WEBGIORNALE   25-31   MAGGIO  2015

 

Inhaltsverzeichnis

1.       L’Europa dichiara la sua "guerra" alla tratta di migranti 1

2.       Ue approva agenda immigrati: 20mila rifugiati in Europa. Mogherini: "Giornata storica"  1

3.       Commissione europea. Gestire meglio la migrazione in ogni suo aspetto: un’agenda europea sulla migrazione  1

4.       Migranti, Commissione Ue adotta nuova agenda, ma resta divisione su nodo 'quote' 2

5.       Il Tavolo Asilo: grande preoccupazione per il decreto legislativo sull’accoglienza e le procedure per il riconoscimento  3

6.       Un’agenda europea sulla migrazione  3

7.       Mogherini all’Onu: “Migrazione fenomeno mondiale, l’Ue non può fare da sola”  4

8.       La Germania ospite d’onore al Salone internazionale del Libro di Torino  4

9.       Germania, l’autostrada la pagheranno solo gli stranieri. La Commissione europea: discriminazione  5

10.   Delegazione di parlamentari tedeschi ospiti del Gruppo interparlamentare di amicizia  5

11.   Cosa vogliono dalla scuola i genitori migranti?  5

12.   Il sottosegretario Bobba annuncia una ispezione alle sedi Inca in Germania  5

13.   Festival della Poesia di Francoforte. Intervista al poeta danese Carsten René Nielsen  6

14.   Come è cambiata l’emigrazione italiana verso la Germania?  6

15.   Presentato alla Camera “Il modello tedesco e proposte per l'Italia”  7

16.   Angela Ciliberto nuovo presidente del Comites di Norimberga  7

17.   Servizi consolari a Saarbruecken. Nota Confsal Unsa  7

18.   Servizi consolari a Saarbruecken. Nota Marino: cerchiamo una linea comune  8

19.   Presentato ad Amburgo il Rapporto Italiani nel Mondo  8

20.   E’ nato a Berlino ilDeutschItalia, nuovo giornale online, diretto non solo ai lettori italiani ma anche ai tedeschi 8

21.   60° Anniversario dei contratti bilaterali. "Festa del Lavoro Italiano in Germania" a Kaufbeuren  9

22.   Giovane ragazzo italiano in vacanza a Berlino aggredito da una banda di sconosciuti 9

23.   I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia  10

24.   Festa della mamma e tesseramento Acli a Kempten  11

25.   Roberto Plano in Concerto a Colonia  11

26.   Conferenza a Monaco di Baviera nell’ambito di Expo Milano 2015, 12

27.   A Francoforte il 9 giugno “L’intrepido”, del regista Amelio  12

28.   L’associazione "Pro Europa Una" alla manifestazione Europatag a Monaco di Baviera  12

29.   Monaco di Baviera. Rinascita flash 3.2015 è on line  12

30.   Una minoranza turca in Germania: verità sul genocidio armeno  12

31.   L’Italia all’Europatag di Düsseldorf 13

32.   Gran Bretagna dopo il voto. Nebbia sulla Manica …   13

33.   Paolo Gentiloni: “Migranti, egoista chi si è tirato indietro sulle quote”  14

34.   Ue, Mogherini all'Onu: "Emergenza migranti senza precedenti"  14

35.   Corsi e ricorsi. Stranieri e profughi di oggi e di ieri 15

36.   Deputati Pd della circoscrizione Estero: Un passo in avanti nelle politiche europee di accoglienza dei richiedenti asilo  15

37.   Monaco di Baviera. Garavini (PD): “I Comites sono un punto di riferimento importante, a prescindere”  16

38.   Camera. Alla III Commissione l’interrogazione Ghizzoni sul personale scolastico all'estero  16

39.   Tavolo asilo. Grande preoccupazione per il DL su accoglienza e protezione internazionale  16

40.   Mancata ridorma del Sistema di asilo: preoccupazione dell’Unhcr 17

41.   Libro Bianco. Un atto rifondatore della Difesa  17

42.   La Grecia: non rimborsiamo i soldi al Fmi 18

43.   Il rimedio  18

44.   Verso le riforme. Vietato smarrire la rotta  18

45.   Expo: Mogherini e Schlz inaugurano il padiglione dell’Unione Europea  19

46.   L’Italia ha una nuova legge elettorale  19

47.   Senato. L’audizione dei rappresentanti degli enti certificatori dell’italiano come lingua seconda (CLIQ) 19

48.   Democrazia  20

49.   Riforma della scuola. Approvato dalla Camera dei deputati il disegno di legge  20

50.   Mini-job. La Corte Ue chiarisce i diritti previdenziali dei migranti che svolgono piccoli lavori occasionali 21

51.   “Emigriamo di nuovo?”, indagine della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo e dell’Associazione Italents  21

52.   Concluso ad Onore il secondo convegno del Centro di Ricerca su migrazioni e mobilità  21

53.   Un dizionario dell’emigrazione per le scuole  22

54.   Da Comunità a Unione?  22

55.   La riforma dei Patronati. Al Comitato per le questioni degli italiani all’estero l’audizione del sottosegretario Luigi Bobba  22

56.   L’Anap sul decreto pensioni. “Il decreto Rimborsi non è la soluzione”  23

57.   Presentato a Roma il libro di Roberto Nobile “L’ospedale della lingua italiana”  23

58.   Unioni civili, il voto irlandese apre la strada alla riforma  23

59.   Immigrazione, l'Italia rischia la beffa sulle quote  23

60.   Dino Nardi (UIM): “Elezioni Comites: l’intero impianto della rappresentanza dovrà essere completamente rivisto”  24

61.   Comites, diritti, appartenenze e partecipazione democratica secondo Rifondazione Comunista  24

62.   La chiarezza della crisi 25

63.   Regione Sardegna: via libera della Giunta a Piano triennale 2015-2017 e Programma 2015 per l’Emigrazione  25

64.   "I migranti, l’Europa, la Chiesa": un libro di Mons. Perego  25

65.   Fabio Porta (Pd) sull’insegnamento della storia dell’emigrazione nelle scuole italiane  25

66.   Esistenza in vita dei pensionati all’estero. Moduli a Citibank entro il 3 giugno  26

67.   Cittadinanza italiana: invio telematico della domanda  26

68.   Il voto  26

69.   Ginevra. La SAIG ai festeggiamenti dei 150 anni dell’ITU con le antiche macchine da scrivere  26

70.   Riunito il Coordinamento Enti gestori in Svizzera  27

71.   Definito il programma dei lavori  della assemblea degli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo. 27

72.   Prospettive di riforma per la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo  27

73.   “Molisani nel mondo. Short food movie”, 15 giugno il termine per iscriversi al concorso per cortometraggi 28

74.   Interrogazione di Aldo Di Biagio (AP): disparità di trattamento tra personale a contratto in servizio all’estero  28

75.  Componenti della Consulta degli emiliano-romagnoli: siamo una risorsa da valorizzare  28

 

 

1.       Spektakuläre Bergung im Mittelmeer: "Die Welt soll sehen, was passiert ist"  29

2.       Trotz Kritik. EU-Regierungen beschließen Militäreinsatz gegen Schleuser 29

3.       Schiffe versenken. EU-Minister feilen an Militärplänen gegen Schlepper 29

4.       Flüchtlingskrise: EU ringt mit dem Kampf gegen Schlepperbanden  30

5.       Revolution durch die Hintertür? Das neue Migrationskonzept der EU-Kommission  30

6.       Neues EU-Migrationskonzept: Potential zur Wende vorhanden  30

7.       Staatsministerin Özoguz zum Strategiepapier der EU-Kommission  31

8.       Vatikan: Afrikas Vatikan-Diplomaten diskutieren Migration  31

9.       Juncker unterbreitet Vorschläge zur Quotenregelung für Flüchtlinge  31

10.   Daten für Entwicklung  32

11.   Wirtschaftswachstum und Entlastung der Staatskassen gehen auf das Konto von Einwanderern  32

12.   Die Chancen der Flüchtlingskatastrophe  33

13.   Studie. Wahlergebnis in Bremen sozial nicht repräsentativ  33

14.   Gipfelchen erfolgreich. Echter Flüchtlingsgipfel im Juni 33

15.   Richtungsstreit in der AfD eskaliert 34

16.   Kein Dublin. Gericht lehnt Abschiebung nach Italien ab  34

17.   NRW. Staatssekretär Klute: Aachener Jobcenter setzt auf Vielfalt als Chance  34

18.   Flüchtlinge. In vielen Ländern ist die Ausländerfeindlichkeit zu hoch für eine konfliktfreie Ansiedlung  35

19.   Karlspreis. Gauck, Hollande und Schulz warnen vor "alarmierendem" Nationalismus in Europa  35

20.   NRW. Staatssekretär Klute: Es ist Zeit, dass sich polnische Einwandernde mehr zutrauen  35

21.   Kleiderstiftung verteilt bedarfsgerecht Kleidung an Flüchtlinge  36

22.   Politikwissenschaftler. Pegida und AfD sind Ausdruck derselben rechtspopulistischen Grundstimmung  36

23.   Regierungserklärung im Bundestag. "Östliche Partnerschaft wichtiger denn je"  36

24.   Bahnstreik - es ging um mehr als das Tarifrecht 37

25.   Studie. Engagierte in der Flüchtlingsarbeit sind weiblich, jung und gut gebildet 37

26.   Der Film L’intrepido in Frankfurt 38

27.   In Düsseldorf  der letze Film von Maresco  38

28.   In Frankfurt: Der Fall Bramard, Deutsch-italienische Lesung  38

29.   IIC-Köln. Konzert mit Roberto Plano  38

30.   In München Vortrag im Rahmen der Expo Mailand  38

 

 

 

 

L’Europa dichiara la sua "guerra" alla tratta di migranti

 

Mentre segna un passo in avanti la "militarizzazione" delle iniziative contro i trafficanti di esseri umani, si registra una brusca frenata sul fronte delicatissimo della ripartizione dei profughi. Dopo il "no" di Regno Unito, Irlanda e Danimarca i dubbi e le indisponibilità di Francia e Spagna, che si aggiungono a quelli di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Repubbliche baltiche – di Gianni Borsa

 

Rendere “inutilizzabili gli strumenti di morte”, “distruggere il modello di business dei trafficanti nel Mediterraneo”, evitare che “le organizzazioni criminali riutilizzino” i barconi e il denaro “con cui si arricchiscono e fanno morire le persone”: Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, ha spiegato ieri a Bruxelles gli intenti dell’operazione EuNavforMed, intervento navale europeo che, sotto l’egida dell’Onu, dovrebbe smantellare il “sistema” degli scafisti che attuano la tratta di esseri umani dalle coste libiche a quelle dell’Europa meridionale.

 

I prossimi passi ufficiali. Dal Consiglio dei ministri Ue degli Affari esteri e della Difesa è dunque giunto il via libera che risponde a quanto stabilito ad aprile dai 28 capi di Stato e di governo dell’Unione, attuando al contempo uno dei punti dell’Agenda per le migrazioni presentata la settimana scorsa dalla Commissione Juncker. Per agire in mare servono ancora un paio di passi ufficiali: il mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (cui sta lavorando la diplomazia britannica per ottenere l’ok di Russia e Cina) e un nuovo semaforo verde dai ministri Ue, nella riunione già fissata per il 22 giugno a Lussemburgo. Se non vi saranno intoppi, il 1° luglio EuNavforMed potrebbe essere operativa, sotto il comando dell’ammiraglio italiano Enrico Credendino, la cabina di regia a Roma, un bilancio iniziale di quasi 12 milioni di euro per i primi 12 mesi. Gli interventi si dispiegherebbero per fasi progressive: prima l’intercettazione in mare dei natanti e salvataggio dei profughi; quindi la messa fuori uso dei barconi; più avanti, se necessario, incursioni in acque territoriali libiche per contrastare in origine l’azione degli scafisti. Per questa azione marittima hanno già confermato la disponibilità di mezzi, oltre all’Italia (il Paese maggiormente coinvolto sul piano militare), Francia, Regno Unito, Spagna, Germania, Polonia, Slovenia, Irlanda.

 

Retromarcia sulle quote. Ma se la giornata di ieri ha fatto segnare un passo verso la “militarizzazione” delle iniziative contro la tratta, ha dovuto registrare subito una brusca frenata in un altro punto - forse il più innovativo e rilevante - della complessa strategia riguardante i flussi migratori che premono da Africa e Medio Oriente verso l’Ue. Era stato lo stesso Consiglio europeo straordinario di aprile a stabilire un impegno comune per “rafforzare la solidarietà e le responsabilità interne” nella gestione dei migranti; la Commissione europea ne aveva quindi preso atto, inserendo nell’Agenda del 13 maggio le quote di ripartizione dei migranti. Son bastati pochi giorni perché diversi Stati facessero dietrofront, venendo meno alla disponibilità promessa. Così, dopo il “no” di Regno Unito, Irlanda e Danimarca (che godono anche in questo ambito del diritto comunitario di una inspiegabile clausola “opt out”), sono affiorati i dubbi e le indisponibilità di Francia e Spagna, che si aggiungono a quelli di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Repubbliche baltiche. C’è chi contesta l’idea stessa delle quote, come Francia e Paesi dell’est, e chi non è convinto dei criteri di ripartizione (Spagna), che corrispondono a popolazione complessiva dei singoli Stati, Pil, presenza di profughi sul territorio nazionale. Come si diceva ieri a Bruxelles fra alcuni negoziatori, “ogni scusa è buona per non fare la propria parte”, lasciando Italia, Grecia e Malta praticamente sole a gestire le pressioni migratorie, che solo nei primi quattro mesi di quest’anno hanno portato sulle sponde europee 40mila disperati giunti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Gambia, Senegal, Costa d’Avorio, Libia, Egitto, Sudan, Siria, Irak e altri Stati martoriati da guerre, carestie, povertà, instabilità politica.

 

Argomento incandescente. La questione delle quote tornerà quindi in discussione al Consiglio europeo del 25 e 26 giugno, anche perché l’Agenda definita dalla Commissione comprende diversi capitoli, alcuni di competenza esclusiva dei governi (quindi del Consiglio), mentre altri chiamano in causa l’azione legislativa ordinaria, bussando alla porta dell’Europarlamento. Del resto secondo il piano dell’Esecutivo, la materia migratoria (che finora non è mai stata di competenza Ue) comprende il rafforzamento degli strumenti e delle operazioni Ue di controllo delle frontiere e salvataggio in mare (Frontex, Triton, Poseidon), il sostegno finanziario ai Paesi più esposti, le quote di “ricollocamento” e “reinsediamento”, la collaborazione con i Paesi di origine e transito dei flussi, la cooperazione allo sviluppo per affrontare le cause remote delle migrazioni. L’argomento rimane comunque incandescente. Tanto che oggi a Strasburgo i gruppi politici dell’Europarlamento chiariranno le loro posizioni: Popolari, Socialisti e democratici, Liberaldemocratici si sono dichiarati a sostegno dell’Agenda della Commissione; perplessi Verdi e Sinistra; non mancano da destra posizioni propense a interventi muscolari di respingimento. Ma è evidente che la materia divide trasversalmente, oltre che gli Stati, i partiti politici europei. E domani, in emiciclo, è fissato un confronto sull’Agenda Ue per le migrazioni tra eurodeputati, Consiglio e Commissione. sir 19

 

 

 

 

 

Ue approva agenda immigrati: 20mila rifugiati in Europa. Mogherini: "Giornata storica"

 

La Commissione europea ha adottato la nuova agenda per la gestione dell'immigrazione. Lo ha annunciato la vice presidente dell'esecutivo Ue e alto rappresentante per gli Affari esteri, Federica Mogherini, con un tweet.

"L'agenda Ue sulle migrazioni è stata adottata dalla Commissione", ha scritto Mogherini, ringraziando il presidente Jean-Claude Juncker, il vicepresidente Frans Timmermans e il commissario agli Affari interni e all'Immigrazione, Dimitris Avramopoulos per "l'eccellente lavoro di squadra".

L'esecutivo di Bruxelles ha proposto di offrire ai rifugiati "con evidente bisogno di protezione internazionale" 20mila posti distribuiti su tutti gli Stati membri. L'Italia dovrà ospitare il 9,94% del totale, pari a 1.989 persone. La Germania dovrà accoglierne il 15,4%, la Francia l'11,8%, il Regno Unito l'11,5%, la Spagna il 7,7% e la Polonia il 4,8%.

Sulla ricollocazione dei richiedenti asilo già presenti sul territorio europeo nel documento non sono indicate cifre, ma all'Italia spetterà l'11,84%.

Quattro i pilastri su cui si basa la nuova agenda della Commissione Ue: ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare, gestire e rendere sicure le frontiere esterne della Ue, proteggere i richiedenti asilo e creare una nuova politica della migrazione legale.

Queste le azioni immediate previste: triplicare le capacità e i mezzi delle operazioni Triton e Poseidon, attivare un meccanismo per la distribuzione dei richiedenti asilo già nei Paesi europei del Mediterraneo, accogliere i 20mila rifugiati da dividere fra gli Stati membri e varare un'operazione Psdc contro i trafficanti di esseri umani.

Presentando l'agenda Ue sull'immigrazione, il commissario Ue Avramopolous ha annunciato che i Paesi europei del Mediterraneo avranno a disposizione 60 milioni di euro di aiuti di emergenza per gestire i flussi migratori.

L'agenda, ha spiegato, "è la risposta concreta alla necessità immediata di salvare vite umane e assistere i Paesi in prima linea con azioni coraggiose, come la maggior presenza in mare di navi coordinate da Frontex, i 60 milioni di euro stanziati per gli aiuti di emergenza e un piano d'azione che dispone provvedimenti seri contro coloro che si arricchiscono sfruttando la vulnerabilità dei migranti".

"Una giornata storica per l'Italia. Un peso e una responsabilità finora quasi esclusivamente italiani diventano europei" ha detto Mogherini. La risposta alla crisi dell'immigrazione è "finalmente europea, è generale e affronta tutti gli aspetti del problema" ha commentato. Una risposta "integrata e a lungo termine".

"Abbiamo aumentato il nostro impegno con tutte le parti libiche per combattere il traffico di esseri umani. Cerchiamo una partnership con la Libia" ha spiegato l'alto rappresentante Ue per gli Affari esteri che ha "assolutamente" escluso un'operazione militare sul terreno. "Pianifichiamo un'operazione navale, speriamo in una collaborazione con le autorità libiche, per smantellare il modello di business dei trafficanti", ha aggiunto.

Al Consiglio Ue Affari esteri di lunedì prossimo verranno prese le prime decisioni sull'operazione di Politica di sicurezza e di difesa comune per contrastare le reti di trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. Poi il vertice dei leader Ue di giugno "potrà decidere di lanciare l'operazione".

Ma l'approccio indicato dall'Unione Europea è criticato da Londra. Per il ministro dell'Interno britannico, Theresa May, esso serve invece ad incoraggiare i clandestini a tentare il loro viaggio disperato verso l'Europa. Mogherini, nel suo intervento in Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, aveva sottolineato che "nessun rifugiato, nessun migrante intercettato in mare verrà rinviato indietro contro la sua volontà".

Oggi Teresa May è intervenuta sul Times per criticare tale approccio che, scrive, "non farà che accentuare la forza di attrazione esercitata nei confronti dell'altra sponda del Mediterraneo e non potrà che incoraggiare ulteriormente le persone a mettere la propria vita in pericolo". Adnkronos 13

 

 

 

 

Commissione europea. Gestire meglio la migrazione in ogni suo aspetto: un’agenda europea sulla migrazione

 

Bruxelles. La Commissione europea ha presentato oggi un’agenda europea sulla migrazione in cui delinea le misure previste nell’immediato per rispondere alla situazione di crisi nel Mediterraneo e le iniziative da varare negli anni a venire per gestire meglio la migrazione in ogni suo aspetto.

La situazione in cui versano migliaia di migranti che rischiano la vita per attraversare il Mediterraneo è sconvolgente ed è ormai evidente che nessuno Stato membro può né deve far fronte all’immane pressione migratoria da solo. L’agenda è una risposta europea che combina la politica interna ed estera, sfrutta al meglio agenzie e strumenti dell’UE e coinvolge tutti gli attori: Stati membri, istituzioni UE, organizzazioni internazionali, società civile, autorità locali e paesi terzi.

Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha dichiarato: “La tragica perdita di vite umane nel Mediterraneo ha sconvolto tutti gli europei. I nostri cittadini si aspettano che gli Stati membri e le istituzioni dell’UE agiscano per impedire il ripetersi di simili tragedie. Il Consiglio europeo ha dichiarato esplicitamente che occorrono soluzioni europee, basate sulla solidarietà interna e sulla consapevolezza che abbiamo una comune responsabilità nel creare una politica migratoria efficace. Per questo la Commissione propone oggi un’agenda che rispecchia i comuni valori europei e dà una risposta ai timori che nutrono i nostri cittadini sia difronte a una sofferenza umana inaccettabile che rispetto all’applicazione inadeguata delle nostre norme comuni e condivise in materia di asilo. Le misure che proponiamo contribuiranno a gestire meglio la migrazione e a rispondere alle legittime aspettative dei nostri cittadini”.

L’Alta rappresentante/Vicepresidente Federica Mogherini ha dichiarato: “È un’agenda audace quella con cui l’Unione europea ha voluto dimostrare di essere pronta ad affrontare la situazione disperata di coloro che fuggono guerre, persecuzioni e povertà. La migrazione è responsabilità condivisa di tutti gli Stati membri e tutti gli Stati membri sono chiamati ora a raccogliere questa sfida storica. Una sfida che non è solo europea, è globale: con l’agenda confermiamo e ampliamo la cooperazione con i paesi di origine e transito per salvare vite umane, combattere le reti di trafficanti e proteggere coloro che sono nel bisogno. Ma sappiamo tutti che una risposta reale, a lungo termine sarà possibile soltanto se affrontiamo le cause profonde, che vanno dalla povertà all’instabilità dovute alle guerre, fino alla crisi in Libano e in Siria. Come Unione europea, siamo impegnati e determinati a cooperare con la comunità internazionale”.

Il Commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos ha dichiarato: “L’Europa non può restare con le mani in mano. L’agenda europea sulla migrazione è la risposta concreta alla necessità immediata di salvare vite umane e assistere i paesi in prima linea con azioni coraggiose, come la maggior presenza in mare di navi coordinate da Frontex, i 60 milioni di EUR stanziati per gli aiuti di emergenza e un piano d’azione che dispone seri provvedimenti contro coloro che si arricchiscono sfruttando la vulnerabilità dei migranti. In uno spirito di maggiore solidarietà, siamo determinati a attuare un approccio globale che comporterà il miglioramento significativo della gestione della migrazione in Europa.”

Azione immediata

C’è consenso politico al Parlamento europeo e al Consiglio europeo attorno alla necessità, a seguito delle recenti tragedie del Mediterraneo, di mobilitare tutti gli sforzi e i mezzi a disposizione per agire immediatamente e impedire nuovi naufragi. Oggi la Commissione ha esposto le azioni concrete e immediate che intende intraprendere. Fra queste:

* Triplicare le capacità e i mezzi delle operazioni congiunte di Frontex, Triton e Poseidon, nel 2015 e nel 2016. È stato adottato oggi un bilancio rettificativo per il 2015 che assicura i fondi necessari: un totale di 89 milioni di EUR, comprensivo di 57 milioni per il Fondo Asilo, migrazione e integrazione e 5 milioni per il Fondo Sicurezza interna in finanziamenti di emergenza destinati agli Stati membri in prima linea, mentre entro fine maggio sarà presentato il nuovo piano operativo Triton.

* Proporre per la prima volta l’attivazione del sistema di emergenza previsto all’articolo 78, paragrafo 3, del TFUE per aiutare gli Stati membri interessati da un afflusso improvviso di migranti. Entro la fine di maggio la Commissione proporrà un meccanismo temporaneo di distribuzione nell’UE delle persone con evidente bisogno di protezione internazionale. Entro la fine del 2015 seguirà una proposta di sistema permanente UE di ricollocazione in situazioni emergenziali di afflusso massiccio.

* Proporre entro fine maggio un programma di reinsediamento UE per offrire ai rifugiati con evidente bisogno di protezione internazionale in Europa 20 000 posti distribuiti su tutti gli Stati membri, grazie a un finanziamento supplementare di 50 milioni di EUR per il 2015 e il 2016.

* Preparare un'eventuale operazione di politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) nel Mediterraneo volta a smantellare le reti di trafficanti e contrastare il traffico di migranti, nel rispetto del diritto internazionale.

Prossime tappe: i quattro pilastri per gestire meglio la migrazione

La crisi migratoria del Mediterraneo ha puntato i riflettori sui bisogni immediati ma ha anche rivelato tutta l’inadeguatezza della nostra comune politica migratoria. Guardando al futuro, l’agenda europea sulla migrazione sviluppa gli orientamenti politici del Presidente Juncker con una serie di iniziative coerenti e coese, basate su quattro pilastri per gestire meglio la migrazione in ogni suo aspetto (v. anche allegato).

I quattro pilastri della nuova agenda sono i seguenti:

* Ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare, in particolare distaccando funzionari di collegamento europei per la migrazione presso le delegazioni dell’UE nei paesi terzi strategici; modificando la base giuridica di Frontex per potenziarne il ruolo in materia di rimpatrio; varando un nuovo piano d’azione con misure volte a trasformare il traffico di migranti in un’attività ad alto rischio e basso rendimento e affrontando le cause profonde nell’ambito della cooperazione allo sviluppo e dell’assistenza umanitaria.

* Gestire le frontiere: salvare vite umane e rendere sicure le frontiere esterne, soprattutto rafforzando il ruolo e le capacità di Frontex; contribuendo al consolidamento delle capacità dei paesi terzi di gestire le loro frontiere; intensificando, se e quando necessario, la messa in comune di alcune funzioni di guardia costiera a livello UE.

* Onorare il dovere morale di proteggere: una politica comune europea di asilo forte. La priorità è garantire l’attuazione piena e coerente del sistema europeo comune di asilo, promuovendo su base sistematica l’identificazione e il rilevamento delle impronte digitali, con tanto di sforzi per ridurne gli abusi rafforzando le disposizioni sul paese di origine sicuro della direttiva procedure; valutando ed eventualmente riesaminando il regolamento Dublino nel 2016.

* Una nuova politica di migrazione legale: l’obiettivo è che l’Europa, nel suo declino demografico, resti una destinazione allettante per i migranti; bisognerà quindi rimodernare e ristrutturare il sistema Carta blu, ridefinire le priorità delle nostre politiche di integrazione, aumentare al massimo i vantaggi della politica migratoria per le persone e i paesi di origine, anche rendendo meno costosi, più rapidi e più sicuri i trasferimenti delle rimesse.

Contesto

Il 23 aprile 2014, nel quadro della sua campagna per diventare Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker aveva presentato a Malta un piano in cinque punti sull’immigrazione con cui sollecitava maggiore solidarietà nella politica migratoria dell’Unione.

Nell’assumere l’incarico di Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha affidato a un Commissario con competenza speciale per la Migrazione l’incarico di elaborare una nuova politica di migrazione; è questa una delle dieci priorità degli orientamenti politici in base ai quali il Parlamento europeo ha eletto la nuova Commissione.

Sulla scorta di una proposta della Commissione europea, con la dichiarazione del Consiglio europeo del 23 aprile 2015 gli Stati membri hanno sancito l’impegno a agire rapidamente per salvare vite umane e intensificare l’azione dell’UE nel settore della migrazione. Pochi giorni dopo seguiva una risoluzione del Parlamento europeo. De.it.press

 

 

 

 

Migranti, Commissione Ue adotta nuova agenda, ma resta divisione su nodo 'quote'

 

Mogherini: "Finalmente arriva una risposta europea". Alfano: "Giorno della verità". Ma la Gran Bretagna insiste: " I migranti che attraversano il Mediterraneo per raggiungere l'Europa dovrebbero essere respinti". E Repubblica ceca e dalla Slovacchia ribadiscono: "No a politica quote". Per l'Italia proposta accoglienza dell'11,84%

 

BRUXELLES - Ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare, gestire e rendere sicure le frontiere esterne della Ue, proteggere i richiedenti asilo e creare una nuova politica della migrazione legale. Questi i quattro pilastri su cui si basa la nuova agenda della Commissione Ue sul'immigrazione, approvata oggi. L'annuncio è stato fatto dall'alto rappresentante per gli Affari esteri, Federica Mogherini, con un tweet. Stando al piano, l'Italia sarà esonerata dal dover accogliere quote di nuovi profughi, ha specificato Mogherini, intendendo che il nostro Paese ha già superato la quota prevista dagli schemi di redistribuzione presentati oggi dalla Commissione.

 

Ripartizione tra gli Stati. Fra le azioni concrete e immediate dell'agenda c'è la proposta di distribuire i rifugiati fra gli stati membri, in situazioni di emergenza, secondo una chiave di ripartizione che terrà conto di quattro parametri: popolazione complessiva, pil, tasso di disoccupazione e rifugiati già accolti sul territorio nazionale. Il nuovo meccanismo si baserà sull'attivazione, per la prima volta, del sistema di emergenza previsto all'articolo 78, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che mira ad aiutare gli stati membri interessati da un afflusso improvviso di migranti.

 

Operazione contro trafficanti di uomini. Subito sarà lanciata un'operazione navale nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc) nel Mediterraneo volta a smantellare le organizzazioni dei trafficanti, soprattutto in Libia. La proposta sarà sottoposta già lunedì prossimo ai ministri degli Esteri e della Difesa dell'Ue, e più tardi, in giugno, al Parlamento europeo, ai ministri dell'Interno e infine al Consiglio europeo dei capi di stato e di governo, che dovrebbe varare l'operazione. Nel frattempo, ha detto l'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, "mi aspetto che il Consiglio di sicurezza onu adotti una risoluzione" che dia all'Ue la copertura del mandato internazionale per intervenire. Ma, ha puntualizzato Mogherini, "non ci saranno interventi di terra", contrariamente a quanto aveva anticipato il Guardian.  Intanto il governo e l'esercito libici a Tobruk ribadiscono il monito "a non toccare la sovranità dello Stato e avvertono tutte le imbarcazioni a non entrare nelle acque territoriali libiche se non dopo un coordinamento con gli organi competenti". In caso di violazione il governo provvisorio "reagirà con bombardamenti come quelli contro il cargo turco". L'esecutivo, che controlla la parte orientale della Libia ed è riconosciuto internazionalmente, in un comunicato ha sostenuto che "ciò che è avvenuto alla nave turca è la conseguenza della sua entrata di forza nelle acque territoriali libiche". Le sue Forze armate, in un altro comunicato, avvertono che "non esiteranno" a "proteggere le proprie frontiere e acque territoriali con tutta la forza di cui dispongono".

 

Triplicati mezzi per  Frontex, Triton e Poseidon. Il terzo punto dell'agenda  riguarda il rafforzamento di Triton e Poseidon, le operazioni congiunte di sorveglianza delle frontiere dell'agenzia Frontex, per le quali verranno triplicate le capacità e i mezzi nel 2015 e nel 2016, come aveva chiesto il Consiglio europeo strordinario del 23 aprile. Il rafforzamento delle operazioni Frontex significherà un aumento delle capacità e del raggio d'azione e di intervento per ricerca e salvataggi in mare. Oggi stesso la Commissione ha adottato un bilancio rettificativo per il 2015 che assicura i fondi necessari: un totale di 89 milioni di euro (57 milioni per il fondo asilo, migrazione e integrazione e 5 milioni per il fondo sicurezza interna) è stato stanziato per finanziamenti di emergenza destinati agli stati membri in prima linea, mentre entro fine maggio sarà presentato il nuovo piano operativo Triton.

 

Reinsediamento. Infine, l'ultimo punto, riguarda i rifugiati che già vivono nei campi profughi dei paesi terzi (in particolare Giordania e Turchia) che hanno un diritto già accertato alla protezione internazionale, e che l'alto Commissariato Onu per i rifugiati chiede da tempo di reinsediare, almeno in parte, nei paesi Ue. Entro fine maggio, la Commissione proporrà un programma di reinsediamento in tutti i Paesi Ue di 20.000 rifugiati con evidente bisogno di protezione internazionale, stanziando a questo fine un finanziamento supplementare di 50 milioni di euro per il 2015 e il 2016. Quest'ultima misura, il programma volontario di reinsediamento nell'Ue dei rifugiati oggi nei paesi terzi, non è da confondere con la prima misura sulle quote obbligatorie, ovvero il meccanismo di ripartizione negli stati membri dei richiedenti asilo che arrivano nell'Ue in situazione di emergenza.

 

Mogherini: "Grandi passi avanti". "Dividere le responsabilità in Europa significa acquistare credibilità e la collaborazione con l'Onu è essenziale se vogliamo risolvere il problema", ha detto Mogherini, nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles. L'Alto rappresentante ha sottolineato che "finalmente arriva una risposta europea, ed è una risposta globale, che coglie tutti gli aspetti del problema. Abbiamo proceduto in modo integrato e coordinato". Nelle ultime settimane, ha aggiunto Mogherini, l'Europa "ha compiuto passi da gigante" e, tra i provvedimenti adottati, c'è quello "di rafforzare la missione civile in Nigeria, dobbiamo affrontare la questione immigrazione anche prima che le persone arrivino in Libia. Dobbiamo rafforzare l'impegno con i paesi di origine delle migrazioni".  Solo così, osserva Mogherini  "riusciremo ad affrontare le cause alla radice dell'emergenza distruggendo le organizzazioni criminali e aiutando i migranti a fuggire dalle loro mani". Per quanto riguarda il nostro Paese, ha specificato  che sarà esonerata dal dover accogliere quote di nuovi profughi. "Metteremo in atto un sistema di quote. Dobbiamo essere più solidali tra di noi": così il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker da Twitter, dopo l'approvazione dell'Agenda sull'immigrazione.

 

Le cifre. Il piano prevede la redistribuzione di migranti tra gli Stati membri in base a quote prestabilite: in Italia arriveranno il 9,94% di 20 mila profughi (meno di 2.000) che attualmente risiedono in campi profughi all'estero e che hanno i requisiti per ottenere lo status di rifugiati (reinsediamenti), e l'11,84% dei richiedenti asilo già presenti in Europa o che entreranno direttamente in territorio europeo (ricollocamenti). L'Italia ha la terza quota più alta per i ricollocamenti, cioè per la redistribuzione dei migranti già presenti in Ue. La prima è la Germania (18,42%) seguita dalla Francia (14,17%). Per i reinsediamenti dei profughi presenti nei campi di Paesi terzi, l'Italia è invece al quarto posto dopo Germania 15,43%, 3.086; Francia 11,87%, 2375; e Gran Bretagna 11,54%, 2309. Tuttavia il Regno Unito (così come Danimarca e Irlanda) ha la possibilità di "opt out" e quindi di non partecipare. Queste tutte le quote di distribuzione tra i Paesi Ue dei 20mila profughi provenienti dai campi di Paesi terzi: Austria 2,22%, 444; Belgio 2,45%, 490; Bulgaria 1,08%, 216; Croazia 1,58%, 315; Cipro 0,34%, 69; Repubblica Ceca 2,63%, 525; Danimarca 1,73%, 345; Estonia 1,63%, 326; Finlandia 1,46%, 293; Francia 11,87%, 2375; Germania, 15,43%, 3086; Grecia 1,61%, 323; Ungheria, 1,53%, 307; Irlanda 1,36%, 272; Italia 9,94%, 1989; Lettonia 1,10%, 220; Lituania, 1,03%, 207; Lussemburgo, 0,74%, 147; Malta, 0,6%, 121; Olanda, 3,66%, 732; Polonia, 4,81%, 962; Portogallo, 3,52%, 704; Romania, 3,29%, 657; Slovacchia 1,6%, 319; Slovenia, 1,03%, 207; Spagna 7,75%, 1549; Svezia, 2,46%, 491; Gran Bretagna 11,54%, 2309. Queste le quote di distribuzione tra i Paesi Ue dei profughi già presenti sul suolo europeo: Austria, 2,62%; Belgio, 2,91%; Bulgaria, 1,25%; Croazia, 1,73%; Cipro 0,39%; Repubblica Ceca, 2,98%; Estonia, 1,76%; Finlandia, 1,72%; Francia, 14,17%; Germania, 18,42%; Grecia, 1,9%; Ungheria, 1,79%; Italia, 11,84%; Lettonia, 1,21%; Lituania, 1,16%; Lussemburgo, 0,85%; Malta, 0,69%; Olanda, 4,35%; Polonia, 5,64%; Portogallo, 3,89%; Romania, 3,75%; Slovacchia, 1,78%; Slovenia, 1,15%; Spagna, 9,10%, Svezia, 2,92%.

 

Alfano: "Giorno della verità". "Oggi è il giorno della verità, oggi potrebbe cadere il muro di Dublino, la direttiva cioè che impone ai migranti di restare nel Paese del primo ingresso", aveva detto stamani, intervistato a Radio1 Rai, il ministro dell'interno Angelino Alfano. "Se oggi strappassimo il sì sulle quote dei migranti, ossia se ciascun Paese, sostanzialmente per via obbligatoria, accettasse di ricevere una quota di migranti che entrano in Europa, questo sarebbe davvero un primo successo importante. Si consentirebbe una circolazione ampia dei migranti, che a quel punto potrebbero andare in altri Paesi d'Europa e non solo in Italia. Non dimentichiamo che dopo la strage di Lampedusa, l'Italia fu lasciata completamente sola, spendendo 300 mila euro al giorno e 9 milioni al mese, nell'ambito dell'operazione Mare Nostrum. Siamo uno Stato sovrano e per quanto riguarda le verifiche sui migranti siamo pronti a continuare a fare da soli, come abbiamo fatto sinora. Ma - ha concesso Alfano - se ciò si inserisce nell'ambito di un accordo più ampio di ripartizione dei migranti, nel solco di una europeizzazione del problema, non sono contrario all'ingresso di funzionari internazionali che vengano a lavorare insieme a noi. Se, invece, vengono soltanto a raccogliere le impronte digitali e a controllare noi che già ci facciamo carico di tutto, allora no".

 

Divisi sul nodo delle quote. Ma è proprio la questione delle quote il nodo più difficile da sciogliere. Per la Gran Bretagna, i migranti che attraversano il Mediterraneo per raggiungere l'Europa dovrebbero essere respinti, ha detto il ministro britannico dell'interno, Theresa May, in un editoriale pubblicato sul Times. "L'Ue dovrebbe lavorare per stabilire dei siti di accoglienza sicuri in Africa del Nord, con un programma attivo di ritorno" dei migranti, ha scritto il ministro britannico. "Non sono d'accordo con il parere" del capo della diplomazia europea Federica Mogherini, secondo il quale "non un singolo rifugiato o migrante intercettato in mare sarà respinto contro la sua volontà". "Un simile approccio non può che favorire la traversata del Mediterraneo e incoraggiare ancora più persone a mettere la loro vita in pericolo", ha aggiunto May.  A questa critica la Commissione Ue ha risposto affermando che non fare nulla è la cosa più pericolosa: "Mi chiedo come si possa sostenere che questo peggiora la situazione" ha detto il primo vicepresidente della commissione Frans Timmermans.

 

Ferma opposizione all'introduzione delle quote obbligatorie per l'accoglienza dei migranti nell'Ue continua ad essere espressa dalla Repubblica ceca e dalla Slovacchia. La posizione dei due governi è stata ribadita durante un vertice a cui hanno partecipato i premier Bohuslav Sobotka e Robert Fico. "Per principio respingo qualsiasi politica delle quote", ha detto lo slovacco Fico, secondo il quale ogni atteggiamento dell'Ue deve basarsi sul principio della volontarietà, rispettando le decisioni dei singoli Paesi. Fico prevede un "difficile scambio di opinioni" nell'Ue su questo tema. Per Sobotka le attuali iniziative che mirano alle quote obbligatorie costituiscono "una accelerazione forzata di tutto il processo, che potrebbe piuttosto danneggiare il dibattito sulla migrazione". L'anno scorso la Repubblica ceca ha concesso asilo a 765 persone, per la maggior parte di Ucraina, Siria e Cuba. In Slovacchia l'asilo è stato ottenuto da 175 persone.

 

Avramopolous: "60 milioni a Paesi in prima linea".  I Paesi europei del Mediterraneo avranno a disposizione 60 milioni di euro di aiuti di emergenza per gestire i flussi migratori, ha annunciato il commissario Ue agli Affari interni, Dimitris Avramopolous. L'agenda, ha spiegato, "è la risposta concreta alla necessità immediata di salvare vite umane e assistere i Paesi in prima linea con azioni coraggiose, come la maggior presenza in mare di navi coordinate da Frontex, i 60 milioni di euro stanziati per gli aiuti di emergenza e un piano d'azione che dispone provvedimenti seri contro coloro che si arricchiscono sfruttando la vulnerabilità dei migranti". LR 14

 

 

 

 

 

 

Il Tavolo Asilo: grande preoccupazione per il decreto legislativo sull’accoglienza e le procedure per il riconoscimento

 

ROMA - Il Consiglio dei Ministri ha ieri approvato in via preliminare il Decreto legislativo di recepimento delle direttive europee sull’accoglienza e le procedure per il riconoscimento della protezione internazionale.  Il Tavolo Asilo esprime forte preoccupazione per alcuni aspetti che potrebbero modificare l’assetto del sistema asilo italiano senza riuscire, però, ad assicurare adeguate risposte in termini di accoglienza e garanzia dei diritti dei richiedenti asilo.

Il Tavolo asilo lamenta con forza la mancata consultazione con il terzo settore che ha portato all’elaborazione di proposte legislative lontane dalla realtà del diritto d’asilo in Italia, una realtà con la quale le associazioni di tutela che lo compongono si confrontano quotidianamente. 

Forte è la preoccupazione sulla riforma del sistema di accoglienza, un sistema che al momento è evidentemente inadeguato a dare risposte efficaci all’aumento degli arrivi di persone bisognose di protezione internazionale. Il Decreto istituisce i cosiddetti Hub, centri di accoglienza regionali/interregionali dove dovrebbero essere realizzate le operazioni di identificazione e formalizzazione della domanda di protezione. Il Tavolo Asilo teme che questi centri possano replicare l’inefficace e segregante esperienza dei CARA. Il ruolo degli Hub dovrà essere esclusivamente quello di prima accoglienza: deve essere assicurato inderogabilmente il trasferimento dei richiedenti asilo in tempi brevissimi verso le strutture territoriali di accoglienza. Al momento il sistema italiano ha 81mila posti di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, la maggior parte dei quali sono forniti attraverso strutture di emergenza in cui il livello dei servizi offerti e, di conseguenza, l’accesso ai diritti per richiedenti asilo e rifugiati è difficilmente monitorabile. Il Tavolo Asilo chiede che le strutture di emergenza siano utilizzate solo in modo residuale. Deve essere istituito un sistema nazionale con una pianificazione adeguata, criteri di ripartizione regionale più stringenti, il coinvolgimento di tutti gli enti locali anche attraverso l’eliminazione dell’onere del co-finanziamento nel sistema d’accoglienza territoriale. Il sistema di prima accoglienza per richiedenti asilo deve essere organizzato ricorrendo a strutture diffuse di piccole e medie dimensioni da includere nell’ordinario sistema di accoglienza territoriale.

Allarmante il tema della detenzione dei richiedenti asilo nei CIE che la proposta di decreto prevede di estendere sino a 12 mesi per quanti presentano un ricorso contro il diniego alla loro domanda di protezione. Il Tavolo asilo chiede di limitare fortemente sia i tempi sia le fattispecie per il trattenimento nei CIE, disponendo una chiara esclusione delle situazioni vulnerabili e prevedendo che in caso di ricorso con accoglimento dell'istanza sospensiva all’espulsione il richiedente sia ricevuto nelle strutture ordinarie di accoglienza.

È inoltre necessario riformare le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, introducendo criteri che garantiscano competenza, stabilità ed efficienza. La riduzione dei tempi della procedura, attraverso una migliore qualità delle decisioni e quindi una diminuzione del numero dei ricorsi, concorrerebbe a diminuire infatti i tempi e i costi dell’accoglienza.

I componenti del Tavolo chiedono con forza che venga avviato un dialogo al fine di migliorare il testo prima della sua adozione.

Componenti del Tavolo Nazionale Asilo firmatari del comunicato: Acli, Arci, Asgi, Caritas italiana, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Centro Astalli, Comunità di S. Egidio, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Casa dei diritti sociali, Save the children. (Inform 19)

 

 

 

 

Un’agenda europea sulla migrazione

 

Mogherini: “La migrazione è responsabilità condivisa di tutti gli Stati membri e tutti gli Stati membri sono chiamati ora a raccogliere questa sfida storica”

 

BRUXELLES - “E’ un’agenda audace quella con cui l’Unione europea ha voluto dimostrare di essere pronta ad affrontare la situazione disperata di coloro che fuggono guerre, persecuzioni e povertà” . Così l’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri nonché vicepresidente della Commissione Ue Federica Mogherini, in merito all’agenda europea sulla migrazione, presentata oggi dalla Commissione, che delinea le misure previste nell’immediato per rispondere alla situazione di crisi nel Mediterraneo e le iniziative da varare negli anni a venire per gestire meglio la migrazione in ogni suo aspetto. “La migrazione – ha detto Mogherini _ - è responsabilità condivisa di tutti gli Stati membri e tutti gli Stati membri sono chiamati ora a raccogliere questa sfida storica. Una sfida che non è solo europea, è globale: con l’agenda confermiamo e ampliamo la cooperazione con i paesi di origine e transito per salvare vite umane, combattere le reti di trafficanti e proteggere coloro che sono nel bisogno. Ma – ha aggiunto Mogherini -  sappiamo tutti che una risposta reale, a lungo termine sarà possibile soltanto se affrontiamo le cause profonde, che vanno dalla povertà all’instabilità dovute alle guerre, fino alla crisi in Libano e in Siria. Come Unione europea, siamo impegnati e determinati a cooperare con la comunità internazionale”.

Oggi la Commissione ha esposto le azioni concrete e immediate che intende intraprendere. Fra queste: “Triplicare le capacità e i mezzi delle operazioni congiunte di Frontex, Triton e Poseidon,nel 2015 e nel 2016. È stato adottato oggi un bilancio rettificativo per il 2015 che assicura i fondi necessari: un totale di 89 milioni di EUR, comprensivo di 57 milioni per il Fondo Asilo, migrazione e integrazione e 5 milioni per il Fondo Sicurezza interna in finanziamenti di emergenza destinati agli Stati membri in prima linea, mentre entro fine maggio sarà presentato il nuovo piano operativo Triton.

Proporre per la prima volta l’attivazione del sistema di emergenza previsto all’articolo 78, paragrafo 3, del TFUE per aiutare gli Stati membri interessati da un afflusso improvviso di migranti. Entro la fine di maggio la Commissione proporrà un meccanismo temporaneo di distribuzione nell’UE delle persone con evidente bisogno di protezione internazionale. Entro la fine del 2015 seguirà una proposta di sistema permanente UE di ricollocazione in situazioni emergenziali di afflusso massiccio.

Proporre entro fine maggio un programma di reinsediamento UE per offrire ai rifugiati con evidente bisogno di protezione internazionale in Europa 20 000 posti distribuiti su tutti gli Stati membri, grazie a un finanziamento supplementare di 50 milioni di EUR per il 2015 e il 2016. Varare un’operazione di politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) nel Mediterraneo volta a smantellare le reti di trafficanti e contrastare il traffico di migranti, nel rispetto del diritto internazionale”.

Prossime tappe saranno “i quattro pilastri per gestire meglio la migrazione” .

I quattro pilastri della nuova agenda sono i seguenti: “Ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare, in particolare distaccando funzionari di collegamento europei per la migrazione presso le delegazioni dell’UE nei paesi terzi strategici; modificando la base giuridica di Frontex per potenziarne il ruolo in materia di rimpatrio; varando un nuovo piano d’azione con misure volte a trasformare il traffico di migranti in un’attività ad alto rischio e basso rendimento e affrontando le cause profonde nell’ambito della cooperazione allo sviluppo e dell’assistenza umanitaria.

Gestire le frontiere: salvare vite umane e rendere sicure le frontiere esterne, soprattutto rafforzando il ruolo e le capacità di Frontex; contribuendo al consolidamento delle capacità dei paesi terzi di gestire le loro frontiere; intensificando, se e quando necessario, la messa in comune di alcune funzioni di guardia costiera a livello UE.

Onorare il dovere morale di proteggere: una politica comune europea di asilo forte. La priorità è garantire l’attuazione piena e coerente del sistema europeo comune di asilo, promuovendo su base sistematica l’identificazione e il rilevamento delle impronte digitali, con tanto di sforzi per ridurne gli abusi rafforzando le disposizioni sul paese di origine sicuro della direttiva procedure; valutando ed eventualmente riesaminando il regolamento Dublino nel 2016.

Una nuova politica di migrazione legale: l’obiettivo è che l’Europa, nel suo declino demografico, resti una destinazione allettante per i migranti; bisognerà quindi rimodernare e ristrutturare il sistema Carta blu, ridefinire le priorità delle nostre politiche di integrazione, aumentare al massimo i vantaggi della politica migratoria per le persone e i paesi di origine, anche rendendo meno costosi, più rapidi e più sicuri i trasferimenti delle rimesse”.

“La tragica perdita di vite umane nel Mediterraneo ha sconvolto tutti gli europei – ha detto il primo vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans - I nostri cittadini si aspettano che gli Stati membri e le istituzioni dell’UE agiscano per impedire il ripetersi di simili tragedie. Il Consiglio europeo ha dichiarato esplicitamente che occorrono soluzioni europee, basate sulla solidarietà interna e sulla consapevolezza che abbiamo una comune responsabilità nel creare una politica migratoria efficace. Per questo la Commissione propone oggi un’agenda che rispecchia i comuni valori europei e dà una risposta ai timori che nutrono i nostri cittadini sia di fronte a una sofferenza umana inaccettabile che rispetto all’applicazione inadeguata delle nostre norme comuni e condivise in materia di asilo. Le misure che proponiamo contribuiranno a gestire meglio la migrazione e a rispondere alle legittime aspettative dei nostri cittadini”.

E il commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos ha dichiarato: “L’Europa non può restare con le mani in mano. L’agenda europea sulla migrazione è la risposta concreta alla necessità immediata di salvare vite umane e assistere i paesi in prima linea con azioni coraggiose, come la maggior presenza in mare di navi coordinate da Frontex, i 60 milioni di EUR stanziati per gli aiuti di emergenza e un piano d’azione che dispone seri provvedimenti contro coloro che si arricchiscono sfruttando la vulnerabilità dei migranti. In uno spirito di maggiore solidarietà, siamo determinati a attuare un approccio globale che comporterà il miglioramento significativo della gestione della migrazione in Europa”. (Inform 13)

 

 

 

 

Mogherini all’Onu: “Migrazione fenomeno mondiale, l’Ue non può fare da sola”

 

L’Alto Rappresentante europeo ha chiesto uno sforzo globale per salvare vite

 

La situazione nel Mediterraneo «è senza precedenti ed eccezionale», per questa serve «una risposta eccezionale, immediata e coordinata». L’appello è dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea, Federica Mogherini, davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu riunito per discutere l’emergenza immigrazione. «Siamo pronti ad agire ma non possiamo agire da soli, abbiamo bisogno di partnership, deve essere uno sforzo comune e globale - ha spiegato -. Dobbiamo lavorare in partnership con la Libia per combattere i migranti». Per risolvere l’emergenza degli immigrati nel Mediterraneo, ha continuato Mogherini - serve «una solidarietà condivisa, un’azione di lungo periodo, e un’azione immediata». «L’Ue è pronta a fare la sua parte -, ha aggiunto Lady Pesc -, non è sempre stato così, lo so, ma adesso è diverso. Quella degli immigrati nel Mediterraneo è una crisi dell’Europa, una crisi dell’Africa e una crisi del mondo». «La nostra prima priorità dovrà essere quella di salvare vite umane e agire insieme», ha concluso. 

L’IMPEGNO DELL’EUROPA 

«La presenza all’Onu dell’Alto Rappresentante dell’Ue Federica Mogherini per la seconda volta in un breve periodo dimostra la serietà con cui l’Unione affronta l’emergenza degli immigrati nel Mediterraneo»: lo ha detto l’ambasciatore Matthew Rycroft, rappresentante permanente della Gran Bretagna alle Nazioni Unite, a margine della riunione del Consiglio di Sicurezza. «L’Ue è determinata ad avere un approccio onnicomprensivo che affronti le cause alla radice del problema, l’aspetto umanitario e dei rifugiati, e una parte di tale approccio è anche la missione Pesc». Sui progressi alla bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu, Rycroft ha spiegato: «Vediamo come andrà oggi, è un momento importante», precisando che si attendono progressi nei prossimi giorni e settimane.

IL RICONOSCIMENTO DEL LAVORO DELL’ITALIA 

E intanto c’è che riconosce il grande lavoro fatto dal nostro Paese: «Da Mare Nostrum a Triton l’Italia continua a salvare vite nel Mediterraneo»: sono parole del rappresentante speciale del Segretario Generale per le migrazioni Peter Sutherland, avvertendo anche che, se non vengono prese misure urgenti, entro l’autunno ventimila persone potrebbero perdere la vita in mare.

IL PIANO DI “REDISTRIBUZIONE” TRA I PAESI DELL’UE 

Entro la fine di maggio la Commissione Ue proporrà un piano per la «redistribuzione» fra gli Stati membri di immigrati «in evidente bisogno di protezione internazionale». È quanto prevede la bozza dell’agenda Ue sull’immigrazione che dovrà essere discussa e approvata mercoledì dal Collegio. L’obiettivo, si legge, è «assicurare una partecipazione equa ed equilibrata di tutti gli Stati a questo sforzo comune».

I Paesi che ricevono i migranti «saranno responsabili dell’esame della richiesta di asilo in accordo con le regole e le garanzie stabilite», è scritto nella bozza ancora suscettibile di cambiamenti. La redistribuzione sarà basata su criteri «come il Pil, la popolazione del Paese, il tasso di disoccupazione e le cifre sui richiedenti asilo nel passato». Secondo quanto si legge nel documento, «questo passo sarà precursore di una soluzione duratura».

L’Ue, infatti, «ha bisogno di un sistema permanente di condivisione delle responsabilità fra gli Stati membri per gli elevati numeri di rifugiati e richiedenti asilo». Per questo, continua la bozza, «entro la fine dell’anno la Commissione predisporrà norme per un sistema di redistribuzione obbligatorio e automatico», in modo tale che, «quando si sviluppa un afflusso di massa», le persone che ne hanno diritto siano «distribuite all’interno dell’Unione». LS 11

 

 

 

 

 

 

La Germania ospite d’onore al Salone internazionale del Libro di Torino

 

TORINO - "Si apre oggi a Torino al grande pubblico (ieri la presentazione con Giovanni Di Lorenzo, direttore della "Zeit" e Claudio Magris, che ha tenuto una Lectio magistralis) l’edizione 2015 del Salone internazionale del Libro di Torino. Ospite d’onore è la Germania". Alessandro Brogani, che a Berlino dirige il quotidiano on line bilingue Deutsch-Italia, ha intervistato Bärbel Becker della Buchmesse di Francoforte, responsabile del padiglione e del programma tedesco al Lingotto.

"Una rappresentanza, quella tedesca, di notevoli proporzioni con 25 autori e 43 case editrici proposte in uno stand interattivo di circa 300mq. Su tre torri, denominate LetteraTorri, il pubblico potrà fino al giorno della chiusura, il 18 prossimo, completare i pensieri degli scrittori tedeschi sulle meraviglie d’Italia. Il visitatore potrà leggere i commenti degli scrittori ed integrarli con i propri attraverso twitter (#LETTorri), Facebook e la app della Fiera del Libro di Francoforte.

Gli editori italiani propongono una cospicua offerta di libri tedeschi in traduzione, quali Katja Petrowskaja, autrice ucraina, con il suo Vielleicht Esther (Forse Esther, edizione Adelphi in Italia e Suhrkamp in Germania), oppure il giornalista Günter Wallraff con Aus der schönen neuen Welt. Expeditionen ins Landesinnere (Notizie dal migliore dei mondi: una faccia sotto copertura, edizione Orma in Italia e Kiepenheuer & Witsch in Germania).

Tra le collezioni di libri di Francoforte saranno presenti quella di graphic novel, di letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, la longlist del Deutscher Buchpreis, premio per il miglior romanzo che ogni anno il Börsenverein des deutschen Buchhandels (Associazione degli editori e librai) conferisce durante la Fiera di Francoforte e, non ultima, la collezione Die schönsten deutschen Bücher (i libri tedeschi più belli).

Sarà inoltre presente l’ultima collezione del Best of German Literature, una scelta dei migliori titoli della letteratura tedesca contemporanea, e quella Alexanderplatz. Città e piazze in Germania e altrove.

Noi del Deutsch-Italia abbiamo colto l’occasione per intervistare la dott.ssa Bärbel Becker, responsabile del padiglione e del programma tedesco al Salone internazionale del libro.

D. Dottoressa Becker, quest’anno la Germania è ospite d’onore del Salone del libro di Torino. Che significato ricopre questa cosa e come si presenta la sua nazione per quest’evento?

R. Il significato dell’invito rivolto dalla città di Torino alla Germania, con la presenza della Fiera del libro di Francoforte, ricopre un’importanza notevole nel quadro dell’incontro dei due Paesi. La Germania è presente tanto con i suoi autori più noti, quanto con i più giovani tradotti appositamente in italiano dal tedesco per il vostro mercato. Vogliamo trovare un rapporto diretto con il pubblico pertanto abbiamo creato uno stand interattivo da fruire direttamente.

D. Quali saranno le caratteristiche di tale spazio?

R. L’elemento più importante dello stand sono le tre LetteraTorri sulla cui cima sono citate frasi degli autori presenti in fiera, ma a metà. In un gioco con il pubblico che può completare liberamente le frasi degli autori con proprie citazioni che, in seguito, verranno appese sulle torri stesse. Un’altra cosa molto importante è il palco degli eventi che sarà uno spazio per autori, editori ed eventi professionali.

D. Il mercato editoriale italiano lo scorso anno era in perdita di circa 5 punti percentuali rispetto all’anno precedente (2013). Al contrario quello tedesco sembra abbastanza fiorente, tant’è che molti autori italiani si rivolgono ad editori tedeschi per veder pubblicate le proprie opere. Quali sono quindi secondo lei le maggiori differenze tra i due mercati ed i punti di forza del vostro rispetto a quello italiano?

R. Ci sono molti punti in comune fra il paesaggio editoriale ed autorale dei due Paesi. Come in quello italiano, in Germania ci sono grandi gruppi editoriali al fianco dei quali ci sono gruppi medi che mantengono il livello di competitività del mercato stesso. Un altro punto forte è dato dalla legge che fissa il prezzo dei libri stessi e dalla struttura delle librerie che è molto capillare, paese per paese. Il mercato tedesco vede una prevalenza di lettrici donne ed è caratterizzato da una notevole varietà di pubblicazioni e titoli, di cui ben il 12 per cento sono traduzioni da inglese, francese ed italiano. In Italia c’è una polarizzazione fra nord e sud che in Germania non esiste.

D. Internet e le nuove tecnologie in generale hanno sicuramente influenzato anche il mercato dell’editoria. Crede che questo sia vero e se sì in che misura?

R. Sicuramente il mercato degli ebook non è e non è stato veloce come negli Stati Uniti. Questo perché la struttura libraria della Germania è abbastanza diffusa e radicata, permettendo pertanto al cartaceo di resistere bene. Comunque il 65% delle case editrici si sono adattate a questa nuova forma di diffusione dei testi. In particolare il settore dell’informazione scientifica ed accademica. Altro elemento è il self-publishing, attrattivo soprattutto per i più giovani, anche se non ci sono dati precisi sulla grandezza del fenomeno.

D. Ci può preannunciare fin d’ora le novità della prossima Fiera del libro di Francoforte (14-18 ottobre) e quali saranno le principali tematiche trattate?

R. Due forse le novità principali di quest’anno alla Fiera di Francoforte. La prima è data dallo spostamento, al centro della Fiera, del padiglione, dove erano presenti le case editrici di lingua inglese, di quello occupato dal dalle case editrici del resto del mondo (circa l’80% del mercato mondiale). Tale concentrazione sarà in termini di linguistica e non di spazio. Il padiglione porterà a degli sviluppi sul mercato editoriale, perché accorcerà le distanze fra Paesi che finora avevano pochi contatti fra di loro. La seconda novità è data da uno spazio denominato "business club", dove editori e quanti si occupano di tecnologia e media si potranno incontrare molto più agevolmente.

D. Un’ultima domanda: come lei saprà recentemente in Italia c’è stata la polemica per il tentativo da parte di Mondadori di acquisire Rizzoli, con il pericolo di un monopolio assoluto nel campo dell’editoria e la progressiva scomparsa dei piccoli editori. Una cosa del genere potrebbe mai accadere in Germania e cosa pensa del caso specifico italiano?

R. Non necessariamente la fusione di aziende deve portare alla perdita di contenuti e varietà degli stessi all’interno di case editrici. In Germania si è avuto il caso di Bertelsmann che ha comprato Random House. Molte collane di quest’ultima non sono andate perse. Un altro esempio in Germania è quello di Springer che ha comprato e continua a comprare molte case editrici indipendenti che, tuttavia, continuano a mantenere le loro peculiarità". (aise 14) 

 

 

 

 

Germania, l’autostrada la pagheranno solo gli stranieri. La Commissione europea: discriminazione

 

Berlino - Le autostrade tedesche sono famose per due motivi: non si paga il pedaggio e su gran parte della rete non c’è limite di velocità. Ma dal 2016, a causa della cocciutaggine dell’ala conservatrice dei cristianodemocratici, le “Autobahnen” che collegano le Alpi ai mari del nord, saranno molto meno popolari. Grazie a una legge approvata dal Bundesrat, gli stranieri che viaggeranno in Germania in auto o in moto dovranno comprare una “vignette” da 10 euro per 10 giorni o da 22 euro per 2 mesi. L’adesivo, un po’ come in Svizzera o in Austria, dovrà essere attaccato sul parabrezza. 

Nonostante il tentativo del Renania-Palatinato di chiedere una commissione straordinaria per imporre nella Camera alta una riflessione sulla controversa legge e la contrarietà di molti altri Land, il Bundesrat l’ha approvata venerdì scorso, dopo un anno e mezzo di polemiche. La presidente della Renania-Palatinato, Malu Dreyer, ha riassunto a preoccupazione di molte altre regioni: contraddice le leggi europee e creerà enormi problemi nelle zone di confine, dov’è c’è un ricco turismo giornaliero, e alle superstrade, che saranno scelte in alternativa da molti viaggiatori.  

La Csu ha impostato l’intera campagna elettorale del 2013 sulla richiesta di introdurre un pedaggio per stranieri, e ha insistito per metterlo nero su bianco nel contratto di coalizione, nonostante la contrarietà esplicita di una fetta della Spd e i mugugni di molti compagni di partito di Angela Merkel. Stima degli introiti: circa 500 milioni di euro all’anno. 

La Commissione europea non nasconde dubbi pesanti sull’operazione, che distingue tra cittadini tedeschi e stranieri, ma per renderla meno discriminatoria il ministro dei Trasporti, Alexander Dobrindt (Csu) si è inventato che la “Infrastrukturabgabe”, la “tassa sulle infrastrutture”, sarà pagata da tutti. Peccato che in virtù di una rimodulazione del bollo sugli autoveicoli, i tedeschi potranno scaricarla interamente dalle tasse. 

Al Bundesrat, Dobrindt ha difeso il suo progetto: nel «lungo periodo» contribuirà a migliorare le infrastrutture, ha detto, aggiungendo che la legge risponde agli appelli della Commissione europea di cambiare il sistema di finanziamento delle infrastrutture, spostando l’onere dalle tasse sulle persone a quelle sui consumi. «E’ un progetto europeo«, ha chiosato, senza un briciolo di ironia. Tonia Mastrobuoni, LS 12

 

 

 

 

Delegazione di parlamentari tedeschi ospiti del Gruppo interparlamentare di amicizia

 

"C'è bisogno che l'Unione Europea metta le politiche migratorie tra le sue priorità. Inoltre è necessario che sia l'Europa tutta, nel suo complesso, a farsene carico, senza lasciare che siano solo pochi paesi quelli che devono affrontare da soli l'emergenza sbarchi". Lo ha detto Laura Garavini, Presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia italo tedesco, illustrando la quattro giorni di iniziative in programma per la prossima settimana.

"Dal 25 al 28 maggio prossimi avremo nostri ospiti, al Parlamento italiano, una delegazione di parlamentari del Bundestag, guidati dal mio omologo tedesco, Lars Castellucci", ha proseguito la deputata precisando: " Insieme a lui e ai colleghi deputati, espressione di tutti i gruppi parlamentari, supportati dalla nostra Marina militare, seguiremo le operazioni di soccorso in mare, prestate dall'operazione Triton. Avremo pertanto occasione di vedere da vicino come sia necessario che, a livello europeo, vengano predisposte misure idonee a salvare vite umane, in modo solidale, e che si mettano tra le priorità politiche dell'Europa anche le questioni migratorie".

"L'obiettivo politico che perseguiamo è quello di sensibilizzare i rispettivi Parlamenti e Governi, a interventi, nazionali ed europei, che mirino a realizzare una politica strategica unitaria in materia di immigrazione ed un maggiore impegno dell'Europa, sia nel salvataggio di vite umane che nella cura di richiedenti asilo."

Alle operazioni di soccorso in mare seguirà la visita di centri di accoglienza e l'incontro di numerosi operatori confrontati quotidianamente con le operazioni di accoglienza dei rifugiati: associazioni internazionali per i migranti, forze dell'ordine, prefettura, guardia costiera, mediatori culturali.

Al termine della quattro giorni di lavori si terrà infine il convegno "Il diritto di vigilare. Il dovere di proteggere" a cui parteciperanno i Sottosegretari Marco Minniti e Domenico Manzione, con deleghe alla sicurezza e all'immigrazione, e il Sindaco di Torino, nonchè presidente dell'Anci, Piero Fassino.

"Insieme al collega Lars Castellucci" ha concluso la Garavini "ci eravamo già resi artefici di un appello congiunto, mirante a favorire un maggior impegno dell'Europa contro le stragi dei migranti (http://www.huffingtonpost.it/laura-garavini/frontex-aiuti-stati-ue-salvare-profughi_b_7107374.html).  L'attuale missione rappresenta un ulteriore tassello nell'azione politica comune contro le stragi nel Mediterraneo". De.it.press 20

 

 

 

 

Cosa vogliono dalla scuola i genitori migranti?

 

Genitori con bambini in fase di formazione. Cosa pensano e cosa si aspettano dal sistema tedesco. Uno studio dell’università di Düsseldorf

 

Anche i genitori di bambini con radici migratorie vogliono il meglio per i loro figli. Nel loro immaginario, la formazione ha un ruolo fondamentale per uscire dallo stato di necessità che ha caratterizzato in molti casi il loro arrivo in Germania. Insomma, i migranti -o la maggior parte di essi- voglio che i loro figli studino e che abbiano un futuro migliore di quello che hanno avuto loro. Per raggiungere questo obiettivo sono disposti a fare i sacrifici necessari. A questo risultato giunge uno studio dal titolo “Große Vielfalt, weniger Chancen” che l’università di Düsseldorf ha recentemente pubblicato.

I genitori, tuttavia, si aspettano anche qualcosa dal sistema formativo. Hanno richieste molto precise. Ad esempio, che siano riconosciute e sostenute le competenze interculturali degli insegnanti. Questo, a giudizio dei genitori, è uno dei punti più carenti del sistema formativo tedesco. Interessante il dato che quasi il 92% dei genitori intervistati nel programma dello studio ritiene che la radice migratoria sia un fattore discriminante nel percorso formativo e scolastico dei loro figli. “Gli insegnanti semplicemente non capiscono mio figlio” -commenta uno dei genitori intervistati.

Il fattore discriminatorio, i genitori lo vedono soprattutto nella scarsa competenza interculturale degli insegnanti, non preparati ad una scuola in cui la componente migratoria diventa sempre più importante, e diventerà fondamentale in un futuro prossimo. I genitori quindi si augurano che la competenza dei figli venga maggiormente valorizzata. Anche questo è una delle risposte tipiche che i genitori hanno dato ai ricercatori di Düsseldorf. Dice uno degli intervistati: “Non capisco perché la mia lingua non debba essere paragonata all’inglese!”. Insomma la scuola non valorizza le potenzialità che trova nei suoi stessi scolari. Una critica che i genitori stranieri lanciano nei confronti delle istituzioni scolastiche riguarda i libri di testo, che contengono a loro giudizio ancora molti fattori discriminanti.

Negli stessi, i migranti sono rappresentati più come un problema che come una potenzialità per il Paese. A parte questo, i genitori stranieri si augurano maggiori possibilità di insegnamento mirato della lingua tedesca per il loro figli, discriminati per ragioni linguistiche. Sorprendentemente, sono soltanto la minoranza dei genitori immigrati che chiedono lezioni di Corano nelle scuole (il 28% per l’esattezza). Costoro appartengono per lo più al cosiddetto “Religiösverwurzelte Milieu”, caratterizzato da un forte legame con le tradizioni della terra di origine e da un altrettanto forte isolamento sociale e culturale. Lo stesso milieu è in gran parte portatore della richiesta di una maggiore attenzione per le feste non cristiane (42%).

Il 45% dei genitori vorrebbe un cibo più caratterizzato dalle tradizioni culturali nelle mense scolastiche. Mentre il 49% dei genitori vorrebbe lezioni scolastiche nella lingua madre dei migranti. Ma la ricerca si indirizza in particolar modo a quello che viene definito l’Adaptive bürgerliche milieu, cioè il gruppo culturale più aperto all’integrazione, al mondo circostante; più desideroso di riconoscimento sociale e di avanzamento economico.

È questo infatti il gruppo che -secondo i ricercatori- caratterizza il trend culturale della migrazione, e dal quale i ricercatori stessi si aspettano una risposta di integrazione maggiormente qualificata. È infatti l’Adaptive bürgerliche milieu che fornisce a detta dei ricercatori le risposte più interessanti, come la competenza interculturale degli insegnanti (come si diceva al 92% delle preferenze), o un programma speciale di insegnamento della lingua tedesca (82% delle richieste). Queste sono infatti le componenti -dicono gli autoriche tracciano una linea di integrazione culturale più chiara e condivisa. CdI maggio

 

 

 

 

Il sottosegretario Bobba annuncia una ispezione alle sedi Inca in Germania

 

ROMA  - Si avvia alla conclusione l’indagine conoscitiva sui patronati all’estero avviata dal Comitato per le Questioni degli Italiani all’estero presieduto in Senato da Claudio Micheloni.

Ospite del Comitato oggi è stato il sottosegretario Luigi Bobba. A lui il Cqie ha indirizzato diverse domande sulle attività dei patronati all’estero, cui il sottosegretario risponderà per iscritto e in un’altra seduta del Comitato. A questa, Bobba si è limitato a ricordare le modifiche apportate dalla Legge di Stabilità alla legge sui patronati.

Importante, però, l’annuncio di una prossima ispezione della Direzione generale del Ministero del Lavoro non solo negli uffici dell’Inca Zurigo e della associazione che, sotto altro nome, ha riavviato l’attività di patronato. Gli ispettori del Ministero andranno anche in Germania: “avvieremo una verifica anche presso le sedi dell’Inca in Germania circa presunte irregolarità da parte della presidenza dell’associazione tedesca”, ha informato Bobba.

Tante le domande del Comitato, sintetizzate da Micheloni: i senatori hanno tempo fino a domani mattina per presentarne altre. Tutte verranno inviate a Bobba che risponderà, nei prossimi giorni, sia per iscritto che in una altra audizione.

I chiarimenti chiesti dal Comitato, ha spiegato Micheloni, fanno seguito a quanto appreso nelle missioni in Sud America e in Europa e dalle audizioni svolte finora dal Comitato che, ha rimarcato, “non ha dubbi sulla utilità e sulla necessità dei patronati all’estero”.

Queste le domande poste al ministero.

Chiarimenti sui processi di doppia statisticazioni che fa raggiungere ai patronati punteggi su attività che in realtà non svolgono.

Sono diffuse e non sottoposte controllo le domande di pensioni a valere solo sugli istituti esteri: soprattutto in America Latina il grosso delle domande che fanno i patronati sono alle casse di previdenza estere e; questo lavoro non viene verificato e computato.

Visto il Progetto di un portale sui patronati, cui si lavora da tempo, è possibile avviare un controllo incrociato sulle loro attività?

Quale vigilanza ha il Ministero sui patronati e sui loro dipendenti all’estero? Vigilia sulle risorse che arrivano ai patronati dall’Italia? I bilanci sono disponibili al Ministero o sono solo acquisiti?

Rivedere il “paniere” del lavoro statisticabile.

Utilizzo password che l’Inps dà ai patronati: quali garanzie, controlli e sicurezze del loro utilizzo?

L’articolo 11 della legge 152 sulla possibile convenzione con il Maeci per i servizi dei patronati all’estero: possiamo dare una risposta in tal senso?

Rapporto patronato e terzo settore: i patronati sono terzo settore o no? Quale la posizione del Ministero?

Inca Zurigo. È possibile che un’associazione si sostituisca ad un patronato? La legge dice che sono i patronati in Italia che possono istituire sedi all’estero. “Le vittime dell’Inca ci hanno chiesto un sistema che eviti il ripetersi di quanto accaduto a loro” ha chiosato Micheloni.

A queste domande, Dalla Tor (Ncd) ne ha aggiunte altre: “è pensabile che venga predisposto un sistema di sicurezza e di deontologia dei patronati, così che l’associazione madre si faccia carico della responsabilità legale e di eventuali risarcimenti? È pensabile creare un fondo di garanzia per sostenere queste eventuali situazioni? Un fondo che garantisca un indennizzo veloce alle vittime, al di là della procedura legale?”.

Nella replica, Bobba ha rimandato al futuro una “risposta puntuale” ai diversi quesiti del Comitato.

Ricordati i tagli ai patronati comminati dalla Legge di stabilità e le novità introdotte dalla legge circa la loro presenza territoriale – il decreto ministeriale su questo punto è di prossima emanazione, ha annunciato Bobba – il sottosegretario ha parlato anche di un prossimo “vademecum ad uso degli ispettori del lavoro in materia di vigilanza così che ci sia una uniforme applicazione delle norme”. Si tratta di un documetno cui sta lavorando un “Gruppo di lavoro composto dai rappresentanti territoriali del ministero” e che “si propone anche di illustrare soluzioni omogenne a diverse problematiche oggetto di istanze di rettifica. L’armonizzazione dell’attività di vigilanza – ha sottolineato Bobba – è di particolare rilievo anche alla luce della riduzione delle risorse destinate ai patronati”.

Il Ministero sta lavorando anche ad altri quattro decreti attuativi della legge di stabilità che regoleranno gli schemi di convenzione e i criteri generali per le attività dei patronati. Decreti “problematici” perché “coinvolti tutti i patronati” - e “non tutti hanno risposto” – è stata “riscontrata la mancanza di uniformità nei loro pareri sull’esercizio dell’attività di patronato, sia per i contributi che per le tariffe a seconda dell’attività espletata”. Quindi, “questi 4 decreti sono ancora in lavorazione”.

Annunciata la prossima ispezione in Svizzera e Germania, Bobba ha concluso assicurando che presto darà una risposta “adeguata e puntuale” alle domande del Comitato.  (m.c.\aise 13) 

 

 

 

 

Festival della Poesia di Francoforte. Intervista al poeta danese Carsten René Nielsen

 

Francoforte - Vera e propria pietra miliare della poesia danese contemporanea, Carsten René Nielsen rappresenta un punto fermo della letteratura europea. Autore pungente e vibrante che giunge a mescolare il reale e l’irreale in un’eccellente osmosi. La sua poetica ritrae elementi della realtà circostanteavendone cura di percepirne tutto il profondo suono racchiusa in essa: “avvertirne, adempiendo al proprio tempo, nelle/ alterne fasi dell’esserci, la vicinanza più prossima,/ e mite”.

Nato a Slagelse nel 1966, insegna letteratura ed estetica. Appassionato alle nuove tecnologie, è stato per quindici anni redattore della rivista multimediale “Ildfisken”. Autore di nove libri di poesia tra cui “Circles” (1998), “Clairobscur” (Clairobscur, 2001), “Enogfyrredyr” (Forty-One Animali, 2005) e “Husundersøgelser” (Casa Ispezioni, 2008). Molte sue poesie sono state pubblicate in riviste in Italia, Germania, Canada e Stati Uniti. Ha ricevuto il Premio Michael Strunge Poesia e ha vinto diversi borse dalla “Fondazione Stato Danese per le Arti.”

Lo storico di letteratura danese, Erik Skyum-Nielsen, così commenta il suo lavoro poetico: “Senso della forma e l'energia perduta, eccitazione e sensualità si incontrano per andare di pari passo in questo bellissimo, profondamente strano libro, se i singoli testi sono come søvngængersikker corda tesa su un fiume impetuoso".

Carsten Renè Nielsen, come rappresentante della Danimarca, è ospite dell’ottava edizione del Festival di Poesia europea di Francoforte sul Meno. Lo ha intervistato Valeria Marzoli

 

D. Da quanto tempo la poesia accompagna la sua vita?

R. Ho scritto la prima poesia ai tempi del liceo. Il mio primo libro è stato pubblicato nel 1989, quando avevo solo 22, ma con “Cirkler” (Circles), una raccolta di poesie in prosa, del 1998 è avvenuta la svolta decisiva e d’allora la poesia occupa un posto centrale nella mia vita.

D. Cosa ispira la sua poesia?

R. Ho naturalmente diverse fonti di ispirazione. Se stiamo parlando di ispirazione da altri poeti, Hans Arp e Benjamin Péret erano, sono molto importanti per me. Negli ultimi quindici anni o giù di lì, ho letto molta poesia americana. Charles Simic, Russell Edson e Mark Strand, in particolare, sono alcuni dei miei poeti preferiti.

D. Che cosa significa essere un poeta oggi in Danimarca?

R. Lo stesso come ovunque, credo: una persona che scrive poesie. Non credo che i poeti come qualcuno afferma,abbiano una funzione o un obbligo sociale se non quello di scrivere buona poesia.

D. Qual è il messaggio profondo delle sue poesie?

A. A mio parere, una buona poesia non ha alcun messaggio o qualsiasi verità "nascosta".

D. Come la passione per la letteratura? Parlaci della tua poesia.

R. Trovo difficile parlare io stesso della mia poesia e preferisco che lo facciano altri.Due miei libri sono stati pubblicati negli Stati Uniti ein una recensione sul “The Georgia Review” sulle mie poesie in prosa selezionate “The World Cut Out con CrookedScissors” (2007), il critico e poeta Nicky Beer scrisse: "Nielsen ha una meravigliosa facilità a reinventare il poema in prosa all'interno di “tesserae” del libro di scatole verbali troviamo “apocryphi” della storia naturale, favole sadiche, brani di riviste, “ekphrasis” e rimedi popolari. [...] Certo, gran parte del lavoro di Nielsen indica delle anatomie di oggetti, elementi, e di animali trovati nella poesia in prosa e mini-saggi di Francis Ponge. Il lavoro diPonge è profondamente calato nella realtà e la “Ding an sich”, e Nielsen riporta con altrettanta fedeltà i profili dei nostri mondi fantastici [...] I sogni, il sognare e il sonno sono temi persistenti in tutto questo lavoro [...] Queste poesie abitano quella eterea area notturna in cui, nonostante tutte le prove del contrario, la sognatrice è assolutamente convinta di essere sveglia. Ma queste poesie fanno molto di più che confondere la linea tra illusione e realtà: esse evocano quella vibrante contraddizione sognante in cui coesistono elementi reali e irreali in una simultaneità perfetta [...]A partire dalla scena iniziale della Shakespeariana performance di Nielsen, anarchica e aracnide, egli rappresenta un bestiario che è, in ultima analisi, un insediamento in cui l’inconscio e il conscio si fondono in un meraviglioso ibrido”.

D. Viviamo in un momento di crisi. Qual è il ruolo della poesia in un momento in cui vengono messi in discussione tutti i vecchi valori?

R. Non credo che stiamo vivendo in un momento di crisi, almeno non più di prima nella storia umana.

D.“La bellezza salverà il mondo”. Condivide questa affermazione di Oscar Wilde?

R. No, ma penso che forse la bellezza della poesia può salvare la gente a livello personale.

D. Piani per il futuro?

R. Ho appena finito un nuovo manoscritto, una raccolta di nuovi poemi in prosa, e spero di averlo pubblicato il prossimo anno. Ho avuto lo stesso editore, Borgen, per quasi vent'anni, ma purtroppo ha chiuso e quindi ora devo trovare una nuova casa editrice, che sicuramente non è facile. De.it.press 

 

 

 

 

 

Come è cambiata l’emigrazione italiana verso la Germania?

 

Berlino  - “Si è detto che la migrazione è un fenomeno che fa parte della storia dell’essere umano. È così fin dall’uscita dell’Homo Sapiens dall’Africa, come ci ricorda Massimo Livi Bacci nel suo “Vademecum sulle Migrazioni” pubblicato su Neodemos.it nel 2012. Tuttavia, le caratteristiche delle migrazioni cambiano di epoca in epoca e con esse quelle dei migranti. Il caso tedesco è emblematico”. Ad illustrarlo, con particolare attenzione all’emigrazione italiana è Federico Quadrelli (Osservatorio italiani a Berlino) sul “Mitte”, quotidiano online di Berlino.

“A distanza di circa 70 anni, infatti, abbiamo assistito ad un cambiamento molto significativo della qualità della migrazione italiana. Possiamo parlare di diversi momenti del percorso migratorio degli italiani in Germania, tuttavia, per ragioni pratiche si può fare una distinzione, per quanto grossolana, tra i primi migranti, i cosiddetti Gastarbeiter degli anni Cinquanta e i “Nuovi Mobili” degli anni Novanta e Duemila.

Quali sono le caratteristiche di questi due gruppi? Rispetto ai primi italiani immigrati, i “nuovi mobili” sono più istruiti e inseriti nel contesto ospitante, grazie a risorse personali e culturali molto superiori a quelle dei loro precursori. Mentre i primi migranti furono reclutati nelle parrocchie del Sud Italia e impiegati nelle fabbriche della Volkswagen come Gastarbeiter (lavoratori ospiti), alloggiati in baracche che ricordavano i Lager del periodo bellico, in un contesto “ostile”, integrati economicamente, ma esclusi dalla vita sociale e culturale del posto; i nuovi mobili sono giovani istruiti che si sono spostati autonomamente, che hanno buone relazioni sociali e personali.

Gli anni Novanta hanno rappresentato per la Germania un momento importante, così come per l’Europa. La caduta del muro di Berlino ha segnato la fine di un’epoca e ha dato nuovo impulso al percorso di integrazione europea. Nel tempo sono state abbattute anche barriere legali che impedivano la libera circolazione delle persone e infatti si assiste, come dimostra il grafico sottostante, ad un incremento della migrazione italiana tra il 1993 e il 1997 dopo circa dieci anni di stagnazione. La curva rimane poi stabile fino al 2010, quando si assiste a un forte aumento degli arrivi, soprattutto a Berlino. Questo dato non stupisce se consideriamo, tra le tante possibilità, due fattori specifici:

* La crisi economica, che proprio tra il 2010 e il 2011 colpisce l’Italia in modo forte,

* L’attrattività della città. La tendenza era emersa già a metà degli anni Novanta con la caduta del muro: mentre diminuiva la popolazione italiana nei Länder tradizionali, a Berlino, a partire dal 1998 alla fine del 2010, è aumentava del 30% (Odib, 2014).

Assieme a questi due macrofattori si può anche includere il fatto che la città ha un basso costo della vita, e dunque risulta un posto adatto per studenti e/o neolaureati in cerca di occupazione.

Per concludere, se è vero che l’identikit del migrante italiano in Germania (specie a Berlino) ci parla di giovani istruiti, le motivazioni che spingono a lasciare il proprio Paese non sono poi tanto diverse da quelle dei precursori. Ci sono certamente i curiosi e coloro che vogliono fare un’esperienza culturale nuova, ma anche chi emigra in cerca di maggiori e migliori possibilità occupazionali”.

(aise 20) 

 

 

 

 

Presentato alla Camera “Il modello tedesco e proposte per l'Italia”

 

"Uno dei punti di forza dell'economia tedesca - un aspetto che ha consentito alla Germania di superare meglio di altri paesi la grave crisi internazionale degli ultimi anni - è certamente il sistema duale di alternanza scuola lavoro, caratterizzato da uno stretto rapporto tra approccio teorico ed esperienze lavorative pratiche, giá a partire dal periodo scolastico. Caratterizzato inoltre da una forte partecipazione aziendale alla formazione duale dei ragazzi, anche attraverso un investimento economico nel sistema duale". Lo ha detto Laura Garavini, introducendo un'iniziativa promossa alla Camera in qualità di Presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia italo tedesco: la presentazione del volume “Educare alla cittadinanza, al lavoro ed all'innovazione. Il modello tedesco e proposte per l'Italia”, curato dall'Associazione Treellle e dalla Fondazione Rocca. 

 

"Confrontarsi con le esperienze di altri Paesi è qualcosa che arricchisce, offre nuovi spunti e può risultare prezioso nell'individuazione di soluzioni innovative" ha proseguito la parlamentare, "Non è un caso che la presentazione della ricerca, di cui è coautore il collega Giampaolo Galli, avvenga in contemporanea alla trattazione in aula della 'Buona scuola', una riforma che introduce anche in Italia il sistema duale di alternanza scuola lavoro e che si appresta ad innovare profondamente il sistema educativo e formativo del Paese".

 

La deputata PD ha concluso: “Diverse riforme, già adottate o in via di definizione, stanno traendo impulso da buone prassi altrui, già storicamente sperimentate, che possono rappresentare un importante contributo alla discussione su come rendere il nostro Paese più moderno, più efficiente e più giusto”.

 

La presentazione del volume è avvenuta all'interno della rassegna di conferenze promosse dal Gruppo interparlamentare di amicizia italo-tedesco. Presenti i due autori della ricerca, il deputato Giampaolo Galli (PD) ed il Professor Alessandro Cavalli, Accademico dei Lincei. L'incontro, introdotto dal Vice Presidente dell’Unione Interparlamentare, Rocco Buttiglione è stato moderato dal corrispondente economico della Frankfurter Allgemeine Zeitung, Tobias Piller, ed ha visto il partecipato contributo di numerosi ospiti. De.it.press 14

 

 

 

 

 

 

 

Angela Ciliberto nuovo presidente del Comites di Norimberga

 

Norimberga - È Angela Ciliberto il nuovo presidente del rinnovato Comites di Norimberga, che si è insediato il 2 maggio scorso. Alla riunione hanno partecipato, oltre ai consiglieri eletti, anche il console generale, Filippo Scammacca del Murgo, il dott. Ricciardi, il console onorario di Norimberga, Günther Kreuzer, e il presidente uscente, Giovanni Ardizzone, in collegamento via Skype.

Nel corso della seduta si è provveduto ad eleggere l’esecutivo, che risulta composto dai seguenti membri: Angela Ciliberto, eletta presidente per acclamazione; Lucio Albanese, vice-presidente; Giovanni Russo, tesoriere; Domenico Capasso, consigliere; e Michele Vizzani, segretario.

La nuova presidente, facendo riferimento alla scarsa partecipazione dei connazionali al voto, sia a livello locale sia globale, ha considerato queste percentuali deludenti una sfida, un punto di partenza dal quale ricostruire il consenso. È chiaro, ha affermato Angela Ciliberto, che si è stati eletti da una minoranza. Ciò non significa, tuttavia, che ci si debba necessariamente sentire delegittimati nella rappresentanza. Il Comites di Norimberga c’è, è stato eletto ed ha il diritto-dovere di espletare le proprie funzioni.

Alla comunità italiana residente in Alta e Media Franconia è stata data la chance di mantenere in loco una propria rappresentanza, per quanto misconosciuta essa possa essere. Sta agli eletti, adesso, ha proseguito Ciliberto, sviluppare pienamente il potenziale di questa chance, diventando un punto di riferimento credibile per i connazionali e le autorità, sia italiane che tedesche.

Ciliberto ha ribadito la piena collaborazione con il Consolato Generale di Monaco e il Consolato Onorario di Norimberga. Una collaborazione che, tuttavia, saprà e dovrà a volte anche essere critica, tenendo sempre presenti, prima di tutto, gli interessi della collettività. In questa fase iniziale sarà essenziale far conoscere questo organismo, cercando di coinvolgere ed entusiasmare la comunità locale. Per raggiungere questo obiettivo, secondo la presidente, occorrerà considerare come target delle attività da intraprendere la prima e l’ultima generazione di italiani, ovvero il gruppo più vulnerabile. Il Comites di Norimberga deve cominciare ad essere percepito come un organo di rappresentanza non solamente utile, bensì necessario.

L’ultimo punto chiave del discorso è sintetizzato dalla parola "apertura". Apertura che va intesa sia in senso interculturale che intergenerazionale, ha spiegato Ciliberto. Il Comites deve dunque da un lato attivarsi affinché la comunità italiana inizi a partecipare in maniera attiva alla vita sociale, culturale e civile del Paese di accoglienza e a rendersi in tal modo visibile come lobby; dall’altro cercare di interessare e includere i giovani nelle diverse iniziative.

La riunione di insediamento ha offerto inoltre l’occasione di un franco confronto sul tema dell’erogazione dei servizi consolari presso il Consolato Onorario di Norimberga e di fissare già alcuni appuntamenti. Il prossimo incontro del Comites si terrà il 23 maggio. (aise 11) 

 

 

 

 

 

 

Servizi consolari a Saarbruecken. Nota Confsal Unsa

 

Il Consolato Generale d’Italia in Francoforte sul Meno ha istruito con decorrenza 9 febbraio scorso presenze consolari quindicinali in Saarbrücken, già sede di uno Sportello consolare soppresso nel mese di luglio 2014.

Le presenze consolari sono ospitate in un vano di ridotte dimensioni, messo a disposizione dal locatore del Comites della stessa città.

Al nostro Sindacato giungono numerose segnalazioni su gravissime criticità connesse a tale servizio.

Ci viene segnalato che il locale è indecoroso, inadeguato ad accogliere un pubblico che oscilla tra le 120 e le 150 unità per ogni missione, che è privo di qualsiasi attrezzatura per la sicurezza degli addetti ai lavori e degli stessi utenti.

I mass media tedeschi (TV regionali) hanno già pubblicato vari servizi sull’inadeguatezza dell’iniziativa, attirando peraltro lo sguardo dell’opinione pubblica sulla pessima immagine arrecata al nostro Paese dalla gestione di tale servizio.

Le missioni quindicinali aggravano altresì il bilancio dello Sato con uscite che si aggirano attorno ai mille Euro mensili.

Il distacco  dalla sede centrale di Francoforte sul Meno di un funzionario delegato, un autista e due coadiutori crea anche uno sbilancio dei carichi di lavoro ai restanti impiegati in Sede.

Alla nostra Sigla sindacale risulta che in data 5 agosto 2014, il Vice Ministro degli Affari Esteri Onorevole Lapo Pistelli, davanti al Comitato del Senato per le Questioni degli Italiani all’Estero, abbia affermato: “ho personalmente già accolto favorevolmente l’offerta di spazi gratuiti ad esempio di Saarbrücken e la Farnesina sta definendo con le autorità locali le intese per poter usufruire di tale interessante ed innovativa proposta che permetterà di assicurare alle collettività italiane in loco un ulteriore strumento leggero di offerta consolare, con presenza snella di personale MAE”.

A tutt’oggi, però, nessuno ha disposto il prelievo delle chiavi messe a disposizione dalla Governatrice del Saarland, per mettere i connazionali del posto nelle condizioni di poter fruire dei  servizi consolari espletati con presenza snella ma  fissa di impiegati del MAE.

La Cancelleria di Stato di Saarbrücken non ha peraltro mai imposto condizioni per una presenza consolare stabile nella propria città, come  la nomina di un Console Onorario o altri limiti formali, avendo già accettato di buon grado e per oltre quattro anni la presenza di uno Sportello Consolare sul proprio territorio.

Il nostro Sindacato chiede pertanto quali siano le cause che impediscono il ricollocamento a Saarbrücken dei due impiegati a contratto già stanziati presso lo Sportello, i quali garantirebbero l’accoglimento e l’espletamento dei servizi consolari con buona pace per una collettività che supera, tra Saarland e centri limitrofi del Palatinato, abbondantemente le trentamila unità.

 

Il ricollocamento a Saarbrücken dei due impiegati esecutivi a contratto potrebbe essere complementare ai servizi di rappresentanza sul posto che presto dovrebbero essere  affidati a un console onorario.

 

La carenza di personale a Francoforte sul Meno non dovrebbe essere il motivo del mancato distacco a Saarbrücken dei due dipendenti, visto che da tempo giace l’autorizzazione ministeriale ad assumere nuovo personale a contratto presso Francoforte sul Meno, senza che sino ad ora sia stato bandito concorso.       

 

Il nostro Sindacato auspica che, in considerazione di quanto sopra esposto, venga rimosso lo sproporzionato sforzo economico e lavorativo connesso con le “Presenze Consolari” a Saarbrücken, e vengano ripristinate sicurezza e serenità sui posti di lavoro di cui trattasi.

Nel ringraziare per un cortese riscontro, porgiamo i nostri migliori saluti,

Iris Lauriola, Confsal Unsa 15

 

 

 

 

Servizi consolari a Saarbruecken. Nota Marino: cerchiamo una linea comune

 

Cari Presidenti Comites, in allegato (vedi sopra, ndr), la nota mandata dalla Confsal/Unsa alla Direzione del Personale del MAE sui servizi consolari a Saarbrücken. Cerchiamo ora di seguire una linea comune.

L'obiettivo resta l'apertura a Saarbrücken di un piccolo distaccamento francofortese, indipendentemente e a latere del console onorario.

I vostri Comites, Francoforte e Saarbrücken, farebbero cosa utile, nel concordare una linea comune da rappresentare a Berlino il prossimo 5 giugno.

Il Comites di Francoforte è coinvolto:

1) al momento in cui "Il Consolato Ambulante" riguarda solo Saarbrücken, eludendo le esigenze di altre collettività lontane dalla sede centrale e rientranti nel proprio raggio d'azione (perché Saarbrücken sì e no a Kassel,Würzburg ecc?). L'apertura di un'antenna a Saarbrücken costituirebbe invece -a pari condizioni e con il coinvolgimento delle locali Amministrazioni, come le singole Cancellerie di Stato- uno spiraglio per l'intera circoscrizione. L'obiettivo finale, da riprendere assolutamente in sede Intercomites e in sintonia con la "linea Lo Bello" già tracciata in precedenza, dovrebbe essere quello della decentralizzazione dei servizi: accettare e compensare la chiusura dei Consolati solo a fronte di apertura di piccoli distaccamenti periferici.    

2) nel rappresentare le esigenze delle collettività residenti nei centri del palatinato (Treviri, Kaiserslautern, Zweibrücken, Pirmasens, ecc.,con oltre 10.000 iscritti AIRE) che resterebbero tagliati fuori da eventuali " prestazioni" rese dal solo console onorario a Saarbrücken;

3) nel rappresentare i disagi per gli utenti alla sede centrale indebolita dal distacco quindicinale di ben quattro impiegati.

4) nel rappresentare lo spreco di pubblico denaro col finanziamento di missioni che costano all'erario cifre superiori del 100% (i locali della Staatskanzlei Saarbrücken sono gratuiti) a quelle stanziate per le missioni stesse (oltre mille Euro mensili.) 

 

Il Comites di Saarbrücken è coinvolto:

1) nel concentrare i propri sforzi sull'apertura di un'antenna consolare (questa, al momento, appare l'unica ragion di vita di un Comites Saarland eletto da 550 persone, di cui buona parte iscritta negli elenchi elettori Comites, scambiandolo per una petizione a favore della riapertura dello Sportello Consolare);

2) nel volersi sottrarre dalla tentazione di sostituirsi ai doveri dell'amministrazione, mettendosi a compilare formulari per le Carte d'identità e altre formalità, fungendo così da mediatore tra utenti e consolato. Non mancano certo consiglieri Comites/Saar che finalmente vedono la possibilità di atteggiarsi da "Miniconsoli volontari", per accentrare sulle proprie persone le attenzioni dei connazionali utili per altri fini (future elezioni comunali, consulte per gli stranieri e altri istituti elettivi locali);

3) nel voler abbandonare la politica " dei compromessi ad ogni costo". L'offerta dei locali Comites per i servizi a Saarbrücken è stata un fallimento sotto l'aspetto della dignità degli utenti, della loro sicurezza e del reale alleggerimento nella fruizione dei servizi. Una strategia questa, per altro non concordata con le forze (tra cui il mio Sindacato) che dai tempi della chiusura del Consolato a Saarbrücken nel 2010, lottano per i servizi in loco.

L'offerta dei locali Comites ha irritato anche la parte tedesca, la quale ha visto indebolita la propria offerta, quando il Comites di Saarbrücken si è –praticamente- sostituito a essa con una propria disponibilità, avallando l'ottusità dell'amministrazione. Il Comites di Saarbrücken ha tolto all’amministrazione berlinese l’imbarazzo di dover rispondere concretamente all’offerta dei locali gratuiti. La strategia “ del male minore” è talvolta miope e taglia ponti, allentando tensioni momentanee ma creandone peggiori nel futuro.                  

 

Cari Presidenti, è comunque opinione comune che i nuovi Comites, nati deboli, abbiano ora una sola possibilità di riscatto e di legittimazione che va guadagnata sul campo, con argomenti concreti come i servizi consolari e non certo con il ruolo di figurine marginali a cui potrà bastare il ruolo di comparsa nei colloqui con le “Eccellenze” di Berlino. 

Esiste certo un altro versante, oltre quello amministrativo, ed è quello politico.

Risale a poche settimane or sono, l’incontro a Francoforte con il Senatore Claudio Micheloni. Tocca ora anche a voi (la Confsal l’ha già fatto) ricordargli quanto promesso: mettere l’argomento servizi consolari nuovamente all’ordine del giorno del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero.

Ora è il momento dei comunicati pubblici, delle lettere aperte ai responsabili della nostra amministrazione e ai nostri politici. Il momento del coraggio di prese di posizione che a voi non è mai mancato e che sicuramente non mancherà proprio ora che è giunto il momento di dimostrare che i Comites sono nati “settimini” ma che non sono un aborto.

La Confsal Francoforte è al vostro fianco. Cordialmente

Pasquale Marino, Responsabile Confsal- Unsa / FfM

 

 

 

 

 

 

 

Presentato ad Amburgo il Rapporto Italiani nel Mondo    

 

Amburgo - Inserita nell‘ambito del programma della Settimana Europea della Cultura 2015, su iniziativa di don Pierluigi Vignola, Parroco della Missione Cattolica Italiana di Amburgo, si è svolta lunedì 11 maggio, nella sala della Biblioteca dell'Istituto Italiano di Cultura della città anseatica, la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes.

Sono milioni i cittadini italiani che vivono all'estero e decine di milioni i discendenti dei nostri connazionali emigrati: è questa una specificità dell'Italia rispetto ai grandi paesi industrializzati. Di ciò si occupa infatti il Rapporto della Fondazione Migrantes, che si avvale della collaborazione con studiosi di diverse provenienze. Si è cercato, pertanto, di dare una risposta positiva al senso di appartenenza degli emigrati italiani e di risvegliare un maggiore interesse nella società italiana, di cui gli emigrati sono ormai cittadini a pieno titolo dopo aver eletto i propri parlamentari. Il volume, curato da Delfina Licata, giunto alla nona edizione, è stato presentato da mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes che si occupa appunto della Migrazione e della Mobilità umana degli Italiani nel mondo e per accompagnare e sostenere le Chiese particolari nella conoscenza, nell’opera di evangelizzazione e nella cura pastorale dei migranti, italiani e stranieri, per promuovere nelle comunità cristiane atteggiamenti ed opere di fraterna accoglienza nei loro riguardi, per stimolare nella società civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza, con l’attenzione alla tutela dei diritti della persona e della famiglia migrante e alla promozione della cittadinanza responsabile dei migranti. Presenti alla serata, oltre a Cristina Di Giorgio, Direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura anche padre Tobia Bassanelli, Delegato Nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane di Germania e Scandinavia, il rappresentante della Curia Arcivescovile di Amburgo mons. Wilm Sanders, il responsabile dell'Ufficio Scuola dell'Ambasciata Italiana a Berlino Giosuè Piscopo, i rappresentanti dei Consolati Onorari di Amburgo e Brema, i rappresentanti del Comites della Circoscrizione consolare di Hannover guidati dal loro Vice-Presidente Francesco Bonsignore, i rappresentanti delle Associazioni dei Lucani e dei Sardi ad Amburgo, oltre ad un centinaio di persone (emigrati di ieri e migranti di oggi). Di Giorgio, che ha aperto la serata, ha elogiato il lavoro svolto dalla Fondazione Migrantes per la preparazione e pubblicazione del Rapporto Italiani nel Mondo ed ha ribadito come sia fondamentale il rapporto tra Istituzioni e come lo stesso Istituto di Cultura si prodighi a far sì che si possano trasmettere tutte quelle informazioni, nozioni e conoscenze che permettano ai nostri connazionali di sentirsi a casa e non essere solo persone che hanno lasciato la propria terra in cerca di qualcosa di diverso e migliore. Don Pierluigi ha invece sottolineato come oggi la cultura del benessere ci rende insensibili alle grida dei fratelli. Nel contempo però ha voluto ringraziare i nostri emigrati di un tempo, i quali hanno dato e danno esempio di amore, carità e di accoglienza verso i nuovi migranti. Padre Bassanelli, portando il saluto della Delegazione Nazionale, ha ripercorso un ciò che è stato fatto e viene fatto in terra tedesca, per poi concludere con la presentazione del Rapporto da parte di Mons. Perego. Al di là dei numeri e delle statistiche, Perego ha dato e fornito quello che è un quadro articolato sul significato della mobilità umana italiana di oggi e del passato, sulle sue caratteristiche e sugli andamenti e sulle novità che emergono giorno dopo giorno ribadendo come lo sforzo di ogni anno è quello di mettere a disposizione del pubblico più vasto un testo che parli di un aspetto fondamentale della ‘Storia di un Paese e della Storia di un popolo’, qual'è l’emigrazione italiana, delle vicissitudini sociali, economiche, politiche, ma anche dei tanti ostacoli affrontati dai singoli in un mondo in costante cambiamento, difficile da rincorrere per velocità e complessità dei mutamenti. Inoltre, ha spiegato, come la nona edizione del Rapporto contiene uno Speciale Eventi in cui in previsione dell’Expo di Milano del 2015 sono riportati una serie di saggi che testimoniano sia la storica presenza della Chiesa alle Esposizioni nazionali e internazionali. Migr. On 13

 

 

 

 

 

 

E’ nato a Berlino ilDeutschItalia, nuovo giornale online, diretto non solo ai lettori italiani ma anche ai tedeschi

 

Berlino - Presso l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino è stato presentato nei giorni scorsi dal proprio direttore, Alessandro Brogani, ilDeutschItalia, magazine online nato da tre mesi “che si rivolge non solo ai lettori italiani ma anche ai tedeschi, non limitato alle informazioni dalla capitale, ma con articoli e interviste dalle altre città tedesche, da Monaco a Amburgo, da Francoforte, capitale finanziaria del continente, a Stoccarda e Colonia”.

“Finora - riprendiamo dal Chi siamo che compare sul sito (http://www.ildeutschitalia.com),- i giornali online già esistenti si sono rivolti in prevalenza ai giovani italiani emigrati a Berlino. Non li dimentichiamo, ma vogliamo informare anche i visitatori che giungono per motivi culturali e economici. Ci rivolgiamo a tutti coloro che hanno interessi nei due paesi, culturali o commerciali, professionisti e imprenditori, italiani in Germania, tedeschi in Italia. I rapporti bilaterali tra Italia e Germania saranno inseriti in un quadro europeo, grazie a corrispondenti e informatori dalle principali capitali dell´UE.

Un giornale come luogo d’incontro, confronto e, perché no, anche di scontro fra esperienze ed opinioni talvolta divergenti. Vuole colmare una divisione che, di sovente, è più formata da parole che non da fatti concreti, sfatando miti e false leggende, spesso proprio diffusi e fomentati dalla stampa, inerenti presunte incompatibilità fra italiani e tedeschi.

L’intenzione è di creare un piccolo polo multimediale, giornale online e successivamente web radio, che faccia da “ponte” fra le più disparate sfaccettature del mondo italiano e quello tedesco, a 360° (dal turismo, all’industria, dall’economia alla politica, dallo sport alla cultura). Quindi, principalmente, pubblicizzare l’Italia ai tedeschi e la Germania agli italiani. Ciò non vuol dire che non si analizzeranno anche problemi e punti di distanza fra i due Paesi, ma in ogni caso si tenterà di farlo ad un certo livello d’analisi e con spirito costruttivo.

Daremo, quando sarà possibile, anticipazioni sulla politica di Frau Angela Merkel, ma anche consigli pratici. Ad esempio, i tedeschi vengono in vacanza in Italia anche per fare shopping, spendendo miliardi di euro. Diremo loro dove trovare le migliori occasioni, dall´olio all´aceto balsamico, all’abbigliamento. E guideremo gli italiani a Berlino, che è una metropoli giovane, ma ospita quasi ogni settimana fiere di interesse internazionale, dalla Grüne Woche sull´alimentazione, all´ITB, la più grande rassegna turistica al mondo.

Assieme a me  - scrive ancora Alessandro Brogani - ci saranno Roberto Giardina ed altri giornalisti professionisti, nonché un nutrito gruppo di giovani redattori sia italiani che tedeschi. Tanto il giornale quanto la radio saranno realizzati in entrambe le lingue e, quando gli argomenti lo richiederanno, gli articoli verranno tradotti per entrambi i gruppi linguistici. In ogni caso ogni articolo sarà accompagnato da un sunto che ne renda il significato nell’altra lingua oltre ad un file Mp3 con la lettura integrale del medesimo.

Ci auguriamo - conclude il direttore - che l’iniziativa possa incontrare le esigenze tanto dei lettori più attenti, quanto dei semplici turisti di passaggio”. (Inform 21)

 

 

 

 

 

60° Anniversario dei contratti bilaterali. "Festa del Lavoro Italiano in Germania" a Kaufbeuren

 

Kaufbeuren. In occasione del 60° Anniversario della firma dei contratti bilaterali, in seguito ai quali,  già nel 1955, arrivò in Germania la prima manodopera italiana, le ACLI Baviera ed il Circolo ACLI di Kaufbeuren-Marktoberdorf hanno promosso l'iniziativa di organizzare  in questa ridente città sveva la "Festa del Lavoro Italiano in Germania". Proposta accolta con entusiasmo dall'Amministrazione Comunale di Kaufbeuren e dal Consolato Generale d'Italia di Monaco di Baviera e dagli altri Enti che hanno contribuito fattivamente alla realizzazione dell'evento.

 

La manifestazione ha avuto inizio alle 10:00 con l'incontro nei locali della sede della Kreis und Stadtsparkasse di Kaufbeuren, sita nella Kaiser-Maximilianstraße, che ha sostenuto generosamente l'iniziativa, e si è aperta con un breve intervento da parte del Presidente W. Nusser, che, dopo aver salutato gli ospiti, si è dichiarato molto lieto di poter ospitare una cospicua parte dell'evento nei locali del suo Istituto.

È seguito quindi il discorso dell'Oberbürgermeister della città S. Bosse, che, dopo aver porto un indirizzo di saluto agli ospiti, a cominciare dal Console Generale d'Italia in Baviera, Dr. F. Scammacca del Murgo e dell'Agnone, e continuando con il Sindaco di Ferrara, Dr. T. Tagliani , proseguendo con il Presidente delle ACLI regionali, Comm. C. Macaluso, promotore della Manifestazione e terminando con il Comm. A. Tortorici, Presidente del Consiglio Consultivo e Corrispondente Consolare di Memmingen.

Bosse, in particolare, dopo aver lodato il lavoro degli italiani nella sua città e dopo essersi soffermato sull'instancabile attività delle ACLI, a livello  locale e  regionale, ha accennato all'iniziativa presa in occasione dei disastri avvenuti a Ferrara e in Emilia Romagna un paio di anni fa, in occasione in cui, di concerto con le ACLI, l'Amministrazione ha messo a disposizione di Ferrara un significativo aiuto economico.

Un solidale aiuto che, l'allora Presidente della Repubblica Italiana, G. Napolitano, ha voluto premiare con una prestigiosa onorificenza. Un riconoscimento che intende condividere con la sua Amministrazione e con coloro che lo hanno sostenuto in quella circostanza,. ha commentato Bosse.

Subito dopo è stata la volta del Console Generale, che dopo aver, anche lui, saluto gli ospiti e i presenti, non ha fatto che confermare quanto appena detto negli interventi precedenti, ribadendo cioè quanto sia positiva la pacifica e proficua convivenza delle molte etnie presenti ormai dovunque nella nostra società. Ed elogiando ancora una volta le ACLI e in questo caso anche il Gruppo Folk- ACLI, portatore esemplare delle tradizioni siciliane.

Anche il Sindaco Tagliani ha trattato, dopo i doverosi saluti, gli stessi temi appena esposti, dichiarandosi, nel contempo, molto lieto di incontrarsi con l'Amministrazione della città, avendo modo così di rafforzare tangibilmente i legami di gemellaggio e di partecipare personalmente al riconoscimento assegnato al Primo Borgomastro per la solidarietà dimostrata dall'Amministrazione di Kaubeuren nei confronti di Ferrara.

Anche Macaluso, che ha esposto brevemente l'intenso programma della giornata, dopo aver salutato gli ospiti, ha ringraziato la città, il Consolato Generale, la Sparkasse e gli altri Enti per l'aiuto, atto a realizzare l'evento e non dimenticando di annunciare e di fissare l'attenzione degli ospiti  sulla mostra fotografica sugli importanti documenti fotografici esposti nella rassegna fotografica da lui realizzata con Tortorici negli stessi ambienti dell'Istituto; mostra che rimarrà aperta sino al 23 Maggio prossimo.

Veramente ricchi e interessanti i documenti fotografici e le storie esemplari di tanti connazionali presenti nell'opuscolo stampato in occasione di questo evento e ancora più notevoli le foto con didascalia esposte in diverse bacheche. Gli ospiti hanno avuto modo di documentarsi sugli inizi dell'emigrazione italiana. Alcuni di loro anche con grande commozione, soprattutto perché si sono potuti rivedere nella loro verde età.

Prima della pausa di mezzogiorno, intanto, alcuni componenti del Gruppo Folk-ACLI, del Complesso The Snaps e degli Oldies hanno riempito tutto il passaggio della Sparkasse con le loro allegre melodie, assai gradite anche dalle altre persone presenti in Galleria.

Nel pomeriggio, poi, il il Primo Borgomastro Bosse ha accompagnato i suoi ospiti  in visita ad un noto birrificio della città. Nel contempo, gli altri intervenuti, hanno avuto la possibilità di partecipare all'iniziativa Pizza-Day, organizzata dal Circolo ACLI di Kaufbeuren e.V., in collaborazione con la Pizzeria La Pergola e con l'Associazione di volontari Asylkreis-Kaufbeuren in segno di vissuta di solidarietà per i circa 200 profughi, richiedenti asilo. Anche gli intervenuti hanno avuto modo di gustare una saporita pizza verace preparata dalle esperte mani del noto pizzaiolo Carmine D'Elia e della Signora Ingrid.

Alle 18:00, poi, nella Sala Comunale della città, in una festosa cornice musicale offerta da un eccellente coro locale ha avuto luogo la consegna dell'Onorificenza della Stella d'Italia al Primo Borgomastro Bosse, che, come precedentemente esposto in mattinata, si è dichiarato molto lieto di ricevere questa importantissimo riconoscimento anche in rappresentanza della sua Amministrazione.

Dopo un gustoso rinfresco  è arrivato infine un altro momento molto atteso dagli ospiti e dal pubblico che nel frattempo aveva riempito la Sala Comunale grande: la presentazione del Musical Di noi le terre - Storia di una Capinera.

Nelle due ore abbondanti di spettacolo il pubblico è stato completamente rapito nell'atmosfera suggestiva degli anni che furono, con le esperienze personalmente vissute da molti dei presenti nella loro giovane età: tristi esperienze che li hanno portati sulla via dell'emigrazione. Ma anche per i più giovani e per gli amici tedeschi presenti sono stati veramente interessanti e coinvolgenti i quadretti magistralmente presentati  dai bravissimi componenti del Folk-ACLI e altrettanto simpaticamente commentati in italiano e in tedesco dal caro amico Carmine Macaluso.  Fernando A. Grasso

 

 

 

 

Giovane ragazzo italiano in vacanza a Berlino aggredito da una banda di sconosciuti

 

Berlino - “Sabato mattina, alle prime luci dell’alba, un giovane ragazzo italiano in vacanza a Berlino viene aggredito da una banda di sconosciuti, picchiato senza pietà con calci alla testa, dopo essere stato stordito con spray urticante. È successo nella stazione metropolitana di Schlesisches Tor, in Kreuzberg. L’aggressione è cessata soltanto all’intervento di un passante che ha distratto e messo in fuga la banda. Il poco più che ventenne riversa in gravi condizioni e la sua prognosi resta riservata. La Polizia sta cercando gli aggressori”. Berlino non è un “mostro”: questa la tesi che Mattia Grigolo affida alle pagine online del “Mitte”.

“Da quando la notizia ha iniziato a fare il giro tra la comunità italiana (v. Facebook, articoli di giornale, post su blog) la tensione è salita molto fra gli expat, tanto che, nella giornata di ieri, si poteva intuire un certo timore nell’affrontare determinate stazioni o zone in solitaria (sia da parte delle donne che da parte degli uomini). Sono state fatte molte illazioni, si è detto che Berlino è diventata improvvisamente pericolosa, che Kreuzberg è un luogo ormai invivibile. Si è detto che il fatto che le metropolitane restino aperte, durante il weekend, per tutta la notte, è un’aggravante sulla delinquenza. Abbiamo sentito dire che la vendita di alcol in città è “troppo semplice”. Insomma, abbiamo ascoltato molti pareri, tutti legittimi, ma anche tutti dettati, a nostra opinione, da un bisogno impellente di identificare un mostro.

Quando non si trova un colpevole fisicamente imputabile, il mostro diventa un luogo, un’ideologia, una causa, un’istituzione e, chiaramente, il boomerang torna indietro, colpendo alle spalle.

Il mostro è diventata Berlino. Il tanto osannato non-stop delle metropolitane che permette a molti giovani di potersi muovere per la città senza dover prendere la macchina o pagare dei taxi è diventato ora un problema che genere delinquenza. L’alcol, che a tutti fa paura, ma del quale molti non possono fare a meno, è diventata solo ora l’arma letale. Che cosa si dovrebbe fare? Chiudere le U-Bahn a mezzanotte anche durante il weekend? Proibire la vendita di alcololtre che ai minori, anche dopo un determinato orario? Cambierebbe qualcosa? Nessuno sarebbe aggredito? Ci sarebbe meno delinquenza? Forse.

È un problema che è stato affrontato a lungo, non solo da qualsiasi cittadino di un determinato luogo, ma anche dalle istituzioni. Dai media, dalla politica, dall’istruzione.

Berlino è una metropoli e come ogni città di grandi dimensioni ha un tasso di delinquenza proporzionato ai suoi abitanti, al momento storico, alle difficoltà che sta affrontando e ad altri molteplici fattori.

Il tasso di delinquenza a Berlino è proporzionalmente basso. Non il più basso d’Europa, ma fa in modo che la città sia definita “tranquilla”. Sarebbe limitato pensare che lo sfortunato turista italiano aggredito sabato notte/mattina, sia l’unica vittima del mese, della settimana, di quella stessa notte. Soltanto una settimana fa, chi scrive ha letto una notizia di un noto giornale tedesco, il quale articolo menziona un’aggressione ad un uomo da parte di una donna armata di machete. Ripeto, armata di machete. Dove? nei pressi di Görlitzer Park. Quanti di quelli che ora si dicono impauriti dall’uscire di casa sanno di questa freschissima notizia? Pochi. Nell’ultima settimana le aggressioni a Berlino sono state diverse. Come facciamo a saperlo? Ne hanno parlato i media. Quando? Soprattutto nella giornata di ieri. Dove? Nell’articolo redatto in occasione dell’aggressione al ragazzo italiano.

C’è un’altra cosa, inoltre: sembra che, tra le righe, ci si sia convinti un po’ tutti che il ventitreenne sia stato aggredito da una banda di ubriachi. Siamo sicuri? Il ragazzo è stato stordito con dello spray urticante. Che tipo di spray? Non tutti gli spray urticanti sono legali a Berlino (addirittura in Germania), perché questa banda di ombre ne possedeva uno? Degli ubriachi girano in branco andando per club e bar ad ubriacarsi portando con sé degli spray non legali in città e, anche se fossero spray legali, non nasce il dubbio che ci sia della premeditazione?

Quante domande ci siamo fatti in questo articolo? Parecchie. C’è un motivo. I media (anche Il Mitte lo è), talvolta tendono a manipolare le notizie, a plasmarle fino a creare il terrore perfetto, apparecchiato come una trappola. È una storia banale, sentita migliaia di volte.

Chi scrive, insieme alla redazione di questo magazine, si augurano che il malcapitato connazionale aggredito e ora ricoverato in ospedale, possa riprendersi senza lesioni permanenti.

Si augura, oltremodo, che la comunità italiana, a Berlino come anche in Italia, si faccia delle domande prima di additare una città come pericolosa, dei delinquenti come ‘sicuramente’ ubriachi, ‘sicuramente’ turchi, ‘sicuramente’ tedeschi, ‘probabilmente tanti’. Un quartiere ‘senza ombra di dubbio’ pericoloso, ormai allo sbando. Un’opportunità – servizio metropolitano aperto tutta la notte – che diventa un alibi. Una città che diventa un mostro”. (aise 12) 

 

 

 

 

I temi delle recenti trasmissioni di Radio Colonia

 

Il dissenso sabotato (21.05.15) - Il processo a Erri De Luca per istigazione a delinquere scatena la solidarietà della società civile che crede nella libertà di opinione.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/erri_de_luca110.html

 

I fantastici tre del cinema italiano (21.05.15)

Successo sulla Croisette per Moretti, Garrone e Sorrentino. Accoglienza più che calorosa, nel rispetto delle differenze dei tre registi

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/cannes276.htm 

 

Niko Romito (21.05.15) - Niko Romito gestisce, con la sorella Cristiana, il Ristorante Reale a Castel di Sangro in provincia de L’Aquila. Il ristorante è in un ex convento del XVI sec. finemente restaurato.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tavola/rezept226.html

 

Carcere per chi inquina (20.05.15)

L'inquinamento ambientale entra nel codice penale italiano. Chi inquina rischia fino a 15 anni di carcere. Soddisfatta Legambiente.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/umweltverbrechen102.html

 

Minijob in calo (20.05.15)- I minijob in Germania sono in calo da sei mesi, da quando è entrato in vigore il salario minimo garantito. Una coincidenza?

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/minijob142.html

 

Burano (20.05.15)

Burano è un’isola della Laguna di Venezia che si trova undici chilometri a nord-est della Serenissima. È considerata tra le dieci città più colorate al mondo.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/scopri_l_italia/burano102.html

 

Il caso Attilio Manca (20.05.15) - La morte del brillante chirurgo è stata un suicidio, come hanno affermato gli inquirenti che hanno archiviato il caso, o si tratta di un omicidio, come sostengono i parenti?

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/la_nostra_storia/manca102.html

 

Il calcio secondo la Camorra (19.05.15). Maxi retata contro le partite truccate. È solo la punta dell'iceberg di un sistema criminale. E la Germania non fa eccezione.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/fussballwettskandal108.html

 

Francesco Carofiglio (19.05.15)

È in Germania in questi giorni per parlare delle sue opere letterarie. Ma il suo talento passa anche per il teatro, il cinema e la televisione.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tu_per_tu/francescocarofiglio102.html

 

Consolati al collasso? (19.05.15)

Impiegati aggrediti, tensione alle stelle. Il clima negli uffici consolari in Germania si fa sempre più pesante. Manca il personale, mentre aumentano gli iscritti Aire.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/italmondo/konsulate106.html

 

"La grande guerra" (19.05.15) - Sottolineando le disgrazie dei singoli soldati, Mario Monicelli stravolge il mito di una guerra eroica.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/terramia/monicelli102.html

 

Riavviare i negoziati di pace (18.05.15)

I colloqui in occasione della recente visita a Roma del presidente palestinese Abu Mazen sono stati incentrati sul riconoscimento di uno Stato palestinese.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/palaestina132.html

 

Il conto amaro (18.05.15)

Giornalisti de "l'Unità" devono pagare pesanti risarcimenti per cause di diffamazione dopo il fallimento della società Nuova Iniziativa Editoriale.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/unita102.html

 

Pensioni: quali vie d'uscita? (15.05.15)

Renzi immobilizzato dal nodo pensioni. Tito Boeri, presidente dell'Inps, ai nostri microfoni, chiede equità per tutte le generazioni.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/rentenreform116.html

 

Un colosso al tramonto (15.05.15). 75 anni fa nascevano i primi ristoranti McDonald's. Dopo decenni di ascesa ed espansione in tutto il mondo, oggi la catena subisce una battuta d'arresto. Mentre cresce il trend del mangiar bene.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/mcdonalds128.html

 

Fare cappotto (15.05.15) - Vuol dire stravincere, sconfiggere l'avversario in maniera memorabile e straordinaria. Ma cosa c'entra il cappotto?

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/parole_in_liberta/mantelschneidern100.html

 

Eventi, incontri, spettacoli. In onda ogni lunedì e venerdì fra le 19 e le 20

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalenderfreitag100.html"

 

Expo

Messe da parte le polemiche della vigilia, l'Esposizione universale apre i battenti. Matteo Renzi: "Abbiamo vinto contro i professionisti del non ce la farete mai".

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/speciale/expo122.html

 

Mare nostro - Dopo l'ennesima ecatombe di profughi in fuga verso l'Europa la politica cerca soluzioni per tamponare l'emergenza. Intanto le tragedie nel Mediterraneo proseguono. Le storie dei protagonisti e tutti i nostri approfondimenti degli ultimi mesi, fra Italia e Germania.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/speciale/fluechtlinge866.html

 

Expo 2015 - Messe da parte le polemiche della vigilia, l'Esposizione universale ha aperto i battenti. Matteo Renzi: "Abbiamo vinto contro i professionisti del non ce la farete mai”.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/expo122.html

 

Ennio Morricone

Svelata in anteprima la prossima data in Germania del grande compositore: il 18 febbraio 2016 sarà in concerto alla Lanxess Arena di Colonia. Ai nostri microfoni parla di legami fra musica e cultura, e non risparmia lodi al pubblico tedesco

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/morricone140.html

 

L'Agenda Migranti (14.05.15) - "Un passo in avanti, ma insufficiente". Christopher Hein del Consiglio Italiano dei Rifugiati commenta ai nostri microfoni il piano europeo per gestire il flusso di profughi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/fluechtlingen102.html

 

L'accoglienza a Roma (14.05.15)Paradossi, eccellenze e frodi di Cara, Sprar e Cas della città eterna, punto di snodo e approdo di migranti di diversi Paesi, in attesa di raggiungere altri lidi o con la speranza di integrarsi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/migranten136.html

 

Il volo in Eurovisione (14.05.15) - Piccoli uomini crescono: da "Ti lascio una canzone" alla vittoria di Sanremo, e ora all'Eurovision Song Contest 2015. "Il volo" rappresenta l'Italia con "Grande amore".

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/ilvolo102.html

 

Meraviglie d'Italia (13.05.15) - La Germania è il paese ospite al Salone del Libro di Torino, che diventa anche l'occasione per riscoprire in Italia le opere d'arte dimenticate. A Radio Colonia, Vittorio Sgarbi.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/turinerbuchmesse100.html

 

Cannabis di stato (13.05.15)

In virtù di un accordo interministeriale, l'Esercito italiano produrrà cannabis a scopo farmaceutico. Ma alcuni malati vogliono costituire associazioni fai da te.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/cannabis208.html

 

Start up Europa (13.05.15)

I migliori giovani innovatori europei si sono incontrati al forum Innoveit di Budapest. Una fucina di idee e soluzioni tecnologiche per il vecchio continente.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/in_rete/budapestforum100.html

 

Biagio Izzo (13.05.15)

Uno dei comici più irriverenti del panorama italiano arriva a Leverkusen con uno spettacolo che è un divertente viaggio attraverso i sette vizi capitali.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/izzo104.html

 

Chi governerà Brema? (12.05.15) - Débacle elettorale per l’Spd, da 70 anni al governo, che rimane comunque primo partito. La città-stato anseatica affonda nei suoi problemi sociali e in un debito pubblico schizzato alle stelle.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/bremen158.html

 

Per un bicchier di vino (12.05.15) - Insieme a cibo, indumenti e ricordi di famiglia gli emigranti misero in valigia anche tralci e talee della vite. Un pezzo di identità italiana che hanno saputo trapiantare in tutto il mondo.

http://www.funkhauseuropa.de//radio_colonia/italmondo/migranten134.html

 

Benetton in festa (12.05.15)

L'azienda tessile italiana famosa per i suoi colori festeggia gli ottant'anni del suo fondatore. Tutto cominciò con un maglioncino giallo...

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/terramia/benetton112.html

 

La repubblica degli scioperi (11.05.15) - Dopo treni e asili, in arrivo anche l’astensione del lavoro dei dipendenti delle poste. Ma è solo una delle proteste previste per le prossime settimane: attenzione a ferrovie, aerei, denaro contante.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/streikwelle100.html

 

Germania europea, Europa tedesca (11.05.15) - Un libro del germanista Luigi Reitani risponde al sentimento antitedesco imperante in Italia.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/a_tu_per_tu/reitani100.html

 

Il profumo del successo (08.05.15) - Cameron ha la maggioranza assoluta a fa guadagnare ai conservatori 331 seggi su 650. Miliband, Farage e Clegg si dimettono.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/wahlsiegcameron100.html

 

Per tutte le mamme (08.05.15) - L'associazione Save the Children ha presentato il rapporto 2014 sullo "Stato delle madri nel mondo". Ogni anno 1 milione di neonati muore nel suo primo giorno di vita.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/il_tema/savethechildren100.html

 

Missincat sul filo (08.05.15)

Dietro a "Wirewalker", ultimo album di Missincat, c'è tutta l'arte di vivere, in alto su una fune e coi piedi per terra. L'artista italo-berlinese nei nostri studi si è raccontata e ha suonato in versione acustica "Star" e "Ten lines". Guarda i video.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/quelli_sul_palco/missincat106.html

 

Eventi, incontri, spettacoli - In onda ogni lunedì e venerdì fra le 19 e le 20

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalenderfreitag100.html

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/appuntamenti/kalendermontag100.html RC/De.it.press

 

 

 

 

 

 

Festa della mamma e tesseramento Acli a Kempten

 

Lo scorso 10 Maggio era veramente gremita di connazionali  la Sala Parrocchiale di St. Anton, per la Festa della Mamma, in occasione della quale i soci ACLI e i nuovi aderenti hanno ricevuto la tessera ACLI 2015.

L'allegro pomeriggio ha avuto inizio alle 16:00 con la Liturgia della Parola, celebrata dal Missionario Padre B. Zuchowski, assistito da alcune lettrici e sostenuto da diversi canti, magistralmente  accompagnati alla chitarra dal Presidente del Consiglio Parrocchiale, G. Trovato. Presidente che, insieme alla moglie, Signora Gisella, alla Segretaria della Missione, Signora Pina Polverino e ad altre Mamme, assidue frequentatrici e valide collaboratrici della Missione, nel corso del pomeriggio, hanno assistito e diretto  i bambini, i giovani e gli adulti della Missione Cattolica Italiana di Kempten.

Dopo i momento liturgico c'è stato quindi il benvenuto ai presenti da parte del Missionario. Subito dopo sono seguiti i saluti  della Segretaria e i ringraziamenti a tutti i  collaboratori e collaboratrici, che non hanno mancato di ricambiarle i ringraziamenti per il lavoro  di assistenza da lei svolto in favore dei nuovi arrivati, che bussano costantemente alla porta della Missione  e al coordinamento della S. Messa settimanale, tenuta in lingua italiana nella Margaretha-und Josephinen Stiftung ogni sabato alle ore 17:30 e alla recita del S. Rosario ogni mercoledì alle 17:00 nella Cappella della Chiesa di Christi Himmerlfahrt. 

Dopo alcune esilaranti scenette, poesie e canti poi e, prendendo spunto da questa nuova ondata di arrivi,  il Presidente delle ACLI Baviera, Comm. C. Macaluso, anche lui intervenuto all'incontro, ha posto all'attenzione dei convenuti le celebrazioni per il 60° dei primi arrivi di connazionali in Germania.  A questo proposito  ha invitato tutti i presenti e gli amici a visitare la Mostra Fotografica allestita nei locali della Sparkasse di Kaufbeuren;  tenuta e curata in collaborazione con il Corrispondente Consolare di Memmingen, Comm. A. Tortorici, anche lui intervenuto alla festa insieme alla Consorte. Rassegna in cui confluiranno, oltre alle tante testimonianze fotografiche già esposte con successo da Tortorici in diverse città e, addirittura,  nei locali del Parlamento Bavarese, molti documenti sull'emigrazione preparati da Macaluso in collaborazione con un'agenzia tedesca.

Prima di terminare il suo breve intervento Macaluso ha invitato inoltre i presenti ad intervenire al grande spettacolo musicale "Di noi le terre - Volo di rondine", che il suo Gruppo Folk-ACLI del Circolo di Kaufbeuren proporrà il 16 maggio prossimo  nella Sala Comunale di Kaufbeuren alle ore 20:00. Non mancando, infine, di esortare i convenuti a dimostrare la propria solidarietà alla grande famiglia ACLI e, appunto, alle famiglie che, per la prima volta,  arrivano, o magari, ritornano in Baviera in questi giorni.

Quindi è stato il momento degli avvisi da parte del Dr. F. A. Grasso, Corrispondente Consolare per il Circondario di Kempten, nonché Vicepresidente Vicario delle ACLI Baviera, che, dopo aver salutato tutti i presenti anche a nome del Consolato Generale e del Comites di Monaco di Baviera, insieme alla Presidente del Circolo ACLI di Kempten, Signora Emma Grenci ha consegnato la tessera ACLI 2015 a Padre Bruno, che è anche Assistente Spirituale delle ACLI Baviera e dei Circoli ACLI di Augsburg e Kaufbeuren.

Grasso, rispondendo poi ad alcune domande che gli erano state già poste nel primo pomeriggio, ha ricordato pure gli orari di ufficio, e per conto del Consolato Generale e per conto delle ACLI. Parlando poi della scarsa frequenza al Corso di Lingua e Cultura Italiana ha annunciato pure che, continuando così, molto probabilmente, queste lezioni verranno soppresse.

Nel corso del pomeriggio, poi, oltre ad assistere ad esilaranti sketch, ai quali hanno partecipato anche adulti (Fisicaro), i presenti hanno potuto gustare deliziosi manicaretti offerti da diverse signore intervenute. Le Mamme e i bambini presenti hanno ricevuto anche dei piccoli pensierini, prima del termine della festa, che si è conclusa verso le 19:00.

Tra gli intervenuti, non ancora nominati, ricordiamo: le famiglie: Campagna, Mangano,  Emanuele, Barbera, Boemi, Capuano, Leanza, Nicotra,  Savoca, Currenti, Petralia, Iennaco, e tanti, tanti altri cari amici e conoscenti.

Fernando A. Grasso, de.it.press

 

 

 

 

 

Roberto Plano in Concerto a Colonia

 

Colonia - Si terrà giovedì 28 maggio, alle 19, all'Istituto Italiano di Cultura Colonia il concerto di Roberto Plano (pianoforte) che eseguirà opere di Johannes Brahms, Claude Debussy, Andrea Luca Luchesi, Fazcl Say e Alexander Scrjabin.

Nato a Varese nel 1978, Roberto Plano si è imposto all'attenzione del mondo musicale con la vittoria di numerosi e prestigiosi premi internazionali tra cui il "Cleveland International Piano Competition", "Honens International Piano Competition", "Van Cliburn International Competition", "Josè Iturbi" di Valencia, "Sendai International Music Competition", "AXA Dublin International Piano", "Geza Anda" Zurigo.

Con una vasta esperienza internazionale, Plano è ospite regolare delle maggiori reti nordamericane ed europee: NPR, WGBH, WNYC, WFMT, CBC, BBC, RadioRai, Radio Classica, Radio Vaticana,Polske Radio 2 e Bayern 4 Klassik. Ha inciso per le etichette Azica, Arktos, Concerto, Sipario Dischi e Tau Records.

Oltre all'intensissima attività solistica nei maggiori teatri del mondo, si esibisce con prestigiose orchestre quali gli Archi dei Berliner Philarmoniker, la Vienna Konzertverein Orchestra, la Staatsphilarmonie Rheinland-Pfalz, l'Orchestra Sinfonica "G. Verdi" di Milano, I Pomeriggi Musicali, Orchestra di Roma e del Lazio, Festival Strings Lucerne, National Arts Centre Orchestra (Ottawa), Houston Symphony, Calgary Philarmonic Orchestra, RTE National Symphony Orchestra (Dublino), Orchestra Sinfonica di Valencia, Sendai Philarmonic Orchestra (Giappone), Young Symphony Orchestra (Londra), le Orchestre Sinfoniche di Targu Mures, Oradia, Craiova e Sibiu (Romania), con noti direttori d'orchestra tra i quali Sir Neville Marriner, James Conlon, Pinchas Zuckerman, Gianluigi Gelmetti, Kerry Stratton.

Molto attivo anche nel campo della musica da camera, ha suonato con numerosi quartetti d'archi, tra i quali il Quartetto Takacs, il Quartetto Fine Arts, il Quartetto di San Pietroburgo, il Jupiter String Quartet, l'ENSO String Quartet, il Quartetto Vogler e le Prime Parti del Teatro alla Scala. (aise 14)

 

 

 

 

Conferenza a Monaco di Baviera nell’ambito di Expo Milano 2015,

 

Monaco di Baviera. La prossima conferenza nell’ambito di Expo Milano 2015 avrà luogo mercoledì 10 giugno, presso l’Istituto Italiano di Cultura (Hermann-Schmid-Str. 8). Giovanni Ottonello parlerà su: »Food Design. Il cibo come etica, espressione, accusa, necessità, forma«

La conferenza si svolgerà in lingua italiana e tedesca con traduzione simultanea.

Nutrire il pianeta, Energia per la vita: è questo il tema centrale dell’esposizione mondiale EXPO Milano 2015. Un’occasione unica per tornare a discutere a livello globale del nostro rapporto con il cibo e mettere in evidenza le contraddizioni esistenti tra coloro che abusano e sperperano e coloro che soffrono la fame e spesso non hanno voce per rivendicare quanto gli spetta! Il cibo diventa una metafora della vita, uno stile di vita, un’ossessione, una condivisione o un rifiuto, ma anche guerra, arte, morte, moda...

La conferenza verterà inizialmente sull’esposizione mondiale di Milano, per poi esaminare tutti i campi della creatività e capire come gli artisti hanno interpretato la loro relazione con il cibo attraverso i media. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria su www.iicmonaco.esteri.it/Veranstaltungen o stampa.iicmonaco@esteri.it o Tel. 089 74 63 21-32

Importante: al momento dell'iscrizione si prega di comunicare se si desidera ascoltare la discussione in italiano o in tedesco, in modo che l’Iic possa mettere a disposizione gli auricolari corrispondenti.

Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura, IED-Istituto Europeo del Design Milano, Forum Italia e.V., Camera di Commercio Italo-Tedesca e Società Dante Alighieri di Norimberga e.V.  dip

 

 

 

 

A Francoforte il 9 giugno “L’intrepido”, del regista Amelio

 

Il 09 giugno alle ore 19:00 presenteremo L’intrepido, del regista Gianni Amelio (104 min. - 2013, versione originale con sottotitoli in tedesco, segue breve riassunto), in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Francoforte, l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia e l’associazione “Italiani in Deutschland e. V.” all’Instituto Cervantes, Staufenstr.1, Ffm (U 6/7 fermata metro: Alte Oper (http://frankfurt.cervantes.es/de/start.shtm). Per coprire le  spese di organizzazione evento, sarà richiesta una partecipazione. Vi preghiamo vivamente di chiedere ulteriori informazioni in merito nel momento in cui comunicherete la vostra adesione all’indirizzo:elisabettapassinetti@gmail.com. 

L’ingresso nella sala sarà consentito a partire dalle 18:30.

Al termine della proiezione del film è prevista una discussione con il pubblico che si terrà nella terrazza del Bar Illy, a 2-3 minuti a piedi dall’Instituto Cervantes. Il Bar Illy offrirà snack, pasticcini, bevande e vino. (https://www.facebook.com/pages/Espressamente-illy-Frankfurt/549121511882499).

Nella speranza di vedervi partecipare numerosi, e soprattutto di rivedervi, auguriamo a tutti una buona visione! Ins Kino mit Freud

Elisabetta Passinetti (psicoanalista) e Antonella Desini (critico cinematografico)

L’INTREPIDO - Antonio Pane è un uomo sulla cinquantina, senza lavoro fisso, che svolge a Milano l’attività delrimpiazzatore. Pur di non restare tutto il giorno senza far niente e senza una meta, egli sostituisce, infatti, altre persone, a volte per qualche ora, altre volte per giornate intere. Lo vediamo quindi lavorare come muratore, condurre tramvai, consegnare pizze a domicilio, stirare in una sartoria oppure smistare e poi congelare pesce al Mercato Ittico di Milano. Antonio è contento delle varie occupazioni che gli vengono proposte, infatti ogni giorno si alza e si fa la barba, per farsi trovare pronto a svolgere il lavoro che gli potranno offrire.

Questo film tratta con discrezione il tema della dignità e l’importanza di lavorare, pur precariamente. Infatti, anche se non sempre si ritrova a fare quello che può essere considerato il lavoro dei propri sogni, le varie attività che svolge durante la giornata, permettono al protagonista di  volgere lo sguardo da un’altra parte, rispetto alla paura e alla tristezza, spesso avvertita appena sveglio, e quindi di mettersi nella condizione di poter trarre soddisfazione o realizzazione da esse. dip

 

 

 

 

L’associazione "Pro Europa Una" alla manifestazione Europatag a Monaco di Baviera

 

Monaco di Baviera - C’era anche l’associazione "Pro Europa Una" alla manifestazione Europatag che si è svolta lo scorso fine settimana a Monaco.

Numerosi i soci e le persone che hanno visitato lo stand informazioni, allestito insieme con EuropaUnion, in Marienplatz l’8 maggio ed oggi l’associazione le ringrazia.

"L'Europa è molto importante per noi", si legge in una nota: "la visione di un’integrazione europea è cominciata il 9 maggio 1950 dal ministro degli Esteri francese Robert Schumann: la fondazione della CECA come l'inizio di un'Europa unita, che poi con i Trattati di Roma nel 1958 ha conseguito un pieno profilo. Ma poi la cosa piú importante è caduta nel dimenticatoio. Il processo verso una vera comunità dei popoli europei è ancora in una fase iniziale. Questo perché non abbiamo realizzato finora piú che un mercato comune con una moneta comune, l'abolizione dei controlli alle frontiere e Regolamenti sulla standardizzazione delle procedure. È stato costruito cosí solo un colosso burocratico dall'alto".

"Una convivenza armoniosa, può invece venire solo dal basso", prosegue la nota di Pro Europa Una. "Queste iniziative di volontariato svolgono un ruolo fondamentale quando si tratta di ricordare i valori che la vecchia Europa, spesso associata a duri sacrifici, ha combattuto in passato".

Pro Europa Una è un comitato culturale per l'integrazione europea che da oltre venti anni si dedica come "forza pioniera ed esempio" a questo importante compito. L'associazione si è posta l'obiettivo di "migliorare l'ambiente culturale in Europa e rafforzare i valori che moltiplicano la ricchezza spirituale di una comunità".

"I valori fondamentali occidentale umanistico-cristiani che una volta erano considerati massima di vita comune nella storia dei popoli europei, continuano ad essere l'unico principio guida stabile per un'integrazione duratura", conclude la nota, invitando a condividere "esperienze e proposte con noi". (aise 14)

 

 

 

 

 

Monaco di Baviera. Rinascita flash 3.2015 è on line

 

Il bimestrale di rinascita e.V., a colori, può essere letto e/o stampato cliccando su:

http://www.rinascita.de/archivio_rf/rf_3_2015.pdf .  Gli articoli di questo numero: La spirale della storia di Sandra Cartacci; Siamo in guerra? di Pasquale Episcopo; TTIP: un altro no? di Massimo Dolce; La nuova destra e gli errori della sinistra di Norma Mattarei; Cristiani massacrati, i silenzi della sinistra di Carl Wilhelm Macke; 50 anni in Germania, con l’Italia sempre nel cuore, intervista a cura di Laura Angelini; Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio di Corrado Conforti; La piccola grande barzelletta dei musei gratis di Cristiano Tassinari; A Cuba si coltiva Jatropha Curcas, una pianta molto speciale di Enrico Turrini; Questione di gusto di Laura Angelini; Una sera a teatro “Tutti insieme appassionatamente”, recensione a cura di Rosanna Lanzillotti Pomfi e ronzii di Sandra Galli; Il primo PalcoInsieme di Lucia Bressan. dip

 

 

 

 

 

Una minoranza turca in Germania: verità sul genocidio armeno

 

La maggioranza dei turchi all’estero si attiene alla versione ufficiale: solo episodi. Ma i giovani si fanno tante domande. Un deputato di origini turche, Cem Oezdemir, vice presidente del partito dei verdi, con un altro politico, Cenzig Landar, ha sollecitato una commissione per far luce su quelle lontane vicende e stabilire la verità e, con essa, riconciliare i popoli turco e armeno – di Angelo Paoluzi

 

Sembra ormai che da parte dei più importanti esponenti politici di Ankara sia obbligatoria una tappa elettorale in Germania ogni volta in cui si vota in Turchia, dove il 7 giugno prossimo sarà rinnovato il Parlamento. In terra tedesca sono così sbarcati in maggio lo stesso presidente Recep Tayyip Erdogan e il premier Ahmet Davutoglu per una serie di comizi intesi a sollecitare la partecipazione alle urne dei compatrioti che vivono nella Bundesrepublik. Nelle ultime presidenziali, vinte da Erdogan nell’agosto 2014 con il 52 per cento dei consensi, i turchi all’estero sono andati al voto con un misero 8 per cento, rispetto al 77 della media nazionale, cioè 140mila su un potenziale di oltre un milione e mezzo, nonostante non si fosse badato a spese: soltanto a Berlino l’Olympiastadion come seggio elettorale sarebbe costato sui 200mila euro.

Erdogan ha parlato a Karlsruhe a 14mila persone, con altre quattromila che protestavano fuori dal luogo dell’incontro; Davutoglu ha tenuto un comizio a Dortmund con alcune migliaia di intervenuti. Le autorità tedesche hanno reagito freddamente ai contenuti diffusi dagli ospiti, specialmente quando si è polemizzato con il capo dello Stato Joachim Gauck, con il Bundestag, con la cancelliera Angela Merkel (insieme con Papa Francesco e il Parlamento europeo) perché avevano osato qualificare come “genocidio” lo sterminio nel 1915 degli armeni, in occasione del centenario di quegli avvenimenti, ricordati in aprile in tutta Europa.

Davutoglu ha persino chiesto, con un intervento poco apprezzato dalle autorità tedesche, la cancellazione del termine dai testi di storia che circolano nelle scuole in Germania. I turchi, per la verità, ci provano invano, anche con passi diplomatici, dal 2009, quando l’espressione “genocidio” fu usata per la prima volta dalle strutture scolastiche del Land di Brandeburgo, presto seguito da altre regioni.

Il ricordo del dramma degli armeni sta causando spaccature nella comunità turca. Una parte si attiene alla versione ufficiale secondo cui si sia trattato di episodi, per quanto dolorosi, causati dalla prima guerra mondiale, e protesta quando sente parlare di genocidio, come hanno fatto le Tuerkische Gemeinde (associazioni turche) nei confronti del Bundestag che ha usato quel concetto. Il presidente della comunità turca di Berlino, Bakir Yilmaz, assicura che la parola è rifiutata dall’80 per cento dei suoi associati, fra i quali peraltro si trovano anche estremisti come i famosi “lupi grigi” dalla pistola facile.

Un’altra parte - minoritaria, va detto - dei turco-tedeschi chiede che si faccia luce piena sugli avvenimenti di un secolo fa: le comunità curde e alevitiche, gli attivisti contro il razzismo, altre associazioni democratiche, giornali e siti. Sui media ci si chiede, specialmente fra i giovani, perché in Germania si parli liberamente di sterminio degli ebrei e Shoa, mentre in Turchia si va in galera appena si pronuncia la parola proibita “genocidio”, e perché in patria si preferisca la cultura dell’amnesia, mentre nella Bundesrepublik si pratica la cultura del ricordo. Si rammentano le condanne al premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk per aver osato toccare l’argomento, l’esilio dello storico Taner Akçam, scampato a una pena di nove anni, l’assassinio da parte di un esaltato nazionalista del giornalista e scrittore di origini armene Hrant Dink, cui in passato erano stati inflitti alcuni anni di prigione.

Fra gli intellettuali, i politici, gli studiosi si distingue un deputato di origini turche, Cem Oezdemir, vice presidente del partito dei verdi, che con un altro politico, Cenzig Landar, ha sollecitato una commissione per far luce su quelle lontane vicende, affinché si possa stabilire la verità e, con essa, riconciliare i popoli turco e armeno. Bisognerà attribuire, ammoniscono, precise responsabilità agli autori del genocidio, fra i cui complici sono da ricercare militari ed esponenti politici tedeschi e austriaci, che nulla fecero per impedire all’alleato turco di condurre a termine la mattanza, con un commento di un alto ufficiale tedesco: “Duro, ma necessario”. Per l’allora cancelliere Theobald von Bethmann-Hollweg l’interesse principale era che l’impero ottomano proseguisse la guerra a fianco della Germania mentre nulla gli importava della sorte degli armeni.

La sola cosa certa è che, ormai, il problema è di dominio pubblico e, prima o poi, Ankara dovrà consentire a parlarne. In questo, potranno avere un ruolo i turchi di Germania, con le acquisite abitudini al libero scambio di opinioni. Sir 22

 

 

 

 

L’Italia all’Europatag di Düsseldorf

 

Colonia - Si è svolto sabato 9 maggio a Dusseldorf l’"Europatag", manifestazione pubblica dedicata all’Unione Europea che la capitale del Nordreno-Vestfalia organizza ogni anno con il coinvolgimento della società civile locale e dei Consolati dei Paesi Ue presenti nel Land. All’apertura della giornata sono intervenuti il Ministro per le Politiche Federali ed Europee e per i Media del NRV, Angelica Schwall-Dueren, il Sindaco di Duesseldorf, Thomas Geisel, e il Ministro di Stato per l’Europa presso l’Auswaertiges Amt, Michael Roth.

Quest’anno la manifestazione è stata dedicata in particolare a cinque temi: valori europei; salute, protezione dell’ambiente e del consumatore; formazione e lavoro; economia e commercio; turismo e cultura.

Il Consolato Generale d’Italia a Colonia, considerata l’affinità tra il secondo dei temi proposti e quelli di Expo Milano 2015 (alimentazione e nutrizione), ha partecipato all’"Europatag" allestendo un proprio stand con manifesti, materiale informativo e suggestivi video in lingua tedesca e inglese, tutti dedicati all’Esposizione Universale.

Nel corso della giornata lo stand è stato visitato, oltre che da diverse personalità politiche, dai numerosi visitatori che hanno colto l’occasione per informarsi su programma e contenuti di Expo Milano 2015. (aise 13) 

 

 

 

 

Gran Bretagna dopo il voto. Nebbia sulla Manica …

 

Come dice il gergo politico britannico, il paese ha parlato e David Cameron è di nuovo Primo Ministro: con una vittoria più ampia del previsto, ma con una maggioranza parlamentare risicata.

 

Le borse e molti europei, preoccupati che la complicata alchimia del sistema elettorale potesse portare al potere un partito laburista pericolosamente sbandato a sinistra, hanno tirato un sospiro di sollievo. Ripreso il fiato, sono però alle prese con un problema che li riguarda da vicino: l’impegno di Cameron di rinegoziare alcune condizioni dell’appartenenza del paese all’Unione europea e poi di sottoporre il risultato a un referendum.

 

Come tutte le questioni importanti, un’analisi per quanto possibile oggettiva deve tenere conto di elementi molteplici e non necessariamente convergenti. In primo luogo, il contesto interno britannico. L’economia va benino e Cameron può giustamente pensare di avere ricevuto un mandato per proseguire l’opera di risanamento già iniziata. Tuttavia le buone notizie finiscono qui.

 

La questione europea e la questione scozzese

Una maggioranza parlamentare molto ridotta aumenta in genere il potere di ricatto del premier rispetto alla minoranza del partito. Gli euroscettici nelle file degli eletti conservatori sono però ancora più numerosi che nel precedente Parlamento; e se l’Ukip ha subito una disfatta in termini di seggi, la sua affermazione elettorale è stata buona. Questi due fattori potrebbero ridurre di molto il margine negoziale di Cameron.

 

Inoltre, le elezioni hanno prodotto una novità che per il futuro del Paese potrebbe essere più importante anche della questione europea; il terremoto scozzese è stato di un’ampiezza tale che è impensabile credere che possa restare senza conseguenze anche sul piano costituzionale.

 

È impossibile oggi, e del resto non sarebbe qui la sede, per speculare su quanto radicale sarà la risposta e che tipo di Regno ‘Unito’ apparirà alla fine del processo. È tuttavia certo che la questione scozzese, destinata a trasformarsi nell’ancora più intrattabile questione inglese, avrà un notevole impatto sul negoziato europeo: molti osservatori pensano che se il processo dovesse concludersi con il Brexit (l’uscita dall’Ue), la Scozia chiederebbe un nuovo referendum che questa volta sancirebbe la scissione.

 

Richieste impossibili e richieste ‘potabili’

Cameron è stato finora volutamente ambiguo sulla piattaforma negoziale che vuole proporre all’Europa. C’è da un lato ciò che la Gran Bretagna chiederà, dall’altro ciò che gli altri sono ragionevolmente disposti a concedere. Se la distanza fra le due posizioni sarà troppo grande, la dinamica del dibattito interno britannico renderà il Brexit quasi inevitabile.

 

Quali sono le richieste che farebbero sicuramente fallire il negoziato? Certamente le più radicali, come un diritto di veto del Parlamento britannico sulle decisioni comuni, o la possibilità di sottrarsi alle decisioni della Corte di Giustizia. Al massimo potrà ottenere un rafforzamento delle disposizioni del trattato di Lisbona che già prevedono un ruolo maggiore per i Parlamenti nazionali.

 

Quando, più di un anno fa, Cameron annunciò di voler aprire il fronte europeo, i punti salienti erano due: la volontà di rimpatriare alcune competenze già trasferite all’Ue e la richiesta che il risultato del negoziato sia consacrato in un nuovo trattato.

 

Nel frattempo, con la consueta competenza, tutti i ministeri hanno proceduto a un’analisi accurata delle competenze già trasferite. La conclusione, consegnata in un rapporto ora reso pubblico, anche se il governo aveva tentato di sopprimerlo, è che nessuna delle competenze trasferite è in sé contraria agli interessi del Paese.

 

Il buon senso dovrebbe quindi spingere Cameron a concentrarsi su modifiche di politiche esistenti. In alcuni casi potrebbe raccogliere il consenso di molti altri Paesi: per esempio,su norme destinate a ridurre gli abusi del welfare da parte di cittadini dell’Unione. Il buon senso non è tuttavia la dote principale degli euroscettici britannici ed è possibile che una parte del suo partito lo costringa a richieste più radicali.

 

Premier in trappola cerca garanzie

Il problema di Cameron è che si trova in una trappola. Da un alto deve rispondere ai suoi euroscettici; dall’altro sa che deve essere favorevole al rafforzamento della governance dell’eurozona perché un crollo dell’euro sarebbe una catastrofe per tutti. La Gran Bretagna già gode di deroghe molto estese (l’euro, Schengen) e non è facile chiederne altre senza colpire anche interessi vitali degli altri Stati membri.

 

Potrebbe invece ottenere garanzie, come del resto è stato fatto finora, che le misure prese per rafforzare l’eurozona non ledano gli interessi britannici. Posto su queste basi, il negoziato non sarebbe molto diverso da quello sollecitato nel 1975 da Harold Wilson sotto la spinta dell’ala euroscettica del partito laburista e che gli permise di vincere il referendum sull’appartenenza all’allora Comunità.

 

I tempi e il contesto sono tuttavia molto diversi, i margini sono più stretti e Cameron non ha una frazione del talento politico del suo lontano predecessore. È quindi probabile che il negoziato includerà alcune questioni puramente simboliche, come l’odiato riferimento nel trattato a “un’Unione sempre più stretta”. I simboli sono tuttavia brutte bestie perché capaci di suscitare emozioni incontrollabili.

 

I tempi del negoziato e i protagonisti

Il secondo problema da affrontare è quello dei tempi. Cameron sembra orientato a un negoziato rapido, seguito da un referendum nel 2017 o addirittura prima. L’obiettivo è forse irrealistico, ma potrebbe essere condiviso dagli altri europei per ragioni che spiegherò in seguito. Il terzo problema è con chi negozierà. Dal lato britannico la risposta sembra semplice: sarà il tandem Cameron/Osborne, coadiuvato da una schiera di abili funzionari.

 

Più complessa è la risposta per quanto riguarda l’Ue. La logica vorrebbe che fosse Tusk, il presidente del Consiglio europeo, assistito dalla Commissione nella persona almeno di un vice-presidente. È anche evidente che i membri più importanti dell’Unione, in primo luogo la Germania, saranno attivamente coinvolti, anche se non in prima linea. Le modalità del negoziato saranno comunque cruciali, anche perché per insipienza o arroganza Cameron si è già alienato la simpatia di molti attori importanti.

 

C’è infine la questione di un nuovo Trattato. Tutti sanno che si tratta di una richiesta impossibile, soprattutto se si vuole procedere rapidamente. Nessuno dubita che se il processo di rafforzamento dell’eurozona dovesse proseguire e se l’Europa vorrà essere meglio preparata ad affrontare le sfide mondiali, un nuovo Trattato sarà necessario.

 

Tuttavia i tempi e i modi del processo saranno dettati dagli imperativi del continente e non da quelli della Gran Bretagna. Idee come unione fiscale e persino unione politica sono per il momento scatole vuote: è utile discuterne. Ma proposte concrete potranno emergere solo quando i principali paesi concorderanno almeno sulle grandi linee del progetto.

 

Pro – pochi - e contro – tanti - un nuovo Trattato

In tutti i casi, la saggezza incita ad attendere l’uscita definitiva dalla crisi e concreti cenni di declino dei partiti populisti. Ciò dovrebbe tra l’altro calmare gli ardori cartesiani di chi vorrebbe già oggi disegnare architetture destinate a gestire in maniera permanente un’Europa a più velocità.

 

È tuttavia difficile che Cameron possa abbandonare completamente la richiesta di consacrare in un Trattato le concessioni ottenute. Un’idea che circola è quella di usare la “formula danese”, a suo tempo utilizzata dopo il referendum che rigettò il Trattato di Maastricht: in sostanza si tratterebbe di una promessa “a babbo morto”, un protocollo con l’impegno di includerlo in un futuro Trattato. Può essere una via d’uscita, anche se l’Europa attuale è un bersaglio mobile e quanto negoziato oggi potrebbe non avere più senso nel momento in cui sarà scritto il nuovo Trattato.

 

Negli ultimi anni Cameron, per negligenza o insipienza, ha fortemente indebolito anche un’altra carta di cui la Gran Bretagna disponeva per ottenere la buona volontà degli europei (e anche degli Stati Uniti): quella di essere un Paese capace di pesare sullo scacchiere internazionale.

 

Molti europei, compresi i francesi normalmente poco propensi a simpatie verso in cugini d’oltre Manica, hanno sempre considerato indispensabile l’apporto di Londra per lo sviluppo di una politica estera e di difesa. L’attuale governo si è invece marginalizzato nella definizione di una politica europea sulla crisi ucraina e sta procedendo a tagli massicci nelle spese militari.

 

Nonostante i limiti che ho descritto in precedenza, Cameron potrà comunque contare su una notevole dose di buona volontà da parte dei suoi interlocutori. I veri nemici, gli avvoltoi che lo aspettano al varco, li troverà invece all’interno.

Riccardo Perissich, già direttore generale alla Commissione europea, AffInt 13

 

 

 

 

Paolo Gentiloni: “Migranti, egoista chi si è tirato indietro sulle quote”

 

ROMA - Ministro Paolo Gentiloni, abbiamo il sì dell’Europa alla spedizione navale ma anche il no di alcuni Paesi al sistema di quote obbligatorie dei richiedenti asilo. Un bilancio da titolare degli Esteri?

«Positivo, per le decisioni prese. È stata formalmente istituita in tempi molto rapidi, non “bruxellesi”, la missione sollecitata dal premier Renzi e decisa dal Consiglio europeo del 23 aprile. Comando affidato all’Italia, base a Roma. Certo, alcune dichiarazioni pubbliche sulle quote sono meno rassicuranti. Ma la decisione sarà presa il 15 giugno nel Consiglio dei ministri dell’Interno».

Quali saranno le tappe della missione europea?

«La prima fase, pianificazione e raccolta delle informazioni d'intelligence sul terreno, è appena partita con l'incontro a Bruxelles dei capi di stato maggiore: ogni Paese discuterà col comando italiano quali "asset" metterà a disposizione. Quindi sarà il Consiglio europeo a decidere il passaggio alle ulteriori fasi il cui obiettivo è "identificare, catturare e distruggere le imbarcazioni prima che siano utilizzate dai migranti". Pur non essendoci dipendenza diretta, la missione europea terrà poi conto dell'eventuale risoluzione Onu».

Il testo potrebbe non essere quello di cui c'è bisogno...

«La sostanza è che il testo preparato dall'Italia e presentato dalla Gran Bretagna, sul quale c'è consenso dei Paesi europei del Consiglio di sicurezza, un dialogo molto avanzato con gli Stati Uniti e uno appena avviato con Russia e Cina, si basa sul capitolo 7 della Carta dell'Onu e prevede l'uso della forza. I punti delicati sono due: il primo è il riferimento alle azioni militari che non prelude, non nasconde e non implica l'intenzione di compiere interventi militari in Libia, che alcuni membri permanenti del CdS non accetterebbero e nessuno ha in mente di fare, ma esclusivamente azioni mirate di forza nei confronti delle imbarcazioni prima che vengano usate dai migranti. Il secondo punto è che si sta lavorando per concordare i termini di una richiesta delle autorità libiche, a partire da quelle di Tobruk riconosciute a livello internazionale».

La Francia è responsabile della destabilizzazione del Nord Africa, avendo spinto per la guerra a Gheddafi. Ora si sfila dal sistema delle quote. Deluso?

«Io mi auguro che il risveglio della coscienza europea dopo la tragedia d'inizio aprile non si riveli effimero. Noi faremo la nostra parte con forza e con tranquillità. Nelle settimane scorse c'è stata l'adozione di un principio di solidarietà, speriamo che non sia stato un fuoco di paglia sommerso da un mare di egoismi».

In compenso abbiamo il sostegno della Germania...

«La collaborazione con la Germania è esemplare, non solo sui richiedenti asilo ma anche su progetti comuni di cooperazione in paesi d'origine dei flussi migratori, in particolare nel Corno d'Africa da dove è arrivato il 37,5% dei migranti sulle nostre coste. Non si può eliminare il fenomeno migratorio con la bacchetta magica: bisogna condividere l'accoglienza, le operazioni di ricerca e salvataggio in mare, quelle di forza contro le imbarcazioni dei trafficanti, e gli interventi nei paesi di origine».

L'Isis ha conquistato Ramadi, in Iraq. Abbiamo fatto abbastanza per difenderla?

«Ramadi ci ricorda che nonostante i successi ottenuti anche in Iraq, la sfida è tutt'altro che vinta. Siamo riusciti a togliere a Daesh il 30% del territorio che controllava un anno fa. Ma la conquista di Ramadi dopo 18 mesi d'assedio, anche per il mix di azioni terroristiche e militari con cui è avvenuta, avrà ricadute propagandistiche importanti. Dobbiamo mostrare alle forze regolari irachene la vicinanza della coalizione anti-Daesh. La risposta non può essere affidata solo alle milizie sciite. Il loro contributo è utile, ma resta fondamentale quello delle forze regolari irachene e della comunità sunnita, che non possiamo regalare ai terroristi. La coalizione, che si riunirà nelle prossime settimane a Parigi, deve continuare il proprio impegno anche con azioni che dimostrino la capacità di colpire sul terreno come quella in cui è morto Abu Sayyaf ("ministro del Petrolio" dell'Isis, ndr). Non vanno alimentate illusioni o sottovalutazioni dell'avversario».

Come giudica la nuova politica estera di Papa Francesco?

«Dal Papa sono venuti messaggi e contributi straordinari ad affrontare alcune crisi come quella storica tra Washington e l'Avana. È un profilo sempre più globale quello che un Papa venuto da molto lontano sta dando alla Chiesa di Roma». Marco Ventura, Il Messaggero del 20 maggio

 

 

 

 

Ue, Mogherini all'Onu: "Emergenza migranti senza precedenti"

 

New York - Il flusso dei migranti nel Mediterraneo "non solo è un'emergenza umanitaria, ma anche una crisi di sicurezza". Lo ha affermato l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea, Federica Mogherini, parlando davanti al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, riunito per discutere l'emergenza immigrazione, sottolineando che la situazione nel Mediterraneo "è senza precedenti ed eccezionale", per questa serve "una risposta eccezionale, immediata e coordinata". L'Unione europea "è finalmente pronta ad assumersi le sue responsabilità" davanti all'emergenza migranti, ha aggiunto Mogherini.

"E' responsabilità europea ma è anche responsabilità globale. Non vogliamo e non possiamo lavorare da soli", ha detto ancora il capo della diplomazia europea citando poi Papa Francesco. "Aiutateci a smettere di piangere e vergognarci", ha affermato, usando le parole di Bergoglio, per il quale "la loro storia ci fa piangere e vergognarci". "Aiutateci - continua - a salvare vite umane ed a smantellare le organizzazioni criminali".

"Profughi e migranti non saranno rimandati indietro", ha concluso sottolineando più volte come "la priorità sia di salvare vite umane e di impedire" altre morti. Nel dibattito al Consiglio di Sicurezza è intervenuto il capo dell'Oim, l'agenzia dell'Onu che si occupa di migrazioni, che ha ringraziato l'Italia per il suo impegno a salvare vite

In Consiglio Onu nessuna resistenza su punti chiave: lo ha detto la Mogherini in una conferenza stampa nel Palazzo di Vetro dopo la riunione."C'è ancora molto lavoro da fare sulla bozza" ma in linea di principio "non ho trovato opposizione" sulla necessità di agire su due punti, la necessità di salvare vite ed agire contro le organizzazioni criminali", ha affermato. Sono molto fiduciosa che una risoluzione è possibili in tempi ragionevoli", ha quindi aggiunto. E riguardo al consenso delle autorità libiche ha detto: "Agiremo nel quadro della legge internazionale in cooperazione con le autorità libiche e possibilmente nell'ambito di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza: Non c'e' soluzione militare al problema".

Entro la fine di maggio la Commissione europea presenterà delle proposte per distribuire fra i Paesi membri i rifugiati già nella Ue e per accogliere i richiedenti asilo che chiedono di entrare in Europa. E' uno dei punti previsti dall'agenda Ue sull'immigrazione che sarà discussa e approvata mercoledì dal collegio dei commissari. La proposta, si legge nella bozza dell'agenda, che parla di "partecipazione equa ed equilibrata di tutti gli Stati membri a questo sforzo comune".

Gli Stati membri che riceveranno i richiedenti asilo "saranno responsabili dell'esame delle richieste nel rispetto delle regole e delle garanzie". Il meccanismo di distribuzione sarà basato su criteri come il Pil, la popolazione, il tasso di disoccupazione e il numero di rifugiati già accolti.

La misura sarà in ogni caso provvisoria in attesa di una soluzione "duratura". Nella bozza si sottolinea che la Ue "necessita di un sistema permanente per ripartire fra gli Stati membri la responsabilità per i grandi numeri di rifugiati". Entro la fine del 2015 la Commissione presenterà la legislazione per garantire un sistema di trasferimento "obbligatorio e automatico" per i rifugiati "in caso di afflusso massiccio". E "in attesa dell'attuazione di queste misure, gli Stati membri dovranno dimostrare solidarietà e raddoppiare gli sforzi per assistere i Paesi in prima linea".

Sui richiedenti asilo non ancora giunti in Europa, l'Unhcr, l'alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha approvato per la Ue un obiettivo di 20 mila persone da accogliere ogni anno fino al 2020. Nella bozza l'esecutivo di Bruxelles non indica quanti rifugiati è disposta ad accettare in Europa, un elemento che probabilmente sarà concordato all'ultimo minuto.

Ma, si sottolinea nel documento, se alcuni Stati membri hanno dato "un contributo importante", altri "non hanno offerto nulla" e in molti casi "non stanno offrendo un contributo alternativo" per accettare le richieste o aiutare gli altri Paesi nei loro sforzi. Per sostenere questo sistema saranno destinati altri 50 milioni dal budget della Ue. E, "se necessario", sarà presentata una proposta "vincolante e obbligatoria" per un approccio legislativo oltre il 2016.

Inoltre nei Paesi del Sud Europa, in particolare in Italia che ha chiesto un'equa distribuzione dei migranti nel continente, sarà destinato personale delle agenzie Ue per il controllo delle frontiere per aiutare con le misure di registrazione e di esame delle procedure di richiesta di asilo. Adnkronos 11

 

 

 

 

 

Corsi e ricorsi. Stranieri e profughi di oggi e di ieri

 

Le navi cariche di rifugiati e migranti che affondano oggi nel Mediterraneo nel tentativo di giungere alle sponde dell’Europa evocano assonanze emotive con vicende tragiche vissute dagli ebrei d’Europa 70-80 anni fa.

 

Ci ricordano gli ebrei fuggiaschi sul finire degli Anni ’30, che cercavano rifugio dalla furia antisemita, o le navi cariche di sopravvissuti al genocidio hitleriano, che nel 1946-‘47 varcavano il Mediterraneo dirette in Palestina e ne venivano respinte (e i profughi internati dagli inglesi in campi di prigionia, a Cipro o altrove).

 

Ricordiamo qualche dettaglio di quella storia dolorosa.

 

I profughi ebrei degli Anni Trenta

Contro l’esplodere della persecuzione antiebraica in Germania e l’inasprirsi nei paesi dell’Europa orientale (Ungheria, Polonia, Romania) di leggi e prassi antisemite, il mondo “civile” faticò a reagire. Ovunque gravava il pregiudizio antisemita, l’ostilità o l’indifferenza allo straniero.

 

“La barca è piena”, affermavano i governi e le opinioni pubbliche. Nel 1935 gli Stati Uniti ammisero circa 6 mila emigranti ebrei dall’Europa, l’Argentina circa 3 mila, il Brasile 2 mila. Più generosi furono i Paesi dell’Europa occidentale: la Francia circa 35 mila, il Belgio 25 mila, l’Olanda 20 mila.

 

In Palestina, sotto il mandato britannico, trovarono rifugio nel triennio 1933-‘35 circa 130.000 ebrei (vedi Walter Laqueur, A History of Zionism, New York, 1972).

 

Nel 1938 si svolse per impulso di Roosevelt una conferenza ad Evian (Francia) circa lo status dei rifugiati ebrei. Vi parteciparono oltre 30 Paesi. Ma il numero di profughi ammessi in quei Paesi restò molto limitato.

 

Nei documenti ufficiali della Conferenza si giustificò la decisione motivandola con la disoccupazione e le difficoltà economico-sociali nei Paesi riceventi, l’ordine pubblico, ecc.

 

Gli inglesi rifiutarono di discutere nella Conferenza di immigrazione ebraica verso la Palestina e nel 1939 pubblicarono il Libro Bianco, che, cedendo all’opposizione araba e ai timori di un consolidarsi del movimento sionista, limitava il numero di emigranti ebrei a 10 mila all’anno per cinque anni, per poi porvi fine.

 

Anche negli anni precedenti segnati dal crescere della violenza antiebraica in Europa il numero di immigrati ebrei ammessi dalle autorità britanniche andò decrescendo: furono 60 mila nel ’35, 30 mila nel ’36, 10 mila nel ’37, 13 mila nel ’38 e poco di più nel ’39.

 

Lo scaricabarile dei Governi

Rivelatore di quel clima è una risposta del segretario alle Colonie Mac Donald a un’interrogazione alla Camera dei Comuni dell’aprile 1939, così come riportata da Arthur Koestler (Ladri nella notte, Mondadori,1971, p. 242): “A 1220 immigranti clandestini è stato impedito lo sbarco in Palestina … Il 21 marzo 269 ebrei del piroscafo Assandu hanno ricevuto l’ordine di ripartire per Costanza, Romania, il loro porto di imbarco. A 710 ebrei di cui 698 tedeschi, è stato proibito di sbarcare dal piroscafo Astir e ordinato di tornare donde erano venuti. … Al segretario è stato chiesto se avendo i profughi ebrei atrocemente sofferto fossero stati rimpatriati … Il signor Mac Donald ha detto che essi sono stati rimandati ai rispettivi porti di imbarco. Allora l’interrogante: ai campi di concentramento forse? e MacDonald: La responsabilità ricade su coloro che sono responsabili di avere organizzato l’immigrazione clandestina…”.

 

Anche dopo lo scoppio del conflitto in Europa appena 20 mila ebrei trovarono asilo negli Stati Uniti per l’azione risoluta soprattutto dei volontari dell’Emergency Rescue Commitee nella Francia occupata (tra questi Varian Fry e Hannah Arendt).

 

Le ragioni di tale inerzia furono molteplici: l’antisemitismo, l’ideologia xenofoba e contraria all’immigrazione, il silenzio delle chiese cristiane, la stessa riluttanza degli organismi ebraici americani ad esercitare pressioni sul governo per il timore di esacerbare l’ostilità antisemita e perché era prioritaria fra i sionisti la battaglia per la futura creazione di uno stato ebraico (vedi David Wyman, The abandonment of the Jews: America and the Holocaust, New York, 1984).

 

Due le vicende più note dalla memorialistica di quegli anni: lo Struma e il St. Louis.

 

Le storie a triste fine dello Struma e del St. Louis

In Romania masse di ebrei, fuggendo all’assassinio di massa organizzato dallo stato e dalle milizie fasciste delle Guardie di Ferro, cercavano di varcare il mar Nero verso la Turchia e di lì la Palestina. Molte navi affondarono.

 

Lo Struma salpò da Costanza nel dicembre ’41 con circa 800 persone. Giunto a Istanbul, stante il rifiuto del governo britannico di concedere visti di entrata in Palestina, fu costretto dopo un’attesa di 70 giorni nel porto turco a ripartire verso il Mar Nero dove fu affondato da un siluro, la cui identità non fu mai individuata con certezza. Un solo passeggero trovò scampo.

 

Il St. Louis salpò nel maggio ’39 dalla Germania con un carico di 900 ebrei tedeschi diretti a Cuba. Giunto all’Avana, dopo mille peripezie ed estenuanti trattative fra il governo cubano e l’American Joint Distribution Committee, fu costretto a lasciare Cuba e a ritornare in Europa. Alcuni dei profughi furono accolti in Olanda, Belgio, Francia e Gran Bretagna. Altri rimpatriati a forza nella Germania hitleriana.

 

La questione dell’immigrazione oggi verso l’Europa dai paesi del Medio Oriente e dell’Africa travagliati dalle guerre e dalla miseria è assai complicata.

 

Le soluzioni non sono semplici, fra gli estremi dell’utopismo della “buona volontà” e della stupidità xenofoba. Ma la storia ebraica della prima metà del ‘900 può essere di utile pedagogia rispetto all’egoismo e all’indifferenza.

Giorgio Gomel, economist, AffInt 21

 

 

 

 

Deputati Pd della circoscrizione Estero: Un passo in avanti nelle politiche europee di accoglienza dei richiedenti asilo

 

ROMA -  “Aiutateci a salvare vite umane”: è questo il senso più profondo delle parole che l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea, Federica Mogherini, ha rivolto al Consiglio di sicurezza dell’ONU per richiedere l’autorizzazione ad intervenire nelle acque libiche per contrastare le organizzazioni criminali che speculano sulla speranza di milioni di persone di abbandonare scenari di guerra e di povertà, a rischio anche della loro vita. E, citando papa Bergoglio, ha aggiunto: “Aiutateci a non farci vergognare”.  

Abbiamo più volte detto come respingere i migranti che fuggono dalle guerre sia un atto contro i diritti umani e ignorare le disperate richieste di soccorso di gente in pericolo di vita sia un atteggiamento di cinismo incompatibile con il dovere di solidarietà e di tutela della vita delle persone. Atti tanto più gravi e ripugnanti se provenienti da Paesi con una forte tradizione emigratoria, come sono quelli europei che si affacciano sul Mediterraneo.

L’Italia finora è stata lasciata sola di fronte ad un compito immane, anzi è stata indotta da una cinica Europa a sostituire il Programma Mare Nostrum, che prevedeva anche il salvataggio in mare, con il Frontex, che privilegiava la difesa delle frontiere e la sicurezza. Con mente sgombra da inaccettabili propagandismi, va dato atto alle maggiori autorità istituzionali - Mattarella, Renzi, Alfano -, religiose – papa Bergoglio e la Caritas -, europee - in primis Federica Mogherini - di essere riusciti a trasformare in breve l’orrore e lo sgomento delle tragedie in volontà di reazione e in costruzione di efficaci ipotesi di intervento.

Se il coinvolgimento del Consiglio di sicurezza dell’ONU si presenta oggi come una concreta possibilità, questo è dovuto al fatto che i Paesi europei siano stati indotti a prefigurare un piano d’intervento che prevede l’aiuto ai paesi d’origine e di transito dei migranti, un migliore controllo delle frontiere dei paesi contermini alla Libia, il contrasto delle organizzazioni criminali dei trafficanti d’uomini e la ripartizione proporzionale dei richiedenti asilo tra tutti i membri dell’UE. La questione più delicata sul piano politico è quest’ultima, naturalmente, ma il fatto stesso che la si sia potuto porre in termini realistici significa che un passo in avanti si è realmente fatto e che le autorità italiane sono riuscite ad essere determinate e credibili in una materia così complessa e difficile.

Per quanto ci riguarda come eletti, non smetteremo di cogliere ogni occasione in ambito parlamentare per chiedere coerenza tra le politiche di intervento e l’idea, quasi una stella polare, che le migrazioni sono un elemento strutturale della contemporaneità e possono diventare un fattore di sviluppo per i Paesi che ne sanno fare un uso virtuoso.

C’è però anche un altro aspetto, non meno rilevante, che ci vede testimoni di una tradizione emigratoria che ha legato con un filo rosso la vicenda unitaria dell’Italia.

Gli italiani, né più né meno di altri popoli europei, sono esposti ai rischi della xenofobia e del rigetto, alimentati dalla propaganda opportunistica di una destra antieuropeistica. Cadere in queste trappole significherebbe negare il senso della nostra storia sociale e chiudersi di fronte alle opportunità che la presenza degli italiani nel mondo offre ai fini del rilancio internazionale del nostro Paese.

Far capire queste cose è compito della buona politica, ma anche della cultura e dell’informazione. Per questo, non ci stanchiamo di chiedere una maggiore “informazione di ritorno” sull’italianità nel mondo e una formazione di base nelle scuole che tenga conto della storia delle migrazioni come un elemento essenziale di conoscenza e di confronto con la contemporaneità.

Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi, Deputati Pd eletti nella circoscrizione Estero, dip 12

 

 

 

 

 

Monaco di Baviera. Garavini (PD): “I Comites sono un punto di riferimento importante, a prescindere”

 

“I Comites sono organi di rappresentanza di base: una sorta di consigli comunali dei nostri connazionali nel mondo. Ecco perchè continuano ad essere un punto di riferimento per le nostre comunità nel mondo, al di là del recente risultato elettorale, che, per il basso tasso di partecipazione riscontrato, non può essere considerato esaltante”. Lo ha detto Laura Garavini, dell’Ufficio di Presidenza del PD alla Camera, nel corso di un incontro organizzato dal circolo del Partito Democratico di Monaco di Baviera.

 

"D'altro lato c'è poco da stupirsi", ha proseguito la deputata: "Non si può dimenticare che le elezioni erano già state rinviate per ben tre volte, al punto che sono già passati oltre 10 anni dall'ultima tornata elettorale. Inoltre è mancata completamente ogni tipo di informazione. La maggior parte dei connazionali era all'oscuro sia dell'appuntamento elettorale, che dell'introduzione dell'obbligo di iscrizione per potere votare".

 

"Anzi, semmai c'è da stupirsi positivamente del fatto che le ultime elezioni, in numerose circoscrizioni consolari, hanno portato un significativo rinnovamento nella composizione dei Comites. In tante realtà sono stati eletti ragazzi di nuova emigrazione, giovani nati e cresciuti all'estero, donne, cervelli in fuga. Cioè esponenti di un'emigrazione che per anni non era mai stata sufficientemente rappresentata".

 

"E poi", ha concluso la Garavini, "c'è la soddisfazione di vedere tante donne elette al vertice dei Comites. Nella stessa Monaco, ma anche a Dortmund, a Berlino, a Norimberga, a Neuchâtel, a Losanna, a Basilea, a Lussemburgo, in Croazia. Presidentesse impegnate e capaci, nelle condizioni di promuovere un rinnovamento vero nella rappresentanza. A tutte loro il più sincero augurio di buon lavoro." De.it.press 18

 

 

 

 

 

Camera. Alla III Commissione l’interrogazione Ghizzoni sul personale scolastico all'estero

 

Tra le interroganti anche Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa). Risponde il sottosegretario agli Esteri Mario Giro, che ricorda numeri e fasi di riduzione del contingente scolastico determinate dalle norme sulla razionalizzazione della pubblica amministrazione

 

ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Mario Giro ha risposto in Commissione Affari Esteri alla Camera dei Deputati ad un'interrogazione presentata a prima firma da Manuela Ghizzoni (Pd), sul personale scolastico all'estero. Hanno firmato la richiesta, rivolta a Maeci e Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, anche le democratiche Maria Coscia, Eleonora Cimbro e Laura Garavini, quest'ultima eletta nella ripartizione Europa.

Nell'interrogazione si chiede di conoscere le analisi effettuate e i criteri adottati al fine di individuare il numero di nomine che concorreranno a formare il contingente scolastico in attività all'estero per l'anno scolastico 2015/2016 e come si intenda procedere per dare attuazione alle legge n.125 del 2013 in materia di razionalizzazione della pubblica amministrazione per “dare risposte chiare alle attese del personale scolastico rispetto al futuro delle scuole e delle istituzioni scolastiche all'estero”. Il testo riferisce gli esiti di un tavolo convocato dal Maeci con le organizzazioni sindacali su questioni concernenti la situazione del personale scolastico all'estero, in cui sarebbero stati forniti i dati relativi al numero previsto di rientri in Italia per il prossimo anni scolastico e la corrispondenza tra i rientri con il numero di posti decurtati dal contingente di docenti in servizio all'estero. Il numero dei rientri previsto – si legge nell'interrogazione – sarebbe di 61, di cui 3 dirigenti scolastici, così che il contingente previsto per il prossimo anno scolastico raggiungerebbe le 772 unità, con 117 posti vacanti.

Se tale numero dovesse essere confermato si “supererebbero abbondantemente gli obiettivi di decurtazione dei posti fissati dalla cosiddetta spending review del Governo Monti”, che ha disposto – ricordano le interroganti - una riduzione di 400 unità del personale scolastico impegnato nelle scuole italiane all'estero, nelle scuole europee e nelle istituzioni scolastiche e universitarie estere, da operare in 5 anni, nella misura di 80 unità.

Per quanto riguarda invece le nomine da espletarsi per il prossimo anno scolastico, a norma della recente disposizione prevista dall'articolo 9 della legge n. 125 sopra richiamata, il Maeci le avrebbe quantificate in 18, un numero che non terrebbe conto “della tenuta del sistema e della qualità del servizio erogato, soprattutto alla luce delle dinamiche di rientro di personale in Italia nei prossimi anni”. “In particolare – si legge nell'interrogazione - per l'anno scolastico 2015/2016 saranno circa 200 le unità di personale a rientrare, determinando così un deciso superamento delle richieste della cosiddetta spending review, precedentemente richiamate, e un contraccolpo alla stabilità e solidità del sistema dell'insegnamento della lingua e della cultura italiana all'estero, che va progressivamente precarizzandosi”.

Il sottosegretario Giro ha ricordato come la norma sulla spending review abbia imposto alla Farnesina una graduale riduzione del contingente del personale scolastico da destinare all'estero fissandone a 624 il limite massimo e comportando di fatto una diminuzione di 400 unità rispetto alle precedenti 1.024 stabilite prima dell'entrata in vigore della norma. La legge dispone anche – ricorda – che fino al raggiungimento del predetto limite, non possono essere disposte nuove selezioni per il personale da destinare all'estero né possono essere rinnovati i relativi comandi o fuori ruolo.

Si è così proceduto a partire dall'anno scolastico 2012/2012 – la norma è del 2012 – ad un graduale ridimensionamento del contingente, sopprimendo un numero di posti pari al numero dei rientri del personale in scadenza di mandato, ossia 134 posti per l'anno scolastico 2012/13, 57 posti per il 2013/14 e 61 posti per il 2014/15. “Con decreto interministeriale del 4 luglio 2014 – prosegue Giro - è stato inoltre determinato il contingente per il triennio 2014/17 così ripartito: 772 unità la dotazione per l'anno scolastico 2014/15 e 624 quella per il biennio 2015/17. L'obiettivo di 624 unità di personale all'estero verrà, dunque, raggiunto con l'anno 2015/16. È chiaro – ammette - che la riduzione di 400 unità ha determinato una situazione molto complessa con un innegabile impatto sulla nostra rete di scuole e lettorati all'estero e sul suo funzionamento, e sono state operate, ove possibile, come per gli anni precedenti, anche per il 2015/16, rimodulazioni qualitative al fine di contenere, per quanto possibile, alcuni disagi”.

Il sottosegretario ha quindi illustrato i criteri alla base di tali scelte. “In primo luogo si sono tenuti presenti i vincoli vigenti per le scuole statali e le sezioni italiane presso scuole straniere/internazionali. Nelle scuole statali, infatti, la normativa prevede l'invio di personale scolastico di ruolo e, di conseguenza, le uniche riduzioni effettuate nelle scuole statali sono state limitate alle fisiologiche contrazioni di organico. È il caso, per fare un esempio – dice, - dell'accorpamento di classi per numero insufficiente di studenti. Nelle scuole straniere/internazionali la presenza di docenti dall'Italia discende da accordi o intese specifiche. Nella situazione contingente, è stata dunque adottata la soluzione più praticabile ovvero quella di sopprimere un certo numero di posti di lettorati e corsi di lingua e cultura italiana. Per i lettorati l'amministrazione cercherà di compensare con l'erogazione di un contributo finanziario a sostegno di cattedre di italiano. Occorre tuttavia una richiesta delle autorità accademiche locali, che deve ovviamente tener conto dei nostri stringenti limiti di bilancio”.

“L'adozione della legge n.125 del 2013 citata nell'interrogazione ha permesso di disporre un numero limitato di partenze negli anni scolastici 2013/2014 e 2014/2015 – evidenzia Giro, ricordando come essa abbia consentito, “a decorrere dall'anno scolastico 2013/2014, di potere conservare in contingente, ad invarianza di spesa, un limitato numero di posti vacanti e disponibili sui quali potere assegnare unità di personale per specifiche ed insopprimibili esigenze didattiche o amministrative”. “Si sono individuati così 18 posti vacanti per l'anno scolastico 2013/14 e 21 per il 2014/15 sui quali potere destinare personale scolastico. L'approdo a 624 unità di personale scolastico che verrà raggiunto il prossimo anno scolastico – ribadisce il sottosegretario - consentirà lo sblocco delle partenze dall'Italia. Quindi, sui posti disponibili nell'ambito del contingente stabilito, potrà essere destinato personale scolastico di ruolo, utilizzando le graduatorie aggiornate nel 2013. Nel contempo, la legge 125/2013 non troverà più applicazione, avendo esaurito il suo scopo”.

In sede di replica Eleonora Cimbro rileva come la risposta del governo sia “molto precisa, ma di converso assai burocratica”, mentre ritiene “fortemente necessaria una riflessione aggiuntiva sulle nostre istituzioni scolastiche all'estero”, ricordando “un tentativo operato dalla Commissione, nel corso della discussione sulla riforma della scuola, per disegnare una più razionale organizzazione della materia”. L'auspico è “l'attivazione di un tavolo di confronto fra Maeci e Miur che tenga certamente conto della opportunità di una accurata spending review, ma al tempo stesso anche di quella di una programmazione chiara e certa all'interno di questo settore”. (Inform 22)

 

 

 

 

 

 

Tavolo asilo. Grande preoccupazione per il DL su accoglienza e protezione internazionale

 

ROMA - Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri in via preliminare il Decreto legislativo di recepimento delle direttive europee sull’accoglienza e le procedure per il riconoscimento della protezione internazionale. Il Tavolo Asilo esprime "forte preoccupazione per alcuni aspetti che potrebbero modificare l’assetto del sistema asilo italiano senza riuscire, però, ad assicurare adeguate risposte in termini di accoglienza e garanzia dei diritti dei richiedenti asilo".

Il Tavolo asilo "lamenta con forza la mancata consultazione con il terzo settore che ha portato all’elaborazione di proposte legislative lontane dalla realtà del diritto d’asilo in Italia, una realtà con la quale le associazioni di tutela che lo compongono si confrontano quotidianamente".

"Forte" è la preoccupazione sulla riforma del sistema di accoglienza, un sistema che "al momento è evidentemente inadeguato a dare risposte efficaci all’aumento degli arrivi di persone bisognose di protezione internazionale".

Il Decreto istituisce i cosiddetti Hub, centri di accoglienza regionali/interregionali dove dovrebbero essere realizzate le operazioni di identificazione e formalizzazione della domanda di protezione. Il Tavolo Asilo "teme che questi centri possano replicare l’inefficace e segregante esperienza dei CARA. Il ruolo degli Hub dovrà essere esclusivamente quello di prima accoglienza: deve essere assicurato inderogabilmente il trasferimento dei richiedenti asilo in tempi brevissimi verso le strutture territoriali di accoglienza".

Al momento il sistema italiano ha 81mila posti di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, la maggior parte dei quali sono forniti attraverso strutture di emergenza "in cui il livello dei servizi offerti e, di conseguenza, l’accesso ai diritti per richiedenti asilo e rifugiati è difficilmente monitorabile".

Il Tavolo Asilo chiede "che le strutture di emergenza siano utilizzate solo in modo residuale. Deve essere istituito un sistema nazionale con una pianificazione adeguata, criteri di ripartizione regionale più stringenti, il coinvolgimento di tutti gli enti locali anche attraverso l’eliminazione dell’onere del co-finanziamento nel sistema d’accoglienza territoriale".

Il sistema di prima accoglienza per richiedenti asilo "deve essere organizzato ricorrendo a strutture diffuse di piccole e medie dimensioni da includere nell’ordinario sistema di accoglienza territoriale".

"Allarmante" il tema della detenzione dei richiedenti asilo nei CIE che la proposta di decreto prevede di estendere sino a 12 mesi per quanti presentano un ricorso contro il diniego alla loro domanda di protezione. Il Tavolo asilo chiede "di limitare fortemente sia i tempi sia le fattispecie per il trattenimento nei CIE, disponendo una chiara esclusione delle situazioni vulnerabili e prevedendo che in caso di ricorso con accoglimento dell'istanza sospensiva all’espulsione il richiedente sia ricevuto nelle strutture ordinarie di accoglienza".

È inoltre necessario secondo il Tavolo Asilo "riformare le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, introducendo criteri che garantiscano competenza, stabilità ed efficienza. La riduzione dei tempi della procedura, attraverso una migliore qualità delle decisioni e quindi una diminuzione del numero dei ricorsi, concorrerebbe a diminuire infatti i tempi e i costi dell’accoglienza".

I componenti del Tavolo chiedono "con forza che venga avviato un dialogo al fine di migliorare il testo prima della sua adozione".

I componenti del "Tavolo Nazionale Asilo" firmatari del comunicato sono:

Acli, Arci, Asgi, Caritas italiana, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Centro Astalli, Comunità di S. Egidio, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Casa dei diritti sociali, Save the children. (aise 19) 

 

 

 

 

 

Mancata ridorma del Sistema di asilo: preoccupazione dell’Unhcr

 

Ginevra- Tra i tanti provvedimenti approvati ieri dal Consiglio dei Ministri anche il decreto legislativo di attuazione delle direttive dell’Unione Europea sull’accoglienza dei richiedenti asilo e sulle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale. L’approvazione, anche se solo in via preliminare, poteva essere occasione per “riformare il sistema d’asilo italiano e renderlo adeguato alle sfide che l’attuale fenomeno pone”, argomenta oggi l’UNHCR che, avendo preso visione della bozza di decreto, si unisce alle associazioni del settore nell’esprimere “preoccupazione per la mancata riforma del sistema d’accoglienza e dell’organismo competente a valutare le domande di protezione internazionale”.

In particolare, spiega l’UNHCR in una nota, si ritiene che “l’esperienza degli ultimi anni abbia dimostrato la necessità di superare un modello d’accoglienza basato sui grandi centri collettivi, a favore di un sistema che valorizzi i progetti territoriali di piccole dimensioni, al fine di facilitare i processi d’integrazione. L’introduzione di Centri regionali previsti nel nuovo decreto, in assenza di un termine massimo, rischiano di riproporre gli aspetti di criticità già presenti nell’attuale sistema dei CARA”.

In merito alla valutazione delle domande di asilo, l’Agenzia Onu sottolinea “l’esigenza di creare un organismo dedicato e professionale, allo scopo di rafforzare competenza, adeguatezza ed efficienza delle procedure”. L’UNHCR, inoltre, sottolinea con “disappunto” che “il decreto introduce elementi di arretramento rispetto alle garanzie e ai diritti dei richiedenti asilo, in particolare con riferimento al trattenimento nei CIE”. Per questo, l’UNHCR “auspica che il Parlamento intervenga, attraverso l’adozione dei pareri delle Commissioni competenti, chiedendo di modificare il decreto nelle sue parti più critiche e dando indicazioni sulle necessarie riforme da attuare”. (aise 19) 

 

 

 

 

Libro Bianco. Un atto rifondatore della Difesa

 

Il documento presentato dal ministro della Difesa al Consiglio Supremo del 21 aprile scorso, più che un Libro Bianco potrebbe essere definito un atto rifondatore della Difesa, per l’ampiezza e la profondità dell’analisi e per l’incisività delle misure riformatrici che vi sono evocate.

 

Come in tutti i Libri Bianchi, si prende l’avvio da un esame della situazione strategica internazionale e della sua possibile evoluzione, per poi accostarla a una disamina degli interessi nazionali in gioco, parametro questo che, unitamente a quello finanziario, pone chiari limiti al livello di ambizione dello strumento militare nazionale.

 

Limiti all’ambizione dello strumento militare nazionale

Si tratta di un livello che conferma quanto già definito in passato: un ambito geografico euro-atlantico e mediterraneo ampliato a Corno d’Africa e Golfo Persico, in un quadro di partecipazione alle istituzioni della Nato e dell’Unione Europea.

 

Tutto ciò potrebbe apparire una banalità, se non considerassimo che da tempo si osservano deviazioni anche importanti da parte di qualche componente di tale strumento, come se il nostro Paese potesse permettersi ambizioni se non di tipo globale, certo ampliate a tutto l’Atlantico e a tutto l’Oceano Indiano, come ampiamente dimostrato dalla recentissima approvazione di un imponente programma navale, avvenuta inopinatamente proprio durante la stesura del Libro Bianco, e non dopo la sua formalizzazione, come sarebbe stato giusto.

 

Da queste premesse segue poi un’analisi limpida di come occorre modificare norme, strutture, procedure al fine di soddisfare il requisito in un’ottica di sostenibilità finanziaria.

 

E qui emerge la natura radicale del documento, che si propone di avviare una riforma della governance che costituisca una piena concretizzazione della riforma del 1997, la riforma Andreatta, sostanzialmente tradita poi dal suo regolamento attuativo: un drastico ridimensionamento quindi degli spazi delle singole componenti, nel pieno rispetto della loro specificità, che nessuno vuol mettere in discussione, a favore di un rafforzamento dei poteri del capo di Stato Maggiore della Difesa, in un’ottica di un’indispensabile integrazione interforze che permetta grandi risparmi rimaneggiando inutili sovrastrutture a favore di un necessario efficientamento della spesa.

 

Da qui la visione di una logistica integrata (folle sarebbe mantenere due catene logistiche per gli NH90 di Esercito e Marina, così come folle sarebbe mantenere un assetto analogo per gli F35) e di una messa in comune delle attività di formazione e addestrative già oggi sovrapponibili e mantenute separate solo da miopi interessi campanilistici.

 

Il rischio della concentrazione dei poteri

Alcuni fanno notare il rischio di un eccessiva concentrazione di poteri nella figura del capo di Stato Maggiore della Difesa: al riguardo non dubito che un qualsiasi buon ministro della Difesa sappia tenere a bada anche il più ambizioso generale, solo che lo voglia, mentre ben più concreto sarebbe il rischio, purtroppo già più volte concretizzatosi, di una divergenza tra i comportamenti dei singoli capi di Forza Armata e le direttive ricevute dal capo di Stato Maggiore della Difesa nel quadro di un corretto rapporto gerarchico.

 

Sarà altresì importante che, pur nella subordinazione al Csmd, in quanto titolare della funzione logistica, il direttore nazionale degli Armamenti riceva direttive stringenti dal ministro per la corretta gestione delle attività di approvvigionamento, in un sano rapporto funzionale.

 

Si prepara una rivoluzione per quel che riguarda il personale. Su questo tema sarà opportuno fare analisi specifiche, ma a una prima osservazione appare chiaro che finalmente il tema è stato affrontato con chiarezza di idee: nessun Paese al mondo si permette di avere forze armate di mezza età, perché la specifica missione del militare richiede in generale forza fisica ed energie che ahimè dopo una certa età vengono meno.

 

Da qui un progetto che richiede una piena integrazione di intenti tra Difesa e mondo civile, pubblico e privato, in modo che le forze armate possano davvero essere considerate come una sorta di vivaio in cui, accanto alle specifiche competenze militari, vengano sistematicamente sviluppate competenze appetibili all’esterno, in modo che un giovane o una giovane, dopo un congruo periodo in armi, si veda offrire concrete opportunità di inserimento in altre realtà occupazionali.

 

Si prepara una rivoluzione per il personale

Ancora, vedo con favore l’idea di un ritorno al passato, in cui la funzione e il grado di maresciallo si conseguivano dopo un congruo periodo nei gradi inferiori: so che mi sto facendo molti nemici e che riceverò degli improperi e riconosco di aver toccato con mano le capacità e l’entusiasmo di molti giovani marescialli, ma credo che in generale l’esperienza che viene maturata nelle posizioni gerarchiche subordinate sia non solo preziosa, ma insostituibile e che una riforma di questo tipo avrebbe anche l’effetto di dare maggiore prestigio al grado.

 

Un’ultima osservazione infine sulla proposta di una legge di pianificazione per i maggiori programmi di investimento su base sessennale, con una revisione a metà percorso: da alcuni questa idea è vista come un modo surrettizio di eludere lo stretto controllo parlamentare sui programmi previsto dalla legge 244.

 

Ebbene, credo sia proprio il contrario: il Parlamento avrebbe finalmente una visione chiara e coerente della pianificazione militare, non sarebbe ‘assalito’, come purtroppo già accaduto, da una frammentazione inintelligibile, terreno ideale per l’azione delle diverse lobby, e sarebbe nelle condizioni di esercitare un pieno e consapevole controllo dell’equilibrata evoluzione della spesa e dell’adeguamento tecnologico, indispensabile per consentire al nostro strumento militare di mantenere un gradino di vantaggio su qualsiasi ipotetico avversario.

 

Qui mi fermo con le mie osservazioni iniziali, non senza doverosamente sottolineare che il Libro Bianco è un documento di indirizzo politico, la cui concretizzazione avverrà solo con l’approvazione di un corposo insieme di norme di diversa dignità giuridica, leggi, decreti legislativi, regolamenti e quant’altro, il che richiederà tempo, ma soprattutto un coerente sostegno politico che si dovrà misurare in anni.

 

È certamente apprezzabile la rigorosa e stretta tempistica imposta agli organi di staff negli ultimi paragrafi del testo, ma questo sarà solo l’avvio di un iter complesso, lungo il quale non ci si potranno permettere passi falsi.

Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore della Difesa, vicepresidente dello IAI. AffInt 10

 

 

 

 

La Grecia: non rimborsiamo i soldi al Fmi

 

Atene: le quattro rate di giugno valgono 1,6 miliardi di euro, non ce li abbiamo

Lo spettro della bancarotta si avvicina. Per la Grecia il tempo stringe. Entro venerdì prossimo il governo è chiamato a pagare salari e pensioni, e la settimana dopo a restituire 300 milioni di euro al Fondo Monetario Internazionale. Restituzione che, pare sempre più probabile, non ci sarà.  

 

LO STRAPPO   - Il ministro dell’Interno greco, Nikos Voutsis, ha infatti affermato che il governo non rimborserà nessuna delle quattro rate in scadenza a giugno per la restituzione del prestito al Fondo monetario internazionale: «Valgono un miliardo e 600 milioni, non li abbiamo». Il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, ribadisce che il suo governo ha già fatto la sua parte e ha avvertito che un’uscita della Grecia dall’euro sarebbe «catastrofica», «l’inizio della fine per il processo della moneta unica».  

 

L’APPELLO AI CREDITORI INTERNAZIONALI  - «Abbiamo fatto passi enormi» per favorire un accordo nel negoziato con le istituzioni internazionali, «ora spetta a queste istituzioni fare la loro parte», dice Varoufakis. Più morbido pare invece Alexis Tsipras, che - in un momento cruciale del negoziato e di ritorno dal vertice di Riga - ha fatto il punto della situazione parlando davanti al Comitato centrale di Syriza: «Siamo pronti a un compromesso, ma anche i creditori internazionali devono dimostrare la stessa disponibilità: i termini dell’accordo non possono essere irragionevoli o umilianti nei nostri confronti».  

 

LA TRATTATIVA  - È arrivato il momento che l’Europa faccia la sua parte, ripete il premier greco, quando ormai è entrato nel rush finale delle trattative. Merkel e Hollande, infatti, hanno offerto il termine di fine mese per chiudere un accordo sul fronte degli aiuti, comprese le controverse riforme. E su questo fronte, pare che ad Atene si sia aperto realmente uno spiraglio: «Abbiamo chiesto a Tsipras di presentare ulteriori dettagli sul programma delle riforme. E si è impegnato a farlo», riferisce Gianni Pittella, presidente dell’eurogruppo S&D, che proprio oggi ha avuto un lungo faccia a faccia con Tsipras ad Atene. «Per quanto riguarda le istituzioni europee, finora hanno dimostrato la volontà di affrontare la questione in modo aperto e costruttivo. Ora - sottolinea Pittella - tocca al Fondo monetario internazionale (FMI) fare lo stesso, nel chiedere l’applicazione delle riforme, ma senza ignorare la drammatica situazione sociale che il popolo greco si trova ad affrontare». 

 

COMMISSIONE E BCE APRONO, TENSIONE CON IL FONDO   - In effetti, al momento, secondo diverse fonti, la tensione più forte si registra tra Atene e il Fondo. Il fronte composto dalla Commissione e dalla Bce si sarebbe mostrato abbastanza flessibile sul piano degli aiuti al bilancio, puntando a un accelerazione sulla riforma delle pensioni. Non a caso la stessa Merkel sarebbe pronta a chiedere la fiducia pur di strappare un nuovo piano di aiuti, il terzo, da destinare alla Grecia. Di contro, pare che invece il Fondo sia molto più rigido nel richiedere un rientro nei tempi previsti. Da qui la richiesta di Tsipras di avere un po’ più di tempo, in modo da far digerire al suo Paese altre misure impopolari. Sullo sfondo, ma sempre più vicina col passare dei giorni, incombe la cosiddetta Grexit. A dimostrazione che si tratta di uno sviluppo del tutto possibile, è Warren Buffett, a dire la sua sull’uscita di Atene dall’Eurozona. Secondo il megafinanziere vicino a Barack Obama, è molto difficile prevedere le conseguenza di questo passaggio, tuttavia, in quel caso, spiega, «l’Euro potrebbe diventare più forte».  LS 24

 

 

 

 

 

Il rimedio

 

Ora, i provvedimenti per salvare il salvabile in Italia possono essere focalizzati con obiettività. A nostro avviso, la “ricetta, ” utile per la terapia del Bel Paese, si concreta in tre punti. Primo: politica tendente a sanare i problemi strutturali dell’economia nazionale che sono alla base dell’acuirsi dell’involuzione. Secondo: pianificazione economica, interna ed internazionale, tramite progetti di rilancio, anche settoriale, dei cicli produttivi; favorendo, soprattutto, l’imprenditoria privata. Terzo: cambio delle regole sulle quali si fondano gli obiettivi socio/ politici.  Che significa accelerare le riforme istituzionali e del nostro sistema elettorale. Chiaramente, quanto esposto richiede responsabilità e coerenza. Da parte di tutti.  Col concreto contributo anche di chi ha preferito, sino ad ora, non schierarsi.

 Gli italiani chiedono chiare spiegazioni sul futuro prossimo della Penisola. Insomma, i provvedimenti governativi per fronteggiare le mancanze del Paese dovranno far parte di un “pacchetto” d’articolato impegno politico che, sino ad ora, è stato solo ipotizzato. Se non è possibile promuovere un accordo d’emergenza, si tenti di sfrondare l’attuale sistema con nuove strategie. In altri termini, è particolarmente necessario esprimere contenuti sociali; anche per concedere al Paese una fase di reale progresso. Indubbiamente, in una situazione delicata come quella che stiamo vivendo, i pubblici poteri sono spesso messi sotto una luce non sempre consona alle finalità del loro mandato; a questo punto essere critici, anche se a ragione, non basta più. Forse, non è bastato mai.

 Senza tanti contraddittori, è necessario dimostrare una maturità che supporti tutte le classi sociali e, soprattutto, quella di base. La realtà ci ha dimostrato, di là da ogni ragionevole dubbio, che la strada che percorrevamo non era quella giusta. Stavamo disperdendo preziose energie senza riscontro ed ogni azione ci si rivoltava contro. Ora, le esternazioni di Renzi non sono tutte impossibili. Quando la politica non è più gestibile in tempi contenuti, resta la solidarietà sociale che rappresenta, senza nessuna riserva, un mezzo d’impegno per tentare di chiarire la situazione; anche per essere più che spettatori, protagonisti delle sorti del Paese. Di conseguenza, serve una maggior presa di coscienza che vada oltre le manifestazioni troppo sfruttate. L’Italia, tanto per chiarire, è degli italiani. I partiti sono solo una realtà mutevole. Se i politici non sono più in grado di rappresentarci sono invitati a “gettare la spugna”. Non sarebbe un disonore. Meglio non dimenticare che i corsi e i ricorsi della storia sono sempre dietro la porta che, oggi, è desolatamente chiusa.

 Non a caso, l’attuale Esecutivo propone soluzioni che, forse, potevano essere prese anche prima. Magari non trascurando d’evitare l’assunzione di scelte già insufficienti all’origine. Un consiglio che rivolgiamo al Capo dell’Esecutivo e ai Partiti che lo sostengono. Anche se non sappiamo per quanto.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Verso le riforme. Vietato smarrire la rotta

 

Mario Draghi, presidente di Bce, dà un segnale forte: «Il ruolo di Francoforte non è suggerire ai governi cosa fare, ma le divergenze tra i Paesi mettono l’Euro a rischio» - di Nicola Saldutti

 

Il presidente della Banca centrale europea ha sempre tenuto a rispettare la divisione dei poteri, a evitare le invasioni di campo. E ieri non ha cambiato linea, Mario Draghi. Il ruolo di Francoforte non è suggerire ai governi cosa fare. Nei giorni difficili di un accordo sul debito greco il richiamo però è molto forte: la preoccupazione riguarda le divergenze profonde e crescenti tra i Paesi. Perché le distanze in termini di crescita, di debito pubblico, di produttività, di disoccupazione, alla fine nascondono rischi troppo alti per l’euro. Al punto di minacciare l’esistenza stessa dell’Unione monetaria. Della quale Francoforte è il custode e il garante principale non solo verso i mercati, ma soprattutto nelle fasi incerte della politica e degli equilibrismi nazionali.

Un segnale forte su due fronti: la spinta ad avere più coraggio verso una governance europea, mentre l’Europa svela tutta la sua fragilità nel percorso di soluzione della crisi di Atene. E il vincolo per gli Stati membri di non allentare il percorso delle riforme. Parole che arrivano proprio mentre le scelte di politica economica, che hanno reso possibile, nonostante la recessione, di tenere i conti italiani nel recinto dei parametri europei stanno diventando una specie di cantiere aperto. Decisioni che apparivano definite, assodate, si sono riproposte come tutt’altro che certe. Prima la sentenza della Corte costituzionale sul blocco dell’adeguamento delle pensioni, ora il no dell’Europa al nuovo regime dell’Iva che prevedeva lo spostamento dell’onere del versamento dell’imposta ai supermercati e non più ai fornitori. Misura che, nelle intenzioni del governo, era mirata a costruire un baluardo nei confronti dell’evasione fiscale. Conto provvisorio totale: tre miliardi che il Tesoro, dopo aver già cancellato il cosiddetto «tesoretto», dovrà trovare da qualche altra parte.

Sarebbe però un errore valutare quello che sta accadendo soltanto sotto il profilo contabile. Scelte tampone che dovranno ottenere risultati immediati, a sentire le parole di Draghi, non dovrebbero distogliere l’attenzione dal percorso più ampio delle riforme. Il punto è che l’attività di governo, soprattutto in materia economica, si sta rivelando sempre più esposta ai colpi di maestrale che arrivano dai ricorsi. Decisioni che risalgono al 2011 (il blocco delle pensioni) producono i loro effetti (dopo la sentenza della Corte) con cinque anni di ritardo. In questo modo svaniscono in un colpo miliardi di risparmi che si ritenevano consolidati. Costringendo il governo in carica a correre ai ripari. Nel caso dell’Iva la questione era così incerta da far immaginare già possibili entrate alternative: se questa imposta non va, allora ne scatterà un’altra. Una specie di Fisco a orologeria. Ed è quello che potrebbe accadere: la cosiddetta clausola di salvaguardia (viene da chiedersi di salvaguardia per chi) potrebbe far scattare l’aumento della (solita) benzina. Anche se il Tesoro ha fatto sapere che cercherà altre strade. E bisognerà poi vedere che cosa diranno i giudici della Consulta sul blocco dei contratti del pubblico impiego, fermi da 6 anni. In questo caso il conto avrebbe molti più zeri.

Si ha dunque la sensazione che l’esecutivo sia costretto a una specie di corsa a tappare i buchi (non solo finanziari ma anche normativi) che si aprono ogni volta che l’Unione Europea o la Corte, o i Tar, intervengono su materie di finanza pubblica. Un contradditorio previsto dalla legge, naturalmente. Un sistema di garanzie prezioso per i cittadini. Eppure, vista la frequenza degli interventi che hanno rimesso in discussione tutto, in queste ultime settimane, viene da pensare che serva un disegno più organico, un’attività di manutenzione delle scelte. O forse, in vista della prossima legge di Stabilità, una sorta di verifica preventiva sui temi più controversi in grado di mettere in sicurezza le scelte.

Risparmi di bilancio messi in discussione, passaggi di riforme strutturali in grado di assicurare l’equilibrio dei conti, trasformati da solide certezze in territori insidiosi per il deficit. Proprio quando il quadro esterno, a cominciare dalla Grecia, appare più instabile. Diventa a questo punto centrale non smarrire la rotta delle riforme chieste a tutti i Paesi dell’Unione da Draghi. Con un’accortezza: bisogna fare in modo che siano, da un punto di vista normativo e contabile, le più solide possibile. Meno esposte ai venti, implacabili, dei ricorsi. CdS 24

 

 

 

 

Expo: Mogherini e Schlz inaugurano il padiglione dell’Unione Europea

 

Milano - L’Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, con Giuseppe Sala e Diana Bracco hanno inaugurato sabato scorso - Giornata dell’Europa - il Padiglione dell’Unione Europea ad Expo.

La cerimonia è iniziata al mattino, nello spazio riservato alle cerimonie ufficiali collocato all’inizio del Decumano, già gremito di visitatori. Qui sono stati innalzati il tricolore e il vessillo dell’Unione Europea, accompagnati dall’Inno Nazionale Italiano e dall’Inno alla Gioia di Beethoven, simbolo della UE.

Il tedesco Schulz ha richiamato la tragedia della seconda guerra mondiale e del nazismo, ricordando come fu proprio un’Europa di nuovo libera e in pace a trovare, per la prima volta nella storia, la forza di superare le divisioni e lavorare per un bene comune. Da qui è nata l’Unione Europea, al cui spirito di cooperazione tra i popoli si ispira anche l’Esposizione Universale. Partendo dalla consapevolezza del percorso storico che ha portato alla nascita dell’Unione, Federica Mogherini ha ricordato come le sfide che la UE si trova di fronte oggi sono altrettanto cruciali di quelle affrontate dai nostri nonni e si chiamano crescita, sviluppo, diritti, democrazia. “Un grande obiettivo raggiunto è stato il superamento della logica della pura austerità in economia – ha dichiarato Mogherini – l’Europa ha bisogno di stabilità, ma anche flessibilità”.

Le autorità si sono poi spostate nell’Auditorium per il “Citizen Dialogue”, momento di confronto e dibattito pubblico con i cittadini. In una platea gremita di giovani provenienti da tutta Europa e da tutto il mondo, Schulz e Mogherini hanno risposto alle domande liberamente poste dal pubblico, presente in sala e collegato via Twitter. Si è spaziato dal lavoro all’efficienza delle istituzioni, dal sostegno ai giovani alla sostenibilità ambientale, dalla gestione dei flussi migratori alla costruzione della pace nei territori al confine con l’Europa, in particolare nel bacino del Mediterraneo. Ambiti in cui è fondamentale l’intervento dell’Unione Europea nella sua interezza. “Nell’attuale scenario globale nessun paese europeo potrebbe farcela da solo – ha dichiarato Schulz – solo insieme possiamo costruire il nostro futuro in Europa e nel Mondo”.

La cerimonia si è poi conclusa con l’inaugurazione del Padiglione dell’Unione Europea, posto di fronte a Palazzo Italia e attorniato dagli spazi delle Regioni italiane. Schulz e Mogherini hanno tagliato il nastro alla presenza di Giuseppe Sala e Diana Bracco. Dopo un brindisi e un leggero rinfresco, Mogherini ha infine visitato il Padiglione di Save The Children, storica ONG impegnata nella difesa dei diritti dell’infanzia in tutto il mondo, presente con un proprio spazio all’Esposizione Universale. (aise 11) 

 

 

 

 

L’Italia ha una nuova legge elettorale

 

Inevitabili le polemiche in merito anche perché restituisce poteri al Governo. Incerta però la sua entrata in vigore rinviata al luglio 2016

 

Il 5 maggio scorso è stato approvato l’Italicum che ha mantenuto il nome prescelto al Nazareno da Renzi e Berlusconi, ma non le modalità all’epoca previste: l’eliminazione dei partiti in coalizione che non raggiungono il 4,5% dei voti ed un premio di maggioranza del 18% per chi ottiene il 35% di suffragi.

  Era necessario avere una nuova legge elettorale, dopo che la Consulta aveva sancito la parziale incostituzionalità del Porcellum a causa delle liste bloccate e dell’attribuzione di un premio di maggioranza eccessivo e calcolato in maniera differente nelle due Camere. Il nuovo testo è valido per la sola Camera dei deputati, dato che si parla anche di togliere al Senato il compito della doppia votazione delle leggi. Riforma per la quale è prevista una doppia deliberazione dai due rami del Parlamento “ad intervallo non minore di tre mesi”. Motivo per cui l'Italicum entrerà in vigore il 1° luglio 2016.

  La nuova legge elettorale prevede la divisione dell'Italia in 100 collegi, ognuno dei quali eleggerà da 3 a 9 deputati, ad eccezione della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige, dove si voterà in 9 collegi. Il totale dei deputati rimane invariato rispetto a quello odierno: 630. La lista che incasserà il 40% dei voti godrà di un premio di maggioranza, voluto per dare al Governo la possibilità di governare con 340 deputati a suo favore e sancire, così, la fine definitiva degli Esecutivi basati sulle coalizioni che spesso si sono sfasciate. Se nessun partito ottiene la percentuale richiesta, si voterà di nuovo per scegliere il vincente tra i primi due preferiti. La soglia di sbarramento è al 3%, il che permette ai piccoli partiti di sopravvivere.

  Nelle liste elettorali, il primo candidato, scelto dal partito, può presentarsi in 10 collegi, cui seguirà, ad elezioni avvenute, la scelta di quello preferito e, di conseguenza, la vittoria dei secondi arrivati negli altri. Gli elettori potranno esprimere due preferenze di sesso diverso, per garantire il 50% delle quote rose, pena la nullità della seconda. Ciò ha suscitato molte critiche, in nome della “sovranità popolare” sancita dalla Costituzione. Critica cui aggiunge la contrarietà al premio di maggioranza, ritenuto “sproporzionato”, addirittura valutato come un “attentato alla democrazia”, in quanto elimina i piccoli partiti. Che, tuttavia, spesso hanno influito negativamente sull’Esecutivo. Qualcuno ritiene, perciò, che la nuova legge potrebbe essere ritenuta dalla Consulta “anticostituzionale”, perché il previsto “bipartitismo totale e assoluto è in contrasto con la Costituzione”.

  Sta di fatto che, alla presentazione in Parlamento del nuovo testo, molti parlamentari hanno minacciato di votare contro. Motivo che ha spinto Renzi a porre la fiducia, convinto che sia “il momento di vedere se si fa sul serio o no”, altrimenti “tutti a casa”, di fatto, però, esautorando il Parlamento dal suo ruolo di legislatore su un tema chiave per la tenuta democratica come quello della legge elettorale. Non a caso nella storia patria sono solo due quelle precedentemente votate a colpi di voti di fiducia imposta dall'Esecutivo, quella del 1923 voluta da Mussolini, l’altra, cosiddetta “truffa” imposta, nel 1953, dal Governo De Gasperi. Decisione che ha spinto molti del Pd a scrivere al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale non ha reagito. Ma che ha sortito l’effetto dell’approvazione, benché ottenuta senza l’appoggio dell’intera maggioranza governativa e delle opposizioni, compatte nel denunciare lo strappo del Premier e ad uscire, per protesta, dall'Aula.

  Così l'Italicum diventa legge, avendo ottenuto, nella votazione finale, 334 sì, contro i 61 no ed i 4 astenuti. Certo, offre agli avversari un’arma per contestarne la legittimità, magari chiedendo alla Corte Costituzionale di dichiararla incostituzionale. Sentenza che  probabilmente non ci sarà, a giudicare dal fatto che il Capo di Stato la ha controfirmata, non ravvisando una manifesta incostituzionalità nel testo.

  Il rischio più grave è di avere un Governo forte ed un’opposizione debole, ridotta ad una congrega di individui politicamente impotenti. La nuova legge elettorale - che, tra l’altro, piace poco anche agli Italiani -DA GUARDARE

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  , non sarà perfetta, però, raggiunge l’obiettivo che Renzi si era prefissato, cioè dare stabilità ai Governi, in quanto il premio di maggioranza sancisce la fine definitiva di quelli basati sulle coalizioni che spesso si dissolvono. Sarà la lista vincente a governare da sola, anche se in essa confluiscono più partiti.  Garantisce, comunque, una maggiore solidità, dato che ha un solo leader, un solo programma, un solo simbolo e un solo gruppo parlamentare. Nel complesso, una legge elettorale con alcuni limiti e difetti; ma che rappresenta sicuramente un passo avanti rispetto al Porcellum che, negli ultimi dieci anni, ha garantito solo ingovernabilità. Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

 

Senato. L’audizione dei rappresentanti degli enti certificatori dell’italiano come lingua seconda (CLIQ)

 

Rilevata la mancanza negli anni di una strategia politica imperniata su precise linee guida per la promozione della lingua e cultura italiana e l’assenza di un’adeguata formazione del corpo docenti per italiano come lingua seconda

 

ROMA -    Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo, si è svolta al Senato , davanti alla Commissione Istruzione pubblica, beni culturali e al Comitato per le questioni degli italiani all’estero, l’audizione  dei rappresentanti degli enti certificatori dell’italiano come lingua seconda (CLIQ - Certificazione Lingua Italiana di Qualità). 

L’’audizione è entrata subito nel vivo con l’intervento della professoressa Monica Barni  rettore dell’Università per stranieri di Siena e presidente del CLIQ, che ha illustrato la funzione istituzionale svolta degli enti certificatori dell’italiano come lingua seconda, precisando come a tale attività siano oggi preposti l’Università per stranieri di Siena, quella di Perugia, nonché la Società Dante Alighieri, oltre all’Università di Roma Tre. Dalla Barni è stata poi evidenziata sia la mancanza, negli anni, di una strategia politica imperniata su precise linee guida per la promozione della lingua e della cultura italiana, sia l’assenza di una adeguata formazione del corpo docenti, nata dalla sottovalutazione del fatto che l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua implica capacità didattiche diverse da quelle connesse all’insegnamento dell’italiano come lingua madre. La docente, dopo aver ricordato che la lingua italiana gode di grande considerazione al di fuori del nostro Paese, ha sottolineato la necessità di comprendere fino in fondo le motivazioni che spingono allo studio dell’italiano. Alla luce dell’importante ruolo di apripista economico svolto dalla nostra lingua, la Barni ha poi auspicato un’azione sinergica, da parte  del ministero degli Affari Esteri, del ministero dell’Istruzione e del ministero dello Sviluppo Economico, per la diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero. “La comprensione delle motivazioni che spingono gli stranieri a studiare l’italiano – ha poi aggiunto la docente - va accompagnata alla promozione dello studio della lingua e al mantenimento degli studenti per tutti i livelli di apprendimento”. Una necessità, quest’ultima, confermata dal forte tasso di abbandono degli studenti dopo i primi livelli di studio dell’italiano. Una dispersione  che , per Monica Barni, si può spiegare esclusivamente con una offerta formativa non efficiente.

La docente, dopo aver evidenziando la differenza tra la conoscenza della lingua e il suo insegnamento - in molte occasioni si ricorre a insegnanti madrelingua che non hanno una specifica formazione per la lingua seconda, - ha rilevato come  numerosi corsi di formazione per l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua non prevedano il riconoscimento ufficiale della figura professionale. La Barni ha infine illustrato il progetto pilota partito lo scorso anno, grazie ai finanziamenti del Maeci, volto all’invio di neo laureati all’estero presso gli enti gestori. 

Ha poi preso la parola Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri e vice presidente del CLIQ, che nell’associarsi alle considerazioni della professoressa Barni, ha rilevato l’importanza della certificazione delle competenze dell’italiano come lingua seconda. Masi ha inoltre rimarcato il ruolo di istituzioni come le Università per stranieri di Siena e di Perugia oltre alla Dante Alighieri e a Roma Tre, preposte a garantire il livello qualitativo dell’insegnamento della nostra lingua. Dopo aver fornito alcuni dati sull’attività di certificazione, Masi ha evidenziato come la principale problematica sia rappresentata dalla carenza nell’offerta, ossia il grado di spendibilità dei titoli acquisiti. Secondo Masi sarebbe quindi necessario rendere questi titoli più appetibili, tenendo conto del fatto che italiano è la lingua per eccellenza dell’arte e della cultura. A seguire è intervenuta Elisabetta Bonvino, dell’Università degli studi Roma Tre, che ha ricordato il gruppo di lavoro, insediato presso il ministero degli Esteri, che ha concluso la sua attività con gli Stati generali sulla lingua italiana. Al riguardo la Bonvino ha rilanciato la necessità di porre in essere una rete degli operatori coinvolti nella promozione della lingua italiana, creando anche sinergie con gli enti coinvolti nell’insegnamento di altre lingue. La docente, dopo aver segnalato alcuni progetti che hanno riscosso un buon successo negli Stati Uniti per l’insegnamento della lingua italiana presso la popolazione di origine ispanica, ha ricordato come il Maeci si stia impegnando in tale direzione, ad esempio attraverso la costituzione di un apposito portale telematico. Dal canto suo Giuliana Grego Bolli, direttore del Centro per la valutazione e la certificazione linguistica di ateneo dell’Università per stranieri di Perugia, ha ribadito sia le critiche per la mancanza di una strategia politica per la diffusione della lingua italiana nel mondo, sia l’esigenza di disporre di un corpo docenti adeguatamente attrezzato che sappia incentivare gli studenti ad apprendere la lingua italiana anche oltre il livello di base. La docente ha inoltre rimarcato la necessità di attivare una vera sinergia tra le diverse competenze del settore.

La differenza  fra conoscenza di una disciplina e insegnamento della stessa è stata sottolineata anche da Mario Panizza,  rettore dell’Università degli studi Roma Tre, che ha evidenziato come per l’insegnamento di una lingua, sia necessario puntare sulla professionalità dell’insegnante e sui contenuti dell’insegnamento, nella consapevolezza anche delle diverse motivazioni che spingono gli studenti ad avvicinarsi ad una determinata disciplina. Panizza ha poi segnalato il successo, dal punto di vista professionale e dei contenuti didattici, di un esperimento che prevedeva l’attivazione, presso l’Università di Roma Tre, di un corso di laurea triennale in scienze e culture enogastronomiche, in collegamento con La Sorbona di Parigi. Sottolineata infine da Panizza l’importanza dell’insegnamento on line, nel caso delle cattedre telematiche.

Il presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero Claudio Micheloni, che dopo aver svolto una riflessione  sulle quote destinate alle spese di promozione linguistica e culturale degli istituti italiani di cultura, ha chiesto agli auditi se, nell’ambito della riforma della legge sulla cittadinanza, gli enti certificatori possano essere coinvolti nella predisposizione di test linguistici propedeutici all’acquisizione della cittadinanza italiana. Dal canto suo la senatrice Maria Mussini (Misto – movimento X) ha chiesto chiarimenti sull’insegnamento telematico e, stante la presenza di diversi enti certificatori della lingua italiana, sulla possibile elaborazione di prove comuni. Dopo aver sollevato un quesito sull’opportunità di unificare i diversi enti di certificazione, la senatrice, per  quanto riguarda la mancanza di una chiara linea politica, ha sottolineato la necessità sia di individuare i possibili elementi di congiunzione tra le esigenze del mercato e quelle di erogazione dei servizi, sia di precisare l’eventuale ruolo di programmazione dei soggetti pubblici. La Mussini ha auspicato la creazione di  una sinergia tra scuole e università da un lato e i corsi di insegnamento della lingua italiana forniti ai vari livelli. Chiesti dalla senatrice anche lumi sulle motivazioni che ostacolano il reclutamento di docenti specializzati e sui dati numerici relativi alle certificazioni della lingua italiana fornite in vari paesi.

E’ poi intervenuta Rosa Maria Di Giorgio (Pd)  che, nel rilevare la mancanza di attenzione su questi temi da parte dei governi degli ultimi anni, ha evidenziato la necessità, imprescindibile per qualunque iniziativa di valorizzazione in questo settore, di adeguate risorse finanziarie. La senatrice si è poi soffermata sull’attuale disegno di legge di riforma del sistema di istruzione segnalando il criterio di delega riguardante la revisione, il riordino e l’adeguamento della normativa in materia di istituzioni e iniziative scolastiche italiane all’estero e prospettando la possibilità, in fase emendativa, di rendere più cogente il criterio di delega rafforzando il carattere strategico dell’intervento normativo. In proposito la senatrice ha anche evidenziato come la disposizione sull’alternanza tra scuola e lavoro preveda che questa possa svolgersi anche all’estero. Dei diversi livelli di conoscenza della lingua italiana nella composita realtà del Nord America ha invece parlato il senatore del Pd Renato Turano, eletto nella ripartizione America settentrionale e centrale, che ha inoltre sottolineato come in questo ambito la finalità principale debba consistere in un insegnamento di qualità e continuativo, calibrato sulle diverse esigenze di chi si avvicina all’apprendimento della lingua italiana.

In sede di replica la professoressa Barni ha rilevato come i corsi on line rispondano alle diverse motivazioni che spingono gli utenti ad avvicinarsi all’apprendimento della lingua italiana. La docente ha anche segnalato la necessità di diversificare l’offerta didattica a seconda della tipologia di discenti. Per quanto riguarda la pluralità degli enti di certificazione, la Barni ha sottolineato come questa rappresenti una ricchezza, visto che la certificazione è strettamente connessa all’attività di ricerca, che da sempre è plurale. “Ovviamente, - ha aggiunto la docente - saranno i meccanismi di mercato a selezionare gli enti più prestigiosi, come avviene per la lingua inglese e per quasi tutte le altre lingue”.

In merito all’assenza di una chiara linea politica per la promozione linguistica la Barni ha ipotizzato, al fine di iniziare a risolvere questa lacuna, la realizzazione di un monitoraggio sui soggetti operanti nel settore, considerando che, ad esempio, alcuni istituti italiani di cultura non organizzano corsi di lingua. Auspicata inoltre sia una nuova strategia nell’utilizzo delle risorse disponibili, attraverso il coinvolgimento dei diversi ministeri interessati, sia la creazione di un’accoglienza culturalmente adeguata per gli studenti stranieri che giungono nelle università italiane e che necessitano di conoscere la nostra lingua. Sul fronte della formazione dei docenti la Barni ha evidenziato la necessità di risolvere i problemi dovuti alla scarsa informazione e alle forti resistenze nell’immissione di giovani insegnanti adeguatamente attrezzati. Infine, in merito al quesito formulato dal presidente Micheloni la docente ha espresso perplessità nell’utilizzo dei test di lingua per l’acquisizione della cittadinanza, in quanto la conoscenza di una lingua rappresenta il frutto di un lungo processo culturale. Dal canto suo la Grego Bolli ha precisato come un’eventuale unificazione degli enti di certificazione rappresenterebbe una battaglia di retroguardia, in quanto l’attività di certificazione è aperta alla competizione sul mercato, senza considerare che molte istituzioni estere si stanno attrezzando già oggi per certificare anche lingue diverse da quella madre. La docente ha poi osservato come gli Stati Uniti, uno dei tanti paesi caratterizzati negli anni da ingenti flussi di emigrazione italiana, sia andato perduto l’uso della nostra lingua proprio per l’assenza di una strategia unitaria di politica culturale.

In chiusura di seduta il presidente Micheloni ha rilevato come l’assenza di una strategia pubblica per la diffusione della lingua italiana abbia comportato nel corso dei decenni la proliferazione di tanti microcosmi culturali su cui sarà doloroso, ma anche necessario, intervenire. “Il problema comune a questo settore – ha concluso Micheloni - non è soltanto rappresentato dall’assenza di risorse, bensì soprattutto dal cattivo utilizzo degli stanziamenti finanziari presenti”. (Inform 15)

 

 

 

 

 

 

Democrazia

 

Il persistere degli atti inumani che hanno origine in Africa settentrionale e Medio Oriente, ma che potrebbero reiterarsi in qualsiasi parte del mondo, stimola la necessità d’esporre una riflessione sull’importanza della Democrazia al confronto del terrorismo che è sempre stato l’arma dei vigliacchi. La “Democrazia” è una realtà che è esercitata dal Popolo tramite suoi Rappresentanti.

 

Di conseguenza, essa si fonde col concetto, per noi indissolubile, di “sovranità”. Tutto ciò che capita al di fuori di questo costrutto, può essere“terrorismo”. Concezione, sempre, violenta che pretende d’imporre un sistema sotto la soggezione psicologica e con la morte. Purtroppo, non siamo nuovi a fatti di sovversione internazionale, la cui matrice, qualunque essa sia, è sempre deprecabile.

 

 Non è con la violenza e tante vittime innocenti che un’idea potrà trovare strada in una società che fonda le sue radici nella libera convivenza. Il dialogo ha da subentrare alla coercizione, i segni di buona volontà, alle armi e lo sfruttamento di vite. Le dottrine non si possono affermare in altro modo. Subirle, col terrore, non è una soluzione; ma solo l’acuirsi del problema. La convivenza dei Popoli, senza interessi di territorio e di potere estorto, traccia la  via per garantire la vita e la pace. Cioè la Democrazia.

 

 Variabili, tanto legate e, troppo spesso, disgiunte in nome dell’aggressività. Ne consegue che è meglio affrontare, con la certezza d’essere nel giusto, ogni azione atta a disordinare gli equilibri socio/politici che disciplinano il mondo. La vita, in tutte le sue manifestazioni, è sacra. La paura, che accompagna il terrore, alla fine, ricade su chi l’ha causata.

 

 La storia ci ha insegnato questa elementare concretezza. Evidentemente, la lezione non è stata interamente accolta e il male sembra tornato alla ribalta. Scriviamo “sembra”, perché, in realtà, non può essere così. Non ci sono teoremi che possono sopravvivere col “male”. Tutto si può ottenere con la Democrazia. Unica vera via per garantire una società mondiale nel rispetto di tutti i principi vitali che fanno parte dell’Umanità. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

Riforma della scuola. Approvato dalla Camera dei deputati il disegno di legge

 

Fabio Porta (Pd): Accolto dal Governo il mio Odg sull’introduzione dell’insegnamento multisciplinare delle migrazioni”

 

ROMA - Anche sulla riforma del sistema nazionale di istruzione non è mancato l’impegno di tutti i deputati del Partito Democratico eletti all’estero; personalmente ho presentato un ordine del giorno con il quale il governo si impegna ad allargare specificamente gli orizzonti della formazione ad uno degli aspetti essenziali della contemporaneità: le migrazioni.

L’epopea delle migrazioni italiane nel mondo, nelle sue pagine tragiche ma anche nelle sue vicende gloriose, rappresenta probabilmente il fenomeno più rilevante socialmente della storia unitaria del Paese; non tutti però ne sono consapevoli, a partire dalle nostre giovani generazioni.

L’Italia sta conoscendo ancora una volta una stagione particolare della sua vicenda migratoria, che si esprime nella presenza di circa 5 milioni di stranieri nel nostro territorio, di cui 850.000 minori presenti nelle nostre scuole, e nella ripresa dei flussi migratori delle nuove generazioni.

L’insegnamento della storia delle migrazioni nelle scuole, non come materia a sé stante, ma come metodologia interdisciplinare, può essere certamente una chiave di innovazione culturale e formativa e un fattore di coesione sociale e civile nonché uno strumento utile al rafforzamento e alla piena valorizzazione della presenza italiana nel mondo.

Per questo, abbiamo impegnato il Governo ad affiancare un progetto nazionale sulle migrazioni a quello sull’intercultura, che già è attivo da anni con esiti positivi. 

Nei prossimi mesi riprenderemo in Parlamento una forte iniziativa politica volta all’approvazione della proposta di legge in materia della quale sono primo firmatario, sulla quale esiste un forte e generale consenso tra i gruppi parlamentari; non solo alla Camera ma anche al Senato, dove sono stati presentati progetti analoghi.   E’ questa la maniera migliore di onorare il mandato di parlamentari eletti dalla grande collettività italiana che vive all’estero, con il quotidiano e serio lavoro parlamentare e la puntuale presenza in aula e in commissione. Fabio Porta, Deputato Pd Estero

 

 

 

 

Mini-job. La Corte Ue chiarisce i diritti previdenziali dei migranti che svolgono piccoli lavori occasionali

 

Un cittadino residente in uno Stato membro, e che per alcuni giorni al mese svolge un lavoro occasionale in un altro Stato membro, è assoggettato alla normativa dello Stato di occupazione tanto nei giorni in cui egli svolge effettivamente l’attività subordinata, quanto in quelli in cui non la svolge.

Il cittadino in questione può tuttavia ricevere dallo Stato di residenza le altre prestazioni previdenziali, nello specifico le prestazioni di vecchiaia e gli assegni familiari, se queste non sono già fornite dallo Stato di occupazione (come nel caso dei mini-job tedeschi). 

Queste, in sintesi, le conclusioni cui è giunta la Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C‑382/13 che opponeva, da un lato, tre cittadini olandesi che svolgevano per alcuni giorni lavori occasionali in Germania (mini-job), e dall’altro, l’ente previdenziale dei Paesi Bassi SVB.

Il primo caso riguarda la sig.ra Franzen, che riceveva nei Paesi Bassi assegni familiari per sua figlia. Nel 2001 la signora svolgeva un’attività come parrucchiera per venti ore alla settimana in Germania, continuando a risiedere nei Paesi Bassi. Poiché i redditi provenienti da tale attività erano di modesta entità, essa era assicurata in Germania soltanto contro gli infortuni sul lavoro, senza accesso a nessun altro regime previdenziale tedesco. L’ente previdenziale dei Paesi Bassi SVB le ha revocato il diritto agli assegni familiari ritenendo che, ai sensi del regolamento 1408/71 sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, alla sig.ra Franzen si dovesse applicare soltanto la normativa tedesca, e non quella del regime previdenziale olandese.

Il secondo caso riguarda la moglie del sig. Giesen, che ha lavorato diversi anni in Germania in qualità di “Geringfügig Beschäftigte”, ossia come persona che esercita un’attività lavorativa di minore entità, per non più di due o tre giorni al mese. Nel 2006, quando il sig. Giesen ha presentato al SVB una domanda di pensione di vecchiaia e di assegno per il coniuge, l’ente previdenziale ha ridotto l’assegno per il coniuge del 16% in quanto, nel periodo in cui la moglie del sig. Giesen ha lavorato in Germania, essa non era assicurata ai fini previdenziali nei Paesi Bassi.

Il sig. van den Berg, infine, ha svolto anche lui un’attività in Germania, prima nel 1972 e poi tra il 1990 e il 1994, sempre solo per brevi periodi. Poiché il suo reddito era troppo basso, non era tenuto al versamento di contributi in Germania. Quando nel 2008 il sig. van den Berg ha presentato una domanda di pensione di vecchiaia, il SVB gli ha applicato una riduzione del 14% in considerazione del fatto che, per oltre sette anni, il sig. van den Berg non è stato assicurato nei Paesi Bassi.

Secondo la Corte di giustizia dell’Unione europea, il residente di uno Stato membro che lavora per alcuni giorni al mese sulla base di un contratto di lavoro occasionale nel territorio di un altro Stato membro, è assoggettato alla normativa dello Stato di occupazione tanto per i giorni in cui egli svolge un’attività subordinata, quanto per quelli in cui non la svolge.

Ciò nonostante la Corte ha altresì stabilito che, in simili circostanze, un lavoratore migrante assoggettato alla normativa dello Stato membro di occupazione, può ricevere, in forza di una normativa nazionale dello Stato di residenza, le prestazioni relative al regime di assicurazione vecchiaia e gli assegni familiari di quest’ultimo Stato. OssInca, maggio

 

 

 

 

“Emigriamo di nuovo?”, indagine della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo e dell’Associazione Italents

 

Due questionari: uno per chi ha concluso, anche momentaneamente, la propria esperienza all’estero, e uno  per chi ancora risiede all'estero

 

BOLOGNA – “Emigriamo di nuovo?”, indagine  su coloro che si recano all'estero per studio o per lavoro o che sono rientrati in Italia dopo un periodo di vita al di fuori dell'Italia . La promuove la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, in collaborazione con l'Associazione Italents (www.italents.org). Due i questionari, uno per chi ha concluso, anche momentaneamente, la propria esperienza all'estero, e uno per chi ancora risiede all'estero. “I dati raccolti e le opinioni espresse verranno utilizzati – spiega la Consulta -  per avviare una riflessione sulle azioni che la Regione Emilia-Romagna dovrà mettere in campo per favorire il rientro dei propri talenti emigrati. Serviranno inoltre a capire come la rete delle associazioni di emiliano-romangoli nel mondo e tutto l'associazionismo italiano all'estero, oltre alle istituzioni, potranno aiutare o sostenere i nuovi emigrati nella loro esperienza fuori dall'Italia”.

Il questionario è anonimo. Sarà però possibile lasciare una email a consulta@regione.emilia-romagna.it  per essere ricontattati nel caso ci si renda disponibili a interagire con l'associazione Italents e la Regione Emilia-Romagna su questi temi. Il questionario si compone di tre sezioni. La compilazione richiede circa 15 minuti. Una volta iniziata la compilazione non è possibile interrompere e terminare in altro momento. Nel questionario non sono previste domande obbligatorie. La Consulta invita a  rispondere al maggior numero di domande possibile.

Questionari alle pagine http://www.migliorapa.it/sondaggi/index.php/527252/lang-it e

http://www.migliorapa.it/sondaggi/index.php/337453/lang-it

Lo scorso anno si svolse un seminario a Bologna dal titolo “Emigriamo di nuovo? Analisi della nuova emigrazione italiana” , nell’ambito della riunione della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo sulle nuove forme di mobilità in uscita dal nostro Paese (v.articolo Inform  http://comunicazioneinform.it/oggi-a-bologna-il-seminario-emigriamo-di-nuovo-analisi-della-nuova-emigrazione-italiana/ ). Inform

 

 

 

 

 

Concluso ad Onore il secondo convegno del Centro di Ricerca su migrazioni e mobilità

 

Bergamo - In occasione della Festa dell'Europa in ricorrenza della sottoscrizione del 9 maggio 1950 della Dichiarazione di Robert Schuman, la piccola cittadina bergamasca di Onore è stata eletta Capitale Internazionale della Migrazione.

Organizzato dal Centro di Ricerca e di Risorse in Didattica/Didattologia delle Lingue-Culture e delle Migrazioni-Mobilità, D.L.C.M., il "Secondo Convegno internazionale Migrazioni e Mobilità. Ieri, oggi e domani" ha avuto luogo sabato 9 maggio alla presenza di autorità e relatori dalla provenienza diversificata trattando tematiche migratorie universalmente condivise.

Il convegno si è sviluppato durante tutta la giornata suddividendosi in due fasi principali. La prima in mattinata, con i saluti ufficiali è stata introdotta dal sindaco di Onore, Angela Schiavi, che ha sottolineato la piena collaborazione con il centro D.L.C.M..

Il moderatore Mauro Rota, presidente del Circolo di Bruxelles dell'Ente Bergamaschi nel Mondo, ha letto il messaggio di auguri e incoraggiamento del ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini. È poi intervenuto l'europarlamentare bergamasco Marco Zanni ribadendo la portata del convegno con uno spirito di ampia sinergia per l'analisi del fenomeno migratorio in contesto europeo.

Massimo Fabretti, direttore dell'Ente Bergamaschi nel Mondo, ha presentato la grande famiglia della comunità bergamasca sparsa nei cinque continenti con la rete di solidarietà dei 34 Circoli e 20 Delegazioni in una fase di recente ripresa migratoria forzata.

La rendicontazione delle attività svolte nel primo anno di vita del Centro D.L.C.M. da parte della direttrice scientifica, Silvana Scandella, ha messo in luce l'intensa azione svolta sia in contesto bergamasco che europeo diversificando i livelli di sinergia con i sempre più numerosi partner.

Oltre a conferenze, interventi didattici e convegni, è stato realizzato il sito web "centrodicercadlcm" e configurato il ruolo editoriale con la collana Ali & Radici che nella sua prima pubblicazione presenterà gli Atti del Convegno.

È seguito l'intervento sulla mobilità del canto tenuto da Maria Maddalena Stabilini, direttrice del coro "Le donne dell'era e musici", e quello del direttore di SciFondo, Carlo Brena, sulla mobilità dello sport.

A concludere i lavori della mattinata l'artista onorese Gianpiero Schiavi ha illustrato le ispirazioni e il percorso di realizzazione delle sue opere scultoree della collezione "Il Mondo alla rovescia".

Accompagnati dall'animazione musicale del gruppo "Le donne dell'era" ci si è poi trasferiti nella sede del Centro D.L.C.M. per inaugurare lo spazio museale del MuMiMo, il Museo delle Migrazioni-Mobilità, alla presenza dell'On. Giovanni Sanga. A scoprire la targa del MuMiMo due giovanissimi testimonial della famiglia Scandella-Maninetti, Chiara Scandella e Marco Maninetti, a garanzia della continuità dell'attenzione al tema migratorio dei discendenti della famiglia stessa, mentre il taglio del nastro è stato effettuato dalla madrina del museo, la capostipite Antonietta Maninetti-Scandella. È stata così inaugurata nel MuMiMo l'esposizione scultorea "Il Mondo alla rovescia" di Gianpiero Schiavi che sarà oggetto di visite programmate da parte delle scolaresche locali.

Dopo una breve pausa che ha consentito di gustare un piatto gastronomico bergamasco, i lavori sono ripresi nel pomeriggio con l'intervento di Alain Chantraine, direttore generale onorario della Commissione Europea. La cultura europea che ha radici mesopotamiche fondate sulla convivenza tra popoli e religioni vanta valori universalmente diffusi, ma attualmente in pericolo. Le future sfide che l'Europa si dovrà preparare ad affrontare sono di ordine demografico, politico-istituzionale, energetico, ambientale e di globalizzazione economica. L'auspicio del relatore è che si definisca ciò che deve essere gestito a livello europeo riequilibrando i ruoli istituzionali.

Una sezione del convegno è stata dedicata al cibo quale tema dominante di Expo 2015. Danielle Lévy dell'Università di Macerata e direttrice Scientifica dell'Associazione TRANSIT-lingua ha moderato gli interventi accademici pensando al cibo come valenza sociale e marcatore di identità di un gruppo nello spazio e nel tempo.

Silvana Scandella, Università di Macerata e Centro D.L.C.M., ha parlato del cibo come emblema identitario migratorio sulla base di un'indagine diretta effettuata in contesto europeo sottolineando il legame tra identità, migrazione e cibo. Tiziana Protti dell'Università svizzera di Friburgo ha approfondito il tema delle pratiche alimentari nella mobilità migratoria degli Italiani in Svizzera fra nostalgia e metissaggio. Francesca Gisbussi dell'Università di Macerata, trattando cibo e identità plurali, ha effettuato un'attenta analisi del racconto "Salsicce" dell'autrice somala Igiaba Scego in una prospettiva educativa interculturale. La salsiccia come valenza simbolica spinge così ad una riflessione sulla crisi di identità. La curiosa analisi sull'alimentazione degli equipaggi mercantili dell'antropologa Catherine Berger dell'Università di Parigi XIII ha invece evidenziato la complessità delle problematiche legate alla mondializzazione della cucina.

Si è poi dato spazio alla sezione dedicata alla mobilità dell'arte presentando i progetti realizzati dal Circolo di Bruxelles dell'Ente Bergamaschi nel Mondo da parte del presidente Mauro Rota. Due sono i filoni sviluppati: quello dedicato al tema della Danza Macabra con la realizzazione di una tournée artistica europea che ha visto la mobilità delle opere dell'artista brussellese Michèle Grosjean da Bruxelles a Clusone (Bergamo) e poi a Lucerna all'interno di un Convegno internazionale. Il secondo filone ha visto la collaborazione con il Musée d'Art Spontané di Bruxelles dando visibilità ad artisti bergamaschi non accademici.

Risalto è stato dato al progetto di Arte Terapia, Confluenze, in collaborazione con l'Azienda Ospedaliera Bolognini di Seriate (Bergamo) e l'Accademia Carrara di Bergamo. La responsabile del Dipartimento di Salute Mentale, Laura Novel, la psichiatra Francesca Gelpi e il docente Francesco Pedrini hanno illustrato il progetto che ha coinvolto quattro pazienti/allievi arrivando dopo un percorso affiancato da rispettivi docenti alla realizzazione di opere aristiche. Giovedì 21 maggio saranno presentate allo spazio Parolaimmagine della GAMeC, la Galleria di Arte Moderna e Contemporanea dell'Accademia Carrara, e il 2 ottobre la collezione sarà inaugurata al Museo di Arte Spontanea di Bruxelles.

Con Mauro Salvoldi si è parlato anche di progetti di interazione culturale locale come Tirafuorilalingua e del ruolo del Centro Territoriale di Inclusione.

A concludere un'interessante testimonianza autobiografica di Roberto Bracchi sulla nostalgia del cibo come strumento di identità focalizzando l'attenzione sui costumi degli Italiani in Svizzera e dei mercenari svizzeri in Italia.

Nella mattinata di domenica 10 maggio si è riunito il Comitato Scientifico-Organizzativo del Centro di Ricerca D.L.C.M. definendo le linee programmatiche dell'agenda 2015-2016. Sono stati confermati gli interventi didattici delle Settimane delle Migrazioni-Mobilità nelle scuole locali di diverso ordine e grado.

Per il Terzo Convegno internazionale del 2016 in cui si analizzerà la Migrazione come "Rischio e Opportunità" una sezione sarà dedicata alla ricorrenza del 60° anniversario della tragedia di Marcinelle. Sarà anche l'occasione per inaugurare il Museo delle Migrazioni-Mobilità MuMiMo, che nel frattempo si sarà arricchito di contenuti. (aise 14) 

 

 

 

 

Un dizionario dell’emigrazione per le scuole

 

Roma - Inserire la storia dell'emigrazione italiana nei programmi scolastici, per fare della scuola una scuola ancora "più buona". E' su questo obiettivo che poggia la presentazione, da parte del Comitato per le questioni degli italiani all'estero al Senato, del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel mondo, che si è svolta lo scorso 7 maggio. "Uno dei punti programmatici del Comitato per le questioni degli italiani all'estero era chiedere l'inserimento della storia dell'emigrazione italiana nelle scuole - spiega infatti Claudio Micheloni, presidente del Comitato e senatore del Pd eletto all'estero - Uno dei problemi che abbiamo è che non c'è più memoria in questo Paese: nel dopoguerra l'emigrazione era una 'questione nazionale' anche per la politica, oggi quando parliamo delle nostre proposte molti dei nostri colleghi ci guardano con gli occhi da pesce bollito. Il 19 maggio abbiamo in programma l'audizione del ministro Giannini e parleremo di questo dizionario, senza dimenticare che lei ora fa il ministro ma è ancora un membro del Comitato". Inserire l'emigrazione nei programmi di scuola, secondo Micheloni, è necessario anche perché "noi emigrati pensiamo di far ancora parte di questo Paese e di essere una risorsa, parola comunque abusata dalla politica mentre azzerava tutti gli impegni verso le comunità italiane all'estero. Ma noi siamo veramente una risorsa da valorizzare, il fallimento dei 18 parlamentari eletti all'estero è che non siamo riusciti a cambiare questo stato d'animo". E poi ricordare il passato rimane fondamentale per guardare ai fenomeni del presente. "Il Museo dell'Emigrazione del Vittoriano deve rimanere lì dove è - è il monito Cristina Ravaglia, direttore generale delle politiche per gli italiani all'estero della Farnesina - perché è un simbolo e serve anche ad accettare e a essere più sereni e obiettivi di fronte al fenomeno degli arrivi di chi emigra in Italia. Non dobbiamo mai vedere l'attualità senza dimenticare quello che è stato in passato". 700 lemmi, 170 box e 500 documenti storici: ono questi i numeri del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel mondo di Tiziana Grassi: lemmi che si concentrano in particolare, spiega l'autrice, sull'aspetto umano dell'emigrazione "ed è per questo che nel dizionario, che non può essere omnicomprensivo, trovano spazio lemmi come 'lutto migratorio' perché si lasciano madre naturale, madre terra e madre lingua, ma anche 'solitudine', 'coraggio', 'resilienza', 'sradicamento'. Spero sia uno strumento per alfabetizzare, per capire bene chi siamo stati e chi siamo". (NoveColonne ATG 14)

 

 

 

 

 

Da Comunità a Unione?

 

Il Vecchio Continente, come originariamente era chiamata l’Europa, è stato soggetto, e oggetto di profonde evoluzioni socio/politiche in progressiva espansione. Se è ancora prematuro ipotizzare la nascita degli Stati Uniti d’Europa (S.U.E.), appare opportuno rammentare ai Lettori, che ci seguono, la sintesi degli eventi che hanno portato a un complesso di comuni interessi, oggi rappresentati da 28 Stati europei. Col coinvolgimento di mezzo miliardo di popolazione. Numero che, certamente, negli anni, è destinato ad aumentare.

 

Nel 1958, prendeva vita, proprio a Roma, la Comunità Economica Europea (CEE) che s’è protratta per 35 anni e, sempre, con palesi vantaggi per gli Stati membri. Nel 1993, la CEE evolveva nell’Unione Europa (UE). In 21 anni, l‘UE ha raggiunto le “28 stelle”; cioè l’unione socio/economica di 28 Paesi. Col Trattato di Lisbona del 2009, l’UE ha, per di più, intrapreso la difesa dei diritti dei cittadini degli Stati membri. Favorendo la libera circolazione d’investimenti, uomini e merci. Col 2002, l’UE ha adottato l’Euro come moneta unica. Pur se oggi la manovra d’allora sembra “complessa”, l’economia d’Europa ci ha guadagnato. Solo Il Regno Unito ha preferito mantenere la sua valuta originaria con un cambio vantaggioso nei confronti della divisa in Euro.

 

E’ ancora lontana un’UE unita politicamente, ma, riteniamo, che anche questa meta sarà accolta e il gruppo dei Paesi membri incrementato. Entro il secondo ventennio di questo Nuovo Millennio, l’unione politica potrebbe essere una realtà; con vantaggi di grande portata e di mondiale interesse. Determinando la nascita di un diritto unico e contratti di lavoro paritario. Il tutto con un modello molto più funzionale di quello già in essere negli Stati Uniti.

 

Sarà nostra cura tenere aggiornati i Lettori sui rinnovamenti che, col tempo, potrebbero concretarsi. Rammentiamo, infatti, che una Grande Europa, unita anche sotto il profilo politico, andrebbe a rappresentare uno specificato polo d’attinenza per gli sviluppi della realtà economico/sociale del mondo.

Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

 

La riforma dei Patronati. Al Comitato per le questioni degli italiani all’estero l’audizione del sottosegretario Luigi Bobba

 

Illustrati dal presidente Micheloni i quesiti sull’attività dei patronati. Le precisazioni del rappresentante del governo sulle modifiche apportate dalla legge di stabilità 2015 alla norma istitutiva degli enti di patronato

 

ROMA – Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dei Patronati italiani che operano fuori dal territorio nazionale per le nostre comunità nel mondo, promossa dal Comitato per le questioni degli italiani all’estero, si è svolta l’audizione del sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali Luigi Bobba.

La seduta si è aperta con l’intervento del presidente del Comitato Claudio Micheloni che, dopo aver ricordato l’assoluta utilità dell’operato dei patronati all’estero che negli ultimi anni hanno svolto un crescente ruolo di supplenza alla rete consolare, ha evidenziato alcune possibili criticità nel loro funzionamento. In primo luogo Micheloni si è soffermato  sulla pratica errata  della doppia “statisticazione”, che potrebbe consentire alle associazioni di patronato di raggiungere punteggi di attività diversi da quelli reali. Il presidente ha poi segnalato la necessità sia di sottoporre ad un adeguato controllo le pratiche di pensione che dipendono totalmente sugli enti previdenziali esteri, sia di intensificare il numero e la periodicità delle ispezioni all’estero sui patronati anche attraverso l’eventuale introduzione di provvedimenti alternativi.  Da Micheloni sono inoltre state chieste informazioni sull’avvio del portale dei patronati e sulla possibilità di effettuare un controllo sui dati inseriti dalle associazioni di patronato. Il presidente del Comitato ha anche sollecitato chiarimenti sull’eventuale  ruolo di vigilanza svolto dal ministero del Lavoro in merito alle associazioni all’estero e al rapporto con i loro dipendenti.

In riferimento al notevole incremento registrato negli ultimi anni dei servizi erogati dai patronati all’estero per attività non riconosciute dal ministero del Lavoro come finanziabili, Micheloni ha inoltre chiesto se si stia valutando una modifica delle tabelle delle voci da finanziare, anche per evidenziare le numerose attività svolte dai patronati e rivolte alla nuova emigrazione sia in Italia che all’estero. Per quanto poi riguarda l’accesso alle banche dati degli enti previdenziali il presidente del Comitato ha chiesto quali controlli siano svolti dall’Inps e dal Ministero del lavoro nell’attribuzione delle “password” che dovrebbero essere date solo a chi ha un rapporto di lavoro dipendente con l’associazione estera.

Micheloni ha anche sollecitato chiarimenti sia sull’attuazione degli articoli 10 e 11 della legge 152/2001, che apre la possibilità di una convenzione con il ministero degli Esteri per servizi che potrebbero svolgere i patronati per le  nostre comunità, sia sulla posizione del ministero per quanto  riguarda il posizionamento dei patronati, come unicum giuridico, all’interno o al di fuori del terzo settore.

Micheloni ha infine affrontato la questione del mancato risarcimento dei nostri connazionali vittime di una truffa di cui è accusato un dirigente locale dell’Inca di Zurigo. Al riguardo dal presidente è stato chiesto quale sia stato il ruolo di vigilanza svolto dal ministero del Lavoro e se siano stati assunti provvedimenti affinché simili vicende non abbiano a ripetersi. Auspicata anche la predisposizione di un codice deontologico per gli operatori di patronato che possa costituire una garanzia a tutela degli utenti.

Hanno poi preso la parola Aldo Di Biagio, il senatore di Area Popolare ha annunciato l’invio al ministero del Lavoro di ulteriori domande per il sottosegretario Bobba, e Mario Dalla Tor (AP) che ha sottolineato la necessità di individuare un sistema di garanzia per gli utenti delle associazioni di patronato che consenta all’ente promotore di farsi carico delle azioni dei suoi associati, possibilmente attraverso l’istituzione di uno specifico fondo che tuteli gli utenti.

Dal canto suo il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba , dopo aver dato disponibilità ad inviare una risposta scritta al Comitato sui tanti quesiti presentati e a tornare per un’altra audizione, ha ricordato come la legge di stabilità del 2015 abbia apportato alcune modifiche alla norma istitutiva dei patronati n. 152/2001, come ad esempio la decurtazione per 35 milioni di euro degli stanziamenti che sono iscritti nello stato di previsione del ministero del Lavoro per il finanziamento degli istituto di patronato.  Una seconda modifica segnalata da Bobba è quella della percentuale sulla cui base sono determinati in sede previsionale i medesimi stanziamenti, che passa al 72% delle somme impegnate nell’ultimo conto consuntivo, rispetto al precedente 80% . La terza modifica ricordata dal sottosegretario riguarda la rideterminazione dell’aliquota del fondo patronati, a valere sui versamenti contributivi della generalità dei lavoratori, che passa dallo 0,226 allo  0, 207. Bobba ha anche evidenziato un’ulteriore cambiamento della legge istitutiva dei patronati che stabilisce come patronati possano essere istituiti e gestiti da confederazioni o da associazioni nazionali dei lavoratori che abbiano sedi proprie “ in un  numero di provincie riconosciute la cui somma della popolazione sia pari almeno al 60% della popolazione italiana, come accertato dall’ultimo censimento, che abbiano sedi di istituti di patronati in almeno 8 paesi stranieri”. In questo contesto, per il sottosegretario, si individuano inoltre sia i criteri per un’adeguata distribuzione sul territorio nazionale delle sedi di patronato, indicati attraverso un decreto del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sia  cinque aree geografiche distinte, nord ovest, nord est, centro, sud e isole , che possono essere prese a riferimento per un’adeguata distribuzione delle sedi nel Paese.  “Questo decreto, - ha poi precisato Bobba - che riguarda la presenza territoriale,  è quello più prossimo all’emanazione ed è praticamente pronto”.  Più tempo sarà invece necessario per il varo degli altri 4 decreti, ancora in lavorazione, che vanno a modificare altre parti dell’art. 10 della legge 152 ma dove, secondo il sottosegretario, si però sono rilevate alcune criticità. Infatti, malgrado il coinvolgimento da parte delle direzioni generali competenti del ministero degli enti di patronato, quest’ultimi non hanno purtroppo dimostrato una eguale volontà a collaborare ed hanno espresso pareri non omogenei.

Bobba ha poi annunciato che si sta predisponendo un vademecum, con indicazioni puntuali di carattere metodologico, ad uso degli ispettori del lavoro in materia di vigilanza, in modo da rendere uniforme l’applicazione delle norme e l’azione di vigilanza da Bolzano fino ad esempio a Zurigo. Un’armonizzazione dell’attività di vigilanza che, per il sottosegretario, assume particolare rilievo anche in considerazione della riduzione delle risorse pubbliche corrisposte agli istituti di patronati e di assistenza sociale. Bobba ha infine annunciato, per quanto riguarda il caso dell’Inca di Zurigo, come la direzione generale competente del ministero del Lavoro abbia già programmato l’espletamento di specifiche visite ispettive da effettuarsi entro il corrente mese sia presso la sede Inca di Zurigo, sia presso altre sedi recentemente aperte in svizzera dal medesimo patronato. L’audizione proseguirà in altra seduta. (Inform 15)

 

 

 

 

 

L’Anap sul decreto pensioni. “Il decreto Rimborsi non è la soluzione”

 

Roma -  «Un pannicello caldo. Altro non è il decreto legge approvato dal Governo che prevede l’elargizione ad agosto di un bonus una tantum, variabile in rapporto a determinati scaglioni, a circa 3,7 milioni di pensionati che percepiscono una pensione lorda fino a sei volte il minimo. Per una spesa totale di 2 miliardi e 180 milioni». Commenta così l’Anap, attraverso il suo presidente, Giampaolo Palazzi, il decreto sulle pensioni firmato dal Governo Renzi al termine del Consiglio dei Ministri di ieri

Il presidente del Consiglio ha anche annunciato un “effetto trascinamento” della sentenza della Corte costituzionale, perché saranno riviste al rialzo anche le indicizzazioni delle pensioni fino a 3.000 euro dal 2016.

«Tale decisione – ha affermato Palazzi – se mette nelle tasche dei pensionati cosiddetti medio-bassi una cifra peraltro piuttosto bassa rispetto al dovuto, contrasta evidentemente con quanto enunciato dalla Corte costituzionale che ha annullato la legge Monti sul blocco delle rivalutazioni. La Corte aveva aperto si la strada a un nuovo decreto, ma questo doveva rispondere a due criteri: l’equità e la non ripetibilità; criteri entrambi disattesi. Ora si aprirà, come già annunciato da molti, un contenzioso che riguarderà 5 milioni di pensionati.

È così – continua il presidente Anap – che si affrontano problemi seri come quello della rivalutazione delle pensioni? Senza ascoltare i rappresentanti dei pensionati che pure si erano dichiarati  disponibili a discutere delle possibili soluzioni da adottare, nel rispetto della Sentenza, dei vincoli di bilancio e delle preoccupazioni della Comunità europea?

Ci auguriamo che in sede di conversione da parte delle Camere, il provvedimento venga migliorato e che – conclude Palazzi – con l’occasione, si affronti anche il problema, senza dubbio ancora più serio ed urgente, dei pensionati meno abbienti, concedendo loro il bonus degli 80 euro ed elevando quanto meno la cosiddetta no tax area». Dip 19

 

 

 

 

Presentato a Roma il libro di Roberto Nobile “L’ospedale della lingua italiana”

 

Alla Società Dante Alighieri una riflessione sul sovra utilizzo dei termini stranieri che impoverisce la lingua italiana, una perdita in termini di identità che nuoce al nostro Paese a tutti i livelli, da quello culturale a quello economico

 

ROMA – È stato presentato ieri nella sede della Società Dante Alighieri a Roma il libro di Roberto Nobile “L'ospedale della lingua italiana. Dove le parole usurpate dalle omologhe americane trovano cura e conforto”, una riflessione sull'utilizzo sempre più diffuso di termini anglo-americani nel nostro Paese, abuso che spesso alimenta una confusione mentale che non giova alla comprensione dei problemi. Il nodo della questione, sollevata in modo ironico e leggero in una sorta di breviario dei termini italiani che sono più spesso sostituiti con omologhi stranieri, è che la diffusione di questa tendenza – che imperversa in particolare nell'ambito giornalistico - comporta un impoverimento della lingua e una perdita in termini di identità che nuoce al nostro Paese a tutti i livelli, da quello culturale a quello economico.

È intervenuto alla presentazione Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore, che ha evidenziato come la lingua sia strumento che rende possibile “il nostro incontro con il mondo”, così che “anche gli eremiti possono instaurare in solitudine colloqui affollati, o con Dio, o con un altro da sé che impone il dialogo”. “Questo libro – ha aggiunto – è un'invettiva costruita con garbo, delicatezza e ironia in una stagione in cui la nostra lingua più che un ospedale richiederebbe forse l'obitorio”, visto che imperversa il risultato di “un atteggiamento provinciale che predilige l'uso di termini di un'altra lingua per renderci protagonisti del mondo”. Si tratta di un atteggiamento che finisce per essere pericoloso, se legato da un lato ad un progressivo misconoscimento delle potenzialità dell'italiano e del suo profondo legame con una cultura, una tradizione e una storia che costituiscono la nostra identità, e dall'altro non significa automaticamente avere consapevolezza o più spesso anche solo una non grossolana conoscenza dei termini che si prediligono. Il risultato è – rileva Buttafuoco - “il tentativo di mascherare la realtà con meccanismi di linguaggio che risultano gassosi”, frutto dell'atteggiamento di “chi giudica cose che non conosce” con “l'esplosione di linguaggio gassosa, radicata nel nulla”. Per il giornalista uno dei motivi di questo impoverimento è “la nostra incapacità di reggere la grandezza, la bellezza della poesia”, poesia che produce “parole forti perché generate dal ribollire del sangue e dei sentimenti”. “Oggi invece siamo vittime di un senso di inadeguatezza, abbiamo perso l'abitudine alla bellezza, abdicato alla nostra storia – rileva Buttafuoco, sottolineando come in altri Paesi – uno su tutti, la Francia – la lingua venga preservata anche dalla politica e promossa attraverso l'industria culturale, tutelando “una tradizione che diventa anche commercio, mercato, economia”. “L'Italia pare invece suicidare la propria identità e con essa la propria economia, basti pensare – afferma - alla chiusura di librerie, teatri, cinema, coltivando una mancanza di originalità che nuoce anche alla nostra economia, ci rende polli in batteria destinati a ingurgitare mangime prodotto da altri”. Le grandi potenze dell'economia di oggi – India, Cina, Russia, per esempio – sono emerse ed emergono anche attraverso l'affermazione della loro identità culturale – ricorda Buttafuoco, - un'identità che è necessariamente connessa ad una tradizione, una storia e una cultura che solo alimentate possono esercitare una capacità di attrazione a livello globale. La nostra lingua è il veicolo di questa identità, lo strumento che ci consente di capire il mondo, di trovare un indirizzo, uno strumento estremamente fragile, “ma sempre dotato della possibilità di una resurrezione”.

Roberto Nobile rileva come l'utilizzo sempre più frequente di termini anglo-americani sia indice della “diffusione di un sistema neoliberistico e consumistico che ci costringe ad essere stupidi”, ad una “idiotizzazione legata alla capacità di attrazione esercitata da modelli culturali come quello americano” che esercita un “bombardamento” da parte di una lingua “che non comprendiamo e percepiamo dunque come suono”. “Si tratta di un suono che ormai ci è entrato dentro e che non è legato ad un pensiero – afferma l'autore, chiedendosi se sia possibile liberarsene. L'emancipazione da questo “modello unico” però non è data da una monocultura, ma dalla capacità di ascoltare autenticamente l'altro e di saper trarre da questo ascolto indicazioni praticabili nel rispetto della nostra storia e identità.

Nel corso del dibattito seguito alla presentazione del libro sono intervenuti anche Lucia Pasqualini della Direzione generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del Maeci e Gaetano Fausto Esposito, segretario generale di Assocamerestero. Lucia Pasqualini ha rilevato quanto sia importante “la consapevolezza della propria identità” e del proprio valore, elementi di cui invece non ci rendiamo conto ma “che ci vengono riconosciuti all'estero”. Si è poi soffermata sull'importanza del soft power, ossia la capacità di attrazione che identità e cultura possono esercitare all'estero, capacità ampiamente utilizzata dall'America e da cui l'Italia dovrebbe trarre in qualche modo esempio. “L'italiano forse è una lingua più difficile da imparare ma può contare su settori strategici che ne potrebbero alimentare la diffusione, come la moda, il design, il canto, l'arte, la cucina – afferma Pasqualini, ricordando come si debba ai nostri connazionali emigrati la simpatia e l'attrazione che l'Italia suscita oggi in Paesi importanti come gli Stati Uniti, ma non solo. Esposito ha invece ricordato come all'origine del modello economico e culturale anglo-americano vi sia il lavoro intellettuale di teorici del capitalismo come Adam Smith, mentre in Italia sono nati pensieri alternativi come quello dell'economia civile, che vengono oggi riscoperti e i cui concetti – cooperazione, fratellanza, bene comune – auspica possano trovare maggiore applicazione e diffusione, come portato della nostra cultura, in Italia e all'estero. Viviana Pansa, Inform 21

 

 

 

 

 

Unioni civili, il voto irlandese apre la strada alla riforma

 

Dovevano essere il prossimo tema dell’agenda di Matteo Renzi, le unioni civili. Un modo per far virare a sinistra l’azione di governo, dopo le accuse piovute su Italicum e riforma della scuola. E il referendum irlandese - con la sua valanga di sì alle nozze gay - in questo senso non può che aiutare. Tra i primi a commentare c’è uno dei leader della minoranza interna pd, Roberto Speranza, che su Twitter posta un “che gioia!” aggiungendo: “Adesso tocca all’Italia”. Seguono i plausi del leader di Sel Nichi Vendola (“una lezione di civiltà”), di Benedetto Della Vedova (“Italia giurassica”), della presidente della Camera Laura Boldrini: “È tempo che anche l’Italia abbia una legge sulle unioni civili. Essere europei significa riconoscere i diritti”. Ma arrivano subito anche i distinguo: Fabrizio Cicchitto, che pure fa parte dell’area liberale dell’alleato di governo Ncd, ammette che “serve un percorso”, ma che non può essere “un doppione del matrimonio”.  Maurizio Sacconi dice invece che in Italia “anche un referendum non potrebbe estendere l’istituto del matrimonio alle coppie omosessuali perché la Costituzione lo riserva alla famiglia naturale in quanto aperta alla procreazione”. Un’interpretazione destinata a creare problemi, quando finalmente ci si metterà mano. Ma in un Paese in cui è stato affossata anche un’istituzione debole come i Dico, ai tempi del governo Prodi, non sarà facile ottenere una rivoluzione alla irlandese.

Adesso, però, l’attenzione è focalizzata sulle elezioni del prossimo week end. Dalla Toscana il ministro Maria Elena Bosschi fa un appello a “non rimanere a casa e non andare al mare” perché “chi rinuncia al voto rinuncia a un pezzetto del futuro”. Mentre Silvio Berlusconi - parlando con un’emittente campana - lancia l’idea di un successore donna alla guida dei moderati. “Mi piacerebbe molto, in famiglia ne abbiamo diverse, ma non le nomino per non bruciarle”. Sull’unico nome papabile, però, quello di Marina, dice “no, lei la escludo categoricamente”. ANNALISA CUZZOCREA LR 24

 

 

 

Immigrazione, l'Italia rischia la beffa sulle quote

 

A una prima lettura la decisione dell'Unione europea sull'immigrazione è una vittoria dell'Italia che si è spesa moltissimo  -  anche all'Onu con Mrs. Pesc Federica Mogherini  -  per coinvolgere tutta l'Europa nell'accoglienza ai profughi migranti. Ma è proprio nel problema della ripartizione per ciascun Paese che il successo rischia di trasformarsi in un ennesima beffa. Il trattato di Dublino prevede infatti che i migranti debbano rimanere nel Paese dove sono sbarcati, cioè per la massima parte in Italia. Ora il nuovo accordo prevede una distribuzione per quote, ma l'Inghilterra di Cameron  -  fresco vincitore delle elezioni  -  minaccia di lasciare l'Unione se la Gran Bretagna sarà obbligata ad ospitare anche un solo migrante. E così Repubblica Ceca e Slovacchia, sulla stessa linea intransigente. Londra ribadisce inoltre la politica dei respingimenti, esattamente il contrario della linea italiana. Vedremo se Cameron peserà più di Renzi nei calcoli di Bruxelles. Mancano poco più di due settimane alle elezioni regionali e i leader sono in piena campagna elettorale. Renzi è, per di più, alle prese con la rivolta di professori e studenti contro la riforma Giannini. La Cgil di Camusso è arrivata a minacciare il blocco degli scrutini, anche se il premier si è dimostrato più disponibile al dialogo del solito. Ma il vero problema che sta davanti a Renzi è la battaglia della Liguria. Lì si gioca gran parte della sua partita contro la minoranza del Pd. L'uscita di Civati dal partito non ha finora provocato danni: nessuno lo ha seguito e il gesto è apparso isolato e senza conseguenze. Ma in Liguria la candidata ufficiale è sfidata a sinistra da un parlamentare ex Pd, civatiano, e promosso dall'ex segretario della Cgil Cofferati. Non ha alcuna possibilità di vincere, ma lo scopo di chi lo sostiene non è quello di vincere quanto di far perdere Renzi. Se ci riuscissero dando il via libera al candidato di Berlusconi, Toti, per Renzi sarebbe una grave sconfitta, con una evidente ripercussione nazionale. Per questo Renzi è speso più in Liguria che in altre regioni. Una sua sconfitta, oltre a galvanizzare gli ammutinati della minoranza Pd, rivitalizzerebbe Berlusconi, uscito bastonato dalle elezioni in Trentino Alto Adige. GIANLUCA LUZI LR 14

 

 

 

 

Dino Nardi (UIM): “Elezioni Comites: l’intero impianto della rappresentanza dovrà essere completamente rivisto”

 

Eh sì, credo proprio che con le recenti elezioni del 17 aprile - con le quali si sono rinnovati, dopo ben undici anni, i Comitati degli Italiani all'Estero, sopravvissuti alla desertificazione subita dalla rete consolare italiana in questi ultimi lustri - si sia celebrato il de profundis per questi organismi. Si, credo proprio che le urne di quest’ultimo evento elettorale siano state le urne funerarie dei Comites e, temo, per l'intera filiera della rappresentanza delle comunità italiane all'estero. Ovvero anche per il CGIE (sia pure dimagrito di un terzo, nella futura composizione) e per la stessa Circoscrizione Estero con i suoi diciotto parlamentari che, peraltro, si ridurranno comunque già a dodici se diventerà legge la modifica del Senato attualmente in discussione nel parlamento italiano.

Per rendersene conto basta riflettere sui dati relativi alla partecipazione all’evento elettorale forniti dalla Direzione generale degli italiani all’estero della Farnesina: elettori iscritti 6,5% degli aventi diritto, votanti effettivi 4,46%, voti validi 3,75%. Dati che sicuramente ridaranno fiato a quanti, soprattutto nel Parlamento italiano, da sempre sono stati contrari ad uno o l’altro di questi organismi se non addirittura all’intera filiera della rappresentanza istituzionale degli italiani all’estero.

E, per organizzare questo funerale, in tanti ci hanno messo un po’ del suo:

- Quei parlamentari che, con l’intento di volerne modernizzare l’impianto legislativo (peraltro datato solo 2003), hanno contribuito a rimandare alle calende greche il rinnovo dei Comites che, altrimenti, doveva esserci nel 2009 facendo perdere, così, agli italiani all’estero la grande opportunità di poter attrarre e coinvolgere in queste strutture di rappresentanza le migliaia di giovani italiani - di seconda e terza generazione  - che erano stati gli attori principali del Convegno mondiale dei giovani italiani all’estero che era stato organizzato a Roma  alla fine del 2008.

- Quei governi, iniziando dall’ultimo governo Berlusconi, che, per le difficoltà finanziare del Paese e quindi per risparmiare sui costi delle elezioni dei Comites, hanno preso al balzo l’opportunità offerta da coloro che lavoravano per una nuova legge per rinviarne continuamente il rinnovo.

- Quelli che hanno pensato di testare, con queste elezioni per il rinnovo dei Comites, la (grande) novità della preiscrizione nell’Albo elettorale dell’Ufficio consolare di riferimento per coloro che volevano essere elettori dei Comites. Cioè una vera e propria primizia per gli elettori italiani che, evidentemente, richiedeva più tempo con una migliore e più diffusa informazione sia da parte della rete diplomatico-consolare che dei media e dello stesso associazionismo italiano.

- Quelli che - constatato il flop nella presentazioni delle liste elettorali in molte Circoscrizioni consolari nonché il ridicolo numero delle preiscrizioni per la scadenza elettorale di metà dicembre dello scorso anno - hanno sollecitato e ottenuto lo spostamento delle elezioni al 17 aprile facendo, così, scemare quel pur minimo di entusiasmo che, nell’autunno, si era creato nelle comunità italiane intorno al rinnovo dei Comites. E questo può magari spiegare, in parte, l’assurdità che non tutti gli elettori che si erano preiscritti negli Albo elettorali hanno poi votato pur avendo ricevuto a casa il plico elettorale.

- Quelle organizzazioni ed associazioni italiane che, ancora una volta, non hanno candidato i loro dirigenti di punta nelle elezioni dei Comites, ovvero i loro dirigenti più qualificati e maggiormente conosciuti tra le comunità italiane che, per lo più, continuano a non candidarsi per questi organismi (La loro scarsa presenza nelle liste dei candidati e la non riconoscibilità politica delle stesse liste possono aver inciso nella bassissima partecipazione al voto).

- Quegli eletti all’estero nel parlamento italiano che non avendo dimostrato, più di tanto, di saper rappresentare e difendere gli interessi degli italiani all’estero - basta vedere quanto è accaduto negli ultimi lustri (in negativo ovviamente) alla rete consolare, ai corsi di lingua e cultura ed alla fiscalità sulla casa in Italia  degli emigrati - di fatto hanno squalificato agli occhi degli emigrati anche il ruolo di rappresentanza dei Comites e del Cgie (Questo può pure spiegare la ridicola percentuale di preiscrizioni).

Poi, poi naturalmente - insieme ad altri probabili motivi - vi è pure un altro fatto del quale non si può più non tener conto e cioè che nel mondo tra gli oltre 4.636.647 cittadini italiani e tra i 3.747.341 elettori, nella stragrande maggioranza, vi sono ormai italiani di seconda, terza e quarta generazione che non sono affatto interessati al Sistema Italia ed alle sue istituzioni di rappresentanza (Comites, Cgie e la stessa Circoscrizione Estero) e la nuova emigrazione, quella 2.0 per intenderci, vive in un mondo tutto suo parallelo a quello della “vecchia” emigrazione senza che i due mondi si incrocino mai, salvo rare eccezioni, e non sembra per niente interessata a queste istituzioni che, molto spesso, non conosce neppure.

Ciò detto è evidente che l’intero impianto della rappresentanza, compreso l’associazionismo tradizionale – che poteva andar bene sino a quando gli italiani all’estero erano in maggioranza emigrati di prima generazione - dovrà essere rivisto completamente alla luce dell’attuale presenza italiana nel mondo e delle “sue” aspettative ed esigenze di stare insieme e di rappresentanza nei confronti dell’Italia. Aspettative ed esigenze che “loro” stessi dovranno esprimere e non altri! Dino Nardi, coordinatore UIM Europa

 

 

 

 

Comites, diritti, appartenenze e partecipazione democratica secondo Rifondazione Comunista

 

Dal Circolo Prc/Se “Enrico Berlinguer” di Bruxelles riceviamo a nome del Dipartimento esteri-Italiani nel mondo di Rifondazione Comunista la seguente nota

 

Si sono finalmente svolte, dopo l’ennesimo rinvio, le elezioni  per rinnovare i comitati degli italiani all’estero (Com.It.es), le ssemblee elettive che devono svolgere una funzione di raccordo tra la comunità italiana all’estero e le sue associazioni, con ambasciate, consolati e le altre istituzioni italiane ed occuparsi dei problemi della nostra comunità emigrata.

Le elezioni per il rinnovo dei Com.It.es sono state rinviate per oltre 5 anni, con la scusa principale che non erano disponibili le risorse economiche per le operazioni di voto . Già questo da l’idea del concetto di Democrazia che hanno avuto i vari governi che si sono succeduti alla guida dell’Italia negli ultimi anni.

L’ultimo pasticcio sul rinnovo dei Com.It.es  lo ha creato il governo guidato da Matteo Renzi, che per la prima volta nella storia repubblicana (altro grande merito di cui lui e il Partito Democratico potranno vantarsi) ha cambiato le modalità di voto, costringendo i cittadini intenzionati ad esercitare il diritto di voto a produrre una richiesta scritta al consolato con una procedura tediosa e inutile, scoraggiando del tutto la partecipazione generale.

Purtroppo a nulla sono valsi i numerosi appelli da parte del mondo dell’associazionismo italiano all’estero che temevano una partecipazione bassissima a causa delle nuove procedure di voto e del percorso a cui si é arrivati al voto.

Bisogna  anche dire che la scarsa partecipazione al rinnovo dei Com.It.es dipende anche da altri fattori, che non sono stati minimamente presi in considerazione dal legislatore.  Oltre al continuo rinvio delle elezioni va denunciata la scarsa efficacia che molti dei Com.It.es hanno avuto nel loro lavoro. Molti  degli eletti  nei Com.It.es, hanno anteposto gli interessi del loro partito di riferimento al bene degli italiani all’estero snaturando, de facto, l’essenza del Com.It.es che è e deve restare l’espressione dell’associazionismo italiano all’estero. In molti casi l’elezione a membro dei Com.It.es è servita a questa o a quella cordata come trampolino di lancio alle successive elezioni politiche generali, con buona pace degli interessi dei cittadini italiani all’estero.

Un altro aspetto importante per spiegare la bassa affluenza al voto, sta anche nelle trasformazioni dell’emigrazione italiana e di conseguenza nella sua rete di associazioni. Molte delle associazioni storiche fanno fatica a rinnovarsi e a coinvolgere la nuova emigrazione.  La nuova emigrazione dal canto suo, sta sviluppando a fatica una sua rete associativa che comunque pare svilupparsi  su basi molto diverse da quella storica, incluso la parte organizzativa (non é raro trovare delle associazioni della nuova emigrazione nate come proseguimento di gruppi nati sui social network) mentre la sua accentuata  mobilità rende molto difficile l’adesione ad un’associazione solo locale.

Che fare adesso?

I Nuovi Com.It.es dovranno colmare il vuoto di partecipazione attraverso la loro azione amministrativa, cercando di coinvolgere chi non ha partecipato al voto e chi è estremamente deluso da questo organismo. Visto il parziale e limitato rinnovamento di molti Com.It.es  sarà difficile che questo accada, ma preferiamo al momento un sano “ottimismo della volontá” al “pessimismo della ragione”.

Ci sembra anche improrogabile riaprire la discussione generale sulla rappresentanza degli italiani all’estero. La “rappresentanza perfetta”  (Comites, CGIE, Parlamentari) va adattata, tenendo conto delle esigenze di tutta la comunità emigrata, e non solo della vecchia o nuova emigrazione, cercando di allargare gli spazi di democrazia e partecipazione. Va riaperta una discussione su come rappresentare dei bisogni della comunità italiana all’estero ancor oggi privi di rappresentanza.

Noi siamo convinti che questa discussione non può essere delegata soltanto alle maggiori associazioni e a qualche Partito, ma deve coinvolgere capillarmente le associazioni vecchie e nuove e i singoli cittadini, sfruttando al meglio la capillarità dei social network . L’assemblea nazionale degli Stati Generali dell’Associazionismo Italiano nel mondo potrà essere il luogo migliore per l’inizio della discussione, sperando che le associazioni che lo stanno promuovendo trovino il modo per coinvolgere anche singoli cittadini nei suoi dibattiti.

La discussione sulla rappresentanza non potrà non essere legata ad una discussione ancora più ampia sui diritti minimi che i cittadini italiani all’estero  devono mantenere rispetto allo Stato italiano.

La discussione dovrà essere franca e dovrà essere aperta anche a soluzioni poco tradizionali, visto che i mutamenti sociali avvenuti negli ultimi 30 anni vedono i cittadini cercare  più  l’adesione ad una proposta concreta per risolvere i propri problemi che un’appartenenza ad un’organizzazione. 

Magari scopriremo che una soluzione unica ed unitaria potrebbe non essere possibile per rappresentare la totalità e le specificità dell’emigrazione nelle varie parti del mondo e che ogni macro area omogenea dovrà dotarsi di sistemi e organizzazioni diverse. (Inform 11)

 

 

 

 

 

La chiarezza della crisi

 

Nel vocabolario della lingua italiana, alla voce “crisi” leggiamo: sostantivo femminile che “evidenzia cambiamento in peggio di una situazione”. La definizione non sembrerebbe evidenziare problemi d'interpretazione. Sono le conseguenze della “crisi”, però, ad aver messo in fibrillazione la Penisola. Del resto, l’Italia è sempre stata un Paese dai forti contrasti sociali dove ricchezza e povertà hanno convissuto male. Oggi, che si ammetta o no, la situazione s'è tanto deteriorata da non ritrovare più quell’’equilibrio che consentiva all’uomo “comune” d’avere uno status più vivibile. Tra disoccupati, licenziati, cassa integrati, giovani alla ricerca di una prima occupazione, sono ancora molti gli italiani che non sanno come coniugare il pranzo con la cena. Che non riescono più a far fronte alle spese comuni di un menage familiare e a onorare, quando ci sono, mutui immobiliari accesi per non avere, almeno, un cielo come tetto sopra la testa.

 Intanto, la macchina elettorale è “ferma”. La nuova normativa su una rappresentatività politica è ancora lontana. Di fatto, però, la situazione sociale nazionale è in evoluzione. Chi aveva molto, oggi ha poco. Chi aveva poco, non ha più nulla. Nell’anno del Signore 2015, si fa conto sulle pensioni dei genitori o sugli aiuti di chi è ancora occupato in famiglia per evitare il peggio. Ma non per tutti. Perché accanto ai costi dei generi d’uso comune non è diminuito il carico fiscale. Bisogna pagare: tutto e in fretta. Il meccanismo impositivo funziona ed è l’unico a non risentire della crisi che ci attanaglia. Non siamo nelle condizioni di proporre cure o interventi miracolosi. Nessuno è in condizioni di poterlo fare. Però, in un modo o nell’altro, si tenta d’andare avanti. Si spera nei giochi a premi, nelle lotterie istantanee, nel lotto ed in tutti gli altri giochi di “fortuna” che hanno invaso locali pubblici piccoli e grandi. Si spera in una vincita per andare avanti. Soldi ottenuti senza sforzo. Denari scaturiti dalla Cornucopia della Dea Bendata. Sembra tornato il “fatalismo” all’italiana.

 Certo è che non è questa la strada per uscire dal tunnel del malessere. E’ poco espressivo, al punto in cui siamo, andare a cercare le responsabilità politiche. Se ci sono state, hanno coinvolto tutti i partiti. I segnali d’allerta per gli anni passati non sono mancati. Bastavano le parole per tirare avanti; senza sapere che ci stavamo scavando la “fossa”. Ora, uscirne è un problema. Prevediamo, in ogni caso, tempi lunghi che potrebbero implicare ancora sacrifici e privazioni per tentare di garantire, almeno, alla nuova Generazione, periodi meno grami. Il grosso interrogativo resta un’equa distribuzione del benessere. Su questo fronte andranno a scontrarsi le ideologie dei partiti che si presenteranno all’elettorato.

Non ci sono, al momento, criteri vincenti, ma solo assicurazioni di scarsa rilevanza. Vivere nel Bel Paese resta un’impresa titanica; che per molti è addirittura impossibile affrontare. Solo i fatti concreti potranno darci il polso della situazione. Per ora, è la terapia di Renzi a riaccendere la speranza. Intanto il rischio politico di un “ritorno”al passato, pur se non prossimo, ci rende particolarmente guardinghi. Saranno i prossimi mesi a rivelarci come sarà l’Italia del futuro. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Regione Sardegna: via libera della Giunta a Piano triennale 2015-2017 e Programma 2015 per l’Emigrazione 

 

CAGLIARI – Il Piano triennale 2015-2017 e il Programma annuale 2015 per l'Emigrazione sono stati approvati dalla Giunta regionale  della Sardegna su proposta dell’assessore del Lavoro Virginia Mura. Si tratta di provvedimenti predisposti dalla Consulta per l’emigrazione riunitasi lo scorso 30 aprile. Con il Piano Triennale – sottolinea la Regione Sardegna - si pongono le basi per lo sviluppo di nuovi rapporti tra l'amministrazione regionale, le 6 Federazioni e i 119 Circoli di emigrati sardi in Italia e nel mondo.

“L'obiettivo - ha detto l'assessore Mura - è valorizzare le potenzialità degli emigrati. La Regione, infatti, intende continuare a promuovere un processo di avvicinamento con il mondo dell'emigrazione, favorendo l'impiego delle nuove tecnologie e costruendo un moderno sistema di rete che favorisca l’interazione tra i sardi che vivono fuori dall’Isola e i residenti”.

Per il 2015 sono stati stanziati 2 milioni e 16 mila euro. La maggior parte delle risorse (1 milione e 460 mila euro) sarà utilizzata per le spese di funzionamento e per le attività dei Circoli. Altri 236 mila euro sono destinati ai progetti regionali dedicati alla formazione, alle nuove generazioni e alla promozione economica della Sardegna. Il resto (45 mila euro) coprirà le spese di comunicazione, degli interventi straordinari di assistenza e delle attività ispettive. L’elemento innovativo del nuovo Piano – sottolineano dalla Regione -riguarda l’introduzione delle premialità per assegnare più risorse ai progetti, rispondenti alle linee programmatiche della Regione, che verranno presentati dai Circoli più virtuosi. In particolare, saranno incentivati la presenza giovanile nei Circoli, la capacità di favorire l’imprenditoria sarda all’estero, quella di favorire gli investimenti produttivi dal resto del mondo in Sardegna e le azioni per favorire l’inserimento degli emigrati sardi nel tessuto lavorativo del paese ospitante. Il Piano prevede, infine, che si arrivi a varare una nuova legge organica della materia. Nel frattempo – spiega la Regione Sardegna - si opererà una revisione del testo attuale, risalente al 1991. (Inform 15)

 

 

 

 

"I migranti, l’Europa, la Chiesa": un libro di Mons. Perego   

 

Roma - Il Mediterraneo continua a inghiottire persone. Con la drammatica strage dello scorso aprile, i nuovi morti, riposano in compagnia di almeno altre 25.000 persone che negli ultimi 25 anni hanno trovato la morte nelle acque del “Mare Nostro” oggi ai nostri occhi i nuovi “grandi cimiteri sotto la luna”, per parafrasare il titolo di un libro di Bernanos. Ma come vanno letti questi fatti? Come leggere le numerose morti, che si ripetono continuamente da anni, in numeri sempre maggiori? Da dove vengono oggi queste persone che rischiano la loro vita per fuggire dai loro Paesi? Sono le prime domande alle quali Mons. Gian Carlo Perego risponde nel suo saggio “Uomini e donne come noi” appena pubblicato dall’Editrice La Scuola. “Ieri arrivavano, soprattutto dalla Tunisia, dall’Egitto, dal Marocco, dall’Algeria, dalla Libia, fronti di una crisi pesante nata dalla povertà, dalla corruzione, dalla caduta della democrazia, dopo cinquant’anni di storia di libertà dal colonialismo, avvolta da nuove storie di persecuzione e di dittatura. Oggi arrivano soprattutto dalla Siria, dalla Palestina, dal Corno d’Africa (Somalia, Etiopia, Eritrea), ma anche da Paesi asiatici”, scrive il direttore generale della Fondazione Migrantes, ben convinto del segnale lanciato da questi sbarchi: “non un fatto isolato, emergenziale, ma una storia nuova dell’altra sponda del Mediterraneo, quasi la caduta di un ‘muro’ che di fatto si era creato tra l’una e l’altra sponda”. Aggiunge Perego: “Questi sbarchi, con i volti di siriani, palestinesi, etiopi, somali, nigeriani, eritrei, di persone (…) del Bangladesh, del Pakistan, dell’Afghanistan e dell’Asia segnalano anche che l’altra sponda del Mediterraneo costituiva un luogo – voluto o meno – in cui si fermava, talora drammaticamente, il cammino di ricerca e di libertà di molte persone e famiglie non solo africane, ma anche del Medio Oriente e dell’Asia”. E spiega: “A preparare la caduta di questo muro, che separava non solo le due sponde del Mediterraneo, ma l’Italia e l’Africa, l’Europa e l’Africa, è stato il fenomeno migratorio generato dalla ricerca di una situazione di vita migliore, ma anche di un nuovo modello di società. In Italia dal Marocco sono giunte in questi anni 400.000 persone, dalla Tunisia 100.000 persone, 80.000 dall’Etiopia, 20.000 dall’Algeria e dal resto dell’Africa ancora mezzo milione, per un totale di quasi un milione di persone, un quinto della popolazione immigrata residente in Italia. La stessa proporzione vale per l’Europa, dove, dei 34 milioni di persone immigrate, circa 7 milioni provengono dall’Africa”. Insomma tra noi c’è già un popolo che oggi chiede anche la possibilità di aiutare familiari e amici a non vivere in Paesi allo stremo dai quali si fugge per la guerra, le carestie, le dittature, i disastri ambientali, le persecuzioni religiose…. “Questo chiede un supplemento di umanità in Italia e in Europa, una condivisione dei fenomeni migratori nella politica europea, una cooperazione che si gioca non solo nei Paesi in crisi, ma anche nelle nostre comunità, aprendo case, scuole, città, come insegna la lezione di Lampedusa”, sostiene il direttore della Migrantes sottolineando l’esperienza di accoglienza, di dialogo della vita, dell’azione, dello scambio teologico, dell’esperienza religiosa portata avanti nella piccola isola. Solo così, afferma Mons. Perego, il nostro mare potrà diventare un vero laboratorio culturale nel prossimo riassetto geopolitico europeo che si configura con la nascita di macroregioni, politicamente appartenenti a più Stati, e del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale: “un luogo naturale, culturale, politico, economico dove unire non solo regioni europee, ma anche continenti diversi, dall’Africa del Nord al Medio Oriente”. Memore della lezione di De Gasperi, Perego afferma : “La tragedia di morte consumata in questi anni e in questi giorni nel Mediterraneo, che ha come protagonisti uomini e donne in fuga, popoli in cammino, chiede di ripensare l’Europa come una casa, un luogo di sicurezza, di asilo. L’Europa è nata sulle migrazioni, anche italiane, che hanno permesso un incontro, uno scambio, un percorso di integrazione e di costruzione anche di una nuova unità”. Senza dimenticare che, se pure vogliamo rimuovere la storia economica, sociale, politica e culturale si sta per aprire il giubileo della misericordia: un anno per imparare il perdono, ma soprattutto dare concretezza alla prossimità. Migr. On 13

 

 

 

 

 

Fabio Porta (Pd) sull’insegnamento della storia dell’emigrazione nelle scuole italiane

 

ROMA - “Si torna a parlare dell’insegnamento della storia delle migrazioni nelle scuole italiane. Non posso che esprimere la mia totale condivisione e, nello stesso tempo, la mia soddisfazione per una proposta che, a livello parlamentare, ho avuto modo di rinnovare in questa legislatura assieme ai colleghi eletti all’estero e ad altri deputati, precisamente il 30 maggio del 2013, dopo che già nella precedente legislatura, il 29 marzo 2009, l’avevo avanzata per la prima volta, indicando alcune possibili soluzioni sul piano culturale e didattico”.

Così Fabio Porta, presidente del Comitato permanente Italiani nel mondo e promozione del Sistema Paese della Camera dei deputati, con implicito riferimento alla conferenza stampa del 7 maggio in Senato (v. http://comunicazioneinform.it/oggi-al-senato-la-presentazione-del-dizionario-delle-migrazioni-italiane-nel-mondo/).

In un Paese come l’Italia, che ha dato al mondo tra 26 e 28 milioni di emigrati solo nel corso della sua vicenda unitaria - prosegue il deputato del Pd eletto all’estero nella ripartizione dell’America Meridonale - , non ci vuole un grande sforzo per trovare ragioni sociali e storiche che possano giustificare un progetto formativo legato a questa grande esperienza nazionale. Queste ragioni, anzi, si sono obiettivamente rafforzate ed estese con il passare del tempo e soprattutto di fronte agli eventi che stanno segnando la storia sociale degli italiani negli ultimi anni.

Lo sviluppo che le migrazioni hanno avuto in epoca contemporanea, hanno reso evidente quanto la dimensione interculturale sia necessaria per dare concretezza e unitarietà ad un processo formativo che deve fare ogni giorno i conti con la diversità delle culture e delle esperienze di vita. In una scuola, per altro, nella quale circa 850.000 nuovi e diversi italiani sono ogni giorno assieme ai nostri figli.

La crisi economica ed occupazionale che ancora si trascina, inoltre, ha portato allo scoperto un’esigenza di cui tanti di noi si sono fatti sostenitori, non sempre ricevendo ascolto adeguato: la maggiore leva di cui l’Italia possa oggi disporre per la sua indispensabile internazionalizzazione è costituita dalla rete delle sue comunità d’origine e dei suoi cittadini, che sono portatori di storie, identità, culture, valori da trasmettere alle nuove generazioni, prima che l’indifferenza e l’incomunicabilità scavino un fossato troppo profondo. Tanto più che l’emigrazione è ripresa in modo fluente, ritornando ad essere un problema che richiede risposte immediate ed efficaci.

L’afflusso ininterrotto di migranti sulle nostre coste, che non s’interrompe né s’interromperà nonostante le orribili tragedie che si susseguono, ci mette di fronte ad un impegno lungimirante da assumere: oltre al dovere della solidarietà umana e della tutela della vita, siamo nella condizione di trasformare una drammatica emergenza in una prospettiva strategica, facendo dell’Italia il ponte dell’Europa nel Mediterraneo, non solo per le migrazioni ma anche per le politiche di sviluppo e di collaborazione tra i popoli.

Si tratta di un processo da costruire nel tempo e la scuola ne è un passaggio obbligato. Ma occorre farlo con consapevolezza ed equilibrio, evitando pressapochismi e populismi. La scuola italiana è sfibrata da tanti problemi e da tante tensioni, per questo non le si può chiedere oltre la misura del giusto e del possibile. Per questo, è impensabile che la storia delle migrazioni, come alcuni dicono, diventi una materia aggiuntiva tra le altre, cosa per altro sconsigliabile sul piano didattico, ma un “progetto nazionale” che, nell’ambito dell’ordinaria programmazione scolastica, possa consentire di approfondire i temi ad esso legato in un quadro interculturale e con carattere multidisciplinare. E’ difficile, infatti, trovare filoni di formazione e di ricerca che meglio di questo possano essere affrontati da una pluralità di angolazioni: storiche, letterarie, geografiche, economiche, musicali, cinematografiche, gastronomiche,comunicazionali, ecc. Decisivi, insomma, dovrebbero essere la disponibilità degli istituti e la partecipazione dei docenti

A livello parlamentare e di governo, è necessario essere concreti e chiari non solo nell’indicazione degli obiettivi, ma nella definizione del format culturale e didattico e nell’individuazione del percorso operativo, che deve essere il più semplice e il più adatto ad evitare appesantimenti e a suscitare interesse in chi deve realizzarlo.

Mi auguro, dunque, che per arrivare ad un positivo risultato, si evitino protagonismi e fughe in avanti, ma si operi con il massimo di approfondimento e di coesione politica e culturale. Io stesso, per favorire il più ampio dialogo, ho messo a disposizione il testo della mia proposta di legge anche di alcuni colleghi del Senato, al fine di compiere uno sforzo concorde e congiunto. Nella convinzione che raggiungere questo obiettivo - conclude Porta -  potrebbe oggi essere un gran bene per l’Italia, sotto il profilo del suo ruolo internazionale, della coesione sociale e degli orientamenti civili. (Inform)

 

 

 

 

 

Esistenza in vita dei pensionati all’estero. Moduli a Citibank entro il 3 giugno

 

ROMA - Mancano due settimane al 3 giugno, termine fissato da Citibank per la verifica di esistenza in vita dei pensionati italiani all’estero.

Citi – ricorda l’istituto bancario che dal febbraio 2012 paga per conto dell’Inps le pensioni all’estero – ha l'obbligo contrattuale di verificare l'esistenza in vita di tutti i pensionati residenti all'estero almeno una volta l'anno.

Il 30 Gennaio scorso è iniziata la spedizione dei “moduli gialli” ai pensionati che dovranno rinviarli entro il 3 giugno a PO Box 4873, Worthing BN99 3BG, United Kingdom.

Il mancato ricevimento da parte di Citi del Modulo di Certificazione di Esistenza in Vita debitamente compilato, firmato, datato e corredato dalla Documentazione di Supporto, potrebbe causare la sospensione del pagamento della pensione.

Per l’invio della documentazione i connazionali possono rivolgersi agli uffici di patronato.

Le lettere inviate ai pensionati per la campagna di rilevazione dell’esistenza in vita 2015 sono circa 360.000.

Le novità 2015

Come ricordato dall’Inps lo scorso 13 febbraio, per i pensionati residenti in Canada, in Australia, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, a partire dalla verifica dell’esistenza in vita per il 2015 l’INPS ha fornito a Citi una lista di operatori dei Patronati, che in base alla normativa locale hanno qualifiche che rientrano fra quelle dei testimoni accettabili.

Questi soggetti, previa verifica da parte di Citi del possesso della qualifica di testimone accettabile, sono autorizzati ad accedere a un portale specificamente predisposto da Citi per attestare in forma telematica l’esistenza in vita dei pensionati.

Questa stessa modalità di attestazione dell’esistenza in vita dei pensionati in forma telematica da quest’anno è disponibile anche a funzionari delle Rappresentanze diplomatiche italiane indicati dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Inoltre, Citi ha reso disponibile agli operatori di Patronati riconosciuti dalla legge italiana la facoltà di utilizzare un metodo di trasmissione telematica dei moduli di attestazione dell’esistenza in vita: l’operatore di patronato abilitato potrà caricare direttamente sul sistema informatico di Citi le copie in formato elettronico dei moduli o certificati di esistenza in vita e dei documenti di supporto, debitamente completati e sottoscritti a seconda dei casi, evitando l’invio postale. (aise 19) 

 

 

 

 

 

Cittadinanza italiana: invio telematico della domanda

 

ROMA – Partita la nuova modalità informatica del Ministero dell’Interno che prevede l’invio on line della richiesta di conferimento della cittadinanza italiana (per residenza o per matrimonio) . La nuova modalità è stata messa a punto dal Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione - Direzione centrale per i Diritti civili, la cittadinanza e le minoranze.

Il richiedente deve  compilare la  domanda, utilizzando le credenziali d’accesso ricevute a seguito di registrazione sul portale dedicato al seguente indirizzo https://cittadinanza.dlci.interno.it , e deve trasmette in formato elettronico, insieme ad un documento di riconoscimento, agli atti formati dalle autorità del Paese di origine (atto di nascita e certificato penale) e alla ricevuta del pagamento del contributo di 200 euro previsto dalla legge n. 94/2009.

Sino alla data del 18 giugno sarà possibile presentare la domanda anche nella consueta modalità cartacea, secondo i modelli già in uso. A decorrere dal 18 giugno l'invio della domanda on line  sarà l’unica modalità ammessa per la presentazione dell'istanza di cittadinanza.(Inform 19)

 

 

 

 

 

Il voto

 

Ci sembra opportuno analizzare, se pure a grandi linee, il progetto più attendibile su come sarà strutturata l’Italia politica dopo il varo dell’”Italicum”. Sempre che il Parlamento approvi la nuova normativa sul voto. Sempre a colpi di “fiducia”.

 La Camera avrà il compito d’esercitare il Potere Legislativo. Il Senato terrà funzioni di garanzia. Come a scrivere che i due rami del Parlamento coesisteranno anche se con funzioni ben distinte. (Sistema legislativo monocamerale).

 I Deputati saranno eletti con un impianto maggioritario “corretto”. Cioè 2/3 col sistema uninominale e 1/3 sarà “pescato”, forse, tra i primi non eletti. Qualche perplessità. Invece, sul “premio” di maggioranza. Per i Senatori, il meccanismo è ancora da affrontare. Eliminata la figura dei Senatori a vita (iniziativa che condividiamo).

 Com’è possibile rilevare, la gestione politica dovrebbe mutare nell’ottica di un organismo Monocamerale. Le Regioni, tutte a statuto ordinario, avranno in Parlamento un ruolo giuridico/amministrativo tutto da codificare.

 Intanto, sarebbe interessante conoscere quale sarà il destino dei Deputati previsti nella Circoscrizione Estero. Se saranno mantenuti, il meccanismo della loro elezione dovrebbe cambiare. Ma come?

 Con l’attuale sistema, la rappresentatività è garantita in tutte le quattro ripartizioni geografiche (Europa, America Settentrionale e Centrale, America Meridionale, Africa, Asia Oceania). Con un Parlamento monocamerale, sarà sempre possibile esprimere le proprie preferenze nella rispettiva ripartizione geografica di residenza? L’interrogativo che si pone non ha, allo stato attuale, verosimile risposta.

 Tornando alla Circoscrizione Estero suddivisa, appunto, nelle quattro ripartizioni Geografiche delle quali abbiamo scritto, anche il meccanismo di computo delle preferenze elettorali non armonizzerebbe con quello della nuova Camera.

Rammentiamo, infatti, che ogni Ripartizione Geografica ha diritto a eleggere un Deputato. Mentre gli altri seggi (per un totale di 8 Deputati) sono distribuiti tra le varie ripartizioni geografiche in proporzione al numero di cittadini italiani ivi residenti. Un sistema che non potrebbe essere recepito con quello nazionale determinato a eliminare l’impianto maggioritario/proporzionale inviso a tutti.

L’intento sarebbe, forse, quello d’eliminare la Circoscrizione Estero ed estendere il voto a candidati, residenti anche fuori dai confini del Bel Paese, iscritti però nelle Circoscrizioni Elettorali italiane d’origine. Il tempo, tra non molto, dovrebbe sciogliere tanti ragionevoli dubbi. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

 

 

Ginevra. La SAIG ai festeggiamenti dei 150 anni dell’ITU con le antiche macchine da scrivere

 

Una collaborazione insolita ma vincente quella della Società delle Associazione Italiane di Ginevra (SAIG) con la Missione d’Italia Permanente presso le Organizzazioni Internazionali e la Città di Ginevra, in occasione della Mostra di “Macchine da scrivere” d’epoca, dal 12 al 17 maggio 2015.

 

L’ambizione della SAIG non si arresta e la determinazione  nel puntare sempre più in alto è diventata una pericolosa abitudine. Stavolta il pallino del coordinatore Carmelo Vaccaro era quello di portare un pezzo di storia della tecnologia italiana nel tempio della comunicazione globale, l’ITU. Una mostra di macchine da scrivere antiche. Ed è proprio così che è andata.

 

Un’esposizione di venti pezzi d’epoca, per la maggior parte della famoso marchio italiano “Olivetti” e provenienti dal Museo della Macchina da scrivere di Milano di Umberto Di Donato, ha infiammato i festeggiamenti del 150esimo anniversario dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU). Per l’occasione, Umberto Di Donato ha fatto omaggio, direttamente nelle mani del Segretario Generale dell’ITU Houlin Zhao, di una Olivetti M40 del 1930, che rimarrà in esposizione permanente.

 

La SAIG ha superato i propri confini dimostrando la capacità di produrre eventi di spessore internazionale.

Il percorso che ha portato a realizzare questo importante vernissage non è stato affatto facile. Riunioni incontri, sopralluoghi, telefonate, conference call. Una stretta, anzi strettissima, collaborazione con la Missione Permanete Italiana presso l’ONU ed i suoi funzionari ha messo in moto una formidabile macchina organizzativa e pian piano ha realizzato un capolavoro di efficienza e bellezza. Il resto lo hanno fatto le importanti personalità presenti, gli ospiti illustri e naturalmente le “macchine da scrivere antiche”.

 

Lo scorso 12 maggio alle 14:00, si è svolta la cerimonia di apertura della Mostra in presenza del Segretario Generale dell’ITU, Houlin Zhao, S.E. l’Ambasciatore Maurizio Serra, Rappresentante Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali, il Sindaco di Ginevra, Sami Kanaan ed il Coordinatore SAIG, Carmelo Vaccaro, oltre a diversi rappresentanti italiani ed internazionali. A completare la rappresentanza della SAIG, erano presenti alcuni dei presidenti delle associazioni aderenti: Silvio Isabella dell’Ass. Calabresi, Giuseppe Chiararia dei Fogolâr Furlan, Marica Mazzotti per gli Emiliano-Romagnoli e Menotti Bacci dell’Ass. Lucchesi nel Mondo.  All’inizio delle celebrazioni, il segretario Houlin Zhao, da eccellente padrone di casa, ha aperto le danze dei discorsi dando di volta in volta la parola alle personalità presenti. Non sono mancati momenti di grande commozione nel sentire le voci degli Alti rappresentanti parlare di un tempo al passato, di qualcosa che fu. Di una tecnologia che è stata la madre di tutte le tecnologie della  comunicazione globale.

 

Molto belle le parole del Sindaco di Ginevra che ha parlato della sua città descrivendola come un “mosaico di culture mondiali”; ma anche il ricordo da parte dell’ambasciatore Serra di uno dei più grandi imprenditori al mondo e protagonista della mostra, il grande Camillo Olivetti (1908-1960). Tutti hanno poi riconosciuto un grande merito alla SAIG ed al suo coordinatore per la iniziativa ben riuscita tributando alla SAIG il ruolo di alto rappresentante dell’italianità a Ginevra e motore di importanti iniziative per i propri connazionali.

 

Carmelo Vaccaro, nel suo intervento, non ha perso occasione di ringraziare le personalità presenti ed offrire a tutti gli intervenuti delle parole di affetto e di speranza. Ha trasmesso, con orgoglio, tutta la sua emozione e la gratitudine per la riuscita dell’evento.

 

Ci siamo davvero immersi nel reale concetto di “bellezza della tecnologia”. I pezzi esposti erano dei capolavori di design e di grande valore oltre che artistico anche economico. Questa mostra ha davvero arricchito l’anima di ogni ospite e visitatore accorso all’ITU. L’ITU è proprio il cuore pulsante del sistema di comunicazione universale e l’occasione dei suoi 150anni dalla fondazione è stata pregiata anche dalla presenza di questi piccoli capolavori.

 

Non poteva, infatti, esserci sede migliore per celebrare la comunicazione e la tecnologia del passato. In un mondo ormai frenetico e ad alta velocità, con questa mostra abbiamo avuto e colto la rara occasione di rallentare ed osservare questi concentrati di pregiata di tecnologia e ricordare i pionieri della comunicazione.  La qualità della nostra esistenza è migliore anche grazie al contributo di chi ha speso e sacrificato la propria vita nella scienza e nella ricerca con passione e dedizione.

 

Il Coordinatore della SAIG ha ricordato, con commozione, come molti di questi pionieri fossero dei migranti in cerca di una terra dove portare a termine i loro progetti e le loro ambizioni. E noi questo evento vogliamo ricordarlo cosi, come la cruda testimonianza delle storie dei nostri padri e di tanti coraggiosi italiani che hanno portato alto il nome dell’Italia a Ginevra e nel mondo.

 

Sull'onda dell'emozione creata dall'evento sono nate nuove sinergie. E così, un incontro a colazione si è svolto nella residenza dell'ambasciatore Serra per festeggiare il successo della mostra. All'incontro erano presenti, oltre al coordinatore della SAIG e la moglie,  il collezionista e proprietario del Museo Umberto Di Donato e signora, il consigliere di legazione Dott.ssa Simona Battiloro e il Prof. Maurizio Biasini. È stato il fiore all'occhiello di tutta la celebrazione ed anche una occasione per consolidare i rapporti di stima ed amicizia reciproci. A S. E. l'Ambasciatore Serra si rinnovano i ringraziamenti della SAIG per l'eccellente professionalità e competenza dimostrata. Sono state poste le basi per nuovi progetti ed avvenimenti  che saranno di sicuro grande interesse e spessore. De.it.press 15

 

 

 

 

Riunito il Coordinamento Enti gestori in Svizzera

 

Apprezzamento per lo sforzo di pianificazione del Maeci, ma le misure adottate potrebbero non essere sufficienti a garantire la continuità di tutti i corsi di lingua e cultura italiana. Roger Nesti confermato coordinatore per il biennio 2015/2016

 

BASILEA - Il Coordinamento Enti gestori in Svizzera, riunitosi il 9 maggio scorso presso la Casa d’Italia a Berna, “ha – informa un comunicato -  preso atto della proposta di determinazione del contingente del personale scolastico di ruolo relativo all’anno scolastico 2015/2016 presentata dal MAECI che, in base alla legge sulla spending review, prevede la soppressione di 29 cattedre di ruolo in Svizzera (Basilea -7, Berna -4, Ginevra -4, Zurigo -14)”. “Allo stesso tempo – prosegue la nota -  il Coordinamento ha constatato che i contributi ordinari del MAECI agli enti gestori per l’anno 2015 sono stati aumentati del 13%. Per far fronte al consistente numero di cattedre soppresse il MAECI ha inoltre preventivamente concesso contributi straordinari agli enti.

Il Coordinamento enti gestori apprezza lo sforzo di pianificazione e coordinamento del MAECI che permette agli operatori del settore di avviare la programmazione del nuovo anno scolastico con meno incertezze. Tuttavia il Coordinamento segnala che le misure preventive adottate dal MAECI potrebbero non essere sufficienti a garantire la continuità di tutti i corsi di lingua e cultura italiana: l’aumento del contributo ordinario concesso agli enti gestori è interamente vanificato dall’attuale debolezza dell’Euro. In valuta locale gli enti avranno a disposizione una somma inferiore all’anno precedente, pur gestendo già da settembre 2014 oltre 40 corsi supplementari.

-Per le stesse ragioni, non in tutte le circoscrizioni, i contributi integrativi concessi per coprire i corsi scoperti di personale di ruolo risulteranno sufficienti a coprire l’aggravio di spese. In ogni caso, i contributi integrativi concessi garantiscono la copertura delle spese unicamente sino al 31 dicembre 2015. Nonostante queste criticità, come negli anni passati, gli enti gestori non si sottrarranno alla loro responsabilità e si faranno carico di rilevare a partire dal nuovo anno scolastico oltre 250 corsi. Per garantire la continuità di tutti i corsi di lingua e cultura oltre il 31 dicembre 2015 è tuttavia necessario prevedere un finanziamento adeguato al nuovo numero dei corsi del Capitolo 3153 nella legge di stabilità 2016. Solo così si garantisce che gli investimenti fatti nel 2015 sui corsi gestiti dagli enti non saranno sprecati”, conclude il Coordinamento comunicando di avere ,nel corso della seduta, riconfermato all’unanimità Roger Nesti quale coordinatore per il biennio 2015/2016. (Inform)

 

 

 

 

Definito il programma dei lavori  della assemblea degli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo.

 

Il Comitato Organizzatore degli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo nella riunione  svoltasi ieri in Roma presso la sede di Migrantes in via Aurelia   ha preso in esame i diversi adempimenti di carattere organizzativo mirati al più adeguato  svolgimento dell’impegnativo appuntamento che si svolgerà in Roma il 3 e 4 luglio prossimi presso il Centro Congressi Frentani.

Il Comitato ha deciso il programma e le modalità di svolgimento dei lavori e l’impegno di ogni singola struttura per una adeguata partecipazione delle associazioni  che hanno aderito agli Stati Generali.

Come è noto l’evento che darà il via alla costituzione del Forum delle associazioni degli italiani nel mondo è stato preparato e verrà realizzato dalle  stesse associazioni in  totale autofinanziamento.

Al  programma dei lavori che sarà reso noto nei prossimi giorni è prevista la partecipazione di rappresentanti istituzionali, di esperti chiamati a confrontarsi ed a dare un contributo sui documento alla base della adesione agli Stati Generali edi protagonisti del mondo associativo. Dip 20

 

 

 

 

Prospettive di riforma per la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo

 

BOLOGNA  - Prospettive di riforma per la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo: sono stati infatti presentati nei giorni scorsi, e già esaminati dalla IV Commissione Consiliare "Politiche per la salute e politiche sociali", due progetti relativi alla Legge regionale che disciplina gli interventi a favore degli emiliano-romagnoli emigrati e dei loro discendenti ed il funzionamento della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo.

Il progetto presentato dal Partito Democratico, dal titolo "Diritti di cittadinanza e politiche di coesione globale tramite la valorizzazione delle relazioni tra gli emiliano-romagnoli nel mondo", prevede l’attribuzione della Presidenza della Consulta ad un Consigliere regionale.

Oltre al Presidente compongono la Consulta altri due consiglieri, con il ruolo di vicepresidente, tre rappresentanti delle autonomie locali designati dal Consiglio delle autonomie locali (CAL), sei rappresentanti indicati da associazioni con sede regione che si occupano di emigrazione, quindici rappresentanti degli emiliano-romagnoli residenti stabilmente all’estero proposto dalle loro associazioni, otto giovani (18-35 anni) indicati dalle stesse. È prevista la nomina di un Comitato esecutivo, composto dal presidente e dai due vice, e da sei componenti scelti tra gli emiliano- romagnoli residenti all’estero.

La Consulta passa sotto la competenza dell’Assemblea legislativa che si occuperà anche di dare attuazione agli interventi regionali per la valorizzazione dei ruolo degli emiliano-romagnoli all’estero.

Il progetto si pone l’obiettivo di rafforzare il riconoscimento dei diritti degli emiliano-romagnoli residenti all’estero, valorizzando il ruolo delle comunità sparse per il mondo.

Di diversa impostazione il progetto del Movimento 5 Stelle che punta invece all’abrogazione della legge 3/2006 e della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, prevedendo che all’attuazione delle politiche a favore degli emiliano-romagnoli residenti all’estero provvedano gli assessorati della Giunta.

La Commissione "Politiche per la salute e politiche sociali" dell’Assemblea legislativa ha valutato i due progetti, votando a maggioranza il testo del PD come testo base su cui lavorare e nominando Roberta Mori relatrice di maggioranza e Mssimiliano Pompignoli come relatore di minoranza.

Oggi la valutazione congiunta del progetto da parte della commissione IV e della Commissione "Bilancio e affari istituzionali": ai lavori ha partecipato l'assessore al Coordinamento delle politiche europee allo sviluppo dell’Emilia Romagna Patrizio Bianchi.

"L’attività della Consulta degli emiliano-romagnoli all’estero – ha detto Bianchi - ha svolto in questi anni un lavoro importantissimo per tenere viva la memoria della nostra emigrazione più lontana nel tempo e per mantenere i collegamenti con le 111 associazioni di emigrati dalla nostra regione e dei loro discendenti presenti nel mondo. Il testo della nuova proposta di legge chiede all’Assemblea legislativa di assumersi la responsabilità del lavoro straordinario della Consulta, di cui ringraziamo la presidente Bartolini e tutti i consultori, e di non disperdere questo patrimonio".

Ai lavori in commissione ha partecipato anche la presidente della Consulta Silvia Bartolini che ha relazionato sulle attività svolte in questi anni.

"La Giunta regionale ritiene che l’attività della Consulta debba essere mantenuta – ha detto l’assessore Bianchi – ma crediamo che la competenza debba essere trasferita in capo all’Assemblea legislativa, il luogo più alto in cui si rappresenta la società regionale. Riteniamo giusto che sia l’Assemblea a rappresentare anche gli emiliano-romagnoli all’estero".

"Le associazioni degli emiliano-romagnoli nel mondo hanno oggi un ruolo fondamentale di collegamento e di supporto anche nei confronti della nuova emigrazione", ha aggiunto Bianchi. "Sono tanti i giovani che decidono di andare all’estero per trovare nuove opportunità di lavoro o per fare un’esperienza di vita o di studio e che nelle strutture all’estero possono trovare un punto di riferimento importante". (aise 18) 

 

 

 

 

 

“Molisani nel mondo. Short food movie”, 15 giugno il termine per iscriversi al concorso per cortometraggi

 

CASACALENDA (Campobasso) – C’è tempo fino al prossimo 15 giugno per iscriversi al concorso per cortometraggi “Molisani nel mondo. Short food movie”

“Molisani nel mondo. Short food movie” è la nuova sezione competitiva di MoliseCinema Film Festival  promossa, con la collaborazione della Regione Molise- Ufficio Molisani nel mondo,  “per creare, attraverso il cinema, un ponte tra il Molise e i suoi emigrati che vivono in ogni parte del mondo e che conservano vivi i valori e i ricordi della loro terra”.

Al concorso possono partecipare lavori provenienti da tutto il mondo e realizzati da registi (professionisti e non) di origine molisana, fino alla quarta generazione. I cortometraggi, della durata massima di 10 minuti, possono essere realizzati anche con attrezzature non professionali, smartphone o tablet.

Il tema scelto per il concorso si lega a quello che è  protagonista dell’Expo 2015: il binomio cibo-vita, in tutti i suoi aspetti culturali, antropologici e produttivi. La prima edizione di “Molisani nel mondo. Short food movie” dedicherà un’attenzione particolare ai corti che affronteranno questo argomento, legandolo anche ai temi della tradizione alimentare molisana, ai piatti tipici, agli antichi sapori, alle pratiche agricole sostenibili e alle contaminazioni tra luoghi d’origine e luoghi di destinazione.

Tutti cortometraggi iscritti al concorso verranno proiettati in una sezione speciale durante la 13^ edizione di MoliseCinema Festival che si svolgerà a Casacalenda dal 4 al 9 agosto: i vincitori saranno ospiti e protagonisti di momenti di incontro e dibattito nei quali potranno raccontare la loro esperienza di vita e di lavoro fuori dai confini regionali e nazionali..

Per partecipare è necessario compilare e inviare la scheda di iscrizione a moliseincorto@molisecinema.it  . Per regolamento e scheda di iscrizione si veda  su www.molisecinema.it . Per tutte le altre sezioni competitive del Festival le iscrizioni si sono chiuse il 16 maggio. (Inform)

 

 

 

 

Interrogazione di Aldo Di Biagio (AP): disparità di trattamento tra personale a contratto in servizio all’estero

 

ROMA - Il senatore Aldo Di Biagio (AP), eletto all’estero nella ripartizione Europa, ha rivolto una interrogazione ai ministri degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione, concernente il personale a contratto nel confronto del quale sussisterebbero evidenti disparità di trattamento.

Qui di seguito il testo integrale dell’interrogazione 4-03999.

“Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che:

il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale Mario Giro, rispondendo ad un atto di sindacato ispettivo a firma dell'interrogante (3-00929, seduta n. 58 del 29 ottobre 2014, 3a Commissione permanente) ha evidenziato che "L'offerta al personale delle sedi in chiusura di un nuovo contratto di lavoro in un'altra sede rappresenta quindi una facoltà dell'Amministrazione, limitata temporalmente e condizionata ad una valutazione delle complessive esigenze di servizio in mancanza della quale si procede alla risoluzione del rapporto di impiego";

nella medesima replica si evidenziava ulteriormente che " fino al 2011 il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale aveva sempre mantenuto in toto il precedente regime contrattuale. A tale prassi si è tuttavia opposta la Ragioneria generale dello Stato che ha ritenuto che tale procedura amministrativa fosse in palese violazione dell'articolo 157 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, secondo il quale la retribuzione del personale a contratto è determinata in modo uniforme per Paese e per mansioni omogenee. Nello stesso, l'Avvocatura generale dello Stato ha ribadito la specificità di tale personale a contratto, sostenendo che la sua ricollocazione comporta senza dubbio la risoluzione del precedente rapporto contrattuale con stipula di un nuovo rapporto regolato dalla legge locale";

risulta all'interrogante che l'amministrazione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale continui a stipulare nuovi contratti a legge italiana a tempo indeterminato (approvati dalla Ragioneria centrale dello Stato) ai dipendenti a contratto, già titolari di contratti a legge italiana a tempo indeterminato, che sono stati ricollocati presso sedi riceventi nello stesso Paese di servizio, a causa della soppressione della sede in cui prestavano servizio, mantenendo dunque lo stesso regime contrattuale (stessa retribuzione, liquidazione, assegni familiari, contributi INPS);

di contro, in caso di trasferimento in un Paese terzo in ragione di un ricollocamento transnazionale, per gravissimi motivi o per soppressione della sede d'impiego, il dipendente si troverebbe nella condizione irrifiutabile di accettare un contratto a legge locale, accettando di fatto una "degradazione" contrattuale del proprio profilo operativo, in ragione del suddetto parere della Ragioneria a cui il modus operandi dell'amministrazione si è armonizzato;

alla luce delle evidenze tracciate in premessa, sussisterebbe di fatto una evidente disparità di trattamento fra il personale soggetto a ricollocazioni, a fronte di scelte discrezionali dell'amministrazione e non dettate dalle disposizioni di legge: da un lato il lavoratore che ha subito un maggior disagio, lasciando il Paese dove prestava servizio per gravissimi motivi o per soppressione della sede, viene penalizzato con la stipula di un nuovo contratto a legge locale, dall'altro il lavoratore, soggetto a ricollocamento in un'altra città dello stesso Paese, mantiene in toto il previgente regime contrattuale sia sotto il profilo giuridico sia sotto quello economico,

si chiede di sapere se si intenda superare la citata disparità di trattamento tra dipendenti a contratto già titolari di contratti a legge italiana a tempo indeterminato soggetti a ricollocazione a fronte di scelte discrezionali dell'amministrazione, al fine di tutelare il principio di equità di trattamento, retributivo e contrattuale dei profili professionali”. Aldo Di Biagio

 

 

 

 

 

Componenti della Consulta degli emiliano-romagnoli: siamo una risorsa da valorizzare

 

BOLOGNA - "Non siamo una minoranza da tutelare, né un problema da risolvere: siamo una risorsa da valorizzare per una regione più internazionale, più efficiente, più produttiva, più colta, più solidale". Così scrivono alcuni componenti della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo al Presidente della Giunta regionale, Stefano Bonaccini, alla Presidente dell’Assemblea legislativa, ai consiglieri firmatari del progetto di legge ed ai presidenti delle Commissioni consiliari "Bilancio ed affari istituzionali" "Politiche per la salute e politiche sociali", in merito al progetto di riforma della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo. Dopo aver ribadito la propria disponibilità ad illustrare a chiunque volesse il lavoro svolto per la Consulta e le proprie opinioni sulla possibile riforma, i consultori avanzano alcune osservazioni sul metodo e sul merito della riforma.

I consultori sottolineano infatti il loro "disappunto" per la presentazione del progetto di legge di riforma prima alla stampa che alla Consulta e per la decisione di arrivare ad una riforma in soli 15 giorni, affermando che un incontro con il comitato esecutivo per "migliorare la proposta" non costituisce una reale possibilità di sviluppare una discussione strategica, né può sostituire la consultazione della Consulta, che la Legge attualmente in vigore prevede debba essere sentita in occasione di riforma di questa portata.

Quanto al merito, i consultori "dissentono profondamente dalla decisione di individuare come futura commissione assembleare di riferimento per la Consulta", la commissione "Pari opportunità e Diritti di Cittadinanza delle persone".

"A livello regionale, i cittadini all’estero non rappresentano diritti da tutelare, ma reti da sfruttare – prosegue la lettera – ribadendo di non essere "una minoranza da proteggere", (ma) la chiave per l’internazionalizzazione della nostra regione. Le relazioni internazionali, il settore attività produttive sono molto più coerenti con la nostra missione, che non ha vocazione assistenzialista".

Dissenso viene espresso anche sulla governance proposta, considerata "fallace sia sul piano rappresentativo che dell’efficacia", e vengono avanzati "dubbi sull’effettivo contenimento delle spese che questa innovazione comporterà".

Ribadendo il proprio favore all’eliminazione del gettone di presenza per i consultori e all’utilizzo delle nuove tecnologie, viene però affermata "la necessità di momenti di confronto dal vivo, anche per la difficoltà di organizzare riunioni con 23 persone in collegamento da cinque continenti".

"Una rete di 111 associazioni nel mondo – si legge - non può annullare completamente gli incontri dal vivo dei suoi rappresentanti né selezionare i volontari sulla base della loro disponibilità ad autotassarsi".

L’auspicio finale è che l’esito del processo di riforma non sia quello di "buttare alle ortiche il patrimonio realizzato dalla Consulta e dalla sua Presidente uscente", ma quello di "incastonare la Consulta nei diversi settori della Regione, perché possa continuare, e con maggiore profitto e giusta visibilità, ad operarsi per l’immagine della nostra regione e del nostro paese nel mondo, mantenendo la sua indipendenza e accrescendo la sua operatività".

La lettera è firmata Amauri Arfelli (Brasile), Analia Beatriz Barrera (Argentina), Alberto Emilio Becchi (Argentina), Raffaella Buttini (Australia), Marcelo Gabriel Carrara (Argentina), Emilio Coccia (Sud Africa), Roberto Colliva (Brasile), Valentina Gollini (Venezuela), Carmen Leonelli (Svizzera), Maria Teresa Mazzini (Costa Rica), Claudio Melloni De Medina (Uruguay), Patrizia Molteni (Francia e Belgio), Telmo Fernando Pedroni (Brasile), Fernando Pezzoli (Cile), Maria Chiara Prodi (Francia), Francesco Repetti (Gran Bretagna), Eduardo (Zampar Morelli Brasile), Renzo Bonoli (Istituto Fernando Santi) e Laura Salsi (Pr. Reggio Emilia). Hanno aderito anche Maria Rosa Arona (CGIE, Argentina), Silvana Mangione (CGIE, USA), Daniela Costa (CGIE Australia) e Marina Piazzi (CGIE, Messico). (aise 20) 

 

 

 

 

Spektakuläre Bergung im Mittelmeer: "Die Welt soll sehen, was passiert ist"

 

Noch immer lehnen etliche EU-Staaten verpflichtende Aufnahme-Quoten für Migranten ab. Das will der italienische Ministerpräsident Matteo Renzi jetzt ändern, und zwar mit einer drastischen und millionenschweren Maßnahme: Er will ein Boot mit den Leichen hunderter Flüchtlinge aus dem Mittelmeer bergen lassen und so der Welt die Flüchtlingskrise vor Augen führen.

Angesichts des Widerstands in der EU gegen eine Quotenregelung zur gerechten Verteilung von Flüchtlingen hat Italiens Regierungschef Matteo Renzi eine drastische Maßnahme angekündigt: Italien werde die Leichen von hunderten Flüchtlingen bergen, die im April nach dem Kentern eines Boots im Mittelmeer ums Leben gekommen waren, kündigte Renzi am Dienstagabend in einem Fernsehinterview an.

"Wir werden auf den Meeresgrund gehen und dieses Boot bergen", sagte Renzi. "Dort unten sind 500 bis 600 Leichen. Die ganze Welt soll sehen, was geschehen ist", fügte der Ministerpräsident hinzu. Niemand solle mehr so tun können, als wisse er von nichts.

Renzi wandte sich damit gegen diejenigen EU-Länder, die eine Quotenregelung zur Verteilung der Mittelmeer-Flüchtlinge ablehnen. Die Bergung des vor der libyschen Küste gesunkenen Bootes werde voraussichtlich etwa 15 bis 20 Millionen Euro kosten, sagte Renzi. "Ich hoffe, die Europäische Union bezahlt, wenn nicht, tun wir es", fügte der italienische Regierungschef hinzu.

Das mit mehr als 700 Männern, Frauen und Kindern besetzte Flüchtlingsboot war im April gesunken. Die meisten Insassen hatten keine Chance, weil sie in den Unterdecks des Schiffes eingeschlossen waren. Es war eines der bisher schwersten Flüchtlingsunglücke auf dem Mittelmeer und hatte erneut ein Schlaglicht auf die Flüchtlingskrise gelenkt. Die EU hatte daraufhin einen Sondergipfel angesetzt.

In der vergangenen Woche stellte die EU-Kommission eine neue Flüchtlingsstrategie vor, über die die Staats- und Regierungschefs der EU bei einem Gipfeltreffen im Juni entscheiden wollen. Mehrere Länder, unter ihnen Frankreich, Spanien und Ungarn, lehnen die Aufteilung der Flüchtlinge nach einem Quotensystem bisher ab.

Die Bundesregierung unterstützt den Vorschlag hingegen. "Jedes Land in Europa muss sich an diesem Elend beteiligen und seinen Beitrag bringen", sagte Entwicklungsminister Gerd Müller am Mittwoch im ARD-"Morgenmagazin". "Solidarität heißt Umsetzung einer Quotenlösung." An dieser Frage entscheide sich, "ob wir handlungsfähig sind".

Die Quoten sollen die Bevölkerungszahl, das Bruttoinlandsprodukt und die Arbeitslosigkeit in den einzelnen Staaten berücksichtigen. Deutschland müsste demnach mit 18 Prozent der Flüchtlinge die meisten Menschen aufnehmen, gefolgt von Frankreich (14 Prozent), Italien (zwölf Prozent) und Spanien (neun Prozent). Großbritannien, Irland und Dänemark sind davon nicht betroffen, sie haben in Einwanderungsfragen eine Ausnahmeregelung.  AFP/das/EA 20

 

 

 

 

Trotz Kritik. EU-Regierungen beschließen Militäreinsatz gegen Schleuser

 

Der EU-Ministerrat hat sich auf einen mehrstufigen Plan geeinigt, um das Geschäftsmodell von Schmugglern und Menschenhändlern im Mittelmeer zu zerschlagen. Kritiker befürchten, auch Menschen auf der Flucht könnten Opfer solcher Militäraktionen werden.

 

Die 28 EU-Regierungen haben sich im Grundsatz auf einen Militäreinsatz gegen Schleuserbanden im Mittelmeer verständigt. Ziel sei es, “das Geschäftsmodell von Schmugglern und Menschenhändlern im Mittelmeer zu zerschlagen”, heißt es in einer Erklärung der in Brüssel versammelten Außen- und Verteidigungsminister vom Montagabend. In einer ersten Phase will die EU Informationen über die Netzwerke der Schleuser und Menschenhändler zusammentragen. In Phase zwei und drei soll es darum gehen, die Besitztümer der Kriminellen “aufzuspüren, zu beschlagnahmen und zu zerstören”.

In der dritten Phase gehe es etwa darum, dass Schiffe “fahruntüchtig” gemacht würden, erläuterte die EU-Außenbeauftragte Federica Mogherini. Es sei weniger die Zerstörung von Schiffen im engen Sinn gemeint. “Es geht darum, dass sie nicht wieder genutzt werden können vonseiten dieser Schmugglerbanden, dass sie unbrauchbar werden.” Während die EU die erste Phase des Einsatzes so bald wie möglich beginnen will, will sie für die Phasen zwei und drei eine völkerrechtliche Grundlage schaffen und eine Partnerschaft mit den Behörden Libyens begründen.

Die EU werde nun die Planungen weiter vorantreiben, damit auf dem nächsten EU-Außenministertreffen im Juni der Start der Operation eingeleitet werden könne, berichtete Mogherini. In der Zwischenzeit würden die Gespräche mit dem UN-Sicherheitsrat weitergeführt, so dass sie auf eine UN-Resolution gemäß Kapitel 7 bis Juni hoffe. “In diesem Fall gäbe es einen rechtlichen Rahmen, damit der Einsatz in allen Phasen beschlossen werden kann”, unterstrich Mogherini.

Keine Lösung, zu viel Risiko

Die EU-Pläne für einen Militäreinsatz hatten im Vorfeld für erhebliche Kritik gesorgt. “Dies birgt zu viele Risiken und löst die eigentlichen Probleme nicht”, hatte etwa Bundesentwicklungsminister Gerd Müller (CSU) gesagt. Schleuserboote sollten ohne militärische Operationen aus dem Verkehr gezogen werden, hatte der Minister verlangt.

Ein solcher Einsatz sei “brandgefährlich”, sagte auch die innenpolitische Sprecherin der Sozialdemokraten im EU-Parlament, Birgit Sippel. “Es ist völlig unklar, welche Reaktionen eine solche Operation in der Region auslösen kann. Solche Aktionen gefährden darüber hinaus das Leben von Zivilisten und Menschen auf der Flucht.” MiG 20

 

 

 

 

Schiffe versenken. EU-Minister feilen an Militärplänen gegen Schlepper

 

Die EU hält an ihren Plänen für einen Militäreinsatz im Mittelmeer gegen Schleuser fest. Die Bundesregierung zeigt sich auf der politischen Bühne zurückhaltend während deutsche Marineschiffe bereits erste Bote versenken. Linkspartei übt deutliche Kritik.

 

Die Europäische Union verfolgt ihre Pläne für einen Militäreinsatz gegen Schleuserbanden weiter. In Brüssel kamen am Montag die Außen- und Verteidigungsminister der 28 Staaten zusammen, um über politische und rechtliche Details des Einsatzes zu sprechen. Sie rechne damit, von den Ministern grundsätzlich grünes Licht für weitere Vorbereitungen zu bekommen, unterstrich die EU-Außenbeauftragte Federica Mogherini zum Auftakt der Gespräche.

Der Militäreinsatz der EU soll vorrangig dem Ziel dienen, systematisch Schleuserboote zu identifizieren und zu zerstören. Kritik an einem solchen Vorhaben kommt unter anderem von Bundesentwicklungsminister Gerd Müller (CSU). “Dies birgt zu viele Risiken und löst die eigentlichen Probleme nicht”, sagte Müller der Passauer Neuen Presse. Schleuserboote sollte ohne militärische Operationen aus dem Verkehr gezogen werden, unterstrich der CSU-Politiker. Er sprach sich für polizeiliche und geheimdienstliche Maßnahmen im Kampf gegen Schlepperbanden aus.

Rechtliches Hin und Her

Die nach Brüssel gereisten deutschen Minister zeigten sich zu Beginn der Beratungen zurückhaltend. Auch er rechne mit einem raschen EU-Beschluss, sagte Bundesaußenminister Frank-Walter Steinmeier (SPD). Dieser werde jedoch nicht alle praktischen und rechtlichen Fragen ausräumen. Insbesondere Operationen in libyschen Hoheitsgewässern oder an Land seien mit der Frage verknüpft, ob es eine Rechtsgrundlage in Gestalt einer UN-Resolution oder einer Einladung der libyschen Behörden gebe, erläuterte Steinmeier. Hingegen könne mit der Phase eins, einer besseren Erkundung der Lage, schnell begonnen werden.

In der Flüchtlingskrise müsse die oberste Priorität auf der Seenotrettung von Flüchtlingen liegen, unterstrich Bundesverteidigungsministerin Ursula von der Leyen (CDU). Was andere Pläne angehe, seien noch “viele schwierige Fragen zu beantworten, rechtliche Probleme zu lösen”. Die beiden Marineschiffe, die Deutschland ins Mittelmeer geschickt habe, hätten bisher über 700 Menschen aus Seenot gerettet, führte die Ministerin aus.

Marine versenkt Flüchtlingsbote

Unterdessen stellte sich der verteidigungspolitische Sprecher der SPD-Bundestagsfraktion, Rainer Arnold, hinter den bisherigen Einsatz der Bundeswehr im Mittelmeer, die nach mehreren Rettungseinsätzen im Anschluss die Flüchtlingsboote versenkt hatte. “Das ist die vernünftigste Methode”, sagte Arnold der Berliner Zeitung. Schon aus Gründen der Sicherheit für den Schiffsverkehr dürfe kein herrenloses Boot auf offener See zurückgelassen werden.

Das habe nichts mit der in Brüssel diskutierten Frage zu tun, ob man Schleuserboote an der Küste Libyens oder innerhalb der Zwölf-Meilen-Zone mit militärischer Gewalt versenken, beschlagnahmen oder aus dem Verkehr ziehen soll, fügte Arnold hinzu. Wie am Wochenende bekannt wurde, sind die deutschen Marineschiffe “Hessen” und “Berlin” angewiesen, Flüchtlingsboote nach der Rettung der Flüchtlinge zu versenken. Bei dem Einsatz im Mittelmeer seien bisher vier Schlauchboote und ein Holzboot versenkt worden, hieß es vonseiten des Einsatzführungskommandos der Bundeswehr.

Linke: Sichere Fluchtwege statt Schiffe versenken

Für Alexander Neu, Obmann der Linken im Verteidigungsausschuss, ist dieses Vorgehen “ungeheuerlich, da es weder von einem gültigen Mandat gedeckt, noch in irgendeiner Art und Weise zielführend ist.” Neu fordert die Bundesregierung auf mitzuteilen, auf welcher rechtlichen Grundlage die Versenkung der Boote stattfand. Auch Ulla Jelpke (Die Linke) ist strikt gegen Schiffeversenken. “Solche Maßnahmen werden die Schutzsuchenden zu noch gefährlicheren Reiserouten zwingen und die Preise für die Schleusertätigkeit weiter in die Höhe treiben”, erklärte Jelpke am Montag. Wer gegen das Geschäftsmodell skrupelloser Menschenschmuggler vorgehen wolle, müsse diesem die Geschäftsgrundlage entziehen. “Statt Kanonenbooten sollte die EU Fähren nach Nordafrika schicken, um Asylsuchenden eine sichere und legale Passage zur Prüfung ihres Begehrens zu bieten”, so die Linkspolitikerin. (epd/mig 19)

 

 

 

 

Flüchtlingskrise: EU ringt mit dem Kampf gegen Schlepperbanden

 

Die EU-Außen- und Verteidigungsminister beraten heute über die Flüchtlingskrise und Europas geplanten Militäreinsatz gegen Schlepper im Mittelmeer. Der Einsatz des Militärs zur Zerstörung von Schmugglerbooten an der libyschen Küste ist umstritten. Neben rechtlichen Fragen ist auch unklar, wie die Boote erkannt werden sollen.

Ein Sondergipfel der EU-Staats- und Regierungschefs hatte im April Vorbereitungen für eine Mission beschlossen, die Boote der Schleuser identifizieren und zerstören soll. Die EU-Außenbeauftragte Mogherini wird bei dem Treffen in Brüssel ihre Pläne im Detail vorstellen und über den Stand der Bemühungen informieren, für den Einsatz ein UN-Mandat zu bekommen.

Bundesentwicklungsminister Gerd Müller (CSU) hält den von der EU geplanten Militäreinsatz gegen Schlepper und Schleuser für zu riskant. "Das Mittelmeer darf nicht zu einem Meer des Todes werden", sagte Müller der "Passauer Neuen Presse". "Schleuserboote aus dem Verkehr ziehen ja, das aber ohne militärische Operationen", forderte der Minister. Ein Militäreinsatz berge "zu viele Risiken" und löse die eigentlichen Probleme nicht. Müller sprach sich stattdessen für polizeiliche und geheimdienstliche Maßnahmen gegen Schlepper aus.

Der Entwicklungsminister forderte zudem, die Fluchtursachen in den Herkunftsländern der Flüchtlinge zu bekämpfen. "Dazu brauchen wir ein europäisches Konzept", mahnte Müller. Dieses müsse "ein Rückkehrerprogramm für die Flüchtlinge in ihren Heimatländern" beinhalten. Der CSU-Politiker sprach sich allerdings auch für die weitere Ausweitung der Seenotrettung im Mittelmeer aus - mit Beteiligung der Bundesmarine. Es dürften "nicht noch mehr Flüchtlinge ertrinken", sagte Müller der "PNP".

Die deutschen Marineschiffe "Hessen" und "Berlin" sind angewiesen, Flüchtlingsboote nach der Bergung der Migranten zu versenken. Bei dem Einsatz im Mittelmeer vor der libyschen Küste seien bisher vier Schlauchboote und ein Holzboot versenkt worden, sagte eine Sprecherin des Einsatzführungskommandos der Bundeswehr am Sonntag auf Anfrage.

Die deutsche Marine fährt nach den jüngsten Flüchtlingskatastrophen mit hunderten Ertrunkenen Einsätze im Mittelmeer. Das Versenken der Boote nach der Bergung der Migranten habe aber keinen operativen Hintergrund, sondern diene dazu, eine Gefahr für andere Schiffe zu verhindern, sagte die Sprecherin des Einsatzführungskommandos.

Der Sprecher des Deutschen Marineverbands Seenotrettung, Fregattenkapitän Alexander Gottschalk, sagte der "Bild am Sonntag", "sie würden sonst auf dem offenen Meer ein Schifffahrtshindernis für andere Boote darstellen. Zum anderen könnte es sein, dass wir ein leeres Boot aus der Luft irrtümlich als ein in Seenot befindliches Boot wahrnehmen und hinfahren, um es zu retten."

Wie Gottschalk weiter sagte, werden alle Flüchtlinge vor der Aufnahme auf die Marineschiffe auf Waffen und gefährliche Gegenstände kontrolliert. Bei der Überfahrt nach Italien würden die Flüchtlinge an Deck unter Planen schlafen, sagte Gottschalk. Das sei bei 20 Grad im Sommer durchaus machbar.

Bundesaußenminister Frank-Walter Steinmeier (SPD) forderte mit Blick auf die EU-Pläne zum Einsatz des Militärs gegen Schmuggler eine enge Abstimmung mit dem UN-Sicherheitsrat und Libyen. Für den Kampf gegen Menschenschmuggel und Schleuserkriminalität seien "in den nächsten Tagen komplizierte rechtliche, politische und praktische Fragen zu klären", sagte Steinmeier der "Welt am Sonntag". "Nicht zuletzt braucht es enge Abstimmung mit dem Sicherheitsrat der Vereinten Nationen und hinreichend verlässliche Absprachen mit Libyen."

Der Einsatz des Militärs zur Zerstörung von Schmugglerbooten an der libyschen Küste ist umstritten. Neben rechtlichen Fragen ist auch unklar, wie die Boote erkannt werden sollen. Die militärischen Zugriffsbefugnisse seien unter anderem mit Blick auf die Haltung des UN-Sicherheitsrats noch offen, hieß es im Auswärtigen Amt. Nach Auffassung der Bundesregierung müssten noch "zahlreiche rechtliche und praktische Fragen" geklärt werden. Am Montag beraten die Außen- und Verteidigungsminister der EU über die Pläne der EU-Kommission für einen Militäreinsatz im Mittelmeer.

Grüne und Linke lehnen ein militärisches Vorgehen gegen Schlepperbanden ab. "Eine Militäraktion ist der absolut falsche Weg und beschämend angesichts der Not der Flüchtlinge", sagte die Grünen-Vorsitzende Simone Peter dem "Tagesspiegel". Sie zeigte sich überzeugt, dass sich Flüchtlinge im Falle eines Militäreinsatzes im Mittelmeer neue und noch gefährlichere Wege in Richtung EU suchen würden. Die Schleuseraktivitäten würden am besten mittels sicherer Zugangswege nach Europa ausgetrocknet. Nötig sei außerdem eine international koordinierte Rettungsaktion im Mittelmeer.

Thüringens Ministerpräsident Bodo Ramelow (Linke) sagte der "Rheinischen Post" vom Samstag, er halte einen Militäreinsatz "für unvereinbar mit den Wertegrundlagen der Europäischen Union".  AFP/dto/EA 18

 

 

 

 

 

Revolution durch die Hintertür? Das neue Migrationskonzept der EU-Kommission

 

Die EU-Kommission hat ihre neue Migrationsstrategie vorgestellt. Die vorgesehenen Änderungen sind weitreichend, die Umsetzung mehr als fraglich. Mehrere Mitgliedstaaten haben schon ihr Veto signalisiert. Es könnte jedoch einen Ausweg geben. Von Lea Wagner

 

Das Lampedusa-Unglück im Herbst 2013 hat eine Welle von Lippenbekenntnissen losgetreten. Einen sofortigen Wandel in der Migrationspolitik haben viele Politiker gefordert, zuletzt auch solche aus dem konservativen Lager. Geändert hat sich jedoch erschreckend wenig. Die Zahl der Toten hat weiter zugenommen. Allein dieses Jahr dürften bereits um die 2000 Menschen ihr Leben beim Versuch, das Mittelmeer zu überqueren, verloren haben – 30 Mal mehr im Vergleich zum Vorjahr.

Die EU-Kommission macht nun ernst. Das neue Migrationskonzept, das sie heute vorstellt, sieht weitreichende Veränderungen vor. Dazu gehört die Einführung eines Verteilungsschlüssels, sowohl für bereits in der EU angekommene Migranten (“Relocation“) als auch für Geflohene aus Krisengebieten, die sich in Nachbarländern aufhalten, dort aber dauerhaft keinen Schutz gewährt bekommen (“Resettlement“). Die Neuverteilung der sich bereits in der EU befindenden Personen soll gesetzlich geregelt, also verpflichtend sein. Der Schlüssel soll auf den Kriterien BIP, Bevölkerungsgröße, Arbeitslosenzahl und Anzahl der bereits aufgenommenen Asylbewerber beruhen. Die kurzfristig vorgenommene Umverteilung soll die Dublin-Verordnung zwar nicht aushebeln, jedoch als Vorläufer eines langfristig angelegten Quoten-Modells dienen. Ein solches würde zwangsläufig das Ende von Dublin bedeuten. Dies wird in dem Kommissionspapier allerdings nur zwischen den Zeilen deutlich. Die offizielle Linie lautet, man wolle die für 2016 vorgesehene Evaluierung der Dublin-Verordnung abwarten.

Was den Umfang des neuen Resettlement-Vorhabens anbelangt, hat die Kommission bislang keine Zahl genannt. Ursprünglich hatte UNHCR bestimmt, 20.000 Menschen sollten – spätestens bis 2020 – jedes Jahr auf diesem Weg in der EU Schutz finden. Diese Zahl erscheint in Anbetracht des Ausmaßes der aktuellen Krisen sehr niedrig. Die Kommission setzt zunächst auf Freiwilligkeit, behält sich jedoch vor, die Teilnahme am Resettlement-Verfahren verpflichtend zu machen, und zwar langfristig. Mehrere Mitgliedstaaten haben in den vergangenen Tagen bereits ihre Ablehnung eines jedweden Verteilungsschlüssels – ob nun Relocation oder Resettlement betreffend – kund getan. Darunter waren Großbritannien, Irland, Dänemark, Tschechien, Ungarn, Polen, Lettland und die Slowakei. Das ist wenig überraschend, denn genau diese Länder müssten bei Einführung eines Verteilungsschlüssels deutlich mehr Migranten als bisher aufnehmen. Italien, Frankreich und Griechenland haben sich hingehen dafür ausgesprochen: Für sie würde ein Quotenmodell Entlastung bedeuten.

Deutschland gehört neuerdings zu den Befürwortern. Lange Zeit hatte sich die Regierung für ein Festhalten am Dublin-System ausgesprochen. Eine Quoten-Regelung würde sich de facto nur minimal auf Deutschland auswirken. Deutschland nimmt zwar absolut betrachtet EU-weit die größte Zahl an Asylbewerbern auf (fast ein Drittel aller in der EU gestellten Anträge), allerdings wäre es dazu – bei Einführung einer Quote – aufgrund seiner Größe und seiner wirtschaftlichen Stärke auch verpflichtet. Theoretisch könnten die Gegner den Verteilungsmechanismus verhindern, denn für eine solche Entscheidung ist Einstimmigkeit im Rat notwendig. So leicht will sich die EU-Kommission jedoch nicht von kritischen Mitgliedstaaten außer Gefecht setzen lassen.

Sie gedenkt nun, ihr Quotenmodell durch die Hintertür einzuführen. Artikel 78.3 des EU-Vertrags gibt ihr dazu die Möglichkeit: “Befinden sich ein oder mehrere Mitgliedsstaaten aufgrund eines plötzlichen Zustroms von Drittstaatsangehörigen in einer Notlage, so kann der Rat auf Vorschlag der Kommission vorläufige Maßnahmen zugunsten der betreffenden Mitgliedsstaaten erlassen.” Eine Notlage ist zurzeit definitiv gegeben, ein Ende der Krisen in Syrien, Libyen und der Ukraine nicht in Sicht. Allerdings bräuchte die Kommission für die Aktivierung dieses sogenannten Notfallmechanismus’ das Einverständnis von Ratspräsident Donald Tusk. Und Tusk stammt aus Polen, einem Gegner der Quote. Großbritannien, Irland und Dänemark wären von einer auf diesem Weg durchgesetzten Quotenregelung so oder so ausgenommen, denn für sie gelten in den Bereichen Justiz und Inneres gesonderte Regeln.

Die neue Kommissions-Strategie umfasst auch die Seenotrettung. Die Verdreifachung des für die Operation “Triton”* zur Verfügung stehenden Budgets und die Ausdehnung des Operationsradius waren bereits vor einigen Wochen angekündigt worden. Neu ist eine mögliche Erweiterung des Frontex-Mandats auf den Bereich Rückführung. Die EU-Grenzschutzagentur koordiniert und vollstreckt bislang lediglich Rückführungen im Auftrag der Mitgliedstaaten. Nach den Kommissions-Plänen soll Frontex in Zukunft jedoch dazu befähigt sein, Migranten ohne Schutzanspruch auf Eigeninitiative zurückzuschieben. Im Strategiepapier ist die Rolle von einer “dualen Rolle” der Grenzschutzagentur. Dies ist genauso widersprüchlich wie die der EU zugedachte Rolle, “ihre Grenzen zu schützen und gleichzeitig internationalen Verpflichtungen gerecht zu werden”. Eine Vergemeinschaftung des Außengrenzschutzes wird erneut als Möglichkeit genannt – für Deutschland wie für viele andere Mitgliedstaaten bislang ein rotes Tuch.

Migration soll künftig ein wichtiger Bestandteil von GSVP-Missionen (Gemeinsame Sicherheits- und Verteidigungspolitik) der EU werden. Die Hohe Vertreterin Federica Mogherini möchte vom UN-Sicherheitsrat ein Mandat erhalten, (potenziell) für Schleuseroperationen genutzte Boote schon vor den nordafrikanischen Küsten zerstören zu dürfen. Bislang bremst der Sicherheitsrat, allen voran Russland. Auch der Menschenrechtsbeauftragte der Bundesregierung (SPD), Christoph Strässer, sprach sich dagegen aus. Mogherini plant ferner, die bereits in Niger und Mali tätigen GSVP-Einsatzteams noch mehr in die Verstärkung des Grenzschutzes der beiden Länder einzubinden.

In Niger ist außerdem die Einrichtung eines Mehrzweckgebäudes unter EU-Management geplant. Dort sollen sich Migranten über ihre Einreisemöglichkeiten in die EU informieren können. Ob ihr Schutzanspruch bereits vor Ort geprüft werden soll, lässt das Papier offen. Erörtert werden soll allerdings die Möglichkeit, vor Ort Schutz finden, sowie die freiwillige (womöglich finanziell unterstützte) Heimreise anzutreten. Ein solches Zentrum könnte als Pilotprojekt für andere Herkunfts- und Transitländer dienen. Das Kommissionspapier deutet an, die “Einstufung” von Migranten in Zukunft allgemein auf Drittstaaten auslagern zu wollen. Dass sich dies als Vorteil für Schutzbedürftige erweist, ist mehr als fraglich.

Die neue Strategie der Kommission unterscheidet weiterhin zwischen Flüchtlingen und Wirtschaftsmigranten. Letztere, vor allem die niedrig bis gar nicht Qualifizierten, dürften auch in Zukunft kaum Chancen haben, die EU auf legalem und sicherem Weg zu erreichen. Allerdings stellt das Papier die Möglichkeit in Aussicht, eine Art Pool an zuwanderungswilligen Arbeitskräften zu errichten, auf das staatliche Stellen sowie Arbeitgeber, angelehnt an das kanadische Modell, Zugriff haben. Doch auch hierbei dürften ungelernte Kräfte das Nachsehen haben. Und gerade diese werden auch weiterhin Schlupflöcher in den Zäunen um die Festung Europa suchen – und auch finden. Wie viele Menschen diese Reise noch mit ihrem Leben bezahlen werden, vermag niemand zu sagen. MiG 15

 

 

 

Neues EU-Migrationskonzept: Potential zur Wende vorhanden

 

Groß sind die Erwartungen auf Seiten der Flüchtlinge, Kirchenvertreter und Hilfsorganisationen, nachdem die Europäische Kommission am Mittwoch ein neues Migrationskonzept für Europa vorgestellt hat. Es gibt aber auch verhaltene Töne – der Plan könnte nämlich wieder einmal am mangelnden Konsens unter den Mitgliedsstaaten scheitern.

Dass die neue Flüchtlingsstrategie zu einem echten Kurswechsel führen könnte, hofft das Aufnahmezentrum für Flüchtlinge in Rom, „Centro Astalli“. Der Präsident des vom Jesuitenflüchtlingsdienst (JRS) getragenen Zentrums hofft, dass die erhöhte Aufnahmebereitschaft der EU endlich zu einer Politik der „Gerechtigkeit und Solidarität“ werden könne, die den „Grundprinzipien der Staatengemeinschaft“ entspricht. Als positiv bewertet Pater Camillo Ripamonti, dass nun von einer Verteilung schutzbedürftiger Flüchtlinge auf alle 28 EU-Staaten die Rede ist. Auch das Flüchtlingswerk der Vereinten Nationen UNHCR hatte auf eine solche Regelung gedrängt.

Wie viele Menschen jeweils aufgenommen werden sollen, soll laut dem vorgestellten Migrationskonzept der EU mit einer Quote festgelegt werden. Diese soll u.a. die Wirtschaftskraft, die Bevölkerungsgröße und die Arbeitslosenquote des Gastlandes berücksichtigen. Auch die Zahl der bereits aufgenommenen Flüchtlinge soll in die Rechnung mit einfließen.

Unzufrieden ist Ripamonti mit der Zahl der Flüchtlinge, die in der EU Schutz finden sollen: „20.000 mögliche Aufnahmen pro Jahr für die gesamte Union sind absolut lächerlich angesichts der Zahl der Flüchtlinge, die nach Europa wollen“, kommentiert der Jesuit in der Presseerklärung vom Mittwochnachmittag: „Ein solcher Plan kann keine gültige Alternative zum Menschenhandel sein.“

Ripamonti bezieht sich hier auf die Ankündigung der EU-Kommission, bis Ende Mai ein Modell für die permanente Umsiedlung von 20.000 bereits von der UNO anerkannten Flüchtlingen nach Europa vorzustellen. Die Kommission reagiert mit diesem „Notfallmechanismus“ auf den aktuell massiven Zustrom von Kriegsflüchtlingen, die ein Recht auf internationalen Schutz haben. Wie die Aufnahme solcher Menschen künftig generell in der EU geregelt sein soll, soll laut EU-Kommission bis Ende des Jahres entschieden sein.

Der Internationale Jesuitenflüchtlingsdienst (JRS) begrüßt insgesamt das neue EU-Konzept, plädiert aber für eine massivere Aufstockung der Flüchtlingskontingente in der EU. „Es sind die Entwicklungsländer, die 80 Prozent der Flüchtlinge der Welt beherbergen, und wir sprechen hier über Plätze für 20.000 Flüchtlinge“, kommentiert James Stapleton, Kommunikationsbeauftragter des Jesuitenflüchtlingsdienstes, im Gespräch mit Radio Vatikan: „Ich denke, die Statements einiger politischer Führer dieser Tage waren nichts anderes als beschämend. Was wir von der politischen Klasse verlangen, ist Mut und Führungskraft, nicht zögerliches Handeln und dann ein Türzuschlagen.“

Weiter fordert der Flüchtlingsdienst eine reale Verbreiterung der legalen Wege nach Europa. Davon sei bislang noch wenig zu sehen, so Stapleton: „Der Fokus liegt immer noch darauf, Leute draußen zu halten und dafür zu sorgen, dass die humanitären Krisen in der Sahara, in einem libyschen Auffanglager oder sonstwo bleiben. Wir müssen etwas tun gegen die Gründe, warum die Leute weggehen! Wir fordern sichere humanitäre Kanäle in die Europäische Union.“

Der Italienische Flüchtlingsrat „Consiglio Italiano per i rifugiati“ (CIR) bezeichnet die geplante Aufnahme von 20.000 Schutzsuchenden in der EU als „Schritt in die richtige Richtung“. Die in Rom ansässige Organisation hält die Zahl zwar auch für zu gering, sieht in der Maßnahme aber eine Stärkung des „legalen und geschützten Zugangs“ für Flüchtlinge zur Europäischen Union. Auch dass die EU den Kampf gegen Schleppernetzwerke verbessern und in Nordafrika und am Horn von Afrika, wo viele der Flüchtlinge herkommen, verstärkt Entwicklungshilfe vorantreiben will, begrüßt der Flüchtlingsrat: „Wenn all das so realisiert wird, wie es da geschrieben steht, könnte die Zahl der Toten auf dem Mittelmeer mittelfristig tatsächlich sinken“, hält Christopher Hein, Direktor des Flüchtlingsrates, fest.

In einen Punkt des EU-Konzeptes sieht die Hilfsorganisation eine eigene Forderung beantwortet: Der Einrichtung einer Kontaktstelle für Flüchtlinge im Niger. Der Italienische Flüchtlingsrat setzt sich schon lange dafür ein, dass bereits in den Herkunftsländern der Flüchtlinge Stellen der EU eingerichtet werden, an die sich Schutzsuchende wenden können, um Asyl zu beantragen. Die Installation solcher legalen Eingänge nach Europa kann laut CIR Flüchtlinge von illegalen und gefährlichen Reisen nach Europa abhalten.

Dass die Mittel für die Grenzschutzmissionen im Mittelmeerraum „Frontex“ und „Poseidon“ in den kommenden Monaten verdreifacht werden und die geografische Reichweite dieser Missionen vergrößert werden soll, könne weitere Menschenleben retten, fährt der CIR-Direktor fort: „Es ist das erste Mal, dass Frontex nicht nur als Grenzschutzagentur, sondern auch als Rettungsmaßnahme gesehen wird.“

Die EU-Kommission hatte am Mittwoch auch angekündigt, weitere Schritte in Richtung eines einheitlichen europäischen Asylsystems gehen zu wollen und das Dublin-System, das die Zuständigkeiten für Asylbewerber regelt, zu evaluieren. Dabei hatte die Kommission zum ersten Mal Mängel der bisherigen Regelung eingeräumt, nach der jener Mitgliedsstaat für einen Asylbewerber zuständig ist, in dem dieser zum ersten Mal EU-Boden betritt. Laut dem CIR würden mit einer Änderung der Dublin-Regel nicht nur Grenzstaaten der EU wie etwa Italien entlastet, sondern es würde auch die stark eingeschränkte Bewegungsfreiheit der Migranten innerhalb der EU verbessert werden: Diese könnten dann fortan nicht nur in dem Staat residieren und arbeiten, in dem sie Asyl erhalten, sondern auch in anderen EU-Ländern.

Hein resümiert: „Mit dieser Agenda beginnt die Europäische Union, Verantwortung zu übernehmen für die unerträgliche Situation im Mittelmeerraum und das Prinzip der Solidarität zwischen den Mitgliedsstaaten umzusetzen, wie es im Vertrag von Lissabon vorgesehen ist.“

Leicht wird die Umsetzung des EU-Migrationskonzeptes sicher nicht: So hat sich bereits in mehreren Ländern – so etwa in Großbritannien, Ungarn, Polen, der Slowakei und Tschechien – Widerstand gegen eine Mehraufnahme von Migranten geregt. Staaten wie Deutschland, Frankreich, Italien und Schweden, die bisher den Großteil der Flüchtlinge empfingen, hoffen dagegen, dass die Quote ihren Anteil an Aufnahmen senken kann. Damit der Verteilschlüssel rechtlich verbindlich werden kann, müssten alle 28 EU-Länder zustimmen.  rv 14.05.

 

 

 

 

Staatsministerin Özoguz zum Strategiepapier der EU-Kommission

 

Zum heute vorgestellten Einwanderungs-Strategiepapier der EU-Kommission erklärt die Beauftragte der Bundesregierung für Migration, Flüchtlinge und Integration, Staatsministerin Aydan Özoguz:

 

„Der heute veröffentlichte Vorschlag der EU-Kommission ist ein Schritt in die richtige Richtung. Es war höchste Zeit, dass Europa weitere sichere Zugangswege für Flüchtlinge eröffnen will. Ein dauerhaftes EU-Resettlement-Programm und die vorgeschlagene Ad hoc-Aufnahme z.B. syrischer Schutzsuchender wird nicht zuletzt von großen Teilen der Bevölkerung erwartet. Wir brauchen aber auch für Schutzsuchende, die bereits in der Europäischen Union angekommen sind, endlich eine wirkliche solidarische gemeinsame europäische Flüchtlings- und Asylpolitik. Gerade das Dublin-Verfahren hat diesen Anspruch nicht erfüllt. Es ist deshalb gut, dass sich die EU-Kommission dieser Realität jetzt stellt. Wir sollten aber nicht nur auf eine Verteilung Schutzsuchender auf die Mitgliedstaaten setzen, wir müssen auf EU-Ebene auch einen finanziellenAusgleichsmechanismus

finden.

Umso bedauerlicher ist es, dass sich einige EU-Länder weiterhin einer solidarischen Verteilung von Schutzsuchenden in der EU verweigern. Die Antwort auf steigende Flüchtlingszahlen kann nicht sein, sich aus Angst vor einer Stärkung der Populisten einer gemeinsamen Asylpolitik zu entziehen. Europa

darf sich vor populistischen Strömungen nicht wegducken. Die Themen Flüchtlinge und Einwanderung sind Kernthemen der EU, jeder EU-Mitgliedstaat trägt die rechtliche und moralische Verpflichtung, hier seinen Beitrag zu leisten. Ohne eine solche von allen EU-Ländern getragene Asylpolitik macht

sich die EU unglaubwürdig.“ Pib 13

 

 

 

Vatikan: Afrikas Vatikan-Diplomaten diskutieren Migration

 

In der Frage der Bootsflüchtlinge auf dem Mittelmeer setzt der Vatikan nun auf das Know-How der afrikanischen Diplomaten beim Heiligen Stuhl. Zwei päpstliche Räte – jener für Migrantenseelsorge und jener für Gerechtigkeit und Frieden – haben eine Plattform ins Leben gerufen, mit deren Hilfe sich die afrikanischen Vatikan-Botschafter austauschen und vernetzen können. Das sagte im Gespräch mit Radio Vatikan Kardinal Peter A. Turkson, der Präsident des Päpstlichen Rates für Gerechtigkeit und Frieden. Am Mittwoch – während zur gleichen Zeit die EU-Kommission in Brüssel eine Quote zur Aufteilung von Mittelmeer-Flüchtlingen auf die 28 EU-Staaten beschloss - waren die afrikanischen Botschafter auch dazu eingeladen, ihre Meinungen und Erwartungen bezüglich der tragischen Situation der Migranten zu formulieren, die aus Verzweiflung über das Mittelmeer nach Europa flüchten.

Was Kardinal Turkson im Gespräch mit uns kritisch anmerkte: die Frage der Bootsflüchtlinge ist in Europa groß, nicht aber in den Herkunftsländern vieler dieser Menschen. “Warum sprechen hier alle über dieses Thema, und nichts kommt von Afrika? Weder von den Staatsoberhäuptern noch von der afrikanischen Union hören wir davon etwas“, so der Kardinal, der selbst aus Ghana stammt. Die Idee mit der Diplomaten-Plattform erläutert er so:

„Auch wenn die Macht der afrikanischen Botschafter begrenzt ist, hatten wir die Idee, sie für einen Gedankenaustausch zusammenzuführen und zumindest ihren Regierungen darzulegen, wie die Behörden beim Heiligen Stuhl das Thema sehen. “

Während der Versammlung sei klar geworden, dass immerhin einige afrikanische Regierungen sich dazu äußerten, wie Ägypten, aber auch die afrikanische Wirtschaftsunion ECOWAS und zuletzt auch die Afrikanische Union. Dennoch: Turkson benennt eine „ohrenbetäubende Stille“ beim Gros der afrikanischen Regierungen zur Frage der Mittelmeer-Flüchtlinge, die zu großen Teilen aus Nord- und Subsahara-Afrika stammen. Zehntausende seien aus dem Kontinent geflüchtet und hätten statt einer besseren Welt Folter, Ausbeutung, Menschenhandel und teilweise auch den Tod gefunden, so der Vatikan-Kardinal. Vielfach handle es sich um Männer und Frauen, denen das Nötigste zum Leben fehle.

„Es ist eine paradoxe Situation für alle. Die Menschen flüchten aufgrund der wirtschaftlichen Probleme, aber ohne Menschen kann die Wirtschaft kann nicht wachsen.“  (rv 14.05.)

 

 

 

 

Juncker unterbreitet Vorschläge zur Quotenregelung für Flüchtlinge

 

Angesichts der steigenden Flüchtlingszahlen will die EU-Kommission eine neue Quotenregelung für eine gerechtere Lastenverteilung vorschlagen. Kriterien sollen unter anderem das Bruttoinlandsprodukt und die Arbeitslosenquote der Mitgliedsländer sein. Die Regierung in Großbritannien weist das "verpflichtende Ansiedlungsprogramm" bereits jetzt zurück.

Die Europäische Kommission will eine neue Quotenregelung für eine gerechtere Lastenverteilung von Flüchtlingen vorschlagen. Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker wolle das Vorhaben, ein "verpflichtendes Quotensystem bei der Einwanderung" einzuführen, am Mittwoch vorstellen, berichtete die britische Zeitung "The Times" am Montag. Demnach müssten Lasten für die Versorgung von Migranten in Notsituationen zwischen den 28 EU-Mitgliedstaaten verteilt werden.

"Um eine faire und ausgeglichene Beteiligung aller Mitgliedstaaten an diesen gemeinsamen Bemühungen sicherzustellen (...), benötigt die EU ein permanentes System für die Aufteilung der Verantwortung für große Zahlen von Flüchtlingen und Asylsuchenden", zitierte die Zeitung aus einem entsprechenden Papier.

Die Verteilung der Flüchtlinge solle nach einem Verteilungsschlüssel erfolgen, der auf dem Bruttoinlandsprodukt, der Bevölkerungszahl, der Arbeitslosenquote und der früheren Zahl von Asylbewerbern der Mitgliedsländer beruhe. Laut "Times" will Juncker außerdem erreichen, dass die EU künftig zusätzlich jährlich 20.000 Asylbewerber ansiedelt, die von den Vereinten Nationen benannt werden.

Derzeit gilt in der EU das Prinzip, das Migranten nur in dem Mitgliedsland Asyl beantragen können, wo sie zuerst angekommen sind. Dies führt zu einer überdurchschnittlichen Belastung der Mittelmeer-Anrainer wie Italien, Griechenland und Malta.

Das britische Innenministerium weist Junckers Vorhaben dem Bericht zufolge zurück. "Das Vereinigte Königreich hat eine stolze Geschichte des Asyls für diejenigen, die es am nötigsten brauchen, aber wir glauben nicht, dass ein verpflichtendes Ansiedlungsprogramm die Antwort ist", erklärte ein Ministeriumssprecher. London werde sich gegen jegliche derartige Vorhaben in Brüssel stellen. Die EU solle sich stattdessen auf die Bekämpfung von Schlepperbanden konzentrieren.

In einem Leitartikel schrieb "The Times", Junckers Vorhaben sei eine "direkte Bedrohung für die britische Mitgliedschaft in der Europäischen Union". Unter Druck der anti-europäischen Strömung im Land hatte der konservative Premierminister David Cameron versprochen, die Einwanderung in Großbritannien stärker zu beschränken. Außerdem will er nach dem Wahlsieg seiner Tories am Donnerstag die Bedingungen für die britische EU-Mitgliedschaft neu verhandeln, bevor spätestens Ende 2017 ein Referendum über den Verbleib Großbritanniens in der EU abgehalten werden soll.

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EA/AFP 11

 

 

 

 

Daten für Entwicklung

 

Wie Big Data mit geringen Investitionen und etwas Voraussicht nachhaltige Entwicklung vorantreiben und Armut bekämpfen kann.

 

Die Datenrevolution bewirkt rapide Veränderungen in allen Teilen der Gesellschaft. Wahlen werden über biometrische Daten verwaltet, Wälder per Satellit überwacht, das Bankgeschäft hat sich von Niederlassungen auf Smartphones verlagert, und Röntgenbilder werden auf der anderen Seite der Welt ausgewertet. Wie ein vom UN Sustainable Development Solutions Network (SDSN) erstellter Bericht zum Thema Daten für die Entwicklung aufzeigt, kann die Datenrevolution mit geringen Investitionen und etwas Voraussicht eine Revolution bei der nachhaltigen Entwicklung vorantreiben und Fortschritte bei der Armutsbekämpfung, der Förderung gesellschaftlicher Inklusion und beim Umweltschutz beschleunigen.

Die weltweiten Regierungen werden die neuen nachhaltigen Entwicklungsziele (SDGs) auf einem UN-Sondergipfel am 25. September beschließen. Dabei werden etwa 170 Staats- und Regierungschefs – mehr als je zuvor in der Geschichte – zusammenkommen, um gemeinsame Ziele zu verabschieden, die die Bemühungen im Bereich der globalen Entwicklung bis 2030 leiten sollen. Aber natürlich sind derartige Ziele leichter verabschiedet als umgesetzt; darum brauchen wir neue Instrumente, einschließlich neuer Datensysteme, um die SDGs bis 2030 Realität werden zu lassen. Bei der Entwicklung dieser Datensysteme sollten Regierungen, Unternehmen und zivilgesellschaftliche Gruppen vier klare Ziele verfolgen.

Das erste – und wichtigste – sind Daten zur Leistungserbringung. Die Datenrevolution bietet Regierungen und Unternehmen neue, deutlich bessere Möglichkeiten, um Leistungen zu erbringen, Korruption zu bekämpfen, Bürokratie abzubauen und Zugang zu bisher abgeschiedenen Orten zu garantieren. Die Informationstechnologie ist schon jetzt dabei, die Krankenversorgung, Bildung, Regierungsführung, Infrastruktur (z. B. Strom auf Vorauszahlungsbasis), das Bankwesen, den Notfallschutz und vieles mehr zu revolutionieren.

Das zweite Ziel sind Daten für die öffentliche Verwaltung. Verwaltungsmitarbeiter können nun Echtzeitanzeigen nutzen, die sie über den aktuellen Status von staatlichen Einrichtungen, Verkehrsnetzen, Nothilfeoperationen, der Aufsicht über das öffentliche Gesundheitswesen, der Gewaltkriminalität und vieles mehr auf dem Laufenden halten. Rückmeldungen durch die Bürger können ebenfalls zu Verbesserungen beitragen, etwa durch Zusammenführung von durch Verkehrsteilnehmer abgesetzten Verkehrsinformationen (Crowdsourcing). Geografische Informationssysteme (GIS) ermöglichen die Echtzeitüberwachung von Kommunen und Distrikten in abgelegenen Regionen.

Das dritte Ziel sind Daten, um Regierungen und Unternehmen rechenschaftspflichtig zu machen. Es ist eine Binsenweisheit, dass staatliche Bürokratien gern mal vom vorgeschriebenen Weg abweichen, Schwächen bei der Leistungserbringung vertuschen, die eigene Leistung übertreiben oder schlimmstenfalls, wenn sie damit durchkommen, die Bürger sogar bestehlen. Viele Unternehmen sind kein Stück besser. Die Datenrevolution kann helfen, der Öffentlichkeit und den vorgesehenen Empfängern öffentlicher und privater Leistungen überprüfbare Daten zur Verfügung zu stellen. Werden dann Leistungen nicht pünktlich erbracht (etwa aufgrund von Engpässen beim Bau oder durch Korruption innerhalb der Lieferkette), versetzt das Datensystem die Öffentlichkeit in die Lage, Probleme punktgenau zu bestimmen und Regierungen und Unternehmen zur Rechenschaft zu ziehen.

Und schließlich sollte die Datenrevolution die Öffentlichkeit in die Lage versetzen, festzustellen, ob ein globales Ziel tatsächlich erreicht wurde oder nicht. Die im Jahr 2000 vereinbarten Millenniumziele (MDGs) legten quantitative Zielvorgaben für das Jahr 2015 fest. Doch obwohl wir uns jetzt im letzten Jahr der MDGs befinden, haben wir immer noch keine präzisen Erkenntnisse darüber, ob bestimmte MDGs tatsächlich erreicht wurden. Der Grund dafür ist das Fehlen belastbarer, zeitnaher Daten. Über einige der wichtigsten MDGs wird mit einer Verzögerung von mehreren Jahren berichtet. Die Weltbank etwa hat seit 2010 keine detaillierten Daten zur Armut veröffentlicht.

Die Datenrevolution kann diese langen Verzögerungen beenden und die Datenqualität drastisch verbessern. Statt etwa alle paar Jahre Befragungen der privaten Haushalte durchzuführen, um die Sterblichkeitsrate zu berechnen, können Einwohnermeldeämter und Standesämter die Sterbedaten in Echtzeit erheben – mit dem zusätzlichen Vorteil, dass die Todesursache gleich mit erfasst wird.

Genauso ließen sich Armutsdaten relativ preiswert und sehr viel häufiger erheben als heute, wenn man statt papiergestützter Umfragen Smartphones verwenden würde. Einige Analysten gehen davon aus, dass sich durch Einsatz von Mobiltelefonen die Umfragekosten in einigen ostafrikanischen Ländern über einen Zeitraum von zehn Jahren um bis zu 60 Prozent senken ließen. Neben den traditionellen öffentlichen Statistikämtern könnten private Unternehmen wie Gallup International einbezogen werden, um die Datenerhebung zu beschleunigen.

Die Datenrevolution bietet eine bahnbrechende Gelegenheit zur Verbesserung von Leistungserbringung, Verwaltung, Rechenschaftspflicht und Überprüfung – dank eines dichten Ökosystems an Technologien, die auf unterschiedlichste Weisen Informationen erheben: durch Fernerkundung und Satellitenbilder, biometrische Daten, GIS-Tracking, einrichtungsgestützte Datenerfassung, Haushaltsbefragungen, soziale Medien, Crowdsourcing und andere Kanäle.

Um die SDGs zu unterstützen, sollten diese Daten für alle Länder in kurzen Abständen der Öffentlichkeit zugänglich gemacht werden – für zentrale Ziele mindestens einmal jährlich, und in Sektoren wie dem Gesundheits- und Bildungswesen, wo die Leistungserbringung lebenswichtig ist, in Echtzeit. Private Unternehmen wie Telekommunikationsanbieter, Sozialmarketing-Unternehmen, Systementwickler, Umfrageunternehmen und andere Informationsanbieter sollten alle in das Datenökosystem eingebunden werden.

Bei der Erstellung seines neuen Berichts hat das SDSN mit mehreren Partneragenturen zusammengearbeitet, um für die Einleitung der Datenrevolution für die SDGs eine Bedarfsanalyse zu erstellen. Der Bericht enthält einen Aktionsplan, der auf Partnerschaften zwischen den nationalen Statistiksystemen, privaten Informationsunternehmen und anderen nichtstaatlichen Datenanbietern aufbaut. Wie der Bericht betont, werden Länder niedrigen und mittleren Einkommens finanzielle Hilfe beim Aufbau dieser neuen Datensysteme brauchen.

Während die Kosten, insbesondere in dieser Zeit disruptiven technologischen Wandels, zwangsläufig nur vorläufig geschätzt werden können, geht die neue Studie davon aus, das ordnungsgemäße Datensysteme für die SDGs, die alle 77 Länder mit niedrigem Einkommen umfassen, mindestens eine Milliarde Dollar kosten werden. Rund die Hälfte dieser Summe sollte über die offizielle Entwicklungshilfe finanziert werden, was eine Zunahme von mindestens 200 Millionen Dollar jährlich gegenüber den gegenwärtigen Hilfszahlungen erfordern würde.

Derartige erhöhte Finanzierungszusagen müssen jetzt gemacht werden. Im Juli wird die Welt in Addis Abeba zur Internationalen Konferenz für Entwicklungsfinanzierung zusammenkommen, und nur wenige Wochen danach im Hauptquartier der Vereinten Nationen, um die SDGs Ende September zu verabschieden. Wenn die Welt vor diesen beiden Gipfeltreffen schnell handelt, können die SDGs mit den Datensystemen starten, die für ihren Erfolg Voraussetzung sind. Jeffrey D. Sachs IPG 10

 

 

 

 

 

Wirtschaftswachstum und Entlastung der Staatskassen gehen auf das Konto von Einwanderern

 

Einer Analyse des Instituts der deutschen Wirtschaft zufolge ist der Wirtschaftswachstum in Deutschland der hohen Einwanderung geschuldet. Dank der Einwanderer wurden die Sozialkassen entlastet und die Staatsschulden reduziert. Einwanderung sei auch das Zukunftsmodell.

 

Eine aktuelle Analyse des Instituts der deutschen Wirtschaft Köln (IW) im Auftrag der Initiative Neue Soziale Marktwirtschaft (INSM) zeigt: Ohne Zuwanderer würde Deutschland etwas fehlen. Deutschland ist faktisch ein Einwanderungsland und diese Tatsache hat den hiesigen Arbeitsmarkt in den vergangenen Jahren vor schmerzhaften Auswirkungen des demografischen Wandels bewahrt. Nur durch Zuwanderung konnte die prognostizierte Lücke im Fachkräftebedarf fast vollständig geschlossen werden. Dank ungewöhnlich vieler Zuwanderer entstand zusätzliches Wirtschaftswachstum, wurden die Sozialkassen entlastet und die Staatsschulden reduziert.

Bei der Vorstellung der Ergebnisse vergangene Woche in Berlin forderte Jens Spahn, Präsidiumsmitglied des CDU, eine ehrlichere und offensivere Diskussion um die künftige Zuwanderungspolitik. Spahn: “Wir sind längst Einwanderungsland. Und wir brauchen dringend Fachkräfte. Das gilt nicht nur für ausgebildete Akademiker, sondern auch für junge Menschen, die hier eine Ausbildung machen wollen. Gerade vor dem Hintergrund, dass viele Ausbildungsstellen unbesetzt sind, müssen wir unser duales Ausbildungssystem als Integrationsmotor verstehen und motivierten jugendlichen Zuwanderern Perspektiven aufzeigen”.

Spahn: Ausgebuchte Deutschkurse dürfen nicht sein

Dazu gehörten auch verständliche Gesetze und Regeln. Goethe-Institute, Botschaften und Außenhandelskammern müssten Wege nach Deutschland für Qualifizierte aufzeigen. “Da müssen wir noch besser werden. Es kann nicht sein, dass jemand, der irgendwo auf der Welt Deutsch lernen will, das nicht kann, weil der Kurs am örtlichen Goethe-Institut ausgebucht ist”, so der CDU-Politiker.

Der Studie des IW zufolge, kann gezieltere Zuwanderung einen substanziellen Beitrag zur wirtschaftlichen Entwicklung Deutschlands leisten. “Wenn es uns gelingt, mittel- und langfristig mehr und besser qualifizierte Zuwanderer nach Deutschland zu locken, würden dank der dadurch steigenden Wirtschaftsleistung alle profitieren. Die Bundesregierung darf sich von den derzeit hohen Zuwanderungszahlen aufgrund der Kriegs- und Armutsmigration nicht täuschen lassen”, so Hubertus Pellengahr, Geschäftsführer der INSM. Jetzt sei nicht der Moment, die Hände in den Schoss zu legen, sondern es brauche dringend ein klares Signal an die gut ausgebildeten, international mobilen Fachkräfte, dass sie hier gebraucht werden und willkommen sind. Das mache Deutschland stark – “Das ist das Deutschland-Prinzip”, so Pellengahr.

Beck: Analyse ist Signal an Merkel

Die zentrale Bedeutung von Zuwanderung für den Erhalt des Lebensstandards, erläutert der Autor der Studie, Dr. Wido Geis: “Ohne starke Zuwanderung in den nächsten Jahren drohen Engpässe am Arbeitsmarkt, da nicht alle altersbedingt aus dem Arbeitsleben ausscheidenden Personen ersetzt werden könnten. Gleichzeitig verschärfen sich die Probleme in unserem umlageorientierten Renten- und Sozialsystem, da einer wachsenden Zahl an Beitragsempfängern immer weniger Beitragszahler gegenüberstehen.”

Für den innenpolitischen Sprecher der Grünen, Volker Beck, ist die IW-Analyse ein klares Signal an Bundeskanzlerin Merkel. “Statt mit Merkel-Raute zu posieren, sollte die Kanzlerin die Einwanderungspolitik endlich in die Hand nehmen. Weil er die Augen vor dem Reformbedarf verschließt, ist der Bundesinnenminister dieser Aufgabe offensichtlich nicht gewachsen”, so Beck.

Noch mache sich der flächendeckende Fachkräftemangel nur in der Pflege bemerkbar – das sei schlimm genug. “Aber die demografische Lücke wird Deutschland in absehbarer Zeit vor erhebliche Schwierigkeiten stellen. Das kompensiert die Freizügigkeit dann auch nicht mehr: Menschen, die in Spanien heute schon nicht mehr geboren werden, bekommen sicherlich keine Kinder, die in Zukunft noch nach Deutschland kommen wollen”, so der Grünen-Politiker. (eb) MiG 11

 

 

 

 

Die Chancen der Flüchtlingskatastrophe

 

Junge, gut ausgebildete Menschen des Südens sind keine Bedrohung, sondern ein Potenzial.

 

Bedrückend aber wahr: Nach dem Ende des Kalten Krieges hat die Anzahl der Krisen und Konflikte zugenommen. Derzeit toben elf Bürgerkriege mit jährlich mehr als tausend Todesopfern – und der Jemen könnte Nummer 12 werden. Betroffen sind vor allem Subsahara-Afrika, der Nahe Osten sowie Afghanistan und Pakistan in Südasien. Millionen der Flüchtlinge, Verletzten und Opfer sind junge Menschen.

Die demografische Forschung untermauert dabei einen engen Zusammenhang zwischen Konfliktanfälligkeit und Jugend einer Gesellschaft: So fanden 80 Prozent der Konflikte zwischen 1970 und 2007 in Ländern statt, in denen 60 Prozent der Bevölkerung jünger als 30 Jahre alt war. Impulsgeber für und Träger der Konflikte ist die immer weiter anwachsende junge Generation, die besser ausgebildet als ihre Eltern und gleichzeitig unterbeschäftigt ist.

Die Jugend will sich nicht mehr mit den ungerechten Lebensverhältnissen abfinden, bei denen die korrupten Regierungseliten immer reicher werden und die Mehrheit der Menschen verelendet. Gesellschaften, in denen über 60 Prozent der Bevölkerung unter 25 Jahren alt und diese zu 90 Prozent arbeitslos oder nur im informellen Sektor beschäftigt sind, fehlt jede nachhaltige sozio-ökonomische Grundlage. Diese soziale Ungerechtigkeit ist so eklatant, dass traditionelle soziale oder religiöse Identitäten nicht mehr tragen. Vermeintliche Heilsbringer wie der Islamische Staat (IS) nutzen das Vakuum und erlangen insbesondere für junge Männer zum Teil große Attraktivität. Der Siegeszug extremistischer Gruppierungen wie al-Qaida, des IS und anderer Franchising-Djihadisten ist zu einem großen Teil mit wirtschaftlicher Frustration und Perspektivlosigkeit zu erklären.

Die Kriege und Grausamkeiten im Nahen Osten lösen bei uns Betroffenheit und Ratlosigkeit aus. Sie finden in unserer geographischen Nähe statt. Was ist also zu tun? Zunächst einmal ist Ehrlichkeit angesagt: Niemand hat auf die Herausforderungen in diesen Konfliktregionen eine abschließende Antwort. Und selbst wenn: Unsere Interventionsmöglichkeiten sind extrem beschränkt. Es wird Jahre, wenn nicht Jahrzehnte dauern, bis gesellschaftliche Grundlagen neu ausgehandelt sind. Diese werden lokal in den betroffenen Konfliktregionen erkämpft und erstritten, ob sie nun unseren westlichen Vorstellungen entsprechen oder nicht.

Dennoch sollten wir unseren Prinzipien treu bleiben, Menschenrechte und Rechtsstaatlichkeit fordern und fördern sowie humanitäre Hilfe leisten. Wir sollten dabei auf die kurzsichtige Strategie verzichten, illegitime, korrupte und gewalttätige lokale Partner zu unterstützen, weil sie momentan das kleinere Übel zu sein scheinen. Die jüngste Vergangenheit hat nicht zuletzt in Afghanistan gezeigt, wohin das führt.  

Stattdessen sollten wir das riesige Potenzial der jungen, zum Teil gut ausgebildeten Menschen in unserer südlichen Nachbarschaft erkennen. Einige dieser jungen, hochqualifizierten Menschen können unserer ergrauenden Gesellschaft nur gut tun. Wirtschaftsvertreter beklagen den Fachkräftemangel schon jetzt. Einige haben sich wiederholt für eine bessere Integration von Flüchtlingen stark gemacht. Erste Programme und Pilotprojekte wie etwa von der Bundesagentur für Arbeit laufen bereits.

Bei einem Besuch in einem jordanischen Lager für syrische Flüchtlinge, das eine Delegation auf Einladung der Körber-Stiftung besuchte, sprachen wir vor kurzem mit einer Gruppe von etwa 20-jährigen Syrerinnen und Syrern. Sie alle hatten eine Schule oder Universität in ihrer Heimat besucht. Ihr größtes Problem war die Perspektivlosigkeit ihrer Lage. Sie wollen weiter studieren, arbeiten, ein selbstständiges Leben aufbauen – aber die Chance dazu wird ihnen vorenthalten.

Es ist kurzsichtig, solch qualifizierte und motivierte junge Menschen alleine durch eine flüchtlingspolitische Linse zu betrachten. Vielmehr sollte die Politik in Brüssel, Berlin und auf Länderebene verstärkt Partnerschaften mit der Wirtschaft eingehen, im Sinne des langfristigen Eigeninteresses aller Beteiligten. Gewinner einer solchen Partnerschaft wären nicht zuletzt die Babyboomer, deren Versorgung im Rentenalter nur von einer ausreichenden Anzahl gut verdienender Beitragszahler gewährleistet werden kann. Ein weiterer Gewinner wäre die deutsche Wirtschaft, für deren zukünftige internationale Konkurrenzfähigkeit gut ausgebildete und interkulturell kompetente Arbeitnehmer eine Voraussetzung sind. Gewinner wären natürlich auch jene Menschen aus Krisenregionen, denen wir so eine sichere Zukunftsperspektive bieten können.

Natürlich sind nicht alle Flüchtlinge Fachkräfte, die den deutschen Arbeitsmarkt bereichern werden. Doch auch diesen Menschen, die ohne eigenes Verschulden unter Lebensgefahr aus ihrer Heimat vertrieben wurden, muss Deutschland aus humanitären Gründen einen Zufluchtsort bieten. Aber jede junge Ärztin aus Syrien, jeder junge Ingenieur aus Mali leistet einen Beitrag, die finanziellen Kosten dieser Hilfe nicht nur zu mindern, sondern sie langfristig zu einer gewinnbringenden Investition in die Zukunft Deutschlands zu verwandeln.

Almut Wieland-Karimi  IPG 12

 

 

 

 

Studie. Wahlergebnis in Bremen sozial nicht repräsentativ

 

Das Wahlergebnis der Bremischen Bürgerschaftswahl ist einer Studie zufolge nicht repräsentativ. Wähler aus sozial benachteiligten Milieus gehen nicht wählen. Berücksichtigt man auch noch die nicht wahlberechtigten Ausländer, repräsentiert die Rot-Grün nur nur ein Fünftel der Bürger.

 

Je prekärer die soziale Lage eines Stadtviertels, desto weniger Menschen gehen wählen. Verglichen mit den Ortsteilen, die die höchste Wahlbeteiligung verzeichneten, gehören in den Bremer Nichtwähler-Hochburgen fast zwölf Mal so viele Haushalte zu sozial schwächeren Milieus. Und dort leben nahezu vier Mal so viele Arbeitslose und doppelt so viele Menschen ohne Schulabschluss. Das geht aus einer aktuellen Studie der Bertelsmann Sitftung hervor.

In den Wähler-Hochburgen Bremens dominieren die sozio-ökonomisch stärkeren Milieus der Konservativ-Etablierten und der Liberal-Intellektuellen. Im Ergebnis der Bürgerschaftswahl sind diese Milieus damit deutlich überrepräsentiert. “Das soziale Umfeld bestimmt die Höhe der Wahlbeteiligung”, sagte Robert Vehrkamp, Demokratie-Experte der Bertelsmann Stiftung: “Ob jemand wählt, hängt stark davon ab, wo und wie er wohnt und ob in seinem unmittelbaren sozialen Umfeld gewählt wird oder nicht.” So lag die Wahlbeteiligung im Bremer Ortsteil Borgfeld mit 73 Prozent etwa dreimal so hoch wie im Bremerhavener Ortsteil Leherheide-West mit 24 Prozent.

Rechnet man auch die Ausländer raus…

Die Regierung werde demzufolge überwiegend von Bürgern mit gutem Einkommen und Bildung bestimmt. Die Wahlbeteiligung bei der Bremischen Bürgerschaftswahl lag bei historisch niedrigen 50,1 Prozent. Damit sinkt auch die rechnerische Repräsentationsquote der Bremischen Bürgerschaft: Die neu gewählte Bürgerschaft repräsentiert nur noch die Stimmen von knapp 48,6 Prozent aller wahlberechtigten Bremer Bürger.

Die historisch niedrige Repräsentationsquote der Bremischen Bürgerschaft verschärft sich noch einmal mit Blick auf die Repräsentationsquoten möglicher Regierungskoalitionen: Bei Fortsetzung der bisherigen rot-grünen Regierungskoalition würde diese aufgrund ihrer knappen Mehrheit (47,9 Prozent) lediglich noch knapp 23 Prozent der Stimmen aller Wahlberechtigten repräsentieren.

Rechnet man zur Bremer Bürgergesellschaft auch die gut 73.000 in Bremen lebenden – aber nicht wahlberechtigten – über Ausländer hinzu, führt das zu noch einmal geringeren rechnerischen Repräsentationsquoten von Bürgerschaft und Regierungskoalition: Die Bürgerschaft repräsentiert dann nur noch die Stimmen von 41,6 Prozent aller Bürger, die bisherige Regierungskoalition lediglich noch ein Fünftel (20 Prozent).

Zunehmende sozial Spaltung

Als Hauptursache der drastisch sinkenden und ungleichen Wahlbeteiligung benennt die Studie die zunehmende soziale Spaltung und die räumliche Segregation der Bremer Stadtgesellschaft. Die sozial prekären Ortsteile verfestigen sich immer mehr zu Nichtwähler-Hochburgen, in denen die Verankerung der Parteien zunehmend erodiert. Der Trend gelte auch bundesweit: Deutschland sei längst eine sozial gespaltene Demokratie, erklärte der Demokratie-Experte der Bertelsmann Stiftung, Vehrkamp.

Im Vergleich zum Landesdurchschnitt erreichen alle Parteien in den Nichtwähler-Hochburgen etwa 30 bis 60 Prozent weniger Wählerstimmen. Einzige Ausnahme ist die Splittergruppe der “Bürger in Wut” (BIW), die in den Nichtwähler-Hochburgen – auf insgesamt sehr niedrigem Niveau – etwas mehr Stimmen als im Landesdurchschnitt holte. “Alle Bremischen Parteien verlieren zunehmend den Kontakt und den Zugang zu den Nichtwähler-Milieus. Die Steigerung der Wahlbeteiligung und die Verringerung ihrer sozialen Schieflage liegt deshalb im gemeinsamen Interesse aller demokratischen Parteien”, sagte Vehrkamp.

Frühere Studien der Bertelsmann Stiftung zur Bundestagswahl 2013 hatten die soziale Ungleichheit der Wahlbeteiligung bereits für die gesamte Bundesrepublik belegt. Die Ungleichheit der Wahlbeteiligung in Deutschland hat sich demnach innerhalb der vergangenen vier Jahrzehnte verdreifacht. “Die soziale Ungleichheit der Wählerschaft hat sich verfestigt. Deutschland ist längst eine sozial gespaltene Demokratie”, sagte Vehrkamp. (mig/epd 18)

 

 

 

 

 

Gipfelchen erfolgreich. Echter Flüchtlingsgipfel im Juni

 

2.000 neue Stellen im Bundesamt und mehr Geld für Integrationskurse. Das ist das Ergebnis des Flüchtlingsgipfels im Bundeskanzleramt. Ein Maßnahmenpaket soll erst Mitte Juni konkretisiert werden.

 

Der Bund ist bereit, die Länder bei der Versorgung und Integration von Flüchtlingen stärker zu unterstützen. Nach einem Treffen von Vertretern der Bundesregierung und der Länder sagte Bundeskanzlerin Angela Merkel (CDU) am Freitag in Berlin, die Herausforderungen im Zusammenhang mit ankommenden Flüchtlingen seien eine gemeinsame Anstrengung von Bund, Ländern und Kommunen. Dies wolle man in einem Maßnahmenpaket zum Ausdruck bringen. Konkrete Entscheidungen sollen aber erst bei der Ministerpräsidentenkonferenz am 18. Juni fallen.

Bundesinnenminister Thomas de Maizière (CDU), der an dem Gespräch teilnahm, stellte mehr Geld für das Bundesamt für Migration und Flüchtlinge sowie Integrationskurse in Aussicht. Das Bundesamt, das für die Bearbeitung der Asylanträge zuständig ist, soll bis zu 2.000 zusätzliche Stellen erhalten, 750 davon über den Nachtragshaushalt schon in diesem Jahr. Die Behörde ist bereits seit vergangenem Jahr um 650 Stellen aufgestockt worden. Mit dem neuen Stellenzuwachs würde sich die Mitarbeiterzahl innerhalb weniger Jahre mehr als verdoppeln.

Integrationskurse für Flüchtlinge

Je länger die Verfahren dauern, desto größer sind die Kosten für Länder und Kommunen, die in dieser Zeit auch die Flüchtlinge unterbringen müssen, deren Asylantrag abgelehnt wird. De Maizière sagte, das Maßnahmenpaket ziele stark darauf ab, künftig stärker zwischen denen zu unterschieden, die wahrscheinlich als Flüchtling anerkannt werden und denen, bei denen dies nicht der Fall ist. Dies bedeute “unterschiedliche Verfahren in vielerlei Hinsicht”. Die Bearbeitung solle beschleunigt werden, so dass innerhalb weniger Wochen eine Entscheidung fallen und vollzogen werden könne.

Der Innenminister sagte außerdem, man wolle noch in diesem Jahr Integrationskurse anbieten für diejenigen, die in Deutschland bleiben. Flüchtlinge haben bislang keinen Anspruch auf eine Teilnahme an einem Integrationskurs.

Woidke: Nötig sind hier nicht Almosen

Vertreter der Länder, die seit Monaten auf eine dauerhafte Beteiligung des Bundes an den Kosten drängen, zeigten sich zunächst zufrieden mit dem Angebot des Bundes. Nordrhein-Westfalens Ministerpräsidentin Hannelore Kraft (SPD) sagte, in der Dauer der Asylverfahren liege der Schlüssel für eine Entlastung der Länder und Kommunen. Allerdings drang sie auch darauf, bei der Gesundheitsversorgung für Flüchtlinge zu Verbesserungen zu kommen. Bayerns Regierungschef Horst Seehofer (CSU) sagte, das Maßnahmenpaket entspreche “im Prinzip” der Erwartungshaltung der Länder.

Brandenburgs Ministerpräsident Dietmar Woidke sagte dem Evangelischen Pressedienst, das Treffen am 18. Juni müsse ein “echter Flüchtlings-Gipfel” werden, bei dem “substanzielle Entscheidungen” getroffen werden müssten. “Nötig sind hier nicht Almosen, um die man jedes Jahr bitten muss, sondern eine planbare Beteiligung des Bundes”, sagte der Vorsitzende der Ministerpräsidentenkonferenz.

Opposition und Menschrechtsorganisationen warnen

Der Städte- und Gemeindebund begrüßte die Einigung. Hauptgeschäftsführer Gerd Landsberg sagte, es sei ein wichtiger Schritt, die Asylverfahren zu beschleunigen. Die Kommunen waren bei dem Gespräch zwischen Bundesregierung und Vertretern der Länder nicht eingeladen, was auf Kritik gestoßen war.

Die Grünen-Fraktionsvorsitzende Katrin Göring-Eckardt sagte nach dem Treffen, offenbar nehme die Bundesregierung die Realität der Kommunen ein Stück weit mehr zur Kenntnis. Kritisch sehe sie “die geplante Ungleichbehandlung der Flüchtlinge anhand von Schutzquoten”. Dies stößt auch bei Organisationen auf Kritik. Das Deutsche Institut für Menschenrechte warnte vor der Idee, Flüchtlinge aus West-Balkanländern in gesonderten Aufnahmezentren unterzubringen. Aus menschenrechtlicher Perspektive sei dies deutlich zurückzuweisen. “Pro Asyl” erklärte, eine Aufteilung von Flüchtlingen nach pauschalierender Betrachtung des Herkunftslandes sei “nicht in Ordnung”. (epd/mig 12)

 

 

 

 

Richtungsstreit in der AfD eskaliert

 

Die euroskeptische Alternative für Deutschland steht offenbar kurz vor der Spaltung. Nachdem ihr Chef Bernd Lucke die Gründung eine neuen, neoliberal orientierten Partei "Weckruf 2015" angekündigt hatte, ließen die Co-Vorsitzenden Frauke Petry und Konrad Adam seinen Zugang zum Mail-Verteiler der Partei sperren.

Die Parteieliten der Alternativen für Deutschland (AfD) fahren in ihrem internen Richtungsstreit zwischen rechtsnationalen und neoliberalen Kräften schwere Geschütze auf: Die Co-Vorsitzenden Frauke Petry und Konrad Adam ließen den Zugang von AfD-Chef Bernd Lucke zum Mail-Verteiler der Partei sperren. Sie reagierten damit auf die Ankündigung Luckes, eine neue Partei gründen zu wollen.

Als sich Lucke darüber beim Web-Administrator der AfD beschwerte, blockierte dieser nach Angaben von Parteisprecher Christian Lüth vom Dienstag bis auf weiteres für alle den Zugriff auf die Mitglieder-Datenbank.

"Weckruf" gegen Rechtspopulisten

AfD-Gründer Lucke gründete gemeinsam mit seinen Mitstreitern, den Europa-Abgeordneten Hans-Olaf Henkel, Bernd Kölmel, Joachim Starbatty und Ulrike Trebesius, am vergangenen Wochenende einen neuen Verein mit dem Namen "Weckruf 2015". Alle Anhänger des wirtschaftsliberalen Kurses wurden zuvor in einem Rundbrief, der mehreren Medien vorliegt, aufgefordert, sofort dem Verein beizutreten. Das Ziel sei, ein Zeichen gegen rechtsideologische Tendenzen in ihrer Partei zu setzen. Gemeinsam müsse man nun "so stark wie möglich werden".

Nach Informationen aus Parteikreisen sind binnen zwölf Stunden mehr als 1.000 AfD-Mitglieder dem Aufruf zum Beitritt gefolgt.

Das konkrete Ziel der Kampagne ist nach Berichten der Frankfurter Allgemeinen Zeitung die Abwahl von rechtsnationalen Kräften beim Bundesparteitag im Juni. Sollte der liberale Flügel mit ihrem Vorhaben scheitern, stellt Lucke einen Massenaustritt in Aussicht. Am Ende würde dann die Umwandlung des Vereins "Weckruf 2015" in eine neue Partei stehen. Diese könnte dann bei kommenden Landtagswahlen in Baden-Württemberg und Rheinland-Pfalz gegen die AfD antreten.

Lucke bestreitet Plan zur Abspaltung

Lucke dementierte diese Berichte am Dienstag vor Journalisten in Straßburg. Mit der Kampagne solle im Richtungsstreit Klarheit geschaffen werden, um die Partei zusammenzuhalten. Seine Absicht sei lediglich, in der AfD eine "vernunftorientierte Politik" durchzusetzen. Insbesondere im Internet hätte die Partei wie eine Protest- und Wutbürger-Bewegung gewirkt, dabei verstehe die AfD sich als "Partei aus der Mitte", so Lucke. Themen wie Zuwanderung müssten mit einer größeren Sensibilität behandelt werden.

Das nationalkonservative Lager reagierte mit Spott. "Der Name 'Weckruf 2015' ist wirklich kurios. Er erinnert an die Zeugen Jehovas oder an die Heilsarmee mit ihren Zeitschriften wie 'Erwachet'", sagte der Co-Vorsitzende Adam gegenüber der "Bild"-Zeitung.

Das passe in diesem Fall jedoch gut. Denn es gebe AfD-Mitglieder, die eine Partei mit einem Missionsbetrieb verwechseln. "Sie wollen bestimmte Ansichten, nämlich ihre, um jeden Preis durchsetzen. Dabei ist Politik doch immer die Kunst des Möglichen und des Kompromisses“, so Adam weiter.

Links: 

David Bebnowski, Lisa Julika Förster: Wettbewerbspopulismus: Die Alternative für Deutschland und die Rolle der Ökonomen (2014)

Frankfurter Allgemeine Zeitung: AfD – Der Untergang einer Wirtschaftspartei

Dario Sarmadi, EurActiv 19

 

 

 

 

 

Kein Dublin. Gericht lehnt Abschiebung nach Italien ab

 

Wenn Asylbewerbern eine unmenschliche oder erniedrigende Behandlung droht, dürfen sie nicht abgeschoben werden. Das hat das Verwaltungsgericht nun im Falle von Italien entschieden. Das Asylverfahren dort weise systematische Mängel auf.

 

Das Verwaltungsgericht Darmstadt hat die Abschiebung eines Eritreers nach Italien untersagt, weil das Asylverfahren dort “systemische Mängel” aufweise. Der Mann, der 2011 nach Deutschland eingereist war, hatte zuvor bereits in Italien einen Asylantrag gestellt, wie das Gericht am Donnerstag mitteilte. Deshalb bezeichnete das Bundesamt für Migration und Flüchtlinge Italien für das Asylverfahren zuständig und ordnete die Abschiebung an. Der Klage dagegen gab das Verwaltungsgericht statt. (AZ: 4 K 1536/14.DA.A)

Eine Abschiebung in das Erstaufnahmeland der EU nach den Dublin-II- und Dublin-III-Verordnungen dürfe nicht stattfinden, wenn es dort “systemische Mängel” des Asylverfahrens gebe, begründete das Gericht seine Entscheidung. Das gelte dann, wenn Asylbewerber “mit überwiegender Wahrscheinlichkeit einer unmenschlichen oder erniedrigenden Behandlung ausgesetzt” seien. In Italien treffe das zu. Es bestehe dort für Asylbewerber die Gefahr von “Obdachlosigkeit und einer mangelnden Grundversorgung, mithin einem Leben in extremer Armut und Mittellosigkeit unterhalb des Existenzminimums”.

Daher sei Deutschland verpflichtet, das Asylverfahren selbst durchzuführen. Gegen das Urteil kann die Berufung beim Hessischen Verwaltungsgerichtshof in Kassel beantragt werden.

Ähnliche Urteile gab es auch schon in der Vergangenheit. Für viel Aufsehen sorgte im November 2014 der Europäische Gerichtshof für Menschenrechte. Er untersagte die geplante Abschiebung einer afghanischen Familie mit sechs Kindern aus der Schweiz nach Italien. Das Gericht forderte eine dem Alter der Kinder angemessene Betreuung und eine gemeinsame Unterbringung der Familie als Voraussetzung. Sonst würde eine Abschiebung gegen die Europäische Menschenrechtskonvention verstoßen, hieß es. Die Richter verboten aber nicht generell die Abschiebung nach Italien. (epd/mig 11)

 

 

 

 

 

NRW. Staatssekretär Klute: Aachener Jobcenter setzt auf Vielfalt als Chance

 

Jobcenter der StädteRegion Aachen tritt Landesinitiative bei: Vielfalt verbindet. Interkulturelle Öffnung als Erfolgsfaktor

 

Integrationsstaatssekretär Thorsten Klute hat mit dem Geschäftsführer des Jobcenters StädteRegion Aachen, Stefan Graaf, in Aachen eine Vereinbarung zur Partnerinitiative des Landes „Vielfalt verbindet. Interkulturelle Öffnung als Erfolgsfaktor“ unterzeichnet. „Damit verpflichtet sich das Jobcenter, passgenaue Maßnahmen zur interkulturellen Öffnung umzusetzen“, so Klute.

 

„Die Integration muss uns allen eine Herzensangelegenheit sein“, sagte der Staatssekretär weiter. „Deshalb müssen Politik, Verwaltung, Wirtschaft und Verbände gemeinsam dazu beitragen, die Chancen von Zugewanderten in der Arbeitswelt zu stärken und unsere Institutionen für die Realität der Einwanderungsgesellschaft zu öffnen. Dies geschieht beim Jobcenter der StädteRegion Aachen in vorbildlicher Art und Weise.“

 

Jobcenter-Geschäftsführer Stefan Graaf: „Wir sind Dienstleister für Menschen aus der ganzen Welt und beschäftigen Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter mit verschiedensten kulturellen Hintergründen. Letztlich ist es doch so, dass wir endlich anerkennen, dass Deutschland ein Einwanderungsland ist. Vor dem Hintergrund des demografischen Wandels sind wir volkswirtschaftlich und gesellschaftlich verpflichtet, aufeinander zuzugehen und die Vielfalt der Menschen als besonderen Schatz zu sehen und zu nutzen.“

 

In der Praxis bedeutet dies zum Beispiel, dass neue Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter in Arbeitsvermittlung und Fallmanagement verpflichtend eine Schulung zum Thema „Interkulturelle Kompetenz in der Beratung“ erhalten. Auch die Beratung zur Anerkennung ausländischer Qualifikationen spielt hier eine wachsende Rolle. Zudem hilft das Jobcenter, Personen aus Migrantenorganisationen zu „Interkulturellen Arbeitsmarktlotsinnen und -lotsen“ zu qualifizieren.

 

„Als Schirmherr der Partnerinitiative ‚Vielfalt verbindet‘ möchte ich in ganz NRW die interkulturelle Öffnung anstoßen“, so der Staatssekretär. „Mit gelungenen Beispielen können wir zeigen, dass interkulturelle Öffnung zu einer Win-Win-Situation führt: Davon profitieren nicht nur die Menschen mit Migrationshintergrund, sondern auch die Einrichtungen, die sich auf diesen Weg gemacht haben.“

 

Der Landesinitiative haben sich bereits zahlreiche Partner angeschlossen. Dazu gehören der Westdeutsche Rundfunk, der Landschaftsverband Rheinland, der Landesverband der Volkshochschulen NRW, der Paritätische Wohlfahrtsverband in NRW, die Bezirksregierung Arnsberg, die Städte Duisburg, Gelsenkirchen und Solingen sowie die Städtekooperation des Ruhrgebiets „Integration. Interkommunal“ und die Kreisverwaltungen Soest und Lippe, außerdem: das Jobcenter Duisburg, die Polizei Gelsenkirchen, das Multikulturelle Forum in Lünen und der Caritas Verband für den Kreis Unna.

Mehr Informationen: www.interkulturell.nrw.de  dip 13

 

 

 

 

Flüchtlinge. In vielen Ländern ist die Ausländerfeindlichkeit zu hoch für eine konfliktfreie Ansiedlung

 

Stellen Sie sich vor, jemand flieht unter Lebensgefahr über das Mittelmeer und landet am Ende doch an einem Ort, wo er angefeindet wird. Ausländerfeindlichkeit ist in den meisten EU-Ländern ein Thema. In Tschechien beispielswesie reichen schon wenige Hundert Asylbewerber. Von Isabel Guzmán

 

Martin Rozumek blickt mit einiger Sorge auf die Pläne der EU-Kommission. “Ich hoffe, dass das nicht für viele Menschen zum Alptraum wird”, sagt der Rechtsanwalt. “Stellen Sie sich vor, jemand flieht unter Lebensgefahr durch Libyen und über das Mittelmeer. Und am Ende landet er an einem Ort wie Bukarest oder Sofia. Wo er keine Perspektiven hat, niemanden kennt, bei den Bürgern nicht sehr erwünscht ist.”

 

Rozumek leitet die Flüchtlingsorganisation OPU mit Sitz in der tschechischen Hauptstadt Prag. Gerade hat er in Brüssel mit einer Reihe von Politikern über Migrationsfragen diskutiert. Es ging dabei auch um die Quotenregelung, die EU-Kommissionspräsident Jean-Claude Juncker am Mittwoch vorstellen will: Juncker will gerettete Mittelmeer-Bootsflüchtlinge auf alle EU-Länder verteilen. “Das ist alles andere als eine Patentlösung”, sagt Rozumek zweifelnd.

In einigen Ländern, auch in Tschechien, sei die Ausländerfeindlichkeit zu hoch für eine konfliktfreie Ansiedlung der Menschen, befürchtet Rozumek. Die Regierung in Prag hat bereits vor Wochen Widerstand gegen Junckers Quote signalisiert. Große Vorbehalte gibt es auch im östlichen Nachbarland Slowakei und erst recht in Ungarn. Auch die baltischen Länder sind skeptisch. Während auch einige westliche EU-Länder sehr kritisch gegenüber Flüchtlingen sind, sitzen die meisten Abschotter derzeit im Osten der EU.

Dabei hat die dortige Debatte mit realen Problemen nur bedingt zu tun. In Tschechien etwa beantragten 2014 gut 1.000 Menschen Asyl, darunter rund 100 Syrer und noch weniger Iraker. Doch das reichte, um für Aufregung zu sorgen, vor allem in sozialen Internetmedien. Die Staatsspitze selbst goss Öl ins Feuer. Tschechien müsse die islamische Bedrohung abwehren, warnte Staatspräsident Milos Zeman im vergangenen Jahr: “Das ist eine schräge Fläche, auf der man immer weiter abrutscht!”

Das Klima in Tschechien und anderen östlichen EU-Ländern sei der “Pegida”-Atmosphäre in deutschen Städten nicht unähnlich, erklärt Rozumek. “Es ist offenbar die Angst vor dem Unbekannten. Die meisten Bürger kennen selbst keine Muslime, sie lesen über sie in der Zeitung.” Bei vielen Menschen herrsche das Gefühl: Wer weiß, wer da über Italien in die EU kommt? Armutsmigranten, gar Islamisten?

Der Terroranschlag von Paris im Januar verschärfte die Sorgen, ebenso die Horror-Propaganda des Islamischen Staates. Viele Bürger im Osten der EU fühlten sich auch einfach selbst benachteiligt, erklärt eine Mitteleuropa-Expertin der EU-Kommission in Brüssel. “Sie sind der Meinung, dass sie nach den entbehrungsreichen Jahrzehnten erst einmal selbst dran sind mit ein bisschen Wohlstand.”

Im Fall Tschechiens fände er es sinnvoller, das Land würde mittels humanitärer Visa und Arbeitsvisa einige Menschen bei sich aufnehmen, sagt Rozumek. Damit wäre die Akzeptanz wohl etwas größer als bei einer EU-Zuteilung: “Die Bürger brauchen das Gefühl, dass ihre Regierung kontrolliert, wie viele Menschen kommen und wer genau das ist.” In jedem Fall brauche es viel mehr Geld für Integrationsprojekte.

Doch es gibt auch Fachleute, die dafür plädieren, dass die östlichen EU-Länder sich jetzt einen Ruck geben und zumindest eine kleinere Zahl Menschen über das EU-Verteilsystem aufnehmen sollten. “Fünfzig bis hundert Flüchtlinge würden das Rückgrat Estlands nicht brechen”, wirbt etwa der estnische Politikanalyst Ahto Lobjakas in der Zeitung “Postimees”. “Sie wären aber ein mächtiges Argument für unsere Zugehörigkeit zu Europa!” Gerade im Konflikt mit Russland sei diese Zugehörigkeit sehr wichtig, unterstreicht er.

EU-Kommissionspräsident Juncker möchte ohnehin nicht alle EU-Länder gleich belasten, sondern die Wirtschaftskraft, die Bevölkerungsgröße und die Arbeitslosigkeit berücksichtigen. Es gehe zunächst einmal darum, ein europäisches Zuständigkeitsgefühl herzustellen, argumentiert der Luxemburger. “Es ist klar, dass wir mit den anderen EU-Staaten Solidarität zeigen müssen”, sagte auch die lettische Ministerpräsidentin Laimdota Straujuma in der vergangenen Woche. (epd/mig 13)

 

 

 

 

Karlspreis. Gauck, Hollande und Schulz warnen vor "alarmierendem" Nationalismus in Europa

 

Bundespräsident Joachim Gauck, Frankreichs Präsident François Hollande und diesjährige Träger des Aachener Karlspreises, EU-Parlamentspräsident Martin Schulz, haben die Europäer aufgefordert, angesichts neuer Gefahren von innen und außen enger zusammenzurücken.

Bei der Verleihung des Aachener Karlspreises an den Präsidenten des Europaparlaments, Martin Schulz, haben führende Politiker eindringlich für den Zusammenhalt in der Europäischen Union geworben. "Wer Hand an dieses Projekt legt, versündigt sich an der Zukunft der nachfolgenden Generationen", sagte EU-Parlamentspräsident Schulz, nachdem er am Donnerstag den Preis verliehen bekam.

Der französische Staatspräsident François Hollande verwies auf die Gefahren wie den islamischen Terrorismus, der die EU-Staaten von innen und außen bedrohe. Es sei schwierig, zugleich die europäischen Werte und die Sicherheitsinteressen zu verteidigen. Dies gelte auch bei der Bewältigung des Flüchtlingsproblems im Mittelmeer, sagte Hollande. Man müsse verhindern, dass Nationalisten die Ängste der Menschen für ihre Zwecke nutzten.

Bundesrpäsident Joachim Gauck warnte, er wolle die "Rückkehr eines Europa der konkurrierenden Nationalismen" nicht erleben. "Wir erleben eine Krise des Vertrauens, des Vertrauens in das politische Projekt Europas, so wie es bisher existiert", sagte Gauck. In fast allen EU-Staaten gebe es populistische Tendenzen von links und rechts. Nach der Wahl in Großbritannien sei zudem unsicher, wie groß der Zusammenhalt der Mitgliedstaaten noch sei.

Der Preisträger Schulz mahnte, seine Generation habe Sorge dafür zu tragen, "dass wir dieses großartige Haus unseren Kindern nicht als Ruine Europa hinterlassen". Um die europäische Einigung zu sichern, "müssen wir das verloren gegangene Vertrauen zurückgewinnen, Europa endlich verstehbar machen, Europa ein vertrautes Gesicht geben".

Der SPD-Politiker forderte zudem, damit aufzuhören, "die Europäische Union schlecht zu reden". "Wir haben gemeinsam so viel erreicht - gerade wir Deutschen sollten uns das vergegenwärtigen", mahnte Schulz. Feinde seien zu Freunden geworden, Diktaturen zu Demokratien, Grenzen seien geöffnet worden, der größte und reichste Binnenmarkt der Welt geschaffen worden.

Das Wachstum von Kritik in vielen europäischen Staaten ist laut Gauck "alarmierend". Dabei müssten die Europäer gerade jetzt ihre fundamentalen Werte verteidigen, sagte Gauck in Bezug auf terroristische Bedrohungen und die Kriege in der Ukraine oder Libyen. "Und immer, wenn es um Fundamentales geht, ist es unerlässlich, dass wir als Europäer zusammenrücken", sagte er. Deutschland wies der Bundespräsident dabei eine besondere Verantwortung zu. "Wir Deutsche in der Mitte der EU wollen dauerhaft ein verlässlicher Anwalt des europäischen Einigungsprozesses bleiben."

Gauck lobte auch die bisherigen Reformanstrengungen in der EU. Es seien weitreichende Reformen eingeleitet worden, sagte der Bundespräsident. So werde die Union demokratischer, weil die Rechte des Europäischen Parlaments ebenso gestärkt seien wie das Initiativrecht der Bürger. Die Eurozone wappne sich durch neue Regeln gegen künftige Finanz- und Schuldenkrisen.

"Im Angesicht der russischen Landnahme in der Ukraine haben wir gemerkt: wenn unsere Union herausgefordert wird, agiert sie geschlossen und entschlossen", sagte Gauck zur Ukraine-Krise.

Der Karlspreis wird traditionell am Himmelfahrtstag verliehen. Mit ihm werden seit 1950 Persönlichkeiten und Institutionen ausgezeichnet, die sich um die Einigung Europas verdient gemacht haben. Zu den früheren Preisträgern zählen der ehemalige US-Präsident Bill Clinton und Bundeskanzlerin Angela Merkel.

Bundesaußenminister Frank-Walter Steinmeier nannte den diesjährigen Preisträger Schulz einen "großen Europäer, der die Entwicklung der europäischen Demokratie geprägt hat". SPD-Chef Sigmar Gabriel bezeichnete ihn als "leidenschaftlichen Europäer mit Herz und Verstand". Niemand verteidige das Friedensprojekt Europa "leidenschaftlicher und energischer", niemand benenne aber auch die Defizite "ehrlicher und genauer".  EA/AFP/rtr 15

 

 

 

 

 

NRW. Staatssekretär Klute: Es ist Zeit, dass sich polnische Einwandernde mehr zutrauen

 

Treffen mit Marschall Sowa und Rede in Krakau zur Situation der nach NRW eingewanderten Polinnen und Polen

 

Die größte Zahl an Einwandernden nach Nordrhein-Westfalen kommt seit Jahren aus Polen. Dies sei kaum bekannt, erklärte Integrationsstaatsekretär Thorsten Klute. Tatsächlich wurde in der Öffentlichkeit zuletzt häufiger von den „Unsichtbaren“ gesprochen und geschrieben. „Es ist Zeit, dass sich hier die Wahrnehmung ändert. Ich denke, dass es sich lohnt, dieser Gruppe mehr Aufmerksamkeit zu widmen und wünsche mir, dass sie selbst auch mehr Aufmerksamkeit beansprucht und stärker sichtbar wird in unserer Gesellschaft“, sagte Klute im Vorfeld eines  Besuches des polnischen Regionalparlamentes in Krakau (Wojwodschaft Malopolska) am Mittwoch, 20. Mai. 2015. Der Staats-sekretär wird dort im Ausschuss für Fragen der Auslandspolen zur Situation der Polen in Deutschland und speziell in NRW sprechen. Klute ist offizieller Ansprechpartner der Landesregierung für die Belange der Polen in Nordrhein-Westfalen („Polonia-Ansprechpartner"). Die Bundesregierung hat sich im Jahr 2011 in einer entsprechenden Vereinbarung mit der polnischen Regierung verpflichtet, sowohl im Bund als auch in allen 16 Ländern Polonia-Ansprechpartner zu benennen.

 

Ende 2013 lebten in Deutschland rund 610.000 Polen, davon etwa 170.000 in Nordrhein-Westfalen, Tendenz steigend. Allein 2013 verzeichnete NRW einen Wanderungsgewinn von über 17.000 Menschen aus Polen. Die Zahl polnisch-stämmiger Bürgerinnen und Bürger wird auf bundesweit rund zwei Millionen Menschen geschätzt. In Nordrhein-Westfalen gibt es rund einhundert Partnerschaften mit Städten in Polen und rund 180 Hochschulkooperationen. Im kommenden Jahr wird zudem das Jubiläum 25 Jahre deutsch-polnischer Nachbarschaftsvertrag gefeiert werden. Das Landesparlament hatte dazu im November 2014 beschlossen, dass die Landesregierung im Zusammenhang mit dem Jubiläum eine Evaluation zur Umsetzung der Vertragsinhalte in Nord-rhein-Westfalen vorlegen solle. „Das Ministerium gibt noch in diesem Jahr eine Sonderauswertung zum Integrationsstand der in NRW lebenden Polinnen und Polen in Auftrag, die pünktlich zum Jubiläumsjahr vorliegen wird“, versicherte Staatssekretär Klute. Darin werde insbesondere der Blick auf die Bereiche Bildung und Arbeit gerichtet. Klute betonte, dass es insgesamt um mehr gesellschaftliche Teilhabe der polnisch-stämmigen Menschen im Land gehe, beispielsweise auch im Bereich des politischen Engagements in Stadträten und Integrationsräten.

Im Vorfeld der Diskussion im Regionalparlament wird sich Integrationsstaatssekretär Klute zu Gesprächen mit dem Regionalpräsidenten Marschall Marek Sowa treffen. Klute wird seine Rede im Ausschuss des Regionalparlaments auf Polnisch halten. Für den Nachmittag ist eine Kranzniederlegung an der Todesmauer im früheren deutschen Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau geplant. Nrw 19

 

 

 

 

 

Kleiderstiftung verteilt bedarfsgerecht Kleidung an Flüchtlinge

 

* Flüchtlingseinrichtungen werden oftmals überspendet

* Kleiderstiftung stellt Spenden nach Bedarf zusammen

* Aktuell wird besonders Sommerkleidung benötigt

 

Helmstedt – Viele Flüchtlingsheime, Auffanglager und andere Einrichtungen erhalten Kleiderspenden direkt von Bürgern der Umgebung. Nicht wenige werden dabei überspendet, da es sowohl an Lagerkapazität als auch an Helfern für die Sortierung fehlt. Zudem finden sich unter den Spenden oftmals Kleidungsstücke, die nicht gebraucht werden. In anderen Einrichtungen fehlen dringend benötigte Kleidung und Schuhe. Um dieses Ungleichgewicht abzubauen, dient die Deutsche Kleiderstiftung als zentrale Stelle: Sie sammelt und sortiert die Kleiderspenden, lagert diese und stellt sie nach Bedarf für jede Einrichtung individuell zusammen.

 

Viele Menschen, die aus Kriegs- und Krisenregionen nach Deutschland kommen, besitzen nur die Kleidung, die sie am Körper tragen. Flüchtlingseinrichtungen haben daher einen hohen Bedarf an gespendeter Kleidung. „Uns erreichen Anfragen von Einrichtungen, die spezielle Kleidergrößen oder Sortimente benötigen“, sagt Ulrich Müller, Geschäftsführender Vorstand der Kleiderstiftung. „Vor Ort werden zwar viele gut gemeinte Spenden direkt abgegeben, nur leider können die Flüchtlinge diese oftmals gar nicht nutzen.“ Die Folge der Überspendung seien ungeordnete Kleiderberge, in denen bei Bedarf sehr aufwendig nach passender Bekleidung gesucht werden muss. Nicht selten werden Spender deshalb abgewiesen, obwohl ihre Kleidung in anderen Flüchtlingsheimen gebraucht werden könnte.  

 

Laut Müller beseitigt die Deutsche Kleiderstiftung das Ungleichgewicht der Überspendung einerseits bei gleichzeitigem Mangel in anderen Einrichtungen. Dafür verfüge die gemeinnützige Organisation über genügend personelle und logistische Kapazitäten. Die Kleiderstiftung sammelt und lagert die Spenden. Durch eine sorgfältige Sortierung kann sie Kleidung, die dringend benötigt wird, schnell und bedarfsgerecht an die Flüchtlingseinrichtungen liefern.

 

Aktuell wird besonders Sommerkleidung wie T-Shirts und kurze Hosen benötigt. An die Kleiderstiftung können jedoch alle Textilien und Schuhe sowie Handtücher, Bettwäsche und Bettlaken gespendet werden. Die Spenden sollten nicht verschmutzt, beschädigt oder stark verschlissen sein. Für einen unkomplizierten Versand bietet die Non-Profit-Organisation die kostenfreie Paketspende: Ausrangierte Bekleidung, Textilien und Schuhe können in einen großen Karton gepackt, Paketaufkleber auf www.kleiderstiftung.de ausgedruckt und das Paket kostenfrei mit DHL oder Hermes verschickt werden.

Weitere Informationen und Paketaufkleber unter: www.kleiderstiftung.de

Link zur Bildergalerie: http://pressefotos.sputnik-agentur.de/album/f7130s  

 

Über die Deutsche Kleiderstiftung:  Die Deutsche Kleiderstiftung mit Sitz in Helmstedt sammelt in ganz Deutschland gebrauchte und neue Kleidung sowie Schuhe und Haushaltswäsche. Beim Angebot der Paketspende können Sachspenden kostenfrei an die Organisation geschickt werden. Guterhaltene Ware wird an Bedürftige in Deutschland, Europa und Übersee verteilt. Mehr als 35 hauptamtliche Mitarbeiter engagieren sich für die Stiftung. Rund 2.500 Kirchengemeinden, soziale Einrichtungen sowie gemeinnützige Organisationen sammeln vor Ort Kleidung und Schuhe. Die Fahrzeuge der Deutschen Kleiderstiftung holen die Ware ab. Wöchentlich werden mehr als 65.000 Kilogramm Textilien und Schuhe transportiert. Die Deutsche Kleiderstiftung Spangenberg ist Mitglied bei FairWertung e.V. und somit der Einhaltung ethischer Standards im Umgang mit gebrauchten Textilien verpflichtet. Durch Geldspenden und den Verkauf der Waren, die nicht verteilt werden können, finanziert sie sich. Gegründet wurde die Deutsche Kleiderstiftung Spangenberg 2012 vom Spangenberg-Sozial-Werk e.V. dip 20

 

 

 

 

 

Politikwissenschaftler. Pegida und AfD sind Ausdruck derselben rechtspopulistischen Grundstimmung

 

Zwischen Pegida und AfD besteht nach Aussage des Politikwissenschaftlers Frank Decker eine Wechselwirkung, deren lenkender Geist Thilo Sarrazins Bestseller “Deutschland schafft sich ab” sei.

 

Eine einwanderungsfeindliche Bewegung wie “Pegida” hat sich nach Ansicht des Politikwissenschaftler Frank Decker nur vor dem Hintergrund der AfD (Alternative für Deutschland) und der medialen Aufmerksamkeit entwickeln können. “‘Pegida’ und AfD sind Ausdruck derselben rechtspopulistischen Grundstimmung in Ostdeutschland. Zwischen beiden besteht eine Wechselwirkung”, sagte Decker am Mittwoch in Bonn.

Die politische Achse habe sich seit Auftreten der AfD und seit den “Pegida”-Demonstrationen nach rechts verschoben, sagte Decker auf dem Dies Academicus der Universität Bonn. Alle großen Parteien hätten bisher schon Stimmen an die AfD verloren.

Als “spiritus rector”, also eine Art lenkenden Geist dieser von sozialer Unsicherheit und Angst vor dem Fremden gespeisten Bewegung, sehe er Thilo Sarrazins Bestseller “Deutschland schafft sich ab”, sagte der Leiter der Bonner Akademie für Forschung und Lehre praktischer Politik. Sarrazin sei ebenso selbst Rechtspopulist wie die Protagonisten der AfD, die sich gegen diese Bezeichnung wehrten. “Und ich sehe keinen Grund, diesen politischen Kampfbegriff nicht auch in der Wissenschaft für sie zu verwenden”, sagte Decker.

Dem AfD-Parteigründer Bernd Lucke breche derzeit sein zentrales Eurothema weg, erläuterte Decker. Deshalb werde sich für die AfD offensichtlich die radikale Strategie, das Fischen am rechten Rand der Wählerschichten, als erfolgversprechender herausstellen. “Aber sie birgt auch das größere Risiko. Denn wer die Geister am rechten Rand ruft, hat sie noch nie losbekommen”, so der Autor des 2013 erschienenen Buches “Wenn die Populisten kommen. Beiträge zum Zustand der Demokratie und des Parteiensystems”. (epd/mig 21)

 

 

 

 

Regierungserklärung im Bundestag. "Östliche Partnerschaft wichtiger denn je"

 

Die Kanzlerin hat die Bedeutung der Partnerschaft der EU mit den Staaten Osteuropas betont. Nicht zuletzt wegen des Vorgehen Russlands sei die Idee der Partnerschaft wichtiger denn je. Sie betonte, die "östliche Partnerschaft richtet sich gegen niemanden". Die G7-Staaten nannte Merkel eine "Gemeinschaft der Werte".

 

Zu Beginn ihrer Regierungserklärung hob Merkel hervor, dass das Gipfeltreffen der Östlichen Partnerschaft in Riga von diesem Donnerstag bis Freitag unter völlig anderen Vorzeichen stehe als beim letzten Gipfel im November 2013.

Merkel nannte die "völkerrechtswidrige Annexion der Krim durch Russland", eine "massive Destabilisierung der Ostukraine" und die nachhaltige Infragestellung der europäischen Friedensordnung.

"Um es gleich zu Beginn klar zu sagen: Nicht zuletzt unter diesen Umständen ist die Idee der östlichen Partnerschaft wichtiger denn je", betonte Merkel.   

Ziel: Mehr Wohlstand in Partnerländern

Die östlichen Partnerschaft sehe die weitere Unterstützung der osteuropäischen Nachbarstaaten auf ihrem Weg zu demokratischen und rechtsstaatlichen Gesellschaften vor. Gute Nachbarschaft bedeute zum einen, "unseren Partnern politische Annäherung und wirtschaftliche Integration anzubieten."

Dies solle zu mehr Rechtsstaatlichkeit, zu mehr Arbeitsplätzen und mehr Wohlstand führen. "Wir wollen helfen, den Alltag der Menschen in diesen Ländern zu verbessern." Gute Nachbarschaft stehe aber auch dafür, sich zu gemeinsamen Werten und Prinzipien zu bekennen.

Dazu gehörten Demokratie und freie Marktwirtschaft Menschenrechte und gute Regierungsführung. Es sei ihr wichtig, diesen Anspruch auf dem Gipfel in Riga noch einmal zu unterstreichen, so Merkel.

Assoziierungsabkommen sind erreichte Fortschritte

Die Kanzlerin betonte, dass nach dem letzten Treffen konkrete Fortschritte in der Zusammenarbeit erzielt worden seien. Merkel nannte hier insbesondere die Assoziierungsabkommen mit der Ukraine sowie mit Georgien und Moldau. Mit diesen Abkommen werde eine gegenseitige Marktöffnung ermöglicht,

wenn auch mit langen Übergangsfristen.

Auch sei eine Annäherung an Standards in der EU verankert, und zwar durch die Stärkung von Demokratie und Rechtsstaatlichkeit, durch besseren Schutz der Menschenrechte und durch die Angleichung technischer Standards und der gesamten Verwaltungspraxis.   

"Für alle Partnerstaaten gilt, dass die Assoziierungsabkommen wichtige Impulse für den innenpolitischen Reformprozess geben. Und das ist wiederum Voraussetzung für mehr Investitionen für die Modernisierung der Wirtschaft und natürlich für stärkeres Wirtschaftswachstum", erklärte Merkel. "Unser Ziel bleibt es, dass wir die Assoziierungsabkommen vollständig umsetzen."

Drei Leitlinien zur östlichen Partnerschaft  

Drei Elemente würden die Haltung Deutschlands zur östlichen Partnerschaft leiten. Erstens: "Die Östliche Partnerschaft ist kein Instrument der Erweiterungspolitik der EU", so Merkel. Es dürften keine Erwartungen geweckt werden, die später nicht erfüllt werden könnten.

Zweitens: Die Partnerstaaten seien sehr unterschiedlich. Deshalb müsse es individuell ausgestaltete Angebote geben.

Drittens: "Die östliche Partnerschaft richtet sich gegen niemanden, insbesondere nicht gegen Russland", betonte die Kanzlerin. Es gehe nicht um ein entweder-oder einer Annäherung an die EU einerseits und dem russischen Wunsch nach einer engeren Partnerschaft mit diesen Ländern anderseits.

Merkel ging auch auf die Situation in der Ukraine ein. "Ein Denken in Einflussspähren nehmen wir im Europa des 21. Jahrhunderts nicht hin, das gilt unverändert auch für die Lage in der Ukraine." Für die Wiederherstellung des Rechts in diesem geplagten Land würde noch ein langer Atem gebraucht.

"Wir haben diese Geduld und diesen langen Atem. Das MinskerMaßnahmenpaket weist uns den richtigen Weg", so die Kanzlerin.

Die Bundeskanzlerin schlug in ihrer Erklärung einen Bogen zu den G7-Staaten, die sich am 7. und 8. Juni im bayerischen Elmau treffen. Deutschland hat derzeit die Präsidentschaft inne. "Wir verstehen G7 als Gemeinschaft der Werte", so die Kanzlerin. Das Gipfeltreffen der Östlichen Partnerschaft im lettischen Riga dauert von Donnerstag bis Freitag, 22.05.2015. Die Östliche Partnerschaft ist ein Projekt der EU im Rahmen der Europäischen Nachbarschaftspolitik. Die Partnerschaft wurde am 26. Mai 2008 beim Rat für Allgemeine Angelegenheiten und Außenbeziehungen in Brüssel vorgestellt und auf dem Europäischen Rat im

Dezember 2008 beschlossen. Der Gründungsgipfel fand am 7. Mai 2009 in Prag statt. Pib 21

 

 

 

 

Bahnstreik - es ging um mehr als das Tarifrecht

 

Wer bleibt auf der Strecke, wer wird zur Strecke gebracht?

Deutschland hatte sich an die immer längeren Bahnstreiks gewöhnt, die auch immer kürzer aufeinander folgten. Aus der Sicht der Öffentlichkeit hätten sich die Bahn und die Lokführergewerkschaft schon längst einigen können. Der dritte Mitspieler trat aber nicht in Erscheinung. Und die Opposition in Berlin hat offensichtlich nicht verstanden, Bewegung in die Sache zu bringen und den Erfolg auf ihre Fahnen zu schreiben. Es ist die Regierung, die dem Bahnvorstand das lange Gegenhalten erlauben musste und jetzt als Gewinner dasteht. Herr Weselsky hat diesen Sieg berechenbar gemacht, die Bundeskanzlerin und ihre Minister mussten nur den Mund halten. Aber warum die Opposition auch? Im folgenden Kommentar geht es um mehrere Fragen: Warum erlaubt die Regierung der Bahn, der GDL nicht entgegenzukommen? Noch fraglicher ist, warum die Lokführer nicht für Rente mit 60 und die bessere Betreuung nach einem Zusammenstoß mit einem Selbstmörder streikten? Und warum gibt es die Grünen noch?

 

Die Bahn ist mit dieser Lokführergewerkschaft nicht börsenfähig

Die Bahn gehört dem Bund, der sie eigentlich verkaufen will. Das zieht sich seit Jahren hin. Das hat zur Folge, dass der Bahnvorstand sich nicht an den Aktionären, sondern am Staat orientieren muss. Die Bahn ist ein Zwitter – Staatsbetrieb und zugleich Aktiengesellschaft. Vielleicht hat Herr Weselsky jetzt den Knoten zerschlagen. Irgendwie hat der Bund auf ein neues Ereignis gewartet, das wieder Bewegung in die Sache bringt.  Aber mit einer solchen Gewerkschaft, die ohne Rücksicht auf das Überleben des Unternehmens dieses bestreikt, kann die Bahn nicht erfolgreich an die Börse gebracht werden. Deshalb musste die GDL sich zu Tode streiken. Je länger die Streiks, desto größer die Bereitschaft der Bevölkerung, Spartengewerkschaften an die Kandare zu nehmen. Für die Regierung, die gerade mit der Geheimdienstfrage in der Bredouille ist, könnte der Streik noch eine andere Funktion haben:

 

Der Gewerkschaftsführer leitet negative Energien ab

Nicht ausgesprochen, aber wahrscheinlich untergründig im Spiel, ist die Rolle, in die sich der Gewerkschaftsführer hineinmanövriert hat. Er hat sich zum Buhmann der Nation gemacht. Er lenkt negative Energien, die die Politik sonst zu spüren bekäme, auf sich. Warum sich den Buhmann nicht länger halten? Zudem ist er leicht reizbar und kann zu Kurzschlusshandlungen verleitet werden. Er fühlt sich von der Bahn nicht ernstgenommen, die liebt die andere Gewerkschaft mehr und lässt es ihn spüren. Da er kein anderes Mittel in der Hand hat, musste er weiter streiken. Jetzt hatte er sein Pulver verschossen. Er musste Vermittler akzeptieren. Die Bahn und mit ihr die Regierung stehen als Sieger da. Deutschland will Konsens und damit ist auch der DGB gestärkt. Das erklärt:

 

Die seltsame Zurückhaltung der SPD

Der Spielraum der SPD war nicht so groß. Eigentlich hätte der Wirtschaftsminister aus dem Bahnstreik politisches Kapital schlagen können. Jedoch ist er dem DGB verpflichtet und der will nicht, dass seine Gewerkschaft, die EVG, geschwächt wird. Würden Spartengewerkschaften Mitglieder von den DGB-Gewerkschaften abwerben, könnten sie für einzelne Gruppen mehr aushandeln und damit die größere Gewerkschaft schwächen. Hier liegt der entscheidende taktische Fehler der GDL.

 

Als Alleinvertretung der Lokführer wäre die GDL stärker

Sie hat es, zusammen mit dem Beamtenbund, auf einen Machtkampf auch mit dem DGB ankommen lassen, indem sie nicht nur die Lokführer, sondern möglichst auch das ganze Personal der Bahn vertreten wollte. Das wäre so, als würde Cockpit auch das andere fliegende und dann noch das Bodenpersonal der Lufthansa vertreten wollen. So dumm sind die Piloten nicht. Denn alles, was jetzt für die Bahnmitarbeiter wirklich herausspringt, kann die EVG für sich verbuchen. Weselsky, der den Streik abbrechen musste, hat auf die Dauer Macht verloren. Er hat den Streik nicht genutzt, die Forderungen für die Lokführer hochzuschrauben. Warum sollen die Lokführer ihm noch Gefolgschaft leisten, einem Heerführer, der nur Schlachten, aber nicht den Krieg gewinnt. Er und mit ihm die Lokführer bleiben auf der Strecke. Auf der Strecke tauchen auch wieder die Selbstmörder auf, ohne dass die Gesellschaft dieses Problem entschieden genug anpackt. Auf der Strecke bleibt weiter die dringend notwendige Frühverrentung der Lokführer, die für andere Schichtarbeiter selbstverständlich ist. Mit Weselsky gilt die Rente mit 67 weiter.

 

Warum eigentlich noch die Grünen?

Der Bahnstreik hat zur Folge, dass sich mehr Verkehr auf die Straße verlagert. Pendler haben sich wieder ans Auto gewöhnt und bilden Fahrgemeinschaften. Unternehmen, die pünktliche Lieferungen für die Produktion brauchen, haben das Vertrauen in die Zuverlässigkeit der Bahn verloren. Diese hatte mühsam gegenüber der besseren Logistik der Speditionsfirmen aufgeholt. Warum kapriziert sich die Partei auf Geheimdienstfragen anstatt die grüne Thematik im Bahnstreik aufzugreifen. Offensichtlich fliegen die Bundes-Grünen oder fahren mit dem Auto nach Berlin. Warum braucht man eine Öko-Partei, die beim Zurück zur Straße nicht Einspruch erhebt.

 

Die Bahn auf der Strecke zur Börse?

Die Taktik der Regierung ist aufgegangen, der DGB ist zufrieden, die Bevölkerung ist eine Auseinandersetzung los, mit der sie sowieso nichts zu tun hatte. Allerdings ist die Zukunft der Bahn mit mehr Fragezeichen versehen. Der Bund wird die Bahn deshalb an die Börse bringen müssen, weil er auf der einen Seite Gesetze zum Streikrecht erlassen will, zum anderen aber im Verdacht steht, die Gesetze zu seinen eigenen Gunsten, eben als Unternehmer, zu gestalten. Diese Karte hätte Weselsky ziehen können. Allerdings gab sich die Regierung keine Blöße. Weselsky wird nach Schröder und Stoiber nicht der letzte Macht-Macho bleiben, den Merkel nicht zur Strecke bringen könnte.  

Eckhard Bieger S.J.  kath.de 22

 

 

 

 

Studie. Engagierte in der Flüchtlingsarbeit sind weiblich, jung und gut gebildet

 

Die meisten Freiwilligen in der Flüchtlingsarbeit leben in Berlin, NRW und Bayern. Außerdem sind sie eher in Großstädten anzutreffen. Wie aus einer Studie hervorgeht, spielt die Konfession und Religiosität der Helfer keine Rolle.

 

In Deutschland engagieren sich nach Ansicht von Forschern immer mehr Menschen ehrenamtlich für Flüchtlinge. Vereine und Initiativen hätten in diesem Bereich in den vergangen drei Jahren einen Zuwachs von durchschnittlich 70 Prozent verzeichnet, erklärten Serhat Karakayal? vom Berliner Institut für empirische Integrations- und Migrationsforschung (BIM) und Olaf Kleist vom Refugee Studies Centre der Oxford University Mitte April in Berlin.

Beide präsentierten eine neue Studie zur ehrenamtlichen Flüchtlingsarbeit. Die Studie sei zwar nicht repräsentativ, aber einmalig. Es gibt gebe bundesweit bislang keine vergleichbaren Untersuchungen. Die neue Studie ist die erste dieser Art, betonte Kleist. Weitere Auswertungen sollten folgen.

Die Forscher hatten im Herbst 2014 insgesamt 466 Ehrenamtliche und mehr als 70 Organisationen in einer Online-Umfrage zu ihrem Engagement, Motiven und Organisationsformen befragt. Statistisch gesehen ist demnach der typische Ehrenamtliche in der Flüchtlingsarbeit weiblich, jung und gut gebildet.

Fast die Hälfte (48 Prozent) der Engagierten gab an, nicht religiös zu sein. Von den Freiwilligen mit Religionszugehörigkeit (47 Prozent) waren 52,3 Prozent evangelisch, 36 Prozent katholisch und 4,7 Prozent muslimisch. Fünf Prozent machten keine Angabe zum Thema Religion.

Unterschiede gibt es laut Studie in der regionalen Verteilung des Engagements für Flüchtlinge. Demnach lebten die meisten Engagierten in Berlin, Nordrhein-Westfalen und Bayern. Gemessen an der Bevölkerungszahl sei eine “unterdurchschnittliche ehrenamtliche Flüchtlingsarbeit im ländlichen Raum und ein überproportionales Engagement in Großstädten” zu verzeichnen, betonte Karakayal?.

Europaweit betrachtet gebe es aber in keinem anderen Land ein so starkes Engagement für Flüchtlinge wie in Deutschland. “In Deutschland ist die ehrenamtliche Flüchtlingsarbeit schon eine Bewegung”, sagte Kleist. Die Flüchtlingsarbeit habe bundesweit eine lange zivilgesellschaftliche Tradition, sie habe bereits mit der Hilfe für vietnamesische Boatpeople in den 70er Jahren begonnen.

Die Forscher betonten, dass ehrenamtliche Flüchtlingsarbeit einen wichtigen Beitrag zur Etablierung einer Willkommensgesellschaft leiste. Kirchen, Gewerkschaften, Wohlfahrtsverbände sowie lokale Vereine sollten kleinere Initiativen und Projekte bei der Flüchtlingsarbeit stärker unterstützen.

Karakayal? und Kleist kritisierten zudem, dass vor allem Behörden in Deutschland unzureichend auf den Umgang mit Flüchtlingen eingestellt seien. So machte die Hilfe bei Behördengängen den Hauptteil der ehrenamtlichen Flüchtlingsarbeit (49,6 Prozent) aus. Danach folgen mit 43,7 Prozent Sprachunterricht, mit 36,2 Prozent Übersetzungen, mit 32,5 Prozent die Beziehung zu Behörden und mit 29 Prozent die Wohnungssuche. (epd/mig 15)

 

 

 

 

Der Film L’intrepido in Frankfurt

 

Frankfurt. Am 09. Juni um 19:00 (Einlass ab 18:30 Uhr)  werden wir den Film, L’intrepido (104 min, 2013, OmdU, siehe kurze Zusammenfassung unten), in Zusammenarbeit mit dem Italienischen Generalkonsulat in Frankfurt, dem Italienischen Kulturinstitut Köln und dem Verein “Italiani in Deutschland e. V.”  im Instituto Cervantes (Staufenstr.1, Frankfurt U 6/7 Haltestelle: Alte Oper) vorführen (http://frankfurt.cervantes.es/de/start.shtm). Um Spenden wird gebeten, die Kosten des Abends zu decken. Für weitere Fragen diesbezüglich wenden Sie sich bitte bei der Anmeldung an elisabettapassinetti@gmail.com.

Nach der Filmvorführung können Sie an einer Diskussion teilnehmen. Diese findet in der Illy Café Bar statt (bei schönem Wetter auf der Terrasse), 2-3 Minuten Gehweg vom Instituto Cervantes entfernt. Wir möchten Sie darauf hinweisen, dass die Illy Café  Bar nur Snacks, Wein und Prosecco anbietet. (https://www.facebook.com/pages/Espressamente-illy-Frankfurt/549121511882499). Wir freuen uns auf Ihr zahlreiches Erscheinen, wünschen Ihnen viel Spaß beim Film und una buona visione!

Elisabetta Passinetti (Psychoanalytikerin) und Antonella Desini (Film- und Theaterwissenschaftlerin)

L’INTREPIDO. Antonio Pane ist ein von Grund auf zufriedener Mensch. Engelsgleich bewegt er sich durchs Leben und durch den Alltag Italiens. Wir erleben ihn beim Ausüben der unterschiedlichsten Berufe, denn Antonio hat sich seinen eigene