoltre che di fronte a procedimenti giudiziari il patronato da noi promosso si avvale di consulenza e attività dei legali e che è lì che si cercano delle intese: è quello il luogo a cui rivolgersi. Non vi può essere il coinvolgimento di organizzazioni che non hanno titolo”.

Quindi, alla domanda se la Cgil sia titolare e gestisca in proprio associazioni estere la risposta è “no”, così come “non è titolare del patronato nazionale”. È “promotrice” della “struttura patronato”, rete che “è costruita attraverso di associazioni che hanno responsabilità e autonomia”. Tant’è vero che “la loro quota di attività quando viene statisticata, per essere finanziata dal Paese, ha una amministrazione autonoma rispetto alle altre attività”.

Insomma, “non c’è niente che coinvolga direttamente la Cgil”.

Concludendo, Camusso ha fatto presente che “dopo il fallimento dell’Inca Svizzera, una serie di comunità di italiani hanno ripromosso – nella loro veste di associazioni di tipo culturale o di vario genere – hanno chiesto la convenzione con il patronato e in tre casi – Berna, Basilea e Bellinzona – sono nate associazioni che non hanno alcuna presenza – né negli incarichi né le stesse associazioni che avevano costituito ai tempi l’Inca Svizzera - riconducibile alla associazione precedente. Sommessamente dico che ci ha stupito il fatto che negli incontri del Cqie a Zurigo sono stati chiamati tutti i patronati ma non le rappresentante territoriali Inca ricostituite in Svizzera”. (aise 24)

 

 

 

 

Il governo battezza la nuova Rai

 

Arriva al consiglio dei ministri la riforma della Rai targata Renzi. Prevede di sostituire il sistema di governance attuale con un consiglio di amministrazione di sette membri di cui quattro espressi dal Parlamento, uno dall'azionista cioè il ministero dell'Economia, uno che rappresenta i dipendenti. Più un amministratore delegato con pieni poteri indicato anche questo dal ministero dell'Economia cioè dal governo. Ed è questo il punto più critico della riforma perché molti sostengono che il legame tra il governo e l'azienda Rai continuerebbe ad essere troppo diretto. Insomma una Rai troppo legata a Palazzo Chigi. Le critiche vengono naturalmente dall'opposizione, ma anche dall'interno del Pd. Cuperlo per esempio parla della necessità di un filtro attraverso lo strumento di un consiglio di sorveglianza che farebbe da intermediario tra l'azionista e il consiglio di amministrazione che però sarebbe ridotto a tre membri soltanto. Un altro tema caldo che coinvolge i rapporti tra Renzi e la sua opposizione interna è la trattativa sulla riforma della legge elettorale che lunedì sarà discussa e votata nella Direzione Pd. Renzi vuole arrivare all'approvazione dell'Italicum prima delle Regionali del 31 maggio. La minoranza continua a chiedere modifiche, cioè che diminuisca il numero degli eletti nominati dai partiti e aumentino quelli scelti dagli elettori. Renzi però è deciso a non cambiare più neanche una virgola della legge che a Montecitorio diventerà definitiva. Il premier vuole evitare assolutamente che l'Italicum torni al Senato dove ricomincerebbe la battaglia a colpi di emendamenti e voti segreti rimandando la legge in alto mare. Alla Camera (e in Direzione) il presidente del consiglio ha i numeri per far approvare la legge elettorale, ma sarà importante il comportamento di quei deputati di Forza Italia che, con Verdini, vogliono ancora tenere fede al Patto del Nazareno e voteranno con la maggioranza. GIANLUCA LUZI  LR 27

 

 

 

 

 

Lingua e cultura italiana. La risposta del sottosegretario Benedetto Della Vedova ad una interrogazione parlamentare

 

Rilascio di visti per studio della lingua italiana- La normativa prevede che gli operatori degli uffici visti all'estero effettuino anche una valutazione del rischio migratorio

 

Nel rispondere in Commissione Esteri della Camera ad una interrogazione della deputata Eleonora Cimbro del Pd (cofirmatari gli eletti all’estero per il Pd Fabio Porta, Laura Garavini e Francesca La Marca) il sottosegretario Benedetto Della Vedova ha chiarito che il visto di studio può essere concesso agli stranieri che intendano recarsi nel nostro Paese per frequentare corsi di apprendimento o perfezionamento della lingua e della cultura italiana presso Università italiane o altre Istituzioni pubbliche o private. La richiesta di visto deve soddisfare i requisiti previsti dalla legge e può riguardare soggiorni di breve o lungo periodo.

Per i cittadini di Paesi esenti dall'obbligo del visto per soggiorni nello spazio Schengen fino a 90 giorni, i visti di studio di lungo soggiorno sono in genere concessi con massima speditezza, in presenza dei requisiti previsti, essendo generalmente escluso in questi casi un rischio di immigrazione illegale.

Per i cittadini di Paesi ad obbligo di visto per corto soggiorno la normativa prevede invece che venga valutata, caso per caso, la presenza di un rischio migratorio e verificato il reale scopo del viaggio. Tale cautela è giustificata anche dal fatto che numerose domande di visto di studio per la frequenza di corsi di lingua italiana in Italia nascondono tentativi di elusione della normativa migratoria, e che la frequenza del corso di lingua è in realtà un pretesto per altri scopi non previsti dalle norme in vigore.

Nel 2006 il Mae ha fornito alle rappresentanze diplomatico-consolari indicazioni sui requisiti e le condizioni per la concessione dei visti di studio. Tali indicazioni sono state poi consolidate e sostituite da quelle contenute nella circolare ministeriale n. 1 del 31 luglio 2014, che costituisce oggi il riferimento più aggiornato in tema di visti d'ingresso.

Per assicurare una corretta e omogenea applicazione della normativa sui visti – inclusi quelli per studio – il ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale pone in essere una costante opera di vigilanza sull'operato degli uffici consolari. Un'uniforme disciplina della materia non implica tuttavia che vi debbano essere degli automatismi nei rilascio dei visti per studio. La normativa prevede infatti che gli operatori degli uffici visti all'estero effettuino una valutazione del rischio migratorio, che non potrà non tener conto delle caratteristiche di ciascun richiedente.

In conclusione il sottosegretario Della Vedova ha riferito che nel 2014 sono stati emessi dalla nostra rete diplomatico-consolare 51.878 visti per studio, con un aumento del 7,5 per cento rispetto all'anno precedente. I visti di studio per la frequenza di corsi di lingua italiana sono stati invece 4.365 (+54 per cento rispetto al 2013). Dati - ha osservato Della Vedova - sicuramente positivi che dimostrano da un lato l'attrazione che il nostro Paese e il suo sistema educativo continua ad esercitare nei confronti degli studenti stranieri, e dall'altro l'impegno delle nostre 167 sedi diplomatico-consolari per assecondare la crescente domanda di lingua e cultura italiana.

L’interrogante. Eleonora Cimbro, si è dichiarata assai soddisfatta della risposta del Governo, rilevando come la circolare ministeriale del 31 luglio 2014 presenti una casistica molto più aggiornata rispetto a quella previgente del 2006.

(Inform 27)

 

 

 

 

 

 

Un qualificante volontariato

 

Col prossimo mese, comunichiamo che l’Organigramma dell’Osservatorio Emigrazione Italiana nel Mondo (O.E.I.M.) sarà integralmente operativo con lo scopo d’offrire ai Connazionali, agli Enti ed alle Associazioni italiane nel mondo, aggiornamenti e consigli sul fronte socio/economico nazionale. L’O.E.I.M. intende promuovere uno strumento utile a chi ci segue per mettersi in contatto e poter dialogare.

 

Riteniamo, infatti, che questa iniziativa focalizzi aspetti fondamentali della vita nazionale dentro e fuori i confini del Bel Paese. Bisogni che, tuttavia, non si escludano altre realtà etniche. L’Organigramma che è stato presento, per ora, risulta essenziale. Ci sarà tempo per entrare nello specifico degli argomenti d’interesse.

 

In questo modo, riteniamo che sia stato ridotto lo “scoglio” dei rapporti tra le varie Generazioni di Connazionali nel mondo. Il voler promuovere l’aggregazione, riconosciuto il processo d’integrazione con la realtà dei Paesi ospiti, ci sembra il mezzo migliore d’offrire uno spirito aggregante che è importante per ogni Comunità italiana all’estero.

 

Da parte nostra, abbiamo voluto riportare questo progetto d’informazione e comunicazione che tenta di superare le incertezze dei tempi che non sono facili neppure all’estero. Sarà nostra premura ampliare l’informazione appena possibile. Confidiamo che iniziativa sia accolta come un’altra testimonianza della volontà di servizio. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Consiglio generale Pugliesi nel mondo, il bilancio di tre anni in una lettera a Vendola e Introna

 

Vendola : “Pugliesi nel mondo, comunità in movimento che sa rappresentare e narrare la Puglia che ha nel cuore”. Introna: “Comunità e associazioni onorano la nostra regione con il loro impegno”

 

BARI – Il prossimo 31 maggio si voterà anche in Puglia per il rinnovo del governo regionale .  Ma non volge al termine il mandato del Consiglio generale dei Pugliesi nel mondo  (insediatosi il 28 ottobre 2011 l’attuale Cgpm resterà in carica fino al 29 settembre 2016), che in una lettera al presidente della Regione Nichi Vendola e al presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna, tira un bilancio del lavoro svolto in favore delle comunità dei pugliesi all'estero nei tre anni trascorsi dall’insediamento.

Nella missiva vengono riepilogate le  iniziative di questi anni, frutto della sinergia tra il Consiglio dei pugliesi nel mondo , gli uffici regionali, l'Assessorato di Elena Gentile e il network delle associazioni di pugliesi nel mondo. Allo stesso tempo, attraverso questa lettera, i due vicepresidenti del Cgpm Giovanni Mariella e Alessandro Calaprice, hanno voluto rappresentare le tante sfide che il domani impone, prima tra tutte, la nuova emigrazione all'estero dei giovani pugliesi (Lettera Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo  )

Al Cgpm il presidente Vendola ha risposto a sua volta con una lettera nella quale si sottolina come i pugliesi nel mondo siano  “una comunità in movimento che sa rappresentare e narrare la Puglia che ha nel cuore” e come in questi anni “innovative” politiche regionali in favore dei corregionali  abbiamo costruito “un modello virtuoso in cui l'interazione tra marketing territoriale e comunità di pugliesi nel mondo costituisce l'elemento vincente di un'efficace strategia di internazionalizzazione”.  La lettera di Vendola ai pugliesi nel mondo si conclude rammentando “che la nostra Puglia è terra di mescolanza, da cui si parte e si approda, è terra da cui sono germogliati frutti che hanno prodotto un buon seme, buono da piantarsi in qualunque terra”.

Dal canto suo il presidente Introna ha espresso “vivo apprezzamento per il lavoro svolto” in questi anni dal Cgpm e ha salutato “le associazioni rappresentate nel Consiglio e le comunità del popolo pugliese migrante, che da sempre onorano la nostra Regione col loro impegno e lavoro”. (Inform 25)

 

 

 

 

 

L’emigrazione della Calabria: un volume della Migrantes

 

“L’emigrazione della Calabria. Percorsi migratori, consistenze numeriche ed effetti sociali” di Francesco Carchedi e Mattia Vitiello

 

ROMA - Un secolo di storia dell’esperienza migratoria calabrese viene analizzato nel volume “L’emigrazione della Calabria. Percorsi migratori, consistenze numeriche ed effetti sociali”  di Francesco Carchedi e Mattia Vitiello, edito dalla Tau nella collana dei “Quaderni” della Fondazione Migrantes.

Il volume parte dall’esodo migratorio dalla Calabria, durante il periodo della “Grande emigrazione”, esaminando poi i diversi periodi storici per arrivare alla realtà odierna e alla ricca diversificazione e impegno dei calabresi nel mondo attraverso l’associazionismo.  L’emigrazione italiana è “geneticamente tipicizzata dalle diverse identità regionali dei soggetti migranti che portano con sé un bagaglio culturale che si diversifica a seconda del territorio e della regione”, scrive nella presentazione il direttore della Migrantes Mons. Giancarlo Perego. E la Calabria, insieme alla Liguria e al Veneto si può ritenere l’avanguardia dei flussi migratori: inizialmente verso i paesi transoceanici (Usa, Brasile, Argentina) e in seguito verso il Nord Europa (Francia, Germania e Svizzera) e in misura ridotta verso Gran Bretagna e Belgio. Ma non solo: la Calabria è stata “molto attiva” anche nei flussi migratori “interni”, in particolare verso quello che veniva chiamato il “triangolo industriale” (Milano, Torino Genova) e verso Roma.

Oggi, scorrendo i dati del Rapporto “Italiani nel Mondo” della Migrantes sarebbero 375.805 i calabresi residenti all'estero: il 48,1% sono donne, il 12,3% ha un’età inferiore ai  17 anni, il 21,5% ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni, il 22,1% ha un’età compresa tra i 35 e i 49 anni, il 20,2 % tra i 50 e i 64 anni, il 23,8% ha più di 65 anni mentre il 31,4% è nato all'estero.

Il volume, attraverso dati statistici e materiale documentale e bibliografico, oltre agli aspetti relativi all’emigrazione calabrese, poggia l’attenzione anche alla recente immigrazione che interessa, a partire dall’ultimo decennio,  alcune particolari aree della regione in maniera anche strutturale. Il volume può essere richiesto alla Fondazione Migrantes (segreteria@migrantes.it) o  anche attraverso il sito della editrice TAU www.editricetau.com. Raffaele Iaria

 

 

 

 

 

 

Alla nona edizione il Premio Pietro Conti “Scrivere le Migrazioni”. Scadenza 31 luglio 2015. Il bando di concorso

 

ROMA -  Il premio Pietro Conti "Scrivere le Migrazioni", promosso da Filef e Regione Umbria, nacque per dare voce alle donne e agli uomini protagonisti dell’emigrazione italiana, per conservarne la memoria rendendola patrimonio di tutti. Negli anni il Premio Pietro Conti, giunto alla nona edizione, è diventato sempre di più un territorio libero di scrittura, che ha come unica frontiera quella dell’esperienza di chiunque lasci il proprio Paese alla ricerca di una vita migliore, di tutti i migranti. Il premio ha una cadenza biennale e due sezioni di concorso: Narrativa e memorialistica; Studi e ricerche. La scadenza è il 31 luglio 2015.

Qui di seguito il testo del bando di concorso.

Articolo 1

La Regione Umbria bandisce la nona edizione del Premio “Pietro Conti”, intitolato al primo Presidente della Giunta Regionale dell’Umbria, il quale si impegnò con coerenza e con passione, sia a livello regionale che nazionale, per il riconoscimento e la tutela dei diritti dei cittadini migranti.

La Regione si avvale della collaborazione della FILEF (Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e Famiglie) per la promozione e diffusione del bando, la raccolta degli elaborati e l’organizzazione della premiazione; della collaborazione dell’ISUC (Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea) e del Museo regionale dell’Emigrazione “Pietro Conti” per la pubblicazione e diffusione del volume contenente gli elaborati premiati e segnalati e per la sua utilizzazione a fini didattici.

Articolo 2

Il premio “Pietro Conti” prevede due sezioni:

NARRATIVA/MEMORIALISTICA, avente ad oggetto racconti o descrizioni in forma letteraria, fatti, situazioni, stati d’animo ed esperienze di vita nel contesto migratorio, ovvero biografie, autobiografie che descrivano, con la precisione e i riferimenti dovuti, esperienze migratorie autenticamente vissute e realmente accadute.

STUDI E RICERCHE, aventi per oggetto l’emigrazione italiana e l’immigrazione in Italia svolti in qualsiasi università, centro di ricerca ed istruzione superiore italiana o straniera o da singoli studiosi. In questo caso, ove il lavoro fosse redatto in lingua straniera o fosse di dimensione ed ampiezza eccedenti quanto specificato dal successivo Articolo 4, il concorrente dovrà, a sua cura, inviare un estratto in lingua italiana non superiore alle 15 pagine corredato della bibliografia e di una scheda informativa sul lavoro da cui proviene.

Articolo 3

Può partecipare al premio “Pietro Conti” chiunque sia interessato sia che risieda in Italia o all’estero.

Articolo 4

Gli elaborati dovranno essere inediti, dattiloscritti in lingua italiana per un massimo di 55.000 caratteri, spazi inclusi, pena l’esclusione dalla valutazione e dovranno recare esplicitamente nell’intestazione, accanto all’eventuale titolo, la sezione alla quale intendono concorrere (a. Narrativa/Memorialistica; b. Studi e Ricerche).

Articolo 5

Gli elaborati dovranno pervenire, in triplice copia anonima e in versione Word su CD, alla Segreteria del Premio “Pietro Conti”, presso la Filef – Viale di Porta Tiburtina, n. 36 - 00185 Roma – Italia, entro e non oltre il 31 luglio 2015 accompagnati da una busta chiusa contenente le indicazioni anagrafiche e un breve curriculum personale dell’Autore. Gli elaborati non verranno restituiti agli Autori.

Articolo 6

La Giuria del Premio è composta da 7 esperti: 3 nominati dalla Regione Umbria, 2 dalla Filef e 2 dall’Isuc. L’assegnazione dei premi e la proclamazione dei vincitori avverrà con voto a maggioranza dei componenti. L’operato della Giuria è insindacabile. La Giuria, per ciascuna sezione, potrà assegnare premi ex equo. In tal caso i relativi importi saranno equamente suddivisi. Altri elaborati, che per le loro caratteristiche letterarie, di documentazione o di ricerca risultino avere un pregio significativo, potranno essere segnalati dalla Giuria per essere pubblicati insieme agli elaborati vincitori delle due sezioni del concorso.

Articolo 7

I premi ammontano complessivamente a € 5.000,00 così ripartiti: Sezione Narrativa/Memorialistica € 2.500,00 (€ 1.500 al vincitore, € 1.000 al secondo classificato); Sezione Studi e Ricerche € 2.500,00 (€ 1.500 al vincitore, € 1.000 al secondo classificato). Agli interessati verrà data comunicazione scritta. I vincitori garantiscono la loro presenza alla cerimonia di premiazione che si terrà in Umbria.

Articolo 8

La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale del presente bando e, in particolare, la cessione dei diritti d’autore e della proprietà letteraria alla Filef, all’Isuc e alla Regione dell’Umbria, che potranno utilizzarli liberamente citandone l’autore.

Per informazioni:  FILEF — Segreteria Premio Pietro Conti:  Viale di Porta Tiburtina, 36 - 00185 Roma, Italia - Tel +39 06 484994 - Email: segreteriafilef@yahoo.it. (Inform 24)

 

 

 

 

EuGH: EU-Ausländer haben möglicherweise Anspruch auf Hartz IV

 

Der Generalanwalt des EuGH hat gefordert, EU-Ausländern Hartz-IV-Leistungen nicht grundsätzlich zu versagen. Dies sollte zumindest dann gelten, wenn sie eine gewisse Zeit in Deutschland gearbeitet haben. Ein entsprechender Schlussantrag könnte nun die Weichen stellen.

                                      

Der Generalanwalt des Europäischen Gerichtshofs (EuGH) hat dafür plädiert, dass arbeitsuchende EU-Ausländer in bestimmten Fällen Anspruch auf Hartz-IV-Leistungen haben sollten.

Falls ein EU-Ausländer mehr als drei Monate in Deutschland lebt und hier bereits gearbeitet hat, sollte ihm Hartz IV nicht automatisch verweigert werden, falls er dann arbeitslos wird, heißt es in den am Donnerstag in Luxemburg vorgetragenen Schlussanträgen von Generalanwalt Melchior Wathelet. Der Gerichtshof übernimmt diese Anträge zumeist. Das Urteil wird in einigen Monaten erwartet (Az: C-67/14).

Wathelet zufolge können EU-Ausländer von Hartz IV jedoch ausgeschlossen werden, wenn sie nach Deutschland kommen, um hier erst noch nach Arbeit zu suchen. Keinen Anspruch auf staatliche Sozialleistungen haben demnach auch jene, die in die Bundesrepublik einreisen, "ohne Arbeit suchen zu wollen". Mitgliedsstaaten seien zu solch einem Ausschluss berechtigt, "um das finanzielle Gleichgewicht der nationalen Systeme der sozialen Sicherheit zu erhalten", hieß es zur Begründung.

Verweigerung von Sozialleistung verstößt gegen Gleichheitsgrundsatz

Im Ausgangsverfahren soll der Gerichtshof entscheiden, ob der klagenden EU-Bürgerin N. Alimalovic Hartz IV verweigert werden darf. Die Frau war aus dem bosnischen Bürgerkrieg einst nach Deutschland geflohen, hatte dann einen Schweden geheiratet und so eine EU-Staatsbürgerschaft bekommen. Nach der Trennung zog sie mit ihren drei Kindern zurück nach Deutschland und hatte in Kurzzeit-Jobs immer wieder Arbeit. Ab Herbst 2011 bekam sie dann Hartz-Leistungen. Doch die stoppte das Jobcenter in Berlin-Neukölln dann mit Verweis auf deutsches Recht, wonach Ausländer, die sich hier nur zur Arbeitssuche aufhalten, keinen Anspruch auf Hartz IV haben.

Wathelet zufolge ist Hartz IV zwar in erster Linie eine Sozialleistung. Es verstoße aber "gegen den Gleichheitsgrundsatz", wenn ein EU-Ausländer automatisch davon ausgeschlossen wird, der zuvor weniger als ein Jahr gearbeitet hat und danach mehr als sechs Monate arbeitslos war. Die Betroffenen sollten in solchen Fällen weiter Hartz IV bekommen, wenn sie nachweisen können, dass sie in der Zeit der Arbeitslosigkeit "effektiv und tatsächlich" Arbeit gesucht haben.

Eigenes Aufenthaltsrecht für EU-Ausländer, wenn ihre Kinder hier zu Schule gehen

Der Generalanwalt plädiert aber über die Fragen des Bundessozialgerichts hinaus dafür, diesen EU-Bürgern auch unabhängig von ihrer Arbeitslosigkeit Sozialhilfe zu gewähren, wenn ihre Kinder hier nachweislich regelmäßig zur Schule gehen. Eltern und deren Kinder hätten in solchen Fällen ein eigenes von der Arbeitssuche unabhängiges Aufenthaltsrecht, denn das Unionsrecht verleihe "diesen Kindern ein Recht auf Zugang zur Ausbildung" und damit auch zum Aufenthalt.

Für den Ausgangsfall der Mutter und ihrer zwei schulpflichtigen Kinder könnte dies laut Wathelet bedeuten, dass sie Anspruch auf Sozialhilfeleistungen haben. Die Ausschlussklausel im deutschen Sozialgesetzbuch gelte für diese Fälle nicht, weil sie sich ausschließlich auf arbeitsuchende EU-Ausländer bezieht.

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AFP/nsa/AA 27

 

 

 

 

Studie - Deutschland braucht mehr Zuwanderung aus Nicht-EU-Raum

 

Berlin  - Deutschland braucht nach einer Studie in den nächsten Jahrzehnten immer mehr Zuwanderung aus Ländern außerhalb der Europäischen Union (EU).

Das derzeitige Rekordhoch beim Zuzug von Menschen aus EU-Staaten werde sich auf Dauer nicht halten lassen, heißt es in einer am Freitag veröffentlichten Studie der Bertelsmann-Stiftung. Bis 2050 würden daher durchschnittlich netto zwischen 276.000 und 491.000 Einwanderer pro Jahr aus Nicht-EU-Staaten benötigt, um das hiesige Wirtschafts- und Wohlstandsniveau abzusichern. Angesichts dessen sprach sich Stiftungsvorstand Jörg Dräger für ein Einwanderungsgesetz aus.

"Deutschland ist in den kommenden Jahrzehnten mehr denn je auf Zuwanderung angewiesen", heißt es in der Studie. Ohne Einwanderer würde demnach die Zahl von Menschen im erwerbsfähigen Alter bis 2050 von heute rund 45 Millionen auf unter 29 Millionen sinken. "Diese Lücke ist ohne Zuwanderung nicht zu schließen", formulierten die Autoren. Selbst wenn die gesetzliche Rente erst ab einem Alter von 70 Jahren gezahlt würde und genauso viel Frauen wie Männer arbeiteten, stiege die Zahl der Erwerbsfähigen in Deutschland nur um 4,4 Millionen.

Das derzeitige Rekordhoch bei Zuwanderern aus EU-Ländern von rund 300.000 netto im Jahr 2013 wird der Studie zufolge nicht auf Dauer zu halten sein. Ein Grund dafür sei, dass die gesamte Union in Zukunft mit schrumpfenden Bevölkerungszahlen kämpfen müsse. Das bedeute in der Konsequenz, dass der Bedarf an Menschen aus Ländern außerhalb der Union kräftig steige. Im Jahre 2013 kamen aus diesem Raum nur 140.000 Menschen nach Deutschland. Daher sollten die Anstrengungen zur Anwerbung von qualifizierten Arbeitskräften in Ländern außerhalb Europa erhöht werden, heißt es in der Studie. (Reuters 27)

 

 

 

Flüchtlingshilfswerk UNHCR

 

Konflikte im Nahen Osten führen zu höchsten Asylbewerberzahlen seit 22 Jahren

Rund 866.000 Asylanträge wurden laut UN-Hilfswerk im vergangenen Jahr gestellt. Das ist ein 22-Jahres-Hoch! Im Jahr 2013 hätten die Behörden noch 597.000 Gesuche gezählt. Die Liste der reichen Länder mit den meisten Anträgen führen Deutschland, USA und die Türkei an.

 

Deutschland hat im vergangenen Jahr zum zweiten Mal in Folge die meisten Bewerbungen um politisches Asyl in einer Gruppe von 44 reichen Staaten erhalten. Rund 173.000 Asylanträge seien 2014 bei deutschen Behörden eingegangen, teilte das Flüchtlingshilfswerk UNHCR am Donnerstag in Genf mit. Bereits im Jahr 2013 sei Deutschland mit 110.000 Asylbewerbungen das reiche Land mit der höchsten Antragszahl gewesen.

Die vielen Konflikte in Ländern wie Syrien und Irak hätten die Zahl der Asylbewerbungen in den reichen Staaten 2014 auf den höchsten Stand seit 22 Jahren steigen lassen, erklärte das UN-Hilfswerk. Rund 866.000 Anträge seien im vergangenen Jahr gestellt worden. Ein Jahr zuvor, 2013, hätten die Behörden noch 597.000 Gesuche gezählt.

UN-Hochkommissar appelliert an reiche Staaten

Der UN-Hochkommissar für Flüchtlinge, António Guterres, forderte die wohlhabenden Staaten auf, den Opfern von Krieg und Gewalt großzügig zu helfen. Die verfolgten Menschen bräuchten Hilfe und Schutz, betonte Guterres.

Nach Deutschland seien im vergangenen Jahr die USA das Land mit den meisten Asylanträgen gewesen, hieß es. Rund 121.000 Bewerbungen seien bei US-amerikanischen Stellen registriert worden. Dahinter folgten 2014 laut UNHCR die Türkei mit 88.000 Asylanträgen, Schweden mit 75.000 Bewerbungen und Italien, wo 64.000 Gesuche eingingen.

Die Meisten fliehen aus Syrien

Menschen aus dem Bürgerkriegsland Syrien hinterlegten laut UNHCR 2014 die meisten Asylbewerbungen in den 44 untersuchten reichen Ländern, es waren fast 150.000. Auf den nächsten Plätzen folgten Iraker mit knapp 69.000 Asylgesuchen und Menschen aus Afghanistan mit fast 60.000 Bewerbungen. Bewerber aus Serbien und dem Kosovo hätten 56.000 Anträge gestellt. Mehr als 48.000 Gesuche seien von Menschen aus Eritrea in den reichen Staaten eingegangen.

Zu den 44 reichen Staaten, die in der Erhebung des UNHCR erfasst sind, gehören unter anderem alle Länder der EU, sowie die USA, Kanada, Australien und Japan. (epd/mig 27)

 

 

 

UN: Deutschland verzeichnet weltweit die meisten Asylbewerber

 

Die Industriestaaten haben im vergangenen Jahr nach Angaben des Flüchtlingshilfswerks der Vereinten Nationen (UNHCR) die höchste Zahl von Asylanträgen seit 22 Jahren verzeichnet. Von den insgesamt etwa 866.000 Erstanträgen auf Asyl seien die meisten in Deutschland registriert worden, teilte die UN-Behörde am Donnerstag in Genf mit.

Mit 173.000 Erstanträgen sei rund ein Fünftel auf Deutschland entfallen. Die Zahl der Asylanträge in den Industriestaaten sei im Vergleich zum Vorjahr um 45 Prozent gestiegen. Die Gründe dafür seien die Kriege in Syrien und im Irak wie auch andere bewaffnete Konflikte, Menschenrechtsverletzungen und sich verschlechternde Sicherheits- und humanitäre Bedingungen in vielen Staaten.

Im Verhältnis zur Einwohnerzahl sei Schweden das Land mit den meisten Asylbewerbern, gefolgt von Malta, Luxemburg, der Schweiz und Montenegro. Die Skandinavier hätten im Durchschnitt der vergangenen fünf Jahre 24,4 Asylsuchende pro 1.000 Einwohner verzeichnet, teilte das UN-Hilfswerk mit. Die Asylsuchenden seien nur ein kleiner Teil der Flüchtlinge. Ende 2013 seien 51,2 Millionen Menschen aufgrund von Krieg, Gewalt, Verfolgung und Menschenrechtsverletzungen auf der Flucht gewesen. Davon seien 33,3 Millionen Vertriebene innerhalb ihres Landes.

Unterdessen hat die EU fast 356 Millionen Euro bereitgestellt, um Deutschland in den kommenden Jahren in der Flüchtlings- und Asylpolitik sowie bei der Grenzsicherung zu unterstützen. 221,4 Millionen Euro kommen aus dem europäischen Asyl-, Migrations- und Integrationsfonds (AMIF), wie EU-Innenkommissar Dimitris Avramopoulos am Mittwoch mitteilte. Weitere 134,4 Millionen Euro stammen aus dem Fonds für die innere Sicherheit (ISF), über den unter anderem die Grenzkontrolle über den Einsatz moderner Technologien verbessert werden soll.

Insgesamt genehmigte die Kommission am Mittwoch 22 nationale Mehrjahresprogramme im Haushaltszeitraum 2014-2020 mit einem Gesamtwert von rund 1,8 Milliarden Euro. Deutschland erhielt dabei den drittgrößten Gesamtbetrag nach Frankreich (463,8 Millionen Euro) und Großbritannien (392,6 Millionen Euro). Im Laufe des Jahres sollen 36 weitere nationale Programme genehmigt werden. Insgesamt stehen aus den beiden Fonds bis 2020 rund sieben Milliarden Euro zur Verfügung.

Der Asyl-, Migrations- und Integrationsfonds (AMIF) unterstützt Mitgliedstaaten unter anderem bei der Erhöhung von Aufnahmekapazitäten für Flüchtlinge, der Verbesserung der Qualität von Asylverfahren, bei Rückkehrerprogrammen und der Integration von Migranten. Über die Mittel aus dem Fonds für die innere Sicherheit (ISF) sollen auch die grenzüberschreitende Zusammenarbeit bei der Strafverfolgung sowie die Möglichkeiten der Mitgliedstaaten verbessert werden, gegen Terrorismus, Drogenhandel, Cyberkriminalität, Menschenhandel und andere Arten der organisierten Kriminalität vorzugehen.

EurActiv.de AFP/rtr/dto 26

 

 

 

 

 

Flüchtlings-Kardinal regt neue Migrationspolitik in Europa an

 

Die große menschliche Herausforderung für Europa ist in diesem historischen Moment die Migration. Das denkt Kardinal Francesco Montenegro, der Erzbischof von Agrigent, den Papst Franziskus im Februar wegen seines Engagements für Flüchtlinge in den Kardinalstand erhoben hat. Montenegro, zu dessen Erzbistum die Insel Lampedusa zählt, sprach am Dienstag als Gesandter des Heiligen Stuhles vor dem Europarat in Straßburg. Die katholische Kirche wünsche, dass die Staaten Europas in der Frage der Migration „miteinander wirksame Maßnahmen“ treffen, sagte Montenegro. Die Frage drängt: In den reichen Staaten der Welt ist die Zahl der Asylanträge im Vergleich zum Vorjahr um 45 Prozent gestiegen, vermeldet das Flüchtlingshilfswerks der Vereinten Nationen (UNHCR).

„Es kommen ganze Bevölkerungen, und wenn ganze Bevölkerungen sich in Bewegung setzen, heißt das immer, dass eine neue Seite der Geschichte zu schreiben ist“, sagte Kardinal Montenegro nach seiner Rede im Europarat im Gespräch mit Radio Vatikan. Man könnte nicht wie der Vogel Strauß den Kopf in den Sand stecken und abwarten. „Die Realität ist schon da. Entweder wir gehen sie an, oder sie erdrückt uns.“ Der Kardinal denunzierte eine verengte Sicht auf die Globalisierung: Es sei schon merkwürdig, „wenn wir unter Globalisierung den Fluss von Waren und Geld verstehen, aber wenn es sich um Menschen handelt, schließen wir die Tore.“ Die neue Welt müsse eine Welt sein, die es versteht, Menschen aufzunehmen. Eine Welt, die abweist, auf Distanz hält und den anderen mit Misstrauen begegnet, ist nicht die Welt, die wir schaffen müssen.“

Vor den Vertretern des Europarates benannte der Kardinal einige der größten Herausforderungen: Notfallhilfe für Asylsuchende, Schaffung humanitärer Kanäle, um die bürokratischen Wege zu vereinfachen und die Haftzentren zu reduzieren; Schutz von allein reisenden Kinderflüchtlingen, Familienzusammenführung und schließlich Bekämpfung der irregulären Migration, um den Kampf gegen den Menschenschmuggel- und –Handel zu gewinnen.

Im Gespräch mit Radio Vatikan wandte sich der Kardinal auch gegen die heute in Europa gepflegte Regel des „Erstaufnahmelandes“, das sogenannte Dublin-Verfahren. In Wirklichkeit müssten jene Länder, in die die Migranten gehen wollen, sich auf deren Aufnahme vorbereiten, so Montenegro. In Sizilien gehen Zehntausende Flüchtlinge an Land, die meisten von ihnen wollten nicht in Italien bleiben, sondern zu Familienangehörigen in anderen europäischen Ländern, oder in Länder, in denen sie arbeiten können.

Montenegro plädierte vor dem Europarat dafür, die Migration als eine gewaltige Chance für den Kontinent zu begreifen. „Gerade meine Erfahrung als Bischof in Sizilien lässt mich ja so reden. Da kommen Leute, die in ihren Ländern nicht leben können, Leute, die nichts haben, aber auch andere mit Universitätsdiplom. Und Lampedusa lehrt mich genau das: es ist eine Straßenkreuzung geworden, wo jeder jeden trifft und wo jeder in der Begegnung mit dem anderen wirklich das beste von sich geben könnte. Man kann nicht einfach mit dem Syndrom der Angst leben, denn auch ich könnte den anderen Angst machen. In diesem Augenblick leben wir alle mit der Angst. Warum bauen wir nicht alles rund um die Aufnahme, den Empfang auf? Und wir Glaubenden auf die Liebe?“

(rv 26.03.)

 

 

 

Flugzeugabsturz in Südfrankreich. "Tragödie von schier unfassbarer Dimension"

 

Über die neuen Erkenntnisse zum Absturz der deutschen Passagiermaschine ist Bundeskanzlerin Merkel tief getroffen. Dadurch, dass der Co-Pilot die Maschine offenbar bewusst zum Absturz gebracht habe, werde "dieser Tragödie eine neue, schier unfassbare Dimension gegeben", erklärte sie in Berlin.

 

"Wir können kaum das Leid ermessen, das mit dieser Katastrophe über so viele Familien gekommen ist. Wir versuchen zu begreifen, was dort geschehen ist", sagte Bundeskanzlerin Angela Merkel in einer Ansprache vor der Presse im Bundeskanzleramt. "Heute nun haben uns Nachrichten erreicht, dass dieser Tragödie eine neue, eine schier unfassbare Dimension gegeben wird."

Die Auswertung der Audiodateien des Stimmrekorders durch deutsche und französische Ermittler hatte zu neuen Erkenntnissen über das Unglück geführt. Demnach soll der Co-Pilot das Flugzeug bewusst zum Absturz gebracht haben. Der Pilot soll das Cockpit verlassen haben. Später sei ihm der Zugang zurück ins Cockpit verweigert worden.

Umstände restlos aufklären

Da noch nicht alle Hintergründe des Unglücks bekannt seien, sei es wichtig, dass weiter ermittelt werde, forderte Merkel. Bei ihrem Besuch des Unglückortes am Mittwoch in Südfrankreich habe sie zusammen mit dem französischen Präsidenten und dem spanischen Ministerpräsidenten den Einsatzkräften für ihre äußert schwierige Arbeit gedankt. "Und wir haben versprochen, dass wir von

Seiten unserer Regierungen alles tun werden, um zu helfen, alle Umstände dieses Absturzes restlos aufzuklären."

Den Angehörigen der Opfer, der Familien und Freunde, aber auch allen Bürger versicherte sie, dass die Bundesregierung und die deutschen Behörden alles Erdenklich tun würden, um die Ermittlungen zu unterstützen. "Das sind wir allen Menschen, die am Dienstag in dieser Katastrophe ihr Leben lassen mussten und ihren Angehörigen, die jetzt so schrecklich leiden, schuldig."

Die heutigen Nachrichten seien noch einmal eine fürchterliche Belastung für die Angehörigen der Opfer. "In dieser so leidvollen Stunde und in diesen so leidvollen Tagen denken wir noch einmal besonders an sie", sagte die Kanzlerin.

Dobrindt: Neue Erkenntnisse plausibel

Zuvor hatte Bundesverkehrsminister Alexander Dobrindt erklärt, dass für ihn die Bewertung der französischen Staatsanwaltschaft zum Absturz der Maschine plausibel seien. Nun hoffe man, den Flugdatenschreiben zu finden, um die Erkenntnisse zu den letzten Minuten des Fluges zu konkretisieren, sagte er in Berlin. Die Darstellungen der Staatsanwaltschaft seien "mehr als

erschütternd", so der Minister. Er stehe in ständigem Kontakt mit Experten vor Ort, seinen französischen Kollegen und der Deutschen Lufthansa, sagte Dobrindt. Ziel sei es, den Unfall aufzuklären und die richtigen Schlussfolgerung zu ziehen.

Gedenken im Bundestag

Mit einer Schweigeminute hatte der Bundestag am Donnerstagmorgen der Opfer des Flugzeugsabsturzes gedacht. Das Unglück habe Deutschland, Spanien und Frankreich in Schock und Schmerz vereint, sagte Bundestagspräsident Norbert Lammert zu Beginn der Sitzung.

Deutschland habe viel internationale Anteilnahme erfahren und sei dankbar dafür. Lammert dankte auch den Rettungs- und Bergungsmannschaften, die unter schwierigsten Bedingungen im Einsatz seien.

Merkel am Unglücksort

Am Mittwoch war die Bundeskanzlerin an den Unglücksort nach Südfrankreich gereist. In einer Pressebegegnung mit dem französischen Präsidenten François Hollande und dem spanischen Ministerpräsidenten Rajoy gedachte Merkel in Seyne-les-Alpes der Opfer des Absturzes: "Es ist eine wahrhafte Tragödie; das hat uns der Besuch heute noch einmal vor Augen geführt." Sie fuhr fort: "Den Familien und den Angehörigen aller Opfer wünsche ich viel Kraft, egal ob sie aus Deutschland kommen oder aus anderen Ländern."

Beispiellose Hilfsbereitschaft

Es seien nicht nur ihre Gedanken, die bei den Angehörigen, den Familien der Opfer und den Freunden der Opfer seien, sondern auch "und das ist das Bewegende am heutigen Tag, die Gedanken der Franzosen, aber vor allen Dingen der Menschen hier in dieser Region, die in einer beispiellosen Hilfsbereitschaft mit einem unglaublichen Engagement und einem großen Herzen hier Hilfe leisten." Den Angehörigen der Opfer versicherte sie, sie würden vor Ort aus vollem Herzen willkommen sein. "Und es wird alles getan werden, um zu versuchen, das Unfassbare, das geschehen ist, so weit wie möglich aufzuklären."

Die Kanzlerin schloss mit einem Wort des Dankes an den französischen Präsidenten: "Und lieber François – ein ganz herzliches Dankeschön im Namen von Millionen Deutschen, die das zu schätzen wissen und die wissen, dies ist gelebte deutsch-französische Freundschaft." Pib 26

 

 

 

 

Blockupy-Protesten in Frankfurt. Italiener in Haft

 

Ein italienischer Aktivist soll einen Stein auf einen Polizisten geworfen haben und sitzt seitdem in Untersuchungshaft. Der Italiener ist der einzige Blockupy-Demonstrant, der derzeit in Haft ist.

 

Ein italienischer Staatsbürger sitzt seit den Blockupy-Protesten in Untersuchungshaft. Ihm werde schwerer Landfriedensbruch und gefährliche Körperverletzung vorgeworfen, sagte Nadja Niesen von der Staatsanwaltschaft Frankfurt der FR. Er soll einen Stein auf einen Beamten geworfen haben, wie die Polizei mitteilte.

Der Student, der nach Angaben von Aktivisten in London studiert, sitze auf richterliche Anordnung in Untersuchungshaft, weil Fluchtgefahr bestünde, da er keinen deutschen Wohnsitz hat, erklärt Niesen. Der Italiener ist der einzige Blockupy-Demonstrant, der derzeit in Haft ist. Wie viele weitere Ermittlungsverfahren laufen, konnten Polizei und Staatsanwaltschaft noch nicht angeben.

Nach der Festnahme des jungen Mannes am Mittwochvormittag auf Höhe des Bürgeramtes auf der Zeil hatte die Staatsanwaltschaft einen Haftbefehl beantragt. Die Haftdauer ist dabei zeitlich grundsätzlich unbegrenzt, der Beschuldigte kann aber einen Haftprüfungstermin beantragen. Am Sonntag demonstrierten rund 70 Menschen in Preungesheim für seine Freilassung. Die Studierendenvertretung seiner Londoner Universität hat vor dem Gebäude der Hochschule ebenfalls eine Kundgebung veranstaltet und fordert, den Studenten auf Kaution freizulassen. Die „Student’s Union“ startete zudem in sozialen Medien unter dem Stichwort „#FreeFede“ eine entsprechende Kampagne. MARTÍN STEINHAGEN Fr 25

 

 

 

 

 

 

Gesetzesentwurf. Italienische Abgeordnete wollen Cannabis legalisieren

 

Das italienische Parlament beschäftigt sich mit der Legalisierung von Cannabis. Benedetto Della Vedova, der zugleich Senator im Parlament und Staatsekretär im Außenministerium ist, hat einen entsprechenden Antrag gestellt. Eine parteienübergreifende Zweckgemeinschaft von 60 Parlamentariern unterstützt den Vorstoß des Abgeordneten. Della Vedova will den Konsum "leichter Drogen", wozu er neben Alkohol und Tabak auch Cannabis zählt, "regeln, beschränken und bestrafen", zitiert ihn die Zeitung La Repubblica. "Das Problem ist nicht mehr, sich für oder gegen die Legalisierung auszusprechen, sondern einen Markt zu regeln, der bereits frei ist."

"Totales Scheitern"

Es ist allerdings eher unwahrscheinlich, dass die 60 Abgeordneten sich durchsetzen: Das italienische Parlament hat 630 Sitze. Allerdings erklärte kürzlich die mit Drogenhandel vertraute Nationale Anti-Mafia-Direktion (DNA) in ihrem Jahresbericht: "Man muss das totale Scheitern der repressiven Maßnahmen registrieren." Die gewaltigen Mengen an Geld und menschlicher Arbeitskraft sollten besser dem Kampf gegen harte Drogen zur Verfügung gestellt werden, dort sei ihr Einsatz sinnvoller.

Nach Angaben der DNA werden auf dem illegalen Markt in Italien jedes Jahr 1,5 bis 3 Millionen Kilogramm Cannabis verkauft - etwa 25 bis 50 Gramm pro Kopf, Kinder und Alte eingerechnet. Beschlagnahmt wurden davon zwischen Juli 2012 und Juli 2013 nur etwa 150.000 Kilo.

Vor gut einem Jahr hatte das italienische Verfassungsgericht ein Gesetz gekippt, das Cannabis mit Heroin gleichsetzte und für den Anbau und Verkauf von Cannabis bis zu 20 Jahren Gefängnis vorsah. Das Gesetz hatte zur völligen Überfüllung italienischer Gefängnisse beigetragen.

In Deutschland hat der Bundestag vergangene Woche über einen Gesetzesentwurf der Grünen zur kontrollierten Freigabe von Cannabis debattiert. Die Bundesregierung lehnt dies ab.

Ähnlich wie in Deutschland ist auch in Italien bisher der Konsum von Cannabis nicht strafbar, wohl aber der Besitz. Beim ersten Verstoß kann gegebenenfalls, wenn es sich um geringfügige Mengen zum persönlichen Gebrauch handelt, eine Warnung ausgesprochen werden.

Reportage: Kifferglück im Wartestand

Uruguay hat als erstes Land der Welt Cannabis vollständig entkriminalisiert. Nun soll das Gesetz umgesetzt werden, aber es stellt sich heraus: Ein Rauschmittel zu legalisieren ist gar nicht so einfach. Die Reportage aus Montevideo von Boris Herrmann exklusiv für Abonnenten - jetzt digital lesen. Sz.de 25

 

 

 

 

Begehrte Möbel. Von Lampedusa zum Designer

 

Man stelle sich Flüchtlinge vor, die über Lampedusa nach Deutschland kommen und Möbel designen, die heiß begehrt sind. Ihre Kunden: Restaurants, Cafés, Galerien, Museen und Privatpersonen aus ganz Deutschland. Unmöglich? Von Christine Xuân Müller

 

Eine kleine Möbelwerkstatt in Berlin-Kreuzberg zeigt neue Wege in der deutschen Flüchtlingspolitik auf. Im Projekt “Cucula – Refugees Company for Crafts and Design” bauen fünf Afrikaner zusammen mit zwei Deutschen seit einigen Monaten Stühle, Tische und Schränke nach italienischem Design.

Die Möbel sind derzeit heiß begehrt: Restaurants, Cafés, Galerien, Museen und Privatpersonen aus ganz Deutschland wollen sich mit den Berliner Flüchtlingsmöbeln ausstatten. “Anfragen kommen aus allen Ecken. Wir kommen gar nicht richtig hinterher, die Aufträge abzuarbeiten”, erzählt Corinna Sy, Designerin und eine der Projektleiterinnen.

Hergestellt werden Möbel nach Entwürfen von Enzo Mari. Der Designer entwickelte schon in den 1970er Jahren Do-it-yourself-Modelle. Sein Ziel war eine autarke Möbelproduktion beziehungsweise ein Gegenentwurf zur kapitalistischen Massenproduktion. Eine Sammlung seiner Bauanleitungen veröffentlichte er 1974 in seinem Buch “Autoprogettazione?” Der 82-Jährige gab im vergangenen Jahr dem Team die Erlaubnis zum Nachbau seiner Möbel. Seitdem werden in Berlin die italienischen Designklassiker gefertigt.

Auch auf namhaften Möbelmessen war das Cucula-Team präsent. In Mailand, Eindhoven, Köln und München stieß das Projekt auf großes Interesse. Angesichts der guten Nachfrage würde man bei normalen Unternehmen sagen, die Auftragsbücher sind voll. Vielleicht würden sogar neue Mitarbeiter eingestellt. Doch bei Cucula ist all das nicht möglich: Denn die afrikanischen Möbeltischler haben bislang keinen abschließend geklärten Aufenthaltsstatus in Deutschland. Sie dürften eigentlich gar kein eigenes Geld verdienen.

“Es wäre allerdings ziemlich absurd, wenn die Jungs Möbel herstellen, aber dafür nicht bezahlt werden”, sagt Sy. Um diese gesetzliche Klippe zu umschiffen, hat das Cucula-Team beschlossen, dass die fünf afrikanischen Flüchtlinge Ali, Maiga, Saidou, Moussa und Malik stattdessen in diesem Jahr Ausbildungsstipendien erhalten sollen. Die Werkstatt ist zudem offiziell kein Möbelbetrieb, sondern firmiert als Bildungsprogramm.

Das Geld dafür wurde Anfang des Jahres 2015 über eine Crowdfunding-Kampagne im Internet gesammelt. Als Mindestziel hatte sich das Cucula-Team die Summe von 70.000 Euro gesetzt. Damit sollten ein Jahr lang fünf Stipendien zu je 12.000 Euro sowie Verwaltungskosten von 10.000 Euro bezahlt werden.

Tatsächlich brachte die Crowd-Community aber rund 123.000 Euro auf. Hinzu kam eine größere Spende. Nun sei es möglich, den Werkstattbetrieb für ein Jahr sorgenfrei laufen zu lassen, erzählt Sy. Mit den Verkaufseinnahmen sollen zudem weitere Ausbildungsstipendien für andere Flüchtlinge finanziert werden.

Trotz der stabilen Finanzlage und der regen Nachfrage, steht die Flüchtlingswerkstatt immer noch auf wackligen Beinen. Die jetzigen Möbelbauer kommen ursprünglich aus Mali und Niger. Auf ihrer Flucht sind sie über die italienische Mittelmeerinsel Lampedusa bis nach Berlin gereist. Zwei von ihnen haben zeitweise in einem Protestcamp am Berliner Oranienplatz gelebt. Ihr Antrag auf ein Bleiberecht liegt seit Monaten zur Bearbeitung bei der Ausländerbehörde. Ohne Bleiberecht bekommen sie auch das Cucula-Stipendium nicht ausgezahlt.

“Die Gefahr einer Abschiebung ist nach wie vor groß”, sagt Sy. Trotzdem ist das Team optimistisch. Denn Cucula versucht, eine Aufenthaltsgenehmigung für die afrikanischen Möbelbauer über ein Visum zu erlangen: “Wir sind etwas zwischen einem Möbelhersteller und einer Bildungswerkstatt. Dieses Konstrukt funktioniert nur mit Flüchtlingen. Das ist unser Geschäftsmodell.”

Das Wort “cucula” stammt aus der Hausa-Sprache aus West-Zentralafrika. Es bedeutet soviel wie “etwas gemeinsam machen” oder auch “aufeinander aufpassen”. Das Berliner Projekt will sichtbar machen, wie produktiv gemeinsames Handeln mit Flüchtlingen sein kann. In den nächsten Monaten soll sich zeigen, ob die Idee eine Chance bekommt. Voraussetzung dafür ist die Zustimmung der Ausländerbehörde. (epd/mig 26)

 

 

 

Welt ohne Hunger: Müller will neue "Grüne Revolution"

 

Mit Know-How deutscher Hochschulen und Unternehmen sollen Kleinbauern in Afrika produktiver werden und damit aus der Armut befreit werden, hofft Bundesentwickliungsminister Gerd Müller. © Thomas Trutschel / photothek

Bundesentwicklungsminister Gerd Müller will mit Grünen Innovationszentren "Made in Germany" den Welthunger bis 2030 ausradieren. Doch Kritiker warnen: Die großen Profiteure der neuen Sonderinitiative könnten die Falschen sein.

850 Millionen Menschen auf der Welt hungern. Jedes Jahr sterben allein drei Millionen Kinder unter fünf Jahren an dessen Folgen. Der deutsche Entwicklungsminister Gerd Müller ist dennoch zuversichtlich, dass die Weltgemeinschaft den Hunger bis 2030 komplett auslöschen kann. Mit genau diesem Ziel startete der CSU-Politiker am Dienstag seine Sonderinitiative "Eine Welt ohne Hunger".

"Vier von fünf Hungernden leben auf dem Land, viele von ihnen sind Kleinbauern. Wir brauchen einen Strukturwandel, eine grüne Revolution, wir müssen Investitionen in den grünen Sektor stärken", forderte Müller vor Journalisten in Berlin.

Die "Grüne Revolution" ist ein Reizbegriff in der Debatte um die Hungerbekämpfung. In den 1960er Jahren bewirkte die internationale Gemeinschaft eine Verdoppelung der Nahrungsmittelproduktion – mit verheerenden Folgen für Umwelt und Gesundheit in den Entwicklungsländern. Kritiker bemängeln, dass sich die Ressourcen von verfügbarem Land und Wasser rapide verknappten und besonders Kleinbauern vom Kuchen der Revolution zu wenig abbekamen.

Müllers Ministerium will nun die jährlichen Ausgaben in den Bereichen ländliche Entwicklung und Ernährungssicherung von knapp einer Milliarden Euro auf 1,4 Millarden aufstocken, unter anderem um in den Entwicklungsländern sogenannte Grüne Innovationszentren in der Agrar- und Erna?hrungswirtschaft (GIAE) auf den Weg zu bringen.

"Grüne Innovationszentren"

In Zusammenarbeit mit der Privatwirtschaft, der Forschung und NGOs sollen die Kleinbauern rentabler werden und ihre Produktion steigern. Sie sollen effizientere Anbautechniken erlernen, mit modernen Maschinen umgehen können, Pestizide gezielter einsetzen und ihre Produkte besser transportieren und vermarkten können, so Müller.

Nach dem derzeitigen Stand sind insgesamt 13 Zentren geplant, sie sollen bereits in den kommenden Wochen ihre Pforten öffnen. Der Schwerpunkt liegt auf Afrika. Die Liste umfasst die Länder Äthiopien, Benin, Burkina Faso, Ghana, Kamerun, Kenia, Malawi, Mali, Nigeria, Sambia, Togo und Tunesien. Daneben ist ein Zentrum in Indien geplant.

Oxfam: "An den Köpfen der Kleinbauern vorbei"

Die Hilfsorganisation Oxfam lehnte wie viele deutsche NGOs eine Beteiligung bisher ab. Der Grund: Die Innovationszentren seien an den Köpfen der Kleinbauern hinweg geplant worden: "Das Ministerium plant fröhlich von oben nach unten, ohne die Menschen einzubeziehen, denen das Ganze am Ende helfen soll. Dies hat sich schon in der Vergangenheit als unwirksam erwiesen. Es ist frappierend, dass Projekte immer noch ohne die Zielgruppen entwickelt werden", so Oxfam-Agrarexpertin Marita Wiggerthale.

Müllers Ansatz der "Grünen Revolution", also durch eine input-orientierte Landwirtschaft mehr Nahrungsmittel zu produzieren, um so wiederum den Hunger zu reduzieren, greift laut Wiggerthale nicht nur zu kurz, sondern ist schlicht falsch. "Ungerechte Verteilung von Land und mangelnde Einkommen stellen eine viel gro?ßere Herausforderung dar als die Steigerung der Produktion", so Wiggerthale.

Die Innovationszentren sollten vielmehr das Wissen und die Innovationen von Kleinbauern im Bereich grüner, nachhaltiger Produktionsmethoden fördern und die die Rolle von Frauen in der Landwirtschaft stärken. "Wir müssen das produktivistische, ertragsfixierte Denken überwinden und stärker die Qualität von Entwicklungshilfe in den Blick nehmen, um Einkommen, Jobs und Nachhaltigkeit in der Landwirtschaft zu verbessern", sagt Wiggerthale.

Neue Absatzmöglichkeiten für Konzerne?

Deutschen Unternehmen wurde bisher in acht von dreizehn Innovationszentren ein Kooperations-Portfolio angeboten, darunter Bayer und BASF. Die Firmen können ihre Wissen einbringen, aber auch Saatgut und moderne Maschinen an den Mann bringen. Das Interesse der Unternehmen sei außerordentlich groß, berichteten Anwesende eines Vernetzungstreffens zu den Innovationszentren.

Für den Grünen Entwicklungsexperten im Bundestag, Uwe Kekeritz, liegt genau hier das Problem: Die Bundesregierung betreibe mit Steuergeldern Auslandsförderung für deutsche Unternehmen auf Kosten der Ärmsten. Die Innovationszentren förderten indirekt den Absatz von Agrartechnik, Saatgut und Düngemitteln, so Kekeritz. Hybrid-Mais und Dünger für die Bauern schafften dabei Abhängigkeiten und hätten bis heute zu keiner wirklichen Verbesserung der Lebensbedingungen geführt.

Kekeritz: "Reiner Etikettenschwindel"

"Der Begriff 'Grünes Innovatioinszentrum' ist reiner Etikettenschwindel. Von Innovation kann hier nicht die Rede sein", so Kekeritz. Statt Hilfsprogrammen für die deutsche Agrarindustrie fordert der Parlamentarier eine an die lokalen Gegebenheiten angepasste, ökologisch nachhaltige Landwirtschaft, die keine neuen Abhängigkeiten schafft.

Der Linke Bundestagsabgeordnete Niema Movassat fordert außerdem einen gesicherten Zugang der Kleinbauern zu Land und geschützte Absatzmärkte. die nicht von europäischen Dumpingwaren überschwemmt werden, meint Movassat. "Minister Müller muss schnell Umdenken. Sonst wird er sein Ziel, eine Welt ohne Hunger aufzubauen, verfehlen."

Links: 

Bundesministerium für wirtschaftliche Zusammenarbeit und Entwicklung (BMZ): Themenportal ländliche Entwicklung und Ernährungssicherung.

Oxfam: Faktencheck: Die Sonderinitiative "Eine Welt ohne Hunger" des BMZ (24. März 2015) EurActiv.de Dario Sarmadi 25

 

 

 

 

Der pragmatische Realismus des Wahnsinns. Sicherheit durch nukleare Abschreckung war und ist eine Schimäre.

 

Die Gefahr von Atomwaffen ist in unseren Breiten weitgehend aus dem kollektiven Bewusstsein verschwunden. Wenn überhaupt, werden sie im Zusammenhang mit Iran oder Nordkorea diskutiert. Doch viele Experten warnen derzeit eindringlich davor, dass die Gefahr, die von Nuklearwaffen ausgeht, wächst. So veröffentlichte das Institut Future of Humanity und die Global Challenges Foundation der Universität Oxford kürzlich eine Liste der 12 größten Menschheitsbedrohungen. Auf den zweiten Platz, hinter dem Klimawandel und noch vor der Gefahr einer weltweiten Pandemie, wurde die Gefahr eines Atomkriegs gereiht.

Auch der russische Präsident Putin trägt dazu bei, dass dem Thema mehr Aufmerksamkeit gewidmet wird. Erst kürzlich wurde bekannt, dass Putin, in den Tagen der Invasion der Halbinsel Krim bereit gewesen war, das russische Nuklearwaffenarsenal in erhöhte Alarmbereitschaft zu versetzen. Die russische Führung, so erklärte Putin „hätte sich der schlimmsten Wendung gestellt, welche die Ereignisse hätten nehmen können".

So vielversprechend die von US-Präsident Obama 2009 in Prag formulierte Perspektive einer Welt ohne Atomwaffen auch war, so wenig scheint davon übrig zu sein. Heute wird wieder offen der Wert von Kernwaffen für die Erhaltung der Stabilität betont. Alle Kernwaffenstaaten modernisieren ihre Arsenale. Stehen wir also wieder am Beginn eines Kalten Krieges und müssen wir quasi unweigerlich in dieselbe „Logik“ zurückfallen, wonach die nukleare Abschreckung unerlässlich ist, um eine Konfrontation „kalt“ halten zu können? Die Diskussion in den Atomwaffenstaaten, wie auch innerhalb der NATO, scheint darauf hinzudeuten. Die Reflexe des Kalten Kriegs sind schnell wieder da und die passenden Denkmuster wieder rasch aktiviert.

Muss die Umsetzung der völkerrechtlichen Abrüstungsverpflichtung des Atomwaffensperrvertrags also wieder in den Hintergrund treten und dem „Pragmatismus“ der sogenannten „Realisten“, der Verfechter der nuklearen Abschreckungstheorie, weichen? Die Antwort auf diese rhetorische Frage sollte ein emphatisches Nein sein.

In den vergangenen Jahren hat sich, durchaus inspiriert von Obamas Prager Rede, ein der Abschreckungstheorie diametral entgegen gesetzter Diskurs zu Atomwaffen etabliert. Drei internationale Konferenzen in Norwegen, Mexiko und zuletzt im Dezember 2014 in Wien widmeten sich dem Thema Nuklearwaffen nicht vom traditionellen Blickwinkel militärischer Sicherheitskonzepte, sondern behandelten die humanitären Auswirkungen, die Risiken und auch die völkerrechtliche und moralische Dimension dieser Waffen auf der Basis neuer wissenschaftlicher Erkenntnisse.

 

Weit schlimmer als gedacht

So wurden Studien präsentiert, die verdeutlichen, dass die Auswirkungen von Nuklearwaffenexplosionen wesentlich gravierender und komplexer wären als bislang weitläufig bekannt war. Bei der Konferenz in Wien wurden etwa die Auswirkungen der Explosion einer einzelnen 200 Kilotonnen Atombombe über der NATO-Basis in Aviano in Norditalien präsentiert. Neben der unmittelbaren humanitären Katastrophe ergibt sich auch, je nach Wind, innerhalb weniger Stunden eine grenzüberschreitende radioaktive Todes- oder Evakuierungszone die über weite Teile Österreichs, bis über Tschechien hinaus reicht. Neueste Klimastudien zeigen auch, dass die langfristigen Auswirkungen von Nuklearwaffenexplosionen über die auf die 1980er Jahre zurückgehenden Annahmen eines „nuklearen Winters“ hinausgehen. Selbst ein sogenannter „limitierter Atomkrieg“, wie er etwa für ein hypothetisches Szenario zwischen Indien und Pakistan berechnet wurde, ergibt die Gefahr eines dramatischen globalen Temperaturabfalls mit schwerwiegenden Einbrüchen der Nahrungsmittelproduktion. Weltweite Hungernöte, Flüchtlingsbewegungen, der Zusammenbruch der globalen Wirtschaft und der sozialen Ordnung wären die Folge. Humanitären Organisationen, wie die Vereinten Nationen und die Rotkreuzbewegung bestätigen, dass es keine Kapazitäten gibt, in solchen Szenarien adäquate Hilfe zu leisten.

Nun sind ja genau diese inakzeptablen Auswirkungen die Basis der nuklearen Abschreckung. Deren Androhung soll bekanntlich sicherstellen, dass alle an einem potentiellen Konflikt Beteiligten rational agieren. Doch diese Annahme kann auf Grund der Erkenntnisse zu den Risiken, die alleine die Existenz von Nuklearwaffen mit sich bringt, kaum länger aufrecht erhalten werden. Die Zahl der bekannt gewordenen und näher untersuchten fast-Unfälle, Irrtümer, Fehleinschätzungen, technischer Probleme usw. zeigt, dass schon in der Vergangenheit oft eher Glück als rationales Handeln Nuklearkatastrophen verhindert hat.

Dazu kommen heute Gefahren wie Cyber-Sicherheit, oder Risiken durch die nukleare Verbreitung und Terrorismus. Nuklearwaffen und ihre Infrastruktur sind letztlich nichts anderes als komplexe Maschinen und Systeme. Sie sind, wie alles von Menschen erschaffene, inhärent fehleranfällig. Diese Risiken können verringert, aber nicht eliminiert werden. Die offensichtliche Schlussfolgerung der Risikoforscher: Je länger dieses Risikoverhalten weitergeführt wird, desto größer ist die Wahrscheinlichkeit, dass sich das Risiko verwirklicht. Das Nichteintreten des Risikos bisher kann nicht mit dem Nichtvorliegen des Risikos gleichgesetzt werden. Es erscheint absurd, dass wir in fast allen Lebensbereichen auf Risikoanalyse vertrauen, dieselbe jedoch bei der existentiellsten Bedrohung nicht wahrhaben wollen.

Die Schlussfolgerungen des humanitären Diskurses sollten zu einer tiefgreifenden Überprüfung der Abschreckungstheorie führen. Die Annahme über den Sicherheitsgewinn, den die Existenz von Atomwaffen mit sich zu bringen behauptet, kann angesichts der Erkenntnisse über die schwerwiegenderen Auswirkungen und die größeren Risiken kaum aufrecht erhalten werden. Das Beharren auf Nuklearwaffen ist ein letztlich unverantwortliches Glücksspiel, das auf einer Illusion von Sicherheit aufbaut. Das Vertrauen der „Abschreckungs-Realisten“ auf diese Illusion ist daher die eigentliche „Utopie“, während ein klarer Fokus auf Prävention und nukleare Abrüstung als die einzig nachhaltige und „realpolitisch“ vernünftige Konklusion gelten muss.

Nuklearwaffen unterliegen, im Unterschied zu den anderen Massenvernichtungswaffen, wie Biologie- und Chemiewaffen, keinem umfassenden völkerrechtlichen Verbot. Die inakzeptablen humanitären Auswirkungen, etwa von Chemiewaffen im 1. Weltkrieg, haben zu einer Ächtung dieser Waffen geführt. Auch der jüngste Einsatz von Chemiewaffen in Syrien löste weltweite Empörung aus. Doch deren Wirkung ist vergleichsweise minimal im Vergleich zu dem humanitären Leid, den der Einsatz – ob gewollt oder ungewollt – von Atomwaffen mich sich brächte. Die Bilder aus Hiroshima und Nagasaki geben uns, angesichts der größeren Zerstörungskraft der modernen Nuklearwaffen, nur eine unvollständige Vorstellung.

Die Verhinderung einer humanitären Katastrophe steht auch beim Atomwaffensperrvertrag im Vordergrund, dessen Präambel beginnt mit den Worten: „In Anbetracht der Verwüstung, die ein Atomkrieg über die ganze Menschheit bringen würde, und angesichts der hieraus folgenden Notwendigkeit, alle Anstrengungen zur Abwendung der Gefahr eines solchen Krieges zu unternehmen (…)“. Gleichzeitig enthält der Vertrag jedoch nur eine vage formulierte Verpflichtung zu Verhandlungen zur Abrüstung, die bislang nur ungenügend umgesetzt wurde. Betrachtet man jedoch die Konsequenzen, die Nuklearwaffen verursachen würden, so wird klar, dass ein völkerrechtskonformer Einsatz dieser Waffen kaum vorstellbar ist. Mit der Ausnahme von gänzlich hypothetischen Szenarien, wäre der Einsatz von Nuklearwaffen schon auf Grund des heute geltenden humanitären Völkerrechts, der Menschenrechte, aber auch aus umwelt- und gesundheitsrechtlichen Normen verboten.

 

Illegitime nukleare Abschreckung

In Anbetracht der wesentlich gravierenderen und inakzeptablen Konsequenzen, der beträchtlichen und nicht eliminierbaren Risiken und der de facto Unmöglichkeit diese Waffen rechtskonform einsetzen zu können, muss man daher die Frage nach der Legitimität des nuklearen Abschreckungskonzepts stellen. Inwieweit ist es im 21. Jahrhundert noch vertretbar, für ein globales Sicherheitssystem zu argumentieren, das auf extremen Risiken für das Überleben der gesamten Menschheit aufbaut? Das theoretische Gebäudekonstrukt der Sicherheit durch nukleare Abschreckung mag attraktiv sein, ist jedoch vielleicht nicht mehr als eine Schimäre.

Vor einigen Wochen stellte das Bulletin of Atomic Scientists – Erfinder und Hüter der berühmten sogenannten „Weltuntergangsuhr“ – die Zeiger auf drei Minuten vor Mitternacht. Diesen Stand hatte die Uhr zuletzt 1983 zu einem der gefährlichsten Höhepunkte des Kalten Krieges. Die Autoren erklärten, dass „die globalen Führer es verabsäumt [hätten], mit Dringlichkeit und in dem Ausmaß auf die potentielle von Nuklearwaffen ausgehende Gefahr einer Katastrophe zu reagieren. Dieses Versagen bedrohe alle Menschen auf dieser Erde.“

Die politische Schlussfolgerung, die sich aus den Erkenntnissen des humanitären Diskurses aufdrängt, sollte daher, gerade angesichts wachsender geopolitischer Spannungen, ein wesentlich stärkerer Fokus auf nukleare Abrüstung und Prävention sein. In seiner bei der Wiener Konferenz veröffentlichten Neupositionierung zu Nuklearwaffen hat es der Vatikan in folgenden Worten ausgedrückt: „Der Zeitpunkt ist gekommen, nicht nur die Unmoral der Verwendung von Nuklearwaffen zu betonen, sondern auch die Unmoral ihres Besitzes, um damit den Weg zur Abschaffung von Nuklearwaffen zu eben.“ Es ist Zeit, die rechtliche Lücke, zu schließen und eine völlige Abkehr von Nuklearwaffen zu initiieren, bevor wir unser Glück früher oder später überstrapaziert haben werden.  Alexander Kmentt IPG 23

 

 

 

 

Terrorismusbekämpfung: Schulterschluss der Mittel- und Südosteuropa-Staaten

 

Die EU intensiviert die Terrorismusbekämpfung. Bei einer eigens vergangenen Freitag in Wien einberufenen Konferenz, die unter dem Motto "Tackling Jihadism Together" stand, wurde die Zusammenarbeit mit den Westbalkanstaaten vereinbart.

 

Es war Österreichs Außenminister, Sebastian Kurz, der als Vertreter eines so genannten neutralen Staates überraschend klare Worte fand, wie man dem IS-Terrort begegnen müsste und sich für ein militärisches Vorgehen gegen den Islamischen Staat (IS) in Syrien, dem Irak und Libyen ausgesprochen. "Solange es IS-Terroristen gibt im Irak und Syrien, wird das auch zu uns hineinstrahlen". Kurz wurde übrigens auch eingeladen, einen Vortrag zum Thema Dschihadismus, Islam und Integration vor dem UN-Sicherheitsrat zu halten.

Die Initiative zu der Anti-Terror-Konferenz in Wien war von Innenministerin Johanna Mikl-Leitner und ihrem Regierungskollegen Kurz ausgegangen. Minister und Staatssekretäre aus Italien, Slowenien, Kroatien und den Westbalkan-Staaten Albanien, Bosnien-Herzegowina, Kosovo, Mazedonien, Montenegro und Serbien sowie der EU-Kommissar für Migration, Inneres und Bürgerschaft folgten der Einladung und vereinbarte eine engere Kooperation: "Der Westbalkan ist eine Region in unserer unmittelbaren Nachbarschaft. Von positiven wie negativen Entwicklungen dort sind wir alle direkt betroffen. Wir dürfen uns nicht dem Irrglauben hingeben, dass wir eine Insel der Seligen sind und uns abkapseln können von dem, was woanders passiert".  

Auch Muslime müssen unsere Grundwerte teilen

Konkret soll die Zusammenarbeit von Europol, des EU-Anti-Terrorismus-Koordinators sowie der EU-Grenzschutzagentur Frontex mit den Westbalkan-Staaten intensiviert werden. Geplant ist auch die volle Umsetzung der Polizeikooperationskonvention für Südosteuropa. Einvernehmen besteht darüber, dass der Kampf gegen den Dschihadismus religionsübergreifend geführt werden müsse. Man dürfe nicht den Fehler machen, eine Gruppe oder eine Religion unter Generalverdacht stellen zu müssen. "Es muss möglich sein, ein gläubiger Muslim zu sein und die gemeinsamen Grundwerte zu teilen", lautet eine der Botschaften der Konferenz.

Drei Probleme stehen für Mikl-Leitner im Mittelpunkt und verlangen Lösungen: "Erstens ist der Dschihadismus eine Bedrohung für unsere innere und äußere Sicherheit. Zweitens bestehen Verbindungen zwischen Extremisten am Westbalkan und in EU-Ländern, und drittens gibt es Probleme in unseren Gesellschaften, die Kriminalität und Extremismus begünstigen können, etwa mangelnde Perspektiven für junge Menschen. Die Länder vom Westbalkan stehen dabei vor ähnlichen Herausforderungen wie viele der EU-Staaten". Große Sorgen bereiten generell mögliche Verbindungen zwischen Menschenschmuggel und Terrorismus. Das gilt aktuell insbesondere auch für die Mittelmeerregion, den so genannten Vorhof Europas, und die nordafrikanischen Staaten. Daher müsse mit Ländern wie Tunesien, Algerien und Ägypten eng zusammengearbeitet und rasch eine einheitliche EU- oder sogar UN-Linie zu Libyen gefunden werden. Denn "Libyen ist ein 'failed state', dessen Regierung nicht in der Lage ist, die Sicherheit des Landes und seiner Bürger zu garantieren".

Paket von Abwehrmaßnahmen und Therapierezepten

Im Zuge der Diskussion wurde auch klargestellt, dass substantielle Lösungen nicht nur "ein gemeinsames Bekenntnis zu den europäischen Werten und Grundfreiheiten benötigen", sondern "auch besser kommuniziert werden müssen". Vor allem braucht es auch gemeinsame und aufeinander abgestimmte Präventionsmaßnahmen gegen Radikalisierung, etwa im Internet oder in Gefängnissen, und eine gemeinsame Reaktion auf die aktuelle Bedrohung durch Tausende 'Foreign Terrorist Fighters' in Europa. Es müsse der gesellschaftliche Zusammenhalt gestärkt werden, es müsse durch Präventionsmaßnahmen Radikalisierung verhindert und beginnender Radikalisierung entgegengewirkt, vor allem gegen extremistische Inhalte im Internet vorgegangen werden. Österreich unterstützt daher nicht nur die Einrichtung einer EU-Meldestelle für illegale Internet-Inhalte bei Europol, sondern schlägt auch vor, die Westbalkan-Staaten in eine solche EU-Meldestelle miteinzubeziehen. Als Best-Practice-Beispiel wurde die erst vor kurzem eingerichtete De-Radikalisierungs-Hotline in Österreich vorgestellt, an die sich besorgte Angehörige und auch Lehrer wenden können.

Um der akuten Bedrohung durch "Foreign Terrorist Fighters" zu begegnen, sprachen sich die Konferenzteilnehmer für eine verstärkte Kooperation bei der Sicherung der Grenzen sowie eine Zusammenarbeit mit Europol, gemeinsam mit den Partnern am Balkan, sowie eine gezielte und rasche Umsetzung der Polizeikooperationskonvention für Südosteuropa aus. Dazu gehört aber auch ein besserer Informationsaustausch über die immer stärker sichtbar werdenden Zusammenhänge zwischen illegaler Migration und Extremismus. Abwehrmaßnahmen auf der einen Seite verlangen nach vorbeugender Therapie auf der anderen Seite: "Wir müssen gleichzeitig auf Prävention, insbesondere den interreligiösen und interkulturellen Dialog, setzen. Religionsführer können dabei eine wichtige Rolle spielen", formulierte es Kurz, der mit zu den Initiatoren des neuen Islamgesetzes in Österreich zählt. EurActiv.de, Herbert Vytiska (Wien) 23

 

 

 

 

Diversität im Auswärtigen Amt. Das Auswahlverfahren ist auf Menschen ohne Einwanderungsgeschichte ausgerichtet

 

Mehrere hundert Deutsche mit Einwanderungsgeschichte waren zu Besuch beim Auswärtigen Amt, um sich über eine Karriere als Diplomat zu informieren. Konzeptionell unterstützt wurde die Aktion von Deutschlandstiftung Integration und DeutschPlus. MiGAZIN sprach mit ihnen über die Initiative und was sich noch tun muss.

 

Außenminister Frank-Walter Steinmeier (SPD) hatte Besuch im Auswärtigen Amt: Rund 300 Deutsche mit Einwanderungsgeschichte kamen vergangene Woche in Berlin zusammen, um sich über eine Karriere als Diplomat zu informieren. “WeltweitWir – Diversität im Auswärtigen Amt” lautete der Titel der ersten Veranstaltung dieser Art.

Steinmeier appellierte an die Teilnehmer: “Wir brauchen neugierige Leute, die sich in andere Kulturen einfühlen können. Der Auswärtige Dienst muss die Vielfalt der Gesellschaft abbilden. Die Türen des Auswärtigen Amtes stehe weit offen für jeden und jede der die Qualifikationen erfüllt. Es ist und bleibt ein schwieriges Auswahlverfahren und die Bewerberzahlen sind hoch. Aber jeder hat eine faire Chance.”

MiGAZIN sprach mit Ferry Pausch, Geschäftsführer der Deutschlandstiftung Integration und Farhad Dilmaghani, Vorsitzender von Kooperationspartner DeutschPlus e.V., die das Auswärtige Amt konzeptionell unterstützt haben.

MiGAZIN: Ein Ministerium bittet Grasrootorganisationen um Hilfe. Was können sie besser? 

Ferry Pausch: Wir als Deutschlandstiftung Integration sind seit 2008 im engen Austausch mit jungen Menschen mit Einwanderungsgeschichte. Seit 2012 nehmen wir jährlich 150 junge Talente in das Stipendienprogramm GEH DEINEN WEG (GDW) auf und diskutieren mit ihnen über die verschiedensten Aspekte der Integration. Dank unserer GDW – StipendiatInnen kennen wir die Potenziale, die Einwanderer mitbringen; aber auch die Diskriminierung, die sie in Deutschland erfahren.

Was sind die größten Karrierehindernisse für junge Leute mit Einwanderungsgeschichte beim Auswärtigen Amt?

Farhad Dilmaghani: Grundsätzlich hat das Auswärtige Amt hohe Anforderungen an die Bewerber. Unabhängig von der Herkunft. Als DeutschPlus haben wir den Eindruck, dass das Auswahlverfahren vor allem auf Menschen ohne Einwanderungsgeschichte ausgerichtet ist. Das hat sicherlich etwas mit der Historie des Verfahrens zu tun.

Ferry Pausch: Ich halte es für ein sehr gutes Zeichen, dass das Auswärtige Amt jetzt bewusst bei Talenten mit Einwanderungsgeschichte um Nachwuchs wirbt. Beim Wettbewerb um die besten Köpfe darf es eben keine Schranken im Kopf geben.

Inwiefern ist Zuwanderungsgeschichte ein Vorteil für eine Karriere im Auswärtigen Amt?

Ferry Pausch: Für die Arbeit beim Auswärtigen Amt ist es unabdingbar sich für andere Kulturkreise zu interessieren, um mit Empathie und Fingerspitzengefühl seine Arbeit zu machen.

Farhad Dilmaghani: Absolut! Hier sind Bewerber mit einer eigenen Einwanderungsgeschichte oftmals im Vorteil, weil sie frühzeitig gelernt haben mehrere Perspektiven von Anfang mitzudenken. Das ist zwar keine exklusive Kompetenz von Einwandererkindern, aber schon deutlich erkennbar, dass es einen anderen Zugang zu Vielfalt gibt. Für viele neue Deutsche ist Vielfalt die Regel. Und, Sie wünschen sich für die Zukunft eine plurale Einwanderungsgesellschaft mit echter Chancengleichheit. Darum ist diese Initiative von Minister Steinmeier auch so wichtig. Er hat deutlich gemacht, dass die neuen Deutschen selbstverständlich dazu gehören, gewollt sind und gebraucht werden.

Welche Strategie schlagen Sie vor? Wie kann man Staatsdienst und Einwanderer zueinander führen?

Ferry Pausch: Unsere Erfahrung ist, dass Vorbilder eine enorme Wirkung erzeugen können. Ich würde mich deshalb sehr freuen, wenn es bald eine Botschafterin mit dem Namen Felusika oder einen Botschafter mit dem Namen Sügür gäbe. Das regt zur Nachahmung an und würde viel Aufmerksamkeit für das Berufsbild „Auswärtiger Dienst“ erzeugen.

Farhad Dilmaghani: Unbestritten ist das Auswärtige Amt der Vorreiter. Nichtsdestotrotz stehen wir bei dem Prozess in Deutschland auf der Ebene der Bundesministerien erst am Anfang. Bei den Staatssekretären, den Abteilungsleitern, den Unterabteilungsleitern, den Referatsleitern liegt der Anteil derjenigen mit Zuwanderungsgeschichte vermutlich bei unter zwei Prozent. Wir sind davon überzeugt, dass jenseits des guten Aufschlags des Auswärtigen Amtes die Bundesregierung insgesamt beim Thema Vielfalt im Öffentlichen Dienst noch einen Zahn zulegen muss. Eine transparente und nachvollziehbare Strategie, wie sich der Anteil erhöhen lässt, wäre wünschenswert. Am besten mit einem Zielkorridor, der sich regelmäßig überprüfen lässt.

Wo können Sie mit Ihren Organisationen mithelfen?

Ferry Pausch: Es geht immer darum, Gelegenheiten zum Austausch zu schaffen, das gegenseitige Kennenlernen zu ermöglichen und Netzwerke herzustellen. Wir bemühen uns täglich darum, unseren GEH DEINEN WEG-Stipendiaten den Zugang zu Menschen aus den verschiedensten Bereichen zu ermöglichen. Dazu gehört der Auswärtige Dienst, wie die Forschung, wie das Bankengeschäft oder die Verbandsarbeit.

Unser GEH DEINEN WEG-Stipendiat Akilnathan Logeswaran zum Beispiel, einer der Teilnehmer von der Konferenz „WeltweitWir“ sagte zu mir, dass er sich eine Karriere im Auswärtigen Amt sehr gut vorstellen kann und froh ist, dass wir ihm die Gelegenheit eines direkten Kennenlernens bieten können.

Farhad Dilmaghani: Als DeutschPlus werden wir mittlerweile sehr oft angefragt, wie auch beim Auswärtigem Amt, unsere Kompetenz einzubringen bei der Kommunikation mit der Zielgruppe und unserem Know-how beim Thema interkulturelle Öffnung. Wir suchen ganz bewusst den Dialog mit der eigenen Community, aber auch mit denen, die offen sind für die Erkenntnis, dass man eine Einwanderungsgesellschaft in Deutschland miteinander gestalten kann. Das ist manchmal anstrengend, aber auch sehr schön zu sehen: wie falsche Bilder im Kopf sich schnell auflösen, wenn man zusammenarbeitet. MiG 23

 

 

 

 

Merkel empfängt Tsipras. "Beide Länder wollen gut zusammenleben"

 

Bundeskanzlerin Merkel ist an einer vertrauensvollen Zusammenarbeit mit Griechenland gelegen. Das sagte sie beim Antrittsbesuch von Ministerpräsident Tsipras. Beide Länder wollten "gut zusammenleben". Mit Blick auf die Schuldenkrise betonte sie: "Wir möchten, dass Griechenland wirtschaftlich stark ist."

 

Nach einem ersten Gespräch mit dem griechischen Ministerpräsidenten Alexis Tsipras im Kanzleramt unterstrich Bundeskanzlerin Angela Merkel die Bedeutung der Zusammenarbeit beider Länder. Auch wenn es Meinungsunterschiede gebe, wolle sie, "dass der Geist unserer Kooperation einer ist, der sagt, beide Länder wollen gut zusammenleben."

Austausch über gemeinsame Aktivitäten

Mit Blick auf die konkrete Zusammenarbeit sagte sie: "Hier werden wir einige der Aktivitäten noch einmal einer Bewertung unterziehen, inwieweit die neue griechische Regierung die Dinge fortsetzen will." Sie verwies auf die von der EU-Kommission eingerichtete "Task Force Griechenland" und auf die Verpflichtungen, die Deutschland darin übernommen habe: "Veränderungen im Gesundheitssystem, aber auch bei der lokalen Verwaltung - wir haben verabredet, dass wir uns hier austauschen."

Bewusstsein für Zeit des Nationalsozialismus wachhalten

Zur Frage der von Griechenland erhobenen Forderungen nach Reparationen für das in der Zeit des Zweiten Weltkrieges erlittene Unrecht, erläuterte die Bundeskanzlerin: "Wir haben ja gesagt, dass die Frage der Reparationen aus Sicht der Bundesregierung politisch und rechtlich abgeschlossen ist."

Zugleich hob Merkel hervor, dass die Bundesregierung sich der Untaten während der Naziherrschaft in Griechenland bewusst sei – dies habe auch Bundespräsident Gauck bei seinem Staatsbesuch im vergangenen Jahr hervorgehoben. Das sei vielen Menschen in Deutschland vielleicht nicht so gewärtig, wie es sein sollte. Aus der Einsicht sei der deutsch-griechische Zukunftsfonds entstanden. Über diese Fragen der Zusammenarbeit würden beide Länder weiter im Gespräch bleiben. "Deutschland nimmt die Aufgabe, dieses Bewusstsein wachzuhalten und nicht beiseite zu stellen sehr, sehr ernst. Und in diesem Geist werden wir die Gespräche mit Griechenland auch weiterführen."

Reformen sind notwendig

Zentrales Thema des Gesprächs war die Schuldenkrise Griechenlands. Merkel erinnerte an die Beschlüsse der Eurogruppe vom 20. Februar. Sie seien Ausgangspunkt für die weitere Arbeit. "Ich sage nur, wir möchten, dass Griechenland wirtschaftlich stark ist", betonte sie. Griechenland brauche Wachstum. Es müsse aus der hohen Arbeitslosigkeit herauskommen und vor allem die sehr hohe Jugendarbeitslosigkeit überwinden. Dafür seien Strukturreformen notwendig, ein solider Haushalt und eine funktionierende Verwaltung.

Auch beim Europäischen Rat in Brüssel vergangene Woche habe sie deutlich gemacht: "Wichtig ist, dass die ökonomischen Eckdaten stimmen, das heißt welche Art von Reformen durchgeführt werden." Darüber müsse Griechenland mit den drei Institutionen reden. Merkel betonte: "Deutschland ist nicht

die Institution, die darüber entscheidet, ob das Reformprogramm richtig oder ausreichend ist, sondern das Reformprogramm wird bewertet von den drei Institutionen und die Entscheidungen fallen dann in der Eurogruppe." Pib 24

 

 

 

 

Frühlingsgefühle im Kanzleramt: Merkel und Tsipras beschwören Neustart

 

Bundeskanzlerin Angela Merkel und Griechenlands Premier Alexis Tsipras wollen ein neues Kapitel in den deutsch-griechischen Beziehungen aufschlagen – den Zwist um Kriegsschulden, NS-Vergleiche und Stinkefinger hinter sich lassen. Doch in den Kernfragen des Schuldenstreits bleiben die beiden Regierungschefs vage.

Kein Durchbruch im Schuldendrama, aber eine erste Klimaverbesserung: Bundeskanzlerin Angela Merkel und Athens Regierungschef Alexis Tsipras haben sich am Montag zu einem Neustart des deutsch-griechischen Verhältnisses bekannt.

"Weder sind Griechen Faulenzer, noch sind Deutsche Schuld an Übeln und Missständen in Griechenland", sagte Tsipras im Anschluss an ein Gespräch mit Merkel im Kanzleramt. "Wir müssen hart daran arbeiten, die schrecklichen Stereotype zu überwinden."

Berlin und Athen müssten sich besser verstehen, sagte Tsipras weiter. "Es gibt keinen anderen Weg als den des Dialogs, um bestehende Schwierigkeiten zu überwinden." Dass Bundesfinanzminister Wolfgang Schäuble in einer Karikatur der Parteizeitung seiner Syriza in Nazi-Uniform dargestellt worden sei, sei "schrecklich" gewesen, so Tsipras.

"Reparationsfrage ist ethische Frage"

Der Syriza-Chef stellte bei seinem Antrittsbesuch zudem klar, dass es Athen in der Debatte über deutsche Kriegsschulden nicht vorrangig um Geld geht. Es handele sich "um keine materielle Forderung in erster Linie", sagte Tsipras. Eine Schließung des deutschen Goethe-Instituts in Athen stehe nicht zur Debatte: "Das können Sie vergessen, das gilt einfach nicht", betonte der Regierungschef.

Entsprechende Erwägungen im griechischen Parlament und Justizministerium hatten das wegen der Schuldenkrise angespannte deutsch-griechische Verhältnis in den vergangenen Tagen zusätzlich belastet. Tsipras machte nun deutlich, dass die Debatte über Reparationen ein "rein bilaterales Thema" sei, in dem es um eine "ethische Bewertung" gehe.

Die Kanzlerin erinnerte in dem Zusammenhang an den Griechenland-Besuch von Bundespräsident Joachim Gauck im vergangenen Jahr, als dieser sich ausdrücklich zur deutschen Vergangenheit bekannt hatte. Mit Blick auf die Zukunft bemühte sich auch Merkel um Entspannung: "Es ist uns beiden daran gelegen, eine vertrauensvolle Zusammenarbeit zu finden", sagte sie.

Merkel: "Ich kann keine Liquidität zusagen"

"Die Bundeskanzlerin und der griechische Ministerpräsident hatten in guter und konstruktiver Atmosphäre eine umfassende Aussprache über die Situation Griechenlands, die Arbeitsweise der Europäischen Union und die künftige deutsch-griechische Zusammenarbeit", teilte der Regierungssprecher Steffen Seibert im Anschluss des Treffens mit.

Doch in den Kernfragen des Schuldenstreits konnten Merkel und Tsipras noch keinen Kompromiss finden.  Merkel sagte deutsche Hilfe beim Aufbau einer griechischen Entwicklungsbank zu, falls dies gewünscht werde. Allerdings machte sie auch klar, dass Athen seine Reformzusagen gegenüber der Eurogruppe erfüllen müsse. "Ich kann nichts zusagen, schon gar nicht Liquidität", sagte Merkel mit Blick auf die Finanzprobleme des hochverschuldeten Landes.

Tsipras betonte, dass er in Berlin nicht um Geld bitte. "Sie können nicht erwarten, dass ich nach Deutschland komme, um die Bundeskanzlerin zu bitten, die griechischen Renten und Gehälter zu bezahlen", sagte er. Zugleich bekräftigte der Links-Politiker seine fundamentale Kritik am bisherigen Kurs der Eurozone zur Bewältigung der Schuldenkrise. Diese habe seinem Land nur enorme Schulden und hohe Arbeitslosigkeit gebracht und müsse korrigiert werden.

Reformliste soll Montag kommen

Tsipras ließ offen, wie die griechische Regierung die Bedingungen dafür erfüllen will, damit aus dem zweiten Griechenland-Hilfspaket die ausstehenden Milliarden ausgezahlt werden können. "Wir respektieren Verträge und Verpflichtungen, aber mit bestimmten Prioritäten", sagte er. Nach Angaben des griechischen Regierungssprechers Gabriel Sakellaridis will Athen bis Montag sein Reformpaket vorlegen. "Das wird bis spätestens Montag geschehen", sagte Sakellaridis dem Fernsehsender Mega TV am Dienstag. Es werde um strukturelle Veränderungen und nicht um Sparmaßnahmen gehen.

CDU-Chefin Merkel wies am Montagabend darauf hin, dass die drei Institutionen (Europäische Zentralbank, EU-Kommission und Internationaler Währungsfonds) die Reformliste beurteilen werden. Dann treffe die Eurogruppe – und nicht allein – eine Entscheidung darüber, ob Finanzhilfen ausgezahlt werden könnten. Erst nach der Billigung durch die Gläubiger könnten weitere 7,2 Milliarden Euro aus dem Hilfspaket gezahlt werden.

Bundesbank: "Grexit" muss verkraftbar sein

Können die Griechen ihre Kredite nicht mehr zurückzahlen, wäre das Land pleite. Aus Sicht der Bundesbank muss auch in der Euro-Zone eine Insolvenz möglich sein. Staaten seien grundsätzlich selbst für ihre Schulden verantwortlich, hieß es in ihrem Monatsbericht: "Insofern muss in der Währungsunion auch der Extremfall einer Insolvenz eines Mitgliedsstaates möglichst verkraftbar sein." Eine Finanzierung durch die Notenbank sei genauso untersagt wie eine gemeinschaftliche Schuldenhaftung.

EZB-Präsident Mario Draghi betonte aber in einem Ausschuss des Europaparlaments: "Wir sprechen nicht über einen 'Grexit'". Er fügte hinzu: "Die griechische Regierung sollte sich verpflichten, ihre Schuldenverpflichtungen gegenüber allen Kreditgebern voll anzuerkennen." Er äußerte sich vorsichtig zuversichtlich, dass die Verhandlungen ein positives Ende nähmen. Auf die Frage nach internen Szenarien für einen Euro-Austritt Griechenlands antwortete Draghi, es sei normal für die EZB, dass bei der Risikoanalyse verschiedene Szenarien angeschaut würden.

Athen will deutsche Hilfe bei Korruptionsbekämpfung

Um ihre Schulden bezahlen zu können, kratzt die Regierung in Athen überall Geld zusammen, etwa bei den Sozialkassen des Landes. Zudem treibt sie Schadenersatzforderungen gegen deutsche Rüstungsfirmen voran. Ein Vertreter des griechischen Verteidigungsministeriums sagte, die Forderungen summierten sich auf über 100 Millionen Euro. Untersuchungen liefen gegen den deutsch-französischen Hubschrauberhersteller Airbus Helicopters sowie die Rüstungsschmieden Rheinmetall, STN und Atlas Elektronik. Den Unternehmen werde vorgeworfen, Geld bezahlt zu haben, um an Aufträge zu kommen. Tsipras forderte in der Pressekonferenz am Montagabend deutsche Hilfe, um Korruptionsverfahren gegen den Elektronikkonzern Siemens abschließen zu können.

Ein Sprecher der früher als Eurocopter bekannten Airbus-Hubschraubersparte wies die Bestechungsvorwürfe zurück, die in Bezug auf den Verkauf von 29 Transporthubschraubern vom Typ NH90 durch das Konsortium NHIndustries aufgekommen waren: "Diese Anschuldigungen sind unbegründet und schaden dem Ruf von Airbus Helicopters." Ein Sprecher von Rheinmetall erklärte, man habe von neuen Ermittlungen keine Kenntnis. Eine Stellungnahme von Atlas Elektronik war zunächst nicht zu erhalten. Im Dezember hatte eine Rheinmetall-Tochter ein Bußgeld von 37 Millionen Euro in Deutschland im Zusammenhang mit Schmiergeldzahlungen in Griechenland bezahlt.

Tspiras trifft auch Vertreter von Linken und Grünen

Der griechische Premier trifft am Dienstag auch mit Vertretern der Oppositionsparteien zusammen. Am Vormittag will Tsipras in Berlin zunächst die Parteichefin der Linken, Katja Kipping, und den Vorsitzenden der Linken-Bundestagsfraktion, Gregor Gysi, treffen.

Am Nachmittag ist eine Begegnung mit den beiden Parteivorsitzenden der Grünen, Cem Özdemir und Simone Peter, sowie der stellvertretenden Vorsitzenden der Grünen-Fraktion im Europaparlament, Ska Keller, geplant. Themen der Gespräche dürften auch dort Griechenlands Finanzlage und der Reformweg des hochverschuldeten Landes sein. EurActiv.de AFP/rtr/dsa 24

 

 

 

 

NPD-Verbotsverfahren. Sorge vor Scheitern wächst

 

Das Bundesverfassungsgericht verlangt im NPD-Verbotsverfahren nähere Informationen. Der Bundesrat möge belegen, wie V-Leute zurückgezogen worden seien. Nun geht die Sorge um, das Verfahren könne erneut scheitern.

 

Nach der Karlsruher Forderung an die Länder, Beweise für das Abschalten von V-Leuten vorzulegen, wächst die Sorge vor dem erneuten Scheitern eines NPD-Verbotsverfahrens. Der Beschluss des Bundesverfassungsgerichts sei ein “Alarmsignal”, sagte Grünen-Fraktionschefin Katrin Göring-Eckardt der Zeitung Die Welt. Schon das erste Verbotsverfahren sei an der Frage der Abschaltung von V-Leuten gescheitert. “Da werden Erinnerungen wach.”

In einem am Montag veröffentlichten Beschluss verlangen die Karlsruher Richter nähere Informationen zum Umgang mit den verdeckten Spitzeln. Der Bundesrat, der das NPD-Verbot beantragt hatte, möge belegen, wie in Bund und Ländern die Entscheidung umgesetzt worden sei, keine V-Leute mehr einzusetzen. Die Länder hatten Ende 2013 ihren Antrag auf ein Verbot der rechtsextremen NPD in Karlsruhe eingereicht. Bis 15. Mai muss der Bundesrat auf die Anfrage aus Karlsruhe antworten.

Beck: Größte Niederlage der Politik

Der Grünen-Innenexperte Volker Beck kritisierte: “Zweifel, ob die Abschaltung der V-Leute ausreichend und hinreichend nachvollziehbar ist, wurden von den Innenministern in den Wind geschlagen.” Das Scheitern des ersten NPD-Verbotsverfahrens 2003 sei eine der größten Niederlagen der Politik gewesen, sagte er der Welt. “Deshalb habe ich stets vor einem weiteren Himmelfahrtskommando gewarnt, in dem wieder aus Eile Hektik wird und die juristische Prüfung einer politischen Willensbekundung weicht.

Der niedersächsische Innenminister Boris Pistorius (SPD) zeigte sich weiterhin zuversichtlich, dass das NPD-Verbotsverfahren erfolgreich sein wird. Die Innenminister der Länder würden die vom Bundesverfassungsgericht geforderten weiteren Beweise für das Abschalten von V-Leuten in der NPD vorlegen, sagte Pistorius im WDR-Radio: “Ich habe keine Zweifel daran, dass wir das Gericht mit all seinen Fragen mit unseren Antworten zufriedenstellen können.” Die Informationen der Länder seien “unbelastet vom Einfluss von V-Leuten”.

Pistorius wertete die Forderung nach Beweisen nicht als Hinweis darauf, dass das NPD-Verbotsverfahren zu scheitern droht. Es handle sich um ein völlig normales Verfahren. “Ich finde es beruhigend im Sinne des Rechtsstaats, dass das Gericht hier so sorgfältig vorgeht”, erklärte der niedersächsische Innenminister. Das verlange ein so sensibles Verfahren.

Jelpke: V-Leute sind tickende Zeitbomben

Die innenpolitische Sprecherin der Linksfraktion, Ulla Jelpke, bezeichnete die V-Leute als “tickende Zeitbomben”. “Die Zweifel der Karlsruher Richter sind nachvollziehbar”, teilte Jelpke mit. Die Innenminister müssten nun alle Informationen über frühere und möglicherweise neue V-Leute im NPD-Umfeld offenlegen. Es gehe nicht an, dass das laufende Verbotsverfahren gegen diese offen menschenverachtend auftretende Nazipartei mit der Ausrede “Quellenschutz” gefährdet werde.

Hessens Innenminister Peter Beuth (CDU) sagte der Welt: “Die Innenressorts werden nun gemeinsam mit den Prozessvertretern prüfen, wie der Bitte des Bundesverfassungsgerichtes auf geeignete Weise entsprochen werden kann.” Hessen hat die Federführung in der Arbeitsgruppe der Bundesländer zum NPD-Verbotsverfahren. (epd/mig 25)

 

 

 

 

 

Sozialbericht 2015. Europäische Zielvorgaben schon erreicht

 

Die Bundesregierung hat den Strategischen Sozialbericht 2015 beschlossen. Für den Berichtszeitraum gilt: Die deutsche Wirtschaft steht gut da. Im Jahresdurchschnitt war das Bruttoinlandsprodukt 2014 um 1,6 Prozent höher als 2013. Erwerbstätigkeit und sozialversicherungspflichtige Beschäftigung

legten weiter zu.

 

Der Strategische Sozialbericht 2015, den das Bundeskabinett am Mittwoch in Berlin verabschiedete, nimmt die Entwicklung in den Bereichen soziale Inklusion, Rente, Gesundheit und Langzeitpflege in den Blick. Auf 136 Seiten verzeichnet er eine Vielzahl von konkreten Maßnahmen, die zur Verbesserung der sozialen Situation in Deutschland im Zeitraum vom 1. Juli 2014 bis zum 30. April

2015 beigetragen haben. Die Bundesregierung wird den Bericht nunmehr der Europäischen Kommission und dem Europäischen Sozialschutzausschuss sowie Bundestag und Bundesrat zuleiten.

Die EU-Mitgliedstaaten haben gemeinsam Ziele für den sozialen Bereich festgelegt, die vom Ausgangspunkt 2008 bis zum Jahr 2020 erreicht sein sollen. Jedes Jahr berichten die Mitgliedstaaten der Europäischen Union an die EU-Kommission, welche Ziele sie im Sozialbereich erreicht und welche Reformen sie auf den Weg gebracht haben.

Gute Situation in Deutschland

Rückblickend auf den Berichtszeitraum seit Juli 2014 kann man sagen: Die deutsche Wirtschaft steht gut da. Im Jahresdurchschnitt 2014 war das Bruttoinlandsprodukt um 1,6 Prozent höher als im Vorjahr. Erwerbstätigkeit und sozialversicherungspflichtige Beschäftigung haben 2014 weiter zugenommen. In ihrer Jahresprojektion von Januar geht die Bundesregierung für 2015 einen weiteren Anstieg des Bruttoinlandprodukts um 1,5 Prozent aus. Dies alles trägt dazu bei, dass die Bundesregierung die soziale Situation in Deutschland weiter voran bringen kann.

So konnte die Langzeitarbeitslosigkeit seit 2008 um 44 Prozent gesenkt, die Erwerbsbeteiligung von Frauen auf 73 Prozent gesteigert werden. Die Erwerbsbeteiligung der 55- bis 64-Jährigen liegt aktuell bei 66 Prozent - und damit um sechs Prozentpunkte über dem nationalen Ziel.

Die Weichen sind gestellt

Im Bericht werden folgende Maßnahmen und Reformen hervorgehoben, die Deutschland im vergangenen Jahr beschlossen hat:  den seit 1. Januar 2015 geltenden gesetzlichen Mindestlohn von 8,50 Euro, die Reformen im

Rentenbereich: Die zusätzliche Berücksichtigung von Erziehungsleistungen für alle Mütter und Väter, deren Kinder vor 1992 geboren wurden,   Verbesserungen der Erwerbsminderungsrente,   die übergangsweise eingeräumte Möglichkeit zum früheren Renteneintritt für besonders langjährig Versicherte, die gleichberechtigte Teilhabe von Frauen an Führungspositionen, das erste Pflegestärkungsgesetz mit deutlichen Leistungsverbesserungen für Menschen, die unter einer erheblich eingeschränkten Alltagskompetenz (zum Beispiel Demenz) leiden, das Gesetz zur besseren Vereinbarkeit von Familie, Pflege und Beruf, zur Pflegezeit und der Familienpflegezeit.

Die Bundesregierung sieht es als ihre Aufgabe, dass Sozialpolitik und Sozialstaat auf gesellschaftlichen Wandel flexibel reagieren und diesen Wandel verlässlich gestalten. Deshalb bleibt auch weiterhin viel zu tun, um allen Menschen in Deutschland Teilhabe zu ermöglichen und Armut zu vermeiden.

Der Strategische Sozialbericht ist ein Bericht der Bundesregierung. Federführend ist das Bundesministerium für Arbeit und Soziales. Die Bundesministerien für Gesundheit, Bildung, Bauen, sowie Familie, Senioren, Frauen und Jungend sind mit eigenen Beiträgen beteiligt. Außerdem haben die Länder, Kommunen, Sozialpartner und Wohlfahrtsverbände mitgewirkt. Pib 25

 

 

 

 

Mehr Befugnisse für Bundesanwalt

 

Bundestag verabschiedet Gesetz zu Konsequenzen aus NSU-Morden

Als Reaktion auf die NSU Mordserie soll der Generalbundesanwalt in Zukunft schneller Ermittlungen übernehmen können. Zudem sollen Motive wie Fremdenfeindlichkeit und Rassismus stärker berücksichtig werden. Ein entsprechendes Gesetz passierte den Bundestag.

 

Der Bundestag hat in Anlehnung auf die Empfehlungen des NSU-Untersuchungsausschusses ein neues Gesetz beschlossen. Mit den Stimmen der Koalition beschloss das Parlament am Donnerstag wurden die Befugnisse des Generalbundesanwaltes beim Verdacht auf Staatsschutzdelikte erweitert. Zudem wird mit einem neuen Passus im Strafgesetzbuch klargestellt, dass rassistische, fremdenfeindliche und sonstige menschenverachtende Motive bei der Strafzumessung zu berücksichtigen sind.

Die Opposition kritisierte diese Maßnahme gegen sogenannte Hasskriminalität als nicht weitgehend genug. Der Regierungsvorschlag sei “vollkommen verunglückt”. Zum einen sei sie nicht systematisch im Gesamtzusammenhang des Strafgesetzbuches, zum anderen sei der Katalog aus nicht nachvollziehbaren Grünen unvollständig. So fehle zum Beispiel eine ausdrückliche Nennung religionsfeindlicher Motivlagen. Auch Die Linke zeigte sich mit der Neuregelung nicht zufrieden.

Der Generalbundesanwalt soll sich künftig schneller in Verfahren einschalten können, wenn Belange des Staatsschutzes betroffen sind. Zudem hat er künftig die Befugnis, bei Kompetenzstreitigkeiten der Landesbehörden in länderübergreifenden Fällen Sammelverfahren zu starten.

Der NSU-Untersuchungsausschuss wurde nach Bekanntwerden der rassistischen sogenannten NSU (Nationalsozialistischer Untergrund) Mordserie vom Parlament ins Leben gerufen. Ein Neonazi-Trio aus dem sächsischen Zwickau soll in den Jahren 2000 bis 2007 insgesamt zehn Menschen ermordet haben, darunter neun Migranten. Die Aufdeckung der Fälle machte jahrelanges Versagen der Sicherheitsbehörden deutlich. Untersuchungsasschüsse in den Bundesländern attestieren den Sicherheitsbehörden sogar bewusstes Weggucken. (epd/mig 23)

 

 

 

 

Mehr als 40.000 Deutsche mit Erasmus im Ausland

 

Wanka: „Die junge Generation ist neugierig, wissensdurstig und weltgewandt.“

Bonn/Berlin, 24.3.2015. Rund 40.500 Studierende und Hochschulangehörige aus Deutschland haben im letzten Hochschuljahr 2013/2014 eine Erasmus-Förderung erhalten. Das geht aus den Angaben der Nationalen Agentur für EU-Hochschulzusammenarbeit im Deutschen Akademischen Austauschdienst (DAAD) hervor.

Mit rund 36.000 ging ein Großteil der Erasmus-Zuschüsse an Studierende, was eine Zunahme von vier Prozent gegenüber dem Vorjahr bedeutet. Hinzu kamen fast 4.500 deutsche Hochschulangehörige, die mit einem Erasmus-Stipendium an einer ausländischen Hochschule unterrichten oder an einer Weiterbildungsmaßnahme im Ausland teilnehmen – das sind rund 8 Prozent mehr als im Vorjahr.

Bundesbildungsministerin Johanna Wanka begrüßte den Zuwachs: „Erasmus steht für den Traum von grenzüberschreitender Begegnung und gemeinsamem Lernen – europaweit. Dass in Deutschland Jahr für Jahr mehr Studierende eine Zeitlang im Ausland lernen und leben wollen, zeigt mir: Unsere junge Generation lebt diesen Traum bereits. Sie ist neugierig, wissensdurstig und weltgewandt. Für mich noch immer das beste Mittel, um anti-europäischen Tendenzen vorzubeugen und das Verständnis in Europa füreinander zu stärken.“

„Durch Austausch wächst Europa weiter zusammen und der Zusammenhalt zwischen den Nationen wird gestärkt. Erasmus ist dafür ein hervorragendes Instrument. Internationale Erfahrungen eröffnen der jungen Generation neue Perspektiven und bessere Karrieremöglichkeiten auf dem europäischen Arbeitsmarkt“, sagte DAAD-Präsidentin Margret Wintermantel. Die Internationalisierung der Hochschulen sei deshalb ein zentrales Anliegen der deutschen wie auch der europäischen Bildungspolitik.

Erasmus+ ist nicht nur das weltweit bekannteste Mobilitätsprogramm, sondern auch eine gute Möglichkeit für die über 350 deutschen und über 4.500 europäischen Hochschulen, ihr Profil internationaler auszurichten.

Die aktivsten Hochschulen im Erasmus-Programm in Deutschland waren im Hochschuljahr 2013/2014 die Technische Universität München (1.071 Geförderte), die Westfälische Wilhelms-Universität Münster (955) und die Ludwig-Maximilians-Universität München (912).

Die beliebtesten Gastländer der deutschen Erasmus-Studierenden für ein Auslandsstudium waren im vergangenen Jahr Spanien (5.339 Geförderte), Frankreich (4.877) und Großbritannien (3.140). Im Durchschnitt verbringen Studierende 5,5 Monate im Ausland, bei Praktikanten sind es 4,4 Monate und bei Hochschulpersonal etwa 7 Tage.

Mit dem Programm „Europa macht Schule“ wirbt das BMBF zusätzlich für Erasmus, indem es ausländischen Erasmus-Studierenden ermöglicht, ihr Heimatland an deutschen Schulen vorzustellen. Seit der Programmgründung 2006 haben so rund 1.100 europäische Gaststudierende ihre Heimat in einer deutschen Klasse präsentiert und mehr als 25.700 Schülerinnen und Schüler aus allen Schulformen für Erasmus begeistert.

Seit 1987 wurden mit Erasmus rund 3,3 Millionen Studierende europaweit gefördert, darunter über 480.000 deutsche Studierende. Die aktuelle Programmgeneration Erasmus+ (2014-2020) wird mit einem deutlich gesteigerten europäischen Budget nicht nur die Lernmobilität im Hochschulbereich sondern auch im Schul-, Berufs- und Erwachsenenbildungsbereich fördern und Jugendbegegnungen und Freiwilligendienste unterstützen.

Der Deutsche Akademische Austauschdienst (DAAD) nimmt in Deutschland seit 1987 für das Bundesministerium für Bildung und Forschung (BMBF) die Aufgaben einer Nationalen Agentur für EU-Hochschulzusammenarbeit wahr. Das BMBF finanziert die Nationale Agentur im DAAD zusammen mit der EU-Kommission. Daad 24

 

 

 

 

Arm durch Arbeit. Fast alle Lehrer sind jetzt Menschen “Sans Papiers”

 

Seit Wochen streiken angestellte Lehrer. Verglichen mit den Verbeamteten spricht die Presse von ihnen als “Lehrer zweiter Klasse”. Worüber nicht berichtet wird, sind Lehrer an Integrationskursen – die dritte Klasse. Wohin das führt, zeigt Aglaja Beyes in einem Zukunftszenario. Wir schreiben das Jahr 2030. VON Aglaja Beyes

 

Besonders schlimm hat es die Lehrer erwischt. Barbara ist eine von ihnen. “Ich arbeite täglich acht bis zwölf Stunden in meiner Schule, unterrichte Deutsch und Französisch und bei Bedarf Geschichte und Sozialkunde”, erzählt sie. “Dafür bekomme ich 20,- Euro pro Unterrichtsstunde Brutto. Wir sind Freiberufler und wurden über die Volkshochschule hierher vermittelt. Alle arbeiten so wie ich, ausgenommen der Chemie- und Physiklehrer. Die sind als einzige noch fest angestellt, weil die Wirtschaft mit Abwerbung droht.”

Vorboten dieser Entwicklung gab es in den neunziger Jahren des letzten Jahrhunderts. Ab 2005, mit Einführung der Integrationskurse für Zuwanderer und Flüchtlinge, kam der Quantensprung. Erstmals arbeiteten flächendeckend zigtausende Lehrer im Staatsauftrag Vollzeit und weisungsgebunden und ohne eine Chance auf Festanstellung. Wer dagegen klagte, bekam keine Aufträge mehr. Statt die sofortige Festanstellung zu verlangen, forderten Oppositionsparteien und Gewerkschaften noch 2015 lediglich höhere Honorare.

“Die Integrationskurse sind eine Erfolgsgeschichte” verkündeten die Regierungsparteien damals. Kurz darauf beschloss man, das System Schritt für Schritt auch auf die allgemeinbildenden Schulen auszudehnen. Das ist billig. Als erstes ging der Sprachunterricht in die Verantwortung freier Träger, den Kooperationspartnern der Schulen. “So wie es mir heute geht, so ging es schon vor einer Generation meinen Kollegen in der Weiterbildung”, erinnert sich Barbara. Doch die Warnungen von damals nahm kaum jemand ernst. Im Gegenteil: Diese “Erfolgsstory” wurde ausgeweitet.

Die Folgen? “Wer krank ist, bekommt kein Geld. Darum schleppen wir uns krank in den Unterricht, solange, bis die Eltern unserer Kinder kommen, uns ins Bett schicken und selbst den Unterricht übernehmen.” Arbeitslosenversicherung, Rentenversicherung, Krankenversicherung erscheinen als blasse Erinnerungen an die Zeit eines Sozialstaates. “Zum Glück gibt es “Ärzte ohne Grenzen” mit ihrer Notfallkrankenversorgung für Menschen “San Papiers”, für die Flüchtlinge ohne Aufenthaltspapiere und für uns, die Lehrer ohne Arbeitspapiere.” MiG 26

 

 

 

 

Bildungsstudie. Elten wünschen sich interkulturelle Öffnung der Schulen

 

Trotz enormen Aufwands und hoher Bildungsziele können Eltern mit Migrationshintergrund ihre Kinder vergleichsweise unzureichend fördern. Lösung könnte die interkulturelle Öffnung der Schulen sein. Das geht aus einer aktuellen Studie hervor.

 

In einem Punkt sind sich Eltern mit ausländischen Wurzeln einig: “Bildung ist der wichtigste Schlüssel für ein gelungenes Leben.” Diesen Satz unterschreiben quer durch alle Milieus 96 Prozent der Väter und Mütter mit Migrationshintergrund. Einer Studie der Universität Düsseldorf zufolge, die am Dienstag in Berlin vorgestellt wurde, fühlen sich die Eltern aber nicht genügend unterstützt. Sie vermissen auf ihre Situation zugeschnittene Beratung und die Förderung ihrer Kinder sowie interkulturelle Kompetenz an den Schulen.

Die Untersuchung des Bildungsforschers Heiner Barz über Erfahrungen von Migranten mit dem deutschen Bildungswesen trägt den Titel “Große Vielfalt, weniger Chancen”. Barz sagte, viele Migranten klagten über verlorene Jahre durch Zurückstufungen oder Schulwechsel. Angebote zur Elternbildung stießen durchweg auf großes Interesse, auch in den unteren Schichten. Die Hälfte der Eltern verbringt bis zu einer Stunde pro Tag mit den schulischen Belangen der Kinder. Nur zwei Prozent geben an, überhaupt keine Zeit dafür zu haben.

In den Einwandererfamilien spiegelt sich im übrigen, dass in Deutschland die Bildung der Kinder immer noch vom sozialen Milieu abhängt, aus dem sie kommen. Während Mittelschicht-Eltern über den Hausaufgaben sitzen, fehlt es Kindern wenig gebildeter oder sehr traditionsorientierter und religiöser Eltern vielfach an Unterstützung.

Die Schule sehen die Eltern mit ausländischen Wurzeln durchaus kritisch. 92 Prozent wünschen sich Lehrer für ihre Kinder, die sensibilisiert sind für Fragen der Integration – aber nur 60 Prozent haben sie. 88 Prozent der Eltern wünschen, dass kulturelle Vielfalt Wertschätzung erfährt, doch nur zwei Drittel glauben dies im Schulalltag ihrer Kinder erkennen zu können.

Zudem gibt es einen großen Bedarf an Information: 86 Prozent der Eltern wünschen sich Beratung zu speziellen Förder- und Stipendienprogrammen für junge Migranten, aber nur 20 Prozent geben an, dass es so etwas an der Schule ihrer Kinder gibt. Islamischen Religionsunterricht wünschen sich 28 Prozent der Eltern, neun Prozent finden ihn an den Schulen ihrer Kinder vor.

Barz sagte, die Studie zeige, dass die Eltern Bildung sehr hoch schätzten. Das müsse man nutzen, um die Chancen der Kinder zu verbessern. Er empfahl den Schulen, sich zu öffnen und Kontakte zu Migrantenverbänden oder Moscheevereinen herzustellen. Für die Studie waren an der Düsseldorfer Heinrich-Heine-Universität 1.700 Mütter und Väter auf Deutsch, Türkisch und Russisch befragt wurden. Das Forschungsprojekt wurde von der Mercator Stiftung und der Vodafone Stiftung Deutschland gefördert.

Der innenpolitische Sprecher der Grünen im Bundestag, Volker Beck, erklärte, damit Migranten an den vielfältigen Bildungsanboten in Deutschland teilhaben können, bräuchten sie verstärkt Unterstützung. Eltern sollten in ihren Sprachen über Bildungsangebote informiert werden. Asylbewerber, Geduldete und EU-Bürger sollten Zugang zu Deutsch- und Integrationskursen erhalten, forderte Beck.

Die Linksfraktion erklärte, die Bildungspolitik habe versagt. Migranten müssten nicht davon überzeugt werden, sich zu bilden und Deutsch zu lernen, erklärte die migrationspolitische Sprecherin, Sevim Dagdelen. Es fehlten aber die Rahmenbedingungen, dass ihnen das auch gelingen könne. (epd/mig 25)

 

 

 

 

 

Bundestag beschließt trotz SPD-Bedenken die Pkw-Maut

 

Berlin  - Der Bundestag hat die seit Jahren umstrittene Pkw-Maut trotz Skepsis innerhalb der Koalition beschlossen.

Das Parlament stimmte am Freitag mit großer Mehrheit für das CSU-Projekt, mit dem ab 2016 unterm Strich allein ausländische Fahrzeughalter zahlen müssen. Verkehrsminister Alexander Dobrindt (CSU) sprach von einem neuen Kapitel für den Bau von Verkehrswegen: "Wir vollziehen einen echten Systemwechsel von einer Steuer- hin zu einer Nutzerfinanzierung." Die Opposition kritisierte dagegen eine europafeindliche Ausländermaut. Linke und Grünen warfen zudem der SPD Feigheit vor, da sie selbst die Maut als europarechtswidrig kritisiert habe, aber dennoch Ja sage. Sie sagten voraus, dass das Projekt von der EU oder dem Europäischen Gerichtshof (EuGH) gestoppt werde. "Jetzt geht der Ärger erst richtig los", sagte Grünen-Expertin Valerie Wilms.

Die Abgabe soll auf Autobahnen und Bundesstraßen erhoben werden. Für ausländische Fahrzeughalter wird sie aber auf Bundesstraßen ausgesetzt, um den kleinen Grenzverkehr nicht zu belasten. Deutsche Fahrzeughalter müssen automatisch eine Jahrsvignette kaufen, die im Schnitt 74 Euro kosten wird. Sie werden aber in gleicher Höhe über die Kfz-Steuer entlastet, so dass unterm Strich nur Ausländer zahlen. Greifen soll die Maut ab 2016. Dobrindt erhofft sich Netto-Einnahmen von 500 Millionen Euro im Jahr für den Straßenbau. Der Bundesrat befasst sich Anfang Mai mit dem Vorhaben, kann das Gesetz aber nicht stoppen.

Der ADAC verwies stattdessen auf die zahlreichen Hürden in Europa. Es drohe ein Vertragsverletzungsverfahren seitens der EU wegen der Belastung von Ausländern, erklärte der Automobilclub. "Viel offensichtlicher kann Diskriminierung nicht aussehen", sagte ADAC-Vize-Präsident Ulrich Klaus Becker.

Linke und Grüne warfen kurz vor der Abstimmung den Sozialdemokraten daher auch Feigheit vor. "Die SPD lässt sich von der CSU am Nasenring durch das Parlament führen", kritisierte Grünen-Fraktionschef Anton Hofreiter. Jetzt sei die CSU-Idee auch ein Projekt der SPD, obwohl die Partei selbst immer wieder auf die Gefahr von Ausländerdiskriminierung hingewiesen habe. "Schämen Sie sich eigentlich nicht, was für ein Vorbild für Europa Sie abgeben", sagte Hofreiter. Linken-Experte Herbert Behrens nannte ein Ja unverantwortlich, nur um eine CSU-Stammtisch-Idee durchzusetzen. Die Maut sei ein Eintrittsgeld für Ausländer, bringe aber kaum Geld für Dobrindt: "Ab heute wird er der Watschenmann der Republik. Die Watschen hat er verdient", sagte Behrens.

SPD-Vize-Fraktionschef Sören Bartol räumte ein, die Maut sei kein Wunschprojekt der SPD. Die Partei sei aber vertragstreu in der Koalition: "Da kann nicht jeder machen, was ihm gerade so in den Kopf kommt." Zudem habe die SPD noch einen Entschließungsantrag des Bundestages durchgesetzt, wonach die Regierung bis Juli 2016 einen Gesetzentwurf für die Ausdehnung der Lkw-Maut auf alle Bundesstraßen vorlegen muss. Dies bringe mehr Einnahmen als die Pkw-Maut. Zudem sei der Entwurf Dobrindts etwa hinsichtlich des Datenschutzes verbessert worden. Auch Hinweise der EU in Bezug auf die Kosten von Kurzzeitvignetten seien auf Druck der SPD berücksichtigt worden.

Während deutsche Fahrzeughalter Jahresvignetten kaufen müssen, können Ausländer auch solche für zehn Tage oder zwei Monate erwerben. Die Preise dafür werden nun anders als zunächst geplant nach Schadstoffausstoß und Größe des Autos gestaffelt. (Reuters 27)

 

 

 

 

Fachkräftemangel in Kliniken, MVZ und Gemeinden

München - Fehlende Chirurgen in den Kliniken und fehlende Ärzte auf dem Land, sorgen für Unruhe und Ängste. Auch im Gebiet der Fachmedizinerinnen und Fachmedizinern wie Orthopäden und Augenärzten, ist die Unterversorgung auf dem Land spürbar. Es droht ein massiver Ärztemangel.

Die Folgen sind dann unterversorgte Patienten, die weite Wege zu den Fachärzten auf sich nehmen müssen. Die Patienten werden zudem mit langen Wartezeiten in den Praxen rechnen müssen und einige Gemeinden erwarten sogar weniger Touristen, sollte sich die medizinische Unterversorgung herumsprechen. Die Touristen werden aus Angst lieber in Urlaubsgebiete fahren, in denen eine schnelle Notversorgung gewährleistet werden kann.

Die medizinische Unterversorgung in Deutschland hat unterschiedliche Gründe. Zum einen ist es der Reiz des Lebens in der Stadt, der viele Menschen dazu bewegt, keine Praxen auf dem Land zu eröffnen. Zum anderen sind es auch die klinischen Festanstellungen, die der Medizinerin und dem Mediziner meist schon nach einem Jahr als Assistenzärztin oder als Assistenzarzt angeboten werden. Des Weiteren arbeiten abgehende Medizinstudenten auch oftmals in nicht-klinischen Unternehmen, sondern bevorzugt in Wirtschaftsunternehmen. Grundlegende Maßnahmen müssen hier getroffen werden.

Die Auftraggeber von Nicholson & Company sind Unternehmen aus dem Bereich des Gesundheitswesen und anderer Bereiche, die ärztliches Fachpersonal suchen. Die Unternehmen können mit Hilfe der Beratung von Nicholson Stellen füllen, die die Existenz des Unternehmens sichern und eine optimale Patientenversorgung gewährleisten. Durch den Einsatz von hochqualifiziertem Fachpersonal, den Kandidaten bei Nicholson & Company können die Unternehmen profitieren und sich gegenüber der Konkurrenz durchsetzen.

Die Beratung hat es sich seit 1992 zur Aufgabe gemacht, eine Vermittlerfunktion zwischen Bewerber und Auftraggeber zu sein, und Unternehmen bei der Suche nach qualifiziertem Personal aus den unterschiedlichsten Fachbereichen kompetent zur Seite zu stehen.

Nicholson & Company hat ein erklärtes Ziel: die Beratung möchte daran mitwirken, dass die ärztliche Versorgung in alle Teilen des Landes weiterhin gewährleistet werden kann und in Zukunft flächendeckender ausgeprägt ist. Damit sich die Gemeinden nicht um die Bürgerversorgung sorgen müssen, können sie mit Hilfe der Beratung geeignetes Fachpersonal finden.

Wichtig ist dem Unternehmen eine zielgerichtete Bewerberauswahl. Diese Auswahl wird dabei passend auf die Bedürfnisse des Unternehmens zugeschnitten. Die kompetente und passende Auswahl des Fachpersonals stellt eine präventive Maßnahme gegen mögliche Fehlbesetzungen dar. Diese sollen vermieden werden. Vermieden werden soll damit auch die Gefahr von Kosten, die aus eventuellen Fehlbesetzungen entstehen können. Auf diese Weise werden für alle Variationen passgenaue Bewerber mit der richtigen Qualifikation gefunden. GA 26

 

 

 

 

Große Koalition macht Weg für Pkw-Maut frei

 

Die umstrittene Pkw-Maut von Bundesverkehrsminister Alexander Dobrindt steht kurz vor der Verabschiedung. Union und SPD haben sich auf Änderungen an dem Gesetz geeinigt – diese kommen auch Bedenken der EU-Kommission entgegen.

Der Weg für das umstrittene Pkw-Maut-Gesetz ist offenbar frei. Experten von Union und SPD einigten sich in der Nacht zum Dienstag auf Änderungen an dem Vorhaben. In namentlicher Abstimmung will der Bundestag an diesem Freitag über die Einführung der Pkw-Maut entscheiden.

Unions-Fraktionsgeschäftsführer Michael Grosse-Bröhmer betonte, die Zustimmung seiner Fraktion sei sicher: "In der Union stehen wir doch hinter dem Mautgesetz, das wir selbst erarbeitet haben." Auch die Zustimmung der SPD gilt als sicher. "Wir sind nicht der Meinung, dass die Maut unsere Verkehrsinvestitionsprobleme löst, aber wir stehen zum Koalitionsvertrag", sagte die stellvertretende Faktionsvorsitzende Kirsten Lühmann gegenüber "Zeit Online".

Hauptänderungspunkt ist der Preis für Kurzzeitvignetten für ausländische Fahrzeughalter: Die Zehn-Tages-Vignette soll nun statt einem Betrag von zehn Euro in drei Beträge von 5, 10 und 15 Euro gestaffelt werden. Bei der geplanten Zweimonatsvignette sind es statt 22 Euro nun 16, 22 und 30 Euro je nach Größe und Schadstoffausstoß des Autos.

Damit soll der EU-Kommission eine Zustimmung erleichtert werden, die hier auf Änderungen gedrängt hatte und die bisherigen Preise im Vergleich zur Jahresvignette für zu hoch erachtete.

Verkehrsminister Alexander Dobrindt will, dass die Abgabe für alle Nutzer von Autobahnen erhoben wird. Für inländische Fahrzeughalter gilt sie formal auch auf Bundesstraßen.

In Deutschland registrierte Fahrzeughalter sollen aber entsprechend der Maut-Kosten bei der Kfz-Steuer entlastet, so dass unterm Strich nur Ausländer zahlen. Sie müssen automatisch eine Jahresvignette kaufen, während Ausländer dem Gesetzentwurf zufolge auch für 10 Tage oder zwei Monate buchen können.

Dobrindt plant, die Maut ab 2016 zu kassieren. Nach Abzug von Kontroll- und anderen Verwaltungskosten rechnet Dobrindt mit Einnahmen von jährlich 500 Millionen Euro.

Als größte Hürde gilt, dass die EU-Kommission das Vorhaben noch auf mögliche Diskriminierung von Ausländern prüfen will.

EU-Verkehrskommissarin Violeta Bulc hatte allerdings Ende Januar bei ihrem Berlin-Besuch erklärt, dass sie Chancen für eine europarechtlich zulässige Pkw-Maut in Deutschland sieht. Sie sei überzeugt, dass "Lösungen" möglich seien, um den Übergang zu einem System mit Nutzerfinanzierung unter voller Einhaltung der EU-Verträge zu erreichen, erklärte Bulc nach einem Treffen mit Dobrindt.

Gesine Lötzsch (Linke), Vorsitzende des Haushaltsausschusses des Bundestags, nennt die Mautpläne Dobrindts einen "Schildbürgerstreich". In einem Gespräch mit der "Neuen Osnabrücker Zeitung" warnte Lötzsch am Dienstag vor einer "massiven Verschwendung" von Steuergeldern. Sie sagte: "Der jährliche Aufwand für die Erhebung der Maut wird einschließlich der Kosten bei der Kfz-Steuer mit 205 Millionen Euro angegeben. Als Einmalaufwand kommen, wiederum für beide Gesetze, 456 Millionen Euro dazu." Unterm Strich müsse der Staat zunächst "fast eine halbe Milliarde Euro ausgeben, um überhaupt Einnahmen erzielen zu können", kritisierte die Haushaltsexpertin. Es sei fraglich, ob diese Einnahmen dann höher liegen würden als die Kosten.

Auch Österreich und die Niederlande kritisieren indessen die Maut-Pläne Dobrindts. Anfang Dezember stellte Österreichs Verkehrsminister Alois Stöger Zwischenergebnisse eines Rechtsgutachtens vor. Dabei bezeichnete er die Pkw-Maut als eine "indirekte Diskriminierung" und damit als Verstoß gegen EU-Recht.

"Es gibt einige Rechtswidrigkeiten, wo noch Nachbesserungsbedarf besteht", sagte Stöger bei einem Treffen der EU-Verkehrsminister in Brüssel. Grundsätzlich seien Maut und Steuersenkung zwar formal getrennt, "aber es besteht (bei dem geplanten Gesetz) eine enge zeitliche und inhaltliche Koppelung", so Stöger weiter. Österreich erwäge "alle rechtlichen Schritte bis hin zur Klage" vor dem Europäischen Gerichtshof (EuGH).

"Ich gehe davon aus, dass Österreich den Klageweg bestreiten wird, wenn Dobrindts Pläne wider Erwarten durchkommen", sagte Claudia Schmidt, verkehrspolitische Sprecherin der ÖVP im EU-Parlament, Ende Februar im Deutschlandfunk.

"Die Deutschen dürfen mit der Maut keine neuen Mauern bauen", so Schmidt. Das Maut-Konzept, das nur ausländische Fahrer in Deutschland belasten soll, sei "ein Hindernis für den freien Reiseverkehr" und "auf jeden Fall eine Diskriminierung", so Schmidt. "Die Maut, die wir in Österreich haben, gilt für alle."  dto mit rtr

 

 

 

 

Studie untersucht Pflegedienste. Zuwanderungsgeschichte als Vorteil in der Pflege

 

Immer mehr Pflegedienste speziell für ältere Menschen mit Migrationsgeschichte werden gegründet. Sie bieten eine Reihe von Vorteilen. Dazu gehören Kontakte zu Beratungsstellen, Arztpraxen und Apotheken, die mehrsprachige Dienste anbieten.

 

Im Bereich der ambulanten Pflege gründen sich in den letzten Jahren zunehmend Pflegedienste, die sich speziell an ältere Menschen mit Migrationsgeschichte richten. Auf diese Pflegedienste trifft man am häufigsten in größeren Städten. Viele Verantwortliche in Pflegediensten bringen dabei selbst eine Migrationsgeschichte mit – dieses Phänomen untersucht eine Arbeitsgruppe um Johanna Krawietz, Friederike Isensee, Professor Wolfgang Schröer und Stefanie Visel von der Universität Hildesheim im Projekt “Care-Dienstleistungen als ethnisches Unternehmertum”.

Sie untersuchen derzeit Pflegedienste in Niedersachsen. Dafür wurden bisher zehn Einrichtungsleitungen nach ihrer Unternehmensstruktur, ihrem Arbeitsalltag und ihrer Geschäftsstrategie befragt. “Diese Pflegedienste verfügen über Kontakte zu Beratungsstellen, Arztpraxen und Apotheken, die mehrsprachige Dienste für Ältere anbieten. Ihre eigene Zuwanderungsgeschichte wird von den Unternehmerinnen in der Arbeit mit älteren Migrantinnen und Migranten als Vorteil angesehen”, sagt die Sozialpädagogin Johanna Krawietz. Durch ihre Mehrsprachigkeit, so die Aussagen der Interviewten, könnten sie besseren Kontakt zu älteren Migrantinnen und Migranten aufnehmen. Dadurch könnten sie zum Beispiel die Pflegebedürftigen bei Arztbesuchen begleiten und Übersetzungsarbeit leisten.

Die untersuchten Pflegedienste spezialisieren sich in ihren Pflegeleistungen auf unterschiedliche Zielgruppen. Ein großer Teil richtet sich mit ihrem Angebot an Ältere aus der ehemaligen Sowjetunion und der Türkei.

Friederike Isensee, die als studentische Mitarbeiterin in dem Forschungsprojekt mitwirkt und an der Uni Hildesheim Sozial- und Organisationspädagogik studiert, hat Pflegedienste befragt. Sie nennt ein Beispiel aus der Studie: Natalia Dobat (Name geändert) ist seit über zehn Jahren Geschäftsführerin eines ambulanten Pflegedienstes, der mit seinen rund 300 Klienten speziell auf Leistungen in deutscher und in russischer Sprache ausgerichtet ist. Dobat zog Mitte der 2000er Jahre mit ihrer Familie aus der ehemaligen Sowjetunion nach Deutschland. Die Pflegedienstleistungen werden nicht nur von russischsprachigen Pflegebedürftigen nachgefragt.

Die Arbeitsgruppe um den Sozialpädagogen Professor Wolfgang Schröer weist darauf hin, dass kultursensible Pflegeleistungen nicht automatisch durch Personen des gleichen Herkunftskontextes sichergestellt werden. “Frau Dobat legt in ihrem Pflegedienst Wert darauf, den Mitarbeitern ein vielfältiges Bild von Pflege zu vermitteln. Sie möchte ihre Pflegekräfte dafür sensibilisieren, aufmerksam mit den Pflegebedürftigen umzugehen und offen für mögliche Wünsche bei der pflegerischen Versorgung zu sein”, berichtet Friederike Isensee. Russischsprachige Pflegebedürftige könne man zum Beispiel nicht alle gleichsetzen, sagt die Geschäftsführerin den Forschern. Sie bringen verschiedene Sprachen, Dialekte, religiöse Zugehörigkeiten und Lebensstile mit.

Die Studie “Care-Dienstleistungen als ethnisches Unternehmertum” wird vom Niedersächsischen Wissenschaftsministerium gefördert. Sie läuft noch bis Januar 2016. (mig/uh 25)

 

 

 

 

Nrw-Minister Schneider: Asylpolitik und Integrationspolitik wachsen zusammen.

Integrationsministerkonferenz in Kiel

 

Integrationsminister Guntram Schneider ist zufrieden mit dem Verlauf und dem Ergebnis der 10. Integrationsministerkonferenz, die heute in Kiel zu Ende gegangen ist. Tenor der Konferenz: Asylpolitik und Integrationspolitik wachsen zusammen. Dazu Minister Schneider: „Viele Flüchtlinge werden dauerhaft in Deutschland bleiben. Sie brauchen daher Unterstützung bei ihrer Integration von Anfang an, in erster Linie Zugang zu Sprachkursen. Es ist ein großer Fortschritt,  dass neben den SPD-regierten Ländern auch die CDU-regierten Länder das so sehen. Hier ist ein neuer flüchtlings- und integrationspolitischer Konsens gewachsen."

 

Neben der Forderung nach Öffnung der vom Bund finanzierten Sprach- und Integrationskurse für Flüchtlinge fordert die Integrationsminister-konferenz die Bundesregierung auch auf, jugendliche Flüchtlinge mit Aufenthaltsgenehmigungen für die Dauer einer Ausbildung auszustatten, damit sie ein entsprechendes Ausbildungsverhältnis überhaupt eingehen können. Gleichzeitig forderte Integrationsminister Schneider den Bund auf, die Länder und Kommunen über das bisherige Maß hinaus noch stärker bei der Flüchtlingsaufnahme finanziell zu unterstützen. Pnrw 26

 

 

 

 

Was ist neu? Neuregelungen zum April 2015

 

Die "Pille danach" gibt es jetzt rezeptfrei. HQL-Lampen dürfen nicht mehr verkauft werden. Für das Heizen mit erneuerbaren Energien gibt es höhere Zuschüsse. Diese und andere Neuregelungen treten zum April in Kraft.

 

1. Gesundheit. "Pille danach" jetzt rezeptfrei

Sogenannte Notfallkontrazeptiva wie die "Pille danach" müssen nicht mehr von einem Arzt verschrieben werden. Die Präparate können seit dem 14. März 2015 rezeptfrei in der Apotheke gekauft werden, sind allerdings nicht über den Versandhandel beziehbar.

 

2. Verbraucherschutz. Herkunft bei vielen Fleischarten transparenter

Für verpacktes Schweine-, Schaf-, Ziegen- und Geflügelfleisch ist ab 1. April 2015 in der EU die Kennzeichnung der Herkunft erforderlich. Die Kennzeichnungspflicht betrifft frisches, gekühltes oder gefrorenes Fleisch. Bisher gab es eine solche Kennzeichnungspflicht nur für Rindfleisch. Sie gilt weiterhin nicht für verarbeitete Fleischerzeugnisse.

 

3. Verkehr. Neue Regeln für Kurzzeitkennzeichen

Die Zulassungsbehörden können künftig nur noch Kurzzeitkennzeichen unter bestimmten Bedingungen erteilen. So muss unter anderem das Fahrzeug den Zulassungsbehörden bekannt sein und eine gültige Hauptuntersuchung und Sicherheitsprüfung nachgewiesen werden. Das Fahrzeug darf dann bis zu fünf

Tage am öffentlichen Straßenverkehr in Deutschland teilnehmen.

 

4. Energie. Verbot von Quecksilberdampflampen

Quecksilberdampflampen (sogenannte "HQL"-Lampen), Natriumdampfniederdrucklampen dürfen ab 1. April 2015 nicht mehr in den Markt gelangen. Das gilt auch für Kompaktleuchtstofflampen mit

konventionellen Vorschaltgeräten (KVG) und elektronischen Vorschaltgeräten (EVG) unter 80 Lumen pro Watt. Gründe sind der hohe Stromverbrauch, der Quecksilbergehalt der Leuchtmittel sowie die veraltete Technik. Rechtsgrundlage dafür ist die EU-Richtlinie für eine umweltgerechte Gestaltung von energieverbrauchsrelevanten Produkten.

 

Marktanreizprogramm: Höhere Zuschüsse für Heizen mit erneuerbaren Energien

Private Hausbesitzer und alle Unternehmer, die auf moderne Heizungen mit erneuerbaren Energien umsteigen, erhalten künftig höhere Zuschüsse. Mit der Novelle des Marktanreizprogramms fördert die Bundesregierung Investitionen in den Bau von Solar-, Biomasse- und Wärmepumpenanlagen noch stärker.

Für Unternehmer kann der Investitionszuschuss für Neubauprojekte und Sanierungsmaßnahmen für die Wärmewende bis zu 50 Prozent betragen. Anträge kann man ab dem 1. April beim Bundesamt für Wirtschaft und Ausfuhrkontrolle (BAFA) stellen.  pib 26

 

 

 

 

Turin. 25 deutsche Autoren auf der Buchmesse (14. bis 18. Mai 2015)

 

 

Eine italienische Literaturreise: Deutschland präsentiert sich als Gastland auf dem diesjährigen Salone del Libro Torino, der Buchmesse in Turin. Vom 14. bis 18. Mai stellen unter dem Motto „Turin meets German Authors“ Schriftstellerinnen und Schriftsteller ihre Bücher vor. Darunter Bestsellerautoren wie Daniel Kehlmann und Frank Schätzing. Auch Jan Assmann, Joachim Meyerhoff, Katja Petrowskaja, Lutz Seiler, Ingo Schulze, Jennifer Teege, David Wagner und viele weitere werden vor Ort sein.

 

Torino, Flickr Herzstück des deutschen Gastauftritts ist ein 330 Quadratmeter großer, interaktiver Pavillon. Er bietet Platz für die über vierzig ausstellenden deutschen Verlage, eine Veranstaltungsbühne, eine Buchhandlung und Buchkollektionen mit einer großen Themenvielfalt: unter anderem Graphic Novels, Kinder- und Jugendbücher sowie die Longlist des Deutschen Buchpreises. Besucher können deutsche Autoren treffen und per App Neues über deutsche Literatur und die anwesenden Schriftstellerinnen und Schriftsteller erfahren. Die „Literatürme“, die mit Gedanken der deutschen Autoren über das „Wunderbare“ Italiens beschriftet sind, bieten den Besuchern weitere Möglichkeiten der Interaktion: Via Twitter, Facebook oder App können sie ihre eigenen Ideen beisteuern.

Die Organisatoren des Gastlandauftritts, die Frankfurter Buchmesse und die italienischen Goethe-Institute, greifen das Motto der Stadt „Turin meets Berlin“ auf und erweitern es zum Buchmesse-Motto „Turin meets German Authors“. 25 deutsche Autoren aus allen literarischen Gattungen sind dabei. Darunter Bestsellerautoren wie Daniel Kehlmann, Frank Schätzing, Sebastian Fitzek, der deutsche Buchpreisträger Lutz Seiler, Enthüllungsjournalist Günter Wallraff sowie neue literarische Stimmen wie Katja Petrowskaja und Jennifer Teege. Der Schwerpunkt der Messe liegt auf frisch ins Italienische übersetzten Titeln, darunter Katja Petrowskajas „Forse Esther“ („Vielleicht Esther“), oder David Wagners „Il corpo della vita“ („Leben“). Außerdem vertreten sind Jan Assmann, Ulrike Edschmid, Markus Gabriel, Joachim Meyerhoff, Ingo Schulze, Peter Sloterdijk, Wolfgang Streeck, Volker Weidermann und die Illustratoren Nadia Budde, Isabel Kreitz und Axel Scheffler.

Nicht zuletzt sollen Autoren und Besucher direkt miteinander kommunizieren. Der Spoken-Word-Poet Dalibor wird mit dem Publikum rappen. Kinderbuchautorin Stefanie de Velasco und die Comic-Illustratorin Isabel Kreitz bespielen die Jugendbühne. Themenvielfalt und deutsch-italienischer Dialog sind auch hier die Leitideen. Auf den Bühnen der Messe bestreiten italienische und deutsche Autoren, Illustratoren und Künstler das Programm gemeinsam.

 

Der Auftritt bei der Buchmesse Turin wird gemeinsam von der Frankfurter Buchmesse und den italienischen Goethe-Instituten mit Unterstützung des Auswärtigen Amts in enger Zusammenarbeit mit dem Salone del Libro Torino gestaltet.  GI 26

 

 

 

 

 

 

Musikmesse Frankfurt 2015. Konzert mit Maestro Mirko Satto “Da Vivaldi a Piazzolla: i due volti della fisarmonica”.

 

Eine Veranstaltung des Italienischen Generalkonsulats Frankfurt und des Italienischen Kulturinstituts Köln in Zusammenarbeit mit dem Instituto Cervantes und “Italiani in Deutschland - Freunde des italienischen Kulturinstituts e.V. - Frankfurt ”

Donnerstag, 16. April 2015, 19.15 Uhr (Einlass ab 18.30 Uhr)   Veranstaltungsort: Veranstaltungssaal INSTITUTO CERVANTES, Staufenstr.1, Frankfurt (Straßenbahnhaltestelle U6/7 Alte Oper)

Eintritt frei für die Inhaber der CARTA AMICIZIA und CARNET DE LECTOR (4,00 Euro für Nicht-Mitglieder)

Bestätigung per Email an : francoforte.culturale@esteri.it

Das Akkordeon, ein melodisches, schwungvolles Instrument mit vielen verschiedenartigen Ausdrucksmöglichkeiten, umschmeichelt mit seinem Klang jedwede Musikrichtung. Es hat eine Seele, die meistens mitreißend und tiefgründig, aber oft mit der Vorstellung von „leichter“ Musik verbunden wird. Wie Mirko Satto es jedoch spielt und mit einem Programm vorstellt, das von Antonio Vivaldi bis zum „tango nuevo“ von Astor Piazzolla reicht, birgt es große Überraschungen und lädt zu Entdeckungen ein.

Kurze Biografie. MIRKO SATTO

Akkordeon- und Bandoneonspieler, studierte Akkordeon am Konservatorium   “A. Steffani” in Castelfranco Veneto (TV), wo er mit Höchstnote, Auszeichnung und   ehrenvoller Erwähnung diplomierte. Außerdem gewann er zwei Stipendien als bester Schüler. Er studierte und perfektionierte sich bei den Maestri Scappini, Noth, Zubitsky   und bei Salvatore di Gesualdo, erhielt den “Premio Speciale del Docente“ sowie ein Stipendium. Zusätzlich studierte er Oboe und diplomierte bei Prof. Paolo Brunello. Er gewann die absolut ersten Preise der bedeutendsten nationalen und internationalen Akkordeon-Wettbewerbe. Außerdem nahm er an mehr als 400 bedeutenden Festivals und Konzertreihen teil und spielte in den bedeutendsten Konzertsälen in Europa, Australien, Japan, Afrika und Südamerika (Opera City in Tokio, Shymphony Hall in Osaka, Yokohama Minato Mirai Hall in Japan, Teatro Amazon in Manaus/Brasilien, International Summer Music Festival und Moreland Festival in Melbourne, The Organ of Ballarat Festival, Bendigo Festival, Murray River International Music Festival in Australien).

Das Repertoire des eklektischen Akkordeonspielers Mirko Satto reicht von der Musik des Barock bis zur zeitgenössischen, vom französischen Varieté bis zum argentinischen Tango. Er tritt als Solist und mit Kammerorchestern auf und spielt sowohl Akkordeon als auch Bandeon in bedeutenden Orchestern.

Er ist Dozent für Akkordeon am Musikgymnasium „Giorgione“ in Castelfranco Veneto (TV).

 

 

 

 

Frankfurt. Lesung-Interview mit Prof. Mario Isnenghi: Il Mito della Grande Guerra

 

Eine Veranstaltung des Italienischen Generalkonsulats Frankfurt und des Italienischen Kulturinstituts Köln in Zusammenarbeit mit “Italiani in Deutschland - Freunde des italienischen Kulturinstituts e.V. - Frankfurt ”

Montag, 20. April 2015, 19.00 Uhr,   Veranstaltungssaal ENIT Frankfurt (Barckhausstr.10 - Straßenbahnhaltestelle U6/7 - Westend). Eintritt Frei

 

Einführung und Moderation: Anna Ventinelli (Lektorin an der J.W. Goethe Universität Frankfurt), Konsekutivübersetzung: Marina Grones.

 

Von Marinetti bis Prezzolini und Gadda, von Soffici bis Serra, Borgese und D'Annunzio erscheint der Krieg jedes Mal so, als wäre er eine Gelegenheit für Individuum und Gesellschaft zur Regeneration, eine Quelle für Protest oder sozialen Kampf.

 

Prof. Mario Isnenghi zeigt, ausgehend von seinem Buch Il mito della Grande Guerra (Il Mulino, 2014), die vielen Gesichter auf, die der Mythos vom Großen Krieg hat, und zeichnet den geistigen, sozialen und politischen Querschnitt eines Italiens, das vor einem komplexen und widersprüchlichen Übergang von der Politik der Eliten zur Massengesellschaft steht.

 

In Zusammenarbeit mit dem Italienischen Generalkonsulat Frankfurt und dem Romanischen Seminar der J.W. Goethe Universität Frankfurt. Anmeldung per Email an: francoforte.culturale@esteri.itfrancoforte.culturale@esteri.it IIC